Seduta n.98 del 26/10/2000
XCviii Seduta
(Pomeridiana)
Giovedì, 26 Ottobre 2000
Presidenza del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Carloni
INDICE
La seduta è aperta alle ore 17 e 13.
CAPPAI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di mercoledì 18 ottobre 2000 e dell'estratto del processo verbale della seduta di martedì 24 ottobre 2000 che sono approvati.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che gli consiglieri regionali Gavino Cassano, Noemi Sanna Nivoli e Pasquale Onida hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo per la seduta pomeridiana del 26 ottobre 2000. Poiché non vi sono osservazioni i congedi si intendono accordati.
Assenze per motivi istituzionali
PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Giunta regionale Mario Floris e l'assessore dei lavori pubblici Ladu hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta pomeridiana del 26 ottobre, per impegni istituzionali fuori sede.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'esame del disegno di legge numero 23/A della Giunta regionale: "Modifica e integrazione della legge regionale 13 ottobre 1998, numero 29 e norme sulla pianificazione territoriale", relatore il consigliere Masia.
Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Masia, relatore.
MASIA (F.S.D.), relatore. Signor Presidente, naturalmente l'importanza di questo disegno di legge richiederebbe maggiore attenzione da parte di questo Consiglio.
Due anni fa, il 13 ottobre del 1998, fu approvata la legge numero 29 sui centri storici dopo un dibattito lungo, serrato, si dice, e fu una prima risposta all'esigenza di intervenire per salvaguardare il patrimonio storico, culturale, architettonico ed abitativo di una realtà fortemente presente nella nostra isola; una realtà che era ed è aggredita dal degrado e dal conseguente spopolamento. Cagliari, Sassari, i centri storici di molte realtà sarde, io credo che sia davanti a tutti, ne sono una testimonianza.
La legge varata nel 1998 dalla nostra Regione era un tentativo di dare una risposta alla mutata sensibilità nei confronti di questa importante risorsa, in ritardo, naturalmente; un ritardo, io credo possa essere sottolineato, pluridecennale.
Nel lontano 1975, io con una tesi di laurea sul centro storico di Sassari, e molti altri colleghi sui centri storici di altre realtà sarde, testimoniammo all'università di Sassari e di Cagliari, la grande attenzione che si andava diffondendo nel continente, per il recupero dei centri storici, e il rilevante impegno economico del Governo centrale per i centri storici di valenza nazionale.
Tutti rappresentavano interventi pilota da cui attingere cultura, strategie ed idee per intervenire.
Bologna, ed è davanti a tutti, oggi, quello che è il risultato, fu allora il riferimento di coloro che intendevano attuare indirizzi politici, programmatici per il recupero e la valorizzazione dei centri storici.
Ventitré anni dopo la nostra Regione si è dotata di una legge, la numero 29, che oggi andiamo ad integrare, con investimenti non sufficienti ma sicuramente importanti, perché nell'arco di dieci anni si possa dare una concreta risposta al problema del recupero e della salvaguardia dei nostri centri.
Questa legge lo fa istituendo un repertorio regionale dei centri storici, secondo i dettati dall'articolo 5. In esso saranno compresi tutti i comuni che ne faranno richiesta per attingere alle risorse previste dalla legge e che però abbiano determinati requisiti.
Tra questi è fondamentale, e va sottolineato, il possesso di un piano particolareggiato di attuazione per i centri storici; naturalmente per qualunque tipo di intervento che la legge prevede.
Questi interventi sono di tre tipi: i programmi integrati che prevedono la collaborazione tra i privati e le amministrazioni pubbliche; i piani di riqualificazione indirizzati al recupero delle infrastrutture e delle urbanizzazioni e infine, non meno importanti, gli interventi di carattere primario, quelli dei privati cittadini che intendono risanare il proprio patrimonio immobiliare.
Che in Sardegna i centri storici rappresentino un'importante risorsa storica, culturale, capace di dare risposte alle esigenze insediative utili e a contrastare l'uso sfrenato del territorio, capace di dare risposte alle esigenze di un insediamento turistico ricettivo che vada oltre la monocultura di insediamenti costieri votati ai classici tre mesi estivi, capace di restituire risorse immobiliari con valenze di posizione che si possono proporre per contrastare gli insediamenti dei grandi centri commerciali delle periferie. Credo che sia sempre più diffusa, e lo è, io credo, anche nella classe politica attuale, l'esigenza di capovolgere quegli indirizzi che negli anni Settanta e Ottanta hanno determinato il degrado delle città e la loro crescita confusa, una politica di uso del territorio fortemente dispendiosa che ha determinato l'abbandono dei centri storici.
Sia nei grandi come nei piccoli centri delle città e dei paesi della Sardegna si possono vedere fabbricati ed a volte interi isolati disabitati che, per l'incuria e l'abbandono, sono destinati al crollo o all'abbattimento.
Il degrado degli impianti e delle sottostrutture e l'impoverimento delle risorse culturali e delle tradizioni, dovuti ai discutibili interventi eseguiti nei nostri centri storici con la modifica delle tipologie edilizie e delle facciate, con la copertura di asfalto degli acciottolati e dei basolati delle strade e delle piazze, con le macchine che tutto ingombrano e tutto impoveriscono, con l'abbandono degli abitanti per gli alti costi del recupero, e il conseguente impoverimento dei servizi pubblici presenti e la chiusura dei negozi e dei laboratori artigiani, rappresentano la fotografia di gran parte della realtà dei centri storici della nostra Isola; anche se dobbiamo ammettere che da qualche parte si inizia a voltare pagina e si stanno facendo grandi sforzi per intraprendere la strada del recupero, della salvaguardia e della valorizzazione,
che hanno consentito già di ottenere alcuni validi esempi del recupero possibile, e che rappresentano sicuri punti di riferimento anche per l'attuazione di questa legge.
La legge numero 29 del 1998 si propone di destinare importanti risorse alle diverse tipologie di intervento; ma ha dimostrato da subito problemi di applicazione per le sue incongruenze e ha determinato una situazione di stallo dalla quale oggi, con il disegno di legge in discussione, cerchiamo di uscire. Da subito, dicevo, perché la legge...
(interruzioni)
Da subito, Presidente, augurandoci maggiore attenzione per una legge che - non credo che sia per la mia deformazione professionale - ritengo estremamente importante per la nostra Isola, perché già con la legge numero 1, la finanziaria del 18 gennaio 1999, tre mesi dopo l'approvazione della legge numero 29, con l'articolo 15 si procedeva ad alcuni interventi di modifica.
Uno degli interventi fondamentali, che credo abbia dato risultati, è la modifica della procedura per gli interventi primari, quelli di maggiore interesse diretto per i privati cittadini.
Nella legge numero 29 gli interventi primari erano rivolti solo ed esclusivamente agli edifici plurifamiliari e non si teneva conto del fatto che invece nella nostra Isola una percentuale estremamente alta degli edifici presenti nei centri storici è rappresentata dagli edifici monofamiliari. Per i programmi integrati poi, all'interno di un piano particolareggiato, era difficile intervenire perché i tempi disponibili, con l'approvazione della legge il 13 ottobre 1998 e la scadenza al 31 dicembre del 1998, non ne consentivano l'attuazione.
Non basta; proprio per questo tipo di situazione la Giunta, già nel mese di marzo del 1999, ha manifestato l'esigenza di sentire il parere della Quarta Commissione in ordine ai criteri di valutazione per la ripartizione dei fondi, ed ha evidenziato inoltre che per l'anno 1998, stante l'impossibilità per gli enti locali di concludere nei tempi stabiliti dalla legge, così come dicevo poco fa, la procedura di approvazione dei programmi integrati e dei piani di riqualificazione urbana, il piano annuale di riparto dei fondi può essere elaborato solo attraverso l'integrazione di documenti da parte dei comuni che ne hanno fatto richiesta; e le risorse della legge numero 29, finalizzate al finanziamento dei programmi integrati e dei piani di riqualificazione urbana erano intoccabili. I termini di legge sono stati rispettati esclusivamente dalle richieste di intervento primario per un ammontare di 6 miliardi 886 milioni, e quindi solo ed esclusivamente questa cifra, a fronte dei 50 miliardi disponibili, rappresenta il programma della spesa 1998 per la legge numero 29. Risulta quindi che occorre una specifica norma di legge che estenda le modifiche introdotte con la legge finanziaria numero 1 del 1999 a quelle pratiche che sono state presentate entro il 31 dicembre 1998, ma non hanno rispettato i tempi, per poter consentire appunto l'utilizzo dei fondi stanziati per il 1998 anche negli esercizi successivi.
Infine, si è verificato un altro aspetto che non è di poca importanza per due grandi città, quali appunto Cagliari e Sassari; i piani quadro di questi due comuni per i centri storici non esistono e costituiscono però elemento fondamentale per essere inseriti nel repertorio dei centri storici. Quindi queste due città hanno difficoltà ad accedere ai finanziamenti previsti dalla legge e non sono equiparabili, quindi a livello di risorse disponibili, agli altri centri presenti in Sardegna che hanno fatto richiesta di usufruire delle risorse della legge numero 29.
"Occorre - diceva la Giunta allora - porre prontamente rimedio per evitare disparità di trattamento tra i comuni aventi un centro storico da recuperare". Da allora ad oggi è finita l'undicesima legislatura ed è iniziata la dodicesima. Soltanto a febbraio di quest'anno è stato presentato dalla Giunta il disegno di legge numero 23 ed è arrivato all'esame della Quarta Commissione.
La stessa ha approvato, nella seduta del 29 settembre 2000, il disegno di legge in discussione che contiene modifiche e integrazioni alla legge regionale 13 ottobre 1998 numero 29 e norme sulla pianificazione territoriale.
Io credo che dovremmo, ma correrei il rischio di essere ripetitivo, cogliere l'occasione per discutere appunto dei tempi troppo lunghi dell'iter di approvazione di leggi importanti come questa, che i cittadini e gli enti locali attendono da troppo tempo.
La Commissione, comunque, dopo un approfondito dibattito, ha approvato una normativa i cui punti qualificanti sono: consentire, grazie alle disposizioni dell'articolo 1, il concreto utilizzo delle somme giacenti in conto residui nei capitoli di spesa per gli anni 1998 e 1999; in tal modo vengono attivate risorse complessive pari a circa 93 miliardi di lire. Si introduce la possibilità, anche per i comuni sprovvisti di piano attuativo vigente - il riferimento a Cagliari e a Sassari non era casuale - di poter beneficiare delle provvidenze previste dalla legge. Infatti la disposizione di cui all'articolo 2 stabilisce che anche tali comuni possono richiedere l'inserimento nel repertorio regionale dei centri storici e quindi adire ai previsti finanziamenti contenuti nel programma pluriennale, qualora procedano alla redazione, per gli interventi da realizzare nelle zone A, di programmi integrati, aventi contenuti e procedure ulteriormente precisate e disciplinate nell'articolo 6 della legge. La normativa contenuta in tale articolo 2 è quindi particolarmente importante per quei comuni che sono sprovvisti di piano attuativo vigente per tutto il centro storico sotto numerosi profili.
Consente poi la possibilità di programmare interventi per singole zone o parti di centro storico; tutto ciò risulta particolarmente utile e significativa per i comuni che hanno una zona A estesa, in grave difficoltà nel dover disciplinare tale zona; ovvero i comuni che proprio a causa di tale estensione utilizzano strumenti di pianificazione differenti dai canonici piani attuativi.
Questa legge rende inoltre possibile una economia di strumenti di pianificazione; infatti, i comuni sprovvisti di piano attuativo vigente possono procedere all'adozione di un solo atto complesso: il programma integrato, per poter agire senza dover necessariamente approvare prima lo strumento attuativo e poi il programma integrato.
Tali comuni hanno peraltro il limite di poter utilizzare le provvidenze in questione esclusivamente per l'attuazione degli interventi contenuti nei programmi integrati. Ciò significa che i comuni sprovvisti di piano attuativo vigente non potranno richiedere i finanziamenti per gli altri interventi come il recupero primario e tale misura è stata introdotta per stimolare gli enti locali alla redazione dei piani attuativi.
L'intenzione della Commissione era quella di non modificare in alcun modo la filosofia che ha animato l'approvazione della legge "29". L'esigenza di dotare i comuni di piani attuativi è fondamentale e credo che sia una crescita culturale proprio per quelle amministrazioni che hanno interesse a far sì che i piani nei centri storici siano attuati secondo progetti precisi ed esecutivi.
Si introduce inoltre, sempre nell'articolo 2, una riserva di finanziamento per i programmi integrati che non deve essere inferiore al 50 per cento degli stanziamenti complessivi.
Si introduce all'articolo 5 bis una norma complementare a quella contenuta nell'articolo 2, vale a dire il programma integrato di cui stiamo parlando, viene considerato, ai fini della legge sulla tutela e valorizzazione dei centri storici, a tutti gli effetti un piano attuativo che consente l'iscrizione nel Repertorio regionale dei centri storici, e la legge "29" ne fa un elemento istitutivo fondamentale.
Viene modificata, inoltre, la normativa disciplinare del recupero primario, con una più precisa puntualizzazione della procedura vigente e con il mantenimento del ruolo centrale del comune. Viene estesa, infine, la destinazione delle risorse contenute nel capitolo di bilancio anche all'attivazione dei laboratori per il recupero, che già una positiva esperienza hanno avuto in alcuni centri della nostra Isola.
La Commissione ha inoltre affrontato il problema dell'individuazione in seno all'Assessorato regionale degli enti locali finanze e urbanistica di una ulteriore direzione generale. Infatti, a causa della particolare eterogeneità delle competenze attribuite a tale Assessorato, la Giunta regionale ha presentato un emendamento finalizzato all'individuazione di una ulteriore direzione generale, denominata della "pianificazione urbanistica territoriale e della vigilanza edilizia", mirante ad accorpare tutte le competenze legate al settore urbanistico.
La Commissione aveva accolto tale proposta, ma in seguito all'acquisizione del prescritto parere della prima Commissione, che all'unanimità la invitava a stralciare tale norma in attesa di un provvedimento organico di riforma, ha deliberato di non approvare l'emendamento della Giunta regionale, ritenendo prioritaria l'approvazione di questa legge che, come ho già detto, da troppo tempo, è in attesa di essere approvata.
La Commissione, infine, in considerazione della particolare importanza e rilevanza della normativa proposta, invita l'Assemblea consiliare ad un rapido esame e alla sua celere approvazione.
Per concludere, signor Presidente, io non so se questa legge sia la migliore, ma è quella che maggiormente si candida ad essere il motore per il recupero vero dei centri storici. Io ritengo, però, che con questa legge venga salvaguardato lo spirito che aveva animato i legislatori della legge numero 29 del 1998, e cioè l'esigenza di indirizzare gli amministratori verso la pianificazione attuativa, di creare le sinergie tra il pubblico e il privato per moltiplicare gli effetti degli investimenti, e infine indirizza a ripensare l'uso delle nostre città, prevedendo la valorizzazione delle risorse storiche e culturali del patrimonio rappresentato nella nostra Isola dai centri storici.
PRESIDENTE. E'` iscritto a parlare il consigliere Marco Tunis. Ne ha facoltà.
Ricordo che i consiglieri che intendono intervenire nella discussione generale devono iscriversi al banco della Presidenza non oltre la conclusione del primo intervento della discussione generale.
TUNIS MARCO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, signori della Giunta, colleghi consiglieri, in qualità di Presidente della quarta Commissione ho sentito il dovere di chiedere la parola per poter esprimere la mia opinione personale sul disegno di legge ora in discussione.
La quarta Commissione consiliare permanente ha approvato all'unanimità, nella seduta del 27 settembre 2000, il disegno di legge numero 23 contenente "Modifiche e integrazioni alla legge regionale 13 ottobre 1998, numero 29, e norme sulla pianificazione territoriale." Tale disegno di legge, presentato dalla Giunta regionale come corollario alla manovra pluriennale di bilancio 2000-2002, ha lungamente impegnato la Commissione che, in considerazione della rilevante importanza della questione, ha improntato il suo esame in modo da pervenire al massimo di condivisione possibile da parte di tutte le forze politiche presenti in Commissione.
Tale scelta politica di fondo da un lato ha determinato un puntale e preciso lavoro di confronto in seno alla Commissione, dall'altro ha inevitabilmente prodotto un protrarsi dei tempi di discussione e approvazione.
Il risultato finale è stato l'approvazione di una proposta condivisa pienamente da tutte le forze politiche e in sintonia con gli obiettivi che la Giunta regionale si prefiggeva. La Giunta regionale infatti, con l'approvazione del disegno di legge numero 23, si poneva tre obiettivi fondamentali: primo, consentire l'effettivo utilizzo degli stanziamenti contenuti nei capitoli di bilancio per gli anni 1998 e 1999; secondo, semplificare le condizioni di accesso per i finanziamenti ai comuni, eliminando sistematicamente tutti i riferimenti presenti nella legge regionale numero 23 del 1998 al vincolo del piano attuativo vigente; terzo, consentire anche ai comuni aventi centri storici più estesi, come Cagliari e Sassari, di poter beneficiare delle provvidenze in questione.
La Commissione, nel corso di un dibattito approfondito e serrato, ha attentamente valutato gli effetti e le conseguenze che l'eventuale approvazione del testo proposto avrebbe determinato, con particolare riferimento alla decisione se eliminare o meno il paletto del piano attuativo per l'intero centro storico vigente.
Infatti, l'esistenza di tale condizione, se appare indubbiamente gravosa e impegnativa per i comuni, rappresenta una garanzia per evitare ingiustificate compromissioni della parte più pregiata del patrimonio urbanistico esistente da recuperare adeguatamente, cioè sulla base di meditati, adeguati e completi strumenti di intervento. La discussione su tale questione e su quella relativa all'opportunità di introdurre disposizioni che consentissero anche ai comuni capoluogo di provincia di poter beneficiare degli interventi previsti dalla legge, con il serio rischio di una riduzione delle risorse disponibili per i comuni più piccoli, ha lungamente impegnato la Commissione, che, dopo attenta valutazione e sentito il parere della Giunta regionale, ha approvato una normativa i cui i punti qualificanti, sono quelli che ora indicherò in modo sintetico, articolo per articolo.
L'articolo 1 consente l'effettivo e concreto utilizzo delle somme giacenti in conto residui nei capitoli di spesa per gli anni 1998 e '99. Tali risorse, che ammontano complessivamente a circa 93 miliardi di lire, sono rimaste bloccate per le notevoli difficoltà procedurali determinate da una problematica prima applicazione della legge numero 29 del 1998 che ha causato il blocco della erogazione effettiva dei contributi soprattutto per gli interventi più complessi.
L'articolo 2, con la norma di cui al comma 2 disciplina uno degli aspetti principali della normativa proposta, introducendo la possibilità, anche per i comuni sprovvisti di piano attuativo vigente esteso a tutto il centro storico, di poter beneficiare delle provvidenze previste dalla legge; infatti, la disposizione di cui all'articolo 2 stabilisce che anche tali comuni possono richiedere l'inserimento nel repertorio regionale dei centri storici, e quindi adire ai previsti finanziamenti contenuti nel programma pluriennale qualora procedano alla redazione, per gli interventi da realizzare nelle zone A, di programmi integrati aventi contenuti e procedure ulteriormente precisate e disciplinate dall'articolo 6 del disegno di legge. La normativa contenuta nell'articolo 2 è quindi particolarmente importante per i comuni che siano sprovvisti di piano attuativo vigente per tutto il centro storico, sotto numerosi profili; consente infatti di programmare interventi per singole zone o parti del centro storico, e ciò risulta particolarmente utile e significativo per i comuni che hanno una zona A estesa, che sono in grave difficoltà nel dover disciplinare tutta la zona, ovvero per i comuni che, proprio a causa di tale estensione, utilizzino strumenti di pianificazione differenti dai canonici piani attuativi. Rende inoltre possibile una economia di strumenti di pianificazione, infatti i comuni sprovvisti di piano attuativo vigente potranno procedere all'adozione di un solo atto complesso, il programma integrato, per poter agire senza dover necessariamente approvare prima lo strumento attuativo e poi il programma integrato. Tali comuni hanno peraltro il limite di poter utilizzare le provvidenze in questione esclusivamente per l'attuazione degli interventi contenuti nei programmi integrati. Ciò significa che i comuni sprovvisti di piano attuativo vigente non potranno richiedere finanziamenti per gli interventi di riqualificazione urbanistica e di recupero primario. Tale misura è stata introdotta per stimolare gli enti locali alla redazione dei piani attuativi. Con la norma di cui al comma 3 del predetto articolo 2 si modifica l'entità delle percentuali di finanziamento attualmente previste; infatti, al fine di evitare che la presentazione di pochi programmi integrati prosciugasse tutte le risorse disponibili, cosa teoricamente possibile prevedendo la legge regionale numero 29 del 1998 una priorità assoluta per tali programmi complessi, si introduce una riserva di finanziamento per i programmi integrati che non dev'essere inferiore al 50% degli stanziamenti complessivi, in modo da consentire alla Giunta regionale di graduare gli interventi di finanziamento sulla base dell'ammontare e della tipologia delle richieste che può anche variare.
Con l'articolo 3 si prevede l'inserimento nel repertorio regionale dei centri storici anche di quei comuni che, in assenza del piano attuativo vigente, si dotino però di un programma integrato avente valore, ai sensi del successivo articolo 5 bis, di piano attuativo. L'articolo inoltre contiene una riscrittura della norma vigente con finalità meramente chiarificatrici.
Con l'articolo 4 si modifica la disposizione concernente i criteri per l'inserimento degli interventi di recupero nel programma pluriennale dei centri storici al fine di una migliore formulazione del testo.
Con l'articolo 5 si modifica la disposizione concernente l'oggetto e le percentuali dei finanziamenti ammessi con alcune modifiche. In primo luogo sono esclusi i costi per l'acquisizione delle aree e degli immobili, in secondo luogo è espressamente previsto che con gli interventi di recupero primario si possano finanziare anche le fondazioni degli immobili.
Con l'articolo 5 bis si introduce una disposizione complementare a quella contenuta nell'articolo 2, vale a dire che il programma integrato viene considerato, ai soli fini della legge sulla tutela e valorizzazione dei centri storici, come un piano attuativo.
Con l'articolo 6 si introduce una disposizione complementare a quelle contenute negli articoli 2 e 5 bis. Infatti, qualora il comune, sprovvisto di piano attuativo vigente, intenda approvare un programma integrato avente, ai soli fini previsti dalla presente legge, valore di piano attuativo, oltre alla documentazione già prevista, dovrà allegare quella elencata nell'articolo in questione.
Con l'articolo 8 si modifica inoltre la normativa che disciplina il recupero primario con una più precisa puntualizzazione della procedura vigente, ma con il mantenimento del ruolo centrale del comune interessato.
Con l'articolo 8 bis si estende la destinazione delle risorse contenute nel capitolo di bilancio, anche all'attivazione dei laboratori per il recupero, considerati degni di incentivazione in considerazione della loro importanza. A tale proposito appare indispensabile evidenziare come la Giunta regionale, e segnatamente l'Assessorato dell'urbanistica, e quindi l'Assessore Sergio Milia, debba dare la massima divulgazione e pubblicità ad un interessante lavoro sperimentale che è stato effettuato negli anni scorsi da una équipe multidisciplinare, in virtù di un apposito finanziamento regionale. Infatti, la legge regionale 8 luglio 1993, numero 28, ha stanziato 4 miliardi e mezzo per l'attivazione di convenzioni con le università delle Sardegna e con esperti nel settore per un primo e sperimentale censimento e catalogazione dei centri storici e dei materiali tradizionalmente usati.
La Regione, mediante l'Assessorato dell'urbanistica, cioè i predecessori dell'attuale Assessore, ha materialmente proceduto alla predisposizione di un progetto con l'università di Cagliari avente come contenuto lo studio di sei aree test: il quartiere di Villanova a Cagliari, Cuglieri, Santulussurgiu, Alghero, Bosa, Galtellì.
Lo scopo del progetto era quello di radiografare puntualmente il centro storico pilota, raccogliendo ogni sorta di informazione, e di definire la mappa dei materiali, delle tecnologie e degli stili. Inoltre, tali conoscenze, così capillarmente acquisite, avrebbero dovuto avere lo scopo di consentire l'organizzazione di un sistema informatico di tipo geografico, capace di facilitare il rapporto tra l'utente, particolarmente quello più debole, e la pubblica amministrazione.
Infine, tale progetto avrebbe dovuto costituire un valido supporto scientifico per la redazione di protocolli di base, per l'assunzione di procedure certe, rapide e verificabili.
Signor Assessore, orbene, essendo questi i presupposti e gli obiettivi ed essendo a conoscenza che tale intenso lavoro è stato effettuato e consegnato all'amministrazione regionale, sarebbe del tutto ingiustificato non procedere alla sua più estesa pubblicazione e diffusione in tutta la Sardegna presso tutti gli enti locali. Infatti, si tratta di un cospicuo finanziamento pubblico di cui occorre rendere conto, si tratta di un lavoro pilota sperimentale in un settore molto delicato, nel quale purtroppo non esiste grande tradizione in Sardegna. Si forniscano agli enti locali, soprattutto a quelli più piccoli, concreti modelli di azione e di intervento che possano facilitare e indirizzare le singole modalità di azione, altresì, si possono far conoscere dei tecnici, che sul campo hanno già sperimentato tecniche di censimento e catalogazione dei materiali che possono risultare certamente utili. Signor Assessore, io ho voluto ricordarle questo aspetto molto importante, attendo da lei un'assicurazione al riguardo.
In conclusione, per quanto riguarda tale aspetto, si invita l'Assessore dell'urbanistica a colmare una grave lacuna amministrativa, causata dai suoi predecessori, che hanno colpevolmente abbandonato tale importante progetto pilota, lasciando che i risultati restassero chiusi negli armadi dell'assessorato o dell'università.
Pertanto si formula l'invito pressante all'Assessore Milia, a porre fine a tale ingiustificata situazione, mettendo a disposizione di tutti tale importante lavoro.
La Commissione ha infine affrontato il problema dell'istituzione in seno all'Assessorato regionale degli enti locali, delle finanze e dell'urbanistica, di una ulteriore direzione regionale. Infatti, a causa della particolare eterogeneità delle competenze attribuite a tale Assessorato, la Giunta regionale ha presentato in Commissione un emendamento finalizzato all'individuazione di una ulteriore direzione generale, denominata "della pianificazione urbanistica territoriale e della vigilanza edilizia", mirante ad accorpare tutte le competenze legate al settore urbanistico. La Commissione che io presiedo aveva accolto la proposta dell'Assessore, ma in seguito all'acquisizione del prescritto parere della Prima commissione che ha invitato la Quarta a stralciare tale norma in attesa di un provvedimento organico di riforma, ha deliberato di non approvare l'emendamento della Giunta regionale, al fine di portare urgentemente tale disegno di legge in aula. Lo scrivente però ritiene che l'istituzione di una seconda direzione generale, e questo lo dico a titolo personale, sia un problema che deve essere affrontato in Aula, per cui condivide la proposta della Giunta di riproporre l'emendamento stesso.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.
MORITTU (D.S.). Signor Presidente, se il Consiglio me lo consente, vorrei svolgere alcune considerazioni. Pur nella condivisione della proposta che oggi è all'esame del Consiglio, non posso esimermi dall'avanzare alcune riflessioni e rilievi critici.
Il collega Masia ricordava che la legge numero 29 è stata approvata nel 1998, pubblicata ai primi di dicembre dello stesso anno, successivamente modificata dalla legge finanziaria del 1999 che affrontava appunto alcune questioni, soprattutto quelle relative al recupero primario e alla velocizzazione e semplificazione delle procedure dei programmi integrati. Nel pur breve tempo dei venti giorni del 1998, i comuni recapitarono all'Assessorato dell'urbanistica richieste di finanziamento pari a 66,7 miliardi. Entro il 31 marzo del 1999, data entro la quale la legge prevedeva che le domande fossero inoltrate all'Assessore dell'urbanistica , i comuni recapitarono richieste di finanziamento pari a 258 miliardi. Era il segno dell'entusiasmo e della fiducia con la quale la legge era stata accolta dai soggetti pubblici e privati in Sardegna; entusiasmo che evidentemente non è stato condiviso dall'attuale Giunta regionale, tant'è che nel bilancio del 2000, ha tagliato i 50 miliardi previsti dal piano pluriennale che accompagnava la legge, nonostante un fabbisogno fino a quel momento documentato, di circa 300 miliardi. Noi, in sede di esame della finanziaria e del bilancio, avversammo fortemente questa decisione ma l'attuale maggioranza inspiegabilmente e con determinazione la portò avanti, dicendo che forse avremmo recuperato quelle somme in sede di assestamento. L'assestamento non c'è stato, forse le recupereremo in questo fatidico anno 2001, nel quale dobbiamo recuperare gli stanziamenti per la metanizzazione, per i centri storici e quant'altro. Contemporaneamente la Giunta diede una seconda risposta, che è stata la presentazione del disegno di legge allegato alla manovra finanziaria del 2000, sotto il titolo: "Modifiche e integrazioni alla legge regionale 29". E questa, come dimostrerò più avanti, è stata la seconda secchiata di acqua gelata che ha raffreddato le attese e il positivo interesse che si era creato, da parte di numerosi soggetti, attorno alla prospettiva di recupero dei nostri centri storici.
Dico questo perché era sufficiente, nella manovra finanziaria del 2000, prevedere una norma che consentisse l'utilizzo delle somme a residuo 1998-'99 e impiegare così, in un unico programma, i 93 miliardi disponibili ed ancora oggi non spesi, ciò che è previsto nell'articolo 1 del disegno di legge in discussione.
Ecco, onorevole Pittalis, come si accumulano i residui passivi, non spendendo i denari anche quando possono essere facilmente spesi, e vanno spesi, aggiungo, anche quando sono stati programmati da Giunte precedenti. La legge regionale vigente, la numero 29, sarebbe stata, con questo semplice accorgimento finanziario, immediatamente applicabile e quindi le risorse, ripeto, avrebbero potuto essere spese già un anno fa. Ma tant'è, l'attuale maggioranza, non ama evidentemente le procedure semplici e spedite e soprattutto ha una vera e propria "idiosincrasia" per le leggi e i programmi ereditati dalla precedente Giunta di centro-sinistra.
Il risultato di questo atteggiamento, dettato da una sorta di smania nuovista o forse anche dall'imbarazzo nel dover gestire positive eredità, ha comportato e comporta in questo caso, come in tanti altri casi - citavo poc'anzi l'esempio della metanizzazione - ritardi dannosi che producono confusione e indecisione da parte dei soggetti che attendono i finanziamenti promessi.
Ma veniamo al merito. La proposta presentata dall'onorevole Pittalis, conteneva al di là di qualche necessaria ed utile precisazione tecnica ed anche di qualche piccola modifica per consentire una interpretazione migliore che poteva essere rimandata ad un provvedimento successivo, tre obiettivi di fondo che la Commissione urbanistica non ha condiviso, approvando un testo, quello che oggi è in discussione, profondamente modificato rispetto a quello proposto dalla Giunta. Qualche collega citava l'articolo 1, ma questo è stato profondamente modificato rispetto alla proposta originaria che prevedeva una sanatoria inaccettabile per le richieste presentate nel 1998 che non erano conformi alla legge e che si pretendeva di sanare ora. La Commissione non ha accettato in linea di principio il ricorso alla sanatoria, ritenendola strumento eccezionale e non pratica legislativa usuale, che alimenta la cultura dei furbi e costringe il legislatore a inseguire i fatti compiuti, in contrasto con le leggi vigenti. Quella norma non era necessaria, era sufficiente, come dicevo in premessa, una semplice norma finanziaria da approvare in bilancio, per recuperare i residui del 1998. La norma approvata, infatti, prevede che la Giunta regionale approvi un unico programma, come dicevo, di 93 miliardi, sulla base delle richieste pervenute entro il 31 marzo 1999 e conformi alla legge in vigore. Si è in questo modo affermato il principio della legalità.
All'articolo 2, la proposta della Giunta prevedeva lo svuotamento della precedente legge sui centri storici, lo ha illustrato abbondantemente in maniera sapiente il collega Masia, e si cercava di svuotare il contenuto del repertorio, riducendolo ad un mero elenco privo dei requisiti di accesso. Era sufficiente, secondo la proposta della Giunta, la sola domanda, e non era più necessario il requisito dell'esistenza dei piani particolareggiati dei centri storici, così come per l'appunto era previsto dalla legge originaria. La Commissione ha voluto correggere questa impostazione ritenendola rischiosa ed inefficace ai fini di una reale tutela dei centri storici già fortemente massacrati dal modernismo acritico che li ha devastati negli anni '60 -'70.
E` sufficiente dare uno sguardo un po' attento ai nostri piccoli centri, per rendersi conto, anche in quelli minori, della incoerenza e della bruttezza delle trasformazioni avvenute in quegli anni e non solo in quegli anni. Sono ancora evidenti i segni della sopraelevazione in blocchetti in calce struzzo, o i mattoni forati ancora non intonacati. E` vero che esisteva una esigenza forte, quella delle città capoluogo di Cagliari e di Sassari, sprovviste di piani particolareggiati delle zone A, pur avendo, come si dice, piani quadro sui centri storici, che non sono però piani particolareggiati, naturalmente, ma è anche vero che, in assenza dei piani mirati, gli interventi rischiano di essere dispersivi e di difficile valutazione. La Commissione ha affrontato il problema e ha dato una soluzione che a noi pare più corretta e che non snatura l'originaria impostazione che, voglio ricordarlo, aveva come obiettivo primario la valorizzazione e la tutela dei centri storici. Quindi la proposta, per i comuni sprovvisti del piano particolareggiato, è quella di prevedere un nuovo strumento agile, il programma integrato, da considerarsi, ai soli fini dell'applicazione di questa legge, un piano attuativo, in modo che i comuni possano adottarlo in sostituzione dei piani particolareggiati per alcune parti del territorio, con un risparmio per quanto riguarda la spesa per la redazione dei piani particolareggiati, con un'economia nella strumentazione urbanistica e con la possibilità di concentrare gli interventi negli ambiti prescelti, compresi quelli di recupero primario. La norma è utile anche per stimolare gli enti locali - questo è stato un altro intendimento della Commissione - a programmare interventi significativi, coinvolgendo nell'azione di valorizzazione e recupero i soggetti pubblici e privati. E` stata prevista inoltre una soglia minima di finanziamento per i programmi integrati del 50 per cento delle risorse disponibili, e si è proposto con un emendamento unitario un analogo tetto per i piani di riqualificazione urbana.
Il terzo punto riguarda l'articolo 8 e il ruolo dei comuni. Anche in questo caso, nella proposta della Giunta, il ruolo dei comuni appariva poco chiaro e, per certi versi, sembrava che l'Assessorato all'urbanistica riaccentrasse tutte le funzioni istruttorie, delegando ai comuni il mero ruolo di sportello erogatore.
La norma contenuta nell'articolo 8 ed approvata in Commissione, affida invece chiaramente al comune un ruolo centrale nella decisione istruttoria di accoglimento o diniego delle domande di recupero primario. Si ritorna alla centralità dei comuni rispetto ad una manovra che tendeva invece ad accentrare la competenza nell'assessorato all'urbanistica.
Pertanto, grazie al lavoro unitario svolto dalla Commissione, con il contributo, io credo, lo ha riconosciuto il Presidente Tunis, determinante dell'opposizione, è stata corretta positivamente la proposta originaria ed il provvedimento è stato approvato all'unanimità. Ciò nonostante, non possiamo sottacere il grave ritardo con il quale questo provvedimento arriva in Aula, ritardo che è da addebitare innanzitutto al disinteresse che questa maggioranza ha dimostrato nei confronti della Quarta Commissione. I suoi commissari hanno ruotato per più della metà durante l'arco di quest'anno, era una continua variazione di commissari. Devo dare atto, comunque, al Presidente Tunis di essersi personalmente prodigato nel lavoro, coinvolgendo le opposizioni - ne è testimonianza la scelta del relatore, onorevole Masia - assistendo, talvolta sconsolatamente solo, unico rappresentante della maggioranza, ai lavori della Commissione.
In conclusione, nel preannunciare il voto favorevole al provvedimento, non possiamo non evidenziare che si è perso un anno di tempo e lo avete fatto perdere - mi rivolgo alla Giunta innanzitutto - lo avete fatto perdere ai comuni, soprattutto a quelli che hanno progettato serie azioni di sviluppo integrato dei centri storici, in alcuni casi visti anche come luoghi nei quali allocare ricettività diffusa e attività commerciali ed artigianali legate alle risorse ed ai prodotti locali. Tutte queste azioni rischiano di essere fortemente inibite a causa di questo deplorevole ritardo. Molti cittadini, infatti, probabilmente hanno già provveduto da soli, oppure si sono arresi o hanno addirittura cambiato idea.
La cultura del recupero è difficile da praticare nei nostri piccoli centri che sono privi di ricchezza - e si sa il recupero del centro storico è anche una questione di ricchezza, non è solo astrattamente una questione di cultura - centri storici colpiti da una inarrestabile emorragia dovuta all'emigrazione dei loro abitanti. Ebbene, questa cultura del recupero ha certamente subito una battuta di arresto a causa di questa lunga attesa che ha raffreddato gli entusiasmi che avevano salutato positivamente, come dicevo, l'approvazione della legge regionale numero 29.
Un duro colpo è stato inferto anche alla credibilità delle istituzioni locali, che si sono impegnate, con cittadini e imprenditori, nell'elaborazione dei programmi integrati. La discontinuità politico - programmatica che a tutti i costi e in tutti i casi è stata messa in campo dall'attuale maggioranza, ha prodotto, in questo caso come in altri, confusione, ritardi e danni per lo sviluppo dei comuni della Sardegna.
Noi sollecitiamo l'approvazione urgente di questa legge, con tutti i rilievi critici che riportavo, e chiediamo anche che questa Giunta si impegni realmente, così come tante volte ha dichiarato, a mettere a disposizione maggiori risorse per il recupero e la valorizzazione dei nostri centri storici.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Signor Presidente, il disegno di legge numero 23, così sapientemente illustrato dal relatore, onorevole Masia, rappresenta un momento importante per la valorizzazione e la tutela dei centri storici della Sardegna.
È un disegno di legge che, come recita il titolo, prevede modifiche e integrazioni alla legge regionale numero 29 e norme sulla pianificazione territoriale.
Sul lavoro svolto dalla Commissione hanno parlato il Presidente, in maniera molto puntigliosa, direi quasi didascalica, e il collega onorevole Morittu. Però, ritengo che il disinteresse con il quale l'Aula sta affrontando un tema di così grande importanza, signor Presidente, colleghi, sia disarmante.
Noi ascoltiamo ogni giorno i ragionamenti di tanti che dicono di voler affondare, anche nella ricerca di elementi simbolici, come il logo di tante cose che ci vengono proposte, nelle radici e nella storia della nostra Sardegna. Se io volgo lo sguardo a quest'Aula mi rendo conto che si tratta di parole vacue, e che non c'è alcun interesse a salvaguardare realmente le radici delle quali si parla.
Quindi, Presidente, sinceramente io ritenevo di dover intervenire all'interno di un dibattito stimolante, ma siccome le cose che sono state dette dal collega Morittu, io le condivido tutte dalla "A" alla "Z", avrei quasi voglia di concludere qui il mio intervento e di rinunciare a sviluppare qualunque altro tipo di ragionamento.
Credo comunque di dover spendere, nonostante tutto, altre parole, perché ritengo che sia mortificante, non tanto per me che sto parlando, quanto per coloro che mi hanno preceduto con i loro interventi. Dei centri storici della Sardegna, delle sopraelevazioni, come ha detto il collega Morittu poc'anzi, in mattoni, anziché realizzate rispettando la struttura di ciò che ci è stato tramandato dai nostri avi, pare che non interessi granché a nessuno.
Io comunque credo che sarebbe veramente un gravissimo errore se non ci fosse un rigurgito di orgoglio da parte di questo Consiglio nell'affrontare un tema di così ampia importanza. I discorsi sull'identità della nostra nazione, su ciò che noi rappresentiamo in quanto popolo sardo, sarebbero veramente sprecati e buttati al vento e non si renderebbe giustizia neanche al lavoro che è stato fatto dal Presidente della Commissione, dal relatore e dal collega Morittu che sono intervenuti oggi pomeriggio.
Quindi, signor Presidente, io voglio sottolineare l'importanza del lavoro che è stato fatto e l'importanza di questo disegno di legge che credo debbia essere approvato con le modifiche che la Commissione ha apportato. Se noi andiamo nei nostri centri storici vediamo che tanti sono abbandonati, ma, per il principio dei vasi comunicanti, quando un centro storico della nostra Sardegna viene abbandonato, ci sono popolazioni che si riversano nelle periferie urbane, con i problemi e i drammi che da ciò derivano. Quindi, forse questo argomento avrebbe meritato una discussione più approfondita e un'attenzione maggiore da parte di quest'Aula. Io voglio esprimere il plauso per i colleghi che l'hanno affrontato con tanta serietà e anche il mio disappunto per il modo con il quale in particolare la maggioranza sta affrontando un tema di così vasta portata, visto e considerato che il Presidente, al quale voglio ancora rendere merito per il suo intervento, praticamente non è seguito da nessuno della maggioranza che sostiene la Giunta. Mi riservo di intervenire ancora per dichiarazione di voto. La ringrazio.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Pirisi. Poiché nessun altro domanda di parlare, per la Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica.
MILIA (F.I.-Sardegna), Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica. La Giunta interviene ritenendo questo provvedimento di legge fondamentale, perché a distanza di due anni si sbloccano risorse pari a quasi 100 miliardi, che dal dicembre 1998 erano attese da tutti gli enti locali che si sono impegnati a seguito dell'approvazione all'unanimità, in questo Consiglio regionale, della legge numero 29 del 1998.
Crediamo che questo provvedimento sia tanto più importante in quanto la Giunta, che è stata accusata da chi mi ha preceduto di lentezze e disattenzione, ha rimediato all'esclusione dai benefici della legge numero 29 del 1998 del capoluogo della Sardegna, Cagliari, e della seconda città della Sardegna, Sassari. Crediamo che questo piccolo merito, questo disegno di legge proposto dalla Giunta che ha trovato il supporto di tutti i componenti della quarta Commissione e, come mi è già capitato di dire pubblicamente, soprattutto degli onorevoli Masia e Morittu, abbia un'impronta importante e sia caratterizzato dall'impulso che la Giunta ha dato.
D'altronde la Giunta è in carica dal novembre 1999, ha fatto nel dicembre la prima delibera con la quale sono stati erogati i primi 6 miliardi circa relativi all'annualità 1998 della legge numero 29, in questi sei mesi il disegno di legge collegato alla finanziaria è stato esaminato in quarta Commissione ed oggi arriviamo ad esitare, con l'auspicio favorevole di tutti i Gruppi consiliari, una legge importantissima. Come ha sottolineato nel suo intervento l'onorevole Morittu, anche il sottoscritto, a nome della Giunta, ritiene che siano necessarie ulteriori risorse, che arriveranno certamente con la prossima manovra finanziaria, ma che verranno integrate con le risorse del Quadro comunitario di sostegno.
Non sto a dilungarmi sull'impianto tecnico di questa legge, già sviscerato dal relatore e da chi mi ha preceduto, mi rifaccio anche all'intervento del Presidente della Commissione per quel che riguarda l'attivazione dei laboratori di recupero dei centri storici, opera certamente importante che creerebbe nuove professionalità e nuovo sviluppo per il futuro dei nostri centri storici.
Quindi l'auspicio della Giunta è che la legge venga approvata nel più breve tempo possibile in modo che già a novembre possano essere spese queste risorse che sono pari a 93 miliardi e 100 milioni circa.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli.
Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
balia (F.S.D.). Chiedo il voto segreto sul passaggio agli articoli.
Presidente. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato nella votazione:
Presenti 33
Votanti 30
Astenuti 3
Maggioranza 16
Favorevoli 30
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - COSSA - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS Emilio - FRAU - GRANARA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MURGIA - NUVOLI - PIANA - PILO - PIRASTU - PITTALIS - RASSU - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - BALIA - DORE.)
PRESIDENTE. Poiché manca il numero legale dichiaro nulla la votazione e sospendo la seduta per 30 minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 18 e 21, viene ripresa alle ore 18 e 59.)
Sul sequestro di persona effettuato a Porto Torres
PRESIDENTE. Prima di procedere alla nuova votazione è giusto informare l'Aula che pare che, qualche ora fa, nei pressi di Porto Torres, sia avvenuto un sequestro di persona. Gli inquirenti stanno lavorando per verificare se di questo si tratta. È un fatto molto grave del quale io ho voluto informare il Consiglio. Oltre alle grandi sofferenze che il popolo sardo subisce per tragedie come quella di cui abbiamo parlato proprio ieri, c'è un'altra tragedia che si reitera sempre e che non riusciamo ad estirpare che è questa dei sequestri di persona che danneggiano più di qualunque altra cosa la Sardegna. Credo che dobbiamo esprimere la nostra condanna per questo. Poi naturalmente le forze politiche lo faranno nelle forme che riterranno più opportune.
Io ho questa notizia da qualche ora, non l'ho comunicata prima perché non era ancora certa, ma il nostro ufficio stampa che riceve tutte le note di agenzia, mi ha appena comunicato che purtroppo si tratta di un sequestro di persona.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corda sul Regolamento. Ne ha facoltà.
corda (A.N.). Presidente, chiedo che, a norma di Regolamento, i nomi degli assenti vengano resi noti e pubblicati.
FLORIS EMILIO (F.I.-Sardegna). Concordo sulla richiesta dell'onorevole Corda.
PRESIDENTE. Applicheremo il Regolamento nella sua interezza, senza omissioni di nessun genere, stia tranquillo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
balia. (F.S.D.). Chiedo il voto segreto sul passaggio agli articoli.
Presidente. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico del passaggio agli articoli.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato nella votazione:
Presenti 39
Votanti 37
Astenuti 2
Maggioranza 19
Favorevoli 37
Il Consiglio approva.
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - COSSA - DEMURU - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS Emilio - FOIS - FRAU - GRANARA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - NUVOLI - ONNIS - PIANA - PILO - PIRASTU - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SCARPA - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - BALIA.)
Si dia lettura dell'articolo 1.
LICANDRO, Segretario:
Art. 1
Utilizzo di somme
1. Le somme giacenti in conto residui relative alla legge regionale 13 ottobre 1998, n. 29 (Tutela e valorizzazione dei centri storici della Sardegna), per le annualità 1998 e 1999 sono utilizzate a favore dei comuni che hanno presentato istanza di finanziamento entro il 31 marzo 1999 ed i cui interventi sono conformi alle disposizioni di cui all'articolo 15 della legge regionale 18 gennaio 1999, n. 1.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 2.
LICANDRO, Segretario:
Art. 2
Modifiche all'art. 4
della legge regionale n. 29 del 1998
1. All'articolo 4 della legge regionale n. 29 del 1998, dopo il comma 1, sono inseriti i seguenti:
"1 bis. I comuni non provvisti di piani attuativi possono richiedere l'inserimento nel Repertorio regionale solamente qualora, per gli interventi nelle zone classificate A, redigano programmi integrati dei centri storici, secondo i contenuti e le procedure stabilite dall'art. 10. Tali comuni beneficiano dei finanziamenti previsti dalla presente legge esclusivamente per l'attuazione dei programmi integrati dei centri storici.
1 ter. La Giunta regionale, su proposta dell'Assessore degli enti locali finanze ed urbanistica, stabilisce l'entità delle percentuali di finanziamento degli strumenti comunali di intervento, tenendo conto che ai programmi integrati deve essere riservata una percentuale di provvidenze non inferiore al 50 per cento degli stanziamenti di bilancio.".
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato l'emendamento numero 7. Se ne dia lettura.
LICANDRO, Segretario:
Emendamento aggiuntivo Morittu - Masia P.A. - Calledda - Tunis M. Fabrizio - Sanna G.V. - Sanna A. - Dore - Pirisi - Randazzo - Fois.
Art. 2
All'articolo 2, comma 1 ter, dopo le parole "stanziamenti di bilancio", sono aggiunte le seguenti:
"e che ai piani di riqualificazione urbana deve essere riservata una percentuale di provvidenze non inferiore al 20 per cento degli stanziamenti di bilancio.". (7)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Morittu per illustrare l'emendamento.
morittu (D.S.). L'emendamento è semplice e si illustra da solo. Esso stabilisce che, così come ai programmi integrati è riservata una quota del 50% dello stanziamento di bilancio, ai piani di riqualificazione urbana sia riservata una percentuale non inferiore al 20%.
La ratio dell'emendamento è quella di confermare la gerarchia degli interventi che era già stata fissata negli obiettivi fondamentali della legge che da la priorità ai programmi integrati, ai piani di riqualificazione e ai recuperi primari. In questo modo si vuole meglio definire una gerarchia di interventi che permettano di incidere ordinatamente e in maniera prioritaria sul recupero dei centri storici.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Masia, relatore.
masia (F.S.D.), relatore. Ritengo che la fissazione di una percentuale minima di provvidenze anche per i piani di riqualificazione urbana sia necessaria per dare un più preciso indirizzo relativamente alla spendita delle risorse. Per cui ritengo che si possa dare un parere favorevole.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
milia (F.I. - Sardegna), Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. La Giunta rimettendosi all'aula osserva che la proposta di riservare il 20% dello stanziamento ai progetti di riqualificazione urbana potrebbe essere accoglibile, però dobbiamo riflettere sul fatto che questi interventi potrebbero trovare finanziamenti da fonti diverse dalla legge numero 29 del 1998. Questa è una riflessione che abbiamo fatto nel corso della predisposizione del disegno di legge, quindi la Giunta si rimette al Consiglio.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 2 lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'emendamento 7 lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 3.
LICANDRO, Segretario:
Art. 3
Modifiche all'art. 5
della legge regionale n. 29 del 1998
1. I commi 2, 3, 4 e 5 dell'articolo 5 della legge regionale n. 29 del 1998 sono sostituiti dai seguenti:
"2. Il Repertorio costituisce il quadro generale di riferimento per gli atti di programmazione regionale di settore. Nel repertorio vengono iscritti i comuni che abbiano nel loro territorio presenze significative delle collettività locali dal punto di vista storico, culturale ed ambientale.
3. Per l'inserimento nel Repertorio i comuni devono presentare all'Assessorato regionale competente in materia urbanistica, entro il 31 marzo, apposita istanza corredata da:
a) delibera consiliare dalla quale risulti la volontà dell'ente all'iscrizione nel Repertorio;
b) adeguata documentazione che attesti, a seguito del confronto fra i catasti storici antecedenti l'anno 1940, l'esistenza di un tessuto urbano consolidato, sostanzialmente invariato e l'esistenza di un patrimonio edilizio formato da tipologie caratterizzanti l'insediamento storico per le caratteristiche costruttive e tecnologiche, nonché per gli elementi architettonici;
estratto dello strumento urbanistico vigente e dei piani attuativi, contenenti la perimetrazione dell'area urbana considerata ovvero elaborato grafico con la perimetrazione dell'area sottoposta a programma integrato, qualora quest'ultimo abbia i contenuti di piano attuativo.".
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato l'emendamento numero 3. Se ne dia lettura.
LICANDRO, Segretario:
Emendamento sostitutivo parziale Vassallo - Cogodi - Ortu.
Art. 3
Al terzo comma dell'art. 3 le prime due righe sono così modificate:
"Per l'inserimento nel repertorio i comuni non ancora iscritti devono presentare all'Assessorato regionale" (3)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Vassallo per illustrare l'emendamento.
vassallo (R.C.). L'emendamento è molto semplice e se l'Assessorato ci desse ulteriori chiarimenti potremmo anche decidere di ritirarlo. Abbiamo presentato questo emendamento perché in passato sono state date molte interpretazioni diverse sulla norma che prevede che i Comuni chiedano l'iscrizione nel Repertorio regionale "entro il 31 marzo di ogni anno". Nel testo in discussione sono state soppresse le parole "di ogni anno", ma si mantiene questa data non considerando il fatto che una gran parte dei comuni ha già l'iscrizione nel Repertorio regionale. L'emendamento serve solo a precisare che l'iscrizione nel Repertorio può essere richiesta solo ai comuni che ancora non hanno presentato la richiesta di inserimento. Se la Giunta chiarisce che si intende che le iscrizioni già fatte non sono decadute è chiaro che l'emendamento può essere ritirato. Noi lo abbiamo presentato chiarire maggiormente questa norma.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
milia (F.I. - Sardegna), Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Mi pare che l'onorevole Vassallo abbia interpretato correttamente la norma, i comuni che sono già iscritti nel Repertorio regionale non devono ripresentare la domanda entro il 31 marzo dell'anno in corso o dell'anno successivo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo, ne ha facoltà
vassallo (R.C.). Se si conferma che l'interpretazione è questa ritiriamo l'emendamento.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 3 lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 4.
LICANDRO, Segretario:
Art. 4
1. L'articolo 7 della legge regionale n. 29 del 1998 è sostituito dal seguente:
"Art. 7 - Criteri per l'inserimento degli interventi di recupero nel programma pluriennale dei centri storici.
1. La Regione provvede all'inserimento degli interventi di recupero di cui agli articoli 9 e 13 nel programma di spesa pluriennale, tenendo conto della qualità dei medesimi, secondo gli elementi sotto specificati:
a) per i programmi integrati:
1) il valore complessivo dell'intervento nell'ambito del tessuto urbano di cui è parte integrante con inquadramento del sistema delle urbanizzazioni e dimostrazione del miglioramento della qualità urbanistica dell'insediamento;
2) gli interventi significativi di recupero edilizio di aree ed immobili pubblici e privati;
3) l'urgenza del recupero legata allo stato di degrado degli immobili e al fabbisogno abitativo;
4) l'ammontare delle risorse finanziarie integrative per la realizzazione degli interventi;
5) le qualità dei risultati rispetto ai costi, risparmio energetico, eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici e negli spazi urbani;
6) le soluzioni proposte per risolvere i problemi legati alla mobilità e ai parcheggi;
b) per i piani di riqualificazione urbana:
1) il valore complessivo dell'intervento nell'ambito del tessuto urbano di cui è parte integrante, con inquadramento del sistema delle urbanizzazioni;
2) l'urgenza del recupero delle infrastrutture pubbliche in relazione ai nuclei familiari serviti;
3) le soluzioni proposte per risolvere i problemi legati alla mobilità e ai parcheggi;
4) l'ammontare delle risorse finanziarie integrative, messe a disposizione dal comune, per la realizzazione degli interventi.
2. Per gli interventi di cui all'articolo 14 la Regione dispone dando la precedenza agli interventi su immobili inclusi in un programma integrato, secondariamente agli interventi su immobili inclusi in un piano di riqualificazione urbana, infine a quelli su immobili non ricompresi nei piani anzidetti.".
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato l'emendamento numero 4. Se ne dia lettura.
LICANDRO, Segretario:
Emendamento sostitutivo parziale Vassallo - Cogodi - Ortu.
Art. 4
Il primo comma dell'art. 4 è così modificato:
1. La Regione provvede all'inserimento degli interventi di recupero di cui agli articoli 9 e 13 nel programma di spesa pluriennale, anche attraverso lotti funzionali degli interventi preposti, tenendo conto della qualità dei medesimi, secondo gli elementi sotto specificati:…..segue come da testo proposto dal D.L. 23/A. (4)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Vassallo per illustrare l'emendamento.
vassallo (R.C.). Nell'articolo 4 si demanda all'Assessorato la stesura di un programma pluriennale degli interventi richiesti dai comuni.
Considerato il fatto che soprattutto i programmi integrati possono prevedere la spendita di risorse finanziarie notevoli, nel senso che riguardano realtà molto grosse, ma anche in quelle piccole possono essere necessari interventi che potrebbero assorbire risorse finanziarie notevoli, in considerazione del fatto che i lavori non possono essere fatti tutti e subito, riteniamo che si debba dare la possibilità all'Assessorato di valutare compiutamente i progetti presentati, verificando che abbiano le caratteristiche previste nel comma 4 che le indica precisamente, così come le stabiliva precisamente la legge numero 29. Proponiamo però che i progetti possano essere finanziati anche per lotti funzionali. In questo modo l'Assessorato, può programmare il finanziamento dei programmi integrati presentati dai comuni anche per lotti funzionali, tenga conto del fatto che, se è vero che le risorse finanziarie, così come sottolineava il collega Morittu nella sua relazione, sono cospicue, le richieste di finanziamenti sono molto maggiori. L'emendamento permetterebbe quindi una maggiore articolazione nella concessione dei finanziamenti.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Masia, relatore.
masia (F.S.D.), relatore. Signor Presidente, ritengo molto interessante l'emendamento perché risponde all'esigenza di accogliere progetti di una certa rilevanza, che potrebbero essere inficiati dall'entità dei finanziamenti necessari, alla quale la Regione non può far fronte stante l'insufficienza delle risorse messe a disposizione per l'attuazione di questa legge. Il finanziamento per lotti funzionali può invece permettere ai comuni di avviare l'attuazione dei programmi integrati. Una procedura di questo genere darebbe corso a dei progetti che potrebbero essere portati a compimento negli anni successivi. Ritengo quindi che l'emendamento proposto sia interessante e quindi accoglibile.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
milia (F.I. - Sardegna), Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. La Giunta, pur non esprimendo parere contrario all'emendamento Vassallo, deve ricordare che, con la delibera del 17 dicembre 1999, cioè la prima delibera sull'erogazione delle provvidenze della legge numero 29 del 1998, è stata emanata una direttiva riguardo al problema, affrontato dall'emendamento. Leggo per l'onorevole Vassallo, ma anche per gli altri colleghi, il testo della direttiva. Si tratta dei massimali di finanziamento per ogni singolo comune: "Le risorse riservate a ciascuna area programma e ripartite secondo le percentuali stabilite dalla Giunta regionale per le tre categorie di strumenti comunali di intervento, vengono assegnate al singolo comune sulla base dei sotto elencati massimali di finanziamento: fino e non oltre il 40 per cento delle risorse totali destinate all'area programma per la specifica categoria di strumenti comunali di intervento per comuni capoluogo di provincia, città regie, e per i comuni il cui centro storico è totalmente vincolato ai sensi della legge numero 1497 del 1939; fino e non oltre il 30 per cento delle risorse destinate alle aree di programma per la specifica categoria di strumenti comunali di intervento e per tutti gli altri comuni non riconducibili ai casi precedenti".
Cosa vuole dire questa delibera? Che la destinazione delle risorse è in qualche maniera già vincolata, perché gli uffici sono riusciti, attraverso l'individuazione delle aree di programma e il ricorso a questo strumento, ad individuare i finanziamenti per area programma, in relazione alla spendita della risorsa. Nulla vieta che i lotti funzionali possano anche essere previsti con una programmazione pluriennale, d'altronde sappiamo benissimo che qualsiasi progetto presentato dal comune, anche per una cifra superiore a quella fruibile, viene istruito; poi il finanziamento può anche essere ripartito negli anni, però dobbiamo anche considerare che, se un comune da solo presentasse un programma di intervento per 100 o 200 miliardi, il finanziamento per lotti funzionali non potrebbe comunque garantire l'intervento nelle annualità successive. Quindi mi sembra che questo emendamento possa essere accolto ma non può essere vincolante perché poi, nella fase successiva, l'istruzione determinerà, a seconda delle aree programma, quelle che saranno le priorità. La Giunta si rimette quindi alla decisione dell'Aula.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Chiedo il voto segreto sull'emendamento numero 4.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare sull'articolo 4, lo metto votazione. Chi lo approva alzi il mano.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 4.
Presidente. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 57
Votanti 56
Astenuti 1
Maggioranza 29
Favorevoli 24
Contrari 32
Il Consiglio non approva.
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - COSSA - CUGINI - DEMURU - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DORE - FALCONI - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS Emilio - FOIS - FRAU - GRANARA - IBBA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - NUVOLI - ONNIS - ORRU' - PACIFICO - PIANA - PILO - PIRASTU - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCARPA - SELIS - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - VARGIU - VASSALLO.
Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.)
Si dia lettura dell'articolo 5.
LICANDRO, Segretario:
Art. 5
1. L'articolo 8 della legge regionale n. 29 del 1998 è sostituito dal seguente:
"Art. 8 - Finanziamenti: oggetto e percentuali
1. Nei programmi integrati sono finanziabili le opere infrastrutturali pubbliche fino al 90 per cento delle spese a carico del comune, con esclusione dei costi per l'acquisizione delle aree e degli immobili.
2. Nei piani di riqualificazione urbana sono finanziabili le opere infrastrutturali pubbliche fino al 60 per cento delle spese a carico del comune, con esclusione dei costi per l'acquisizione delle aree e degli immobili.
3. Negli interventi di recupero primario del patrimonio edilizio sono finanziabili:
a) il restauro delle coperture, dei prospetti e delle relative fondazioni fino al 60 per cento della spesa complessiva;
b) il restauro e l'adeguamento degli elementi di comunicazione verticali e orizzontali, nonché degli spazi collettivi interni all'edificio e degli impianti fino al 20 per cento della spesa complessiva.".
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
LICANDRO, Segretario:
Emendamento sostitutivo parziale Vassallo - Cogodi - Ortu.
Art. 5
Nell'articolo 5 ai commi 1 - 2 - 3 il termine "fino" è sostituito con "pari". (5)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Vassallo per illustrare l'emendamento.
vassallo (R.C.). L'emendamento sostituisce la parola "fino" con la parola "pari", però, probabilmente dire questo non è sufficiente per spiegare di che cosa si tratta. La legge "29" deva certezza sulla quota di finanziamento che i comuni e i privati avevano la possibilità di ottenere per i diversi tipi di intervento. Sostituendo il termine "pari" con "fino", si lascia un ampio margine non soltanto di discrezionalità ma anche di insicurezza per coloro che devono attuare la legge. Se vogliamo che la legge funzioni, se vogliamo che la partecipazione anche privata sia garantita da norme e regole certe, il termine "fino" non è appropriato.
PRESIDENTE. Onorevole Vassallo, le faccio notare che se con la sostituzione della parola "pari" alla parola "fino" il testo non è corretto. Le propongo quindi di inserire invece le parole "in misura pari".
Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Masia, relatore.
MASIA (F.S.D.), relatore. Io credo che sostituire la parola "fino" con "in misura pari", non sia di poca rilevanza, perché significherebbe che le risorse disponibili sarebbero attribuite non con una ripartizione, che in qualche modo, riducendo queste percentuali, possa permetterci di rispondere se non a tutte le esigenze a una buona parte, ma in modo estremamente preciso e rigido. Chiedo quindi che il Consiglio rifletta sul significato di questa modifica, che non è di poco conto.
Credo che sia il caso di rimettere all'Aula la valutazione di questo aspetto, perché lo ritengo sostanziale.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
MILIA (F.I.-Sardegna), Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. La Giunta esprime parere contrario.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Voglio ricordare che quando noi abbiamo approvato l'articolo 1 abbiamo approvato non soltanto un articolo ma anche un principio che è quello di tenere conto delle domande presentate entro il 30 marzo del 1999.
Voglio ricordare che l'articolo 8 della legge "29" stabiliva questi massimali di finanziamento: "finanziamento pari al 90 per cento delle spese ammissibili per le opere previste dai programmi integrati dei centri storici; finanziamenti pari al 60 per cento della spesa ammissibile per le opere previste per interventi di riqualificazione" e così via". Il termine "pari" è stato usato da tutti quei comuni, che dovrebbero essere i destinatari dei finanziamenti, sempre che abbiano presentato la domanda rispettando i requisiti previsti dalla legge, che per altro sono uguali a quelli stabiliti dalla legge "29", per cui sostituire la parola "pari" con la parola "fino" di sicuro non è una cosa di poco conto. Si rischia di vanificare non soltanto studi e progetti e i soldi che i diversi enti hanno speso per elaborare i vari progetti. Significa venir meno a un'aspettativa basata su una legge che noi abbiamo approvato appena un anno fa. Cambiare dopo un anno le regole del gioco non mi sembra corretto. Comunque, se si ritiene che le leggi possano essere modificate in corso d'opera, facendo sì che coloro che si aspettavano delle provvidenze, sicuri di averle, non le ricevano perché si cambiano le norme incidendo concretamente sui bilanci di chi i progetti aveva presentato, lo si può anche fare. Io sono convinto, però, che così facendo non soltanto si stravolge una norma sulla base della quale non soltanto i comuni ma anche i privati hanno lavorato, ma il cambiamento di questa norma può significare anche il venir meno, in tanti casi, del presupposto che aveva attivato la stessa richiesta di finanziamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.
MORITTU (D.S.). Signor Presidente, io concordo con l'emendamento presentato dall'onorevole Vassallo, che ha una logica stringente. Se infatti il Comune, inoltra una richiesta di finanziamento di un programma integrato o di un piano di riqualificazione urbana, prevede anche nel proprio bilancio, la copertura finanziaria che la legge, così come precedentemente era scritta, prevedeva. - io mi accorgo adesso che il testo in discussione dice "fino al" e non "nella misura pari a", com'era nel testo precedente- quindi il Comune, su una richiesta di 1 miliardo prevede di farsi carico di 400 milioni se si tratta di un piano di riqualificazione urbana, o di 100 milioni se si tratta di un programma integrato. Se invece noi lasciamo le parole "fino al 90 per cento" la Giunta regionale può decidere di finanziare il 50 per cento o il 30 per cento della spesa prevista e il Comune si trova a dover realizzare un'opera a cui deve contribuire in una misura che il suo bilancio non prevedeva. Allora, se noi accettiamo la proposta Vassallo di sostituire nel testo in esame la parola "fino" con le parole "nella misura pari al ", possiamo anche modificare la percentuale e ridurla dal 90 per cento anche al 70 per cento, ma stabiliamo una quota certa, altrimenti chi programma si trova davanti a ipotesi incerte. Cosa deve mettere il Comune nel proprio bilancio, 100 milioni, 300 milioni o 400 milioni? Se si mantiene il termine "fino a", la misura non è certa. Oggi abbiamo molte richieste e pochi soldi - questa è secondo me la ratio che ha spinto il proponente a scrivere "fino al", anziché "pari al" - ma noi non dobbiamo pensare alla situazione attuale in cui magari le risorse sono insufficienti, dobbiamo pensare al futuro e dobbiamo considerare che i soggetti che chiamiamo in causa devono avere la certezza della misura dei finanziamenti dei programmi che essi presentano, devono sapere cioè se devono contribuire con il 10 per cento o con il 30 per cento. Se le risorse sono insufficienti, basta decidere che anziché il 90 per cento si dà l'80 per cento, mantenendo la certezza dei finanziamenti, malgrado la scarsità di risorse, e cercando anche di dare i finanziamenti alla maggior parte dei comuni. Io vorrei soffermarmi su questi indirizzi della Giunta in un altro momento, vorrei conoscere in maniera un po' più approfondita le percentuali che poc'anzi ci stava dicendo l'Assessore, che sono contenute in quella delibera di indirizzi. Attenzione, l'indirizzo innanzitutto è la legge, altrimenti rischiamo di fare una cosa che è completamente diversa. Ma allora, nella scarsità di risorse, rientra in gioco la proposta che faceva Vassallo poc'anzi, del finanziamento per lotti funzionali. Cioè anziché finanziare l'intero programma integrato o il piano di riqualificazione per 4 miliardi, si può decidere di finanziarlo per 2 miliardi, però il Comune contribuisce nella misura fissata dalla legge, che è del 40 per cento o del 10 per cento e non in misura variabile, aleatoria, che mette il Comune, che tra l'altro deve contrattare anche con i privati il proprio programma integrato, in difficoltà rispetto ad accordi di programma fatti sulla base di percentuali che, se si lascia l'espressione "fino a", non sono definite. Quindi io credo che l'emendamento Vassallo sia davvero molto pertinente e giusto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Intervengo per spendere ancora una parola su questo punto. Ho evitato sinora di intervenire anche perché il giudizio che noi diamo su questa modifica della legge "29" non è poi di grande rilevanza, tale da modificare l'ordine naturale delle cose. La legge "29" è stata approvata da alcuni anni, ha difficoltà di applicazione, perché il suo impianto è un po' rigido. Voglio ricordare che la legge "29" fu una di quelle leggi nate in Consiglio, assistite dagli uffici della Regione, anche dell'Assessorato, modificata via via, ma che ha avuto reali difficoltà di applicazione e secondo noi, anche con queste modifiche, non avrà vita facile e corso agevole. In questa materia bisogna tener conto che non solo le aspettative ma le esigenze reali sono tali e tante, e che il patrimonio storico, culturale, ambientale della nostra Isola e dei nostri 377 comuni è grandissimo. Dal più grande al più piccolo, tutti hanno risorse culturali e ambientali, che andrebbero tenute in debita considerazione, per cui l'entità delle risorse che la Regione ha pensato di distribuire, 500-600 miliardi nel decennio, la cui spendita per altro viene rinviata di anno in anno dall'attuale Giunta, in effetti si riduce ai 100-150, forse 200 miliardi nell'immediatezza. Aspettiamo il prossimo bilancio, ma sappiamo che, distribuita in tutto il territorio della Regione per le grandi e numerose opere, che aspettano di essere prese in considerazione, non sarà una grande cifra.
Una delle difficoltà nell'applicazione della legge è derivata proprio dal fatto che era difficile fare programmi, non dico annuali, ma nemmeno pluriennali, che tenessero in conto debitamente, anche col criterio obbligatorio delle aree programma, in modo appena apprezzabile un equilibrio sul territorio. L'immediata applicazione della legge, per esempio, comportava il fatto che due o tre piccoli comuni, il primo anno, se si fosse applicata meccanicamente la legge, avrebbero assorbito i 50 miliardi iniziali e anche i 100 successivi, la qualcosa non era nello spirito della legge. Quindi si è dovuto aspettare che i comuni si attrezzassero, che una quantità di comuni appena sufficiente, rappresentativa della realtà regionale, avesse la possibilità di essere presa in considerazione, per cui molte volte quello che si definisce ritardo di applicazione di una legge è la saggezza, è il buon governo che suggerisce di applicare la legge quando è applicabile bene, perché applicarla meccanicamente, distribuire danari, con la teoria dello spendere purché si spenda, non è bene. Spendere va bene, ma la cultura dello spendere i danari è la cultura dello spenderli bene, non di spenderli e basta.
Ciò detto, questo emendamento introduce comunque un criterio di certezza, che non avrebbe un rilievo particolare se, inopinatamente, poco fa, pur non essendoci l'opposizione della Giunta, pur col parere favorevole del relatore, e in assenza di obiezioni dei consiglieri che convincessero del contrario, il Consiglio, con voto segreto, su richiesta del Presidente del Gruppo dei D.S. Cugini, non avesse respinto l'emendamento Vassallo. Per noi ogni giorno è una sorpresa, sembra sia difficile comprendere come si lavori in un'aula parlamentare. Si avanza una proposta, si illustra l'emendamento, il relatore è favorevole, la Giunta non è contraria, a nome della maggioranza nessuno interloquisce, nessuno dice: "Io sono contrario per questo motivo", e magari l'argomento è fondato, perché nel confronto parlamentare può darsi che l'argomento di chi è contrario sia un argomento giusto ed anche convincente, e invece senza che nessuno obietti si ricorre al voto segreto e si bocciano le norme. Non si capisce il perché. Questo vuole dire lavorare nell'oscurità, questo vuole dire fare le leggi di notte, seppure con la luce artificiale, a luci spente, perché nessuno saprà mai perché il Consiglio ha respinto quell'emendamento. Nessuno ha detto una parola di contrarietà, nessuno ha usato un argomento per dire: sono contrario per questo motivo. Non si capisce il perché! Se il perché è che l'emendamento è firmato da Vassallo, basta dirlo, noi ci eliminiamo, ci cancelliamo, gli emendamenti li facciamo portare dai pappagalli in questo Consiglio, li facciamo scendere dall'alto. Se un argomento è giusto ed è da tutti condiviso, se nessuno ha esposto una ragione contraria, non ho capito perché si debba respingere un emendamento e lo si debba fare a voto segreto perché non si capisca il motivo. Noi ringraziamo il Consiglio, ringraziamo soprattutto chi ha chiesto il voto segreto, questa è una nuova tecnica di guerriglia parlamentare, ne prendiamo atto, ci attrezzeremo. Comunque così è e così rimane, il voto del Consiglio non può essere censurato, noi non stiamo censurandolo, stiamo adducendo questo elemento di ragionamento per dire che l'emendamento in esame è ancor più necessario, perché se noi avessimo adottato la tecnica del lotto funzionale avremmo facilitato l'applicazione della legge. Questo consentirebbe infatti di tenere in debito conto più esigenze nel territorio e contrasterebbe soprattutto quella sciagurata cultura dell'incompiuto, cioè del mega progetto, del gigantismo, per cui gli amministratori degli enti locali pensano che se il progetto presentato non vale almeno 39 miliardi non è valido, perché devono poter dire alla propria comunità: "Ho chiesto alla Regione 39 miliardi", oppure "Non mi hanno dato 39 miliardi". Sì, può darsi che quell'opera di restauro di quella parte storica, di rilevanza culturale, richieda 39 miliardi, ma non è detto che debba essere fatta in un anno, né che si debba aspettare dodici anni per poterne fruire. La cultura del lotto funzionale è quella per cui, intanto si fa una cosa utile che può essere un intervento di consolidamento statico, per la conservazione della struttura e poi via via si interviene successivamente, o può essere anche un lotto funzionale per parti, se la struttura è solida. Si incomincia ad utilizzare una parte e poi via via nel tempo si utilizza il resto. La cultura del lotto funzionale è l'esatto contrario della cultura dell'incompiuta, del gigantismo, cioè della grande opera che non finisce mai, della revisione prezzi infinita, degli inganni e degli imbrogli, dell'inapplicabilità delle leggi. Il Consiglio l'ha respinta e lo ha fatto senza che nessuno si sia dichiarato contrario. Perciò dobbiamo dare un minimo di certezza comunque alle amministrazioni comunali, in modo, che quando presentano un progetto, sappiano che il progetto presentato può essere approvato o non approvato, però che il finanziamento pubblico ammonterà al 90 per cento della spesa, perché questo permette loro di modulare il progetto. Le direttive non possono modificare la legge, io so che le direttive applicative hanno forzato la legge, lo so perché le ho viste a suo tempo, perché il collega Milia le ha ereditate, ma sono direttive che hanno forzato la legge per renderla applicabile, cioè a fin di bene. Gli uffici hanno dovuto lavorare perché se avessero semplicemente applicato la legge si sarebbero create ingiustizie macroscopiche. Si sono dovuti vedere i criteri, le priorità, i parametri, tutte cose che nella legge non ci sono, però attenti, le direttive non possono andare oltre quello che la legge dice, devono precisare ed esplicare non supplire e completare la legge. In qualche modo spesso le direttive completano la legge perché altrimenti la legge sarebbe di difficile applicazione. In questa incertezza se un comune deve presentare un progetto, come lo presenterà se la norma dice che può avere un finanziamento dalla Regione fino al 90 per cento della spesa? Conterà sul fatto che la Regione gli riconoscerà il 60 per cento o il 30 per cento, oppure dovrà presentare un ventaglio di progetti andando per tentativi? Oppure ci dovrà essere una direttiva preventiva della Regione che fissi , in relazione alla tipologia dell'opera, al territorio, alle condizioni socio-economiche, o alla rilevanza, la quota dei finanziamenti. Ma è una cosa molto difficile da compiere preventivamente, e se accontenta qualcuno, scontenta altri. Per cui riteniamo che questo emendamento abbia la sua validità e ce l'abbia maggiormente perché inopinatamente poco fa è stato respinto l'altro emendamento che era quello che consentiva la soluzione del problema, rendendo la legge più applicabile e più rispondente al tipo di interventi che in questa materia si dovrebbero fare. Era un procedimento più lineare, più pulito, più ordinato, che permetteva di avere un progetto complessivo ma di intervenire finanziandolo immediatamente solo in parte. La ragione quindi della nostra sottolineatura, perché venga approvato questo emendamento, poggia anche su quanto è accaduto poco fa.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari - P.S.). Intervengo brevemente per esprimere il mio consenso all'emendamento numero 5 ma anche per sensibilizzare la Giunta sull'opportunità di una riflessione. Al di là del problema della non approvazione del precedente emendamento, credo che il successo di questi provvedimenti sia legato sostanzialmente alla certezza della realizzazione dei programmi, perché i comuni, per realizzare queste opere, hanno sempre più la necessità di accedere a forme di cofinanziamento pubblico e privato, anche perché la rivitalizzazione dei centri storici non passa solo attraverso i piani integrati o i piani di riqualificazione dell'edilizia abitativa. C'è la necessità di un insieme di servizi che solo le operazioni di cofinanziamento pubblico e privato rendono possibili in determinati contesti. Da questo punto di vista la non certezza dei finanziamenti è un grande handicap e crea grandi problemi anche dal punto di vista delle obbligazioni delle amministrazioni comunali riguardo agli oneri preventivamente sostenuti per l'acquisizione degli immobili. Gli amministratori non possono rispondere dal punto di vista contabile per le acquisizioni di immobili che hanno fatto in vista della realizzazione delle opere. In questo ambito dobbiamo dare certezze alle amministrazioni comunali perché da questo deriva il successo di questa norma. Da questo punto di vista credo che sia più opportuno, se la Regione non ha la certezza di poter garantire quelle quote di finanziamento, che si ragioni sulle percentuali, ma quanto meno si garantisca la certezza del finanziamento.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare metto in votazione l'emendamento numero 5. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 5. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 5 bis.
LICANDRO, Segretario:
Art. 5 bis
Modifiche all'art. 9
della legge regionale n. 29 del 1998
1. Il comma 1 dell'articolo 9 della legge regionale n. 29 del 1998, è così sostituito:
"1. I programmi integrati dei centri storici, realizzati mediante progetti unitari, sono da considerarsi, ai soli fini dell'applicazione della presente legge, piani attuativi e sono caratterizzati da:
a) dimensione che incida sulla riorganizzazione urbanistica dei centri storici;
b) presenza di pluralità di funzioni;
c) integrazione di diverse tipologie di intervento, comprese le opere di urbanizzazione;
d) concorso di più operatori pubblici e privati;
e) pluralità di risorse finanziarie pubbliche e private."
2. Il comma 7 dell'articolo 9 della legge regionale n. 29 del 1998, è così sostituito:
"7. Qualora per la predisposizione dei programmi integrati sia necessaria l'elaborazione di strumenti urbanistici attuativi o di varianti, questi possono essere adottati e approvati dai consigli comunali contestualmente ai programmi integrati, con le stesse procedure e modalità di cui all'articolo 20 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, con riduzione dei termini rispettivamente da 15 a 7 giorni e da 30 a 15 giorni.".
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 6.
LICANDRO, Segretario:
Art. 6
Modifiche all'art. 10
della legge regionale n. 29 del 1998
1. All'articolo 10 della legge regionale n. 29 del 1998, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:
"1 bis. Qualora il programma integrato abbia valenza di piano attuativo, oltre agli elaborati di cui al precedente comma 1, relativamente a tutti gli immobili all'interno dell'area considerata, deve contenere:
a) la delimitazione delle aree interessate e degli spazi riservati ad opere ed impianti pubblici;
b) le masse e le altezze delle costruzioni con individuazione delle unità minime di intervento;
c) la definizione e l'individuazione delle categorie d'intervento;
d) gli elaborati grafici in scala compresa fra 1:200 e 1:500, indicanti i profili altimetrici, i tipi architettonici degli edifici, le sezioni delle sedi stradali e le sistemazioni a verde o zone speciali;
e) l'indicazione delle destinazioni d'uso delle opere da convenzionare o soggette ad espropriazione con relativi elenchi catastali;
f) le norme tecniche d'attuazione ed eventuali prescrizioni speciali;
g) l'individuazione dei manufatti e dei complessi d'importanza storico-artistica ed ambientale da sottoporre a speciali norme di tutela e di salvaguardia;
h) il quadro finanziario contenente il costo complessivo delle opere incluse nel piano e l'indicazione dei finanziamenti per la realizzazione delle medesime, inclusi gli oneri a carico del comune.".
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
L'articolo 7 è soppresso. Si dia lettura dell'articolo 8.
LICANDRO, Segretario:
Art. 8
Sostituzione dell'art. 14
della legge regionale n. 29 del 1998
1. L'articolo 14 della legge regionale n. 29 del 1998 è sostituito dal seguente:
"Art. 14 - (Recupero primario degli edifici dei centri storici)
1. La Regione partecipa al recupero del patrimonio edilizio storico contribuendo, secondo quanto previsto al comma 3 dell'articolo 8, alle spese sostenute dai soggetti pubblici o privati per gli interventi di recupero primario relativi ad edifici significativi della cultura locale.
Il recupero primario consiste nell'insieme di opere volte al recupero dell'immobile dal punto di vista statico, igienico, funzionale ed estetico.
2. Sono attribuite ai Comuni le funzioni relative alla concessione, liquidazione ed eventuale revoca dei contributi per gli interventi di recupero primario.
3. L'istanza di finanziamento deve essere presentata al comune in cui si trova l'immobile e deve contenere:
a) la relazione tecnica che descriva, anche mediante documentazione fotografica, lo stato di degrado dell'edificio sotto gli aspetti sopra specificati;
b) il progetto preliminare dell'intervento di recupero;
c) il computo metrico estimativo delle opere finanziate, basato sul prezziario regionale delle opere pubbliche o sui prezzi medi di mercato qualora da questo non previsto.
4. Il Comune, dopo aver verificato che i progetti edilizi configurino un intervento di recupero primario e siano conformi alle norme urbanistico-edilizie, trasmette all'Assessorato regionale competente in materia urbanistica, entro il 31 marzo, l'istanza complessiva di finanziamento, corredata dal quadro riepilogativo degli interventi e dalla cartografia che localizza gli immobili da recuperare.
5. I contributi vengono assegnati al comune, che li eroga ai soggetti beneficiari al momento del rilascio del provvedimento di autorizzazione all'esecuzione dei lavori.
6. Le somme sono erogate, previa presentazione di polizza fideiussoria, a favore dei soggetti attuatori, sulla base di uno schema-tipo approvato dall'Assessore regionale dell'urbanistica. Nel caso di proprietà condominiali si provvede all'erogazione ai singoli condomini sulla base delle rispettive quote di proprietà. In tutti i casi, l'erogazione è subordinata alla stipula di apposita convenzione con il comune di appartenenza, contenente la sottoscrizione, da parte dei soggetti beneficiari, degli obblighi concernenti l'utilizzazione delle provvidenze per le opere di recupero primario.
7. Le spese effettuate per la realizzazione delle opere finanziate devono essere documentate con fatture quietanzate ed esibite all'amministrazione comunale al momento della verifica da parte di questa della conformità dei lavori al progetto assentito.
8. Le provvidenze in argomento dovranno essere restituite allorquando il beneficiario non realizzi l'intervento di recupero nel suo complesso entro 3 anni dal rilascio del provvedimento di autorizzazione, oppure lo esegua parzialmente o in difformità dal progetto assentito. Dovranno, altresì, essere restituite le somme risultanti in eccesso rispetto alle spese effettivamente sostenute.
9. Gli interventi di recupero concernenti immobili vincolati ai sensi della Legge 1° giugno 1939, n. 1089, o situati in aree vincolate ai sensi della Legge 29 giugno 1939, n. 1497, possono beneficiare dei finanziamenti anche in assenza del piano attuativo, purché le opere rientrino fra le tipologie di cui alle lettere a), b) e c) dell'articolo 31 della Legge 5 dicembre 1978, n. 457, ed abbiano avuto il nullaosta dell'autorità competente alla tutela del vincolo.
10. I contributi di cui al presente articolo sono cumulabili con le provvidenze previste da leggi nazionali e dalle leggi regionali in materia di recupero secondario e di contenimento dei consumi energetici.
11. La concessione di contributi per il recupero primario degli edifici dei centri storici è destinata esclusivamente ai Comuni beneficiari dei finanziamenti inseriti nel Repertorio regionale dei centri storici.".
PRESIDENTE. All'articolo 8 sono stati presentati due emendamenti,. Se ne dia lettura.
LICANDRO, Segretario:
Emendamento soppressivo parziale Vassallo - Cogodi - Ortu.
Art. 8
All'art. 8 comma 1 è soppressa la frase: "Relativi ad edifici significativi della cultura locale". (2)
Emendamento aggiuntivo Vassallo - Cogodi - Ortu.
All'art. 8 dopo il quinto comma è aggiunto il seguente:
"Le somme di cui al comma precedente, se richiesto dai soggetti beneficiari, possono essere erogate alla ultimazione dei lavori autorizzati, nel rispetto di quanto previsto dai commi successivi". (1)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Vassallo per illustrare gli emendamenti.
VASSALLO (R.C.). Si tratta di due emendamenti che potremmo ritirare sulla base di quanto emergerà dalla discussione. Però ci sembra necessario averli presentati per due ordini di motivi. Illustro prima l'emendamento numero 1.
Questo emendamento è stato elaborato dopo aver vissuto in prima persona quello che è avvenuto per l'applicazione della legge numero 179 nella quale vi era una normativa analoga. Si tratta dei contributi che la Regione dà ai comuni per interventi nei centri storici, per l'edilizia residenziale abitativa. Per sbrogliare la matassadelle interpretazioni date dagli uffici sull'erogazione dei contributi, ci sono voluti mesi e non so se tutti i comuni abbiano risolto il problema. Nella norma era previsto che i cittadini, per ricevere i contributi, dovevano rilasciare apposita fideiussione, come è giusto che sia. Vi erano però casi nei quali gli interventi per i quali si richiedeva il finanziamento non erano interventi rilevantissimi, per centinaia di milioni, spesso l'intervento riguardava più soggetti abitanti in un condominio, per cui la spesa per ogni condomino era di alcuni milioni. Si verificava perciò che le spese , notarili non annullavano il beneficio concesso dall'amministrazione regionale, ma di sicuro lo riducevano sostanzialmente. Per questo motivo, per questi casi, l'amministrazione comunale provvedeva a pagare a consuntivo, su richiesta degli stessi interessati. Io, posso anche ritirare questo emendamento, se l'Assessore nelle direttive di attuazione, espliciterà che non è obbligatorio dare il finanziamento in anticipo, ma che su richiesta dell'interessato si può pagare a consuntivo, dopo aver accertato che i lavori sono stati fatti come prevede la legge, nel rispetto della normativa che stiamo andando ad approvare. Se vi èquesta precisazione da parte della Giunta, l'emendamento può essere ritirato. Se invece si ritiene che la norma debba essere ferrea, nel senso che i comuni comunque sono costretti ad anticipare i soldi ai beneficiari, che devono così affrontare i costi della fideiussione, manteniamo l'emendamento perché lo riteniamo utile a specificare meglio la procedura.
L'emendamento numero 2, invece, è un emendamento di specificazione, nel senso che nell'articolo si parla di "interventi di recupero primario relativi ad edifici significativi della cultura locale". Io non capisco il senso di questa frase. Se sta a significare un limite alla possibilità di interventi in alcuni edifici, non so come possa l'espressione "cultura locale" essere interpretata da chi dovrà attuare la legge. Mi sembra che sia un'espressione vaga e indefinita che lascerà spazio a diverse interpretazioni, per cui abbiamo presentato l'emendamento più che altro per comprendere esattamente cosa si vuole dire ed eventualmente, se è utile, specificarlo meglio.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
MILIA (F.I. - Sardegna), Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Tecnicamente penso che quanto richiesto dall'emendamento 2 sia fattibile. Vorrei sentire anche il relatore in ordine al primo quesito.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore ha facoltà di parlare il consigliere Masia.
MASIA (F.S.D.), relatore. Ritengo che l'emendamento così formulato, con l'espressione "se è richiesto", non infici la norma esitata dalla Commissione ma che dia la possibilità, a chi ne fa richiesta, di poter avere il contributoa lavori ultimati. Credo che questo non cambi niente, che non ci siano problemi di sorta e che anzi possa servire, così come è stato detto dal presentatore, a semplificare in alcuni casi la procedura.
Relativamente al secondo emendamento, cioè alla proposta di sopprimere la frase "relativi agli edifici significatavi della cultura locale", credo che poco cambi, nel senso che resta sempre l'esigenza che gli interventi siano fatti all'interno di piani attuativi dei comuni che sono già iscritti al Repertorio dei centri storici. Credo che questa frase sia stata inserita perché all'interno dei centri storici, così come abbiamo detto nell'intervento iniziale, ci sono stati anche interventi che in qualche modo hanno cancellato la storia e la tipologia di alcuni edifici. Si voleva quindi negare l'accesso ai finanziamenti per interventi riguardanti questi edifici. Però essi hanno il vantaggio di essere all'interno di un centro storico che sappiamo che è risorsa da valorizzare. Per cui ritengo che l'eliminazione di questa frase non infici più di tanto la norma perché si tratta di interventi davvero limitati all'interno del contesto dei centri storici, e per me può anche andar bene.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
MILIA (F.I.-Sardegna), Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. La Giunta accoglie gli emendamenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna). Voglio fare solo un'osservazione sull'emendamento numero 1.
E' chiaro che, su richiesta dell'esecutore, qualsiasi opera può essere pagata a consuntivo, perché nessuna legge impone che le opere debbano essere pagate per forza a stati di avanzamento, ma non è su questo che voglio intervenire.
La legge numero 32 sull'edilizia abitativa consente di documentare la spesa a stato finale dei lavori con dichiarazione del direttore dei lavori e del committente, mentre in questa legge sono richieste, a documentazione dell'esecuzione dei lavori, la fatture quietanzate.
Mi chiedo, dal momento che in altri leggi regionali vigenti, specialmente nella "32", che riguarda l'edilizia abitativa, è sufficiente documentare la spesa a stato finale dei lavori con dichiarazione del direttore dei lavori, perché in questo disegno di legge si chiedano le fatture. Molti lavori possono essere fatti in economia per cui ci può essere qualche difficoltà, specialmente nei piccoli centri a presentare le fatture. Chiedo quindi, se è possibile, che si integri l'emendamento scrivendo che le spese possono essere documentate a stato finale dei lavori.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Mi riferisco sempre all'articolo 8 e alla ratio dell'articolo 2, sul quale mi pare ci sia un largo accordo in Consiglio, ritenendo che non si modifichi sostanzialmente l'impianto della norma.
Pensandoci bene, però, limitarsi a cassare un'espressione che è vaga e quindi va sicuramente precisata, quale quella che l'emendamento richiama e vuole precisare, presenta dei rischi. E' vero che la frase "gli edifici significativi della cultura locale" non si comprende che cosa significhi. Chi dà il giudizio su questo aspetto? E poi qual è la cultura locale? La cultura è per sua natura tendenzialmente universale. La cultura è un valore che parte dai luoghi ma che ha un significato universale; non capisco che cosa significhi cultura locale, e se noi mantenessimo questa dizione, stabilendo che si può intervenire sugli edifici significativi della cultura locale, per quelli significativi della cultura universale che cosa si potrebbe fare?
Effettivamente, queste sono interpretazioni che potrebbero creare dei problemi nell'applicazione della legge, che qualche volta è di carattere burocratico. Noi non avremmo questa paura se ad applicare la legge fossimo noi, quelli che l'hanno pensata ed approvata, tuttavia, togliere semplicemente la frase apre la strada ad un altro rischio, perché nei centri storici, che sono un contesto, perché i centri storici sono un contesto, non una somma di manufatti, questo aprirebbe la strada all'intervento su qualsiasi edificio, anche su quelli che invece dovrebbero avere un contributo per essere eliminati. Pensiamo alle grandi città, dove dentro il centro storico, nei tempi della cosiddetta ricostruzione, si sono fatti edifici che contrastano totalmente con il contesto . Il giorno in cui i centri storici rivivessero realmente, naturalmente ammodernati, ben serviti e funzionali, si dovrebbe spendere qualche lira per eliminare anche qualche palazzo intero; pensiamo alla situazione esistente dietro la sede del Consiglio.
Se lasciassimo solo le parole "edifici significativi", un palazzo di nove piani, nel centro storico di Cagliari, costruito con il cemento armato, nel dopo guerra, potrebbe usufruire dei benefici di questa legge perché significativo.
Il suggerimento che io mi permetto di avanzare è questo: siccome la cultura non può essere locale o è difficilmente definibile come locale, sostituiamo le parole "della cultura locale" con le parole "della cultura e della storia locale", in modo che l'aggettivo "locale" sia riferito alla storia. Scriviamo "della cultura e della storia locale", in modo che si comprenda che gli edifici che con questa legge si prendono in considerazione sono quelli che, innanzitutto e primariamente, appartengono alla vicenda della storia e della cultura insieme, non qualsiasi edificio, perché togliendo del tutto questa specificazione si corre il rischio di ricadere nell'altro estremo e quindi in via applicativa, nell'interpretazione della legge, si potrebbe intendere che ogni edificio nel centro storico può usufruire delle agevolazioni finalizzate a interventi di restauro.
Quindi, suggerisco di sostituire le parole "della cultura locale" con le parole "della cultura e della storia locale", in modo che l'aggettivo sia riferito alla storia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Presidente, mi rendo conto che questa discussione rischia di diventare un po' troppo accademica e per certi versi c'è anche il rischio, in qualche maniera, di perdersi nell'esame di alcuni aspetti che poc'anzi sono stati sollevati.
Io credo che quando noi parliamo di interventi di recupero primario, relativo ad edifici significativi della cultura locale, l'emendamento dell'onorevole Vassallo, firmato anche dall'onorevole Cogodi e dall'onorevole Ortu, con le precisazioni testé fatte dal collega Cogodi, rischi di essere in qualche misura pleonastico, oppure di dare la possibilità, non si sa bene a chi, di giudicare quali siano gli edifici significativi della cultura e della storia locale.
Io credo che quando un edificio è all'interno di un certo contesto, anche se realizzato successivamente, possa essere anch'esso un edificio di pregio che va in qualche misura, se è valido sotto il profilo architettonico, a riannodare i fili tra il passato e il presente. Quindi se questi edifici hanno necessità di interventi, ritengo che si debba intervenire, perché ci sono degli edifici inseriti nei centri storici, che sono stati realizzati in epoca non antichissima, ma che comunque sono edifici di pregio.
Sotto questo profilo credo quindi che dovremmo accettare la proposta dell'onorevole Vassallo di sopprimere la frase "edifici significativi della cultura locale", perché concordo con l'onorevole Cogodi quando dice che la cultura non dev'essere aggettivata, la cultura, è cultura in sé e non ha bisogno di precisazioni ulteriori; della storia locale gli edifici fanno parte se sono inseriti all'interno di un certo contesto storico. Personalmente, ritengo quindi che o si elimina la frase "relativi agli edifici significativi della cultura locale", così come è detto nell'emendamento numero 2, oppure bisogna dire semplicemente "interventi di recupero primario relativi ad edifici significativi", senza parlare né di cultura né di storia locale. Si intende significativi sotto il profilo architettonico. Mi rendo conto che si tratta di una discussione che rischia di diventare assolutamente capziosa, però non mi pare, pur condividendo l'intervento che ha fatto l'onorevole Cogodi, che l'ulteriore specificazione da lui proposta possa renderci la vita più facile.
Quindi, Presidente, io personalmente proporrei di approvare l'emendamento numero 2, oppure di mantenere la frase "interventi di recupero primario relativi a edifici significativi" sopprimendo le parole "della cultura locale".
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica. Ne ha facoltà.
MILIA (F.I.-Sardegna), Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. La Giunta ha già accolto gli emendamenti dell'onorevole Vassallo.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Masia, relatore.
MASIA (F.S.D.), relatore. Sono d'accordo su questa ulteriore precisazione che è stata fatta, quindi va bene ribadire quello che è stato detto per non confondere ulteriormente.
Credo che sia opportuno accogliere la proposta dell'onorevole Pirisi di cassare le parole "della cultura locale" lasciando la parola "significativi", per non tradire lo spirito di questa norma. Il collega Rassu mi ricorda che ha chiesto nel suo intervento, relativamente al primo emendamento del collega Vassallo, di evidenziare un aspetto che in qualche modo si verifica in molti centri della nostra Isola, cioè che i lavori vengono eseguiti spesso dalle famiglie, nel senso che un po' tutti ci lavorano, per cui non sempre è possibile documentare con fattura i lavori fatti, e chiedeva - lo ribadisco perché potrebbe essere davvero importante dare un'ulteriore risposta alle esigenze dei cittadini - di aggiungere all'articolo 5, dopo le parole "con fatture quietanzate" "e/o a stati di avanzamento o finale dei lavori". A me pare di poter condividere questa proposta, del collega Rassu che è condivisa da molti altri colleghi.
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, c'è un problema di ordine tecnico non di poco conto. Lei chiede di cancellare due parole dal testo esitato dalla Commissione. Questo richiede un emendamento che non può essere presentato in forma orale e comunque dovrebbe essere almeno condiviso da tutti.
PIRISI (D.S.). Si accoglie l'emendamento Vassallo, in subordine con questa specificazione.
PRESIDENTE. Con questi chiarimenti metto in votazione l'articolo 8. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 2. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
L'emendamento numero 2 è approvato con la modifica proposta dall'onorevole Cogodi.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. No, va messo in votazione nella formulazione originaria.
PRESIDENTE. Mi scusi, Assessore, se così fosse avrei dovuto mettere in votazione l'emendamento numero 2 prima dell'articolo, perché è un emendamento soppressivo parziale.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Lei ha indetto la votazione sull'emendamento numero 2. Indica di nuovo la votazione, perché non abbiamo capito che cosa dobbiamo votare.
PRESIDENTE. Il Presidente può ripetere la votazione quando non c'è chiarezza, quindi metto in votazione per la seconda volta l'emendamento numero 2.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Cogodi. Può intervenire solo per ritirare la sua proposta, se vuole aggiungere altro, non le posso dare la parola.
COGODI (R.C.). Io non voglio aggiungere niente, voglio chiarire il concetto che ho espresso. Poiché sta mettendo in votazione una cosa attribuita a noi, vorrei chiarire che, benché riteniamo che la dichiarazione dell'assessore Pittalis sia malevola, cioè non animata da spirito positivo, tuttavia sia giusta sul piano tecnico perché l'emendamento illustrato dal collega Vassallo è un emendamento soppressivo. Io proponevo invece di modificare il testo dell'articolo 8, comprendendo in tal modo e recuperando lo spirito dell'emendamento Vassallo. Poiché l'articolo 8 è stato già votato, si potrebbe votare soltanto un emendamento aggiuntivo, non si può modificare l'articolo. La mia proposta di aggiungere la parola "e storia" dopo il termine "cultura" per non attribuire l'aggettivo "locale" alla cultura perché non ci pare il termine appropriato, purtroppo, allo stato delle cose, è di difficile realizzazione, per cui rimane l'emendamento Vassallo, ma nello spirito che il dibattito ha indicato e cioè che si intende comunque gli edifici significativi, di carattere storico, culturale e architettonico e non qualsiasi edificio, fosse anche una bruttura. Questa è l'interpretazione autentica e rimane agli atti del Consiglio regionale per una corretta applicazione della legge. La norma non apre la strada all'intervento su qualsiasi edificio, ma solo su quelli che abbiano questi caratteri che sono quelli corrispondenti alla natura e alla finalità della legge.
PRESIDENTE. Quindi metto in votazione il testo originale dell'emendamento Vassallo.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Sta annullando la votazione, deve spiegare perché.
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, se il Presidente ritiene che il voto non sia stato espresso con chiarezza ripete la votazione.
Detto questo io rimetto in votazione l'emendamento Vassallo nel testo originale. La dichiarazione dell'onorevole Cogodi resterà agli atti come interpretazione autentica della norma.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Non vale niente, questo è un modo di procedere barbaro!
PRESIDENTE. Come non vale niente? E' una dichiarazione che rimane agli atti.
COGODI (R.C.). Abbiamo già approvato l'articolo.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, guardi che non avrei potuto ammetterlo come emendamento orale.
COGODI (R.C.). Ma se ammette la cancellazione di leggi e regolamenti quando vuole!
PRESIDENTE. Ma quando mai? Ma lasci perdere!
COGODI (R.C.). Ieri ha ammesso la modifica della cancellazione di un emendamento di una legge.
PRESIDENTE. Probabilmente c'era l'unanimità dell'Aula, onorevole Cogodi, non so a cosa lei si riferisca, in questo caso non è così.
Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Visto che questo emendamento, pur essendo semplice, ha portato a una grossa discussione, poiché può essere recuperato nelle direttive nel vero significato che l'Aula ha dato poc'anzi, lo ritiriamo.
PRESIDENTE. Abbiamo votato l'articolo 8 e l'emendamento numero 1, abbiamo quindi finito l'esame di questo articolo.
Ha domandato di parlare il consigliere Emilio Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS EMILIO (F.I.-Sardegna). Noi riteniamo positivo l'emendamento che il collega Vassallo ha ritirato e lo facciamo nostro.
PRESIDENTE. Questo è consentito dal Regolamento pertanto lo pongo in votazione.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Non avevamo dubbi!
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 2 nel testo proposto dall'onorevole Vassallo. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 8 bis.
LICANDRO, Segretario:
Art. 8 bis
Modifiche all'art. 19
della legge regionale n. 29 del 1998
1. All'articolo 19 della legge regionale n. 29 del 1998, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:
"1 bis. L'Amministrazione regionale è autorizzata a concedere contributi per l'attivazione di tali laboratori, a valere sugli stanziamenti di cui al capitolo 04157 del bilancio regionale.".
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato l'emendamento numero 6. Se ne dia lettura.
LICANDRO, Segretario:
Emendamento aggiuntivo GIUNTA REGIONALE.
Art. 8 bis
Dopo l'art. 8 bis sono aggiunti i seguenti:
Art. 8 ter
"Direzione Generale della pianificazione urbanistica territoriale e della vigilanza edilizia
1. Presso l'Assessorato Enti Locali Finanze ed Urbanistica è istitutita, ai sensi dell'articolo 12, comma 1° e dell'art. 13, comma 1°, della Legge Regionale 13 novembre 1998, n. 31, la Direzione Generale della pianificazione urbanistica territoriale e della vigilanza edilizia.
2. La Direzione Generale della pianificazione urbanistica territoriale e della vigilanza edilizia si articolerà in Servizi ed ulteriori unità organizzative ais ensid egli articoli 12 e 13 della Legge Regionale 13 novembre 1998, n. 31".
Art. 8 quater
Copertura finanziaria
2. Gli oneri derivanti dall'attuazione dell'art. 8 bis sono valutati in annue lire 27.000.000 a decorrere dall'anno 2000 e fanno carico al sottocitato capitolo 02016 del bilancio regionale per gli anni 2000/2002 e del corrispondente capitolo dei bilanci per gli anni successivi.
2. Nel bilancio della Regione per l'anno 2000 e per gli anni 2000/2002 sono:
04 - ENTI LOCALI
In diminuzione
Cap. 04159/01 Contributi ai Comuni per la redazione degli strumenti urbanistici comunali per la formazione di piani di assetto organizzativo dei litorali (artt. 16, 17 e 41 e titolo IV, legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45 e art. 2, .R. 8 luglio 1993, n. 28)
2000 L. 27.000.000
2001 L. 27.000.000
2002 L. 27.000.000
02 - AFFARI GENERALI
In aumento
Cap. 02016 Stipendi, paghe, indennità e altri assegni al personale dell'Amministrazione regionale (L.R. 17 agosto 1978, n. 51; L.R. 4 settembre 1978, n. 57; L.R. 1 giugno 1979, n. 47; L.R. 28 febbraio 1981, n. 39; L.R. 19 novembre 1982, n. 42; L.R. 8 maggio 1984, n. 18; L.R. 25 giugno 1984, n. 33; art. 3m L.R. 5 agosto 1985, n. 17; L.R. 23 agosto 1985, n. 20, art. 20; L.R. 5 novembre 1985, n. 26; L.R. 26 agosto 1988, n. 32; L.R. 24 ottobre 1988, n. 35 e l.R. 2 giugno 1994, n. 26) (spesa obbligatoria)
2000 L. 27.000.000
2001 L. 27.000.000
2002 L. 27.000.000
3. Agli oneri per gli anni successivi al 2002 si provvede con legge di bilancio. (6)
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica .
MILIA (F.I.-Sardegna), Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. La Giunta, in sede di approvazione del disegno di legge di cui oggi discutiamo, ha approvato un emendamento che istituisce una seconda direzione generale della pianificazione urbanistica territoriale e della vigilanza edilizia presso l'Assessorato degli enti locali, finanze e urbanistica.
La Giunta ha approvato questo emendamento in deroga a un disegno di legge che l'Assessore degli affari generali ha quasi ultimato in relazione alla riforma generale della legge numero 1 e ha accolto l'esigenza dell'Assessorato, che è , come è inutile spiegare, un Assessorato molto complesso, con 500 dipendenti, con una parte tecnica e una parte amministrativa, con 14 servizi che non possono essere governati da un'unica direzione generale. Questo è il senso dell'emendamento.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Masia, relatore.
MASIA (F.S.D.), relatore. Relativamente a questo emendamento della Giunta, io già nella mia relazione iniziale ho detto che era stato accolto e fatto proprio dalla Commissione. Naturalmente, prima di esitare definitivamente la legge, è stato sottoposto all'esame delle Commissioni competenti ed è rientrato, come ho detto nella relazione, con il parere negativo unanime della Prima commissione. Per non inficiare l'iter della legge stessa, accogliendo le motivazioni addotte, la Quarta commissione ha fatto proprio il parere della Prima Commissione, e quindi ha dato un parere definitivo negativo su questo emendamento.
Sono perplesso per la ripresentazione di questo emendamento. Personalmente posso anche riconoscere la valenza della richiesta fatta. Conosco il lavoro che si svolge all'interno dell'Assessorato, tenuto conto dei diversi compiti e della molteplicità delle tematiche che deve affrontare la Direzione Generale, per cui, per certi versi, posso condividere la proposta, ma mi corre l'obbligo di evidenziare la storia di questo emendamento, che naturalmente è anche la storia della Commissione Quarta, relativamente a questa legge e all'argomento specifico di cui stiamo trattando.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Salvatore Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA SALVATORE (D.S.). Prendo atto che il relatore ha espresso l'opinione della Commissione che per altro viene riportata nella relazione di accompagnamento.
Ora, come molti colleghi ricordano e come è anche facilmente desumibile dalla lettura del testo, la legge numero 31 definiva in via provvisoria il numero delle Direzioni Generali. Ricordo per inciso che le Direzioni Generali sono le uniche articolazioni dell'amministrazione regionale che debbono essere istituite per legge. Con la legge numero "31" si è delegificato, prevedendo, per esempio, che invece i servizi possano essere istituiti con procedimento amministrativo.
Si badi che la Presidenza della Giunta ha un'unica Direzione e tutti gli Assessorati, nessuno escluso, hanno solo una Direzione, perchè la legge numero 31 rinviava ad un provvedimento organico, legato anche alla revisione della legge numero 1, quindi alla ridistribuzione delle funzioni e delle competenze dei diversi Assessorati, la possibilità dell'istituzione di nuove Direzioni.
Il punto è: c'è forse un'urgenza straordinaria che porta l'Assessore degli enti locali ed urbanistica a fare una richiesta in deroga ad un annunciato disegno di legge, che l'assessore Masala starebbe predisponendo, che prevede appunto la revisione delle Direzioni Generali?
La mia opinione è che l'assessore Milia, anche a seguito della grande esperienza che ha fatto in questo anno, non si fidi della velocità, della puntualità e della tempestività del suo collega Masala, che anche in Aula ha preannunciato almeno una cinquantina di disegni di legge che però stranamente non solo non arrivano in Aula, non solo non arrivano in Commissione, ma non arrivano neanche all'esame della Giunta. Quindi credo che l'assessore Milia bene faccia a non fidarsi dell'Assessore Masala e chieda, di sovvertire tutte le previsioni della legge numero 31, di non aspettare i tempi dell'assessore Masala, che sono molto lunghi, forzando la mano, perchè non si fida manco del suo collega Nuvoli, che è Presidente della Prima Commissione, e ha votato insieme agli altri colleghi. L'Assessore Milia forza la mano perchè naturalmente, da perfetto decisionista, conta sul fatto che l'Aula gli darà ragione a colpi di maggioranza.
E` un modo assolutamente legittimo di imporre le cose. Io, comunque, continuo ad esprimere tutta la mia contrarietà, anche perchè pur in questa situazione di straordinaria urgenza, l'assessore Milia - lo dico ai colleghi che forse non lo sanno - ha soppresso, tre mesi fa, tre servizi del suo Assessorato. Non ci sono più, perché evidentemente non ne aveva bisogno e un funzionario valentissimo che noi abbiamo sempre conosciuto, l'ingegner Fernando Olla, che era Direttore del servizio della pianificazione territoriale, all'improvviso si è ritrovato senza servizio. Adesso è all'Assessorato dell'ambiente. Non esiste più il servizio cartografico regionale e non esiste neanche il servizio di vigilanza in materia edilizia.
Ed allora, dov'è l'urgenza? Da dove deriva la necessità di forzare la mano se non dalla non fiducia nella rapidità del suo collega di Giunta nell'approntare un disegno di riforma complessiva e di portarlo in Aula perché sia discusso e approvato.
L'altro problema è la copertura finanziaria. Si attinge al capitolo riservato al finanziamento dei comuni per l'attuazione dei piani urbanistici comunali. Siamo al paradosso totale. Forse l'assessore Milia queste cose non le sa, gliele ricordo io. La Regione non ha più competenze in materia di urbanistica, e le poche funzioni che ancora avrebbe non le ha mai esercitate; per esempio l'approvazione dello schema di assetto del territorio o del piano territoriale regionale. Queste competenze sono state tutte trasferite ai comuni e alle province. Allora, io continuo a non capire, non c'è l'urgenza, perché la Regione non esercita più queste funzioni, né mai le ha esercitate, non ha più di fatto neanche la divisione urbanistica, il controllo è passato ai Comitati regionali di controllo, vorrei capire perché l'assessore Milia si ostini a portare avanti questo emendamento. Siccome comunque tutte le cose, hanno una motivazione, credo che si tratti di una banale urgenza di bottega, che ci sia cioè qualche personaggio da accontentare. C'è da trovare un'altra sedia da occupare e credo che questo sia l'obiettivo centrale che si sta portando avanti perché tutte le altre motivazioni sono del tutto improbabili. L'assessore Masala è stato uno dei padri della legge numero 31, e io ricordo che in Commissione si accaniva contro la moltiplicazione delle direzioni generali ed aveva ragione. Aveva talmente ragione che noi abbiamo seguito quanto l'allora consigliere Masala sosteneva.
Lo abbiamo preso alla lettera, andate a leggervi gli articoli 12 e 13 della "31" e vedete quello che dice.
All'improvviso l'assessore Masala si presta a questo gioco della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Per quale motivo? C'è una spiegazione? La motivazione è la stessa per la quale in Commissione siamo stati costretti ad intervenire per dire all'assessore Masala: "Bada che altri Assessori ti stanno scippando una competenza in materia di comandi e di distacchi. " Allora, qual è il ruolo dell'assessore Masala? Qual è il ruolo dell'Assessore degli affari generali e del personale in questa Giunta regionale? Io vorrei che venisse spiegato, al di là delle motivazioni che stasera l'assessore Masala sicuramente, rispondendomi, illustrerà in maniera brillante, ma avremo sicuramente, già nelle prossime settimane, altre occasioni di vedere che tutte le cose che dirà qui stasera, l'assessore Masala, verranno poi contraddette con i fatti che noi avremo sicuramente modo di esaminare in Commissione e in Aula. Concludo chiedendo a tutta la maggioranza di soprassedere a questo emendamento. Non credo approvare questa norma un mese prima o un mese dopo potrà in qualche modo cambiare le sorti di questo Assessorato. Se è vero che c'è un disegno di legge di revisione delle direzioni generali, aspettiamo, discutiamo la proposta complessiva e io credo che anche noi, come abbiamo sempre fatto, e l'abbiamo dimostrato con i fatti e non con le parole, in quell'occasione daremo il nostro contributo per fare in modo che possa essere approvato un provvedimento davvero rispondente, assessore Masala, agli interessi generali e non agli interessi parziali e particolari ai quali mi pare risponda questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Preliminarmente, richiamo l'attenzione di chi presiede il Consiglio perché, mentre continuiamo ad esaminare la legge, studi con i suoi uffici il modo di porre rimedio al grossolano errore regolamentare che è stato compiuto poco fa, quando è stato messo in votazione un emendamento che opportunamente il presentatore aveva ritirato perché non aveva più senso, senza far rilevare il grossolano errore che era stato commesso; essendo un emendamento soppressivo infatti andava messo in votazione prima dell'articolo, invece è stato messo in votazione prima l'articolo e non si può sopprimere una parte di un articolo già approvato.
PRESIDENTE. L'ho detto anch'io onorevole Cogodi, se lei risente le cose che ho detto, sentirà che è una cosa che ho fatto notare anch'io.
COGODI (R.C.). Cosa abbia detto lei io non lo so! Io so per certo che il collega Vassallo ha ritirato l'emendamento, e l'ha fatto delicatamente per non far rilevare il grossolano errore che era stato fatto, perché essendo quell'emendamento soppressivo andava votato prima e poteva contenere anche la correzione che io proponevo. Invece è stato messo in votazione l'articolo e a quel punto si è cercato di risolvere il problema ritirando l'emendamento. In realtà non aveva più senso perché non si può votare una norma e poi subito votare un'altra norma che la sopprime. Il collega Floris non poteva far proprio l'emendamento. C'è stato un errore e agli errori si deve poter rimediare perché il Regolamento su questo punto non lascia spazio a dubbi. Quindi, studi il modo per rimediare alla lesione dell'articolo 85 del Regolamento. Dico questo per amore della chiarezza, perché, ben si sa, la fretta porta la gatta a fare i gattini ciechi! Quindi, se vogliamo mettere i puntini sulle i, studi il problema e ci dica come intende rimediare.
Nel merito di questo emendamento proposto dalla Giunta la nostra opinione è che l'esigenza che si rappresenta può anche essere giusta, ma è rappresentata nel modo e nella sede sbagliata. Lo diceva poc'anzi il collega Salvatore Sanna, sicuramente vi è un'esigenza di riordino generale e funzionale delle direzioni generali della Regione. Già questo lo dice la legge quadro, la legge "31", che regola in via generale queste cose, e in via provvisoria l'apparato regionale.
Ma affrontare adesso, in una legge che riguarda i centri storici, quindi in una legge settoriale, un problema di riordino delle direzioni generali è sbagliato.
Non è sbagliato solo il luogo, non si tratta solo di un'improprietà ,perché poi l'articolo viene pescato da questa legge e inserito in un'altra, questo non cambia la sostanza delle cose, quello che invece cambia la sostanza delle cose è che, se non si pone mano al riordino generale non solo delle direzioni, ma dell'organizzazione della Regione, non si sa che cosa poi si possa e si debba dirigere. Io conosco la fatica e la difficoltà nelle quali incappa l'Assessore attuale degli enti locali e dell'urbanistica, e qualsiasi Assessore che diriga quell'Assessorato o altri Assessorati della Regione a contenuto plurimo. Quando fu fatta la legge numero 1 e furono attribuite le competenze, lo si fece in base ai criteri individuati da chi era presente allora in quest'Aula e gli Assessorati furono disegnati dando un pezzo di competenza a ognuno, cioè non in base ad una esigenza di funzionalità, ma dividendo addirittura le competenze ritenendo che fosse più opportuno che più persone - anche perché l'esperienza politica e la cultura da essa espressa si basava su governi di coalizione. - che più Assessorati si occupassero di pezzi della stessa materia perché questo avrebbe comportato maggiore collaborazione. Questo è il ragionamento fatto a suo tempo, ed appartiene alla storia politica della nostra Regione. Per esempio le competenze in materia di territorio sono divise tra tre o quattro Assessorati, perché in materia di organizzazione del territorio, non di aspetti specifici, di questioni particolari, interviene l'Assessorato dell'urbanistica e dovrebbe intervenire ancora di più l'Assessorato della programmazione ed assetto del territorio che è qualcosa di più della stessa gestione dell'edilizia e dell'urbanistica, interviene l'Assessorato dell'ambiente ed interviene l'Assessorato del paesaggio, intervengono anche altri Assessorati, anche quello dell'industria per certi versi, ma principalmente questi quattro. Che vi sia l'esigenza di pensare ad un Assessorato del territorio in questa nostra Regione con una direzione che si occupi di questo ambito di competenze con una migliore organizzazione e maggiore efficienza è fuor di dubbio, ma questo è un ragionamento che riguarda la legge numero 31 ma anche il riordino e la riforma della legge numero 1. Allora, dai riformatori in servizio permanente effettivo, per esempio, noi vorremmo sentire almeno una parola. Come si fa a fare i generali prima di avere gli eserciti, e a moltiplicare i generali prima di avere le truppe ed anche le caserme in questo caso? Questa e` una controriforma, e c'è anche il pericolo di creare un precedente. Questa creazione di due direzioni generali in un Assessorato, anche se questo non è sicuramente negli intendimenti dell'assessore Milia, è una misura apripista. L'assessorato degli enti locali e dell'urbanistica ha due competenze molto diverse tra di loro, perché la competenza professionale di chi dirige gli enti locali non può essere la stessa di chi dirige l'urbanistica. Questo è ovvio, ma accade anche negli altri Assessorati; per esempio nell'Assessorato del lavoro che si occupa di lavoro, formazione professionale, cooperazione ed emigrazione. Qual è la figura professionale così polivalente che possa essere parimenti capace di intendersi di tutto? Non c'è. Altrettanto avviene nell'Assessorato del personale e della riforma della Regione. La materia della riforma della Regione e quella del personale richiedono diversa metodologia, mentalità, cultura specifica, professionalità. Questo quindi è un emendamento che rischia di essere un apripista, perché domani non si potrà dire agli Assessori che hanno competenze plurime che non devono avere un direttore generale per ognuna di esse.Stiamo creando un precedente, abbiamo aperto la strada. L'esigenza è giusta, lo riconosceva anche il collega Salvatore Sanna della Commissione autonomia, lo ha riconosciuto, credo, anche tutta la Commissione autonomia del Consiglio regionale, l'esigenza è giusta e però è sbagliato il luogo ed è sbagliato anche il modo.
È rischioso approvare questa norma adesso perché, al di là delle migliori intenzioni, si apre la strada ad altre complicazioni, che non giovano non ai singoli assessori o alla Giunta, non giovano alla Regione, perché spesso le spinte in questa materia, che vengono anche dall'interno della burocrazia, sono tali che condizionano chi dirige gli assessorati. Si direbbe: "Perché in un assessorato si è duplicata la Direzione generale e negli altri non si deve duplicare?" A quel punto noi avremmo contribuito senza volerlo, perché oggi nessuno si sta ponendo ovviamente questo obiettivo, a creare una condizione di successiva difficoltà.
L'occasione è propizia anche se non sarà questa l'occasione in cui avremo risposte compiute da parte della Giunta, per ricordare che non si comprende perché siano stati nell'organizzazione della Regione soppressi servizi fondamentali. Mi riferisco principalmente al servizio di vigilanza in materia edilizia.
Questo servizio fu conquistato dopo una lunga e dura battaglia politica e culturale in questa nostra Regione, perché avere un servizio di vigilanza in materia edilizia, come ambito di competenza, come qualificazione professionale, come attenzione continua, voleva dire avere un'organizzazione della Regione che aiutasse i comuni, i sindaci e gli amministratori, il sistema istituzionale di base, a vigilare e ad impedire innanzitutto, oltre che reprimere l'abusivismo edilizio, ed ogni forma di esagerazione nell'utilizzazione del territorio, di illegalità spesso tanto diffusa quanto tollerata, mentre l'attività di controllo, la presenza puntuale e il richiamo continuo, in questi anni hanno arginato il fenomeno in questa nostra Regione. Per davvero - lo dicono le statistiche - gli "ecomostri" in questa nostra Regione negli ultimi quindici anni non sono nati, il nostro territorio, soprattutto l'ambiente costiero, è stato grandemente risparmiato, e i benefici sono evidenti con tanti vantaggi per chi amministra e soprattutto tanti benefici per l'economia e per i cittadini e la società in questa nostra Regione.
Questo servizio è stato soppresso inopinatamente, è stato distribuito nei coordinamenti territoriali…
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi il suo tempo è scaduto.
COGODI (R.C.)... Sì, ma quelli sono coordinamenti territoriali, manca l'unitarietà di servizio, manca il servizio appunto di valenza regionale, quindi il controllo generale, se no, se vale di più il decentramento, come si vorrebbe dire...
PRESIDENTE. Io non posso per ogni intervento bisticciare con l'onorevole Cogodi per il tempo. Per cortesia spegnetegli il microfono.
L'onorevole Cogodi ha accusato la Presidenza di un errore grave nella gestione della votazione dell'articolo precedente; devo dire che nella formulazione da lui proposta, quell'emendamento da soppressivo diventava aggiuntivo. Gli uffici mi hanno detto che quello era il momento esatto nel quale si doveva votare. Adesso consentitemi di dire che forse l'unico errore che ho fatto è stato quello di ascoltare la proposta dell'onorevole Cogodi e ritenerla ammissibile. Devo dire che l'onorevole Cogodi non ci aiuta a lavorare serenamente e con chiarezza in questo difficile lavoro. Pertanto, onorevole Cogodi, la prego, ci dia una mano.
Ha domandato di parlare il consigliere Nuvoli. Ne ha facoltà.
NUVOLI (F.I.-Sardegna). Presidente e colleghi, l'onorevole Tore Sanna, sia pure sobriamente, mi ha chiamato in causa nel suo appassionato ed articolato intervento, quindi credo che, in quanto Presidente della prima Commissione, che ha contribuito a licenziare all'unanimità il parere con il quale è stato suggerito alla Commissione di merito di estrapolare l'articolo che prevedeva la creazione di questa nuova direzione generale nel settore urbanistico, sia doveroso da parte mia fare qualche breve sottolineatura che serva soprattutto ad evidenziare e a chiarire meglio il senso di quel parere. In buona sostanza, in Commissione abbiamo sentito soltanto una campana, che è stata una campana convincente, una campana plausibile, una campana - come dire - degna di essere condivisa; ed è la campana che ha fatto suonare molto bene l'amico e collega Tore Sanna, che ha svolto argomentazioni analoghe a quelle che stasera ha illustrato in Aula. Però, debbo anche dire che non sono state sentite le argomentazioni della Giunta, che molto bene stasera l'assessore Milia iha illustrato a quest'Aula.
Io quindi, per quanto le argomentazioni dell'amico Tore Sanna siano condivisibili, non tutte naturalmente, perché si è abbandonato anche a delle illazioni sulle motivazioni nascoste per cui si starebbe istituendo questa direzione generale, credo che sia assolutamente necessario valutare le argomentazioni della Giunta che sono state illustrate in quest'Aula molto bene dall'assessore Milia.
Le argomentazioni della Giunta puntano sostanzialmente a dare delle risposte alle esigenze di governo di un settore estremamente importante - la legge che stiamo discutendo stasera ne è la riprova - quale quello dell'urbanistica. Il collega Cogodi dice che stiamo creando generali senza avere l'esercito, non è vero perché l'esercito è costituito dai cinquecento dipendenti che hanno bisogno di essere governati, di essere diretti per poter dare una risposta migliore e più puntuale alle esigenze della Sardegna e dei comuni sardi. Io dico che non dobbiamo assolutamente formalizzarci. Io credo che sia giusto voler ricondurre tutto ad un disegno di riordino complessivo delle direzioni generali, ma se c'è un'emergenza, sé c'è un'esigenza cogente, se c'è quindi una necessità alla quale far fronte, e non vi è dubbio che siamo in presenza di questa emergenza e di questa necessità, dobbiamo privilegiare il fine rispetto ai formalismi, rispetto a delle esigenze, sia pure valide, che fanno riferimento a delle questioni di carattere generale, quale quella della razionalizzazione della Regione e, nell'ambito di questa razionalizzazione, naturalmente anche dell'armonizzazione delle direzioni generali.
Quindi io non posso che essere d'accordo, senza per questo smentire me stesso, sull'emendamento presentato dalla Giunta attraverso l'assessore Milia. Credo che sia assolutamente necessario procedere all'istituzione di questa direzione generale, raccomandando alla Giunta regionale, quindi naturalmente anche all'assessore Masala, di presentare quanto prima un piano di riordino generale. Nel frattempo, andiamo avanti con l'istituzione di questa direzione generale dell'urbanistica.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ringrazio il collega Tore Sanna perché mi ha dato l'opportunità di annunciare in quest'Aula che non sono in prestito né all'onorevole Milia né all'onorevole Pittalis, né all'intera Giunta, e neppure al Consiglio. Io, per la verità, ho sempre rispettato le leggi, ho cercato di attuarle scrupolosamente, compresa la legge numero 31, di cui mi onoro di essere stato uno dei padri fondatori, e della quale quindi conosco l'essenza, conosco la formazione, conosco soprattutto i fini. Ma la legge "31 non è un tabù, non è una cosa della quale non si deve parlare. E' una legge che contiene delle norme fondamentali, una delle quali è che le direzioni generali si possono istituire soltanto con legge. Non dice però che devono essere istituite con la legge A o con la legge B, o con la legge C. Quello è un altro argomento. Quindi, sul piano formale, noi siamo in perfetta regola; non stiamo disattendendo il principio affermato dalla legge numero 31 e su questo credo che non ci possa essere dubbio. Ebbene, il Consiglio però ha diritto di essere informato, anche perché non posso accettare che l'Assessore degli affari generali possa essere considerato come uno che sta nell'Assessorato soltanto per scaldare la sedia, e non per compiere gli atti che la stessa legge gli attribuisce.
Ahimè, l'onorevole Sanna sa e tutti sanno che l'Assessore, in quanto tale, non può presentare direttamente al Consiglio i disegni di legge; li deve presentare in Giunta, la Giunta li deve esaminare, c'è un ufficio legislativo che li coordina, li confronta, li controlla dall'alto e dal basso, da destra e da sinistra, e finalmente, ahimè per me, è da febbraio che aspetto il momento di poter iniziare un dibattito sulle riforme in quest'aula, ma ancora il tempo non è maturo. Penso che nel prossimo anno, nel 2001, finalmente inizierà questa sessione delle riforme, anche perché, essendo stato modificato lo Statuto regionale della Sardegna, gioco forza questo Consiglio dovrà finalmente mettere mano alla revisione della legge numero 1. Non ci saranno più scuse, non sarà più possibile discutere dell'accantonamento dei problemi riguardanti questa legge, perché non sarà più tollerabile né possibile, per esempio, mantenere le competenze connesse all'urbanistica divise in tre Assessorati, perché ormai con la elezione diretta del Presidente della Giunta naturalmente si dovrà esaminare la questione sotto un'ottica diversa.
Però, dicevo, sul tema specifico il Consiglio ha il diritto di essere informato, perché, ai sensi dell'articolo 17 della legge numero 31, il problema affrontato dall'emendamento della Giunta all'articolo 8 ter, è stato esaminato con riferimento a un disegno di legge avente il medesimo oggetto, ed è stato istruito dall'Assessorato degli affari generali. Gli uffici dell'Assessorato sono giunti alle medesime conclusioni alle quali è giunta la quarta Commissione, allorquando ha scritto e ha detto che l'Assessorato degli enti locali, per la eterogeneità delle sue funzioni, ha l'esigenza di avere due direzioni generali. Quando qui, in Aula, si dice che questo costituirebbe un precedente e per sostenere questo si dice che nessun Assessorato ha più di una direzione generale si dice una bugia. E che sia una bugia emerge dalla lettura della legge "31" alla quale ci richiamiamo, perché la stessa legge "31" istituisce due direzioni generali per l'Assessorato degli Affari generali. Nel mio Assessorato ci sono due direzioni generali e non una, nella Presidenza ci sono tre direzioni generali e non una, come è stato detto, perché c'è la direzione generale della Presidenza, c'è la direzione generale della Ragioneria generale, c'è la direzione generale dell'Area legale, quindi ci sono tre direzioni generali. Ci sono dodici Assessori e diciotto direzioni generali, tutte istituite dalla legge "31". Quindi non è vero che l'Assessorato degli enti locali non può avere due direzioni generali dal momento che l'Assessorato degli Affari generali ne ha due, che quello dell'Ambiente ne può avere tre, che la Presidenza ne ha già tre. Quindi, sotto questo aspetto l'argomento non regge.
Per quanto riguarda i servizi soppressi, gli stessi sono stati istituiti col decreto numero 4 del Presidente della Giunta, sulla base di un'istruttoria corretta ai sensi dei principi affermati dagli articoli 12 e 13 della legge "31", gran parte delle cui proposte erano state fatte dalla precedente Giunta, perché occorre anche ricordare che il decreto è del gennaio del 2000, le proposte sono del 27 dicembre del 1999, e questa Giunta è entrata in funzione il 30 novembre del 1999. Io sono stato in grado, utilizzando gran parte dell'istruttoria fatta dagli Assessorati così come erano, quindi dagli uffici e dalle direzioni generali precedenti, di presentare la proposta per l'istituzione dei servizi, compresa la modifica di cui oggi ci si lamenta, sulla base delle proposte che, per quanto riguarda l'Assessorato degli Enti locali erano state fatte proprio dal direttore generale dell'Assessorato, quando l'Assessore in carica era il collega Cogodi, perché è impensabile che in quindici giorni si potesse rivoluzionare un'attività istruttoria che era stata portata avanti per mesi. Quindi parlare in questi termini significa voler fare delle strumentalizzazioni.
Questo è l'aspetto informativo che riguarda la sostanza dei fatti, la questione della forma è un problema che riguarda il Consiglio, nel senso che è il Consiglio che deve stabilire se questa norma deve essere inserita in questa o in un'altra legge. Io ho fatto esclusivamente l'istruttoria relativamente alla bontà della proposta, nel senso che effettivamente l'Assessorato degli enti locali, per la natura delle sue attività, per il fatto che ha competenze diversissime tra loro, perché una cosa sono gli enti locali, altra cosa è l'urbanistica, come è stato rilevato da più parti, necessita realmente, per una più razionale organizzazione, di due direzioni generali, che in futuro potranno anche non essere allocate presso l'Assessorato degli enti locali, che potrebbe mutare le sue competenze una volta riformata la legge numero 1, ma oggettivamente questa necessità non può essere messa in dubbio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà
PIRISI (D.S.). Io ho ascoltato con grande attenzione sia il Presidente della prima Commissione, della quale io sono componente, sia l'assessore Masala. Io credo che le argomentazioni che sono state addotte siano contraddittorie non solo rispetto al provvedimento che stiamo discutendo, cioè all'emendamento presentato dalla Giunta, ma anche rispetto alla condotta sia della Commissione che dell'assessore Masala. Qui assistiamo, di volta in volta, a dei piccoli blitz, ieri sulla legge relativa all'epidemia di blue tongue, oggi sulla legge sui centri storici, per sovvertire una legge, come ha detto il collega Sanna poc'anzi, di cui lei è stato uno dei padri. Stiamo assistendo, in qualche misura, a un attentato a una visione unitaria dell'organizzazione della Regione attraverso dei colpi di mano, Per esempio ieri, nella proposta relativa ai distacchi, abbiamo visto un tentativo certamente involontario, di fare "bottega", ed oggi, il collega Salvatore Sanna ha detto che, secondo lui, l'obiettivo centrale è quello di soddisfare un'esigenza di "bottega".
Io credo che, agli occhi di tutti noi, Assessore, agli occhi suoi, agli occhi del Presidente della mia Commissione, non possa non apparire che c'è un'esigenza che niente ha a che fare con l'urgenza. Tra l'altro si tratta di un provvedimento parziale edisorganico, che in sostanza a contraddice la dichiarazione più volte fatta dalla Giunta di voler andare verso un decentramento e quindi verso la devoluzione di poteri e competenze verso gli enti locali. Al contrario si sta andando a rafforzare un potere centralistico all'interno della Regione stessa.
Io credo che sia opportuno vedere queste cose all'interno di un disegno organico. E poi, Assessore, nessuno di noi si è mai sognato né si sognerebbe di dirle che lei sta nella Giunta per scaldare la sedia, ma da qualche dichiarazione che abbiamo letto stamattina sulla stampa e che non proveniva certamente dai banchi dell'opposizione, abbiamo capito che velatamente qualche accusa in tal senso le è stata rivolta. Noi, accuse di questo genere, Assessore, siamo lungi dal rivolgergliene. Non ci pensiamo neanche lontanamente e comunque siamo preoccupati per il fatto che le prerogative del Consiglio, che sono state sostenute nel parere unanime che è stato espresso dalla prima Commissione, e oggi, con un'operazioneabbastanza acrobatica del Presidente della Prima commissione, quel parere viene ritirato e praticamente rinunciamo al potere del Consiglio Regionale di intervenire in maniera organica e all'interno di una visione globale dei vari provvedimenti che vengono proposti all'attenzione del Consiglio stesso.
Concludo dicendo che certamente questo emendamento non può essere accettato, , anche in virtù del fatto che non è stato rigettato solo dalla prima Commissione ma anche dalla quarta Commissione all'unanimità, come ha detto poc'anzi il relatore. Praticamente, il Consiglio ha espresso, attraverso le Commissioni, un'opinione all'unanimità ed oggi, in questa sede, di fronte a delle argomentazioni non plausibili e non convincenti che sono state avanzate da parte dell'Esecutivo, il Consiglio rinuncia a svolgere la propria funzione, si rimangia un parere dato e dice che tutto sommato questo emendamento può essere accettato.
Questo è un emendamento che non fa né gli interessi dei sardi né quelli del Consiglio Regionale, ma probabilmente, così come ha detto il collega Sanna, serve semplicemente a soddisfare qualche esigenza (scusate se non mi viene un altro termine in testa) di "bottega".
PRESIDENTE. Poichè nessun altro domanda di parlare sull'articolo 8 bis, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 6. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Chiedo il voto segreto.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 6.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 59
Votanti 58
Astenuti 1
Maggioranza 30
Favorevoli 32
Contrari 26
Il Consiglio approva.
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - COSSA - CUGINI - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS Emilio - FOIS - FRAU - GRANARA - IBBA - LA SPISA - LAI - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - NUVOLI - ONNIS - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SCARPA - SELIS - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - VARGIU - VASSALLO.
Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.)
Si dia lettura dell'articolo 9.
LICANDRO, Segretario:
Art. 9
1. La presente legge entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione.
PRESIDENTE. Poichè nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Passiamo ora alla votazione finale della legge.
Sul Regolamento
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna). Voglio richiamare l'attenzione dell'Aula sulla modifica proposta da me e condivisa dal relatore Masia. Ho proposto di aggiungere all'articolo 8 comma 7, dopo le parole "fatture quietanzate" le parole "E/o stati di avanzamento o finale dei lavori" Voglio chiedere al relatore Masia se è d'accordo su questo.
PRESIDENTE. Onorevole Masia, io ritengo che questa modifica non si possa fare.
RASSU (F.I.-Sardegna). Io chiedo che si faccia in sede di coordinamento.
PRESIDENTE. Stiamo aggiungendo una frase, sentiamo cosa ne pensano i colleghi.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Prima delle dichiarazioni di voto, io mi permetto garbatamente, per quanto mi è possibile e spero che la mia indole non tradisca la mia intenzione, di richiamare quanto prima ho fatto osservare, perchè attiene a materia regolamentare e quindi non può essere liquidata con battute più o meno facete.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, si esprima in modo corretto, lei quando alza la voce è violento, quando parla con la voce bassa è altrettanto violento, l'altro giorno voleva picchiare un Assessore, ieri sera voleva picchiare il Presidente della Giunta, non vorrà pure picchiare me? Spero che non arrivi a questo punto. Abbia pazienza. Lei continua ad offendere tutti quanti, a comportarsi come non è consentito comportarsi in quest'Aula, io non ho detto cose facete, ho risposto a una questione che lei ha sollevato e la prego di non essere maleducato e di avere rispetto per me e per gli altri.
COGODI (R.C.). Le questioni di ordine regolamentare non possono essere liquidate con nessuna battuta, perchè sono cose troppe serie per essere sottovalutate.
Ci sono gli atti del Consiglio, io sono intervenuto nel corso della discussione di un articolo e di un emendamento e ho proposto che si salvasse il testo originale dell'articolo, diversamente da quanto proposto dal collega Vassallo di sopprimerne una parte, e di salvarlo aggiungendo una parola al testo dell'articolo, non all'emendamento Vassallo, perché, essendo quest'ultimo soppressivo, aggiungendo una parola si sarebbe soppressa anche la parola aggiunta. E' ovvio.
Se c'è stata una incomprensione, se c'è stato un errore, l'errore non è disdicevole per nessuno, può essere un errore mio nell'esprimermi, può essere un errore degli altri nel comprendere ma io non ho accusato di scorrettezze nessuno e questo io voglio chiarire; però resta il fatto che il Consiglio regionale ha prima votato un articolo che comprendeva anche quella mezza riga e poi ha votato un emendamento che è stato ripescato dalla tomba, che sopprime una parte di un articolo che poco prima era stato votato. Questo il Regolamento non lo consente, io ho fatto notare questo, perché, poiché era stato votato l'articolo, l'emendamento Vassallo non poteva essere votato. Il collega Vassallo molto delicatamente ha detto che lo ritirava, per non dire che ormai non lo si poteva più votare. Siccome c'è un po' di "argento vivo" - parlo di me, non sto accusando nessuno, se no di ogni cosa che si dice qui ognuno se ne impadronisce e dice: "E` per me" - stiamo lavorando, lavorando ci si affatica, stiamo confrontando idee, opinioni, interessi diversi, io non dico più nulla, mi riservo di dirlo in altro modo, quando anch'io potrò dirlo con parole più soffici; però la funzione di regolazione del dibattito è una funzione di regolazione, non è una funzione di diretto contrasto con chi interviene in aula. Io accetto e voglio il contrasto dialettico, non voglio picchiare nessuno, ma neppure voglio essere picchiato, né fisicamente, né psicologicamente. La dialettica politica appartiene alle parti politiche, il contrasto nel gioco appartiene ai giocatori, non appartiene all'arbitro, io non voglio dire nulla di più rispetto a quello che ho detto, rimarco solo, perché è così, che il Consiglio ha votato un articolo che comprendeva una dizione, poi ha votato...
(interruzioni)
COGODI (R.C.). No, non mi pare che si sia capito, perché nel momento in cui il Consiglio ha votato un articolo con una dizione, non può poi votare un articolo che sopprime quello che ha votato un attimo prima, questo non si può fare. Siccome è una cosa che non si può fare, ci dev'essere pur un rimedio, e io ho chiesto nel modo più delicato possibile che si trovi il rimedio, perché se no questo diventa un precedente per cui ogni volta si può tornare su quello che il Consiglio ha già votato e con un articolo successivo si può modificare o sopprimere quello che si è votato prima. Questo non è consentito dalle regole parlamentari e non è consentito dal nostro Regolamento.
Io voglio essere rispettoso del Regolamentoe il Regolamento ci obbliga tutti, quindi io ho detto: "Si trovi una soluzione" ed attendo di sapere qual è la soluzione.
PRESIDENTE. Io non l'ho interrotta, ma il Regolamento non le consente di intervenire ora su questa questione. Ha portato via tre o quattro minuti, per trattare un argomento che il Regolamento non le consente di trattare, quindi la prego di leggere il Regolamento e di attenersi ad esso, non costringa me, gli uffici e tutti quanti a seguirla in giochi pirotecnici ai quali non siamo abituati.
Per quanto riguarda la questione posta dall'Onorevole Rassu, ho già dato una risposta, io non posso a questo punto, anche per le discussioni che ci sono state, accettare che il testo esitato dalla Commissione venga modificato con l'aggiunta di alcune parole per le quali è dubbio se riguardino solo un problema di coordinamento o se inveceesprimano significati diversi dal testo esitato dalla Commissione. Pertanto, la questione che il collega Rassu ha posto rimane agli atti, ma non possiamo modificare il testo.
Onorevole Vassallo, lei vuole fare una dichiarazione di voto?
VASSALLO (R.C.). No, non voglio fare una dichiarazione di voto, voglio sapere...
PRESIDENTE. Stiamo votando, può intervenire solo per dichiarazione di voto.
VASSALLO (R.C.). No, Presidente.
PRESIDENTE. Non le posso dare la parola, onorevole Vassallo, se lei intende fare una dichiarazione di voto, le do la parola dopo l'onorevole Corona, non le posso dare la parola per altre ragioni.
PRESIDENTE. Per dichiarazione di voto ha facoltà di parlare il consigliere Corona.
CORONA (F.I.-Sardegna). Presidente, colleghi, ieri il Consiglio regionale ha approvato la legge sugli interventi per fronteggiare l'epidemia di lingua blu; oggi abbiamo esaminato la legge sui centri storici e mi sembra che questo Consiglio finalmente abbia trovato, dopo mesi e mesi di conflitti, qualche volta sterili ma forse, alla luce di quello che sta succedendo, non inutili, la lucidità necessaria perché seriamente si metta mano a cambiare la nostra isola.
Con lo stesso spirito, riconoscendo il valore delle cose fatte, intervengo per sostenere l'approvazione della nuova legge, una legge che qui, oggi, stiamo migliorando nell'interesse dei sardi, ma che già esisteva, che è frutto del lavoro della scorsa legislatura, del lavoro di un'altra maggioranza. E qui faccio eco a quello che diceva l'onorevole Pirisi:a questi colleghi, molti dei quali siedono ancora su questi banchi, va dato atto di aver intuito che sono necessari rimedi concreti per frenare la fuga dai centri storici, per evitare che le nostre città perdano la loro identità e la loro storia, perché non siano ibridi di nuove costruzioni troppo spesso periferiche, grigie ed anonime e dall'altra parte di case vecchie, dimenticate e pericolanti.
Io credo che la cultura di un popolo, e specialmente del popolo sardo, si debba misurare anche guardando alla capacità di conservare e riscoprire le proprie radici, e nulla è più radicato delle case, dei palazzi e dei vicoli dove generazioni di sardi hanno vissuto.
Per questo, lasciando stare ogni considerazione sui particolari della legge, questo è un provvedimento che approvo appieno ed annuncio il mio voto favorevole.
PRESIDENTE. Per dichiarazione di voto ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Salvatore.
SANNA SALVATORE (d.s). In un certo senso mi dispiace dover intervenire per la dichiarazione di voto finale, avrei preferito intervenire per dichiarazione di voto sull'emendamento, ma la richiesta di voto segreto me l'ha impedito.
Naturalmente, chiedo scusa anche ai colleghi per il tempo che sto sottraendo, ma credo che siamo qui per questo, cioè per lavorare.
Io prendo atto di alcune affermazioni fatte dall'Assessore Masala. Le riforme tanto sbandierate da questa Giunta e da questa maggioranza sono di là da venire, noi ne prendiamo atto, può darsi che siano state rinviate a dopo questo fatidico mese dell'ascolto che dedicherete a percorrere in lungo e in largo la Regione per sentire quali riforme agognano i sardi, credo che sicuramente troverete tutti i sardi in fila a dirvi quali riforme servono! Intanto, per il mese di novembre, prendiamo atto che non ci sono riforme in campo, perché dovete procedere all'ascolto e una volta che i sardi vi avranno detto quali sono le riforme che vogliono, l'assessore Masala avrà il compito di tradurle in disegni di legge e, poverino, il suo ufficio legale è talmente cattivo, talmente farraginoso, talmente pignolo, che non dà immediatamente il parere, si sofferma su tante questioni, pone chissà quali problemi e quindi i disegni di legge arriveranno in Giunta, non in Consiglio, per il parere collegiale della Giunta chissà quando, forse l'anno venturo. Nel frattempo ci saranno anche le elezioni politiche. L'assessore Masala dice che però noi siamo obbligati a rivedere la legge numero 1 perché, avendo il Parlamento licenziato la legge di riforma costituzionale che cambia la forma di governo anche in Sardegna, noi saremo costretti ad adeguarci. Naturalmente l'Assessore Masala sa bene che non è così, perché noi non siamo obbligati ad approvare una nuova legge, è un'opportunità che abbiamo se vogliamo, non ne discende nessun obbligo per noi; è un'opportunità! Quindi di riforme non ne parliamo.
Ringrazio naturalmente anche l'Assessore Masala, per avermi ricordato che per istituire nuove direzioni generali occorre una legge. "Olio sui vetri", assessore Masala, direbbe un mio amico. Sui vetri si scivola anche senza olio, lei ha aggiunto anche l'olio. Prendo atto della sua arrampicata improbabile, non ha apportato nessuna convincente motivazione, ha semplicemente detto al Consiglio: "Consentite a me, Assessore, di non assumermi la responsabilità di bacchettare un mio collega di Giunta, tutta la responsabilità la scarichiamo al Consiglio, se il Consiglio approva questo emendamento la responsabilità è del Consiglio. Io Assessore degli affari generali, ben mi guardo (come normalmente ha fatto in questo anno di attività) dal prendere una posizione precisa, netta, esemplare, sostenibile alla luce del sole e anche all'esterno". No, assolutamente no, perché a tutto si può essere assessori, fuorché assessori agli affari generali e alle riforme!
Quindi, io prendo atto di questo, prendo atto del fatto che implicitamente l'assessore Masala ha riconosciuto la validità di tutte le argomentazioni che ho portato, non mi ha smentito in niente, neanche a proposito dell'urgenza. Bene, ne prendo atto, naturalmente questo comporta per me la necessità di una astensione; anche perché non sono convinto che la grande novità sbandierata dall'assessore Milia, relativamente al fatto di aver recuperato le città di Cagliari e di Sassari alla distribuzione degli scarsi fondi di questa legge, costituisca davvero quello che la Sardegna si aspettava. Dico questo perché le grandi città, anche della Sardegna, hanno parecchie altre possibilità di accedere a finanziamenti regionali, nazionali e comunitari che piccoli paesi, piccoli centri storici non avranno mai.
PRESIDENTE. Onorevole Sanna...
SANNA SALVATORE (d.s.). Ho concluso Presidente, la ringrazio anche per la sua fiscalità, spero che lei la applichi indistintamente a tutti e, concludendo, dico che per questi motivi, che credo che siano più che sufficienti, mi asterrò dall'approvare questa legge.
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, scusi, io la stavo semplicemente avvertendo, consideri che siamo da quattro ore e mezza in questa stanza, tutti quanti.
SANNA SALVATORE (D.S.). Me compreso.
PRESIDENTE. Lei compreso. La stavo solo avvertendo che il tempoa sua disposizione era scaduto, come al solito però un minuto in più lo si può concedere.
Ha domandato di parlare il consigliere Masia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MASIA (F.S.D.). Voglio dichiarare il mio voto favorevole a questa legge che stiamo esitando in sole quattro ore e mezzo, stante l'importanza che il sottoscritto dà a un provvedimento che rimette in moto risorse e dà risposte alla grande attenzione che i comuni hanno in questo momento per il problema dei centri storici. .
Io ritengo che i tempi lunghi nella predisposizione di questo provvedimento siano da addebitare, probabilmente, a motivi diversi dall'esigenza di un dibattito approfondito che avrebbe comunque consentito di esitare questa legge già prima dell'estate perché questa era l'intenzione della Commissione che, così come è stato affermato e mi corre l'obbligo ribadire, ha lavorato in particolare con l'opposizione che si è fatta carico di portare avanti una legge che, se può avere qualche piccolo difetto per gli emendamenti che sono stati proposti, ha sicuramente il pregio di avere recuperato 93 miliardi che erano fermi e di aver dato la possibilità a quei cittadini che hanno la colpa di abitare anche nelle città di Cagliari e di Sassari, all'interno dei centri storici, di avere anche loro l'opportunità di accedere ai finanziamenti per gli interventi di carattere primario. Credo che noi abbiamo fatto bene a dare loro questa opportunità, seppure attraverso i piani integrati e non in maniera diretta, così come avviene in alcuni centri che hanno, essendo piccoli, la possibilità di dotarsi dei piani particolareggiati.
Io ritengo che alcuni emendamenti, probabilmente avrebbero potuto trovare migliore risposta, e parlo in particolare dell'emendamento relativo ai lotti funzionali. A me è dispiaciuto molto, è una nostra disattenzione, perché se nel dibattito che si è fatto all'interno della Commissione non è emerso, e probabilmente sarebbe stato necessario, oggi abbiamo perso un'opportunità che, così come è stato detto, avrebbe potuto dare respiro a grandi progetti che invece probabilmente non potranno trovare risposta, stante l'insufficienza delle risorse disponibili e l'esigenza di dare a tutti i comuni della Sardegna una opportunità. Quindi la valenza in particolare dei programmi integrati, probabilmente viene inficiata dal fatto che queste risorse non possono essere indirizzate in maniera univoca a questi grandi interventi.
Credo che abbiamo perso un'occasione, me ne dispiace molto, credo che forse abbiamo dedicato più tempo ad altri argomenti e abbiamo invece trascurato un'opportunità che questa legge avrebbe potuto dare.
Presidenza del Vicepresidente CARLONI
(Segue MASIA.) Ritengo, comunque, che si potrà sempre ritornare su questa questione, perché credo che queste norme siano perfettibili, e mi pare che, con la legge che oggi stiamo approvando, si possa riprendere un cammino che è stato interrotto e che ritengo, invece, vada celermente ripreso, per non perdere risorse che tutti quanti noi riconosciamo essere presenti e che hanno bisogno di essere valorizzate.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). La legge sui centri storici, così denominata, fu a suo tempo approvata dal Consiglio Regionale all'unanimità.
Con spirito unitario in questi anni si è lavorato in Commissione e anche in Aula approvando diverse modifiche, perché questo provvedimento importante potesse avere effettivo corso e quindi avere benefici effetti sulla condizione ambientale, sociale, culturale della nostra Isola.
Oggi noi consiglieri del Gruppo di Rifondazione Comunista dichiariamo di astenerci su questo provvedimento di legge, dichiariamo di astenerci perché non abbiamo compreso un fatto che è avvenuto in quest'Aula, e quando avvengono, nelle aule parlamentari fatti che non si comprendono, prima o poi bisogna venirne a capo.
Noi non abbiamo capito perché si è voluto infliggere un colpo, perché si è voluto inserire questo vulnus, non approvando la proposta dell'introduzione di quella misura utile, funzionale, saggia del lotto funzionale nella programmazione degli interventi sui centri storici ed anche del relativo finanziamento, che, come tutti hanno detto in quest'Aula, poi segretamente votando contro, contraddicendosi, avrebbe migliorato il sistema.
Lo abbiamo detto perché? Perché la cultura del lotto funzionale è la cultura dell'efficienza, è la cultura della razionalità ed anche, in qualche modo, la cultura del progetto, perché non esclude la visione complessiva della finalità che si vuole perseguire e però, nel frattempo, è anche la cultura della modestia e della fruizione sociale, perché sia presente il progetto nel suo insieme e però, via, via, si conquistino traguardi intermedi per cui si ha già qualcosa mentre si continua nel tempo a perseguire l'obiettivo complessivo. Si è invece, ancora, con quel voto, affermato il principio della cultura, o meglio della sottocultura dell'incompiuta, delle opere infinite, del gigantismo, della grande rappresentazione propagandistica che annuncia la grande, grandissima opera che non finisce mai, sperpera i danari e quando l'opera è finita la parte iniziata vent'anni prima non serve più perché è già superata. Sul teatro civico di Cagliari si sono fatti lavori in conclusione d'opera, a ventidue anni dall'inizio dei lavori, perché quell'opera iniziata vent'anni prima era già superata, per cui quando è stata completata c'era già bisogno di fare dei nuovi lavori. E così accade da diverse parti, non faccio altri esempi. Questa è la sottocultura del gigantismo e dell'incompiuta e anche la sottocultura un po' furbesca del cosiddetto intervento di completamento. C'è una teoria, che è molto applicata nella vita politica, secondo la quale non è importante che un'opera pubblica venga finanziata, basta che si inizi, perché poi, una volta che si è iniziata, il resto segue, perché una cosa iniziata si deve finire, quindi ha precedenza su tutto perché si deve completare. Abbiamo in Sardegna esempi di porti turistici in luoghi che certamente non avevano bisogno prima d'altri di un porto turistico, che nella programmazione regionale non figuravano e che sono diventati porti turistici, richiedendo la spesa di decine di miliardi di danaro regionale, che erano iniziati come pennelli a mare, attracco di cinque barche di pescatori, con duecento milioni. Però una volta che c'era il pennello a mare bisognava completarlo e così, senza che nessuno lo abbia deciso e inserito nella programmazione regionale, si sono impegnati negli anni decine di miliardi. Non mi riferisco a nessun porto turistico del Nord Sardegna, né del Sud Sardegna; mi riferisco, invece, all'area centro - orientale della Sardegna. Chi vuole vada e verifichi. Non è che le cose succedano per caso, se però nel confronto politico le cose si chiarissero maggiormente sarebbe bene perché ognuno potrebbe capire meglio.
Per questa ragione noi dichiariamo il nostro voto di astensione su questa legge, apprezziamo le modifiche migliorative che sono intervenute, però la nostra astensione significa che bisognerà tornare su qualche punto per migliorare ancora il sistema.
Vorrei dire ancora una parola per chiudere possibilmente la questione precedente. Io ritengo che sempre ad ogni errore ci debba essere un rimedio, e che gli errori si possano compiere anche in totale e perfetta buona fede; però, ad ogni errore nel nostro sistema ci deve essere un rimedio. E' stato compiuto sicuramente un errore, è certificato negli atti e credo che il Regolamento, lo Statuto di autonomia e la Costituzione ci offrano strumenti perché quell'errore, se non viene rimediato da chi lo deve rimediare, possa essere rimediato in altra sede da chi dovrà comunque tutelare la corretta funzionalità delle istituzioni autonomistiche.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, intervengo molto brevemente per dire che il Gruppo di Alleanza Nazionale voterà a favore di questo disegno di legge, necessario perché, a suo tempo, la legge del 13 ottobre 1998 numero 29, come è detto nella relazione, aveva destato perplessità interpretative sia nei comuni sia negli uffici. Pertanto era opportuno eliminare queste difficoltà che credo che, con questo nuovo articolato, siano state in buona parte eliminate, con la speranza che non se ne creino di nuove.
Però, dopo aver annunciato il voto favorevole di Alleanza Nazionale, voglio ancora dire alcune cose. Durante la discussione, e principalmente durante la discussione dell'ultimo emendamento, è stato tirato in ballo spessissimo l'onorevole Masala come colui il quale accetta quasi supinamente tutto quello che succede. Cari amici, credo che conosciamo tutti quanti, principalmente coloro i quali l'hanno conosciuto nella passata legislatura, ma anche in questo scorcio di inizio legislatura, la competenza e l'abnegazione dell'assessore Masala. E' un uomo che lavora, un uomo che si era impegnato, durante la campagna elettorale, a predisporre, se il centrodestra fosse andato al governo della Regione, determinate leggi per la riforma globale della Regione. L'assessore Masala ha accettato di avere un assessorato difficile, un assessorato probabilmente non molto appariscente all'esterno, però vi posso assicurare che ha predisposto le riforme che in campagna elettorale si era impegnato a fare. I disegni di legge che ha presentato non sono sicuramente cinquanta, onorevole Sanna, ma sono sicuramente molti: la legge elettoralee, la riforme degli enti e varie altre riforme.
L'onorevole Masala ha detto qual è l'iter che bisogna seguire affinché questi disegni di legge arrivino in Consiglio regionale. Per un consigliere regionale è facile presentare una proposta di legge e farla arrivare in Aula, è più difficile far arrivare in Aula i disegni di legge perché l'iter è lungo.
Noi dobbiamo fare in modo, colleghi della maggioranza, che questi disegni di legge, se crediamo, come crediamo nel rinnovamento arrivino, affinché non succedano queste cose, affinché arrivino all'esame dell'Aula dei provvedimenti organici.Proprio in nome del rinnovamento, noi di Alleanza Nazionale vogliamo che siano accelerate tutte le riforme di cui abbiamo parlato.
Io non credo, e lo dico a titolo personale, agli stati generali e ad altre cose di cui si sostiene la necessità, cose probabilmente importanti. Io credo che gli stati generali siano qui, in Aula e in Commissione, perché in Aula e in Commissione noi consiglieri regionali dobbiamo operare e dobbiamo lavorare nell'interesse della gente. Solamente in questo modo credo che Alleanza Nazionale sia disponibile ad andare avanti, e tutti insieme, cari amici, vogliamo andare avanti per dare risposte alla nostra gente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.
MORITTU (D.S.). Signor Presidente, dichiaro, naturalmente, il mio voto favorevole a questa legge ritenuta da noi, ma non solo da noi, di grande importanza per lo sviluppo della nostra Isola, con particolare riferimento allo sviluppo dei nostri comuni.
Il mio voto favorevole è comunque accompagnato dalle annotazioni critiche che io ho svolto durante il mio intervento; annotazioni critiche che riguardano innanzitutto, lo ribadisco, il forte ritardo che si è accumulato nell'esame e nell'approvazione di questa legge, il forte ritardo nella spendita dei 93 miliardi che, ripeto, potevano essere spesi già un anno fa con la precedente legge, così come era stata modificata dalla legge numero 1 del 1999. Sembra che l'assessore Milia giustifichi il ritardo con l'aver incluso i comuni di Sassari e di Cagliari. E' la verità, caro Assessore, noi abbiamo trovato una soluzione che non era la soluzione proposta dalla Giunta per quanto riguarda i comuni di Sassari e di Cagliari, che giustamente andavano recuperati nella legge, seguendo però una procedura che sostanzialmente mantiene i presupposti della legge, e cioè i piani attuativi. Chiamiamoli pure programmi integrati, ma hanno contenuto di piano attuativo. Anche Sassari e Cagliari, se vogliono utilizzare la legge numero 29, devono dotarsi di piani attuativi, in questo caso non estesi all'interno centro storico, e quindi possono risparmiare risorse nella pianificazione urbanistica, ma comunque devono fare i piani attuativi. Per Sassari e per Cagliari non è possibile, e non solo per loro naturalmente, ma per tutti i comuni che non hanno piani particolareggiati, l'utilizzo dello strumento del recupero primario. Quindi il risultato c'è, ma è un risultato futuro. Per la spendita dei 93 miliardi Sassari e Cagliari non possono trovare risposta, non perché vogliamo essere punitivi nei confronti di Sassari e di Cagliari, ma perché Sassari e Cagliari, ad oggi, non hanno né piani particolareggiati né programmi integrati. Quindi i 93 miliardi che si dovevano spendere un anno fa, e che spendiamo con un anno di ritardo, comunque non possono andare a beneficio di Sassari e di Cagliari. Allora perché giustifichiamo il ritardo con l'aver introdotto Sassari e Cagliari? No, queste città, o comunque i comuni sprovvisti di piano particolareggiato, non hanno possibilità di finanziamento con questi 93 miliardi.
Quindi, secondo me, la colpa della Giunta è doppia, nel senso che comunque ha penalizzato tutti quei comuni che invece diligentemente avevano già redatto i piani particolareggiati e hanno avanzato proposte di programmi integrati, di riqualificazione urbana e di recupero primario. Li abbiamo fatti attendere per più di anno. Non parlo poi della valutazione critica esposta dal collega Sanna per quanto riguarda la creazione di una nuova direzione, se n'è discusso abbondantemente e io sono perfettamente d'accordo con lui, ma mi sembra che nella discussione della legge si sia anche persa l'occasione, qualcuno lo diceva prima di me, per introdurre davvero dei piccoli miglioramenti, per esempio con gli emendamenti Vassallo, che avrebbero agevolato l'azione programmatoria degli uffici, che sicuramente si troveranno in grande difficoltà a dover ridurre un finanziamento da cinque miliardi a due miliardi, o da tre miliardi o un miliardo, in assenza di una proposta di lotto funzionale. Questo Consiglio, che sembra a volte animato da volontà unitaria, a volte si lascia invece andare ad atteggiamenti che richiamano per certi versi un po' il "ventre molle" della politica isolana.
Io ribadisco il voto a favore per questa legge e richiamo l'impegno dell'Assessore dell'urbanistica che ha promesso, come io ho chiesto, maggiori risorse per il 2001 e maggiori risorse significano risorse aggiuntive rispetto ai cento miliardi, perché i cento miliardi nel 2001 sono un atto assolutamente dovuto di recupero dei cinquanta miliardi del 2000, e dei cinquanta miliardi di competenza nel 2001; le maggiori risorse significano risorse aggiuntive rispetto ai cento miliardi e ce le aspettiamo non soltanto dal Programma Operativo Regionale. E io spero che davvero le risorse del Programma Operativo Regionale non siano sostitutive, ma siano aggiuntive rispetto alle risorse che io richiamavo e, come dire, siano realmente destinate al territorio isolano nel suo complesso e non soltanto a parti del territorio isolano.
Voto a favore anche perché abbiamo partecipato attivamente all'elaborazione di questa legge e abbiamo dato, io credo, un contributo non marginale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Noi, come ha precisato il collega Morittu, votiamo a favore della legge e comprendiamo perfettamente l'astensione del collega Sanna, che è riferita a una parte della legge. Non si tratta di una parte senza significato perché se l'orientamento della maggioranza fosse riferito solo a questo aspetto, si potrebbe ancora capire, però siccome c'è un precedente che è quello della legge che abbiamo licenziato ieri sugli interventi per fronteggiare l'epidemia di lingua blu, emerge, da questo comportamento, un'idea di smantellamento di una legge che noi consideriamo importante nell'organizzazione degli uffici.
Non è certamente sufficiente l'intervento del collega Corona che ha dichiarato il voto favorevole di Forza Italia e con questo voto vuole recuperare fiducia nei confronti della funzionalità del Consiglio regionale e cercare di far cambiare il giudizio che per fortuna sta emergendo in Sardegna sulla capacità di governo di questa maggioranza, che si manifesta anche con le numerose assenze dai lavori delle Commissioni. Le due leggi che vengono richiamate, quella approvata ieri e quella in discussione oggi sui centri storici sono leggi che hanno visto un ruolo attivo e positivo dell'opposizione, che ha convinto con gli argomenti esposti la maggioranza ad accogliere gli emendamenti proposti . Non è con questo tipo di appello che si recupera un giudizio positivo nei confronti del Consiglio. Va diffondendosi in Sardegna l'opinione che la qualità del governo dell'attuale maggioranza sia scarsa, e non sufficiente. Collega Masala, i nostri rapporti sono sempre stati e continueranno a essere cordiali sul piano personale, però l'argomentazione da lei portata è preoccupante. Siccome avete difficoltà, scaricate sugli uffici e sul loro funzionamento la responsabilità politica. Dei suoi provvedimenti o dei provvedimenti della maggioranza arrivati nelle Commissioni di merito, nessuno è stato accolto per iniziativa della maggioranza, tutti sono stati modificati, come è stato detto, con il contributo nostro, delle opposizioni. Quindi, io non credo che sia il caso di scaricare sull'ufficio legale dell'Assessorato le difficoltà che avete incontrato e non penso che, non funzionando, come lei dice, l'ufficio legale dell'Assessorato, sia sufficiente l'intervento dell'avvocato d'ufficio, di Frau. C'è un giudizio preciso sul comportamento, neanche l'avvocato d'ufficio è riuscito a chiarire la carenza della vostra iniziativa su questo provvedimento.
Rimane un neo che si aggiunge a quello che si è evidenziato per causa mia, perché, avendo visto che su un emendamento c'era l'accordo del relatore e della Giunta, per un fatto tecnico, che i colleghi capiscono, io ho chiesto il voto segreto, e a quel punto è scattato un elemento ideologico che - hanno ragione i colleghi che l'hanno richiamato - non qualifica questo Consiglio. Si è parlato a favore e si è votato contro solo perché l'emendamento, pur essendo un emendamento positivo, così come è stato dichiarato dagli intervenuti, era proposto da un collega che appartiene ad una parte politica diversa e avete votato l'emendamento sulla base del colore politico del presentatore rinunciando alla qualità del provvedimento.
Ecco, perché non è sufficiente la dichiarazione, del collega Corona. , Noi votiamo quindi a favore con le riserve che sono state manifestate nel corso del dibattito.
La prossima settimana discuteremo di un altro argomento, il Programma Operativo Regionale, che ci permetterà di verificare ulteriormente la volontà della maggioranza. Voi - lo diciamo adesso, lo abbiamo detto anche stamattina in conferenza stampa - avete imboccato una china che vi sta portando a toccare con mano le difficoltà derivanti dalla vostra propaganda.
Il giudizio è confermato anche dalle verifiche dei vostri esperti sul consenso degli elettori. Continuate pure così, ma è chiaro che il vostro destino è segnato e lo vedrete anche dai prossimi appuntamenti elettorali.
PRESIDENTE Ha domandato di parlare il consigliere Rassu, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna). Non conoscevo le doti di chiaroveggenza testé manifestate dal collega Cugini, io ritengo che il tempo, che è maestro e giudice imparziale, giudicherà anche il nostro operato. Non voglio fare l'avvocato di fiducia di nessuno, ma ritengo che questa sia una buona legge, una legge che i cittadini e i comuni sardi aspettavano da tempo. E se, giustamente, si prevede in legge che anche le grosse città debbano dotarsi, per poter accedere alle provvidenze previste, dei piani particolareggiati, la colpa non è del Consiglio Regionale né tanto meno della Giunta, è di quelle amministrazioni che, non avendo amministratori previdenti e preparati, non hanno dotato degli strumenti urbanistici necessari le loro comunità, come invece hanno fatto moltissimi comuni, che potranno avere accesso alle provvidenze di legge. Non è giusto neanche sminuire la portata socio - economica di questo provvedimento, insistendo sulla polemica che ha caratterizzato l'articolo 8 bis, se la Giunta ha ritenuto e ritiene, come di fatto è emerso dagli interventi di tutti, che alcuni Assessorati debbano avere due Direzioni generali e se si è ravvisata l'improcrastinabilità dell'esigenza di dotare di un'altra Direzione l'Assessorato degli enti locali ed urbanistica che, come giustamente l'ha definito l'Assessore Masala, sono due materie completamente diverse, e nessuno più di chi è stato amministratore locale sa di cosa sto parlando. Io ero convinto che l'Assessorato degli enti locali ed urbanistica disponesse già di due Direzioni generali, perché si occupa di due materie completamente diverse. Ho appreso dalla proposta del disegno di legge che c'era la necessità di istituire una nuova Direzione generale.
Non ritengo sia giusto dire che si vuole istituire questa Direzione perché c'è bisogno di altre poltrone da occupare, o cercare di sminuire né tanto meno squalificare i risultati che questa legge avrà nel territorio.
Dico, quindi, che questa è una bella legge, è un provvedimento atteso, è un provvedimento voluto, è un provvedimento che avrà ricadute benefiche in tutto il territorio sardo ed è per questo che il Gruppo Forza Italia voterà a favore di questa legge.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Dettori Bruno per dichiarazione di voto.
DETTORI BRUNO (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, la relazione di maggioranza fatta da un consigliere di minoranza, la qualità della legge approvata all'unanimità dalla Commissione, lasciavano presagire un comportamento conseguente in Aula, per cui non riesco a capire i motivi per i quali invece questa legge ha avuto un percorso così tortuoso. Probabilmente la ragione è che non si dà al lavoro della Commissione la dovuta importanza e in Aula si presentano emendamenti che vanno al di là degli accordi raggiunti. Nel confermare il voto a favore perché la legge lo merita, devo sottolineare che gli atti e gli atteggiamenti non conseguenti agli accordi non possono far altro che determinare una inaffidabilità che certo non può essere considerata positiva per quest'Aula.
Io credo che in questo modo si stravolga il clima positivo, ma io mi auguro che questo clima si possa recuperare in maniera tale che il lavoro fatto dalle Commissioni possa giungere in Aula in maniera limpida, in maniera persuasiva tanto che l'Assemblea l'approvi in termini più appropriati.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Vassallo per dichiarazione di voto.
VASSALLO (R.C.). La dichiarazione del mio Capogruppo ha precisato bene la nostra posizione e il perché della nostra astensione. Ma voglio richiamare brevemente un fatto che mi sembra importante, perché noi siamo un Gruppo piccolo e come tale non abbiamo la possibilità di essere rappresentati in tutte le Commissioni, anche perché le Commissioni molte volte si riuniscono contemporaneamente e noi non possiamo partecipare contemporaneamente ai lavori di Commissioni diverse. Questo ci porta probabilmente ad esaminare più attentamente i disegni di legge che vengono discussi in Aula e a proporre sugli stessi numerosi emendamenti. Probabilmente, se avessimo avuto la possibilità di lavorare all'interno della Commissione competente, alcune modifiche che abbiamo proposto in aula, perché non avevamo altra possibilità, le avremmo proposte in Commissione e non avrebbero fatto la fine che hanno fatto invece in quest'Aula.
Mi dolgo di questo e sono amareggiato perché noi siamo venuti in quest'Aula con spirito costruttivo, per cui abbiamo agito nell'ambito di un rapporto costruttivo e soprattutto di concretezza, invece abbiamo assistito ad un dibattito che, per una certa fase, ha visto l'Aula del tutto assente, nel senso che probabilmente parecchi consiglieri,o perché conoscevano perfettamente l'argomento o perché non lo conoscevano affatto, si sono estraniati completamente dal dibattito e non hanno prestato alcuna attenzione alle proposte che qua sono state formulate.
Io prendo atto della solidarietà che ci è stata espressa da alcuni consiglieri di minoranza e voglio rimarcare che non ritengo che si tratti di una solidarietà legata soltanto all'affinità politica in quanto Gruppi di minoranza, perché gli stessi consiglieri hanno, a mio avviso, ben motivato il proprio sostegno agli emendamenti da noi presentati.
Ci dispiace che la maggioranza non abbia colto l'opportunità di migliorare questo provvedimento che noi riteniamo importante perché libera risorse. Avete la possibilità e il tempo di modificare questo atteggiamento che io ritengo altamente negativo e poco costruttivo rispetto agli interessi di coloro che noi tutti rappresentiamo. Speriamo che nel prossimo futuro le cose vadano meglio.
Rispetto alla questione, che non ritengo di carattere puramente formale, di una interpretazione del Regolamento che ha permesso la votazione di un emendamento soppressivo su un articolo già votato, io penso che, in fase di coordinamento, se gli uffici non hanno avuto la possibilità o l'opportunità, anche perché il dibattito è stato abbastanza concitato, di verificare esattamente come sono andate le cose, possano riconsiderare le dichiarazioni fatte dal nostro Capogruppo, onorevole Cogodi, che proponeva una modifica all'emendamento da me presentato, ma al testo dell'articolo in discussione. È chiaro che il mio emendamento non poteva essere votato dopo che era stato approvato l'articolo al quale si riferiva. Io non ho sollevato la questione e ho ritirato l'emendamento dando per scontato che fosse già superato, per togliere dall'impiccio tutti.
Prendo atto che il Presidente non ha capito questa mia intenzione, che invece è stata compresa molto bene dall'Assessore della programmazione, che ha capito benissimo che la proposta Cogodi era incompatibile con l'emendamento Vassallo, e chiedo che in fase di coordinamento si rileggano gli atti di questo Consiglio e si agisca di conseguenza.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del disegno di legge numero 23.
Rispondono sì i consiglieri: BIANCAREDDU - BIANCU - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - COSSA - CUGINI - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS Emilio - FOIS - FRAU - GRANARA - IBBA - LA SPISA - LAI - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - NUVOLI - ONNIS - ORRU' - PIANA - PILO - PIRASTU - PIRISI - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA ALBERTO - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SCANO - SCARPA - TUNIS Marco - VARGIU.
Si sono astenuti i consiglieri: COGODI - ORTU - PACIFICO - SANNA Salvatore - VASSALLO.
Voti nulli: BALIA - BIGGIO.
Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I. - Sardegna). Chiedo che venga messo agli atti che ho votato a favore anche se, per un cattivo funzionamento del sistema elettronico, il mio voto non risulta.
PRESIDENTE. Ne prendiamo atto.
Prego i colleghi di restare al proprio posto perché qualche consigliere non ha potuto votare regolarmente e vuole esprimere il proprio voto.
(interruzioni)
Ripetiamo la votazione per consentire a tutti i colleghi presenti di esprimere il proprio voto.
Seconda votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la seconda votazione nominale, con procedimento elettronico, del disegno di legge numero 23.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BALLETTO - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - COSSA - CUGINI - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DORE - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS Emilio - FOIS - FRAU - IBBA - LA SPISA - LAI - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - NUVOLI - ONNIS - OPPI - ORRU' - PIANA - PILO - PIRASTU - PIRISI - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SCANO - SCARPA - TUNIS Marco - VARGIU.
Si sono astenuti i consiglieri: COGODI - ORTU - PACIFICO - SANNA Salvatore - VASSALLO.
Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 56
Votanti 51
Astenuti 5
Maggioranza 26
Favorevoli 51
(Il Consiglio approva).
I lavori del Consiglio riprenderanno martedì mattina alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 22.
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