Seduta n.263 del 09/03/1998
CCLXIII SEDUTA
(Antimeridiana)
Lunedì 9 Marzo 1998
Presidenza del Presidente Selis
indi
del Vicepresidente Zucca
La seduta è aperta alle ore 9 e 54.
PIRAS, Segretario dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 6 marzo 1998 (259), che è approvato.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, io vorrei dare alcuni avvertimenti. Abbiamo visto, ci siamo incontrati, io, l'onorevole Zucca e l'onorevole Milia per organizzare i lavori della giornata in modo tale da poter organizzare la nostra rotazione. Soprattutto abbiamo visto, per quanto possibile, la possibilità di coordinare il nostro lavoro, come presidenti di turno e le interpretazioni che diamo al Regolamento. Da parte nostra, da parte appunto della Presidenza, di tutti e tre i presidenti, l'esigenza è quella di consentire il massimo di serenità, di dibattito nel rispetto reciproco, per cui facciamo appello anche alla collaborazione di tutti voi perché anche nei momenti di maggiore tensione, di maggiore conflittualità, che pure ci sono in una democrazia, in quest'Aula si mantenga il massimo di equilibrio e di rispetto reciproco. La seconda considerazione è che nei momenti di tranquillità il Regolamento viene interpretato liberamente e quando ci sono momenti di tensione anche noi siamo portati, noi che presiediamo a dare interpretazioni più letterali del Regolamento, cosa che normalmente cerchiamo di fare. Ciò significa che la fase che stiamo vivendo, l'intervento nella discussione, le dichiarazioni di voto, l'unico appello che faccio, ed è quello che normalmente si fa, è quello di evitare di intervenire più volte sullo stesso articolo, sullo stesso argomento non sullo stesso articolo, evitare voi sapete che tutti noi tre siamo molto disponibili, ma evitare per quanto possibile di chiedere la parola sull'ordine dei lavori se non c'è un motivo di ordine dei lavori. Cerchiamo di riportarci ad un maggiore rispetto del Regolamento; la presidenza con l'elasticità e con tolleranza reciproca consentirà, come ha sempre consentito a tutti, di parlare, ma al di là della Presidenza è il Regolamento che consente di intervenire più volte, quindi non c'è per nessuno l'esigenza di trovare pretesti per intervenire. Il Regolamento motivi per intervenire ne dà già tantissimi e quindi credo che se ci atteniamo allo spirito e alla lettera del Regolamento, i lavori dell'aula ne guadagneranno complessivamente. Altri problemi di interpretazione mi pare che non ne siano sorti, se dovessero sorgerne questa Presidenza si adopererà di volta in volta, o sentendo se ritiene la Conferenza dei Capigruppo se richiesta o sentendo i colleghi Milia e Zucca di dare un'interpretazione la più equilibrata possibile.
Sul Regolamento
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.
MARTEDDU (Popolari). Presidente, la ringrazio anche di queste considerazioni iniziali e di questi obiettivi che ci dobbiamo proporre per raggiungere i quali però, credo che sia fondamentale avere alcune certezze all'inizio di questa giornata e di questa settimana. Per cui le chiedo per avere chiarezza io ed il Gruppo Popolare, ma credo anche tutti i consiglieri, il primo problema: sequenza dei punti in discussione, articolo ed emendamenti. Voglio sapere se si dà lettura dell'articolo e degli emendamenti in successione oppure separatamente, e a questo punto richiamo la sua attenzione all'articolo 84, comma 2, dove si dice, appunto, che si procede dopo il passaggio all'esame degli articoli alla loro discussione, che consiste nell'esame di ciascun articolo e degli emendamenti ad esso proposti. Le chiedo un'interpretazione autentica, perché dobbiamo sapere se la lettura e la discussione verte sull'articolo e sugli emendamenti, oppure se dobbiamo andare a ciascun articolo e a ciascun emendamento lettura e discussione. Naturalmente la mia interpretazione, mi permetto di dire, è che è chiaro il comma 2 quando si dice che la lettura e la discussione è sugli articoli e sugli emendamenti.
Seconda questione, l'ordine della discussione. Richiamo la sua attenzione al comma 2 dell'articolo 76, dove prescrive le iscrizioni a parlare prima della conclusione del primo intervento sulla discussione generale dell'articolo e degli emendamenti. Il che significa, signor Presidente, che le chiedo che alla conclusione del primo iscritto a parlare comunichi all'Aula i nomi di coloro che sono iscritti a parlare nella discussione generale degli articoli e degli emendamenti; i nomi e il numero naturalmente.
Terza questione: per le votazioni le chiedo che le votazioni vengano segnalate con chiarezza attraverso lo strumento chiamato cicalino, perché i consiglieri siano messi nelle condizioni precise di sapere il momento in cui sono chiamati a votare. Questo per garantire naturalmente il sacrosanto diritto di tutti i consiglieri che intendono prendere la parola, ma anche il sacrosanto diritto dei consiglieri che non intendono ascoltare chi parla, ma che vogliono esercitare in piena libertà il diritto di voto.
PRESIDENTE. Dunque, la terza domanda è la più semplice: il cicalino è sempre e sistematicamente attivo...
MARTEDDU (Popolari). Presidente, le chiedo di individuare un sistema per cui il consigliere che intende dedicarsi, per esempio, ai propri studi e a prepararsi sulla finanziaria del 99 e che non si trova in Aula, che non intende ascoltare, deve sapere esattamente il momento in cui viene chiamato a votare. Studi un sistema la Presidenza, ma io chiedo che si sappia esattamente il momento in cui si vota.
Le dicevo che va garantito anche il diritto di quelli che non intendono ascoltare i numerosi interventi che si svolgono.
PRESIDENTE. Onorevole Marteddu, io le sto rispondendo che il sistema c'è, perché in tutto il palazzo, quando siamo in sede di votazione, squilla o comunque c'è il cicalino; altri motivi io non riesco ad intravederne, però questa Presidenza è disponibile ad accogliere tutti i suggerimenti che, in base alla vostra esperienza o alla vostra fantasia, ci possano essere. Però l'unico sistema che abbiamo è che quando stiamo votando c'è il cicalino che squilla. E' un sistema che attiene a metodi tradizionali di votazioni, quando le votazioni per appello nominale duravano un quarto d'ora o dieci minuti; adesso, col sistema elettronico dura un minuto, è chiaro che se il collega è da qualche altra parte del palazzo e sente il cicalino, prima di arrivare qua arriva che le votazioni sono concluse. Però io da questo punto di vista, non è tanto la tecnologia che deve sopperire quanto la sensibilità dei colleghi che possono mettersi a preparare la finanziaria del 99 possibilmente a ridosso dell'aula, in modo tale da riuscire ad arrivare in tempo.
Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). Per sgombrare il campo da ogni equivoco. Gli interventi che noi stiamo facendo sono tutti funzionali alla conoscenza dei problemi affrontati dalla legge finanziaria e alle sue ripercussioni, e così sarà per il bilancio. Credo che anche tutti i consiglieri abbiano diritto di sapere qual è l'orario dei lavori. Non è che ad un certo punto, alle dieci di sera, si faccia una riunione di Giunta o di Capigruppo e si dica: si va ad oltranza. Noi lo dobbiamo sapere che si va ad oltranza; non ci rifiutiamo, siamo qui, però dobbiamo conoscere, credo che sia un nostro diritto di sapere a che ora cominciamo e a che ora finiamo nei lavori del Consiglio, perché molte volte, ieri notte, si è perso un'ora di tempo per stabilire che cosa? Che si doveva chiudere alla 10. Io dico che questo si stabilisca di mattina in modo tale che ci sia una conoscenza perfetta anche da parte dei consiglieri per l'orario di lavoro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (Progr. Fed.). Per informare il collega Casu, visto che siamo in prima mattinata, sono le dieci, per informarlo dalle 10 del mattino che questa sera gli potrà capitare proprio quello che lui ha detto.
CASU (F.I.). Io mi sono rivolto al Presidente per conoscere l'orario dei lavori, non all'onorevole Cugini.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). Sul terzo problema sollevato dall'onorevole Marteddu, condivido perfettamente quanto detto dal Presidente. Sono con lui d'accordo anche sull'applicazione dell'articolo 76, per il quale le iscrizioni a parlare devono essere fatte durante il primo intervento, perché questo è coerente al Regolamento. Il Regolamento però non investe il Presidente del Consiglio nella richiesta di lettura degli iscritti a parlare, mi sembrerebbe quasi di leggere un atto di sfiducia nei confronti della Presidenza, il Regolamento non prevede che debba essere data lettura.
Il Presidente prende nota, gli uffici prendono nota giustamente durante il primo intervento, dopo di che dà la parola secondo l'ordine che ritiene di dover dare. Relativamente invece al primo problema che è stato sollevato, a me pare che non possa l'onorevole Marteddu estrapolare dall'articolo 84 il secondo comma. Il secondo comma va letto insieme al terzo, e il terzo stabilisce che gli emendamenti che vengono proposti vengano discussi; gli emendamenti vanno discussi. L'unica concessione che potrei fare è che gli emendamenti, se separatamente considerati, pensiamo per esempio agli emendamenti aggiuntivi che introducono materia completamente diversa dall'articolo al quale vengono agganciati, e quindi non possono essere sicuramente ridotti al rango di emendamenti modificativi o soppressivi parziali dell'emendamento medesimo, ma hanno una natura completamente diversa e solo occasionalmente vengono legati ad un articolo, soltanto per avere la possibilità d'ingresso e un biglietto d'ingresso nel progetto di legge e quindi, ovviamente, vanno trattati separatamente. Ma anche con riferimento agli emendamenti che possono avere carattere modificativo o integrativo dell'articolo l'emendamento deve essere discusso separatamente. Al limite, a mio giudizio, può esser non applicata la norma secondo la quale si faccia rientrare l'emendamento nella discussione generale separata, ma rientra nella discussione generale, e quindi nei tempi previsti dal Regolamento per la discussione generale, però non può essere negata al consigliere la possibilità di intervenire nei limiti dei 10 minuti, così come previsto dall'articolo 77 su ciascun emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Montis. Ne ha facoltà.
MONTIS (R.C.-Progr.). Signor Presidente, credo anch'io di dover insistere sul fatto che ci sia un ordine che ci consenta di sapere come si svolgeranno i lavori di questo Consiglio. Gli episodi che sono avvenuti ieri non sono episodi simpatici; è vero che la democrazia non è un grande regime, ma non ce ne sono altri, come aveva detto quel grande politico e come tali quindi bisogna rispettarli. Ieri si è ripetutamente intervenuti sullo stesso argomento senza limiti di tempo, senza nessuna possibilità di osservare anche i termini di questo Regolamento vecchio, obsoleto, non rispondente più alle esigenze e ai bisogni di una Assemblea come la nostra, cosa che noi abbiamo sottolineato in passato per altri motivi in modo abbastanza insistente senza avere grande fortuna. Dobbiamo sapere come regolare i nostri lavori. Credo che l'onorevole Cugini non debba minacciare nessuno dicendo: probabilmente succederà così. L'onorevole Cugini deve parlare a nome del suo Gruppo e non della maggioranza, almeno per quanto ci riguarda. Abbiamo il diritto di decidere secondo modi e orientamenti nostri, non solo la partecipazione al dibattito ma anche tutte le altre cose che competono a questa maggioranza. Noi ci siamo, io non so se ci rimarremo o meno, questo dipenderà da quello che succederà in futuro. Una cosa è certa: rivendichiamo la nostra indipendenza assoluta di giudizio per quanto riguarda gli argomenti che verranno trattati e per quanto riguarda persino i lavori di questo Consiglio. E' impossibile continuare in questo modo.
Voi, amici di Forza Italia e di Alleanza Nazionale, non state facendo solo l'ostruzionismo che è molto legittimo, voi state pregiudicando, probabilmente, forse, se non è così chiedo scusa, l'autorevolezza di questo Consiglio, perché insistere in questo modo su un argomenti già trattati una, due, tre, quattro, cinque volte, con le stesse parole e le stesse motivazioni credo che non qualifichi questa Assemblea.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). Le parole del collega onorevole Montis sono apprezzabili, da persona saggia ed equilibrata quale si è sempre dimostrato nei lavori di quest'Aula, quando rivendica la propria libertà di azione e di autonomia da una maggioranza che evidentemente tende a prevaricare anche all'interno delle diverse componenti la libertà di espressione di talune espressioni e di talune componenti di quella maggioranza stessa.
Per quanto riguarda la nostra attività dobbiamo dire che di fronte a una maggioranza blindata, a una finanziaria blindata come è questa, della quale non si può assolutamente condividere l'impostazione e alcuno dei suoi contenuti, perché è una manovra a nostro modo di vedere all'insegna della massima conservazione, la nostra attività può anche apparire fastidiosa nei confronti di chi la deve purtroppo subire, però è un'attività finalizzata solo ed esclusivamente a individuare gli aspetti negativi, che tanti sono in questa manovra, che minimamente non vengono ascoltati e valutati da parte di chi invece dovrebbe in un raffronto democratico ascoltare e condividere ciò che è condivisibile, per cui si arriva anche a queste esasperazioni di interventi che evidentemente, se visti fini a sé stessi, possono arrivare a esprimere anche giudizi come quello che ha poc'anzi espresso il collega Montis, ma sappia il collega Montis che non è fatto solamente al fine di recare fastidio, ma è solamente rivolto a ottenere risultati per la nostra Isola.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, io resto scandalizzato dalle dichiarazioni dell'onorevole Marteddu che afferma un diritto dei consiglieri a non ascoltare. A questo punto rinunciamo, votiamo e basta, perché credo che la discussione debba invece servire a chiarire a tutti i termini del problema. E' vero che questo dibattito è ripetitivo, ma è ripetitivo soprattutto da parte del rappresentante della Giunta che non sa dire altro che "non accoglie".
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marteddu. Parla prima l'onorevole Marteddu, poi l'onorevole Pittalis, parlano tutti. Che tipo di dibattito stiamo facendo qua? Su che cosa vuole intervenire onorevole Marteddu? MARTEDDU (Popolari). Sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Sull'ordine dei lavori, però...
MARTEDDU (Popolari). Un'altra domanda volevo solo farle, e leggere i commi 2 e 3 dell'articolo 76 richiamato dall'onorevole Masala, col comma 5 anche, che dice: "Nessuno può parlare più di una volta nella discussione di uno stesso argomento". Cioè io vorrei sapere con certezza se discutere degli emendamenti e degli articoli stiamo discutendo dello stesso argomento oppure no. Devo avere una certezza su questa cosa. La seconda questione è riferita a quanto dichiarato dall'onorevole Casu, chiedo che venga sancita la responsabilità assoluta della Conferenza dei Capigruppo nella organizzazione dei lavori e dell'orario dei lavori del Consiglio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Grazie, signor Presidente. Mi pare che nonostante le sue puntuali raccomandazioni anche la prerogativa di prendere la parola sull'ordine dei lavori mi pare che proprio dai banchi della maggioranza l'onorevole Marteddu e l'onorevole Cugini hanno dato chiaro esempio di come il Regolamento si tende a piegarlo a proprie esigenze e sull'ordine dei lavori io non ho sentito granché. Ho sentito soltanto delle censure di carattere politico che noi rimandiamo ben volentieri ai mittenti. Signor Presidente, qui veramente si pone un problema serio, di tenuta delle stesse istituzioni democratici, perché io non posso assolutamente consentire all'onorevole Cugini che si rivolga verso un consigliere della opposizione in tono minaccioso e addirittura anche sprezzante quasi di avvertimento subdolo come se l'Assemblea, la seduta e l'andamento dei lavori siano una prerogativa dell'onorevole Cugini e del suo Gruppo. Grazie a Dio non siamo ancora in un sistema di regime e quindi almeno non ci sentiamo noi di partecipare a quello che state cercando anche di costruire surrettiziamente in questa Isola.
L'onorevole Marteddu ha tutto il diritto di andare a fare anche la scampagnata, se lo ritiene, a noi non importa un fico secco di quello che vogliono fare lui e i consiglieri della maggioranza. Sappiamo quello che vogliamo fare noi, sappiamo che rimarremo qui in aula perché pretendiamo l'esame di ogni articolo e di ogni emendamento...
MARTEDDU (Popolari). Secondo il Regolamento!
PITTALIS (F.I.). ...e le preannuncio, signor Presidente, proprio secondo il Regolamento, la cui lettura non può essere quella che dà l'onorevole Marteddu...
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Pittalis, le do subito la parola, ma per evitare che ci sia un malinteso tra di noi. La mia intenzione è questa: conclude l'intervento l'onorevole Pittalis, ci sono forse altri due interventi sull'ordine dei lavori, vi prego di attenervi all'argomento nella maniera più succinta possibile, poi io sospendo, convoco la Conferenza dei Capigruppo per definire la programmazione dei lavori odierna e possibilmente dei prossimi giorni, in questo modo io ho qualche minuto per esaminare tutte le questioni che mi sono state poste e vararle dandone una interpretazione autentica per quanto concerne la Presidenza, che governino i nostri lavori nel corso della mattinata. Credo che al di là degli interventi dei colleghi che sono stati fatti poi le competenze della Conferenza dei Capigruppo saranno rispettate perché la convoco e decidiamo e le competenze e le prerogative della Presidenza saranno esercitate.
PITTALIS (F.I.). Signor Presidente, anche noi chiediamo l'osservanza e l'applicazione rigorosissima del Regolamento, il quale secondo la lettura che ne hanno dato i colleghi che mi hanno preceduto, in particolare l'onorevole Masala, io chiedo non le interpretazioni soggettive, ma le interpretazioni secondo il tenore letterale stesso, e mi riferisco all'articolo 84 commi 2 e 3 che richiamava appunto il collega Masala, e per quel che riguarda il mio Gruppo preannuncio che sin da ora, signor Presidente, sono da intendersi iscritti tutti e 16 i componenti del Gruppo di Forza Italia ad intervenire su ogni articolo e su ogni emendamento, così sgombriamo il campo da ogni equivoco se questo è il criterio che si vuole seguire anche nel corso di questo dibattito, se questa è l'intenzione di mettere un bavaglio, assicurando anche gli organi di informazione che il Gruppo di Forza Italia è compatto in un'unica linea, in un'unica posizione che è quella espressa dal suo Capogruppo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bruno Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI BRUNO (Gruppo misto). Grazie signor Presidente, per non togliere tempo ai lavori dell'Assemblea ma per significare un rammarico, io ho fiducia nella Presidenza su come intenderà e su come ha inteso portare avanti i lavori, ma non vorrei essere oggetto e credo nessuno in quest'Aula vuole essere oggetto né di terrorismo né di violenza della propria coscienza, cioè in definitiva il fatto che si possa tacere, io condivido l'atteggiamento dell'onorevole Montis, il fatto che si possa tacere non deve dare assolutamente ai nostri colleghi e del Polo e della sinistra il voler consentire l'atteggiamento prevaricatore, ci sono in quest'Aula consiglieri che seguono i lavori, che tacciono e che in quest'Aula aspettano che finalmente si vada a produrre senza tutte queste manfrine, io dico, che non danno sicuramente dignità all'Assemblea.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
Questo è l'ultimo intervento, poi convoco una conferenza dei Capigruppo.
MARTEDDU (Popolari). Ho chiesto di parlare sull'articolo 78.
CASU (F.I.). Allora, l'onorevole Marteddu è intervenuto già tre volte, anche io ho allora diritto.
PRESIDENTE. Non ho dato la parola all'onorevole Marteddu, ho dato la parola all'onorevole Floris. Onorevole Casu, la parola la do io e non mi sembra che tolga la parola. Prego onorevole Floris.
FLORIS (F.I.). La ringrazio, Presidente, innanzitutto per voler significare a lei e ai Presidenti che si alternano al suo scranno la nostra totale fiducia sull'interpretazione del Regolamento, Regolamento che non può essere violentato in una fase e fatto osservare in un'altra, per cui alcuni consiglieri, alcuni Capigruppo che si appellano al Regolamento, essi stessi dovrebbe rispettarlo in tutta la sua formulazione, per esempio quella di non intervenire durante l'intervento di un altro consigliere, ad esempio assicurare che nel proprio Gruppo ci sia l'armonia e non si assista a certe scene che sono veramente riprovevoli sotto tutti i punti di vista. In ogni caso, siccome si parla di Regolamento e siccome tutti hanno da dire su questo obsoleto Regolamento, io voglio ricordare che all'articolo 130 del predetto Regolamento al comma secondo c'è scritto: "Ciascun consigliere può presentare proposte di modifica al Regolamento del Consiglio, le stesse sono inviate per l'esame alla Giunta per il Regolamento". Allora è possibile che solo oggi che si discute della finanziaria che si sia fatto ricorso all'articolo 130? Se questo Regolamento non va bene, lo si deve dire non nei momenti in cui si discute della finanziaria, lo si deve dire quando c'è il tempo per modificarlo a seconda di quelle che sono le necessità dei singoli consiglieri, non gruppi, consiglieri. Allora nel rinnovarle la fiducia su quello che lei andrà a decidere durante il corso dei lavori, noi ci atteniamo al rispetto del singolo consigliere che l'Aula e gli altri consiglieri devono mentre sta svolgendo l'intervento. La ringrazio Presidente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Nivoli. Ne ha facoltà.
SANNA NIVOLI (A.N.). Sull'ordine dei lavori, Presidente, grazie. Molto brevemente anche io, mi sembrava che non mi volesse dare la parola, io capisco che sono marginale...
PRESIDENTE. No, è centrale.
SANNA NIVOLI (A.N.). Marginale nel senso spaziale, mi piacerebbe rispondere al collega Montis che è così preoccupato per i numerosi interventi che noi abbiamo manifestato, abbiamo espresso sull'articolo 20. Vorrei ricordare al collega Montis che purtroppo anche questa difficoltà di trovarsi d'accordo sull'interpretazione del Regolamento, vorrei ricordare a tutti quanti che qui noi rappresentiamo una sorte di ibrido di regole elettorali, nel senso che alcuni tra di noi sono espressione di una cultura maggioritaria e alcuni tra di noi sono espressione di una legge proporzionale e costretti anche nell'ambito di uno stesso Gruppo e di uno stesso raggruppamento a convivere attraverso queste due culture in regole e regolamenti che probabilmente sono vecchi e probabilmente sono obsoleti. L'articolo 20 per quanto riguarda la cultura maggioritaria è espressione di un modo di fare politica, di un modo di usare la finanza pubblica in maniera acquisitiva e l'opposizione non condivide questo modo, quindi io chiedo all'onorevole Montis e a tutti coloro che sono caratterizzati da una cultura della finanza pubblica differente dalla nostra di avere una certa tolleranza nei confronti di ripetuti tentativi da parte dell'opposizione di esprimere il dissenso nei confronti di un articolo che per noi rappresenta, come è emerso chiaramente, l'espressione di una sorta di democrazia acquisitiva che vorremmo non esistesse più. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Macciotta. Scusate, davvero vi faccio una proposta, sull'ordine dei lavori enunciate prima la proposta organizzativa dei lavori e poi le motivazioni sennò questa Presidenza non riesce a sapere, se è enunciata dopo, se state intervenendo sull'ordine dei lavori o no. Allora questo intervento può essere consentito, poi sospendiamo un momento. Aveva chiesto la parola l'onorevole Marteddu su fatto personale, io però vorrei fare prima la conferenza dei Capigruppo e poi esaurire dopo la Conferenza dei Capigruppo... L'intervento dell'onorevole Macciotta è l'ultimo, poi Conferenza dei Capigruppo.
MACCIOTTA (Gruppo Misto). Grazie Presidente per avermi concesso la parola, io interverrò sull'ordine dei lavori specificatamente nel senso che non sono d'accordo e non ritengo che sia rispondente al Regolamento l'iscrizione di un intero Gruppo d'autorità da parte del Capogruppo, per intervento sull'articolo e sugli emendamenti, questo non sta scritto in nessun Regolamento e tanto meno nel nostro, nessuno di noi consiglieri ritengo abbia dato il suo cervello all'ammasso sia per quanto riguarda la disposizione a intervenire o a non intervenire che attiene al singolo consigliere e non, con tutto il rispetto, a nessun Capogruppo, neanche con l'obbligo di intervenire. Quindi l'applicazione del Regolamento è, secondo me e faccio appello alla Presidenza, che nell'ambito di tempo in cui si svolge il primo intervento complessivamente sia per l'articolo sia per gli emendamenti l'iscrizione vada fatta entro quel termine singolarmente da ciascun consigliere che intende intervenire.
Per fatto personale
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per fatto personale il consigliere Marteddu. Allora facciamole subito altrimenti così non riapriamo di nuovo la discussione per i fatti personali. Chi è che intende intervenire? Ricordo ai colleghi che in base all'articolo 78 chi intende intervenire per fatto personale deve indicare il motivo del fatto personale. Ha domandato di parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.
MARTEDDU (Popolari). E' semplice, mi è stato detto, mentre ponevo problemi regolamentari seri, che voglio fare le scampagnate. Debbo dire che io non sono abituato a fare scampagnate, sto qui volentieri a discutere di questa cosa e presumo che all'onorevole Pittalis, notoriamente principe del Foro, in questo caso sta passando dall'altra parte della barricata a emanare sentenze che ritiri questa affermazione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Il mio amico Matteo si scandalizza per cose ben diverse, pensavo che accettasse come una battuta scherzosa e legata soprattutto a quello che è stato il suo proponimento, cioè di consentire ai colleghi della maggioranza di poter uscire fuori da quest'aula. Non c'è niente sul piano personale. Invece respingo garbatamente quell'inciso del professor Macciotta perché il capogruppo di Forza Italia non impone niente di autoritario; il capogruppo di Forza Italia ha inteso portare in quest'aula la sintesi, le assicuro, di una decisione unanime dei consiglieri del Gruppo di Forza Italia, i quali hanno chiesto al loro capogruppo di intercedere presso la Presidenza prima di ogni discussione, di ogni articolo e di ogni emendamento, per semplificare, farmi portavoce per iscrivere tutti quanti. Questo a conferma della grande compattezza di questo Gruppo che affida la sintesi al suo Presidente.
PRESIDENTE. Sospendo la seduta per cinque minuti e convoco la Conferenza del Capigruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 31, viene ripresa alle ore 11 e 16.)
Sull'ordine dei lavori e sul Regolamento
PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto. Comunico l'esito dei lavori della Conferenza dei Capigruppo sia per quanto attiene la programmazione dei lavori, sia per quanto attiene le interpretazioni che naturalmente vengono lasciate alla Presidenza. Infatti dopo la Conferenza dei Capigruppo ho consultato anche i colleghi vicepresidenti con l'ausilio degli uffici. Per quanto riguarda l'organizzazione dei lavori la Conferenza dei Presidenti di Gruppo non ha raggiunto l'unanimità quindi questa Presidenza si rimette agli orientamenti prevalenti. Gli orari stabiliti sono questi, si va avanti sino alle 14, si riprenderà alle 16, si lavorerà nel corso della giornata e in base alla produttività del Consiglio si determinerà la prosecuzione dei lavori. Comunque è prevedibile che si lavori tutta la serata, eventualmente si tratta di verificare se ci sono proposte per andare oltre i lavori normali. Comunque la cosa certa è che si va sino alle 14, si riprende alle 16, nel corso della serata si definirà l'orario di conclusione. Per quanto riguarda i problemi che sono stati posti sul Regolamento questa mattina, io li riepilogo in modo tale che questa sia un'interpretazione che, per quanto possibile, salvo le vicende che nell'Aula emergeranno, unifichi sia l'attività mia, del collega Milia e del collega Zucca nell'interpretazione e nella guida dell'Assemblea. Viene ribadito ai colleghi, con l'appello anche alla vostra collaborazione con la Presidenza in un momento delicato della vita dell'Assemblea, e credo che su questo siamo tutti d'accordo, per cercare di rendere l'attività dell'Assemblea più tranquilla possibile nel rispetto pure della dialettica che ci deve essere. Da parte della Presidenza l'appello che vi facciamo ed i criteri sui quali ci uniformeremo sono questi. Su ogni singolo argomento, si interviene una sola volta, chi chiede la parola sull'ordine dei lavori deve annunciare prima la proposta in modo tale che sia veramente un intervento sull'ordine dei lavori e non un altro intervento fittizio. La Presidenza si riserva la facoltà di togliere la parola quando l'intervento sull'ordine dei lavori non sia attinente davvero all'ordine dei lavori. Per quanto riguarda, e questo era già stato stabilito in apertura di mattinata, l'articolo 84, il secondo e il terzo comma, che riguarda la sequenza ed il metodo di discussione degli emendamenti, noi abbiamo discusso, ci troviamo unanimemente d'accordo sul fatto che il comma secondo è un'indicazione di carattere generale ed il terzo comma è una specificazione del secondo comma. Quindi gli emendamenti sono discussi nell'ordine di presentazione, o secondo l'ordine che il Presidente di turno prevederà, quindi separatamente. Questa Presidenza si riserva la facoltà in caso di emendamenti simili di accorparne la discussione. L'articolo 76 che riguarda le iscrizioni durante il primo intervento riguardano la discussione di carattere generale, non la discussione sugli emendamenti, anche se apprezzando davvero molto la disponibilità dei colleghi ad iscriversi durante il primo intervento, sollecitiamo che questo avvenga più frequentemente possibile. Però l'articolo 76, al secondo comma, prevede che siano i singoli consiglieri ad iscriversi al banco della Presidenza, e quindi anche se sappiamo che tra i consiglieri è il singolo Capogruppo, e non solo tra i consiglieri e il Capogruppo, ma tra i consiglieri e i singoli colleghi di ogni Gruppo c'è la massima fiducia, però in questo momento, nella vita normale del Consiglio avviene che non solo il Capogruppo, ma un singolo consigliere iscriva tutti i suoi colleghi, qua vi pregherei invece che ognuno iscriva se stesso al banco della Presidenza per essere più rispettosi possibili della lettera del Regolamento. Queste considerazioni irrigidiscono naturalmente la nostra attività e pongono ancora di più in evidenza l'esigenza di un ripensamento del Regolamento, ma questo è un problema che si porrà alla fine della seduta del bilancio, che io e i colleghi della Giunta del Regolamento avevamo già posto, che i Capigruppo hanno con sensibilità recepito; lo affronteremo in un momento successivo.
Continuazione della discussione degli articoli del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 1998)" (382)
PRESIDENTE. Allora, con l'esigenza di trovare con queste regole la massima speditezza possibile, torniamo alla discussione dell'articolo 20; siamo alla discussione dell'articolo 20, l'emendamento numero 119 è stato letto ed illustrato e sono stati espressi i pareri, quindi siamo al dibattito sull'emendamento numero 119 all'articolo 20.
Sono stati discussi gli emendamenti 116, 117 e 118, deve essere conclusa la discussione sull'emendamento numero 119, c'è da discutere il 155 e il 37.
Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Sull'emendamento numero 119. Mi ha colto un po' alla sprovvista perché dopo tutte le dichiarazioni di iscrizione a prendere la parola non pensavo di essere il solo a richiederla. Io ritengo che il comma 4 dell'articolo 20, come propone l'emendamento numero 119, vada soppresso. Perché si tratta il capitolo 09039 e 09042/01 di articoli che prevedono stanziamenti genericamente alle imprese, mentre l'approvazione del quarto comma destinerebbe grossa parte di questi finanziamenti alle imprese cooperative. Mi pare che questo sia il motivo ricorrente in questa legge finanziaria e quindi non mi stupisce che venga continuamente riprodotto, ma venga anche continuamente contestato. Ora credo che siamo in un sistema di libero mercato, in cui l'impresa deve operare su un sistema di concorrenza. Ora la formulazione di questi capitoli delle leggi che vi sono a monte consente all'impresa cooperativa o meno di accedere. E chiaramente i criteri di attribuzione di questi benefici sono quelli indicati dalle rispettive leggi. L'approvazione invece di questo quarto comma dell'articolo 20 stravolgerebbe il criterio della parità di trattamento, della par condicio tra le imprese cooperative e non cooperative, e credo che questa sia una violazione dei principi, sia della pari partecipazione di tutti i soggetti e benefici derivanti da leggi emanate dall'attività della pubblica amministrazione, sia un'illecita concorrenza, perché l'impresa cooperativa, pur avendo requisiti minori per accedere a questi benefici, scavalcherebbe le imprese che hanno, sulla base delle leggi emanate, una prelazione su questi benefici. Quindi c'è un contrasto sia al principio costituzionale, che è quello di eguaglianza dei soggetti, sia al principio della libertà di concorrenza che deve avvenire ad armi pari. Quindi stiamo violando, con questo quarto comma, dei principi fondamentali. Forse l'onorevole Scano replicando dirà che ci inventiamo i problemi, come ha detto già ieri, ma i problemi esistono, e se poi magari queste imprese cooperative tra cinque, sei anni, dieci anni dovranno restituire questi soldi che stanno prendendo così illegittimamente, perché il Consiglio regionale è tenuto, nella sua legislazione, ad osservare i precetti costituzionali, ebbene, dovranno ringraziare chi va avanti in questa direzione. L'impresa cooperativa, ovviamente, ha un valore fortemente sociale, però è vero che anche nella costituzione c'è un atteggiamento favorevole alla cooperazione, ma allora facciamo delle leggi in favore della cooperazione, nella misura in cui sono ammissibili, e non ricorriamo a questi trucchetti di destinare i fondi a tutte le imprese che ne hanno diritto, salvo poi sottrarle a favore esclusivo delle imprese cooperative, perché questo è un modo di agire in modo surrettizio, sperando forse che qualche controllore a Bruxelles guardi le leggi originarie e non legga bene questa norma della legge finanziaria. Ma, a questo punto, credo che se la Giunta e la maggioranza insisteranno su questo atteggiamento, qualcuno potrebbe anche avvertirli delle tante norme della finanziaria che contrastano con principi costituzionali e con i principi del libero mercato affermati dall'Unione Europea.
PRESIDENTE. Sull'emendamento numero 119 l'onorevole Casu e l'onorevole Balletto hanno già parlato ieri alle 20 e 48 e alle 20 e 56.
CASU (F.I.). Abbiamo parlato sul 117 e sul 118, ma non anche sul 119.
PRESIDENTE. No, no, anche sul 119.
Ha domandato di parlare il consigliere Piras. Ne ha facoltà.
PIRAS (Popolari). Io sarò brevissimo, Presidente. Concordo in pieno con quanto ha detto l'onorevole Bonesu per dire che il quarto comma dell'articolo 20 è illegittimo e pertanto va soppresso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Locci. Ne ha facoltà.
LOCCI (A.N.). Per riprendere l'analisi dei fatti che faceva appena poco fa il collega Bonesu. L'emendamento numero 119 che tende a sopprimere il quarto comma dell'articolo 20, pone il problema di fondo delle pari opportunità, dell'accettazione o meno dell'economia di mercato, pone il problema dell'alternativa tra le politiche dirigiste e le politiche invece di libertà in economia.
Il quarto comma dell'articolo 20 in effetti tende a reperire una quantità di risorse pari a 10 miliardi che vengono prelevate dal capitolo 09039 che riguardava un aumento del fondo speciale di rotazione per la concessione di prestiti a favore delle piccole e medie industrie, per la formazione di scorte e materie prime, così come il capitolo 09042/01 si occupava di concorsi in conto interessi sui prestiti concessi sempre alle piccole e medie imprese. Quindi l'emendamento in esame altro non fa che sottrarre risorse alla piccola e media impresa per spostarle a favore delle aziende cooperative agroindustriali.
Ecco, su questa situazione non possiamo naturalmente non manifestare il nostro disappunto. E' chiaro, ancora una volta, e su questo naturalmente poniamo il problema non tanto all'intera maggioranza, quanto all'area moderata che sta all'interno della maggioranza, perché vogliamo sapere se sono vere le enunciazioni programmatiche, vogliamo verificare se quanto è scritto nei vari programmi Palomba, e cioè che le politiche economiche di questa maggioranza si sarebbero orientate a favore della piccola e media impresa, questo è stato scritto in tutti i programmi delle giunte Palomba, è stato enunciato in tutti i convegni che gli esponenti più autorevoli di questa maggioranza hanno tenuto nelle varie parti dell'Isola, e costantemente, sia nei documenti programmatici, sia nelle enunciazioni convegnistiche, sia nelle enunciazioni televisive, radiotelefoniche, eccetera, vi è sempre un punto fermo, cioè un centro sinistra che in qualche modo apre, apre proprio guardando, dando ragione anche alla parte moderata di questo centro sinistra, apre alla politica della libera iniziativa delle piccole e medie imprese, delle botteghe artigiane, dei commercianti, dei pescatori, di tutte quelle libere attività che non dipendono in qualche maniera dal potere politico, così come dipendono invece altri settori dell'economia. Io credo che non sia indifferente dire che noi oggi stiamo spostando dieci miliardi che erano destinati al mondo della piccola e media impresa, cioè a quella parte del mondo del lavoro che oggi lamenta un'altissima pressione fiscale, lamenta le grandi difficoltà di intrapresa per carenza di infrastrutture, lamenta la quasi impossibilità di poter effettuare nuovi investimenti per l'altissimo costo del denaro, lamenta la sua difficoltà di operare rispetto alle omologhe aziende del settentrione per quanto riguarda i costi dell'energia, quelle imprese che lamentano oggi il fatto che l'insularità e la carenza del sistema dei trasporti le rende scarsamente competitive nell'ambito del confronto che la globalizzazione dei mercati oggi impone, nell'ambito del rapporto fra regioni, non più solo fra regioni italiane, ma regioni europee, regioni del mondo. Allora, in questo quadro noi lamentiamo una situazione come quella lamentata, aggiungendo che se a queste carenze strutturali che già vedono in ginocchio la piccola e media impresa, una piccola e media impresa che già nella legislazione ordinaria, nell'ordinamento vigente non ha trovato, diciamo così, dei favori verso una sua espansione, verso una sua possibilità di sviluppo, e noi cosa facciamo? Di fronte a una situazione di grande difficoltà di questa parte importantissima dell'economia italiana e sarda noi sottraiamo risorse da questo comparto verso un altro comparto, e verso un altro comparto che in qualche modo è targato politicamente. Ci riferiamo naturalmente alle cooperative rosse. Crediamo di non dire niente di sconosciuto, crediamo di dire fatti notori se affermiamo che il mondo della cooperazione in una fetta importante, molto larga, in una fascia larghissima risponde sicuramente, e legittimamente, io aggiungo, agli interessi politici del PDS. Questa è la norma, diciamo così, dalla quale emerge chiaramente l'egemonia del cosiddetto PDS all'interno della maggioranza. Su questo noi chiediamo alla parte moderata del centrosinistra, senza volerla attirare verso il centrodestra, senza voler dire che dobbiamo scompaginare i poli, senza voler dire niente di tutto questo, diciamo però a quella parte moderata del centrosinistra che di queste politiche dovrà rispondere all'elettorato, dovrà spiegare perché ritiene giusto e legittimo sottrarre 10 miliardi alla piccola e media impresa per spostarli verso le cooperative, quelle cooperative, badate bene, che nell'ordinamento vigente non pagano le stesse imposte che paga la piccola e media impresa.
SECCI (Popolari). Le cooperative non sono solo rosse.
LOCCI (A.N.). Forse vuole dire che ce n'è qualcuna anche bianca? Questo non è che corregga molto l'impostazione del tiro, anzi, se questa è la motivazione posso arricchire un attimino anche i contenuti del discorso che poc'anzi facevo, cioè l'onorevole Secci mi diceva: guardi onorevole Locci, che il taglio del suo discorso forse non è proprio corretto, non tanto per la parte che riguarda gli aspetti di politica economica, che pure evidenziava, ma per il fatto che oltre ad amici del PDS che stanno notoriamente all'interno delle cooperative, vi sono anche amici del Partito popolare, immagino. Io credo che l'amicizia tra politica ed economia sia sempre stata origine di disastri, di corruttele e di situazioni che sono emerse negli ultimi anni e credo che una riflessione della politica in generale suggerirebbe alla politica di fare programmazione, di astenersi dal mettere le mani all'interno dell'economia, soprattutto quando con provvedimenti non proprio lontani dalla economia si sceglie il beneficiario del contributo economico, si sottraggono fondi ad altrettanti settori importanti, tutto questo disinteressandosi del fatto che stiamo in qualche modo colpendo l'iniziativa privata e destinando dei fondi a un settore, torno a dire, legittimo, cioè rientra chiaramente negli aiuti che devono essere dati, perché se io fossi del PDS sicuramente sarei a favore di questo articolo 20. Questo io, quindi, lo ritengo corretto sotto il profilo di chi milita nella sinistra e che quindi costruisce un provvedimento che va a vantaggio di quegli interessi che deve tutelare la sinistra. Io chiedo invece, all'onorevole Secci, a tutto il mondo del centro, che riesce a dialogare con Rifondazione comunista, col PDS e con tutta quella parte della sinistra, se forse non stanno sbagliando attività politica, se forse per difendere una cooperativa bianca non ne stanno aiutando 150 mila rosse. Prego Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Locci, le lascio ancora un minuto.
LOCCI (A.N.). Non voglio abusare della pazienza del Presidente eventualmente torno in dichiarazione di voto, mi è rimasto solo l'ultimo concetto. Preferisco ritornare con dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Non mancheranno le occasioni. Ha domandato di parlare il consigliere Tunis Marco. Ne ha facoltà.
TUNIS MARCO (F.I.). Signor Presidente, brevemente, colleghi consiglieri, per ribadire anche io alcuni concetti che hanno già espresso i colleghi stessi che mi hanno preceduto, dall'onorevole Bonesu all'onorevole Locci. Già ieri ho avuto modo di notare e di ricordare ai colleghi della maggioranza che vi era già un diverso indirizzo nell'impostazione della finanziaria, perché spostare le somme da un capitolo x a un altro capitolo è politica, perché qualsiasi cosa si debba togliere ad un settore e si debba destinare ad un altro è politica. Quindi avendo già notato per quando riguarda alcune operazioni denunciate ieri ai colleghi, specialmente a quelli del Polo moderato che hanno aderito ad un patto di sinistra, anche qui con questo emendamento si è teso privilegiare un settore che riguarda sempre questo delle cooperative. Noi per il nostro modo di impostare diciamo che le consideriamo sia le cooperative che le imprese individuali allo stesso livello, non abbiamo mai cercato di poter se non agevolare la forma cooperativa per poter raggiungere risultati più ottimali e cercare, una volta che si ottiene un prodotto, che possa essere commercializzato nel modo migliore, però da qui a togliere da alcuni settori come si vede nel capitolo 09042/01 e il capitolo 09039, cioè da piccole e medie industrie, piccole e medie imprese, alcune provvidenze a loro favore e vengono destinate in grande quantità complessivamente 10 miliardi sempre alle cooperative, a noi fa pensare che ormai si è affermata all'interno di questa maggioranza una certa tendenza, di questo noi dobbiamo prendere atto e ad ogni pie' sospinto dobbiamo denunciare questo privilegio e questo indirizzo; significa che si snatura un orientamento precedentemente adottato, significa che noi non possiamo per forza essere d'accordo perché per la verità noi siamo per essere che tutti e due possano godere dei relativi finanziamenti, non fosse per altro l'ha detto Bonesu per poter avere una par condicio, così non si sta verificando e abbiamo avuto modo di notarlo già in due articoli, probabilmente se scorriamo anche gli articoli successivi si noterà ancora di più questa tendenza, la verità è che non si può così in un colpo solo, dopo che il PDS è stato alla finestra per tanti anni e ha fatto una bella opposizione alla Regione ed è stata di stimolo per una maggioranza che ha governato per tanto tempo e poi attraverso il cavalcamento delle teste politiche, il famoso governissimo, ha dovuto accettare ingoiare alcune politiche di una vecchia maggioranza e poi via via riuscire all'interno di un nuovo quadro a determinare questo nuovo indirizzo, la verità è che ormai, con anche l'arrivo del Partito di Rifondazione Comunista, senza per altro pensare di dover criticare le posizioni a priori, significa comunque spostare ulteriormente questo indirizzo a favore e sempre più di determinati settori, noi a questo tipo di politica diciamo basta, probabilmente lo denunceremo anche all'opinione pubblica perché non penso che l'elettorato sardo quando ha votato per queste forze politiche, in buona quantità e mi riferisco ai pattisti, mi riferisco ai PPI che gli abbiano detto e dato delega anche, attenzione quando arriveranno i bilanci voi dovete approvarli tranquillamente per quelli che sono i loro indirizzi. Sono politiche economiche diverse, l'elettore che da il voto a quei partiti, lo da per doverli amministrare in una maniera abbastanza equilibrata ponderata e mediatrice. Così non è, così è ormai a indirizzo unico, destinato anche ad ampliarsi e a specificarsi ancora ulteriormente, per cui io penso anche grazie a questi interventi e a questo tipo di denunce comunque all'opinione pubblica e agli elettori, penso che si accorgeranno che qualche partito ha tradito l'indirizzo e ha rubato i voti portandoli dal centro verso la sinistra e l'estrema sinistra. Comunque c'è ancora tempo per dover giudicare se l'elettore è maturato e se saprà capire di essere stato tradito, noi riconosciamo comunque con questi emendamenti che non siamo d'accordo, che non siamo in sintonia con queste politiche esclusivistiche.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 155 soppressivo è stato già illustrato, chiedo conferma. Per esprimere il parere sull'emendamento numero 119 ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.
FERRARI (F.D.S.-Progr.Sard.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Io intervengo su questa parte della discussione che ha impegnato il Consiglio ieri e sta impegnando il Consiglio stamattina, intervengo su questa parte che è relativa al quarto comma dell'articolo e diciamo che è un comma che l'emendamento numero 119 vorrebbe abrogare; io vorrei fare una considerazione di carattere generale affinché sia chiaro perlomeno qual è l'eventuale filo conduttore che può unire le posizioni della minoranza, ma io dico di tutto il Consiglio e della Giunta, cioè qui si sta sostenendo una tesi che è questa, che non solo le cooperative ma anche le imprese non cooperative debbano poter beneficiare di questi fondi, dei fondi pubblici in generale ma in particolare dei fondi previsti da questo articolo della finanziaria. Io dico che su questa questione siamo tutti d'accordo, oggi abbiamo in mano uno strumento, utilizziamo uno strumento che è stato dichiarato qui uno strumento del passato, qualcuno ha detto proprio stiamo discutendo in termini di archeologia ma io vi dico che sono d'accordo con questa valutazione. Cioè noi di questi strumenti, cioè di utilizzare i fondi speciali previsti dalle leggi del piano di rinascita, dovremmo abolirli questi strumenti, di ritornare a programmi del passato per fare spese oggi, sono strumenti però che sono stati utilizzati perché nel passato fino ad oggi sono stati strumenti di attuazione pratica, però sono d'accordo e siamo d'accordo perché questi strumenti, lo ha detto mi pare nell'introduzione alla sua relazione al bilancio l'Assessore Scano, l'ha detto in Giunta prima che in Consiglio; cioè ci sono meccanismi che dobbiamo modificare, ma attualmente le cose si fanno un po' alla volta, oggi ci siamo trovati costretti a utilizzare ancora questi meccanismi e siamo d'accordo che vanno modificati. Però siamo anche d'accordo sulla filosofia che, tra l'altro è anche una filosofia comunitaria, che tutte le imprese devono essere trattate alla stessa stregua, cioè che non ci devono essere diciamo delle scelte di fondo che tolgano tutto alle imprese non cooperative e diano tutto alle imprese cooperative. Questo è evidente, anche se la cooperazione, come ricordava il collega Bonesu, ha una considerazione particolare anche nell'ambito della Costituzione. Ma detto questo, stiamo discutendo di una cosa che esiste soltanto parzialmente; cioè noi con questo articolo della finanziaria stiamo dando soldi sia alle imprese non cooperative che alle imprese cooperative. Allora ve lo dimostro; proprio questo comma, si tratta di chiarirlo, poi se mi si dimostra il contrario sarò io il primo a dire che non è così, ma io ho i documenti in mano della finanziaria che mi dicono il contrario. Allora l'articolo 20, il comma quarto, dice che una quota pari a lire due miliardi è destinata alle cooperative per l'acquisto di scorte, due miliardi. Dunque poi altri otto miliardi sono destinati se non erro al concorso interessi. Allora se mi permettete, il comma dice: "nell'anno 98 nei capitoli 09039 e 09042" che cosa recano questi capitoli? Andiamoli a vedere.
Presidenza del Vicepresidente Zucca
(Segue FERRARI.) Capitolo 09039, aumento del fondo speciale di rotazione per la concessione di prestiti a favore delle piccole e medie industrie, eccetera eccetera: sette miliardi e ne prendiamo solo due per la cooperazione. Capitolo 09042/01, ci sono tredici miliardi e otto sono per la cooperazione. Allora possiamo discutere sul quantum ma non dire che per le imprese non c'è niente. Rimangono qui cinque miliardi per le imprese, mentre nell'altro capitolo dove ce ne sono sette ne rimangono cinque per le imprese non cooperative. Quindi sul quantum si può anche discutere ma non dire che non ci sono soldi per le imprese, tant'è che per quanto mi riguarda l'emendamento 117 può essere accolto e si può anche cambiare il titolo nel senso che non sono solo le cooperative ma sono anche le altre imprese. E comunque d'accordo per trattare alla stessa stregua le imprese cooperative e quelle non cooperative; e poi su questo potremmo discutere molto e vedere qual è il peso della cooperazione, qualunque colore essa abbia, nell'ambito della economia sarda e qual è il peso delle altre imprese. Su questo si può discutere, però la situazione è questa. Quindi l'emendamento numero 117 è accoglibile da parte della Giunta, il numero 119 no.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà. Scusate, io ho trovato un elenco di nomi tra i quali il primo iscritto era l'onorevole Floris. Mi dicono invece i tecnici che la discussione sul 119 doveva intendersi esaurita e che si doveva parlare sull'emendamento numero 155.
Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Piras. Ne ha facoltà.
PIRAS (Popolari). In base all'articolo 10 del Regolamento chi deve tenere l'elenco degli iscritti a parlare, se non ce l'ha il Presidente, sono i Segretari. L'onorevole Floris non ha parlato sull'emendamento numero 119.
PRESIDENTE. Non drammatizziamo cose che non hanno bisogno di essere drammatizzate. C'è già abbastanza nervosismo, se collaboriamo ad accentuarlo guai a noi. A me risultava dal foglietto che mi ha lasciato il Presidente Selis che sull'emendamento numero 119 era iscritto a parlare il consigliere Floris. Mi dicono invece i funzionari che la discussione sul 119 era da considerarsi conclusa. Mentre sto parlando lasciatemi parlare o dovete togliermi voi la parola invertendo i ruoli? Per gentilezza adesso sto parlando io poi darò la parola. Può darsi dicevo che sia erronea la mia lettura di questo brogliaccio che ho trovato e ho domandato ai funzionari come stavano le cose. Mi è stato detto che la discussione sull'emendamento 119 era da considerarsi conclusa e che si doveva passare all'emendamento 155. Tutti si può sbagliare, non c'è la moviola qui come in una partita di calcio quando si discute di un fallo. Quindi può essere che non sia esatto ciò che mi è stato detto. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
SANNA SALVATORE (Progr. Fed.). Ha parlato l'Assessore, quindi la discussione è chiusa.
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, mi faccia la cortesia anche lei. Il fatto che abbia parlato l'Assessore sotto il profilo regolamentare non vuol dire che automaticamente la discussione è conclusa; sotto il profilo della prassi sì, ma non sotto quello regolamentare. Prego onorevole Pittalis.
PITTALIS (F.I.). Siccome le questioni regolamentari sono state oggetto di una apposita Conferenza e di comunicazioni del Presidente, io richiamo l'articolo 10 del Regolamento in base al quale non sono i funzionari del Consiglio a tenere nota dei consiglieri che hanno chiesto la parola, ma i Segretari ai quali sono demandate queste attribuzioni. Quindi, siccome il Segretario si è pronunciato in questo senso, chiedo il rispetto anche sotto questo profilo della disposizione che ho richiamato e i Segretari esercitino, conformemente alla norma regolamentare, le attribuzioni previste anche in ordine alla tenuta delle richieste di intervento da parte dei consiglieri regionali secondo l'ordine della richiesta medesima.
PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, io conosco bene il contenuto dell'articolo 10. Mi parrebbe del tutto assurdo ipotizzare che i lavori del Consiglio, Segretari o non Segretari, possano procedere direttamente senza la preziosa e indispensabile collaborazione dei funzionari ai quali va tutta la mia gratitudine, perché non solo non stanno prevaricando ma stanno collaborando a far sì che i lavori del Consiglio procedano. E allora il fatto che materialmente prendano nota i funzionari non significa assolutamente che si sta violando il Regolamento, nella più assoluta delle maniere. Che poi ci possa essere una discrasia in un nome segnato materialmente da loro e poi dai Segretari si dirimono anche controversie che non sono di portata mondiale, non crolla il mondo per questo. Però francamente insistere sul fatto che i funzionari non debbano collaborare prendendo materialmente nota di ciò che accade, è davvero dare un ulteriore contributo al cattivo funzionamento del Consiglio. Io non sono assolutamente d'accordo… non le sto dando la parola, gliela darò quando decido io.
PITTALIS (F.I.). Io sto chiedendo la parola, non me la sto prendendo, si attenga lei alle norme del Regolamento.
PRESIDENTE. Lei sta urlando e sbraitando insensatamente e la prego di tacere, le darò la parola quando riterrò di dovergliela dare perché prima devo sincerarmi di come stanno le cose. Se c'è una discrasia tra un nome segnato dai funzionari e il nome segnato… devo accertarlo, dopo le darò la parola. Adesso la prego di aspettare il suo turno.
CARLONI (A.N.). Anche lei però sta esagerando col tono della voce.
PRESIDENTE. Il tono della voce è quello che mi ha dato la natura.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Ascoltate, se volete che si continuino i lavori in maniera decente io alla decenza ci sto; se invece si cade nell'indecenza io ho una mia dignità e non voglio che sia messa a repentaglio; non ci sto a mettere a repentaglio la mia dignità con simili cose. Sospendo i lavori per mezz'ora.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 02, viene ripresa alle ore 12 e 35.)
PRESIDENTE. Faccio due o tre osservazioni preliminari prima di dare la parola all'onorevole Bonesu. Mi pare che sia opportuno che procediamo con calma, perdere la pazienza è disdicevole anche per il Presidente, ma io della teoria epicurea privilegio molte parti, ma quella della atarassia, della imperturbabilità è una cosa che non ho ancora raggiunto. Comunque l'osservazione vale per me stesso ma vale per tutti. Abbiamo, col Presidente e con l'altro Vicepresidente, visto un altro aspetto del quale non si era parlato stamattina, relativo sempre al Regolamento. Cioè la prassi vuole che alla conclusione della discussione si dia la parola alla Giunta e risulta che anche in questo caso, che ha suscitato poi questa disputa un po' eccessiva, anche in questo caso il Presidente Selis aveva detto espressamente, essendo concluso il dibattito, do la parola alla Giunta. E quindi sulla base di questa considerazione, l'altra informazione che successivamente mi ha dato il Presidente prima di andar via, e cioè che era iscritto a parlare l'onorevole Floris, era un po' in contrasto. Quindi c'è stato questo equivoco di modesta entità. Oltretutto poi l'onorevole Floris può tranquillamente parlare per dichiarazione di voto, quando lo riterrà opportuno. Chiarito questo aspetto si possono riprendere i lavori.
Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu per un richiamo al Regolamento. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Cioè qua, nella discussione fin troppo animata precedente l'interruzione, è stato sollevato il problema dell'articolo 10, dei compiti dei Segretari. E fra i compiti dei Segretari, che i Segretari a mio parere farebbero bene a leggersi con attenzione, vi è che tengono nota dei consiglieri che hanno chiesto la parola secondo l'ordine della richiesta. Quindi questo è un compito dei segretari che appunto dovrebbero collaborare col Presidente, fornendo loro al Presidente l'elenco dei consiglieri secondo l'ordine della richiesta. Io credo che, nella prassi di questo Consiglio, purtroppo, nessuno si attiene a quelli che sono i propri compiti, e credo che i tanti problemi che rendono anche la nostra discussione piuttosto caotica e frammentaria sarebbero risolti se tutti facessero il loro dovere. Quindi io invito i segretari ad attenersi rigorosamente da quanto previsto dal Regolamento e quindi collaborare col Presidente in questo delicato compito.
PRESIDENTE. Onorevole Bonesu, io sono bene a conoscenza del contenuto dell'articolo 10 e del fatto che i segretari devono collaborare. Sono altresì convinto, però, che la Presidenza in quanto tale non può fare a meno del supporto e della collaborazione preziosa dei funzionari, ai quali rinnovo il ringraziamento per la collaborazione che stanno dando e, come Presidenza, sia che presieda un altro, mi pare che nessuno possa impedire che la Presidenza si avvalga della collaborazione dei funzionari ed io continuerà ad avvalermene e nessuno penso abbia da obiettare a riguardo. Il che non è assolutamente in contraddizione col fatto che i segretari adempiano a quella funzione che l'articolo 10 affida loro. Le due cose né si escludono, anzi dovrebbero integrarsi nella pratica conduzione dei lavori del Consiglio. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Io vorrei evitare che si crei un equivoco al quale noi non abbiamo assolutamente concorso né dato causa. Cioè i funzionari rappresentano, per l'assemblea unitariamente intesa, ma anche per i singoli consiglieri, un punto di riferimento irrinunziabile; anzi, io approfitto dell'occasione per ringraziarvi della collaborazione e del lavoro veramente egregio che gli stessi svolgono. Quindi nessuno ha messo in dubbio, se non sentimenti di gratitudine per l'alta professionalità degli stessi. Io, in relazione allo specifico fatto, prima dell'interruzione dei lavori, notavo che a fronte di una interpretazione che davano i funzionari, il Segretario si era espresso in un certo modo, e richiamavo a questo fine, l'articolo 10 del Regolamento, senza minimamente entrare nel merito della professionalità e del prezioso apporto che sono sotto gli occhi di tutti.
Quindi, Presidente, nel richiamare lei la professionalità e l'impegno, ma penso che lei esprima i sentimenti di tutta l'Assemblea, compreso logicamente chi parla e i sentimenti dello stesso Gruppo di Forza Italia.
Continuazione della discussione degli articoli del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 1998)" (382)
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pittalis. A questo punto direi che passiamo all'emendamento successivo. Ringrazio anche molto l'onorevole Floris, il quale è stato pacatamente ligio alla interpretazione finale che stava dando la Presidenza. Io direi che l'onorevole Floris può intervenire tranquillamente per dichiarazione di voto, e glielo chiedo proprio nel rispetto di una prassi che in sostanza si stava violando, cioè che l'intervento dell'Assessore è di norma conclusivo rispetto al dibattito. In quell'altro caso si stava uscendo da questa prassi.
Secondo me è meglio che non ne usciamo, anche perché l'onorevole Floris, se mi darà retta e di questo lo ringrazio, potrà tranquillamente parlare per dichiarazione di voto relativamente a questo. Comunque, l'onorevole Floris ha chiesto di parlare. Ne ha facoltà.
FLORIS (F.I.). Io ritengo che dal momento che la maggioranza e alcune figure interne ed esterne al Consiglio accusano l'opposizione di ostruzionismo, se mi fosse stato concesso di intervenire nel momento in cui lei aveva detto che non avevo più diritto alla parola, io avrei detto benissimo, parlo al momento della discussione sul comma successivo, oppure per dichiarazione di voto, semmai ce ne sarà, dell'articolo in generale. Non era mia volontà, probabilmente di nessuno del nostro gruppo, sollevare questo incidente, abbiamo solo perso 42 minuti per qualcosa di veramente inesistente che rischia comunque di alterare il rapporto che c'è tra maggioranza e opposizione.
Voglio solamente ricordare una cosa: ieri abbiamo discusso sull'articolo 20 e il collega Casu, in accordo naturalmente col sottoscritto e altri elementi del Gruppo, aveva chiesto la sospensione di questo articolo. Probabilmente se ci fossimo riuniti per un'ora con l'Assessore e se l'Assessore avesse portato questi elementi ieri, facendo una valutazione molto più serena dell'intero articolo, oggi saremmo già all'articolo 23 o 24. Questo non è, di fatto ne prendo atto e interverrò sull'emendamento successivo al momento opportuno. Grazie.
PRESIDENTE. A questo punto dovremmo passare all'emendamento numero 155, a firma Pittalis e più, che è un emendamento sostitutivo parziale. Qualcuno chiede di illustrarlo? Mi dicono che è stato già illustrato. Apriamo la discussione sull'emendamento sostitutivo parziale numero 155, di cui è stato dato anche il parere. Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (F.I.). Solamente per specificare che non è un emendamento sostitutivo parziale, ma è soppressivo parziale, presidente. Chiedo scusa.
PRESIDENTE. E' saltata la pagina, è un emendamento soppressivo parziale. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). Ritengo opportuno, seppure senza polemica, fare una premessa. Da qualche collega si sono sentite voci di critica nei confronti degli interventi che ripetono cose già dette. Io credo che l'autorizzazione a fare questo apprezzamento non ce l'abbia nessuno. Pertanto, in questo spirito, esaminando l'emendamento numero 155 io devo ripetere molte cose già dette, ma credo che questo sia inevitabile perché stiamo prendendo e manipolando questo articolo 20 che è di notevole rilievo. Penso anche che l'approfondimento che noi abbiamo fatto dell'articolo 20, attraverso tutti gli emendamenti, sia servito un po' a tutti per comprendere meglio il fatto che diversamente sarebbe passato inosservato. La mia preoccupazione nel vedere la sottrazione di queste risorse, perché il comma 1 dispone il passaggio di queste risorse dal fondo per la concessione di prestiti per l'acquisto di scorte e mutui, 10 miliardi, dal riassetto agropastorale, 4 miliardi, dal fondo per la concessione mutui all'industria alberghiera, 1 miliardo e 500 milioni, concessione di prestiti agevolati alle imprese artigiane, 5 miliardi, dal fondo per la concessione di prestiti di esercizio a medio termine, 4 miliardi, ecco, la sottrazione di questi fondi, che mi sembra fossero utili in quei capitoli o in quei settori nei quali erano già collocati, è in qualche modo criticabile, anche perché si provvede a destinare tutte queste somme al settore agroalimentare. La mia preoccupazione, sia chiaro anche questo, non è quella di non consentire alle cooperative di operare, ci mancherebbe altro. Ritengo che la cooperazione sia utile, sia un fatto che noi dobbiamo valorizzare, perché attraverso la cooperazione si valorizza l'apporto normalmente di lavoro dei soci della stessa, e credo che questo meriti tutta la nostra attenzione in ogni campo e in ogni settore economico. La mia preoccupazione è un'altra. Noi viviamo in una economia ancora sottosviluppata: alla soglia degli anni 2000 siamo ancora certo non all'altezza di altre regioni italiane dove le imprese sono notevolmente sviluppate, agguerrite, capaci di fare concorrenza alle imprese straniere, ecco, nel settore agroalimentare, ho già avuto occasione di sottolineare, settore nel quale noi abbiamo immense potenzialità e capacità, allora lo dobbiamo sfruttare. Quindi avrei visto la promozione contemporanea delle società cooperative e delle altre imprese, soprattutto le piccole e medie imprese. In questo provvedimento, sia chiaro, perché altri benefici stanziati per le piccole e medie imprese ci sono, non c'è bisogno che mi vengano ricordati, ma ci sono anche per le cooperative altri provvedimenti, ce n'è a iosa di provvedimenti a favore e a vantaggio delle cooperative. Questo è un intervento fatto in un settore apposito agroalimentare. Ecco, allora, avrei visto in questo settore agroalimentare una, uso un termine di cui forse molte volte abbiamo abusato, par condicio tra cooperative e imprese che non sono costituite sotto forma di cooperativa, in diverse forme sociali o anche imprese individuali. Questo era il mio punto di vista e a questo tendeva la modifica del titolo dell'articolo di legge ma naturalmente non solo del titolo ma di tutto quello che consegue al titolo stesso, per questo ho richiamato l'attenzione di tutti. Se nel settore agro-alimentare si instaura un aspetto di concorrenza tra cooperative e non cooperative, io credo che questo sia utile per la produzione e sia utile per tutti noi. Se invece creiamo, noi staremo a vedere perché tanto nonostante tutte le critiche voi l'articolo 1 lo approverete così com'è, ma se si crea un analogo carrozzone alla Sipas e all'EMSA certamente non abbiamo molto da sperare. Dico le attività assistite non che debbano cessare perché l'agricoltura e anche la piccola industria ha bisogno ancora di assistenza, però questa deve essere data in vista di un autonomo processo produttivo, non deve durare in eterno l'assistenza, perché se dura in eterno logicamente ci troveremo sempre di fronte ad imprese incapaci di produrre utili, incapaci di pagare tributi allo Stato, incapaci di creare occupazione. Questo io non voglio, credo di avervelo detto oggi in termini molto pacati, perché possiate esaminare con attenzione il fatto dell'applicazione delle pari condizioni alle imprese cooperative e alle imprese che cooperative non sono. Grazie Presidente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente avevo rilevato già che in questa legge finanziaria delle norme bizantine e il primo comma dell'articolo 20 di cui l'emendamento in discussione chiede la soppressione credo che rispecchi profondamente questo spirito bizantino, perché si levano fondi da contabilità speciali, da gestioni fuori bilancio come sono i fondi di rotazione, li si fa transitare in bilancio attraverso questa legge finanziaria e li si pone in un'altra gestione fuori bilancio, che è quella dei piani di rinascita di antica memoria. Bene, io credo che, al di là dell'aspetto appunto bizantino del trasferimento, viene profondamente violato il principio dell'unicità del bilancio regionale perché qua da anni e anni in finanziaria si stanno spostando gli stessi soldi da varie contabilità, per cui gli stessi soldi ad un certo momento fanno parte dei fondi di rotazione, in un altro momento di una contabilità speciale, in un altro momento rientrano nel bilancio regionale, l'anno dopo ne escono e così via, cioè questo non chiarisce qual è la gestione contabile della Regione, ma non è solo una questione di opportunità, è una questione di legittimità perché possiamo anche dire che non esiste una fonte gerarchica fra le leggi regionali, però io ricordo gli articoli 58 e 59 della legge numero 11 del 1983, dice l'articolo 58 che a decorrere dall'esercizio finanziario successivo all'entrata in vigore della presente legge, cioè esercizio finanziario dell'anno di grazia 1984, quattordici anni fa, le gestioni fuori bilancio sono soppresse. L'articolo numero 59 dice che sono fatte salve le gestioni fuori bilancio previste da leggi statali come per esempio quella sul piano di rinascita ma i bilanci delle spese devono comunque essere inseriti nel bilancio della Regione come allegati e questi allegati nel bilancio della Regione non li abbiamo. Quindi i principi, le norme di legge, la stessa formazione, gli stessi atti che devono essere allegati al bilancio regionale sono completamente disattesi, qua si va avanti con una finanza che è fatta di mille piccole casse che sfuggono al controllo del Consiglio, sfuggono ad ogni possibilità operativa e che sono raccordate soltanto dalla Giunta con queste sue bizantine proposte.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). Cercherò di essere il più breve possibile anche perché sull'intero argomento tra discussione generale e illustrazione di emendamenti si è avuto modo di intervenire più volte e questa è una osservazione corretta, però è importante che taluni punti vengano ulteriormente ribaditi in maniera tale da verificare se le tesi da noi sostenute sono legittime e in una qualche misura condivisibili. Per ciò che riguarda questo primo comma, l'aspetto fondamentale per il quale si richiede la soppressione nasce oltre che dai fatti già segnalati del trasferimento di risorse dal bilancio regionale alle contabilità speciali, sul quale fatto non mi voglio più dilungare anche perché ne ha parlato nuovamente il collega Bonesu nel precedente intervento, nasce dal fatto che le somme che così entrano nella contabilità regionale sono riversate in uno speciale titolo di spesa 10.1.2 del programma di intervento degli anni '86-'87, ecco se si esamina quel titolo di spesa, quel titolo di spesa parla, 20 miliardi allora sono stanziati per la costituzione di una società finanziaria, la quale società finanziaria avrà nel suo statuto e quindi come oggetto sociale la partecipazione al capitale di società cooperative. Se nel 1986 poteva essere giustificato quel particolare programma, posto che nel 1986 il concetto della presenza della Regione nelle fasi attive della produzione e dell'economia potevano avere una giusta definizione oggi come oggi, giusta definizione secondo quelle che erano le linee politiche di allora e come si interpretava lo sviluppo dell'economia e quale fosse il peso e funzioni del settore pubblico nell'economia stessa, quindi con la partecipazione diretta ai processi produttivi. Oggi come oggi, 1998, sia la politica statale di centro sinistra, sia la politica regionale pure di sinistra centro, afferma, pronuncia, o si pronuncia verso un indirizzo completamente diverso, cioè la privatizzazione delle società e degli enti che vedono coinvolta la Regione direttamente nei processi produttivi, quindi disimpegno dai processi di produzione già esistenti nei quali la Regione sarda interviene direttamente o indirettamente attraverso il sistema delle partecipazioni finanziarie, e soprattutto quello di andare in una direzione opposta e cioè stimolare e sostenere l'iniziativa privata nella quale la mano pubblica deve disimpegnarsi al massimo. Ebbene, se queste sono le linee, se questi sono i principi dichiarati, conclamati, non si capisce come nel 1998 invece si voglia attraverso questa società finanziaria indicata nel titolo di spesa 10.1.02/I eccetera si voglia andare in una direzione completamente opposta. Questa è l'incoerenza che noi troviamo in questo articolo e questo è il fatto che ci sorprende perché tutto sommato ci fa pensare che una cosa è la politica di facciata, quella politica che si manifesta verso l'esterno come tra l'altro mezzo di comunicazione verso gli elettori, altra cosa poi è la politica reale e cioè gli effetti reali degli atti politici che concretamente si pongono in essere. Questo ci preoccupa perché è contraddittorio e lascia un margine grosso di ambiguità che non ci fa ben sperare per una evoluzione favorevole nel futuro. Questo è il punto di fondo, cardine, di principio sul quale si incardina la nostra opposizione all'articolo nel suo generale e, in questo caso, al comma uno. Se poi scendiamo nelle conseguenze, ha detto bene il collega Casu, niente contro la cooperazione nel momento in cui si individua nella cooperazione una forma di lavoro nei confronti dei soggetti che partecipano alla cooperativa; si chiamano cooperative di produzione lavoro la cui finalità principale è quella di assicurare lavoro agli stessi soci che concorrono a formarla. Però bisogna andare a guardare gli effetti distorsivi sulla concorrenza che esercitano le cooperative, se particolarmente assistite, rispetto ad altri settori che operano nello stesso campo, in questa circostanza nel settore della agricoltura, se questa forma di imprenditorialità viene favorita con cospicui interventi di carattere finanziario e si trascurano invece imprenditori che operano nello stesso settore sotto forma diversa, cioè sotto forma non cooperativa. Quindi agevolazioni da una parte per un settore che sappiamo essere in crisi ma a discapito degli operatori privati che non possono beneficiare di analoghe provvidenze. Tenendo presente che il settore della cooperazione è già avvantaggiato da leggi di carattere statale, specificamente indirizzate nel settore della imposizione dei redditi dove beneficiano di trattamenti di favore estremamente eccezionali rispetto agli altri soggetti, ben si comprende quale può essere la potenzialità nel mercato in termini di proposizione e di prezzi alla produzione per le due diverse categorie. E io dico che una classe politica responsabile, coerente con i principi annunciati e attenta allo svolgersi dei processi economici tesi e una attività volta tra l'altro a garantire pari opportunità a tutti i soggetti, in modo che gli stessi soggetti siano messi tutti nelle medesime condizioni di partecipare al processo produttivo con eguali possibilità non dovrebbe essere trascurata. Questo è il significato della accesa opposizione e contrapposizione che l'opposizione, scusate il bisticcio di parole, di Forza Italia fa a questo articolo 20 della finanziaria.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Piras. Ne ha facoltà.
PIRAS (Popolari). Brevemente, Presidente, insisto ancora su questo emendamento che il primo comma dell'articolo 20 deve essere soppresso; e deve essere soppresso proprio per le cose che ha detto poc'anzi l'onorevole Bonesu e che ha precisato poi anche l'onorevole Balletto. Qui purtroppo si stanno agevolando le grosse cooperative a svantaggio delle piccole cooperative e delle piccole aziende. Si sta dando una mano d'aiuto, grossa, a cooperative che sono già assistite e parecchio dalla Regione e in questo bilancio non c'è spazio, non c'è nessun tentativo per aiutare le piccole e medie imprese e le altre cooperative. Le cooperative agropastorali per esempio non sono citate e così anche le cantine e altro; sono tutte lasciate fuori, ci sono solo queste cooperative che, a parer mio ripeto, non c'è un sistema di uguaglianza nei confronti delle altre. Ecco perché questo articolo io avevo chiesto nel mio intervento, sia all'Assessore dell'agricoltura che all'Assessore della programmazione, che venisse rivisto completamente e quindi sono d'accordo che il primo comma dell'articolo 20 venga soppresso.
PRESIDENTE. L'onorevole Floris, stando al Regolamento, dovrebbe essere dichiarato decaduto, ma per un ritardo di trenta secondi mi pare che sia cortese dargli la parola e gliela do.
FLORIS (F.I.). Presidente, la ringrazio, d'altra parte lei sa che nei momenti di frizione ci sono anche delle necessità di uscire fuori dall'aula per trovare delle conciliazioni su varie posizioni. Ritornando all'emendamento numero 155 sulla soppressione del primo comma, mi pare che vada a dover essere esaminata delle condizioni generali che sono presenti in questo emendamento. Se noi lasciassimo il primo comma così com'è, come del resto tutto l'articolo, senza nessun intervento si verificherebbe quello che è un grave attacco alla libera imprenditoria sul regime della concorrenza. E' sui giornali che di fatto il sistema delle cooperative riesce in qualche maniera a drogare i prezzi. Che cosa significa drogare i prezzi? Significa che accedendo ai contributi regionali, già a quelli presenti, ancora di più a quelli che con questo comma, con il primo comma e con i commi successivi sono presenti in questo articolo si favorisce quello che è un grave attacco alla concorrenzialità. Cooperative e libera imprenditoria. Di fatto il prezzo finale, il costo del prodotto, se fosse concordato tra i due sistemi, vedrebbe la possibilità da parte dei piccoli imprenditori la possibilità da parte dei piccoli imprenditori di poter vendere il proprio prodotto. Con queste agevolazioni alle cooperative si permette alle stesse di presentare alla fine un prodotto finito che produce grave danno agli altri esponenti del comparto agricolo e agro industriale. Ecco perché noi chiediamo la soppressione non solo dell'articolo, ma chiediamo la soppressione di quelli che sono i finanziamenti regionali che privilegino un soggetto, bianco, rosso, giallo, chiunque esso sia, nei confronti di chi deve accedere anch'esso a finanziamenti, ma in misura veramente irrisoria, oppure non ha la possibilità di accedervi, perché come si è detto in precedenza, come ha detto l'Assessore Scano in precedenza, il sistema cooperativo ha più facilità grazie a quella che è la sua organizzazione, di accedere agli interventi pubblici rispetto al povero agricoltore che sta in una zona sperduta della Sardegna. Allora, siccome qui ci deve essere la giustizia assicurata nell'emanare le leggi, noi non possiamo alterare lo stato della libera concorrenza con questa legge, non è assolutamente giusto. Io ritengo che tutto l'articolo vada rivisitato, che tutti i soggetti possano partire da una parità di condizione. Approvando l'emendamento, di fatto si verrebbe ad instaurare questo equilibrio. Io ringrazio coloro i quali, battendo sul banco, disturbano, però tutto sommato anche questo è un sistema di fare ostruzione e vi ringrazio, è un sistema di essere scorretti e vi ringrazio anche per questo, perché tra l'altro, io spero che il Presidente tenga conto che, nella durata dell'intervento questo periodo venga sottratto, questo tempo venga sottratto... Caro onorevole Obino, trenta secondi li dà il Presidente a me, ma io so che nel Regolamento non mi spettano i trenta secondi.
PRESIDENTE. No i trenta secondi si riferivano al fatto che era arrivato con trenta secondi di ritardo.
FLORIS (F.I.). Caro Obino, vede che il Presidente al quale io ho rivolto i miei elogi precedentemente li merita tutti, anche in questa occasione. Dicevo allora che essendo differenti le posizioni di partenza, non si può pensare che noi, votando questo articolo, non creiamo una disparità anche nei costi finali, e questa disparità non va certamente a favore dei lavoratori , dei piccoli imprenditori, ma sta andando sempre a favorire grosse categorie, le cooperative, che riescano ad accedere con veramente maggiore facilità al sistema creditizio e ai finanziamenti regionali. Pongo questo come punto cardine per questo articolo e per quelli successivi, e anche per le future leggi. Non possiamo drogare il mercato, altrimenti noi stiamo non favorendo la concorrenza dei grossi sistemi internazionali, la globalizzazione del mercato, stiamo uccidendo la piccola imprenditoria.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Locci. Ne ha facoltà.
LOCCI (A.N.). Diceva poc'anzi il collega Bonesu, di norme bizantine che vengono utilizzate nella composizione del bilancio della Regione e faceva notare l'articolo 58 e 59. Il problema di fondo nel quale poi si è ritrovato anche l'ex capogruppo del PDS e attuale assessore della programmazione, è il fatto che l'attuale maggioranza, se ha un problema oggi quasi risolvibile, è che ha buttato via i primi quattro anni di periodo di governo senza mettere mano alle riforme, senza mettere mano alla rivisitazione di tutti gli strumenti di riforma della Regione, ivi compresa anche tutta la normativa che riguarda le gestioni fuori bilancio. Ecco perché si è costretti, in settori come questi, ad intervenire attraverso sotterfugi, a stare nei limiti delle leggi, a utilizzare contabilità speciali e quindi gestioni fuori bilancio; in buona sostanza non avere gli strumenti ordinari. Cioè questa Regione, direbbe D'Alema, bisogna adoperarsi per farla diventare normale, un paese normale una Regione normale. Bene il PDS non è ancora, come la Regione che è governata dal PDS, un partito normale e una Regione normale; siamo ancora alla anormalità per cui si deve ricorrere, nella normalità, anche a strumenti anomali, purtroppo, collega Bonesu. Questa è la spiegazione; questa Regione non è stata capace di riformarsi, di autoriformarsi, e quindi oggi non si trova a disposizione gli strumenti per poter governare. Ma non solo mancano gli strumenti per la predisposizione di un bilancio che eviti le gestioni fuori bilancio e che quindi si incorra nelle illegittimità di cui si parlava, ma addirittura non esistono, lo diceva anche molto francamente l'Assessore della programmazione, non esistono neanche leggi in materia di agricoltura che possano soddisfare completamente i titoli di spesa, e quindi si deve, anche in questo caso, ricorrere a sotterfugi per poter determinare la spesa. Allora, perché siamo favorevoli all'emendamento numero 155 presentato dai colleghi Balletto e Pittalis? Beh, la questione è chiara, è stata ripresa da diversi colleghi nei più vari interventi, il problema è ed è stato chiarito, il primo comma attiene alla struttura della norma che tende a reperire le risorse per poi spenderle, come sappiamo, in favore delle aziende cooperative agroindustriali. Dopo di che abbiamo visto anche che le quote di riserva, assessore dell'agricoltura, dei due miliardi, degli otto miliardi, li abbiamo rivisti, ristudiati un attimo e non sono delle quote di riserva che salvano nei capitoli da cui provengono una ulteriore riserva a favore delle piccole e medie imprese, ma i capitoli da cui provengono hanno già in essere, fra le varie imprese, anche le cooperative. Possiamo anche vederlo, 09042, lo abbiamo visto poc'anzi, "concorso in conto interessi sui prestiti concessi alle piccole e medie imprese individuali, societarie o cooperative". Quindi significa che dai 13 miliardi previsti ne abbiamo sottratto 8 dandogli una destinazione vincolata e l'abbiamo vincolata a favore delle aziende cooperative agroindustriali, e abbiamo lasciato sul capitolo un residuo di 5 miliardi, sulla cui ridistribuzione tornano ancora le imprese cooperative. Quindi abbiamo un fondo di riserva che attribuiamo alle cooperative, più un fondo di carattere generico nelle quali le imprese individuali societarie o cooperative, operanti nel settore dell'industria, l'edilizia e bla bla tornano ad incidere. Quindi è giusta forse l'osservazione di chi dice che stiamo in maniera dirigistica ledendo il principio della libera concorrenza. Stiamo ledendo il principio delle pari opportunità tra aziende che operano con grande difficoltà nei vari settori. Naturalmente, per tornare al primo comma, è chiaro che dobbiamo verificare questi fondi di rotazione da dove provengono, per capire quale è poi il senso politico della manovra. E allora questa è una Regione che, pur essendo incapace di autoriformarsi e quindi di far manovre come quelle che ci sono state proposte, dice di voler governare un processo di riforma dell'agricoltura, però poi sottrae fondi per il riassetto della riforma agropastorale. Questa è una Regione che dice che vuole fare dell'Isola un sistema economico turistico, però è la stessa Regione che in questo articolo sottrae fondi per la concessione di mutui all'industria alberghiera. Questa è la Regione che vuole tutelare la piccola e media impresa, almeno nei convegni, e poi nelle leggi finanziarie è la stessa Regione che sottrae fondi agevolati, cioè fondi per prestiti agevolati alle imprese artigiane vengono sottratti i prestiti agevolati o le risorse che avevano come destinazione il prestito agevolato a favore delle imprese per dirottarli a favore delle cooperative. Allora, insomma, non possiamo ovviamente restare passivi di fronte a una impostazione che non tiene conto della difficoltà in cui si trova oggi la libera impresa, della difficoltà nella quale oggi si trova la libera iniziativa, del fatto che ancora una istituzione autonomistica di governo del nostro territorio, della nostra regione, tralascia l'attenzione e la tutela della libera iniziativa a favore di azioni di carattere politico, di carattere fortemente dirigista che tende a levare risorse per prestiti agevolati alle botteghe artigiane, ai nostri falegnami, ai nostri muratori, a tutti coloro che con grandi sacrifici oggi stanno tentando di sbarcare il lunario, a tutti coloro che con grande fatica tentano di dare un pezzo di pane alle famiglie, a tutti coloro che oggi costituiscono quelle nuove fasce di nuova povertà per spostare queste risorse verso quei settori che invece hanno già strumenti di esenzione fiscale, che hanno già leggi di settore che forse andrebbero anche sostenute di più economicamente, ma questo con forme di carattere generale. Se il mondo della cooperazione va aiutato, cerchiamo di aiutarlo, finanziamo la 28, cerchiamo di dare corpo a questa iniziativa, ma non individuiamo settori specifici e particolari per favorirli rispetto ad altri che fanno lo stesso lavoro operando con grande difficoltà e dimenticati dalle pubbliche assemblee, dalle pubbliche amministrazioni, dai pubblici governi.
Questo noi, con molta calma e con grande pacatezza, ma con altrettanto senso di responsabilità vogliamo denunciare, questo noi vogliamo ribadire in quest'aula e quindi su questo io credo che noi dovremo anche tornare.
PRESIDENTE. Si è conclusa la discussione sull'emendamento numero 155. Rimane da illustrare e da discutere, sempre relativamente all'articolo 20, l'emendamento aggiuntivo numero 37 di cui chiedo ai segretari di dare lettura.
PIRAS, Segretario:
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Frau per illustrare l'emendamento numero 37.
FRAU (A.N.). Signor Presidente, onorevoli consiglieri, l'emendamento tende a riportare in quest'Aula un argomento di cui ci siamo occupati spesso. Su questo argomento, a più riprese, i vari Assessori di turno avevano preso degli impegni, salvo poi non portarli a compimento. Allora, l'emendamento tende a contribuire per 300 milioni in favore dell'Azienda speciale per la gestione dei beni agro-silvo-pastorali del comune di Buddusò. Ricordo che questa azienda è un ente strumentale del comune, direi l'unico in Sardegna, ed è uno dei pochi esistenti in Italia. L'azienda fu costituiva nel 1953, ai sensi e per gli effetti della legge numero 3267 del 1923, per la gestione dei beni di proprietà comunale consistenti, come ben i colleghi ricorderanno, in oltre 8.500 ettari, di cui 3000 ettari di sughera. Quindi, dicevo, 3000 ettari sono ricoperti da rigogliosi boschi di sughera il cui prodotto è rinomato nel mondo.
A più riprese furono presentati degli emendamenti per far sì che qualche contributo arrivasse anche a questa azienda, e quindi al Comune di Buddusò, perché non dimentichiamo che nel 1983 un grosso incendio distrusse buona parte della parte arborea dell'Azienda. La stessa Azienda cercò negli anni seguenti di mettere a dimora le nuove piante, e l'azione si è conclusa nel 1989, il tutto fu fatto a spese proprie, però ancora non ha consentito di avere ristabilita la produzione sughericola, quindi quelli che sono gli introiti dalla vendita della legna e principalmente del sughero.
Ricordo anche che nell'ambito di questa azienda speciale è in essere un progetto pilota finanziato in parte dall'Unione Europea per quanto riguarda la micropropagazione delle piante da sughero. In questi anni l'Azienda ha dovuto sopportare costi fissi enormi. Ricordiamo che la chiusura eventuale dell'Azienda speciale porterebbe al licenziamento di ben 18 unità, pertanto è necessario fare qualcosa. Io ricordo che l'assessore Sassu, durante la discussione finanziaria del 1997, pur non accettando un emendamento sottoscritto da chi parla e da colleghi di Gruppo e di altri Gruppi, prese l'impegno di portare il tutto con uno dei collegati alla finanziaria del 1997. Ci sono state riunioni col Consiglio di amministrazione della stessa Azienda e con l'allora assessore Sassu, ma purtroppo a tutt'oggi niente è stato fatto.
E' di questi giorni un'ampia discussione all'interno del Consiglio comunale di Buddusò su questo problema. C'è il rischio, dicevo, che l'azienda chiuda, però questo credo che non possiamo permetterlo, perché nel momento in cui diamo tanti soldi all'Azienda foreste demaniali della Regione, è vero che è della Regione, e non diamo niente per valorizzare, per tenere una superficie così ampia, in una zona così bella che non è solo del Comune di Buddusò, ma io credo che sia patrimonio un po' di tutta la Sardegna, pertanto chiedo ancora una volta e credo che 300 milioni non siano molti ma oggi servirebbero per poter andare avanti quindi chiedo ancora una volta all'Assemblea di volere accogliere l'emendamento che servirà sicuramente e per poter salvaguardare l'azienda ma principalmente per poter salvaguardare quella zona così bella come dicevo prima, grazie.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI, relatore. Presidente, per dire che il problema che viene posto con questo emendamento è sicuramente un problema serio ed è una esigenza reale, però sembra che il collega Frau questo emendamento lo abbia proposto anche in altre circostanze ed in altre circostanze gli sia stato detto per quale ragione non era possibile accoglierlo, mi sembra che non ci siano ragioni nuove che prevedano per il Consiglio un atteggiamento diverso rispetto ad altre volte, solo per questa ragione l'emendamento non può essere accolto.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
SCANO (Progr.Fed.), Assessore della programmazione, bilancio e assetto del territorio. Anche la Giunta esprime un parere conforme a quello della Commissione, aggiungo che è un'azienda che ha avuto un contributo per molti anni e si tratta di capire anche che possibilità e che quote di finanziamento ha l'azienda e perché l'autofinanziamento non sia sufficiente, vorremmo capire tutto questo meglio e non si è avuta la possibilità di farlo. Quindi l'emendamento non è accolto, il che non significa che sia un diniego per sempre o perché il problema non possa essere esaminato, allo stato delle cose però non ci sembra che ci siano le condizioni per poter dare un assenso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'emendamento numero 37 il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io prendo la parola a favore dell'emendamento numero 37, presentato dall'onorevole Frau, perché a me non sembra tanto fuori luogo anche dal punto di vista economico sostenere la tesi del collega Frau, anticamente nei nostri paesi all'interno della Sardegna la gestione del territorio era affidata come le, signor Presidente, ben saprà alle antiche regole consuetudinarie di (?). Che cosa era? Era un complesso di regole che, ahimè, oggi non vengono più rispettate, che a livello comunale concordavano ogni due anni le variazioni dell'uso del territorio comunale. Secondo antichissima consuetudine i poveri accedevano ai terreni comunali, avevano diritti di legnatico, di raccolta delle ghiande, dei frutti del bosco, avevano diritto di pascolo, avevano diritto di coltivare, avevano comunque delle regole che oggi nonostante esistano regole statali, esista un corpo di guardie di vigilanza forestale molto nutrito e molto numeroso non si riesce a far sì che venga tutelato il territorio, così come invece era regolamentato e tutelato dalle regole del passato. Fossimo oggi in grado di tutelare il territorio dell'entroterra della Sardegna come avveniva prima, perché effettivamente se i nostri boschi dell'interno sono ancora presenti e sono vivi dipende sostanzialmente e fondamentalmente direi per il 90 per cento non dalla attività del corpo delle guardie forestali, non dall'intensa azione di spreco di danaro pubblico che ha portato quei rimboschimenti soltanto ad un fenomeno di inquinamento verde, di inquinamento ambientale con l'importazione di essenze che non ci sono proprie e soprattutto sfruttano i terreni senza permettere le attività tradizionali dell'interno dell'isola ma in poche parole io sono convinto, signor Presidente e onorevoli colleghi, che soltanto la conoscenza del proprio territorio, l'amore per il proprio territorio, l'attività all'interno di chi lavora nella campagna e nei propri paesi possa permettere l'uso razionale, l'uso intelligente finalizzato anche alla salvaguardia e alla tutela degli interessi di tutte le componenti che traggono risorse, traggono economia e vantaggio dall'uso del territorio stesso. Io ho paura che la Sardegna si stia avviando verso un fenomeno di utilizzo dell'uso del territorio così come quello che è avvenuto in Calabria, la Calabria è divenuta una Regione di forestali dove l'unica attività alla quale ambiscono i giovani calabresi è quella di essere assunti dalla Regione Calabria in qualità di guardia forestale, non esistono più altre attività tradizionali, non esiste più l'allevamento del maiale allo stato brado, neanche in Sardegna, perché ormai lei sa che esistono questi fenomeni di peste suina africana, ci sono deboli limitazioni da parte della forestale che spadroneggia in certi casi dentro la campagna, arrivando addirittura a esercitare funzioni che non le sono proprie come quella di perquisire le macchine, far aprire il cofano per vedere che cosa contengono, funzioni proprie della polizia. Io sono del parere che queste attività, esistono comuni che hanno ceduto il patrimonio forestale all'azienda demaniale ricevendone in cambio promesse di posti di lavoro che raramente sono state mantenute, la realtà ha visto poi che, come è avvenuto al mio paese in effetti, le promesse sono state mantenute solo in parte, il territorio spesso ne è uscito degradato, soltanto l'ultima forestazione che si è avuta nella foresta di Girgini ha avuto successo, vedo il consigliere Diana a cui do atto avendo lavorato anche in qualità di agronomo in questa foresta di aver svolto un lavoro brillante
DIANA (Progr.Fed.). Forestale.
LIORI (A.N.). Ciò non toglie che effettivamente tutti gli altri cantieri in cui i comuni hanno dato territori ad uso dell'azienda foreste demaniali o di privati hanno creato comunque il malcontento o degli allevatori o di chi aveva usi civici su questi territori o comunque il malcontento della popolazione locale; quindi credo che ben vengano le attività di gestione in proprio dei comuni del proprio patrimonio, oltretutto a Buddusò c'è stato un notevole incremento della cultura del sughero che è una delle grandi risorse della Sardegna, è un bene strategico il sughero, lo sappiamo bene, la California si sta dotando di un patrimonio di sugherete notevole che quando crescerà io sono convinto sarà in grado di fare concorrenza alla nostra produzione. Allora credo che sia giusto oggi più che mai che la Regione sarda prenda coscienza di quello che è il valore del nostro territorio, che non può essere sfruttato soltanto a parchi perché io credo che sia intollerabile che si pretenda di creare in Sardegna sette o otto parchi montani perché sono sicurissimo, così come siete sicuri tutti voi, che sette o otto parchi montani si fanno concorrenza l'un l'altro e si dividono una torta ben magra per poter sperare di dare risorse sufficienti per dare reddito adeguato alle popolazioni locali. Quindi, signori colleghi, signori consiglieri, credo che sia giusto che tutti voi sosteniate attività encomiabili, purtroppo un caso unico in Sardegna di comune che gestisce in proprio questi territori, abbiamo avuto esempi lampanti di come il malcontento creato dalla gestione del territorio ha creato squilibri nella società dei paesi dell'interno, società che è sensibilissima all'uso del territorio. E' utile ricordare quello che succede a Lula, un comune dove da tanti anni non si riesce a dare un'amministrazione al comune il quale viene retto continuamente negli ultimi anni da un commissario prefettizio, voglio ricordare casi ancora più vicini come quello di alcuni comuni dell'Ogliastra dove il malcontento è arrivato addirittura a portare una serie di omicidi, be' arrivati a questo punto bisogna che si prenda veramente atto, che si prenda coscienza, si traggano le conseguenze dell'esperienza passata e che il Consiglio dia una sterzata, cambi rotta sostenendo adeguatamente iniziative come queste. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (Progr. Fed.). Sono stato a Buddusò invitato dal comune di Buddusò e dagli amministratori della azienda speciale, nell'emendamento infatti vedo che il contributo non è previsto per l'azienda speciale perché a Buddusò si sta discutendo se mantenere in piedi o no questa azienda speciale, che tra l'altro da tre anni non approva il bilancio e quindi molto probabilmente si va allo scioglimento. Ho chiesto agli amministratori di Buddusò quali erano i motivi per cui il comune di Buddusò non aveva predisposto richieste di finanziamenti sul capitolo 05017, cioè quello che riguarda e stanzia i 220 miliardi per la forestazione, al quale attingono l'azienda foreste demaniali, l'ispettorato forestale ma anche seppure in forma ridotta da anni alcuni comuni che ne fanno richiesta. Il motivo è semplice per poter attingere a quei finanziamenti bisogna presentare progetti, per poter presentare progetti di forestazione e di utilizzo del territorio bisogna avere la disponibilità del territorio. L'azienda speciale di Buddusò amministra terreni che sono stati tutti dati in concessione a dei pastori per cui non riescono a presentare progetti di manutenzione e gestione del bosco perché sono comunque utilizzati dai pastori, tant'è che il contributo che ricevono serve a mantenere in piedi la struttura, l'organizzazione dell'azienda ma non produce effetti sul patrimonio. L'unico vero problema che veniva posto dall'azienda speciale di Buddusò era quel progetto finanziato dalla comunità europea, cioè quel capannone dove si è fatta sperimentazione e l'anno scorso fu indicata una strada che in parte è stata seguita, e io credo che vada perseguita, che è quella di utilizzare lo strumento della stazione sperimentale del sughero, per continuare quella operazione che il comune di Buddusò e l'azienda speciale di Buddusò avevano realizzato attraverso il laboratorio e la sperimentazione. Tra l'altro, nell'assestamento del bilancio dell'anno scorso, fu previsto un finanziamento straordinario di 250 milioni aggiuntivo alla stazione sperimentale del sughero, proprio perché la stazione sperimentale del sughero potesse attivare una convenzione con l'azienda speciale e proseguire il lavoro del laboratorio. Quindi il discorso sul patrimonio comunale ha quelle difficoltà che ho detto prima e sanno bene anche gli amministratori e l'azienda speciale che da tre anni non approva il bilancio, cioè che i terreni sono dati in gestione ma non sono disponibili, sul laboratorio invece avevamo fatto un ragionamento la Commissione bilancio in particolare con la stazione sperimentale del sughero, mi auguro che abbiano proseguito perché indubbiamente sarebbe utile proseguire quel lavoro fatto dall'azienda speciale soprattutto nella ricerca e nella sperimentazione soprattutto con quel laboratorio che era comunque un fatto importante e che finanziò l'Unione europea, ma non è certamente l'azienda il soggetto che può realizzare quel progetto. Gli stessi amministratori di Buddusò convenivano che forse lo strumento della stazione sperimentale del sughero era lo strumento più utile da utilizzare per mandare avanti quella iniziativa.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.
BOERO (A.N.). Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, mi fa meraviglia sentire le argomentazioni del mio presidente di Commissione, che in un certo senso vanno in distonia con quanto ammesso seppur non concesso dal relatore, dall'onorevole Secci, e dall'Assessore della programmazione che riconoscono pur non concedendo e mi viene difficile capire, o facile capire tale non concessione, e dicevo mi viene difficile capire perché il collega Marrocu disconosce le valenze di questo emendamento in buona parte comunque riconosciute dallo stesso Assessore della programmazione. Osservo che vi è una mentalità a compartimenti stagni. Cioè è stato affermato, ha affermato il collega Marrocu che certi interventi in presenza di una attività pastorale non si possono fare. Quanto di più inesatto; altro è pensare che la gestione di risorse pur anco abbastanza irrisorie deve passare più per un ente che per un altro. Questa è la ragione unica perché ancora oggi in modo pervicace si continua a bocciare ciò che è stato bocciato l'anno scorso, anche due anni fa, allora non è una questione di merito, è sempre una questione sfacciatamente politica. Se quel tipo di intervento, se quel tipo di spesa passa per determinati soggetti è valido, è accettabile, se passa invece per altri soggetti che tra l'altro non hanno di certo la targa della destra o di Alleanza Nazionale, questo va sottolineato perché non è nel nostro stile, non lo è mai stato e mai lo sarà sostenere finanziamenti, interventi targati per amministrazioni di nostro interesse, ma nostro stile come stiamo richiedendo nella costruzione globale di questa strana finanziaria, nostro stile è sostenere interventi adeguati, strutturali per le categorie, per quelle vere priorità della economia, del lavoro della nostra isola senza collegati particolari a cooperative o quant'altro dove il riferimento politico è fin troppo evidente. E questa filosofia comportamentale nella costruzione della finanziaria, nell'accettare o non accettare gli emendamenti che deve farvi fare quel salto di qualità che ancora non avete fatto, che vi tiene legati alla mentalità della prima Regione, della prima Repubblica, e che anche in questo emendamento minimale non riuscite a scollarvi da questa mentalità e l'intervento del collega Marrocu ne è l'essenza stessa. E ha fatto capire e in modo chiaro, non tra le righe, che se i soldi passano per lo stesso indirizzo, per un settore di spendita, per un altro tipo di gestione possono andare, diversamente non possono andare. Ecco il motivo per cui esprimo a nome mio, a nome della opposizione, a nome di tutti quei componenti di quest'aula, dentro e fuori la maggioranza, un forte e sentito disappunto. Io mi auguro, colgo l'occasione perché almeno nella prossima manovra di assestamento si cominci a cambiare filosofia, modo comportamentale, a non costruire una finanziaria sfacciatamente clientelare ed elettorale. Io penso che ne guadagnerete voi, ne guadagnerebbe soprattutto la Sardegna, soprattutto i settori realmente produttivi di lavoro e non di assistenza verso i quali bisogna rivolgersi, al di là degli schieramenti politici, se vogliamo assicurare lavoro costante e produttivo e non forme assistenziali e clientelari.
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16.
La seduta è tolta alle ore 13 e 51.
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