Seduta n.187 del 19/12/2001 

SEDUTA ClXXXViI

Mercoledì, 19 Dicembre 2001

Pomeridiana

Presidenza del Presidente Serrenti

indi

del Vicepresidente Carloni

indi

del Vicepresidente Spissu

indi

del Presidente Serrenti

La seduta è aperta alle ore 16 e 50.

LICANDRO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di mercoledì 5 dicembre 2001 (182) che è approvato.

Continuazione della discussione del Documento di programmazione economico finanziaria 2002-2004 (Doc. n. 28/A)

PRESIDENTE. Ricordo che l'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale del documento 28/A. Colleghi, io ho genericamente iscritti a parlare tutti i consiglieri del centrodestra e del centrosinistra; poiché il primo intervento l'ha svolto un oratore del centrodestra invito adesso uno del centrosinistra a prendere la parola, in ossequio al criterio dell'alternanza previsto dal Regolamento, e poi vi prego di precisare i nomi di coloro che interverranno perché io non posso genericamente chiamare un oratore del centrodestra ed uno del centrosinistra, le iscrizioni a parlare devono essere nominative, possono anche iscriversi tutti ma ho bisogno di una lista.

Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Presidente, il collega Murgia aveva chiesto questa mattina, al termine dei lavori, che si svolgesse una Conferenza di Capigruppo proprio per organizzare la ripresa del dibattito, però il Presidente non l'ha concessa, quindi noi consiglieri dell'opposizione, siamo tutti iscritti a parlare, ma siamo anche disponibili a ragionare su una organizzazione che preveda alternanze e partecipazione secondo un programma che ci permetta di mantenere fede all'orientamento che abbiamo proposto in questi giorni, quindi se lei fosse disponibile e se i colleghi fossero d'accordo, io riproporrei l'idea del collega Murgia, per concordare su una partecipazione al dibattito che ci permetta un approfondimento ed anche di stabilire orientativamente quando si può iniziare a votare. Noi potremmo anche fare qualche intervento, noi, in questo caso, sta per centrosinistra, non so cosa pensino i colleghi del centrodestra.

Presidente. Onorevole Murgia, mi rivolgo a lei perché, come dice l'onorevole Cugini, è lei che ha chiesto stamattina la convocazione della Conferenza dei presidenti dei Gruppi, se non ci sono obiezioni da parte di altri teniamo una breve Conferenza, sarà utile per stabilire insieme come dobbiamo condurre i lavori.

I lavori sono sospesi per dieci minuti, è convocata la Conferenza dei Capigruppo.

(La seduta, sospesa alle ore 16 e 53, viene ripresa alle ore 17 e 36.)

PRESIDENTE. Invito i Capigruppo a sollecitare i consiglieri regionali del proprio Gruppo a partecipare ai lavori. Abbiamo detto che è iscritto a parlare per il centrosinistra l'onorevole Morittu.

Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Il peccato veniale anche con il battesimo difficilmente si supera.

PRESIDENTE. Mi creda è veniale, se lei crede che io compia sempre peccati mortali, sbaglia.

CUGINI (D.S.). Lei all'origine è frutto di un danno. Abbiamo detto che il collega della maggioranza che parla per primo, quindi subito, dovrà trattare l'argomento dei PIT, perché il relatore di maggioranza questa mattina non l'ha trattato, c'è stata data una spiegazione di tipo tecnico che noi abbiamo accolto. Il collega della maggioranza che parlerà per primo dovrà dare una impostazione chiara e conseguente ai ragionamenti di ieri; successivamente parlerà il collega Morittu, ma dopo questa precisazione.

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Cugini, lei sa bene che un intervento uno come minimo se lo deve organizzare…

CUGINI (D.S.). Anche il collega Morittu!

PRESIDENTE. Diamo il tempo a chi interverrà, per il centrodestra, di organizzare un intervento che tenga conto delle richieste che sono state fatte.

CUGINI (D.S.). Dobbiamo dare il tempo a Morittu di dire se va bene o va male.

PRESIDENTE. Siccome attualmente, come lei sa, ci sono quattordici iscritti a parlare, sei della maggioranza ed otto dell'opposizione, io credo che sarebbe utile cominciare il dibattito, poi arriveranno le risposte che devono arrivare e l'opposizione ne prenderà atto, se ritiene, però intanto dobbiamo iniziare, sennò dovremmo sospendere ed aspettare che qualcuno prepari l'intervento e l'opposizione risponda; è un altro modo di procedere onorevole Cugini.

CUGINI (D.S.). Come lei sa, sono collaborativo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). E` vero che il numero di interventi è quello che lei ha richiamato, però è anche vero che i colleghi Capigruppo parleranno alla fine, ossia la funzione di concludere la discussione che viene messa in capo ai Capigruppo rimane. Il collega Balia, che rappresenta il centrosinistra, parlerà per ultimo nella discussione, ma prima dei Capigruppo parleranno i colleghi consiglieri per approfondire il documento. Noi abbiamo chiesto che la maggioranza confermi un'ipotesi di lavoro che abbiamo visto confermata ieri nel primo intervento, però lei adesso introduce un argomento che è rilevante, ossia il collega della maggioranza potrebbe non avere chiaro il tema e quindi potrebbe non contribuire all'affermazione di quel principio; io accolgo questa sottolineatura. E' tuttavia possibile ovviare a questo fatto attraverso un intervento brevissimo, di merito, della Giunta che precisi questi aspetti. Allora è possibile che il collega Morittu faccia il ragionamento complessivo che dovrà fare per quanto riguarda il DPEF.

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, credo che potremmo procedere così. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie, Presidente, io ho già preparato un emendamento al DPEF che ci consente di affrontare il problema dei PIT di cui abbiamo dibattuto ieri nel corso dell'esame della mozione concernente tale argomento.

Ovviamente, anche per una questione di correttezza istituzionale, questo emendamento io non l'ho ancora depositato perché lo sto verificando insieme alla opposizione, proprio per arrivare al massimo di convergenza possibile su questo tema. Avrei anche potuto depositarlo, ma ritengo che sia preferibile che nel frattempo l'opposizione lo esamini.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Noi abbiamo dato uno sguardo molto veloce all'emendamento che la Giunta intende presentare; credo che sia opportuna una ulteriore valutazione della proposta della Giunta regionale perché per alcuni aspetti va incontro alle esigenze evidenziate, derivanti dal fatto che con il primo bando alcuni territori della nostra regione non hanno trovato piena soddisfazione rispetto alle loro richieste. Però credo che dobbiamo ritornare a monte, assessore Masala, cercando di capire perché sono avvenuti determinati fatti, perché determinati territori non sono stati soddisfatti, e questo comporta che l'emendamento debba anche prevedere un impegno maggiore al rispetto delle norme da parte della Giunta regionale.

Mi spiego meglio: non è pensabile, assessore Masala, che il complemento di programmazione, che è un atto che è stato approvato dal Consiglio regionale, venga modificato, stravolto dalla Giunta regionale. E' necessario che la Giunta regionale assuma seriamente l'impegno a riportare in Aula l'argomento, entro cinque giorni, dieci, un mese, due mesi, per vedere in che modo debba essere rimodulato il complemento di programmazione; non si può, per tante osservazioni che sono state fatte dallo stesso Presidente Pili in Commissione, da tanti colleghi in Consiglio regionale, escludere il Consiglio regionale da un dibattito, da una modifica, da integrazioni, da aggiornamenti che il complemento di programmazione deve prevedere.

Credo che su questo emendamento sia necessario un minimo di riflessione, perché se l'obiettivo è quello di raggiungere un accordo di tutte le componenti del Consiglio regionale, ritengo sia necessario che i Capigruppo, in modo particolare quelli dell'opposizione, perché immagino che i Capigruppo della maggioranza l'abbiamo già condiviso, possano valutare con più attenzione la proposta che ci viene fatta dalla Giunta regionale.

MASALA (A.N.): Assessore della programmazione bilancio, credito e assetto del territorio. Io sto parlando del metodo, non del merito.

PRESIDENTE. Credo che intanto possiamo proseguire i lavori; nel frattempo le parti politiche si incontreranno, le diplomazie politiche lavoreranno. Pertanto chiedo all'onorevole Morittu di prendere la parola.

MORITTU (D.S.). Grazie signor Presidente e colleghi, svolgo questo mio intervento se naturalmente i colleghi me lo consentono, non chiedo che mi prestino attenzione, ma non mi impediscano di svolgerlo, mi rendo conto che dopo una dura giornata di lavoro riprendere è assai difficoltoso.

Faccio una premessa di carattere generale e poi affronto due temi specifici. E' vero, cari colleghi, che il documento di programmazione economica e finanziaria è uno strumento relativamente nuovo previsto dalla più recente legislazione regionale, ma è anche vero che è finito il tempo del suo rodaggio. Dico questo perché leggendo questo DPEF, e scorrendo anche i precedenti, io non vedo moltissime novità; vedo per certi versi una ripetizione di temi a volte triti e ritriti, naturalmente con qualche novità.

A mio parere il DPEF dovrebbe contenere innanzitutto una verifica seria dei risultati sin qui ottenuti e in particolare dei risultati ottenuti con l'attuazione della manovra finanziaria del 2001; devo dire che su questo argomento si è anche intrattenuto l'onorevole Scano, ma, ahimè, i risultati sono davvero fortemente deludenti per quanto riguarda sia la spesa, sia i collegati, e così via. Dopo la verifica dovrebbe secondo me, anche sinteticamente, contenere obiettivi, strumenti, tempi e risorse.

I tempi per la verità sono difficilmente giustificabili, sono davvero fuori tempo massimo; noi stiamo discutendo un DPEF, al di là delle responsabilità del Presidente, ma sicuramente per responsabilità della maggioranza, a dicembre, con oltre sei mesi di ritardo rispetto ai tempi canonici fissati dalla legge. E i tempi, si sa, soprattutto in politica economica, non sono una variabile indipendente, sono un fatto sostanziale. Ed è evidente anche che se manca una chiara definizione degli obiettivi, degli strumenti, dei tempi e delle risorse, il DPEF diventa una mera esercitazione scolastica, un po' come l'esperienza dell'anno scorso, o un mero libro dei sogni, un programma elettorale, o una dichiarazione programmatica.

Nella fase di stesura delle dichiarazioni programmatiche si discute tanto ma la cosa che più interessa sono gli assetti; la maggioranza si logora, si compone e si riscompone non sulle dichiarazioni programmatiche ma sugli assetti. E io non vorrei davvero che analogamente il DPEF fosse una mera esercitazione, poi ciò che conta sono le poste in bilancio, ciò che conta sono il bilancio e la finanziaria, il resto è acqua fresca, questo a me pare sia davvero il nostro caso. E' una cosa che s'ha da fare, ci dobbiamo togliere questa incombenza, ce la togliamo, ma la partita vera è la manovra finanziaria.

Infatti questo documento che è stato anche abilmente smagrito, riveduto e corretto, ripropone in buona parte l'impostazione del DPEF presentato da Floris e bocciato dalla maggioranza; così ce lo propone anche lo stesso relatore di maggioranza, l'onorevole Balletto. Certo, si sono aggiornate le previsioni di crescita, non si poteva non farlo dopo i fatti dell'11 settembre, tutte le proiezioni nazionali ed internazionali sono mutate, è evidente che dovevano mutare anche le nostre proiezioni e i nostri indici.

Devo dire che sono state introdotte anche alcune piccole correzioni di rotta, e qualche diversa sottolineatura non esente da velleitarismi e da propaganda. Alcune correzioni che appaiono come una mediazione politica anticipata, come una concessione alle richieste avanzate nei DPEF passati dalla maggioranza, mi riferisco in particolare ai temi del lavoro e dello sviluppo, la riproposizione delle leggi numero 36 e 37, e poi vi è un riconoscimento, su questo c'è stata una sottolineatura anche del relatore di minoranza Scano, un riconoscimento autocritico sul valore strategico dello sviluppo locale; ma poi in pratica, sui PIT, questa maggioranza si è connotata per confusione, per un neo centralismo, per l'inosservanza di una norma dettata dal Consiglio regionale sulla coesione e sulla perequazione delle risorse, secondo la quale il 60 per cento delle risorse devono essere destinate alle aree depresse, ma anche per una certa incoerenza con il Por. Ho visto che alcune misure del por sono utilizzate al 90 per cento, altre al 60 per cento, altre invece ad appena il 2 per cento, non vi è assoluta coerenza fra le misure e poi l'attingimento delle risorse da parte degli PIT.

Sulle infrastrutture vi sono, come è stato detto, analisi e proposte, idee e progetti da tempo condivisi, sull'acqua, la continuità territoriale, con qualche differenza. Vi è allegata una tabella dell'istituto Tagliacarne che dimostra come la Sardegna sia l'ultima regione in Italia in quanto a dotazione infrastrutturale. Lo sapevamo, e ciò che pesa di più è la mancata metanizzazione, la situazione della rete stradale e della rete ferroviaria. Questi sono i punti davvero più fortemente negativi.

Sull'energia solo una piccolissima considerazione. La Giunta ha sposato un'ipotesi sulla metanizzazione non contenuta nella intesa istituzionale, l'ha sposata senza che questo Consiglio regionale abbia in qualche modo dato un suo indirizzo o abbia comunque discusso di questo problema. La Giunta ha deciso un'opera fondamentale per lo sviluppo di quest'Isola in completa solitudine, per altro abbandonando le altre ipotesi che non si è dimostrato che siano ipotesi da scartare, e anziché andare avanti, per esempio, con lo strumento previsto nell'intesa, cioè con la gara internazionale che doveva essa decidere la modalità di approvvigionamento del metano, ha seguito una ipotesi che pure era venuta in quegli anni in campo per opera del Ministero del tesoro e presentata poi dal Ministro Letta del Governo Amato, nel gennaio 2001. Però io mi chiedo: ma questa idea del metanodotto dall'Alegeria, in questo contesto geo politico assai travagliato, avrà tempi certi, tempi sostenibili per la Sardegna, oppure saranno tempi di là da venire? E nel frattempo la Giunta propone nel DPEF la richiesta di incentivi allo Stato. Io vi ricordo che gli incentivi perequativi da un punto di vista economico, quindi non da un punto di vista del tipo di risorse e delle loro modalità di utilizzo, ma da un punto di vista dell'impatto sullo sviluppo che è una cosa diversa, ammonterebbero a 200 miliardi l'anno. Io non credo che il Governo nazionale vi darà 200 miliardi l'anno.

Passo ai due temi particolari che io vorrei brevemente trattare: il tema dell'indebitamento e il tema dell'ambiente e del territorio. Sembrerebbero due temi assai distanti tra di loro, io li vedo fortemente interconnessi. Ritengo il tema dell'indebitamento, quindi delle risorse, e il tema dell'ambiente e del territorio le due facce di una stessa medaglia, e la medaglia è lo sperpero delle risorse: da un parte le risorse finanziarie, dall'altra le risorse territoriali ed ambientali.

Certo, le risorse finanziarie se si è bravi, ma non mi pare sia il vostro caso, si possono riprodurre. Diversamente la risorse ambientale e territoriale sono risorse che non si riproducono e, come abbiamo verificato per altro in questi ultimi decenni, si consumano irrimediabilmente aumentando, se mi è consentito utilizzare una metafora della fisica, la loro entropia, e cioè il loro disordine, e diminuendo quindi di conseguenza la loro qualità.

Sulle questioni dell'ambiente e del territorio nel DPEF si fa una premessa quasi poetica, si enfatizza il valore del paesaggio storico, della conservazione della bio-diversità, dei paesaggi insediativi, cioè delle città; si parla del valore aggiunto ambientale costituito dai 460 mila ettari dei siti Bio Italy, non si dice però che la Giunta ha deliberato l'incarico per la revisione di questi siti Bio Italy, ed anche su questa revisione non vi è alcuna comunicazione al Consiglio, né alcuna richiesta di indirizzo allo stesso. Si ammette la debolezza, ma è una debolezza che dura ormai due anni e mezzo, per la mancata gestione di questi siti, ma si omette anche in questo caso di dire che sulla politica dei parchi questa maggioranza ha presentato a suo tempo un manifesto, racchiuso nella cosiddetta mozione Onnis, che prevede lo smantellamento della legge regionale numero 31 del 1989, e quindi si vuol porre una pietra tombale sulla politica dei parchi in Sardegna.

L'assessore Pani, mi dispiace, è lasciato da solo, e soprattutto è lasciato senza risorse, per governare un settore che tutti riconoscono essere un settore strategico non solo in un ottica di conservazione, ma anche per lo sviluppo della nostra Isola; ne è un esempio la vicenda lunga e travagliata del parco geominerario che ancora stenta a concludersi, nonostante la forte pressione del lavoratori, così come dei parchi nazionali istituiti, dell'Asinara ecc.. Questa Giunta si è caratterizzata per una azione di ostruzionismo nei confronti dei comitati di gestione di questi parchi; per non dire poi dell'enfatizzazione che si fa dell'ambiente storico delle città; per chéma come si fa a non ricordare in proposito che nel 2000 i 50 miliardi che erano previsti per sostegno alla legge regionale numero 29 del 1998 sul recupero sui centri storici, sono stati dirottati e spesi diversamente?

Si afferma tra le altre cose, e io questa affermazione la condivido pienamente, che occorre rendere più vicini ai cittadini ai processi di decisione, sperimentando addirittura processi di pianificazione e progettazione partecipata. Così come si afferma che occorre accelerare l'iter di approvazione del disegno di legge urbanistica presentato dalla Giunta anche, si dice, ahimè, per tenere conto delle osservazioni fatte dal Consiglio di stato. Ricordo, ancora una volta, che quelle osservazioni rigettano i sette piani paesistici per carenza di tutela, e non per il suo contrario.

Ma vediamo un po', al di là dei sogni, al di là della enfasi con cui si pone il problema, cosa dice questo disegno di legge della Giunta, che pare scritto da una persona diversa. Cosa dice questo benedetto disegno di legge della Giunta del quale si fa solo una fugace menzione? Questo disegno di legge della Giunta abroga la legge regionale numero 23 del 1985 e buonissima parte della legge regionale numero 45 del 1989, cioè i due strumenti legislativi più forti che abbiamo in essere in Sardegna, frutto anche di una stagione positiva, naturalmente da superare in alcune parti, ma certo sulle questioni di tutela sicuramente da conservare.

Un disegno di legge che instaura un neo centralismo regionale, altro che partecipazione dei cittadini, che esautora il Consiglio, tutto è a appannaggio della Giunta che decide sovrana su tutto, anche sul cosiddetto piano urbanistico territoriale che è ivi proposto, e i Comuni hanno un ruolo assolutamente subalterno, si ritorna ai piani urbanistici che vengono approvati dalla Giunta. Quindi si butta sostanzialmente a mare tutta la pianificazione in atto dei Comuni, delle Province, buttando a mare risorse, fatica, saperi, informazioni, che sono stati profondamente profusi in questi anni di difficile pianificazione. Ma il cuore vero di questa proposta sono le modifiche che si vogliono introdurre alla legge regionale 45, sono le norme di salvaguarda e le così dette norme transitorie. Da tali norme davvero si capisce qual è l'obiettivo della Giunta regionale e di questa maggioranza nei confronti delle nostre coste e delle aree di tutela. Quello è il piatto forte, si salvaguarda la fascia dei 300 metri che rimane per un periodo transitorio, e poi, come si capisce bene, i 300 metri non dovranno più esistere, quindi si annulla di fatto il cardine della legge 23, che è l'articolo 10 bis, e si riparla magari, di risvegliare vecchie lottizzazioni che, io dico, sono in sonno, per rivedere in Sardegna altri Bagaglino, altri centri commerciali, altri Costa Rey, altri Monte Russu e così via, gli obbrobri che sono testimonianza davvero del disastro ambientale delle nostre coste. Si parla nuovamente di zone C a mare, quindi anche nella fascia dei 300 metri, tipo Razza di Juncu o quant'altro si può pensare in giro per la Sardegna, così come si rispolverano ospedali, anch'essi fatti salvi entro i 300 metri, e così via.

E poi gli accordi di programma, l'altro piatto forte, accordi di programma in variante anche rispetto alla pianificazione urbanistica regionale lì proposta, e che probabilmente mai si farà, confermando, mi pare, la dichiarazione fatta dal presidente Pili circa una supposta variante urbanistica automatica. Come si fa a conciliare la partecipazione del cittadino alla pianificazione con la variante urbanistica automatica che viene approvata dalla Giunta regionale? Una sorta di bancomat, l'ho definita la volta scorsa in un mio intervento, e cioè chi ha la tesserina si prende la sua deroga e il suo accordo di programma, chi non ce l'ha, chi non ha la carta bancomat, abbiamo visto che cosa succede, usa la ruspa per ottenere ciò che non può ottenere con la carta. E così si creano sicuramente delle grandi disparità, così davvero si apre la porta alla globalizzazione del territorio sardo. Pare che le sorti della Costa Smeralda, lo ha ammesso lo stesso presidente Pili in una sua intervista, si debbano decidere a New York, dove grandi imprenditori turistici stanno decidendo le sorti della pianificazione costiera della Gallura.

Negli strumenti proposti, e non nelle poesie, a me pare si leggano le vere intenzioni di questa maggioranza. L'accelerazione e lo snellimento, la coperta cioè che viene utilizzata per giustificare un intervento, non sono davvero i veri obiettivi del disegno di legge della Giunta. Noi siamo i primi a lanciare una sfida sul terreno delle procedure e dell'accelerazione delle procedure; noi siamo i primi a lanciare la sfida su norme che diano certezze di diritto all'uso del territorio da parte di tutti gli imprenditori, compresi gli imprenditori sardi e non solo gli imprenditori che hanno sede a New York; la certezza del diritto al cittadino per l'accesso alle spiagge, che in Sardegna è ancora negato, nonostante una legge regionale che è rimasta in gran parte inattuata. E poi gli accordi di programma devono davvero sparire come strumento di pianificazione e di uso del territorio; sono strumenti per i poteri forti, sono strumenti che gettano ombre, sono strumenti da zone grigie, dove la contrattazione tra il potere politico e il potere economico non sempre è molto trasparente.

Mi dispiace di non poter svolgere le considerazioni sull'indebitamento, mi ripropongo di farlo in sede di esame delle leggi finanziaria e di bilancio, comunque concludo dicendo che le proposte contenute in questo DPEF, o in un DPEF che vorremmo, davvero richiedono innanzitutto una forte volontà politica, che mi pare non ci sia, e una cultura politica incentrata sul rigore e sul progetto e non sulla promessa di spesa a tutti e comunque per ottenere un labile consenso che, mi pare sia davvero questo il caso, richiede soprattutto una maggioranza politica che non c'è. E' un'idea alta della politica che guarda agli interessi generali della Sardegna, e di cui non si intravede neanche l'ombra.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, il documento di programmazione economica e finanziaria 2002-2004 è forse il più impegnativo e particolare della nostra autonomia per lo scenario, che è stato sottolineato da molti colleghi, nuovo e denso di incognite che l'11 settembre ha portato nel mondo.

L'economia europea e mondiale vive il rischio di una recessione di imprevedibile portata, nel contempo non abbiamo ancora assorbito le conseguenze della mutazione istituzionale avvenuta dopo il crollo del sistema sovietico; l'Europa deve far fronte oggi a una rivisitazione di tutto il suo assetto, con una nuova geografia economica e politica che potrebbe lasciare il segno nel futuro della nostra Isola. Ecco perché il DPEF non può essere in alcun modo considerato un documento di ordinaria amministrazione, ma la fonte che va ad alimentare le scelte strategiche della Regione.

E' un tassello importante della nostra autonomia, termometro e bussola della società civile e del sistema economico, ma anche del nuovo assetto istituzionale e costituzionale che ha posto su un livello paritario Europa, Regione, Stato. Di questo nuovo disegno strategico il DPEF deve farsi carico e trovare la giusta corrispondenza e contemperazione di funzioni, competenze e risorse perché ciascun soggetto possa espletare al meglio le funzioni che gli sono state affidate.

Il mio giudizio su questo DPEF è complessivamente positivo; non modifica nella sostanza il documento presentato dalla mia Giunta, perché i dati di riferimento a cui si ancora, al di là delle considerazioni fatte da alcuni colleghi, non hanno avuto sostanziali variazioni. Dal DPEF, come sappiamo, derivano le scelte per la finanziaria e il bilancio. Riconosco che è molto difficile una coerenza assoluta tra l'impostazione del DPEF e i documenti di programmazione. Se analizziamo le problematiche, le cinque idee forza poste a base del documento, con le risorse destinate, notiamo una certa discrasia. Indicare il 5 per cento della riduzione delle spese correnti o il taglio del 20 per cento uniformemente per tutti gli Assessorati, è un'operazione che può essere corretta sul piano tecnico e procedurale, ma incoerente e contraddittoria sul piano politico. Sono uguali tutti i settori? Sono uguali tutti gli Assessorati? Qualcuno - direbbe Orwell - è più eguale degli altri. Un taglio salomonico, io lo comprendo, se evita i conflitti appiattisce una linea politica di scelte e di priorità. Non per copiare pedissequamente quello che fa lo stato nazionale, io sono assolutamente contrario a questo, ma vorrei ricordare che il governo nazionale ha varato il DPEF con identico uniforme procedimento ma ha escluso dai tagli settori importanti quali la cultura, la sicurezza ed altri legati allo sviluppo, muovendosi con una visione politica e quindi una strategia generale.

Io vorrei evidenziare alcune questioni di fondo. Dobbiamo prendere coscienza che la riforma della pubblica amministrazione è speculare a quella delle istituzioni dello sviluppo. Concordo con lei, Presidente Pili, quando afferma che la spesa per la burocrazia incide sul prodotto interno lordo, in Lombardia, per il 15 per cento mentre in Sardegna arriva al 45 per cento. L'obiettivo di un sistema sardo per lo sviluppo va perseguito quindi con modernità e determinazione. Il potere politico non può rinunciare al ruolo decisionale rispetto al sistema burocratico ed amministrativo, ma inseguire l'idea che la politica si riappropri della gestione affidata alla burocrazia con la legge numero 31 del 1998 è,secondo me, una battaglia di retroguardia. La legge 31 è una buona legge ma ha necessità di qualche adeguamento, bisogna perseguire un disegno organico che veda il sistema politico e burocratico procedere insieme verso obiettivi comuni e tempi certi di attuazione.

Con grande rigore deve essere portato avanti il processo di modernizzazione dell'apparato burocratico regionale che oggi costituisce un patrimonio umano e professionale da sostenere e valorizzare, creando una sinergia tra versante politico e struttura dirigenziale e burocratica per conseguire insieme risultati di efficienza e produttività, in modo tale da consentire soltanto in casi eccezionali e di emergenza il ricorso a strutture esterne. Ho potuto verificare, e con me credo il collega Masala, che quando la struttura burocratica è motivata sulle finalità da perseguire, come nel caso della alluvione, della lingua blu, della società e di quanto altro, tutte emergenze, si è avuta una risposta efficace, positiva; in pochi mesi si sono portati a compimento provvedimenti per i quali con una normale routine sarebbero occorsi molti anni. In proposito ritengo particolarmente utile la conferenza che si è tenuta con tutti i dirigenti, per il ruolo strategico che il sistema amministrativo assume nell'azione politica di governo. Credo che la componente burocratica e amministrativa sia una fondamentale risorsa professionale, di supporto alla accelerazione delle politiche innovative per gli investimenti e lo sviluppo.

Secondo, la questione del lavoro: è oggi la sfida più importante che le forze politiche devono affrontare. Il vero obiettivo, l'abbiamo detto tutti, è una politica dello sviluppo per l'occupazione stabile, una politica liberale, non liberista e non assistenzialista, e su questo ci sono molti equivoci che io chiederei di chiarire; gli sforzi intrapresi in questi due anni sono stati rivolti in questa direzione: incentivare le imprese e sostenere le idee innovative e i progetti imprenditoriali dei giovani sardi per rinnovare il sistema economico e creare una via sarda allo sviluppo. Il piano per il lavoro, nella sua dimensione assistenziale, può valere in una fase transitoria e di emergenza, ma non crea prospettive stabili e certe di occupazione. Il trend dello sviluppo, quindi, va rafforzato e non può subire la stasi degli investimenti produttivi. I comuni, dopo l'esperienza del Piano per il lavoro, hanno avviato una nuova fase con i pit e i programmi europei, diventando essi stessi protagonisti dello sviluppo, acquisendo un ruolo essenziale come soggetti attuatori e promotori di sviluppo al pari della Regione, dello Stato e dell'Unione Europea.

Il terzo punto è il nodo complesso e drammatico della sanità, non più rinviabile. Occorre in breve tempo un organico e rigoroso progetto riformatore volto a tutelare la salute sul piano qualitativo e a razionalizzare il sistema sanitario con il coinvolgimento di tutti gli operatori, degli enti locali e delle componenti sociali, altrimenti rischiamo il crollo improvviso del servizio sanitario obbligando la Regione a sottrarre ingenti risorse allo sviluppo e all'occupazione.

Colleghi del Consiglio, vorrei considerare il 2002 un anno politicamente, come lo ha definito anche il collega Cogodi, sabbatico da dedicare all'anno delle riforme mettendo in stand-by le lotte politiche e i particolarismi per costruire insieme la grande svolta della Regione. Il nuovo anno speriamo che sia caratterizzato dalla grande battaglia del popolo sardo per il nuovo Statuto di autonomia. Comunque, con l'elezione diretta del Presidente si aprirà una fase storica per la nostra autonomia. E` indispensabile che maggioranza e minoranza concertino insieme un'apposita sessione sulle riforme per elaborare e costruire la nuova Regione. Le precedenti elezioni non hanno prodotto chiari vincitori e vinti determinando una legislatura, come vediamo, precaria e instabile. Se non facciamo questo, con urgenza e senso di responsabilità, la legislatura sarà sprecata e la Sardegna continuerà a fare i passi indietro rispetto all'Europa.

Lo Stato paradossalmente va avanti sul piano delle riforme più di quanto vada avanti la Regione. In questi giorni ci ha consegnato uno scampolo di federalismo con la devolution di settori importanti per la vita civile delle nostre comunità, quali la scuola, la sanità e la sicurezza. Dobbiamo accelerare il processo della devolution interna coinvolgendo la pubblica amministrazione nella messa a punto della nuova configurazione politico-istituzionale. Il federalismo interno deve dare agli enti locali sardi quel ruolo che, coerentemente con le previsioni dell'articolo 5 della Costituzione, è stato finalmente codificato con la riforma del Titolo V che pone i comuni e le province in posizione di dignità e responsabilità uguale a quella della Regione, e in questo contesto il primo passo riguarda i controlli, che sono del tutto soppressi mentre qui continuano ad essere oggetto, giorno per giorno, di scontro tra gli enti locali e la Regione; dobbiamo inoltre affidare agli enti locali la totale fiducia e responsabilità della gestione riservando alla Regione il ruolo di coordinamento, di verifica e di monitoraggio. Mi riservo di presentare questi giorni una proposta di legge che abolisce questi controlli.

Sulle grandi questioni strategiche poste nel documento, credo che si debba aprire una nuova stagione politica, per dare forza al confronto Stato-Regione non basta la Giunta regionale. Il confronto deve essere portato avanti nel quadro dell'intesa istituzionale di programma, del nuovo piano di rinascita, della nuova carta statutaria della Sardegna, con istituzione dell'Assessorato del popolo sardo, con nuove politiche del lavoro finalizzate a creare sviluppo nella solidarietà e avviando a soluzione i nodi storici dell'energia, della continuità territoriale e delle risorse idriche. Sono obiettivi che devono trovare unite le forze politiche; è uno scenario nuovo che impone un forte rapporto della Regione col Governo e l'Unione Europea e, come è stato detto, un ruolo primario della Sardegna a livello internazionale, in particolare con i paesi del Mediterraneo.

Con INTEREG e con IMEDOC la Sardegna si è vista collocare, anche per una circostanza fortuita, al centro di un rapporto privilegiato nell'area euro-mediterranea, come testa di ponte del vecchio continente nei confronti dei paesi afro-asiatici. E` un ruolo che diventerà più compiuto ed effettivo con la realizzazione del metanodotto Africa-Sardegna-Corsica-Europa e dell'autostrada del mare Liguria-Corsica-Sardegna, aprendo prospettive impensabili nei rapporti economici, politici e culturali. In questo contesto credo che diventi significativo corollario il documento di Cagliari, sottoscritto nel febbraio 2001 dalle isole del Mediterraneo occidentale, che hanno avviato la costruzione di un soggetto politico delle isole, come interlocutore privilegiato dell'Unione Europea sui problemi derivanti dall'insularità.

Le questioni poste dal DPEF non possono non essere condivise, ma mi impongono al contempo alcune stimolanti considerazioni. Interessanti osservazioni sull'aumento della occupazione e la diminuzione della disoccupazione sono emerse nel documento della CISL regionale, che mi sento di condividere per l'obiettività dell'analisi critica e delle proposte. Dice il documento: "Si abbia un maggiore coraggio nella definizione degli obiettivi strategici". La CISL ritiene riduttivo l'obiettivo di un incremento nel triennio di quindicimila occupati stabili più cinquemila conseguenti agli sgravi previsti dalla legge numero 36 e dalle norme sull'apprendistato, che non sono, questo mi si consenta, rispondenti al dinamismo conclamato dal Presidente che non posso non apprezzare. Infatti, osserva la CISL, confrontando le rilevazioni trimestrali ISTAT, quelle di gennaio 2000: 498 mila occupati, con quelle di gennaio 2001: 524 mila occupati, dobbiamo constatare un incremento annuale di 26 mila unità. Stesse considerazioni valgono e vanno evidenziate per la diminuzione della disoccupazione dell'1,5 per cento prevista nel DPEF: ad ottobre 2000 è stato rilevato un tasso di disoccupazione del 19,8 per cento e a gennaio 2001 del 18,6 per cento.

Signor Presidente, non voglio fare raffronti, auspico anzi che questa Giunta superi il trend registrato durante la mia presidenza, non è però immaginabile che mentre decollano gli investimenti europei si prevedano tassi inferiori di crescita e si lasci a indicazioni indefinite la riduzione del divario tra la Sardegna e le zone più forti del Paese. Comprendo le difficoltà e le incertezze a indicare obiettivi precisi e a quantificarli. Il precedente DPEF respinto, aveva avviato per la prima volta, con l'assessore Pittalis, sulla spinta del trend positivo e delle politiche intraprese, la scelta di una programmazione quantificata tentando di superare quella indicativa. La politica economica della Regione deve uscire dalle nebbie del genericismo ed accettare la sfida delle scelte definite.

Un assessore della mia Giunta, che oggi non vedo, mi aveva definito Presidente della mediazione; la politica è, per quanto mi riguarda, mediazione quando si contrappongono linee difficilmente conciliabili, ma deve essere determinata e coraggiosa quando sono, come in questo caso, in gioco gli interessi di un intero popolo. Quando è spuntata l'esigenza di un ricambio all'interno della maggioranza, che io non ho ostacolato, pensavo fosse venuto il tempo di una politica più coraggiosa e meno mediata; nel sentire che è in cantiere un bilancio meno aggressivo e non in sintonia con i proclami di rinnovamento e che si paventa l'ipotesi di un bilancio tecnico e di transizione, lasciando al futuro le scelte dei profondi cambiamenti strutturali, ho pensato ad una boutade; non ho dubbi che il DPEF precedente sia stato respinto non per inadeguatezza ma per accadimenti e tensioni all'interno della maggioranza. Mi auguro, nell'interesse della Sardegna, che vengano superati e che la maggioranza ritrovi la sua coesione e il suo senso di responsabilità di fronte ai grandi obiettivi che il nuovo DPEF propone per il futuro dell'isola. Aleggia, però, intorno all'Istituto regionale un senso di precarietà politica e di provvisorietà che genera sfiducia e sconcerto nelle forze dinamiche della società, che si dimostrano più attente ai segnali di cambiamento che provengono dall'esterno di quanto non lo sia la classe politica. La maggioranza deve individuare le ragioni dell'inquietudine politica che serpeggia al suo interno, se vuole salvare la legislatura e lasciare un segno in questa fase cruciale della storia della Sardegna. Non è più tempo di rinchiudersi nel serraglio protettivo delle proprie appartenenze politiche di stampo tradizionale.

Apprezzo i tentativi, anche nell'ambito della minoranza, di ricercare una nuova immaginazione politica, una via autonoma in Sardegna per il rilancio della nostra sardità nella globalizzazione. Il Trattato di Nizza, che ha sancito il principio fondamentale della nostra insularità come fattore di diseconomia, è il riconoscimento politico e giuridico di uno status di diversità della Sardegna nell'ambito dell'Unione Europea. Le forze politiche di tutti gli schieramenti devono prendere coscienza che è arrivato il momento di elaborare, nei fondamenti generali costitutivi, un progetto nazionalitario del popolo sardo, aprendo un dialogo e facendo un patto con le altre autonomie storiche dell'Europa come l'Irlanda, la Scozia, la Catalogna e le altre isole del Mediterraneo.

L'affermazione, non solo politica ma anche statuale, della nostra specialità è un passo nuovo che i sardi devono intraprendere. Non voglio indulgere in posizioni identitarie che ci riportano nel compiacimento di una "sarditudine" chiusa ed oleografica; occorre coniugare la nostra identità con i nuovi processi di cambiamento che ormai investono il mondo. Io credo che ci dobbiamo aprire al mondo in una moderna concezione multiculturale e multilinguistica, per veicolare meglio la nostra identità ad essere più preparati nel confronto e nella competizione con gli altri popoli. Io credo che occorra pensare nuovo, pensare sardo, pensare europeo.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Signor Presidente, colleghi, io condivido una affermazione che ricorre negli interventi che facciamo in questi giorni, per ultimo ripresa anche dall'onorevole Floris che mi ha preceduto, e cioè condivido il fatto che il documento di programmazione economica e finanziaria rappresenta un documento fondamentale, un documento essenziale nella vita e nell'attività di questo Consiglio, rappresenta il terreno nel quale i consiglieri regionali e il Consiglio regionale possono sviluppare la propria capacità progettuale, la propria capacità di proposta. Lo stesso collega Balletto, presentando la relazione di maggioranza, quasi vergognandosi, sostiene che non è del tutto inutile ricordare che il documento di programmazione economica e finanziaria costituisce il fondamento di tutta l'attività di programmazione in Sardegna. E, tuttavia, fatte queste doverose affermazioni, credo che non sfugga a nessuno qui dentro, e io stesso sono pervaso da questa sensazione, il senso dell'inutilità di questo nostro lavoro.

Stiamo discutendo un documento di programmazione economica e finanziaria per la seconda volta, quindi ognuno di noi fa ancora una volta il compitino, accingendosi a dare, per quanto può, un contributo ad un documento che discutiamo con sei mesi di ritardo.- e già questo elemento da solo lo fa diventare poco credibile, non solo agli occhi nostri ma agli occhi di tutti - come dicevo, per la seconda volta, cosa che ci costringe a farlo su elementi, valutazioni, impostazioni che, sebbene siano simili al documento che ci era stato presentato e proposto dalla stessa maggioranza la volta scorsa, tuttavia contengono alcune diversità; la stessa maggioranza introduce a distanza di pochi mesi alcuni elementi di valutazione diversi per la Sardegna, alcuni elementi di prospettiva che sono cambiati.

Questo non riguarda soltanto e giustamente i dati generali di riferimento, quelli cioè più puntuali che derivano dalla considerazione della situazione economica mondiale a seguito degli avvenimenti dell'11 di settembre. Io fra gli altri, già la volta scorsa, discutendo il precedente documento di programmazione economica e finanziaria, introducevo questi elementi e ritenevo che l'allora prevista crescita del 2,5 annuale del PIL della nostra Isola, fosse assolutamente incredibile per qualunque occhio attento e non distratto. Così come a me pare che ancora oggi, nonostante gli avvenimenti dell'11 di settembre, nonostante ogni giorno ci vengano forniti i dati sull'andamento dell'economia mondiale, di quella europea, di quella nazionale e di quella del meridione in particolare, sia assolutamente ottimistica e fuori scala una previsione della crescita del prodotto interno lordo dell'1,7 per cento, superiore a quella prevista dal Governo nazionale nella manovra finanziaria, che viene considerata da tutti, compreso il Fondo Monetario Internazionale, comunque eccessivamente ottimistica.

Credo che non sfugga a nessuno come i dati SVIMEZ dei giorni scorsi facciano registrare un rallentamento dello sviluppo nelle regioni del meridione; non sfugge a nessuno come i dati, per esempio, dell'export - che vedevano un'inversione di tendenza delle regioni meridionali nel primo semestre del 2001 rispetto alle altre regioni del paese - segnino invece, dopo l'11 settembre, una fase di flessione pesante che è davanti agli occhi di tutti. Credo non sfugga a nessuno di noi che in questa Isola viviamo, che sebbene non abbiamo strumenti scientifici per il monitoraggio, tuttavia abbiamo sensori sensibili in molte branche della nostra economia, come settori trainanti della nostra economia, come per esempio quelli del sughero e del granito, stiano subendo in queste settimane, in questi mesi, gli effetti pesantissimi della crisi internazionale. Quindi credo che le previsioni su cui fondiamo i nostri ragionamenti siano delle previsioni troppo ottimistiche e che non possono conseguentemente non portare a degli errori inevitabili di valutazione.

Non si comprende, per esempio, come a fronte di una prevista crescita dell'1,7 per cento, stavolta così ottimistica, si mantenga inalterato il dato della crescita occupazionale rispetto al precedente DPEF, che prevedeva una crescita del 2,5 per cento; si continuano infatti a prevedere quindicimila occupati in più, più i cinquemila derivanti dalla legge numero 36 del 1998. A me sembra che non ci sia alcuna relazione fra il dato della crescita che noi stessi individuiamo come possibile e il dato occupazionale che ne deriva. Questo non lo dice soltanto il documento della C.I.S.L., ci eravamo permessi di dirlo già nella precedente discussione sul DPEF, lo abbiamo detto in commissione nelle settimane scorse, ma c'è un'assoluta impermeabilità a comprendere le ragioni che vengono portate nella discussione. Questo è un documento che nonostante la discussione, nonostante i tentativi di contribuire a migliorarlo fatti da molti di noi nel corso dell'esame in commissione, arriva in Consiglio identico a quello proposto dalla Giunta in ogni sua parte. Voi sostenete che questo incremento dell'occupazione che non è nient'altro che la registrazione di un trend ordinario, nel senso che noi possiamo anche decidere di smetterla di lavorare, di smetterla di ideare azioni e iniziative per lo sviluppo della nostra Regione, e questo trend che voi indicate per il prossimo triennio, quindicimila occupati più cinquemila derivanti dagli incentivi previsti dalla legge 36, è un trend che, con un tasso di crescita del PIL anche più basso di quello previsto, comunque si realizzerebbe da solo nella nostra regione.

Espungete totalmente da questo documento le politiche attive del lavoro, che vengono affrontate ed offerte all'attenzione del Consiglio regionale in modo più diplomatico di quanto non sia stato fatto nel documento precedente, per quanto riguarda soprattutto la legge 37 del 1998, nel quale venivano bollate come politiche inutili ed assistenziali; stavolta non dite esattamente così, però niente si dice delle politiche attive del lavoro, che vengono spostate sul piano del sostegno al benessere sociale, salvo poi non ritrovare, nel relativo capitolo, neanche una lira dedicata a questo scopo. Io credo che anche qui ci sia un grave errore di impostazione, che porta strabismo, che entra in contraddizione anche con le affermazioni che l'assessore Masala faceva al Consiglio ieri, concludendo la discussione sui PIT, quando sosteneva che non sempre c'è relazione tra le politiche di sviluppo e la crescita economica della regione e il lavoro e l'occupazione in senso stretto.

In questo documento si riprende un concetto su cui si fonda tutta la politica di questo Governo di centro destra, e cioè che bisogna imperniare tutte le politiche di sostegno alle aziende sugli incentivi automatici e soprattutto sugli incentivi fiscali, assegnando agli incentivi fiscali un valore quasi salvifico in nome della libertà, del liberismo e degli automatismi che salterebbero le pratiche burocratiche, le intermediazioni bancarie ed altro. Io mi permetto di fare alcune osservazioni, e le facciamo, fra l'altro, a legislazione in fase di formazione, anche sul piano nazionale. Intanto io non sono convinto che l'incentivazione fiscale automatica costituisca automaticamente un incentivo alle imprese e un allargamento della nostra base produttiva. Possiamo andare ad osservare cosa è avvenuto in campo nazionale: l'incentivazione automatica alle imprese, con le leggi Tremonti, ha funzionato portando acqua laddove pioveva tutti i giorni. L'incentivazione fiscale è stata, naturalmente, utilizzata laddove ci sono le imprese, laddove le imprese crescono, laddove le imprese migliorano la propria capacità produttiva, laddove c'è un tessuto imprenditoriale ricco. Il Meridione è stato ulteriormente depauperato da questa assoluta cecità di fronte a fatti economici e attraverso una misura che è falsamente egualitaria, perché il Paese non è uguale, e perché naturalmente le imprese che possono utilizzare l'incentivazione fiscale e gli sgravi di imposta sono quelle imprese che sono già in attività e che possono utilizzare gli strumenti, appunto, delle imposte come incentivazione. Questa è la prima questione.

La seconda questione è che non si capisce come è che noi sovrapponiamo a questa impostazione nazionale dell'incentivazione fiscale, che si sta accentuando nella legge finanziaria che sta per essere approvata oggi alla Camera, un identico strumento regionale che non può essere cumulato e che non è cumulabile. Non si capisce perché noi utilizziamo i danari della Regione sarda per erogare gli stessi benefici di cui le nostre imprese possono usufruire utilizzando i danari dello Stato. Credo che noi potremmo benissimo introdurre, dovremmo introdurre, un sistema che si integri con quello dello Stato, che non si sostituisca, perché ci sarebbe un inutile spreco di risorse. Se affidiamo tutto alla incentivazione automatica che stiamo per discutere in Aula, per esempio, per quanto riguarda la diminuzione dell'IRAP così come è previsto dal disegno di legge che abbiamo varato in Commissione, ci rendiamo conto che a livello nazionale l'IRAP sta per essere abolita con la delega che è stata data al Governo per il riordino delle imposte e quindi della stessa IRAP, che non sarà più una tassa regionale.

Quindi io credo che se non c'è uno sforzo per vivere la nostra autonomia, e riprendo uno dei pilastri di questo DPEF "autonomia, sviluppo e innovazione", se la nostra autonomia non vive attraverso gli strumenti cogenti, puntuali e attraverso le nostre politiche economiche, non si capisce in quale modo noi affermiamo la nostra autonomia se non ripetendocelo continuamente, quasi che il fatto di ripetercelo costantemente, da solo sia sufficiente per rafforzare il nostro tasso di autonomia. In buona sostanza credo che sulle questioni relative alle politiche per lo sviluppo, soprattutto quelle rivolte alle aziende, siamo completamente fuori tema. Mi convince poco, anzi non mi convince per niente, l'impalcatura intorno alla quale voi volete costruire la politica di sostegno alle nostre imprese.

Io credo che bisogna un pochino provare a uscire da questa continua annunciazione di eventi e di cose formidabili, che somigliano tanto alle lepri dietro le quali corriamo. Ogni tanto ne scappa una e noi tutti a correre appresso a questa lepre, perché ci sembra quella che al momento possiamo magari acchiappare e mettere nel sacco. Io credo che non sia questa la stagione dell'inseguimento delle lepri. La caccia è chiusa, credo che sia la stagione nella quale noi dobbiamo usare molta intelligenza per evitare di essere esclusi dal ciclo economico e politico nel quale pure vogliamo invece entrare, che è quello del nuovo rapporto con lo Stato e del nuovo rapporto con l'Europa.

Sono convinto, per esempio, che la questione che è diventata di grande attualità questi giorni, quella relativa alle reti, che ci collegherebbero con l'Europa, quella relativa cioè al metano e alle cosiddette autostrade del mare, sia una questione sulla quale possiamo avanzare qualche riflessione, dopo esserci naturalmente complimentati con noi stessi, perché finalmente una questione fondamentale come quella del metano si può realizzare attraverso una struttura fissa, una struttura stabile che ci mette in collegamento con il Nord Africa e anche con l'Europa. La riflessione che vorrei introdurre è che questa proposta del collegamento con il Nord Africa è molto suggestiva, è una questione intorno alla quale noi dobbiamo lavorare, ma non è attuabile rapidamente. Ci sono difficoltà di carattere internazionale per l'instabilità dell'area magrebina; la De Palacio, come ci riferiva il presidente Pili, pur incoraggiando il progetto, essendo totalmente d'accordo, aggiunge una postilla, cioè che deve essere previsto un contratto a lunga scadenza, che abbia una validità di molti anni. Non credo che quell'area oggi sia in condizione di garantire a nessuno contratti a lunghissima gittata.

L'altra questione, che è legata ai tempi, è che noi non possiamo aspettare quindici o vent'anni per superare la difficoltà del nostro sviluppo che si fonda anche sulle fonti energetiche. Io credo che nell'inseguimento del tubo che ci collega con l'Africa e poi anche con l'Europa, la Sardegna nei prossimi quindici anni continuerà a restare con un grave problema economico, che è quello dell'assenza di fonti energetiche a basso costo. Né questo problema può essere risolto dalla erogazione della cifra pari alla differenza del costo energetico affidata alla legge finanziaria nazionale dello scorso anno, perché la misura è assolutamente insufficiente, per esempio, per risolvere le questioni che vengono poste dal comparto chimico, o per risolvere i problemi che vengono posti dalle possibilità di insediamento legate all'uso delle sabbie silicee e del sistema ceramico più in generale. Quindi, anche su questo io credo che, finita la suggestione e complimentati tutti per aver conseguito sulla carta un risultato importante, dovremo lavorare perché non solo nel corso di questo DPEF, ma diciamo nell'arco di tempo che va di qui al 2006, o di qui al 2010, introduciamo in Sardegna qualche elemento che dia speranza alle aziende, che non può essere legata alla possibilità che passi il tubo.

Lo stesso discorso vale per le autostradale del mare. Se poi qualcuno dei colleghi che utilizza costantemente questa metafora, questa bella figura, vorrà spiegarci con calma di che cosa stiamo parlando, io gliene sarei molto grato. Io penso che non sappia di che cosa si sta parlando neanche chi continua a parlare di autostrade del mare. Le autostrade del mare non esistono; nel mare galleggiano dei mezzi di trasporto che collegano, senza bisogno di passare in Sardegna. Non c'è bisogno di diventare la piattaforma galleggiante di niente. Chiunque si intende di trasporti sa che ogni rottura di carico è una diseconomia. Per cui non si capisce perché le navi che attraverso il canale di Suez dovrebbero utilizzare la Sardegna per fare una piattaforma di che cosa? Di che cosa? Le merci possono benissimo andare in Europa senza bisogno di utilizzare la Sardegna. L'unico argomento forte che potrebbe convincere operatori economici a utilizzare la Sardegna è che i nostri porti offrano condizioni vantaggiose perché le navi arrivino qui, perché noi paghiamo chi gestisce il traffico mercantile perché arrivino in Sardegna. Se siamo in condizione di farlo le autostrade del mare diventano semplicemente la possibilità di movimentare merci nel nostro porto, perché non è possibile che le merci arrivino a Cagliari e poi le spostiamo a Olbia, in Corsica e poi le mandiamo nell'Europa, a Genova o a Tolone. Io credo che anche su questo, per evitare di continuare a inseguire una lepre, sia il caso di fare qualche riflessione in più.

Concludo, nonostante avessi ancora altri punti da sviluppare, dicendo che questo DPEF non convince, ecco perché non può essere il DPEF di tutto il Consiglio regionale, perché non convincono gli assi portanti intorno ai quali voi volete che la Sardegna si sviluppi, e credo che non possano convincere nessuno che si intende di queste cose.

PRESIDENTE. Adesso ci sono gli interventi di Capigruppo o comunque dei consiglieri che parleranno a nome del proprio Gruppo. E' iscritto a parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.

CAPPAI (C.C.D.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghi e colleghe. A poco meno di due mesi dal varo della nuova Giunta e dalla risoluzione della crisi, il Consiglio è chiamato a dare il via libera al DPEF; una tabella di marcia da record, il segnale che questa maggioranza vuole davvero risolvere i problemi della Sardegna. Un DPEF snello, tecnico, ma molto politico. Non è un caso che vengono approfonditi i cinque punti cardine del programma del nuovo Esecutivo, a iniziare dalle grandi sfide con lo Stato: la questione delle entrate con la revisione del Titolo III dello Statuto, per parificare le entrate tributarie della Sardegna a quelle delle altre regioni a Statuto speciale; la continuità territoriale dei passeggeri, ma anche delle merci; il metanodotto Algeria-Sardegna-Corsica, che sta per diventare una realtà; le risorse idriche, per risolvere finalmente la questione della grande sete; e infine, ma non ultima, l'Assemblea costituente.

Ed è partendo da questi grandi temi che il Governo della Regione e questa maggioranza vogliono affrontare e risolvere in modo deciso i problemi storici della nostra Isola. Il primo è il lavoro. Per questa maggioranza l'occupazione non la crea lo Stato o la Regione, ma è il sistema pubblico nel suo insieme che aiuta le imprese a creare nuovi posti di lavoro. E` un processo lungo, che non si può concludere certamente in pochi anni. Ed è per questo che abbiamo pensato, per dare una risposta immediata alle migliaia di disoccupati, di non abbandonare immediatamente tutti quegli interventi di sostegno al lavoro temporaneo, che si sono dimostrati un sussidio al reddito utile per il popolo di senza lavoro delle aree più svantaggiate. Ecco perché siamo dell'avviso che debba essere rifinanziato il piano per il lavoro, denari però che dovranno essere incanalati in una gestione oculata e di grande trasparenza, perché se ben spesi sono in grado di dare gambe a progetti di grande utilità sociale.

Ma l'impegno della maggioranza e della Giunta non si può e non si deve fermare qui. Non è un caso che questo Esecutivo preveda di creare nei prossimi tre anni almeno quindicimila posti di lavoro stabili, grazie ai programmi e ai progetti del POR e ad una politica per il rilancio delle infrastrutture, a cui si sommano almeno altri cinquemila occupati stabili, risultato degli sgravi fiscali per le nuove assunzioni e delle nuove norme sull'apprendistato, con una riduzione del tasso di disoccupazione di almeno un punto e mezzo.

Una stima prudenziale, come sottolinea il DPEF, perché realizzando, come nelle intenzioni della maggioranza, una vera politica di rilancio delle infrastrutture e di oculata spesa delle risorse dei POR, abbiamo la possibilità di mettere la Sardegna nelle condizioni di superare le difficoltà. Solo così le imprese saranno messe nelle condizioni di creare quello sviluppo e quella occupazione che i sardi aspettano da quasi cinquant'anni. Ma la ricetta del centrodestra si basa anche su una consistente politica di sgravi fiscali per le imprese che assumono, facendo leva sull'IRAP, ed è su questo che la Regione indirizza le proprie energie per dare una risposta alle migliaia di piccole e medie aziende che chiedono aiuto alla Regione.

Una attenzione, quindi, rivolta alle imprese che nasceranno, ma anche a quelle che già esistono e rappresentano la spina dorsale dell'economia sarda, aiutando l'iniziativa imprenditoriale dei singoli non con contributi a pioggia, ma con finanziamenti mirati, legati allo sviluppo, gli unici che possono dare la garanzia per la creazione di un'occupazione stabile, non più assistita. Ovviamente una particolare attenzione è rivolta ai giovani e alle donne che vogliono fare impresa, ed è per loro che questa maggioranza ha previsto - tra gli interventi di rilievo - la regionalizzazione della legge 488, le agevolazioni per la imprenditoria femminile.

Ma accanto ad una politica orientata a rendere competitivo il sistema delle imprese sarde nel contesto europeo, la prossima manovra finanziaria, mi auguro, conterrà provvedimenti per una vera politica di rilancio delle risorse umane. Una politica di potenziamento delle infrastrutture che sia compatibile con l'ambiente, una vera riforma della Regione che rivoluzioni l'assetto burocratico regionale rendendo la struttura efficiente e flessibile.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CARLONI

(Segue CAPPAI.) Ovviamente la Regione punterà al rilancio della cultura sarda, ad una politica orientata verso la società e la famiglia, perché è su queste basi che si fonda una crescita armonica della nostra comunità regionale.

L'Esecutivo prevede, inoltre, interventi mirati per affrontare con decisione e una volta per tutte la questione della emergenza idrica. Nei piani della Giunta c'è il grande progetto di unificazione dei bacini tra nord e sud della Sardegna, ed è solo uno degli interventi che possono aiutare a risolvere una questione che tanti governi del passato hanno detto a parole di voler affrontare e che però è entrato a far parte della lunga lista delle grandi incompiute. Un importante progetto che se realizzato riporterà l'acqua nei campi, rilanciando il sistema delle piccole industrie agro-alimentari, soprattutto nelle zone come la Trexenta, il cui sviluppo economico è incentrato solo ed esclusivamente sul comparto agro-alimentare.

E` per questo che il C.C.D. con convinzione voterà questo DPEF, con l'auspicio che, sin dall'inizio del prossimo anno, quest'Aula possa affrontare la discussione della manovra finanziaria varandola al più presto, in modo da evitare un lungo e dannoso esercizio provvisorio.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Onorevoli Presidenti, onorevoli colleghi, stiamo per concludere la discussione sul DPEF, a me sembra che sia cambiata la minestra, ma il sapore non cambi, poche le innovazioni, la filosofia rimane la stessa di prima. Si sono usati termini ad effetto, come è nello stile del Presidente Pili, per propagandare una linea politica: autonomia, innovazione e sviluppo, parole ripetute in tutti i capitoli, cercavo di contare per quante volte, mi sono stancato di farlo, ma chi avrà cura di leggere a fondo questo documento vedrà che si basa tutto su una linea di propaganda cercando, attraverso slogan, di dare un segno politico.

Si spacciano questi concetti come nuovi, e invece poi andando al merito si vede che sono usurati ormai dal tempo. Autonomia, nuovo piano di rinascita, un concetto già espresso dal centrosinistra nella passata legislatura, il problema del riequilibro, del confronto col Governo, del Titolo V, del Titolo III - questioni diciamo datate, sempre attuali, ma di sicuro non nuove - continuità territoriale, stessa cosa; risorse idriche, stessa cosa; forse l'unica novità, se così la si può ritenere, è quella della Assemblea costituente. Si parla di innovazioni, anche in questo caso, se andiamo vedere i cinque punti citati, forse l'unica indicazione nuova è quella del project financing, che peraltro nella parte di merito è trattata in maniera molto problematica, che lascia aperte tutte le soluzioni e mostra la complessità di una sua applicazione concreta nel nostro territorio. Lo stesso termine sviluppo viene trattato con una serie di enunciazioni, indicando cinque idee forza, che richiamano settori particolari della nostra isola, di per sé importanti, che da sempre sono stati al centro del dibattito in Consiglio regionale, e dell'azione dei governi della Regione sarda.

Per cui nulla di innovativo, nulla di nuovo. Le stesse previsioni dell'incremento del PIL sardo, le comparazioni con gli scenari nazionali ed internazionali, l'aggiornamento che è stato effettuato rispetto al documento di programmazione economica presentato dal Presidente Floris e dall'onorevole Pittalis, segna non solo il ritardo di tale operazione ma anche il che è stata fatta in maniera abbastanza superficiale, non basata su considerazioni approfondite, per cui siamo proprio nell'ambito di una previsione di quelle alla larga, di quelle che lasciano molto spazio alla fantasia ed anche alle interpretazioni.

Un documento di programmazione economica dovrebbe basarsi su considerazioni più sostanziate nel merito, per cui non ci sembra che ci sia, in questo documento, una programmazione dello sviluppo; vi sono aspetti generali, alcuni pertanto anche condivisibili, ma quello che non ci convince sono soprattutto le soluzioni che vengono prospettate. Il liberismo economico come elemento base e principale per creare occupazione, liberismo basato su più incentivi, più incentivi e automatismi automatizzati, attraverso un sistema che si ritiene che possa direttamente, attraverso meccanismi di auto applicazione, creare nuova occupazione.

E` veramente semplicistico affrontare le questioni in questi termini, perché leggendo i dati e gli indicatori economici, anche i rapporti annuali sul mercato del lavoro, pur constatando che negli ultimi anni vi è stato un aumento della occupazione, si registra un elemento di per sé negativo, probabilmente determinato dalla flessibilità, probabilmente determinato proprio dall'utilizzo dei fondi sull'incentivazione per le nuove assunzioni. Pertanto vediamo che il consolidamento della forza occupata passando gli anni diminuisce sempre, per cui pur essendoci più occupazione, c'è meno occupazione stabile, tanto è vero che dal 1997, anno in cui vi era una media del consolidamento dei rapporti di lavoro pari al 66 per cento, nel senso che la differenza tra gli espulsi e gli assunti era pari al 66 per cento, questa percentuale nel 2000 sale all'80 per cento, e ogni anno aumenta la propensione al ricambio della forza lavoro nella nostra isola.

Questo dato potrebbe essere visto positivamente se fosse indice di una mobilità da lavoro a lavoro, per cui si potrebbe capire che vi è gente che cambia lavoro e può cambiare anche per migliorare. In questo caso invece vi è proprio un ricambio totale della mano d'opera, e questo ricambio totale della mano d'opera crea nuovi disoccupati e nuovi assunti, quindi anche nuove povertà; bisognerebbe studiarne le cause per verificare se tale ricambio non derivi anche dal modo in cui alcune leggi di incentivazione alle assunzioni sono state formulate in questi ultimi anni. Così come risulta indispensabile monitorare gli effetti delle leggi di incentivazione. Più di una volta abbiamo approvato anche norme di carattere finanziario che dovevano permettere alla Regione di monitorare gli effetti delle leggi; sono passati anni, i soldi sono stati spesi, i risultati tardano ad essere conosciuti, per cui tutte le volte che io vedo, in questi documenti di programmazione economica, sparare delle cifre, veramente rimango alquanto allibito, nel senso che le cifre indicate sono parziali, fotografano, diciamo, una situazione soltanto da un lato della medaglia. Forse sarebbe bene, se vogliamo creare uno sviluppo economico e sociale più equilibrato e più corrispondente alla esigenze oltre che delle imprese, anche di chi lavora e chi vive in quest'isola, cominciare a fotografare anche il rovescio della medaglia.

Nel documento di programmazione economica vi è un ragionamento di questo tipo per il settore industriale; ma anche in questo caso, Presidente, siamo fermi alla deliberazione del 27.2.2001 sull'osservatorio regionale della chimica. Un ragionamento sui siti e sul risanamento dei siti vi è in questo capitolo, e però bisognerebbe capire chi paga e la compatibilità e la bontà delle proposte perché, vedete, il risanamento dei siti industriali come elemento base per ricreare la possibilità di nuovi insediamenti produttivi, è un fatto di per sé positivo, è un fatto necessitato, però attualmente siamo di fronte ad uno smantellamento e ad un disimpegno di Enichem rispetto a tutti i siti della Sardegna. Non è possibile che creiamo quelle condizioni perché questo colosso industriale, dopo aver creato danni notevoli, abbandoni la Sardegna senza pagare il giusto pegno. Per cui se il risanamento ci deve essere, ritengo che debba essere in primo luogo a carico di chi il danno ha creato. Gli accordi di programma col Governo devono attuarsi, ma devono attuarsi ,non soltanto per realizzare il risanamento dei siti, ma per creare quelle condizioni economiche che possono permettere di superare il gap strutturale che oggi vi è all'interno di queste nostre grandi zone industriali. Siamo fermi quindi, siamo fermi al febbraio del 2001 e non si capisce come mai, dato che le avvisaglie di un disimpegno non sono frutto di novità dell'ultima ora, ma di un indirizzo che già presupponeva questo disimpegno dai primi dell'anno 2001, si è arrivati alla fine dell'anno, alla scadenza quasi dell'ultimatum dato dal grosso colosso chimico per operare le dismissioni, senza nulla fare. Ed oggi non si può sbandierare questo obiettivo come un elemento di novità, come un elemento di innovazione. Niente innovazione, Presidente, siamo in forte ritardo rispetto a quello che avremmo già dovuto fare circa un anno fa e che, in questo periodo, assolutamente non abbiamo fatto.

Dall'altro canto, se da una parte il documento di programmazione economica tratta della questione industriale, anche dei grandi siti industriali, altri settori sono completamente cancellati. E mi riferisco in modo particolare a quello della pesca. Se questo documento deve essere un documento di programmazione e di indirizzo anche rispetto alla formulazione del bilancio della Regione per il 2002 e oltre, vediamo che questo settore è completamente dimenticato, nemmeno una parola, nemmeno una citazione. Eppure si sono scritti trattati sul valore economico di questa risorsa, sulla necessità di compatibilizzare il prelievo delle risorse ittiche con lo sviluppo di un comparto produttivo ritenuto da sempre fondamentale ed insostituibile per l'economica dell'isola. Io mi chiedo perché questo settore sia trattato in questo modo. Non serve? Va cancellato? Sono domande che ci poniamo e su cui si chiede una precisa risposta. Ma settori completamente dimenticati ve ne sono anche altri. Ne ho voluto citare uno soltanto per fare puramente un esempio, per dire come le questioni di rilevanza fondamentale per l'economia dell'isola vengono trattate da questa Giunta di centrodestra.

Se poi dobbiamo guardare come sono state trattate le questioni dello sviluppo locale, mi sembra che molte cose siano già state dette in precedenza, anche nella giornata di ieri, rispetto alla questione dei piani integrati territoriali e, cosa curiosa, è che tra i documenti che vengono posti a disposizione del Consiglio, per altro pubblicati dalla Regione sarda, non si tenga conto delle cose che si scrivono da una parte, e che si sottoscrivono e che si avvallano e le cose che si scrivono in altri documenti.

Io leggevo proprio l'altro giorno il rapporto del Gruppo regionale di coordinamento che segnalava da tempo, e lo leggo integralmente: "che i tempi concessi ai proponenti per la messa a punto dei PIT e la loro presentazione sono stati estremamente ridotti" e, aggiungo, per di più coincidenti in gran parte con il mese di agosto. "Un così breve lasso temporale ha sicuramente inciso negativamente sulla possibilità di attivare il partenariato economico e sociale, nonché sulla possibilità di operare da parte dei proponenti una rigorosa selezione delle iniziative" e così via. Il documento contiene un'analisi molto ben fatta che indica chiaramente le cause che hanno determinato questo sfacelo dei piani integrati territoriali, che speriamo vengano recuperati quanto meno con il prossimo bando. Le previsioni non sono certamente rosee. Cosa poi dire dello sviluppo locale? Dei PIT? Erano uno degli strumenti fondamentali e abbiamo visto come sono stati trattati. Abbiamo visto che c'è una volontà di riconsiderare l'articolo 19, ma a nostro avviso é ancora insufficiente, perché l'analisi che si propone in questo documento è un'analisi riduttiva rispetto alle vere problematiche che vi sono state circa l'applicazione di questo articolo e la volontà di non farlo decollare nell'attuazione pratica e, soprattutto, manca il riferimento preciso alle azioni che vanno intraprese a questo fine.

Così come non si capisce bene perché si enuncino problemi, ed anche proposte di risoluzione, citando unicamente una serie di obiettivi, senza indicare quali strumenti si intendono attivare per raggiungere questi obiettivi. Mi sto riferendo in modo particolare al dato indicato a pagina 31 in riferimento ai lavoratori socialmente utili: tremilacento soggetti ancora da stabilizzare divisi in circa duecento enti; si dice che la Regione ha assunto l'impegno, per i prossimi tre anni, di stabilizzare annualmente almeno il trenta per cento dei lavoratori socialmente utili e almeno novecento per il solo 2001. Anche in questo caso si pone un grande interrogativo su cui sarebbe necessaria una risposta e probabilmente anche una modifica del documento di programmazione economica, perché non si può da una parte scrivere una cosa e dall'altra farne un'altra. Vi era un piano, peraltro sottoscritto dalla precedente Giunta regionale, di centro destra anche essa, che prevedeva un accordo con il Ministero per la stabilizzare di circa 485, 500 lavoratori socialmente utili nel comparto geominerario, si è arrivati a pochi giorni dalla firma, anzi si è arrivati al giorno della firma, e sono nati invece problemi di applicazione pratica, per cui questo impegno a suo tempo sottoscritto, sbandierato con interviste a quattro colonne sui giornali, oggi sembra che non possa essere più rispettato. Se le cose sono così, bisogna capire se l'obiettivo qua citato della stabilizzazione di circa novecento lavoratori per il solo anno 2001 potrà essere raggiunto; se non è così, vi chiedo quali altri strumenti avete predisposto perché possa essere raggiunto, in quanto questa è una condizione essenziale per rispettare la convenzione siglata con il Ministero.

Per concludere, visto che il segnale luminoso ci dice che il tempo è ormai scaduto, un'ultima considerazione. Tante parole, pochi programmi concreti in questo documento, per cui dalle parole difficilmente si potrà poi addivenire a risultati concreti. In questa condizione, voi capite bene che non vi sono, scusate il bisticcio di parole, le condizioni minime per poter dire che questo è un documento di programmazione, un documento finanziario che possa funzionare per la nostra regione. Pertanto, non possiamo che ribadire il nostro voto contrario sul documento presentato. Grazie.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Patto Segni-Rif. Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io cercherò di non occupare, anche se l'argomento probabilmente lo richiederebbe, tutti i venti minuti che sono concessi dal Regolamento, cercherò di essere più rapido, anche perché la sensazione che si vive in quest'Aula nel corso di questo dibattito sul documento di programmazione economico finanziaria, non è esaltante, non è tale da aiutare ogni singolo consigliere o ogni rappresentante dei Gruppi consiliari ad esprimersi nel modo migliore. La sensazione è quella che si sia dentro una recita a soggetto, un po' stanca, con toni che non sono né esaltati né esaltanti da parte né di chi esercita il ruolo di maggioranza né di chi esercita il ruolo di opposizione, e che "arrumbulando, arrumbulando" si arrivi e si vada verso il momento più importante nella testa di tutti, che sarà quello delle votazioni finali.

Io credo che, in pochi minuti, sia invece il caso di fare qualche riflessione sul documento di programmazione e soprattutto di fare qualche riflessione sulla necessità che l'interlocuzione sul documento, avviata all'interno della Commissione, che poi sarebbe dovuta continuare all'interno dell'Aula, continui perché questo è forse il momento di scambio più importante, di più alto livello, che ci dovrebbe essere all'interno di un consesso legislativo. E io voglio riflettere insieme a voi sul fatto che normalmente, quando il modo di condurre il dibattito su un argomento così importante è quello che noi indistintamente, maggioranza ed opposizione, in quest'Aula abbiamo portato avanti in queste ore, probabilmente qualcosa non funziona all'interno di un sistema parlamentare, e dovrebbe essere uno spunto di riflessione che poi sta nella testa di tutti, perché quando un sistema parlamentare non funziona nella maniera migliore per rappresentare gli interessi dei cittadini, allora matura sempre il desiderio di soluzioni di tipo demagogico, che sono nemiche del garantismo. Di questo ricordiamocene tutti noi ottanta consiglieri regionali, perché ricordarsene a posteriori è sempre un esercizio da "lacrime di coccodrillo", non adeguato alle situazioni. Io credo che una riflessione su questo documento di programmazione economico finanziaria si debba fare; è una riflessione in cui io riprendo qualche cosa detta dal collega Cogodi durante il suo intervento in Commissione, e cioè che molto spesso dentro certi documenti c'è il desiderio di mettere tutto, quindi di fare un'elencazione onnicomprensiva dei problemi, di fare una elencazione altrettanto onnicomprensiva delle soluzioni e poi di non riuscire a individuare le priorità fondamentali sulle quali si vuole tratteggiare l'ipotesi di sviluppo della nostra Regione.

Io penso che questo documento di programmazione economico-finanziaria almeno su questo sia abbastanza chiaro, e sia chiaro soprattutto nelle sue pagine iniziali, che sono quelle in cui viene delineato con forza l'orientamento verso il quale si vuole andare. E credo che queste linee fondamentali, al di là di quelle che sono semplicemente enunciazioni di slogan, potevano e possono essere oggetto di riflessione per l'Aula. Ecco, io voglio sottolineare una frase, che ho sottolineato anche all'interno della Commissione, che è contenuta dentro questo documento: "Occorre pertanto promuovere il passaggio da un'economia di tipo assistito a un'economia di tipo liberista" - e, subito dopo - "Il ruolo della politica regionale dovrà essere quello di porre la libera iniziativa privata in condizioni di affermarsi nel mercato". Io credo che queste considerazioni siano da sole sufficienti ad animare e a tenere vivo, qualora lo si volesse tenere vivo, un dibattito all'interno dell'Aula, perché scuotono nel profondo le convinzioni che ognuno di noi ha e sono pertanto meritevoli di ragionamenti altrettanto approfonditi e altrettanto appassionati. E' poi vero, e anche su questo aspetto bisogna ascoltare con attenzione il collega Cogodi col quale concordo quando dice, e fa una riflessione importante, che non dobbiamo pensare che le erogazioni a sportello siano una cosa diversa dall'intervento comunque della mano pubblica all'interno dell'economia, e conclude: "Quindi, non dite che voi siete per il mercato se poi semplicemente andate a scegliere tra due diversi sistemi di assistenzialismo". Il collega Cogodi ha ragione da vendere, nel senso che fa una riflessione che dovrebbe essere ascoltata con attenzione e sulla quale ognuno di noi dovrebbe aprire un ragionamento. E' vero infatti che noi oggi andiamo a prospettare l'ipotesi che si facciano strada, nelle politiche di questa Regione, strumenti che facciano sempre più riferimento al mercato, ma vero è anche che oggi noi partiamo da una situazione che è di assistenza pressoché completa all'economica, e che passare da una situazione di assistenza pressoché completa all'economica ad un sistema di economica liberale di mercato richiede dei passaggi intermedi che dovranno essere fatti. Queste scelte richiederanno grandi sacrifici e dovranno avere all'interno di questo Consiglio risonanza e dibattito, perché saranno scelte importanti per l'economica della nostra regione, saranno scelte sulle quali gli ottanta consiglieri eletti dal popolo sardo all'interno di questo Consiglio, dovranno esprimere le loro idee, non potranno stancamente andare, "arrumbulando, arrumbulando", a vedere che cosa succede domani e rimandando sempre a mercoledì i problemi di lunedì.

Credo che queste riflessioni, che sono presenti all'interno del documento, siano riflessioni importanti e siano strettamente collegate a quelle sulla riforma complessiva della Regione, perché anche oggi in quest'aula alcuni colleghi sono intervenuti e hanno sottolineato l'esigenza che si apra addirittura un anno sabbatico, cioè un anno di sospensione completa delle attività ordinarie nel corso del quale gli ottanta consiglieri, pagati e presenti in quest'aula, siano tutti quanti chiamati a discutere di quale deve essere il nuovo sistema su cui viene incardinato il rapporto tra cittadini e Regione, tra autonomie locali e Regione, tra Regione e Roma, tra Regione e Bruxelles. Penso che queste siano riflessioni importanti sulle quali il documento di programmazione dà alcune delle indicazioni: ribadisce la separazione tra il potere politico e il potere di chi all'interno degli Assessorati svolge attività di tipo amministrativo e gestionale, ma dice anche che gli organi della Regione devono essere supportati affinché venga recuperata e migliorata costantemente la qualità delle prestazioni che vengono erogate ai cittadini. Noi continuiamo a ripetere che siamo al servizio del cittadino, che la struttura regionale nella sua complessità è una macchina che deve funzionare al servizio del cittadino, beh, dovremmo confrontarci su quali sono i metodi, su quali sono i sistemi, su qual è il meccanismo attraverso il quale la Regione può aprirsi al cittadino, anche perché, cari amici, cari colleghi, dalle indicazioni di massima discendono poi delle considerazioni di carattere ordinario sulla quotidianità di ciascuno di noi.

Diversi consiglieri, oggi, in quest'aula, hanno sollevato un problema che è importante e che emerge della lettura, attenta o disattenta, del DPEF, che è quello della sanità in Sardegna, un problema su cui oggi noi dobbiamo aprire un confronto complessivo in quest'aula, perché ad oggi la sanità sarda occupa il 50 per cento delle risorse ordinarie della Regione e non eroga purtroppo un servizio qualitativo che sia all'altezza di ciò che i cittadini si aspettano. Io vorrei invitare tutti voi a leggere all'interno di questo documento di programmazione una frase sul controllo della spesa che ricorda che, a seguito del patto di stabilità sottoscritto con lo Stato, dal 3 di agosto di quest'anno, ogni maggiore spesa che verrà ad aggiungersi a quella accertata a tale data, dovrà trovare idonea copertura attraverso il reperimento di fondi regionali, poi tra parentesi si riportano le parole "federalismo fiscale".

Allora, voi, colleghi, sapete bene che la riforma del titolo V della Costituzione che introduce i federalismo, sulla quale abbiamo espresso il nostro voto essendo stata sottoposta a referendum confermativo nel mese di settembre di quest'anno, è una legge che ha coinvolto tutte le forze politiche, con posizioni diversificate, ma le ha coinvolte tutte, e che ha abolito il sistema sanitario nazionale e ha creato ventuno sistemi sanitari regionali. Uno di questi è il nostro. Alcune regioni oggi hanno dei sistemi regionali che diventano sempre più forti, perché hanno avuto la possibilità, in altri tempi, di fruire di risorse che hanno consentito loro di avere dei sistemi regionali sanitari forti; ebbene, queste Regioni rischiano di diventare anche per i cittadini sardi un polo di attrazione, in grado di dare risposta alle domande di sanità. Quindi, noi oggi corriamo il rischio di vedere un progressivo impoverimento dell'efficacia e dell'efficienza delle risposte, in termini di qualità, che il servizio sanitario sardo può dare ai suoi cittadini, e questo innescherebbe inevitabilmente un circuito vizioso che impoverirebbe costantemente di risorse il sistema sanitario regionale sardo, andando a trasferire risorse verso poli di eccellenza che sono situati fuori della Sardegna e determinando un progressivo processo di obsolescenza delle nostre strutture. E' ovvio che noi dobbiamo dare una risposta complessiva in termini di dibattito, in termini di ragionamento, in termini di riflessione, a questo problema; e per quanto riguarda noi della maggioranza dobbiamo sentirci da oggi impegnati a fianco dell'Assessorato regionale della sanità perché vengano trovate, nella maniera più adeguata possibile, le risposte ai problemi che cadono in testa, non agli ottanta consiglieri regionali della Sardegna, ma a tutti i cittadini sardi in ogni momento in cui vogliono andare ad esercitare un diritto primario, garantito dall'articolo 32 della Costituzione, cioè il diritto alla salute. Quindi io credo che su queste cose sia necessario e importante aprire una riflessione, iniziare un ragionamento, e credo, cari colleghi, che il ragionamento e la riflessione in un sistema come quello sardo, che è e che resta parlamentare, debba essere un ragionamento che veda 160 orecchie attente che ascoltano, che metabolizzano, che valutano tutte insieme, ognuna nel rispetto delle proprie vocazioni ideali, dei propri convincimenti, ma che metabolizzano quello che sta succedendo intorno a noi e che cercano di fornire delle risposte, perché noi non potremo dire ai nostri elettori che non avevamo capito, che eravamo in ritardo, che eravamo distratti e stavamo facendo altro e che non siamo riusciti in tempo a prepararci e a dare delle risposte su problemi che sappiamo benissimo che stanno per caderci in testa.

Quindi, questi ragionamenti, colleghi, sono dei ragionamenti che noi dobbiamo fare, che dobbiamo tenere aperti e che dobbiamo cercare di far vivere anche in uno scambio continuo, in questo Consiglio, tra maggioranza e opposizione, che ci aiuti a migliorare costantemente la qualità delle risposte politiche complessive che noi siamo in grado di dare. E credo che gli argomenti di confronto non mancheranno se noi rimarremo su tematiche di idealità dalle quali scaturiscono però costantemente le soluzioni del quotidiano. Penso che in questo Consiglio ci siano i socialisti, ci siano i liberali, ci siano consiglieri che vedono delle soluzioni in termini politici, in termini di politica economica, alle problematiche che in questo momento affrontiamo, e credo che le soluzioni che possiamo proporre siano diverse, ma se noi apriamo il confronto su questo, sarà un confronto dal quale non potranno che trarre giovamento tutti i sardi, perché riusciremo a dare delle risposte che sono più vicine a quello che la gente chiede.

Vi voglio leggere una frase: "Il paternalismo dello Stato verso gli enti locali, con sussidi, concorsi e aiuti, toglie il senso di responsabilità alla pubblica amministrazione, il deputato finisce con l'essere servo degli elettori o, peggio, trafficante degli interessi passivi dello Stato". Questa considerazione, che ognuno di noi dovrebbe tenere a mente in ogni istante della sua attività politica, non è né una considerazione di un politico liberale né una considerazione fatta nei mesi scorsi. E` una frase di Don Sturzo, fondatore del Partito popolare, ed è del 1951, cinquanta anni fa; io penso che la sua attualità sia davvero evidente agli occhi di tutti noi, anche oggi.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Allora non devi stare da quella parte!

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.

DORE (I DEMOCRATICI). A distanza di un mese dalla votazione della fiducia alla Giunta Pili e ad appena dieci giorni dalla scadenza dell'esercizio finanziario 2001, è giunto in Aula il DPEF 2002-2004, vale a dire il documento base dell'attività di programmazione della Regione sarda. Lo strumento, come viene definito, di coordinamento, di indirizzo e orientamento della spesa e degli interventi finanziari, da attuare con le risorse di cui la Regione potrà disporre: risorse comunitarie, nazionali, regionali. Questa è la premessa. Quali sono le osservazioni? Due aspetti di questo documento colpiscono particolarmente, uno scontato: la tardività, l'altro scontato data la situazione, ma che scontato non doveva essere: il velleitarismo.

Tardività. Sappiamo quando avrebbe dovuto essere presentato questo documento, e non basta il fatto dell'apertura della crisi della Giunta Floris perché questa maggioranza era già in gravissimo ritardo all'epoca e adesso siamo ad otto mesi di ritardo, che naturalmente si ripercuote sulla presentazione del bilancio di previsione relativo al 2002, che avrebbe dovuto essere presentato entro il 30 settembre; è inutile ripetere queste cose che sanno tutti, anche le sedie di questo Consiglio, però purtroppo non si può fare a meno di dirlo e di mettere l'accento su questo dato perché è una dimostrazione di inefficienza, di irresponsabilità, si potrebbe dire quasi di menefreghismo, di pochezza, di inadeguatezza, non riferita necessariamente al presidente Pili, ma riferita alla maggioranza che l'ha espresso, che non è diversa da quella che aveva espresso il precedente Presidente. Comunque, l'unica cosa certa è che si dovrà ricorrere ancora, per l'ennesima volta, all'esercizio provvisorio e probabilmente non per un solo mese ma, secondo le abitudini ormai invalse, per più mesi.

Secondo: velleitarismo. Tenuto conto dei ritardi con cui marciava la Giunta Floris e di quelli coi quali inevitabilmente ha iniziato a marciare la Giunta Pili, e tenuto conto altresì delle serrate critiche alle quali sono state sottoposte le sue dichiarazioni programmatiche, critiche di fronte alle quali l'onorevole Pili non ha saputo dare alcuna esauriente risposta, la logica e il buon senso avrebbero richiesto che il documento di programmazione da un lato fosse agile, semplice e snello, dall'altro mostrasse quantomeno l'impegno diretto a colmare alcune delle principali lacune evidenziate durante l'ampia discussione sulle dichiarazioni programmatiche, e invece nulla di tutto ciò. Evidentemente, memore di quanto pronunciato il 14 novembre in occasione della presentazione del suo programma, l'onorevole Pili ha cercato, come aveva detto, di salire sulle spalle dei giganti. Così ci ha propinato ben 130 pagine scritte in caratteri piccolissimi, che spaziano dall'attentato alle torri gemelle alla guerra in Afghanistan, dal metanodotto proveniente dal nord Africa e diretto verso la Corsica, la Toscana ed eventualmente il sud della Francia, alle autostrade del mare, dall'assemblea costituente al nuovo piano di rinascita. Sì, proprio così, nuovo piano di rinascita, quello che probabilmente l'onorevole Pili spera ci verrà regalato dal cavaliere Berlusconi.

Purtroppo, ancora una volta, poco o niente si dice in relazione a problemi di fondamentale importanza che potevano essere, sia pure colpevolmente dimenticati la volta precedente, almeno richiamati; ce ne sono tanti, io mi limito a citarne un paio che sono quelli per i quali probabilmente noi Democratici abbiamo mostrano maggiore sensibilità. Si tratta dei soliti problemi - dico soliti non perché siano banali, ma soliti perché li abbiamo richiamati cento volte in questo Consiglio - sui quali questa maggioranza non ha mostrato una concreta sensibilità: tutela del paesaggio e dell'ambiente, miglioramento della qualità della vita e della salute. Beni, lo ripeto per l'ennesima volta, tutelati della Costituzione repubblicana ed anche dalla normativa comunitaria, beni ritenuti di primaria importanza e comunque di importanza strategica per lo sviluppo della Sardegna; sono i beni più preziosi di cui la Sardegna dispone, l'abbiamo già detto. In particolare, ancora una volta, nonostante i richiami, nessun riferimento viene fatto al problema dei parchi naturali che in una Regione come la Sardegna, che dispone delle aree probabilmente di maggior pregio paesistico ambientale dell'interno bacino del mediterraneo se non addirittura, non dico cose assurde, dell'intera Europa, potrebbero essere e sarebbero un formidabile volano di sviluppo e fonte di occupazione soprattutto per i giovani, di occupazione pulita, di occupazione utile, di occupazione duratura, non di elemosine, non di assistenzialismo. E invece niente, i parchi non esistono più; sembra quasi che ci sia paura di parlarne, come se non si trattasse di strumenti di progresso, come ormai dappertutto sono considerati, e che da molte parti non possono essere istituiti perché non ci sono aree di pregio di questo genere; magari le avessero altri popoli ed altre nazioni! Noi le abbiamo ma ce ne dimentichiamo.

Poche ma inquietanti considerazioni vengono svolte in relazione al settore urbanistico, strettamente connesso con la tutela dei beni di rilevanza paesaggistica o paesistica. Infatti, pur evitando, questa volta, di richiamare espressamente la variante urbanistica automatica - mi sembra almeno, io non l'ho trovata ma in 130 pagine tutto ci può stare - l'onorevole Pili ha preteso di rispolverare, questo sì che l'ha detto, come se fosse il toccasana di tutti i problemi e delle lacune determinate dall'annullamento dei piani paesistici, lo sciagurato disegno di legge della Giunta numero 110 dell'11 gennaio scorso. Sciagurato perché, com'è stato più volte detto, con il pretesto di conciliare l'esigenza della rapidità delle procedure con quella della tutela del paesaggio, finisce sostanzialmente per liquidare il procedimento di valutazione di impatto ambientale e i vincoli previsti anche dalla legge regionale numero 45 dell'89, ivi compreso perfino quello di inedificabilità sulla fascia dei trecento metri dalla battigia, baluardo assoluto della politica ambientale.

E poi molte altre cose vi sarebbero da dire, è inutile soffermarsi sui particolari perché non si finirebbe mai, credo che non ne valga la pena. E` sufficiente chiedere all'onorevole Pili dove pensa di poter arrivare seguendo questa strada; l'impressione è che non andrà lontano e, soprattutto, non darà nulla di buono alla Sardegna e in particolare a quelle giovani generazioni che dice di voler rappresentare. Grazie.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Piana. Ne ha facoltà.

PIANA (P.P.S.-C.D.U. Sardo). Finalmente si riprende la discussione sul DPEF, dopo la crisi della precedente Giunta. Attribuisco ed attribuiamo al DPEF un'importantissima funzione, costituendo la base della programmazione economica sarda.

Secondo i dati ISTAT, vedi anche la relazione di maggioranza, la crescita del PIL nel 2000 è diminuita in Sardegna dall'1,7 per cento al 1,4 per cento confermando che la crescita in Sardegna è lenta e che il divario con il resto d'Italia è aumentato considerevolmente. Queste sono delle considerazioni che devono fare riflettere chi ha responsabilità di governo, chi deve programmare azioni per promuovere soprattutto sia il lavoro sia quelle tanto attese politiche di sviluppo che in Sardegna sono essenziali per farla uscire dall'Obiettivo uno. Infatti noi siamo ancora nell'Obiettivo uno, abbiamo le risorse che l'Unione europea ci mette a disposizione fino al 2006, però dobbiamo essere anche capaci di spenderle bene. Anche perché dopo il 2006, con l'allargamento dell'Unione europea, sicuramente la Sardegna non sarà più nell'Obiettivo uno e quindi, dovrà reggersi sempre di più con le risorse del bilancio ordinario.

Ma tra questi dati c'è anche da registrare che il tasso di disoccupazione è sceso al 18 per cento. E quindi mi auguro che anche il fenomeno dell'emigrazione, che in questi mesi ha colpito anche la Sardegna, soprattutto di coloro che sono in cerca di posti di lavoro, con le azioni e le politiche attive del lavoro previste in questo DPEF, e nella manovra finanziaria che noi andremo ad approvare, venga ad arrestarsi, perché veramente il dramma maggiore della Sardegna è quello di non avere un'economia sviluppata e quindi anche di registrare una drammatica carenza di posti di lavoro.

Dopo aver letto molto attentamente il DPEF, posso finalmente affermare che vi è piena coerenza tra questo documento e le dichiarazioni programmatiche che il Presidente Pili e la sua Giunta, e questa maggioranza, hanno presentato in quest'aula un mese fa. E questa coerenza con le dichiarazioni programmatiche è la vera novità di questo documento che oggi stiamo andando a discutere, e mi auguro entro domani mattina ad approvare, e spero sia veramente la svolta che il Consiglio regionale tutto, ma soprattutto il popolo sardo aspetta e di cui c'è la necessità. Le dichiarazioni programmatiche sono perfettamente coerenti con quanto è detto in questo documento. E` un documento più snello, più leggibile, più comprensibile, più, a mio avviso, aderente alla realtà, un documento della politica del fare rispetto alla politica del dire e, quindi, ripeto ancora, indubbiamente con la manovra finanziaria che seguirà all'approvazione di questo documento importantissimo che oggi stiamo discutendo, bisognerà dare gambe a tutte le azioni che noi oggi stiamo enunciando.

Ed è per questo che ricordo anche al presidente Pili che dovrà essere sempre il Presidente con le scarpette da tennis per tentare di recuperare il ritardo accumulato nella presentazione di questo documento e quindi anche della prossima manovra finanziaria. Io credo che l'entusiasmo col quale un mese fa si presentò e col quale approvammo le dichiarazioni programmatiche sia aumentato e quindi sono anche ottimista che noi questa scommessa, che andremo a fare con questa finanziaria che è enunciata nelle linee programmatiche di questo documento, riusciremo a vincerla. Nel documento sono giustamente indicati i tre assi portanti dell'autonomia, dello sviluppo, dell'innovazione, che caratterizzano il programma di governo della Giunta Pili, un'accelerazione delle grandi opere che troppo spesso subiscono ritardi a causa della burocrazia, o perché non si riesce a concludere azioni, opere, lavori, che da tanto tempo attendono lordi essere ultimate. Ed allora, indubbiamente, è necessario porre in essere un'azione di governo che attui l'accelerazione di queste opere, come la Giunta sicuramente riuscirà a fare.

Trovo coerenza anche con quanto si è detto sui PIT, previsti dal POR e finanziati con i fondi europei, sull'assistenza che verrà fornita agli enti locali per la predisposizione dei progetti da presentare a seguito della emanazione del secondo bando; quindi, anche su questo credo che possiamo veramente infondere ottimismo negli enti locali e nei loro amministratori.

La dotazione di un sistema di infrastrutture idriche deve essere ancora completata con un sistema di collegamento fra i bacini;il lavoro è appena iniziato e deve essere concluso. Ebbene, anche per le infrastrutture idriche in questo documento c'è una precisa volontà di avviare a soluzione il problema entro la fine della legislatura, perché non crediamo che il DPEF che stiamo approvando sia riferito solamente alla prossima manovra finanziaria, ma indubbiamente possiamo dire che è un DPEF che individua azioni programmatiche ed azioni che si dovranno portare avanti da qui alla fine della nostra legislatura, quindi sino al 2004. Credo che il vero obiettivo di questo DPEF e della prossima manovra finanziaria, sia quello di arrivare a concludere questa legislatura con queste azioni. C'è anche l'azione-forza della semplificazione dei procedimenti amministrativi anche in urbanistica con l'introduzione della variante urbanistica automatica; siamo convinti, lo eravamo già quando l'abbiamo dichiarato durante il dibattito sulle sue dichiarazioni programmatiche, lo siamo anche oggi, lo saremmo nel sostegno che daremo alla Giunta anche domani e in questi anni che ci separeranno dalla fine legislatura, che sia un'azione da realizzare se vogliamo veramente sbloccare alcuni progetti che oggi sono bloccati. Bloccati dalla burocrazia, bloccati anche dagli accordi di programma e che neanche quelle riunioni che vedono al tavolo tutti gli enti interessati riescono a sbloccare.

E' anche necessario negoziare un nuovo rapporto della Regione con lo Stato; credo che il Presidente abbia già intrapreso rapporti con i vari Ministri, con il Presidente del Consiglio, per attuare pienamente quello che è stato affermato in sede di dichiarazioni programmatiche e che questo DPEF richiama; così come la riduzione dei costi energetici, la metanizzazione, i trasporti e la continuità territoriale interna, perché crediamo che indubbiamente sia anche il volano dell'attività economica, in modo particolare in Sardegna; così come anche gli incentivi fiscali alle imprese, attraverso il finanziamento di leggi di settore, che nel DPEF sono ben individuate, leggi che sicuramente porteranno a concretizzare un aumento di occupazione, un aumento di sviluppo economico in Sardegna. Così come verrà incentivata l'agricoltura, attraverso la spendita dei fondi europei, ma anche attraverso un maggior utilizzo delle risorse ordinarie della Regione ed anche attraverso la riorganizzazione e valorizzazione degli enti strumentali della Regione. Sono indicati numerosi enti strumentali che, a differenza di quanto affermato nelle dichiarazioni che si sono fatte prima, si vogliono valorizzare: per esempio l'ERSAT al quale si vogliono attribuire maggiori e specifici poteri, in modo da individuarne responsabilità, ma anche meriti, in ordine alle azioni che verranno realizzate. E' prevista anche un'incentivazione del turismo, anche qui ricollegabile ad una nuova pianificazione urbanistica anche delle coste, a cui crediamo tantissimo, a cui veramente bisogna dare gambe.

Un'attenzione particolare viene riservata al settore della sanità e al problema del quale in questi giorni molto si discute, cioè la spesa sanitaria che si sta sempre più allargando. Io credo che sia necessario un maggior controllo sulla spesa, una maggior attenzione con un aumento anche dei controlli sul pianeta sanità e su questa particolare attività che impegna una parte consistente del bilancio regionale, e che tale esigenza in questo documento di programmazione economico-finanziaria, sia indicata bene.

E' per questi motivi che ritengo, e riteniamo noi del gruppo C.D.U. - P.P.S, che il DPEF presentato dal Presidente Pili e da questa maggioranza sia pienamente coerente con il programma di governo votato da questa maggioranza. Per questo daremo il nostro voto favorevole, per questo sosterremo quanto indicato nel documento, perché lo riconosciamo pienamente coerente con quanto abbiamo sempre sostenuto e quanto si potrà fare.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Credo che ci sia un orientamento un po' strano, di ribaltare situazioni, cose, e soprattutto date. In quest'Aula, da due anni a questa parte, non si riesce più a capire se vi sia la volontà di rispettare scadenze, appuntamenti, che sono poi vitali, non solo per la politica ma anche per l'economia, per la gente che da noi dovrebbe essere amministrata.

L'anno scorso abbiamo evitato di fare un assestamento, siamo arrivati ad approvare un DPEF a mio avviso, fuori tempo massimo, abbiamo avuto tre, quattro mesi di esercizio provvisorio, siamo riusciti a non spendere le risorse; quest'anno riusciremo a non fare assestamento, non credo che a qualcuno possa venire in mente in questi giorni di porlo all'attenzione dell'Aula, riusciremo ad arrivare a discutere il DPEF nel mese di dicembre, e cioè il 19 e poi, il prossimo anno, nel 2002, discuteremo ancora una volta, più che fuori tempo massimo, la nuova manovra finanziaria. Io chiedo a qualunque dei presenti se nell'amministrare la propria azienda, o la propria famiglia, possa utilizzare una tempistica come quella che stiamo utilizzando noi: la propria famiglia sarebbe già un disastro, la propria azienda avrebbe già fallito: Tutto ciò dimostra che invece, trattandosi di denaro pubblico, non essendo il danno di carattere personale, ma ricadendo sulla collettività l'interesse è limitato, e questa abitudine ci sta trascinando a considerare questo ritardo un fatto ormai di ordinarissima amministrazione. Se rileggiamo il DPEF degli anni scorsi vediamo che tale documento diventa ripetitivo. E' vero che si cerca di snellirlo, ma poi i contenuti restano gli stessi, perché di project financing non è la prima volta che si parla. Allora, le medesime modalità di insediamento, da parte di questa maggioranza, della prima Giunta che è stata eletta in quella circostanza, e della attuale oggi, in modo ripetitivo, ci riportano a leggere gli stessi intendimenti. Io mi chiedo: ma in questi due anni, nei quali avete parlato di project financing, di cui riparlate ancora oggi in termini ancora più convinti, tale strumento non è mai stato utilizzato, perché la situazione sarda è certamente diversa da quella lombarda, Piemontese o veneta. Ed allora, gli esempi fatti, riguardanti il nord Italia, non sono accreditabili e non si possono neanche importare in una realtà come la nostra, stante la situazione economica.

Abbiamo un deficit infrastrutturale del quale ci riempiamo la bocca ed anche le pagine, le pagine di questo DPEF; voi stessi a pagina 43 dite: "la dotazione di efficienti infrastrutture a rete… come è noto, è una precondizione necessaria per determinare il potenziale di sviluppo di un'area" - noi riteniamo che l'area stia ad indicare tutta la regione, perché il deficit riguarda l'intera Isola - e dite che anche i progetti sono indispensabili per creare le precondizioni per lo sviluppo della Sardegna. Ma io mi chiedo se fuori da questa aula ci sia la stessa identica situazione, o il quadro complessivo, che molte volte viene enunciato nei documenti che vengono proposti, effettivamente esista. Fuori ci sta crollando il mondo, in questi giorni, ma non solo in questi giorni, perché gli accadimenti non sono delle ultime ore; a livello nazionale c'è una guerra in atto da parte di più soggetti, a partire dagli imprenditori, quindi dall'ANCE, sul discorso delle grandi opere. Ma nell'elenco di quelle 250 opere, presentato l'altro giorno dal Ministro per le infrastrutture, ne avete letto qualcuna che ci riguarda direttamente? Perché se così è ho letto male io, sono distratto e chiedo scusa. Ma se così non fosse, e fra quelle 250 opere non c'è un'opera che riguarda quest'Isola, inizierei a preoccuparmi fortemente di una disattenzione che ancora una volta la penalizza. Come pretendiamo di eliminare il deficit infrastrutturale quando ai grandi appuntamenti le dimenticanze riguardano in special modo, per non dire solo ed esclusivamente, quest'Isola? E' in atto una insurrezione dei governatori delle regioni italiane di tale portata che, per spaccare quel fronte si arriva quasi ad un paradosso, si sigla accordo con la Regione Campania, una Regione governata dal centrosinistra, che prevede - ve lo dico in miliardi, perché agli euro ancora non siamo abituati - 16.690 miliardi di lire di investimenti e individua le opere campane inserite nella legge obiettivo.

PILI (F.I.-Sardegna). Presidente della Giunta. Queste sono le richieste delle singole regioni.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Queste sono le richieste, ma i presidenti delle Giunte regionali, e non so se fra essi ci sia anche lei, Presidente Pili, minacciano anche di ricorrere alla Consulta; forse questo Consiglio avrebbe anche il piacere di sapere e di conoscere la posizione della Sardegna al riguardo; se intenda partecipare a questa protesta, avanzando una rivendicazione che ci appartiene, per tutelare un diritto sacrosanto, oppure se stiamo a guardare senza disturbare il manovratore, pretendendo poi di sanare la situazione sarda con chissà quale miracolo o eventualmente con quale proclama. Ma la realtà vera, fuori di questo palazzo, è che i lavoratori socialmente utili sono scesi in piazza, scendono in piazza i lavoratori del presunto - non me ne voglia l'amico e collega Pinna - geoparco minerario, la cui realizzazione sembra ormai un romanzo a puntate; non solo scendono in piazza questi, ma vedo che la Cartiera è stata tenuta nella giusta considerazione: la delibera CIPE ha previsto l'intervento immediato per sanarne le giuste aspettative, una situazione che credo sia davanti agli occhi di tutti, sarebbe sufficiente affacciarsi a una delle tante finestre.

Se questo non bastasse, si aggiunga il fatto che comparti che voi ritenete di vitale importanza, stanno crollando, per il semplice fatto che quando l'Enichem giustifica la sua dismissione, il suo abbandono adducendo il fatto che il costo energetico non la mette in condizioni di poter stare sul mercato, noi stessi forniamo in continuazione all'Enichem giusti motivi per abbandonare il territorio. E siccome il territorio interessato è in parte il Nord Sardegna, in parte Ottana, e siamo arrivati a Macchiareddu, forse l'impresa di Macchiareddu si salva, ma le altre due non hanno certo la forza e la capacità di salvarsi e, lo devo rimarcare, nessuno si è impegnato a farlo.

I dieci anni che qualcuno ha preventivato per portare il metano su quest'Isola, come li vivranno le nostre imprese? Nella stessa identica situazione? Ma una volta tanto vi vuole entrare in mente che non è possibile che quest'Isola possa aspettare dieci anni? Che l'equiparazione del costo energetico è un diritto sacrosanto che la Sardegna deve rivendicare? Che quando dovesse arrivare anche il metano, fra cinque, dieci anni o quando sarà, forse non saremo anche noi sullo stesso piano di competitività delle altre realtà nazionali? Ma è possibile che questo non possa essere un motivo valido perché finalmente la Giunta regionale di turno, qualunque essa sia, e la maggioranza di turno, di destra o di sinistra, possano capire che questa è l'unica e vera difesa immediata per riposizionare l'Isola in modo competitivo nel resto d'Italia? Non d'Europa, perché qualcuno vuol parlare anche d'Europa. Amici miei, su queste battaglie non c'è distinzione. Se non capiamo questo, altro che parlare di spirito nazionalitario, come qualcuno stasera ha continuato a fare. Qui di spirito nazionalitario non ce n'è, e non avevo dubbi, perché il linguaggio è una cosa, l'appartenenza è un'altra.

Le battaglie sono queste, a queste aggiungiamo quelle che andrebbero fatte per salvare un altro comparto che è in completa dismissione, alla quale con un'attenzione quasi masochista, direi, si assiste passivamente. Parliamo di continuità territoriale: continuiamo a essere ostaggio delle volontà del Governo, del ministro di turno, delle gare valide e non valide, dei ricorsi e controricorsi, delle strumentalizzazioni per cui comunque tarda ad arrivare qualcosa; nel frattempo, all'interno, le Ferrovie dello Stato hanno dismesso un sistema di trasporto. Nelle altre realtà c'è una rivalutazione del sistema di trasporto su ferro per il trasporto delle merci, non arrivano più carri, non partono più carri, c'erano tre navi, ce n'è rimasta una, la più piccola, quindi siamo proprio alla dismissione; il licenziamento del personale delle cooperative di supporto a quel tipo di servizio, non preoccupa questa maggioranza, non preoccupa questa Giunta. C'è un crollo del sistema, altro che riammodernamento! Per il riammodernamento ci vuole la volontà e ci vogliono i denari! Non c'è la volontà e non ci sono i denari, e non si ottengono con i proclami, nel modo più assoluto! Siamo in una situazione più che penalizzante.

In questo scenario, che non è idilliaco, ma che è più che preoccupante, con i vari problemi che la Sardegna vive e che qualcuno ha voluto ricordare, dalla siccità all'alluvione, dalla blue tongue alla BSE, o a quante ne arriveranno su quest'Isola, per grazia di Dio, vorrei capire se il modo di affrontare le emergenze come struttura amministrativa ci soddisfa, o se questa Regione ha necessità di un vero e proprio cambiamento. I proclami, ripeto, li avete fatti anche voi: il sottogoverno doveva essere rivoluzionato, e non solo non l'avete rivoluzionato, ma è aumentato; lo shock burocratico non solo ha peggiorato la situazione, ma l'ha incancrenita. In una situazione del genere, quando si scrive un DPEF, bisogna anche essere consequenziali: l'anno scorso avete fatto un DPEF e poi la manovra finanziaria, varata immediatamente dopo, non è stata coerente con la filosofia e tutto ciò che era scritto nel DPEF. Questo è lo scenario: scrivete una cosa e ne fate un'altra. Quest'anno ne avete scritto un'altra ancora, rispettando certamente, perché credo ci sia anche poca fantasia, tutte quelle linee, quelle priorità, quel rincorrersi di problemi che comunque devono essere sanati per garantire veramente all'Isola la possibilità di un futuro economico e una prospettiva. Io sono sicuro che questo DPEF sarà completamente diverso dalla finanziaria che porterete in quest'aula, perché oggi pensate una cosa, domani ne fate un'altra.

Ci avete consegnato sui PIT due documenti, anzi uno ce l'avete dato, l'altro ce lo siamo cercato, documenti ufficiali, uno è sullo stato di attuazione (ci è stato consegnato da voi), l'altro era quello dell'Unione Europea della fine del giugno scorso, ma io credo che atto d'accusa più grave, più forte, più certificato, nessun partito dell'opposizione vi avrebbe potuto fare, cioè riuscite voi stessi a farvi la migliore opposizione a causa di ciò che non siete grado di fare. Quale discussione volete tenere sui PIT, quando certificate voi il fallimento? Voi lo certificate il fallimento! Quella strada l'avete scelta voi, non erano mica una cosa diversa il POR e i PIT. Qualcuno ha cercato di farlo capire, stabilendo anche le regole, e qualche altro invece ha frastornato gli enti locali, come se si trattasse del solito intervento a pioggia, per l'ennesima volta distribuito nell'Isola ad amici, compari e quant'altro. Non è così, non è così, amici miei, lo sappiamo tutti! Vedremo questo emendamento, quando lo presenterete, per capire quale correttivo a ciò che non avete fatto sino adesso volete apportare.

Ed allora, in uno scenario del genere, io mi chiedo: ma veramente possiamo far finta di niente? Veramente gli interventi da parte della maggioranza devono essere soltanto sviolinate? Oppure si deve cercare con insistenza di cambiare rotta, di migliorare il passo, di capire se il ritardo che stiamo accumulando è diventato insormontabile e che quest'ultimo treno ormai è partito e noi non ci siamo? Abbiamo denunciato, nel mese di aprile, che avevamo già perso 2000 miliardi dei fondi europei; la stampa poco ascolta, a poco crede, la realtà è che poi quello che è stato certificato nel mese di giugno dall'Unione Europea ha avvalorato anche la nostra denuncia. Ci danno le risorse, non riusciamo a spenderle, non abbiamo la capacità progettuale, siamo ancora avvolti da vecchi sistemi, da un modo di interpretare la politica e l'economia che non riusciamo ad abbandonare.

Io credo che questo sia un sintomo di grande debolezza, e il vostro tentativo di essere propositivi, come in alcuni passi di questo documento voi state cercando di fare, non può ancora una volta essere credibile. Troppe volte ve l'ho sentito dire, troppe volte l'avete gridato, avete manifestato volontà che poi sono rimaste inattuate. Allora si deve coinvolgere l'intero Consiglio su un dibattito che ci riguarda direttamente, un Consiglio la cui partecipazione però continua a lasciar desiderare; stamattina l'Aula era vuota, come se l'argomento in discussione riguardasse solo i tre o quattro che dovevano fare chissà quale relazione, per poi arrivare magari tutti insieme al momento del voto. Perché quello che importa non è il contenuto del documento, è il voto finale. Solo allora si richiamano le truppe, quelle affiliate e quelle non affiliate, per verificare la compattezza della maggioranza, e tutto finisce con un voto che qualcuno naturalmente spera debba essere positivo. Ma perché dovreste votare a favore, quando il documento che voi stessi state condividendo vi lascia più insoddisfatti di quanto non lo sia parte della stessa opposizione? Ma è pensabile poter costruire qualcosa di positivo? E` pensabile che continuando con questo modo di fare si possa riuscire finalmente a parlare di un nuovo millennio in termini più che positivi e di speranza? Qua siamo all'abbandono e nonostante ciò vedo che le cose continuano ad essere ritenute le più piacevoli. Allora, se di abbandono si tratta, per noi certamente non può essere condivisibile, continueremo a denunciarlo, verificheremo passo per passo l'attuazione di questo documento in fase di esame e discussione della manovra finanziaria e, continueremo a fare quello che abbiamo fatto sino ad oggi, cioè a denunciarne l'inconsistenza.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.

MURGIA (A.N.). Presidente, colleghi, abbiamo già dato nella competente Commissione un giudizio positivo sul documento presentato dalla Giunta, un documento che deve essere analizzato con la presunzione della stabilità di governo e la tranquillità di poter svolgere la propria concreta azione. In apertura è proprio questo l'argomento che voglio toccare, e cioè un orizzonte di tranquillità operosa da qui fino al 2004. Gli operatori economici infatti vogliono interlocutori certi, vogliono Giunte forti ed autorevoli. I cittadini devono poter giudicare un governo dopo che questo ha operato per un lungo periodo, per cui questa sottile inquietudine non fa certamente bene. E per affrontare i nodi che noi tutti conosciamo c'è bisogno proprio degli elementi che ho appena indicato.

E` stato detto che l'attuale documento è più scarno e pragmatico degli altri, anche se le linee portanti sono sempre quelle della precedente Giunta. Per giudizio unanime, infatti, le politiche di sviluppo hanno bisogno di cambiamenti e di una nuova marcia; è mancato lo sviluppo autopropulsivo, la capacità di sfuggire al minuzioso controllo pubblico, all'idea di una Regione invasiva e partigiana; le politiche assistenzialistiche hanno fallito, occorre prenderne atto, con un'affermazione: la crescita in termini occupativi avviene sostenendo l'impresa, ma incentivare semplicemente le imprese, renderle destinatarie e protagoniste delle numerose leggi di incentivazione, non ha particolare significato, poiché anche le aziende più avanzate hanno con la Regione un rapporto continuo, spesso vicendevolmente asfissiante.

I passaggi devono essere graduali, graduale è la crescita culturale di tutto il sistema; giustamente il documento osserva come parlare in termini di filosofia generale abbia un senso solamente se capiamo che il male peggiore è la disoccupazione, e in particolare la ricerca del primo impiego. Si punta, come è giusto, come vuole la tendenza complessiva, a valorizzare il locale, a ritenere che i territori debbano essere messi nelle condizioni di competere, e se considerare gli elevati tassi di disoccupazione con la conseguente necessità di sostenere il lavoro temporaneo, specie nelle aree di maggiore disagio, ha un valore eminentemente sociale, come è giusto che sia nella nostra coalizione, ben venga il valore sociale, che significa aspettare ed aiutare chi è in difficoltà. Il rischio è che questi processi non si governino con la dovuta capacità e responsabilità, che ancora non appare all'orizzonte. E` la qualità che manca al sud e nelle nostre isole, la qualità nella progettazione, come recentemente sosteneva il Sole 24 Ore in una sua approfondita inchiesta. Significa che i comuni non hanno la capacità di promuovere a tutt'oggi l'occupazione. E` fin troppo facile affermarlo, lo testimoniano ancora una volta le risorse non spese. I dati in nostro possesso dicono che chiunque, al contrario, abbia una prima esperienza di lavoro poi si trova avvantaggiato nella futura ricerca. Si tratta di cominciare, si tratta di pensare che l'orizzonte non deve essere necessariamente quello del posto fisso; flessibilità non significa assenza di regole, significa mettere in movimento, significa aprire possibilità, dare chances, e le centinaia di giovani hanno bisogno di chances concrete.

Ma il parlare insistentemente di politiche di sostegno al benessere sociale, porre la famiglia e la questione giovanile al centro dei ragionamenti della politica, ha un grande valore, c'è un tasso di attenzione che va sviluppato per dire, una volta per tutte, che si possono coniugare politiche per l'impresa e politiche per la società, che l'equilibrio e la solidarietà non sono concetti a noi estranei, e che anzi fanno parte del nostro bagaglio, che il liberismo sociale è l'orizzonte e la cifra importante della nostra coalizione.

Alcune partite, colleghi, sono già state indicate dal Presidente Pili durante il dibattito sull'Intesa Stato-Regione; il documento le riprende in pieno, confermandole e rafforzandole; su entrate, su continuità territoriale, sul sistema delle infrastrutture è quasi superfluo soffermarsi, non servono le parole quanto i fatti concreti. Un'idea forse però va sottolineata, alcuni lo ritengono pleonastico, ma prevedere una cornice di equilibrio, di attenzione verso le aree del disagio, di attenzione verso chi ha bisogno, mi pare il giusto fardello che il governo di centrodestra debba accollarsi.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SPISSU

(Segue MURGIA.) Non bisogna tuttavia far passare l'idea che i ritardi siano dovuti ad una Regione sempre matrigna. Va sostenuta la società locale nel suo insieme, ma va lanciato un piano di rinascita, certamente non solo per l'economia, ma anche per la cultura e la nostra mentalità. Oggi la Regione ha anche competenze sulla scuola, occupiamocene. Io provocatoriamente vorrei dire, anche da quest'Aula, che sostenere direttamente la modernità della riforma Moratti oggi per il centrodestra è un obbligo, anche alla luce dei fatti che stanno avvenendo, facendo pesare un'idea di sapere e di istruzione alternativa a quella che si è fatta largo in tutti questi anni. Si chiede in sostanza un maggior tasso di politica di centrodestra a questo governo, più che in passato: bisogna semplificare le cose per i cittadini, far capire che i tavoli di discussione tra centrodestra e associazioni, imprese e sindacati, mondo della cultura, sono sempre sgombri e liberi ma che è la politica infine che fa le scelte, che decide di accettare o meno le proposte che vengono dai corpi intermedi della società. E` la nostra idea di un bipolarismo più maturo che dobbiamo tentare di migliorare; per esempio molte osservazioni che la C.I.S.L. mette in campo su un recente documento di integrazione al DPEF sono interessanti, vanno accolte perché sono assolutamente condivisibili.

Va fatta una maggiore chiarezza sull'azione delle leggi di incentivazione ed è sempre giusto pensare che non solo di sgravi fiscali le imprese abbiano bisogno, come sottolinea la C.I.S.L.; è giusto - ma ne ho già parlato prima - dare più forza alle questioni legate alle zone interne. Sono problemi che hanno bisogno di tempo e di un quadro politico più chiaro e più semplice, la Giunta deve essere inflessibile con se stessa su tutti i ritardi, specie sull'annoso problema della spendita delle risorse. Si dice che Bruxelles in una sua recente nota voglia revocare immediatamente le ingenti risorse non spese, si legge (notizia proprio di stamattina) che il governo nazionale voglia essere molto severo con le Regioni che spendono poco e male. La questione del primo bando dei PIT deve essere utilizzata come un monito per non commettere gli errori fatti, bisogna lavorare perché vi sia una maggiore integrazione tra pubblico e privato, scartando subito le idee palesemente sbagliate. E` ancora una volta compito della politica guidare e regolare questi processi, c'è un sistema locale che deve crescere e che per il momento non ha ancora una sua precisa dimensione. Va aiutato e messo nelle condizioni di liberare la Regione da oneri troppo gravosi, pena un inutile centralismo. Io personalmente condivido questa posizione, ma anche Alleanza Nazionale, difendo la programmazione negoziata; credo che sia una strada da seguire, da applicare, da sostenere, da difendere, ma la Regione non può stare sempre alla finestra. L'attività di monitoraggio deve essere più costante e più precisa, molti dei patti territoriali sono ad un punto morto, molte scelte erano figlie dell'improvvisazione, molte vanno tutt'ora avanti per inerzia. Ed allora vanno riviste, riprese in mano, migliorate, rese più celeri. Se non fosse un argomento quasi oramai scontato, seppur di scottante attualità, direi che molte buone idee si infrangono sul muro della burocrazia, che è l'emblema (la burocrazia) di una Regione pesante e immobile, che insegna ad essere pesanti ed immobili, con tutte le implicazioni culturali che si fanno largo nella testa dei cittadini. Colleghi, entro il 2004 facciamo almeno una riforma. Abbiamo il 2002 sgombro da competizioni elettorali, è l'anno decisivo, e per questo non possiamo fallire.

PRESIDENTE. E` iscritta a parlare la consigliera Lombardo. Ne ha facoltà.

LOMBARDO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, il documento di programmazione economico-finanziaria oggi all'esame del Consiglio ha, sulla base della legge di contabilità che lo ha previsto, la legge regionale numero 11 del 1998, la funzione di tracciare le linee guida per orientare lo sviluppo economico, delineare gli obiettivi e le azioni di intervento, coordinare i flussi finanziari pubblici, determinando l'ammontare delle risorse disponibili.

In particolare, il documento parte dall'analisi sugli aspetti strutturali e congiunturali dell'economia regionale, nazionale e, alla luce dei fatti dell'11 settembre scorso, anche mondiale; fa una valutazione sulle azioni già svolte, per arrivare all'individuazione e quantificazione delle risorse a disposizione per raggiungere gli obiettivi individuati come prioritari e necessari per lo sviluppo. Si tratta di un percorso che parte dall'analisi per giungere alle proposte, nella prospettiva dell'elaborazione dei disegni di legge finanziaria e di bilancio annuale e pluriennale. Questo DPEF pertanto, si inquadra in uno scenario composito, in cui alcuni timidi segnali positivi, come l'andamento del reddito e il livello dell'occupazione, si devono scontrare con il clima di generale incertezza del contesto economico mondiale. Tutto infatti è legato all'evoluzione del conflitto in Afghanistan e alla ripresa di un clima generale di fiducia.

Il dato più rilevante è che il costo della grave congiuntura internazionale attualmente in essere, viene quantificato dalla Commissione dell'Unione Europea in 1,2 punti percentuali di mancata crescita del prodotto interno lordo per il 2001 e di 1,6 punti in meno per il 2002. Appare evidente che ci troviamo in una situazione che se ieri poteva essere definita negativa, oggi possiamo tranquillamente definire, senza infingimenti, drammatica, anche alla luce del forte indebitamento della Regione sarda, che impone un politica improntata ad uno stretto rigore.

Ma allora cosa fare alla luce di tutto questo? La filosofia del DPEF è quella di proseguire le linee di attività più feconde e più significative del precedente, e nel contempo di perseguire gli obiettivi del programma di governo su tre temi fondamentali: autonomia, innovazione e sviluppo. Si tratta di una nuova e diversa impostazione, che segna la rottura con una politica che ha concorso a produrre esclusivamente assistenzialismo e disoccupazione e l'individuazione invece di nuove strategie di politica economica, in grado di avviare quel circolo virtuoso che tutti noi attendiamo e che sia in grado di tradursi in sviluppo e posti di lavoro. Questo però non vuol dire assecondare l'idea di un capitalismo senza anima e senza cuore, o di un consumismo sfrenato in cui i valori vengono sacrificati in nome della legge superiore del mercato, dove chi ha i mezzi per resistere resiste, mentre chi non li ha soccombe. Al contrario, attuare una nuova politica di sviluppo in Sardegna vuol dire avere una Regione che smette di intervenire direttamente nell'economia, ma utilizza le sue energie per promuovere ed assecondare l'imprenditorialità, al fine di creare un sistema che offra reali opportunità per i giovani.

Concretamente, o puntiamo a migliorare il sistema complessivo dell'istruzione, della formazione e della ricerca o non saremo mai una regione competitiva. Questi sono settori fondamentali, trainanti, che riguardano effettivamente i nuovi saperi, un futuro che ormai è dietro l'angolo e che non possiamo consapevolmente tralasciare. E` qui che si annida il mondo dei giovani, dei precari, dei nomadi del lavoro, un mondo che ha la necessità di essere inquadrato, perché rappresenta la nuova linfa vitale del nostro tessuto produttivo.

Le politiche del lavoro, che sono sempre state al primo posto nei programmi di tutte le Giunte regionali, devono essere caratterizzate dalle scelte di quegli strumenti che generino occupazione nuova, aggiuntiva, ma soprattutto stabile. Trattasi sostanzialmente di scelte che tendono a superare le misure che, più che di politica del lavoro, sono di politica assistenziale. Da qui la decisione di incrementare lo sforzo finanziario della Regione nella riduzione del costo del lavoro, attraverso l'abbattimento degli oneri sociali con il rifinanziamento della legge regionale numero 36 del '98, che nella sua prima fase di attuazione ha già dato significativi risultati positivi. E` importante sottolineare che questa scelta non è di poco conto, se si considera che le politiche del lavoro sono di vario tipo e che in passato la quantità di risorse destinate a strumenti di flessibilizzazione del mercato del lavoro era inferiore rispetto quella destinata alle misure di sostegno diretto all'occupazione.

Attuare una politica di programmazione rappresenta una grande sfida per l'intera classe politica; dobbiamo sentirci tutti impegnati a costruire il futuro individuando i limiti, le debolezze e le contraddizioni esistenti nella nostra programmazione. Questo è uno dei nodi politici più importanti e cogenti. L'obiettivo che Giunta e maggioranza si sono poste è quello del cambiamento, abbandonando le vecchie strategie che nulla hanno prodotto se non soltanto risultati disastrosi, mantenendo i settori vivi della vecchia economia, abbracciando la new economy, valorizzando le risorse locali, l'ambiente, il turismo e l'agricoltura.

Le priorità di intervento non diventano frutto di affermazioni generiche, ma indicano percorsi concreti. Mi riferisco al problema dell'emergenza idrica, al piano energetico, al piano telematico, al sistema viario, alla continuità territoriale aerea e marittima, al completamento delle opere pubbliche afflitte da gravi ritardi attuativi, alla riqualificazione della pianificazione territoriale. Purtroppo dobbiamo riscontrare che la struttura regionale è più attenta all'amministrazione attiva, alla quotidianità; al contrario la programmazione di per sé si proietta a medio e lungo termine. E` questo un limite che dobbiamo superare, un limite che non è soltanto della nostra Regione, ma dell'intero Mezzogiorno. Le due fasi, programmazione ed attuazione, devono invece essere considerate unitariamente, deve essere abbandonata l'eccessiva attenzione alla gestione dei fatti amministrativi con una visione ordinaria e localistica. Alla classe politica spetta la definizione degli obiettivi e il controllo sull'operato amministrativo per il loro conseguimento. Così come la classe politica deve rispondere all'elettorato circa la realizzazione dei programmi, allo stesso modo la burocrazia regionale deve essere chiamata a rispondere del conseguimento degli obiettivi politici stabiliti. La modernizzazione della struttura della Regione, le linee di attuazione, impongono questa responsabilità afferente ai due diversi ruoli.

E` questa una fase di transizione tra il vecchio e il nuovo sistema che deve essere ancora costruito. In questa situazione la Sardegna è sempre rimasta ai margini del processo di sviluppo internazionale e ha accentuato la perdita in termini di produttività e di occupazione; basti pensare al graduale smantellamento dell'industria di base. Per vincere la sfida del radicale cambiamento occorre l'impegno di tutti, Giunta e Consiglio, maggioranza ed opposizione; nessuno può sottrarsi alle proprie responsabilità nei confronti della Sardegna e dei sardi, perché insieme dobbiamo costruire il futuro della nostra Regione. Sorge però a questa punto spontanea una domanda: ma qual è il male oscuro della politica sarda che impedisce la crescita del nostro sistema economico in termini di produttività e di occupazione? Una risposta esaustiva in termini di analisi e di proposte concrete e coerenti si riscontra nel DPEF, oggi al centro del dibattito consiliare.

In primo luogo si parte dalla constatazione di un quadro normativo, amministrativo e economico che ha dato vita ad un sistema che non ha promosso lo sviluppo e bloccato la disoccupazione. Nel DPEF si punta al ruolo dell'impresa come cardine dello sviluppo, imboccando la strada di una crescita vera e solida, non drogata e non assistita. Il sistema degli incentivi, così come l'abbiamo conosciuto, con i finanziamenti alle imprese, in conto capitale e agevolati, non è servito ad attrarre capitali e a stimolare investimenti, ma solo a sostenere una miriade di piccole e medie imprese destinate a vivacchiare, impedendo di fatto di incidere positivamente sull'occupazione. Da alcuni anni ormai è prevalente la consapevolezza che le agevolazioni fiscali rappresentano l'unico strumento capace di attrarre investimenti, incentivare sviluppo e creare occupazione. Pertanto gli incentivi finanziari da soli non bastano, serve una seria politica di fiscalizzazione, e rientrano in questo ambito la riduzione dell'IRAP e gli sgravi degli oneri sociali di cui alla legge regionale numero 36 del '98. Il sistema di incentivazioni, basato sui contributi in conto capitale e su quelli a tasso agevolato, che tra l'altro impongono lunghe, defaticanti e costose istruttorie, deve essere rivisitato. Al contrario, gli incentivi fiscali saltano a piè pari ogni procedura, attivando automatismi che non costano nulla, ma soprattutto consentono di eliminare problemi di clientelismo legati alla gestione discrezionale dei contributi. L'unico presupposto per l'accesso alle agevolazioni fiscali è essere in presenza di imprese capaci di reggersi da sole sul mercato, che creino profitti e siano soggetti fiscali attivi. Nel DPEF emerge chiaramente che il grande capitale è molto sensibile alla fiscalità; non voglio dire che dovremo abolire del tutto il sistema dei contributi e del sostegno alle imprese, ma dovremo passare gradualmente ad incentivare quelle davvero competitive e produttive, in grado di creare occupazione stabile.

A tale proposito fondamentale è l'azione del Governo volta ad ottenere il riconoscimento da parte dell'Unione europea dell'applicazione di una fiscalità differenziata, a favore delle regioni del Mezzogiorno, per finalità di sviluppo economico e di riequilibro territoriale. L'Unione europea deve prendere coscienza del fatto che esiste una questione meridionale, che esiste una questione sarda ancora irrisolta, che esiste un'Italia a due velocità, dove il sud non può essere trattato alla stessa stregua del nord perché i problemi sono diversi e di conseguenza devono essere affrontati con azioni diversificate.

Un discorso a parte merita il nostro gap infrastrutturale che ci rende ancora poco appetibili agli occhi di chi vuole investire; occorre ribadire la necessità di intensificare la vertenza con lo Stato e di aprire una trattativa con l'Unione europea per recuperare lo svantaggio accumulato dalla Sardegna nella dotazione di grandi opere, per le quali le risorse regionali sarebbero certamente insufficienti. A questo proposito lo strumento che può consentire la realizzazione di un consistente programma di opere pubbliche è il project financing: il privato realizza l'opera finanziandola in tutto o in parte, ottenendo come corrispettivo la gestione della stessa per un periodo di tempo determinato. Non è infatti più pensabile investire ingenti risorse pubbliche in opere destinate a restare tra le voci passive, o che gli enti strumentali della Regione possano continuare a proporsi come enti di gestione. E` ora che l'impresa privata si candidi alla gestione delle opere pubbliche, partecipando con le proprie risorse fin dalla fase della progettazione e realizzazione. Per raggiungere questi obiettivi, cari colleghi, serve una volontà politica davvero unanime e convinta, di cui la maggioranza dovrà dare prova nella fase di predisposizione ed approvazione delle leggi finanziaria e di bilancio.

Sono però ben conscia delle difficoltà ed è per questo che, concludendo il mio intervento, voglio rivolgermi all'opposizione affinché guardi più agli interessi della Sardegna che a quelli di parte, perché sono convinta che sulle grandi questioni che riguardano il futuro della nostra Isola sia doveroso partecipare tutti, con senso di responsabilità, nell'interesse del popolo sardo che tutti noi, maggioranza ed opposizione, in quest'Aula rappresentiamo. Solo con la presenza attiva nelle Commissioni e in Consiglio, ed un impegno caratterizzato da motivazione, determinazione ed entusiasmo, sugli elementi chiave da lei individuati, signor Presidente, nelle sue dichiarazioni programmatiche, si potrà uscire da quel tunnel della crisi che purtroppo fino ad oggi è stato imboccato.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (F.S.D.). Signori Presidenti, colleghi, voglio partire dal richiamo che la collega Lombardo ha fatto adesso, un appello al senso di responsabilità, un appello alla partecipazione, per parte dell'opposizione, al lavoro dell'Aula. L'opposizione ha cercato sempre, in maniera costruttiva, puntuale, precisa, di partecipare, e il richiamo suona quanto meno inusuale se pensiamo che il DPEF arriva in Aula, e non solo per le ragioni della crisi, ma al di là delle ragioni della crisi, a ridosso delle feste natalizie, cioè, a conclusione d'anno, quando invece se la maggioranza già nel passato, quando la passata Giunta pareva godere ancora di buona salute, avesse lavorato per produrre in tempi ragionevoli, nei tempi giusti, nei tempi di legge, il DPEF, oggi non solo avremmo il DPEF approvato, ma avremmo approvati anche le leggi di bilancio e finanziaria.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

(Segue BALIA) Quindi, i ritardi non stanno solo nella crisi, i ritardi stanno nelle volontà, che la maggioranza ha adottato come sistema, di ritardare la predisposizione e il conseguente dibattito sui documenti di carattere contabile. Una volontà che si è stabilizzata nel tempo, che è diventata regola.

Io ho provato a vedere se fra questo DPEF e il Documento di programmazione economica e finanziaria della passata Giunta, documento sul quale - badate - si è aperta una crisi politica, vi siano grossi elementi di innovazione. Può esservi un approccio diverso relativamente ad alcuni capitoli; sono contenute, almeno a livello di proposizione, lievi migliorie, che possono pure tradursi, che possono pure alimentare nuove speranze, a partire dalla problematica lavoro, alla quale si è dedicato uno spazio, ma serve un diverso indirizzo, serve una reale canalizzazione di risorse, è un'idea che non va solo debolmente enunciata, ma che va precisata, che non deve essere solo abbozzata, così come è allo stato attuale, ma che deve essere tradotta in fatto operativo, in scelta politica significativa. Allora sì che diventa scelta di campo, scelta di campo a favore di quelle categorie che lavoro oggi non ne hanno affatto. E poi è assolutamente necessario, perché non stava e non sta avvenendo, lo stabilirsi, assessore Masala, di fatti conseguenti che dimostrino la reale volontà di far sì che il DPEF sia realmente propedeutico alla costruzione della manovra finanziaria. Perché dico questo? Perché è avvenuto, e debbo riconoscere che è avvenuto qualche volta anche in passato, ma è avvenuto in modo molto forte nell'ultimissimo periodo, che si sia enunciata attraverso il DPEF una certa filosofia, che poi è stata regolarmente smentita e tradita da una manovra finanziaria che spesso ha viaggiato in termini di antiteticità e di contraddittorietà rispetto a quanto nel DPEF ci si proponeva.

Nel merito, assessore Masala, onorevole Presidente della Giunta, nel DPEF manca un progetto di sviluppo realmente visibile, un progetto di sviluppo chiaro, un progetto di sviluppo obiettivamente perseguibile; gli stessi dati che vengono riportati nella prima parte relativamente alle previsioni di crescita del prodotto interno lordo per il futuro, se pure possiamo considerarli ragionevoli, nel senso che non rappresentano delle "sparate" prive di significato, sono sicuramente al di là dell'ottimismo e in ogni caso sovradimensionati.

Abbiamo - è diventata anche questa una costante - una spesa sanitaria non più contenibile e non più prevedibile, che ha sfondato e sforato abbondantemente nel passato e che tenderà a sfondare in maniera visibile ancora nel futuro. E abbiamo, come per il passato, lo diceva l'onorevole Scano nella relazione di minoranza, entrate sovrastimate rispetto a quelle reali. Badate che non è una banalità, è vero che è avvenuto in passato, ma è un fatto gravissimo, perché questo è un modo per non rendere aderente il bilancio a quella che è la realtà. Questo è un modo perché il bilancio diventi una mera astrazione contabile e non un fatto coniugabile con la realtà. Ed ecco perché, assessore Masala, alla fine, naturalmente, non essendovi altro modo di copertura del disavanzo che ovviamente si crea a causa di entrate che di fatto non si verificano, siete obbligatoriamente costretti, non per scelta politica autonoma, non per perseguire un progetto di sviluppo, ma semplicemente per pareggiare il bilancio, ad aumentare l'indebitamento e a contrarre ulteriori mutui.

A questo proposito sorge un interrogativo: ma questa Giunta non era nata su un proposito? Ma questa Giunta non aveva fatto dell'idea del contenimento dei mutui, e quindi della riduzione dell'indebitamento, uno degli obbiettivi fondamentali della propria azione politica? Non ne aveva fatto motivo di vanto e di orgoglio? E invece non solo l'indebitamento non risulterà contenuto, ma per il 2002 si prevede un indebitamento di tale entità che non si è mai verificato nella storia autonomistica della Sardegna. E a dimostrazione che l'indebitamento attiene solo a una esigenza di pareggio di bilancio, se noi andiamo verificare anche nel passato che cosa è avvenuto tra esposizione delle voci relativamente al bilancio annuale ed esposizione delle voci relativamente ai bilanci triennali, cioè agli anni successivi al primo, al secondo e al terzo, notiamo che mentre al primo anno destinavamo risorse sempre attorno agli 11-12 mila miliardi, queste risorse scendevano precipitosamente nei due anni successivi. Perché? Perché per quei due anni successivi sapevamo che stavamo andando incontro a cifre che, se le avessimo tenute immutate, non sarebbero state assolutamente rispondenti alla realtà. E poi, di anno in anno si procedeva all'aggiustamento: 12, 13, 14 mila miliardi per l'anno in corso, 7 mila per quello successivo, 7 mila e 500 e per l'altro ancora, e poi di anno in anno l'aggiornamento che lo riportava a 11 o a 12 mila miliardi. Ma così facendo il bilancio pluriennale viene totalmente svuotato di significato e non ha nessuna ragion d'essere, se non come mero rispetto di una normativa che ci impone la sua predisposizione, ma non quale frutto invece - ed è questo in politica che conta - di scelte politiche.

Tutto questo, ivi compresa l'ipotesi di ulteriore massiccio indebitamento, avviene in un momento in cui non si riescono a spendere i fondi europei, guarda caso abbiamo toccato il minimo storico della spesa, ma non si riescono neanche a spendere i fondi ordinari di bilancio. A settembre avevamo speso percentuali di tale ridotta entità da essere ascrivibili esclusivamente alle spese correnti e ai trasferimenti obbligati dalla Regione verso gli altri livelli istituzionali. Ma se si spendono solo quelli evidentemente manca la scelta politica.

Quindi, dicevo, in questo DPEF manca un reale progetto di sviluppo o le linee del progetto di sviluppo che sono presenti, in alcuni casi, per quanto ci riguarda, sono tali da destare in noi una forte preoccupazione. Allora, com'è che si vuole legare lo sviluppo in maniera mirata, in maniera indirizzata, in maniera fortemente decisa, verso il settore urbanistico? Settore che, si badi bene, noi non vogliamo assolutamente ingessare, però vogliamo renderlo compatibile di sicuro con lo sviluppo economico, ma anche con le esigenze di tutela. Noi siamo favorevoli allo sviluppo economico, alla crescita dell'economia, e però avremmo gradito che nell'individuazione delle strategie e dei modelli di sviluppo, assieme all'economia vi fosse anche più eco-economia, attraverso il rispetto delle risorse ambientali. Ma come mai in questo documento non viene spesa una parola sui parchi? Com'è che non se ne parla? E' un problema che è definitivamente e decisamente accantonato per quanto vi riguarda? E il problema dell'integrazione dei flussi turistici mare-montagna? E il problema dell'integrazione e del legame mare-zone interne? E il problema del legame mare-centri storici cittadini? O ci siamo dimenticati che per i centri storici avevamo stanziato delle risorse in più annualità, ma prevedendo e sperando che fossero elemento consequenziale, elemento essenziale, elemento indispensabile a spostare i flussi turistici da una zona all'altra? Perché servissero a creare anche nelle zone con difficoltà di sviluppo, un sistema economico più accettabile, un sistema economico più umano, condizioni di vita civile più umane.

Io credo che tutto questo lo abbiamo dimenticato, abbiamo tenuto, avete tenuto molto presente l'aspetto dello sviluppo urbanistico, gli aspetti legati agli accordi di programma, accordi di programma, naturalmente tra virgolette, che devono essere riformati. E infine i programmi integrati territoriali. Vedete, i PIT nel momento in cui abbiamo legiferato rappresentavano un patto d'onore, un impegno d'onore, un'assunzione di responsabilità, non solo della maggioranza di allora ma dell'intero Consiglio regionale con l'intera popolazione sarda. Quella normativa, quella legge - poi arriveremo alle integrazioni, assessore Masala - quella legge doveva stabilire un nuovo clima di solidarietà, quella legge, quell'emendamento alla finanziaria, consentiva a tutti i cittadini sardi di assumere nuovamente consapevolezza dei propri loro diritti.

Ed allora, non bisogna considerare con leggerezza le parole, le parole sono pietre e dal momento che sono entrate a far parte di un articolato di legge, tanto più bisognava operare per il rispetto di quelle parole e di quell'impegno, e invece quel clima di solidarietà, quell'impegno allora assunto con le zone disagiate della Sardegna, con i territori più fragili, con i territori che hanno consentito, loro malgrado, alla Sardegna di permanere nell'Obiettivo 1 e di avere le risorse finanziarie, quell'impegno è stato tradito. E' stato tradito perché si è proceduto all'approvazione di un bando che era fuori da ogni logica, che non era rispettoso né della normativa comunitaria, né tanto meno degli impegni formali giuridicamente validi, assunti da questo Consiglio regionale, di cui ci siamo dimenticati lungo strada.

Quando dicevamo che per dare sostanza a quell'impegno sarebbe stato necessario tener conto dei vari territori e quindi procedere a bandi differenziati sulla base della territorializzazione, cosa che per altro era già stata fatta in passato persino con la legge 488, ci veniva ripetuto che quella procedura era difficile da attuare e che non poteva essere ripetuta per i PIT. Quello era un imbroglio, purtroppo, consumato contro le classi più deboli e contro i territori più deboli ed è un imbroglio, assessore Masala, al quale bisogna necessariamente porre rimedio; vedremo l'emendamento, vedremo se è il caso di arrivare ad un ordine del giorno unitario, ma è assolutamente necessario che vengano ristabiliti criteri di legittimità; non può essere la stessa Giunta regionale a tradire una legge approvata da questo Consiglio, deve essere la prima a dimostrarsi rispettosa delle proprie leggi; allo stato attuale invece è stata la prima a tradirla, a tradirla nei confronti di quei territori nei quali oggi si vivono condizioni di disagio per la lingua blu, per la peste suina africana, si vivono condizioni di disagio perché ancora non si riesce a risolvere il problema della cartiera di Arbatax. Nella giornata di domani tutti i Consigli comunali dell'Ogliastra manifesteranno e si riuniranno davanti al Consiglio regionale perché la Giunta e il Consiglio regionale....

PRESIDENTE. Qualche secondo ancora onorevole Balia.

BALIA (F.D.S.). Assumano qualche decisione che porti allo sblocco di una situazione che ormai è bloccata da anni, e allora smettiamola di dire mezze verità; non è vero che due mezze verità fanno una verità intera, si rischia che facciano invece una bugia ed una grandissima bugia. Sull'ordine del giorno ci misureremo. Questo DPEF, allo stato attuale delle cose, per i sardi rappresenta solo una corona di spine, voi potrete pure blandirli e sussurrare loro che una corona di spine altro non è che una corona dalla quale sono cadute le rose, però badate, le spine, quando vengono poste sulla testa di qualcuno, pungono.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Onorevoli colleghi, ritengo in apertura di dover ringraziare tutti coloro che sono intervenuti in questo dibattito, sia dalla maggioranza che dall'opposizione, perché hanno dato numerosi suggerimenti che non mancheranno di essere utilizzati al meglio.

Occorre, in apertura, ricordare che l'attuale Giunta regionale è stata insediata il 15 novembre e che il 27 novembre ha approvato il DPEF. Con questo non voglio dire che si stabilisce una sorta di discontinuità tra questa Giunta e quella precedente, su questo punto occorre fare chiarezza, e bisogna sgombrare subito il campo da qualunque equivoco. Aggiornare un Documento di programmazione economico-finanziaria, che non aveva superato la prova dell'Aula, non significa stabilire una discontinuità con il passato, perché il quadro di maggioranza è lo stesso, è cambiata soltanto la Giunta, è cambiato per la verità soltanto un certo numero di Assessori, ma c'è un fatto nuovo, che evidentemente non può essere sottaciuto, cioè è stato eletto un nuovo Presidente della Giunta che ha presentato un nuovo programma. Quindi è di tutta evidenza che un Documento di programmazione economico-finanziaria, che non aveva superato il voto dell'Aula, dovesse subire due aggiornamenti: l'aggiornamento conseguente all'indicazione proveniente dell'Aula, e l'aggiornamento necessario ad adeguarlo alle nuove indicazioni contenute nel programma presentato dal presidente Pili. Quindi c'è del nuovo, ma questo nuovo che viene registrato con riferimento al DPEF si innesta evidentemente nel lavoro che era stato fatto dalla precedente Giunta, e che aveva trovato la sua manifestazione e concretizzazione nel Documento di programmazione economico-finanziaria che era stato sottoposto all'esame dell'Aula.

Quali sono i punti di novità oltre quelli accennati? Naturalmente vi è un adeguamento al nuovo scenario internazionale che si era registrato da settembre in poi, è evidente che quello che è accaduto nel mese di settembre non poteva non avere delle conseguenze sull'economia mondiale, a partire da quella degli Stati Uniti, ma anche su quella europea, pertanto doveva ovviamente avere delle ripercussioni, delle conseguenze e delle ricadute anche in Sardegna. Questo mi pare che sia un fatto abbastanza naturale. L'altro - ho già detto - è quello derivante dalla necessità dell'adeguamento alle dichiarazioni programmatiche del presidente Pili, e infine, perché no, un diverso approccio con quello che noi chiamiamo "pacchetto del mondo del lavoro" che in nuce contiene una sensibilità diversa, un approccio diverso, sia pure in termini programmatici, a tutto quello che noi stiamo andando dicendo, da due o tre anni a questa parte, in materia di politiche attive del lavoro. Senza con questo voler fare scelte di campo, ma sottolineando il fatto - e chi meglio di me, che ho una predilezione per la legge 36 del '98, non fosse altro perché ero primo firmatario della proposta di legge, potrebbe farlo - che vi è una maggiore disponibilità ideale verso questa legge; se questa legge è stata capace di creare nuova occupazione, evidentemente non potrà non avere un'attenzione particolare anche da parte della Giunta.

Anche gli altri strumenti a disposizione della Giunta, e quindi del Consiglio e della Regione, in materia di politiche attive del lavoro, meritano di essere valutati con attenzione e, ove dovessero verificarsi le condizioni, dovranno essere adottati nella prossima legge finanziaria; dovranno essere migliorati, dovranno essere resi operativi qualora noi dovessimo riscontrare che invece fino ad oggi non hanno prodotto gli effetti che senz'altro il legislatore regionale - che poi è lo stesso della legge 36, dal momento che sono previsti nella legge del medesimo anno che porta il numero 37, quindi immediatamente successiva - si proponeva di ottenere in quel momento.

Allora, con riserva di tornare sull'argomento, è chiaro che noi non possiamo non tener conto che il DPEF rappresenta un passaggio nella politica regionale di programmazione a sostegno dello sviluppo, che dovrà condurre a breve termine - e sottolineo questo "breve termine", perché è contenuto nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente, è stato scritto con chiarezza anche nel documento di programmazione - alla definizione di un piano dettagliato entro un sistema di obiettivi strategici. Perché è evidente che un adeguamento ad un nuovo programma di governo non può che tradursi, in tempi ragionevolmente brevi, nella precisazione di questi obiettivi strategici, che - giova sottolineare - devono essere commisurati con il nuovo ciclo di programmazione dello sviluppo economico e sociale del mezzogiorno, e quindi ricomprende tutti gli strumenti programmatici finalizzati allo sviluppo dell'isola: come è detto nel DPEF: il Quadro Comunitario di sostegno, l'Intesa istituzionale di programma, i fondi cipe per le aree depresse, le politiche regionali di bilancio e il nuovo strumento di attuazione dell'articolo 13 dello Statuto, ed appena ciò diventa praticabile, gli stanziamenti e gli interventi del bilancio dello Stato territorializzato su base regionale.

Quindi, il DPEF non può non partire dalla constatazione che le politiche di sviluppo economico della Sardegna necessitano, ma non perché, o solo perché sono stati commessi errori in passato, anche per quello evidentemente, ma oggettivamente necessitano di un profondo ripensamento, al fine di recuperare il gap strutturale rispetto agli indicatori di sviluppo espressi nei valori della media comunitaria. Quindi è chiaro che l'obiettivo primario che ci deriva dal POR Sardegna, perché lì è contenuto, è quello di raggiungere e possibilmente superare il reddito medio pro capite europeo, perché noi dobbiamo anche avere il coraggio di accettare l'idea che, a partire dal 2007, soprattutto se entreranno in Europa gli stati dell'est europeo, noi correremo il rischio di non poter più godere dei finanziamenti riservati alle regioni rientranti nell'Obiettivo uno, e tanto vale che si approfitti dell'occasione per superare questo reddito medio europeo; ed è per questo che il POR Sardegna 2000-2006 ce lo indica come obiettivo. Questo noi lo dobbiamo realizzare attraverso il perseguimento della coesione economico-sociale delle aree interne dell'isola, o se preferite delle aree in ritardo di sviluppo, e lo sviluppo della competitività del suo sistema economico. In tale contesto si inseriscono gli interventi per la valorizzazione delle risorse locali in chiave produttiva, per l'incremento dell'occupazione, per la dotazione infrastrutturale, per il potenziamento della base produttiva regionale, per l'attrazione di iniziative imprenditoriali e di risorse dall'esterno.

Quindi il DPEF esprime, in termini programmatici, gli obiettivi del programma di Governo che sono, come ribadito nel DPEF e ricordato nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente, i temi fondamentali dall'autonomia, dell'innovazione e dello sviluppo. Evidentemente, non annoio l'Assemblea nel ripetere le cose già scritte nel documento, ma relativamente all'autonomia mi piace in questo momento sottolineare l'azione che nel rapporto Stato-Regione sarà svolta con fermezza, in ordine alla politica delle entrate, che non sarà soltanto una politica rivolta ad ottenere maggiori trasferimenti statali, ma sarà anche rivolta a verificare le condizioni - soprattutto a seguito del trasferimento di poteri dopo l'entrata in vigore della riforma del Titolo V della Costituzione, a seguito del referendum confermativo - per l'utilizzazione della capacità impositiva da parte delle regioni, che si sta affermando a livello nazionale.

Per quanto riguarda in particolare la questione delle entrate, mi preme fare una sottolineatura e una precisazione, perché non mi pare di aver colto dall'intervento dell'onorevole Scano un'affermazione secondo la quale ci sarebbe stata una sopravalutazione delle entrate, ma piuttosto a me pare di ricordare che abbia invece affermato che ci sia stata una sopravalutazione delle spese, cioè nel senso che sono state previste delle spese che vanno oltre le capacità di spesa della Regione medesima. Questo è senz'altro uno dei problemi fondamentali e più importanti sui quali noi contiamo di intervenire nel corso della redazione delle leggi finanziaria e di bilancio, perché è assurdo che siano allocate risorse in un Assessorato sapendo che non potranno essere oggettivamente spese. Così come sarà necessario fare un monitoraggio dei residui passivi, e una seria e completa pulizia delle poste di bilancio. Questo mi pare necessario proprio in riferimento all'autonomia, perché se vogliamo sottolineare la volontà di affrontare autonomamente le questioni con le nostre forze, noi dobbiamo incominciare a guardare in casa nostra.

Per quanto concerne l'innovazione non cito tutte le questioni, però limitandomi alla pianificazione territoriale, vorrei sottolineare che bisogna incominciare a parlarne, perché la Regione, ricordiamoci, non ha un piano di coordinamento regionale, ha rinunciato a questo suo diritto-dovere, ma con la legge 14 del '95 mi pare, o del '96, aveva delegato le province a realizzare un piano provinciale di coordinamento con valenza di piano di coordinamento regionale. Ora mi pare che sia indispensabile che la Regione possa recuperare tale competenza perché possa collegare questo piano di coordinamento regionale nel territorio a una seria programmazione dello sviluppo.

Sempre a proposito delle strategie di sviluppo certamente si dovrà tener conto dell'esigenza di accelerare la realizzazione delle opre pubbliche in corso. Io non voglio indicare tutte le cinque idee forza relative alle strategie di sviluppo che sono contenute nel documento e che ricalcano le dichiarazioni programmatiche del Presidente, però mi voglio soffermare brevemente sulla questione del lavoro, perché è un argomento che ovviamente interessa larga parte di questo Consiglio, in relazione al quale ci sono sensibilità diverse, ma il fatto che ci siano diverse sensibilità non significa che venga trascurato da una parte politica rispetto ad altre parti politiche. Come pure è assolutamente necessario affermare che i tempi non ci hanno consentito neppure una ripresa della concertazione con le forze economiche e sociali, per altro già abbondantemente svolta in passato, neppure con riferimento all'aggiornamento che si è reso necessario del DPEF, ma non ho nessuna difficoltà a riconoscere anche io, che nelle indicazioni che sono state inviate dall'organizzazione sindacale della C.I.S.L. ci sono molti punti sui quali sono d'accordo.

Vedo, per esempio, che ci sono delle sottolineature anche di apprezzamento di alcune parti del DPEF; quando si afferma che nel DPEF si riconosce una certa volontà di affrontare il problema del rapporto tra Stato e Regione, ovviamente ci fa piacere, come pure la questione dell'Assemblea Costituente, come quella dell'integrazione della politica dello sviluppo con le politiche della solidarietà; la conferma della disponibilità della Giunta a riservare alla partita del lavoro delle risorse finanziarie, per altro già indicate nel precedente DPEF. Naturalmente ci sono anche delle cose che non condividiamo, ma su queste si aprirà ovviamente il confronto nelle sedi opportune.

Un punto sul quale in questi giorni abbiamo a lungo discusso, ed anche oggi si è tornati sull'argomento, è senza altro quello dei PIT e la questione della violazione o della mancata applicazione delle norme contenute nella legge 6 del 2001, cioè nella legge finanziaria. A parte il fatto che le risorse disponibili per i progetti integrati territoriali non sono soltanto il 10 per cento delle risorse POR, ma il 40 per cento di tali risorse, per cui ci si potrebbe lamentare della violazione di una legge soltanto quando fossero eventualmente esaurite tutte le risorse disponibili, perché non è che questa percentuale debba essere rispettata per ogni singola misura, si può rispettare anche globalmente, quindi io su questo non mi straccerei eccessivamente le vesti.

C'è piuttosto da fare una considerazione, cioè quando noi affermiamo che alcune aree territoriali della Sardegna hanno consentito la sua permanenza nell'obiettivo 1, stiamoci attenti! Questo lo dico agli amici di Nuoro, di Oristano, anche alla stessa maggioranza, cioè, le percentuali non si fanno soltanto utilizzando un elemento, un addendo, si ottengono sommando tutti e due, perché se i cagliaritani, per esempio, avessero avuto un reddito individuale, pro capite pari a cento, la Sardegna sarebbe uscita fuori dall'obiettivo 1, evidentemente se siamo rimasti nell'obiettivo 1, è vero che Nuoro e Oristano sono stati al di sotto del 75 per cento della media comunitaria del prodotto interno lordo pro capite, ma è anche vero che Cagliari non era molto sopra il 75 per cento, forse era al 76 per cento e così Sassari, per questo abbiamo potuto usufruire ancora dei finanziamenti previsti per le regioni in ritardo di sviluppo. Quindi, diciamo che la permanenza nell'Obiettivo 1 è stata raggiunta da tutta la Sardegna. Questo non significa che le disposizioni di legge non debbano essere applicate; il disposto dell'articolo, - non ricordo quale - della legge finanziaria numero 6 dell'anno scorso, verrà sicuramente applicato e quindi la Giunta, come ho detto ieri, non farà altro che creare le condizioni affinché questo si realizzi in tempi brevi.

Un'ultima considerazione deve essere fatta per quanto attiene il sostegno alle imprese. Esso si rende necessario per due ordini di motivi: il primo motivo è perché si deve creare lo sviluppo, e creando lo sviluppo si crea anche occupazione. Quindi è assolutamente necessario che le imprese sarde, soprattutto quelle piccole e medie, possano avere il massimo di sostegno dalla Regione, perché deve essere agevolato il passaggio da un'economia assistita a un'economia di mercato. Noi oggi ci troviamo in Sardegna in una situazione nella quale le imprese non riescono a reggersi sul mercato con le proprie forze e quindi devono essere aiutate in questa direzione.

Purtroppo anche io sono schiavo del tempo e non posso naturalmente dare una compiuta risposta a tutte le domande che sono state fatte, quindi mi devo limitare a concludere …Ancora qualche secondo per concludere, Presidente.

Relativamente alla questione dei PIT, ho già detto. Relativamente alla questione dell'articolo 19 della legge numero 37, non faccio che confermare quanto detto in Commissione, che stiamo attentamente studiando la questione, perché noi nella finanziaria proporremo un sistema, che confronteremo anche con l'opposizione, che consenta l'utilizzo al meglio, più di quanto non risulti essere stato sinora fatto, delle risorse disponibili Per esempio, un dato per tutti: delle risorse messe a disposizione dei Comuni, i capoluoghi di provincia stranamente non ne hanno utilizzato alcuna. Noi dobbiamo capire la ragione per la quale queste risorse non sono state utilizzate, quindi c'è tutta una procedura, un percorso che noi dobbiamo studiare, lo stiamo approfondendo e senz'altro noi ci presenteremo con una proposta che poi sottoporremo all'esame dell'Aula.

PRESIDENTE. Adesso dovremmo procedere a votare il passaggio all'esame delle partizioni del documento, ma voglio ricordare che una volta votato non si possono più presentare emendamenti, lo possono fare la Giunta, un capogruppo a patto che non si introducano elementi innovatavi, cioè argomenti nuovi. Pertanto se vi fossero accordi politici per la presentazione di qualche emendamento, ditemelo perché io preferisco sospendere i lavori per cinque minuti per consentirvi di raggiungere gli accordi e poi procediamo con le votazioni. Se così non è io procedo alla votazione.

Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

Cugini (D.S.). Siccome potrebbe capitare che noi facciamo richiesta di votazioni a scrutinio segreto, lo dico per i colleghi che svolgono la funzione di controllo, soprattutto per il Presidente, vorremo evitare che ci fossero, da parte dei colleghi, iniziative di disturbo nell'espressione del voto.

Chiediamo quindi che i colleghi votino seduti al loro posto, oppure dove si può votare, qualche volta infatti capita che ci sono postazioni in cui la scheda non funziona, però la cosa che chiediamo è che il voto avvenga in modo libero, e con questa richiesta raccogliamo l'insieme delle esigenze, anche quelle che stanno esprimendo adesso i colleghi Usai e Fantola, per quanto riguarda la partecipazione al voto.

PRESIDENTE. Il voto è sempre libero e la Presidenza ha il dovere di assicurare questa libertà, e le assicuro che sarà così anche oggi.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Io ritengo che sia importante, ma dovrebbe essere anche molto ovvio che sia garantita la correttezza nella fase di espressione del voto. Però non è che, per quanto ci riguarda, noi moriamo dal desiderio di chiedere il voto segreto. E' una delle modalità di voto e si potrà esercitare. Noi vorremmo che prima del voto, palese o segreto, più precisamente e comprensibilmente la Giunta rispondesse ai due principali quesiti che sono stati posti in Commissione e poi in Aula, in riferimento ai quali la Giunta e la maggioranza hanno detto che avrebbero introdotto delle modificazioni positive nel testo del DPEF.

Lei ha posto il problema chiedendo se fosse il caso di sospendere i lavori per raccogliere le proposte di emendamento. Noi alcune proposte le abbiamo presentate, perché le avevamo abbozzate nell'ipotesi che nascesse un'interlocuzione più precisata su quei punti; quindi noi gli emendamenti principali li abbiamo già presentati, non vedo però emendamenti della Giunta e della maggioranza che vadano in quella direzione, non che debbano coincidere esattamente con i nostri. Quindi pongo ancora questo quesito: o la Giunta condivide quelli già presentati e la maggioranza pure, se no viene meno la conclusione formale dei lavori istruttori della Commissione, dove, in presenza della Giunta, la maggioranza ha assunto l'impegno che nella fase intercorrente tra i lavori della Commissione e dell'Aula si sarebbero introdotte queste modificazioni, principalmente in tema di politiche attive del lavoro ma anche sull'argomento che è rimasto da concludere dei pit. In materia di pit, ripeto, si è fatta una riunione ieri si è detto che si sarebbe lavorato...

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. E' stato distratto, l'emendamento è già stato presentato.

COGODI (R.C.). Non è che sono distratto, semplicemente non ci è pervenuto. Voi dite che è stato presentato, ne prendiamo atto, e quindi andremo al merito. In materia di lavoro mi pare di intendere che ci sia una volontà di convergenza su una qualche formulazione che è stata in qualche modo abbozzata, va bene. Questo era il chiarimento che chiedevo, l'Assessore, mi pare, per conto della Giunta, risponde positivamente a questa richiesta di chiarimento.

PRESIDENTE. Consigliere Cogodi, come le stava facendo notare l'Assessore della programmazione, è stato appena presentato, da parte della Giunta, un emendamento che stiamo distribuendo.

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Presidente, intervengo solo per chiederle se è stato riaperto il dibattito che si è appena concluso, perché questo non può essere tollerato. Esiste un regolamento, l'Aula non può essere sempre ostaggio degli interventi dell'onorevole Cogodi, che paralizza il regolare svolgimento dei lavori. Richiamo la Presidenza all'osservanza scrupolosa del Regolamento.

PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, io ho riunito la Conferenza dei Capigruppo nella quale si è parlato di questo emendamento. Quindi io volevo sapere se questo emendamento fosse stato presentato oppure no.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Lo dice durante la discussione generale, non quando è finita.

PRESIDENTE. Sì, ma stiamo chiudendo la discussione generale e dobbiamo passare al voto delle partizioni. Chiedo a un Segretario della maggioranza di venire ad aiutarci nel nostro lavoro e, come stavo dicendo prima, chiedo ai colleghi di stare ognuno al proprio posto. Votiamo con un certo ordine per garantire la tranquillità a tutti.

Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-p.s.). Siccome ha raccomandato, signor Presidente, che ciascuno di noi stia al proprio posto, invito anche gli Assessori, perché credo che si fidino dei colleghi che devono votare, ad andare presso banchi della Giunta. Credo che non ci sia dubbio che gli Assessori si fidino dei loro colleghi, quindi li inviti a stare al loro posto.

COGODI (R.C.). Lo dice il Regolamento.

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, ho invitato tutti a stare al proprio posto. Qualche Assessore è anche consigliere regionale può anche sedersi...

FADDA (Popolari-P.S.). Sì, ma deve stare al suo posto lo stesso. C'è qualcuno, che è anche stato Questore, in piedi.

PRESIDENTE. Vi prego, colleghi, evitiamo le contestazioni, per cortesia.

FADDA (Popolari-P.S.). Presidente, perché gli Assessori non devono stare al loro posto? Li faccia accomodare.

PRESIDENTE. Ma sono seduti, non stanno disturbando nessuno. Cosa vuol dire al loro posto? Onorevole Fadda, la prego! Forse che se un Assessore è seduto nei banchi del Consiglio il voto è meno libero? Non siamo assurdi, la prego!

Metto in votazione il passaggio all'esame delle partizioni. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

PRESIDENTE. Adesso dobbiamo procedere alla votazione delle diverse partizioni, la Commissione ha discusso il DPEF dividendolo in dieci parti diverse. Io propongo, visto che si vuole votare per parti e questo è consentito dal Regolamento, di seguire lo stesso criterio per omogeneità.

Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

Cugini (D.S.). Quello che lei ha detto corrisponde al vero. In Commissione abbiamo votato, dopo una discussione, per dire la verità, perché non è la prima volta che in Commissione abbiamo trattato questo argomento, a seguito della quale abbiamo concordato la suddivisione del documento in dieci parti; scusate, stavo dicendo dodici perché io avevo proposto dodici, dopo la discussione abbiamo convenuto tutti di suddividerlo in dieci parti.

Ci sono alcune parti del documento, anche capitoli, che trattano argomenti omogenei Io ho fatto un'ipotesi di accorpamento di argomenti, che ho fatto vedere anche al presidente Pili, secondo la quale il documento potrebbe essere anche suddiviso in sei parti, se i colleghi concordano su questa impostazione, mantenendo l'omogeneità che abbiamo richiamato prima, la votazione potrebbe essere fatta in questo modo, indico i titoli, in modo tale che gli uffici possano seguire: DPEF 2000-2004; Il ruolo della Sardegna nell'economia nazionale ed internazionale; Strategie di sviluppo e indirizzi di spesa; questi tre capitoli potrebbero essere votati assieme. La seconda parte potrebbe accorpare i seguenti capitoli: Rapporto Stato-Regione; Continuità territoriale; La politica di rilancio delle infrastrutture. La terza parte: Politiche regionali per la ricerca; Politica per le imprese, con tutto ciò che c'è dietro. La quarta parte: Politica e interventi nel turismo; Agricoltura; Ambiente e territorio; Nuovi strumenti per lo sviluppo d'area, che sono collegati. Quinta parte: Formazione; Cultura e sviluppo; Sostegno al benessere sociale. Sesta parte: La riforma della Regione; Politica dell'informazione; Politica di bilancio e quadro delle risorse. Questa è l'ipotesi che abbiamo sottoposto al Presidente Pili, sulla quale si è determinata una convergenza. Se viene accolta può essere un metodo che ci permette di ragionare su argomenti omogenei, di snellire la discussione e anche le votazioni.

PRESIDENTE. L'onorevole Cugini ha fatto una proposta, chiedo se siamo tutti d'accordo a procedere così o se ci sono osservazioni.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Siamo d'accordo.

PRESIDENTE. Bene, si dia lettura della prima parte.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Alla prima parte sono stati presentati due emendamenti, l'emendamento numero 4, sostituivo parziale, l'emendamento numero 3 che è aggiuntivo. Se ne dia lettura.

LICANDRO, Segretario:

Emendamento sostitutivo parziale Cogodi - Ortu - Vassallo

Alla pagina 31, il paragrafo da "La conclusione da trarre (…)" sino a "(…) quella della formazione" è sostituito dal presente:

"In questi anni la grande industria, pubblica e privata, è stata oggetto di radicali processi di ristrutturazione, con drammatici riflessi sul piano occupazionale. Nell'Isola l'industria mineraria, chimica e quella energetica, che da sempre hanno rappresentato settori importanti dell'attività economica, sono da tempo in profonda crisi. Nondimeno appaiono colpite le attività agricole, della pastorizia, dell'allevamento e della pesca.

In uno scenario economico-produttivo di oggettiva difficoltà permane una situazione occupazionale di grave emergenza, con tassi di disoccupazione su base regionale attorno al 19% (18,8% luglio 2001) e con punte di disoccupazione giovanile del 47,7% e giovanile-femminile del 61,7% (dati ISTAT). Perciò è necessario confermare l'impegno della Regione per l'attuazione di efficiaci e moderne poliiche attive del lavoro.

L'Unione Europea ha avviato in questi anni una importante linea di contarsto alla disoccupazione, tramite politiche di sviluppo locale finalizzate all'occupazione, nell'ambito delle quali assumono ruolo da protagonisti le P.A. locali.

La conoscenza dei territori, della loro specifica condizione e delle loro vocazioni produttive, una forte motivazione e una sempre più consistente funzione di responsabilità nella programmazione dello sviluppo complessivo delle comunità, sono alla base del compito attribuito al sistema delle autonomie locali nelle nuove politiche per l'impiego.

In questo ambito si colloca l'art. 19 della L.R. 24 dicembre 1998, n. 37, che attribuisce ai Comuni risorse importanti (1000 miliardi di tarsferimenti dal bilancio regionale triennio 1999/2001) per l'attivazione di iniziative locali per l'occupazione e lo sviluppo.

Nella attuazione degli interventi previsti dalla citata norma si sono registrati elementi di particolare difficoltà operativa riconducibili a:

§ una insufficiente analisi delle potenzialità del territorio e ad un limitato coinvolgimento degli attori sociali nella definizione degli obiettivi e predisposizione dei programmi;

§ una inadeguata assistenza tecnica ai Comuni nella fase di progettazione;

§ una insufficiente attività istruttoria per la valutazione della coerenza degli interventi programmati rispetto a quelli consentiti dalla legge;

§ un insufficiente monitoraggio dei risultati e una pressochè assenza totale di tutoraggio delle iniziative.

Tali difficoltà potrebbero essere superate, tramite la costituzione di una cabina di regia e di una task-force (a prevalente caratterizzazione pubblica e con l'intervento, in convenzione, anche di soggetti privati a partecipazione pubblica specializzati nels ettore delle plitiche attive del lavoro) con funzioni di coordinamento e sostegno degli adempimenti regionali relativi:

§ alla predisposizione degli schemi di direttiva applicativa;

§ alla verifica e certificazione dei programmi comunali ai fini della necessaria valutazione della corrispondenza degli interventi programmati rispetto a quelli consentiti dalla legge;

§ alla proposta di modifica dei programmi rispetto alle finalità della legge e con riferimento alle migliori modalità attuative;

§ alla predisposizione in caso di inerzia dell'Amministrazione comunale, in via sostitutiva, dei necessari programmi degli interventi, assicurando comunque il coinvolgimento degli attori sociali del territorio e le ricadute occupazionali e d'investimento nel medesimo territorio. Tali programmi sono approvati, ove necessario, anche ricorrendo alla figura del commissario ad acta, nominato dall'Assessore degli Enti Locali, Finanze ed Urbanistica;

§ al monitoraggio dei risultati e al tutoraggio delle iniziative;

§ alla relazione sullo stato di attuazione alla Giunta e alle Commissioni consiliari competenti in materia di Autonomia, Bilancio e Lavoro, contenente i dati sull'andamento della spesa ed eventuali proposte di modifica legislativa risultate necessarie per una pronta realizzazione degli interventi.

Dati i gravi ritardi accumulati nella attuazione della L.R. n. 37/98, con particolare riferimento all'art. 19, gli interventi di cui sopra rivestono carattere prioritario e straordinario per la Regione. L'obiettivo preciso che si indica è perciò quello di dare attuazione (con l'avvio operativo dei progetti di sviluppo e occupazione locale entro il mese di giugno 2002).

In sede di Legge Finanziaria 2002 dovranno essere introdotte le prime ed essenziali specificazioni normative per realizzare un nuovo corso (potenziamento e miglioramento del sistema) dell'intero comparto delle politiche attive del lavoro puntando principalmente:

§ al coordinamento progettuale ed operativo di tutto il comparto attraverso l'Agenzia regionale per il Lavoro;

§ alla istituzione di un Fondo unico regionale per l'occupazione, in cui far convergere le risorse relative di derivazione regionale, statale e comunitaria;

§ al riordino normativo della complessiva legislazione regionale in materia di politiche attive del lavoro." (4)

Emendamento aggiuntivo Cogodi - Ortu - Vassallo

Alla pagina 32, I paragrafo, dopo le parole "(…) almeno 900 per il solo 2001", è aggiunto il seguente:

"tale distribuzione dei lavoratori interessati nel territorio pone la necessità di istituire una apposita struttura operativa regionale, con il compito di realizzare, con la partecipazione dei soggetti istituzionali interessati e con altri soggetti pubblici e privati, piani per la stabilizazione occupazionale produttiva dei lavoratori socialmente utili e dei lavoratori disoccupati della Sardegna. A tal fine verrà costituito un apposito Fondo.

La struttura di cui sopra opererà come Autority e sarà rappresentata nelle relazioni esterne dall'Agenzia Regionale del Lavoro". (3)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Volevo intervenire sul modo con cui stiamo procedendo, sull'attribuzione degli emendamenti alle parti. Noi abbiamo presentato i nostri emendamenti - chiedo scusa a tutti, non c'è ragione di chiedere scusa, però a Pittalis un pochino sì; debbo esercitare la mia funzione di consigliere regionale, so che ti dispiace ma avrai pazienza - riferendoli a delle parti del documento, così come risultavano definite nell'accordo tra maggioranza e opposizione che è intercorso in Commissione; adesso la proposta di Cugini ha introdotto una modificazione che ha una sua logica, noi potremmo anche condividerla, infatti non abbiamo obiettato, è un modo per accorpare ancora di più i capitoli in cui è suddiviso il documento, passando da 12 - 13 parti a sei, però, in questo modo, i nostri emendamenti, che erano stati presentati alla terza - quarta parte, adesso risultano attribuiti alla prima parte, siccome sono proprio quegli emendamenti rispetto ai quali dovrebbe maturare un accordo, - do atto della disponibilità e dell'intendimento positivo che ha espresso anche la Giunta prima, seppure in modo un pochino informale - però non c'è un'esplicita dichiarazione di convergenza su questo testo, noi ci troviamo un po' imbarazzati perché per accedere a una diversa organizzazione dei lavori e delle modalità attraverso cui si discute e si vota, noi ci troviamo a vedere anticipata la discussione di emendamenti che per noi sono molto importanti, sono sostanziali rispetto al giudizio che diamo sul documento; pertanto proporremmo, se vogliamo mantenere la distinzione in sei parti, che è una distinzione modificativa della precedente condizione, di non attribuirli alla prima parte, ma di attribuirli alla parte successiva dove sono ripresi i temi del lavoro, in modo che abbiamo la possibilità di raccogliere quella interlocuzione, annunciata come positiva, che dovrebbe esserci.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, le faccio notare che l'emendamento numero 4 modifica la pagina 31, la quale rimane immutata.

COGODI (R.C.). La pagina 31, nella precedente organizzazione dei lavori, non era ricompressa nella prima parte, ma nella terza, o nella quarta, adesso accorpando, noi dovremmo illustrare gli emendamenti prima ancora che abbiamo la possibilità di raccogliere...

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, si sbaglia perché comunque anche con ripartizione in dieci parti, precedentemente proposta, la pagina 31 rientrava sempre nella prima parte.

COGODI (R.C.). No,no.

PRESIDENTE. Sì, è così, controlli la precedente ripartizione e la nuova proposta dal consigliere Cugini, la pagina 31 ricade sempre nella prima parte.

CUGINI (D.S.). La prima parte comprendeva le pagine sino alla 31.

PRESIDENTE. Poi il problema è di natura squisitamente tecnica perché nella sostanza non cambia nulla, l'emendamento alla pagina 31 rimane immutato.

COGODI (R.C.). Non è così, la ripartizione adottata dalla Commissione è differente.

PRESIDENTE. Possiamo procedere o ha ancora bisogno di verifiche?

COGODI (R.C.). Non è così, lei può chiedere conforto al Presidente della Commissione, può acquisire il verbale della Commissione e si renderà conto che non è così, io più di dirle le cose non posso fare nulla, non voglio manco distrarre o annoiare più di tanto Pittalis.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, io devo dare la parola ai presentatori di questo emendamento, perché lo illustrino.

Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per illustrare gli emendamenti numero 3 e 4.

COGODI (R.C.). Io procedo all'illustrazione dell'emendamento, vorrei dire non solo a nome del Gruppo, ma a nome di tutti quanti, a partire dalla disponibilità politica che è stata manifestata in Commissione e poi agli accenni, alle riflessioni e alle valutazioni e prospettazioni che da più parti, non solo dell'opposizione, ma anche della maggioranza, sono intervenute nel corso del dibattito e poi ancora in riferimento alla dichiarazione di disponibilità da parte della stessa Giunta regionale.

Principalmente vorrei trattare dell'emendamento numero 4, perché è quello che più è stato preso in considerazione nelle valutazioni, nell'interlocuzione e nel confronto politico; in buona sostanza noi partiamo dalla constatazione, in tema di politica attiva del lavoro, che la nostra Regione è dotata di molte leggi, forse a questo punto anche troppe leggi, che tuttavia, in concreto, possiedono scarsa efficacia. Quando una legge ha scarsa efficacia ciò può accadere per due ragioni: uno, perché la legge può essere sbagliata; due, perché la legge pur essendo giusta, non viene applicata; si tratta di caapire onestamente in quale delle due ipotesi noi versiamo. Per alcune leggi si può dire che sono leggi datate, io non so quale sarà la sorte conclusiva della nuova legge 28, avrà un altro numero, era chiaramente una legge datata, di 15-16 anni fa; sicuramente anche le leggi in materia di politica attiva del lavoro comprese nella finanziaria del 1988, i progetti speciali, i cantieri comunali, i cantieri archeologici, a distanza di 13 anni sono leggi datate, nel senso anche che andrebbero aggiornate, migliorate, coordinate con tutto quanto nel frattempo sul piano legislativo è intervenuto ed anche con le nuove condizioni sociali, culturali, economiche della regione e dei sui territori.

Però noi abbiamo una legge, la numero 37, che abbiamo ritenuto essere più rilevante e all'interno di questa legge un articolo, il 19, che riteniamo essere ancora più importante; quell'articolo ha messo nella disponibilità dei comuni della Sardegna, in tre anni, oltre 1.000 miliardi perché in sede locale si individuassero progetti di sviluppo locale, e quindi anche di occupazione, attraverso il primario intervento dell'autonomia locale, cioè del comune e degli attori sociali dello sviluppo nel territorio, cioè 377 comuni, in Sardegna, 377 luoghi nei quali si doveva e si può e si dovrebbe individuare quale iniziativa economica, in funzione di nuova occupazione, attivare. Abbiamo una valutazione di carattere contraddittorio sulle risultanze di quella impostazione, di quella prescrizione, di quello strumento; alcuni comuni hanno fatto le cose a tempo e bene, e quelle poche cose che alcuni comuni hanno fatto a tempo e bene hanno dato anche ottimi risultati. Molti comuni non hanno fatto le cose a tempo, infatti c'è un notevole ritardo; molti comuni non hanno neppure fatto le cose bene, perché la legge dice di predisporre un programma di nuova impresa, un progetto di sviluppo ed occupazione - questa è una legge per l'occupazione, è il piano straordinario per il lavoro, anzi una parte del piano straordinario - e molti comuni hanno invece deliberato chi di realizzare un'opera pubblica, chi di acquistare un immobile, chi di espropriare aree per insediamenti produttivi o cose del genere.

In buona sostanza la verità è che l'intento nobile che era quello di attivare in sede locale nuove attività economiche che portassero occupazione aggiuntiva, che era quello di rendere protagonisti per una volta in materia di sviluppo e di occupazione gli enti locali e le autonomie, tuttavia questa finalità nobile non ha fatto i conti con la necessità del coordinamento e della direzione e dell'aiuto, chiamiamolo così, che ai comuni andava dato perché potesse procedere, in modo ordinato, un'ideazione che andasse nel verso giusto, una progettualità, una modalità di affidamento dei progetti e la realizzazione degli interventi.

Questa riflessione è già presente nel Consiglio regionale perché con l'articolo 23 della legge finanziaria del 2000, furono introdotti dei correttivi importanti all'articolo 19 della legge numero 37, prevedendo l'istituzione di nuclei di assistenza tecnica da parte della Regione, nuclei specializzati che avrebbero dovuto assistere amministrativamente e tecnicamente i comuni e quindi essere un po' l'anima di questo grande progetto generale; quei nuclei di assistenza tecnica, in realtà, per quello che avrebbero dovuto essere, non sono stati costituiti, la Regione si è limitata ad affidare ai Comitati di controllo, che avevano competenze in materia di controllo di legittimità di atti, non di animazione economica, non di progettualità di imprese e di lavoro, la funzione di rendere semplicemente un parere di tipo formale.

Quindi quei nuclei non sono stati costituiti, di fatto non c'è una critica, almeno in questo passaggio che io sto svolgendo, una critica fondamentale neppure alla condotta del Governo della Regione, perché anche le risultanze circa l'attività dell'amministrazione regionale, ad analizzarle bene, sono risultanze contraddittorie, se dovessimo dare un giudizio dovremmo dire che alcuni apparati si sono attivati e hanno avuto in buon conto questa operatività mentre altri non ci hanno creduto molto.

Il risultato è però che quello che non è stato fatto può essere fatto e che ci sono le condizioni per recuperare non solo il tempo, ma anche soprattutto gli obiettivi che la legge si proponeva; per questa ragione l'emendamento, essendo proposto ad un atto di programmazione non alla legge finanziaria, non ha la veste di un articolo di legge - la norma dovrà essere scritta nella legge finanziaria - e pone l'obiettivo di migliorare il sistema. Non si pone, questo emendamento, neppure l'obiettivo di dare un giudizio politico categorico, perché è chiaro che il giudizio politico da parte dell'opposizione dovrebbe essere ed è un giudizio negativo, così come la maggioranza, se poniamo la questione sul piano del giudizio politico, darebbe o riterrebbe giusto dare un giudizio positivo, ma sarebbe un giudizio aprioristico, di parte; noi oggi invece poniamo solo l'esigenza, e credo la debba porre il Consiglio, di migliorare il sistema, di attuare la legge, dotandosi la Regione degli strumenti di cui si può dotare perché i comuni agiscano, e possano agire bene quando lo vorranno, e quando i comuni non lo volessero - perché evidentemente nel concetto di autonomia locale c'è insito il diritto di fare ed anche quello di non fare, ma i disoccupati sono del comune ma sono anche della Regione, in ogni caso esistono, ci sono e hanno diritti che debbono essere soddisfatti - cioè nei casi di inerzia da parte dei comuni, si dovrebbe prevedere che la Regione possa, con una metodologia che è uguale per tutti, rendere comunque efficace la prescrizione della legge regionale, anche attraverso un intervento con carattere sostitutivo. Questo sempre a beneficio di quei territori e soprattutto dei soggetti, che sono poi i disoccupati, che dovrebbero poter lavorare e produrre e che appartengono a quella dimensione territoriale.

Questo è il senso dell'emendamento numero 4.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sugli emendamenti ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.

MASALA (A.N) Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La Giunta non accoglie gli emendamenti numero 3 e 4. Voglio però dire, nel motivare il mancato accoglimento, che è vero che il documento ha natura programmatoria, però quando si individuano soggetti, si individuano percorsi precisi, è chiaro che il suo contenuto è vincolante.

Avrei anch'io potuto fare un emendamento dicendo per esempio che la programmazione deve essere triennale, che devo verificare la spendita della prima annualità, che dobbiamo stabilire il blocco dei finanziamenti, il recupero dei fondi dai comuni che non li hanno spesi, dovremmo entrare in un dettaglio che soltanto attraverso la legge noi possiamo studiare.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione sugli emendamenti numero 3 e 4 ha facoltà di parlare il consigliere Balletto, relatore.

BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Il parere è contrario.

PRESIDENTE. E' in discussione la prima parte e i relativi emendamenti. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Scusate, colleghi, questo è previsto dal Regolamento. L'onorevole Cogodi, non che io voglia difenderlo, non ne ha bisogno, prima è intervenuto per illustrare l'emendamento. Se si apre la discussione avrà diritto di intervenire in discussione. Cambiamo il Regolamento, colleghi! Ma io purtroppo devo fare rispettare quello vigente.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Noi per quanto pochi siamo, abbiamo una capacità di resistenza non solo fisica e questo mormorare non rende onore al Consiglio regionale, perché noi siamo qui da stamattina e chi ha voluto partecipare ai lavori del Consiglio ha partecipato seriamente e tutto il giorno; una minoranza del Consiglio che qui ha partecipato seriamente da stamani ha parlato ai banchi vuoti, adesso il Consiglio raggiunge la sua pienezza, i banchi sono occupati perché si vota, e qualcuno è preso anche dall'ansia ed anche dal "prurito" che valga di più una prova di voto segreto piuttosto che onorare i patti, accogliendo l'esigenza che il DPEF venga modificato nella parte relativa alle politiche del lavoro; voi, di destra, di sinistra ed anche di centro, chiedete tutti i voti segreti che volete, però non è ammissibile che su una proposta di modifica del DPEF, che è finalizzata a salvaguardare l'obiettivo che l'articolo 23 citato si proponeva, in termini anche delicati, datemene atto, nei quali quell'emendamento pone le questioni, non contenendo una critica politica fondamentale alla Giunta, si dia un parere negativo. Assessore Masala, se le hanno ordinato di dire da ultimo quello che ha detto, che siccome bisogna specificare le modalità di intervento non dà nessun parere su questa proposta, lei si sbaglia, dica "obbedisco agli ordini che mi hanno dato, purtroppo non posso fare quello che avevo preannunciato in Commissione"; non a me ma alla Commissione. Le parti politiche di maggioranza, che hanno ottenuto in Commissione anche di accelerare i lavori, di arrivare in Aula oggi, dicendo che nello spazio di tempo tra i lavori della Commissione e dell'Aula si sarebbero introdotte queste modificazioni positive, qui fanno finta di non sentire, di non ascoltare e non intervengono perché ciò che importa è solo il voto segreto; badate, chi condivide queste cose le voti, in modo palese o con votazione segreta, chi non le condivide, uguale, ma non è che il Consiglio regionale possa procedere così! La politica non può procedere così, pensando al trabocchetto, alla trappola, all'insidia, all'effetto sorpresa, "voto adesso perché ci sono tutti, non si può votare dopo perché non c'è l'uno, con c'è l'altro". Noi abbiamo chiesto che le forze politiche si pronunciassero su questo punto, lo chiediamo alla maggioranza, ma la maggioranza è di destra, ciò non vuol dire che non possa esprimere anche sensibilità sociale e infatti molti, non pochi, consiglieri regionali, già in Commissione e nei lori interventi in Aula, hanno espresso valutazioni di merito positivo in questa direzione, caro assessore. Se prevalgono i falchi e gli oltranzisti o chissà quali altri giochi, non si attribuisca a noi alcuna responsabilità, ma chi non è falco, chi non è un oltranzista, anche fra di voi, chi ha un principio sano, per favore lo esprima.

Il ragionamento vale anche per l'opposizione, abbiamo il dovere di dirlo, noi vogliamo sapere cosa pensano su questo emendamento il Gruppo dei D.S., il Gruppo della Margherita, il Gruppo dei Democratici, il Gruppo dei Socialisti, perché poi c'è stata stasera una accelerazione strana per cui non si è potuto addivenire a firmare gli emendamenti neppure da parte di quelli che mi hanno detto di essere d'accordo. E' proibito dire che si è d'accordo? Noi riproponiamo questa questione, io non so che cosa è capitato in questa ultima mezz'ora, cos'è questa frenesia di votare travolgendo i contenuti, ma questo contenuto non può essere travolto!

FADDA (Popolari-P.S.). Al momento del voto ti diremo che cosa pensiamo; non c'è bisogno che dia lezioni.

COGODI (R.C.). Se mai mi fosse passato per l'anticamera del cervello di accusare qualcuno non accuserei te, sei già accusato oggettivamente! Non c'entra niente, caro collega Fadda! Io sto ponendo una questione e la sto ponendo nei termini in cui la so porre. Se volete che qui si parli passeggiando e insultando io lo so fare! Se lei invece vuole invitare i colleghi a stare zitti, quelli che non hanno la parola, farebbe bene a non interrompere!

PRESIDENTE. Anche lei interrompe spesso.

COGODI (R.C.). Cos'è la legge del contrappasso?

PRESIDENTE. No, ci vuole un po' di tolleranza reciproca; il Presidente interviene, come vede, per richiamarvi. Vi prego di fare silenzio e di seguire.

COGODI (R.C.). Quindi noi avvertiamo il dovere di dire queste cose, cioè di non essere travolti da una procedure quando si discutono i punti che ci paiono più rilevanti. Abbiamo preso atto di un voltafaccia, come dire, offensivo, da parte del Presidente della Commissione per esempio, il quale dovrebbe dire perché mai in Commissione ai commissari, anche della sua maggioranza, ha detto: "Va bene, prima di passare al voto in Aula troveremo un componimento positivo". Spero che gli altri commissari, avendo tutti le cose giuste al posto giusto, abbiano, come dire, non ci vuole nessun coraggio, la tranquilla e la serena onestà di interloquire, di intervenire, di sostenere una proposta che è formulata esattamente nel modo in cui si è ipotizzato. Debbo dire che noi non moriamo di ansia unitaria sempre, e tuttavia in questa materia abbiamo compiuto un enorme sforzo, anche di comprensione delle ragioni altrui, mitigando la critica, puntando al positivo, prospettando, per ora, poi sarà la legge a definirla nel dettaglio, una metodologia di miglioramento di un sistema, pensando più a quello che può essere fatto che a quello che non è stato fatto. Se questa è la moneta con cui si paga la disponibilità!

Io ho apprezzato moltissimo le parole del liberale Vargiu, liberale nel senso che, come dire, orgogliosamente afferma questa sua appartenenza politico - culturale, non mi impedisce nessuno di apprezzare le valutazioni positive che anche in ragione delle politiche del lavoro lo stesso collega Vargiu ha fatto, e così tanti altri colleghi. Noi aspettiamo cenni di riscontro in merito a queste nostre proposte, a queste nostre riflessioni; se ci saranno sarà un bene, se non ci saranno sarà un male, ma non pretendete che noi vi seguiamo nel suicidio. Le poche risorse che abbiamo in questa sede sono quelle della parola; useremo nei termini nei quali il Regolamento ci consente l'unica arma che abbiamo: la parola, per esprimere un concetto, una convinzione; questo è un diritto che nei sistemi parlamentari, non solo è possibile ma è doveroso esercitare perché le proprie convinzioni e ragioni siano esplicitate.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

Se non ci sono altri iscritti a parlare dopo questo intervento votiamo e chiudiamo la seduta, se no interrompiamo e riprendiamo domani mattina, come eravamo d'accordo. Prego, onorevole Vassallo.

Vassallo (R.C.). Sarebbe bene rispettare il criterio dell'alternanza, se ci sono altri iscritti.

PRESIDENTE. Lei si può alternare solo con sé stesso, non ho altri iscritti a parlare e siccome i consiglieri si possono iscrivere quando vogliono, in qualsiasi momento, adesso solo lei è iscritto.

VASSALLO (R.C.). Presidente, io voglio svolgere il mio intervento e fare anche un ragionamento rispetto ad un probabile accordo su come si deve proseguire nell'esame di questo documento, perché se qualcuno pensa che, avendo ridotto da 13 o 16 a 6 le parti di questo documento, non ci sia niente da dire su queste sei parti si sbaglia, nel senso che non è possibile liquidare un documento di questa natura, passare al voto delle sei parti senza entrare nel merito. Per cui se si pone un problema di accelerazione si sappia che, per quanto mi riguarda, chiederò di parlare sulle parti che andremo a votare ogni qualvolta lo riterrò necessario, per cui spetta alla Presidenza decidere se proseguire o se aggiornare a domani i lavori per il prosieguo della discussione e per il voto finale del documento stesso.

Comunque sia, io volevo intervenire non sull'emendamento numero 4, che è stato già illustrato dal collega Cogodi, Capogruppo, ma sull'emendamento numero 3, che non è stato illustrato. Il motivo della presentazione dell'emendamento numero 3 è molto semplice. Prendendo spunto da alcune affermazioni che sono state fatte sulla concretezza e sulla filosofia, soprattutto da parte dell'onorevole Vargiu, che diceva: "Il DPF non può essere un documento onnicomprensivo, devono essere indicate le linee strategiche generali", vorrei infatti capire, su parte della pagina 31, che filosofia si intende dare se non vi è un'ulteriore specificazione di un'azione concreta, perché qua il documento non può essere soltanto un'indicazione generica delle azioni che si vogliono fare; si devono anche comprendere le azioni che la Giunta regionale intende porre in essere, se vuol dare concrete risposte ai problemi sollevati nel documento.

L'ultima parte riguarda una questione già molto discussa in questo Consiglio regionale, discussa e devo dire mai risolta, almeno sino a oggi, cioè la questione dei lavoratori socialmente utili. Nel mio precedente intervento chiedevo una serie di spiegazioni rispetto al progetto di stabilizzazione che la Giunta aveva posto in essere a suo tempo, soprattutto riguardo agli oltre 400 lavoratori del parco geominerario; risposte non ne ho avuto, risulta che domani ci sarà una manifestazione di protesta di questi lavoratori che ritenevano di poter essere stabilizzati entro il 31 dicembre del 2001, cosa che sembra invece non possa avvenire.

Chiedevamo se vi erano soluzioni alternative per attuare comunque la stabilizzazione di almeno 900 lavoratori, come indicato in questo Documento di programmazione economica e finanziaria. Non abbiamo avuto risposte, per cui noi riteniamo che il documento, così com'è stato formulato, sia assolutamente insufficiente, cioè privo di proposte operative che consentano di intravedere un'azione concreta da parte della Giunta, che permetta in qualche modo, non dico di risolvere, magari di affrontare in maniera compiuta un problema che viene sempre trattato tra le pieghe delle discussioni generali. Non mi sembra una cosa di poco conto, riguarda 3.100 lavoratori, quei lavoratori che dovevano essere stabilizzati entro il 31 dicembre e che ancora non sono stati stabilizzati, insomma riguarda una parte, a nostro avviso, importante di questa società sarda, rappresentata da lavoratori probabilmente più precari degli altri, più disagiati di altri.

E' forse un delitto proporre un emendamento che va in questa direzione? Che intende soltanto dare una mera indicazione di governo? Noi riteniamo che sia una cosa non soltanto legittima, ma soprattutto doverosa da parte nostra. Probabilmente avremmo dovuto avere più tempo per emendare il documento in altre sue parti anche ben più sostanziose; ci siamo limitati a fare due osservazioni, una che riguarda i lavoratori socialmente utili, l'altra che riguarda l'applicazione dell'articolo 19 della legge numero 37. Veramente noi pensiamo che dare una risposta in questo senso non costi nulla e soprattutto permetta alla Giunta regionale di incominciare a inquadrare il problema per quello che è realmente, nel senso di darsi degli obiettivi e degli strumenti per prendere il "toro per le corna", come si suol dire . E' per questo che io chiedo che su questo emendamento ci sia un minimo di discussione. Può darsi che sia sbagliato, ma se è sbagliato fatemi capire dove abbiamo sbagliato: nella formulazione, nella sostanza. Cerchiamo di attivare un confronto per capire veramente se è possibile fare qualche passo in avanti o se invece vi è solamente una preclusione di principio che sbarra la strada a qualunque proposta che venga dai banchi della sinistra, solamente per partito preso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Milia. Ne ha facoltà.

MILIA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, signor Presidente della Giunta, colleghi, intervengo brevissimamente perché non voglio che il collega Fadda mi apostrofi per aver rubato qualche minuto a quest'Aula, però il tema dell'articolo 19 della legge 37 credo che abbia bisogno di un minimo di contributo anche da questa parte dell'Aula, dato che non se n'è discusso in precedenza.

L'articolo 19 della 37 ha comportato per la Regione autonoma della Sardegna la spesa di più di mille miliardi, la spesa sulla carta perché di questi mille miliardi appena il 19 per cento, ad oggi, è stato impiegato dai comuni. Ma di questo articolo 19 della legge 37, che l'onorevole Cogodi lodevolmente ad ogni finanziaria e ad ogni esercizio di bilancio richiama, è necessario discutere perché non solo si ha un dovere sociale nei confronti degli enti locali e nei confronti delle politiche del lavoro, ma si ha il dovere sociale anche da parte nostra, in qualità di legislatori e di amministratori di cosa pubblica, di cercare di capire che fine fanno mille e passa miliardi previsti per legge, con la 37 del '98, e ad oggi giacenti forse nelle banche e forse, non spesi, nelle casse dei comuni.

Però bisogna anche uscire dagli equivoci. Il collega Vassallo ha detto: "Prendiamo il toro per le corna", ma il toro non lo si è mai voluto prendere per le corna in quest'aula, né dall'attuale maggioranza, né dalla ex maggioranza. Il problema del controllo, del monitoraggio, dell'aiuto, del supporto agli enti locali si è sempre bypassato perché non si è mai voluta ledere l'autonomia degli enti locali, giustamente, perché nessuno di noi ha intenzione né di prevaricare e tanto meno di ledere tale autonomia. E questi enti locali in fase di attuazione di questa legge hanno avuto la possibilità, purtroppo, di applicare l'articolo 19, in alcuni casi, in maniera quanto meno inopportuna. Ad alcuni è stato detto, sin dalla prima annualità, che poiché il piano di lavoro aveva durata triennale si sarebbero potuti ipotizzare e programmare interventi triennali; questo non era vero, però "NAT", i nuclei di assistenza insieme ai comitati circoscrizionali di controllo, che hanno dovuto intervenire in questi ultimi due anni per controllare i progetti, si sono scontrati con una realtà che non era più possibile fermare; gli enti locali avevano programmato nella maggiore parte dei casi anche interventi non previsti dall'articolo 19 e non esisteva nessun vincolo, nessun lacciolo, nella formulazione dell'articolo 19 e nella sua riformulazione ad opera ella legge finanziaria 2000, che permetteva a chicchessia, nè ai comitati circoscrizionali di controllo, né ai NAT, di intervenire perché questi programmi venissero modificati nel senso voluto ed auspicato da chi questa legge 37 aveva ideato.

Allora siamo arrivati al 2001 con una spendita poco superiore al 15 per cento, con un monitoraggio inesistente proprio perché oltre a questo farraginoso sistema che ha comportato nella maggior parte dei casi da parte degli enti locali la possibilità di programmare interventi di lavori pubblici - voi conoscete le procedure, è inutile stare qua a parlare di leggi e di burocrazia in materia di lavori pubblici - ci sono stati anche dei cambi di amministrazione, che nella maggior parte dei casi hanno comportato la completa modifica dei programmi finanziati dall'articolo 19, perché le nuove amministrazioni cambiavano regolarmente i programmi precedentemente approvati e deliberati dai consiglieri comunali uscenti.

Si è arrivati al punto di dire, non più di qualche mese fa, fermiamoci, riflettiamo, monitoriamo. Ma monitoriamo cosa? Possiamo farlo solo una volta che questi 850 miliardi non spesi inizieranno a trovare non solo la loro collocazione per quello che riguarderà le politiche attive del lavoro, ma l'effettiva spendita che ad oggi non esiste. Allora o si prende veramente il toro per le corna nella prossima Finanziaria, senza certamente costringere chicchessia a fare programmi che non sono in linea con quello che è lo sviluppo del proprio territorio e della propria economia e della propria socialità, però è indubbio che non si può permettere ancora una volta, noi non ci possiamo permettere, parlo a nome mio ma credo anche del Gruppo che mi onora in questo momento di essere da me rappresentato, non possiamo permetterci di erogare altre centinaia di miliardi senza sapere, senza avere una prognosi men che meno approssimativa di quello che faranno e che produrranno. Perché chi ha visto, e credo che in Commissione sono passate, le previsioni di occupazione programma per programma e i risultati di quei pochi programmi attuati, si rende conto facilmente che questa applicazione dell'articolo 19, così come è oggi, assolutamente questo Consiglio regionale non può più permette che vada avanti.

Una riflessione, abbiamo provato a farla due anni fa, abbiamo provato a farla l'anno scorso; evidentemente le riflessioni non bastano e le misure blande non servono a nessuno, non servono a noi e non servono ai comuni; se si vuole andare avanti, e questa credo che sia la proposta dell'onorevole Cogodi, credo che si possa andare avanti con realistica volontà di produrre qualcosa, pensando anche che le risorse a favore degli enti locali sono poche, sono sempre insufficienti e pertanto devono essere spese al meglio.

Quindi credo che una revisione totale delle norme per l'applicazione, se questa maggioranza e quest'Aula approverà ancora una volta la triennalità o l'annualità prossima ventura delle politiche del lavoro, così come previste nell'articolo 19, dovrà essere fatta, diversamente in occasione dell'esame della prossima manovra finanziaria saremo qui ancora una volta a parlare della mancata ricaduta sul territorio e di programmi che non sono nient'altro che il tentativo da parte di amministratori locali di spendere soldi nella maniera non opportuna e non certo nella direzione che il legislatore nel 1998 si era prefisso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (d.s.). Non conosco il testo dell'emendamento che è stato presentato, non l'ho neanche visto per sottoscriverlo, quindi non ho potuto concorrere a costruire un'ipotesi che in qualche modo riprendesse i ragionamenti che sono stati fatti in Commissione. Perché occorre dire che l'assessore Masala in Commissione, quando l'argomento è stato trattato, ha dato una disponibilità ad entrare nel merito e migliorare, correggere, integrare, definire meglio l'argomento che era in discussione e ha effettivamente affermato: "Da qui all'Aula lavoreremo per produrre una sintesi migliore di quella che è in discussione". Questo non è avvenuto, non è avvenuto per nostra iniziativa, non è avvenuto per iniziativa del collega Masala. C'è un emendamento che è stato proposto dai colleghi di Rifondazione Comunista che, ripeto, non conosco, però mi pare che il collega Milia, riproponendo pacatamente l'argomento, suggeriva di fare un ulteriore approfondimento, perché il tema è conosciuto negli aspetti positivi, ma anche nei limiti e nelle difficoltà che sono derivati in questi anni dall'applicazione di quell'articolo, comunque delle difficoltà di rispondere positivamente all'esigenza che quell'argomento, e quegli articoli e quella legge avevano proposto all'attenzione del Consiglio.

Penso che si possa fare un'ulteriore valutazione del testo dell'emendamento proposto e lo si possa forse migliorare; per fare questo c'è bisogno di leggerlo, vederlo almeno, e quindi chiedo che si sospendano a questo punto i lavori dell'Aula per riprendere domani mattina, e nel frattempo ragionare nel merito dell'indicazione che viene proposta. Parlo con la pacatezza che l'argomento merita, perché parliamo di risorse, parliamo di gente che attende risposte e penso che questa possa essere l'occasione per riprenderlo nei termini che lo stesso collega Milia proponeva, almeno per quanto riguarda la sua discussione in termini generali ora all'attenzione del Consiglio.

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, credo che si possa votare almeno questa parte, stasera lo dobbiamo fare, per altro non interferisce minimamente con le questioni che lei sollevava, tuttavia sono disponibile a fare ciò che l'Aula desidera.

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Il tema in discussione effettivamente avrebbe meritato un approfondimento, ma sul punto si sono già espressi il Presidente della Commissione e, per la Giunta, l'Assessore competente e vi è stato il contributo che è venuto anche dall'onorevole Milia, che proponeva di non attardarsi ancora sulle riflessioni; a noi, infatti, il testo di quell'emendamento appare ancora uno spunto per riflettere, l'ex assessore Milia proponeva qualcosa di più, di passare dalle riflessioni alla individuazione di strumenti operativi che possano recuperare quanto non è stato speso nel passato, ed è chiaro che una riflessione si dovrà porre per il futuro perché, l'abbiamo già detto, sulle politiche attive del lavoro abbiamo una impostazione che è assai diversa da quella e dell'onorevole Cogodi e del centrosinistra. Lo diciamo pacatamente, noi riteniamo che gli enti locali debbano sicuramente avere una considerazione anche maggiore da parte di questo Governo, ma non possiamo continuare a confondere politiche in favore degli enti locali, delle opere pubbliche, di quanto gli enti locali oggi abbisognano, con le politiche attive del lavoro che non devono vedere gli enti locali sostituirsi al ruolo della parte privata, dell'imprenditore che invece secondo la nostra impostazione deve giocare un ruolo, quel ruolo che già con i documenti di programmazione, quello del 2000 e anche quello del 2001, questa maggioranza di centrodestra ha riconosciuto. Cioè un ruolo completamente nuovo nelle dinamiche del mercato del lavoro. Ecco perché riteniamo che il dibattito a questo punto, per quanto perlomeno ci riguarda, possa ritenersi chiuso e anche su questi emendamenti, mi dispiace sottolinearlo, per la forte carica politica che l'onorevole Cogodi e il suo Gruppo hanno attribuito ad essi, per cui non possono assolutamente costituire oggetto neppure di una interlocuzione.

Un emendamento prima di presentarlo lo si sottopone all'attenzione delle forze politiche, questo emendamento, per quanto ci riguarda, non può che essere votato, e su di esso preannunciamo fin da ora un voto assolutamente negativo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, molto brevemente, vorrei capire se la sua decisione, come da accordi è quella di rinviare ormai a domani mattina i lavori, perché sono le dieci e mezza e quindi abbiamo superato di oltre mezz'ora il tempo concordato, e credo che stiamo dimostrando la massima disponibilità per cercare di accelerare i tempi di discussione del DPEF.

Intendo solo osservare che quanto dichiarato dall'onorevole Pittalis era a noi chiaro, perché già contenuto nel DPEF, noi ci aspettavamo qualcosa di diverso dal Presidente Pili dopo le sue dichiarazioni programmatiche, in modo particolare sulle politiche attive del lavoro, ci aspettavamo qualcosa di diverso dopo gli impegni presi dall'assessore Masala in Commissione, perché ha dichiarato che tra la conclusione dei lavori della Commissione e l'Aula avrebbe proposto qualcosa di nuovo e avrebbe specificato meglio le politiche che la Giunta regionale intendeva portare avanti, quindi chiedo che la richiesta del collega Cugini venga accolta, posto che, come concordato nella Conferenza dei Capigruppo, alle dieci si sarebbero dovuti chiudere i lavori.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ringrazio l'onorevole Fadda perché ha riportato nei termini esatti quello che io ho detto in Commissione: "specificare" non "scrivere", che è una cosa diversa. Credo di avere specificato con esattezza quello che è stato detto. Con riferimento ai PIT, invece, siccome l'impegno assunto è stato quello di scrivere un testo, perché doveva servire da base, giusta o sbagliata, per l'ordine del giorno che è ancora in discussione, noi l'abbiamo scritto. E` una differenza non di poco conto.

Noi studiamo insieme il percorso, perché, come è stato fatto dalla precedente Giunta, anche questa Giunta mette a disposizione di questo pacchetto le risorse che ci sono. Non è stato detto niente di straordinario, però scrivere nel DPEF, questo lo dico per chiunque, anche per chi ha una maggiore sensibilità su questi temi rispetto ad altri, scrivere nel DPEF che si deve costituire un fondo unico, che l'agenzia del lavoro deve sovrintendere, significa formulare già una legge, non un programma. Una cosa è dare una indicazione, altra cosa è scrivere delle precise norme di legge, queste vanno scritte nella legge finanziaria, non nel DPEF, questo ho detto; più specifico di questo io non so che dire.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

CUGINI (d.s.). Se c'è la volontà di cambiare l'impostazione, riferita ai tempi di discussione e di approvazione del DPEF basta dirlo; noi siamo qui insieme a voi per fare il nostro dovere. Se c'è bisogno di approfondire in Aula basta dirlo, ci iscriviamo tutti a parlare e ne esce un bell'approfondimento. Se invece c'è la conferma dell'impostazione e se c'è continuità sull'impostazione che abbiamo dato, allora penso che sia saggio fare l'approfondimento che abbiamo proposto. Però a noi basta dirlo, non c'è bisogno di fare una lunga discussione, se la linea è cambiata va bene, può capitare, noi non siamo gente che si offende, siamo abituati a confrontarci attraverso la discussione.

Ho l'impressione che sia stata introdotta una modificazione partendo dal merito del tema, che ci fa dire che c'è bisogno di una più ampia partecipazione da parte delle opposizioni alla definizione del DPEF. Se invece mi sto sbagliando e ho avuto una impressione errata chiedo preventivamente scusa ed in questo caso si può procedere domani mattina nei termini che stavo dicendo. Ma se ho capito male è bene che ci sia, Presidente del Consiglio, anche da parte sua, una iniziativa di chiarimento sulla questione, perché è chiaro che da questo ne possono derivare conseguenze, sul piano politico, diverse come si può capire perché diverse possono essere le iniziative che si propongono all'attenzione, anche se non si possono presentare emendamenti.

Ci sono mille modi per approfondire, sul piano del confronto ed anche della dialettica, del ragionamento di merito ed anche dei contributi che si possono dare. Veda lei come vuole procedere; io non mi richiamo neanche agli impegni assunti riferiti agli orari, non è più questo il punto, l'orario non esiste più se decidiamo che non esiste. Quindi penso che sia opportuno fare una piccola riflessione.

PRESIDENTE. Naturalmente io devo rispettare tutti i consiglieri regionali ai quali avevamo comunque comunicato un orario, salvo che appunto non emergano posizioni diverse, voglio ricordare che sono le dieci e mezza, che ho tre iscritti a parlare e che probabilmente alle undici non avremo ancora finito. Poiché ci sono colleghi che devono pure rientrare a casa, se non ci sono obiezioni io devo dichiarare chiusa la seduta per riprendere i lavori domani mattina alle ore dieci.

La seduta è tolta alle ore 22 e 28.