Seduta n.68 del 12/07/2000 

LXVIII SEDUTA

(ANTIMERIDIANA)

MERCOLEDI' 12 LUGLIO 2000

Presidenza del Presidente SERRENTI

indi

del Vicepresidente SPISSU

INDICE

La seduta è aperta alle ore 10 e 26.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 20 giugno 2000, che è approvato.

Dichiarazioni del Presidente

PRESIDENTE. In merito alla riunione del Consiglio di ieri, so che qualcuno ha sostenuto che il sottoscritto quando ci sono sedute particolari evita di presentarsi in Aula. Credo che fra le tante cose che è possibile dire sul mio conto, non vi possa essere l'accusa di non assumermi le mie responsabilità, che invece assumo sempre e fino in fondo.

Ieri gli onorevoli Emanuele Sanna, Demontis ed io, per volontà della Giunta per il Regolamento, ci siamo recati in un'altra regione per verificare alcune questioni molto delicate attinenti ai consiglieri regionali. L'appuntamento è stato fissato da altri per la mattinata di ieri, e per sbrigare questa incombenza ci siamo alzati alle 4 del mattino e siamo rientrati in giornata. Questa è la ragione delle assenze mia e dei colleghi che erano insieme a me nella seduta di ieri.

So che sono state anche paventate delle irregolarità sull'amministrazione del Consiglio. Non so a cosa ci si riferisse esattamente, dico solo che il Presidente non si occupa di questioni amministrative, le quali ricadono nella responsabilità dei Questori del Consiglio. Pertanto invito i Questori, terminata la seduta in corso, ad un incontro per valutare le affermazioni che sono state fatte e che vorrei approfondire. Se ci saranno le condizioni, aprirò un'inchiesta sull'attività amministrativa svolta dai vertici del Consiglio. Non mi risulta che ci siano irregolarità, ma chi ha mosso le accuse - onorevole Gianfranco Tunis - spiegherà quali sono.

Per quanto riguarda la questione sollevata dal Gruppo dei Popolari in merito alla individuazione dei locali da destinare allo stesso Gruppo, ribadisco che il Segretario generale ha agito su ordine del Presidente, sulla base di un accordo raggiunto e sottoscritto con i Capigruppo, che è stato messo in atto solo dopo aver inviato diverse lettere di comunicazione al Gruppo dei Popolari. La questione, per altro, non è ancora risolta ed è stata data in carico all'onorevole Biancareddu, il quale riferirà in merito.

GIAGU (Popolari-P.S.). Chiedo di parlare, perché quello che lei ha detto non corrisponde al vero .

PRESIDENTE. Io ho fatto delle comunicazioni, sulle quali non è previsto un dibattito.

GIAGU (Popolari-P.S.). Se permette, vogliamo dire la nostra, e cioè che non risponde al vero quanto ha detto. Non c'era nessun accordo.

PRESIDENTE. C'era un accordo, in ogni caso sulle comunicazioni del Presidente non si apre un dibattito.

Svolgimento di interpellanza

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dell'interpellanza numero 3. Se ne dia lettura.

MANCA, Segretario:

Interpellanza Dore - Dettori Ivana - Dettori Bruno, Pinna - Lai sul nulla osta paesaggistico relativo al progetto immobiliare per i colli di S. Avendrace (Tuvixeddu).

I sottoscritti, premesso che:

a) sul colle di Tuvixeddu di Cagliari esiste una necropoli fenicio-punica di inestimabile valore archeologico, unanimemente ritenuta la più importante dell'intero bacino del Mediterraneo;

b) con nota prot. n. 3015 del 27 maggio 1999 del Direttore generale dell'Assessorato della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport è stato rilasciato il nulla osta paesaggistico - ex art. 12, Legge n. 1497/1939 - in favore del "Progetto di riqualificazione urbana e ambientale dei colli di S. Avendrace" di Cagliari presentato dalla Iniziative Coimpresa S.r.l.;

c) tale progetto riguarda la realizzazione nella zona in questione, e in particolare sul già citato colle di Tuvixeddu, di immobili per complessivi mc. 388.600 consistenti in residenze private, uffici, servizi, zona sportiva, viabilità, etc. (nonché i servizi di completamento relativi al piano di edilizia residenziale pubblica della adiacente zona di Tuvumannu) e inoltre un parco archeologico-ambientale-sportivo di circa 22 ettari;

d) il nulla osta paesaggistico di cui alla lettera a) che precede costituisce la premessa per la stipula di un accordo di programma ex art. 27, Legge n. 142 del 1990 e art. 11, L.R. n. 14 del 1996, comportante variante al P.R.G. della città di Cagliari;

e) tenuto conto delle cubature previste, e del conseguente impatto ambientale, il progetto di cui trattasi pregiudicherebbe in modo irreparabile un sito archeologico di inestimabile valore;

f) il provvedimento di cui sopra è stato recentemente impugnato davanti al TAR Sardegna con ricorso proposto dall'associazione "Friends of the Earth international - Sezione italiana Amici della Terra - delegazione della Sardegna", sulla base dei seguenti motivi:

1) violazione art. 9 - L.R. n. 28 del 1998 e art. 34 - L.R. n. 45 del 1989

ciò in quanto non risulta sia stato preventivamente richiesto (e, comunque, emesso) il parere della Commissione provinciale per le bellezze naturali previsto dagli artt. 33 e 34 della stessa L.R. n. 45 del 1989 e dell'art. 9 della L.R. n. 28 del 1998. Parere necessario trattandosi di area tutelata dal vincolo paesaggistico di cui all'articolo 1, comma 1, lettera m), della L. n. 431/1985 in quanto area archeologica punico - romana di valenza internazionale tutelata con vincolo di conservazione integrale ex art. 2, comma 1, lett. e), L.R. n. 23 del 1993.

Inoltre il provvedimento impugnato autorizza anche sotto il profilo paesaggistico la variante al P.R.G. vigente necessaria a causa dell'eccesso delle volumetrie proposte derivante anche dall'area archeologica, variante già ritenuta illegittima dal CO.RE.CO. che, con provvedimento del 1° ottobre 1998, ha parzialmente annullato il nuovo P.U.C. di Cagliari approvato con delibere n. 99/98 e n. 136/98;

2) violazione art. 3 - L. n. 241 del 1990 e art. 5 - L.R. n. 40 del 1990

Il provvedimento in questione è carente di motivazione e, quindi, in contrasto con il disposto degli artt. 3, L. n. 241 del 1990 e 5 - L.R. n. 40 del 1990, in quanto nulla dice in relazione alla pretesa compatibilità ambientale del progetto Coimpresa né, in particolare, esprime alcuna valutazione in ordine alla compatibilità con il vincolo paesaggistico approvato il 16 ottobre 1997 dalla Commissione provinciale per le bellezze naturali e pubblicato all'albo pretorio nel periodo novembre 1997 - gennaio 1998;

3) violazione Direttiva CEE n. 97/11/CE (ALL. II, p. 10, lett. B)

Il progetto della Coimpresa non è stato preventivamente sottoposto alla procedura pubblica di valutazione di impatto ambientale ai sensi della Direttiva n. 97/11/CE recepita con L.R. n. 1 del 1999;

g) i motivi posti a base del ricorso amministrativo in questione sembrano fondati, per cui il medesimo presumibilmente verrà accolto dal TAR Sardegna;

h) ciò, oltre all'inevitabile discredito per la Regione, determinerà quasi certamente degli oneri economici a carico della medesima consistenti nella condanna al rimborso delle spese processuali a favore dell'associazione ricorrente;

i) comunque, in base ai principi della "legittimità", del "buon andamento" e della "imparzialità" dell'azione amministrativa (di cui all'art. 97 della Costituzione), la Regione ha l'obbligo di conformare il suo operato alla normativa vigente, eventualmente anche mediante l'annullamento, in sede di autotutela, dei provvedimenti illegittimi già assunti onde ripristinare la legalità violata e limitare le conseguenze pregiudizievoli derivanti dai medesimi;

l) ciò vale, a maggior ragione, quando sono in gioco interessi generali di rilevante valore come quelli riguardanti i beni culturali, il paesaggio e l'ambiente,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale, l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport e l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio affinché:

1) spieghino le ragioni in base alle quali il provvedimento di cui in premessa (nulla osta paesaggistico ex art. 12, L. 1497/1939 relativo al progetto della Iniziative Coimpresa S.r.l. di riqualificazione urbana e ambientale dei colli di S. Avendrace di Cagliari) è stato emesso;

2) dicano se, tenuto conto dell'evidente illegittimità del medesimo, intendano o meno annullarlo in sede di autotutela. (3)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). Noi non vogliamo, in questa fase, fare alcun dibattito né sulle cose che il Presidente ha detto, né su altri argomenti sollevati ieri, ma credo non sfugga a nessuno che per una serie di segnalazioni fatte in Aula, per una serie di informazioni chieste e difficilmente ottenute, per numerose disfunzioni che sono state rilevate, vi sia l'esigenza di fare serenamente (in quest'aula o, se riteniamo, in altra sede) un chiarimento profondo sui rapporti esistenti tra Consiglio, Presidenza, Ufficio di Presidenza e quant'altro. Noi non entriamo nel merito della questione inerente ai locali del Consiglio, perché il problema non è di carattere logistico. Credo che i principi che sovrintendono alla gestione delle cose comuni, in questo caso da parte della Presidenza del Consiglio, ma lo stesso varrebbe per la Presidenza della Giunta, siano, sino a prova contraria, la trasparenza, la collegialità, l'inequivocabilità, l'autocontrollabilità. Allora trovi il Presidente del Consiglio la sede in cui, facendo partecipare tutti, si possa affrontare questo argomento. Può essere inteso anche come un momento di riflessione politica, eventualmente a porte chiuse. E' necessario un chiarimento profondo nei rapporti tra Gruppi, consiglieri e Presidenza, sul funzionamento del Consiglio, per evitare che incomprensioni e tensioni continuino a logorare il clima interno e pregiudichino il prosieguo della legislatura.

Sono state fatte affermazioni molto precise e ci sono altri episodi che non intendiamo richiamare in quest'aula; ribadisco, però, con molta serenità e chiarezza, senza ambiguità, che vi è l'esigenza di trovare la sede, l'occasione, il tempo e il modo, per riflettere sul funzionamento di questa Assemblea, e degli organi collegiali che sovrintendono alla sua gestione, e per chiarire tutti gli altri problemi, compresi quelli sollevati ieri, con molto coraggio e puntualità, dal consigliere Gianfranco Tunis. Non vogliamo un dibattito oggi, ma chiediamo che il Presidente percepisca quest'aria di malessere, di incomprensione e di tensione, di cui io ho parlato, e l'esigenza di maggiore trasparenza nelle nostre comunicazioni. Trovino i Capigruppo la sede e il modo in cui queste questioni possono essere chiarite, e si ponga su una base di sereno confronto il prosieguo della legislatura. Ci saranno tanti motivi di scontro e di tensione tra tutte le componenti di questo Consiglio e non è necessario averne degli altri; ma su questi altri motivi di scontro che non vogliamo avere non vogliamo passarci sopra, anzi vogliamo portarli a livello di chiarezza, di trasparenza e di inattaccabilità, prima che le cose si complichino ulteriormente.

PRESIDENTE. Onorevole Selis, io condivido il principio, e la ringrazio per aver posto questo problema. La gestione del Consiglio riguarda tutti, non solo una parte del Consiglio. Io farò presente questa sua richiesta alla Conferenza dei Presidenti di Gruppo, perché troviamo insieme lo strumento più adatto per questo confronto sereno, che potrà essere fatto in Aula, sono d'accordo con lei, o in altra sede.

Onorevole Cogodi, non è stato aperto un dibattito, su che cosa vuole intervenire?

COGODI (R.C.). Voglio intervenire sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). A questo punto, dovrei dire che intervengo su quello che lei ritiene. Mi consentirà, nel momento in cui chiedo la parola, di annunciare la ragione per la quale la chiedo. Se lei mi dà l'imbeccata, mi porta fuori strada.

Ho chiesto la parola puramente e semplicemente per dire che il Gruppo della Rifondazione Comunista condivide la richiesta del collega Selis, che quindi è sostenuta oltre che da un'ampia area politica e istituzionale di questo Consiglio, quella di cui fa parte il consigliere Selis, anche dal Gruppo della Rifondazione Comunista.

Io reitero la domanda nei termini nei quali era già stata posta tempo fa, perché non sembri che ogni giorno il mondo cominci a girare da capo. Il mondo ha iniziato a girare tempo fa e così continua. Voglio ricordare che quando è stato approvato il bilancio interno del Consiglio è stata posta da più parti, e preliminarmente da noi, la richiesta di una discussione pacata, serena, ma produttiva di effetti, sulla funzionalità del Consiglio regionale come istituzione, come apparato, come uffici, come locali, come ambiente, come tutto quello che vi pare, e che fu data allora assicurazione che questa discussione ci sarebbe stata, previa un'istruttoria ugualmente seria da effettuarsi in sede di Conferenza dei Presidenti di Gruppo, perché responsabilmente tutte le questioni venissero istruite e portate all'attenzione dell'intera Assemblea. Questa riunione è pure iniziata, come ben sanno i Presidenti di Gruppo, e meglio di ogni altro sa chi presiede la Conferenza, cioè il Presidente del Consiglio, però non è proseguita, perché è sorta una difficoltà, anche alla copresenza di quanti spesso dicono che bisogna con urgenza affrontare queste questioni. Per cui riterrei, per completezza di informazione, di dare conto delle presenze e delle assenze alle riunioni che vengono convocate per trattare questo argomento, che è delicato e importante, però ha un senso solo se porta a migliorare le cose. Noi non siamo tra quelli che dicono tanto per dire; apparteniamo all'area di quelli che dicono per fare le cose, e perché tutti ne rispondano.

Questo volevo dire a sostegno convinto della proposta avanzata dal collega Selis. Già ieri, nel corso del dibattito che c'è stato, io avevo chiesto che venissero accettate le dimissioni del collega Gianfranco Tunis, e che fossero sollecitate quelle degli altri componenti dell'Ufficio di Presidenza, perché le situazioni di questo genere possano essere affrontate e risolte con tranquillità. Dopo aver istruito le questioni con serietà, si arrivi pure in aula, però a porte aperte. E siccome le porte confinano con anditi che non hanno luce, possibilmente si apra qualche varco, a mo' di finestra, perché entrino un po' di luce e un po' d'aria e si possa comunicare meglio con l'esterno. Niente porte chiuse, dunque, ma porte aperte e pure qualche finestra, se è possibile!

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, repetita iuvant, però la risposta io non la ripeterò, mi limito a dire che vale per lei ciò che ho detto al consigliere Selis: quanto prima la Conferenza dei Presidenti di Gruppo discuterà anche di questo argomento.

Continuazione dello svolgimento dell'interpellanza numero 3/A

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.

DORE (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, il fatto che siano trascorsi quasi dieci mesi dalla presentazione di questa interpellanza a mio avviso è uno scandalo. Non voglio ripetere ciò che è già stato detto dai colleghi sul funzionamento, anzi, il "non funzionamento" del Consiglio e sul fatto che vengono elusi problemi di importanza fondamentale, quali quelli sinora sollevati, e soprattutto si impedisce ai consiglieri di svolgere il loro lavoro, perché li si autorizza a parlare solo sull'ordine dei lavori. Per di più, si sollevano problemi come questo e passano dieci mesi prima che li si possa discutere, con tutto quello che ne deriva.

Ciò premesso, nonostante siano trascorsi dieci mesi, credo che l'argomento oggetto dell'interpellanza, data la sua importanza, sia ancora di attualità. Riguarda, infatti, lo stato e la sorte della necropoli fenicio-punica più importante dell'intero bacino del Mediterraneo. Su questo sito così importante dal punto di vista storico e archeologico pende la spada di Damocle di un progetto edilizio pazzesco di circa 400 mila metri cubi. Credo che non ci sia altro da aggiungere, se non che è tutta una follia. Si tratta di un'area coperta da una serie di vincoli, compreso, oltre a quello archeologico, il vincolo paesaggistico. Risulta che, con un provvedimento del 27 maggio 1999, il Direttore generale dell'Assessorato della pubblica istruzione ha rilasciato il nulla osta paesaggistico, un provvedimento evidentemente illegittimo, come è stato evidenziato da un ricorso presentato al TAR da un'associazione ambientalista, alla quale credo debba andare il ringraziamento di tutti coloro che vogliono il rispetto della legalità. Si denunciano la violazione dell'articolo 9 della legge regionale numero 28 del 1998, perché non è stata sentita la Commissione provinciale per le bellezze naturali, di cui all'articolo 33 della legge regionale numero 45 del 1989 (il motivo per cui non è stata sentita ce lo dovrebbero dire), e la violazione dell'articolo 3 della legge numero 241 del 1990 e dell'articolo 5 della legge regionale numero 40 del 1990. Il nulla osta assessoriale non contiene alcuna motivazione e questo è di per sé illegittimo, gravemente illegittimo, perché in base alla normativa sul procedimento amministrativo e sulla trasparenza tutti i provvedimenti devono essere motivati. Si rileva inoltra la violazione della direttiva CEE numero 97/11, in quanto il progetto non è stato preventivamente sottoposto alla procedura pubblica di valutazione di impatto ambientale. Altra grave lacuna, altra grave illegittimità. A questo punto io mi domando se la Giunta non ritenga, di fronte a questa evidente illegittimità, di annullare questo provvedimento in sede di autotutela, come ogni corretta amministrazione dovrebbe fare quando si rende conto, in buona fede, di aver commesso degli errori. Si tratta del rispetto dell'articolo 97 della Costituzione, per non fare brutte figure e non dover poi pagare spese legali ingenti per ricorsi persi e via dicendo. Sono cose di cui ovviamente dovrebbe all'occorrenza interessarsi, e se ne interesserà, la Corte dei Conti.

A questo punto, ripeto, chiedo innanzi tutto che il Presidente della Giunta, o chi per lui, spieghi le ragioni per le quali questo nulla osta è stato concesso e in questo modo. In secondo luogo, vorrei sapere se la Giunta ha intenzione di accogliere questa richiesta di annullamento in sede di autotutela. Grazie.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

ONIDA (P.P.S.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Signor Presidente, colleghi, in ordine agli specifici quesiti contenuti nell'interpellanza, si ricorda che la prima proposta progettuale, da parte della società Coimpresa, avente per oggetto i colli di S. Avendrace, nasce negli anni 1989-1990, con una volumetria complessiva di circa 650 mila metri cubi, compresi i volumi di due complessi di edilizia economica e popolare a Tuvumannu, pari a circa 158 mila metri cubi. Erano, dunque, previsti nuovi volumi per circa 490 mila metri cubi, su una superficie complessiva di 432 mila metri quadri. Il progetto approvato interessa una superficie di intervento di circa 490 mila metri quadri e prevede l'edificazione di nuove volumetrie per circa 340 mila metri cubi, 150 mila metri cubi in meno rispetto alla proposta originaria. L'elemento di rilievo, per altro, è costituito non tanto e non solo dalla riduzione della volumetria, ma soprattutto dall'evidente salto di qualità ottenuto con l'ultima stesura progettuale, particolarmente attenta alla valorizzazione del dato archeologico e ambientale e alla ricucitura dei nuovi comparti edificatori con il sistema urbano esistente, realizzata esaltando la scelta di utilizzare il verde come tessuto connettivo continuo ed accessibile tra le varie parti dell'intervento.

Pur in presenza di una progettazione appiattitasi nel tempo, e dunque priva di un forte segno compositivo, non si può non evidenziare, quale elemento qualificante, il riconoscimento definitivo della centralità dell'area di Tuvixeddu, a forte concentrazione culturale, storica, paesistica, e della sua tutela e valorizzazione attraverso l'insieme delle iniziative pubbliche e private che vengono disciplinate dall'accordo di programma, in attuazione del Programma integrato d'area "Cagliari 17-sistema dei colli". In un ambito di intervento così complesso, considerato che la necropoli insiste su un'area totalmente privata e che lo Stato da una parte non riconosce alla Regione alcuna titolarità sui propri beni culturali, e dall'altra non investe neanche una lira sulla loro tutela, e tanto meno sulla loro valorizzazione, la stessa Regione ha assunto, nel corso degli ultimi anni, alcune iniziative di elevato rilievo: innanzitutto ha esteso l'area da sottoporre a tutela paesistica, originariamente limitata alla sola zona di interesse archeologico, in modo tale da poterne governare le trasformazioni nella forma più completa possibile; in secondo luogo ha deciso di investire sul bene archeologico e sul sistema ambientale rilevanti risorse, attraverso la strada del citato Programma integrato d'area, con l'obiettivo primario e dichiarato di pervenire, come risultato più immediato, alla realizzazione del parco archeologico. L'attuale disponibilità al riguardo dei primi 20 miliardi circa è ovviamente legata all'acquisizione al patrimonio pubblico delle aree archeologiche e paesistiche più rilevanti, nonché alla disciplina dell'assetto urbanistico dell'intero comparto edificatorio attraverso regole chiare e certe. E' evidente che queste regole, presupposto indispensabile per l'attivazione dell'accordo di programma, riguardano anche l'aspetto paesistico. E' altrettanto evidente, in questo scenario, che quanto più rapidamente vengono stabilite le condizioni impegnative per l'accordo di programma e quanto più celermente le amministrazioni pubbliche provvedono ai loro adempimenti, tanto più rapidamente verrà realizzato il parco archeologico.

Finalmente, dunque, l'amministrazione regionale ha assunto una iniziativa attesa da tempo, per proteggere la necropoli, consentirne la fruibilità pubblica con una strategia d'intervento, il cui bilancio si chiude in termini ampiamente positivi per la comunità. Infatti, con un investimento pubblico rilevante, ma di entità assolutamente limitata rispetto ai benefici che se ne traggono: 1) diventa pubblico un patrimonio dell'umanità; 2) si dà il via a concrete e importanti opere di protezione e valorizzazione che consentiranno la sollecita fruizione di una parte della necropoli da parte della cittadinanza e dei turisti e l'avvio di nuovi scavi nella parte restante; 3) la cittadinanza si riappropria non solo della sua storia e dei suoi beni, ma anche di una non trascurabile fetta di risorse ambientali, infatti, oltre al parco archeologico, sarà realizzato un parco verde che cucirà i due colli di Tuvixeddu e Tuvumannu; 4) il colle di Tuvumannu riacquista decoro e vivibilità, non solo attraverso il risarcimento delle secolari ferite prodotte dall'attività di cava, ma anche attraverso un sapiente uso del verde e dell'arredo urbano; 5) vengono realizzati oltre 65 mila metri cubi di servizi pubblici, per una parte di città che ne ha urgente bisogno; 6) neanche un metro cubo di cemento interessa la zona archeologica, il colle e le aree di maggiore rilievo sotto il profilo paesistico.

Sulla base delle considerazioni sin qui svolte non si ritiene percorribile l'ipotesi dell'annullamento, in sede di autotutela, del provvedimento numero 3015 del 27/5/99, con il quale questo Assessorato ha approvato, ai sensi dell'articolo 12 del legge 1497/39 e del D.P.R. n. 480/75, il progetto di riqualificazione urbana ed ambientale dei colli di S. Avendrace.

Onorevoli colleghi, senza cambiare una virgola, ho letto le note che l'assessore Ballero, componente dell'ultima Giunta Palomba, aveva predisposto nei termini, perché fosse data la possibilità all'Aula di intervenire in ordine a questa interpellanza. La nota è del settembre del 1999. Questa risposta fu adottata dall'intera Giunta di centrosinistra, e oggi io la condivido ancora. Dico "ancora" perché anch'io facevo parte di quella Giunta. Non insisto su tutte le questioni di ordine giuridico che l'interpellante ha rilevato nel recuperare pienamente i contenuti del ricorso proposto dalla società ricorrente. Risparmio al Consiglio, che non può essere tediato ulteriormente, le questioni di ordine giuridico, ma affido all'interpellante una memoria di quel momento politico, sottoscritta dal direttore generale Gasperini, grazie alla quale l'Assessore ha potuto rispondere a chi lo interpellava chiedendo conto di queste decisioni. In questo documento è contenuto un puntuale, onesto, scientifico, giuridico e rigoroso esame di ogni punto del ricorso. Io lo consegnerò al collega Dore (il quale potrà farlo avere anche agli altri firmatari dell'interpellanza), perché lo condivido e lo ritengo ancora attuale.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Dore per dichiarare se è soddisfatto.

DORE (I DEMOCRATICI). Qualcuno probabilmente si aspetta che io mi dichiari soddisfatto e ringrazi l'Assessore e chi ha messo in essere questo provvedimento, guarda caso un paio di giorni prima che si svolgessero le elezioni. Infatti è del 27 maggio 1999, e chissà perché, in quel momento, c'era tanta fretta di approvare questo provvedimento. Il fatto che la precedente amministrazione si sia resa, in qualche modo, responsabile di aver fatto partire questa iniziativa, o questo procedimento, interessa poco o nulla.

Caro Assessore, la legalità non è un optional! Il rispetto della legalità è un dovere preciso, un obbligo di un'amministrazione che si rispetti, e quando in un atto vengono evidenziati dei vizi di legittimità, lo abbia anche approvato il Padre Eterno, si fa per dire, un'amministrazione corretta ha il dovere di intervenire. Certo, si può sbagliare, e io credo che siano stati commessi degli errori, non so se in buona o in mala fede, ma non significa assolutamente niente: quando i problemi vengono a galla o i nodi vengono al pettine, un'amministrazione corretta ne deve prendere atto. Questi sono problemi grossi come macigni, i macigni di Tuvixeddu, appunto, che riguardano un bene dell'umanità, e non ci deve dire, Assessore, che così agendo lo si preserva. Una necropoli come questa ridotta ai minimi termini è praticamente destinata a fungere da giardino condominiale; è quindi un bel regalo a chi sta ponendo in essere questo investimento. A questo punto io mi domando se un'amministrazione corretta possa prestarsi a queste cose. Naturalmente deve assumersi tutte le conseguenze che potranno derivare da questa illegittimità.

Discussione e non approvazione della mozione Selis - Cugini - Balia - Cogodi - Dettori Bruno - Giagu - Calledda - Demuru - Dettori Ivana - Deiana - Dore - Fadda - Falconi - Ibba - Lai - Loddo - Marrocu - Masia - Morittu - Orru' - Ortu - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Scano - Spissu - Tunis Gianfranco - Vassallo sulla paralisi delle istituzioni regionali (18)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 18. Se ne dia lettura.

MANCA, Segretario:

MOZIONE SELIS - CUGINI - BALIA - COGODI - DETTORI Bruno - GIAGU - CALLEDDA - DEMURU - DETTORI Ivana - DEIANA - DORE - FADDA - FALCONI - IBBA - LAI - LODDO - MARROCCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SPISSU - TUNIS Gian Franco - VASSALLO sulla paralisi delle istituzioni regionali.

IL CONSIGLIO REGIONALE

CONSIDERATO che:

- la lottizzazione pare prevalere su ogni norma e su ogni impegno dal momento che nonostante il Presidente della Giunta regionale abbia dichiarato in aula che "si rende necessaria una obbligata ripresa del processo riformatore", oggi, al contrario si accinge a procedere alle nomine dei consigli di amministrazione degli enti senza una credibile giustificazione;

- da mesi persone e gruppi del centrodestra sono impegnati in una rissa per la spartizione del potere e del sottogoverno tra partiti, clan, amici, nonché familiari;

- questa indecorosa vicenda sta da tempo paralizzando l'attività delle istituzioni regionali, sia di governo che legislativa, dal momento che la maggioranza non riesce più a garantire il numero legale in Consiglio;

- l'attività di governo appare perciò inesistente e gli impegni assunti dalla Giunta regionale con la legge finanziaria, con le dichiarazioni programmatiche, risultano totalmente disattesi;

- questo spettacolo getta discredito non solo sui diretti protagonisti ma su tutte le istituzioni regionali e sulla dignità stessa della politica;

- emerge con grande evidenza la contraddizione fra i suddetti comportamenti e la annunciata volontà di cambiamento e di novità che doveva accompagnare questo primo anno di governo di centrodestra;

CONSIDERATO che due mesi di commissariamento sarebbero dunque serviti solo per perfezionare una trattativa per la lottizzazione degli enti e delle poltrone,

impegna la Giunta regionale

- a chiarire la coerenza tra le dichiarazioni del Presidente Floris e l'operato della giunta regionale e il rispetto delle leggi regionali;

- a definire le linee di riforma del sistema degli enti;

a rendere pubblici i criteri che ispirano le scelte degli amministratori e il curriculum degli stessi. (18)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

SANNA SALVATORE (D.S.-F.D.). C'è stata una coincidenza tra la data di presentazione della mozione - il 13 di giugno di quest'anno - e quella in cui la Giunta regionale ha adottato la deliberazione che, sostanzialmente, spianava la via alla nomina dei Consigli di amministrazione degli enti strumentali della Regione. Questa coincidenza consente di superare le tre questioni poste dalla mozione, sulle quali si chiedeva l'impegno della Giunta Regionale, e cioè: chiarire la coerenza tra le dichiarazioni del presidente Floris, l'operato della Giunta regionale e il rispetto delle leggi regionali; definire le linee di riforma del sistema degli enti e rendere pubblici i criteri che ispirano le scelte degli amministratori e i curriculum degli stessi. Ho detto che, a mio avviso, queste questioni sono superate perché sulla coerenza, come cercherò di dimostrare, mi pare che sia stato dimostrato tutto; anche sulle linee di riforma del sistema degli enti mi pare che, a parte il clamoroso effetto annuncio, che è uno strumento utilizzato a piene mani dalla Giunta regionale e dalla maggioranza, non ci sia niente da dire; la questione del rendere pubblici i criteri che ispirano le scelte è sostanzialmente risolta, infatti basta vedere l'elenco delle persone nominate per rendersi conto di quello che è avvenuto.

Tuttavia credo che non sia ozioso ripercorrere rapidamente i problemi che questa penosa vicenda degli enti ha sollevato. Intanto i fatti: nella passata legislatura, nel 1995 per l'esattezza, questo Consiglio regionale approvò tre leggi che costituirono una sorta si sistema di riforma delle procedure di nomina e composizione degli organi di amministrazione degli enti regionali. Erano le leggi numero 11, 14 e 20. Questo sistema di leggi, sostanzialmente, partiva dall'esigenza di trovare una risposta immediata, in attesa della riforma più completa di tutti gli enti, a fatti particolarmente incresciosi, per esempio commissariamenti che talvolta si protraevano per diciassette anni. Un galantuomo, che per diciassette anni è stato commissario dell'ESAF, ogni anno chiedeva di essere sostituito, ma ciò non è mai avvenuto. Parlo, davvero con tanto rispetto, del dottor Onnis, che è stato commissario dell'ESAF ininterrottamente per diciassette anni. Enti commissariati, organi che non venivano mai rinnovati, insomma una situazione abbastanza caotica alla quale si è cercato di porre rimedio anche perché, nel frattempo, a livello nazionale erano state approvate, quindi erano in vigore, leggi importanti, come la legge numero 444. Cosa prevedevano, in sostanza, queste leggi? Prevedevano principalmente tre cose: l'esclusione, nel modo più assoluto, della possibilità di commissariare gli enti; il potere sostitutivo del Presidente del Consiglio o del Presidente della Giunta, laddove l'organo collegiale non procedesse alle nomine, e l'obbligo per essi a esercitare questa competenza entro il periodo di proroga. Questi erano i tre punti più importanti.

Le altre questioni: dicevo dell'effetto annuncio, impiegato a profusione dal Presidente della Giunta, dagli Assessori e dalla maggioranza. In campagna elettorale l'obiettivo principale era quello di voltare pagina, rinnovare: "Fuori gli incapaci, fuori quelli della rissa, fuori quelli che non hanno saputo dimostrare di saper governare, perché noi, invece, siamo portatori di interessi diversi e opposti e quando governeremo riusciremo a dare dimostrazione di questo". Cambiare pagina, fare il contrario, no alla rissa, no alla lottizzazione, e così via raccontando. Poi, all'improvviso, questa maggioranza ha avuto di fronte a sé un problema: l'onere del governo, che è altra cosa rispetto all'effetto annuncio. E sulla vicenda degli enti questa maggioranza e questo Governo regionale si sono scontrati pesantemente con gli stessi problemi che precedenti governi e precedenti maggioranze avevano avuto. Quindi niente di diverso, nessun cambiamento di pagina, ma solo le stesse cose peggiorate!

A questo punto si pone un problema: la necessità di fare una pausa, di prendere tempo, perché manca l'accordo, e quindi non si può andare avanti così. Per altro incalzano anche scadenze importanti, che potrebbero aumentare il tasso di conflittualità all'interno della maggioranza. All'improvviso spunta il coniglio dal cilindro e si "inventa" il commissariamento degli enti. E quali sono state le motivazioni del commissariamento? Le motivazioni sono state fondamentalmente due, almeno quelle conosciute e contenute nei documenti ufficiali, nelle dichiarazioni rese in Aula e negli articoli pubblicati dalla stampa: la necessità inderogabile di approvare, in 60 giorni, la riforma degli enti e sopperire alla carenza legislativa, soprattutto delle leggi numero 11 e 20, che, di fatto, non potevano essere applicate, pena non so quali conseguenze, che sono state ripetute abbondantemente, anche qui in Aula. E si utilizza uno strumento direi generico - e banale, nel caso specifico - come il riferimento alla legge numero 1 del 1977, relativa alle competenze generali del Presidente della Giunta, tra le quali vi è anche quella di commissariare gli enti. Naturalmente, per supportare queste affermazioni, la Giunta regionale presenta subito uno strano disegno di legge; strano perché, se i colleghi si prendono la briga di leggerlo, vedranno che in esso sono indicate date e scadenze che, curiosamente, coincidono con scadenze e pause elettorali, anche di livello nazionale: per superare - sostengono la Giunta e la maggioranza - la supposta - aggiungo io - carenza legislativa che impediva, di fatto, al Governo regionale e al Consiglio regionale di effettuare le nomine. Nel frattempo, però, iniziano anche i dubbi, le perplessità, le incertezze, e saltano fuori (e questo, a mio avviso, mette in dubbio la buona fede) le affermazioni di persone che, per esperienza e per dottrina, sono in grado di esprimere pubblicamente il loro punto di vista. Mi riferisco, in particolar modo ad alcuni articoli, e quindi al carteggio pubblico che ne è conseguito, scritti dal professor Benedetto Ballero, su La Nuova, in cui egli ricordava perché, a suo modo di vedere, i commissariamenti fossero illegali. Il Presidente della Giunta Regionale, Mario Floris, risponde ribadendo, in sostanza, che la carenza normativa contenuta nelle leggi numero 11 e 20, di fatto impediva la nomina degli organi degli enti regionali e, quindi, questo giustificava il commissariamento.

C'è anche un'altra risposta del professor Ballero, peraltro conclusiva, in quanto egli stesso invita il presidente Floris a non rispondergli più perché sulla materia era stato detto sostanzialmente tutto: "Ci troviamo quindi di fronte a nomine illegali, con gravi conseguenze sull'attività degli enti, e sui funzionari degli enti, con pericolo di nullità degli atti e di spese non imputabili agli enti". Floris, come dicevo, a mio avviso risponde evasivamente, giustificando il tutto con la carenza normativa. Ballero gli risponde, ma, al di là di questo, l'effetto annuncio ha funzionato: i commissari sono stati nominati, cala il silenzio per due mesi, si affronta serenamente la campagna elettorale, nella certezza che, in tutti i casi, si tornerà dopo su questo argomento, e quindi la rissosità all'interno della maggioranza, relativa alla spartizione delle poltrone, viene sedata da questo provvedimento.

Torna, però, il tempo della rissa, è cosa dei giorni scorsi, passano le elezioni e si deve mettere mano alla spartizione del bottino, per altro legittima, il cui onere compete esclusivamente alla maggioranza, e nessuno lo contesta. Torna, dicevo, il tempo delle nomine, riprende la rissa, riprende la lottizzazione, solo che in questo caso viene personalizzata. E tutto questo, presidente Floris, in barba alla sua risposta al professor Ballero. La leggo perché è esemplare: "Converrà con me che sarebbe stato più semplice, ma semplicistico, esercitare i poteri sostituivi nominando tutti i Consigli di amministrazione. Invece, insieme alla Giunta, abbiamo seguito la via che, pur presentandosi più complessa, è più rispettosa della legge, della volontà del Consiglio Regionale e dell'interesse pubblico generale". E infatti lei ha provveduto utilizzando i poteri sostitutivi, esattamente quello che aveva affermato di non voler fare, e all'improvviso non servono più leggi, il disegno di legge numero 54 viene abbandonato, nessuno ne sollecita più la rapida approvazione, non si parla più di riforme. Gli unici che parlano di riforme, in Sardegna, sono, paradossalmente, i Presidenti degli enti appena nominati. Sulla stampa si legge la dichiarazione di un tale Tuveri: "Appena metterò mano all'ERSAT lo trasformerò in una S.p.A.". Ero convinto - e lo sono tuttora - che una riforma di questo genere fosse di competenza del Consiglio regionale; apprendo dai giornali che sarebbe di competenza del Presidente dell'ERSAT!

Altre cose ridicole, se non fossero drammatiche, avvengono a proposito dell'ESIT, oppure a proposito - anche su questo si è cercato l'effetto annuncio - della riforma degli enti strumentali in agricoltura: l'assessore Masala annuncia una cosa e l'Assessore dell'agricoltura, naturalmente, sempre sulla stampa, dice esattamente l'opposto e sfida Masala a portare avanti il suo disegno. Comunque, il colmo del ridicolo lo si raggiunge con la delibera della Giunta, propedeutica alla nomina dei Consigli di amministrazione. Invito i colleghi a leggerla con attenzione, anche perché i due punti fondamentali contenuti nella premessa sostengono che: a) è colpa del Consiglio regionale, che non ha voluto approvare il disegno di legge numero 54, se la Giunta, all'improvviso, si è trovata costretta ad assumere la decisione di nomina; b) per altro il Consiglio regionale, avendo provveduto ad effettuare le nomine di propria competenza, avrebbe indicato con chiarezza alla Giunta la strada da seguire.

Credo davvero che si sia raggiunto il colmo del ridicolo. Le nomine sono state fatte e la conclusione è che se non vi fossero gravi conseguenze sarebbe tutto ridicolo, come dicevo prima, ma il problema è che davvero occorre chiedersi qui prodest? Non è vero che tutto questo è servito a singoli partiti o, peggio, a singoli consiglieri; se così fosse stato ci troveremmo di fronte a insipienza politica e a miseria umana. Il problema è che tutto questo è servito alla maggioranza per nascondere le proprie difficoltà. Cosa c'entra il bene pubblico, l'interesse generale, il buon fine della pubblica amministrazione con quello che avete fatto? Ripeto, sarebbe davvero tutto ridicolo, se non fosse drammatico, perché asservire le leggi, il Governo e l'amministrazione pubblica all'interesse di parte che cosa rappresenta? Qual è la strada che si vuole seguire e sin dove la si vuole percorrere?

Questa vicenda degli enti, badate, è accompagnata da altri chiari esempi che, purtroppo, fanno temere il peggio. Mi rifaccio all'intervista del Presidente della Giunta regionale, il quale, per altro, ha detto di aver provato "grande vergogna" sulla vicenda degli enti. Tanto si era vergognato che comunque ha fatto le nomine! Grande vergogna, non c'è che dire! Egli conclude l'intervista dicendo, a proposito della paralisi istituzionale, che è orgoglioso di aver dato attuazione a tre cose. Tre cose decise e fatte nella precedente legislatura! Infatti, la questione dei trasporti non mi pare che l'abbia risolta il Governo Floris; la legge numero 31 non mi pare che l'abbia voluta la Giunta Floris, che la sta attuando male, e poi vedremo perché, non oggi, ma in altre occasioni. A proposito, per inciso, anche oggi io ho chiesto notizie sull'andamento del contratto del personale regionale, ma la Giunta si rifiuta di fornire al Consiglio notizie su questo argomento. Le dobbiamo apprendere da un'intervista al Presidente del Coran, riportata sulla stampa.

Infine, il terzo motivo di orgoglio qual è? La legge numero 36! L'avete forse architettata e approvata voi questa legge sugli incentivi alle imprese? Il problema è che davvero ci troviamo di fronte a un governo e a una maggioranza che utilizzano in maniera straordinaria - siete bravissimi in questo, siete davvero bravi - l'effetto annuncio. Adesso è stata annunciata la riforma dell'urbanistica per lo snellimento delle procedure, ma quando la vedremo in Consiglio non è dato sapere. Nel frattempo ne parlano tutti i giornali, nella pubblica opinione si crea l'effetto attesa e poi chi vivrà vedrà.

Ho concluso e mi pare di aver dimostrato, inequivocabilmente, signor Presidente del Consiglio, che ci siamo trovati, in questa vicenda degli enti, a dover subire non già la nomina di persone legate a una maggioranza politica (ho detto e ribadisco che questo attiene all'esercizio del governo), ma un asservimento delle leggi e delle disposizioni alla necessità che aveva una maggioranza di governo di trovare un momento di pausa per risolvere i propri conflitti interni. Se questo costituisca o costituirà anche un danno o una conseguenza per l'intero sistema non spetta a me dirlo, né mi voglio pronunciare in merito. Spetterà ad altri, eventualmente, fare anche questo tipo di accertamento.

PRESIDENTE. Ricordo che i consiglieri hanno dieci minuti di tempo per svolgere il proprio intervento, e che le iscrizioni devono avvenire nel corso del primo intervento. E' iscritto a parlare il consigliere Fantola. Ne ha facoltà.

FANTOLA (Patto Segni-Rif. Sardi). Io vorrei tentare una riflessione serena e pacata, senza che il consigliere Cugini nel frattempo provveda a rincuorare le proprie truppe, perché non è questo il momento.

Signor Presidente, io sono convinto che se la mozione, nella sostanza, riguarda il progetto di cambiamento della nostra coalizione, ossia l'andamento di quello che nella mozione stessa è definito "il processo riformatore" (lo stesso Presidente della Giunta lo ha definito così), o meglio la corrispondenza tra le cose che ci siamo promessi di fare e le cose che abbiamo realizzato e stiamo cercando di realizzare in questo Consiglio, credo che la discussione debba essere seria e approfondita. Questo presuppone, naturalmente, a mio avviso, due cose: da parte dell'opposizione una posizione critica, dura, pesante, se volete, ma costruttiva, che tenga conto del sistema complessivo; da parte della maggioranza una posizione autocritica, coraggiosa e aperta al dibattito. Se così non fosse, noi della maggioranza ci potremmo chiudere a riccio, potremmo dribblare l'argomento, potremmo non parlarne, potremmo fare un corpo a corpo con l'opposizione per non parlare dell'argomento e per esaltare i toni della polemica, per fare quello che è stato fatto diverse volte nella scorsa legislatura, quando si è preferito lo scontro politico all'individuazione e alla risoluzione dei problemi che si presentavano in quest'aula. Io credo che il dibattito sia necessario e sia utile all'opinione pubblica, al Consiglio e alla maggioranza. Abbiamo detto più volte fuori di questo palazzo e ripeto in quest'aula che si devono ritrovare, a breve e velocemente, le ragioni, le idealità, i contenuti programmatici, i cardini del programma che sono il cemento che tiene insieme la maggioranza. Questa maggioranza, infatti, vorrei ribadirlo, ma è stato già detto dal collega Sanna, nasce in un percorso politico dal mio punto di vista esaltante, che ha preso l'avvio con il "Forum del buon governo" e che si basava essenzialmente sulla politica dell'innovazione del sistema istituzionale e di quello produttivo; una politica capace di portare la Sardegna fuori delle secche in cui i cinque anni dell'amministrazione di centrosinistra l'avevano portata.

Questo è il punto su cui si è basata la nostra coalizione, e questi ultimi due anni, da quando è nato il Forum ad oggi, hanno aumentato enormemente le nostre responsabilità: abbiamo vinto le elezioni politiche, siamo al governo della regione, abbiamo vinto sostanzialmente le elezioni amministrative e governiamo gran parte del territorio regionale, ossia tre province su quattro. Le nostre responsabilità sono aumentate enormemente e, diciamocelo con franchezza, si sono anche ridotte all'osso le possibili giustificazioni e scusanti sul nostro operato.

Allora, quando i sardi ci hanno dato le chiavi del governo della Sardegna, come si usa dire, ci hanno affidato un compito preciso, quello di innovare il "sistema Sardegna". Credo che questo sia il motivo della nostra vittoria. Devo dire che il tema della modernizzazione della Sardegna, del "portare la Sardegna in Europa", secondo uno slogan più volte utilizzato, detto, è stato il motivo essenziale della sconfitta del centrosinistra, perché è stato lo stesso tema che nella scorsa legislatura ha cercato di portare avanti il centrosinistra, senza peraltro riuscirci. Uno dei motivi per cui la Coalizione Autonomista non ha vinto le elezioni , secondo me, è il fatto che, in cinque anni, non ha saputo recepire le ansie, la voglia, l'esigenza di cambiamento che c'era nella gente. Io ritengo che su questo si debba riflettere. Se questo è, è chiaro che il destino di questa legislatura e di questa maggioranza si gioca proprio sulla capacità di innovazione del Governo regionale e della coalizione che lo sostiene. Mi sembra che questo sia chiaro a tutti: è chiaro a noi ed è chiaro anche alle opposizioni, che giustamente ci hanno incalzato su questo tema in tutti questi mesi.

Quindici giorni fa abbiamo discusso una mozione che trattava un argomento simile ed oggi l'opposizione ci incalza su questo tema. Francamente ritengo che dobbiamo tenerne conto, perché se su questo tema vinciamo siamo sicuri che questa maggioranza regge; se su questo tema non vinciamo mettiamo in gioco di nuovo l'opposizione, altre forze di opposizione, e il progetto cambia. Quello che voglio dire è che noi, come maggioranza, non dobbiamo tanto temere l'incalzare dell'opposizione che, a mio avviso, non ha l'autorevolezza per farlo, perché è stata sconfitta su questo, quanto tener conto del fatto che non ci è concesso e non ci sarà concesso nessuno sconto, per le considerazioni che facevo prima e per le promesse che abbiamo fatto in campagna elettorale. Non ci sarà concesso nessuno sconto da parte dei nostri elettori, che ci chiederanno ogni giorno quanta parte delle nostre promesse elettorali, del processo di cambiamento che abbiamo tentato di mettere in piedi, delle diversità che abbiamo detto di voler - usando un termine un po' forte - incarnare noi stessi, diventerà un'azione concreta di governo.

Questo è il tema, e allora dobbiamo essere pronti ad essere giudicati e a giudicare noi stessi la nostra azione di governo, a evidenziarne manchevolezze e carenze e a dire - come abbiamo detto fuori di qui - la verità, cioè che ad oggi, dopo un anno di legislatura, non ci sono segnali forti di cambiamento, di quel processo innovatore - e a questo punto mi avvio a parlare degli enti - che in campagna elettorale abbiamo detto agli elettori di voler portare avanti. Questa è la verità. E' chiaro che abbiamo un'infinità di scusanti, se le vogliamo dire: i sei mesi senza governo, il lavoro pregresso della Giunta, le emergenze di bilancio e le urgenze elettorali. Io, in un anno, sono stato sottoposto a tre referendum e due campagne elettorali. So che può sembrare una battuta, ma è la verità. Però dobbiamo ammettere, pubblicamente, che noi, come maggioranza, non siamo riusciti ad impedire, con la dovuta forza, che il grande progetto di cambiamento sul sistema Regione, sui rapporti Stato-Regione, sull'Europa, sul problema degli enti, sul rapporto tra Regioni e Comuni, per citare solamente alcuni degli aspetti più importanti, scolorisse nella gestione del quotidiano, tanto che in alcuni casi è diventato una palude dalla quale non riusciamo a uscire. Credo che questa sia la convinzione di tutti i Gruppi di maggioranza. Io non posso parlare per gli altri Gruppi, ma credo di poter parlare per il mio Gruppo quando dico che a noi non viene in testa che le idealità che ci portiamo dentro, i punti essenziali che caratterizzano il nostro programma e la nostra azione politica, possano annegare nella gestione quotidiana di una politica che non è corrispondente al nostro programma elettorale.

Il vero problema è che se la nostra non è una coalizione di cambiamento non so che cosa sia. Questa maggioranza o è una maggioranza di cambiamento o non è maggioranza. Questo è il punto essenziale.

La pagina relativa agli enti, sono d'accordo, non è stata per noi, uso un eufemismo, una pagina gloriosa. Non lo è stata, e chi può dire che lo sia stata? A mio avviso, la nostra coalizione ha dimenticato la sua natura, non ha sufficientemente tenuto conto delle sue radici, di cosa chiede il suo elettorato. E ha scordato che in campagna elettorale non aveva detto di voler bonificare i consigli di amministrazione, ma di voler bonificare gli enti. Non dovevamo cambiare solo i consigli di amministrazione, ma dovevamo cambiare i consigli di amministrazione e gli enti. Questo bisogna riconoscerlo. E' stata una battaglia persa perché non ha segnato la discontinuità con il passato.

So che l'opposizione su questo non è d'accordo, ma glielo dico con franchezza: questa maggioranza ha fatto quello che nelle scorse legislature ha fatto qualsiasi governo regionale. Se guardassimo i verbali, le mozioni, le interrogazioni delle scorse legislature ci renderemmo conto che nulla è cambiato. Se oggi questa maggioranza fosse all'opposizione e l'opposizione governasse, questa mozione sarebbe stata firmata da Floris, Usai, Cossa, Contu e quant'altri dell'attuale maggioranza. Questa è la realtà, noi non siamo riusciti ad interpretare sufficientemente una maggioranza di cambiamento.

Come dicevo prima o questa maggioranza è di cambiamento o non è maggioranza. E non è maggioranza non perché vanno via una, due, dieci persone, il che è un aspetto secondario; non è maggioranza perché è in contrasto con la sua natura, con le sue radici, con il suo elettorato. Mentre noi dobbiamo con concretezza e determinazione essere conseguenti con le grandi promesse che abbiamo fatto, perché abbiamo suscitato delle aspettative nell'elettorato. E questo dobbiamo farlo con immediatezza, partendo dal tema degli enti, che avrei voluto approfondire, che è un tema centrale della politica regionale e credo, ne chiedo conferma al Presidente delle Giunta, che sarà l'elemento essenziale e prioritario sul quale ci muoveremo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). La chiamo "signor Presidente" nonostante anche oggi lei mi abbia deluso. Infatti, mentre nella giornata di ieri, e i colleghi ne possono dare atto, noi abbiamo mostrato rispetto nei suoi confronti, oggi, dando delle comunicazioni senza aprire un dibattito, lei non ha avuto rispetto del Consiglio. Ma avremo altre occasioni, come hanno detto i colleghi Selis e Cogodi, per discutere di questo argomento.

Credo che l'illustrazione della mozione fatta dal collega Salvatore Sanna meriti, da parte di tutti noi, un minimo di attenzione e di riflessione. Collega Fantola, non è vero che non c'è un segnale di cambiamento; c'è un segnale di cambiamento in peggio.

FLORIS EMILIO (F.I.-Sardegna). Mi pare impossibile, perché anche volendo non ci saremmo riusciti!

PRESIDENTE. Per cortesia, ascolti senza commentare e senza interrompere, onorevole Floris.

FADDA (Popolari-P.S.). Io ringrazio per l'interruzione, ma non l'ho dichiarato io, l'ha dichiarato il Presidente della Giunta quando ha ammesso di essersi vergognato della vicenda degli enti. Immaginate, se si vergogna il protagonista della lottizzazione, che cosa dovrebbe dire l'opposizione, che cosa dovrebbero dire i sardi, in modo particolare, che molto probabilmente si stanno vergognando di questa maggioranza e di questo Governo regionale?

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Per la disoccupazione che sta diminuendo?

PRESIDENTE. Assessore Pittalis, la prego non ci si metta anche lei.

FADDA (Popolari-P.S.). Mi dà anche questo spunto, la ringrazio. Chiedo comunque uno sconto del tempo, Presidente, per le interruzioni.

PRESIDENTE. Lei non accetti le provocazioni. Avrà il tempo per dire tutto quello che deve dire, onorevole Fadda.

FADDA (Popolari-P.S.). L'operato delle Giunte precedenti credo sia dimostrato da quanto l'assessore Pittalis ha detto in questo momento, cioè che la disoccupazione sta diminuendo. Infatti, sta diminuendo grazie alle azioni della precedente Giunta. Se siete responsabili, se siete così bravi, io non so quale provvedimento abbiate adottato, poi ne discuteremo, presenteremo una mozione anche su questo.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. Renderemo dichiarazioni spontanee.

FADDA (Popolari-P.S.). Va bene, perfetto, spesso sono dichiarazioni "spintanee", ma non importa. Vorrei leggervi, e vi prego di ascoltare davvero con attenzione, quanto ha dichiarato il Presidente della Giunta regionale alcuni mesi or sono, al momento del commissariamento degli enti: "Non sarei intervenuto se l'onorevole Paolo Fadda non avesse fatto un riferimento, che io ritengo delicato e anche pericoloso; siccome l'ha fatto, adesso io vi dico la verità." - questa era la verità, non quella della nomina dei consigli di amministrazione, molto probabilmente, presidente Floris - "I funzionari della Regione hanno espresso l'opinione, nel 2000, così come l'avevano espressa all'allora Presidente della Giunta, cioè al presidente Palomba, tant'è vero che i funzionari diedero la stessa interpretazione che hanno dato oggi a questo Presidente, tant'è vero che quella riunione di Giunta, quando furono effettuate le nomine, non avvenne formalmente con gli organi preposti dall'Ufficio legislativo alla Presidenza, alla Segreteria generale o come funzionari, ma avvenne in una seduta dove ci fu un Assessore verbalizzante, l'assessore Paolo Fadda (non lui, perché era il mio collega ai lavori pubblici, un altro Paolo Fadda quindi), e lì si cucinò questa delibera in un certo modo per dare avallo a una cosa che gli uffici non volevano avallare".

Siccome queste sono dichiarazioni sue, e lei sa, non lo dico adesso, che io la stimo, vorrei capire se il parere degli uffici sulla delibera di nomina dei consigli di amministrazione è stato redatto, perché non c'è dubbio - ma almeno non si prenda in giro il Consiglio regionale con affermazioni diverse - che la Giunta ha nominato i commissari ritenendo di avere bisogno soltanto di sessanta giorni di tempo. Ma posso dire di più, signor Presidente della Giunta: in che modo lei, che è uomo esperto, che è circondato anche da consulenti e funzionari validissimi, ha applicato il comma 2 dell'articolo 2 della legge numero 11, che recita: "Gli organi amministrativi non ricostituiti nel termine di cui al comma 1 sono prorogati per non più di quarantacinque giorni, decorrenti dal giorno della scadenza del termine medesimo". Cosa è successo? Siccome al sessantesimo giorno la maggioranza non era pronta per la spartizione, per l'assalto alle poltrone, ha applicato la legge (l'assessore Masala, che tanto ci ha illuminato nella scorsa legislatura, può aiutarci a dare di questa legge, che è anche frutto del suo lavoro, la giusta interpretazione) assegnando altri quarantacinque giorni ai commissari che erano stati precedentemente nominati. Lo spirito di questa legge semmai è quello di evitare i commissariamenti, non di assegnare altri quarantacinque giorni ai commissari già in carica. Non è pensabile che si applichino le leggi a seconda dei momenti, a seconda delle esigenze. La stessa Giunta regionale ha dichiarato, nel presentare un disegno di legge su proposta dell'assessore Masala, che non si poteva procedere, secondo le norme vigenti, al rinnovo dei consigli di amministrazione, e ha chiesto al Consiglio regionale una proroga sino a marzo 2001. La Giunta regionale, quindi, ha presentato il disegno di legge e il Consiglio regionale non l'ha votato. Il collega Contu addirittura si avvicinò e mi disse "Paolo, state calmi, guardate che la delibera che avete fatto in quella occasione io l'ho letta ed è davvero piena di contraddizioni. Non è possibile che abbiate fatto questa delibera. Leggitela, lo dico in via di amicizia". Io vi do ora, onorevole Contu, lo stesso consiglio: leggete la delibera che ha fatto la Giunta regionale attuale per giustificare il provvedimento che ha adottato, e guardate a che punto arriva la motivazione, che in sostanza afferma che, visto e considerato che alcuni componenti dei consigli di amministrazione sono stati da noi obbligati a dimettersi e il Consiglio regionale li ha rinominati persone, da ciò si evince la volontà di quest'ultimo a che la Giunta proceda al commissariamento degli enti i cui consigli di amministrazione non sono di nomina esclusivamente consiliare. Questa è la motivazione contenuta nella delibera.

Signor Presidente della Giunta, ma perché lei ha commissariato gli enti se il Consiglio regionale aveva prima nominato tutti i componenti dei consigli di amministrazione di sua competenza? Lei ritiene un motivo valido il fatto che il Consiglio regionale abbia rinominato alcuni rappresentanti in alcuni enti, ma nel contempo ha ritenuto valide, al momento del commissariamento, le nomine che il Consiglio regionale aveva effettuato in altri enti. E allora fa bene a dichiarare all'esterno che si è vergognato della vicenda degli enti, ma credo che debba dare qualche giustificazione al Consiglio regionale. Io sono convinto, anche perché l'avete detto voi, che o sono illegittime le nomine dei commissari, o sono illegittime le nomine dei consigli di amministrazione che avete fatto.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. Un moroteo direbbe che c'è una terza via.

FADDA (Popolari-P.S.). C'è una terza via? Ce la dirà il Presidente. Credo che sia interessante per tutti i colleghi leggere con attenzione gli interventi che il Presidente della Giunta fece in occasione dei commissariamenti: "Non si possono peraltro addebitare a questa Giunta regionale comportamenti e provvedimenti del passato, ai quali invece si dovrebbero attribuire le censure che oggi vengono formulate in quest'aula e fuori di quest'aula". Signor Presidente, poiché la Giunta regionale presieduta da Federico Palomba nominò i consigli di amministrazione, lei ha dichiarato quanto io ho letto in questo momento. E' riportato nei resoconti della seduta.

PRESIDENTE. La invito a concludere, onorevole Fadda, le ho già concesso due minuti oltre il tempo stabilito, abbia pazienza.

FADDA (Popolari-P.S.). Quindi, considerato che noi presenteremo un ordine del giorno, invito tutti i colleghi della maggioranza, prima di votare contro, a rileggere le dichiarazioni che avete reso in aula in occasione dei commissariamenti. Rileggete le dichiarazioni del Presidente della Giunta e dell'assessore Masala, per verificare se quanto noi stiamo affermando corrisponde al vero. Al di là di "parentopoli", perché non abbiamo voluto parlare di una vicenda che credo tutta la Sardegna conosca, ma anche per adempiere la nostra funzione di controllo, pur con le difficoltà che incontriamo nel reperire le delibere, abbiamo voluto leggere con attenzione quanto dichiarato dal Presidente della Giunta, dagli Assessori e anche dai colleghi della maggioranza. E visto che il presidente Floris ha voluto ricordarmi le mie origini morotee, io dico che soltanto Moro poteva individuare la terza via, non ci riuscirà certo il presidente Floris.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marco Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS MARCO (F.I.-Sardegna). Cari colleghi, cari Presidenti, sono rimasto sorpreso dalla presentazione della mozione sulla presunta paralisi delle istituzioni regionali. Ho sempre considerato i colleghi che hanno firmato questo documento, o almeno alcuni di essi, delle grandi figure nell'universo politico sardo, non foss'altro perché, viste le numerose legislature che hanno alle spalle, essi si sono distinti non per qualità, ma per quantità di anni in cui hanno occupato quel potere che adesso criticano. Questi sono i soloni e i mostri sacri della politica sarda!

Altresì sono rimasto sorpreso, perplesso e in parte allibito per l'iniziativa assunta da questi cosiddetti "moralizzatori critici", che lamentano ritardi negli atti conseguenti ai programmi e ai bilanci presentati dalla Giunta, che criminalizzano la cosiddetta "spartizione" degli enti e degli organismi della Regione. Essi hanno dimenticato che le critiche sulla gestione amministrativa si sarebbero dovute presentare al momento della discussione dei bilanci preventivi e consuntivi e dei conseguenti assestamenti. Per la mia esperienza di ex consigliere comunale e di ex consigliere provinciale, so che quelli sono i momenti della critica, anche feroce, sull'attività di una amministrazione. Ma qui non è così: ogni momento è buono per una critica assatanata.

I presentatori di questa mozione hanno inoltre inteso provocare una discussione critica sull'operato di chi ricopre ruoli istituzionali in Consiglio e in Giunta regionale; dimostrano così di aver dimenticato il passato, di soffrire di amnesia, perché non ricordano che essi stessi, per tanti anni, hanno ricoperto ruoli importanti sia in Consiglio, sia in Giunta. Non dimentichiamo, per esempio, che l'onorevole Fadda, che ha parlato prima di me, è stato assessore (uno dei pochi che lo è stato in maniera continuativa) durante tutta la scorsa legislatura e in quella precedente; probabilmente ha battuto tutti i primati sardi da questo punto di vista. Avrebbe fatto bene, quindi, a non parlare e ad aspettare che altri formulassero giudizi; invece lui, avventatamente, ha fatto delle critiche, ritenendo forse di poter ergersi a censore. Tra poco interverrà il collega Cogodi, noto per la sua critica aspra, però anche lui non può dimenticare di aver fatto fare un passo indietro alla nostra regione, quando, grazie anche alla sua politica miope, ha permesso che un grosso imprenditore andasse via dalla Sardegna, lasciando quattromila persone senza lavoro. Quattromila posti di lavoro, questa era l'aspettativa che avevamo, però all'onorevole Cogodi sono bastate poche pennellate per distruggere quel poco che si stava seminando, e adesso tenta di rinnovarsi. Complementi all'onorevole Cogodi e a coloro che lo hanno votato. Si danno un nuovo colore...

(Interruzione del consigliere Cogodi)

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, accetti che qualcuno critichi anche lei e non interrompa sempre.

COGODI (R.C.). Ma non così, può criticare con argomenti seri.

TUNIS MARCO (F.I.-Sardegna). E perché non così? Comunque le interruzioni non mi fanno discostare dal tema principale: i personaggi che ho appena citato, e ne potrei citare degli altri, stanno dandosi un nuovo colore: la facciata politica di questi soloni, da rossa che era, improvvisamente, con pennellate di tinta appropriata, sta diventando bianca. La verità è che un'iniziativa di questo genere non confonde nessuno, neppure gli elettori più ingenui ci cascano più. E' un'iniziativa che non significa rinnovamento: chi ha sbagliato ha pagato e deve ancora pagare. Chi ha lottizzato in passato e si è reso colpevole delle cattive gestioni precedenti non può permettersi di ergersi a giudice dopo appena sette mesi di questa nuova gestione. Quello che voi state attuando non è un processo di rinnovamento, ma un tentativo di riciclarvi, probabilmente ricorrendo a una sorta di politica di "autorottamazione". E, guardando sia lei, onorevole Cogodi, sia l'onorevole Cugini, si intuisce quale sia il concetto della rottamazione. Restare a galla a tutti i costi, questo è l'obiettivo, ma perché dimenticare quello che ha fatto Palomba?

COGODI (R.C.). Presidente, come può permettere che si dicano cose del genere? Non si possono usare simili espressioni.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, dopo le darò la parola per fatto personale.

TUNIS MARCO (F.I.-Sardegna). Siamo in politica e queste cose le devo ricordare a questi colleghi.

COGODI (R.C.). Ma se sei un rottame tu!

TUNIS MARCO (F.I.-Sardegna). Lascia perdere! Sei stato capace di farti votare dai giovani del '68 e dai loro nonni e nipoti!

La prima crisi della precedente legislatura era legata alle nomine dei dirigenti delle A.S.L., la seconda alle nomine relative alla SFIRS, la terza a quelle relative al Banco di Sardegna, la quarta alle nomine negli enti strumentali della Regione. Signori, queste cose bisogna ricordarvele. Noi, dopo sane contrapposizioni di pensiero, siamo arrivati a un giusto equilibrio, senza la tanto auspicata - da qualcuno - crisi regionale. Sì, possiamo fare autocritica per le lungaggini delle scelte, ma esse sono dovute all'inesperienza nel "settore pesi e misure", sulla individuazione delle persone e sulle valutazioni in ordine agli enti da presiedere. Questo mi fa ricordare che in ogni buona famiglia, al momento della suddivisione dell'asse ereditario, magari costituito da case al mare, case in campagna, case in montagna, pascoli cespugliati, boschi, orti irrigui, gli eredi inevitabilmente si trovano l'uno di fronte all'altro, cercando di tutelare ciascuno i propri interessi. Si crea una sana contrapposizione, uno esprime un parere, l'altro un giudizio, ma poi si trova sempre un equilibrio. Nel passato questo non è avvenuto, ma nella nostra maggioranza sì, e infatti non si è aperta nessuna crisi regionale. Precedentemente abbiamo avuto una giunta Palomba 1, conseguente a una crisi regionale; una giunta Palomba 2, sempre in seguito a crisi regionale causata da nomine in enti e organismi vari. Noi ci troviamo in una prima situazione di difficoltà e non abbiamo raggiunto quella crisi che voi tanto auspicavate.

Il consigliere Cogodi forse pensa di farci rivivere i tempi della contestazione studentesca; la gente però vede, valuta, prova disgusto, giudica questi personaggi sfrontati, riciclati, rottamati, che non sono da prendere in nessuna considerazione.

Questa maggioranza, con un programma ben definito e una Giunta adeguata, funziona e inizia a impressionare positivamente. Dopo l'assetto degli enti e quello della Regione in atto, avremo strutture idonee a raggiungere gli obiettivi di sana amministrazione che ci siamo prefissi. La sinistra, sinistra-centro si attrezzi, non con isterismi o contrapposizioni puerili e inutili, ma con sani confronti di idee e di programmi, distinguendosi, però, in positivo, perché sinora hanno fatto flop!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giagu. Ne ha facoltà.

GIAGU (Popolari-P.S.). Signor Presidente, cercherò di essere breve, anche se non è facile parlare dopo l'intervento del consigliere Tunis, che ha ricordato a tutti noi un grande passato. Forse qualche esponente di quel periodo somigliava al collega Marco Tunis, comunque ricordo qualcuno che aveva le sue stesse sembianze. Voglio anche ricordargli che quando lui era un ottimo funzionario del Consiglio regionale, nel periodo dal 1989 al 1994, la Sardegna ha vissuto anche con un Presidente di nome Mario Floris, lo stesso di oggi. E' sempre meglio ricordarlo. Io non rinnego quel passato, credo che quel periodo abbia dato grandi risposte a quelli che erano i temi della Sardegna, a differenza di quello che stiamo vivendo oggi. Credo che allora si affrontasse la politica più seriamente e concretamente.

Caro Presidente, colleghe e colleghi, ci ritroviamo oggi per discutere una mozione che non è altro che la prosecuzione delle precedenti sui mancati appuntamenti della Giunta e della maggioranza, e che a nostro avviso precede altre mozioni che avranno come oggetto il disastroso e continuativo atteggiamento di questo Esecutivo. Dico, infatti, che vi è un filo conduttore in tutte le ultime riunioni del Consiglio regionale, un comune denominatore che spazia dall'inganno al ridicolo, e se non avessimo coscienza del difficile momento che attraversiamo potremmo definire questo inizio legislatura una rappresentazione carnevalesca del cambiamento del buon governo. E' indiscutibile che in quest'aula ormai si lavora e si discute quasi esclusivamente, e aggiungo purtroppo, su argomenti contenuti in interpellanze e mozioni presentate dall'opposizione. Casualmente abbiamo discusso di alcune leggi, poche in verità, e necessarie, che hanno visto la luce grazie a un massiccio intervento della cosiddetta minoranza. L'improduttività e l'inadeguatezza di questo Governo sviliscono le istituzioni; l'arroganza e la presunzione feriscono mortalmente la credibilità dell'amministrazione regionale e ne compromettono inesorabilmente le prospettive.

Cari colleghi, non è piacevole esprimersi in questo modo, né tanto meno, gradisco farlo ripetutamente, ma purtroppo non passa giorno in cui non ci ritroviamo di fronte alla preoccupante goffaggine dell'Esecutivo. Abbiamo discusso delle inadempienze della maggioranza, e soprattutto della Giunta, rispetto al Documento di programmazione economica e finanziaria e alla manovra finanziaria e di bilancio. Abbiamo, in quella sede, denunciato alla pubblica opinione le contraddizioni e le false promesse; abbiamo riportato lo sterile bilancio dei primi centottanta giorni. Pensavamo che fosse suonato un campanello dall'allarme e che questo potesse imprimere un ritmo più sostenuto all'attività legislativa e di governo. Niente di tutto ciò, anzi la situazione in quest'ultimo mese è precipitata, imponendo altre rinunce e ulteriori amare riflessioni. Un richiamo merita il deprecabile atteggiamento nei confronti del nostro Gruppo e dei singoli consiglieri, caro Presidente; un gesto di una iattanza inverosimile, mai registratosi nella storia del Consiglio regionale sardo, che la dice lunga sul clima e sulla legge che regnano in questo Consiglio; un imbarbarimento nelle azioni che troverà adeguate risposte. Un bel quadretto che offriamo ai nostri conterranei, un fulgido esempio di efficienza!

Ma la riflessione più cruda riguarda gli ultimissimi avvenimenti, che sono l'oggetto di questa mozione, e che per circa trenta giorni hanno tenuto banco sulla stampa locale e sui media in generale; una vicenda che sintetizza e che sostiene tutte le nostre perplessità e i nostri giudizi negativi. Abbiamo passato un mese ad assistere al deprimente balletto degli enti e dei loro futuri qualificati rappresentanti; abbiamo assistito a diversi mesi di commissariamento, che dovevano rappresentare la svolta ed essere propedeutici al cambio di marcia dell'attuale maggioranza; i commissari dovevano, insomma, essere gli esecutori della prima grande riforma in questa Regione, indipendentemente dalla legittimità della loro nomina. La volontà di cambiamento della Giunta regionale e della maggioranza non si può certo esaurire nel rinnovo dei consigli di amministrazione. E' stata, infatti più volte ribadita, sia nel momento elettorale, sia nella predisposizione del programma di governo, da tutte le forze politiche che lo sostengono "la necessità di riformare profondamente il sistema degli enti e di dare corso a una politica di accorpamento, semplificazione, privatizzazione e soppressione degli enti. Fantola-Cossa, 9 gennaio 2000". Le Giunte di centrosinistra hanno costruito un sottobosco governativo oneroso, improduttivo e finalizzato unicamente alla perpetuazione della sua struttura di potere. Il centrodestra, che si è presentato agli elettori sardi con una forte istanza di cambiamento, e su questa base ha vinto le elezioni, ha ora l'occasione per dare un segnale forte di quel cambiamento che i sardi attendono e che per il momento non hanno ancora visto. "Il commissariamento degli enti regionali offre una grande opportunità alla maggioranza regionale: utilizzare i prossimi mesi per approfondire questo tema così delicato, verificare la situazione di ogni singolo ente, la sua utilità e la sua funzione, al fine di giungere alla razionalizzazione del sistema, mantenendo gli enti che realmente servono, accorpando quelli le cui funzioni si sovrappongono, e cancellando gli enti inutili e improduttivi. Michele Cossa, Cagliari, 2 marzo 2000". Siamo a marzo, la Giunta sta operando da qualche mese, ed è ricorrente il richiamo al cambiamento, alla nuova politica, al taglio netto con il passato, con un'attenzione particolare per gli enti, condannando la politica del centrosinistra, annunciando grandi trasformazioni. Discutiamo il Documento di programmazione finanziaria, giungiamo ad aprile e nessun segnale di cambiamento, nessun annuncio di riforma. Siamo a maggio, in attesa dell'assestamento di bilancio, nuovo documento di programmazione, ma tutto tace. 3 giugno: Giorgio Mazzella è nominato Presidente della Banca Cis, prima perla della Giunta, Giunta che viene snobbata per propria carenza da Banca Intesa. Il dopo è ancora peggio: reazioni scomposte, dichiarazioni deliranti e talvolta alquanto buffe di alcuni consiglieri: "Con l'atteggiamento arrogante di Banca Intesa si è dimostrato quanta poca importanza abbiano, per questi conquistatori, le istituzioni sarde". Una frase infelice, questa, per chi nelle scelte e nelle decisioni dipende totalmente dall'esterno, o da un sol uomo. E ancora: "Risulta difficile pensare che ora Banca CIS possa intervenire a sostegno e per lo sviluppo della Sardegna. Mi auguro che la Giunta sappia dirottare verso altri Istituti più sensibili" - a cosa non si sa - "le ingenti risorse che oggi il CIS amministra per conto della Sardegna". Cari colleghi qui sfioriamo il grottesco! Nel contempo, presidente Floris, si vive il momento più alto di crisi per la sua Giunta: i suoi più affidabili alleati, i veri salvatori delle sorti dell'Isola, i P.P.S., salgono sull'Aventino. Alcuni pensano a una protesta alla luce di una verifica politico-programmatica alquanto sterile, visti i presupposti del loro ingresso in maggioranza, ma vengono immediatamente smentiti dal coordinatore nazionale Aversano, il quale afferma che l'autosospensione della maggioranza è dovuta a problemi tecnico-organizzativi (leggi: nomine degli enti, misera fine di quel sussulto patriottico di otto mesi fa).

E arriviamo alla chiusura in grande stile di questa desolante vicenda: Presidenti di Gruppo sfiduciati da singoli consiglieri per il modo personalistico con cui si gestisce la partita delle nomine. A titoli cubitali sulla stampa si legge: "Battaglia per gli enti, maggioranza spaccata. No di Berlusconi ai parenti". Attacchi furibondi di parlamentari nei confronti dei Gruppi, o di singoli consiglieri, con avvertimenti del genere: "Gli organi statutari valuteranno il comportamento dei consiglieri regionali". Risposta immediata, il Gruppo è in gran fermento: "Il parlamentare non ha rispettato una regola aurea, che i panni sporchi si lavano sempre in casa". Ma vi è di più, le dichiarazioni della più alta carica del Consiglio regionale: "Speravo in un cambio di stile, che invece non c'è stato. Non condivido il sistema delle lottizzazioni selvagge, non mi è piaciuto l'assalto alla diligenza". Bontà sua! Ancora: i colleghi Amadu, Randazzo e Scarpa esclusi dalle riunioni di maggioranza; l'amico Fantola che, illuso che lo spirito di Aritzo significhi qualcosa per i suoi alleati, richiama tutti all'impegno dicendo: "Basta con i litigi, è arrivata l'ora di rilanciare la coalizione". Infine, una volta accontentati tutti, o quasi, la ciliegina del presidente Floris, che in un'intervista rilasciata a un quotidiano locale dichiara: "Gli enti? Sono troppi e inutili. Per quella corsa sfrenata alle nomine ho provato vergogna". Usa le stesse parole che in precedenza, sei mesi or sono, avevano usato i colleghi Cossa e Fantola in merito al problema della riforma degli enti e loro eventuale accorpamento o soppressione.

Onorevole Floris, io credo che un minimo di rispetto ce lo debba, e soprattutto lo debba ai sardi, essendo stato uno dei principali artefici di queste ultime vicende. Noi il nostro giudizio lo diamo e non è certamente positivo, ma ciò che più ci preme è tenere informata l'opinione pubblica di quello che succede in Consiglio, e nell'amministrazione regionale, combattendo la mistificazione continua che portate avanti e la protervia che vi anima.

E' un bene che ci si vergogni del recentissimo passato, ma sarebbe un gran bene, per l'Isola, trarne le dovute conseguenze. Questa mozione, signor Presidente, è l'ennesima prova che il centrosinistra intende fare opposizione costruttiva; è l'ennesimo atto attraverso il quale sopperiamo al vostro immobilismo; è il nostro incitamento a presentare piani di riforma. Abbiamo sempre sostenuto che gli enti sono strumenti della strategia di governo, abbiamo rispettato il vostro diritto a nominare i vertici degli enti, ma la constatazione è che questo è avvenuto calpestando i regolamenti e le stesse leggi istitutive, e, soprattutto, è avvenuto all'interno di uno scenario che offre uno spettacolo indecoroso dell'istituzione che rappresentiamo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.

DORE (I DEMOCRATICI). Vorrei iniziare questo breve intervento facendo riferimento ad alcune espressioni dell'onorevole Fantola. Intanto va puntualizzato il fatto che il centrodestra non ha vinto le elezioni, non ha vinto proprio un bel niente, e che le chiavi della Regione non gli sono state consegnate dagli elettori. No, è storia, anzi è cronaca troppo recente perché si possa prendere in giro l'opinione pubblica in questo modo. L'onorevole Fantola sa benissimo, come lo sanno tutti, che non è stata una vittoria alle elezioni che ha consegnato il governo nelle mani del Polo, le chiavi della Regione al Polo, ma un ben noto complotto, un tradimento, un intrigo, con relativa compravendita di voti. Quindi è inutile che ci si prenda in giro in questo modo. Sinché si parla di situazione equilibrata siamo d'accordo, ma nell'affermare cose di questo genere credo che veramente si sfiori il grottesco, se non addirittura il ridicolo.

Vi è stato, dicevo, un complotto, con tutto quello che segue, e cioè una Giunta costituita sulla sabbia, o sulla melma, come avevamo già detto in occasione della votazione della fiducia al presidente Floris. E' chiaro che con questi presupposti non si va lontano e soprattutto non si costruisce niente, e i risultati li abbiamo visti. La Sardegna sta raccogliendo quello che avete seminato col vostro comportamento, quindi non c'è assolutamente da meravigliarsi. Però il Polo, stavolta, oltre a questa premessa, ci ha propinato due nuove invenzioni. Innanzi tutto gli enti di proprietà personale o, bene andando, familiare, che sono un'invenzione. Nessuno può negare che anche in passato ci siano state delle lottizzazioni da parte della maggioranza, però non sono d'accordo con l'onorevole Salvatore Sanna quando afferma che queste cose sono comunque legittime. Sono legittime, a mio avviso, quando vengono rispettate le regole, ma credo che lui volesse dire questo. In ogni caso va puntualizzato. C'è stata lottizzazione anche in passato, dicevo, ma un conto è indicare delle persone dell'area alla quale appartiene la maggioranza - sempre che maggioranza ci sia, perché in questo caso una maggioranza non c'è -, altro conto è considerare queste istituzioni una proprietà personale o familiare, con tutto quello a cui abbiamo dovuto assistere.

La seconda invenzione è quella del vergognarsi. Si vergognano tutti: si è vergognato il presidente Serrenti, e lo ha dichiarato alla stampa, alla radio e alla televisione; si vergogna continuamente il decano, l'onorevole Felicetto Contu; si vergognano Mariella Pilo ed Emilio Floris, il quale come Capogruppo, dichiara di assumersi le conseguenze delle vergogne. E meno male, bravo, complimenti! Si vergogna anche il Presidente della Giunta, Mario Floris, e l'ha detto avant'ieri in quell'intervista di cui tutti siamo venuti a conoscenza; si vergogna persino Massimo Fantola, che dice: "Abbiamo fallito", però lo dice una settimana dopo aver preso la presidenza di qualche ente che aveva dichiarato di voler sopprimere; si vergognano quasi tutti i consiglieri del Polo, devo dire i più bravi, i più preparati, tutte persone, prese singolarmente, oneste e per bene: Corda, Onnis, Murgia, Capelli, Amadu, Cossa e Liori. E l'elenco potrebbe continuare. Sono tutte persone per bene, che si vergognano, basta incrociarli nei corridoi, al bar, nelle sale. Ma insomma, vogliamo continuare a prendere in giro l'opinione pubblica in questo modo? Chi si vergogna davvero deve trarre le conseguenze della sua vergogna, perché altrimenti sta prendendo in giro la gente, oltre che, forse, la propria coscienza! Vogliamo esser seri, una volta tanto? Riteniamo che sia giunto il momento di trarre le conseguenze da quello che sta succedendo, dalla vergogna che ha coperto la Sardegna in questi mesi, oppure vogliamo che i cittadini, un bel giorno, esasperati, occupino il Consiglio regionale e attuino cose alle quali non si deve neanche pensare? Ma insomma, vogliamo tirarla fino in fondo questa corda, fino a quando si spezza, oppure qualcuno vuole avere veramente un momento di dignità e trarre le conseguenze da quello che è successo, da quello che ha visto e di cui ha dichiarato di vergognarsi?

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.-F.D.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, rischiamo di essere un po' ripetitivi in questi dibattiti provocati da mozioni del centrosinistra, ma mi pare che questo stia diventando l'unico modo per confrontarci e per spiegare ai sardi che cosa capita in questa nostra istituzione. Anche stavolta, così come è stato puntualmente e magistralmente richiamato dal collega Salvatore Sanna, ci troviamo di fronte a un pasticcio dal punto di vista delle procedure e degli atti, sia formali sia politici. La contraddittorietà delle dichiarazioni rese a sostegno del commissariamento con le motivazioni alla base delle nomine è palese e io non la richiamo perché è stata puntualmente e rigorosamente dimostrata dal collega Sanna. La verità è che siamo di fronte a un clamoroso caso di spartizione, che ha riguardato ogni più piccolo consiglio di amministrazione, persino, come ho avuto modo di dire in una riunione precedente, quelli in liquidazione, con personaggi di dubbia competenza e di antica e non sempre trasparente esperienza di gestione dei dissesti di alcuni di questi enti.

Io sono fra coloro che non si scandalizzano troppo per la spartizione; la spartizione è l'assunzione della responsabilità di gestione di tutto ciò che la politica e l'attività di governo comportano; è una prassi che è naturalmente connaturata all'assunzione della responsabilità di governo. Mi scandalizzo, invece, e credo che si debbano scandalizzare tutti i sardi, per il modo in cui questo è avvenuto e per la mistificazione con la quale si è vestita l'operazione: si è utilizzato il commissariamento degli enti come anticamera del cambiamento, della grande riforma, così era stato annunciato ripetutamente e con enfasi in quest'Aula e in tutti gli organi di informazione sardi. Anziché la riforma è arrivata, invece, la restaurazione, come spesso avviene nelle rivoluzioni truccate, come quella che da parecchi mesi viene annunciata in questa nostra Regione. Ciò che ne viene fuori a me pare che sia, invece, l'assoluta inadeguatezza di questo governo regionale, in perenne oscillazione tra le innovazioni annunciate e le pratiche antiche di spartizione e di uso della cosa pubblica.

Infatti, la proposta legislativa di questo Esecutivo è assolutamente limitata; l'intesa tra lo Stato e la Regione langue ed è dimenticata; il Quadro comunitario di sostegno è ormai un'araba fenice, di cui si parlano tutti gli organi di stampa, ma di cui nessuno sa. Può darsi che ci sia bisogno di una mozione in aula per capire che cosa succede di questo importante strumento della programmazione. Nel frattempo abbiamo annunciato cause a tutte le Corti nazionali ed internazionali. Certo, tutto questo avviene, ne prendiamo atto, con grande tormento per gli amici della maggioranza: l'onorevole Fantola ancora stamattina ci spiegava come si trovi in grande sofferenza, in grande difficoltà, perché o la maggioranza riacquisisce uno spirito di innovazione, oppure non è maggioranza. Lo stesso Presidente della Giunta, Mario Floris, in un'intervista, ha dichiarato di aver passato un brutto momento durante la fase delle nomine. Tutti noi, ed io per primo, partecipiamo con grande apprensione a questa loro sofferenza, e con grande spirito di partecipazione; ovviamente prendiamo atto che, nonostante la sofferenza la Realpolitik prevale, e comunque le spartizioni si fanno e si governa alla vecchia maniera. L'onorevole Fantola ha detto che questa opposizione non avrebbe l'autorevolezza per incalzare la maggioranza perché ha perso le elezioni. A parte il piccolo particolare che questa opposizione non ha perso le elezioni, quindi mi sia sommessamente consentito di dissentire da questa affermazione dell'onorevole Fantola, perché questa maggioranza è frutto di ben altre alchimie, così come tutti noi sappiamo, ciò che è preoccupante e che mostra tutta la sua inadeguatezza è la mancanza di un progetto che non sia quello dell'occupazione del potere. Continua ad aleggiare in quest'aula il famoso spirito di Aritzo, che sarebbe stato smarrito. Io non l'ho mai capito, non so bene che cosa sia, e credo che non lo sappia nessuno, ma mi auguro, per il bene della Sardegna, che questo spirito venga presto ritrovato e che si materializzi sotto forma di pensiero, ma non il pensiero debole, a cui si riferiva l'onorevole Marco Tunis, e al quale tutti noi prestiamo attenzione da alcune settimane. Abbiamo bisogno di questo per impedire che la politica e l'amministrazione, nella nostra Isola, vengano pervase appunto da questo pensiero debole, che finora è l'unico che siamo riusciti a rilevare e a verificare.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (D.S.-F.D.). Signor Presidente, colleghi, prima di tutto devo segnalare ed evidenziare la grande contraddizione esistente tra ciò che questa maggioranza ha sinora prodotto e le affermazioni che sono state da poco richiamate dallo stesso onorevole Fantola, e che si ritrovano nelle dichiarazioni programmatiche e in tutti gli atti di questa maggioranza, volti a innovare, a rappresentare un elemento di discontinuità col passato, procedendo subito ad attuare le riforme, a creare uno shock burocratico, insomma a rivoluzionare tutto. Purtroppo c'è da constatare che, a distanza di pochi mesi, queste buone intenzioni si sono risolte in un assalto agli enti e alle istituzioni. E' inutile vergognarsi, o forse è comprensibile vergognarsi, non tanto perché questa maggioranza ha messo mano all'avvicendamento nella responsabilità degli enti strumentali della Regione (è una sua competenza, è un suo diritto che nessuno può disconoscere), quanto perché è successo qualcosa che mai, in precedenza, si era verificato, tanto meno nell'ultimo governo di centrosinistra, e cioè il mettere le mani sugli enti e sulle istituzioni, evidenziando, senza tante vergogne, l'uso privato della cosa pubblica: "Questo ente è mio, quell'altro spetta al mio collega consigliere", e così via. Questo è avvenuto senza il rispetto di nessuna regola, perché l'importante era mettere le mani su tutti gli enti e quanto prima possibile. Per questo non solo si è usato l'effetto annuncio, come diceva Sanna, ma sono stati sollevati dei polveroni che rischiano di accecare soprattutto la maggioranza.

COGODI (R.C.) Signor Presidente, scusandomi per l'interruzione, chiedo che dieci lavoratori, cittadini di questa regione, anche se non indossano una cravatta possano prendere posto nei banchi riservati al pubblico. E' tutta la mattina che lo chiedono e non consentire loro di assistere ai lavori è una vergogna che si aggiunge alle altre vergogne!

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, se i lavoratori sono vestiti in maniera consona, così come prevede il Regolamento, possono accedere ai banchi riservati al pubblico.

COGODI (R.C.). Le assicuro che sono vestiti decorosamente. Il Regolamento non è fatto per gli ingressi in aula.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, se indossano calzoncini e ciabatte evidentemente non può essere loro consentito di entrare in aula. Se è solo un problema di cravatta possono entrare.

COGODI (R.C.). E' gente educata.

PRESIDENTE. Non stiamo parlando di educazione, ma di abbigliamento. Prego, onorevole Pinna.

PINNA (D.S.-F.D.). Dicevo che sono stati sollevati molti polveroni, si è fatto riferimento alla irregolarità delle precedenti amministrazioni, alla distrazione di fondi, a buchi in bilancio. Si è scelta, insomma, pur di sollevare polveroni e rimuovere tutto e tutti, perfino la via giudiziaria alla lottizzazione. E questo per riuscire a mettere le mani anche su quegli enti e su quelle società i cui consigli di amministrazione non erano ancora scaduti.

Quindi la mancanza di rispetto delle regole ha guidato tutta questa operazione, e allora non si può che confermare l'ipotesi avanzata da qualcuno di "pulizia etnica", perché non si è trattato di un avvicendamento, che resta nel diritto della maggioranza, ma di una lottizzazione selvaggia, con il ricorso ad accuse prive di fondamento. Quelle accuse denotano malafede e anche un'indole sospetta della quale sia questo Consiglio sia la Sardegna si devono preoccupare.

Mi ritorna in mente, a questo proposito, la vicenda di un cassiere infedele, che in un'assemblea ha gridato: "Gli amministratori di questa società sono ladri, rubano". Dopo un mese è stato licenziato perché hanno scoperto che rubava. E' accaduto in una società a partecipazione regionale, assessore Masala, e protagonista della vicenda è un personaggio noto, candidato alle ultime elezioni nella lista di cui faceva parte anche l'onorevole Pili. Questo signore è stato licenziato un mese dopo aver detto che tutti gli amministratori rubavano, perché lo hanno trovato con le mani nel sacco, cioè con i soldi prelevati dalla banca per conto della società di cui era dipendente. E' stato licenziato e denunciato alla Magistratura, ed era lui che gridava: "Al lupo, al lupo! Gli altri sono ladri!". Questa indole mi preoccupa moltissimo, perché se questo è lo spirito che sta alla base di questa lottizzazione selvaggia non c'è che da preoccuparsene.

Dicevo che vi è stata la revoca di amministratori il cui incarico non era scaduto, con ingerenze pericolose da parte della Giunta regionale, che attraverso lo strumento della delibera ha impartito direttive ad amministratori per revocare a loro volta altri amministratori. Si tratta di gravi ingerenze sull'autonomia degli stessi amministratori - mai verificatesi in passato - pur di raggiungere l'obiettivo di mettere le mani su tutte le aziende pubbliche e, mi permetto di dire, creando gravi danni, perché vi sono stati degli esposti e sono pendenti dei ricorsi, per queste rimozioni illegittime di cui i responsabili dovranno rispondere.

Ma la cosa ancora più paradossale, come dicevo, è che, guarda caso, ai nuovi amministratori risultano attribuibili gli stessi reati - qualora fossero reati ovviamente - attribuiti agli amministratori nominati dalla vecchia maggioranza.

Io credo che su questo occorrerà fare molta chiarezza. Il nostro Gruppo ha presentato un'interpellanza, e quando verrà discussa faremo riferimento ai fatti specifici, perché è veramente sconfortante che si ricorra a tutti i sistemi, non si rispetti nessuna regola, con una tracotanza e un'arroganza senza precedenti, pur di mettere le mani sulla gestione degli enti pubblici. Questo è davvero preoccupante, perché non significa avvicendamento nella gestione degli enti, ma significa mettere le mani in modo pericoloso sul patrimonio degli enti regionali. Per non parlare poi della professionalità degli amministratori: mi risulta, per esempio, che siano stati nominati degli amministratori che non sanno nemmeno qual è la differenza tra consiglio di amministrazione e assemblea, che non hanno un minimo di conoscenza dei problemi di cui si devono occupare, e da questo punto di vista io mi auguro che la richiesta, contenuta nella nostra mozione, di rendere pubblici i criteri e i curriculum che sono stati utilizzati per la nomina degli amministratori, venga accolta. Noi lo chiediamo come opposizione e speriamo che questi criteri e queste scelte siano resi pubblici per far capire all'opinione pubblica come questo assalto sfrenato alla diligenza abbia posto sopra la diligenza persone che rischiano di farla dirottare per propria incapacità di guidare la stessa diligenza.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, questa mozione dà l'opportunità di trattare in modo più ampio l'argomento portato all'attenzione dell'Aula. Per essere più chiaro, sul problema riportato all'interno, fra le righe, voglio essere piuttosto breve, data la scarsa disponibilità di tempo, mentre vorrei riallacciarmi, con maggiore puntualità, all'intervento fatto dal collega Fantola. Per quanto riguarda la mozione, e in particolare il discorso sulle nomine, sinceramente ritengo che questo avvicendamento di amministratori, rimarcato con precisione, ma anche con una certa pesantezza, mi lascia piuttosto perplesso, perché di cambiamento vero in questo comparto non ne ho riscontrato alcuno, cioè la qualità è rimasta la stessa, quella di sempre, è cambiata la quantità in rapporto al lasso di tempo col quale questa maggioranza ha agito. Se la precedente maggioranza ha agito nei cinque anni a disposizione, questa maggioranza, pur nella ristrettezza di tempi, cioè in un anno circa, è riuscita a modificare la quantità, ma non ha migliorato assolutamente lo stato delle cose, per cui la qualità è rimasta inalterata. Quel sentimento manifestato dal collega Fantola è un sentimento di cambiamento che originariamente aveva un suo riscontro. Il riferimento da lui fatto riporta ad un progetto che, sia pure in parte o in buona parte non condivisibile, aveva un suo obiettivo, una sua logica, una sua prospettiva. Credo che quel progetto abbia subito dei mutamenti immediati, gli è stato cambiato il DNA, per essere più chiari, perché i soggetti che avevano partecipato alla sua costruzione nel frattempo sono aumentati numericamente, quindi c'è stato un "inquinamento" che ha reso quel progetto irriconoscibile dagli stessi proponenti. Lo si è voluto mimetizzare, cercando di dargli una parvenza di etnia che non gli appartiene; la solita verniciata, slogan in salsa catalana e quant'altro, per presentarlo come la novità assoluta. Io so, e molti di voi sanno, che non era quello il progetto iniziale. Credo che abbia influito enormemente il dopo elezioni, il dover necessariamente, data la legge elettorale, trovare consensi e quindi creare una aggregazione, e il tutto ha causato certamente l'abbandono del progetto iniziale e l'avventurarsi in una navigazione a vista di una maggioranza le cui sofferenze sono davanti agli occhi di tutti. E non è sufficiente che alcuni illustri personaggi della stessa maggioranza, che ricoprono gli incarichi più importanti - parlo del Presidente del Consiglio e del Presidente della Giunta - manifestino estraneità rispetto a quello che è successo e che ancora potrà succedere. Io credo che essi siano parte in causa, che siano stati partecipi in egual misura, e che poi scontentezze o non so che altro abbiano portato a fare dichiarazioni come quelle che abbiamo appreso dagli organi di informazione.

Questo desta perplessità, testimonia proprio la situazione reale di una maggioranza che soffre, che cerca la sua identità; una maggioranza che non riesce a uscire da una situazione penalizzante, in cui il concetto di coalizione è inesistente e il ragionamento vero è quello fatto da alcuni con una cultura di partito superata. L'ammodernamento della politica, il nostro per primo, ormai è richiesto ad alta voce dalla gente, da una società che chiede certamente cose diverse, che si vuol sentire parlare con linguaggi più appropriati al tempo, comprensibili e fuori delle promesse, in una logica di concretezza che ancora non trova riscontro. C'è chi questa cultura di partito non l'ha mai avuta, e questo cocktail diventa esplosivo, non certo in grado di vedere in prospettiva, di costruire un progetto serio e di cercare in tutti i modi, almeno in buona parte, di realizzarlo.

Noi, tra l'altro, ci stiamo dimenticando della sede più appropriata, che è quella dove oggi ci troviamo e dove solitamente dovremmo, noi per primi, dare dignità alla politica. Io credo che il frutto di tutto ciò sia testimoniato dalla mancata agibilità di quest'Aula, che porta i suoi componenti, con livelli di responsabilità diversi, ognuno per la parte di propria competenza, ad affrontare la vita politica di questa regione nel modo più sbagliato.

La produttività di questo Consiglio è davanti agli occhi di tutti. Ci riuniamo per mattinate intere, confrontandoci su mozioni, interpellanze e quant'altro, e non riusciamo a creare produttività vera, non riusciamo a costruire i presupposti perché al di fuori possano recepire il modo di legiferare di un'Aula che intende apportare un cambiamento reale alla Sardegna, a un'isola come la nostra che, dicevo poc'anzi a un amico, non può più aspettare. Lo spirito di cambiamento deve essere reale, e i risultati devono essere immediati. Il treno dello sviluppo è partito da tempo: il discorso europeo è inutile continuare a farlo perché lo conosciamo; il discorso italiano è davanti agli occhi di tutti. Ciò che più preoccupa è l'arretratezza di quest'Isola e devo dire anche della sua classe politica, la quale non si rende conto che i prossimi due anni saranno quelli più importanti per il futuro della Sardegna; noi stessi, per primi, quindi, stiamo danneggiando le istituzioni, stiamo creando danni incalcolabili alla realtà ella nostra Isola e le stiamo facendo perdere l'unica possibilità di sviluppo che ancora le resta. O nei prossimi due anni ritroviamo la forza, la capacità, la volontà di portare avanti un progetto di sviluppo serio, reale, raccordato all'Europa e all'Italia, oppure perderemo la possibilità di salire anche sull'ultimo vagone di quel treno, e allora sì dovremo giustificare il vero danno che quest'Isola subirà. Ne sta già subendo le conseguenze in questo momento, ma il rischio reale è quello che dovremo affrontare nei prossimi due anni. E non ci può ispirare una maggioranza nata in un momento particolare, forse anche sotto l'arma del ricatto numerico, che vuole continuare a far pesare numeri inconsistenti rispetto a una realtà che è diversa, rispetto a un concetto - ritorno sul tema - di coalizione, che sia a sinistra che a destra si tarda ad assimilare. "Coalizione" è un concetto serio, è l'unione di forze politiche che non sono uguali, che hanno anche ideali diversi, ma trovano in un progetto, nei suoi intenti, nella sua realizzazione, la forza e la volontà di stare assieme con assoluta lealtà. Pur mantenendo inalterate le proprie identità e le proprie prerogative, queste forze politiche lavorano in uno sforzo comune, che deve essere talmente credibile da coinvolgerle appieno, per poi trovare, quando sarà necessario, anche quelle divergenze che sempre le hanno contraddistinte.

Se riusciremo ad attivare questo tipo di cambiamento credo che il prosieguo della legislatura sarà produttivo. Se invece qualcuno vorrà continuare a vivere di rendite di posizione, a far finta di niente, a far credere ancora che esista un progetto che abbia idealità, che possa dare prospettive, andate avanti, assumetevene le responsabilità, ma ognuno di noi, poi, avrà l'obbligo di distinguersi, di far emergere queste falsità, di far emergere i danni, i ritardi e l'ambiguità con la quale spesso sino ad oggi si è andati avanti. Credo che questo obiettivo non se lo sia posto nessuna maggioranza. Gli obiettivi hanno altre valenze, danno altri riscontri, quei riscontri che sino ad oggi noi non abbiamo trovato.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Mi rendo conto anch'io, come altri colleghi, del rischio che corriamo, cioè che un eccesso di ripetitività degli argomenti possa portare a una condizione di noia e persino di fastidio. Alcuni colleghi che si rendono conto di questo rischio ed io ci domandavamo poc'anzi: che cos'altro può fare l'opposizione politica e istituzionale in un'assemblea elettiva di fronte alla condotta pervicacemente ripetitiva di una maggioranza e di un governo? Che cos'altro può fare, se non insistere, riproporre le questioni e motivare le ragioni, così come, in modo serio e documentato, ha fatto inizialmente, nell'illustrare la mozione, il collega Salvatore Sanna e come hanno fatto altri colleghi ancora? Che cos'altro può fare l'opposizione perché le sia garantito il diritto-dovere di intervenire sugli atti e sui fatti di governo, di criticare un'impostazione che reputa sbagliata e quindi dare anche un contributo per migliorare la situazione? Non basta dire che questa situazione non si dovrebbe ripetere. Innanzitutto non si dovrebbero ripetere quegli errori che sono stati voluti, accentuati, enfatizzati dall'azione del centrodestra in un anno circa di esperienza di governo.

Io credo che tutti avvertano (salvo poche eccezioni, Fabrizio Tunis è una di queste) l'esigenza obiettiva che si faccia un passo avanti, che si sblocchi questa situazione innanzitutto approvando la mozione in discussione. Perché dico "approvando la mozione"? Non per segnare un punto a vantaggio dell'opposizione che l'ha presentata, ma perché la mozione dice cose misurate e oggettivamente valide, rappresenta delle esigenze che sono state sostenute anche da diversi esponenti della maggioranza. Principalmente le esigenze enunciate nella mozione sono state sostenute dallo stesso Presidente della Giunta che dovrebbe godere della fiducia della maggioranza.

La mozione dice che la Giunta regionale sarebbe impegnata o dovrebbe essere impegnata dal Consiglio puramente e semplicemente: "a chiarire la coerenza tra le dichiarazioni del presidente Floris" - rese in aula e approvate dal Consiglio - "e l'operato della Giunta regionale; a definire le linee di riforma del sistema degli enti; a rendere pubblici i criteri che ispirano", quindi hanno ispirato, ispirano e ispireranno in via permanente "le scelte degli amministratori e il curriculum degli stessi". Questo dice la mozione, ed è un'indicazione di impegno così oggettivamente valida che, non a caso, anche voci autorevoli della maggioranza, a partire dal Presidente della Giunta regionale, hanno già pubblicamente annunciato di condividerla. Sarebbe davvero singolare se, invece, proprio nel luogo deputato a dare solennità e vincolo alla politica e alle scelte della politica, cioè l'Assemblea regionale, si negasse la possibilità di compiere questo passo avanti, di migliorare in concreto la politica, e quindi di adempiere le cose che quasi tutti dicono di voler adempiere. Ma non è che io, così come altri colleghi della opposizione, riteniamo ciò in via presuntiva, cioè per un espediente dialettico enfatizziamo espressioni o argomenti parziali della maggioranza e quindi portiamo o tentiamo di portare, come si suol dire, l'acqua al nostro mulino; no, semmai credo che gli argomenti che sono stati esposti a sostegno di quanto contenuto nella mozione e degli obiettivi di miglioramento della politica regionale, siano stati finora in qualche modo attenuati, li abbiamo presi con molta cautela, non abbiamo nulla esagerato e nulla enfatizzato. E lo dimostrano le dichiarazioni apparse sulla stampa, che diversi colleghi hanno richiamato e lo faccio anch'io: in uno dei principali giornali che si pubblicano in Sardegna, in prima pagina, nella edizione domenicale, quella di massima diffusione e quindi anche di massima lettura da parte dei cittadini, il Presidente della Regione, sulla materia trattata dalla mozione, riafferma il convincimento quasi generale che gli enti regionali sono troppi e anche inutili. Bisogna però stare attenti: saranno inutili quelli che sono di troppo, perché poi, via via dicendo e via via esagerando, alla fine basta dire che tutto è inutile perché tutto rimanga come prima, posto che non si può eliminare tutto.

Vi è una esagerazione critica proprio nelle affermazioni fatte da esponenti della maggioranza, a partire dallo stesso Presidente della Regione, una esagerazione critica che neppure l'opposizione attua in questi termini. Noi possiamo dire che gli enti regionali sono troppi; possiamo dire che in parte sono inutili, che vanno modificati, riformati, adeguati e portati a migliore condizione di funzionalità, ma non abbiamo mai detto, e non diremo, che gli strumenti del governo, le articolazioni e la diffusione nel territorio degli strumenti di governo siano di per sé inutili o superflui. E non diremo neppure, signor Presidente della Giunta, quello che lei dice, nella più volte richiamata intervista. Io spero che con l'orecchio destro ascolti l'assessore Milia e con l'orecchio sinistro ascolti anche chi parla in quest'Aula. Non è piacevole dibattere in questo Consiglio cercando di avere uno scambio dialettico sereno con la maggioranza, ma anche e soprattutto con la Giunta e il suo Presidente, rendendosi conto che non viene colto quello che si dice in funzione di quello che si dovrà fare. Tuttavia io non ho il tempo di ripetere ancora una volta quello che ho detto. Ho già accennato al rischio delle ripetizioni eccessive, ma le ripetizioni nascono anche dal fatto che non si ascolta.

Dicevo che in sé e per sé gli enti non sono né figli del diavolo, né cose nocive; sono strumenti dell'azione di governo, che utilmente devono essere utilizzati e ricondotti alle funzioni per cui furono pensati o alle funzioni nuove per le quali possono essere ripensati oggi. Non è di questo che trattiamo nella mozione, né condividiamo il concetto espresso dal Presidente della Giunta regionale che gli enti sono inutili solo perché vi sarebbero strumenti che spendono risorse per la loro esistenza, senza avere, come si dice testualmente, "fondi per investimenti". Io credo che il primo investimento di un ente regionale sia il servizio che rende e la sua qualità. Un ente regionale può non fare investimenti di carattere materiale, ma potrebbe benissimo rendere un servizio immateriale, e quindi spendere quanto bisogna per rendere questo servizio, ed essere anche un ente utile.

Per concludere, perché il tempo è davvero tiranno, il concetto che io volevo esprimere è questo: lo scambio di opinioni che almeno in parte finora c'è stato (non sempre in questo Consiglio si riesce neppure minimamente a creare un dialogo fra un'opposizione che propone e una maggioranza che si assenta, che fa finta di non sentire, che si disinteressa e quindi pensa più a galleggiare che a governare) dovrebbe essere utile per compiere quel passo avanti che è necessario, quella riflessione critica che non può rimanere un espediente puramente dialettico o, peggio, furbesco. Le espressioni usate dal Presidente della Regione sono forti e noi ne prendiamo atto, così come ne hanno preso atto quei cittadini che hanno letto le dichiarazioni da lui rilasciate. Noi prendiamo atto che la sua condizione di vergogna, come egli dice, significa esattamente quello che ha affermato. Che cosa è definito "vergogna", signor Presidente della Giunta regionale, nei dizionari della lingua italiana? La vergogna è esattamente un turbamento dell'animo, è una mortificazione che si prova per azioni che sono o che si reputano sconvenienti, indecenti e indecorose. Quindi lei, nell'annunciare pubblicamente il suo senso di vergogna per quello che è accaduto in occasione delle nomine negli enti regionali ha provato e vive questo turbamento, prova e vive questa mortificazione - lei lo ha detto e lei lo ha fatto scrivere - che deriva da azioni sconvenienti, indecenti e indecorose. Non è neppure vero, lo dico pacatamente, che ciò in Regione è sempre avvenuto, perché una cosa è la divisione, una cosa è la distinzione, una cosa è anche l'attribuzione ad aree politiche che derivano da una conformazione di maggioranza e di coalizione, altra cosa è l'accaparramento personale.

Per la prima volta nella Regione è avvenuto un fatto davvero nuovo, onorevole Fantola, e non è vero che queste non sono la Giunta e la maggioranza del cambiamento. Avete cambiato molto, perché, per la prima volta, avete introdotto una forma di infeudamento in ragione della divisione degli enti, cioè dell'attribuzione personale neppure riferita ad aree politiche, ma secondo un punteggio dato ai singoli consiglieri, detentori di azioni personali sulla base della forza elettorale. Avete così introdotto in Regione una forma di neofeudalesimo. Questo era il cambiamento! Sapevamo che questa era la rivoluzione che lei annunciava, e se questo è l'inizio di quella rivoluzione la smetta subito, non faccia del male a questa coalizione per altri quattro anni, così come nell'altra coalizione, quella di centrosinistra, per quattro anni ha tenuto i suoi Assessori dicendo di voler fare le sue riforme e le sue rivoluzioni, che dovevano portare invece al centrodestra, che dovevano invece cambiare in peggio così come oggi assistiamo a questo tipo di cambiamento.

La tolleranza ha superato i quattro minuti e io con questi quattro minuti tollerati da lei, Presidente, gentilmente, e dagli altri colleghi, ho pure per questa fase terminato il mio dire. Ripropongo alla maggioranza e alla Giunta l'utilità e l'opportunità di non respingere la mozione puramente e semplicemente con i numeri, che in modo scomposto avete, colleghi della maggioranza, e di concordare invece un passaggio che aiuti a superare questa fase, che voi stessi avete definito della "nuova vergogna" o della vergogna vostra che portate e che rappresentate in questa Regione.

PRESIDENTE. Invito i colleghi a contenere il proprio intervento nel tempo previsto e invito i colleghi che ascoltano ad evitare questo fastidiosissimo brusio che impedisce non solo di parlare, ma anche di ascoltare. Chi ha bisogno di scambiare opinioni e chiacchiere con i colleghi è pregato di farlo fuori dell'aula.

E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (F.S.D.). Signor Presidente, solitamente i dibattiti di questo tipo in Consiglio regionale si svolgono nel disinteresse quasi generale: la maggioranza arroccata sulle proprie posizioni, che pare reputi una specie di recita a soggetto gli interventi dell'opposizione, e la Giunta regionale spesso - presidente Floris le chiedo scusa, non posso certo essere io a fare richiami per il mio intervento - disinteressata e quasi annoiata, che chiacchiera al proprio interno, perché evidentemente dà per scontati gli interventi che dall'altra parte si svolgono. E dandoli per scontati non presta, io credo, la dovuta attenzione.

Un consigliere della maggioranza nel suo intervento ha detto che noi dell'opposizione oggi dimentichiamo il passato, dimentichiamo ciò che abbiamo fatto, dimentichiamo la litigiosità che pure si è sviluppata in alcuni casi proprio in occasione delle nomine. Noi non dimentichiamo assolutamente nulla. Con una parte dei protagonisti di quel passato quando è stato necessario siamo stati anche critici e abbiamo detto di non condividerne tutte le azioni politiche e amministrative; abbiamo spesso sollecitato a compiere le scelte con una diversa presenza e una migliore regia. Però bisogna dire, oggi, a distanza di circa otto mesi da quando questa Giunta regionale si è insediata, che con quel passato non può essere fatto alcun raffronto. Quello era un passato che al paragonato al presente giganteggia; oggi manca una regia, come allora, ma c'è una conflittualità che rischia di essere permanente e che non permette di costruire nulla. Non mi paiono presenti neanche quelle necessarie sensibilità politiche per smuovere qualcosa, onorevole Fantola, al di là delle dichiarazioni sulla stampa, al di là di qualche intervento pure critico svolto all'interno di quest'aula. Noi non rinneghiamo la nostra storia, non rinneghiamo il nostro passato; chi rinnega la propria storia non costruisce assolutamente il futuro, rischia di perdere.

E' stato detto, e da più parti, che gli enti strumentali svolgono una funzione, che sono al servizio della politica regionale. All'interno della politica regionale, naturalmente, il ruolo fondamentale di esercizio dell'attività amministrativa lo svolge la Giunta regionale. Quindi, non desta meraviglia, ed è stato detto, che le scelte delle persone da indicare negli enti strumentali fossero di competenza della maggioranza e della Giunta regionale, ma è il modo in cui si è proceduto a tali scelte che ha offeso allora e che continua evidentemente a offendere oggi.

Non è l'attribuzione di una persona a questo o a quell'altro Gruppo politico, non è neanche la spartizione, se svolta in maniera coerente nel rispetto dei criteri di professionalità che i titolari, quelli indicati, devono ovviamente possedere, ciò che suscita le critiche, ma è la forma. E la forma, anche in politica, molto spesso non è fine a sé stessa, ma è sostanza.

Non ripeterò, perché le ha già illustrate l'onorevole Tore Sanna, le contestazioni che su quei passaggi da noi sono venute e continuano a venire, ma, presidente Floris, l'aver accantonato indicazioni e scelte fatte da questo Consiglio regionale, ossia dalla massima istituzione della Sardegna, non aver dato a queste scelte il riscontro che meritavano ha fatto perdere dignità alla stessa istituzione regionale, e se perde dignità questa istituzione perde dignità il popolo sardo.

Onorevoli Fantola, Contu, Biggio e Murgia, non solo dagli interventi in Aula, ma anche dalle dichiarazioni apparse sulla stampa, alcune di stimolo verso la stessa maggioranza, altre di raccordo, emerge la consapevolezza che continua a prevalere il vecchio, che continua a prevalere il passato, che continua a mancare la volontà di cambiamento e di innovazione, e se mancano queste cose è la politica stessa che viene a mancare. Anche da voi avete evidenziato alcune contraddizioni; ora provate a lanciare qualche messaggio, qualche stimolo, che però non vengono raccolti da nessuno; sono messaggi e stimoli che si disperdono. C'è un andare avanti stanco, con sofferenza, c'è un disagio di molti, anche all'interno della maggioranza, che viene espresso nei pour parler e non viene espresso con forza in quest'Aula, ma che si percepisce. C'è un disagio per le cose che non vengono fatte e per il modo in cui si decidono quelle poche cose che si fanno. Occorre uno scatto d'orgoglio; non vogliamo creare momenti di commistione, ciascuno reciti il proprio ruolo e la propria parte. Noi siamo opposizione e non vogliamo prevaricare alcunché, non vogliamo creare commistioni che sarebbero dannose alla Sardegna oltre che alla politica, ma nel rispetto di ciascuno, e anche nella chiarezza delle parti, serve uno scatto di orgoglio, e noi lo chiediamo a quei consiglieri della maggioranza che hanno maggiore sensibilità, pur con le differenze che ci separano oggi e che probabilmente continueranno a separarci domani.

Non vi chiediamo di prendere atto di una situazione di stallo, di una situazione di crisi latente e permanente; vi chiediamo, però, di prendere atto che non si sta producendo nel giusto modo, vi chiediamo di lanciare i giusti messaggi, vi chiediamo di essere la giusta coscienza di questa Giunta regionale che continua ad operare, nella sua quasi totalità (certo, ci sono anche lì delle eccezioni e sarebbe bello che non vi fossero), in questo clima di tedio e di sonnolenza. A voi che avete maggiore sensibilità chiediamo invece di lanciare messaggi, di costruire qualcosa di diverso, di lanciare le giuste provocazioni.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Emilio Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS EMILIO (F.I.-Sardegna). Cercherò, al contrario dei colleghi dell'opposizione, di rimanere nei tempi e possibilmente di far risparmiare anche del tempo a tutto il Consiglio. E proprio sul tema del "tempo" voglio adesso soffermarmi. La mozione reca il titolo "Sulla paralisi delle istituzioni regionali". A me pare che l'opposizione abbia scelto come strumento del proprio agire in politica proprio quello della paralisi, ossia sta paralizzando il Consiglio con una ripetuta presentazione di mozioni, interpellanze e quant'altro, e inviti a dibattiti che però rimangono sempre sterili. Anche oggi, negli interventi dell'opposizione, io non ho colto alcun segno di volontà di assumere un atteggiamento costruttivo, così come sempre si dice, forse più nei corridoi e solo qualche volta in aula. Per entrare nello specifico, sugli enti si parla di lottizzazione selvaggia, si parla di assalto alla diligenza, si usano tanti slogan che meglio riescono ad alcuni che hanno la battuta facile, sicuramente questa dote io non ce l'ho, ma vi devo dire sinceramente che non mi ci ritrovo assolutamente, soprattutto quando penso che di cose di questo genere ne ho viste veramente di molto peggiori nei cinque anni della precedente legislatura, in cui ero, direi per fortuna, componente del Consiglio regionale.

FADDA (Popolari-P.S.). Dinne una!

FLORIS EMILIO (F.I.-Sardegna). Citarne solo una è difficile, se vuoi te ne elenco cinquanta!

Potrei parlare delle sei crisi delle Giunte Palomba, o di tante altre cose che non si verificano più. Con questa maggioranza non si è mai parlato di crisi; c'è la volontà di crescere, manifestata dallo stesso collega Fantola, ma non si è parlato di crisi, che invece era continua nei cinque anni precedenti (sei crisi effettivamente aperte e probabilmente sessanta striscianti). Per cui, di tutto possiamo essere accusati, ma non certamente di assomigliare a voi. L'unico fatto di cui avete goduto è che siamo nell'anno giubilare, che ha fatto un miracolo, cioè vi ha tolto la memoria. Siete voi che vi fate paladini di un nuovo modo di governare nonostante, in passato, abbiate dato esempi che, per carità, è meglio conoscere per evitare che si ripetano, ma sicuramente non per trarne degli spunti positivi. E se voi vi riferite a quello che dicono Fantola e Contu, dalla nostra parte, sempre con spirito costruttivo, noi potremmo fare l'esempio di quello che dice Pier Sandro Scano dalla vostra; però, siccome a noi piace - come ha detto giustamente il collega Balia - interessarci della nostra parte, cioè della maggioranza, cercheremo di crescere nel prossimo futuro con questo spirito, con la volontà di produrre veramente qualcosa di nuovo in Sardegna, qualcosa che fino ad oggi non si è visto.

Per quanto riguarda le nomine mi limito a un solo appunto: si parla di vergogna e sono stati usati tanti aggettivi e sostantivi per descrivere questa vicenda, ma esiste un riferimento normativo, cioè la legge regionale numero 20 del 1995. Se nel caso di qualche nomina non è stata rispettata appieno questa legge, che semplifica e razionalizza l'ordinamento degli enti strumentali della Regione, noi siamo pronti - noi come Forza Italia, ma ritengo tutta la maggioranza - a sostituire la persona nominata e anche a chiedere scusa se non era in possesso di tutti i requisiti previsti dalla legge. Ma fin tanto che questo non avviene, per cortesia, non parliamo di lottizzazione, non parliamo di niente.

Nomine di questo genere sono sempre avvenute; forse in questa legislatura, con una maggioranza sicuramente più democratica, ne parlano di più i giornali; in passato si facevano le stesse cose o forse si faceva di peggio nelle segrete stanze.

Se l'opposizione intende veramente portare avanti una politica costruttiva, noi siamo pronti al confronto, come altre volte è successo, anche in occasione della discussione della finanziaria; se, viceversa, l'opposizione intende usare le mozioni come strumento per causare la paralisi delle istituzioni, ce lo faccia sapere.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.-F.D.). Alcune considerazioni svolte negli interventi dei colleghi della maggioranza io le condivido, altre chiaramente non le posso condividere. Per esempio, non condivido la considerazione di Emilio Floris sul Giubileo, sarebbe cioè accaduto un miracolo che ci ha fatto perdere la memoria. Normalmente i miracoli accadono per dare ad uno quello che non ha: lo zoppo riprende a camminare, il cieco riacquista la vista, e così via.

USAI (A.N.). Non essere blasfemo!

CUGINI (D.S.-F.D.). Il collega Floris ha inoltre detto: "Dateci un'indicazione, se abbiamo sbagliato siamo pronti a correggerci". Se fosse vera questa affermazione - e secondo me non lo è - dovreste, per esempio, correggere subito l'errore commesso nel nominare un pescivendolo all'Istituto incremento ippico della Sardegna! Avete evidentemente scambiato l'incremento ippico per l'incremento ittico. E' così! So che fa sorridere, ma lo dico proprio per richiamare l'attenzione su scelte che voi avete compiuto in questi giorni. Questo caso non l'avrei citato se tu, Emilio, non fossi intervenuto prima di me, riportandomi alla mente una scelta che voi avete fatto e che vi dichiarate disponibili a correggere: un pescivendolo di un paese vicino a Sassari è stato preposto all'Istituto incremento ippico! Quindi o è un errore della categoria, che magari vi ha dato un'indicazione sbagliata, o è un errore della Giunta.

USAI (A.N.). Non sarà stato un barista?

CUGINI (D.S.-F.D.). Quello ai trasporti!

Stiamo procedendo su una linea che chiaramente non va bene, perché il collega Salvatore Sanna - e il presidente Floris, nella replica, senz'altro lo riconoscerà - ha fatto una ricostruzione della vicenda delle nomine non forzata, perché si richiamava prevalentemente a dichiarazioni pubbliche e anche alle dichiarazioni programmatiche del presidente Floris. Può non essere condiviso, nell'illustrazione del collega Sanna, il rapporto tra le scadenze e i fatti politici, e io capisco che voi non lo condividete, ma nel rappresentare una situazione noi siamo normalmente chiamati a fare questo confronto, perché riteniamo che le scelte di governo riguardanti gli enti strumentali della Regione si debbano fare per consentire agli stessi di poter meglio funzionare. Non è vero neanche questo? Rimarrà vera, comunque, la non corrispondenza tra le dichiarazioni fatte dal presidente Floris e i fatti che il collega Salvatore Sanna ha citato.

Emilio Floris, tra l'altro, attribuisce alle opposizioni espressioni che dalle stesse non sono mai state usate. Le opposizioni le hanno richiamate perché sono state pronunciate da esponenti della maggioranza: "Dopo Gianfranco Anedda" - leggo da L'unione Sarda - "e Beppe Pisanu, ora tocca a Efisio Serrenti lanciare un duro attacco alla maggioranza sulla vicenda delle nomine negli enti. Il Presidente del Consiglio regionale, eletto con i voti del centrodestra, lo fa a sorpresa, prima dai microfoni del TG di Videolina e poi dal suo studio, al sesto piano: 'Non condivido il sistema delle lottizzazioni selvagge, non mi è piaciuto l'assalto alla diligenza' ". Non è Tore Sanna che parla! Tore Sanna non ha usato queste parole, nel modo più assoluto, le ha semplicemente riferite ed è stato anche buono, perché se avesse riletto la dichiarazione della collega Lombardo in risposta al suggerimento di Pisanu sulle nomine, la sua critica sarebbe stata ancora più dura di quella di Serrenti. Non è a noi che deve essere fatto questo rilievo, e in ogni caso non si può prescindere dalla situazione che si è verificata. Io aggiungo, e lo dico al collega Fantola, che ogni tanto richiama lo spirito di Aritzo, che l'unica cosa che rimane di Aritzo sono le castagne, e bisogna toglierle subito dal fuoco. Le castagne sono gli enti, le nomine e anche la discussione attualmente in corso per quanto riguarda i manager delle ASL. E' giusto che questa discussione si faccia, però manteniamo il ragionamento sulla qualità, perché è nell'ordine delle cose che un governo della Regione debba fare delle nomine, e infatti questo non si discute; si contesta, invece, il metodo proposto, ciò che viene proiettato all'esterno, non dalle opposizioni, ma dalla maggioranza, attraverso le dichiarazioni apparse sulla stampa nei giorni scorsi.

Noi pensiamo che la difesa e l'illustrazione delle vostre posizioni non debba essere affidata a ragionamenti estemporanei, come quelli del collega Marco Tunis, che sono una cosa totalmente diversa dal ragionamento pacato e costruttivo fatto dal collega Fantola, che io apprezzo, non perché si avvicina strumentalmente ai ragionamenti che noi abbiamo proposto alla vostra attenzione, ma perché tocca un argomento importante per la vita politica in Sardegna. Infatti, la questione relativa a una migliore gestione degli enti attraverso nomine qualificate non è né di destra né di sinistra, ma è all'attenzione di tutto il Consiglio regionale. E' possibile trovare un momento d'incontro per dare in futuro, visto che la maggior parte delle nomine ormai è stata fatta, al Consiglio e alla Giunta riferimenti certi sulle nomine e proporre un meccanismo per fare in modo che le indicazioni che verranno date e le scelte che si faranno rispondano appieno alle competenze richieste? Lo chiedo al presidente Floris. Le competenze sono sempre l'elemento di partenza nelle nostre discussioni; tutti riconosciamo che occorre nominare persone competenti alla direzione degli enti regionali. Questa è la premessa, poi invece, per come è organizzato il sistema, dalle competenze si passa alla proposta da parte delle forze politiche. E allora è chiaro che ciò che avviene all'esterno colpisce e coinvolge tutti. E' una cosa che fa ridere, onorevole Pili? Se tu fossi stato presente quando il collega Pinna ha portato come esempio la nomina di un candidato del tuo paese, della tua lista, non avresti riso, perché ti saresti assunto subito la responsabilità per l'errore che hai contribuito a commettere nell'esporre una simile persona al giudizio pubblico.

PILI (F.I.-Sardegna). Non sai di cosa stai parlando!

CUGINI (D.S.). Infatti, tu lo sapevi e l'hai fatto lo stesso. Se uno agisce senza sapere ha un'attenuante; nel tuo caso non ci sono attenuanti, hai fatto una scelta e devi assumertene la responsabilità. Quindi, quando sorridi delle cose, sorridi sempre pensando agli altri, il che aiuta la discussione.

Noi riteniamo che si debba studiare un metodo da sottoporre all'attenzione del Consiglio e che diventi la norma per tutti noi, per evitare che ci possiamo trovare in futuro di fronte a situazioni come questa. Poi, è chiaro, anche la stampa giustamente richiama, comunica e informa, e spesso le opinioni diventano opposizioni, i ragionamenti sulle persone diventano scontro tra le forze politiche, e il tutto contribuisce a creare nell'opinione pubblica un clima di sfiducia sugli atti che noi compiamo, non quelli che voi siete chiamati a compiere, ma sugli atti che compiamo come consiglieri regionali e che richiamano un'esigenza che il collega Sanna ha evidenziato nella sua relazione. Non era un'indicazione di parte quella fatta dal collega Sanna, e neanche gli interventi dei colleghi dell'opposizione avevano l'unico scopo di evidenziare un limite; intendevano, bensì, sottolineare l'esigenza di un'indicazione costruttiva sui fatti che noi abbiamo richiamato.

Allora, presidente Floris, che cosa ci attendiamo dalla sua replica? Non certo l'amplificazione delle dichiarazioni che sono state pubblicate su L'Unione Sarda, che conosciamo. Ci attendiamo una risposta, per quanto riguarda le nomine fatte e soprattutto quelle ancora da fare, che riprenda parte dei suggerimenti che noi abbiamo dato. Noi non stiamo assolutamente dicendo che non si debbano nominare i manager; stiamo dicendo che essi devono essere scelti basandosi sulle competenze e sulle capacità necessarie per ricoprire quel ruolo. E se, nel confronto, riusciremo a mantenere alti i criteri di nomina siamo convinti che daremo una risposta positiva.

Concludo ripetendo quello che ha detto il collega Fantola: questa maggioranza è tale solo se propone il cambiamento. Sino ad oggi il cambiamento non l'ha proposto, quindi è una maggioranza che si è composta, come abbiamo detto, ma non ha proposto il cambiamento. Aveva delle difficoltà, io lo capisco, perché quando le parti politiche sono impegnate nella conquista di consiglieri regionali eletti in altre liste, hanno poco tempo per pensare alla qualità del governo; quando il tempo è occupato, così come è stato occupato, per garantire numeri e non qualità è difficile fare scelte conseguenti con le dichiarazioni. Questa è la fotografia della maggioranza di oggi. Qualche collega è passato da un partito all'altro, abbiamo discusso, per fortuna di notte, sulla qualità del passaggio, con riferimento a tariffe che dovevano essere modificate. Questa è la maggioranza, Massimo, e con questa maggioranza tu fai i conti. Non ti sto facendo uno sconto, perché tu, con il tuo intervento, hai dato un segnale positivo, che apprezzo, alla maggioranza della quale fai parte. Marco Tunis, per criticare il fatto che molti tuoi colleghi della maggioranza hanno un'esperienza politica trentennale con militanze diverse in organizzazioni diverse, attacca Luigi Cogodi dicendogli: "Tu sei un trasformista, perché sei rimasto sempre comunista". Invece Mario Floris, che prima era democristiano, la collega Lombardo che prima era socialista, e altri colleghi qui presenti che si sono candidati in altri partiti, quelli no, non sono trasformisti! In sostanza egli attacca Cogodi, che è rimasto comunista, ma intende indirettamente attaccare voi; non lo fa direttamente per paura che prendiate qualche provvedimento nei suoi confronti.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. Signor Presidente, colleghi del Consiglio, la questione degli enti è oggettivamente un problema di grande rilievo politico, perché gli enti svolgono, come mi pare sia stato sottolineato, un servizio importante, un ruolo economico significativo nella vita della Regione. Tuttavia, l'attuale struttura degli enti strumentali è ormai obsoleta, necessita di radicali cambiamenti per adeguarsi alle innovazioni istituzionali ed economiche che sono avvenute in Italia, in Europa e nel resto del mondo.

Negli anni novanta abbiamo assistito, a livello nazionale, a profonde modificazioni - che qui non sono arrivate purtroppo - degli enti: , alcuni sono stati trasformati in società per azioni, altri sono stati soppressi, altri ancora accorpati.

La trasformazione che hanno subito gli enti pubblici economici è stata quella di acquisire una gestione improntata ai criteri della produttività e dell'efficienza. Parlo di dieci anni fa. Il principio della privatizzazione è stato inserito nella logica gestionale degli enti come nella pubblica amministrazione. Basta citare l'esempio dell'ENI, delle Ferrovie dello Stato, delle Poste italiane, trasformate da enti pubblici economici in società per azioni quotate o prossime alla quotazione in borsa. In Sardegna questo vento riformatore non è mai arrivato, non è avvenuta questa trasformazione per tentare di adeguare le strutture degli enti, le finalità e gli strumenti, a quelle che sono le mutate condizioni nazionali ed internazionali. Anche la struttura burocratica della Regione fatica a recepire, checché se ne dica, nonostante qualche cenno di risveglio, i principi della legge Bassanini.

La Giunta intende collocare la mozione in discussione in un quadro che richiede, come è stato sottolineato dall'onorevole Fantola, urgenti riforme che impongono alla Regione un coraggioso atto riformatore. Dobbiamo essere tutti consapevoli che occorre oggi un doveroso processo di autocritica e che vi è la necessità di modificare alcuni modi di fare politica.

Credo che anche la discussione su questa mozione sia l'occasione - così la voglio intendere - per una riflessione approfondita non sul "perché hai fatto così", né sulla coerenza (se volessimo affondare il bisturi su questa coerenza potremmo rileggere gli annali della storia dell'autonomia e non la finiremmo più), ma sulla individuazione di una nuova politica sugli enti, per risolvere un'antica e permanente contraddizione.

Abbiamo proceduto alle nomine dei consigli di amministrazione, un atto doveroso e formale, mentre si attende una riforma non più rinviabile e la stessa gestione degli enti è condizionata, come è stato sottolineato in numerose occasioni da parte di tutte le forze politiche, dalle scarse risorse finanziarie. La Giunta è fortemente motivata sulla linea delle riforme e intende fare chiarezza sulle situazioni operative degli enti in questa fase di transizione verso la trasformazione.

Mi auguro che il confronto di oggi termini senza essere immiserito dal prevalere delle strumentalizzazioni e delle polemiche, e possa rappresentare un momento fecondo, uno sforzo comune per affrontare una questione ventennale.

Mi corre l'obbligo, prima di affrontare il nodo degli enti, di dare alcuni chiarimenti: la Giunta ha proposto il commissariamento presentando un disegno di legge con la richiesta di una proroga per avere il tempo necessario per definire la riforma. Non si tratta di un espediente per non affrontare il nodo delle riforme, e neppure per ripetere lo scenario della passata legislatura: una sorta di ping-pong tra Giunta e Consiglio, una riforma da sempre annunciata e mai realizzata. In particolare, il disegno di legge di proroga non è mai stato esaminato e discusso da questo Consiglio né dalla Commissione consiliare competente, nonostante la Giunta abbia richiesto una corsia preferenziale e numerose volte abbia fatto pressione nei confronti della Presidenza del Consiglio, del Presidente della Commissione e della Commissione stessa, affinché, appunto, questo provvedimento potesse essere discusso. Peraltro, la mancata concessione della proroga dei termini, legittima, si intende, da parte del Consiglio, aveva creato una situazione...

CUGINI (D.S.-F.D.). Il Presidente della Commissione?

FLORIS MARIO (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. So già cosa mi vuoi dire, ma io sto seguendo un mio ragionamento, ed è inutile che tu mi interrompa. Se non è stato esaminato a chi mi devo rivolgere? Alla maggioranza? C'è una maggioranza, è questo che vuoi dire?

CUGINI (D.S.-F.D.). Voglio dire che eventualmente lo proporremo noi, come opposizione, all'attenzione della Commissione.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. Ti ringrazio, ma sapevo già quello che mi volevi dire. Non intendevo essere scortese nei tuoi confronti. Era chiara la tua obiezione di carattere politico, infatti ho detto che numerose volte io mi sono rivolto anche al Presidente della Commissione, anche ai singoli commissari, se vuoi. *

Per altro, dicevo, il fatto che il Consiglio, legittimamente, non avesse concesso la proroga dei termini aveva creato una situazione anomala, difficilmente superabile per altra via. Nel frattempo sono scaduti i termini per il commissariamento, non sufficienti certamente per affrontare la riforma. A questo proposito consentitemi di dire che l'accusa di carattere politico che ci è stata rivolta, secondo la quale non avremmo nominato i commissari pensando di attuare le riforme nei sessanta giorni previsti, è assolutamente fuori da ogni logica politica. La Giunta si è trovata a un bivio: continuare col regime commissariale o procedere alla nomina dei consigli di amministrazione. Noi abbiamo optato per il rinnovo, anche perché lo stesso Consiglio - è vero quello che diceva l'onorevole Fadda - in qualche caso e per alcuni enti aveva proceduto alla nomina dei vari componenti. Una indicazione indiretta a procedere e non una chiusura, così noi l'abbiamo intesa. Nessun ping-pong, ma assunzione di responsabilità della scelta a favore delle riforme.

Vorrei rilevare che la gestione commissariale operata dalla Giunta fu affidata a funzionari al di fuori di logiche spartitorie; una scelta fatta con autentico spirito di servizio, che ha procurato a molti funzionari commissari disagi e anche perdita in termini retributivi. Vorrei esprimere un vivo ringraziamento per l'opera meritoria che questi validi funzionari regionali hanno reso alla comunità.

In questo quadro la nomina dei consigli di amministrazione degli enti è stato un atto formale e dovuto; un atto coerente con l'obiettivo di una sana amministrazione, che non blocca assolutamente il processo innovatore, che contribuisce, anzi, a superare, in questa fase di transizione, il degrado degli enti. E vorrei che qualcuno si leggesse tutti i nomi, anche quelli che non fanno sicuramente parte di questa maggioranza. La Giunta avrebbe potuto scegliere, anziché determinate persone, che chiaramente sono di un'altra maggioranza politica, altre persone, così come ha fatto anche per il collegio dei sindaci rivolgendosi direttamente al collegio, e non facendo scelte di carattere personale.

Siamo consapevoli che questo non esaurisce e non chiude il processo. Il vero nodo politico è la riforma, che va articolata - qui io non mi sottraggo al contenuto della mozione - in due direzioni: una di neofederalismo interno, per una presenza unitaria organica nel territorio e nelle periferie, l'altra per favorire l'inserimento della nostra economia regionale in un processo nazionale, mediterraneo e internazionale. Le nomine negli enti, tuttavia, e non rinnego nessuna dichiarazione, hanno creato non pochi problemi, alimentato tensioni tra partiti e Gruppi, forse anche un clima di sfiducia. Non è mai entusiasmante appendere i panni sporchi fuori di casa, vero è che c'è un dato fisiologico che accomuna le nomine negli enti in ogni tempo e qualunque sia la maggioranza. La Giunta Bassolino rischia, anche per contrasti su alcune nomine negli enti, l'accentuarsi di una lacerazione nell'Assemblea.

Abbiamo assistito, per altro, alla enfatizzazione a dismisura di alcuni aspetti. Noi crediamo che se vogliamo consolidare l'autonomia abbiamo il dovere di ricercare ragioni serie e non superficiali, per non inseguire gli aspetti pseudoscandalistici. Questo è stato reso possibile - l'ho detto in altre circostanze - per la debole struttura organizzativa dei partiti, che ha portato inevitabilmente a una centralità politica che è sotto gli occhi di tutti, che è un segno dei tempi ed è presente a Cagliari, come a Roma e in tutte le altre regioni italiane. Nella maggioranza, però, si è aperto un grande confronto politico, una riflessione critica che ha contribuito a ritrovare, io credo, la strada maestra di un forte impegno politico.

La sfida è la riforma degli enti, ferma da vent'anni, di fronte alla quale si sono arenate tutte le maggioranze politiche. Vogliamo vincere questa sfida. E' una riforma che interessa trentadue enti e una forza lavorativa che sfiora le cinquemila unità, con una previsione di pianta organica che va oltre le seimila unità, per una spesa annuale, a carico del bilancio della Regione, di oltre 300 miliardi. Le risorse destinate a questo fine, seppure notevoli, sono pari a quelle di una ASL di media dimensione, come quella di Nuoro, o a un terzo di quella di Cagliari. Dunque qual è il male oscuro, questa specie di maledizione che sembra accompagnare ogni tentativo riformistico sia per la Regione sia per gli enti? E' da attribuire ai ritardi delle varie Giunte o a un lavoro non proprio stacanovista del Consiglio, delle Commissioni e dei singoli consiglieri? Il fatto, la cui responsabilità pesa sulle maggioranze e anche sulle opposizioni di ieri e di oggi, è di una gravità tale che non sarebbe sopportabile, pena un giudizio negativo e anche violento su tutta la classe dirigente politica autonomistica.

Con umiltà, io credo, rigore politico e morale, abbiamo il dovere di sciogliere i nodi che hanno sempre ostacolato, spesso in dirittura d'arrivo, le riforme. Se il male oscuro è rappresentato dalla contrapposizione tra maggioranza e opposizione e non da una classe dirigente poco motivata e non all'altezza del suo compito storico, lavoriamo insieme attorno a un progetto, a una proposta di iniziativa della Giunta, ma in cui ciascuno possa ritrovare, nelle diversità, l'esaltazione delle sue idee nell'assunzione delle proprie responsabilità di fronte alla Sardegna.

Quali sono gli elementi innovativi alla base della proposta? Gli enti riformati sono ancora da ritenersi strumenti idonei e moderni della Regione? Gli enti saranno capaci di dare maggiore impulso alla creazione di un sistema sardo, come avviene in altre realtà attrezzate a dare risposte in tempi rapidissimi? O invece saranno un duplicato sbiadito e di serie B rispetto alla stessa struttura della Regione? Gli enti saranno idonei per interagire nel territorio coinvolgendo il mondo imprenditoriale, guidandolo nelle sfide dell'innovazione tecnologica, come nei servizi, secondo le più moderne modalità gestionali? Penso al settore delle risorse idriche, al turismo, all'agricoltura. E infine, saranno altresì capaci di collegare il sistema sardo, nel loro specifico settore, con le dinamiche nazionali e internazionali di fronte a programmi, iniziative e bilanci immutati sostanzialmente nell'ultimo quinquennio? Saranno capaci di attrezzarsi per recuperare, intorno ai nuovi programmi, tutti i finanziamenti previsti a livello comunitario?

La vecchia struttura degli enti - questo lo diciamo tutti, l'abbiamo detto in Giunta e in Commissione, e penso che ogni consigliere regionale lo sappia - era ed è funzionale alla Sardegna agricola e artigianale degli anni sessanta. La nuova struttura riformata va inserita nel quadro degli obiettivi di sviluppo che sono alla base delle dichiarazioni programmatiche e del relativo dibattito consiliare, che indicava nel rilancio della vecchia autonomia che si armonizza con la nuova autonomia la sfida del nostro futuro. Allora gli enti dovranno diventare le antenne della Sardegna, i nostri strumenti avanzati per cogliere con rapidità le novità e riversarle nel tessuto economico e sociale.

Se daremo una risposta positiva a questi interrogativi, se attueremo coerenti linee di riforma, gli enti potranno in futuro consolidarsi e ampliarsi; diversamente sono destinati a una lenta agonia, non solo per la progressiva mancanza di risorse, ma per la loro oggettiva inadeguatezza a rispondere alle istanze dei tempi nuovi.

La riforma dovrà prevedere il riordino degli enti con eventuali soppressioni e aggregazioni, volte alla creazione di un modello di ente, come è stato detto da qualcuno, snello, senza apparati pletorici, e con il ricorso a forme di gestione mista delle funzioni, anche attraverso la costituzione di S.p.a, o attraverso ipotesi di concessione. La riforma dovrà essere pienamente rispondente alla normativa comunitaria, al principio della sussidiarietà e della libera concorrenza. Con tale riforma si dovrebbe procedere a una più ampia devoluzione di funzioni attualmente svolte dagli enti regionali al sistema delle autonomie locali o alla gestione di parti di esse attraverso forme organizzative di tipo privatistico. Pertanto gli enti dovranno essere ripensati per attuare compiti di programmazione, indirizzo, coordinamento e controllo. Questa riforma, ovviamente, dovrà procedere di pari passo con quella più ampia della Regione, e gli enti potranno diventare allora i protagonisti dello sviluppo economico della Sardegna.

La proposta dell'assessore Masala si muove in questa direzione e rappresenta un contributo. Certo, è una proposta base, non una proposta chiusa. Il confronto politico e consiliare potrà essere accompagnato da una nota aggiuntiva, con il recupero di elementi significativi delle proposte presentate nella passata legislatura: la proposta numero 113 e quelle presentate anche dalle altre Giunte che hanno preceduto questa. Le proposte presentate dai consiglieri costituiranno la base della comune riflessione.

Queste linee, che rappresentano lo sforzo innovativo della Giunta, teso a dare una spinta alla modernizzazione degli strumenti della Regione, per superare quel burocratismo statalistico ancora presente negli apparati amministrativi, richiedono il contributo pieno del Consiglio, della maggioranza così come dell'opposizione, perché questa riforma è un problema di tutti. Solleciteremo a tal fine il contributo delle realtà istituzionali, delle forze sociali e l'apporto costruttivo e critico del mondo universitario. Solo così si potrà vincere la sfida delle riforme e sfatare il male oscuro.

Allora, mi rivolgo certamente alla maggioranza, ma anche all'opposizione: io ho sempre cercato di dare un contributo alla discussione delle mozioni, che sono uno strumento utile, ma non possiamo morire di mozioni e di interpellanze, non possiamo continuare ad annullare la produttività di questo Consiglio, non possiamo assolutamente continuare con questo sistema che non pone la massima Assemblea legislativa in condizioni di dire al popolo sardo: "Sto lavorando per il popolo", perché qui viviamo soltanto e comunque in un clima che non mi sembra congruo rispetto alle necessità della Sardegna. Noi riteniamo, invece, che si possa istituzionalizzare la sessione delle riforme per aprire una nuova stagione di cambiamento, per vincere, dopo vent'anni, la sfida degli enti e quindi anche la sfida della riforma della Regione. Credo che se lavoriamo insieme questo obiettivo potrà essere raggiunto, e che insieme possiamo vincere questa sfida riformatrice.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di replicare.

SANNA SALVATORE (D.S.-F.D.). Signor Presidente, io prendo atto dell'intervento del collega Fantola, che ho apprezzato molto, nel senso che io personalmente e credo anche tutto il centrosinistra abbiamo accettato da tempo - e lo stiamo dimostrando anche in questa legislatura - la sfida sul governo. Collega Fantola, siete voi che mi sembrate un po' in ritardo su questo terreno, sul terreno buon governo.

Come può il presidente Floris lamentarsi del dover rimanere inchiodato in Aula a causa delle mozioni presentate dall'opposizione? Signor Presidente della Giunta, per cortesia , faccia al Consiglio un elenco di progetti di legge pronti per essere trasmessi all'Aula, che siano il frutto delle elaborazioni della maggioranza. Questa è una sfida. Se è in grado di farlo, lo faccia adesso stesso, ci dica perché non dobbiamo venire in aula a parlare di mozioni. Almeno stiamo parlando di qualcosa, stiamo ponendo problemi nella sede giusta, nella sede opportuna. Certo, vorremmo occupare il nostro tempo discutendo e a approvando provvedimenti di legge pronti per l'esame dell'Aula.

Presidente Floris, non ce n'è neanche uno vostro. Gli unici progetti pronti sono quelli che abbiamo elaborato noi, oppure sono leggi rinviate che abbiamo contribuito a riapprovare. Allora, noi accettiamo, collega Fantola, la sfida alta del governo. La sosteniamo, vogliamo andare al confronto con voi su questo terreno, non su altri terreni, per rimettere, poi, il giudizio complessivo su questa sfida importante alla comunità isolana.

Aspettiamo, dunque, delle proposte da parte vostra, perché le nostre le conoscete già. Molte sono all'esame delle Commissioni di merito, e sono ferme, non vanno avanti. Perché non vanno avanti? Perché c'è un vuoto di proposta da parte della maggioranza. Questa sfida la accogliamo a condizione che si ristabilisca un minimo di rispetto delle regole e delle norme. Io personalmente non sono disponibile ad accettare gli aggiramenti degli ostacoli; dobbiamo uscire dalla porta e non usare altri metodi. La soluzione è proprio questa: uscire dalla porta, non attraverso i muri.

Apprezzo anche il fatto che il presidente Floris, nel suo intervento, oggi, abbia posto questo problema, ma ritengo, Presidente, con tutta l'umiltà e con tutto il rispetto, che la sua proposta sia insufficiente nel merito, perché a me oggi non basta sentirmi dire che questa situazione si protrae da vent'anni. Io vent'anni fa non c'ero e non posso assumermi responsabilità che non ho. Parliamo di oggi! Oggi il problema è procedere alla riforma degli enti e della Regione, ma dobbiamo uscire dal cosiddetto "effetto annuncio".

A cosa serve che lei oggi mi ripeta quale deve essere il modello di riforma degli enti? Quello è un altro nodo. Siamo tutti prigionieri, maggioranza e opposizione di oggi e di ieri; siamo prigionieri probabilmente di una rete perversa di sottopotere e di sottobosco che noi stessi abbiamo creato e che non riusciamo a smantellare. Questo è il vero nodo!

FLORIS MARIO (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. Me lo ha chiesto lei nella mozione.

SANNA SALVATORE (D.S.-F.D.). Presidente, io le sto facendo una mia proposta, forse non riesco a farmi capire da lei. Sto ponendo un altro problema: a me non interessa quale sarà il modello di riforma, mi interessa invece che si prenda atto del perché non riusciamo a fare la riforma degli enti. Il collega Balletto potrà testimoniare quale lavoro si è dovuto fare in quest'aula, all'unanimità, per fare una riforma che portasse allo scioglimento dell'EMSA. E' costata sangue, quella riforma, a tutti indistintamente! E lei è davvero convinto che questo problema sia risolvibile proponendo un altro modello di gestione degli enti? Se non incidiamo il bubbone malefico del gruppo di sottopotere, di sottogoverno, di sottobosco, che pervade tutta la Regione, noi non riusciremo a fare nulla, perché questo è il punto vero, ed è un punto che tutti abbiamo contribuito a creare. E' quello il bubbone da incidere, perché ogni volta che in quest'aula si è tentato di introdurre il più piccolo elemento di riforma noi siamo stati assediati pubblicamente fuori di qui, in casa nostra, da una canea che ci saltava addosso a tirarci la giacca per chiederci di non fare, per chiederci di lasciare le cose immutate. Questo è il problema, presidente Floris, e non è attribuibile solo alla maggioranza o all'opposizione. Dobbiamo unire le nostre volontà, i nostri sforzi, per incidere profondamente questo bubbone, per eliminare questa piaga che colpisce tutti quanti noi. Questa è l'operazione preliminare che va fatta, e, badi, l'infezione dagli enti si è propagata alla burocrazia regionale, dove si corre il rischio di cambiare tutto per non cambiare niente. Si corre il rischio che il potere politico rimanga prigioniero di una gestione burocratica che spesso sopraffà il governo, vanificando anche le riforme importanti che pure sono state in qualche modo varate.

Allora, su questo punto possiamo ragionevolmente trovare un accordo e individuare una linea d'azione? Credo che questo possa essere un terreno di sfida che io personalmente e credo gli altri colleghi del centrosinistra siamo disposti ad accettare ad alcune condizioni. La prima è che non ci siano trucchi, come quello del commissariamento degli enti. Si segua la legge, si applichi la legge. Non esiste che una legge sia applicabile in un tempo e non lo sia in un altro, a seconda di quello che serve. Lo dicevo prima, l'uscita è dalla porta, non attraverso i muri. Questa è la prima condizione.

La seconda condizione: cari colleghi della maggioranza, non si può affidare alle battute pronunciate qui in aula il confronto politico, battute che portano a svilire sul serio argomenti alti e importanti. Io credo che un minimo di controllo e di autocontrollo da parte di tutti i Gruppi possa e debba essere fatto, se no il confronto politico alto assume un tono che non è consono a quelle che sono le esigenze.

Allora, iniziamo a confrontarci su queste cose e vediamo chi ha più proposte da fare, quali sono le proposte migliori e chi ha più carne da mettere al fuoco. Credo che a noi non interessi fare ribaltini o ribaltoni per occupare posti al governo o da altre parti, però siamo pronti a confrontarci e anche a scontrarci se davvero vogliamo raggiungere risultati importanti, se dobbiamo porre le basi perché adesso, senza assemblee costituenti fasulle, senza la tanto invocata riforma dello Statuto fasulla, noi che siamo qui oggi operiamo con le nostre forze, con gli strumenti e i mezzi che abbiamo a disposizione.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione della mozione. Ha domandato di parlare il consigliere Selis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). Signor Presidente, io condivido le considerazioni fatte, in maniera egregia, dai colleghi Salvatore Sanna, Fadda e altri, e penso che si potrebbero evitare anche ulteriori dichiarazioni di voto. Vorrei però sottolineare un aspetto che mi pare essenziale. Lo scopo della mozione - mi pare che lo cogliesse il presidente Floris - era tutt'altro che polemico. Naturalmente l'opposizione ha il diritto di critica, ci mancherebbe altro! Noi vi chiediamo di votare la mozione per parti, cioè la premessa da un lato e il dispositivo dall'altro.

Il primo punto della parte dispositiva chiede di chiarire la coerenza tra le dichiarazioni del presidente Floris e l'operato della Giunta regionale e il rispetto delle leggi regionali. Su questo il Presidente ha fatto delle dichiarazioni che, ovviamente, non mi convincono compiutamente. Il secondo punto chiede di definire le linee di riforma del sistema degli enti, e il terzo fa appello alla trasparenza, chiede cioè di rendere pubblici i criteri che ispirano le scelte degli amministratori e il curriculum degli stessi. Che cosa c'è di polemico in questo? E' stato fatto un dibattito su una mozione e se noi avessimo voluto, come dite voi, perdere tempo, saremmo intervenuti non in quattro, come abbiamo fatto, ma in venti o in trenta. Abbiamo invece dedicato al problema della riforma degli enti meno di una mattina. Io credo che voi abbiate apprezzato, al di là delle inflessioni che sono tipiche dell'opposizione, i contenuti degli interventi. Stiamo accettando la sfida, e con la mozione la vogliamo rilanciare. Noi vi chiediamo di dirci qual è la coerenza del vostro comportamento tra commissariamenti prima e nomine dopo; vi chiediamo di esplicitare i criteri, ma soprattutto di dirci quali sono le linee di riforma, come diceva il collega Tore Sanna poco fa. Chi più degli altri ha idee le metta sul tavolo e smettiamola di ridurre tutto a qualcosa che non serve a nulla, cioè alle polemiche e alle battute, che pure a volte sono positive, perché contribuiscono a distendere il clima che si crea in quest'aula. Ma in che cosa consiste la perdita di tempo? Quando diciamo (lo ha detto il Presidente e lo hanno detto anche i colleghi Tore Sanna, Paolo Fadda e altri) che questo sistema degli enti fa parte di un'altra epoca storica, ci volete davvero criticare? Io sono stato D.C. e ne sono orgoglioso; eravamo statalisti, ma non siete voi i rappresentanti del nuovo - lo diceva Fantola -, del liberismo, quelli che dovevano creare snellezza? Ma quale snellezza avete creato? Avete rioccupato, lottizzato e il nuovo non esiste. In che cosa consiste questo superamento dello statalismo degli enti, questa burocratizzazione? Noi vi stiamo sfidando su questo, poi possiamo anche polemizzare sul fatto che avete nominato cugini, amici e zii.

BIGGIO (A.N.). Non parliamo di parenti, onorevole Selis! E' meglio non parlarne. Lasciamoli a casa i parenti.

SELIS (Popolari-P.S.). Ma parliamone, invece, io credo che se ne possa parlare.

PRESIDENTE. Prosegua, onorevole Selis.

SELIS (Popolari-P.S.). Certe volte l'onorevole Biggio mi stupisce perché passa da momenti di grande e serena costruttività a momenti di "inserenità".

Noi possiamo parlare, e lo abbiamo fatto, possiamo polemizzare, ma il livello del confronto non è questo; questo è il livello, se volete, della polemica, che rientra nella normalità. Non accettiamo, invece, la perdita di tempo; ve l'abbiamo dimostrato in Commissione e ve lo stiamo dimostrando in Aula. Vi abbiamo già detto, in quest'aula, che abbiamo fatto noi le proposte dei testi unici sulle leggi per le imprese, abbiamo predisposto il testo sul CREL e i progetti di riforma sulla ricerca scientifica e sui problemi ambientali, e stiamo aspettando che la Giunta avanzi le sue proposte. Se la Giunta che su questi argomenti non ha proposte né progetti da presentare, andiamo direttamente in Commissione ed esaminiamo i nostri progetti di legge, ma non diteci che stiamo perdendo tempo.

Allora, da questo punto di vista, mi fa piacere aspettare e poter chiedere: ma quando arriva questa proposta di legge sulla riforma degli enti? Quando arrivano le linee di riforma? La cosa singolare è che sarebbe stato più utile, opportuno e logico che prima aveste fatto le riforme e poi le nomine, e se ci dite: "Dobbiamo semplificare, snellire, fondere ed eliminare", noi ovviamente vi chiediamo perché non avete fatto tutto questo prima. Invece, prima avete pensato a riproporre la logica dell'occupazione del potere, che non riguarda solo gli enti, e poi avete detto che dovete fare queste cose. Lo dico anche all'amico Fantola: attenzione, tra le cose che si dicono e le cose che si fanno ci deve essere coerenza; non si può essere partecipi di una logica che parla di lottizzazione e di occupazione e poi fare un discorso di riforma. Se il discorso della riforma è quello che vi interessa più di tutti, se intendete davvero adeguare la Regione e gli enti alle esigenze future dell'amministrazione regionale, allora il luogo non può essere posposto all'occupazione e all'uso del potere. Se il luogo è quello che vi interessa dimostratelo coi fatti e non con le parole, o con i comunicati stampa o nei convegni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (C.C.D.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, avevo deciso di non intervenire, e infatti non ho chiesto la parola durante il dibattito, ma approfitto della possibilità che il Regolamento mi concede per fare la mia dichiarazione di voto, naturalmente contrario alla mozione.

Devo dire che c'è modo e modo di porgere i problemi: c'è un modo intelligente e uno sbagliato. E' vero che nella parte conclusiva della mozione vi sono alcune richieste che possono essere condivisibili, ma è anche vero che non si può continuare a consentire che la maggioranza venga investita da un'ondata di fango, senza che possa reagire. Io voterò contro la mozione, perché francamente non mi sento di essere processato da nessuno di voi, tanto meno da lei, avvocato Dore. Sono disposto a ricevere rimproveri, ma dipende dal pulpito da cui mi viene fatta la predica. Se uno sbaglia deve accettare i rimproveri, ma chi rimprovera deve avere le carte in regola. Qui di "savonaroli" io ne trovo ben pochi, diciamoci la verità.

Perché non ammettiamo che il problema degli enti è un problema grosso? Io ho apprezzato molto il collega Salvatore Sanna per il coraggio che ha dimostrato nel dire una cosa che io condivido, essendo anch'io uno dei responsabili del passato, ovviamente; egli non c'era, ma io sì. Salvatore Sanna ha detto una cosa giusta: il problema degli enti è un "bubbone che ci riguarda tutti, opposizione e maggioranza. Allora, se questa Assemblea vuol fare qualche cosa che si elevi dalla quotidianità, dalla strumentalizzazione di tutti i giorni, può farlo se accetta questo principio, cioè se tutti quanti riconosciamo che per affrontare il problema degli enti occorrerà tempo, fatica e dolore. Io non ero consigliere regionale nella passata legislatura, ma ho capito che solo la riforma dell'EMSA è costata fatica e sangue, come ha detto Sanna. Ed è vero, io capisco che la riforma degli enti non sarà una cosa semplice. Se le incrostazioni sono tante è difficile toglierle. Certo, la maggioranza ha indubbiamente i suoi difetti, ha le sue pecche; forse la pecca più grossa è quella dell'ingenuità, lasciatamelo dire. Molti dei miei giovani colleghi, infatti, sono purtroppo degli ingenui, perché altre volte si sono fatte le stesse identiche cose, ma si aveva il pudore di farle in stanze riservate, per cui l'eco non arrivava mai all'esterno. I miei colleghi sono molto giovani e ingenui, per cui apprezzate almeno il fatto che quanto a trasparenza non li batte nessuno.

Amici carissimi, io voterò contro questa mozione, dico però che tutto sommato è stato utile anche questo dibattito. Se si fosse svolto in maniera diversa sarebbe stato ancora più utile. Ho apprezzato molto anche il discorso fatto dal presidente Floris, un discorso di grande levatura, a mio avviso. Credo che dopo quel discorso e dopo le dichiarazioni del collega Salvatore Sanna, e in parte del collega Selis, questa Assemblea possa e debba affrontare il problema degli enti in maniera concreta per dare quel risultato che la nostra povera terra di Sardegna attende.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Io ho sempre paura di quelli che iniziano i loro interventi annunciando che avevano deciso di non parlare e poi invece parlano. Così è stato poc'anzi anche per l'onorevole Contu. Forse se egli avesse mantenuto la sua prima decisione ferma avrebbe evitato anche il mio intervento.

CORDA (A.N.). Non ci crediamo.

COGODI (R.C.). Voi non ci credete, perché non credete a nessuna cosa seria.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, non annunci anche lei il silenzio intervenendo.

COGODI (R.C.). Non corre questo rischio, Presidente, né lo corrono i colleghi.

Nel merito dico questo: a me pare che la discussione abbia dato luogo a un confronto complessivamente serio, dal quale, soprattutto dopo la replica del Presidente della Giunta e del collega Salvatore Sanna, che ha prima illustrato e poi ha motivato le ragioni per le quali dal dibattito si potrebbe ricavare anche qualcosa di utile e di costruttivo per il Consiglio e per la Sardegna, quella povera terra di Sardegna alla quale l'onorevole Contu si riferisce e nella quale non tutti sono poveri, ovviamente, come lei ben sa. Tuttavia, ripeto, potremmo ricavare qualcosa di utile e tutti gli interventi dell'opposizione hanno tentato di dare un contributo e anche un indirizzo in questo senso, per quanto è possibile, alla Giunta per la sua azione di governo. Non si può dunque concludere dicendo: "Non lo farò più", come fa il bambino che ruba la marmellata, nel senso che la mangia quando non la deve mangiare. La logica del "non lo farò più" è anche quella che sta prevalendo in questa maggioranza e, da ultimo, è emersa anche nell'intervento del collega Contu.

Abbiamo capito, almeno io ho capito che voi voterete contro anche la parte dispositiva della mozione, al di là delle motivazioni, in ragione delle quali potreste esercitare, invece, anche voi un'azione positiva. Il collega Selis, che è il primo firmatario della mozione, ha proposto la votazione per parti, però voi lasciate cadere anche questa proposta. L'onorevole Contu dice (e ci pare che egli raccolga l'opinione dell'area politica che va da Gianfranco Tunis in poi) che voterete contro non perché non sia condivisibile o non sia fondato quanto affermato nella mozione, in quanto voi stessi avete detto che è fondato ed è oggettivamente valido, ma perché non condividete il modo. Accidenti, votate contro un contributo oggettivamente valido perché non condividete il modo! Quanto al modo mi limito a richiamare non quello che ho potuto dire io, o che hanno detto tutti gli altri colleghi di questa parte del Consiglio regionale, da Gianfranco Tunis in qua, usando Gianfranco Tunis come confine provvisorio tra maggioranza e opposizione, ma quello che, in forma scritta e virgolettata, ha detto di questa vicenda il Presidente della Giunta regionale, che è pure il capo dell'attuale vostra maggioranza. Domanda sulle nomine negli enti: "A suo parere da dove nasce la paralizzante conflittualità all'interno della maggioranza, nel passato come nel presente?" Risposta: "La verità" - non la bugia! - "è che non esistono più partiti politici, a Roma come a Cagliari; i Gruppi hanno preso il sopravvento sui partiti, e i singoli hanno preso il sopravvento sui Gruppi stessi, così è venuto meno quel filtro che riusciva a regolare le tensioni egoistiche e distruttive". Non c'è più il filtro, non siete più filtrati, e quindi vi agitate, vi scatenate in modo egoistico e distruttivo, lo dice il presidente Floris. Non ci sono più partiti, ma io suggerirei al presidente Floris di parlare per sé, perché qualche partito c'è, io appartengo a uno di questi e i miei colleghi di Gruppo pure. E' piccolo, è bello e ce lo teniamo. Lei parli per sé. Nessuno di noi ha preso il sopravvento sul Gruppo e, per quanto ci riguarda, il nostro Gruppo non ha preso il sopravvento sul partito, il quale esiste e si vanta di esistere. Parli per sé. Però voi vi agitate in questa smania - dite voi - distruttiva.

Ho risposto richiamando quello che di voi e del modo in cui avete fatto le nomine, collega Contu, dice il Presidente della Giunta, e cioè: "Mi vergogno". Questa è la conclusione che posso offrire in replica alla dichiarazione che lei ha testé reso, ossia che della mozione è condivisibile la sostanza, ma non il modo. Per quanto ci riguarda, per il giudizio che diamo, non è condivisibile il modo perché voi non condividete la sostanza.

PRESIDENTE. Invito i colleghi che intervengono a restare nei tempi concessi dal Regolamento, altrimenti sarò costretto a togliere loro la parola. Invito invece gli altri colleghi a non disturbare chi parla.

Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Dore. Ne ha facoltà.

DORE (I DEMOCRATICI). Io invece resterò nei tempi, accogliendo il suo invito. Voglio semplicemente ribadire che voterò a favore della mozione e che ancora una volta, evidentemente, abbiamo avuto la prova che "vergogna" è solo una parola.

Caro onorevole Contu, io non ho processato nessuno. In ogni caso, prima di parlare non devo chiedere il permesso a nessuno e tanto meno a lei, che si potrà anche sentire responsabile o corresponsabile di ciò che è successo in passato, però non può ribaltare questa sua responsabilità su chi col passato non ha assolutamente niente da spartire. Parliamoci chiaro, mi sembra che sia lei, secondo il detto per cui la migliore difesa è l'attacco, che cerca di coinvolgere in responsabilità passate chi non c'entra assolutamente niente.

Oppi, è meglio che tu mantenga il silenzio che avevi tenuto fino a un momento fa, perché ti conviene! Stiamo buoni.

OPPI (C.C.D.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. A me non conviene niente. Sei stato nominato alla SFIRS...

DORE (I DEMOCRATICI). Per le mie riconosciute competenze!

Dicevo che la vergogna è un sentimento rispettabile, è un sentimento encomiabile, ma, lo ripeto ancora una volta, è necessario un minimo di coerenza. Non basta dire che ci si vergogna, perché se poi, di fatto, non si dà la prova di vergognarsi davvero adottando comportamenti coerenti, ci si comporta come il ladro che confessa di aver rubato e, nel momento in cui si sta confessando, mette la mano in tasca al sacerdote che sta raccogliendo la sua confessione e gli porta via il portafoglio. Questo è il concetto. Io dico semplicemente che se qualcuno si vergogna davvero ne tragga le conseguenze. Il votare compatti contro la mozione dimostra che evidentemente la vergogna è solo una parola, totalmente priva di contenuti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI. (D.S. F.D.). Intervengo brevemente, ma non per partecipare a questa parte finale della discussione, anche se normalmente io partecipo, come voi sapete.

Il collega Selis ha avanzato una proposta, invitando la maggioranza ad accogliere la parte dispositiva della mozione, e da quel che ho capito la maggioranza non intende accogliere questa proposta. Nel dichiarare il mio voto favorevole a tutta la mozione, mi permetto di suggerirvi, se non volete votare a favore del dispositivo, di non votare nemmeno contro, cioè di astenervi; lo approviamo noi richiamando il dibattito che c'è stato e i contributi che sono stati dati dai colleghi.

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, al di là dell'accoglimento più o meno caloroso della sua proposta di astensione, lei propone di votare la mozione per parti? Questo le è consentito, naturalmente. Conferma la richiesta di votazione per parti.

Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Rinuncio.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione la prima parte della mozione, comprendente tutti i "considerato". Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.

(Non é approvata)

Metto in votazione la seconda parte, dalle parole "impegna la Giunta regionale". Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.

(Non é approvata)

I lavori riprenderanno questo pomeriggio alle ore 17.

La seduta è tolta alle ore 14 e 25.