Seduta n.13 del 03/11/1999
XIII SEDUTA
Mercoledì 3 novembre 1999
Presidenza del Presidente SERRENTI
La seduta è aperta alle ore 11 e 04.
LODDO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 18 ottobre 1999, che è approvato.
Nomina della Giunta per il Regolamento
PRESIDENTE. Comunico al Consiglio di aver nominato quali componenti della Giunta per il Regolamento i consiglieri: Giorgio Balletto, Roberto Capelli, Luigi Cogodi, Vincenzo Demontis, Carlo Dore, Salvatorangelo Mereu, Francesco Onnis, Salvatore Piana, Gian Valerio Sanna ed Emanuele Sanna.
Nomina della Giunta delle elezioni
PRESIDENTE. Comunico altresì di aver nominato quale Presidente della Giunta delle elezioni il Vice Presidente del Consiglio, onorevole Pierluigi Carloni, e quali componenti i consiglieri: Salvatore Amadu, Antonio Cappai, Gavino Cassano, Pasqualino Federici, Antonio Frau, Antonio Loddo, Pierangelo Masia, Giovanni Battista Orrù, Gianfranco Tunis.
Nomina della Commissione per la biblioteca
PRESIDENTE. Comunico ancora di aver nominato quale Presidente della Commissione per la Biblioteca il Vice Presidente del Consiglio onorevole Giacomo Spissu, e quali componenti i consiglieri Luigi Scarpa e Giacomo Sanna.
Annunzio di presentazione di proposte di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:
dal consigliere NUVOLI: "Abolizione dell'indennità di carica dei consiglieri regionali durante i periodi di crisi dell'Esecutivo". (5)
(Pervenuta l'11 ottobre 1999 ed assegnata alla prima Commissione.)
dai consiglieri BALLETTO - LOMBARDO: "La reiterata assenza dai lavori dell'Aula consigliere e dalle Commissioni permanenti quale causa di decadenza dalla carica di consigliere regionale. (6)
(Pervenuta il 19 ottobre 1999 ed assegnata alla prima Commissione.)
Risposta scritta ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione FRAU sulla necessità di accelerare la revisione della normativa sul commercio". (9)
(Risposta scritta in data 18 ottobre 1999.)
"Interrogazione GRANARA in merito all'inefficienza del servizio idrico ed elettrico nell'Isola di San Pietro". (10)
(Risposta scritta in data 18 ottobre 1999.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
LODDO, Segretario:
"Interrogazione PACIFICO - BIANCAREDDU, con richiesta di risposta scritta, sul rispetto da parte dei manager delle Aziende Sanitarie della Sardegna delle disposizioni normative che regolano l'incompatibilità con altri incarichi professionali". (28)
"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla Fondazione San Giovanni Battista di Ploaghe (Sassari)". (29)
"Interrogazione COSSA - CASSANO - DEMONTIS - FANTOLA, con richiesta di risposta scritta, sulla grave crisi idrica in Sardegna e sulla conseguente necessità di dichiarare lo stato di calamità naturale". (30)
"Interrogazione PINNA - CALLEDDA - PACIFICO - SANNA Emanuele, con richiesta di risposta scritta, sul mancato rispetto degli impegni sottoscritti dall'ENEL e dal Governo per l'adeguamento ambientale del polo energetico del Sulcis". (31)
"Interrogazione VASSALLO - ORTU, con richiesta di risposta scritta, sul progetto dell'Agenzia regionale del lavoro per l'istruttoria delle domande di concessione contributi in conto occupazione presentate nel 1994 ai sensi della legge regionale n. 33 del 1988". (32)
"Interrogazione SPISSU, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione in cui si trova il parco dell'Asinara". (33)
"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla locazione di un immobile da parte della ASL n. 1 di Sassari". (34)
"Interrogazione PINNA - TUNIS Gianfranco, con richiesta di risposta scritta, sulla dismissione dell'impianto di Montega da parte della IGEA". (35)
"Interrogazione GRANARA - PIRASTU - LOMBARDO - LICANDRO - BALLETTO, con richiesta di risposta scritta, sull'avvenimento che ha coinvolto il traghetto 'Arborea'". (36)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
LODDO, Segretario:
"Interpellanza TUNIS Marco sul rischio di chiusura della miniera di Montega (Narcao)". (7)
"Interpellanza DEMURU - CUGINI - PUSCEDDU - PIRISI sul rischio di smantellamento delle strutture industriali in Ogliastra con particolare riferimento alla Società Intermare". (8)
"Interpellanza TUNIS Marco sul rischio della perdita di incentivi comunitari, a sostegno dell'agricoltura eco compatibile isolana". (9)
"Interpellanza ONNIS sulla vicenda che ha coinvolto il traghetto della Tirrenia". (10)
Dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca le dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta Regionale. Ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta regionale.
SELIS (Popolari), Presidente della Giunta. Signor Presidente del Consiglio, colleghe e colleghi consiglieri, quando il 18 ottobre ho ricevuto dal Consiglio Regionale l'incarico di formare la nuova Giunta, come sapete, mi sono riservato qualche giorno per decidere, vista la maggioranza limitata che mi sosteneva. Ho continuato a dialogare in quei giorni, credo positivamente, non solo con la Coalizione che mi ha espresso, ma anche con i Democratici, col Partito Sardo d'Azione, con alcune componenti dell'U.D.R., in particolare l'onorevole Amadu, con alcune componenti del Nuovo Movimento, in particolare l'onorevole Grauso; amici e colleghi che ringrazio per la disponibilità dimostrata a farsi carico con me di un problema delicato come quello della governabilità della Regione. Ho poi accettato l'incarico per rispetto a questa Assemblea, che rappresenta tutto il popolo sardo, e che mi chiedeva di dare, secondo lo Statuto, un governo alla Regione.
Ho accettato per il senso di responsabilità che è giusto avere nei confronti della Sardegna e della sua gente, perché sono cosciente dei problemi della nostra Isola e delle attese dei cittadini, attese che il vuoto di potere ha esasperato ed esaspera.
Probabilmente, in altre circostanze, nessuno di noi, né il collega Pili, né il collega Floris, né io, parlo per me più che per voi, avrebbe forse accettato di affrontare una congiuntura così difficile, ma la Sardegna ha necessità di un governo che avvii la legislatura, che consenta l'insediamento delle Commissioni e il funzionamento del Consiglio regionale, che sia un punto di riferimento per i cittadini, per gli imprenditori, per gli amministratori locali, che affronti le emergenze esistenti e che proponga al Consiglio gli atti fondamentali di programmazione ed attui le intese col Governo.
Però, onorevoli colleghi, signor Presidente, come ho già detto, nonostante i limiti politici e forse anche temporali di questa Giunta, si tratta di una doverosa Giunta che si assumerà l'incarico di avviare la legislatura; tutti quanti noi, la Giunta che proporrò e i colleghi consiglieri, siamo fortemente decisi ad operare secondo un innovativo e dinamico disegno di sviluppo. Siamo determinati, finché avremo la fiducia del Consiglio, a compiere fino in fondo il nostro dovere con entusiasmo, con coscienza, con dedizione assoluta e anche una buona dose di ottimismo perché non partiamo da zero, perché la Sardegna non è un cumulo di macerie; perché c'è una risorsa straordinaria che ispira il nostro ottimismo: gli uomini e le donne di questa terra.
Il compito della politica e delle istituzioni è quello di creare le condizioni per la loro crescita, per liberare le energie presenti nella società, perché la società locale sappia partecipare alla sfida della società globale, perché la società sarda sappia trarre dalla propria storia e dalla propria cultura tutte le energie necessarie per affrontare un futuro che non si preannuncia facile per nessuno, in nessuna parte del mondo.
Credo che possiamo e dobbiamo farcela, senza illusioni e senza facili ottimismi, ma ognuno dovrà fare il proprio dovere, forse più del proprio dovere, e avere la sensibilità di guardare le proprie responsabilità prima di quelle altrui.
Prima dicevo che non partiamo da zero perché nella scorsa legislatura, nonostante carenze e limiti, la Giunta e il Consiglio hanno approvato importanti provvedimenti, dall'Intesa istituzionale di Programma, ai P.I.A., dal Piano del lavoro alla riforma del bilancio e della programmazione, all'istituzione di alcuni parchi, all'accelerazione della spesa. Certo, molto resta da fare e credo che tutti noi siamo consapevoli dei problemi che ci sono nei settori produttivi, nell'industria, nel commercio, nelle infrastrutture. Abbiamo la consapevolezza della delicatezza e anche della gravità della crisi occupativa esistente, non ci sfuggono i tanti punti di crisi industriale, né sottovalutiamo i condizionamenti ancora purtroppo molto gravi che derivano al nostro sviluppo dal costo dei trasporti, dell'energia e delle telecomunicazioni, dalle infrastrutture insufficienti; problemi che la classe dirigente politica, ma non solo politica, imprenditoriale, sociale, culturale, professionale, deve aggredire con interventi decisi e coraggiosi.
Noi, lo dico chiaramente, non possiamo tollerare il maggior costo del danaro, non possono tollerarlo gli imprenditori e le famiglie, né l'inadeguatezza dei servizi offerti dal sistema del credito; non possiamo tollerare i disservizi dei trasporti né l'arroganza dei grandi gruppi e dei grandi vettori aerei in una situazione di monopolio, non accettiamo l'arroganza e le logiche di enti statali che non rispettano neppure gli accordi firmati.
Assistiamo ad una ripresa di un nuovo centralismo burocratico, che ci preoccupa; non possiamo tollerare il rifiuto del Governo di riconoscere pienamente i nostri crediti e i sistematici ritardi nel trasferire risorse che sono nostre, che ci sono proprie. Non possiamo tollerare la carenza dello Stato nel nostro territorio, dalla giustizia, giunta in alcune parti, soprattutto nel nuorese, alla paralisi, alla scuola, alle poste né che gli interventi straordinari siano sostitutivi di quelli ordinari.
Però non possiamo, onorevoli colleghi, pensare che l'autonomia sia solo lamentazione o semplice rivendicazione, o attività di scambio tra una dirigenza nazionale e una dirigenza locale che in altre epoche utilizzava questo scambio e queste risorse per controllare il consenso.
La Giunta si pone come obiettivo prioritario, io credo col consenso del Consiglio certamente, e con la sensibilità e il consenso dell'intera società sarda, di rafforzare l'autonomia regionale, le basi della sua sovranità e le condizioni del suo prestigio; l'autonomia è cultura e coscienza diffusa, è sentimento popolare, è forte istanza di identità e di sovranità.
La classe dirigente, tutti noi, e non solo la classe dirigente politica ma l'intera società, deve essere interprete di questa coscienza, di questa cultura, di questa tensione; dobbiamo, credo, essere insieme l'incarnazione di questi sentimenti e di questi valori. L'autonomia però non ci verrà regalata, né ci verranno regalate la libertà e la giustizia, la prosperità e la felicità; esse dipenderanno dalle nostre qualità, dalla nostra capacità di saperle interpretare ed incarnare nell'ambito del nuovo filone del pensiero autonomista e federalista. Perciò è necessario un nuovo Statuto che ponga l'accento sulle questioni della specialità, che rafforzi i poteri e le risorse e i compiti della Regione e che ci consenta di partecipare attivamente al progetto di riforma federale dello Stato.
La qualità della società è data dai valori individuali e collettivi, dai comportamenti che si ispirano ad essi, ai valori di legalità e di moralità, di autonomia e di responsabilità, di solidarietà e di comunità, di competitività e di innovazione, di cooperazione e di condivisione; questi valori sono la risorsa fondamentale del nostro futuro e del nostro sviluppo.
La società sarda dimostra grande qualità, è una società positiva, vitale e innovativa, capace di soffrire e di lottare, di pensare autonomamente modelli di vita, di sviluppare iniziative economiche di solidarietà e di produttività. Sono cresciuti in questi anni in modo straordinario, senza clamore, imprese e imprenditori, amministratori locali, intellettuali, professionisti, esponenti sociali e sindacali, animatori culturali e del volontariato e i giovani soprattutto, i giovani sono la nostra principale risorsa; un Paese che concepisce i giovani come problema invece che come risorsa è un paese che non ha futuro ha solo un passato. Noi invece vogliamo scommettere sui giovani, scommettere i nostri programmi, la nostra legislazione, la nostra dedizione perché siano la risorsa fondamentale per costruire un progetto di società futura.
La politica non è onnipotente. Non lo è e non deve esserlo neanche in una società, come quella sarda, in cui le istituzioni programmano e governano risorse importanti. La politica deve dare regole e rispettarle per prima, come per prima deve essere legale, morale e trasparente per poter pretendere legalità, moralità e trasparenza; deve essere efficiente ed efficace per poter proporre efficacia ed efficienza; deve promuovere la competitività e la crescita culturale e scientifica e dimostrare essa per prima di sapere investire in cultura e in formazione. Questo è il punto, onorevoli colleghi!
La sfida del nuovo millennio è investire in qualità: sviluppare la qualità dei soggetti e dei sistemi formativi di questa realtà, dei sistemi produttivi, dei sistemi ambientali, sociali e istituzionali per affrontare una nuova fase di modernizzazione. Non so se sapremo farlo. Noi siamo abituati a gestire politiche basate su logiche più quantitative, sapremo costruire, anche con limiti, opere e infrastrutture immateriali? Oggi dobbiamo imparare a investire sulle infrastrutture immateriali, a investire in intelligenza, a capire come si migliora la qualità della nostra formazione, della nostra informazione, della nostra informatizzazione.
Certo, le politiche tradizionali, quelle che abbiamo chiamato politiche quantitative, quelle che hanno caratterizzato la prima fase della modernizzazione, ci hanno consentito di uscire dal sottosviluppo, di uscire dall'equilibrio statico di una società rurale, di uscire dall'analfabetismo, dalla carenza dei servizi, ma ora sul piano delle politiche quantitative noi non possiamo pensare di recuperare il ritardo che ci separa dalle regioni e dai paesi più avanzati. Non possiamo rincorrere, superare e raggiungere i Paesi e le Regioni più avanzate sui percorsi che loro hanno già compiuto e nei quali ci precedono di molto; dobbiamo tentare nuove strade, scorciatoie, se volete, un grande salto culturale. Gli strumenti essenziali per questo salto sono la formazione, l'informazione, l'informatizzazione. Bisogna imparare, ma soprattutto, in una società in cui le informazioni si moltiplicano in progressione geometrica, bisogna imparare ad imparare. Dobbiamo dare ai nostri giovani gli strumenti dell'apprendimento, gli strumenti di valutazione delle informazioni, gli strumenti di collegamento con il sistema mondiale al quale accedere per avere informazioni, per avere opportunità, per avere prospettive di crescita.
Così pure, onorevoli colleghi, le politiche che determinano la qualità della vita sono oggi una imprescindibile condizione di sviluppo, e a queste bisogna dedicare risorse ed attenzione e soprattutto la vitalità, la creatività, la forza degli enti locali.
La sicurezza dei cittadini e della società è un altro dei requisiti fondamentali per poter pensare al nostro sviluppo; è una delle condizioni strutturali della nostra qualità; è uno dei temi, questo della sicurezza e dell'ordine pubblico, su cui questo Consiglio non si è mai diviso, e mi auguro che sappia combattere ancora battaglie comuni.
Ho accennato prima che la chiave di lettura, di espressione di questa prospettiva che vi propongo è investire in qualità. Ho accennato ai valori della qualità: la legalità, la solidarietà, la competitività, la cooperazione e ho accennato a come questi valori devono ispirare e riformare i grandi sistemi sociali, devono ispirare la riforma del sistema istituzionale. Noi lo sappiamo benissimo, l'avete detto: il rapporto tra istituzioni regionali e società sarda vive una fase fortemente critica, sono evidenti e diffuse le delusioni e l'insofferenza. I sardi vedono l'autonomia come mezzo di riscatto e di crescita; questa è una risorsa che non va dispersa Ma il problema che abbiamo di fronte è come porre realmente le istituzioni al servizio del cittadino e della comunità, come riformare le istituzioni e come rendere questa riforma condizione essenziale per migliorare la politica e spingere la politica a migliorarsi.
L'esperienza, cari colleghi, che viviamo, mi riferisco al sistema elettorale, testimonia l'inadeguatezza dell'attuale sistema elettorale ad assicurare un governo stabile; soprattutto esso non consente agli elettori di scegliere il programma, le forze e la coalizione. Io so che, come dall'inizio della legislatura e probabilmente continueremo a sentire per l'intera legislatura, il collega Pili dirà: "Ho preso più voti", e qualcuno della Coalizione replicherà: "Abbiamo preso più seggi", e ci sarà un dibattito che forse stancherà, oltre che gli elettori e i cittadini, anche noi per sapere chi deve vincere.
Credo che allora dovremo, in primo luogo, affrontare assieme una riforma della legge elettorale che è compito di questo Consiglio, ma che la Giunta si propone di agevolare e di stimolare sostenendo l'elezione diretta del Presidente della Regione, sostenendo la possibilità che sia dato alla maggioranza un premio congruo per governare, sostenendo la definizione di collegi che possano consentire le rappresentanze territoriali, e anche la possibilità (troviamo le forme) che ci sia in questo Consiglio una maggiore presenza di donne che possono dare un contributo alla qualità e alla vitalità giovanile. Diciamocelo, in questo Consiglio la componente femminile, per un'impostazione ancora maschilista della politica, è limitata. Io credo che noi dovremo insieme farci carico di questo problema e, per quello che riguarda la Giunta, nei ranghi dell'amministrazione, nelle forme che concorderò con la Commissione pari opportunità, mi propongo di sostenere questa loro battaglia che è una nostra battaglia.
Credo, onorevoli colleghi, che uno dei momenti fondamentali della riforma delle istituzioni sia il "Patto con gli enti locali". Abbiamo una straordinaria risorsa che sono i nuovi amministratori locali. La Giunta intende dare vita ad un vero e proprio "Patto con gli enti locali", basato sui principi di concertazione, di consultazione, di partecipazione, di sussidiarietà; intende anche dare vitalità e sostenere le comunità locali. In particolare, per quanto riguarda le circoscrizioni provinciali, ci sono circoscrizioni provinciali che hanno maturato coscienza e consenso, come la Gallura, e che meritano un'attenzione particolare. Così come a livello territoriale, ci sono territori, mi riferisco all'ultimo problema della città di Alghero, che merita da parte della Giunta, se la Giunta otterrà il consenso di questo Consiglio, un'attenzione e un dialogo concreto e costante.
(Interruzioni)
Credo che voi siate d'accordo sul dialogo non solo con Alghero ma con tutte le altre città.
(Interruzioni)
Ringrazio i colleghi del suggerimento, ma quando dico che noi dobbiamo impostare un dialogo fecondo con tutte le realtà locali, che vogliamo superare l'episodicità del rapporto, che bisogna costruire con le amministrazioni locali sedi di confronto e di partecipazione, sto dicendo quello che il vostro brusio mi suggeriva, vi ringrazio e mi pare allora che questo possa essere un punto di intesa.
La costruzione della nuova Regione, naturalmente della qualità istituzionale, ha bisogno anche di riforme interne all'amministrazione regionale, riforme che ho tratteggiato nelle dichiarazioni che leggerete e che vi lascio, e che passano attraverso la semplificazione delle procedure e i massicci investimenti in formazione.
Abbiamo bisogno di una Regione poi, onorevoli colleghi, che riveda ed attui l'impostazione nuova della programmazione. L'intervento della Regione nell'economia sarà pensato ed organizzato come un ciclo unico di programmazione che abbracci e tenga insieme la pluralità degli strumenti e delle partite finanziarie. Il disegno di fondo è quello di utilizzare tutti gli strumenti e le risorse in modo coordinato e concentrato. La sfida fondamentale della nuova programmazione è come diventare insieme competitivi, competitivi in Italia, in Europa, nel mondo.
In questo quadro le opzioni fondamentali sono due: valorizzare le risorse interne materiali, ma dicevamo prima soprattutto immateriali, la nostra qualità; organizzare la capacità di attrazione di iniziative, di capitali, di imprese, di intelligenze, di ricercatori. L'idea che guida la nostra politica è questa, su questa apriremo in quest'Aula, in occasione della presentazione del bilancio, dei programmi comunitari, dei documenti di programmazione, un attento e significativo confronto, un confronto che dovrà anche portarci a ragionare, e se è possibile, nonostante le divisioni che ci sono tra di noi, a trovare alcune sinergie, chiunque governi (centro-sinistra o centro-destra).Sui problemi fondamentali della Regione, citavo prima i trasporti, l'energia, ma adesso mi riferisco al sistema delle entrate, alla necessità di rivedere e riformare il Titolo III, alla necessità di rilanciare la zona franca doganale e fiscale, alla necessità di rilanciare l'attuazione dell'articolo 13 dello Statuto, su questi temi mi chiedo se , secondo una grande tradizione di questa Assemblea, sapremo trovare l'unità per combattere quelle battaglie comuni che avvincono e che coinvolgono l'intera popolazione che sono l'anima dell'autonomia e una forza per il nostro futuro.
Certo, non basta acquisire risorse, bisogna acquisirle e saperle spendere, avere una capacità di programmazione, ma la programmazione non è solo ideazione, la programmazione non è solo progettazione, la programmazione non è solo elaborazione culturale: è anche verifica, è anche calcolo della responsabilità, è anche definizione, è anche cultura che passa dalla procedura al risultato, che verifica i risultati e sui risultati si fa valutare dalla società.
Su questi temi, onorevoli colleghi, signor Presidente, faremo la nostra battaglia e le nostre proposte; e questi erano alcuni elementi per quello che riguarda la riforma che abbiamo chiamato la qualità del sistema istituzionale.
Il secondo punto per noi determinante e vitale è la politica che può migliorare la qualità del sistema formativo, lo dico con convinzione. Ora faccio una affermazione che so può essere discussa, discutibile e forse grave: i tanti handicap tradizionali, (, dai trasporti al credito, sono quasi insignificanti rispetto ai limiti del sistema formativo, alle carenze e alle obsolescenze della nostra scuola e del sistema formativo in generale. In questi anni la società sarda però, nonostante questi limiti del sistema culturale e formativo, è cresciuta: grazie all'iniziativa di soggetti pubblici e privati si sono moltiplicate iniziative culturali, artistiche, dello spettacolo e della formazione. Anche l'attitudine all'uso degli strumenti informatici e telematici ha beneficiato del clima di innovazione e modernità generato, in questo settore, da iniziative pubbliche e private, imprenditoriali e di ricerca; quindi non partiamo da zero.
Però, secondo me, dobbiamo porre sul tavolo della nostra trattativa con il Governo, e, questo vi propongo, il problema della scuola, dell'Università e della ricerca. Deve essere uno dei punti fondamentali intorno ai quali discutiamo l'attuazione dell'articolo 13, cioè il nuovo piano di rinascita, unitamente ai condizionamenti dell'insularità; dobbiamo porre questo problema all'attenzione di tutte le nostre forze politiche, di tutta la nostra società, di tutte le forze politiche nazionali, del rapporto Governo-Regione. Dobbiamo rilanciare e stimolare insieme la crescita del sistema scolastico e formativo, e dobbiamo insieme capire che il problema dell'Università, la sua autonomia, può essere un'occasione di crescita non solo per l'Università, ma per tutti i nostri figli, per le nostre famiglie e per la nostra società, questo però se non isoleremo l'Università, ma faremo propri i suoi problemi, e se saremo capaci di integrare Università e ricerca, sistema formativo e sistema produttivo.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, vi chiedo scusa di questo metodo che va per accenni, perché per tradizione le dichiarazioni programmatiche sono ben più ampie di quelle che si riesce a leggere, e lo sono anche nel caso di una Giunta che ha limiti temporali come la mia. Vi invito a leggerle e per farvi risparmiare del tempo vi propongo solo una sintesi dei punti fondamentali.
Oltre alla qualità delle istituzioni e alla qualità del sistema formativo, il terzo punto riguarda la qualità del sistema produttivo. La competitività non è un requisito delle singole imprese, ma una qualità del sistema complessivo e dei sistemi culturale, formativo, ambientale, territoriale, urbano, sociale e istituzionale. Allora questo significa che se vogliamo (come abbiamo più volte ripetuto insieme in quest'Aula) mettere l'impresa al centro dei progetti di sviluppo, noi dobbiamo innovare le nostre politiche; non è cioè possibile pensare di realizzare politiche per l'impresa solamente attraverso gli strumenti degli incentivi, e non è possibile forse farlo neanche solo attraverso gli incentivi più le infrastrutture. Abbiamo necessità di ampliare, di innovare, di inventare le forme dell'intervento a favore dell'impresa e del sistema delle imprese. Abbiamo necessità di creare una pubblica amministrazione che sia funzionale al sistema delle imprese. Anche in quest'Aula vari colleghi hanno parlato di "sportello unico": non si tratta solo di istituire lo "sportello unico", si tratta di riformare la legislazione, redigere i testi unici e individuare responsabilità chiare all'interno dell'amministrazione in modo tale che gli imprenditori sappiano di chi è la responsabilità e abbiano certezza delle procedure e dei tempi.
Certo, io so che si potrà dire che queste cose andavano fatte da prima (vedo lo sguardo del collega Balletto), e comunque sono stati compiuti dei passi avanti, ma vi assicuro, per la parte che mi riguarda, per l'impegno che, come Giunta, se avremo il consenso di quest'Aula, potremo profondere, che lo faremo.
Allora, l'espressione usata dai colleghi "si poteva fare" significa che c'è il consenso per agire. Dividiamoci sulle responsabilità del passato ed uniamoci sulla progettualità e sulla realizzazione del futuro. Questo riguarda le politiche per l'impresa, le infrastrutture, i servizi e il sistema del credito.
Quest'ultimo credo che meriti un'attenzione particolare da parte di tutti noi. Non mi soffermo sulle cronache generali, ma se non riusciremo a dialogare, intervenire e interloquire, attraverso il nostro sistema degli enti e delle società e degli altri strumenti di cui siamo in possesso, con le competenze limitate che abbiamo - sì, limitate, ma qualcosa l'abbiamo - -sul sistema del credito, continueremo ad avere un sistema che invece di essere un elemento di produzione del nostro sviluppo, aggraverà le nostre imprese di un costo aggiuntivo e fornirà un servizio obsoleto.
Onorevole Presidente, cari colleghi, naturalmente queste politiche valgono per tutto il sistema delle imprese; credo che in futuro dovremo superare la diatriba tra settori e settori. Il problema non è il settore vincente o il settore perdente; è una logica, una cultura, una politica dell'impresa.
Naturalmente noi saremo chiamati ad affrontare i problemi dell'agricoltura (sappiamo quali sono, perché ne abbiamo discusso), i problemi dell'artigianato (un serbatoio di imprenditorialità che bisogna sostenere), i problemi del commercio (sostenendo e difendendo anche il piccolo commercio e bloccando i grandi monopoli) e i problemi del turismo.
Consentitemi di dire qualche parola a proposito di quest'ultimo settore, il quale è stato al centro di mostre, di molti dibattiti e di molte speranze di occupazione di questa Regione. Abbiamo risorse turistiche, ambientali, culturali, storiche e tradizionali, ma il problema è capire se riusciamo a definire delle politiche che superino la tradizionale logica dell'incentivo all'impresa ricettiva individuale e pensino il turismo come sviluppo di un sistema di offerta aggregata, di ospitalità diffusa nell'intero periodo dell'anno.
Credo che in quest'Aula, su questo tema, ci siano esperienze, culture e sensibilità; allora, al di là di chi governerà nei prossimi anni, nei prossimi mesi, mi auguro che lo sviluppo del settore turistico, delle politiche nuove, delle politiche del turismo che si integra con il commercio, del turismo che si integra con lo sport, con la cultura, con il territorio, con la società e che diffonde anche modelli culturali, sia un obiettivo che la Giunta per la sua parte e il Consiglio per la sua parte sappiano insieme perseguire.
La quarta linea della qualità, è la qualità della sicurezza sociale. Anche riguardo a questo argomento, onorevoli colleghi, solo poche parole per dire che mi sembra essenziale; lo sappiamo, ci sono in questa società squilibri e sofferenze, crescono anche i livelli di povertà e spesso crescono proprio parallelamente ai livelli di sviluppo. Le politiche di sicurezza sociale, di assistenza, di attenzione agli ultimi, di sostegno alla famiglia dovranno trovare un punto centrale che continui quanto è stato già fatto dallo scorso Consiglio, dalla scorsa Giunta, sui termini dell'assistenza. Questo vale anche per la sanità, migliorando, sviluppando e completando il disegno di programmazione, di aziendalizzazione delle U.S.L., di formazione del personale.
Come vedete, su questi temi, non mi soffermo perché li troverete nel testo delle dichiarazioni programmatiche, ma soprattutto perché so questi temi essere presenti a tutti noi, anche se in quest'Aula discuteremo, polemizzeremo e ci sarà una vitalità, mi auguro, corretta e democratica, però credo che su questi temi ci sia una sensibilità comune.
L'ultimo punto, signor Presidente, è la qualità dell'ambiente, ultimo non perché sia ultimo nell'ordine di importanza, ma perché il dibattito sull'ambiente che si sta sviluppando in quest'Aula e nella società pone in evidenza che le politiche ambientali non sono politiche settoriali ma riguardano il sistema complessivo della nostra vita sociale, produttiva, economica e culturale, in quanto interferiscono col turismo, con gli insediamenti industriali, con la qualità urbana, con il sistema e il livello di qualità della vita.
Ecco allora credo che noi possiamo esprimere questo nostro programma con lo slogan "competere nel Mondo per uno sviluppo sostenibile e con uno sviluppo sostenibile", per sintetizzare lo stretto collegamento che la Giunta regionale individua tra le politiche di sviluppo e dell'occupazione e le politiche di valorizzazione della qualità ambientale. Lo sviluppo di produzioni che incorporino elevate qualità ambientali abbinate ad un alto grado di innovazione tecnologica è una delle frontiere più promettenti per l'occupazione, per il lavoro e per l'impresa.
In questo quadro svilupperemo programmi e politiche settoriali, che vanno dal ciclo integrato dell'acqua, alla difesa del suolo, alla gestione integrata dei rifiuti, alla bonifica dei siti inquinati, alla tutela delle aree più sensibili, e così via.
Mi auguro che questa legislatura, così come dicevo prima per il turismo e per la filosofia di sostegno all'impresa si caratterizzi anche, oltre che per le riforme, per questa nuova cultura politica di intervento sul sistema ambientale. Nella scorsa legislatura, grazie agli Assessori che si sono succeduti, sono stati fatti grandi passi avanti; mi auguro che sappiamo ereditarli, riprenderli e rilanciarli. Ci sono problemi delicati, ancora aperti, che dobbiamo affrontare; ad essi dobbiamo dedicare tutta la nostra fantasia e creatività.
Infine, signor Presidente, il problema dell'ambiente non si può disgiungere dalla qualità dell'ambiente urbano, né dalla qualità del paesaggio, dalle nostre politiche urbanistiche che dobbiamo ridiscutere in quest'Aula, che si sono interrotte drasticamente alla fine della legislatura, ma che meritano una riapertura radicale e tempestiva per capire, e capire insieme, quali sono le direttive che ci consentono di tutelare il territorio e l'ambiente e di coniugare la tutela con lo sviluppo.
In questa logica della politica territoriale ed ambientale, onorevoli colleghi, tutti noi dobbiamo sempre aver più presente l'esigenza che le nostre politiche di sviluppo si facciano carico anche e soprattutto delle aree più deboli, cioè che il problema del riequilibrio delle zone interne, delle zone svantaggiate, che non sono solo la Barbagia, ma sono la Marmilla, la Trexenta, l'Anglona e sono diffuse nella nostra regione, meriti la nostra attenzione più convinta e più forte. Da questo punto di vista, per affrontare la questione del riequilibrio delle zone interne, una strategia fondamentale riguarderà il problema delle infrastrutture, dall'energia, all'acqua, dalle opere pubbliche, alla viabilità. Su questi temi, signor Presidente, onorevoli colleghi, la Giunta nei tempi, nei modi, nelle forme e nell'ambito del consenso ma soprattutto nell'ambito della propria convinzione di dover fare fino in fondo il proprio dovere, metterà in campo interventi e programmi immediatamente operativi.
Concludo, signor Presidente, colleghi e colleghe consiglieri, sottolineando ancora una volta come il filo conduttore di queste dichiarazioni e la base comune degli interventi proposti è la qualità. Non è una parola astratta, la qualità ci porta a fare i conti con noi stessi, con la nostra cultura, con il nostro sistema scolastico, con il nostro sistema ambientale, con il nostro sistema formativo, con il nostro sistema produttivo e con la pubblica amministrazione.
Se tutti questi sistemi non fanno un balzo di qualità, noi non andremo avanti. Il problema della scuola non si risolve solamente con investimenti materiali, con interventi quantitativi, ma è necessario capire qual è la qualità di servizi, quali sono gli strumenti che diamo agli studenti, ai nostri giovani per essere connessi col resto del mondo. La differenza fra quantità e qualità è proprio questa.
Credo che noi, per sperare di vincere questa sfida, dovremo impegnare tutte le nostre energie, e in primo luogo, ridefinire e ripensare la politica in modo nuovo e più elevato sotto il profilo qualitativo. Non potremo proporre ad altri di fare il conto con la propria qualità se non facendo ciascuno, noi per primi, io per primo, la mia maggioranza, se c'è, per prima, un esame di coscienza sul proprio modo di operare.
La politica non è soltanto tecnica da apprendere, non è solamente tattica da esercitare quotidianamente, ma capacità di condensare nelle parole e nelle azioni molte esperienze e molto pensiero. E' questa capacità che mette il soggetto in condizioni di prendere progressivamente coscienza delle cose da fare e di discernere e selezionare, all'interno di queste, quelle più urgenti e più importanti, quelle che meglio contribuiscono a migliorare i rapporti sociali e le relazioni fra i soggetti e l'ambiente in cui vivono.
Io intendo interpretare questa mia esperienza impegnandomi a dare il massimo di cui sono capace, consapevole che questa è la maniera più corretta di interpretare il mio dovere, con serenità e con dedizione, nei confronti degli altri, del Consiglio regionale e dei sardi. Una capacità che deve vederci impegnati tutti, io credo, tutti i consiglieri, ma anche l'intera classe dirigente regionale nel suo complesso, la società civile in tutta la sua estensione. Ecco perché i cardini del programma che vi ho appena esposto sono i valori dello sviluppo; senza questi valori e senza i soggetti che sappiano interpretarli, senza le riforme che possano meglio legare le istituzioni ai soggetti, non si potrà avere quella crescita della qualità che deve costituire l'impegno di tutti noi per la Sardegna.
Onorevoli colleghi, prossimamente si aprirà in quest'Aula un dibattito aspro, ma serio e sereno; io sarò attentissimo non solo alle critiche prevedibili ma ai contenuti e ai suggerimenti che so che da qualche collega verranno. Li recepirò eliminando le parti di asprezza del nostro dibattito e li metterò al centro di questo programma che verrà, quindi, integrato alla luce dei vostri suggerimenti, del vostro contributo, perché insieme, al di là delle divisioni che ci sono, che ci sono state e ci saranno, dobbiamo salvare una delle grandi tradizioni culturali di questa autonomia, di questa Assemblea. Dobbiamo mettere al centro della politica, dobbiamo mettere al centro del Consiglio gli interessi, le speranze e i bisogni dei cittadini, quelli che aspettano da noi una prospettiva per il futuro.
Propongo ora al Consiglio la nomina dei seguenti Assessori:
Dott. Antonio BIANCU - Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione;
On.le Piersandro SCANO - Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio;
On.le Salvatore AMADU - Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica;
On.le Salvatorangelo MEREU - Assessore della difesa dell'ambiente;
On.le Pasqualino MANCA - Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale;
Dott. Leonardo MARRAS - Assessore del turismo, artigianato e commercio;
On.le Silvestro LADU - Assessore dei lavori pubblici;
On.le Gianfranco TUNIS - Assessore dell'industria;
On.le Luigi COGODI - Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale;
Dott. Nardino DEGORTES - Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport;
On.le Renato CUGINI - Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale;
On.le Bachisio FALCONI - Assessore dei trasporti.
PRESIDENTE. Invito il Presidente della Giunta e i Capigruppo ad una breve Conferenza per decidere sul proseguo dei lavori.
La seduta è sospesa e riprenderà alle ore 12.00.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 46, viene ripresa alle ore 12 e 02 )
PRESIDENTE. Comunico al Consiglio le determinazioni della Conferenza dei Capigruppo: i lavori proseguiranno domani, giovedì 4 novembre, alle ore 11.00. Lavoreremo fino all'esaurimento del dibattito ed alla votazione della fiducia alla Giunta, anche se fosse sabato.
La seduta è tolta alle ore 12 e 03.
Allegati seduta
Risposta scritta a interrogazioni
Risposta scritta dell'Assessore del Turismo, Artigianato e Commercio all'interrogazione Frau sulla necessità di accelerare la revisione della normativa sul commercio. (9)
A seguito della richiesta prot. N. 2283/gab., invio gli elementi di risposta all'interrogazione di cui all'oggetto.
La materia oggetto dell'interrogazione, il commercio sulle aree pubbliche, è stata regolamentata con legge regionale n. 35 del 31.10.1991 dalla Regione Sardegna nell'esercizio della propria potestà legislativa concorrente con quella statale sulla base del proprio Statuto.
A seguito dell'emanazione del Decreto Legislativo n. 114/98 del 24.04.1999 deve intendersi abrogata la citata normativa regionale per quanto in contrasto o comunque incompatibile con il medesimo, con l'attribuzione di funzioni alla Regione da attuarsi con il recepimento del Decreto Legislativo.
La relativa proposta della Giunta Regionale del 3 marzo 1999, con la quale si determinavano indirizzi e criteri in materia di commercio non è stata discussa dal Consiglio Regionale (la Commissione competente ha approvato il disegno di legge regionale il 27.04.1999).
In assenza di tempi certi di approvazione della proposta ed al fine di assicurare riferimenti uniformi sul territorio regionale per l'esercizio delle competenze in materia da parte delle Amministrazioni Comunali, la Giunta Regionale, in data 2 luglio 1999, n. 29/19, ha deliberato l'approvazione di indirizzi provvisori in materia di riforma della disciplina del Commercio.
Con tali direttive è stata confermata la validità delle norme previgenti in materia di commercio sulle aree pubbliche. Pertanto solo con l'approvazione del disegno di legge da parte del Consiglio Regionale (il Ministero dell'Industria ha concesso una proroga di 60 giorni - che scadono il 31.10.1999 - trascorsi i quali il Governo potrà esercitare il potere sostitutivo) si potrà realizzare la richiesta semplificazione e velocizzazione dell'iter procedurale per il rilascio delle licenze commerciali.
Il secondo punto dell'interrogazione è riferito all'entità sanzionatoria ed alla rilevazione delle relative infrazioni da parte delle forze dell'ordine.
In merito si precisa che la modulazione dell'entità sanzionatoria è collegata con i vari livelli di gravità della violazione accertata ed in tale ottica la normativa di riferimento prevede l'applicazione di parametri minimi o massimi; i compiti delle forze dell'ordine nell'applicazione della normativa vigente esulano dalla competenza in materia di commercio dell'Amministrazione regionale.
Risposta scritta dell'Assessore dei lavori pubblici all'interrogazione GRANARA in merito all'inefficienza del servizio idrico ed elettrico nell'Isola di San Pietro. (10)
Con riferimento all'oggetto si riferisce quanto in appresso:
- l'isola di S. Pietro viene alimentata dall'acquedotto consortile "Bau Pressiu", il quale ha come fonte di alimentazione l'invaso omonimo;
- l'isola costituisce il ramo terminale Sud-Ovest dello stesso acquedotto (ramo partitore Serbariu, San Giovanni Suergiu, S. Antioco, Calasetta e Carloforte);
- l'abitato di Carloforte è alimentato attualmente da due condotte sottomarine (una in materiale plastico con anima in acciaio del D.N. 120 mm e l'altra in acciaio del D.N. 200 mm) capaci di convogliare una portata massima di circa 27 l/s;
- sull'isola le due sottomarine convergono in una tubazione del D.N. 250 mm in acciaio che raggiunge il "cisternone" (700 mc);
- un impianto di sollevamento consente di smistare la portata in arrivo sia al serbatoio alto (650 mc e 75,60 m s.l.m.), sia al serbatoio intermedio (3.000 mc e 56 m s.l.m.);
- dai serbatoi, l'acqua viene erogata in inverno dalle 6.00 alle 15.00 e in estate dalle 6.00 alle 11.00;
- il N.P.R.G.A. prevede la realizzazione di una terza condotta sottomarina che consentirà di eliminare l'attuale deficit idrico;
- l'opera è stata progettata dimensionando la nuova condotta sottomarina per una popolazione complessiva di circa 27.000 abitanti (tra residenti e fluttuanti);
- il N.P.R.G.A. censisce anche l'acquedotto comunale di "Nasca" che ha come alimentazione l'omonimo invaso a pioggia. L'acquedotto è stato realizzato nel 1948 con tubazioni in acciaio per uno sviluppo di 5.000 m. Considerata la scarsa affidabilità della fonte e lo stato di conservazione delle opere non se ne prevede l'utilizzo nell'ambito della sistemazione idropotabile definitiva dell'isola;
- il progetto della nuova sottomarina (redatto dall'E.S.A.F.) è stato esaminato favorevolmente dal C.T.A.R./LL.PP. e ora, dopo una serie di obiezioni sollevate dal Comune di Calasetta (che hanno impedito di completare l'elenco delle autorizzazioni necessarie) è prossimo all'appalto. La durata dei lavori è prevista in 18 mesi;
- il fabbisogno attuale è stimato in 86 l/s ma attualmente le condotte sottomarine esistenti sono in grado di trasferire solo 27 l/s;
- con la realizzazione della nuova condotta potrà essere garantita la necessaria dotazione idrica.
- Testo delle interpellanze ed interrogazioni annunziate in apertura di seduta
INTERPELLANZA TUNIS Marco Fabrizio sul rischio di chiusura della miniera di Montega (Narcao).
Il sottoscritto,
premesso che la società IGEA, consociata dell'Ente Minerario Sardo (il quale si trova in stato di liquidazione), ha deciso di smantellare l'impianto produttivo e mettere all'asta la miniera di Montega (Narcao), con il conseguente licenziamento delle maestranze;
evidenziato che uno studio effettuato da una commissione di esperti su incarico dell'ex Ente Minerario Sardo dimostrava la possibilità che la miniera di Montega, adeguatamente ristrutturata e razionalizzata, avrebbe potuto continuare a produrre in maniera efficiente per almeno cinque anni (cioè fino al 2004), con il materiale proveniente dal cantiere di Nuxis (CA);
rilevato che, secondo l'intesa di programma recentemente stipulata tra le parti interessate, si prevede che venga realizzato un presidio minerario nel Sulcis che includa anche Montega;
sottolineato che la prosecuzione dell'attività produttiva della miniera fino ad esaurimento del giacimento, potrebbe affiancarsi all'attività del presidio minerario che perseguirà finalità di tipo scientifico, culturale e turistico, garantendo i livelli occupazionali attuali,
chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'industria per sapere se non ritengano opportuno e necessario intervenire presso la società IGEA affinché riveda la decisione di messa i n vendita della miniera di Montega e del rispetto dell'intesa di programma e salvaguardando il lavoro delle maestranze. (7)
INTERPELLANZA DEMURU - CUGINI - PUSCEDDU - PIRISI sul rischio di smantellamento delle strutture industriali in Ogliastra con particolare riferimento alla Società Intermare.
I sottoscritti,
premesso che il territorio dell'Ogliastra sta attraversando un periodo di forte difficoltà economica, senza che vi siano prospettive che possano far intravedere possibili soluzioni positive; ad una seria evoluzione industriale, che attraversa il contesto nazionale e regionale anche a seguito delle incentivazioni previste dalla contrattazione negoziata e dalle leggi di settore (L. 488, L.R. 15/94, L.R. 17/93, ecc), si contrappone un continuo smantellamento delle strutture industriali presenti in quel territorio; dopo la Cartiera di Arbatax, sembra delinearsi uno smantellamento anche della Società Intermare sarda, che secondo ciò che appare dagli atti della sua dirigenza non dovrebbe avere più la "dignità" di azienda ma divenire un semplice "cantiere" alla mercé di scelte provenienti dall'esterno;
rilevato che tale società fa parte del gruppo ENI e che all'interno della stessa, grazie alla dirigenza attuale derivante dalle società in fallimento del gruppo Belleli di Taranto, si è proceduto ad una pressoché totale epurazione del personale dirigente sardo;
constatato che i lavori di subrifornitura della Intermare sarda vengono ormai da tempo affidati in prevalenza a ditte provenienti dalle regioni Puglia e Sicilia, evidenziando la mancanza di ricadute sul territorio della attività dell'azienda stessa, e che l'Intermare ha beneficiato negli anni scorsi di contributi ai sensi della L.R. 17/93 (Accordo di programma della Sardegna Centrale),
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale dell'industria affinché riferiscano:
1) sulle reali volontà del management della Società Intermare di tenere in Ogliastra un presidio aziendale e non un semplice cantiere;
2) sulle ragioni che inducono tale azienda ad affidare le lavorazioni esterne quasi esclusivamente ad aziende non sarde;
3) sulle ragioni della "epurazione" del personale sardo che ricopriva un ruolo dirigenziale all'interno dell'azienda;
4) sulle iniziative che intendono intraprendere per scongiurare il pericolo di smantellamento delle strutture industriali presenti in Ogliastra, che hanno beneficiato di finanziamenti pubblici. (8)
INTERPELLANZA TUNIS Marco Fabrizio sul rischio della perdita di incentivi comunitari, a sostegno dell'agricoltura eco compatibile isolana.
Il sottoscritto,
premesso che nel novembre 1998 l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro pastorale emanò un decreto mediante il quale si offriva la possibilità agli imprenditori agricoli che si fossero impegnati nella realizzazione di un'agricoltura eco compatibile, a presentare i relativi progetti, per usufruire di consistenti incentivi finanziari dell'Unione Europea;
rilevato che oltre tremila imprenditori agricoli isolani, fidando anche su tali incentivi comunitari, hanno intrapreso interessanti e rilevanti iniziative per lo sviluppo dell'agricoltura eco compatibile;
osservato che le principali organizzazioni agricole isolane sono fortemente preoccupate per il rischio che migliaia di imprenditori agricoli perdano gli incentivi comunitari (circa 50 miliardi) in quanto la Regione Sardegna risulta inadempiente riguardo l'obbligo della rendicontazione dell'attività, necessaria all'Unione Europea per la valutazione dei programmi agro-ambientali,
chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'agricoltura per sapere se non ritengano opportuno e necessario intervenire tempestivamente con adeguate misure al fine di porre rimedio a tale situazione, onde evitare che gli imprenditori agricoli interessati alle diverse sottomisure in base al Reg. CEE 2078/92, chiedano un sacrosanto risarcimento alla Regione per negligenza dell'Assessorato. (9)
INTERPELLANZA ONNIS sulla vicenda che ha coinvolto il traghetto della Tirrenia.
Il sottoscritto, premesso che:
- nei giorni scorsi una motonave di linea della Tirrenia, in sevizio sulla tratta Civitavecchia-Olbia e con a bordo centinaia di passeggeri diretti in Sardegna, perdeva la rotta e, poco prima dell'attracco, si incagliava nelle secche del porto;
- ad oggi la nave non è stata ancora disincagliata;
- i passeggeri non sono stati immediatamente trasferiti a terra ed anzi, secondo quanto diffuso dagli organi di informazione, sono stati costretti a rimanere a bordo per altre ventiquattro ore;
- quanto accaduto, soprattutto per il gravissimo rischio alla incolumità corso dai passeggeri e per i disagi ad essi inflitti, è di eccezionale e allarmante gravità ed evidenzia imperizia, incompetenza, superficialità ed irresponsabilità nel comando del grosso natante e nella gestione di quello che in senso tecnico-giuridico pare essere stato un vero e proprio naufragio di nave adibita a trasporto di persone;
- già in altre occasione, anche recenti, la Tirrenia, nella conduzione di linee di trasporto marittimo di persone da e per la Sardegna, ha fornito preoccupanti prove di inefficienza e scarsa professionalità, con grave pregiudizio della sicurezza e della tranquillità dei passeggeri;
- non è più tollerabile che i collegamenti della Sardegna con il continente, attuati in termini e con modalità di per sé già mortificanti per i sardi ed in spregio della tanto conclamata "continuità territoriale", costituiscano ora anche un concreto e ripetitivo attentato all'esigenza primaria della sicurezza del trasporto,
chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dei trasporti per sapere:
a) se non ritengano doveroso un immediato intervento presso la Tirrenia per sollecitare spiegazioni su quanto accaduto e pretendere l'accertamento delle responsabilità e la loro punizione;
b) se non ritengano necessario pretendere che i passeggeri vengano immediatamente e integralmente risarciti di tutti i danni subìti;
se non ritengano prudente e ineludibile valutare subito l'opportunità di disdire la concessione alla Tirrenia dei trasporti marittimi da e per la Sardegna, pretendendo altrimenti effettive e formali garanzie sull'assolvimento rigoroso degli obblighi che incombono sul vettore di persone. (10)
INTERROGAZIONE PACIFICO - BIANCAREDDU, con richiesta di risposta scritta, sul rispetto da parte dei manager delle Aziende Sanitarie della Sardegna delle disposizioni normative che regolano l'incompatibilità con altri incarichi professionali.
I sottoscritti,
atteso che il D.P.C.M. n. 502 del 1995 e il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, integrato e modificato dal decreto legislativo n. 517 del 1993, ribadiscono che con la sottoscrizione del contratto di lavoro il direttore generale di una azienda ospedaliera si impegna a pieno tempo a prestare la propria attività e con impiego esclusive a favore dell'ente;
considerato che le sopracitate disposizioni normative sanciscono che l'incarico di manager delle aziende è incompatibile con ogni altro incarico;
rilevato che tale problema era già stato sollevato in passato attraverso altre interrogazioni alle quali non è mai stata data risposta;
verificato che, da documentazione epistolare in possesso degli scriventi, pervenuta anche agli Assessorati dei lavori pubblici e della programmazione della Regione sarda, risulta che l'ing. Alfredo De Lorenzo, attuale direttore generale dell'Azienda Brotzu, continua a svolgere attività professionale nei confronti dell'ANAS, ente pubblico per il quale egli già lavorava;
appreso che in data 30 luglio 1998 l'Assessore della sanità con nota n. 24123/1 richiedeva allo stesso direttore generale chiarimenti in merito ad eventuali incarichi che, ove accertati, sarebbe incompatibili con l'obbligo contrattuale di cui sopra;
considerata, inoltre, la necessità di trasparenza e di linearità di comportamento da parte di chi assume ruoli di reale rilevanza gestionale sia nei confronti dell'istituzione regionale che dell'apparato tecnico sanitario che dipende da tali funzioni,
chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità per sapere:
1) quali iniziative formali abbiano assunto o intendano assumere, e con quali strumenti, al fine di appurare, fra i manager di tutte le aziende sanitarie, la non sussistenza delle condizioni di incompatibilità su esposte;
a) quali siano gli esiti delle iniziative eventualmente intraprese. (28)
INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla Fondazione San Giovanni Battista di Ploaghe (Sassari).
Il sottoscritto chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:
1) se sia a conoscenza della grave situazione economica in cui si è venuta a trovare la Fondazione San Giovanni Battista di Ploaghe (che con oltre 200 operatori sanitari eroga assistenza qualificata a circa 500 persone con gravi handicap fisici e mentali), a causa dei cronici ritardi nel pagamento delle spettanze - che sommano a tutt'oggi a sei miliardi - da parte della ASL n. 1 di Sassari;
2) se - per questi motivi - i dipendenti della Fondazione non percepiscano da quattro mesi gli stipendi maturati, con gravi ripercussioni e sofferenze sul buon andamento familiare degli stessi, i quali hanno proclamato alcune giornate di sciopero;
3) se questa grave disfunzione, che purtroppo si ripete ciclicamente, non sia il risultato del disordine politico e amministrativo in cui è piombata la ASL sassarese (che come ultimo atto si è vista annullare il bilancio di esercizio 1998), disordine che sta mettendo a rischio il buon funzionamento di una struttura molto importante per il territorio;
4) quali passi intenda intraprendere con urgenza nei riguardi della dirigenza della ASL n. 1, affinché siano rispettati i tempi e le norme sul pagamento delle competenze maturate, prima che lo stato di agitazione preannunciato dai dipendenti crei grave nocumento alla assistenza nei riguardi dei pazienti ospitati nella struttura;
5) se non sia opportuno, infine, intervenire con sanzioni disciplinari nei riguardi dei responsabili - a tutti i livelli - di tale situazione, al fine di mettere finalmente ordine nella ASL sassarese. (29)
INTERROGAZIONE COSSA - CASSANO - DEMONTIS - FANTOLA, con richiesta di risposta scritta, sulla grave crisi idrica in Sardegna e sulla conseguente necessità di dichiarare lo stato di calamità naturale.
I sottoscritti,
tenuto conto che la prolungata assenza di precipitazioni e il conseguente progressivo svuotamento dei bacini ha gettato migliaia di aziende agricole e di famiglie sarde nella disperazione;
evidenziato che il danno subito dalle coltivazioni si calcola già in centinaia di miliardi e che è destinato ad accentuarsi a causa della riduzione delle superfici coltivabili e ancora di più per la preminenza che verrà data all'uso domestico e igienico sanitario;
visto che gli agricoltori sardi, appena usciti dalla gravissima crisi idrica del 1994/95 (la più grave del secolo), sono costretti a fronteggiare un'altra che si prospetta ancora più drammatica;
considerato che la situazione viene assumendo sempre di più i contorni di una tragedia, che mette a repentaglio qualsiasi ipotesi di sviluppo rurale ed infligge un colpo mortale all'economia agricola;
preso atto che si tratta di un fenomeno che per intensità ed estensione richiede l'utilizzo di mezzi e poteri straordinari,
chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere se non ritenga opportuno attivare con urgenza presso il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Ministro per le politiche agricole tutte le procedure necessarie a far dichiarare lo stato di calamità naturale per l'intero territorio della Sardegna a causa della siccità. (30)
INTERROGAZIONE PINNA - CALLEDDA - PACIFICO - SANNA Emanuele, con richiesta di risposta scritta, sul mancato rispetto degli impegni sottoscritti dall'ENEL e dal Governo per l'adeguamento ambientale del polo energetico del Sulcis.
I sottoscritti,
premesso che in data 11 giugno 1997 il Governo e l'ENEL hanno sottoscritto con la Regione sarda, le segreterie regionali CGIL-CISL-UIL, la Provincia di Cagliari, i Comuni di Portoscuso e Carbonia e il Prefetto di Cagliari, l'impegno per l'adeguamento ambientale delle sezioni 1 e 2 della centrale termoelettrica del Sulcis;
preso atto che l'impegno sottoscritto da Governo ed ENEL prevede la demolizione dei gruppi 1 e 2 della centrale Sulcis con la sostituzione di due nuovi moduli di tipo a letto fluido della potenza elettrica nominale di 200 MW per ogni modulo;
considerato che il rinnovo impiantistico si poneva l'obiettivo prioritario di ridurre i valori di emissione degli inquinanti nel rispetto di quanto previsto dalla direttiva europea sui grandi impianti di combustione ed in linea con il quadro di riferimento normativo individuato dal D.P.R. 28 gennaio 1994 per l' "Attuazione del piano di disinquinamento del territorio del Sulcis-Iglesiente";
constatato che gli impegni assunti dal Governo e dall'ENEL sono stati confermati in data 22 dicembre 1998 con la definizione delle date per il completamento delle operazioni di demolizione dei gruppi 1 e 2 e per l'esecuzione delle commesse per la costruzione delle nuove caldaie a letto fluido (31 maggio 1999), nonché per l'avvio delle opere civili degli stessi nuovi gruppi a letto fluido (30 giugno 1999);
verificato che allo stato attuale, mentre sono state ultimate le opere di demolizione del primo gruppo ed è in fase di completamento lo smantellamento del secondo, non è stato dato ancora avvio alle opere civili per la ricostruzione dei due nuovi gruppi a letto fluido;
appreso che nel piano quinquennale dell'ENEL (2000-2004) recentemente presentato alle segreterie nazionali di CGIL, CISL e UIL non figurano gli impegni assunti ripetutamente dall'ENEL e dal Governo per la realizzazione dei due nuovi gruppi a letto fluido;
rilevato che tale grave inadempienza dell'ENEL compromette il mantenimento del polo energetico del Sulcis con un sostanziale ridimensionamento del patrimonio professionale disponibile, vanificando le aspettative dei lavoratori disoccupati (edili e metalmeccanici) che avrebbero dovuto trovare impiego nella fase di costruzione (circa 700 unità) con l'insorgere di forti tensioni sociali in un territorio già fortemente colpito dai pesanti fenomeni di deindustrializzazione;
ritenuto che le scelte compiute dall'ENEL, in totale dispregio degli impegni assunti, espongono a grave rischio la credibilità delle istituzioni di fronte ai lavoratori e all'opinione pubblica più in generale,
chiedono di interrogare il Presidente della Giunta Regionale, l'Assessore dell'industria, l'Assessore dell'ambiente e l'Assessore del lavoro per chiedere se non ritengano di:
1) aprire una specifica e decisa vertenza con il Governo per ottenere dall'ENEL e dallo stesso Governo il rispetto degli impegni sottoscritti con la Regione sarda, le Amministrazioni locali e le organizzazioni sindacali regionali confederali e di categoria per la realizzazione dei due nuovi gruppi del tipo a letto fluido da 200 MW ciascuno in sostituzione di quelli in via di definitivo smantellamento con l'impiego, nella fase di costruzione, di circa 700 lavoratori edili e metalmeccanici;
2) di giungere in tempi brevi, di concerto con il Governo e con l'ENEL, alla definizione e all'adozione di un piano energetico regionale che, tenendo presente le peculiarità del sistema elettrico isolano, penalizzato dagli effetti dell'insularità e dalla pressoché totale mancanza di connessione con la rete nazionale, assicuri una qualificata presenza dell'ente elettrico nazionale nella fase di produzione al fine di migliorare la qualità del servizio erogato, la salvaguardia dell'occupazione e del patrimonio professionale disponibile presso le sedi ENEL della Sardegna. (31)
INTERROGAZIONE VASSALLO - ORTU, con richiesta di risposta scritta, sul progetto dell'Agenzia regionale del lavoro per l'istruttoria delle domande di concessione contributi in conto occupazione presentate nel 1994 ai sensi della legge regionale n. 33 del 1988.
I sottoscritti,
accertato che la Regione autonoma della Sardegna, Agenzia regionale del lavoro, ha attivato, in data 3 maggio 1999, ai sensi dell'articolo 1, comma 2, lettera c) del decreto legislativo 1° dicembre 1997, n. 468, un progetto per lavori socialmente utili per l'istruttoria delle domande di concessione dei contributi in conto occupazione presentate nel 1994 da imprese ai sensi dell'articolo 7 della legge regionale n. 33 del 1988;
considerato che tale progetto prevedeva:
- di esaurire entro l'anno 1999/2000 l'istruzione di 3.598 richieste di contributo presentate nel 1994 e rimaste per lungo tempo inevase;
- una durata di sei mesi, prorogabile di altri sei mesi;
- la richiesta di lavoratori in cerca di prima occupazione o disoccupati iscritti da almeno un anno nelle liste di collocamento e/o lavoratori iscritti nelle liste di mobilità e percettori dell'indennità di mobilità, sulla base dell'articolo 4 del decreto legislativo n. 468 del 1997;
rilevato che per poter raggiungere l'obiettivo previsto da tale progetto i lavoratori interessati hanno partecipato ai corsi di formazione attuati dalla stessa Agenzia regionale del lavoro;
accertata altresì che il 40-45 per cento delle 3.598 richieste di contributo sono state evase grazie all'impegno ed all'esperienza acquisita dai nuovi operatori, che hanno rispettato sostanzialmente gli obiettivi finali della programmazione progettuale fornendo una risposta concreta a migliaia di imprese attraverso l'erogazione dei contributi in conto occupazione;
appurato che la recente disciplina (Legge 17 maggio 1999, n. 144) ha disposto la delega al Governo per il riordino degli incentivi all'occupazione consentendo, ai sensi dell'articolo 58, comma 17, lettera b) della predetta legge, una proroga limitata al 31 dicembre 1999, e con ciò ha impedito la proroga del progetto in questione, facendo, di fatto venir meno l'obiettivo che prevedeva l'espletamento di tutte le 3.598 domande entro 12 mesi,
chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale del lavoro per sapere:
1) quali azioni intendano porre in essere nei confronti del Governo al fine di ottenere una modifica legislativa che permetta di portare a compimento i progetti previsti dalla Legge n. 468 del 1997;
2) se siano allo studio soluzioni alternative che permettano:
a) di non perdere la professionalità acquisita dagli operatori interessati;
b) di espletare le domande ancora inevase;
3) se siano a conoscenza di situazioni analoghe in altri settori dell'Amministrazione regionale o locale al fine di affrontare complessivamente tale problema. (32)
INTERROGAZIONE SPISSU, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione in cui si trova il parco dell'Asinara.
Il sottoscritto, avendo appreso che:
- l'Azienda Foreste Demaniali dal marzo 1998 gestiva provvisoriamente per conto del Ministero dell'ambiente, tramite il Prefetto di Sassari, il bestiame domestico, i cavalli bradi, gli asinelli bianchi e grigi presenti nell'isola;
- a partire dallo scorso mese di settembre, dopo numerose, inascoltate sollecitazioni, l'Azienda è stata costretta ad abbandonare il cantiere per assenza dei fondi necessari al pagamento degli operai e all'acquisto dei mangimi;
considerato, inoltre, che anche l'intervento di recupero ambientale svolto dalla stessa Azienda Foreste Demaniali nell'isola dell'Asinara si è concluso e che il Comitato di gestione non ha assunto alcuna decisione in merito al possibile ampliamento della base territoriale su cui dovrebbe avvenire il recupero stesso;
valutato che in questa difficilissima fase di avvio del parco dell'Asinara la presenza dell'Azienda Foreste Demaniali ha costituito un importante presidio a tutela dell'ambiente;
considerato che alle attività di cui sopra si collegano occupazione e iniziative di valorizzazione del territorio,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e gli Assessori competenti per conoscere quali provvedimenti abbiano assunto o intendano assumere per evitare le situazioni sopra descritte. (33)
INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla locazione di un immobile da parte della ASL n. 1 di Sassari.
Il sottoscritto, premesso che:
a) la ASL n. 1 ha affidato alcuni locali, siti in un immobile di via Piandanna a Sassari, per una superficie di 3.800 metri quadri e per un importo di ben 336 milioni, da adibire a uffici, ambulatori ed autorimessa;
b) a tutt'oggi della complessiva superficie solo 800 metri quadri hanno i crismi della regolarità per essere usati come uffici e ambulatori, mentre i 1.500 che formano un seminterrato - con una altezza di poco superiore a 2.500 metri - sono classificati come deposito ed inutilizzati;
c) l'UTE, nell'esprimere il parere di congruità del prezzo, aveva raccomandato ai vertici della ASL sassarese che i "locali avessero la documentazione relativa alla destinazione dell'uso pubblico, all'agibilità, al collaudo degli impianti e alle norme di sicurezza";
d) nonostante queste precise raccomandazioni, la ASL n. 1, con delibera n. 584 del 31 ottobre 1996 (che ne sostituiva una precedente), decideva comunque di procedere alla locazione per sei anni;
e) dopo ulteriori passaggi, il 18 aprile 1997 il direttore generale della ASL chiedeva al sindaco di Sassari la variazione di destinazione d'uso per tutti i locali affittati, variazione che veniva concessa in tempi brevissimi; senza alcuna verifica dei locali medesimi che, per ben 1.500 metri quadri avevano una altezza pari a 2,52 metri e pertanto non utilizzabili come uffici ed ambulatori;
f) il 7 luglio 1998 il sindaco di Sassari revocava l'autorizzazione sulla variazione di destinazione d'uso, concedendo l'abitabilità per il solo pianterreno (800 metri quadri), unici locali che a tutt'oggi vengono utilizzati;
g) considerato questo iter lungo e travagliato, e nonostante solo 800 metri quadri possano ospitare uffici ed ambulatori, la ASL n. 1 continua a pagare l'affitto - ben 336 milioni - per tutti i locali, compresi quelli non a norma,
chiede di interrogare l'Assessore della sanità per sapere:
1) se tutto l'iter seguito per la locazione dell'immobile - ben 3800 metri quadri - non sia di per se stesso censurabile poiché, nonostante i rilievi mossi dall'UTE (e dalla stessa Regione), sono stati affittati dei locali per buona parte inutilizzabili mancando il certificato di abitabilità;
2) quanti quattrini pubblici siano stati spesi inutilmente per locali non utilizzabili, poiché in contrasto con le norme del regolamento comunale;
3) se non sia opportuno nominare una commissione che faccia chiarezza su tutta la pratica che ha dell'inverosimile, poiché la congruità del prezzo espressa dall'UTE doveva intendersi per locali a norma, e verifichi se il tutto non sia stato portato avanti con faciloneria, facendo pagare in solido gli eventuali responsabili;
4) se la ASLn. 1 abbia in Sassari immobili di sua proprietà non utilizzati, e per quali motivi non siano stati presi in considerazione prima dell'affitto dei locali in via Piandanna. (34)
INTERROGAZIONE PINNA - TUNIS Gianfranco, con richiesta di risposta scritta, sulla dismissione dell'impianto di Montega da parte della IGEA.
I sottoscritti,
considerato che l'intesa di programma del 10 dicembre 1997 tra la Regione Sarda e i Ministeri dell'ambiente, dei beni e le attività culturali e dell'industria prevede la progettazione del Presidio minerario con finalità scientifiche, didattiche, culturali e turistiche quale prima rete ecomuseale del costituendo Parco geominerario, storico e ambientale della Sardegna;
constatato che il progetto del Presidio minerario, elaborato dall'EMSA nel corso del 1998 con il supporto di un apposito gruppo di lavoro composto da docenti universitari e da qualificati tecnici minerari di comprovata esperienza, ha individuato nell'impianto di Montega l'unica struttura dello stesso Presidio minerario da destinare a stazione sperimentale mineralurgica a seguito della cessazione dell'attività produttiva;
verificato che nel programma di liquidazione dell'EMSA, predisposto sulla base della legge regionale n. 33 del 1998, pur confermando la scelta dell'impianto di Montega quale unica struttura da destinare a stazione sperimentale mineralurgica nell'ambito del Presidio minerario, viene contraddittoriamente prevista la cessione a terzi dello stesso impianto;
appreso che l'EMSA in liquidazione ha pubblicato un bando con il quale vengono avviate le procedure per la cessione a terzi dello stesso impianto di Montega;
rilevato che è stato dato avvio all'attuazione del programma di liquidazione dell'EMSA senza il parere della Commissione consiliare competente, come previsto dall'articolo 6, comma 3, della legge regionale 4 dicembre 1998, n. 33, e per di più anche in carenza delle necessarie coperture finanziarie,
chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'industria per sapere se non ritengano di:
1) impartire direttive all'Ente Minerario Sardo in liquidazione al fine di sospendere la procedura di cessione dell'impianto di Montega destinando la stessa struttura alla realizzazione della stazione sperimentale mineralurgica come previsto nel progetto di Presidio minerario predisposto sulla base dell'intesa di programma Stato - Regione del 10 dicembre 1997;
2) considerare illegittima l'attuazione del programma di liquidazione dell'EMSA in mancanza del parere della Commissione consiliare e delle necessarie coperture finanziarie, mettendo in atto con la massima urgenza i conseguenti provvedimenti di propria competenza. (35)
INTERROGAZIONE GRANARA - PIRASTU - LOMBARDO - LICANDRO - BALLETTO, con richiesta di risposta scritta, sull'avvenimento che ha coinvolto il traghetto "Arborea".
I sottoscritti,
premesso che il problema dei trasporti, specialmente quelli marittimi, rappresenta uno dei grandi limiti allo sviluppo socio economico della regione, e che la compagnia di Stato Tirrenia non è più credibile a causa dei disservizi e dei disagi causati al popolo sardo e pagati dall'intera comunità;
preso atto che navigare in presenza di nebbia comporta sempre certi rischi, ancor più nella fase di ingresso in un porto dove esistono passaggi obbligati e particolarmente limitati;
valutato che in certe condizioni meteorologiche l'errore tecnico ed umano può essere comunque facilitato, anche se in presenza di equipaggi professionalmente capaci;
appurato che il porto di Olbia, considerata l'enorme mole di traffico marittimo, ha necessità comunque di approdi ampi e percorsi che garantiscano le più opportune manovre in termini di sicurezza;
verificato che la Regione autonoma della Sardegna non è intervenuta per adeguare i sistemi portuali alle esigenze sempre maggiori dell'attuale naviglio passeggeri e merci;
visto che i tempi di progettazione e di adeguamento dei sistemi portuali sardi subiscono inspiegabilmente enormi ritardi ed assurde lungaggini burocratico-amministrative;
considerato che la società armatrice sembrerebbe abbia ordinato al capitano del traghetto "Arborea" di rifiutare il traino, in attesa di negoziare con i rimorchiatori l'operazione di salvataggio, che nel mare di Sardegna è svolto, parrebbe in termini monopolistici, dalla Società rimorchiatori sardi del gruppo Onorato;
appurato che circa 400 passeggeri sono stati tenuti in ostaggio senza assistenza ed informazione alcuna, non considerandoli ospiti a bordo, così come impone il codice dei comportamenti, soprattutto quello del mare,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore dei trasporti perché diano riposte e chiarimenti in merito a:
1) quali passi sono stati fatti presso la società armatoriale e presso la Società rimorchiatori sardi per limitare i disagi subiti dai passeggeri;
2) quali provvedimenti saranno presi nei confronti di chi sembrerebbe abbia voluto procedere alle operazioni di disincaglio con altro traghetto, mettendo a repentaglio non solo l'incolumità dei passeggeri e dell'equipaggio, ma anche l'operatività dell'intero sistema portuale;
quali atteggiamenti, in termini risarcitori, saranno intrapresi dalla Regione autonoma della Sardegna per evitare che anche in futuro continuino a perpetrarsi situazioni analoghe considerandole avvenimenti di mare anziché insufficienze di servizio e di gestione. (36)
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