Seduta n.236 del 17/12/1997 

CCXXXVI SEDUTA

(Pomeridiana)

Mercoledì 17 dicembre 1997

Presidenza del Vicepresidente Milia

indi

del Presidente Selis

La seduta è aperta alle ore 16 e 38.

PIRAS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana dell'11 novembre 1997 (232), che è approvato.

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione CUCCA sulle gare d'appalto per l'assistenza tecnica delle macchine per ufficio della Regione sarda". (601)

(Risposta scritta in data 15 dicembre 1997.)

"Interrogazione AMADU sui ritardi registrati nel potenziamento e nel miglioramento delle strutture medico sportive in Sardegna e sulla necessità di immediati provvedimenti". (858)

(Risposta scritta in data 15 dicembre 1997.)

"Interrogazione BONESU sul procedimento per la istituzione del Comune di Pirri". (865)

(Risposta scritta in data 15 dicembre 1997.)

Annunzio di presentazione di disegni di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza i seguenti disegni di legge:

"Autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio della Regione e dei bilanci degli enti strumentali per l'anno finanziario 1998". (381)

(Pervenuto il 12 dicembre 1997 ed assegnato alla terza Commissione.)

"Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (legge finanziaria 1998)". (382)

(Pervenuto il 15 dicembre 1997 ed assegnato alla terza Commissione.)

"Proposta di bilancio per l'anno finanziario 1998 e di bilancio pluriennale per gli anni 1998-2000". (383)

(Pervenuto il 15 dicembre 1997 ed assegnato alla terza Commissione.)

"Interventi nel territorio e nei settori produttivo-sociale". (384)

(Pervenuto il 15 dicembre 1997 ed assegnato alla terza Commissione.)

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:

dai consiglieri Balletto - Fantola - Secci - Bonesu:

"Soppressione dell'Ente minerario sardo e riordino delle società controllate e collegate". (379)

(Pervenuta l'11 dicembre 1997 ed assegnata alla prima Commissione.)

dai consiglieri Vassallo - Montis - Concas - Aresu - La Rosa:

"Norme disciplinanti il trasferimento al Comune di Porto Torres del complesso immobiliare ivi realizzato ai sensi della legge 11 giugno 1962, n. 588, la regolarizzazione del titolo di possesso dell'immobile e la cessione in proprietà agli aventi titolo". (380)

(Pervenuta il 12 dicembre 1997 ed assegnata alla terza Commissione.)

Discussione e non approvazione della proposta di "Programma di ristrutturazione della rete dei servizi ospedalieri della Regione sarda. Stralcio del Piano Sanitario Regionale ai sensi dell'art. 1, comma 2 ter, del D.L. 17 maggio 1996, n. 280, convertito nella legge 20 luglio 1996, n. 382" (Progr. n. 25)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del programma numero 25; relatore il consigliere Ladu. Poiché il relatore non è presente in aula, sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 16 e 44, viene ripresa alle ore 16 e 48.)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del programma numero 25, relatore il consigliere Ladu.

Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Ladu, relatore.

LADU (Popolari), relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, il programma approvato a maggioranza dalla Commissione si divide in alcune parti fondamentali: i così detti allegati. Allegato numero 1, che riguarda fondamentalmente la legislazione in materia di sanità, poi c'è l'allegato numero 2, che in qualche modo fotografa la situazione esistente dal punto di vista sanitario e, infine, l'allegato numero 3 che parla di ristrutturazione e rideterminazione degli standard sanitari. Il programma di ristrutturazione e razionalizzazione della rete dei servizi ospedalieri della Regione Sardegna che oggi stiamo approvando, è uno stralcio del piano sanitario regionale, ai sensi del decreto legge numero 280, convertito nella legge 282. Si è arrivati a questa determinazione dopo una serie di disposizioni legislative che partono da lontano; forse sarebbe opportuno prendere come punto di riferimento iniziale la legge numero 833 dell'88, se ne è parlato a lungo anche questa mattina quando abbiamo esaminato il piano per la psichiatria, che è una legge, sempre la 833, che è la prima legge di riforma sanitaria che istituisce il servizio sanitario nazionale, partendo dalle unità sanitarie locali, in pratica la legge che ha istituito le unità sanitarie locali, e quindi individua tutta una rete di ramificazione dei servizi sanitari che, nel recente passato, hanno avuto una grande importanza ma che oggi possiamo dire hanno fatto il loro tempo, soprattutto per i riflessi di carattere economico che hanno determinato. C'è stata poi la legge numero 595 dell'85, in pratica è una legge che prevede norme per la programmazione sanitaria e per il piano sanitario triennale '86-'88, che in questa materia ha dato un taglio più preciso nella direzione della riqualificazione della funzione ospedaliera, stabilendo dei parametri tendenziali ai quali i piani sanitari regionali dovevano attenersi. In pratica la legge numero 595 dell'85 ha stabilito, all'articolo 10, che la dotazione media dei posti letto era di 6,5 per mille abitanti, di cui un per mille per la riabilitazione. Poi il tasso medio di ospedalizzazione era pari a 160 per mille abitanti, infine il tasso minimo di utilizzazione, che doveva essere tra il 70 e il 75 per cento, e la durata media della degenza era fissata in undici giorni. Per contenere il numero di posti letto per acuti si è puntato all'istituzione del day hospital, quindi il concetto del day hospital era già previsto nella legge numero 585 dell'85, quindi come vediamo questo concetto è stato ampliato e, diciamo, valorizzato meglio nelle leggi successive. Questa legge ha introdotto i primi elementi di razionalizzazione dell'organizzazione ospedaliera, ha avuto un processo, che tuttora è in corso, di riduzione del numero dei posti letto, accompagnato da una più efficiente utilizzazione delle strutture del personale, con l'obiettivo primario di contenere la spesa sanitaria. Infine la legge numero 412 del '91, che detta disposizioni in materia di finanza pubblica, questa di fatto è una finanziaria, riduce ulteriormente i posti letto per popolazione portando da 6,5 posti letto per mille abitanti, a 6 posti letto per mille abitanti, portando da 1 a 0,5 posti letto per mille abitanti quelli per la riabilitazione, e quindi portando ancora il tasso di utilizzazione a meno del 75 per cento. Con questa legge la presenza del day hospital diventa di fatto obbligatoria. Ma successivamente è il decreto legge numero 502 del '92 e le successive modifiche, in modo particolare la 517 del 1993, a imprimere una svolta decisiva che costituisce l'essenza e la filosofia stessa dell'attuale legislazione. Con la legge 502 decollano le aziende sanitarie locali, coincidenti di norma con le province e le aziende ospedaliere, che mirano a coinvolgere l'efficienza e l'efficacia col riscontro economico dell'assistenza sanitaria stessa. Con questa legge il nuovo sistema di finanziamento dell'assistenza ospedaliera è basato sulla remunerazione a prestazione. Tale legge riserva alla libera professione intramuraria, anche questo è un concetto che è stato introdotto per la prima volta con la 502, una quota non inferiore al 5 per cento e non superiore al 10 per cento dei posti letto. Infine, il decreto legge numero 280 del 1996, convertito nella legge numero 382 del 1996, alla quale noi facciamo riferimento, che ha portato ulteriori innovazioni, modificando molte disposizioni contenute nella legislazione precedente, e in modo particolare nella 412 del 1991. Il decreto legge numero 280 del 1996, convertito nella legge numero 382, sempre del 1996, dispone che le Regioni, entro il 31 dicembre 1996, provvedano anche a stralcio del piano sanitario regionale a ristrutturare la rete ospedaliera. Ed è quello che noi oggi stiamo esaminando, benché con un anno di ritardo, però come dicevo stamattina, vale lo stesso discorso per il piano per la psichiatria, anche qui la maggior parte delle Regioni d'Italia non ha provveduto ad approvare questa ristrutturazione della rete dei servizi ospedalieri. Con questo nuovo sistema in pratica entro il 31 dicembre 1996, come dicevo, bisognava provvedere alla ristrutturazione della rete ospedaliera. Inoltre, sono previste altre innovazioni, quindi il tasso di utilizzazione non deve essere più inferiore al 75 per cento, mentre prima abbiamo detto era tra il 70 e 75 per cento, la dotazione media scende a 5,5 posti letto per mille abitanti, di cui un abitante (?) per la riabilitazione lungo degenza, il tasso di ospedalizzazione non deve essere inferiore a 160 per mille e la ristrutturazione della rete ospedaliera operando trasformazioni, accorpamenti, riconversioni, anche utilizzando i finanziamenti dell'articolo 20 della legge numero 67 del 1988. Quindi, in pratica, si avvia di fatto con questa legge la vera riforma che noi oggi stiamo tentando di approvare. Tale ristrutturazione, come abbiamo detto, ha un triennio di tempo e deve essere completata entro il 31 dicembre del 1999. Con questo sistema decolla definitivamente il concetto di remunerazione a prestazione attraverso tariffe predeterminate e si crea una divaricazione nei confronti dell'assistenza ai pazienti acuti tra quella prestata ai pazienti postacuti e cronici. Il pagamento a prestazione incentiva ovviamente la dismissione tempestiva, ma non sempre ciò è possibile; ecco che nasce l'esigenza di creare nuovi posti letto, oggi quasi inesistenti in Sardegna per l'assistenza ospedaliera postacuzie (?). Ciò ovviamente riserva una diversa prestazione del punto di vista del costo delle tariffe stesse. Il ruolo dell'ospedale si trasforma in quanto con questa logica può ospitare solo pazienti in fase acuta, nasce così l'esigenza di creare e far decollare modelli alternativi al ricovero ospedaliero, quali il day hospital, il day surgery e le unità operative di degenza per la riabilitazione e lungo degenza postacuzie. Infine la finanziaria del 1996, la 662, in pratica dice che il numero dei posti letto per day hospital è compreso fra il 5 e il 10 per cento in base al 502, e non deve essere inferiore al 10 per cento quello del day hospital. In pratica, con questa legge i posti letto per day hospital sono ricompresi nella dotazione dei pazienti acuti.

Dopo questa premessa cui fa riferimento la legge che stiamo approvando riguardo alla legislazione precedente, che in pratica è il punto di riferimento della legge che noi stiamo approvando, il programma di ristrutturazione del servizio ospedaliero vede una seconda parte che è inserita nell'allegato numero 2, che come ho detto fotografa la situazione esistente e analizza i principali indici di attività per la degenza ordinaria degli istituti di ricovero e cura della regione Sardegna. I dati contenuti nel provvedimento sono forniti dall'osservatorio epidemiologico della Sardegna e anche dall'agenzia regionale dei servizi sanitari. Vediamo che questi dati non sono coincidenti, comunque noi come punto di riferimento abbiamo preso questi dati. Come dicevo di sono delle differenze che comunque andranno verificate meglio e che saranno perfezionate alla fine del triennio. Oggi effettivamente noi non siamo in condizioni di dire con precisione quali sono i veri dati , però questi stanno arrivando man mano che si avvia il processo di riforma stesso. In base a questi dati possiamo dire che in Sardegna, in una popolazione di 1.660.000 (?) abitanti circa, in un territorio di 19.500 kmq. esistono 45 strutture di ricovero e cura così suddivise: in pratica esiste un'azienda ospedaliera, che è il Brotzu di Cagliari, 29 ospedali generali, 1 ospedale specializzato, 12 case di cura private convenzionate e 2 strutture universitarie a gestione diretta. Tali strutture sono diversamente ripartite nel territorio della Sardegna, tant'è che soprattutto le strutture private sono concentrate in modo particolare nell'azienda di Cagliari e vediamo anche che in questa azienda, compresa quella di Sassari, c'è una concentrazione abbastanza alta di posti letto. Così come non è uniforme la distribuzione degli ospedali non è, come dicevo, uniforme la distribuzione dei posti letto: infatti oggi in Sardegna il numero dei posti letto complessivo, in base ai dati dell'Osservatorio epidemiologico, tra acuti e cronici, è di 8969, pari a 5,4 posti letto per mille abitanti. Di questi, 8807 sono i posti letto per acuti e solo 162 i posti letto per la riabilitazione postacuzie; inoltre gli 8969 posti letto sono ripartiti in 7557 nelle strutture pubbliche e 1412 nelle strutture private. Il vero problema, ovviamente, è determinato dall'esubero dei posti letto per acuti, che sono complessivamente 8807, quindi pari a 5,31 posti letto per mille abitanti, quando invece avrebbe dovuto essere di 7388 posti letto per arrivare a quel fatidico 4,5 per mille abitanti, quindi con una eccedenza di posti letto per acuti che è di 1340 posti letto. Al contrario, invece, i posti letto per la riabilitazione lungo degenza sono 162, quando invece c'è una disponibilità di 1660 posti letto, con un deficit di circa 1500 posti letto, per l'esattezza 1498 posti letto. Non sto qui a fare il conto dei posti letto per singolo ospedale, però possiamo verificare il numero dei posti letto per azienda ospedaliera e da qui possiamo riscontrare le prime anomalie. Infatti vediamo che divisi per azienda i posti letto in Sardegna sono ripartiti in questo modo: nell'azienda numero 1 di Sassari abbiamo 2254 posti letto, mi riferisco ai posti letto per acuti delle strutture acute e croniche, delle strutture pubbliche e private, pari ad una percentuale a 6,60 posti letto per mille abitanti, mentre nell'azienda sanitaria numero 2 di Olbia i posti letto sono 391, nell'azienda sanitaria numero 3 di Nuoro i posti letto sono 1058, con una percentuale di 4,7 per mille, nell'azienda sanitaria numero 4 i posti letto sono 236(?) con una percentuale di 3,92 per mille abitanti, poi l'azienda sanitaria numero 5 i posti letto sono 587 pari a 3,72, nell'azienda numero 6 i posti letto sono 172 pari a 1,16 e nell'azienda numero 7 i posti letto sono 630 pari a 2,24, e infine l'azienda sanitaria numero 8 con 3641 posti letto che arriva ad una percentuale per mille abitanti che è di 7,71 per mille. Ovviamente questi dati condizionano in qualche modo le scelte che noi andremo a fare perché vediamo che c'è un'eccessiva concentrazione dei posti letto nei poli di Cagliari e Sassari, mentre ci sono alcune zone della Sardegna dove il numero dei posti letto è di gran lunga inferiore, così come è inferiore di gran lunga la percentuale quindi di fatto bisognerebbe creare quelle condizioni affinché in pratica questa divaricazione che c'è fra il nord e il sud della Sardegna in qualche modo venga ridimensionata. Risulta infatti che ci sono aziende con un numero di posti letto di gran lunga superiore come dicevo al 5,5 per cento e che sono quella di Cagliari con 7,71 e quella di Sassari con 6,60; quando invece abbiamo detto che non dovrebbero superare il 5, posti letto per mille abitanti. Ecco, nella proposta di ristrutturazione della rete dei servizi ospedalieri l'allegato numero 3 in pratica tenta di programmare una ristrutturazione e una rideterminazione in base agli standards previsti dalla normativa vigente. Infatti la ristrutturazione in una situazione come questa non è cosa semplice considerate le differenze che ci sono tra un'azienda e l'altra oltre che all'interno delle aziende sanitarie stesse. Ovviamente bisogna partire dai dati esistenti e a questi applicare i parametri stabiliti dalla legislazione vigente, fermo restando che tutto non può risolversi con un semplice calcolo matematico ma si deve calare in una realtà che è molto diversificata e che ha problematiche diverse a seconda delle zone. Bisogna inoltre centrare gli obiettivi stessi della ristrutturazione ospedaliera a tal proposito che sono la qualificazione dei servizi, l'integrazione e il coordinamento nelle diverse aree territoriali partendo dalla rete di ristrutturazione dei servizi ospedalieri, infine la razionalizzazione dell'organizzazione interna degli ospedali che come ho accennato prima prevede il day hospital e l'attività libero professionale. C'è poi il capitolo che riguarda la razionalizzazione dei piccoli ospedali e anche questo abbiamo detto prima che l'articolo 20 prevede intanto interventi per prevedere questo aggiornamento e questa ristrutturazione di questi piccoli ospedali e come dicevo non interessano l'accorpamento e la ristrutturazione di questi piccoli ospedali in tutte le aziende ma soltanto cinque delle otto aziende sanitarie che sono presenti oggi in Sardegna. In pratica questo riguarda l'azienda sanitaria numero 1 di Sassari, specificamente riguarda gli ospedali di Ittiri e di Thiesi, in pratica dove è opportuno prevedere una riconversione delle funzioni ospedaliere ordinarie, infine c'è l'ospedale Conti di Sassari dove si prevede un accorpamento funzionale con l'ospedale Santissima Annunziata e infine l'ospedale marino di Alghero dove si prevede un accorpamento con l'ospedale civile di Alghero. Infine c'è l'azienda sanitaria numero 2 di Olbia che prevede in pratica per l'ospedale di La Maddalena un trattamento particolare proprio perché questo ospedale si trova in un'isola che ha difficoltà di collegamento con la restante parte del territorio della Sardegna e pertanto questo ospedale pur con mille difficoltà conserverà una certa autonomia e si effettuerà in questo ospedale una sperimentazione gestionale con l'attivazione di un unico dipartimento ospedaliero con posti letto multidisciplinari. Infine nell'azienda sanitaria numero 3 ci sono i piccoli ospedali di Bosa, di Isili e di Sorgono e in pratica dove anche per questi si prevede, soprattutto per i primi tre,di Bosa, Isili e Sorgono una parziale ristrutturazione però con l'obiettivo di mantenerli in piedi perché oggi questi ospedali stanno svolgendo un ruolo importantissimo nel territorio e sempre nell'azienda sanitaria numero 3 di Nuoro l'ospedale Zonchello di Nuoro per il quale ospedale è previsto l'accorpamento con l'ospedale San Francesco sempre di Nuoro. Infine c'è nell'azienda sanitaria numero 5 Ghilarza che dovrebbe mantenere le sue funzioni ospedaliere proprio perché anche questo ospedale abbraccia un bacino di utenza abbastanza ampio e infine l'azienda numero 6 di Carbonia dove sia il TCO di Iglesias che l'ospedale pediatrico Fratelli Crobu di Iglesias verranno accorpati al presidio ospedaliero di Santa Barbara. Infine l'azienda sanitaria numero 8 dove è previsto un ulteriore intervento intanto che riguarda l'ospedale microcitemico dove è previsto un accorpamento di questa struttura ospedaliera al Brotzu che assieme all'ospedale oncologico di Cagliari dovrebbero costituire il polo di alta specializzazione. Allora a tutto questo si aggiunge poi la rideterminazione degli standards a livello regionale applicando i contenuti della legge numero 382 del '96, quindi della finanziaria, e poi delle finanziarie nazionali precedenti e successive che in merito hanno avuto un ruolo determinante nella rideterminazione degli standards. Infatti i parametri stabiliti, in base a queste ultime disposizioni, sono i seguenti: 5,5 posti letto per mille abitante, 4,5 per acuti e uno per la riabilitazione, poi il tasso di ospedalizzazione che non deve essere superiore al 160 per mille abitanti e il tasso di utilizzazione non inferiore al 75 per cento. Tradotto in cifre significa che gli 8969 posti letto della Sardegna corrispondono a 5,4 posti letto per mille abitanti. Trattandosi quindi della quasi totalità dei posti letto per acuti, bisogna operare una riconversione dei posti letto per acuti in cronici. Io capisco che sono dati che probabilmente è difficile che interessino la gente però purtroppo stiamo approvando un provvedimento che si basa su numeri, su date, e io sono costretto a dire queste cose anche se devo dire che trovo un po' pesante ripetersi su questi numeri. Per la ristrutturazione della rete ospedaliera si è approntato un modello che si interseca con gli elementi di vincolo presenti nella legislazione vigente e più specificamente nella legge numero 282 del 1996, applicando tale modello ai valori generali si ottiene la seguente disposizione, quindi in base a questa nuova legislazione, riportando e standardizzando i dati applicandoli alla realtà della Sardegna, noi vediamo che in Sardegna ci dovrebbero essere 7386 posti letto per acuti che corrispondono a 4,45 posti letto per mille abitanti, di cui 623 posti letto per la degenza ordinaria, 642 posti letto per il day hospital e 321 posti letto per la libera professione. Poi 1641 posti letto per la riabilitazione e la lungo degenza che corrispondono allo 0,99 per mille abitanti; per complessivi, sommando tutti i posti letto, per acuti e per la riabilitazione, il numero dei posti letto sale a 9028, pari a 5,48 posti letto per mille abitanti. Un po' più dei 59 posti letto del numero esistente che oggi è di 8969 in base ai dati forniti dall'osservatorio epidemiologico della Sardegna. Quindi le cifre ripartite per agenzia arrivano a questo risultato. In pratica nella azienda sanitaria numero 1 i posti letto totali sono 2254, mentre con la ristrutturazione diventato 2226, in pratica 1821 per acuti e 405 per post acuti con una riduzione complessiva di 28 posti letto. Mentre nell'azienda sanitaria 2 i posti letto sono 391, sono previsti 320 posti letto per acuti più 71 posti letto per la riabilitazione, arriviamo a 391 posti letto per cui in questa azienda i posti letto rimangono in pratica in equilibrio. Mentre in quella numero 3 che è quella di Nuoro, i 1058 posti letto vengono così ripartiti; 768 per acuti, 173 per la riabilitazione e quindi il numero di posti letto totale diventa di 951. Abbiamo detto che erano inizialmente 1058, quindi abbiamo una riduzione di 107 posti letto. Nell'azienda numero 4 abbiamo 236 posti letto che poi rideterminati diventano 288, quindi più 52 posti letto. Nella numero 5 587 posti letto e con la ristrutturazione diventano 598 quindi più 11 posti letto. Nell'azienda sanitaria numero 6 sono 172 posti letto che diventano con la ristrutturazione 205, tra acuti e cronici, quindi più 33 posti letto. Nella azienda numero 7 erano 630 posti letto, con la ristrutturazione diventano 668, quindi più 38 posti letto. Infine, nella azienda sanitaria numero 8 con 3641 posti letto, con la ristrutturazione diventano 3702, più 71 posti letto. La Commissione, e mi avvio a concludere questa prima parte, in una situazione come questa, ha ritenuto doveroso far sì che la ristrutturazione dei posti letto sia effettuata nell'ottica di una più equa ripartizione degli stessi nel territorio, con attenzione particolare alle aziende che hanno subito ad opera della razionalizzazione una riduzione dei posti letto. Tutto ciò in considerazione delle particolari condizioni economiche, sociali e geografiche. Presidente, mi sto avviando alla conclusione. La Commissione ha inoltre ritenuto opportuno salvaguardare la delicata posizione in cui si trovano alcuni piccoli ospedali della Regione Sardegna, in cui i rigidi automatismi della legislazione nazionale mettono a rischio la possibilità di garantire l'assistenza necessaria. Con l'accorpamento alla azienda ospedaliera del Brotzu di Cagliari dei due ospedali di rilievo specialistico, come dicevo prima, sia l'oncologico che il microcitemico di Cagliari si è voluto puntare alla creazione di un polo ad alta specialità con l'obiettivo di valorizzare meglio la loro esperienza e professionalità. Questo provvedimento che di per sé è molto articolato, ha richiesto un tempo abbastanza lungo che ha impegnato la Commissione. Riteniamo di aver fatto il possibile pur nella consapevolezza che certe distorsioni non possono essere appianate molto facilmente. Noi abbiamo fatto un primo passo avanti. Il resto penso che lo affronteremo al momento della approvazione del piano sanitario regionale. Non mi resta che ringraziare tutti i componenti della Commissione per il contributo dato; abbiamo lavorato molto per questo piano, capisco che i risultati magari non sono adeguati alle nostre aspettative, però debbo dire che la Commissione ha fatto tutto il possibile per riportare un po' di equilibrio all'interno della sanità in Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cucca. Ne ha facoltà.

CUCCA (Progr. Fed.). Signor Presidente del Consiglio, onorevole Assessore, onorevoli colleghi, oggi l'Assemblea regionale è chiamata ad approvare un provvedimento di grande importanza di ristrutturazione della rete dei servizi ospedalieri. Esso rappresenta il più rilevante strumento di programmazione sanitaria, approntato dalla Regione sarda dall'approvazione nel lontano 1985 del primo piano sanitario regionale. Il piano di razionalizzazione ospedaliera è infatti il primo di una serie di provvedimenti di programmazione sanitaria che ridisegna nel profondo il modello organizzativo della sanità in Sardegna. Con il piano dell'emergenza sanitaria, nuovo piano della psichiatria, il secondo piano sanitario regionale, tutti strumenti di una nuova programmazione sanitaria che dovrà avere come obiettivo quello di delineare un nuovo modello di civiltà sanitaria, capace cioè di costruire le basi di una sanità che sappia soddisfare i bisogni di salute dei cittadini sardi nel terzo millennio. Lo sforzo che è stato compiuto in seno alla Commissione sanità del Consiglio regionale è stato quello di cercare di trasformare un provvedimento di semplice adeguamento formale agli standard e alle prescrizioni delle normative nazionali in un vero e proprio strumento di programmazione. Uno strumento capace di aggredire i nodi strutturali della nostra organizzazione sanitaria, la concezione ospedalocentrica della sanità, il suo sviluppo per poli: Cagliari e Sassari. Un provvedimento di razionalizzazione capace di avviare nel concreto un progressivo riequilibrio territoriale, e nel contempo di assicurare sull'intero territorio regionale un adeguato livello di assistenza in condizioni di uniformità. Onestamente bisogna dirlo, non tutti questi obiettivi sono stati conseguiti; anzi, nel merito del provvedimento si possono esprimere alcune riserve. La prima, perché esaminare in modo distinto i tre provvedimenti: piano di razionalizzazione ospedaliera, piano di emergenza sanitaria, piano per la psichiatria quando essi fanno parte integrante di un unico strumento che è il piano sanitario regionale. E ci chiediamo ancora se la loro separatezza non vada a discapito della unitarietà, della coerenza, e della visione d'insieme degli interventi. Quale coerenza esiste tra i diversi strumenti programmatori ancora tutti da approvare e la definizione di alcuni provvedimenti gestionali. Vedi l'approvazione delle piante organiche delle aziende sanitarie e ospedaliere e lo stesso piano triennale di investimenti che rischiano di ipotecare fortemente il modello di organizzazione sanitaria dei prossimi decenni. Ancora, è innegabile che la metodologia seguita nel predisporre il piano di razionalizzazione ospedaliera è stata inficiata dalla mancanza di dati aggiornati, visto che non si è voluto utilizzare il sistema più accurato e aggiornato oggi disponibile, le schede di dimissioni ospedaliere, la stessa rideterminazione degli standard ospedalieri attraverso cervellotiche formule matematiche che hanno finito per contraddire uno degli obiettivi che si voleva perseguire, il riequilibrio territoriale, invertire cioè la tendenza ad un ulteriore rafforzamento dei due poli ospedalieri di Cagliari e di Sassari. La razionalizzazione della rete delle strutture ospedaliere si articola su due punti di intervento: la ristrutturazione della rete sulla base di standard strutturali e funzionali normativamente determinati. La seconda, la razionalizzazione dell'organizzazione interna degli ospedali. Gli standard funzionali sono: la dotazione del 5,5 per mille, di cui 4,5 per acconti e uno per i dati che ha già dato il Presidente della Commissione sanità. Quindi c'è un tasso di ospedalizzazione di 160 per mille abitanti, il tasso di utilizzo, eccetera. Quindi in un'ottica di maggiore efficienza ed economicità di gestione la Regione deve adeguare a tali standard la propria rete di servizi ospedalieri operando le trasformazioni, gli accorpamenti, le riconversioni e, in ultima analisi, le disattivazioni necessarie. I principi di organizzazione previsti dalle leggi vigenti si possono così riassumere: adozione del modello dipartimentale, istituzionalizzazione del day hospital, dei ... (?) e delle camere a pagamento. La razionalizzazione della rete dei servizi ospedalieri nelle sue due componenti, di ristrutturazione dei servizi e riorganizzazione interna, aveva come termine il 31.12.1996 per la sua concreta attuazione del triennio. Quindi la programmazione si sposta già questa di un anno. Questo periodo consentirà alla Regione di verificare e modulare quanto programmato con il piano, sia sulla base di una concreta sperimentazione dell'organizzazione dipartimentale, con gli schemi tipici delle aziende ASL, sia sua sulla base di indicazioni più analitiche e specifiche. La razionalizzazione della rete di servizi non si può e non deve esaurirsi in un atto, bensì consiste in un atto di adeguamento delle strutture e dei servizi sulla base dei dati dei flussi informativi, dai risultati delle sperimentazioni di nuove forme di organizzazione degli orientamenti e dei bisogni dell'utenza. E' chiaro quindi che deve essere suscettibile di integrazioni e modifiche. La razionalizzazione dei servizi della rete ospedaliera deve perseguire degli obiettivi, primo fra tutti la qualificazione dell'offerta dei servizi ospedalieri con particolare riferimento a: qualità dei servizi, efficacia ed efficienza della gestione, la rispondenza ai bisogni dei cittadini, la diversificazione dell'offerta dei servizi ospedalieri attraverso l'introduzione dei modelli assistenziali alternativi al ricovero. La Regione sarda, inoltre, persegue l'obiettivo dell'integrazione e del coordinamento nelle diverse aree del territorio, tra le reti di strutture e di assistenza ospedaliera e i seguenti servizi: servizi e presidi di assistenza territoriale, assistenza sanitaria di base medica pediatrica, poliambulatori e ambulatori, consultori, Sert eccetera. Quindi si tratta di perseguire l'obiettivo dell'integrazione e del coordinamento delle diverse aree del territorio tra la rete delle strutture di assistenza ospedaliera, i servizi e i presidi. La Commissione sanità ha posto molta attenzione sulla razionalizzazione dei piccoli ospedali, pur non sottovalutando il ridotto numero dei posti letto, dati sempre riferiti dal 1995, basso indice di occupazione, tasso operatorio notevolmente inferiore alla media regionale, alto tasso di degenza media, notevole disavanzo di gestione. Ma si è considerata però soprattutto la posizione geografica localizzata in territori particolari disagiati, collegamenti viari scarsi e insufficienti, gravi disagi economici. Per questi motivi la Commissione ha voluto la modifica dove si indicava per Sorgono, Isili, Bosa, Macomer, Thiesi, Ittiri, punto di primo intervento medico. Con un emendamento da me proposto e accolto quasi all'unanimità è stata modifica la normativa che prevedeva la chiusura di piccoli ospedali, accentrando i pazienti nei presidi, principalmente di Cagliari e di Sassari. Nell'emendamento di cui parlo, stabilisce che questi ospedali restino aperti garantendo il pronto soccorso e il trattamento del paziente e, ove fosse necessario, il trasporto protetto. Ciò significa che tutti gli ospedali presenti nella Regione sarda non solo restano aperti, ma possono e devono essere in futuro potenziati e ristrutturati, come sta già avvenendo. Ristrutturazione vuol dire brutalmente taglio, ma i tagli, se fatti con criterio e serietà, possono produrre efficienza ed efficacia. Ma efficienza ed efficacia non si possono ottenere se, per ristrutturazione, si vuol intendere riduzione dei posti letto. Tagliare servizi, chiudere o ridurre reparti e prestazioni. A Roma si è già aperto un confronto importante sulla necessità di introdurre opportune modifiche alla legge di riforma sanitaria, la 502, a distanza di soli cinque anni dalla sua approvazione, dalla necessità di recuperare il ruolo del comune al completamento del processo di regionalizzazione e di aziendalizzazione della sanità, del distretto come sede di integrazione tra sociale e sanitario ai poteri del direttore generale, alla distorsione produttiva della sanità, al ruolo dei medici e della medicina generale. Mi pare giusto sottolineare che mentre nazionalmente si discutono le modifiche da introdurre nella legge di riforma, qui in Sardegna il processo di aziendalizzazione, cioè il cuore della 502, ha appena iniziato a muovere i primi passi. Si avvicina infatti il momento della prima verifica per i direttori generali, dopo i primi dodici mesi di attività; una verifica importante che non deve essere di facciata, ma dovrà entrare nel merito dell'esperienza maturata, senza indulgere a sconti per nessuno, evidenziandone limiti e insufficienze. Una verifica puntuale, tesa a individuare la congruità degli obiettivi raggiunti rispetto ai reali bisogni di salute dei cittadini, una verifica capace di individuare obiettivi fittizi, spesso finalizzati a far scattare premi sostanziosi per i soli direttori generali. E' necessario fare una seria programmazione con la conferenza di aziende e conferenza dei sindaci, a breve e medio termine, per raggiungere obiettivi prefissati, valorizzando e coinvolgendo nella gestione aziendale il personale medico e paramedico. Insomma, bisogna sforzarsi affinché la riforma sanitaria in Sardegna venga applicata con criterio per garantire le categorie più deboli e i territori più disagiati, in quanto il diritto alla salute è indispensabile in una società democratica e civile, pena l'alternativa che ogni cittadino si può rivolgere alle strutture private, con tutte le conseguenze che ne derivano per la sanità pubblica.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Macciotta. Ne ha facoltà.

MACCIOTTA (Gruppo Misto). Onorevole Presidente, Assessori, cari colleghi, stamani ho captato un po' qualche lamentala da parte dei colleghi non medici sulla pluralità di interventi in tema sanitario con cui abbiamo assaltato questa Assemblea nella giornata odierna. Quindi non ho intenzione di contribuire ulteriormente a questa prevaricazione ma ci sono pure delle cose che, anche nella sostanziale concordanza, almeno di molti membri della Commissione sanità su questo provvedimento, vanno pure precisate e sottolineate. Questo provvedimento che costituisce, come sappiamo, uno stralcio del piano sanitario regionale che prenderemo in esame tra non molto, ha suscitato una serie di incomprensioni e una serie di equivoci durante il suo iter. Equivoci e incomprensioni che se sono comprensibili da parte di persone non specificatamente qualificate, lo diventano meno comprensibili quando queste incomprensioni e questi equivoci partono dallo tesso mondo sanitario. Quindi non è inopportuno sottolineare ancora qualcosa. E' stato già detto e non mi ripeto, questo è un adempimento dovuto anche dalla Regione autonoma quale è la nostra a decisioni del Parlamento che impongono, a torto o a ragione, l'adeguamento a determinati standard. Questo si è fatto, questo lodevolmente è stato fatto dalla Giunta a tempo debito per non incorrere nelle sanzioni in cui, sul piano economico la nostra Regione sarebbe incorsa diversamente, e questo è il compito che oggi il Consiglio si trova di fronte nel ratificare formalmente quanto fatto. Quello che è stato fatto, quindi, è un adeguamento su cui si sono scatenate le ire di molti, perché è stato interpretato quasi come un'offesa all'intelligenza di chi doveva esaminare il provvedimento con competenza professionale, quando è semplicemente il frutto di una elaborazione su determinati indici che derivano dal rispetto o meno di standard fissati dal Parlamento e quanto si arriva con questo a una definizione, ridefinizione, come giustamente è stata chiamata, dei posti letto, che rispettano le indicazioni del parlamento come qualità dei posti letto stessi divisi per categorie, posti letto per acuti, day hospital, ecc., non mi ripeto, e come tetto globale dei posti letto.

Allora, gli equivoci quali sono? Un primo equivoco nasce dal fatto che da questa redistribuzione che rifletteva una realtà, sulla base degli indici che era possibile in quel momento rilevare, senza entrare nella valutazione e nella discussione di quali potevano essere tutti gli altri fattori responsabili di una disarmonia nella distribuzione di questi posti letto sul territorio regionale. Riflettevano una situazione che era chiaro a tutti coloro che ci ragionavano sopra che era una situazione che non incideva a modificare situazioni di disequilibrio, operazione che non poteva essere fatta con questa legge stralcio, ma sarà fatta senz'altro nei termini che si vedranno, nel quadro di approvazione del piano sanitario regionale, ragionando su tutti gli indici che sono da definire sulla base di un flusso di informazione molto più ampio, molto più qualificato, quale quello che deriverà dalla valutazione delle schede di dimissione ospedaliera e che ci permetteranno di interpretare molto più correttamente i fenomeni che oggi non possiamo conoscere esattamente e definire.

Quindi, un primo punto è questo, questo non era l'obiettivo di questo provvedimento. L'altro aspetto di confusione è stato quello di pensare che l'elaborazione che è stata fatta dall'Assessorato con questo piano, cioè il rispetto degli standard fissati dal Parlamento nelle diverse categorie di posti letto, azienda per azienda, potesse riferirsi anche al singolo ospedale se non addirittura al singolo reparto, e questo non è così, perché è ben precisato nello stralcio del piano stesso come questo costituirà una seconda tappa sulla base del flusso di informazioni che avremo quando sarà disponibile l'analisi delle schede di dimissione ospedaliera.

Questi sono due dei punti fondamentali che hanno creato disinformazione ed equivoci, comunque i lavori della Commissione hanno consentito di superare molti di questi aspetti e si è arrivati a un soddisfacente accordo su quella che era la valenza precisa di questo provvedimento. Rimangono certamente dei punti, dei quesiti, degli aspetti da sottolineare. Un aspetto da sottolineare, senz'altro, è quello relativo al fatto che ci sono, quando si parla di disparità di distribuzione dei posti letto certo si dicono delle cose che riflettono una realtà, allora l'intervento della Commissione è stato utile già in un primo punto quando l'unica azienda che da questi calcoli è risultata, a torto o a ragione, penalizzata, cioè l'azienda numero 3 di Nuoro, si è vista considerare in legge come fruitrice di quelle disponibilità di posti letto che pure esiste in una certa quota, in modo da modificare comunque con un principio già stabilito in legge, questa posizione di penalizzazione che è derivata dal calcolo semplicemente senza altri elementi di approfondimento.

Un aspetto però da considerare, quando si dice l'accentramento sui due poli di Cagliari e Sassari, attenzione, attenzione a considerazioni che proprio il flusso di informazioni che avremo disponibile nel futuro consentirà veramente di chiarire e di precisare. Vorrei ricordare, per esempio, che quando, come affrontato anche nel documento per altri aspetti, è localizzato a Cagliari un ospedale specializzato regionale quale l'Oncologico, che serve tutta la Sardegna, e un ospedale specializzato regionale che serve altrettanto tutta la Sardegna, sia pure sotto diversi aspetti, quale il Microcitemico, questo è chiaro che comporta una concentrazione di posti letto nel cagliaritano che può contribuire soltanto a far scattare gli indici rispetto ad altre zone dell'isola. Quando consideriamo la presenza a Cagliari e a Sassari delle due università, che oltre naturalmente alla funzione assistenziale hanno quelle funzioni di insegnamento e di ricerca che sono a loro attribuite, è chiaro che c'è un altro fattore che contribuisce a una concentrazione anomala di posti letto che sono necessari, per esempio, per l'insegnamento non solo agli studenti ma anche agli specializzandi delle diverse discipline, che vengono a concentrarsi in questi due centri. Vorrei sottolineare ancora un altro aspetto che così non casualmente in queste due città, o nell'immediato circondario, si concentra anche il grosso degli istituti di ricovero a cura privati. Questo lo dico perché in questa fase, in questo documento, i letti del cagliaritano, riferiti all'azienda numero 8 di Cagliari, prendono, senza che sia possibile specificare la singola attribuzione, il complesso dei posti letto che attiene agli ospedali che fanno capo a questa azienda, all'azienda ospedaliera, l'unica in Sardegna, che è l'ospedale Brotzu, a quello che sarà il futuro policlinico universitario, e a tutte le case di cura. Quindi è un complesso non distinguibile, non scindibile di letti in questa valutazione globale di territorio per azienda, che pure ci può dare ulteriore ragione del perché si verifichino concentrazioni in questi due poli. Ho toccato questo problema del pubblico e del privato, so che metto in crisi l'Assessore sollevando questo problema, che è uno dei problemi forse importanti che ci affliggono e ci affliggeranno nell'immediato futuro quando discuteremo del piano sanitario regionale, ma è un problema che va pure affrontato e va affrontato in alto loco, dove solo l'Assessore può arrivare nei suoi contatti, nelle sue riunioni periodiche con gli altri colleghi d'Italia, quello che ha provocato il caos che sappiamo in Lombardia, cioè la definizione in cui la legge è diventata veramente ambigua, come non infrequentemente capita in Italia, perché da un lato cancella quello che esisteva nelle leggi precedenti, cioè che il privato veniva utilizzato dal servizio sanitario nazionale a complemento del pubblico, il che significava che veniva convenzionata col sistema sanitario nazionale soltanto quella quota di privato e in quei luoghi dove effettivamente c'era una carenza del pubblico e dove il privato poteva supplire a questa carenza. Questa frase è stata cancellata da una legge recente tout court, quindi sembrerebbe che non ci fosse la ragione che la Lombardia causasse il putiferio che ha causato con la sua decisione di accreditare tutte le strutture private esistenti sul territorio se la legge parla chiaro e lascia la libertà all'assistito di andare dove vuole e accredita tutti quelli che hanno i requisiti strutturali e funzionali per essere accreditati, ma proprio nel provvedimento sulle linee guida per l'accreditamento, provvedimento a lungo atteso che ci ha fatto soffrire in tutti questi anni per la sua mancanza, c'è una frase ambigua che dice che tutti i privati che si trovano in quella situazione devono essere accreditati purché funzionali alla programmazione regionale, con che la palla rimbalza ai responsabili della sanità delle diverse regioni e questo è un punto in cui tutti insieme Assessorato, Commissione sanità e Consiglio devono cercare di fare chiarezza portando questa istanza anche in campo nazionale sia per non penalizzare il privato che secondo il disposto della legge numero 502 o il paziente che secondo il disposto di altre leggi dovrebbe poter andare dove ritiene meglio opportuno sia anche per non penalizzare il servizio sanitario nazionale con un'interpretazione non corretta di quella che è la volontà del legislatore. Faccio un ultimo esempio su questo punto, nel piano sanitario certamente a un certo punto anche aderendo alle giuste osservazioni sulla mal distribuzione sotto certi aspetti delle strutture, dei servizi, dei posti letto si dovesse affrontare il problema di tagliare posti letto per ridistribuirli a Cagliari o a Sassari, io vorrei sapere come in questo momento sulla base di queste leggi si potrebbe procedere a dire fermo restando che dovrebbero essere tagliati dei posti letto a chi li dobbiamo tagliare, al privato sulla cui libera volontà di farsi posti letto e credo che a quel punto non possiamo interferire, o sul pubblico che ne verrebbe ulteriormente avvantaggiato a solo vantaggio del privato? Questo è l'interrogativo che pur ci troveremo ad affrontare e su cui è meglio cominciare a riflettere. Lascio questo argomento per sottolineare appunto come su un punto tra tutte le cose sagge e condivisibili che ha detto non mi trovo d'accordo con l'onorevole Cucca, sul punto cioè dei punti di riferimento della rete di emergenza, al cui proposito mi sono permesso di ripresentare un emendamento modificativo che risponda meglio e che illustrerò in sede di emendamento, dove non sono d'accordo è che la presenza dei punti di riferimento significhi il mantenere aperti, così come sono oggi, tutti i piccoli ospedali perché non è così, perché il punto di riferimento non è il pronto soccorso globale che ha necessità di determinate e precise strutture di ricovero, è il punto di riferimento che ha minori necessità sotto quel profilo quindi non osta, non evita, laddove si è deciso per altri motivi la ristrutturazione anche di questo ospedale, questo è il mio parere e questo volevo esprimere in questa sede. E' chiaro comunque che, chiudendo il discorso riportandosi alla premessa, che questo, credo e spero di essere stato sufficientemente chiaro, è un piano, un programma che risponde a precise richieste sul piano legislativo e che è la risposta corretta a queste richieste e come tale si deve valutare. Ciò non toglie certamente che non chiudiamo gli occhi e soprattutto non desideriamo ingenerare equivoci, ancora oggi ricevo istanze da diversi colleghi, da diverse sedi ospedaliere che trasferiscono su questo documento istanze giuste ma che verranno affrontate nella sede dovuta, nel piano sanitario regionale. Allora è chiaro che a questo documento che rappresenta soltanto la prima tappa della vera riorganizzazione e ristrutturazione della rete ospedaliera dovranno seguire altri provvedimenti che andranno compresi, se già non lo sono l'esame della bozza onestamente non l'ho ancora terminato, nel piano stesso. Allora quali sono queste necessità che il piano dovrà obbligatoriamente contemplare, l'organizzazione della rete di emergenza sanitaria in tutti i suoi aspetti e facevo riferimento stamattina sul piano della psichiatria per esempio la necessità di un collegamento anche per la parte di emergenza che è rappresentata dall'emergenza psichiatrica, si tratta di coordinare quello che abbiamo approvato stamattina con quello che approveremo in sede di piano sanitario generale, e soprattutto la programmazione sul territorio di una dotazione complessiva e settoriale non soltanto di posti letto ma anche e soprattutto di servizi e di risorse umane strumentali e finanziarie perché le sproporzioni che oggi esistono tra gli indici sappiamo benissimo che potrebbe anche derivare nell'indurre una migrazione infraregionale di pazienti per l'insufficienza delle risorse che nel tempo sono state istituite per determinati ospedali e determinati reparti. La giusta attenzione, come è stato sottolineato più volte in questo documento, a quelle che sono le caratteristiche peculiari di diverse zone della nostra isola per la scarsa concentrazione della popolazione, con gli indici assai più bassi dell'indice medio nazionale, per le difficoltà dei collegamenti, per le situazioni legate ad altre condizioni geografiche, zone di montagna eccetera cui pure la legge fa riferimento quando ci da la facoltà di intervenire per correggere queste situazioni di disparità, vorrei aggiungere e credo che lo dobbiamo considerare tutti quanti che possono interferire per causare queste disuguaglianze queste necessità particolari anche altre condizioni che possono esser condizioni di grave disagio economico, che si possono sommare con la scarsità delle popolazioni pensando alle nostre zone interne dell'isola e altre ancora che hanno difficoltà di collegamento, ma anche pensare ad altre situazioni, e mi riferisco per esempio alla Gallura, di stagionali alte incidenze di flusso turistico che pure creano problematiche che non possiamo sottolineare per quanto riguarda una corretta assistenza sanitaria. Abbiamo, e non ci torno, parlato anche della particolare situazione e delle particolari proposte per quanto riguardava l'ospedale microcitemico e l'ospedale oncologico di cui, come è già stato detto, viene proposta l'incorporazione nell'ambito dell'unica rete ospedaliera attualmente esistente l'azienda Brotzu nell'indirizzo di creare veramente un polo di alte specialità che mantenga le caratteristiche non solo di assistenza ma anche di ricerca a livelli elevati come ora. Ma un ultimo punto che non possiamo sottacere è che il piano sanitario dovrà non soltanto riflettere queste esigenze e veramente portare quei risultati che tutti auspichiamo ma non sarebbe completo se non armonizzasse la razionalizzazione delle rete ospedaliera con quelli che sono i servizi sul territorio cioè la riorganizzazione e il potenziamento di tutte le funzioni extra ospedaliere e mi vorrei riferire in particolare sia a quelle a livello distrettuale sia quelle a livello domiciliari che sono tutte praticamente da mettere su e da definire in maniera molto puntuale. Se ci sono perplessità al riguardo io penso che dobbiamo richiamare quello che è un dettato della legge che la nostra stessa Commissione ha varato nell'esordio di questa legislatura, la legge numero 5 di cui incominciamo a notare anche qualche pecca più o meno grave per cui dovremo rimetterci le mani, ma che ha indubbiamente una sua grossa validità. Cioè con i meccanismi che sono previsti ci permette due cose, una è che se questa assemblea come mi auguro, licenzierà positivamente questo programma, deve dare indicazione puntuale da parte dell'Assessore ai direttori generali perché traducano questi indirizzi in piani particolareggiati; piani particolareggiati annuali, perché sappiamo che il Parlamento ha dato tempo fino al '99 per attuare questa razionalizzazione dei posti letto, ebbene i direttori generali dovrebbero articolare in piani particolareggiati per il '98, per il '99 gli indirizzi che il Consiglio gli dà con questo stralcio di legge, e portarli secondo il meccanismo previsto dalla legge regionale numero 5 alla attenzione e alla approvazione della Giunta regionale che poi darà il varo definitivo. Noi abbiamo creato con quella legge quello che è stato chiamato, con un termine felice, un andamento circolare del piano sanitario, per cui non parleremo più per quanto ci riguarda di piano triennale, perché annualmente attraverso questi meccanismi di proposta, di approvazione o di modifica, a livello delle istituzioni noi saremo in grado di apportare man mano quelle modificazioni, quegli aggiornamenti che l'esperienza dimostrerà necessari. Con questo vi ringrazio e termino.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Busonera. Ne ha facoltà.

BUSONERA (Progr. Fed.). Colleghi del Consiglio, questo provvedimento si inserisce in quegli obiettivi contemplati dalla legge numero 502 e dalla legge numero 382 che fanno carico alle regioni di ridefinire, sulla base di parametri nazionali, il numero di posti letto dei presidi ospedalieri esistenti nel proprio territorio; e di provvedere contestualmente l'istituzione di nuove strutture e di nuovi servizi. E' stato già detto: l'istituzione delle residenze sanitarie assistite, del day hospital, del day (?) e delle camere a pagamento. E' sicuramente questo il primo passo per l'avvio di un nuovo criterio di gestione della sanità, che pretende di coniugare, mantenendosi nei limiti di budget, l'efficienza con l'efficacia e naturalmente con l'economicità nella erogazione dei servizi. Ora certamente, se ragioniamo in questa ottica, è logico riportare agli standard stabiliti nazionalmente il numero di posti letto di quei presidi ospedalieri che per tasso di degenza e di utilizzazione non rispondono ai requisiti di utilità e di economicità, anzi sarebbero sicuramente anche in perdita. E' anche vero però che i criteri di efficienza tecnica ed economica dei presidi ospedalieri non possono applicarsi in modo rigido, ma devono rispondere prima di tutto alla esigenza di assicurare a tutto il territorio i livelli minimi di assistenza per quanto di facile accessibilità dei servizi, specialmente per quanto riguarda la funzione di emergenza e di pronto soccorso. E questo è tanto più necessario se consideriamo la situazione geografica e di area della nostra Regione. Questa precisazione è necessaria per sottolineare che il provvedimento che oggi esaminiamo, pur non essendo scevro da critiche, è condivisibile perché esso rappresenta soltanto l'avvio di una prima fase della riorganizzazione della rete ospedaliera e della ottimizzazione dei relativi servizi, suscettibili quindi, io voglio sottolinearlo, di aggiustamenti sulla base di una serie di fattori che in questo piano non si sono potuti prendere in considerazione. Mi riferisco alla contestuale realizzazione del piano sanitario, ma anche alla mancanza di essenziali elementi di valutazione e verifica quali le schede di dimissione ospedaliera, i dati epidemiologici, socio demografici, la conoscenza delle entità del movimento infraregionale, i dati sulla carenza di specialità ospedaliere nei diversi territori, la possibilità di istituire nuove specialità in grado di contenere la mobilità infraregionale. Sarà sulla base di questi fattori, una volta acquisiti, che nel triennio previsto per l'adeguamento di questo piano si potranno operare scelte più appropriate per quanto riguarda la determinazione del numero dei posti letto complessivi distinti per disciplina e per azienda sanitaria, necessari a garantire al tempo stesso una risposta efficace alla domanda di assistenza e un utilizzo efficiente delle risorse disponibili. In questa logica quindi si inserisce anche la scelta operata da questo piano di procedere ad una deroga dalla razionalizzazione dei piccoli presidi ospedalieri che per il numero dei posti letto, per il basso indice di occupazione, per l'alto tasso di degenza media, per i notevoli disavanzi di gestione potevano essere suscettibili di chiusura o di drastici ridimensionamenti funzionali. Nell'ambito degli atti della programmazione annuale e pluriennale previsti dalla legge numero 5, saranno le aziende sanitarie a definire le modalità di attuazione del modello di riorganizzazione di ciascun presidio che, nel rispetto degli standard previsti, deve essere in grado di garantire i servizi qualitativamente e quantitativamente necessari ai bisogni dei cittadini, ponendo in essere laddove necessario una diversificazione dell'offerta di servizi ospedalieri con l'introduzione di modelli assistenziali alternativi al ricovero. Infatti non si può pensare di ottimizzare risorse e servizi, né si può pensare di ragionare sul numero di posti letto ospedalieri per territorio se contestualmente alla ridefinizione di posti letto ospedalieri non si prende in considerazione l'obiettivo di integrare e coordinare nelle diverse aree territoriali la rete delle strutture di assistenza ospedaliera con i servizi e i presidi di assistenza territoriali che devono essere potenziati e qualificati; e mi riferisco alla assistenza sanitaria di base, a quella pediatrica, ai poliambulatori specialistici, ai consultori, ai Sert, alle strutture residenziali per non autosufficienti, per malati mentali, alle strutture di riabilitazione extra ospedaliera, nonché alla componente territoriale del servizio di emergenza. Se noi riuscissimo a realizzare l'assistenza domiciliare integrata nel territorio, colleghi, sarebbe già un importante passo verso la deospedalizzazione. Qualificare la sanità infatti a mio avviso significa soprattutto qualificare e diversificare l'offerta di servizi che sono anche ospedalieri, ma che in un'ottica non più ospedalocentrica deve dare innanzitutto risposte realizzando i servizi sul territorio, capaci per qualità, efficienza, efficacia, di rispondere ai bisogni dei cittadini. In questo senso l'adozione del modello dipartimentale e per quanto riguarda i servizi ospedalieri, e per quanto riguarda i servizi sul territorio e l'integrazione degli uni con gli altri è l'obiettivo ideale a cui la sanità regionale deve tendere, intendendo il dipartimento come elemento di integrazione funzionale e di coordinamento organizzativo di strutture e di servizi. Sappiamo bene per altro che la scelta di dipartimentalizzare la sanità ha rappresentato motivo di discussioni e di analisi che datano ormai da circa trenta anni. La realizzazione del dipartimento, che deve intendersi come una federazione di unità operative e organizzative delle aziende sanitarie ospedaliere, che pur mantenendo la loro autonomia e responsabilità nel medesimo tempo riconoscono la loro interdipendenza in funzione del raggiungimento di comuni obiettivi e di condivisi per sviluppi o per risvolti operativi, collaborativi, etici e economici, si scontra di fatto con una serie di difficoltà individuali nelle logiche dei rapporti gerarchici, nel coordinamento delle funzioni decisionali e della allocazione delle risorse, nella difficoltà di sviluppare consenso tra entità caratterizzate frequentemente da interessi contrapposti e per ciò stessi conflittuali, e nella difficoltà di razionalizzazione dei diversi modelli di integrazione operativa. Questi motivi hanno quindi impedito, fino ad oggi, l'affermarsi di una logica dipartimentale che è, badate bene, a mio avviso, l'unico vero criterio per erogare salute in modo efficiente ed economico. Il piano che stiamo esaminando, forse anche sotto la spinta di norme legislative ineludibili, quale la 132 e la 833, si pone come obiettivo la dipartimentalizzazione della rete ospedaliera, passando per l'enunciazione della individuazione di aree funzionali omogenee, che sono, per i non addetti ai lavori, aggregazioni organizzative della struttura ospedaliera diverse da quelle tradizionali. Riteniamo che dalla fase di enunciazione sia indispensabile passare alla reale istituzione dei dipartimenti; bisogna superare, insomma, la logica di un'organizzazione interna degli ospedali, condizionata pesantemente dal sistema chiuso, verticistico e rigidamente gerarchizzato delle divisioni e dei servizi autonomi; sistema che, per antonomasia, è antitetico a quello di un'organizzazione ospedaliera dipartimentale, che è per definizione aperta, collaborativa, trasversale, fondata sull'integrazione dei diversi contributi disciplinari e delle competenze e delle responsabilità professionali. Io credo che solo attraverso questa strada sia davvero possibile coniugare efficacia con efficienza nell'erogazione della prestazione sanitaria. E in questa logica, colleghi, io credo che ridimensionare il numero dei posti letto non sia assolutamente né drammatico né penalizzare l'utenza. Dico di più: se davvero noi riuscissimo a potenziare adeguatamente la sanità a livello territoriale e a integrarla in modo ottimale con i servizi ospedalieri, in modo da curare, per gran parte delle patologie, i pazienti a domicilio, davvero potremmo prevedere addirittura una riduzione dei posti letto ospedalieri, non creando certamente danno agli ammalati, ma anzi assicurando loro un continuum terapeutico dove la figura del medico di base avrebbe un ruolo di raccordo tra ospedale, servizi territoriali polispecialistici e strutture riabilitative. La sanità cui dobbiamo tendere secondo me è questa; l'unica capace di dare veramente risposte a quel diritto alla salute che è prevenzione, cura, riabilitazione, non sacrificata necessariamente e obbligatoriamente alla logica economicistica.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare il consigliere Lombardo. Ne ha facoltà.

LOMBARDO (F.I.). Molto brevemente, signor Presidente e colleghi, per dichiarare per quale motivo Forza Italia voterà contro questa proposta e ritiene addirittura di non dover intervenire per mancanza, per così dire, dell'oggetto dell'intervento. Sarà bene che le cose abbiano un nome e ad esse corrispondano univocamente delle realtà. Piano di ristrutturazione è termine che allude a un piano e a una ristrutturazione. Oggi qui manca e discutiamo non di un piano e non di una ristrutturazione ma di un documento che allude a una semplice fotografia dell'esistente. Il complesso faldone che abbiamo sui nostri scranni è un pregevole ahimè inutile insieme di ricognizioni su una materia che merita, al contrario, una programmazione attenta e puntuale da parte della struttura pubblica e dell'istituzione regionale. Ciò che, ad ogni evidenza, è ben differente da un piano di mera applicazione delle direttive che vengono da una legge quadro nazionale. In questi giorni i fax del nostro Gruppo e le nostre caselle postali, così come penso sia capitato a molti colleghi, sono state letteralmente invase dalle proteste dei comuni e dei diversi presidi ospedalieri che manifestano la loro sacrosanta insoddisfazione per un provvedimento che era attesissimo e che riesce oggi nel singolare scopo di scontentare ad un sol colpo tutti quanti i soggetti interessati. Vorremmo evitare di cadere nel tranello politico di discutere delle imprecisioni e dei possibili emendamenti a questo progetto di legge, perché la nostra contrarietà non è episodica o relativa a particolari aspetti, ma inerisce al complesso di un piano che abbiamo il sospetto abbia giovato solo a chi ha realizzato gli studi preparatori, ricevendone, per carità, le giuste ma laute remunerazioni. Per questo preferiamo invitare il Consiglio a rinunciare a discutere a un progetto che non programma e a un piano che non pianifica. Invitiamo contestualmente l'assessore Fadda, la Giunta e i commissari della settima Commissione, a preparare in tempi rapidissimi un vero piano di programmazione che tenga conto delle ragioni della nostra specialità e delle peculiarità di questa Isola.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare il consigliere Ivana Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI IVANA (Progr. Fed.). Credo, colleghi, colleghe, Presidente della Giunta, cioè Assessore, che le posizioni poc'anzi espresse dalla collega Lombardo, per Forza Italia, lasciano un attimo di perplessità, un po' perché, come dire, noi ci apprestiamo a discutere, poi ci torno, un atto che io ritengo di programmazione invece, che è dovuto e anche obbligato, ed è dato da norme precise che derivano dalla legislazione nazionale e dalla legislazione regionale. Se un limite vi è, ed è un limite che abbiamo sottolineato in Commissione, è che purtroppo per il sistema di rilievo dei dati esistenti posti in essere dall'osservatorio epidemiologico regionale e dall'agenzia nazionale per i servizi regionali, si nota una discrepanza statistica del rilievo dei dati che sono dati (scusate il bisticcio delle parole) ahimè molto spesso da tutta quella produzione che abbiamo fin qua avuta, dataci dagli amministratori straordinari prima e, in qualche modo, dai direttori generali dopo, anche se in misura inferiore, i quali, per motivi spesso espliciti o noti o conosciuti, a volte conosciuti, hanno dichiarato frettolosamente dati non rispondenti alla realtà. Pertanto, i dati a noi giunti e disponibili per fare l'analisi dell'esistente sono stati per alcuni versi limitanti, e però, ci hanno permesso, come la collega sa, avendo seguito i lavori in Commissione, di porre alcune correzioni e di far sì, con un meccanismo intrinseco all'atto di programmazione, di cui io dico purtroppo pochissimi richiamano, la collega Busonera l'ha fatto, e che quel meccanismo intrinseco per il quale il piano in qualche modo è autoaggiornabile, per i dati che arrivano e che quindi possono, in qualche modo, essere modificati. D'altronde, è stato detto anche questo, io credo che siamo tutti consapevoli che ci apprestiamo ad esaminare un provvedimento assunto dalla Giunta a stralcio del piano sanitario regionale, che detta i criteri base ai quali la Regione provvede secondo le norme dettate dal decreto legislativo numero 280 del '96, convertito poi nella legge numero 382, sempre del 1996, alla ristrutturazione e alla razionalizzazione della rete dei servizi ospedalieri. E dicevo siamo consapevoli che adottiamo quest'atto in assenza dell'atto di programmazione generale, quale il piano sanitario regionale. Perché sottolineo questo, così come pure hanno fatto altri miei colleghi del mio Gruppo in precedenza? Perché questo comporta, in qualche modo, una parcellizzazione delle decisioni assunte e determina anche ovviamente, in un atto di coordinamento successivo che sarà il piano sanitario regionale, quell'integrazione dei servizi che questo atto di programmazione non ci permette di esaminare. E infatti il provvedimento è una parte non secondaria del piano sanitario regionale. Il programma è un atto da approvare obbligatoriamente, anche a stralcio del piano sanitario regionale, come recita l'articolo 1 della 382 del 1996, pena una riduzione della quota spettante dalla ripartizione del fondo sanitario nazionale pari al 2 per cento, che avrebbe comportato naturalmente una penalizzazione forte anche di investimenti. Io ritengo, e lo dico in modo autocritico ma anche propositivo per la maggioranza, che atti di programmazione di questo genere debbano essere assunti per tempo, che non possiamo trovarci spesso, e non solo per quanto riguarda il settore della sanità, ad approvare atti che altrimenti rischierebbero di penalizzarci economicamente, per il senso di responsabilità che questa maggioranza ha sempre avuto ciò è sempre stato fatto, ritengo, e lo faccio in questo momento molto più tranquillamente, che avendo questo piano in sé quel meccanismo di correzione lo faccio con, tutto sommato, più tranquillità rispetto al passato.

Io ritengo che la razionalizzazione della organizzazione dei servizi non può limitarsi alle dinamiche e ai meccanismi di funzionamento interni ai singoli comparti del sistema sanitario regionale, ma deve considerare i rapporti di interazione fra di essi e con i servizi esterni. In questo senso risparmi economici rilevanti e significativi vantaggi in termini di efficiente qualità dell'assistenza possono essere realizzati sviluppando la connessione funzionale, è qui forse ciò che manca, tra le diverse strutture e risorse disponibili. Purtroppo, invece, la debole integrazione tra le varie parti del sistema sanitario, che tendono spesso a comportarsi in modo autoriferente, non ci permettono per ora un utilizzo più efficiente delle risorse e delle strutture e delle risorse umane a disposizione. E questo lo voglio ripetere perché è la questione che più mi sta a cuore e che in qualche modo mi ha molto preoccupata in tutto questo periodo è un atto che purtroppo, per motivi che abbiamo detto prima, non è in interrelazione con altri atti che successivamente adotteremo.

Pur dovendo procedere alla razionalizzazione delle strutture, per i motivi che stavo appunto esponendo, il rischio che ancora una volta si ponga l'ospedale al centro del riordino sanitario è reale. Tanto è vero che per mesi abbiamo discusso di posti letto, di richieste campanilistiche di posti letto, bisogna dirlo, a volte bisogna avere il coraggio di porre alcune questioni che sono sul tappeto. Vi è un nodo, quello di far sì che vi sia una territorializzazione dei servizi ospedalieri, è vero, ma vi è una necessità che sovrintende questo e che è l'erogazione qualitativa dovuta a tutti gli utenti del servizio stesso. Allora io ritengo che noi dobbiamo nel contempo salvaguardare gli ospedali e i piccoli ospedali, in questo caso vi riferisco esistenti, determinando per quei presidi un aumento della qualità e della efficacia dei servizi erogati, ma contemporaneamente avendo il coraggio di dire e di elencare quali prestazioni in quei piccoli ospedali non possono essere erogate, pena la qualità dei servizi dati agli utenti. Quindi il rischio dicevo che ancora una volta si ponga l'ospedale al centro del riordino sanitario è reale; tale aspetto risulta tanto più grave nella misura in cui la mancanza di coordinamento tra ospedale e territorio, tra prevenzione e cura, finisce per indurre una organizzazione ospedalocentrica rispetto all'economia complessiva degli interventi e del sistema sanitario nel suo complesso, questione della dipartimentalizzazione non solo ospedaliera ma anche territoriale, che la collega Busonera ha posto con lucidità e che per questo non riprendo. Vi è un dato che è comunque utile analizzare ed è che l'assistenza ospedaliera, che rappresenta il principale capitolo della spesa sanitaria pubblica, mostra una urgente necessità di misure di razionalizzazione strutturali, che siano realmente capaci di incrementare l'efficienza e la produttività dal momento che i livelli di utilizzazione effettiva delle strutture ospedaliere e delle sue attrezzature risultano ben al di sotto della soglia potenziale di ammortamento del capitale. Bisognerebbe andare a leggersi un'analisi comparata che è stata fatta su alcuni territori, non solo sardi, in cui incidono i piccoli ospedali, e si è visto per esempio che una certa popolazione, appartenente a un determinato ceto sociale, che pur richiedeva il piccolo ospedale nel suo territorio, di fatto utilizzava ospedali più grossi anche per interventi molto banali.

Le politiche di qualificazione della spesa: una volta superato l'atteggiamento pregiudiziale tendente a sostenere per l'Italia, e quindi per la Sardegna, un livello di spesa eccessivo, contraddetto dai dati dai quali risulta una spesa sanitaria pubblica in linea con la media degli altri paesi, tendente a un valore pari al 5 per cento del prodotto nazionale lordo, pone un problema che è quello non tanto di una ulteriore economicizzazione, ma piuttosto di un utilizzo più intelligente delle risorse denaro disponibili per questo. Quindi la spesa, le politiche della spesa devono invece agire sulle dinamiche interne al sistema sanitario, perseguendo l'obiettivo di riduzione degli sprechi, impiegando le risorse in servizi che esprimono una bassa produttività, quali ad esempio strutture, servizi, prodotti, tecnologie, personale. L'assenza sino ad oggi di una gestione pianificata delle strutture e dei servizi si è manifestata nel mancato ricorso a strategie di organizzazione flessibili e coordinate delle prestazioni, di cui è un indice la sottovalutazione del regime di ricovero diurno in alternativa al ricovero ordinario. Tra l'altro è una caratteristica tipica dell'Italia e in particolare della regione Sardegna. Con il provvedimento in esame si attuano di fatto la legge 62 del 1996 e la legge finanziaria del 1997, che imponevano l'obbligo di incrementare i posti letto equivalenti di day hospital, fino a una dotazione media regionale non inferiore al 10 per cento dei posti letto della dotazione standard per acuti. Ciò vale anche per le dotazioni di posti letto in day surgery, che fra l'altro credo che debba ancora per questo essere stipulato un contratto nazionale tra le aziende e il Ministero stesso. Provvedimento, dicevo, che di fatto determina (?) l'applicazione ai servizi ospedalieri presenti nel territorio della Regione degli standard strutturali e funzionali previsti dalla normativa nazionale. Rispetto a questo io credo che sia e che fosse probabilmente necessario introdurre delle variabili di adeguamento a quella esigenza che è stata qui richiamata di equilibrio ed equità di presenza territoriale di strutture ospedaliere o di presidi ospedalieri. Ed è per questo che alcune critiche costruttive che solo in parte abbiamo risolto erano quelle che la formula adottata poi per tutte le aziende fosse in qualche modo distorcente di alcuni parametri che andavano a penalizzare le strutture più piccole, più isolate, territorialmente più disagiate. Ed è per questo che in Commissione, all'unanimità, è stato introdotto un emendamento che insieme a quel meccanismo di cui vi parlavo all'inizio, cioè del meccanismo intrinseco di adeguamento obbligatorio del piano alla fine di ogni anno del piano stesso, insomma, scusate non mi viene il termine, si è praticamente introdotto un meccanismo per cui nella riparametrazione dei posti letto ogni anno verranno privilegiate quelle aziende che hanno subito una riduzione dei posti letto dalla applicazione del modello degli standard nazionali per riconvertire i posti letto. Naturalmente rispetto a questo noi dobbiamo assolutamente tener conto che non possiamo più permetterci, in questo periodo, di accentrare strutture ospedaliere solo nelle zone più grosse della nostra Isola, quelle urbane dove ovviamente ed obbligatoriamente vi è una residenza percentualmente maggiore rispetto al resto dell'isola, ma proprio perché la nostra isola ha problemi geomorfologici particolari e ha una densità di popolazione soprattutto nelle zone interne più bassa rispetto alle città urbane, andava forse posto quel meccanismo di riequilibrio territoriale. Bisogna per altro dire che questa riconversione dei posti letto è stata fatta sui dati che sono stati redatti per il 1995, i quali dati poi abbiamo visto sentendo diversi direttori generali si erano già di fatto modificati nell'ambito del 1996 e allora il problema è questo, io lo pongo in modo esplicito all'Assessore con una domanda precisa, in che modo noi possiamo riequilibrare praticamente immediatamente un nodo che ci prepareremo ad affrontare e primo, il fatto che abbiamo previsto la ristrutturazione in base a parametri che sono stati qua richiamati e su dati rilevati per il 1995 e il primo semestre 1996, in cui come è stato detto non sono stati tenute in conto le schede di dimissione ospedaliera (?) e la mobilità intra regionale e tutti quei parametri che ci permettono di capire quali siano i reali bisogni di quel preciso territorio e quindi di quell'ospedale. Poi rispetto all'articolo 1 della legge numero 662 del 1996 che è recante misure di razionalizzazione della finanza pubblica cioè la finanziaria del 1997, l'articolo 1 al comma 1 e ai seguenti obbliga di fatto i direttori generali delle aziende ospedaliere e delle aziende sanitarie locali a provvedere non oltre il 30 giugno 1997 alla riduzione del numero dei posti letto nelle singole unità ospedaliere che nell'ultimo triennio hanno mediamente registrato un tasso di occupazione inferiore al 75 per cento fatta eccezione per la terapia intensiva, la rianimazione e le malattie infettive e le attività di trapianto degli organi, di midollo osseo, nonché le unità spinali in misura tale da assicurare il rispetto di detto tasso di occupazione. L'Assessore regionale della sanità ha approvato diversi decreti assessoriali riguardanti diverse aziende in conformità, diciamo che erano legittime e in conformità al dettato dell'articolo 1 della legge finanziaria, dove, di fatto, sono stati rimodulati e riconvertiti i posti letto rispetto all'esistente, parametri che sono differenti rispetto a quelli che noi abbiamo riportato nella tabella 1 del programma numero 25. Allora io mi chiedo questo: sono stati previsti e sono già in qualche modo operanti quei decreti assessoriali? Io so naturalmente che una legge regionale sovrasta decreti che sono stati approvati precedentemente, e allora, perché rispetto a questo altrimenti bisogna forse, anche se sono consapevole che il metodo sarebbe sbagliato, prevedere degli emendamenti di modifica alla tabella in cui vengano inseriti i posti letto che sono stati in qualche modo riconosciuti applicando la finanziaria del 1997. Se, come io ritengo, questi dati è possibile adeguarli immediatamente dopo, perché si introduce quel parametro di riequilibrio che abbiamo detto poc'anzi, in ottemperanza tra l'altro a una legge nazionale che obbligava a sua volta direttamente i direttori generali, io credo forse che questo problema possa essere superato e, comunque, ci si pone il problema che nell'arco di una programmazione complessiva del piano sanitario regionale è necessario prevedere in qualche modo è presente questa linea di indirizzo, ma io ritengo che sarà necessario esplicitarla meglio, quei meccanismi di adeguamento annuali al piano che saranno derivati dai piani di programmazione sanitaria aziendali e dall'applicazione che entrerà in vigore dal 1° gennaio '98 della legge di contabilità regionale, che è quello per cui noi avremo un funzionamento per budget assegnati a tutte le strutture sanitarie, siano esse ospedaliere o territoriali. Allora rispetto a questo io credo che l'Assessorato debba dare direttive precise, perché questo ha ingenerato e sta ingenerando confusione fra gli utenti, gli abitanti di quei territori, si sono visti penalizzati, tra virgolette, nell'assegnazione di posti letto e allora probabilmente da questo Consiglio e dall'Assessorato deve venire una risposta precisa, chiara ed equa, io non dico confortante, come mi veniva poc'anzi da dire, ma dico proprio equa rispetto ai parametri che abbiamo posto in essere e rispetto anche alle esigenze e ai bisogni che nel territorio sono presenti, perché noi sappiamo che l'attuazione delle determinazioni contenute in questo programma dovrà compiersi nell'arco di un triennio, durante il quale la Regione può verificare la veridicità dei dati e l'obbligo, di conseguenza, di riparametrarli alle esigenze nuove di cui noi verremo a conoscenza. D'altronde io credo che questo Consiglio dovrà ragionare, ma vi ragionerà in seguito, che il concetto di posto letto nella riorganizzazione sanitaria complessiva è praticamente un concetto superato, perché noi andremo a ragionare soprattutto sui servizi erogati e la questione dei posti letto, così come è posta anche dalla revisione della 502, di cui si sta parlando con la legge delega al Ministro della sanità, credo che naturalmente imporrà a tutti di ragionare su parametri differenti e diversi. Pertanto rispetto a questo è un atto di programmazione dovuto ma non conclusivo che andrà riveduto, modificato, laddove sarà necessario, ma io credo che in questo momento se vi sarà una risposta, io ritengo positiva, al quesito che ho posto poc'anzi, credo che sia un atto di programmazione in questo momento sufficientemente soddisfacente per le esigenze che la nostra Regione ha espresso e dovrà naturalmente vedersi riconosciute.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Montis. Ne ha facoltà.

MONTIS (R.C.-Progr.). Signor Presidente, colleghi, io cerco di indicare alcune cose che mi sembrano essenziali nella discussione sulla ristrutturazione del servizio ospedaliero. Debbo, però, per una questione mia di giustizia e di giudizio, dare atto alla Commissione settima dell'impegno che i commissari hanno posto nel discutere questo problema. Un impegno che è durato molti mesi, io vi ho partecipato solo saltuariamente per la concomitanza con riunioni di altre Commissioni, contrariamente a quanto fa questo Consiglio, questo Consiglio e questa Giunta che non mi sembra molto interessata al problema oggetto di dibattito in sede di Consiglio, forse ci sono altri problemi che superano l'interesse per questa materia. Comunque debbo dire, e mi sembra importante sottolinearlo, che il lavoro occupazione salute sono i cardini dello sviluppo moderno e civile di un paese e di una Regione, sono i termini attorno ai quali si distingue la capacità di governo di un paese o di una Regione, sia essa a Statuto ordinario che a Statuto speciale come la nostra perché il servizio sanitario, l'assistenza procede in modo molto difficile e stiamo attenti a non incentivare risparmi e diminuzione di posti letto, perché può produrre riduzione di servizi e la riduzione di servizi non va a discapito dell'intera popolazione o delle classi più ricche e privilegiate, va a scapito della parte più povera della popolazione non solo della Sardegna, ma in genere, quando si opera in questo modo. Il nodo di una razionalizzazione sanitaria che migliori e completi il servizio in tutta l'isola non può che avvenire attraverso il piano sanitario; gli stralci creano problemi. Credo che questi creino problemi seri perché da stralcio in stralcio noi rischiamo di non produrre un servizio sanitario regionale compiutamente, che era poi l'obiettivo primario della legge numero 5 e che fissava per l'anno 1995 questo obiettivo. Il modo di affrontare il servizio sanitario regionale deve avvenire in modo laico, anche qui con una visione diversa del passato in cui il territorio o la provincia deve essere vista in una situazione complessiva del servizio ospedaliero, altrimenti ricorriamo a caratteristiche di privilegiare territori, situazioni locali e perdere l'insieme di una visione più complessiva. Io avrei motivi, citando anche dati, per essere scontento della situazione esistente. Un territorio sud occidentale dell'isola di 155 mila abitanti con quattro ospedali, un altro con 153 mila con un solo ospedale e malandato, ridotto anche in condizioni di particolari difficoltà. Credo che l'Assessore farebbe bene a recepire anche questa richiesta. Ma lo faccio proprio per sottolineare che noi dobbiamo avere questa visione di insieme dei problemi ospedalieri. Ora trattare la questione, richiamando continuamente i privilegi che esisterebbero nella provincia di Cagliari per i posti letto e per gli ospedali ivi esistenti e dimenticando, come diceva il professor Macciotta egregiamente, che noi abbiamo in questo territorio alcuni ospedali che non sono della provincia di Cagliari ma sono della Sardegna, come l'oncologico, il microcitemico e in gran parte anche l'ospedale Brotzu. Noi dobbiamo avere questa visione d'insieme altrimenti il particolarismo che brucia anche lo slancio legislativo spesso da parte nostra credo che sia uno dei problemi che dobbiamo ovviare in questa situazione e nelle altre quando apriremo un dibattito sul servizio sanitario regionale. Intanto dobbiamo sottolineare alcuni successi di questa attività. Il primo è quello della estensione del day hospital che consentirà una riduzione dei costi e un maggiore servizio a favore di tanti cittadini che spesso sono costretti per lunghi periodi a prenotare periodi di ricovero, di analisi e di assistenza. La seconda cosa è il salvataggio dei piccoli ospedali. Noi non siamo nell'hinterland milanese o romano o di Napoli o dell'Emilia o altre regioni privilegiate; noi siamo in una situazione difficile. Basti pensare che al piccolo ospedale di Ghilarza fanno capo ventotto comuni dell'alto oristanese che hanno persino difficoltà viarie per raggiungerlo e che avrebbero difficoltà enormi a raggiungere i capoluoghi di provincia o gli ospedali più specializzati o più completi di servizi come quelli del capoluogo nuorese o gli altri regionali di Sassari o di Cagliari, si crede di aver raggiunto un particolare obiettivo di interesse per quelle popolazioni che pur modeste nel loro numero hanno diritto alla assistenza come ha diritto ogni cittadino che vive e opera, lavora e produce in un paese civile. La terza questione è la possibilità finalmente di un confronto curativo e preventivo tra il pubblico e il privato mettendo a confronto non solo nell'immediato ma anche in futuro le capacità dei due settori così come essi sono stati determinati e previsti in questo stralcio di progetto. E tuttavia vi sono delle questioni che bisogna affrontare e sono assolutamente di risolvere, se non in questo almeno nei successivi provvedimenti di legge che il Consiglio adotterà, e sono il potenziamento delle strutture in ogni campo tecnico e scientifico con l'adeguamento della strumentazione moderna che non tutti hanno o che qualche volta hanno strumentazioni e non hanno il personale specializzato per utilizzare la stessa. L'estensione del territorio che è fondamentale, anche qui è il presupposto della legge numero 5; senza l'estensione del territorio noi creiamo delle difficoltà e priviamo una parte della popolazione, anche se una parte minore della popolazione, di usufruire dei servizi sanitari. Queste sono delle difficoltà reali che noi riscontriamo in questo provvedimento e che bisognerà in qualche modo ovviare. Infine possiamo chiedere una attenzione particolare alla accettazione che non può che essere accettata, parafrasando, le leggi nazionali perché sono valide per tutto il nostro territorio ma che possono fare anche oggetto di deroghe in condizioni particolari. Noi abbiamo visitato come Commissione l'ospedale de La Maddalena. È un ospedale da terzo mondo, è un ospedale che serve una popolazione di dieci mila abitanti, di cinque mila stranieri ivi ospitati per una base militare atomica con le rispettive famiglie, e un presidio militare di forze armate italiane e che diventa nel periodo estivo cinquanta, sessanta mila persone. E' valido per questa struttura chiedere una deroga, ma chiederla per questa struttura sanitaria, per questa situazione al Governo, è possibile ottenerla se noi abbiamo la capacità di influire. Cito questo episodio perché anche nel complesso della situazione la validità di una legge, di una legge quadro, di parametri stabiliti da una legge nazionale non ci esimono dal chiedere al governo centrale di aprire comunque un dibattito, una discussione con il governo e con il ministero della sanità per deroghe che tengano conto delle realtà, altrimenti come si suol dire facciamo di ogni erba un fascio. Io credo che la Commissione abbia fatto anche delle cose egregie, con questo impegno di cui parlavo all'inizio, che tuttavia lasciano delle perplessità e soprattutto è impensabile che noi possiamo continuare, che la Regione possa continuare per stralci a creare e ad adottare una legge moderna che si adatti ai tempi, allo sviluppo della tecnica, della strumentazione per dare alla Sardegna un piano sanitario regionale di cui noi abbiamo continuamente parlato, invocato, sostenuto da tutte le parti politiche e che tuttavia trova ostacoli insormontabili, così come essi si stanno manifestando ieri con questo stralcio, oggi con quest'altro stralcio, domani con altri stralci che in definitiva ostacolano una visione d'insieme dei problemi dell'assistenza e della sanità in Sardegna.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare dichiaro chiusa la discussione generale. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.

FADDA PAOLO (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il dibattito e l'illustrazione del relatore, con una presentazione anche puntuale e precisa di tutti i dati, di quelle che sono anche le finalità del piano stesso, mi permettono di soffermarmi su alcuni aspetti di carattere generale senza entrare nel particolare di questo atto importante di programmazione. Consentitemi innanzitutto di rivolgere un appello agli onorevoli colleghi di Forza Italia su un'importante atto di programmazione come questo. Io credo, per il dibattito che c'è stato in Commissione, io so che i colleghi di Forza Italia hanno partecipato attivamente ai lavori della Commissione ecco un atteggiamento di chiusura totale su una materia come questa, credo che sia, dal punto di vista politico, almeno per quanto mi riguarda, non comprensibile da parte mia e della Giunta. Anche perché, e qui chiedo scusa, molto probabilmente io stesso, tutte le volte che sono andato in Commissione, non sono riuscito ad esprimere qual era l'importanza di questo provvedimento perché quando delle forze politiche, comunque dei colleghi, assumono una posizione di questa portata, molto probabilmente ha responsabilità lo stesso Assessore che non è riuscito, nonostante sia andato in Commissione quattro, cinque, sei volte, a far comprendere l'importanza di quest'atto (?). Vorrei dare un'informazione innanzitutto al Consiglio: che la Giunta regionale ha avuto sei mesi di tempo per elaborare questo provvedimento; sei mesi di tempo perché la 382 è del luglio 1996, noi entro il 30 di dicembre dovevamo approvare il provvedimento in Giunta regionale. L'approvazione di questo provvedimento ha permesso alla Regione di risparmiare 100 miliardi, perché noi avremmo avuto una penalizzazione del 2 per cento sui trasferimenti dei fondi nazionali alla Regione, e credo che soltanto questo abbia permesso di compensare anche un'agenzia, un'agenzia pubblica, un'agenzia a disposizione della Regione.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SELIS

Noi abbiamo avuto, debbo dirlo, con molta onestà, stiamo sopperendo anche a questa carenza, abbiamo avuto delle enormi difficoltà e continuiamo ad averle in un settore dove l'informatizzazione non è di casa. Stiamo investendo in informatizzazione, il problema dei dati credo che sia un fatto importante per tutti gli atti di programmazione e lo è, naturalmente, anche con questo atto che noi stiamo per approvare. Quindi dire che i dati non sono precisi, può darsi anche che i dati non tutti i dati siano precisi, ma all'interno del piano è detto con chiarezza che i direttori generali, entro un anno, hanno l'obbligo di verificare i dati e di programmare gli interventi per dove individuare quelli che sono i servizi che tanti di voi, che lo stesso relatore, ma gli altri interventi hanno sottolineato, se noi non andiamo a realizzare a valle tutta una serie di servizi credo che la riduzione dei posti letto non abbia nessun significato di carattere politico neanche nella riduzione delle spese che noi attualmente abbiamo nel settore della sanità. Vorrei ricordare un'altra cosa, che credo che sia importante, perché dimentichiamo il contesto storico entro il quale vengono approvati i provvedimenti in campo nazionale. Uno dei motivi che spinse ... bisogna ricordare il contesto storico in cui venne approvato anche il 382. Voi ricorderete che vi fu una battaglia per la difesa dello stato sociale, perché dovevano essere imposti nuovi ticket nel settore della sanità, perché l'ingresso in Europa, in quell'occasione, vi ricorderete, si voleva colpire anche la sanità, gli Assessori regionali in tutta Italia e il Ministro presero un impegno di cercare di razionalizzare la rete ospedaliera e di razionalizzare i servizi. Perché se non fossero stati emanati tutta una serie di provvedimenti, tra l'altro io ho delle grosse perplessità, perché questo provvedimento che approverà il Consiglio naturalmente deve essere trasmesso anche al Governo, perché presso il Governo attualmente giace soltanto la delibera della Giunta regionale, però essendo questo un atto di programmazione dobbiamo trasmettere anche l'atto che oggi noi compiamo per verificare se risponde in modo preciso alla 382. Quindi dicevo, sei mesi di tempo, sei mesi per verificare, per raccogliere i dati, per elencarli, per dire quali sono i servizi che attualmente noi abbiamo nel territorio regionale, perché non vi era neanche una raccolta di quelli che erano i servizi che c'erano. Quindi credo che il lavoro, il metodo che abbiamo usato, un metodo che è identico per il pubblico ed il privato, un metodo che è identico per il piccolo e per il grande ospedale, perché un'altra cosa credo che dobbiamo ricordare molto brevemente, onorevole Lombardo, le proteste che stanno arrivando riguardo la bozza del piano sanitario, dove dobbiamo iniziare le consultazioni per quanto riguarda questo provvedimento. La bozza, perché lì inizieremo le consultazioni su tutto il territorio regionale. Non credo, perché a me non ne sono giunti, che sono arrivate proteste per quanto riguarda la razionalizzazione della rete ospedaliera, ma se anche ci fossero delle proteste io credo che abbiamo il dovere di rispettare le norme nazionali e che non sia consentito alla Regione di avere, in materia sanitaria, una legislazione autonoma. Dobbiamo per forza, in questo caso, seguire le indicazioni della finanziaria, della 382, perché altrimenti qualsiasi nostro atto di programmazione non sarebbe ritenuto valido. Ma in quel clima, se vi ricordate, vi era ancora il problema della chiusura dei piccoli ospedali, per ritornare. Il Governo decise che anche questo, perché io voglio ricordare a tutti voi le proteste che avvenivano, le occupazione degli ospedali, abbiamo fatto una scelta credo importante, anche in questo settore, che permette di mantenere determinati livelli assistenziali, anzi in alcuni casi di poterli migliorare e potenziare. E' vero che noi abbiamo seguito un criterio oggettivo: quindi la riduzione dei posti letto doveva seguire, così come è stato illustrato dal relatore e dal Presidente della Commissione, doveva seguire dei parametri precisi. 160 per mille il tasso di ospedalizzazione, 75 per cento di tasso di occupazione, il tasso di utilizzazione anche delle sale operatorie, quindi tutta una serie di criteri che eravamo obbligati a seguire, e questo è quanto noi abbiamo fatto all'interno del piano. Quindi credo che se si seguono determinati criteri, così come abbiamo fatto, e non possiamo in questa fase aumentare i posti letto per un'azienda o per un'altra, non stiamo penalizzando nessuno, anzi, all'interno del piano la Giunta e la Commissione hanno previsto che i 200 posti letto debbono andare a quelle aziende che hanno avuto delle penalizzazioni maggiori, però devono essere dimostrate quali sono le esigenze di quelle popolazioni. Quindi se noi abbiamo, faccio un esempio, delle esigenze nel territorio di Nuoro e di Olbia, c'è un plafond a disposizione che dimostra in che modo si possa dare, dopo che si è fatto un esame preciso, puntuale delle SDO, che sono le schede di dimissioni ospedaliera, perché credo che debbono essere finiti i tempi in cui si potavano costruire e realizzare i reparti a seconda delle persone che lo dovevano occupare. E' indispensabile, in un atto di programmazione, avere la capacità di capire quelli che sono i bisogni reali delle popolazioni. Questo è lo spirito di questo piano; con questo spirito la Giunta e la Commissione hanno lavorato, io devo dare atto, del lavoro e anche del miglioramento che c'è stato di questo importante strumento di programmazione. Però in questa fase noi poi andremo a discutere del piano sanitario, del vero riequilibrio, del riequilibrio delle somme, perché non basta dire che noi oggi diamo alle aziende più posti letto se poi, all'interno del piano sanitario, non sono previsti criteri oggettivi di trasferimento delle somme, perché sino a oggi noi ci siamo basati sulle spese storiche. Non basta utilizzare il termine riequilibrio se non abbiamo la capacità di programmare dando davvero le possibilità di carattere economico alle aziende per poter istituire quei servizi che in quei territori mancano. Questa è l'impostazione del piano. Ci sono dei dati, io dico che anche il confronto che abbiamo voluto fare tra i dati dell'Agenzia e i dati dell'Osservatorio epidemiologico è la dimostrazione della onestà intellettuale con la quale la Giunta regionale, perché potevamo mettere soltanto dei dati, però abbiamo voluto mettere a confronto, e i direttori generali adesso avranno il tempo per poter verificare davvero quelli che sono i dati al 1996. Un'altra cosa: noi non dobbiamo prendere come punto di riferimento il 1997 e aggiornare quei dati, perché l'atto di programmazione doveva essere approvato il 30 dicembre 1996, quindi i dati che noi abbiamo possono essere utilizzati solo quelli entro il 30 dicembre 1996. Noi dovevamo prendere, perché lo stavamo elaborando, un punto di riferimento, e abbiamo preso per la maggior parte dei dati il 1995 perché era terminato l'anno, poi per altri dati abbiamo preso il primo semestre del 1996. Ma voi mi dovete spiegare in che modo la Giunta regionale poteva prendere dei dati di cui non era a conoscenza perché i fatti non si erano neanche verificati. Credo che questa sia una ulteriore dimostrazione di come e con quale serietà comunque abbiamo cercato di rispondere. Per quanto riguarda la contraddizione che è stata sollevata dall'onorevole Dettori per i posti letto tra la finanziaria e la 382, ecco io credo che anche la rideterminazione delle piante organiche dovrà avvenire in una analisi precisa dove i direttori generali dovranno dichiarare con precisione quali erano allora o quali saranno anche oggi, perché per le nuove piante organiche ci possono essere dei nuovi servizi. Quindi, ecco, per quanto riguarda le osservazioni che faceva l'onorevole Dettori credo che noi abbiamo un anno di tempo per verificare davvero qual è la capacità che i direttori generali hanno di fornirci quei dati che diventano indispensabili se vogliamo davvero fare una programmazione seria.

Un'ultima considerazione credo che sia importante, ecco, l'approvazione di questo atto fa slittare anche l'attuazione. Io non so se il Governo ci permetterà, perché la 382 - poi i tempi si sono ridotti - dice che nei primi tre anni dovevano essere, quindi viene considerato anche il 1996. E' chiaro che noi abbiamo due anni di tempo soltanto per creare tutti quei servizi che sono stati elencati, dal day surgery, al day hospital, alle attività intramurarie. Ci sono investimenti grossissimi, giustamente ricordavano alcuni colleghi, che devono essere fatti perché questi servizi possano essere realizzati. Ci sono tantissime strutture, dalle RSA, residenze sanitarie assistite, che devono essere realizzate, perché la nuova logica in campo europeo, vorrei tranquillizzare quegli amici che sono ancora preoccupati per il numero dei posti letto, ormai in campo europeo noi stiamo arrivando a 3,5 posti letto ogni mille abitanti. Ha elencato il presidente della Commissione come si è passati da una programmazione del 6,5, al 6, al 5,5, adesso siamo arrivati al 4,5, e credo che nei prossimi anni il prossimo atto di programmazione da parte del Governo ci porterà al 3,5 così come sta avvenendo già oggi, anzi da alcuni anni, in alcuni Paesi europei.

Io ringrazio, credo che sia doveroso da parte mia, questo è il terzo provvedimento che viene approvato dal Consiglio, che viene discusso comunque, io mi auguro che venga approvato naturalmente anche questo. Credo che l'attività della Commissione e della Giunta, della Commissione tutta debbo dire, perché qui c'è da riconoscere alla maggioranza e all'opposizione che veramente stiamo compiendo in un settore così delicato degli atti di programmazione che incideranno credo in modo sensibile per il miglioramento dei servizi sanitari nella nostra Isola. Grazie.

PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame del testo. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Votiamo con questa procedura, naturalmente, voteremo paragrafo per paragrafo. Partiamo dal paragrafo 2, oggetto del provvedimento. Naturalmente non leggiamo tutto il paragrafo, leggiamo le prime due righe, così per essere certi che tutti quanti stiamo seguendo lo stesso testo. Si dia lettura del paragrafo 2.

(Segue lettura)

Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione il paragrafo 2 ("Ogetto del provvedimento"). Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura del paragrafo 3 ("La ristrutturazione della rete dei servizi ospedalieri: i dati sulla rete ospedaliera regionale e la loro elaborazione").

(Segue lettura)

Poiché nessuno domanda di parlare su questo paragrafo lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura del paragrafo 4("Obiettivi della ristrutturazione della rete dei servizi ospedalier").

(Segue lettura)

A questo paragrafo sono stati presentati gli emendamenti soppressivi parziali numero 1, 2, 3, 4, gli emendamenti sostitutivi parziali numero 5, 6, 7, 8, gli emendamenti aggiuntivi 9, 10 e gli emendamenti sostitutivi parziali numero 11, 12 e 13. I primi quattro emendamenti verranno letti e illustrati per primi e se saranno approvati sostituiscono gli emendamenti numero 5, 6, 7 e 8. Se non dovessero essere approvati i primi quattro si devono votare allora gli emendamenti numero 5, 6, 7 e 8. Di seguito si voteranno l'11, il 12, il 13, perché sono anch'essi sostitutivi parziali, e quindi il 9 e il 10 perché sono aggiuntivi.

Si dia lettura degli emendamenti numero 1, 2, 3 e 4.

CONCAS, Segretaria:


PRESIDENTE. Per illustrare i primi quattro emendamenti, che sono della stessa natura, ha facoltà di parlare il consigliere Macciotta.

MACCIOTTA (Gruppo Misto). Lo scopo dell'emendamento ha questa motivazione: quando parliamo di punto di riferimento della rete dei servizi di emergenza parliamo di un presidio dove il malato arriva in condizioni critiche; è chiaro che non ci riferiamo, bisogna chiarire questo, al malato che arriva, non è in condizioni critiche e quindi non segue il percorso della rete di emergenza, ma questa dizione, a mio avviso, si può prestare a equivoci e a disfunzioni, perché il compito di questi punti di riferimento, che sono i primi punti a cui un malato in condizione critica giunge, ha questo compito preciso stabilito da quelle che sono le definizioni chiare, legislative a livello nazionale, deve compiersi il primo intervento medico che consente, ovviamente, anche una diagnosi sia pure di massima, la stabilizzazione delle condizioni critiche in cui arriva il paziente che ovviamente comporta anche la necessità di praticare un trattamento, ed è compreso in questo concetto, ma è un trattamento soltanto per stabilizzazione delle condizioni critiche del paziente. E poi il trasporto con mezzi attrezzati e sotto sorveglianza medica ai centri o di primo livello o di secondo livello della rete di emergenza a seconda delle condizioni del paziente. Se noi scriviamo il trattamento immesso in questa formulazione, e tanto più diciamo il trattamento o il trasporto, noi stiamo autorizzando i medici che si trovano in quel punto di emergenza, il cui dovere è fare quello che ho detto prima, non far perdere tempo prezioso al paziente che è in condizioni critiche, a trattenerlo tentando indebitamente in questo caso degli interventi che ad essi non competono, mentre il loro dovere è stabilizzare le condizioni in modo da rendere minori i rischi per il trasporto e farlo correre con la massima urgenza a centri superiori, dove verranno date tutte quelle assistenze, e saranno disponibili quelle competenze che la legge prevede.

Ecco lo scopo dell'emendamento che ho cercato e spero di averlo chiarito.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Ladu, relatore.

LADU (Popolari), relatore. Per dire che non condivido le osservazioni che ha fatto l'onorevole Macciotta e quindi non condivido neanche i contenuti dell'emendamento che ha presentato. Voglio dire che su questo punto c'è stato un dibattito molto animato in Commissione, in pratica si riferisce più specificatamente al ruolo che devono avere questi punti di primo intervento o pronto soccorso così come vengono chiamati oggi in modo improprio, allora noi abbiamo scelto questa dicitura senza voler, diciamo, utilizzare altre diciture che per dirla in termini più concreti, noi potevamo anche dire che si trattava di pronto soccorso vero e proprio. Perché non c'è nessuna legge oggi che dice che il pronto soccorso non possa essere utilizzato in queste strutture. Noi però sappiamo che l'impostazione data al piano sanitario regionale prevede una determinata classificazione, anche di questi medi ospedali con pronto soccorso, sappiamo anche che una dicitura diversa, cioè uno stravolgimento totale del pronto soccorso e quindi è uno stravolgimento totale del piano sanitario regionale. Pertanto abbiamo ritenuto opportuno dare questa dicitura, appunto di primo intervento, dicendo anche che deve essere previsto in questo punto di primo intervento la stabilizzazione del paziente critico, il trattamento o il trasporto protetto. Perché questo? Perché noi vogliamo che effettivamente questi punti di pronto socorsoche vengono chiamati oggi ma di fatto diventano domani punti di primo intervento, abbiano le stesse caratterizzazioni nel prossimo futuro che hanno oggi. Non è pensabile effettivamente che questi centri che hanno garantito un servizio molto importante nel territorio in passato, poi magari, con una dicitura a parer mio errata, che possiamo utilizzare oggi nell'approvazione della legge di ristrutturazione del servizio ospedaliero, possono avere un ruolo che è inferiore alle esigenze territoriali e alla caratteristica del punto di primo intervento stesso. Quindi noi diciamo che la dicitura che è contenuta nel provvedimento va bene, è stata una dicitura laboriosa, che è stata concordata da tutte le forze politiche dopo un'attenta riflessione e ritengo insomma che questo emendamento non possa essere accolto. Pertanto ritengo che rimanga la dicitura contenuta nella stesura originale nel progetto di ristrutturazione della rete dei servizi ospedalieri.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.

FADDA (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. In Commissione è stato, come ha detto il relatore, uno dei punti che ha attirato l'attenzione dei colleghi. Debbo dire che questa formulazione è stata poi una sintesi del dibattito che c'è stato anche tra la Giunta e la Commissione stessa. Quindi pur essendo l'emendamento che ha presentato l'onorevole Macciotta, come primo firmatario, un emendamento che riporterebbe all'originale, diciamo, testo predisposto dalla Giunta regionale, non posso per le ragioni di carattere politico che ho elencato adesso accoglierlo perché è comunque frutto di un accordo che è avvenuto all'interno della Commissione, però il testo dell'onorevole Macciotta riporterebbe al testo originale della Giunta insomma, era doveroso da parte mia dirlo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.

AMADU (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghe e colleghi, soltanto per chiarire che la mia firma apposta negli emendamenti che l'egregio collega onorevole professor Macciotta ha presentato ha un valore tecnico più che politico, perché nella mia qualità di Capogruppo del Gruppo Misto ho deciso, fintanto che manterrò quest'incarico, di accogliere tutte le richieste che i consiglieri del Gruppo stesso, indipendentemente dal merito politico, chiedono di assumere in riferimento all'attivazione di meccanismi regolamentari che sono diritto preciso dei consiglieri. In questa veste e nel rispetto appunto delle iniziative dei consiglieri ho posto la mia firma, che prescinde dalla condivisione o meno dei contenuti degli emendamenti stessi. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Chiedo il voto segreto sull'emendamento numero 1.

Votazione a scrutinio segreto dell'emendamento numero 1

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico dell'emendamento numero 1.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 60

Votanti 57

Astenuti 3

Maggioranza 29

Favorevoli 23

Contrari 34

(Il Consiglio non approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - FADDA - FALCONI - FERRARI - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GRANARA - LADU - LA ROSA - LIORI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARRAS - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MONTIS - OBINO - OPPIA - PETRINI - PIRAS - PIRASTU - PITTALIS - SANNA Salvatore - SASSU - SECCI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.

Si sono astenuti: il Presidente SELIS - AMADU - DIANA.)

Metto in votazione l'emendamento numero 2. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 3. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene.

(Non è approvato)

Metto ora in votazione l'emendamento numero 4. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene.

(Non è approvato)

Passiamo ora agli emendamenti numero 5, 6, 7 e 8. Se ne dia lettura

CONCAS, Segretaria:


PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Macciotta per illustrare gli emendamenti numero 5, 6, 7 e 8.

MACCIOTTA (Gruppo Misto). Presidente, molto brevemente. Erano chiaramente emendamenti subordinati alla non approvazione del precedente. Quello che mi preme è chiarire che il medico o i medici di quel punto di riferimento non possono decidere sul malato critico e dire: "lo tratto, poi caso mai lo trasporto". La loro funzione è che lo devono trasportare ai centri di primo e secondo livello. Quindi quella "o" per me deve sparire e deve essere sostituita da "e il trasporto".

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Ladu , relatore.

LADU (Popolari), relatore. Diciamo che dopo il risultato delle votazioni dei primi emendamenti questo non avrebbe più senso. Però io continuo a dire che c'è una concezione diversa di quello che dovrebbero fare queste strutture periferiche. C'è chi pensa che queste debbano svolgere semplicemente un servizio di guardia medica vera e propria e quindi non debbano trattare il paziente, ma lo debbano spedire all'ospedale più vicino. C'è invece chi pensa che queste strutture abbiano un ruolo importante, che possano trattare il paziente e che possano fare effettivamente un servizio di primo intervento vero che oggi corrisponde a quello dei pronto soccorso.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene, sanità e dell'assistenza sociale.

FADDA PAOLO (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. La Giunta si rimette al Consiglio.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare metto in votazione l'emendamento numero 5. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 6. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 7. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene.

(Non è approvato)

Metto ora in votazione l'emendamento numero 8. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene.

(Non è approvato)

Si dia lettura dell'emendamento numero 11.

CONCAS, Segretaria:


PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Ladu per illustrare l'emendamento numero 11.

LADU (Popolari), relatore. Questo emendamento in pratica riguarda l'ospedale di Isili. Un anno fa, quando prevedevamo che il piano sanitario regionale venisse approvato entro il 1996, poi abbiamo previsto per questo ospedale, che forse è uno di quelli più a rischio, un anno di sperimentazione per vedere i risultati della attività dello stesso ospedale. Dopo di che la Regione avrebbe deciso se tenere in piedi questo ospedale o se doveva essere riconvertito in altri servizi. Debbo dire che la rete di ristrutturazione dei servizi ospedalieri non è stata approvata entro il 1996, come previsto, ma la stiamo approvando un anno dopo, a fine 1997. Quindi l'anno di sperimentazione che doveva partire per l'ospedale di Isili non c'è potuto essere perché il piano non è partito; quindi in pratica approvando un anno dopo la rete di ristrutturazione dei servizi ospedalieri è chiaro che l'anno di sperimentazione deve slittare di un altro anno, così come era previsto in precedenza. E' solo per questo motivo che si sta chiedendo di spostare dal 1997 al 1998 l'anno di sperimentazione in quanto questi non hanno fatto al momento alcuna sperimentazione.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene, sanità e dell'assistenza sociale.

FADDA PAOLO (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. La Giunta lo accoglie.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo emendamento lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'emendamento numero 12.

CONCAS, Segretaria:


PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Obino per illustrare l'emendamento numero 12.

OBINO (Progr. Fed.). L'emendamento numero 12 si riferisce alla ASL numero 2 che comprende il territorio della Gallura. In questa ASL sono attivi tre presidi ospedalieri, quello di Olbia, quello di Tempio e quello di La Maddalena. Un piccolo ospedale quello di La Maddalena che rientra nelle discussioni che sono state fatte in sede generale, nella proposta del piano; quindi va visto come una situazione particolare. Gli abitanti di riferimento, stando ai dati di piano sono 117 mila. La realtà è che oggi sono quasi 125 mila. In questi tre presidi vi sono complessivamente attivi 391 posti letto, di cui 143 a Olbia, 157 a Tempio, 61 a La Maddalena. Con riferimento agli standard di cui si è parlato e cui fa riferimento il piano, i 5,5 posti letto per mille abitanti, dovrebbero essere attivi in questo territorio 660 posti letti divisi in 4,5 per acuti e 1 per mille abitanti sempre per post acuti. Il dato attuale è di 3,31 posti letto complessivi; quindi siamo a meno 2,19 rispetto al dato di riferimento nazionale. Questo territorio vive quindi una carenza storica di servizi sanitari e ospedalieri. Chi si prendesse cura di esaminare tutti i dati, compresi i dati riferiti all'erogazione di risorse finanziario per abitante, si accorgerebbe che in questo territorio vi è una carenza, un deficit, anche da questo punto di vista, di circa il 40 per cento rispetto ai dati regionali. Quindi carenza di servizi in un territorio particolare; la Gallura dista tre ore e mezza di macchina da Cagliari, un'ora e mezza da Sassari, quindi da quei poli sanitari a cui si fa riferimento per quei servizi di livello regionale. Quello che si chiede, con questo emendamento, è che vi sia la possibilità di attivare almeno i servizi ordinari, quelli di media specialità, che sono assenti in questo territorio. Sono assenti e possono essere attivati se la programmazione regionale prende impegno. Io, per la verità, do anche atto alla Giunta e all'Assessore, se vuole, che in questo ultimo periodo guarda con un occhio di riguardo a quell'ospedale. La programmazione prevede la realizzazione del nuovo ospedale di Olbia; vi è una attenzione particolare. Credo che la stessa attenzione questa sera debba avere anche il Consiglio nel fare un atto di programmazione che pur se, come previsto nel programma, è possibile rimodulare annualmente, sulla base dei dati, io credo che costituisca comunque un atto di programmazione a cui deve fare riferimento ogni atto gestionale da parte dell'Assessorato. E se questo programma venisse approvato con questi dati, si fa una fotografia della situazione dei servizi sanitari in questo territorio che non è quella che vorremmo, che non è quella nelle intenzioni neanche negli atti che sta ponendo in essere la Giunta regionale. Io credo, così come con me hanno condiviso anche gli altri firmatari dell'emendamento, che questo costituisca un impegno e debba costituire un impegno da parte del Consiglio regionale. La proposta: la proposta del programma prevede che i 391 posti letto vengano mantenuti invariati, venga solo effettuata una ripartizione dei 391 posti letto in 320 per la proposta del programma, naturalmente, in 320 per acuti e in 71 per post acuti. Attualmente non vi è un solo posto letto per acuti. Noi, con l'emendamento, tendiamo a modificare questa situazione. Lasciamo invariati i posti letto per acuti che sono, come dire, quei posti letto che hanno un alto tasso di occupazione; le 94 mila degenze con un tasso temporaneo di 6,6 anche basso rispetto agli altri, per 14.284 ricoveri, è un altro dato che ci viene evidenziato da parte della Usl di un flusso di utenza che si serve di altri presidi, anche del continente, quindi questo dal punto di vista anche del ragionamento dal punto di vista delle risorse dovrebbe farci un attimino riflettere, di quasi 5 mila ricoveri annui da parte di quell'Usl verso altre Usl, proprio perché in quella Usl mancano alcuni servizi di media specialità che è urgente attivare. Quindi i dati dei ricoveri, i dati delle degenze e dell'utilizzo dovrebbero tener conto anche di questi ulteriori dati che sicuramente sono a disposizione dell'Assessorato di cui noi siamo a conoscenza pur non avendo potuto vedere i dati scorporati, ma credo che anche il sistema di rilevamento di questi dati fosse carente fino al 95, perché il sistema non era molto attivo, non era più attivo a livello regionale, figuriamoci in una piccola Usl come quella. La proposta che facciamo qual è? E' che vengano mantenuti i 391 posti letto per acuti e che si intervenga con una dotazione ulteriore di 85 posti letto per post acuti, rispettando i parametri, il che ci porterebbe a una situazione di questo tipo: abbiamo 3,26 posti letto per mille abitanti contro una previsione di 4,5, quindi saremo ancora al di sotto di 1,25, e avremo 0,70 per post acuti contro una previsione di 1; saremo ancora in deficit di 1. Questo per consentire che venga programmata, anche per via della costruzione del nuovo ospedale, di una ristrutturazione che è necessario in quell'azienda dei servizi che sono necessari. Io credo che questo sia un problema di tutto il Consiglio, sia un problema della Regione, sia un problema di tutti quanti noi. Lo dobbiamo risolvere e dobbiamo dare a quel territorio, che è in deficit di servizi sanitari e che è la porta della Sardegna e che ha un flusso turistico che non è conteggiato, ha un numero di abitanti calcolato in 500 mila nei tre mesi estivi, che non viene calcolato nei nostri atti e di cui il piano non tiene conto, dobbiamo dare una risposta positiva, perché possa iniziare un percorso per attrezzarci un servizio sanitario civile.

PRESIDENTE. L'assessore dell'igiene e sanità ha domandato di parlare eccezionalmente prima del relatore. Ne ha facoltà.

FADDA PAOLO (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io chiedo scusa, so che è irrituale, però vorrei convincere i colleghi a ritirare l'emendamento, ecco perché ho chiesto che prima non si esprimesse il relatore. Cercherò di motivare il motivo della richiesta. Da un punto di vista normativo questa è la razionalizzazione della rete ospedaliera; la legge numero 382 ci impone che noi andiamo a ridurre tutta una serie di posti letto in base al tasso di occupazione. Questo criterio è stato utilizzato per tutte le aziende della Sardegna. La seconda motivazione di carattere, più diciamo anche pragmatico, se mi passate questo termine, cioè noi non sapremo neanche dove mettere questi posti letto attualmente perché c'è la costruzione del nuovo ospedale che, se tutto va bene, ci auguriamo che venga realizzato nel giro di 4, 5 anni, quindi non ci sarebbe neanche la possibilità dell'utilizzazione di questi posti letto. Il terzo motivo è quello che ho detto nell'intervento: non c'è nessun problema, io credo che le due aziende che sono state maggiormente penalizzate, sia per gli incrementi demografici che sono stati detti adesso dal primo firmatario dell'emendamento, sia per quanto riguarda Olbia, sia per quanto riguarda, per esempio, l'azienda di Nuoro, ci sono a disposizione per i servizi, cioè noi non possiamo dire oggi diamo 200 posti letto, 300 posti letto, noi dobbiamo dire quali sono i servizi che servono in quel territorio, che cosa serve realmente, servono 20- 30 posti letto perché si vogliono istituire nuovi servizi, c'è un bacino di posti letto che sono riservati alla programmazione regionale, che naturalmente verranno dati a quelle aziende, in questo caso io posso dire Olbia ma potrei dire per alcuni servizi Nuoro, per quel riequilibrio di cui noi stiamo parlando. Cioè oggi assegnare dei posti letto che non possono essere utilizzati perché non si capisce quale è il fabbisogno, quali sono i servizi, io credo che non serva. L'impegno politico che io prendo, diciamo, perché questo tra l'altro rischierebbe davvero di farci respingere anche il provvedimento a livello nazionale, l'impegno politico che io prendo, comprendendo le ragioni dei presentatori, è che veramente una città, un territorio come quello della Gallura merita tutta l'attenzione e quindi quei posti letto che sono riservati alla Regione possono poi essere destinati anche al territorio di Olbia.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Ladu.

LADU (Popolari), relatore. Io aspetto a questo punto la risposta dei proponenti perché se l'emendamento viene ritirato io non credo che ci sia bisogno di ulteriori commenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Usai. Ne ha facoltà.

USAI PIETRO (Progr. Fed.). L'Assessore ha detto cose interessanti, ma lui ha dato una risposta politica, costruisca, si prenda cinque minuti, dieci minuti, un atto e trasformi questo impegno in qualcosa di concreto. C'è in quel territorio un'ingiustizia che dura da anni. Lei, noi, in campagna elettorale, non più di quindici giorni fa, abbiamo detto ai cittadini che questa ingiustizia va superata. Oggi è il giorno in cui questo atto va preso.

FADDA PAOLO (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. C'è nel piano.

USAI PIETRO (Progr. Fed.). Non ci pare che sia convincente, non è così, non ci convince quello che c'è scritto.

PRESIDENTE. Scusate, l'Assessore ha chiesto eccezionalmente di ritirare l'emendamento. L'emendamento non viene ritirato, torniamo alla procedura usuale, la Giunta si è già espressa.

Per esprimere il parere del relatore della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere .

LADU (Popolari), relatore. Io ho delle perplessità per quanto riguarda l'accoglimento di questo emendamento, anche perché io l'ho visto adesso e non pensavo che ci fosse a questo proposito un emendamento di questa portata. Fra l'altro visti anche i firmatari dell'emendamento nessuno fa parte della Commissione... Per dire che noi come interventi di modifica alla proposta di ristrutturazione della rete di servizi ospedalieri abbiamo applicato una filosofia diversa, e cioè abbiamo detto che per quanto riguarda quei posti letto disponibili questi dovevano essere impegnati per quegli ospedali che avevano subito una più pesante limitazione dall'applicazione degli standard dei parametri. E' chiaro che se dovesse passare questo emendamento quel discorso che noi abbiamo fatto di recupero di posti letto per quegli ospedali che erano stati più penalizzati, e che comunque avrebbero potuto avere un certo recupero, questo discorso non si può più fare e quindi l'impostazione stessa che noi abbiamo dato a questo piano salta, perché di fatto qui vengono a mancare ulteriori ... io chiedo di essere ascoltato, per cortesia.

Per dire che viene a mancare quasi il 50 per cento dei posti letto disponibili, quindi io non so quello che noi abbiamo programmato in questo piano in qualche modo salta, perché vengono a mandare queste disponibilità. Però devo dire che io condivido molto il discorso che ha fatto l'onorevole Obino, perché effettivamente è giusto, è una zona che è in forte crescita, che soprattutto in alcuni mesi d'estate ha una concentrazione altissima di popolazione e quindi ha bisogno di un certo potenziamento, però vero è che questa zona in pratica non viene penalizzata dall'applicazione degli standard: aveva 391 posti letto e continua ad averne 391. Ecco io credo che effettivamente, al di là delle decisioni che noi oggi possiamo adottare nell'applicazione di questi parametri, però io credo che davvero sia indispensabile che la Giunta regionale riveda queste situazioni perché ci sono delle motivazioni per cui in pratica questi parametri, in seguito, anche con un controllo più accurato delle schede di dimissione ospedaliera, possono avere delle modifiche. Abbiamo detto che il piano è un po' statico, si basa su dati un po' datati, però io credo che oggi, se noi dovessimo accogliere questo emendamento verremmo a perdere una minima disponibilità di posti letto che abbiamo e che pensavamo di distribuire in modo più equo in quelle zone che erano state più pesantemente penalizzate. Pertanto proprio nello spirito della logica che abbiamo seguito nella predisposizione di questo piano io credo che questo emendamento non possa essere accolto, perché altrimenti se passa questo emendamento si stravolge la filosofia stessa del piano, con la richiesta davvero all'Assessore, quindi alla Giunta regionale di vedere queste situazioni perché d'altronde io credo che le cose che ha detto l'onorevole Obino siano abbastanza giuste e debbano in qualche modo trovare qualche risposta.

PRESIDENTE. Per capire, il relatore dice: le esigenze sono giuste ma non accogliamo l'emendamento. Le esigenze sono giuste, la Giunta le consideri, ma non si accoglie l'emendamento. Ho capito bene?

LADU (Popolari), relatore. No, no, allora signor Presidente, non è stato attento. Io ho detto in una fase successiva, io chiedo che la Giunta prenda in considerazione queste situazioni che non riguardano solo Olbia, ma riguardano anche altre situazioni che credo che in questi tre anni di tempo che ci siamo dati per verificare tutti questi dati, allora, che ci sia un'attenzione particolare per queste situazioni. Oggi, ho detto, a parer mio questo emendamento non può essere accolto; semmai in questi tre anni di tempo che noi abbiamo per verificare questi dati ci sia la possibilità...

PRESIDENTE. Ho capito, è chiaro.

Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà. Naturalmente chiarisco all'Assessore che stava chiedendo la parola che alla fine del dibattito può intervenire di nuovo.

CUGINI (Progr. Fed.). Anch'io avevo interpretato l'intervento del collega Ladu così come richiamava il Presidente. Effettivamente qui siamo di fronte a una richiesta che viene considerata giusta. Non solo viene considerata giusta, ma l'Assessore nel suo intervento conferma un impegno di tipo politico per rispondere positivamente alla proposta che noi avanziamo con un nostro emendamento. Siamo quindi di fronte a un ragionamento che è condiviso, ma non solo questo ragionamento è condiviso riferito alla realtà della Gallura, ma è condiviso anche per la realtà del nuorese. Anche in quel territorio si chiede un ampliamento di posti letto e l'amico relatore propone un emendamento riferito a Nuoro. Siamo quindi in presenza di un confronto di merito che ci trova tutti uniti, invece per quanto riguarda la parte tecnica, quella procedurale ci trova sostanzialmente divisi. Io penso che sia giusto a questo punto valutare in aula le parti riferite alla politica, visto che c'è convergenza e superare la questione tecnica con un voto, tenendo presente appunto la valutazione che qui è stata fatta. Un voto sul nostro emendamento che io chiedo anche agli amici che non hanno firmato l'emendamento stesso sia positivo, perché se si esprime positivamente sull'emendamento che abbiamo presentato noi conseguentemente si esprime positivamente sull'emendamento che ha presentato il relatore in aula. Ora siamo a sostenere una tesi giusta, riteniamo che si debba anticipare una risposta che l'Assessore intende dare in fase successiva e con le spiegazioni tecniche che sono state date da Obino mi pare che abbiamo ragioni valide non solo per confermare l'emendamento, ma abbiamo ragioni valide perché viene confermata nella sostanza l'indicazione che noi diamo dalla discussione sin qui avvenuta. Se invece non dovesse essere così, io non sono per fare le guerre di campanile, ma se non dovesse essere così, ossia se c'è una ragione vera, di fondo, che viene accolta da tutti, si trovi un'altra soluzione di tipo tecnico che ci permetta di rispondere positivamente alla domanda di base che abbiamo avanzato. Io non credo che noi possiamo sostenere ipotesi allarmistiche sull'insieme del piano, perché se ragioniamo in questo modo effettivamente sottraiamo all'Aula la possibilità di dare un contenuto di merito su tutto l'impianto, perché se passa l'idea che basta cambiare una parola salta tutto, è chiaro che non si vuole fare il confronto e si vuole l'approvazione così come la proposta, la legge è stata licenziata dalla Commissione. Ritengo quindi che si debba fare una valutazione serena, perché non c'è divergenza nella sostanza per trovare un punto di incontro, senza la estremizzazione riferita al piano che può saltare e superando anche le contraddizioni che sul tema si aprono anche per l'intervento che il relatore ha fatto in Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Macciotta. Ne ha facoltà.

MACCIOTTA (Gruppo Misto). Per chiarezza io mi trovo perfettamente d'accordo con le considerazioni che faceva l'Assessore e il Presidente della Commissione. La presentazione di questo emendamento, e mi dispiace per i presentatori, e ugualmente dicasi per l'intervento dell'onorevole Cugini, è la dimostrazione di quello che dicevo inizialmente nel mio intervento, che la mancata comprensione dei meccanismi e degli adempimenti a cui questo documento corrisponde hanno ingenerato una serie di equivoci e una serie di malintesi. Questa è una considerazione, una richiesta perfettamente legittima e motivata per quel territorio che è sbagliato voler infilare per forza in un documento che non riguarda questa questione. Perché riguarda, come chiaramente è stato detto e ribadito in quest'Aula, la fotografia dell'esistenza sulla base di parametri che sono stati stabiliti dal Parlamento, e che vanno rispettati, il ricalcolo dei posti letto di cui tra parentesi la Gallura non viene penalizzata per niente perché mantiene esattamente lo stesso numero dei posti letto che ha, la risposta a questi parametri è quella che è, la sede dove portare le istanze e vederle accolte (e in questo c'è stato anche l'impegno politico da parte dell'Assessore, così come da parte del Presidente e così penso da parte dei vari componenti della Commissione sanità di cui conosco gli umori e gli indirizzi) non è questa la sede, non si può stravolgere un piano creando, oltre tutto, veramente, delle concessioni e degli interventi che sono fatti a sproposito in questo piano, non per questioni burocratiche e amministrative, perché questo è lo strumento sbagliato per richieste di questo genere quando abbiamo già sul tavolo la bozza del piano sanitario e quella sarà la sede in cui anche queste giuste esigenze verranno compensate. Per questo voterò contro l'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevole Assessore, onorevoli colleghi, devo prendere atto preliminarmente che i proponenti questo emendamento non si sono lasciati condizionare dai recenti mutamenti politici avvenuti ad Olbia, però pur dando in parte ragione a quanto detto dall'Assessore e dall'onorevole Macciotta, che evidenziavano che lo spirito della legge e di tutta la riforma sanitaria non è legato alla quantità di posti letto che si hanno in un territorio, perché la qualità dei servizi non è legata a quanti posti letto sono presenti, noi non dobbiamo in questo provvedimento, e l'ho ripetuto più volte in Commissione, partire dall'idea che stiamo portando avanti un atto dovuto il cui espletamento è legato soltanto a un semplice calcolo matematico: ci sono 100 posti letto, 50 devono essere limitati agli acuti, 25 alla riabilitazione e così via. No, perché altrimenti questo l'avrebbe fatto anche uno studente di medicina al terzo anno, non c'era bisogno di spendere soldi, come ha detto l'onorevole Lombardo, perché altrimenti l'atto politico dov'è? Che senso ha che la Commissione si sia impegnata per un anno a a lavorare su questo provvedimento, che ci sia stato un intervento politico importante, che la Commissione sia andata a farsi un giro di tutti i servizi ospedalieri, se non diamo un senso fuori dall'arido calcolo puramente matematico all'operato della Commissione stessa. Allora, intanto dobbiamo prima di tutto correggere perché questo provvedimento, così come c'è stato proposto, siamo voluti intervenire perché prendeva in considerazione prima di tutto dati risalenti al '95, condizionati talora, quando abbiamo fatto il calcolo del tasso di occupazione medio dell'utilizzazione dei posti letto, dal fatto che magari l'anno prima in qualche reparto mancava il primario o che mancavano servizi essenziali, tutte cose che magari erano dovute anche al fatto che per anni certi territori sono stati letteralmente abbandonati dalla politica regionale, che ha privilegiato magari ospedali e situazioni più consone all'uomo di potere del momento e che rischiava poi in questo provvedimento di danneggiare due volte situazioni territoriali orfane veramente di protezione a livello regionale. Intanto proprio perché il nostro compito è quello di razionalizzare la rete ospedaliera, non di fare appunto un calcolo matematico, a questa razionalizzazione dobbiamo dare un senso. Ci sono dei piccoli ospedali che sono localizzati in territori particolarmente disagiati, da Maddalena a Sorgono, che magari non hanno un tasso di utilizzazione media richiesto dalla legge e abbiamo fatto sforzi notevoli per salvarli, perché era giusto, perché dobbiamo dare appunto servizi alle popolazioni, anche a quelle più disagiate. Piccoli ospedali e situazioni come quelle di Olbia, l'unica città veramente in crescita della Sardegna, l'unica città che si prevede abbia in avvenire maggior bisogno di posti letto, nel cui territorio nel periodo estivo si riversano milioni per persone, per fortuna della Sardegna, che hanno bisogno, ahimé, perché anch'esse si ammalano, di un ospedale. Ebbene se dal calcolo matematico risulta che Cagliari ha bisogno ancora di posti letto, così come risulta, e a questo nessuno ha avuto niente da ridire, io credo che ad un calcolo più opportuno, più politico, più ponderato non possiamo fare a meno di dare una risposta positiva. Ecco perché intendo accogliere il senso dell'emendamento dell'onorevole Obino, perché non è basato soltanto su un calcolo di tornaconto territoriale o elettoralistico, checché se ne dica, e rimando alla premessa che ho fatto. Quindi io credo che non possiamo fare a meno di dare una risposta positiva alla richiesta che salva le popolazioni e soprattutto all'evidenza che questo territorio è un territorio veramente disagiato per le comunicazioni, è un territorio che è stato bistrattato in passato e che da questi numeri deve partire per crescere, non per diminuire i posti letto, perché abbiamo - diciamo - motivi di credere, abbastanza sufficienti, che questi posti letto sono destinati a crescere ancora in avvenire, perché a questi territori saranno dati gli strumenti perché possano crescere. Cioè se l'ospedale non solo verrà fatto, ma verrà potenziato nelle strutture, verrà potenziato nei macchinari, nell'assunzione di personale, se verrà messo in condizioni di concorrenzialità rispetto agli altri ospedali, non ci saranno più 5000 casi di persone che vanno a ricoverarsi nel Continente italiano, richiameranno caso mai utenza dai territori contigui. Grazie.

PRESIDENTE. Io avevo già annunziato l'intervento dell'onorevole Ladu, che aveva parlato solo per il parere e quindi interviene nel dibattito, poi ho iscritti l'onorevole Pittalis, Biancareddu e poi la Giunta.

. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Popolari), relatore. Intanto io volevo tranquillizzare l'onorevole Liori che sicuramente sul fatto dei posti letto dell'ospedale di Olbia non c'è alcuna congiura politica, penso che sia l'ultima cosa che la Commissione in questo momento stia pensando. Noi stiamo facendo invece altre valutazioni, anche territoriali se vogliamo, perché uno dei problemi (e l'onorevole Liori lo sa molto bene), uno dei problemi più spinosi che noi come Commissione abbiamo dovuto affrontare, è dovuto al fatto che effettivamente c'è una concentrazione di posti letto in alcune zone della Sardegna, in modo particolare a Cagliari dove c'è una concentrazione di 7 posti letto per mille abitanti e poi Sassari che è a 6,6 posti letto per mille abitanti, quindi una concentrazione molto alta; quindi mi diranno gli onorevoli Obino o Usai, comunque uno dei firmatari, che Olbia non è Sassari, però c'è già un appesantimento per quanto riguarda i posti letto in tutta l'area; effettivamente ci sono molte strutture ospedaliere e quindi non si può dire oggi che quella zona sia carente dal punto di vista dei posti letto. Voglio dire, se vogliamo fare un discorso territoriale ma complessivo, non è una zona carente. Lo spirito che ha animato i lavori della Commissione era che si voleva evitare questa eccessiva concentrazione in questi due poli e estendere l'assistenza sanitaria, diffonderla in tutto il territorio della Sardegna. E' chiaro che se noi impegniamo circa il 50 per cento dei posti letto che possono essere disponibili in questa zona, significa che andiamo ancora a portare acqua, continuiamo a portare ulteriori posti letto in una zona che devo dire francamente ne ha già tanti di posti letto, anzi era una zona che noi stavamo pensando di alleggerire dal punto di vista dei posti letto proprio perché ci sono altre zone che hanno percentuali molto più basse. Io vi invito veramente a riflettere su questo perché se vogliamo creare una situazione di equilibrio tra le varie zone della Sardegna, non possiamo pensare di concentrare tutti questi posti letto, che sono ancora disponibili, in determinate zone. Quindi veramente vi invito a riflettere su questo perché su questo la Commissione ha lavorato molto e l'orientamento di tutte le forze politiche, devo sottolinearlo, che fanno parte della Commissione, era quello veramente di estendere l'assistenza sanitaria e quindi anche la dotazione del numero dei posti letto in tutte le varie parti della Sardegna, fermo restando che alcune specialità che sono tipiche di alcuni ospedali non potevano certo essere messe in discussione. Però io credo che per quanto riguarda la distribuzione di questi pochi posti letto che sono ancora disponibili ci può essere la possibilità di farne una utilizzazione diversa, soprattutto andando a riempire caselle vuote che sono rimaste in alcune parti della Sardegna che oggi devo dire sono in una situazione molto, ma molto più disagiata di quanto non sia quella di quest'area che di fatto, anche se più specificamente l'ospedale di Olbia può avere qualche problema, debbo dire che tutta la zona dal punto di vista della assistenza sanitaria è ben servita.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (F.I.). Presidente, colleghi, mi rivolgo in particolare ai proponenti galluresi, e qualche altro limitrofo, per dire che visto che la Giunta e i relatori non sono sensibili alle vostre istanze, bene fate a guardare più in alto, all'orizzonte, verso di noi. Infatti, io che non sono uomo di maggioranza ma sono gallurese, non posso che essere sensibile alle problematiche giuste sollevate dal collega Obino. E dico che voterò a favore anche se la mia opinione è che la medicina moderna non dovrebbe più basarsi sui posti letto, anzi dovrebbe basarsi sulla riduzione dei posti letto e investire in tecnologia e personale specializzato. Perché le operazioni che prima si facevano in quindici giorni e richiedevano una degenza di altri quindici, oggi si fanno quasi in via ambulatoriale. Quindi voterò a favore dell'emendamento raccomandando anche all'Assessore e alla Giunta di investire di più e meglio in tecnologie e in personale qualificato da far lavorare negli ospedali della Gallura e quindi della Azienda sanitaria.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Molto brevemente, signor Presidente, colgo l'occasione per replicare all'Assessore che, nel corso della discussione generale, ha con enfasi, direi pomposamente, rimarcato la natura programmatoria di questo atto che oggi sottopone alla attenzione della Assemblea; per ribadire invece, dal punto di vista nostro, ma mi pare che sia emerso anche nel corso del dibattito, che in realtà è un mero atto ricognitivo, come qualcuno ha già osservato fotografa soltanto l'esistente. Quindi permangono in tutta la loro interezza le critiche, le censure, le riserve che sono state già puntualmente rappresentate dalla collega Lombardo nel corso della discussione generale. Mi preme soltanto aggiungere che, a nome del Gruppo di Forza Italia, come ha già fatto del resto il collega Biancareddu, preannuncio il voto favorevole per l'emendamento. Non fosse altro perché e questo è la dimostrazione palese, così come anche l'emendamento che segue, il numero 13, caro Assessore, che su questo piano probabilmente si è dibattuto poco o evidentemente si è ascoltato poco quelle che erano le istanze da parte dei consiglieri. E siccome qui nessuno è notaio e pensa di programmare, anche sulla base di studi compiuti da esperti romani, noi riteniamo che l'emendamento in questo momento in discussione, così come quello che andremo ad esaminare successivamente, tengano soprattutto conto di alcune situazioni locali, tengono in particolare conto per quello che riguarda l'area del nordest della Sardegna di una zona che tutti quanti noi ci auguriamo presto assuma anche la dignità di provincia. Mi riferisco appunto alla Gallura. Mi paiono giustificate nel merito le osservazioni che hanno esposto i colleghi Usai e Cugini, per cui non abbiamo nessuna difficoltà ad appoggiare questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Popolari). Presidente, per chiedere cinque minuti di sospensione.

PRESIDENTE. Se non vi sono opposizioni sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 20 e 04, viene ripresa alle ore 20 e 25.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Ne ha facoltà.

FADDA PAOLO (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Signor Presidente, onorevole colleghi, credo che il dibattito, e anche la presentazione dello stesso emendamento, facciano emergere alcune esigenze che ci sono in diversi territori, perché questo non riguarda soltanto naturalmente il territorio della Gallura o il territorio di Olbia. Allora io la proposta che faccio, perché davvero quella programmazione che noi stiamo dicendo che deve venire dal basso deve venire dal basso, non è più possibile ipotecare posti letto che non si sa neppure dove realizzarli. Io credo che dobbiamo, invece, sforzarci davvero di dare una risposta ai bisogni del territorio. Allora ci sono diverse esigenze che riguardano diversi territori, noi andiamo a una consultazione, perché inserito qui sarebbe un atto illegittimo che rischia davvero di compromettere tutta la razionalizzazione della rete ospedaliera. Allora noi nel mese di gennaio noi andiamo alla consultazione del nuovo piano sanitario, all'interno del piano sanitario, siccome la razionalizzazione della rete ospedaliera è stata approvata come stralcio del piano sanitario regionale, cerchiamo di capire quelli che possono essere i bisogni che questi territori hanno, cercare di capire in che modo possono anche essere realizzati questi servizi, in una consultazione che andremo a fare anche nel territorio, quindi l'impegno politico che la Giunta sta prendendo, siccome entro pochi mesi noi andremo ad approvare il nuovo piano sanitario, comprendendo davvero quelli che sono i bisogni dei territori, senza anche una lotta di campanile perché verremo qui a dire quali sono i servizi che mancano senza ipotizzare un determinato numero di posti letto ma comprendendo davvero quali sono i posti letto che servono in questo territorio, ecco io chiedo se con questo impegno, ormai nel mese di gennaio, si inizia una consultazione del piano, con le aziende che inizieranno tutta una serie di contatti e di incontri per migliorare anche lo strumento della programmazione, dentro il piano sanitario, io credo che se ci sono, come sono convinto che ci sono, determinate esigenze di alcuni territori, potranno essere soddisfatti. Inserite dentro la razionalizzazione, in base a quanto dice la legge numero 382, il rischio grossissimo che noi corriamo è che davvero il provvedimento non venga condiviso dal governo e ci sia il rischio che venga applicata la penalizzazione. Credo che la vita politica di alcuni mesi ci sia, siamo qui, ci possono essere tutti gli impegni però desidero anche dire che se vogliamo rispondere ai bisogni dei cittadini, la programmazione deve avvenire dal basso e sapere quali sono le reali esigenze di quel territorio e in che modo possiamo soddisfarle.

PRESIDENTE. L'emendamento non è stato ritirato, quindi rimane.. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.

BIGGIO (A.N.). Chiedo la votazione a scrutinio segreto.

Votazione a scrutinio segreto dell'emendamento numero 12

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 12.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 60

Votanti 58

Astenuti 2

Maggioranza 30

Favorevoli 29

Contrari 27

Voti nulli 2

(Il Consiglio non approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FOIS Paolo - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - GRANARA - LADU - LIORI - LIPPI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARRAS - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MONTIS - MURGIA - OBINO - OPPIA - PETRINI - PIRAS - PIRASTU - PITTALIS - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCANO - SECCI - SERRENTI - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO.

Si sono astenuti: il Presidente SELIS - FLORIS.)

Si dia lettura dell'emendamento numero 13.

CONCAS, Segretaria:


PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Balia per illustrare l'emendamento.

BALIA (Progr. S.F.D.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Ladu.

LADU (Popolari), relatore. Mi rimetto all'Aula.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.

FADDA PAOLO (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Per gli stessi ragionamenti che ho fatto per quanto riguarda l'altro emendamento, la Giunta non lo accoglie; ho spiegato anche nell'intervento quali sono le ragioni. Se è possibile chiedo alla collega Dettori di ritirarlo.

PRESIDENTE. Poiché l'emendamento non è stato ritirato, lo metto in votazione. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Su questo emendamento chiediamo la votazione a scrutinio segreto.

Votazione a scrutinio segreto dell'emendamento numero 13

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico dell'emendamento numero 13.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 59

Votanti 58

Astenuti 1

Maggioranza 30

Favorevoli 25

Contrari 33

(Il Consiglio non approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - GRANARA - LADU - LIORI - LIPPI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARRAS - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MURGIA - OBINO - OPPIA - PETRINI - PIRAS - PIRASTU - PITTALIS - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCANO - SECCI - SERRENTI - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO.

Si è astenuto: il Presidente SELIS.)

Metto in votazione il paragrafo numero 4. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'emendamento numero 10.

CONCAS, Segretaria:


PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Cadoni per illustrare questo emendamento.

CADONI (A.N.). In effetti con questo emendamento si sta chiedendo lo stesso trattamento così come per altri ospedali come Sorgono, in quanto ritengo che Bosa soffra degli stessi disagi sia per la viabilità, sia perché è anche un paese interno pur essendo costiero. Oltre tutto non ritengo molto esatti i riferimenti fatti nell'analisi in quanto sono riferiti al 1995, anche se l'Assessore giustamente ha rilevato che era il 1995 che bisognava considerare, però nel 1995 a Bosa è successo che il primario di chirurgia - perché è proprio sulla chirurgia che si dice che il tasso è basso - venne trasferito, dunque l'ospedale di Bosa soffrì un periodo di indecisione che venivano a scavalco i primari di chirurgia e la gente ha dovuto riprendere fiducia quando è arrivato un primario effettivo. Se si dovesse andare al 1994 o al 1996 si vedrebbe che gli indici cambiano notevolmente.

Per quanto riguarda invece la bassa densità di popolazione anche questo è errato in quanto la densità della popolazione di Bosa è superiore a quella che viene considerata, perché se è vero che su Ghilarza per esempio gravita Macomer, è anche vero che su Bosa gravitano comuni che normalmente fanno parte della vecchia USL di Ghilarza, così come Cuglieri, Scano Montiferro, Sennariu. E non va neanche dimenticato che a Bosa, essendo una città costiera, per quattro o cinque mesi all'anno la popolazione si triplica se non si quadruplica, dunque sono tutti, essendo una città turistica, potenziali clienti o utenti dell'ospedale di Bosa. Solo per questi motivi, siccome ho visto che c'è sia da parte dei relatori, sia di chi è intervenuto, la volontà di mantenere in piedi i piccoli ospedali, perché io ritengo che non siano là gli sprechi. Forse gli sprechi andrebbero ricercati in altri ospedali molto più grandi dove c'è una concentrazione di personale ma non di utenti. Dunque ritengo che Bosa vada salvaguardata e considerata così come sono state considerate altre realtà. Non voglio entrare nel merito di certe analisi, però quando si dice per esempio che Ghilarza non è servita da altri presidi ospedalieri, Bosa dovrebbe essere allora alla fine del mondo perché Ghilarza si trova su una superstrada a venti chilometri da Oristano e a venti minuti da Nuoro. Non per questo non deve avere il suo ospedale, però se le analisi vanno fatte vanno fatte nella stessa misura, così come per gli altri ospedali. Bosa è un ospedale che funziona benissimo, che ha delle esigenze e delle peculiarità che altri ospedali hanno, così come Sorgono e come La Maddalena.

Dunque ritengo che aggiungere questa frase così come per l'ospedale di Sorgono, credo che non faccia nessuna differenza e non comporti nessun mutamento nelle volontà sia della Giunta che della Commissione sanità.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere .

LADU (Popolari), relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io concordo con alcune cose che ha detto l'onorevole Cadoni, nel senso che l'ospedale di Bosa è un ospedale che funziona molto bene, che serve una zona abbastanza disagiata e che quindi sta svolgendo un ruolo molto importante in quel territorio. Però devo dire che la preoccupazione dell'onorevole Cadoni per quanto riguarda il futuro di questo ospedale è condivisa anche dagli altri, per intenderci anche dal sottoscritto, nel senso che noi per quanto riguarda il futuro di questi ospedali... signor Presidente!

PRESIDENTE. Scusate, io se continua questo brusio sospendo la seduta. Prego i colleghi di prendere posto perché non si riesce a lavorare in questo modo.

LADU (Popolari), relatore. Dicevo che la preoccupazione dell'onorevole Cadoni è condivisa anche da noi, anche dalla Commissione sanità, nel senso che noi per tenere in piedi questi ospedali, queste strutture, abbiamo introdotto dei correttivi che comunque garantiscono il futuro di questi ospedali. In pratica noi abbiamo detto che questo punto di primo intervento giustifica il mantenimento di un riferimento della rete dei servizi di emergenza in grado di garantire anche il primo intervento medico, la stabilizzazione del paziente critico, il trattamento o il trasferimento protetto. Con questo significa che qualsiasi paziente che si presenta all'ospedale di Bosa sarà visitato e trattato allo stesso tempo. Quindi non ci sono assolutamente problemi per quanto riguarda questo ospedale. Naturalmente mantenere in piedi un ospedale non significa solo avere le funzioni di pronto intervento giuste, ma significa avere anche altre caratteristiche che io sono convinto che l'ospedale di Bosa ha. Pertanto queste funzioni ci sono già, però voglio dire noi non possiamo creare una differenziazione fra l'ospedale di Bosa, per esempio, e l'ospedale di Sorgono, faccio un nome a caso, nel senso che questa dicitura usata solo per l'ospedale di Bosa nonché per le degenze per acuti crea una differenziazione che noi non vogliamo creare. Noi vogliamo che tutti....

(Interruzioni)

Diciamo Isili, per esempio, noi vogliamo che questi piccoli ospedali si salvino tutti e non che uno si salvi e l'altro no. Io posso garantire all'onorevole Cadoni che con la dicitura che abbiamo utilizzato l'ospedale è garantito (?) per quanto riguarda questo tipo di intervento. Pertanto io ritengo che così come abbiamo introdotto dei correttivi allo stesso modo per tutti i piccoli ospedali credo che la dicitura che noi abbiamo introdotto per Bosa sia giusta così come credo sia giusta anche per i piccoli ospedali. Pertanto ritengo che questo emendamento non sia opportuno e che debba essere respinto.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.

FADDA PAOLO (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. La Giunta condivide il parere del relatore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Io mi limito perché per il resto per chi è stato attento l'emendamento è stato ben illustrato dall'onorevole Cadoni. A richiamare l'attenzione dell'onorevole Ladu, Presidente della Commissione, al fatto che questo emendamento tende proprio a riportare le condizioni di omogeneità di trattamento proprio dell'ospedale di Bosa con altri ospedali. Perché se noi andiamo a vedere nel paragrafo 34 a pagina 31, il riferimento all'ospedale di Sorgono termina che bisogna creare un punto di riferimento della rete dei servizi di emergenza in grado di garantire anche il primo intervento medico, la stabilizzazione del paziente critico, il trattamento o il trasporto protetto, nonché della decenza per acuti. Ecco, questo trattamento crea veramente una disparità di Bosa nei confronti degli altri ospedali perché per Bosa non sono previste le ultime parole, cioè della degenza per acuti, cosa che viene prevista per Sorgono. Quindi è esattamente il contrario di quanto detto dall'onorevole Ladu, che probabilmente era distratto. Quindi siccome non cambia niente, siccome il senso dell'emendamento è proprio quello di trattare Bosa come gli altri ospedali, non bisogna abolire nessun servizio, diamo la certezza ai medici, agli operatori e agli utenti che sono preoccupati delle sorti dell'ospedale, che verrà trattato così come gli altri ospedali della provincia, cioè che sarà previsto anche il trattamento degli acuti nell'ospedale di Bosa, perché questa cittadina si trova in una posizione di disagio per quanto riguarda i trasporti, serve un'utenza importante e deve avere almeno lo stesso trattamento, dato che dà risultati sicuramente superiori degli altri ospedali periferici della provincia, per quanto riguarda il tasso di utilizzazione dei posti letto è sicuramente superiore di quello di Sorgono, di Isili, di Ghilarza, quindi deve avere la certezza che le degenze per acuti devono essere salvaguardate. Non chiedono niente che non sia tra l'altro, oltre tutto, nello spirito di quello che abbiamo deciso in Commissioni, che era di salvare le funzioni esistenti, non si vuole creare niente di nuovo, non si vogliono aggiungere spese, stiamo soltanto chiedendo di dare la certezza agli operatori e agli utenti della continuità del servizio e credo che l'Aula vorrà benevolmente accogliere questo emendamento. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ivana Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI IVANA (Progr. Fed.). Io credo che l'emendamento del collega Cadoni sia superfluo, pertanto ritengo che non sia accoglibile per un fatto: è ridondante, si direbbe esattamente quello che c'è già scritto. Siccome io ritengo che gli atti di programmazione debbano valere per le cose scritte, mi sorprende che la terminologia utilizzata per l'ospedale di Bosa non venga capita dai medici, ed esattamente, quando noi per Bosa parliamo di un unico dipartimento e noi sappiamo che cosa sta a significare dipartimento ospedaliero per la definizione legislativa che conosciamo, quindi dice di un unico dipartimento con posti letto multidisciplinari, sta a significare ovviamente che se vi è un dipartimento con posti letto che serve anche la degenza per acuti, questa frase viene d'altronde rafforzata dal fatto che si voglia rafforzare la degenza per acuti già prevista con la frase "cui affiancare alla degenza per acuti rappresentata dall'unico dipartimento con posti letto multidisciplinari un'attività di ospedalizzazione al ciclo diurno, day hospital, day surgery. Quindi io credo che sia sufficientemente esplicito quanto detto. Pertanto aggiungere degenza per acuti è assolutamente ridondante, pertanto ritengo che così come ha detto il relatore e l'Assessore sia un emendamento da non accettare. Voglio approfittare per dire una questione di fondo: quando si parla di Ghilarza, come dire, passatemi il termine, è come sparare contro la Croce Rossa. Primo perché Ghilarza non possiede né pronto soccorso, né punto di primo intervento e siccome riteniamo per ora che quel presidio debba rimanere, abbiamo detto che deve avere la degenza per acuti perché altrimenti è praticamente cancellato; e per Sorgono che non vengono previste tutte le specialità che per gli altri è previsto allo stesso modo, ma, guardate, paradossalmente è un rafforzativo per poterli mantenere, non il contrario; l'ospedale di Bosa, tra tutti, è quello che meglio si configura come presidio ospedaliero.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 10. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Si dia lettura del paragrafo 5.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura del paragrafo 5 bis.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura del paragrafo 6.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'allegato 1. Siccome non ci sono emendamenti si mette in votazione tutto insieme, inizia da pagina 46. Se ne dia lettura.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'allegato 2. Si dia lettura da pagina 68.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. A questo allegato è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:


PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere (?) per illustrare l'emendamento numero 9.

(?) Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Ladu , relatore.

LADU (Popolari), relatore. Il relatore si rimette all'Aula.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene, sanità e della assistenza sociale.

FADDA PAOLO (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Non è un provvedimento che può stare dentro questo piano, perché questo riguarda la razionalizzazione della rete ospedaliera sia pubblica che privata convenzionata. Però mi rimetto all'Aula e non creo nessun problema.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Macciotta. Ne ha facoltà.

MACCIOTTA (Gruppo Misto). Stasera faccio il Bastian contrario. A me pare che tecnicamente, siccome qui fotografiamo in base alla rilevazione dei dati relativi al '95/'96, la casa di cura in questione non era convenzionata in quel momento. Noi stiamo fotografando la situazione com'era e, secondo me, qui non deve essere preso in considerazione l'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cucca. Ne ha facoltà.

CUCCA (Progr. Fed.). Io credo che lo spirito di questo emendamento non si tratti di nient'altro che spiegare nella elencazione delle case di cura private, manca questa casa di cura nonostante fosse riconosciuta e le fosse stata data l'autorizzazione per 90 posti letto. Si indica solo perché manca. Non è accreditata, ma non c'entra niente, lo stiamo dicendo infatti. Si dice nell'emendamento che si tratta di una struttura autorizzata e non convenzionata. Quindi va elencata perché esiste, c'è.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Lombardo. Ne ha facoltà.

LOMBARDO (F.I.). Per chiedere la votazione a scrutinio segreto sull'emendamento numero 9.

Votazione a scrutinio segreto dell'emendamento numero 9

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico dell'emendamento numero 9.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 55

Votanti 54

Astenuti 1

Maggioranza 28

Favorevoli 29

Contrari 25

(Il Consiglio approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BONESU - BUSONERA - CARLONI - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - DEGORTES - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - GRANARA - LADU - LIPPI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - OBINO - OPPIA - PETRINI - PIRAS - PIRASTU - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA NIVOLI - SASSU - SCANO - SECCI - SERRENTI - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - ZUCCA.

Si è astenuto: il Presidente SELIS.)

Metto ora in votazione l'allegato numero 2. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'allegato 3.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'allegato 3. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo ora alla votazione complessiva finale del programma 25. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Per chiedere la votazione a scrutinio segreto.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico del programma 25.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 57

Votanti 56

Astenuti 1

Maggioranza 29

Favorevoli 26

Contrari 30

(Il Consiglio non approva.)

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - GRANARA - LADU - LIPPI - LODDO - LOMBARDO - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARRAS - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - OBINO - OPPIA - PETRINI - PIRAS - PIRASTU - PITTALIS - SANNA NIVOLI - SASSU - SCANO - SECCI - SERRENTI - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - ZUCCA.

Si è astenuto: il Presidente SELIS.)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi che dopo l'intervento del consigliere Pittalis il nostro programma prevedeva la votazione dell'ordine del giorno sull'ordine pubblico che è stato concordato. Allora, se siamo d'accordo, procediamo alla votazione sull'ordine del giorno.

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Signor Presidente, trenta secondi, siccome è presente l'assessore Fadda io ne approfitterei per chiedere a lei, Assessore, a nome del Gruppo di valutare la bocciatura di un atto fondamentale come questo che, in politica, dovrebbe avere conseguenze. A nome del Gruppo di Forza Italia invitiamo l'Assessore a rassegnare le dimissioni.

PIRAS (Popolari). Irresponsabili siete voi, la colpa è vostra.

PRESIDENTE. Questo non era esattamente un intervento sull'ordine dei lavori. Si dia lettura dell'ordine del giorno.

FRAU, Segretario f.f.:

ORDINE DEL GIORNO VOTO SCANO - PITTALIS - AMADU - MARTEDDU - MASALA - BALIA - VASSALLO - BONESU sui fenomeni di criminalità e i sequestri di persona in Sardegna.

IL CONSIGLIO REGIONALE

CONSIDERATAla situazione dell'ordine pubblico in Sardegna, i fenomeni di criminalità, ed in particolare il ripetersi di sequestri di persona con esiti talora letali per gli ostaggi;

CONSIDERATAla particolare gravità del fenomeno dei sequestri di persona, crimine aberrante per la condizione di asservimento in cui costringe la persona del sequestrato, l'allarme sociale che desta per la sua durata e gli effetti devastanti che provoca sull'ordine pubblico e sulla sicurezza sociale, ma anche sulle possibilità di sviluppo scoraggiando investimenti ed intraprese;

RILEVATOcome l'attività preventiva e repressiva dello Stato sia stata e sia inadeguata ed insufficiente, nonostante l'impegno profuso dalla magistratura e dalle forze dell'ordine;

CONSIDERATOche l'attuale legislazione non ha eliminato questo fenomeno ed anzi sono emersi dal dibattito in corso fondati interrogativi sia in riferimento all'efficacia di alcune norme, sia in relazione al rapporto tra il rispetto della legge e la tutela della vita e dell'incolumità della persona;

RILEVATOcome la gravità dei fatti di sequestro, si inquadra nel più generale problema dell'espandersi in Sardegna di una microcriminalità diffusa e di una nuova criminalità derivante dal traffico della droga e delle armi e il riciclaggio di denaro sporco, per i quali sembra la nostra regione stia assumendo un ruolo significativo, elementi tutti che danno il segno di una possibile evoluzione verso forme di criminalità organizzata;

CONSIDERATOcome a questa linea di tendenza si accompagnino episodi sempre più frequenti di attentati ad amministratori locali che segnalano il degenerare della ragioni della convivenza sociale e mettono a rischio in certe zone la possibilità stessa del funzionamento delle istituzioni democratiche locali;

VALUTATOperaltro come attorno ad alcuni recenti episodi criminosi sia nata e cresciuta una estesa ed intensa mobilitazione popolare di protesta e di condanna, che ha visto protagoniste particolarmente le giovani generazioni, che segna una tendenza del tutto opposta a quella "cultura non collaborativa" che si è voluta attribuire alla popolazione sarda;

CONSIDERATOperaltro che la realizzazione di un sequestro coinvolge un numero ampio di persone e che é resa possibile da un complice silenzio, che va condannato; che si deve compiere ogni sforzo per assicurare la legalità e che la collaborazione con la magistratura e le forze dell'ordine è assolutamente necessaria e va incoraggiata dalle istituzioni anche rimuovendo quelle condizioni di precarietà e insicurezza che dipendono dall'assenza dello Stato in vaste zone del territorio e dalla mancanza di un'efficace e adeguato sistema di sicurezza sociale;

SOTTOLINEATOche se non si affronta il problema dell'ordine pubblico in tutte le sue articolazioni con azione ed impegno straordinari e duraturi, rischiano di venir meno definitivamente le stesse pre-condizioni per un effettivo sviluppo;

tutto ciò premesso

IL CONSIGLIO REGIONALE

manifesta la propria totale condanna e lo sdegno di tutta la popolazione contro i malfattori che oltre ad esercitare un'intollerabile violenza, screditano tutti i sardi;

esprime solidarietà alle vittime dei sequestri e alle loro famiglie, in particolare a quelle di coloro che non hanno fatto ritorno, o che sono ancora in mano ai criminali;

esprime sostegno alla magistratura, agli inquirenti, alle forze dell'ordine nella loro azione di prevenzione e repressione dei fenomeni criminali, auspicando che l'impegno profuso, anche a costo della vita (come nel caso dell'ispettore dei NOCS Donatoni cui va il pensiero riconoscente) abbia successo e siano assicurati quanto prima alla giustizia i colpevoli;

esprime la propria solidarietà a tutti gli amministratori locali che, chiamati a un servizio sempre più gravoso ed impegnativo, si trovano esposti per ragione della loro funzione a pressioni ingiuste e minacce e subiscono attentati e azioni criminose;

CHIEDE AL GOVERNO

di assumere tutte le necessarie iniziative e predisporre un piano organico che preveda:

- la ricerca e la cattura dei latitanti;

- il costante coordinamento di tutte le attività di indagine;

- l'istituzione in Sardegna di una sezione operativa della Direzione investigativa antimafia;

- le indagini sui patrimoni sospetti;

- il rafforzamento e la specializzazione dell'attività di intelligence e la creazione di un adeguato sistema informativo che consenta di sorvegliare, verificare, aggiornare con continuità tutti i dati e gli elementi utili in materia di sequestri;

- la copertura delle vacanze degli organici dei magistrati in modo da assicurare il pieno ed efficace funzionamento di tutti gli uffici giudiziari;

- strutture ed organici adeguati ad assicurare un efficace presidio del territorio;

- la copertura degli organici delle forze dell'ordine ed un loro costante coordinamento, in modo da rafforzarne la presenza ed assicurare l'adeguata copertura di tutto il territorio regionale;

- strutture e organici adeguati ad assicurare un efficace e costante presidio del territorio;

- una più attenta gestione delle misure in favore dei detenuti condannati per sequestro di persona consentite dall'attuale legislazione;

di mettere a punto e sviluppare una politica di prevenzione e di lotta contro il traffico della droga, il traffico delle armi, il riciclaggio di denaro sporco, le diverse forme di estorsione e di usura, sulla cui base si vanno prefigurando pericolose forme di criminalità organizzata;

di predisporre e realizzare d'intesa con la Regione un'azione di formazione e di informazione che contribuisca a rafforzare la cultura della legalità e sostenga la mobilitazione contro i sequestri di persona.

AI SENSI E PER GLI EFFETTI DI CUI ALL'ARTICOLO 51

DELLO STATUTO SPECIALE PER LA SARDEGNA

(LEGGE COSTITUZIONALE 26 FEBBRAIO 1948, N.3)

FA VOTI AL PARLAMENTO

- perché ridiscuta la legislazione vigente in materia di sequestri di persona (blocco dei beni, trattamento degli emissari, sistema sanzionatorio) sulla base delle proposte di legge presentate in particolare dai parlamentari sardi, ai quali chiede di condurre un'azione il più possibile unitaria e operare una decisa iniziativa;

- perché si svolga al più presto una visita in Sardegna della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali similari, per impostare d'intesa con le istituzioni regionali e le altre autorità ed organi competenti per il territorio regionale, iniziative e misure per una coordinata e più intensa politica contro i sequestri di persona e a tutela dell'ordine pubblico, prevedendo a tal fine l'istituzione all'interno della stessa Commissione di un sottocomitato sui sequestri di persona. (1)

PRESIDENTE. Segnalo all'attenzione dell'Assemblea che anche nel testo distribuito, per un errore materiale, manca un inciso che va inserito alla pagina 3, sotto "chiede al Governo". Dopo l'alinea "la copertura degli organici" si inserisce la seguente espressione: "strutture ed organici adeguati ad assicurare un'efficace e costante copresidio del territorio". Il testo quindi deve considerarsi posto in votazione, se siete d'accordo, con quest'integrazione.

Il testo è stato dibattuto, concordato, il dibattito è stato già sviluppato nella giornata di ieri; nella giornata di ieri c'è stata anche qualche dichiarazione abbastanza irritante nei confronti dei sardi e dell'Assemblea, ed io che per abitudine non intervengo con l'Assemblea aperta ho cercato di interpretare i sentimenti di quest'Assemblea e dei parlamentari sardi esprimendo una protesta in questo senso.

Metto in votazione l'ordine del giorno. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 9 e 30.

La seduta è tolta alle ore 21 e 25.



Allegati seduta

Risposta scritta ad interrogazioni