Seduta n.397 del 16/10/2003
(Antimeridiana)
Giovedì 16 Ottobre 2003Presidenza del Vicepresidente Biggio
indi
del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Salvatore Sanna
La seduta è aperta alle ore 10 e 15.
RANDAZZO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del mercoledì 8 ottobre 2003, che è approvato.
CongediPRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Antonio Cappai e Bruno Murgia hanno chiesto congedo per la giornata del 16 ottobre 2003, per motivi personali.
Poiché non vi sono opposizioni i congedi si ritengono accordati.
Assenze per motivi istituzionaliPRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Pietro Fois e Pasquale Onida sono assenti nella giornata del 16 ottobre 2003 perché fuori sede per motivi istituzionali.
PRESIDENTE. Comunico di aver nominato quali componenti della Giunta del regolamento i consiglieri Antonio Cappai e Silvestro Ladu, in sostituzione rispettivamente degli onorevoli Cappelli ed Onida nominati Assessori. Quali componenti della Commissione per la biblioteca l'onorevole Licandro, in sostituzione dell'onorevole Onida nominato Assessore.
Annuncio di presentazione di disegno di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di legge:
Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 29 aprile 2003, n. 3 (Legge finanziaria), variazioni di bilancio e disposizioni varie. (475)
(Pervenuto il 14 ottobre 2003 ed assegnato alla terza Commissione.)
Colleghi sospendo i lavori per un quarto d'ora. Ci vediamo alle 10 e 35 circa, perchè non c'è la Giunta e non c'è il numero legale.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 18 , viene ripresa alle ore 10 e 38.)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale del testo unificato delle proposte di legge numero 43, 71, 169 e 196.
È iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (La Margherita - D.L.). Signor Presidente, colleghi, questo è un momento particolarmente delicato in cui siamo chiamati a mostrare un minimo di senso di responsabilità, che purtroppo tante volte è mancato nei mesi e negli anni che precedono questo giorno. Si tratta, come dicevo, di un momento delicato perchè dobbiamo mostrare col nostro operato se possediamo, come dicevo, un senso di responsabilità e se davvero teniamo a quei valori dell'autonomia, del rispetto della nostra storia, del rispetto dei nostri beni, dei beni principali più importanti di cui dispone la Sardegna, oppure se invece siamo disposti a tutto, a trascurare cose importanti, a lasciare che le cose vadano in malora e via discutendo.
Come tutti sapete qui è in ballo la tutela del paesaggio e dell'ambiente, si tratta di beni costituzionalmente protetti: articolo 9 della Costituzione, articolo 30 e via dicendo. Si tratta di beni che sono tutelati dalla normativa comunitaria e soprattutto, come dicevo prima, nel caso specifico si tratta di beni che fanno parte integrante del patrimonio culturale e non solo della Sardegna. Quindi, beni che in qualche modo debbono non solo essere tutelati per l'oggi, ma essere tutelati per il domani, perchè si tratta di beni che una volta consumati, una volta deteriorati, una volta distrutti non si possono riprodurre. Allora, se vogliamo parlare di rispetto dell'autonomia, di rispetto dei nostri valori, di rispetto di noi stessi, di rispetto per le nuove generazioni, dobbiamo mettere un minimo di attenzione. È necessario ben poco, è necessario ben poco!
Vorrei fare qualche brevissima premessa, anche se sono cose ben note, cioè in sostanza ripercorrere un attimo il fatto che per rispondere all'esigenza espressa dalla Costituzione con l'articolo 9, che riguarda il rispetto del paesaggio e dell'ambiente, è stata a suo tempo emanata la legge numero 431 del 1985, la "legge Galasso" secondo la quale sono sottoposti a vincolo paesaggistico e quindi non possono essere né modificati, né deteriorati, né tanto meno distrutti una serie di beni naturali fra cui i territori costieri situati nella fascia dei 300 metri dalla battigia, i parchi e le riserve nazionali e regionali, territori coperti da foreste e boschi, le zone umide, le zone di interesse archeologico eccetera, un certo elenco. La stessa legge 431 ebbe a sancire il fatto che le regioni avessero l'obbligo di sottoporre entro un certo termine il proprio territorio a specifica normativa d'uso e di valorizzazione ambientale mediante la redazione dei piani paesistici o di piani urbanistico territoriali con specifica considerazione dei valori paesistici ed ambientali. Con la legge 22 dicembre 1989, numero 45, integrata dalle successive leggi numero 20 e numero 37 del '91 e numero 11 e 22 del '92 e numero 23 e 28 del '93 la Regione ha disciplinato, nel rispetto di queste previsioni, l'uso e la tutela del territorio regionale ed in particolare i contenuti dei piani paesistici, le procedure di approvazione degli stessi e le misure di salvaguardia provvisoria.
In attuazione di tali leggi con distinti decreti (questa è una storia che un po' tutti conosciamo, però è bene ribadirla per sommi capi), del Presidente della Giunta del 6 agosto '98 venivano approvati 14 piani paesistici che riguardavano fra l'altro l'intera superficie costiera della Regione. Con distinti provvedimenti emessi fra il 20 luglio e il 20 ottobre del '98 il Presidente della Repubblica, sulla base di altrettanti pareri del Consiglio di Stato, accoglieva i ricorsi proposti dall'associazione ambientalista Amici della Terra e dall'associazione Lega Ambiente, se non vado errato, annullando 7 piani paesistici, e questa è storia.
Risaliamo al 1998, purtroppo da allora la Regione non ha fatto nulla. Stiamo parlando di oltre cinque anni fa. Con sei distinte sentenze depositate il 6 ottobre 2003, cioè non molti giorni or sono, il TAR Sardegna ha a sua volta annullato i piani paesistici numero 1 della Gallura e numero 6 della Sardegna orientale, numero 10 di Arbus e zona limitrofa, numero 11 del Marganai, numero 13 del sud - est Sardegna, numero 14 delle isole di San Pietro e Sant'Antioco, mentre non ha per ora deciso il ricorso relativo al piano del Sinis. Quindi, praticamente il 90 per cento dei piani paesistici sono stati annullati e probabilmente anche per quest'ultimo ci sarà la stessa sorte.
Bene, la Regione fino a questo momento, come dicevo prima, non ha fatto nulla; non ha fatto nulla dopo le sentenze del Consiglio di Stato, o meglio del Presidente della Repubblica e non ha fatto nulla nemmeno in attesa che venissero pronunziate le sentenze del TAR Sardegna il cui esito era scontato. E non è che l'inerzia legislativa sia stata causata da così l'inerzia dei consiglieri, perchè ci sono state diverse proposte di legge, come ben sappiamo tutti. Il 25 gennaio 2000 è stata presentata una prima proposta, quindi stiamo parlando di pochi mesi dopo che il Consiglio regionale era insediato, una proposta di legge presentata da quattro consiglieri fra i quali il sottoscritto, la proposta di legge numero 43 avente ad oggetto la normativa transitoria in materia di pianificazione territoriale e paesistica, composta da quattro articoli eccetera, è la prima di quelle di cui oggi si tratta. Questa proposta è arrivata anche in Aula, ma non è mai iniziato, cioè era stata richiamata in Aula, ma non è mai iniziato l'esame e la discussione, è tornata in Commissione così in modo abbastanza discutibile e comunque è rimasta bloccata.
Lo stesso discorso vale, almeno in certi termini, per la proposta di legge numero 71 presentata dai consiglieri Marco Tunis, Salvatore Amadu ed Emilio Floris che nel frattempo poi è diventato Sindaco di Cagliari, qui 26 aprile 2000, e la proposta numero 106 presentata il 28 marzo 2001 dai consiglieri Morittu, Sanna Gianvalerio, Sanna Salvatore, Sanna Alberto e Calledda, anche queste rimaste lettera morta. Dopodiché sono arrivate in Consiglio altre proposte, c'è il disegno di legge Milia - Onida, o Onida - Milia che dir si voglia, c'è la proposta di legge presentata dal Gruppo della Margherita, c'è la proposta di legge presentata da altri consiglieri del centro sinistra, primo firmatario non ricordo se Morittu o Spissu. Sono tre proposte, una è un disegno le altre due sono proposte, che hanno una loro organicità sulle quali si può discutere, ma in questo momento noi siamo chiamati a qualcosa di diverso. Siamo chiamati come dicevo prima ad un atto di responsabilità e non è che si possa eludere questa responsabilità gravissima che abbiamo sulle spalle dicendo che vogliamo fare qualche cosa di organico, perchè se non l'abbiamo fatta, la colpa sappiamo bene la colpa principale di chi è, sappiamo bene di chi è, e certamente non può essere un alibi, una colpa non può essere un alibi per venir meno ad una responsabilità urgente, attuale e indilazionabile, che è quella di assumere dei provvedimenti, un provvedimento urgente a tutela di questi beni di cui ho parlato in precedenza. Chi volesse impedire che l'esame di queste tre proposte collegate vada avanti e venga risolto in termini positivi, sia pure con gli aggiustamenti ritenuti opportuni, si sta assumendo, si assumerebbe una gravissima responsabilità, innanzitutto morale e politica. Quindi, io così faccio appello, purtroppo l'Aula come al solito, soprattutto da una parte è semideserta, però io faccio appello a tutti i colleghi, quelli presenti e quelli che purtroppo non sono presenti perchè ancora una volta pensino di mettere una mano sulla coscienza e di stabilire se non sia il caso di fare qualcosa che non solo sarà utile e sarebbe utile, ma è indispensabile se vogliamo davvero guardare così, guardarci, come si suol dire, avere il coraggio di guardarci allo specchio.
Ed allora a che cosa dobbiamo fare riferimento? Dobbiamo fare riferimento al contenuto delle sentenze. C'erano già quelle del Consiglio di Stato che tracciavano la strada perchè in uno stato di diritto le sentenze non possono essere eluse soprattutto dalla Pubblica amministrazione, non possono essere eluse, non possono essere aggirate, non possono essere stravolte, altrimenti si compie un'attività destabilizzante e questo è veramente quello che non si dovrebbe fare. Bene, qual è la sostanza, il sostanziale contenuto di queste sentenze, mi riferisco in particolare alle ultime, quelle pronunziate dal TAR Sardegna che però sostanzialmente richiamano quelle a suo tempo pronunziate, appunto, dal Consiglio di Stato, Presidente della Repubblica. Qui si dice, così, per sommi capi, quanto segue: "Il piano territoriale paesistico si colloca tra il provvedimento di approvazione del vincolo che presuppone e il provvedimento con il quale vengono consentiti usi nella zona vincolata, disciplinando l'esercizio del potere autorizzatorio in modo da fornire parametri certi agli interessati. Il piano, quindi, costituisce strumento di programmazione dell'attività amministrativa di gestione del vincolo a tutela anche dell'interesse dei proprietari immobiliari ai quali vengono forniti parametri certi circa l'esercizio di un potere che la legge ancora a limiti assai precisi. Il piano contribuisce a definire il contenuto precettivo del vincolo" - cioè il vincolo c'è, il piano contribuisce a definire il contenuto precettivo del vincolo - "e come espressione dell'autoregolamentazione preventiva di alcuni aspetti della discrezionalità tecnica orienta essenzialmente in negativo il giudizio che presiede all'autorizzazione ex articolo 7 della legge 29 giugno 1939, numero 1497. Esso non può disporre della coercitività del vincolo, non può annullare il vincolo, ma deve solo svilupparla in senso conservativo e specificarla per ciò che attiene all'uso e alla valorizzazione del territorio protetto."
Allora, fatte queste premesse, cosa dice la sentenza? I provvedimenti impugnati, cioè i piani paesistici sono illegittimi, perché? Primo, perché escludendo dal regime autorizzatorio sotto il profilo paesistico tutti gli interventi elencati nelle lettere b) e seguenti della tabella degli usi compatibili con i gradi di tutela paesistica allegata al PTP (Piano Territoriale Paesistico) è stata snaturata la funzione del piano medesimo. E' stata snaturata. Secondo: sono stati ammessi, anche in zone dichiarate meritevoli della massima tutela, usi palesemente incompatibili con il grado di protezione ritenuto necessario per le medesime. Le suddette osservazioni, eccetera, sono condivise dal Collegio, in particolare il Collegio condivide l'impostazione data dal Consiglio di Stato alla problematica, individuando nella tabella degli usi compatibili il punto nodale della disciplina. La tabella suddetta, infatti, impone l'acquisizione del parere di compatibilità paesistica esclusivamente per gli usi elencati alla lettera a), mentre tale prescrizione non è ripetuta per gli usi elencati alle lettere successive. Tale disposizione è palesemente illegittima e rende illegittimo il piano nel suo complesso. Questo è sostanzialmente il contenuto. E poi la conclusione qual è? Dopo che si dice che questi piani vengono annullati, resta fermo l'obbligo per l'amministrazione regionale di provvedere all'approvazione di un nuovo piano rispetto dell'articolo 1 bis del decreto legge 27 giugno 1985, numero 312, convertito con modificazioni nella legge 8 agosto 1985, numero 431, la già nominata legge Galasso, con esercizio della facoltà di cui all'articolo 3 ter, "resta fermo", eccetera. Quindi obbligo ben preciso di rifare i piani e di rifarli che siano diversi, che sia uno solo, come forse adesso sta emergendo nelle proposte più recenti, però vanno rifatti e vanno rifatti rispettando questi principi.
Allora, qui io credo che non sia possibile, cioè ho detto che non è possibile per tante ragioni, perché purtroppo addentrarci nell'esame delle proposte organiche ci porterebbe lontano, lontanissimo e in questo momento non siamo assolutamente in condizioni di affrontare impegni di questo genere, ma non è solo questo, non è solo questo. Se noi, senza alcuna polemica, prendiamo in esame il famoso disegno Milia-Onida, vediamo che praticamente è in palese contrasto, in insanabile contrasto con i principi che sono stati evidenziati nei due blocchi di sentenze del Consiglio di Stato e del TAR Sardegna. Quindi, così, se anche per ipotesi avessimo il tempo, la voglia e la capacità di entrare nell'esame di quella norma, noi concreteremmo un comportamento destabilizzante perché andremmo in palese contrasto con le decisioni, e quindi torneremmo da capo, cioè finiremmo davanti alla Corte Costituzionale con tutto quello che ne deriva, perché non è possibile eludere quei principi, non è possibile. Così, io più volte ho avuto occasione di evidenziare quei problemi, di evidenziare il contrasto esistente fra questo disegno di legge e le decisioni e i principi che sono stati affermati con le decisioni, di conseguenza mi pare che qui non sia neanche il caso di elencare tutte le carenze e tutte le illegittimità presentate da quello che è un lungo elenco, arriva alla lettera g), figuriamoci, non pretendo che sia Vangelo tutto quello che dico, però io credo che nella sostanza sia piuttosto evidente.
Allora, così, seriamente, responsabilmente senza perdere tempo prendiamo in esame queste norme; prendiamo in esame queste norme urgenti, cerchiamo di farle anche molto semplici facendo riferimento ai principi che sono stati evidenziati nelle sentenze. Opportunamente sono stati fatti degli aggiustamenti, sono stati proposti appunto degli emendamenti che tengono conto di alcuni principi che sono stati formalmente e specificamente indicati, e credo che con un po' di buona volontà, nel giro di poche ore si potrebbe arrivare a fare un provvedimento che non pregiudica alcun interesse, che semplicemente tutela i beni del nostro patrimonio culturale e ambientale. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.) Signor Presidente, la sentenza 1203 del TAR non fa altro che seguire il pronunciamento già avvenuto nel '98 per il tramite del Consiglio di Stato e quindi del Presidente della Repubblica. Attualmente quindi in Sardegna vige un solo PTP, che è il numero 7 del Sinis. Ora è chiaro che di fronte a questo coinvolgimento generale non può non essere indispensabile, dico improcrastinabile, un pronunciamento normativo da parte del Consiglio regionale. In particolare io dico che si pongono due questioni fondamentali: la prima attinente all'individuazione della disciplina oggi applicabile e la seconda sulla sorte degli atti adottati dalle amministrazioni successivamente e sul presupposto dell'emanazione dei PTP e sino all'annullamento di quest'ultimi. Alla luce delle conclusioni cui si perverrà, quindi, io credo che dovranno essere individuati e potranno essere individuati tutti quegli strumenti più opportuni che questo Consiglio regionale riterrà. Per entrare nello specifico profilo che ci interessa si osserva che nelle sentenze in esame si rinviene un'espressa indicazione circa gli effetti discendenti dall'annullamento operato dal giudice amministrativo. Si legge, infatti, in tutte le sentenze: "Resta fermo l'obbligo per l'amministrazione di provvedere all'approvazione di un nuovo piano nel rispetto dell'articolo 1 bis del decreto 27 giugno 1985, numero 312, convertito con modificazioni nella legge 8 agosto, numero 431, con esercizio della facoltà di cui all'articolo 3. Resta fermo il disposto dell'articolo 1 quinquies del medesimo decreto legge". Dunque il giudice amministrativo ha ritenuto che l'annullamento dei PTP comportasse come conseguenza il rivivere dei vincoli della legge Galasso. Si ribadisce però che, in effetti, oggi la disciplina in materia si ritiene in parte nel decreto legislativo 29 ottobre, numero 490. Se si considera che la giurisprudenza amministrativa, come in precedenza rilevato, è consolidata nel ritenere che il termine del 31 dicembre '86, previsto dall'articolo 1 bis del decreto legge numero 312 e convertito con la legge 431, per l'approvazione da parte delle Regioni dei piani paesistici non ha carattere perentorio in linea generale ed astratta. Si può affermare che i divieti di modificazione che erano stati introdotti permangono anche oltre quella data e fino al momento di adozione dei PTP da parte delle Regioni, ovvero in caso di uso del potere sostituivo da parte dell'autorità statale. Invero si è ritenuto che quel termine fosse connesso non all'efficacia del vincolo bensì all'esercizio del potere sostituivo da parte dello Stato. Nella sostanza si è affermato che il termine del 31 dicembre '86 fosse solo il termine non perentorio entro il quale le Regioni dovevano provvedere a emanare gli atti di competenza, decorso il quale diventata legittimo l'uso potere sostituivo e non fosse in alcun modo connesso con l'efficacia del vincolo. Questo risultato, del resto, è ben comprensibile e conforme all'articolo 42 della Costituzione. Infatti, attesa la valenza costituzionale della tutela del paesaggio, valore che nella Carta Costituzionale riceve una tutela quanto meno pari a quella del diritto di proprietà, non era legittimo né logico consentire che l'inerzia delle Regioni potesse legittimare l'uso indiscriminato ius edificandi. L'assenza di indennizzi per il caso di protrarsi del vincolo, poi, trova piena giustificazione nel potere conformativo del legislatore dei contenuti della proprietà edilizia e il privato che subisce lesioni per il protrarsi dell'inerzia dell'amministrazione in questa situazione ha una tutela offerta dalla possibilità di attivarsi per far venir meno detto comportamento omissivo con gli strumenti predisposti dal legislatore.
Ciò precisato si osserva che si pone però il problema non affrontato dal giudice amministrativo di verificare la sorte dei vincoli di cui agli articoli 12 e 13 della 45. Al riguardo si ribadisce che negli articoli 12 e 13 è espressamente previsto che le norme transitorie, ivi previste, potevano trovare applicazione fino all'approvazione dei PTP e comunque per un periodo non superiore a trentasei mesi dalla data di entrata in vigore della legge stessa. Orbene, gli annullamenti operati prima dal Presidente della Repubblica e poi dal TAR fanno sì che possa ritenersi che la prima condizione non si sia avverata. Si pone allora il problema di verificare se il termine di trenta mesi abbia carattere perentorio o meno.
Al proposito si osserva che in effetti il termine di trenta mesi sia espressamente riferito alla durata delle prime norme di salvaguardia, a differenza delle previsioni di cui alla legge 431 del '85, che invece, come si è visto, non ponevano tale termine in relazione alla durata dei vincoli imposti, ma esclusivamente in relazione all'esercizio del potere sostituivo da parte dello Stato. Sotto questo aspetto si può pertanto concludere che la soluzione prospettata nelle sentenze in esame, secondo cui nella specie rivivrebbero i vincoli di cui alla legislazione statale sopra richiamata, sia condivisibile.
La seconda questione, concernente la sorte degli atti adottati dalle amministrazioni successivamente e sul presupposto dell'emanazione dei PTP e sino al loro annullamento: in primo luogo si pone il problema di individuare le conseguenze dei disposti annullamenti sui PUC eventualmente adottati. Si precisa che le considerazioni che seguono vengono svolte senza avere conoscenza della situazione di fatto, le stesse pertanto hanno carattere di massima. Dall'esame della legislazione regionale in materia urbanistica e in particolare della legge numero 45 pare potersi concludere che i PTP non sono presupposti necessari dei PUC; in questo senso induce l'esame all'articolo 10, ove sono disciplinati i contenuti dei PUC.
Invero il legislatore regionale, allorché tratta della pianificazione comunale, non introduce alcuna norma, quale ad esempio quella che si riviene al secondo comma dell'articolo 16, ove è previsto: "La pianificazione provinciale è subordinata agli atti di pianificazione regionale e non ha corso in assenza di essi". Del resto lo stesso Consiglio di Stato, in sede consultiva, ha affermato che i piani paesistici sono ininfluenti ed autonomi rispetto alle previsioni degli strumenti urbanistici comunali, proprio in considerazione della natura di questi ultimi di mero strumento di pianificazione urbanistica. Non essendo riscontrabile pertanto una relazione di presupposto necessario del PTP rispetto al PUC deve escludersi che l'annullamento dei PTP abbia efficacia travolgente e deve invece affermarsi che detta efficacia è solo viziante. Da ciò consegue che ancorché eventualmente illegittimi, i PUC continuano ad esplicare i propri effetti.
A questo punto occorre però precisare che la disciplina dei PUC risente del rivivere dei vincoli di cui all'articolo 1 bis, primo comma. Si vuole sostenere che ancorché le aree sottoposte a vincolo siano state oggetto di disciplina da parte del PUC, a seguito dell'annullamento del PTP, le stesse sono di nuovo soggette alle norme di salvaguardia sopra indicate. Quanto sopra accertato, si pone ora l'ulteriore problema della sorte degli atti ulteriori, per esempio convenzioni di lottizzazione, concessioni edilizie, eventualmente nel frattempo adottati o emanati. Ovviamente la questione concerne esclusivamente gli atti che hanno ad oggetto aree sotto poste a vincolo di salvaguardia, ai sensi delle norme sopra richiamate. La situazione è estremamente delicata in quanto va ad impingere su situazioni giuridiche facenti campo per lo più a soggetti privati, con la conseguenza che in astratto potrebbero pure profilarsi profili di responsabilità patrimoniale. Al riguardo si osserva che occorre distinguere due situazioni: l'ipotesi in cui le opere abbiano avuto inizio e quelle in cui invece le stesse non siano ancora iniziate. Nell'esame della questione ovviamente soccorrono gli orientamenti formatisi successivamente all'emanazione della legge Galasso.
In questa situazione occorre verificare, quindi, quali interventi possano essere oggi attuati dalla Regione. Sul piano legislativo è auspicabile un intervento legislativo contenente sia norme di salvaguardia che norme transitorie, in particolare, a quest'ultimo riguardo, occorre disciplinare compitamente la sorte degli atti e provvedimenti emanati in vigore dei PTP, prestando particolare attenzione all'esigenza rappresentata al paragrafo terzo, lettera h), con espressa indicazione degli interventi consentiti nonché delle procedure da seguirsi all'uopo. Inoltre, non essendo verosimile una celere riapprovazione dei PTP, è consigliabile introdurre una previsione di procedure particolari di autorizzazione per interventi quali quelli previsti nell'articolo 28 bis della legge 431. Sul piano amministrativo deve essere valutata l'opportunità di reiterare, con le modifiche ritenute opportune, i decreti dell'Assessore della pubblica istruzione e beni culturali numero 2997 e numero 3012. Inoltre è quanto mai opportuna una circolare che chiarisca alle amministrazioni le conseguenze dell'intervenuto annullamento e la sorte degli atti adottati aventi come presupposto i PTP annullati.
Detto questo, non condividendo il testo che è stato proposto dalla Commissione, perché da un lato si prevede la revisione e l'aggiornamento dei piani territoriali paesistici resi esecutivi con decreti del Presidente della Giunta regionale del 6 agosto '93, senza considerare che essendo stati detti piani annullati, ad esclusione per il momento di quello del Sinis, non si tratta tanto di revisionare e aggiornare quanto di predisporre ex novo emendando gli stessi dai vizi riscontrati dal Presidente della Repubblica. Non solo, ma le successive norme, nella sostanza, mirano a mantenere in vita le previsioni di detti piani in attesa di quella revisione e aggiornamento. E' evidente che nella sostanza, così disponendo, se approvassimo questa norma ci troveremmo nella condizione di sostituire il giudice. Nella sostanza si tratta di un provvedimento di cui è dubbia la stessa costituzionalità. Per contro si ritiene che il legislatore, e quindi il Consiglio regionale, debba provvedere a dettare norme di salvaguardia in analogia alle disposizioni a suo tempo dettate con gli articoli 12 e 13 della legge 45, nonché a disciplinare la sorte degli atti emanati in vigenza dei PTP annullati. E' per questo motivo che il Gruppo di Alleanza Nazionale ha presentato quattro emendamenti sostituivi totali, che corrispondono ai quattro articoli della legge esitata dalla Commissione e sui quali siamo disponibili a trovare un accordo, ma certamente anche a fronte delle numerosissime sollecitazioni che sono pervenute credo a moltissimi consiglieri regionali da parte degli amministratori locali, io chiedo al Presidente del Consiglio e a tutti i consiglieri un'indispensabile concertazione con gli enti locali prima che questo Consiglio regionale possa esitare una legge che, per ciò che sto verificando e vedendo, ha molte lacune e molte ombre e potremmo trovarci veramente nella condizione di approvare una legge che tutto fa fuorché chiarezza su una materia tanto importante, tanto determinante sia per la situazione urbanistica ma certamente anche per la situazione ambientale-paesaggistica della Sardegna. Ricordo ancora a questo Consiglio, che se è vero che la Regione Sardegna ha potestà praticamente assoluta sull'urbanistica, sulle questioni ambientali ci dobbiamo misurare anche con il Governo nazionale e quindi col Ministro dell'ambiente. Grazie.
Sull'ordine del giornoPRESIDENTE. Grazie onorevole Diana. Onorevole Corona, di cosa vuole parlare?
CORONA (F.I.-Sardegna). Sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.
CORONA (F.I.-Sardegna). Riagganciandomi alle ragioni che ha appena espresso l'onorevole Diana sulla necessità di una concertazione con gli enti locali, vorrei fare una proposta. Il nostro Gruppo propone che l'ordine del giorno venga cambiato e la legge numero 314, quella sui disabili, passi al primo posto, la legge elettorale rimanga esattamente com'è ed invece questo provvedimento passi al terzo posto, grazie.
PRESIDENTE. Una richiesta di inversione. Un attimo, onorevole Cogodi, vediamo il Regolamento. Mi pare ci vogliano due terzi dei voti per approvarlo.
Allora parla un oratore per ogni Gruppo per non più di cinque minuti sulla proposta. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Io credo che la questione vada licenziata molto rapidamente, non è possibile che appena si inizia a entrare nel merito di un argomento che è all'ordine del giorno del Consiglio e su cui tutti i consiglieri, i colleghi, hanno misurato anche l'ordine dei propri lavori, il collega Corona intervenga sull'ordine dei lavori per proporre non ordine di lavoro ma sempre il disordine per non lavorare. L'ordine dei lavori vuol dire dare un ordine al lavoro, che è già stato dato più volte. Siamo nella discussione generale di una legge, che senso ha che ogni tanto il collega Corona si svegli e proponga di giocare a "luna monta". Abbiamo iniziato una legge che abbiamo concordato di sospendere momentaneamente per dare assoluta urgenza ad una questione urgentissima, adesso si propone di sospendere l'argomento in discussione per trattare un altro argomento. Ripeto, Presidente, io credo che ognuno può fare quello che vuole entro il limite della decenza, della decenza politica anche, della decenza istituzionale anche, però non è pensabile che, per non voler fare, non voler affrontare una questione, non so se il collega Corona, a titolo personale o a nome di Forza Italia, ogni volta debba tentare di fare lo sgambetto ai lavori ordinati del Consiglio. Ben si comprende che la mia opinione è nettamente contraria, ma non è solo una contrarietà, è anche un po' una rappresentazione, insomma, un'espressione di qualcosa di più della sola contrarietà perché davvero non se ne può più.
PRESIDENTE. Gli Uffici osservano che tra l'altro si tratta di una proposta di inversione a esame iniziato. Questa Presidenza non vede che ci possano essere termini per una discussione che vada avanti oltre, per cui si continua con gli interventi.
È iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Grazie Presidente, grazie ai colleghi presenti. Intervengo nella discussione generale di questo provvedimento per dire o tentare di dire in modo sufficientemente chiaro che delle due è una, o il Consiglio regionale adotta una norma di salvaguardia, questa norma così com'è o modificata come in modo differenziato si propone, ma che sia di salvaguardia, o comunque un'altra norma di salvaguardia, altro potere della Regione dovrà adottare. Cioè, noi siamo di fronte, la Regione nel suo insieme, nella sua istanza legislativa o nella sua istanza amministrativa, cioè la Giunta regionale, di fronte all'obbligo non solo politico, all'obbligo non solo morale, ma all'obbligo giuridico e istituzionale, di adottare una norma di salvaguardia.
Io vorrei che questo concetto, questa proposizione fosse chiara a tutti noi, perché la politica, quando si esercita attraverso le funzioni pubbliche delle istituzioni, mantiene integra tutta la possibilità e la capacità di espressività la più differenziata, però una cosa non può pretendere, di non adempiere al proprio dovere. Non può perché qualora la politica pretendesse di non adempiere al proprio dovere sarebbe eversione e alcuni atteggiamenti, io spero solo personali e non di Gruppo politico, principalmente riferibile a Forza Italia, sono atteggiamenti meramente eversivi, quelli che si manifestano in questa circostanza.
Dice la pubblicistica, la più diffusa anche oggi (dice nel senso che scrive e quindi i cittadini sardi leggono e apprendono), che il Consiglio regionale sarebbe impegnato a discutere una "leggina", un cosiddetto provvedimento salva coste. La legge che discutiamo non è una "leggina", è una legge a tutto tondo, è una legge che mette in discussione e decide del valore più grande di cui questa Regione dispone, il suo valore più grande non sono i danari del bilancio, i danari per molti che siano, quando sono molti, sono pur sempre un bene fungibile. Noi discutiamo del più grande bene di questa Regione che è un bene non riproducibile, che se bene utilizzato e saggiamente considerato è base di benessere materiale e morale, se distrutto, se inquinato, diventa elemento di degrado non solo economico ma anche morale. Io credo che non sia enfasi ripetere sommessamente, riferirsi ancora modestamente, umilmente a questo grande significato e a questo grande valore.
Perché ancora discutiamo di salvaguardia ambientale in questa specifica circostanza? Per un motivo preciso. Perché un Tribunale dello Stato, il TAR Sardegna, in nome del popolo italiano, ha pronunciato una sentenza. E questa sentenza va innanzitutto conosciuta e va ottemperata anche perché, a mio avviso, è una sentenza giusta, non solo sul piano tecnico - giuridico, ma anche sul piano dei contenuti e degli obiettivi. Ma non è che si può dire che c'è una sentenza che dice qualsiasi cosa. La pronuncia giurisdizionale dice una cosa precisa e io la voglio leggere nelle sue cinque o sei righe che contengono la sostanza. Il PTP non è conforme alla legge, quello che è oggetto di una ma poi di tutte le sentenze, di tutte le pronunce consimili, sotto due profili, quindi non è conforme alla legge. E uno strumento di derivazione pubblica regionale che non è conforme alla legge, va reso conforme alla legge sotto due profili, due non venticinque. Questi due non altri due, e i due profili sono: uno, non è da escludere in regime autorizzatorio sotto il profilo paesistico per gli interventi elencati nelle lettere B e seguenti, oltre che quelli della lettera A, cioè in buona sostanza il primo motivo di nullità e quindi di non conformità alla legge è individuato nel fatto che gli interventi consentiti nelle lettere, lettere nella legge, poi sono areali, sono zone di parte di territorio, zone di trasformabilità relativa e di salvaguardia relativa, per quelle aree, quindi non solo la A, ma anche la B, la C, la D, la E, la F, e mi pare si arrivi fino alla I, deve essere prescritta la tabella degli usi compatibili con i gradi di tutela paesistica.
Quindi dobbiamo estendere quella tabella degli usi compatibili con i gradi di tutela paesistica già contenuti nell'areale A o nelle aree riportate nella tabella A, anche le altre lettere, o meglio alle aree corrispondenti alle altre lettere. Semplice! Questo è il primo motivo calendato. Due, sono stati ammessi anche in zone dichiarate meritevoli della massima tutela usi palesemente incompatibili con il grado di protezione ritenuto necessario per le medesime, cioè la normativa regionale individua alcune aree di massima tutela o di tutela integrale, per esempio le spiagge o le altre aree sensibili ritenute di assoluta esigenza di salvaguardia, però dopo fa un elenco lunghissimo di cose che si possono fare e fra quelle cose che si possono fare, cioè in deroga alla prescrizione, ve ne sono alcune che sono di troppo, perché c'è una casistica che va dalla lettera A fino alla lettera L e per esempio alla lettera L si ritrova che si possono fare anche opere non solo pubbliche, ma di interesse pubblico che riguardino ogni e qualsiasi cosa, per cui in teoria si può fare anche un supermercato sulla spiaggia.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI(Segue COGODI.) Allora dobbiamo ovviare a questa seconda lesione di diritto ambientale, che se un'area è di tutela integrale può essere fatto lì solo quello che serva funzionalmente alla conservazione massima di quell'area, quindi può essere ripulita, se c'è un manufatto può essere manutenuto, la dotazione dei servizi leggeri essenziali, tutto questo sì, ma in funzione della finalità che la norma prescrive.
Questi sono i due motivi di illegalità e il Consiglio regionale se vuole, e se non vuole il Consiglio regionale la Giunta regionale obbligatoriamente, deve obbedire ad una sentenza di un Tribunale della Repubblica e deve restituire ai PTP l'armonia e la legalità su questi due punti. Questa è la sentenza, che si conclude richiamando comunque l'obbligo, l'obbligo, non la facoltà, per l'Amministrazione di provvedere all'approvazione dei nuovi piani in modo conforme alla legge 431, cioè alla Galasso dell'85, cioè la legge quadro dello Stato, perché qui trattiamo di materia non esclusiva della Regione, ma di materia concorrente e la legge quadro dello Stato in materia di paesaggio e di ambiente costituisce il riferimento necessario per dover poi provvedere le Regioni, ivi compresa la nostra, se non vorrà essere anche su questo commissariata.
Quindi si tolga dalla testa chiunque pensa e si illude che, caduti i PTP, che sono lo strumento oggi inadeguato, e lo dice il Tribunale, ma era l'opinione anche di alcuni di noi quando furono fatti questi PTP, che erano sì strumenti validi, ma bucati, ma insufficienti, e chi ha lamentato questa insufficienza aveva ragione di lamentarla. Non è che oggi si deve togliere quello che già c'era perché interviene un annullamento per questi precisi motivi e non per altri e non è onesto, dico che non è onesto politicamente e neppure intellettualmente, dire in quest'Aula, come ieri alcuni colleghi hanno detto, a partire dal collega Satta, non so se ha parlato come consigliere regionale o come progettista del Master Plan, non è onesto dire qui che i PTP hanno consentito lo sfascio dell'ambiente; lo hanno consentito nei limiti nei quali non erano sufficienti. Non è consentito dire che bisogna togliere di mezzo tutta la salvaguardia per tutelare l'ambiente perché quando i PTP non c'erano l'ambiente in questa Regione non è stato tutelato, è stato violentato. E quando ognuno faceva quello che voleva e costruiva anche sugli scogli e sulle spiagge, accadeva questo, non c'è una forza politica, morale, imprenditoriale, professionale migliore delle istituzioni pubbliche che abbia mai tutelato il territorio in questa Regione. Solo le regole pubbliche sono intervenute, seppure in modo insufficiente, a dire almeno una cosa, che oggi è nel senso comune, che almeno a una certa distanza dal mare, salvo le cose funzionali, essenziali alla balneazione o all'uso del mare non si deve costruire. Noi abbiamo detto con la nostra legge che 300 metri sono pochi, ma almeno questo è entrato nel senso comune, come si fa a dire qui "si tolga anche la distanza edificatoria dei 300 metri"? E non lo dice solo Satta, perché lui lo progetta nei progetti, che qualcuno pensa che se cadono i PTP possono tornare ad essere legali, rimangono illegali quei progetti perché sono contro altre leggi della Regione, dello Stato e della normativa comunitaria, ve lo mettete o no in testa?
In ogni caso quando non esistevano le regole, anche queste minime e insufficienti, in questa Regione non è accaduto di meglio, è accaduto di peggio. Allora quello che deve fare il Consiglio, ripeto, se vuole, ma se non lo fa il Consiglio lo deve fare la Giunta per forza, perché la obbliga la legge e qualcuno si muoverà perché le leggi vengano osservate anche in questa Regione. Perché quella che è stata annullata in realtà è la normativa amministrativa, quella che aveva adottato a suo tempo la Giunta, non il Consiglio, e il Consiglio se vuole sta intervenendo in supplenza dell'incapacità della Giunta ad agire, perché dovrebbe essere la Giunta immediatamente ad intervenire e a modificare i PTP in quei due punti, cosa che può fare non in tre mesi, anche in tre ore se vuole! La verità è che non vuole, perché ci sono parti politiche che rappresentano parti economiche che non sono l'economia sana e l'economia buona, ma sono la peggiore economia, quella che distrugge anziché quella che costruisce, che condizionano le scelte, le più lineari e le più serie che la Regione deve assumere. E anche il provvedimento che si invoca, Milia-Onida, diciamo la verità, intanto è un disegno di legge che non avete istruito in Commissione quindi non è approdabile in Aula, perché voi siete la maggioranza, voi siete la Giunta da quattro anni e mezzo, se volevate quel provvedimento lo potevate istruire in Commissione e portarlo in Aula. Lo volete portare in Aula quando non si può, perché in Commissione non l'avete istruito, ma anche quel provvedimento tocca quella linea Maginot dell'ambientalismo o comunque della serietà della tutela dei valori ambientali, che sono almeno i 300 metri dal mare; anche quel provvedimento punta a sfondare quella linea ritenuta essenziale e minima. Ma in ogni caso, quando si vorrà fare un'altra legge urbanistica il Consiglio regionale è sovrano e farà un'altra legge urbanistica, che sia legittima, costituzionalmente valida e in armonia con le altre leggi dello Stato e la normativa comunitaria, ma finché il Consiglio regionale non pone mano a fare un'altra legge organica, fino a quando non dice: "Faccio un'altra legge in luogo della legge numero 45" e abbia questo coraggio e questa forza di farlo, io penso che si dovrà fare un'altra legge in luogo della "45", migliore della "45", più moderna, più aggiornata, non per demolire quello che di buono c'è, ma per migliorare tutto quello che in questi due anni si è riusciti a fare. La legge 45 è del 1989, la Regione esisteva già da 41 anni quando per la prima volta si è dotata di una legge urbanistica, cioè un insieme di regole pubbliche, norme uguali per tutti, per il povero e per il ricco, per il savio e per l'incosciente; dopo 41 anni, perché prima il bene più prezioso di questa Regione, che era anche allora il territorio e l'ambiente, anche quando di turismo se ne parlava di meno o vi era meno pressione economica sulle cose chiamate turismo e non tutte turismo, quello che si chiama tale, dopo 41 anni la Regione ha avuto e poteva averla fin dal '48 la prima legge urbanistica perché prima il territorio si governava con i decreti, cioè con gli atti discrezionali e quindi un decreto generale e poi una deroga e poi un decreto ad hoc e poi appunto l'esatto contrario della regolazione e dell'ordine che deve necessariamente essere garantito dalla politica e dalle istituzioni, anche e soprattutto in riferimento all'economia e all'idea che si ha dello sviluppo di questa Regione.
Quindi di che cosa si viene a cianciare - non dico a parlare, scusate l'espressione, e chiedo scusa ai colleghi che non la meritano questa espressione, perché alcuni la meritano - cosa si viene a cianciare della tutela paesistica che avrebbe favorito l'abusivismo? Ma qual è la norma di tutela, quella che dice "nei 300 metri dal mare non si costruisce", perché dovrebbe favorire l'abusivismo? Nelle aree sensibili non si manomette, perché dovrebbe favorire l'abusivismo? Sarebbe come dire che se un commerciante fa la cresta sul prezzo della merce bisogna abolire le leggi sul commercio. Bisogna arrestare il commerciante disonesto! Sarebbe come dire - e potrei fare tanti esempi, ma lasciamo perdere - che se il codice dice che non si ruba, siccome c'è molta gente che ruba bisogna abolire il codice penale, ma che ragionamenti sono questi, fatti da gente normale, se fosse normale!? La verità è che l'abusivismo in questa Regione c'è stato ed è stato anche contrastato, con la legge numero 23 che doveva parare il colpo della prima bestiale sanatoria del Governo nazionale e fu bloccato l'abusivismo con buone leggi, la legge 23 di questa Regione, e si mossero le ruspe, le ruspe buone, quelle che demolivano e hanno liberato 76 chilometri lineari di litorali in questa Regione e hanno demolito milioni e milioni di metri cubi abusivi e non una sola casa d'abitazione, ma le ville anche dei ricchi e dei potenti e del vostro Ministro, che è rimasto vostro nell'ascendenza politica, potentissimo Gava! Perché era una Regione allora che aveva dato non solo un esempio e un segnale, ma aveva attivato una politica istituendo un servizio di vigilanza edilizia, che ha funzionato egregiamente e con gli strumenti di allora che erano meno di quelli di oggi, ma non ci sono sempre gli aeroplani che volano e osservano tutto quello che si muove a terra e non c'era tutto il supporto informatico che oggi consente di elaborare immediatamente i dati e di conoscere, ebbene se c'è di nuovo una ripresa dell'abusivismo è perché c'è un decadimento ulteriore ancora della politica, perché tra lasciar fare e dire che le leggi non valgono, che tanto o prima o poi le leggi buone si elimineranno e promettere sanatorie agli abusivi, ecco che cosa è che tutto insieme fa quella miscela esplosiva.
PRESIDENTE. Brevemente perché concluda.
COGODI (R.C.). Ho concluso, non è la buona politica, ma è la pessima politica, quella eversiva che voi, tutto sommato, alcuni di voi, per fortuna in minoranza in quest'Aula, vogliono ancora proporre. Io vorrei esprimere una parola di apprezzamento anche per una parte della destra politica, c'è una parte di destra che politicamente esprime un'altra opinione che mi pare in questa fase corrisponda ad alcuni esponenti anche di A.N., lo stesso Presidente della Giunta che ha inviato una domanda formale al Consiglio regionale; anzi prego la Presidenza del Consiglio di distribuire in Aula la lettera del Presidente della Regione che ieri ha sollecitato il Consiglio ad approvare la norma di salvaguardia. Quindi c'è anche una destra politica che noi contrastiamo frontalmente perché pensa altro e diverso sull'organizzazione della società, che però fa la destra politica, non fa la destra affaristica, che è una cosa diversa, che non è neppure politica, è impolitica, è un'altra cosa.
Per queste ragioni io credo che il provvedimento debba essere esaminato nel merito, debba essere anche migliorato nei termini che la stessa Commissione unitariamente propone e che quindi questa misura, minima per ora, di tutela del più grande patrimonio della Regione possa da questo Consiglio regionale essere varata, e quindi rimediare un punto grande di onore per davvero alla capacità di governo complessivo e di indirizzo e di legislazione dell'Assemblea regionale sarda.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (Gruppo Misto). Io intervengo solo per un minuto perché non voglio portar via tempo ritenendo che prima si conclude la discussione generale e prima si passa alla fase operativa dell'adozione della norma e meglio è. Tuttavia prendo la parola perché non voglio che il silenzio possa essere letto come disinteresse o almeno sottovalutazione. Il problema di cui ci stiamo occupando è un problema cruciale, è stato detto da molti bene, e io non ripeto le cose dette, per la tutela e per lo sviluppo di una nostra risorsa primaria. Aggiungo anche che, quali siano le cortine fumogene che da qualche parte si cerca di diffondere, di cospargere sulla materia, i termini della questione sono estremamente chiari e anche la necessità, a questo punto, di un intervento del Consiglio.
Quando nell'estate del '98 vennero dichiarati nulli sette dei quattordici PTP iniziarono a determinarsi degli effetti negativi e si creò in quel momento la necessità e l'urgenza - ha detto bene poc'anzi il collega Cogodi - di una risposta di Governo e, eventualmente, di una disciplina legislativa transitoria. La verità è che le difficoltà politiche, che non sono monopolio di un solo schieramento, resero difficile e impedirono poi la risposta adeguata di Governo e lo stesso legislatore non intervenne, anche se la Giunta del tempo - ha ricordato - aveva provveduto ad approvare un disegno di legge, il 497, che conteneva sostanzialmente le norme contenute oggi nel provvedimento di cui ci stiamo occupando, nel provvedimento che il Consiglio sta esaminando. Se voi mettete l'uno a fianco dell'altro il testo della Giunta del '98 e la proposta approvata in Commissione vedete che hanno una corrispondenza molto estesa. Con l'annullamento intervenuto di recente degli altri PTP per un ricorso, io credo, al di là delle valutazioni di segno diverso che si sono udite anche in quest'Aula, sulla base di un ricorso improvvido, è diventata ancora più necessaria e più urgente l'adozione di una normativa transitoria di salvaguardia. Io ho sentito ieri gli interventi di Forza Italia, dice: "Occorre una legge organica", certo che occorre una nuova legge urbanistica, ma intanto che si fa? Sarebbe troppo facile richiamare la metafora dei buoi e della stalla; io guardo con preoccupazione, voglio dirlo, li ho letti un attimo fa, agli emendamenti presentati dal collega Biancareddu e da altri colleghi, mi pare tutti di Forza Italia, se non erro. Riflettiamo prima di aprire in Aula una discussione di quel genere con emendamenti che possono aprire la strada a veri e propri guasti. Quello che il Consiglio deve fare - è stato detto con molta limpidità ed efficacia da Morittu, da altri colleghi di vari Gruppi - è adottare una norma transitoria, una disciplina di salvaguardia, un atto legislativo, transitorio, limitato, urgente, che impedisca che si determinino ulteriori effetti negativi e lasci al legislatore il tempo per mettere mano ad una più organica legge che può trovare la sua espressione più appropriata e più alta proprio nella revisione, quando sarà possibile, della legge urbanistica.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Tunis sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.
TUNIS (Rif.Sardi-U.D.R.). Sull'ordine del giorno. Signor Presidente, colleghi consiglieri, io mi ero iscritto a parlare già dalla giornata di ieri e in qualità anche del ruolo che ho all'interno del Consiglio come Presidente di Commissione mi hanno anche indicato fra gli ultimi. Per un'esigenza particolare sono sceso nel mio ufficio e mi sono accorto che hanno depennato il mio nome, prego se possibile l'Assemblea, come Presidente della Commissione, di poter tenere questo breve discorso.
PRESIDENTE. Personalmente, a parte la raccomandazione che faccio ai colleghi che sono iscritti a parlare di stare in Aula, però mi rendo conto, sono stati cancellati diversi colleghi, quindi probabilmente lei ha fatto male i conti o non li poteva fare, per cui è stato chiamato in un momento nel quale non era presente, però lei è Presidente della Commissione, quindi io credo sarebbe utile sentirla, se i colleghi non creano questioni, problemi, le do la parola volentieri. Dopo di che parlerà l'onorevole Pirisi che è l'ultimo iscritto a parlare.
È iscritto a parlare il consigliere Tunis. Ne ha facoltà.
TUNIS (Rif.Sardi-U.D.R.). Ringrazio, signor Presidente, i colleghi perché hanno acconsentito, non che il Presidente dovesse fare dei grandi discorsi del tipo personale, ma cercava di mettere in evidenza tecnicamente quanto è avvenuto. Il testo unificato relativo all'esame delle proposte di legge 43-71-169 e 196 A intende affrontare la delicata e importante questione del vuoto normativo venutosi a creare in seguito all'annullamento, ormai noto a tutti, da parte del Tribunale Amministrativo della Sardegna, con la recente sentenza, di altri sei piani territoriali paesistici ancora in vigore.
Infatti come è ormai noto da tempo, sono stati annullati nel '98, con decisione del Presidente della Repubblica, previo parere della seconda sezione del Consiglio di Stato in virtù del ricorso straordinario allo stesso Presidente presentato già nel 1994 dall'Associazione Amici della Terra, sette piani paesistici che non sto qui certamente a ricordare. Recentemente hanno subito la stessa sorte, sempre in seguito a ricorso amministrativo presentato dall'associazione Amici della Terra, altri sette piani territoriali paesistici; rimane in vigore per ora il piano territoriale numero 7 del Sinis che verrà successivamente esaminato, essendo stato rinviato il giudizio di legittimità per un vizio formale, ma comunque sia si presume che è certa la stessa sorte, quindi che finirà annullato.
Tale situazione di fatto impone adeguate riflessioni e alcune considerazioni sul testo che si propone e che la Commissione ha portato all'attenzione dell'Assemblea consiliare. In primo luogo sorprende come, sia nell'ultimo scorcio della passata e in quasi tutta questa legislatura, le Giunte regionali che si sono succedute non abbiano provveduto a porre rimedio a tale situazione che già si conosceva, che ha visto per lungo tempo il territorio regionale disciplinato e tutelato in differente modo, quindi assai apprezzabile pertanto è l'iniziativa esclusivamente consiliare che è stata adottata, finalizzata a questo scopo.
La gravità e l'assoluta particolarità di tale situazione e la certezza, puntualmente confermata, dell'inevitabile annullamento degli altri piani vigenti ha indotto la quarta Commissione ad approvare il testo in esame dopo un attento ed approfondito esame degli effetti e delle conseguenze che il mutato quadro normativo avrebbe determinato nell'efficace governo del territorio regionale, con particolare riferimento per le zone più sensibili.
Appare opportuno ricordare che ai sensi della legge regionale 22 dicembre dell'89, la numero 45, e le successive modifiche ed integrazioni che ha per titolo "Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale", i piani territoriali paesistici costituiscono lo strumento cardine della pianificazione regionale, insieme alle direttive, ai vincoli e agli schemi di assetto territoriale.
A differenza di tali ultimi però i piani territoriali paesistici sono stati formalmente approvati con decreto del Presidente della Giunta regionale del 6 agosto '93 e il loro primo annullamento è intervenuto proprio nel pieno della fase del loro faticoso recepimento da parte dei Comuni obbligati ad adeguarsi, creando un blocco nell'attività di adeguamento degli altri Comuni, essendosi instaurata l'attesa per un generalizzato annullamento. Appare pertanto indispensabile procedere all'approvazione di un testo normativo che - ripetiamolo - colmi il vuoto normativo verificatosi.
Infatti fintanto che non si approva un'espressa modifica della legge regionale 45 dell'89 la Regione è obbligata a dotarsi dei piani territoriali paesistici, strumenti cardine della pianificazione regionale, secondo i contenuti previsti dalla medesima legge.
È indispensabile altresì fornire un quadro il più possibile certo e chiaro della pianificazione regionale, ciò sia allo scopo di assicurare la necessaria tutela delle zone più sensibili e di pregio ambientale del territorio regionale, sia per garantire i cittadini e gli eventuali imprenditori sulle modalità, tempi e luoghi di un proposto intervento edilizio che deve ottenere risposte certe e chiare in un tempo strettamente compatibile con gli interessi economici in campo.
Altresì non appare condivisibile, anzi assai pericolosa, la tesi emersa recentemente nel dibattito suscitato dal recente annullamento degli ultimi PTP, secondo cui non sarebbe necessario alcun intervento legislativo di salvaguardia, essendo sufficiente la disciplina contenuta nell'articolo 10 bis della legge regionale numero 45 dell'89. Sono infatti molteplici gli effetti giuridici che non sono disciplinati da tale norma e la cui mancata previsione getta una notevole incertezza ed indeterminatezza nella gestione del territorio, aprendo la strada a misure parziali e discrezionali. Tra questi si possono individuare i principali effetti negativi di queste misure parziali e discrezionali:
1) decadenza dell'obbligo di adeguamento dei piani urbanistici comunali ai piani territoriali paesistici e necessità di una rivisitazione delle previsioni assunte sulla base dell'annullato presupposto giuridico:
2) possibile salvezza per i piani attuativi scaduti alla data del 17 novembre '89, ma che abbiano già avviato alla stessa data le opere di urbanizzazione;
3) decadenza della previsione generale di divieto all'esercizio dell'attività di cava nelle aree di PTP;
4) caducazione della norma di indirizzo dell'espansione delle zone urbanistiche C), D) e G);
5) caducazione della norma che sancisce il dimezzamento delle volumetrie, teoricamente realizzabili, ai sensi del decreto 2266 del 1983, il cosiddetto decreto Floris, per gli insediamento turistici e la possibilità di accrescere tali volumetrie per le zone B) e C) oltre la fascia dei due chilometri dal mare;
6) caducazione della norma che limita, per gli interventi nella fascia costiera dei 500 metri, l'uso edificatorio turistico al solo ricettivo alberghiero e quindi possibilità di estenderlo anche al residenziale;
7) caducazione della norma che detta disposizioni circa la razionalizzazione dei preesistenti insediamenti turistico - residenziali entro la fascia dei 500 metri;
8) caducazione dell'obbligo per i Comuni di consentire interventi di trasformabilità delle zone costiere solo in presenza dello studio di compatibilità paesistico - ambientale.
Nei territori ricompresi negli annullati piani paesistici, in assenza di nuova disciplina legislativa, restano in vigore però questi vincoli, questi seguenti vincoli:
a) vincolo paesistico per le zone ad esso sottoposte ai sensi del decreto legislativo 29 ottobre 1999 numero 490. Ciò comporta, limitatamente per le aree vincolate, la necessità dell'atto autorizzativo regionale o comunale per ogni modificazione che si intenda introdurre;
b) vincolo di inedificabilità ai sensi dell'articolo 10 bis della legge regionale 45/89 introdotto dalla legge regionale 23 del '93 per i territori ricompresi nella fascia dei 300 metri dal mare e per le altre zone previste da tale norma, con le eccezioni da essa introdotte.
Inoltre la norma di cui all'articolo 4 del testo che noi abbiamo portato all'attenzione dell'Aula impedisce che venga riassunta, anche solo in forma di temporanea misura di salvaguardia, la disposizione di cui all'articolo 17, comma 2, delle norme tecniche di attuazione dei PTP che introduceva l'ambito di trasformazione 2D* fortemente critica e che tanti dubbi interpretativi e applicativi ha creato.
In conclusione, alla luce di tale situazione, appare quindi indispensabile l'assunzione di questa iniziativa legislativa che pur nella consapovelezza di non costituire una risposta esaustiva alle molteplici questioni scaturenti da tale complessa e articolata questione, rappresenti il modo concreto attraverso cui conseguire l'obiettivo di porre le basi per un efficace governo del territorio regionale, con particolare riferimento per le zone più sensibili, senza l'introduzione di blocchi e vincoli ingiustificati, aprendo la strada ad una proficua rivisitazione della disciplina paesistica, coerente con le pronunce giurisprudenziali, attenta alle esigenze di tutela e tecnicamente ineccepibile.
In estrema sintesi, signor Presidente, colleghi consiglieri, traduco in termini più semplici quanto espresso con una terminologia che può apparire troppo tecnica: dal 1998 ad oggi si poteva, da parte della Regione, fare di più e per motivi vari non si è fatto. La Commissione, di fronte ad una situazione che si percepiva di grossa difficoltà in cui sette piani erano stati aboliti e altri sette si poteva prevedere ragionevolmente che sarebbero stati eliminati, ha ritenuto dopo discussione ampia, di operare per colmare un eventuale vuoto legislativo perchè in quella situazione si potesse operare. Quindi la Commissione, per la prima volta dopo tanti anni, uno strumento della Regione anzichè subire gli eventi e decidere sempre dopo gli eventi stessi ha affrontato in maniera preventiva un tema delicato, ha ritenuto di coprire un vuoto e di evitare che si potessero operare delle decisioni in maniera affrettata e pericolosa per modificare un quadro che noi avevamo.
Quindi, per usare una metafora, la Commissione ha operato in una situazione in cui il mare non era trannquillo, era un mare in tempesta, la barca ormai stava facendo acqua e ha cercato soltanto di tappare la falla in modo che la nave non potesse affondare, in attesa che si potesse comunque arrivare a quella famosa nave che era in costruzione e che ancora non era stata realizzata. Questo è un modo semplice per rendere la questione, comunque sia l'argomento che stiamo affrontando è così delicato, è così di estrema importanza in cui penso che gli stessi aderenti ai gruppi politici e gli stessi politici in questa assemblea sono tenuti a fare una valutazione personale degli effetti pro e contro l'approvazione di questa legge. Noi abbiamo ritenuto di doverla presentare e approvare perchè riteniamo di dover privilegiare gli aspetti collettivi e della globalità dei cittadini rispetto a delle esigenze, che possono ritenersi egoistiche, di poche ed individuare persone.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Grazie signor Presidente, anche io un breve intervento perchè possiamo affrontare l'articolato della proposta di legge.
Questa proposta di legge che la Quarta Commissione ha proposto all'Aula, che unificava - come è stato già detto - le proposte di legge numero 43, 71, 169 e 196 A, che sono state presentate da colleghi del centro destra e del centro sinistra è stata esitata all'unanimità nella seduta del 2 luglio del 2003, cioè si tratta di una proposta che arriva in quest'Aula con un'approvazione e un consenso di tipo trasversale da parte della Commissione.
L'intendimento, come è stato più volte detto, era ed è quello di proporre all'Aula una normativa transitoria di salvaguardia in materia di pianificazione territoriale paesistica che, a suo tempo dicemmo, si rendeva necessaria ed oggi si rende necessaria in seguito all'annullamento dei PTP da parte del Consiglio di Stato nel '98 e anche in previsione di un probabile ed ulteriore annullamento dei restanti P.T.P. da parte del T.A.R. Sardegna, cosa che puntualmente è avvenuta con la sentenza del T.A.R. del 25 di giugno di quest'anno.
Ma, per arrivare subito al nocciolo della questione, voglio dire con chiarezza che all'interno di quest'Aula non si contrappongono due linee artatamente antitetiche e che caricaturalmente qualcuno vuole rappresentare. Da un lato ci sarebbero cioè i buoni e dall'altro i cattivi; da un lato l'anima moderna che Forza Italia mi pare voglia impersonificare, quella cioè che pensa che sia giusto lasciar fare a chi vuol fare, di lasciare i cittadini liberi da vincoli e da regole e di dare una spinta alla modernità. Dall'altro ci sarebbero quelli che vogliono bloccare lo sviluppo, che sono per ingessare l'esistente, che non vogliono lo sviluppo turistico ed immobiliare. Da un lato quindi i moderni proiettati nel futuro della Sardegna e dall'altro i passatisti, i cattivi, che bloccano lo sviluppo e che vogliono imporre vincoli vessatori nei confronti dei sardi. Evidentemente questa è una caricatura della realtà e non è così. Noi, propugnatori con forza di questa proposta di legge, siamo per uno sviluppo armonico della nostra Isola, uno sviluppo a tutto tondo, che salvaguardi quello che è stato definito il bene primario della nostra Isola, cioè il bene ambiente.
Sulla valutazione dell'importanza dell'ambiente nella nostra Isola mi pare che a parole non ci siano state divarificazioni di sorta. Nelle dichiarazioni programmatiche dei diversi presidenti, con enfasi è stato detto che questo è un bene fondamentale sul quale si deve basare il nostro sviluppo, con enfasi è stato detto da Pili, da Floris, da Masala, da Pili più volte però, di fatto, quando noi andiamo a confrontarci con la realtà immanente, con la realtà materiale, vediamo che ci sono delle differenziazioni robuste, differenziazioni solide.
Noi siamo perchè vengano date regole certe agli imprenditori e ai cittadini, che vengano date delle norme chiare all'interno delle quali si possano programmare e pianificare interventi anche di tipo imprenditoriale e turistico. In assenza di regole noi crediamo che la Sardegna non possa crescere né svilupparsi. L'ambiente chiaramente non è solo fatto di coste, ma i piani territoriali paesistici si occupano in modo particolare di questo aspetto e di questo settore, ma io voglio ricordare che ci sono anche il sistema dei parchi in Sardegna e vi sono anche le aree SIC, i siti di interesse comunitario. Il centro destra sotto questo profilo credo che abbia fallito clamorosamente nell'intenzione di dare delle risposte di sviluppo che prescindessero da quelle che sono le leggi nazionali. Oggi mi pare che neanche l'Assessore all'Ambiente o altri consiglieri regionali si stiano stracciando le vesti per chiedere come avevano detto che avrebbero fatto, l'abolizione della 398. Noi però siamo anche contro un certo tipo di sviluppo turistico incontrollato che si cali in maniera incontrollata in ecosistemi che sono fragili e che denotano una mancanza di sensibilità e l'assenza totale di un piano di sviluppo.
È stato detto e lo ribadisco: se oggi noi non diamo delle regole certe, non inseriamo delle norme di tutela, rischiamo di disperdere e di consumare quel bene preziosissimo che è costituito dall'ambiente e che è l'unico bene irriproducibile di cui noi disponiamo. Ma, collega Satta, io sinceramente sono rimasto un po' perplesso nel sentir dire da parte di un collega che è sensibile a certe tematiche e che ritiene debba esserci uno sviluppo basato su regole, sull'armonizzare tutti i vari aspetti del costruire, che non è fatto soltanto di metri cubi, ma è fatto anche di qualità del costruito, che l'abusivismo in qualche misura è dovuto alla rigidità delle norme che oggi noi abbiamo. È un concetto che non può essere accettato e che va respinto e i piani attuativi, cioè i PTP sono stati annullati, non per eccesso di rigidità, ma per carenza di tutela nei confronti di quello che è il nostro bene primario.
Quindi, crediamo che anche da parte di chi, all'interno di Forza Italia, ha intentato una crociata per far sì che le regole vengano cancellate, che ci sia veramente un sussulto sul piano personale della dignità ed anche del portato storico che ciascuno di noi impersona.
E poi il goffo tentativo dei soliti gattopardi che in quest'Aula dicono: "Affrontiamo tutto per non cambiare niente". È un tentativo veramente puerile, infantile che i sardi devono capire. Voi oggi ci dite: "Dobbiamo affrontare la grande riforma urbanistica" e per tutti questi anni le avete lasciate marcire in Commissione! Di più, vi è un disegno di legge che è stato presentato dagli assessori Onida e Milia che però non è andato avanti perchè nel frattempo c'è stato un altro disegno di legge del successivo assessore, cioè dall'assessore Biancareddu, sul quale persino la Giunta non si è pronunciata. È stato detto che quello rappresentava una sintesi, un passo avanti rispetto al disegno di legge precedente, non avete avuto il coraggio di confrontarvi in Commissione, valutando anche le proposte di legge che noi abbiamo avanzato come centrosinistra.
Quindi, non rifugiatevi dietro la grande riforma e non proponete, per carità, degli emendamenti che sono veramente offensivi, che rappresentano un tentativo di arrembaggio alle coste, rappresentano un tentativo di fare i favori. Costa Turchese è lì che giace, ma abbiamo sentito ad Olbia è stato messo all'ordine del giorno; Costa Turchese sappiamo che vuol dire Berlusconi, che vuol dire il padrone di Forza Italia, che vuol dire colui il quale oggi sta cercando, attraverso leggi e colpi di maggioranza, di scardinare quelli che sono i presupposti della nostra Costituzione e della legalità repubblicana. Noi non ci stiamo a questo. E devo dire che anche i colleghi di Alleanza Nazionale … Io, l'ha fatto già il collega Cogodi, ma anche io voglio plaudire al Presidente della Giunta che dice: "Approvate questo provvedimento perchè è indispensabile per la Sardegna".
Io credo che Alleanza Nazionale sotto questo profilo debba, pur nella differenza di valutazioni, cercare di trovare assieme a noi una sintesi perchè questo provvedimento venga varato ma vengano respinti i tentativi di arrembaggio alle coste della Sardegna, di arrembaggio al nostro bene primario. Io credo colleghi, e concludo, che debba esserci veramente, da parte nostra, il senso della responsabilità grande per quello che in questo momento stiamo facendo, e che dobbiamo svolgere fino in fondo la nostra funzione di legislatori dando e introducendo delle norme minime di salvaguardia che consentano, in tempi rapidissimi, di poter poi affrontare questo tema che è di grande complessità nella sua interezza. Però facciamo i passi che devono essere fatti: prima introduciamo questa norma di salvaguardia minima e poi assieme, è stato già detto, l'ha detto il collega Morittu nel suo intervento, noi siamo disponibili, disponibilissimi, e l'hanno ripetuto altri colleghi, ad affrontare assieme il grande tema di una riforma attualizzata dell'urbanistica, affinché abbiamo un quadro certo nel quale tutte le scelte debbono essere compiute. Però non potete nascondervi, oggi, dietro il paravento di invocazioni di grande riforma o, come ha fatto il capogruppo Corona: blocchiamo la discussione su questo provvedimento e poi lo riprenderemo in coda. Ora, in questo momento, dobbiamo assolutamente trovare uno sbocco affinché possiamo guardare al futuro della Sardegna non di fronte ad una situazione compromessa, ma possiamo guardare al futuro della Sardegna di fronte ad una situazione che veda un minimo di salvaguardia per lo sviluppo complessivo della nostra Isola e per cercare di dire che questo Consiglio regionale non passi alla storia come quello che ha consentito il sacco totale delle nostre coste e quindi che si presenti alla storia come il Consiglio regionale che ha pregiudicato uno sviluppo basato sulle risorse delle quali noi disponiamo.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pirisi. Questo era l'ultimo intervento, lo ricordo. Adesso dobbiamo passare agli articoli.
Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.
CORONA (F.I.-Sardegna). Presidente, vorrei chiedere un quarto d'ora di sospensione perché l'onorevole Diana, il vicecapogruppo vicario di A.N., si è dovuto assentare urgentemente per alcuni minuti e sarà qui appunto tra un quarto d'ora. Grazie.
PRESIDENTE. Adesso diamo la parola alla Giunta e poi, comunque, in merito alla richiesta fatta dall'onorevole Corona, si tratta di un Capogruppo, perché sta facendo le funzioni di capogruppo di A.N., credo che se ha bisogno di qualche minuto non dobbiamo essere così... Se c'è bisogno di qualche minuto non sarà questo che metterà in crisi il lavoro che stiamo facendo. Quindi la parola alla Giunta.
Ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
CAPELLI (U.D.C.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Presidente, un brevissimo intervento per specificare meglio la posizione del presidente Masala, che ha chiesto di mettere all'ordine del giorno dei lavori dell'Aula il punto in argomento.
Non c'è stato nessun tipo di sollecitazione, perché non nel ruolo e nei compiti del Presidente, pregando l'Aula di approvare o meno il provvedimento, ma semplicemente sollecita l'inserimento all'ordine del giorno affinché lo stesso venga esaminato dall'Aula. Ovviamente io intervengo per rimettermi alle volontà dell'Aula in quanto non di mia competenza esprimere giudizio di merito sul provvedimento all'esame dell'Aula.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Capelli. Dichiaro chiusa la discussione generale. C'è questa richiesta di un quarto d'ora, dieci minuti, possiamo sospendere, aspettiamo. Caso mai, onorevole Corona, si metta in contatto con l'onorevole Diana e gli dica che non possiamo dargli più di dieci minuti.
I lavori sono sospesi per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 15, viene ripresa alle ore 12 e 25.)
PRESIDENTE. Colleghi, se abbiamo preso posto, ricordo che siamo al voto per il passaggio agli articoli.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Presidente, chiedo il voto segreto.
Votazione a scrutinio segretoPRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 67
votanti 66
astenuti 1
maggioranza 34
favorevoli 32
contrari 33
nulli 1
(Il Consiglio non approva)
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CARLONI -CASSANO - COGODI - CORDA - CORONA - CUGINI - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASIA - MILIA - MORITTU - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.
Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.)
(Interruzioni)
Sull'ordine dei lavoriPRESIDENTE. Colleghi, scusate, sui voti non si commenta, per cortesia. Per favore, sui voti non si commenta.
Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (La Margherita-D.L.). Presidente, chiedo scusa, non commento il voto perché il voto non si commenta, è la volontà dell'Aula, però credo che al di là del voto rimanga la preoccupazione che ognuno di noi, nei ruoli diversi che abbiamo, maggioranza e opposizione, Giunta in particolare, deve porsi su quello che è il dovere di tutela e di disciplina urbanistica. Noi vorremmo sapere dalla Giunta cosa intende fare in questo momento in cui siamo al di fuori di ogni ragionevole tutela. Vorremmo capire.
(Interruzioni)
SELIS (La Margherita-D.L.). Presidente, non è un mercato, eh!
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, l'onorevole Selis non sta facendo nessun commento al voto, sta ponendo un problema.
SELIS (La Margherita-D.L.). Non sto facendo un commento, anzi ho detto: rispettiamo l'Aula, ognuno di noi fa i commenti fuori da quest'Aula sia sulle modalità di voto, sia sui risultati. Non è questo il problema. Il problema è: credo che ognuno di noi abbia la sensibilità e la preoccupazione per il vuoto normativo che c'è. E' legittimo da parte nostra chiedere alla Giunta che cosa intende fare nei tempi più brevi possibili per affrontare questa situazione. Io credo che questo, davvero, meriterebbe una Conferenza dei Capigruppo perché si programmi un'iniziativa più concordata possibile di tutela in attesa di fare le grandi riforme, le riforme più ampie. Questo sto ponendo. Sto ponendo al Consiglio da un lato e alla Giunta da un altro lato il problema di affrontare questo vuoto normativo nella misura più concordata, ma anche più urgente possibile.
Credo che non sfugga a nessuno l'urgenza di questa cosa. Mi auguro che ognuno, nei ruoli diversi, possa affrontarla. Se è necessario io credo e chiedo che già adesso venga convocata una Conferenza dei Capigruppo e si calendarizzi un'iniziativa efficiente ed efficace prima possibile.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Sì, rapidamente, signor Presidente, colleghi, anch'io per dire che ovviamente mi astengo da ogni commento sul voto. La volontà del Consiglio è sempre e comunque sovrana, nel senso che decida bene o decida male, comunque decide, e quindi la volontà del Consiglio, quella espressa, ha deciso che attraverso lo strumento della legge non si deve provvedere allo scopo per cui il Consiglio ha discusso e per cui ha votato.
Il mio intervento è diretto, perciò, non ad esprimere una valutazione sul voto, bensì sulla condizione... Se qualcuno ascoltasse, badate... Il mio intervento, dicevo, è diretto non ad esprimere un giudizio sul voto, ma sulla condizione istituzionale, politica e istituzionale che deriva, e quindi nella quale la Regione, di cui il Consiglio regionale è parte, si trova.
Non dico molto di nuovo, dico una sola cosa e ho finito nel dire questa cosa, l'avevo anticipato nel mio intervento: i modi per rispondere, e la Regione è obbligata a rispondere, perché l'obbligo è indicato nel dispositivo di una sentenza di un tribunale della Repubblica, i modi per rispondere erano due, quello legislativo e quello amministrativo. Adesso ne rimane uno, e la Regione nel suo insieme, ivi compreso il Consiglio regionale, deve vigilare, intervenire e dare un indirizzo perché l'altro strumento che rimane intatto, anzi avrebbe dovuto essere quello prioritario, cioè dell'intervento normativo della Giunta regionale, immediatamente venga adottato.
Per cui la mia richiesta, signor Presidente della Giunta, che non c'è, signor Presidente del Consiglio, che c'è, la mia richiesta è che il Consiglio regionale non si aggiorni ancora, che rimanga ancora qualche minuto riunito e che, dato il tempo tecnico strettamente necessario di dieci minuti, un quarto d'ora, si predisponga una risoluzione del Consiglio che indichi alla Giunta la volontà che in modo esplicito, pressoché da tutti è stato espresso in quest'Aula, che comunque la sentenza del tribunale della Repubblica andava e va ottemperata. Quindi io chiedo una breve sospensione di dieci minuti, un quarto d'ora, perché si abbia la possibilità di concordare un atto di indirizzo e di richiamo, di sollecitazione al Governo della Regione, che è dovere del Consiglio regionale di fare in questa condizione di emergenza, perché adotti i provvedimenti consequenziali al provvedimento del Tribunale amministrativo.
PRESIDENTE. Va bene. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S). Signor Presidente, io non penso che su questa materia si possa riaprire un dibattito, l'Aula ha deciso e ha deciso a maggioranza anche contro quelle che erano le preoccupazioni rappresentate all'Aula dal Presidente della Giunta, che ha segnalato immediatamente la gravità della situazione che si determinava in Sardegna. L'aula ha deciso con un voto segreto richiesto dal partito del Presidente della Giunta e con una maggioranza di nuovo ricompattata, secondo noi, sulla devastazione delle coste ancora una volta.
Il voto dell'Aula naturalmente si rispetta, ma non finisce nell'Aula la questione. Penso che la Sardegna valuterà il modo con il quale questa vicenda è stata condotta da una pseudomaggioranza, penso che ciò che è avvenuto oggi in Aula confermi che questo Consiglio andava sciolto, che non c'è testa politica in questo Consiglio e che questo Consiglio difficilmente sarà in condizioni, onorevole Oppi, di produrre cose buone; difficilmente questo Consiglio sarà in condizioni di produrre cose buone.
Noi chiediamo che il Presidente della Giunta assuma un'iniziativa, e se iniziativa non verrà assunta rapidamente confermiamo che il Presidente della Giunta si deve dimettere perché incapace di guidare qualunque processo in questa Regione, così come abbiamo detto. Io sono d'accordo, se siamo in condizioni di fare una risoluzione, perché sia fatta una risoluzione che affidi al Presidente della Giunta sul piano amministrativo la potestà di ripristinare i piani territoriali paesistici.
PRESIDENTE. Vorrei precisare, anche in merito alla richiesta fatta dall'onorevole Selis, che la Conferenza dei Capigruppo non ha potere politico, nel senso che la Conferenza si riunisce per ordinare, assieme al Presidente, i lavori dell'Aula.
Naturalmente sono fatte salve tutte quelle forme, previste dal Regolamento, di iniziativa politica che possono essere risoluzioni, ordini del giorno, mozioni, raccomandazioni alla Giunta e quant'altro, oltre a queste naturalmente le iniziative che la Giunta intenderà prendere a responsabilità su questi argomenti, suppongo che la Giunta valuterà, credo che non potrà farlo l'onorevole Capelli che in questo momento la rappresenta, ma per una questione così importante dal punto di vista politico suppongo avrà bisogno anche lui di sentire il resto della Giunta. Tuttavia sono stati chiesti alcuni minuti che mi pare opportuno concedere e poiché ciò che è accaduto poco fa cambia i termini degli accordi che avevamo preso ieri, è opportuno che facciamo una Conferenza dei Capigruppo, stabiliamo come andare avanti e nel tempo della Conferenza se ci sono iniziative del Consiglio ben vengano, le valuteremo, il Consiglio le valuterà. È convocata la Conferenza dei Capigruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 42, viene ripresa alle ore 13 e 32. )
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SANNA SALVATOREPRESIDENTE. Colleghi, un po' di attenzione per cortesia. La Conferenza dei Capigruppo si è riunita e ha deciso di riprendere i lavori dell'Aula martedì mattina alle ore 10 e 30 con la prosecuzione della discussione generale sulla legge elettorale.
Per quanto riguarda la questione legata alla bocciatura del provvedimento all'esame dell'Aula di stamattina, la Giunta regionale, attraverso l'Assessore dell'ambiente, assessore Pani, ha dichiarato l'obbligo per la Giunta stessa ad ottemperare alle disposizioni contenute nella sentenza del TAR. Tutto il resto che riguarda la materia è affidata interamente alla interlocuzione tra le forze politiche che potranno decidere, eventualmente, laddove lo ritengano opportuno, di poter ripresentare altri provvedimenti all'esame della Commissione e dell'Aula, lo stesso naturalmente potrà fare la Giunta regionale. Quindi i lavori riprenderanno alle 10 e 30 di martedì 21 con la legge elettorale. Ricordo anche ai colleghi che, vista la decisione precedente di lavorare per tutta la giornata, l'ufficio dei Questori aveva predisposto un buffet qui al transatlantico, lo dico perché i colleghi ne siano informati. Onorevole Selis, su che cosa voleva intervenire?
SELIS (La Margherita-D.L.). Io ho preso atto di quello che la Conferenza ha deciso mi chiedo però, e lo chiedo all'Aula, se in un'emergenza di questa natura almeno la Commissione quarta non si possa riunire per questo e valutare ed aprire un confronto su quelli che sono i temi.
PRESIDENTE. Onorevole Selis, ho appena detto che la Conferenza dei Capigruppo ha valutato una proposta avanzata dal Capogruppo dei Riformatori onorevole Vargiu. Questa proposta riguardava la necessità della ripresentazione di un provvedimento naturalmente diverso da quello che è stato respinto che comunque contenesse sempre norme di salvaguardia temporanea. Questo provvedimento, se lo si ritiene opportuno, può essere predisposto e presentato per l'esame normale sia dalla Giunta regionale, sia dalle forze politiche, sia dai consiglieri, sia, suggeriva l'onorevole Vargiu, da una maggioranza trasversale di consiglieri di buona volontà che eventualmente intendano portare avanti questa azione politica. Lo si faccia perché naturalmente è tutto affidato alla volontà delle forze politiche, dei singoli consiglieri ed eventualmente della Giunta regionale.
SELIS (La Margherita-D.L.). Voglio solo sottolineare, questo è il senso della mia proposta, che la sede in cui la volontà politica si coagula in materia legislativa è la Commissione e siccome l'Aula è riunita, la Commissione si può riunire ora senza preavviso e si può riunire alle quattro e in quella sede le volontà si formano, si confermano o si distorcono. Che problemi ci sono a convocare la Commissione? Le volontà politiche non è che avvengono negli anditi, c'è un Consiglio convocato, c'è un'emergenza, la mia proposta era ed è quella di convocare la Commissione e nella Commissione le volontà politiche emergeranno, sennò dove dovevano emergere le volontà politiche di maggioranza trasversali o no? Dove? In Commissione. Chiedo che il Consiglio si pronunci sulla convocazione della Commissione.
PRESIDENTE. Onorevole Selis, ascolti, la Conferenza dei Capigruppo non ha ritenuto…
SELIS (La Margherita-D.L.). L'Aula è sovrana!
PRESIDENTE. L'Aula è anche sovrana, però io prendo atto del fatto che qui non c'è presente neanche il Presidente della Commissione, siccome non siamo in pendenza di seduta…
SELIS (La Margherita-D.L.). La seduta è aperta!
PRESIDENTE. Onorevole Selis, è vero, le chiedo scusa, la seduta è aperta, però io ho preannunciato tre minuti fa la chiusura della seduta perché stiamo aggiornando i lavori a martedì, dico questo soltanto per dire che nulla e nessuno vieta alla Commissione di riunirsi indipendentemente dal fatto che il Consiglio obblighi la Commissione a riunirsi. Io non credo che i componenti della Quarta Commissione debbano essere obbligati a riunirsi senza un pronunciamento dell'Aula. Se la Commissione, il Presidente e i commissari intendono riunirsi per fare quello che lei, io, ottanta altri Consiglieri riteniamo utile fare, può farlo tranquillamente anche perché per stasera non sono previsti lavori dell'Aula.
SELIS (La Margherita-D.L.). Ma deve essere convocata i Aula!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S). Presidente, per confermare che noi siamo naturalmente disponibili, se ci fosse da parte della maggioranza, della pseudo maggioranza, la presunta maggioranza, della sedicente maggioranza, se ci fosse un ripensamento su questa materia tale da far ritenere che si possa in Quarta Commissione prima e immediatamente dopo in Aula ritornare sulla materia, noi siamo assolutamente d'accordo come abbiamo detto in Conferenza dei Capigruppo. Sta in capo al Presidente della Commissione e alla volontà maggioritaria di chi oggi ha respinto il provvedimento assumere un'iniziativa politica che riporti in Commissione la materia con la garanzia di esito positivo e favorevole a sostegno della Giunta, Presidente, va detto, perché il Consiglio e i nostri Gruppi sono stati animati in tutta questa vicenda da un atteggiamento positivo a sostegno della Giunta che è obbligata ad ottemperare alla sentenza del TAR. Noi siamo assolutamente tranquilli perché chiederemo politicamente e anche giuridicamente che la Giunta ottemperi ed ottemperare vuol dire che resta in piedi tutto il sistema dei vincoli con la precisazione di quelle parti che sono state ritenute carenti. Quindi c'è una situazione che torna totalmente in capo alla Giunta, che noi volevamo assumere come responsabilità dell'intero Consiglio, c'è una sentenza che costringe la Giunta a fare, se non fa, noi chiederemo che un commissario sostituisca la Giunta che è inadempiente da quattro anni peraltro in questa materia.
PRESIDENTE. Con questa precisazione mi pare che si siano ulteriormente chiariti i termini del problema. La seduta è tolta, i lavori riprendono martedì alle ore 10 e 30 con la prosecuzione della discussione generale sulla legge elettorale.
La seduta è tolta alle ore 13 e 41.
Allegati seduta
(Antimeridiana)
Giovedì 16 Ottobre 2003Presidenza del Vicepresidente Biggio
indi
del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Salvatore Sanna
La seduta è aperta alle ore 10 e 15.
RANDAZZO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del mercoledì 8 ottobre 2003, che è approvato.
CongediPRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Antonio Cappai e Bruno Murgia hanno chiesto congedo per la giornata del 16 ottobre 2003, per motivi personali.
Poiché non vi sono opposizioni i congedi si ritengono accordati.
Assenze per motivi istituzionaliPRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Pietro Fois e Pasquale Onida sono assenti nella giornata del 16 ottobre 2003 perché fuori sede per motivi istituzionali.
PRESIDENTE. Comunico di aver nominato quali componenti della Giunta del regolamento i consiglieri Antonio Cappai e Silvestro Ladu, in sostituzione rispettivamente degli onorevoli Cappelli ed Onida nominati Assessori. Quali componenti della Commissione per la biblioteca l'onorevole Licandro, in sostituzione dell'onorevole Onida nominato Assessore.
Annuncio di presentazione di disegno di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di legge:
Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 29 aprile 2003, n. 3 (Legge finanziaria), variazioni di bilancio e disposizioni varie. (475)
(Pervenuto il 14 ottobre 2003 ed assegnato alla terza Commissione.)
Colleghi sospendo i lavori per un quarto d'ora. Ci vediamo alle 10 e 35 circa, perchè non c'è la Giunta e non c'è il numero legale.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 18 , viene ripresa alle ore 10 e 38.)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale del testo unificato delle proposte di legge numero 43, 71, 169 e 196.
È iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (La Margherita - D.L.). Signor Presidente, colleghi, questo è un momento particolarmente delicato in cui siamo chiamati a mostrare un minimo di senso di responsabilità, che purtroppo tante volte è mancato nei mesi e negli anni che precedono questo giorno. Si tratta, come dicevo, di un momento delicato perchè dobbiamo mostrare col nostro operato se possediamo, come dicevo, un senso di responsabilità e se davvero teniamo a quei valori dell'autonomia, del rispetto della nostra storia, del rispetto dei nostri beni, dei beni principali più importanti di cui dispone la Sardegna, oppure se invece siamo disposti a tutto, a trascurare cose importanti, a lasciare che le cose vadano in malora e via discutendo.
Come tutti sapete qui è in ballo la tutela del paesaggio e dell'ambiente, si tratta di beni costituzionalmente protetti: articolo 9 della Costituzione, articolo 30 e via dicendo. Si tratta di beni che sono tutelati dalla normativa comunitaria e soprattutto, come dicevo prima, nel caso specifico si tratta di beni che fanno parte integrante del patrimonio culturale e non solo della Sardegna. Quindi, beni che in qualche modo debbono non solo essere tutelati per l'oggi, ma essere tutelati per il domani, perchè si tratta di beni che una volta consumati, una volta deteriorati, una volta distrutti non si possono riprodurre. Allora, se vogliamo parlare di rispetto dell'autonomia, di rispetto dei nostri valori, di rispetto di noi stessi, di rispetto per le nuove generazioni, dobbiamo mettere un minimo di attenzione. È necessario ben poco, è necessario ben poco!
Vorrei fare qualche brevissima premessa, anche se sono cose ben note, cioè in sostanza ripercorrere un attimo il fatto che per rispondere all'esigenza espressa dalla Costituzione con l'articolo 9, che riguarda il rispetto del paesaggio e dell'ambiente, è stata a suo tempo emanata la legge numero 431 del 1985, la "legge Galasso" secondo la quale sono sottoposti a vincolo paesaggistico e quindi non possono essere né modificati, né deteriorati, né tanto meno distrutti una serie di beni naturali fra cui i territori costieri situati nella fascia dei 300 metri dalla battigia, i parchi e le riserve nazionali e regionali, territori coperti da foreste e boschi, le zone umide, le zone di interesse archeologico eccetera, un certo elenco. La stessa legge 431 ebbe a sancire il fatto che le regioni avessero l'obbligo di sottoporre entro un certo termine il proprio territorio a specifica normativa d'uso e di valorizzazione ambientale mediante la redazione dei piani paesistici o di piani urbanistico territoriali con specifica considerazione dei valori paesistici ed ambientali. Con la legge 22 dicembre 1989, numero 45, integrata dalle successive leggi numero 20 e numero 37 del '91 e numero 11 e 22 del '92 e numero 23 e 28 del '93 la Regione ha disciplinato, nel rispetto di queste previsioni, l'uso e la tutela del territorio regionale ed in particolare i contenuti dei piani paesistici, le procedure di approvazione degli stessi e le misure di salvaguardia provvisoria.
In attuazione di tali leggi con distinti decreti (questa è una storia che un po' tutti conosciamo, però è bene ribadirla per sommi capi), del Presidente della Giunta del 6 agosto '98 venivano approvati 14 piani paesistici che riguardavano fra l'altro l'intera superficie costiera della Regione. Con distinti provvedimenti emessi fra il 20 luglio e il 20 ottobre del '98 il Presidente della Repubblica, sulla base di altrettanti pareri del Consiglio di Stato, accoglieva i ricorsi proposti dall'associazione ambientalista Amici della Terra e dall'associazione Lega Ambiente, se non vado errato, annullando 7 piani paesistici, e questa è storia.
Risaliamo al 1998, purtroppo da allora la Regione non ha fatto nulla. Stiamo parlando di oltre cinque anni fa. Con sei distinte sentenze depositate il 6 ottobre 2003, cioè non molti giorni or sono, il TAR Sardegna ha a sua volta annullato i piani paesistici numero 1 della Gallura e numero 6 della Sardegna orientale, numero 10 di Arbus e zona limitrofa, numero 11 del Marganai, numero 13 del sud - est Sardegna, numero 14 delle isole di San Pietro e Sant'Antioco, mentre non ha per ora deciso il ricorso relativo al piano del Sinis. Quindi, praticamente il 90 per cento dei piani paesistici sono stati annullati e probabilmente anche per quest'ultimo ci sarà la stessa sorte.
Bene, la Regione fino a questo momento, come dicevo prima, non ha fatto nulla; non ha fatto nulla dopo le sentenze del Consiglio di Stato, o meglio del Presidente della Repubblica e non ha fatto nulla nemmeno in attesa che venissero pronunziate le sentenze del TAR Sardegna il cui esito era scontato. E non è che l'inerzia legislativa sia stata causata da così l'inerzia dei consiglieri, perchè ci sono state diverse proposte di legge, come ben sappiamo tutti. Il 25 gennaio 2000 è stata presentata una prima proposta, quindi stiamo parlando di pochi mesi dopo che il Consiglio regionale era insediato, una proposta di legge presentata da quattro consiglieri fra i quali il sottoscritto, la proposta di legge numero 43 avente ad oggetto la normativa transitoria in materia di pianificazione territoriale e paesistica, composta da quattro articoli eccetera, è la prima di quelle di cui oggi si tratta. Questa proposta è arrivata anche in Aula, ma non è mai iniziato, cioè era stata richiamata in Aula, ma non è mai iniziato l'esame e la discussione, è tornata in Commissione così in modo abbastanza discutibile e comunque è rimasta bloccata.
Lo stesso discorso vale, almeno in certi termini, per la proposta di legge numero 71 presentata dai consiglieri Marco Tunis, Salvatore Amadu ed Emilio Floris che nel frattempo poi è diventato Sindaco di Cagliari, qui 26 aprile 2000, e la proposta numero 106 presentata il 28 marzo 2001 dai consiglieri Morittu, Sanna Gianvalerio, Sanna Salvatore, Sanna Alberto e Calledda, anche queste rimaste lettera morta. Dopodiché sono arrivate in Consiglio altre proposte, c'è il disegno di legge Milia - Onida, o Onida - Milia che dir si voglia, c'è la proposta di legge presentata dal Gruppo della Margherita, c'è la proposta di legge presentata da altri consiglieri del centro sinistra, primo firmatario non ricordo se Morittu o Spissu. Sono tre proposte, una è un disegno le altre due sono proposte, che hanno una loro organicità sulle quali si può discutere, ma in questo momento noi siamo chiamati a qualcosa di diverso. Siamo chiamati come dicevo prima ad un atto di responsabilità e non è che si possa eludere questa responsabilità gravissima che abbiamo sulle spalle dicendo che vogliamo fare qualche cosa di organico, perchè se non l'abbiamo fatta, la colpa sappiamo bene la colpa principale di chi è, sappiamo bene di chi è, e certamente non può essere un alibi, una colpa non può essere un alibi per venir meno ad una responsabilità urgente, attuale e indilazionabile, che è quella di assumere dei provvedimenti, un provvedimento urgente a tutela di questi beni di cui ho parlato in precedenza. Chi volesse impedire che l'esame di queste tre proposte collegate vada avanti e venga risolto in termini positivi, sia pure con gli aggiustamenti ritenuti opportuni, si sta assumendo, si assumerebbe una gravissima responsabilità, innanzitutto morale e politica. Quindi, io così faccio appello, purtroppo l'Aula come al solito, soprattutto da una parte è semideserta, però io faccio appello a tutti i colleghi, quelli presenti e quelli che purtroppo non sono presenti perchè ancora una volta pensino di mettere una mano sulla coscienza e di stabilire se non sia il caso di fare qualcosa che non solo sarà utile e sarebbe utile, ma è indispensabile se vogliamo davvero guardare così, guardarci, come si suol dire, avere il coraggio di guardarci allo specchio.
Ed allora a che cosa dobbiamo fare riferimento? Dobbiamo fare riferimento al contenuto delle sentenze. C'erano già quelle del Consiglio di Stato che tracciavano la strada perchè in uno stato di diritto le sentenze non possono essere eluse soprattutto dalla Pubblica amministrazione, non possono essere eluse, non possono essere aggirate, non possono essere stravolte, altrimenti si compie un'attività destabilizzante e questo è veramente quello che non si dovrebbe fare. Bene, qual è la sostanza, il sostanziale contenuto di queste sentenze, mi riferisco in particolare alle ultime, quelle pronunziate dal TAR Sardegna che però sostanzialmente richiamano quelle a suo tempo pronunziate, appunto, dal Consiglio di Stato, Presidente della Repubblica. Qui si dice, così, per sommi capi, quanto segue: "Il piano territoriale paesistico si colloca tra il provvedimento di approvazione del vincolo che presuppone e il provvedimento con il quale vengono consentiti usi nella zona vincolata, disciplinando l'esercizio del potere autorizzatorio in modo da fornire parametri certi agli interessati. Il piano, quindi, costituisce strumento di programmazione dell'attività amministrativa di gestione del vincolo a tutela anche dell'interesse dei proprietari immobiliari ai quali vengono forniti parametri certi circa l'esercizio di un potere che la legge ancora a limiti assai precisi. Il piano contribuisce a definire il contenuto precettivo del vincolo" - cioè il vincolo c'è, il piano contribuisce a definire il contenuto precettivo del vincolo - "e come espressione dell'autoregolamentazione preventiva di alcuni aspetti della discrezionalità tecnica orienta essenzialmente in negativo il giudizio che presiede all'autorizzazione ex articolo 7 della legge 29 giugno 1939, numero 1497. Esso non può disporre della coercitività del vincolo, non può annullare il vincolo, ma deve solo svilupparla in senso conservativo e specificarla per ciò che attiene all'uso e alla valorizzazione del territorio protetto."
Allora, fatte queste premesse, cosa dice la sentenza? I provvedimenti impugnati, cioè i piani paesistici sono illegittimi, perché? Primo, perché escludendo dal regime autorizzatorio sotto il profilo paesistico tutti gli interventi elencati nelle lettere b) e seguenti della tabella degli usi compatibili con i gradi di tutela paesistica allegata al PTP (Piano Territoriale Paesistico) è stata snaturata la funzione del piano medesimo. E' stata snaturata. Secondo: sono stati ammessi, anche in zone dichiarate meritevoli della massima tutela, usi palesemente incompatibili con il grado di protezione ritenuto necessario per le medesime. Le suddette osservazioni, eccetera, sono condivise dal Collegio, in particolare il Collegio condivide l'impostazione data dal Consiglio di Stato alla problematica, individuando nella tabella degli usi compatibili il punto nodale della disciplina. La tabella suddetta, infatti, impone l'acquisizione del parere di compatibilità paesistica esclusivamente per gli usi elencati alla lettera a), mentre tale prescrizione non è ripetuta per gli usi elencati alle lettere successive. Tale disposizione è palesemente illegittima e rende illegittimo il piano nel suo complesso. Questo è sostanzialmente il contenuto. E poi la conclusione qual è? Dopo che si dice che questi piani vengono annullati, resta fermo l'obbligo per l'amministrazione regionale di provvedere all'approvazione di un nuovo piano rispetto dell'articolo 1 bis del decreto legge 27 giugno 1985, numero 312, convertito con modificazioni nella legge 8 agosto 1985, numero 431, la già nominata legge Galasso, con esercizio della facoltà di cui all'articolo 3 ter, "resta fermo", eccetera. Quindi obbligo ben preciso di rifare i piani e di rifarli che siano diversi, che sia uno solo, come forse adesso sta emergendo nelle proposte più recenti, però vanno rifatti e vanno rifatti rispettando questi principi.
Allora, qui io credo che non sia possibile, cioè ho detto che non è possibile per tante ragioni, perché purtroppo addentrarci nell'esame delle proposte organiche ci porterebbe lontano, lontanissimo e in questo momento non siamo assolutamente in condizioni di affrontare impegni di questo genere, ma non è solo questo, non è solo questo. Se noi, senza alcuna polemica, prendiamo in esame il famoso disegno Milia-Onida, vediamo che praticamente è in palese contrasto, in insanabile contrasto con i principi che sono stati evidenziati nei due blocchi di sentenze del Consiglio di Stato e del TAR Sardegna. Quindi, così, se anche per ipotesi avessimo il tempo, la voglia e la capacità di entrare nell'esame di quella norma, noi concreteremmo un comportamento destabilizzante perché andremmo in palese contrasto con le decisioni, e quindi torneremmo da capo, cioè finiremmo davanti alla Corte Costituzionale con tutto quello che ne deriva, perché non è possibile eludere quei principi, non è possibile. Così, io più volte ho avuto occasione di evidenziare quei problemi, di evidenziare il contrasto esistente fra questo disegno di legge e le decisioni e i principi che sono stati affermati con le decisioni, di conseguenza mi pare che qui non sia neanche il caso di elencare tutte le carenze e tutte le illegittimità presentate da quello che è un lungo elenco, arriva alla lettera g), figuriamoci, non pretendo che sia Vangelo tutto quello che dico, però io credo che nella sostanza sia piuttosto evidente.
Allora, così, seriamente, responsabilmente senza perdere tempo prendiamo in esame queste norme; prendiamo in esame queste norme urgenti, cerchiamo di farle anche molto semplici facendo riferimento ai principi che sono stati evidenziati nelle sentenze. Opportunamente sono stati fatti degli aggiustamenti, sono stati proposti appunto degli emendamenti che tengono conto di alcuni principi che sono stati formalmente e specificamente indicati, e credo che con un po' di buona volontà, nel giro di poche ore si potrebbe arrivare a fare un provvedimento che non pregiudica alcun interesse, che semplicemente tutela i beni del nostro patrimonio culturale e ambientale. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.) Signor Presidente, la sentenza 1203 del TAR non fa altro che seguire il pronunciamento già avvenuto nel '98 per il tramite del Consiglio di Stato e quindi del Presidente della Repubblica. Attualmente quindi in Sardegna vige un solo PTP, che è il numero 7 del Sinis. Ora è chiaro che di fronte a questo coinvolgimento generale non può non essere indispensabile, dico improcrastinabile, un pronunciamento normativo da parte del Consiglio regionale. In particolare io dico che si pongono due questioni fondamentali: la prima attinente all'individuazione della disciplina oggi applicabile e la seconda sulla sorte degli atti adottati dalle amministrazioni successivamente e sul presupposto dell'emanazione dei PTP e sino all'annullamento di quest'ultimi. Alla luce delle conclusioni cui si perverrà, quindi, io credo che dovranno essere individuati e potranno essere individuati tutti quegli strumenti più opportuni che questo Consiglio regionale riterrà. Per entrare nello specifico profilo che ci interessa si osserva che nelle sentenze in esame si rinviene un'espressa indicazione circa gli effetti discendenti dall'annullamento operato dal giudice amministrativo. Si legge, infatti, in tutte le sentenze: "Resta fermo l'obbligo per l'amministrazione di provvedere all'approvazione di un nuovo piano nel rispetto dell'articolo 1 bis del decreto 27 giugno 1985, numero 312, convertito con modificazioni nella legge 8 agosto, numero 431, con esercizio della facoltà di cui all'articolo 3. Resta fermo il disposto dell'articolo 1 quinquies del medesimo decreto legge". Dunque il giudice amministrativo ha ritenuto che l'annullamento dei PTP comportasse come conseguenza il rivivere dei vincoli della legge Galasso. Si ribadisce però che, in effetti, oggi la disciplina in materia si ritiene in parte nel decreto legislativo 29 ottobre, numero 490. Se si considera che la giurisprudenza amministrativa, come in precedenza rilevato, è consolidata nel ritenere che il termine del 31 dicembre '86, previsto dall'articolo 1 bis del decreto legge numero 312 e convertito con la legge 431, per l'approvazione da parte delle Regioni dei piani paesistici non ha carattere perentorio in linea generale ed astratta. Si può affermare che i divieti di modificazione che erano stati introdotti permangono anche oltre quella data e fino al momento di adozione dei PTP da parte delle Regioni, ovvero in caso di uso del potere sostituivo da parte dell'autorità statale. Invero si è ritenuto che quel termine fosse connesso non all'efficacia del vincolo bensì all'esercizio del potere sostituivo da parte dello Stato. Nella sostanza si è affermato che il termine del 31 dicembre '86 fosse solo il termine non perentorio entro il quale le Regioni dovevano provvedere a emanare gli atti di competenza, decorso il quale diventata legittimo l'uso potere sostituivo e non fosse in alcun modo connesso con l'efficacia del vincolo. Questo risultato, del resto, è ben comprensibile e conforme all'articolo 42 della Costituzione. Infatti, attesa la valenza costituzionale della tutela del paesaggio, valore che nella Carta Costituzionale riceve una tutela quanto meno pari a quella del diritto di proprietà, non era legittimo né logico consentire che l'inerzia delle Regioni potesse legittimare l'uso indiscriminato ius edificandi. L'assenza di indennizzi per il caso di protrarsi del vincolo, poi, trova piena giustificazione nel potere conformativo del legislatore dei contenuti della proprietà edilizia e il privato che subisce lesioni per il protrarsi dell'inerzia dell'amministrazione in questa situazione ha una tutela offerta dalla possibilità di attivarsi per far venir meno detto comportamento omissivo con gli strumenti predisposti dal legislatore.
Ciò precisato si osserva che si pone però il problema non affrontato dal giudice amministrativo di verificare la sorte dei vincoli di cui agli articoli 12 e 13 della 45. Al riguardo si ribadisce che negli articoli 12 e 13 è espressamente previsto che le norme transitorie, ivi previste, potevano trovare applicazione fino all'approvazione dei PTP e comunque per un periodo non superiore a trentasei mesi dalla data di entrata in vigore della legge stessa. Orbene, gli annullamenti operati prima dal Presidente della Repubblica e poi dal TAR fanno sì che possa ritenersi che la prima condizione non si sia avverata. Si pone allora il problema di verificare se il termine di trenta mesi abbia carattere perentorio o meno.
Al proposito si osserva che in effetti il termine di trenta mesi sia espressamente riferito alla durata delle prime norme di salvaguardia, a differenza delle previsioni di cui alla legge 431 del '85, che invece, come si è visto, non ponevano tale termine in relazione alla durata dei vincoli imposti, ma esclusivamente in relazione all'esercizio del potere sostituivo da parte dello Stato. Sotto questo aspetto si può pertanto concludere che la soluzione prospettata nelle sentenze in esame, secondo cui nella specie rivivrebbero i vincoli di cui alla legislazione statale sopra richiamata, sia condivisibile.
La seconda questione, concernente la sorte degli atti adottati dalle amministrazioni successivamente e sul presupposto dell'emanazione dei PTP e sino al loro annullamento: in primo luogo si pone il problema di individuare le conseguenze dei disposti annullamenti sui PUC eventualmente adottati. Si precisa che le considerazioni che seguono vengono svolte senza avere conoscenza della situazione di fatto, le stesse pertanto hanno carattere di massima. Dall'esame della legislazione regionale in materia urbanistica e in particolare della legge numero 45 pare potersi concludere che i PTP non sono presupposti necessari dei PUC; in questo senso induce l'esame all'articolo 10, ove sono disciplinati i contenuti dei PUC.
Invero il legislatore regionale, allorché tratta della pianificazione comunale, non introduce alcuna norma, quale ad esempio quella che si riviene al secondo comma dell'articolo 16, ove è previsto: "La pianificazione provinciale è subordinata agli atti di pianificazione regionale e non ha corso in assenza di essi". Del resto lo stesso Consiglio di Stato, in sede consultiva, ha affermato che i piani paesistici sono ininfluenti ed autonomi rispetto alle previsioni degli strumenti urbanistici comunali, proprio in considerazione della natura di questi ultimi di mero strumento di pianificazione urbanistica. Non essendo riscontrabile pertanto una relazione di presupposto necessario del PTP rispetto al PUC deve escludersi che l'annullamento dei PTP abbia efficacia travolgente e deve invece affermarsi che detta efficacia è solo viziante. Da ciò consegue che ancorché eventualmente illegittimi, i PUC continuano ad esplicare i propri effetti.
A questo punto occorre però precisare che la disciplina dei PUC risente del rivivere dei vincoli di cui all'articolo 1 bis, primo comma. Si vuole sostenere che ancorché le aree sottoposte a vincolo siano state oggetto di disciplina da parte del PUC, a seguito dell'annullamento del PTP, le stesse sono di nuovo soggette alle norme di salvaguardia sopra indicate. Quanto sopra accertato, si pone ora l'ulteriore problema della sorte degli atti ulteriori, per esempio convenzioni di lottizzazione, concessioni edilizie, eventualmente nel frattempo adottati o emanati. Ovviamente la questione concerne esclusivamente gli atti che hanno ad oggetto aree sotto poste a vincolo di salvaguardia, ai sensi delle norme sopra richiamate. La situazione è estremamente delicata in quanto va ad impingere su situazioni giuridiche facenti campo per lo più a soggetti privati, con la conseguenza che in astratto potrebbero pure profilarsi profili di responsabilità patrimoniale. Al riguardo si osserva che occorre distinguere due situazioni: l'ipotesi in cui le opere abbiano avuto inizio e quelle in cui invece le stesse non siano ancora iniziate. Nell'esame della questione ovviamente soccorrono gli orientamenti formatisi successivamente all'emanazione della legge Galasso.
In questa situazione occorre verificare, quindi, quali interventi possano essere oggi attuati dalla Regione. Sul piano legislativo è auspicabile un intervento legislativo contenente sia norme di salvaguardia che norme transitorie, in particolare, a quest'ultimo riguardo, occorre disciplinare compitamente la sorte degli atti e provvedimenti emanati in vigore dei PTP, prestando particolare attenzione all'esigenza rappresentata al paragrafo terzo, lettera h), con espressa indicazione degli interventi consentiti nonché delle procedure da seguirsi all'uopo. Inoltre, non essendo verosimile una celere riapprovazione dei PTP, è consigliabile introdurre una previsione di procedure particolari di autorizzazione per interventi quali quelli previsti nell'articolo 28 bis della legge 431. Sul piano amministrativo deve essere valutata l'opportunità di reiterare, con le modifiche ritenute opportune, i decreti dell'Assessore della pubblica istruzione e beni culturali numero 2997 e numero 3012. Inoltre è quanto mai opportuna una circolare che chiarisca alle amministrazioni le conseguenze dell'intervenuto annullamento e la sorte degli atti adottati aventi come presupposto i PTP annullati.
Detto questo, non condividendo il testo che è stato proposto dalla Commissione, perché da un lato si prevede la revisione e l'aggiornamento dei piani territoriali paesistici resi esecutivi con decreti del Presidente della Giunta regionale del 6 agosto '93, senza considerare che essendo stati detti piani annullati, ad esclusione per il momento di quello del Sinis, non si tratta tanto di revisionare e aggiornare quanto di predisporre ex novo emendando gli stessi dai vizi riscontrati dal Presidente della Repubblica. Non solo, ma le successive norme, nella sostanza, mirano a mantenere in vita le previsioni di detti piani in attesa di quella revisione e aggiornamento. E' evidente che nella sostanza, così disponendo, se approvassimo questa norma ci troveremmo nella condizione di sostituire il giudice. Nella sostanza si tratta di un provvedimento di cui è dubbia la stessa costituzionalità. Per contro si ritiene che il legislatore, e quindi il Consiglio regionale, debba provvedere a dettare norme di salvaguardia in analogia alle disposizioni a suo tempo dettate con gli articoli 12 e 13 della legge 45, nonché a disciplinare la sorte degli atti emanati in vigenza dei PTP annullati. E' per questo motivo che il Gruppo di Alleanza Nazionale ha presentato quattro emendamenti sostituivi totali, che corrispondono ai quattro articoli della legge esitata dalla Commissione e sui quali siamo disponibili a trovare un accordo, ma certamente anche a fronte delle numerosissime sollecitazioni che sono pervenute credo a moltissimi consiglieri regionali da parte degli amministratori locali, io chiedo al Presidente del Consiglio e a tutti i consiglieri un'indispensabile concertazione con gli enti locali prima che questo Consiglio regionale possa esitare una legge che, per ciò che sto verificando e vedendo, ha molte lacune e molte ombre e potremmo trovarci veramente nella condizione di approvare una legge che tutto fa fuorché chiarezza su una materia tanto importante, tanto determinante sia per la situazione urbanistica ma certamente anche per la situazione ambientale-paesaggistica della Sardegna. Ricordo ancora a questo Consiglio, che se è vero che la Regione Sardegna ha potestà praticamente assoluta sull'urbanistica, sulle questioni ambientali ci dobbiamo misurare anche con il Governo nazionale e quindi col Ministro dell'ambiente. Grazie.
Sull'ordine del giornoPRESIDENTE. Grazie onorevole Diana. Onorevole Corona, di cosa vuole parlare?
CORONA (F.I.-Sardegna). Sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.
CORONA (F.I.-Sardegna). Riagganciandomi alle ragioni che ha appena espresso l'onorevole Diana sulla necessità di una concertazione con gli enti locali, vorrei fare una proposta. Il nostro Gruppo propone che l'ordine del giorno venga cambiato e la legge numero 314, quella sui disabili, passi al primo posto, la legge elettorale rimanga esattamente com'è ed invece questo provvedimento passi al terzo posto, grazie.
PRESIDENTE. Una richiesta di inversione. Un attimo, onorevole Cogodi, vediamo il Regolamento. Mi pare ci vogliano due terzi dei voti per approvarlo.
Allora parla un oratore per ogni Gruppo per non più di cinque minuti sulla proposta. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Io credo che la questione vada licenziata molto rapidamente, non è possibile che appena si inizia a entrare nel merito di un argomento che è all'ordine del giorno del Consiglio e su cui tutti i consiglieri, i colleghi, hanno misurato anche l'ordine dei propri lavori, il collega Corona intervenga sull'ordine dei lavori per proporre non ordine di lavoro ma sempre il disordine per non lavorare. L'ordine dei lavori vuol dire dare un ordine al lavoro, che è già stato dato più volte. Siamo nella discussione generale di una legge, che senso ha che ogni tanto il collega Corona si svegli e proponga di giocare a "luna monta". Abbiamo iniziato una legge che abbiamo concordato di sospendere momentaneamente per dare assoluta urgenza ad una questione urgentissima, adesso si propone di sospendere l'argomento in discussione per trattare un altro argomento. Ripeto, Presidente, io credo che ognuno può fare quello che vuole entro il limite della decenza, della decenza politica anche, della decenza istituzionale anche, però non è pensabile che, per non voler fare, non voler affrontare una questione, non so se il collega Corona, a titolo personale o a nome di Forza Italia, ogni volta debba tentare di fare lo sgambetto ai lavori ordinati del Consiglio. Ben si comprende che la mia opinione è nettamente contraria, ma non è solo una contrarietà, è anche un po' una rappresentazione, insomma, un'espressione di qualcosa di più della sola contrarietà perché davvero non se ne può più.
PRESIDENTE. Gli Uffici osservano che tra l'altro si tratta di una proposta di inversione a esame iniziato. Questa Presidenza non vede che ci possano essere termini per una discussione che vada avanti oltre, per cui si continua con gli interventi.
È iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Grazie Presidente, grazie ai colleghi presenti. Intervengo nella discussione generale di questo provvedimento per dire o tentare di dire in modo sufficientemente chiaro che delle due è una, o il Consiglio regionale adotta una norma di salvaguardia, questa norma così com'è o modificata come in modo differenziato si propone, ma che sia di salvaguardia, o comunque un'altra norma di salvaguardia, altro potere della Regione dovrà adottare. Cioè, noi siamo di fronte, la Regione nel suo insieme, nella sua istanza legislativa o nella sua istanza amministrativa, cioè la Giunta regionale, di fronte all'obbligo non solo politico, all'obbligo non solo morale, ma all'obbligo giuridico e istituzionale, di adottare una norma di salvaguardia.
Io vorrei che questo concetto, questa proposizione fosse chiara a tutti noi, perché la politica, quando si esercita attraverso le funzioni pubbliche delle istituzioni, mantiene integra tutta la possibilità e la capacità di espressività la più differenziata, però una cosa non può pretendere, di non adempiere al proprio dovere. Non può perché qualora la politica pretendesse di non adempiere al proprio dovere sarebbe eversione e alcuni atteggiamenti, io spero solo personali e non di Gruppo politico, principalmente riferibile a Forza Italia, sono atteggiamenti meramente eversivi, quelli che si manifestano in questa circostanza.
Dice la pubblicistica, la più diffusa anche oggi (dice nel senso che scrive e quindi i cittadini sardi leggono e apprendono), che il Consiglio regionale sarebbe impegnato a discutere una "leggina", un cosiddetto provvedimento salva coste. La legge che discutiamo non è una "leggina", è una legge a tutto tondo, è una legge che mette in discussione e decide del valore più grande di cui questa Regione dispone, il suo valore più grande non sono i danari del bilancio, i danari per molti che siano, quando sono molti, sono pur sempre un bene fungibile. Noi discutiamo del più grande bene di questa Regione che è un bene non riproducibile, che se bene utilizzato e saggiamente considerato è base di benessere materiale e morale, se distrutto, se inquinato, diventa elemento di degrado non solo economico ma anche morale. Io credo che non sia enfasi ripetere sommessamente, riferirsi ancora modestamente, umilmente a questo grande significato e a questo grande valore.
Perché ancora discutiamo di salvaguardia ambientale in questa specifica circostanza? Per un motivo preciso. Perché un Tribunale dello Stato, il TAR Sardegna, in nome del popolo italiano, ha pronunciato una sentenza. E questa sentenza va innanzitutto conosciuta e va ottemperata anche perché, a mio avviso, è una sentenza giusta, non solo sul piano tecnico - giuridico, ma anche sul piano dei contenuti e degli obiettivi. Ma non è che si può dire che c'è una sentenza che dice qualsiasi cosa. La pronuncia giurisdizionale dice una cosa precisa e io la voglio leggere nelle sue cinque o sei righe che contengono la sostanza. Il PTP non è conforme alla legge, quello che è oggetto di una ma poi di tutte le sentenze, di tutte le pronunce consimili, sotto due profili, quindi non è conforme alla legge. E uno strumento di derivazione pubblica regionale che non è conforme alla legge, va reso conforme alla legge sotto due profili, due non venticinque. Questi due non altri due, e i due profili sono: uno, non è da escludere in regime autorizzatorio sotto il profilo paesistico per gli interventi elencati nelle lettere B e seguenti, oltre che quelli della lettera A, cioè in buona sostanza il primo motivo di nullità e quindi di non conformità alla legge è individuato nel fatto che gli interventi consentiti nelle lettere, lettere nella legge, poi sono areali, sono zone di parte di territorio, zone di trasformabilità relativa e di salvaguardia relativa, per quelle aree, quindi non solo la A, ma anche la B, la C, la D, la E, la F, e mi pare si arrivi fino alla I, deve essere prescritta la tabella degli usi compatibili con i gradi di tutela paesistica.
Quindi dobbiamo estendere quella tabella degli usi compatibili con i gradi di tutela paesistica già contenuti nell'areale A o nelle aree riportate nella tabella A, anche le altre lettere, o meglio alle aree corrispondenti alle altre lettere. Semplice! Questo è il primo motivo calendato. Due, sono stati ammessi anche in zone dichiarate meritevoli della massima tutela usi palesemente incompatibili con il grado di protezione ritenuto necessario per le medesime, cioè la normativa regionale individua alcune aree di massima tutela o di tutela integrale, per esempio le spiagge o le altre aree sensibili ritenute di assoluta esigenza di salvaguardia, però dopo fa un elenco lunghissimo di cose che si possono fare e fra quelle cose che si possono fare, cioè in deroga alla prescrizione, ve ne sono alcune che sono di troppo, perché c'è una casistica che va dalla lettera A fino alla lettera L e per esempio alla lettera L si ritrova che si possono fare anche opere non solo pubbliche, ma di interesse pubblico che riguardino ogni e qualsiasi cosa, per cui in teoria si può fare anche un supermercato sulla spiaggia.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI(Segue COGODI.) Allora dobbiamo ovviare a questa seconda lesione di diritto ambientale, che se un'area è di tutela integrale può essere fatto lì solo quello che serva funzionalmente alla conservazione massima di quell'area, quindi può essere ripulita, se c'è un manufatto può essere manutenuto, la dotazione dei servizi leggeri essenziali, tutto questo sì, ma in funzione della finalità che la norma prescrive.
Questi sono i due motivi di illegalità e il Consiglio regionale se vuole, e se non vuole il Consiglio regionale la Giunta regionale obbligatoriamente, deve obbedire ad una sentenza di un Tribunale della Repubblica e deve restituire ai PTP l'armonia e la legalità su questi due punti. Questa è la sentenza, che si conclude richiamando comunque l'obbligo, l'obbligo, non la facoltà, per l'Amministrazione di provvedere all'approvazione dei nuovi piani in modo conforme alla legge 431, cioè alla Galasso dell'85, cioè la legge quadro dello Stato, perché qui trattiamo di materia non esclusiva della Regione, ma di materia concorrente e la legge quadro dello Stato in materia di paesaggio e di ambiente costituisce il riferimento necessario per dover poi provvedere le Regioni, ivi compresa la nostra, se non vorrà essere anche su questo commissariata.
Quindi si tolga dalla testa chiunque pensa e si illude che, caduti i PTP, che sono lo strumento oggi inadeguato, e lo dice il Tribunale, ma era l'opinione anche di alcuni di noi quando furono fatti questi PTP, che erano sì strumenti validi, ma bucati, ma insufficienti, e chi ha lamentato questa insufficienza aveva ragione di lamentarla. Non è che oggi si deve togliere quello che già c'era perché interviene un annullamento per questi precisi motivi e non per altri e non è onesto, dico che non è onesto politicamente e neppure intellettualmente, dire in quest'Aula, come ieri alcuni colleghi hanno detto, a partire dal collega Satta, non so se ha parlato come consigliere regionale o come progettista del Master Plan, non è onesto dire qui che i PTP hanno consentito lo sfascio dell'ambiente; lo hanno consentito nei limiti nei quali non erano sufficienti. Non è consentito dire che bisogna togliere di mezzo tutta la salvaguardia per tutelare l'ambiente perché quando i PTP non c'erano l'ambiente in questa Regione non è stato tutelato, è stato violentato. E quando ognuno faceva quello che voleva e costruiva anche sugli scogli e sulle spiagge, accadeva questo, non c'è una forza politica, morale, imprenditoriale, professionale migliore delle istituzioni pubbliche che abbia mai tutelato il territorio in questa Regione. Solo le regole pubbliche sono intervenute, seppure in modo insufficiente, a dire almeno una cosa, che oggi è nel senso comune, che almeno a una certa distanza dal mare, salvo le cose funzionali, essenziali alla balneazione o all'uso del mare non si deve costruire. Noi abbiamo detto con la nostra legge che 300 metri sono pochi, ma almeno questo è entrato nel senso comune, come si fa a dire qui "si tolga anche la distanza edificatoria dei 300 metri"? E non lo dice solo Satta, perché lui lo progetta nei progetti, che qualcuno pensa che se cadono i PTP possono tornare ad essere legali, rimangono illegali quei progetti perché sono contro altre leggi della Regione, dello Stato e della normativa comunitaria, ve lo mettete o no in testa?
In ogni caso quando non esistevano le regole, anche queste minime e insufficienti, in questa Regione non è accaduto di meglio, è accaduto di peggio. Allora quello che deve fare il Consiglio, ripeto, se vuole, ma se non lo fa il Consiglio lo deve fare la Giunta per forza, perché la obbliga la legge e qualcuno si muoverà perché le leggi vengano osservate anche in questa Regione. Perché quella che è stata annullata in realtà è la normativa amministrativa, quella che aveva adottato a suo tempo la Giunta, non il Consiglio, e il Consiglio se vuole sta intervenendo in supplenza dell'incapacità della Giunta ad agire, perché dovrebbe essere la Giunta immediatamente ad intervenire e a modificare i PTP in quei due punti, cosa che può fare non in tre mesi, anche in tre ore se vuole! La verità è che non vuole, perché ci sono parti politiche che rappresentano parti economiche che non sono l'economia sana e l'economia buona, ma sono la peggiore economia, quella che distrugge anziché quella che costruisce, che condizionano le scelte, le più lineari e le più serie che la Regione deve assumere. E anche il provvedimento che si invoca, Milia-Onida, diciamo la verità, intanto è un disegno di legge che non avete istruito in Commissione quindi non è approdabile in Aula, perché voi siete la maggioranza, voi siete la Giunta da quattro anni e mezzo, se volevate quel provvedimento lo potevate istruire in Commissione e portarlo in Aula. Lo volete portare in Aula quando non si può, perché in Commissione non l'avete istruito, ma anche quel provvedimento tocca quella linea Maginot dell'ambientalismo o comunque della serietà della tutela dei valori ambientali, che sono almeno i 300 metri dal mare; anche quel provvedimento punta a sfondare quella linea ritenuta essenziale e minima. Ma in ogni caso, quando si vorrà fare un'altra legge urbanistica il Consiglio regionale è sovrano e farà un'altra legge urbanistica, che sia legittima, costituzionalmente valida e in armonia con le altre leggi dello Stato e la normativa comunitaria, ma finché il Consiglio regionale non pone mano a fare un'altra legge organica, fino a quando non dice: "Faccio un'altra legge in luogo della legge numero 45" e abbia questo coraggio e questa forza di farlo, io penso che si dovrà fare un'altra legge in luogo della "45", migliore della "45", più moderna, più aggiornata, non per demolire quello che di buono c'è, ma per migliorare tutto quello che in questi due anni si è riusciti a fare. La legge 45 è del 1989, la Regione esisteva già da 41 anni quando per la prima volta si è dotata di una legge urbanistica, cioè un insieme di regole pubbliche, norme uguali per tutti, per il povero e per il ricco, per il savio e per l'incosciente; dopo 41 anni, perché prima il bene più prezioso di questa Regione, che era anche allora il territorio e l'ambiente, anche quando di turismo se ne parlava di meno o vi era meno pressione economica sulle cose chiamate turismo e non tutte turismo, quello che si chiama tale, dopo 41 anni la Regione ha avuto e poteva averla fin dal '48 la prima legge urbanistica perché prima il territorio si governava con i decreti, cioè con gli atti discrezionali e quindi un decreto generale e poi una deroga e poi un decreto ad hoc e poi appunto l'esatto contrario della regolazione e dell'ordine che deve necessariamente essere garantito dalla politica e dalle istituzioni, anche e soprattutto in riferimento all'economia e all'idea che si ha dello sviluppo di questa Regione.
Quindi di che cosa si viene a cianciare - non dico a parlare, scusate l'espressione, e chiedo scusa ai colleghi che non la meritano questa espressione, perché alcuni la meritano - cosa si viene a cianciare della tutela paesistica che avrebbe favorito l'abusivismo? Ma qual è la norma di tutela, quella che dice "nei 300 metri dal mare non si costruisce", perché dovrebbe favorire l'abusivismo? Nelle aree sensibili non si manomette, perché dovrebbe favorire l'abusivismo? Sarebbe come dire che se un commerciante fa la cresta sul prezzo della merce bisogna abolire le leggi sul commercio. Bisogna arrestare il commerciante disonesto! Sarebbe come dire - e potrei fare tanti esempi, ma lasciamo perdere - che se il codice dice che non si ruba, siccome c'è molta gente che ruba bisogna abolire il codice penale, ma che ragionamenti sono questi, fatti da gente normale, se fosse normale!? La verità è che l'abusivismo in questa Regione c'è stato ed è stato anche contrastato, con la legge numero 23 che doveva parare il colpo della prima bestiale sanatoria del Governo nazionale e fu bloccato l'abusivismo con buone leggi, la legge 23 di questa Regione, e si mossero le ruspe, le ruspe buone, quelle che demolivano e hanno liberato 76 chilometri lineari di litorali in questa Regione e hanno demolito milioni e milioni di metri cubi abusivi e non una sola casa d'abitazione, ma le ville anche dei ricchi e dei potenti e del vostro Ministro, che è rimasto vostro nell'ascendenza politica, potentissimo Gava! Perché era una Regione allora che aveva dato non solo un esempio e un segnale, ma aveva attivato una politica istituendo un servizio di vigilanza edilizia, che ha funzionato egregiamente e con gli strumenti di allora che erano meno di quelli di oggi, ma non ci sono sempre gli aeroplani che volano e osservano tutto quello che si muove a terra e non c'era tutto il supporto informatico che oggi consente di elaborare immediatamente i dati e di conoscere, ebbene se c'è di nuovo una ripresa dell'abusivismo è perché c'è un decadimento ulteriore ancora della politica, perché tra lasciar fare e dire che le leggi non valgono, che tanto o prima o poi le leggi buone si elimineranno e promettere sanatorie agli abusivi, ecco che cosa è che tutto insieme fa quella miscela esplosiva.
PRESIDENTE. Brevemente perché concluda.
COGODI (R.C.). Ho concluso, non è la buona politica, ma è la pessima politica, quella eversiva che voi, tutto sommato, alcuni di voi, per fortuna in minoranza in quest'Aula, vogliono ancora proporre. Io vorrei esprimere una parola di apprezzamento anche per una parte della destra politica, c'è una parte di destra che politicamente esprime un'altra opinione che mi pare in questa fase corrisponda ad alcuni esponenti anche di A.N., lo stesso Presidente della Giunta che ha inviato una domanda formale al Consiglio regionale; anzi prego la Presidenza del Consiglio di distribuire in Aula la lettera del Presidente della Regione che ieri ha sollecitato il Consiglio ad approvare la norma di salvaguardia. Quindi c'è anche una destra politica che noi contrastiamo frontalmente perché pensa altro e diverso sull'organizzazione della società, che però fa la destra politica, non fa la destra affaristica, che è una cosa diversa, che non è neppure politica, è impolitica, è un'altra cosa.
Per queste ragioni io credo che il provvedimento debba essere esaminato nel merito, debba essere anche migliorato nei termini che la stessa Commissione unitariamente propone e che quindi questa misura, minima per ora, di tutela del più grande patrimonio della Regione possa da questo Consiglio regionale essere varata, e quindi rimediare un punto grande di onore per davvero alla capacità di governo complessivo e di indirizzo e di legislazione dell'Assemblea regionale sarda.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (Gruppo Misto). Io intervengo solo per un minuto perché non voglio portar via tempo ritenendo che prima si conclude la discussione generale e prima si passa alla fase operativa dell'adozione della norma e meglio è. Tuttavia prendo la parola perché non voglio che il silenzio possa essere letto come disinteresse o almeno sottovalutazione. Il problema di cui ci stiamo occupando è un problema cruciale, è stato detto da molti bene, e io non ripeto le cose dette, per la tutela e per lo sviluppo di una nostra risorsa primaria. Aggiungo anche che, quali siano le cortine fumogene che da qualche parte si cerca di diffondere, di cospargere sulla materia, i termini della questione sono estremamente chiari e anche la necessità, a questo punto, di un intervento del Consiglio.
Quando nell'estate del '98 vennero dichiarati nulli sette dei quattordici PTP iniziarono a determinarsi degli effetti negativi e si creò in quel momento la necessità e l'urgenza - ha detto bene poc'anzi il collega Cogodi - di una risposta di Governo e, eventualmente, di una disciplina legislativa transitoria. La verità è che le difficoltà politiche, che non sono monopolio di un solo schieramento, resero difficile e impedirono poi la risposta adeguata di Governo e lo stesso legislatore non intervenne, anche se la Giunta del tempo - ha ricordato - aveva provveduto ad approvare un disegno di legge, il 497, che conteneva sostanzialmente le norme contenute oggi nel provvedimento di cui ci stiamo occupando, nel provvedimento che il Consiglio sta esaminando. Se voi mettete l'uno a fianco dell'altro il testo della Giunta del '98 e la proposta approvata in Commissione vedete che hanno una corrispondenza molto estesa. Con l'annullamento intervenuto di recente degli altri PTP per un ricorso, io credo, al di là delle valutazioni di segno diverso che si sono udite anche in quest'Aula, sulla base di un ricorso improvvido, è diventata ancora più necessaria e più urgente l'adozione di una normativa transitoria di salvaguardia. Io ho sentito ieri gli interventi di Forza Italia, dice: "Occorre una legge organica", certo che occorre una nuova legge urbanistica, ma intanto che si fa? Sarebbe troppo facile richiamare la metafora dei buoi e della stalla; io guardo con preoccupazione, voglio dirlo, li ho letti un attimo fa, agli emendamenti presentati dal collega Biancareddu e da altri colleghi, mi pare tutti di Forza Italia, se non erro. Riflettiamo prima di aprire in Aula una discussione di quel genere con emendamenti che possono aprire la strada a veri e propri guasti. Quello che il Consiglio deve fare - è stato detto con molta limpidità ed efficacia da Morittu, da altri colleghi di vari Gruppi - è adottare una norma transitoria, una disciplina di salvaguardia, un atto legislativo, transitorio, limitato, urgente, che impedisca che si determinino ulteriori effetti negativi e lasci al legislatore il tempo per mettere mano ad una più organica legge che può trovare la sua espressione più appropriata e più alta proprio nella revisione, quando sarà possibile, della legge urbanistica.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Tunis sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.
TUNIS (Rif.Sardi-U.D.R.). Sull'ordine del giorno. Signor Presidente, colleghi consiglieri, io mi ero iscritto a parlare già dalla giornata di ieri e in qualità anche del ruolo che ho all'interno del Consiglio come Presidente di Commissione mi hanno anche indicato fra gli ultimi. Per un'esigenza particolare sono sceso nel mio ufficio e mi sono accorto che hanno depennato il mio nome, prego se possibile l'Assemblea, come Presidente della Commissione, di poter tenere questo breve discorso.
PRESIDENTE. Personalmente, a parte la raccomandazione che faccio ai colleghi che sono iscritti a parlare di stare in Aula, però mi rendo conto, sono stati cancellati diversi colleghi, quindi probabilmente lei ha fatto male i conti o non li poteva fare, per cui è stato chiamato in un momento nel quale non era presente, però lei è Presidente della Commissione, quindi io credo sarebbe utile sentirla, se i colleghi non creano questioni, problemi, le do la parola volentieri. Dopo di che parlerà l'onorevole Pirisi che è l'ultimo iscritto a parlare.
È iscritto a parlare il consigliere Tunis. Ne ha facoltà.
TUNIS (Rif.Sardi-U.D.R.). Ringrazio, signor Presidente, i colleghi perché hanno acconsentito, non che il Presidente dovesse fare dei grandi discorsi del tipo personale, ma cercava di mettere in evidenza tecnicamente quanto è avvenuto. Il testo unificato relativo all'esame delle proposte di legge 43-71-169 e 196 A intende affrontare la delicata e importante questione del vuoto normativo venutosi a creare in seguito all'annullamento, ormai noto a tutti, da parte del Tribunale Amministrativo della Sardegna, con la recente sentenza, di altri sei piani territoriali paesistici ancora in vigore.
Infatti come è ormai noto da tempo, sono stati annullati nel '98, con decisione del Presidente della Repubblica, previo parere della seconda sezione del Consiglio di Stato in virtù del ricorso straordinario allo stesso Presidente presentato già nel 1994 dall'Associazione Amici della Terra, sette piani paesistici che non sto qui certamente a ricordare. Recentemente hanno subito la stessa sorte, sempre in seguito a ricorso amministrativo presentato dall'associazione Amici della Terra, altri sette piani territoriali paesistici; rimane in vigore per ora il piano territoriale numero 7 del Sinis che verrà successivamente esaminato, essendo stato rinviato il giudizio di legittimità per un vizio formale, ma comunque sia si presume che è certa la stessa sorte, quindi che finirà annullato.
Tale situazione di fatto impone adeguate riflessioni e alcune considerazioni sul testo che si propone e che la Commissione ha portato all'attenzione dell'Assemblea consiliare. In primo luogo sorprende come, sia nell'ultimo scorcio della passata e in quasi tutta questa legislatura, le Giunte regionali che si sono succedute non abbiano provveduto a porre rimedio a tale situazione che già si conosceva, che ha visto per lungo tempo il territorio regionale disciplinato e tutelato in differente modo, quindi assai apprezzabile pertanto è l'iniziativa esclusivamente consiliare che è stata adottata, finalizzata a questo scopo.
La gravità e l'assoluta particolarità di tale situazione e la certezza, puntualmente confermata, dell'inevitabile annullamento degli altri piani vigenti ha indotto la quarta Commissione ad approvare il testo in esame dopo un attento ed approfondito esame degli effetti e delle conseguenze che il mutato quadro normativo avrebbe determinato nell'efficace governo del territorio regionale, con particolare riferimento per le zone più sensibili.
Appare opportuno ricordare che ai sensi della legge regionale 22 dicembre dell'89, la numero 45, e le successive modifiche ed integrazioni che ha per titolo "Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale", i piani territoriali paesistici costituiscono lo strumento cardine della pianificazione regionale, insieme alle direttive, ai vincoli e agli schemi di assetto territoriale.
A differenza di tali ultimi però i piani territoriali paesistici sono stati formalmente approvati con decreto del Presidente della Giunta regionale del 6 agosto '93 e il loro primo annullamento è intervenuto proprio nel pieno della fase del loro faticoso recepimento da parte dei Comuni obbligati ad adeguarsi, creando un blocco nell'attività di adeguamento degli altri Comuni, essendosi instaurata l'attesa per un generalizzato annullamento. Appare pertanto indispensabile procedere all'approvazione di un testo normativo che - ripetiamolo - colmi il vuoto normativo verificatosi.
Infatti fintanto che non si approva un'espressa modifica della legge regionale 45 dell'89 la Regione è obbligata a dotarsi dei piani territoriali paesistici, strumenti cardine della pianificazione regionale, secondo i contenuti previsti dalla medesima legge.
È indispensabile altresì fornire un quadro il più possibile certo e chiaro della pianificazione regionale, ciò sia allo scopo di assicurare la necessaria tutela delle zone più sensibili e di pregio ambientale del territorio regionale, sia per garantire i cittadini e gli eventuali imprenditori sulle modalità, tempi e luoghi di un proposto intervento edilizio che deve ottenere risposte certe e chiare in un tempo strettamente compatibile con gli interessi economici in campo.
Altresì non appare condivisibile, anzi assai pericolosa, la tesi emersa recentemente nel dibattito suscitato dal recente annullamento degli ultimi PTP, secondo cui non sarebbe necessario alcun intervento legislativo di salvaguardia, essendo sufficiente la disciplina contenuta nell'articolo 10 bis della legge regionale numero 45 dell'89. Sono infatti molteplici gli effetti giuridici che non sono disciplinati da tale norma e la cui mancata previsione getta una notevole incertezza ed indeterminatezza nella gestione del territorio, aprendo la strada a misure parziali e discrezionali. Tra questi si possono individuare i principali effetti negativi di queste misure parziali e discrezionali:
1) decadenza dell'obbligo di adeguamento dei piani urbanistici comunali ai piani territoriali paesistici e necessità di una rivisitazione delle previsioni assunte sulla base dell'annullato presupposto giuridico:
2) possibile salvezza per i piani attuativi scaduti alla data del 17 novembre '89, ma che abbiano già avviato alla stessa data le opere di urbanizzazione;
3) decadenza della previsione generale di divieto all'esercizio dell'attività di cava nelle aree di PTP;
4) caducazione della norma di indirizzo dell'espansione delle zone urbanistiche C), D) e G);
5) caducazione della norma che sancisce il dimezzamento delle volumetrie, teoricamente realizzabili, ai sensi del decreto 2266 del 1983, il cosiddetto decreto Floris, per gli insediamento turistici e la possibilità di accrescere tali volumetrie per le zone B) e C) oltre la fascia dei due chilometri dal mare;
6) caducazione della norma che limita, per gli interventi nella fascia costiera dei 500 metri, l'uso edificatorio turistico al solo ricettivo alberghiero e quindi possibilità di estenderlo anche al residenziale;
7) caducazione della norma che detta disposizioni circa la razionalizzazione dei preesistenti insediamenti turistico - residenziali entro la fascia dei 500 metri;
8) caducazione dell'obbligo per i Comuni di consentire interventi di trasformabilità delle zone costiere solo in presenza dello studio di compatibilità paesistico - ambientale.
Nei territori ricompresi negli annullati piani paesistici, in assenza di nuova disciplina legislativa, restano in vigore però questi vincoli, questi seguenti vincoli:
a) vincolo paesistico per le zone ad esso sottoposte ai sensi del decreto legislativo 29 ottobre 1999 numero 490. Ciò comporta, limitatamente per le aree vincolate, la necessità dell'atto autorizzativo regionale o comunale per ogni modificazione che si intenda introdurre;
b) vincolo di inedificabilità ai sensi dell'articolo 10 bis della legge regionale 45/89 introdotto dalla legge regionale 23 del '93 per i territori ricompresi nella fascia dei 300 metri dal mare e per le altre zone previste da tale norma, con le eccezioni da essa introdotte.
Inoltre la norma di cui all'articolo 4 del testo che noi abbiamo portato all'attenzione dell'Aula impedisce che venga riassunta, anche solo in forma di temporanea misura di salvaguardia, la disposizione di cui all'articolo 17, comma 2, delle norme tecniche di attuazione dei PTP che introduceva l'ambito di trasformazione 2D* fortemente critica e che tanti dubbi interpretativi e applicativi ha creato.
In conclusione, alla luce di tale situazione, appare quindi indispensabile l'assunzione di questa iniziativa legislativa che pur nella consapovelezza di non costituire una risposta esaustiva alle molteplici questioni scaturenti da tale complessa e articolata questione, rappresenti il modo concreto attraverso cui conseguire l'obiettivo di porre le basi per un efficace governo del territorio regionale, con particolare riferimento per le zone più sensibili, senza l'introduzione di blocchi e vincoli ingiustificati, aprendo la strada ad una proficua rivisitazione della disciplina paesistica, coerente con le pronunce giurisprudenziali, attenta alle esigenze di tutela e tecnicamente ineccepibile.
In estrema sintesi, signor Presidente, colleghi consiglieri, traduco in termini più semplici quanto espresso con una terminologia che può apparire troppo tecnica: dal 1998 ad oggi si poteva, da parte della Regione, fare di più e per motivi vari non si è fatto. La Commissione, di fronte ad una situazione che si percepiva di grossa difficoltà in cui sette piani erano stati aboliti e altri sette si poteva prevedere ragionevolmente che sarebbero stati eliminati, ha ritenuto dopo discussione ampia, di operare per colmare un eventuale vuoto legislativo perchè in quella situazione si potesse operare. Quindi la Commissione, per la prima volta dopo tanti anni, uno strumento della Regione anzichè subire gli eventi e decidere sempre dopo gli eventi stessi ha affrontato in maniera preventiva un tema delicato, ha ritenuto di coprire un vuoto e di evitare che si potessero operare delle decisioni in maniera affrettata e pericolosa per modificare un quadro che noi avevamo.
Quindi, per usare una metafora, la Commissione ha operato in una situazione in cui il mare non era trannquillo, era un mare in tempesta, la barca ormai stava facendo acqua e ha cercato soltanto di tappare la falla in modo che la nave non potesse affondare, in attesa che si potesse comunque arrivare a quella famosa nave che era in costruzione e che ancora non era stata realizzata. Questo è un modo semplice per rendere la questione, comunque sia l'argomento che stiamo affrontando è così delicato, è così di estrema importanza in cui penso che gli stessi aderenti ai gruppi politici e gli stessi politici in questa assemblea sono tenuti a fare una valutazione personale degli effetti pro e contro l'approvazione di questa legge. Noi abbiamo ritenuto di doverla presentare e approvare perchè riteniamo di dover privilegiare gli aspetti collettivi e della globalità dei cittadini rispetto a delle esigenze, che possono ritenersi egoistiche, di poche ed individuare persone.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Grazie signor Presidente, anche io un breve intervento perchè possiamo affrontare l'articolato della proposta di legge.
Questa proposta di legge che la Quarta Commissione ha proposto all'Aula, che unificava - come è stato già detto - le proposte di legge numero 43, 71, 169 e 196 A, che sono state presentate da colleghi del centro destra e del centro sinistra è stata esitata all'unanimità nella seduta del 2 luglio del 2003, cioè si tratta di una proposta che arriva in quest'Aula con un'approvazione e un consenso di tipo trasversale da parte della Commissione.
L'intendimento, come è stato più volte detto, era ed è quello di proporre all'Aula una normativa transitoria di salvaguardia in materia di pianificazione territoriale paesistica che, a suo tempo dicemmo, si rendeva necessaria ed oggi si rende necessaria in seguito all'annullamento dei PTP da parte del Consiglio di Stato nel '98 e anche in previsione di un probabile ed ulteriore annullamento dei restanti P.T.P. da parte del T.A.R. Sardegna, cosa che puntualmente è avvenuta con la sentenza del T.A.R. del 25 di giugno di quest'anno.
Ma, per arrivare subito al nocciolo della questione, voglio dire con chiarezza che all'interno di quest'Aula non si contrappongono due linee artatamente antitetiche e che caricaturalmente qualcuno vuole rappresentare. Da un lato ci sarebbero cioè i buoni e dall'altro i cattivi; da un lato l'anima moderna che Forza Italia mi pare voglia impersonificare, quella cioè che pensa che sia giusto lasciar fare a chi vuol fare, di lasciare i cittadini liberi da vincoli e da regole e di dare una spinta alla modernità. Dall'altro ci sarebbero quelli che vogliono bloccare lo sviluppo, che sono per ingessare l'esistente, che non vogliono lo sviluppo turistico ed immobiliare. Da un lato quindi i moderni proiettati nel futuro della Sardegna e dall'altro i passatisti, i cattivi, che bloccano lo sviluppo e che vogliono imporre vincoli vessatori nei confronti dei sardi. Evidentemente questa è una caricatura della realtà e non è così. Noi, propugnatori con forza di questa proposta di legge, siamo per uno sviluppo armonico della nostra Isola, uno sviluppo a tutto tondo, che salvaguardi quello che è stato definito il bene primario della nostra Isola, cioè il bene ambiente.
Sulla valutazione dell'importanza dell'ambiente nella nostra Isola mi pare che a parole non ci siano state divarificazioni di sorta. Nelle dichiarazioni programmatiche dei diversi presidenti, con enfasi è stato detto che questo è un bene fondamentale sul quale si deve basare il nostro sviluppo, con enfasi è stato detto da Pili, da Floris, da Masala, da Pili più volte però, di fatto, quando noi andiamo a confrontarci con la realtà immanente, con la realtà materiale, vediamo che ci sono delle differenziazioni robuste, differenziazioni solide.
Noi siamo perchè vengano date regole certe agli imprenditori e ai cittadini, che vengano date delle norme chiare all'interno delle quali si possano programmare e pianificare interventi anche di tipo imprenditoriale e turistico. In assenza di regole noi crediamo che la Sardegna non possa crescere né svilupparsi. L'ambiente chiaramente non è solo fatto di coste, ma i piani territoriali paesistici si occupano in modo particolare di questo aspetto e di questo settore, ma io voglio ricordare che ci sono anche il sistema dei parchi in Sardegna e vi sono anche le aree SIC, i siti di interesse comunitario. Il centro destra sotto questo profilo credo che abbia fallito clamorosamente nell'intenzione di dare delle risposte di sviluppo che prescindessero da quelle che sono le leggi nazionali. Oggi mi pare che neanche l'Assessore all'Ambiente o altri consiglieri regionali si stiano stracciando le vesti per chiedere come avevano detto che avrebbero fatto, l'abolizione della 398. Noi però siamo anche contro un certo tipo di sviluppo turistico incontrollato che si cali in maniera incontrollata in ecosistemi che sono fragili e che denotano una mancanza di sensibilità e l'assenza totale di un piano di sviluppo.
È stato detto e lo ribadisco: se oggi noi non diamo delle regole certe, non inseriamo delle norme di tutela, rischiamo di disperdere e di consumare quel bene preziosissimo che è costituito dall'ambiente e che è l'unico bene irriproducibile di cui noi disponiamo. Ma, collega Satta, io sinceramente sono rimasto un po' perplesso nel sentir dire da parte di un collega che è sensibile a certe tematiche e che ritiene debba esserci uno sviluppo basato su regole, sull'armonizzare tutti i vari aspetti del costruire, che non è fatto soltanto di metri cubi, ma è fatto anche di qualità del costruito, che l'abusivismo in qualche misura è dovuto alla rigidità delle norme che oggi noi abbiamo. È un concetto che non può essere accettato e che va respinto e i piani attuativi, cioè i PTP sono stati annullati, non per eccesso di rigidità, ma per carenza di tutela nei confronti di quello che è il nostro bene primario.
Quindi, crediamo che anche da parte di chi, all'interno di Forza Italia, ha intentato una crociata per far sì che le regole vengano cancellate, che ci sia veramente un sussulto sul piano personale della dignità ed anche del portato storico che ciascuno di noi impersona.
E poi il goffo tentativo dei soliti gattopardi che in quest'Aula dicono: "Affrontiamo tutto per non cambiare niente". È un tentativo veramente puerile, infantile che i sardi devono capire. Voi oggi ci dite: "Dobbiamo affrontare la grande riforma urbanistica" e per tutti questi anni le avete lasciate marcire in Commissione! Di più, vi è un disegno di legge che è stato presentato dagli assessori Onida e Milia che però non è andato avanti perchè nel frattempo c'è stato un altro disegno di legge del successivo assessore, cioè dall'assessore Biancareddu, sul quale persino la Giunta non si è pronunciata. È stato detto che quello rappresentava una sintesi, un passo avanti rispetto al disegno di legge precedente, non avete avuto il coraggio di confrontarvi in Commissione, valutando anche le proposte di legge che noi abbiamo avanzato come centrosinistra.
Quindi, non rifugiatevi dietro la grande riforma e non proponete, per carità, degli emendamenti che sono veramente offensivi, che rappresentano un tentativo di arrembaggio alle coste, rappresentano un tentativo di fare i favori. Costa Turchese è lì che giace, ma abbiamo sentito ad Olbia è stato messo all'ordine del giorno; Costa Turchese sappiamo che vuol dire Berlusconi, che vuol dire il padrone di Forza Italia, che vuol dire colui il quale oggi sta cercando, attraverso leggi e colpi di maggioranza, di scardinare quelli che sono i presupposti della nostra Costituzione e della legalità repubblicana. Noi non ci stiamo a questo. E devo dire che anche i colleghi di Alleanza Nazionale … Io, l'ha fatto già il collega Cogodi, ma anche io voglio plaudire al Presidente della Giunta che dice: "Approvate questo provvedimento perchè è indispensabile per la Sardegna".
Io credo che Alleanza Nazionale sotto questo profilo debba, pur nella differenza di valutazioni, cercare di trovare assieme a noi una sintesi perchè questo provvedimento venga varato ma vengano respinti i tentativi di arrembaggio alle coste della Sardegna, di arrembaggio al nostro bene primario. Io credo colleghi, e concludo, che debba esserci veramente, da parte nostra, il senso della responsabilità grande per quello che in questo momento stiamo facendo, e che dobbiamo svolgere fino in fondo la nostra funzione di legislatori dando e introducendo delle norme minime di salvaguardia che consentano, in tempi rapidissimi, di poter poi affrontare questo tema che è di grande complessità nella sua interezza. Però facciamo i passi che devono essere fatti: prima introduciamo questa norma di salvaguardia minima e poi assieme, è stato già detto, l'ha detto il collega Morittu nel suo intervento, noi siamo disponibili, disponibilissimi, e l'hanno ripetuto altri colleghi, ad affrontare assieme il grande tema di una riforma attualizzata dell'urbanistica, affinché abbiamo un quadro certo nel quale tutte le scelte debbono essere compiute. Però non potete nascondervi, oggi, dietro il paravento di invocazioni di grande riforma o, come ha fatto il capogruppo Corona: blocchiamo la discussione su questo provvedimento e poi lo riprenderemo in coda. Ora, in questo momento, dobbiamo assolutamente trovare uno sbocco affinché possiamo guardare al futuro della Sardegna non di fronte ad una situazione compromessa, ma possiamo guardare al futuro della Sardegna di fronte ad una situazione che veda un minimo di salvaguardia per lo sviluppo complessivo della nostra Isola e per cercare di dire che questo Consiglio regionale non passi alla storia come quello che ha consentito il sacco totale delle nostre coste e quindi che si presenti alla storia come il Consiglio regionale che ha pregiudicato uno sviluppo basato sulle risorse delle quali noi disponiamo.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pirisi. Questo era l'ultimo intervento, lo ricordo. Adesso dobbiamo passare agli articoli.
Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.
CORONA (F.I.-Sardegna). Presidente, vorrei chiedere un quarto d'ora di sospensione perché l'onorevole Diana, il vicecapogruppo vicario di A.N., si è dovuto assentare urgentemente per alcuni minuti e sarà qui appunto tra un quarto d'ora. Grazie.
PRESIDENTE. Adesso diamo la parola alla Giunta e poi, comunque, in merito alla richiesta fatta dall'onorevole Corona, si tratta di un Capogruppo, perché sta facendo le funzioni di capogruppo di A.N., credo che se ha bisogno di qualche minuto non dobbiamo essere così... Se c'è bisogno di qualche minuto non sarà questo che metterà in crisi il lavoro che stiamo facendo. Quindi la parola alla Giunta.
Ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
CAPELLI (U.D.C.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Presidente, un brevissimo intervento per specificare meglio la posizione del presidente Masala, che ha chiesto di mettere all'ordine del giorno dei lavori dell'Aula il punto in argomento.
Non c'è stato nessun tipo di sollecitazione, perché non nel ruolo e nei compiti del Presidente, pregando l'Aula di approvare o meno il provvedimento, ma semplicemente sollecita l'inserimento all'ordine del giorno affinché lo stesso venga esaminato dall'Aula. Ovviamente io intervengo per rimettermi alle volontà dell'Aula in quanto non di mia competenza esprimere giudizio di merito sul provvedimento all'esame dell'Aula.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Capelli. Dichiaro chiusa la discussione generale. C'è questa richiesta di un quarto d'ora, dieci minuti, possiamo sospendere, aspettiamo. Caso mai, onorevole Corona, si metta in contatto con l'onorevole Diana e gli dica che non possiamo dargli più di dieci minuti.
I lavori sono sospesi per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 15, viene ripresa alle ore 12 e 25.)
PRESIDENTE. Colleghi, se abbiamo preso posto, ricordo che siamo al voto per il passaggio agli articoli.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Presidente, chiedo il voto segreto.
Votazione a scrutinio segretoPRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 67
votanti 66
astenuti 1
maggioranza 34
favorevoli 32
contrari 33
nulli 1
(Il Consiglio non approva)
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CARLONI -CASSANO - COGODI - CORDA - CORONA - CUGINI - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASIA - MILIA - MORITTU - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.
Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.)
(Interruzioni)
Sull'ordine dei lavoriPRESIDENTE. Colleghi, scusate, sui voti non si commenta, per cortesia. Per favore, sui voti non si commenta.
Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (La Margherita-D.L.). Presidente, chiedo scusa, non commento il voto perché il voto non si commenta, è la volontà dell'Aula, però credo che al di là del voto rimanga la preoccupazione che ognuno di noi, nei ruoli diversi che abbiamo, maggioranza e opposizione, Giunta in particolare, deve porsi su quello che è il dovere di tutela e di disciplina urbanistica. Noi vorremmo sapere dalla Giunta cosa intende fare in questo momento in cui siamo al di fuori di ogni ragionevole tutela. Vorremmo capire.
(Interruzioni)
SELIS (La Margherita-D.L.). Presidente, non è un mercato, eh!
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, l'onorevole Selis non sta facendo nessun commento al voto, sta ponendo un problema.
SELIS (La Margherita-D.L.). Non sto facendo un commento, anzi ho detto: rispettiamo l'Aula, ognuno di noi fa i commenti fuori da quest'Aula sia sulle modalità di voto, sia sui risultati. Non è questo il problema. Il problema è: credo che ognuno di noi abbia la sensibilità e la preoccupazione per il vuoto normativo che c'è. E' legittimo da parte nostra chiedere alla Giunta che cosa intende fare nei tempi più brevi possibili per affrontare questa situazione. Io credo che questo, davvero, meriterebbe una Conferenza dei Capigruppo perché si programmi un'iniziativa più concordata possibile di tutela in attesa di fare le grandi riforme, le riforme più ampie. Questo sto ponendo. Sto ponendo al Consiglio da un lato e alla Giunta da un altro lato il problema di affrontare questo vuoto normativo nella misura più concordata, ma anche più urgente possibile.
Credo che non sfugga a nessuno l'urgenza di questa cosa. Mi auguro che ognuno, nei ruoli diversi, possa affrontarla. Se è necessario io credo e chiedo che già adesso venga convocata una Conferenza dei Capigruppo e si calendarizzi un'iniziativa efficiente ed efficace prima possibile.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Sì, rapidamente, signor Presidente, colleghi, anch'io per dire che ovviamente mi astengo da ogni commento sul voto. La volontà del Consiglio è sempre e comunque sovrana, nel senso che decida bene o decida male, comunque decide, e quindi la volontà del Consiglio, quella espressa, ha deciso che attraverso lo strumento della legge non si deve provvedere allo scopo per cui il Consiglio ha discusso e per cui ha votato.
Il mio intervento è diretto, perciò, non ad esprimere una valutazione sul voto, bensì sulla condizione... Se qualcuno ascoltasse, badate... Il mio intervento, dicevo, è diretto non ad esprimere un giudizio sul voto, ma sulla condizione istituzionale, politica e istituzionale che deriva, e quindi nella quale la Regione, di cui il Consiglio regionale è parte, si trova.
Non dico molto di nuovo, dico una sola cosa e ho finito nel dire questa cosa, l'avevo anticipato nel mio intervento: i modi per rispondere, e la Regione è obbligata a rispondere, perché l'obbligo è indicato nel dispositivo di una sentenza di un tribunale della Repubblica, i modi per rispondere erano due, quello legislativo e quello amministrativo. Adesso ne rimane uno, e la Regione nel suo insieme, ivi compreso il Consiglio regionale, deve vigilare, intervenire e dare un indirizzo perché l'altro strumento che rimane intatto, anzi avrebbe dovuto essere quello prioritario, cioè dell'intervento normativo della Giunta regionale, immediatamente venga adottato.
Per cui la mia richiesta, signor Presidente della Giunta, che non c'è, signor Presidente del Consiglio, che c'è, la mia richiesta è che il Consiglio regionale non si aggiorni ancora, che rimanga ancora qualche minuto riunito e che, dato il tempo tecnico strettamente necessario di dieci minuti, un quarto d'ora, si predisponga una risoluzione del Consiglio che indichi alla Giunta la volontà che in modo esplicito, pressoché da tutti è stato espresso in quest'Aula, che comunque la sentenza del tribunale della Repubblica andava e va ottemperata. Quindi io chiedo una breve sospensione di dieci minuti, un quarto d'ora, perché si abbia la possibilità di concordare un atto di indirizzo e di richiamo, di sollecitazione al Governo della Regione, che è dovere del Consiglio regionale di fare in questa condizione di emergenza, perché adotti i provvedimenti consequenziali al provvedimento del Tribunale amministrativo.
PRESIDENTE. Va bene. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S). Signor Presidente, io non penso che su questa materia si possa riaprire un dibattito, l'Aula ha deciso e ha deciso a maggioranza anche contro quelle che erano le preoccupazioni rappresentate all'Aula dal Presidente della Giunta, che ha segnalato immediatamente la gravità della situazione che si determinava in Sardegna. L'aula ha deciso con un voto segreto richiesto dal partito del Presidente della Giunta e con una maggioranza di nuovo ricompattata, secondo noi, sulla devastazione delle coste ancora una volta.
Il voto dell'Aula naturalmente si rispetta, ma non finisce nell'Aula la questione. Penso che la Sardegna valuterà il modo con il quale questa vicenda è stata condotta da una pseudomaggioranza, penso che ciò che è avvenuto oggi in Aula confermi che questo Consiglio andava sciolto, che non c'è testa politica in questo Consiglio e che questo Consiglio difficilmente sarà in condizioni, onorevole Oppi, di produrre cose buone; difficilmente questo Consiglio sarà in condizioni di produrre cose buone.
Noi chiediamo che il Presidente della Giunta assuma un'iniziativa, e se iniziativa non verrà assunta rapidamente confermiamo che il Presidente della Giunta si deve dimettere perché incapace di guidare qualunque processo in questa Regione, così come abbiamo detto. Io sono d'accordo, se siamo in condizioni di fare una risoluzione, perché sia fatta una risoluzione che affidi al Presidente della Giunta sul piano amministrativo la potestà di ripristinare i piani territoriali paesistici.
PRESIDENTE. Vorrei precisare, anche in merito alla richiesta fatta dall'onorevole Selis, che la Conferenza dei Capigruppo non ha potere politico, nel senso che la Conferenza si riunisce per ordinare, assieme al Presidente, i lavori dell'Aula.
Naturalmente sono fatte salve tutte quelle forme, previste dal Regolamento, di iniziativa politica che possono essere risoluzioni, ordini del giorno, mozioni, raccomandazioni alla Giunta e quant'altro, oltre a queste naturalmente le iniziative che la Giunta intenderà prendere a responsabilità su questi argomenti, suppongo che la Giunta valuterà, credo che non potrà farlo l'onorevole Capelli che in questo momento la rappresenta, ma per una questione così importante dal punto di vista politico suppongo avrà bisogno anche lui di sentire il resto della Giunta. Tuttavia sono stati chiesti alcuni minuti che mi pare opportuno concedere e poiché ciò che è accaduto poco fa cambia i termini degli accordi che avevamo preso ieri, è opportuno che facciamo una Conferenza dei Capigruppo, stabiliamo come andare avanti e nel tempo della Conferenza se ci sono iniziative del Consiglio ben vengano, le valuteremo, il Consiglio le valuterà. È convocata la Conferenza dei Capigruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 42, viene ripresa alle ore 13 e 32. )
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SANNA SALVATOREPRESIDENTE. Colleghi, un po' di attenzione per cortesia. La Conferenza dei Capigruppo si è riunita e ha deciso di riprendere i lavori dell'Aula martedì mattina alle ore 10 e 30 con la prosecuzione della discussione generale sulla legge elettorale.
Per quanto riguarda la questione legata alla bocciatura del provvedimento all'esame dell'Aula di stamattina, la Giunta regionale, attraverso l'Assessore dell'ambiente, assessore Pani, ha dichiarato l'obbligo per la Giunta stessa ad ottemperare alle disposizioni contenute nella sentenza del TAR. Tutto il resto che riguarda la materia è affidata interamente alla interlocuzione tra le forze politiche che potranno decidere, eventualmente, laddove lo ritengano opportuno, di poter ripresentare altri provvedimenti all'esame della Commissione e dell'Aula, lo stesso naturalmente potrà fare la Giunta regionale. Quindi i lavori riprenderanno alle 10 e 30 di martedì 21 con la legge elettorale. Ricordo anche ai colleghi che, vista la decisione precedente di lavorare per tutta la giornata, l'ufficio dei Questori aveva predisposto un buffet qui al transatlantico, lo dico perché i colleghi ne siano informati. Onorevole Selis, su che cosa voleva intervenire?
SELIS (La Margherita-D.L.). Io ho preso atto di quello che la Conferenza ha deciso mi chiedo però, e lo chiedo all'Aula, se in un'emergenza di questa natura almeno la Commissione quarta non si possa riunire per questo e valutare ed aprire un confronto su quelli che sono i temi.
PRESIDENTE. Onorevole Selis, ho appena detto che la Conferenza dei Capigruppo ha valutato una proposta avanzata dal Capogruppo dei Riformatori onorevole Vargiu. Questa proposta riguardava la necessità della ripresentazione di un provvedimento naturalmente diverso da quello che è stato respinto che comunque contenesse sempre norme di salvaguardia temporanea. Questo provvedimento, se lo si ritiene opportuno, può essere predisposto e presentato per l'esame normale sia dalla Giunta regionale, sia dalle forze politiche, sia dai consiglieri, sia, suggeriva l'onorevole Vargiu, da una maggioranza trasversale di consiglieri di buona volontà che eventualmente intendano portare avanti questa azione politica. Lo si faccia perché naturalmente è tutto affidato alla volontà delle forze politiche, dei singoli consiglieri ed eventualmente della Giunta regionale.
SELIS (La Margherita-D.L.). Voglio solo sottolineare, questo è il senso della mia proposta, che la sede in cui la volontà politica si coagula in materia legislativa è la Commissione e siccome l'Aula è riunita, la Commissione si può riunire ora senza preavviso e si può riunire alle quattro e in quella sede le volontà si formano, si confermano o si distorcono. Che problemi ci sono a convocare la Commissione? Le volontà politiche non è che avvengono negli anditi, c'è un Consiglio convocato, c'è un'emergenza, la mia proposta era ed è quella di convocare la Commissione e nella Commissione le volontà politiche emergeranno, sennò dove dovevano emergere le volontà politiche di maggioranza trasversali o no? Dove? In Commissione. Chiedo che il Consiglio si pronunci sulla convocazione della Commissione.
PRESIDENTE. Onorevole Selis, ascolti, la Conferenza dei Capigruppo non ha ritenuto…
SELIS (La Margherita-D.L.). L'Aula è sovrana!
PRESIDENTE. L'Aula è anche sovrana, però io prendo atto del fatto che qui non c'è presente neanche il Presidente della Commissione, siccome non siamo in pendenza di seduta…
SELIS (La Margherita-D.L.). La seduta è aperta!
PRESIDENTE. Onorevole Selis, è vero, le chiedo scusa, la seduta è aperta, però io ho preannunciato tre minuti fa la chiusura della seduta perché stiamo aggiornando i lavori a martedì, dico questo soltanto per dire che nulla e nessuno vieta alla Commissione di riunirsi indipendentemente dal fatto che il Consiglio obblighi la Commissione a riunirsi. Io non credo che i componenti della Quarta Commissione debbano essere obbligati a riunirsi senza un pronunciamento dell'Aula. Se la Commissione, il Presidente e i commissari intendono riunirsi per fare quello che lei, io, ottanta altri Consiglieri riteniamo utile fare, può farlo tranquillamente anche perché per stasera non sono previsti lavori dell'Aula.
SELIS (La Margherita-D.L.). Ma deve essere convocata i Aula!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S). Presidente, per confermare che noi siamo naturalmente disponibili, se ci fosse da parte della maggioranza, della pseudo maggioranza, la presunta maggioranza, della sedicente maggioranza, se ci fosse un ripensamento su questa materia tale da far ritenere che si possa in Quarta Commissione prima e immediatamente dopo in Aula ritornare sulla materia, noi siamo assolutamente d'accordo come abbiamo detto in Conferenza dei Capigruppo. Sta in capo al Presidente della Commissione e alla volontà maggioritaria di chi oggi ha respinto il provvedimento assumere un'iniziativa politica che riporti in Commissione la materia con la garanzia di esito positivo e favorevole a sostegno della Giunta, Presidente, va detto, perché il Consiglio e i nostri Gruppi sono stati animati in tutta questa vicenda da un atteggiamento positivo a sostegno della Giunta che è obbligata ad ottemperare alla sentenza del TAR. Noi siamo assolutamente tranquilli perché chiederemo politicamente e anche giuridicamente che la Giunta ottemperi ed ottemperare vuol dire che resta in piedi tutto il sistema dei vincoli con la precisazione di quelle parti che sono state ritenute carenti. Quindi c'è una situazione che torna totalmente in capo alla Giunta, che noi volevamo assumere come responsabilità dell'intero Consiglio, c'è una sentenza che costringe la Giunta a fare, se non fa, noi chiederemo che un commissario sostituisca la Giunta che è inadempiente da quattro anni peraltro in questa materia.
PRESIDENTE. Con questa precisazione mi pare che si siano ulteriormente chiariti i termini del problema. La seduta è tolta, i lavori riprendono martedì alle ore 10 e 30 con la prosecuzione della discussione generale sulla legge elettorale.
La seduta è tolta alle ore 13 e 41.
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