Seduta n.310 del 26/02/2003 

CCCX Seduta

26 febbraio 2003

(Pomeridiana)

Presidenza del Vicepresidente Salvatore Sanna

indi

del Presidente Serrenti

La seduta è aperta alle ore 16 e 44.

masia, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di mercoledì 4 dicembre 2002 (304), che è approvato.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Giunta regionale in applicazione dell'articolo 24 della Legge regionale 7 gennaio 1977 numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 7 e 21 gennaio 2003.

Continuazione della discussione generale congiunta del disegno di legge "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2003)" (383/A), del disegno di legge "Bilancio di previsione per l'anno 2003 e bilancio pluriennale per gli anni 2003-2004-2005" (384/A) e del documento "Note di programma 2003 - Articolo 3 bis, L.R. 11 maggio 1983, n. 11" (Doc. n. 47/A)

PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi che siamo alla discussione generale della manovra Finanziaria..

Ricordo a tutti i colleghi che intendessero prendere la parola che vi è l'obbligo, per Regolamento, di iscriversi durante l'intervento dell'onorevole Floris, che è il primo oratore iscritto.

Ha facoltà di parlare il consigliere Floris.

FLORIS (Rif. Sardi U.D.R.). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, credo che sia opportuno sottolineare che sul Titolo Terzo dello Statuto da parte del Governo, c'è stata finora un'interpretazione unilaterale e restrittiva, che di fatto ha portato ad una progressiva riduzione delle quote di compartecipazione a favore della nostra Regione. E` stata chiesta da parte della delegazione statale, la dimostrazione degli ulteriori oneri che sono derivati dal trasferimento di competenze dallo Stato alla Regione, raffrontandolo allo status quo, cioè alla disciplina dettata dalla legge 122 del 1983, quando chiudemmo con quel provvedimento parziale una battaglia durata anni con lo Stato, i cui ritardi tanti danni procurarono all'intero sistema Sardegna.

Rispetto a questa vertenza siamo ancora fermi al 1983 e non c'è chi non veda nei comportamenti del Governo un atteggiamento chiaramente pretestuoso e dilatorio; pretestuoso é infatti chiedere che la Regione dimostri quali funzioni e competenze lo Stato ha trasferito alla stessa Regione e agli Enti Locali dal 1983 ad oggi; a meno che lo Stato non ammetta un disastro organizzativo proprio. Cosa possibile, se è vera una notizia che è trapelata nel corso di un recente seminario di studi a Cagliari, da parte di un alto funzionario del Ministero dell'Interno, che avrebbe confidato che gli uffici finanziari dello Stato avrebbero omesso per anni di produrre agli uffici finanziari competenti le denunce fiscali dei dipendenti ministeriali, centrali e periferici, con danni evidenti per la nostra Regione, che non avrebbe così percepito le relative quote di compartecipazione. Al dicembre del 2001, l'ultimo stato conosciuto per l'attuazione dell'accordo di programma quadro dell'intesa istituzionale di programma Stato - Regione, vedeva tutti gli assessorati regionali impegnati nella ricostruzione di tutte le funzioni svolte dalla Regione. Ciò per un indispensabile raffronto con le entrate attribuiteci dallo Stato in misura insufficiente, erronea o arbitraria, e per avviare, quindi, una forte e determinata iniziativa politica nei confronti del Governo, che aveva peraltro lasciato intravedere, in sede tecnica, interessanti prospettive volte al riconoscimento di alcune istanze, come la compartecipazione all'IRPEF di tutte le tipologie reddituali dei contribuenti residenti nell'Isola, oggi limitata soltanto alle ritenute operate sui redditi di lavoro dipendente e autonomo. Risultano infatti escluse le ritenute IRPEF sui redditi fondiari, di capitale, d'impresa e vari altri, così come è esclusa la compartecipazione alle quote IRPEF riscosse dallo Stato fuori dall'Isola, ma relative a redditi prodotti in Sardegna, per esempio quelli dei dipendenti ministeriali residenti in Sardegna e dei pensionati INPS.

Questo era lo stato dell'arte, e ad esso voglio ancorare il mio ragionamento non solo per rimarcare l'assoluta mancanza di doverosa informazione, da allora ad oggi, nei confronti dell'assemblea regionale (dicembre 2001), ma per ribadire che il regime delle entrate proprie è il vero pilastro del bilancio regionale, è l'argomento principe dell'odierna discussione, è il cardine del rapporto con lo Stato, con il quale credo dobbiamo concludere in tempi brevi, mobilitando l'intero popolo sardo, gli accordi che sono necessari.

Ribadisco un concetto più volte espresso in quest'assemblea, di cui sono convinto; cioè che se a quest'assemblea un mese fa fosse stata data l'opportunità di dibattere i temi del Titolo Terzo e dell'insularità, come avevamo esplicitamente proposto a tutte le forze politiche qui presenti, oggi ci troveremmo con un passo in avanti già fatto e forse con qualche certezza in più. Così purtroppo non è! L'Europa in prospettiva appare più lontana, distaccata dai nostri problemi e dalle nostre aspettative, il memorandum del Governo alla seconda relazione intermedia sulla coesione economica e sociale ci fa apparire agli occhi dell'Europa una regione statisticamente ricca, con la conseguenza di proporci per l'uscita dell'obiettivo 1.

L'autonomia è mortificata dall'impedimento di darci lo Statuto che vogliamo, secondo le regole democratiche e costituzionali; non ci vengono riconosciute ed attribuite le risorse finanziarie proprie di cui altre regioni godono da anni, violando il principio dell'eguaglianza tra i cittadini. Sul Titolo Terzo si gioca il rapporto vero tra Stato e Regione, anche nel contesto della modifica del Titolo Quinto, l'avvenire della Sardegna come sistema economico, l'affermazione e la speranza di un'autonomia compiuta come noi la intendiamo, con pienezza di poteri e con pari dignità con lo Stato.

Ma incombe un pericolo, che tale può essere realmente, se ci distraiamo in alchimie di schieramento, e non andiamo al cuore del problema uniti e con convinzione: l'attuazione dell'articolo 119 della nuova Costituzione sull'autonomia finanziaria di regioni, comuni e province e città metropolitane. Il Titolo Terzo dalla Legge Costituzionale numero 3 del 2001, la previsione statutaria di cui all'articolo 13, il fondo perequativo a favore dei territori con minori capacità fiscali per abitanti, per non richiamare tutte le altre previsioni a carico dello Stato, sono questioni che ci chiamano ad un impegno urgente e puntuale, che più volte abbiamo richiamato anche in questa assemblea.

Signor Presidente, questa manovra finanziaria pur con i limiti di uno strumento programmatorio ormai in esaurimento, si colloca in una fase estremamente delicata della vita regionale ed internazionale, forse la più difficile e complessa degli ultimi anni, essa si trova di fronte, da una parte alle sfide politiche che terranno banco alle prossime elezioni regionali del 2004 e dall'altra ad una congiuntura economica già pesante, scossa da inquietanti venti di guerra. Una congiuntura contraddittoria, caratterizzata da un'incipiente recessione, da una deflazione che parte dell'Estremo Oriente, dagli Stati Uniti d'America, dalla Germania e che coinvolge l'Italia e la Sardegna. Il suo travagliato cammino rispecchia la debolezza e la precarietà dell'attuale quadro politico regionale.

Di fronte ad una Sardegna in crisi, all'aumento della disoccupazione, alla riduzione del prodotto interno lordo, alla diminuzione degli investimenti, alla prossima fuoriuscita dell'obiettivo 1, risulta incomprensibile che la Giunta si chiuda in sé stessa, nella sua solitudine di organo di governo, senza tentare il coinvolgimento dei consiglieri della maggioranza, dell'opposizione, delle forze vive della società sarda. Anche se ritengo che con il recupero tardivo della concertazione con i sindaci e le forze sindacali ed imprenditoriali, sia stato un fatto positivo che ha contribuito ad avviare un cambiamento nell'impostazione della manovra finanziaria, sopratutto per quanto attiene alle scelte dello sviluppo, del lavoro e dell'occupazione. Come mai si è perso tanto tempo per intraprendere questa strada? Noi avevamo da tempo posto con forza il problema della concertazione ritenendo che questo non sia soltanto un fatto formale, ma un fatto di sostanza e non soltanto una questione di metodo.

Signor Presidente della Giunta, noi riteniamo che occorra l'umiltà dell'ascolto di coloro che hanno contribuito in modo determinante a far nascere questa maggioranza, ma più in generale occorra la cultura dell'ascolto. Il credo politico di chi parla adesso in quest'Aula e quello di tanti colleghi qui presenti, maturato nella sinistra sociale della Democrazia Cristiana, ci avevano portato a sognare una politica diversa, a vedere l'incontro tra l'anima della libertà, quella della solidarietà, e quella dell'identità nazionalitaria, come l'idea nuova, capace di guidare la Sardegna nel terzo millennio; immaginiamo una politica di più forte partecipazione tra Giunta, Gruppi consiliari e forze sociali, non verticistica, dando voce alla gente dell'Isola nel processo di cambiamento della nuova autonomia. Non erano forse queste le idee fondanti di questa maggioranza?

L'istituzione autonomistica vive una preoccupante fase di crisi nella coscienza dei sardi. Siamo di fronte ad una crisi istituzionale dell'autonomia, come dimostra la scarsa produzione legislativa, non solo di questa legislatura, confrontata con quella della tanto vituperata prima Repubblica, che la pubblica opinione inizia già a percepire. Ci avviamo ad un sicuro fallimento sul terreno delle riforme. Non abbiamo portato a termine un solo provvedimento di riforma istituzionale, forse andrà in porto quella elettorale per una sorta di sopravvivenza delle stesse forze politiche che compongono l'attuale quadro consiliare, ma non ne sono molto convinto. La responsabilità, tuttavia, non è solo di una parte.

Perché è così difficile governare oggi in Sardegna? Perchè tra le nostre idee e i nostri programmi e la loro attuazione esiste un divario così profondo? Perchè maggioranza e minoranza non trovano un punto in comune su questioni così fondamentali per l'Isola? Io credo che una responsabile autocritica è doverosa per tutta la classe dirigente. Vero è che ci troviamo in una fase storicamente complessa, di profondi cambiamenti in Europa e nel mondo. La globalizzazione rischia di cancellare le identità locali provocando una deriva, non solo antropologica, ma anche economica, sociale e culturale. Si pone oggi nell'Isola un'assoluta esigenza politica, ricostruire una prospettiva storica per la Sardegna, dare corpo ad una linea ricostruttiva dell'autonomia speciale su basi nazionalitarie nella riforma federale dello Stato. Occorre una rivisitazione critica della storia autonomistica che coinvolga tutte le forze politiche per costruire una comune piattaforma per il futuro. Dobbiamo cercare di superare le divisioni e le invidie che bloccano la crescita della Sardegna, e risvegliare l'assopita coscienza unitaria dei sardi.

L'immagine della coalizione sorta in questa legislatura, con grandi obiettivi di cambiamento e una significativa coesione interna, è andata negli ultimi tempi via via sfaldandosi, perdendo di vista l'originaria impostazione politico - programmatica ed accentuando una dialettica talvolta pretestuosa, fine a sé stessa, senza andare a scrutare le vere ragioni del malessere crescente al proprio interno. Su l'U.D.R, colpevoli di denunciare questa situazione di stallo, è stata scaricata la responsabilità dei mali, quando invece l'assenza di strategie e di metodi di lavoro ha rappresentato il vero ostacolo all'azione della Giunta.

L'accordo politico programmatico delle origini, che ha dato vita ad una coalizione che si stava dimostrando vincente su tutti i campi, un accordo nato dal riconoscimento di condizioni paritarie tra partiti nazionalitari e movimenti di ispirazione sarda, è andato via via modificando, spostando l'asse nella sola direzione di un modello centralistico nazionale. Tale linea, in contrasto con la peculiarità tutta sarda di un'impostazione politica identitaria, ha determinato una mutazione della politica regionale con l'abbandono della sua originale connotazione politico culturale. Lo schema nazionale del bipolarismo viene imposto radicalmente alla situazione sarda; ogni aspetto viene ricondotto ad un sistema bipolare; anche la mia Presidenza, essendo fuori da questo schema, era stata considerata un incidente della storia, un casuale incidente di percorso.

In nessun altra realtà d'Italia esiste un'ampia area centrale, radicata nei valori nazionalitari, come quella sarda che comprende l'U.D.R., il P.P.S, i Riformatori, i Sardistas e il glorioso Partito Sardo d'Azione, che non sono e non possono essere riconducibili meccanicamente a nessuno schema bipolare nazionale. La maggioranza ha stentato a trovare l'accordo sulla manovra finanziaria denotando non solo una caduta di tensione perchè non sufficientemente coinvolta, ma anche una scarsa attenzione politica verso uno strumento in declino, sopratutto sulle questioni come l'energia, l'acqua, sui problemi fondamentali per lo sviluppo della Sardegna sulle quali si sono registrati i più forti contrasti.

A nessun partito che sostiene una coalizione, questa come altre, si può chiedere il consenso soltanto al momento delle votazioni dopo averlo ignorato nel corso della fase elaborativa. Il rapporto tra me e il Presidente Pili non è stato viziato da uno scontro personale, come si è voluto presentare, ma per una differenza netta tra due modi di leggere la politica e per un contrasto sul metodo di governo. Questa diversa valutazione, che non ho mai nascosto, attiene alla gestione della Giunta e non coinvolge la coalizione, che mantiene intatta la sua visione originaria di incontro tra due anime, quella nazionale e quella sarda. Questo presuppone una nuova politica, un cambio di rotta, una gestione democratica, partecipata, non oligarchica o monarchica. Questa riconferma si fonda sulla difesa del nostro territorio, del mondo imprenditoriale sardo e sulla creazione di nuove linee di sviluppo che veda protagonisti i sardi. Uno sviluppo nel segno della libertà e dall'identità nazionalitaria, una linea che è venuta meno nell'ultimo periodo.

C'è oggi sul tappeto il nodo della manovra finanziaria che arriva in Aula con forte ritardo. I partiti dell'area centrale, con i quali è in atto un leale confronto, l'U.D.C., il P.P.S e i Riformatori, in un appello alla comune responsabilità, ci hanno chiesto di approvarla, di compiere cioè un atto di grande generosità nei confronti della coalizione. Nonostante nel corso della Presidenza Pili, anche chi vi parla non sia mai stato consultato, e mai coinvolto, e non vi è neanche traccia delle rituali consegne tra i Presidenti, credo caso unico nella storia, l'U.D.R darà risposte responsabili agli amici centristi. Se l'interesse generale della Sardegna e la logica della coalizione convergeranno, la nostra posizione potrebbe essere anche segnare il recupero di un nuovo metodo politico e della concertazione con le forze sociali, una risposta nel segno di una coerente responsabilità. Una scelta di rispetto verso i sardi per non tenere ancora bloccate risorse da destinare allo sviluppo del lavoro, non una scelta di potere per il potere. Infatti, diversa è la valutazione per quanto riguarda la nostra permanenza in Giunta. Abbiamo da tempo sollecitato un chiarimento per dare più forza ed autorevolezza al Governo della Regione. E' stata aperta una verifica che non si è mai conclusa e forse non si concluderà mai! E non l'abbiamo aperta noi!

Nel confermare il leale sostegno alla maggioranza è nostro intendimento, poiché sino ad oggi non vi è stato quel chiarimento finalizzato al rilancio politico e programmatico dell'azione della Giunta, ritirare la nostra rappresentanza rinunciando a dirette responsabilità nell'Esecutivo regionale. Una forza come l'UDR, progetto nazionalitario, può dare il suo fattivo contributo alla difesa e allo sviluppo della Sardegna assicurando il proprio sostegno politico e riservandosi, nell'azione di governo, una valutazione sulla corrispondenza tra l'interesse generale della Sardegna e gli interessi di parte.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che una finanziaria, come quella che affrontiamo oggi, non possa rappresentare un appuntamento generico o si possa considerare assimilabile a tutte le altre finanziarie che abbiamo vissuto in questa legislatura.

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, vi invito a prendere posto e a osservare il massimo silenzio possibile. Scusi un attimo, onorevole Sanna. Colleghi per cortesia, consentite un ordinato svolgersi dei lavori. Prego, onorevole Sanna.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita -D.L.). Dicevo che questa per noi è una finanziaria non come le altre; cade in un momento particolare della legislatura, e deve rappresentare per tutti, non solo per noi, l'appuntamento per un necessario consuntivo di una legislatura che parta dalle promesse fatte, per arrivare ai conflitti generati e a risultati del tutto inesistenti. Ha tentato di farlo con apprezzabile lucidità il collega Floris, tuttavia, a noi oggi, sarebbe bastato osservare come i fatti incontrovertibili si stanno da soli incaricando di dare volto ai contorni, alla verità di questi anni. E' il bilancio di un'infinità di lotte interne e di una pressoché irreversibile inversione di marcia di una Sardegna che atti non di questa opposizione, ma atti del vostro Governo nazionale...

FADDA (La Margherita-D.L.). Presidente!

PRESIDENTE. Colleghi per cortesia! C'è l'esigenza che gli oratori possano esprimere il loro pensiero nel massimo silenzio possibile, grazie. Prego, onorevole Sanna.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita -D.L.). Dicevo, sono atti che ci provengono dalle relazioni del vostro Governo nazionale, che descriveva la Sardegna in movimento, in un movimento concreto verso l'uscita da un ritardo di sviluppo con indicatori e parametri ampiamente al di sopra di quelli del Mezzogiorno anch'esso complessivamente coinvolto in un processo di riequilibro e di sviluppo. Ma una cosa va detta: noi della Margherita continuiamo a essere più attenti alle ragioni di chi la politica la patisce, piuttosto che a quelle di chi la descrive e spesso la pratica anche malamente. E allora siamo portati a fare un bilancio che deve essere il preludio a delle conseguenze, a degli orizzonti, e non basta, onorevole Balletto, riferirsi al DPEF, che non esiste, che è contraddittorio. Dicevate, nel DPEF approvato: "L'obiettivo strategico nel triennio 2003-2005" - e se mi consente il triennio va calibrato e la strategicità di questa affermazione va calibrata sull'ordine delle responsabilità che incombono alla maggioranza di oggi - "è la revisione del Titolo III dello Statuto regionale con lo scopo di equiparare le entrate tributarie della Sardegna a quelle delle altre Regioni a Statuto speciale". Restituire, quindi, un livello delle entrate proprie compatibile con l'autonomia della regione sarda.

Noi abbiamo più volte sollecitato, con mozioni e interpellanze, un segnale di buona volontà intorno a questa prospettiva; prospettiva che è inesistente, priva di stimoli e priva di alcuna iniziativa, sia politica che istituzionale. Basterebbe solo fare riferimento alle cifre che spettano alla Regione, derivanti dalla disapplicazione del vigente regime statutario, per indicare quanto oggi quelle risorse sarebbero state indispensabili per garantire flussi finanziari a sostegno di politiche di sviluppo e di espansione. E non basta, onorevole Balletto, fare riferimento a una crisi congiunturale senza collocare la Sardegna e le sue politiche economiche dentro questi contesti. Contesti, come già detto, di politiche non espansive, fortemente inflative, che si sostengono avendo in mano scelte concrete, visibili, spiegabili, decodificabili, a noi e anche alle parti sociali e imprenditoriali di questa regione; politiche che sostengano i consumi delle famiglie, tenendo alto il livello dei trasferimenti agli enti locali, che gestiscono i servizi più prossimi ai cittadini, e sostenendo in pari tempo i settori primari dell'economia isolana senza che il presidente Pili continui a giocare con le logiche degli stanziamenti. Una cosa è la strategia economica che si deve pretendere da un governo regionale, altra cosa sono i giochetti sugli stanziamenti.

E dunque arriviamo conseguentemente a impostazioni politiche dello sviluppo e della programmazione fatte sulla base di ciò che resta di un'impostazione della programmazione dello sviluppo creato dal precedente governo di centrosinistra in questa regione, e per nulla sostituita da altre politiche, ma semmai aggravata dall'abbandono del criterio del ciclo unico della programmazione che, attraverso quegli strumenti, realizzava una strategia sul territorio e che ha prodotto, assieme alle politiche nazionali, quei livelli di sviluppo di cui voi spesso ci riportate i dati, ma che sono patrimonio di una strategia unitaria della programmazione che voi avete fatto saltare. La stessa concertazione, vista alla luce di un minimo di consuntivo di questa esperienza, è un esercizio profondamente incompatibile con questa politica senza anima e senza strategia, al punto che la mancanza della concertazione sviluppata nella programmazione, ha travalicato questo settore per investire la stessa dialettica all'interno della maggioranza.

L'inesistenza della programmazione è confermata dagli stati di attuazione nulli. Basterebbe citare ad esempio il POR, ridotto da questa maggioranza e dal presidente Pili non a strumento aggiuntivo delle politiche regionali per gli obiettivi che si poneva, ma come strumento sostitutivo complementare al regime ordinario degli interventi. Io vorrei che i colleghi leggessero il giudizio che l'autorità imparziale ha espresso nei giorni scorsi sull'andamento della spendita dei fondi POR. Quel giudizio pone gli effettivi pagamenti di risorse derivanti dai fondi comunitari, dal FESR, al FSE al FEOGA, allo SFOP, tutti al di sotto del 10 per cento, a quasi metà del programma. Siamo al 2003, la media dei pagamenti è sotto il 10 per cento, con zero assoluto in riferimento al Feoga e con qualche cifra in più per il FesR grazie ai progetti sponda che si potevano utilizzare, ma che non ci sono più. Il rapporto di valutazione intermedia, fatto da un'autorità indipendente, non politica, dice: "Ne risulta un percorso un po' tortuoso, per la verità, tra luci e ombre. Se nel complesso la prima soglia di disimpegno si avvia ad essere superata, per molta parte del programma permangono preoccupazioni, per il Feoga per lo SFOP per l'anno in scorso ed anche per l'Fse il prossimo anno, qualora il ritmo dei pagamenti non subisca significative accelerazioni". Ancora: "Le misure capaci di rispettare il proprio piano finanziario sono appena la metà del totale; la spesa fin qui sostenuta riguarda quasi esclusivamente gli interventi coerenti, cioè i progetti sponda relativi a un limitato numero di misure. Numerosi interventi ammessi a finanziamento, riguardanti la realizzazione di opere pubbliche, risultano notevolmente carenti per quanto concerne la cantierabilità ed è ragionevole attendersi tempi lunghi per l'assunzione di impegni giuridicamente vincolanti. Le misure per cui sono state completate le procedure per l'assunzione degli impegni risultano a un livello di spesa nullo o comunque di entità irrilevante". Tutti. L'attuazione dei progetti integrati territoriali, oggetto di numerosissime nostre osservazioni, ha rivelato alcune difficoltà di messa a punto tali da suggerire una revisione globale, che non esiste neanche nel vostro cantiere.

Dunque, questo è il bilancio di quelle politiche che dovevano essere a oggi un volano d'avanguardia rispetto alle politiche ordinarie della Regione, e che sono invece oggi la copertura di un'incapacità programmatoria e denunciano un ritardo che ricadrà pesantemente sul futuro della Sardegna. Su questo c'è il dato che riguarda l'Asse 1, la politica sulle acque, tanto cara al nostro presidente Pili, che non capisce che le politiche infrastrutturali senza altri apporti sono inutili a generale sviluppo e ancor meno sono utili le politiche che attraverso le infrastrutture vogliono solamente dare man forte a una politica di spesa corrente per le progettazioni e le consulenze. A questo proposito, sulle infrastrutture e lo sviluppo nel Mezzogiorno, la Svimez afferma: "Mentre appropriate combinazioni di investimenti su mezzi di produzione, risorse umane, infrastrutture, alimentando la potenzialità del territorio sono in grado di incidere sulla dinamica del prodotto interno lordo, investimenti produttivi e incentivi finanziari per attrarre iniziative nelle aree depresse in presenza di deficit strutturali del contesto, che incidono negativamente sulla competitività delle imprese, non producono effetti stabili sullo sviluppo. D'altra parte anche un forte investimento in infrastrutture, se non perfettamente coerente con le esigenze del tessuto produttivo della Regione, non è in grado di innalzare significativamente il sentiero di sviluppo". Anche qui abbiamo un'interpretazione autentica e scientifica di quello che il nostro Presidente sta portando avanti.

Le politiche sulla scuola: nessuno avverte oggi che in Sardegna tre ragazzi su dieci non studiano. Abbiamo il più alto tasso di invecchiamento, la scuola ha in Sardegna uno dei più alti tassi di dispersione scolastica e nel frattempo, nel silenzio di questo Governo regionale, il 5 per cento delle scuole chiuderanno anche qui da noi, senza che nessuno abbia battuto un colpo. Per la sanità mancano i soldi per l'equilibrio di bilancio, si fa finta che arriveranno dallo Stato, ma sappiamo già che c'è una carenza del 5 per cento dei trasferimenti senza che si sia posto rimedio a tutto questo.

Lo smantellamento sistematico delle leggi di riforma vi ha portato, in questa legislatura, cito solo due esempi, ad apportare ben 21 modifiche strutturali alla legge sulla contabilità, e per quanto riguarda la legge 31, si potrebbe annoverare, nella parte riguardante la prima applicazione, a distanza di quasi cinque anni, una nuova e complessiva legislazione autonoma; ciò dimostra come voi non siete più in condizioni di percorrere la prospettiva riformatrice, perché una maggioranza, che indebolisce il tessuto della legalità e della trasparenza non può al contempo invocare una sua qualunque attitudine alla riforma.

Credo che sia venuto il tempo di sottrarre la politica all'illusione che basti la dichiarazione dei fini per giustificare la distrazione o l'insufficienza dei mezzi. Cercate di spiegarlo al presidente Pili. Così come l'idea di uno scontro politico come quello di questi anni, separato dalle prospettive di valore di ciascuno non produce orientamenti nella società, ma la induce a un isolamento progressivo quale quello a cui assistiamo, lasciando i comportamenti pubblici liberi di andare verso forme di progressiva illiberalità.

Io credo che noi dobbiamo coerentemente osservare questa condizione generale ma non limitarci a constatare le negligenze e i conflitti, i ritardi e l'impossibilità di attuare una qualunque politica di sviluppo. Se Floris fosse conseguente saremmo tutti in una condizione diversa e migliore. Tuttavia siete stati tutti molto lamentosi in questi anni quanto obbedienti sostenitori della maggioranza. Noi intendiamo individuare sempre, a valle delle critiche, a valle delle osservazioni, i punti di caduta che non sono mai venuti. E allora ci dovrete consentire, a questo punto della legislatura, usando se volete anche una metafora abbastanza attuale, di immaginare che questo Consiglio possa essere la sede di una sorta di ispettori straordinari di una nazione sarda che chiede la cessazione di una politica di disgregazione sociale e di involuzione economica. Dovremo cercare le vie per un esilio di un Presidente della Giunta padrone solitario di una scena senza orizzonti e artefice di un impoverimento senza precedenti dei valori politici e istituzionali della nostra Regione. Molti di noi, in questi anni hanno scovato, scoperto e chiesto la bonifica di tutti gli arsenali letali di una politica clientelare, partigiana, affaristica e priva del necessario bagaglio di ispirazione morale ed etica. I tempi oggi sono scaduti e se anche quest'ultimo passaggio della finanziaria non correggerà, noi speriamo travolgendoli, i pericoli gravi che incombono sul futuro della Sardegna, non resterà che attendere fra un anno la definitiva, e sappiamo severa, risoluzione elettorale dei cittadini sardi, che metterà fine alla vostra esperienza di governo.

Mi piacerebbe concludere con una vena di speranza perché la politica non deve abbandonare l'idea di una speranza, però voglio riportare la frase di un elettore della Sardegna, al quale è stato chiesto: "Chi è Pili?" Ha risposto: "E' uno che ha seminato dei sogni, poteva essere anche simpatico, ma forse non sa che cos'è la tristezza di tanta gente."

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Alberto Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA ALBERTO (D.S). Onorevole Presidente e onorevoli colleghi, io credo che questa manovra finanziaria sia abbastanza evidente da interpretare, partendo da alcuni numeri che sono estremamente significativi: su 19 mila miliardi e oltre di lire disponibili, più di 8 mila miliardi sono destinati alle spese correnti dell'amministrazione regionale, cioè oltre il 42 per cento delle risorse di bilancio ha questa destinazione - voglio ricordare che nel 1999 la parte corrente del bilancio assorbiva poco più di 5 mila miliardi, in quattro anni la parte corrente è cresciuta di circa 3 mila miliardi -; poi c'è la quota del disavanzo, che è una vera e propria voragine: 7 mila miliardi sono necessari per il disavanzo e il pagamento delle rate dei mutui, ben il 38 per cento delle risorse; poi, l'ultima quota, che sarebbe dovuta essere la prima per importanza in un bilancio concepito in modo diverso, è quella che riguarda gli investimenti, che ammontano appena al 20 per cento delle risorse complessive. Mentre la parte corrente cresce del 5,5 per cento rispetto all'anno scorso, gli investimenti diminuiscono del 9 per cento nonostante ci sia stato un aumento dei trasferimenti statali per questa finalità. Poi va anche detto che i 3.800 miliardi che in bilancio sono previsti per gli investimenti, sono prevalentemente di derivazione comunitaria e statale, cioè sono i fondi del POR. Praticamente l'Amministrazione regionale attiva un enorme quantitativo di mutui, un indebitamento che passa dai 3 mila miliardi del 1999 ai 12 mila di quest'anno, non per aumentare gli investimenti, che come si vede si vanno riducendo progressivamente, ma per andare ad ingrossare la spesa corrente, cioè la parte improduttiva del nostro bilancio. Nel contempo assistiamo anche all'altro fatto paradossale e gravissimo che le risorse comunitarie diventano sostitutive - come abbiamo già avuto modo di sottolineare anche nel corso della discussione degli scorsi bilanci - delle risorse regionali e, quindi, non svolgono la funzione aggiuntiva che sarebbe necessaria, trattandosi di risorse finalizzate, appunto, a far superare alla nostra Isola quel ritardo nello sviluppo che per il quale siamo ancora nell'Obiettivo 1.

La voce che riguarda i residui passivi è anch'essa estremamente indicativa; oltre 12 mila miliardi di residui passivi, che denota una Regione fortemente indebitata e che non riesce neanche a spendere. Tra l'altro va anche detto che i residui passivi sono prevalentemente risorse destinate agli investimenti, quindi, non si spende nei settori produttivi. Un'altra osservazione va anche fatta per quanto riguarda il carattere della programmazione triennale che dovrebbe essere un punto ormai acquisito delle politiche di bilancio; se guardiamo le poste del 2004 e del 2005 ci rendiamo conto che le risorse allocate nei diversi capitoli sono risorse largamente inadeguate rispetto ai bisogni reali, il che significa che questo non è un bilancio triennale; non solo manca il ciclo unico della programmazione, ma non c'è neanche il bilancio triennale in questa manovra di bilancio che stiamo discutendo. C'è a mala pena un bilancio annuale con tutti questi aspetti estremamente preoccupanti che sono sotto gli occhi di tutti.

Di fronte a questa situazione, la Giunta cosa fa? Anziché ridurre le spese clientelari, gli sprechi, le spese della gestione, ridurre le spese e il costo della politica, di una certa politica, no, vuole tagliare e taglia i trasferimenti agli enti locali e gli investimenti produttivi, questo è il segno che ha questa manovra: aumento delle risorse e delle spese improduttive ed una riduzione delle spese produttive e dei trasferimenti agli enti locali. Io voglio ricordare a questo proposito che la Regione trasferisce soltanto 1500 miliardi circa su 19 mila miliardi di manovra, al sistema delle autonomie locali. Ebbene, questo era nel 2002, nel 2003 vuole ridurre di oltre 400 miliardi questa quota di trasferimenti che è già una quota piuttosto bassa, una quota di per sé poco significativa, ma che comunque ha un'importanza vitale perché consente ad un sistema in grande difficoltà di restare in piedi e di svolgere una funzione fondamentale per la coesione della nostra comunità regionale. Questi, quindi, sono i caratteri fondamentali ed estremamente negativi di questa manovra di bilancio.

Credo anche, cari colleghi della maggioranza, che si sta perdendo un'occasione fondamentale, un'occasione che potremmo definire storica per far uscire la Sardegna dallo stato di arretratezza, dai ritardi che la caratterizzano. Cioè, l'incapacità di questa Giunta di mettere a frutto, di investire, di trasformare questo grande quantitativo di risorse disponibili in lavoro, ricchezza, occupazione, sviluppo, questa è una responsabilità enorme che hanno questa Giunta e questa maggioranza.

Io voglio anche ricordare che governi di centrosinistra del scorsa legislatura, nonostante le crisi, hanno prodotto l'impianto legislativo fondamentale al servizio del sistema Sardegna e hanno anche lasciato in eredità un quantitativo di risorse aggiuntive notevolissimo, non mi riferisco soltanto ai 12 mila miliardi del POR, ma mi riferisco anche alle tante Intese Stato-Regione, non attuate, sono più di 3000 miliardi disponibili sui fondi CIPE per le aree depresse, e una serie di altri programmi comunitari e nazionali che purtroppo non vanno avanti. Insomma, sto parlando di più di 20 mila miliardi di risorse aggiuntive che questa Giunta, che questa maggioranza non stanno spendendo e quindi stanno facendo perdere alla nostra comunità regionale un'occasione unica per superare i ritardi nel suo sviluppo e per metterla nelle condizioni di poter competere col mercato nazionale e globale.

Qualche riferimento va fatto anche all'agricoltura che nonostante il verificarsi di diversi fatti che in questi ultimi anni, hanno fortemente colpito questo settore fondamentale della nostra economia (lingua blu, siccità ed altri fatti), rappresenta, ancora oggi, un settore fondamentale della nostra economia, con i suoi 2.200 miliardi di prodotto lordo vendibile, con gli oltre 50 mila occupati stabili e con le oltre 80 mila aziende, un fattore di grande coesione sociale per tutta l'Isola, un settore che nonostante problemi strutturali e ritardi ancora irrisolti ha registrato, nel corso di questi cinquant'anni di vita autonomistica, profondi cambiamenti. Chi dice che l'agricoltura di oggi è come quella degli anni '50-'60 è fuori dalla storia. L'agricoltura è cambiata profondamente, però anche per tale settore si stanno avvicinando momenti decisivi: l'agricoltura sarda, che è chiamata a vincere la sfida della competitività, o riesce a superare alcuni nodi strutturali o rischia di restare emarginata in ambito comunitario e non solo. Insomma, le questioni fondamentali che una politica agricola degna di questo nome dovrebbe affrontare sono la questione della filiera, cioè noi in Sardegna dobbiamo lavorare perchè chi produce diventi anche colui che trasforma e commercializza i propri prodotti e dobbiamo fare della qualità un fattore decisivo della nostra politica agricola. Noi non abbiamo grandi quantità di produzioni, quindi dobbiamo lavorare sulla qualità perchè l'ambiente, il clima, le condizioni complessive ci consentono di investire e di vincere la sfida su questo versante. Voglio anche ricordare che, anche su questo fondamentale settore economico della nostra Isola, il centrodestra sta portando avanti una politica miope. Nel '99 l'ultimo bilancio del centrosinistra destinava all'agricoltura sarda 590 miliardi, quest'anno siamo a 350 miliardi, per cui il dato che denunciavo prima, che le risorse che prima venivano investite nei settori produttivi oggi hanno preso la direzione della spesa corrente, per l'agricoltura è notevolmente confermato. Insomma passiamo dal 6,7 per cento, che era il peso che l'agricoltura occupava nel bilancio della Regione del '99, passiamo al 2,2 per cento di oggi, cioè in quattro anni l'agricoltura ha perso il 67 per cento delle risorse della Regione, assessore Masala, sono numeri drammatici! Praticamente, sono rimaste soltanto le quote di cofinanziamento per le misure del POR, e il POR; le risorse che ci sono, sono ormai completamente sostitutive, programmate anche in mille misure e in mille sotto misure senza operare scelte prioritarie, senza che le questioni fondamentali, strutturali che riguardano i veri motivi del ritardo della nostra economia agricola vengono affrontate e la spesa (ne faceva cenno il collega Gian Valerio Sanna prima di me) ed anche il livello di impegno e delle risorse sulle misure agricole è fortemente in ritardo. Sono quelle che hanno maggiori difficoltà, sono quelle che rischiano di perdere le risorse.

Insomma questi sono i problemi, io mi chiedo cosa ci vuole perchè siano affrontati i punti veri di debolezza del nostro sistema, che conosciamo tutti, in particolare la debolezza strutturale delle nostre aziende, la loro sottocapitalizzazione, causa non ultima del livello di indebitamento ormai intollerabile di questo comparto, la dimensione delle nostre aziende, noi abbiamo più di 80 mila aziende, sono aziende per il 95 per cento a conduzione familiare, sono aziende frammentate in media in tre corpi aziendali. La misura del POR per il riordino fondiario non è neanche partita, onorevole Masala, e nel bilancio non c'è traccia di una politica di riordino fondiario, di accorpamento delle aziende. Ma se le aziende non sono accorpate, come si programma la loro attività colturale? Non c'è futuro! Ci sono sprechi, ci sono diseconomie e poi sono aziende prevalentemente estensive, senza acqua, che consumano tanto territorio e che producono poco. E sono aziende monocolturali, prevalentemente ovine, che sembra il comparto più forte - i numeri dicono questo - ma in effetti è fortemente debole perché le aziende più deboli sono in quel comparto.

Se noi vogliamo potenziare questo settore lo dobbiamo diversificare, dobbiamo renderlo più produttivo, dobbiamo fornire l'acqua, dobbiamo fornire l'energia elettrica. C'è una grande quantità di aziende agricole in Sardegna che non hanno ancora neanche l'energia elettrica. Il dramma è che nessuno conosce questi dati, meno che mai l'Assessore dell'agricoltura, che non ha una banca dati che sia in grado di dire quali sono i limiti strutturali della nostra agricoltura, quali sono i problemi di mercato, quali sono le necessità produttive per fare una programmazione seria. Non c'è un dato che consenta a questa Regione di dire: "Questa è la situazione, questo dobbiamo fare!". No, non esiste! Per non parlare poi delle diseconomie esterne, i trasporti interni, esterni; insomma, assessore Masala, noi dobbiamo affrontare questi problemi anche in riferimento al settore dell'agricoltura, ma non solo, perché il problema che noi abbiamo rispetto alla parte sviluppata del continente europeo e nazionale, il problema nostro è che abbiamo un economia che rischia di diventare fuori mercato. Anche i sostegni alle imprese rischiano di non essere più fruibili.

La scarsa spendita e il livello di impegni delle misure agricole dimostrano che le aziende agricole non sono in grado di poter disporre di quel 50 per cento di risorse proprie che è fondamentale e che è previsto dalle normative comunitarie. Quindi qui ci troviamo davvero di fronte a una debolezza che non può più essere affrontata con una politica assistenziale per cui o siamo in grado davvero di mettere in campo una politica di medio e lungo periodo che affronti i nodi irrisolti della nostra economia agricola o siamo destinati, anche in questo settore, ad avere risorse non spese e a non riuscire a raggiungere e a centrare gli obiettivi che sono fondamentali per un ammodernamento della nostra economia agricola e dell'economia complessiva della nostra Isola.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Lai. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S). La maggioranza non interviene, siamo iscritti a parlare solo noi?

PRESIDENTE. Prego onorevole Lai.

LAI (D.S.). Sicuramente il dibattito sulla manovra finanziaria è almeno in partenza influenzato dall'intervento dell'onorevole Floris, però è bene che ce lo diciamo subito che non è più tempo di abboccare a queste boutade, con cui ci si espone con presunte rotture per poi ritornare subito indietro, gratis o in cambio di chissà che cosa! Così come non crede più nessuno che ricercare nel profondo passato o in speranze deluse provenienti da imprecisati ideali del passato, sia un esercizio che appassiona ancora qualcuno. Io penso che non appassioni più nessuno in quest'Aula, sicuramente non appassiona più nessuno dell'opposizione, ma appassiona ancora di meno i cittadini. Perché, caro Presidente Floris, coniugare o tentare, avere in qualche modo la pretesa di coniugare la libertà con la solidarietà, magari facendo appello all'ispirazione cristiana, io penso che sia un esercizio non possibile nelle condizioni date, cioè nelle condizioni che voi avete creato.

Ma di quale accordo politico programmatico parliamo? Perchè quello da cui è nata l'esperienza Floris-Pili è la fase più torbida, più buia della storia dell'autonomia. Altro che accordo politico e programmatico! Non è un accordo politico e programmatico perchè si tratta di un esperienza che ha minato alle basi, la credibilità delle istituzioni, e di questa istituzione in particolare, ha minato le basi della politica, ci vorranno molti anni per recuperare la credibilità perduta, e ha minato alla base il tessuto legale, formale e sostanziale di quest'Isola. Altro che accordo politico e programmatico! E` inutile vestire di vestiti nuovi e dignitosi quello che è stato semplicemente un accordo di potere di cui voi siete consapevoli, noi siamo consapevoli e sono ancora più consapevoli i cittadini sardi, che non aspettano altro che il momento delle elezioni per dare un giudizio definitivo sulla vostra esperienza.

Non si può coniugare, nelle condizioni date, la libertà con la solidarietà, quando la libertà è quella di coloro che si autorappresentano per interessi familiari e personali, quando non aziendali; non se le libertà di pochi costano le disuguaglianze di molti. Libertà e solidarietà, caro Floris, si possono coniugare se si incontrano su basi programmatiche non sul passaggio da una parte programmatica ad una esattamente opposta per essere nominati assessori a turno. Libertà e solidarietà non hanno niente a che fare con la governabilità che lei ed altri, magari ex amici eletti nel Partito popolare, avete messo a disposizione di quest'Isola, passando da una coalizione programmatica rappresentata agli elettori ad un'altra che niente ha a che fare con ciò che è stato presentato agli elettori e che ha prodotto questa esperienza disastrosa e fallimentare. Libertà e solidarietà non hanno niente a che fare, soprattutto, con questa dannosa, clientelare governabilità che in questo triennio avete manifestato, ormai è un quadriennio, e che è poco definire sprecato. E` molto di più, è un danno! Un danno gravissimo! Libertà e solidarietà, quando vogliono essere messe insieme, hanno soltanto una coniugazione unitaria, quella dell'uguaglianza delle opportunità, non dei conflitti di interesse e degli interessi familiari. Ed è nelle fondamenta di questa maggioranza l'impossibilità di coniugare libertà e solidarietà, perchè né la libertà né la solidarietà fanno parte della cultura del Presidente Pili e di quello che in questo anno e mezzo lui ha rappresentato.

Non si può coniugare libertà e solidarietà nei tradimenti avvenuti prima nel centrosinistra, nei tradimenti avvenuti poi nel centrodestra che hanno portato alle dimissioni della prima Giunta Floris, nella colla indegna che tiene attaccato il Presidente Pili alla sua poltrona senza più una maggioranza. Assessore ritirato, ma manovra votata, o forse ritirato o forse da ritirare! Insomma una tiritera ancora meno credibile: sono tutti lì, adesso, a pensare se è stato ritirato, se sarà ritirato, se si ritirerà, se si manterrà, ma è una cosa seria questa? Se è fallita una prospettiva, come ha detto chiaramente nel suo intervento il Presidente Floris, perché proseguire nel danno! Perchè consentire che questa dannosa finanziaria vada in porto con il vostro sostegno; un sostegno nascosto dietro un progetto nazionalitario che sembra più una gravidanza isterica che un parto, non se ne vede mai la nascita! Perchè tenere in piedi, con un tatticismo incomprensibile, un'esperienza che è ormai fantasma? Perchè non denudare il re sino in fondo? Cosa resta del presunto progetto a cui avevano aderito gli eletti del P.P.I. ed ora fondatori del P.P.S.? Resta quello che è stato nella realtà, un vero accordo di potere, torbido e buio, che per potere e poltrone (magari anche solo da candidati o poltrone da generare, come nel caso delle agenzie della sanità e dell'ambiente) viene messo in discussione, non per altro. Non c'è nessuna logica ideale in quello che avviene in quest'Aula in questi giorni e viene rappresentato sui giornali da molti giorni a questa parte. Non ci appassiona più e non appassiona più nessuno!

Per noi questa manovra finanziaria richiede una bocciatura sonora! Richiede di essere bocciata, perchè è una manovra finanziaria inadeguata e dannosa. Inadeguata perchè non dà nessuna risposta alle esigenze della Sardegna, non c'è una visione, neanche parziale, del futuro della Sardegna. C'è un mero mantenimento della situazione attuale anche senza equilibrio, senza un disegno strategico, senza nulla! Ed è dannosa perché blocca ulteriormente lo sviluppo, perché bloccando ancora una volta la progettualità vincola, a causa del debito, risorse che andavano utilizzate per gli investimenti e le scelte per il futuro; perché dopo la finanziaria del governo Berlusconi che impoverisce il Mezzogiorno e la Sardegna, la finanziaria regionale avrebbe dovuto essere ben diversa. Non tenete conto minimamente di ciò che è avvenuto con la finanziaria nazionale e della carenza di fondi che da questa deriveranno a grandi parti della società sarda, quella istituzionale e quella produttiva.

Dopo il giudizio negativo sulla spendita dei fondi comunitari che ha richiamato il collega Gian Valerio Sanna, dopo quattro anni di ritardo nell'applicazione dell'intesa Stato-Regione, cosa che ha impoverito ulteriormente le Regione ed i cittadini, ma vi sembrava questa la manovra da presentare ai sardi? Penso che questa manovra finanziaria determini un ulteriore decadimento della politica e della società sarda, che noi dobbiamo cercare di evitare. Perché essa costituisce un atto sostanzialmente durissimo nei confronti della dignità della società sarda e che noi dobbiamo evitare. Non si tratta di lavorare soltanto sui temi della società che produce o della società che deve essere difesa, voi state cercando di attuare una nuova servitù degli enti locali; voi state cercando con questa manovra l'asservimento dei sindaci; voi state cercando con questa manovra una vera e propria sottomissione degli enti locali a fini clientelari ed elettoralistici. Ogni parte della manovra finanziaria ha questo obiettivo e converge con le norme della finanziaria nazionale per costringere i sindaci, gli enti locali, le istituzioni locali a passare attraverso i vostri assessorati, a chiedere, in un rigurgito ignobile, inutile e fuori tempo di un asservimento che la Sardegna non merita e verso il quale non può più tornare.

Vi do due dimostrazioni, perché sono importanti, di ciò che vado dicendo. Gli enti locali sono stati esclusi dalla fase preparatoria della manovra - lo hanno denunciato con grande chiarezza l'ANCI e tutte le organizzazione di rappresentanza degli enti locali - in violazione delle norme del Titolo V della Costituzione, che affermano che enti locali e Regione oggi sono parti equiordinate, pertanto gli enti locali non dovevano essere sentiti nella fase finale di concertazione, dovevano contribuire alla definizione degli obiettivi, delle possibilità di realizzare servizi, per consentire ai cittadini di ogni comune di essere serviti dalle proprie istituzioni in ogni luogo in modo uguale.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

(Segue LAI.) E nel non consentire che questo venisse fatto, voi avete fatto una scelta, avete considerato sudditi gli enti locali, non parti equiordinate. Questo comportamento è dettato da una scelta politica: dare agli enti locali un segnale di umiliazione e di sottomissione. Inoltre, non sufficientemente soddisfatti di questa scelta politica delicata, avete deciso che bisognava mettere in discussione quantitativamente e qualitativamente i finanziamenti agli enti locali. Ebbene, il contenimento della spesa non si realizza incidendo sui finanziamenti agli enti locali - abbiamo cercato anche di dirlo in Parlamento alla maggioranza che sostiene il Governo nazionale - perché tagliare i finanziamenti agli enti locali significa tagliare i servizi e i beni ai cittadini, perché non è nella disponibilità di nessuno tagliare i costi fissi degli enti locali che sono, ad e3sempio, gli stipendi al personale; ciò significa che quando diminuiscono i finanziamenti agli enti locali si incide sui servizi erogati da tali enti ai cittadini e per riuscire a mantenerli bisogna andare in giro per gli assessorati a chiedere ulteriori finanziamenti; quei finanziamenti che non sono più attribuiti secondo meccanismi automatici, come era stabilito dalla legge numero 25 del '93, una legge civile, importante che aveva modificato il rapporto tra Regione ed enti locali.

In una relazione di minoranza si cita un taglio del 20 per cento, a cui bisogna sommare quello dei 4000 miliardi nazionali, che significano grandi quantità di denaro anche in Sardegna che passa da 576 a 442 milioni, il 20 per cento in meno. E poi la riduzione è una riduzione qualitativa perchè mette in campo un nuovo clientelismo, una nuova modalità di rapporto. La protesta dell'ANCI è stata durissima per il metodo e durissima per il merito. Noi non siamo d'accordo sulla modalità e sulla quantità dei fondi previsti per il rifinanziamento dell'articolo 19 della legge numero 37, perchè quella legge ha consentito in molti comuni di restituire ai cittadini, che prima non ne usufruivano, qualità dei servizi ed opportunità che in altri centri più grandi era stato possibile realizzare, ed ha attivato anche una quantità di iniziative locali che meritano di essere sostenute, quando non si trovi un modo per rendere più efficaci le nostre politiche del lavoro. Tagliare quei fondi, anche considerando l'incremento di risorse deciso durante l'iter della finanziaria, significa mettere in ginocchio molti servizi attivati dai comuni. Così come il taglio dei fondi può rendere impossibile il cofinanziamento del POR da parte di molti comuni.

Ancora, che senso ha, se non quello dell'asservimento, il taglio del fondo per gli investimenti degli enti locali? E` evidente che gli enti locali che hanno preso degli impegni accendendo mutui, dovranno utilizzare, per pagarli, parte dei fondi stanziati per le spese correnti e saranno poi costretti a cercare di nuovo in Regione fondi per rimpinguare i capitoli della parte corrente. Questo è un problema serio, perchè molti comuni hanno nella stagione recente pensato di poter, tramite mutui, sviluppare attività concrete, fare investimenti che poi hanno prodotto iniziative e anche posti di lavoro. Così come nella finanziaria avete messo in discussione i fondi per la gestione associata di servizi e delle funzioni e i fondi per gli sportelli unici, nonostante fossero elementi che ci avrebbero consentito di ottenere la premialità del POR.

Un elemento ancora più discutibile è il danno che riguarda il mancato finanziamento alle nuove Province. Da una parte si dice che servono 120 miliardi, dall'altra si stanziano solo 4 milioni di euro, accompagnando questa decisione con atti concreti che hanno messo in discussione il percorso e l'iter normale delle Province, cioè scelte fatte male che non hanno riconosciuto che nascevano otto nuove province, non quattro nuove province, otto nuove province! In questa direzione vanno anche i tentativi e le iniziative che voi avete posto in essere con la finanziaria per aumentare la discrezionalità della Giunta in azioni importanti che riguardano la vita normale di questo Consiglio e la vita normale della Sardegna. Trasferire competenze in materia di politiche di sostegno alle attività produttive, trasferire le direttive per la redazione degli strumenti urbanistici comunali, trasferire le direttive per i piani integrati di livello regionale dal Consiglio alla Giunta, ha soltanto un sapore, quello di aumentare la discrezionalità dell'Esecutivo e di sottomettere gli enti locali, e in questo caso anche il Consiglio, a volontà arbitrarie dell'Esecutivo; e, con un Esecutivo di questo genere, sostanzialmente alla volontà del suo Presidente o di pochi, pochissimi, grandi sostenitori del Presidente.

Certo durante l'iter della manovra finanziaria abbiamo potuto vedere la confusione che vi attraversa. Una confusione manifestata in molti atti nei quali la Giunta parlava contro se stessa, in Commissione l'Assessore del personale ha detto che in finanziaria sono state inserite norme che invece riguardano la materia contrattuale, o norme riguardanti la sanità o norme riguardanti i beni immobili o norme riguardanti l'ambiente, che dovrebbero essere previste in leggi di settore. E poi l'apice, l'apice di tutto, si è raggiunto con la bocciatura dell'articolo 14, in teoria per dare una lezione al presidente Floris che oggi si è sdebitato in questo modo, magari è una cosa anche concordata con lui. Io penso che questo fatto meriti una valutazione a parte, perchè è veramente esilarante la motivazione che nella relazione di maggioranza voi avete dato di questa bocciatura; l'avete giustificata con la complessità della norma, dicendo che 27 commi erano troppi. Penso che sia una cosa che rasenta il ridicolo! Perchè basta contare i 30 commi dell'articolo 20 che sembrano riguardare l'assessorato alle varie ed eventuali di "Zelig" (un programma che vi invito a vedere perchè sembra rappresentare veramente la parte che voi state facendo) che insomma è formulato esattamente come l'articolo 14 che voi avete bocciato.

Chi volete in qualche modo convincere con questo tipo di motivazioni? Non ci crede più nessuno! Avete detto che le normative riguardanti quel settore dovevano essere rimandate alla Giunta e alle valutazioni del Consiglio per entità e finalità, con una raccomandazione, che è il giudizio sulle politiche di questi quattro anni, che si eviti una frammentazione eccessiva degli interventi avulsi da logiche e criteri di razionalizzazione e potenziamento del comparto. Questa è la sintesi delle vostre politiche sulla scuola e sulla cultura, è la sintesi non di politiche dell'Assessore dell'istruzione, ma di politiche della Giunta, perchè le politiche sulle risorse umane non sono politiche di un Assessore, sono politiche della Giunta nel suo insieme, sono le politiche riguardanti la gente, i ragazzi sardi, rappresentano il nostro investimento sulle risorse umane!

Ma è nel merito che siete insufficienti, non si è levata una parola sulla denuncia della C.G.I.L. sui mille posti in meno di insegnanti nel prossimo anno, tagliati della finanziaria e dal decreto Moratti, mille insegnanti in meno, la percentuale maggiore rispetto al resto dell'Italia, quasi il 5 per cento; la Sardegna che è nel cuore di Pili che è nel cuore di Berlusconi ha i tagli più elevati negli insegnanti! Non si è levata una parola dalla vostra Giunta, una parola! A questo si aggiunge il taglio del personale ausiliario che raggiunge in media il 6 per cento, ma in Sardegna sarà molto più elevato! Che risposte darete a queste persone, che risposte darete alle necessità di migliorare, invece, la scuola sarda, che è la peggiore in Italia, perché è quella col maggiore numero di espulsi dal percorso scolastico, è quella che ha le maggiori carenze legate alla dispersione, è la regione che ha la più bassa scolarità? Il 30 per cento dei nostri ragazzi hanno solo la licenza media, e quando un ragazzo a diciotto anni ha soltanto la licenza media, è destinato a rimanere un cittadino povero! E voi cassate l'articolo 14, dicendo queste cose nella relazione di maggioranza, senza avere una sola idea su come affrontare queste emergenze. Dopo tre anni non sono stati spesi i fondi per la ristrutturazione delle scuole, solo oggi si sta chiedendo ai comuni di comunicare le loro necessità, fondi stanziati dalla maggioranza e dal governo di centrosinistra e portati in Sardegna per consentire che le scuole in Sardegna fossero sicure ed adeguate! Questa è la vostra maggioranza, questi sono i vostri risultati.

Allora io penso che questa manovra sia in qualche modo non un sintomo, ma già un risultato finale della vostra malattia, della malattia di questa vostra maggioranza; voi avete realizzato una Regione stanca ed appiattita, che elargisce soldi a chi è protetto e dimentica totalmente chi invece la protezione non ce l'ha! Non c'è una sola nuova legge per lo sviluppo! Voi avete occupato il tempo soltanto per approvare leggi sulle emergenze, tra l'altro leggi prodotte da noi; invece, in questo periodo, sono cresciute le diseguaglianze e voi non sapete neanche come affrontarle.

PRESIDENTE. La pregherei di concludere, le concedo altri trenta secondi, grazie

LAI (D.S.). Voi avete fatto soltanto trasferimenti senza investimenti, non c'è una sola opera per la quale voi sarete ricordati. Almeno di una cosa dovete essere certi: noi a questa manovra dedicheremo tutto il nostro tempo e tutte le risorse perché sia bocciata, sia bocciata, rimandata indietro, e consenta alla Sardegna di avere un futuro diverso da quello che voi gli avete preparato e per il quale state lavorando.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Piana. Ne ha facoltà.

PIANA (U.D.C.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, la finanziaria rappresenta da sempre il massimo atto di programmazione. Arriva in Aula dopo settimane di dibattito in Commissione dove, tra maggioranza e minoranza, c'è stato un confronto, anche duro, ma costruttivo! Posso affermare che non è la finanziaria che noi tutti avremmo voluto, ma ribadisco che questa, al contrario di quello che si vuole far apparire, non è una brutta finanziaria. Certo, avremmo voluto avere più fondi per l'agricoltura, avremmo voluto avere più fondi per il commercio, per il turismo, per la sanità, per i servizi sociali, per lo sport, la cultura, la ricerca - in riferimento a tali ultimi tre settori, a causa di un blitz attuato in Commissione, si è bocciato l'intero articolo 14, che dovremmo in tempi brevissimi ripristinare qui in Consiglio - ma sono da ricordare gli impegni che il Consiglio regionale negli ultimi due anni ha assunto per far fronte ad avvenimenti catastrofici verificatisi qui in Sardegna, soprattutto la siccità, la blue tongue, che hanno impegnato circa 1000 miliardi. Non è una piccola cifra, non è una cifra che indubbiamente si stanzia in modo indolore, senza dover poi ridurre gli stanziamenti sia a tutti i settori produttivi sia delle altre leggi, ma posso dire che in queste settimane, noi dell'U.D.C. abbiamo lavorato insieme a tutte le componenti politiche di maggioranza, per migliorare la legge finanziaria. Certamente continueremo a farlo anche nei prossimi giorni ma ribadisco che la legge finanziaria proposta non è una cattiva legge finanziaria come l'opposizione vuole far credere. Capisco che l'opposizione debba esercitare il proprio ruolo, avrei fatto io la stessa cosa se mi fossi trovato nel ruolo dell'opposizione. Indubbiamente è una legge ancora aperta, indubbiamente con il contributo del Presidente della Giunta, dell'Assessore al Bilancio di tutte le componenti di maggioranza e anche di minoranza, io sono convinto, e siamo convinti anche noi come gruppo dell'U.D.C., che quando verrà finalmente approvata la legge finanziaria, si riesca ad approvare una legge ulteriormente migliorata e che possa soddisfare le aspettative della Sardegna. Ma entreremo, nelle prossime giornate, domani, dopodomani, la prossima settimana, nei dettagli dei vari articoli e nel dettaglio deii vari finanziamenti alle leggi di settore.

Veniamo però ora alla questione politica sollevata dall'U.D.R. stasera. Noi dell'U.D.C., invitiamo l'U.D.R. e l'onorevole Floris a un gesto di responsabilità, quindi a sedersi ad un tavolo insieme a tutte le componenti di maggioranza per lavorare a migliorare insieme... Presidente!

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Per cortesia. Mi rivolgo a tutti quanti i colleghi, da una parte e dall'altra, prendete posto. Avete concluso le consultazioni? Possiamo far parlare l'onorevole Piana? Prego onorevole Piana.

PIANA (U.D.C.). Invitiamo l'U.D.R. a sedersi ad un tavolo insieme a tutte le componenti di maggioranza per lavorare e migliorare la legge finanziaria, nel nome dell'interesse della Sardegna come più volte è stato detto in quest'Aula. Concludo invitando l'U.D.R. in modo particolare l'onorevole Floris, a non ritirare la delegazione in Giunta, in attesa che subito dopo l'esame della manovra finanziaria, venga fatto il chiarimento politico che noi stessi come gruppo dell'U.D.C. riteniamo legittimo.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.

MASIA (S.D.I.- S.U.). Signor Presidente, inizio con l'affermazione che un po' è maturata da quest'inizio di dibattito. La finanziaria avrebbe dovuto comportare, almeno per questa maggioranza l'avvio di uno sprint finale, d'altronde l'inizio ormai prossimo della campagna elettorale questo dovrebbe comportare per molti, ma in particolare proprio per coloro che sono al governo di questa Regione. Invece cosa vediamo? Hanno deciso di correre scalzi, senza scarpe; questa non è soltanto una battuta, perché in questo momento con tutti i problemi che dobbiamo affrontare, ci ritroviamo pure con una Giunta azzoppata! Credo che in questa situazione. Come dice l'onorevole Floris che ha aperto il dibattito, occorrerebbe iniziare una responsabile autocritica: io con il mio intervento cercherò di aiutare la vostra autocritica perché sia davvero responsabile. Lui la propone naturalmente a tutti, io credo che principalmente questa autocritica debba essere fatta dalla maggioranza. L'onorevole Floris ha fatto anche alcune affermazioni che sono importanti: ha detto che non c'è stata e non c'è alcuna cultura dell'ascolto, ha detto che c'è una produzione legislativa, lui dice che è stata "scarsa", io direi che va bene questo aggettivo, ma solo per stendere un velo pietoso; se ce ne è stata è solo per la buona volontà di diversi consiglieri dell'opposizione che si sono fatti carico di portare in porto qualche iniziativa di legge interessante, ma con grande difficoltà! La Commissione agricoltura è da tre settimane che non riesce a riunirsi. Soltanto stamattina per ricevere una delegazione erano presenti il Presidente e qualche componente della maggioranza. Sulle riforme…

PIANA (U.D.C.). Non è vero questo; è una falsità, una bugia, chiedo che venga rettificata.

MASIA (S.D.I.-S.U.). ...E` vero, c'ero io, che discorsi sono! Se lo faccia dire dal Presidente della Commissione.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, non polemizzate tra voi, onorevole Piana! Colleghi un po' di silenzio, per cortesia!

MASIA (S.D.I.-S.U.). Io sono solitamente tollerante. Credo che sia opportuno che il medesimo atteggiamento sia tenuto anche da qualche consigliere che era assente! Si parlava anche delle riforme, Floris ha detto che è stato un fallimento, se non fosse per la legge elettorale, e dice bene! Se non fosse che andrebbe pure sottolineato che la Commissione competente in materia è l'unica ad essere presieduta da un componente dell'opposizione, che forse si è fatto carico ancora una volta di riuscire a portare in porto almeno qualche cosa! Ha detto pure nel suo intervento l'unica cosa che poteva dire, che stando così le cose lui ritirerà la propria delegazione dal Governo di questa Regione, forse! Lui, Floris, che è esperto, certamente più di me, almeno in politica, ha visto e sentito che il malessere e il dissenso crescono nella società sarda, in particolare nei confronti di questa maggioranza che non è solo disattenta, ma è assente! E ha anche capito che è meglio non condividere la prossima avventura per quanto breve, un'avventura che si annuncia fallimentare e che oggi, e non da qui a qualche mese, è arrivata al capolinea.

Strade, scuole, imprese: miliardi di euro sono fermi negli Assessorati. Alcuni numeri, per quanto possa essere noioso, io credo che sia necessario ribadirli non per ripetersi, ma perché è corretto conoscere la situazione, più che altro per evidenziare le somme disponibili e quanto si è speso. E il fatto che si sia speso poco ha a che vedere non solo con il progetto che stiamo valutando oggi, ma anche con la mancanza di capacità che ci fa capire quale può essere, anche se fosse buono, la validità del progetto che ci viene proposto. Per la viabilità sono stanziati diversi miliardi, si parla naturalmente di decine e decine di milioni di euro, spesi zero; 9.548.000 euro stanziati per la viabilità, spesi zero! Per l'edilizia scolastica - se ne parlava -: 77 milioni di euro stanziati, spesi zero! Per l'imprenditoria femminile: 9 milioni di euro, spesi zero! Per le politiche attive del lavoro: 25 milioni di euro, spesi zero! Per i progetti per l'occupazione: stanziati 14 milioni di Euro (lascio perdere naturalmente le cifre parziali), spesi 157.000. Per il sistema idrico: 221 milioni di Euro, spesi 4 milioni. Per gli enti locali (e questo è l'argomento forte, stante anche l'attenzione che in questa finanziaria si dà alla politica del decentramento): stanziati 243 milioni di euro, spesi 7 milioni. Per l'industria e il sostegno alle imprese: 47 milioni di euro, spesi 3 milioni! Per la formazione: 170 milioni di euro (sto parlando delle cifre disponibili), spesi 27 milioni. Per alleggerire il costo del lavoro: stanziati 57 milioni di euro, spesi 2 milioni. Naturalmente questi sono dati che sono disponibili, che sono venuti fuori anche sulla stampa e che già da tempo sono in evidenza. Una marea di risorse che non sono state spese e che costituiscono, per chi ha fatto i conti, l'ammontare di due bilanci regionali.

Diciamo anche che la finanziaria, che arriva estremamente in ritardo, non è facile da comprendere e quindi per certi versi è anche poco conosciuta. Credo che la cosa che prima di tutto salti all'occhio è l'assenza di concertazione nella fase di elaborazione di questa manovra, che chiaramente ha impedito di conoscere i progetti e le opportunità. Ma due sono le caratteristiche che vengono subito in evidenza e che saltano agli occhi: il livello di indebitamento e il crollo delle entrate. Noi sappiamo che in situazioni come quella che stiamo attraversando una buona finanziaria dovrebbe essere impostata in modo tale da ridurre le spese, fronteggiare l'indebitamento e impostare una politica seria per favorire lo sviluppo. Ma questo può avvenire solo attraverso investimenti che favoriscano il lavoro, l'occupazione, la crescita economica per cercare di modificare il trend che noi in questi anni stiamo vivendo.

Invece cosa troviamo? Che i mutui oggi assorbono il 95 per cento delle risorse disponibili, cosa che d'altronde si è detta mille volte, è quasi refrain perché è entrata in testa a tutti, entrerà in testa anche ai sardi quello che sta avvenendo. In tre anni questa maggioranza ha triplicato l'indebitamento, mutui per 4.950 milioni di euro che assorbono il 63,5 per cento delle entrate regionali. Per ripianare il debito dovremo pagare mille miliardi di mutuo ogni anno fino al 2017. A fronte di questa situazione, per evidenziare la politica che questa maggioranza cerca di opporre, vediamo invece che sono cresciute le spese correnti di altri 42 milioni di euro. E non basta, ci siamo chiesti cosa si stia facendo per modificare questa situazione. I trasferimenti statali si stanno sempre più riducendo, un dato per tutti: nel 2002, ammontavano a 1.102 milioni di euro, nel 2003 a 744 milioni di euro. Cosa ci toccherà l'anno prossimo se questo è il trend?

Per affrontare queste difficoltà che cosa si propone? Con una scelta che davvero ha dell'inverosimile si taglia del 10 - 15 per cento la spesa di tutti gli assessorati, a prescindere dall'impostazione che vogliamo dare alla manovra. Per gli investimenti rimangono solo 150 milioni di euro! Sono proprio i finanziamenti per gli investimenti che noi invece avremmo voluto che fossero molti di più, perché sono quelli che possono modificare le cose. A fronte di questo disastro, quali sono le proposte? In questo periodo tutti i territori stanno cercando di far capire quelli che sono i bisogni e sono molto attenti a quello che avviene.

Nel territorio che mi ha eletto si sta discutendo, si stanna tenendo riunioni con le parti sociali, i sindacati, le forze che in qualche modo sono coscienti della situazione di crisi che è sentita fortemente in tutta la regione, e in alcune parti della Sardegna ancora più fortemente si incontrano. Parlo del territorio nord occidentale della Sardegna, dove l'assenza totale di infrastrutturazione, l'assenza totale di solidarietà da parte del Governo di questa regione sta portando a situazioni di crisi ormai insopportabili. A causa dei conflitti presenti in questa maggioranza, come dicevo, non ci sono proposte né tentativi di modificare lo stato di crisi che è sempre più presente. E senza fare elenchi, che avrebbero più che altro il senso di bollettini di guerra, delle fabbriche che chiudono in tutta la Sardegna, noi vediamo anche che quei 60 mila nuovi posti di lavoro che erano stati creati con difficoltà in questi ultimi anni grazie alla politica del centro sinistra nell'ultima legislatura, sono fortemente in pericolo. Oggi siamo quasi affezionati a quel 17,50 per cento di disoccupazione a cui eravamo arrivati a fronte del 22 degli anni precedenti, giacché stiamo vedendo che questa disoccupazione risale e siamo ritornati al 19,8 per cento. Toccheremo fra un po' nuovamente il 20. Non basta! Vediamo anche un altro dato preoccupante che è l'effetto della politica che si sta portando avanti, quello relativo alle esportazioni! Le esportazioni sono nuovamente in calo, si sono ridotte, dal 2001 al 2002, del 16,50 per cento.

Noi abbiamo cercato di capire come si può modificare questa situazione. Ci rendiamo conto che questa è una finanziaria per certi versi blindata, una gabbia dentro la quale questa maggioranza si è cacciata e non ha progetti per venirne fuori. Probabilmente ci sarà una fuga, oggi abbiamo già avuto un indizio sintomatico; io credo che non dovrebbe essere così! Io credo che tutti assieme dovreste decidere davvero di fare un passo indietro, di lasciare il campo a chi probabilmente ha delle proposte da fare e a chi durante questi quattro anni si è impegnato e ha dimostrato affezione ai problemi della Sardegna, attenzione a quelle che sono le opportunità e le risorse ancora disponibili. Io non voglio entrare in merito delle proposte per non dilungarmi e per non ripetere le cose che sono state dette. Abbiamo visto quello che è successo oggi in Commissione agricoltura, ma possiamo anche ricordare quello che è successo ieri nella Commissione lavori pubblici, quello che è successo in Commissione sanità, quello che è successo in Commissione cultura, dappertutto abbiamo visto che c'è davvero un'aria di disfatta, un'aria di resa che vorrei che si vedesse anche all'intero di quest'Assemblea per far capire davvero ai sardi che è il momento di cambiare.

PRESIDENTE. E` iscritto ha parlare l'onorevole Demuru, ne ha facoltà.

DEMURU (D.S.). Presidente, colleghi, il disegno di legge in esame concernente le disposizioni per la formazione del bilancio 2003/2005 giunge in Aula in perfetto ritardo come i precedenti di questa legislatura. Il Presidente Balletto, nonostante la sua grande abilità, ha dovuto fare un notevole sforzo per trovare punti di coerenza di questo disegno di legge con il Documento di Programmazione Economico Finanziaria approvato nel luglio scorso. Fa un riferimento alla crisi congiunturale nazionale e internazionale che condiziona negativamente lo sviluppo e che viene richiamata in premessa nella relazione, quasi a preventiva giustificazione di un giudizio sulla manovra sostanzialmente negativo, espresso da molti e autorevoli membri di questa maggioranza nelle Commissioni, anche se poi è stata formalmente approvata.

Come punto di coerenza con il Dpef viene indicato un nove per cento di riduzione dell'indebitamento rispetto all'esercizio precedente. Il proposito di attuare valide politiche di risanamento del debito e di contenimento della spesa è di per se certamente un fatto lodevole. Poco credibile appare la volontà sbandierata da questa Giunta e dalla maggioranza di voler perseguire questo obiettivo se si considera la voragine di debito creata (inutilmente ahimè!) con le ultime tre manovre di Bilancio, nonché la qualità di questa riduzione a carico prevalentemente, se non esclusivamente, dei capitoli riguardanti le attività produttive, il lavoro e i trasferimenti al sistema delle autonomie locali che li utilizzavano per gli stessi fini. Se proprio volessimo individuare coerenze di questi documenti di bilancio con il Dpef e con le politiche di questi ultimi anni, per la sostanza si può indicare l'assenza di un progetto strategico di sviluppo, per il metodo la perfetta coincidenza con il DPEF per la mancata concertazione con le rappresentanze istituzionali delle autonomie locali, delle associazioni imprenditoriali e dei lavoratori.

Se allora queste rappresentanze ebbero a denunciare questo comportamento come un fatto grave, senza precedenti, che segnalava una difficoltà di rapporti tra la Giunta e le parti sociali, oggi, pur confermando la difficoltà di rapporti, non possono che prendere atto della volontà della Giunta di escluderle da qualsivoglia concertazione e consultazione nella fase di elaborazione e delle scelte. In questa circostanza non sono solo le parti sociali che si lamentano per il mancato coinvolgimento, anche la maggioranza è stata esclusa e in più occasioni ha manifestato irritazione e ha esternato proteste, ha annunciato emendamenti per una modifica sostanziale della manovra e qualche forza ha adombrato anche la possibilità di non votarla. Il passaggio in Commissione, come lo stesso relatore di maggioranza riconosce, non ha apportato sostanziali modifiche e pertanto si deve concludere che i giudizi negativi, concordemente espressi da più parti, permangono. Unanime la critica sul grave ritardo nella presentazione di questa legge di bilancio, ritardo che costituisce una delle cause di quel dato mortificante, come lo definisce l'onorevole Scano nella sua relazione, riferendosi allo stato di attuazione della spesa dell'esercizio 2002.

Nella discussione delle leggi finanziarie precedenti denunciavamo l'emergere di un neocentralismo regionale a scapito delle autonomie locali. Oggi ci troviamo a constatare l'aggravarsi di questa tendenza, in spregio alle leggi di riforma costituzionale che hanno stabilito ben altro, mortificando così il principio di pari dignità delle istituzioni, riconosciuto e sancito da tale riforma. Anche la mancata attuazione delle riforme sul decentramento, trasferendo competenze, risorse e mezzi agli enti intermedi, non è neutra rispetto alla capacità di attuazione della spesa. Non è fuori luogo richiamare, a questo punto, la forte critica che il presidente Balletto, nella sua relazione, ha espresso nei confronti dell'apparato amministrativo e burocratico della Regione per la sua inefficienza, nel tentativo di attenuare la responsabilità politica. Su questo possiamo affermare, se tralasciamo l'ipotesi maligna di una vera strategia basata sul fatto che può essere più utile per il presidente Pili e per la Giunta avere una burocrazia demotivata e poco efficiente, che è certamente colpa o incapacità della Giunta non essere riuscita nell'intento di rendere efficiente la dirigenza e l'apparato burocratico dopo averne scelto i vertici. Ben altro risultato si sarebbe potuto avere con la riforma della Regione e con la graduale applicazione delle leggi di decentramento.

La totale assenza di segnali positivi sulla politica delle entrate, nonostante i propositi e le più volte riaffermate volontà di perseguire questo obiettivo attraverso un serrato confronto con il Governo nazionale cosiddetto "amico" della Sardegna, è la dimostrazione della vera attenzione e considerazione che il Governo Berlusconi ci riserva. La realtà è che siamo costretti a fare dure battaglie per vederci riconosciuto e assegnato quello che è già nostro per legge, vedasi beni demaniali statali dismessi. Non possiamo farci troppe illusioni di ottenere trasferimenti ancora non riconosciuti in questo clima di federalismo fiscale come lo intende Bossi, e su questo argomento non è isolato in quella maggioranza.

La maggiore critica fatta ai disegni di legge relativi alla manovra finanziaria in discussione è che si presentano privi di un ragionamento strategico e di obiettivi politici precisi, finalizzati alla realizzazione di un processo di sviluppo della nostra Isola. Non poteva essere diversamente! Da tempo abbiamo denunciato l'assenza di un progetto vero di sviluppo utile per la nostra Isola, basato sulle reali necessità delle popolazioni, che sia compatibile con le nostre risorse, sfruttando, senza consumarle inutilmente, le notevoli ricchezze del nostro patrimonio naturalistico e paesaggistico, di quello industriale, dell'allevamento e dell'agroalimentare, individuando la vocazione e i punti di forza dei nostri territori, indirizzando risorse su quei progetti che sono validi per creare sviluppo, ricchezza e occupazione, in una visione generale che garantisca un reale riequilibrio tra i vari territori. Questo progetto aveva e ha bisogno di un adeguamento e aggiornamento degli strumenti legislativi, di un utilizzo delle risorse razionale con lo strumento del ciclo unico di programmazione di cui ormai nessuno più parla. Questo progetto ha bisogno soprattutto di una condivisione all'interno della Giunta e di una maggioranza politica coesa, che venga coinvolta nelle scelte, le approvi e lavori in tutte le sedi per portare avanti i programmi per la sua realizzazione. Non siamo purtroppo in queste condizioni: non esiste un progetto, non si riesce a capire se esiste una maggioranza. Questa proposta di finanziaria è figlia di tale situazione, pertanto non solo non può ambire a rispondere alle necessità di sviluppo della nostra Sardegna, ma rischia di aggravare il quadro economico con i tagli ai settori produttivi e di vanificare le potenzialità e le speranze che si erano riposte sulle risorse del Quadro comunitario di sostegno, sprecando un altro anno.

Un accenno a un settore, la sanità: oltre alla cronica sottostima delle risorse necessarie per garantire un'adeguata tutela della salute dei cittadini, aggravata dal rischio di minori trasferimenti dello Stato quale penalizzazione per i ritardi e le inefficienze del nostro Assessorato, manca una strategia che orienti gli interventi verso il controllo e il recupero degli sprechi, manca il piano sanitario regionale, che partendo dall'analisi dei bisogni, dai dati epidemiologici, programmi gli interventi distribuendo le risorse e razionalizzando le spese per garantire la salute dei cittadini con livelli adeguati di assistenza in tutti i territori. Il diritto alla salute è inalienabile e va garantito a tutti i cittadini residenti in Sardegna. Troveremo modo di approfondire alcuni punti nel proseguo della discussione.

In conclusione, convintamente ci associamo ai giudizi negativi su questi documenti di bilancio espressi dalla stragrande maggioranza delle rappresentanze degli enti locali, delle associazioni degli imprenditori e dei lavoratori, nonché da non pochi esponenti di questa maggioranza.

PRESIDENTE. L'intervento dell'onorevole Demuru era l'ultimo oratore di stasera, pertanto i lavori riprenderanno domani mattina ore 10 e 30. Il primo iscritto a parlare è il consigliere Diana.

La seduta è tolta alle ore 18 e 36.