Seduta n.118 del 08/09/2005 

CXVIII SEDUTA

Giovedì 8 settembre 2005

(POMERIDIANA)

Presidenza del Presidente SPISSU

La seduta è aperta alle ore 16 e 49.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 3 agosto 2005, che è approvato.

Continuazione della discussione e approvazione del Documento di programmazione economica e finanziaria 2006-2008 "Competitività,

coesione, occupazione". (Doc. n. 7/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del Documento di programmazione economica e finanziaria 2006-2008. Siamo al paragrafo 9, a cui è stato presentato un emendamento.

(Si riporta di seguito il testo dell'emendamento:

EMENDAMENTO aggiuntivo PISU - URAS - DAVOLI

Punto 9.2 - Politiche del lavoro

"La Regione, in attuazione del programma di governo definito in avvio di legislatura, si propone di realizzare - nel prossimo triennio finanziario - politiche ed azioni atte a promuovere nuova occupazione, contrastare la disoccupazione, in specie quella femminile e giovanile, unitamente al crescente fenomeno della disoccupazione degli ultra 50enni, i processi di precarizzazione del lavoro e delle condizioni di vita del lavoratore, conseguenti alla recente revisione delle normative in materia di mercato del lavoro (Legge delega 30/2003, decreto legislativo n. 276/2004).

Tali obiettivi specificano ed articolano il macro obiettivo strategico della "occupazione" e costituiscono componente essenziale dell'azione della Regione finalizzata al raggiungimento di più alti livelli di coesione sociale e di riequilibrio territoriale interno. Appare evidente che il macro obiettivo della "coesione" non potrebbe essere raggiunto se, nel breve termine, non si dovesse realizzare un sensibile incremento della occupazione e un altrettanto sensibile decremento della disoccupazione e del precariato pubblico e privato. Lo stesso può dirsi se non venisse definito uno specifico ed articolato programma di contrasto alla povertà, fenomeno crescente e in trasformazione qualitativa, che interessa circa il 14% della popolazione, e dal quale discende un altrettanto grave fenomeno di emarginazione sociale ed economica.

Pertanto, ad integrazione di quanto previsto nei precedenti paragrafi in materia di difesa, sostegno e riqualificazione dell'apparato produttivo esistente, nonché relativamente al necessario potenziamento della attività di ricerca e del sistema pubblico dell'istruzione, gli obiettivi predetti sono perseguiti, prioritariamente:

a) attraverso la predisposizione e l'esecuzione di progetti regionali pluriennali di "lavoro verde", articolati su base territoriale, finalizzati: al recupero e riqualificazione di zone compromesse da fenomeni di inquinamento o aggredite da incendi; alla valorizzazione di compendi di riconosciuto valore ambientale, con riferimento particolare a quelli montani, boschivi e costieri; alla realizzazione e la gestione di parchi urbani; alla tutela e alla promozione del patrimonio culturale della Sardegna; alla realizzazione dei necessari interventi di recupero, restauro e manutenzione conservativa di siti archeologici, anche industriali e geo-minerari, di strutture e opere di valore storico e culturale; alla dotazione dei servizi e degli assetti civili; alla sicurezza degli impianti; alla manutenzione e cura del patrimonio pubblico.

b) attraverso il riconoscimento del reddito di cittadinanza, come disponibilità minima globale in favore di ogni persona in ragione dei bisogni essenziali e della dignità della vita. La rispondenza fra reddito minimo garantito alla persona e inserimento e utilità sociale è definita, di norma, con l'attivazione di un idoneo percorso lavorativo e/o formativo. In tal senso diventa prioritario l'esame e l'approvazione del relativo progetto di legge (n. 42 dell'11 ottobre 2004), già attribuito alla competente commissione consiliare.

Gli interventi di cui ai precedenti punti a) e b) richiedono entrambi una adeguata progettazione ed una gestione unitaria e partecipata realizzabile:

1) nel primo caso attraverso la costituzione di uno specifico "Fondo per l'occupazione produttiva", il coinvolgimento degli Enti locali (province e comuni) e delle strutture, agenzie, aziende regionali competenti nelle materie oggetto degli interventi, nella configurazione tipica dell'"Authority".

2) nel secondo caso, con l'istituzione del "Fondo regionale di solidarietà sociale", come luogo e strumento di raccolta e di organizzazione delle risorse necessarie, pubbliche e private, per rispondere progressivamente alla totalità delle condizioni di forte disagio presenti nella società; il totale decentramento e partecipazione dell'Ente locale primario (Comune) nella gestione delle risorse e nella progettazione degli interventi sociali più idonei e più utili alla comunità; la significativa adesione al progetto di solidarietà sociale dei rappresentanti di tutto il popolo presenti nelle principali Istituzioni pubbliche (Consiglio regionale e Parlamenti) attraverso la devoluzione al Fondo comune di un terzo delle indennità loro riconosciute; e ciò perché sia anche di stimolo ad analoghe e più estese adesioni di solidarietà di altri soggetti pubblici o privati, singoli o societari.

Inoltre, va affermato e coerentemente realizzato dall'azione di governo, il raccordo necessario fra prevalenti condizioni di bisogno e misure adottate in materia di politiche attive del lavoro, da concordare prioritariamente in favore dei soggetti più deboli nel sistema produttivo (principio di moralità pubblica).

Va censita e coordinata ogni risorsa finanziaria pubblica disponibile già destinata o destinabile alle finalità di cui agli obiettivi sopra indicati perché se ne valuti la dimensione, le necessarie integrazioni e le modalità di reperimento di nuove risorse.

La grande sfida è quella di sconfiggere la povertà in capo ad ogni persona perché tutti siano per davvero cittadini di una nuova Europa sociale e solidale, parte attiva dello sviluppo economico della nostra regione, energia produttiva e soggetto consapevole della comunità." (1) .)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento ha facoltà di illustrarlo.

URAS (R.C.). L'emendamento numero 1 ha una funzione che abbiamo annunciato anche nel corso del dibattito: si limita a riformulare il punto 9.2, quello relativo alle politiche del lavoro, perché riteniamo che nel Documento di programmazione economica e finanziaria il macroobiettivo della occupazione non sia sufficientemente esplicitato, cioè rimane relegato a un'affermazione che è contenuta nel corpo del DPEF, che indica per la soluzione del problema della occupazione in Sardegna la sola via della promozione del lavoro nel mercato.

Se noi, in Sardegna, avessimo - ed è stato peraltro dimostrato che non lo abbiamo - un sistema economico e produttivo dinamico in crescita probabilmente alcune delle osservazioni che noi siamo da tempo costretti a fare in quest'Aula avrebbero un senso limitato, meno significativo. Ma il problema della Sardegna, ed è dimostrato nel DPEF, è che non esiste una condizione di questa natura, cioè non c'è un sistema economico e produttivo dinamico in crescita, anzi, al contrario, esiste un sistema economico e produttivo che fa acqua da tutte le parti, che è insufficiente, è in crisi, e nella congiuntura è ancora più in crisi. In crisi è anche il sistema economico e produttivo complessivo nazionale, in crisi è il sistema economico e produttivo dell'insieme dell'Europa, e in crisi ancora di più sono tutte le regioni svantaggiate di questa nostra Europa e del nostro Paese.

Si dice nel DPEF che dobbiamo porre in essere tutte le misure necessarie perché il sistema economico e produttivo superi le proprie condizioni di crisi, diventi finalmente dinamico e realizzi la crescita. Per fare questo ci vuole tempo, lo dice lo stesso DPEF. E il DPEF dice anche che di ciò che seminiamo oggi, per esempio sul terreno della conoscenza e della innovazione, raccoglieremo i frutti forse a fine legislatura. Per noi che siamo in questi banchi, e che tra l'altro non siamo così impegnati quotidianamente nel combattere le difficoltà dell'esistenza, cioè nel trovare soluzioni per affrontare le difficoltà anche economiche che riguardano sempre più numerose famiglie di questa nostra regione, aspettare a fine legislatura non è difficile. Non è difficile, ma noi abbiamo il dovere di porci dal punto di vista di coloro che sono in una condizione di disagio; abbiamo il dovere di interpretare quella condizione, di capirne in profondità le difficoltà, di capire, cioè, a che livello di mortificazione si arriva all'interno delle famiglie, quali sono i risvolti sociali quando il numero delle famiglie in disagio è così elevato.

L'assessore Pigliaru, che è persona competente, sa come si è articolato in questi anni, per esempio, il rilevamento statistico sull'andamento del mercato del lavoro e sa anche, perché è riportato anche dall'Osservatorio della congiuntura, di cui è responsabile il dottor Manca, che tra l'altro è anche il direttore dell'Osservatorio economico, ex Osservatorio industriale, che l'andamento dell'occupazione, soprattutto in questi ultimi mesi del 2005, è negativo; sa spiegarsi la crescita che si è registrata negli anni passati in ordine alla maggiore presenza delle donne nel mercato del lavoro, quanto questa presenza sia poi andata calando e come si sia rinunciato a cercare lavoro proprio in quelle fasce di popolazione; sa che è stato modificato il sistema di rilevamento dell'ISTAT, sistema che di colpo ha incrementato il numero degli occupati e ridotto quello dei disoccupati. Noi abbiamo il mito dell'Europa, è ricorrente l'espressione: "Lo dice l'Europa". L'Europa è governata a destra e quando dice qualcosa, noi che siamo di centrosinistra dobbiamo sospettare, dobbiamo capire se è la verità. Ciò che dice l'Europa non è Vangelo. L'Europa non produce dogmi fideistici, ma produce disposizioni e indirizzi che spesso favoriscono alcune degenerazioni del capitalismo e della grande finanza. E allora non bisogna averne il mito, però, poiché siamo in Europa, abbiamo configurato un sistema di rilevamento statistico nel mercato del lavoro, così come dice l'Europa, in ragione della necessaria flessibilità del lavoro introdotta dalle disastrose, cosiddette, riforme - io dico controriforme - del mercato del lavoro fatte dal Governo Berlusconi. Oggi, infatti, è considerato lavoratore un collaboratore di una ditta familiare che non percepisce alcuna retribuzione, è considerato lavoratore il lavoratore precario a tutti gli effetti: basta un'ora di lavoro prestata nell'ultima settimana prima del rilevamento per essere considerati occupati, cioè c'è tutto un sistema che favorisce l'imbroglio, ossia la mortificazione e la divulgazione di dati che nascondono delle verità, come la maggiore difficoltà che stanno vivendo le nostre popolazioni e il grave allargamento del fenomeno della povertà.

Allora il nostro emendamento che funzione ha? Ha la funzione di organizzare un'ipotesi di risposta, dando alcune indicazioni operative al problema dei problemi. Io lo ricordo: il presidente Soru non partecipa, come peraltro neppure l'Assessore del lavoro, a questa sessione consiliare, perché poco importa delle politiche del lavoro a chi le dovrebbe governare in questa Regione - poco importa! -, violando anche su questo il rispetto dell'Aula, che chi ne ha la responsabilità politica dovrebbe richiamare a una maggiore attenzione.

Noi proponiamo due ipotesi di lavoro: una integralmente in linea con quanto è stato detto in materia di ambiente e di tutela del nostro patrimonio artistico, culturale e archeologico in tutti gli atti di questa Giunta; con l'altra chiediamo che una proposta di legge, che reca la firma di oltre venti consiglieri ed è depositata presso la Commissione competente, sia portata all'attenzione dell'Assemblea e discussa. Questo è il senso del nostro emendamento.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Signor Presidente, la Commissione non ha esaminato questo emendamento, ma ha avuto modo, in altre occasioni, di affrontare questa materia e questo problema, per cui penso di poter esprimere un parere compiuto con tranquillità.

La Commissione, o almeno la maggioranza della Commissione invita i colleghi presentatori di questo emendamento a ritirarlo, per ragioni che cercherò di esporre. L'emendamento contiene di sicuro l'esplicitazione di problemi che non solo sono noti, ma sono anche assolutamente condivisi, e che riguardano il lavoro precario o addirittura inesistente. La perdita del lavoro per le persone di una certa età e l'impossibilità di ingresso nel mondo del lavoro di tanti giovani disoccupati, soprattutto dei paesi dell'interno, sono problemi molto seri. Il programma di governo di questa maggioranza e di questa Giunta affronta in modo abbastanza deciso questa materia e lo stesso punto 9.2 del Documento n. 7/A, relativo alle politiche del lavoro, indica una soluzione possibile nei tempi e nei modi che sono dovuti.

Noi confermiamo, condividendo la proposta della Giunta, che la creazione di lavoro stabile deva essere affidata al sistema produttivo. Il sistema produttivo è un sistema che cresce, si sviluppa, diventa competitivo, entra nei mercati nazionali e internazionali, occupa spazi anche nei mercati sardi, e deve essere la strada maestra per creare lavoro stabile. E comunque, anche quando ci fosse questa condizione, noi non siamo ciechi, non siamo sordi, né incapaci di vedere che permangono sacche importantissime di difficoltà e che probabilmente, nonostante le azioni positive previste nel DPEF, questo problema è destinato a ripetersi nel tempo. Tuttavia noi riteniamo che le indicazioni contenute nel DPEF siano tali da consentire, all'atto dell'adozione, della predisposizione e della discussione della manovra finanziaria per il prossimo anno, di definire meglio le azioni più significative per assolvere questa esigenza, perché altrimenti diventa difficile ritrovarsi in Aula per discutere ogni volta elementi di novità.

E' la prima volta che sentiamo parlare o per lo meno che io sento parlare di lavoro verde nella specificazione a cui i colleghi presentatori dell'emendamento fanno riferimento. E siccome il collega Uras è tra quelli che evidenziano sempre l'esistenza di una coalizione e la presenza all'interno della stessa di posizioni differenti, è normale, per chi come me condivide questo tipo di visione, che la definizione di importanti percorsi da seguire e degli strumenti da utilizzare venga condivisa. In assenza di questa condivisione è difficile che proposte compiute e non discusse possano essere accettate.

Per cui il problema esiste e noi lo vediamo alla stessa maniera dei colleghi presentatori dell'emendamento, ma per poter definire gli aspetti strumentali di esecuzione contenuti nell'emendamento stesso vogliamo discuterne nei modi e nei tempi che saranno consentiti. Per questa ragione chiedo il ritiro dell'emendamento numero 1. Se i presentatori restano dell'idea di metterlo in votazione, il parere della Commissione è chiaramente contrario.

PRESIDENTE. Per esprime il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il Presidente della Commissione bilancio ha fornito un ottimo elenco di motivazioni per cui dobbiamo discutere intorno a questo emendamento. La Giunta condivide la posizione del relatore nella sua interezza, quindi sia nell'invito, a cui mi aggiungo con molto calore, a ritirare l'emendamento, sia nel parere contrario qualora non venisse ritirato.

E' difficile sostenere che in questo DPEF si parli solo di creazione di lavoro nel mercato nel medio e lungo periodo. Non è questo il punto. Il DPEF evidenzia il problema della competitività, perché è giunto il momento di sottolineare con decisione, con la nostra capacità di interpretazione del fenomeno, quel problema come assicurazione contro un rischio futuro che percepiamo molto alto, ma la Giunta, e credo anche la maggioranza, è perfettamente consapevole del fatto che mentre matureranno, se saremo in grado di realizzarle, le condizioni per una maggiore crescita, un maggiore sviluppo e quindi una maggiore occupazione nel medio periodo, abbiamo bisogno di affrontare con determinazione, con intelligenza, con strumenti adeguati, un problema della cui gravità siamo tutti profondamente consci, che è quello delle fasce più deboli della popolazione, della disoccupazione di lungo periodo e della povertà esistente in questa regione.

Quindi non ci divide questa percezione del problema, non ci divide la consapevolezza profonda che dobbiamo coniugare le politiche per la competitività con le politiche di breve periodo a favore delle fasce più deboli. C'è qualche difficoltà senza dubbio nella definizione degli strumenti che dobbiamo adottare per affrontare sia l'uno che l'altro obiettivo. Da questo punto di vista dare adesso una valutazione compiuta sugli strumenti che con molta precisione vengono qui proposti sarebbe chiaramente improprio. C'è, senza alcun dubbio, l'impegno della Giunta a muoversi nella direzione di irrobustire, arricchire la strumentazione e anche le risorse finanziarie da spendere a favore delle fasce più deboli, a favore delle persone che sono attualmente disoccupate. C'è questa convinzione e c'è questo impegno che potrà apparire in tutta la sua concretezza già nella discussione della manovra di bilancio. L'invito della Giunta, quindi, effettivamente coincide con quello del presidente Secci.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). La risposta all'invito pare naturale. E' arrivata molto prima dell'invito stesso e consiste in un altro invito rivolto questa volta alla maggioranza.

Il collega Secci, che io stimo tantissimo, sa che i governi di coalizione non possono avere un'idea monoculturale, ma devono avere un'idea pluriculturale, e se è richiesta un'accentuazione, per esempio, sul terreno dell'attenzione al sistema dell'istruzione e della formazione, Rifondazione Comunista non si tira indietro e fa le sue valutazioni con i colleghi della maggioranza, nelle sedi in cui ha la possibilità di farle. Se c'è un richiamo a un'attenzione sul processo riformatore, non solo sul terreno dell'apparato amministrativo e burocratico della Regione, ma anche sul terreno statutario, quello più alto, Rifondazione Comunista non si tira indietro. Se esiste un problema di maggiore efficienza dell'istituzione autonomista, per cui è richiesta una modifica del Regolamento al fine di renderlo più adatto ai tempi, più adeguato ai termini necessari per le risposte, Rifondazione Comunista collabora e se bisogna riformare il sistema idrico e in questo è compreso un passaggio difficile come quello della privatizzazione dei soggetti gestori Rifondazione Comunista non si tira indietro, affronta il problema discutendo con i lavoratori e con le loro rappresentanze sindacali. Ma se Rifondazione Comunista solleva in più occasioni, in quest'Aula e fuori di quest'Aula, un problema che riguarda l'occupazione e l'efficacia delle politiche del lavoro di questa Giunta non le si sbatte per questo la porta in faccia! Non gliela si sbatte, perché i colleghi della maggioranza hanno consapevolezza che questa è una forza politica che deve stare dentro questa maggioranza. Il messaggio che viene dalla Giunta e dal Presidente della Commissione è: "Non vi vogliamo!", e non vale coprirsi con un richiamo a ciò che si farà, perché questo richiamo è avvenuto anche l'anno scorso eppure non si è fatto niente di tutto ciò, anzi si è fatto il contrario. Cioè il problema dei problemi, come lo ha definito il Presidente della Regione, quello relativo alle politiche del lavoro, è dimenticato, ma inadempiente non è Rifondazione Comunista, la quale fa la sua parte, difende la sua posizione e lo farà anche nella votazione. Chi è inadempiente, non nei nostri confronti, ma nei confronti dei sardi, è il Presidente della Regione nella sua responsabilità politica di governo e del mantenimento della coesione di questa maggioranza.

Dire sempre che è un capitolo del domani può voler anche dire che il domani è molto vicino. Noi siamo leali per quanto riguarda l'impegno che abbiamo preso con l'Unione per la costruzione di un'alternativa al Governo Berlusconi in Italia. Noi siamo leali e facciamo il percorso in quella direzione, ma quella direzione avrà contenuti programmatici e di governo. Potrà questa Giunta fare il fanalino di coda di un processo di rinnovamento della politica e della cultura politica che sarà rappresentato dallo schieramento riformatore del prossimo Governo nazionale? Potrà questa Giunta, che si proponeva di essere l'elemento di sperimentazione, il terreno attraverso il quale verificare le ragioni dell'unità, essere invece un elemento di divisione, un elemento di difficoltà politica? Mi domando, stiamo avviando un'iniziativa, un'azione seria rispetto al percorso che insieme tutti quanti ci siamo dati oppure ci stiamo dimenticando dell'impegno che abbiamo preso? Cosa abbiamo chiesto, onorevole Assessore, signor Presidente della Commissione? Intanto bisogna avere l'opportunità di discutere, e spesso non l'abbiamo avuta. Il DPEF è stato catapultato, più o meno come tutte le cose, di questi ultimi tempi succede. Non si faccia così per le riforme: la legge elettorale non ha vincoli di maggioranza, la forma di governo non ha vincoli di maggioranza. Stiamo attenti a questi ragionamenti, perché non fanno bene al Governo e alla sua stabilità. La stabilità del Governo non è data dall'autoritarismo, la stabilità del Governo è data dalla capacità di convincimento, di partecipazione dei soggetti. Su questo non abbiamo avuto la possibilità di discutere, se no lo avremmo fatto. Chi avrebbe dovuto rappresentarci doveva astenersi dal voto per dare un segnale, ma non lo ha fatto, pur avendolo concordato con tutto il Gruppo. Noi abbiamo sentito comunque il dovere di rappresentare questa posizione e ci aspettavamo una risposta diversa. "Parliamone" avevamo detto. Non è avvenuto. Si pensa che con questa Rifondazione Comunista non si dovrà fare i conti? Si pensa che di questa Rifondazione Comunista non si avrà bisogno? Lo vedremo, perché è chiaro ed evidente che questa vicenda approderà agli organismi di partito, a tutti i livelli, e saranno adottate decisioni che riguardano tutti noi.

Si perde un'occasione. Cosa abbiamo chiesto? Abbiamo chiesto di discutere una legge che è già all'attenzione del Consiglio, quella sulla povertà, che prevede una devoluzione anche da parte di coloro che stanno qua, che devono partecipare alla costituzione di un fondo di solidarietà per dare una risposta a chi non ha nulla. Non ci si venga ad insegnare morali. L'etica ci appartiene, è parte costitutiva del nostro essere una formazione politica di sinistra e convinta. Cosa abbiamo chiesto? Progetti di lavoro verde. E' il campo di battaglia di questa maggioranza, una bonifica dei territori compromessi sul piano ambientale, spesso compromessi anche sul piano morale. La Giunta e la Commissione dicono: "Non si può discutere di queste cose perché sono delle novità". La povertà è una novità? Quella legge è una novità? E' da un anno che giace nei cassetti del Consiglio. Dove sta la novità? Quel progetto relativo a interventi di bonifica, di valorizzazione del patrimonio culturale e archeologico della Sardegna, di valorizzazione dei geositi, è una novità? Se ne parla da anni! Dove sta la novità? Bisogna solo decidere di fare anziché solo dire!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Silvio Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI SILVIO (D.S.). Non voglio, naturalmente, polemizzare col collega Uras e con i compagni di Rifondazione, voglio solo fare una riflessione. E' evidente che periodicamente si ripropone un problema che non è secondario, ma rappresenta il cuore dei problemi della nostra Isola: il problema dell'occupazione e di come intervenire per risolverlo. Ne deriva che vi è sicuramente - la sento anch'io - l'esigenza di aprire su questo una discussione non solo in Aula, ma anche all'interno della maggioranza, per definire meglio le nostre volontà su come modificare la situazione di fatto.

Abbiamo poco tempo e anche poche risorse, si pone dunque un problema di quantità e qualità. Luciano Uras ha parlato di nuove povertà, disoccupazione, precarietà. Dimentichiamo un'altra piaga rispetto alla quale è necessario intervenire: il lavoro nero, cioè irregolare. Parliamo di cinquantamila posti di lavoro che sfuggono, una situazione all'interno della quale rientra il triste primato della nostra regione per gli incidenti mortali sul lavoro, nel settore edile in particolare.

Io non chiedo di ritirare nulla, ognuno faccia quello che ritiene più opportuno e giusto, ma rispetto a questa situazione credo che all'interno della maggioranza si debba aprire una discussione, se ha ancora un senso il concetto di piano straordinario per il lavoro, che ci accompagna nell'esercizio delle nostre funzioni ormai da quindici anni, se non ricordo male, si intervenne per la prima volta alla fine degli anni ottanta. Ecco, io penso che quel concetto abbia avuto l'importanza di scuotere, di mobilitare la classe politica non soltanto per ottenere il piano, ma anche per attuarlo. Vi furono momenti alti di partecipazione, nacque attorno a questa battaglia una nuova generazione di cooperative, tanto per citare un esempio al quale io ero vicino. Si diede uno scossone al problema della disoccupazione, qualche anno dopo l'approvazione della legge 28, e io sono sempre più convinto che l'intervento straordinario per il lavoro abbia perso gran parte della sua forza, perché è avvenuto all'interno di una società che non è riuscita a risolvere tutti i suoi problemi. Credo, cioè, che queste difficoltà complessive della società abbiano finito per "digerire" quel tipo di intervento, e in questi termini il concetto di piano straordinario per il lavoro, che pure ha avuto tanta validità nel passato, ha finito per ghettizzare il problema del lavoro, come se fosse un problema a parte. Dunque, una situazione che doveva essere affrontata nelle sue emergenze più drammatiche è diventata quella alla quale prestiamo più attenzione per intervenire sul problema del lavoro in tutte le sue sfaccettature.

Io credo che dobbiamo procedere seguendo anche le linee del DPEF, di cui tutti, al di là delle critiche che vengono fatte alle sue linee strategiche, riconosciamo la complessità e anche la suggestione del delinearsi di un progetto per la Sardegna. Si possono esprimere critiche sulle indicazioni per realizzare questo progetto, che possono essere sufficienti o no, giuste o sbagliate, ma mi pare che da tutti i banchi del Consiglio, compresi quelli della opposizione, sia venuto il riconoscimento che quella è la strada da seguire. Poi bisognerà valutare forse meglio, anche in altre occasioni, compresa quella dell'esame della legge finanziaria, quali siano gli strumenti più adeguati, più concreti per raggiungere l'obiettivo. Credo, però, che sul problema del lavoro, prendendo spunto anche dai ritardi che abbiamo registrato in questi anni, concentrati forse più sugli aspetti straordinari che su un governo costante, continuo e ordinario del problema, dovremo tornarci e fare delle scelte precise. L'intervento per il lavoro deve, a mio avviso, essere il filo rosso che unisce tutte le iniziative della Regione, deve essere uno dei parametri, forse non sempre utilizzati, attraverso i quali si valutano le iniziative della Regione, verso le quali dovranno essere indirizzati anche diversi spezzoni della politica complessiva.

Insomma, dover discutere di questo problema in questi termini ci mette in imbarazzo. Nessuno di noi è contrario alle proposte che sono state fatte, io personalmente non lo sono di certo, ma siamo in imbarazzo perché non possiamo affrontare questo problema in tutta la sua complessità. Credo che ci sia bisogno di una vera e propria riforma, sia per quanto riguarda il mercato del lavoro, sia per quanto riguarda le politiche per l'occupazione, le iniziative per affrontare il problema del lavoro nero e quelle riguardanti l'approccio al lavoro delle fasce più deboli della società e il superamento della precarizzazione. C'è bisogno di una forte e profonda riforma anche rispetto a quelle che sono state le conseguenze della cosiddetta Riforma Biagi. Sarebbe più giusto che questo contributo venisse da una discussione volta ad affrontare questi problemi.

La Sesta Commissione ha elaborato un testo di legge (che attualmente è all'attenzione della Commissione bilancio per il parere di competenza), che tra l'altro ha visto il contributo fattivo sia della maggioranza sia della minoranza. Guarda caso, con quel testo abbiamo anche tentato di dare alcune risposte ai problemi che sono stati posti oggi, compresa una parziale sperimentazione sul reddito di cittadinanza. E su questo c'è stato l'accordo di tutte le componenti del Consiglio regionale, così come su diversi altri problemi che sono stati sollevati nell'emendamento presentato dai compagni di Rifondazione.

Ritengo che sia necessario esaminare in tempi rapidi questa proposta di legge, visto anche che sono pronti i decreti ministeriali per il trasferimento del personale dagli Uffici del lavoro alle Province. Credo che quella sia la sede per affrontare questi problemi e valutare anche eventuali suggerimenti, come quello del lavoro verde, che non è naturalmente una novità in assoluto, ma lo è per il nostro contesto economico e politico. Credo che non sia giusto chiedere un ennesimo rinvio, e che quella della Commissione consiliare sia la sede dove innanzitutto la maggioranza potrà chiarirsi le idee sul significato delle politiche del lavoro, per le quali tutti siamo chiamati a dare un contributo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). L'emendamento proposto dai colleghi Pisu, Uras e Davoli pone a quest'Aula una serie di problemi che io credo non possano essere superficialmente accolti, per cui lo stesso emendamento non può rischiare di essere valutato semplicemente sulla base di schemi, di pregiudizi politici o ideologici, e quindi in qualche modo utilitaristici, di ciascuno di noi.

Alcuni dei problemi che pone questo emendamento sono di sostanza altri sono invece politici. Quelli di sostanza sono problemi reali che certamente attengono a tre livelli della questione. Intanto pongono l'accento sulla necessità che la Regione, così come tutto il Paese, affronti il tema di una politica del lavoro capace di dare risposta a un problema davvero tremendo, non solo per i giovani ma purtroppo, lo dice anche l'emendamento, per fasce di età che proprio perché non più giovani, sono forse ancora più deboli e meno garantite di altre. Credo che quotidianamente tutti noi che facciamo politica incontriamo persone che si rivolgono a noi proprio perché ci considerano l'ultima spiaggia per tentare di risollevarsi dalla condizione di disperazione in cui si trovano.

Politica del lavoro dunque, ma anche politica sociale. Non è patrimonio di nessuna forza politica, di nessuno schieramento, direi di nessuna ideologia, ma è patrimonio di tutti la coscienza che una società, una civiltà che cresce non può non farsi carico di quelle persone che non riescono a stare al passo con i ritmi dell'economia, con i ritmi degli scambi commerciali e quindi con i ritmi che il mercato del lavoro, come parte dell'insieme dei mercati di cui è fatta l'economia, in un sistema economico e sociale pone a tutti.

Io credo che anche la proposta del reddito di cittadinanza, che pure può sembrare provocatoria e carica di connotazioni demagogiche o populiste, abbia un suo fondamento di verità. Cioè alcune persone della nostra società effettivamente non riusciranno mai a entrare o a rientrare nel mercato del lavoro, perché non sono soggetti protagonisti del mercato del lavoro. Di queste persone una società fondata sul principio della solidarietà non può non farsi carico. Quindi io personalmente credo che si debba condividere il problema posto da questo emendamento.

Il terzo livello sostanziale dell'emendamento, che aleggia molto spesso sia nell'Aula, sia sulle pagine dei giornali, è quello che riguarda la riduzione dei costi della politica, anzi dei costi dei politici. Sono tutte proposte che partono da un'esigenza sentita da tantissime persone che spesso, intervistate per strada, rispondono così: "Perché non vi riducete gli stipendi? Guadagnate troppo e producete poco, non servite a nulla!"

Credo che occorra prendere atto di questa domanda forte che proviene dalla società, ma questa domanda, che è posta a ciascuno di noi, ma anche al sistema politico in quanto tale, è forte e anche seria se posta in particolare dalla categoria di cittadini di cui stiamo parlando. A questa domanda forte e seria occorre dare delle risposte altrettanto forti e serie. E una risposta forte e seria a chi ci chiede di ridurci le indennità - colgo questa occasione per dirlo, e non mi risparmierò di ripeterlo in qualunque altra sede - non può essere quella di chi, di volta in volta, sventola la bandiera dicendo: "Riduciamoci gli stipendi", così tutti siamo belli davanti ai cittadini, ma ignora un fatto fondamentale, come ho detto anche in altre sedi, il fatto cioè che la libertà del politico è garantita anche da un adeguato livello di retribuzione del lavoro che fa. Se si è liberi nel fare politica e si vuole rimanere liberi si deve essere nelle condizioni di poter lavorare serenamente. Perciò occorre dire che chi vuole porre il problema lo deve porre in maniera seria, facendo conoscere a tutti i reali costi della politica, chiarendo cosa significa essere consiglieri regionali, consiglieri comunali, assessori, sindaci, presidenti, deputati, ciascuno ai suoi livelli, anche in termini economici.

Realisticamente dobbiamo dire, a viso aperto e a testa alta, che per rimanere liberi non è utile che ci vengano ridotte, demagogicamente, le indennità. E' chiaro questo? E questo va detto per la dignità di chi questo lavoro cerca di farlo, non sempre con risultati, ma almeno nelle intenzioni in maniera seria, leale e davanti agli occhi di tutti. Ciascuno di noi pubblichi i bilanci della gestione della sua attività politica, poi vedremo che cosa potrà dire realmente davanti ai cittadini.

Per quanto riguarda l'emendamento numero 1 credo personalmente - non ho consultato i miei colleghi - che la nostra posizione sia di grande rispetto per i problemi che pone a due diversi livelli: il livello della politica del lavoro, quello di una politica sociale che si renda conto finalmente che c'è una fascia sociale costituita da persone deboli che chiedono con forza e giustamente che il sistema politico, amministrativo e istituzionale dia una risposta alla situazione di disperazione in cui si trovano, che distingua tra chi è davvero disperato e chi finge di esserlo, che cerchi di vincere la povertà, ma anche di creare le condizioni perché il sistema abbia una ricchezza da cui attingere per aiutare chi ne ha più bisogno.

Questo è un problema serio, che deve essere affrontato con atti legislativi e di programmazione, forse sin dalla prossima manovra finanziaria. E' giusto quindi fare il tentativo di inserire questo emendamento nel DPEF. Francamente, per rispetto verso chi propone anche questo emendamento in una logica di contrapposizione interna alla maggioranza, in cui io personalmente non voglio entrare, credo che noi dobbiamo stare a guardare, ma non senza notare che il problema politico sollevato sia a livello sostanziale che a livello di rapporti all'interno del centrosinistra è serio, è reale ed è all'evidenza di tutti.

La vostra è una maggioranza che davvero contiene tutto e il suo contrario; la vostra è una maggioranza che è nata e continua a vivere sulla base di calcoli utilitaristici; la vostra è una maggioranza che certamente non incontra un grande consenso nel Paese, come quello che invece è rappresentato in termini numerici in quest'Aula. Voi tentate di stare insieme, ma siete molto distanti tra voi stessi. Queste distanze è meglio che emergano, che siano chiare a tutti i cittadini. Noi guardiamo con rispetto al travaglio di alcuni consiglieri che seriamente hanno posto un problema, ma certamente non possiamo non stigmatizzare, anche in questa occasione, le contraddizioni interne alla maggioranza, che sono davvero forti e noi crediamo anche insanabili.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Partirei dalle ultime parole dell'onorevole La Spisa, che contrappone chiarissimamente il cuore alla ragione, perché quando esamina il problema ne vede gli aspetti umani e il risvolto politico, quando poi, invece, deve esprimere un giudizio si guarda bene dal considerare che le dialettiche interne e i confronti sono ricchezza e opportunità di crescita per tutti, soprattutto per chi crede ancora all'esistenza di forze monolitiche o finge qualche volta e talvolta spesso di averle alle spalle.

Su questo profilo non la seguo anche se le sue parole francamente mi hanno fatto piacere nel rilevare che il problema che noi stiamo affrontando - ed intervengo a sostegno di questo emendamento presentato dai consiglieri di Rifondazione annunciando il voto favorevole - porta all'attenzione una questione per me veramente scontata. Ritengo che il problema dell'occupazione, e rimarco anche qui per le donne e per i giovani, ma anche il contrasto alla disoccupazione, per chi non ha più l'età e ha quindi grosse difficoltà a ritrovare il lavoro, nonché a tutto questo percorso di precarizzazione, siano parte integrante del patrimonio culturale dei socialisti.

Quindi il sostegno all'emendamento è anche un segnale per il riconoscimento di un valore morale alla politica, attraverso il reddito di cittadinanza che una proposta di legge che ho sottoscritto per garantire ai cittadini - questo è il mio punto di vista veramente convinto - l'esercizio del libero pensiero e la possibilità di scegliere autonomamente a chi assegnare la fiducia. Si propone inoltre l'istituzione del fondo regionale di solidarietà sociale che non impone niente a nessuno, ma che chiede veramente una partecipazione solidaristica soprattutto da parte di chi più ha. Vengo da una famiglia modesta e ho potuto studiare perché mio padre e mia madre hanno ritenuto importante permettermi di andare a scuola. Così ho potuto percorrere una strada che per me è stata fondamentale, quella di una crescita innanzitutto umana, personale.

E quindi voto sì per dare un segnale a quanti ripongono fiducia in una maggioranza impegnata a dare concretezza al tema del riequilibrio sociale. In questa decisione mi conforta quanto hanno affermato sia il Presidente della Commissione, Eliseo Secci, sia l'assessore Pigliaru, i quali, nel riconoscere che il problema esiste ed è sentito, mi pare abbiano assunto un impegno preciso per discutere sugli strumenti da utilizzare. Quelli indicati nell'emendamento sono solo alcuni percorsi utili; se sapremo individuarne altri aggiuntivi, significativi che diano risposte immediate, sarà sempre ovviamente un elemento di arricchimento.

Quindi, con il mio voto favorevole, intendo dare un contributo al dibattito e rafforzare gli intenti di questa Giunta e della maggioranza che la sostiene. Propongo inoltre, accogliendo e ampliando il suggerimento dell'onorevole Silvio Cherchi, una sessione straordinaria del Consiglio su questo delicato argomento, anche per chiarirci proprio sulle strade migliori da percorrere per tentare seriamente di restare, con determinazione, nel solco della civiltà sarda che ci caratterizza tutti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, anche noi di fronte all'emendamento numero 1, presentato da tre consiglieri regionali di Rifondazione Comunista, improntiamo il nostro atteggiamento al rispetto e alla riflessione. Nel senso che siamo perfettamente consapevoli del fatto che l'emendamento pone un problema che non è di poco conto e che riguarda i cosiddetti ultimi, cioè le fasce sociali più deboli, proprio quelle fasce di cittadinanza verso le quali ci deve essere maggiore attenzione da parte di chi governa, perché sono quelle fasce che raramente riescono a garantirsi da sole i propri diritti. Quindi, se non vi è attenzione da parte dell'intera collettività nella garanzia dei loro diritti, è facile che questi diritti siano calpestati.

Sarebbe davvero antistorico se sviluppando i nostri ragionamenti in quest'Aula ci volessimo dividere, come forse era possibile cent'anni fa, tra coloro che considerano un valore assoluto la libertà e coloro che considerano un valore assoluto invece la giustizia e l'uguaglianza. Nel senso che credo che chiunque si occupi del bene generale, chiunque si occupi di politica sappia bene che non esistono valori di libertà in assenza dei valori di giustizia e uguaglianza, quanto meno dai punti di partenza, e che non esiste giustizia e non c'è possibilità di uguaglianza dei punti di partenza in una società che non riesce a garantire la libertà.

Quindi, ripeto, sarebbe veramente antistorico ripercorrere in quest'Aula ragionamenti che erano forse buoni per chi li faceva cinquanta o cento anni fa. Se noi liquidassimo sommariamente il problema faremmo un torto alle nostre intelligenze e anche a quella dei colleghi di Rifondazione Comunista che hanno deciso di assumere questa iniziativa, perché ancora oggi esiste comunque una differenza sostanziale ed è quella differenza che comporta che alle elezioni non vi sia una lista unica di un unico partito, ma più liste rappresentanti diverse idealità. Esiste una differenza sostanziale sui modi di intendere lo sviluppo e anche sul modo di intendere la difesa delle fasce più deboli della società. Io credo che nessuno in quest'Aula intenda portare avanti politiche che non tengono in conto la difesa delle fasce più deboli, ma non esiste un modo unico e univoco per difendere le fasce più deboli che sia scientificamente provato essere il migliore in circolazione, e se esistesse non sarebbe quello che viene proposto dai colleghi di Rifondazione Comunista.

Preciso meglio il mio ragionamento: sentendo parlare il collega Uras, che bene difende la causa di cui è portatore, sembra che noi viviamo in una regione dove trionfa il liberismo, che normalmente viene definito sfrenato e selvaggio, due termini che richiamano il Far West. Il Far West nell'immaginario collettivo è legato alla prevaricazione di qualcuno su qualcun altro; automaticamente il liberismo, così definito, diventa anch'esso prevaricazione di qualcuno su qualcun altro. Però, amici di Rifondazione che avete sottoscritto l'emendamento numero 1, le scelte di sviluppo di una società possono avvenire in modi diversi, uno dei quali non esclude interamente l'altro, ovviamente. Allora si può dire che si crede nello sviluppo e si ha fiducia che esso possa produrre ricchezza, e dunque posti di lavoro, e di conseguenza possa garantire complessivamente maggiori risorse disponibili per le fasce più deboli della società; oppure si può dire che non si vuole investire o si vuole investire molto meno nello sviluppo e allora si decide anche che si investe in modo diverso, e cioè si fa una distribuzione più o meno a pioggia delle risorse disponibili senza verificare in nessun modo se l'utilizzo di queste risorse darà un benessere complessivo alla società, oltre a quello che si registra immediatamente dopo aver ottenuto delle risorse.

Se il DPEF fosse una cosa utile - a nostro avviso non lo è e lo ribadiamo -, il vostro emendamento sarebbe dovuto essere accompagnato da un'analisi dei costi e da una verifica delle ricadute sociali, in termini di benessere complessivo, delle vostre proposte. E ci avreste dovuto dire da dove dovremmo tirare fuori le risorse per il reddito di cittadinanza o per il lavoro verde. Ecco, in questo sta la debolezza del vostro ragionamento, nel fatto cioè che se queste risorse devono essere stornate da altre parti dovete anche dirci quale taglio delle risorse destinate allo sviluppo può consentire la ridistribuzione di una ricchezza che non esiste, perché non è stata ancora prodotta. E' questo il nostro problema fondamentale: la ricchezza che si vuole tagliare non è stata ancora prodotta!

Io vi domando, colleghi della Rifondazione: come possiamo pensare di trovarci in una regione dove non dico trionfi il liberismo, ma dove ci siano degli spazi seri, veri, reali per la libera iniziativa del singolo? La nostra è una regione in cui gli industriali, i commercianti, le imprese, gli artigiani, gli operatori turistici, tutti campano aspettando la legge finanziaria regionale, cioè aspettando i soldi. Non si aspettano da questo Consiglio le buone leggi che sono di incentivo per il mercato e che consentono quella triade virtuosa di coesione sociale, competizione e occupazione, ma aspettano, appunto, la legge finanziaria e contestano o premiano il Governo regionale con i loro comunicati stampa in rapporto alla quantità di denaro che la finanziaria destina loro.

Insomma, questa mi sembra una regione in cui di certo non esiste il liberismo selvaggio, che è ovviamente una barzelletta ad uso di chi ci crede tra questi banchi e fuori del Consiglio, ma mi domando se vi siano spazi di libertà che consentano davvero di coniugare quella triade virtuosa che l'Assessore regionale e la Giunta hanno nel loro Documento di programmazione economica e finanziaria evocato. Credo che questo sia il ragionamento finale da fare. Certo, non ci distinguiamo più tra antilibertari e antiegalitari. Ognuno di noi ha imparato qualcosa dagli altri: noi liberali abbiamo imparato qualcosa dai comunisti, abbiamo imparato qualcosa dai socialisti e siamo contenti che ce l'abbiate insegnata, però c'è sempre il momento in cui ci si divide sulle scelte e questo è appunto un momento di divisione sulle scelte, perché si può scegliere se le poche risorse che ci sono debbono essere prevalentemente, non certo esclusivamente, utilizzate per produrre nuova ricchezza a garanzia delle fasce sociali più deboli, oppure se debbono essere distribuite a pioggia a quelle stesse fasce sociali. Sarebbe facile ricordare il famoso apologo degli strumenti per la pesca forniti in alternativa alla diretta fornitura del pescato, ma farei torto alla vostra intelligenza e alla complessità del problema che voi stessi avete posto.

Io sono contento del fatto che in Aula ci si possa dividere su questi temi, perché anche questo è politica, mi stupisce però che voi possiate stare dentro una maggioranza che ha posizioni politiche sostanzialmente diverse dalle vostre.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda Giuseppe. Ne ha facoltà.

FADDA GIUSEPPE (R.C.). Io credo che tra le riforme che dovremo affrontare e adottare molto probabilmente dovremmo includere questo Documento di programmazione economica e finanziaria.

Ritengo inutile questa discussione, perché considero sufficiente che il Consiglio discuta, si confronti e prenda delle decisioni quando tratta di legge finanziaria e di bilancio, e del resto noi siamo chiusi in quest'aula a discutere di assestamento, di DPEF e di legge finanziaria. Diciamo che dieci mesi all'anno li dobbiamo dedicare alla discussione della finanziaria. Ripeto, non possiamo continuamente fare discussioni accademiche del tipo di quella odierna, che comunque non modificano nulla, e sono anche contrario alla politica spettacolo che utilizza l'Aula per avanzare proposte demagogiche, come quelle contenute nell'emendamento numero 1, che è stato presentato da tre compagni di Rifondazione senza minimamente concordarlo con gli altri componenti del Gruppo, figuriamoci con la maggioranza!

Ritengo, quindi, che non si possa utilizzare l'Aula esclusivamente per fini interni alla propria appartenenza politica. Rivendico l'autonomia e la diversità del partito della Rifondazione Comunista, ma sono anche per la coerenza della nostra collocazione in un'alleanza composita. Ritengo anche che gli emendamenti vadano discussi all'interno del proprio Gruppo, in primo luogo, e anche con la Giunta e la stessa maggioranza.

Alcune delle problematiche di cui si è parlato sono state inserite nella proposta di piano socioassistenziale, come quella sul reddito di cittadinanza, hanno trovato collocazione in quel piano e c'è stato il concorso sia dell'Assessore della sanità sia dell'Assessore del lavoro. A mio avviso, comunque, le problematiche che pone questo emendamento sono serie e chiedo alla Giunta e all'intera maggioranza di predisporsi a discutere di questi aspetti durante la sessione di bilancio, con la massima disponibilità a un compromesso che ci veda approvare proposte condivise.

Un riferimento al problema morale: io ritengo che la morale non vada commisurata all'indennità che noi percepiamo, ma all'efficacia e alla concretezza del nostro operare, evitando però i polveroni, per risolvere i problemi della gente. Solo così giustifichiamo il costo che la democrazia deve avere e che le viene riconosciuto, ed è un costo che deve pagare con la trasparenza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Signor Presidente, l'emendamento presentato dai compagni Pisu, Uras e Davoli richiama un argomento estremamente impegnativo che, però, nel corso della discussione, lo dico senza voler intervenire nelle questioni interne al partito della Rifondazione Comunista, è stato caricato di significati diversi rispetto al contenuto dell'emendamento stesso.

Io non credo che il compagno Uras possa pensare di attestare una parte della maggioranza di centrosinistra sulla sua posizione, dal punto di vista della dialettica interna a Rifondazione Comunista. Invece dal punto di vista tecnico dell'emendamento, se c'è - e io penso che ci sia - alla base un ragionamento sentito, perché si tratta di argomenti antichi, la mia opinione è che si possa e si debba trovare un punto d'incontro.

Stamattina il presidente Floris ha rivolto una critica alla maggioranza di centrosinistra che governa la Regione. Io l'ho ascoltata, per la parte che rappresenta l'ho anche apprezzata, però era carente in un aspetto, e domando: quante volte, nelle sedute precedenti, diversi colleghi del centrosinistra hanno proposto un confronto sulle questioni generali, compresa l'impostazione del DPEF? Tante volte. Quante risposte positive sono arrivate? Neanche una! Se la proposta del presidente Floris trova accoglimento all'interno della parte che stamattina si voleva rappresentare, noi abbiamo porte e finestre aperte, ma dobbiamo stabilire quali sono i temi di un confronto alto su cui impegnare il Consiglio, che non riguardano certamente le scaramucce sugli emendamenti, né ovviamente gli aspetti che si considerano marginali per la discussione. Il tema proposto dal collega Uras non è marginale, è anzi estremamente impegnativo per le cose che si richiedono a questa maggioranza e al Consiglio regionale nel suo insieme.

Allora una norma che può essere duratura, o si auspica che lo sia, che vada oltre gli schieramenti attuali, deve essere condivisa. Caro collega Uras, pensare di istituire un fondo di solidarietà come strumento principale per affrontare i temi del lavoro, pensare alla cultura dei progetti obiettivo, o pensare agli ultimi, parte estremamente impegnativa nella discussione politica nazionale e internazionale, nel confronto tra cattolici e laici, significa che questo argomento non deve essere affrontato in modo marginale e tanto meno, aggiungo io, per una polemica interna allo schieramento del quale si fa parte. Se c'è la volontà di richiamare l'attenzione del Consiglio su questo tema estremamente delicato, che riguarda il lavoro e l'attenzione verso gli ultimi, noi tutti, penso di poterlo dire, siamo disponibili a cercare un punto d'incontro. Ma, collega Uras, tu lo vuoi trovare il punto d'incontro, intendo non dentro il partito della Rifondazione Comunista, il che poco mi interessa, ma nella maggioranza? E, aggiungo, riprendendo il pensiero del collega Floris, il punto d'incontro su un tema così delicato lo vogliamo trovare anche nel Consiglio, essendo chiaro che l'appuntamento pratico per il confronto è la discussione del bilancio e della finanziaria? In quella occasione si potrà richiamare questo tema, e io lo richiamerei, se fossimo d'accordo, con un ordine del giorno unitario, il che significa impegnare questo Consiglio in una discussione di merito in Aula e nelle Commissioni, per trovare le risorse, come dicevano, mi pare, i colleghi La Spisa e Vargiu, per far fronte all'appuntamento di cui stiamo parlando.

Se c'è questa volontà bisogna muoversi: si sospenda la discussione su questo punto, tre o quattro amici e compagni che conoscono bene la materia predispongano un ordine del giorno pensato e ragionato che sarà discusso brevemente, o per il tempo che sarà necessario, e poi posto in votazione. In questo modo si pone all'attenzione dell'Aula un tema che non può essere oggetto né di scaramucce interne ai partiti né di tentativi di richiamare solo marginalmente il Consiglio su un tema delicato e importante, perché così sarebbe se una parte votasse contro - e anch'io voterò contro se non si trova il punto d'incontro - e tre o quattro consiglieri, compresa la collega Caligaris, votassero a favore. Ma un tema così delicato come quello che voi avete proposto non merita questo. Se c'è la volontà noi siamo disponibili ad accogliere il pensiero e a trattare, anche in futuro, i contenuti dell'emendamento numero 1.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Davoli. Ne ha facoltà.

DAVOLI (R.C.). Signor Presidente, per noi non è una scaramuccia, non stiamo giocando a bussolotti, per cui non voglio neanche rispondere al compagno Peppuccio. Mi ha sorpreso la sua dichiarazione, ma siccome non voglio entrare nel merito della discussione interna, anche perché in questo momento....

(Interruzioni)

DAVOLI (R.C.). Lo sanno tutti chi è Peppuccio o c'è qualcun altro che si chiama Peppuccio qua? Sentendo l'intervento di Renato Cugini…

CUGINI (D.S.). Compagno!

DAVOLI (R.C.). Compagno Renato. Il collega Pisu non ti chiamerebbe così. E' evidente che ci rendiamo conto che qualcosa si è mosso in quest'Aula, perché dagli interventi che abbiamo sentito abbiamo capito e percepito che l'argomento che abbiamo proposto al dibattito in Aula evidentemente è molto sentito e non poteva non essere così, anche perché di questo argomento ne stiamo discutendo oggi, ma ne abbiamo discusso ieri, ne abbiamo discusso l'anno scorso, altri ne hanno discusso in anni precedenti e ne discute tutti i giorni la gente nelle piazze, nei bar, nelle strade.

Vedete, l'altro giorno un povero Cristo di disoccupato di Nuoro, è andato ad occupare, disperato, un appartamento dello IACP. Non sapeva cosa fare, non sapeva come vivere. L'altro giorno ancora ho saputo che probabilmente alcune cooperative che gestiscono dei musei storico-ambientali-archeologici chiuderanno; chiuderanno perché non riusciranno più ad andare avanti. Ho voluto citare questi due esempi, che conosco direttamente, per rendere più esplicita la situazione di drammatizzazione sociale che esiste nei nostri territori, soprattutto nei territori dell'interno e delle zone svantaggiate. E allora, quando assistiamo a scenari di questo tipo mi sembra ovvio, mi sembra naturale, mi sembra sacrosanto che in quest'Aula si discuta anche di queste cose. E l'emendamento proposto, come ben ha detto il compagno Uras, voleva rimarcare, voleva specificare, voleva rendere ancora più evidente questa drammatizzazione. Non lo stiamo facendo semplicemente perché, come qualcuno ha sostenuto, ci sono giochi interni a Rifondazione. Ci sono posizioni diverse, e non lo neghiamo, non stiamo qui a nascondercelo, però pretendiamo il rispetto per il nostro lavoro e per il nostro comportamento rispettoso nei confronti degli altri consiglieri e degli altri Gruppi politici.

Ora, la proposta che ci ha fatto Renato Cugini possiamo esaminarla, possiamo anche condividerla, possiamo vedere se riusciamo a trovare un punto d'incontro, perché noi nel confronto ci stiamo. Quindi condividiamo e accettiamo la proposta e chiediamo una sospensione di quindici minuti, perché dobbiamo fare, comunque, le nostre riflessioni e confrontarci con gli altri nostri compagni.

PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione del paragrafo 9. Se non ci sono opposizioni, mi rivolgo naturalmente sia ai colleghi della maggioranza sia a quelli della opposizione, propongo di accogliere la richiesta dell'onorevole Davoli di sospendere i lavori per cinque minuti.

SECCI (La Margherita-D.L.). La proposta del collega Cugini consisteva nel sospendere l'esame del paragrafo 9 e andare avanti. E' differente.

PRESIDENTE. Io avevo inteso una sospensione dei lavori per qualche minuto. Se invece si vuole sospendere il paragrafo 9, proseguire con l'esame e la votazione degli altri punti per tornare conclusivamente sul 9, penso che anche questa possa essere una soluzione. E nel frattempo chi deve ragionare ragioni.

OPPI (U.D.C.). Se dobbiamo interrompere interrompiamo i lavori, per le cose dette.

PRESIDENTE. Altre volte abbiamo rinviato l'esame di un punto su cui c'erano difficoltà alla fine. Sospendo per dieci minuti la seduta, che riprenderà alle ore 18 e 15.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 04, viene ripresa alle ore 18 e 23.)

PRESIDENTE. Colleghi, possiamo riprendere anche se con qualche minuto di ritardo rispetto alle previsioni. Siamo in fase di votazione del paragrafo 9. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu, per dichiarazione di voto, immagino. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, vorrei formulare una proposta. Chiedo la sospensione dell'emendamento numero 1, per consentire all'Aula di proseguire nella discussione sugli altri punti. Nel frattempo, accogliendo la proposta dell'onorevole Cugini, cercheremo di predisporre un ordine del giorno che recepisca i contenuti essenziali dell'emendamento e, alla fine dei lavori, possa essere discusso e approvato.

PRESIDENTE. Se non ho capito male, onorevole Pisu, lei propone di votare il paragrafo 9, di proseguire con la votazione degli altri paragrafi e di ritornare sull'emendamento numero 1 alla fine della discussione. E' così? Siccome è un emendamento aggiuntivo, possiamo procedere in questo modo: si vota prima il paragrafo, poi l'emendamento, per la parte che viene proposta.

Io sto cercando di capire la proposta e di spiegarla ai colleghi, poi le valutazioni spettano all'Aula. E' così, onorevole Pisu?

PISU (R.C.). No, io ho chiesto la sospensione del paragrafo 9, cioè chiedo che si passi a esaminare il paragrafo 10, è chiaro?

PRESIDENTE. Adesso è chiaro. Lei propone di non procedere adesso all'approvazione del paragrafo 9 ma di accodarlo alla discussione. Rapidamente, sulla proposta dell'onorevole Pisu possono intervenire un consigliere a favore e uno contro. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io mi ero prenotato per dichiarazione di voto, ma in ogni caso spiegherò perché non siamo d'accordo sulla proposta del collega Pisu. Tra l'altro, considerando che l'emendamento numero 1 è aggiuntivo, credo si possa votare in ogni caso il paragrafo 9 e rimandare eventualmente la votazione dell'emendamento. Potremmo accedere a questa ipotesi.

Fondamentalmente, nell'esame del paragrafo 9, è emersa una questione tutta interna alla maggioranza, o meglio nell'esame di questo DPEF stiamo scoprendo una maggioranza che non so più come definire: politica non è, numerica lo è nelle espressioni di voto, ma nelle posizioni mi sembra alquanto disarticolata.

Abbiamo iniziato col discutere le problematichhe inerenti a questa maggioranza e al Presidente del Consiglio nella determinazione dei ruoli nelle Commissioni, abbiamo continuato, nel corso dell'esame del DPEF, con tutte le disparità e le diverse visioni che esistono all'interno di questa maggioranza, adesso, dopo una lunga discussione tutta vostra, ci viene fatta un'ulteriore proposta. Ricordo che l'onorevole Cugini aveva proposto - se ricordo male mi corregga, collega Cugini - di predisporre un ordine del giorno unitario. Noi non abbiamo sentito parlare di nulla, perciò l'ordine del giorno unitario ha la funzione di riunificare la maggioranza che, in questo momento, probabilmente tanto unita non è, ma non lo è adesso come non lo era prima e non lo è sul DPEF. Quindi adesso c'è la proposta di sospendere, dopo che ci avete tenuto due ore qui a parlare dei vostri problemi e non dei problemi della Sardegna.

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, abbiamo capito la sua opinione. Lei adesso sta facendo un intervento.

CAPELLI (U.D.C.). No, no, lo faccio dopo.

PRESIDENTE. Appunto.

CAPELLI (U.D.C.). Se ritenete opportuno chiedere una sospensione per risolvere i vostri ormai ben noti problemi di coesione e di visione politica delle problematiche contenute nel DPEF noi accediamo a questa richiesta, ma non accediamo alla proposta dell'onorevole Pisu.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Capelli. C'è un accoglimento parziale della proposta dell'onorevole Pisu, nel senso che si propone di votare il paragrafo 9, che in ogni caso ha un andamento separato dall'emendamento aggiuntivo numero 1, e di rinviare l'emendamento alla conclusione del dibattito. Se non c'è un'intesa, io mi rimetto all'Aula, onorevole Uras. La proposta è quella di rinviare l'emendamento numero 1, che essendo aggiuntivo va votato dopo il punto 9. Se rinviassimo anche il punto 9 alla conclusione del dibattito si voterebbe comunque prima il paragrafo 9 poi l'emendamento aggiuntivo.

URAS (R.C.). Se la proposta è questa, noi l'accogliamo.

PRESIDENTE. Mi pare che la proposta di rinvio dell'emendamento alla conclusione della discussione sia accolta. Procediamo quindi alla votazione del paragrafo 9. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

PRESIDENTE. Va bene. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, intervengo per dichiarazione di voto e per concludere il ragionamento di prima, perciò sarò brevissimo, anche perché noi ora voteremo il paragrafo 9 che di fatto stabilisce un orientamento. In alcuni passaggi del punto 9 è chiara la proposta della Giunta sulle politiche per quanto riguarda i settori produttivi, lo sviluppo e quant'altro. Al paragrafo 9 è agganciato l'emendamento che abbiamo sospeso e che dice tutt'altro: pur essendo presentato come emendamento aggiuntivo fa delle specificazioni sul lavoro che sono totalmente diverse da quanto enunciato dalla Giunta. Potrebbe essere considerato un emendamento intruso, evidentemente si può scrivere di tutto nel DPEF. Perché dico questo e non recedo, ovviamente? Abbiamo già detto che l'emendamento aggiuntivo sarà giudicato in un altro momento, per cui, è giusto, si voterà prima il paragrafo e poi l'emendamento aggiuntivo, ma mi domando per l'ennesima volta: se stavamo parlando di un qualcosa che doveva correggere il DPEF, perché accediamo a fare un minestrone? Diciamo tutto e il contrario di tutto, il che è un classico data la situazione politica di questa maggioranza, che vede Gruppi che si spaccano, Gruppi che si costituiscono, componenti di un Gruppo che intervengono per dire cose diametralmente opposte e contrarie a quelle che sostiene o il proprio Capogruppo o il proprio compagno di banco. Intendo proprio compagno di banco, non compagno politico. Quanti compagni e quante linee politiche ci sono in questa maggioranza? Stamattina avete iniziato dicendo - l'ha ammesso lo stesso Siro Marrocu - che ci sono dei problemi. Quando si parla di questa coalizione le visioni diverse vengono chiamate ricchezze, ed è l'arte di poter comunque illustrare qualcosa. Noi non arriveremo mai, presumo, in questa legislatura, a una seria e dignitosa crisi politica, perché il sistema che è stato richiamato non lo consente per vari motivi, ma è indubbio che ci sia - io lo sostengo da tempo - una seria crisi di sistema che coinvolge tutti e sulla quale non c'è la reale disponibilità e volontà di intervenire. Noi abbiamo già detto che, a nostro avviso, si può intervenire nel capitolo delle riforme; abbiamo scritto delle proposte di legge alle quali voi non accedete. Poi parlate di dialogo, di riforme da fare insieme! Non si può nemmeno discutere un testo della minoranza, foss'anche un testo di partenza e non di arrivo! Non lo consentite. Dov'è la vostra democrazia, la governabilità? Governabilità vuol dire - è stato tradotto in qualche intervento precedente - stare qui a tutti i costi. Questa è la governabilità di oggi, questa è la governabilità che ci state regalando! Ma la governabilità di uno Stato, la governabilità politica di una Regione è ben altra cosa dello stare sempre e comunque insieme attaccati allo scranno. E' un'altra cosa! Questo sistema ci costringe a questo e voi oggi lo state dimostrando. E' chiaro a tutti quelli che hanno fatto un minimo di percorso politico che questa è vera crisi della politica e della maggioranza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Intervengo per dichiarare l'astensione sul punto 9, che ha un significato intanto in ragione della ricerca di un'intesa. Le coalizioni, di cui l'onorevole Capelli ha fatto un'esperienza molto significativa nella scorsa legislatura, in un sistema bipolare, per confrontarsi in modo chiaro e con possibilità anche di vittoria rispetto agli avversari politici, sono molto composite. E' vero che ci sono elementi di distanza enorme: l'Udeur (il collega Marracini ha una precedente esperienza di appartenenza politica a un altro polo) è, diciamo, il soggetto politico di confine della nostra coalizione. Anche noi siamo un soggetto politico di confine, più confinato del soggetto politico a cui faccio riferimento! L'Udeur, dicevo, è una forza politica della nostra coalizione, ha un orientamento centrista nel merito forse molto meno distante dalle posizioni ideologiche dell'UDC e di altre forze del centrodestra di quanto non lo sia dalle ideologie di Rifondazione Comunista. Il fatto è che anche le contingenze politiche determinano la composizione delle coalizioni e in questo sistema, che io mi auguro di riformare, la stessa legge elettorale, prevedendo degli strumenti che non sono innovativi in senso positivo, ma sono comunque un'innovazione di questa stagione - penso al listino, che condiziona la vita politica dei partiti e anche di questo Consiglio -, determina situazioni anche di questa natura.

Io non lo nascondo: certo che è una ricchezza imparare a stare insieme pur essendo diversi; è un'esperienza positiva anche molto importante, che arricchisce anche dal punto di vista umano, non solo politico. Io ho grande rispetto per la minoranza e per l'opposizione, ho anche relazioni personali ottime con alcuni componenti della minoranza con cui riesco a dialogare talvolta anche politicamente, a trovare nel concreto delle posizioni comuni, perché sono frutto di un ragionamento, di una scelta razionale, la migliore possibile. E' noto che ci sono nella minoranza delle sensibilità che non sono molto distanti dalle mie, sul piano umano, rispetto ai grandi problemi. Nell'emendamento numero 1 noi solleviamo due temi che hanno questo significato: il primo è quello della povertà, che è un fenomeno crescente che colpisce anche le famiglie con reddito da lavoro e condiziona la vita di una società perché relega ai margini una fetta importante di popolazione. Poniamoci il problema di come recuperare questa popolazione in modo attivo all'interno dei processi economici e sociali che riguardano la nostra Regione. Il secondo tema è quello del lavoro, per il quale dobbiamo dare anche risposta all'emergenza, non possiamo aspettare le riforme strutturali. Le riforme strutturali vadano avanti, qualcuna la condivideremo con convinzione, qualcun'altra con meno convinzione, altre le osteggeremo, però questa è la storia di questo momento storico.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del paragrafo 9.

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - UGGIAS.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - ATZERI - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CHERCHI Oscar - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - FLORIS Mario - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - OPPI - PETRINI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SCARPA - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - DAVOLI - PISU - PITTALIS - URAS.

Risultato della votazione

Presenti 74

Votanti 69

Astenuti 5

Maggioranza 35

Favorevoli 39

Contrari 30

(Il Consiglio approva).

Metto in votazione il paragrafo 10 "Reti e infrastrutture".

(E' approvato)

Metto in votazione il paragrafo 11 "La salute, i servizi al cittadino, la casa".

Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Vorrei proporre al Consiglio un emendamento orale che precisa meglio un periodo che è stato oggetto di discussione e che per come è stato scritto può trarre in inganno.

Nella seconda riga del paragrafo 11.1 "Sanità" si parla di piano sanitario regionale approvato dalla Giunta. La proposta che faccio è quella di inserire la parola "preliminarmente" dopo la parola "approvato", perché l'approvazione della Giunta non avviene ai fini dell'avvio della decisione, quindi della trasmissione al Consiglio, ma ai fini dell'avvio della concertazione sociale, che è stata appunto avviata in seguito al via libera alla bozza dato dalla Giunta. Si tratta quindi di una bozza e non di un provvedimento definitivo.

PRESIDENTE. Se si vuole si può precisare, ma non è una dizione contenuta nel DPEF che può cambiare l'iter del Piano sanitario, che è noto, però se lei, onorevole Secci, propone di rafforzare il fatto che è previsto un passaggio in Consiglio, questo va fatto anche al primo comma del punto 11.2, dove l'espressione è ripetuta.

OPPI (U.D.C.). No, è diverso.

PRESIDENTE. Solo nel paragrafo relativo alla sanità, va bene, ad abundantiam, perché poi si precisa che il Piano sanitario è in discussione in Consiglio regionale. E' scritto.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Non è in discussione in Consiglio.

OPPI (U.D.C.). Non esiste, non c'è un documento!

PRESIDENTE. Onorevole Oppi, su che cosa intende intervenire?

OPPI (U.D.C.). Intervengo sulla proposta fatta dal collega Secci, per dire che stiamo parlando di due cose completamente diverse. Innanzitutto non esiste un documento della Giunta sul piano sanitario, perché se esistesse un documento della Giunta, anche preliminare, sarebbe stato consegnato al Consiglio regionale, cosa che non è avvenuta. Si sa perfettamente che c'è stata una discussione e che non c'è nulla in via preliminare, non vuol dire niente. Poi si precisa che il Piano è in discussione in Consiglio, o meglio lo sarà, ma sono le linee quelle che non si conoscono.

Si parla di razionalizzazione e della parte restante di un documento che non esiste e di cui non siamo a conoscenza. Si può fare stringatamente un capitoletto in cui si dice che sarà approvato il Piano sociosanitario senza linee guida, che non esistono, senza entrare nel merito. Ci sono soltanto intenti. Un piano sanitario prevede che in quel dato ospedale ci siano tot posti letti, determinate figure professionali, determinati servizi, eccetera. Quella specie di bozza segreta che c'è non è un piano, di conseguenza, siccome ciò che è scritto in questo paragrafo non è veritiero, va cancellato.

PRESIDENTE. Faccio io una proposta: "Le cui linee di indirizzo sono state approvate dalla Giunta regionale il 1° giugno 2005, ora in discussione in Consiglio".

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. "Ora in discussione con le parti sociali".

OPPI (U.D.C.). Le parti sociali sono in Consiglio!

PRESIDENTE. E' difficile correggere un testo in Aula attraverso emendamenti orali.

OPPI (U.D.C.). Se non ci sono problemi, lasci pure questa stesura.

PRESIDENTE. Lasciamo il testo così com'è?

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. No.

OPPI (U.D.C.). Che cosa vuol dire no? Allora non siete in buona fede!

PRESIDENTE. Chiedo scusa, credo che il modo di procedere nella discussione sia un po' improprio, nel senso che non possiamo emendare un testo se ancora non abbiamo chiaro di che cosa stiamo parliamo e se dobbiamo intenderci sui termini da usare. Se c'è bisogno di precisare i termini e anche il contenuto del programma approvato dalla Giunta sospendiamo i lavori per cinque minuti. L'Assessore ha chiesto di fare delle precisazioni? No.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Sì, ho notato la sua richiesta, onorevole Masia. Hanno chiesto di intervenire nell'ordine gli onorevoli Porcu, Masia e Capelli. Se apriamo un dibattito su questa questione i tempi si allungano, se invece si tratta di precisare un termine propongo, se siete d'accordo, di sospendere i lavori per cinque minuti per consentire la predisposizione dell'emendamento nella formulazione più corretta. Sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 48, viene ripresa alle ore 18 e 54.)

PRESIDENTE. L'approfondimento ha portato alla proposta di inserire dopo la parola "approvato" la parola "preliminarmente" e di cancellare l'inciso "ora in discussione in Consiglio regionale". Quindi l'emendamento è rivolto da una parte all'eliminazione dell'inciso e dall'altra parte al rafforzamento del fatto che si tratta di un atto preliminare.

Ha domandato di parlare il consigliere Porcu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PORCU (Progetto Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi ero riproposto di intervenire brevemente sui paragrafi 10 e 11, quindi su alcuni temi che riguardano la politica energetica e la politica sportiva.

Il collega La Spisa, che è un osservatore attento, rilevava come nel capitolo sulle politiche energetiche si richiami la possibilità di esportare energia dalla nostra regione. Il collega La Spisa ha voluto sottolineare che questo può significare la volontà di sposare la politica energetica dell'amministrazione precedente di centrodestra, che vedeva nella Sardegna la piattaforma energetica del Mediterraneo. Io vorrei rassicurare non tanto il collega La Spisa quanto i cittadini sardi che così non è, o almeno così non è in tema di energie alternative e di energia eolica. Su alcuni temi, come quelli riguardanti il metanodotto o la Carbosulcis, indubbiamente ci sono dei richiami ad alcuni aspetti validi del piano energetico della precedente amministrazione, ma sicuramente nel campo delle energie alternative il progetto è ben diverso.

Innanzitutto quel nefasto progetto di parco eolico, che doveva disseminare duemila torri eoliche in Sardegna, è stato definitivamente bloccato anche dalla legge salvacoste. Era un piano che tra l'altro non poteva essere attuato, proprio come si spiega nel paragrafo, per effetto della mancanza del cavo di collegamento con il continente, quindi, di fatto, i megawatt prodotti da quella disseminazione di pale nefaste per il nostro paesaggio non si sarebbero neanche potuti utilizzare.

La parola eolico, per fortuna nostra, non compare mai in questo DPEF. Si parla di biomasse, di energia idroelettrica, di energia solare; in alcuni capitoli si parla di efficienze energetiche e riduzione dei consumi, ma forse in maniera insufficiente, perché nel citare gli accordi di Kyoto - vedo che l'Aula, forse per il caldo o per l'esigenza di chiudere rapidamente, in questo momento è abbastanza distratta - in ordine alla elaborazione del Piano energetico non si menziona appunto l'energia eolica.

Alcuni aspetti del Piano energetico sono richiamati anche in altre parti del DPEF che ritengo importanti, perché non può esistere un Piano energetico che non prenda in considerazione il fatto che le emissioni di ossido di carbonio non derivano soltanto dalla produzione di energia. Da questo punto di vista non è corretto concentrare tutto solo sull'energia elettrica, perché vi sono altri elementi che riguardano in gran parte il piano, e infatti il DPEF, parlando di edilizia, considera anche tutto quello che attiene al condizionamento degli edifici. Si spiega in più parti del DPEF, non solo in questo paragrafo, che qualsiasi iniziativa in campo energetico deve essere sostenibile sotto il profilo ambientale e paesaggistico. Si spiega molto bene che qualsiasi iniziativa in campo energetico, come un nuovo impianto, deve essere rigorosamente sottoposta a valutazione ambientale strategica. Credo, quindi, che non sussista il pericolo che secondo l'osservazione del collega La Spisa poteva profilarsi dell'accettazione di una filosofia che invece va vista molto più semplicemente come esigenza di assicurare la disponibilità di energia elettrica. E assicurare questa disponibilità vuol dire avere una capacità produttiva al di sopra della massima esigenza, che quindi in alcuni momenti, proprio per la stabilità e funzionalità della rete, può anche comportare un trasferimento di energia sulla rete nazionale.

Rassicurati dunque i cittadini che non c'è ripensamento alcuno sui pilastri della politica energetica, tanto meno sulla componente che riguarda l'energia alternativa, vorrei fare un breve cenno alla politica sportiva. Credo che questo DPEF preveda una cosa importante non soltanto nel titolo...

PRESIDENTE. Onorevole Porcu, i cinque minuti concessi per la dichiarazione di voto sono trascorsi.

PORCU (Progetto Sardegna). Ritenevo di intervenire nella discussione del paragrafo, Presidente. Non è stato detto in alcun modo che eravamo in fase di dichiarazioni di voto.

PRESIDENTE. Nella discussione del paragrafo successivo eventualmente potrà completare il suo pensiero.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, un intervento rapido su argomenti che per altro meritano di essere discussi. Al di là dell'infortunio in cui è incorsa la Giunta nella presentazione del paragrafo 11, dove un piano sanitario che non è stato approvato viene dato per approvato, cosa già fatta rilevare in Commissione, il breve inciso che rimette le cose a posto si poteva già prevedere prima che il testo arrivasse in Aula, e lo si poteva prevedere esattamente nella formulazione indicata dalla delibera numero 25/24 del 1° giugno 2005, e cioè "la Giunta delibera di approvare la bozza preliminare".

Quindi è utile precisare ciò che ad oggi è stato approvato affinché tutti i consiglieri ne siano a conoscenza. Così quando nei dibattiti pubblici, a cui spesso ci accade di partecipare, citeremo il Piano sanitario regionale lo faremo sapendo che la delibera del 1° giugno, di cui è stata data ampia comunicazione alla stampa e alle televisioni e che è stata ampiamente diffusa in dibattiti, comizi, congressi e meeting, riguarda in realtà l'approvazione di una bozza preliminare.

Voi tutti, colleghi, sapete come funzionano le delibere di Giunta, come vengono approvate e qual è l'iter successivo alla loro approvazione. Il Piano sanitario regionale non è in Consiglio né da nessun'altra parte, se non nella buona volontà della Giunta che ha approvato una bozza preliminare di Piano. Però l'occasione è gradita per completare la lettura del dispositivo della delibera del 1° giugno, che dice di dare mandato all'Assessore regionale dell'igiene e sanità per porre in essere, entro trenta giorni, un percorso di consultazione per poi procedere all'approvazione definitiva del Piano in Giunta. Ciò significa che l'infortunio è parziale, perché l'Assessore riteneva che, a settembre, quando il DPEF sarebbe approdato alla discussione in Consiglio, la Giunta avrebbe già provveduto all'approvazione del Piano sanitario. Quindi il problema fondamentale è chiedere all'assessore Dirindin - magari lo può fare qualcuno dei componenti della Giunta nei prossimi giorni - come mai il Piano sanitario regionale non è stato approvato entro il 30 giugno, come invece recita la delibera numero 25/24 del 1° giugno 2005.

Noi vorremmo sapere dove e perché si è arenata la volontà riformistica della Giunta, che aveva promesso l'arrivo in Consiglio del Piano sanitario regionale entro il 31 dicembre 2004, e vorremmo avere rassicurazioni da parte dell'assessore Dirindin circa il fatto che tutte le cose carine che sono scritte nel DPEF, e che dovrebbero essere contenute nel Piano sanitario, se sarà approvato in un testo simile alla bozza preliminare, sono prossime all'approvazione e quanto tempo dovremo ancora aspettare non perché la Sardegna abbia un Piano sanitario regionale, che richiede la discussione in Commissione e in Aula, ma per lo meno perché venga proposto un Piano sanitario sul quale il Consiglio possa fare delle considerazioni e apportare delle modifiche. Oggi le considerazioni e le modifiche le può fare soltanto la Giunta perché, non essendo approvato definitivamente il Piano sanitario, la Giunta potrebbe teoricamente stravolgere, una volta sentite le parti sociali, la bozza di Piano che oggi ha in mano. Quindi nessun consigliere regionale sa, a meno che non abbia un contatto diretto - che io non ho - con l'Assessore della sanità, quali siano le linee guida o quale sia la realtà effettiva di un Piano sanitario regionale che ad oggi non esiste.

Pertanto, colleghi, ogni volta che partecipate a un dibattito televisivo ricordatevi che il Piano sanitario regionale ad oggi non c'è e stimolate l'Assessore della sanità perché faccia in modo che ci sia domani. Noi cercheremo di stimolarlo insieme a voi e ci congratuleremo con voi e con lo stesso Assessore non appena questo Piano sarà pronto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Io avrei evitato di intervenire, però mi si consenta di tornare su un aspetto già discusso, come ha fatto una volta il professor Gessa e oggi - lo dico con pacatezza e certamente senza voler offendere nessuno - anche il collega Porcu, il cui intervento peraltro non ho capito. Quindi mi appello al Presidente, perché anch'io avrei delle giustificazioni, essendo un po' sciancato oggi, per non aver fatto in tempo a iscrivermi a parlare dopo alcuni interventi, soprattutto della maggioranza, che non condivido. Infatti parlare, come ha fatto il professor Gessa, su un capitolo che è già stato esitato, parlare della politica della legge salvacoste, di energia elettrica o del protocollo di Kyoto in risposta a quanto detto dall'onorevole La Spisa sull'ambiente è fuori luogo.

Signor Presidente, siccome stamattina si è adottato un metodo, le chiedo che questo metodo sia adottato costantemente. Stamani non è stato consentito a nessun consigliere di dire una sola parola dopo che il tempo era scaduto e non si può modificare il metodo a seconda di chi presiede. Presidente, mi consenta, quando un consigliere va completamente fuori tema e siamo in una fase particolare dei lavori consiliari bisogna essere coerenti con gli atteggiamenti assunti durante l'arco della giornata e nei giorni precedenti.

Il resto del contesto invece è evidente. Io ho correttamente avvertito l'Assessore della sanità che si trattava di un errore, ma noi vogliamo essere informati. Il Piano sanitario non esiste fino a quando non viene depositato presso il Consiglio, perché abbiamo il diritto di fare audizioni e di farne tante quante ne fanno gli altri. E soprattutto ci sono tante cose in queste poche righe - per amore della verità molto molto poche - sulla sanità contenute nel DPEF che noi possiamo non condividere. Avremmo potuto chiedere, se ci fosse stato l'Assessore, quanti sono i posti letto. Se c'è un Piano sanitario bisogna sapere quanti sono i posti letto, che cosa si intende fare per Olbia, visto che abbiamo appreso ieri dalla televisione - ma lo sapevamo già - che a Olbia il ministro Storace deve dare il placet: si vuole realizzare il primo lotto, si prendono i soldi del secondo lotto, si cede il tutto magari all'INAIL e poi si rimane senza i posti letti che vengono dati magari al privato.

Questa questione deve essere oggetto di particolare attenzione. Noi l'avevamo sanata, se però gli interventi continuano mi consenta di dirle, Presidente, che io, che sono per natura prepotente, interverrò per tutte le volte che potevo farlo e non l'ho fatto. Atteniamoci scrupolosamente all'oggetto della discussione, parlare del sesso degli angeli non serve a nulla. Dove vogliamo arrivare, Presidente? Vogliamo presentare un ordine del giorno? Io ho apprezzato quello che ha detto il collega Cugini, ma noi non siamo stati coinvolti, in quel quarto d'ora di sospensione, di conseguenza non può esistere il nostro assenso su un eventuale ordine del giorno. E' chiusa anche la discussione. Insomma, a parole dite di essere disponibili al dialogo, concretamente dimostrate il contrario!

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Oppi. Stiamo rispettando puntualmente i tempi, perché nessuno nella giornata odierna, durante la quale ho sempre presieduto io, ha avuto più tempo di quello concesso. Stiamo facendo funzionare rigorosamente il meccanismo di controllo elettronico del tempo. Sulla pertinenza degli argomenti ho più volte richiamato i colleghi e posso rinnovare l'invito a stare nei termini della dichiarazione di voto, il che deve rendere ancora più puntuale ogni intervento.

Metto in votazione il paragrafo 11 "La salute, i servizi al cittadino, la casa", nel testo emendato. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione il paragrafo 12 "La politica delle entrate e la manovra di bilancio". Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'allegato "Gli strumenti di programmazione - Stati di attuazione". Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Vorrei sapere se ci sono le condizioni per affrontare ora la discussione dell'emendamento numero 1 al paragrafo 9. Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Presidente, solo per dire che non ci sono modifiche rispetto alle condizioni originarie, per cui ribadiamo l'invito ai presentatori di ritirare l'emendamento numero 1, in caso contrario lo si mette in votazione e noi esprimeremo un voto contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Chiedo ai colleghi di avere pazienza ancora per cinque minuti, se è possibile, perché si sta completando la predisposizione di un ordine del giorno.

PRESIDENTE. Chiedo ai colleghi di essere indulgenti ancora per cinque minuti. Se non ho capito male, si sta predisponendo un ordine del giorno che sostituisce l'emendamento numero 1. Sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 19 e 14, viene ripresa alle ore 19 e 34.)

PRESIDENTE. Colleghi, il testo dell'ordine del giorno è stato distribuito quindi possiamo procedere.

(Si riporta di seguito il testo dell'ordine del giorno:

ORDINE DEL GIORNO DAVOLI - PISU - URAS - CALIGARIS sui necessari interventi regionali in materia di contrasto alla disoccupazione, alla precarietà e alla povertà.

IL CONSIGLIO REGIONALE

Al termine del dibattito sul Documento di programmazione economica e finanziaria 2006/2008,

valutata la necessità che la Regione, in attuazione del programma di governo, ponga in essere - nel prossimo triennio finanziario - adeguate politiche ed azioni atte a promuovere nuova e aggiuntiva occupazione, in grado di contrastare efficacemente il fenomeno della disoccupazione, in specie quella femminile e giovanile, unitamente al crescente fenomeno della disoccupazione degli ultra 50enni e i processi di precarizzazione del lavoro e delle condizioni di vita del lavoratore, conseguenti alla recente normativa in materia di mercato del lavoro;

valutato inoltre la necessità di procedere alla definizione di un idoneo strumento legislativo finalizzato a contrastare efficacemente il crescente fenomeno della povertà, attraverso il riconoscimento di un reddito di cittadinanza, e comunque di una disponibilità minima globale in favore di ogni persona in ragione dei bisogni essenziali e della dignità della vita;

impegna la competente Commissione

a procedere con priorità all'esame della proposta di legge n° 2 dell'11 ottobre 2004 "Reddito di cittadinanza e contrasto della povertà",

impegna la Giunta Regionale

a specificare, nelle proposte di legge finanziaria e di bilancio il macro obiettivo strategico della "occupazione", che costituisce componente essenziale dell'azione della Regione finalizzata al raggiungimento di più alti livelli di coesione sociale e di riequilibrio territoriale interno, tramite la predisposizione e l'esecuzione di progetti regionali pluriennali di "lavoro verde", articolati su base territoriale, e finalizzati alla realizzazione di povertà occupazione nuova ed aggiuntiva. Tali progetti in linea con il processo attivato dalla stessa Giunta in materia di rinaturalizzazione del territorio, dovranno contenere interventi di : recupero e riqualificazione di zone compromesse da fenomeni di inquinamento o aggredite da incendi; valorizzazione di compendi di riconosciuto valore ambientale, con riferimento particolare a quelli montani, boschivi e costieri; realizzazione e la gestione di parchi urbani; alla tutela e alla promozione del patrimonio culturale della Sardegna; realizzazione dei necessari interventi di recupero, restauro e manutenzione conservativa di siti archeologici, anche industriali e geo-minerari, di strutture e opere di valore storico e culturale; dotazione dei servizi e degli assetti civili; alla sicurezza degli impianti; alla manutenzione e cura del patrimonio pubblico. A tal fine la Giunta è impegnata a operare il raccordo necessario fra prevalenti condizioni di bisogno e misure adottate in materia di politiche attive del lavoro, da concordare prioritariamente in favore dei soggetti più deboli nel sistema produttivo, è impegnata altresì a censire e coordinare ogni risorsa finanziaria pubblica disponibile, già destinata o destinabile alle finalità predette perché se ne valuti la dimensione, le necessarie integrazioni e le modalità di reperimento di nuove necessarie risorse. (2) .)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno numero 2 è pervenuto fuori dei termini previsti dal Regolamento, però viene accolto in quanto sostituisce l'emendamento numero 1, che quindi è ritirato. E' esattamente ciò di cui abbiamo parlato prima della sospensione, comunque è il Consiglio che conclusivamente decide.

Riassumendo, onorevoli Pisu, Uras e Davoli, il Presidente accetta, in caso di ritiro, la sostituzione dell'emendamento numero 1 con l'ordine del giorno numero 2. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). L'ordine del giorno numero 2 è presentato in sostituzione dell'emendamento numero 1 a una condizione, che è quella che è stata prospettata dal collega Cugini e che pareva accolta in seno alla maggioranza. L'ordine del giorno era considerato un punto di accordo tra i presentatori dell'emendamento, il resto della maggioranza e altri Gruppi consiliari che ne condividevano lo spirito e il contenuto, perché usciva dal terreno più vincolante del DPEF per entrare nel terreno del vincolo politico al mandato dell'Aula in previsione della prossima manovra finanziaria.

In mancanza di una manifestazione di assenso in questa direzione non avrebbe senso rinunciare all'emendamento. Noi abbiamo presentato l'ordine del giorno numero 2 perché ritenevamo che rispettasse l'orientamento della maggioranza, ma se la maggioranza e i Capigruppo della maggioranza in particolare sono di opinione diversa i proponenti mantengono l'emendamento.

PRESIDENTE. Mi pare che i termini siano chiari, l'emendamento viene ritirato se esiste un preventivo assenso sull'ordine del giorno. Chiedo ai Capigruppo della maggioranza se esiste questo assenso preventivo.

VARGIU (Riformatori Sardi). Chieda al Consiglio.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, avete ragione, è ovviamente il Consiglio che decide, ma è il preventivo assenso della maggioranza che rende l'emendamento ritirabile oppure no. Solo in questo senso mi rivolgo alla maggioranza. Onorevole Uras, mi pare che non ci sia il preventivo assenso. Non so se l'opposizione lo condivida.

LA SPISA (F.I.). Non è previsto un preventivo assenso!

PRESIDENTE. Ho capito, onorevole La Spisa, non sono io che ho posto il problema e non si tratta di un problema regolamentare. A termini di Regolamento l'ordine del giorno non potrebbe essere ammesso, stiamo utilizzando gli spazi che il Regolamento ci consente affinché si ritiri l'emendamento e si affronti su un altro piano la proposta. Ma mi sembra che non ci sia intesa su questo, quindi l'emendamento viene mantenuto e sarà messo in votazione. E' chiaro?

L'onorevole Diana risulta iscritto a parlare, ma forse si tratta di un'iscrizione precedente.

DIANA (A.N.). Di qualche quarto d'ora fa!

PRESIDENTE. Onorevole Uras, va bene così? Procediamo alla votazione dell'emendamento numero 1 al paragrafo 9.

Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Nel dichiarare, ovviamente, il voto favorevole all'emendamento numero 1, mi preme sottolineare la modalità che si sta seguendo. Ha ragione l'onorevole La Spisa nel fare osservazioni in materia di Regolamento e sul modo, diciamo, coerente di applicarlo, perché l'Aula spesso, anche in precedenti legislature, si è trovata nella condizione - io dico in modo molto più fisiologico di quanto sta avvenendo in questa - di dover sospendere per poi riprendere i ragionamenti, in quanto esistevano difficoltà interne alla maggioranza, difficoltà di rapporto tra la maggioranza e l'opposizione o vi era la necessità di ricercare, con buona volontà, posizioni di assenso su alcuni obiettivi. Era invalsa cioè una pratica della mediazione politica, che non è cosa vergognosa nelle assemblee parlamentari, anzi, direi che dovrebbe essere la prassi, dovrebbe essere l'elemento che contraddistingue consessi come questo. Quando non si trovano nelle aule parlamentari, le mediazioni si cercano nelle piazze; quando non si trovano in sede istituzionale, le mediazioni si trovano in sede politica, il che vuol dire nel rapporto tra le forze politiche, è chiaro ed evidente.

Io credo, infatti, che in questa situazione si sia scelta quest'altra strada. E' possibile che Rifondazione Comunista, che è un partito di lotta molto più che di governo, possa pensare che la Regione, al cui governo attualmente dovrebbe partecipare, si disinteressi da oggi di certi problemi perché si vota in un certo modo un emendamento che ha contenuti così specifici e votati a rendere competitivo il sistema produttivo di cui al DPEF? E' pensabile che Rifondazione Comunista non pratichi la politica del coinvolgimento delle fasce deboli, dei disoccupati, di coloro che hanno a cuore questi problemi, dei nuovi e dei vecchi poveri, e non la pratichi nella società, non la pratichi attraverso la sua azione politica, attraverso la sua capacità di iniziativa? Non sarà così! Rifondazione Comunista lo farà e lo farà con i suoi limiti e i suoi pregi.

Oggi si apre un capitolo, non lo si chiude. Se qualcuno ha pensato che votando in un modo o ponendo sbarramenti peraltro incomprensibili su questi temi da questa maggioranza, se ha pensato di chiudere un capitolo ha sbagliato, perché invece lo ha aperto! E lo ha aperto con risvolti particolarmente interessanti per una prateria di possibili iniziative politiche da parte di questo partito. Questi sono temi troppo cari a chi ha sensibilità sociale perché vengano abbandonati.

Noi abbiamo ancora una volta tentato, credo che sia la quarta o quinta volta, di affrontare queste problematiche, ma abbiamo capito che il presidente Soru è contro le politiche del lavoro, abbiamo capito che questo Governo regionale non ha intenzione di affrontare a breve termine il problema della povertà. E non bastano gli osservatori: sapere quanti sono i poveri - lo dico a chi svolge attività spesso sul fronte dell'impegno verso le fasce deboli della società - non serve se non si capisce che bisogna ridurre l'incidenza della povertà. E l'incidenza della povertà non la si riduce con la carità o con la distribuzione di un pasto caldo, ma la si riduce procedendo al coinvolgimento diretto nello sviluppo di questa nostra regione di tutte le persone che ad oggi sono emarginate. Questo è il problema che il Consiglio non ha potuto affrontare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Intervengo per dire che voterò contro l'emendamento dei colleghi e compagni Uras, Pisu e Davoli. Io ho cercato di richiamare i contenuti dell'emendamento proponendoli all'attenzione di tutto il Consiglio, confermo le considerazioni che ha fatto il collega Oppi, mi riferivo anche ai colleghi della opposizione. Invece è rimasta, nella discussione, l'impostazione del tendere a unire e del tendere a dividere, ed è chiaro che noi come D.S., insieme a tutto il centrosinistra, non possiamo accettare, in un momento di costruzione e allargamento di uno schieramento, che l'obiettivo sia quello della divisione o della separazione.

L'emendamento proposto dai compagni di Rifondazione Comunista assume un carattere strettamente strumentale, di lotta interna a quel partito - ma questo poco mi interessa - e molto di confronto esterno. E' una strumentalità che ha origine negli impegni dell'Unione, nella competizione democratica per le primarie: noi a sostegno di Prodi, altri compagni a sostegno di Bertinotti. Ed è chiaro che questa strumentalità ci porta non solo a votare contro l'emendamento, ma a votare contro attivamente, perché si tratta di un'operazione politica sbagliata, che tende a dividere l'Unione e non ad allargare il programma. Per questo che ci pare che lo sforzo che abbiamo tentato di fare non abbia raggiunto l'obiettivo e ce ne dispiace. Noi ci impegneremo a fondo sui temi del lavoro, della solidarietà e del sostegno agli ultimi, ma sia chiaro che non presteremo il fianco a iniziative strumentali tendenti a dividere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licheri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LICHERI (R.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io non ho mai pensato di raccogliere visibilità attraverso lo scontro interno con la maggioranza, con cui ho costruito un percorso politico programmatico. Non è nel mio stile, tanto meno nel mio modo di fare politica. Il nostro accordo con le forze del centrosinistra non è avvenuto attraverso un patto di desistenza per battere le destre e consentire a forze critiche come la nostra di scegliere di volta in volta le posizioni da mantenere in Aula. No, noi siamo parte organica di questa maggioranza, a cui vogliamo partecipare attivamente per costruire quel grande processo di cambiamento promesso ai cittadini in campagna elettorale.

Non c'è in tutto questo un atteggiamento di sudditanza verso la Giunta o la maggioranza, ma la consapevolezza di essere una forza politica che ha la responsabilità di governare la nostra regione. Siamo in linea, a livello sia regionale che nazionale, con il nostro partito, che in Puglia e in tante altre realtà ha scelto di governare con le forze del centrosinistra e ha scelto altresì di costruire un percorso comune con L'Unione, per le elezioni politiche del 2006, attraverso un programma che io ho letto più volte e considero più arretrato rispetto a quello che noi abbiamo sottoscritto e stiamo attuando in Sardegna.

Ritorno all'emendamento, per essere in tema: voterò contro, non perché non ne condivida i contenuti, tra l'altro sono quelli di sempre e alcuni già inseriti in proposte di legge all'attenzione delle Commissioni competenti e della Giunta, per esempio quella sul reddito di cittadinanza, previsto nel piano sociale che la Commissione sanità sta elaborando in accordo con l'Assessorato del lavoro e con l'Assessorato della sanità. Voterò contro l'emendamento numero 1 per il metodo sbagliato che si sta seguendo. Sono temi forti quelli che riguardano il lavoro e le fasce sociali più deboli, ma non sono in capo, in quest'Aula, esclusivamente a tre consiglieri di Rifondazione Comunista. A tre sì e agli altri tre no!

Io non penso che su un tema come questo non ci sia interesse da parte delle forze progressiste, dei compagni D.S. o delle forze di estrazione cattolica o di quelle autonomiste. Non c'è, in quest'Aula, nessuno che possa ergersi a primo della classe su argomenti come questi. Forse necessita un maggiore confronto con le forze sociali, con le associazioni, con tutte quelle realtà che operano fuori di quest'Aula.

Un documento come il DPEF è difficile da emendare perché se non se ne condividono parti consistenti e strutturali si devono presentare emendamenti che cambiano interamente la filosofia DPEF. Non è attaccando l'Assessore di turno, cioè l'Assessore del lavoro, come se fosse l'unico responsabile della struttura di questo DPEF, aggiungendo due o tre righe su argomenti, seppure importanti, che possono modificare la struttura generale del documento o presentando un ordine del giorno che si affrontano le questioni. Io sono serio e voglio esserlo fino in fondo, rispettoso di quel mandato che ho ricevuto da tanti cittadini che mi hanno chiesto di rappresentarli in quest'Aula.

PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione dell'emendamento numero 1. Onorevole Pisu, su che cosa intende intervenire?

PISU (R.C.). Ho chiesto di parlare, non so se ha visto la mia prenotazione.

PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione, onorevole Pisu.

PISU (R.C.). L'avevo chiesto prima.

PRESIDENTE. Insomma, chi ha chiesto la votazione nominale? Ci siamo distratti un attimo e non abbiamo registrato la richiesta. La chiede il consigliere La Spisa. Chi appoggia la richiesta?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri AMADU, RASSU, SANCIU, CAPPAI, RANDAZZO, SANJUST, Matteo SANNA.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 1.

(Segue la votazione)

PRESIDENTE. Prendo atto che il consigliere Masia dichiara il proprio voto contrario. Il Presidente si astiene.

Rispondono sì i consiglieri: CALIGARIS - DAVOLI - PISU - URAS.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUGINI - DEDONI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GIAGU - GIORICO - LANZI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PISANO - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - AMADU - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - OPPI - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 56

Votanti 42

Astenuti 14

Maggioranza 22

Favorevoli 4

Contrari 38

(Il Consiglio non approva).

E' stato presentato un altro ordine del giorno.

(Si riporta di seguito il testo dell'ordine del giorno:

ORDINE DEL GIORNO CHERCHI Silvio - MARROCU - BIANCU - PINNA - LICHERI - BALIA - CALIGARIS sulla necessità di un confronto tra la Giunta regionale, le forze sociali e gli enti locali sulle problematiche contenute nel DPEF.

IL CONSIGLIO REGIONALE

A CONCLUSIONE della discussione del Documento di Programmazione Economica e Finanziaria 2006-2008;

CONSTATATO che:

- il DPEF testimonia, in coerenza con il programma legittimato dai sardi con le elezioni del 2004, la volontà di riformare la società sarda e di introdurre profondi e radicali cambiamenti;

- si apre una stagione politica decisiva per il rilancio dell'economia, la salvaguardia dell'apparato produttivo;

- tappe fondamentali di questo processo saranno, oltre la finanziaria 2006, le leggi di riforma che in questi mesi dovranno essere discusse ed approvate dal Consiglio;

PRESO ATTO che la grave crisi economica e sociale della Sardegna, ma anche le potenzialità dimostrano che vi è necessità non solo di un progetto moderno ed innovativo e di una forte volontà politica, ma anche di una convinta adesione delle forze più vive della società sarda;

CONSIDERATO che è compito anche delle istituzioni e dei suoi rappresentanti sollecitare la partecipazione ed il protagonismo dei cittadini e delle organizzazioni che ne rappresentano la volontà e gli interessi;

impegna la Giunta regionale

a promuovere un confronto ravvicinato con le forze sociali e con gli enti locali sulle problematiche contenute nel DPEF, con l'obiettivo di definire la finanziaria 2006 ed i contenuti del confronto con il Governo nazionale sia sui problemi dell'industria, che della politica delle entrate, largamente condivisi e sostenuti dall'opinione pubblica e dal sistema delle autonomie della Sardegna. (1) .)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno si dà per illustrato. I colleghi ne avevano una copia a disposizione. Per esprimere il parere sull'ordine del giorno ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Favorevole.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.

(Interruzione del consigliere Oppi)

PRESIDENTE. Onorevole Oppi, l'ordine del giorno è stato presentato nei termini ed è da ieri a disposizione dei consiglieri. Metto in votazione l'ordine del giorno numero 1. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del documento numero 7/A.

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - GIORICO - LANZI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - DAVOLI - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - OPPI - PISANO - PISU - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - URAS - VARGIU.

Si è astenuto: il Presidente SPISSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 58

Votanti 57

Astenuti 1

Maggioranza 29

Favorevoli 37

Contrari 20

(Il Consiglio approva).

La seduta è sospesa, convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo nella sala attigua per l'organizzazione del prosieguo dei lavori.

(La seduta, sospesa alle ore 19 e 58, viene ripresa alle ore 20 e 49.)

PRESIDENTE. Colleghi, comunico l'esito della Conferenza dei Presidenti di Gruppo in relazione ai lavori del Consiglio della prossima settimana. Il Consiglio è convocato per giovedì 15, alle ore 10, per l'esame della proposta di legge numero 152/A, sul difensore civico. I lavori proseguiranno venerdì con l'esame della proposta di modifica del Regolamento interno, il che significa che eventuali emendamenti al testo del Regolamento che abbiamo fatto pervenire nei termini ai consiglieri dovranno essere presentati entro le ore 10 di mercoledì 14, cioè quarantotto ore prima dell'inizio della discussione in Aula.

La seduta è tolta alle ore 20 e 51.



Allegati seduta

CXVIII SEDUTA

Giovedì 8 settembre 2005

(POMERIDIANA)

Presidenza del Presidente SPISSU

La seduta è aperta alle ore 16 e 49.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 3 agosto 2005, che è approvato.

Continuazione della discussione e approvazione del Documento di programmazione economica e finanziaria 2006-2008 "Competitività,

coesione, occupazione". (Doc. n. 7/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del Documento di programmazione economica e finanziaria 2006-2008. Siamo al paragrafo 9, a cui è stato presentato un emendamento.

(Si riporta di seguito il testo dell'emendamento:

EMENDAMENTO aggiuntivo PISU - URAS - DAVOLI

Punto 9.2 - Politiche del lavoro

"La Regione, in attuazione del programma di governo definito in avvio di legislatura, si propone di realizzare - nel prossimo triennio finanziario - politiche ed azioni atte a promuovere nuova occupazione, contrastare la disoccupazione, in specie quella femminile e giovanile, unitamente al crescente fenomeno della disoccupazione degli ultra 50enni, i processi di precarizzazione del lavoro e delle condizioni di vita del lavoratore, conseguenti alla recente revisione delle normative in materia di mercato del lavoro (Legge delega 30/2003, decreto legislativo n. 276/2004).

Tali obiettivi specificano ed articolano il macro obiettivo strategico della "occupazione" e costituiscono componente essenziale dell'azione della Regione finalizzata al raggiungimento di più alti livelli di coesione sociale e di riequilibrio territoriale interno. Appare evidente che il macro obiettivo della "coesione" non potrebbe essere raggiunto se, nel breve termine, non si dovesse realizzare un sensibile incremento della occupazione e un altrettanto sensibile decremento della disoccupazione e del precariato pubblico e privato. Lo stesso può dirsi se non venisse definito uno specifico ed articolato programma di contrasto alla povertà, fenomeno crescente e in trasformazione qualitativa, che interessa circa il 14% della popolazione, e dal quale discende un altrettanto grave fenomeno di emarginazione sociale ed economica.

Pertanto, ad integrazione di quanto previsto nei precedenti paragrafi in materia di difesa, sostegno e riqualificazione dell'apparato produttivo esistente, nonché relativamente al necessario potenziamento della attività di ricerca e del sistema pubblico dell'istruzione, gli obiettivi predetti sono perseguiti, prioritariamente:

a) attraverso la predisposizione e l'esecuzione di progetti regionali pluriennali di "lavoro verde", articolati su base territoriale, finalizzati: al recupero e riqualificazione di zone compromesse da fenomeni di inquinamento o aggredite da incendi; alla valorizzazione di compendi di riconosciuto valore ambientale, con riferimento particolare a quelli montani, boschivi e costieri; alla realizzazione e la gestione di parchi urbani; alla tutela e alla promozione del patrimonio culturale della Sardegna; alla realizzazione dei necessari interventi di recupero, restauro e manutenzione conservativa di siti archeologici, anche industriali e geo-minerari, di strutture e opere di valore storico e culturale; alla dotazione dei servizi e degli assetti civili; alla sicurezza degli impianti; alla manutenzione e cura del patrimonio pubblico.

b) attraverso il riconoscimento del reddito di cittadinanza, come disponibilità minima globale in favore di ogni persona in ragione dei bisogni essenziali e della dignità della vita. La rispondenza fra reddito minimo garantito alla persona e inserimento e utilità sociale è definita, di norma, con l'attivazione di un idoneo percorso lavorativo e/o formativo. In tal senso diventa prioritario l'esame e l'approvazione del relativo progetto di legge (n. 42 dell'11 ottobre 2004), già attribuito alla competente commissione consiliare.

Gli interventi di cui ai precedenti punti a) e b) richiedono entrambi una adeguata progettazione ed una gestione unitaria e partecipata realizzabile:

1) nel primo caso attraverso la costituzione di uno specifico "Fondo per l'occupazione produttiva", il coinvolgimento degli Enti locali (province e comuni) e delle strutture, agenzie, aziende regionali competenti nelle materie oggetto degli interventi, nella configurazione tipica dell'"Authority".

2) nel secondo caso, con l'istituzione del "Fondo regionale di solidarietà sociale", come luogo e strumento di raccolta e di organizzazione delle risorse necessarie, pubbliche e private, per rispondere progressivamente alla totalità delle condizioni di forte disagio presenti nella società; il totale decentramento e partecipazione dell'Ente locale primario (Comune) nella gestione delle risorse e nella progettazione degli interventi sociali più idonei e più utili alla comunità; la significativa adesione al progetto di solidarietà sociale dei rappresentanti di tutto il popolo presenti nelle principali Istituzioni pubbliche (Consiglio regionale e Parlamenti) attraverso la devoluzione al Fondo comune di un terzo delle indennità loro riconosciute; e ciò perché sia anche di stimolo ad analoghe e più estese adesioni di solidarietà di altri soggetti pubblici o privati, singoli o societari.

Inoltre, va affermato e coerentemente realizzato dall'azione di governo, il raccordo necessario fra prevalenti condizioni di bisogno e misure adottate in materia di politiche attive del lavoro, da concordare prioritariamente in favore dei soggetti più deboli nel sistema produttivo (principio di moralità pubblica).

Va censita e coordinata ogni risorsa finanziaria pubblica disponibile già destinata o destinabile alle finalità di cui agli obiettivi sopra indicati perché se ne valuti la dimensione, le necessarie integrazioni e le modalità di reperimento di nuove risorse.

La grande sfida è quella di sconfiggere la povertà in capo ad ogni persona perché tutti siano per davvero cittadini di una nuova Europa sociale e solidale, parte attiva dello sviluppo economico della nostra regione, energia produttiva e soggetto consapevole della comunità." (1) .)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento ha facoltà di illustrarlo.

URAS (R.C.). L'emendamento numero 1 ha una funzione che abbiamo annunciato anche nel corso del dibattito: si limita a riformulare il punto 9.2, quello relativo alle politiche del lavoro, perché riteniamo che nel Documento di programmazione economica e finanziaria il macroobiettivo della occupazione non sia sufficientemente esplicitato, cioè rimane relegato a un'affermazione che è contenuta nel corpo del DPEF, che indica per la soluzione del problema della occupazione in Sardegna la sola via della promozione del lavoro nel mercato.

Se noi, in Sardegna, avessimo - ed è stato peraltro dimostrato che non lo abbiamo - un sistema economico e produttivo dinamico in crescita probabilmente alcune delle osservazioni che noi siamo da tempo costretti a fare in quest'Aula avrebbero un senso limitato, meno significativo. Ma il problema della Sardegna, ed è dimostrato nel DPEF, è che non esiste una condizione di questa natura, cioè non c'è un sistema economico e produttivo dinamico in crescita, anzi, al contrario, esiste un sistema economico e produttivo che fa acqua da tutte le parti, che è insufficiente, è in crisi, e nella congiuntura è ancora più in crisi. In crisi è anche il sistema economico e produttivo complessivo nazionale, in crisi è il sistema economico e produttivo dell'insieme dell'Europa, e in crisi ancora di più sono tutte le regioni svantaggiate di questa nostra Europa e del nostro Paese.

Si dice nel DPEF che dobbiamo porre in essere tutte le misure necessarie perché il sistema economico e produttivo superi le proprie condizioni di crisi, diventi finalmente dinamico e realizzi la crescita. Per fare questo ci vuole tempo, lo dice lo stesso DPEF. E il DPEF dice anche che di ciò che seminiamo oggi, per esempio sul terreno della conoscenza e della innovazione, raccoglieremo i frutti forse a fine legislatura. Per noi che siamo in questi banchi, e che tra l'altro non siamo così impegnati quotidianamente nel combattere le difficoltà dell'esistenza, cioè nel trovare soluzioni per affrontare le difficoltà anche economiche che riguardano sempre più numerose famiglie di questa nostra regione, aspettare a fine legislatura non è difficile. Non è difficile, ma noi abbiamo il dovere di porci dal punto di vista di coloro che sono in una condizione di disagio; abbiamo il dovere di interpretare quella condizione, di capirne in profondità le difficoltà, di capire, cioè, a che livello di mortificazione si arriva all'interno delle famiglie, quali sono i risvolti sociali quando il numero delle famiglie in disagio è così elevato.

L'assessore Pigliaru, che è persona competente, sa come si è articolato in questi anni, per esempio, il rilevamento statistico sull'andamento del mercato del lavoro e sa anche, perché è riportato anche dall'Osservatorio della congiuntura, di cui è responsabile il dottor Manca, che tra l'altro è anche il direttore dell'Osservatorio economico, ex Osservatorio industriale, che l'andamento dell'occupazione, soprattutto in questi ultimi mesi del 2005, è negativo; sa spiegarsi la crescita che si è registrata negli anni passati in ordine alla maggiore presenza delle donne nel mercato del lavoro, quanto questa presenza sia poi andata calando e come si sia rinunciato a cercare lavoro proprio in quelle fasce di popolazione; sa che è stato modificato il sistema di rilevamento dell'ISTAT, sistema che di colpo ha incrementato il numero degli occupati e ridotto quello dei disoccupati. Noi abbiamo il mito dell'Europa, è ricorrente l'espressione: "Lo dice l'Europa". L'Europa è governata a destra e quando dice qualcosa, noi che siamo di centrosinistra dobbiamo sospettare, dobbiamo capire se è la verità. Ciò che dice l'Europa non è Vangelo. L'Europa non produce dogmi fideistici, ma produce disposizioni e indirizzi che spesso favoriscono alcune degenerazioni del capitalismo e della grande finanza. E allora non bisogna averne il mito, però, poiché siamo in Europa, abbiamo configurato un sistema di rilevamento statistico nel mercato del lavoro, così come dice l'Europa, in ragione della necessaria flessibilità del lavoro introdotta dalle disastrose, cosiddette, riforme - io dico controriforme - del mercato del lavoro fatte dal Governo Berlusconi. Oggi, infatti, è considerato lavoratore un collaboratore di una ditta familiare che non percepisce alcuna retribuzione, è considerato lavoratore il lavoratore precario a tutti gli effetti: basta un'ora di lavoro prestata nell'ultima settimana prima del rilevamento per essere considerati occupati, cioè c'è tutto un sistema che favorisce l'imbroglio, ossia la mortificazione e la divulgazione di dati che nascondono delle verità, come la maggiore difficoltà che stanno vivendo le nostre popolazioni e il grave allargamento del fenomeno della povertà.

Allora il nostro emendamento che funzione ha? Ha la funzione di organizzare un'ipotesi di risposta, dando alcune indicazioni operative al problema dei problemi. Io lo ricordo: il presidente Soru non partecipa, come peraltro neppure l'Assessore del lavoro, a questa sessione consiliare, perché poco importa delle politiche del lavoro a chi le dovrebbe governare in questa Regione - poco importa! -, violando anche su questo il rispetto dell'Aula, che chi ne ha la responsabilità politica dovrebbe richiamare a una maggiore attenzione.

Noi proponiamo due ipotesi di lavoro: una integralmente in linea con quanto è stato detto in materia di ambiente e di tutela del nostro patrimonio artistico, culturale e archeologico in tutti gli atti di questa Giunta; con l'altra chiediamo che una proposta di legge, che reca la firma di oltre venti consiglieri ed è depositata presso la Commissione competente, sia portata all'attenzione dell'Assemblea e discussa. Questo è il senso del nostro emendamento.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Signor Presidente, la Commissione non ha esaminato questo emendamento, ma ha avuto modo, in altre occasioni, di affrontare questa materia e questo problema, per cui penso di poter esprimere un parere compiuto con tranquillità.

La Commissione, o almeno la maggioranza della Commissione invita i colleghi presentatori di questo emendamento a ritirarlo, per ragioni che cercherò di esporre. L'emendamento contiene di sicuro l'esplicitazione di problemi che non solo sono noti, ma sono anche assolutamente condivisi, e che riguardano il lavoro precario o addirittura inesistente. La perdita del lavoro per le persone di una certa età e l'impossibilità di ingresso nel mondo del lavoro di tanti giovani disoccupati, soprattutto dei paesi dell'interno, sono problemi molto seri. Il programma di governo di questa maggioranza e di questa Giunta affronta in modo abbastanza deciso questa materia e lo stesso punto 9.2 del Documento n. 7/A, relativo alle politiche del lavoro, indica una soluzione possibile nei tempi e nei modi che sono dovuti.

Noi confermiamo, condividendo la proposta della Giunta, che la creazione di lavoro stabile deva essere affidata al sistema produttivo. Il sistema produttivo è un sistema che cresce, si sviluppa, diventa competitivo, entra nei mercati nazionali e internazionali, occupa spazi anche nei mercati sardi, e deve essere la strada maestra per creare lavoro stabile. E comunque, anche quando ci fosse questa condizione, noi non siamo ciechi, non siamo sordi, né incapaci di vedere che permangono sacche importantissime di difficoltà e che probabilmente, nonostante le azioni positive previste nel DPEF, questo problema è destinato a ripetersi nel tempo. Tuttavia noi riteniamo che le indicazioni contenute nel DPEF siano tali da consentire, all'atto dell'adozione, della predisposizione e della discussione della manovra finanziaria per il prossimo anno, di definire meglio le azioni più significative per assolvere questa esigenza, perché altrimenti diventa difficile ritrovarsi in Aula per discutere ogni volta elementi di novità.

E' la prima volta che sentiamo parlare o per lo meno che io sento parlare di lavoro verde nella specificazione a cui i colleghi presentatori dell'emendamento fanno riferimento. E siccome il collega Uras è tra quelli che evidenziano sempre l'esistenza di una coalizione e la presenza all'interno della stessa di posizioni differenti, è normale, per chi come me condivide questo tipo di visione, che la definizione di importanti percorsi da seguire e degli strumenti da utilizzare venga condivisa. In assenza di questa condivisione è difficile che proposte compiute e non discusse possano essere accettate.

Per cui il problema esiste e noi lo vediamo alla stessa maniera dei colleghi presentatori dell'emendamento, ma per poter definire gli aspetti strumentali di esecuzione contenuti nell'emendamento stesso vogliamo discuterne nei modi e nei tempi che saranno consentiti. Per questa ragione chiedo il ritiro dell'emendamento numero 1. Se i presentatori restano dell'idea di metterlo in votazione, il parere della Commissione è chiaramente contrario.

PRESIDENTE. Per esprime il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il Presidente della Commissione bilancio ha fornito un ottimo elenco di motivazioni per cui dobbiamo discutere intorno a questo emendamento. La Giunta condivide la posizione del relatore nella sua interezza, quindi sia nell'invito, a cui mi aggiungo con molto calore, a ritirare l'emendamento, sia nel parere contrario qualora non venisse ritirato.

E' difficile sostenere che in questo DPEF si parli solo di creazione di lavoro nel mercato nel medio e lungo periodo. Non è questo il punto. Il DPEF evidenzia il problema della competitività, perché è giunto il momento di sottolineare con decisione, con la nostra capacità di interpretazione del fenomeno, quel problema come assicurazione contro un rischio futuro che percepiamo molto alto, ma la Giunta, e credo anche la maggioranza, è perfettamente consapevole del fatto che mentre matureranno, se saremo in grado di realizzarle, le condizioni per una maggiore crescita, un maggiore sviluppo e quindi una maggiore occupazione nel medio periodo, abbiamo bisogno di affrontare con determinazione, con intelligenza, con strumenti adeguati, un problema della cui gravità siamo tutti profondamente consci, che è quello delle fasce più deboli della popolazione, della disoccupazione di lungo periodo e della povertà esistente in questa regione.

Quindi non ci divide questa percezione del problema, non ci divide la consapevolezza profonda che dobbiamo coniugare le politiche per la competitività con le politiche di breve periodo a favore delle fasce più deboli. C'è qualche difficoltà senza dubbio nella definizione degli strumenti che dobbiamo adottare per affrontare sia l'uno che l'altro obiettivo. Da questo punto di vista dare adesso una valutazione compiuta sugli strumenti che con molta precisione vengono qui proposti sarebbe chiaramente improprio. C'è, senza alcun dubbio, l'impegno della Giunta a muoversi nella direzione di irrobustire, arricchire la strumentazione e anche le risorse finanziarie da spendere a favore delle fasce più deboli, a favore delle persone che sono attualmente disoccupate. C'è questa convinzione e c'è questo impegno che potrà apparire in tutta la sua concretezza già nella discussione della manovra di bilancio. L'invito della Giunta, quindi, effettivamente coincide con quello del presidente Secci.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). La risposta all'invito pare naturale. E' arrivata molto prima dell'invito stesso e consiste in un altro invito rivolto questa volta alla maggioranza.

Il collega Secci, che io stimo tantissimo, sa che i governi di coalizione non possono avere un'idea monoculturale, ma devono avere un'idea pluriculturale, e se è richiesta un'accentuazione, per esempio, sul terreno dell'attenzione al sistema dell'istruzione e della formazione, Rifondazione Comunista non si tira indietro e fa le sue valutazioni con i colleghi della maggioranza, nelle sedi in cui ha la possibilità di farle. Se c'è un richiamo a un'attenzione sul processo riformatore, non solo sul terreno dell'apparato amministrativo e burocratico della Regione, ma anche sul terreno statutario, quello più alto, Rifondazione Comunista non si tira indietro. Se esiste un problema di maggiore efficienza dell'istituzione autonomista, per cui è richiesta una modifica del Regolamento al fine di renderlo più adatto ai tempi, più adeguato ai termini necessari per le risposte, Rifondazione Comunista collabora e se bisogna riformare il sistema idrico e in questo è compreso un passaggio difficile come quello della privatizzazione dei soggetti gestori Rifondazione Comunista non si tira indietro, affronta il problema discutendo con i lavoratori e con le loro rappresentanze sindacali. Ma se Rifondazione Comunista solleva in più occasioni, in quest'Aula e fuori di quest'Aula, un problema che riguarda l'occupazione e l'efficacia delle politiche del lavoro di questa Giunta non le si sbatte per questo la porta in faccia! Non gliela si sbatte, perché i colleghi della maggioranza hanno consapevolezza che questa è una forza politica che deve stare dentro questa maggioranza. Il messaggio che viene dalla Giunta e dal Presidente della Commissione è: "Non vi vogliamo!", e non vale coprirsi con un richiamo a ciò che si farà, perché questo richiamo è avvenuto anche l'anno scorso eppure non si è fatto niente di tutto ciò, anzi si è fatto il contrario. Cioè il problema dei problemi, come lo ha definito il Presidente della Regione, quello relativo alle politiche del lavoro, è dimenticato, ma inadempiente non è Rifondazione Comunista, la quale fa la sua parte, difende la sua posizione e lo farà anche nella votazione. Chi è inadempiente, non nei nostri confronti, ma nei confronti dei sardi, è il Presidente della Regione nella sua responsabilità politica di governo e del mantenimento della coesione di questa maggioranza.

Dire sempre che è un capitolo del domani può voler anche dire che il domani è molto vicino. Noi siamo leali per quanto riguarda l'impegno che abbiamo preso con l'Unione per la costruzione di un'alternativa al Governo Berlusconi in Italia. Noi siamo leali e facciamo il percorso in quella direzione, ma quella direzione avrà contenuti programmatici e di governo. Potrà questa Giunta fare il fanalino di coda di un processo di rinnovamento della politica e della cultura politica che sarà rappresentato dallo schieramento riformatore del prossimo Governo nazionale? Potrà questa Giunta, che si proponeva di essere l'elemento di sperimentazione, il terreno attraverso il quale verificare le ragioni dell'unità, essere invece un elemento di divisione, un elemento di difficoltà politica? Mi domando, stiamo avviando un'iniziativa, un'azione seria rispetto al percorso che insieme tutti quanti ci siamo dati oppure ci stiamo dimenticando dell'impegno che abbiamo preso? Cosa abbiamo chiesto, onorevole Assessore, signor Presidente della Commissione? Intanto bisogna avere l'opportunità di discutere, e spesso non l'abbiamo avuta. Il DPEF è stato catapultato, più o meno come tutte le cose, di questi ultimi tempi succede. Non si faccia così per le riforme: la legge elettorale non ha vincoli di maggioranza, la forma di governo non ha vincoli di maggioranza. Stiamo attenti a questi ragionamenti, perché non fanno bene al Governo e alla sua stabilità. La stabilità del Governo non è data dall'autoritarismo, la stabilità del Governo è data dalla capacità di convincimento, di partecipazione dei soggetti. Su questo non abbiamo avuto la possibilità di discutere, se no lo avremmo fatto. Chi avrebbe dovuto rappresentarci doveva astenersi dal voto per dare un segnale, ma non lo ha fatto, pur avendolo concordato con tutto il Gruppo. Noi abbiamo sentito comunque il dovere di rappresentare questa posizione e ci aspettavamo una risposta diversa. "Parliamone" avevamo detto. Non è avvenuto. Si pensa che con questa Rifondazione Comunista non si dovrà fare i conti? Si pensa che di questa Rifondazione Comunista non si avrà bisogno? Lo vedremo, perché è chiaro ed evidente che questa vicenda approderà agli organismi di partito, a tutti i livelli, e saranno adottate decisioni che riguardano tutti noi.

Si perde un'occasione. Cosa abbiamo chiesto? Abbiamo chiesto di discutere una legge che è già all'attenzione del Consiglio, quella sulla povertà, che prevede una devoluzione anche da parte di coloro che stanno qua, che devono partecipare alla costituzione di un fondo di solidarietà per dare una risposta a chi non ha nulla. Non ci si venga ad insegnare morali. L'etica ci appartiene, è parte costitutiva del nostro essere una formazione politica di sinistra e convinta. Cosa abbiamo chiesto? Progetti di lavoro verde. E' il campo di battaglia di questa maggioranza, una bonifica dei territori compromessi sul piano ambientale, spesso compromessi anche sul piano morale. La Giunta e la Commissione dicono: "Non si può discutere di queste cose perché sono delle novità". La povertà è una novità? Quella legge è una novità? E' da un anno che giace nei cassetti del Consiglio. Dove sta la novità? Quel progetto relativo a interventi di bonifica, di valorizzazione del patrimonio culturale e archeologico della Sardegna, di valorizzazione dei geositi, è una novità? Se ne parla da anni! Dove sta la novità? Bisogna solo decidere di fare anziché solo dire!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Silvio Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI SILVIO (D.S.). Non voglio, naturalmente, polemizzare col collega Uras e con i compagni di Rifondazione, voglio solo fare una riflessione. E' evidente che periodicamente si ripropone un problema che non è secondario, ma rappresenta il cuore dei problemi della nostra Isola: il problema dell'occupazione e di come intervenire per risolverlo. Ne deriva che vi è sicuramente - la sento anch'io - l'esigenza di aprire su questo una discussione non solo in Aula, ma anche all'interno della maggioranza, per definire meglio le nostre volontà su come modificare la situazione di fatto.

Abbiamo poco tempo e anche poche risorse, si pone dunque un problema di quantità e qualità. Luciano Uras ha parlato di nuove povertà, disoccupazione, precarietà. Dimentichiamo un'altra piaga rispetto alla quale è necessario intervenire: il lavoro nero, cioè irregolare. Parliamo di cinquantamila posti di lavoro che sfuggono, una situazione all'interno della quale rientra il triste primato della nostra regione per gli incidenti mortali sul lavoro, nel settore edile in particolare.

Io non chiedo di ritirare nulla, ognuno faccia quello che ritiene più opportuno e giusto, ma rispetto a questa situazione credo che all'interno della maggioranza si debba aprire una discussione, se ha ancora un senso il concetto di piano straordinario per il lavoro, che ci accompagna nell'esercizio delle nostre funzioni ormai da quindici anni, se non ricordo male, si intervenne per la prima volta alla fine degli anni ottanta. Ecco, io penso che quel concetto abbia avuto l'importanza di scuotere, di mobilitare la classe politica non soltanto per ottenere il piano, ma anche per attuarlo. Vi furono momenti alti di partecipazione, nacque attorno a questa battaglia una nuova generazione di cooperative, tanto per citare un esempio al quale io ero vicino. Si diede uno scossone al problema della disoccupazione, qualche anno dopo l'approvazione della legge 28, e io sono sempre più convinto che l'intervento straordinario per il lavoro abbia perso gran parte della sua forza, perché è avvenuto all'interno di una società che non è riuscita a risolvere tutti i suoi problemi. Credo, cioè, che queste difficoltà complessive della società abbiano finito per "digerire" quel tipo di intervento, e in questi termini il concetto di piano straordinario per il lavoro, che pure ha avuto tanta validità nel passato, ha finito per ghettizzare il problema del lavoro, come se fosse un problema a parte. Dunque, una situazione che doveva essere affrontata nelle sue emergenze più drammatiche è diventata quella alla quale prestiamo più attenzione per intervenire sul problema del lavoro in tutte le sue sfaccettature.

Io credo che dobbiamo procedere seguendo anche le linee del DPEF, di cui tutti, al di là delle critiche che vengono fatte alle sue linee strategiche, riconosciamo la complessità e anche la suggestione del delinearsi di un progetto per la Sardegna. Si possono esprimere critiche sulle indicazioni per realizzare questo progetto, che possono essere sufficienti o no, giuste o sbagliate, ma mi pare che da tutti i banchi del Consiglio, compresi quelli della opposizione, sia venuto il riconoscimento che quella è la strada da seguire. Poi bisognerà valutare forse meglio, anche in altre occasioni, compresa quella dell'esame della legge finanziaria, quali siano gli strumenti più adeguati, più concreti per raggiungere l'obiettivo. Credo, però, che sul problema del lavoro, prendendo spunto anche dai ritardi che abbiamo registrato in questi anni, concentrati forse più sugli aspetti straordinari che su un governo costante, continuo e ordinario del problema, dovremo tornarci e fare delle scelte precise. L'intervento per il lavoro deve, a mio avviso, essere il filo rosso che unisce tutte le iniziative della Regione, deve essere uno dei parametri, forse non sempre utilizzati, attraverso i quali si valutano le iniziative della Regione, verso le quali dovranno essere indirizzati anche diversi spezzoni della politica complessiva.

Insomma, dover discutere di questo problema in questi termini ci mette in imbarazzo. Nessuno di noi è contrario alle proposte che sono state fatte, io personalmente non lo sono di certo, ma siamo in imbarazzo perché non possiamo affrontare questo problema in tutta la sua complessità. Credo che ci sia bisogno di una vera e propria riforma, sia per quanto riguarda il mercato del lavoro, sia per quanto riguarda le politiche per l'occupazione, le iniziative per affrontare il problema del lavoro nero e quelle riguardanti l'approccio al lavoro delle fasce più deboli della società e il superamento della precarizzazione. C'è bisogno di una forte e profonda riforma anche rispetto a quelle che sono state le conseguenze della cosiddetta Riforma Biagi. Sarebbe più giusto che questo contributo venisse da una discussione volta ad affrontare questi problemi.

La Sesta Commissione ha elaborato un testo di legge (che attualmente è all'attenzione della Commissione bilancio per il parere di competenza), che tra l'altro ha visto il contributo fattivo sia della maggioranza sia della minoranza. Guarda caso, con quel testo abbiamo anche tentato di dare alcune risposte ai problemi che sono stati posti oggi, compresa una parziale sperimentazione sul reddito di cittadinanza. E su questo c'è stato l'accordo di tutte le componenti del Consiglio regionale, così come su diversi altri problemi che sono stati sollevati nell'emendamento presentato dai compagni di Rifondazione.

Ritengo che sia necessario esaminare in tempi rapidi questa proposta di legge, visto anche che sono pronti i decreti ministeriali per il trasferimento del personale dagli Uffici del lavoro alle Province. Credo che quella sia la sede per affrontare questi problemi e valutare anche eventuali suggerimenti, come quello del lavoro verde, che non è naturalmente una novità in assoluto, ma lo è per il nostro contesto economico e politico. Credo che non sia giusto chiedere un ennesimo rinvio, e che quella della Commissione consiliare sia la sede dove innanzitutto la maggioranza potrà chiarirsi le idee sul significato delle politiche del lavoro, per le quali tutti siamo chiamati a dare un contributo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). L'emendamento proposto dai colleghi Pisu, Uras e Davoli pone a quest'Aula una serie di problemi che io credo non possano essere superficialmente accolti, per cui lo stesso emendamento non può rischiare di essere valutato semplicemente sulla base di schemi, di pregiudizi politici o ideologici, e quindi in qualche modo utilitaristici, di ciascuno di noi.

Alcuni dei problemi che pone questo emendamento sono di sostanza altri sono invece politici. Quelli di sostanza sono problemi reali che certamente attengono a tre livelli della questione. Intanto pongono l'accento sulla necessità che la Regione, così come tutto il Paese, affronti il tema di una politica del lavoro capace di dare risposta a un problema davvero tremendo, non solo per i giovani ma purtroppo, lo dice anche l'emendamento, per fasce di età che proprio perché non più giovani, sono forse ancora più deboli e meno garantite di altre. Credo che quotidianamente tutti noi che facciamo politica incontriamo persone che si rivolgono a noi proprio perché ci considerano l'ultima spiaggia per tentare di risollevarsi dalla condizione di disperazione in cui si trovano.

Politica del lavoro dunque, ma anche politica sociale. Non è patrimonio di nessuna forza politica, di nessuno schieramento, direi di nessuna ideologia, ma è patrimonio di tutti la coscienza che una società, una civiltà che cresce non può non farsi carico di quelle persone che non riescono a stare al passo con i ritmi dell'economia, con i ritmi degli scambi commerciali e quindi con i ritmi che il mercato del lavoro, come parte dell'insieme dei mercati di cui è fatta l'economia, in un sistema economico e sociale pone a tutti.

Io credo che anche la proposta del reddito di cittadinanza, che pure può sembrare provocatoria e carica di connotazioni demagogiche o populiste, abbia un suo fondamento di verità. Cioè alcune persone della nostra società effettivamente non riusciranno mai a entrare o a rientrare nel mercato del lavoro, perché non sono soggetti protagonisti del mercato del lavoro. Di queste persone una società fondata sul principio della solidarietà non può non farsi carico. Quindi io personalmente credo che si debba condividere il problema posto da questo emendamento.

Il terzo livello sostanziale dell'emendamento, che aleggia molto spesso sia nell'Aula, sia sulle pagine dei giornali, è quello che riguarda la riduzione dei costi della politica, anzi dei costi dei politici. Sono tutte proposte che partono da un'esigenza sentita da tantissime persone che spesso, intervistate per strada, rispondono così: "Perché non vi riducete gli stipendi? Guadagnate troppo e producete poco, non servite a nulla!"

Credo che occorra prendere atto di questa domanda forte che proviene dalla società, ma questa domanda, che è posta a ciascuno di noi, ma anche al sistema politico in quanto tale, è forte e anche seria se posta in particolare dalla categoria di cittadini di cui stiamo parlando. A questa domanda forte e seria occorre dare delle risposte altrettanto forti e serie. E una risposta forte e seria a chi ci chiede di ridurci le indennità - colgo questa occasione per dirlo, e non mi risparmierò di ripeterlo in qualunque altra sede - non può essere quella di chi, di volta in volta, sventola la bandiera dicendo: "Riduciamoci gli stipendi", così tutti siamo belli davanti ai cittadini, ma ignora un fatto fondamentale, come ho detto anche in altre sedi, il fatto cioè che la libertà del politico è garantita anche da un adeguato livello di retribuzione del lavoro che fa. Se si è liberi nel fare politica e si vuole rimanere liberi si deve essere nelle condizioni di poter lavorare serenamente. Perciò occorre dire che chi vuole porre il problema lo deve porre in maniera seria, facendo conoscere a tutti i reali costi della politica, chiarendo cosa significa essere consiglieri regionali, consiglieri comunali, assessori, sindaci, presidenti, deputati, ciascuno ai suoi livelli, anche in termini economici.

Realisticamente dobbiamo dire, a viso aperto e a testa alta, che per rimanere liberi non è utile che ci vengano ridotte, demagogicamente, le indennità. E' chiaro questo? E questo va detto per la dignità di chi questo lavoro cerca di farlo, non sempre con risultati, ma almeno nelle intenzioni in maniera seria, leale e davanti agli occhi di tutti. Ciascuno di noi pubblichi i bilanci della gestione della sua attività politica, poi vedremo che cosa potrà dire realmente davanti ai cittadini.

Per quanto riguarda l'emendamento numero 1 credo personalmente - non ho consultato i miei colleghi - che la nostra posizione sia di grande rispetto per i problemi che pone a due diversi livelli: il livello della politica del lavoro, quello di una politica sociale che si renda conto finalmente che c'è una fascia sociale costituita da persone deboli che chiedono con forza e giustamente che il sistema politico, amministrativo e istituzionale dia una risposta alla situazione di disperazione in cui si trovano, che distingua tra chi è davvero disperato e chi finge di esserlo, che cerchi di vincere la povertà, ma anche di creare le condizioni perché il sistema abbia una ricchezza da cui attingere per aiutare chi ne ha più bisogno.

Questo è un problema serio, che deve essere affrontato con atti legislativi e di programmazione, forse sin dalla prossima manovra finanziaria. E' giusto quindi fare il tentativo di inserire questo emendamento nel DPEF. Francamente, per rispetto verso chi propone anche questo emendamento in una logica di contrapposizione interna alla maggioranza, in cui io personalmente non voglio entrare, credo che noi dobbiamo stare a guardare, ma non senza notare che il problema politico sollevato sia a livello sostanziale che a livello di rapporti all'interno del centrosinistra è serio, è reale ed è all'evidenza di tutti.

La vostra è una maggioranza che davvero contiene tutto e il suo contrario; la vostra è una maggioranza che è nata e continua a vivere sulla base di calcoli utilitaristici; la vostra è una maggioranza che certamente non incontra un grande consenso nel Paese, come quello che invece è rappresentato in termini numerici in quest'Aula. Voi tentate di stare insieme, ma siete molto distanti tra voi stessi. Queste distanze è meglio che emergano, che siano chiare a tutti i cittadini. Noi guardiamo con rispetto al travaglio di alcuni consiglieri che seriamente hanno posto un problema, ma certamente non possiamo non stigmatizzare, anche in questa occasione, le contraddizioni interne alla maggioranza, che sono davvero forti e noi crediamo anche insanabili.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Partirei dalle ultime parole dell'onorevole La Spisa, che contrappone chiarissimamente il cuore alla ragione, perché quando esamina il problema ne vede gli aspetti umani e il risvolto politico, quando poi, invece, deve esprimere un giudizio si guarda bene dal considerare che le dialettiche interne e i confronti sono ricchezza e opportunità di crescita per tutti, soprattutto per chi crede ancora all'esistenza di forze monolitiche o finge qualche volta e talvolta spesso di averle alle spalle.

Su questo profilo non la seguo anche se le sue parole francamente mi hanno fatto piacere nel rilevare che il problema che noi stiamo affrontando - ed intervengo a sostegno di questo emendamento presentato dai consiglieri di Rifondazione annunciando il voto favorevole - porta all'attenzione una questione per me veramente scontata. Ritengo che il problema dell'occupazione, e rimarco anche qui per le donne e per i giovani, ma anche il contrasto alla disoccupazione, per chi non ha più l'età e ha quindi grosse difficoltà a ritrovare il lavoro, nonché a tutto questo percorso di precarizzazione, siano parte integrante del patrimonio culturale dei socialisti.

Quindi il sostegno all'emendamento è anche un segnale per il riconoscimento di un valore morale alla politica, attraverso il reddito di cittadinanza che una proposta di legge che ho sottoscritto per garantire ai cittadini - questo è il mio punto di vista veramente convinto - l'esercizio del libero pensiero e la possibilità di scegliere autonomamente a chi assegnare la fiducia. Si propone inoltre l'istituzione del fondo regionale di solidarietà sociale che non impone niente a nessuno, ma che chiede veramente una partecipazione solidaristica soprattutto da parte di chi più ha. Vengo da una famiglia modesta e ho potuto studiare perché mio padre e mia madre hanno ritenuto importante permettermi di andare a scuola. Così ho potuto percorrere una strada che per me è stata fondamentale, quella di una crescita innanzitutto umana, personale.

E quindi voto sì per dare un segnale a quanti ripongono fiducia in una maggioranza impegnata a dare concretezza al tema del riequilibrio sociale. In questa decisione mi conforta quanto hanno affermato sia il Presidente della Commissione, Eliseo Secci, sia l'assessore Pigliaru, i quali, nel riconoscere che il problema esiste ed è sentito, mi pare abbiano assunto un impegno preciso per discutere sugli strumenti da utilizzare. Quelli indicati nell'emendamento sono solo alcuni percorsi utili; se sapremo individuarne altri aggiuntivi, significativi che diano risposte immediate, sarà sempre ovviamente un elemento di arricchimento.

Quindi, con il mio voto favorevole, intendo dare un contributo al dibattito e rafforzare gli intenti di questa Giunta e della maggioranza che la sostiene. Propongo inoltre, accogliendo e ampliando il suggerimento dell'onorevole Silvio Cherchi, una sessione straordinaria del Consiglio su questo delicato argomento, anche per chiarirci proprio sulle strade migliori da percorrere per tentare seriamente di restare, con determinazione, nel solco della civiltà sarda che ci caratterizza tutti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, anche noi di fronte all'emendamento numero 1, presentato da tre consiglieri regionali di Rifondazione Comunista, improntiamo il nostro atteggiamento al rispetto e alla riflessione. Nel senso che siamo perfettamente consapevoli del fatto che l'emendamento pone un problema che non è di poco conto e che riguarda i cosiddetti ultimi, cioè le fasce sociali più deboli, proprio quelle fasce di cittadinanza verso le quali ci deve essere maggiore attenzione da parte di chi governa, perché sono quelle fasce che raramente riescono a garantirsi da sole i propri diritti. Quindi, se non vi è attenzione da parte dell'intera collettività nella garanzia dei loro diritti, è facile che questi diritti siano calpestati.

Sarebbe davvero antistorico se sviluppando i nostri ragionamenti in quest'Aula ci volessimo dividere, come forse era possibile cent'anni fa, tra coloro che considerano un valore assoluto la libertà e coloro che considerano un valore assoluto invece la giustizia e l'uguaglianza. Nel senso che credo che chiunque si occupi del bene generale, chiunque si occupi di politica sappia bene che non esistono valori di libertà in assenza dei valori di giustizia e uguaglianza, quanto meno dai punti di partenza, e che non esiste giustizia e non c'è possibilità di uguaglianza dei punti di partenza in una società che non riesce a garantire la libertà.

Quindi, ripeto, sarebbe veramente antistorico ripercorrere in quest'Aula ragionamenti che erano forse buoni per chi li faceva cinquanta o cento anni fa. Se noi liquidassimo sommariamente il problema faremmo un torto alle nostre intelligenze e anche a quella dei colleghi di Rifondazione Comunista che hanno deciso di assumere questa iniziativa, perché ancora oggi esiste comunque una differenza sostanziale ed è quella differenza che comporta che alle elezioni non vi sia una lista unica di un unico partito, ma più liste rappresentanti diverse idealità. Esiste una differenza sostanziale sui modi di intendere lo sviluppo e anche sul modo di intendere la difesa delle fasce più deboli della società. Io credo che nessuno in quest'Aula intenda portare avanti politiche che non tengono in conto la difesa delle fasce più deboli, ma non esiste un modo unico e univoco per difendere le fasce più deboli che sia scientificamente provato essere il migliore in circolazione, e se esistesse non sarebbe quello che viene proposto dai colleghi di Rifondazione Comunista.

Preciso meglio il mio ragionamento: sentendo parlare il collega Uras, che bene difende la causa di cui è portatore, sembra che noi viviamo in una regione dove trionfa il liberismo, che normalmente viene definito sfrenato e selvaggio, due termini che richiamano il Far West. Il Far West nell'immaginario collettivo è legato alla prevaricazione di qualcuno su qualcun altro; automaticamente il liberismo, così definito, diventa anch'esso prevaricazione di qualcuno su qualcun altro. Però, amici di Rifondazione che avete sottoscritto l'emendamento numero 1, le scelte di sviluppo di una società possono avvenire in modi diversi, uno dei quali non esclude interamente l'altro, ovviamente. Allora si può dire che si crede nello sviluppo e si ha fiducia che esso possa produrre ricchezza, e dunque posti di lavoro, e di conseguenza possa garantire complessivamente maggiori risorse disponibili per le fasce più deboli della società; oppure si può dire che non si vuole investire o si vuole investire molto meno nello sviluppo e allora si decide anche che si investe in modo diverso, e cioè si fa una distribuzione più o meno a pioggia delle risorse disponibili senza verificare in nessun modo se l'utilizzo di queste risorse darà un benessere complessivo alla società, oltre a quello che si registra immediatamente dopo aver ottenuto delle risorse.

Se il DPEF fosse una cosa utile - a nostro avviso non lo è e lo ribadiamo -, il vostro emendamento sarebbe dovuto essere accompagnato da un'analisi dei costi e da una verifica delle ricadute sociali, in termini di benessere complessivo, delle vostre proposte. E ci avreste dovuto dire da dove dovremmo tirare fuori le risorse per il reddito di cittadinanza o per il lavoro verde. Ecco, in questo sta la debolezza del vostro ragionamento, nel fatto cioè che se queste risorse devono essere stornate da altre parti dovete anche dirci quale taglio delle risorse destinate allo sviluppo può consentire la ridistribuzione di una ricchezza che non esiste, perché non è stata ancora prodotta. E' questo il nostro problema fondamentale: la ricchezza che si vuole tagliare non è stata ancora prodotta!

Io vi domando, colleghi della Rifondazione: come possiamo pensare di trovarci in una regione dove non dico trionfi il liberismo, ma dove ci siano degli spazi seri, veri, reali per la libera iniziativa del singolo? La nostra è una regione in cui gli industriali, i commercianti, le imprese, gli artigiani, gli operatori turistici, tutti campano aspettando la legge finanziaria regionale, cioè aspettando i soldi. Non si aspettano da questo Consiglio le buone leggi che sono di incentivo per il mercato e che consentono quella triade virtuosa di coesione sociale, competizione e occupazione, ma aspettano, appunto, la legge finanziaria e contestano o premiano il Governo regionale con i loro comunicati stampa in rapporto alla quantità di denaro che la finanziaria destina loro.

Insomma, questa mi sembra una regione in cui di certo non esiste il liberismo selvaggio, che è ovviamente una barzelletta ad uso di chi ci crede tra questi banchi e fuori del Consiglio, ma mi domando se vi siano spazi di libertà che consentano davvero di coniugare quella triade virtuosa che l'Assessore regionale e la Giunta hanno nel loro Documento di programmazione economica e finanziaria evocato. Credo che questo sia il ragionamento finale da fare. Certo, non ci distinguiamo più tra antilibertari e antiegalitari. Ognuno di noi ha imparato qualcosa dagli altri: noi liberali abbiamo imparato qualcosa dai comunisti, abbiamo imparato qualcosa dai socialisti e siamo contenti che ce l'abbiate insegnata, però c'è sempre il momento in cui ci si divide sulle scelte e questo è appunto un momento di divisione sulle scelte, perché si può scegliere se le poche risorse che ci sono debbono essere prevalentemente, non certo esclusivamente, utilizzate per produrre nuova ricchezza a garanzia delle fasce sociali più deboli, oppure se debbono essere distribuite a pioggia a quelle stesse fasce sociali. Sarebbe facile ricordare il famoso apologo degli strumenti per la pesca forniti in alternativa alla diretta fornitura del pescato, ma farei torto alla vostra intelligenza e alla complessità del problema che voi stessi avete posto.

Io sono contento del fatto che in Aula ci si possa dividere su questi temi, perché anche questo è politica, mi stupisce però che voi possiate stare dentro una maggioranza che ha posizioni politiche sostanzialmente diverse dalle vostre.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda Giuseppe. Ne ha facoltà.

FADDA GIUSEPPE (R.C.). Io credo che tra le riforme che dovremo affrontare e adottare molto probabilmente dovremmo includere questo Documento di programmazione economica e finanziaria.

Ritengo inutile questa discussione, perché considero sufficiente che il Consiglio discuta, si confronti e prenda delle decisioni quando tratta di legge finanziaria e di bilancio, e del resto noi siamo chiusi in quest'aula a discutere di assestamento, di DPEF e di legge finanziaria. Diciamo che dieci mesi all'anno li dobbiamo dedicare alla discussione della finanziaria. Ripeto, non possiamo continuamente fare discussioni accademiche del tipo di quella odierna, che comunque non modificano nulla, e sono anche contrario alla politica spettacolo che utilizza l'Aula per avanzare proposte demagogiche, come quelle contenute nell'emendamento numero 1, che è stato presentato da tre compagni di Rifondazione senza minimamente concordarlo con gli altri componenti del Gruppo, figuriamoci con la maggioranza!

Ritengo, quindi, che non si possa utilizzare l'Aula esclusivamente per fini interni alla propria appartenenza politica. Rivendico l'autonomia e la diversità del partito della Rifondazione Comunista, ma sono anche per la coerenza della nostra collocazione in un'alleanza composita. Ritengo anche che gli emendamenti vadano discussi all'interno del proprio Gruppo, in primo luogo, e anche con la Giunta e la stessa maggioranza.

Alcune delle problematiche di cui si è parlato sono state inserite nella proposta di piano socioassistenziale, come quella sul reddito di cittadinanza, hanno trovato collocazione in quel piano e c'è stato il concorso sia dell'Assessore della sanità sia dell'Assessore del lavoro. A mio avviso, comunque, le problematiche che pone questo emendamento sono serie e chiedo alla Giunta e all'intera maggioranza di predisporsi a discutere di questi aspetti durante la sessione di bilancio, con la massima disponibilità a un compromesso che ci veda approvare proposte condivise.

Un riferimento al problema morale: io ritengo che la morale non vada commisurata all'indennità che noi percepiamo, ma all'efficacia e alla concretezza del nostro operare, evitando però i polveroni, per risolvere i problemi della gente. Solo così giustifichiamo il costo che la democrazia deve avere e che le viene riconosciuto, ed è un costo che deve pagare con la trasparenza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Signor Presidente, l'emendamento presentato dai compagni Pisu, Uras e Davoli richiama un argomento estremamente impegnativo che, però, nel corso della discussione, lo dico senza voler intervenire nelle questioni interne al partito della Rifondazione Comunista, è stato caricato di significati diversi rispetto al contenuto dell'emendamento stesso.

Io non credo che il compagno Uras possa pensare di attestare una parte della maggioranza di centrosinistra sulla sua posizione, dal punto di vista della dialettica interna a Rifondazione Comunista. Invece dal punto di vista tecnico dell'emendamento, se c'è - e io penso che ci sia - alla base un ragionamento sentito, perché si tratta di argomenti antichi, la mia opinione è che si possa e si debba trovare un punto d'incontro.

Stamattina il presidente Floris ha rivolto una critica alla maggioranza di centrosinistra che governa la Regione. Io l'ho ascoltata, per la parte che rappresenta l'ho anche apprezzata, però era carente in un aspetto, e domando: quante volte, nelle sedute precedenti, diversi colleghi del centrosinistra hanno proposto un confronto sulle questioni generali, compresa l'impostazione del DPEF? Tante volte. Quante risposte positive sono arrivate? Neanche una! Se la proposta del presidente Floris trova accoglimento all'interno della parte che stamattina si voleva rappresentare, noi abbiamo porte e finestre aperte, ma dobbiamo stabilire quali sono i temi di un confronto alto su cui impegnare il Consiglio, che non riguardano certamente le scaramucce sugli emendamenti, né ovviamente gli aspetti che si considerano marginali per la discussione. Il tema proposto dal collega Uras non è marginale, è anzi estremamente impegnativo per le cose che si richiedono a questa maggioranza e al Consiglio regionale nel suo insieme.

Allora una norma che può essere duratura, o si auspica che lo sia, che vada oltre gli schieramenti attuali, deve essere condivisa. Caro collega Uras, pensare di istituire un fondo di solidarietà come strumento principale per affrontare i temi del lavoro, pensare alla cultura dei progetti obiettivo, o pensare agli ultimi, parte estremamente impegnativa nella discussione politica nazionale e internazionale, nel confronto tra cattolici e laici, significa che questo argomento non deve essere affrontato in modo marginale e tanto meno, aggiungo io, per una polemica interna allo schieramento del quale si fa parte. Se c'è la volontà di richiamare l'attenzione del Consiglio su questo tema estremamente delicato, che riguarda il lavoro e l'attenzione verso gli ultimi, noi tutti, penso di poterlo dire, siamo disponibili a cercare un punto d'incontro. Ma, collega Uras, tu lo vuoi trovare il punto d'incontro, intendo non dentro il partito della Rifondazione Comunista, il che poco mi interessa, ma nella maggioranza? E, aggiungo, riprendendo il pensiero del collega Floris, il punto d'incontro su un tema così delicato lo vogliamo trovare anche nel Consiglio, essendo chiaro che l'appuntamento pratico per il confronto è la discussione del bilancio e della finanziaria? In quella occasione si potrà richiamare questo tema, e io lo richiamerei, se fossimo d'accordo, con un ordine del giorno unitario, il che significa impegnare questo Consiglio in una discussione di merito in Aula e nelle Commissioni, per trovare le risorse, come dicevano, mi pare, i colleghi La Spisa e Vargiu, per far fronte all'appuntamento di cui stiamo parlando.

Se c'è questa volontà bisogna muoversi: si sospenda la discussione su questo punto, tre o quattro amici e compagni che conoscono bene la materia predispongano un ordine del giorno pensato e ragionato che sarà discusso brevemente, o per il tempo che sarà necessario, e poi posto in votazione. In questo modo si pone all'attenzione dell'Aula un tema che non può essere oggetto né di scaramucce interne ai partiti né di tentativi di richiamare solo marginalmente il Consiglio su un tema delicato e importante, perché così sarebbe se una parte votasse contro - e anch'io voterò contro se non si trova il punto d'incontro - e tre o quattro consiglieri, compresa la collega Caligaris, votassero a favore. Ma un tema così delicato come quello che voi avete proposto non merita questo. Se c'è la volontà noi siamo disponibili ad accogliere il pensiero e a trattare, anche in futuro, i contenuti dell'emendamento numero 1.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Davoli. Ne ha facoltà.

DAVOLI (R.C.). Signor Presidente, per noi non è una scaramuccia, non stiamo giocando a bussolotti, per cui non voglio neanche rispondere al compagno Peppuccio. Mi ha sorpreso la sua dichiarazione, ma siccome non voglio entrare nel merito della discussione interna, anche perché in questo momento....

(Interruzioni)

DAVOLI (R.C.). Lo sanno tutti chi è Peppuccio o c'è qualcun altro che si chiama Peppuccio qua? Sentendo l'intervento di Renato Cugini…

CUGINI (D.S.). Compagno!

DAVOLI (R.C.). Compagno Renato. Il collega Pisu non ti chiamerebbe così. E' evidente che ci rendiamo conto che qualcosa si è mosso in quest'Aula, perché dagli interventi che abbiamo sentito abbiamo capito e percepito che l'argomento che abbiamo proposto al dibattito in Aula evidentemente è molto sentito e non poteva non essere così, anche perché di questo argomento ne stiamo discutendo oggi, ma ne abbiamo discusso ieri, ne abbiamo discusso l'anno scorso, altri ne hanno discusso in anni precedenti e ne discute tutti i giorni la gente nelle piazze, nei bar, nelle strade.

Vedete, l'altro giorno un povero Cristo di disoccupato di Nuoro, è andato ad occupare, disperato, un appartamento dello IACP. Non sapeva cosa fare, non sapeva come vivere. L'altro giorno ancora ho saputo che probabilmente alcune cooperative che gestiscono dei musei storico-ambientali-archeologici chiuderanno; chiuderanno perché non riusciranno più ad andare avanti. Ho voluto citare questi due esempi, che conosco direttamente, per rendere più esplicita la situazione di drammatizzazione sociale che esiste nei nostri territori, soprattutto nei territori dell'interno e delle zone svantaggiate. E allora, quando assistiamo a scenari di questo tipo mi sembra ovvio, mi sembra naturale, mi sembra sacrosanto che in quest'Aula si discuta anche di queste cose. E l'emendamento proposto, come ben ha detto il compagno Uras, voleva rimarcare, voleva specificare, voleva rendere ancora più evidente questa drammatizzazione. Non lo stiamo facendo semplicemente perché, come qualcuno ha sostenuto, ci sono giochi interni a Rifondazione. Ci sono posizioni diverse, e non lo neghiamo, non stiamo qui a nascondercelo, però pretendiamo il rispetto per il nostro lavoro e per il nostro comportamento rispettoso nei confronti degli altri consiglieri e degli altri Gruppi politici.

Ora, la proposta che ci ha fatto Renato Cugini possiamo esaminarla, possiamo anche condividerla, possiamo vedere se riusciamo a trovare un punto d'incontro, perché noi nel confronto ci stiamo. Quindi condividiamo e accettiamo la proposta e chiediamo una sospensione di quindici minuti, perché dobbiamo fare, comunque, le nostre riflessioni e confrontarci con gli altri nostri compagni.

PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione del paragrafo 9. Se non ci sono opposizioni, mi rivolgo naturalmente sia ai colleghi della maggioranza sia a quelli della opposizione, propongo di accogliere la richiesta dell'onorevole Davoli di sospendere i lavori per cinque minuti.

SECCI (La Margherita-D.L.). La proposta del collega Cugini consisteva nel sospendere l'esame del paragrafo 9 e andare avanti. E' differente.

PRESIDENTE. Io avevo inteso una sospensione dei lavori per qualche minuto. Se invece si vuole sospendere il paragrafo 9, proseguire con l'esame e la votazione degli altri punti per tornare conclusivamente sul 9, penso che anche questa possa essere una soluzione. E nel frattempo chi deve ragionare ragioni.

OPPI (U.D.C.). Se dobbiamo interrompere interrompiamo i lavori, per le cose dette.

PRESIDENTE. Altre volte abbiamo rinviato l'esame di un punto su cui c'erano difficoltà alla fine. Sospendo per dieci minuti la seduta, che riprenderà alle ore 18 e 15.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 04, viene ripresa alle ore 18 e 23.)

PRESIDENTE. Colleghi, possiamo riprendere anche se con qualche minuto di ritardo rispetto alle previsioni. Siamo in fase di votazione del paragrafo 9. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu, per dichiarazione di voto, immagino. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, vorrei formulare una proposta. Chiedo la sospensione dell'emendamento numero 1, per consentire all'Aula di proseguire nella discussione sugli altri punti. Nel frattempo, accogliendo la proposta dell'onorevole Cugini, cercheremo di predisporre un ordine del giorno che recepisca i contenuti essenziali dell'emendamento e, alla fine dei lavori, possa essere discusso e approvato.

PRESIDENTE. Se non ho capito male, onorevole Pisu, lei propone di votare il paragrafo 9, di proseguire con la votazione degli altri paragrafi e di ritornare sull'emendamento numero 1 alla fine della discussione. E' così? Siccome è un emendamento aggiuntivo, possiamo procedere in questo modo: si vota prima il paragrafo, poi l'emendamento, per la parte che viene proposta.

Io sto cercando di capire la proposta e di spiegarla ai colleghi, poi le valutazioni spettano all'Aula. E' così, onorevole Pisu?

PISU (R.C.). No, io ho chiesto la sospensione del paragrafo 9, cioè chiedo che si passi a esaminare il paragrafo 10, è chiaro?

PRESIDENTE. Adesso è chiaro. Lei propone di non procedere adesso all'approvazione del paragrafo 9 ma di accodarlo alla discussione. Rapidamente, sulla proposta dell'onorevole Pisu possono intervenire un consigliere a favore e uno contro. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io mi ero prenotato per dichiarazione di voto, ma in ogni caso spiegherò perché non siamo d'accordo sulla proposta del collega Pisu. Tra l'altro, considerando che l'emendamento numero 1 è aggiuntivo, credo si possa votare in ogni caso il paragrafo 9 e rimandare eventualmente la votazione dell'emendamento. Potremmo accedere a questa ipotesi.

Fondamentalmente, nell'esame del paragrafo 9, è emersa una questione tutta interna alla maggioranza, o meglio nell'esame di questo DPEF stiamo scoprendo una maggioranza che non so più come definire: politica non è, numerica lo è nelle espressioni di voto, ma nelle posizioni mi sembra alquanto disarticolata.

Abbiamo iniziato col discutere le problematichhe inerenti a questa maggioranza e al Presidente del Consiglio nella determinazione dei ruoli nelle Commissioni, abbiamo continuato, nel corso dell'esame del DPEF, con tutte le disparità e le diverse visioni che esistono all'interno di questa maggioranza, adesso, dopo una lunga discussione tutta vostra, ci viene fatta un'ulteriore proposta. Ricordo che l'onorevole Cugini aveva proposto - se ricordo male mi corregga, collega Cugini - di predisporre un ordine del giorno unitario. Noi non abbiamo sentito parlare di nulla, perciò l'ordine del giorno unitario ha la funzione di riunificare la maggioranza che, in questo momento, probabilmente tanto unita non è, ma non lo è adesso come non lo era prima e non lo è sul DPEF. Quindi adesso c'è la proposta di sospendere, dopo che ci avete tenuto due ore qui a parlare dei vostri problemi e non dei problemi della Sardegna.

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, abbiamo capito la sua opinione. Lei adesso sta facendo un intervento.

CAPELLI (U.D.C.). No, no, lo faccio dopo.

PRESIDENTE. Appunto.

CAPELLI (U.D.C.). Se ritenete opportuno chiedere una sospensione per risolvere i vostri ormai ben noti problemi di coesione e di visione politica delle problematiche contenute nel DPEF noi accediamo a questa richiesta, ma non accediamo alla proposta dell'onorevole Pisu.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Capelli. C'è un accoglimento parziale della proposta dell'onorevole Pisu, nel senso che si propone di votare il paragrafo 9, che in ogni caso ha un andamento separato dall'emendamento aggiuntivo numero 1, e di rinviare l'emendamento alla conclusione del dibattito. Se non c'è un'intesa, io mi rimetto all'Aula, onorevole Uras. La proposta è quella di rinviare l'emendamento numero 1, che essendo aggiuntivo va votato dopo il punto 9. Se rinviassimo anche il punto 9 alla conclusione del dibattito si voterebbe comunque prima il paragrafo 9 poi l'emendamento aggiuntivo.

URAS (R.C.). Se la proposta è questa, noi l'accogliamo.

PRESIDENTE. Mi pare che la proposta di rinvio dell'emendamento alla conclusione della discussione sia accolta. Procediamo quindi alla votazione del paragrafo 9. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

PRESIDENTE. Va bene. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, intervengo per dichiarazione di voto e per concludere il ragionamento di prima, perciò sarò brevissimo, anche perché noi ora voteremo il paragrafo 9 che di fatto stabilisce un orientamento. In alcuni passaggi del punto 9 è chiara la proposta della Giunta sulle politiche per quanto riguarda i settori produttivi, lo sviluppo e quant'altro. Al paragrafo 9 è agganciato l'emendamento che abbiamo sospeso e che dice tutt'altro: pur essendo presentato come emendamento aggiuntivo fa delle specificazioni sul lavoro che sono totalmente diverse da quanto enunciato dalla Giunta. Potrebbe essere considerato un emendamento intruso, evidentemente si può scrivere di tutto nel DPEF. Perché dico questo e non recedo, ovviamente? Abbiamo già detto che l'emendamento aggiuntivo sarà giudicato in un altro momento, per cui, è giusto, si voterà prima il paragrafo e poi l'emendamento aggiuntivo, ma mi domando per l'ennesima volta: se stavamo parlando di un qualcosa che doveva correggere il DPEF, perché accediamo a fare un minestrone? Diciamo tutto e il contrario di tutto, il che è un classico data la situazione politica di questa maggioranza, che vede Gruppi che si spaccano, Gruppi che si costituiscono, componenti di un Gruppo che intervengono per dire cose diametralmente opposte e contrarie a quelle che sostiene o il proprio Capogruppo o il proprio compagno di banco. Intendo proprio compagno di banco, non compagno politico. Quanti compagni e quante linee politiche ci sono in questa maggioranza? Stamattina avete iniziato dicendo - l'ha ammesso lo stesso Siro Marrocu - che ci sono dei problemi. Quando si parla di questa coalizione le visioni diverse vengono chiamate ricchezze, ed è l'arte di poter comunque illustrare qualcosa. Noi non arriveremo mai, presumo, in questa legislatura, a una seria e dignitosa crisi politica, perché il sistema che è stato richiamato non lo consente per vari motivi, ma è indubbio che ci sia - io lo sostengo da tempo - una seria crisi di sistema che coinvolge tutti e sulla quale non c'è la reale disponibilità e volontà di intervenire. Noi abbiamo già detto che, a nostro avviso, si può intervenire nel capitolo delle riforme; abbiamo scritto delle proposte di legge alle quali voi non accedete. Poi parlate di dialogo, di riforme da fare insieme! Non si può nemmeno discutere un testo della minoranza, foss'anche un testo di partenza e non di arrivo! Non lo consentite. Dov'è la vostra democrazia, la governabilità? Governabilità vuol dire - è stato tradotto in qualche intervento precedente - stare qui a tutti i costi. Questa è la governabilità di oggi, questa è la governabilità che ci state regalando! Ma la governabilità di uno Stato, la governabilità politica di una Regione è ben altra cosa dello stare sempre e comunque insieme attaccati allo scranno. E' un'altra cosa! Questo sistema ci costringe a questo e voi oggi lo state dimostrando. E' chiaro a tutti quelli che hanno fatto un minimo di percorso politico che questa è vera crisi della politica e della maggioranza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Intervengo per dichiarare l'astensione sul punto 9, che ha un significato intanto in ragione della ricerca di un'intesa. Le coalizioni, di cui l'onorevole Capelli ha fatto un'esperienza molto significativa nella scorsa legislatura, in un sistema bipolare, per confrontarsi in modo chiaro e con possibilità anche di vittoria rispetto agli avversari politici, sono molto composite. E' vero che ci sono elementi di distanza enorme: l'Udeur (il collega Marracini ha una precedente esperienza di appartenenza politica a un altro polo) è, diciamo, il soggetto politico di confine della nostra coalizione. Anche noi siamo un soggetto politico di confine, più confinato del soggetto politico a cui faccio riferimento! L'Udeur, dicevo, è una forza politica della nostra coalizione, ha un orientamento centrista nel merito forse molto meno distante dalle posizioni ideologiche dell'UDC e di altre forze del centrodestra di quanto non lo sia dalle ideologie di Rifondazione Comunista. Il fatto è che anche le contingenze politiche determinano la composizione delle coalizioni e in questo sistema, che io mi auguro di riformare, la stessa legge elettorale, prevedendo degli strumenti che non sono innovativi in senso positivo, ma sono comunque un'innovazione di questa stagione - penso al listino, che condiziona la vita politica dei partiti e anche di questo Consiglio -, determina situazioni anche di questa natura.

Io non lo nascondo: certo che è una ricchezza imparare a stare insieme pur essendo diversi; è un'esperienza positiva anche molto importante, che arricchisce anche dal punto di vista umano, non solo politico. Io ho grande rispetto per la minoranza e per l'opposizione, ho anche relazioni personali ottime con alcuni componenti della minoranza con cui riesco a dialogare talvolta anche politicamente, a trovare nel concreto delle posizioni comuni, perché sono frutto di un ragionamento, di una scelta razionale, la migliore possibile. E' noto che ci sono nella minoranza delle sensibilità che non sono molto distanti dalle mie, sul piano umano, rispetto ai grandi problemi. Nell'emendamento numero 1 noi solleviamo due temi che hanno questo significato: il primo è quello della povertà, che è un fenomeno crescente che colpisce anche le famiglie con reddito da lavoro e condiziona la vita di una società perché relega ai margini una fetta importante di popolazione. Poniamoci il problema di come recuperare questa popolazione in modo attivo all'interno dei processi economici e sociali che riguardano la nostra Regione. Il secondo tema è quello del lavoro, per il quale dobbiamo dare anche risposta all'emergenza, non possiamo aspettare le riforme strutturali. Le riforme strutturali vadano avanti, qualcuna la condivideremo con convinzione, qualcun'altra con meno convinzione, altre le osteggeremo, però questa è la storia di questo momento storico.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del paragrafo 9.

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - UGGIAS.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - ATZERI - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CHERCHI Oscar - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - FLORIS Mario - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - OPPI - PETRINI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SCARPA - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - DAVOLI - PISU - PITTALIS - URAS.

Risultato della votazione

Presenti 74

Votanti 69

Astenuti 5

Maggioranza 35

Favorevoli 39

Contrari 30

(Il Consiglio approva).

Metto in votazione il paragrafo 10 "Reti e infrastrutture".

(E' approvato)

Metto in votazione il paragrafo 11 "La salute, i servizi al cittadino, la casa".

Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Vorrei proporre al Consiglio un emendamento orale che precisa meglio un periodo che è stato oggetto di discussione e che per come è stato scritto può trarre in inganno.

Nella seconda riga del paragrafo 11.1 "Sanità" si parla di piano sanitario regionale approvato dalla Giunta. La proposta che faccio è quella di inserire la parola "preliminarmente" dopo la parola "approvato", perché l'approvazione della Giunta non avviene ai fini dell'avvio della decisione, quindi della trasmissione al Consiglio, ma ai fini dell'avvio della concertazione sociale, che è stata appunto avviata in seguito al via libera alla bozza dato dalla Giunta. Si tratta quindi di una bozza e non di un provvedimento definitivo.

PRESIDENTE. Se si vuole si può precisare, ma non è una dizione contenuta nel DPEF che può cambiare l'iter del Piano sanitario, che è noto, però se lei, onorevole Secci, propone di rafforzare il fatto che è previsto un passaggio in Consiglio, questo va fatto anche al primo comma del punto 11.2, dove l'espressione è ripetuta.

OPPI (U.D.C.). No, è diverso.

PRESIDENTE. Solo nel paragrafo relativo alla sanità, va bene, ad abundantiam, perché poi si precisa che il Piano sanitario è in discussione in Consiglio regionale. E' scritto.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Non è in discussione in Consiglio.

OPPI (U.D.C.). Non esiste, non c'è un documento!

PRESIDENTE. Onorevole Oppi, su che cosa intende intervenire?

OPPI (U.D.C.). Intervengo sulla proposta fatta dal collega Secci, per dire che stiamo parlando di due cose completamente diverse. Innanzitutto non esiste un documento della Giunta sul piano sanitario, perché se esistesse un documento della Giunta, anche preliminare, sarebbe stato consegnato al Consiglio regionale, cosa che non è avvenuta. Si sa perfettamente che c'è stata una discussione e che non c'è nulla in via preliminare, non vuol dire niente. Poi si precisa che il Piano è in discussione in Consiglio, o meglio lo sarà, ma sono le linee quelle che non si conoscono.

Si parla di razionalizzazione e della parte restante di un documento che non esiste e di cui non siamo a conoscenza. Si può fare stringatamente un capitoletto in cui si dice che sarà approvato il Piano sociosanitario senza linee guida, che non esistono, senza entrare nel merito. Ci sono soltanto intenti. Un piano sanitario prevede che in quel dato ospedale ci siano tot posti letti, determinate figure professionali, determinati servizi, eccetera. Quella specie di bozza segreta che c'è non è un piano, di conseguenza, siccome ciò che è scritto in questo paragrafo non è veritiero, va cancellato.

PRESIDENTE. Faccio io una proposta: "Le cui linee di indirizzo sono state approvate dalla Giunta regionale il 1° giugno 2005, ora in discussione in Consiglio".

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. "Ora in discussione con le parti sociali".

OPPI (U.D.C.). Le parti sociali sono in Consiglio!

PRESIDENTE. E' difficile correggere un testo in Aula attraverso emendamenti orali.

OPPI (U.D.C.). Se non ci sono problemi, lasci pure questa stesura.

PRESIDENTE. Lasciamo il testo così com'è?

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. No.

OPPI (U.D.C.). Che cosa vuol dire no? Allora non siete in buona fede!

PRESIDENTE. Chiedo scusa, credo che il modo di procedere nella discussione sia un po' improprio, nel senso che non possiamo emendare un testo se ancora non abbiamo chiaro di che cosa stiamo parliamo e se dobbiamo intenderci sui termini da usare. Se c'è bisogno di precisare i termini e anche il contenuto del programma approvato dalla Giunta sospendiamo i lavori per cinque minuti. L'Assessore ha chiesto di fare delle precisazioni? No.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Sì, ho notato la sua richiesta, onorevole Masia. Hanno chiesto di intervenire nell'ordine gli onorevoli Porcu, Masia e Capelli. Se apriamo un dibattito su questa questione i tempi si allungano, se invece si tratta di precisare un termine propongo, se siete d'accordo, di sospendere i lavori per cinque minuti per consentire la predisposizione dell'emendamento nella formulazione più corretta. Sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 48, viene ripresa alle ore 18 e 54.)

PRESIDENTE. L'approfondimento ha portato alla proposta di inserire dopo la parola "approvato" la parola "preliminarmente" e di cancellare l'inciso "ora in discussione in Consiglio regionale". Quindi l'emendamento è rivolto da una parte all'eliminazione dell'inciso e dall'altra parte al rafforzamento del fatto che si tratta di un atto preliminare.

Ha domandato di parlare il consigliere Porcu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PORCU (Progetto Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi ero riproposto di intervenire brevemente sui paragrafi 10 e 11, quindi su alcuni temi che riguardano la politica energetica e la politica sportiva.

Il collega La Spisa, che è un osservatore attento, rilevava come nel capitolo sulle politiche energetiche si richiami la possibilità di esportare energia dalla nostra regione. Il collega La Spisa ha voluto sottolineare che questo può significare la volontà di sposare la politica energetica dell'amministrazione precedente di centrodestra, che vedeva nella Sardegna la piattaforma energetica del Mediterraneo. Io vorrei rassicurare non tanto il collega La Spisa quanto i cittadini sardi che così non è, o almeno così non è in tema di energie alternative e di energia eolica. Su alcuni temi, come quelli riguardanti il metanodotto o la Carbosulcis, indubbiamente ci sono dei richiami ad alcuni aspetti validi del piano energetico della precedente amministrazione, ma sicuramente nel campo delle energie alternative il progetto è ben diverso.

Innanzitutto quel nefasto progetto di parco eolico, che doveva disseminare duemila torri eoliche in Sardegna, è stato definitivamente bloccato anche dalla legge salvacoste. Era un piano che tra l'altro non poteva essere attuato, proprio come si spiega nel paragrafo, per effetto della mancanza del cavo di collegamento con il continente, quindi, di fatto, i megawatt prodotti da quella disseminazione di pale nefaste per il nostro paesaggio non si sarebbero neanche potuti utilizzare.

La parola eolico, per fortuna nostra, non compare mai in questo DPEF. Si parla di biomasse, di energia idroelettrica, di energia solare; in alcuni capitoli si parla di efficienze energetiche e riduzione dei consumi, ma forse in maniera insufficiente, perché nel citare gli accordi di Kyoto - vedo che l'Aula, forse per il caldo o per l'esigenza di chiudere rapidamente, in questo momento è abbastanza distratta - in ordine alla elaborazione del Piano energetico non si menziona appunto l'energia eolica.

Alcuni aspetti del Piano energetico sono richiamati anche in altre parti del DPEF che ritengo importanti, perché non può esistere un Piano energetico che non prenda in considerazione il fatto che le emissioni di ossido di carbonio non derivano soltanto dalla produzione di energia. Da questo punto di vista non è corretto concentrare tutto solo sull'energia elettrica, perché vi sono altri elementi che riguardano in gran parte il piano, e infatti il DPEF, parlando di edilizia, considera anche tutto quello che attiene al condizionamento degli edifici. Si spiega in più parti del DPEF, non solo in questo paragrafo, che qualsiasi iniziativa in campo energetico deve essere sostenibile sotto il profilo ambientale e paesaggistico. Si spiega molto bene che qualsiasi iniziativa in campo energetico, come un nuovo impianto, deve essere rigorosamente sottoposta a valutazione ambientale strategica. Credo, quindi, che non sussista il pericolo che secondo l'osservazione del collega La Spisa poteva profilarsi dell'accettazione di una filosofia che invece va vista molto più semplicemente come esigenza di assicurare la disponibilità di energia elettrica. E assicurare questa disponibilità vuol dire avere una capacità produttiva al di sopra della massima esigenza, che quindi in alcuni momenti, proprio per la stabilità e funzionalità della rete, può anche comportare un trasferimento di energia sulla rete nazionale.

Rassicurati dunque i cittadini che non c'è ripensamento alcuno sui pilastri della politica energetica, tanto meno sulla componente che riguarda l'energia alternativa, vorrei fare un breve cenno alla politica sportiva. Credo che questo DPEF preveda una cosa importante non soltanto nel titolo...

PRESIDENTE. Onorevole Porcu, i cinque minuti concessi per la dichiarazione di voto sono trascorsi.

PORCU (Progetto Sardegna). Ritenevo di intervenire nella discussione del paragrafo, Presidente. Non è stato detto in alcun modo che eravamo in fase di dichiarazioni di voto.

PRESIDENTE. Nella discussione del paragrafo successivo eventualmente potrà completare il suo pensiero.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, un intervento rapido su argomenti che per altro meritano di essere discussi. Al di là dell'infortunio in cui è incorsa la Giunta nella presentazione del paragrafo 11, dove un piano sanitario che non è stato approvato viene dato per approvato, cosa già fatta rilevare in Commissione, il breve inciso che rimette le cose a posto si poteva già prevedere prima che il testo arrivasse in Aula, e lo si poteva prevedere esattamente nella formulazione indicata dalla delibera numero 25/24 del 1° giugno 2005, e cioè "la Giunta delibera di approvare la bozza preliminare".

Quindi è utile precisare ciò che ad oggi è stato approvato affinché tutti i consiglieri ne siano a conoscenza. Così quando nei dibattiti pubblici, a cui spesso ci accade di partecipare, citeremo il Piano sanitario regionale lo faremo sapendo che la delibera del 1° giugno, di cui è stata data ampia comunicazione alla stampa e alle televisioni e che è stata ampiamente diffusa in dibattiti, comizi, congressi e meeting, riguarda in realtà l'approvazione di una bozza preliminare.

Voi tutti, colleghi, sapete come funzionano le delibere di Giunta, come vengono approvate e qual è l'iter successivo alla loro approvazione. Il Piano sanitario regionale non è in Consiglio né da nessun'altra parte, se non nella buona volontà della Giunta che ha approvato una bozza preliminare di Piano. Però l'occasione è gradita per completare la lettura del dispositivo della delibera del 1° giugno, che dice di dare mandato all'Assessore regionale dell'igiene e sanità per porre in essere, entro trenta giorni, un percorso di consultazione per poi procedere all'approvazione definitiva del Piano in Giunta. Ciò significa che l'infortunio è parziale, perché l'Assessore riteneva che, a settembre, quando il DPEF sarebbe approdato alla discussione in Consiglio, la Giunta avrebbe già provveduto all'approvazione del Piano sanitario. Quindi il problema fondamentale è chiedere all'assessore Dirindin - magari lo può fare qualcuno dei componenti della Giunta nei prossimi giorni - come mai il Piano sanitario regionale non è stato approvato entro il 30 giugno, come invece recita la delibera numero 25/24 del 1° giugno 2005.

Noi vorremmo sapere dove e perché si è arenata la volontà riformistica della Giunta, che aveva promesso l'arrivo in Consiglio del Piano sanitario regionale entro il 31 dicembre 2004, e vorremmo avere rassicurazioni da parte dell'assessore Dirindin circa il fatto che tutte le cose carine che sono scritte nel DPEF, e che dovrebbero essere contenute nel Piano sanitario, se sarà approvato in un testo simile alla bozza preliminare, sono prossime all'approvazione e quanto tempo dovremo ancora aspettare non perché la Sardegna abbia un Piano sanitario regionale, che richiede la discussione in Commissione e in Aula, ma per lo meno perché venga proposto un Piano sanitario sul quale il Consiglio possa fare delle considerazioni e apportare delle modifiche. Oggi le considerazioni e le modifiche le può fare soltanto la Giunta perché, non essendo approvato definitivamente il Piano sanitario, la Giunta potrebbe teoricamente stravolgere, una volta sentite le parti sociali, la bozza di Piano che oggi ha in mano. Quindi nessun consigliere regionale sa, a meno che non abbia un contatto diretto - che io non ho - con l'Assessore della sanità, quali siano le linee guida o quale sia la realtà effettiva di un Piano sanitario regionale che ad oggi non esiste.

Pertanto, colleghi, ogni volta che partecipate a un dibattito televisivo ricordatevi che il Piano sanitario regionale ad oggi non c'è e stimolate l'Assessore della sanità perché faccia in modo che ci sia domani. Noi cercheremo di stimolarlo insieme a voi e ci congratuleremo con voi e con lo stesso Assessore non appena questo Piano sarà pronto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Io avrei evitato di intervenire, però mi si consenta di tornare su un aspetto già discusso, come ha fatto una volta il professor Gessa e oggi - lo dico con pacatezza e certamente senza voler offendere nessuno - anche il collega Porcu, il cui intervento peraltro non ho capito. Quindi mi appello al Presidente, perché anch'io avrei delle giustificazioni, essendo un po' sciancato oggi, per non aver fatto in tempo a iscrivermi a parlare dopo alcuni interventi, soprattutto della maggioranza, che non condivido. Infatti parlare, come ha fatto il professor Gessa, su un capitolo che è già stato esitato, parlare della politica della legge salvacoste, di energia elettrica o del protocollo di Kyoto in risposta a quanto detto dall'onorevole La Spisa sull'ambiente è fuori luogo.

Signor Presidente, siccome stamattina si è adottato un metodo, le chiedo che questo metodo sia adottato costantemente. Stamani non è stato consentito a nessun consigliere di dire una sola parola dopo che il tempo era scaduto e non si può modificare il metodo a seconda di chi presiede. Presidente, mi consenta, quando un consigliere va completamente fuori tema e siamo in una fase particolare dei lavori consiliari bisogna essere coerenti con gli atteggiamenti assunti durante l'arco della giornata e nei giorni precedenti.

Il resto del contesto invece è evidente. Io ho correttamente avvertito l'Assessore della sanità che si trattava di un errore, ma noi vogliamo essere informati. Il Piano sanitario non esiste fino a quando non viene depositato presso il Consiglio, perché abbiamo il diritto di fare audizioni e di farne tante quante ne fanno gli altri. E soprattutto ci sono tante cose in queste poche righe - per amore della verità molto molto poche - sulla sanità contenute nel DPEF che noi possiamo non condividere. Avremmo potuto chiedere, se ci fosse stato l'Assessore, quanti sono i posti letto. Se c'è un Piano sanitario bisogna sapere quanti sono i posti letto, che cosa si intende fare per Olbia, visto che abbiamo appreso ieri dalla televisione - ma lo sapevamo già - che a Olbia il ministro Storace deve dare il placet: si vuole realizzare il primo lotto, si prendono i soldi del secondo lotto, si cede il tutto magari all'INAIL e poi si rimane senza i posti letti che vengono dati magari al privato.

Questa questione deve essere oggetto di particolare attenzione. Noi l'avevamo sanata, se però gli interventi continuano mi consenta di dirle, Presidente, che io, che sono per natura prepotente, interverrò per tutte le volte che potevo farlo e non l'ho fatto. Atteniamoci scrupolosamente all'oggetto della discussione, parlare del sesso degli angeli non serve a nulla. Dove vogliamo arrivare, Presidente? Vogliamo presentare un ordine del giorno? Io ho apprezzato quello che ha detto il collega Cugini, ma noi non siamo stati coinvolti, in quel quarto d'ora di sospensione, di conseguenza non può esistere il nostro assenso su un eventuale ordine del giorno. E' chiusa anche la discussione. Insomma, a parole dite di essere disponibili al dialogo, concretamente dimostrate il contrario!

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Oppi. Stiamo rispettando puntualmente i tempi, perché nessuno nella giornata odierna, durante la quale ho sempre presieduto io, ha avuto più tempo di quello concesso. Stiamo facendo funzionare rigorosamente il meccanismo di controllo elettronico del tempo. Sulla pertinenza degli argomenti ho più volte richiamato i colleghi e posso rinnovare l'invito a stare nei termini della dichiarazione di voto, il che deve rendere ancora più puntuale ogni intervento.

Metto in votazione il paragrafo 11 "La salute, i servizi al cittadino, la casa", nel testo emendato. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione il paragrafo 12 "La politica delle entrate e la manovra di bilancio". Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'allegato "Gli strumenti di programmazione - Stati di attuazione". Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Vorrei sapere se ci sono le condizioni per affrontare ora la discussione dell'emendamento numero 1 al paragrafo 9. Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Presidente, solo per dire che non ci sono modifiche rispetto alle condizioni originarie, per cui ribadiamo l'invito ai presentatori di ritirare l'emendamento numero 1, in caso contrario lo si mette in votazione e noi esprimeremo un voto contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Chiedo ai colleghi di avere pazienza ancora per cinque minuti, se è possibile, perché si sta completando la predisposizione di un ordine del giorno.

PRESIDENTE. Chiedo ai colleghi di essere indulgenti ancora per cinque minuti. Se non ho capito male, si sta predisponendo un ordine del giorno che sostituisce l'emendamento numero 1. Sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 19 e 14, viene ripresa alle ore 19 e 34.)

PRESIDENTE. Colleghi, il testo dell'ordine del giorno è stato distribuito quindi possiamo procedere.

(Si riporta di seguito il testo dell'ordine del giorno:

ORDINE DEL GIORNO DAVOLI - PISU - URAS - CALIGARIS sui necessari interventi regionali in materia di contrasto alla disoccupazione, alla precarietà e alla povertà.

IL CONSIGLIO REGIONALE

Al termine del dibattito sul Documento di programmazione economica e finanziaria 2006/2008,

valutata la necessità che la Regione, in attuazione del programma di governo, ponga in essere - nel prossimo triennio finanziario - adeguate politiche ed azioni atte a promuovere nuova e aggiuntiva occupazione, in grado di contrastare efficacemente il fenomeno della disoccupazione, in specie quella femminile e giovanile, unitamente al crescente fenomeno della disoccupazione degli ultra 50enni e i processi di precarizzazione del lavoro e delle condizioni di vita del lavoratore, conseguenti alla recente normativa in materia di mercato del lavoro;

valutato inoltre la necessità di procedere alla definizione di un idoneo strumento legislativo finalizzato a contrastare efficacemente il crescente fenomeno della povertà, attraverso il riconoscimento di un reddito di cittadinanza, e comunque di una disponibilità minima globale in favore di ogni persona in ragione dei bisogni essenziali e della dignità della vita;

impegna la competente Commissione

a procedere con priorità all'esame della proposta di legge n° 2 dell'11 ottobre 2004 "Reddito di cittadinanza e contrasto della povertà",

impegna la Giunta Regionale

a specificare, nelle proposte di legge finanziaria e di bilancio il macro obiettivo strategico della "occupazione", che costituisce componente essenziale dell'azione della Regione finalizzata al raggiungimento di più alti livelli di coesione sociale e di riequilibrio territoriale interno, tramite la predisposizione e l'esecuzione di progetti regionali pluriennali di "lavoro verde", articolati su base territoriale, e finalizzati alla realizzazione di povertà occupazione nuova ed aggiuntiva. Tali progetti in linea con il processo attivato dalla stessa Giunta in materia di rinaturalizzazione del territorio, dovranno contenere interventi di : recupero e riqualificazione di zone compromesse da fenomeni di inquinamento o aggredite da incendi; valorizzazione di compendi di riconosciuto valore ambientale, con riferimento particolare a quelli montani, boschivi e costieri; realizzazione e la gestione di parchi urbani; alla tutela e alla promozione del patrimonio culturale della Sardegna; realizzazione dei necessari interventi di recupero, restauro e manutenzione conservativa di siti archeologici, anche industriali e geo-minerari, di strutture e opere di valore storico e culturale; dotazione dei servizi e degli assetti civili; alla sicurezza degli impianti; alla manutenzione e cura del patrimonio pubblico. A tal fine la Giunta è impegnata a operare il raccordo necessario fra prevalenti condizioni di bisogno e misure adottate in materia di politiche attive del lavoro, da concordare prioritariamente in favore dei soggetti più deboli nel sistema produttivo, è impegnata altresì a censire e coordinare ogni risorsa finanziaria pubblica disponibile, già destinata o destinabile alle finalità predette perché se ne valuti la dimensione, le necessarie integrazioni e le modalità di reperimento di nuove necessarie risorse. (2) .)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno numero 2 è pervenuto fuori dei termini previsti dal Regolamento, però viene accolto in quanto sostituisce l'emendamento numero 1, che quindi è ritirato. E' esattamente ciò di cui abbiamo parlato prima della sospensione, comunque è il Consiglio che conclusivamente decide.

Riassumendo, onorevoli Pisu, Uras e Davoli, il Presidente accetta, in caso di ritiro, la sostituzione dell'emendamento numero 1 con l'ordine del giorno numero 2. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). L'ordine del giorno numero 2 è presentato in sostituzione dell'emendamento numero 1 a una condizione, che è quella che è stata prospettata dal collega Cugini e che pareva accolta in seno alla maggioranza. L'ordine del giorno era considerato un punto di accordo tra i presentatori dell'emendamento, il resto della maggioranza e altri Gruppi consiliari che ne condividevano lo spirito e il contenuto, perché usciva dal terreno più vincolante del DPEF per entrare nel terreno del vincolo politico al mandato dell'Aula in previsione della prossima manovra finanziaria.

In mancanza di una manifestazione di assenso in questa direzione non avrebbe senso rinunciare all'emendamento. Noi abbiamo presentato l'ordine del giorno numero 2 perché ritenevamo che rispettasse l'orientamento della maggioranza, ma se la maggioranza e i Capigruppo della maggioranza in particolare sono di opinione diversa i proponenti mantengono l'emendamento.

PRESIDENTE. Mi pare che i termini siano chiari, l'emendamento viene ritirato se esiste un preventivo assenso sull'ordine del giorno. Chiedo ai Capigruppo della maggioranza se esiste questo assenso preventivo.

VARGIU (Riformatori Sardi). Chieda al Consiglio.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, avete ragione, è ovviamente il Consiglio che decide, ma è il preventivo assenso della maggioranza che rende l'emendamento ritirabile oppure no. Solo in questo senso mi rivolgo alla maggioranza. Onorevole Uras, mi pare che non ci sia il preventivo assenso. Non so se l'opposizione lo condivida.

LA SPISA (F.I.). Non è previsto un preventivo assenso!

PRESIDENTE. Ho capito, onorevole La Spisa, non sono io che ho posto il problema e non si tratta di un problema regolamentare. A termini di Regolamento l'ordine del giorno non potrebbe essere ammesso, stiamo utilizzando gli spazi che il Regolamento ci consente affinché si ritiri l'emendamento e si affronti su un altro piano la proposta. Ma mi sembra che non ci sia intesa su questo, quindi l'emendamento viene mantenuto e sarà messo in votazione. E' chiaro?

L'onorevole Diana risulta iscritto a parlare, ma forse si tratta di un'iscrizione precedente.

DIANA (A.N.). Di qualche quarto d'ora fa!

PRESIDENTE. Onorevole Uras, va bene così? Procediamo alla votazione dell'emendamento numero 1 al paragrafo 9.

Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Nel dichiarare, ovviamente, il voto favorevole all'emendamento numero 1, mi preme sottolineare la modalità che si sta seguendo. Ha ragione l'onorevole La Spisa nel fare osservazioni in materia di Regolamento e sul modo, diciamo, coerente di applicarlo, perché l'Aula spesso, anche in precedenti legislature, si è trovata nella condizione - io dico in modo molto più fisiologico di quanto sta avvenendo in questa - di dover sospendere per poi riprendere i ragionamenti, in quanto esistevano difficoltà interne alla maggioranza, difficoltà di rapporto tra la maggioranza e l'opposizione o vi era la necessità di ricercare, con buona volontà, posizioni di assenso su alcuni obiettivi. Era invalsa cioè una pratica della mediazione politica, che non è cosa vergognosa nelle assemblee parlamentari, anzi, direi che dovrebbe essere la prassi, dovrebbe essere l'elemento che contraddistingue consessi come questo. Quando non si trovano nelle aule parlamentari, le mediazioni si cercano nelle piazze; quando non si trovano in sede istituzionale, le mediazioni si trovano in sede politica, il che vuol dire nel rapporto tra le forze politiche, è chiaro ed evidente.

Io credo, infatti, che in questa situazione si sia scelta quest'altra strada. E' possibile che Rifondazione Comunista, che è un partito di lotta molto più che di governo, possa pensare che la Regione, al cui governo attualmente dovrebbe partecipare, si disinteressi da oggi di certi problemi perché si vota in un certo modo un emendamento che ha contenuti così specifici e votati a rendere competitivo il sistema produttivo di cui al DPEF? E' pensabile che Rifondazione Comunista non pratichi la politica del coinvolgimento delle fasce deboli, dei disoccupati, di coloro che hanno a cuore questi problemi, dei nuovi e dei vecchi poveri, e non la pratichi nella società, non la pratichi attraverso la sua azione politica, attraverso la sua capacità di iniziativa? Non sarà così! Rifondazione Comunista lo farà e lo farà con i suoi limiti e i suoi pregi.

Oggi si apre un capitolo, non lo si chiude. Se qualcuno ha pensato che votando in un modo o ponendo sbarramenti peraltro incomprensibili su questi temi da questa maggioranza, se ha pensato di chiudere un capitolo ha sbagliato, perché invece lo ha aperto! E lo ha aperto con risvolti particolarmente interessanti per una prateria di possibili iniziative politiche da parte di questo partito. Questi sono temi troppo cari a chi ha sensibilità sociale perché vengano abbandonati.

Noi abbiamo ancora una volta tentato, credo che sia la quarta o quinta volta, di affrontare queste problematiche, ma abbiamo capito che il presidente Soru è contro le politiche del lavoro, abbiamo capito che questo Governo regionale non ha intenzione di affrontare a breve termine il problema della povertà. E non bastano gli osservatori: sapere quanti sono i poveri - lo dico a chi svolge attività spesso sul fronte dell'impegno verso le fasce deboli della società - non serve se non si capisce che bisogna ridurre l'incidenza della povertà. E l'incidenza della povertà non la si riduce con la carità o con la distribuzione di un pasto caldo, ma la si riduce procedendo al coinvolgimento diretto nello sviluppo di questa nostra regione di tutte le persone che ad oggi sono emarginate. Questo è il problema che il Consiglio non ha potuto affrontare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Intervengo per dire che voterò contro l'emendamento dei colleghi e compagni Uras, Pisu e Davoli. Io ho cercato di richiamare i contenuti dell'emendamento proponendoli all'attenzione di tutto il Consiglio, confermo le considerazioni che ha fatto il collega Oppi, mi riferivo anche ai colleghi della opposizione. Invece è rimasta, nella discussione, l'impostazione del tendere a unire e del tendere a dividere, ed è chiaro che noi come D.S., insieme a tutto il centrosinistra, non possiamo accettare, in un momento di costruzione e allargamento di uno schieramento, che l'obiettivo sia quello della divisione o della separazione.

L'emendamento proposto dai compagni di Rifondazione Comunista assume un carattere strettamente strumentale, di lotta interna a quel partito - ma questo poco mi interessa - e molto di confronto esterno. E' una strumentalità che ha origine negli impegni dell'Unione, nella competizione democratica per le primarie: noi a sostegno di Prodi, altri compagni a sostegno di Bertinotti. Ed è chiaro che questa strumentalità ci porta non solo a votare contro l'emendamento, ma a votare contro attivamente, perché si tratta di un'operazione politica sbagliata, che tende a dividere l'Unione e non ad allargare il programma. Per questo che ci pare che lo sforzo che abbiamo tentato di fare non abbia raggiunto l'obiettivo e ce ne dispiace. Noi ci impegneremo a fondo sui temi del lavoro, della solidarietà e del sostegno agli ultimi, ma sia chiaro che non presteremo il fianco a iniziative strumentali tendenti a dividere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licheri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LICHERI (R.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io non ho mai pensato di raccogliere visibilità attraverso lo scontro interno con la maggioranza, con cui ho costruito un percorso politico programmatico. Non è nel mio stile, tanto meno nel mio modo di fare politica. Il nostro accordo con le forze del centrosinistra non è avvenuto attraverso un patto di desistenza per battere le destre e consentire a forze critiche come la nostra di scegliere di volta in volta le posizioni da mantenere in Aula. No, noi siamo parte organica di questa maggioranza, a cui vogliamo partecipare attivamente per costruire quel grande processo di cambiamento promesso ai cittadini in campagna elettorale.

Non c'è in tutto questo un atteggiamento di sudditanza verso la Giunta o la maggioranza, ma la consapevolezza di essere una forza politica che ha la responsabilità di governare la nostra regione. Siamo in linea, a livello sia regionale che nazionale, con il nostro partito, che in Puglia e in tante altre realtà ha scelto di governare con le forze del centrosinistra e ha scelto altresì di costruire un percorso comune con L'Unione, per le elezioni politiche del 2006, attraverso un programma che io ho letto più volte e considero più arretrato rispetto a quello che noi abbiamo sottoscritto e stiamo attuando in Sardegna.

Ritorno all'emendamento, per essere in tema: voterò contro, non perché non ne condivida i contenuti, tra l'altro sono quelli di sempre e alcuni già inseriti in proposte di legge all'attenzione delle Commissioni competenti e della Giunta, per esempio quella sul reddito di cittadinanza, previsto nel piano sociale che la Commissione sanità sta elaborando in accordo con l'Assessorato del lavoro e con l'Assessorato della sanità. Voterò contro l'emendamento numero 1 per il metodo sbagliato che si sta seguendo. Sono temi forti quelli che riguardano il lavoro e le fasce sociali più deboli, ma non sono in capo, in quest'Aula, esclusivamente a tre consiglieri di Rifondazione Comunista. A tre sì e agli altri tre no!

Io non penso che su un tema come questo non ci sia interesse da parte delle forze progressiste, dei compagni D.S. o delle forze di estrazione cattolica o di quelle autonomiste. Non c'è, in quest'Aula, nessuno che possa ergersi a primo della classe su argomenti come questi. Forse necessita un maggiore confronto con le forze sociali, con le associazioni, con tutte quelle realtà che operano fuori di quest'Aula.

Un documento come il DPEF è difficile da emendare perché se non se ne condividono parti consistenti e strutturali si devono presentare emendamenti che cambiano interamente la filosofia DPEF. Non è attaccando l'Assessore di turno, cioè l'Assessore del lavoro, come se fosse l'unico responsabile della struttura di questo DPEF, aggiungendo due o tre righe su argomenti, seppure importanti, che possono modificare la struttura generale del documento o presentando un ordine del giorno che si affrontano le questioni. Io sono serio e voglio esserlo fino in fondo, rispettoso di quel mandato che ho ricevuto da tanti cittadini che mi hanno chiesto di rappresentarli in quest'Aula.

PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione dell'emendamento numero 1. Onorevole Pisu, su che cosa intende intervenire?

PISU (R.C.). Ho chiesto di parlare, non so se ha visto la mia prenotazione.

PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione, onorevole Pisu.

PISU (R.C.). L'avevo chiesto prima.

PRESIDENTE. Insomma, chi ha chiesto la votazione nominale? Ci siamo distratti un attimo e non abbiamo registrato la richiesta. La chiede il consigliere La Spisa. Chi appoggia la richiesta?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri AMADU, RASSU, SANCIU, CAPPAI, RANDAZZO, SANJUST, Matteo SANNA.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 1.

(Segue la votazione)

PRESIDENTE. Prendo atto che il consigliere Masia dichiara il proprio voto contrario. Il Presidente si astiene.

Rispondono sì i consiglieri: CALIGARIS - DAVOLI - PISU - URAS.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUGINI - DEDONI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GIAGU - GIORICO - LANZI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PISANO - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - AMADU - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - OPPI - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 56

Votanti 42

Astenuti 14

Maggioranza 22

Favorevoli 4

Contrari 38

(Il Consiglio non approva).

E' stato presentato un altro ordine del giorno.

(Si riporta di seguito il testo dell'ordine del giorno:

ORDINE DEL GIORNO CHERCHI Silvio - MARROCU - BIANCU - PINNA - LICHERI - BALIA - CALIGARIS sulla necessità di un confronto tra la Giunta regionale, le forze sociali e gli enti locali sulle problematiche contenute nel DPEF.

IL CONSIGLIO REGIONALE

A CONCLUSIONE della discussione del Documento di Programmazione Economica e Finanziaria 2006-2008;

CONSTATATO che:

- il DPEF testimonia, in coerenza con il programma legittimato dai sardi con le elezioni del 2004, la volontà di riformare la società sarda e di introdurre profondi e radicali cambiamenti;

- si apre una stagione politica decisiva per il rilancio dell'economia, la salvaguardia dell'apparato produttivo;

- tappe fondamentali di questo processo saranno, oltre la finanziaria 2006, le leggi di riforma che in questi mesi dovranno essere discusse ed approvate dal Consiglio;

PRESO ATTO che la grave crisi economica e sociale della Sardegna, ma anche le potenzialità dimostrano che vi è necessità non solo di un progetto moderno ed innovativo e di una forte volontà politica, ma anche di una convinta adesione delle forze più vive della società sarda;

CONSIDERATO che è compito anche delle istituzioni e dei suoi rappresentanti sollecitare la partecipazione ed il protagonismo dei cittadini e delle organizzazioni che ne rappresentano la volontà e gli interessi;

impegna la Giunta regionale

a promuovere un confronto ravvicinato con le forze sociali e con gli enti locali sulle problematiche contenute nel DPEF, con l'obiettivo di definire la finanziaria 2006 ed i contenuti del confronto con il Governo nazionale sia sui problemi dell'industria, che della politica delle entrate, largamente condivisi e sostenuti dall'opinione pubblica e dal sistema delle autonomie della Sardegna. (1) .)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno si dà per illustrato. I colleghi ne avevano una copia a disposizione. Per esprimere il parere sull'ordine del giorno ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Favorevole.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.

(Interruzione del consigliere Oppi)

PRESIDENTE. Onorevole Oppi, l'ordine del giorno è stato presentato nei termini ed è da ieri a disposizione dei consiglieri. Metto in votazione l'ordine del giorno numero 1. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del documento numero 7/A.

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - GIORICO - LANZI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - DAVOLI - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - OPPI - PISANO - PISU - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - URAS - VARGIU.

Si è astenuto: il Presidente SPISSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 58

Votanti 57

Astenuti 1

Maggioranza 29

Favorevoli 37

Contrari 20

(Il Consiglio approva).

La seduta è sospesa, convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo nella sala attigua per l'organizzazione del prosieguo dei lavori.

(La seduta, sospesa alle ore 19 e 58, viene ripresa alle ore 20 e 49.)

PRESIDENTE. Colleghi, comunico l'esito della Conferenza dei Presidenti di Gruppo in relazione ai lavori del Consiglio della prossima settimana. Il Consiglio è convocato per giovedì 15, alle ore 10, per l'esame della proposta di legge numero 152/A, sul difensore civico. I lavori proseguiranno venerdì con l'esame della proposta di modifica del Regolamento interno, il che significa che eventuali emendamenti al testo del Regolamento che abbiamo fatto pervenire nei termini ai consiglieri dovranno essere presentati entro le ore 10 di mercoledì 14, cioè quarantotto ore prima dell'inizio della discussione in Aula.

La seduta è tolta alle ore 20 e 51.