Seduta n.222 del 02/08/2006
CCXXII SEDUTA
(POMERIDIANA)
Mercoledì 2 agosto 2006
Presidenza del Vicepresidente SECCI
indi
del Presidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 16 e 04.
CHERCHI OSCAR, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giovedì 27 luglio 2006 (216), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Francesca Barracciu, Mariuccia Cocco e Pierangelo Masia hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 2 agosto 2006.
Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interrogazione pervenuta alla Presidenza:
CHERCHI Oscar, Segretario:
"Interrogazione CALIGARIS, con richiesta di risposta scritta, sull'attività e la gestione delle strutture ricettive extra alberghiere denominate 'Case per ferie'". (576)
PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza:
CHERCHI Oscar, Segretario:
"Interpellanza CAPELLI - OPPI - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - CAPPAI - AMADU - BIANCAREDDU - RANDAZZO sul progetto 'Comunas' ". (183)
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
CHERCHI Oscar, Segretario:
"Mozione DAVOLI - URAS - PISU - ATZERI - BALIA - BARRACCIU - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Franco - SERRA - UGGIAS sul conflitto in Libano". (86)
PRESIDENTE. Colleghi, data l'esigua presenza di consiglieri in Aula, sospendo la seduta sino alle ore 16 e 15.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 06, viene ripresa alle ore 16 e 15.)
Continuazione della discussione generale del testo unificato 192-193-233-235/A: "Legge di riforma degli enti agricoli e di riordino delle funzioni in agricoltura. Istituzione delle Agenzie AGRIS Sardegna, LAORE Sardegna e ARGEA Sardegna" del disegno di legge: "Istituzione dell'Agenzia regionale di assistenza tecnica in agricoltura 'LAORE'" (192/A), del disegno di legge: "Istituzione dell'Agenzia per la ricerca in agricoltura della Regione Sardegna (AGRIS)" (193/A), della proposta di leggeCuccu Giuseppe - Uggias - Cachia - Biancu - Cocco - Cucca - Fadda Paolo - Giagu - Manca - Sabatini - Sanna Francesco - Sanna Simonetta - Secci: "Legge quadro in materia di riordino degli enti agricoli. Istituzione dell'Ente regionale per l'innovazione e lo sviluppo in agricoltura (ERISA)" (233/A) e della proposta di legge Sanna Alberto - Calledda - Corda - Fadda Giuseppe - Serra - Marrocu - Balia - Porcu - Licheri - Marracini: "Legge quadro per il riordino delle competenze regionali in agricoltura e l'istituzione dell'Agenzia per lo sviluppo dell'agricoltura della Sardegna (ASAS)" (235/A)
PRESIDENTE. Colleghi, ricordo che l'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del testo unificato 192-193-233-235/A.
E' iscritto a parlare il consigliere Calledda. Ne ha facoltà.
CALLEDDA (D.S.). Signor Presidente, Assessori e colleghi consiglieri, ho ascoltato con molta attenzione la discussione che c'è stata stamattina relativamente alla legge di riforma degli enti agricoli e di riordino delle funzioni in agricoltura. Mi ha impressionato positivamente soprattutto l'intervento appassionato, che definirei "intervento di verità", del collega Uggias che ha riproposto all'Aula ciò che è accaduto nel corso della discussione in Commissione. Sembrava infatti, dalle parole di alcuni, che in Commissione fosse stato attuato una sorta di golpe ad opera di un gruppo di sovversivi che in un baleno, mettendo assieme due disegni di legge e due proposte di legge, avevano creato i presupposti per portare in Aula, senza discussione, senza analisi, la proposta di riforma.
L'onorevole Uggias ha fatto bene invece a ricordare, senza polemica, che in Commissione c'è stato un confronto serio, articolato, una concertazione con tutte le forze sociali,. Non è che adesso alcuni colleghi del centrodestra vogliono insegnare al centrosinistra come si fa la concertazione! Io aggiungo che la concertazione non solo è stata fatta con i livelli, diciamo così, alti delle organizzazioni di settore, ma addirittura sono state coinvolte tutte le rappresentanze sindacali di base, le RSU. Li abbiamo ascoltati in Commissione e ci hanno dato l'opportunità di capire meglio le questioni sul tappeto.
C'è stato un confronto vero, un confronto serio e come Commissione, per smentire alcuni colleghi del centrodestra, abbiamo sollevato anche alcuni problemi; e sollevare problemi non significa necessariamente non essere d'accordo su una o sull'altra ipotesi. .
Però, questo confronto aveva un limite. Premetto che io vengo da una scuola politica dove il "no" fine a se stesso non ha mai avuto un senso. Il "no" voleva dire avere proposte alternative rispetto a quelle che erano in campo. Noi in Commissione, peraltro, ci siamo trovati nella condizione di avere molti punti di contatto con i colleghi dell'opposizione i quali però, ecco il limite di cui parlavo, affrontavano il problema sulla base dei progetti di legge presentati esclusivamente dalla Giunta e dalla maggioranza. L'opposizione non ha avuto il tempo di presentare una propria proposta.. Questo è il dato dal quale noi siamo partiti e sul quale abbiamo lavorato.
Quindi, cari colleghi, non si tratta di incentrare la discussione sulle dichiarazioni rese nella passata legislatura, quando svolgeva una funzione di opposizione, dal Presidente attuale della Commissione ,. Onorevole Cappai, lei stamattina, nel leggere quei verbali, ha dimenticato di dire che, probabilmente, anche nella passata legislatura, se è stata esitata qualche legge nel settore dell'agricoltura è stato grazie a quella cultura che ci contraddistingue, che è non la "cultura del no", ma la cultura di dire no alle cose che non vanno bene facendo proposte alternative; e nella passata legislatura, lo sottolineo ancora, le poche leggi che esitate nel settore dell'agricoltura sono passate in questo Consiglio all'unanimità, cioè le abbiamo votate pure noi.
Nel corso dell'esame in Commissione un contributo particolare è stato dato dall'onorevole Ladu e dal vicepresidente della Commissione che sono intervenuti a proporre dei correttivi, sulla base di valutazioni diverse rispetto a quelle della maggioranza, che sono stati tutti accolti; io credo che questo sia stato un elemento positivo perché le riforme non possono essere fatte da una sola parte politica. Voi, quindi, non avete presentato un vostro progetto di legge, però avete dato un contributo in Commissione, anche se vi siete astenuti nella votazione finale dicendo alcune cose che, francamente, non corrispondono assolutamente al vero. Ecco perché ho esordito dicendo che l'intervento dall'onorevole Uggias riportava a verità un ragionamento che abbiamo fatto in Commissione.
Io credo, badate, che l'agricoltura sarda, intesa in senso lato, abbia ritardi atavici. E credo anche che questi ritardi non derivino solo dal fatto che oggi questa maggioranza proponga una riforma, ma derivino da stagioni diverse nelle quali ognuno di noi si è accontentato di gestire le cose lasciandole così com'erano.
Io capisco che proporre una riforma di questo genere crei incertezze, crei insicurezze. Però, stiamo forse parlando delle aziende agricole? Stiamo parlando dei dipendenti delle aziende agricole? Stiamo parlando di un riordino, stiamo parlando di una riforma degli enti; e io sfido chiunque di voi a dirmi se è soddisfatto di come sono stati gestiti gli enti operanti in agricoltura. Io credo che nessuno di noi possa dire, per esempio, che l'ERSAT, il CRAS, i Consorzi ortofrutticoli fossero il non plus ultra degli enti, in grado di dare risposte positive al mondo agricolo.
Dicevo che l'agricoltura sarda ha ritardi atavici, ma in questi anni abbiamo vissuto situazioni gravissime. La crisi del mondo della serricoltura, la piaga della siccità, la blue tongue, la peste suina africana, sono state calamità che hanno posto in luce da un lato la debolezza intrinseca all'organizzazione dell'agricoltura in Sardegna e, dall'altro, l'impossibilità di continuare a sostenere questi enti. Un Governo regionale capace di ragionare doveva di conseguenza elaborare una proposta di riforma.
Io credo che questo provvedimento di legge che stiamo per approvare rappresenti qualcosa di nuovo, così come è stata una novità, per esempio, l'istituzione dell'ARPAS e quella dell'AREA. Poi, ovviamente, occorrerà trovare altri strumenti per andare ulteriormente avanti.
Io credo perciò che sia necessario fare una riflessione anche per il futuro e chiedersi se basta questa riforma per dare impulso all'agricoltura. Io credo di no, credo che sia necessario intervenire ulteriormente con altre leggi di settore in grado di sostenere davvero l'agricoltura, e questo lo si può fare solo se, in noi, c'è la consapevolezza che non possiamo fare il gioco delle parti dicendo in Commissione che siamo d'accordo e, magari, arrivare in Aula quando c'è un po' di pubblico e far finta che non ci siano stati momenti di incontro e di convergenza.
Io credo che questo non possa essere tollerabile e tollerato, credo che in maniera molto leale dobbiamo essere capaci di avere un'idea su che cosa dobbiamo fare e in quale direzione andare. In proposito vorrei sottolineare che una delle questioni sollevate nel corso del dibattito,cioè quella sulla mancanza di concertazione, non corrisponde alla realtà perchè l'articolo 5 del testo di legge in esame istituzionalizza proprio la concertazione stabilendo che "L'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale, nella fase di predisposizione delle linee programmatiche della politica agricola regionale, promuove la consultazione delle organizzazioni professionali agricole, delle organizzazioni delle cooperative agricole e delle associazioni dei consumatori". Nell'articolo si stabilisce inoltre che l'individuazione degli organismi ammessi alla consultazione avviene in base al principio della maggiore rappresentatività. Mi sembra che per altri provvedimenti non si sia posta una questione di questo genere.
Istituzionalizzare la concertazione significa anche che le categorie professionali, i rappresentanti delle aziende possono partecipare e dire la loro ogni qualvolta si riunisce la Consulta agricola, come stabilito dall'articolo 4.
A me sembra che questo sia un elemento straordinario, di grandissima novità. Ma davvero pensiamo che oggi la politica agricola regionale non debba essere diretta dall'Assessore e di conseguenza dal Governo regionale? Io ne sono convinto, a prescindere dalla maggioranza che governa perché, anche un domani, nel caso in cui il centrosinistra non sarà al governo, non cambierà lo schema perché la legge non è fatta per questa legislatura, è una legge di riforma e, quindi, io spero che funzioni anche se sarà gestita da altre maggioranze.
Ancora, "dividere la ricerca scientifica e la sperimentazione". Ma pensiamo davvero che, a oggi, non ci siano stati doppioni nel perseguimento di queste funzioni? Io credo che ce ne siano stati molti e che non riuscivano neanche a conversare tra di loro. Io credo che sulla ricerca scientifica, per esempio, si possa giocare la scommessa di questo testo di legge perché se, come diceva il collega Uggias, non dobbiamo pensare di avere produzioni tali da entrare in concorrenza con n altre realtà, però, va detto che la Sardegna ha una serie importante di prodotti di nicchia che non sono, oggi, valorizzati al massimo, ma che grazie alla ricerca potrebbero essere valorizzati e utilizzati nei prossimi anni.
Un altro problema ugualmente serio è il problema dello sviluppo rurale; abbiamo risolto ad oggi tutti i problemi? Le realtà che, fino a ieri, erano presenti sul territorio hanno affrontato e risolto questo problema? Io credo di no; credo che oggi il problema dell'assistenza allo sviluppo rurale sia una delle scommesse della nostra agricoltura. E' vero, bisogna selezionare perché le aziende sono tante, però è anche vero che in qualche misura bisogna aiutare, dare qualche strumento in più per favorire una modernizzazione anche in questo settore.
Questi enti, compresa l'ARGEA che ha la gestione degli aiuti, non opereranno ognuno per conto proprio, ma lavoreranno attraverso un Comitato di coordinamento che verificherà e farà proposte. Io credo che questo sia un elemento importante sul quale riflettere.
Cari colleghi, un'ultima osservazione; stamattina, lo dico senza polemiche, una delle cose peggiori che ho sentito paventava l'eventualità che i lavoratori, in qualche modo, potessero rischiare il posto di lavoro. Badate, non si gioca su problemi di questo genere e non si può, in nessun modo, rispetto a questi problemi, essere demagogici o strumentalizzare i fatti. Il problema che è stato posto per essere chiari, riguardava le modalità di utilizzo dei lavoratori dell'ARA. Ma davvero pensiamo che senza rispettare le regole, cioè senza una procedura concorsuale pubblica, i lavoratori dell'ARA possano passare dipendenti del sistema regionale? Chi dice questo, è consapevole di dire bugie; però, siccome a nessuno di noi è sfuggito il fatto che questi lavoratori hanno acquisito professionalità, si propone la stipula di una convenzione per la durata di cinque anni, così come è avvenuto in altre situazioni venutesi a creare a seguito del varo di leggi di riforma; e sfido chiunque a verificare quale altra regione italiana possa fare una proposta di convenzione per cinque anni.
Ma, assessore Dadea, Assessore Foddis, io vado oltre e chiedo che quando le diverse Agenzie stabiliranno le piante organiche, questi lavoratori possano, tramite un concorso, essere assunti ed usufruire dell'ordinamento regionale. Queste credo siano le cose serie da dire, senza che nessuno possa strumentalizzare questi fatti. Lo stesso discorso va fatto per i Consorzi ortofrutticoli. I lavoratori dei Consorzi, pur essendo all'interno del sistema degli enti, non per colpa di questo Consiglio regionale, o per colpa della maggioranza o dell'opposizione, avevano contratti di lavoro diversi rispetto a quelli dei dipendenti regionali.
Ma vi sembra una cosa di poco conto affermare, anche in questo caso, il principio che questi lavoratori mantengono quel contratto fino ad assorbimento per poi vedere esteso anche a loro il contratto dei regionali? Mi dispiace davvero, colleghi dell'opposizione, che voi abbiate pensato che ognuno di noi prende ordini da questo o da quell'altro. Abbiamo la testa, pensiamo e riusciamo anche ad imporre le nostre opzioni.
Per esempio, lo voglio dire in Aula, onorevole Diana, perché ritengo sia utile, serio e giusto sapere che abbiamo posizioni diverse, tutte quante rispettabili, che possono essere esternate anche in Aula, io ho rimarcato un problema di comunicazione da parte della Giunta all'atto della presentazione di un suo provvedimento. Io non nego che la Giunta possa presentare disegni di legge, però faccio parte di una maggioranza, sono leale a questa maggioranza, e chiedo che si chiami il Presidente della Commissione, che si chiamino anche i componenti dell'opposizione per fare in modo che quando un disegno di legge arriva prima in Commissione e poi in Aula, si creino le condizioni per lavorare e per dirimere tutte le questioni.
La discussione di questo progetto di legge di riforma credo che sia stato un momento importantissimo e do atto agli Assessori, che hanno partecipato ai lavori della Commissione e alla Commissione medesima di aver esitato un testo unificato sul quale io ho molte aspettative e che credo avrà effetti positivi sul mondo dell'agricoltura in Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Murgioni. Ne ha facoltà.
MURGIONI (Fortza Paris). Signor Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi, la necessità di porre mano al comparto agricolo, sia attraverso la riforma degli enti che mediante il riordino delle funzioni, è un'esigenza fortemente sentita, fortemente sentita da tutti, onorevole Calledda, anche dall'opposizione. Per questo motivo trovo che la seduta di oggi, al di là dei distinguo, costituisca un momento di sintesi importante per fare il punto della situazione su una delle riconosciute risorse storiche del nostro territorio. E' infatti grazie alle economie che si sono sviluppate nel settore agropastorale, e all'importanza che questo comparto ha rappresentato nella nostra storia, che si è potuto consolidare il tessuto socio-culturale dell'Isola.
Per anni il mondo agropastorale, in assenza di altre risorse primarie, ha costituito il volano dello sviluppo e il modello economico della nostra Isola. Oggi, l'esperienza fallimentare del processo di industrializzazione, processo che comportò il frettoloso abbandono dei campi e dell'economia agropastorale a favore di un miraggio, di un posto di lavoro sicuro nelle fabbriche - e questo riguarda chiaramente il passato - ci costringe a renderci conto che la scelta di un nuovo modello di sviluppo per rilanciare la nostra economia in crisi dovrà fondarsi, oggi, oltre che sul turismo, proprio sulla ripresa di settori vitali quali il comparto agropastorale e l'artigianato, possibilmente compenetrando e integrando queste diverse realtà produttive con il settore trainante del turismo, comparto quest'ultimo che scricchiola a causa dell'introduzione di insensati balzelli, e mi riferisco chiaramente alle famose tasse sul lusso, oggi richiamate da tutti i quotidiani regionali e nazionali, ma non solo chiaramente, che hanno fatto perdere la faccia all'immagine della Sardegna turistica in tutto il mondo.
Ma, riprendendo il filo del discorso, si rende quindi necessario attrezzare il mondo agricolo con gli strumenti più idonei ed efficaci e le tecniche maggiormente all'avanguardia per governare un processo di modernizzazione e di potenziamento delle filiere produttive. In questa direzione, il compromesso raggiunto nella competente Commissione consiliare, con l'unificazione dei diversi progetti di legge presentati in materia, mal si concilia con l'esigenza sopra richiamata. Si tratta di un testo ancora troppo lacunoso e denso di elementi di dubbio e di perplessità.
In prima analisi, come per altri provvedimenti esitati dall'Aula, persiste una lettura che, se pure tendente a snellire la pletora costituita dai vari Consigli di amministrazione, inserisce l'intento riformistico nel quadro di una limitata visione centralista e accentratrice per cui il direttore amministrativo, per esempio, sempre di nomina presidenziale, non avendo un organismo che lo interfaccia ricalca di fatto la figura di un commissario ad acta; e questo vale per tutte e tre le Agenzie, AGRIS, LAORE e ARGEA Sardegna, delle quali si propone l'istituzione.
Questo indirizzo monopolistico della Giunta piega la necessità di snellire gli apparati superflui degli enti con il tentativo, non troppo mascherato, di instaurare un rigido potere di controllo e di indirizzo depositato nelle sole mani del Presidente della Giunta, intendendo in questo modo lo sviluppo di forme autonome di governo e sperimentazione del settore secondo una logica di concorrenzialità e competitività tesa a creare un tessuto produttivo in agricoltura in grado di auto sostenersi. Quindi, se il fine può apparire condivisibile, la strada non ci sembra affatto adeguata; si sciolgono gli enti per creare Agenzie senza però modificare i compiti di istituto e gli indirizzi, per cui tutto ciò che di insufficiente e negativo proviene dagli enti in via di scioglimento viene riprodotto dalle Agenzie di nuovo insediamento. Un'azione di taglia e incolla che non porta nessuna ventata di novità riformatrice, tanto meno di effettivo miglioramento.
Allo sviluppo tecnologico e scientifico, alle modificazioni della normativa vigente, deve necessariamente seguire un ammodernamento della filosofia dell'approccio alle problematiche e degli strumenti posti a sussidio del comparto in questione. Pertanto, cari colleghi, non si può prefigurare un fine che apparentemente è condivisibile per distorcerlo verso una logica padronale, privando le nascenti Agenzie delle libertà e dell'autonomia che le loro funzioni richiedono. Se davvero vogliamo creare le migliori condizioni per rilanciare il settore agricolo, e procedere a una seria ed incisiva azione di riforma, dobbiamo adoperare gli strumenti in grado di creare per i nostri prodotti l'ampliamento dei mercati di riferimento e di consumo.
Questa impostazione è del tutto assente nella riforma proposta da questa maggioranza. Basti pensare che nelle nascenti Agenzie non sono previsti appositi servizi di marketing che si propongono di studiare le caratteristiche dei mercati e suggerire agli operatori agricoli la tipologia e il confezionamento dei prodotti, ai fini di una migliore presentabilità e commercializzazione degli stessi. Così come non è assolutamente prevista l'istituzione di commissioni che, attraverso un costante monitoraggio del settore, possano indicare, sia agli operatori che al Governo regionale, le forme di intervento più efficaci e le misure più efficienti da adottare nelle politiche di rilancio.
Si parla tanto di fiscalità di vantaggio e di abbattimento degli oneri derivanti dai costi di produzione e per gli approvvigionamenti energetici (i nostri, voglio ricordarli, sono fra i più alti d'Europa), per superare l'isolamento fisico dovuto all'insularità. Per contro, nessuno studio di fattibilità è stato effettuato sulla base della normativa vigente, sia comunitaria che italiana. Eppure siamo perfettamente coscienti che l'handicap dell'insularità incide sulle nostre produzioni facendogli perdere livelli di concorrenzialità.
Il concetto che voglio esprimere riguarda il fatto che questa riforma, o presunta tale, penetra sulle norme interne di funzionamento del settore, lasciando da parte chi il mondo agricolo lo mantiene in vita. Una riforma seria e incisiva deve porsi come primo obiettivo quello di aiutare a migliorare le condizioni di chi in quel mondo ci lavora con sacrificio e trae sostentamento per sé e ricchezza per altri. Oggi molte aziende sono costrette alla chiusura, sono costrette a fallire, in poche parole, perché l'acqua per l'uso agricolo (e oggi c'è stata una delegazione che ha rappresentato questo problema), le tariffe elettriche, le imposte, i tassi sui mutui, i costi di trasformazione e trasporto hanno raggiunto livelli non più sostenibili. Se non si interviene per abbattere queste diseconomie il mondo agricolo è destinato a soccombere.
Diverse zone d'Europa, caratterizzate da incipienti forme di sottosviluppo e diseconomie, hanno ottenuto questi pacchetti di misure compensative che hanno consentito di rilanciare le loro produzioni e la loro economia. E noi stiamo a guardare.
Altro elemento di negatività è costituito dal fatto che nelle strutture proposte sia clamorosamente assente un apposito ufficio di coordinamento e collegamento, in materia di sviluppo e cooperazione, con l'Unione Europea. L'istituzione di un organo amministrativo regionale competente e aggiornato sulle normative comunitarie sarebbe un primo concreto passo in avanti per appropriarci degli strumenti utili per comprendere e gestire le immense possibilità che i notevoli flussi di finanziamento europei possono consentire per il rilancio del comparto agricolo sardo. La società della conoscenza, per meglio comprendere e impadronirsi delle complesse problematiche legate ai rapporti sempre più stretti e vincolanti con l'Europa, impone la selezione e la formazione di nuovi quadri dirigenti regionali in grado di indicare, al Governo sardo e agli operatori del settore agricolo, una corretta e puntuale lettura per la migliore applicazione delle normative legate agli stanziamenti, alle agevolazioni e alle nuove strategie commerciali previste in agricoltura.
Io credo, cari colleghi, che questo testo costituisca una base dalla quale partire, purché si introducano le opportune modificazioni per renderlo più consono ai fini riformistici che si vorrebbero proporre.
In riferimento al testo, nell'articolo 2 va rimossa l'incongruenza che pone nelle mani della Regione un potere sostitutivo nei confronti delle funzioni non attribuite espressamente alle Agenzie. In tal modo la Giunta dispone di un rigido potere di coordinamento e controllo francamente incomprensibile. Se vogliamo creare Agenzie funzionali e operative, perché metterle sotto tutela? Nell'articolo 3, al primo comma, il contenuto della lettera a) andrebbe arricchito prevedendo, tra gli strumenti di promozione dei prodotti tipici, forme di incentivazione mirate all'allargamento della base produttiva e della bilancia commerciale, attraverso idonee misure fiscali di abbattimento degli oneri produttivi per determinati tipi e quantità di prodotti di nicchia. Nella lettera b) dello stesso articolo si parla di incoraggiare e sostenere lo sviluppo rurale, incrementando la permanenza dell'uomo nelle aree suddette, però il tutto in totale contraddizione col Piano paesaggistico regionale proposto dall'Esecutivo, dove si pongono limiti inaccettabili alle opere di edificazione e miglioria dell'edilizia rurale. Limiti che nulla hanno a che vedere con la realtà imprenditoriale agricola della Sardegna e che mal si conciliano con la ineluttabile necessità di trasformare le attuali aziende agricole attraverso l'ammodernamento delle strutture e dei mezzi a disposizione; un'azione indispensabile se vogliamo migliorare la competitività sui mercati delle aziende agricole sarde, che sono il primo attore di qualsiasi intervento di riforma. E' sulla produttività e sull'eccellenza dei prodotti delle nostre aziende che si basano le future proposizioni di rilancio del comparto agricolo sardo.
E' chiaro che su queste tematiche la Giunta dovrà fare la necessaria chiarezza, evitando di scivolare nella demagogia di certe affermazioni. La Regione mantiene inoltre un invasivo potere di controllo dell'organismo, che si perpetua nell'indicazione dei componenti, anche in materia di istituzione della Consulta agricola, escludendo la possibilità che le organizzazioni professionali e le associazioni, oltre ai rappresentanti delle filiere, possano scegliere liberamente i propri delegati. Per la verità non è neppure espressamente prevista la presenza degli esponenti delle organizzazioni professionali e delle associazioni di categoria. Una mancanza di cooperazione e concertazione che va immediatamente sanata nell'interesse di tutti. Non una parola è stata spesa in favore della tutela degli interessi dei lavoratori degli enti agricoli e degli addetti di settore, quasi che le riforme concepite dal presidente Soru debbano vedere i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli di volta in volta avulsi dal processo in corso. Non è davvero concepibile una riforma che considera le risorse di intelligenza e professionalità un peso inutile.
Questi indirizzi devono essere modificati. Come deve essere altresì modificato il logorante perdurare di una mancanza di concertazione e di propensione al dialogo, più volte denunciato dai sindacati. Si potrebbe tranquillamente proseguire nell'elenco delle doglianze, ma quello che vorrei sottolineare è il fatto che le Agenzie proposte si muovono in un contesto fortemente restrittivo e paiono piuttosto funzionali a creare strutture compensative degli enti disciolti. Gli intenti riformistici riescono a malapena nel tentativo di mascherare la forma volutamente centralistica e accentratrice che questa Giunta regionale ha perseguito, fin dai primi passi, in tutte le riforme proposte in quest'Aula.
Se con il termine riforma s'intende solo una robusta cura dimagrante, bisogna farla con estrema attenzione per non procurare dei danni irreversibili, tipici dell'anoressia, alla funzionalità degli uffici. Anche perché più che Agenzie si ha l'impressione che si siano voluti creare uffici periferici duplicativi della Presidenza della Giunta. E' un bel modo di concepire un nuovo modello di Regione più vicina alla gente, se tutto si riduce ad un appiattimento delle istituzioni verso l'unicità del potere decisionale conferito nelle mani del Presidente. Delle due l'una: o il Presidente scambia l'accentramento di un potere unico nelle sue mani per riforme o le riforme hanno, nel corso di questa legislatura, mutato la loro originaria natura. Sono passati ormai due anni di legislatura e ancora stenta a decollare il progetto politico della Giunta regionale.
E' finita la fase in cui era facile attribuire tutto il negativo al Governo precedente. Siamo ormai nella fase in cui alla Giunta regionale comincia a venire meno l'apertura di fiducia concessa dal popolo. Questa è una Giunta brava a distruggere il pregresso, ma pessima nel progettare il presente e costruire il futuro, tanto che lo stesso Governo amico ha impugnato quasi tutti i provvedimenti di legge più significativi varati da questo Esecutivo.
Per il presidente Soru - che non è in quest'Aula e l'hanno ribadito anche stamattina alcuni colleghi - questa è l'alba di un risveglio amaro. Quel panino che il Presidente, ammantandosi di un sardismo romantico, voleva sardo, viene imbottito da un companatico, la mortadella, che proviene da una salumeria emiliana. Con questi ingredienti, cari colleghi che rappresentate la maggioranza, le riforme sono un orizzonte sempre più lontano e irraggiungibile..
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor, Presidente, Assessori, colleghi, era prevedibile che questo argomento avrebbe appassionato gran parte dell'Aula. Dal momento che il collega Calledda è qui vicino, gli ricordo che abbiamo, sì, collaborato fattivamente in Commissione tentando di migliorare quel testo, ma non abbiamo mai detto che le Agenzie fossero il toccasana! Tanto è vero che ci siamo astenuti nella votazione di quegli articoli e della stessa legge, perché non condividevamo l'impostazione che era stata data alla riforma. Tutto qui!
Poi è chiaro che, doverosamente, nel corso della istruttoria del provvedimento di legge si è tentato di migliorare il testo che, non essendo riusciti a modificare l'impostazione secondo la nostra linea, è giustamente pervenuto in quella veste in Aula. Niente da rimproverarci, quindi, in questo senso, anzi, abbiamo solo fatto il nostro dovere. E' pur vero che in Commissione - e io l'ho detto in relazione - sono state sentite le associazioni di categoria. Ma una cosa è sentire, come diceva, se non erro, Mario Diana stamattina, altra cosa è ascoltare e fare tesoro di quanto le associazioni e i rappresentanti di categoria dicono.
Io purtroppo non ho potuto seguire l'intervento del collega Uggias, del quale conosco le capacità e l'obiettività alla quale impronta i suoi interventi; questo mi è dispiaciuto moltissimo perché mi piace seguire lavori dell'Aula , anche per poter rispondere ed esprimere la mia opinione, il più possibilmente obiettiva. Ma, stamattina ho chiesto se è questa la riforma della nostra agricoltura. Io non credo. Io voglio vedere chi ha il coraggio di dire, oggi in Aula, che questa è la riforma fondante del comparto agricolo. Purtroppo si continua a dirlo! Si continua a propagandare una cosa che non è! Che non è! Con l'istituzione di queste tre Agenzie, peraltro svuotate di contenuto, come ho detto stamattina,non autonome, dotate dei soli poteri di indirizzo e di consulenza, si è tentato di sopperire alle manchevolezze, alle disfunzioni create dalla miriade di enti operanti in agricoltura che non consentivano effettivamente un razionale intervento nel settore, anzi molte volte questi enti lavoravano gli uni contro gli altri. Su questo siamo sempre stati tutti d'accordo!
Non siamo stati d'accordo, invece, sul metodo e sulle modalità adottati per abolire gli enti; con tre scarne righe della legge numero 7 del 2005, la scorsa finanziaria, di fatto sono stati cancellati gli enti senza che, attraverso una concertazione seria, si provvedesse alla creazione delle strutture alternative al fine di evitare tutto quello che si è verificato in questo anno e mezzo. A meno che tutte le manifestazioni che dipendenti, associazioni di categoria, sindacati e chi più ne ha più ne metta, attuano giornalmente sotto il Palazzo siano azioni poste in essere tanto per fare un po' di fumo e basta. Non è così, purtroppo non è così!
Nessuno mette in dubbio la necessità della riforma, ma è necessario che ci sia un piano strategico da cui partire; ed i piani strategici e i progetti si fanno e si attuano assieme ai soggetti principali che in quel settore o in quella particolare condizione operano: gli operatori agricoli, ma anche i professionisti e i tecnici che settore con loro lavorano giornalmente, a stretto contatto, e, quindi, conoscono la realtà dei vari territori regionali nelle sue varie sfaccettature. Questo non è mai avvenuto. E non sto dicendo che l'assessore Foddis, in un anno e mezzo o due, grazie alle sue grandi capacità di tecnico qual è potesse assolutamente risolvere il problema, no! Questo non lo si dice!
Non si condivide invece che si dica che questa è la riforma della nostra agricoltura, perché riforma non lo è! Si sta facendo passare per riforma una non riforma ! Questo potrà essere uno degli elementi che, all'interno del progetto strategico, concorrerà alla riforma strutturale della nostra agricoltura.
Assessore, il comparto agropastorale, oggi come ieri, così come due anni e mezzo fa, è gravato , da problemi strutturali e da problemi contingenti che purtroppo, giorno dopo giorno, lo stanno affossando. Eppure questo è un comparto di primaria importanza per la formazione del nostro prodotto interno lordo, ma che caratterizza anche la nostra economia da un punto di vista identitario,. Qui non siamo in Val Padana, non possiamo di punto in bianco dare delle soluzioni, che tali non sono. In Sardegna un primo ostacolo, come giustamente è stato detto da molte parti, è la estrema frammentarietà e le ridotte dimensioni delle aziende agricole che sino ad oggi, con la loro specificità, hanno comunque garantito l'esistenza e la resistenza del settore sul mercato. Però, questo sistema che ha resistito nei secoli in questi ultimi anni sta crollando.
Assessore, chiaramente non voglio assolutamente addebitarle colpe che lei non ha, ma ad oggi, non si intravede quale sia la linea direttrice che la Giunta regionale sarda vuol dare al settore, quale l'obiettivo per dare vita, quindi, al piano strategico vero e proprio.
Quando stamani ho parlato dell'indebitamento non l'ho fatto per fare propaganda o demagogia, ad esempio, sul prezzo del latte, no! Io sostengo che e' necessario elaborare un progetto; io ho presentato oltre un anno fa una proposta di legge che, chiaramente, non è stata neanche presa in esame in Commissione, ma, a parte questo, ribadisco che occorre trovare una soluzione, nell'ambito di un progetto complessivo, affinché questi debiti possano essere in qualche maniera consolidati, capitalizzati, fatti proprio da una struttura che li ammortizzi negli anni come debito globale e non come singoli debiti, perché così non si riesce a recuperarli.
Ho detto della mancanza di un piano strategico; io vorrei sapere, date le varie vocazioni produttive esistenti in Sardegna, quali sono le filiere da privilegiare.Dobbiamo privilegiare la diminuzione del numero di capi ovini, un certo tipo di selezionamento, oppure la diversificazione dei prodotti dall'allevamento ovino, bovino, e così via? O dobbiamo puntare sull'agricoltura specializzata, sulle serre, sull'agricoltura biologica? Queste proposte possono permetterci di stare sul mercato se inserite in un progetto complessivo, concreto, al cui interno possono trovare spazio anche le Agenzie. Chiaramente non Agenzie vuote di significato, non Agenzie di consulenza che sono in tutto e per tutto gestite dall'Esecutivo regionale di turno che imporrà la loro azione sul territorio secondo la sua linea politica o secondo quella dell'Assessore di turno.Le Agenzie debbono essere Agenzie vere, autonome nel loro operato, seppur rispondenti, politicamente, a un Esecutivo. Questo è stato detto, così com'è stato detto, che è positiva la creazione dei dipartimenti, come di per sè è positiva la creazione di una Consulta, però va segnalato negativamente il fatto che in nessuno di questi organi siano presenti i rappresentanti degli ordini professionali che operano nel settore agricolo Ben venga l'Università, ma non basta, ma non basta!
E' necessario sentire la voce che proviene dal basso, quella voce che giornalmente è a contatto con i problemi e trova le soluzioni, perché molte volte le formule, sinceramente, non sono sufficienti.
Il problema del personale, assessore Dadea, lo abbiamo detto, io credo sia imputabile alla fretta con cui si è passati da un sistema ad un altro, senza aver prima effettuato una disamina delle problematiche ente per ente. Io ritengo che continuare ad applicare al personale proveniente dagli enti soppressi il contratto in godimento significhi negare pari diritti e pari dignità, rispetto agli altri lavoratori. Mi sto riferendo al personale dei Consorzi per la i frutticoltura, al personale dell'ARA e quant'altro.
Problema degli enti; io debbo rimarcare che la Stazione sperimentale del sughero per la sua natura, per i compiti di istituto, per tradizione storica non ha niente a che vedere con il settore agricolo. Il sughero per la maggior parte,oggi, viene importato (circa il 70 per cento del fabbisogno) dal Portogallo e dalla Tunisia; in Sardegna viene lavorato e questa lavorazione attiene al settore industria e artigianato. Lo stesso discorso vale per l'Istituto incremento ippico che ha permesso con la sua attività (il settore conta circa dieci mila addetti) di far conoscere e apprezzare sul mercato nazionale e anche internazionale il nostro "prodotto cavallo". Io mi chiedo se questi enti, nonostante la creazione dei dipartimenti all'interno delle Agenzie, dipartimenti creati proprio per salvare la loro specificità, possano nel futuro continuare a portare avanti la loro opera.
La domanda che ci si pone è se fosse proprio necessario istituire nell'immediato, perché di immediato si tratta (i disegni di legge sono stati presentati all'incirca otto mesi fa) queste tre Agenzie presentandole come il toccasana dei nostri problemi; problemi che, certamente, non saranno risolti né da queste tre Agenzie, credetemi, né da altre dieci se le inventassero. O forse si è pensato al risparmio? Ma se verifichiamo il numero di comitati, direttori generali, revisori dei conti, intercomitati, consulte e via dicendo, previsti in queste Agenzie, ci rendiamo conto che probabilmente non si snelliranno le procedure di intervento nel settore, sia da parte della Giunta che delle varie Agenzie, e ci sarà anche un aumento dei costi. Ed io non sono uno di quelli che vuole a tutti i costi difendere gli enti, me ne guarderei bene! Gli enti erano dei carrozzoni e io non ho e non ho mai avuto difficoltà a dire che rispondevano alle logiche di lottizzazione dei vari partiti che si sono alternati alla guida della Regione autonoma della Sardegna. Ai vertici di questi enti venivano quindi nominate persone che, essendo condizionate politicamente, molte volte non erano in grado di guidare e mandare avanti l'azione dell'ente stesso.
Oggi si creano questi tre organismi, giustificandoli con l'esigenza del risparmio, e questo credo sia dimostrabile che non accade, ma con il solo scopo di accentrare, di gestire, di controllare tutto e tutti; sono tre organismi che io ho definito tre soggetti acefali, perché questa è la verità! Sono tre Agenzie di consulenza che non hanno autonomia, alle quali manca quel contatto diretto col mondo agropastorale, ma che non possono essere soggetti avulsi da quel contesto e che pensano solo alla ricerca e alla sperimentazione o quant'altro; giusto l'Argea è quella che tecnicamente e direttamente è a contatto col mondo agropastorale perché istruisce le pratiche di finanziamento e eroga contributi. Ma tutto l'altro resta, credetemi, nel limbo.
Quando in un articolo si dice che si manderà avanti lo sviluppo rurale, chiedo che cosa si è inteso per "sviluppo rurale". Perché è una bella parola, ma occorre riempirla di contenuti. Allora diciamo che la Regione promuove lo sviluppo rurale della Sardegna, bastano queste tre frasi, per metterlo al passo con gli attuali tempi, al passo con le regole dell'Unione europea, al passo con l'innovazione. Vogliamo trasformare il modo in cui è concepita l'azienda agropastorale sarda? Benissimo, in che modo deve avvenire questo cambiamento? Vogliamo cambiare la concezione che si ha tuttora dell'agricoltura? Vogliamo limitare il numero dei trattori che, a migliaia, vengono acquistati e vogliamo invece obbligare a creare delle strutture che possano dare risposte concrete, immediate e competitive al mercato? Sviluppo rurale significa contenere i costi di produzione? Come? Quali sono le iniziative attraverso le quali si promuove e si raggiunge lo "sviluppo rurale"?
Assessore, io le sto chiedendo il contenuto di questa iniziativa della Giunta. Sotto certi aspetti a me sembra solo demagogia, perché l'argomento è talmente importante, direi di vitale importanza per la Sardegna, che ci sarebbe da parlarne per un mese, ma non per fare ostruzionismo, perché non possiamo permetterci il lusso di dare ancora illusioni.
Se è necessario intervenire, ed è necessario, che si intervenga senza paura. Se bisogna privilegiare determinati settori perché ci consentono di stare sul mercato, lo si dica e si intervenga, ma chiaramente affrontando le problematiche giornaliere, spicciole, che riguardano il settore agropastorale. Questo non si intravede. A che cosa si sta pensando?
E' indispensabile, mi creda, affrontare il problema dell'indebitamento; so perfettamente che la Regione non può pagare i debiti, non voglio intendere questo, è necessario trovare una formula di legge che disciplini il consolidamento ma, soprattutto, bisogna risolvere questa situazione che interessa complessivamente il settore agropastorale, ma principalmente quello agricolo perchè se cade il settore agricolo cadranno, con effetto domino, tutti gli altri settori. Buona parte della nostra economia si basa infatti sull'agricoltura, dal momento che l'industria attualmente sta boccheggiando e soltanto per volontà nazionale resiste, fino al raggiungimento di determinati sbocchi, ma non abbiamo assolutamente altre opportunità. E' questo che si vuole intendere, Assessore, si vuole intendere solo ed esclusivamente questo, non si vuole intendere altro.
PRESIDENTE.. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Ho ritenuto di intervenire sul provvedimento sostanzialmente per una ragione: a nessuno di noi sfugge, e tanto meno al collega Rassu, il fatto che quando si tratta di agricoltura si tratta di argomento che è sottoposto a particolare vigilanza da parte dell'Unione Europea, la quale Unione Europea per questo, e pochi altri settori come questo, interviene a definire la politica che deve essere attuata dai Paesi membri. Non interviene quindi ad accogliere o respingere orientamenti che si sono sviluppati e che si sono consolidati all'interno dei Paesi membri, tanto meno all'interno delle Regioni dei Paesi membri, interviene a dettare la politica che devono seguire i Paesi membri.
I rapporti di forza interni all'Unione Europea sono da tutti noi conosciuti e non vedono l'agricoltura mediterranea in posizione di vantaggio rispetto ad altre agricolture, relativamente a politiche di sostegno, a particolari coltivazioni e a particolari produzioni. Noi contestiamo, "Rifondazione Comunista" lo fa da sempre, questo terreno, l'ha fatto in quest'Aula, ma lo fa anche a livello nazionale, a livello europeo, attraverso la proposizione di una politica originale in materia agricola. Contesta fortemente l'orientamento che l'Unione Europea ha assunto trattando i Paesi membri dell'Unione come mercati di consumo di un'agricoltura che si realizza in parti del mondo diverse da quelle tradizionalmente vocate, interne ai Paesi membri dell'Unione Europea.
Mi riferisco alla scelta di dare alle multinazionali, che sicuramente hanno partecipazioni significative anche di Paesi europei, quindi di capitale europeo, la possibilità di produrre in altre parti del mondo evitando i condizionamenti che si definiscono in ambito europeo sulla salubrità degli alimenti sulla gestione delle attività produttive a tutela dell'ambiente, e quindi anche della salute dei consumatori, e consentendo che questi prodotti che si realizzano in altre parti del mondo invadano il mercato europeo fuori da ogni controllo.
L'Assessore sa benissimo che la nostra ortofrutta, che è sottoposta a determinate condizioni di verifica, non ha gli stessi vantaggi che ha l'ortofrutta che proviene da altri Paesi, e da altri Paesi non interni all'Unione Europea, per cui c'è un vantaggio sui costi, una concorrenza sleale che si realizza a favore di quelle coltivazioni e di quelle produzioni che garantiscono profitti al sistema imprenditoriale internazionale e multinazionale.
Una delle giustificazioni ricorrenti è che così consentiamo ai Paesi produttori extracomunitari, in genere Paesi in via di sviluppo, la possibilità di crescere sul piano economico, possibilità che non avrebbero se fossero in concorrenza in modo paritario con i Paesi più sviluppati, quindi con l'Europa.
Quei Paesi non crescono, quei Paesi sono dominati dal capitale multinazionale dell'industria agroalimentare, sono vittime di maggiore e più pesante sfruttamento non solo quei Paesi, ma le popolazioni di quei Paesi, e noi abbiamo un'agricoltura che è un agroalimentare di importazione in Sardegna come nel resto d'Italia, ma soprattutto in Sardegna, che anche dal punto di vista della salute dei consumatori pone gravissime preoccupazioni.
Allora come ovviare a questa situazione? Intanto aprendo con l'Unione Europea una discussione che non può essere sempre subalterna. Io, ogni tanto mi sorprendo perché nelle interlocuzioni che avvengono tra noi, anche con settori della nostra burocrazia sulla responsabilità della conduzione delle nostre strutture, si dice: "Ma l'Unione Europea ha detto così, ma l'Unione ha fatto questa direttiva". Ma siamo di fronte ad una sorta di malattia incurabile che dobbiamo per forza digerire, anche quando ci porta alla morte, solo ed esclusivamente perché è frutto di un patto che, sì, è nato, ma è nato per creare condizioni di progresso non per creare condizioni di sfruttamento, di indebolimento, di depauperamento delle economie più complessive della nostra Unione Europea e, fuori dall'Unione Europea, dei Paesi in condizioni di maggiore arretratezza di sviluppo? All'Unione Europea bisogna dire: "Questo sistema non funziona".
La Sardegna è un'isola; l'insularità è una condizione particolare che non facciamo valere mai, in nessuna situazione. Gli aerei non volano, o volano come vogliono, se succede a Milano e uno si deve spostare a Roma o a Bruxelles nella più disgraziata delle ipotesi ci metterà qualche ora in più, prenderà una macchina, si muoverà col treno, arriverà in ritardo, però arriva! Avete, voi, in mente che cosa può succedere se i collegamenti tra la nostra Regione, tra l'Isola, e il resto del Continente europeo si interrompono? Noi non possiamo andare da nessuna parte, ci andiamo a nuoto? Ci portiamo le valigie con i documenti sulla canoa, la spingiamo? Attacchiamo un motorino, quello della bicicletta, pedaliamo, che cosa facciamo? Così è l'agricoltura, e così è anche l'energia, e così è anche l'attività di produzione industriale, cioè noi non possiamo vivere la condizione di isolamento per cui ogni nostra risorsa è sottoposta allo stesso trattamento che viene disposto per il resto del Continente europeo dove gli scambi sono più agevoli, dove le risorse strategiche, ivi comprese quelle alimentari, sono più condivise e dove è più possibile condividerle. Noi abbiamo bisogno di un riconoscimento della specificità che parte da questo elemento fisico dal quale non si può mai prescindere.
E allora, se uno dei fattori che è mancato in questi anni è stato proprio la nostra capacità di studio, di approfondimento, di organizzazione della risposta, di organizzazione della proposta è giusto che ci attrezziamo. Collega Rassu, non stiamo facendo la riforma dell'agricoltura in termini di qualità della produzione, di organizzazione della produzione, stiamo facendo la riforma degli strumenti che la Regione deve avere per poter intervenire concretamente sullo sviluppo e sulla qualificazione della nostra produzione agricola e agroalimentare. E' un'operazione di semplificazione, così è stato detto; si propone l'istituzione di tre enti e, in alcuni articoli,si introducono dei meccanismi per indurre questi enti a dialogare tra loro, ma si prevede anche che entrino in relazione con il sistema imprenditoriale impegnato nella produzione, che si avviino modalità di consultazione e di collaborazione con l'Università, con chi per mestiere svolge l'attività di studio e di approfondimento.
Io non sto dicendo che questo testo sarà il migliore in assoluto, certamente è perfettibile, è stato detto anche stamattina dal collega Cuccu, è perfettibile; ci sono aspetti che riguardano il personale, il rapporto con le organizzazioni professionali, con il sistema nel suo complesso, che vanno rielaborati. So che la Giunta e la maggioranza stanno predisponendo degli emendamenti migliorativi del testo esitato dalla Commissione che vanno in questa direzione.
Vanno seguite infatti alcune regole, che ci siamo dati in questi mesi, in tema di personale precario, di introduzione di un sistema di contrattazione unificato, in ragione di un processo di semplificazione e di razionalizzazione di tutto il sistema burocratico e amministrativo regionale. Questi elementi sono presenti nella elaborazione che si sta compiendo sul testo principale licenziato dalla Commissione; bisogna procedere in quella direzione, bisogna essere tutti quanti noi disponibili a discutere, a migliorare, a qualificare il testo perché si giunga infine all'approvazione di questo provvedimento, sul quale verranno effettuate delle verifiche.
Non è più possibile, infatti, pensare di esitare testi di legge che, come dei macigni, una volta confezionati, rimangono in piedi per venticinque anni. Del resto, con questo provvedimento, se lo leggiamo attentamente, stiamo intervenendo su l'ERA che è nata un anno fa, stiamo intervenendo cioè a riorganizzare un istituto che di fatto è stato delineato un anno fa.
Abbiamo quindi tutti quanti consapevolezza che, quando si interviene su queste materie, bisogna procedere ad una verifica, al monitoraggio dei risultati, a degli adattamenti successivi e così via: questo è il modo giusto di operare. Un modo sbagliato di operare, invece, questo lo dico alla Giunta, da chiunque sia costituita, perché ne ha la responsabilità, è quello di fare le leggi e di non applicarle. . Noi purtroppo in questa Regione abbiamo il vezzo, di fare le leggi e di dimenticarle nel cassetto; addirittura facciamo le leggi, ci pentiamo di averle fatte e, per dar vita ad un'altra legge, dimostriamo che quella che non ci piace non funziona non applicandola. Non dobbiamo commettere questo errore! Dobbiamo cambiare atteggiamento!
Le leggi che ci sono si applicano. Per esempio, in materia di lavoro, è stata fatta la legge sui servizi per l'impiego ma è passato un anno e non si è fatto nulla! Anzi, sono rimaste in piedi la stessa modalità organizzativa e le stesse funzioni che abbiamo riformato con la legge approvata un anno fa; creando problemi di ogni genere e tipo! Impedendo che si facciano politiche del lavoro in questa Regione, tant'è, che non se ne fanno! Questa Regione è priva, da qualche tempo, e non voglio datare perché avrei vergogna a farlo, di politiche del lavoro. Ed è priva di politiche del lavoro, perché non si vogliono applicare le leggi in materia di lavoro, che esistono! Non si vogliono applicare! Perché non voglio pensare che non si applichino per insufficienza del ramo di amministrazione preposto. Non voglio pensarci! Perché sarebbe gravissimo!
Allora, noi non dobbiamo non applicare le leggi che facciamo; le leggi che facciamo noi le dobbiamo applicare integralmente, anche nelle parti in cui possono creare problemi. Se questo accade, si verifica se il problema è determinato dall'articolazione del provvedimento legislativo e si modifica il provvedimento legislativo, si opera un successivo adattamento, si corregge il tiro, si cresce, si sviluppa, si va avanti, si migliora! E' questo che dobbiamo fare!
Questo sistema di Agenzie che stiamo mettendo in campo con leggi già approvate o in fase di approvazione, questa idea di nuova strumentazione, sappiamo che avrà difficoltà nel decollare! Ma se avremo un atteggiamento positivo, cioè se verificheremo i risultati attraverso un sistema di monitoraggio per vedere quali sono gli elementi di disturbo, perché si sviluppi al meglio l'azione della Regione anche in materia agricola, avremo le soluzioni per risolvere quei problemi; e il Consiglio regionale opererà in direzione di una migliore definizione degli interventi.
Credo che questa legislatura debba interpretare proprio questa modalità, il più celermente e positivamente possibile; poi, i contenuti, ripeto, mi sembra che, grazie anche alle positive modifiche che si stanno apportando, di volta in volta li miglioriamo.
I temi che ci ritroviamo di fronte, quando si parla di riorganizzazione della strumentazione, sono sempre gli stessi. L'altro giorno, siamo intervenuti, in più d'uno, a ragionare sull'utilità o meno di andare ad un'istituzionalizzazione della concertazione. In questo caso non si prevede un'istituzionalizzazione della concertazione; si attivano, però, modalità di dialogo, di discussione, di consulenza, quali sono previste in diversi articoli. Addirittura, si organizza, in modo strutturato, una presenza scientifica all'interno di diverse delle istituende Agenzie, e questo è un dato positivo. E' un dato positivo che ci consente di avere una consulenza qualificata, adeguata durante tutto il percorso. Si attua cioè così, in modo ordinato, una correlazione tra ricerca, assistenza tecnica e intervento amministrativo di sostegno, anche finanziario, in materia agricola.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, stamane qualcuno ha detto che le persone che manifestavano in via Roma non avevano niente a che fare con la discussione in corso nell'Aula in questi giorni. Io ho qualche dubbio sulla veridicità di questa affermazione, perchè ho avuto l'opportunità di sentire le ragioni di questi manifestanti durante un incontro che i Capigruppo di minoranza hanno avuto con loro.
In effetti, non parlavano esplicitamente di queste tre Agenzie quanto, meritoriamente, di agricoltura. Io ritengo che queste tre Agenzie non abbiano niente a che vedere con l'agricoltura, a meno che non si faccia una grande confusione e si voglia fare un mercatino, poco simpatico, creando contrapposizioni fra i poveri; cioè da un lato ci sono i cattivi che stanno dentro le istituzioni quali ERSAT, CRAS, tutti questi "enti maledetti" della Regione, e dall'altro lato ci sono gli sfruttati.
Io credo che bisogna stare molto attenti a come si pongono i problemi. Non si possono confondere le cause strutturali della crisi dell'agricoltura con i problemi dei lavoratori di questi enti o con la cosiddetta incapacità imprenditoriale dei nostri lavoratori della terra. La classe politica isolana, a mio avviso, deve fare un mea culpa complessivo non avendo mai risolto i problemi reali dell'agricoltura.
Ma vorrei anche ricordare, l'Assessore sicuramente lo rammenterà, che da presidente della Confcooperative sostenevo che chi ha veramente a cuore l'agricoltura, qualunque sia lo Stato di appartenenza, sovvenziona fortemente l'agricoltura. Anche paesi come gli Stati Uniti d'America, dove l'agricoltura presenta forti elementi di innovazione, sovvenzionano questo comparto, anche in misura superiore all'Unione Europea! Perché non vi è possibilità di sostentamento dell'agricoltura senza un intervento pubblico sostanziale; questo intervento consentirà al settore agricolo di essere competitivo, di essere gestito in maniera produttiva, all'interno di un complesso di sistemi organizzati che racchiude anche salvaguardia dell'ambiente, igiene, sanità.
Stamattina ho avuto qualche dubbio anche durante l'intervento dell'onorevole Uggias. Il collega, infatti, leggendo le dichiarazioni rese in Commissione dai rappresentanti della Coltivatori diretti, ha sostenuto che questa organizzazione plaudiva alle disposizioni della Commissione. Io, chiaramente, ho riletto quelle dichiarazioni e proprio così non è! L'onorevole Uggias ha letto la parte che gli interessava, ma non ha riportato tutti gli elementi di sostanziale negatività messi in rilievo da questa organizzazione: eccessiva discrezionalità attribuita ai direttori generali delle Agenzie, scarso collegamento fra le Agenzie, eccessiva autonomia delle Agenzie e, per quanto riguarda le proposte, la costituzione dell'ente unico del decentramento. Nell'altra nota della Coldiretti, perché sono due le note,si pone in evidenza che tra i componenti della Consulta agricola, istituita all'articolo 4, figurano docenti universitari, tecnici di alta levatura, ma si dimenticano le rappresentanze degli agricoltori. Io credo che neanche questi siano aspetti positivi!
Ma torniamo al dibattito di stamattina sugli agricoltori, quella "dannata" classe di lavoratori della terra,e sull'agricoltura gravata dalla legge numero 44/88, dai costi dell'acqua (compresa quella potabile) sempre più elevati perché su di essi pesa anche una mancata riorganizzazione dei Consorzi di bonifica, che quest'Aula consiliare si era impegnata a conseguire, dai debiti contratti con le banche che, spesso e volentieri, fanno leva su una condizione di precarietà e di debolezza per mettere all'asta le aziende.
Questi problemi, che impediscono il decollo dell'agricoltura, devono essere occasione di riflessione; così come una riflessione va fatta anche in tema di legislazione sul bene acqua in termini diversi rispetto a quelli adottati sino ad ora.
Ancora l'onorevole Uggias nel suo intervento, che è stato estremamente interessante nel contesto del dibattito odierno si chiedeva come mai questo centrodestra, la minoranza, non avesse presentato nessuna proposta alternativa. Onorevole Uggias, signori della maggioranza, signori della Giunta, ma quando mai avete considerato, in Commissione come in Aula, qualunque suggerimento o qualunque ipotesi di lavoro presentata dalla minoranza? Queste proposte peraltro, come è stato detto stamattina, sono state presentate appena sei mesi fa. L'opposizione è stufa di presentare proposte e di non vederle neanche minimamente citate;perché voi gestite poi i provvedimenti di legge in piena solitudine e autonomia creando quei disastri che, ormai, si stanno verificando nella legislazione regionale; il Governo amico infatti cassa sistematicamente le leggi, peraltro fatte male da questa maggioranza, una maggioranza che non riesce a governare quei processi di riforma che, in più di una circostanza, ha detto di voler realizzare nella nostra Isola. Io credo che ci sia da pensare!
Onorevole Uras, e' vero che lei, della minoranza, ci ricorda che ci sono i porti bloccati e gli aeroporti intasati, che siamo prigionieri in quest'Isola, che non parliamo della possibilità di aprire al mercato i nostri prodotti in modo da poterli valorizzare e aspettiamo, in questa terra che detiene quasi l'80 per cento della produzione ovicaprina, che vengano gli agnelli da fuori a ghermire il nostro mercato. Ma di queste cose ne tenete conto quando si parla di riforma degli enti in agricoltura?
Io credo che bisognerà cominciare a fare attenzione perché, quando riformo gli enti dell'agricoltura, sto cercando di dare un indirizzo, una capacità di sviluppo, una prospettiva, una possibilità di modernizzazione, di innovazione in agricoltura, che è resa però difficoltosa dal modo in cui è scritta, per esempio, la normativa di cui stiamo discutendo in questi momenti. Basterebbe pensare, per esempio, all'articolo 9 nel quale si cita assieme al Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), il Consiglio nazionale per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, che ha sede presso il Ministero dell'agricoltura , Assessore, senza capire quello che si vuole creare nel tessuto complessivo per poter dare respiro, prospettiva, alla ricerca e all'innovazione in agricoltura.
Allora, le difficoltà nascono quando si procede solo "a colpi d'ascia" senza controllare con attenzione quello che si scrive, come si vuole definire il programma di intervento che si intende realizzare, come si vuole governare i processi che vanno dalla produzione alla trasformazione, alla commercializzazione e, inoltre, quando non si identificano con esattezza i territori in cui ubicare le sedi delle Agenzie. Per esempio, per me sarebbe stato più corretto insediare la vostra, cosiddetta, LAORE ad Oristano che, se non sbaglio, è la provincia con la più grande espansione di terreni agricoli. Ma non è questo il problema! La Consulta agricola a chi dà i consigli? Nei ghirigori delle norme viene indicata la Giunta regionale, ma affianca l'Assessore che dovrebbe dare gli input. Ancora, non si capisce se i direttori generali, che non sono correlati tra loro, hanno la capacità e l'opportunità di gestire le Agenzie autonomamente, in piena libertà, ponendo in essere le azioni che meglio credono senza seguire gli indirizzi politici, senza capire quello che si vuol fare, senza capire se è giusto quello che stanno facendo, senza riconoscere al Consiglio il potere di indirizzo e controllo sugli atti posti in essere dalla Regione autonoma della Sardegna.
Io non so se le vostre indicazioni siano la panacea che risolverà i problemi dell'agricoltura o se, piuttosto, non correremo ancora una volta il rischio che molte banche tirino il cappio sul collo di tanti poveri indebitati.
Quali soluzioni, vere, stiamo prospettando per l'agricoltura? Quella di affidare l'incarico di direzione ad un manager individuato dal presidente Soru che potrà dirigere a suo totale piacimento?
Io credo che sull'insieme di queste considerazioni si dovrebbe riflettere al fine di verificare sostanzialmente, all'interno della Commissione o in momenti diversi di interlocuzione fra maggioranza e opposizione, questo progetto di legge che certamente non prevede gli strumenti idonei a dare prospettive di sviluppo all'Isola e all'agricoltura. Io temo che ancora una volta si costruisca un mostro che contribuirà ad affossare quello che è già un debole segmento delle attività produttive della nostra Isola.
Ma dove sono le forme possibili di interlocuzione diretta con il mondo della produzione, quando non trovo le rappresentanze del mondo dell'agricoltura né all'interno della Consulta né all'interno delle varie Commissioni nominate dal direttore generale? Un direttore generale che è un deus ex machina e che, essendo l'uomo di fiducia del "padrone del vapore" del momento, ubbidirà sistematicamente soltanto ai suoi indirizzi.
Amici della maggioranza, pensiamoci un attimino, io non ho nostalgia dei gravosi di consigli di amministrazione di altri tempi, ma ho qualche paura a concedere ad un manager discrezionalità assoluta, un affidamento fiduciario assoluto, totalizzante. Inizio infatti a vedere tutti i danni che sono stati fatti nel dare all'uomo della provvidenza di turno la possibilità di gestire tutto come meglio crede, senza che ci sia nessuna alternativa democratica di confronto all'interno di un settore come all'interno delle varie politiche della nostra Regione autonoma della Sardegna; e dico autonoma tanto per dire! Penso infatti agli articoli apparsi sulla stampa in questi giorni sul presidente Formigoni che rivendica una questione del Nord, mentre noi riusciamo a beccarci gli schiaffi più indegni dati da un Governo amico, che riesce anche ad affossare le effettive capacità di rappresentanza del popolo sardo, quella sovranità giusta e doverosamente consentita come previsto dalla stessa riforma del Titolo V della Costituzione, posta in campo dal centrosinistra nel 2001, che riconosce pari dignità a : Stato, Regioni, Province, città metropolitane . Questo è scritto nella Costituzione innovata! Se la situazione è questa, se non riusciamo a rivendicare un ruolo diverso né ad evitare che le nostre merci paghino il dazio dell'insularità, io mi chiedo che cosa aspetta l'assessore Broccia a dimettersi per fare chiarezza.
PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, per gentilezza, limiti le digressioni e si attenga all'argomento in discussione.
DEDONI (Riformatori Sardi). Presidente, non sono digressioni; le ricordo che le nostre merci non viaggiano su ferrovia, come qualcuno ricordava, da Milano a Roma, ma viaggiano o per via aerea o per via marittima. Chi gestisce i trasporti in Sardegna dovrà pur tenere conto che la nostra Isola è in una situazione di significativa difficoltà, e credo che siamo anche lontani dal trovare soluzioni per aumentare la produttività e aprire sbocchi commerciali ai prodotti dell'agricoltura che hanno, più che mai, necessità di competere sul mercato esterno.
Le voglio ricordare, come ho detto in altra circostanza, che noi siamo in una condizione data diversa da quella esistente nel bolognese o nel lombardo-veneto; Perché se io dovessi tracciare con il compasso la circonferenza della Sardegna e riportassi lo stesso tracciato nel Centro-Nord, in quell'area, in quella realtà troverei circa 15-20 milioni di abitanti che potenzialmente accedono alle vie commerciali. In Sardegna trovo solo il mare dato che la nostra Isola non è stata neanche inserita nel progetto sulle autostrade del mare;non ho la possibilità, quindi, di dare ai miei produttori le stesse opportunità che ha chi produce in mercati di più ampie dimensioni, perché qualche anno fa un chilo di formaggio prodotto in Sardegna e venduto nel Lazio costava 100 lire in più, al Nord 300 lire in più.
Allora, io non conosco i dati ad oggi , ma se questa è la realtà noi stiamo parlando di riformare non solo gli enti agricoli ma un sistema di produzione legato all'agricoltura. Non credo e non penso, comunque, che si possa innovare isolando tre segmenti e ubicandone uno a Sassari, perché c'é l'università, l'altro ad Oristano, non ho capito perché, lo dico dopo, e l'altro ancora a Cagliari in permanenza.
All'interno di questo dramma esiste anche il dramma dei lavoratori che non viene sanato in questo testo di legge; e non cito i dipendenti dell'ARA perché mi pare che gli amici della maggioranza abbiano trovato una soluzione di compromesso. Io credo però che sia opportuno garantire a chi lavora in questi enti non solo il posto di lavoro, ma anche dignità di inserimento nel lavoro. Gratificare un lavoratore, dare anche una svolta all'attività di ciascun operatore, può contribuire a migliorare le possibilità di sviluppo del comparto agricolo. E' iscritto a parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (R.C.). Signor Presidente, signori della Giunta, colleghe e colleghi,
senza voler mortificare il dibattito in Aula, ma per semplificare i lavori, noi della maggioranza limiteremo i nostri interventi ai dieci minuti. Questa riforma ha tre soggetti principali: gli imprenditori agricoli, gli operatori della filiera agroalimentare, i dipendenti degli enti. Ebbene il confronto, il dialogo, con questi tre soggetti e con le organizzazioni di categoria più rappresentative, le organizzazioni sindacali, i responsabili istituzionali degli enti esistenti ci sono stati, mentre a sentire gli interventi dei colleghi dell'opposizione pare che queste siano state delle assemblee fantasma. Io credo che queste consultazioni, questi incontri non possano avere tempi infiniti.
La quinta Commissione, maggioranza e opposizione, ha lavorato in questo senso coinvolgendo inoltre gli assessori competenti, Dadea e Foddis, e questa proposta che si sta discutendo in Aula è la sintesi di quel lungo lavoro. Ora spetta al Consiglio esitare la legge per poi farla applicare nei tempi e nei modi dovuti, compiutamente.
All'onorevole Cappai, che, in modo accorato, ha richiamato il dramma dell'indebitamento, voglio ricordare che la quinta Commissione, lui presente, ha lavorato con grande sensibilità ed efficacia ed ha prodotto un documento nel quale si proponevano soluzioni adeguate e condivise anche da lui. Ma l'onorevole Cappai fa prevalere la polemica. Anche per quanto riguarda la riforma dei Consorzi di bonifica, posso tranquillizzarlo che, approvato questo provvedimento di legge in discussione, il prossimo ad essere esaminato dalla quinta Commissione sarà, subito dopo le ferie, quello relativo alla riforma dei Consorzi di bonifica.
Concretezza vuole che così si faccia, prima una riforma poi l'altra. Questa degli enti agricoli è una riforma, come tutti riconoscono, necessaria, urgente, e qui si chiede addirittura di non farla. L'agricoltura è un settore primario dell'economia sarda; un settore in crisi da tanti anni, la cui scarsa redditività ha portato e sta portando ad un crescente abbandono delle campagne da parte dei giovani che cercano lavoro altrove. Aumenta quindi la disperazione dell'imprenditore agricolo che sperava che i sacrifici di una vita servissero a garantire il futuro dei propri figli che, invece, non vedono l'ora di scappare. La nostra agricoltura è caratterizzata da troppe aziende agricole di piccole dimensioni, spezzettate, da una proprietà frastagliata con costi di gestione molto più elevati, scarsa redditività, prodotti spesso invenduti e prezzi sempre inadeguati.
Per evitare lo spopolamento delle campagne occorre riammodernare l'agricoltura; è necessario quindi avviare una politica di mercato adeguata, che garantisca la vendita dei prodotti a un prezzo equo, riducendo i costi e aumentando i ricavi, offrire una garanzia di controllo e di vigilanza, ma serve sicuramente anche un riordino fondiario per accorpare le aziende agricole, nonché un miglioramento della viabilità rurale per facilitare il raggiungimento delle aziende, e il completamento dell'elettrificazione rurale per rendere più vivibile la campagna. Dall'adozione di queste misure può derivare una migliore redditività del settore che può garantire una prospettiva di futuro per le nuove generazioni.
La riforma in discussione può risanare e rilanciare l'agricoltura; tende infatti a programmare, a razionalizzare riducendo gli enti esistenti, separa le funzioni e le competenze mantenendo una regia unica regionale, raccordando le diverse Agenzie ed evitando così i compartimenti stagni: alla Giunta la programmazione e il controllo e all'Agenzia la gestione. Nascono così le tre Agenzie, con un modello organizzativo agile e funzionale e specializzate per funzioni, decentrate nel territorio, e soprattutto, raccordate tra di loro.
E' previsto un coordinamento tra le Agenzie per una puntuale trasmissione di tutte le informazioni e le esperienze tra la ricerca e l'assistenza tecnica, con sportelli territoriali che garantiranno il supporto necessario all'imprenditore agricolo, primo beneficiario di tutta l'attività delle tre Agenzie. Questa riforma deve rappresentare e soddisfare i bisogni degli operatori del settore agropastorale.
A questa proposta di sintesi si è arrivati di concerto con tutti gli enti, le organizzazioni territoriali e di categoria, i rappresentanti del personale, eccetera. Tutta la Commissione agricoltura, nelle sue componenti di maggioranza e di minoranza, si è impegnata per giungere alla soluzione che stiamo discutendo, e che dall'Aula può essere ulteriormente migliorata.
L'attenzione maggiore è stata riservata al personale, si parla di circa 1700-1800 dipendenti tra le tre Agenzie, lo sforzo maggiore è stato fatto per garantire la massima tutela ai dipendenti, a quanti lavoravano nei vecchi enti, sia in termini giuridici che economici. Quindi si è previsto un comparto unico, un trattamento economico contrattuale rispettoso dei diritti acquisiti e con l'impegno di unificare, entro breve termine, anche le differenze contrattuali.
Il risultato è frutto anche del contributo della minoranza, per quanto si paghi una carenza di dialogo tra maggioranza e minoranza. Molte riforme non sono di sinistra o di destra, ma sono di tutto il Consiglio. Ci deve essere una fiducia reciproca, altrimenti non sono credibili né la richiesta della maggioranza, né il disimpegno della minoranza; soprattutto non si può invitare al dialogo ed al confronto per respingere poi tutto quanto viene proposto dai colleghi di minoranza. Manca in questo Consiglio un rapporto corretto che ci porti ad una collaborazione costruttiva; alcune leggi hanno un valore universale per cui devono durare nel tempo, bene farebbe il Consiglio tutto a lavorare in armonia. Se ciò non avviene la responsabilità è di tutti, la ragione non sta solo da una parte.
Devo confessare il mio imbarazzo; quando manca il numero legale lo sento come una sconfitta: la maggioranza non rispetta un suo dovere primario. Con questo voglio dire che sono a favore del dialogo e del confronto che devono portare il Consiglio a fare soprattutto buone leggi. Mi sto ponendo però anche il problema della produttività dell'Aula; la qualità primaria, ma anche la quantità, dialogo ma tempi certi in un corretto rapporto di collaborazione e fiducia reciproca, sarebbero gli ingredienti che garantirebbero a questo Consiglio di legiferare le migliori leggi e di garantire un buon governo dei sardi e della Sardegna.
Per concludere, voglio esprimere un'ultima considerazione. Una volta approvata, la legge, la migliore possibile, per esplicare tutte le sue potenzialità deve essere correttamente applicata nei tempi dovuti; vigiliamo che questo avvenga non solo per questa legge di riforma degli enti agricoli, ma per tutte le leggi. Rinnovo l'invito, sincero, al dialogo e al confronto ai colleghi di minoranza, e a tutti i colleghi di maggioranza ad essere conseguenti e coerenti; sicuramente il programma di riforma che ci siamo dati ne trarrebbe grande giovamento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.
CASSANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, Assessori, colleghe e colleghi consiglieri, prendo la parola per anticipare il voto contrario, mio e dei colleghi di Gruppo,
alla nascita delle tre Agenzie, AGRIS, LAORE e ARGEA Sardegna che, di fatto, dovranno sostituire gli attuali enti e le loro funzioni, ma che probabilmente non contribuiranno a dare soluzioni ai problemi dell'agricoltura. Questo provvedimento riguarda soltanto gli enti che operano in agricoltura, ma non ha risvolti positivi per il comparto agropastorale. E' un testo di legge che, così come è stato proposto, intende cancellare il ricordo, probabilmente la tradizione, soprattutto la storia di ciò che, per ben oltre 50 anni, l'ERSAT ha rappresentato in Sardegna unitamente al CRAS, all'Istituto incremento ippico, all'Istituto zootecnico e caseario, alla Stazione sperimentale del sughero, al Consorzio interprovinciale per la frutticoltura di Cagliari, Nuoro e Oristano, e soprattutto il Consorzio provinciale per la frutticoltura di Sassari. In tutti questi anni gli imprenditori agricoltori sardi, singoli ed associati, si sono rivolti a questi enti.
Io non sto dicendo che noi siamo contrari ad una rivisitazione delle normative, o che siamo contro l'istituzione di un ente unico; è una possibilità che ci vede favorevoli, ma non approviamo questo progetto di legge. Questi enti, pur con pregi e difetti, a suo tempo hanno rappresentato e dato una risposta, grazie alla professionalità, alla capacità e all'esperienza degli operatori, alle problematiche, alle istanze, alle sollecitazioni provenienti dal comparto agropastorale; gli agricoltori sardi hanno ricevuto da questi enti piena, attenta e incondizionata collaborazione.
Con questo progetto di legge , con un colpo di spugna, oggi si vogliono cancellare i risultati raggiunti in tutti questi anni e si vogliono creare le Agenzie; Agenzie che nelle regioni dove sono state istituite, avendo fallito nel conseguimento degli obiettivi, si sta pensando di cancellare tornando eventualmente agli enti.
Con questa legge si vuole togliere il controllo agli organi democraticamente costituiti secondo i dettami, della legge numero 31 del 1998, per dare un potere assoluto ai direttori generali che, strano a dirsi, vengono nominati dal Presidente della Giunta regionale, su delibera della Giunta regionale medesima. Direttori puntualmente scelti, comunque e sempre, da una persona sola al comando, non per competenza e professionalità, caro Assessore, cari Assessori, ma solo ed esclusivamente con l'unico ed esclusivo obiettivo di inserire l'amico o il compagno vicino al colore politico che oggi governa la Regione autonoma della Sardegna.
Cari colleghi di maggioranza, i nostri agricoltori vogliono una riforma vera, non questa riforma. Le Agenzie infatti offrono un servizio di consulenza del quale già disponiamo, ma noi abbiamo bisogno di organi che siano in grado di dare con autorevolezza,risposte reali alle attese, alle ansie e, soprattutto, alle problematiche del mondo agropastorale.
Le associazioni di categoria debbono essere le vere protagoniste del cambiamento, cari colleghi, e non soggetti passivi come di fatto sino ad oggi, almeno, è avvenuto. Il presidente Soru e la sua coalizione, in campagna elettorale, hanno fatto della concertazione il loro cavallo di battaglia che in questo provvedimento di legge, in cui di fatto si cancella tutto, viene meno! Si preferisce e si permette che tutto venga deciso nelle segrete stanze, senza alcuna concertazione, disattendendo la volontà, le prerogative e, soprattutto, le istanze di queste categorie.
Questo provvedimento di legge non individua neanche il futuro, il destino del personale dipendente degli enti; un personale che merita una attenzione particolare che, ripeto, non riceve in questo testo in discussione. Non si dice dove, quando e come andrà a finire il personale, e dove soprattutto andrà a finire. Un centinaio di dipendenti non sa quale sarà la sede di lavoro, non sa che fine faranno le competenze, soprattutto le professionalità maturate in tutti questi anni, ed esperienze che si vogliono trasferire appunto agli enti locali. Ci sono altri lavoratori, vedi il personale dei Consorzi della frutticoltura e dell'ARA, che dovranno attendere, non so per quanti anni ancora, per vedere riconosciuta una stabilizzazione sia sotto il profilo retributivo, sia sotto quello contributivo. Stamattina, sì è vero, c'erano addetti e operatori agricoli che protestavano per le bollette del Consorzio di bonifica del cagliaritano, ma vi erano anche gli operatori e i lavoratori del Consorzio della frutticoltura di Sassari, oltre una trentina, a cui ancora oggi, con questo progetto di legge, si propone un contratto di diritto privato e non il contratto del comparto unico regionale al quale avrebbero diritto, come gli altri lavoratori. Questo non è previsto, questo non lo si vuole fare, ma questo noi non permetteremo che avvenga!
Con questa legge viene penalizzato il territorio, soprattutto il territorio, cari colleghi consiglieri regionali, perché gli sportelli che oggi offrono consulenza al settore agricolo vengono pesantemente ridimensionati. Lo stesso collega Cuccu stamane ha manifestato una sua preoccupazione in tal senso; noi vorremmo conoscere assieme a voi in quest'Aula, non in altre stanze o in altre aule, che fine faranno questi servizi che noi oggi diamo su tutto il territorio della nostra Sardegna. Lo vogliamo sapere, perché allo stato non si capisce, non si sa e non si comprende quali sedi saranno da voi privilegiate!
MARROCU (D.S.). Una a Ossi!
CASSANO (Riformatori Sardi). A Ossi c'è già! E quella non si tocca! Guai a chi la tocca! Anche perché siete al comando del Comune e della Provincia in quella zona e quindi sono fatti vostri se metterete mano …
CUGINI (D.S.). Alla sagra delle lumache!
CASSANO (Riformatori Sardi). Non solo alla sagra delle lumache, ma anche al taglio di quella sede!
In definitiva, mentre si cerca di stabilizzare i lavoratori socialmente utili, anche se con ritardo -e noi Riformatori siamo favorevoli a che questo avvenga quanto prima si determinano altre situazioni di precarietà e non si creano, come chiedono soprattutto i rappresentanti delle categorie, le condizioni per inquadrare il personale nel ruolo dell'amministrazione regionale.
Caro Calledda, io comprendo che da buon sindacalista, o ex sindacalista, lei dovrebbe sapere che questi operatori sono al servizio della Regione tramite convenzione da anni, da decine di anni, quindi non è possibile pensare di poter sperare che questi vadano via. Questi non vanno mandati via, questi vanno valorizzati, vanno inseriti negli organici della Regione sarda, non vanno trascurati come, di fatto, si vorrebbe fare con questo testo di legge.
Il Capogruppo dei D.S. sorride, io non so fino a che punto sarete così bravi, alla fine, da riuscire a correggere, a rimediare a quello che non c'è, perché in effetti la soluzione a questo problema nel provvedimento non c'è., Io ho ascoltato con attenzione stamane l'intervento del collega Cuccu che, a nome della Margherita, e questo punto veramente mi è piaciuto, devo essere onesto, diceva che forse si poteva fare di più. Io mi auguro che questo avvenga, magari con la presentazione di emendamenti che contengano molte delle osservazioni che sia voi che noi abbiamo formulato e che speriamo, appunto, tutti assieme di poter concretizzare.
Consentitemi di dire che, ancora una volta, questa maggioranza, questo Presidente, questa Giunta si caratterizzano per l'incapacità di riformare, come è stato dimostrato ampiamente in altri settori importanti, quali la sanità, qualche giorno fa, il turismo, il commercio, l'artigianato. Tutto è fermo, cari Assessori che rappresentate il presidente Soru; e, non se ne abbia a male l'Assessore presente, ma mi meraviglio della posizione dell'assessore Dadea che io reputo, forse perché lo conosco e lo vedo maggiormente presente in quest'Aula, uno dei migliori Assessori di questa Giunta regionale. Ritengo l'assessore Dadea persona che dimostra competenza, capacità e anche sensibilità nei confronti degli operatori, però mi deve consentire di dirle che in questo provvedimento di legge di suo io presumo e non ci sia niente.
Io mi auguro quindi che nel frattempo lei abbia la capacità e la forza, soprattutto, di inserire quello che lei pensa, perché sono certo e convinto che quello che lei pensa non risponde al contenuto di questo provvedimento che, a mio modesto parere, non è sufficiente per dare una risposta positiva agli interessi generali del comparto di cui stiamo parlando.
Tutti i settori produttivi del comparto sono fermi, sono bloccati, solo perché, questa è megalomania, a mio modesto parere, ve lo dice uno che ha operato all'interno della sanità per oltre trent'anni, quelle leggi di settore portano la firma di un predecessore. Questo è un errore gravissimo perché quelli che beneficiavano della legge 51 oggi stanno aspettando, a due anni di distanza, i contributi, le banche stanno chiedendo gli interessi sulle anticipazioni. Caro Cucca, tu che adesso sei presidente della Commissione programmazione fatti carico di questo problema; la Giunta regionale infatti non sta dando alcuna risposta.
Il Governo regionale, quindi, per tornare al merito dell'argomento in discussione, con l'istituzione di tre Agenzie che non rendono più efficiente, e tanto meno funzionale il servizio per il settore agricolo, dimostra tutta la sua insensibilità e mancanza di rispetto verso i lavoratori che sono i veri ed unici protagonisti del processo riformatore in Sardegna.
Cari colleghi, le vere riforme si fanno con il consenso di tutti, della maggioranza ma anche della minoranza, delle forze sindacali e soprattutto dei lavoratori, cosa che invece non è avvenuta e tanto meno sta avvenendo, vedi la protesta dei lavoratori dell'ERSAT con l'occupazione dei locali dell'Ente qualche mese fa e la manifestazione odierna proprio sotto il palazzo del Consiglio regionale.
Cari Assessori e cari colleghi, non ho il benché minimo dubbio che le mie richieste non verranno accolte, ma vorrei proporre che il testo venga ritirato o, in subordine, perlomeno rinviato alle Commissioni prima, possibilmente, e quinta, affinchè in riunione congiunta trovino una soluzione a queste problematiche verificando soprattutto se ci siano le condizioni per un accordo con le organizzazioni sindacali perché si arrivi ad un risultato condiviso; un risultato che non derivi quindi dalla prevaricazione o dalla mortificazione degli addetti che in tutti questi anni con competenza, professionalità ed impegno hanno permesso al settore agricolo di crescere e diventare competitivo sui mercati.
L'attenzione verso il comparto, però, in questi ultimi due anni ha lasciato a desiderare, caro Assessore, per incapacità non sua, forse, ma della Giunta regionale, di un Presidente che di tutto si occupa, che si impegna a curare la sua immagine con le conferenze stampa, vedi quella di stamattina, ma che è assente in quest'Aula; lei probabilmente avrebbe voluto fare molto di più, ma forse non riesce proprio perché ha un'ombra che le sta dietro e che decide in altre stanze e in altri ambienti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, la proposta di riforma in discussione si inquadra in quel più ampio progetto di riforma dell'Amministrazione regionale il cui obiettivo è quello di snellire e sburocratizzare un sistema diventato nel tempo sempre più farraginoso e non rispondente ai reali bisogni della nostra comunità.
Da troppo tempo è avvertita l'urgenza di porre mano alla riforma di organismi, come l'Ispettorato agrario e l'ERSAT, per citarne alcuni, la cui azione ha evidenziato i limiti di fondo del vecchio sistema fortemente condizionato da logiche di potere politico-clientelare che hanno avuto ragione, nel tempo, sulle reali esigenze del mondo agricolo, rendendo strutturale la lentezza procedurale e vanificando l'impiego delle risorse.
In coerenza con gli obiettivi previsti nelle linee programmatiche, si intende avviare, con appropriati interventi legislativi, tra i quali quello in esame è tra i più significativi, un processo innovativo capace di imprimere una svolta, anche di ordine culturale rispetto alla tradizionale gestione delle politiche agricole.
L'obiettivo della legge è quello dell'accorpamento delle funzioni e lo sfrondamento dei rami improduttivi della pubblica amministrazione per promuovere e sostenere la crescita di un settore di fondamentale importanza per la nostra economia. Si rende necessario, perciò, il ricorso ad un intervento legislativo incisivo ed immediato, ispirato a criteri di economicità ed efficienza nell'erogazione dei servizi, per una politica agricola di qualità in grado di competere con realtà di livello nazionale ed europeo.
La legge punta alla valorizzazione delle professionalità e conoscenze acquisite, anche nell'ambito degli enti oggetto di ristrutturazione, attraverso la razionalizzazione delle attività di ricerca e l'integrazione operativa dei diversi comparti che sinora agivano in regime di autonomia e spesso di sovrapposizione e concorrenza. La migliore gestione delle strutture che ne deriverà consentirà l'ottenimento di minori costi operativi e di maggiore efficacia dell'iniziativa.
Il coordinamento delle azioni svolte dalle tre Agenzie di nuova costituzione è affidato all'Esecutivo regionale, in ragione della necessità di garantire coerenza e continuità nell'attuazione delle politiche agricole, sottraendole alle distorsioni provocate da particolarismi politici. Appaiono davvero assolutamente infondate, e stupiscono, le critiche di chi parla di enti vuoti, di mere appendici dell'Esecutivo spinto, ancora una volta, da ottusa, bieca e pericolosa visione accentratrice. Un conto è chiedere che a tali organismi sia garantito il giusto grado di autonomia, cosa ben presente del resto nel testo in esame (caso mai è da rafforzare il concetto di autonomia relativamente alla ricerca), altra cosa è pretendere di slegarli completamente dal controllo del potere esecutivo. Stupiscono, dicevo, tali critiche, provenienti dall'opposizione, e dispiacciono perché mostrano quanto forte e tenace sia l'attaccamento alle vecchie logiche, tanto care a molti evidentemente, in cui il proliferare, meglio se incontrollato, degli organi amministrativi (vedi consigli di amministrazione), è valutato positivamente anche se realizza non una gestione corretta ed efficace della cosa pubblica ma di certo una paralizzante e disordinata sovrapposizione di poteri che a molti, evidentemente, fa comodo mantenere ancora.
La snellezza amministrativa e gestionale che la riforma produce porterà certamente maggiore rapidità decisionale e flessibilità operativa, anche grazie all'istituzione della figura del direttore generale che assomma in sé, come avviene in altri prestigiosi enti a livello europeo dello stesso tipo, le funzioni di responsabile tecnico, scientifico e di gestione. La concentrazione di funzioni degli enti preesistenti in un unico soggetto renderà dunque più efficaci azioni coordinate di ricerca e sperimentazione per la messa a punto di modelli di sviluppo rurale sostenibile, con prevedibili positive ricadute anche in termini economici e politici. Pur nel mantenimento della propria indispensabile specificità, tra AGRIS e LAORE verrà altresì realizzata l'auspicata integrazione tra le attività di ricerca, divulgazione e assistenza tecnica attraverso la creazione di un apposito tavolo di coordinamento che programmerà le modalità organizzative degli indispensabili scambi di conoscenza tra il personale delle rispettive Agenzie. Lo stesso tavolo si occuperà anche di monitorare la effettiva realizzazione delle attività e l'impatto che esse avranno sul territorio.
Ciò che si vuole non è la semplice razionalizzazione di tipo formale ma è una risposta intelligente che parte dalla consapevolezza delle difficoltà del settore, valorizza le competenze maturate, fonda la riforma sul principio della specializzazione attraverso la separazione ragionata dei tre ambiti che non sono compartimenti stagni ma che, attraverso i tavoli di coordinamento previsti, come ricordato, realizza una virtuosa collaborazione tra ricerca, assistenza e fase tecnico-amministrativa.
Non è vero che non è garantito il coinvolgimento dei destinatari principali dell'azione delle tre Agenzie. La legge è nata per organizzare meglio la politica agricola della Regione, ma non solo non prescinde dai protagonisti veri, che sono gli imprenditori agricoli, che sono gli operatori che vivono nel territorio, ma ne prevede il coinvolgimento nella fase concertativa attraverso la Consulta.
In relazione agli effetti negativi che il provvedimento dispiegherebbe nei confronti del personale (più di un intervento dell'opposizione stasera si è soffermato sulle devastanti conseguenze che la legge riserva al personale dipendente) è evidente che la posizione di tutti coloro che si affannano a dimostrare che sono in pericolo i posti di lavoro e che verrà mortificata la professionalità dei dipendenti appare del tutto strumentale e fuori luogo. Al contrario, gli elementi di flessibilità che verranno introdotti non potranno che valorizzare le professionalità, e sono tante, ed esaltarne le capacità e competenze.
Nessuno di noi pensa che la riforma possa dare i risultati sperati prescindendo dal ruolo e dalla funzione di risorse umane di cui dobbiamo far tesoro, e che rappresentano un grande patrimonio indispensabile per l'avvio della nuova politica agricola regionale. Si poteva fare di più, probabilmente, in particolare nello svincolare l'attività di ricerca dalla legge 31/1998, dal momento che si affida ad essa un ruolo di primo piano, in cui trae forza nel suo legame con l'economia reale, ponendosi finalmente anche come opportunità di lavoro in una realtà dalla quale spesso i ricercatori emigrano. Peraltro, aggiustamenti, modifiche, integrazioni sono possibili nel corso del dibattito quando sono tese a migliorare un testo che deve supportare e non penalizzare l'attività di centri di eccellenza, come per esempio l'Istituto zootecnico caseario, riconosciuti come tali a livello internazionale. Questa riforma, dicevo, rappresenta un altro tassello importante del progetto più ampio di riforma della Regione. Sono scelte riformatrici che caratterizzano il modo di operare di questo Governo e di questa maggioranza, per i quali l'imperativo è dare, in tempi brevi, risposte concrete e fruibili in grado di innescare meccanismi di ripresa economica e aspettative di crescita.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, qualche collega che è intervenuto nel dibattito, sia stamattina che questo pomeriggio, ha lamentato l'assenza dall'Aula del presidente Soru, e lo ha fatto riferendosi soprattutto alla definizione di importanza strategica che questa riforma avrebbe nella visione, appunto, della politica soriana, della politica di questa Giunta regionale. Io non mi unisco a questo coro, e non mi lamento dell'assenza del Presidente, per quanto potesse pure essere utile la sua presenza, perché bisogna dare atto che ogni tanto, non sempre, la sua presenza riesce a catalizzare l'attenzione dell'Aula e che interpreta qualche suggerimento dell'opposizione, facendolo diventare, magari, parte integrante del provvedimento di legge. Io mi lamento di un'altra assenza, di una assenza ben più rilevante, di una assenza che, a mio giudizio, ci impedisce di poter continuare questo dibattito, è l'assenza di quel mondo delle campagne, così come l'ha definito lo stesso presidente Soru, che sollecita questa riforma.
Quando il disegno di legge relativo alla proposta che stiamo esaminando, qui unificata, è stato presentato dalla Giunta regionale, il presidente Soru disse che si stava perdendo del tempo rispetto ai termini che la finanziaria del 2005 aveva fissato, e che vi era urgenza di discutere una riforma che il mondo delle campagne stava sollecitando.
Questo mondo delle campagne oggi non c'è, o meglio è fuori, il mondo delle campagne è quello che stamattina ha protestato, e forse sta protestando anche stasera, nella via Roma, di fronte al Consiglio regionale, ma non per sollecitare questa riforma, per altri problemi sempre attinenti al problema dell'agricoltura in generale.
Un altro motivo per il quale, io credo, non si possa davvero continuare questo dibattito. è dato dalle osservazioni formulate nel parere espresso dalla prima Commissione che è necessario leggere con attenzione. In questo parere si rileva che, trattandosi di una riforma che incide profondamente sulla riorganizzazione dell'intero assetto regionale, non è pensabile che non sia discussa dalla prima Commissione", così come non possono che essere oggetto della discussione della stessa Commissione tutti i problemi afferenti il personale, nonché tutti i problemi afferenti la dislocazione territoriale di queste tre Agenzie che non si individuano nel provvedimento di legge,. Ecco perché, davvero, oggi, non abbiamo elementi sufficienti per poter discutere questa proposta.
Vi è poi tutta un'altra parte di riforma che rimane fuori; noi oggi stiamo tentando di porre, come ha detto poco fa l'onorevole Fadda, un primo tassello cui ne seguiranno altri relativi sempre alla organizzazione del mondo dell'agricoltura. Ma non si può di certo pensare che la riforma complessiva del sistema organizzativo degli enti agricoli in Sardegna possa essere fatta a puntate, non si tratta di una telenovela, si tratta di qualcosa di più serio, si tratta esattamente di vedere nell'insieme tutto ciò che è utile per costruire uno strumento unico rispondente alle esigenze dell'agricoltura sarda.
Consentitemi una considerazione che mi sembra molto efficace anche per chiarire: ma davvero possiamo parlare di riforme degli enti che operano nel settore dell'agricoltura, tenendo fuori oggi tutti gli uffici periferici dell'Assessorato dell'agricoltura? Ma davvero noi possiamo pensare di fare una riforma efficace tenendo fuori i Consorzi di bonifica? Ma davvero possiamo pensare di costruire un modello efficiente non tenendo conto di quella miriade di enti che oggi operano sul territorio a favore, naturalmente, del settore dell'agricoltura? Non è assolutamente pensabile. Noi non possiamo essere animati da una ispirazione cosiddetta di "creazione di Agenzia" che ci porti alla gratificazione finale di dire che abbiamo fatto una riforma.
No, non abbiamo fatto una riforma, abbiamo pensato qualcosa in analogia a quanto hanno pensato in altre Regioni italiane; in altre sei Regioni italiane hanno già creato Agenzie regionali per l'agricoltura di assistenza e di pagamento, così come oggi noi stiamo tentando di fare, ma di certo in nessuna di queste Regioni si è avviata una riforma concreta, complessiva, davvero efficace e rispondente alle esigenze dell'agricoltura sarda.
E' significativo il fatto che stamattina gli agricoltori ci abbiano detto che sono in arrivo le cartelle esattoriali relative al saldo 2001 dei canoni irrigui. Un saldo, tra l'altro privo di qualsiasi rispondenza rispetto agli effettivi costi di utilizzo dell'acqua, che porta in una stagione irrigua a 816 euro per ettaro il complessivo costo dell'acqua; ne consegue, ovviamente, che qualsiasi produzione posta in essere, anche la più redditizia, diventa antieconomica, significa andare comunque in perdita.
Allora, di fronte ad una assenza così rilevante all'interno di questo processo di riforme che oggi è in corso, io dico che non è pensabile che non si possa e non si debba fare un ragionamento unico, imposto dall'esigenza prioritaria del comparto. Diventa molto rappresentativo lo schema di sintesi allegato al disegno di legge. Uno schema di sintesi, tipo diagramma di flusso, significativo, che davvero fa capire qual è la vera intenzione della Giunta regionale perché la Giunta regionale sta al vertice e sotto ci sono le tre Agenzie, rappresentate da tre rettangoli, che si interconnettono con il cosiddetto organo di consulenza, la Consulta per l'agricoltura, che si interconnette con un altro organo di controllo non meglio individuato. Alla fine, però, il tutto è gerarchicamente ricondotto alla Giunta regionale o, meglio, a chi nominerà i direttori generali di queste tre Agenzie.
Quindi una strutturazione verticistica, contraria e opposta alla filosofia dell'Agenzia, che dovrebbe nascere con una totale autonomia funzionale, slegata dall'assetto politico, altrimenti viene snaturato completamente ciò che noi intendiamo per Agenzia.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue PISANO.) L'Agenzia non può avere quella configurazione. Colleghi ben più esperti di me, su questo tema possono benissimo intervenire e dare un contributo, ma se noi leghiamo queste tre Agenzie al carrozzone della politica secondo un criterio gerarchico, senza prevedere un vero coordinamento tra loro, se non ai fini della programmazione, è evidente che il sistema è votato a fallire. Nella legge finanziaria numero 7 del 2005, all'articolo 30, noi fummo molto lucidi, evidentemente, nel prevedere che l'acronimo, emblematico, dell'Ente di ricerca per l'agricoltura sarebbe stato ERA, come il verbo definisce un qualcosa di passato: un ente regionale che nasceva per non sopravvivere. Nell'articolo 7 del testo oggi in discussione quell'ente regionale , "è soppresso"; poverino: non ancora nato e già morto! Quindi lo chiamiamo diversamente; ciò che noi pensavamo dovesse essere l'ERA, oggi assume anche da un punto di vista giuridico la forma di agenzia ma, probabilmente, assolverà le stesse funzioni che erano state attribuite all'ERA.
Questo è il nostro modo frettoloso di dare vita a queste riforme, ma non possiamo assolutamente proseguire su questa strada. Io credo che il suggerimento contenuto nel parere espresso dalla Commissione prima sia il più valido. La Commissione esprime infatti un parere favorevole, votato dai consiglieri della maggioranza, ma che tale assolutamente non è. E' sufficiente leggerlo per capire che di favorevole non c'è niente, ma che vi è stato un forte condizionamento da parte di chi intendeva avocare a sé la competenza di definire e strutturare questa riforma.
Oggi, abbiamo l'assoluta esigenza di riportare in Commissione questa riforma, di ripensarla in modo che risponda veramente alle necessità del mondo delle campagne, così come lo definisce il presidente Soru. La riforma va pensata nel suo insieme; non è un mosaico che si costruisce nel tempo: un piccolo tassello oggi, tanti altri piccoli tasselli che chissà quando arriveranno. È assolutamente necessario fare un ragionamento complessivo, e questo invito io credo che lo dobbiamo, serenamente, cogliere tutti.
La finalità che si persegue mi pare sia condivisa ed è quella di avere un'interlocuzione con l'agricoltura reale della Sardegna, che è una realtà purtroppo e tristemente quasi morta, che non esiste più e che difficilmente potrà rivitalizzarsi se va avanti una riforma così distaccata e così nettamente assente rispetto alla situazione tragica dei nostri territori agricoli.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, colleghe e colleghi, Assessori, era ed è presente in tutti noi la consapevolezza che si dovesse affrontare la riforma degli enti in agricoltura; infatti sono troppi e spesso le loro competenze si sovrappongono e creano disfunzioni nella loro gestione.
A parer nostro, però, questa Giunta ha fatto l'errore di cancellare l'esistente senza aver prima avanzato una proposta alternativa Ancora oggi, secondo noi non c'è una vera proposta alternativa, soprattutto noi vorremmo che non fosse questa in discussione; vorremmo che ci fosse la possibilità di cambiare sostanzialmente questa riforma all'interno di quest'Aula perché le riforme sono importanti, ma sono importanti quando sono fatte bene. Quando le riforme non migliorano una situazione o, addirittura, rischiano di peggiorarla, io credo che non servano, non servono a noi come non servono al mondo agropastorale.
Per quanto riguarda i vecchi enti agricoli io non credo che tutto l'esistente fosse da buttare. Alcuni enti hanno funzionato molto bene, però sono stati accomunati tutti nello stesso destino e sono stati cancellati sia quelli che hanno funzionato bene che quelli che hanno funzionato meno bene.
Assessore, bisogna capire che cosa vogliamo fare realmente; perché non ci deve sfuggire il fatto che i veri problemi dell'agricoltura sono altri. Noi facciamo pervenire all'esterno il messaggio che, a seguito della riforma degli enti agricoli, i problemi dell'agricoltura possono considerarsi in parte risolti, mentre io sono convinto, è una mia convinzione personale, naturalmente, che i problemi del mondo agricolo, che sono problemi molto seri, rimangono tali e quali e non sarà questa riforma che cambierà, migliorandola, la situazione.
All'interno di questa proposta non c'è un programma di rilancio dell'agricoltura. Io non lo vedo in questa riforma ma, soprattutto non lo vedo nelle politiche che sta portando avanti la Regione.
Assessore, il mondo agricolo sta attraversando la crisi più grave dal dopoguerra ad oggi;naturalmente le colpe di questa crisi non sono tutte sue perché la crisi parte da lontano, però, effettivamente, noi oggi non stiamo dando una speranza al mondo agropastorale. Che cosa abbiamo fatto e che cosa stiamo facendo, per esempio, per arginare la fuga dalle campagne? E sugli interventi in agricoltura?. Se non ci fossero stati i fondi POR il mondo agricolo non avrebbe ricevuto una lira da spendere per il miglioramento delle infrastrutture, per il miglioramento delle aziende, , per rendere competitiva la nostra agricoltura nei confronti delle altre regioni e dei paesi europei. Questo è il vero problema.
Io questa mattina ho ascoltato diversi interventi, in particolare mi ha colpito l'intervento del collega Uggias il quale ha sostenuto che sinora non si è fatto nulla, ma adesso che viene proposta una riforma si dice che non va bene. Collega Uggias, il problema non è quello di riformare gli enti agricoli, quello è un problema minimo; se la riforma fosse stata una sentita dal mondo agricolo, il mondo agricolo sarebbe presente, ma non è stato coinvolto e oggi non c'è. Vede che non c'è nessuno nelle tribune destinate al pubblico? E' come se questa riforma non si stesse facendo. Il mondo agricolo è indifferente verso questa riforma che noi stiamo approvando. Il vero problema è che noi stiamo approvando un provvedimento che non produrrà nessun risultato. Il mondo agropastorale questo lo sa veramente bene. Non si può dire quindi che adesso si stanno risolvendo i problemi dell'agricoltura, mentre prima non si è fatto nulla.
Ma, come dicevo prima, se noi non avessimo avuto le risorse dei fondi POR noi non avremmo avuto una lira da impegnare in agricoltura. Nel bilancio regionale sono stanziate due lire per l'agricoltura. Allora io ricordo al collega Uggias che noi, nella passata legislatura, abbiamo impedito il tracollo del mondo agropastorale. Questo Consiglio regionale è stato capace, impegnando le risorse del proprio bilancio per affrontare emergenze quali la lingua blu, la siccità, l'alluvione, di impedire il tracollo del mondo agropastorale, cosa che invece sta avvenendo oggi, a un paio d'anni di distanza, proprio perché non si stanno ponendo in essere strumenti in grado di far superare questa situazione di crisi.
Allora, la crisi del mondo agropastorale non va confusa con la riforma degli enti agricoli. Questo è un piccolo passo che non so quali risultati potrà dare - poi entreremo anche nel merito - però i problemi del mondo agricolo sono ben altri, Assessore, come lei sa. Lei è un manager che ha gestito, devo dire anche con risultati importanti, un'azienda leader in Sardegna, e sa cosa bisogna fare per uscire da situazioni di crisi, per essere competitivi nei mercati. Il vero problema della nostra agricoltura, oggi, è la mancanza di competitiva sui mercati italiani ed esteri. Questo, ripeto, è il vero problema. Allora, noi dobbiamo dire alla gente che cosa stiamo facendo per uscire da questa situazione. E, di fatto, non stiamo facendo assolutamente nulla!
Questo Governo della Regione deve impegnare risorse. L'agricoltura, è sostenuta, non assistita, è sostenuta in tutte le nazioni più moderne d'Europa e del mondo. Non si capisce perché questo non avvenga in Sardegna, dove l'agricoltura è ancora l'asse portante dell'economia, perché io non credo che si possa puntare soltanto sullo sviluppo turistico, sullo sviluppo industriale o artigianale.
Allora, noi stiamo trasformando gli gli enti agricoli in Agenzie. Ma siamo sicuri che questa sia la scelta giusta ? Si dice che le Agenzie saranno più agili, saranno più economiche. Io non ne sono convinto. La dimostrazione sta nel fatto che alcune regioni italiane che hanno puntato sulla istituzione delle Agenzie hanno già constatato che questo sistema è in crisi, che non è in grado di superare la fase di emergenza dell'agricoltura.
Io credo, inoltre, che il fatto di aver trasformato gli enti in Agenzie non tranquillizzi neanche il personale dipendente perché, anche se è stata applicata la legge numero 31 per il contratto dei lavoratori, questo non significa che stiamo parlando della stessa cosa, e non è la stessa cosa. Quindi, bisogna dirlo questo, anche se noi stiamo facendo un cambiamento che io non so se stia andando nella direzione giusta o meno.
Io ho molti dubbi che si stia andando nella direzione giusta e, soprattutto, io vedo un cambiamento nel senso che noi stiamo trasformando gli enti in Agenzie che sono prive di potere reale perché, di fatto, il potere è tutto in mano alla Giunta regionale, al Presidente della Giunta regionale che nomina i direttori..
A parer mio occorre fare una profonda riflessione. Io mi auguro che la Giunta regionale, questo Consiglio regionale, la maggioranza di questo Consiglio regionale valutino attentamente questa riforma. Si è detto che gli enti erano troppi, che si spendeva troppo per i Consigli di amministrazione, che molte volte le competenze erano sovrapposte e quindi gli enti non potevano funzionare bene. Ma la riforma è stata necessitata soprattutto, così è stato detto, dai costi. Bene, analizziamo quale sarà il risultato di questa riforma.
Noi stiamo creando tre nuove Agenzie: AGRIS, LAORE e ARGEA. AGRIS si occuperà della ricerca scientifica, , LAORE dell'assistenza tecnica, e ARGEA della gestione degli aiuti, contributi e premi previsti da norme comunitarie, nazionali o regionali. Ma era veramente indispensabile creare queste tre Agenzie? Noi abbiamo presentato un emendamento, io mi auguro che la maggioranza e la Giunta lo prendano in considerazione, con il quale proponiamo l'istituzione di un solo ente regionale, non tre, che si articola poi in dipartimenti. . Se avessimo voluto semplificare, se avessimo voluto risparmiare altre soluzioni erano possibili.
In realtà, le tre nuove Agenzie regionali che noi stiamo creando, tenendo conto delle strutture che le supportano (Consulta agricola, Comitato di coordinamento, Comitati tecnico-scientifici e così via), costeranno più degli enti soppressi. Oltre la maggiore spesa, Assessore, le Agenzie non avendo alcun potere non diventeranno il vero punto di riferimento del mondo agropastorale.
Se veramente vogliamo risparmiare, questo Consiglio regionale, che è sovrano, se vuole dimostrare di svolgere il suo ruolo con l'autorevolezza che è propria dell'istituzione consiliare, è ancora in tempo per modificare il testo in discussione se non intende rinviarlo in Commissione. Questa riforma è come altre fatte in precedenza, come quella che avete avviato sulle comunità montane che, in alcuni casi, sono aumentate come, per esempio, nella provincia di Nuoro. Ora che ci sono otto province, io valuterei effettivamente la possibilità di chiudere questi enti, perché non è possibile che una Regione come la nostra spenda il 40 per cento delle sue risorse per pagare la burocrazia anziché destinarle ai settori produttivi.. Allora, io credo che noi dobbiamo fare in modo che queste risorse vadano nella direzione giusta; quindi devono essere destinate non a pagare questi burocrati, gente che sta lì, dietro l'uscio perché ha bisogno di incarichi (consigli di amministrazione e altro), ma a rimpinguare i settori produttivi, a favorire lo sviluppo e la crescita del mondo agropastorale che oggi è in crisi, in profonda crisi e non riceve, da parte dell'Amministrazione regionale, una giusta attenzione per riuscire a superare questa fase di emergenza, questa fase di crisi.
Noi sappiamo che cosa dobbiamo fare per superare la fase di emergenza, perché sappiamo quali sono le debolezze, i nodi da sciogliere che non riguardano soltanto il personale. Questa riforma crea alcune situazioni, relativamente al personale, che non sono determinate soltanto dal passaggio da ente in Agenzia; ci sono alcuni punti, che non sono stati chiariti, che riguardano il personale dell'ARA, personale qualificato: veterinari, agronomi, che hanno acquisito una certa esperienza, che possono essere veramente utili e che non hanno trovato posto in questa riforma, così come non ha trovato posto il personale del CRAS.
Qualche collega parlava di trovare a queste persone una diversa collocazione. Questa non è una risposta, quello che stiamo facendo non garantisce assolutamente nulla, e non sono d'accordo con chi dice che in seguito si vedrà. Una riforma si fa e non ci si ritorna dopo sei mesi o dopo un anno. Si fa una riforma e si chiude, può essere che quella riforma chiuda il suo ciclo in 20-30-40 anni, ma non si fa una riforma pensando di reintervenire subito dopo.
Il vero problema del mondo agricolo, Assessore, è quello della carenza di infrastrutture, dei costi dell'acqua, dei costi dell'elettricità, della viabilità carente. Gli agricoltori stanno pagando il canone irriguo a 800-900 euro ad ettaro, secondo le tabelle che ci hanno mostrato stamattina;. ma se anche pagassero 500 euro ad ettaro o 400 euro ad ettaro sarebbe comunque un costo assurdo. Se non interveniamo per sanare queste situazioni, noi obblighiamo la gente a svendere questi terreni. È impensabile che ci siano Consorzi di bonifica che fanno pagare un canone irriguo così alto, quando noi sappiamo quel che rende l'agricoltura., La Regione ha il dovere di intervenire.
Lo stesso discorso vale per la viabilità. Assessore, lei sa che la Giunta regionale sta approvando provvedimenti che vietano la possibilità di asfaltare, di bitumare le strade, di creare quindi una migliore transitabilità delle strade medesime? Anche questo è un problema che ricade sul mondo agricolo; quando noi non mettiamo le aziende agricole nelle condizioni di lavorare, gli agricoltori nelle condizioni di raggiungere in modo ottimale i posti di lavoro, noi stiamo impedendo a queste aziende di crescere.
Per quanto riguarda i consumi, la valorizzazione delle risorse agricole, vorrei chiedere all'Assessore se si è informato su come si stanno comportando oggi le aziende alberghiere in Sardegna, perché oggi gli alberghi in Sardegna ….
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Ladu, prego.
LADU (Fortza Paris).… stanno raggiungendo un certo numero di presenze, però questi alberghi non acquistano produzioni locali, ma acquistano da aziende del continente. Ecco, non è certo un'accusa che si fa a lei in particolare, perché è un problema vecchio, però, noi dobbiamo iniziare almeno a far consumare le nostre produzioni.
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, ha terminato il tempo a sua disposizione. Prego i colleghi di mantenersi all'interno dei, non pochi, venti minuti.
LADU (Fortza Paris). Avrei altre cose da dire…
CUGINI (D.S.). Le dirai il prossimo anno!
LADU (Fortza Paris). Tu ascolta che ti fa bene imparare, Cugini! Tu maestri non ne hai avuto, e quando li hai avuti erano a senso unico!
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, so che l'intervento prende un po' la mano, però, venti minuti dovrebbero essere sufficienti.
E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, Assessori, colleghi del Consiglio, io credo che si potrebbe partire abbastanza appropriatamente da una delle ultime riflessioni del collega Ladu che, devo dire, io avevo già fatto nel corso della discussione in Aula della cosiddetta legge di riforma sanitaria; io avevo detto che quando in Consiglio regionale si decide la sorte di un comparto importante come la sanità, questo vale ovviamente anche per l'agricoltura, questi comparti devono essere presenti tramite i loro rappresentanti in Aula. Più volte, infatti, quando abbiamo discusso argomenti fortemente sentiti presso l'opinione pubblica sarda le tribune di quest'Aula destinate al pubblico si sono temporaneamente riempite e sotto il Palazzo, quando gli argomenti non erano condivisi, c'è stato "movimento"; un "movimento" che per certi versi ha condizionato, forse negativamente, anche il modo di legiferare di quest'Aula, perlomeno nella passata legislatura. Era un movimento reale di gente che era interessata direttamente ai provvedimenti che questo Consiglio discuteva e che, in modo proprio o improprio, intendeva comunque far sentire la propria voce agli abitanti del Palazzo.
Devo dire che quando abbiamo discusso la legge della cosiddetta riforma sanitaria, che appunto riforma non era, non c'erano tribune gremite e neppure tifoserie scatenate, ma devo dire neanche dibattiti nei bar o negli ospedali, se ai bar è più agevole per ciascuno di noi sostituire l'immagine degli ospedali dove avvenga discussione sui temi della sanità. Mi sembra che, a riprova di quanto sia il collega Ladu che altri oratori del centrodestra hanno detto, , entusiasmo, attesa, interesse in Sardegna non ci siano neppure per questo provvedimento di legge; forse basterebbe questa considerazione per dire che il provvedimento c'è, lo discuteremo, entreremo anche nel merito degli articoli, ve lo approverete, ma non inciderà in modo significativo nel mondo dell'agricoltura sarda.
Io non voglio dire che non sia una legge di riforma, come abbiamo sostenuto anche per quanto attiene agli IACP, una legge che modifica la struttura di qualche cosa è una legge di riforma di quel qualcosa. Può essere una legge di riforma reale, quindi una legge che comporta il cambiamento vero in un comparto più o meno importante della società sarda, può essere una legge di riforma settoriale, può essere una legge di riforma talmente puntiforme che non riforma niente, quindi rimanda ad altro momento le decisioni e le scelte su un settore. E questa credo sia la considerazione di filosofia che noi opponiamo al vostro testo di legge in discussione.
Come è successo nei giorni scorsi, diciamo che il ragionamento con voi può avvenire in due modi. Il primo è quello del confronto tra le diverse filosofie; è quindi un confronto sul terreno della politica, nel quale noi abbiamo l'obbligo di dirvi qual è la diversa impostazione che, sui temi specifici, abbiamo rispetto a voi.. Poi c'è il confronto sugli articoli del progetto di legge che prescinde, ovviamente, dal confronto sulla politica, nel senso che per noi è obbligatorio, comunque, nell'esplicitazione di quel ruolo di controllo che è affidato alla minoranza, segnalarvi tutto ciò che relativamente al testo e ai singoli articoli non è condivisibile al fine di migliorarli.
Vi devo ribadire, infatti l'ho già detto, che da parte di questa minoranza c'è la tentazione, una volta fatta la riflessione sulle differenze politiche, di lasciarvi da soli a discutere sugli articoli, anzi a non discuterli, ad approvarli velocemente in questa come in tante altre circostanze. E' una tentazione forte, che scaturisce dalla vostra sordità, in molte occasioni, al lavoro e ai suggerimenti che provengono da questi banchi, ma io credo che sia una tentazione alla quale una minoranza non deve cedere perché qualora cedesse abdicherebbe, tutto sommato, al ruolo che gli elettori le hanno dato.
La riflessione di carattere politico è quindi assolutamente lineare, cristallina. Sono passati due anni dall'inizio della vostra attività di governo, cioè non siamo più alla fase dell'enunciazione dei progetti, siamo alla fase in cui il vostro elettorato, il nostro, la Sardegna, tutti, controllano quanta parte dei progetti è stata realizzata e controllano che cosa si è di fatto cambiato in Sardegna. Debbo dire che il settore dell'agricoltura è particolarmente sotto i riflettori. Perché? Ma perché tradizionalmente in Sardegna il comparto agricolo ha un ruolo, una estrema importanza, non si tratta di un comparto che vive isolato, lontano dagli altri pezzi della società sarda. Tutti sappiamo che è importante dal punto di vista elettorale, dal punto di vista produttivo, dal punto di vista dell'occupazione, dal punto di vista delle tradizioni che ciascuno di noi, che ciascuna nostra famiglia sarda ha.
E' un settore che in Sardegna ha rivestito e riveste ancora oggi un'importanza fondamentale. Io credo che, sostanzialmente, quasi tutti siamo, in senso lato, figli di agricoltori sardi. E quindi è un settore che è stato fortemente all'attenzione della Giunta nella fase di formazione e nelle prime fasi di lavoro di questa Giunta regionale. Nessuno di voi si sarà dimenticato la tensione che aveva accompagnato, forse un anno fa (posso sbagliare di qualche mese), l'arrivo in Aula del presidente Soru che, noi immaginavamo, avrebbe tratteggiato i motivi per cui aveva ritenuto opportuno cambiare l'Assessore dell'agricoltura.
Il presidente Soru, in quella come in altre circostanze, riuscì a stupirci perché, telegraficamente, comunicò la sostituzione semplicemente indicando il nome del nuovo Assessore. Io devo dire che non mi scandalizzai, come invece altri fecero, di fronte all'atteggiamento del Presidente, nel senso che non immaginavo, non desideravo, non pretendevo che il Presidente desse grandi giustificazioni sull'atto che stava ponendo in essere. L'atto della sostituzione per me si spiegava da solo. Ritenevo infatti, avendo il Presidente la responsabilità della gestione del programma politico di tutti gli Assessori che hanno un rapporto fiduciario diretto con la Presidenza della Regione, che la sola sostituzione fosse la dimostrazione più palese - quindi non necessitante di alcuna giustificazione verbale - del fatto che il Presidente si fosse reso conto di aver sbagliato nella scelta di quell'Assessore. Poichè da quell'errore era verosimilmente discesa una politica non accettabile nel settore dell'agricoltura, il Presidente, avendo una responsabilità diretta, procedeva a sostituire l'Assessore con un altro Assessore che fosse in grado di dare l'input al cambiamento dell'agricoltura sarda.
Ho sentito diversi colleghi del centrodestra fare i complimenti alla competenza tecnica del nuovo Assessore dell'agricoltura. Io che probabilmente ho minori contatti con il settore agricolo e quindi ho anche minori opportunità di conoscere la figura professionale dell'Assessore, quella che ha preceduto quindi la sua esperienza politica, ho meno possibilità di fargli questo tipo di complimenti. Però devo dire che oggi, anche se lo avessi conosciuto meglio prima, sarei chiamato a giudicarlo per la sua esperienza politica. E, dovendolo giudicare per la sua esperienza politica, debbo esprimere un giudizio fortemente deficitario, e tale rimane anche all'atto della presentazione di questo testo di legge.
Mi sarei aspettato che la maggioranza, dopo due anni di governo, avesse un'idea chiara dei problemi dell'agricoltura sarda. E mi sarei aspettato che la maggioranza e la Giunta regionale avessero un'idea chiara anche delle ipotesi di soluzione dei problemi dell'agricoltura sarda! Abbiamo parlato del problema dell'acqua, ne abbiamo parlato anche stamattina incontrando gli agricoltori; abbiamo parlato del problema dell'energia; abbiamo parlato dei problemi del credito; abbiamo parlato dei problemi del riordino fondiario. Bene, il provvedimento che oggi noi stiamo discutendo mantiene, all'interno dell'articolo 3, la descrizione degli obiettivi che la Regione Sardegna si vuole dare per quanto riguarda l'agricoltura, ma questi obiettivi sono calati come un corpo estraneo all'interno del testo di legge. Voi mi direte che è naturale che sia così perchè questo progetto di legge si occupa di strumenti, quindi non ha la pretesa di dare un inquadramento complessivo ai problemi dell'agricoltura sarda.
È possibile che voi abbiate ragione. Ma qual è il momento in cui si darà un inquadramento complessivo ai problemi dell'agricoltura sarda? Qual è il momento in cui noi conosceremo quali strumenti devono essere messi in campo per raggiungere gli obiettivi? Perché se gli strumenti fossero gli enti agricoli o, meglio, gli enti agricoli così come riformati dal provvedimento di legge oggi in discussione, signori, non ci sarebbe da stare assolutamente allegri! È ovvio che gli enti agricoli non intervengono sui problemi strutturali dell'agricoltura sarda. E' ovvio! Non c'è nessuna pretesa in questo senso!
Gli spazi vuoti nelle tribune per il pubblico sono anche la conferma che tutta la Sardegna sa che oggi si sta discutendo non dei problemi strutturali dell'agricoltura sarda, ma di come quelli che abbiamo conosciuto come enti dell'agricoltura possono, forse meglio che in passato, rapportarsi con l'agricoltura sarda. Ma, badate, perché le Agenzie che voi state creando possano funzionare c'è una precondizione fondamentale da soddisfare, che io ho paura in questo momento sfugga all'Aula, ma soprattutto sfugga alla maggioranza e alla Giunta. E cioè che ci deve essere l'agricoltura sarda! Perché questi enti danno sostegno all'impresa agricola, danno sostegno a coloro che fanno agricoltura in Sardegna, se impresa agricola e agricoltura ci sono! Se non ci sono più quelli che fanno agricoltura in Sardegna, avere degli enti che teoricamente funzionerebbero (ammesso che questi teoricamente possano funzionare), non significa fare un grande regalo al mondo dell'agricoltura sarda!
Noi ci saremmo aspettati che prima di porci il problema di chi deve fare assistenza in agricoltura, ci si ponesse il problema di cosa fare dell'agricoltura! Ci si ponesse il problema sia del contesto in cui l'agricoltura sarda deve "campare" che delle difficoltà strutturali che incontra in ogni momento della sua vita quotidiana, oggi! Ci saremmo aspettati, ancora, che ci si ponesse il problema dei rapporti con l'Europa, che sono liquidati in due righe dell'articolo 3, ma che sono probabilmente il fulcro della comprensione della situazione del mondo agricolo in Sardegna. Aveva ragione il professor Saverio Marras da Gonnosfanadiga - forse Siro lo conosce - che dieci anni fa a me, che da liberale gli parlavo della concorrenzialità tra imprese, da liberale mi fece leggere un libello, edito da una fondazione americana, nel quale si sosteneva e si dimostrava quello che io non sapevo, e cioè che in nessun Paese occidentale l'agricoltura poteva essere considerata un settore strategico, e da mantenere in vita, senza un supporto da parte dello Stato! Quindi, considerando strategico il settore, ritendendoche non sia un settore in cui avere una dipendenza assoluta da terzi fuori dai confini nazionali, non c'era nessun Paese al mondo in cui l'agricoltura non beneficiasse dell'intervento pubblico!
Io stesso, in quella circostanza, mi feci l'idea che l'intervento pubblico in agricoltura, se si ritiene strategico il settore (e in Sardegna lo si ritiene strategico per mille motivi), deve esserci per forza. Ma se questo è, è evidente che il problema più importante della nostra agricoltura è quello di contrattare presso l'Unione Europea gli spazi che poi la nostra agricoltura può avere in Sardegna e quindi decidere quale tipo di intervento la Regione Sardegna, in consonanza con l'Unione Europea, può fare sull'agricoltura sarda.
A noi non mancano i soldi. Nella scorsa legislatura abbiamo approvato una legge per la cui dotazione finanziaria ognuno giocava al rialzo e, poi, la cifra più alta è quella iscritta in legge; però, i soldi che noi abbiamo stanziato in quella legge non sono stati spesi! Questo significa non che sono mancati i soldi per gli interventi in agricoltura, ma che sono mancati gli strumenti attraverso i quali spendere quei soldi! A noi è mancato il canale, compatibile con le norme della Comunità Europea, per spenderli! Un canale per evitare l'attivazione di procedure di infrazione come è successo per le leggi che hanno abbattuto i tassi sul credito concesso alle imprese agricole! Questo resta uno degli aspetti fondamentali del problema. Ed è un problema all'attenzione dell'Aula, sul quale noi aspettiamo risposte dalla maggioranza, aspettiamo risposte dalla Giunta; ma non siamo noi, che pranziamo e ceniamo, ad aspettarle; le aspettano quelli che, con sempre maggiore difficoltà, ricavano il pranzo e la cena dall'agricoltura. Queste sono le risposte che speravamo di avere e che ritenevamo propedeutiche all'intervento mirato sugli enti.
Per quanto riguarda, nello specifico, l'intervento mirato sugli enti, non posso che condividere totalmente quello che i miei colleghi di Gruppo hanno già detto,meglio di quanto possa farlo io . Io non ho niente anzi il nostro Gruppo (visto che l'abbiamo detto tutti) non ha niente contro il modo in cui sono stati concepiti gli enti. Forse neanche contro il numero, anche se uno era più che sufficiente, a nostro avviso, se si voleva effettivamente porre in essere un meccanismo di riforma reale. Non siamo neanche contrari al fatto che queste Agenzie siano sostanzialmente il braccio esecutivo della Giunta, non essendo dotate di un consiglio di amministrazione e non avendo un'autonomia che possa consentirgli di portare avanti una propria politica, che vi sia quindi una testa pensante dentro l'ente; da questo punto di vista sono totalmente gestite dalla Giunta e dalla Presidenza della Giunta.
Però, se questo è, diventa più difficile capire perché avete creato tre strutture quando una sarebbe stata sufficiente! Istituire tre Agenzie ha un senso se si dota ciascuna di loro di una propria autonomia, di una testa molteplice e variegata che consenta di avere una produzione propria; ma se la testa è sempre la stessa, ed è una sola, qual è il motivo per cui tre sono i corpi che devono erogare prestazioni?
Voi stessi, incontrando le organizzazioni sindacali, avete detto che il passo in avanti che state facendo è quello di proporre all'agricoltore lo sportello unico, cioè un'unica struttura con la quale potrà raffrontarsi per tutte le esigenze che scaturiscono dall'attività legata al mondo agricolo. Ora, se il ragionamento è questo, allora io non capisco perché da questo ragionamento che io mi sforzo di condividere e che magari riesco anche condividere entrando nella mentalità, nell'intelligenza che voi avete applicato al provvedimento, si arrivi a conclusioni che sembrano schizofreniche rispetto al presupposto! Nel momento in cui si accentrano sulla Giunta, sul Presidente della Giunta, sull'Assessore, tutte le capacità e tutte le potenzialità decisionali, non riesco a capire perché non si attivino quei meccanismi di coinvolgimento del mondo agricolo attraverso la Consulta, attraverso i Comitati tecnico scientifici, che sono fondamentali al fine di avere perlomeno un canale di ragionamento sempre aperto! Nel vostro interesse! Perché se Soru, o Foddis, prendono tutte le loro decisioni dopo aver ragionato con la Confagricoltura, con la Coldiretti, è possibile che i problemi siano stati ben sviscerati e che i danni siano ridotti e quindi che voi ne abbiate un contraccolpo negativo minore o, addirittura, che abbiate un ritorno positivo da queste azioni; se invece le decisioni avvengono senza che sia stato attivato perlomeno un meccanismo di dialogo, di ragionamento, di riflessione, i vostri rischi diventano assai più alti, perché voi sapete bene che quando le cose sono fatte senza che ci sia il meccanismo del confronto...
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Vargiu, prego.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, il tempo vola! Io concludo perchè il ragionamento è compiuto.
PRESIDENTE.. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, signori Assessori, io utilizzerò i dieci minuti di tempo a mia disposizione partendo da una considerazione che l'onorevole Vargiu ha fatto poco fa e rispetto alla quale esprimo totale e piena condivisione. L'affermazione dell'onorevole Vargiu è che il comparto dell'agricoltura in Sardegna è talmente importante e rappresentativo che la Sardegna dovrebbe essere nelle condizioni di negoziare direttamente con l'Unione Europea strumenti, metodiche e possibilità per costruire un proprio percorso di sviluppo, ivi compreso lo sviluppo di quel comparto.
Onorevole Vargiu, io tanto concordo su questa affermazione, ma credo sia patrimonio comune sia della maggioranza che dell'opposizione, che ne approfitto per rivolgere un invito: il peso che noi possiamo esercitare nei confronti dell'Unione Europea sarà tanto più importante, tanto più determinante nel momento in cui scriveremo nel nostro nuovo Statuto di autonomia alcune regole ed alcuni principi, alcune potestà che ci consentiranno poi di esercitare in forma piena, non surrettizia, non attraverso deleghe o in ogni caso in modo non secondario, quel potere e quella funzione in maniera diretta con l'Unione Europea.
Relativamente a questo mi sia consentito, per inciso, di introdurre un argomento che solo apparentemente è fuori luogo ed è quello relativo all'impugnativa da parte del Governo del testo della legge statutaria per l'uso del termine "sovranità". Il Governo continua ad interpretare il termine sovranità in maniera statica, in riferimento al concetto tradizionale del diritto costituzionale, e non dinamica, a fronte di una interpretazione del legislatore regionale che nulla ha a che fare, certamente, con l'indipendenza. Anzi, la sovranità della Regione sarda dovrebbe finire con l'esaltare nel contempo anche la sovranità dello Stato italiano. Ma allora, l'invito nel concordare con lei, onorevole Vargiu, è perché spiace che sulla stampa, mi pare di ieri, si apprenda che come Riformatori non intendete partecipare...
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, mi scusi, ma l'argomento del dibattito di oggi è la Consulta?
PRESIDENTE. Onorevole Balia, stiamo nel tema, prego.
BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Io sono partito, onorevole Vargiu, da una sua affermazione sul potere della Regione nei confronti della Comunità europea per rivolgerle poi, benevolmente e in maniera assolutamente corretta, un invito affinché i Riformatori partecipino alla costruzione di quel processo di riforme addivenendo alla nomina dei consultori.
Lei ha ragione, onorevole Vargiu, quando dice che molte problematiche dell'agricoltura sono legate ai comportamenti dell'Unione Europea; e, Assessore, sotto questo profilo la invitiamo anche ad una vigilanza attiva, naturalmente, quindi anche ad una partecipazione attiva. Parrebbe, infatti, da notizie assunte, che l'Unione Europea stia per assumere la determinazione di consentire nuovamente l'estirpazione dei vigneti. Sappiamo quanto una decisione di questo tipo possa risultare appetibile anche in Sardegna, ma quali danni poi possa produrre.
Serve la vigilanza attiva e, di conseguenza, serve intervenire perché un fatto di questo tipo sia scongiurato per quanto riguarda la nostra isola o, quantomeno, perché si promuova un'azione di informazione nei confronti dei produttori che li induca a non accettare quella forma di incentivo.
Onorevole Vargiu, un'altra questione sempre attinente a questo settore,è l'invecchiamento del vino, anche di vini pregiati (vini DOC, IGC e quant'altro), attraverso l'utilizzo dei trucioli, senza che di questa procedura si dia avvertimento all'interno dell'etichetta; quel prodotto potrà avere perciò, apparentemente, ad un primo esame del consumatore gli stessi caratteri organolettici e gli stessi gusti dei vini, invece, che sono stati sottoposti ad invecchiamento con procedure tradizionali. Esiste quindi un problema di tutela della qualità del prodotto e di tutela di quegli operatori che in questo settore, evidentemente, si sono spesi.
Ma l'avvio del processo di riforma degli enti agricoli, è stato più volte richiamato, risale già alla finanziaria del 2005. Io personalmente continuo a restare dell'opinione che le riforme introdotte attraverso leggi finanziarie, seppure giungono in maniera molto tempestiva perché producono effetti immediati, naturalmente rischiano di essere carenti in termini di completezza e di organicità. Per cui suggerirei, auspico che d'ora innanzi le riforme di una certa portata siano introdotte attraverso leggi di settore, ma mi pare che in questa direzione, peraltro, intendiamo avviarci.
Però chi dice che la concertazione all'interno di questo progetto oggi all'esame è stata totalmente superata perché restano manifestazioni di dissenso, onestamente credo che non dica la verità. Io credo che in questa direzione abbia lavorato l'Assessorato, ma mi risulta che in questa direzione abbia lavorato anche la Commissione, maggioranza ed opposizione, e noi continuiamo a ritenere la pratica della concertazione, sia pure faticosa, sia pure con sacrifici temporali, come la pratica che offre le giuste garanzie e consente a tutte le parti una giusta ed equilibrata, direi, rappresentazione delle problematiche, é sicuramente una pratica che esalta il risultato.
Oggi, con questo articolato, prevediamo la soppressione di numerosi enti agricoli, introduciamo un percorso di semplificazione in un sistema che, sicuramente su questo non possiamo che convenire, è eccessivamente burocratizzato e incapace anche di far comunicare l'una parte con l'altra. L'una parte si muove in maniera slegata dall'altra. Poi ci sono problemi strutturali, è stato detto, che qui non vengono affrontati. Altroché, è assolutamente vero, siamo ben consapevoli che non si risolvono attraverso questo articolato i problemi relativi all'acqua, all'energia, al credito, al riordino fondiario; però si inizia a mettere un tassello per costruire un percorso organico attraverso strumenti agili.
Io credo, ho concluso, Presidente, forse ho anche superato il tempo, che si sia fatto anche uno sforzo perché le leggi di riforma non abbiano effetti distorcenti e negativi sul personale; se non si sono fatti tutti gli sforzi necessari chiedo che se ne facciano di ulteriori relativamente all'articolo 32 e all'articolo 16 (quest'ultimo prevede le collaborazioni convenzionate), perchè dobbiamo dare garanzie a chi ha speso la propria esperienza in quel settore e non deve rischiare che questa esperienza, per il futuro, non venga messa a frutto, non solo nell'ottica delle garanzie personali, ma anche per le garanzie di risultato che potrebbe dare a favore dell'amministrazione regionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, colleghi, le politiche per lo sviluppo, l'individuazione di appropriate strategie per rilanciare il sistema produttivo regionale, hanno da sempre attribuito all'agricoltura un ruolo rilevante. Questo settore così importante nel corso degli anni è stato oggetto di significativi cambiamenti, tanto sul versante organizzativo che su quello produttivo. Cambiamenti che, però, non hanno inciso in modo definitivo sui nodi strutturali che risultano di ostacolo ancora oggi, e forse lo saranno per il futuro, ad una perfetta integrazione dell'agricoltura sarda dentro i modelli nazionali e anche dentro il quadro economico regionale con i settori a valle della produzione. Ci si chiede ancora, dopo decenni in cui si è discusso del ruolo dell'agricoltura, quale ruolo abbia oggi questo settore primario così importante, quale futuro le istituzioni regionali e nazionali possano dare all'agricoltura sarda.
Una caratteristica costante della nostra agricoltura è la perdurante diversità delle strategie settoriali che contraddistinguono la realtà sarda; diversità che si manifestano soprattutto nelle battute d'arresto del recente periodo per il comparto lattiero caseario e che si stanno proponendo con la stessa gravità e complessità nel settore viticolo e in quello ortofrutticolo. Attualmente, l'agricoltura della Sardegna sembra riconducibile ad almeno due categorie distinte. La prima pare caratterizzarsi da una realtà economica e territoriale dove l'innovazione e l'integrazione del processo produttivo, cioè quel processo che con un termine ormai trito e anche orribile dal punto di vista fonetico viene chiamato filiera, rappresentano i fattori di successo e di sbocco delle produzioni, ed è qui che l'agricoltura fa sistema e si integra dentro un modello industriale.
La seconda categoria è, invece, quella esercitata in larga parte dei territori dell'interno in cui, a fianco alla produzione agricola slegata da parametri di efficienza, si sta dando origine a una nuova linea di sviluppo basata sulla qualità e sul settoriale. In quest'ambito l'agricoltura si pone l'obiettivo di soddisfare la crescente richiesta dei consumatori in termini di qualità, sicurezza alimentare, ambiente.
La scelta strategica obbligata per il futuro, anche con l'intento di consolidare l'attuale base produttiva, risiede non solo nell'adeguare le produzioni, ma anche nel qualificare le funzioni che rientrano oggi in quell'area che viene definita, appunto, multifunzionale. La trasformazione e il consolidamento dell'agricoltura sarda hanno però bisogno di una politica settoriale che si liberi dalle incertezze che hanno contraddistinto gli ultimi decenni e che accompagni il processo di cambiamento attraverso una mirata azione innovatrice sul versante della produzione, garantendo la qualità dei prodotti, sul versante della ricerca che supporti l'innovazione, e sul versante della divulgazione e dell'assistenza tecnica.
E' opinione diffusa e condivisa che l'agricoltura sarda, con le sue profonde articolazioni, esprima buone potenzialità di crescita che non possono comunque realizzarsi con meccanismi spontanei, guidati in via esclusiva dal mercato. Infatti, l'agricoltura nella nostra Isola, al pari degli altri settori produttivi, esprime standard di efficienza decisamente inadeguati, anche a fronte di un quadro di riferimento che ha ormai dimensioni economiche globalizzate.
La sfida dell'agricoltura, per gli anni a venire, deve essere condotta sul piano di una crescente competitività, sia delle imprese, che dei territori, che dei prodotti, nonché su condizioni di competitività costruite sulla qualità dei prodotti, sulla innovazione e sulla capacità di assicurare agli agricoltori condizioni di reddito adeguate. Questa sfida ha come presupposto la capacità del settore di contribuire allo sviluppo territoriale e alla tutela delle aree rurali e, quindi, solo attraverso un nuovo patto tra settore primario e società la si potrà vincere.
In questo contesto le politiche di indirizzo, di supporto e di coordinamento risiedono in larga parte nell'azione della pubblica amministrazione e, in modo particolare, della Giunta regionale sarda. In Sardegna occorre intanto una politica di settore che faccia perno proprio sulle potenzialità che l'agricoltura sarda esprime tenendo conto delle risorse naturali disponibili, delle capacità professionali, del nostro ambiente: un percorso che sappia coniugare queste potenzialità con le richieste avanzate dai consumatori. C'è da domandarsi, quindi, se le proposte contenute in questo progetto di riforma degli enti agricoli rispondano a queste esigenze oppure no.
A mio giudizio, il disegno di legge, ancor prima di entrare nel merito delle difficoltà del settore, vuole essere una ennesima occasione per consentire all'amministrazione regionale di operare qualche risparmio. L'obiettivo di cancellare gli enti per trasformarli in agenzie, superandone l'attuale numero e abolendo alcuni consigli di amministrazione, parrebbe rispondere a questo proposito, cioè a quello di tagliare i costi; parrebbe, perché già alcuni autorevoli colleghi hanno invece detto che non è affatto garantito che il risparmio effettivamente ci sia. Si tagliano comunque i costi, ma contestualmente si vuole gerarchizzare l'ambito decisionale delle scelte politiche e di quelle tecniche e operative nel settore.
L'istituzione delle agenzie in luogo degli enti, agenzie guidate da un direttore generale nominato dalla Giunta e che risponde del proprio operato solo a chi lo nomina, costituisce l'essenza del pensiero politico dominante, al momento, nell'Esecutivo regionale, quello cioè di eliminare gli ambiti intermedi di decisione restringendo gli spazi di partecipazione alla formazione delle proposte che, per altro, per anni, ha rappresentato il modello di governo del sistema in Sardegna.
Nel progetto di accorpamento dei diversi soggetti, attualmente operanti nelle aree produttive dell'agricoltura sarda, si istituisce un unico soggetto per la ricerca, uno per l'assistenza tecnica, uno per i pagamenti, ciascuno con un proprio direttore generale e senza organi di controllo politico tranne la Giunta, supportata dall'istituzione di una Consulta nominata sempre dalla Giunta.
Non esiste in questa riforma un organo di indirizzo e di coordinamento dei servizi da svolgere; e pare, pertanto, debba essere la Giunta, in futuro, a decidere chi deve fare l'assistenza tecnica, come farla, con quali supporti tecnici e scientifici, ma anche dove fare la ricerca, quali aree della Sardegna privilegiare, quali percorsi sviluppare, quali metodi sperimentare. La divulgazione di questi risultati in pieno campo, per metterli a disposizione degli agricoltori, la decide ovviamente sempre la struttura direzionale gerarchica. Tutto ciò ci fa dire che la proposta di riordino della Giunta regionale appare già da questi aspetti poco convincente; ma anche la decisione di accorpare in un solo ente la ricerca appare poco praticabile.
Si ribadisce nel progetto di riforma che la ricerca sarà coordinata e sostenuta nei contenuti dalle Facoltà di agraria e veterinaria dell'università di Sassari, che per loro natura rispondono ad un'amministrazione diversa da quella regionale, pertanto, quali indirizzi avranno la preminenza, quelli didattici o quelli più immediatamente attinenti al circuito produttivo rappresentato dalle aziende agricole?
L'istituzione di organismi quali la Consulta e i vari comitati tecnici e scientifici, sembrano più finalizzati alla creazione di posti di sottogoverno che a un reale coordinamento delle strutture. Per ciò che concerne l'Agenzia per l'assistenza tecnica viene prevista una serie di dipartimenti, tra cui quello per le produzioni zootecniche. Relativamente alle funzioni che tale dipartimento dovrà svolgere, si può osservare che nel comparto in questione l'assistenza è erogata in maniera praticamente esclusiva dall'ARA, con il personale del piano di assistenza tecnica, mentre il personale ERSAT impiegato nel settore è praticamente inesistente. Relativamente a tali compiti il testo prevede così la possibilità di convenzione, e quindi di subappaltare i servizi a soggetti privati, come ad esempio l'ARA, già operanti nel campo dell'assistenza tecnica in zootecnia, con piani quinquennali.
E qui sorgono anche i primi dubbi, colleghi, perché se l'Unione Europea, fermo restando che la Giunta regionale intende avvalersi ancora in futuro della collaborazione dei tecnici (veterinari e agronomi) dell'ARA, muovesse qualche eccezione sulla regolarità di questo affidamento senza una gara che metta in competizione diversi soggetti sardi, non sardi, italiani, non italiani, noi avremmo concretamente il rischio che i tecnici dell'ARA, il cui valore è stato più volte riconosciuto da questa amministrazione regionale e non solo nel corso di questa legislatura, quindi non solo da questa Giunta, possano essere sostituiti da altro personale facente parte di una struttura che potrebbe vincere una gara internazionale per l'affidamento di queste importantissime funzioni.
Si auspicava che la maggioranza, coerentemente col momento storico caratterizzato da profondi cambiamenti, assumesse decisioni logiche nell'ottica della rivisitazione complessiva del sistema dei servizi dell'agricoltura finanziati dalla Regione nel rispetto delle normative comunitarie. D'altronde è evidente che la soluzione della convenzione non risolve molti problemi tuttora in essere; non introduce miglioramenti nell'efficienza del trasferimento dell'innovazione negli allevamenti, proprio in un momento in cui di innovazione c'è grande necessità, a causa del periodo limitato di programmazione e per il fatto che il servizio non è esteso a tutti ma soltanto a coloro che pagano il ticket; non è coerente con l'impianto della politica agricola comune scaturito dalla riforma a medio termine, non risolve i problemi di sostanziale precarietà dei dipendenti ARA che, al termine della convenzione, saranno nuovamente subordinati alla firma di un'altra convenzione per poter mantenere la propria occupazione. Vogliamo chiamarlo condizionamento, vogliamo chiamarlo "ricatto", vogliamo chiamarla umiliazione di circa trecento lavoratori?
Ancora: non risolve i problemi di omogeneità del servizio, perché si prevede la partecipazione finanziaria degli allevatori, ma non delle altre categorie di imprenditori agricoli; non risolve i problemi di disparità di trattamento economico e di possibilità di avanzamento professionale che esistono tra i dipendenti ARA e i dipendenti degli altri enti che si occupano di assistenza tecnica; non riconosce un adeguato inquadramento professionale ai laureati e in particolare a coloro che hanno frequentato corsi di specializzazione, partecipato a convegni in molti casi anche a proprie spese; non motiva adeguatamente il personale per via della incertezza dell'occupazione che costringe continuamente a guardarsi intorno, a cercare eventualmente opportunità migliori; non garantisce la continuità dell'aggiornamento professionale e della collaborazione con la ricerca rispetto alla quale si profila un ruolo di subalternità; non elimina il problema della sovrapposizione di competenze con altri enti; non dice quale dovrà essere il supporto logistico all'attività dei tecnici, visto che attualmente si lavora senza vere e proprie sedi, al massimo una stanza offerta in prestito dalle cooperative casearie, cui fanno riferimento i tecnici di zona; non introduce infine elementi di oggettività del servizio pubblico che è gestito dagli stessi allevatori.
Il nodo del problema in zootecnia risiede nell'equivoco per cui si considera il piano di assistenza tecnica un sostegno agli allevatori e non una garanzia per la collettività che eroga, tuttavia, i fondi. L'assistenza tecnica si rivolge agli allevatori e ne risolve i problemi attraverso le conoscenze che provengono dal mondo della ricerca, ma i vantaggi sono per la collettività e pertanto si tratta di un vero e proprio servizio pubblico. Il lavoro dei tecnici negli allevamenti ha infatti molteplici finalità, molte delle quali previste dalle normative europee, tra cui l'efficienza e la crescita economica del settore zootecnico sardo, la qualità dei prodotti e la sicurezza alimentare per i consumatori, la sanità e il benessere degli animali, il rispetto dell'ambiente. La prospettiva di un'ulteriore precarizzazione del lavoro ha innescato una serie di rivendicazioni da parte dei dipendenti dell'ARA, che chiedono di essere inseriti a pieno titolo nella riforma degli enti agricoli. Questo non comporterebbe maggiori costi per la Regione e questo, credo, l'assessore Foddis lo possa confermare.
Da più parti si riconosce ai tecnici ARA un'elevata professionalità e gran parte del merito per i miglioramenti apportati nella gestione degli allevamenti sardi, resi possibili soprattutto dalla professionalità dei singoli. Io ricordo, ad esempio, che i tecnici dell'ARA sono stati protagonisti nella lotta alla lingua blu, erano quelli che andavano in tutti gli ovili, di mattina, di sera, di notte, spesso, per affrontare le emergenze. La Regione in quel momento ha ritenuto giustamente opportuno avvalersi della qualità del servizio offerto dai tecnici dell'ARA, oggi quella Regione che un tempo ha formalmente valutato positivamente questo personale diventa matrigna nei confronti degli agronomi e dei veterinari dell'ARA. A fronte della previsione di un sostanziale peggioramento della propria condizione professionale e, di conseguenza, anche della qualità del servizio erogato, i dipendenti ARA hanno sempre ribadito, e tutto lascia presumere che continueranno a farlo anche negli anni a venire, che la convenzione non sarà accettata, soprattutto una convenzione di durata limitata come quella fin qui a noi nota. Non conosciamo eventuali proposte che domani mattina, tramite la modalità dell'emendamento, la maggioranza dovesse avere o ha intenzione di mettere in campo, affinché sia riconosciuto a questi lavoratori il ruolo professionale che loro compete.
Sarebbe necessario uscire una volta per tutte dall'ambiguità e, nell'interesse degli utenti e anche di questi lavoratori, riconoscere che non ci sono differenze di servizio e di obiettivi tra l'assistenza erogata per il comparto delle produzioni agricole e quella erogata per le produzioni animali; in entrambi i casi l'obiettivo è quello di far crescere il settore agricolo attraverso la divulgazione delle conoscenze che provengono dalla ricerca scientifica. Per questo motivo la programmazione, l'organizzazione e l'erogazione del servizio di assistenza tecnica deve avvenire all'interno di un unico soggetto in maniera organica e istituzionale, e dovrebbe seguire lo stesso metodo a prescindere dal settore produttivo cui è rivolta.
Questa riforma non risponde in maniera concreta alle attuali e pressanti esigenze del settore agricolo sardo; e spiace dover ripetere ciò che si è detto la settimana passata in riferimento alla riforma del settore sanitario. Tante attese sono state riposte in questa riforma, tante aspettative sono state create anche dalla Giunta regionale, tante discussioni abbiamo fatto in Commissione agricoltura, ebbene, il risultato alla fine dei conti è assai deludente. Si ha la netta impressione che con tale progetto di legge non si sia tenuto conto delle reali esigenze del settore, ma si sia semplicemente attuata un'operazione di accorpamenti finalizzata esclusivamente al risparmio, che forse nemmeno ci sarà, e non alla creazione di strutture in grado di dare risposte e strumenti al comparto trainante dell'economia isolana.
Il malcontento del mondo delle campagne sta crescendo; stamane sotto il Palazzo c'erano centinaia, forse migliaia di agricoltori e di lavoratori di questo settore; i problemi che hanno non sono pretestuosi, non sono utilizzati sotto forma di attacco politico verso l'una o l'altra parte politica; i problemi che gli agricoltori stamattina prospettavano riguardavano per esempio le cartelle che si sono accumulate perché alcuni enti intermedi in questo campo vorrebbero accollare sulle spalle dei lavoratori i costi degli investimenti infrastrutturali. Ma di problemi ce ne sono tanti altri. Il problema del prezzo del latte non è stato ancora affrontato in modo risolutivo, non è stato ancora affrontato in modo ritenuto giusto, equo, soddisfacente dai nostri pastori, Assessore, lei questo lo sa molto bene...
FODDIS, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Ci sono anche gli industriali!
ARTIZZU (A.N.). I pastori non sono soddisfatti da una non soluzione che la Giunta regionale non ha ancora fornito, questa è la verità. Noi ascolteremo con interesse e con rispetto le sue valutazioni, ma fermo deve restare che purtroppo il problema del prezzo del latte in Sardegna non è stato risolto, il latte costa quello che costava tanti anni fa e le spese si sono nel frattempo decuplicate, per essere anche ottimisti.
Non vediamo, insomma, in questa riforma una risposta a singoli problemi, a singole emergenze e nemmeno vediamo, Assessore, e ce lo aspettiamo da lei che è un valido e apprezzato manager di questo settore, un indirizzo sulla strada che nel futuro l'agricoltura sarda dovrà prendere. Ma questo, insieme alla soluzione dei problemi contingenti, delle grandi emergenze, è un grande problema a cui la Giunta regionale dovrebbe dare o, meglio, dopo due anni di lavoro, anche se lei non c'è dall'inizio, avrebbe già dovuto dare una soluzione; perché il vero problema è che l'agricoltura sarda non sa realmente dove sta andando, non sa quale ruolo deve ricoprire nel panorama regionale e in quello nazionale. Le potenzialità sono tante ma vengono ancora una volta, devo dire anche da questa riforma, mortificate.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (Progetto Sardegna). Signor Presidente, colleghi, l'onorevole Artizzu, anche in chiusura del suo intervento, è tornato su un tema che è stato sollevato più volte dai banchi della minoranza. Ha detto, infatti, che l'agricoltura sarda non sa dove sta andando; l'ha ripetuto, in forma diversa, anche il relatore di minoranza quando ha detto che questa riforma non risolve i problemi; l'ha ripetuto il collega Sanciu, quando ha sostenuto che non risolve i problemi di frammentazione del settore agricolo. L'onorevole Rassu, da parte sua, ha ricordato i problemi legati all'indebitamento delle aziende agricole, frutto di scelte sbagliate, probabilmente, o di investimenti sbagliati, ma sicuramente anche delle crisi del settore in termini di redditività. Si è parlato di politiche di filiera, del fatto che non si affronti in maniera integrata il problema della riforma del settore. Il collega Artizzu, ancora, ha sottolineato come in questa riforma non si dia una risposta, per esempio, al problema del prezzo del latte e a tanti altri temi.
Credo che questo sia un argomento che forse oggi vuole sfuggire al merito del dibattito, perché ritengo che nessuno, neanche nei banchi della maggioranza, pensi o si illuda che questo provvedimento di legge rappresenti una risposta alle problematiche del settore, che rappresenti un programma, che rappresenti una riforma che vuole cambiare il modo di fare agricoltura in Sardegna, oggi. Credo che, più modestamente, questo progetto di legge pone i presupposti perché questa riforma e questo mutamento di politica si possa fare, dando la possibilità di creare un governo unitario del settore e creando quegli strumenti attraverso i quali le politiche, le riforme, e delle leggi che sappiano indirizzare in modo diverso l'agricoltura in Sardegna, possano trovare adeguata risposta.
Da questo punto di vista, sono venute dai banchi della minoranza anche altre osservazioni che riguardavano, per esempio, un aspetto che sembra in contrasto con quanto ho appena detto, e,cioè che la scelta delle agenzie apparirebbe, l'ha detto anche il collega Artizzu nel suo intervento, una scelta non democratica. Per un qualche motivo il fatto di riconsegnare il settore ad un governo unitario e, quindi, assegnare la responsabilità del governo e anche dello sviluppo del settore a chi è stato democraticamente eletto, appare a qualcuno non democratico.
Allora, io mi chiedo se sia democratico consegnare il governo del settore a sette organismi distinti, con i loro consigli di amministrazione, con le loro influenze politiche e, di fatto, relegare il Consiglio ad un ruolo subalterno nel quale anche un'attività di controllo, di monitoraggio, di indirizzo, di programmazione, di richiamo anche della Giunta a degli impegni viene meno in quanto, poi, gli strumenti attraverso i quali si articola quella politica nel settore specifico sono strumenti che rischiano di non rispondere più a nessuno. Mi chiedo perciò come si compendiano queste due cose; cioè il fatto di chiedere che si muovano perlomeno i primi passi per garantire che la nostra agricoltura sia maggiormente competitiva, abbia una maggiore capacità di generare reddito, si possa quindi bloccare lo spopolamento delle campagne assicurando una vita dignitosa, con il fatto di non avere degli strumenti attraverso i quali governare un settore gestito finora in modo assolutamente disomogeneo, non coordinato e, questo sì, assolutamente frammentato.
Quindi, trovo che sia necessario fornire una prima risposta non tanto in termini di indirizzo organico di programma, quanto in termini di strumentazione di base. Io credo che sia importante, quando parliamo su quale debba essere l'indirizzo complessivo, ricordare che la riforma oggi in discussione è parte di una riforma più complessiva, che influenzerà anche la politica del settore. Non voglio ricordare le altre leggi di riforma che abbiamo approvato; ma se pensiamo semplicemente alla politica di salvaguardia ambientale, alla politica turistica, alle interazioni tra una diversa politica ambientale, di salvaguardia del paesaggio costiero, e un turismo che vuole essere maggiormente integrato con la nostra economia, quindi maggiormente integrato con la possibilità di uno sviluppo rurale che costituisca un freno allo spopolamento delle campagne, perché è un turismo che sa anche consumare, apprezzare i nostri prodotti, credo che si cominci a capire qual è il quadro complessivo e quale può essere la risposta complessiva che questa maggioranza intende dare anche alle politiche in agricoltura.
E' indubbio, l'hanno ricordato spesso i colleghi, che il settore agricolo soffre una profonda frammentazione. Ed è indubbio che esistono poche aziende in Sardegna che hanno quelle economie di scala, quelle capacità di accesso al mercato ampio, poche aziende che hanno la capacità di fare politiche di prodotto, politiche di marchio, politiche che possono far sì che dei prodotti, con quantità sufficienti, raggiungano, per esempio, gli scaffali dei supermercati. Ed ecco che promuovere anche una politica di sviluppo che sappia integrare cultura, identità, turismo, ruralità, servizi e supporto alla vita rurale, alle zone interne, diventa una politica che, per forza, attraverso l'auto-consumo, attraverso il consumo integrato nell'esperienza agrituristica, attraverso la visita dei borghi, attraverso un'offerta integrata del nostro patrimonio culturale, può rappresentare un indirizzo che in qualche modo possiamo perseguire.
L'attesa spasmodica, la ricordava qualche collega, della grande riforma dell'agricoltura, io credo che sia un'attesa in qualche modo fuorviante. Io credo che la vera risposta, la vera riforma al settore agricolo derivi dall'elaborazione di un Piano regionale di sviluppo organico, all'interno del quale turismo, cultura, identità, sviluppo rurale, agricoltura, possibilità di creare aziende turistiche, agrituristiche, agricole che sappiano offrire prodotti e servizi integrati, possa trovare un'adeguata risposta.
Quindi, la vera riforma non è una riforma slegata dal progetto complessivo di sviluppo che vogliamo proporre per la nostra Regione, ma è una riforma che si integra con tutte le altre riforme che stiamo portando avanti in campo ambientale, in campo paesaggistico, in campo culturale, per preservare la nostra identità, per preservare la nostra diversità, per preservare la tipicità e la qualità dei nostri prodotti. Una riforma perfettamente integrata sia negli strumenti che noi oggi vogliamo ricondurre alla responsabilità e al governo unitario, sia nel programma, che si sposa e si integra perfettamente con le politiche di sviluppo ambientale e rurale che questa maggioranza sta proponendo alla nostra Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, Assessori e colleghi, io parto dagli ultimi concetti espressi dal collega che mi ha preceduto. Nessuno mette in dubbio che un Governo democraticamente eletto sia legittimato a portare avanti le proprie idee e il proprio programma. Sicuramente, noi e il popolo sardo non abbiamo democraticamente eletto, in un sistema democratico, né un sovrano né uno zar. Mi risulta quantomeno strana la sua idea di democrazia e il concetto che lei ha espresso di democrazia. Ma sono sicuro che l'onorevole Cugini potrà esserle d'aiuto per comprenderne i principi fondamentali.
Venendo al tema in discussione oggi, è' indubbio che tutti noi partiamo dal presupposto, condiviso, che il settore agricolo necessita di un'attenta rivisitazione, sia in termini organizzativi che di programmazione, di ricerca e di assistenza. Questo è un concetto sicuramente condiviso da tutte le parti politiche di quest'Aula. Così come è indubbio che l'agricoltura deve essere un sistema necessariamente assistito, come lo è in tutte le parti del mondo. Se non si accetta questa impostazione daremmo una risposta, ovviamente, non sufficientemente positiva ad un comparto che, per le note difficoltà a cui va incontro, ha necessità di continua assistenza.
E' anche indubbio che l'agricoltura è forse il settore che più di altri soffre, in questa fase, in Sardegna, di un razionale e programmato abbandono voluto da questa Giunta regionale. E' inoltre indubbio che questa nuova fase di governo ha posto generalmente al bando la concertazione, praticando la più semplice via del "distrattamente sentire" e "muscolarmente attuare". E, in campo agricolo, tutto ciò è ancor più vero. E' palpabile la fastidiosa sensazione che il Governo regionale prova nel doversi sottoporre al confronto.
Assessore Foddis, da più parti in quest'Aula, anche da parte della minoranza, ho sentito esprimere un giudizio positivo sulla sua professionalità, sul suo impegno, ma generalmente negativo sulla gestione politica dell'Assessorato. Io sono parzialmente d'accordo con chi si è espresso in tal modo. Parzialmente, perché valutando le azioni, gli obiettivi perseguiti, il metodo e i risultati di questa Giunta e, più specificatamente, l'attività dell'Assessore dei trasporti, Broccia, dell'assessore del turismo e commercio, Depau, Assessorato che secondo me lei, assessore Foddis, avrebbe governato con grande sapienza e conoscenza, dell'assessore Pilia, dell'assessore Mannoni, dell'assessore Sanna, dell'assessore Rau e in ultima, ma non buona ultima in questa classifica, dell'assessore Dirindin, mettendo in capo il presidente Soru, lei non è sicuramente il peggiore. Perché c'è un limite per dare un giudizio, prima di tutto giudicare "sul fare" e questo è un problema, mentre è invece una realtà giudicare "sul fare danno".
Ho escluso volutamente altri Assessori, e chi vuole intendere intenda. Ma torniamo alla fase concertativa negata generalmente da questa Giunta. Noi abbiamo un esempio nazionale e, così, ci riallacciamo decisamente al concetto del perché non condividiamo questa proposta unificata, del perché riteniamo che questa proposta debba, ancora pazientemente e, per raggiungere un buon risultato, essere riportata al tavolo della concertazione. Questo non vuol dire negare l'obiettivo, negare la riforma del settore agricolo, avere ancora un attimo di pazienza da dedicare al confronto non vuol dire perdere, non vuol dire tornare sui propri passi. Questo ce l'ha insegnato Bersani (era l'esempio nazionale cui ho fatto prima riferimento) che, nel presentare un decreto, pur non dimenticando gli obiettivi, ne ha rallentato la corsa verso l'approvazione spinto anche dai movimenti di piazza; con molta umiltà ha riportato la sua proposta ad un tavolo di confronto, ha accettato di parlarne ancora per, pazientemente, cercare di migliorarla ulteriormente , pur, lo ribadisco, non perdendo di vista gli obiettivi ultimi.
Io credo che da questo riferimento al vostro Governo abbiate molto da imparare e, quindi, cercare di fare propri questi insegnamenti, è su questo che vi voglio far concentrare e attrarre la vostra attenzione, perché ci possa essere un ulteriore momento di riflessione, che non è una sconfitta. Tornare a discutere, anche per convincere chi non è convinto, non è una sconfitta ma è un segno, questo sì, di alta democrazia; è un segno di aver compreso cos'è la concertazione e cosa vuol dire applicarla e condividerla.
C'è in questo progetto di legge una riproposizione, che è specchio comunque del metodo di questa Giunta, di un modello centralistico, ma questo lo vediamo in tutti i progetti di riforma che state presentando; l'abbiamo visto in tema di IACP, l'abbiamo visto in tema di sanità, l'abbiamo visto nella nuova legge di contabilità, dove si rifà un omnibus della legge finanziaria tornando indietro di 10, 15, forse 30 anni; un modello centralistico che accentra il potere nell'Esecutivo, fuori dal controllo consiliare. Questo è un metodo sbagliato che avete sposato e che state portando avanti.
Oltre al metodo, tornando all'impostazione generale del governo di questa Giunta, devo anche confessarle, Assessore, che è stato molto sgradevole e deludente riscontrare, anche all'interno del suo Assessorato, di cui lei è responsabile, la volontà di marchiare chi politicamente non condivide, chi ha cioè un'appartenenza politica diversa da quella governativa. I cattivi insegnamenti dell'Assessore della sanità, assessore Foddis, stanno purtroppo facendo scuola all'interno di questa Giunta.
Siamo stati osservatori attenti e interessati degli attesi nuovi metodi di cui qualcuno si è fatto paladino; riscontriamo invece un totale cambiamento in peggio, nel merito e nel metodo (particolarmente evidente nella sanità) basato sulla cura, oggi sì, di interessi personali a discapito di quelli generali. Forse è ora che questa pratica, che prescinde dalla professionalità e dalla leale e corretta prestazione lavorativa, vada denunciata con più forza da tutte le componenti realmente democratiche presenti in quest'Aula e fuori da quest'Aula.
Nella discussione di questo progetto di legge non fa sicuramente onore il silenzio della maggioranza, un silenzio voluto forse per accelerare i tempi, ma continuo a dire che la fretta non è una buona consigliera. Il settore dell'agricoltura non meritava un dibattito così assente, così frettoloso, non meritava la poca attenzione di quest'Aula. Il collega della maggioranza Cuccu, espressione della Margherita, ha detto che alcune delle proposte contenute nel testo di legge della Margherita sono state recepite in questo testo coordinato. Ma come si fa a recepire parti di una proposta che parte da presupposti totalmente diversi? La proposta della Margherita partiva dall'ente unico e si arriva alle tre agenzie e si ha l'ardire, fa sorridere, di ritenersi soddisfatti perché una parte di quelle proposte, che partivano da presupposti diversi, sono state citate in un disegno di legge che parte e raggiunge obiettivi ancora totalmente diversi.
O il collega Uggias che ci rimprovera chiedendoci dove eravamo negli ultimi vent'anni. Purtroppo devo dire che per una parte di questi ultimi vent'anni abbiamo sbagliato nel cercare di dare risposte solo alle emergenze, non sapendo dividere i tempi di intervento, tra programmazione ed emergenze, ma l'agricoltura d'altra parte ha sofferto di diverse emergenze.
Ma, collega Uggias, a lei che ha parlato degli ultimi vent'anni, ricordo che, esclusa la precedente legislatura in cui ha governato il centrodestra, l'Assessorato dell'agricoltura è stato retto da Ferrari di Federazione democratica, da Paba dei D.S., da Demuro, da Merella, da Catte ritornando indietro fino al 1989. Perciò le ribalto la domanda e le chiedo dove eravate visto che avete governato l'agricoltura per 15 degli ultimi 20 anni.
MARROCU (D.S.). Abbiamo, perché c'eri anche tu!
CAPELLI (U.D.C.). Infatti io non mi sono permesso di fare questa accusa, non mi sono permesso! Ho risposto per ricostruire la realtà dei fatti. Dove sono quindi le nostre proposte? Le nostre proposte sono contenute negli emendamenti, tra l'altro non c'è una nostra proposta di legge perché noi abbiamo condiviso quella della Margherita; ma io mi chiedo a che cosa servono quegli emendamenti e quelle proposte; in tutti questi mesi non avete dato uno sguardo alle proposte della minoranza, emendative e non, tanto che siete arrivati a dare un parere negativo su un emendamento che, volutamente, citava invece della legge numero 33 la legge numero 3, e non ve ne siete accorti! Avete espresso un parere negativo che ha portato allo scoperto il fatto che voi le proposte della minoranza neanche le leggete, ed è successo in quest'Aula…
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Avevamo capito le intenzioni.
CAPELLI (U.D.C.). Sì, lo so che voi capite le intenzioni, lo so che voi capite e condannate le intenzioni, lo sappiamo benissimo!
Perciò mi chiedo che proposte volete se andate avanti a senso unico, con i paraocchi? Se andate avanti con i diktat, se non accettate il confronto fra colleghi, se non privato, e di questo ve ne do atto, ma non c'è un confronto politico, accettato in quanto tale, in quest'Aula; e adesso si chiede dove sono le proposte della minoranza! Totò direbbe: "Ma mi faccia il piacere!".
Ma, in effetti, su che cosa stiamo discutendo? Stiamo discutendo un provvedimento di legge, importantissimo per la Sardegna, a ridosso delle ferie di agosto. In questo modo non si riconosce dignità ad un comparto; e quale comparto, assessore Foddis? Il comparto dell'agricoltura che ha una produzione vendibile pari a 1.577 milioni di euro, perciò stiamo parlando di un settore portante dell'economia sarda. E' un comparto strategico, come si suol dire, e questa è l'attenzione che voi gli state dando. Un comparto le cui esportazioni faccio un confronto per gli anni 2004-2005, sono state pari a 136 milioni di euro nel 2005, segnando un importantissimo meno 1,5 per cento rispetto al 2004 e rappresentando solo lo 0,68 per cento del totale delle esportazioni nazionali, occupa infatti il sedicesimo posto tra le venti regioni d'Italia. Questa è l'attenzione che è stata data all'agricoltura negli ultimi due anni. Riusciamo ad importare materie prime per un valore pari a 111 milioni di euro per il settore agricolo primario e pari a 100 milioni per l'industria alimentare, 100 milioni di euro! Il disavanzo della bilancia commerciale dell'agricoltura è di poco inferiore agli 80 milioni di euro, sarebbe più consistente se non ci fosse il sostegno, ovviamente, del pecorino romano che occupa, all'interno di questo comparto, il 70 per cento delle esportazioni nell'agricoltura. E' un comparto gravato da 625 milioni di euro tra prestiti, mutui, a lungo e breve termine. Di questi 625 milioni, 157 milioni sono a sofferenza.
La politica agricola comunitaria, la PAC, considera come fattore strategico per lo sviluppo, sempre più, l'impresa agroalimentare, e questo è risaputo da tutti; il problema, è stato già rilevato da alcuni colleghi, è che siamo strategicamente e politicamente, per non parlare delle infrastrutture, lontani dall'Europa.
Nessun cenno alla cura della continuità territoriale merci, e questa è una grave disfunzione del settore agricolo sardo, basti pensare che un pieno carico oggi per il trasporto costa non meno di 3.500 euro. C'è una mancanza totale, e questa sì è un'accusa politica, di un programma di sviluppo economico. Perché dico questo?
Abbiamo votato e approvato o, meglio, avete votato e approvato la nuova legge di contabilità dove abbiamo inserito i piani di sviluppo regionale, cioè abbiamo creato la cornice per i piani specifici di settore. Ma io mi chiedo come si fa a portare avanti una parte di riforma, poco razionale tra l'altro, senza aver ancora presentato un piano strategico di sviluppo regionale.
Vede, Assessore, secondo me il vostro disegno di legge sarebbe stato opportuno presentarlo non solo con la firma sua e dell'Assessore degli affari generali, ma per la sua importanza avrebbe avuto necessità anche di quelle degli Assessori della programmazione, del commercio, dell'ambiente.
Questa è un legge ambiziosa, di risposta ad un comparto trainante della nostra Isola. Ma non possiamo avviare una riforma agricola a prescindere da una revisione del sistema dei trasporti,dell'energia. Non possiamo! Non possiamo fare una riforma agricola senza un intervento di programmazione finanziaria importante, se non riusciamo a integrarla in un sistema commerciale che dia sbocco alle produzioni. Questo progetto di legge non prende minimamente in considerazione questi fattori.
Allora, per concludere, visto che il tempo sta scadendo, perché insistere sull'approvazione di una proposta non condivisa? Le piazze risuonano ancora dei rumori della non condivisione! Perché non pazientare, pur tenendo in piedi il vostro obiettivo di riforma, e aprire ad una seria, pacata, serena concertazione per poi tornare in quest'Aula e, dopo aver discusso in maniera democratica, sostenere legittimamente le vostre proposte di riforma, il raggiungimento dei vostri obiettivi.
Questa è democrazia, che penso di non poter e non dover insegnare a quasi nessuna delle persone presenti in quest'Aula.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi consiglieri, velocemente sottopongo all'attenzione dei gentili colleghi un numero freddo, apparentemente insignificante: 141.648.091 euro, la sommatoria dei residui e delle competenze del'Assessorato dell'agricoltura ci dà questa cifra, che rappresenta semplicemente lo scarsissimo 11,9 per cento della spesa. Attribuire all'assessore Foddis questo sfacelo sarebbe a dir poco ingeneroso; ma il problema dei problemi è questo: questa atrofia assessoriale, questa marea di risorse tenute maledettamente ferme, quando da più parti si dice che il comparto dell'agricoltura, il volano dell'economia, è agonizzante.
L'agricoltura storicamente ha rappresentato, anche per i cagliaritani, un comparto di grande generosità; ricordiamo che durante la guerra gli sfollati trovavano ospitalità, da mangiare nelle comunità; oggi, in molti casi, gli agricoltori sono legati alla carità della stessa comunità, c'è fame! E noi ci permettiamo questo misero 11,9 per cento. Signor Assessore, ma lei sta sottoponendo a pressioni democratiche i dirigenti? Li sta incalzando perché, nel rispetto delle dichiarazioni programmatiche, centrino gli obiettivi tanto desiderati dai sardi e dagli agricoltori? I due commissari che dovrebbero snellire la procedura perché rispondono solo alla Giunta, che cosa stanno combinando?
Nella replica io attendo risposte a queste domande relative ad una situazione di crisi che non è attribuibile certamente alla sua professionalità; ma i drammi derivano proprio da questo immobilismo, dalla struttura che storicamente, è stato detto con senso di responsabilità, al di là del gioco delle parti, boccia la classe politica sarda, perché c'ero anch'io come Assessore virtuale dell'agricoltura, e abbiamo fallito. Gli agricoltori sono accerchiati dagli usurai, dalle banche, dagli strozzini improvvisati, dai Consorzi di bonifica che hanno fallito il loro compito istituzionale e fanno pagare l'acqua a peso d'oro.
Oggi è alla nostra attenzione il documento disperato di questi agricoltori; fra un mese e mezzo in tutti i comuni suonerà una campanella virtuale e si spalancheranno i portoni delle scuole dove vanno i figli di questi poveracci che dovranno sostenere spese; e le famiglie povere, sempre più povere, che dovranno mandare i figli a scuola, stanno veramente segnando il passo: diminuiscono i beni di prima necessità.
Allora, responsabilmente, non possiamo qui litigare su una riforma, che abbia slancio o che sia atrofizzata; ogni riforma, anche per galateo istituzionale, va rispettata: Noi non l'abbiamo presentata, ma abbiamo partecipato nella Commissione ad emendarla, ad integrarla, a dare qualche suggerimento, e ogni riforma richiede delle osservazioni, si espone a delle critiche. Noi avanziamo queste critiche perché non crediamo che una semplice riforma possa sostenere e supportare la classe imprenditoriale agricola, possa rovesciare questi dati drammatici, che se li avesse ottenuti un manager sarebbe stato avviato all'uscio travolto da pernacchie sonore. E invece noi ci "permettiamo" questo triste lusso, di tenere ferme risorse ingenti che possono dare una risposta a un comparto ritenuto strategico.
Un comparto, è stato detto, che non ci ha visti impegnati neanche a dialogare con quei tavoli dove oggi si decidono le politiche agricole anche per la Sardegna; sto parlando dell'Unione Europea alla quale vengono nei fatti trasferite, come i vasi comunicanti, le quote di sovranità dello Stato italiano (tanto difeso da patriottarde tipo la Lanzillotta, moglie di Bassanini), anche nel campo monetario.
Ma, per non divagare sulla rasoiata che ci hanno dato a proposito del termine "sovranità", continuiamo a mettere a fuoco il dramma dei drammi: l'agricoltura. E' stato detto che questa riforma doveva snellire, sburocratizzare, accelerare la spesa e dare maggiori e puntuali risposte; allora io, in un modo non polemico, ma analitico, vi riferisco, estrapolandolo da questo progetto di legge, ciò che esisteva ieri e ciò che si propone oggi, per vedere se questi raffronti possono convincerci della prospettiva futura di queste Agenzie.
Avevamo ieri sette nanetti, sette enti agricoli, elefantiaci, "plasmoniani" ma nani, risposte asfittiche al comparto, ed erano: l'ERA, l'Istituto di incremento ippico, i Consorzi di Cagliari, Oristano e Nuoro, il Consorzio provinciale di Sassari e l'ERSAT; quindi c'erano anche sette presidenti dei consigli di amministrazione, pagati tutti con danaro pubblico.
Oggi, si prevedono tre Agenzie che costituiscono una vera e propria amministrazione parallela, e poi vi dirò perché, e sono: AGRIS, LAORE e ARGEA, quindi da sette passiamo a tre. A queste, giusto per non tenerle in solitudine, si affiancano la Consulta agricola (sette membri), il Comitato tecnico (otto membri), il Comitato scientifico (sei membri), quindi la nuova organizzazione è composta da tre direttori generali, nove direttori di dipartimento, sette membri della Consulta (ogni seduta costa 900 euro), sei membri del Comitato tecnico (ogni seduta costa 450 euro), otto membri del Comitato scientifico (ancora 450 euro). Un totale di 35 componenti computando due volte l'Assessore, per cui di fatto sono 33.. La struttura però è destinata a lievitare, perché in questa proposta in discussione la Giunta può moltiplicare, come per i famosi pani e pesci, i dipartimenti e i servizi, perché c'è stata un'analogia.
Quindi, voi pensate anche il rischio potenziale di vedere moltiplicare spese e mettere a dimora amici degli amici, e forse anche qualche politico trombato. Ma, in merito alle perplessità su questo provvedimento, io le avevo avanzate in Commissione prima che il "Presidente bersagliere", Sanna Alberto, imponesse un ritmo forsennato a questa Commissione che ha lavorato e marciato secondo tempi spaventosi. E' un Presidente competente, simpatico, devo dire che lavora più degli altri, e questo non è un apprezzamento gratuito, però ultimamente mi ha sorpreso con questi ritmi, ripeto, da bersagliere.
Tornando alle Agenzie, la AGRIS svolge attività a supporto della certificazione di qualità delle produzioni locali e, nello stesso tempo, può supportare le stesse imprese con attività di consulenza; la definiscono ricerca, ma si tratta di consulenze. Ecco perché, secondo me, questa Agenzia, così come l'ARPAS, chi aveva seguito i lavori ricorderà, può trovarsi in un regime di monopolio. È inutile infatti richiamarsi ai principi di libera e leale concorrenza quando lo stesso organo svolge attività sia di certificazione che di consulenza. E' inevitabile che un'impresa che ha bisogno di una certificazione, se deve avvalersi di una consulenza si rivolga obbligatoriamente alla stessa Agenzia pubblica. In questa proposta, li abbiamo elencati, c'è una proliferazione di organismi inutili, e anche questo contraddice proprio il desiderio di celerità, di snellezza.
A proposito di concertazione e consultazione, senza fare i docenti, , è evidente che si sta parlando di cose completamente differenti. Una cosa è la consultazione, un'audizione infatti non si nega a nessuno, anche se poi bisogna vedere in quale conto si tengano i contributi avanzati dagli attori principali. La consultazione è ricorrente, soprattutto all'articolo 5, in questa proposta, dove però è assente la concertazione che era un elemento pregnante della cultura del centrosinistra, perché concertazione vuol dire condivisione, assimilazione, confronto vero, e manca. Quindi, per piacere, non prendiamoci in giro; la consultazione è una cosa, la concertazione nel lessico politico è un'altra cosa, è qualcosa di differente che in questo testo non c'è.
Un'altro aspetto da criticare come sardisti l'abbiamo sottolineato anche in Commissione, poi abbiamo avuto l'impressione che il testo fosse leggermente blindato, impermeabile anche ai suggerimenti più democratici e aperti, è il ripristino di quella stomachevole commistione tra gestione e politica. Bassanini docet, un padre illuminato aveva distinto le funzioni, aveva dato un contributo dividendo la politica dalla gestione, e noi, alunni indisciplinati e distratti, riproponiamo pesantemente questa commistione, tanto è vero che i direttori generali di queste Agenzie sono i dominus di emanazione del Presidente della Giunta. Tra l'altro, un piccolo particolare, hanno un contratto di diritto privato ed un trattamento economico pari a circa 103 mila euro all'anno. Ora, voi consiglieri confortatemi e ditemi se io sono magari eccessivamente maligno nel chiedermi a chi risponderà un direttore generale, ingaggiato con questo contratto di diritto privato, di nomina del Presidente della Giunta. Risponderà, cari colleghi, alla comunità, avrà la qualità della terzietà, della imparzialità, o risponderà, inevitabilmente, alla "commissione" del Presidente della Giunta? Io penso che la risposta sia scontata; e anche questo non va bene, perché, ripeto, c'è questo intreccio pericoloso tra politica e gestione.
Tra l'altro, i requisiti generici richiesti per la figura di direttore generale ci devono autorizzare a rivisitare la griglia perché, a parte un'esperienza quinquennale generica maturata in un compaarto, non sono previsti titoli specifici, per esempio una laurea in discipline economico-giuridiche, o limiti di età. Potremmo quindi rischiare, non fissando dei requisiti specifici di nominare a questa carica un laureato in psicologia, con tutto il rispetto, oppure un politico trombato, o un amico degli amici.
Queste perplessità, che io ho avanzato in Commissione, le sottopongo nuovamente all'attenzione del Presidente della stessa Commissione e dei colleghi.
Il dramma dei drammi è, quindi, questa norma finanziaria; ciò che era presente l'anno scorso, come impegno finanziario, è presente anche quest'anno. Aspetteremo chiaramente la nuova finanziaria per concretizzare meglio e dare slancio e gambe a questo provvedimento. Però quello che io chiedo, assieme a tutti i colleghi, è di concentrarci meglio su questa sterilità, su questa incapacità di spendere denaro pubblico, perché non ci sono giustificazioni per nessuno.
E' la bocciatura di tutta la classe politica sarda, perché quando noi manteniamo congelato, ibernato l'82 per cento delle risorse e siamo in grado di spendere solo l'11,9, credo che non ci siano argomentazioni che possano difendere l'incoscienza di una classe politica che non riesce a stimolare e a ottenere risultati dai dirigenti. E' su questo che dobbiamo impegnarci, la sfida è questa. Al di là delle aggettivazioni su riforme, più o meno vere, di facciata, io dico che ogni riforma ha bisogno del leale sostegno di tutti, soprattutto per meritare la stima degli agricoltori che subiscono le condizioni capestro imposte dalle banche nei loro confronti, non possono pianificare la loro impresa perché manca la certezza dell'acqua, per non parlare della vergogna, tutta sarda, di far pagare un prezzo dell'acqua differenziato tra il sud e il nord dell'isola. E' un'indecenza!
Allora, di fronte a queste catastrofi ci dobbiamo dare una mano d'aiuto e approvare leggi di grande prospettiva; ci attireremo così la stima degli agricoltori e, soprattutto, avremo la coscienza a posto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Signor Presidente, effettivamente l'Assemblea appare un po' distratta, forse anche a causa di qualche notizia che è pervenuta stasera e che ci ha lasciato perplessi. Io però sono fiducioso, magari sono un illuso, uno sciocco illuso, ma sono convinto che, al di là dei toni usati dai colleghi del centrodestra, sia ancora possibile arrivare a varare la riforma degli enti agricoli, non con un voto di contrapposizione, ma con un voto che sia l'espressione di una possibile intesa raggiunta tra i due schieramenti.
I colleghi del centrodestra, mi sia consentito, qualche volta lanciano delle sfide sulla esigenza di esaltare il ruolo del Consiglio e il nostro lavoro; però cadono spesso anche nella tentazione di diventare strumento o di fare da sponda al malessere che può essere anche indotto dall'adozione di corrette iniziative di riforma e, quindi, scadono in una sterile contrapposizione.
Io ho comunque riscontrato, al di là dei toni usati, un possibile passo in avanti partendo da questo progetto di riforma proveniente dalla quinta Commissione.
Una cosa è certa: nessuno di noi può negare la gravissima situazione presente nel settore agricolo. Al di là di qualche caso di eccellenza, pur presente in Sardegna, il settore agricolo è sottocapitalizzato, le aziende sono fortemente indebitate e incapaci di affrontare il mercato, c'è una diffusa povertà. Nel mondo agricolo è presente, quindi, una situazione grave. La responsabilità di questa situazione - su questo concordo con Capelli -coinvolge tutti; mi riferisco non solo alle responsabilità politiche ma anche a delle responsabilità più ampie, perché questo è un mondo che è stato governato, sempre, con la diretta partecipazione delle rappresentanze sociali di queste categorie nella gestione degli enti che stiamo riformando e in tutti quelli che saranno da riformare o che voi avete citato. Questo è un aspetto del problema. Allo stesso tempo nel settore agricolo è stata avviata una politica di intervento pubblico che tendeva a garantire il consenso attraverso l'assistenza e attraverso il coinvolgimento dei rappresentanti di quelle categorie nella gestione del potere.
Non posso ripetere in quest'Aula il termine, perché non parlamentare, con il quale venivano definiti alcuni di questi rappresentanti che occupavano cento sedie, perché cento erano magari le possibilità di una presenza diretta nelle forme di gestione del mondo agricolo.
Quindi, ribadisco che nessuno di noi può negare che siamo in presenza di una grave crisi del settore agricolo, che la politica portata avanti in tutti questi anni è stata una politica assistenziale volta ad acquisire il consenso, per cui si davano risposte alle necessità contingenti di chi veniva qui a tirarci la giacca, ma non risolutive del problema.
Non abbiamo mai avuto la capacità di individuare e, conseguentemente, di aggredire i nodi strutturali che hanno creato questa situazione di diffusa povertà; abbiamo disperso le risorse, come avete fatto anche voi in questi anni passati e forse come rischiamo di fare anche noi (ma io spero che si possa cambiare), o in mille rivoli e in mille azioni (compresi i fondi comunitari) in modo da dare a tutti comunque una risposta, senza fare scelte, perché almeno nell'immediato questo paga con il consenso.
Ora è arrivato, invece, il momento di attuare una riforma; le riforme hanno un costo in termini di consenso, lo dico anche ai colleghi che si autodefiniscono Riformatori e che sembrano non capire che non sempre il consenso si ottiene dicendo semplicemente sì. Io spero quindi che nel proseguo della discussione in Aula, e in Commissione quando si esamineranno gli emendamenti, sia possibile trovare un'intesa che perfezioni ulteriormente il testo esitato dalla Commissione, nell'interesse dell'agricoltura e n anche di quegli operatori di questi enti, senza cadere nella tentazione di dare sponda, strumentalmente, alle pressioni che anche in queste ore possono arrivare da questa o quell'altra organizzazione.
Vedete, io non ho accettato, non ho difficoltà a dirlo, di incontrare una parte dei manifestanti, perché questo Consiglio regionale ha stanziato 66 milioni di euro pochi mesi fa per affrontare il problema dell'indebitamento dei Consorzi di bonifica, eppure chi ha gestito i Consorzi di bonifica in questi anni è venuto a protestare. La Giunta ha ripartito le risorse, sanno tutti che sono pronte le delibere dei consigli di amministrazione o, meglio, dei commissari per annullare le bollette del 2001...
MURGIONI (Fortza Paris). Lo facciano!
MARROCU (D.S.). Hanno deliberato l'altra settimana.
Ma, nel momento in cui il problema è risolto, nel momento in cui si sta parlando di riforma, su questo tema si organizza una manifestazione strumentale perché finalizzata ad altro.
Come dicevo, io credo che sia possibile ancora ragionare e affrontare i temi aperti, anche se sinceramente non ho capito quale sia il nocciolo della questione. Agenzia o ente, la scelta dell'agenzia come strumento di governo non vale solo per gli enti agricoli, ma è nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente, è nel nostro programma, è una scelta fatta precedentemente alla discussione sulla soppressione degli enti agricoli; c'è stata anche una discussione al nostro interno, ma la scelta dello strumento dell'agenzia è una scelta che noi riteniamo giusta e che porteremo avanti anche per altri settori.
E' stata criticata la figura del direttore: le modalità di nomina e i suoi poteri. Tutti sappiamo come hanno funzionato i Consigli di amministrazione, ma quando mai hanno risposto alla politica? Hanno risposto a questo o quel partito, anzi in verità spesso neanche ai partiti, quanto a al politico che faceva quella nomina. Sappiamo tutti di chi stiamo parlando e di che cosa stiamo parlando. Con la riforma chi è stato eletto democraticamente dai cittadini si assume la responsabilità delle scelte, se le scelte saranno giuste oppure no ne risponderà, in questo caso, tra tre anni; se ne assume in pieno la responsabilità attraverso senza il filtro delle organizzazioni che poi, attraverso i partiti o attraverso parte di questi partiti, fanno le nomine.
Non capisco quindi perché non possa essere condivisa la scelta dell'agenzia che rende oltretutto chiara, , individuabile, la responsabilità politica, responsabilità che è in capo alla Giunta regionale. Il Consiglio partecipa alle scelte strategiche attraverso le disposizioni presenti nei documenti votati in questi giorni: programma, DPEF, finanziaria, risorse. È una nostra scelta, le responsabilità sono chiare. D'altra parte una ipotesi di riforma degli enti e la scelta delle agenzie era già stata prevista dalla prima Giunta Palomba (il vecchio progetto di Paba), era presente nelle stesse proposte avanzate nella precedente legislatura, che ipotizzavano proprio di individuare nell'assistenza, nella ricerca e nella sperimentazione i due grandi filoni di intervento di natura pubblica.
Quindi non mi pare di individuare l'elemento di scontro nella scelta tra ente unico o non ente unico; è stata una ipotesi che noi abbiamo superato prevedendo il coordinamento tra le tre Agenzie e la Giunta regionale, un progetto unitario quindi che si articolai nella sua attuazione in modo diverso.
Si dice che c'è preoccupazione tra i lavoratori. Mi pare che la Giunta e la maggioranza stiano affrontando questo problema, anche voi l'avete posto, nel momento in cui questo personale ricade all'interno della legge 31, questo prevedono alcuni emendamenti; i lavoratori vengono garantiti nelle loro professionalità, nella loro collocazione, nei loro diritti, nella possibilità, comunque, anche di un possibile mantenimento nel ruolo pubblico regionale, qualora ci fossero problemi di inquadramento all'interno dell'agenzia. A questi lavoratori vengono date tutte le garanzie possibili, se questo è il problema troveremo sicuramente l'intesa.
Viene affrontato anche il problema del Consorzio per la frutticoltura, più volte citato in tutti i vostri interventi. Allora, il Consorzio per la frutticoltura vive una situazione anomala perché, voi lo sapete bene, non stiamo parlando di un ente strumentale della Regione ma di un consorzio di enti nel quale, tra l'altro, erano rappresentate anche le organizzazioni agricole che avevano la maggioranza di quel Consiglio di amministrazione. Consiglio di amministrazione che si era auto attribuito un contratto di diritto pubblico, era quella l'illegalità, mentre applicava quello di diritto privato ai dipendenti.
Oggi, il Consorzio per la frutticoltura, dopo la legge finanziaria del 2005, viene sottoposto alla riforma, e io condivido che non si può essere dentro una stessa Agenzia a pari mansioni e a pari ruolo e avere situazioni contrattuali e previdenziali differenti; anche a questo aspetto occorre trovare una soluzione. C'era un problema giuridico che era stato posto nella Commissione, si lavori per trovare il meccanismo con il quale superarlo , perché non può esistere che due lavoratori, pur avendo le stesse mansioni e lavorando nello stesso ufficio, abbiano differenti situazioni contrattuali e previdenziali.
Il Consorzio per la frutticoltura ha natura di ente pubblico economico, ma c'è la disponibilità della maggioranza e della Giunta a venire incontro alle vostre sollecitazioni, oltre al fatto che le abbiamo recepite anche noi essendo pervenute da parte del sindacato.
C'è poi la questione dell'ARA. Anche in questo caso le novità sono notevoli. Si dice che l'ARA ha funzionato bene; ma anche all'ARA viene attribuita una funzione pubblica per cui l'assistenza non è più limitata ai soli iscritti a quelle associazioni di cui parlavamo prima, ma viene estesa a tutti gli operatori agricoli e zootecnici della Sardegna. Si prevede la possibilità di stipulare una convenzione di durata quinquennale, su questo vi è la disponibilità a discuterne ma mi pare abbastanza fattibile, e la possibilità -è una delle rivendicazioni dei lavoratori dell'ARA - di mantenere in vigore un contratto anche di natura privatistica ma eliminando gradualmente la forbice esistente tra i trattamenti economici di natura privatistica e quelli di natura pubblica.
In conclusione, se si entra nel merito delle singole questioni e si evita di cadere nelle strumentalizzazioni, è possibile che domani anche la minoranza partecipi al varo di questa riforma. .
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, siamo giunti alla fase finale di questa sessione di lavori che dovrebbe, o potrebbe, concludersi con il varo di una tra le leggi più importanti di questa legislatura. La legge che stiamo esaminando incide su uno dei settori dell'Amministrazione regionale tra i più importanti e più complessi; d'altra parte la riforma dell'apparato regionale, lo sappiamo da anni e lo abbiamo anche detto tante volte, passa attraverso la ristrutturazione degli enti, soprattutto quelli agricoli che nei decenni hanno costituito un sistema complesso, articolato, spesso incontrollabile; così è l'attuale sistema. Di conseguenza, credo si dovesse essere oggettivamente disponibili a riconoscere la necessità di un provvedimento legislativo di riordino della materia. È una riforma attesa, è una riforma che ridisegna gran parte del sistema regionale.
Quando parliamo di riforma istituzionale, di riforma statutaria, di riforma costituzionale, preoccupandoci tanto di che fine farà la Consulta, di che fine farà il rapporto Stato-Regione, spesso non consideriamo che questa riforma si sta realizzando per parti, per parti importantissime, come quella oggi alla nostra attenzione.
La riforma quindi ridisegna gran parte di questo sistema, però noi dobbiamo esprimere un giudizio politico in quest'Aula su quale sia il disegno che emerge da questa riforma, disegno che è emblematico di come state ridisegnando questa Regione. Credo che voi stiate ridisegnando un sistema semplificato di fronte ad una situazione caotica, complessa, in varie parti incontrollabile, ma il nostro giudizio è che state costruendo un sistema troppo semplificato, artificiosamente semplificato, proprio del modo di pensare e di agire di questo Governo regionale È un sistema basato su un modello che credo si possa definire proprio di "spregiudicata riconduzione all'unità".
Il vostro assillo è la diversità, l'autonomia, la possibilità che ci siano spazi decisionali autonomi; la vostra preoccupazione, descritta poco fa anche da Siro Marrocu, è quella di non gestire apparati che non rispondevano più a nessuno, oppure che rispondevano soltanto ad alcuni, ad alcuni vassalli, valvassori, com'è la classificazione? Un medievalista mi aiuti.
SANNA FRANCO (D.S.). Valvassini!
LA SPISA (F.I.). Valvassini e valvassori, che non rispondevano più al centro dell'impero. Voi state riducendo tutto all'unità, cercate di ricomporre l'unità del sistema, cioè l'unità dell'impero, del regno.
Il sistema che emerge da questo provvedimento di legge è un sistema monolitico, nonostante l'articolazione in tre agenzie dai nomi sicuramente suggestivi, per chi è appassionato alle novità terminologiche tanto care a chi guida questa Regione. Voi avete il problema della diversità, dovete governarla, dovete in qualche modo impedire che dilaghi pericolosamente, questa è la vostra preoccupazione; non so se sia la vostra, cari colleghi consiglieri, sicuramente è la preoccupazione di chi vi guida. Perché si è scelto in questa occasione, e adesso Marrocu ci dice che lo si adotterà anche per altre parti di riforma amministrativa della Regione, il modello dell'agenzia, cioè della gestione in house, dicono alcuni, della gestione in casa. Voi state riportando tutti gli spazi di decisione, di valutazione, di confronto, di investimento di risorse, di utilizzo di risorse finanziarie e di risorse tecniche, professionali, scientifiche, in casa, e cioè nella casa del nuovo e straripante potere del vertice regionale. Questa è la realtà di fronte a cui ci troviamo.
Si è scelto, quindi, lo strumento dell'agenzia, lo si è scelto come strumento principe, direi che lo si è scelto come "strumento del Principe", e dite orgogliosamente, per bocca del vostro Capogruppo, che questa è una scelta vincente, con la quale si intende rimediare ad una gestione degli enti appaltata, e su questo concordo con una parte dell'analisi fatta da Marrocu, negli anni, nei decenni, ai rappresentanti di un sottobosco politico di sottogoverno, ormai dequalificato, che spesso ha portato ala formazione di pericolose, inefficienti, incontrollate isole amministrative, impermeabili alle direttive sia del Consiglio sia della Giunta regionale. Potremmo citare decine di esempi di scelte amministrative portate avanti senza sottostare al potere di indirizzo politico che costituzionalmente e statutariamente competono al Consiglio regionale e alla Giunta regionale.
Concordiamo quindi sulla necessità, sull'esigenza di ripristinare il controllo e l'osservanza dell'indirizzo politico su questi istituti, ma non fino a questo punto. Perché questo è il vero problema; con la scelta che voi oggi dite, orgogliosamente, di voler attuare a queste agenzie, e agli organi che le costituiscono (direttore generale, organismo tecnico scientifico o di natura contabile), vengono lasciati margini decisionali ridottissimi. Le decisioni, seppure limitate, sono assunte dal direttore generale, mentre l'organismo di supporto ha una funzione di consulenza. Ma ogni azione è comunque riconducibile alle decisioni della Giunta regionale. Per abbattere quindi il sottogoverno, voi rafforzate il Governo, voi rafforzate quel Governo, grande, dilagante, che sta facendo della Regione una grande agenzia. Di questo bisogna darvi atto, ormai la Regione è veramente un'agenzia, in alcuni casi è addirittura un'agenzia immobiliare, ma comunque un'agenzia.
Ora, volendo, potevate fare un'opera di semplificazione diversa, qualcuno di voi ci ha provato; anche all'interno della maggioranza ci sono state proposte diverse. Potevate scegliere, per esempio, di istituire un ente unico, sia pure ripartendolo in dipartimenti. Invece, anche dopo un importante confronto interno tra di voi, avete scelto il sistema monolitico dell'agenzia, e non importa che siano tre, il modello è comunque quello. E' una scommessa che state facendo della quale non possiamo, oggi, anticipare l'esito; i prossimi anni ci diranno quale, tra le diverse ipotesi possibili, sarebbe stata la migliore.
Per ora notiamo solo che alcuni problemi permangono e abbiamo anche sottolineato quali conseguenze porterà l'adozione di questo modello. Io credo che da ora in poi almeno qualche riflessione dovrete farla, ma spero soprattutto che l'enunciazione del Capogruppo dei D.S. non sia il presupposto programmatico per i prossimi mesi o i prossimi anni di questa legislatura, nel senso che ormai il modello è quello e da lì non si torna indietro.
Avete detto che, a seguito di questa scelta, avete affrontato e risolto tutti i problemi,. Non è vero, e lo vedremo nel corso dell'analisi degli articoli; non mi sembra infatti che abbiate risolto il problema del personale perché anche in questa occasione, come in altre, avete dimostrato di non guardare tanto alle professionalità…
MARROCU (D.S.). Ho detto che siamo disponibili a risolverlo. È diverso.
LA SPISA (F.I.) e all'apporto costruttivo, originale, da catturare nel perseguimento dell'obiettivo della riforma, di coloro che sono i protagonisti quotidiani dell'azione di questi enti, attuali, e future agenzie. Nell'articolato che avete approvato in Commissione e portato in Aula vi è disparità di trattamento tra parti importanti di personale; avete previsto che rimangano in piedi regimi contrattuali differenti; figure professionali che continuano a rimanere all'angolo nonostante svolgano funzioni analoghe a quelle di chi invece era già nell'apparato ed è tutelato. Questo problema del regime contrattuale differenziato rimane, mentre questa era, è l'occasione per risolvere queste antinomie. Avete scelto la strada del monolite, almeno in questo monolite fate entrare tutti quelli che poi saranno protagonisti nel renderlo, per quanto possibile, efficiente. Sottolineo questo problema perché con altre leggi di riforma (penso per esempio all'ARPAS), personale proveniente da aree esterne alla Regione è stato inserito a pieno titolo, nel sistema regionale.
Un altro problema non risolto, in questo modello di riforma, attiene al rapporto con la società agricola, con le organizzazioni produttive del settore. Voi infatti, è stato detto anche da alcuni miei colleghi, con questo testo di legge state riformando il contenitore, ma noi non vediamo ancora il nuovo contenuto della politica agricola . In alcuni casi vediamo la buona volontà, ma registriamo anche delle lacune paurose. Poco fa Marrocu ha liquidato sbrigativamente, come scandalosamente di parte una posizione delle organizzazioni che sarebbero corresponsabili della gestione dei Consorzi di bonifica, ma non sappiamo in che misura le persone che sono venute stamattina siano tutte egualmente corresponsabili. Manifestano comunque un problema reale, cioè le differenze esistenti nella tariffazione dell'acqua utilizzata a scopo irriguo tra i territori della Sardegna; una differenziazione che o penalizza proprio quelle realtà territoriali che non hanno l'acqua, di conseguenza il Consorzio interessato ha costi di gestione molto, molto più alti.
Questo problema sicuramente non è stato affrontato adeguatamente nel passato, da parte di tutti (stiamo parlando, l'abbiamo detto, almeno degli ultimi vent'anni), ma voi avete le risorse e anche la baldanza, che mostrate sempre in quest'Aula, per poterlo affrontare. Affrontatelo. Non si può affermare che avete stanziato 60 milioni di euro, che avete già risolto i problemi, che la ripartizione è già avvenuta.
L'Assessore ricorderà certamente quante interpellanze, interrogazioni, lettere, solleciti verbali questa opposizione ha presentato per affrontare sia il problema delle bollette pazze che degli stipendi che i lavoratori del Consorzio non percepivano. Sono situazioni vergognose, inaccettabili all'interno di un sistema civile. Gente che lavora e che non viene pagata, agricoltori che pagano un canone irriguo elevato per il fatto di svolgere la propria attività in un'area in cui vi è carenza del bene acqua. Dovrebbero essere risarciti per il fatto di lavorare in realtà territoriali che soffrono maggiormente queste carenze e, invece, vengono penalizzati dallo zelo di amministratori che hanno la paura di essere scoperti inadempienti, perché poi dovrebbero pagare di tasca propria.
Se il problema è quello di sollevare qualcuno dalla responsabilità amministrativa, le istituzionali regionali possono intervenire con propri provvedimenti di tipo finanziario e di tipo organizzativo. Ma si faccia presto. Dalla manovra finanziaria che ha stanziato quei milioni di euro di cui si è parlato sono passati ormai quattro mesi, ma i dipendenti sono ancora senza stipendi e gli agricoltori continuano a ricevere bollette stratosferiche che, non essendo esigibili, lo sapete anche voi, non risolveranno il problema dei bilanci, non risolveranno quindi i problemi dei dipendenti. Al momento generano semplicemente panico, sconforto, paura nei confronti di questo potere regionale che è sempre più forte.
Allora, se avete fatto e state ancora avallando la scelta di volere il potere regionale sempre più forte, per cui volete ancora continuare a rafforzare la capacità di valutazione, di decisione di una persona o di poche persone che gli stanno attorno, assumetevene tutte le responsabilità politiche, ma rendetevi conto che state affidando a questa persona, ma alla carica istituzionale che pro tempore è affidata a una persona, una capacità di influenza sul sistema regionale che è sproporzionata perchè necessiterebbe di un'autorevolezza morale che può essere riconosciuta a pochi in questo mondo; una capacità di influenza che io credo non possa essere affidata, responsabilmente, se non a un sistema equilibrato in cui, sì, chi governa deve governare, ma all'interno di quel sistema di pesi e contrappesi che il sistema democratico ha costruito negli anni, nei decenni, direi nei secoli. Un sistema che non può essere stravolto dalla fretta con cui si vuole rendere questo sistema regionale un modello di efficienza e di modernità che noi ancora non vediamo nella realtà.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.
FODDIS, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Signor Presidente, signori consiglieri, il dibattito che si è protratto tutta la giornata è stato, per certi versi, anche appassionato e questo mi ha fatto un enorme piacere; significa infatti che il problema è sentito ed è in grado di catturare l'attenzione vera di tutti, come dimostra il numero degli interventi.
Il dibattito ha attraversato le problematiche dell'agricoltura, soffermandosi, forse, più che sul progetto di riforma, sulle esigenze che questo progetto di riforma ha posto in rilievo. Io credo che la riforma, questa riforma, non sia la soluzione alla crisi in cui versa l'agricoltura sarda. Certamente è un ulteriore strumento che consente di creare quelle condizioni affinché si possa approcciare in maniera più organica una nuova politica di sviluppo agricolo, ma una nuova politica di sviluppo agricolo che si inserisca obbligatoriamente in un contesto europeo.
La politica agricola comunitaria, la PAC, nel recente passato ci ha o, meglio, ha educato gli agricoltori a un sostegno sul prodotto, quindi, ad avere un'attenzione alle produzioni più dal punto di vista della quantità che della qualità, senza avere attenzione al mercato, la nuova politica comunitaria ci orienta velocemente verso un'agricoltura diversa, un'agricoltura che recupera più attenzione al rapporto tra l'uomo e il territorio, che recupera quindi la capacità di produrre beni di qualità, caratterizzati da una specificità perchè in qualche modo valorizzano in maniera più compiuta le caratteristiche anche culturali e le tradizioni dei territori.
Questa nuova politica, che si sintetizza anche nel concetto della multifunzionalità, presuppone un cambiamento culturale degli stessi produttori; ma, all'interno di questo cambiamento culturale, deve rimanere ferma una convinzione, e cioè che quei prodotti di qualità, specificità perchè legati al territorio, alla cultura e alla tradizione vanno poi immessi sul mercato. E' determinante che ci sia quindi un percorso che aiuti a comunicare queste specificità, a valorizzarle e a renderle vendibili sul mercato, in una logica comunque di competizione che si deve ripercuotere anche sui costi.
Lo sforzo che si sta facendo da diverso tempo è quello di dare un'informazione nei territori su questo nuovo concetto di agricoltura. Questo lo stiamo facendo in maniera sistematica, con le risorse a disposizione dell'Assessorato e utilizzando le migliori competenze e professionalità che lo stesso ERSAT ha nel territorio isolano.
Dobbiamo insegnare, dobbiamo convincere che soltanto l'aggregazione dei produttori consentirà di raggiungere gli obiettivi che stanno alla base del nuovo sviluppo agricolo. Abbiamo bisogno di qualità, abbiamo bisogno di specificità, ma abbiamo bisogno anche di massa critica per poter andare dalla distribuzione organizzata che può manifestare e sta manifestando attenzione e interesse per i nostri prodotti. Ma dobbiamo anche essere in grado di dialogare con le loro esigenze, loro hanno bisogno dei prodotti sardi, li reclamano. Dobbiamo essere in grado noi di poterglieli proporre in quantità, qualità, in standard, col servizio logistico. Non possiamo pensare di proporre un prodotto di eccellenza del nostro territorio con dieci etichette diverse, ognuna delle quali non raggiunge magari quella minima dimensione che possa suscitare interesse da parte del buyer della distribuzione organizzata. Questo è il percorso sul quale ci siamo fortemente impegnati: organizzare i produttori nelle filiere più importanti.
Non è attraverso la riforma degli enti che viene presentato un progetto di sviluppo agricolo, ma la riforma degli enti è un momento estremamente importante affinché quel progetto di riforma si possa attuare.
L'onorevole Licandro poc'anzi richiamava alla mia attenzione la necessità di riportare i tecnici in campagna, dato che gli agricoltori hanno bisogno di aiuto in campagna. Di fatto, ancora oggi vediamo che enti agricoli, nati per dare servizio e assistenza tecnica in campagna, hanno perso di vista questa loro missione e si sono trasformati, per le vicende degli ultimi anni anche in, forse, buoni burocrati. . Lo sforzo che noi facciamo con questo progetto di riforma è quello di dare particolare attenzione alle risorse umane e alle loro motivazioni;saranno loro la vera scommessa perchè sono cariche di voglia di recuperare un ruolo all'interno di queste agenzie.
Si parla di pericolo, di rischio per questi dipendenti; non corrono nessun rischio, hanno soltanto una grande opportunità, un'opportunità storica:rivedere riposizionate le loro competenze in un progetto nel quale vengono coinvolti. Quando noi differenziamo le funzioni, non di assistenza tecnica perchè mi sembrerebbe estremamente riduttivo in quella logica di agricoltura multifunzionale, quando si esamina l'articolo sulle attività dell'agenzia LAORE si vede che la funzione non è più quella dell'assistenza tecnica storicamente data, di cui si avrà sempre particolare necessità, ma è quella di dare un servizio più completo all'imprenditore agricolo. A questo imprenditore agricolo che deve competere su questi mercati dobbiamo insegnare non solo a produrre per questo mercato, ma dobbiamo cercare di accompagnarlo nel fare impresa.
L'agenzia sulla ricerca, AGRIS. Quanti fanno ricerca sui vegetali in questo periodo, quante duplicazioni di funzioni, di ruoli che non si parlano tra di loro? Ebbene, questo tipo di esigenza è stata tradotta nella creazione di un'Agenzia con delle funzioni mirate e specialistiche, ma prevedendo anche momenti di interrelazione funzionale affinché la ricerca e coloro che la debbono trasferire e applicare siano sistematicamente in contatto e possano, assieme, lavorare.
I dipartimenti; i responsabili del dipartimento hanno un ruolo estremamente importante perché costituiscono un ulteriore momento di focalizzazione della missione di questi dipartimenti; il dipartimento vegetale è una cosa diversa infatti dal dipartimento della zootecnica. Tra i nostri dirigenti abbiamo competenze specialistiche, dobbiamo rimotivarli, dobbiamo ricondurli all'interno di questo progetto dandogli motivazioni forti, e io sono convinto che i risultati arriveranno.
Questo in discussione e' un momento importante di un progetto di riforma più ampio per recuperare efficienza, per cercare di intervenire sui nodi strutturali che oggi attanagliano l'agricoltura isolana. Si è parlato dei costi dell'acqua; alla Giunta, al Presidente e al sottoscritto non è venuta meno l'attenzione su questo problema, tanto che un disegno di legge giace in Commissione e speriamo che, quanto prima, possa diventare oggetto del dibattito in Aula. I problemi dei Consorzi di bonifica non si possono risolvere soltanto deliberando ulteriori risorse finanziarie, occorre risolvere i problemi veri alla radice. Noi proponiamo in maniera netta, in maniera chiara, un recupero della missione del Consorzio di bonifica, perché anche questo strumento ha perso di vista il motivo per cui è nato, qual è il centro della sua attività: l'agricoltore. Ci si occupa di tante cose, di troppe cose che quando vanno bene, vanno bene, ma quando vanno male ribaltano i costi sugli assistiti perché bisogna far quadrare i conti emettendo delle bollette che poi, dopo cinque anni, chiamiamo pazze. Ma qualche riflessione sull'origine di queste bollette, quelle del 2001, bisognerebbe pur farla, sui costi di manutenzione, sulla filosofia del gestire le vigne piuttosto che altri impianti strutturali.
Lo stiamo facendo con molta determinazione, ma stiamo affrontando anche l'emergenza, perché io, con tutto il rispetto per coloro che stamani si sono presentati qui in Consiglio, già da qualche giorno avevo formalmente comunicato alle organizzazioni agricole che la cartella del saldo 2001 era stata emessa esclusivamente perché il responsabile del procedimento temeva che potesse andare in prescrizione. Inoltre, precedentemente avevamo comunicato che, di intesa con la BPS Riscossioni, quella quota di 450 euro non doveva essere pagata e che pertanto, per il 2001, la quota addebitata agli agricoltori era esclusivamente di 317 euro, esattamente come per il 2003 per il 2004 e per il 2005. Quindi, anche il grave problema del costo dell'acqua presto verrà affrontato e, col vostro contributo, io mi auguro risolto. Una risposta mi è d'obbligo, ma ho finito, sul richiamo relativo ai residui. Io sono contento per l'opportunità che mi dà, onorevole Atzeri, di rimarcare quanto ha dichiarato la Corte dei conti che ha certificato che il nostro Assessorato ha ridotto i residui di 48 milioni nel 2004, di 77 milioni nel 2006. Questa e' una grande sfida sulla quale dobbiamo impegnarci tutti perché, se condivisa, darà una risposta ai problemi dell'agricoltura.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, io vorrei soffermarmi, molto brevemente, sulle tre questioni su cui si è focalizzato il dibattito su questo importante provvedimento di legge. La prima questione è se si tratta di un provvedimento di legge che ha una valenza riformatrice. La seconda è se il modello organizzativo che è stato individuato è un modello efficiente, efficace e capace di rispondere adeguatamente ai bisogni di questo importante settore della nostra economia. La terza è la questione del personale, che è sempre un elemento fortemente delicato, un elemento decisivo per le riforme, ma anche un elemento che provoca grande conflittualità soprattutto quando non viene affrontato con il dovuto senso di responsabilità.
La prima questione; questo è un provvedimento che ha una forte valenza riformatrice? Io penso di sì. Sono d'accordo con quanto diceva l'onorevole La Spisa sul fatto che questo provvedimento è una parte importante della più ampia riforma della Regione su cui sono impegnati il Governo regionale ma anche il Consiglio regionale. Quello che viene delineato dopo, se questo provvedimento verrà approvato, è un modello di Regione che oggi noi possiamo apprezzare nella sua compiutezza. Non abbiamo più i termini sfumati di quel modello di Regione su cui, molto spesso, l'opposizione ha criticato il Governo regionale. Il modello di Regione che emergerà da questo provvedimento sarà un modello di Regione che si occupa essenzialmente di indirizzo e di programmazione, mentre gli aspetti gestionali verranno affidati ad uno strumento importante qual è appunto quello dell'agenzia.
Questo provvedimento va ad aggiungersi agli altri provvedimenti di riforma che stanno modificando in profondità il modello di Regione che è stato costruito in questi primi 58 anni della nostra autonomia. Si aggiunge quindi alla legge numero 9 sul trasferimento di competenze, ai provvedimenti di riforma degli altri enti regionali, dagli enti agricoli agli enti per il sistema delle acque e così via. Ma è anche un provvedimento di riforma che intaccherà molti degli interessi che sono andati costruendosi intorno agli enti regionali, così come modificherà fortemente anche il sistema di potere che è stato costruito intorno agli enti regionali in tutti questi anni di vita della nostra autonomia.
La seconda questione attiene al modello organizzativo che noi abbiamo scelto. La Giunta regionale ha adottato il modello gestionale dell'agenzia che, in questo caso, è stato applicato alla riforma degli enti regionali ma che, come abbiamo detto più volte, verrà applicato anche ad altre parti della nostra Amministrazione. Si tratta di un modello snello, dinamico, che ha la capacità di rispondere adeguatamente ad un settore primario del nostro tessuto economico, come quello dell'agricoltura che rappresenta circa il 6 per cento dell'intero prodotto interno lordo della nostra regione. Un settore nel quale, come diceva l'onorevole Vargiu, molto spesso non si riesce a spendere le risorse; c'è una questione di disavanzi, che è stata naturalmente confutata dall'Assessore dell'agricoltura, che è però l'indice della necessità di individuare strumenti di governo, strumenti gestionali che ci consentano di superare le difficoltà di spendita in un settore così importante. Ripeto che il modello dell'agenzia è un modello snello, dinamico, efficiente che ci consente di passare da sette enti regionali, onorevole Atzeri, con sette presidenti , sette consigli di amministrazione, a tre agenzie dirette da tre direttori generali.
Molto brevemente sulla terza questione, quella del personale. La questione del personale è, come ho detto prima, molto complessa, molto delicata e, il più delle volte, è l'elemento che crea intoppi ai processi di riforma. Io penso che noi abbiamo affrontato la questione del personale degli enti agricoli nella maniera giusta. Possiamo dire che tutti gli elementi di tutela: giuridica, economica, previdenziale dei dipendenti degli enti regionali sono stati salvaguardati. Ma io dico ben di più, e cioè che per i dipendenti degli enti agricoli regionali non si modifica assolutamente niente perché la loro condizione rimane esattamente identica, all'interno della legge regionale numero 31, a quella che hanno adesso. Quindi, da questo punto di vista, non c'è da fare nessun allarmismo, così come non c'è da fare nessun appello contro eventuali deportazioni di questo personale verso chissà quali parti.
Esistono però due questioni in merito al personale. La prima riguarda il personale del Consorzio per la frutticoltura. Io penso che la Giunta regionale, anche con il supporto della maggioranza, raccoglierà le indicazioni emerse dal dibattito in Consiglio e troverà le modalità, nell'arco di un rinnovo contrattuale, per superare la condizione di disparità in cui si trova quella parte di personale che oggi ha un contratto di lavoro di tipo privatistico. .
La seconda questione, e concludo, attiene al personale dell'ARA. Nell'affrontare questo problema dobbiamo dimostrare grande senso di responsabilità; non possiamo accedere infatti alla richiesta di immetterli direttamente all'interno dell'Amministrazione regionale, dobbiamo cercare di costruire degli strumenti che consentano di valorizzare appieno le competenze e le professionalità che sono presenti all'interno dell'ARA, e fare in modo che quelle competenze e quelle professionalità possano trovare, seguendo il percorso dei concorsi pubblici, una giusta risposta.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Farigu e il consigliere Artizzu hanno votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU GIUSEPPE - CUGINI - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SECCI - SERRA - SORU - UGGIAS.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CONTU - DEDONI - FARIGU - GALLUS - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - PETRINI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.
Si sono astenuti: il presidente SPISSU - ATZERI - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 68
votanti 65
astenuti 3
maggioranza 33
favorevoli 42
contrari 23
(Il Consiglio approva).
Il Consiglio è convocato per domani, giovedì 3 agosto, alle ore 10: Alle ore 9 è convocata la quinta Commissione per l'esame degli emendamenti.
La seduta è tolta alle ore 21 e 40.
Allegati seduta
CCXXII SEDUTA
(POMERIDIANA)
Mercoledì 2 agosto 2006
Presidenza del Vicepresidente SECCI
indi
del Presidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 16 e 04.
CHERCHI OSCAR, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giovedì 27 luglio 2006 (216), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Francesca Barracciu, Mariuccia Cocco e Pierangelo Masia hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 2 agosto 2006.
Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interrogazione pervenuta alla Presidenza:
CHERCHI Oscar, Segretario:
"Interrogazione CALIGARIS, con richiesta di risposta scritta, sull'attività e la gestione delle strutture ricettive extra alberghiere denominate 'Case per ferie'". (576)
PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza:
CHERCHI Oscar, Segretario:
"Interpellanza CAPELLI - OPPI - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - CAPPAI - AMADU - BIANCAREDDU - RANDAZZO sul progetto 'Comunas' ". (183)
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
CHERCHI Oscar, Segretario:
"Mozione DAVOLI - URAS - PISU - ATZERI - BALIA - BARRACCIU - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Franco - SERRA - UGGIAS sul conflitto in Libano". (86)
PRESIDENTE. Colleghi, data l'esigua presenza di consiglieri in Aula, sospendo la seduta sino alle ore 16 e 15.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 06, viene ripresa alle ore 16 e 15.)
Continuazione della discussione generale del testo unificato 192-193-233-235/A: "Legge di riforma degli enti agricoli e di riordino delle funzioni in agricoltura. Istituzione delle Agenzie AGRIS Sardegna, LAORE Sardegna e ARGEA Sardegna" del disegno di legge: "Istituzione dell'Agenzia regionale di assistenza tecnica in agricoltura 'LAORE'" (192/A), del disegno di legge: "Istituzione dell'Agenzia per la ricerca in agricoltura della Regione Sardegna (AGRIS)" (193/A), della proposta di leggeCuccu Giuseppe - Uggias - Cachia - Biancu - Cocco - Cucca - Fadda Paolo - Giagu - Manca - Sabatini - Sanna Francesco - Sanna Simonetta - Secci: "Legge quadro in materia di riordino degli enti agricoli. Istituzione dell'Ente regionale per l'innovazione e lo sviluppo in agricoltura (ERISA)" (233/A) e della proposta di legge Sanna Alberto - Calledda - Corda - Fadda Giuseppe - Serra - Marrocu - Balia - Porcu - Licheri - Marracini: "Legge quadro per il riordino delle competenze regionali in agricoltura e l'istituzione dell'Agenzia per lo sviluppo dell'agricoltura della Sardegna (ASAS)" (235/A)
PRESIDENTE. Colleghi, ricordo che l'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del testo unificato 192-193-233-235/A.
E' iscritto a parlare il consigliere Calledda. Ne ha facoltà.
CALLEDDA (D.S.). Signor Presidente, Assessori e colleghi consiglieri, ho ascoltato con molta attenzione la discussione che c'è stata stamattina relativamente alla legge di riforma degli enti agricoli e di riordino delle funzioni in agricoltura. Mi ha impressionato positivamente soprattutto l'intervento appassionato, che definirei "intervento di verità", del collega Uggias che ha riproposto all'Aula ciò che è accaduto nel corso della discussione in Commissione. Sembrava infatti, dalle parole di alcuni, che in Commissione fosse stato attuato una sorta di golpe ad opera di un gruppo di sovversivi che in un baleno, mettendo assieme due disegni di legge e due proposte di legge, avevano creato i presupposti per portare in Aula, senza discussione, senza analisi, la proposta di riforma.
L'onorevole Uggias ha fatto bene invece a ricordare, senza polemica, che in Commissione c'è stato un confronto serio, articolato, una concertazione con tutte le forze sociali,. Non è che adesso alcuni colleghi del centrodestra vogliono insegnare al centrosinistra come si fa la concertazione! Io aggiungo che la concertazione non solo è stata fatta con i livelli, diciamo così, alti delle organizzazioni di settore, ma addirittura sono state coinvolte tutte le rappresentanze sindacali di base, le RSU. Li abbiamo ascoltati in Commissione e ci hanno dato l'opportunità di capire meglio le questioni sul tappeto.
C'è stato un confronto vero, un confronto serio e come Commissione, per smentire alcuni colleghi del centrodestra, abbiamo sollevato anche alcuni problemi; e sollevare problemi non significa necessariamente non essere d'accordo su una o sull'altra ipotesi. .
Però, questo confronto aveva un limite. Premetto che io vengo da una scuola politica dove il "no" fine a se stesso non ha mai avuto un senso. Il "no" voleva dire avere proposte alternative rispetto a quelle che erano in campo. Noi in Commissione, peraltro, ci siamo trovati nella condizione di avere molti punti di contatto con i colleghi dell'opposizione i quali però, ecco il limite di cui parlavo, affrontavano il problema sulla base dei progetti di legge presentati esclusivamente dalla Giunta e dalla maggioranza. L'opposizione non ha avuto il tempo di presentare una propria proposta.. Questo è il dato dal quale noi siamo partiti e sul quale abbiamo lavorato.
Quindi, cari colleghi, non si tratta di incentrare la discussione sulle dichiarazioni rese nella passata legislatura, quando svolgeva una funzione di opposizione, dal Presidente attuale della Commissione ,. Onorevole Cappai, lei stamattina, nel leggere quei verbali, ha dimenticato di dire che, probabilmente, anche nella passata legislatura, se è stata esitata qualche legge nel settore dell'agricoltura è stato grazie a quella cultura che ci contraddistingue, che è non la "cultura del no", ma la cultura di dire no alle cose che non vanno bene facendo proposte alternative; e nella passata legislatura, lo sottolineo ancora, le poche leggi che esitate nel settore dell'agricoltura sono passate in questo Consiglio all'unanimità, cioè le abbiamo votate pure noi.
Nel corso dell'esame in Commissione un contributo particolare è stato dato dall'onorevole Ladu e dal vicepresidente della Commissione che sono intervenuti a proporre dei correttivi, sulla base di valutazioni diverse rispetto a quelle della maggioranza, che sono stati tutti accolti; io credo che questo sia stato un elemento positivo perché le riforme non possono essere fatte da una sola parte politica. Voi, quindi, non avete presentato un vostro progetto di legge, però avete dato un contributo in Commissione, anche se vi siete astenuti nella votazione finale dicendo alcune cose che, francamente, non corrispondono assolutamente al vero. Ecco perché ho esordito dicendo che l'intervento dall'onorevole Uggias riportava a verità un ragionamento che abbiamo fatto in Commissione.
Io credo, badate, che l'agricoltura sarda, intesa in senso lato, abbia ritardi atavici. E credo anche che questi ritardi non derivino solo dal fatto che oggi questa maggioranza proponga una riforma, ma derivino da stagioni diverse nelle quali ognuno di noi si è accontentato di gestire le cose lasciandole così com'erano.
Io capisco che proporre una riforma di questo genere crei incertezze, crei insicurezze. Però, stiamo forse parlando delle aziende agricole? Stiamo parlando dei dipendenti delle aziende agricole? Stiamo parlando di un riordino, stiamo parlando di una riforma degli enti; e io sfido chiunque di voi a dirmi se è soddisfatto di come sono stati gestiti gli enti operanti in agricoltura. Io credo che nessuno di noi possa dire, per esempio, che l'ERSAT, il CRAS, i Consorzi ortofrutticoli fossero il non plus ultra degli enti, in grado di dare risposte positive al mondo agricolo.
Dicevo che l'agricoltura sarda ha ritardi atavici, ma in questi anni abbiamo vissuto situazioni gravissime. La crisi del mondo della serricoltura, la piaga della siccità, la blue tongue, la peste suina africana, sono state calamità che hanno posto in luce da un lato la debolezza intrinseca all'organizzazione dell'agricoltura in Sardegna e, dall'altro, l'impossibilità di continuare a sostenere questi enti. Un Governo regionale capace di ragionare doveva di conseguenza elaborare una proposta di riforma.
Io credo che questo provvedimento di legge che stiamo per approvare rappresenti qualcosa di nuovo, così come è stata una novità, per esempio, l'istituzione dell'ARPAS e quella dell'AREA. Poi, ovviamente, occorrerà trovare altri strumenti per andare ulteriormente avanti.
Io credo perciò che sia necessario fare una riflessione anche per il futuro e chiedersi se basta questa riforma per dare impulso all'agricoltura. Io credo di no, credo che sia necessario intervenire ulteriormente con altre leggi di settore in grado di sostenere davvero l'agricoltura, e questo lo si può fare solo se, in noi, c'è la consapevolezza che non possiamo fare il gioco delle parti dicendo in Commissione che siamo d'accordo e, magari, arrivare in Aula quando c'è un po' di pubblico e far finta che non ci siano stati momenti di incontro e di convergenza.
Io credo che questo non possa essere tollerabile e tollerato, credo che in maniera molto leale dobbiamo essere capaci di avere un'idea su che cosa dobbiamo fare e in quale direzione andare. In proposito vorrei sottolineare che una delle questioni sollevate nel corso del dibattito,cioè quella sulla mancanza di concertazione, non corrisponde alla realtà perchè l'articolo 5 del testo di legge in esame istituzionalizza proprio la concertazione stabilendo che "L'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale, nella fase di predisposizione delle linee programmatiche della politica agricola regionale, promuove la consultazione delle organizzazioni professionali agricole, delle organizzazioni delle cooperative agricole e delle associazioni dei consumatori". Nell'articolo si stabilisce inoltre che l'individuazione degli organismi ammessi alla consultazione avviene in base al principio della maggiore rappresentatività. Mi sembra che per altri provvedimenti non si sia posta una questione di questo genere.
Istituzionalizzare la concertazione significa anche che le categorie professionali, i rappresentanti delle aziende possono partecipare e dire la loro ogni qualvolta si riunisce la Consulta agricola, come stabilito dall'articolo 4.
A me sembra che questo sia un elemento straordinario, di grandissima novità. Ma davvero pensiamo che oggi la politica agricola regionale non debba essere diretta dall'Assessore e di conseguenza dal Governo regionale? Io ne sono convinto, a prescindere dalla maggioranza che governa perché, anche un domani, nel caso in cui il centrosinistra non sarà al governo, non cambierà lo schema perché la legge non è fatta per questa legislatura, è una legge di riforma e, quindi, io spero che funzioni anche se sarà gestita da altre maggioranze.
Ancora, "dividere la ricerca scientifica e la sperimentazione". Ma pensiamo davvero che, a oggi, non ci siano stati doppioni nel perseguimento di queste funzioni? Io credo che ce ne siano stati molti e che non riuscivano neanche a conversare tra di loro. Io credo che sulla ricerca scientifica, per esempio, si possa giocare la scommessa di questo testo di legge perché se, come diceva il collega Uggias, non dobbiamo pensare di avere produzioni tali da entrare in concorrenza con n altre realtà, però, va detto che la Sardegna ha una serie importante di prodotti di nicchia che non sono, oggi, valorizzati al massimo, ma che grazie alla ricerca potrebbero essere valorizzati e utilizzati nei prossimi anni.
Un altro problema ugualmente serio è il problema dello sviluppo rurale; abbiamo risolto ad oggi tutti i problemi? Le realtà che, fino a ieri, erano presenti sul territorio hanno affrontato e risolto questo problema? Io credo di no; credo che oggi il problema dell'assistenza allo sviluppo rurale sia una delle scommesse della nostra agricoltura. E' vero, bisogna selezionare perché le aziende sono tante, però è anche vero che in qualche misura bisogna aiutare, dare qualche strumento in più per favorire una modernizzazione anche in questo settore.
Questi enti, compresa l'ARGEA che ha la gestione degli aiuti, non opereranno ognuno per conto proprio, ma lavoreranno attraverso un Comitato di coordinamento che verificherà e farà proposte. Io credo che questo sia un elemento importante sul quale riflettere.
Cari colleghi, un'ultima osservazione; stamattina, lo dico senza polemiche, una delle cose peggiori che ho sentito paventava l'eventualità che i lavoratori, in qualche modo, potessero rischiare il posto di lavoro. Badate, non si gioca su problemi di questo genere e non si può, in nessun modo, rispetto a questi problemi, essere demagogici o strumentalizzare i fatti. Il problema che è stato posto per essere chiari, riguardava le modalità di utilizzo dei lavoratori dell'ARA. Ma davvero pensiamo che senza rispettare le regole, cioè senza una procedura concorsuale pubblica, i lavoratori dell'ARA possano passare dipendenti del sistema regionale? Chi dice questo, è consapevole di dire bugie; però, siccome a nessuno di noi è sfuggito il fatto che questi lavoratori hanno acquisito professionalità, si propone la stipula di una convenzione per la durata di cinque anni, così come è avvenuto in altre situazioni venutesi a creare a seguito del varo di leggi di riforma; e sfido chiunque a verificare quale altra regione italiana possa fare una proposta di convenzione per cinque anni.
Ma, assessore Dadea, Assessore Foddis, io vado oltre e chiedo che quando le diverse Agenzie stabiliranno le piante organiche, questi lavoratori possano, tramite un concorso, essere assunti ed usufruire dell'ordinamento regionale. Queste credo siano le cose serie da dire, senza che nessuno possa strumentalizzare questi fatti. Lo stesso discorso va fatto per i Consorzi ortofrutticoli. I lavoratori dei Consorzi, pur essendo all'interno del sistema degli enti, non per colpa di questo Consiglio regionale, o per colpa della maggioranza o dell'opposizione, avevano contratti di lavoro diversi rispetto a quelli dei dipendenti regionali.
Ma vi sembra una cosa di poco conto affermare, anche in questo caso, il principio che questi lavoratori mantengono quel contratto fino ad assorbimento per poi vedere esteso anche a loro il contratto dei regionali? Mi dispiace davvero, colleghi dell'opposizione, che voi abbiate pensato che ognuno di noi prende ordini da questo o da quell'altro. Abbiamo la testa, pensiamo e riusciamo anche ad imporre le nostre opzioni.
Per esempio, lo voglio dire in Aula, onorevole Diana, perché ritengo sia utile, serio e giusto sapere che abbiamo posizioni diverse, tutte quante rispettabili, che possono essere esternate anche in Aula, io ho rimarcato un problema di comunicazione da parte della Giunta all'atto della presentazione di un suo provvedimento. Io non nego che la Giunta possa presentare disegni di legge, però faccio parte di una maggioranza, sono leale a questa maggioranza, e chiedo che si chiami il Presidente della Commissione, che si chiamino anche i componenti dell'opposizione per fare in modo che quando un disegno di legge arriva prima in Commissione e poi in Aula, si creino le condizioni per lavorare e per dirimere tutte le questioni.
La discussione di questo progetto di legge di riforma credo che sia stato un momento importantissimo e do atto agli Assessori, che hanno partecipato ai lavori della Commissione e alla Commissione medesima di aver esitato un testo unificato sul quale io ho molte aspettative e che credo avrà effetti positivi sul mondo dell'agricoltura in Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Murgioni. Ne ha facoltà.
MURGIONI (Fortza Paris). Signor Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi, la necessità di porre mano al comparto agricolo, sia attraverso la riforma degli enti che mediante il riordino delle funzioni, è un'esigenza fortemente sentita, fortemente sentita da tutti, onorevole Calledda, anche dall'opposizione. Per questo motivo trovo che la seduta di oggi, al di là dei distinguo, costituisca un momento di sintesi importante per fare il punto della situazione su una delle riconosciute risorse storiche del nostro territorio. E' infatti grazie alle economie che si sono sviluppate nel settore agropastorale, e all'importanza che questo comparto ha rappresentato nella nostra storia, che si è potuto consolidare il tessuto socio-culturale dell'Isola.
Per anni il mondo agropastorale, in assenza di altre risorse primarie, ha costituito il volano dello sviluppo e il modello economico della nostra Isola. Oggi, l'esperienza fallimentare del processo di industrializzazione, processo che comportò il frettoloso abbandono dei campi e dell'economia agropastorale a favore di un miraggio, di un posto di lavoro sicuro nelle fabbriche - e questo riguarda chiaramente il passato - ci costringe a renderci conto che la scelta di un nuovo modello di sviluppo per rilanciare la nostra economia in crisi dovrà fondarsi, oggi, oltre che sul turismo, proprio sulla ripresa di settori vitali quali il comparto agropastorale e l'artigianato, possibilmente compenetrando e integrando queste diverse realtà produttive con il settore trainante del turismo, comparto quest'ultimo che scricchiola a causa dell'introduzione di insensati balzelli, e mi riferisco chiaramente alle famose tasse sul lusso, oggi richiamate da tutti i quotidiani regionali e nazionali, ma non solo chiaramente, che hanno fatto perdere la faccia all'immagine della Sardegna turistica in tutto il mondo.
Ma, riprendendo il filo del discorso, si rende quindi necessario attrezzare il mondo agricolo con gli strumenti più idonei ed efficaci e le tecniche maggiormente all'avanguardia per governare un processo di modernizzazione e di potenziamento delle filiere produttive. In questa direzione, il compromesso raggiunto nella competente Commissione consiliare, con l'unificazione dei diversi progetti di legge presentati in materia, mal si concilia con l'esigenza sopra richiamata. Si tratta di un testo ancora troppo lacunoso e denso di elementi di dubbio e di perplessità.
In prima analisi, come per altri provvedimenti esitati dall'Aula, persiste una lettura che, se pure tendente a snellire la pletora costituita dai vari Consigli di amministrazione, inserisce l'intento riformistico nel quadro di una limitata visione centralista e accentratrice per cui il direttore amministrativo, per esempio, sempre di nomina presidenziale, non avendo un organismo che lo interfaccia ricalca di fatto la figura di un commissario ad acta; e questo vale per tutte e tre le Agenzie, AGRIS, LAORE e ARGEA Sardegna, delle quali si propone l'istituzione.
Questo indirizzo monopolistico della Giunta piega la necessità di snellire gli apparati superflui degli enti con il tentativo, non troppo mascherato, di instaurare un rigido potere di controllo e di indirizzo depositato nelle sole mani del Presidente della Giunta, intendendo in questo modo lo sviluppo di forme autonome di governo e sperimentazione del settore secondo una logica di concorrenzialità e competitività tesa a creare un tessuto produttivo in agricoltura in grado di auto sostenersi. Quindi, se il fine può apparire condivisibile, la strada non ci sembra affatto adeguata; si sciolgono gli enti per creare Agenzie senza però modificare i compiti di istituto e gli indirizzi, per cui tutto ciò che di insufficiente e negativo proviene dagli enti in via di scioglimento viene riprodotto dalle Agenzie di nuovo insediamento. Un'azione di taglia e incolla che non porta nessuna ventata di novità riformatrice, tanto meno di effettivo miglioramento.
Allo sviluppo tecnologico e scientifico, alle modificazioni della normativa vigente, deve necessariamente seguire un ammodernamento della filosofia dell'approccio alle problematiche e degli strumenti posti a sussidio del comparto in questione. Pertanto, cari colleghi, non si può prefigurare un fine che apparentemente è condivisibile per distorcerlo verso una logica padronale, privando le nascenti Agenzie delle libertà e dell'autonomia che le loro funzioni richiedono. Se davvero vogliamo creare le migliori condizioni per rilanciare il settore agricolo, e procedere a una seria ed incisiva azione di riforma, dobbiamo adoperare gli strumenti in grado di creare per i nostri prodotti l'ampliamento dei mercati di riferimento e di consumo.
Questa impostazione è del tutto assente nella riforma proposta da questa maggioranza. Basti pensare che nelle nascenti Agenzie non sono previsti appositi servizi di marketing che si propongono di studiare le caratteristiche dei mercati e suggerire agli operatori agricoli la tipologia e il confezionamento dei prodotti, ai fini di una migliore presentabilità e commercializzazione degli stessi. Così come non è assolutamente prevista l'istituzione di commissioni che, attraverso un costante monitoraggio del settore, possano indicare, sia agli operatori che al Governo regionale, le forme di intervento più efficaci e le misure più efficienti da adottare nelle politiche di rilancio.
Si parla tanto di fiscalità di vantaggio e di abbattimento degli oneri derivanti dai costi di produzione e per gli approvvigionamenti energetici (i nostri, voglio ricordarli, sono fra i più alti d'Europa), per superare l'isolamento fisico dovuto all'insularità. Per contro, nessuno studio di fattibilità è stato effettuato sulla base della normativa vigente, sia comunitaria che italiana. Eppure siamo perfettamente coscienti che l'handicap dell'insularità incide sulle nostre produzioni facendogli perdere livelli di concorrenzialità.
Il concetto che voglio esprimere riguarda il fatto che questa riforma, o presunta tale, penetra sulle norme interne di funzionamento del settore, lasciando da parte chi il mondo agricolo lo mantiene in vita. Una riforma seria e incisiva deve porsi come primo obiettivo quello di aiutare a migliorare le condizioni di chi in quel mondo ci lavora con sacrificio e trae sostentamento per sé e ricchezza per altri. Oggi molte aziende sono costrette alla chiusura, sono costrette a fallire, in poche parole, perché l'acqua per l'uso agricolo (e oggi c'è stata una delegazione che ha rappresentato questo problema), le tariffe elettriche, le imposte, i tassi sui mutui, i costi di trasformazione e trasporto hanno raggiunto livelli non più sostenibili. Se non si interviene per abbattere queste diseconomie il mondo agricolo è destinato a soccombere.
Diverse zone d'Europa, caratterizzate da incipienti forme di sottosviluppo e diseconomie, hanno ottenuto questi pacchetti di misure compensative che hanno consentito di rilanciare le loro produzioni e la loro economia. E noi stiamo a guardare.
Altro elemento di negatività è costituito dal fatto che nelle strutture proposte sia clamorosamente assente un apposito ufficio di coordinamento e collegamento, in materia di sviluppo e cooperazione, con l'Unione Europea. L'istituzione di un organo amministrativo regionale competente e aggiornato sulle normative comunitarie sarebbe un primo concreto passo in avanti per appropriarci degli strumenti utili per comprendere e gestire le immense possibilità che i notevoli flussi di finanziamento europei possono consentire per il rilancio del comparto agricolo sardo. La società della conoscenza, per meglio comprendere e impadronirsi delle complesse problematiche legate ai rapporti sempre più stretti e vincolanti con l'Europa, impone la selezione e la formazione di nuovi quadri dirigenti regionali in grado di indicare, al Governo sardo e agli operatori del settore agricolo, una corretta e puntuale lettura per la migliore applicazione delle normative legate agli stanziamenti, alle agevolazioni e alle nuove strategie commerciali previste in agricoltura.
Io credo, cari colleghi, che questo testo costituisca una base dalla quale partire, purché si introducano le opportune modificazioni per renderlo più consono ai fini riformistici che si vorrebbero proporre.
In riferimento al testo, nell'articolo 2 va rimossa l'incongruenza che pone nelle mani della Regione un potere sostitutivo nei confronti delle funzioni non attribuite espressamente alle Agenzie. In tal modo la Giunta dispone di un rigido potere di coordinamento e controllo francamente incomprensibile. Se vogliamo creare Agenzie funzionali e operative, perché metterle sotto tutela? Nell'articolo 3, al primo comma, il contenuto della lettera a) andrebbe arricchito prevedendo, tra gli strumenti di promozione dei prodotti tipici, forme di incentivazione mirate all'allargamento della base produttiva e della bilancia commerciale, attraverso idonee misure fiscali di abbattimento degli oneri produttivi per determinati tipi e quantità di prodotti di nicchia. Nella lettera b) dello stesso articolo si parla di incoraggiare e sostenere lo sviluppo rurale, incrementando la permanenza dell'uomo nelle aree suddette, però il tutto in totale contraddizione col Piano paesaggistico regionale proposto dall'Esecutivo, dove si pongono limiti inaccettabili alle opere di edificazione e miglioria dell'edilizia rurale. Limiti che nulla hanno a che vedere con la realtà imprenditoriale agricola della Sardegna e che mal si conciliano con la ineluttabile necessità di trasformare le attuali aziende agricole attraverso l'ammodernamento delle strutture e dei mezzi a disposizione; un'azione indispensabile se vogliamo migliorare la competitività sui mercati delle aziende agricole sarde, che sono il primo attore di qualsiasi intervento di riforma. E' sulla produttività e sull'eccellenza dei prodotti delle nostre aziende che si basano le future proposizioni di rilancio del comparto agricolo sardo.
E' chiaro che su queste tematiche la Giunta dovrà fare la necessaria chiarezza, evitando di scivolare nella demagogia di certe affermazioni. La Regione mantiene inoltre un invasivo potere di controllo dell'organismo, che si perpetua nell'indicazione dei componenti, anche in materia di istituzione della Consulta agricola, escludendo la possibilità che le organizzazioni professionali e le associazioni, oltre ai rappresentanti delle filiere, possano scegliere liberamente i propri delegati. Per la verità non è neppure espressamente prevista la presenza degli esponenti delle organizzazioni professionali e delle associazioni di categoria. Una mancanza di cooperazione e concertazione che va immediatamente sanata nell'interesse di tutti. Non una parola è stata spesa in favore della tutela degli interessi dei lavoratori degli enti agricoli e degli addetti di settore, quasi che le riforme concepite dal presidente Soru debbano vedere i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli di volta in volta avulsi dal processo in corso. Non è davvero concepibile una riforma che considera le risorse di intelligenza e professionalità un peso inutile.
Questi indirizzi devono essere modificati. Come deve essere altresì modificato il logorante perdurare di una mancanza di concertazione e di propensione al dialogo, più volte denunciato dai sindacati. Si potrebbe tranquillamente proseguire nell'elenco delle doglianze, ma quello che vorrei sottolineare è il fatto che le Agenzie proposte si muovono in un contesto fortemente restrittivo e paiono piuttosto funzionali a creare strutture compensative degli enti disciolti. Gli intenti riformistici riescono a malapena nel tentativo di mascherare la forma volutamente centralistica e accentratrice che questa Giunta regionale ha perseguito, fin dai primi passi, in tutte le riforme proposte in quest'Aula.
Se con il termine riforma s'intende solo una robusta cura dimagrante, bisogna farla con estrema attenzione per non procurare dei danni irreversibili, tipici dell'anoressia, alla funzionalità degli uffici. Anche perché più che Agenzie si ha l'impressione che si siano voluti creare uffici periferici duplicativi della Presidenza della Giunta. E' un bel modo di concepire un nuovo modello di Regione più vicina alla gente, se tutto si riduce ad un appiattimento delle istituzioni verso l'unicità del potere decisionale conferito nelle mani del Presidente. Delle due l'una: o il Presidente scambia l'accentramento di un potere unico nelle sue mani per riforme o le riforme hanno, nel corso di questa legislatura, mutato la loro originaria natura. Sono passati ormai due anni di legislatura e ancora stenta a decollare il progetto politico della Giunta regionale.
E' finita la fase in cui era facile attribuire tutto il negativo al Governo precedente. Siamo ormai nella fase in cui alla Giunta regionale comincia a venire meno l'apertura di fiducia concessa dal popolo. Questa è una Giunta brava a distruggere il pregresso, ma pessima nel progettare il presente e costruire il futuro, tanto che lo stesso Governo amico ha impugnato quasi tutti i provvedimenti di legge più significativi varati da questo Esecutivo.
Per il presidente Soru - che non è in quest'Aula e l'hanno ribadito anche stamattina alcuni colleghi - questa è l'alba di un risveglio amaro. Quel panino che il Presidente, ammantandosi di un sardismo romantico, voleva sardo, viene imbottito da un companatico, la mortadella, che proviene da una salumeria emiliana. Con questi ingredienti, cari colleghi che rappresentate la maggioranza, le riforme sono un orizzonte sempre più lontano e irraggiungibile..
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor, Presidente, Assessori, colleghi, era prevedibile che questo argomento avrebbe appassionato gran parte dell'Aula. Dal momento che il collega Calledda è qui vicino, gli ricordo che abbiamo, sì, collaborato fattivamente in Commissione tentando di migliorare quel testo, ma non abbiamo mai detto che le Agenzie fossero il toccasana! Tanto è vero che ci siamo astenuti nella votazione di quegli articoli e della stessa legge, perché non condividevamo l'impostazione che era stata data alla riforma. Tutto qui!
Poi è chiaro che, doverosamente, nel corso della istruttoria del provvedimento di legge si è tentato di migliorare il testo che, non essendo riusciti a modificare l'impostazione secondo la nostra linea, è giustamente pervenuto in quella veste in Aula. Niente da rimproverarci, quindi, in questo senso, anzi, abbiamo solo fatto il nostro dovere. E' pur vero che in Commissione - e io l'ho detto in relazione - sono state sentite le associazioni di categoria. Ma una cosa è sentire, come diceva, se non erro, Mario Diana stamattina, altra cosa è ascoltare e fare tesoro di quanto le associazioni e i rappresentanti di categoria dicono.
Io purtroppo non ho potuto seguire l'intervento del collega Uggias, del quale conosco le capacità e l'obiettività alla quale impronta i suoi interventi; questo mi è dispiaciuto moltissimo perché mi piace seguire lavori dell'Aula , anche per poter rispondere ed esprimere la mia opinione, il più possibilmente obiettiva. Ma, stamattina ho chiesto se è questa la riforma della nostra agricoltura. Io non credo. Io voglio vedere chi ha il coraggio di dire, oggi in Aula, che questa è la riforma fondante del comparto agricolo. Purtroppo si continua a dirlo! Si continua a propagandare una cosa che non è! Che non è! Con l'istituzione di queste tre Agenzie, peraltro svuotate di contenuto, come ho detto stamattina,non autonome, dotate dei soli poteri di indirizzo e di consulenza, si è tentato di sopperire alle manchevolezze, alle disfunzioni create dalla miriade di enti operanti in agricoltura che non consentivano effettivamente un razionale intervento nel settore, anzi molte volte questi enti lavoravano gli uni contro gli altri. Su questo siamo sempre stati tutti d'accordo!
Non siamo stati d'accordo, invece, sul metodo e sulle modalità adottati per abolire gli enti; con tre scarne righe della legge numero 7 del 2005, la scorsa finanziaria, di fatto sono stati cancellati gli enti senza che, attraverso una concertazione seria, si provvedesse alla creazione delle strutture alternative al fine di evitare tutto quello che si è verificato in questo anno e mezzo. A meno che tutte le manifestazioni che dipendenti, associazioni di categoria, sindacati e chi più ne ha più ne metta, attuano giornalmente sotto il Palazzo siano azioni poste in essere tanto per fare un po' di fumo e basta. Non è così, purtroppo non è così!
Nessuno mette in dubbio la necessità della riforma, ma è necessario che ci sia un piano strategico da cui partire; ed i piani strategici e i progetti si fanno e si attuano assieme ai soggetti principali che in quel settore o in quella particolare condizione operano: gli operatori agricoli, ma anche i professionisti e i tecnici che settore con loro lavorano giornalmente, a stretto contatto, e, quindi, conoscono la realtà dei vari territori regionali nelle sue varie sfaccettature. Questo non è mai avvenuto. E non sto dicendo che l'assessore Foddis, in un anno e mezzo o due, grazie alle sue grandi capacità di tecnico qual è potesse assolutamente risolvere il problema, no! Questo non lo si dice!
Non si condivide invece che si dica che questa è la riforma della nostra agricoltura, perché riforma non lo è! Si sta facendo passare per riforma una non riforma ! Questo potrà essere uno degli elementi che, all'interno del progetto strategico, concorrerà alla riforma strutturale della nostra agricoltura.
Assessore, il comparto agropastorale, oggi come ieri, così come due anni e mezzo fa, è gravato , da problemi strutturali e da problemi contingenti che purtroppo, giorno dopo giorno, lo stanno affossando. Eppure questo è un comparto di primaria importanza per la formazione del nostro prodotto interno lordo, ma che caratterizza anche la nostra economia da un punto di vista identitario,. Qui non siamo in Val Padana, non possiamo di punto in bianco dare delle soluzioni, che tali non sono. In Sardegna un primo ostacolo, come giustamente è stato detto da molte parti, è la estrema frammentarietà e le ridotte dimensioni delle aziende agricole che sino ad oggi, con la loro specificità, hanno comunque garantito l'esistenza e la resistenza del settore sul mercato. Però, questo sistema che ha resistito nei secoli in questi ultimi anni sta crollando.
Assessore, chiaramente non voglio assolutamente addebitarle colpe che lei non ha, ma ad oggi, non si intravede quale sia la linea direttrice che la Giunta regionale sarda vuol dare al settore, quale l'obiettivo per dare vita, quindi, al piano strategico vero e proprio.
Quando stamani ho parlato dell'indebitamento non l'ho fatto per fare propaganda o demagogia, ad esempio, sul prezzo del latte, no! Io sostengo che e' necessario elaborare un progetto; io ho presentato oltre un anno fa una proposta di legge che, chiaramente, non è stata neanche presa in esame in Commissione, ma, a parte questo, ribadisco che occorre trovare una soluzione, nell'ambito di un progetto complessivo, affinché questi debiti possano essere in qualche maniera consolidati, capitalizzati, fatti proprio da una struttura che li ammortizzi negli anni come debito globale e non come singoli debiti, perché così non si riesce a recuperarli.
Ho detto della mancanza di un piano strategico; io vorrei sapere, date le varie vocazioni produttive esistenti in Sardegna, quali sono le filiere da privilegiare.Dobbiamo privilegiare la diminuzione del numero di capi ovini, un certo tipo di selezionamento, oppure la diversificazione dei prodotti dall'allevamento ovino, bovino, e così via? O dobbiamo puntare sull'agricoltura specializzata, sulle serre, sull'agricoltura biologica? Queste proposte possono permetterci di stare sul mercato se inserite in un progetto complessivo, concreto, al cui interno possono trovare spazio anche le Agenzie. Chiaramente non Agenzie vuote di significato, non Agenzie di consulenza che sono in tutto e per tutto gestite dall'Esecutivo regionale di turno che imporrà la loro azione sul territorio secondo la sua linea politica o secondo quella dell'Assessore di turno.Le Agenzie debbono essere Agenzie vere, autonome nel loro operato, seppur rispondenti, politicamente, a un Esecutivo. Questo è stato detto, così com'è stato detto, che è positiva la creazione dei dipartimenti, come di per sè è positiva la creazione di una Consulta, però va segnalato negativamente il fatto che in nessuno di questi organi siano presenti i rappresentanti degli ordini professionali che operano nel settore agricolo Ben venga l'Università, ma non basta, ma non basta!
E' necessario sentire la voce che proviene dal basso, quella voce che giornalmente è a contatto con i problemi e trova le soluzioni, perché molte volte le formule, sinceramente, non sono sufficienti.
Il problema del personale, assessore Dadea, lo abbiamo detto, io credo sia imputabile alla fretta con cui si è passati da un sistema ad un altro, senza aver prima effettuato una disamina delle problematiche ente per ente. Io ritengo che continuare ad applicare al personale proveniente dagli enti soppressi il contratto in godimento significhi negare pari diritti e pari dignità, rispetto agli altri lavoratori. Mi sto riferendo al personale dei Consorzi per la i frutticoltura, al personale dell'ARA e quant'altro.
Problema degli enti; io debbo rimarcare che la Stazione sperimentale del sughero per la sua natura, per i compiti di istituto, per tradizione storica non ha niente a che vedere con il settore agricolo. Il sughero per la maggior parte,oggi, viene importato (circa il 70 per cento del fabbisogno) dal Portogallo e dalla Tunisia; in Sardegna viene lavorato e questa lavorazione attiene al settore industria e artigianato. Lo stesso discorso vale per l'Istituto incremento ippico che ha permesso con la sua attività (il settore conta circa dieci mila addetti) di far conoscere e apprezzare sul mercato nazionale e anche internazionale il nostro "prodotto cavallo". Io mi chiedo se questi enti, nonostante la creazione dei dipartimenti all'interno delle Agenzie, dipartimenti creati proprio per salvare la loro specificità, possano nel futuro continuare a portare avanti la loro opera.
La domanda che ci si pone è se fosse proprio necessario istituire nell'immediato, perché di immediato si tratta (i disegni di legge sono stati presentati all'incirca otto mesi fa) queste tre Agenzie presentandole come il toccasana dei nostri problemi; problemi che, certamente, non saranno risolti né da queste tre Agenzie, credetemi, né da altre dieci se le inventassero. O forse si è pensato al risparmio? Ma se verifichiamo il numero di comitati, direttori generali, revisori dei conti, intercomitati, consulte e via dicendo, previsti in queste Agenzie, ci rendiamo conto che probabilmente non si snelliranno le procedure di intervento nel settore, sia da parte della Giunta che delle varie Agenzie, e ci sarà anche un aumento dei costi. Ed io non sono uno di quelli che vuole a tutti i costi difendere gli enti, me ne guarderei bene! Gli enti erano dei carrozzoni e io non ho e non ho mai avuto difficoltà a dire che rispondevano alle logiche di lottizzazione dei vari partiti che si sono alternati alla guida della Regione autonoma della Sardegna. Ai vertici di questi enti venivano quindi nominate persone che, essendo condizionate politicamente, molte volte non erano in grado di guidare e mandare avanti l'azione dell'ente stesso.
Oggi si creano questi tre organismi, giustificandoli con l'esigenza del risparmio, e questo credo sia dimostrabile che non accade, ma con il solo scopo di accentrare, di gestire, di controllare tutto e tutti; sono tre organismi che io ho definito tre soggetti acefali, perché questa è la verità! Sono tre Agenzie di consulenza che non hanno autonomia, alle quali manca quel contatto diretto col mondo agropastorale, ma che non possono essere soggetti avulsi da quel contesto e che pensano solo alla ricerca e alla sperimentazione o quant'altro; giusto l'Argea è quella che tecnicamente e direttamente è a contatto col mondo agropastorale perché istruisce le pratiche di finanziamento e eroga contributi. Ma tutto l'altro resta, credetemi, nel limbo.
Quando in un articolo si dice che si manderà avanti lo sviluppo rurale, chiedo che cosa si è inteso per "sviluppo rurale". Perché è una bella parola, ma occorre riempirla di contenuti. Allora diciamo che la Regione promuove lo sviluppo rurale della Sardegna, bastano queste tre frasi, per metterlo al passo con gli attuali tempi, al passo con le regole dell'Unione europea, al passo con l'innovazione. Vogliamo trasformare il modo in cui è concepita l'azienda agropastorale sarda? Benissimo, in che modo deve avvenire questo cambiamento? Vogliamo cambiare la concezione che si ha tuttora dell'agricoltura? Vogliamo limitare il numero dei trattori che, a migliaia, vengono acquistati e vogliamo invece obbligare a creare delle strutture che possano dare risposte concrete, immediate e competitive al mercato? Sviluppo rurale significa contenere i costi di produzione? Come? Quali sono le iniziative attraverso le quali si promuove e si raggiunge lo "sviluppo rurale"?
Assessore, io le sto chiedendo il contenuto di questa iniziativa della Giunta. Sotto certi aspetti a me sembra solo demagogia, perché l'argomento è talmente importante, direi di vitale importanza per la Sardegna, che ci sarebbe da parlarne per un mese, ma non per fare ostruzionismo, perché non possiamo permetterci il lusso di dare ancora illusioni.
Se è necessario intervenire, ed è necessario, che si intervenga senza paura. Se bisogna privilegiare determinati settori perché ci consentono di stare sul mercato, lo si dica e si intervenga, ma chiaramente affrontando le problematiche giornaliere, spicciole, che riguardano il settore agropastorale. Questo non si intravede. A che cosa si sta pensando?
E' indispensabile, mi creda, affrontare il problema dell'indebitamento; so perfettamente che la Regione non può pagare i debiti, non voglio intendere questo, è necessario trovare una formula di legge che disciplini il consolidamento ma, soprattutto, bisogna risolvere questa situazione che interessa complessivamente il settore agropastorale, ma principalmente quello agricolo perchè se cade il settore agricolo cadranno, con effetto domino, tutti gli altri settori. Buona parte della nostra economia si basa infatti sull'agricoltura, dal momento che l'industria attualmente sta boccheggiando e soltanto per volontà nazionale resiste, fino al raggiungimento di determinati sbocchi, ma non abbiamo assolutamente altre opportunità. E' questo che si vuole intendere, Assessore, si vuole intendere solo ed esclusivamente questo, non si vuole intendere altro.
PRESIDENTE.. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Ho ritenuto di intervenire sul provvedimento sostanzialmente per una ragione: a nessuno di noi sfugge, e tanto meno al collega Rassu, il fatto che quando si tratta di agricoltura si tratta di argomento che è sottoposto a particolare vigilanza da parte dell'Unione Europea, la quale Unione Europea per questo, e pochi altri settori come questo, interviene a definire la politica che deve essere attuata dai Paesi membri. Non interviene quindi ad accogliere o respingere orientamenti che si sono sviluppati e che si sono consolidati all'interno dei Paesi membri, tanto meno all'interno delle Regioni dei Paesi membri, interviene a dettare la politica che devono seguire i Paesi membri.
I rapporti di forza interni all'Unione Europea sono da tutti noi conosciuti e non vedono l'agricoltura mediterranea in posizione di vantaggio rispetto ad altre agricolture, relativamente a politiche di sostegno, a particolari coltivazioni e a particolari produzioni. Noi contestiamo, "Rifondazione Comunista" lo fa da sempre, questo terreno, l'ha fatto in quest'Aula, ma lo fa anche a livello nazionale, a livello europeo, attraverso la proposizione di una politica originale in materia agricola. Contesta fortemente l'orientamento che l'Unione Europea ha assunto trattando i Paesi membri dell'Unione come mercati di consumo di un'agricoltura che si realizza in parti del mondo diverse da quelle tradizionalmente vocate, interne ai Paesi membri dell'Unione Europea.
Mi riferisco alla scelta di dare alle multinazionali, che sicuramente hanno partecipazioni significative anche di Paesi europei, quindi di capitale europeo, la possibilità di produrre in altre parti del mondo evitando i condizionamenti che si definiscono in ambito europeo sulla salubrità degli alimenti sulla gestione delle attività produttive a tutela dell'ambiente, e quindi anche della salute dei consumatori, e consentendo che questi prodotti che si realizzano in altre parti del mondo invadano il mercato europeo fuori da ogni controllo.
L'Assessore sa benissimo che la nostra ortofrutta, che è sottoposta a determinate condizioni di verifica, non ha gli stessi vantaggi che ha l'ortofrutta che proviene da altri Paesi, e da altri Paesi non interni all'Unione Europea, per cui c'è un vantaggio sui costi, una concorrenza sleale che si realizza a favore di quelle coltivazioni e di quelle produzioni che garantiscono profitti al sistema imprenditoriale internazionale e multinazionale.
Una delle giustificazioni ricorrenti è che così consentiamo ai Paesi produttori extracomunitari, in genere Paesi in via di sviluppo, la possibilità di crescere sul piano economico, possibilità che non avrebbero se fossero in concorrenza in modo paritario con i Paesi più sviluppati, quindi con l'Europa.
Quei Paesi non crescono, quei Paesi sono dominati dal capitale multinazionale dell'industria agroalimentare, sono vittime di maggiore e più pesante sfruttamento non solo quei Paesi, ma le popolazioni di quei Paesi, e noi abbiamo un'agricoltura che è un agroalimentare di importazione in Sardegna come nel resto d'Italia, ma soprattutto in Sardegna, che anche dal punto di vista della salute dei consumatori pone gravissime preoccupazioni.
Allora come ovviare a questa situazione? Intanto aprendo con l'Unione Europea una discussione che non può essere sempre subalterna. Io, ogni tanto mi sorprendo perché nelle interlocuzioni che avvengono tra noi, anche con settori della nostra burocrazia sulla responsabilità della conduzione delle nostre strutture, si dice: "Ma l'Unione Europea ha detto così, ma l'Unione ha fatto questa direttiva". Ma siamo di fronte ad una sorta di malattia incurabile che dobbiamo per forza digerire, anche quando ci porta alla morte, solo ed esclusivamente perché è frutto di un patto che, sì, è nato, ma è nato per creare condizioni di progresso non per creare condizioni di sfruttamento, di indebolimento, di depauperamento delle economie più complessive della nostra Unione Europea e, fuori dall'Unione Europea, dei Paesi in condizioni di maggiore arretratezza di sviluppo? All'Unione Europea bisogna dire: "Questo sistema non funziona".
La Sardegna è un'isola; l'insularità è una condizione particolare che non facciamo valere mai, in nessuna situazione. Gli aerei non volano, o volano come vogliono, se succede a Milano e uno si deve spostare a Roma o a Bruxelles nella più disgraziata delle ipotesi ci metterà qualche ora in più, prenderà una macchina, si muoverà col treno, arriverà in ritardo, però arriva! Avete, voi, in mente che cosa può succedere se i collegamenti tra la nostra Regione, tra l'Isola, e il resto del Continente europeo si interrompono? Noi non possiamo andare da nessuna parte, ci andiamo a nuoto? Ci portiamo le valigie con i documenti sulla canoa, la spingiamo? Attacchiamo un motorino, quello della bicicletta, pedaliamo, che cosa facciamo? Così è l'agricoltura, e così è anche l'energia, e così è anche l'attività di produzione industriale, cioè noi non possiamo vivere la condizione di isolamento per cui ogni nostra risorsa è sottoposta allo stesso trattamento che viene disposto per il resto del Continente europeo dove gli scambi sono più agevoli, dove le risorse strategiche, ivi comprese quelle alimentari, sono più condivise e dove è più possibile condividerle. Noi abbiamo bisogno di un riconoscimento della specificità che parte da questo elemento fisico dal quale non si può mai prescindere.
E allora, se uno dei fattori che è mancato in questi anni è stato proprio la nostra capacità di studio, di approfondimento, di organizzazione della risposta, di organizzazione della proposta è giusto che ci attrezziamo. Collega Rassu, non stiamo facendo la riforma dell'agricoltura in termini di qualità della produzione, di organizzazione della produzione, stiamo facendo la riforma degli strumenti che la Regione deve avere per poter intervenire concretamente sullo sviluppo e sulla qualificazione della nostra produzione agricola e agroalimentare. E' un'operazione di semplificazione, così è stato detto; si propone l'istituzione di tre enti e, in alcuni articoli,si introducono dei meccanismi per indurre questi enti a dialogare tra loro, ma si prevede anche che entrino in relazione con il sistema imprenditoriale impegnato nella produzione, che si avviino modalità di consultazione e di collaborazione con l'Università, con chi per mestiere svolge l'attività di studio e di approfondimento.
Io non sto dicendo che questo testo sarà il migliore in assoluto, certamente è perfettibile, è stato detto anche stamattina dal collega Cuccu, è perfettibile; ci sono aspetti che riguardano il personale, il rapporto con le organizzazioni professionali, con il sistema nel suo complesso, che vanno rielaborati. So che la Giunta e la maggioranza stanno predisponendo degli emendamenti migliorativi del testo esitato dalla Commissione che vanno in questa direzione.
Vanno seguite infatti alcune regole, che ci siamo dati in questi mesi, in tema di personale precario, di introduzione di un sistema di contrattazione unificato, in ragione di un processo di semplificazione e di razionalizzazione di tutto il sistema burocratico e amministrativo regionale. Questi elementi sono presenti nella elaborazione che si sta compiendo sul testo principale licenziato dalla Commissione; bisogna procedere in quella direzione, bisogna essere tutti quanti noi disponibili a discutere, a migliorare, a qualificare il testo perché si giunga infine all'approvazione di questo provvedimento, sul quale verranno effettuate delle verifiche.
Non è più possibile, infatti, pensare di esitare testi di legge che, come dei macigni, una volta confezionati, rimangono in piedi per venticinque anni. Del resto, con questo provvedimento, se lo leggiamo attentamente, stiamo intervenendo su l'ERA che è nata un anno fa, stiamo intervenendo cioè a riorganizzare un istituto che di fatto è stato delineato un anno fa.
Abbiamo quindi tutti quanti consapevolezza che, quando si interviene su queste materie, bisogna procedere ad una verifica, al monitoraggio dei risultati, a degli adattamenti successivi e così via: questo è il modo giusto di operare. Un modo sbagliato di operare, invece, questo lo dico alla Giunta, da chiunque sia costituita, perché ne ha la responsabilità, è quello di fare le leggi e di non applicarle. . Noi purtroppo in questa Regione abbiamo il vezzo, di fare le leggi e di dimenticarle nel cassetto; addirittura facciamo le leggi, ci pentiamo di averle fatte e, per dar vita ad un'altra legge, dimostriamo che quella che non ci piace non funziona non applicandola. Non dobbiamo commettere questo errore! Dobbiamo cambiare atteggiamento!
Le leggi che ci sono si applicano. Per esempio, in materia di lavoro, è stata fatta la legge sui servizi per l'impiego ma è passato un anno e non si è fatto nulla! Anzi, sono rimaste in piedi la stessa modalità organizzativa e le stesse funzioni che abbiamo riformato con la legge approvata un anno fa; creando problemi di ogni genere e tipo! Impedendo che si facciano politiche del lavoro in questa Regione, tant'è, che non se ne fanno! Questa Regione è priva, da qualche tempo, e non voglio datare perché avrei vergogna a farlo, di politiche del lavoro. Ed è priva di politiche del lavoro, perché non si vogliono applicare le leggi in materia di lavoro, che esistono! Non si vogliono applicare! Perché non voglio pensare che non si applichino per insufficienza del ramo di amministrazione preposto. Non voglio pensarci! Perché sarebbe gravissimo!
Allora, noi non dobbiamo non applicare le leggi che facciamo; le leggi che facciamo noi le dobbiamo applicare integralmente, anche nelle parti in cui possono creare problemi. Se questo accade, si verifica se il problema è determinato dall'articolazione del provvedimento legislativo e si modifica il provvedimento legislativo, si opera un successivo adattamento, si corregge il tiro, si cresce, si sviluppa, si va avanti, si migliora! E' questo che dobbiamo fare!
Questo sistema di Agenzie che stiamo mettendo in campo con leggi già approvate o in fase di approvazione, questa idea di nuova strumentazione, sappiamo che avrà difficoltà nel decollare! Ma se avremo un atteggiamento positivo, cioè se verificheremo i risultati attraverso un sistema di monitoraggio per vedere quali sono gli elementi di disturbo, perché si sviluppi al meglio l'azione della Regione anche in materia agricola, avremo le soluzioni per risolvere quei problemi; e il Consiglio regionale opererà in direzione di una migliore definizione degli interventi.
Credo che questa legislatura debba interpretare proprio questa modalità, il più celermente e positivamente possibile; poi, i contenuti, ripeto, mi sembra che, grazie anche alle positive modifiche che si stanno apportando, di volta in volta li miglioriamo.
I temi che ci ritroviamo di fronte, quando si parla di riorganizzazione della strumentazione, sono sempre gli stessi. L'altro giorno, siamo intervenuti, in più d'uno, a ragionare sull'utilità o meno di andare ad un'istituzionalizzazione della concertazione. In questo caso non si prevede un'istituzionalizzazione della concertazione; si attivano, però, modalità di dialogo, di discussione, di consulenza, quali sono previste in diversi articoli. Addirittura, si organizza, in modo strutturato, una presenza scientifica all'interno di diverse delle istituende Agenzie, e questo è un dato positivo. E' un dato positivo che ci consente di avere una consulenza qualificata, adeguata durante tutto il percorso. Si attua cioè così, in modo ordinato, una correlazione tra ricerca, assistenza tecnica e intervento amministrativo di sostegno, anche finanziario, in materia agricola.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, stamane qualcuno ha detto che le persone che manifestavano in via Roma non avevano niente a che fare con la discussione in corso nell'Aula in questi giorni. Io ho qualche dubbio sulla veridicità di questa affermazione, perchè ho avuto l'opportunità di sentire le ragioni di questi manifestanti durante un incontro che i Capigruppo di minoranza hanno avuto con loro.
In effetti, non parlavano esplicitamente di queste tre Agenzie quanto, meritoriamente, di agricoltura. Io ritengo che queste tre Agenzie non abbiano niente a che vedere con l'agricoltura, a meno che non si faccia una grande confusione e si voglia fare un mercatino, poco simpatico, creando contrapposizioni fra i poveri; cioè da un lato ci sono i cattivi che stanno dentro le istituzioni quali ERSAT, CRAS, tutti questi "enti maledetti" della Regione, e dall'altro lato ci sono gli sfruttati.
Io credo che bisogna stare molto attenti a come si pongono i problemi. Non si possono confondere le cause strutturali della crisi dell'agricoltura con i problemi dei lavoratori di questi enti o con la cosiddetta incapacità imprenditoriale dei nostri lavoratori della terra. La classe politica isolana, a mio avviso, deve fare un mea culpa complessivo non avendo mai risolto i problemi reali dell'agricoltura.
Ma vorrei anche ricordare, l'Assessore sicuramente lo rammenterà, che da presidente della Confcooperative sostenevo che chi ha veramente a cuore l'agricoltura, qualunque sia lo Stato di appartenenza, sovvenziona fortemente l'agricoltura. Anche paesi come gli Stati Uniti d'America, dove l'agricoltura presenta forti elementi di innovazione, sovvenzionano questo comparto, anche in misura superiore all'Unione Europea! Perché non vi è possibilità di sostentamento dell'agricoltura senza un intervento pubblico sostanziale; questo intervento consentirà al settore agricolo di essere competitivo, di essere gestito in maniera produttiva, all'interno di un complesso di sistemi organizzati che racchiude anche salvaguardia dell'ambiente, igiene, sanità.
Stamattina ho avuto qualche dubbio anche durante l'intervento dell'onorevole Uggias. Il collega, infatti, leggendo le dichiarazioni rese in Commissione dai rappresentanti della Coltivatori diretti, ha sostenuto che questa organizzazione plaudiva alle disposizioni della Commissione. Io, chiaramente, ho riletto quelle dichiarazioni e proprio così non è! L'onorevole Uggias ha letto la parte che gli interessava, ma non ha riportato tutti gli elementi di sostanziale negatività messi in rilievo da questa organizzazione: eccessiva discrezionalità attribuita ai direttori generali delle Agenzie, scarso collegamento fra le Agenzie, eccessiva autonomia delle Agenzie e, per quanto riguarda le proposte, la costituzione dell'ente unico del decentramento. Nell'altra nota della Coldiretti, perché sono due le note,si pone in evidenza che tra i componenti della Consulta agricola, istituita all'articolo 4, figurano docenti universitari, tecnici di alta levatura, ma si dimenticano le rappresentanze degli agricoltori. Io credo che neanche questi siano aspetti positivi!
Ma torniamo al dibattito di stamattina sugli agricoltori, quella "dannata" classe di lavoratori della terra,e sull'agricoltura gravata dalla legge numero 44/88, dai costi dell'acqua (compresa quella potabile) sempre più elevati perché su di essi pesa anche una mancata riorganizzazione dei Consorzi di bonifica, che quest'Aula consiliare si era impegnata a conseguire, dai debiti contratti con le banche che, spesso e volentieri, fanno leva su una condizione di precarietà e di debolezza per mettere all'asta le aziende.
Questi problemi, che impediscono il decollo dell'agricoltura, devono essere occasione di riflessione; così come una riflessione va fatta anche in tema di legislazione sul bene acqua in termini diversi rispetto a quelli adottati sino ad ora.
Ancora l'onorevole Uggias nel suo intervento, che è stato estremamente interessante nel contesto del dibattito odierno si chiedeva come mai questo centrodestra, la minoranza, non avesse presentato nessuna proposta alternativa. Onorevole Uggias, signori della maggioranza, signori della Giunta, ma quando mai avete considerato, in Commissione come in Aula, qualunque suggerimento o qualunque ipotesi di lavoro presentata dalla minoranza? Queste proposte peraltro, come è stato detto stamattina, sono state presentate appena sei mesi fa. L'opposizione è stufa di presentare proposte e di non vederle neanche minimamente citate;perché voi gestite poi i provvedimenti di legge in piena solitudine e autonomia creando quei disastri che, ormai, si stanno verificando nella legislazione regionale; il Governo amico infatti cassa sistematicamente le leggi, peraltro fatte male da questa maggioranza, una maggioranza che non riesce a governare quei processi di riforma che, in più di una circostanza, ha detto di voler realizzare nella nostra Isola. Io credo che ci sia da pensare!
Onorevole Uras, e' vero che lei, della minoranza, ci ricorda che ci sono i porti bloccati e gli aeroporti intasati, che siamo prigionieri in quest'Isola, che non parliamo della possibilità di aprire al mercato i nostri prodotti in modo da poterli valorizzare e aspettiamo, in questa terra che detiene quasi l'80 per cento della produzione ovicaprina, che vengano gli agnelli da fuori a ghermire il nostro mercato. Ma di queste cose ne tenete conto quando si parla di riforma degli enti in agricoltura?
Io credo che bisognerà cominciare a fare attenzione perché, quando riformo gli enti dell'agricoltura, sto cercando di dare un indirizzo, una capacità di sviluppo, una prospettiva, una possibilità di modernizzazione, di innovazione in agricoltura, che è resa però difficoltosa dal modo in cui è scritta, per esempio, la normativa di cui stiamo discutendo in questi momenti. Basterebbe pensare, per esempio, all'articolo 9 nel quale si cita assieme al Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), il Consiglio nazionale per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, che ha sede presso il Ministero dell'agricoltura , Assessore, senza capire quello che si vuole creare nel tessuto complessivo per poter dare respiro, prospettiva, alla ricerca e all'innovazione in agricoltura.
Allora, le difficoltà nascono quando si procede solo "a colpi d'ascia" senza controllare con attenzione quello che si scrive, come si vuole definire il programma di intervento che si intende realizzare, come si vuole governare i processi che vanno dalla produzione alla trasformazione, alla commercializzazione e, inoltre, quando non si identificano con esattezza i territori in cui ubicare le sedi delle Agenzie. Per esempio, per me sarebbe stato più corretto insediare la vostra, cosiddetta, LAORE ad Oristano che, se non sbaglio, è la provincia con la più grande espansione di terreni agricoli. Ma non è questo il problema! La Consulta agricola a chi dà i consigli? Nei ghirigori delle norme viene indicata la Giunta regionale, ma affianca l'Assessore che dovrebbe dare gli input. Ancora, non si capisce se i direttori generali, che non sono correlati tra loro, hanno la capacità e l'opportunità di gestire le Agenzie autonomamente, in piena libertà, ponendo in essere le azioni che meglio credono senza seguire gli indirizzi politici, senza capire quello che si vuol fare, senza capire se è giusto quello che stanno facendo, senza riconoscere al Consiglio il potere di indirizzo e controllo sugli atti posti in essere dalla Regione autonoma della Sardegna.
Io non so se le vostre indicazioni siano la panacea che risolverà i problemi dell'agricoltura o se, piuttosto, non correremo ancora una volta il rischio che molte banche tirino il cappio sul collo di tanti poveri indebitati.
Quali soluzioni, vere, stiamo prospettando per l'agricoltura? Quella di affidare l'incarico di direzione ad un manager individuato dal presidente Soru che potrà dirigere a suo totale piacimento?
Io credo che sull'insieme di queste considerazioni si dovrebbe riflettere al fine di verificare sostanzialmente, all'interno della Commissione o in momenti diversi di interlocuzione fra maggioranza e opposizione, questo progetto di legge che certamente non prevede gli strumenti idonei a dare prospettive di sviluppo all'Isola e all'agricoltura. Io temo che ancora una volta si costruisca un mostro che contribuirà ad affossare quello che è già un debole segmento delle attività produttive della nostra Isola.
Ma dove sono le forme possibili di interlocuzione diretta con il mondo della produzione, quando non trovo le rappresentanze del mondo dell'agricoltura né all'interno della Consulta né all'interno delle varie Commissioni nominate dal direttore generale? Un direttore generale che è un deus ex machina e che, essendo l'uomo di fiducia del "padrone del vapore" del momento, ubbidirà sistematicamente soltanto ai suoi indirizzi.
Amici della maggioranza, pensiamoci un attimino, io non ho nostalgia dei gravosi di consigli di amministrazione di altri tempi, ma ho qualche paura a concedere ad un manager discrezionalità assoluta, un affidamento fiduciario assoluto, totalizzante. Inizio infatti a vedere tutti i danni che sono stati fatti nel dare all'uomo della provvidenza di turno la possibilità di gestire tutto come meglio crede, senza che ci sia nessuna alternativa democratica di confronto all'interno di un settore come all'interno delle varie politiche della nostra Regione autonoma della Sardegna; e dico autonoma tanto per dire! Penso infatti agli articoli apparsi sulla stampa in questi giorni sul presidente Formigoni che rivendica una questione del Nord, mentre noi riusciamo a beccarci gli schiaffi più indegni dati da un Governo amico, che riesce anche ad affossare le effettive capacità di rappresentanza del popolo sardo, quella sovranità giusta e doverosamente consentita come previsto dalla stessa riforma del Titolo V della Costituzione, posta in campo dal centrosinistra nel 2001, che riconosce pari dignità a : Stato, Regioni, Province, città metropolitane . Questo è scritto nella Costituzione innovata! Se la situazione è questa, se non riusciamo a rivendicare un ruolo diverso né ad evitare che le nostre merci paghino il dazio dell'insularità, io mi chiedo che cosa aspetta l'assessore Broccia a dimettersi per fare chiarezza.
PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, per gentilezza, limiti le digressioni e si attenga all'argomento in discussione.
DEDONI (Riformatori Sardi). Presidente, non sono digressioni; le ricordo che le nostre merci non viaggiano su ferrovia, come qualcuno ricordava, da Milano a Roma, ma viaggiano o per via aerea o per via marittima. Chi gestisce i trasporti in Sardegna dovrà pur tenere conto che la nostra Isola è in una situazione di significativa difficoltà, e credo che siamo anche lontani dal trovare soluzioni per aumentare la produttività e aprire sbocchi commerciali ai prodotti dell'agricoltura che hanno, più che mai, necessità di competere sul mercato esterno.
Le voglio ricordare, come ho detto in altra circostanza, che noi siamo in una condizione data diversa da quella esistente nel bolognese o nel lombardo-veneto; Perché se io dovessi tracciare con il compasso la circonferenza della Sardegna e riportassi lo stesso tracciato nel Centro-Nord, in quell'area, in quella realtà troverei circa 15-20 milioni di abitanti che potenzialmente accedono alle vie commerciali. In Sardegna trovo solo il mare dato che la nostra Isola non è stata neanche inserita nel progetto sulle autostrade del mare;non ho la possibilità, quindi, di dare ai miei produttori le stesse opportunità che ha chi produce in mercati di più ampie dimensioni, perché qualche anno fa un chilo di formaggio prodotto in Sardegna e venduto nel Lazio costava 100 lire in più, al Nord 300 lire in più.
Allora, io non conosco i dati ad oggi , ma se questa è la realtà noi stiamo parlando di riformare non solo gli enti agricoli ma un sistema di produzione legato all'agricoltura. Non credo e non penso, comunque, che si possa innovare isolando tre segmenti e ubicandone uno a Sassari, perché c'é l'università, l'altro ad Oristano, non ho capito perché, lo dico dopo, e l'altro ancora a Cagliari in permanenza.
All'interno di questo dramma esiste anche il dramma dei lavoratori che non viene sanato in questo testo di legge; e non cito i dipendenti dell'ARA perché mi pare che gli amici della maggioranza abbiano trovato una soluzione di compromesso. Io credo però che sia opportuno garantire a chi lavora in questi enti non solo il posto di lavoro, ma anche dignità di inserimento nel lavoro. Gratificare un lavoratore, dare anche una svolta all'attività di ciascun operatore, può contribuire a migliorare le possibilità di sviluppo del comparto agricolo. E' iscritto a parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (R.C.). Signor Presidente, signori della Giunta, colleghe e colleghi,
senza voler mortificare il dibattito in Aula, ma per semplificare i lavori, noi della maggioranza limiteremo i nostri interventi ai dieci minuti. Questa riforma ha tre soggetti principali: gli imprenditori agricoli, gli operatori della filiera agroalimentare, i dipendenti degli enti. Ebbene il confronto, il dialogo, con questi tre soggetti e con le organizzazioni di categoria più rappresentative, le organizzazioni sindacali, i responsabili istituzionali degli enti esistenti ci sono stati, mentre a sentire gli interventi dei colleghi dell'opposizione pare che queste siano state delle assemblee fantasma. Io credo che queste consultazioni, questi incontri non possano avere tempi infiniti.
La quinta Commissione, maggioranza e opposizione, ha lavorato in questo senso coinvolgendo inoltre gli assessori competenti, Dadea e Foddis, e questa proposta che si sta discutendo in Aula è la sintesi di quel lungo lavoro. Ora spetta al Consiglio esitare la legge per poi farla applicare nei tempi e nei modi dovuti, compiutamente.
All'onorevole Cappai, che, in modo accorato, ha richiamato il dramma dell'indebitamento, voglio ricordare che la quinta Commissione, lui presente, ha lavorato con grande sensibilità ed efficacia ed ha prodotto un documento nel quale si proponevano soluzioni adeguate e condivise anche da lui. Ma l'onorevole Cappai fa prevalere la polemica. Anche per quanto riguarda la riforma dei Consorzi di bonifica, posso tranquillizzarlo che, approvato questo provvedimento di legge in discussione, il prossimo ad essere esaminato dalla quinta Commissione sarà, subito dopo le ferie, quello relativo alla riforma dei Consorzi di bonifica.
Concretezza vuole che così si faccia, prima una riforma poi l'altra. Questa degli enti agricoli è una riforma, come tutti riconoscono, necessaria, urgente, e qui si chiede addirittura di non farla. L'agricoltura è un settore primario dell'economia sarda; un settore in crisi da tanti anni, la cui scarsa redditività ha portato e sta portando ad un crescente abbandono delle campagne da parte dei giovani che cercano lavoro altrove. Aumenta quindi la disperazione dell'imprenditore agricolo che sperava che i sacrifici di una vita servissero a garantire il futuro dei propri figli che, invece, non vedono l'ora di scappare. La nostra agricoltura è caratterizzata da troppe aziende agricole di piccole dimensioni, spezzettate, da una proprietà frastagliata con costi di gestione molto più elevati, scarsa redditività, prodotti spesso invenduti e prezzi sempre inadeguati.
Per evitare lo spopolamento delle campagne occorre riammodernare l'agricoltura; è necessario quindi avviare una politica di mercato adeguata, che garantisca la vendita dei prodotti a un prezzo equo, riducendo i costi e aumentando i ricavi, offrire una garanzia di controllo e di vigilanza, ma serve sicuramente anche un riordino fondiario per accorpare le aziende agricole, nonché un miglioramento della viabilità rurale per facilitare il raggiungimento delle aziende, e il completamento dell'elettrificazione rurale per rendere più vivibile la campagna. Dall'adozione di queste misure può derivare una migliore redditività del settore che può garantire una prospettiva di futuro per le nuove generazioni.
La riforma in discussione può risanare e rilanciare l'agricoltura; tende infatti a programmare, a razionalizzare riducendo gli enti esistenti, separa le funzioni e le competenze mantenendo una regia unica regionale, raccordando le diverse Agenzie ed evitando così i compartimenti stagni: alla Giunta la programmazione e il controllo e all'Agenzia la gestione. Nascono così le tre Agenzie, con un modello organizzativo agile e funzionale e specializzate per funzioni, decentrate nel territorio, e soprattutto, raccordate tra di loro.
E' previsto un coordinamento tra le Agenzie per una puntuale trasmissione di tutte le informazioni e le esperienze tra la ricerca e l'assistenza tecnica, con sportelli territoriali che garantiranno il supporto necessario all'imprenditore agricolo, primo beneficiario di tutta l'attività delle tre Agenzie. Questa riforma deve rappresentare e soddisfare i bisogni degli operatori del settore agropastorale.
A questa proposta di sintesi si è arrivati di concerto con tutti gli enti, le organizzazioni territoriali e di categoria, i rappresentanti del personale, eccetera. Tutta la Commissione agricoltura, nelle sue componenti di maggioranza e di minoranza, si è impegnata per giungere alla soluzione che stiamo discutendo, e che dall'Aula può essere ulteriormente migliorata.
L'attenzione maggiore è stata riservata al personale, si parla di circa 1700-1800 dipendenti tra le tre Agenzie, lo sforzo maggiore è stato fatto per garantire la massima tutela ai dipendenti, a quanti lavoravano nei vecchi enti, sia in termini giuridici che economici. Quindi si è previsto un comparto unico, un trattamento economico contrattuale rispettoso dei diritti acquisiti e con l'impegno di unificare, entro breve termine, anche le differenze contrattuali.
Il risultato è frutto anche del contributo della minoranza, per quanto si paghi una carenza di dialogo tra maggioranza e minoranza. Molte riforme non sono di sinistra o di destra, ma sono di tutto il Consiglio. Ci deve essere una fiducia reciproca, altrimenti non sono credibili né la richiesta della maggioranza, né il disimpegno della minoranza; soprattutto non si può invitare al dialogo ed al confronto per respingere poi tutto quanto viene proposto dai colleghi di minoranza. Manca in questo Consiglio un rapporto corretto che ci porti ad una collaborazione costruttiva; alcune leggi hanno un valore universale per cui devono durare nel tempo, bene farebbe il Consiglio tutto a lavorare in armonia. Se ciò non avviene la responsabilità è di tutti, la ragione non sta solo da una parte.
Devo confessare il mio imbarazzo; quando manca il numero legale lo sento come una sconfitta: la maggioranza non rispetta un suo dovere primario. Con questo voglio dire che sono a favore del dialogo e del confronto che devono portare il Consiglio a fare soprattutto buone leggi. Mi sto ponendo però anche il problema della produttività dell'Aula; la qualità primaria, ma anche la quantità, dialogo ma tempi certi in un corretto rapporto di collaborazione e fiducia reciproca, sarebbero gli ingredienti che garantirebbero a questo Consiglio di legiferare le migliori leggi e di garantire un buon governo dei sardi e della Sardegna.
Per concludere, voglio esprimere un'ultima considerazione. Una volta approvata, la legge, la migliore possibile, per esplicare tutte le sue potenzialità deve essere correttamente applicata nei tempi dovuti; vigiliamo che questo avvenga non solo per questa legge di riforma degli enti agricoli, ma per tutte le leggi. Rinnovo l'invito, sincero, al dialogo e al confronto ai colleghi di minoranza, e a tutti i colleghi di maggioranza ad essere conseguenti e coerenti; sicuramente il programma di riforma che ci siamo dati ne trarrebbe grande giovamento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.
CASSANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, Assessori, colleghe e colleghi consiglieri, prendo la parola per anticipare il voto contrario, mio e dei colleghi di Gruppo,
alla nascita delle tre Agenzie, AGRIS, LAORE e ARGEA Sardegna che, di fatto, dovranno sostituire gli attuali enti e le loro funzioni, ma che probabilmente non contribuiranno a dare soluzioni ai problemi dell'agricoltura. Questo provvedimento riguarda soltanto gli enti che operano in agricoltura, ma non ha risvolti positivi per il comparto agropastorale. E' un testo di legge che, così come è stato proposto, intende cancellare il ricordo, probabilmente la tradizione, soprattutto la storia di ciò che, per ben oltre 50 anni, l'ERSAT ha rappresentato in Sardegna unitamente al CRAS, all'Istituto incremento ippico, all'Istituto zootecnico e caseario, alla Stazione sperimentale del sughero, al Consorzio interprovinciale per la frutticoltura di Cagliari, Nuoro e Oristano, e soprattutto il Consorzio provinciale per la frutticoltura di Sassari. In tutti questi anni gli imprenditori agricoltori sardi, singoli ed associati, si sono rivolti a questi enti.
Io non sto dicendo che noi siamo contrari ad una rivisitazione delle normative, o che siamo contro l'istituzione di un ente unico; è una possibilità che ci vede favorevoli, ma non approviamo questo progetto di legge. Questi enti, pur con pregi e difetti, a suo tempo hanno rappresentato e dato una risposta, grazie alla professionalità, alla capacità e all'esperienza degli operatori, alle problematiche, alle istanze, alle sollecitazioni provenienti dal comparto agropastorale; gli agricoltori sardi hanno ricevuto da questi enti piena, attenta e incondizionata collaborazione.
Con questo progetto di legge , con un colpo di spugna, oggi si vogliono cancellare i risultati raggiunti in tutti questi anni e si vogliono creare le Agenzie; Agenzie che nelle regioni dove sono state istituite, avendo fallito nel conseguimento degli obiettivi, si sta pensando di cancellare tornando eventualmente agli enti.
Con questa legge si vuole togliere il controllo agli organi democraticamente costituiti secondo i dettami, della legge numero 31 del 1998, per dare un potere assoluto ai direttori generali che, strano a dirsi, vengono nominati dal Presidente della Giunta regionale, su delibera della Giunta regionale medesima. Direttori puntualmente scelti, comunque e sempre, da una persona sola al comando, non per competenza e professionalità, caro Assessore, cari Assessori, ma solo ed esclusivamente con l'unico ed esclusivo obiettivo di inserire l'amico o il compagno vicino al colore politico che oggi governa la Regione autonoma della Sardegna.
Cari colleghi di maggioranza, i nostri agricoltori vogliono una riforma vera, non questa riforma. Le Agenzie infatti offrono un servizio di consulenza del quale già disponiamo, ma noi abbiamo bisogno di organi che siano in grado di dare con autorevolezza,risposte reali alle attese, alle ansie e, soprattutto, alle problematiche del mondo agropastorale.
Le associazioni di categoria debbono essere le vere protagoniste del cambiamento, cari colleghi, e non soggetti passivi come di fatto sino ad oggi, almeno, è avvenuto. Il presidente Soru e la sua coalizione, in campagna elettorale, hanno fatto della concertazione il loro cavallo di battaglia che in questo provvedimento di legge, in cui di fatto si cancella tutto, viene meno! Si preferisce e si permette che tutto venga deciso nelle segrete stanze, senza alcuna concertazione, disattendendo la volontà, le prerogative e, soprattutto, le istanze di queste categorie.
Questo provvedimento di legge non individua neanche il futuro, il destino del personale dipendente degli enti; un personale che merita una attenzione particolare che, ripeto, non riceve in questo testo in discussione. Non si dice dove, quando e come andrà a finire il personale, e dove soprattutto andrà a finire. Un centinaio di dipendenti non sa quale sarà la sede di lavoro, non sa che fine faranno le competenze, soprattutto le professionalità maturate in tutti questi anni, ed esperienze che si vogliono trasferire appunto agli enti locali. Ci sono altri lavoratori, vedi il personale dei Consorzi della frutticoltura e dell'ARA, che dovranno attendere, non so per quanti anni ancora, per vedere riconosciuta una stabilizzazione sia sotto il profilo retributivo, sia sotto quello contributivo. Stamattina, sì è vero, c'erano addetti e operatori agricoli che protestavano per le bollette del Consorzio di bonifica del cagliaritano, ma vi erano anche gli operatori e i lavoratori del Consorzio della frutticoltura di Sassari, oltre una trentina, a cui ancora oggi, con questo progetto di legge, si propone un contratto di diritto privato e non il contratto del comparto unico regionale al quale avrebbero diritto, come gli altri lavoratori. Questo non è previsto, questo non lo si vuole fare, ma questo noi non permetteremo che avvenga!
Con questa legge viene penalizzato il territorio, soprattutto il territorio, cari colleghi consiglieri regionali, perché gli sportelli che oggi offrono consulenza al settore agricolo vengono pesantemente ridimensionati. Lo stesso collega Cuccu stamane ha manifestato una sua preoccupazione in tal senso; noi vorremmo conoscere assieme a voi in quest'Aula, non in altre stanze o in altre aule, che fine faranno questi servizi che noi oggi diamo su tutto il territorio della nostra Sardegna. Lo vogliamo sapere, perché allo stato non si capisce, non si sa e non si comprende quali sedi saranno da voi privilegiate!
MARROCU (D.S.). Una a Ossi!
CASSANO (Riformatori Sardi). A Ossi c'è già! E quella non si tocca! Guai a chi la tocca! Anche perché siete al comando del Comune e della Provincia in quella zona e quindi sono fatti vostri se metterete mano …
CUGINI (D.S.). Alla sagra delle lumache!
CASSANO (Riformatori Sardi). Non solo alla sagra delle lumache, ma anche al taglio di quella sede!
In definitiva, mentre si cerca di stabilizzare i lavoratori socialmente utili, anche se con ritardo -e noi Riformatori siamo favorevoli a che questo avvenga quanto prima si determinano altre situazioni di precarietà e non si creano, come chiedono soprattutto i rappresentanti delle categorie, le condizioni per inquadrare il personale nel ruolo dell'amministrazione regionale.
Caro Calledda, io comprendo che da buon sindacalista, o ex sindacalista, lei dovrebbe sapere che questi operatori sono al servizio della Regione tramite convenzione da anni, da decine di anni, quindi non è possibile pensare di poter sperare che questi vadano via. Questi non vanno mandati via, questi vanno valorizzati, vanno inseriti negli organici della Regione sarda, non vanno trascurati come, di fatto, si vorrebbe fare con questo testo di legge.
Il Capogruppo dei D.S. sorride, io non so fino a che punto sarete così bravi, alla fine, da riuscire a correggere, a rimediare a quello che non c'è, perché in effetti la soluzione a questo problema nel provvedimento non c'è., Io ho ascoltato con attenzione stamane l'intervento del collega Cuccu che, a nome della Margherita, e questo punto veramente mi è piaciuto, devo essere onesto, diceva che forse si poteva fare di più. Io mi auguro che questo avvenga, magari con la presentazione di emendamenti che contengano molte delle osservazioni che sia voi che noi abbiamo formulato e che speriamo, appunto, tutti assieme di poter concretizzare.
Consentitemi di dire che, ancora una volta, questa maggioranza, questo Presidente, questa Giunta si caratterizzano per l'incapacità di riformare, come è stato dimostrato ampiamente in altri settori importanti, quali la sanità, qualche giorno fa, il turismo, il commercio, l'artigianato. Tutto è fermo, cari Assessori che rappresentate il presidente Soru; e, non se ne abbia a male l'Assessore presente, ma mi meraviglio della posizione dell'assessore Dadea che io reputo, forse perché lo conosco e lo vedo maggiormente presente in quest'Aula, uno dei migliori Assessori di questa Giunta regionale. Ritengo l'assessore Dadea persona che dimostra competenza, capacità e anche sensibilità nei confronti degli operatori, però mi deve consentire di dirle che in questo provvedimento di legge di suo io presumo e non ci sia niente.
Io mi auguro quindi che nel frattempo lei abbia la capacità e la forza, soprattutto, di inserire quello che lei pensa, perché sono certo e convinto che quello che lei pensa non risponde al contenuto di questo provvedimento che, a mio modesto parere, non è sufficiente per dare una risposta positiva agli interessi generali del comparto di cui stiamo parlando.
Tutti i settori produttivi del comparto sono fermi, sono bloccati, solo perché, questa è megalomania, a mio modesto parere, ve lo dice uno che ha operato all'interno della sanità per oltre trent'anni, quelle leggi di settore portano la firma di un predecessore. Questo è un errore gravissimo perché quelli che beneficiavano della legge 51 oggi stanno aspettando, a due anni di distanza, i contributi, le banche stanno chiedendo gli interessi sulle anticipazioni. Caro Cucca, tu che adesso sei presidente della Commissione programmazione fatti carico di questo problema; la Giunta regionale infatti non sta dando alcuna risposta.
Il Governo regionale, quindi, per tornare al merito dell'argomento in discussione, con l'istituzione di tre Agenzie che non rendono più efficiente, e tanto meno funzionale il servizio per il settore agricolo, dimostra tutta la sua insensibilità e mancanza di rispetto verso i lavoratori che sono i veri ed unici protagonisti del processo riformatore in Sardegna.
Cari colleghi, le vere riforme si fanno con il consenso di tutti, della maggioranza ma anche della minoranza, delle forze sindacali e soprattutto dei lavoratori, cosa che invece non è avvenuta e tanto meno sta avvenendo, vedi la protesta dei lavoratori dell'ERSAT con l'occupazione dei locali dell'Ente qualche mese fa e la manifestazione odierna proprio sotto il palazzo del Consiglio regionale.
Cari Assessori e cari colleghi, non ho il benché minimo dubbio che le mie richieste non verranno accolte, ma vorrei proporre che il testo venga ritirato o, in subordine, perlomeno rinviato alle Commissioni prima, possibilmente, e quinta, affinchè in riunione congiunta trovino una soluzione a queste problematiche verificando soprattutto se ci siano le condizioni per un accordo con le organizzazioni sindacali perché si arrivi ad un risultato condiviso; un risultato che non derivi quindi dalla prevaricazione o dalla mortificazione degli addetti che in tutti questi anni con competenza, professionalità ed impegno hanno permesso al settore agricolo di crescere e diventare competitivo sui mercati.
L'attenzione verso il comparto, però, in questi ultimi due anni ha lasciato a desiderare, caro Assessore, per incapacità non sua, forse, ma della Giunta regionale, di un Presidente che di tutto si occupa, che si impegna a curare la sua immagine con le conferenze stampa, vedi quella di stamattina, ma che è assente in quest'Aula; lei probabilmente avrebbe voluto fare molto di più, ma forse non riesce proprio perché ha un'ombra che le sta dietro e che decide in altre stanze e in altri ambienti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, la proposta di riforma in discussione si inquadra in quel più ampio progetto di riforma dell'Amministrazione regionale il cui obiettivo è quello di snellire e sburocratizzare un sistema diventato nel tempo sempre più farraginoso e non rispondente ai reali bisogni della nostra comunità.
Da troppo tempo è avvertita l'urgenza di porre mano alla riforma di organismi, come l'Ispettorato agrario e l'ERSAT, per citarne alcuni, la cui azione ha evidenziato i limiti di fondo del vecchio sistema fortemente condizionato da logiche di potere politico-clientelare che hanno avuto ragione, nel tempo, sulle reali esigenze del mondo agricolo, rendendo strutturale la lentezza procedurale e vanificando l'impiego delle risorse.
In coerenza con gli obiettivi previsti nelle linee programmatiche, si intende avviare, con appropriati interventi legislativi, tra i quali quello in esame è tra i più significativi, un processo innovativo capace di imprimere una svolta, anche di ordine culturale rispetto alla tradizionale gestione delle politiche agricole.
L'obiettivo della legge è quello dell'accorpamento delle funzioni e lo sfrondamento dei rami improduttivi della pubblica amministrazione per promuovere e sostenere la crescita di un settore di fondamentale importanza per la nostra economia. Si rende necessario, perciò, il ricorso ad un intervento legislativo incisivo ed immediato, ispirato a criteri di economicità ed efficienza nell'erogazione dei servizi, per una politica agricola di qualità in grado di competere con realtà di livello nazionale ed europeo.
La legge punta alla valorizzazione delle professionalità e conoscenze acquisite, anche nell'ambito degli enti oggetto di ristrutturazione, attraverso la razionalizzazione delle attività di ricerca e l'integrazione operativa dei diversi comparti che sinora agivano in regime di autonomia e spesso di sovrapposizione e concorrenza. La migliore gestione delle strutture che ne deriverà consentirà l'ottenimento di minori costi operativi e di maggiore efficacia dell'iniziativa.
Il coordinamento delle azioni svolte dalle tre Agenzie di nuova costituzione è affidato all'Esecutivo regionale, in ragione della necessità di garantire coerenza e continuità nell'attuazione delle politiche agricole, sottraendole alle distorsioni provocate da particolarismi politici. Appaiono davvero assolutamente infondate, e stupiscono, le critiche di chi parla di enti vuoti, di mere appendici dell'Esecutivo spinto, ancora una volta, da ottusa, bieca e pericolosa visione accentratrice. Un conto è chiedere che a tali organismi sia garantito il giusto grado di autonomia, cosa ben presente del resto nel testo in esame (caso mai è da rafforzare il concetto di autonomia relativamente alla ricerca), altra cosa è pretendere di slegarli completamente dal controllo del potere esecutivo. Stupiscono, dicevo, tali critiche, provenienti dall'opposizione, e dispiacciono perché mostrano quanto forte e tenace sia l'attaccamento alle vecchie logiche, tanto care a molti evidentemente, in cui il proliferare, meglio se incontrollato, degli organi amministrativi (vedi consigli di amministrazione), è valutato positivamente anche se realizza non una gestione corretta ed efficace della cosa pubblica ma di certo una paralizzante e disordinata sovrapposizione di poteri che a molti, evidentemente, fa comodo mantenere ancora.
La snellezza amministrativa e gestionale che la riforma produce porterà certamente maggiore rapidità decisionale e flessibilità operativa, anche grazie all'istituzione della figura del direttore generale che assomma in sé, come avviene in altri prestigiosi enti a livello europeo dello stesso tipo, le funzioni di responsabile tecnico, scientifico e di gestione. La concentrazione di funzioni degli enti preesistenti in un unico soggetto renderà dunque più efficaci azioni coordinate di ricerca e sperimentazione per la messa a punto di modelli di sviluppo rurale sostenibile, con prevedibili positive ricadute anche in termini economici e politici. Pur nel mantenimento della propria indispensabile specificità, tra AGRIS e LAORE verrà altresì realizzata l'auspicata integrazione tra le attività di ricerca, divulgazione e assistenza tecnica attraverso la creazione di un apposito tavolo di coordinamento che programmerà le modalità organizzative degli indispensabili scambi di conoscenza tra il personale delle rispettive Agenzie. Lo stesso tavolo si occuperà anche di monitorare la effettiva realizzazione delle attività e l'impatto che esse avranno sul territorio.
Ciò che si vuole non è la semplice razionalizzazione di tipo formale ma è una risposta intelligente che parte dalla consapevolezza delle difficoltà del settore, valorizza le competenze maturate, fonda la riforma sul principio della specializzazione attraverso la separazione ragionata dei tre ambiti che non sono compartimenti stagni ma che, attraverso i tavoli di coordinamento previsti, come ricordato, realizza una virtuosa collaborazione tra ricerca, assistenza e fase tecnico-amministrativa.
Non è vero che non è garantito il coinvolgimento dei destinatari principali dell'azione delle tre Agenzie. La legge è nata per organizzare meglio la politica agricola della Regione, ma non solo non prescinde dai protagonisti veri, che sono gli imprenditori agricoli, che sono gli operatori che vivono nel territorio, ma ne prevede il coinvolgimento nella fase concertativa attraverso la Consulta.
In relazione agli effetti negativi che il provvedimento dispiegherebbe nei confronti del personale (più di un intervento dell'opposizione stasera si è soffermato sulle devastanti conseguenze che la legge riserva al personale dipendente) è evidente che la posizione di tutti coloro che si affannano a dimostrare che sono in pericolo i posti di lavoro e che verrà mortificata la professionalità dei dipendenti appare del tutto strumentale e fuori luogo. Al contrario, gli elementi di flessibilità che verranno introdotti non potranno che valorizzare le professionalità, e sono tante, ed esaltarne le capacità e competenze.
Nessuno di noi pensa che la riforma possa dare i risultati sperati prescindendo dal ruolo e dalla funzione di risorse umane di cui dobbiamo far tesoro, e che rappresentano un grande patrimonio indispensabile per l'avvio della nuova politica agricola regionale. Si poteva fare di più, probabilmente, in particolare nello svincolare l'attività di ricerca dalla legge 31/1998, dal momento che si affida ad essa un ruolo di primo piano, in cui trae forza nel suo legame con l'economia reale, ponendosi finalmente anche come opportunità di lavoro in una realtà dalla quale spesso i ricercatori emigrano. Peraltro, aggiustamenti, modifiche, integrazioni sono possibili nel corso del dibattito quando sono tese a migliorare un testo che deve supportare e non penalizzare l'attività di centri di eccellenza, come per esempio l'Istituto zootecnico caseario, riconosciuti come tali a livello internazionale. Questa riforma, dicevo, rappresenta un altro tassello importante del progetto più ampio di riforma della Regione. Sono scelte riformatrici che caratterizzano il modo di operare di questo Governo e di questa maggioranza, per i quali l'imperativo è dare, in tempi brevi, risposte concrete e fruibili in grado di innescare meccanismi di ripresa economica e aspettative di crescita.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, qualche collega che è intervenuto nel dibattito, sia stamattina che questo pomeriggio, ha lamentato l'assenza dall'Aula del presidente Soru, e lo ha fatto riferendosi soprattutto alla definizione di importanza strategica che questa riforma avrebbe nella visione, appunto, della politica soriana, della politica di questa Giunta regionale. Io non mi unisco a questo coro, e non mi lamento dell'assenza del Presidente, per quanto potesse pure essere utile la sua presenza, perché bisogna dare atto che ogni tanto, non sempre, la sua presenza riesce a catalizzare l'attenzione dell'Aula e che interpreta qualche suggerimento dell'opposizione, facendolo diventare, magari, parte integrante del provvedimento di legge. Io mi lamento di un'altra assenza, di una assenza ben più rilevante, di una assenza che, a mio giudizio, ci impedisce di poter continuare questo dibattito, è l'assenza di quel mondo delle campagne, così come l'ha definito lo stesso presidente Soru, che sollecita questa riforma.
Quando il disegno di legge relativo alla proposta che stiamo esaminando, qui unificata, è stato presentato dalla Giunta regionale, il presidente Soru disse che si stava perdendo del tempo rispetto ai termini che la finanziaria del 2005 aveva fissato, e che vi era urgenza di discutere una riforma che il mondo delle campagne stava sollecitando.
Questo mondo delle campagne oggi non c'è, o meglio è fuori, il mondo delle campagne è quello che stamattina ha protestato, e forse sta protestando anche stasera, nella via Roma, di fronte al Consiglio regionale, ma non per sollecitare questa riforma, per altri problemi sempre attinenti al problema dell'agricoltura in generale.
Un altro motivo per il quale, io credo, non si possa davvero continuare questo dibattito. è dato dalle osservazioni formulate nel parere espresso dalla prima Commissione che è necessario leggere con attenzione. In questo parere si rileva che, trattandosi di una riforma che incide profondamente sulla riorganizzazione dell'intero assetto regionale, non è pensabile che non sia discussa dalla prima Commissione", così come non possono che essere oggetto della discussione della stessa Commissione tutti i problemi afferenti il personale, nonché tutti i problemi afferenti la dislocazione territoriale di queste tre Agenzie che non si individuano nel provvedimento di legge,. Ecco perché, davvero, oggi, non abbiamo elementi sufficienti per poter discutere questa proposta.
Vi è poi tutta un'altra parte di riforma che rimane fuori; noi oggi stiamo tentando di porre, come ha detto poco fa l'onorevole Fadda, un primo tassello cui ne seguiranno altri relativi sempre alla organizzazione del mondo dell'agricoltura. Ma non si può di certo pensare che la riforma complessiva del sistema organizzativo degli enti agricoli in Sardegna possa essere fatta a puntate, non si tratta di una telenovela, si tratta di qualcosa di più serio, si tratta esattamente di vedere nell'insieme tutto ciò che è utile per costruire uno strumento unico rispondente alle esigenze dell'agricoltura sarda.
Consentitemi una considerazione che mi sembra molto efficace anche per chiarire: ma davvero possiamo parlare di riforme degli enti che operano nel settore dell'agricoltura, tenendo fuori oggi tutti gli uffici periferici dell'Assessorato dell'agricoltura? Ma davvero noi possiamo pensare di fare una riforma efficace tenendo fuori i Consorzi di bonifica? Ma davvero possiamo pensare di costruire un modello efficiente non tenendo conto di quella miriade di enti che oggi operano sul territorio a favore, naturalmente, del settore dell'agricoltura? Non è assolutamente pensabile. Noi non possiamo essere animati da una ispirazione cosiddetta di "creazione di Agenzia" che ci porti alla gratificazione finale di dire che abbiamo fatto una riforma.
No, non abbiamo fatto una riforma, abbiamo pensato qualcosa in analogia a quanto hanno pensato in altre Regioni italiane; in altre sei Regioni italiane hanno già creato Agenzie regionali per l'agricoltura di assistenza e di pagamento, così come oggi noi stiamo tentando di fare, ma di certo in nessuna di queste Regioni si è avviata una riforma concreta, complessiva, davvero efficace e rispondente alle esigenze dell'agricoltura sarda.
E' significativo il fatto che stamattina gli agricoltori ci abbiano detto che sono in arrivo le cartelle esattoriali relative al saldo 2001 dei canoni irrigui. Un saldo, tra l'altro privo di qualsiasi rispondenza rispetto agli effettivi costi di utilizzo dell'acqua, che porta in una stagione irrigua a 816 euro per ettaro il complessivo costo dell'acqua; ne consegue, ovviamente, che qualsiasi produzione posta in essere, anche la più redditizia, diventa antieconomica, significa andare comunque in perdita.
Allora, di fronte ad una assenza così rilevante all'interno di questo processo di riforme che oggi è in corso, io dico che non è pensabile che non si possa e non si debba fare un ragionamento unico, imposto dall'esigenza prioritaria del comparto. Diventa molto rappresentativo lo schema di sintesi allegato al disegno di legge. Uno schema di sintesi, tipo diagramma di flusso, significativo, che davvero fa capire qual è la vera intenzione della Giunta regionale perché la Giunta regionale sta al vertice e sotto ci sono le tre Agenzie, rappresentate da tre rettangoli, che si interconnettono con il cosiddetto organo di consulenza, la Consulta per l'agricoltura, che si interconnette con un altro organo di controllo non meglio individuato. Alla fine, però, il tutto è gerarchicamente ricondotto alla Giunta regionale o, meglio, a chi nominerà i direttori generali di queste tre Agenzie.
Quindi una strutturazione verticistica, contraria e opposta alla filosofia dell'Agenzia, che dovrebbe nascere con una totale autonomia funzionale, slegata dall'assetto politico, altrimenti viene snaturato completamente ciò che noi intendiamo per Agenzia.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue PISANO.) L'Agenzia non può avere quella configurazione. Colleghi ben più esperti di me, su questo tema possono benissimo intervenire e dare un contributo, ma se noi leghiamo queste tre Agenzie al carrozzone della politica secondo un criterio gerarchico, senza prevedere un vero coordinamento tra loro, se non ai fini della programmazione, è evidente che il sistema è votato a fallire. Nella legge finanziaria numero 7 del 2005, all'articolo 30, noi fummo molto lucidi, evidentemente, nel prevedere che l'acronimo, emblematico, dell'Ente di ricerca per l'agricoltura sarebbe stato ERA, come il verbo definisce un qualcosa di passato: un ente regionale che nasceva per non sopravvivere. Nell'articolo 7 del testo oggi in discussione quell'ente regionale , "è soppresso"; poverino: non ancora nato e già morto! Quindi lo chiamiamo diversamente; ciò che noi pensavamo dovesse essere l'ERA, oggi assume anche da un punto di vista giuridico la forma di agenzia ma, probabilmente, assolverà le stesse funzioni che erano state attribuite all'ERA.
Questo è il nostro modo frettoloso di dare vita a queste riforme, ma non possiamo assolutamente proseguire su questa strada. Io credo che il suggerimento contenuto nel parere espresso dalla Commissione prima sia il più valido. La Commissione esprime infatti un parere favorevole, votato dai consiglieri della maggioranza, ma che tale assolutamente non è. E' sufficiente leggerlo per capire che di favorevole non c'è niente, ma che vi è stato un forte condizionamento da parte di chi intendeva avocare a sé la competenza di definire e strutturare questa riforma.
Oggi, abbiamo l'assoluta esigenza di riportare in Commissione questa riforma, di ripensarla in modo che risponda veramente alle necessità del mondo delle campagne, così come lo definisce il presidente Soru. La riforma va pensata nel suo insieme; non è un mosaico che si costruisce nel tempo: un piccolo tassello oggi, tanti altri piccoli tasselli che chissà quando arriveranno. È assolutamente necessario fare un ragionamento complessivo, e questo invito io credo che lo dobbiamo, serenamente, cogliere tutti.
La finalità che si persegue mi pare sia condivisa ed è quella di avere un'interlocuzione con l'agricoltura reale della Sardegna, che è una realtà purtroppo e tristemente quasi morta, che non esiste più e che difficilmente potrà rivitalizzarsi se va avanti una riforma così distaccata e così nettamente assente rispetto alla situazione tragica dei nostri territori agricoli.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, colleghe e colleghi, Assessori, era ed è presente in tutti noi la consapevolezza che si dovesse affrontare la riforma degli enti in agricoltura; infatti sono troppi e spesso le loro competenze si sovrappongono e creano disfunzioni nella loro gestione.
A parer nostro, però, questa Giunta ha fatto l'errore di cancellare l'esistente senza aver prima avanzato una proposta alternativa Ancora oggi, secondo noi non c'è una vera proposta alternativa, soprattutto noi vorremmo che non fosse questa in discussione; vorremmo che ci fosse la possibilità di cambiare sostanzialmente questa riforma all'interno di quest'Aula perché le riforme sono importanti, ma sono importanti quando sono fatte bene. Quando le riforme non migliorano una situazione o, addirittura, rischiano di peggiorarla, io credo che non servano, non servono a noi come non servono al mondo agropastorale.
Per quanto riguarda i vecchi enti agricoli io non credo che tutto l'esistente fosse da buttare. Alcuni enti hanno funzionato molto bene, però sono stati accomunati tutti nello stesso destino e sono stati cancellati sia quelli che hanno funzionato bene che quelli che hanno funzionato meno bene.
Assessore, bisogna capire che cosa vogliamo fare realmente; perché non ci deve sfuggire il fatto che i veri problemi dell'agricoltura sono altri. Noi facciamo pervenire all'esterno il messaggio che, a seguito della riforma degli enti agricoli, i problemi dell'agricoltura possono considerarsi in parte risolti, mentre io sono convinto, è una mia convinzione personale, naturalmente, che i problemi del mondo agricolo, che sono problemi molto seri, rimangono tali e quali e non sarà questa riforma che cambierà, migliorandola, la situazione.
All'interno di questa proposta non c'è un programma di rilancio dell'agricoltura. Io non lo vedo in questa riforma ma, soprattutto non lo vedo nelle politiche che sta portando avanti la Regione.
Assessore, il mondo agricolo sta attraversando la crisi più grave dal dopoguerra ad oggi;naturalmente le colpe di questa crisi non sono tutte sue perché la crisi parte da lontano, però, effettivamente, noi oggi non stiamo dando una speranza al mondo agropastorale. Che cosa abbiamo fatto e che cosa stiamo facendo, per esempio, per arginare la fuga dalle campagne? E sugli interventi in agricoltura?. Se non ci fossero stati i fondi POR il mondo agricolo non avrebbe ricevuto una lira da spendere per il miglioramento delle infrastrutture, per il miglioramento delle aziende, , per rendere competitiva la nostra agricoltura nei confronti delle altre regioni e dei paesi europei. Questo è il vero problema.
Io questa mattina ho ascoltato diversi interventi, in particolare mi ha colpito l'intervento del collega Uggias il quale ha sostenuto che sinora non si è fatto nulla, ma adesso che viene proposta una riforma si dice che non va bene. Collega Uggias, il problema non è quello di riformare gli enti agricoli, quello è un problema minimo; se la riforma fosse stata una sentita dal mondo agricolo, il mondo agricolo sarebbe presente, ma non è stato coinvolto e oggi non c'è. Vede che non c'è nessuno nelle tribune destinate al pubblico? E' come se questa riforma non si stesse facendo. Il mondo agricolo è indifferente verso questa riforma che noi stiamo approvando. Il vero problema è che noi stiamo approvando un provvedimento che non produrrà nessun risultato. Il mondo agropastorale questo lo sa veramente bene. Non si può dire quindi che adesso si stanno risolvendo i problemi dell'agricoltura, mentre prima non si è fatto nulla.
Ma, come dicevo prima, se noi non avessimo avuto le risorse dei fondi POR noi non avremmo avuto una lira da impegnare in agricoltura. Nel bilancio regionale sono stanziate due lire per l'agricoltura. Allora io ricordo al collega Uggias che noi, nella passata legislatura, abbiamo impedito il tracollo del mondo agropastorale. Questo Consiglio regionale è stato capace, impegnando le risorse del proprio bilancio per affrontare emergenze quali la lingua blu, la siccità, l'alluvione, di impedire il tracollo del mondo agropastorale, cosa che invece sta avvenendo oggi, a un paio d'anni di distanza, proprio perché non si stanno ponendo in essere strumenti in grado di far superare questa situazione di crisi.
Allora, la crisi del mondo agropastorale non va confusa con la riforma degli enti agricoli. Questo è un piccolo passo che non so quali risultati potrà dare - poi entreremo anche nel merito - però i problemi del mondo agricolo sono ben altri, Assessore, come lei sa. Lei è un manager che ha gestito, devo dire anche con risultati importanti, un'azienda leader in Sardegna, e sa cosa bisogna fare per uscire da situazioni di crisi, per essere competitivi nei mercati. Il vero problema della nostra agricoltura, oggi, è la mancanza di competitiva sui mercati italiani ed esteri. Questo, ripeto, è il vero problema. Allora, noi dobbiamo dire alla gente che cosa stiamo facendo per uscire da questa situazione. E, di fatto, non stiamo facendo assolutamente nulla!
Questo Governo della Regione deve impegnare risorse. L'agricoltura, è sostenuta, non assistita, è sostenuta in tutte le nazioni più moderne d'Europa e del mondo. Non si capisce perché questo non avvenga in Sardegna, dove l'agricoltura è ancora l'asse portante dell'economia, perché io non credo che si possa puntare soltanto sullo sviluppo turistico, sullo sviluppo industriale o artigianale.
Allora, noi stiamo trasformando gli gli enti agricoli in Agenzie. Ma siamo sicuri che questa sia la scelta giusta ? Si dice che le Agenzie saranno più agili, saranno più economiche. Io non ne sono convinto. La dimostrazione sta nel fatto che alcune regioni italiane che hanno puntato sulla istituzione delle Agenzie hanno già constatato che questo sistema è in crisi, che non è in grado di superare la fase di emergenza dell'agricoltura.
Io credo, inoltre, che il fatto di aver trasformato gli enti in Agenzie non tranquillizzi neanche il personale dipendente perché, anche se è stata applicata la legge numero 31 per il contratto dei lavoratori, questo non significa che stiamo parlando della stessa cosa, e non è la stessa cosa. Quindi, bisogna dirlo questo, anche se noi stiamo facendo un cambiamento che io non so se stia andando nella direzione giusta o meno.
Io ho molti dubbi che si stia andando nella direzione giusta e, soprattutto, io vedo un cambiamento nel senso che noi stiamo trasformando gli enti in Agenzie che sono prive di potere reale perché, di fatto, il potere è tutto in mano alla Giunta regionale, al Presidente della Giunta regionale che nomina i direttori..
A parer mio occorre fare una profonda riflessione. Io mi auguro che la Giunta regionale, questo Consiglio regionale, la maggioranza di questo Consiglio regionale valutino attentamente questa riforma. Si è detto che gli enti erano troppi, che si spendeva troppo per i Consigli di amministrazione, che molte volte le competenze erano sovrapposte e quindi gli enti non potevano funzionare bene. Ma la riforma è stata necessitata soprattutto, così è stato detto, dai costi. Bene, analizziamo quale sarà il risultato di questa riforma.
Noi stiamo creando tre nuove Agenzie: AGRIS, LAORE e ARGEA. AGRIS si occuperà della ricerca scientifica, , LAORE dell'assistenza tecnica, e ARGEA della gestione degli aiuti, contributi e premi previsti da norme comunitarie, nazionali o regionali. Ma era veramente indispensabile creare queste tre Agenzie? Noi abbiamo presentato un emendamento, io mi auguro che la maggioranza e la Giunta lo prendano in considerazione, con il quale proponiamo l'istituzione di un solo ente regionale, non tre, che si articola poi in dipartimenti. . Se avessimo voluto semplificare, se avessimo voluto risparmiare altre soluzioni erano possibili.
In realtà, le tre nuove Agenzie regionali che noi stiamo creando, tenendo conto delle strutture che le supportano (Consulta agricola, Comitato di coordinamento, Comitati tecnico-scientifici e così via), costeranno più degli enti soppressi. Oltre la maggiore spesa, Assessore, le Agenzie non avendo alcun potere non diventeranno il vero punto di riferimento del mondo agropastorale.
Se veramente vogliamo risparmiare, questo Consiglio regionale, che è sovrano, se vuole dimostrare di svolgere il suo ruolo con l'autorevolezza che è propria dell'istituzione consiliare, è ancora in tempo per modificare il testo in discussione se non intende rinviarlo in Commissione. Questa riforma è come altre fatte in precedenza, come quella che avete avviato sulle comunità montane che, in alcuni casi, sono aumentate come, per esempio, nella provincia di Nuoro. Ora che ci sono otto province, io valuterei effettivamente la possibilità di chiudere questi enti, perché non è possibile che una Regione come la nostra spenda il 40 per cento delle sue risorse per pagare la burocrazia anziché destinarle ai settori produttivi.. Allora, io credo che noi dobbiamo fare in modo che queste risorse vadano nella direzione giusta; quindi devono essere destinate non a pagare questi burocrati, gente che sta lì, dietro l'uscio perché ha bisogno di incarichi (consigli di amministrazione e altro), ma a rimpinguare i settori produttivi, a favorire lo sviluppo e la crescita del mondo agropastorale che oggi è in crisi, in profonda crisi e non riceve, da parte dell'Amministrazione regionale, una giusta attenzione per riuscire a superare questa fase di emergenza, questa fase di crisi.
Noi sappiamo che cosa dobbiamo fare per superare la fase di emergenza, perché sappiamo quali sono le debolezze, i nodi da sciogliere che non riguardano soltanto il personale. Questa riforma crea alcune situazioni, relativamente al personale, che non sono determinate soltanto dal passaggio da ente in Agenzia; ci sono alcuni punti, che non sono stati chiariti, che riguardano il personale dell'ARA, personale qualificato: veterinari, agronomi, che hanno acquisito una certa esperienza, che possono essere veramente utili e che non hanno trovato posto in questa riforma, così come non ha trovato posto il personale del CRAS.
Qualche collega parlava di trovare a queste persone una diversa collocazione. Questa non è una risposta, quello che stiamo facendo non garantisce assolutamente nulla, e non sono d'accordo con chi dice che in seguito si vedrà. Una riforma si fa e non ci si ritorna dopo sei mesi o dopo un anno. Si fa una riforma e si chiude, può essere che quella riforma chiuda il suo ciclo in 20-30-40 anni, ma non si fa una riforma pensando di reintervenire subito dopo.
Il vero problema del mondo agricolo, Assessore, è quello della carenza di infrastrutture, dei costi dell'acqua, dei costi dell'elettricità, della viabilità carente. Gli agricoltori stanno pagando il canone irriguo a 800-900 euro ad ettaro, secondo le tabelle che ci hanno mostrato stamattina;. ma se anche pagassero 500 euro ad ettaro o 400 euro ad ettaro sarebbe comunque un costo assurdo. Se non interveniamo per sanare queste situazioni, noi obblighiamo la gente a svendere questi terreni. È impensabile che ci siano Consorzi di bonifica che fanno pagare un canone irriguo così alto, quando noi sappiamo quel che rende l'agricoltura., La Regione ha il dovere di intervenire.
Lo stesso discorso vale per la viabilità. Assessore, lei sa che la Giunta regionale sta approvando provvedimenti che vietano la possibilità di asfaltare, di bitumare le strade, di creare quindi una migliore transitabilità delle strade medesime? Anche questo è un problema che ricade sul mondo agricolo; quando noi non mettiamo le aziende agricole nelle condizioni di lavorare, gli agricoltori nelle condizioni di raggiungere in modo ottimale i posti di lavoro, noi stiamo impedendo a queste aziende di crescere.
Per quanto riguarda i consumi, la valorizzazione delle risorse agricole, vorrei chiedere all'Assessore se si è informato su come si stanno comportando oggi le aziende alberghiere in Sardegna, perché oggi gli alberghi in Sardegna ….
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Ladu, prego.
LADU (Fortza Paris).… stanno raggiungendo un certo numero di presenze, però questi alberghi non acquistano produzioni locali, ma acquistano da aziende del continente. Ecco, non è certo un'accusa che si fa a lei in particolare, perché è un problema vecchio, però, noi dobbiamo iniziare almeno a far consumare le nostre produzioni.
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, ha terminato il tempo a sua disposizione. Prego i colleghi di mantenersi all'interno dei, non pochi, venti minuti.
LADU (Fortza Paris). Avrei altre cose da dire…
CUGINI (D.S.). Le dirai il prossimo anno!
LADU (Fortza Paris). Tu ascolta che ti fa bene imparare, Cugini! Tu maestri non ne hai avuto, e quando li hai avuti erano a senso unico!
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, so che l'intervento prende un po' la mano, però, venti minuti dovrebbero essere sufficienti.
E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, Assessori, colleghi del Consiglio, io credo che si potrebbe partire abbastanza appropriatamente da una delle ultime riflessioni del collega Ladu che, devo dire, io avevo già fatto nel corso della discussione in Aula della cosiddetta legge di riforma sanitaria; io avevo detto che quando in Consiglio regionale si decide la sorte di un comparto importante come la sanità, questo vale ovviamente anche per l'agricoltura, questi comparti devono essere presenti tramite i loro rappresentanti in Aula. Più volte, infatti, quando abbiamo discusso argomenti fortemente sentiti presso l'opinione pubblica sarda le tribune di quest'Aula destinate al pubblico si sono temporaneamente riempite e sotto il Palazzo, quando gli argomenti non erano condivisi, c'è stato "movimento"; un "movimento" che per certi versi ha condizionato, forse negativamente, anche il modo di legiferare di quest'Aula, perlomeno nella passata legislatura. Era un movimento reale di gente che era interessata direttamente ai provvedimenti che questo Consiglio discuteva e che, in modo proprio o improprio, intendeva comunque far sentire la propria voce agli abitanti del Palazzo.
Devo dire che quando abbiamo discusso la legge della cosiddetta riforma sanitaria, che appunto riforma non era, non c'erano tribune gremite e neppure tifoserie scatenate, ma devo dire neanche dibattiti nei bar o negli ospedali, se ai bar è più agevole per ciascuno di noi sostituire l'immagine degli ospedali dove avvenga discussione sui temi della sanità. Mi sembra che, a riprova di quanto sia il collega Ladu che altri oratori del centrodestra hanno detto, , entusiasmo, attesa, interesse in Sardegna non ci siano neppure per questo provvedimento di legge; forse basterebbe questa considerazione per dire che il provvedimento c'è, lo discuteremo, entreremo anche nel merito degli articoli, ve lo approverete, ma non inciderà in modo significativo nel mondo dell'agricoltura sarda.
Io non voglio dire che non sia una legge di riforma, come abbiamo sostenuto anche per quanto attiene agli IACP, una legge che modifica la struttura di qualche cosa è una legge di riforma di quel qualcosa. Può essere una legge di riforma reale, quindi una legge che comporta il cambiamento vero in un comparto più o meno importante della società sarda, può essere una legge di riforma settoriale, può essere una legge di riforma talmente puntiforme che non riforma niente, quindi rimanda ad altro momento le decisioni e le scelte su un settore. E questa credo sia la considerazione di filosofia che noi opponiamo al vostro testo di legge in discussione.
Come è successo nei giorni scorsi, diciamo che il ragionamento con voi può avvenire in due modi. Il primo è quello del confronto tra le diverse filosofie; è quindi un confronto sul terreno della politica, nel quale noi abbiamo l'obbligo di dirvi qual è la diversa impostazione che, sui temi specifici, abbiamo rispetto a voi.. Poi c'è il confronto sugli articoli del progetto di legge che prescinde, ovviamente, dal confronto sulla politica, nel senso che per noi è obbligatorio, comunque, nell'esplicitazione di quel ruolo di controllo che è affidato alla minoranza, segnalarvi tutto ciò che relativamente al testo e ai singoli articoli non è condivisibile al fine di migliorarli.
Vi devo ribadire, infatti l'ho già detto, che da parte di questa minoranza c'è la tentazione, una volta fatta la riflessione sulle differenze politiche, di lasciarvi da soli a discutere sugli articoli, anzi a non discuterli, ad approvarli velocemente in questa come in tante altre circostanze. E' una tentazione forte, che scaturisce dalla vostra sordità, in molte occasioni, al lavoro e ai suggerimenti che provengono da questi banchi, ma io credo che sia una tentazione alla quale una minoranza non deve cedere perché qualora cedesse abdicherebbe, tutto sommato, al ruolo che gli elettori le hanno dato.
La riflessione di carattere politico è quindi assolutamente lineare, cristallina. Sono passati due anni dall'inizio della vostra attività di governo, cioè non siamo più alla fase dell'enunciazione dei progetti, siamo alla fase in cui il vostro elettorato, il nostro, la Sardegna, tutti, controllano quanta parte dei progetti è stata realizzata e controllano che cosa si è di fatto cambiato in Sardegna. Debbo dire che il settore dell'agricoltura è particolarmente sotto i riflettori. Perché? Ma perché tradizionalmente in Sardegna il comparto agricolo ha un ruolo, una estrema importanza, non si tratta di un comparto che vive isolato, lontano dagli altri pezzi della società sarda. Tutti sappiamo che è importante dal punto di vista elettorale, dal punto di vista produttivo, dal punto di vista dell'occupazione, dal punto di vista delle tradizioni che ciascuno di noi, che ciascuna nostra famiglia sarda ha.
E' un settore che in Sardegna ha rivestito e riveste ancora oggi un'importanza fondamentale. Io credo che, sostanzialmente, quasi tutti siamo, in senso lato, figli di agricoltori sardi. E quindi è un settore che è stato fortemente all'attenzione della Giunta nella fase di formazione e nelle prime fasi di lavoro di questa Giunta regionale. Nessuno di voi si sarà dimenticato la tensione che aveva accompagnato, forse un anno fa (posso sbagliare di qualche mese), l'arrivo in Aula del presidente Soru che, noi immaginavamo, avrebbe tratteggiato i motivi per cui aveva ritenuto opportuno cambiare l'Assessore dell'agricoltura.
Il presidente Soru, in quella come in altre circostanze, riuscì a stupirci perché, telegraficamente, comunicò la sostituzione semplicemente indicando il nome del nuovo Assessore. Io devo dire che non mi scandalizzai, come invece altri fecero, di fronte all'atteggiamento del Presidente, nel senso che non immaginavo, non desideravo, non pretendevo che il Presidente desse grandi giustificazioni sull'atto che stava ponendo in essere. L'atto della sostituzione per me si spiegava da solo. Ritenevo infatti, avendo il Presidente la responsabilità della gestione del programma politico di tutti gli Assessori che hanno un rapporto fiduciario diretto con la Presidenza della Regione, che la sola sostituzione fosse la dimostrazione più palese - quindi non necessitante di alcuna giustificazione verbale - del fatto che il Presidente si fosse reso conto di aver sbagliato nella scelta di quell'Assessore. Poichè da quell'errore era verosimilmente discesa una politica non accettabile nel settore dell'agricoltura, il Presidente, avendo una responsabilità diretta, procedeva a sostituire l'Assessore con un altro Assessore che fosse in grado di dare l'input al cambiamento dell'agricoltura sarda.
Ho sentito diversi colleghi del centrodestra fare i complimenti alla competenza tecnica del nuovo Assessore dell'agricoltura. Io che probabilmente ho minori contatti con il settore agricolo e quindi ho anche minori opportunità di conoscere la figura professionale dell'Assessore, quella che ha preceduto quindi la sua esperienza politica, ho meno possibilità di fargli questo tipo di complimenti. Però devo dire che oggi, anche se lo avessi conosciuto meglio prima, sarei chiamato a giudicarlo per la sua esperienza politica. E, dovendolo giudicare per la sua esperienza politica, debbo esprimere un giudizio fortemente deficitario, e tale rimane anche all'atto della presentazione di questo testo di legge.
Mi sarei aspettato che la maggioranza, dopo due anni di governo, avesse un'idea chiara dei problemi dell'agricoltura sarda. E mi sarei aspettato che la maggioranza e la Giunta regionale avessero un'idea chiara anche delle ipotesi di soluzione dei problemi dell'agricoltura sarda! Abbiamo parlato del problema dell'acqua, ne abbiamo parlato anche stamattina incontrando gli agricoltori; abbiamo parlato del problema dell'energia; abbiamo parlato dei problemi del credito; abbiamo parlato dei problemi del riordino fondiario. Bene, il provvedimento che oggi noi stiamo discutendo mantiene, all'interno dell'articolo 3, la descrizione degli obiettivi che la Regione Sardegna si vuole dare per quanto riguarda l'agricoltura, ma questi obiettivi sono calati come un corpo estraneo all'interno del testo di legge. Voi mi direte che è naturale che sia così perchè questo progetto di legge si occupa di strumenti, quindi non ha la pretesa di dare un inquadramento complessivo ai problemi dell'agricoltura sarda.
È possibile che voi abbiate ragione. Ma qual è il momento in cui si darà un inquadramento complessivo ai problemi dell'agricoltura sarda? Qual è il momento in cui noi conosceremo quali strumenti devono essere messi in campo per raggiungere gli obiettivi? Perché se gli strumenti fossero gli enti agricoli o, meglio, gli enti agricoli così come riformati dal provvedimento di legge oggi in discussione, signori, non ci sarebbe da stare assolutamente allegri! È ovvio che gli enti agricoli non intervengono sui problemi strutturali dell'agricoltura sarda. E' ovvio! Non c'è nessuna pretesa in questo senso!
Gli spazi vuoti nelle tribune per il pubblico sono anche la conferma che tutta la Sardegna sa che oggi si sta discutendo non dei problemi strutturali dell'agricoltura sarda, ma di come quelli che abbiamo conosciuto come enti dell'agricoltura possono, forse meglio che in passato, rapportarsi con l'agricoltura sarda. Ma, badate, perché le Agenzie che voi state creando possano funzionare c'è una precondizione fondamentale da soddisfare, che io ho paura in questo momento sfugga all'Aula, ma soprattutto sfugga alla maggioranza e alla Giunta. E cioè che ci deve essere l'agricoltura sarda! Perché questi enti danno sostegno all'impresa agricola, danno sostegno a coloro che fanno agricoltura in Sardegna, se impresa agricola e agricoltura ci sono! Se non ci sono più quelli che fanno agricoltura in Sardegna, avere degli enti che teoricamente funzionerebbero (ammesso che questi teoricamente possano funzionare), non significa fare un grande regalo al mondo dell'agricoltura sarda!
Noi ci saremmo aspettati che prima di porci il problema di chi deve fare assistenza in agricoltura, ci si ponesse il problema di cosa fare dell'agricoltura! Ci si ponesse il problema sia del contesto in cui l'agricoltura sarda deve "campare" che delle difficoltà strutturali che incontra in ogni momento della sua vita quotidiana, oggi! Ci saremmo aspettati, ancora, che ci si ponesse il problema dei rapporti con l'Europa, che sono liquidati in due righe dell'articolo 3, ma che sono probabilmente il fulcro della comprensione della situazione del mondo agricolo in Sardegna. Aveva ragione il professor Saverio Marras da Gonnosfanadiga - forse Siro lo conosce - che dieci anni fa a me, che da liberale gli parlavo della concorrenzialità tra imprese, da liberale mi fece leggere un libello, edito da una fondazione americana, nel quale si sosteneva e si dimostrava quello che io non sapevo, e cioè che in nessun Paese occidentale l'agricoltura poteva essere considerata un settore strategico, e da mantenere in vita, senza un supporto da parte dello Stato! Quindi, considerando strategico il settore, ritendendoche non sia un settore in cui avere una dipendenza assoluta da terzi fuori dai confini nazionali, non c'era nessun Paese al mondo in cui l'agricoltura non beneficiasse dell'intervento pubblico!
Io stesso, in quella circostanza, mi feci l'idea che l'intervento pubblico in agricoltura, se si ritiene strategico il settore (e in Sardegna lo si ritiene strategico per mille motivi), deve esserci per forza. Ma se questo è, è evidente che il problema più importante della nostra agricoltura è quello di contrattare presso l'Unione Europea gli spazi che poi la nostra agricoltura può avere in Sardegna e quindi decidere quale tipo di intervento la Regione Sardegna, in consonanza con l'Unione Europea, può fare sull'agricoltura sarda.
A noi non mancano i soldi. Nella scorsa legislatura abbiamo approvato una legge per la cui dotazione finanziaria ognuno giocava al rialzo e, poi, la cifra più alta è quella iscritta in legge; però, i soldi che noi abbiamo stanziato in quella legge non sono stati spesi! Questo significa non che sono mancati i soldi per gli interventi in agricoltura, ma che sono mancati gli strumenti attraverso i quali spendere quei soldi! A noi è mancato il canale, compatibile con le norme della Comunità Europea, per spenderli! Un canale per evitare l'attivazione di procedure di infrazione come è successo per le leggi che hanno abbattuto i tassi sul credito concesso alle imprese agricole! Questo resta uno degli aspetti fondamentali del problema. Ed è un problema all'attenzione dell'Aula, sul quale noi aspettiamo risposte dalla maggioranza, aspettiamo risposte dalla Giunta; ma non siamo noi, che pranziamo e ceniamo, ad aspettarle; le aspettano quelli che, con sempre maggiore difficoltà, ricavano il pranzo e la cena dall'agricoltura. Queste sono le risposte che speravamo di avere e che ritenevamo propedeutiche all'intervento mirato sugli enti.
Per quanto riguarda, nello specifico, l'intervento mirato sugli enti, non posso che condividere totalmente quello che i miei colleghi di Gruppo hanno già detto,meglio di quanto possa farlo io . Io non ho niente anzi il nostro Gruppo (visto che l'abbiamo detto tutti) non ha niente contro il modo in cui sono stati concepiti gli enti. Forse neanche contro il numero, anche se uno era più che sufficiente, a nostro avviso, se si voleva effettivamente porre in essere un meccanismo di riforma reale. Non siamo neanche contrari al fatto che queste Agenzie siano sostanzialmente il braccio esecutivo della Giunta, non essendo dotate di un consiglio di amministrazione e non avendo un'autonomia che possa consentirgli di portare avanti una propria politica, che vi sia quindi una testa pensante dentro l'ente; da questo punto di vista sono totalmente gestite dalla Giunta e dalla Presidenza della Giunta.
Però, se questo è, diventa più difficile capire perché avete creato tre strutture quando una sarebbe stata sufficiente! Istituire tre Agenzie ha un senso se si dota ciascuna di loro di una propria autonomia, di una testa molteplice e variegata che consenta di avere una produzione propria; ma se la testa è sempre la stessa, ed è una sola, qual è il motivo per cui tre sono i corpi che devono erogare prestazioni?
Voi stessi, incontrando le organizzazioni sindacali, avete detto che il passo in avanti che state facendo è quello di proporre all'agricoltore lo sportello unico, cioè un'unica struttura con la quale potrà raffrontarsi per tutte le esigenze che scaturiscono dall'attività legata al mondo agricolo. Ora, se il ragionamento è questo, allora io non capisco perché da questo ragionamento che io mi sforzo di condividere e che magari riesco anche condividere entrando nella mentalità, nell'intelligenza che voi avete applicato al provvedimento, si arrivi a conclusioni che sembrano schizofreniche rispetto al presupposto! Nel momento in cui si accentrano sulla Giunta, sul Presidente della Giunta, sull'Assessore, tutte le capacità e tutte le potenzialità decisionali, non riesco a capire perché non si attivino quei meccanismi di coinvolgimento del mondo agricolo attraverso la Consulta, attraverso i Comitati tecnico scientifici, che sono fondamentali al fine di avere perlomeno un canale di ragionamento sempre aperto! Nel vostro interesse! Perché se Soru, o Foddis, prendono tutte le loro decisioni dopo aver ragionato con la Confagricoltura, con la Coldiretti, è possibile che i problemi siano stati ben sviscerati e che i danni siano ridotti e quindi che voi ne abbiate un contraccolpo negativo minore o, addirittura, che abbiate un ritorno positivo da queste azioni; se invece le decisioni avvengono senza che sia stato attivato perlomeno un meccanismo di dialogo, di ragionamento, di riflessione, i vostri rischi diventano assai più alti, perché voi sapete bene che quando le cose sono fatte senza che ci sia il meccanismo del confronto...
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Vargiu, prego.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, il tempo vola! Io concludo perchè il ragionamento è compiuto.
PRESIDENTE.. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, signori Assessori, io utilizzerò i dieci minuti di tempo a mia disposizione partendo da una considerazione che l'onorevole Vargiu ha fatto poco fa e rispetto alla quale esprimo totale e piena condivisione. L'affermazione dell'onorevole Vargiu è che il comparto dell'agricoltura in Sardegna è talmente importante e rappresentativo che la Sardegna dovrebbe essere nelle condizioni di negoziare direttamente con l'Unione Europea strumenti, metodiche e possibilità per costruire un proprio percorso di sviluppo, ivi compreso lo sviluppo di quel comparto.
Onorevole Vargiu, io tanto concordo su questa affermazione, ma credo sia patrimonio comune sia della maggioranza che dell'opposizione, che ne approfitto per rivolgere un invito: il peso che noi possiamo esercitare nei confronti dell'Unione Europea sarà tanto più importante, tanto più determinante nel momento in cui scriveremo nel nostro nuovo Statuto di autonomia alcune regole ed alcuni principi, alcune potestà che ci consentiranno poi di esercitare in forma piena, non surrettizia, non attraverso deleghe o in ogni caso in modo non secondario, quel potere e quella funzione in maniera diretta con l'Unione Europea.
Relativamente a questo mi sia consentito, per inciso, di introdurre un argomento che solo apparentemente è fuori luogo ed è quello relativo all'impugnativa da parte del Governo del testo della legge statutaria per l'uso del termine "sovranità". Il Governo continua ad interpretare il termine sovranità in maniera statica, in riferimento al concetto tradizionale del diritto costituzionale, e non dinamica, a fronte di una interpretazione del legislatore regionale che nulla ha a che fare, certamente, con l'indipendenza. Anzi, la sovranità della Regione sarda dovrebbe finire con l'esaltare nel contempo anche la sovranità dello Stato italiano. Ma allora, l'invito nel concordare con lei, onorevole Vargiu, è perché spiace che sulla stampa, mi pare di ieri, si apprenda che come Riformatori non intendete partecipare...
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, mi scusi, ma l'argomento del dibattito di oggi è la Consulta?
PRESIDENTE. Onorevole Balia, stiamo nel tema, prego.
BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Io sono partito, onorevole Vargiu, da una sua affermazione sul potere della Regione nei confronti della Comunità europea per rivolgerle poi, benevolmente e in maniera assolutamente corretta, un invito affinché i Riformatori partecipino alla costruzione di quel processo di riforme addivenendo alla nomina dei consultori.
Lei ha ragione, onorevole Vargiu, quando dice che molte problematiche dell'agricoltura sono legate ai comportamenti dell'Unione Europea; e, Assessore, sotto questo profilo la invitiamo anche ad una vigilanza attiva, naturalmente, quindi anche ad una partecipazione attiva. Parrebbe, infatti, da notizie assunte, che l'Unione Europea stia per assumere la determinazione di consentire nuovamente l'estirpazione dei vigneti. Sappiamo quanto una decisione di questo tipo possa risultare appetibile anche in Sardegna, ma quali danni poi possa produrre.
Serve la vigilanza attiva e, di conseguenza, serve intervenire perché un fatto di questo tipo sia scongiurato per quanto riguarda la nostra isola o, quantomeno, perché si promuova un'azione di informazione nei confronti dei produttori che li induca a non accettare quella forma di incentivo.
Onorevole Vargiu, un'altra questione sempre attinente a questo settore,è l'invecchiamento del vino, anche di vini pregiati (vini DOC, IGC e quant'altro), attraverso l'utilizzo dei trucioli, senza che di questa procedura si dia avvertimento all'interno dell'etichetta; quel prodotto potrà avere perciò, apparentemente, ad un primo esame del consumatore gli stessi caratteri organolettici e gli stessi gusti dei vini, invece, che sono stati sottoposti ad invecchiamento con procedure tradizionali. Esiste quindi un problema di tutela della qualità del prodotto e di tutela di quegli operatori che in questo settore, evidentemente, si sono spesi.
Ma l'avvio del processo di riforma degli enti agricoli, è stato più volte richiamato, risale già alla finanziaria del 2005. Io personalmente continuo a restare dell'opinione che le riforme introdotte attraverso leggi finanziarie, seppure giungono in maniera molto tempestiva perché producono effetti immediati, naturalmente rischiano di essere carenti in termini di completezza e di organicità. Per cui suggerirei, auspico che d'ora innanzi le riforme di una certa portata siano introdotte attraverso leggi di settore, ma mi pare che in questa direzione, peraltro, intendiamo avviarci.
Però chi dice che la concertazione all'interno di questo progetto oggi all'esame è stata totalmente superata perché restano manifestazioni di dissenso, onestamente credo che non dica la verità. Io credo che in questa direzione abbia lavorato l'Assessorato, ma mi risulta che in questa direzione abbia lavorato anche la Commissione, maggioranza ed opposizione, e noi continuiamo a ritenere la pratica della concertazione, sia pure faticosa, sia pure con sacrifici temporali, come la pratica che offre le giuste garanzie e consente a tutte le parti una giusta ed equilibrata, direi, rappresentazione delle problematiche, é sicuramente una pratica che esalta il risultato.
Oggi, con questo articolato, prevediamo la soppressione di numerosi enti agricoli, introduciamo un percorso di semplificazione in un sistema che, sicuramente su questo non possiamo che convenire, è eccessivamente burocratizzato e incapace anche di far comunicare l'una parte con l'altra. L'una parte si muove in maniera slegata dall'altra. Poi ci sono problemi strutturali, è stato detto, che qui non vengono affrontati. Altroché, è assolutamente vero, siamo ben consapevoli che non si risolvono attraverso questo articolato i problemi relativi all'acqua, all'energia, al credito, al riordino fondiario; però si inizia a mettere un tassello per costruire un percorso organico attraverso strumenti agili.
Io credo, ho concluso, Presidente, forse ho anche superato il tempo, che si sia fatto anche uno sforzo perché le leggi di riforma non abbiano effetti distorcenti e negativi sul personale; se non si sono fatti tutti gli sforzi necessari chiedo che se ne facciano di ulteriori relativamente all'articolo 32 e all'articolo 16 (quest'ultimo prevede le collaborazioni convenzionate), perchè dobbiamo dare garanzie a chi ha speso la propria esperienza in quel settore e non deve rischiare che questa esperienza, per il futuro, non venga messa a frutto, non solo nell'ottica delle garanzie personali, ma anche per le garanzie di risultato che potrebbe dare a favore dell'amministrazione regionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, colleghi, le politiche per lo sviluppo, l'individuazione di appropriate strategie per rilanciare il sistema produttivo regionale, hanno da sempre attribuito all'agricoltura un ruolo rilevante. Questo settore così importante nel corso degli anni è stato oggetto di significativi cambiamenti, tanto sul versante organizzativo che su quello produttivo. Cambiamenti che, però, non hanno inciso in modo definitivo sui nodi strutturali che risultano di ostacolo ancora oggi, e forse lo saranno per il futuro, ad una perfetta integrazione dell'agricoltura sarda dentro i modelli nazionali e anche dentro il quadro economico regionale con i settori a valle della produzione. Ci si chiede ancora, dopo decenni in cui si è discusso del ruolo dell'agricoltura, quale ruolo abbia oggi questo settore primario così importante, quale futuro le istituzioni regionali e nazionali possano dare all'agricoltura sarda.
Una caratteristica costante della nostra agricoltura è la perdurante diversità delle strategie settoriali che contraddistinguono la realtà sarda; diversità che si manifestano soprattutto nelle battute d'arresto del recente periodo per il comparto lattiero caseario e che si stanno proponendo con la stessa gravità e complessità nel settore viticolo e in quello ortofrutticolo. Attualmente, l'agricoltura della Sardegna sembra riconducibile ad almeno due categorie distinte. La prima pare caratterizzarsi da una realtà economica e territoriale dove l'innovazione e l'integrazione del processo produttivo, cioè quel processo che con un termine ormai trito e anche orribile dal punto di vista fonetico viene chiamato filiera, rappresentano i fattori di successo e di sbocco delle produzioni, ed è qui che l'agricoltura fa sistema e si integra dentro un modello industriale.
La seconda categoria è, invece, quella esercitata in larga parte dei territori dell'interno in cui, a fianco alla produzione agricola slegata da parametri di efficienza, si sta dando origine a una nuova linea di sviluppo basata sulla qualità e sul settoriale. In quest'ambito l'agricoltura si pone l'obiettivo di soddisfare la crescente richiesta dei consumatori in termini di qualità, sicurezza alimentare, ambiente.
La scelta strategica obbligata per il futuro, anche con l'intento di consolidare l'attuale base produttiva, risiede non solo nell'adeguare le produzioni, ma anche nel qualificare le funzioni che rientrano oggi in quell'area che viene definita, appunto, multifunzionale. La trasformazione e il consolidamento dell'agricoltura sarda hanno però bisogno di una politica settoriale che si liberi dalle incertezze che hanno contraddistinto gli ultimi decenni e che accompagni il processo di cambiamento attraverso una mirata azione innovatrice sul versante della produzione, garantendo la qualità dei prodotti, sul versante della ricerca che supporti l'innovazione, e sul versante della divulgazione e dell'assistenza tecnica.
E' opinione diffusa e condivisa che l'agricoltura sarda, con le sue profonde articolazioni, esprima buone potenzialità di crescita che non possono comunque realizzarsi con meccanismi spontanei, guidati in via esclusiva dal mercato. Infatti, l'agricoltura nella nostra Isola, al pari degli altri settori produttivi, esprime standard di efficienza decisamente inadeguati, anche a fronte di un quadro di riferimento che ha ormai dimensioni economiche globalizzate.
La sfida dell'agricoltura, per gli anni a venire, deve essere condotta sul piano di una crescente competitività, sia delle imprese, che dei territori, che dei prodotti, nonché su condizioni di competitività costruite sulla qualità dei prodotti, sulla innovazione e sulla capacità di assicurare agli agricoltori condizioni di reddito adeguate. Questa sfida ha come presupposto la capacità del settore di contribuire allo sviluppo territoriale e alla tutela delle aree rurali e, quindi, solo attraverso un nuovo patto tra settore primario e società la si potrà vincere.
In questo contesto le politiche di indirizzo, di supporto e di coordinamento risiedono in larga parte nell'azione della pubblica amministrazione e, in modo particolare, della Giunta regionale sarda. In Sardegna occorre intanto una politica di settore che faccia perno proprio sulle potenzialità che l'agricoltura sarda esprime tenendo conto delle risorse naturali disponibili, delle capacità professionali, del nostro ambiente: un percorso che sappia coniugare queste potenzialità con le richieste avanzate dai consumatori. C'è da domandarsi, quindi, se le proposte contenute in questo progetto di riforma degli enti agricoli rispondano a queste esigenze oppure no.
A mio giudizio, il disegno di legge, ancor prima di entrare nel merito delle difficoltà del settore, vuole essere una ennesima occasione per consentire all'amministrazione regionale di operare qualche risparmio. L'obiettivo di cancellare gli enti per trasformarli in agenzie, superandone l'attuale numero e abolendo alcuni consigli di amministrazione, parrebbe rispondere a questo proposito, cioè a quello di tagliare i costi; parrebbe, perché già alcuni autorevoli colleghi hanno invece detto che non è affatto garantito che il risparmio effettivamente ci sia. Si tagliano comunque i costi, ma contestualmente si vuole gerarchizzare l'ambito decisionale delle scelte politiche e di quelle tecniche e operative nel settore.
L'istituzione delle agenzie in luogo degli enti, agenzie guidate da un direttore generale nominato dalla Giunta e che risponde del proprio operato solo a chi lo nomina, costituisce l'essenza del pensiero politico dominante, al momento, nell'Esecutivo regionale, quello cioè di eliminare gli ambiti intermedi di decisione restringendo gli spazi di partecipazione alla formazione delle proposte che, per altro, per anni, ha rappresentato il modello di governo del sistema in Sardegna.
Nel progetto di accorpamento dei diversi soggetti, attualmente operanti nelle aree produttive dell'agricoltura sarda, si istituisce un unico soggetto per la ricerca, uno per l'assistenza tecnica, uno per i pagamenti, ciascuno con un proprio direttore generale e senza organi di controllo politico tranne la Giunta, supportata dall'istituzione di una Consulta nominata sempre dalla Giunta.
Non esiste in questa riforma un organo di indirizzo e di coordinamento dei servizi da svolgere; e pare, pertanto, debba essere la Giunta, in futuro, a decidere chi deve fare l'assistenza tecnica, come farla, con quali supporti tecnici e scientifici, ma anche dove fare la ricerca, quali aree della Sardegna privilegiare, quali percorsi sviluppare, quali metodi sperimentare. La divulgazione di questi risultati in pieno campo, per metterli a disposizione degli agricoltori, la decide ovviamente sempre la struttura direzionale gerarchica. Tutto ciò ci fa dire che la proposta di riordino della Giunta regionale appare già da questi aspetti poco convincente; ma anche la decisione di accorpare in un solo ente la ricerca appare poco praticabile.
Si ribadisce nel progetto di riforma che la ricerca sarà coordinata e sostenuta nei contenuti dalle Facoltà di agraria e veterinaria dell'università di Sassari, che per loro natura rispondono ad un'amministrazione diversa da quella regionale, pertanto, quali indirizzi avranno la preminenza, quelli didattici o quelli più immediatamente attinenti al circuito produttivo rappresentato dalle aziende agricole?
L'istituzione di organismi quali la Consulta e i vari comitati tecnici e scientifici, sembrano più finalizzati alla creazione di posti di sottogoverno che a un reale coordinamento delle strutture. Per ciò che concerne l'Agenzia per l'assistenza tecnica viene prevista una serie di dipartimenti, tra cui quello per le produzioni zootecniche. Relativamente alle funzioni che tale dipartimento dovrà svolgere, si può osservare che nel comparto in questione l'assistenza è erogata in maniera praticamente esclusiva dall'ARA, con il personale del piano di assistenza tecnica, mentre il personale ERSAT impiegato nel settore è praticamente inesistente. Relativamente a tali compiti il testo prevede così la possibilità di convenzione, e quindi di subappaltare i servizi a soggetti privati, come ad esempio l'ARA, già operanti nel campo dell'assistenza tecnica in zootecnia, con piani quinquennali.
E qui sorgono anche i primi dubbi, colleghi, perché se l'Unione Europea, fermo restando che la Giunta regionale intende avvalersi ancora in futuro della collaborazione dei tecnici (veterinari e agronomi) dell'ARA, muovesse qualche eccezione sulla regolarità di questo affidamento senza una gara che metta in competizione diversi soggetti sardi, non sardi, italiani, non italiani, noi avremmo concretamente il rischio che i tecnici dell'ARA, il cui valore è stato più volte riconosciuto da questa amministrazione regionale e non solo nel corso di questa legislatura, quindi non solo da questa Giunta, possano essere sostituiti da altro personale facente parte di una struttura che potrebbe vincere una gara internazionale per l'affidamento di queste importantissime funzioni.
Si auspicava che la maggioranza, coerentemente col momento storico caratterizzato da profondi cambiamenti, assumesse decisioni logiche nell'ottica della rivisitazione complessiva del sistema dei servizi dell'agricoltura finanziati dalla Regione nel rispetto delle normative comunitarie. D'altronde è evidente che la soluzione della convenzione non risolve molti problemi tuttora in essere; non introduce miglioramenti nell'efficienza del trasferimento dell'innovazione negli allevamenti, proprio in un momento in cui di innovazione c'è grande necessità, a causa del periodo limitato di programmazione e per il fatto che il servizio non è esteso a tutti ma soltanto a coloro che pagano il ticket; non è coerente con l'impianto della politica agricola comune scaturito dalla riforma a medio termine, non risolve i problemi di sostanziale precarietà dei dipendenti ARA che, al termine della convenzione, saranno nuovamente subordinati alla firma di un'altra convenzione per poter mantenere la propria occupazione. Vogliamo chiamarlo condizionamento, vogliamo chiamarlo "ricatto", vogliamo chiamarla umiliazione di circa trecento lavoratori?
Ancora: non risolve i problemi di omogeneità del servizio, perché si prevede la partecipazione finanziaria degli allevatori, ma non delle altre categorie di imprenditori agricoli; non risolve i problemi di disparità di trattamento economico e di possibilità di avanzamento professionale che esistono tra i dipendenti ARA e i dipendenti degli altri enti che si occupano di assistenza tecnica; non riconosce un adeguato inquadramento professionale ai laureati e in particolare a coloro che hanno frequentato corsi di specializzazione, partecipato a convegni in molti casi anche a proprie spese; non motiva adeguatamente il personale per via della incertezza dell'occupazione che costringe continuamente a guardarsi intorno, a cercare eventualmente opportunità migliori; non garantisce la continuità dell'aggiornamento professionale e della collaborazione con la ricerca rispetto alla quale si profila un ruolo di subalternità; non elimina il problema della sovrapposizione di competenze con altri enti; non dice quale dovrà essere il supporto logistico all'attività dei tecnici, visto che attualmente si lavora senza vere e proprie sedi, al massimo una stanza offerta in prestito dalle cooperative casearie, cui fanno riferimento i tecnici di zona; non introduce infine elementi di oggettività del servizio pubblico che è gestito dagli stessi allevatori.
Il nodo del problema in zootecnia risiede nell'equivoco per cui si considera il piano di assistenza tecnica un sostegno agli allevatori e non una garanzia per la collettività che eroga, tuttavia, i fondi. L'assistenza tecnica si rivolge agli allevatori e ne risolve i problemi attraverso le conoscenze che provengono dal mondo della ricerca, ma i vantaggi sono per la collettività e pertanto si tratta di un vero e proprio servizio pubblico. Il lavoro dei tecnici negli allevamenti ha infatti molteplici finalità, molte delle quali previste dalle normative europee, tra cui l'efficienza e la crescita economica del settore zootecnico sardo, la qualità dei prodotti e la sicurezza alimentare per i consumatori, la sanità e il benessere degli animali, il rispetto dell'ambiente. La prospettiva di un'ulteriore precarizzazione del lavoro ha innescato una serie di rivendicazioni da parte dei dipendenti dell'ARA, che chiedono di essere inseriti a pieno titolo nella riforma degli enti agricoli. Questo non comporterebbe maggiori costi per la Regione e questo, credo, l'assessore Foddis lo possa confermare.
Da più parti si riconosce ai tecnici ARA un'elevata professionalità e gran parte del merito per i miglioramenti apportati nella gestione degli allevamenti sardi, resi possibili soprattutto dalla professionalità dei singoli. Io ricordo, ad esempio, che i tecnici dell'ARA sono stati protagonisti nella lotta alla lingua blu, erano quelli che andavano in tutti gli ovili, di mattina, di sera, di notte, spesso, per affrontare le emergenze. La Regione in quel momento ha ritenuto giustamente opportuno avvalersi della qualità del servizio offerto dai tecnici dell'ARA, oggi quella Regione che un tempo ha formalmente valutato positivamente questo personale diventa matrigna nei confronti degli agronomi e dei veterinari dell'ARA. A fronte della previsione di un sostanziale peggioramento della propria condizione professionale e, di conseguenza, anche della qualità del servizio erogato, i dipendenti ARA hanno sempre ribadito, e tutto lascia presumere che continueranno a farlo anche negli anni a venire, che la convenzione non sarà accettata, soprattutto una convenzione di durata limitata come quella fin qui a noi nota. Non conosciamo eventuali proposte che domani mattina, tramite la modalità dell'emendamento, la maggioranza dovesse avere o ha intenzione di mettere in campo, affinché sia riconosciuto a questi lavoratori il ruolo professionale che loro compete.
Sarebbe necessario uscire una volta per tutte dall'ambiguità e, nell'interesse degli utenti e anche di questi lavoratori, riconoscere che non ci sono differenze di servizio e di obiettivi tra l'assistenza erogata per il comparto delle produzioni agricole e quella erogata per le produzioni animali; in entrambi i casi l'obiettivo è quello di far crescere il settore agricolo attraverso la divulgazione delle conoscenze che provengono dalla ricerca scientifica. Per questo motivo la programmazione, l'organizzazione e l'erogazione del servizio di assistenza tecnica deve avvenire all'interno di un unico soggetto in maniera organica e istituzionale, e dovrebbe seguire lo stesso metodo a prescindere dal settore produttivo cui è rivolta.
Questa riforma non risponde in maniera concreta alle attuali e pressanti esigenze del settore agricolo sardo; e spiace dover ripetere ciò che si è detto la settimana passata in riferimento alla riforma del settore sanitario. Tante attese sono state riposte in questa riforma, tante aspettative sono state create anche dalla Giunta regionale, tante discussioni abbiamo fatto in Commissione agricoltura, ebbene, il risultato alla fine dei conti è assai deludente. Si ha la netta impressione che con tale progetto di legge non si sia tenuto conto delle reali esigenze del settore, ma si sia semplicemente attuata un'operazione di accorpamenti finalizzata esclusivamente al risparmio, che forse nemmeno ci sarà, e non alla creazione di strutture in grado di dare risposte e strumenti al comparto trainante dell'economia isolana.
Il malcontento del mondo delle campagne sta crescendo; stamane sotto il Palazzo c'erano centinaia, forse migliaia di agricoltori e di lavoratori di questo settore; i problemi che hanno non sono pretestuosi, non sono utilizzati sotto forma di attacco politico verso l'una o l'altra parte politica; i problemi che gli agricoltori stamattina prospettavano riguardavano per esempio le cartelle che si sono accumulate perché alcuni enti intermedi in questo campo vorrebbero accollare sulle spalle dei lavoratori i costi degli investimenti infrastrutturali. Ma di problemi ce ne sono tanti altri. Il problema del prezzo del latte non è stato ancora affrontato in modo risolutivo, non è stato ancora affrontato in modo ritenuto giusto, equo, soddisfacente dai nostri pastori, Assessore, lei questo lo sa molto bene...
FODDIS, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Ci sono anche gli industriali!
ARTIZZU (A.N.). I pastori non sono soddisfatti da una non soluzione che la Giunta regionale non ha ancora fornito, questa è la verità. Noi ascolteremo con interesse e con rispetto le sue valutazioni, ma fermo deve restare che purtroppo il problema del prezzo del latte in Sardegna non è stato risolto, il latte costa quello che costava tanti anni fa e le spese si sono nel frattempo decuplicate, per essere anche ottimisti.
Non vediamo, insomma, in questa riforma una risposta a singoli problemi, a singole emergenze e nemmeno vediamo, Assessore, e ce lo aspettiamo da lei che è un valido e apprezzato manager di questo settore, un indirizzo sulla strada che nel futuro l'agricoltura sarda dovrà prendere. Ma questo, insieme alla soluzione dei problemi contingenti, delle grandi emergenze, è un grande problema a cui la Giunta regionale dovrebbe dare o, meglio, dopo due anni di lavoro, anche se lei non c'è dall'inizio, avrebbe già dovuto dare una soluzione; perché il vero problema è che l'agricoltura sarda non sa realmente dove sta andando, non sa quale ruolo deve ricoprire nel panorama regionale e in quello nazionale. Le potenzialità sono tante ma vengono ancora una volta, devo dire anche da questa riforma, mortificate.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (Progetto Sardegna). Signor Presidente, colleghi, l'onorevole Artizzu, anche in chiusura del suo intervento, è tornato su un tema che è stato sollevato più volte dai banchi della minoranza. Ha detto, infatti, che l'agricoltura sarda non sa dove sta andando; l'ha ripetuto, in forma diversa, anche il relatore di minoranza quando ha detto che questa riforma non risolve i problemi; l'ha ripetuto il collega Sanciu, quando ha sostenuto che non risolve i problemi di frammentazione del settore agricolo. L'onorevole Rassu, da parte sua, ha ricordato i problemi legati all'indebitamento delle aziende agricole, frutto di scelte sbagliate, probabilmente, o di investimenti sbagliati, ma sicuramente anche delle crisi del settore in termini di redditività. Si è parlato di politiche di filiera, del fatto che non si affronti in maniera integrata il problema della riforma del settore. Il collega Artizzu, ancora, ha sottolineato come in questa riforma non si dia una risposta, per esempio, al problema del prezzo del latte e a tanti altri temi.
Credo che questo sia un argomento che forse oggi vuole sfuggire al merito del dibattito, perché ritengo che nessuno, neanche nei banchi della maggioranza, pensi o si illuda che questo provvedimento di legge rappresenti una risposta alle problematiche del settore, che rappresenti un programma, che rappresenti una riforma che vuole cambiare il modo di fare agricoltura in Sardegna, oggi. Credo che, più modestamente, questo progetto di legge pone i presupposti perché questa riforma e questo mutamento di politica si possa fare, dando la possibilità di creare un governo unitario del settore e creando quegli strumenti attraverso i quali le politiche, le riforme, e delle leggi che sappiano indirizzare in modo diverso l'agricoltura in Sardegna, possano trovare adeguata risposta.
Da questo punto di vista, sono venute dai banchi della minoranza anche altre osservazioni che riguardavano, per esempio, un aspetto che sembra in contrasto con quanto ho appena detto, e,cioè che la scelta delle agenzie apparirebbe, l'ha detto anche il collega Artizzu nel suo intervento, una scelta non democratica. Per un qualche motivo il fatto di riconsegnare il settore ad un governo unitario e, quindi, assegnare la responsabilità del governo e anche dello sviluppo del settore a chi è stato democraticamente eletto, appare a qualcuno non democratico.
Allora, io mi chiedo se sia democratico consegnare il governo del settore a sette organismi distinti, con i loro consigli di amministrazione, con le loro influenze politiche e, di fatto, relegare il Consiglio ad un ruolo subalterno nel quale anche un'attività di controllo, di monitoraggio, di indirizzo, di programmazione, di richiamo anche della Giunta a degli impegni viene meno in quanto, poi, gli strumenti attraverso i quali si articola quella politica nel settore specifico sono strumenti che rischiano di non rispondere più a nessuno. Mi chiedo perciò come si compendiano queste due cose; cioè il fatto di chiedere che si muovano perlomeno i primi passi per garantire che la nostra agricoltura sia maggiormente competitiva, abbia una maggiore capacità di generare reddito, si possa quindi bloccare lo spopolamento delle campagne assicurando una vita dignitosa, con il fatto di non avere degli strumenti attraverso i quali governare un settore gestito finora in modo assolutamente disomogeneo, non coordinato e, questo sì, assolutamente frammentato.
Quindi, trovo che sia necessario fornire una prima risposta non tanto in termini di indirizzo organico di programma, quanto in termini di strumentazione di base. Io credo che sia importante, quando parliamo su quale debba essere l'indirizzo complessivo, ricordare che la riforma oggi in discussione è parte di una riforma più complessiva, che influenzerà anche la politica del settore. Non voglio ricordare le altre leggi di riforma che abbiamo approvato; ma se pensiamo semplicemente alla politica di salvaguardia ambientale, alla politica turistica, alle interazioni tra una diversa politica ambientale, di salvaguardia del paesaggio costiero, e un turismo che vuole essere maggiormente integrato con la nostra economia, quindi maggiormente integrato con la possibilità di uno sviluppo rurale che costituisca un freno allo spopolamento delle campagne, perché è un turismo che sa anche consumare, apprezzare i nostri prodotti, credo che si cominci a capire qual è il quadro complessivo e quale può essere la risposta complessiva che questa maggioranza intende dare anche alle politiche in agricoltura.
E' indubbio, l'hanno ricordato spesso i colleghi, che il settore agricolo soffre una profonda frammentazione. Ed è indubbio che esistono poche aziende in Sardegna che hanno quelle economie di scala, quelle capacità di accesso al mercato ampio, poche aziende che hanno la capacità di fare politiche di prodotto, politiche di marchio, politiche che possono far sì che dei prodotti, con quantità sufficienti, raggiungano, per esempio, gli scaffali dei supermercati. Ed ecco che promuovere anche una politica di sviluppo che sappia integrare cultura, identità, turismo, ruralità, servizi e supporto alla vita rurale, alle zone interne, diventa una politica che, per forza, attraverso l'auto-consumo, attraverso il consumo integrato nell'esperienza agrituristica, attraverso la visita dei borghi, attraverso un'offerta integrata del nostro patrimonio culturale, può rappresentare un indirizzo che in qualche modo possiamo perseguire.
L'attesa spasmodica, la ricordava qualche collega, della grande riforma dell'agricoltura, io credo che sia un'attesa in qualche modo fuorviante. Io credo che la vera risposta, la vera riforma al settore agricolo derivi dall'elaborazione di un Piano regionale di sviluppo organico, all'interno del quale turismo, cultura, identità, sviluppo rurale, agricoltura, possibilità di creare aziende turistiche, agrituristiche, agricole che sappiano offrire prodotti e servizi integrati, possa trovare un'adeguata risposta.
Quindi, la vera riforma non è una riforma slegata dal progetto complessivo di sviluppo che vogliamo proporre per la nostra Regione, ma è una riforma che si integra con tutte le altre riforme che stiamo portando avanti in campo ambientale, in campo paesaggistico, in campo culturale, per preservare la nostra identità, per preservare la nostra diversità, per preservare la tipicità e la qualità dei nostri prodotti. Una riforma perfettamente integrata sia negli strumenti che noi oggi vogliamo ricondurre alla responsabilità e al governo unitario, sia nel programma, che si sposa e si integra perfettamente con le politiche di sviluppo ambientale e rurale che questa maggioranza sta proponendo alla nostra Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, Assessori e colleghi, io parto dagli ultimi concetti espressi dal collega che mi ha preceduto. Nessuno mette in dubbio che un Governo democraticamente eletto sia legittimato a portare avanti le proprie idee e il proprio programma. Sicuramente, noi e il popolo sardo non abbiamo democraticamente eletto, in un sistema democratico, né un sovrano né uno zar. Mi risulta quantomeno strana la sua idea di democrazia e il concetto che lei ha espresso di democrazia. Ma sono sicuro che l'onorevole Cugini potrà esserle d'aiuto per comprenderne i principi fondamentali.
Venendo al tema in discussione oggi, è' indubbio che tutti noi partiamo dal presupposto, condiviso, che il settore agricolo necessita di un'attenta rivisitazione, sia in termini organizzativi che di programmazione, di ricerca e di assistenza. Questo è un concetto sicuramente condiviso da tutte le parti politiche di quest'Aula. Così come è indubbio che l'agricoltura deve essere un sistema necessariamente assistito, come lo è in tutte le parti del mondo. Se non si accetta questa impostazione daremmo una risposta, ovviamente, non sufficientemente positiva ad un comparto che, per le note difficoltà a cui va incontro, ha necessità di continua assistenza.
E' anche indubbio che l'agricoltura è forse il settore che più di altri soffre, in questa fase, in Sardegna, di un razionale e programmato abbandono voluto da questa Giunta regionale. E' inoltre indubbio che questa nuova fase di governo ha posto generalmente al bando la concertazione, praticando la più semplice via del "distrattamente sentire" e "muscolarmente attuare". E, in campo agricolo, tutto ciò è ancor più vero. E' palpabile la fastidiosa sensazione che il Governo regionale prova nel doversi sottoporre al confronto.
Assessore Foddis, da più parti in quest'Aula, anche da parte della minoranza, ho sentito esprimere un giudizio positivo sulla sua professionalità, sul suo impegno, ma generalmente negativo sulla gestione politica dell'Assessorato. Io sono parzialmente d'accordo con chi si è espresso in tal modo. Parzialmente, perché valutando le azioni, gli obiettivi perseguiti, il metodo e i risultati di questa Giunta e, più specificatamente, l'attività dell'Assessore dei trasporti, Broccia, dell'assessore del turismo e commercio, Depau, Assessorato che secondo me lei, assessore Foddis, avrebbe governato con grande sapienza e conoscenza, dell'assessore Pilia, dell'assessore Mannoni, dell'assessore Sanna, dell'assessore Rau e in ultima, ma non buona ultima in questa classifica, dell'assessore Dirindin, mettendo in capo il presidente Soru, lei non è sicuramente il peggiore. Perché c'è un limite per dare un giudizio, prima di tutto giudicare "sul fare" e questo è un problema, mentre è invece una realtà giudicare "sul fare danno".
Ho escluso volutamente altri Assessori, e chi vuole intendere intenda. Ma torniamo alla fase concertativa negata generalmente da questa Giunta. Noi abbiamo un esempio nazionale e, così, ci riallacciamo decisamente al concetto del perché non condividiamo questa proposta unificata, del perché riteniamo che questa proposta debba, ancora pazientemente e, per raggiungere un buon risultato, essere riportata al tavolo della concertazione. Questo non vuol dire negare l'obiettivo, negare la riforma del settore agricolo, avere ancora un attimo di pazienza da dedicare al confronto non vuol dire perdere, non vuol dire tornare sui propri passi. Questo ce l'ha insegnato Bersani (era l'esempio nazionale cui ho fatto prima riferimento) che, nel presentare un decreto, pur non dimenticando gli obiettivi, ne ha rallentato la corsa verso l'approvazione spinto anche dai movimenti di piazza; con molta umiltà ha riportato la sua proposta ad un tavolo di confronto, ha accettato di parlarne ancora per, pazientemente, cercare di migliorarla ulteriormente , pur, lo ribadisco, non perdendo di vista gli obiettivi ultimi.
Io credo che da questo riferimento al vostro Governo abbiate molto da imparare e, quindi, cercare di fare propri questi insegnamenti, è su questo che vi voglio far concentrare e attrarre la vostra attenzione, perché ci possa essere un ulteriore momento di riflessione, che non è una sconfitta. Tornare a discutere, anche per convincere chi non è convinto, non è una sconfitta ma è un segno, questo sì, di alta democrazia; è un segno di aver compreso cos'è la concertazione e cosa vuol dire applicarla e condividerla.
C'è in questo progetto di legge una riproposizione, che è specchio comunque del metodo di questa Giunta, di un modello centralistico, ma questo lo vediamo in tutti i progetti di riforma che state presentando; l'abbiamo visto in tema di IACP, l'abbiamo visto in tema di sanità, l'abbiamo visto nella nuova legge di contabilità, dove si rifà un omnibus della legge finanziaria tornando indietro di 10, 15, forse 30 anni; un modello centralistico che accentra il potere nell'Esecutivo, fuori dal controllo consiliare. Questo è un metodo sbagliato che avete sposato e che state portando avanti.
Oltre al metodo, tornando all'impostazione generale del governo di questa Giunta, devo anche confessarle, Assessore, che è stato molto sgradevole e deludente riscontrare, anche all'interno del suo Assessorato, di cui lei è responsabile, la volontà di marchiare chi politicamente non condivide, chi ha cioè un'appartenenza politica diversa da quella governativa. I cattivi insegnamenti dell'Assessore della sanità, assessore Foddis, stanno purtroppo facendo scuola all'interno di questa Giunta.
Siamo stati osservatori attenti e interessati degli attesi nuovi metodi di cui qualcuno si è fatto paladino; riscontriamo invece un totale cambiamento in peggio, nel merito e nel metodo (particolarmente evidente nella sanità) basato sulla cura, oggi sì, di interessi personali a discapito di quelli generali. Forse è ora che questa pratica, che prescinde dalla professionalità e dalla leale e corretta prestazione lavorativa, vada denunciata con più forza da tutte le componenti realmente democratiche presenti in quest'Aula e fuori da quest'Aula.
Nella discussione di questo progetto di legge non fa sicuramente onore il silenzio della maggioranza, un silenzio voluto forse per accelerare i tempi, ma continuo a dire che la fretta non è una buona consigliera. Il settore dell'agricoltura non meritava un dibattito così assente, così frettoloso, non meritava la poca attenzione di quest'Aula. Il collega della maggioranza Cuccu, espressione della Margherita, ha detto che alcune delle proposte contenute nel testo di legge della Margherita sono state recepite in questo testo coordinato. Ma come si fa a recepire parti di una proposta che parte da presupposti totalmente diversi? La proposta della Margherita partiva dall'ente unico e si arriva alle tre agenzie e si ha l'ardire, fa sorridere, di ritenersi soddisfatti perché una parte di quelle proposte, che partivano da presupposti diversi, sono state citate in un disegno di legge che parte e raggiunge obiettivi ancora totalmente diversi.
O il collega Uggias che ci rimprovera chiedendoci dove eravamo negli ultimi vent'anni. Purtroppo devo dire che per una parte di questi ultimi vent'anni abbiamo sbagliato nel cercare di dare risposte solo alle emergenze, non sapendo dividere i tempi di intervento, tra programmazione ed emergenze, ma l'agricoltura d'altra parte ha sofferto di diverse emergenze.
Ma, collega Uggias, a lei che ha parlato degli ultimi vent'anni, ricordo che, esclusa la precedente legislatura in cui ha governato il centrodestra, l'Assessorato dell'agricoltura è stato retto da Ferrari di Federazione democratica, da Paba dei D.S., da Demuro, da Merella, da Catte ritornando indietro fino al 1989. Perciò le ribalto la domanda e le chiedo dove eravate visto che avete governato l'agricoltura per 15 degli ultimi 20 anni.
MARROCU (D.S.). Abbiamo, perché c'eri anche tu!
CAPELLI (U.D.C.). Infatti io non mi sono permesso di fare questa accusa, non mi sono permesso! Ho risposto per ricostruire la realtà dei fatti. Dove sono quindi le nostre proposte? Le nostre proposte sono contenute negli emendamenti, tra l'altro non c'è una nostra proposta di legge perché noi abbiamo condiviso quella della Margherita; ma io mi chiedo a che cosa servono quegli emendamenti e quelle proposte; in tutti questi mesi non avete dato uno sguardo alle proposte della minoranza, emendative e non, tanto che siete arrivati a dare un parere negativo su un emendamento che, volutamente, citava invece della legge numero 33 la legge numero 3, e non ve ne siete accorti! Avete espresso un parere negativo che ha portato allo scoperto il fatto che voi le proposte della minoranza neanche le leggete, ed è successo in quest'Aula…
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Avevamo capito le intenzioni.
CAPELLI (U.D.C.). Sì, lo so che voi capite le intenzioni, lo so che voi capite e condannate le intenzioni, lo sappiamo benissimo!
Perciò mi chiedo che proposte volete se andate avanti a senso unico, con i paraocchi? Se andate avanti con i diktat, se non accettate il confronto fra colleghi, se non privato, e di questo ve ne do atto, ma non c'è un confronto politico, accettato in quanto tale, in quest'Aula; e adesso si chiede dove sono le proposte della minoranza! Totò direbbe: "Ma mi faccia il piacere!".
Ma, in effetti, su che cosa stiamo discutendo? Stiamo discutendo un provvedimento di legge, importantissimo per la Sardegna, a ridosso delle ferie di agosto. In questo modo non si riconosce dignità ad un comparto; e quale comparto, assessore Foddis? Il comparto dell'agricoltura che ha una produzione vendibile pari a 1.577 milioni di euro, perciò stiamo parlando di un settore portante dell'economia sarda. E' un comparto strategico, come si suol dire, e questa è l'attenzione che voi gli state dando. Un comparto le cui esportazioni faccio un confronto per gli anni 2004-2005, sono state pari a 136 milioni di euro nel 2005, segnando un importantissimo meno 1,5 per cento rispetto al 2004 e rappresentando solo lo 0,68 per cento del totale delle esportazioni nazionali, occupa infatti il sedicesimo posto tra le venti regioni d'Italia. Questa è l'attenzione che è stata data all'agricoltura negli ultimi due anni. Riusciamo ad importare materie prime per un valore pari a 111 milioni di euro per il settore agricolo primario e pari a 100 milioni per l'industria alimentare, 100 milioni di euro! Il disavanzo della bilancia commerciale dell'agricoltura è di poco inferiore agli 80 milioni di euro, sarebbe più consistente se non ci fosse il sostegno, ovviamente, del pecorino romano che occupa, all'interno di questo comparto, il 70 per cento delle esportazioni nell'agricoltura. E' un comparto gravato da 625 milioni di euro tra prestiti, mutui, a lungo e breve termine. Di questi 625 milioni, 157 milioni sono a sofferenza.
La politica agricola comunitaria, la PAC, considera come fattore strategico per lo sviluppo, sempre più, l'impresa agroalimentare, e questo è risaputo da tutti; il problema, è stato già rilevato da alcuni colleghi, è che siamo strategicamente e politicamente, per non parlare delle infrastrutture, lontani dall'Europa.
Nessun cenno alla cura della continuità territoriale merci, e questa è una grave disfunzione del settore agricolo sardo, basti pensare che un pieno carico oggi per il trasporto costa non meno di 3.500 euro. C'è una mancanza totale, e questa sì è un'accusa politica, di un programma di sviluppo economico. Perché dico questo?
Abbiamo votato e approvato o, meglio, avete votato e approvato la nuova legge di contabilità dove abbiamo inserito i piani di sviluppo regionale, cioè abbiamo creato la cornice per i piani specifici di settore. Ma io mi chiedo come si fa a portare avanti una parte di riforma, poco razionale tra l'altro, senza aver ancora presentato un piano strategico di sviluppo regionale.
Vede, Assessore, secondo me il vostro disegno di legge sarebbe stato opportuno presentarlo non solo con la firma sua e dell'Assessore degli affari generali, ma per la sua importanza avrebbe avuto necessità anche di quelle degli Assessori della programmazione, del commercio, dell'ambiente.
Questa è un legge ambiziosa, di risposta ad un comparto trainante della nostra Isola. Ma non possiamo avviare una riforma agricola a prescindere da una revisione del sistema dei trasporti,dell'energia. Non possiamo! Non possiamo fare una riforma agricola senza un intervento di programmazione finanziaria importante, se non riusciamo a integrarla in un sistema commerciale che dia sbocco alle produzioni. Questo progetto di legge non prende minimamente in considerazione questi fattori.
Allora, per concludere, visto che il tempo sta scadendo, perché insistere sull'approvazione di una proposta non condivisa? Le piazze risuonano ancora dei rumori della non condivisione! Perché non pazientare, pur tenendo in piedi il vostro obiettivo di riforma, e aprire ad una seria, pacata, serena concertazione per poi tornare in quest'Aula e, dopo aver discusso in maniera democratica, sostenere legittimamente le vostre proposte di riforma, il raggiungimento dei vostri obiettivi.
Questa è democrazia, che penso di non poter e non dover insegnare a quasi nessuna delle persone presenti in quest'Aula.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi consiglieri, velocemente sottopongo all'attenzione dei gentili colleghi un numero freddo, apparentemente insignificante: 141.648.091 euro, la sommatoria dei residui e delle competenze del'Assessorato dell'agricoltura ci dà questa cifra, che rappresenta semplicemente lo scarsissimo 11,9 per cento della spesa. Attribuire all'assessore Foddis questo sfacelo sarebbe a dir poco ingeneroso; ma il problema dei problemi è questo: questa atrofia assessoriale, questa marea di risorse tenute maledettamente ferme, quando da più parti si dice che il comparto dell'agricoltura, il volano dell'economia, è agonizzante.
L'agricoltura storicamente ha rappresentato, anche per i cagliaritani, un comparto di grande generosità; ricordiamo che durante la guerra gli sfollati trovavano ospitalità, da mangiare nelle comunità; oggi, in molti casi, gli agricoltori sono legati alla carità della stessa comunità, c'è fame! E noi ci permettiamo questo misero 11,9 per cento. Signor Assessore, ma lei sta sottoponendo a pressioni democratiche i dirigenti? Li sta incalzando perché, nel rispetto delle dichiarazioni programmatiche, centrino gli obiettivi tanto desiderati dai sardi e dagli agricoltori? I due commissari che dovrebbero snellire la procedura perché rispondono solo alla Giunta, che cosa stanno combinando?
Nella replica io attendo risposte a queste domande relative ad una situazione di crisi che non è attribuibile certamente alla sua professionalità; ma i drammi derivano proprio da questo immobilismo, dalla struttura che storicamente, è stato detto con senso di responsabilità, al di là del gioco delle parti, boccia la classe politica sarda, perché c'ero anch'io come Assessore virtuale dell'agricoltura, e abbiamo fallito. Gli agricoltori sono accerchiati dagli usurai, dalle banche, dagli strozzini improvvisati, dai Consorzi di bonifica che hanno fallito il loro compito istituzionale e fanno pagare l'acqua a peso d'oro.
Oggi è alla nostra attenzione il documento disperato di questi agricoltori; fra un mese e mezzo in tutti i comuni suonerà una campanella virtuale e si spalancheranno i portoni delle scuole dove vanno i figli di questi poveracci che dovranno sostenere spese; e le famiglie povere, sempre più povere, che dovranno mandare i figli a scuola, stanno veramente segnando il passo: diminuiscono i beni di prima necessità.
Allora, responsabilmente, non possiamo qui litigare su una riforma, che abbia slancio o che sia atrofizzata; ogni riforma, anche per galateo istituzionale, va rispettata: Noi non l'abbiamo presentata, ma abbiamo partecipato nella Commissione ad emendarla, ad integrarla, a dare qualche suggerimento, e ogni riforma richiede delle osservazioni, si espone a delle critiche. Noi avanziamo queste critiche perché non crediamo che una semplice riforma possa sostenere e supportare la classe imprenditoriale agricola, possa rovesciare questi dati drammatici, che se li avesse ottenuti un manager sarebbe stato avviato all'uscio travolto da pernacchie sonore. E invece noi ci "permettiamo" questo triste lusso, di tenere ferme risorse ingenti che possono dare una risposta a un comparto ritenuto strategico.
Un comparto, è stato detto, che non ci ha visti impegnati neanche a dialogare con quei tavoli dove oggi si decidono le politiche agricole anche per la Sardegna; sto parlando dell'Unione Europea alla quale vengono nei fatti trasferite, come i vasi comunicanti, le quote di sovranità dello Stato italiano (tanto difeso da patriottarde tipo la Lanzillotta, moglie di Bassanini), anche nel campo monetario.
Ma, per non divagare sulla rasoiata che ci hanno dato a proposito del termine "sovranità", continuiamo a mettere a fuoco il dramma dei drammi: l'agricoltura. E' stato detto che questa riforma doveva snellire, sburocratizzare, accelerare la spesa e dare maggiori e puntuali risposte; allora io, in un modo non polemico, ma analitico, vi riferisco, estrapolandolo da questo progetto di legge, ciò che esisteva ieri e ciò che si propone oggi, per vedere se questi raffronti possono convincerci della prospettiva futura di queste Agenzie.
Avevamo ieri sette nanetti, sette enti agricoli, elefantiaci, "plasmoniani" ma nani, risposte asfittiche al comparto, ed erano: l'ERA, l'Istituto di incremento ippico, i Consorzi di Cagliari, Oristano e Nuoro, il Consorzio provinciale di Sassari e l'ERSAT; quindi c'erano anche sette presidenti dei consigli di amministrazione, pagati tutti con danaro pubblico.
Oggi, si prevedono tre Agenzie che costituiscono una vera e propria amministrazione parallela, e poi vi dirò perché, e sono: AGRIS, LAORE e ARGEA, quindi da sette passiamo a tre. A queste, giusto per non tenerle in solitudine, si affiancano la Consulta agricola (sette membri), il Comitato tecnico (otto membri), il Comitato scientifico (sei membri), quindi la nuova organizzazione è composta da tre direttori generali, nove direttori di dipartimento, sette membri della Consulta (ogni seduta costa 900 euro), sei membri del Comitato tecnico (ogni seduta costa 450 euro), otto membri del Comitato scientifico (ancora 450 euro). Un totale di 35 componenti computando due volte l'Assessore, per cui di fatto sono 33.. La struttura però è destinata a lievitare, perché in questa proposta in discussione la Giunta può moltiplicare, come per i famosi pani e pesci, i dipartimenti e i servizi, perché c'è stata un'analogia.
Quindi, voi pensate anche il rischio potenziale di vedere moltiplicare spese e mettere a dimora amici degli amici, e forse anche qualche politico trombato. Ma, in merito alle perplessità su questo provvedimento, io le avevo avanzate in Commissione prima che il "Presidente bersagliere", Sanna Alberto, imponesse un ritmo forsennato a questa Commissione che ha lavorato e marciato secondo tempi spaventosi. E' un Presidente competente, simpatico, devo dire che lavora più degli altri, e questo non è un apprezzamento gratuito, però ultimamente mi ha sorpreso con questi ritmi, ripeto, da bersagliere.
Tornando alle Agenzie, la AGRIS svolge attività a supporto della certificazione di qualità delle produzioni locali e, nello stesso tempo, può supportare le stesse imprese con attività di consulenza; la definiscono ricerca, ma si tratta di consulenze. Ecco perché, secondo me, questa Agenzia, così come l'ARPAS, chi aveva seguito i lavori ricorderà, può trovarsi in un regime di monopolio. È inutile infatti richiamarsi ai principi di libera e leale concorrenza quando lo stesso organo svolge attività sia di certificazione che di consulenza. E' inevitabile che un'impresa che ha bisogno di una certificazione, se deve avvalersi di una consulenza si rivolga obbligatoriamente alla stessa Agenzia pubblica. In questa proposta, li abbiamo elencati, c'è una proliferazione di organismi inutili, e anche questo contraddice proprio il desiderio di celerità, di snellezza.
A proposito di concertazione e consultazione, senza fare i docenti, , è evidente che si sta parlando di cose completamente differenti. Una cosa è la consultazione, un'audizione infatti non si nega a nessuno, anche se poi bisogna vedere in quale conto si tengano i contributi avanzati dagli attori principali. La consultazione è ricorrente, soprattutto all'articolo 5, in questa proposta, dove però è assente la concertazione che era un elemento pregnante della cultura del centrosinistra, perché concertazione vuol dire condivisione, assimilazione, confronto vero, e manca. Quindi, per piacere, non prendiamoci in giro; la consultazione è una cosa, la concertazione nel lessico politico è un'altra cosa, è qualcosa di differente che in questo testo non c'è.
Un'altro aspetto da criticare come sardisti l'abbiamo sottolineato anche in Commissione, poi abbiamo avuto l'impressione che il testo fosse leggermente blindato, impermeabile anche ai suggerimenti più democratici e aperti, è il ripristino di quella stomachevole commistione tra gestione e politica. Bassanini docet, un padre illuminato aveva distinto le funzioni, aveva dato un contributo dividendo la politica dalla gestione, e noi, alunni indisciplinati e distratti, riproponiamo pesantemente questa commistione, tanto è vero che i direttori generali di queste Agenzie sono i dominus di emanazione del Presidente della Giunta. Tra l'altro, un piccolo particolare, hanno un contratto di diritto privato ed un trattamento economico pari a circa 103 mila euro all'anno. Ora, voi consiglieri confortatemi e ditemi se io sono magari eccessivamente maligno nel chiedermi a chi risponderà un direttore generale, ingaggiato con questo contratto di diritto privato, di nomina del Presidente della Giunta. Risponderà, cari colleghi, alla comunità, avrà la qualità della terzietà, della imparzialità, o risponderà, inevitabilmente, alla "commissione" del Presidente della Giunta? Io penso che la risposta sia scontata; e anche questo non va bene, perché, ripeto, c'è questo intreccio pericoloso tra politica e gestione.
Tra l'altro, i requisiti generici richiesti per la figura di direttore generale ci devono autorizzare a rivisitare la griglia perché, a parte un'esperienza quinquennale generica maturata in un compaarto, non sono previsti titoli specifici, per esempio una laurea in discipline economico-giuridiche, o limiti di età. Potremmo quindi rischiare, non fissando dei requisiti specifici di nominare a questa carica un laureato in psicologia, con tutto il rispetto, oppure un politico trombato, o un amico degli amici.
Queste perplessità, che io ho avanzato in Commissione, le sottopongo nuovamente all'attenzione del Presidente della stessa Commissione e dei colleghi.
Il dramma dei drammi è, quindi, questa norma finanziaria; ciò che era presente l'anno scorso, come impegno finanziario, è presente anche quest'anno. Aspetteremo chiaramente la nuova finanziaria per concretizzare meglio e dare slancio e gambe a questo provvedimento. Però quello che io chiedo, assieme a tutti i colleghi, è di concentrarci meglio su questa sterilità, su questa incapacità di spendere denaro pubblico, perché non ci sono giustificazioni per nessuno.
E' la bocciatura di tutta la classe politica sarda, perché quando noi manteniamo congelato, ibernato l'82 per cento delle risorse e siamo in grado di spendere solo l'11,9, credo che non ci siano argomentazioni che possano difendere l'incoscienza di una classe politica che non riesce a stimolare e a ottenere risultati dai dirigenti. E' su questo che dobbiamo impegnarci, la sfida è questa. Al di là delle aggettivazioni su riforme, più o meno vere, di facciata, io dico che ogni riforma ha bisogno del leale sostegno di tutti, soprattutto per meritare la stima degli agricoltori che subiscono le condizioni capestro imposte dalle banche nei loro confronti, non possono pianificare la loro impresa perché manca la certezza dell'acqua, per non parlare della vergogna, tutta sarda, di far pagare un prezzo dell'acqua differenziato tra il sud e il nord dell'isola. E' un'indecenza!
Allora, di fronte a queste catastrofi ci dobbiamo dare una mano d'aiuto e approvare leggi di grande prospettiva; ci attireremo così la stima degli agricoltori e, soprattutto, avremo la coscienza a posto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Signor Presidente, effettivamente l'Assemblea appare un po' distratta, forse anche a causa di qualche notizia che è pervenuta stasera e che ci ha lasciato perplessi. Io però sono fiducioso, magari sono un illuso, uno sciocco illuso, ma sono convinto che, al di là dei toni usati dai colleghi del centrodestra, sia ancora possibile arrivare a varare la riforma degli enti agricoli, non con un voto di contrapposizione, ma con un voto che sia l'espressione di una possibile intesa raggiunta tra i due schieramenti.
I colleghi del centrodestra, mi sia consentito, qualche volta lanciano delle sfide sulla esigenza di esaltare il ruolo del Consiglio e il nostro lavoro; però cadono spesso anche nella tentazione di diventare strumento o di fare da sponda al malessere che può essere anche indotto dall'adozione di corrette iniziative di riforma e, quindi, scadono in una sterile contrapposizione.
Io ho comunque riscontrato, al di là dei toni usati, un possibile passo in avanti partendo da questo progetto di riforma proveniente dalla quinta Commissione.
Una cosa è certa: nessuno di noi può negare la gravissima situazione presente nel settore agricolo. Al di là di qualche caso di eccellenza, pur presente in Sardegna, il settore agricolo è sottocapitalizzato, le aziende sono fortemente indebitate e incapaci di affrontare il mercato, c'è una diffusa povertà. Nel mondo agricolo è presente, quindi, una situazione grave. La responsabilità di questa situazione - su questo concordo con Capelli -coinvolge tutti; mi riferisco non solo alle responsabilità politiche ma anche a delle responsabilità più ampie, perché questo è un mondo che è stato governato, sempre, con la diretta partecipazione delle rappresentanze sociali di queste categorie nella gestione degli enti che stiamo riformando e in tutti quelli che saranno da riformare o che voi avete citato. Questo è un aspetto del problema. Allo stesso tempo nel settore agricolo è stata avviata una politica di intervento pubblico che tendeva a garantire il consenso attraverso l'assistenza e attraverso il coinvolgimento dei rappresentanti di quelle categorie nella gestione del potere.
Non posso ripetere in quest'Aula il termine, perché non parlamentare, con il quale venivano definiti alcuni di questi rappresentanti che occupavano cento sedie, perché cento erano magari le possibilità di una presenza diretta nelle forme di gestione del mondo agricolo.
Quindi, ribadisco che nessuno di noi può negare che siamo in presenza di una grave crisi del settore agricolo, che la politica portata avanti in tutti questi anni è stata una politica assistenziale volta ad acquisire il consenso, per cui si davano risposte alle necessità contingenti di chi veniva qui a tirarci la giacca, ma non risolutive del problema.
Non abbiamo mai avuto la capacità di individuare e, conseguentemente, di aggredire i nodi strutturali che hanno creato questa situazione di diffusa povertà; abbiamo disperso le risorse, come avete fatto anche voi in questi anni passati e forse come rischiamo di fare anche noi (ma io spero che si possa cambiare), o in mille rivoli e in mille azioni (compresi i fondi comunitari) in modo da dare a tutti comunque una risposta, senza fare scelte, perché almeno nell'immediato questo paga con il consenso.
Ora è arrivato, invece, il momento di attuare una riforma; le riforme hanno un costo in termini di consenso, lo dico anche ai colleghi che si autodefiniscono Riformatori e che sembrano non capire che non sempre il consenso si ottiene dicendo semplicemente sì. Io spero quindi che nel proseguo della discussione in Aula, e in Commissione quando si esamineranno gli emendamenti, sia possibile trovare un'intesa che perfezioni ulteriormente il testo esitato dalla Commissione, nell'interesse dell'agricoltura e n anche di quegli operatori di questi enti, senza cadere nella tentazione di dare sponda, strumentalmente, alle pressioni che anche in queste ore possono arrivare da questa o quell'altra organizzazione.
Vedete, io non ho accettato, non ho difficoltà a dirlo, di incontrare una parte dei manifestanti, perché questo Consiglio regionale ha stanziato 66 milioni di euro pochi mesi fa per affrontare il problema dell'indebitamento dei Consorzi di bonifica, eppure chi ha gestito i Consorzi di bonifica in questi anni è venuto a protestare. La Giunta ha ripartito le risorse, sanno tutti che sono pronte le delibere dei consigli di amministrazione o, meglio, dei commissari per annullare le bollette del 2001...
MURGIONI (Fortza Paris). Lo facciano!
MARROCU (D.S.). Hanno deliberato l'altra settimana.
Ma, nel momento in cui il problema è risolto, nel momento in cui si sta parlando di riforma, su questo tema si organizza una manifestazione strumentale perché finalizzata ad altro.
Come dicevo, io credo che sia possibile ancora ragionare e affrontare i temi aperti, anche se sinceramente non ho capito quale sia il nocciolo della questione. Agenzia o ente, la scelta dell'agenzia come strumento di governo non vale solo per gli enti agricoli, ma è nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente, è nel nostro programma, è una scelta fatta precedentemente alla discussione sulla soppressione degli enti agricoli; c'è stata anche una discussione al nostro interno, ma la scelta dello strumento dell'agenzia è una scelta che noi riteniamo giusta e che porteremo avanti anche per altri settori.
E' stata criticata la figura del direttore: le modalità di nomina e i suoi poteri. Tutti sappiamo come hanno funzionato i Consigli di amministrazione, ma quando mai hanno risposto alla politica? Hanno risposto a questo o quel partito, anzi in verità spesso neanche ai partiti, quanto a al politico che faceva quella nomina. Sappiamo tutti di chi stiamo parlando e di che cosa stiamo parlando. Con la riforma chi è stato eletto democraticamente dai cittadini si assume la responsabilità delle scelte, se le scelte saranno giuste oppure no ne risponderà, in questo caso, tra tre anni; se ne assume in pieno la responsabilità attraverso senza il filtro delle organizzazioni che poi, attraverso i partiti o attraverso parte di questi partiti, fanno le nomine.
Non capisco quindi perché non possa essere condivisa la scelta dell'agenzia che rende oltretutto chiara, , individuabile, la responsabilità politica, responsabilità che è in capo alla Giunta regionale. Il Consiglio partecipa alle scelte strategiche attraverso le disposizioni presenti nei documenti votati in questi giorni: programma, DPEF, finanziaria, risorse. È una nostra scelta, le responsabilità sono chiare. D'altra parte una ipotesi di riforma degli enti e la scelta delle agenzie era già stata prevista dalla prima Giunta Palomba (il vecchio progetto di Paba), era presente nelle stesse proposte avanzate nella precedente legislatura, che ipotizzavano proprio di individuare nell'assistenza, nella ricerca e nella sperimentazione i due grandi filoni di intervento di natura pubblica.
Quindi non mi pare di individuare l'elemento di scontro nella scelta tra ente unico o non ente unico; è stata una ipotesi che noi abbiamo superato prevedendo il coordinamento tra le tre Agenzie e la Giunta regionale, un progetto unitario quindi che si articolai nella sua attuazione in modo diverso.
Si dice che c'è preoccupazione tra i lavoratori. Mi pare che la Giunta e la maggioranza stiano affrontando questo problema, anche voi l'avete posto, nel momento in cui questo personale ricade all'interno della legge 31, questo prevedono alcuni emendamenti; i lavoratori vengono garantiti nelle loro professionalità, nella loro collocazione, nei loro diritti, nella possibilità, comunque, anche di un possibile mantenimento nel ruolo pubblico regionale, qualora ci fossero problemi di inquadramento all'interno dell'agenzia. A questi lavoratori vengono date tutte le garanzie possibili, se questo è il problema troveremo sicuramente l'intesa.
Viene affrontato anche il problema del Consorzio per la frutticoltura, più volte citato in tutti i vostri interventi. Allora, il Consorzio per la frutticoltura vive una situazione anomala perché, voi lo sapete bene, non stiamo parlando di un ente strumentale della Regione ma di un consorzio di enti nel quale, tra l'altro, erano rappresentate anche le organizzazioni agricole che avevano la maggioranza di quel Consiglio di amministrazione. Consiglio di amministrazione che si era auto attribuito un contratto di diritto pubblico, era quella l'illegalità, mentre applicava quello di diritto privato ai dipendenti.
Oggi, il Consorzio per la frutticoltura, dopo la legge finanziaria del 2005, viene sottoposto alla riforma, e io condivido che non si può essere dentro una stessa Agenzia a pari mansioni e a pari ruolo e avere situazioni contrattuali e previdenziali differenti; anche a questo aspetto occorre trovare una soluzione. C'era un problema giuridico che era stato posto nella Commissione, si lavori per trovare il meccanismo con il quale superarlo , perché non può esistere che due lavoratori, pur avendo le stesse mansioni e lavorando nello stesso ufficio, abbiano differenti situazioni contrattuali e previdenziali.
Il Consorzio per la frutticoltura ha natura di ente pubblico economico, ma c'è la disponibilità della maggioranza e della Giunta a venire incontro alle vostre sollecitazioni, oltre al fatto che le abbiamo recepite anche noi essendo pervenute da parte del sindacato.
C'è poi la questione dell'ARA. Anche in questo caso le novità sono notevoli. Si dice che l'ARA ha funzionato bene; ma anche all'ARA viene attribuita una funzione pubblica per cui l'assistenza non è più limitata ai soli iscritti a quelle associazioni di cui parlavamo prima, ma viene estesa a tutti gli operatori agricoli e zootecnici della Sardegna. Si prevede la possibilità di stipulare una convenzione di durata quinquennale, su questo vi è la disponibilità a discuterne ma mi pare abbastanza fattibile, e la possibilità -è una delle rivendicazioni dei lavoratori dell'ARA - di mantenere in vigore un contratto anche di natura privatistica ma eliminando gradualmente la forbice esistente tra i trattamenti economici di natura privatistica e quelli di natura pubblica.
In conclusione, se si entra nel merito delle singole questioni e si evita di cadere nelle strumentalizzazioni, è possibile che domani anche la minoranza partecipi al varo di questa riforma. .
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, siamo giunti alla fase finale di questa sessione di lavori che dovrebbe, o potrebbe, concludersi con il varo di una tra le leggi più importanti di questa legislatura. La legge che stiamo esaminando incide su uno dei settori dell'Amministrazione regionale tra i più importanti e più complessi; d'altra parte la riforma dell'apparato regionale, lo sappiamo da anni e lo abbiamo anche detto tante volte, passa attraverso la ristrutturazione degli enti, soprattutto quelli agricoli che nei decenni hanno costituito un sistema complesso, articolato, spesso incontrollabile; così è l'attuale sistema. Di conseguenza, credo si dovesse essere oggettivamente disponibili a riconoscere la necessità di un provvedimento legislativo di riordino della materia. È una riforma attesa, è una riforma che ridisegna gran parte del sistema regionale.
Quando parliamo di riforma istituzionale, di riforma statutaria, di riforma costituzionale, preoccupandoci tanto di che fine farà la Consulta, di che fine farà il rapporto Stato-Regione, spesso non consideriamo che questa riforma si sta realizzando per parti, per parti importantissime, come quella oggi alla nostra attenzione.
La riforma quindi ridisegna gran parte di questo sistema, però noi dobbiamo esprimere un giudizio politico in quest'Aula su quale sia il disegno che emerge da questa riforma, disegno che è emblematico di come state ridisegnando questa Regione. Credo che voi stiate ridisegnando un sistema semplificato di fronte ad una situazione caotica, complessa, in varie parti incontrollabile, ma il nostro giudizio è che state costruendo un sistema troppo semplificato, artificiosamente semplificato, proprio del modo di pensare e di agire di questo Governo regionale È un sistema basato su un modello che credo si possa definire proprio di "spregiudicata riconduzione all'unità".
Il vostro assillo è la diversità, l'autonomia, la possibilità che ci siano spazi decisionali autonomi; la vostra preoccupazione, descritta poco fa anche da Siro Marrocu, è quella di non gestire apparati che non rispondevano più a nessuno, oppure che rispondevano soltanto ad alcuni, ad alcuni vassalli, valvassori, com'è la classificazione? Un medievalista mi aiuti.
SANNA FRANCO (D.S.). Valvassini!
LA SPISA (F.I.). Valvassini e valvassori, che non rispondevano più al centro dell'impero. Voi state riducendo tutto all'unità, cercate di ricomporre l'unità del sistema, cioè l'unità dell'impero, del regno.
Il sistema che emerge da questo provvedimento di legge è un sistema monolitico, nonostante l'articolazione in tre agenzie dai nomi sicuramente suggestivi, per chi è appassionato alle novità terminologiche tanto care a chi guida questa Regione. Voi avete il problema della diversità, dovete governarla, dovete in qualche modo impedire che dilaghi pericolosamente, questa è la vostra preoccupazione; non so se sia la vostra, cari colleghi consiglieri, sicuramente è la preoccupazione di chi vi guida. Perché si è scelto in questa occasione, e adesso Marrocu ci dice che lo si adotterà anche per altre parti di riforma amministrativa della Regione, il modello dell'agenzia, cioè della gestione in house, dicono alcuni, della gestione in casa. Voi state riportando tutti gli spazi di decisione, di valutazione, di confronto, di investimento di risorse, di utilizzo di risorse finanziarie e di risorse tecniche, professionali, scientifiche, in casa, e cioè nella casa del nuovo e straripante potere del vertice regionale. Questa è la realtà di fronte a cui ci troviamo.
Si è scelto, quindi, lo strumento dell'agenzia, lo si è scelto come strumento principe, direi che lo si è scelto come "strumento del Principe", e dite orgogliosamente, per bocca del vostro Capogruppo, che questa è una scelta vincente, con la quale si intende rimediare ad una gestione degli enti appaltata, e su questo concordo con una parte dell'analisi fatta da Marrocu, negli anni, nei decenni, ai rappresentanti di un sottobosco politico di sottogoverno, ormai dequalificato, che spesso ha portato ala formazione di pericolose, inefficienti, incontrollate isole amministrative, impermeabili alle direttive sia del Consiglio sia della Giunta regionale. Potremmo citare decine di esempi di scelte amministrative portate avanti senza sottostare al potere di indirizzo politico che costituzionalmente e statutariamente competono al Consiglio regionale e alla Giunta regionale.
Concordiamo quindi sulla necessità, sull'esigenza di ripristinare il controllo e l'osservanza dell'indirizzo politico su questi istituti, ma non fino a questo punto. Perché questo è il vero problema; con la scelta che voi oggi dite, orgogliosamente, di voler attuare a queste agenzie, e agli organi che le costituiscono (direttore generale, organismo tecnico scientifico o di natura contabile), vengono lasciati margini decisionali ridottissimi. Le decisioni, seppure limitate, sono assunte dal direttore generale, mentre l'organismo di supporto ha una funzione di consulenza. Ma ogni azione è comunque riconducibile alle decisioni della Giunta regionale. Per abbattere quindi il sottogoverno, voi rafforzate il Governo, voi rafforzate quel Governo, grande, dilagante, che sta facendo della Regione una grande agenzia. Di questo bisogna darvi atto, ormai la Regione è veramente un'agenzia, in alcuni casi è addirittura un'agenzia immobiliare, ma comunque un'agenzia.
Ora, volendo, potevate fare un'opera di semplificazione diversa, qualcuno di voi ci ha provato; anche all'interno della maggioranza ci sono state proposte diverse. Potevate scegliere, per esempio, di istituire un ente unico, sia pure ripartendolo in dipartimenti. Invece, anche dopo un importante confronto interno tra di voi, avete scelto il sistema monolitico dell'agenzia, e non importa che siano tre, il modello è comunque quello. E' una scommessa che state facendo della quale non possiamo, oggi, anticipare l'esito; i prossimi anni ci diranno quale, tra le diverse ipotesi possibili, sarebbe stata la migliore.
Per ora notiamo solo che alcuni problemi permangono e abbiamo anche sottolineato quali conseguenze porterà l'adozione di questo modello. Io credo che da ora in poi almeno qualche riflessione dovrete farla, ma spero soprattutto che l'enunciazione del Capogruppo dei D.S. non sia il presupposto programmatico per i prossimi mesi o i prossimi anni di questa legislatura, nel senso che ormai il modello è quello e da lì non si torna indietro.
Avete detto che, a seguito di questa scelta, avete affrontato e risolto tutti i problemi,. Non è vero, e lo vedremo nel corso dell'analisi degli articoli; non mi sembra infatti che abbiate risolto il problema del personale perché anche in questa occasione, come in altre, avete dimostrato di non guardare tanto alle professionalità…
MARROCU (D.S.). Ho detto che siamo disponibili a risolverlo. È diverso.
LA SPISA (F.I.) e all'apporto costruttivo, originale, da catturare nel perseguimento dell'obiettivo della riforma, di coloro che sono i protagonisti quotidiani dell'azione di questi enti, attuali, e future agenzie. Nell'articolato che avete approvato in Commissione e portato in Aula vi è disparità di trattamento tra parti importanti di personale; avete previsto che rimangano in piedi regimi contrattuali differenti; figure professionali che continuano a rimanere all'angolo nonostante svolgano funzioni analoghe a quelle di chi invece era già nell'apparato ed è tutelato. Questo problema del regime contrattuale differenziato rimane, mentre questa era, è l'occasione per risolvere queste antinomie. Avete scelto la strada del monolite, almeno in questo monolite fate entrare tutti quelli che poi saranno protagonisti nel renderlo, per quanto possibile, efficiente. Sottolineo questo problema perché con altre leggi di riforma (penso per esempio all'ARPAS), personale proveniente da aree esterne alla Regione è stato inserito a pieno titolo, nel sistema regionale.
Un altro problema non risolto, in questo modello di riforma, attiene al rapporto con la società agricola, con le organizzazioni produttive del settore. Voi infatti, è stato detto anche da alcuni miei colleghi, con questo testo di legge state riformando il contenitore, ma noi non vediamo ancora il nuovo contenuto della politica agricola . In alcuni casi vediamo la buona volontà, ma registriamo anche delle lacune paurose. Poco fa Marrocu ha liquidato sbrigativamente, come scandalosamente di parte una posizione delle organizzazioni che sarebbero corresponsabili della gestione dei Consorzi di bonifica, ma non sappiamo in che misura le persone che sono venute stamattina siano tutte egualmente corresponsabili. Manifestano comunque un problema reale, cioè le differenze esistenti nella tariffazione dell'acqua utilizzata a scopo irriguo tra i territori della Sardegna; una differenziazione che o penalizza proprio quelle realtà territoriali che non hanno l'acqua, di conseguenza il Consorzio interessato ha costi di gestione molto, molto più alti.
Questo problema sicuramente non è stato affrontato adeguatamente nel passato, da parte di tutti (stiamo parlando, l'abbiamo detto, almeno degli ultimi vent'anni), ma voi avete le risorse e anche la baldanza, che mostrate sempre in quest'Aula, per poterlo affrontare. Affrontatelo. Non si può affermare che avete stanziato 60 milioni di euro, che avete già risolto i problemi, che la ripartizione è già avvenuta.
L'Assessore ricorderà certamente quante interpellanze, interrogazioni, lettere, solleciti verbali questa opposizione ha presentato per affrontare sia il problema delle bollette pazze che degli stipendi che i lavoratori del Consorzio non percepivano. Sono situazioni vergognose, inaccettabili all'interno di un sistema civile. Gente che lavora e che non viene pagata, agricoltori che pagano un canone irriguo elevato per il fatto di svolgere la propria attività in un'area in cui vi è carenza del bene acqua. Dovrebbero essere risarciti per il fatto di lavorare in realtà territoriali che soffrono maggiormente queste carenze e, invece, vengono penalizzati dallo zelo di amministratori che hanno la paura di essere scoperti inadempienti, perché poi dovrebbero pagare di tasca propria.
Se il problema è quello di sollevare qualcuno dalla responsabilità amministrativa, le istituzionali regionali possono intervenire con propri provvedimenti di tipo finanziario e di tipo organizzativo. Ma si faccia presto. Dalla manovra finanziaria che ha stanziato quei milioni di euro di cui si è parlato sono passati ormai quattro mesi, ma i dipendenti sono ancora senza stipendi e gli agricoltori continuano a ricevere bollette stratosferiche che, non essendo esigibili, lo sapete anche voi, non risolveranno il problema dei bilanci, non risolveranno quindi i problemi dei dipendenti. Al momento generano semplicemente panico, sconforto, paura nei confronti di questo potere regionale che è sempre più forte.
Allora, se avete fatto e state ancora avallando la scelta di volere il potere regionale sempre più forte, per cui volete ancora continuare a rafforzare la capacità di valutazione, di decisione di una persona o di poche persone che gli stanno attorno, assumetevene tutte le responsabilità politiche, ma rendetevi conto che state affidando a questa persona, ma alla carica istituzionale che pro tempore è affidata a una persona, una capacità di influenza sul sistema regionale che è sproporzionata perchè necessiterebbe di un'autorevolezza morale che può essere riconosciuta a pochi in questo mondo; una capacità di influenza che io credo non possa essere affidata, responsabilmente, se non a un sistema equilibrato in cui, sì, chi governa deve governare, ma all'interno di quel sistema di pesi e contrappesi che il sistema democratico ha costruito negli anni, nei decenni, direi nei secoli. Un sistema che non può essere stravolto dalla fretta con cui si vuole rendere questo sistema regionale un modello di efficienza e di modernità che noi ancora non vediamo nella realtà.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.
FODDIS, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Signor Presidente, signori consiglieri, il dibattito che si è protratto tutta la giornata è stato, per certi versi, anche appassionato e questo mi ha fatto un enorme piacere; significa infatti che il problema è sentito ed è in grado di catturare l'attenzione vera di tutti, come dimostra il numero degli interventi.
Il dibattito ha attraversato le problematiche dell'agricoltura, soffermandosi, forse, più che sul progetto di riforma, sulle esigenze che questo progetto di riforma ha posto in rilievo. Io credo che la riforma, questa riforma, non sia la soluzione alla crisi in cui versa l'agricoltura sarda. Certamente è un ulteriore strumento che consente di creare quelle condizioni affinché si possa approcciare in maniera più organica una nuova politica di sviluppo agricolo, ma una nuova politica di sviluppo agricolo che si inserisca obbligatoriamente in un contesto europeo.
La politica agricola comunitaria, la PAC, nel recente passato ci ha o, meglio, ha educato gli agricoltori a un sostegno sul prodotto, quindi, ad avere un'attenzione alle produzioni più dal punto di vista della quantità che della qualità, senza avere attenzione al mercato, la nuova politica comunitaria ci orienta velocemente verso un'agricoltura diversa, un'agricoltura che recupera più attenzione al rapporto tra l'uomo e il territorio, che recupera quindi la capacità di produrre beni di qualità, caratterizzati da una specificità perchè in qualche modo valorizzano in maniera più compiuta le caratteristiche anche culturali e le tradizioni dei territori.
Questa nuova politica, che si sintetizza anche nel concetto della multifunzionalità, presuppone un cambiamento culturale degli stessi produttori; ma, all'interno di questo cambiamento culturale, deve rimanere ferma una convinzione, e cioè che quei prodotti di qualità, specificità perchè legati al territorio, alla cultura e alla tradizione vanno poi immessi sul mercato. E' determinante che ci sia quindi un percorso che aiuti a comunicare queste specificità, a valorizzarle e a renderle vendibili sul mercato, in una logica comunque di competizione che si deve ripercuotere anche sui costi.
Lo sforzo che si sta facendo da diverso tempo è quello di dare un'informazione nei territori su questo nuovo concetto di agricoltura. Questo lo stiamo facendo in maniera sistematica, con le risorse a disposizione dell'Assessorato e utilizzando le migliori competenze e professionalità che lo stesso ERSAT ha nel territorio isolano.
Dobbiamo insegnare, dobbiamo convincere che soltanto l'aggregazione dei produttori consentirà di raggiungere gli obiettivi che stanno alla base del nuovo sviluppo agricolo. Abbiamo bisogno di qualità, abbiamo bisogno di specificità, ma abbiamo bisogno anche di massa critica per poter andare dalla distribuzione organizzata che può manifestare e sta manifestando attenzione e interesse per i nostri prodotti. Ma dobbiamo anche essere in grado di dialogare con le loro esigenze, loro hanno bisogno dei prodotti sardi, li reclamano. Dobbiamo essere in grado noi di poterglieli proporre in quantità, qualità, in standard, col servizio logistico. Non possiamo pensare di proporre un prodotto di eccellenza del nostro territorio con dieci etichette diverse, ognuna delle quali non raggiunge magari quella minima dimensione che possa suscitare interesse da parte del buyer della distribuzione organizzata. Questo è il percorso sul quale ci siamo fortemente impegnati: organizzare i produttori nelle filiere più importanti.
Non è attraverso la riforma degli enti che viene presentato un progetto di sviluppo agricolo, ma la riforma degli enti è un momento estremamente importante affinché quel progetto di riforma si possa attuare.
L'onorevole Licandro poc'anzi richiamava alla mia attenzione la necessità di riportare i tecnici in campagna, dato che gli agricoltori hanno bisogno di aiuto in campagna. Di fatto, ancora oggi vediamo che enti agricoli, nati per dare servizio e assistenza tecnica in campagna, hanno perso di vista questa loro missione e si sono trasformati, per le vicende degli ultimi anni anche in, forse, buoni burocrati. . Lo sforzo che noi facciamo con questo progetto di riforma è quello di dare particolare attenzione alle risorse umane e alle loro motivazioni;saranno loro la vera scommessa perchè sono cariche di voglia di recuperare un ruolo all'interno di queste agenzie.
Si parla di pericolo, di rischio per questi dipendenti; non corrono nessun rischio, hanno soltanto una grande opportunità, un'opportunità storica:rivedere riposizionate le loro competenze in un progetto nel quale vengono coinvolti. Quando noi differenziamo le funzioni, non di assistenza tecnica perchè mi sembrerebbe estremamente riduttivo in quella logica di agricoltura multifunzionale, quando si esamina l'articolo sulle attività dell'agenzia LAORE si vede che la funzione non è più quella dell'assistenza tecnica storicamente data, di cui si avrà sempre particolare necessità, ma è quella di dare un servizio più completo all'imprenditore agricolo. A questo imprenditore agricolo che deve competere su questi mercati dobbiamo insegnare non solo a produrre per questo mercato, ma dobbiamo cercare di accompagnarlo nel fare impresa.
L'agenzia sulla ricerca, AGRIS. Quanti fanno ricerca sui vegetali in questo periodo, quante duplicazioni di funzioni, di ruoli che non si parlano tra di loro? Ebbene, questo tipo di esigenza è stata tradotta nella creazione di un'Agenzia con delle funzioni mirate e specialistiche, ma prevedendo anche momenti di interrelazione funzionale affinché la ricerca e coloro che la debbono trasferire e applicare siano sistematicamente in contatto e possano, assieme, lavorare.
I dipartimenti; i responsabili del dipartimento hanno un ruolo estremamente importante perché costituiscono un ulteriore momento di focalizzazione della missione di questi dipartimenti; il dipartimento vegetale è una cosa diversa infatti dal dipartimento della zootecnica. Tra i nostri dirigenti abbiamo competenze specialistiche, dobbiamo rimotivarli, dobbiamo ricondurli all'interno di questo progetto dandogli motivazioni forti, e io sono convinto che i risultati arriveranno.
Questo in discussione e' un momento importante di un progetto di riforma più ampio per recuperare efficienza, per cercare di intervenire sui nodi strutturali che oggi attanagliano l'agricoltura isolana. Si è parlato dei costi dell'acqua; alla Giunta, al Presidente e al sottoscritto non è venuta meno l'attenzione su questo problema, tanto che un disegno di legge giace in Commissione e speriamo che, quanto prima, possa diventare oggetto del dibattito in Aula. I problemi dei Consorzi di bonifica non si possono risolvere soltanto deliberando ulteriori risorse finanziarie, occorre risolvere i problemi veri alla radice. Noi proponiamo in maniera netta, in maniera chiara, un recupero della missione del Consorzio di bonifica, perché anche questo strumento ha perso di vista il motivo per cui è nato, qual è il centro della sua attività: l'agricoltore. Ci si occupa di tante cose, di troppe cose che quando vanno bene, vanno bene, ma quando vanno male ribaltano i costi sugli assistiti perché bisogna far quadrare i conti emettendo delle bollette che poi, dopo cinque anni, chiamiamo pazze. Ma qualche riflessione sull'origine di queste bollette, quelle del 2001, bisognerebbe pur farla, sui costi di manutenzione, sulla filosofia del gestire le vigne piuttosto che altri impianti strutturali.
Lo stiamo facendo con molta determinazione, ma stiamo affrontando anche l'emergenza, perché io, con tutto il rispetto per coloro che stamani si sono presentati qui in Consiglio, già da qualche giorno avevo formalmente comunicato alle organizzazioni agricole che la cartella del saldo 2001 era stata emessa esclusivamente perché il responsabile del procedimento temeva che potesse andare in prescrizione. Inoltre, precedentemente avevamo comunicato che, di intesa con la BPS Riscossioni, quella quota di 450 euro non doveva essere pagata e che pertanto, per il 2001, la quota addebitata agli agricoltori era esclusivamente di 317 euro, esattamente come per il 2003 per il 2004 e per il 2005. Quindi, anche il grave problema del costo dell'acqua presto verrà affrontato e, col vostro contributo, io mi auguro risolto. Una risposta mi è d'obbligo, ma ho finito, sul richiamo relativo ai residui. Io sono contento per l'opportunità che mi dà, onorevole Atzeri, di rimarcare quanto ha dichiarato la Corte dei conti che ha certificato che il nostro Assessorato ha ridotto i residui di 48 milioni nel 2004, di 77 milioni nel 2006. Questa e' una grande sfida sulla quale dobbiamo impegnarci tutti perché, se condivisa, darà una risposta ai problemi dell'agricoltura.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, io vorrei soffermarmi, molto brevemente, sulle tre questioni su cui si è focalizzato il dibattito su questo importante provvedimento di legge. La prima questione è se si tratta di un provvedimento di legge che ha una valenza riformatrice. La seconda è se il modello organizzativo che è stato individuato è un modello efficiente, efficace e capace di rispondere adeguatamente ai bisogni di questo importante settore della nostra economia. La terza è la questione del personale, che è sempre un elemento fortemente delicato, un elemento decisivo per le riforme, ma anche un elemento che provoca grande conflittualità soprattutto quando non viene affrontato con il dovuto senso di responsabilità.
La prima questione; questo è un provvedimento che ha una forte valenza riformatrice? Io penso di sì. Sono d'accordo con quanto diceva l'onorevole La Spisa sul fatto che questo provvedimento è una parte importante della più ampia riforma della Regione su cui sono impegnati il Governo regionale ma anche il Consiglio regionale. Quello che viene delineato dopo, se questo provvedimento verrà approvato, è un modello di Regione che oggi noi possiamo apprezzare nella sua compiutezza. Non abbiamo più i termini sfumati di quel modello di Regione su cui, molto spesso, l'opposizione ha criticato il Governo regionale. Il modello di Regione che emergerà da questo provvedimento sarà un modello di Regione che si occupa essenzialmente di indirizzo e di programmazione, mentre gli aspetti gestionali verranno affidati ad uno strumento importante qual è appunto quello dell'agenzia.
Questo provvedimento va ad aggiungersi agli altri provvedimenti di riforma che stanno modificando in profondità il modello di Regione che è stato costruito in questi primi 58 anni della nostra autonomia. Si aggiunge quindi alla legge numero 9 sul trasferimento di competenze, ai provvedimenti di riforma degli altri enti regionali, dagli enti agricoli agli enti per il sistema delle acque e così via. Ma è anche un provvedimento di riforma che intaccherà molti degli interessi che sono andati costruendosi intorno agli enti regionali, così come modificherà fortemente anche il sistema di potere che è stato costruito intorno agli enti regionali in tutti questi anni di vita della nostra autonomia.
La seconda questione attiene al modello organizzativo che noi abbiamo scelto. La Giunta regionale ha adottato il modello gestionale dell'agenzia che, in questo caso, è stato applicato alla riforma degli enti regionali ma che, come abbiamo detto più volte, verrà applicato anche ad altre parti della nostra Amministrazione. Si tratta di un modello snello, dinamico, che ha la capacità di rispondere adeguatamente ad un settore primario del nostro tessuto economico, come quello dell'agricoltura che rappresenta circa il 6 per cento dell'intero prodotto interno lordo della nostra regione. Un settore nel quale, come diceva l'onorevole Vargiu, molto spesso non si riesce a spendere le risorse; c'è una questione di disavanzi, che è stata naturalmente confutata dall'Assessore dell'agricoltura, che è però l'indice della necessità di individuare strumenti di governo, strumenti gestionali che ci consentano di superare le difficoltà di spendita in un settore così importante. Ripeto che il modello dell'agenzia è un modello snello, dinamico, efficiente che ci consente di passare da sette enti regionali, onorevole Atzeri, con sette presidenti , sette consigli di amministrazione, a tre agenzie dirette da tre direttori generali.
Molto brevemente sulla terza questione, quella del personale. La questione del personale è, come ho detto prima, molto complessa, molto delicata e, il più delle volte, è l'elemento che crea intoppi ai processi di riforma. Io penso che noi abbiamo affrontato la questione del personale degli enti agricoli nella maniera giusta. Possiamo dire che tutti gli elementi di tutela: giuridica, economica, previdenziale dei dipendenti degli enti regionali sono stati salvaguardati. Ma io dico ben di più, e cioè che per i dipendenti degli enti agricoli regionali non si modifica assolutamente niente perché la loro condizione rimane esattamente identica, all'interno della legge regionale numero 31, a quella che hanno adesso. Quindi, da questo punto di vista, non c'è da fare nessun allarmismo, così come non c'è da fare nessun appello contro eventuali deportazioni di questo personale verso chissà quali parti.
Esistono però due questioni in merito al personale. La prima riguarda il personale del Consorzio per la frutticoltura. Io penso che la Giunta regionale, anche con il supporto della maggioranza, raccoglierà le indicazioni emerse dal dibattito in Consiglio e troverà le modalità, nell'arco di un rinnovo contrattuale, per superare la condizione di disparità in cui si trova quella parte di personale che oggi ha un contratto di lavoro di tipo privatistico. .
La seconda questione, e concludo, attiene al personale dell'ARA. Nell'affrontare questo problema dobbiamo dimostrare grande senso di responsabilità; non possiamo accedere infatti alla richiesta di immetterli direttamente all'interno dell'Amministrazione regionale, dobbiamo cercare di costruire degli strumenti che consentano di valorizzare appieno le competenze e le professionalità che sono presenti all'interno dell'ARA, e fare in modo che quelle competenze e quelle professionalità possano trovare, seguendo il percorso dei concorsi pubblici, una giusta risposta.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Farigu e il consigliere Artizzu hanno votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU GIUSEPPE - CUGINI - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SECCI - SERRA - SORU - UGGIAS.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CONTU - DEDONI - FARIGU - GALLUS - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - PETRINI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.
Si sono astenuti: il presidente SPISSU - ATZERI - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 68
votanti 65
astenuti 3
maggioranza 33
favorevoli 42
contrari 23
(Il Consiglio approva).
Il Consiglio è convocato per domani, giovedì 3 agosto, alle ore 10: Alle ore 9 è convocata la quinta Commissione per l'esame degli emendamenti.
La seduta è tolta alle ore 21 e 40.
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