Seduta n.104 del 08/07/2005 

CIV SEDUTA

Venerdì 8 luglio 2005

Presidenza del Vicepresidente PAOLO FADDA

La seduta è aperta alle ore 9 e 37.

SABATINI, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta del

5 luglio 2005, che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Francesco Sanna, Roberto Capelli, Silvestro Ladu ed Eugenio Murgioni hanno chiesto congedo per la seduta dell'8 luglio 2005. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Discussione e approvazione del disegno di legge: "Integrazioni alla legge regionale 17 ottobre 1997, n. 29, sull'istituzione del servizio idrico integrato, in attuazione della Legge 5 gennaio 1994, n. 36" (149/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 149/A. Ha domandato di parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.

LICHERI (R.C.). Chiedo dieci minuti di sospensione per consentire ai colleghi di arrivare in aula.

PRESIDENTE. Se non vi sono opposizioni, la richiesta è accolta. I lavori del Consiglio riprenderanno alle ore 9 e 45. La seduta è sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 9 e 38, viene ripresa alle ore 9 e 48.)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale del disegno di legge numero 149/A. Ha facoltà di parlare il consigliere Pirisi, relatore.

PIRISI (D.S.), relatore. Signor Presidente, solo poche parole per illustrare questo testo di legge che è stato esitato all'unanimità dalla quarta Commissione.

Il disegno di legge numero 149 è stato presentato dalla Giunta per integrare la composizione dell'Autorità d'ambito in seguito all'istituzione delle nuove province. Il titolo infatti recita: "Integrazioni alla legge regionale 17 ottobre 1997, n. 29, sull'istituzione del servizio idrico integrato, in attuazione della Legge 5 gennaio 1994, n. 36". Il testo della Commissione si compone di due articoli, mentre il dispositivo della Giunta consisteva di un articolo soltanto.

In sostanza, i componenti dell'Autorità d'ambito sono attualmente quaranta, e noi abbiamo semplicemente preso atto di quella che era una volontà già espressa dal legislatore nel 1997, quando nella relazione di accompagnamento alla legge numero 29 diceva che le province allora erano quattro, ma si pensava anche a quelle future. Quindi oggi non facciamo altro che integrare la composizione dell'Autorità d'ambito, portando da quaranta a quarantaquattro il numero complessivo dei suoi componenti, tenendo conto che i presidenti delle province sono oggi otto e non più quattro.

Quindi, Presidente, è un testo di legge che è stato esitato all'unanimità dalla Commissione, ritengo che non ci siano particolari problemi e mi fermerei qui, proprio perché non ritengo di dover aggiungere altre parole.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà. Ricordo che chi intende iscriversi a parlare nella discussione generale lo deve fare durante l'intervento dell'onorevole Diana.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, questo disegno di legge di fatto viene svilito nel suo ruolo quando lo si identifica come un "semplice" disegno di legge, perché semplice non è assolutamente.

Con questo testo di legge fondamentalmente si cerca o si tenta - forse si tenta più che si cerca -, modificando una norma della legge 29/97, di sradicare quello che è l'attuale organigramma dell'Autorità d'ambito. Ora, forse bisogna fare un po' di storia sulla ripartizione che fu a suo tempo stabilita, perché non dimentichiamoci che si è arrivati all'Autorità d'ambito così com'è composta a seguito di numerosissime interlocuzioni e discorsi che coinvolsero tutto il territorio regionale. Voglio ricordare ai colleghi che ci fu una grandissima discussione sull'Autorità d'ambito ed emersero più posizioni circa il fatto che probabilmente sarebbe stato molto più opportuno che non ci fosse solo un ambito territoriale ottimale, ma che ce ne fossero più d'uno; qualcuno ipotizzò di identificarli con gli ambiti idrografici oppure con quelli provinciali, e comunque si ipotizzava una conformazione diversa da quella che poi la Regione Sardegna stabilì, optando per un unico ambito territoriale ottimale.

Ora, nel modificare questa legge, credo che balzi subito agli occhi che potrebbe non esserci nessuna opposizione quando si chiede che i Presidenti delle otto province facciano parte dell'Autorità d'ambito, e fin qui ancora ancora. Ma nel momento in cui si attribuisce alle province, che per quanto mi riguarda potevano anche non avere un ruolo pari a quello dei sindaci (non dimentichiamo infatti che i sindaci sono stati eletti nell'Autorità d'ambito, essendo un consorzio obbligatorio, mentre i presidenti delle province ne fanno parte di diritto), la stessa rappresentatività dei comuni e quindi il diritto dei rappresentanti delle province di esprimersi con un voto pari a quello dei rappresentanti dei comuni, si sta attuando una modifica che in questo momento non è assolutamente legittima. Se questa norma entrasse in vigore dalla prossima legislatura, quando ci saranno le elezioni per l'Autorità d'ambito, non avrei niente in contrario, ma anche su questo si potrebbero identificare delle questioni che non sono esattamente quelle che noi auspichiamo, nel senso che, trattandosi di un consorzio obbligatorio, l'Autorità d'ambito fa capo fondamentalmente ai comuni, e già la presenza delle province potrebbe apparire come una interferenza. Forse bisognava pensarci a suo tempo, considerando che le province per certi versi sono enti di controllo. Non dimentichiamoci che nel momento in cui il servizio idrico integrato sarà completamente attivato le province eserciteranno un ruolo di controllo su una parte di questo servizio, soprattutto quella che riguarda la depurazione.

Per cui oggi appare abbastanza strana una proposta di questo genere, convinti come siamo che si cerchi di orientare politicamente e in maniera difforme quello che è il responso di una libera competizione elettorale che si è svolta tra i comuni. A noi pare quanto meno strano che si voglia andare in questa direzione, perché si aumenta il numero dei componenti dell'assemblea da 40 a 44. Il tutto nacque a suo tempo: 36 rappresentanti dei comuni più 4 delle province, per arrivare a 40, e non è che oggi all'improvviso modifichiamo in 36 più 8 come se non cambiasse assolutamente niente. E no, cambiano i rapporti di rappresentatività tra gli enti, e quindi tra i sindaci, che sono espressione diretta di una competizione elettorale, e gli otto rappresentanti delle province, che invece ne fanno parte di diritto.

Vi invito quindi a valutare con maggiore attenzione questo problema, perché credo che modificare un responso elettorale con un artifizio di questo genere non sia assolutamente corretto. Infatti stiamo infilando nell'Autorità d'ambito quattro persone, per quanto presidenti di provincia, in una maniera che, secondo me, ne modifica l'impalcatura complessiva. Io sono certamente contrario a questo tipo di impostazione. Non so se il Consiglio abbia fatto una valutazione che corrisponde alle mie perplessità ma non ne voglia tener conto, e quindi vuole che avvenga questo, oppure se abbia da dire la sua ed eventualmente in una seconda fase si potrà prevedere una modifica alla luce del fatto che le province non sono più quattro ma otto. Bisognerà però modificare tutta l'impalcatura e aumentare anche il numero dei sindaci, perché i comuni mantengano la loro rappresentatività rispetto alle otto province.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uggias. Ne ha facoltà.

UGGIAS (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, io ritengo di poter esprimere una valutazione positiva sul disegno di legge che è oggi all'attenzione dell'Aula, per quanto ha detto il collega Pirisi, ma soprattutto perché esso rappresenta, all'indomani dell'istituzione delle nuove province, un segnale di innovamento della linea dell'amministrazione regionale, e soprattutto del Consiglio regionale, nel considerare l'esistenza di nuovi enti e la necessità di creare per loro degli spazi di partecipazione. Questo rappresenta per il Consiglio regionale la nuova architettura intorno alla quale costruire tutti i futuri passaggi relativi alla partecipazione, alla dotazione di personale e mezzi, in generale all'attenzione verso i nuovi enti nel loro insieme, che vedono trasformata una struttura che da quattro storiche province è passata a otto; otto enti che, per la maggior parte, mi riferisco soprattutto ai quattro nuovi, sono ancora da costruire.

Io non so se, come ha detto il collega Diana, ci possa essere un effetto sugli equilibri che si sono creati nel governo dell'Autorità d'ambito, certo è che si tratta di una regola fissa che non può essere vista come una forzatura di un momento, una forzatura contingente, essendo un elemento che, nel futuro, costituirà un riferimento costante; chiunque sia il rappresentante della provincia, perché non è detto che debba esserlo il presidente, sarà un riferimento fisso, a prescindere dalla maggioranza che governa l'Autorità d'ambito o le stesse province. E' una regola che vale oggi e che varrà domani, dopodomani e sempre. Ecco perché non può essere vista in termini strumentali questa impostazione che, superando questo aspetto, lascia invece aperto tutto un discorso di prospettiva.

Con questo intervento, voglio anche segnalare una situazione alquanto paradossale che si sta creando proprio nella costituzione delle nuove amministrazioni, i cui organi oggi sono quasi completamente nominati e nell'esercizio delle loro funzioni, ma purtroppo ancora non si procede all'attuazione della parte amministrativa relativa alla gestione delle risorse.

Io credo che a questo proposito la Giunta dovrebbe fare una riflessione e rilevare tutti gli aspetti positivi o negativi che l'istituzione delle nuove province sta creando sulle attività amministrative. In sostanza, vi sono province i cui apparati amministrativi sono costituiti ma non possono esercitare la loro attività perché non viene assegnato personale e non vengono attribuite risorse. Se fosse un problema di una singola provincia potremmo dire che riguarda quel presidente di provincia, quella giunta o quel Consiglio provinciali; rappresentando, viceversa, un problema di tutte le nuove province non può che riguardare la Regione, cioè l'organismo che, avendo competenza in materia di enti locali, affari generali, ambiente, lavori pubblici e tutto ciò che attiene all'attività delle province, è chiamato necessariamente a intervenire. Ed è chiamata a farlo con urgenza, perché ci sono aspetti collegati a tutta una serie di competenze, mi riferisco soprattutto all'ambiente, che non possono certamente tollerare ritardi.

Faccio un esempio che riguarda l'ambiente, che ho citato come competenza esclusiva della Regione: oggi alle province è demandato il compito di rilasciare le autorizzazioni per quanto riguarda gli scarichi e le depurazioni. Ebbene, succede che le province storiche, che sono quelle strutturate con personale e competenze, vengano chiamate a rilasciare pareri su scarichi e depurazioni, ma non sono in condizioni - non che non vogliano - di rilasciare le relative autorizzazioni, perché riguardano un territorio su cui, dal punto di vista amministrativo, non hanno più competenza. Quindi i cittadini che attendono una risposta dall'ufficio a cui si sono rivolti fino a ieri, oggi si sentono rispondere: "Non siamo in condizioni di potervi dare una risposta perché non siete più nel nostro territorio". D'altro canto la nuova provincia non ha un ufficio, non ha uno sportello, non ha una competenza, per cui il presidente e la giunta dicono: "Non siamo in condizioni di poter rispondere alle vostre richieste". Allora, a fronte di questa situazione, che appare certamente paradossale, l'intervento della Giunta regionale è quanto mai indispensabile e indifferibile.

Ma c'è anche un altro intervento che va fatto, e in questo senso mi spiace che non sia presente l'Assessore degli enti locali, perché un ruolo di coordinamento può essere giocato proprio da quell'Assessorato, dato che le vecchie province o meglio le province storiche a tutt'oggi non hanno trasferito risorse, non hanno trasferito personale, non hanno trasferito il patrimonio che avrebbero dovuto trasferire, e, paradossalmente, tutte quelle risorse e quel personale si stanno concentrando su un territorio di dimensione più limitata rispetto all'ambito territoriale di un anno fa. Cioè c'è una concentrazione di risorse su un territorio limitato a discapito di un altro territorio che è completamente sguarnito.

E allora, i riferimenti che ho fatto relativamente alla nuova situazione nella quale le province si stanno trovando credo che ci debbano indurre a procedere sulla strada tracciata da questo provvedimento di legge, sul quale fin d'ora manifesto il mio parere favorevole, senza necessità di dover successivamente intervenire, che richiama tutti noi a una riflessione sulla nuova architettura amministrativa su cui va impostata l'attività delle province e alla quale, però, occorre certamente prestare maggiore attenzione di quella che fino a oggi è stata prestata.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Signor Presidente, potrà sembrare una banalità, ma sono certo che tutti i colleghi converranno con me che la questione dell'acqua è un problema serio e, come tale, deve essere affrontato con senso di responsabilità e di equilibrio.

Con il disegno di legge oggi in discussione speriamo di dare finalmente il via a una serie di modifiche quanto mai necessarie alla legge regionale numero 29 del 1997. Il disegno di legge numero 149/A, che stiamo esaminando, è infatti un provvedimento necessario per coniugare due diverse esigenze: dotare l'Autorità d'ambito di un'assemblea che sia effettivamente rappresentativa della Sardegna, consentendo l'ingresso dei rappresentanti delle province di nuova istituzione, e conferire a queste province pari dignità rispetto alle province storiche.

La Regione Sardegna nel recepire la legge Galli ha di fatto commesso tre gravi errori che, come vedremo nel prosieguo del mio intervento, necessitano di repentine e adeguate rettifiche. Ma, per inquadrare correttamente questo disegno di legge, votato tra l'altro all'unanimità in Commissione, è necessario partire dalle disposizioni legislative che regolano la materia delle risorse idriche. La riforma italiana nel campo dei servizi idrici è stata attuata con la legge numero 36 del 1994, la cosiddetta legge Galli, che ha definito i criteri e le modalità per la tutela e la gestione delle acque. La legge Galli rappresenta la prima normativa in materia di acqua che, almeno a livello programmatico, si propone di dare una visione globale di questa risorsa. In realtà, il capitolo introduttivo della riforma politica dell'acqua, in Italia, era stato il disposto normativo numero 183 del 1989 sulla difesa del suolo, una legge a cui si riconosce un carattere di decisiva rottura con il tradizionale approccio legislativo ai problemi delle acque e del suolo. Tale legge, infatti, ha posto alcuni principi base, delineato il quadro organizzativo, individuato nel bacino idrografico l'ambito territoriale di riferimento, ha istituito le autorità di bacino e introdotto il piano di bacino come strumento pianificatorio destinato a sostituirsi ai diversi piani settoriali esistenti.

Con la legge Galli si è inteso, però, eliminare alcune lacune lasciate proprio dalla legge 183, riorganizzando in maniera del tutto innovativa la materia della gestione dei servizi idrici. Tale legge getta infatti le basi per il passaggio da un sistema frazionato delle gestioni a un più organico sistema imprenditoriale, attraverso la costituzione degli ATO, i cosiddetti ambiti territoriali ottimali, attraverso l'integrazione territoriale per mezzo dell'integrazione funzionale delle diverse attività del ciclo. L'avvocato Galli aveva individuato come modelli da seguire quelli attuati da altre realtà europee, come la Francia, l'Inghilterra e la Germania. In questi paesi l'organizzazione dei sistemi idrici consentiva di raggiungere due importanti risultati, nello stesso tempo: efficienza e redditività. Era in grado cioè di offrire un servizio di qualità ai cittadini, con le tutele e le garanzie proprie di un servizio pubblico, e offriva inoltre un incentivo di guadagno alle imprese private che entravano a farne parte, creando tra l'altro consistenti opportunità lavorative.

C'è da rilevare che questi paesi sono riusciti a creare un sistema efficiente e a indicare, se vogliamo, una strada agli altri paesi europei, nonostante si tratti di realtà dove la risorsa idrica è abbondante e non sono perennemente alle prese con problemi di scarsità di acqua. In Germania, dove c'è una grande disponibilità della risorsa idrica, pari quasi a sette volte quella italiana, l'acqua viene resa potabile e venduta all'utente a un congruo prezzo in relazione ai costi di esercizio. L'organizzazione del servizio ha un grado di efficienza tale che i lavoratori e i lavori di manutenzione non si fanno solo in presenza di emergenze, ma secondo un calendario ben stabilito, in base al quale vengono anche calcolati gli ammortamenti della rete di distribuzione. In questi paesi la risorsa idrica e gli investimenti in infrastrutture sono stati ottimizzati non per far fronte alle emergenze, ma perché ormai è un dato acquisito che l'acqua sia uno dei beni comuni dell'umanità presente e futura.

Noi, che probabilmente abbiamo investito maggiori risorse ottenendo in cambio risultati insoddisfacenti, nonostante molto in questi anni sia cambiato, abbiamo tanto da imparare da queste realtà. In Italia e in Sardegna in particolare siamo in presenza di una rete colabrodo e seppure in larga parte si sia provveduto alla sua sistemazione, dopo la nomina dei sindaci a subcommissari, a tutt'oggi però solo il 25 per cento dei comuni dell'Isola è dotato di reti con efficienza superiore all'80 per cento.

Inoltre appare ormai indispensabile intervenire sugli impianti di potabilizzazione, al fine di renderli compatibili non solo con le nuove normative, ma anche con le esigenze delle famiglie che oggi spendono mediamente dai 4 ai 5 euro al giorno per l'acquisto di acqua potabile in bottiglia. La legge 36/94, la legge Galli, che ha recepito buona parte dei principi elaborati in sedi europee, ha perseguito un duplice obiettivo: da un lato ha introdotto delle regole che impongono una riorganizzazione del sistema idrico italiano, che si trovava in una situazione di caos totale, con migliaia di soggetti (8 mila tra enti e imprese) che, a vario titolo, erano coinvolti nella gestione; dall'altro ha creato intorno al bene acqua quello che potremmo definire il momento economico, cioè l'interesse economico a gestire un servizio che creasse anche redditività. Così come succede per la telefonia e per l'energia elettrica si è creata l'opportunità di fornire un servizio sempre più selezionato e orientato al cittadino cliente. La concezione del cittadino come consumatore o come cliente è divenuta centrale nella riorganizzazione dei servizi idrici, in termini sia di efficacia sia di efficienza economica. E' giusto che la risorsa acqua venga ancora considerata come un bene primario, ma occorre fornire sempre più un servizio di qualità e quindi un servizio soggetto alla giusta contribuenza, in relazione non soltanto all'uso a cui si riferisce, ma in relazione alla capacità contributiva degli utenti.

Il valore crescente dell'acqua, le preoccupazioni sulla qualità e la quantità degli approvvigionamenti, oltre alle diverse possibilità di accesso, stanno avvicinando l'acqua sempre più al petrolio, in quanto risorsa strategica. La sua rarità e il suo valore crescente porteranno, quindi, a delle politiche dell'acqua volte ad attribuire a quest'ultima un'importanza e un ruolo di primo piano nello scacchiere mondiale. E' chiaro quindi che la principale fonte di vita dell'umanità si sta trasformando in una risorsa strategica; l'acqua non è semplice elemento naturale, ma fonte di sviluppo economico e sociale, e da sempre ha influenzato la struttura stessa del territorio e la vita dei suoi abitanti. Attorno alla questione dell'acqua si è sempre dibattuto, in sede sia mondiale sia europea, sulla necessità di fornire un quadro normativo chiaro che regolamentasse l'uso della risorsa e la sua distribuzione e definisse le linee strategiche operative per l'amministrazione e la gestione del governo delle acque.

La situazione sarda, in particolare, con la legge regionale numero 29, che recepisce la Galli, individua in Sardegna un unico ambito territoriale ottimale. Questo rappresentava se vogliamo il primo errore che il legislatore regionale ha commesso, contravvenendo di fatto a quanto previsto dall'articolo 8 della 36 e anche all'orientamento generale nazionale che vede gli ATO coincidenti con il territorio delle province o comunque rispettosi dei bacini idrografici esistenti.

La Sardegna, insieme alla Puglia, al Molise, alla Basilicata e alla Val d'Aosta, che tra l'altro fa storia a sé, sono le uniche regioni ad avere stabilito un unico ATO coincidente con l'intero territorio regionale. Sicuramente questi non possono essere per noi modelli di riferimento; altre realtà, come ad esempio la Lombardia, il Veneto, l'Emilia Romagna, la stessa Toscana, sistemi economici da imitare in quanto sinonimo di qualità e di efficienza, hanno suddiviso in maniera più omogenea il loro territorio. Un unico ambito territoriale ottimale, dove confluiscono diverse realtà provinciali e comunali, con specifiche problematiche, ma soprattutto con una pluralità di esigenze, non può essere esaustivo di peculiarità regionali come quella sarda. Solo, infatti, i comuni facenti parte di uno specifico ambito omogeneo conoscono le necessità e le risorse del proprio territorio e quindi sono i soggetti più adatti per la predisposizione di programmi e opere necessarie alla realizzazione di un corretto sistema idrico integrato, che parta dalla captazione della risorsa sino al trattamento delle acque reflue. Il disegno di legge che stiamo discutendo oggi è volto perlomeno a consentire e a favorire l'ampia partecipazione degli enti locali nella gestione di un bene primario come la risorsa idrica, garantendo nel contempo la rappresentanza istituzionale e quella elettiva.

Un secondo errore in merito a una corretta politica della gestione delle acque la Sardegna l'ha commesso nel recepimento della norma nazionale, che prevedeva l'istituzione dell'Autorità di bacino, che ha il compito di gestire le grandi captazioni, il risanamento e la tutela delle acque, la difesa del suolo e di tutti gli aspetti ambientali connessi. Nel caso specifico si è provveduto in primis alla definizione dell'unico ambito territoriale ottimale e solo successivamente alla definizione di quella che è l'Autorità di bacino.

Il terzo errore strategico, se vogliamo, è consequenziale ai precedenti ed è determinato dal fatto che importanti gruppi di potere economico e politico, con componenti talvolta trasversali, invece di occuparsi del problema acqua e della sua gestione hanno visto la nascita di nuovi centri di potere, preoccupandosi da subito di accaparrarseli per puntare al controllo delle risorse al fine di gestire o filtrare tutti gli interventi.

Il governo delle acque così condotto è frutto di una strategia politica tesa ad accentrare nelle mani di pochi il potere, il controllo e la gestione delle acque. In tale senso dobbiamo riconoscere che l'onorevole Pili, in qualità di Presidente della Regione, ha rotto questi schemi, questi vecchi equilibri, e, sfruttando pienamente le prerogative che gli erano attribuite dal ruolo di commissario straordinario per l'emergenza idrica, è riuscito, seppure con grandissime difficoltà, a far partire l'Autorità d'ambito e la gestione del servizio idrico integrato, che ha di fatto portato un cambiamento radicale nella logica dell'organizzazione del sistema di approvvigionamento, distribuzione e commercializzazione dell'acqua.

Il disegno di legge che stiamo discutendo oggi può apparire un adempimento minore rispetto alla complessità delle procedure che in questi anni la Regione ha avviato nel rispetto delle indicazioni della legge Galli, ma l'autorità d'ambito, come soggetto pubblico, ha un importante ruolo di controllo sulla gestione dell'acqua e deve essere espressione della Sardegna e, al suo interno, tutte le comunità devono avere un'adeguata rappresentanza.

Andando oltre le modifiche introdotte da questo disegno di legge occorre rivedere il governo delle acque, nel preciso rispetto dei dettami imposti dalla Galli, ovvero una suddivisione in ambiti ottimali omogenei, rispettosi dei limiti idrografici, morfologici e politico-amministrativi; ambiti territoriali omogenei imposti su modelli gestionali diversi. Mi spiego meglio: il Sulcis non può avere lo stesso modello di gestione della Gallura, vuoi per la diversità delle attività commerciali e industriali, vuoi per la presenza di un'agricoltura diversa, vuoi per la presenza dell'utenza turistica, nonché per una differente disponibilità di risorse.

Alla luce di quanto appena esposto si può ben comprendere l'importanza delle province e degli enti locali nel garantire alle loro comunità una delimitazione degli ambiti nel rispetto delle proprie conoscenze e dei propri territori che di fatto già amministrano. Occorre che la delimitazione degli ambiti territoriali ottimali avvenga sulla base dei parametri fisici, demografici, tecnici ed economici, nonché, se è possibile, anche sulla base delle reali ripartizioni politico-amministrative.

Era indubbiamente necessario dare vita a una riforma seria e soprattutto chiara, che razionalizzasse il sistema di gestione del servizio idrico integrato e che riducesse la frammentazione delle gestioni per approdare all'individuazione di un unico gestore per ogni ambito territoriale ottimale. Così com'è sicuramente doveroso ricercare, oggi, una maggiore efficienza, una maggiore efficacia e un'economicità basata sull'eliminazione degli sprechi, degli investimenti poco oculati e degli alti costi di gestione spesso dovuti a incapacità manageriali, poiché i dirigenti venivano scelti per indicazione politica e non per capacità manifestata.

Se vogliamo risolvere veramente il problema dell'emergenza idrica, della corretta distribuzione e gestione della risorsa, dobbiamo quindi accelerare i tempi e definire al più presto i ruoli e i compiti dei diversi soggetti interessati. Il ritardo che si sta registrando nell'attuazione del sistema idrico integrato in tutti gli aspetti previsti dalla normativa di riferimento rischia di ripercuotersi sui diversi settori strategici della nostra regione, settori per i quali l'acqua è una risorsa fondamentale. La lunga elaborazione del piano di bacino di fatto sta bloccando la possibilità di esercitare pienamente le funzioni, le competenze e le attività di controllo individuate dalla normativa, impedendo l'ottimizzazione delle risorse idriche e un miglioramento degli utilizzi per gli usi plurimi. Non si devono più confondere, Assessore, le competenze tra l'Autorità di bacino e l'amministrazione regionale cui attualmente fa capo, tra l'altro, l'Autorità di bacino. E' necessario ed è urgente, quindi, inserire la politica dell'acqua ai primi posti dell'agenda politica di questo Consiglio. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Io non sprecherò tutti i venti minuti previsti per l'intervento, anche perché, guardando il dottor Pirina, mi sono ricordato una nostra visita negli Stati Uniti, quando le Commissioni erano più operative rispetto a oggi in cose molto più interessanti. In quella circostanza, a un collega, l'onorevole Saba, che parlava, parlava e parlava, gli americani spiegarono che si formula una domanda in due minuti, massimo tre, e si risponde in trenta secondi. Per cui, se avevo qualche dubbio, ultimamente non mi sono rapportato e non sono stato presente in Commissione per molteplici impegni per il Regolamento, ma me ne farò carico la prossima settimana per accelerare al massimo i tempi ed evitare lungaggini come quella di ieri - probabilmente qualche tentativo c'è stato anche oggi - che praticamente sono infruttuose.

Io quindi sono intervenuto per dire che non mi interessano - e non sto facendo una critica a nessuno - il valore dell'acqua, il ruolo e le funzioni dell'Autorità d'ambito, le scelte che si fanno, perché, di fatto, questo modesto disegno di legge ha una funzione diversa: dobbiamo parlare oggi della composizione dell'Autorità d'ambito, della proposta di inserimento dei rappresentanti delle nuove province per assicurare anche a questi enti piena rappresentatività. A questo riguardo, in pochi minuti, dico che abbiamo commesso degli errori. Qui non devo parlare del problema specifico, ci saranno altri momenti in cui farlo, così come ci sono stati quando è stata costituita l'Autorità d'ambito, ce ne saranno altri in sede di Commissione e così via.

Io credo che noi, nell'istituire frettolosamente le nuove province, abbiamo commesso degli errori, perché obiettivamente c'è una grande impreparazione, le province funzionano male e la Regione non ha svolto un ruolo di coordinamento, e spiego il perché. Potrei dire anch'io, com'è stato detto ieri, ma vorrei evitarlo: se c'è un progetto si vince. Questa accelerazione sulla presenza delle nuove province all'interno dell'Autorità d'ambito in effetti da che cosa nasce? Nasce dal tentativo di scardinare un sistema e modificarne gli assetti interni. Posso pensarlo, come ieri pensavate voi che ci fosse una strumentalizzazione al riguardo. La verità è che con il progetto si vince mentre il potere divide. Se in talune circostanze, a distanza di due mesi, non si riesce a trovare un accordo sugli assetti interni, evidentemente il potere divide.

Io credo che si stiano commettendo parecchie illegittimità nelle istituende province, utilizzando personale e strutture, magari dei comuni, il che non può essere fatto con superficialità. Una donna, facente parte del volontariato, un giorno, in televisione, disse di essersi recata con la macchina del comune, che il sindaco le aveva messo a disposizione, alla riunione di un fantomatico personaggio. Voi sapete bene che questo è un reato! Cioè mettere a disposizione di un privato la macchina di una struttura pubblica è reato, così come non si possono utilizzare le strutture, il personale, la carta, e così via, per attivare quelle procedure che le istituende nuove province non sono in grado di attivare. La Regione è stata distratta in questo. Per esempio gli statuti - questo lo dico all'Assessore competente, perché credo che vada chiarito - devono essere uguali, non si può consentire che in una provincia chi si è presentato alle elezioni con uno simbolo di fatto possa da solo costituire gruppo e nella Provincia del Medio Campidano questo non sia possibile perché lo statuto è diverso. Sono molto diversi anche i funzionari che scrivono gli statuti, ma il criterio deve essere univoco e questa disparità va corretta. Anche per le comunità montane una volta succedeva qualcosa di simile: due comunità montane del nord Sardegna prevedevano che i comuni con un certo numero di abitanti fossero rappresentati dal sindaco più cinque consiglieri, mentre in Gallura nella stessa situazione era previsto il sindaco più quattro consiglieri, e in altre parti ancora il sindaco più tre consiglieri, il che era anche più giusto. Dovetti personalmente fare un articolo unico interpretativo per correggere una disfunzione che si era creata.

Credo che ci sia obiettivamente una difficoltà. Per esempio, in questi giorni si stanno facendo delle nomine, e cosa succede? Chi è colui il quale deve farle, perché c'è una sorta di mezzadria? Nel caso specifico, in un ente, due nomine le propone una provincia, una la Provincia di Cagliari. Cioè tutte queste cose vanno articolate bene, perché non è un mercato delle vacche, non si tratta dell'interpretazione del singolo. Per esempio, esiste una realtà sulla quale credo ci siano dei problemi, mi rivolgo a lei, assessore Mannoni, che è molto attento e competente, peraltro, ed è annoverato, insieme a chi le sta a fianco, l'ho detto nell'intervento di avantieri, tra i bravi, poi ci sono gli inadeguati. Mi riferisco al problema di Buggerru, a cui ha accennato anche il collega Calledda: chi si deve interessare di questo problema? Collega Calledda, chi si deve interessare del problema di Buggerru? Se non riescono a risolvere il problema in parte la Provincia di Cagliari e in parte la Provincia del Sulcis, alla fine non si fa niente, si è bruciata una stagione, abbiamo isolato una comunità, ma i fondi li ha messi la Regione. Ecco, troviamo uno strumento per risolverlo.

(Interruzione del consigliere Calledda)

OPPI (U.D.C.). Non ho capito, ho detto che tu ti sei interessato di questo problema, perché è un problema grave. Sto dicendo che non si sa chi debba risolvere questo problema e te ne stai interessando tu per evitare che una comunità di fatto resti isolata. Forse questa carenza determina che la Regione, che poi ha messo le risorse finanziarie, si faccia carico di un intervento urgente, magari raccordando due presunti assessori provinciali di Cagliari, del Sulcis e così via, che non hanno strumenti, non hanno mezzi, forse non hanno organi tecnici e probabilmente non hanno neanche una competenza specifica - che in tre giorni nessuno si può inventare -, però bisogna risolvere questo problema.

Allora, per quanto mi concerne, a parte il fatto che non comprendo la celerità con cui è stato presentato questo disegno, credo che nel momento contingente qualcuno abbia ritenuto che fosse opportuna la presenza di tutti all'interno dell'Autorità d'ambito: "Dal momento che noi abbiamo vinto le elezioni è giusto che ci sia la nostra rappresentanza e possa determinare forse anche qualche cambiamento". Ma al di là della forma, che poi è anche sostanza, perché è giusta la posizione di chi oggi ha vinto le elezioni nelle province, e voglia un'accelerazione, siccome esistono una maggioranza e una minoranza, il tempo tecnico per esaminare questa modifica deve essere il più rapido possibile, per quanto mi concerne, e cioè più veloce del vento. Abbiamo impedito che il collega Cugini, che aveva un impegno ed è ripartito, venisse qui, volevamo concludere ieri sera, c'era la volontà politica di farlo in pochissimo tempo, ecco non sprechiamo anche la giornata odierna in elucubrazioni e torniamo al sistema, forse americano, dei tempi brevi - per questo mi rivolgo alla Presidenza - che consente di parlare dell'argomento specifico e non di tutto lo scibile umano! Forse parlare d'altro darà un'immagine esterna, forse qualcuno potrà vantare la marchetta, però di fatto tutto ciò non produce risultati positivi. Il lavoro del consigliere è quello di essere qui dal lunedì al venerdì per lavorare nelle Commissioni e in Aula e fare provvedimenti seri.

Comunque, per quanto mi concerne, ho voluto anticipare che farò di tutto perché il Regolamento interno venga modificato nei tempi più rapidi possibili.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sabatini. Ne ha facoltà.

SABATINI (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, sarò davvero breve e, condividendo quanto detto dal collega Oppi, mi atterrò all'oggetto delle questioni che stiamo dibattendo questa mattina.

Ho sentito chi mi ha preceduto portare nel dibattito argomentazioni di tipo politico sulla necessità di rappresentare giustamente le province nell'Autorità d'ambito, questo nuovo organo istituito con la legge regionale numero 29. Sono argomentazioni che condivido, così come condivido, ed è comprensibile, la considerazione che le nuove province abbiamo difficoltà ad avviare il loro percorso amministrativo. Questo è logico, è chiaro a tutti che le otto province esistono, si sono costituite, sono state elette legittimamente dalle popolazioni e quindi vanno giustamente rappresentate in questo organo.

Ora, il disegno di legge numero 149 deriva solo ed esclusivamente dall'applicazione dell'articolo 10 della legge numero 29, che dice in modo molto chiaro che fa parte dell'assemblea un rappresentante designato da ciascuna provincia. Su questo principio la Commissione ha accolto la proposta della Giunta e velocemente ha esitato un testo di legge, composto da soli due articoli, che prevede l'applicazione di quell'articolo, dando così la possibilità a tutte le otto province di essere rappresentate nell'Autorità d'ambito. Questa è la questione, poi si possono fare dieci, cento, mille considerazioni, ma questa leggina è l'applicazione di una norma che già esisteva, che si vuole recepire col disegno di legge oggi in discussione che deve essere velocemente approvato dal Consiglio.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dei lavori pubblici.

MANNONI, Assessore tecnico dei lavori pubblici. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, la proposta della Giunta, come già è emerso nella discussione - l'ha detto chiaramente il Presidente della Commissione - è stata quella di aggiornare, sul piano istituzionale, le rappresentanze delle province in seno all'Autorità d'ambito. Per una pura combinazione di tempi, questo disegno di legge è in discussione oggi, un giorno dopo l'approvazione del disegno di legge numero 114 sul passaggio del personale dell'ESAF all'ESAF S.p.A., ovvero dei dipendenti degli enti locali al gestore unico.

Quello discusso avantieri è un disegno di legge importante, mi piace richiamarlo, perché entra con molta determinazione nel grande processo di riforma che è stato avviato già nella scorsa legislatura, che questa Giunta ha preso in mano pienamente sin dal suo insediamento, consentendo alla Giunta stessa, al sistema degli enti locali in Sardegna e all'Autorità d'ambito di pervenire, lo scorso dicembre, a un importante risultato: quello dell'affidamento del servizio idrico integrato al gestore unico. Ricordo che questo affidamento ha consentito alla Sardegna di salvare 1.000 miliardi, lo vado ripetendo in tutti i posti e in ogni mia dichiarazione. La Sicilia, in questo momento, è a grave rischio di perdita di fondi, qualche altra regione è ancora in ritardo. E' stato un processo difficile che ha determinato in taluni casi anche evidenti conflitti con l'Autorità d'ambito, ricomposti, ripeto, a dicembre, con l'affidamento del servizio idrico integrato al gestore unico.

L'approvazione del disegno di legge numero 114 sul trasferimento del personale è un pezzo della grande riforma. La grande riforma continua, non è facile, non è semplice, è stato già difficile costituire l'ESAF S.p.A., capitalizzarlo e renderlo vivo. Durante questi mesi, nelle forti discussioni che vi sono state con i sindacati sono emerse, a tinte fosche, situazioni catastrofiche di un ESAF che sarebbe societariamente crollato. Ci siamo impegnati, quotidianamente, a tener vivo questo ESAF nuovo, che oggi finalmente verrà capitalizzato con il conferimento sia del patrimonio dell'ESAF ente sia dei diritti d'uso dei beni della Regione. E' un conferimento di patrimonio e di capitale importante che copre - devo sottolinearlo con molta fermezza - tutti i comuni della Sardegna, che hanno sottoscritto solo in minima parte le azioni nominali dell'ESAF S.p.A., dalle perdite che questo ente inevitabilmente sopporta oggi, come tutti gli enti di gestione in fase di avvio, dovendo sostenere costi iniziali più alti dei ricavi. C'è quindi una forbice nel sistema, in cui i costi devono scendere e i ricavi devono salire con incrementi tariffari progressivi. Il raggiungimento di quell'equilibrio consentirà ai comuni di partecipare a questo nuovo soggetto, che andrà a unificarsi entro l'anno, senza subire le perdite che i comuni stessi avevano paventato.

E' quindi una riforma che nasce da un grande lavoro e anche da una grande concertazione con il sistema locale. Abbiamo fatto varie assemblee dell'ESAF S.p.A. a Tramatza e a Cagliari, in cui i comuni hanno potuto esprimere le loro posizioni e sono intervenuti i sindacati dei lavoratori. E' stato un lavoro duro e costante che ha, come voi sapete, compreso anche gli appalti esterni per salvaguardare i posti di lavoro. Abbiamo lavorato in modo tale che la riforma non mettesse sul lastrico nessuno, che nessuna famiglia perdesse il posto di lavoro. Su questo abbiamo avuto un impegno costante, un confronto direi quasi quotidiano con i lavoratori. Io ho finito per avere rapporti quasi personali (hanno il mio numero di telefono) e sono diventato, anche involontariamente, un riferimento per questi lavoratori.

Il disegno di legge che è oggi all'ordine del giorno di quest'Aula è anch'esso un pezzo della grande riforma, perché la grande riforma si basa su due centri bilanciati fondamentali, due centri istituzionali: il gestore, colui che gestisce, e il regolatore, colui che affida e controlla. Il regolatore, oggi, lo sapete, è l'Autorità d'ambito, ambito unico regionale, così come il legislatore del 1997 volle. Allora ci fu un dibattito, la stessa legge del '97 prevedeva la possibilità di fare altri ambiti, però fu fatta la scelta dell'ambito unico ottimale.

Sul piano delle rappresentanze istituzionali delle comunità locali, l'Autorità d'ambito è un consorzio obbligatorio, bisogna ricordarlo, in cui confluiscono gli enti locali e le province. Ricorderò che la legge Galli mette le province e i comuni sullo stesso piano, in quanto dice che i comuni e le province organizzano il servizio integrato nel loro ambito territoriale. La Sardegna ripete la stessa norma nella legge 29/97, in quanto dice che i comuni e le province organizzano il servizio idrico integrato nell'ambito di loro competenza, quindi le province hanno un riconoscimento pieno, totale della loro presenza nel consorzio obbligatorio.

Questo consorzio obbligatorio ha una rappresentanza diversificata: per quanto riguarda i comuni, come voi sapete, ha una rappresentanza non diretta, ma mediata. Tutti sappiamo che in un consorzio obbligatorio ciascun comune vota per il peso che in quel consorzio esso ha. In questa fase, in questo organismo regionale, le rappresentanze sono state mediate con elezioni intermedie: 36 rappresentanti sono stati dedicati ai comuni, 4 alle province. Perché? Perché le province nel '97 erano quattro, si è creato quindi un organismo di 40 unità a voto capitario pieno, cioè ogni rappresentante seduto in assemblea consortile dell'Autorità d'ambito ha diritto a un voto.

Ora, la volontà del legislatore, evidentemente, così come espressa anche nei lavori preparatori, di cui abbiamo detto, e che l'onorevole Pirisi prima ha citato, era quella di costituire un'assemblea di 36 componenti più 1 rappresentante per ogni provincia, attuale e futura. Quindi diciamo che c'era già, nei giorni precedenti l'approvazione della legge 29, la volontà, espressa proprio in sede di discussione consiliare, di aprire la rappresentanza anche alle nuove province. Così è stato, oggi abbiamo otto province e riteniamo che ciascuno degli otto rappresentanti designati dalle province debba avere nell'assemblea dell'Autorità d'ambito lo stesso peso che avevano i rappresentanti delle precedenti province, cioè un voto capitario per ogni rappresentante. Troverei francamente poco logico, anzi poco giustificabile sul piano delle rappresentanze democratiche, che la Provincia di Cagliari, che fino all'altro giorno aveva diritto a una quota di rappresentatività pari all'unità, cioè a un voto, da domani dovesse diritto a una quota pari al 50 per cento, così come sarebbe francamente incoerente che il rappresentante della Provincia di Oristano, che aveva diritto a un voto quando l'onorevole Diana era dentro l'assemblea dell'Autorità d'ambito, oggi avesse diritto alla metà.

Si tratta, in sostanza, di un adeguamento tecnico ma, mi si consenta, anche di un adeguamento politico e di un riconoscimento delle rappresentanze democratiche delle comunità, nelle quali le province si collocano a pieno titolo.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri PISANO, VARGIU, RASSU, LOMBARDO, CONTU, DIANA, LICANDRO, LA SPISA.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCAREDDU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CAPELLI - CASSANO - CERINA - CHERCHI Oscar - COCCO - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - DIANA - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LA SPISA - LADU - LAI - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - MORO - MURGIONI - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - RASSU - SABATINI - SALIS - SANCIU - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Matteo - SANNA Simonetta - SANNA Paolo Terzo - SCARPA - UGGIAS - URAS - VARGIU.

Si è astenuto il consigliere: PITTALIS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 61

Votanti 60

Astenuti 1

Maggioranza 31

Favorevoli 60

(Il Consiglio approva)

Passiamo all'esame dell'articolo 1, a cui sono stati presentati tre emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1 e dei relativi emendamenti:

Art. 1

Integrazioni alla

legge regionale n. 29 del 1997

1. Dopo il comma 3 dell'articolo 8 della legge regionale 17 ottobre 1997, n. 29, sono aggiunti i seguenti:

"3 bis. A decorrere dall'entrata in vigore della presente legge, a ciascuna delle province è riconosciuta, ai fini dell'esercizio delle rispettive prerogative nel consorzio obbligatorio denominato Autorità d'ambito, una quota di rappresentatività pari all'unità.

3 ter. E' data facoltà all'assemblea dell'Autorità d'ambito di modificare le quote di rappresentatività degli enti locali ai fini della loro contribuzione al fondo di dotazione."

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - ARTIZZU - LIORI - MORO - SANNA Matteo

Art. 1

Dopo il comma 1 è aggiunto il seguente comma:

"3 bis. A decorrere dall'entrata in vigore della presente legge, a ciascuna delle province è riconosciuta, ai fini dell'esercizio delle rispettive prerogative nel consorzio obbligatorio denominato Autorità d'Ambito, una quota di rappresentanza pari al 50%." (1)

EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - ARTIZZU - LIORI - MORO - SANNA Matteo

Art. 1

Il comma 3 ter è soppresso. (2)

EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - ARTIZZU - LIORI - MORO - SANNA Matteo

Art. 1

Il comma 3 bis è soppresso. (3).)

PRESIDENTE. L'emendamento numero 1, a firma Diana, Artizzu, d'accordo con i presentatori, è stato modificato: inizialmente si trattava di un emendamento aggiuntivo, poi è stato trasformato in sostituivo parziale.

Uno dei presentatori dell'emendamento numero 1 ha facoltà di illustrarlo.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, l'emendamento numero 1 di fatto è un emendamento modificativo, perché qualora venissero a cadere i commi 3 ter e 3 bis, così come previsto negli emendamenti numero 2 e 3, rimarrebbe intatto il testo della legge 29 e l'emendamento numero 1 non avrebbe senso in quanto andrebbe a integrare una norma vigente. Pertanto questo emendamento è da considerarsi modificativo.

Se c'era necessità di ulteriore chiarezza sulle mie considerazioni, credo che l'assessore Mannoni abbia definitivamente chiarito il problema, se problema è. Dice l'assessore Mannoni che deve essere data giusta rappresentatività al responso che è scaturito dalle elezioni provinciali. Questo mi è sembrato di cogliere, chiedo scusa, se non è così. In ogni caso certo è che oggi siamo in presenza di otto province anziché quattro. Io non ho nessuna difficoltà a capire che la volontà di questa maggioranza è quella di approvare questo testo di legge così come è stato esitato dalla Commissione, volevo però far notare all'onorevole Uggias che la rappresentatività che era garantita prima con questo testo, non sarà più garantita. Se l'onorevole Uggias leggesse l'articolo 2 si renderebbe conto che l'espressione "di cui almeno uno in rappresentanza degli enti locali compresi nel territorio di ciascuna provincia" viene a cadere, per cui anche la certezza di avere nell'Autorità d'ambito almeno un rappresentante per provincia viene meno, in quanto questo avete chiesto.

Se siete contenti voi, probabilmente non saremo contenti tutti, però questa è la dizione di questa legge, che mentre prima prevedeva che tutti i territori provinciali venissero comunque compresi nel consiglio di amministrazione dell'Autorità d'ambito, con la norma contenuta nell'articolo 2 questo non esiste più, per cui potrebbe anche succedere che le zone più forti, le province più attrezzate, sulla base del peso della loro rappresentatività, determinino, per esempio, che nel consiglio di amministrazione ci siano quattro rappresentanti della Provincia di Cagliari e quattro rappresentanti della Provincia di Sassari, e qui finisce la rappresentatività delle otto province.

Comunque questo è quello che voi avete sostenuto e votato, per cui io mi limito a ritirare gli emendamenti numero 2 e 3, e ovviamente mantengo l'emendamento numero 1, che prevede che la rappresentatività di ogni provincia sia assicurata, ma in misura pari 50 per cento della rappresentatività che avevano le singole precedenti province. Ecco, questa è la richiesta che noi facciamo con questo emendamento, che ci pare rispondente quantomeno al fatto che ci siamo trovati in presenza, nell'Autorità d'ambito, di un numero di province doppio rispetto a prima, per cui se le province avevano un'incidenza pari a 4 su 40 credo che questa proporzione debba essere mantenuta, perché altrimenti verrebbe sconvolto tutto il sistema. Questa è la nostra richiesta: essendo raddoppiato il numero delle province, i loro rappresentanti avranno diritto a una quota di espressione non più pari all'unità, ma al 50 per cento.

PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 2 e 3 sono ritirati. Per esprimere il parere sull'emendamento numero 1 ha facoltà di parlare il consigliere Pirisi, relatore.

PIRISI (D.S.), relatore. Esprimo parere contrario, perché il due volte collega Diana - consigliere regionale ed ex presidente di provincia - sa bene che quando noi ricoprivamo la carica di presidente di provincia, di qualunque assemblea facessimo parte, il nostro voto valeva uno. Adesso che il collega Diana non ricopre più quella carica è un po' indelicato considerare il suo successore un presidente dimezzato, visto che lui vorrebbe attribuirgli mezzo voto. Riteniamo invece che il voto debba essere intero, quindi il parere sull'emendamento è contrario.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dei lavori pubblici.

MANNONI, Assessore tecnico dei lavori pubblici. Il parere della Giunta è conforme al parere del relatore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, noi siamo decisamente favorevoli all'emendamento numero 1 presentato dai colleghi di Alleanza Nazionale, per una questione di equilibrio di pesi, nel senso che l'Autorità d'ambito nasce con il compito di rappresentare le comunità territoriali, quindi sostanzialmente i comuni, e il tipo di rappresentanza che è stato indicato nello statuto dell'Autorità d'ambito comunque privilegia i comuni, i quali oltretutto eleggono i propri rappresentanti non con il meccanismo della scelta diretta, il che sarebbe impossibile in quanto non tutti i comuni della Sardegna possono essere rappresentati nell'Autorità d'ambito, ma con il meccanismo delle "pesature", che poi comporta una eventuale elezione rappresentativa, quindi di secondo grado, dei rappresentanti dei comuni. La presenza delle province nell'Autorità d'ambito è ovviamente accessoria, sia per quanto riguarda la loro incidenza, sia per quanto riguarda la quota numerica che è loro delegata. Ora, ovviamente, l'aumento del numero delle province sarde non crea alterazioni nella rappresentanza dei territori, ma semplicemente introduce nuove istituzioni, le quali legittimamente devono essere rappresentate nell'Autorità, ma sarebbe giusto, corretto e assolutamente equilibrato mantenere lo stesso rapporto inizialmente previsto tra la rappresentanza delle province e quella dei comuni. Se questo non avvenisse ci sarebbe una contraddizione con la volontà di far sì che tutte le otto province siano rappresentate, nel senso che le province non sono rappresentate in rapporto alla loro dimensione, ma al fatto che esistono come istituzioni, quindi la Provincia dell'Ogliastra dovrebbe teoricamente avere la stessa rappresentanza della Provincia di Cagliari, pur avendo una popolazione quasi dieci volte inferiore, questo perché si è pensato che nell'Autorità sia comunque istituzionalmente necessaria una rappresentanza della provincia. Se questo è, è evidente che hanno ragione i colleghi di Alleanza Nazionale quando propongono che questo tipo di rappresentanza si ricolleghi a un'espressione del voto limitata, cioè deve essere garantita alle province la presenza istituzionale all'interno dell'Autorità, ma siccome non si riconosce alle stesse una presenza rapportata alla loro dimensione, quindi al numero degli abitanti che rappresentano, che sono già primariamente rappresentati dai comuni, è più che sufficiente che questa rappresentanza continui a esprimersi con lo stesso numero di voti che è attualmente concesso.

Devo dire che se questa valutazione non venisse accolta, potrebbe rafforzarsi, in qualche misura, il sospetto, che mi è sembrato di cogliere non soltanto nelle parole espresse dai consiglieri di minoranza, ma anche in quelle di qualche consigliere di maggioranza, che questa legge sia un po' frettolosa. Nel senso che una legge per la quale non siano state valutate con esattezza le possibili ricadute sul funzionamento dell'Autorità d'ambito è una legge che riguarda un aspetto che è veramente uno spot, un piccolo spot della nuova attività delle province. La Regione infatti ritiene, con notevole velocità, di dover intervenire sui meccanismi dell'Autorità d'ambito, magari per modificarne gli attuali equilibri interni, però, come ha detto il collega Uggias, dimentica tutta una serie di adempimenti che sono invece fisiologici all'attività amministrativa regionale e probabilmente assai più importanti per il funzionamento delle nuove province. Io credo che i cittadini delle nuove province si siano senz'altro appassionati al fatto che un rappresentante dell'Ogliastra ancora non sieda all'interno dell'Autorità d'ambito, ma penso che siano assai più interessati, per ciò che li può appassionare dell'attività delle nuove province, a capire se esse stiano davvero assumendo o abbiano assunto quel ruolo di volano dello sviluppo della Sardegna che questo Consiglio regionale, quando ha licenziato i vari disegni di legge sulle province, sembrava volesse attribuire loro.

E' evidente che se le nuove province non hanno il personale, se le nuove province non hanno i locali, se le nuove province non hanno i soldi per far funzionare le cose più elementari del loro apparato, noi abbiamo creato soltanto dei nuovi carrozzoni, i quali non hanno alcuna capacità di intervenire su quella che è l'attività del territorio, il suo sviluppo, e hanno solo ricadute negative, in termini di spesa, sull'attività di questa Regione.

Questo credo che sia il problema più importante che la Giunta deve porsi, vigilando su due elementi fondamentali: il primo è il trasferimento di competenze e risorse dalla Regione Sardegna alle province vecchie e nuove, e il trasferimento di competenze non può mai essere disgiunto dall'analogo trasferimento di risorse; il secondo elemento, altrettanto importante, su cui la Giunta deve vigilare è il trasferimento di competenze, di personale, di immobili e di risorse dalle vecchie alle nuove province, nel senso che sembra che in questa Regione il centralismo debba essere criticato ogni qualvolta qualcuno che sta più in basso subisce l'atteggiamento di chi gli sta sopra: la Regione critica lo Stato perché non trasferisce competenze e quando le trasferisce si dimentica di trasferire anche le risorse; le province (abbiamo letto sui giornali che il neoeletto Presidente della Provincia di Cagliari, Graziano Milia, si è lamentato con la Regione per il mancato trasferimento di risorse) si lamentano con la Regione perché non è solerte nel fare con loro quello che chiede allo Stato nei suoi confronti. Ma addirittura le province di nuova istituzione hanno lo stesso identico problema con le province già istituite, nel senso che, per esempio, la Provincia di Cagliari è lenta nel trasferire competenze, risorse e personale alle due province che in misura diversa sono comunque gemmazioni della vecchia Provincia di Cagliari.

Allora, forse questa leggina, che in maniera estemporanea e incidentale ha oggi consentito che si ragionasse in Aula sul funzionamento delle nuove province, merita l'attenzione che le ha dedicato il collega Uggias nel suo intervento, non limitando, quindi, il ragionamento ai risultati positivi, alle ricadute interessanti, al parere sull'articolo 1 o sull'intero articolato di questa legge, ma estendendo il ragionamento a quello che deve essere, che può essere e che non è il ruolo delle province in Sardegna. Nel senso che questo Consiglio regionale, comunque, in quota parte diversa, ma direi nella sua generalità, è responsabile del provvedimento che ha istituito otto province in Sardegna e che quindi ha articolato il nostro territorio in otto differenti istituzioni su base provinciale.

Insomma, ci troviamo di fronte a un punto interrogativo grande come una casa, per cui se noi crediamo che la scelta che è stata fatta nella passata legislatura, e che ha visto tutte le forze politiche presenti in Consiglio corresponsabili, sia una scelta valida nei termini in cui è stata presentata quando fu approvata, cioè sia una scelta di sviluppo, dobbiamo essere conseguenti e la Regione deve adempiere tutti quegli atti relativi al trasferimento di risorse e competenze che sono indispensabili per tentare la scommessa, quantomeno, quindi per verificare se è davvero possibile che le province siano funzionali alla crescita economica della Sardegna. Se questo non avvenisse e se addirittura in ambito provinciale si innescasse un ragionamento difensivo per cui le vecchie province diventano matrigne nei confronti delle nuove province, esattamente come la Regione lo è verso di loro, e pongono difficoltà alla creazione delle condizioni che possono consentire alle nuove istituzioni di avviarsi, beh, signori, credo che questo Consiglio regionale dovrebbe allargare nuovamente il dibattito da questa leggina all'intero ruolo delle nuove province, perché sono tempi in cui mi sembra davvero difficile mantenere la finzione riguardo a enti che non hanno la capacità di dare quei risultati per i quali sono stati creati.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Questo è il primo passo di un concreto riconoscimento della rappresentanza e delle funzioni di governo territoriale che diamo alle province nuove. Le province nuove hanno una grande occasione per essere nuove anche nel modo di operare, nel modo di organizzarsi e di relazionare i territori, le esigenze e i bisogni di quei territori dentro gli ambiti di governo più complessivo a livello regionale.

Incominciare dalla gestione dei beni comuni, come l'acqua, che è il bene principale, credo sia un modo giusto di iniziare. Se noi avessimo lasciato la norma così com'era e avessimo escluso quei territori dalla partecipazione al governo dell'acqua, avremmo escluso grandi parti di popolazione sarda e non saremmo stati dei buoni legislatori, non avremmo ottenuto quello che invece ci prefiggiamo di ottenere dal punto di vista della partecipazione consapevole delle popolazioni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marracini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARRACINI (Gruppo Misto). Nel dichiarare il voto favorevole all'articolo 1, devo dire che non era mia intenzione intervenire, lo faccio perché c'è stata un'interpretazione non corretta, onorevole Vargiu, della logica che ha portato il legislatore ad ampliare il numero delle province in Sardegna. E' una logica che non risale all'istituzione dell'Autorità d'ambito, perché i comuni fanno parte dell'Autorità d'ambito in quanto proprietari delle reti idriche e le province ne fanno parte come organi politici. Per cui io sono favorevole a questo articolo perché, essendo diventate otto le province, sono otto anche le rappresentanze politiche. I comuni rimangono, ripeto, soltanto in quanto proprietari delle reti idriche.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 1, sul quale relatore e la Giunta hanno espresso parere contrario. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 2, a cui è stato presentato un emendamento.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 2 e del relativo emendamento:

Art. 2

Modifiche alla

legge regionale n. 29 del 1997

1. Alla lettera b) del comma 2 dell'articolo 11 della legge regionale n. 29 del 1997, sono soppresse le parole: "di cui almeno uno in rappresentanza degli enti locali compresi nel territorio di ciascuna provincia".

EMENDAMENTO aggiuntivo GIUNTA REGIONALE

Art. 2

Dopo l'articolo 2 è inserito il seguente:

"2 bis

Entrata in vigore

La presente legge entra in vigore il giorno della sua pubblicazione sul bollettino ufficiale della Regione". (4) .)

PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 4 ha facoltà di parlare l'Assessore dei lavori pubblici.

MANNONI, Assessore tecnico dei lavori pubblici. Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Pirisi, relatore.

PIRISI (D.S.), relatore. Esprimo parere favorevole.

PRESIDENTE. Naturalmente il parere della Giunta è favorevole. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Sull'articolo 2 chiedo la votazione nominale.

PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri LIORI, DIANA, SANCIU, LICANDRO, VARGIU, PISANO, SANJUST.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 2.

Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - LA SPISA - LAI - LICANDRO - LICHERI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PORCU - RASSU - SABATINI - SANCIU - SANJUST - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SERRA - UGGIAS - URAS - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - LIORI - MORO - OPPI - SANNA Matteo.

Si sono astenuti i consiglieri: DEDONI - VARGIU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 58

Votanti 58

Maggioranza 30

Favorevoli 53

Contrari 5

(Il Consiglio approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 4. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo alla votazione finale del disegno di legge numero 149/A. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

PRESIDENTE. Lo è per Regolamento.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del disegno di legge numero 149/A.

(Segue la votazione)

PRESIDENTE. Prendo atto che il consigliere Mattana dichiara di votare a favore.

Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - LA SPISA - LAI - LICANDRO - LICHERI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - MILIA - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PORCU - RANDAZZO - RASSU - SABATINI - SANCIU - SANJUST - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SERRA - UGGIAS - URAS.

Rispondono no i consiglieri: DIANA - LIORI - MORO - SANNA Matteo.

Si sono astenuti i consiglieri: DEDONI - VARGIU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 59

Votanti 57

Astenuti 2

Maggioranza 29

Favorevoli 53

Contrari 4

(Il Consiglio approva).

I lavori terminano con l'approvazione di questa legge. Il Consiglio sarà riconvocato a domicilio.

La seduta è tolta alle ore 11 e 08.



Allegati seduta

CIV SEDUTA

Venerdì 8 luglio 2005

Presidenza del Vicepresidente PAOLO FADDA

La seduta è aperta alle ore 9 e 37.

SABATINI, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta del

5 luglio 2005, che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Francesco Sanna, Roberto Capelli, Silvestro Ladu ed Eugenio Murgioni hanno chiesto congedo per la seduta dell'8 luglio 2005. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Discussione e approvazione del disegno di legge: "Integrazioni alla legge regionale 17 ottobre 1997, n. 29, sull'istituzione del servizio idrico integrato, in attuazione della Legge 5 gennaio 1994, n. 36" (149/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 149/A. Ha domandato di parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.

LICHERI (R.C.). Chiedo dieci minuti di sospensione per consentire ai colleghi di arrivare in aula.

PRESIDENTE. Se non vi sono opposizioni, la richiesta è accolta. I lavori del Consiglio riprenderanno alle ore 9 e 45. La seduta è sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 9 e 38, viene ripresa alle ore 9 e 48.)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale del disegno di legge numero 149/A. Ha facoltà di parlare il consigliere Pirisi, relatore.

PIRISI (D.S.), relatore. Signor Presidente, solo poche parole per illustrare questo testo di legge che è stato esitato all'unanimità dalla quarta Commissione.

Il disegno di legge numero 149 è stato presentato dalla Giunta per integrare la composizione dell'Autorità d'ambito in seguito all'istituzione delle nuove province. Il titolo infatti recita: "Integrazioni alla legge regionale 17 ottobre 1997, n. 29, sull'istituzione del servizio idrico integrato, in attuazione della Legge 5 gennaio 1994, n. 36". Il testo della Commissione si compone di due articoli, mentre il dispositivo della Giunta consisteva di un articolo soltanto.

In sostanza, i componenti dell'Autorità d'ambito sono attualmente quaranta, e noi abbiamo semplicemente preso atto di quella che era una volontà già espressa dal legislatore nel 1997, quando nella relazione di accompagnamento alla legge numero 29 diceva che le province allora erano quattro, ma si pensava anche a quelle future. Quindi oggi non facciamo altro che integrare la composizione dell'Autorità d'ambito, portando da quaranta a quarantaquattro il numero complessivo dei suoi componenti, tenendo conto che i presidenti delle province sono oggi otto e non più quattro.

Quindi, Presidente, è un testo di legge che è stato esitato all'unanimità dalla Commissione, ritengo che non ci siano particolari problemi e mi fermerei qui, proprio perché non ritengo di dover aggiungere altre parole.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà. Ricordo che chi intende iscriversi a parlare nella discussione generale lo deve fare durante l'intervento dell'onorevole Diana.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, questo disegno di legge di fatto viene svilito nel suo ruolo quando lo si identifica come un "semplice" disegno di legge, perché semplice non è assolutamente.

Con questo testo di legge fondamentalmente si cerca o si tenta - forse si tenta più che si cerca -, modificando una norma della legge 29/97, di sradicare quello che è l'attuale organigramma dell'Autorità d'ambito. Ora, forse bisogna fare un po' di storia sulla ripartizione che fu a suo tempo stabilita, perché non dimentichiamoci che si è arrivati all'Autorità d'ambito così com'è composta a seguito di numerosissime interlocuzioni e discorsi che coinvolsero tutto il territorio regionale. Voglio ricordare ai colleghi che ci fu una grandissima discussione sull'Autorità d'ambito ed emersero più posizioni circa il fatto che probabilmente sarebbe stato molto più opportuno che non ci fosse solo un ambito territoriale ottimale, ma che ce ne fossero più d'uno; qualcuno ipotizzò di identificarli con gli ambiti idrografici oppure con quelli provinciali, e comunque si ipotizzava una conformazione diversa da quella che poi la Regione Sardegna stabilì, optando per un unico ambito territoriale ottimale.

Ora, nel modificare questa legge, credo che balzi subito agli occhi che potrebbe non esserci nessuna opposizione quando si chiede che i Presidenti delle otto province facciano parte dell'Autorità d'ambito, e fin qui ancora ancora. Ma nel momento in cui si attribuisce alle province, che per quanto mi riguarda potevano anche non avere un ruolo pari a quello dei sindaci (non dimentichiamo infatti che i sindaci sono stati eletti nell'Autorità d'ambito, essendo un consorzio obbligatorio, mentre i presidenti delle province ne fanno parte di diritto), la stessa rappresentatività dei comuni e quindi il diritto dei rappresentanti delle province di esprimersi con un voto pari a quello dei rappresentanti dei comuni, si sta attuando una modifica che in questo momento non è assolutamente legittima. Se questa norma entrasse in vigore dalla prossima legislatura, quando ci saranno le elezioni per l'Autorità d'ambito, non avrei niente in contrario, ma anche su questo si potrebbero identificare delle questioni che non sono esattamente quelle che noi auspichiamo, nel senso che, trattandosi di un consorzio obbligatorio, l'Autorità d'ambito fa capo fondamentalmente ai comuni, e già la presenza delle province potrebbe apparire come una interferenza. Forse bisognava pensarci a suo tempo, considerando che le province per certi versi sono enti di controllo. Non dimentichiamoci che nel momento in cui il servizio idrico integrato sarà completamente attivato le province eserciteranno un ruolo di controllo su una parte di questo servizio, soprattutto quella che riguarda la depurazione.

Per cui oggi appare abbastanza strana una proposta di questo genere, convinti come siamo che si cerchi di orientare politicamente e in maniera difforme quello che è il responso di una libera competizione elettorale che si è svolta tra i comuni. A noi pare quanto meno strano che si voglia andare in questa direzione, perché si aumenta il numero dei componenti dell'assemblea da 40 a 44. Il tutto nacque a suo tempo: 36 rappresentanti dei comuni più 4 delle province, per arrivare a 40, e non è che oggi all'improvviso modifichiamo in 36 più 8 come se non cambiasse assolutamente niente. E no, cambiano i rapporti di rappresentatività tra gli enti, e quindi tra i sindaci, che sono espressione diretta di una competizione elettorale, e gli otto rappresentanti delle province, che invece ne fanno parte di diritto.

Vi invito quindi a valutare con maggiore attenzione questo problema, perché credo che modificare un responso elettorale con un artifizio di questo genere non sia assolutamente corretto. Infatti stiamo infilando nell'Autorità d'ambito quattro persone, per quanto presidenti di provincia, in una maniera che, secondo me, ne modifica l'impalcatura complessiva. Io sono certamente contrario a questo tipo di impostazione. Non so se il Consiglio abbia fatto una valutazione che corrisponde alle mie perplessità ma non ne voglia tener conto, e quindi vuole che avvenga questo, oppure se abbia da dire la sua ed eventualmente in una seconda fase si potrà prevedere una modifica alla luce del fatto che le province non sono più quattro ma otto. Bisognerà però modificare tutta l'impalcatura e aumentare anche il numero dei sindaci, perché i comuni mantengano la loro rappresentatività rispetto alle otto province.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uggias. Ne ha facoltà.

UGGIAS (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, io ritengo di poter esprimere una valutazione positiva sul disegno di legge che è oggi all'attenzione dell'Aula, per quanto ha detto il collega Pirisi, ma soprattutto perché esso rappresenta, all'indomani dell'istituzione delle nuove province, un segnale di innovamento della linea dell'amministrazione regionale, e soprattutto del Consiglio regionale, nel considerare l'esistenza di nuovi enti e la necessità di creare per loro degli spazi di partecipazione. Questo rappresenta per il Consiglio regionale la nuova architettura intorno alla quale costruire tutti i futuri passaggi relativi alla partecipazione, alla dotazione di personale e mezzi, in generale all'attenzione verso i nuovi enti nel loro insieme, che vedono trasformata una struttura che da quattro storiche province è passata a otto; otto enti che, per la maggior parte, mi riferisco soprattutto ai quattro nuovi, sono ancora da costruire.

Io non so se, come ha detto il collega Diana, ci possa essere un effetto sugli equilibri che si sono creati nel governo dell'Autorità d'ambito, certo è che si tratta di una regola fissa che non può essere vista come una forzatura di un momento, una forzatura contingente, essendo un elemento che, nel futuro, costituirà un riferimento costante; chiunque sia il rappresentante della provincia, perché non è detto che debba esserlo il presidente, sarà un riferimento fisso, a prescindere dalla maggioranza che governa l'Autorità d'ambito o le stesse province. E' una regola che vale oggi e che varrà domani, dopodomani e sempre. Ecco perché non può essere vista in termini strumentali questa impostazione che, superando questo aspetto, lascia invece aperto tutto un discorso di prospettiva.

Con questo intervento, voglio anche segnalare una situazione alquanto paradossale che si sta creando proprio nella costituzione delle nuove amministrazioni, i cui organi oggi sono quasi completamente nominati e nell'esercizio delle loro funzioni, ma purtroppo ancora non si procede all'attuazione della parte amministrativa relativa alla gestione delle risorse.

Io credo che a questo proposito la Giunta dovrebbe fare una riflessione e rilevare tutti gli aspetti positivi o negativi che l'istituzione delle nuove province sta creando sulle attività amministrative. In sostanza, vi sono province i cui apparati amministrativi sono costituiti ma non possono esercitare la loro attività perché non viene assegnato personale e non vengono attribuite risorse. Se fosse un problema di una singola provincia potremmo dire che riguarda quel presidente di provincia, quella giunta o quel Consiglio provinciali; rappresentando, viceversa, un problema di tutte le nuove province non può che riguardare la Regione, cioè l'organismo che, avendo competenza in materia di enti locali, affari generali, ambiente, lavori pubblici e tutto ciò che attiene all'attività delle province, è chiamato necessariamente a intervenire. Ed è chiamata a farlo con urgenza, perché ci sono aspetti collegati a tutta una serie di competenze, mi riferisco soprattutto all'ambiente, che non possono certamente tollerare ritardi.

Faccio un esempio che riguarda l'ambiente, che ho citato come competenza esclusiva della Regione: oggi alle province è demandato il compito di rilasciare le autorizzazioni per quanto riguarda gli scarichi e le depurazioni. Ebbene, succede che le province storiche, che sono quelle strutturate con personale e competenze, vengano chiamate a rilasciare pareri su scarichi e depurazioni, ma non sono in condizioni - non che non vogliano - di rilasciare le relative autorizzazioni, perché riguardano un territorio su cui, dal punto di vista amministrativo, non hanno più competenza. Quindi i cittadini che attendono una risposta dall'ufficio a cui si sono rivolti fino a ieri, oggi si sentono rispondere: "Non siamo in condizioni di potervi dare una risposta perché non siete più nel nostro territorio". D'altro canto la nuova provincia non ha un ufficio, non ha uno sportello, non ha una competenza, per cui il presidente e la giunta dicono: "Non siamo in condizioni di poter rispondere alle vostre richieste". Allora, a fronte di questa situazione, che appare certamente paradossale, l'intervento della Giunta regionale è quanto mai indispensabile e indifferibile.

Ma c'è anche un altro intervento che va fatto, e in questo senso mi spiace che non sia presente l'Assessore degli enti locali, perché un ruolo di coordinamento può essere giocato proprio da quell'Assessorato, dato che le vecchie province o meglio le province storiche a tutt'oggi non hanno trasferito risorse, non hanno trasferito personale, non hanno trasferito il patrimonio che avrebbero dovuto trasferire, e, paradossalmente, tutte quelle risorse e quel personale si stanno concentrando su un territorio di dimensione più limitata rispetto all'ambito territoriale di un anno fa. Cioè c'è una concentrazione di risorse su un territorio limitato a discapito di un altro territorio che è completamente sguarnito.

E allora, i riferimenti che ho fatto relativamente alla nuova situazione nella quale le province si stanno trovando credo che ci debbano indurre a procedere sulla strada tracciata da questo provvedimento di legge, sul quale fin d'ora manifesto il mio parere favorevole, senza necessità di dover successivamente intervenire, che richiama tutti noi a una riflessione sulla nuova architettura amministrativa su cui va impostata l'attività delle province e alla quale, però, occorre certamente prestare maggiore attenzione di quella che fino a oggi è stata prestata.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Signor Presidente, potrà sembrare una banalità, ma sono certo che tutti i colleghi converranno con me che la questione dell'acqua è un problema serio e, come tale, deve essere affrontato con senso di responsabilità e di equilibrio.

Con il disegno di legge oggi in discussione speriamo di dare finalmente il via a una serie di modifiche quanto mai necessarie alla legge regionale numero 29 del 1997. Il disegno di legge numero 149/A, che stiamo esaminando, è infatti un provvedimento necessario per coniugare due diverse esigenze: dotare l'Autorità d'ambito di un'assemblea che sia effettivamente rappresentativa della Sardegna, consentendo l'ingresso dei rappresentanti delle province di nuova istituzione, e conferire a queste province pari dignità rispetto alle province storiche.

La Regione Sardegna nel recepire la legge Galli ha di fatto commesso tre gravi errori che, come vedremo nel prosieguo del mio intervento, necessitano di repentine e adeguate rettifiche. Ma, per inquadrare correttamente questo disegno di legge, votato tra l'altro all'unanimità in Commissione, è necessario partire dalle disposizioni legislative che regolano la materia delle risorse idriche. La riforma italiana nel campo dei servizi idrici è stata attuata con la legge numero 36 del 1994, la cosiddetta legge Galli, che ha definito i criteri e le modalità per la tutela e la gestione delle acque. La legge Galli rappresenta la prima normativa in materia di acqua che, almeno a livello programmatico, si propone di dare una visione globale di questa risorsa. In realtà, il capitolo introduttivo della riforma politica dell'acqua, in Italia, era stato il disposto normativo numero 183 del 1989 sulla difesa del suolo, una legge a cui si riconosce un carattere di decisiva rottura con il tradizionale approccio legislativo ai problemi delle acque e del suolo. Tale legge, infatti, ha posto alcuni principi base, delineato il quadro organizzativo, individuato nel bacino idrografico l'ambito territoriale di riferimento, ha istituito le autorità di bacino e introdotto il piano di bacino come strumento pianificatorio destinato a sostituirsi ai diversi piani settoriali esistenti.

Con la legge Galli si è inteso, però, eliminare alcune lacune lasciate proprio dalla legge 183, riorganizzando in maniera del tutto innovativa la materia della gestione dei servizi idrici. Tale legge getta infatti le basi per il passaggio da un sistema frazionato delle gestioni a un più organico sistema imprenditoriale, attraverso la costituzione degli ATO, i cosiddetti ambiti territoriali ottimali, attraverso l'integrazione territoriale per mezzo dell'integrazione funzionale delle diverse attività del ciclo. L'avvocato Galli aveva individuato come modelli da seguire quelli attuati da altre realtà europee, come la Francia, l'Inghilterra e la Germania. In questi paesi l'organizzazione dei sistemi idrici consentiva di raggiungere due importanti risultati, nello stesso tempo: efficienza e redditività. Era in grado cioè di offrire un servizio di qualità ai cittadini, con le tutele e le garanzie proprie di un servizio pubblico, e offriva inoltre un incentivo di guadagno alle imprese private che entravano a farne parte, creando tra l'altro consistenti opportunità lavorative.

C'è da rilevare che questi paesi sono riusciti a creare un sistema efficiente e a indicare, se vogliamo, una strada agli altri paesi europei, nonostante si tratti di realtà dove la risorsa idrica è abbondante e non sono perennemente alle prese con problemi di scarsità di acqua. In Germania, dove c'è una grande disponibilità della risorsa idrica, pari quasi a sette volte quella italiana, l'acqua viene resa potabile e venduta all'utente a un congruo prezzo in relazione ai costi di esercizio. L'organizzazione del servizio ha un grado di efficienza tale che i lavoratori e i lavori di manutenzione non si fanno solo in presenza di emergenze, ma secondo un calendario ben stabilito, in base al quale vengono anche calcolati gli ammortamenti della rete di distribuzione. In questi paesi la risorsa idrica e gli investimenti in infrastrutture sono stati ottimizzati non per far fronte alle emergenze, ma perché ormai è un dato acquisito che l'acqua sia uno dei beni comuni dell'umanità presente e futura.

Noi, che probabilmente abbiamo investito maggiori risorse ottenendo in cambio risultati insoddisfacenti, nonostante molto in questi anni sia cambiato, abbiamo tanto da imparare da queste realtà. In Italia e in Sardegna in particolare siamo in presenza di una rete colabrodo e seppure in larga parte si sia provveduto alla sua sistemazione, dopo la nomina dei sindaci a subcommissari, a tutt'oggi però solo il 25 per cento dei comuni dell'Isola è dotato di reti con efficienza superiore all'80 per cento.

Inoltre appare ormai indispensabile intervenire sugli impianti di potabilizzazione, al fine di renderli compatibili non solo con le nuove normative, ma anche con le esigenze delle famiglie che oggi spendono mediamente dai 4 ai 5 euro al giorno per l'acquisto di acqua potabile in bottiglia. La legge 36/94, la legge Galli, che ha recepito buona parte dei principi elaborati in sedi europee, ha perseguito un duplice obiettivo: da un lato ha introdotto delle regole che impongono una riorganizzazione del sistema idrico italiano, che si trovava in una situazione di caos totale, con migliaia di soggetti (8 mila tra enti e imprese) che, a vario titolo, erano coinvolti nella gestione; dall'altro ha creato intorno al bene acqua quello che potremmo definire il momento economico, cioè l'interesse economico a gestire un servizio che creasse anche redditività. Così come succede per la telefonia e per l'energia elettrica si è creata l'opportunità di fornire un servizio sempre più selezionato e orientato al cittadino cliente. La concezione del cittadino come consumatore o come cliente è divenuta centrale nella riorganizzazione dei servizi idrici, in termini sia di efficacia sia di efficienza economica. E' giusto che la risorsa acqua venga ancora considerata come un bene primario, ma occorre fornire sempre più un servizio di qualità e quindi un servizio soggetto alla giusta contribuenza, in relazione non soltanto all'uso a cui si riferisce, ma in relazione alla capacità contributiva degli utenti.

Il valore crescente dell'acqua, le preoccupazioni sulla qualità e la quantità degli approvvigionamenti, oltre alle diverse possibilità di accesso, stanno avvicinando l'acqua sempre più al petrolio, in quanto risorsa strategica. La sua rarità e il suo valore crescente porteranno, quindi, a delle politiche dell'acqua volte ad attribuire a quest'ultima un'importanza e un ruolo di primo piano nello scacchiere mondiale. E' chiaro quindi che la principale fonte di vita dell'umanità si sta trasformando in una risorsa strategica; l'acqua non è semplice elemento naturale, ma fonte di sviluppo economico e sociale, e da sempre ha influenzato la struttura stessa del territorio e la vita dei suoi abitanti. Attorno alla questione dell'acqua si è sempre dibattuto, in sede sia mondiale sia europea, sulla necessità di fornire un quadro normativo chiaro che regolamentasse l'uso della risorsa e la sua distribuzione e definisse le linee strategiche operative per l'amministrazione e la gestione del governo delle acque.

La situazione sarda, in particolare, con la legge regionale numero 29, che recepisce la Galli, individua in Sardegna un unico ambito territoriale ottimale. Questo rappresentava se vogliamo il primo errore che il legislatore regionale ha commesso, contravvenendo di fatto a quanto previsto dall'articolo 8 della 36 e anche all'orientamento generale nazionale che vede gli ATO coincidenti con il territorio delle province o comunque rispettosi dei bacini idrografici esistenti.

La Sardegna, insieme alla Puglia, al Molise, alla Basilicata e alla Val d'Aosta, che tra l'altro fa storia a sé, sono le uniche regioni ad avere stabilito un unico ATO coincidente con l'intero territorio regionale. Sicuramente questi non possono essere per noi modelli di riferimento; altre realtà, come ad esempio la Lombardia, il Veneto, l'Emilia Romagna, la stessa Toscana, sistemi economici da imitare in quanto sinonimo di qualità e di efficienza, hanno suddiviso in maniera più omogenea il loro territorio. Un unico ambito territoriale ottimale, dove confluiscono diverse realtà provinciali e comunali, con specifiche problematiche, ma soprattutto con una pluralità di esigenze, non può essere esaustivo di peculiarità regionali come quella sarda. Solo, infatti, i comuni facenti parte di uno specifico ambito omogeneo conoscono le necessità e le risorse del proprio territorio e quindi sono i soggetti più adatti per la predisposizione di programmi e opere necessarie alla realizzazione di un corretto sistema idrico integrato, che parta dalla captazione della risorsa sino al trattamento delle acque reflue. Il disegno di legge che stiamo discutendo oggi è volto perlomeno a consentire e a favorire l'ampia partecipazione degli enti locali nella gestione di un bene primario come la risorsa idrica, garantendo nel contempo la rappresentanza istituzionale e quella elettiva.

Un secondo errore in merito a una corretta politica della gestione delle acque la Sardegna l'ha commesso nel recepimento della norma nazionale, che prevedeva l'istituzione dell'Autorità di bacino, che ha il compito di gestire le grandi captazioni, il risanamento e la tutela delle acque, la difesa del suolo e di tutti gli aspetti ambientali connessi. Nel caso specifico si è provveduto in primis alla definizione dell'unico ambito territoriale ottimale e solo successivamente alla definizione di quella che è l'Autorità di bacino.

Il terzo errore strategico, se vogliamo, è consequenziale ai precedenti ed è determinato dal fatto che importanti gruppi di potere economico e politico, con componenti talvolta trasversali, invece di occuparsi del problema acqua e della sua gestione hanno visto la nascita di nuovi centri di potere, preoccupandosi da subito di accaparrarseli per puntare al controllo delle risorse al fine di gestire o filtrare tutti gli interventi.

Il governo delle acque così condotto è frutto di una strategia politica tesa ad accentrare nelle mani di pochi il potere, il controllo e la gestione delle acque. In tale senso dobbiamo riconoscere che l'onorevole Pili, in qualità di Presidente della Regione, ha rotto questi schemi, questi vecchi equilibri, e, sfruttando pienamente le prerogative che gli erano attribuite dal ruolo di commissario straordinario per l'emergenza idrica, è riuscito, seppure con grandissime difficoltà, a far partire l'Autorità d'ambito e la gestione del servizio idrico integrato, che ha di fatto portato un cambiamento radicale nella logica dell'organizzazione del sistema di approvvigionamento, distribuzione e commercializzazione dell'acqua.

Il disegno di legge che stiamo discutendo oggi può apparire un adempimento minore rispetto alla complessità delle procedure che in questi anni la Regione ha avviato nel rispetto delle indicazioni della legge Galli, ma l'autorità d'ambito, come soggetto pubblico, ha un importante ruolo di controllo sulla gestione dell'acqua e deve essere espressione della Sardegna e, al suo interno, tutte le comunità devono avere un'adeguata rappresentanza.

Andando oltre le modifiche introdotte da questo disegno di legge occorre rivedere il governo delle acque, nel preciso rispetto dei dettami imposti dalla Galli, ovvero una suddivisione in ambiti ottimali omogenei, rispettosi dei limiti idrografici, morfologici e politico-amministrativi; ambiti territoriali omogenei imposti su modelli gestionali diversi. Mi spiego meglio: il Sulcis non può avere lo stesso modello di gestione della Gallura, vuoi per la diversità delle attività commerciali e industriali, vuoi per la presenza di un'agricoltura diversa, vuoi per la presenza dell'utenza turistica, nonché per una differente disponibilità di risorse.

Alla luce di quanto appena esposto si può ben comprendere l'importanza delle province e degli enti locali nel garantire alle loro comunità una delimitazione degli ambiti nel rispetto delle proprie conoscenze e dei propri territori che di fatto già amministrano. Occorre che la delimitazione degli ambiti territoriali ottimali avvenga sulla base dei parametri fisici, demografici, tecnici ed economici, nonché, se è possibile, anche sulla base delle reali ripartizioni politico-amministrative.

Era indubbiamente necessario dare vita a una riforma seria e soprattutto chiara, che razionalizzasse il sistema di gestione del servizio idrico integrato e che riducesse la frammentazione delle gestioni per approdare all'individuazione di un unico gestore per ogni ambito territoriale ottimale. Così com'è sicuramente doveroso ricercare, oggi, una maggiore efficienza, una maggiore efficacia e un'economicità basata sull'eliminazione degli sprechi, degli investimenti poco oculati e degli alti costi di gestione spesso dovuti a incapacità manageriali, poiché i dirigenti venivano scelti per indicazione politica e non per capacità manifestata.

Se vogliamo risolvere veramente il problema dell'emergenza idrica, della corretta distribuzione e gestione della risorsa, dobbiamo quindi accelerare i tempi e definire al più presto i ruoli e i compiti dei diversi soggetti interessati. Il ritardo che si sta registrando nell'attuazione del sistema idrico integrato in tutti gli aspetti previsti dalla normativa di riferimento rischia di ripercuotersi sui diversi settori strategici della nostra regione, settori per i quali l'acqua è una risorsa fondamentale. La lunga elaborazione del piano di bacino di fatto sta bloccando la possibilità di esercitare pienamente le funzioni, le competenze e le attività di controllo individuate dalla normativa, impedendo l'ottimizzazione delle risorse idriche e un miglioramento degli utilizzi per gli usi plurimi. Non si devono più confondere, Assessore, le competenze tra l'Autorità di bacino e l'amministrazione regionale cui attualmente fa capo, tra l'altro, l'Autorità di bacino. E' necessario ed è urgente, quindi, inserire la politica dell'acqua ai primi posti dell'agenda politica di questo Consiglio. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Io non sprecherò tutti i venti minuti previsti per l'intervento, anche perché, guardando il dottor Pirina, mi sono ricordato una nostra visita negli Stati Uniti, quando le Commissioni erano più operative rispetto a oggi in cose molto più interessanti. In quella circostanza, a un collega, l'onorevole Saba, che parlava, parlava e parlava, gli americani spiegarono che si formula una domanda in due minuti, massimo tre, e si risponde in trenta secondi. Per cui, se avevo qualche dubbio, ultimamente non mi sono rapportato e non sono stato presente in Commissione per molteplici impegni per il Regolamento, ma me ne farò carico la prossima settimana per accelerare al massimo i tempi ed evitare lungaggini come quella di ieri - probabilmente qualche tentativo c'è stato anche oggi - che praticamente sono infruttuose.

Io quindi sono intervenuto per dire che non mi interessano - e non sto facendo una critica a nessuno - il valore dell'acqua, il ruolo e le funzioni dell'Autorità d'ambito, le scelte che si fanno, perché, di fatto, questo modesto disegno di legge ha una funzione diversa: dobbiamo parlare oggi della composizione dell'Autorità d'ambito, della proposta di inserimento dei rappresentanti delle nuove province per assicurare anche a questi enti piena rappresentatività. A questo riguardo, in pochi minuti, dico che abbiamo commesso degli errori. Qui non devo parlare del problema specifico, ci saranno altri momenti in cui farlo, così come ci sono stati quando è stata costituita l'Autorità d'ambito, ce ne saranno altri in sede di Commissione e così via.

Io credo che noi, nell'istituire frettolosamente le nuove province, abbiamo commesso degli errori, perché obiettivamente c'è una grande impreparazione, le province funzionano male e la Regione non ha svolto un ruolo di coordinamento, e spiego il perché. Potrei dire anch'io, com'è stato detto ieri, ma vorrei evitarlo: se c'è un progetto si vince. Questa accelerazione sulla presenza delle nuove province all'interno dell'Autorità d'ambito in effetti da che cosa nasce? Nasce dal tentativo di scardinare un sistema e modificarne gli assetti interni. Posso pensarlo, come ieri pensavate voi che ci fosse una strumentalizzazione al riguardo. La verità è che con il progetto si vince mentre il potere divide. Se in talune circostanze, a distanza di due mesi, non si riesce a trovare un accordo sugli assetti interni, evidentemente il potere divide.

Io credo che si stiano commettendo parecchie illegittimità nelle istituende province, utilizzando personale e strutture, magari dei comuni, il che non può essere fatto con superficialità. Una donna, facente parte del volontariato, un giorno, in televisione, disse di essersi recata con la macchina del comune, che il sindaco le aveva messo a disposizione, alla riunione di un fantomatico personaggio. Voi sapete bene che questo è un reato! Cioè mettere a disposizione di un privato la macchina di una struttura pubblica è reato, così come non si possono utilizzare le strutture, il personale, la carta, e così via, per attivare quelle procedure che le istituende nuove province non sono in grado di attivare. La Regione è stata distratta in questo. Per esempio gli statuti - questo lo dico all'Assessore competente, perché credo che vada chiarito - devono essere uguali, non si può consentire che in una provincia chi si è presentato alle elezioni con uno simbolo di fatto possa da solo costituire gruppo e nella Provincia del Medio Campidano questo non sia possibile perché lo statuto è diverso. Sono molto diversi anche i funzionari che scrivono gli statuti, ma il criterio deve essere univoco e questa disparità va corretta. Anche per le comunità montane una volta succedeva qualcosa di simile: due comunità montane del nord Sardegna prevedevano che i comuni con un certo numero di abitanti fossero rappresentati dal sindaco più cinque consiglieri, mentre in Gallura nella stessa situazione era previsto il sindaco più quattro consiglieri, e in altre parti ancora il sindaco più tre consiglieri, il che era anche più giusto. Dovetti personalmente fare un articolo unico interpretativo per correggere una disfunzione che si era creata.

Credo che ci sia obiettivamente una difficoltà. Per esempio, in questi giorni si stanno facendo delle nomine, e cosa succede? Chi è colui il quale deve farle, perché c'è una sorta di mezzadria? Nel caso specifico, in un ente, due nomine le propone una provincia, una la Provincia di Cagliari. Cioè tutte queste cose vanno articolate bene, perché non è un mercato delle vacche, non si tratta dell'interpretazione del singolo. Per esempio, esiste una realtà sulla quale credo ci siano dei problemi, mi rivolgo a lei, assessore Mannoni, che è molto attento e competente, peraltro, ed è annoverato, insieme a chi le sta a fianco, l'ho detto nell'intervento di avantieri, tra i bravi, poi ci sono gli inadeguati. Mi riferisco al problema di Buggerru, a cui ha accennato anche il collega Calledda: chi si deve interessare di questo problema? Collega Calledda, chi si deve interessare del problema di Buggerru? Se non riescono a risolvere il problema in parte la Provincia di Cagliari e in parte la Provincia del Sulcis, alla fine non si fa niente, si è bruciata una stagione, abbiamo isolato una comunità, ma i fondi li ha messi la Regione. Ecco, troviamo uno strumento per risolverlo.

(Interruzione del consigliere Calledda)

OPPI (U.D.C.). Non ho capito, ho detto che tu ti sei interessato di questo problema, perché è un problema grave. Sto dicendo che non si sa chi debba risolvere questo problema e te ne stai interessando tu per evitare che una comunità di fatto resti isolata. Forse questa carenza determina che la Regione, che poi ha messo le risorse finanziarie, si faccia carico di un intervento urgente, magari raccordando due presunti assessori provinciali di Cagliari, del Sulcis e così via, che non hanno strumenti, non hanno mezzi, forse non hanno organi tecnici e probabilmente non hanno neanche una competenza specifica - che in tre giorni nessuno si può inventare -, però bisogna risolvere questo problema.

Allora, per quanto mi concerne, a parte il fatto che non comprendo la celerità con cui è stato presentato questo disegno, credo che nel momento contingente qualcuno abbia ritenuto che fosse opportuna la presenza di tutti all'interno dell'Autorità d'ambito: "Dal momento che noi abbiamo vinto le elezioni è giusto che ci sia la nostra rappresentanza e possa determinare forse anche qualche cambiamento". Ma al di là della forma, che poi è anche sostanza, perché è giusta la posizione di chi oggi ha vinto le elezioni nelle province, e voglia un'accelerazione, siccome esistono una maggioranza e una minoranza, il tempo tecnico per esaminare questa modifica deve essere il più rapido possibile, per quanto mi concerne, e cioè più veloce del vento. Abbiamo impedito che il collega Cugini, che aveva un impegno ed è ripartito, venisse qui, volevamo concludere ieri sera, c'era la volontà politica di farlo in pochissimo tempo, ecco non sprechiamo anche la giornata odierna in elucubrazioni e torniamo al sistema, forse americano, dei tempi brevi - per questo mi rivolgo alla Presidenza - che consente di parlare dell'argomento specifico e non di tutto lo scibile umano! Forse parlare d'altro darà un'immagine esterna, forse qualcuno potrà vantare la marchetta, però di fatto tutto ciò non produce risultati positivi. Il lavoro del consigliere è quello di essere qui dal lunedì al venerdì per lavorare nelle Commissioni e in Aula e fare provvedimenti seri.

Comunque, per quanto mi concerne, ho voluto anticipare che farò di tutto perché il Regolamento interno venga modificato nei tempi più rapidi possibili.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sabatini. Ne ha facoltà.

SABATINI (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, sarò davvero breve e, condividendo quanto detto dal collega Oppi, mi atterrò all'oggetto delle questioni che stiamo dibattendo questa mattina.

Ho sentito chi mi ha preceduto portare nel dibattito argomentazioni di tipo politico sulla necessità di rappresentare giustamente le province nell'Autorità d'ambito, questo nuovo organo istituito con la legge regionale numero 29. Sono argomentazioni che condivido, così come condivido, ed è comprensibile, la considerazione che le nuove province abbiamo difficoltà ad avviare il loro percorso amministrativo. Questo è logico, è chiaro a tutti che le otto province esistono, si sono costituite, sono state elette legittimamente dalle popolazioni e quindi vanno giustamente rappresentate in questo organo.

Ora, il disegno di legge numero 149 deriva solo ed esclusivamente dall'applicazione dell'articolo 10 della legge numero 29, che dice in modo molto chiaro che fa parte dell'assemblea un rappresentante designato da ciascuna provincia. Su questo principio la Commissione ha accolto la proposta della Giunta e velocemente ha esitato un testo di legge, composto da soli due articoli, che prevede l'applicazione di quell'articolo, dando così la possibilità a tutte le otto province di essere rappresentate nell'Autorità d'ambito. Questa è la questione, poi si possono fare dieci, cento, mille considerazioni, ma questa leggina è l'applicazione di una norma che già esisteva, che si vuole recepire col disegno di legge oggi in discussione che deve essere velocemente approvato dal Consiglio.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dei lavori pubblici.

MANNONI, Assessore tecnico dei lavori pubblici. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, la proposta della Giunta, come già è emerso nella discussione - l'ha detto chiaramente il Presidente della Commissione - è stata quella di aggiornare, sul piano istituzionale, le rappresentanze delle province in seno all'Autorità d'ambito. Per una pura combinazione di tempi, questo disegno di legge è in discussione oggi, un giorno dopo l'approvazione del disegno di legge numero 114 sul passaggio del personale dell'ESAF all'ESAF S.p.A., ovvero dei dipendenti degli enti locali al gestore unico.

Quello discusso avantieri è un disegno di legge importante, mi piace richiamarlo, perché entra con molta determinazione nel grande processo di riforma che è stato avviato già nella scorsa legislatura, che questa Giunta ha preso in mano pienamente sin dal suo insediamento, consentendo alla Giunta stessa, al sistema degli enti locali in Sardegna e all'Autorità d'ambito di pervenire, lo scorso dicembre, a un importante risultato: quello dell'affidamento del servizio idrico integrato al gestore unico. Ricordo che questo affidamento ha consentito alla Sardegna di salvare 1.000 miliardi, lo vado ripetendo in tutti i posti e in ogni mia dichiarazione. La Sicilia, in questo momento, è a grave rischio di perdita di fondi, qualche altra regione è ancora in ritardo. E' stato un processo difficile che ha determinato in taluni casi anche evidenti conflitti con l'Autorità d'ambito, ricomposti, ripeto, a dicembre, con l'affidamento del servizio idrico integrato al gestore unico.

L'approvazione del disegno di legge numero 114 sul trasferimento del personale è un pezzo della grande riforma. La grande riforma continua, non è facile, non è semplice, è stato già difficile costituire l'ESAF S.p.A., capitalizzarlo e renderlo vivo. Durante questi mesi, nelle forti discussioni che vi sono state con i sindacati sono emerse, a tinte fosche, situazioni catastrofiche di un ESAF che sarebbe societariamente crollato. Ci siamo impegnati, quotidianamente, a tener vivo questo ESAF nuovo, che oggi finalmente verrà capitalizzato con il conferimento sia del patrimonio dell'ESAF ente sia dei diritti d'uso dei beni della Regione. E' un conferimento di patrimonio e di capitale importante che copre - devo sottolinearlo con molta fermezza - tutti i comuni della Sardegna, che hanno sottoscritto solo in minima parte le azioni nominali dell'ESAF S.p.A., dalle perdite che questo ente inevitabilmente sopporta oggi, come tutti gli enti di gestione in fase di avvio, dovendo sostenere costi iniziali più alti dei ricavi. C'è quindi una forbice nel sistema, in cui i costi devono scendere e i ricavi devono salire con incrementi tariffari progressivi. Il raggiungimento di quell'equilibrio consentirà ai comuni di partecipare a questo nuovo soggetto, che andrà a unificarsi entro l'anno, senza subire le perdite che i comuni stessi avevano paventato.

E' quindi una riforma che nasce da un grande lavoro e anche da una grande concertazione con il sistema locale. Abbiamo fatto varie assemblee dell'ESAF S.p.A. a Tramatza e a Cagliari, in cui i comuni hanno potuto esprimere le loro posizioni e sono intervenuti i sindacati dei lavoratori. E' stato un lavoro duro e costante che ha, come voi sapete, compreso anche gli appalti esterni per salvaguardare i posti di lavoro. Abbiamo lavorato in modo tale che la riforma non mettesse sul lastrico nessuno, che nessuna famiglia perdesse il posto di lavoro. Su questo abbiamo avuto un impegno costante, un confronto direi quasi quotidiano con i lavoratori. Io ho finito per avere rapporti quasi personali (hanno il mio numero di telefono) e sono diventato, anche involontariamente, un riferimento per questi lavoratori.

Il disegno di legge che è oggi all'ordine del giorno di quest'Aula è anch'esso un pezzo della grande riforma, perché la grande riforma si basa su due centri bilanciati fondamentali, due centri istituzionali: il gestore, colui che gestisce, e il regolatore, colui che affida e controlla. Il regolatore, oggi, lo sapete, è l'Autorità d'ambito, ambito unico regionale, così come il legislatore del 1997 volle. Allora ci fu un dibattito, la stessa legge del '97 prevedeva la possibilità di fare altri ambiti, però fu fatta la scelta dell'ambito unico ottimale.

Sul piano delle rappresentanze istituzionali delle comunità locali, l'Autorità d'ambito è un consorzio obbligatorio, bisogna ricordarlo, in cui confluiscono gli enti locali e le province. Ricorderò che la legge Galli mette le province e i comuni sullo stesso piano, in quanto dice che i comuni e le province organizzano il servizio integrato nel loro ambito territoriale. La Sardegna ripete la stessa norma nella legge 29/97, in quanto dice che i comuni e le province organizzano il servizio idrico integrato nell'ambito di loro competenza, quindi le province hanno un riconoscimento pieno, totale della loro presenza nel consorzio obbligatorio.

Questo consorzio obbligatorio ha una rappresentanza diversificata: per quanto riguarda i comuni, come voi sapete, ha una rappresentanza non diretta, ma mediata. Tutti sappiamo che in un consorzio obbligatorio ciascun comune vota per il peso che in quel consorzio esso ha. In questa fase, in questo organismo regionale, le rappresentanze sono state mediate con elezioni intermedie: 36 rappresentanti sono stati dedicati ai comuni, 4 alle province. Perché? Perché le province nel '97 erano quattro, si è creato quindi un organismo di 40 unità a voto capitario pieno, cioè ogni rappresentante seduto in assemblea consortile dell'Autorità d'ambito ha diritto a un voto.

Ora, la volontà del legislatore, evidentemente, così come espressa anche nei lavori preparatori, di cui abbiamo detto, e che l'onorevole Pirisi prima ha citato, era quella di costituire un'assemblea di 36 componenti più 1 rappresentante per ogni provincia, attuale e futura. Quindi diciamo che c'era già, nei giorni precedenti l'approvazione della legge 29, la volontà, espressa proprio in sede di discussione consiliare, di aprire la rappresentanza anche alle nuove province. Così è stato, oggi abbiamo otto province e riteniamo che ciascuno degli otto rappresentanti designati dalle province debba avere nell'assemblea dell'Autorità d'ambito lo stesso peso che avevano i rappresentanti delle precedenti province, cioè un voto capitario per ogni rappresentante. Troverei francamente poco logico, anzi poco giustificabile sul piano delle rappresentanze democratiche, che la Provincia di Cagliari, che fino all'altro giorno aveva diritto a una quota di rappresentatività pari all'unità, cioè a un voto, da domani dovesse diritto a una quota pari al 50 per cento, così come sarebbe francamente incoerente che il rappresentante della Provincia di Oristano, che aveva diritto a un voto quando l'onorevole Diana era dentro l'assemblea dell'Autorità d'ambito, oggi avesse diritto alla metà.

Si tratta, in sostanza, di un adeguamento tecnico ma, mi si consenta, anche di un adeguamento politico e di un riconoscimento delle rappresentanze democratiche delle comunità, nelle quali le province si collocano a pieno titolo.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri PISANO, VARGIU, RASSU, LOMBARDO, CONTU, DIANA, LICANDRO, LA SPISA.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCAREDDU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CAPELLI - CASSANO - CERINA - CHERCHI Oscar - COCCO - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - DIANA - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LA SPISA - LADU - LAI - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - MORO - MURGIONI - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - RASSU - SABATINI - SALIS - SANCIU - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Matteo - SANNA Simonetta - SANNA Paolo Terzo - SCARPA - UGGIAS - URAS - VARGIU.

Si è astenuto il consigliere: PITTALIS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 61

Votanti 60

Astenuti 1

Maggioranza 31

Favorevoli 60

(Il Consiglio approva)

Passiamo all'esame dell'articolo 1, a cui sono stati presentati tre emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1 e dei relativi emendamenti:

Art. 1

Integrazioni alla

legge regionale n. 29 del 1997

1. Dopo il comma 3 dell'articolo 8 della legge regionale 17 ottobre 1997, n. 29, sono aggiunti i seguenti:

"3 bis. A decorrere dall'entrata in vigore della presente legge, a ciascuna delle province è riconosciuta, ai fini dell'esercizio delle rispettive prerogative nel consorzio obbligatorio denominato Autorità d'ambito, una quota di rappresentatività pari all'unità.

3 ter. E' data facoltà all'assemblea dell'Autorità d'ambito di modificare le quote di rappresentatività degli enti locali ai fini della loro contribuzione al fondo di dotazione."

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - ARTIZZU - LIORI - MORO - SANNA Matteo

Art. 1

Dopo il comma 1 è aggiunto il seguente comma:

"3 bis. A decorrere dall'entrata in vigore della presente legge, a ciascuna delle province è riconosciuta, ai fini dell'esercizio delle rispettive prerogative nel consorzio obbligatorio denominato Autorità d'Ambito, una quota di rappresentanza pari al 50%." (1)

EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - ARTIZZU - LIORI - MORO - SANNA Matteo

Art. 1

Il comma 3 ter è soppresso. (2)

EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - ARTIZZU - LIORI - MORO - SANNA Matteo

Art. 1

Il comma 3 bis è soppresso. (3).)

PRESIDENTE. L'emendamento numero 1, a firma Diana, Artizzu, d'accordo con i presentatori, è stato modificato: inizialmente si trattava di un emendamento aggiuntivo, poi è stato trasformato in sostituivo parziale.

Uno dei presentatori dell'emendamento numero 1 ha facoltà di illustrarlo.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, l'emendamento numero 1 di fatto è un emendamento modificativo, perché qualora venissero a cadere i commi 3 ter e 3 bis, così come previsto negli emendamenti numero 2 e 3, rimarrebbe intatto il testo della legge 29 e l'emendamento numero 1 non avrebbe senso in quanto andrebbe a integrare una norma vigente. Pertanto questo emendamento è da considerarsi modificativo.

Se c'era necessità di ulteriore chiarezza sulle mie considerazioni, credo che l'assessore Mannoni abbia definitivamente chiarito il problema, se problema è. Dice l'assessore Mannoni che deve essere data giusta rappresentatività al responso che è scaturito dalle elezioni provinciali. Questo mi è sembrato di cogliere, chiedo scusa, se non è così. In ogni caso certo è che oggi siamo in presenza di otto province anziché quattro. Io non ho nessuna difficoltà a capire che la volontà di questa maggioranza è quella di approvare questo testo di legge così come è stato esitato dalla Commissione, volevo però far notare all'onorevole Uggias che la rappresentatività che era garantita prima con questo testo, non sarà più garantita. Se l'onorevole Uggias leggesse l'articolo 2 si renderebbe conto che l'espressione "di cui almeno uno in rappresentanza degli enti locali compresi nel territorio di ciascuna provincia" viene a cadere, per cui anche la certezza di avere nell'Autorità d'ambito almeno un rappresentante per provincia viene meno, in quanto questo avete chiesto.

Se siete contenti voi, probabilmente non saremo contenti tutti, però questa è la dizione di questa legge, che mentre prima prevedeva che tutti i territori provinciali venissero comunque compresi nel consiglio di amministrazione dell'Autorità d'ambito, con la norma contenuta nell'articolo 2 questo non esiste più, per cui potrebbe anche succedere che le zone più forti, le province più attrezzate, sulla base del peso della loro rappresentatività, determinino, per esempio, che nel consiglio di amministrazione ci siano quattro rappresentanti della Provincia di Cagliari e quattro rappresentanti della Provincia di Sassari, e qui finisce la rappresentatività delle otto province.

Comunque questo è quello che voi avete sostenuto e votato, per cui io mi limito a ritirare gli emendamenti numero 2 e 3, e ovviamente mantengo l'emendamento numero 1, che prevede che la rappresentatività di ogni provincia sia assicurata, ma in misura pari 50 per cento della rappresentatività che avevano le singole precedenti province. Ecco, questa è la richiesta che noi facciamo con questo emendamento, che ci pare rispondente quantomeno al fatto che ci siamo trovati in presenza, nell'Autorità d'ambito, di un numero di province doppio rispetto a prima, per cui se le province avevano un'incidenza pari a 4 su 40 credo che questa proporzione debba essere mantenuta, perché altrimenti verrebbe sconvolto tutto il sistema. Questa è la nostra richiesta: essendo raddoppiato il numero delle province, i loro rappresentanti avranno diritto a una quota di espressione non più pari all'unità, ma al 50 per cento.

PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 2 e 3 sono ritirati. Per esprimere il parere sull'emendamento numero 1 ha facoltà di parlare il consigliere Pirisi, relatore.

PIRISI (D.S.), relatore. Esprimo parere contrario, perché il due volte collega Diana - consigliere regionale ed ex presidente di provincia - sa bene che quando noi ricoprivamo la carica di presidente di provincia, di qualunque assemblea facessimo parte, il nostro voto valeva uno. Adesso che il collega Diana non ricopre più quella carica è un po' indelicato considerare il suo successore un presidente dimezzato, visto che lui vorrebbe attribuirgli mezzo voto. Riteniamo invece che il voto debba essere intero, quindi il parere sull'emendamento è contrario.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dei lavori pubblici.

MANNONI, Assessore tecnico dei lavori pubblici. Il parere della Giunta è conforme al parere del relatore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, noi siamo decisamente favorevoli all'emendamento numero 1 presentato dai colleghi di Alleanza Nazionale, per una questione di equilibrio di pesi, nel senso che l'Autorità d'ambito nasce con il compito di rappresentare le comunità territoriali, quindi sostanzialmente i comuni, e il tipo di rappresentanza che è stato indicato nello statuto dell'Autorità d'ambito comunque privilegia i comuni, i quali oltretutto eleggono i propri rappresentanti non con il meccanismo della scelta diretta, il che sarebbe impossibile in quanto non tutti i comuni della Sardegna possono essere rappresentati nell'Autorità d'ambito, ma con il meccanismo delle "pesature", che poi comporta una eventuale elezione rappresentativa, quindi di secondo grado, dei rappresentanti dei comuni. La presenza delle province nell'Autorità d'ambito è ovviamente accessoria, sia per quanto riguarda la loro incidenza, sia per quanto riguarda la quota numerica che è loro delegata. Ora, ovviamente, l'aumento del numero delle province sarde non crea alterazioni nella rappresentanza dei territori, ma semplicemente introduce nuove istituzioni, le quali legittimamente devono essere rappresentate nell'Autorità, ma sarebbe giusto, corretto e assolutamente equilibrato mantenere lo stesso rapporto inizialmente previsto tra la rappresentanza delle province e quella dei comuni. Se questo non avvenisse ci sarebbe una contraddizione con la volontà di far sì che tutte le otto province siano rappresentate, nel senso che le province non sono rappresentate in rapporto alla loro dimensione, ma al fatto che esistono come istituzioni, quindi la Provincia dell'Ogliastra dovrebbe teoricamente avere la stessa rappresentanza della Provincia di Cagliari, pur avendo una popolazione quasi dieci volte inferiore, questo perché si è pensato che nell'Autorità sia comunque istituzionalmente necessaria una rappresentanza della provincia. Se questo è, è evidente che hanno ragione i colleghi di Alleanza Nazionale quando propongono che questo tipo di rappresentanza si ricolleghi a un'espressione del voto limitata, cioè deve essere garantita alle province la presenza istituzionale all'interno dell'Autorità, ma siccome non si riconosce alle stesse una presenza rapportata alla loro dimensione, quindi al numero degli abitanti che rappresentano, che sono già primariamente rappresentati dai comuni, è più che sufficiente che questa rappresentanza continui a esprimersi con lo stesso numero di voti che è attualmente concesso.

Devo dire che se questa valutazione non venisse accolta, potrebbe rafforzarsi, in qualche misura, il sospetto, che mi è sembrato di cogliere non soltanto nelle parole espresse dai consiglieri di minoranza, ma anche in quelle di qualche consigliere di maggioranza, che questa legge sia un po' frettolosa. Nel senso che una legge per la quale non siano state valutate con esattezza le possibili ricadute sul funzionamento dell'Autorità d'ambito è una legge che riguarda un aspetto che è veramente uno spot, un piccolo spot della nuova attività delle province. La Regione infatti ritiene, con notevole velocità, di dover intervenire sui meccanismi dell'Autorità d'ambito, magari per modificarne gli attuali equilibri interni, però, come ha detto il collega Uggias, dimentica tutta una serie di adempimenti che sono invece fisiologici all'attività amministrativa regionale e probabilmente assai più importanti per il funzionamento delle nuove province. Io credo che i cittadini delle nuove province si siano senz'altro appassionati al fatto che un rappresentante dell'Ogliastra ancora non sieda all'interno dell'Autorità d'ambito, ma penso che siano assai più interessati, per ciò che li può appassionare dell'attività delle nuove province, a capire se esse stiano davvero assumendo o abbiano assunto quel ruolo di volano dello sviluppo della Sardegna che questo Consiglio regionale, quando ha licenziato i vari disegni di legge sulle province, sembrava volesse attribuire loro.

E' evidente che se le nuove province non hanno il personale, se le nuove province non hanno i locali, se le nuove province non hanno i soldi per far funzionare le cose più elementari del loro apparato, noi abbiamo creato soltanto dei nuovi carrozzoni, i quali non hanno alcuna capacità di intervenire su quella che è l'attività del territorio, il suo sviluppo, e hanno solo ricadute negative, in termini di spesa, sull'attività di questa Regione.

Questo credo che sia il problema più importante che la Giunta deve porsi, vigilando su due elementi fondamentali: il primo è il trasferimento di competenze e risorse dalla Regione Sardegna alle province vecchie e nuove, e il trasferimento di competenze non può mai essere disgiunto dall'analogo trasferimento di risorse; il secondo elemento, altrettanto importante, su cui la Giunta deve vigilare è il trasferimento di competenze, di personale, di immobili e di risorse dalle vecchie alle nuove province, nel senso che sembra che in questa Regione il centralismo debba essere criticato ogni qualvolta qualcuno che sta più in basso subisce l'atteggiamento di chi gli sta sopra: la Regione critica lo Stato perché non trasferisce competenze e quando le trasferisce si dimentica di trasferire anche le risorse; le province (abbiamo letto sui giornali che il neoeletto Presidente della Provincia di Cagliari, Graziano Milia, si è lamentato con la Regione per il mancato trasferimento di risorse) si lamentano con la Regione perché non è solerte nel fare con loro quello che chiede allo Stato nei suoi confronti. Ma addirittura le province di nuova istituzione hanno lo stesso identico problema con le province già istituite, nel senso che, per esempio, la Provincia di Cagliari è lenta nel trasferire competenze, risorse e personale alle due province che in misura diversa sono comunque gemmazioni della vecchia Provincia di Cagliari.

Allora, forse questa leggina, che in maniera estemporanea e incidentale ha oggi consentito che si ragionasse in Aula sul funzionamento delle nuove province, merita l'attenzione che le ha dedicato il collega Uggias nel suo intervento, non limitando, quindi, il ragionamento ai risultati positivi, alle ricadute interessanti, al parere sull'articolo 1 o sull'intero articolato di questa legge, ma estendendo il ragionamento a quello che deve essere, che può essere e che non è il ruolo delle province in Sardegna. Nel senso che questo Consiglio regionale, comunque, in quota parte diversa, ma direi nella sua generalità, è responsabile del provvedimento che ha istituito otto province in Sardegna e che quindi ha articolato il nostro territorio in otto differenti istituzioni su base provinciale.

Insomma, ci troviamo di fronte a un punto interrogativo grande come una casa, per cui se noi crediamo che la scelta che è stata fatta nella passata legislatura, e che ha visto tutte le forze politiche presenti in Consiglio corresponsabili, sia una scelta valida nei termini in cui è stata presentata quando fu approvata, cioè sia una scelta di sviluppo, dobbiamo essere conseguenti e la Regione deve adempiere tutti quegli atti relativi al trasferimento di risorse e competenze che sono indispensabili per tentare la scommessa, quantomeno, quindi per verificare se è davvero possibile che le province siano funzionali alla crescita economica della Sardegna. Se questo non avvenisse e se addirittura in ambito provinciale si innescasse un ragionamento difensivo per cui le vecchie province diventano matrigne nei confronti delle nuove province, esattamente come la Regione lo è verso di loro, e pongono difficoltà alla creazione delle condizioni che possono consentire alle nuove istituzioni di avviarsi, beh, signori, credo che questo Consiglio regionale dovrebbe allargare nuovamente il dibattito da questa leggina all'intero ruolo delle nuove province, perché sono tempi in cui mi sembra davvero difficile mantenere la finzione riguardo a enti che non hanno la capacità di dare quei risultati per i quali sono stati creati.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Questo è il primo passo di un concreto riconoscimento della rappresentanza e delle funzioni di governo territoriale che diamo alle province nuove. Le province nuove hanno una grande occasione per essere nuove anche nel modo di operare, nel modo di organizzarsi e di relazionare i territori, le esigenze e i bisogni di quei territori dentro gli ambiti di governo più complessivo a livello regionale.

Incominciare dalla gestione dei beni comuni, come l'acqua, che è il bene principale, credo sia un modo giusto di iniziare. Se noi avessimo lasciato la norma così com'era e avessimo escluso quei territori dalla partecipazione al governo dell'acqua, avremmo escluso grandi parti di popolazione sarda e non saremmo stati dei buoni legislatori, non avremmo ottenuto quello che invece ci prefiggiamo di ottenere dal punto di vista della partecipazione consapevole delle popolazioni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marracini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARRACINI (Gruppo Misto). Nel dichiarare il voto favorevole all'articolo 1, devo dire che non era mia intenzione intervenire, lo faccio perché c'è stata un'interpretazione non corretta, onorevole Vargiu, della logica che ha portato il legislatore ad ampliare il numero delle province in Sardegna. E' una logica che non risale all'istituzione dell'Autorità d'ambito, perché i comuni fanno parte dell'Autorità d'ambito in quanto proprietari delle reti idriche e le province ne fanno parte come organi politici. Per cui io sono favorevole a questo articolo perché, essendo diventate otto le province, sono otto anche le rappresentanze politiche. I comuni rimangono, ripeto, soltanto in quanto proprietari delle reti idriche.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 1, sul quale relatore e la Giunta hanno espresso parere contrario. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 2, a cui è stato presentato un emendamento.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 2 e del relativo emendamento:

Art. 2

Modifiche alla

legge regionale n. 29 del 1997

1. Alla lettera b) del comma 2 dell'articolo 11 della legge regionale n. 29 del 1997, sono soppresse le parole: "di cui almeno uno in rappresentanza degli enti locali compresi nel territorio di ciascuna provincia".

EMENDAMENTO aggiuntivo GIUNTA REGIONALE

Art. 2

Dopo l'articolo 2 è inserito il seguente:

"2 bis

Entrata in vigore

La presente legge entra in vigore il giorno della sua pubblicazione sul bollettino ufficiale della Regione". (4) .)

PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 4 ha facoltà di parlare l'Assessore dei lavori pubblici.

MANNONI, Assessore tecnico dei lavori pubblici. Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Pirisi, relatore.

PIRISI (D.S.), relatore. Esprimo parere favorevole.

PRESIDENTE. Naturalmente il parere della Giunta è favorevole. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Sull'articolo 2 chiedo la votazione nominale.

PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri LIORI, DIANA, SANCIU, LICANDRO, VARGIU, PISANO, SANJUST.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 2.

Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - LA SPISA - LAI - LICANDRO - LICHERI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PORCU - RASSU - SABATINI - SANCIU - SANJUST - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SERRA - UGGIAS - URAS - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - LIORI - MORO - OPPI - SANNA Matteo.

Si sono astenuti i consiglieri: DEDONI - VARGIU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 58

Votanti 58

Maggioranza 30

Favorevoli 53

Contrari 5

(Il Consiglio approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 4. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo alla votazione finale del disegno di legge numero 149/A. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

PRESIDENTE. Lo è per Regolamento.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del disegno di legge numero 149/A.

(Segue la votazione)

PRESIDENTE. Prendo atto che il consigliere Mattana dichiara di votare a favore.

Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - LA SPISA - LAI - LICANDRO - LICHERI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - MILIA - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PORCU - RANDAZZO - RASSU - SABATINI - SANCIU - SANJUST - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SERRA - UGGIAS - URAS.

Rispondono no i consiglieri: DIANA - LIORI - MORO - SANNA Matteo.

Si sono astenuti i consiglieri: DEDONI - VARGIU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 59

Votanti 57

Astenuti 2

Maggioranza 29

Favorevoli 53

Contrari 4

(Il Consiglio approva).

I lavori terminano con l'approvazione di questa legge. Il Consiglio sarà riconvocato a domicilio.

La seduta è tolta alle ore 11 e 08.