Seduta n.199 del 28/05/1997 

CXCIX SEDUTA

(Pomeridiana)

Mercoledì 28 Maggio 1997

Presidenza del Presidente SELIS

La seduta è aperta alle ore 16 e 44.

DEMONTIS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di giovedì 8 maggio 1997 , che è approvato.

Continuazione della discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta regionale sulla situazione politica

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione sulle dichiarazioni del Presidente della Giunta.

E' iscritto a parlare il consigliere Concas. Ne ha facoltà.

CONCAS (R.C.-Progr.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, non è una scoperta affermare che la Giunta Palomba è sfociata nel più totale fallimento. Ciò non dovrebbe meravigliarci: in questi tre anni di legislatura non abbiamo fatto altro che assistere a numerose crisi di Giunta, le quali hanno in comune i continui litigi per la spartizione del potere. Ogni volta che si parla di nomine la Giunta puntualmente incontra difficoltà, così come sta accadendo ora. Dopo il ritiro della fiducia a questo Governo da parte di quattro consiglieri del Partito popolare, anche in questo caso era in ballo una nomina, non si hanno più i numeri per governare. Hanno sbagliato coloro i quali pensavano e pensano di risolvere il problema con una semplice operazione aritmetica: quarantuno meno quattro uguale trentasette, trentasette più quattro uguale quarantuno. Queste sono semplici differenze e somme che riguardano la matematica, ma la politica, per noi di Rifondazione Comunista, non è matematica. Politica è programmare seriamente, è creare direttrici di sviluppo propositive per un'inversione di tendenza, è risolvere i problemi. In pratica politica è tutto ciò che non è stato fatto finora.

Se analizziamo l'operato delle diverse Giunte in questi tre anni noteremo una serie di effetti involutivi: nessun aumento dell'occupazione, un peggioramento delle attività tradizionali e delle condizioni di vita di tutti quei sardi che in questi anni hanno conosciuto l'umiliazione sociale, la disoccupazione e l'emigrazione. Vorrei soffermarmi un attimo sul problema della disoccupazione, lo sottolineava ieri l'onorevole Usai, se non ricordo male. Il Presidente ci dice: non preoccupatevi se in Sardegna il numero dei disoccupati è elevato; questo è un problema presente anche in Europa. La disoccupazione europea, per me, non riguarda l'Esecutivo sardo; queste affermazioni poteva evitarle perché non ci insegnano niente. Ancora più grave è quando questa frase è rivolta direttamente ai disoccupati. Diverse volte l'onorevole Palomba, rivolgendosi ai giovani disoccupati, ha detto: rassegnatevi, per il momento non possiamo fare niente, non abbiamo soluzioni, la disoccupazione è un problema che riguarda tutta l'Europa, datemi voi la soluzione. Un Presidente di Giunta, che ha il dovere di proporre ed attuare, chiede ai disoccupati soluzioni. Ammesso anche che i giovani abbiano proposte, mi chiedo: verranno prese in considerazione? Anche Rifondazione Comunista ha fatto una sua proposta per la soluzione del problema; proposta che è stata bocciata. Mi riferisco al referendum per il lavoro. E allora che senso ha avere idee e soluzioni se poi vengono liquidate con scuse banali? Non voglio fare l'elenco di tutti i problemi, perché li conosciamo, ma voglio mettere in evidenza il fatto che è mancato un piano di sviluppo per rilanciare la piccola e media impresa. Niente è stato fatto per il sistema dei trasporti pubblici, per non parlare poi di sanità e agricoltura. Le continue e crescenti mobilitazioni dei lavoratori testimoniano una presa di coscienza dei disastri causati da questo modo di governare.

Onorevole Palomba, lei ieri ha dichiarato che c'è un consenso sull'operato della Giunta anche da parte delle organizzazioni sociali. E' un'affermazione assurda perché non corrisponde al vero. Al contrario esiste un malcontento diffuso, tanto è vero che le organizzazioni sindacali hanno annunciato scioperi a breve scadenza. Uno sciopero non è una processione di ringraziamento, ma è una manifestazione di protesta, e in questo caso protesta contro questo Governo per l'incapacità dimostrata nel risolvere i numerosi problemi presenti nella nostra Isola.

Signor Presidente, i partiti che la sostengono, o meglio i consiglieri, non vogliono le sue dimissioni, si dice: o evitiamo una nuova crisi di Giunta oppure le elezioni anticipate con lo scioglimento del Consiglio. Per quanto riguarda il primo caso non si può evitare una crisi già in corso, che di nuovo non ha niente, anzi, è il prosieguo di una crisi che non è stata risolta sei mesi fa. Il secondo caso, le elezioni anticipate, produrrebbero effetti deleteri visti i tempi lunghi richiesti per lo scioglimento del Consiglio. Sarebbe vergognoso abbandonare la Sardegna al proprio destino, quindi l'unica soluzione sono le sue dimissioni, onorevole Palomba, un atto coraggioso, ma soprattutto dignitoso.

Non si può andare avanti in questo modo, lei non può continuare a esprimersi con la solita arroganza soltanto perché deve obbedire ciecamente agli ordini romani. Sappiamo perfettamente che lei non è capace di prendere una decisione perché è troppo legato, forse indirettamente, alla politica del Partito di maggioranza a livello nazionale. Le sue dimissioni non significherebbero una sua sconfitta, ma la sconfitta di quel partito, o meglio del suo leader e della sua teoria sul premier, del premierato forte, un premier così forte da poter rinunciare all'investitura del Parlamento. Forse si vuole applicare questa teoria anche all'elezione del Presidente della Giunta regionale, teoria che noi bocciamo nel metodo e nel merito. Per rispetto non solo nei confronti dei sardi, ma nei confronti della sua persona abbia la dignità di dire basta a tutte queste manovre messe in atto da chi ha trasformato un Presidente di Giunta in un robot telecomandato a distanza.

Noi crediamo ancora nella politica con la "P" maiuscola e riteniamo che un nuovo rapporto con Rifondazione Comunista non può prescindere da un confronto programmatico a tutto campo. Un nostro coinvolgimento sarà possibile a condizione che questa Giunta si dimetta. Ho parlato di coinvolgimento, coinvolgimento lecito, perché ancora una volta le ricordo che lei, signor Presidente, occupa quella poltrona grazie ai voti di Rifondazione Comunista. Senza quei voti lei occuperebbe uno qualunque di questi banchi.

Siamo disponibili ad un confronto con le forze di centro-sinistra, o meglio, ad un confronto con donne e uomini capaci di lavorare seriamente per risolvere i problemi della Sardegna, ma non vogliamo avere a che fare con chi pecca di irresponsabilità.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Lorenzoni. Ne ha facoltà.

LORENZONI (Popolari). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, il momento politico che stiamo vivendo è caratterizzato da notevoli difficoltà: difficoltà del mondo del lavoro e dell'imprenditoria, difficoltà nel mondo sindacale, difficoltà di rapporti con lo Stato e con le sue emanazioni.

La complessità delle problematiche all'origine di queste difficoltà condiziona pesantemente l'attività della Giunta e del Consiglio regionale e crea situazioni di disagio anche all'interno dei Gruppi consiliari e più in generale del sistema dei partiti, sia di maggioranza che di opposizione. I recenti avvenimenti politici che hanno portato al dibattito in corso, sono la conseguenza di queste difficoltà.

Signor Presidente, ho notato che da parte di qualche consigliere nei vari dibattiti c'è sempre un richiamo a poteri forti esterni e a oligarchie non meglio individuate che sarebbero la causa di tutti i mali della Sardegna. Credo che sia arrivato il momento di uscire dalla genericità delle formulazioni: chi sa deve dire esplicitamente quali sono questi poteri esterni e chi sono i consiglieri regionali che consentono per loro tramite l'ingresso di questi poteri nella gestione politica della regione. In assenza di precisazioni, siamo autorizzati a pensare che il ricorso all'indicazione di poteri esterni sia una mera esercitazione verbale e non un atto di concretezza politica. Sarebbe interessante conoscere nomi e cognomi della oligarchia che governa Giunta e Consiglio, altrimenti dovremo constatare, visto il movimentismo in atto in tutti i Gruppi politici, che più che in un sistema oligarchico siamo in un sistema anarchico.

Signor Presidente della Giunta, in un recente passato mi sono rivolto a lei e all'Assessore dell'agricoltura affinché si attivassero provvedimenti urgenti nell'ambito degli stanziamenti previsti in bilancio per dare il via a un programma di rilancio del settore pesantemente penalizzato da una crisi di trasformazione che mai si era vista in passato. Nella lettera che le inviai facevo notare anche la scarsa attenzione del Ministero delle risorse agricole verso le straordinarie difficoltà che il comparto agroalimentare della Sardegna sta attraversando. Mi sembra, signor Presidente della Giunta, che da parte dell'Esecutivo sardo non ci sia un'azione forte nei confronti del Governo nazionale e neppure un rapporto di collaborazione nei confronti dell'Unione Europea. Subiamo pesantemente una politica che non tiene conto della nostra specialità e mortifica gli sforzi degli imprenditori agricoli sardi, che oggi sono in condizione di operare nei diversi settori produttivi alla pari dei colleghi italiani e stranieri.

Mi sembra che in questo Consiglio si parli con troppa leggerezza di assistenzialismo nel settore dell'agricoltura, senza andare a vedere che gli impegni economici per gli altri settori sono stati e sono di gran lunga superiori a quelli previsti per l'agricoltura. Un posto di lavoro in agricoltura ha costi notevolmente inferiori rispetto a quelli di altri settori, ed è certamente più stabile e duraturo. Ho notato che sia le organizzazioni del mondo agricolo sia i sindacati hanno preso le distanze da una possibile strumentalizzazione delle manifestazioni già previste, pur ribadendone la validità.

Signor Presidente, più che di una crisi al buio credo che la Sardegna abbia necessità di una Giunta forte, autorevole, presente al confronto con lo Stato e con l'Unione Europea.

Non intravedo, lo dico con profonda convinzione, scenari politici diversi da quello attuale e nel contempo debbo constatare che arrivano pressanti e significativi inviti da parte del mondo dell'imprenditoria, del mondo del lavoro, degli enti locali, affinché non ci siano crisi ma venga esercitata una intensa azione di governo.

In questi ultimi tempi il Presidente e l'Esecutivo hanno centrato diversi obiettivi importanti, che ora hanno necessità di essere tradotti in azioni concrete in favore dei vari settori produttivi. Sto constatando che da parte del mondo del lavoro vi è grande attenzione verso queste iniziative, ma anche grande paura che l'apertura di una crisi dalle incerte soluzioni possa vanificare gli sforzi fatti e rallentare la capacità di ripresa dei settori produttivi.

Abbiamo alimentato la speranza di migliaia di persone verso un miglioramento delle condizioni; sarebbe nefasto che il prevalere delle incomprensioni interne potesse portare la gente a perdere quel poco di credibilità che ancora ha verso l'istituzione regionale.

A mero titolo di esempio le voglio raccontare un episodio, piuttosto banale, ma che credo significativo di qualche giorno fa. in concomitanza con l'occupazione dell'Aula consiliare. Nel mio paese, durante il mese di agosto, viene organizzata una manifestazione che riscuote molto successo - poi glielo dico consigliere Floris - visto anche il notevole numero di turisti che vi assiste. Questa manifestazione è il carnevale estivo. Il presidente dell'associazione che organizza la manifestazione durante la chiacchierata al bar mi faceva notare che vi era necessità di nuove idee, di nuove iniziative, il proprietario del bar che assisteva alla chiacchierata, con una battuta piuttosto acida, gli suggeriva di recarsi ad assistere alle riunioni del Consiglio regionale dove certamente avrebbe trovato materiale idoneo al miglioramento della manifestazione. E' innegabile, signor Presidente, che noi Popolari stiamo attraversando un momento di particolare disagio politico; i profondi cambiamenti e le trasformazioni succedutesi dall'uscita di scena della Democrazia Cristiana non possono essere assorbiti in un lasso di tempo così breve. Noi siamo cresciuti, essendo il partito di maggioranza relativa, con il dovere di governare, oggi non siamo più condannati al governo, dobbiamo trovare spazi idonei per la nostra azione politica che non necessariamente sono al governo, anche se al nostro interno ci sono capacità umane e preparazione politica per poter governare i processi di sviluppo della Regione senza abbandonarsi, come qualcuno vorrebbe, al liberismo selvaggio che pone al centro dell'azione il mercato. Noi poniamo al centro la politica del governo, delle scelte e delle iniziative e la automoderazione(?) dell'attuazione dei processi di sviluppo, non ci sono al nostro interno gruppi di ribelli o di governativi, sarebbe estremamente banale interpretare in questo modo il nostro disagio, tutti i componenti del Gruppo sono sostenitori di tesi politiche rispettabili, anche se qualche volta divergenti tra di loro, la nostra lunga esperienza di democrazia ha accentuato la dialettica interna ma non ha sminuito la nostra capacità operativa. Certo, avvertiamo l'assenza di una mediazione di partito, anche se non è facile da farsi, l'impressione è che non abbondino i pompieri, semmai avvertiamo la presenza di qualche piromane. Sono convinto comunque che sapremo ritrovare le ragione dello stare insieme attorno ad un comune progetto politico che preveda pari dignità e diritto di cittadinanza per tutti. Per rilanciare la coalizione, signor presidente Palomba, è necessario far sì che i processi legislativi, di cui si occupano la Giunta e il Consiglio, diventino precisi strumenti di riferimento per tutti coloro che vogliono intraprendere iniziative. Bisogna evitare che una burocrazia centralistica vanifichi con il suo operare, quanto di buono, di utile e di produttivo viene previsto nelle leggi, sostituendosi impropriamente con interpretazioni discutibili all'unico organo deputato a farlo che è il Consiglio regionale. Va riorganizzato, in maniera funzionale e razionale, tutto il sistema dei settori e dei servizi, andando a premiare la professionalità e la capacità rifuggendo da facili e opinabili scelte di natura ideologica che devono appartenere ad un passato verso il quale non abbiamo rimpianti. In conclusione, signor Presidente della Giunta, è mia convinzione che sia utile rafforzare l'azione della Giunta e del centro sinistra che l'ha espressa, e che lei debba esercitare in maniera più incisiva il ruolo di capo e di garante della maggioranza che i gruppi politici le hanno assegnato senza rincorrere nessuno ma puntando sulla validità della proposta di governo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.

FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto vorrei tranquillizzare l'onorevole Ghirra in merito all'occupazione attuata dal Polo che lui ha chiamato "chiassata spregevole e attacco alle istituzioni", scomodando il 1925; nessun antiparlamentarismo da parte nostra, nessuna cultura dell'antidemocrazia, nessuno vuole delegittimare le istituzioni, ma anzi restituire voce a queste istituzioni se è vero come è vero che oggi, da ieri sera meglio, stiamo discutendo di quella che è la crisi in atto di questa maggioranza. Chi, come me, per oltre venti anni nell'allora Movimento sociale ha rappresentato quel partito nelle istituzioni per servizio, sa quanto siano importanti queste istituzioni se solamente ci mettessimo a disposizione dei cittadini e se non facessimo i nostri interessi. Alleanza Nazionale crede nelle istituzioni, siamo stati a Fiuggi, dopo Fiuggi il Movimento Sociale - Destra Nazionale si è trasformato in Alleanza Nazionale, si è trasformato in una destra moderna ed europea a cui guardano molti cittadini italiani perché la legittimazione poi è questa, la legittimazione che viene dai cittadini, viene dalla base. Quindi molta gente vede in Alleanza Nazionale l'unica forza politica che serve per il rinnovamento della politica, quindi non abbiano e non abbia lei, onorevole Ghirra, nessun dubbio, nessuno voleva attentare alle istituzioni, ma l'attentato a quelle istituzioni viene da quelle forze che non si rendono conto che quando non ci sono i numeri o si cambia o si va tutti quanti a casa. Lei, onorevole Ghirra ha ricordato tanti problemi che queste maggioranze, quella maggioranza poi è rimasta sempre la stessa, queste Giunte che si sono susseguite nel tempo non hanno risolto: trasporti, energia, piano telematico, regione dei diritti, centri storici, privatizzazioni, Master Plan, riforma degli enti eccetera. Cose che non avete assolutamente risolto, e noi giustamente vi diciamo che queste cose non le avete fatte, vogliamo che queste cose le capiscano i sardi, perché se voi aveste fatto almeno queste cose, sicuramente avremmo avuto meno cose da dirvi. Pertanto siamo - ripeto - in quest'Aula, ciclicamente, in media ogni sei mesi, per discutere o sulle dichiarazioni programmatiche delle varie Giunte oppure per dibattere sulla crisi o sulla pre-crisi che investe le Giunte e la maggioranza che queste Giunte appoggia. E poiché, onorevoli colleghi, le motivazioni sulle crisi sono sempre le stesse, viene difficile a noi consiglieri prendere la parola, basterebbe infatti rifarsi ai verbali delle sedute consiliari precedenti, perché non c'è niente di nuovo da dire che non sia stato detto, così come lei, onorevole Palomba, ieri ci ha detto tante cose che noi avevamo già sentito, almeno quattro o cinque volte. La causa delle ripetute crisi, però, è bene ripeterlo, è sempre la stessa, la corsa sfrenata ai posti di potere e di sotto potere, di incarichi ad amici o familiari, ultima in ordine, ma solo dal punto di vista esteriore, dal punto di vista esterno, è l'assegnazione indotta della Presidenza della Fondazione del Banco di Sardegna ad un Gruppo dell'attuale maggioranza, scelta che ha fatto nascere un'azione dirompente all'interno di quel Gruppo con la conseguente uscita dalla maggioranza, l'hanno detto loro più o meno velatamente, di ben quattro consiglieri, vedendosi pertanto lei, onorevole Palomba, a trovarsi di fatto senza avere i numeri per andare avanti. Ma è pur vero che i numeri, per poter governare, li aveva già persi in molte altre occasioni; la sua maggioranza numerica del settembre 1994, pari a ben 48 unità, si sta assottigliando ad ogni crisi, sicuramente in questo momento non ha 41 consiglieri schierati dalla sua parte. Quanto tempo è trascorso dall'insediamento del suo primo Esecutivo, e dai toni trionfalistici che avevano caratterizzato quella maggioranza in quei giorni, poi tutto d'incanto e non poteva essere altrimenti anche per il come quella maggioranza era stata costituita e per i suoi vizi di origine in aperta violazione della volontà espressa dai cittadini sardi tutto è crollato; in quest'aula ieri e oggi si è ricordato molto bene che cosa successe quattro anni fa alle elezioni del giugno 1994. Non è vero che tre anni fa ci fu la vittoria del centro sinistra almeno al primo turno. La maggioranza relativa al primo turno fu del centro destra, una aggregazione - è bene ricordarlo - unitaria, con un solo programma e una univocità di intenti. Solo quindici giorni dopo al ballottaggio una quota di voti centristi, che non erano passati al ballottaggio, andarono alla lista progressista, pur avendo programmi ed obiettivi differenti da quelli che questi centristi avevano presentato agli elettori. Per arrivare poi in quei giorni, nel settembre 1994 in quest'aula o meglio prima, nel segreto delle segreterie dei partiti, alla affermazione di una maggioranza che vedeva fuori Rifondazione comunista, che pure aveva corposamente contribuito alla vittoria della sinistra, e l'entrata nella gestione del potere di forze sconfitte dagli elettori. Così si aveva, l'ho detto altre volte, la continuazione di tutte le giunte che si erano susseguite negli ultimi cinquant'anni, con la novità della costituzione di un governo che vedeva insieme i nipoti della vecchia Democrazia Cristiana e del vecchio Partito Comunista con il contorno di forze minoritarie, come sempre. Come d'incanto dicevo non varie crisi, pertanto, ma una lunga stagione di lotte all'interno della maggioranza in nome della occupazione del potere. Avrei capito, e forse avrei anche condiviso, se la Giunta avesse buttato la spugna rendendosi conto di essere insufficiente nel risolvere i problemi della nostra isola. Niente di tutto questo; i problemi della Sardegna sono stati messi e vengono messi ancora in posizione subalterna, salvo a contrabbandare come conquiste dell'attuale maggioranza le promesse, perché sono solo tali veramente, contenute nel protocollo d'intesa del 21 aprile 1997. E' di oggi la notizia dello scontro che c'è in Senato tra alcuni parlamentari sardi dell'Ulivo e la maggioranza dell'Ulivo a proposito della defiscalizzazione sui combustili. Sembrerebbe che anche questa promessa vada in quel paese, passatemi la frase. Onorevole Presidente, onorevole Palomba, è inutile dire che le forze sindacali, le forze imprenditoriali, gli agricoltori, tutti non vogliono la crisi. Io le ricordo solo che cosa vi hanno detto i sindacati alcuni giorni orsono, accusandovi di essere insufficienti e inadeguati, discontinui e inconcludenti per i ritardi, dicevano loro, accumulati principalmente nel non fare le riforme sulla capacità di spesa. E il 3 aprile scorso il segretario della CGIL Sardegna, Pino Marras, diceva testualmente, io vado così a leggere i giornali anche per riportare poi quello che dicono le varie forze politiche e le forze sociali, quindi documenti ufficiali, ha detto testualmente:"il tempo dell'attesa è finito, non siamo stati impazienti, non abbiamo dato giudizi preconcetti, non abbiamo ceduto alla demagogia, ma non si può scambiare il nostro senso di responsabilità, quello che ci portò a rinviare lo sciopero del 24 ottobre 1996, per acquiescenza". Così il segretario della CGIL sarda. Per non parlare poi delle politiche agricole della Giunta. Qualche minuto fa ha parlato il collega Lorenzoni di questa maggioranza. Ecco io vorrei ricordare brevemente un passo della lettera che l'onorevole Lorenzoni ha inviato alcuni giorni fa credo al presidente della Giunta e forse anche all'Assessore dell'agricoltura. "Non è accettabile la mancanza di iniziative e di proposte da parte dei responsabili della politica agricola regionale. Non si comprende come mai, nonostante il bilancio sia per attivo e preveda consistenti risorse, non siano state messe in moto le procedure amministrative per mettere a disposizione degli operatori i fondi disponibili". Così l'onorevole Lorenzoni alcuni giorni orsono. E' bene poi ricordare, e lo ricorda molto bene l'organo degli agricoltori della Sardegna nel numero del marzo scorso, che senza una agricoltura in salute nessun paese, e tanto meno l'Italia e la Sardegna può reggere le sfide della società moderna perché il settore agricolo è vitale in tutti i sensi. Per non parlare poi, per restare cioè sempre nel campo della agricoltura, dei debiti della agricoltura di cui si è tanto discusso. Le banche fra un mese riprenderanno a fare gli atti, la Giunta quali altri solenni impegni sarà in grado di assumere? Sono passati infatti oltre quattro mesi da che si incontrarono il Presidente Palomba, l'Assessore dell'agricoltura, le banche e le organizzazioni agricole; incontro durante il quale ci fu l'accordo di bloccare tutte le azioni esecutive nei confronti delle aziende agricole fino al 30 giugno 1997. I tempi si avvicinano, la Giunta, questa Giunta che si trastulla tra una nomina ed un'altra, ha predisposto un piano di salvataggio delle imprese agricole in difficoltà? E tanto, tanto altro dovrei dire sull'industria, sulla piccola e media impresa, sull'artigianato, sui trasporti. Ma ho detto che sarebbe opportuno andare a rileggere ciò che ho detto, ed è stato detto in quest'aula, i risultati sono, amici miei, onorevoli colleghi, sotto gli occhi di tutti e sono stati chiaramente denunciati due tra i tanti, con notizie precise, dall'onorevole Balletto ieri e dall'onorevole Locci oggi. Quindi una crisi terribile, una crisi tremenda che vi porta anche a non riuscire a spendere le risorse che arrivano e dal governo nazionale e dall'Unione europea. Che delusione, signori della maggioranza, che delusione e rabbia come giustamente espresso sei mesi orsono dai giovani del PDS, della sinistra giovanile, anch'essi stanchi, lo dissero in un volantino, delle politiche degli interessi dei singoli e dei gruppi, a scapito degli interessi di tutti i sardi. Che delusione se dopo sei mesi da quelle affermazioni l'attuale Giunta è rimasta senza maggioranza a causa di egoismi e ambizioni personali rispetto alla tragedia sociale delle nostre popolazioni. Non bastano ormai più i proclami e le belle parole, come quelle espresse l'altro giorno dai progressisti federativi i quali hanno detto tra l'altro "l'impegno dei progressisti federativi si concentra sull'obiettivo della ricerca della via per superare l'attuale situazione di marasma per riprendere la costruzione della alleanza e del progetto Ulivo". Parole già sentite molte volte alle quali non sono seguiti i fatti. E' inutile poi che l'onorevole Emanuele Sanna, segretario regionale del PDS sardo, in una lunga intervista del 23 maggio abbia affermato che le forze che nel 1994 hanno vinto si erano impegnate per il rinnovamento dell'istituto autonomistico. Non era un mandato per spartirsi il bottino delle banche, degli enti, delle presidenze e degli assessorati. Purtroppo per i sardi però l'unico rinnovamento della politica è stato la continuità nei comportamenti di sempre, anzi con l'aggravante di ben quattro crisi in circa tre anni di legislatura. Dette queste cose, senza ripetere quello che ieri ha detto l'onorevole Palomba quando diceva che le forze di centro, di sinistra e sardiste hanno forze per andare avanti, e se avete forze per andare avanti andate altrimenti prendete atto che queste forze non ci sono, che non ci sono i numeri, ripeto senza entrare in tante cose che ha detto l'onorevole Palomba, vorrei però soffermarmi molto brevemente, perché è bene dire qualche cosa affinché ogni partito che forma la coalizione si prenda le proprie responsabilità, sugli scenari che si vanno profilando all'orizzonte della politica regionale dopo il disimpegno di quattro consiglieri del P.P.I. che hanno messo in pratica in minoranza l'Esecutivo Palomba. Da una parte, come ben sappiamo, ci sono delle forze che si battono per fare entrare Rifondazione Comunista in maggioranza, sanando quello strappo del settembre 1994. Ci sono forze, sempre all'interno della maggioranza, che ancora mettono veti all'ampliamento della maggioranza medesima. Ma sono posizioni, in base a quello che dirò fra poco, sono scenari che cambiano di giorno in giorno, direi di ora in ora. Mi dispiace che non ci sia il Capogruppo dei pattisti al quale mi rivolgo. Il Capogruppo dei pattisti è stato esplicito, quindici giorni orsono, nel confermare il suo no alla riapertura a Rifondazione Comunista. Testuale: "L'ho già detto a Palomba, quell'ipotesi ci trova del tutto contrari perché i contenuti del nostro programma con quelli di Rifondazione Comunista sono incompatibili". Queste le dichiarazioni dell'onorevole Dettori.

Però, alcuni giorni dopo, un altro esponente del Patto Segni, in tono esplicito ha detto: "Siamo ormai nel sistema bipolare e noi siamo fedeli al centrosinistra e dobbiamo prendere atto della situazione nazionale e regionalmente del fatto che uno dei nostri partners, il P.D.S., era alleato con Rifondazione Comunista alle elezioni di tre anni fa". Se altri ritengono - continuava sempre l'esponente del Patto - lecito allearsi con Alleanza Nazionale, non vedo perché noi non possiamo dialogare con Rifondazione Comunista, purché qualcuno ancora non pensi che i comunisti mangiano i bambini. Si tratta di aprire un confronto politico programmatico e verificare le compatibilità. Così l'onorevole Pietrino Fois alcuni giorni or sono. E l'onorevole Fois concludeva, in relazione alle dichiarazioni di qualche giorno prima del suo Capogruppo, che quelle dichiarazioni dell'onorevole Dettori erano state fatte prima della riunione del Gruppo pattista, Gruppo che ha fatto un'analisi approfondita della situazione, prendendo un orientamento preciso.

Allora cerchiamo di fare chiarezza su queste affermazioni. Primo: i contenuti del programma incompatibili con Rifondazione Comunista. Ma il programma del Patto (allora Segni ed oggi Patto dei Democratici) non era molto distante anche da quello del P.D.S. del 1994? Eppure nulla ostò allora al fine di entrare in una maggioranza di sinistra-centro. Secondo, finalmente i pattisti si accorgono, solo in questo momento, che nel Governo nazionale essi, o i loro amici di Rinnovamento Italiano, governano con Rifondazione Comunista: Terzo, la motivazione politica dell'onorevole Pietrino Fois è alquanto strana per quanto mi riguarda; la motivazione, la ricorderà, era questa: se altri trattano con A.N. non si capisce perché altri non possano trattare con Rifondazione Comunista. Uno tratta se crede, se tra le sue idee e il suo programma ci sia qualcosa di comune con altri con cui trattare. E se quel qualcuno dovesse essere l'onorevole Segni è pur vero che in tema di presidenzialismo c'è molta più comunanza tra Segni e Alleanza Nazionale di quanta non possa esserci oggi tra il Patto dei Democratici e il suo programma del 1994, per il quale ha ricevuto i voti, ed eventualmente Rifondazione Comunista. Quarto, aprire un confronto politico e programmatico, è la solita fra chiave per continuare quell'assemblaggio iniziato nel 1994, tra programma diversi ed alternativi, per gestire il potere.

Perché la motivazione certa e reale, al di là dell'allearsi con A.N o pensare a confronti politico-programmatici con Rifondazione Comunista, è quella di continuare a mantenere il potere stesso. Infatti, onorevoli colleghi, ormai trovandovi tutti in braghe di tela, qualsiasi preclusione iniziale può essere superata. Comunque anche queste affermazioni, a mio avviso, servono per fare chiarezza e pertanto a non chiedere in seguito voti per un programma per poi allearsi con altre forze con programmi alternativi, a non chiedere voti da un certo settore dell'opinione pubblica per tradire poi questa parte di opinione pubblica. Ma dopo quest'apertura dell'onorevole Fois, che sicuramente in quel momento non era in sintonia col suo Capogruppo, lo stesso onorevole Dettori, in data 21 maggio scorso, dopo che in quest'Aula, lo ricordo, fu vietato il dibattito voluto dal Polo, dopo che il Polo aveva occupato l'Aula consiliare, con una inversione a 180 gradi delle sue condizioni di sempre, in una lettera inviata all'onorevole Palomba e all'onorevole Selis, e rivolgendo un appello a tutti i cittadini, a tutte le forze politiche, alle forze sociali, alle associazioni di categoria e al mondo culturale affinché si rendano disponibili a concorrere, nell'interesse più ampio della collettività, per far prevalere il senso di responsabilità e respingere i tentativi di restaurazione proposti come unica soluzione ai problemi che affollano le coscienze, indicava tre vie per uscire dalla crisi: un patto politico, un patto sociale, un patto di solidarietà. Con una battuta liquiderei il tutto pensando che con questi altri tre patti l'onorevole Dettori voglia clonare il suo Patto. Ma dico che già ci basta averne uno in quest'Aula. Ma, al di là delle battute, l'onorevole Dettori dovrebbe spiegarci perché ciò che non era possibile ieri, direi avant'ieri, qualche giorno (e ricordo pertanto le preclusioni continuate nei confronti di Rifondazione Comunista e anche del Polo) e a questo proposito vorrei leggere (ho detto che sono collezionista di pezzetti di giornale) una lettera che il coordinatore del Patto Segni di qualche giorno fa, esattamente del 9 maggio, nel rispondere all'onorevole Bruno Dettori diceva questo: noi avevamo corso da soli le regionali, investendo poi la nostra quota di consenso in una visione programmatica che (ascoltate bene) sullo sfondo di una censura a sinistra per Rifondazione Comunista, e ovviamente del centro-destra dall'altra, ci permetteva, eccetera, eccetera. Cioè 1994, proprio la censura, questi signori censuravano a destra e a sinistra, salvo poi dire: signori belli, adesso che siamo in una situazione di crisi, tutti insieme appassionatamente. Io capisco che in politica mai dire mai, però direi che la coerenza è opportuna in certi momenti. Quindi dicevo, volevo spiegare come ciò che non era possibile ieri è possibile oggi. Io credo, onorevole Dettori, parlo con lei perché ha scritto queste cose, lei, con queste sue dichiarazioni, ha dichiarato il fallimento di questa maggioranza e vorrebbe, pertanto, con queste cose, in nome di un vogliamoci bene tutti appassionatamente, che nel vostro fallimento, nel fallimento di tre anni di questa maggioranza, siano invischiate, in nome di un programma, ecco lei ha detto che definisca priorità e tempi, quelle forze che voi mai avete ascoltato quando queste forze cercavano di mettervi in guardia dal continuare a disinteressarvi dei problemi delle gente. Per concludere poi lei, onorevole Dettori, la sua lettera: "Questo è quanto abbiamo il dovere di far prevalere, questo è quanto coloro che sono investiti di responsabilità devono tentare di realizzare, questo è quanto tutti i cittadini attendono.". Responsabilità, troppo comodo parlare di responsabilità quando ormai non c'è più niente da fare, quando è un fallimento continuato di questa maggioranza e quindi anche di quelle forze che hanno dato vita a questa maggioranza. Voi avete avuto nel non risolvere i problemi della gente un comportamento da irresponsabili, altro che parlare di responsabilità in questo momento. Ecco (?) cosa vogliono i sardi, onorevoli colleghi, questo lo vogliono i sardi. Credo che i sardi vogliano qualche altra cosa, al di là di questi inciuci, di questi governissimi di cui si parla e ai quali alcuni credono; vogliono che voi andiate via nel più breve tempo possibile, perché i guasti che avete procurato sono difficilmente sanabili. Pertanto, con quella sua lettera aperta, onorevole Dettori, lei avrebbe dovuto invece di chiedere queste cose dire altro, con un atto di umiltà, accettare il fallimento politico e programmatico che la scelta che voi pattisti avete fatto nel settembre del 1994, dichiarandovi fuori e chiedendo nel contempo ai tanti vicini al suo Patto e che occupano posizioni di potere, di dimettersi da quei posti occupati solo per meriti politici proprio, onorevole Dettori, per far valere quello spirito referendario a cui lei sempre si rifà e si è rifatto anche in quella lettera. Non basta essere l'anima critica di una coalizione, ve l'ho detto un'altra volta, ve lo ripeto, mi ricordate il Partito repubblicano di un tempo: non andava a questa gente, mai niente bene, ma come l'edera erano attaccati a quel potere. Quindi bisogna comportarsi di conseguenza. Pertanto, per quanto mi riguarda, e per quanto riguarda Alleanza Nazionale, nessun soccorso tricolore alla Giunta Palomba. Credo comunque, per concludere, che arrivati a questo punto, con una legislatura tra le più litigiose e inconcludenti nella storia dell'autonomia sarda, al di là di alchimie e funambolismi politici, è necessario e opportuno prendere atto dell'impossibilità di andare avanti, perché qualsiasi rinvio pur di prendere ancora tempo della decretazione del fallimento dell'undicesima legislatura regionale, sarà foriero di ulteriori calamità per la nostra gente. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

SECCI (Popolari). Signor Presidente, colleghe e colleghi, avrei preferito questa sera prendere la parola per fare un intervento diverso, per dichiararmi soddisfatto di una appartenenza, per dichiararmi soddisfatto di una partecipazione convinta ad una maggioranza che non ho mai posto in dubbio. Mi trovo, invece, nella condizione, ed è un obbligo morale prima di tutto, di dover intervenire per confermare al presidente Palomba e alla Giunta che lo accompagna che per il bene della Sardegna è giusto che rassegnino le dimissioni. E mi dispiace che il presidente Palomba, nell'introdurre il suo intervento ieri, abbia fatto una distinzione netta, tracciando il campo,come si suol dire: da una parte chi sta occupandosi della Sardegna e delle sue disgrazie ed emergenze, da un'altra parte chi proditoriamente pensa a lottizzare, a dividere, a spartire, a fare giochini con trappole e tranelli.

Io non sono mai stato abituato nella mia lunga militanza di amministratore locale prima e di consigliere regionale poi, a nascondermi dietro nulla. Ho sempre con coraggio, anche quando sono stato solo, affermato le mie convinzioni; ho sempre combattuto per realizzare quel progetto politico che avevo sempre richiamato all'interno di quest'Aula e fuori da essa e che purtroppo, invece, non solo stenta ad approdare, ma non si riesce a capire dove sia andato, o meglio, forse si riesce a capire perfettamente.

Cari colleghi della maggioranza, se non si assume il coraggio di una decisione immediata, coraggiosa, di cambiare rotta, il centro-sinistra è destinato al tracollo. Lo dicono tutti, lo si dice in tutte le lingue, non lo scrivono soltanto quei giornalisti che evidentemente sono occupati a pensare ad altro. Loro sì, forse, a difendere qualche piccolo interesse, qualche volta conosciuto altre volte un po' meno. E farebbero bene questi signori, invece, a dare del quadro politico regionale sempre e comunque, così come dichiarano, la situazione reale, dando a ciascuno il pensiero di cui è portatore e non mettendogli in testa o in bocca altre cose. Non è passato mai nella mia testa, né in quella dei miei colleghi che in quest'ultimo periodo dissentono, di cambiare casacca, né in termini di volontà personale, né in termini di indicazione di terzi, perché le casacche non si mettono e non si tolgono in funzione del desiderio di qualcuno. Le casacche, in politica, per chi ci crede a fondo, si indossano perché si è convinti di quello che si sta facendo. E ne siano convinti i colleghi che hanno messo in dubbio la lealtà delle persone che non accadrà che Eliseo Secci salti il fosso. Non esiste nella mia mentalità, però non esiste neppure nella mia mentalità di accodarmi supinamente, perché voglio avere il diritto e ho il diritto - il presidente Palomba ha richiamato il senso morale dei consiglieri ad esprimersi qua dentro - e ritengo di avere il diritto anche di dissentire, e dirò perché, o meglio, cercherò di dire perché non voglio essere presuntuoso, che le ragioni della crisi, presidente Palomba, non sono derivate dalla nomina, seppure sbagliata, e cercherò di dire per quali ragioni, sulla Fondazione del Banco di Sardegna, ma attengono a tutta una serie di scadenze che in quest'Aula sono arrivate e che da quest'Aula non sono mai uscite con una soluzione positiva. Ne è testimonianza, e chiedo la smentita, che non è mai stato stipulato, firmato, sottoscritto, fra le forze politiche contraenti del patto di maggioranza un patto politico programmatico che vincolasse tutti in quel modo, sì, al rispetto di cose concordate. E se questo non è avvenuto, non è perché non erano bravi gli scrivani o chi doveva stendere i documenti; se questo non è avvenuto è perché tutte le volte alla fine di un dibattito aspro, alla fine di un dibattito difficile, sono rimaste comunque finestre aperte. Non si è riusciti a chiudere le finestre nel modo giusto, a tenuta. E allora è facile dire oggi che ci sono i disfattisti ed i sabotatori; è facile indicare che chi dissente lo fa per motivazioni poco nobili, e purtroppo, siccome ci sono gli amplificatori su questo, c'è il rischio che la gente questo lo creda veramente, anzi sono sicuro che la gente di Sardegna dà della crisi che noi stiamo vivendo una lettura fosse più vicina al fatto che Eliseo Secci sia un lottizzatore o uno spartitore partitocratico di antica tradizione, anziché uno che sostiene tesi coerenti. E nonostante questa consapevolezza comunque sono convinto che la necessità che c'è di dare una sterzata a questa situazione richiede che coraggiosamente si vada avanti in questa direzione.

Caro Presidente, non è mai esistito in politica, non è mai esistito in democrazia di fronte a un dissenso consistente e che si perpetua una volta perché colleghi della maggioranza decidono di abbandonare il loro Gruppo, una volta è perché gente che si sente tradita, senza giustificazioni, ricordiamoci la lettura della Giunta regionale, in data 29 ottobre 1996, comprendeva, sulla base evidentemente di considerazioni di sintesi che il Presidente faceva, il nome di alcuni colleghi per importanti incarichi, questi colleghi pochi giorni dopo sono stati cancellati da questo elenco e ancora si stanno chiedendo per quali ragioni. Sarebbe stato comodo probabilmente che anche altri che dissentono avessero seguito la strada dello spostarsi dai banchi che occupano, io penso che non sia questa la strada giusta, io penso che la strada giusta, signor Presidente, colleghi della maggioranza, sia invece quella che occorre ricercare in fretta la strada giusta. Perché non è sbagliato l'obiettivo che ci si pone, non è sbagliato il progetto politico al quale ambiamo, non è sbagliato che il centro sinistra si candidi in Sardegna a governare non solo adesso, ma anche per il futuro, la Regione, però lo si deve fare con un presupposto essenziale, occorre cominciare a dare ai sardi le risposte che si attendono. E allora le risposte che si attendono, Presidente, signori della Giunta, ad oggi sono assolutamente inadeguate e sono assolutamente inadeguate, signor Presidente, non perché c'è un Consiglio che non funziona, non perché ci sono Commissioni litigiose o Presidenti poco capaci, non è adeguato perché ci sono provvedimenti che non hanno il consenso, perché è palese in tutte le Commissioni, in tutti i provvedimenti che hanno un qualche significato, che ci si arena o alla discussione generale o all'esame dei primi articoli, e poi non si capisce più chi sta in maggioranza e chi sta all'opposizione. E allora se la maggioranza, come io la intendo, è un elemento unico, coevo, compatto che partecipa e vive di un progetto che condivide, non è pensabile attribuire alla funzionalità delle poche ore di riunione o alla diserzione perché ci si cambiano in troppe Commissioni il giudizio per cui le cose e non vanno avanti. Abbiamo con ambizione, io devo confessare Presidente e colleghi, che non ci ho mai creduto molto alla capacità di riformare e di trasformare tutto in poco tempo, però siccome potevo apparire un conservatore, uno che guarda indietro anziché guardare avanti, mi sono sempre adeguato a quei provvedimenti che hanno previsto di temporalizzare le scelte, di fare in tempi brevissimi le riforme più ampie, dalla riforma della Regione alla riforma della legge numero 1 del 1977, alle privatizzazioni degli enti, alle riforme degli enti strumentali e a quant'altro. Sulla base di questo però non è che abbiamo soltanto prodotto disegni di legge o proposte diverse, si sono anche creati una serie di sbarramenti che dicevano alla gente: sappiate che la Giunta regionale, il Governo della Regione vuole entro tre mesi riformare gli enti. E allora per questo noi cacciamo via i consigli di amministrazione ereditati dalla vecchia politica, risparmiamo sui gettoni di presenza, nominiamo amministratori unici o consigli di amministrazione molto ristretti, molto limitati nel numero e chiediamo a questi che ci aiutino a percorrere in fretta il cammino della trasformazione. Arriva sempre il momento del giudizio e noi siamo arrivati tre volte su questi problemi a questo giudizio, e devo sconsolatamente dire, caro Presidente, che per la maggior parte di queste cose siamo ancora ai nastri di partenza. Abbiamo nel frattempo il sistema regionale governato da gente chiamata per l'ordinaria amministrazione, abbiamo gente che non ha nessuna motivazione perché ha tempo tre mesi ed è chiaro che nessuno non è in condizioni di fare un progetto, accumuliamo nel sistema degli enti regionali debiti per centinaia di miliardi, non riusciamo in una parola a dare quelle risposte alle quali ambivamo, quelle risposte che era giusto dare alla gente.

E allora, probabilmente, se gli obiettivi ambiziosi non si possono raggiungere, occorre in un momento di transizione, in un momento difficile della vita sociale e politica del nostro Paese e della Sardegna, in un momento in cui la presenza debole dei partiti non consente tutto quello che sappiamo, ma siamo noi protagonisti di questo, non è che sia fuori da qua, non abbiamo il diritto di dire che altri devono pensare a questo. E' qui la classe dirigente della Sardegna, è qui il luogo al quale la gente guarda per avere le risposte. E allora, se questi obiettivi non si sono raggiunti, Presidente, bisogna segnarlo, bisogna dircelo con chiarezza e guardare le nostre azioni probabilmente ai comportamenti più seri. Abbiamo il paradosso, e mi meraviglio che ancora nessuno si sia svegliato per porre problemi di legittimità, che consigli di amministrazione scaduti hanno rinnovato con criteri, questi, sì di trasparenza e di professionalità, i consigli di amministrazione o gli amministratori unici di società controllate; vorrei sapere, Presidente, e un giorno forse sarà possibile questo, quali sono i criteri che lei richiamava o che si richiamavano nel patto di impegno politico e programmatico, mai firmato, dell'ottobre del '96, quando si diceva che le nomine andavano fatte secondo requisiti e nessuno aveva il diritto di privativa sull'indicazione delle persone. Mi piacerebbe sapere quali sono le professionalità che sono state valutate per incaricare pubblici impiegati di condurre aziende industriali, mi piacerebbe sapere come è possibile che uno passi da un licenziamento per giusta causa ad amministratore unico di una società. Però, come diceva quella barzelletta, il lottizzatore sono sempre io.

Ci sono, Presidente, nell'economia della Sardegna, perché se no sembra che parliamo sempre di cose strane, tutta una serie di problemi che danno il senso dell'inadeguatezza e dell'insufficienza del risultato sino a qui acquisito. Lei ha citato la Sardegna come la Regione al primo posto per prodotto interno lordo, ha ragione Presidente, tra le regioni meridionali; ha ragione, Presidente, solo che ha dimenticato una cosa o forse chi le ha fornito il dato non le ha detto anche il contorno, che questo è vero per la Sardegna dal 1980; 1980 - 1990 la Sardegna tra le regioni meridionali è sempre al primo posto per il prodotto interno lordo. Però se guardiamo un altro dato, e vediamo come crescono questi elementi nelle altre regioni del meridione e nel resto dell'Italia, vediamo che la Sardegna invece si colloca purtroppo all'ultimo posto, perché ha una variazione sul '96 dello 0,7 per cento rispetto alla media italiana che è cinque volte tanto, rispetto al Sud che è due o tre volte tanto, rispetto al Nord che è sette, otto volte tanto. Allora, se questo dato, e non lo sto inventando io, lo pubblica l'Istituto Tagliacarne e lo pubblica "Il Sole 24 ore" il 5 maggio di quest'anno, se questi dati sono veri allora la situazione è preoccupante, ma non basta questo. La Sardegna ha la maglia nera sulle infrastrutture esistenti e può dire che su questo ha ragione, che probabilmente non è tutto merito suo, ha anche un'eredità che viene da lontano e che sicuramente concorre a questo, ma sicuramente è un dato che in maniera assoluta deve preoccupare. C'è un altro dato, Presidente; noi stiamo dicendo da sempre che la nostra attenzione deve essere verso un nuovo modello di sviluppo che privilegi la creazione di piccole e medie imprese sarde, che in qualche maniera creino quella sinergia positiva che ha fatto crescere in maniera brillante altre regioni italiane. E quindi se tutta la nostra azione è stata sino ad ora orientata a questo ci dovrebbe essere almeno su questo un dato importante. Invece i dati della Unioncamere, pubblicati da poco, dicono che la Sardegna è all'ultimo posto nella classifica della nascita delle nuove imprese, più 0,7 per cento, rispetto ad una media italiana dell'1,75 e rispetto straordinariamente, con meraviglia per questo dato, a più 2 per cento il dato medio nel sud dell'Italia. Abbiamo un triste primato invece, questo sì, purtroppo, ed è il triste primato che condividiamo con siciliani e calabresi, che è quello della criminalità. Evidentemente siccome si sono fatti dibattiti molto profondi e molto lunghi su questo, evidentemente ha un nesso con la situazione sociale ed economica che attiene alla nostra responsabilità. Abbiamo detto sempre, e l'ha richiamato lei, signor Presidente Palomba, nel suo intervento di ieri, che dobbiamo accelerare la spesa. E c'è un segnale positivo da questo punto di vista, glielo riconosco, però siamo ancora a livelli di assoluta insoddisfazione. Io do un dato soltanto, sui fondi CEE, noi siamo per il 96 al 10 per cento delle risorse assegnate, e questi sono dati che vengono dalla Commissione europea, sono dati ufficiali; cioè significa che noi avremo una potenzialità di spendere dei fondi comunitari in maniera non dico adeguata, ma sicuramente utile, importante per la nostra economia, e siamo invece a cercare di capire come aprire l'ufficio CEE a Bruxelles, a cercare di capire come strutturare un sistema che su questi fondi comunitari in qualche maniera comincia a rispondere visto che strutturalmente è da tempo un sistema che non funziona. Sulla nuova, io devo confessare che ho qualche perplessità, ma avremo altre occasioni di parlare di questo, sulla programmazione negoziata di cui tanto si parla e che tanti convegni sta alimentando in questo periodo, io penso più modestamente e più semplicemente che probabilmente dovremo dotarci di un nuovo piano generale di sviluppo, che sia attento e che sia dinamico. Certamente non può essere più un piano regionale di sviluppo sui temi tradizionali, ma che certamente ci dia la possibilità di capire dove vogliamo andare e quali risultati vogliamo ottenere; perché sulla programmazione negoziata e sugli strumenti che si stanno in questo momento consolidando anche qui noi siamo ultimi. Sui patti territoriali la Sardegna ha progettato proposte per due, la Sicilia per ventiquattro, la Campania per diciannove, la Calabria per dodici, la Puglia per undici. Mi sembra che ci siano dati sufficienti, Presidente, per dire che la insoddisfazione di chi sta parlando non è determinata da quelle occasioni che pure hanno un significato; perché dispiace, caro Presidente, sentirsi dire in quest'aula da lei che lei ha deciso su una sola proposta. Lei ha detto questo ieri e l'ha affermato sulla stampa sapendo di dire cose non vere, perché a lei è stato comunicato, signor Presidente, da parte di consiglieri regionali, di più di un consigliere regionale della maggioranza che hanno diritto e titolo di proposta come qualunque altro consigliere regionale, che hanno diritto e titolo di proposta come qualunque componente della Giunta, è stato segnalato a lei perché su lei e solo su lei ricadeva la responsabilità di fare quella scelta. E abbiamo cercato di dirglielo in tutti i modi, Presidente, attraverso incontri informali, attraverso comunicazioni scritte, attraverso suggerimenti autorevoli. Lei ha preferito, ne prendiamo atto, trincerarsi dietro l'unanimità della Giunta ottenuta, si legge in una nota della Presidenza della Giunta regionale, attraverso l'indicazione di un nome da parte di uno e la dichiarazione da parte degli altri di non avere nulla da dire. E' un metodo originale, in presenza di una situazione, signor Presidente, che vogliamo che diventi diversa rispetto al passato, in cui lo schematismo partitocratico in cui il segretario arrivava con il bigliettino, o il capogruppo arrivava con il bigliettino, abbiamo detto tutti che vogliamo eliminarlo perché vogliamo che le scelte si facciano e siano condivise pubblicamente. Lascio a lei la responsabilità di questa scelta, signor Presidente, certo non ci fa ben sperare neppure per il futuro. Perché noi siamo un sistema ad assetto variabile, si convocano le riunioni, gli incontri, si partecipa a vertici e si chiamano le persone che in qualche modo possono dire di sì. La politica è sempre stata fatica, la politica è sempre stata sforzo di mediazione, la politica è sempre stata sudarsi i risultati concreti, e almeno su questo per la politica non sono disposto a rinunciare. Signor Presidente, l'hanno detto altri colleghi, la situazione di difficoltà, di contrasto, che non evidenziamo solo noi, perché so sicuramente che lei è stato attentissimo agli interventi che si sono succeduti in quest'aula da parte di colleghi della maggioranza e ha sentito per ora, fatta esclusione per un intervento, signor Presidente, tante critiche su quello che si potrebbe fare e non si sta facendo. E allora se queste critiche sono un attimino più ampie rispetto ai quattro dell'Ave Maria, così siamo stati definiti e dispiace anche questo, allora probabilmente le ragioni del malessere sono un attimino più profonde. Allora signor Presidente, mi avvio a concludere perché vedo che l'ora passa molto velocemente, io dico questo. Io sono convinto che c'è all'interno di questo Consiglio regionale, e giustamente il collega Ghirra diceva ieri che è quanto meno paradossale che parta da chi è al governo oggi la parola d'ordine, ripetuta quasi unanimemente, che oltre questa Giunta c'è solo lo scioglimento del Consiglio. Io aspetterei che a prendere atto di questo sia perlomeno questa parte dell'aula; perché è troppo facile per chi sta governando dire che oltre lui c'è solo il disastro. Io non penso questo, io penso che ci sia difficoltà in questa classe politica che ha difficoltà a concretizzare la sua azione, che ha difficoltà ad amalgamarsi, che ha difficoltà a partecipare in maniera onesta e corretta a questo progetto, però signor Presidente io le dico che c'è in questa classe politica, forse non capace del tutto, sicuramente la voglia di partecipare a quel progetto che lei ogni tanto richiama della nuova politica, del nuovo governo, della trasparenza, della crescita e dello sviluppo della nostra Regione. E forse ci sta, questa volta sì, in chi sta fuori di qui, e non fa altro che dire che siamo in mano a degli incapaci, a degli inefficienti il desiderio forse di riportare la vecchia politica. Non rendiamoci complici di questo pericolo che è molto più concreto di quanto non appaia, probabilmente. E allora io dico che lo sforzo deve essere fatto, colleghi della maggioranza, perché anziché usare i randelli, come diceva il collega Scano, usiamo tutti il cervello e usiamo e utilizziamo il dissenso per chiederci a fondo le ragioni di questo dissenso. Cerchiamo di trovare le ragioni, invece, perché questo dissenso venga meno, cerchiamo di trovare il modo perché si possa condividere appieno un progetto, e io sono convinto, signor Presidente, che all'interno della maggioranza queste potenzialità ci siano. Ed è per questo che noi chiediamo a viva voce, e lo abbiamo detto e lo ripetiamo e lo ripeto io, che lei deve fare una scelta coraggiosa, signor Presidente. Per quattro volte il Consiglio è stato coraggioso nello sceglierla, lei sa che io l'ultima volta non l'ho votata, e non era certamente per mancanza di rispetto personale, ma era perché sostenevo e sostengo, signor Presidente, che non può essere chiamata alla guida della stessa Giunta la stessa persona per quattro volte di seguito. Con questa verifica dovrebbe essere la quinta volta che lei ottiene la fiducia in questo Consiglio regionale. Penso che non sia giusto che lei lo pretenda dalla maggioranza, penso che non sia giusta che lei lo pretenda al Gruppo che la esprime, penso che non sia in nessun sistema politico che questo possa avvenire perché, signor Presidente, lo diceva e mi permetto di dissentire, il Segretario regionale del P.D.S. in un'intervista al giornale o alla televisione ieri: che non si può mandare a casa un Presidente eletto dai sardi. Lo hanno detto altri colleghi, signor Presidente: questa era l'aspirazione di una legge elettorale che è nata monca. Questa può essere forse l'aspirazione che abbiamo con una modifica di legge elettorale che vada in questa direzione. Questa Giunta e questa coalizione, signor Presidente, sono frutto della sintesi tra quattro proposte politiche diverse presentate alla Sardegna. E allora la mediazione si trova tra diversi, e se tra diversi ci si trova nella condizione di dover cambiare la squadra perché serve questo per raggiungere meglio il progetto, io dico che è delittuoso che ci si arrocchi invece a dire che non si deve cambiare nulla.

Signor Presidente, e concludo, io penso che noi siamo di fronte a due scelte: una è quella di prendere atto, con coraggio, che è finita la partita, che è finito il tempo di una partita e che occorre andare negli spogliatoi, farsi la doccia e cambiare i giocatori in campo. E allora è possibile, non dico che sia certo, che si trovi un nuovo allenatore, una nuova guida, una nuova squadra che finalmente ottenga i risultati che tutti speriamo. Nell'altro caso, però, signor Presidente, sono sicuro e spero però di non accertarlo, che se rimane in carica questa Giunta noi tra 15, 20 giorni, un mese siamo di nuovo daccapo, siamo di nuovo alle accuse reciproche di responsabilità nel fallimento del Consiglio e della Giunta, siamo di nuovo alle accuse all'interno della maggioranza sulle responsabilità di uno o dell'altro Gruppo, siamo all'accusa della responsabilità, all'interno di ciascun Gruppo, di chi tende per una parte oppure per l'altra.

Signor Presidente, io l'apprezzo sul piano personale, so che lei è un uomo sensibile, molto sensibile. E allora questa sensibilità la utilizzi in questo momento per dire al Consiglio regionale che lo ha eletto, che non ci sono più le condizioni perché lei possa guidare la Giunta regionale, e lasci al Consiglio, alla sua autonomia, al suo dibattito interno la possibilità, con questa maggioranza, di andare avanti e di cercare di risolvere i problemi della gente sarda.

E' iscritto a parlare il consigliere Marricini. Ne ha facoltà.

MARRACINI (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, onorevoli colleghe e colleghi, se mi si consente un termine medico io vorrei dire che siamo nelle condizioni di poter fare un espianto d'organo. Voglio dire l'espianto d'organo ormai viene autorizzato solo ed esclusivamente su morte accertata. La morte accertata di una maggioranza, e qui vorrei dire che, a differenza dell'intervento che mi ha appena preceduto, io ritengo impossibile, pur con un cambiamento della Presidenza della Giunta e della squadra, io ritengo impossibile che questa maggioranza possa pensare di continuare a sgovernare la Sardegna. E' impossibile, caro onorevole Secci, perché quando si gioca una partita, per usare la sua metafora, la cosa principale, in una squadra, non è, proprio perché è un gioco di squadra, non è tanto la qualità dei giocatori, perché non è mio costume mettere in dubbio la qualità dei singoli consiglieri o dei singoli Assessori che oggi ricoprono posti di governo, il problema vero è lo spogliatoio, il problema vero è l'intesa. Questa coalizione, questa maggioranza si è presentata alle elezioni tre anni fa come un gruppo di diversi; diversi che cercavano di diventare uguali, amalgamati solo ed esclusivamente nel potere. Però questa volta neanche il potere è riuscito ad amalgamare una squadra di così diversi.

E siamo arrivati ormai ad una partita che non ha più sangue, e l'unica soluzione che io ritengo possibile è l'espianto dell'organo: lo scioglimento del Consiglio, che tutti i consiglieri se ne tornino in mezzo alla gente per vedere chi di loro sopravvive. Questo è l'unico gesto coraggioso possibile. Perché io credo che il presidente Palomba, che rispetto, e la Giunta che lo coadiuva in quest'azione di governo, non potrebbero andare avanti con una maggioranza che ormai non è più tale. E allora, onorevoli colleghi, a cosa serve parlarne? Forse ne parliamo per sentirci ancora vivi, ma la realtà è che l'organo può essere espantiato e quindi vivi non lo siamo più.

Se abbiamo ancora un minimo di dignità politica, un minimo di dignità nei confronti dei cittadini sardi che oggi, allibiti, assistono a quest'ennesimo funerale, se questo c'è, dignità vuole che si prenda per la prima volta, probabilmente, ma c'è sempre una prima volta, questo forse a qualcuno potrebbe servire per riacquistare forse qualche punto che in questi tre anni ha sicuramente perduto, siccome, ripeto, c'è sempre una prima volta, è bene che i miei colleghi possano condividere questa scelta coraggiosa ma che ci consentirebbe di riconoscere a testa alta il fallimento di questa maggioranza. E poiché esiste una forma tale precostituita in quest'Aula per cui a parer mio non sono possibili altre forme di maggioranza, e poiché non siamo disponibili, e lo abbiamo più volte detto, a fungere da stampella o da salvagente o da scialuppa di salvataggio a nessuno, ebbene, poiché tutto questo è nelle cose la soluzione estrema rimane l'unica.

Io credo che una volta smontata la tenda possiamo essere nelle condizioni di riguardarci tutti di fronte a uno specchio e poterci chiedere, da soli in una stanza, quali realmente sono state le energie profuse per questo mandato politico.

Se ognuno di noi avesse l'onestà intellettuale e politica di poter fare questo, io credo che potremmo essere nuovamente nelle condizioni di andare a cercare i consensi. Ma se così non fosse, signor Presidente, io credo che farebbe bene, se non sono i consiglieri a farlo, a farsi promotore di un'iniziativa che porti allo scioglimento del Consiglio regionale. Io non so se i quattro, o i quattro più quattro, o i quattro più quattro più quattro, le daranno quell'appoggio che le possa consentire di fare altri tre mesi in quella poltrona. Ma io credo, e se io avessi, ma fortunatamente non ce le ho, le sue incombenze, credo che una scelta coraggiosa di questo tipo possa essere più capita e più giustificata da tutti quei nostri concittadini che oggi si chiedono perché sono costretti ancora in ginocchio per poter rivendicare i diritti che sono sanciti nei testi sacri: il lavoro, un minimo di serenità per poter vivere, la dignità di essere cittadini sardi e italiani.

Siamo stanchi di vederla andare a Roma, inginocchiarsi davanti ai governi padroni, che non hanno nessun ritegno per quest'Isola che ancora una volta viene maltrattata e viene considerata la Cenerentola della nazione italiana. Noi, a differenza dei padani, probabilmente abbiamo tanta pazienza, forse troppa, che ci ha portato negli anni e nella storia ad avere questa situazione ormai incallita. Però, io credo che se quanto meno i rappresentanti di quest'Aula, se non lo fanno i cittadini, se non lo fanno i sardi, avessero il coraggio di rivoltarsi e di gridare lo stato di allarme che esiste in questa terra forse un piccolissimo segno nei libri di storia questo Consiglio lo potrebbe lasciare.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Paolo Fois. Ne ha facoltà.

FOIS PAOLO (Progr. Fed.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il dibattito che è iniziato ieri pomeriggio si presentava ricco di spunti interessanti, anche per gli elementi di novità che la situazione lasciava intravedere. Infatti era la prima volta che a seguito della presa di posizione da parte di alcuni consiglieri che facevano parte della maggioranza, dissenzienti, come hanno sottolineato più volte, veniva a ridursi il margine che la maggioranza stessa aveva acquisito in occasione di precedenti votazioni, sino ad arrivare presumibilmente al di sotto della fatidica soglia dei 41 voti che erano stati accordati al presidente Palomba in occasione dell'ultima votazione. Quindi una situazione nuova che consigliava, che spingeva giustamente le opposizioni a sollecitare un dibattito in Consiglio, perché in questa sede si giungesse a verificare, a constatare, come efficacemente e chiaramente era detto nelle mozioni 122 e 123, lo stato di salute della maggioranza, e quindi, più concretamente, se quella presa di posizione che era stata resa pubblica anche attraverso la stampa era tale da concretarsi poi in un voto contrario all'attuale Giunta. Quindi una situazione nuova, interessante che richiedeva un dibattito in Consiglio, in questa sede chiamata a dirimere, a chiarire un punto di particolare importanza.

Il dibattito che si sta sviluppando e che è arrivato a circa metà del suo andamento non credo però abbia risposto a queste attese, in quanto come già detto, come emerge dalla mozione, come emerge dalle dichiarazioni iniziali, era da attendersi da parte nostra, da parte dei sardi, da parte dei cittadini, che su tre questioni si venisse a concentrare il dibattito e le tre questioni sono in buona sostanza queste: primo, se la maggioranza esiste ancora, una maggioranza evidentemente esprimentesi in sede di votazione a favore o contro la Giunta Palomba; secondo, le cause, le ragioni, del perché questa maggioranza se era venuta meno, era venuta meno (un chiarimento che i sardi, i cittadini e i consiglieri regionali avevano diritto di conoscere); terzo, in relazione all'attività della Giunta, che cosa di specifico, sottolineo di specifico, si fosse prodotto in questi ultimi mesi per giustificare questa valutazione negativa, differenziando quindi questo dibattito da quelli che - ahimè - abbiamo sentito ripetutamente e che in questi ultimi mesi ci hanno visti protagonisti di prese di posizione e di interventi quanto meno in due occasioni: in occasione del dibattito che ha portato alla votazione della Giunta Palomba nel novembre e in occasione dell'estenuante dibattito per la legge finanziaria. Dicevo, il dibattito ha tradito queste attese e vorrei ripercorrere molto rapidamente quanto in proposito è stato detto dai colleghi del Polo e quanto è stato detto dai colleghi dissenzienti della maggioranza. Per quanto riguarda la sussistenza o meno della maggioranza e della coalizione, direi che gli interventi che si sono succeduti hanno più o meno riproposto l'efficacissimo intervento del collega Usai che, aprendo, diciamo così, intervenendo uno dei primi nel dibattito ha detto che il presidente Palomba ha parlato di coalizione; ma dov'è la coalizione? Dov'è la coalizione quando uno dei componenti il quarantunesimo voto ci ha appena detto che revoca la fiducia al presidente Palomba? Direi che questo è stato in sostanza l'aspetto toccato dai rappresentanti del Polo, una constatazione del fatto che non ci sarebbero più i numeri che avevano consentito la formazione della Giunta Palomba.

Per quanto riguarda però le ragioni per cui questa maggioranza è venuta meno, per cui questa coalizione non esisterebbe più, io direi che ben poco è venuto dalle file del Polo, io ho preso una serie di appunti, ma ho soltanto registrato tutta una serie di accenni vaghissimi alla questione delle nomine, alla questione delle poltrone, al fatto che quando si tratta di poltrone e di nomine la rissosità della maggioranza raggiunge dei limiti, dei livelli assolutamente insostenibili. Del resto anche se si può spiegare per ragioni procedurali, il modo un po' affrettato con cui è stato presentato l'ordine del giorno, in cui solo sulla base delle dichiarazioni del Presidente della Giunta si dà già per scontato che lo stato di salute della maggioranza è di un certo tipo, la dice lunga sul fatto che senza interrogarsi sul fatto che questa maggioranza o questa coalizione si fosse espressa in un certo modo, l'ordine del giorno è stato presentato, quanto meno si sarebbe dovuto logicamente, in base alle premesse, in base alla mozione, aspettare che i numeri consentissero di arrivare con sicurezza, a seguito di un dibattito in Consiglio regionale, al di sotto della soglia richiesta perché la maggioranza continui ad appoggiare la Giunta e la Giunta a godere della fiducia della maggioranza.

Molto è stato detto per quanto riguarda il programma, inattuato, però se io volessi cercare, mi sforzassi di vedere che cosa di specifico, e insisto, è stato detto con riferimento a quelle parti del programma rimaste inattuate per effetto di mancate iniziative di carenze in questi sei mesi, finora nessuno mi ha detto niente di specifico, sono state delle affermazioni, dèjà vu, che avrei potuto sentire un anno fa, sei mesi fa, ma senza alcun puntuale riferimento a situazioni verificatesi dopo il novembre 1996. Se questa è stata la posizione del Polo vediamo se negli interventi di coloro che appunto per brevità chiamo anch'io dissenzienti, che prima almeno una parte di essi avevano determinato la possibilità di costituire la Giunta Palomba, ci siano molti di quegli elementi specifici che consentono di dire che il dibattito è stato pari alle attese. Per quanto riguarda i programmi e le inadempienze della Giunta anche su questo, da questi colleghi, non ho sentito niente di specifico, se ho sentito qualcosa di specifico questo non va nel senso che è stato invocato, per esempio quando il collega Marteddu fa un riferimento al rischio della nostra specialità, beh, dimentica di dire che proprio in questo semestre c'è stata l'approvazione di un documento, attraverso un lavoro svolto al tavolo delle regole che ha dato all'articolo 116 della Costituzione una nuova formulazione, in cui ponendo l'accento sulle ragioni della specialità e sul fatto che questa specialità è anche internazionalmente garantita, si sono dette delle cose che prima non erano state mai dette. Quindi non credo che citare questo come una delle inadempienze specifiche, ripeto, di questa Giunta in quest'ultimo periodo sia corretto e risponda alla verità. Chiaramente c'è stata una presa di posizione e una conferma della mancanza di fiducia da parte dei dissenzienti nei confronti della Giunta Palomba, almeno da parte di quelli che sono finora intervenuti, mentre anche nel caso di coloro che erano, diciamo così, attesi come gli interpreti autentici di dichiarazioni che erano state fatte in precedenza, ma direi ben poco sulle ragioni della crisi sono state specificate. L'onorevole Marteddu ha parlato di un coperchio che è stato sollevato, l'onorevole Secci ha parlato di un coacervo di ragioni riconoscendo che sì c'è anche la questione della Fondazione del Banco di Sardegna, ma soprattutto una serie di inadempienze da parte della Giunta e lì le definizioni si sono sprecate, perché ho annotato una concezione cesarista delle istituzioni, metodi non corretti costituzionalmente oppure frasi come "carenze di metodo democratico", "metodi egemoni e oligarchici", tutte frasi bellissime rappresentative, ma che nel momento in cui si parla di un coperchio che si solleva o, per usare un'espressione che io preferisco utilizzare, della goccia che fa traboccare il vaso, bene, insieme alla goccia Fondazione si sarebbero dovute indicare tutte le varie situazioni, i fatti specifici che avevano giustificato questo giudizio. Io non ho sentito niente di specifico su questo, credo di avere interpretato questo riferimento che anche l'onorevole Secci dopo aver escluso che di Fondazione si trattasse questo riferimento al caso della Fondazione, sia appunto per spiegare come questo è l'elemento scatenante il casus belli, le altre cause del conflitto aspettiamo di conoscerle perché fino a questo momento non è dato sapere quali siano.

In conclusione, io credo che i cittadini sardi abbiano ragione di ritenersi delusi dell'andamento di un dibattito che era stato voluto per loro, non tanto per noi, perché i cittadini capissero le ragioni di questa crisi, di questa situazione che si è venuta a creare e giudicassero sull'opportunità o meno, in base a ragioni precise, dell'apertura della crisi in questo momento. Questo non si è verificato, c'è stata soltanto una indicazione, una conferma di un orientamento che già sugli organi di stampa era stato reso pubblico. Allora a questo punto sarebbe stato meglio non sprecarsi, sostenendo la necessità di un dibattito approfondito , si poteva fare un ordine del giorno e senza dibattito passare immediatamente al voto se appunto nessun elemento poteva venire fuori da questo dibattito. Il voto ci sarà. Chi vi parla ha votato a favore della Giunta Palomba sei mesi fa; non ha trovato e con lui credo molti sardi, elementi , ragioni specifiche che oggi mi spingano a modificare la scelta fatta sei mesi fa responsabilmente. Credo che se nessuno mi dimostrerà il contrario il mio voto dovrà responsabilmente essere quello che ho dato sei mesi fa per delle ragioni che ho spiegato in quella occasione e che mi sembrerebbe fuori luogo ripetere. Un voto che ho dato nell'interesse della Sardegna, nell'interesse dei sardi, in un momento particolarmente difficile e delicato per la Sardegna perché come tanti hanno già detto lasciare la Sardegna in questo momento, in cui alla Bicamerale e in Europa si prendono delle decisioni di grandissima importanza, a mio parere è irresponsabile lasciare la Sardegna senza un governo. Per questo motivo confermo la mia fiducia, come ho fatto sei mesi fa, alla Giunta Palomba.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanna Nivoli. Ne ha facoltà. SANNA NIVOLI (A.N.). Sono sempre invitata dalla Presidenza a parlare prima del tempo, mentre io avrei preferito sentire altre voci in quest'aula. Presidente Palomba, l'intervento che io farò sarà brevissimo, durerà cinque minuti, forse dieci, per cui andremo tutti a casa prima o qualcun altro potrà parlare dopo di me. Solo due o tre concetti voglio ricordarle. Riassumo brevemente quello che è successo adesso in quest'aula e quello che quest'aula le dice, ma non solo l'aula Presidente. L'aula glielo dice, nella sua totalità di maggioranza e di opposizione le dice che lei non sa governare, lei e la sua coalizione non sapete governare. L'aula, ma sono anche i sindacati che le dicono le stesse cose, sono le categorie di lavoratori che le dicono le stesse cose, le categorie degli industriali, di tutti quei gruppi di persone che vogliono produrre, vogliono lavorare, dicono che lei Presidente non gli dà gli strumenti, lei e la sua coalizione e la maggioranza che la sostiene è incapace di governare. Le cifre sono state date, io non ripeto perché è inutile ripetere, il concetto è questo. Un altro concetto che è venuto fuori, e che soprattutto è venuto fuori dalle parole dell'onorevole Secci, è che lei non solo non è capace di governare, ma lei non è neanche più capace di avere una comunicazione, lei e il suo esecutivo, con l'aula e neanche con quella parte dell'aula che esprime la maggioranza che la sostiene. Quindi non solo il suo governo è un governo incapace di governare, ma il suo esecutivo e lei Presidente, come Presidente di questo esecutivo, non come il signor Palomba, ha perso completamente la sua autorevolezza. Insomma sono due accuse pesanti che tutti le facciamo. Io non vorrei essere nei suoi panni, Presidente, perché comunque lei una risposta anche se approssimativa e anche se insufficiente, come le ricordava l'onorevole Secci, la dovrà dare non solo a quest'aula ma a tutti i cittadini sardi. Mi creda non la invidio proprio perché è una posizione molto critica e molto delicata, che però potrebbe essere invece caratterizzata da grande coraggio. Perché c'è una soluzione a questa situazione, a questa crisi; però, dal mio punto di vista modestissimo, Presidente, la soluzione alla crisi richiede una inversione della tendenza di cultura che l'Ulivo, comunque questa coalizione di centro sinistra ha creato fino ad oggi. E voglio ricordare ancora una volta una cosa banale, che è sotto gli occhi di tutti, ma che secondo me è essenziale per capire il significato di questa crisi. Voglio ricordare che Rifondazione comunista, che ha il 35 per cento circa delle azioni di questo esecutivo, non può come dire incassare gli utili. E' un azionista di maggioranza che è tenuto fuori dall'incasso degli utili; e questa sembra una cosa pazzesca, una cosa assurda, che però Rifondazione comunista tollera. Perché secondo me la realtà è che Rifondazione comunista, e il discorso della collega Concas mi ha fatto sospettare questa ipotesi, tutto sommato sta bene in questa situazione. Non vuole condividere la responsabilità di un governo fallimentare, perché è quello che anche Rifondazione si può permettere di dirle, però può far sempre credere che se fosse stata dentro il governo le cose sarebbero state diverse. E' quello che Rifondazione anche non ha il coraggio di fare è quello di voler entrare nella coalizione. Perché, Presidente, il vero fantasma che aleggia in quest'aula, e soprattutto in questo centro sinistra, è la paura che Rifondazione possa veramente diventare organica al governo, perché l'ingresso di Rifondazione avrebbe un solo significato, non certamente quello di sporcare una coalizione che si vuole chiamare liberale o liberista e che invece con Rifondazione tra i piedi non potrebbe essere troppo liberista o troppo liberale nelle sue scelte; non è questo il vero problema secondo me. Il problema è che Rifondazione polarizzerebbe la coalizione di centro sinistra, ed questo che terrorizza tutti, la polarizzazione. Perché se Rifondazione è dentro il centro sinistra ed è organica, il centro del centro sinistra è chiaro che è depotenziato, è chiaro che fa molta più fatica ad affermarsi, a cercare una visibilità e finalmente con l'ingresso di Rifondazione nella coalizione, e questo sarebbe il vero coraggio politico, Presidente, perché i sardi avevano chiesto che Rifondazione fosse nella coalizione vincente. Finalmente con la polarizzazione del centro sinistra, il centro sarebbe finalmente liberato da questi simulacri, da queste statue di marmo, con tutto il rispetto che io ho per i colleghi popolari, per i colleghi pattisti e per tutti coloro che ritengono di far parte del centro sinistra, non è assolutamente un insulto che io faccio alle persone, ma voglio mettere in luce questa bizzarria. Occupano un centro, staticamente, impediscono ogni possibilità di fluttuazione all'interno della coalizione, ecco perché si creano le crisi, ecco perché l'onorevole Secci sente che c'è questa grande difficoltà di cambiamento, perché nessuno lo vuole il cambiamento, e soprattutto il cambiamento della coalizione di centro sinistra, è temuto da chi fino ad ora ha parlato a favore, anche se non strappandosi le vesti, che è il PDS. Perché il più grosso alleato di un centro immobile è il PDS, perché il PDS è il partito che più di ogni altro oggi ha paura della vera democrazia, di quella democrazia che caratterizza i paesi civili, quella che è la democrazia della alternanza. Allora Presidente, se lei è capace di fare entrare Rifondazione nella sua coalizione lei sarà il Presidente che ha permesso di smuovere questa situazione di - come dire - stagnamento della politica in Sardegna, perché sarà ricordato come colui che ha veramente reso possibile il bipolarismo, come colui che ha veramente reso possibile la democrazia dell'alternanza.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pietro Usai. Ne ha facoltà.

USAI PIETRO (Progr. Fed.). Io sono un moderato rispetto alle cose che ha detto la collega Sanna, che tifava in modo aperto per l'entrata dei compagni di Rifondazione in Giunta. Io mi limito a proporre un franco negoziato per allargare la maggioranza di centrosinistra. La collega Sanna ha portato avanti un ragionamento moderato assai meno forte di ciò che hanno fatto alcuni colleghi della maggioranza, lasciandomi francamente perplesso, non tanto sulla tenuta della maggioranza ma sulle prospettive che questa avrà nei prossimi giorni. Io penso che sia legittimo, Presidente, aprire una crisi su una nomina; ciò non toglie che se si aprirà una crisi sulla Fondazione del Banco di Sardegna io penso che sia un'indecenza politica. Nell'era del maggioritario, mentre il nostro Parlamento dibatte sul premier forte, sul presidenzialismo, sulle grandi riforme, qui in Sardegna si rischia l'ennesima crisi perché alcuni colleghi hanno deciso che Palomba deve lasciare il campo.

E' certamente legittimo ritirare la fiducia a Palomba, ma non è politicamente credibile sostenere che aprendo un'altra crisi tutto possa riprendere come prima. La Giunta Palomba ha fatto alcune cose importanti, certamente ha manifestato comunque carenze e ritardi preoccupanti. Ma le carenze di una Giunta e di una maggioranza non si superano facendo una crisi ogni sei mesi. I problemi di questa maggioranza sono politici; una maggioranza messa insieme in modo assai diverso da ciò che era avvenuto a Roma a livello nazionale. Lì il centrosinistra si è presentato insieme di fronte agli elettori, con un programma comune e con un unico premier: l'onorevole Prodi. Da noi sinistra e centro avevano candidati e programmi diversi. E' evidente pertanto che le difficoltà nascono da qui, da qui e da una legge elettorale limitata e per certi aspetti pasticciata. Serve allora anzitutto una volontà vera di rifare le regole elettorali, creare uno schema bipolare dove centro sinistra e centro destra si confrontano alle elezioni e il giorno dopo, così come avviene nei paesi occidentali a democrazia avanzata, tutti conoscono chi ha vinto e sanno chi è il presidente e dove il malumore dei singoli consiglieri non determini instabilità. Ma questa è una cosa che appartiene al nostro futuro, alle prossime settimane. Oggi invece vi è rischio di una crisi. Questo rischio, io penso, non lo superiamo avviando trattative tra singoli consiglieri, contrattando tra noi, ma avviando da subito un confronto nel centro sinistra e tra questo e Rifondazione per dare vita a una maggioranza più forte. Con Rifondazione noi non dobbiamo fare atti sostitutivi verso parti del centro che se ne vanno.

Non è un accordo tra noi del P.D.S. e Rifondazione che serve; non dobbiamo certo dare vita al nuovo P.C.I.; serve invece un ragionamento dell'intera coalizione del centrosinistra, che nell'insieme decida cosa fare, come governare meglio questi due anni di legislatura. Altro che gocce (?) di leninismo, come diceva Marteddu! Qui serve una politica, ma anche dei consiglieri che lealmente sostengano la maggioranza. Infine, signor Presidente del Consiglio, una considerazione che la riguarda. Ciò che il mio Capogruppo chiama l'aggressione al Consiglio, giustamente, è una cosa assai seria in questi giorni. Io non metto in discussione il fatto che non possano essere avanzate critiche, anche le più aspre nei confronti dei Gruppi e dei singoli consiglieri, ma qui l'attacco è ormai all'istituto consiliare. E allora, signor Presidente, in tutte le sue numerose esternazioni, si ricordi di farne un'altra: quella di difendere quest'istituto.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Popolari). Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, una settimana di tempo di riflessione, di mediazioni e di tentativi di mediazioni non sono bastati e non potevano bastare per sanare una situazione terribilmente lacerata e compromessa, e bene ha fatto il Presidente a scegliere la via del confronto aperto. Il dibattito in Aula era inevitabile, signor Presidente, perché questa è la sede opportuna per un confronto serio, serrato e, se vogliamo, alla luce del sole.

Per quanto mi riguarda e ci riguarda, mi riferisco a quei colleghi che hanno condiviso con me questa forte richiesta di chiarimento, eravamo pronti già da una settimana fa e, se vogliamo, già da molto tempo prima, ad affrontare, analizzare e mettere a fuoco le problematiche che stanno paralizzando questa maggioranza e l'intero Consiglio. Il problema della nomina alla presidenza della Fondazione del Banco di Sardegna, era ed è un falso problema, onorevole Usai, e se vogliamo è solo la punta di un iceberg che ha messo a nudo una situazione di reale disagio che rischia di incancrenirsi sempre di più qualora non si intervenisse con la dovuta determinazione e con la dovuta chiarezza. Chi crede o tenta di far credere che questa è la vera causa, il casus belli, deve sapere che le motivazioni sono ben altre, che hanno una diversa natura e che stanno danneggiando non certo l'interesse del singolo o dei Gruppi, ma dell'intera comunità e dell'intero Consiglio. La decisione di arrivare a questa determinazione è stata meditata e sofferta; sofferta come nessun'altra situazione politica. Ma la speranza che si possa fare qualcosa, che questi due anni che rimangono per finire questa legislatura possano dare ancora dei frutti, ha prevalso su tutto il resto. So bene e condivido le preoccupazioni di chi sottolinea quotidianamente una serie di scadenze importantissime per questo Consiglio e che investono in pieno le problematiche del popolo sardo. Per queste motivazioni io mi auguro che questo Consiglio imbocchi subito la strada della ragionevolezza e della responsabilità politica per arrivare, in tempi rapidi, ad una soluzione.

Questo ovviamente non deve impedire un chiarimento di fondo che deve rappresentare la vera base di partenza delle successive azioni politiche. Questo Consiglio, così profondamente rinnovato, ha iniziato la legislatura con tanto entusiasmo e con molte speranze, ma a tre anni dal suo insediamento possiamo dire che i risultati sono nettamente al di sotto delle sue aspettative. Per questi ritardi credo che un po' tutti, a seconda del livello di coinvolgimento, abbiamo della responsabilità. Non sono d'accordo con chi sostiene, forse in modo non del tutto disinteressato, che il livello generale di questo Consiglio è scadente e la redditività lo è altrettanto, che c'è un tasso di litigiosità più alto che in passato. Queste valutazioni, signor Presidente, sono vere relativamente, nel senso che ci sono delle carenze innegabili, ma stiamo attenti a non santificare un passato che non è certo costellato di eroi, ma di persone politiche che avevano delle forze e delle debolezze che hanno caratterizzato precisi momenti storici. Indietro, si sa, non si può tornare e sbaglia chi fa dietrologia gratuita.

Il risultato di quel tipo di politica è sotto gli occhi di tutti e non credo abbia bisogno di ulteriori commenti. Al contrario io dico che questo Consiglio ha delle grandi potenzialità, che può e deve fare di più nell'interesse della Sardegna. Il problema è come espletare appieno queste potenzialità. E questo è già uno dei punti nodali di questo dibattito politico. Vede, signor presidente Palomba, io di lei ho una grande considerazione come uomo, la apprezzo e la continuerò ad apprezzare per il suo impegno, per la sua onestà, per il suo altruismo, però, dalla gestione complessiva della situazione politica mi aspettavo molto di più e pretendo molto di più.

Quasi tre anni fa siamo partiti tutti con molto entusiasmo; avevamo individuato alcune direttrici strategiche per la crescita e lo sviluppo della Sardegna, ma risultati finora ne abbiamo visti pochi. Ovviamente anche qui le responsabilità non possono essere dell'ultima Giunta che c'è da sei mesi, come ugualmente neanche dell'altra Giunta intermedia; sono responsabilità complessive, comunque, che riguardano questo tipo di gestione. E' mancata, io dico, la politica della concretezza, della capacità di sintesi, del superamento dei tempi della politica stessa, che deve essere caratterizzata da orizzonti temporali precisi, che deve allinearsi con le scadenze europee.

Io riconosco che qualche risultato ultimamente, benché al di sotto delle attese, è stato raggiunto. Mi riferisco in modo particolare alla metanizzazione e alla defiscalizzazione dei costi energetici, che oggi rappresentano una delle voci più penalizzanti dell'economia sarda. Ciò che è successo ieri, però, in Parlamento, al Senato, più precisamente, mi preoccupa un po'. Non vorrei, cioè, che avesse ragione chi diceva che i tempi erano sospetti quando fu adottato questo provvedimento. Non so neanche quando le famiglie, gli operatori economici della Sardegna potranno realmente beneficiare di costi energetici più bassi e competitivi, vista l'esiguità dell'intervento da parte del Governo nazionale. Certo, ben altri sforzi dovrà fare il governo per attuare questo programma di metanizzazione, però non possiamo negare che è stato fatto un passo avanti, che è stata concretizzata una scelta che è di vitale importanza per la crescita e lo sviluppo della Sardegna. Possiamo anche discutere su altre forme di possibile utilizzo energetico, però la cosa più importante è che una strada è stata intrapresa. Ma sugli altri grandi temi di importanza strategica che hanno costituito l'elemento fondamentale di questa maggioranza che ha impegnato l'intero Consiglio non ci sono stati significativi passi avanti. Mi riferisco in modo particolare alla zona franca, alla gravissima situazione nel mondo agropastorale, ai problemi della disoccupazione e del lavoro in genere, alla riforma degli enti e della Regione stessa, alla sua sburocratizzazione, alla velocizzazione della spesa, alla mancanza di una vera politica del credito che sta ulteriormente penalizzando il nostro fragile tessuto produttivo (si dice da più parti che ormai il credito ha raggiunto livelli da usura) e di una vera politica di integrazione e inserimento nel circuito dei più grandi e consistenti finanziamenti europei. Mi riferisco, inoltre, alle privatizzazioni e ad un vero confronto con lo Stato per far valere le ragioni del sempre più attuale meridionalismo, della nostra specificità, della nostra discontinuità territoriale, del master plan, quindi tutta una serie di problemi che effettivamente sono stati appena affrontati, ma che sono ben lungi dall'essere affrontati e risolti.

Vede, presidente Palomba, questi sono temi di vitale importanza che hanno origine antiche e dei quali oggi ci dobbiamo far carico. Non ci potrà mai essere una rinascita della Sardegna se noi non scioglieremo questi nodi, se non avremo la capacità di gestire l'emergenza e nel contempo mettere le basi per costruire anche il nostro futuro, che sarà proporzionale alla lungimiranza e alla concretezza delle nostre azioni politiche. La politica, signor Presidente, si materializza non solo inseguendo i grandi temi dello sviluppo, ma anche nelle risposte quotidiane che bisogna dare ai cittadini e che molte volte si ha l'impressione non arrivino mai. Ci sono delle situazioni incancrenite che stanno minando la credibilità di questo Consiglio e verso le quali non possiamo rimanere insensibili.

Io qui, signor Presidente, voglio ricordare un esempio di mancata attenzione, di mancato rispetto verso la comunità, e verso una comunità peraltro in grave crisi economica e sociale, che è emblematico di questo modo di fare politica. Mi riferisco, signor presidente Palomba, a quegli 80 miliardi dell'accordo di programma per la Sardegna centrale che da oltre due anni attendono una definizione fra mille peripezie amministrative.

Nel dicembre del 1995 la Regione Sardegna aveva inventato, in una serie inaccettabile di contrasti interni, un famoso fondo indistinto che poi è stato naturalmente cassato dalla Corte dei Conti. Quei fondi erano destinati a far decollare le zone industriali del Sologo, della media valle del Tirso, di Suni e di Siniscola, e per far decollare alcuni Pip sempre del centro Sardegna e per la viabilità rurale. Lettere di protesta, interrogazioni e quant'altro nelle possibilità dei consiglieri regionali non sono state in grado di far sbloccare questa situazione di fronte ad una Giunta che evidentemente ha cose più importanti a cui pensare. Intanto quelle comunità che da anni aspettano come l'ossigeno quei finanziamenti che sono fermi nelle casse della Regione stanno attraversando una crisi economica e sociale senza precedenti, con una disoccupazione che sfiora il 30 per cento e una disoccupazione giovanile che arriva a punte del 70 e 80 per cento. Si scopre anche che questi finanziamenti, purtroppo ancora sempre sulla carta, vengono continuamente ritoccati a vantaggio o a scapito, a seconda del caso, di alcuni comuni, senza una plausibile giustificazione o motivazione politica, ma solo per rispondere a piccoli interessi di bottega.

Ma allora, signor Presidente, chi sono i veri sabotatori di questo Consiglio? Sono quelli che chiedono il rispetto della dignità di questa Assemblea o quelli che governano utilizzando le istituzioni a proprio uso e consumo? Sono quelli che protestano, anche quando sanno che difficilmente verranno ascoltati fin quando prevarranno certe logiche, o sono quelli che, in nome di una maggioranza che governa, fanno e disfanno passando sulla testa di tutti, senza il minimo rispetto delle regole e dei sani comportamenti politici e amministrativi?

Signor presidente Palomba, chi proviene da una esperienza politica di amministratore locale, di assessore o di sindaco, come il sottoscritto, e tanti altri qui dentro, non può essere un sabotatore ma è semmai chi con maggior forza, con maggiore convinzione porta avanti le istanze di una comunità, quelle hanno la precedenza su tutto e condivido anche l'espressione usata ieri dal collega Manunza quando dice che l'amico è amico ma prima viene la verità. Questo è vero, non ci dobbiamo dimenticare che noi siamo espressione di quelle comunità e su quei programmi, su quelle aspettative noi dobbiamo essere coerenti, fino in fondo. Lei, signor Presidente, è o avrebbe dovuto essere il vero garante di questo Consiglio, a suo tempo avevamo chiesto che fosse il vero regista, il vero punto di riferimento dei Gruppi e dei singoli consiglieri, ma lei è convinto di aver rispettato appieno questo mandato? Io credo di no. Forse non tutto dipende dalla sua volontà, anzi sicuramente non dipende dalla sua volontà, stretto com'è tra mille forzature e condizionamenti, ma questo, caro Presidente, è un limite inaccettabile. Lei, signor presidente Palomba, doveva fare il Presidente di tutti, doveva vigilare sul rispetto delle regole, quelle scritte e quelle non scritte. Non può essere un debole nei confronti dei gruppi di pressione per fare il forte nei confronti di chi magari si è ispirato a lei come massima espressione di carica super partes. Qualcosa non ha funzionato e non sta funzionando in questa regia, questa maggioranza di centrosinistra ha iniziato la legislatura con 48 consiglieri su 80 e sta sbriciolandosi di giorno in giorno, se questa maggioranza perde pezzi in continuazione non è solo colpa dei Gruppi o dei partiti politici di cui sono espressione, ma anche è colpa di chi non ha saputo garantire una vera imparzialità. Forse perché un vero garante in questa maggioranza non c'è mai stato, se quasi tutti i partiti della maggioranza hanno avuto delle defezioni, qualche ragione ci deve pur essere e le assicuro che non sono solo interessi di bottega ma dietro ci sono quasi sempre prevaricazioni e soprusi che potevano essere tranquillamente evitati. Questa maggioranza, questa Giunta è caratterizzata da un evidente squilibrio territoriale, basta pensare che, su una Giunta di dodici assessori, Cagliari ne esprime cinque più il Presidente, Sassari ne esprime altri cinque, mentre Nuoro e Oristano ne esprimono uno a testa. Questa ripartizione, signor Presidente, non può essere attribuita solo a lei, ci sono ben altri livelli di responsabilità, però lei non ha fatto quanto era nelle sue possibilità per far sì che ci fossero le dovute compensazioni, per far sì che certe zone non si sentissero emarginate. Ha pensato invece che fosse più opportuno aprire la maggioranza a Rifondazione Comunista appena avute le prime avvisaglie della crisi, ritenendo che si potessero sostituire indifferentemente pezzi di maggioranza come se il tutto non avesse una profonda motivazione politica, che nulla hanno a che fare con questi maldestri tentativi di attivare possibili scorciatoie; ma il malessere, signor Presidente, è in seno alla maggioranza stessa e non è nato oggi e non è nato neanche ieri, tantomeno può essere rimosso affidandosi ad operazioni aritmetiche quando lei sa che in questa materia l'aritmetica c'entra ben poco o meglio non è tutto. Siccome i Gruppi e i partiti politici non sono tasselli dello stesso ingranaggio si rischia in questo modo di distruggere anche ciò che si è finora faticosamente tentato di costruire. Bene ha fatto Rifondazione Comunista a rimandare al mittente simili proposte che sono onestamente inaccettabili nel metodo oltre che nella sostanza. Da questo Partito ci separano sostanziali differenze culturali, politiche e storiche, anche se devo riconoscere la serietà e l'impegno che i consiglieri di Rifondazione Comunista hanno sempre profuso in questo Consiglio, e per questo motivo, questo partito merita grande rispetto e considerazione. Questa crisi, questa confusa situazione politica rischia di minare e di compromettere seriamente questa maggioranza di centrosinistra oltre che l'intera legislatura. Per questo motivo da questo Consiglio, dopo un approfondito dibattito, deve emergere la volontà e la forza di ricomporre una maggioranza che sia in grado di affrontare e di dare risposte ai grandi problemi e alle grandi emergenze della Sardegna, questo Consiglio può esprimere risorse umane e materiale rilevante. Io concordo con l'intervento che ha fatto il collega Ghirra, quando sosteneva con forza questa tesi. Io credo che in questo Consiglio ci siano davvero queste potenzialità per chiudere bene la legislatura. Non sono invece d'accordo con chi dice che, dopo il fallimento dell'ultimo quadro politico, ci sarà il diluvio; dobbiamo avere la consapevolezza che tutti siamo utili se siamo messi in condizione di esprimere al meglio le nostre potenzialità, le nostre esperienze personali e politiche, ma nessuno è indispensabile e insostituibile quando c'è una vera democrazia, questo non significa che non bisogna riconoscere i meriti e le capacità di chi le ha, a chi ha particolari propensioni per determinati ruoli ma è importante che il tutto venga affrontato nella misura e nella razionalità giusta. Non possiamo negare che oggi tra il popolo sardo c'è una insoddisfazione diffusa nei confronti del Governo regionale. La disoccupazione ha raggiunto ormai livelli di guardia, anche se è difficile oggi stabilirne l'esatta dimensione e soprattutto se c'è stata una vera inversione di rotta, più semplicemente possiamo dire che ci sono alcuni settori che hanno registrato qualche piccola ripresa, quale ad esempio il turismo, benché siamo ancora lontani dalla trasformazione del settore in sistema e altri invece che hanno registrato sofferenze preoccupanti quali quelle relative al mondo agropastorale, nonostante, come diceva ieri il presidente Palomba, ci sia stato un leggero aumento del prodotto interno lordo in agricoltura. Però sappiamo anche che c'è una emorragia continua, inarrestabile per quanto riguarda questo settore e che i posti di lavoro sono sempre in diminuzione, si sta arrivando ad una desertificazione di questo comparto. Poi abbiamo anche altri problemi per quanto riguarda l'industria, che sta vivendo oggi uno dei suoi momenti più difficili e drammatici. Questo io credo che sia sotto gli occhi di tutti, e le organizzazioni sindacali, per queste motivazioni, stanno organizzando uno sciopero generale, CGIL-CISL-UIL hanno confermato per il 17 giugno, lo diceva proprio stamattina, questo sciopero generale; altre organizzazioni, quale appunto quelle agricole, hanno responsabilmente rinviato tale manifestazione in considerazione del travaglio che sta vivendo oggi questo Consiglio regionale. Diceva ieri il presidente Palomba che il mondo produttivo, le organizzazioni sindacali e sociali in genere non vogliono la crisi, questo è vero, la crisi non la vogliono naturalmente, ma è anche vero che noi non abbiamo cercato sponde fuori da questo Consiglio regionale. Abbiamo livelli di responsabilità e di competenza che sono diversi, che vogliamo esercitare in piena autonomia senza strumentalizzazioni di sorta. I sindacati hanno giustamente un ruolo da svolgere, e lo fanno bene, senza sollecitazioni da parte di nessuno; noi invece abbiamo la responsabilità di sviluppare una azione di governo che deve essere la più efficiente e adeguata possibile. Mentre loro devono fare le loro giuste manifestazioni di protesta, noi dobbiamo essere in grado di fare una buona diagnosi e capire perché i livelli di produttività della Giunta e dello stesso Consiglio sono al di sotto delle loro possibilità e delle aspettative del popolo sardo. Abbiamo anche il dovere in base alla diagnosi di praticare una terapia giusta se vogliamo davvero uscire da questa difficile situazione, se vogliamo trovare la medicina adatta alla malattia. La terapia è appropriata quando il paziente guarisce, nel caso specifico significa che bisogna dare risposte e superare la fase di emergenza dando tangibili riscontri di rivitalizzazione economica e sociale. Dare risposte significa attuare un programma che c'è già, che è ambizioso, che è stato discusso più volte in questa assemblea e che ha anche un rilevante respiro strategico. Significa che gli accordi di programma, e i protocolli di intesa, come giustamente diceva ieri l'onorevole La Rosa, bisogna rispettarli, bisogna concretizzarli se vogliamo una volta tanto essere credibili. Significa sviluppare e imporre, perché la Regione ne ha le possibilità e le capacità, una politica del credito che sia di ausilio e di sostegno alle classi produttive, che sia per lo meno alla stessa stregua delle altre regioni italiane e delle nazioni europee nostre dirette concorrenti nel mare magnum della Comunità economica europea. Significa spendere in tempo utile i fondi del bilancio regionale, del governo e della stessa Comunità economica europea. Significa creare e credere in una Regione dei diritti oltre che dei doveri; significa attivare un confronto serio con lo Stato senza complessi di inferiorità per difendere ed esaltare la nostra specialità e la nostra autonomia. Lo dico in un momento cruciale in cui il progetto della Bicamerale a livello nazionale sta prendendo corpo, sta arrivando a importanti determinazioni. Il nostro ruolo in questa fase deve essere forte e autorevole per garantire anche le generazioni future. Mentre i segnali che arrivano da oltremare sono quelli di preoccupanti omogeneizzazioni. La ripresa, e mi avvio a concludere, per questo fine di legislatura ci sarà se saremo in grado di promuovere e attuare un valido progetto politico e programmatico che abbia dei tempi, degli obiettivi precisi e definiti. Un progetto politico fondato sulla giustizia e sulla solidarietà, diceva giustamente questa mattina l'onorevole Berria; all'interno di questo quadro bisogna recuperare, ricreare e rispettare quelle regole di convivenza democratica che sono indispensabili e vitali per il buon funzionamento della maggioranza, per un buon funzionamento dell'intero Consiglio. La democrazia, come la verità, non ha mai una sola dimensione, ma ha diverse sfaccettature che bisogna leggere nella giusta misura e nelle dovute proiezioni. Queste condizioni che sono irrinunciabili in un paese civile e democratico sono state disattese purtroppo troppe volte, signor Presidente Palomba. Queste condizioni di rispetto delle regole della convivenza sono il vero sale della democrazia senza le quali si va inevitabilmente all'arrembaggio dove prevalgono sempre le ragioni del più forte. Queste motivazioni associate ai gravi ritardi politici e programmatici stanno appesantendo notevolmente la situazione politica regionale. Lei signor Presidente Palomba in tutto questo ha le sue responsabilità in quanto Presidente della Giunta e capo della coalizione. La sua Giunta mi sembra un battello in mezzo al mare senza una rotta precisa e senza una guida sicura. Non credo che lei travolto da questo mare burrascoso e sballottato da una parte e dall'altra da tutti i venti possibili e immaginabili sia in grado di garantire un approdo sicuro al naviglio. Le conclusioni, signor Presidente, onorevole Palomba, le tragga lei.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sassu. Ne ha facoltà.

SASSU (Progr. Fed.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io ieri ho ascoltato con molta attenzione le parole del Presidente Palomba perché avevo la necessità di sentire nel suo discorso un messaggio rassicurante per uno come me, ma credo come tanti altri ormai chi in modo dichiarato, chi in modo non esplicito, vive una situazione di forte travaglio politico. Ne ho condiviso alcuni passaggi, ma debbo dire che non ho condiviso la lettura della situazione politica, economica e sociale della nostra isola. Ho registrato una enfasi particolare nella elencazione dei fronti operativi nei quali è impegnato il governo regionale e una enfasi nei risultati conseguiti. Io, signor Presidente, non sottovaluto il lavoro svolto, non sottovaluto i risultati conseguiti, ma molto sommessamente suggerirei più sobrietà nel valutare la situazione che invece è davvero grave, davvero preoccupante, così come è stato affermato da tutti, non solo dai banchi della opposizione che pure fa il proprio mestiere, ma anche dalla stessa maggioranza. Ma il giudizio preoccupato proviene dalla gente che noi qui rappresentiamo e che non sa darsi risposte plausibili a quesiti quali perché tante crisi, perché tanta conflittualità, perché tanto divario tra la gravità della situazione e la capacità di governo. Il giudizio preoccupato, signor Presidente, proviene anche da quegli stessi rappresentanti della società civile che lei ieri ha indicato come oppositori di una nuova crisi; si riferiva ai sindacati, si riferiva al sistema dell'industria e dell'impresa, al mondo delle campagne e al mondo della cultura. Ma come non ricordare che i sindacati, che pure non vogliono la crisi, hanno indetto uno sciopero generale; come non ricordare che il mondo delle campagne ha indetto una manifestazione che solo per ragioni di opportunità ha rinviato di alcuni giorni. Quindi nessuna enfasi. Occorre capire senza nascondere niente a sé stessi e agli altri. C'è una difficoltà, perché non dirlo, a rappresentare quella politica alta che all'inizio della legislatura avevamo dichiarato di voler realizzare. Quella buona politica attenta ai bisogni della gente, ma anche attenta e capace di trovare soluzioni. Quella buona politica, signor Presidente, che sa dare risposte al bisogno di futuro delle giovani generazioni. Quella politica che sa dire di no al cinismo politico che pure in qualche occasione si è manifestato, al tatticismo esasperato che qualche volta ha caratterizzato la nostra esperienza in questi anni. C'è una difficoltà (perché non dirlo?) a far corrispondere ai bisogni della speranza dei sardi la nostra azione di governo. E questa è una difficoltà che riguarda tutti, che riguarda la maggioranza e l'opposizione, e riguarda però in primo luogo la maggioranza, che dal suo nascere, nel luglio del '94, aveva intravisto la possibilità di realizzare in Sardegna uno straordinario laboratorio politico a cui poter guardare con interesse da altri parti del nostro Paese, a livello nazionale e a livello locale. Quel disegno si è poi affermato nel Governo nazionale in un potere locale diffuso.

Si è affermato altrove, ma qui ora rischia di fallire clamorosamente. E' vero noi siamo in una difficilissima fase di passaggio, fase che non può certamente essere assimilata alle esperienze che hanno caratterizzato gli ultimi decenni del governo regionale, non è il vecchio quindi, ma questo governo non è riuscito però a divenire il nuovo che abbiamo sperato di realizzare. C'è anzi il rischio che possa avere, come diceva molto bene ieri il collega Ghirra, il sapore del vecchio. E il quesito che noi qui in Consiglio ci poniamo è se, rispetto a questa situazione che io ho cercato di individuare, di indicare, ci sia una via d'uscita. Io, signor Presidente, credo che una via d'uscita ci sia. Non condivido l'opinione di coloro che auspicano lo scioglimento del Consiglio regionale.

Da troppo tempo ormai quest'Assemblea è al centro di un attacco inaudito che tende a villaneggiare i singoli consiglieri, a chiedere a gran voce la morte prematura della legislatura. Quest'attacco ha avuto inizio già subito dopo il voto del '94, da parte di alcuni di coloro che si sono visti soppiantati come classe dirigente in Sardegna, e questo si capisce molto bene. Ha contribuito in qualche modo la stessa Giunta regionale che, per nascondere in alcuni casi proprie insufficienze, ha voluto scaricare responsabilità sul Consiglio regionale. E poi il coro inevitabilmente si è fatto a più voci, si è fatto più esteso. Ma un coro sempre interessato come adesso quando lo scioglimento del Consiglio viene utilizzato come spauracchio per poter rabberciare il consenso alla Giunta regionale. Io non credo sia più rinviabile, signor Presidente del Consiglio, un autorevole intervento (lo diceva anche il collega Piero Usai), un autorevole intervento che tuteli la dignità dell'istituzione in quanto tale e che tuteli i singoli consiglieri. Io chiedo a lei, signor Presidente del Consiglio, che è la sintesi istituzionale dell'Assemblea, che operi pubblicamente in questa direzione. Certo, in questo Consiglio regionale ci sono limiti anche rilevantissimi, ma il nostro compito oggi non è quello di autoestinguerci, ma è quello di reagire di trovare energie per usciere dal pantano. Io sono convinto, signor Presidente, che in questo Consiglio ci siano le forze per andare avanti. Spetta a lei, signor Presidente della Giunta, in primo luogo individuarle, metterle in campo tutte, comprese quelle scomode e quelle che dissentono. Spetta anche a ciascuno di noi creare le condizioni positive per andare avanti. Io rivendico, signor Presidente, il diritto-dovere di poter contribuire anche con il dissenso a salvare il progetto politico al quale credo di dover contribuire, a salvare questa legislatura. Perché questi sono i veri obiettivi.

Sono consapevole che la mia azione è stata fuori dai canoni, è stato uno strappo politico che, sul piano personale, ha potuto mettere anche in discussione anni di militanza politica e di impegno nelle istituzioni, e tuttavia ritengo, signor Presidente, che nella situazione data fosse necessario agire in questo modo. Lo è stato anche per altri colleghi di altri Gruppi. Un atteggiamento certo di critica, ma di critica costruttiva. Attenzione però adesso a non criminalizzare il dissenso, a non vedere nel dissenso il disfattismo. Chi solleva questioni, chi apre problemi nella maggioranza non lo fa per una volontà distruttiva, semmai per costruire e migliorare.

Il dissenso è frutto di forte travaglio interiore, signor Presidente, è da fare quando non si ha voce per incidere. Non va criminalizzato ma va capito. Invece si è tentato anche uno strano gioco per salvare la maggioranza: fuori alcuni perché dissentono, quindi dentro altri per sostituirli. Io sono convinto che la maggioranza non possa ricostituirsi in modo meccanicistico solamente per un puro fatto numerico. In questo modo infatti è ricomparso il problema di Rifondazione Comunista. Io comprendo il rifiuto di Rifondazione Comunista di svolgere una semplice funzione di rattoppo della maggioranza; lo comprendo. Quel metodo offende da un lato le ragioni del dissenso, dall'altro lato chi viene chiamato a svolgere un'azione di supplenza. Occorre, prima di ogni altra cosa, lavorare perché si ritrovino le ragioni per ricostituire questa maggioranza; questa maggioranza certamente ha un peccato d'origine che consiste nel sistema elettorale ambiguo che l'ha generata; non ha consentito scelte di campo nette e sta determinando le insufficienze e le ambiguità di questa legislatura. Sarà necessaria, perciò, urgentemente, la riforma elettorale di cui ha parlato qualche collega. E tuttavia questo non sarà sufficiente. Non vedo dietro l'angolo né un unico partito della destra né un unico partito del centro sinistra. La strada, anche per il futuro prossimo, sarà sicuramente quella che vede alleanze da una parte e dall'altra tra identità e partiti diversi, ma che hanno intenzione di restare tali e quindi può restare la conflittualità. E allora sarà necessario attenersi perlomeno a due regole, signor Presidente: la prima è quella, da un lato, di conciliare la necessità di far prevalere le ragioni dell'alleanza rispetto a quelle di ciascun Gruppo, che pure non avviene, e le ragioni di ciascun Gruppo rispetto alle ragioni dei singoli, ma dall'altro lato, signor Presidente, è necessario evitare che questo bisogno di collegialità si trasformi in un alibi per annullare il peso e la voce dei singoli.

La seconda regola è quella che, alla base delle ragioni dello stare insieme, ci siano motivazioni nobili; diversamente ogni qualvolta c'è da distribuire non una poltrona, ma un semplice sgabello, la maggioranza va in fibrillazione. Allora, recuperati i pezzi che mancavano all'appello della maggioranza, e indipendentemente dalle necessità contingenti, io credo che si debba porre il problema di Rifondazione Comunista.

La scelta del '94, di tenere fuori Rifondazione dalla maggioranza aprì una grave divisione a sinistra e aprì una ferita lacerante. Certo allora il dilemma era resistere alle indicazioni di alcuni partiti di maggioranza di garantire l'unità a sinistra e quindi consegnare la Regione al governo delle destre oppure assicurare un governo dell'Ulivo, di questa maggioranza. Noi, in quell'occasione, scegliemmo la seconda strada, ma certamente quella ferita sanguina ancora e non può essere rimarginata oggi chiamando Rifondazione Comunista a supplire gli assenti.

Oggi vanno costruite, superando steccati anacronistici, le condizioni politiche perché Rifondazione Comunista entri a pieno titolo a far parte della maggioranza. Lei, signor Presidente della Giunta, ha parlato della necessità di stipulare un nuovo accordo di governo per concludere questa seconda fase della legislatura. Io sono d'accordo, signor Presidente, io vedo due ordini di problemi però. Il primo attiene ai contenuti, altri hanno già abbondantemente detto che è necessario avviare rapidamente le riforme, confermare lo sviluppo industriale, guardare anche ad un'agricoltura e a una pastorizia più moderna, scommettere sul binomio ambiente e cultura, eccetera. Io non mi soffermo su questo, voglio solamente sottolineare un aspetto importante, secondo me, della vita amministrativa della Regione, che riguarda la ripartizione delle risorse per lanciare un allarme a lei, signor Presidente, e un allarme al Consiglio. Vede, in occasione del dibattito in Aula sull'accordo Governo-Regione avevo sollevato la questione della ripartizione delle risorse perché sono convinto che noi abbiamo il dovere di distribuire le risorse in modo tale che si realizzi uno sviluppo equilibrato di tutta l'Isola, nel rispetto delle aree programma, che erano appunto nate per raggiungere l'obiettivo della riduzione del differenziale di sviluppo tra le aree forti e le aree deboli del territorio regionale. In quell'occasione avevo chiesto che il Consiglio venisse messo in condizione di conoscere i dati. Non è avvenuto.

Io ho provato, signor Presidente, in modo forse non sufficientemente scientifico, a tabulare sulla base delle province, delle aree programma, le risorse relative ai fondi comunitari, al piano operativo plurifondo, Interreg, Leader, programmi operativi multiregionali, i fondi della legge di rinascita, i programmi CIPE, gli accordi di programma per la Sardegna centrale, i programmi integrati d'area. Naturalmente non sono inclusi i dati relativi alla finanziaria e al bilancio, quindi, il dato non è completo, ma credo che sia molto attendibile. Ebbene il risultato è sconvolgente, signor Presidente, ci sono dei dati assolutamente distanti rispetto alle percentuali previste dalle aree programma.

Questo naturalmente presuppone una distribuzione sperequata delle risorse, quindi risorse aggiuntive per alcuni territori e sottrazione di risorse per altri territori. Non credo che sia questo il momento di approfondire ulteriormente questo tema, ma lancio un allarme perché sicuramente c'è qualcosa che non quadra.

Il secondo aspetto attiene al percorso da seguire per stipulare il nuovo accordo di governo di cui lei ha parlato. Si è detto nel dibattito: occorre coinvolgere a pieno titolo Rifondazione Comunista nella maggioranza, occorre rinsaldare i vincoli di tutta l'attuale coalizione. Ma sia Rifondazione Comunista sia il nucleo dei consiglieri del Partito popolare che hanno ritirato il sostegno alla Giunta regionale indicano come passaggio obbligato le dimissioni del Presidente.

Io mi convinco sempre di più che non possiamo rituffarci in una situazione di caos politico istituzionale con un'altra crisi al buio. Credo anche però che non si possa far finta di nulla, cercando di arrivare stancamente alla conclusione di questa legislatura.

La strada più ragionevole che mi appare è quella di aprire oggi, signor Presidente, una fase di verifica politica, che non blocchi l'attività politico-istituzionale, perché di questo la Sardegna ha bisogno, e che chiarisca in primo luogo i rapporti interni nell'attuale maggioranza e i rapporti con Rifondazione Comunista e poi, in tempi certi, predeterminati, tra pochissimi giorni, si potrà pervenire all'azzeramento e alla contestuale definizione dei programmi della maggioranza e dell'Esecutivo.

PRESIDENTE. Con l'intervento dell'onorevole Sassu si concludono gli interventi programmati per oggi pomeriggio.

Il Consiglio riprenderà domani alle ore 9 e 30.

La seduta è tolta alle ore 19 e 33.