Seduta n.285 del 30/09/1993
CCLXXXV SEDUTA
(POMERIDIANA)
GIOVEDI' 30 SETTEMBRE 1993
Presidenza del Presidente FLORIS
indi
del Vicepresidente SERRENTI
indi
della Vicepresidente SERRI
INDICE
Proposta di legge nazionale Baroschi - Cogodi - Erittu - Tamponi: "Ineleggibilitàed incompatibilitàdei consiglieri regionali della Sardegna. Modifica dell'art. 17 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna)" (10). (Discussione, presentazione e approvazione di o.d.g.):
MELONI .................................
SCANO ...................................
BAROSCHI.............................
COGODI .................................
TAMPONI ..............................
DADEA ..................................
MANNONI .............................
BAGHINO...............................
PORCU....................................
PUBUSA .................................
PUSCEDDU ...........................
ONNIS ....................................
(Votazione per appello nominale)
(Risultato della votazione) ......
Relazione della quinta Commissione permanente: "Proposte di indirizzo programmatico e normative per la Giunta regionale" in materia di incendi (ordine del giorno del Consiglio del 1° settembre 1993, numero 109). Discussione:
PILI, relatore............................
MULEDDA.............................
MELONI .................................
SERRI .....................................
SERRA PINTUS.....................
PAU .........................................
La seduta è aperta alle ore 17 e 02.
URRACI, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta di martedì 28 settembre 1993, che è approvato.
Votazione della proposta di legge nazionale Baroschi - Cogodi - Erittu - Tamponi: "Ineleggibilitàed incompatibilitàdei consiglieri regionali della Sardegna. Modifica dell'art. 17 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna). (10)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la votazione della proposta di legge nazionale numero 10, di cui si è concluso l'esame del testo nella precedente seduta. E' in discussione l'ordine del giorno numero 1.
Ha domandato di parlare l'onorevole Meloni. Ne ha facoltà.
MELONI (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, col mio intervento, che credo sarà estremamente breve, voglio dichiarare il mio voto favorevole all'ordine del giorno numero 1. Avrei preferito sentire il parere della Giunta, in relazione all'impegno che il Consiglio, con questo ordine del giorno, chiede alla Giunta e ai suoi componenti di dimettersi qualora intendano candidarsi alle prossime elezioni politiche, europee o regionali. Probabilmente una dichiarazione dei componenti della Giunta avrebbe risolto il problema e reso superflua tutta la discussione che c'è stata. Io mi richiamo alle motivazioni che hanno sotteso alla formazione di questa Giunta. Nel momento in cui è stata formata una Giunta di ampia convergenza a fine legislatura, si è detto che occorreva separare nettamente l'esercizio del governo quindi il potere esecutivo, da quello legislativo. Occorreva separare il ruolo svolto dai consiglieri e dal Consiglio regionale rispetto a quello della Giunta e dei suoi componenti. E' per questo che è nata la così detta Giunta dei tecnici, svincolata dalle forze politiche presenti in Consiglio, che aveva ed ha un compito estremamente forte, quello cioè di arrivare alla fine della legislatura affrontando diversi nodi che oggi attanagliano la Sardegna. A parte le considerazioni sull'inadeguatezza e l'incapacità di svolgere quel programma e di affrontare questi nodi, resta il fatto che quella Giunta è stata formata nel rispetto di questi principi. Ne consegue, e non può essere diversamente, che i componenti di questa Giunta, in particolare quelli che hanno lasciato il Consiglio regionale, sono andati a svolgere un ruolo di governo con la consapevolezza che solo di questo avrebbero dovuto preoccuparsi e occuparsi, evitando che in qualsiasi modo potessero sorgere sospetti, dubbi su un esercizio del potere non finalizzato esclusivamente al perseguimento dell'interesse pubblico. La preoccupazione che purtroppo esiste in tutte le forze politiche è che chi ancora oggi svolge il ruolo di Assessore e occupa un posto di potere possa utilizzare questo ruolo per conseguire l'obiettivo della propria elezione e obiettivi personali che, più facilmente, possono in questo modo essere conseguiti. Questa è la preoccupazione e l'ordine del giorno non fa che riportare con coerenza questi principi, questi obiettivi, queste solenni affermazioni e gli accordi a suo tempo raggiunti in modo tale che si evitino questi pericoli e si abbia la garanzia che il governo della Giunta sia finalizzato esclusivamente al pubblico interesse.
Le osservazioni che taluno ha fatto circa la non applicabilità di questo ordine del giorno a elezioni che riguardano il presidente della provincia o il sindaco di un comune, hanno un valore esclusivamente molto limitato e che non può essere preso in considerazione, perché l'ordine del giorno si riferisce ad una Giunta e per la durata di questa Giunta, cioè per il corso di questa legislatura. Se le elezioni provinciali saranno tra due anni è evidente che quest'ordine del giorno non potrà operare al momento che abbiamo introdotto delle norme di legge che regoleranno in maniera molto più precisa per il futuro le incompatibilità e le ineleggibilità. Il fatto che oggi nell'ordine del giorno si preveda la ineleggibilità degli Assessori a presidenti della provincia o a sindaci, poiché questo tipo di elezioni non sono imminenti, a mio parere rende assolutamente coerente la decisione del Consiglio con quella che le forze politiche hanno manifestato allorché hanno dato corso alla formazione di questa Giunta. Io credo che quindi coerentemente l'ordine del giorno debba essere approvato e vincolare a scelte politiche rispetto alle quali non si può tornare indietro. Non è giusto che i componenti dell'Esecutivo e tutti i componenti di questo Consiglio consentano ripensamenti e consentano di operare non coerentemente con le scelte fino adesso fatte o che si è dichiarato di voler fare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (P.D.S.). Signor Presidente per dichiarare che, ove venisse mantenuto, io voterei contro l'ordine del giorno numero 1. E voglio dire rapidamente che noi rischiamo di approvare norme giuste e screditare noi stessi, magari con le migliori intenzioni, nei momenti in cui le approviamo, facendone un uso deteriore. Il peggior servizio che possa essere reso alle riforme è di usarle per risolvere questioni contingenti, per decidere candidature, per regolare conti; le riforme insomma come atti di interesse privato. Noi non possiamo far questo cari colleghi; le candidature non si fanno con gli ordini del giorno del Consiglio, si fanno con le procedure previste nei partiti o con le procedure che possono essere le primarie introdotte per legge. Voglio anche dire che l'eccesso rischia di travolgere non solo ciò che è forzato e non motivato ma anche ciò che è frutto di una impostazione improntata a giustizia e a misura. Insomma, per dirlo con molta chiarezza, chi vuole cento può finire per non ottenere nemmeno dieci. Allora ciò che mi sembra giusto ribadire in questa materia è che bisogna evitare di utilizzare il potere regionale, quindi la carica di Assessore, la carica di Presidente della Giunta - di questo stiamo parlando - per alterare la libera competizione elettorale, cioè per ledere la par condicio, questa è la cosa giusta, sia che parliamo delle elezioni regionali, sia che parliamo delle elezioni politiche. Allora, per quanto riguarda le elezioni regionali, noi abbiamo già approvato una norma e per giunta, incidentalmente, la sentenza di luglio della Corte costituzionale dice implicitamente naturalmente, perché non parla di noi, che eravamo nel giusto, anche se molti qui, mesi fa, anche molti che oggi sono oltranzisti, dicevano che si trattava di sciocchezze, di fregnacce. Per quanto riguarda le elezioni politiche, l'ineleggibilità, dalle leggi nazionali, è sancita per gli amministratori provinciali, per i presidenti di provincia, per i sindaci di comuni oltre i ventimila abitanti, ed era sancita anche per i consiglieri regionali ed è stata rimossa, dalla sentenza della Corte. La Corte cioè dice che l'ineleggibilità non ha ragione di essere per i titolari di poteri legislativi ed invece ha ragione di essere per presidenti ed assessori regionali. Ecco, qui c'è una lacuna da colmare, una lacuna della legislazione nazionale. Ma per colmare questa occorre una norma fatta dal legislatore nazionale o forse dal legislatore costituzionale, non so bene, sicuramente non da noi; noi però possiamo assumere l'iniziativa e, secondo me, questo è ciò che noi dovremmo fare. La funzione dell'ordine del giorno può essere un'altra. Dato che in questa materia dev'essere non il legislatore regionale ma il legislatore nazionale a dettare le norme, in attesa che le proposte che noi approviamo divengano legge per deliberazione del Parlamento della Repubblica, con un ordine del giorno si possono impegnare Gruppi e singoli ad uniformarsi alle disposizioni approvate dal Consiglio. Questo può essere fatto, ma questo è altro rispetto all'ordine del giorno numero 1. Insomma, a mio giudizio, e concludo, occorrerebbe innanzitutto - non è la sequenza cronologica ma la sequenza logica - approvare una norma che proponga al Parlamento l'adozione della ineleggibilità dei membri delle Giunte regionali, salvo che si dimettano, perché l'ineleggibilità deve poter essere rimossa, secondo lo schema nazionale, centottanta giorni prima della scadenza regolare e, in caso di elezioni per scioglimento anticipato delle Camere, entro sette giorni dopo il decreto di scioglimento. In secondo luogo un ordine del giorno che contenga un impegno politico di autoapplicare, gruppi e singoli, le norme votate, anche prima dell'approvazione da parte del Parlamento nazionale. Per cui, ribadendo che voterei contro, qualora venisse mantenuto l'ordine del giorno numero 1, credo che sarebbe saggio ritirare ambedue gli ordini del giorno per poter fare un'operazione seria con un nuovo ordine del giorno e successivamente anche con una proposta di legge nazionale per sanare quella lacuna legislativa di cui prima ho parlato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.
BAROSCHI (P.S.I.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, in quest'Aula sono risuonate questa mattina parole forti e forse questo è un bene perché, soprattutto da chi ha maggiore esperienza dei lavori del Consiglio e dell'Assemblea, c'è in esse un richiamo a comportamenti che prescindano dal contingente e dalla tutela di interessi particolari. Io non vorrei essere tacciato di ingenuità, ma se così fosse la cosa non mi offenderebbe affatto, se dico che mi pare che i due ordini del giorno vorrebbero perseguire un unico obiettivo che è quello di superare una fase transitoria che è necessitata dal fatto che abbiamo fatto al Parlamento determinate proposte di innovazione molto profonde delle nostre regole, vedi per esempio l'incompatibilità tra l'ufficio di consigliere regionale e quella di Assessore, che è l'unico esempio, voglio qui ricordarlo, nel nostro ordinamento regionale, con la tutela di un altro principio fondamentale, che è quello della par condicio di tutti coloro che intendano proporsi all'elettorato per poter essere eletti al Consiglio regionale. E' una fase transitoria perché a regime, una volta approvate le nostre proposte, questi problemi vengono risolti dai meccanismi che noi stessi abbiamo individuato. Ed allora qui sorge il problema che ci sia da parte nostra la consapevolezza di andare a sintetizzare questi due principi che parrebbero non essere sufficientemente tutelati. A me sembra che si possa, in via straordinaria, perché siamo in sede di votazione, sospendere un attimo i nostri lavori - d'altra parte l'abbiamo appena fatto - per consentire che attraverso il ritiro delle due proposte si possa sottoporre all'Assemblea una formulazione unitaria, che consenta di evitare le asprezze che ci sono in entrambi gli ordini del giorno, e per ancorare l'ordine del giorno che venisse eventualmente formulato alle norme già approvate. Per queste ragioni io credo, anche in ossequio al fatto che mi è stata data la parola in fase di votazione, di dovermi astenere dall'esprimere il mio voto di assenso ai due ordini del giorno, proprio per invitare il Presidente nella sua discrezionalità a favorire questo incontro, in modo tale da evitare che nel Consiglio regionale, su questi temi che ci riguardano in prima persona talvolta, possano verificarsi delle fratture, cosa che non è assolutamente auspicabile.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Siamo in sede di votazione quindi intervengo anch'io per dichiarazione di voto, per dire che, essendo favorevole al primo ordine del giorno e non comprendendo poi bene le ragioni del secondo, mi pare che vi sia stato e ancora non sia del tutto cessato un eccesso di allarmismo, un eccesso anche di toni, nel valutare una proposta che è posta all'attenzione del Consiglio regionale e che nient'altro a me è parso e pare che significhi se non quello che, in via logica e consequenziale, richiamava stamane il collega Baghino.
Per chi ha votato le leggi che si sono chiamate del "pacchetto di riforme", della stagione delle riforme - una stagione un po' mossa, a dire il vero, in senso meteorologico ed anche politico - per chi ha votato quelle leggi, quest'ordine del giorno è del tutto coerente. Baghino ha detto di essere contrario perché è stato contrario alle leggi, con le sue buone ragioni e con i suoi ottimi argomenti; ma chi con altre ragioni e con altri argomenti ha voluto essere favorevole a quelle leggi, io non comprendo perché e come possa essere contrario a questo ordine del giorno, che nient'altro fa che raccogliere almeno un pezzo di quella decisione politica, che nel voto del Consiglio significa normativa che si propone al Parlamento nazionale. Ma quando il Consiglio regionale propone qualcosa al Parlamento nazionale, lo propone augurandosi che il Parlamento nazionale lo approvi. E lo approvi subito possibilmente, perché se vi fosse un'area, una parte, una persona in questo Consiglio regionale che vota le proposte di legge nazionale con l'idea che tanto non se ne fa nulla, con l'idea che tanto tutto si disperde in mare, quando si transita da Cagliari a Roma, quel voto che viene espresso, e spesso anche il calore che viene riversato su queste leggi, non è sincero. Tutto questo si chiamerebbe reticenza e io non voglio pensarlo. Questo Consiglio regionale ha deliberato e ha proposto al Parlamento nazionale che tarda, esso Parlamento nazionale, ad esaminare le leggi proposte da questo Consiglio, l'incompatibilità tra la funzione tecnico-politica (non tecnica, io non ho mai pensato che la funzione di Assessore regionale sia tecnica) di amministrazione e di governo e la funzione politica eminente, parlamentare-legislativa del Consiglio. Questa soluzione immediatamente applicata è stata ritenuta tanto valida da determinare una crisi politica non solo formale. Ma insomma, c'eravamo tutti qui; abbiamo forse dimenticato quello che è accaduto? Non si dimentichi che quando si fece quella legge sull'incompatibilità, si decise qui di darle applicazione immediata e mezza Giunta cadde. Siccome né il Gruppo Rinascita e Sardismo, né gli altri partiti dell'opposizione, facevano allora parte della Giunta e non ne facciamo parte ora, la cosa non ci riguarda, certamente quella decisione ha determinato non solo una crisi formale ma ha agevolato il passaggio da una maggioranza ad un'altra. Perciò le cose che si dicono oggi devono essere in coerenza con quel che si è fatto. Siccome le regole, le leggi, gli ordini del giorno non possono essere mai ripicca - mai però, non un giorno sì e l'altro no, a seconda delle convenienze - io ritengo che la cosa debba essere riportata nei suoi binari normali. Questo Consiglio regionale non deve legiferare per i posteri - è troppo bello essere riformatori per chi arriva fra ventanni - deve legiferare e per quanto possibile applicare quanto decide, e poiché siamo alla vigilia di scadenze elettorali, si chiede non per le scadenze elettorali del 2000 ma per quelle dei mesi prossimi, che sia salvaguardata la funzione dell'Assessore. L'Assessore tecnico-politico ha tutto l'interesse ad essere messo al riparo non dico da tentazioni malefiche ma da sollecitazioni, da strattonamenti, da distrazioni. Faccia bene l'Assessore sapendo, se deciderà di fare l'Assessore, gli si dia il tempo per decidere, 15 o 20 o 27 giorni, sapendo se deciderà liberamente di fare l'Assessore che decide di fare l'Assessore per i prossimi mesi non per i prossimi secoli. Tutto qui, l'ordine del giorno dice solo questo. Se questo è il senso e se è condiviso - non vedo tutto questo allarmismo, almeno che poi non vi sia qui chi ha l'esclusiva dell'applicazione delle leggi o delle riforme - se questo è io non vedo perché non si debba approvare l'ordine del giorno, con questo spirito e nel senso che aveva inizialmente quando si è proposto e su cui tutti dicevano di essere d'accordo, tutti, unanimemente.
Da ultimo, e ho concluso, dichiaro di non condividere l'ordine del giorno numero 2, perché quello sì che è parziale e non è giusto, perché risolve il problema della candidatura degli Assessori alle elezioni regionali, non risolve il problema della candidatura di altre elezioni. Questo sarebbe ulteriormente ingiusto, come dire che chi decide di candidarsi ad altre elezioni, può esercitare la funzione di Assessore pensando alla competizione elettorale, mentre chi pensa di candidarsi alla Regione non può farlo perché l'ordine del giorno numero 2 prevede che si applichi subito la normativa esistente, quella che il Consiglio ha votato per quanto riguarda la candidatura al Consiglio regionale. Questo sì è parziale e non sarebbe giusto, mentre il primo ordine del giorno pone una questione di carattere generale e quindi lo riterrei più equo.
In questa fase di transizione, di ricerca degli equilibri, lo spirito con cui noi abbiamo aderito a quest'ordine del giorno, era quello di dare una schiarita a questo orizzonte, rendendo serenità a tutti per quello che vorranno fare nei prossimi mesi e innanzitutto salvaguardando la funzione importante ed essenziale di Assessore regionale. Questa è la ragione per la quale non vedo né trappole né trabocchetti, né strumentalizzazioni né nient'altro, per cui abbiamo dato l'adesione e sosteniamo il senso e la lettera e il risultato che dovrà dare l'ordine del giorno numero 1.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.
TAMPONI (D.C.). Signor Presidente, colleghi, per evitare che sorgano incomprensioni sul percorso che hanno certi documenti che vengono portati all'attenzione del Consiglio e sulle intenzioni che li ispirano, mi sembra doveroso ricordare due cose. E' stato già chiarito che l'ordine del giorno numero 1 non portava la firma dell'onorevole Dadea ma solo impropriamente nel testo era citato il suo nome perché sembrava inizialmente che ci potesse essere una convergenza unanime. Sto facendo una brevissima storia. L'ordine del giorno è nato esattamente perché quando, senza distinzioni tra minoranze e maggioranze in questo Consiglio, si sono visti gli emendamenti alla proposta di legge 6/A, si è riflettuto sul fatto che quando noi abbiamo approvato in questo Consiglio regionale la legge che stabiliva l'incompatibilità tra la funzione di Assessore e quella di consigliere regionale, si è stabilita l'immediata applicabilità della norma. Sappiamo quali sono state le conseguenze non politiche che, in questo momento non ci riguardano, ma sul piano istituzionale. Alcuni Assessori si sono dovuti dimettere e hanno optato per la permanenza nel Consiglio, mentre alcuni altri Assessori hanno optato per la permanenza nella Giunta rinunciando alla carica di consigliere regionale. Allora ci si chiedeva, essendo questa non una legge regionale ma una proposta di legge nazionale, quando si dovesse recepire quanto il Consiglio regionale nella sua piena autonomia proponeva. Credo che noi dobbiamo ispirarci a valori che ispirano la nostra proposta, non a ciò che recepirà il legislatore nazionale. Se noi crediamo, come diciamo di credere, nell'autonomia, credo che il nostro primo riferimento debba essere la nostra proposta. Si è deciso, non potendo proporre un articolo che prevedesse l'applicabilità immediata di queste norme, di optare per un ordine del giorno. In questo clima è nata la proposta di ordine del giorno e non c'era credo, da parte di nessuno, nessuna intenzione prevaricatrice, nessun tentativo di creare tranelli, nessun tentativo di creare contrasti e difficoltà sia alla Giunta che al Consiglio. Chi lo dice è Capogruppo di un Gruppo che partecipa, credo con correttezza, a questa maggioranza, e che ha ribadito per iscritto e pubblicamente al Presidente della Giunta l'esigenza che gli Assessori facessero conoscere per tempo le loro intenzioni in merito alla loro volontà di candidatura. Qualcuno dice che non dobbiamo guardare alle volontà personali ma alle volontà collettive o a quelle dei partiti. Io credo che questo sarebbe un processo a ritroso, oggi che si parla invece di togliere ai partiti spazio che hanno forse impropriamente occupato. Si proponevano queste cose proprio alla luce di alcune considerazioni che stranamente sono andate dibattendosi in questo Consiglio e nelle Commissioni per tanti anni e che poi ritroviamo, come abbiamo ritrovato altre nostre intuizioni, contenute in espressioni dei più alti livelli istituzionali del Paese. Mi riferisco alla sentenza della Corte costituzionale del 28 luglio 1993, numero 344, in materia di ineleggibilità dei consiglieri regionali a parlamentari.
(Interruzioni)
Questo pronunciamento - tralascio tutta la parte relativa alla materia della ineleggibilità dei consiglieri regionali a parlamentari - nel dispositivo finale recita: "in verità l'auspicio di questa Corte è che una legislazione come quella vigente, ricca di incongruenze logiche e divenuta ormai anacronistica, di fronte ai profondi mutamenti che lo sviluppo tecnologico e sociale ha prodotto nella comunicazione politica, sia presto riformata dal legislatore, al fine di realizzare nel modo più pieno e significativo il valore costituzionale della libertà e della genuinità della competizione elettorale, e del diritto inviolabile di ciascun cittadino di concorrere alla elezione dei propri rappresentanti politici e di partecipare in condizioni di eguaglianza all'accesso a cariche pubbliche elettive".
Io credo che ci basterebbe questo, unitamente all'affermazione che ciò non toglie che il legislatore possa prevedere l'ineleggibilità a parlamentare nazionale del Presidente della Giunta regionale e degli Assessori regionali, poiché le considerazioni svolte in relazione ai consiglieri regionali non possono certo estendersi a categorie come quelle ore citate,cioè dei componenti degli esecutivi, che sono individualmente investite di importanti poteri politici e rilevanti funzioni di amministrazione attiva.
Basterebbe questa lettura per convincerci che se noi non abbiamo lo strumento legislativo, normativo, possiamo però avere un altro strumento, che è lo stesso strumento al quale faceva riferimento il collega Scano, che è un pronunciamento politico dei membri di questa Assemblea, e i pronunciamenti politici si fanno con gli ordini del giorno. Noi capiamo che ci possano essere difficoltà, e io credo che se vogliamo raggiungere un obiettivo di massima che è quello di definire, nel momento in cui approviamo queste norme, dei riferimenti ai quali ispirarci non solo per adesso ma per il futuro e ispirati comunque da un principio di coerenza, potremmo anche esprimerci in questa Assemblea stasera, dando significato diverso alla nostra proposta, non un significato contingente ma un valore generale e universale, per l'oggi e per il domani. Si potrebbe anche proporre di rivedere alcuni aspetti degli ordini del giorno che sono stati proposti - perché non so se tecnicamente si possa proporne un altro - e individuare e approvare, nella votazione per parti, quegli aspetti che riteniamo proponibili già da questa sera.
PRESIDENTE. L'onorevole Baroschi chiede una breve sospensione di questo Consiglio.
Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.
DADEA (P.D.S.). Presidente, per quanto ci riguarda siamo disponibili a una brevissima sospensione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Mannoni. Ne ha facoltà.
MANNONI (P.S.I.). Presidente, motiveremo nella fase finale con dichiarazioni di voto, se sarà possibile, le ragioni per le quali, sentito l'andamento del dibattito, riteniamo che vi sia spazio per una convergenza più larga che può apparire dagli schieramenti che si delineano nelle firme sull'ordine del giorno. Riteniamo di poter utilizzare una breve pausa per sciogliere questo nodo.
PRESIDENTE. Se non ci sono osservazioni, sospendiamo la seduta fino alle ore 18.
(La seduta, sospesa alle ore 17 e 39, viene ripresa alle 18.)
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'ordine del giorno numero 1 ha facoltà di parlare l'onorevole Presidente della Giunta.
CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. La Giunta si rimette, per entrambi gli ordini del giorno, al Consiglio.
PRESIDENTE. La Giunta si rimette al Consiglio per gli ordini del giorno numero 1 e 2.
Ha domandato di parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.
TAMPONI (D.C.). Signor Presidente, non ho capito, dal punto di vista procedurale, se partiamo dall'ordine del giorno numero 1, dal numero 2, oppure se c'è un'altra proposta che nasce da questi. Ciò che ci interessa è il contenuto dell'ordine del giorno che andiamo ad approvare; non ci interessano le primogeniture, ci interessa il contenuto. Quindi, prioritariamente è da stabilire se lavoriamo sui due ordini del giorno già presentati oppure se c'è un terzo ordine del giorno.
PRESIDENTE. A noi non è stato presentato nessun altro ordine del giorno.
TAMPONI (D.C.). Allora io propongo di discuterlo e di votarlo per parti, l'ordine del giorno numero 1.
PRESIDENTE. Benissimo, la richiesta era già stata fatta.
Ha domandato di parlare l'onorevole Mannoni. Ne ha facoltà.
MANNONI (P.S.I.). Io voglio dire che intendo ritirare la mia firma dall'ordine del giorno numero 1, una volta che si sta andando ad una votazione per parti che non condivido.
PRESIDENTE. L'onorevole Tamponi propone di votare per parti l'ordine del giorno numero 1.
BAGHINO (D.C.). Presidente, si può presentare un ordine del giorno nuovo sull'argomento?
PRESIDENTE. Abbiamo sospeso perché c'erano trattative tra i Gruppi per presentare un ordine del giorno; non si è raggiunta l'intesa.
BAGHINO (D.C.). Tra due Gruppi.
PRESIDENTE. No, tra tutti i Gruppi, non tra i due Gruppi.
TAMPONI (D.C.). Chiedevo se era possibile discutere eventualmente una terza proposta. La mia richiesta era questa. Se ciò non fosse possibile è chiaro che dobbiamo rifarci agli ordini del giorno presentati e in questo quadro dovremo procedere con l'ordine del giorno numero 1 che, per agevolare lo spirito di ricerca di unitarietà su questo tema così delicato, potrebbe essere votato per parti e con le necessarie integrazioni e spiegazioni che io sono anche in grado di annunciare.
PRESIDENTE. Siamo in sede di dichiarazione di voto; finché non abbiamo preceduto alla votazione è possibile presentare altri ordini del giorno.
E' stato ora presentato l'ordine del giorno numero 3. Se ne dia lettura.
URRACI, Segretaria:
Ordine del giorno Dadea - Baroschi sulla candidatura di Assessori regionali nelle more dell'approvazione delle proposte di legge nazionale in materia di incompatibilità ed ineleggibilità.
IL CONSIGLIO REGIONALE
nelle more dell'approvazione da parte del Parlamento delle proposte di legge già votate dal Consiglio, e nello spirito di tali proposte
invita
gli Assessori regionali ad uniformarsi nella ipotesi di candidatura alle norme sulla ineleggibilità previste per la elezione della Camera dei Deputati rassegnando le dimissioni 180 gg. dalla scadenza della legislatura regionale. (3)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Baghino. Ne ha facoltà.
BAGHINO (D.C.). Presidente, siccome credo che questa situazione sia stata creata dal mio intervento, io dopo la presentazione di quest'ordine di giorno - chiedo di parlare sull'ordine del giorno numero 3 per dichiarazione di voto, secondo Regolamento - vorrei chiarire che credo che le ulteriori azioni confermino ciò che di negativo io ho espresso in questo Consiglio: che si sta svolgendo una battaglia per le candidature, dove le pressioni dei singoli che dovrebbero essere interessati alle candidature stanno prevalendo più o meno, secondo gli interessi di partito, mascherando la volontà della democrazia, per esempio, come ha detto qualcuno stamattina, che dietro l'ordine del giorno ci sia un attacco alla Giunta.
(Interruzioni)
Dovresti stare molto più attento alle dichiarazioni del tuo segretario politico o di qualche altro quando chiedono certe verifiche e c'è un attacco alla solidità della Giunta. La Democrazia Cristiana del Gruppo ha scritto una lettera aperta al Presidente per dire che noi non intendiamo modificare il quadro politico.
Sull'ordine del giorno noi siamo d'accordo se è chiaramente espressa la volontà di quest'Aula di rispettare, come dicono i legulei, la par condicio secondo cui chi esercita potere in Sardegna non può concorrere, intendo un certo potere...
(Interruzioni)
Non siamo ridicoli come Consiglio Regionale, con quella norma che dice l'usciere non può essere candidato, perché l'usciere se è riuscito a vincere questo concorso di sicuro ha un briciolo di intelligenza. Secondo ciò che abbiamo detto noi solo i fessi - e uso un eufemismo per non essere scurrile, ma avrei usato un altro termine - si possono candidare a consiglieri regionali, perché questo abbiamo detto. Un collega, un ex senatore ha usato un termine molto più appropriato. E io ho detto: sì, forse perché si trovano più facilmente in giro è possibile fare questo. La mia domanda è questa, Presidente: è rispettata la già espressa volontà di questo Consiglio, con la legge mandata al Parlamento? Con l'ordine del giorno deve essere espressa - e su questo pare che tutti siano d'accordo - la volontà che chi esercita un certo potere non può essere candidato né alla Camera, né alle europee, né al Senato, né alle regionali.
(Interruzioni)
Con le norme già espresse. Credo che questa fosse la volontà del primo firmatario proponente, la famosa par condicio, per cui non può candidarsi ed essere messo in condizione migliore degli altri concorrenti chi esercita grosso potere, questo era lo spirito. Se lo spirito di questo emendamento è ribadire la volontà già espressa dal Consiglio che gli Assessori non possono candidarsi, neanche il Presidente della Giunta può farlo. O facciamo un'eccezione perché esercita più potere di tutti? Il Consiglio vuole che neanche il Presidente della Giunta sia candidato alla Camera o al Senato? Bisogna essere chiari e bisogna essere conseguenti. Che cosa si vuol fare? Altrimenti si ritirino gli ordini del giorno e si dica: facciano i partiti all'atto delle candidature, tenendo conto che questo Consiglio sull'argomento si è già espresso quando ha mandato a Roma la legge, i criteri espressi già in legge. Mescolando diventiamo ridicoli e non c'è chiarezza. Io dico perché gli Assessori e non il Presidente della Giunta? E il Presidente del Consiglio e i componenti il Consiglio di Presidenza, non hanno potere? Controllano miliardi! E il consigliere regionale che legifera non ha più potere dell'Assessore regionale? E chi è stato consigliere regionale per una legislatura si può ricandidare? Io dico: "Siate coerenti". E allora nel ritagliarsi spazio ciascuno di noi, se nel suo collegio c'è un sindaco di un Comune con 5 mila abitanti che gli dà fastidio può dire: "Escludiamo dalla candidatura i sindaci dei comuni con 5 mila abitanti". Se gli dà fastidio il Presidente della Provincia, se dà fastidio un capo di gabinetto, si esclude anche il capo di gabinetto. Stiamo attenti a questi ordini del giorno, perché se si esaminano a fondo rischiamo davvero di diventare ridicoli. Quindi, ribadiamo la volontà già espressa altre volte in quest'Aula, che gli Assessori non si possono candidare. Se poi i partiti li vorranno candidare, sarà responsabilità del partito il non rispettare la volontà del Consiglio regionale. Io sono d'accordo con la linea di chi dice che non si devono candidare gli Assessori regionali e che saranno i partiti a stabilirlo. Ribadiamo che non si devono candidare. Se questo è lo spirito io sono d'accordo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (M.S.I.-D.N.). Presidente, colleghi, noi abbiamo assistito con grande interesse al ritorno della vivacità politica in quest'Aula. Sembrava una palude e quest'ordine del giorno numero 1 se non altro ha il merito di aver suscitato l'interesse che sembrava svanito nel Consiglio, intorno alle grandi questioni politiche. Sul fatto che questa discussione politica sarà ricordata negli annuali della storia della Sardegna ho qualche dubbio perché si svolge in una maniera concitata e confusa. Io vorrei, signor Presidente, far notare ai colleghi che stamattina è stato presentato l'ordine del giorno numero 1 e che, secondo quello che ho potuto capire, gli altri ordini del giorno che sono stati presentati servivano soltanto a distogliere un po' di attenzione e a ritardare la votazione di quest'ordine del giorno. Il nostro Capogruppo ha firmato questo ordine del giorno, noi chiediamo formalmente alla Presidenza del Consiglio che tagli queste discussioni e che si voti finalmente l'ordine del giorno numero 1 perché negli annuali del Consiglio regionale una votazione così tirata per le lunghe non si è mai verificata. Siamo ore in sede di votazione. Quindi vogliamo che il Consiglio si esprima sull'ordine del giorno. Non possiamo continuare con questo tira e molla, dobbiamo votare per fare in modo che il Consiglio si pronunci su un ordine del giorno presentato secondo i crismi della regolarità, con tutta la legittimità politica, con la firma inizialmente apposta da quasi tutti i Capigruppo di questo Consiglio regionale. Quindi, come legittimità politica e procedurale mi sembra che non ci siano assolutamente dei dubbi sul fatto che il Consiglio si debba pronunciare su questo ordine del giorno. Non c'è ombra di dubbio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Pubusa. Ne ha facoltà.
PUBUSA (P.D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, succede spesso che uomini viziosi, quando decidono di redimersi e di passare ad una vita virtuosa, assumono forme integralistiche, però anche in questo caso, siccome la virtù è eccessiva, ci troviamo sempre in presenza di un vizio. Questo succede non solo agli uomini ma anche alle istituzioni. Io credo che in questa discussione di oggi abbiamo un esempio tipico di questo modo di ragionare. Questa Assemblea è rimasta anni inerte, anche in presenza di una legislazione nazionale che su questa materia diceva qualcosa si interessante e di importante; oggi, una volta che abbiamo approvato una pur importante proposta di legge di iniziativa nazionale, pretendiamo di volere tutto e subito.
Per quanto mi riguarda, io penso e dico che in uno Stato di diritto ciò che può vincolare i singoli, i partiti, i gruppi, è soltanto la legge. La maggioranza, una maggioranza parlamentare quale quella che si può esprimere in quest'Aula, intanto può pretendere di vincolare cittadini che stanno in quest'Aula o fuori da quest'Aula in quanto adotti, se ne ha il potere, uno strumento legislativo. Laddove questo potere non esiste come nel caso di specie, io credo che sia del tutto fuori luogo adottare delle manifestazioni di volontà che possono essere espressioni di gruppi o di volontà anche particolari, che poi riescono ad avere in quest'Aula la maggioranza di 41, che pretendono di essere vincolanti da un punto di vista meramente morale o politico per cittadini che sono al di fuori di quest'Aula e che possono avere adottato dei comportamenti o orientato la loro vita e le proprie scelte in relazione al quadro legislativo che attualmente esiste.
Io non conosco quali siano, se ci sono, i fini reconditi. Mi sembra che quest'ordine del giorno sia un cattivo esercizio della funzione che noi abbiamo, un'assoluta e inutile perdita di tempo di fronte ad altre e tante questioni che potremmo trattare, tra l'altro io credo che nessuno possa utilizzare questa manifestazione di volontà priva di qualsiasi rilevanza giuridica, a fini interni di partito, di candidatura o di altro. Quindi inviterei i proponenti a ritirare questi ordini del giorno e passare a cose più utili, perché siamo rimasti sostanzialmente alcuni giorni senza combinare nulla, se vogliamo dirla in termini molto semplici. Naturalmente ciò non toglie che i singoli, i partiti, i Gruppi qui presenti possano decidere autonomamente di adeguarsi a questi criteri. Se nel mio partito, o nel mio Gruppo, si aprirà una discussione, di questo genere, esprimerò la mia opinione. E' probabile che la mia opinione in quella sede sia favorevole a che noi autonomamente decidiamo di adeguarci ad una volontà espressa in questa Assemblea, che non è ancora diventata legge, per coerenza politica. Tutto l'altro che si pretende di fare io credo che sia un pessimo modo di utilizzare il tempo che potrebbe essere utilizzato su questioni sulle quali possiamo decidere.
PRESIDENTE. Onorevole Dadea, con la presentazione dell'ordine del giorno numero 3, si intende ritirato l'ordine del giorno numero 2?
DADEA (P.D.S.). Sì.
PRESIDENTE. Quindi l'ordine del giorno numero 2 viene ritirato. Rimangono in vita gli ordini del giorno numero 1 e numero 3.
Ha domandato di parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.
TAMPONI (D.C.). Propongo una votazione per parti. L'ordine del giorno numero 3, come io ho già avuto modo di dire, è un po' ermetico, l'ordine del giorno numero 1 invece credo che sia estremamente chiaro nel dispositivo, pertanto i consiglieri regionali avranno la possibilità di pronunciarsi senza equivoci sulle cause di ineleggibilità che vogliono rimuovere. Nella seconda parte, voglio precisare, visto che c'è il riferimento all'incarico di Assessore, in relazione alle candidature alle prossime elezioni di parlamentare nazionale ed europeo, di consigliere regionale, di presidente di provincia, di sindaco di un comune con popolazione superiore ai quindicimila abitanti, mi sembra assodato che le prossime consultazioni elettorali che possono riguardare gli Assessori di questa Giunta, siano quelle relative alle elezioni del Parlamento europeo, che si svolgeranno il 12 giugno prossimo e quelle per l'elezione dell'Assemblea regionale per l'undicesima legislatura, che si dovranno svolgere, o quindici giorni prima o quindici giorni dopo. Dunque queste due date già esistono. Ora noi vogliamo che il Consiglio si esprima sul fatto che gli Assessori che intendono candidarsi a queste due elezioni debbano dimettersi 180 giorni prima, e questo in linea con l'ordine del giorno presentato dal collega Dadea e non so da chi altro. Quindi mi sembra che diciamo la stessa cosa. Questa è la proposta che facciamo al Consiglio.
PRESIDENTE. Onorevole Tamponi, lei mi deve dire quali sono le parti da mettere in votazione. Da dove dobbiamo partire?
TAMPONI (D.C.). Glielo sto dicendo. La parte iniziale sino al paragrafo che ha inizio con "ritenuto che non sia compatibile la permanenza nell'incarico". Nella seconda parte del dispositivo: "impegna i componenti della Giunta regionale a dimettersi" c'è una correzione "180 gironi prima della data di elezione dall'incarico di Assessore regionale, ove gli stessi intendono candidarsi a queste elezioni".
PRESIDENTE Vuole ripetere? "Impegna i componenti della Giunta regionale..."
TAMPONI (D.C.). "a dimettersi, ove gli stessi intendano candidarsi al prossimo turno di elezioni riguardanti le cariche di cui in premessa", che sarebbero consigliere regionale, parlamentare nazionale ed europeo, "dall'incarico di Assessore, 180 giorni prima della data delle elezioni".
PRESIDENTE. Un attimo di attenzione, onorevoli colleghi, l'ordine del giorno numero 1...
Ha domandato di parlare l'onorevole Pusceddu. Ne ha facoltà.
PUSCEDDU (P.S.D.I.). Per comunicare che ritiro la firma dall'ordine del giorno numero 1, anche perché lo sforzo che è stato fatto in queste ore tendeva a raggiungere un'ipotesi di mediazione. Ci rendiamo peraltro conto che è stato vanificato lo spirito iniziale e oggi gli ordini del giorno assumono significati impropri e non ispirati a caratteristiche di grande chiarezza e di trasparenza politica soprattutto. Per questo ritengo di ritirare la firma dall'ordine del giorno numero 1.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno numero 1, per la prima parte, alla seconda pagina... onorevole Onnis, abbiamo già fatto le dichiarazioni di voto.
ONNIS (P.S.D.I.). Mi ha tolto la parola già una volta, io avevo diritto a parlare quando me l'ha data. Lei ha interrotto la seduta non avendomi dato la parola.
PRESIDENTE. Lei non c'era quando noi abbiamo concluso le dichiarazioni di voto.
ONNIS (P.S.D.I.). Eravamo in sede di votazione, anche questo sarebbe da chiarire.
PRESIDENTE. Io non le ho dato la parola, onorevole Onnis. Il primo ordine del giorno, per quanto riguarda la seconda parte, viene così corretto "ritenuto che non sia compatibile la permanenza nell'incarico di Assessore con la volontà dello stesso di candidarsi alle prossime elezioni a parlamentare nazionale ed europeo, e consigliere regionale". Si cancellano le parole "a presidente di provincia e a sindaco di un comune con popolazione superiore a quindicimila abitanti".
Metto in votazione la prima parte dell'ordine del giorno fino alle parole "ritenuto che non sia compatibile".
Ha domandato di parlare l'onorevole Onnis per dichiarazione di voto sulla prima parte dell'ordine del giorno numero 1. Ne ha facoltà.
ONNIS (P.S.D.I.). Signor Presidente, un argomento di tale serietà che implicava scelte di fondo d'altra parte già definite da questo Consiglio e che avevano assunto, almeno noi pensavamo, il sapore di principi generali, in questo baillame di ordini del giorno, di interventi, di proposte, di rinunce dell'ultimo momento, ha assunto l'acre sapore di diatriba tra uomini, più che tra uomini tra candidature, direi più che tra candidature tra cambio di candidature. Siccome non abbiamo nessuna intenzione di partecipare ad uno scempio simile; siccome crediamo che i principi siano generali e quindi validi erga omnes; siccome non crediamo che le leggi possano essere stiracchiate come la gomma americana adattate a seconda di chi ne deve usufruire; siccome siamo ancora convinti che in questo Consiglio la dignità delle istituzioni debba essere preservata e siccome siamo davanti ad un sistema e ad un metodo di lavoro che tutto preserva tranne la dignità di questo Consiglio, riteniamo di non dover partecipare alla votazione di questi ordini del giorno, per cui dichiaro, a nome del Gruppo socialdemocratico, la nostra astensione su tutti gli ordini del giorno che la Presidenza proporrà alla votazione.
PRESIDENTE. Metto in votazione la prima parte dell'ordine del giorno numero 1, così come indicato nella richiesta formulata dal consigliere Tamponi e con le modifiche dallo stesso introdotte. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(E 'approvata)
Metto in votazione la seconda parte dell'ordine del giorno. Chi la approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non la approva alzi la mano.
(E' approvata)
L'ordine del giorno numero 3 si intende decaduto.
Votazione per appello nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale della proposta di legge nazionale numero 10. Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello nominale. (E' estratto il numero 60, corrispondente al nome del consigliere Salis.)
Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Ruggeri.
URRACI, Segretaria, procede all'appello.
Rispondono sì i consiglieri: Salis - Sanna - Satta Antonio - Serra - Serra Pintus - Serrenti - Serri - Soro - Tamponi - Tidu - Urraci - Usai Edoardo - Usai Sandro - Zucca - Amadu - Atzeni - Baroschi - Cabras - Cadoni - Carusillo - Casu - Cocco - Cogodi - Corda - Dadea - Degortes - Demontis - Dettori - Erittu - Fadda Antonio - Fantola - Ferrari - Ladu Giorgio - Ladu Leonardo - Lorelli - Manca - Mannoni - Meloni - Mereu Salvatorangelo - Morittu - Mulas Franco Mariano - Mulas Maria Giovanna - Murgia - Ortu - Pau - Pes - Piras - Planetta - Porcu - Puligheddu - Pusceddu.
Rispondono no i consiglieri: Baghino - Desini - Fadda Paolo - Giagu - Lorettu - Manchinu - Mereu Orazio - Muledda - Oppi - Pili - Pubusa.
Si sono astenuti: il Presidente Floris e i consiglieri Scano - Selis - Cuccu - Onnis.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 67
votanti 62
astenuti 5
maggioranza 32
favorevoli 51
contrari 11
(Il Consiglio approva).
Relazione della quinta Commissione permanente: "Proposte di indirizzo programmatico e normative per la Giunta regionale" in materia di incendi (ordine del giorno del Consiglio del 1° settembre 1993, numero 109)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della relazione della quinta Commissione: "Proposte di indirizzo programmatico e normative per la Giunta Regionale" in materia di incendi.
Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare l'onorevole Pili, relatore.
PILI (P.S.I.), relatore. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, il mandato che il Consiglio ha dato alla quinta Commissione a predisporre una proposta organica di indirizzo programmatico e normativo per la Giunta regionale entro il trenta di settembre, arriva puntualmente in Aula in modo che la Giunta regionale possa adottare tutte le azioni relative nel bilancio, così che l'anno prossimo si possa avere una situazione migliore di quella che si è avuta quest'anno relativamente a questo problema. L'urgenza ha fatto sì che nella Commissione si fosse un po' combattuti tra l'analizzare alcune proposte operative urgenti o inquadrare invece anche queste proposte nella complessità del problema. E pur soffermandoci in maniera particolare sulla parte relativa alle proposte operative, si sono volute comunque indicare alcune proposte strategiche che ovviamente non interessano esclusivamente l'Assessorato dell'ambiente ma interessano l'azione di tutta l'amministrazione regionale. Si è ritenuto che intanto l'amministrazione regionale si debba finalmente dotare di un serio progetto organico sul problema degli incendi, e una delle difficoltà che sono state riscontrate è stata soprattutto la mancanza di elementi conoscitivi della realtà del territorio regionale e quindi anche delle azioni che sono necessarie per proteggere questo territorio.
Alcune azioni sono state individuate nel completamento di studi già avviati da parte dell'Assessorato dei lavori pubblici che potrebbero costituire, soprattutto quelli relativi ai piani di bacino, un elemento conoscitivo fondamentale per poter avviare proposte definitive. La Commissione ha ritenuto anche di individuare in un'azione anche nella società uno dei problemi per risolvere la questione degli incendi. Quindi il problema dello sviluppo di una cultura ambientale, con la consapevolezza che bisogna trovare un consenso nella società in modo tale che il bosco possa essere fruito da tutti e sentito quindi come tale per essere da tutti difeso. Tra le azioni che si sono proposte tre assumono una particolare rilevanza: il problema della prevenzione, il rilevamento e l'intervento. Gran parte dell'attenzione della Commissione è stata rivolta alla parte relativa alla prevenzione, ritenendo che se si opera in questa fase, la seconda e la terza fase - il rilevamento e l'intervento - possano essere ridotte al minimo. Nella fase della prevenzione una cosa particolare, ritenuta assolutamente prioritaria della Commissione, è quella di creare le condizioni perché il bosco sia il meno attaccabile possibile dagli incendi, la proposta della manutenzione comporta praticamente una scelta, quella di salvaguardare soprattutto l'esistente e ripristinare i boschi incendiati. Alcune cose vanno fatte a partire da questo autunno, in maniera particolare il ripristino dei boschi incendiati, proprio per cogliere la possibilità di avere tutta la stagione autunnale e invernale per favorire la ripresa vegetativa di quei boschi. La manutenzione del bosco stesso, cioè la creazione soprattutto delle fasce parafuoco e della pulizia delle fasce contigue alle fasce parafuoco, quindi la spalcatura in maniera particolare e la riduzione a compendi che possano essere difesi con maggiore puntualità, sono stati ritenuti dalla Commissione degli interventi assolutamente prioritari. Per questo si propone che anche il personale attualmente dipendente dalle aziende forestali, dagli ispettorati, venga utilizzato per questi interventi. Altri interventi, fra i quali la pulizia delle cunette stradali, le azioni che servono per difendere comunque il bosco in tutte le sue parti, sono indicati nella relazione che credo tutti i colleghi abbiano potuto avere.
Per quanto riguarda la parte relativa al rilevamento, pur ritenendo valido il servizio effettuato dalle vedette, non si sono escluse forme anche tecnologicamente avanzate, come il telerilevamento a condizione che si faccia una verifica sulla validità di questo tipo di intervento e si esaminino anche le possibilità della copertura di tutto il territorio regionale con metodi che possono dare anche risultati migliori di quelli esistenti. Un'attenzione particolare la Commissione ha voluto prestare anche all'azione del volontariato che ha comunque ritenuto che debba essere coordinato a livello comunale, proprio perché il lavoro del volontariato si ritiene utile se effettuato nella fase del rilevamento. Un altro punto, che pure ha suscitato un dibattito abbastanza acceso in Commissione, è quello relativo ai campi estivi dell'esercito. In realtà, senza voler offendere l'autonomia regionale, la Commissione ha ritenuto che questi campi estivi possano essere utili non soltanto alla tutela del territorio, ma effettivamente, per come si è verificato in qualche esperienza passata, anche per evitare gli incendi. Una proposta particolare poi è che ci sia un'azione nei confronti del Governo, in maniera particolare presso il Ministero della difesa, perché il servizio di leva possa essere svolto nel servizio antincendi.
La terza parte, quella che potrebbe apparire la più importante, quella dell'intervento, la Commissione invece ha ritenuto che sia quella da ridurre al minimo, proprio perché se si fanno le operazioni nella fase della prevenzione e del rilevamento, la fase dell'intervento deve essere quella maggiormente limitata. Però, siccome gli incendi comunque accadono, è necessario ridurre al minimo i tempi di arrivo sul posto; quindi la Commissione ha proposto che si credi un'organizzazione territoriale di mezzi e persone che possa consentire di arrivare nell'arco di dieci, quindici minuti al massimo, proprio perché gli incendi possano essere bloccati. Quindi un'organizzazione con l'individuazione delle aree a particolare rischio di incendio in modo tale che queste vengano difese. C'è la possibilità dell'intervento aereo, su questo c'è stata una grande discussione: se dotarsi di una flotta propria o se invece creare condizioni di partecipazione con altre Regioni per ridurre gli oneri di esercizio. La proposta che è prevalsa è che comunque la Regione debba avere garantito un numero sufficiente di mezzi aerei per poter intervenire, ma che tratti con le altre Regioni, come per esempio la Lombardia, il Piemonte, la stessa Corsica per vedere se si riesce a creare una sorta di Consorzio che riduca gli oneri di gestione di un servizio talmente costoso come è l'intervento aereo. Sull'intervento a terra, la Commissione è stata unanime nel ritenere che occorra personale altamente specializzato e per questo motivo fa una proposta, che ha creato una forte discussione, sul problema del personale. Si è voluto dire una volta per tutte che il personale stagionale non è utile nella lotta agli incendi, per i motivi che già nel precedente dibattito in quest'Aula sono stati detti. La proposta della Commissione è che si faccia una valutazione economica del costo degli operai stagionali, e che questa azione venga tramutata in occupazione definitiva per quanto possibile, in modo tale che questo personale sia addetto per tutto l'arco dell'anno a tutte le azioni, in particolare la prevenzione, al rilevamento e per quanto è possibile, il meno possibile speriamo, all'intervento. In questa direzione ovviamente occorre una formazione professionale intanto del personale esistente e una selezione accurata, perché è inutile che ci nascondiamo che per fare questo lavoro occorrono l'idoneità fisica e la capacità delle persone a svolgere questo servizio, per cui la formazione professionale, sia per gli operai esistenti sia per quelli che verranno assunti in maniera definitiva, deve essere fatta attraverso corsi che diano garanzie sulla idoneità a lavorare in questo settore.
Infine il problema del coordinamento: è chiaro che si sono trovate molte difficoltà, proprio perché nel coordinamento occorre una visione generale del problema e occorre anche una conoscenza precisa dello stesso. In questa direzione la Commissione non può che ribadire l'urgenza che si vada alla redazione del progetto regionale in modo tale che le future scelte possano essere fatte con maggiore compiutezza di quanto si sia fatto fino adesso. A conclusione di questa mia breve illustrazione, mi corre l'obbligo di ringraziare tutti i colleghi della Commissione che in quattro sedute hanno collaborato a definire questa proposta.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Muledda. Ne ha facoltà.
MULEDDA (P.D.S.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, io debbo dire che sostanzialmente la relazione recepisce l'articolazione del dibattito consiliare e del dibattito in Commissione, credo però che sia opportuno in una fase come questa, a consuntivo ormai di una stagione drammatica per gli incendi, soffermarci un'altra volta sull'argomento non sotto la spinta dell'emozione ma in un momento di razionalità maggiore, cercando di impostare (cercherò di fare questo) un ragionamento che possa dire alla Regione sarda una parola sul modello di sviluppo.
Io sono convito, per esperienza e in parte perché figlio di quel territorio agropastorale, che c'è un sistema di intervento contro gli incendi che non tiene conto della articolazione sociale e complessivamente quindi delle vari cause, ma c'è una difficoltà a intervenire per combattere gli incendi rispetto a questi obiettivi. Serve quindi maggiore consapevolezza. Vi sono mille cause e vanno almeno la gran parte ricondotte a una cultura che non può essere all'improvviso demolita: le radici sono radici, e c'è una cultura agropastorale che resiste e resiste molto spesso nel male piuttosto che nel bene. Da questo io partirei per dialogare con alcuni colleghi, la Giunta, col Presidente del Consiglio, su che cosa io intendo rafforzare di questa relazione. O noi concepiamo l'intervento sul territorio, non sugli incendi, da programmare complessivamente, dando obiettivi e momenti di gestione non soltanto centralistica regionale, ma anche nell'articolazione complessiva dei poteri, la provincia, i parchi, i comuni, che per il territorio hanno potere primario, non hanno un potere eventuale, allora o si fa una programmazione seria del territorio o difficilmente si otterrà consenso, perché non si supera quella remora culturale che esiste e che è presente nei nostri paesi, soprattutto nell'interno e nelle aree agropastorali. Qui dobbiamo porre una questione centrale, forse è eccessivo che io mi dilunghi su questo partendo da una proposta di indirizzo programmatico per gli incendi, ma io credo che la Regione oggi, questa Giunta e questa maggioranza, debbano fare uno sforzo per individuare un modello di sviluppo che renda davvero efficace l'autonomia regionale, che non può essere efficace soltanto con le leggi di riforma più o meno condivise. Io alcune non le condivido, la numero 10, approvata stasera io non la condivido, ho votato contro, perché ritengo improponibile che un dipendente regionale debba dimettersi dal suo ufficio per candidarsi: è una cosa assurda, e questo Consiglio deve iniziare a pensare che non tutto si risolve in una settimana e che non tutto è contingente, ci sono principi che non possono essere mai derogati. Può far comodo a qualcuno, può essere che qualcuno che ritiene di avere concorrenti in certi ambiti sociali, possa anche pensare questo, e si pratichi e si è praticato stasera, secondo me infingendo rispetto alla realtà.
Detto questo, io credo che questo Consiglio e questa maggioranza abbiano un ruolo che è quello di definire oggi, nel momento peggiore di crisi, un modello di sviluppo che non esiste più. Ora il modello di sviluppo non può essere dato soltanto da una conflittualità più o meno forte con lo Stato, né l'identità del popolo sardo si può basare solo su una conflittualità di questo genere. Un vecchio comunista, che oggi è liberale, ed insegna a Pisa alla Normale - lui è di Orani, io di Oniferi, dovrei parlarne male ma parlo bene - il professor Peppino Are, ha scritto ultimamente un pezzo in risposta a una certa fase di polemica nella quale bisognava accentuare il contrasto con lo Stato dicendo: vediamo un pochino che cosa è stato proposto e praticato in Sardegna dalle forze politiche di governo. Obiettivamente c'è una difficoltà, e nei momenti di crisi vi è maggiore difficoltà (su questo io non ho dubbi) ma nei momenti di crisi occorre pure, come è stato fatto, che si formino alleanze verso le quali occorre praticare lealmente il rapporto finché si è alleati. Se non si è più alleati si può fare anche altra cosa, si può uscire dalla maggioranza e si può andare a fare un itinerario che sia diverso. Allora - anche per parlare di verifiche - io sono convinto che il collega Sanna quando chiede che si faccia una verifica in Consiglio regionale abbia una grande ragione istituzionale, se per verifica intendiamo non momento rituale nel quale il capo dell'Esecutivo, il collega Cabras, convoca alcuni capi di partito sicuramente rappresentativi e apre una cerimonia di verifica. Io nella scorsa legislatura credo di essere vissuto sempre in verifica e secondo me ha fatto male alla maggioranza, all'opposizione e ha fatto male ai sardi. Se c'è qualcosa da decidere oggi per questo fine di legislatura facciamolo, ma facciamolo in quest'ambito e per tutte le cose, non soltanto per la procedura promossa da chi è chiamato a iniziare questa procedura di stesura secondo il vecchio schema, perché per tutto si pongono nuovi schemi, ma rispetto alle questioni del rapporto fra i partiti e dei programmi si seguono sempre, secondo me, vecchie rigidità e vecchie trappole che non portano neppure a grandi conclusioni positive. A me interessa che ritorniamo al dunque, al nocciolo della questione: quale progetto per lo sviluppo della Sardegna. Questa è la questione, perché una lotta agli incendi senza programmare il territorio non può ottenere risultati concreti; anche applicando tutte queste proposte che sono qui dentro. Io inizio a dire i due elementi che vorrei al centro. La Regione Sardegna, il Consiglio regionale, questa maggioranza devono trovare il tempo da qui alle elezioni per confrontarsi sulle questioni di fondo dello sviluppo. Non è che non capisco che è più facile fare leggine e che è più facile cercare di instaurare rapporti anche con le popolazioni di natura clientelare, come si diceva una volta, oggi si dice personalistica. Questo credo che sia possibile e che sia anche utile per qualcuno, ma questa legislatura e questa maggioranza così vasta e così composita, a ben guardare, o lascia una traccia in un progetto di sviluppo o è davvero un'emergenza gestita soltanto in auto riflessione con degli spunti di ottima operatività. Io do la mia solidarietà all'assessore Sanna, perché dopo una campagna come questa occorre essere solidali, do un giudizio positivo sul fatto, do un giudizio negativo sull'insieme. Dico che una serie di cose sono state fatte ma qual è la linea conduttrice, dove stiamo andando a parere? Io, per esempio, credo che o ci diamo davvero un progetto di livello europeo o non ne caviamo fuori niente, anche in questo progetto, non soltanto come rivendicazione ma come interlocuzione propositiva. Diciamo che la Regione autonoma della Sardegna ha, per esempio, questi soldi dell'azione bosco ancora intonsi, li destina per il finanziamento e chiede 300 miliardi per fare un piano pluriennale di 400 miliardi. Questa è una proposta che rientra in uno schema nel quale l'ambiente - sto richiamando le dichiarazioni programmatiche del presidente Cabras - è uno degli elementi fondamentali di autonomia, di lavoro e di cultura, non l'ambiente bamboleggiato, come talvolta capita. C'è stata una polemica, quando ero Assessore all'agricoltura, perché avevo finanziato delle strade in Gennargentu, dove quando scoppiava l'incendio impiegavano 15 ore per arrivare. Naturalmente l'incendio non aspetta. Il bamboleggiamento non serve a granché, serve invece concepire l'ambiente come occasione di sviluppo.
Se dovessi fare una critica a uno degli ultimi documenti approvati in pompa magna da questo Consiglio, quello relativo ai finanziamenti della Comunità Europea, riguarderebbe l'incoerenza totale di chi lo ha proposto e di chi lo ha votato. La settimana prima avevamo parlato degli incendi come emergenza e danno continuo per questa regione che, se tutti gli incendi avessero percorso superfici sempre diverse, avrebbe come superficie boscata a malapena la penisola di fronte a Stintino e una parte minimissima della Gallura. A fronte di questa emergenza deserto abbiamo fatto una proposta che è certamente utilissima: dighe. Ma perché dieci giorni dopo non abbiamo proposto, lo dico a me stesso, un finanziamento consistente per un piano di forestazione che porti a sperare l'attuale superficie, possibilmente a raddoppiarla ma quanto meno superarla, perché nonostante ogni anno facciano interventi di forestazione, regredisce continuamente la superficie forestata?
L'Assessore non può fare un piano antincendi se non c'è garanzia di risorse e se questo Consiglio non decide che le risorse destinate all'ambiente sono intoccabili, sono il minimo vitale. Così si può fare il piano a gennaio e non a marzo o aprile.
E' la storia di questi anni che ci insegna queste cose e bisogna trarne qualche conclusione. La proposta fatta dalla Commissione è condivisibile; serve una strategia diversa, secondo me, molto più compiuta che porti un rapporto con l'Europa, un'integrazione tra i vari ceti sociali, una programmazione del territorio, lo ripeto ancora, da farsi con consenso delle popolazioni. L'Assessore ha fatto tutte le conferenze di servizi sui parchi - e ha fatto molto bene perché finalmente nel territorio si parla di quest'argomento - coi sindaci, con altra gente che ascoltava, verificava, interveniva, polemizzava. Io sono convito che se non si segue la strada del consenso, e cioè, per tutelare e sviluppare l'ambiente, creare altre occasioni di lavoro moderno nelle aree del parco, parchi non se ne faranno mai. E per lavoro moderno io non intendo soltanto la riduzione del pastore nomade a pastore con "baracca", intendo dire investimenti concreti in piccola e media impresa, in artigianato, in creazione di occasioni di lavoro per ridurre la pressione sul territorio che è diventata insostenibile. A Orune, per citare un paese, il carico di bestiame è di otto pecore e mezzo per ettaro. L'università e anche l'Ersat che ha fatto il piano di riforma agropastorale, dicono che quel territorio può sopportare mezza pecora all'anno. Vuol dire che ci sono otto pecore in più e in primavera non si vede il verde, perché le pecore mangiano i germogli, in autunno, primavera, estate e inverno. Ma se a Orune o agli altri comuni dell'interno non si offrono possibilità di occupazione diversa - ecco perché chiedo un modello diverso di sviluppo e dobbiamo determinarlo e questa coalizione ha anche la forza per farlo - se non produciamo effetti diversi, quel territorio resterà sempre di cultura agropastorale arcaica, perché per ogni disoccupato che aumenta e per ogni giovane che entra nel mercato del lavoro ci sono almeno le cunette per trenta pecore, pecora avanti, pastore dietro e si sopravvive.
Io apprezzo molto alcune cose fatte ultimamente ma che dalla precedente Giunta e nella precedente legislatura, per trovare un insieme di atti coerenti, che vuol dire impegnare territorio per esempio per l'azienda foreste demaniali, per l'espansione e la tutela del bosco. Apprezzo molto meno, e secondo me l'apprezza molto meno anche l'Assessore, il fatto che, per continuità culturale, nelle strutture chi programma materialmente le azioni antincendio, non concentri grandi forze sulle superfici boscate, quelle più a rischio e disperda invece su tutto il territorio, tra le stoppie della Gallura, o della Nurra o del Campidano, personale che deve fare un altro mestiere. Quel mestiere lo facciano i pompieri. La Regione, chiedendo fondi e predisponendo una sua spesa alla comunità e allo stato deve contemporaneamente qualificare la sua azione per quanto riguarda l'espansione della superficie boscata e la tutela innanzitutto di quella che è oggi in essere.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SERRENTI
(Segue MULEDDA.) Ai forestali occorre chiedere che non vadano contro il buon senso comune, non solo per le infrazioni che vengono punite con sistemi devastanti, colpa anche nostra che abbiamo fatto leggi di questo genere - la legge sulle sughere va modificata subito, altrimenti hanno ragione di protestare tutti - ma soprattutto nel rapporto col bosco e rispetto alla popolazione che possa continuare a pensare che l'unico modo per fare bosco in Sardegna sia continuare a fare pinete, senza mai incidere per sterzare il bosco e portare alle essenze autoctone aria e luce, io porterei volentieri i colleghi a Seulo, dove c'è una pineta immensa sempre a rischio di incendio, tutelata quasi tutti gli anni, ma dove ci sono alberi di venti metri con nove palchi di rami secchi, con solo un ciuffo verde e col leccetto che esce filiforme a cercare la luce del sole, e con il castagno e il noce che non crescono perché non c'è luce, non c'è funzione clorofilliana perché sotto c'è questo tappeto incredibilmente acido degli aghi di pino. Non credo che ci voglia molta fantasia. Basterebbe un po' di buon senso per garantire un intervento che non costerebbe alla Regione, perché il legname si può ancora vendere, e fare un progetto in questa direzione che renda vitali i boschi. Noi non abbiamo mai avuto, questa è la mia opinione, come obiettivo quello di andare a mettere pinus marittima a 1200 metri. Ma nel comune dove risiedo c'è pinus marittima a 1200 metri! E non si è mai fatto un diradamento se non per ordinanza del sindaco di Gairo che per caso ero io.
Su queste questioni si gioca molta della credibilità della Regione, che non può continuare a essere vista soltanto in negativo perché i suoi dipendenti, invece che svolgere una funzione culturale che tenda a rapportarsi con la gente, hanno dei rapporti soltanto conflittuali, e senza una proposta culturale e scientificamente seria.
Rinnovando la mia solidarietà all'Assessore e alla Giunta per quanto hanno fatto, io alla Giunta stessa chiedo che, partendo utilmente da questa relazione, in un contesto anche più largo, con questa maggioranza impegnata, con questo Consiglio, decida una strategia rispetto a questioni di potere, questioni di mezzi e questioni di autonomia delle province e dei comuni, che non possiamo più ignorare, anche perché la "142" prevede espressamente poteri precisi in un'articolazione che non è più quella di prima. Una colpa abbiamo sicuramente, che la "142" come Consiglio non l'abbiamo mai voluta applicare; una colpa abbiamo sicuramente, che il sistema autonomistico non l'abbiamo potenziato, non solo la lotta agli incendi ma per l'insieme dei rapporti e dei programmi per il territorio.
Occorre che in questo fine legislatura, se dobbiamo fare un programma di fine legislatura, si parta dagli accordi fatti e - se posso umilmente dare ai consiglieri presenti un suggerimento come vice decano di quest'Aula - che il Consiglio riprenda a funzionare con una linea. L'improvvisazione non può essere l'ordinaria gestione di questo Consiglio; l'interruzione continua non può essere l'ordinaria gestione di questo Consiglio; lo sconvocare il Consiglio attraverso i Capigruppo non è una procedura corretta, anzi è scorretta, perché io consigliere ho diritto a essere convocato e la seduta deve essere aperta, quanto meno perché mi si dica che la seduta è sospesa e che si rinvia ad altra seduta. Non si può continuare a giocare su un insieme di questioni che non sono disponibili per nessuno, sono disponibili esclusivamente per il singolo consigliere che deve vedere tutelato il suo diritto di consentire o dissentire.
In un momento in cui sicuramente ci sono molte tensioni in quest'Aula - e a mano a mano che si avvicinano le elezioni più tensioni ci saranno - chiedo alla Presidenza del Consiglio, senza alcuna critica, di por mente a rafforzare il braccio e la mente nella gestione dell'Aula e del lavoro delle Commissioni o noi rischiamo di finire questa legislatura ingloriosamente e con una produttività che complessivamente rispetto ad altre legislature è ridotta e può diventare tragicamente impresentabile, se non ci sforziamo di fare alcune cose coerenti con gli enunciati che di volta in volta andiamo esponendo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Meloni. Ne ha facoltà.
MELONI (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho partecipato ai lavori della Commissione e alla stesura del documento che viene oggi presentato all'Aula e che contiene le proposte alla Giunta per affrontare il tema degli incendi. In quella sede ne ho condiviso una parte; ho condiviso l'impostazione e la sintesi del dibattito che si è svolto in Aula, ne ho denunciato comunque e intendo rifarlo qui, i limiti soprattutto dal punto di vista propositivo. Però ritengo che, anche alla luce dell'intervento di chi mi ha preceduto, occorre forse, per non ripetere il dibattito che si è già svolto in Aula sul tema degli incendi, ampliare il campo delle mie osservazioni, il campo della discussione, perché effettivamente il documento all'esame del Consiglio prende in considerazione una serie di problemi di carattere molto ampio, di carattere generale, e non conclude però con l'individuazione di quella che viene indicata come la soluzione complessiva dei problemi, e cioè di un progetto, un modello di sviluppo per la Sardegna. Effettivamente, ha ragione l'onorevole Muledda, non traspare da questo documento un progetto complessivo e concretamente realizzabile di sviluppo. E allora, se anche il problema degli interventi in questo settore va riportato all'interno di questo quadro che manca, la nostra preoccupazione non può che essere quella che, come spesso succede, anche questo finisca con l'essere un buon documento, scritto bene, una buona disanima che però non produce niente, non si traduce in atti concreti ed operativi. Ed è vero, onorevole Muledda, che quando in quest'Aula, in tutti questi anni, è venuta a mancare la tensione autonomistica, la volontà di riaffermare il ruolo del Consiglio e della Regione, nella individuazione e nella gestione dei problemi di questo territorio, viene difficile credere che il tutto possa essere fatto da questa maggioranza, in questo modo, in questo scorcio di legislatura. Anche per tutta una serie di progetti e di programmi contraddittori che sono stati da questa maggioranza presentati, sino all'ultima decisione in tema di ripartizione di fondi strutturali. La realtà è che la tensione autonomistica è stata abbandonata, non esiste; la realtà è che noi dovremmo tornarcene a casa già da oggi laddove non siamo in grado di attuare, Presidente del Consiglio, le leggi che noi ci diamo, di esprimere in atti concreti la volontà che abbiamo, di fronte al popolo sardo, manifestato allorché abbiamo deciso di costituire, per esempio, la Commissione speciale per la revisione dello Statuto con atto di legge, con legge pubblicata, vigente, e non siamo capaci - si dice per i dissensi all'interno delle forze politiche che compongono questa maggioranza - di mettere in funzione questa Commissione. E' inutile che andiamo a rivendicare poteri, che andiamo a rivendicare competenze, che contestiamo la politica del Governo, che non condividiamo gli atteggiamenti di disinteresse, di abbandono da parte del Governo, le norme che vengono elaborate e che di volta in volta continuano a penalizzare in Sardegna, quando noi non siamo capaci di avere un minimo di tensione e di vita. Il primo segnale che dovremmo dare è quello di credere nelle nostre istituzioni. Il primo segnale è quello di rispettare noi stessi, dando attuazione alle leggi che approviamo. Il primo segnale è quello di dimostrare capacità di modificare, seguendo i percorsi legali, i percorsi della democrazia, i ruoli, gli spazi di autonomia che vogliono rivendicare nei confronti del Governo. Se non siamo capaci di fare questo, non credo che questa maggioranza, queste forze politiche che oggi esprimono questo Governo, possano avviare un piano di sviluppo all'interno del quale trovino poi soluzioni anche i problemi dell'ambiente, i problemi della campagna, e si individuino iniziative concrete per combattere la piaga degli incendi. Sappiamo bene che questa Giunta, che questa maggioranza e questo stesso Consiglio all'inizio della prossima campagna antincendi non ci saranno più. Sappiamo bene quindi quale tipo di responsabilità dovremmo e potremmo assumerci per far sì che all'inizio della prossima stagione estiva ci siano strumenti operativi efficaci per affrontare la piaga degli incendi. Tutto questo non solo questa Giunta, ma anche le proposte troppo generiche, troppo evasive, contenute nel documento che il Consiglio si appresta ad approvare, non prevedono. Non c'è veramente l'individuazione di una strategia che consenta poi di risolvere questo problema, posto che possa essere risolto. Sappiamo tutti, ne siamo certi, l'abbiamo denunziato ripetutamente, che non è possibile pensare di fare una seria campagna di rimboschimento, perché per anni abbiamo lasciato che i cantieri di rimboschimento venissero riempiti di persone incompetenti, assunte con sistemi clientelari, creando malumore, creando disagio, creando proteste e malessere all'intero delle zone interne. Dopo che abbiamo lasciato che tutto questo avvenisse, come possiamo oggi pensare di essere credibili nel riproporre campagne per il rimboschimento? Come possiamo essere credibili? Perché queste sono le cose che abbiamo vissuto. Sono state inutili le proteste che ripetutamente abbiamo elevato, e così si è andati avanti e gli incendi hanno progredito e hanno progredito gli Assessori. Questa è la realtà che abbiamo vissuto, caro Assessore. Io non so a che cosa lui si riferisse quando parlava, usando termini molto negativi, di atteggiamenti criticabili - io non voglio ripetere le sue parole - da parte di altri Assessori in altra Giunta. La realtà è che a questo fenomeno noi abbiamo assistito e che non serve pensare di fare ulteriori piani di forestazione se prima non ci diamo gli strumenti per evitare che le zone rimboschite vengano anch'esse bruciate.
Se prima non abbiamo una organizzazione, una struttura che dia garanzia che gli incendi non si ripetano, che gli incendi non siano così devastanti, non ha senso perché altrimenti va ancora avanti l'equazione per cui si rimboschisce e si brucia, e dove si è bruciato si deve rimboschire. Quindi c'è un valzer continuo di richieste, di aspettative, di pressioni perché si proceda sulla strada della creazione di cantieri di rimboschimento che a tutto servono tranne che al rimboschimento. Ma è possibile che nessuno sia stato mai capace di fare un'indagine sui risultati dei cantieri di rimboschimento? Abbiamo numerosi cantieri di rimboschimento, ma che ci sia mai stato detto che i cantieri di rimboschimento abbiano rimboschito uno, dieci, cinquanta, cento ettari, che hanno ottenuto risultati, questo non è mai successo! Quali risultati sono stati ottenuti in proporzione al numero degli addetti al rimboschimento? Queste sono considerazioni dalle quali non si può prescindere per individuare poi seriamente quali possono essere le iniziative da adottare per affrontare il dilagare degli incendi. Ce ne sono tante ma occorre anche procedere, una volta tanto, a un'indagine seria che serva a individuare le cause degli incendi. Io ho segnalato in Commissione - ma credo che lo stesso Assessore non sia stato messo in grado di avere certe notizie - la necessità di una cartografia che riproducesse, anche con un sistema di sovrapposizione - oggi i mezzi elettronici ci consentono tutto questo - le zone, una per una, in tutte le parti della Sardegna, colpite dagli incendi, per sanare a capire realmente il fenomeno, perché prima di affrontarlo occorre capirlo, occorre avere la conoscenza dei motivi che lo determinano. Tutto questo non si fa e si continua con l'improvvisazione. Si fanno delle proposte che pure sarebbero di una semplicità estrema, come quella di dare attuazione al piano acque, di fare dei laghetti collinari, di fare delle vasche artificiali, ma tutto questo significa avere una conoscenza chiara di quello che si vuol fare e fare una scelta precisa sulle disponibilità finanziarie della Regione in modo tale che si realizzino effettivamente, secondo quei modelli, delle opere che risolvano e affrontino questi problemi.
Quindi, di fronte a un documento che pure è meritevole, era apprezzato per lo sforzo che si è fatto, tenuto conto degli elementi a disposizione, io mi preoccupo del fatto che alla Giunta non si chieda, per esempio, che i provvedimenti che si sollecitano siano attuali e che riferisca in Consiglio entro una certa data. Il pericolo, come al solito, è che noi facciamo un ordine del giorno - un ordine del giorno che non si nega a nessuno, tranne che non comporti assunzione di vincoli e di scelte personali come quello che è stato approvato poco fa - il solito ordine del giorno che poi non si traduce in cose concrete. Invece io credo che si debbano chiedere alla Giunta e che queste vadano poi verificate all'interno del Consiglio e della Commissione. Non serve parlare genericamente di attuazione del piano acque o di difesa delle zone turistiche. Io credo che sia necessario individuare cose più serie e molto più concrete e soprattutto realizzabili. Uno dei valori che, attraverso la difesa del territorio e quindi la lotta contro gli incendi, noi vogliamo tutelare - si dice - è quello dell'ambiente. Ebbene anche su questo siamo in ritardo di anni e ormai io credo che non si riuscirà più a realizzare nessun parco neanche in questa legislatura. Siamo in ritardo di anni nell'attuazione della legge sui parchi, che è rimasta una legge di principio approvata nella scorsa legislatura, che ha dato la possibilità di predisporre una serie di studi e di incontri con amministratori, però non si è tradotto in niente di concreto, non si è tradotto e non si tradurrà continuando in questo modo, nell'attuazione almeno di un parco per vederne il funzionamento, per vederne l'operatività, perché serva di esempio per attuare e per realizzare gli altri. Tutto questo non si sta facendo e non si farà e questo è un grossissimo problema, perché, caro Assessore, caro Presidente del Consiglio, io credo che anche in quest'occasione noi finiremo con l'esserci parlati addosso, finiremo con l'aver individuato i problemi della Sardegna, perché il dibattito che si è svolto in Consiglio questo ha fatto - e io ripeto non voglio spendere ulteriori parole a questo riguardo - però lasceremo le cose così come stanno e per la prossima stagione estiva dovremo augurarci che il tempo non sia contro di noi, che l'esempio dato, con gli arresti anche di diversi operai forestali come responsabili degli incendi, servono in qualche modo come prevenzione ed evitino che gli incendi devastino tutto il nostro territorio. Se questo avverrà però non sarà certamente merito né di questa Giunta, né di questo Assessore, né di questa maggioranza che governa la Regione.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Serri. Ne ha facoltà.
SERRI (P.D.S.). Sarò molto breve Presidente, perché ritengo che questo documento della Commissione ambiente sia una base apprezzabile e certamente utile per impostare l'attività generale che la Regione deve predisporre, non solo per combattere gli incendi, a mio avviso, ma soprattutto, come viene detto in premessa, per valorizzare ed utilizzare in modo produttivo la risorsa ambiente ed in particolare la risorsa bosco. Quando, nel secondo punto della premessa, si indica l'obiettivo del ripopolare le campagne -siccome è il secondo è uno dei punti più qualificanti, evidentemente la Commissione ha inteso così - dovremmo anche avere però la capacità di dire che cosa significa ripopolare. Forse io avrei preferito dire che l'obiettivo principale è mantenere nelle campagne quel poco di popolazione che ancora c'è, certamente con l'obiettivo anche di incrementare questa presenza, non c'è dubbio che il primo presidio contro gli incendi e quindi la prima attività di tutela è la presenza dell'uomo nel territorio, dell'uomo non certamente con l'atteggiamento di chi va al museo a contemplare la natura, ma dell'uomo che utilizza in modo produttivo le risorse ambientali. Ora, l'attività di prevenzione degli incendi può avvenire solo se noi riusciamo ad impostare una programmazione che coordini i diversi ambiti di competenza della Regione, per realizzare l'obiettivo appunto di utilizzare in modo produttivo questa risorsa. Direi che l'obiettivo dovrebbe essere quello di realizzare una riconciliazione tra ambiente, bosco e attività produttive che sono prevalentemente attività di allevamento. Attualmente in realtà c'è solo conflitto tra il pastore e il bosco e tra il pastore e il territorio.
Va sicuramente operata una regolamentazione del carico di bestiame nel territorio, ma questo non può avvenire attraverso provvedimenti come i regolamenti CEE, pure citati in questo documento, cioè attraverso la semplice attività di rimboschimento, senza pensare che cosa fare di coloro che vengono espulsi - i pastori - perché non più compatibili con questi interventi. Certamente va operata una regolamentazione, però per fare questo probabilmente occorre che anziché attuare i regolamenti CEE, che certamente vanno utilizzati, noi facciamo in primo luogo una verifica e quindi una revisione dei piani di valorizzazione agro-pastorale, cioè a che punto siamo nella spendita, quanti sono i soldi fermi, che cosa si è fatto. Probabilmente verificheremo che molti soldi sono fermi, che forse quelle risorse potrebbero essere utilmente impegnate, e ciò è possibile fare, per la infrastrutturazione del territorio, penso per esempio all'elettrificazione e ad altri interventi di cui si è parlato. Non concordo in realtà, e la motivazione per cui intervengo è quasi prevalentemente questa, col giudizio, che mi pare un po' tagliato con l'accetta, sul lavoro stagionale, sul personale a tempo determinato, che viene dato nel documento. Mi sembra un giudizio affrettato. E' vero che questo personale stagionale in realtà non lo si concentra nelle aree a rischio, viene un pò diffuso nel territorio in base a criteri che secondo me vanno rivisti, perché tra i criteri di riparto delle risorse fra i comuni non ci può essere, o comunque va visto in coordinamento con altri, il numero degli incendi dell'anno precedente. Questo va chiaramente rivisto, in relazione alle caratteristiche dei territori comunali; vanno rivisti i criteri. Certamente va detto, perché è vero, che questo personale stagionale è personale non qualificato, che viene di volta in volta assunto dall'ufficio di collocamento sulla base di alcune qualifiche che sappiamo che caratteristiche hanno. Però va ricordato che solo chi conosce il territorio negli interventi a terra è utile, ovviamente nel coordinamento con gli interventi aerei e con l'impiego dei mezzi molto più utili nella prevenzione degli incendi. Comunque va fatta una verifica seria di questo lavoro stagionale, perché io ritengo che la realtà sia fortemente diversificata tra i nostri comuni. Faccio un esempio che riguarda il comune che amministro; 45 milioni per la campagna antincendio 1993, tre mesi di lavoro - luglio, agosto e settembre - sette occupati, quattro braccianti agricoli, due autisti ed un caposquadra. Il comune ha 1200 ettari boscati, in gran parte sono territori pubblici, comunali, ERSAT e ce n'è anche di demanio statale, in tutto 1200 ettari boscati. Gli interventi di questa squadra sono stati dieci fuori dal territorio comunale, nei paesi vicini, nel territorio comunale sono stati solo tre ed hanno riguardato esclusivamente pascolo cespugliato; i 1200 ettari non sono stati toccati per niente, non sono stati scalfiti. Ho fatto un po' i calcoli da massaia, onorevole Serra, e considerando solamente i danari per la squadra antincendio e non certamente le altre risorse che la Regione ha impiegato per il coordinamento complessivo, la sorveglianza di ogni ettaro è costata al mese 12.500 lire, pressappoco quanto si paga per andare al cinema. Ora, io so benissimo che la realtà è differenziata, ma se noi vogliamo, perché credo che sia ineliminabile, predisporre la campagna antincendi nei mesi estivi, soprattutto nei mesi di giugno, luglio e prima metà di agosto - perché poi con il ferragosto il numero degli incendi tende a scomparire, ogni anno è la stessa storia - certamente va fatta una verifica zona per zona, perché a me risulta che in molti paesi queste squadre vengono utilizzate non nell'attività di prevenzione, di sorveglianza e di spegnimento, ma per esempio prevalentemente nelle pulizie dei centri abitati. Certamente va fatto anche questo, quando le squadre non sono impegnate nei lavori propri del loro ufficio, ma mi risulta che vengono prevalentemente utilizzate per questo. Non vengano fatti gli adeguati controlli con il collocamento, creando conflittualità che determinano quello che sappiamo e che chiamiamo azione di vendetta; non mi avete assunto, allora vi faccio lavorare nella campagna antincendi. Quindi a me sembrerebbe molto utile una verifica puntuale del tipo di organizzazione di questo lavoro stagionale del tipo di coordinamento tra le varie squadre, perché non si può ogni volta pensare di ripartire da zero. Va fatta una verifica per impostare una programmazione, che tenga conto di quello che si è fatto, ma che studi anche queste diverse realtà, perché, lo ripeto e chiudo, le nostre realtà comunali, le nostre zone sono profondamente diverse, se non le studiamo, se non le comprendiamo e se non adeguiamo gli strumenti a quelle realtà, ogni intervento è perfettamente inutile.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Serra Pintus. Ne ha facoltà.
SERRA PINTUS (D.C.). Anch'io sarò molto breve, desideravo però dire che credo che il lavoro fatto dalla quinta Commissione sia stato impostato nel modo giusto, nel senso che la quinta Commissione aveva il compito di fare proposte alla Giunta e così ha fatto. Non mi trovo d'accordo con il collega Meloni che è intervenuto prima dicendo che la Commissione avrebbe dovuto fare delle richieste di cose concrete alla Giunta.
Io penso che il nostro compito, come Commissione, fosse quello proprio di fare delle proposte, se pur articolate, ed è compito invece della Giunta fare un programma operativo con l'aiuto dello staff tecnico di cui dispone.
Il mio intervento sarà breve e toccherà solo un punto che riguarda una proposta della Commissione e precisamente la proposta dell'utilizzo più ampio del volontariato. Io mi rivolgo in modo particolare all'assessore Sanna perché legga con attenzione il paragrafo che riguarda il volontariato e tenga conto effettivamente di questa grande forza di cui dispone la Sardegna. Nasce in me questo desiderio di sottolineare questo aspetto del volontariato, perché mi ha colpito in modo particolare, ne ho parlato con diversi colleghi, una lettera che è stata indirizzata da un cittadino di Sarule al Presidente del Consiglio ed è arrivata in Consiglio proprio il giorno che si aprì un dibattito sul dramma degli incendi, il primo settembre. Il presidente Floris ebbe l'ottima idea di distribuire fotocopia di questa lettera a tutti noi, e per me effettivamente fu una grande lezione di civismo che è venuta da un cittadino di Sarule e penso che questo cittadino, che merita di essere citato in quest'Aula perché resti il suo nome agli atti, abbia suggerito delle cose importantissime per la campagna e per la lotta contro gli incendi.
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE SERRI
(Segue SERRA PINTUS.) Questo cittadino si chiama Michele Cheri, leggo soltanto due bellissimi passi della sua lettera. Dice appunto: "Onorevole presidente Floris (tralascio la premessa) sono uno dei 140 volontari che ogni giorno fanno servizio di vigilanza nelle principali strade del nostro territorio di Sarule per prevenire gli incendi. Sento che diversi comuni si stanno organizzando in questo senso, ma è ancora poco. Le scrivo perché incoraggi questo servizio di volontariato, che è servizio a noi stessi, affinché venga fatto in tutti i comuni della nostra Isola". E continua, mi piace sottolineare questo passo "la maggioranza degli aderenti siamo proprietari di pezzi di terreno, ma ci sono anche quelli che non hanno terreni, ma sentono il dovere civico di difendere sia l'agricoltura sia l'ambiente dalla distruzione del fuoco". Un ultimo passo, molto bello, molto significativo, che chiude la lettera, con un post scriptum: "Mi sono dimenticato di dirle che mi vergogno come sardo nel sentire che aspettiamo i militari a difendere le nostre cose, perché quello che è nelle nostre possibilità dobbiamo farlo noi". Ecco, io credo che questa lettera meriti una seria riflessione da parte di noi tutti e meritino una seria riflessione, in modo particolare da parte della Giunta, la possibilità che ci può offrire il volontariato e il senso civico di cui i sardi sono ricchi. Si parla tanto di sardismo, in quest'Aula abbiamo parlato di cultura, di valori, eccetera, io credo che uno dei valori da incentivare proprio nella campa gna contro gli incendi sia questo senso civico di cui i sardi sono ricchi e che può produrre effettivamente un notevole esercito di volontari in tutta la Sardegna atti a prevenire e a rilevare gli incendi. Io chiudo così il mio intervento, rivolgendomi all'assessore Sanna che so ricco di attenzione verso queste cose, perché si faccia promotore di una campagna di incentivazione del volontariato in tutti i comuni della Sardegna. E' chiaro che poi il volontariato andrà organizzato e coordinato dal Comune. Mi auguro che la legge sul volontariato, pubblicata di recente sui BURAS, trovi un'immediata attuazione anche a questo proposito.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pau. Ne ha facoltà.
PAU (Gruppo Laico Federalista). Signor Presidente, il dibattito su questo tema molto probabilmente avrebbe richiesto maggior attenzione da parte del Consiglio, ma evidentemente, forse, data l'ora e il momento in cui è stato messo all'ordine del giorno questo non è stato possibile. La relazione parte dal dibattito complesso e interessante che si svolto in quest'Aula e in particolare dall'intervento del Presidente della Commissione onorevole Pili. Quindi dalla concomitanza del dibattito svolto in Aula e delle proposte portate avanti dalla Giunta si è addivenuti alla stesura di questo documento che io ritengo di grande interesse per un intervento mirato nel settore. Non vorrei entrare nei dettagli, perché voi tutti conoscete il documento, però alcune riflessioni occorre farle. Una di queste, citata prima dalla collega Linetta Serri, riguarda il ripopolamento delle campagne. Voi capite che questo è un argomento di grande rilievo; probabilmente occorrerebbe però trovare un maggiore contatto tra i componenti la Giunta regionale perché non si può affermare che c'è questo impegno della Regine al ripopolamento delle campagne quando il bilancio e le direttive che saranno emesse dall'Assessorato all'agricoltura vanno in tutt'altra direzione. La mano destra non conosce ciò che fa la mano sinistra. Ciascun Assessore non può e non deve occuparsi del suo singolo settore ma vedere anche al di là e trovare dei collegamenti. Quindi vi dicevo che da una parte noi qui stiamo affermando che riproponiamo il ripopolamento delle campagne, ma sull'altro versante non facciamo nessuno sforzo e non facciamo dei programmi affinché questo si verifichi. Pensate alle riduzioni su alcuni capitoli di bilancio che riguardano le strade, l'elettrificazione. E' attraverso questi interventi che si ripopola la campagna. Ma il bilancio della Regione e i programmi vanno in tutt'altra direzione.
Dicevo che la relazione è organica, articolata, con priorità, ma credo che difficilmente - io non vorrei fare il disfattista - riusciremo ad attuarla. Sarebbe già un successo se riuscissimo ad attuarla per alcune parti. Una di queste, per cui non occorre spesa, riguarda la convivenza tra pastore e bosco. Io che professionalmente vivo queste cose devo dire che nell'ultimo periodo, almeno negli ultimi cinque o sei anni, c'è stata e c'è una maggiore considerazione da parte dei pastori nei confronti del bosco. Non che non vi fosse prima; anche in passato la nostra cultura agro-pastorale teneva il bosco in grande considerazione. L'assessore Sanna ricordava una frase del padre che metteva in evidenza come il bosco rappresentava quel qualcosa che riusciva a tenere la famiglia in condizioni di vita decenti. Quindi una cultura che aveva in gran considerazione il bosco, ma non sempre riusciva a salvaguardarlo, perché poi esisteva una mentalità distorta di converso che vedeva il bosco, qualche volta, come un qualcosa che occupava il territorio dei pastori. Dicevo che negli ultimi anni questa cultura si è andata man mano modificando; il pastore si è reso conto che il bosco gli è congeniale anche per la sua attività agro-pastorale, prova ne sia che in quello sfascio, che è stato il recepimento della norma comunitaria sul riposo seminativo, c'è stata però una rivalutazione della possibilità di imboschire alcune superfici. Devo dire che però molti sono stati delusi dalla operatività degli Assessorati regionali, perché è stata presentata una miriade di progetti per il rimboschimento e questi non hanno trovato non solo possibilità di essere attuati, ma qualche volta si è gabellato e si è preso in giro coloro che volevano fare questi investimenti. Vi do un'informazione affinché sappiate come funzionano gli uffici della Regione sarda; era previsto per chi rimboschiva le superfici una anticipazione per poter procedere ai lavori di rimboschimento, però le banche non potevano erogare questa anticipazione perché in una cartella, alla Presidenza della Giunta regionale, era rimasta inevasa una missiva al Banco di Sardegna per la nomina del proprio rappresentante. Questo ha ritardato di circa otto mesi la possibilità di avere le anticipazioni. Io ho citato questo esempio solo per far capire come si opera in questa Regione. Il Consiglio regionale, e questa credo che si una forma di grande collaborazione con la Giunta, nella predisposizione di questo documento ha inteso esprimere un forte impegno nei confronti di questa piaga.
Sia chiaro, è inutile ricercare soluzioni risolutive assolute; chi dovesse pensare questo è assolutamente fuori rotta, purtroppo la piaga degli incendi è diventata un fatto non solo regionale o nazionale ma addirittura internazionale. E' una nuova forma di terrorismo che ha diverse origini, una nuova forma di terrorismo che difficilmente, anche con le apparecchiature più sofisticate, con l'impegno finanziario di risorse ed anche di intelligenze, riusciremo a risolvere. Il problema sta nel ridurre questa capacità devastante degli incendi. Prima dicevo della convivenza pastore-bosco ma io introdurrei anche il concetto di convivenza tra pastore, operatore in agricoltura e la nostra guardia di vigilanza territoriale. Più volte è stato detto e l'Assessore ha recepito nel suo intervento in Aula questo grosso problema che le guardie forestali non sono degli agenti di pubblica sicurezza che devono solo reprimere, dovrebbero, e questo compito certo è difficile in un corpo che ancora non ha una testa che possa dare delle direttive precise, trovare un modus vivendi per consentire che il pastore possa operare nel proprio territorio e non veda la guardia di vigilanza territoriale come una controparte preposta solo a reprimere e non a dare consigli per una maggiore salvaguardia del bosco e quindi una maggiore tutela e conservazione di questo immenso bene di cui la Sardegna disponeva e che oggi sta diventando sempre più aleatorio.
Maggiori risorse per questo settore: io dico che arrivati a questo punto non è solo un problema di risorse ma di come queste risorse devono essere utilizzate e di come riusciremo ad evitare che un aumento di risorse porti addirittura ad una accentuazione del fenomeno. Per quanto riguarda la forestazione, vorrei terminare con una indicazione che nella relazione è contenuta, ma che forse non è espressa in forma abbastanza incisiva. La forestazione in Sardegna deve diventare un obiettivo primario dello sviluppo della nostra isola. Dobbiamo non solo dire nei documenti che la risorsa ambiente deve diventare un obiettivo primario, ma dobbiamo trovare modi e forme affinché questo avvenga. Penso agli interventi della CEE; abbiamo sentito in un fuggevole intervento, una battuta dell'Assessore dell'agricoltura, sulla direttiva "2080" sulla forestazione. Di un tema di tale portata si doveva investire se non l'intero Consiglio regionale quanto meno la Commissione ambiente. Si tratta di un intervento di oltre 900 miliardi nei prossimi tre anni e io credo che sarebbe valsa la pena di discutere in Commissione e in Aula, per fare, se possibile, un intervento più massiccio, più organico per dare risposta alla desertificazione cui sta andando incontro la nostra isola. Per concludere, voglio ribadire che questo documento è stato bene articolato, ha una finalità e degli obiettivi precisi. L'augurio e l'impegno da parte nostra è che questi indirizzi programmatici trovino attuazione se non in maniera esaustiva e totale almeno tanto da impedire che si debba fare un dibattito drammatico come questo anche nel prossimo anno.
PRESIDENTE. I lavori riprenderanno domani mattina alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 20 e 07.
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