Seduta n.117 del 08/09/2005
CXVII Seduta
Giovedì 8 Settembre 2005
(Antimeridiana)
Presidenza del Presidente Spissu
INDICE
La seduta è aperta alle ore 10 e 23.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di giovedì 28 luglio 2005 (112), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Ignazio Artizzu ha chiesto un giorno di congedo per la seduta dell'8 settembre 2005. Poichè non vi sono opposizioni questo congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. Comunico che si è costituito un nuovo Gruppo composto dai consiglieri Balia, Manichedda, Masia, Salis e Serra. La comunicazione è pervenuta in data 6 settembre 2005. Il Gruppo consiliare ha nome Federalista Autonomista Sardo, il presidente del Gruppo è eletto l'onorevole Balia.
Comunico che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 2 e 5 agosto 2005.
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sul diritto alla salute negato ai cittadini che si rivolgono alle strutture sanitarie pubbliche ricadenti nell'ambito della ASL n. 1 di Sassari, per la grave mancanza di servizi sanitari essenziali, quali la radioterapia e la risonanza magnetica e per l'inarrestabile allungarsi delle liste d'attesa in tutte le specialità mediche". (308)
"Interrogazione Caligaris - Cocco - Serra - Atzeri, con richiesta di risposta scritta, sul ruolo e la funzione dell'Ufficio della consigliera e del consigliere di parità". (309)
PRESIDENTE. Bene, colleghi, proseguiamo nella discussione del documento di programmazione economica e finanziaria. È iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Grazie Presidente. Cari colleghi, ieri nel dibattito sul documento, alcuni colleghi dell'opposizione dicevano: "E' un documento privo di testa e di cuore". Il collega Vargiu diceva: "E' inutile perdere tempo, dedicare attenzione a un documento che è privo di strategia e di contenuti". A me pare che il ragionamento dei colleghi dell'opposizione era un po' con gli occhi ancora rivolti al passato, a quando il DPEF era un documento inutile. Non era solo senza cuore e senza testa, ma era anche senza contenuti perché il contenuto puntualmente veniva falcidiato dal voto dell'Aula e dalle lotte intestine della maggioranza inesistente che ha governato fino all'anno scorso.
Abbiamo avuto esempi di DPEF che avevano poco più di qualche pagina e di un solo capitolo. Gli occhi erano rivolti al passato perché non c'era né cuore né testa in quel DPEF e, soprattutto, non c'era sintonia, non c'era rapporto non solo tra il DPEF e poi la manovra finanziaria, ma tra il DPEF e le azioni di governo giorno per giorno di quelle giunte e di quella maggioranza.
Si arriva anche all'assurdo, leggo la relazione di minoranza, quindi penso fatta dal collega Rassu a nome di tutti, che dice:" Ma ciò che risulta più negativo è il fatto che non esiste un collegamento tra lo stesso DPEF e la manovra finanziaria 2006".
Due sono le considerazioni: o la Giunta regionale e l'assessore Pigliaru stanno discutendo la manovra finanziaria 2006 con il collega Rassu e con la minoranza, per cui Rassu è a conoscenza della manovra finanziaria 2006, cosa che ancora noi non abbiamo avuto modo di iniziare il percorso di discussione, e sa già che è la parte più negativa il fatto che non ci sia rapporto tra il DPEF e la prossima manovra finanziaria, oppure il collega Rassu è dotato di poteri sovrannaturali: sa già cosa dovrà succedere. Quindi sa già che succederà, che non ci sarà coerenza tra questo DPEF e la prossima manovra. In verità è che anche il collega Rassu, e tutta l'opposizione, ha ancora gli occhi rivolti al passato, che mai c'è stata coerenza tra il documento di programmazione economica e finanziaria e il DPEF.
Noi vorremmo dire ai colleghi che questo DPEF ha cuore, ha testa, ma soprattutto avrà gambe! Le gambe gliele daremo noi con una maggioranza coesa, forte, determinata come lo ha dimostrato in questo primo anno di legislatura. Cuore, testa e gambe, quelle gambe che invece non avevano sicuramente le azioni di governo della precedente legislatura lacerata e dilaniata dalle lotte intestine della maggioranza.
Questo DPEF arriva in discussione e apre il secondo anno di questa legislatura di cambiamento della politica regionale. Noi riteniamo positivo il primo anno di governo. Umilmente e modestamente non ci diamo 10 e lode, però siamo convinti che meritiamo almeno un più che sufficiente, un buono. Dieci e lode non ce lo diamo.
È stato un anno difficile, un anno nel quale siamo stati chiamati ad affrontare emergenze, e un anno nel quale si sono poste le basi di un cambiamento reale di questa amministrazione. Vedete, ogni giunta all'inizio di legislatura si è caratterizzata con la voglia di discontinuità rispetto al passato, ma mai c'è stata una vera volontà di perseguire con atti concreti di governo, le azioni di riforma, gli obiettivi di cambiamento veramente annunciati. È il motivo per cui spesso nell'opinione pubblica e nella gente prevale quell'idea per cui, ma sì, tutto sommato tra uno schieramento e l'altro le cose poi non cambiano. Perché si annunciano grandi programmi, grandi voglie di cambiamento, poi prevale il quotidiano, prevale l'adagiarsi sui problemi e alla fine, poi, tutto sommato non è che si cambi tanto. Questa Giunta invece, da questo punto di vista questa maggioranza ha segnato una discontinuità, e con grande coraggio e determinazione ha avviato il processo di cambiamento.
Vedete, è più facile dire sì a tutti e dire sì a tutto, e lasciare che tutto continui così come è stato conosciuto, con su connottu, è più facile dire a un amministratore locale che magari ha pensato investimenti immobiliari in quel comune, e che auspica che quell'investimento si concretizzi perché può dare occasione di lavoro a questo e quell'altra impresa locale, a questo o a quell'altro giovane disoccupato, che si può e si deve fare.
È più facile anche per quel sindaco dire a quel cittadino che è stato magari avvicinato da qualche consulente di società immobiliare milanese, o svizzera o di qualche altra parte che va vicina a quel proprietario di quelle terre che si propone magari di acquistarle per qualche miliardo di lire, dire sì a quell'intervento. È molto più difficile, occorre molto più coraggio intervenire e sapere, come abbiamo fatto con la legge numero 8 con grande coraggio e determinazione, che quella giungla che si era creata in Sardegna dopo l'abolizione, dopo la bocciatura dei piani paesistici non poteva essere più mantenuta.
È più difficile fare scelte, è più difficile dire no, è più difficile chiamare alla coerenza rispetto a un progetto che si adatti anche alla politica, anche al nostro mondo, anche agli amministratori locali. È più difficile costruire comunque una prospettiva. E voi dite: "Ma ne parliamo sempre di turismo ecosostenibile, sono le stesse cose." Sì, se ne parla sempre, ma è perseguire quell'obiettivo con coerenza che è più difficile, parlarne e poi consentire quegli scempi che poi sono avvenuti nel nostro territorio, e quelle rapine di società immobiliari affaristiche rispetto al nostro territorio, e parlare però di ecosistema che viene rispettato e di prospettive di sviluppo turistico nel rispetto dell'ambiente, è parlarne soltanto, se però poi non si persegue per una vera politica di cambiamento.
Così come è più facile o è stato più facile nel passato utilizzare una legge nazionale come quella sul credito formativo e attraverso manovre, quasi di falso in bilancio, ipotizzare entrate dello Stato che tutti eravamo a conoscenza e sapevamo, come avevamo anche denunciato, non si sarebbero concretizzate, consentire che si potesse spendere in una formazione tra l'altro dequalificata, centinaia di miliardi per una operazione che intanto toglieva allo Stato dalla sua responsabilità che è quella di garantire la formazione anche ai nostri ragazzi, ai nostri giovani e contemporaneamente di massacrare le casse regionali.
È più facile dire sì a tutti, è più facile far costituire e magari rafforzare società appena costituite nella formazione senza nessuna professionalità, senza nessuna competenza, senza nessuna vera risposta agli obblighi formativi che la stessa legge imponeva. È molto più difficile accettare lo scontro, sapere dire di no, chiamare tutti al senso di responsabilità, anche spesso a quel nostro mondo, perché è chiaro che spesso in queste situazioni c'è parte anche del nostro mondo con il quale poi si vuole cambiare. È più difficile cioè accettare la strada del cambiamento. Noi in questo anno l'abbiamo accettata, e con serietà, concretezza e dico anche con coraggio e con coerenza la stiamo portando avanti.
Così come è più facile moltiplicare i consigli di amministrazione e rispondere magari anche a quel nostro mondo di apparato politico distribuito nel territorio, che magari ci chiede di trovare collocazione. È molto più difficile avviare un processo di riforma e di modificazione di quel sistema. Anche qui con coraggio si è avviata la riforma.
Sapevamo tutti che non si potevano mantenere le Comunità Montane, così come costituite, a seguito dell'avvio delle nuove province. Sapevamo che ognuno di noi veniva chiamato a rispondere anche nel proprio territorio di realtà istituzionali che avevano avuto anche, come io spesso ho sottolineato, una funzione positiva in quel territorio; e saper dire che era chiusa quell'esperienza e che l'esperienza nuova delle nuove province determinava un cambiamento in quella direzione.
Era forse più facile dire sì; è molto più facile il consenso immediato che si cerca nell'azione quotidiana che l'avvio di un processo di cambiamento. È molto più facile per l'assessore Pigliaru e per la Giunta dire che si può ricorrere ancora ulteriormente all'indebitamento, che non è un problema se il disavanzo regionale cresce, e sapere dire a tutti sì, e poter dire a tutti sì, e rispondere a quelle che sono le istanze che vengono dal sociale. È molto più difficile continuare in quella politica di rigore che questo DPEF vuole continuare, di una finanziaria seria, rigorosa, che fa delle scelte nelle spese e che avvia un vero processo di cambiamento. Una finanziaria che sa che non è più possibile, né risponde agli interessi dei sardi, dire sempre e solo sì, e dire sempre sì a tutto quello che viene avanzato.
Quindi, noi siamo convinti come Democratici di Sinistra, che questo anno di legislatura, questo primo anno di legislatura sia un anno importante, che nonostante le difficoltà di avvio, di rodaggio, è una macchina che ha funzionato, che ha messo in campo tante di quelle iniziative. E allora il DPEF? Il DPEF va visto dentro questo quadro di cambiamento, il DPEF è in sintonia, in continuità, in coerenza con queste scelte coraggiose che già nel primo anno si sono fatte. Il DPEF può essere visto... si dice:" Ma qual è l'elemento, la competitività?" La competitività è dentro questo processo di riforme!
La competitività è quello che noi annunciamo voler fare da oggi in poi, chiamando il Consiglio in questi mesi ad un impegno per completare e continuare quel processo di cambiamento.
Noi sappiamo di avere tanto in campo, dai temi delle riforme a tutta la strumentazione messa in campo per l'agricoltura. Ma è inutile parlare di crisi dell'agricoltura se poi non si affronta in modo radicale il cambiamento delle politiche agricole, come sta avvenendo attraverso la riforma degli enti agricoli, attraverso lo smantellamento e la riforma dei consorzi di bonifica che hanno creato né veri servizi e allo stesso tempo passività.
Noi siamo coscienti che dobbiamo completare, anche per dare un'immagine diversa da quella che abbiamo dato anche noi forse nel passato, ma anche voi, di mancanza di affidabilità. Noi abbiamo preso l'impegno di modificare gli enti agricoli, di modificare tutta la strumentazione agricola, di modificare le politiche la strumentazione messa a supporto del turismo, noi abbiamo preso impegni con date rispetto ai piani paesistici, e noi vorremmo insieme dare un messaggio alla società sarda di serietà e di affidabilità portando a compimento ed a completamento quelle riforme e quegli impegni nei tempi che noi stessi ci siamo dati, nei tempi che noi abbiamo dato alla società sarda.
Quindi, sappiamo che ci attende in questi mesi, insieme a questi grandi provvedimenti di cui abbiamo avviato il processo di riforma e che vogliamo completare, così come vogliamo rapidamente passare a concretizzare quell'ordine del giorno sullo Statuto e sulla consulta per modificare lo Statuto, sulla legge statutaria, sulla forma di governo, sulla legge elettorale, sulla modifica della 1, della 31, cioè, adeguare un'amministrazione regionale, questa Regione ad essere più efficiente, più moderna, più rispondente alle nuove sfide che vengono proposte in queste regioni.
Cioè, sappiamo e siamo coscienti che siamo chiamati a uno sforzo immenso. E allora, voi pensate, lo dico per qualche... che sia un problema per questo Consiglio di discutere le questioni delle indennità che riguardano i singoli consiglieri?! Mi pare che qualche volta questo aspetto viene portato più che per convincimento reale quanto invece per rispondere a quelle che sono le sollecitazioni, qualche volta anche demagogiche della società, o che vengono dalla parte della società. Non è un problema dei costi della politica, è di cosa produce la politica.
Io penso che sia molto più utile, magari decidere che le commissioni non si riuniscano solo un giorno e mezzo, e che magari le commissioni si riuniscano 5 o 6 giorni e lavorino a completare quel disegno di legge non in tre mesi ma in una settimana, che prestarsi alle campagne demagogiche sul costo della politica.
Io non l'ho condivisa, non ho mai avuto difficoltà di dire il mio pensiero, che non condivido questo tipo di campagna demagogica; quindi, mi dispiace che qualche collega si presta. Accetto più la sfida di chiamare questo Consiglio a cosa produce questo Consiglio! Accetto più la sfida di dire:" Cosa produce questo Consiglio nelle Commissioni e in Aula? "Questa sfida!
Io sono convinto che queste battaglie demagogiche avrebbero poco senso se noi tra 5 o 6 mesi portassimo a casa realmente quelle proposte di cambiamento che sono in campo nelle commissioni che arriveranno in questi giorni anche a seguito degli impegni assunti nella finanziaria precedente di riforma reale di questa Regione.
Quindi, credo che abbiamo avviato con il primo anno di legislatura un grande cambiamento. Questo DPEF visto staccato da questo processo di cambiamento può apparirvi inutile, perditempo, senza cuore, senza testa. Visto dentro questo processo di cambiamento ha un grande significato: ha cuore, ha testa e, come ho detto prima, avrà le gambe, le gambe che gli daremo noi con l'unità e la determinazione di questa maggioranza.
Infine, un'ultima considerazione, non la farò molto lunga, si diceva: "Mancano risorse a sostegno", un po' quello che sta avvenendo anche in questi giorni. Ma, vedete, l'ho detto anche prima, io sono convinto che su tre punti noi dovremo essere, penso, coerenti con quello che dice il DPEF: il rigore non vuol dire una politica di tagli, vuol dire una politica di attenzione alla spesa, vuol dire una politica, come enunciata, di rivendicazione che abbiamo fatto tra l'altro insieme, con l'azione anche unitaria della Commissione, delle forze politiche, dei parlamentari, delle entrate e vuol dire un selezione delle spese.
Io penso che nel 2006 dovremo fare attenzione alla finanziaria, alle risorse verso gli enti locali , perché sappiamo quanto hanno sofferto gli enti locali in questi anni per un'azione di governo nazionale di tagli che ha messo in difficoltà realmente le comunità locali. Io penso che rigore della politica di spesa possa coesistere con il salvaguardare le spese sociali, di assistenza, di servizio alla gente. Io penso che il rigore possa coesistere con una politica di sostegno all'impresa diversa da quella che abbiamo conosciuto fino a oggi. Non si tratta solo ed esclusivamente di garantire risorse, si tratta anche di sapere come spendere. Si tratta di sapere che bisogna fare selezione, premiare veramente progetti meritevoli di essere premiati, non quelli che si rivolgono al pubblico soltanto attratti dal contributo in conto capitale, e che dopo due o tre anni, spesso anche prima di avere avviato un'attività produttiva, si trovano nuovamente in una situazione di difficoltà e di chiusura.
Si tratta di non sposare quella politica che mantiene il quotidiano, che risponde al quotidiano, che risponde all'emergenza, che fa assistenza e che lascia le nostre comunità così come le ha conosciute, in povertà, dove si garantisce il giorno per giorno e non c'è una prospettiva di sviluppo. Si tratta di fare scelte coraggiose come quelle che sono state fatte fino a oggi e di proseguire in quella direzione. Quindi, noi voteremo a favore del DPEF convinti. Siamo convinti che sia un DPEF che si inserisce all'interno di questo quadro politico che noi condividiamo, che vogliamo sostenere e che vogliamo vivere in questi prossimi mesi, possibilmente da protagonisti come Democratici di Sinistra.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Questo DPEF è stato già analizzato, esaminato, giudicato da tanti in quest'Aula, in questi due giorni, ma precedentemente ancora nelle consultazioni che sia la Giunta sia il Consiglio in Commissione hanno avuto con le parti sociali, con i rappresentanti delle diverse forme che si manifestano poi nell'opinione pubblica, e che hanno dato complessivamente un giudizio che sistematicamente, in estrema sintesi, può essere definito unanime. E cioè un DPEF per il quale non si esprime alcun entusiasmo; un DPEF molto evanescente, è stato detto. Da più parti, cioè sia da parte - cito i due estremi - degli industriali, sia da parte del Capogruppo di Rifondazione Comunista viene evidenziato, anche in quest'aula da parte del nostro collega, che certamente questo DPEF non è quello che poteva essere desiderato e atteso da una maggioranza che in questo primo anno e dopo un anno di lavoro poteva e doveva imprimere una svolta rispetto a quello che ha trovato precedentemente, e quindi concretizzare la svolta annunciata sia nel corso della campagna elettorale sia nelle dichiarazioni programmatiche che hanno aperto in quest'Aula la legislatura.
E' evidente da questo punto di vista - è un'annotazione che si deve fare - che nelle consultazioni fatte in Commissione ci sono stati due pareri positivi: da due direzioni sono arrivati i pareri positivi, e cioè dai presidenti e direttori delle banche, e dai rettori dell'Università. E' una cosa interessante da notare. Io credo che ci sia anche un motivo in fondo per cui questi, quasi all'unanimità tra di loro, i rappresentanti di questa parte della società sarda, hanno espresso un parere positivo. Si potrebbe dare di questi due pareri un'interpretazione di buona fede e anche un'interpretazione non proprio di buona fede. Ma sulla interpretazione non di buona fede, io ovviamente non voglio entrare. Dico quale può essere l'interpretazione di buona fede: da parte dei presidenti e direttori di banca, secondo me, è abbastanza evidenze che un DPEF che prosegue sulla linea del risanamento finanziario è evidentemente un DPEF che non può essere visto se non positivamente dai paladini dell'ordine costituito nel mondo del credito. E da parte dell'università l'interpretazione migliore è quella che costituisce, io debbo riconoscerlo oggettivamente e lealmente, l'aspetto più caratterizzante e più interessante di questo DPEF, che è la parte relativa alla ricerca, che apre l'impostazione e la scelta strategica della Giunta contenuta in questo DPEF, che è d'altra parte sintetizzata anche nelle tre parole che costituiscono il sottotitolo di questo DPEF: competitività, coesione e occupazione. E' evidente che la competitività, per il sistema della nostra Regione, così come d'altra parte anche per il sistema nazionale, non può che passare attraverso l'incremento delle produzioni di un sistema economico che punti all'innovazione e quindi, strumentalmente, necessariamente all'incremento delle conoscenze attraverso la ricerca, che anche nella parte relativa appunto alle strategie di fondo viene descritta in maniera oggettivamente interessante, che prefigura delle prospettive di effettivo sviluppo del sistema economico.
Io noto anche che è stato associato il problema della ricerca e della innovazione anche alla scelta di modificare alcune direttive di attuazione di alcune leggi di incentivazione, per ridurre, cioè, l'incidenza dei nostri incentivi finanziari sugli investimenti materiali e invece orientarli sempre di più verso gli investimenti immateriali, che sono quelli che possono dare realmente valore aggiunto alle nostre produzioni e quindi possono incrementare la competitività del sistema.
Però debbo dire che dette queste cose e riconosciuta la positività di questa parte del DPEF non possiamo che riprendere l'alveo del generale giudizio negativo che questo documento ha incontrato nella società e direi anche nel mondo politico sardo. Anche in quest'Aula e anche in questi giorni noi abbiamo sentito difese d'ufficio, anche l'ultima, poco convinte, pochi interventi da parte della maggioranza, malumori espressi anche su alcune vicende che in qualche modo attraversano l'azione politica e amministrativa di questa regione, in particolare riguardo ai tagli, ad alcuni tagli particolari. E il giudizio negativo si concretizza da parte nostra in sintesi estrema in questa valutazione, e che cioè la Giunta regionale e la maggioranza che molto acriticamente segue gli indirizzi della Giunta sta sempre di più approfondendo e direi addirittura inasprendo la parte distruttiva del proprio programma politico e di governo, la pars destruens,che in ogni ragionamento e in ogni processo dialettico è anche necessaria, ma che è utile se poi è fatta seguire da una pars construens che effettivamente detti delle linee e cominci a concretizzare qualche cosa.
In questo DPEF emerge, ancora un volta, questa tendenza ad accentuare i colpi di freno per correggere una rotta, per correggere un'andatura. Ma non si vede a questa rotta l'obiettivo, la meta, e non si vede riguardo all'andatura un'accelerazione effettiva nel concreto delle azioni di governo.
Velocissimamente, perché il tempo non è lungo per un'analisi accurata di questo documento, ma velocissimamente non si può non rilevare che a parte questa parte positiva, in cui viene indicata una prospettiva, che è quella appunto dell'innovazione tecnologica per aumentare la competitività del sistema Sardegna, segue un'analisi e un'indicazione di obiettivi nei settori, nei singoli settori a dir poco disarmante per la genericità delle indicazioni. Come si fa a dire, per esempio, riguardo al credito, che analizzate le difficoltà che la prospettiva di attuazione dell'accordo di Basilea 2 porterà al nostro sistema, il vero problema è potenziare i consorzi fidi, riconoscendo la funzione finora svolta e indicando come obiettivo quello di riformare il sistema di sostegno alle garanzie, attraverso un riordino delle garanzie pubbliche più strettamente connesso e complementare, con quello delle garanzie private? Ci dite cosa vuole dire questa frase? Vuol dire che farete un nuova legge sui consorzi fidi? Avete valutato quale sia la difficoltà di incidere in questo settore, quello dei consorzi fidi e dei contributi, secondo le precedenti esperienze avute nei rapporti tra la nostra Regione e l'Unione Europea che ha bocciato gran parte della nostra legge del 2002? Queste valutazioni sono state fatte? Qui non c'è nulla!
Riguardo poi al ruolo della SFIRS si dice in qualche maniera genericissima che occorrerà orientare sempre di più alla promozione di servizi e strumenti finanziari innovativi al sistema delle imprese. Cosa volete fare della SFIRS? Ce lo dite? In quale documento volete dirlo? Questa è un'occasione persa, per dire, riguardo al credito che cosa vuole fare il Governo regionale. Non dice nulla!
Così come non dice nulla riguardo a due grandi problemi di infrastrutture della Sardegna: reti viarie, pagine 144-145; risorse idriche, pagina 147; energia, pagina 148. Tre grandi filoni, tre grandi pilastri della politica economica e di sviluppo, in tre, quattro pagine viene fatto il resoconto dei cantieri aperti e in qualche modo controllati dalla Regione, riguardo alle reti stradali. Riguardo alle opere idriche, idem, si fa semplicemente il punto della situazione. Riguardo poi all'energia si dice semplicemente che occorre ancora puntare sulle energie alternative, sulla produzione di energia pulita, e riguardo al collegamento tra la questione energetica e le grandi scelte di fondo e la politica industriale si trascrive sostanzialmente il contenuto della norma inserita nel decreto sulla competitività approvato dal Parlamento italiano qualche mese fa. E' quasi scritto con gli stessi termini, la politica energetica della Regione è in queste parole, il progetto, ancora, di una concessione integrata per una centrale e la gestione della miniera nel Sulcis, senza aver fatto alcuna scelta, avendo fatto qualche settimana fa un bando - sbagliato tra l'altro -, con terminologie anche errate, per verificare se esistono degli interessi imprenditoriali per la realizzazione di questa centrale, e non si dice nient'altro su questo punto tranne che - questo lo devo sottolineare anche per solleticare un po', chissà magari qualche reazione del collega Porcu, che su questo argomento è molto sensibile, che c'è un'inversione di rotta di 180 gradi sulla questione energetica, perché il DPEF dice che il nuovo collegamento, il nuovo elettrodotto servirà per esportare energia e che questa è la prospettiva verso cui andare per dare equilibrio al nostro sistema.
Io sono molto lieto di questa inversione di tendenza, perché rivela che evidentemente ciò che avevamo detto nel piano energetico regionale di due anni fa e nelle discussioni fatte in quest'Aula è effettivamente l'unica cosa razionale, l'unica cosa di buon senso che si possa dire in questa materia. Prendiamo atto che nelle pieghe, tra le righe di questo DPEF, c'è anche una svolta sulla politica energetica, ma niente più di questo. Nessuna scelta precisa.
Allora il nocciolo della questione qual è? E' che questo Governo regionale e la sua maggioranza sono sempre di più, mese dopo mese, in difficoltà, perché è facile interrompere alcuni flussi negativi nella erogazione delle risorse, è facile da un certo punto di vista correggere alcune storture o alcune irrazionalità contenute nel sistema legislativo e amministrativo della Regione. Può essere facile se si ha una maggioranza consiliare numericamente così schiacciante e se si ha soprattutto qualitativamente da parte della maggioranza un'acquiescenza continua, ripetuta, grigia agli indirizzi della Giunta. Se questo è vero, è vero anche che però il disagio emerge. Il disagio emerge tanto che dalla maggioranza ci sono tentativi di coprire politicamente, con strumenti politici, questo disagio, ma purtroppo questi tentativi politici o non sono sufficienti o la maggioranza non ha il coraggio di portarli avanti con concretezza. Vi è in questo Consiglio una realtà ormai di consiglieri della maggioranza che stanno prendendo le distanze dal corpo, dal tronco che supporta questo Governo; c'è anche qualche personalità politica, istituzionale, che ha sollevato la voce, si è fatta sentire, e proprio per questo è stata anche oggetto di rimostranze, di giudizi negativi, di bocciature da parte di propri colleghi di Gruppo, e per far fronte a questo si utilizza qualunque strumento.
Io debbo dire che in questa discussione sul DPEF non possiamo notare che il problema è politico, è quello di una maggioranza che probabilmente si rende conto che questo Governo, l'indirizzo politico che regge questo Governo è assolutamente insufficiente e che, alla lunga, non può dare risposte a questa regione. Ma questa maggioranza deve avere il coraggio di assumere iniziative politiche. Se avete un Presidente di Commissione importante che non è più allineato alla difesa di questo Governo, cambiatelo, sfiduciatelo in Commissione, non date mandato al Presidente perché utilizzando le pieghe di una norma regolamentare lo sostituisca, con uno zelo fin troppo eccessivo, nel giro di poche ore, prima ancora che si costituisca un altro Gruppo! Abbiate il coraggio le questioni politiche di affrontarle qui, non attraverso i mezzucci che la politica ha sempre conosciuto, ma ha sempre condannato e che danno alla lunga pessimi risultati!
Allora, oggi bisogna avere il coraggio di portare qui lo scontro politico, il confronto, anche duro, ma per favore tirate fuori tra di voi le energie, il coraggio, la voglia di discutere, di dire quello che pensate quando è opportuno farlo.
Io credo che il giudizio su questo DPEF sia quello che tutti ormai hanno dato, ma rimane all'inizio di questa stagione politica un grande punto interrogativo, e cioè se nel proseguo di questo anno e di questa legislatura, davanti ad importanti scadenze politiche che ci attendono si avrà la possibilità in quest'Aula di confrontarsi davvero su scelte importanti. E la politica delle riforme, che dovranno dare corpo ed attuazione ad una diversa immagine di autonomia, una politica di riforme cui vorrebbe tutti partecipare, maggioranza e anche opposizione, sia però una politica di riforme che non sia basata sulla logica dei numeri schiaccianti che una legge elettorale che tutti abbiamo voluto e tutti possiamo fare anche i nostri mea culpa, almeno in parte, ma una legge elettorale che è fatta per garantire la governabilità non si trasformi in una legge elettorale che inchioda, che annichilisce la capacità politica di 85 persone che, avendo l'intelligenza con la quale sono arrivate in quest'Aula, devono e possono utilizzarla in qualunque circostanza. La stagione che ci attende deve vedere la possibilità per tutti.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio per repliche.
PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie Presidente, alla fine di questa prima parte del dibattito mi sembra che un punto essenziale emerso soprattutto ieri sia interrogarsi sull'utilità del DPEF come strumento di programmazione, al di là di toni eccessivi che, caso, ingiusti perché sbagliati, la domanda è però del tutto legittima soprattutto in assenza di un quadro di riferimento di programmazione di legislatura come un piano regionale di sviluppo. La nostra risposta è positiva, il DPEF ha ancora un ruolo importante da svolgere, semmai il DPEF soffre appunto di un eccesso di ruoli. Ci sono tre cose che il DPEF deve fare: deve aggiornare annualmente lo stato dell'economia e dell'azione pubblica in generale e nel dettaglio, deve definire, soprattutto a inizio di legislatura, gli indirizzi strategici del governo, deve farlo in modo chiaro, e deve declinare azioni coerenti con quel piano strategico, questo è il secondo ruolo. Il terzo ruolo è che deve definire il quadro delle risorse pubbliche disponibili per l'azione del Governo e del Consiglio.
Direi che è chiaro a tutti che il DPEF del 2005 ha dato un contributo, credo che nessuno è in grado di negare, sul terzo punto, cioè sulla definizione delle risorse disponibili nel 2005 in prospettiva per l'azione pubblica, i vincoli di bilancio determinati, definiti e poi approvati nel DPEF del 2005 sono stati rigorosamente rispettati nella definizione della manovra finanziaria. Quindi abbiamo usato in modo corretto e rigoroso ciò che il DPEF deve fare. Su tutte e tre queste funzioni del DPEF, il DPEF che stiamo discutendo, a parere della Giunta dà contributi sostanziali e in alcuni casi anche innovativi. Questo in realtà è il motivo per cui le forze sociali e imprenditoriali hanno dato un giudizio sostanzialmente positivo e hanno condiviso l'analisi non banale che è alla base del DPEF.
Primo punto: aggiornamento annuale dell'azione pubblica. Il DPEF per la prima volta include nel capitolo 4, se non sbaglio, una lunga tabella che classifica le azioni del Governo, siamo a circa 400 azioni, che sono classificate secondo indirizzi strategici e secondo impatto presumibile nei confronti degli obiettivi che noi abbiamo posto al centro di questo DPEF (competitività, coesione ed occupazione); al di là di questo aspetto ciò che conta è che abbiamo introdotto uno strumento di trasparenza che consente a chiunque facilmente di valutare l'entità e la qualità dell'azione pubblica e in particolare la coerenza con quanto annunciato nella prospettiva strategica e quanto effettivamente attuato dal Governo regionale, che sia questo o che siano governi futuri. Il prossimo anno il DPEF continuerà ad aggiornare quella tabella e quella tabella consentirà quindi un monitoraggio pubblico di queste azioni. Crediamo che sia un'innovazione non marginale.
Strategia è il secondo punto di cui parliamo; questo DPEF definisce in dettaglio la strategia che guida l'azione del Governo regionale negli interventi infrastrutturali, nel difficile e complicato tentativo, assolutamente essenziale, di migliorare l'efficienza e l'efficacia della macchina amministrativa regionale, nell'erogazione di servizi essenziali per il cittadino e per le imprese, come per esempio il problema dell'acqua in Sardegna, così importante, sul quale così tanto si sta lavorando; nel puntare con coerenza a rinforzare i settori nei quali noi riteniamo abbiamo ottime possibilità di sviluppo, come per esempio agricoltura, agroalimentare, turismo visto in un'ottica di lungo periodo, settori che possono garantire insieme sviluppo e coesione, cioè diffusione nel territorio dello sviluppo stesso. Ma, oltre a questo, quest'anno il DPEF ha una caratteristica che almeno nelle intenzioni di chi parla avrebbe dovuto e dovrebbe facilitare un dibattito costruttivo, e cioè invece di parlare un po' di tutto, una parte importante del DPEF si concentra su un punto specifico, che devo dare atto l'ultimo intervento dell'onorevole La Spisa ha riportato con correttezza e precisione. Ma al centro del DPEF esiste il problema della competitività, che non viene annunciato giusto per usare una parola purtroppo di modo in Europa, purtroppo perché la difficoltà della competitività del nostro sistema europeo è sotto gli occhi di tutti, ma viene annunciato per analizzarlo, per offrire un'analisi e da questa analisi dedurre politiche coerenti e da queste politiche coerenti poi poterle declinare in azioni e progetti precisi. Il DPEF propone questa analisi in primo luogo al Consiglio perché ritiene che sia un problema importante e l'analisi una base fondamentale di partenza per risolvere il problema.
Devo anche sottolineare che mettere al centro il problema della competitività, così fondamentale per le prospettive di medio e lungo periodo della nostra Regione, abbiamo anche l'occasione di valutare se stiamo spendendo bene le risorse a favore del settore produttivo, abbiamo anche l'occasione di valutare la possibilità di ottenere risorse aggiuntive per fare più efficaci politiche sociali a favore del lavoro e per affrontare emergenze come la povertà in questa Regione. Quindi competitività, coesione ed occupazione in questo senso sono strettamente collegate.
Il DPEF dà una interpretazione che credo non sia generica del problema, sottolinea soprattutto con forza che, al di là di aspetti essenziali di infrastrutture materiali, assolutamente importanti, che esistono, esiste però anche una componente immateriale del problema della competitività nella quale siamo particolarmente indietro: capitale umano, ricerca pubblica e ricerca privata, propensione all'innovazione del sistema delle imprese. Questi sono punti che a noi appaiono assolutamente essenziali. Questa sottolineatura è obbligatoria perché la competitività del nostro sistema non si basa su costi decrescenti ma deve basarsi su capacità innovativa crescente e su questo quindi dobbiamo concentrare la nostra attenzione, il DPEF lo fa e propone le sue argomentazioni ad una discussione seria ed approfondita perché l'argomento naturalmente lo merita.
Capitale umano e capacità di apprendimento, qualità del sistema scolastico. Onorevole Uras, capisco qualche disagio nell'usare il concetto di capitale umano per chi si è formato in una sinistra tradizionale, ma per adesso mi consenta di continuare a chiamarlo in un modo ormai utilizzato ed ampiamente diffuso; sappiamo tutti cosa intendiamo per capitale umano e al di là di qualche polemica su qualche tabella magari letta male, ciò che conta è che sui gradi di istruzione tutti sappiamo che la Sardegna ha una posizione pericolosamente insufficiente nel quadro competitivo nel quale ci muoviamo.
Secondo punto: non c'è solo il problema del capitale umano, il DPEF sottolinea un dato non banale, e cioè che per quanto riguarda la capacità innovativa di questa Regione, per quanto riguarda la capacità di fare investimenti innovativi, la componente pubblica è assolutamente predominante e la componente privata dà un contributo insufficiente. In che senso insufficiente? Insufficiente anche con riferimento ai dati non della Finlandia ma del Mezzogiorno. E quindi sembra di poter dire che esiste un problema specifico che è urgente per noi affrontare. Questo è un segnale di un problema che noi abbiamo definito una sorta di circolo vizioso che riteniamo sia all'origine di una difficoltà competitiva e di una difficoltà di sviluppo per questa Regione. La scarsa propensione all'innovazione determina una bassa domanda per competenze di alto livello, come sempre succede quando c'è una scarsa domanda del mercato questo disincentiva l'investimento individuale nell'istruzione, nell'alta formazione. Ma poi la scarsa disponibilità di alta formazione che in questo modo viene creata rende a sua volta più difficile per questa Regione, per il sistema di questa Regione essere innovativo. Come tutti i circoli viziosi. I circoli viziosi vanno affrontati da vari punti di vista, non ci sono formule facili per risolverli, per quello è importante discuterne a fondo.
La Giunta ha già adottato una politica che ritengo importante, la politica dei voucher formativi per accelerare molto rapidamente la formazione di capitale umano di alto livello, quello che ha più direttamente impatto sulla competitività. Possiamo discutere i dettagli, possiamo cercare di capire qual è il ruolo delle università sarde in questa politica ma certamente è una politica importante. Non c'è dubbio che la Giunta deve impegnarsi nel confermare importanti investimenti pubblici nel settore della ricerca, rinforzandoli, dandogli più articolazione settoriale e dandogli più strumentazione. E' una cosa sulla quale ci impegniamo, gli interventi sono accuratamente elencati nel nostro DPEF .
Ma il punto fondamentale, come ho detto, è quello dell'integrazione tra pubblico e privato. Il punto fondamentale è creare le condizioni perché le nostre imprese assorbano capitale umano e abbiano un atteggiamento più innovativo, anche i settori più tradizionali della nostra economia hanno bisogno di molta tecnologia e di molta innovazione, e in questo siamo indietro e questo è uno dei punti fondamentali che noi ci proponiamo di affrontare e di aiutare a risolvere attraverso politiche appropriate, politiche che sono in buona parte elencate nel DPEF, sul quale lavoreremo con forza, coerenza, coordinamento tra vari Assessorati, trasversalmente tra vari Assessorati.
Ma il punto che mi preme sottolineare è il seguente: sono affermazioni generiche queste, sono affermazioni accademiche? Chi lo pensa, sbaglia. Nel momento in cui noi diciamo che questo è il problema, ci stiamo ponendo dei vincoli precisi non tanto sulle risorse che vogliamo spendere quanto sulle azioni che possiamo fare. L'analisi che ho appena fatto, se la si guarda senza pregiudizio, ha delle conseguenze che sono vincolanti se questo DPEF sarà approvato, che sono non generiche in quanto vincolanti; per esempio è evidente che se questo è il problema che sta a cuore, il problema della competitività in questa Regione, allora bisogna davvero guardare con molta attenzione a tutta la strumentazione incentivante esistente nella Regione e cominciare a segnare, magari con la matita blu, tutte quelle azioni incentivanti che sono incoerenti col problema che abbiamo appena detto. Non ha particolarmente senso dire, e saremo - credo - tutti d'accordo che il problema dell'innovazione è fondamentale, che il problema dell'innovazione delle imprese implica che le imprese devono essere spinte appunto ad investire innovazione, per fare questo devono essere aiutate spesso a consorziarsi per poter esprimere una domanda per i servizi collettivi complessi come quelli della ricerca e sviluppo dell'innovazione, della commercializzazione di alto livello e così via. Se questo è il problema, non possiamo poi parallelamente tenere in vita una strumentazione incentivante che consente alle imprese individuali di sopravvivere e quindi di percepire disincentivi a mettersi insieme e ad investire in innovazione.
Questa è l'analisi che viene proposta nel DPEF ed è un'analisi fortemente vincolante. Se il DPEF sarà approvato, la Giunta sarà impegnata a fare un profondo riordino non generico di tutta la strumentazione a sostegno del settore produttivo per riorientarlo verso il problema che abbiamo in questo modo individuato. In sostanza, io credo che si possa dire che nel DPEF proponiamo,per esempio, un'analisi di questo problema, che è un problema centrale per lo sviluppo, sufficientemente dettagliata da consentirci di abbandonare politiche generiche, inefficienti, che fino ad oggi si sono basate sulla banale monetizzazione di diseconomie genericamente definite, svantaggi, diseconomie mai sufficientemente chiarite. Abbandonare questo approccio generico che poco produce a favore di politiche invece specifiche, microeconomiche che mirano ad affrontare i problemi ben individuati, filiera per filiera, settore per settore. In questa direzione, il DPEF ha cercato di muoversi e di dare un contributo ad una discussione che crediamo possa essere positiva.
Il terzo punto, e concludo, che il DPEF deve presidiare e deve garantire, è quello delle risorse; ho già detto che l'anno scorso sulle risorse abbiamo impostato il DPEF, la manovra e questa impostazione ha poi davvero influenzato significativamente la manovra che abbiamo fatto. La stessa cosa facciamo adesso. Non è intenzione della Giunta proseguire con una politica o portare avanti una politica di rigore che non guardi ai problemi dello sviluppo, ho parlato di sviluppo fino adesso, questo è un punto assolutamente essenziale. Faremo una politica che cercherà di mettere tutte le risorse a disposizione dello sviluppo e della coesione. Naturalmente molto dipende, in un quadro di rigore finanziario, dalle entrate e infatti noi, avendo avuto più tempo quest'anno, stiamo lavorando molto sulle entrate.
Per quanto riguarda il negoziato con l'Unione Europea, questa Giunta sta lavorando con forza in continuo contatto col Governo nazionale per ottenere dal negoziato il massimo delle risorse possibili per la nostra Regione, facendo valere anche qui con forza e con determinazione caratteristiche della nostra Regione di svantaggio come l'insularità e come un tasso di disoccupazione anomalo, alto, molto alto per una Regione che sta per uscire dall'Obiettivo 1. Su questo terreno siamo impegnati, su questo terreno daremo tutta la comunicazione possibile anche al Consiglio perché questa partita possa essere seguita con serenità ma anche con forza da tutti. In particolare, col Governo deve essere chiaro che il quadro di un'eventuale uscita dall'Obiettivo 1 deve consentirci la massima gradualità in un ragionamento che mette insieme i finanziamenti, i fondi europei con i fondi per le aree sottoutilizzate per avere un quadro coerente di una politica di coesione in cui ognuno svolga la propria parte.
L'altro punto essenziale è quello delle entrate da compartecipazioni statali. Abbiamo preso un'iniziativa che abbiamo condiviso in Commissione bilancio prima e in Aula dopo, è un'iniziativa che ci unisce tutti perché ha a che fare con delle entrate che sono state in termini reali ingiustamente impoverite col passare degli anni.
Noi stiamo andando avanti in questa direzione. Abbiamo una forte trattativa sull'IVA, abbiamo chiesto il 70 per cento dell'IVA, abbiamo procurato alla Ragioneria dello Stato e al Governo dati che giustificano pienamente questa richiesta, e mi piace dare, per quanto riguarda l'IRPEF, una notizia che non risolve certo i nostri problemi ma ci fare un passo avanti: in questi giorni la Ragioneria dello Stato, dopo una vertenza tecnica durata un mese e mezzo e dopo alcune contestazioni da parte della Ragioneria dello Stato nei confronti dei nostri dati sull'IRPEF, che vi ricordo dichiaravano nei nostri tabulati praticamente una non crescita in termini reali della compartecipazione sarda all'IRPEF, a fronte di una crescita di oltre il 30 per cento del gettito IRPEF nazionale, quindi una palese chiarissima anomalia, a fronte di questa nostra documentazione in un primo momento la Ragioneria dello Stato ha prodotto dati diversi che ponevano la Sardegna in una posizione assai più favorevole, oggi la Ragioneria dello Stato riconosce oltre il 90 per cento la giustezza dei dati prodotti dalla Regione Sardegna, e cioè riconosce che mentre il gettito IRPEF nazionale è cresciuto di oltre il 30 per cento il gettito sardo è cresciuto di una cifra assolutamente irrisoria, inferiore al 2 per cento l'anno.
Oggi la Ragioneria dello Stato ha ufficialmente riconosciuto l'anomalia del gettito IRPEF rispetto all'andamento del gettito nazionale, e questa è una base che rinforza la battaglia che tutti insieme stiamo conducendo.
Io credo che questo DPEF abbia un punto di vista sullo sviluppo, abbia un punto di vista sulle risorse, e credo che sarebbe un servizio per tutti noi se discutiamo con molta attenzione, con tutte le polemiche del caso, con tutto il senso della competizione necessaria nella politica, se discutessimo di questi punti che abbiamo messo al centro del nostro DPEF . Sono problemi importanti, meritano tutta la nostra attenzione e tutta la nostra intelligenza.
PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame dei paragrafi. Trattiamo il DPEF come abbiamo sempre fatto, come se si trattasse di un articolato, quindi poi proporrò in quali blocchi suddividere la votazione.
Ha domandato di parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Chiedo la votazione elettronica palese.
PRESIDENTE. Prego i colleghi di predisporsi alla votazione elettronica palese. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, c'era l'onorevole Floris che si era prenotato per dichiarazione di voto. Pensavo che lei, onorevole Capelli, intervenisse sulle procedure.
Ha domandato di parlare il consigliere Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS (Gruppo Misto). Per annunciare, signor Presidente, colleghi del Consiglio, il nostro voto contrario per le motivazioni che abbiamo avuto modo di esprimere durante il dibattito ma anche per altre che sono emerse nella replica dell'Assessore e anche negli interventi. Quindi per due ordini di motivi; l'Assessore ha detto "abbiamo inserito una novità: lo strumento della trasparenza e della coerenza", quasi che prima i documenti non avessero lo strumento della coerenza e della trasparenza!
Ho detto altre volte, lo ripeto, che credo sia ora di finirla di riferirci al passato in questo modo. Chi sta al governo non deve considerarsi perfetto e rinnegare il passato. Dovrebbe ricordarsi, lo ripeto perché c'era anche su alcuni quotidiani nazionali, quello che si scriveva sulle lapidi un po' di tempo fa: "Quello che noi siamo voi sarete, quello che noi fummo voi siete".
Ci vuole rispetto nella continuità e poi i miracoli non li fa nessuno, neanche Renato Soru, non è in condizioni di farli!
L'altro motivo che ci spinge a votare contro, signor Presidente del Consiglio, è perchè noi avvertiamo in quest'Aula un clima pericoloso, pericolosissimo, nel modo di conduzione dei lavori del Consiglio, ma anche perché in ogni Assemblea legislativa esistono dei contatti, dei punti di mediazione, delle possibilità di dialogo. Non è possibile che noi abbiamo detto soltanto fesserie nei nostri interventi, meditati, analizzati e studiati tra di noi e con gente che sta fuori quest'Aula! Non è possibile che si assista a questo muro contro muro, a questa impossibilità a modificare una virgola e al fatto che ci troviamo di fronte a ottantacinque tappetini, venuti qui ad approvare a scatola chiusa ogni cosa senza che ci sia la possibilità di modificare nulla.
Guardate che questo, signor Presidente del Consiglio, può portare come conseguenza, ad una conseguenza gravissima, può portare alla paralisi dell'istituzione della Sardegna perché quando tutta l'opposizione comincerà a parlare, ad alzarsi e a dire quello che pensa, quando quest'Aula si renderà conto che è necessario riportare qua dentro la politica, allora non ce n'è per nessuno! Ha voglia a modificare i Regolamenti; con qualunque modifica del Regolamento, se ognuno fa il suo mestiere, qui non passa neanche l'ordinaria amministrazione, qui non passa neanche l'ordinaria amministrazione!
Quindi, smettiamola di fare questo muro contro muro, peraltro un muro contro muro in una Assemblea legislativa che sta per perdere anche l'ultimo barlume di unità autonomistica! La dovete finire di portare qui la logica dei numeri e soltanto dei numeri; la logica dei numeri non ha mai pagato, bisogna portare la logica delle idee. E io ritengo che in questo dibattito molti di noi abbiano portato un contributo serio, hanno fatto le proteste, ma hanno fatto anche le proposte, hanno fatto le due parti, quindi io credo che non sia possibile continuare così, ritenendo che siccome si ha una maggioranza grande ed enorme si possa fare tutto quello che si ritiene di fare. Non sarà così!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Signor presidente, mi dispiace di non aver potuto intervenire nel dibattito iniziale perché ero convinto, essendo nuovo di quest'Aula, che una volta consegnato il documento del DPEF ciascuno di noi potesse dargli uno sguardo più approfondito per poter poi dare i suggerimenti, ma sentito l'intervento dell'onorevole Floris effettivamente forse mi si è risparmiata una fatica, perché qualsiasi cosa venga detta nel momento del dibattito non apporta nessuna modificazione nel documento già fatto.
Questo documento di programmazione economica e finanziaria abbiamo visto che è arrivato in Aula al termine di un percorso ricco di scorciatoie, d'altronde anche i Regolamenti apportati nell'Aula non consentono di dare grandi strattoni, di dare grandi suggerimenti, per cui forse è bene cambiare le cose, fermarsi e discutere un po' perché sono convinto che il muro contro muro, di cui parlava il collega Floris, non porti al bene del popolo sardo.
Quello che ho potuto constatare ascoltando gli interventi sia dell'Assessore che dei colleghi, soprattutto nella seduta di ieri e anche in quella di oggi, è che anche questo DPEF sia soltanto un'operazione di facciata, che i veri problemi siano stati rimandati e che si sia voluto ridurre al minimo lo spazio del dibattito che, in altre condizioni, avrebbe senz'altro rimesso in luce la mancanza di un progetto politico da parte di questa maggioranza.
C'è insomma una grande questione politica, la cui soluzione si è voluta evitare; che la questione esista lo dimostrano non solo le distanze sempre più ampie tra Presidente, Giunta e Consiglio, ma anche la creazione all'interno dello stesso Consiglio di un nuovo Gruppo di consiglieri. Questo è un allarme e anche una sintomatologia che bisogna cercare di prendere in considerazione. Questi nuovi consiglieri, pur in disaccordo con quanto viene fatto dall'esecutivo, dicono di voler restare nella maggioranza, ma in realtà sono solo una parte di coloro che più volte hanno espresso posizioni differenti e addirittura critiche verso gli indirizzi del vertice.
Il DPEF che adesso approverete, perché io annuncio il mio voto contrario, logicamente, è figlio naturale di questo contesto politico istituzionale, apparentemente solido, ma in realtà profondamente lacerato. È un documento che propone un taglio marcatamente accademico al punto di essere forse più adatto ad un seminario di studio o ad un convegno, argomenti tipici di una visione ideologica, quindi vecchia e scontata, dei problemi della Sardegna, con tratti preoccupanti di fondamentalismo che non promettono niente di buono, per giunta il poco di buono non è nuovo, e spiegano in modo inconsapevole il perché dell'oggettiva paralisi del governo regionale.
Abbiamo detto una visione ideologica fortemente imperniata sull'autoreferenzialità della Regione stessa: tutto si giustifica e si deve svolgere al suo interno e nessuno spazio al confronto. Questo penso che tutti i colleghi lo avvertono e forse bisognerà cambiare questa tendenza, bisogna che ci sia un'inversione di questa tendenza nel senso che le cose vengano decise in Aula e non fuori dall'Aula e qui soltanto presentate per avere il suggello del voto favorevole.
Siamo di fronte ad un DPEF che non dice dove si vuole indirizzare lo sviluppo della Sardegna e questo assordante silenzio riempie di sè ogni pagina del documento, caro Assessore. È un DPEF con le mani legate che non può spingersi verso obiettivi e programmi concreti; non può dire quali dovranno essere le scelte industriali, non può dire quali dovranno essere le scelte energetiche, non può dire quali dovranno essere le scelte nel settore turistico. Di tutte queste cose, per carità, se ne può parlare, ma appunto solo parlare.
Nel documento dicevo che non si fa un minimo cenno agli obiettivi che si intende raggiungere attraverso le azioni genericamente descritte; ridurre la disoccupazione di appena mezzo punto da qui al 2008, ho potuto leggere, avremmo potuto discutere e dire che era troppo poco o poco, ma la Giunta si è guardata bene dell'assumersi anche questa sola responsabilità. Aumentare le risorse per la ricerca e l'innovazione: benissimo, ma per arrivare dove e per produrre cosa?
Ancora si parla di turismo sostenibile, ci mancherebbe! Chi non lo vuole sostenibile!
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Come è stato già detto in precedenza dai colleghi che mi hanno preceduto è prassi, per quanto riguarda il nostro Gruppo, come altri, non fare solo proteste o osservazioni ma anche proposte. Noto che nella replica dell'assessore Pigliaru si è basata l'attenzione sulle proteste e si è sorvolato sulle proposte, e mi dispiace per questa caduta di stile. Vede, assessore Pigliaru, quando ho letto male - e mi capita raramente - o quando ho capito male io in quest'Aula ho chiesto scusa, anche a lei.
Diverso è dire o affermare che ho letto male, avrebbe potuto affermare che è stato scritto male, perché le tabelle che le ho segnalato sono solo alcune di quelle scritte male, ma ce ne sono di ben più evidenti che io la invito, in separata sede, se ritiene, anche perché non ne ho il tempo, di verificare e correggere, così come quelle sul dato dei laureati, dei diplomati e dell'istruzione; o quantomeno spieghi a che cosa sono riferiti questi dati, se alla popolazione attiva anche nel 2005 o solo alla popolazione istruita, diciamo così, perché non tornano in ogni caso e sono sbagliate queste tabelle.
Perciò io non ho letto male; e così come le chiesi scusa quando le dissi che era in ritardo nella presentazione del DPEF, oggi le ricordo che nonostante qualche collega della maggioranza abbia portato il suo plauso per la celerità, noi siamo con tre mesi di ritardo sul DPEF, un DPEF al 70 per cento copia e incolla, e con soltanto un 30 per cento di nuova analisi. Allora mi chiedo perché non presentare solo il 30 per cento. Questo riguarda tutti gli assessorati, dal lavoro, all'agricoltura, ai trasposti, ai lavori pubblici che è forse uno dei più eclatanti. E costa dire queste cose? Costa anche molto perché ci si presta alle ripercussioni di cui questa Giunta, anche a livello personale, è maestra.
Non le ho ricordato, non le ho sottolineato che scrivete che è stato approvato il piano sanitario regionale il 1° giugno. Ma dove, ma quando, dove è, dove c'è scritto, dove l'avete approvato? È un'ennesima, mi scusi ma questa volta lo dico, falsità di questo DPEF! Ho detto anche che abbiamo parlato di altre cose: avete sostenuto, anche lei nella sua replica, assessore, che le parti sociali hanno sostanzialmente dato il via libera a questo DPEF. Anche questo è falso per chi ha letto le relazioni delle parti sociali. Ha letto lei le relazioni della CGIL, CISL e UIL? Ha letto - e sicuramente sì- o i colleghi hanno letto le annotazioni del CONI e delle Federazioni che sono di attualità? Ha letto cosa scrive sulla legge 17 l'Assessore dello sport? Ha letto che scriveva che la legge 17... Purtroppo non ne ho il tempo, interverrò in altre dichiarazioni di voto per avere il tempo e le leggerò cosa dice della legge 17, quando noi e anche voi oggi dite che la legge 17, pur buona, è da rivedere, ci vuole una Conferenza di servizi.
L'articolo sulle sponsorizzazioni abbiamo sempre detto che doveva essere stralciato dalla legge 17 perché l'articolo 1 della legge 17 dice che la Regione tutela il ruolo sociale dello sport. Ma i criteri che avete seguito? Per spostarsi da Baunei a Cagliari e quindi a Roma le squadre sostengono gli stessi costi? Mi spiegherà Marrocu perché la Villacidrese prende qualche diecimila euro in più di altre squadre, per esempio la Nuorese della stessa categoria? Ha forse vinto qualcosa? Ha forse qualche criterio in più? Sì, ce l'ha, è il capogruppo dei D.S.! Probabilmente è questo il criterio che state seguendo o vogliamo parlare della Softball Nuoro, o vogliamo parlare della Torres femminile? Quello è sport che richiede sacrificio, ma certo se abbiamo chi di sport non ha letto neanche le pagine dei giornali e decide poi di applicare dei criteri…Continuerò dopo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor presidente, colleghi, dopo la replica dell'Assessore ho voluto intervenire giusto per precisare e rimarcare l'incisività dell'intervento del presidente Floris. Non è vero che l'opposizione non ha dato contributi, Assessore, nella stessa relazione, se si legge dentro le righe, viene riconosciuto lo sforzo generale che hanno compiuto l'Assessore e la Giunta, lo sforzo positivo, l'individuazione dei problemi e la volontà di risolverli che viene riconosciuta; come è stato dato anche nel dibattito, sia da me che da La Spisa che da altri colleghi, il riconoscimento per la particolare attenzione alla ricerca, all'innovazione e allo sforzo che la Giunta sta facendo sul recupero delle quote IVA e IRPEF dallo Stato e la politica di rigore per contenere l'indebitamento. Ma l'opposizione ha anche posto l'attenzione sulla superficialità con cui si è passati su alcuni temi, ma certo è condivisibile la competitività, in un sistema economico moderno, se si vuole guardare al futuro.
Ma io, in quei tre indirizzi economici, che poi sono propri nella Comunità europea, prima della relazione del DPEF in Sardegna, metterei al primo posto la coesione, al secondo l'occupazione e al terzo la competitività. Credo che sia proprio questo il senso che ha voluto dare ieri nell'intervento il collega Uras di Rifondazione Comunista, perché se si fa sorpassare la competitività su questi due concetti va a discapito assolutamente delle strutture deboli che sono presenti nel sistema. Preciso, siamo perfettamente d'accordo, l'ho detto nella esposizione della relazione, mi soffermo, perché è questo il nocciolo duro, giustamente, dello sviluppo socioeconomico della Sardegna, quindi lo sviluppo che è legato strettamente alla produzione e al grado di redditualità che dà il nostro sistema.
Siamo perfettamente d'accordo, come ho detto poc'anzi in uno scambio veloce con l'Assessore, che la micro-impresa non può creare innovazione, non ha assolutamente risorse per fare ricerca, quindi non riesce a creare infrastrutture interne che le consentano di poter esportare al di fuori di quel micro-mercato, di quella micro-nicchia di mercato in cui opera i suoi prodotti. Quindi la nostra impresa non è in grado, specialmente per la manifatturiera, di esportare, per cui, date le sue dimensioni, non è in grado di creare una ricchezza che possa poi attivare il volano dello sviluppo e dell'economia.
Bene, è necessario creare competitività, è necessario creare innovazione, è necessario quindi far sì che la micro-impresa - è questo il punto nodale - non abbia a subire, e la micro-impresa rappresenta, ripeto, l'80 per cento del nostro tessuto economico, un impatto feroce creato dalla sua piccola dimensione, che non può sopportare l'impatto della competitività. Allora, prima è necessario creare l'humus interno affinché le imprese possano sopportare questo impatto e poi parlare di competitività, se no continueremo a far fuori le piccole imprese e a creare disoccupazione e malessere sociale. Ecco perché prima deve venire la coesione, poi l'occupazione e contemporaneamente creare quell'humus che possa consentire alla nostra impresa di creare strumenti e strutture - la Regione quindi - per poter entrare in competitività e per poter creare occupazione, ricerca e quindi esportazione.
Questo è il concetto, questo contributo è stato dato in quelle poche parole della relazione, ma anche negli interventi. Non è vero che non stiamo dando un contributo, è un confronto abbastanza pacato e positivo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cachia per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.
CACHIA (Gruppo Misto). Signor Presidente, un vecchio adagio dice, saggezza dei popoli, che purtroppo non si fanno nozze con i fichi secchi, cioè non si può, se non ci sono risorse finanziarie sufficienti, fare festa.
Al bilancio della Regione avanzano solo i fichi secchi, i soldi sono pochi e i debiti, purtroppo, sono molti. Le entrate coprono appena le spese correnti e i margini di manovra risultano molto risicati. Sono situazioni ben conosciute delle quali il DPEF non può non tener conto, e di questa situazione evidentemente si soffre. La misura di questa sofferenza la si ricava soprattutto dalla debolezza degli interventi a breve, dall'effettiva capacità di dare sostegni concreti a un'economia che zoppica e che rischia di frenare sul nascere qualsiasi pretesa di sviluppo che noi abbiamo.
I settori produttivi dell'Isola hanno lanciato, e non da ora, il loro grido di dolore; può darsi che in alcuni casi sia questo un tentativo di mantenere lo status quo, cioè quella politica velatamente assistenziale e sostanzialmente improduttiva che ha caratterizzato gli interventi regionali degli ultimi decenni, prima per fronteggiare l'emergenza, poi per favorire un piano di sviluppo e di rinascita, come si andava dicendo, rimasto inefficace per buona parte degli interventi. Era quello un modello senza dubbio inadeguato, smentito dai fatti, sul quale occorrevano e occorrono sicuri metodi correttivi. Sotto questo punto di vista il DPEF è da condividere, esso tende a qualificare la spesa, a misurare l'efficacia dell'intervento pubblico, a richiamare le imprese che di questo beneficiano a responsabilità più dirette e precise sull'impiego di capitali.
Si dirà che a monte è necessario stabilire indirizzi generali, e anche questo secondo me si sta facendo, per favorire quelle iniziative che hanno requisiti per stare sul mercato; iniziative che, in partenza, per sopravvivere non devono stare attaccate al polmone di acciaio della finanza pubblica. Si indicano nuovi indirizzi attraverso il principio della competitività, che non è una parola magica, ma è un modo preciso di raffrontarsi con il sistema politico internazionale. Oggi il mondo viene considerato un villaggio globale.
Si potrà dire, allora, che nel medio e lungo periodo si intravedono scenari interessanti, prospettive di rinnovamento dell'apparato produttivo isolano. E' tuttavia nel breve, di fronte alla crisi incalzante che colpisce tutti i settori e determina una vera e propria epidemia di nuove povertà, che bisogna fare qualcosa di più non solo per dare fiducia nell'avvenire, ma per evitare che la poca fiducia che ci è rimasta non sciami via di fronte a insormontabili barriere come l'indebitamento col sistema del credito e l'impossibilità di governare quelli che sono i conti aziendali.
Questo DPEF (di questo devo dare merito alla Commissione e all'onorevole Secci) è stato analizzato con molta attenzione e confrontato con le parti sociali. Ebbene, la preoccupazione principale, a me sembra, è stata proprio quella di segnalare che esistono pochi strumenti, pochi e poco efficaci per fronteggiare il presente. Ciò senza dubbio dipende in larga misura dal fatto che lo Stato, come tutti dicono e come tutti sappiamo, è inadempiente e nostro debitore. Sono quelle, tagliate per anni, risorse preziose per consentire un minimo respiro alla manovra ed è sacrosanto il diritto a chiedere i rimborsi, a cancellare quelle morosità, piaccia o non piaccia!
Il rischio comunque è quello di fare affidamento sul risultato di una battaglia che non è scontata. Il rivendicazionismo, è dimostrato, non paga nella politica economica regionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.
PITTALIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghe e colleghi preannuncio il mio voto di astensione, perché vuol essere una sorta di apertura di credito verso un documento di cui colgo sicuramente lo sforzo, nel senso di coniugare politiche di rigore necessarie e necessitate con le politiche di sviluppo. Le tre parole magiche della competitività, della coesione e della occupazione debbono, a mio avviso, soprattutto con riferimento al tema dei temi, al problema dei problemi della nostra Isola, che è appunto la necessità di creare occasioni di lavoro, ecco penso che una maggiore azione incisiva su questo aspetto, una maggiore mobilitazione da parte di tutte le forze politiche, sociali e produttive della nostra Isola si imponga.
Siccome nel corso di questo dibattito sono affiorati anche altri temi che, a mio avviso, non hanno nulla a che vedere con il Documento di programmazione economica e finanziaria all'esame dell'Assemblea, e io non voglio certo seguire quell'esempio, si impone però su un tema serio e delicato una sia pure breve riflessione che è accompagnata, signor Presidente del Consiglio, anche da una mia esortazione e richiesta, e cioè la necessità che sulla questione che è stata agitata in quest'Aula, i costi della politica, si apra un dibattito franco, si apra immediatamente un dibattito, anche perché chi come me - e in quest'Aula è la stragrande maggioranza - non vive certo dei proventi della politica, chi ha dato dimostrazione che si può anche rinunciare ai proventi, alle indennità della politica, anche per un torto subito nel calcolo dei voti, non può certamente accettare lezioni da falsi moralizzatori che pongono e agitano il problema, forse dimenticandosi che qualcosa di più sul piano personale ciascuno di noi può fare, come per esempio rinunciare mensilmente all'indennizzo e iniziare a dare così il buon esempio. Ma ciò che non si può accettare è che qualcuno che ha la residenza nel Sulcis-Iglesiente perciò stesso percepisca il rimborso dell'indennità chilometrica, nonostante dimori e abiti nella città di Cagliari.
Verifichi queste cose, signor Presidente, perché su questi aspetti io sollecito un dibattito ampio, franco. Sono d'accordo con l'onorevole Marrocu quando si debba spostare il problema sul piano della efficienza del lavoro del Consiglio e delle Commissioni. Su questo, per quanto mi riguarda, accetto la sfida e non accetto certamente lezioni da falsi moralizzatori.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). grazie, Presidente. Continuo a ricordare le parole di un autorevole collega che siede in quest'Aula, che se giochiamo a farci male, possiamo anche iniziare a giocare a farci male! Io non sono uno di quelli che alimenta e fomenta atteggiamenti che in qualche maniera ci possono fratturare o triturare, però è certo che l'aria sta diventando pesante e bene ha fatto l'onorevole Floris a sollecitare il Presidente del Consiglio a un attento controllo, ma credo che bene abbia fatto a evidenziare quale può essere il ruolo di questo Consiglio regionale, cioè il non ruolo, perché questo rischia di accadere.
D'altronde, dalle considerazioni fatte dall'assessore Pigliaru, che ho sempre apprezzato per la sua capacità certamente e forse anche lungimiranza, troppa lungimiranza, Assessore. Perché, vede, i tre fondamenti su cui si basa questo DPEF, e ne cito uno per tutti, cito la competitività, che è elemento certamente di grande rilevanza, non nuovo peraltro, ma noi stiamo trattando una materia evidenziando con enfasi, come lei ha detto in Commissione, la competitività, ma ci rendiamo conto che questa regione, questa nostra Isola è composta per un terzo della popolazione, anzi di più, da persone che hanno tra i 35 e i 65 anni? Ma ci rendiamo conto di quale straordinario dato è questo? Noi vogliamo rendere competitive persone che ormai hanno una loro forma mentis, hanno un loro mestiere quando lo hanno, hanno una loro formazione che è difficilissima in tempi brevi modificare. E allora questa competitività su chi può andare ad agire? Su quel dato che il Senato dalla Repubblica, molto opportunamente, più di quanto non abbiano fatto gli uffici della programmazione, ci dice che in Sardegna ci sono 220 mila persone tra lo zero e i quattordici anni, su quelli si può incidere sicuramente, e poi ne esistono altri 218 mila tra i quindici e i ventiquattro anni. Di questi leviamone la metà, perché quelli che hanno già ventiquattro anni credo che siano difficilmente orientabili in un senso di competitività e di creazione di quel famoso capitale umano che troppo male ha fatto a Rifondazione Comunista.
E' difficile, lo capisco, certo, è uno sforzo che dobbiamo fare, lo deve fare questo Consiglio, lo deve fare la maggioranza, ma questo dato deve essere tenuto presente. Noi riusciamo a orientare 660 mila persone in tempi brevi tali da modificare la situazione socioeconomica della Sardegna? In tempi brevi? Allora, questo DPEF nasce con quale presupposto? Non dovevate scrivere sulla copertina del DPEF "2006-2008", avrei fatto un DPEF nel quale il presidente Soru si impegnava a governare questa Sardegna per quindici anni, ma il mandato dura, per fortuna, molto meno, e fare un Documento di programmazione economica finanziaria 2006-2026 perché a questo punto avrebbe avuto un senso! Ma oggi parlare di competitività senza trovare soluzione ai problemi dei 660 mila abitanti di questa regione, dei quali molti disoccupati tra i 35 e i 65 anni, io voglio capire come si intende risolvere quei problemi che non ho potuto toccare ieri per mancanza di tempo, ma che verranno toccati, capitolo per capitolo, oggi nelle dichiarazioni di voto, perché non è possibile che non ci sia una risposta.
Ma la risposta, assessore Pigliaru, l'avrebbe dovuta dare lei quando ci ha dato la bella novella, la bella notizia di una rivisitazione delle entrate IRPEF, di un errore tecnico che probabilmente c'è stato, perché se tra tecnici è avvenuto, responsabilità politiche non ce ne sono, c'è al massimo la responsabilità degli uffici regionali che non hanno saputo interagire, interfacciarsi con le pari strutture tecniche dei Ministeri e che hanno determinato questo. Abbiamo dormito tutti negli anni scorsi? E' terminato?
PRESIDENTE. Sì, avrà modo di proseguire, grazie onorevole Diana. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore, io ho prospettato, non a titolo personale, ma in nome di una rappresentanza politica misurabile, un'opinione che sostanzialmente aveva questo significato: un Governo di coalizione, l'unione, è costituito da più soggetti, ognuno dei quali ha una storia, una tradizione, una cultura, un modo di pensare. La prima regola della coesione politica è il rispetto tra le componenti politiche, tra quelle culture, tra quei programmi distinti che si fondono rispetto a comuni obiettivi. Ho detto anche: "Proviamo a utilizzare una terminologia che sia più accettabile a tutti, anche se è meno scientifica". Si risponde che è scientifica. Io apprezzo, Assessore, lei è certamente persona di qualità, convinta delle proprie posizioni, che rispetto alle proprie posizioni ritiene di non dover fare passi diversi, non dico passi indietro, a noi ce ne chiedono sempre, uno al giorno, uno all'ora. Noi ne abbiamo fatti abbastanza, in questi quindici mesi di Governo Soru Rifondazione Comunista ha fatto troppi passi indietro, manifestando civilmente nei modi istituzionalmente previsti la propria posizione politica convergendo nelle posizioni politiche espresse dalle altre componenti un'adesione quando ricorrevano le condizioni per poter operare comunque positivamente verso gli obiettivi finali nei quali ci riconosciamo.
In questo DPEF c'è tanta cosa che non apprezziamo, insieme ad alcune cose che apprezziamo; non apprezziamo l'analisi che si fa sulle cosiddette flessibilità necessarie, la legge 30 e il 276 attuativo della stessa, cioè quella che viene spacciata per essere la legge Biagi, la riforma del lavoro, è la precarizzazione, questa è la posizione de L'Unione che ha qualche differenza in qualche partito, ma che è stata espressa come concetto chiaro da Prodi e che vede il mio Partito nazionalmente impegnato per la sua abrogazione. Non sono le necessarie flessibilità introdotte dalla riforma sul lavoro elemento di precarizzazione solo perché il nostro sistema economico non è dinamico e non è in crescita, lo sono in loro, nella loro natura, nella loro funzione sociale, nella loro funzione di smantellamento delle posizioni di tutela dei lavoratori, lo sono in questo e lo sono perché sono espressione di un governo di destra.
Io non accetterò che di queste osservazioni non si tenga conto e in questo senso mi astengo in questa fase della votazione e mi appresto a misurare l'attenzione che la Giunta vorrà manifestare nei confronti delle nostre proposte.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Esprimo il mio voto contrario al DPEF 2006-2008 perché ad oltre un anno dall'insediamento di questa Giunta ci troviamo di fronte all'ennesimo segnale dell'assenza di capacità progettuale di questo Esecutivo e della stessa mancanza di idee e proposte che possano, anche solo in minima parte, far intravedere quel cambiamento nel Governo della Regione annunciato dal Presidente o, come l'ha definito ieri l'onorevole Secci, quel salto di qualità per la Sardegna.
Il secondo documento di programmazione economico e finanziario della Giunta Soru non si discosta molto dal precedente, se non forse per la voluminosità e la lunghezza del testo, ma in sostanza la filosofia che lo anima è identica. Nulla di male, in fondo, se si vede il DPEF solo come un documento di indirizzo, come una sequela di indicazioni destinate perlopiù a rimanere sulla carta o persino ad essere contraddette e stravolte dall'azione successiva. Il documento di programmazione economica e finanziaria già di per sé non è l'involucro esterno di un contenitore, bensì rappresenta il contenitore stesso, ancora più se, come in questo caso, ha come sottotitolo "competitività, coesione e occupazione". Con il DPEF si dovrebbero predisporre le linee di intervento che si intendono intraprendere con l'azione governativa ed individuare le linee guida che caratterizzano la prossima finanziaria. L'impostazione generale di questo DPEF può in larga misura anche essere condivisibile così come i cardini o come sono definiti i macro obiettivi in questo documento. La nostra Isola deve puntare al raggiungimento di livelli più che soddisfacenti di competitività, di coesione sociale e occupazionale, deve puntare sulla valorizzazione delle proprie risorse peculiari, siano essere ambientali, culturali e legate ai sistemi produttivi che sono ormai consolidati nella nostra tradizione. Questo DPEF costituisce invece in sostanza una bella dichiarazione di intenti, una lista - se vogliamo - canonica delle raccomandazioni che può formulare qualsiasi accademico, a cui non fa però seguito una descrizione sufficientemente dettagliata e puntuale della fase attuativa. Insomma manca la cosiddetta fase due, le modalità con cui raggiungere i macro obiettivi che pure sono bene indicati nel documento. Il testo contiene una lunga analisi, se vogliamo anche dettagliata, della Sardegna e delle sue criticità, ma è totalmente privo di proposte operative e concrete per affrontare i problemi. Le linee strategiche necessitano maggiori specifiche, in alcuni casi anche di essere ben definite. Anche in questo caso, come nel precedente DPEF viene diagnosticato il male, ma non viene proposta alcuna cura. Non è sufficiente, come ha fatto ieri l'onorevole Secci, rispedire al mittente, liquidare le critiche formulate dalle forze sociali che, come le ricordo, hanno fortemente contestato questo DPEF sostenendo che, a parte le critiche, non hanno formulato alcuna proposta alternativa.
Non sono queste le modalità che deve seguire un Esecutivo che ha il coraggio di assumersi le responsabilità che sono connesse all'azione di governo, questo onorevole Secci non è un salto di qualità, ma un salto indietro. Dalla sua relazione, Presidente, si evince che questo documento ha comunque un aspetto positivo, la tempistica. L'unico elemento positivo sul quale si è soffermato il Presidente della Commissione, quasi con orgoglio, è il tempo, sembra che il documento di programmazione economica e finanziaria sia diventato un adempimento burocratico da assolvere in tempi brevi e non necessario ai fini programmatici, una sorta di impedimento imposto dalla legge del quale la Giunta potrebbe fare benissimo a meno. Ecco perché il mio voto sarà contrario.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licheri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LICHERI (R.C.). Grazie Presidente, Assessori e onorevoli colleghi per una breve dichiarazione di voto. L'approvazione di questo DPEF da parte mia è legata esclusivamente alla sua struttura complessiva. Durante la discussione generale ho sottolineato che condivido il fatto che le risorse umane rappresentano l'elemento fondamentale per avviare una nuova stagione di sviluppo per la Sardegna, ho criticato con forza alcune parti del documento ravvisando dei limiti strutturali che possono essere superati nell'immediato futuro attraverso un'articolazione maggiore del bilancio regionale. In quella fase, a mio giudizio, dovremo essere in grado di approvare alcune leggi fondamentali per rispondere alle classi più deboli, più disagiate della nostra Regione, come il servizio all'impiego o come quella sulla formazione professionale e attraverso le politiche attive del lavoro, su cui la Giunta è impegnata, e per la quale si deve spendere fino in fondo.
Un percorso di questo tipo, accompagnato da una nuova stagione di riforme sostanziali sulla riorganizzazione immediata della pubblica amministrazione e da una nuova politica delle entrate può determinare sul serio un'inversione di tendenza rispetto al passato. Il Partito e il Gruppo della Rifondazione Comunista vigileranno affinchè questo processo, seppure complesso, si possa attuare operando fin da oggi per una proficua interazione tra Giunta, Consiglio e parti sociali che possano introdurre elementi innovativi, elementi di approfondimento anche nella prospettiva di una maggiore coesione e solidità di questa maggioranza di governo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori della Giunta, io credo di potermi iscrivere a quel gruppo di consiglieri che ritengono il DPEF una cosa inutile, una cosa superata in quella che è l'indicazione di una nuova programmazione, pur tuttavia dal dibattito stanco e per alcuni aspetti ripetitivo di contrapposizioni sterili e non produttive, non affini a quelli che sono le indicazioni chiare e precise che dovrebbero venire da quest'Aula per il Governo della Regione sarda, per il governo di quei processi produttivi e di sviluppo che la nostra Sardegna aspetta, certamente chi ha seguito questo dibattito ha capito che non c'è un'indicazione precisa al di là che ci siano delle tabelle contestate o meno che sono state riprodotte in maniera non corretta, al di là del fatto che vi siano delle indicazioni non assolutamente veritiere nel DPEF.
Il problema che si pone è se questo tipo di dibattito e la ricerca assoluta di molti individui sia quello di primeggiare nelle pagine della stampa per una qualche notizia importante, tra virgolette, o sia quella di risaltare il lavoro che l'Aula di questo Parlamento sardo dovrebbe offrire all'attenzione del popolo sardo. Io non credo che ci sia più il tempo di dividerci in chi ha più moralità, più etica nei comportamenti politici, credo che sia invece il tempo di ricercare, ove possibile, soluzioni unitarie di questo Parlamento che portino fuori la Sardegna dalla secca in cui tutti dichiarano di vederla.
Vedete, quando noi, come Riformatori, abbiamo ribadito, ma anche i rappresentanti del Partito Sardo d'Azione, che c'era necessità di toccare tutti i momenti vitali della nostra società isolana, quando si parlava o si sarebbe dovuto parlare di Statuto, di Costituzione della Sardegna c'è stato detto: "E' superato nei tempi, ci vuole qualche anno". Abbiamo perso un anno senza avere qualcosa di concreto che rappresenti unitariamente quella che è la volontà di riscatto del popolo sardo, di un confronto serio della Regione con lo Stato italiano e con l'Unione Europea.
Non mi nascondo qui che se i rappresentanti del Governo italiano, del Parlamento italiano, della maggioranza che oggi governa l'Italia avesse accettato quello che era la proposta del dibattito attorno alla Costituente oggi non staremo qui a discutere ancora di un'eventuale regione europea perché avremmo avuto la dignità di una nuova autonomia basata sulla compartecipazione viva, forte e palese del popolo sardo. Forse si preferisce, ancora una volta, dibattere di questi argomenti attorno alle oscure segreterie o attraverso alcuni canali privilegiati. Mi dispiace, ma avrò altre occasioni per continuare il ragionamento. Il problema è che le riforme non si fanno in maniera occulta, ma si fanno in maniera palese coinvolgendo il popolo e su questo noi, lo ribadiamo, vogliamo che sia portata a compimento una riforma seria, non quella che può giustificare l'arrivo di uno o più nuovi assessori, o togliere un assessorato o accorpare un assessorato o rivoluzionare il regolamento interno del Consiglio. Vogliamo una rivoluzione più vera, più seria, più partecipata ove il popolo sardo abbia un rilievo tutto suo e si indichi veramente quelli che sono, attraverso le stagioni delle riforme anche quei momenti propulsivi dell'economia che vengono tagliati.
PRESIDENTE. Stiamo adottando per tutti la stessa regola, onorevole Dedoni, poi ci sono eventualmente, se deve concludere il concetto, altre dichiarazioni.
Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Io non sarei intervenuto perché in questo periodo ero in letargo, ma sono stato un po' sollecitato. Sottoscrivo comunque integralmente la dichiarazione che ha fatto l'onorevole Floris, quindi è superfluo che voi ci chiediate d'ora in avanti di fare battaglie comuni, quando poi di fatto voi non solo non accogliete un minimo di istanze, ma le rigettate al mittente senza neanche valutarle.
Ho sempre ritenuto che il DPEF fosse un libro dei sogni, ma per tutti, non certamente per gli attuali; sono un po' nauseato per queste lezioni di morale, io pensavo che si volesse parlare oggi di altri problemi, ma se parliamo di morale e parliamo delle cose dette anche poco fa, io non ho mai preso per esempio le indennità chilometriche, le ho strappate dal primo giorno. Farò richiesta al Presidente, che lo sa, di avere un quadro analitico di tutti i consiglieri per quanto riguarda questo e sono colui il quale in Commissione bilancio ha presentato anche due emendamenti, per ben due volte, per ridurre alcune spese che sono poi dei costi, e sono dei costi reali per il Consiglio e non si danno servizi.
Io penso che noi ci facciamo male inutilmente, dovremmo parlare di produttività, non è la quantità, è la produttività di cui dovremmo tener conto, però visto che siamo nel merito, se dobbiamo parlare di morale, dovremmo evitare le cose che si verificano in questo periodo; c'è soltanto un incrementare in modo macroscopico delle consulenze e tutti stanno zitti, c'è una mia interpellanza e dei miei colleghi di ieri, laddove si parla di etica, per quanto riguarda soprattutto che non bisogna che ci sia commistione tra politica e sanità e poi si nomina un Assessore comunale in loco nei corsi di operatori socio sanitari. Ci sono tante di queste cose tutti i giorni; si utilizza la macchina a sproposito nonostante i proclami, a uso personale, e non soltanto gli Assessori, ma anche i direttori generali, in modo peraltro molto pesante. Qualcuno non ha capito evidentemente le cose, se c'è una situazione economica difficile, vale per tutti, però noi abbiamo in Sardegna un'industria che ha toccato il livello più basso nella storia autonomistica, un ambiente in cui potremmo, facendo l'opposizione, cominciare ad evidenziare che abbiamo raggiunto il record; è questione di mancanza di prevenzione, vi sono altre motivazioni, non c'è tecnologia. Ma non l'abbiamo fatta ancora questa azione incalzante di opposizione. Nello sport alcune marchette, con criteri non chiari, fatte per alcuni colleghi, visto che qualcuno si agita, ma solo alcune per pochi intimi, anziché confronto su sport dilettantistici. Io ho sempre sostenuto che bisogna confrontarci, stabiliamo un lasso di tempo, eliminiamo le sponsorizzazioni, arriviamo ad altre soluzioni, ma non con questi tagli drastici che hanno del ridicolo e di incapacità manifesta.
La sanità: non facciamo ridere, sbagliato tutto! Si sbaglia che non c'è un piano, si parla di razionalizzazione che è da due anni... si sbagliano i dati per quanto riguarda il deficit, si sbaglia parlando di creare le gare centralizzate, persino il Presidente. Abbiamo fatto due leggi nel 2001 e 2002, mica abbiamo bisogno di santoni! Se dobbiamo fare politica qui dentro, anziché parlare del "sesso degli angeli", abbiamo assistito che si sono spaccati i Gruppi, che ci sono costituzioni di altri Gruppi, ci sono spaccature, questa è politica? Eppure noi abbiamo voluto evitare di mettere il coltello nella piaga.
Cominciamo ad essere tutti quanti seri! In questi giorni abbiamo assistito ad un'altra sceneggiata! Non è mai successo: di fronte a un Consiglio regionale, incapace persino di fare le giuste attribuzioni delle Commissioni, sono dovuto arrivare io per dire che erano sbagliate le Commissioni. Si sostituisce un rappresentante per vendette personali in una Commissione facendo un'accelerata. Cerchiamo di essere seri, cerchiamo di parlare meno di morale, cerchiamo di affrontarli bene i problemi, cerchiamo di non strapparci le vesti, non dare un'immagine esterna di un certo tipo che stiamo dando della Sardegna e probabilmente attorno a un tavolo cominciare a discutere di cose serie.
Questo è il significato che dobbiamo dare alle cose; mi scuso se sono dovuto intervenire e alzare il tono della voce, ma siamo andati fuori tema e anch'io avevo il dovere di andare fuori tema in questo Consiglio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Davoli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà. Le dichiarazioni di voto - ricordo - sono sul documento di programmazione economica e finanziaria; quindi, sebbene i tentativi di parlare di altro siano numerosi, invito i colleghi a stare nel tema.
DAVOLI (R.C.). Confesso di trovarmi a disagio; a disagio perché la replica dell'assessore Francesco Pigliaru ha mantenuto in me dubbi e perplessità. Guardando le immagini televisive di questi giorni, a proposito dell'uragano Katrina negli USA, si è scoperto o perlomeno tanta altra gente ha scoperto che anche negli USA esiste il Terzo mondo. Seguendo poi alcuni dibattiti e riflettendo sulle cose dette in questi dibattiti si scopre anche, perlomeno tanta altra gente ha scoperto anche, che tutto ciò forse è dovuto ad un sistema economico completamente incentrato su una politica di stampo liberista. C'è voluto l'uragano per scoprire che nell'America, nella provincia americana esisteva un Terzo mondo determinato da questi tipi di interventi.
Si scopre anche, altra gente sta scoprendo in questi giorni di campagna elettorale per le primarie, che il programma dell'Unione, ripeto, il programma dell'Unione, ha come uno degli elementi fondamentali, caratteristici e di innovazione politica il desiderio, se non la convinzione di potere riuscire a farlo nella prossima legislatura, di abolire la legge numero 30,se non del tutto perlomeno quelle parti che riguardano la flessibilità e la precarizzazione del lavoro.
Allora, perché mi trovo in difficoltà? Mi trovo in difficoltà perché noi di Rifondazione, uso "noi" anche se so che siamo una parte, e anche per questo mi trovo indubbiamente a disagio e in difficoltà, abbiamo proposto un emendamento simbolico, esclusivo, a quanto pare credo che sia l'unico emendamento presentato in questa discussione, che cercava di porre l'accento su queste tematiche, che cercava appunto di dire che attraverso invece un intervento diversificato di attenzione ai problemi sociali, alle nuove povertà eccetera, si poteva in qualche modo dare un segnale politico. Noi desideravamo questo, almeno un segnale politico!
Non è successo. Allora è chiaro che la difficoltà aumenta, è chiaro che i dubbi rimangono; ma non desisteremo, continueremo ad andare avanti! Perché dico questo? Perché oltre alle immagini televisive degli USA, i ventitremila partecipanti al concorso forestale, oppure le decine e decine di giovani che stanno iniziando già ad emigrare, qualcuno è andato in Irlanda benché il modello irlandese sia già in crisi. Giovani della mia zona, sardi, rientrano dall'Irlanda, convinti di trovare lì il paradiso terreste stanno rientrando perché anche lì quel modello fatto di flessibilità e di precarizzazione sta andando in crisi. Cosa vogliamo fare? Vogliamo trasferire qua in Sardegna un modello di tal genere? Vogliamo trasferire nel centro Sardegna, nei paesi spopolati, nei paesi disperati, nei paesi dove è difficile vivere quotidianamente un'esistenza decente un sistema di questo tipo, un modello di questo tipo?
Io credo sia un errore, credo sia sbagliato, per cui credo ci sia la possibilità, spero, di portare delle modifiche, di dare dei segnali che ci possano permettere di ragionare con più attenzione e in maniera molto più approfondita.
Io mi fermo qua, avrei anche altre cose da dire, le dirò forse, anzi sicuramente nei prossimi interventi in merito alla dispersione scolastica, in merito, ad esempio, a una cosa che mi ha lasciato estremamente sconcertato, cioè la riutilizzazione o la utilizzazione della termovalorizzazione per quanto riguarda l'uso dei rifiuti solidi urbani. Ci sono tante cose che sono in contrasto e in contraddizione con un progetto generale, ma siccome questa perplessità rimane, questi dubbi non sono stati fugati io mi asterrò alla votazione per il passaggio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Il Gruppo dei Democratici di Sinistra voterà a favore per il passaggio all'articolato del DPEF perché convinto della bontà della proposta che oggi avanziamo con il DPEF. Debbo dire che si scada un po' e che si perda l'equilibrio, non mi pare sia corretto; se c'è qualche atto che la Giunta ha messo in essere che non è in sintonia con il disposto della legge o con le direttive a suo tempo approvate si faccia riferimento a quello, lo si segnali se si hanno argomenti, elementi per segnalare e si segnalino gli eventuali abusi e non azioni rispettose del disposto di legge o delle direttive a suo tempo approvate dalla Giunta e poi fatte proprie dalla Commissione.
Non si scada in argomentazioni e in toni e non si perda l'equilibrio che invece ognuno di noi deve sempre mantenere quando parla di questioni politiche.
Così come l'aspetto politico che è oggi all'attenzione di qualche collega, che sarà anche all'attenzione di questa maggioranza relativo a un fatto che riguarda la prima Commissione, io ritengo che non sia neanche questo corretto scaricarlo alla responsabilità della Presidenza del Consiglio. C'è un fatto politico che la maggioranza affronterà, riguarda un collega che era rappresentante in quella Commissione di una forza politica, di un Gruppo consiliare, che è stato eletto Presidente di quella Commissione a rappresentanza di questa maggioranza e di quel Gruppo consiliare, che da un mese non rappresenta più quel Gruppo e ha posto il problema politico.
Io distinguerei l'aspetto formale dell'attribuzione a una Commissione o all'altra dall'aspetto politico che la maggioranza di questo Consiglio esaminerà con attenzione, con serietà e con correttezza, tenendo presente che di questi casi ce ne sono stati anche nel passato, di colleghi che ricoprivano incarichi rappresentando un Gruppo o una forza politica, che poi hanno maturato decisioni diverse scegliendo di andare ad aderire ad altri Gruppi e altre forze politiche e che ne hanno fatto scaturire le dovute conseguenze istituzionali non potendo più rappresentare quel Gruppo.
Io credo che anche questo episodio sarà trattato con la stessa correttezza istituzionale, quello che riguarda la prima Commissione per noi importante, non credo che possa essere affrontato nei termini né di attribuzione di ruolo e di competenze che non ha il Presidente del Consiglio che deve attenersi al Regolamento ed attribuire o non attribuire alle Commissioni in relazione a questo aspetto, ma è una funzione politica che affronteremo tranquillamente e correttamente come Capigruppo rispetto al significato che questo fatto, una presidenza di una Commissione espressione di un Gruppo politico e frutto di un accordo politico, quel rappresentante non rappresenta più quel Gruppo e quella forza politica, ma rappresenta un'altra istanza, un altro Gruppo e tra l'altro rappresenta in Commissione un'altra presidenza di Commissione.
E' un fatto politico che penso affronteremo con grande tranquillità e serenità, come noi voteremo il vice presidente. Io penso che questo caso che oggi capita ad una presidenza ma può capitare un domani, visto anche quello che sta avvenendo all'interno della opposizione, a qualche vice presidenza, e penso che ci debba essere una sorta di fair play istituzionale di correttezza e di rispetto, perché non penso che se si dovesse votare una vice presidenza la maggioranza agirebbe per determinare sue autonome scelte non rispettose delle minoranze, così come penso che anche la minoranza debba essere rispettosa. Comunque questo aspetto è un aspetto politico ed è la politica che dovrà affrontarlo e risolverlo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà. Richiamo i colleghi a stare nel tema DPEF.
PILI (F.I.). Grazie Presidente, per annunciare il mio voto contrario al passaggio agli articoli e per dichiarare, se ce ne fosse ancora bisogno, alla luce della replica dell'assessore Pigliaru che non solo non ci si può dichiarare soddisfatti della replica rispetto alle argomentazioni serie che sono venute in quest'Aula da parte dell'opposizione, e da parte dell'opposizione della maggioranza. Non mi è sembrato che ci fossero posizioni preconcette né da parte dell'opposizione, né da parte dei colleghi di Rifondazione Comunista.
Una replica che non ha dato risposte alle questioni forti poste all'attenzione del dibattito, a partire dall'analisi dei fondi comunitari che meritavano sicuramente maggiore attenzione per le quali credo che la Giunta regionale poco abbia intenzione di fare se non soccombere a quella determinazione, e mi richiamo alle cose che diceva ieri l'onorevole Balia, che il commissario Prodi ha annunciato qui in quest'Aula asserendo il fatto che la Sardegna fosse ormai diventata una regione ricca e quindi ci fossero tutte le condizioni per la sua uscita dall'Obiettivo 1.
L'onorevole Marrocu ha detto: questa è una legislatura di cambiamento. Ha ragione. Infatti sono in piazza i pastori, gli agricoltori, i pescatori, gli operai, gli atleti, i formatori professionali e i giovani che non hanno più quel tipo di servizio; e ha anche detto che è facile dire di sì a tutto. Sì, colleghi, è vero, è facile dire di sì a tutto, ma consentitemi di dire che è sciocco ed insensato dire di no a tutti tranne che alla Pirelli e alla Telecom; e le parole che qualcuno ha richiamato ieri della stessa maggioranza in tema di digitale terrestre hanno un significato ben preciso.
Si è parlato di cambiamento in agricoltura, è vero, l'unica cosa che avete cambiato è l'Assessore, avete spostato un manager del niente per assurgere ad un Assessore che ha il grande merito di essere per adesso solo un compagno di scuola. Credo che di fronte a questo bisogna riportare qui le questioni vere della programmazione regionale, dell'utilizzo dei fondi, la capacità di individuare soluzioni concrete che pure abbiamo affrontato.
Mi sono permesso ieri di affrontare anche con poche parole una questione che forse in quest'Aula risuona sempre con grande difficoltà, che è il costo della politica. Non risponderò, come è immaginabile, a qualche novella quaglia, ed è notorio che siamo su sponde diverse, ma voglio rispondere all'onorevole Marrocu che ha posto in termini seri la questione sulla quantità e la qualità del lavoro. Non si può gridare la demagogia quando di queste cose parla chi sta da questa parla, perché Romano Prodi otto giorni fa ha detto: "Tagliamo gli stipendi, tutti gli stipendi delle indennità degli eletti perché la politica costa troppo", l'ha posto il capo della vostra opposizione nazionale e della maggioranza in Sardegna.
Allora, colleghi, quando si pone e si fa demagogia bisogna trovare lo spartiacque per capire se si fa da una parte o si fa dall'altra o se è un problema serio. Io credo che sia un problema serio di tutti, da affrontare senza demagogia ma con il buon senso di chi vuole salvare le istituzioni e l'alto ruolo che spetta a questo Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Grazie Presidente, colleghi del Consiglio, anche noi ribadiamo come Riformatori il nostro voto contrario al passaggio agli articoli sul DPEF; e ribadiamo, dopo aver inteso gli ulteriori interventi che ci sono stati in Aula, la replica dell'Assessore e le dichiarazioni di voto, la nostra convinzione su questo DPEF, e cioè che si tratti di un documento che è assolutamente inutile e che ha tenuto e terrà ancora qualche ora e qualche giorno bloccato il Consiglio su discussioni da cui non scaturisce niente.
L'ulteriore conferma di quello che noi sosteniamo è data dal tipo di dichiarazioni di voto che si sono sentite in quest'Aula oggi. Autorevoli esponenti del Consiglio, Capigruppo di maggioranza e minoranza hanno fatto la dichiarazione di voto parlando di cose assolutamente diverse rispetto a quelle che sono il contenuto del DPEF, a confermare che del DPEF a quest'Aula in questo momento poco importa, gli argomenti all'ordine del giorno sono altri, gli argomenti che vengono ritenuti importanti per le risposte ai sardi e alla Sardegna sono altri.
Il DPEF è considerato un rito, è considerato un obbligo a cui questo Consiglio non si può sottrarre, prima si chiude meglio è, si chiude su posizioni che sono quelle predeterminate, quelle di partenza, senza che ci sia la minima vocazione all'ascolto, ma forse proprio perché il documento in sé e per sé come strumento politico è fatto poco perché ci si ascolti, è fatto poco perché qualcuno modifichi parlando e suggerendo quello che qualche altro pensa.
Noi riprendiamo in questo una considerazione fatta dai colleghi di Rifondazione Comunista. In realtà sul magico trinomio proposto nel DPEF: competitività, coesione sociale ed occupazione, saremmo anche d'accordo, e devo dire che se su questa parte del DPEF si astiene Rifondazione Comunista noi Riformatori dovremmo votare a favore ad indicare che c'è una disponibilità verso il trinomio; però del trinomio noi ci aspettiamo che da una fase delle dichiarazioni di principio si passi ai fatti concreti, perché i fatti concreti oggi in Sardegna sono che l'industria, stando a parole espresse da esponenti della Giunta, è in fase di liquidazione, che ci sono aziende a cui è dato il termine di chiusura, cinque, dieci anni, ma è comunque un settore che in questo momento non traina in Sardegna.
Per quanto riguarda l'agricoltura aspettiamo che ci possa essere qualcuno che ci dica se deve essere staccata la spina ad un settore comatoso oppure se c'è qualche speranza di ripresa di un malato che sembra in tutti i sensi e in tutti i versi di tipo terminale.
Per quanto riguarda la sanità siamo nella fase delle buone dichiarazioni, l'abbiamo detto, l'abbiamo ripetuto, non lo sottolineiamo, anche il DPEF in questo è impreciso, sostiene che siano già stati percorsi degli atti che sono tutti da percorrere, aspettiamo le novità che sono state a lungo annunciate e che sinora non ci sono state.
Per quanto riguarda il turismo, un settore che viene considerato trainante, ricordiamoci che ad oggi rappresenta il 7 per cento del prodotto interno lordo della Sardegna, ed anche il turismo è un settore che comunque ha manifestato anche in quest'ultima estate segni forti di sofferenza.
Alla luce di tutto questo, e al di là del DPEF, noi chiediamo alla Giunta regionale qual è il progetto Sardegna. Qual è il progetto per la Sardegna, qual è il progetto al di là dei tagli, al netto dei divieti, al di là di qualsiasi negazione che la Giunta sta dando oggi in Sardegna, qual è il progetto attraverso il quale i sardi potranno mangiare in Sardegna nei prossimi dieci anni, nei prossimi vent'anni, nei prossimi trent'anni, perché questo ormai è diventato il nodo cruciale e fondamentale da cui noi non possiamo liberarci se non attraverso una risposta chiara.
E' questa la risposta che si attende dalla Giunta, alla Giunta chiediamo coraggio, ci sono stati proclami, ci sono stati divieti, adesso è il tempo di costruire, è il tempo di dirci con chiarezza quali sono i fatti, quali sono gli atti, quali sono le azioni concrete che discendono dal magico trinomio altrimenti incasserete l'approvazione del DPEF, ma non incasserete senz'altro un cambiamento strutturale nella modernizzazione che è quello che voi proponete per la Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BALIA (Federalista-Autonomista sardo). Nell'annunciare il voto favorevole al DPEF per due minuti prendo spunto a partire dalla logica alla quale si è riferito stamane l'onorevole Mario Floris: la logica dei numeri - diceva - non paga.
E' vero, la logica dei numeri può essere che non paghi, anche se, però, la democrazia si fonda anche, ovviamente, sulla logica dei numeri. Ovviamente prevale la logica dei numeri, ma questo non significa che non si deve avere capacità di ascolto. E avere capacità di ascolto non deve essere interpretato come una debolezza, ma deve essere interpretato come una forza, a condizione, ovviamente, che questa capacità di ascolto non la si predichi, ma si sia in grado di esercitarla alternativamente e sempre, che sia maggioranza oppure che si sia opposizione.
Questo Consiglio regionale si è aperto all'insegna di un cambiamento delle regole. Il cambiamento delle regole è frutto del sistema elettorale, c'è sicuramente una sofferenza da parte dell'Assemblea legislativa che richiede un chiarimento, che è un chiarimento prima politico, e che poi dovrà essere in ogni caso tradotto in una specificazione di tipo legislativo, perché vengano chiariti, in maniera definitiva e opportuna, i ruoli fra livello dell'Esecutivo e livello dell'Assemblea. E devono essere chiariti in maniera che entrambi i livelli ne escano esaltati e non mortificati. Però, badate, quello è compito anche di quest'Aula farlo.
Presidente, mi sia consentito, a conclusione, di rifarmi all'intervento che, opportunamente, credo, ha fatto il Capogruppo dei D.S. due minuti fa, relativamente a una lettera che ci è stata inviata da Stefano Pinna, Capogruppo di Progetto Sardegna, e che è assolutamente opportuna, perché mira a risolvere un problema che è politico nella sede giusta, che è la sede politica, quando richiede un incontro alla maggioranza di questo Consiglio.
Mentre, Presidente, mi consenta di chiederle, in maniera molto ferma, molto seria, ma anche molto rispettosa, qual è il significato di una lettera che lei ha inviato al Presidente del Gruppo Misto, datata, sì, 6 settembre, ma le date vengono apposte nel momento in cui le lettere si scrivono, protocollata invece il 7 settembre, attraverso la quale si segnala una diversa appartenenza di alcuni consiglieri rispetto alle Commissioni alle quali originariamente erano stati assegnati.
Per segnalare, in ogni caso, Presidente, che non solo è politicamente inopportuno, che non solo presumo, ai termini del Regolamento, che non rientri questo fra le competenze che il Presidente deve esercitare, ma che in ogni caso è illogico e illegittimo, perché il giorno 6 settembre - ma questo risulta anche dal protocollo - una delle persone interessate, l'onorevole Maninchedda, non faceva neanche più parte del Gruppo Misto, ma aveva con altri costituito il Gruppo consiliare Federalista e Autonomista Sardo.
C'è una discrasia di date, lei comunica protocollando il 7 e ignora invece di aver ricevuto una lettera di costituzione di un nuovo Gruppo in data 6. Io vorrei che questa incongruenza venisse immediatamente eliminata, che ciascuno reciti ed eserciti i ruoli che gli sono stati istituzionalmente attribuiti, perché diversamente rischiamo che non sia la politica a risolvere i problemi politici, ma siano invece altri strumenti che però condurrebbero questo Consiglio regionale verso una eclissi della politica e delle garanzie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Balia. Io penso che l'ultimo tema che ha posto verrà affrontato forse in una sede diversa da quella dell'Aula, nella quale il Presidente del Consiglio naturalmente può dar conto delle date, dell'azione e del rispetto del Regolamento. Cosa che puntualmente farò, non essendo intenzione del Presidente del Consiglio interferire in materie politiche che non sono di sua competenza, ma essendo tuttavia mia intenzione quella di far rispettare il Regolamento nell'attribuzione alle Commissioni.
Quindi su questo sono disponibile a dare tutte le spiegazioni e i chiarimenti che sono necessari, condivido il fatto che il Presidente del Consiglio non debba determinare l'esito di una discussione politica aperta nella maggioranza, che tra l'altro è stato sottolineato dall'onorevole Marrocu, quindi affrontiamo la questione con la pacatezza necessaria. Penso che non si possa parlare in quest'Aula né di illegittimità né di uso del Regolamento e dei protocolli in maniera impropria, penso che questo sia sbagliato e sia naturalmente assolutamente dimostrabile, perché altrimenti ci addentriamo in un terreno che apre altro genere di problematiche, e io, per correttezza mia e degli Uffici, non sono disponibile ad aprire un capitolo di questo genere. Disponibile, naturalmente, a dare tutte le spiegazioni e i chiarimenti richiesti dai consiglieri regionali oltre che dai Gruppi.
Siamo in fase di votazione, prego i colleghi di predisporsi alla votazione.
Onorevole Masia, avevamo chiuso le dichiarazioni di voto.
MASIA (Federalista e Autonomista Sardo). Quando aveva chiuso avevo già calcato, Presidente. E' solo per una precisazione, credo che sia dovuta.
PRESIDENTE. Prego.
MASIA (Federalista-Autonomista Sardo). L'onorevole Balia non ha parlato di uso improprio dei protocolli. Credo che sia un'affermazione che non…
PRESIDENTE. Se ho capito male chiedo scusa. Ha parlato di incongruità delle date.
MASIA (Federalista-Autonomista Sardo). Ha parlato soltanto di date diverse, non di uso improprio dei protocolli.
PRESIDENTE. La ringrazio della precisazione, chiedo scusa per aver capito male.
Prego i colleghi di predisporsi alla votazione. Stiamo votando il passaggio all'articolato.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame dell'articolato.
Rispondono sì i consiglieri: Balia - Barracciu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Fadda Giuseppe - Fadda Paolo - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Giorico - Ibba - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Orru' - Pacifico - Pinna - Pirisi - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Spissu - Uggias.
Rispondono no i consiglieri: Amadu - Atzeri - Biancareddu - Capelli - Cappai - Cassano - Cherchi Oscar - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Diana - Floris Mario - La Spisa - Ladu - Licandro - Liori - Lombardo - Milia - Moro - Oppi - Petrini - Pili - Pisano - Randazzo - Rassu - Sanciu - Sanjust - Sanna Matteo - Scarpa - Vargiu.
Si sono astenuti i consiglieri: Davoli - Pisu - Pittalis - Uras.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 80
votanti 76
astenuti 4
maggioranza 39
favorevoli 46
contrari 30
(Il Consiglio approva).
Colleghi se siamo d'accordo voteremo in questo modo: votiamo il capitolo uno che ha il titolo "Il DPEF 2006-2008", poi una seconda votazione per il secondo paragrafo "Il quadro economico", una terza votazione per la parte terza, "La strategia di sviluppo", una quarta votazione per il punto quattro, "Gli strumenti attuativi delle linee strategiche", una quinta votazione il quinto paragrafo, "Competitività, coesione sociale", una sesta per il sesto e così via, una votazione per paragrafo, fino alla votazione conclusiva dell'allegato. Dobbiamo esaminare anche un emendamento aggiuntivo che i colleghi conoscono e che è stato presentato al capitolo 9, ma lo affronteremo quando ci arriviamo. Quindi questa è la modalità di voto che proponiamo.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà. Siamo sul primo naturalmente.
DIANA (A.N.). Siamo sul primo certamente, ma le variazioni sul tema stamattina sono state piuttosto numerose. Io spero di non dovermi attardare a considerazioni che hanno poco a che vedere con il DPEF e invece molto hanno a che vedere con i fatti politici.
Mi ero soffermato, nel precedente intervento, sulla notizia che l'Assessore ci aveva dato di una novità che riguarda un presunto errore, spero che sia un errore reale, sui trasferimenti dell'IRPEF. Vede, Assessore, proprio da questo aspetto, proprio nel momento in cui si riesce a individuare nuove risorse, pari pari in questo DPEF non si capisce poi queste risorse che utilizzo debbano avere. Lei dirà: lo avranno in finanziaria, probabilmente serviranno per abbattere il deficit.
Quello che manca realmente in questo DPEF sono i progetti da realizzare, non c'è nessuna certezza, e quando ho fatto l'esempio dei 666 mila abitanti sardi tra i 35 e 64 anni, che sono persone che non rientrano nel concetto di capitale umano, ma rientrano, sì, nella nuova dizione che il Presidente del Gruppo di Rifondazione Comunista ha qualche istante fa portato alla nostra attenzione: non usa più il termine capitale umano, non potrebbe usarlo, visto che le considerazioni dell'onorevole Uras lo inchiodano, e quindi, benché condivida l'impalcatura generale, non può usare il termine capitale umano. E allora rispolvera le risorse umane. Questo fa capire quale è la politica di Rifondazione Comunista. Le risorse umane sono le risorse idriche, sono le risorse naturali, sono tutte le risorse che sono allo stato latente, perché le risorse idriche, fino a quando non hanno le opportune lavorazioni e utilizzi rimangono tali, rimangono risorse. Ma qui stiamo parlando di competitività. L'assessore Pigliaru ha fatto un discorso completamente diverso, ed è ecco perché ha utilizzato la terminologia secondo me corretta, perché si deve parlare di capitale umano; un capitale fatto di conoscenze, di preparazione, di tutti quegli elementi che sono indispensabili per attuare una politica come quella prevista in questo DPEF. Se fosse un fatto semplice, se fosse un fatto di giorni, se fosse un fatto di un anno, ma con queste considerazioni che io sto facendo, e con le cose che sono contenute nel DPEF, tutto questo modo di concepire la politica e la strategia che il presidente Soru vuole dare ai sardi comporterà un rallentamento nella spesa, nessuna risorsa per la legge 37, nessun incentivo per le imprese, l'accelerazione delle opere pubbliche che è andata a farsi benedire, cosa comporta questo? Comporta un rallentamento di tutto, anche di quella parte che è stata assistita per troppi anni, certamente, però siamo in questa situazione. Allora di fronte a questa situazione che cosa avviene? Avviene che in nome di una strategia che non è capita da Riformazione Comunista, che almeno ha il coraggio di dirlo, che non è capita neanche da gran parte della maggioranza e men che meno è capita da noi, di fatto questo Consiglio silente, silente inteso nel senso che non ci sono voci se non lo sparuto Gruppo di Rifondazione Comunista, per il resto tutta la maggioranza acconsente che questo DPEF venga approvato nonostante le sollecitazioni che abbiamo fatto in Commissione. E non si dica che non ci sono state sollecitazioni anche con proposte importante in Commissione, perché le abbiamo fatte, le abbiamo fatte tutti, ne cito alcune. Non ho visto l'Assessore dell'ambiente presente in quest'Aula, ma di che cosa si sta occupando l'assessore Dessì? In un momento così drammatico per i rifiuti, in un momento così drammatico - questa estate di incendi ne abbiamo avuto a iosa -, in un momento drammatico per la depurazione, ma dov'è l'assessore Dessì? Ma quali sono gli interventi importanti sui rifiuti solidi urbani?
PRESIDENTE. Sì, è finito il tempo, onorevole Diana. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Riprendo da dove ho lasciato poc'anzi, e cioè sul parere delle parti sociali, che evidentemente ci porta a diversi giudizi avendo letto magari testi diversi, ma in quelli presentati in Commissione c'è un netto rifiuto, critica a questo DPEF per mancanza di un serio progetto di sviluppo. Nonostante il cambiamento delle regole che c'è stato con la legge elettorale, come ha detto poc'anzi il collega Balia, c'è anche il cambiamento dei rapporti istituzionali. Da tempo noi abbiamo presentato una proposta di legge per la riforma elettorale, da tempo ne parlate, ma ancora questa proposta di legge non ha avuto l'onore di essere presa in considerazione dalla Commissione componente e tanto meno da quest'Aula. E' per questo che chiederemo, secondo i termini di Regolamento, di richiamare in Aula la stessa proposta di legge.
Ma poi abbiamo parlato anche di riforme e abbiamo chiesto che si ragionasse sulla prima vera riforma: applichiamo le leggi esistenti. Proviamo ad applicare le leggi esistenti, quelle che in diverse tornate non siamo riusciti ad applicare.
Tornando al sistema economico, perché dai numeri si parte in questo DPEF, mi perdonerete, senz'anima, per fare un ragionamento di tipo economico. Siccome c'è ancora un chiarimento che non è ancora intervenuto, Assessore: composizione percentuale del valore aggiunto totale, la tabella di quest'anno la pregherei, se è possibile in un suo intervento, di spiegarmela. Perché tutti i dati del 1970, del 1980 e del 1990 corrispondono a quella che avete riportato nel 2004 soltanto per l'agricoltura, l'industria e i servizi, mentre vengono sostanzialmente modificati per l'industria in senso stretto e costruzioni? Le ripeto la domanda dell'inizio: qual è la tabella vera? Passiamo da percentuali del 17,2 per cento dichiarate nel precedente documento, nel DPEF 2005-2007, del 17,2 dell'industria in senso stretto per il 1970 ed oggi ci dite, in questo documento, che nel 1970 la percentuale era del 51,1. Qual è quello vero, continuo a dire, di cosa stiamo parlando? E dico che l'avete scritto voi. Mentre invece tornano gli indici riguardanti l'agricoltura, l'industria e i servizi, e questo per ogni anno, per il 1980, 1990, 2003. C'è qualcosa che evidentemente non torna. Così come non torna, Assessore, quanto ci avete detto nel precedente DPEF, cioè avete parlato del debito pro capite, e in quel caso, quando avete discusso del debito pro capite che riportate anche in questa edizione del DPEF, ci avete detto che il debito pro capite era in sostanziale aumento, tant'è che con la vostra manovra economica dichiarate: "Per il 2004 avremo una sostanziale diminuzione", e lo dite nel DPEF 2005-2007, riportando anche il dato che il debito pro capite previsto per il 2004 è di 1324. Poi andiamo a consuntivo, andiamo su quello che voi oggi dichiarate, il debito pro capite è passato a 1636, è sostanzialmente aumentato. Qual è allora l'efficacia della vostra manovra finanziaria? Quale è stata l'efficienza e l'efficacia del vostro DPEF?
Su questi numeri, e ragionando su questi numeri credo che sia dimostrata l'inefficacia di quella azione, o quanto meno la inopportunità di alcune azioni, mentre invece stiamo ancora aspettando le azioni concrete di cambiamento enunciato, ma prima del cambiamento pensiamo in qualche modo di dare corso a quello che già esiste. E questa sarebbe già una grande innovazione.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Capelli. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Grazie Presidente. sarò velocissimo, una mia dichiarazione di voto che non può essere se non negativa, ma intervengo solo per completare il concetto precedentemente espresso e che non ho avuto, giusto per il tempo, la possibilità di completare.
Dicevo, Assessore, che il documento di programmazione economica e finanziaria è concentrato principalmente quasi tutto sulla parte propositiva, chiamiamola così, e sulle strategie sul medio e lungo termine, così come stavamo appunto parlandone poc'anzi. Ma poco e niente almeno si intravede, è questa la grande carenza, sugli interventi nel breve, cosa e quanto è possibile fare oggi per poter innanzitutto ad esempio, come ho detto poc'anzi, creare quell'humus che potrebbe consentire alla nostra poca e media impresa una crescita dimensionale che la porterebbe poi, chiaramente, ai processi di innovazione, che la porterebbe a documentarsi sulla ricerca per la sua crescita e che porterebbe infine il nostro sistema, cioè le nostre imprese, a fare sistema e a permettere una politica economica anche di esportazione dei nostri prodotti, moltissimi dei quali hanno la caratteristica della unicità, biologicamente parlando della unicità e della unicità anche come il prodotto manifatturiero. Ciò che manca e ciò che spaventa appunto è questo, cioè la politica di intervento è puntata quasi solo esclusivamente a soluzioni condivisibili, come ho detto poc'anzi, su medio e lungo termine, oggi per salvare l'attuale situazione, cioè cosa si intende fare; questo secondo me anche come proposta che non si è letta nel DPEF, non si è letta, come proposta ad esempio sui problemi che riguardano il mondo agro pastorale, l'agricoltura, cosa si intende fare per dare un segnale evidente in questo settore che sta agonizzando, cosa si intende fare oggi in qualche maniera per salvare la micro e piccola impresa locale che malgrado tutto costituisce il tessuto economico attuale, che malgrado tutto, seppur all'interno quindi, riesce a fare impresa, riesce a creare occupazione, riesce a creare reddito. Io almeno ho avuto questa difficoltà di lettura ed è per questo appunto che condivido i propositi, come tutti abbiamo detto di condividere i propositi, ma non possono essere condivise tutte le strategie, perché nella strategia appunto vengono rimarcate queste carenze, dove si è appunto nell'aspetto propositivo passati molto velocemente su alcuni aspetti. Allora si vuol sapere se questo passaggio veloce o superficiale, cioè non approfondito sufficientemente, è dato dalla transitorietà e dalla precarietà del documento, che è pur sempre un documento di transizione in attesa della formulazione del piano regionale di sviluppo che dovrà e sarà senz'altro il documento cardine perché indicherà le linee strategiche di sviluppo in futuro, oppure se questo passaggio leggero, se questo passaggio superficiale invece è imputabile ad una scarsa o poca attenzione ad un determinato settore. Volevo dire solo questo perché questa credo sia una preoccupazione comunque sia che è emersa da vari interventi che mi hanno preceduto, sia nella discussione generale e sia nella dichiarazione di voto; quindi credo che su questo argomento sia necessario ritornare; magari si potesse affrontare l'argomento dello sviluppo in Sardegna giorno per giorno in quest'Aula, perché allora ci confronteremo, ognuno potrebbe dare il proprio contributo così come è stato dato in quest'Aula e nella relazione di opposizione, se pur modesto, un contributo fattivo anche al DPEF, benché questo sinceramente non sia stato, come è stato rilevato poc'anzi, in alcun modo accettato oppure in alcun modo evidenziato.
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione, prego i colleghi di predisporsi al voto. Nessuno ha chiesto la votazione elettronica, quindi votiamo per alzata di mano.
Metto in votazione il paragrafo 1 del documento numero 7. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione il paragrafo 2 del documento numero 7. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione il paragrafo 3 del documento numero 7. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione il paragrafo 4 del documento numero 7. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione il paragrafo 5.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Per dichiarare la mia astensione a questo paragrafo, per le ragioni che ho esposto già precedentemente, in modo particolare per quanto riguarda lo spostamento del DPEF come attenzione verso l'impresa e per rimarcare la necessità di dare un significato pieno alla coesione sociale. Come si raggiunge la coesione sociale, per non lasciare tutto alla competitività del mercato? Ci sono molte competitività, l'ho detto anche precedentemente in uno dei miei interventi, esiste la competitività tra i capitali; i capitali competono a prescindere dalla competitività dei sistemi territoriali e i sistemi territoriali competono per attrarre i capitali a sé e questa corsa del nuovo capitalismo, che è un capitalismo non proprietario, è un capitalismo finanziario, di management, questa corsa viene tutta sulla riduzione dei costi dei fattori di produzione e in questi fattori di produzione c'è quello che tra virgolette il neoliberismo definisce il capitale umano. Molte volte si è detto qua di continuità territoriale, di difficoltà, di problemi legati ai trasporti, ma noi sappiamo che gran parte delle produzioni che invadono l'Europa arrivano dalla Cina. E' più distante dalla Sardegna rispetto all'Europa? Arrivano anche i polli, quelli che hanno i virus e che non sono controllati, nelle nostre frontiere. Arriva di tutto ed è più competitivo un pollo cinese solo in ragione della difficoltà nostra di insularità, del fatto che abbiamo il Mar Tirreno che ci divide dalla piattaforma continentale? Ma manco per niente! E' perché in Cina, è perché nel sud est asiatico, è perché in altre regioni più povere di questo pianeta lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo si concretizza in maniera assolutamente selvaggia.
Allora noi non vogliamo competere con questa idea, vogliamo un'altra idea di sviluppo, che si basa sulle nostre forze, che si basa sulle nostre risorse e vogliamo valorizzare l'uomo, vogliamo cioè disegnare uno scenario diverso dove la giustizia sociale e la dignità umana prevalgono su tutto. Allora dov'è la coesione sociale se lasciamo emarginati, se li escludiamo dai sistemi produttivi, se non gli diamo un senso per partecipare attivamente alla crescita di questa nostra Regione? Com'è che la realizziamo? Non c'è questa idea, c'è l'idea vecchia, di un mondo così, sempre più brutto, sempre più bellicoso, sempre più travagliato da lutti, di un mondo e di un Occidente decadente, egoista, prepotente.
Noi non abbiamo questa idea e non seguiamo su questo terreno, vogliamo cioè un forte riequilibrio delle spinte, vogliamo che l'uomo conti di più, che sia al centro, abbiamo detto all'inizio della legislatura "lavoreremo per gli ultimi", gli ultimi sono sempre di più dimenticati.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori, colleghe e colleghi, come altri ho apprezzato diverse parti del documento di programmazione economico finanziaria, come ho avuto modo di dire anche in incontri di maggioranza, anche con il Presidente Soru e l'assessore Pigliaru, vi sono indicazioni macro-economiche e strategiche che tracciano un percorso interessante e che potrebbe dare alla Sardegna un futuro migliore. Non entro ovviamente nel merito delle cose che condivido e che sono tante, anche se in parte solo dichiarate, come si è fatto del resto lo scorso anno; nel breve tempo a disposizione posso solo far cenno ad alcune questioni che sono la ragione prima della mia presenza in questo Consiglio regionale e, sono certo, anche del Gruppo della Rifondazione Comunista. Penso che in questo DPEF ci siano grandi e gravi sottovalutazioni su questioni rilevanti ed urgenti, dunque non si tratta di semplici dimenticanze, ma sono figlie di quella cultura neoliberista centrata solo ed esclusivamente sull'impresa, ritenendo erroneamente che solo questa scelta possa creare occupazione e sviluppo nella nostra Isola, io invece sono convinto che questo non sia sufficiente e che richieda tempi lunghi, perché la coscienza e capacità imprenditoriale non si moltiplica in pochi giorni e non si radica velocemente soprattutto in aree molte depresse della Sardegna, come abbiamo sperimentato da tempo nella nostra attività amministrativa a livello anche di enti locali. Certo l'animazione sociale non manca nel nostro impegno quotidiano, ma ci sono difficoltà oggettive e strutturali che hanno bisogno di tempi di maturazione che purtroppo non saranno brevi. Pertanto in questa fase è necessario dare anche risposte urgenti a fasce sociali e aree depresse che non possono certo attendere i tempi di questo DPEF, prevalentemente centrato su tempi lungi.
Voglio citare solo alcuni argomenti che sono stati oggetto di conflitto anche nel gruppo di maggioranza, ma che fanno parte integrante del programma elettorale che governa questa Regione, mi riferisco al piano per il lavoro che ha dato e, se precisato meglio avrebbe potuto dare, risposte concrete e immediate ad una parte dei disoccupati, in tutti i comuni della Sardegna che, ricordo, sono per il 92 per cento piccoli e piccolissimi. Non vi è nulla di rilevante in questa proposta che dia inoltre un segnale serio per contrastare le nuove povertà, che riguardano il 10 per cento del popolo sardo, così come non si affronta in modo nuovo e decisivo il tema delle aree svantaggiate, prevalentemente dislocate nelle zone interne.
Infine non vi sono indicazioni su un nuovo approccio all'emigrazione, che è l'altra metà del popolo sardo e che rappresenta una potenzialità, spesso lo diciamo solo a parole, che possiamo, se lo vogliamo, adeguatamente valorizzare. Questi punti, sono certo, avrebbero qualificato meglio questo DPEF, preparandoci ad esaminare il bilancio e la nuova finanziaria in modo adeguato. Siccome non è stato fatto, per questo io ho manifestato il voto di astensione.
PRESIDENTE. Metto in votazione il paragrafo 5 del documento numero 7. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione il paragrafo 6.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). La riforma della Regione deve avere un obiettivo, che un po' è stato anche declarato nel contenuto dell'ordine del giorno numero 2 che questo Consiglio ha votato all'apertura della legislatura, dando compiti fondamentali, alla prima Commissione, di istruzione di una proposta di consulta statutaria che raccogliesse al proprio interno le necessarie competenze, esperienze, qualità e impegno per definire un nuovo Statuto della Regione Sardegna. Abbiamo affrontato più volte questo tema e abbiamo dal nostro punto di vista espresso un concetto, a noi non interessa dare più potere a qualcuno perché ci sia stabilità a prescindere dall'oggetto delle questioni che si affrontano e dall'approccio democratico alla risoluzione dei problemi. A noi non interessa avere un'organizzazione efficiente che però eserciti nel concreto, in modo più prepotente, la forza del potere pubblico rispetto alle esigenze, ai bisogni, alle aspirazioni del nostro popolo. A noi interessa che il nuovo statuto sia una carta dei diritti dei sardi, dei diritti dei sardi nella loro terra, dei diritti dei sardi nei confronti dello Stato, dell'Europa, in cui questi diritti vengano esaltati, non vengano compressi, in cui questi diritti vengano sempre di più affermati, a cominciare dal diritto al lavoro, al diritto allo studio, al diritto alla salute, cioè tutti diritti fondamentali che rendono dignitosa la vita degli uomini e delle donne di questa nostra Regione. Allora pensiamo ad uno statuto e poi pensiamo ad una legge sulla forma di governo e pensiamo anche ad una legge elettorale, negli ambiti di quello che è il dettato costituzionale che vada verso questa direzione, cioè che faciliti la partecipazione, una democrazia partecipativa vera, dove la parola di tutti vale, dove nessuno può accantonarla, dimenticarla, snobbarla, dove la parola del cittadino vale come la parola di chi lo governa, viene presa in considerazione; poi ci sono i soggetti dell'autorità che hanno la responsabilità della decisione, che esercitano in un processo di formazione della decisione che deve essere democratico.
Io so bene che non è l'idea che tutti noi abbiamo, neppure nella nostra maggioranza, so bene che vi sono aspirazioni alte, suggestioni alte, so bene che c'è la tesi che la governabilità deve comandare su tutto, anche sui diritti, so bene che c'è questo, ma ho sempre pensato che questo appartenesse quasi esclusivamente all'altro fronte, al centrodestra. Non vorrei, perché la stagione delle riforme è una stagione cruciale, che su questo nascesse uno scontro anche duro tra componenti della stessa maggioranza.
PRESIDENTE. Metto in votazione il paragrafo 6 del documento numero 7. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione il paragrafo 7 "le politiche della conoscenza". Chi le approva? Chiedo scusa, onorevole Uras, ma per dopo o per prima? Le politiche della conoscenza. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Qua bisogna intendesi, signor Presidente. È vero che siamo nella fase di votazione, ma la dichiarazione di voto è consentita dal Regolamento; io non posso fare speedy gonzales, posso fare il consigliere regionale normalmente dotato, essendo un consigliere regionale anche poco dotato ho qualche tempo per calcare il bottone e i miei interventi servono a segnalare anche un dato politico alla Giunta e alla maggioranza.
Noi come Rifondazione Comunista abbiamo espresso delle critiche, critiche che sono condivise dalla maggioranza del mio partito, che è uscito anche pubblicamente attorno a questo tema; già l'anno scorso in occasione della manovra finanziaria c'è stata una divisione traumatica che questa volta porteremo alle estreme conseguenze, per far capire a questo Consiglio, a questa maggioranza, a chi ha la responsabilità della conduzione della maggioranza, perché la maggioranza è una maggioranza se tale rimane, non se perde i pezzi lungo strada, non se crea un malessere che si manifesta in più modi, in più comportamenti, in più novità politiche. Questa maggioranza ha eletto un Presidente che ne ha la responsabilità e quando nasce un problema e viene sollevato, più volte e sempre sullo stesso argomento, ne tiene conto.
Questo DPEF, le politiche della conoscenza, vogliamo rimanere tutti ignoranti? No, io sono ignorante e spero che mia figlia diventi colta, mi vanno bene molte soluzioni. Non mi convince il fatto che l'alta formazione che sta dentro il capitolo della finanziaria, dentro l'articolo della finanziaria, sostituivo del piano straordinario per il lavoro, i voucher, vadano a finire anche agli occupati delle imprese per ridurre il costo dell'impresa nella formazione del suo personale.
Non mi va che si enunci la formazione professionale come il terreno della riforma e poi invece si ripetano bandi con contenuti che privilegiano alcuni enti piuttosto che altri. Non è un problema di percentuali, cioè quanto prendono la maggioranza o la minoranza come riferimenti politici generali sul terreno della formazione professionale. È un problema di riforma che non c'è, quindici mesi sono passati, non bastano le enunciazioni, ci vuole la sostanza!
Cosa fa l'assessore del lavoro che non c'è? In quale riforma è impegnato? C'è un problema politico, di cui non si può fare a meno di dare segnalazione all'opinione pubblica perché lo sappia . Quindici mesi sono tanti, altri dieci e siamo a metà legislatura, ci sono le politiche, le primarie, tutto il mondo della politica è impegnato a raccogliere consenso, sulla base della quale io vado a raccogliere il consenso per la mia maggioranza, se su questi temi, che ha enunciato più volte anche nel programma, non ha fatto cinque centimetri di passo in avanti.
Allora va bene la conoscenza, dotiamoci degli strumenti, dov'è il progetto di riforma della formazione professionale? Dov'è che abbiamo accantonato le sperimentazioni della Moratti, l'obbligo formativo, cioè l'ipotesi di sostituzione del sistema scolastico pubblico con il sistema della formazione professionale? Dov'è che abbiamo dato alla formazione professionale il ruolo che deve avere, di accrescimento della competenza dei nostri studenti usciti dalle scuole superiori e dall'università? Dov'è la riforma della formazione professionale? In quale cassetto è rimasta? Il DPEF non deve dire cosa faremo sempre fra un anno, fra due, fra tre, non mi basta che si dica che i voucher daranno i loro frutti a fine legislatura, io voglio vedere qualcosa oggi perché oggi si aspetta di vedere qualcosa anche il resto del popolo sardo.
(È approvato)
(È approvato)
Colleghi direi che possiamo chiudere la seduta di questa mattina, riprendiamo i lavori alle 16 e 30 dal paragrafo 9 al quale abbiamo un emendamento, questo è il motivo per il quale sospendiamo adesso la seduta. La seduta è tolta, riprendiamo alle 16 e 30.
La seduta è tolta alle ore 13 e 27.
Allegati seduta
CXVII Seduta
Giovedì 8 Settembre 2005
(Antimeridiana)
Presidenza del Presidente Spissu
INDICE
La seduta è aperta alle ore 10 e 23.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di giovedì 28 luglio 2005 (112), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Ignazio Artizzu ha chiesto un giorno di congedo per la seduta dell'8 settembre 2005. Poichè non vi sono opposizioni questo congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. Comunico che si è costituito un nuovo Gruppo composto dai consiglieri Balia, Manichedda, Masia, Salis e Serra. La comunicazione è pervenuta in data 6 settembre 2005. Il Gruppo consiliare ha nome Federalista Autonomista Sardo, il presidente del Gruppo è eletto l'onorevole Balia.
Comunico che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 2 e 5 agosto 2005.
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sul diritto alla salute negato ai cittadini che si rivolgono alle strutture sanitarie pubbliche ricadenti nell'ambito della ASL n. 1 di Sassari, per la grave mancanza di servizi sanitari essenziali, quali la radioterapia e la risonanza magnetica e per l'inarrestabile allungarsi delle liste d'attesa in tutte le specialità mediche". (308)
"Interrogazione Caligaris - Cocco - Serra - Atzeri, con richiesta di risposta scritta, sul ruolo e la funzione dell'Ufficio della consigliera e del consigliere di parità". (309)
PRESIDENTE. Bene, colleghi, proseguiamo nella discussione del documento di programmazione economica e finanziaria. È iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Grazie Presidente. Cari colleghi, ieri nel dibattito sul documento, alcuni colleghi dell'opposizione dicevano: "E' un documento privo di testa e di cuore". Il collega Vargiu diceva: "E' inutile perdere tempo, dedicare attenzione a un documento che è privo di strategia e di contenuti". A me pare che il ragionamento dei colleghi dell'opposizione era un po' con gli occhi ancora rivolti al passato, a quando il DPEF era un documento inutile. Non era solo senza cuore e senza testa, ma era anche senza contenuti perché il contenuto puntualmente veniva falcidiato dal voto dell'Aula e dalle lotte intestine della maggioranza inesistente che ha governato fino all'anno scorso.
Abbiamo avuto esempi di DPEF che avevano poco più di qualche pagina e di un solo capitolo. Gli occhi erano rivolti al passato perché non c'era né cuore né testa in quel DPEF e, soprattutto, non c'era sintonia, non c'era rapporto non solo tra il DPEF e poi la manovra finanziaria, ma tra il DPEF e le azioni di governo giorno per giorno di quelle giunte e di quella maggioranza.
Si arriva anche all'assurdo, leggo la relazione di minoranza, quindi penso fatta dal collega Rassu a nome di tutti, che dice:" Ma ciò che risulta più negativo è il fatto che non esiste un collegamento tra lo stesso DPEF e la manovra finanziaria 2006".
Due sono le considerazioni: o la Giunta regionale e l'assessore Pigliaru stanno discutendo la manovra finanziaria 2006 con il collega Rassu e con la minoranza, per cui Rassu è a conoscenza della manovra finanziaria 2006, cosa che ancora noi non abbiamo avuto modo di iniziare il percorso di discussione, e sa già che è la parte più negativa il fatto che non ci sia rapporto tra il DPEF e la prossima manovra finanziaria, oppure il collega Rassu è dotato di poteri sovrannaturali: sa già cosa dovrà succedere. Quindi sa già che succederà, che non ci sarà coerenza tra questo DPEF e la prossima manovra. In verità è che anche il collega Rassu, e tutta l'opposizione, ha ancora gli occhi rivolti al passato, che mai c'è stata coerenza tra il documento di programmazione economica e finanziaria e il DPEF.
Noi vorremmo dire ai colleghi che questo DPEF ha cuore, ha testa, ma soprattutto avrà gambe! Le gambe gliele daremo noi con una maggioranza coesa, forte, determinata come lo ha dimostrato in questo primo anno di legislatura. Cuore, testa e gambe, quelle gambe che invece non avevano sicuramente le azioni di governo della precedente legislatura lacerata e dilaniata dalle lotte intestine della maggioranza.
Questo DPEF arriva in discussione e apre il secondo anno di questa legislatura di cambiamento della politica regionale. Noi riteniamo positivo il primo anno di governo. Umilmente e modestamente non ci diamo 10 e lode, però siamo convinti che meritiamo almeno un più che sufficiente, un buono. Dieci e lode non ce lo diamo.
È stato un anno difficile, un anno nel quale siamo stati chiamati ad affrontare emergenze, e un anno nel quale si sono poste le basi di un cambiamento reale di questa amministrazione. Vedete, ogni giunta all'inizio di legislatura si è caratterizzata con la voglia di discontinuità rispetto al passato, ma mai c'è stata una vera volontà di perseguire con atti concreti di governo, le azioni di riforma, gli obiettivi di cambiamento veramente annunciati. È il motivo per cui spesso nell'opinione pubblica e nella gente prevale quell'idea per cui, ma sì, tutto sommato tra uno schieramento e l'altro le cose poi non cambiano. Perché si annunciano grandi programmi, grandi voglie di cambiamento, poi prevale il quotidiano, prevale l'adagiarsi sui problemi e alla fine, poi, tutto sommato non è che si cambi tanto. Questa Giunta invece, da questo punto di vista questa maggioranza ha segnato una discontinuità, e con grande coraggio e determinazione ha avviato il processo di cambiamento.
Vedete, è più facile dire sì a tutti e dire sì a tutto, e lasciare che tutto continui così come è stato conosciuto, con su connottu, è più facile dire a un amministratore locale che magari ha pensato investimenti immobiliari in quel comune, e che auspica che quell'investimento si concretizzi perché può dare occasione di lavoro a questo e quell'altra impresa locale, a questo o a quell'altro giovane disoccupato, che si può e si deve fare.
È più facile anche per quel sindaco dire a quel cittadino che è stato magari avvicinato da qualche consulente di società immobiliare milanese, o svizzera o di qualche altra parte che va vicina a quel proprietario di quelle terre che si propone magari di acquistarle per qualche miliardo di lire, dire sì a quell'intervento. È molto più difficile, occorre molto più coraggio intervenire e sapere, come abbiamo fatto con la legge numero 8 con grande coraggio e determinazione, che quella giungla che si era creata in Sardegna dopo l'abolizione, dopo la bocciatura dei piani paesistici non poteva essere più mantenuta.
È più difficile fare scelte, è più difficile dire no, è più difficile chiamare alla coerenza rispetto a un progetto che si adatti anche alla politica, anche al nostro mondo, anche agli amministratori locali. È più difficile costruire comunque una prospettiva. E voi dite: "Ma ne parliamo sempre di turismo ecosostenibile, sono le stesse cose." Sì, se ne parla sempre, ma è perseguire quell'obiettivo con coerenza che è più difficile, parlarne e poi consentire quegli scempi che poi sono avvenuti nel nostro territorio, e quelle rapine di società immobiliari affaristiche rispetto al nostro territorio, e parlare però di ecosistema che viene rispettato e di prospettive di sviluppo turistico nel rispetto dell'ambiente, è parlarne soltanto, se però poi non si persegue per una vera politica di cambiamento.
Così come è più facile o è stato più facile nel passato utilizzare una legge nazionale come quella sul credito formativo e attraverso manovre, quasi di falso in bilancio, ipotizzare entrate dello Stato che tutti eravamo a conoscenza e sapevamo, come avevamo anche denunciato, non si sarebbero concretizzate, consentire che si potesse spendere in una formazione tra l'altro dequalificata, centinaia di miliardi per una operazione che intanto toglieva allo Stato dalla sua responsabilità che è quella di garantire la formazione anche ai nostri ragazzi, ai nostri giovani e contemporaneamente di massacrare le casse regionali.
È più facile dire sì a tutti, è più facile far costituire e magari rafforzare società appena costituite nella formazione senza nessuna professionalità, senza nessuna competenza, senza nessuna vera risposta agli obblighi formativi che la stessa legge imponeva. È molto più difficile accettare lo scontro, sapere dire di no, chiamare tutti al senso di responsabilità, anche spesso a quel nostro mondo, perché è chiaro che spesso in queste situazioni c'è parte anche del nostro mondo con il quale poi si vuole cambiare. È più difficile cioè accettare la strada del cambiamento. Noi in questo anno l'abbiamo accettata, e con serietà, concretezza e dico anche con coraggio e con coerenza la stiamo portando avanti.
Così come è più facile moltiplicare i consigli di amministrazione e rispondere magari anche a quel nostro mondo di apparato politico distribuito nel territorio, che magari ci chiede di trovare collocazione. È molto più difficile avviare un processo di riforma e di modificazione di quel sistema. Anche qui con coraggio si è avviata la riforma.
Sapevamo tutti che non si potevano mantenere le Comunità Montane, così come costituite, a seguito dell'avvio delle nuove province. Sapevamo che ognuno di noi veniva chiamato a rispondere anche nel proprio territorio di realtà istituzionali che avevano avuto anche, come io spesso ho sottolineato, una funzione positiva in quel territorio; e saper dire che era chiusa quell'esperienza e che l'esperienza nuova delle nuove province determinava un cambiamento in quella direzione.
Era forse più facile dire sì; è molto più facile il consenso immediato che si cerca nell'azione quotidiana che l'avvio di un processo di cambiamento. È molto più facile per l'assessore Pigliaru e per la Giunta dire che si può ricorrere ancora ulteriormente all'indebitamento, che non è un problema se il disavanzo regionale cresce, e sapere dire a tutti sì, e poter dire a tutti sì, e rispondere a quelle che sono le istanze che vengono dal sociale. È molto più difficile continuare in quella politica di rigore che questo DPEF vuole continuare, di una finanziaria seria, rigorosa, che fa delle scelte nelle spese e che avvia un vero processo di cambiamento. Una finanziaria che sa che non è più possibile, né risponde agli interessi dei sardi, dire sempre e solo sì, e dire sempre sì a tutto quello che viene avanzato.
Quindi, noi siamo convinti come Democratici di Sinistra, che questo anno di legislatura, questo primo anno di legislatura sia un anno importante, che nonostante le difficoltà di avvio, di rodaggio, è una macchina che ha funzionato, che ha messo in campo tante di quelle iniziative. E allora il DPEF? Il DPEF va visto dentro questo quadro di cambiamento, il DPEF è in sintonia, in continuità, in coerenza con queste scelte coraggiose che già nel primo anno si sono fatte. Il DPEF può essere visto... si dice:" Ma qual è l'elemento, la competitività?" La competitività è dentro questo processo di riforme!
La competitività è quello che noi annunciamo voler fare da oggi in poi, chiamando il Consiglio in questi mesi ad un impegno per completare e continuare quel processo di cambiamento.
Noi sappiamo di avere tanto in campo, dai temi delle riforme a tutta la strumentazione messa in campo per l'agricoltura. Ma è inutile parlare di crisi dell'agricoltura se poi non si affronta in modo radicale il cambiamento delle politiche agricole, come sta avvenendo attraverso la riforma degli enti agricoli, attraverso lo smantellamento e la riforma dei consorzi di bonifica che hanno creato né veri servizi e allo stesso tempo passività.
Noi siamo coscienti che dobbiamo completare, anche per dare un'immagine diversa da quella che abbiamo dato anche noi forse nel passato, ma anche voi, di mancanza di affidabilità. Noi abbiamo preso l'impegno di modificare gli enti agricoli, di modificare tutta la strumentazione agricola, di modificare le politiche la strumentazione messa a supporto del turismo, noi abbiamo preso impegni con date rispetto ai piani paesistici, e noi vorremmo insieme dare un messaggio alla società sarda di serietà e di affidabilità portando a compimento ed a completamento quelle riforme e quegli impegni nei tempi che noi stessi ci siamo dati, nei tempi che noi abbiamo dato alla società sarda.
Quindi, sappiamo che ci attende in questi mesi, insieme a questi grandi provvedimenti di cui abbiamo avviato il processo di riforma e che vogliamo completare, così come vogliamo rapidamente passare a concretizzare quell'ordine del giorno sullo Statuto e sulla consulta per modificare lo Statuto, sulla legge statutaria, sulla forma di governo, sulla legge elettorale, sulla modifica della 1, della 31, cioè, adeguare un'amministrazione regionale, questa Regione ad essere più efficiente, più moderna, più rispondente alle nuove sfide che vengono proposte in queste regioni.
Cioè, sappiamo e siamo coscienti che siamo chiamati a uno sforzo immenso. E allora, voi pensate, lo dico per qualche... che sia un problema per questo Consiglio di discutere le questioni delle indennità che riguardano i singoli consiglieri?! Mi pare che qualche volta questo aspetto viene portato più che per convincimento reale quanto invece per rispondere a quelle che sono le sollecitazioni, qualche volta anche demagogiche della società, o che vengono dalla parte della società. Non è un problema dei costi della politica, è di cosa produce la politica.
Io penso che sia molto più utile, magari decidere che le commissioni non si riuniscano solo un giorno e mezzo, e che magari le commissioni si riuniscano 5 o 6 giorni e lavorino a completare quel disegno di legge non in tre mesi ma in una settimana, che prestarsi alle campagne demagogiche sul costo della politica.
Io non l'ho condivisa, non ho mai avuto difficoltà di dire il mio pensiero, che non condivido questo tipo di campagna demagogica; quindi, mi dispiace che qualche collega si presta. Accetto più la sfida di chiamare questo Consiglio a cosa produce questo Consiglio! Accetto più la sfida di dire:" Cosa produce questo Consiglio nelle Commissioni e in Aula? "Questa sfida!
Io sono convinto che queste battaglie demagogiche avrebbero poco senso se noi tra 5 o 6 mesi portassimo a casa realmente quelle proposte di cambiamento che sono in campo nelle commissioni che arriveranno in questi giorni anche a seguito degli impegni assunti nella finanziaria precedente di riforma reale di questa Regione.
Quindi, credo che abbiamo avviato con il primo anno di legislatura un grande cambiamento. Questo DPEF visto staccato da questo processo di cambiamento può apparirvi inutile, perditempo, senza cuore, senza testa. Visto dentro questo processo di cambiamento ha un grande significato: ha cuore, ha testa e, come ho detto prima, avrà le gambe, le gambe che gli daremo noi con l'unità e la determinazione di questa maggioranza.
Infine, un'ultima considerazione, non la farò molto lunga, si diceva: "Mancano risorse a sostegno", un po' quello che sta avvenendo anche in questi giorni. Ma, vedete, l'ho detto anche prima, io sono convinto che su tre punti noi dovremo essere, penso, coerenti con quello che dice il DPEF: il rigore non vuol dire una politica di tagli, vuol dire una politica di attenzione alla spesa, vuol dire una politica, come enunciata, di rivendicazione che abbiamo fatto tra l'altro insieme, con l'azione anche unitaria della Commissione, delle forze politiche, dei parlamentari, delle entrate e vuol dire un selezione delle spese.
Io penso che nel 2006 dovremo fare attenzione alla finanziaria, alle risorse verso gli enti locali , perché sappiamo quanto hanno sofferto gli enti locali in questi anni per un'azione di governo nazionale di tagli che ha messo in difficoltà realmente le comunità locali. Io penso che rigore della politica di spesa possa coesistere con il salvaguardare le spese sociali, di assistenza, di servizio alla gente. Io penso che il rigore possa coesistere con una politica di sostegno all'impresa diversa da quella che abbiamo conosciuto fino a oggi. Non si tratta solo ed esclusivamente di garantire risorse, si tratta anche di sapere come spendere. Si tratta di sapere che bisogna fare selezione, premiare veramente progetti meritevoli di essere premiati, non quelli che si rivolgono al pubblico soltanto attratti dal contributo in conto capitale, e che dopo due o tre anni, spesso anche prima di avere avviato un'attività produttiva, si trovano nuovamente in una situazione di difficoltà e di chiusura.
Si tratta di non sposare quella politica che mantiene il quotidiano, che risponde al quotidiano, che risponde all'emergenza, che fa assistenza e che lascia le nostre comunità così come le ha conosciute, in povertà, dove si garantisce il giorno per giorno e non c'è una prospettiva di sviluppo. Si tratta di fare scelte coraggiose come quelle che sono state fatte fino a oggi e di proseguire in quella direzione. Quindi, noi voteremo a favore del DPEF convinti. Siamo convinti che sia un DPEF che si inserisce all'interno di questo quadro politico che noi condividiamo, che vogliamo sostenere e che vogliamo vivere in questi prossimi mesi, possibilmente da protagonisti come Democratici di Sinistra.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Questo DPEF è stato già analizzato, esaminato, giudicato da tanti in quest'Aula, in questi due giorni, ma precedentemente ancora nelle consultazioni che sia la Giunta sia il Consiglio in Commissione hanno avuto con le parti sociali, con i rappresentanti delle diverse forme che si manifestano poi nell'opinione pubblica, e che hanno dato complessivamente un giudizio che sistematicamente, in estrema sintesi, può essere definito unanime. E cioè un DPEF per il quale non si esprime alcun entusiasmo; un DPEF molto evanescente, è stato detto. Da più parti, cioè sia da parte - cito i due estremi - degli industriali, sia da parte del Capogruppo di Rifondazione Comunista viene evidenziato, anche in quest'aula da parte del nostro collega, che certamente questo DPEF non è quello che poteva essere desiderato e atteso da una maggioranza che in questo primo anno e dopo un anno di lavoro poteva e doveva imprimere una svolta rispetto a quello che ha trovato precedentemente, e quindi concretizzare la svolta annunciata sia nel corso della campagna elettorale sia nelle dichiarazioni programmatiche che hanno aperto in quest'Aula la legislatura.
E' evidente da questo punto di vista - è un'annotazione che si deve fare - che nelle consultazioni fatte in Commissione ci sono stati due pareri positivi: da due direzioni sono arrivati i pareri positivi, e cioè dai presidenti e direttori delle banche, e dai rettori dell'Università. E' una cosa interessante da notare. Io credo che ci sia anche un motivo in fondo per cui questi, quasi all'unanimità tra di loro, i rappresentanti di questa parte della società sarda, hanno espresso un parere positivo. Si potrebbe dare di questi due pareri un'interpretazione di buona fede e anche un'interpretazione non proprio di buona fede. Ma sulla interpretazione non di buona fede, io ovviamente non voglio entrare. Dico quale può essere l'interpretazione di buona fede: da parte dei presidenti e direttori di banca, secondo me, è abbastanza evidenze che un DPEF che prosegue sulla linea del risanamento finanziario è evidentemente un DPEF che non può essere visto se non positivamente dai paladini dell'ordine costituito nel mondo del credito. E da parte dell'università l'interpretazione migliore è quella che costituisce, io debbo riconoscerlo oggettivamente e lealmente, l'aspetto più caratterizzante e più interessante di questo DPEF, che è la parte relativa alla ricerca, che apre l'impostazione e la scelta strategica della Giunta contenuta in questo DPEF, che è d'altra parte sintetizzata anche nelle tre parole che costituiscono il sottotitolo di questo DPEF: competitività, coesione e occupazione. E' evidente che la competitività, per il sistema della nostra Regione, così come d'altra parte anche per il sistema nazionale, non può che passare attraverso l'incremento delle produzioni di un sistema economico che punti all'innovazione e quindi, strumentalmente, necessariamente all'incremento delle conoscenze attraverso la ricerca, che anche nella parte relativa appunto alle strategie di fondo viene descritta in maniera oggettivamente interessante, che prefigura delle prospettive di effettivo sviluppo del sistema economico.
Io noto anche che è stato associato il problema della ricerca e della innovazione anche alla scelta di modificare alcune direttive di attuazione di alcune leggi di incentivazione, per ridurre, cioè, l'incidenza dei nostri incentivi finanziari sugli investimenti materiali e invece orientarli sempre di più verso gli investimenti immateriali, che sono quelli che possono dare realmente valore aggiunto alle nostre produzioni e quindi possono incrementare la competitività del sistema.
Però debbo dire che dette queste cose e riconosciuta la positività di questa parte del DPEF non possiamo che riprendere l'alveo del generale giudizio negativo che questo documento ha incontrato nella società e direi anche nel mondo politico sardo. Anche in quest'Aula e anche in questi giorni noi abbiamo sentito difese d'ufficio, anche l'ultima, poco convinte, pochi interventi da parte della maggioranza, malumori espressi anche su alcune vicende che in qualche modo attraversano l'azione politica e amministrativa di questa regione, in particolare riguardo ai tagli, ad alcuni tagli particolari. E il giudizio negativo si concretizza da parte nostra in sintesi estrema in questa valutazione, e che cioè la Giunta regionale e la maggioranza che molto acriticamente segue gli indirizzi della Giunta sta sempre di più approfondendo e direi addirittura inasprendo la parte distruttiva del proprio programma politico e di governo, la pars destruens,che in ogni ragionamento e in ogni processo dialettico è anche necessaria, ma che è utile se poi è fatta seguire da una pars construens che effettivamente detti delle linee e cominci a concretizzare qualche cosa.
In questo DPEF emerge, ancora un volta, questa tendenza ad accentuare i colpi di freno per correggere una rotta, per correggere un'andatura. Ma non si vede a questa rotta l'obiettivo, la meta, e non si vede riguardo all'andatura un'accelerazione effettiva nel concreto delle azioni di governo.
Velocissimamente, perché il tempo non è lungo per un'analisi accurata di questo documento, ma velocissimamente non si può non rilevare che a parte questa parte positiva, in cui viene indicata una prospettiva, che è quella appunto dell'innovazione tecnologica per aumentare la competitività del sistema Sardegna, segue un'analisi e un'indicazione di obiettivi nei settori, nei singoli settori a dir poco disarmante per la genericità delle indicazioni. Come si fa a dire, per esempio, riguardo al credito, che analizzate le difficoltà che la prospettiva di attuazione dell'accordo di Basilea 2 porterà al nostro sistema, il vero problema è potenziare i consorzi fidi, riconoscendo la funzione finora svolta e indicando come obiettivo quello di riformare il sistema di sostegno alle garanzie, attraverso un riordino delle garanzie pubbliche più strettamente connesso e complementare, con quello delle garanzie private? Ci dite cosa vuole dire questa frase? Vuol dire che farete un nuova legge sui consorzi fidi? Avete valutato quale sia la difficoltà di incidere in questo settore, quello dei consorzi fidi e dei contributi, secondo le precedenti esperienze avute nei rapporti tra la nostra Regione e l'Unione Europea che ha bocciato gran parte della nostra legge del 2002? Queste valutazioni sono state fatte? Qui non c'è nulla!
Riguardo poi al ruolo della SFIRS si dice in qualche maniera genericissima che occorrerà orientare sempre di più alla promozione di servizi e strumenti finanziari innovativi al sistema delle imprese. Cosa volete fare della SFIRS? Ce lo dite? In quale documento volete dirlo? Questa è un'occasione persa, per dire, riguardo al credito che cosa vuole fare il Governo regionale. Non dice nulla!
Così come non dice nulla riguardo a due grandi problemi di infrastrutture della Sardegna: reti viarie, pagine 144-145; risorse idriche, pagina 147; energia, pagina 148. Tre grandi filoni, tre grandi pilastri della politica economica e di sviluppo, in tre, quattro pagine viene fatto il resoconto dei cantieri aperti e in qualche modo controllati dalla Regione, riguardo alle reti stradali. Riguardo alle opere idriche, idem, si fa semplicemente il punto della situazione. Riguardo poi all'energia si dice semplicemente che occorre ancora puntare sulle energie alternative, sulla produzione di energia pulita, e riguardo al collegamento tra la questione energetica e le grandi scelte di fondo e la politica industriale si trascrive sostanzialmente il contenuto della norma inserita nel decreto sulla competitività approvato dal Parlamento italiano qualche mese fa. E' quasi scritto con gli stessi termini, la politica energetica della Regione è in queste parole, il progetto, ancora, di una concessione integrata per una centrale e la gestione della miniera nel Sulcis, senza aver fatto alcuna scelta, avendo fatto qualche settimana fa un bando - sbagliato tra l'altro -, con terminologie anche errate, per verificare se esistono degli interessi imprenditoriali per la realizzazione di questa centrale, e non si dice nient'altro su questo punto tranne che - questo lo devo sottolineare anche per solleticare un po', chissà magari qualche reazione del collega Porcu, che su questo argomento è molto sensibile, che c'è un'inversione di rotta di 180 gradi sulla questione energetica, perché il DPEF dice che il nuovo collegamento, il nuovo elettrodotto servirà per esportare energia e che questa è la prospettiva verso cui andare per dare equilibrio al nostro sistema.
Io sono molto lieto di questa inversione di tendenza, perché rivela che evidentemente ciò che avevamo detto nel piano energetico regionale di due anni fa e nelle discussioni fatte in quest'Aula è effettivamente l'unica cosa razionale, l'unica cosa di buon senso che si possa dire in questa materia. Prendiamo atto che nelle pieghe, tra le righe di questo DPEF, c'è anche una svolta sulla politica energetica, ma niente più di questo. Nessuna scelta precisa.
Allora il nocciolo della questione qual è? E' che questo Governo regionale e la sua maggioranza sono sempre di più, mese dopo mese, in difficoltà, perché è facile interrompere alcuni flussi negativi nella erogazione delle risorse, è facile da un certo punto di vista correggere alcune storture o alcune irrazionalità contenute nel sistema legislativo e amministrativo della Regione. Può essere facile se si ha una maggioranza consiliare numericamente così schiacciante e se si ha soprattutto qualitativamente da parte della maggioranza un'acquiescenza continua, ripetuta, grigia agli indirizzi della Giunta. Se questo è vero, è vero anche che però il disagio emerge. Il disagio emerge tanto che dalla maggioranza ci sono tentativi di coprire politicamente, con strumenti politici, questo disagio, ma purtroppo questi tentativi politici o non sono sufficienti o la maggioranza non ha il coraggio di portarli avanti con concretezza. Vi è in questo Consiglio una realtà ormai di consiglieri della maggioranza che stanno prendendo le distanze dal corpo, dal tronco che supporta questo Governo; c'è anche qualche personalità politica, istituzionale, che ha sollevato la voce, si è fatta sentire, e proprio per questo è stata anche oggetto di rimostranze, di giudizi negativi, di bocciature da parte di propri colleghi di Gruppo, e per far fronte a questo si utilizza qualunque strumento.
Io debbo dire che in questa discussione sul DPEF non possiamo notare che il problema è politico, è quello di una maggioranza che probabilmente si rende conto che questo Governo, l'indirizzo politico che regge questo Governo è assolutamente insufficiente e che, alla lunga, non può dare risposte a questa regione. Ma questa maggioranza deve avere il coraggio di assumere iniziative politiche. Se avete un Presidente di Commissione importante che non è più allineato alla difesa di questo Governo, cambiatelo, sfiduciatelo in Commissione, non date mandato al Presidente perché utilizzando le pieghe di una norma regolamentare lo sostituisca, con uno zelo fin troppo eccessivo, nel giro di poche ore, prima ancora che si costituisca un altro Gruppo! Abbiate il coraggio le questioni politiche di affrontarle qui, non attraverso i mezzucci che la politica ha sempre conosciuto, ma ha sempre condannato e che danno alla lunga pessimi risultati!
Allora, oggi bisogna avere il coraggio di portare qui lo scontro politico, il confronto, anche duro, ma per favore tirate fuori tra di voi le energie, il coraggio, la voglia di discutere, di dire quello che pensate quando è opportuno farlo.
Io credo che il giudizio su questo DPEF sia quello che tutti ormai hanno dato, ma rimane all'inizio di questa stagione politica un grande punto interrogativo, e cioè se nel proseguo di questo anno e di questa legislatura, davanti ad importanti scadenze politiche che ci attendono si avrà la possibilità in quest'Aula di confrontarsi davvero su scelte importanti. E la politica delle riforme, che dovranno dare corpo ed attuazione ad una diversa immagine di autonomia, una politica di riforme cui vorrebbe tutti partecipare, maggioranza e anche opposizione, sia però una politica di riforme che non sia basata sulla logica dei numeri schiaccianti che una legge elettorale che tutti abbiamo voluto e tutti possiamo fare anche i nostri mea culpa, almeno in parte, ma una legge elettorale che è fatta per garantire la governabilità non si trasformi in una legge elettorale che inchioda, che annichilisce la capacità politica di 85 persone che, avendo l'intelligenza con la quale sono arrivate in quest'Aula, devono e possono utilizzarla in qualunque circostanza. La stagione che ci attende deve vedere la possibilità per tutti.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio per repliche.
PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie Presidente, alla fine di questa prima parte del dibattito mi sembra che un punto essenziale emerso soprattutto ieri sia interrogarsi sull'utilità del DPEF come strumento di programmazione, al di là di toni eccessivi che, caso, ingiusti perché sbagliati, la domanda è però del tutto legittima soprattutto in assenza di un quadro di riferimento di programmazione di legislatura come un piano regionale di sviluppo. La nostra risposta è positiva, il DPEF ha ancora un ruolo importante da svolgere, semmai il DPEF soffre appunto di un eccesso di ruoli. Ci sono tre cose che il DPEF deve fare: deve aggiornare annualmente lo stato dell'economia e dell'azione pubblica in generale e nel dettaglio, deve definire, soprattutto a inizio di legislatura, gli indirizzi strategici del governo, deve farlo in modo chiaro, e deve declinare azioni coerenti con quel piano strategico, questo è il secondo ruolo. Il terzo ruolo è che deve definire il quadro delle risorse pubbliche disponibili per l'azione del Governo e del Consiglio.
Direi che è chiaro a tutti che il DPEF del 2005 ha dato un contributo, credo che nessuno è in grado di negare, sul terzo punto, cioè sulla definizione delle risorse disponibili nel 2005 in prospettiva per l'azione pubblica, i vincoli di bilancio determinati, definiti e poi approvati nel DPEF del 2005 sono stati rigorosamente rispettati nella definizione della manovra finanziaria. Quindi abbiamo usato in modo corretto e rigoroso ciò che il DPEF deve fare. Su tutte e tre queste funzioni del DPEF, il DPEF che stiamo discutendo, a parere della Giunta dà contributi sostanziali e in alcuni casi anche innovativi. Questo in realtà è il motivo per cui le forze sociali e imprenditoriali hanno dato un giudizio sostanzialmente positivo e hanno condiviso l'analisi non banale che è alla base del DPEF.
Primo punto: aggiornamento annuale dell'azione pubblica. Il DPEF per la prima volta include nel capitolo 4, se non sbaglio, una lunga tabella che classifica le azioni del Governo, siamo a circa 400 azioni, che sono classificate secondo indirizzi strategici e secondo impatto presumibile nei confronti degli obiettivi che noi abbiamo posto al centro di questo DPEF (competitività, coesione ed occupazione); al di là di questo aspetto ciò che conta è che abbiamo introdotto uno strumento di trasparenza che consente a chiunque facilmente di valutare l'entità e la qualità dell'azione pubblica e in particolare la coerenza con quanto annunciato nella prospettiva strategica e quanto effettivamente attuato dal Governo regionale, che sia questo o che siano governi futuri. Il prossimo anno il DPEF continuerà ad aggiornare quella tabella e quella tabella consentirà quindi un monitoraggio pubblico di queste azioni. Crediamo che sia un'innovazione non marginale.
Strategia è il secondo punto di cui parliamo; questo DPEF definisce in dettaglio la strategia che guida l'azione del Governo regionale negli interventi infrastrutturali, nel difficile e complicato tentativo, assolutamente essenziale, di migliorare l'efficienza e l'efficacia della macchina amministrativa regionale, nell'erogazione di servizi essenziali per il cittadino e per le imprese, come per esempio il problema dell'acqua in Sardegna, così importante, sul quale così tanto si sta lavorando; nel puntare con coerenza a rinforzare i settori nei quali noi riteniamo abbiamo ottime possibilità di sviluppo, come per esempio agricoltura, agroalimentare, turismo visto in un'ottica di lungo periodo, settori che possono garantire insieme sviluppo e coesione, cioè diffusione nel territorio dello sviluppo stesso. Ma, oltre a questo, quest'anno il DPEF ha una caratteristica che almeno nelle intenzioni di chi parla avrebbe dovuto e dovrebbe facilitare un dibattito costruttivo, e cioè invece di parlare un po' di tutto, una parte importante del DPEF si concentra su un punto specifico, che devo dare atto l'ultimo intervento dell'onorevole La Spisa ha riportato con correttezza e precisione. Ma al centro del DPEF esiste il problema della competitività, che non viene annunciato giusto per usare una parola purtroppo di modo in Europa, purtroppo perché la difficoltà della competitività del nostro sistema europeo è sotto gli occhi di tutti, ma viene annunciato per analizzarlo, per offrire un'analisi e da questa analisi dedurre politiche coerenti e da queste politiche coerenti poi poterle declinare in azioni e progetti precisi. Il DPEF propone questa analisi in primo luogo al Consiglio perché ritiene che sia un problema importante e l'analisi una base fondamentale di partenza per risolvere il problema.
Devo anche sottolineare che mettere al centro il problema della competitività, così fondamentale per le prospettive di medio e lungo periodo della nostra Regione, abbiamo anche l'occasione di valutare se stiamo spendendo bene le risorse a favore del settore produttivo, abbiamo anche l'occasione di valutare la possibilità di ottenere risorse aggiuntive per fare più efficaci politiche sociali a favore del lavoro e per affrontare emergenze come la povertà in questa Regione. Quindi competitività, coesione ed occupazione in questo senso sono strettamente collegate.
Il DPEF dà una interpretazione che credo non sia generica del problema, sottolinea soprattutto con forza che, al di là di aspetti essenziali di infrastrutture materiali, assolutamente importanti, che esistono, esiste però anche una componente immateriale del problema della competitività nella quale siamo particolarmente indietro: capitale umano, ricerca pubblica e ricerca privata, propensione all'innovazione del sistema delle imprese. Questi sono punti che a noi appaiono assolutamente essenziali. Questa sottolineatura è obbligatoria perché la competitività del nostro sistema non si basa su costi decrescenti ma deve basarsi su capacità innovativa crescente e su questo quindi dobbiamo concentrare la nostra attenzione, il DPEF lo fa e propone le sue argomentazioni ad una discussione seria ed approfondita perché l'argomento naturalmente lo merita.
Capitale umano e capacità di apprendimento, qualità del sistema scolastico. Onorevole Uras, capisco qualche disagio nell'usare il concetto di capitale umano per chi si è formato in una sinistra tradizionale, ma per adesso mi consenta di continuare a chiamarlo in un modo ormai utilizzato ed ampiamente diffuso; sappiamo tutti cosa intendiamo per capitale umano e al di là di qualche polemica su qualche tabella magari letta male, ciò che conta è che sui gradi di istruzione tutti sappiamo che la Sardegna ha una posizione pericolosamente insufficiente nel quadro competitivo nel quale ci muoviamo.
Secondo punto: non c'è solo il problema del capitale umano, il DPEF sottolinea un dato non banale, e cioè che per quanto riguarda la capacità innovativa di questa Regione, per quanto riguarda la capacità di fare investimenti innovativi, la componente pubblica è assolutamente predominante e la componente privata dà un contributo insufficiente. In che senso insufficiente? Insufficiente anche con riferimento ai dati non della Finlandia ma del Mezzogiorno. E quindi sembra di poter dire che esiste un problema specifico che è urgente per noi affrontare. Questo è un segnale di un problema che noi abbiamo definito una sorta di circolo vizioso che riteniamo sia all'origine di una difficoltà competitiva e di una difficoltà di sviluppo per questa Regione. La scarsa propensione all'innovazione determina una bassa domanda per competenze di alto livello, come sempre succede quando c'è una scarsa domanda del mercato questo disincentiva l'investimento individuale nell'istruzione, nell'alta formazione. Ma poi la scarsa disponibilità di alta formazione che in questo modo viene creata rende a sua volta più difficile per questa Regione, per il sistema di questa Regione essere innovativo. Come tutti i circoli viziosi. I circoli viziosi vanno affrontati da vari punti di vista, non ci sono formule facili per risolverli, per quello è importante discuterne a fondo.
La Giunta ha già adottato una politica che ritengo importante, la politica dei voucher formativi per accelerare molto rapidamente la formazione di capitale umano di alto livello, quello che ha più direttamente impatto sulla competitività. Possiamo discutere i dettagli, possiamo cercare di capire qual è il ruolo delle università sarde in questa politica ma certamente è una politica importante. Non c'è dubbio che la Giunta deve impegnarsi nel confermare importanti investimenti pubblici nel settore della ricerca, rinforzandoli, dandogli più articolazione settoriale e dandogli più strumentazione. E' una cosa sulla quale ci impegniamo, gli interventi sono accuratamente elencati nel nostro DPEF .
Ma il punto fondamentale, come ho detto, è quello dell'integrazione tra pubblico e privato. Il punto fondamentale è creare le condizioni perché le nostre imprese assorbano capitale umano e abbiano un atteggiamento più innovativo, anche i settori più tradizionali della nostra economia hanno bisogno di molta tecnologia e di molta innovazione, e in questo siamo indietro e questo è uno dei punti fondamentali che noi ci proponiamo di affrontare e di aiutare a risolvere attraverso politiche appropriate, politiche che sono in buona parte elencate nel DPEF, sul quale lavoreremo con forza, coerenza, coordinamento tra vari Assessorati, trasversalmente tra vari Assessorati.
Ma il punto che mi preme sottolineare è il seguente: sono affermazioni generiche queste, sono affermazioni accademiche? Chi lo pensa, sbaglia. Nel momento in cui noi diciamo che questo è il problema, ci stiamo ponendo dei vincoli precisi non tanto sulle risorse che vogliamo spendere quanto sulle azioni che possiamo fare. L'analisi che ho appena fatto, se la si guarda senza pregiudizio, ha delle conseguenze che sono vincolanti se questo DPEF sarà approvato, che sono non generiche in quanto vincolanti; per esempio è evidente che se questo è il problema che sta a cuore, il problema della competitività in questa Regione, allora bisogna davvero guardare con molta attenzione a tutta la strumentazione incentivante esistente nella Regione e cominciare a segnare, magari con la matita blu, tutte quelle azioni incentivanti che sono incoerenti col problema che abbiamo appena detto. Non ha particolarmente senso dire, e saremo - credo - tutti d'accordo che il problema dell'innovazione è fondamentale, che il problema dell'innovazione delle imprese implica che le imprese devono essere spinte appunto ad investire innovazione, per fare questo devono essere aiutate spesso a consorziarsi per poter esprimere una domanda per i servizi collettivi complessi come quelli della ricerca e sviluppo dell'innovazione, della commercializzazione di alto livello e così via. Se questo è il problema, non possiamo poi parallelamente tenere in vita una strumentazione incentivante che consente alle imprese individuali di sopravvivere e quindi di percepire disincentivi a mettersi insieme e ad investire in innovazione.
Questa è l'analisi che viene proposta nel DPEF ed è un'analisi fortemente vincolante. Se il DPEF sarà approvato, la Giunta sarà impegnata a fare un profondo riordino non generico di tutta la strumentazione a sostegno del settore produttivo per riorientarlo verso il problema che abbiamo in questo modo individuato. In sostanza, io credo che si possa dire che nel DPEF proponiamo,per esempio, un'analisi di questo problema, che è un problema centrale per lo sviluppo, sufficientemente dettagliata da consentirci di abbandonare politiche generiche, inefficienti, che fino ad oggi si sono basate sulla banale monetizzazione di diseconomie genericamente definite, svantaggi, diseconomie mai sufficientemente chiarite. Abbandonare questo approccio generico che poco produce a favore di politiche invece specifiche, microeconomiche che mirano ad affrontare i problemi ben individuati, filiera per filiera, settore per settore. In questa direzione, il DPEF ha cercato di muoversi e di dare un contributo ad una discussione che crediamo possa essere positiva.
Il terzo punto, e concludo, che il DPEF deve presidiare e deve garantire, è quello delle risorse; ho già detto che l'anno scorso sulle risorse abbiamo impostato il DPEF, la manovra e questa impostazione ha poi davvero influenzato significativamente la manovra che abbiamo fatto. La stessa cosa facciamo adesso. Non è intenzione della Giunta proseguire con una politica o portare avanti una politica di rigore che non guardi ai problemi dello sviluppo, ho parlato di sviluppo fino adesso, questo è un punto assolutamente essenziale. Faremo una politica che cercherà di mettere tutte le risorse a disposizione dello sviluppo e della coesione. Naturalmente molto dipende, in un quadro di rigore finanziario, dalle entrate e infatti noi, avendo avuto più tempo quest'anno, stiamo lavorando molto sulle entrate.
Per quanto riguarda il negoziato con l'Unione Europea, questa Giunta sta lavorando con forza in continuo contatto col Governo nazionale per ottenere dal negoziato il massimo delle risorse possibili per la nostra Regione, facendo valere anche qui con forza e con determinazione caratteristiche della nostra Regione di svantaggio come l'insularità e come un tasso di disoccupazione anomalo, alto, molto alto per una Regione che sta per uscire dall'Obiettivo 1. Su questo terreno siamo impegnati, su questo terreno daremo tutta la comunicazione possibile anche al Consiglio perché questa partita possa essere seguita con serenità ma anche con forza da tutti. In particolare, col Governo deve essere chiaro che il quadro di un'eventuale uscita dall'Obiettivo 1 deve consentirci la massima gradualità in un ragionamento che mette insieme i finanziamenti, i fondi europei con i fondi per le aree sottoutilizzate per avere un quadro coerente di una politica di coesione in cui ognuno svolga la propria parte.
L'altro punto essenziale è quello delle entrate da compartecipazioni statali. Abbiamo preso un'iniziativa che abbiamo condiviso in Commissione bilancio prima e in Aula dopo, è un'iniziativa che ci unisce tutti perché ha a che fare con delle entrate che sono state in termini reali ingiustamente impoverite col passare degli anni.
Noi stiamo andando avanti in questa direzione. Abbiamo una forte trattativa sull'IVA, abbiamo chiesto il 70 per cento dell'IVA, abbiamo procurato alla Ragioneria dello Stato e al Governo dati che giustificano pienamente questa richiesta, e mi piace dare, per quanto riguarda l'IRPEF, una notizia che non risolve certo i nostri problemi ma ci fare un passo avanti: in questi giorni la Ragioneria dello Stato, dopo una vertenza tecnica durata un mese e mezzo e dopo alcune contestazioni da parte della Ragioneria dello Stato nei confronti dei nostri dati sull'IRPEF, che vi ricordo dichiaravano nei nostri tabulati praticamente una non crescita in termini reali della compartecipazione sarda all'IRPEF, a fronte di una crescita di oltre il 30 per cento del gettito IRPEF nazionale, quindi una palese chiarissima anomalia, a fronte di questa nostra documentazione in un primo momento la Ragioneria dello Stato ha prodotto dati diversi che ponevano la Sardegna in una posizione assai più favorevole, oggi la Ragioneria dello Stato riconosce oltre il 90 per cento la giustezza dei dati prodotti dalla Regione Sardegna, e cioè riconosce che mentre il gettito IRPEF nazionale è cresciuto di oltre il 30 per cento il gettito sardo è cresciuto di una cifra assolutamente irrisoria, inferiore al 2 per cento l'anno.
Oggi la Ragioneria dello Stato ha ufficialmente riconosciuto l'anomalia del gettito IRPEF rispetto all'andamento del gettito nazionale, e questa è una base che rinforza la battaglia che tutti insieme stiamo conducendo.
Io credo che questo DPEF abbia un punto di vista sullo sviluppo, abbia un punto di vista sulle risorse, e credo che sarebbe un servizio per tutti noi se discutiamo con molta attenzione, con tutte le polemiche del caso, con tutto il senso della competizione necessaria nella politica, se discutessimo di questi punti che abbiamo messo al centro del nostro DPEF . Sono problemi importanti, meritano tutta la nostra attenzione e tutta la nostra intelligenza.
PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame dei paragrafi. Trattiamo il DPEF come abbiamo sempre fatto, come se si trattasse di un articolato, quindi poi proporrò in quali blocchi suddividere la votazione.
Ha domandato di parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Chiedo la votazione elettronica palese.
PRESIDENTE. Prego i colleghi di predisporsi alla votazione elettronica palese. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, c'era l'onorevole Floris che si era prenotato per dichiarazione di voto. Pensavo che lei, onorevole Capelli, intervenisse sulle procedure.
Ha domandato di parlare il consigliere Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS (Gruppo Misto). Per annunciare, signor Presidente, colleghi del Consiglio, il nostro voto contrario per le motivazioni che abbiamo avuto modo di esprimere durante il dibattito ma anche per altre che sono emerse nella replica dell'Assessore e anche negli interventi. Quindi per due ordini di motivi; l'Assessore ha detto "abbiamo inserito una novità: lo strumento della trasparenza e della coerenza", quasi che prima i documenti non avessero lo strumento della coerenza e della trasparenza!
Ho detto altre volte, lo ripeto, che credo sia ora di finirla di riferirci al passato in questo modo. Chi sta al governo non deve considerarsi perfetto e rinnegare il passato. Dovrebbe ricordarsi, lo ripeto perché c'era anche su alcuni quotidiani nazionali, quello che si scriveva sulle lapidi un po' di tempo fa: "Quello che noi siamo voi sarete, quello che noi fummo voi siete".
Ci vuole rispetto nella continuità e poi i miracoli non li fa nessuno, neanche Renato Soru, non è in condizioni di farli!
L'altro motivo che ci spinge a votare contro, signor Presidente del Consiglio, è perchè noi avvertiamo in quest'Aula un clima pericoloso, pericolosissimo, nel modo di conduzione dei lavori del Consiglio, ma anche perché in ogni Assemblea legislativa esistono dei contatti, dei punti di mediazione, delle possibilità di dialogo. Non è possibile che noi abbiamo detto soltanto fesserie nei nostri interventi, meditati, analizzati e studiati tra di noi e con gente che sta fuori quest'Aula! Non è possibile che si assista a questo muro contro muro, a questa impossibilità a modificare una virgola e al fatto che ci troviamo di fronte a ottantacinque tappetini, venuti qui ad approvare a scatola chiusa ogni cosa senza che ci sia la possibilità di modificare nulla.
Guardate che questo, signor Presidente del Consiglio, può portare come conseguenza, ad una conseguenza gravissima, può portare alla paralisi dell'istituzione della Sardegna perché quando tutta l'opposizione comincerà a parlare, ad alzarsi e a dire quello che pensa, quando quest'Aula si renderà conto che è necessario riportare qua dentro la politica, allora non ce n'è per nessuno! Ha voglia a modificare i Regolamenti; con qualunque modifica del Regolamento, se ognuno fa il suo mestiere, qui non passa neanche l'ordinaria amministrazione, qui non passa neanche l'ordinaria amministrazione!
Quindi, smettiamola di fare questo muro contro muro, peraltro un muro contro muro in una Assemblea legislativa che sta per perdere anche l'ultimo barlume di unità autonomistica! La dovete finire di portare qui la logica dei numeri e soltanto dei numeri; la logica dei numeri non ha mai pagato, bisogna portare la logica delle idee. E io ritengo che in questo dibattito molti di noi abbiano portato un contributo serio, hanno fatto le proteste, ma hanno fatto anche le proposte, hanno fatto le due parti, quindi io credo che non sia possibile continuare così, ritenendo che siccome si ha una maggioranza grande ed enorme si possa fare tutto quello che si ritiene di fare. Non sarà così!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Signor presidente, mi dispiace di non aver potuto intervenire nel dibattito iniziale perché ero convinto, essendo nuovo di quest'Aula, che una volta consegnato il documento del DPEF ciascuno di noi potesse dargli uno sguardo più approfondito per poter poi dare i suggerimenti, ma sentito l'intervento dell'onorevole Floris effettivamente forse mi si è risparmiata una fatica, perché qualsiasi cosa venga detta nel momento del dibattito non apporta nessuna modificazione nel documento già fatto.
Questo documento di programmazione economica e finanziaria abbiamo visto che è arrivato in Aula al termine di un percorso ricco di scorciatoie, d'altronde anche i Regolamenti apportati nell'Aula non consentono di dare grandi strattoni, di dare grandi suggerimenti, per cui forse è bene cambiare le cose, fermarsi e discutere un po' perché sono convinto che il muro contro muro, di cui parlava il collega Floris, non porti al bene del popolo sardo.
Quello che ho potuto constatare ascoltando gli interventi sia dell'Assessore che dei colleghi, soprattutto nella seduta di ieri e anche in quella di oggi, è che anche questo DPEF sia soltanto un'operazione di facciata, che i veri problemi siano stati rimandati e che si sia voluto ridurre al minimo lo spazio del dibattito che, in altre condizioni, avrebbe senz'altro rimesso in luce la mancanza di un progetto politico da parte di questa maggioranza.
C'è insomma una grande questione politica, la cui soluzione si è voluta evitare; che la questione esista lo dimostrano non solo le distanze sempre più ampie tra Presidente, Giunta e Consiglio, ma anche la creazione all'interno dello stesso Consiglio di un nuovo Gruppo di consiglieri. Questo è un allarme e anche una sintomatologia che bisogna cercare di prendere in considerazione. Questi nuovi consiglieri, pur in disaccordo con quanto viene fatto dall'esecutivo, dicono di voler restare nella maggioranza, ma in realtà sono solo una parte di coloro che più volte hanno espresso posizioni differenti e addirittura critiche verso gli indirizzi del vertice.
Il DPEF che adesso approverete, perché io annuncio il mio voto contrario, logicamente, è figlio naturale di questo contesto politico istituzionale, apparentemente solido, ma in realtà profondamente lacerato. È un documento che propone un taglio marcatamente accademico al punto di essere forse più adatto ad un seminario di studio o ad un convegno, argomenti tipici di una visione ideologica, quindi vecchia e scontata, dei problemi della Sardegna, con tratti preoccupanti di fondamentalismo che non promettono niente di buono, per giunta il poco di buono non è nuovo, e spiegano in modo inconsapevole il perché dell'oggettiva paralisi del governo regionale.
Abbiamo detto una visione ideologica fortemente imperniata sull'autoreferenzialità della Regione stessa: tutto si giustifica e si deve svolgere al suo interno e nessuno spazio al confronto. Questo penso che tutti i colleghi lo avvertono e forse bisognerà cambiare questa tendenza, bisogna che ci sia un'inversione di questa tendenza nel senso che le cose vengano decise in Aula e non fuori dall'Aula e qui soltanto presentate per avere il suggello del voto favorevole.
Siamo di fronte ad un DPEF che non dice dove si vuole indirizzare lo sviluppo della Sardegna e questo assordante silenzio riempie di sè ogni pagina del documento, caro Assessore. È un DPEF con le mani legate che non può spingersi verso obiettivi e programmi concreti; non può dire quali dovranno essere le scelte industriali, non può dire quali dovranno essere le scelte energetiche, non può dire quali dovranno essere le scelte nel settore turistico. Di tutte queste cose, per carità, se ne può parlare, ma appunto solo parlare.
Nel documento dicevo che non si fa un minimo cenno agli obiettivi che si intende raggiungere attraverso le azioni genericamente descritte; ridurre la disoccupazione di appena mezzo punto da qui al 2008, ho potuto leggere, avremmo potuto discutere e dire che era troppo poco o poco, ma la Giunta si è guardata bene dell'assumersi anche questa sola responsabilità. Aumentare le risorse per la ricerca e l'innovazione: benissimo, ma per arrivare dove e per produrre cosa?
Ancora si parla di turismo sostenibile, ci mancherebbe! Chi non lo vuole sostenibile!
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Come è stato già detto in precedenza dai colleghi che mi hanno preceduto è prassi, per quanto riguarda il nostro Gruppo, come altri, non fare solo proteste o osservazioni ma anche proposte. Noto che nella replica dell'assessore Pigliaru si è basata l'attenzione sulle proteste e si è sorvolato sulle proposte, e mi dispiace per questa caduta di stile. Vede, assessore Pigliaru, quando ho letto male - e mi capita raramente - o quando ho capito male io in quest'Aula ho chiesto scusa, anche a lei.
Diverso è dire o affermare che ho letto male, avrebbe potuto affermare che è stato scritto male, perché le tabelle che le ho segnalato sono solo alcune di quelle scritte male, ma ce ne sono di ben più evidenti che io la invito, in separata sede, se ritiene, anche perché non ne ho il tempo, di verificare e correggere, così come quelle sul dato dei laureati, dei diplomati e dell'istruzione; o quantomeno spieghi a che cosa sono riferiti questi dati, se alla popolazione attiva anche nel 2005 o solo alla popolazione istruita, diciamo così, perché non tornano in ogni caso e sono sbagliate queste tabelle.
Perciò io non ho letto male; e così come le chiesi scusa quando le dissi che era in ritardo nella presentazione del DPEF, oggi le ricordo che nonostante qualche collega della maggioranza abbia portato il suo plauso per la celerità, noi siamo con tre mesi di ritardo sul DPEF, un DPEF al 70 per cento copia e incolla, e con soltanto un 30 per cento di nuova analisi. Allora mi chiedo perché non presentare solo il 30 per cento. Questo riguarda tutti gli assessorati, dal lavoro, all'agricoltura, ai trasposti, ai lavori pubblici che è forse uno dei più eclatanti. E costa dire queste cose? Costa anche molto perché ci si presta alle ripercussioni di cui questa Giunta, anche a livello personale, è maestra.
Non le ho ricordato, non le ho sottolineato che scrivete che è stato approvato il piano sanitario regionale il 1° giugno. Ma dove, ma quando, dove è, dove c'è scritto, dove l'avete approvato? È un'ennesima, mi scusi ma questa volta lo dico, falsità di questo DPEF! Ho detto anche che abbiamo parlato di altre cose: avete sostenuto, anche lei nella sua replica, assessore, che le parti sociali hanno sostanzialmente dato il via libera a questo DPEF. Anche questo è falso per chi ha letto le relazioni delle parti sociali. Ha letto lei le relazioni della CGIL, CISL e UIL? Ha letto - e sicuramente sì- o i colleghi hanno letto le annotazioni del CONI e delle Federazioni che sono di attualità? Ha letto cosa scrive sulla legge 17 l'Assessore dello sport? Ha letto che scriveva che la legge 17... Purtroppo non ne ho il tempo, interverrò in altre dichiarazioni di voto per avere il tempo e le leggerò cosa dice della legge 17, quando noi e anche voi oggi dite che la legge 17, pur buona, è da rivedere, ci vuole una Conferenza di servizi.
L'articolo sulle sponsorizzazioni abbiamo sempre detto che doveva essere stralciato dalla legge 17 perché l'articolo 1 della legge 17 dice che la Regione tutela il ruolo sociale dello sport. Ma i criteri che avete seguito? Per spostarsi da Baunei a Cagliari e quindi a Roma le squadre sostengono gli stessi costi? Mi spiegherà Marrocu perché la Villacidrese prende qualche diecimila euro in più di altre squadre, per esempio la Nuorese della stessa categoria? Ha forse vinto qualcosa? Ha forse qualche criterio in più? Sì, ce l'ha, è il capogruppo dei D.S.! Probabilmente è questo il criterio che state seguendo o vogliamo parlare della Softball Nuoro, o vogliamo parlare della Torres femminile? Quello è sport che richiede sacrificio, ma certo se abbiamo chi di sport non ha letto neanche le pagine dei giornali e decide poi di applicare dei criteri…Continuerò dopo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor presidente, colleghi, dopo la replica dell'Assessore ho voluto intervenire giusto per precisare e rimarcare l'incisività dell'intervento del presidente Floris. Non è vero che l'opposizione non ha dato contributi, Assessore, nella stessa relazione, se si legge dentro le righe, viene riconosciuto lo sforzo generale che hanno compiuto l'Assessore e la Giunta, lo sforzo positivo, l'individuazione dei problemi e la volontà di risolverli che viene riconosciuta; come è stato dato anche nel dibattito, sia da me che da La Spisa che da altri colleghi, il riconoscimento per la particolare attenzione alla ricerca, all'innovazione e allo sforzo che la Giunta sta facendo sul recupero delle quote IVA e IRPEF dallo Stato e la politica di rigore per contenere l'indebitamento. Ma l'opposizione ha anche posto l'attenzione sulla superficialità con cui si è passati su alcuni temi, ma certo è condivisibile la competitività, in un sistema economico moderno, se si vuole guardare al futuro.
Ma io, in quei tre indirizzi economici, che poi sono propri nella Comunità europea, prima della relazione del DPEF in Sardegna, metterei al primo posto la coesione, al secondo l'occupazione e al terzo la competitività. Credo che sia proprio questo il senso che ha voluto dare ieri nell'intervento il collega Uras di Rifondazione Comunista, perché se si fa sorpassare la competitività su questi due concetti va a discapito assolutamente delle strutture deboli che sono presenti nel sistema. Preciso, siamo perfettamente d'accordo, l'ho detto nella esposizione della relazione, mi soffermo, perché è questo il nocciolo duro, giustamente, dello sviluppo socioeconomico della Sardegna, quindi lo sviluppo che è legato strettamente alla produzione e al grado di redditualità che dà il nostro sistema.
Siamo perfettamente d'accordo, come ho detto poc'anzi in uno scambio veloce con l'Assessore, che la micro-impresa non può creare innovazione, non ha assolutamente risorse per fare ricerca, quindi non riesce a creare infrastrutture interne che le consentano di poter esportare al di fuori di quel micro-mercato, di quella micro-nicchia di mercato in cui opera i suoi prodotti. Quindi la nostra impresa non è in grado, specialmente per la manifatturiera, di esportare, per cui, date le sue dimensioni, non è in grado di creare una ricchezza che possa poi attivare il volano dello sviluppo e dell'economia.
Bene, è necessario creare competitività, è necessario creare innovazione, è necessario quindi far sì che la micro-impresa - è questo il punto nodale - non abbia a subire, e la micro-impresa rappresenta, ripeto, l'80 per cento del nostro tessuto economico, un impatto feroce creato dalla sua piccola dimensione, che non può sopportare l'impatto della competitività. Allora, prima è necessario creare l'humus interno affinché le imprese possano sopportare questo impatto e poi parlare di competitività, se no continueremo a far fuori le piccole imprese e a creare disoccupazione e malessere sociale. Ecco perché prima deve venire la coesione, poi l'occupazione e contemporaneamente creare quell'humus che possa consentire alla nostra impresa di creare strumenti e strutture - la Regione quindi - per poter entrare in competitività e per poter creare occupazione, ricerca e quindi esportazione.
Questo è il concetto, questo contributo è stato dato in quelle poche parole della relazione, ma anche negli interventi. Non è vero che non stiamo dando un contributo, è un confronto abbastanza pacato e positivo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cachia per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.
CACHIA (Gruppo Misto). Signor Presidente, un vecchio adagio dice, saggezza dei popoli, che purtroppo non si fanno nozze con i fichi secchi, cioè non si può, se non ci sono risorse finanziarie sufficienti, fare festa.
Al bilancio della Regione avanzano solo i fichi secchi, i soldi sono pochi e i debiti, purtroppo, sono molti. Le entrate coprono appena le spese correnti e i margini di manovra risultano molto risicati. Sono situazioni ben conosciute delle quali il DPEF non può non tener conto, e di questa situazione evidentemente si soffre. La misura di questa sofferenza la si ricava soprattutto dalla debolezza degli interventi a breve, dall'effettiva capacità di dare sostegni concreti a un'economia che zoppica e che rischia di frenare sul nascere qualsiasi pretesa di sviluppo che noi abbiamo.
I settori produttivi dell'Isola hanno lanciato, e non da ora, il loro grido di dolore; può darsi che in alcuni casi sia questo un tentativo di mantenere lo status quo, cioè quella politica velatamente assistenziale e sostanzialmente improduttiva che ha caratterizzato gli interventi regionali degli ultimi decenni, prima per fronteggiare l'emergenza, poi per favorire un piano di sviluppo e di rinascita, come si andava dicendo, rimasto inefficace per buona parte degli interventi. Era quello un modello senza dubbio inadeguato, smentito dai fatti, sul quale occorrevano e occorrono sicuri metodi correttivi. Sotto questo punto di vista il DPEF è da condividere, esso tende a qualificare la spesa, a misurare l'efficacia dell'intervento pubblico, a richiamare le imprese che di questo beneficiano a responsabilità più dirette e precise sull'impiego di capitali.
Si dirà che a monte è necessario stabilire indirizzi generali, e anche questo secondo me si sta facendo, per favorire quelle iniziative che hanno requisiti per stare sul mercato; iniziative che, in partenza, per sopravvivere non devono stare attaccate al polmone di acciaio della finanza pubblica. Si indicano nuovi indirizzi attraverso il principio della competitività, che non è una parola magica, ma è un modo preciso di raffrontarsi con il sistema politico internazionale. Oggi il mondo viene considerato un villaggio globale.
Si potrà dire, allora, che nel medio e lungo periodo si intravedono scenari interessanti, prospettive di rinnovamento dell'apparato produttivo isolano. E' tuttavia nel breve, di fronte alla crisi incalzante che colpisce tutti i settori e determina una vera e propria epidemia di nuove povertà, che bisogna fare qualcosa di più non solo per dare fiducia nell'avvenire, ma per evitare che la poca fiducia che ci è rimasta non sciami via di fronte a insormontabili barriere come l'indebitamento col sistema del credito e l'impossibilità di governare quelli che sono i conti aziendali.
Questo DPEF (di questo devo dare merito alla Commissione e all'onorevole Secci) è stato analizzato con molta attenzione e confrontato con le parti sociali. Ebbene, la preoccupazione principale, a me sembra, è stata proprio quella di segnalare che esistono pochi strumenti, pochi e poco efficaci per fronteggiare il presente. Ciò senza dubbio dipende in larga misura dal fatto che lo Stato, come tutti dicono e come tutti sappiamo, è inadempiente e nostro debitore. Sono quelle, tagliate per anni, risorse preziose per consentire un minimo respiro alla manovra ed è sacrosanto il diritto a chiedere i rimborsi, a cancellare quelle morosità, piaccia o non piaccia!
Il rischio comunque è quello di fare affidamento sul risultato di una battaglia che non è scontata. Il rivendicazionismo, è dimostrato, non paga nella politica economica regionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.
PITTALIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghe e colleghi preannuncio il mio voto di astensione, perché vuol essere una sorta di apertura di credito verso un documento di cui colgo sicuramente lo sforzo, nel senso di coniugare politiche di rigore necessarie e necessitate con le politiche di sviluppo. Le tre parole magiche della competitività, della coesione e della occupazione debbono, a mio avviso, soprattutto con riferimento al tema dei temi, al problema dei problemi della nostra Isola, che è appunto la necessità di creare occasioni di lavoro, ecco penso che una maggiore azione incisiva su questo aspetto, una maggiore mobilitazione da parte di tutte le forze politiche, sociali e produttive della nostra Isola si imponga.
Siccome nel corso di questo dibattito sono affiorati anche altri temi che, a mio avviso, non hanno nulla a che vedere con il Documento di programmazione economica e finanziaria all'esame dell'Assemblea, e io non voglio certo seguire quell'esempio, si impone però su un tema serio e delicato una sia pure breve riflessione che è accompagnata, signor Presidente del Consiglio, anche da una mia esortazione e richiesta, e cioè la necessità che sulla questione che è stata agitata in quest'Aula, i costi della politica, si apra un dibattito franco, si apra immediatamente un dibattito, anche perché chi come me - e in quest'Aula è la stragrande maggioranza - non vive certo dei proventi della politica, chi ha dato dimostrazione che si può anche rinunciare ai proventi, alle indennità della politica, anche per un torto subito nel calcolo dei voti, non può certamente accettare lezioni da falsi moralizzatori che pongono e agitano il problema, forse dimenticandosi che qualcosa di più sul piano personale ciascuno di noi può fare, come per esempio rinunciare mensilmente all'indennizzo e iniziare a dare così il buon esempio. Ma ciò che non si può accettare è che qualcuno che ha la residenza nel Sulcis-Iglesiente perciò stesso percepisca il rimborso dell'indennità chilometrica, nonostante dimori e abiti nella città di Cagliari.
Verifichi queste cose, signor Presidente, perché su questi aspetti io sollecito un dibattito ampio, franco. Sono d'accordo con l'onorevole Marrocu quando si debba spostare il problema sul piano della efficienza del lavoro del Consiglio e delle Commissioni. Su questo, per quanto mi riguarda, accetto la sfida e non accetto certamente lezioni da falsi moralizzatori.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). grazie, Presidente. Continuo a ricordare le parole di un autorevole collega che siede in quest'Aula, che se giochiamo a farci male, possiamo anche iniziare a giocare a farci male! Io non sono uno di quelli che alimenta e fomenta atteggiamenti che in qualche maniera ci possono fratturare o triturare, però è certo che l'aria sta diventando pesante e bene ha fatto l'onorevole Floris a sollecitare il Presidente del Consiglio a un attento controllo, ma credo che bene abbia fatto a evidenziare quale può essere il ruolo di questo Consiglio regionale, cioè il non ruolo, perché questo rischia di accadere.
D'altronde, dalle considerazioni fatte dall'assessore Pigliaru, che ho sempre apprezzato per la sua capacità certamente e forse anche lungimiranza, troppa lungimiranza, Assessore. Perché, vede, i tre fondamenti su cui si basa questo DPEF, e ne cito uno per tutti, cito la competitività, che è elemento certamente di grande rilevanza, non nuovo peraltro, ma noi stiamo trattando una materia evidenziando con enfasi, come lei ha detto in Commissione, la competitività, ma ci rendiamo conto che questa regione, questa nostra Isola è composta per un terzo della popolazione, anzi di più, da persone che hanno tra i 35 e i 65 anni? Ma ci rendiamo conto di quale straordinario dato è questo? Noi vogliamo rendere competitive persone che ormai hanno una loro forma mentis, hanno un loro mestiere quando lo hanno, hanno una loro formazione che è difficilissima in tempi brevi modificare. E allora questa competitività su chi può andare ad agire? Su quel dato che il Senato dalla Repubblica, molto opportunamente, più di quanto non abbiano fatto gli uffici della programmazione, ci dice che in Sardegna ci sono 220 mila persone tra lo zero e i quattordici anni, su quelli si può incidere sicuramente, e poi ne esistono altri 218 mila tra i quindici e i ventiquattro anni. Di questi leviamone la metà, perché quelli che hanno già ventiquattro anni credo che siano difficilmente orientabili in un senso di competitività e di creazione di quel famoso capitale umano che troppo male ha fatto a Rifondazione Comunista.
E' difficile, lo capisco, certo, è uno sforzo che dobbiamo fare, lo deve fare questo Consiglio, lo deve fare la maggioranza, ma questo dato deve essere tenuto presente. Noi riusciamo a orientare 660 mila persone in tempi brevi tali da modificare la situazione socioeconomica della Sardegna? In tempi brevi? Allora, questo DPEF nasce con quale presupposto? Non dovevate scrivere sulla copertina del DPEF "2006-2008", avrei fatto un DPEF nel quale il presidente Soru si impegnava a governare questa Sardegna per quindici anni, ma il mandato dura, per fortuna, molto meno, e fare un Documento di programmazione economica finanziaria 2006-2026 perché a questo punto avrebbe avuto un senso! Ma oggi parlare di competitività senza trovare soluzione ai problemi dei 660 mila abitanti di questa regione, dei quali molti disoccupati tra i 35 e i 65 anni, io voglio capire come si intende risolvere quei problemi che non ho potuto toccare ieri per mancanza di tempo, ma che verranno toccati, capitolo per capitolo, oggi nelle dichiarazioni di voto, perché non è possibile che non ci sia una risposta.
Ma la risposta, assessore Pigliaru, l'avrebbe dovuta dare lei quando ci ha dato la bella novella, la bella notizia di una rivisitazione delle entrate IRPEF, di un errore tecnico che probabilmente c'è stato, perché se tra tecnici è avvenuto, responsabilità politiche non ce ne sono, c'è al massimo la responsabilità degli uffici regionali che non hanno saputo interagire, interfacciarsi con le pari strutture tecniche dei Ministeri e che hanno determinato questo. Abbiamo dormito tutti negli anni scorsi? E' terminato?
PRESIDENTE. Sì, avrà modo di proseguire, grazie onorevole Diana. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore, io ho prospettato, non a titolo personale, ma in nome di una rappresentanza politica misurabile, un'opinione che sostanzialmente aveva questo significato: un Governo di coalizione, l'unione, è costituito da più soggetti, ognuno dei quali ha una storia, una tradizione, una cultura, un modo di pensare. La prima regola della coesione politica è il rispetto tra le componenti politiche, tra quelle culture, tra quei programmi distinti che si fondono rispetto a comuni obiettivi. Ho detto anche: "Proviamo a utilizzare una terminologia che sia più accettabile a tutti, anche se è meno scientifica". Si risponde che è scientifica. Io apprezzo, Assessore, lei è certamente persona di qualità, convinta delle proprie posizioni, che rispetto alle proprie posizioni ritiene di non dover fare passi diversi, non dico passi indietro, a noi ce ne chiedono sempre, uno al giorno, uno all'ora. Noi ne abbiamo fatti abbastanza, in questi quindici mesi di Governo Soru Rifondazione Comunista ha fatto troppi passi indietro, manifestando civilmente nei modi istituzionalmente previsti la propria posizione politica convergendo nelle posizioni politiche espresse dalle altre componenti un'adesione quando ricorrevano le condizioni per poter operare comunque positivamente verso gli obiettivi finali nei quali ci riconosciamo.
In questo DPEF c'è tanta cosa che non apprezziamo, insieme ad alcune cose che apprezziamo; non apprezziamo l'analisi che si fa sulle cosiddette flessibilità necessarie, la legge 30 e il 276 attuativo della stessa, cioè quella che viene spacciata per essere la legge Biagi, la riforma del lavoro, è la precarizzazione, questa è la posizione de L'Unione che ha qualche differenza in qualche partito, ma che è stata espressa come concetto chiaro da Prodi e che vede il mio Partito nazionalmente impegnato per la sua abrogazione. Non sono le necessarie flessibilità introdotte dalla riforma sul lavoro elemento di precarizzazione solo perché il nostro sistema economico non è dinamico e non è in crescita, lo sono in loro, nella loro natura, nella loro funzione sociale, nella loro funzione di smantellamento delle posizioni di tutela dei lavoratori, lo sono in questo e lo sono perché sono espressione di un governo di destra.
Io non accetterò che di queste osservazioni non si tenga conto e in questo senso mi astengo in questa fase della votazione e mi appresto a misurare l'attenzione che la Giunta vorrà manifestare nei confronti delle nostre proposte.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Esprimo il mio voto contrario al DPEF 2006-2008 perché ad oltre un anno dall'insediamento di questa Giunta ci troviamo di fronte all'ennesimo segnale dell'assenza di capacità progettuale di questo Esecutivo e della stessa mancanza di idee e proposte che possano, anche solo in minima parte, far intravedere quel cambiamento nel Governo della Regione annunciato dal Presidente o, come l'ha definito ieri l'onorevole Secci, quel salto di qualità per la Sardegna.
Il secondo documento di programmazione economico e finanziario della Giunta Soru non si discosta molto dal precedente, se non forse per la voluminosità e la lunghezza del testo, ma in sostanza la filosofia che lo anima è identica. Nulla di male, in fondo, se si vede il DPEF solo come un documento di indirizzo, come una sequela di indicazioni destinate perlopiù a rimanere sulla carta o persino ad essere contraddette e stravolte dall'azione successiva. Il documento di programmazione economica e finanziaria già di per sé non è l'involucro esterno di un contenitore, bensì rappresenta il contenitore stesso, ancora più se, come in questo caso, ha come sottotitolo "competitività, coesione e occupazione". Con il DPEF si dovrebbero predisporre le linee di intervento che si intendono intraprendere con l'azione governativa ed individuare le linee guida che caratterizzano la prossima finanziaria. L'impostazione generale di questo DPEF può in larga misura anche essere condivisibile così come i cardini o come sono definiti i macro obiettivi in questo documento. La nostra Isola deve puntare al raggiungimento di livelli più che soddisfacenti di competitività, di coesione sociale e occupazionale, deve puntare sulla valorizzazione delle proprie risorse peculiari, siano essere ambientali, culturali e legate ai sistemi produttivi che sono ormai consolidati nella nostra tradizione. Questo DPEF costituisce invece in sostanza una bella dichiarazione di intenti, una lista - se vogliamo - canonica delle raccomandazioni che può formulare qualsiasi accademico, a cui non fa però seguito una descrizione sufficientemente dettagliata e puntuale della fase attuativa. Insomma manca la cosiddetta fase due, le modalità con cui raggiungere i macro obiettivi che pure sono bene indicati nel documento. Il testo contiene una lunga analisi, se vogliamo anche dettagliata, della Sardegna e delle sue criticità, ma è totalmente privo di proposte operative e concrete per affrontare i problemi. Le linee strategiche necessitano maggiori specifiche, in alcuni casi anche di essere ben definite. Anche in questo caso, come nel precedente DPEF viene diagnosticato il male, ma non viene proposta alcuna cura. Non è sufficiente, come ha fatto ieri l'onorevole Secci, rispedire al mittente, liquidare le critiche formulate dalle forze sociali che, come le ricordo, hanno fortemente contestato questo DPEF sostenendo che, a parte le critiche, non hanno formulato alcuna proposta alternativa.
Non sono queste le modalità che deve seguire un Esecutivo che ha il coraggio di assumersi le responsabilità che sono connesse all'azione di governo, questo onorevole Secci non è un salto di qualità, ma un salto indietro. Dalla sua relazione, Presidente, si evince che questo documento ha comunque un aspetto positivo, la tempistica. L'unico elemento positivo sul quale si è soffermato il Presidente della Commissione, quasi con orgoglio, è il tempo, sembra che il documento di programmazione economica e finanziaria sia diventato un adempimento burocratico da assolvere in tempi brevi e non necessario ai fini programmatici, una sorta di impedimento imposto dalla legge del quale la Giunta potrebbe fare benissimo a meno. Ecco perché il mio voto sarà contrario.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licheri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LICHERI (R.C.). Grazie Presidente, Assessori e onorevoli colleghi per una breve dichiarazione di voto. L'approvazione di questo DPEF da parte mia è legata esclusivamente alla sua struttura complessiva. Durante la discussione generale ho sottolineato che condivido il fatto che le risorse umane rappresentano l'elemento fondamentale per avviare una nuova stagione di sviluppo per la Sardegna, ho criticato con forza alcune parti del documento ravvisando dei limiti strutturali che possono essere superati nell'immediato futuro attraverso un'articolazione maggiore del bilancio regionale. In quella fase, a mio giudizio, dovremo essere in grado di approvare alcune leggi fondamentali per rispondere alle classi più deboli, più disagiate della nostra Regione, come il servizio all'impiego o come quella sulla formazione professionale e attraverso le politiche attive del lavoro, su cui la Giunta è impegnata, e per la quale si deve spendere fino in fondo.
Un percorso di questo tipo, accompagnato da una nuova stagione di riforme sostanziali sulla riorganizzazione immediata della pubblica amministrazione e da una nuova politica delle entrate può determinare sul serio un'inversione di tendenza rispetto al passato. Il Partito e il Gruppo della Rifondazione Comunista vigileranno affinchè questo processo, seppure complesso, si possa attuare operando fin da oggi per una proficua interazione tra Giunta, Consiglio e parti sociali che possano introdurre elementi innovativi, elementi di approfondimento anche nella prospettiva di una maggiore coesione e solidità di questa maggioranza di governo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori della Giunta, io credo di potermi iscrivere a quel gruppo di consiglieri che ritengono il DPEF una cosa inutile, una cosa superata in quella che è l'indicazione di una nuova programmazione, pur tuttavia dal dibattito stanco e per alcuni aspetti ripetitivo di contrapposizioni sterili e non produttive, non affini a quelli che sono le indicazioni chiare e precise che dovrebbero venire da quest'Aula per il Governo della Regione sarda, per il governo di quei processi produttivi e di sviluppo che la nostra Sardegna aspetta, certamente chi ha seguito questo dibattito ha capito che non c'è un'indicazione precisa al di là che ci siano delle tabelle contestate o meno che sono state riprodotte in maniera non corretta, al di là del fatto che vi siano delle indicazioni non assolutamente veritiere nel DPEF.
Il problema che si pone è se questo tipo di dibattito e la ricerca assoluta di molti individui sia quello di primeggiare nelle pagine della stampa per una qualche notizia importante, tra virgolette, o sia quella di risaltare il lavoro che l'Aula di questo Parlamento sardo dovrebbe offrire all'attenzione del popolo sardo. Io non credo che ci sia più il tempo di dividerci in chi ha più moralità, più etica nei comportamenti politici, credo che sia invece il tempo di ricercare, ove possibile, soluzioni unitarie di questo Parlamento che portino fuori la Sardegna dalla secca in cui tutti dichiarano di vederla.
Vedete, quando noi, come Riformatori, abbiamo ribadito, ma anche i rappresentanti del Partito Sardo d'Azione, che c'era necessità di toccare tutti i momenti vitali della nostra società isolana, quando si parlava o si sarebbe dovuto parlare di Statuto, di Costituzione della Sardegna c'è stato detto: "E' superato nei tempi, ci vuole qualche anno". Abbiamo perso un anno senza avere qualcosa di concreto che rappresenti unitariamente quella che è la volontà di riscatto del popolo sardo, di un confronto serio della Regione con lo Stato italiano e con l'Unione Europea.
Non mi nascondo qui che se i rappresentanti del Governo italiano, del Parlamento italiano, della maggioranza che oggi governa l'Italia avesse accettato quello che era la proposta del dibattito attorno alla Costituente oggi non staremo qui a discutere ancora di un'eventuale regione europea perché avremmo avuto la dignità di una nuova autonomia basata sulla compartecipazione viva, forte e palese del popolo sardo. Forse si preferisce, ancora una volta, dibattere di questi argomenti attorno alle oscure segreterie o attraverso alcuni canali privilegiati. Mi dispiace, ma avrò altre occasioni per continuare il ragionamento. Il problema è che le riforme non si fanno in maniera occulta, ma si fanno in maniera palese coinvolgendo il popolo e su questo noi, lo ribadiamo, vogliamo che sia portata a compimento una riforma seria, non quella che può giustificare l'arrivo di uno o più nuovi assessori, o togliere un assessorato o accorpare un assessorato o rivoluzionare il regolamento interno del Consiglio. Vogliamo una rivoluzione più vera, più seria, più partecipata ove il popolo sardo abbia un rilievo tutto suo e si indichi veramente quelli che sono, attraverso le stagioni delle riforme anche quei momenti propulsivi dell'economia che vengono tagliati.
PRESIDENTE. Stiamo adottando per tutti la stessa regola, onorevole Dedoni, poi ci sono eventualmente, se deve concludere il concetto, altre dichiarazioni.
Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Io non sarei intervenuto perché in questo periodo ero in letargo, ma sono stato un po' sollecitato. Sottoscrivo comunque integralmente la dichiarazione che ha fatto l'onorevole Floris, quindi è superfluo che voi ci chiediate d'ora in avanti di fare battaglie comuni, quando poi di fatto voi non solo non accogliete un minimo di istanze, ma le rigettate al mittente senza neanche valutarle.
Ho sempre ritenuto che il DPEF fosse un libro dei sogni, ma per tutti, non certamente per gli attuali; sono un po' nauseato per queste lezioni di morale, io pensavo che si volesse parlare oggi di altri problemi, ma se parliamo di morale e parliamo delle cose dette anche poco fa, io non ho mai preso per esempio le indennità chilometriche, le ho strappate dal primo giorno. Farò richiesta al Presidente, che lo sa, di avere un quadro analitico di tutti i consiglieri per quanto riguarda questo e sono colui il quale in Commissione bilancio ha presentato anche due emendamenti, per ben due volte, per ridurre alcune spese che sono poi dei costi, e sono dei costi reali per il Consiglio e non si danno servizi.
Io penso che noi ci facciamo male inutilmente, dovremmo parlare di produttività, non è la quantità, è la produttività di cui dovremmo tener conto, però visto che siamo nel merito, se dobbiamo parlare di morale, dovremmo evitare le cose che si verificano in questo periodo; c'è soltanto un incrementare in modo macroscopico delle consulenze e tutti stanno zitti, c'è una mia interpellanza e dei miei colleghi di ieri, laddove si parla di etica, per quanto riguarda soprattutto che non bisogna che ci sia commistione tra politica e sanità e poi si nomina un Assessore comunale in loco nei corsi di operatori socio sanitari. Ci sono tante di queste cose tutti i giorni; si utilizza la macchina a sproposito nonostante i proclami, a uso personale, e non soltanto gli Assessori, ma anche i direttori generali, in modo peraltro molto pesante. Qualcuno non ha capito evidentemente le cose, se c'è una situazione economica difficile, vale per tutti, però noi abbiamo in Sardegna un'industria che ha toccato il livello più basso nella storia autonomistica, un ambiente in cui potremmo, facendo l'opposizione, cominciare ad evidenziare che abbiamo raggiunto il record; è questione di mancanza di prevenzione, vi sono altre motivazioni, non c'è tecnologia. Ma non l'abbiamo fatta ancora questa azione incalzante di opposizione. Nello sport alcune marchette, con criteri non chiari, fatte per alcuni colleghi, visto che qualcuno si agita, ma solo alcune per pochi intimi, anziché confronto su sport dilettantistici. Io ho sempre sostenuto che bisogna confrontarci, stabiliamo un lasso di tempo, eliminiamo le sponsorizzazioni, arriviamo ad altre soluzioni, ma non con questi tagli drastici che hanno del ridicolo e di incapacità manifesta.
La sanità: non facciamo ridere, sbagliato tutto! Si sbaglia che non c'è un piano, si parla di razionalizzazione che è da due anni... si sbagliano i dati per quanto riguarda il deficit, si sbaglia parlando di creare le gare centralizzate, persino il Presidente. Abbiamo fatto due leggi nel 2001 e 2002, mica abbiamo bisogno di santoni! Se dobbiamo fare politica qui dentro, anziché parlare del "sesso degli angeli", abbiamo assistito che si sono spaccati i Gruppi, che ci sono costituzioni di altri Gruppi, ci sono spaccature, questa è politica? Eppure noi abbiamo voluto evitare di mettere il coltello nella piaga.
Cominciamo ad essere tutti quanti seri! In questi giorni abbiamo assistito ad un'altra sceneggiata! Non è mai successo: di fronte a un Consiglio regionale, incapace persino di fare le giuste attribuzioni delle Commissioni, sono dovuto arrivare io per dire che erano sbagliate le Commissioni. Si sostituisce un rappresentante per vendette personali in una Commissione facendo un'accelerata. Cerchiamo di essere seri, cerchiamo di parlare meno di morale, cerchiamo di affrontarli bene i problemi, cerchiamo di non strapparci le vesti, non dare un'immagine esterna di un certo tipo che stiamo dando della Sardegna e probabilmente attorno a un tavolo cominciare a discutere di cose serie.
Questo è il significato che dobbiamo dare alle cose; mi scuso se sono dovuto intervenire e alzare il tono della voce, ma siamo andati fuori tema e anch'io avevo il dovere di andare fuori tema in questo Consiglio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Davoli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà. Le dichiarazioni di voto - ricordo - sono sul documento di programmazione economica e finanziaria; quindi, sebbene i tentativi di parlare di altro siano numerosi, invito i colleghi a stare nel tema.
DAVOLI (R.C.). Confesso di trovarmi a disagio; a disagio perché la replica dell'assessore Francesco Pigliaru ha mantenuto in me dubbi e perplessità. Guardando le immagini televisive di questi giorni, a proposito dell'uragano Katrina negli USA, si è scoperto o perlomeno tanta altra gente ha scoperto che anche negli USA esiste il Terzo mondo. Seguendo poi alcuni dibattiti e riflettendo sulle cose dette in questi dibattiti si scopre anche, perlomeno tanta altra gente ha scoperto anche, che tutto ciò forse è dovuto ad un sistema economico completamente incentrato su una politica di stampo liberista. C'è voluto l'uragano per scoprire che nell'America, nella provincia americana esisteva un Terzo mondo determinato da questi tipi di interventi.
Si scopre anche, altra gente sta scoprendo in questi giorni di campagna elettorale per le primarie, che il programma dell'Unione, ripeto, il programma dell'Unione, ha come uno degli elementi fondamentali, caratteristici e di innovazione politica il desiderio, se non la convinzione di potere riuscire a farlo nella prossima legislatura, di abolire la legge numero 30,se non del tutto perlomeno quelle parti che riguardano la flessibilità e la precarizzazione del lavoro.
Allora, perché mi trovo in difficoltà? Mi trovo in difficoltà perché noi di Rifondazione, uso "noi" anche se so che siamo una parte, e anche per questo mi trovo indubbiamente a disagio e in difficoltà, abbiamo proposto un emendamento simbolico, esclusivo, a quanto pare credo che sia l'unico emendamento presentato in questa discussione, che cercava di porre l'accento su queste tematiche, che cercava appunto di dire che attraverso invece un intervento diversificato di attenzione ai problemi sociali, alle nuove povertà eccetera, si poteva in qualche modo dare un segnale politico. Noi desideravamo questo, almeno un segnale politico!
Non è successo. Allora è chiaro che la difficoltà aumenta, è chiaro che i dubbi rimangono; ma non desisteremo, continueremo ad andare avanti! Perché dico questo? Perché oltre alle immagini televisive degli USA, i ventitremila partecipanti al concorso forestale, oppure le decine e decine di giovani che stanno iniziando già ad emigrare, qualcuno è andato in Irlanda benché il modello irlandese sia già in crisi. Giovani della mia zona, sardi, rientrano dall'Irlanda, convinti di trovare lì il paradiso terreste stanno rientrando perché anche lì quel modello fatto di flessibilità e di precarizzazione sta andando in crisi. Cosa vogliamo fare? Vogliamo trasferire qua in Sardegna un modello di tal genere? Vogliamo trasferire nel centro Sardegna, nei paesi spopolati, nei paesi disperati, nei paesi dove è difficile vivere quotidianamente un'esistenza decente un sistema di questo tipo, un modello di questo tipo?
Io credo sia un errore, credo sia sbagliato, per cui credo ci sia la possibilità, spero, di portare delle modifiche, di dare dei segnali che ci possano permettere di ragionare con più attenzione e in maniera molto più approfondita.
Io mi fermo qua, avrei anche altre cose da dire, le dirò forse, anzi sicuramente nei prossimi interventi in merito alla dispersione scolastica, in merito, ad esempio, a una cosa che mi ha lasciato estremamente sconcertato, cioè la riutilizzazione o la utilizzazione della termovalorizzazione per quanto riguarda l'uso dei rifiuti solidi urbani. Ci sono tante cose che sono in contrasto e in contraddizione con un progetto generale, ma siccome questa perplessità rimane, questi dubbi non sono stati fugati io mi asterrò alla votazione per il passaggio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Il Gruppo dei Democratici di Sinistra voterà a favore per il passaggio all'articolato del DPEF perché convinto della bontà della proposta che oggi avanziamo con il DPEF. Debbo dire che si scada un po' e che si perda l'equilibrio, non mi pare sia corretto; se c'è qualche atto che la Giunta ha messo in essere che non è in sintonia con il disposto della legge o con le direttive a suo tempo approvate si faccia riferimento a quello, lo si segnali se si hanno argomenti, elementi per segnalare e si segnalino gli eventuali abusi e non azioni rispettose del disposto di legge o delle direttive a suo tempo approvate dalla Giunta e poi fatte proprie dalla Commissione.
Non si scada in argomentazioni e in toni e non si perda l'equilibrio che invece ognuno di noi deve sempre mantenere quando parla di questioni politiche.
Così come l'aspetto politico che è oggi all'attenzione di qualche collega, che sarà anche all'attenzione di questa maggioranza relativo a un fatto che riguarda la prima Commissione, io ritengo che non sia neanche questo corretto scaricarlo alla responsabilità della Presidenza del Consiglio. C'è un fatto politico che la maggioranza affronterà, riguarda un collega che era rappresentante in quella Commissione di una forza politica, di un Gruppo consiliare, che è stato eletto Presidente di quella Commissione a rappresentanza di questa maggioranza e di quel Gruppo consiliare, che da un mese non rappresenta più quel Gruppo e ha posto il problema politico.
Io distinguerei l'aspetto formale dell'attribuzione a una Commissione o all'altra dall'aspetto politico che la maggioranza di questo Consiglio esaminerà con attenzione, con serietà e con correttezza, tenendo presente che di questi casi ce ne sono stati anche nel passato, di colleghi che ricoprivano incarichi rappresentando un Gruppo o una forza politica, che poi hanno maturato decisioni diverse scegliendo di andare ad aderire ad altri Gruppi e altre forze politiche e che ne hanno fatto scaturire le dovute conseguenze istituzionali non potendo più rappresentare quel Gruppo.
Io credo che anche questo episodio sarà trattato con la stessa correttezza istituzionale, quello che riguarda la prima Commissione per noi importante, non credo che possa essere affrontato nei termini né di attribuzione di ruolo e di competenze che non ha il Presidente del Consiglio che deve attenersi al Regolamento ed attribuire o non attribuire alle Commissioni in relazione a questo aspetto, ma è una funzione politica che affronteremo tranquillamente e correttamente come Capigruppo rispetto al significato che questo fatto, una presidenza di una Commissione espressione di un Gruppo politico e frutto di un accordo politico, quel rappresentante non rappresenta più quel Gruppo e quella forza politica, ma rappresenta un'altra istanza, un altro Gruppo e tra l'altro rappresenta in Commissione un'altra presidenza di Commissione.
E' un fatto politico che penso affronteremo con grande tranquillità e serenità, come noi voteremo il vice presidente. Io penso che questo caso che oggi capita ad una presidenza ma può capitare un domani, visto anche quello che sta avvenendo all'interno della opposizione, a qualche vice presidenza, e penso che ci debba essere una sorta di fair play istituzionale di correttezza e di rispetto, perché non penso che se si dovesse votare una vice presidenza la maggioranza agirebbe per determinare sue autonome scelte non rispettose delle minoranze, così come penso che anche la minoranza debba essere rispettosa. Comunque questo aspetto è un aspetto politico ed è la politica che dovrà affrontarlo e risolverlo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà. Richiamo i colleghi a stare nel tema DPEF.
PILI (F.I.). Grazie Presidente, per annunciare il mio voto contrario al passaggio agli articoli e per dichiarare, se ce ne fosse ancora bisogno, alla luce della replica dell'assessore Pigliaru che non solo non ci si può dichiarare soddisfatti della replica rispetto alle argomentazioni serie che sono venute in quest'Aula da parte dell'opposizione, e da parte dell'opposizione della maggioranza. Non mi è sembrato che ci fossero posizioni preconcette né da parte dell'opposizione, né da parte dei colleghi di Rifondazione Comunista.
Una replica che non ha dato risposte alle questioni forti poste all'attenzione del dibattito, a partire dall'analisi dei fondi comunitari che meritavano sicuramente maggiore attenzione per le quali credo che la Giunta regionale poco abbia intenzione di fare se non soccombere a quella determinazione, e mi richiamo alle cose che diceva ieri l'onorevole Balia, che il commissario Prodi ha annunciato qui in quest'Aula asserendo il fatto che la Sardegna fosse ormai diventata una regione ricca e quindi ci fossero tutte le condizioni per la sua uscita dall'Obiettivo 1.
L'onorevole Marrocu ha detto: questa è una legislatura di cambiamento. Ha ragione. Infatti sono in piazza i pastori, gli agricoltori, i pescatori, gli operai, gli atleti, i formatori professionali e i giovani che non hanno più quel tipo di servizio; e ha anche detto che è facile dire di sì a tutto. Sì, colleghi, è vero, è facile dire di sì a tutto, ma consentitemi di dire che è sciocco ed insensato dire di no a tutti tranne che alla Pirelli e alla Telecom; e le parole che qualcuno ha richiamato ieri della stessa maggioranza in tema di digitale terrestre hanno un significato ben preciso.
Si è parlato di cambiamento in agricoltura, è vero, l'unica cosa che avete cambiato è l'Assessore, avete spostato un manager del niente per assurgere ad un Assessore che ha il grande merito di essere per adesso solo un compagno di scuola. Credo che di fronte a questo bisogna riportare qui le questioni vere della programmazione regionale, dell'utilizzo dei fondi, la capacità di individuare soluzioni concrete che pure abbiamo affrontato.
Mi sono permesso ieri di affrontare anche con poche parole una questione che forse in quest'Aula risuona sempre con grande difficoltà, che è il costo della politica. Non risponderò, come è immaginabile, a qualche novella quaglia, ed è notorio che siamo su sponde diverse, ma voglio rispondere all'onorevole Marrocu che ha posto in termini seri la questione sulla quantità e la qualità del lavoro. Non si può gridare la demagogia quando di queste cose parla chi sta da questa parla, perché Romano Prodi otto giorni fa ha detto: "Tagliamo gli stipendi, tutti gli stipendi delle indennità degli eletti perché la politica costa troppo", l'ha posto il capo della vostra opposizione nazionale e della maggioranza in Sardegna.
Allora, colleghi, quando si pone e si fa demagogia bisogna trovare lo spartiacque per capire se si fa da una parte o si fa dall'altra o se è un problema serio. Io credo che sia un problema serio di tutti, da affrontare senza demagogia ma con il buon senso di chi vuole salvare le istituzioni e l'alto ruolo che spetta a questo Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Grazie Presidente, colleghi del Consiglio, anche noi ribadiamo come Riformatori il nostro voto contrario al passaggio agli articoli sul DPEF; e ribadiamo, dopo aver inteso gli ulteriori interventi che ci sono stati in Aula, la replica dell'Assessore e le dichiarazioni di voto, la nostra convinzione su questo DPEF, e cioè che si tratti di un documento che è assolutamente inutile e che ha tenuto e terrà ancora qualche ora e qualche giorno bloccato il Consiglio su discussioni da cui non scaturisce niente.
L'ulteriore conferma di quello che noi sosteniamo è data dal tipo di dichiarazioni di voto che si sono sentite in quest'Aula oggi. Autorevoli esponenti del Consiglio, Capigruppo di maggioranza e minoranza hanno fatto la dichiarazione di voto parlando di cose assolutamente diverse rispetto a quelle che sono il contenuto del DPEF, a confermare che del DPEF a quest'Aula in questo momento poco importa, gli argomenti all'ordine del giorno sono altri, gli argomenti che vengono ritenuti importanti per le risposte ai sardi e alla Sardegna sono altri.
Il DPEF è considerato un rito, è considerato un obbligo a cui questo Consiglio non si può sottrarre, prima si chiude meglio è, si chiude su posizioni che sono quelle predeterminate, quelle di partenza, senza che ci sia la minima vocazione all'ascolto, ma forse proprio perché il documento in sé e per sé come strumento politico è fatto poco perché ci si ascolti, è fatto poco perché qualcuno modifichi parlando e suggerendo quello che qualche altro pensa.
Noi riprendiamo in questo una considerazione fatta dai colleghi di Rifondazione Comunista. In realtà sul magico trinomio proposto nel DPEF: competitività, coesione sociale ed occupazione, saremmo anche d'accordo, e devo dire che se su questa parte del DPEF si astiene Rifondazione Comunista noi Riformatori dovremmo votare a favore ad indicare che c'è una disponibilità verso il trinomio; però del trinomio noi ci aspettiamo che da una fase delle dichiarazioni di principio si passi ai fatti concreti, perché i fatti concreti oggi in Sardegna sono che l'industria, stando a parole espresse da esponenti della Giunta, è in fase di liquidazione, che ci sono aziende a cui è dato il termine di chiusura, cinque, dieci anni, ma è comunque un settore che in questo momento non traina in Sardegna.
Per quanto riguarda l'agricoltura aspettiamo che ci possa essere qualcuno che ci dica se deve essere staccata la spina ad un settore comatoso oppure se c'è qualche speranza di ripresa di un malato che sembra in tutti i sensi e in tutti i versi di tipo terminale.
Per quanto riguarda la sanità siamo nella fase delle buone dichiarazioni, l'abbiamo detto, l'abbiamo ripetuto, non lo sottolineiamo, anche il DPEF in questo è impreciso, sostiene che siano già stati percorsi degli atti che sono tutti da percorrere, aspettiamo le novità che sono state a lungo annunciate e che sinora non ci sono state.
Per quanto riguarda il turismo, un settore che viene considerato trainante, ricordiamoci che ad oggi rappresenta il 7 per cento del prodotto interno lordo della Sardegna, ed anche il turismo è un settore che comunque ha manifestato anche in quest'ultima estate segni forti di sofferenza.
Alla luce di tutto questo, e al di là del DPEF, noi chiediamo alla Giunta regionale qual è il progetto Sardegna. Qual è il progetto per la Sardegna, qual è il progetto al di là dei tagli, al netto dei divieti, al di là di qualsiasi negazione che la Giunta sta dando oggi in Sardegna, qual è il progetto attraverso il quale i sardi potranno mangiare in Sardegna nei prossimi dieci anni, nei prossimi vent'anni, nei prossimi trent'anni, perché questo ormai è diventato il nodo cruciale e fondamentale da cui noi non possiamo liberarci se non attraverso una risposta chiara.
E' questa la risposta che si attende dalla Giunta, alla Giunta chiediamo coraggio, ci sono stati proclami, ci sono stati divieti, adesso è il tempo di costruire, è il tempo di dirci con chiarezza quali sono i fatti, quali sono gli atti, quali sono le azioni concrete che discendono dal magico trinomio altrimenti incasserete l'approvazione del DPEF, ma non incasserete senz'altro un cambiamento strutturale nella modernizzazione che è quello che voi proponete per la Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BALIA (Federalista-Autonomista sardo). Nell'annunciare il voto favorevole al DPEF per due minuti prendo spunto a partire dalla logica alla quale si è riferito stamane l'onorevole Mario Floris: la logica dei numeri - diceva - non paga.
E' vero, la logica dei numeri può essere che non paghi, anche se, però, la democrazia si fonda anche, ovviamente, sulla logica dei numeri. Ovviamente prevale la logica dei numeri, ma questo non significa che non si deve avere capacità di ascolto. E avere capacità di ascolto non deve essere interpretato come una debolezza, ma deve essere interpretato come una forza, a condizione, ovviamente, che questa capacità di ascolto non la si predichi, ma si sia in grado di esercitarla alternativamente e sempre, che sia maggioranza oppure che si sia opposizione.
Questo Consiglio regionale si è aperto all'insegna di un cambiamento delle regole. Il cambiamento delle regole è frutto del sistema elettorale, c'è sicuramente una sofferenza da parte dell'Assemblea legislativa che richiede un chiarimento, che è un chiarimento prima politico, e che poi dovrà essere in ogni caso tradotto in una specificazione di tipo legislativo, perché vengano chiariti, in maniera definitiva e opportuna, i ruoli fra livello dell'Esecutivo e livello dell'Assemblea. E devono essere chiariti in maniera che entrambi i livelli ne escano esaltati e non mortificati. Però, badate, quello è compito anche di quest'Aula farlo.
Presidente, mi sia consentito, a conclusione, di rifarmi all'intervento che, opportunamente, credo, ha fatto il Capogruppo dei D.S. due minuti fa, relativamente a una lettera che ci è stata inviata da Stefano Pinna, Capogruppo di Progetto Sardegna, e che è assolutamente opportuna, perché mira a risolvere un problema che è politico nella sede giusta, che è la sede politica, quando richiede un incontro alla maggioranza di questo Consiglio.
Mentre, Presidente, mi consenta di chiederle, in maniera molto ferma, molto seria, ma anche molto rispettosa, qual è il significato di una lettera che lei ha inviato al Presidente del Gruppo Misto, datata, sì, 6 settembre, ma le date vengono apposte nel momento in cui le lettere si scrivono, protocollata invece il 7 settembre, attraverso la quale si segnala una diversa appartenenza di alcuni consiglieri rispetto alle Commissioni alle quali originariamente erano stati assegnati.
Per segnalare, in ogni caso, Presidente, che non solo è politicamente inopportuno, che non solo presumo, ai termini del Regolamento, che non rientri questo fra le competenze che il Presidente deve esercitare, ma che in ogni caso è illogico e illegittimo, perché il giorno 6 settembre - ma questo risulta anche dal protocollo - una delle persone interessate, l'onorevole Maninchedda, non faceva neanche più parte del Gruppo Misto, ma aveva con altri costituito il Gruppo consiliare Federalista e Autonomista Sardo.
C'è una discrasia di date, lei comunica protocollando il 7 e ignora invece di aver ricevuto una lettera di costituzione di un nuovo Gruppo in data 6. Io vorrei che questa incongruenza venisse immediatamente eliminata, che ciascuno reciti ed eserciti i ruoli che gli sono stati istituzionalmente attribuiti, perché diversamente rischiamo che non sia la politica a risolvere i problemi politici, ma siano invece altri strumenti che però condurrebbero questo Consiglio regionale verso una eclissi della politica e delle garanzie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Balia. Io penso che l'ultimo tema che ha posto verrà affrontato forse in una sede diversa da quella dell'Aula, nella quale il Presidente del Consiglio naturalmente può dar conto delle date, dell'azione e del rispetto del Regolamento. Cosa che puntualmente farò, non essendo intenzione del Presidente del Consiglio interferire in materie politiche che non sono di sua competenza, ma essendo tuttavia mia intenzione quella di far rispettare il Regolamento nell'attribuzione alle Commissioni.
Quindi su questo sono disponibile a dare tutte le spiegazioni e i chiarimenti che sono necessari, condivido il fatto che il Presidente del Consiglio non debba determinare l'esito di una discussione politica aperta nella maggioranza, che tra l'altro è stato sottolineato dall'onorevole Marrocu, quindi affrontiamo la questione con la pacatezza necessaria. Penso che non si possa parlare in quest'Aula né di illegittimità né di uso del Regolamento e dei protocolli in maniera impropria, penso che questo sia sbagliato e sia naturalmente assolutamente dimostrabile, perché altrimenti ci addentriamo in un terreno che apre altro genere di problematiche, e io, per correttezza mia e degli Uffici, non sono disponibile ad aprire un capitolo di questo genere. Disponibile, naturalmente, a dare tutte le spiegazioni e i chiarimenti richiesti dai consiglieri regionali oltre che dai Gruppi.
Siamo in fase di votazione, prego i colleghi di predisporsi alla votazione.
Onorevole Masia, avevamo chiuso le dichiarazioni di voto.
MASIA (Federalista e Autonomista Sardo). Quando aveva chiuso avevo già calcato, Presidente. E' solo per una precisazione, credo che sia dovuta.
PRESIDENTE. Prego.
MASIA (Federalista-Autonomista Sardo). L'onorevole Balia non ha parlato di uso improprio dei protocolli. Credo che sia un'affermazione che non…
PRESIDENTE. Se ho capito male chiedo scusa. Ha parlato di incongruità delle date.
MASIA (Federalista-Autonomista Sardo). Ha parlato soltanto di date diverse, non di uso improprio dei protocolli.
PRESIDENTE. La ringrazio della precisazione, chiedo scusa per aver capito male.
Prego i colleghi di predisporsi alla votazione. Stiamo votando il passaggio all'articolato.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame dell'articolato.
Rispondono sì i consiglieri: Balia - Barracciu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Fadda Giuseppe - Fadda Paolo - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Giorico - Ibba - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Orru' - Pacifico - Pinna - Pirisi - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Spissu - Uggias.
Rispondono no i consiglieri: Amadu - Atzeri - Biancareddu - Capelli - Cappai - Cassano - Cherchi Oscar - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Diana - Floris Mario - La Spisa - Ladu - Licandro - Liori - Lombardo - Milia - Moro - Oppi - Petrini - Pili - Pisano - Randazzo - Rassu - Sanciu - Sanjust - Sanna Matteo - Scarpa - Vargiu.
Si sono astenuti i consiglieri: Davoli - Pisu - Pittalis - Uras.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 80
votanti 76
astenuti 4
maggioranza 39
favorevoli 46
contrari 30
(Il Consiglio approva).
Colleghi se siamo d'accordo voteremo in questo modo: votiamo il capitolo uno che ha il titolo "Il DPEF 2006-2008", poi una seconda votazione per il secondo paragrafo "Il quadro economico", una terza votazione per la parte terza, "La strategia di sviluppo", una quarta votazione per il punto quattro, "Gli strumenti attuativi delle linee strategiche", una quinta votazione il quinto paragrafo, "Competitività, coesione sociale", una sesta per il sesto e così via, una votazione per paragrafo, fino alla votazione conclusiva dell'allegato. Dobbiamo esaminare anche un emendamento aggiuntivo che i colleghi conoscono e che è stato presentato al capitolo 9, ma lo affronteremo quando ci arriviamo. Quindi questa è la modalità di voto che proponiamo.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà. Siamo sul primo naturalmente.
DIANA (A.N.). Siamo sul primo certamente, ma le variazioni sul tema stamattina sono state piuttosto numerose. Io spero di non dovermi attardare a considerazioni che hanno poco a che vedere con il DPEF e invece molto hanno a che vedere con i fatti politici.
Mi ero soffermato, nel precedente intervento, sulla notizia che l'Assessore ci aveva dato di una novità che riguarda un presunto errore, spero che sia un errore reale, sui trasferimenti dell'IRPEF. Vede, Assessore, proprio da questo aspetto, proprio nel momento in cui si riesce a individuare nuove risorse, pari pari in questo DPEF non si capisce poi queste risorse che utilizzo debbano avere. Lei dirà: lo avranno in finanziaria, probabilmente serviranno per abbattere il deficit.
Quello che manca realmente in questo DPEF sono i progetti da realizzare, non c'è nessuna certezza, e quando ho fatto l'esempio dei 666 mila abitanti sardi tra i 35 e 64 anni, che sono persone che non rientrano nel concetto di capitale umano, ma rientrano, sì, nella nuova dizione che il Presidente del Gruppo di Rifondazione Comunista ha qualche istante fa portato alla nostra attenzione: non usa più il termine capitale umano, non potrebbe usarlo, visto che le considerazioni dell'onorevole Uras lo inchiodano, e quindi, benché condivida l'impalcatura generale, non può usare il termine capitale umano. E allora rispolvera le risorse umane. Questo fa capire quale è la politica di Rifondazione Comunista. Le risorse umane sono le risorse idriche, sono le risorse naturali, sono tutte le risorse che sono allo stato latente, perché le risorse idriche, fino a quando non hanno le opportune lavorazioni e utilizzi rimangono tali, rimangono risorse. Ma qui stiamo parlando di competitività. L'assessore Pigliaru ha fatto un discorso completamente diverso, ed è ecco perché ha utilizzato la terminologia secondo me corretta, perché si deve parlare di capitale umano; un capitale fatto di conoscenze, di preparazione, di tutti quegli elementi che sono indispensabili per attuare una politica come quella prevista in questo DPEF. Se fosse un fatto semplice, se fosse un fatto di giorni, se fosse un fatto di un anno, ma con queste considerazioni che io sto facendo, e con le cose che sono contenute nel DPEF, tutto questo modo di concepire la politica e la strategia che il presidente Soru vuole dare ai sardi comporterà un rallentamento nella spesa, nessuna risorsa per la legge 37, nessun incentivo per le imprese, l'accelerazione delle opere pubbliche che è andata a farsi benedire, cosa comporta questo? Comporta un rallentamento di tutto, anche di quella parte che è stata assistita per troppi anni, certamente, però siamo in questa situazione. Allora di fronte a questa situazione che cosa avviene? Avviene che in nome di una strategia che non è capita da Riformazione Comunista, che almeno ha il coraggio di dirlo, che non è capita neanche da gran parte della maggioranza e men che meno è capita da noi, di fatto questo Consiglio silente, silente inteso nel senso che non ci sono voci se non lo sparuto Gruppo di Rifondazione Comunista, per il resto tutta la maggioranza acconsente che questo DPEF venga approvato nonostante le sollecitazioni che abbiamo fatto in Commissione. E non si dica che non ci sono state sollecitazioni anche con proposte importante in Commissione, perché le abbiamo fatte, le abbiamo fatte tutti, ne cito alcune. Non ho visto l'Assessore dell'ambiente presente in quest'Aula, ma di che cosa si sta occupando l'assessore Dessì? In un momento così drammatico per i rifiuti, in un momento così drammatico - questa estate di incendi ne abbiamo avuto a iosa -, in un momento drammatico per la depurazione, ma dov'è l'assessore Dessì? Ma quali sono gli interventi importanti sui rifiuti solidi urbani?
PRESIDENTE. Sì, è finito il tempo, onorevole Diana. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Riprendo da dove ho lasciato poc'anzi, e cioè sul parere delle parti sociali, che evidentemente ci porta a diversi giudizi avendo letto magari testi diversi, ma in quelli presentati in Commissione c'è un netto rifiuto, critica a questo DPEF per mancanza di un serio progetto di sviluppo. Nonostante il cambiamento delle regole che c'è stato con la legge elettorale, come ha detto poc'anzi il collega Balia, c'è anche il cambiamento dei rapporti istituzionali. Da tempo noi abbiamo presentato una proposta di legge per la riforma elettorale, da tempo ne parlate, ma ancora questa proposta di legge non ha avuto l'onore di essere presa in considerazione dalla Commissione componente e tanto meno da quest'Aula. E' per questo che chiederemo, secondo i termini di Regolamento, di richiamare in Aula la stessa proposta di legge.
Ma poi abbiamo parlato anche di riforme e abbiamo chiesto che si ragionasse sulla prima vera riforma: applichiamo le leggi esistenti. Proviamo ad applicare le leggi esistenti, quelle che in diverse tornate non siamo riusciti ad applicare.
Tornando al sistema economico, perché dai numeri si parte in questo DPEF, mi perdonerete, senz'anima, per fare un ragionamento di tipo economico. Siccome c'è ancora un chiarimento che non è ancora intervenuto, Assessore: composizione percentuale del valore aggiunto totale, la tabella di quest'anno la pregherei, se è possibile in un suo intervento, di spiegarmela. Perché tutti i dati del 1970, del 1980 e del 1990 corrispondono a quella che avete riportato nel 2004 soltanto per l'agricoltura, l'industria e i servizi, mentre vengono sostanzialmente modificati per l'industria in senso stretto e costruzioni? Le ripeto la domanda dell'inizio: qual è la tabella vera? Passiamo da percentuali del 17,2 per cento dichiarate nel precedente documento, nel DPEF 2005-2007, del 17,2 dell'industria in senso stretto per il 1970 ed oggi ci dite, in questo documento, che nel 1970 la percentuale era del 51,1. Qual è quello vero, continuo a dire, di cosa stiamo parlando? E dico che l'avete scritto voi. Mentre invece tornano gli indici riguardanti l'agricoltura, l'industria e i servizi, e questo per ogni anno, per il 1980, 1990, 2003. C'è qualcosa che evidentemente non torna. Così come non torna, Assessore, quanto ci avete detto nel precedente DPEF, cioè avete parlato del debito pro capite, e in quel caso, quando avete discusso del debito pro capite che riportate anche in questa edizione del DPEF, ci avete detto che il debito pro capite era in sostanziale aumento, tant'è che con la vostra manovra economica dichiarate: "Per il 2004 avremo una sostanziale diminuzione", e lo dite nel DPEF 2005-2007, riportando anche il dato che il debito pro capite previsto per il 2004 è di 1324. Poi andiamo a consuntivo, andiamo su quello che voi oggi dichiarate, il debito pro capite è passato a 1636, è sostanzialmente aumentato. Qual è allora l'efficacia della vostra manovra finanziaria? Quale è stata l'efficienza e l'efficacia del vostro DPEF?
Su questi numeri, e ragionando su questi numeri credo che sia dimostrata l'inefficacia di quella azione, o quanto meno la inopportunità di alcune azioni, mentre invece stiamo ancora aspettando le azioni concrete di cambiamento enunciato, ma prima del cambiamento pensiamo in qualche modo di dare corso a quello che già esiste. E questa sarebbe già una grande innovazione.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Capelli. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Grazie Presidente. sarò velocissimo, una mia dichiarazione di voto che non può essere se non negativa, ma intervengo solo per completare il concetto precedentemente espresso e che non ho avuto, giusto per il tempo, la possibilità di completare.
Dicevo, Assessore, che il documento di programmazione economica e finanziaria è concentrato principalmente quasi tutto sulla parte propositiva, chiamiamola così, e sulle strategie sul medio e lungo termine, così come stavamo appunto parlandone poc'anzi. Ma poco e niente almeno si intravede, è questa la grande carenza, sugli interventi nel breve, cosa e quanto è possibile fare oggi per poter innanzitutto ad esempio, come ho detto poc'anzi, creare quell'humus che potrebbe consentire alla nostra poca e media impresa una crescita dimensionale che la porterebbe poi, chiaramente, ai processi di innovazione, che la porterebbe a documentarsi sulla ricerca per la sua crescita e che porterebbe infine il nostro sistema, cioè le nostre imprese, a fare sistema e a permettere una politica economica anche di esportazione dei nostri prodotti, moltissimi dei quali hanno la caratteristica della unicità, biologicamente parlando della unicità e della unicità anche come il prodotto manifatturiero. Ciò che manca e ciò che spaventa appunto è questo, cioè la politica di intervento è puntata quasi solo esclusivamente a soluzioni condivisibili, come ho detto poc'anzi, su medio e lungo termine, oggi per salvare l'attuale situazione, cioè cosa si intende fare; questo secondo me anche come proposta che non si è letta nel DPEF, non si è letta, come proposta ad esempio sui problemi che riguardano il mondo agro pastorale, l'agricoltura, cosa si intende fare per dare un segnale evidente in questo settore che sta agonizzando, cosa si intende fare oggi in qualche maniera per salvare la micro e piccola impresa locale che malgrado tutto costituisce il tessuto economico attuale, che malgrado tutto, seppur all'interno quindi, riesce a fare impresa, riesce a creare occupazione, riesce a creare reddito. Io almeno ho avuto questa difficoltà di lettura ed è per questo appunto che condivido i propositi, come tutti abbiamo detto di condividere i propositi, ma non possono essere condivise tutte le strategie, perché nella strategia appunto vengono rimarcate queste carenze, dove si è appunto nell'aspetto propositivo passati molto velocemente su alcuni aspetti. Allora si vuol sapere se questo passaggio veloce o superficiale, cioè non approfondito sufficientemente, è dato dalla transitorietà e dalla precarietà del documento, che è pur sempre un documento di transizione in attesa della formulazione del piano regionale di sviluppo che dovrà e sarà senz'altro il documento cardine perché indicherà le linee strategiche di sviluppo in futuro, oppure se questo passaggio leggero, se questo passaggio superficiale invece è imputabile ad una scarsa o poca attenzione ad un determinato settore. Volevo dire solo questo perché questa credo sia una preoccupazione comunque sia che è emersa da vari interventi che mi hanno preceduto, sia nella discussione generale e sia nella dichiarazione di voto; quindi credo che su questo argomento sia necessario ritornare; magari si potesse affrontare l'argomento dello sviluppo in Sardegna giorno per giorno in quest'Aula, perché allora ci confronteremo, ognuno potrebbe dare il proprio contributo così come è stato dato in quest'Aula e nella relazione di opposizione, se pur modesto, un contributo fattivo anche al DPEF, benché questo sinceramente non sia stato, come è stato rilevato poc'anzi, in alcun modo accettato oppure in alcun modo evidenziato.
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione, prego i colleghi di predisporsi al voto. Nessuno ha chiesto la votazione elettronica, quindi votiamo per alzata di mano.
Metto in votazione il paragrafo 1 del documento numero 7. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione il paragrafo 2 del documento numero 7. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione il paragrafo 3 del documento numero 7. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione il paragrafo 4 del documento numero 7. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione il paragrafo 5.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Per dichiarare la mia astensione a questo paragrafo, per le ragioni che ho esposto già precedentemente, in modo particolare per quanto riguarda lo spostamento del DPEF come attenzione verso l'impresa e per rimarcare la necessità di dare un significato pieno alla coesione sociale. Come si raggiunge la coesione sociale, per non lasciare tutto alla competitività del mercato? Ci sono molte competitività, l'ho detto anche precedentemente in uno dei miei interventi, esiste la competitività tra i capitali; i capitali competono a prescindere dalla competitività dei sistemi territoriali e i sistemi territoriali competono per attrarre i capitali a sé e questa corsa del nuovo capitalismo, che è un capitalismo non proprietario, è un capitalismo finanziario, di management, questa corsa viene tutta sulla riduzione dei costi dei fattori di produzione e in questi fattori di produzione c'è quello che tra virgolette il neoliberismo definisce il capitale umano. Molte volte si è detto qua di continuità territoriale, di difficoltà, di problemi legati ai trasporti, ma noi sappiamo che gran parte delle produzioni che invadono l'Europa arrivano dalla Cina. E' più distante dalla Sardegna rispetto all'Europa? Arrivano anche i polli, quelli che hanno i virus e che non sono controllati, nelle nostre frontiere. Arriva di tutto ed è più competitivo un pollo cinese solo in ragione della difficoltà nostra di insularità, del fatto che abbiamo il Mar Tirreno che ci divide dalla piattaforma continentale? Ma manco per niente! E' perché in Cina, è perché nel sud est asiatico, è perché in altre regioni più povere di questo pianeta lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo si concretizza in maniera assolutamente selvaggia.
Allora noi non vogliamo competere con questa idea, vogliamo un'altra idea di sviluppo, che si basa sulle nostre forze, che si basa sulle nostre risorse e vogliamo valorizzare l'uomo, vogliamo cioè disegnare uno scenario diverso dove la giustizia sociale e la dignità umana prevalgono su tutto. Allora dov'è la coesione sociale se lasciamo emarginati, se li escludiamo dai sistemi produttivi, se non gli diamo un senso per partecipare attivamente alla crescita di questa nostra Regione? Com'è che la realizziamo? Non c'è questa idea, c'è l'idea vecchia, di un mondo così, sempre più brutto, sempre più bellicoso, sempre più travagliato da lutti, di un mondo e di un Occidente decadente, egoista, prepotente.
Noi non abbiamo questa idea e non seguiamo su questo terreno, vogliamo cioè un forte riequilibrio delle spinte, vogliamo che l'uomo conti di più, che sia al centro, abbiamo detto all'inizio della legislatura "lavoreremo per gli ultimi", gli ultimi sono sempre di più dimenticati.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori, colleghe e colleghi, come altri ho apprezzato diverse parti del documento di programmazione economico finanziaria, come ho avuto modo di dire anche in incontri di maggioranza, anche con il Presidente Soru e l'assessore Pigliaru, vi sono indicazioni macro-economiche e strategiche che tracciano un percorso interessante e che potrebbe dare alla Sardegna un futuro migliore. Non entro ovviamente nel merito delle cose che condivido e che sono tante, anche se in parte solo dichiarate, come si è fatto del resto lo scorso anno; nel breve tempo a disposizione posso solo far cenno ad alcune questioni che sono la ragione prima della mia presenza in questo Consiglio regionale e, sono certo, anche del Gruppo della Rifondazione Comunista. Penso che in questo DPEF ci siano grandi e gravi sottovalutazioni su questioni rilevanti ed urgenti, dunque non si tratta di semplici dimenticanze, ma sono figlie di quella cultura neoliberista centrata solo ed esclusivamente sull'impresa, ritenendo erroneamente che solo questa scelta possa creare occupazione e sviluppo nella nostra Isola, io invece sono convinto che questo non sia sufficiente e che richieda tempi lunghi, perché la coscienza e capacità imprenditoriale non si moltiplica in pochi giorni e non si radica velocemente soprattutto in aree molte depresse della Sardegna, come abbiamo sperimentato da tempo nella nostra attività amministrativa a livello anche di enti locali. Certo l'animazione sociale non manca nel nostro impegno quotidiano, ma ci sono difficoltà oggettive e strutturali che hanno bisogno di tempi di maturazione che purtroppo non saranno brevi. Pertanto in questa fase è necessario dare anche risposte urgenti a fasce sociali e aree depresse che non possono certo attendere i tempi di questo DPEF, prevalentemente centrato su tempi lungi.
Voglio citare solo alcuni argomenti che sono stati oggetto di conflitto anche nel gruppo di maggioranza, ma che fanno parte integrante del programma elettorale che governa questa Regione, mi riferisco al piano per il lavoro che ha dato e, se precisato meglio avrebbe potuto dare, risposte concrete e immediate ad una parte dei disoccupati, in tutti i comuni della Sardegna che, ricordo, sono per il 92 per cento piccoli e piccolissimi. Non vi è nulla di rilevante in questa proposta che dia inoltre un segnale serio per contrastare le nuove povertà, che riguardano il 10 per cento del popolo sardo, così come non si affronta in modo nuovo e decisivo il tema delle aree svantaggiate, prevalentemente dislocate nelle zone interne.
Infine non vi sono indicazioni su un nuovo approccio all'emigrazione, che è l'altra metà del popolo sardo e che rappresenta una potenzialità, spesso lo diciamo solo a parole, che possiamo, se lo vogliamo, adeguatamente valorizzare. Questi punti, sono certo, avrebbero qualificato meglio questo DPEF, preparandoci ad esaminare il bilancio e la nuova finanziaria in modo adeguato. Siccome non è stato fatto, per questo io ho manifestato il voto di astensione.
PRESIDENTE. Metto in votazione il paragrafo 5 del documento numero 7. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione il paragrafo 6.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). La riforma della Regione deve avere un obiettivo, che un po' è stato anche declarato nel contenuto dell'ordine del giorno numero 2 che questo Consiglio ha votato all'apertura della legislatura, dando compiti fondamentali, alla prima Commissione, di istruzione di una proposta di consulta statutaria che raccogliesse al proprio interno le necessarie competenze, esperienze, qualità e impegno per definire un nuovo Statuto della Regione Sardegna. Abbiamo affrontato più volte questo tema e abbiamo dal nostro punto di vista espresso un concetto, a noi non interessa dare più potere a qualcuno perché ci sia stabilità a prescindere dall'oggetto delle questioni che si affrontano e dall'approccio democratico alla risoluzione dei problemi. A noi non interessa avere un'organizzazione efficiente che però eserciti nel concreto, in modo più prepotente, la forza del potere pubblico rispetto alle esigenze, ai bisogni, alle aspirazioni del nostro popolo. A noi interessa che il nuovo statuto sia una carta dei diritti dei sardi, dei diritti dei sardi nella loro terra, dei diritti dei sardi nei confronti dello Stato, dell'Europa, in cui questi diritti vengano esaltati, non vengano compressi, in cui questi diritti vengano sempre di più affermati, a cominciare dal diritto al lavoro, al diritto allo studio, al diritto alla salute, cioè tutti diritti fondamentali che rendono dignitosa la vita degli uomini e delle donne di questa nostra Regione. Allora pensiamo ad uno statuto e poi pensiamo ad una legge sulla forma di governo e pensiamo anche ad una legge elettorale, negli ambiti di quello che è il dettato costituzionale che vada verso questa direzione, cioè che faciliti la partecipazione, una democrazia partecipativa vera, dove la parola di tutti vale, dove nessuno può accantonarla, dimenticarla, snobbarla, dove la parola del cittadino vale come la parola di chi lo governa, viene presa in considerazione; poi ci sono i soggetti dell'autorità che hanno la responsabilità della decisione, che esercitano in un processo di formazione della decisione che deve essere democratico.
Io so bene che non è l'idea che tutti noi abbiamo, neppure nella nostra maggioranza, so bene che vi sono aspirazioni alte, suggestioni alte, so bene che c'è la tesi che la governabilità deve comandare su tutto, anche sui diritti, so bene che c'è questo, ma ho sempre pensato che questo appartenesse quasi esclusivamente all'altro fronte, al centrodestra. Non vorrei, perché la stagione delle riforme è una stagione cruciale, che su questo nascesse uno scontro anche duro tra componenti della stessa maggioranza.
PRESIDENTE. Metto in votazione il paragrafo 6 del documento numero 7. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione il paragrafo 7 "le politiche della conoscenza". Chi le approva? Chiedo scusa, onorevole Uras, ma per dopo o per prima? Le politiche della conoscenza. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Qua bisogna intendesi, signor Presidente. È vero che siamo nella fase di votazione, ma la dichiarazione di voto è consentita dal Regolamento; io non posso fare speedy gonzales, posso fare il consigliere regionale normalmente dotato, essendo un consigliere regionale anche poco dotato ho qualche tempo per calcare il bottone e i miei interventi servono a segnalare anche un dato politico alla Giunta e alla maggioranza.
Noi come Rifondazione Comunista abbiamo espresso delle critiche, critiche che sono condivise dalla maggioranza del mio partito, che è uscito anche pubblicamente attorno a questo tema; già l'anno scorso in occasione della manovra finanziaria c'è stata una divisione traumatica che questa volta porteremo alle estreme conseguenze, per far capire a questo Consiglio, a questa maggioranza, a chi ha la responsabilità della conduzione della maggioranza, perché la maggioranza è una maggioranza se tale rimane, non se perde i pezzi lungo strada, non se crea un malessere che si manifesta in più modi, in più comportamenti, in più novità politiche. Questa maggioranza ha eletto un Presidente che ne ha la responsabilità e quando nasce un problema e viene sollevato, più volte e sempre sullo stesso argomento, ne tiene conto.
Questo DPEF, le politiche della conoscenza, vogliamo rimanere tutti ignoranti? No, io sono ignorante e spero che mia figlia diventi colta, mi vanno bene molte soluzioni. Non mi convince il fatto che l'alta formazione che sta dentro il capitolo della finanziaria, dentro l'articolo della finanziaria, sostituivo del piano straordinario per il lavoro, i voucher, vadano a finire anche agli occupati delle imprese per ridurre il costo dell'impresa nella formazione del suo personale.
Non mi va che si enunci la formazione professionale come il terreno della riforma e poi invece si ripetano bandi con contenuti che privilegiano alcuni enti piuttosto che altri. Non è un problema di percentuali, cioè quanto prendono la maggioranza o la minoranza come riferimenti politici generali sul terreno della formazione professionale. È un problema di riforma che non c'è, quindici mesi sono passati, non bastano le enunciazioni, ci vuole la sostanza!
Cosa fa l'assessore del lavoro che non c'è? In quale riforma è impegnato? C'è un problema politico, di cui non si può fare a meno di dare segnalazione all'opinione pubblica perché lo sappia . Quindici mesi sono tanti, altri dieci e siamo a metà legislatura, ci sono le politiche, le primarie, tutto il mondo della politica è impegnato a raccogliere consenso, sulla base della quale io vado a raccogliere il consenso per la mia maggioranza, se su questi temi, che ha enunciato più volte anche nel programma, non ha fatto cinque centimetri di passo in avanti.
Allora va bene la conoscenza, dotiamoci degli strumenti, dov'è il progetto di riforma della formazione professionale? Dov'è che abbiamo accantonato le sperimentazioni della Moratti, l'obbligo formativo, cioè l'ipotesi di sostituzione del sistema scolastico pubblico con il sistema della formazione professionale? Dov'è che abbiamo dato alla formazione professionale il ruolo che deve avere, di accrescimento della competenza dei nostri studenti usciti dalle scuole superiori e dall'università? Dov'è la riforma della formazione professionale? In quale cassetto è rimasta? Il DPEF non deve dire cosa faremo sempre fra un anno, fra due, fra tre, non mi basta che si dica che i voucher daranno i loro frutti a fine legislatura, io voglio vedere qualcosa oggi perché oggi si aspetta di vedere qualcosa anche il resto del popolo sardo.
(È approvato)
(È approvato)
Colleghi direi che possiamo chiudere la seduta di questa mattina, riprendiamo i lavori alle 16 e 30 dal paragrafo 9 al quale abbiamo un emendamento, questo è il motivo per il quale sospendiamo adesso la seduta. La seduta è tolta, riprendiamo alle 16 e 30.
La seduta è tolta alle ore 13 e 27.
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