Seduta n.152 del 04/07/2001 

SEDUTA Clii

(Antimeridiana)

Mercoledì 4 luglio 2001

Presidenza del Vicepresidente Spissu

indi

del Presidente Serrenti

La seduta è aperta alle ore 10 e 56.

MAnca, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di giovedì 26 aprile 2001 (147), che è approvato.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico di aver ricevuto, in data 3 luglio 2001, la seguente comunicazione: "A seguito dell'autosospensione dal Gruppo dei Democratici di Sinistra, avvenuta il 12 giugno ultimo scorso, comunico la mia adesione al Gruppo Misto del Consiglio regionale con effetto dalla data odierna. Firmato Giampiero Pinna.".

Comunico altresì che il Presidente della Giunta regionale, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta nelle sedute del 29 maggio 2001 e 5 giugno 2001.

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:

dai consiglieri PACIFICO - FADDA - DETTORI - SANNA Emanuele - IBBA - DEMURU - FALCONI - SCANO - DORE:

"Modifiche e integrazioni alla legge regionale 25.1.1988, n. 4: "Riordino delle funzioni socio assistenziali". (222)

(Pervenuta il 21 giugno 2001 ed assegnata alla settima Commissione.)

dai consiglieri LA SPISA - GIOVANNELLI - BIANCAREDDU - PILO - BALLETTO:

"Rideterminazione dell'indennità di anzianità dei dipendenti dell'Ente autonomo del Flumendosa". (223)

(Pervenuta il 25 giugno 2001 ed assegnata alla prima Commissione.)

dai consiglieri LA SPISA - GIOVANNELLI - LOMBARDO - BIANCAREDDU - PILO - BALLETTO:

"Norme per la formazione professionale per alcune arti ausiliarie del settore sanitario". (224)

(Pervenuta il 25 giugno 2001 ed assegnata alla ottava Commissione.)

dai consiglieri PACIFICO - DETTORI - SANNA Emanuele - IBBA - FADDA - DORE - DEIANA - DEMURU:

"Norme per il potenziamento dei servizi assistenziali a favore dei malati affetti da errori genetici del metabolismo". (225)

(Pervenuta il 28 giugno 2001 ed assegnata alla settima Commissione.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

Interrogazione MASIA, con richiesta di risposta scritta, sulla irregolarità nell'assegnazione delle sedi vacanti nel servizio di continuità assistenziale delle ASL della Sardegna. (359)

Interrogazione SANNA Giacomo - MANCA, con richiesta di risposta scritta, sul completamento della "camionale" Sassari-Porto Torres. (360)

Interrogazione RASSU, con richiesta di risposta scritta, sulla interpretazione da parte dei servizi ripartimentali dell'agricoltura dei requisiti necessari per accedere al bando per il premio di primo insediamento dei giovani agricoltori POR Misura 4.21. (361)

Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sui tassi di interesse per i mutui fondiari per la prima casa. (362)

Interrogazione SANNA Gian Valerio, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura della officina autoparco del Corpo Forestale di Oristano. (363)

Interrogazione SANNA Giacomo - MANCA, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi nella nomina del direttore generale dell'Istituto di Incremento Ippico della Sardegna ed altri argomenti attinenti la gestione del medesimo ente. (364)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

Interpellanza ORTU - COGODI - VASSALLO sul grave stato di tensione determinato con l'emissione del provvedimento di chiusura della scuola media n. 1 "Eleonora d'Arborea" dal Sindaco del Comune di Oristano. (150)

Interpellanza ORRU' - PUSCEDDU - SANNA Emanuele - PACIFICO - SANNA Salvatore - SCANO sulla autorizzazione rilasciata dal Comune di Quartu Sant'Elena per consentire l'accesso e la sosta di automezzi privati all'interno della pineta del Poetto. (151)

Interpellanza SANNA Giacomo - MANCA sulla mancata emanazione delle direttive attuative per la rinegoziazione dei mutui edilizi regionali. (152)

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

Mozione COGODI - ORTU - VASSALLO su: modifica Statuto Speciale della Sardegna. (44)

Discussione congiunta della mozione Balia - Cugini - Fadda - Dore -Biancu - Calledda - Demuru - Falconi - Giagu - Ibba - Lai - Marrocu - Masia - Morittu - Orrù - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Secci - Selis - Spissu sulla petizione n. 4/XII "Per la modifica dello Statuto speciale della Sardegna" (43) e della mozione Cogodi - Ortu - Vassallo su: modifica Statuto speciale della Sardegna (44)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta, ai sensi dell'articolo 115 del Regolamento, delle mozioni numero 43 e 44 relative allo stesso argomento.

Se ne dia lettura.

MANCA, Segretario:

MOZIONE BALIA - CUGINI - FADDA - DORE - BIANCU - CALLEDDA - DEMURU - FALCONI - GIAGU - IBBA - LAI - MARROCCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SECCI - SELIS - SPISSU, sulla petizione n. 4/XII "Per la modifica dello Statuto Speciale della Sardegna".

IL CONSIGLIO REGIONALE

PRESA VISIONE della petizione presentata da Benedetto Ballero in ordine al contenuto di quello che sarà il nuovo Statuto Speciale della Sardegna, se e quando verrà approvato il referendum sulla legge costituzionale di riforma del Titolo V della Costituzione;

RITENUTO che se ciò avverrà, ed anzi ormai in ogni caso, la riformulazione del nuovo Statuto non dovrà partire dal testo approvato nel 1948, ormai di gran lunga superato, ma da ciò che il Parlamento ha approvato in ordine al nuovo rapporto tra Stato e Regioni;

PRESO ATTO, tuttavia, che una tale soluzione di fatto determina un appiattimento della Sardegna al livello di autonomia delle regioni ordinarie perché non sarebbero più molte le norme speciali riferite solo alla nostra Regione;

RIAFFERMATA, pertanto, la necessità di procedere ad una attenta valutazione di tale testo base per individuare le parti dello stesso che dovranno essere eventualmente modificate perché riferite ad una regione speciale e per stabilire tutte le nuove disposizioni che siano in grado di sancire il nuovo patto tra la Sardegna e lo Stato integrando i contenuti della nuova specialità della Sardegna;

OSSERVATO che ciò sarà possibile solo se il Consiglio regionale potrà definire al più presto gli indirizzi per la nuova specialità dando poi mandato alle competenti commissioni perché approfondiscano i relativi aspetti economici ed istituzionali;

RIBADITO che tale proposta vuole contribuire all'apertura di un confronto anche con chi auspica l'approvazione dei complessi atti che sarebbero necessari per dar vita ad una Assemblea costituente, qualora in ipotesi ammissibile, perché il nuovo Statuto speciale dovrà necessariamente intervenire senza troppo ritardo rispetto al momento in cui le Regioni ordinarie avranno tutti i poteri che loro deriveranno dall'entrata in vigore della riforma del Titolo V della Costituzione;

PRESO ATTO che il nuovo Statuto elaborato, eventualmente, dall'Assemblea Costituente, se ammissibile, richiederebbe metodiche e tempi così riassumibili:

a) approvazione da parte del Consiglio regionale di una legge di proposta al Parlamento per l'istituzione di una Assemblea costituente;

b) approvazione in doppia lettura della legge costituzionale che l'autorizza;

c) approvazione da parte del Consiglio regionale della legge per l'elezione;

d) elezione ed insediamento;

e) lavori per almeno un anno;

f) intervento del Consiglio regionale (parere o voto);

g) trasmissione al Parlamento per l'approvazione in doppia lettura;

RITENUTO, quindi, che occorrerà operare perché il nuovo Statuto possa entrare in vigore prima dell'estate del 2002;

delibera

- di prendere in esame il testo di Statuto, così come modificato dalla Legge costituzionale n. 2 del 2001 e ulteriormente integrato dalla riforma del Titolo V della Costituzione, riforma che entrerà in vigore dopo il referendum popolare ;

- di assumere le necessarie iniziative al fine di pervenire alla formulazione di un testo organico e compiuto di Statuto che riaffermi e rilanci la specialità della Sardegna. (43)

MOZIONECOGODI - ORTU - VASSALLO sulla modifica dello Statuto Speciale della Sardegna.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PRESO ATTO della incapacità della Giunta e della maggioranza politica che governa la Regione di avanzare una qualsiasi proposta di serio aggiornamento e potenziamento dello Statuto di Autonomia, così come varato nel 1948 e così come modificato con Leggi del Parlamento nazionale, in assenza della Regione;

RITENUTO che le modifiche da proporre, da rivendicare e da trattare debbano essere di natura sostanziale, in armonia con il diritto costituzionale ed il diritto naturale della Comunità Sarda di avere garantiti gli strumenti di reale autogoverno del proprio sviluppo e di libera esplicazione della propria cultura e della sua specifica identità di popolo, nel contesto della più alta forma di unitarietà della Repubblica Italiana e di attiva partecipazione ai processi di sviluppo equo e solidale in ambito europeo ed internazionale;

RITENUTO, altresì, che i contenuti del nuovo Statuto di Autonomia debbano essere definiti in funzione dei valori essenziali: a) di riscatto dalle prevaricazioni storiche che hanno comportato il sottosviluppo e la subordinazione dell'Isola ai potentati economici locali, nazionali ed internazionali; b) di emancipazione sociale e di partecipazione attiva alla vita pubblica dei ceti popolari;

delibera

a) di elaborare un proposta organica di nuovo Statuto di Autonomia e di valorizzazione della Specialità impostato al perseguimento dei seguenti, prioritari, obiettivi:

1) potenziamento e piena garanzia giuridica di permanente efficacia dell'art. 13 del vigente Statuto (progetto di "Rinascita", assicurato dal concorso necessario dello Stato e dell'Unione Europea per il riequilibrio economico e sociale dell'Isola con le Regioni più progredite dell'Italia e dell'Europa e tale, comunque, da garantire una opportunità di occupazione produttiva ad ognuno dei cittadini sardi);

2) rinnovamento degli Istituti di democrazia autonomistica e di garanzia della partecipazione popolare al processo di sviluppo economico, sociale e culturale dell'Isola (pluralismo della rappresentanza politica nelle Istituzioni; "Statuto dei diritti di cittadinanza" con garanzia assoluta di risposta ai diritti fondamentali di ogni cittadino; sistema formativo e informativo tale da garantire la partecipazione reale dei cittadini in tutti i campi di esplicazione del governo della cosa pubblica (Istituzioni locali e settoriali, economia, bilanci, difesa dell'ambiente, uso delle risorse naturali ecc.);

3) promozione e sostegno di un progetto di sviluppo di qualità sociale ed ambientale, tale da interessare tutti gli aspetti dello svolgimento della vita pubblica nell'isola; da coinvolgere positivamente tutti i Sardi (residenti ed emigrati); da poter svolgere nel contesto di autonome relazioni di cooperazione internazionale nell'orizzonte dei Programmi di Sviluppo Umano di Livello Locale, così come delineati dalla iniziativa dell'Organizzazione delle Nazioni Unite;

b) di istituire perciò una Commissione di lavoro, di carattere istruttorio, del Consiglio Regionale, composta dai rappresentanti di tutti i gruppi consiliari, perché entro 60 giorni elabori una o più proposte da esaminare in una sessione straordinaria del Consiglio Regionale da tenere entro il prossimo mese di ottobre. (44)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale. Per illustrare la mozione numero 43 ha facoltà di parlare il consigliere Balia.

BALIA (F.S.D.). Signori Presidenti, colleghi, io voglio partire da una prima considerazione. Esiste la consapevolezza in Consiglio regionale, ma non solo in Consiglio regionale, che da anni ormai, e soprattutto in queste ultime legislature, vi sono il proponimento, la volontà, la determinazione, di avviare la stagione delle riforme, a partire dalle riforme degli enti strumentali, per proseguire con la riforma della legge elettorale, sino alla riforma dello Statuto.

Abbiamo scelto uno strumento, che qualcuno potrebbe definire debole, noi lo definiamo uno strumento originale, innovativo, forse pure irrituale, quello della petizione. La petizione è uno strumento garantito dalla Costituzione, dallo Statuto, dal Regolamento consiliare, e pone all'attenzione del Consiglio un problema. Poi, la petizione è stata trasformata in mozione dall'Ulivo, è stata firmata dalla maggior parte dei consiglieri regionali del centrosinistra, ne ha raccolto lo spirito; ma la mozione non vuole naturalmente essere una sfida per nessuno, è però una sfida per tutti noi, è una sfida per l'intero Consiglio regionale.

A questo punto nasce una seconda considerazione: mentre il Consiglio regionale continua a essere animato da buoni propositi, propositi non proposte, propositi non operatività, subisce nel frattempo l'iniziativa e la produzione legislativa del Parlamento italiano, il quale

infatti modifica la legge elettorale e quella sulle forme di governo. E mentre dal Consiglio regionale promana solo un assordante silenzio, non si apre neanche un dibattito, nulla si dice, questa istituzione appare infrangibile, insensibile, il Parlamento modifica anche il Titolo V della Costituzione, modifica che diventerà operativa non appena sarà sottoposta al referendum. E questo, sì, è fatto straordinario, perché per la prima volta il potere centrale di sua iniziativa, senza eccessive sollecitazioni, si spoglia di competenze e le demanda alle Regioni.

Dalle modifiche introdotte dal Parlamento al Titolo V della Costituzione discende immediatamente una terza considerazione, e cioè che se la Regione autonoma Sarda non dovesse aprire un nuovo orizzonte autonomistico, sarebbe automaticamente, dopo il referendum, equiparata alle Regioni a statuto ordinario. Siccome credo che l'intero Consiglio voglia per la Sardegna una nuova base progettuale, dobbiamo assieme, maggioranza ed opposizione, se è possibile, rilanciare la specialità e i temi dell'autonomia. Chiaramente dovremmo discutere sulla sostanza del nuovo livello autonomistico a cui aspiriamo. Potremmo, per esempio, modificare l'articolo 13 dello Statuto; ridare corpo e sostanza alla nostra insularità, che allo stato attuale in molte occasioni rappresenta un disvalore, e trovare forme e modi perché da disvalore diventi valore stabilendo con legge costituzionale, e non ordinaria come è stato fatto, nuove norme per la continuità territoriale che diano ai cittadini sardi tutte le garanzie; potremmo modificare i criteri attuali di impostazione del fondo perequativo. Voi sapete che il fondo perequativo ha dinamiche incerte, fluttuanti perché è soggetto a variazioni nel tempo, mentre è necessario legare la nuova rinascita, io faccio un esempio, ma non è obbligatorio che sia questo il criterio guida, a percentuali garantite per la Sardegna, in proporzione al PIL, al prodotto interno lordo. Sarebbe un parametro certo, ma non so quanto sia di fatto percorribile questa via.

Ho provato a indicare alcune vie da seguire; ve ne sono sicuramente altre sulle quali il dibattito dovrà aprirsi, sulle quali sarà necessario un confronto molto serrato, per verificare se e attraverso quali modalità le diverse posizioni politiche presenti in Consiglio regionale possano raggiungere una posizione convergente.

Dopo la sostanza occorre ricercare lo strumento, cioè il metodo da adottare per pervenire alla definizione di un nuovo statuto di autonomia. A questo punto per onestà dobbiamo dire, tutti ne siamo perfettamente consapevoli, che abbiamo di fronte due posizioni molto forti, due posizioni che certamente meritano entrambe rispetto, anche se sono notevolmente divergenti allo stato delle cose.

All'interno del Consiglio alcuni esponenti di maggioranza e di opposizione, richiamando la straordinarietà del momento e l'esigenza di coinvolgere al massimo il popolo sardo, si pongono il problema di riscrivere lo Statuto delegando questo compito a una Assemblea costituente, una Assemblea votata dai cittadini. Vi è invece chi, all'interno del Consiglio regionale e nella società civile, ritiene che questa potestà di riscrittura dello Statuto spetti tutta ed intera, ai sensi dell'articolo 54 dello Statuto e dell'articolo 138 della Costituzione, al Consiglio regionale. Ecco questi sono i presupposti di partenza, questa è la cronistoria, queste sono le esigenze, poi vedremo i percorsi.

I firmatari della mozione, come già detto, intendono aprire un dibattito in Consiglio e nella società sarda, e non fare una dichiarazione di guerra sulla metodica. Pure consapevoli, però, che la forma talvolta non è solo forma, ma è anche sostanza.

Allo stato delle cose, rispetto all'ipotesi della Assemblea costituente, si limitano a fare alcune considerazioni. L'articolo 54 dello Statuto prevede che: " L'iniziativa di modificazione del presente Statuto può essere esercitata dal Consiglio regionale o da ventimila elettori". Prima domanda: perché dobbiamo inventarci un nuovo strumento? Da che cosa discende questa esigenza? Ci saranno delle motivazioni che la giustificano.

Se adottiamo l'ipotesi dell'Assemblea costituente si pone immediatamente un problema di tempi. L'iniziativa infatti prevederebbe che il Consiglio regionale predisponga una proposta di legge costituzionale di modifica dell'articolo 138 della Costituzione, proposta che deve essere sottoposta all'esame del Parlamento. I due rami del Parlamento devono esprimersi sulla proposta con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi l'una dall'altra.

Dopo l'approvazione da parte del Parlamento della modifica proposta la Regione sarda dovrebbe approvare la legge per l'istituzione dell'Assemblea costituente, e indire le elezioni per eleggerne i componenti . Questo percorso presuppone l'apertura di un dibattito, di un confronto per dare indicazioni e indirizzi ai costituenti. Dopo lo svolgimento delle elezioni avverrebbe l'insediamento dell'Assemblea costituente che, entro un certo termine prefissato, dovrebbe predisporre una bozza di Statuto. I progetti di legge predisposti dalla Giunta al riguardo prevedono metodiche diverse pur accogliendo la filosofia e lo spirito di questo percorso, io sto esaminando una di queste metodiche.

E' presumibile poi che il testo predisposto dall'Assemblea costituente venga riesaminato, con conseguente dibattito, all'interno dell'Aula del Consiglio regionale; l'Aula potrebbe quindi dare ulteriori indicazioni all'Assemblea costituente che dovrebbe raccoglierle e rielaborarle; arriveremmo, infine, alla elaborazione finale e alla approvazione dello Statuto, da parte di chi? Da parte della stessa Assemblea costituente. Ma il percorso non è ancora giunto al termine perché, naturalmente, il testo dovrebbe essere presentato al Parlamento per la doppia lettura, a distanza di tre mesi l'una dall'altra, e infine verrebbe promulgato.

Quindi un percorso che ci appare perlomeno prolisso, difficile da perseguire, molto lungo nel tempo. Un percorso che rischia che le nostre energie, le nostre risorse, la nostra volontà, la nostra determinazione, si esauriscano sui mezzi anzichè concentrarsi invece sull'obiettivo finale. E questo fatto, badate, potrebbe ulteriormente indebolire la Regione nel suo rapporto con lo Stato; manca infatti in questa ipotesi la classica logica pattizia tra Regione e Stato. E voglio ricordare che la stessa Bicamerale, non era altra cosa dal Parlamento italiano, ma era una articolazione del Parlamento medesimo. Non altro.

Nei colloqui intercorsi in questi giorni mi è stata fatta una osservazione, che io voglio richiamare perché è presumibile che venga ripresa anche in Aula, e cioè che lo Statuto siciliano, che si richiama a ben altri principi di autonomia rispetto a quello sardo, sarebbe stato approvato senza modifiche da parte della Costituente nazionale. E` vero, la Costituente lo ha solo letto, ma lo Statuto siciliano è stato promulgato nel 1947, un anno prima dell'entrata in vigore della Costituzione; ma erano tempi diversi, si combattevano battaglie di ogni genere, vi erano richieste di indipendentismo e movimenti che lo propugnavano, era diffuso il fenomeno del brigantaggio. Questo insieme di fattori fece sì che la Costituente approvasse lo Statuto siciliano con una mera lettura, ma è pur vero dall'altra parte che gli articoli incompatibili, per esempio quello che prevedeva l'istituzione della Corte siciliana, successivamente, non certo dalla Costituente che aveva esaurito i suoi compiti, ma dalla Corte costituzionale, furono dichiarati illegittimi, quindi di fatto decaddero perché in contrasto con quanto la Costituzione italiana prevedeva.

Io credo quindi che, al di là delle forme, che sono importanti e che ho detto possono essere sostanza, sulle quali abbiamo il dovere politico e morale di aprire un dibattito forte tra parti che hanno opinioni diverse nel tentativo di trovare le giuste convergenze, dobbiamo anche ricercare e, per quanto possibile, e io credo che sia possibile, trovare una gestione politica delle differenze, una gestione politica delle divergenze. Diversamente il nostro potere contrattuale sarà un potere contrattuale dimezzato, limitato; e se noi non ci presentiamo al confronto con lo Stato resi forti dall'unità e sui mezzi e sui modi e sulla sostanza, il rischio sarà quello di indebolire in maniera terribile il rapporto tra Regione sarda e Stato italiano.

Infine mi pongo un'altra domanda; ma si può svuotare il Consiglio regionale delle proprie competenze, quelle competenze che abbiamo detto gli sono state riconosciute statutariamente, delegandole ad altri? Badate, qualcuno dice: "Questo Consiglio regionale non è in grado di riscrivere in maniera significativa, in maniera piena, così come è necessario, lo Statuto della Sardegna".

Credo che ciò non risponda a verità, ma se anche rispondesse a verità, mi chiedo con quale forza, con quale capacità, con quale spirito, con quale stato d'animo, con quali conoscenze, questo Consiglio regionalepotrebbe dare indicazioni, direttrici, linee all'Assemblea costituente, per svolgere quel compito che invece da solo non sarebbe in grado di svolgere.

Badate, quando io dico "da solo" non significa che non deve servirsi di professionalità, non dico che non deve servirsi di studi, non dico che non deve servirsi di intelligenze, anzi, io credo che il dibattito che si svilupperà all'interno del Consiglio debba uscire all'esterno, perché vi è questa esigenza; l'esigenza che il Consiglio regionale dialoghi con la gente, con i cittadini di questa terra, e si crei quella stessa mobilitazione che sarebbe necessario creare attraverso l'Assemblea costituente.

Se invece il Consiglio regionale si dichiarasse incompetente, se il Consiglio regionale abdicasse a svolgere queste funzioni, se il Consiglio regionale ritenesse di non essere in grado di perseguire per propria incapacità gli stessi obiettivi, non sarebbe neanche in grado di dare indirizzi. Allora, colleghi, se così fosse dovremmo trarne le dovute conclusioni; questo Consiglio regionale, in quel caso, in quella ipotesi, dovrebbe andarsene a casa.

Io sono convinto che così non è, ed è con questo spirito che rilancio quella esigenza di ricerca di convergenze comuni.

PRESIDENTE. Per illustrare la mozione numero 44 ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi.

COGODI (R.C.). Signori Presidenti, signori componenti di questa Assemblea sovrana rappresentativa degli interessi del popolo sardo, accade ancora una volta che i temi, le questioni più importanti della nostra vita regionale abbiano ingresso nell'Aula del Consiglio per iniziativa della opposizione. Accade ancora una volta che se non esistesse quella risorsa istituzionale che è costituita da un Regolamento, che almeno sotto questo profilo è saggio, per cui anche alla minoranza, quando è consistente nel Consiglio regionale, è consentito di chiedere la convocazione straordinaria per discutere sulle grandi questioni della Sardegna, in questo Consiglio non si parlerebbe mai.

L'argomento è all'esame dell'Assemblea, per iniziativa della opposizione, con due mozioni, due mozioni diverse e convergenti; e dirò della diversità e dirò della convergenza.

Viene a mancare la funzione di governo in questa Regione, e la cosa più grave è che non si vuole prendere atto e non si vuole riflettere e porre rimedio a questo fatto. Si diceva un tempo che la Giunta era il motore del Consiglio, perché è l'iniziativa del Governo che attiva presso il Consiglio le grandi questioni. Questo motore è da tempo "ingrippato", da tempo bloccato, che ne è della crisi? Di quella crisi attuale, vera, della crisi politica della Regione, della crisi della maggioranza, di quella crisi che il Presidente della Regione ha definito in questa Aula, qualche giorno fa, una crisi vera, strisciante, dove sta strisciando? Sotto quali meandri o dentro quali meandri, in mezzo a quali erbe del sottobosco sta strisciando la crisi politica della Regione? Dov'è?

In Aula abbiamo portato la questione, in Aula avete chiesto tempo, e non avete dato più conto, come se tutto andasse liscio; e invece la Regione è bloccata, ed è un lusso che questa Regione non si può permettere. Le riforme, le istituzioni, lo Statuto di autonomia, le grandi e vitali questioni, il cuore del sistema democratico, anima dell'autonomia stessa, cioè i suoi poteri, la qualità del potere pubblico in questa Regione; questo è il tema che discutiamo! Perché questo è il significato e il valore dello Statuto, cioè dell'insieme delle norme di rango costituzionale che reggono, animano, danno senso ed efficacia all'esercizio del potere pubblico, non alla facoltà di questo e di quel personaggio di esercitare il potere.

Quindi, noi oggi discutiamo della natura del potere pubblico in questa Regione, in questa comunità; dovremmo discutere di come si forma questo potere, di come si esercita questo potere, quali interessi garantisce, a chi risponde, come si forma la rappresentanza politica pluralistica, qual è il grado di efficienza e di stabilità anche dei governi, quae è il tasso di partecipazione popolare, qual è il livello della informazione necessaria da dare al popolo, alla gente, delle cose che accadono, cioè di come si esercitano e di come si utilizzano i beni di tutti, che sono i danari, ma non sono solo i danari, sono tutti i modi attraverso i quali si organizza la vita sociale ed economica e si influenza e condiziona lo sviluppo della vita culturale in una Regione, in una comunità.

Di tutto questo la maggioranza e la Giunta hanno idea? Propongono qualcosa al Consiglio? E quando l'opposizione provoca necessariamente e doverosamente un momento importante di discussione in Aula, con quale proposta comprensibile, scritta, leggibile, utile, arrivano la maggioranza e la Giunta? Nessuna, zero! Dicono: "Abbiamo nostre idee, abbiamo nostre proposte! Faremo, diremo". Qui, oggi, le dovete dire, perché in questa Assemblea legittimamente riunita si debbono iniziare a discutere finalmente queste questioni.

Vedete, qui si sta iniziando a discutere, ed è chiaro ed evidente che l'idea che ognuno di noi ha è che bisogna arrivare a una proposta seria, a una proposta forte da parte dell'Assemblea rappresentativa del popolo sardo presso il suo popolo innanzitutto e, contemporaneamente, presso il Parlamento nazionale. Perché se di federalismo, e di federalismo forte, se di autonomia, e di autonomia vera ed efficiente, noi dobbiamo parlare, dobbiamo elaborare ed avanzare la nostra proposta di un patto costituzionale. Ma i patti, da che mondo è mondo, si fanno in due. Mai un patto si è visto che si potesse fare dicendo: "Io penso tutto e a te dico: prendere o lasciare!" Quello non è un patto, per bene che vada è un contratto per adesione, ma immaginate se il potere più forte potrà mai aderire alla proposta di una istituzioneche comunque sia, come dire, nella configurazione non solo dei poteri, ma anche nell'equilibrio degli elementi costitutivi della Repubblica italiana, è comunque una parte rispetto al tutto, non si è mai visto che sia una parte che condizioni il tutto in esclusiva.

Trattare, quindi, avere innanzitutto una proposta da esporre e se quella proposta è giusta rivendicare, lottare, scontrarsi anche, per ottenere un risultato. Ma di tutto questo non c'è traccia nella, non so se faticosa, e comunque generica e inconcludente attività che da qualche parte, e da molto tempo, si avanza attraverso ipotesi di Consigli regionali bis, di Assemblee costituenti altre, quando in questa Regione l'Assemblea costituita è pure l'Assemblea Costituente. Questa Assemblea se è davvero rappresentativa, se ognuno di noi ha la conoscenza e la volontà e il senso di sé di rappresentare una parte, non tutto, perché il tutto si rappresenta nell'insieme di una volontà popolare, deve mettere mano e deve mettere testa alle proposte di riforma; deve dire quali obiettivi si vogliono perseguire, quale nuovo Statuto si vuole elaborare, perché dopo cinquant'anni ogni strumento deve essere sicuramente adeguato, migliorato, potenziato. Ma dire che si vuole un nuovo Statuto non basta; bisogna dire nuovo Statuto perché e nuovo Statuto per chi in questa Regione.

Perché se un nuovo Statuto servisse a prorogare anche di un giorno o di un attimo la stagione attuale, abbastanza misera, della politica in questa Regione se un nuovo Statuto servisse a dare più poteri a chi maltratta l'autonomia, come è maltrattata di questi tempi, come è stata maltrattata in questi giorni, non dico di nuovo, ma manco di vecchio Statuto la gente, il popolo in questa Regione avrebbe bisogno.

Noi - mi esprimo con un esempio, mi pare che il concetto sia chiaro - abbiamo assistito in questi giorni, infatti, non ad esplicazioni di mondanità, che hanno in modo, io ritengo disdicevole, coinvolto le istituzioni quando non le hanno viste addirittura protagoniste, a modo loro, ma ad uno spaccato di questa nostra Regione, allo spaccato della decadenza della politica nella nostra Regione.

Due "Sardegne" verrebbe da dire, una ha il volto del signor Alberto Ranieri e, io aggiungo un altro nome, un'altra quello del signor Enrico Scano. Voi tutti saprete di sicuro chi è il signor Alberto Ranieri. E' un aspirante principe, avrebbe in eredità un trono di un principato che esiste solo perché al mondo esistono grandi speculatori ed evasori che hanno bisogno anche di uno staterello in cui rifugiarsi. L'omogeneità politica in questa Regione ha portato a salutare questo signore con un manifesto murale così concepito: "Regione, Provincia e Comune", uniti in questo sforzo, "salutano sua Altezza" - o cosa è - "Serenissima". Serenissima sarà, Altezza non lo so, sua è di sicuro sua. Ma che senso aveva che la Regione, le istituzioni autonomistiche fossero messe ai piedi di questo signore. Un signore che può essere benvenuto, come in questa Regione tutti sono benvenuti con i quali si parla, si trattano anche cose utili, ma non sostituiscono la vita.

E del signor Enrico Scano, nello stesso giorno, nelle stesse ore, chi si è ricordato? E' quel lavoratore socialmente utile dimenticato in fondo ad un pozzo; è quel lavoratore che ha fatto lo sciopero della fame davvero, e che è stato tirato fuori dal pozzo per portarlo in ospedale d'urgenza perché stava morendo. Ma a questa Regione, a questa autonomia, è più utile il signor Ranieri Alberto o è più utile il signor Enrico Scano, un lavoratore, un produttore, uno che rivendica dignità, civiltà del lavoro, nuova autonomia, quindi le ragioni profonde della nostra autonomia? Ma per il sardo che rischia di morire in fondo al pozzo per affermare i diritti suoi e i diritti degli altri manco una parola, niente, muoia! Per il principe, sì. Sangue blu, qualcuno ha detto, il morbo di sangue blu dilaga in Sardegna! Fino a qualche tempo avevamo ritenuto che l'unico morbo blu fosse quello della lingua blu dei nostri animali, che rischiano di morire devastati. Alla lingua blu si aggiunge il sangue blu! E anche nei regali vi siete distinti: il ricco vi dà una medaglietta d'argento, voi restituite medaglioni d'oro. I Robin Hood alla rovescia!

Il Presidente del Consiglio dice: "I sardi sono ricchi. Vivono da poveri perché non sanno che sono ricchi". Per questo i sardi regalano oro, perché sono ricchi senza saperlo. I poveri regalano poco e i ricchi regalano molto, questo è ciò che si evince, questa è la situazione che si rappresenta.

Vorrei però, ho ancora pochi minuti, dare voce e "dignità" al manifesto pubblico che è stato diramato ieri a mezzo stampa; il mio intento è quello di sottolineare, perché rimanga almeno in qualche passaggio agli atti di questo Consiglio regionale, come è divisa oggi al suo interno la società, come è divisa l'economia, come è divisa la politica e come è divisa la cultura in questa Regione.

Il giornale più diffuso della nostra regione, nell'editoriale di prima pagina titola: "L'orgoglio di Karalis. L'economia di Las Vegas cresce ogni anno dell'8,5 per cento". Non si dice a chi va quell'8,5 per cento. E che cosa si fa a Las Vegas? Niente, o meglio ci si diverte. Il suo segreto sta tutto in una parola 'intrattenimento', 'divertimento'. "Quando uno vuol capire come va il mondo (nel bene e nel male) deve volgere lo sguardo ad ovest…". L'est non esiste. Lì, le cose del mondo non vanno, "…deve volgere lo sguardo a ovest e puntare gli occhi sul Paese a stelle e strisce. …In Sardegna esiste un posto dove la globalizzazione fa bene". Ma quanto fa bene? "Cagliari. Che cosa è oggi Cagliari nel mondo?" Oggi non ieri, Cagliari nel mondo: "una stagione lirica di livello assoluto", non si dice chi paga e chi fruisce della stagione lirica; "un teatro naturale per gli sport acquatici come il Golfo dei Angeli". Oggi, ieri non c'era il Golfo degli Angeli, l'hanno inventato oggi quelli di destra, l'ha inventato il principe di Monaco, il Golfo degli Angeli di Cagliari! "una location perfetta per la pubblicità d'autore, la preistoria e il futuro delle nuove tecnologie". Tutto appartiene a questo orgoglio di Karalis. "Karalis è orgogliosa, Cagliari è capitale. Si è guadagnata il titolo di recente", prima no, non ce l'aveva il titolo.

E' capitale solo adesso, perché "grazie a un paio di mosse azzeccate" ciò è accaduto. Le mosse azzeccate sono costituite dall'aver loro, la destra, vinto le elezioni non solo alla Regione, dove però governa senza averle vinte, ma anche alla Provincia e al Comune, il che fa l'omogeneità del governo di destra, e si arriva a questo tipo di perorazioni.

Badate, questo non è però solo un servizio giornalistico, questo è un manifesto politico, questa è l'idea, e questa è, come dire, una delle due proposte politiche che stanno in campo. Rendiamo questa Regione crocevia dei ricchi, dei principi e dei padroni del mondo. Facciamo di questa Regione un pezzo di Las Vegas compreso il bingo. E l'economia crescerà e la ricchezza ci sarà, ma non si dice per chi. Ma in questa Regione, in questa città, oltre al divertimento, al non produrre, cioè a quello che si spende e si spenderebbe, se solo questo si facesse, come si dice, in questa Regione,, vogliamo dire che ne sarà, che ne deve essere delle decine, delle centinaia di migliaia di persone che ancora stanno in Sardegna, per non dire di centinaia e migliaia di sardi emigrati nel mondo che non tutti si sono arricchiti? Che cosa vogliamo dire alle migliaia di donne che la mattina prima dell'alba muovono dalle periferie delle città o dai paesi di questa Regione, che dovrebbe essere solo la Regione del divertimento, del gioco, del non fare nulla, per venire a fare le pulizie negli uffici e nelle case di quelli che poi giocano al bingo e vanno a divertirsi, ma sono di Las Vegas?

Che cosa ne facciamo delle migliaia e migliaia e di persone che lavorano, che operano, che producono, come quella commessa che ieri, dovendo comprare un elettrodomestico, ho incontrato in un magazzino dove c'era un afa che non consentiva di respirare e che mi ha detto: "Il principale ha disposto che il condizionatore funzioni solo un'ora al giorno per risparmiare", e non si respirava in quel grande magazzino; ed uno che compra, entra ed esce in un attimo o quanto vuole ma quella commessa, quei commessi, quegli operatori sono costretti ad avere per un'ora al giorno soltanto l'aria condizionata. Questa è la situazione! Che cosa ne è dei lavoratori che chiedono di avere un contratto, una garanzia minima; che cosa ne è dei precari, che cosa ne è dei disoccupati!

Ho citato i disoccupati alla fine, per parlare prima di gente che opera, che lavora e che produce; e non è questa la Regione alla quale dobbiamo pensare, non è per questa Regione che noi vorremmo un nuovo Statuto, nuovi poteri, nuove politiche? Ecco la nostra proposta!

L'Assemblea Costituente di cui voi dite è un alibi, è un diversivo, è una cosa che non c'è e non ci sarà mai; parlate invece - questa è la nostra sfida - delle cose che ci sono in questa Regione, della capacità che ha o non ha oggi, qui, chi c'è.

Non è sufficiente neppure la petizione inviata dal cittadino Ballero perché evoca quel passettino che si è fatto in campo nazionale, di un federalismo bucato, debole, contraddittorio, rischioso persino, in favore delle Regioni forti, in danno alle Regioni deboli. Non è sufficiente! Dobbiamo parlare di contenuti! Ecco il perché della nostra mozione, che converge con quella dell'Ulivo, costituito anche in questo Consiglio regionale, per dire che va bene che affrontiamo il problema, va bene che insieme si faccia in modo che nell'Assemblea elettiva si parli di queste questioni; noi però diciamo che bisogna aggiungere agli strumenti, ai mezzi, anche questioni di contenuto, obiettivi da raggiungere.

Dobbiamo cioè decidere come perseguire la nuova autonomia, i nuovi poteri e il nuovo Statuto, ma anche quali devono essere questi nuovi poteri, a chi deve essere utile il nuovo Statuto. Ecco perché noi vi indichiamo tre possibili strade.

Il nuovo Statuto deve dare i nuovi poteri al fine di consentire, innanzitutto, di portare avanti la rivendicazione principale di questa Regione che è quella della rinascita, la rinascita come ragione della storia moderna, di un riequilibrio che deve essere ottenuto per ripagare i danni e le espoliazioni, ma anche i ritardi e le ingiustizie di un passato vicino e lontano; una rinascita che consenta di costruire via via un'economia e una cultura e una socialità che significa progresso in senso lato, non solo crescita quantitativa.

Ecco quindi la rinascita, quella che abbiamo appreso dai padri dell'autonomia, da coloro che hanno elaborato qualcosa di utile, , come strumento di riscatto, di emancipazione sociale e civile. Questa è la prima direzione che indichiamo. La seconda direzione nasce dalla domanda che cosa sarebbe un'autonomia, cioè un autogoverno, cioè un potere proprio, senza la vitalità e l'anima che può dare il suo popolo?

PRESIDENTE. Concedo ulteriori 30 secondi al consigliere Cogodi per terminare il suo intervento.

COGODI (R.C.). Che cosa sarebbe questa nuova autonomia se non fosse animata dalla partecipazione attiva della gente. E quindi occorre porsi il problema della democrazia autonomistica che è un di più rispetto alla democrazia repubblicana, non è un di meno; e allora ne consegue il potenziamento della partecipazione che richiede, a nostro avviso, la redazione e l'approvazione di un vero e proprio Statuto dei diritti del cittadino in Sardegna, dove i diritti minimi, dal lavoro alla salute, all'istruzione, alla partecipazione, all'informazione siano garantiti dalla istituzione autonoma. Uno Statuto dei diritti del cittadino in Sardegna per cui basti presentare la carta, quella dei diritti fondamentali in questa Regione, perché sia un titolo esigibile.

E da ultimo vi parliamo anche di un nuovo progetto di sviluppo. La qualità dei nostri beni, l'ambiente, le risorse umane in questa Region,e che sono grandi, incomparabili, non saranno le migliori del mondo ma sono tra le migliori del mondo, devono essere utilizzate da noi, dai sardi. Vogliamo una Sardegna che non mandi via nessuno, neppure i principi, però i principi mai più la facciano da padroni e i padroni la facciano da principi, e invece i sardi possano vivere serenamente in casa loro per sempre ed ospitali anche con gli altri, in modo giusto, uguale, rispettoso e rispettati.

PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi che gli interventi devono essere contenuti nei tempi previsti dal Regolamento. E` iscritto a parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Colleghe e colleghi, l'esigenza di riscrivere il nostro Statuto non nasce a destra e neppure a sinistra; il modo con il quale procedere alla riformulazione della nostra carta costituzionale non deve essere motivo di divisione tra i consiglieri della maggioranza di governo e quelli dell'opposizione, e a niente serve tentare di presentare in modo strumentale questo grande progetto, non lo si può certamente svilire in questo modo.

Il Partito sardo d'Azione, da sempre, ha denunciato i limiti e le debolezze di uno Statuto che, già dal 1948, si è rivelato essere uno strumento insufficiente. Uno Statuto che non parla di Europa e che consente interpretazioni riduttive, oggi del Governo e domani della Corte Costituzionale. Uno Statuto che è, però, da cinquantatré anni lo strumento di governo della Regione sarda, la carta costituzionale in cui manca la pari dignità nel rapporto tra popolo sardo e Repubblica italiana, nel senso che i confini tra competenze statali e regionali sono decisi da organi dello Stato italiano, uno Statuto che ha stabilito un rapporto di sudditanza piuttosto che una forma di collaborazione della Sardegna con l'Italia e l'Europa.

Soprattutto per questi motivi i sardisti affermano anche oggi l'esigenza, oltre che di una nuova mentalità politica, di un profondo cambiamento delle nostre istituzioni. In cinquantatré anni il Consiglio regionale non è stato in grado di proporre un nuovo ed originale Statuto e in oltre mezzo secolo non è riuscito neppure a modificare l'impianto di quello vigente. I tentativi fatti in tal senso sono pari ai fallimenti registrati. L'ultimo tentativo, in ordine di tempo, è stato portato avanti nella legislatura appena trascorsa, e si è concluso con il fallimento programmato della Commissione speciale per lo Statuto, nonostante lo straordinario impegno profuso dal mio compagno di partito Salvatore Bonesu.

La scorsa legislatura, che nelle aspirazioni di molti protagonisti doveva essere una legislatura costituente, ha rappresentato invece la testimonianza del fallimento del potere costituito, ogni qualvolta questo si sia cimentato in materia di riforme. Fino ad oggi è sempre stato così, nel Consiglio regionale come nel Parlamento italiano; troppi i limiti, le strumentalizzazioni e i condizionamenti imposti dalla politica del giorno per giorno, troppo numerose le mediazioni verso il basso e verso la mini-politica. Per questi motivi è fallito l'ultimo tentativo compiuto dal Consiglio regionale con l'istituzione della Commissione speciale per la riforma dello Statuto.

E non desta stupore che quelle stesse forze politiche, che hanno scientificamente programmato il fallimento politico di quella laboriosa e puntuale Commissione, ripropongano un analogo strumento consiliare quando è ormai manifesta la volontà di procedere attraverso l'Assemblea costituente del popolo sardo. Quali siano i motivi per i quali queste forze politiche non si siano battute per un nuovo e moderno Statuto, quando avevano ben altri numeri all'interno di questa Assemblea, è anche questo uno dei motivi di riflessione politica per il Partito sardo d'Azione.

In molti ritengono che siano stati i "posizionamenti" e gli atteggiamenti politici come questi ad impedire, per cinquant'anni, che in Sardegna si potesse realizzare una seria stagione di concrete riforme. Un po' come il gioco delle parti cui stiamo assistendo in materia di federalismo all'interno del Parlamento italiano. Dopo anni di ingiustificato sbarramento, politico ed anche parlamentare, si è arrivati ad approvare una legge nel cui testo non appare neanche una volta la parola "federalismo".

E' innegabile che tali esperienze, seppure non condivise, abbiano condizionato negativamente l'attività, il ruolo e la stessa credibilità del Partito sardo d'Azione come forza autenticamente riformatrice in Sardegna. Ed è anche per questo che, come consiglieri di questo partito, abbiamo autonomamente formulato la proposta di legge per l'elezione dell'Assemblea costituente del popolo sardo.

E' questa infatti l'ipotesi su cui intendiamo confrontarci con lealtà, competenza e passione come è nella nostra tradizione; non siamo disponibili a ripercorrere il cammino a ritroso, a riproporre esperienze improduttive già consumate, a illuderci e ad illudere che si possa cambiare attraverso esse la nostra Regione. Siamo invece pronti a partecipare ad una grande battaglia che dovrà coinvolgere, certamente, tutte le forze politiche e le istituzioni ma soprattutto il mondo del lavoro in tutte le sue componenti, l'intera società sarda. Siamo disponibili a ricercare e favorire un'intesa oltre che politica anche per così dire tecnica, per quanto riguarda gli aspetti normativi e legislativi, perché crediamo che non sia pensabile calare dall'alto sulla Sardegna uno Statuto che sancisca la sovranità del popolo sardo sul suo territorio; al contrario, vogliamo favorire ed esaltare il contributo e la partecipazione attiva della società sarda in una straordinaria impresa di modernità e sviluppo.

Per noi riscrivere lo Statuto della Sardegna non è un fatto di ordinaria amministrazione ma rappresenta un fatto storico, una vera e propria rivoluzione che deve essere condivisa dal basso e gestita con gli opportuni strumenti istituzionali. L'elezione dell'Assemblea costituente del popolo sardo rappresenta tutto questo; non soltanto il più idoneo tra gli strumenti ma anche la garanzia del coinvolgimento e della partecipazione della società civile.

Riteniamo che in tale contesto emergerà, insieme all'orgoglio di un popolo, anche una unità di intenti nell'affermare il diritto dei sardi ad autogovernarsi ed il diritto del popolo sardo a essere sovrano sul suo territorio. E` un processo di decolonizzazione e di libertà già avviato con successo in altre realtà della nostra Europa; in Scozia, in Galles, in Irlanda, nei Paesi Baschi e in Catalogna quelle che venivano considerate rivendicazioni esclusive dei partiti nazionalitari si sono trasformate in volontà comuni dei rispettivi popoli e della maggioranza delle forze politiche senza che queste abbiano smarrito la propria identità partitica o la specifica idealità politica.

Noi scommettiamo con coraggio e convinzione sulla Assemblea costituente perché siamo certi che in un clima costituente prevarranno gli interessi e le aspettative del popolo sardo piuttosto che le logiche di schieramento; e siamo certi di contagiare tutte le forze politiche con quel messaggio di libertà e di riscatto del nostro popolo, messaggio di cui da ottant'anni siamo orgogliosi portatori.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Fantola. Ne ha facoltà.

FANTOLA (Patto Segni-Rif.Sardi). Signor Presidente, il nocciolo del dibattito di oggi, almeno a mio parere, riguarda il fatto che la Sardegna non è in grado di raccogliere, e vincere, la sfida per lo sviluppo con le altre regioni d'Europa e del mondo.

Se è così, è stato detto, lo ribadisco, è chiara la necessità di un profondo processo di innovazione e di modernizzazione del sistema Sardegna che, sicuramente, deve partire dalla valorizzazione delle risorse materiali della nostra isola ma anche, specialmente, dall'affermazione delle specificità culturali e storiche del nostro popolo per giungere alla fine all'attuazione di un quadro istituzionale che dia più poteri, più competenze e più autonomia alla Regione Sardegna.

Naturalmente la logica conseguenza di questo processo, il punto essenziale, è che serve un nuovo Statuto. . Cioè serve un nuovo Statuto non perché tutti i mali, i problemi che vive la Sardegna siano conseguenza dello Statuto attuale, questo mi sembra sia chiaro, tra l'altro è stato anche detto che non è stato attuato in tutte le sue parti, ma perché la trasformazione complessiva, è stato detto anche da Balia, che ha coinvolto il mondo, ma in particolare ha coinvolto il mondo vicino a noi, di riferimento nostro, cioè la Sardegna, determina la necessità di grande novità e in modo particolare di una Costituzione federalista che regoli i rapporti tra Cagliari, Roma e Bruxelles, che insomma leghi la Sardegna all'Italia e all'Europa.

Se questo è il punto centrale, successivamente viene da domandarsi come arrivare ad un nuovo Statuto. Oggi è in discussione una mozione che sostiene un'ipotesi di cambiamento legata alla riforma del Titolo V della Costituzione; riforma che, lo sapete, è avvenuta con legge costituzionale la scorsa legislatura, e che sarà sottoposta a referendum questo autunno.

Su questa riforma le posizioni politiche sono chiare, e sono due posizioni diverse a livello nazionale e, credo, anche regionale. C'è chi sostiene che la legge costituzionale numero 3, trasferendo poteri dal centro alla periferia, quindi alle regioni, ed è indubbio che in parte questo avviene rappresenta sostanzialmente un passo in avanti nel processo federalista. Altri sostengono invece che questa legge sia una mediazione al ribasso, un atto mediocre, non un passo in avanti verso il processo federalista ma, al contrario, una "palla al piede" per camminare nella direzione di un federalismo compiuto.Ma su questo punto non credo sia il caso in questo momento di continuare la discussione.

Quello su cui vorrei che si discutesse, e in effetti si è già iniziato a parlarne, è se in Sardegna esiste una posizione sufficientemente matura, discussa, dibattuta, anche articolata, differenziata sul processo autonomistico della Sardegna o se su questo tema c'è rassegnazione e indifferenza.

Con franchezza, rilevo prima di tutto che i deputati sardi, sia di centrodestra che di centrosinistra, a Roma hanno votato secondo le indicazioni dei rispettivi schieramenti. Noi, qui in Consiglio, di questo problema purtroppo non abbiamo mai parlato, non mi sembra che questo tema abbia investito l'opinione pubblica e francamente guardando al futuro, guardando ad ottobre, novembre, non so quando sarà il referendum, a me sembra che sostanzialmente gli elettori sardi saranno orientati a votare per una parte o per l'altra a seconda delle indicazioni dei partiti nazionali, con buona pace per l'autonomia sarda, con buona pace per gli interessi della Sardegna che diventano così marginali rispetto alle discussioni in essere.

Ciò che mi chiedo è se, di fronte a questo scenario che in pochi minuti ho cercato di rappresentare, può essere sufficiente, dibattere sulla petizione presentata dal professor Ballero che, per sua stessa ammissione, rappresenta un'integrazione dello Statuto attuale con le modificazioni previste dalla legge costituzionale di revisione del Titolo V, senza nessun contributo innovativo, perché questo è scritto, sempre che la legge costituzionale venga poi confermata dal referendum.

Il mio parere su questa, proposta è chiaro: io sono convinto e arciconvinto che non sia assolutamente sufficiente, e sia veramente minimale.

Personalmente ritengo che la riforma di cui crediamo la Sardegna abbia bisogno sia una riforma che, sicuramente, in termini di autonomia, di competenze ma anche di innovazione, di modernità, di identità, debba avere una valenza straordinaria e natura costituente, tale da segnare la fine dell'epoca che stiamo vivendo nel mondo e l'inizio di un'altra epoca, cioè un momento di passaggio che detti le regole per il successivo periodo storico.

E` questo, secondo me, oggi l'Assemblea costituente. Quindi quello che serve non è, come dice il professor Ballero, una semplice messa a punto, una integrazione dello Statuto, un ammodernamento, serve la riscrittura, da cima a fondo, dello Statuto, perché questo richiedono le condizioni storiche, economiche, istituzionali..

Quando questo avviene le democrazie affidano ai cittadini il compito di riscrivere la Costituzione, quando questo avviene vengono elette le Assemblee costituenti direttamente dal popolo perché discutano ed approvino la Carta statutaria fondamentale. In questo sta il significato della Assemblea costituente, e questo non è quindi un problema di percorso ma è un problema connesso alla sostanza delle cose, ai contenuti e agli obiettivi.

Un'obiezione che è stata mossa riguarda gli eventuali tempi lunghi per l'elezione e i lavori della Costituente. Io rispondo dicendo che le altre ipotesi richiedono non tempi lunghi, bensì lunghissimi se non eterni, perché sono in campo da anni, senza arrivare mai a una conclusione. Però io vorrei dire che lunga o corta che sia (secondo me non è lunga come è stata presentata), facile o difficile, dite quello che volete, ma la strada da seguire è questa della Assemblea costituente, appunto.

E` stato detto dall'onorevole Cogodi che la Costituente è un alibi dietro cui la maggioranza nasconde la sua incapacità di guidare il processo di trasformazione e, in generale, la sua incapacità di governare la Sardegna. E` un alibi, quindi, nel senso che parliamo di Assemblea costituente per non fare le cose che dobbiamo fare! Allora, la trasversalità stessa del fronte costituente sarebbe già di per sé una risposta a questa critica, ma io vorrei aggiungere che diversi di noi che oggi siedono in Consiglio quando iniziarono la battaglia per la Costituente non c'erano e quelli che c'erano erano all'opposizione, cioè in una posizione diametralmente opposta a quella odierna. Ci ponemmo subito comunque il problema della separazione dell'ambito proprio del Governo da quello delle riforme istituzionali. Il Governo presuppone date responsabilità, la riforma delle regole comporta, a mio avviso, la partecipazione di tutti i cittadini.

Anche l'ultima critica su cui voglio soffermarmi è stata sollevata dall'onorevole Balia. Egli ha sostenuto che la richiesta di una assemblea costituente svilisce il ruolo del Consiglio regionale, e questa è un obiezione concreta; occorre quindi riflettere su questo punto e insieme, e da questo punto di vista credo che vi sia una grande apertura da parte di tutti, dobbiamo trovare il giusto ruolo che compete al Consiglio regionale, perché è fondamentale.

Su questo aspetto dobbiamo ragionare, credo che ci sia uno spiraglio per un confronto ma ad una condizione: che ai cittadini non venga negato il loro diritto-dovere di essere protagonisti nel riscrivere lo Statuto sardo, non venga tolto cioè il diritto-dovere di essere protagonisti nella costruzione di quella che noi riteniamo debba essere la nuova Sardegna.

Questo è il significato, secondo me, dell'Assemblea costituente; e, sottolineando questi aspetti, ribadisco la mia posizione a favore della sua istituzione.

PRESIDENTE. E` iscritta a parlare la consigliera Dettori . Ne ha facoltà.

DETTORI (D.S.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, la Sardegna deve oggi confrontarsi con i processi di riorganizzazione della Costituzione formale e materiale della Repubblica italiana. Si sono aperte infatti nell'ultimo decennio nuove dinamiche nei rapporti tra Stato centrale e autonomie, conseguenti anche all'affermarsi di relazioni competitive tre le diverse realtà del Paese. E` ormai estinta, in tale contesto, la peculiare posizione istituzionale attribuita originariamente alle Regioni speciali, storiche.

Il dibattito politico e giuridico intorno allo Statuto speciale per la Sardegna ha avuto di fatto origine con la approvazione dello stesso Statuto. Infatti ci si rese conto, da subito, della sua inadeguatezza rispetto alle aspirazioni autonomistiche dell'Isola; come è noto Emilio Lussu paragonò la nascita dello Statuto speciale alla venuta al mondo di un gattino piuttosto che a quella del leone atteso.

La storia dell'autonomia speciale sarda ha dovuto da subito fare i conti contemporaneamente con i limiti originali delle competenze attribuite alla Regione dalla sua Carta costituiva, con le resistenze dello Stato centrale nelle sue espressioni legislative, esecutive, e persino giurisdizionali, a dare piena attuazione alle previsioni statutarie, con l'inadeguatezza della stessa pratica autonomistica regionale.

Non si può certamente negare che cinquant'anni di vita autonomistica abbiano radicato l'Istituzione regionale, e la sua stessa connotazione di specialità, come un dato politico e culturale, come una realtà normativa ed amministrativa, come una presenza nell'economia e nella società non prescindibile per il sentire comune dei sardi. Nel contempo le aspirazioni ad un autogoverno più ampio, ad un assetto istituzionale più partecipato, a una amministrazione più efficiente ed imparziale, ad un intervento più incisivo sul terreno economico e sociale, nella sostanza, ad una Regione effettivamente capace di essere soggetto propulsivo nel superamento dei ritardi e degli handicap storici e strutturali dell'Isola, sono rimaste non esaudite.

Senza che ciò voglia comportare un giudizio storico radicalmente negativo, la realtà attuale ci consegna un'Istituzione regionale invecchiata e per molti aspetti impotente, un apparato pubblico regionale locale che costituisce ormai uno dei principali ostacoli per lo sviluppo della Sardegna.

Nel corso degli anni la stessa specialità ha finito per smarrire la sua funzione; ampie forme di decentramento approvate dal Parlamento hanno costantemente trovato immediata applicazione nelle Regioni a Statuto ordinario, mentre il loro recepimento da parte della Regione sarda ha subito e subisce tuttora intollerabili ritardi; clamoroso è l'esempio della "Bassanini".

L'eterno confronto politico sulla riforma interna della Regione non ha avuto esito soddisfacente ed altrettanto improduttivi si sono rivelati i tentativi, posti in essere nelle ultime legislature, anche attraverso la costituzione di apposite Commissioni consiliari speciali, di assumere un'iniziativa di riforma dello Statuto speciale. Nel frattempo, particolarmente in questo ultimo decennio, il dibattito sulle riforme costituzionali ha vissuto, in Italia, una profonda accelerazione.

La tematica del federalismo, storicamente presente nella cultura e nella politica sarda ben più che nelle altre Regioni a Statuto speciale, ha trovato nuove istanze propulsive in altre aree del Paese. Le Regioni più ricche del nord hanno messo in discussione un assetto costituzionale che le rispettive classi dirigenti politiche, imprenditoriali, sociali, da tempo vivevano come una "camicia di forza", limitativa delle loro autonomie, delle loro autonome potenzialità di inserimento competitivo nei rapporti economici con le confinanti realtà avanzate dell'Europa, nonché della loro autonoma capacità di gestire redditi propri nei propri territori.

L'istanza federalista è stata posta all'attenzione prepotentemente, ma come conseguenza dell'accentuazione del divario tra il Nord, il Mezzogiorno e le isole, come contestazione della politica meridionalistica e dei suoi fallimenti, col rischio di una seria incrinatura della coesione economico-sociale del Paese e dei principi di solidarietà nazionale sanciti dalla Costituzione. Una riflessione rigorosa sulla realtà della Sardegna, e sui processi di trasformazione nei quali essa si trova coinvolta, deve affrontare senza reticenze queste questioni fondamentali a partire dal Titolo V.

Il Parlamento italiano, infatti, ha approvato la riforma del Titolo V della Costituzione; sarà il referendum, in autunno, a deciderne l'esito; io auspico che vinca il sì. Ciò è per la Sardegna importante, ma non sufficiente. Occorre infatti avviare un processo costituente, volto a riformare lo Statuto e le strutture della Regione; dobbiamo quindi ragionare sul percorso, sugli strumenti e gli obiettivi.

Io ed altri colleghi proponiamo l'Assemblea costituente sarda. In che cosa consiste? La Costituente è un modo differente per cambiare lo Statuto della Sardegna, cioè la sua legge fondamentale, rispetto quello previsto dalle norme costituzionali vigenti. Secondo queste l'iniziativa di modificazione dello Statuto può essere assunta dal Governo, dal Parlamento, dal Consiglio regionale o da ventimila elettori. Il potere di approvare le modificazioni spetta comunque al Parlamento con doppia deliberazione. I sardi possono essere chiamati tutt'al più ad un referendum consultivo. Assemblea costituente significa invece essenzialmente due cose; primo, eleggere, con la partecipazione di tutti, un'assemblea speciale col compito di produrre un nuovo Statuto; secondo, cambiare il metodo attuale per dare più potere nella misura possibile alla Sardegna rispetto al Parlamento.

Sorge ora inevitabilmente una domanda: perché abbiamo necessità di un nuovo Statuto? Si può sostenere forse che se la Regione avesse avuto, nei decenni passati, maggiori poteri le cose sarebbero andate meglio? Penso di no, infatti non si è fatto spesso buon uso dei poteri in mano alla Regione. La ragione è un'altra: lo Statuto attuale è nato nel periodo che va dal '46 al '48, da allora è mutato tutto: la società, l'economia, le leggi dello Stato, i partiti, la politica, il rapporto tra gli Stati e l'Europa. E' cambiata anche la competizione per lo sviluppo tra i vari territori. Non si può dire che la Sardegna sia capace oggi di partecipare con successo a tale sfida.

La Regione funziona assai male, l'amministrazione è lenta e inefficiente, la politica appare incapace di ideare grandi progetti e di suscitare interesse e passione, la società civile sembra spenta e non autonoma. Bisogna aggiungere che nella comunità sarda c'è poco spirito di cooperazione, scarsa fiducia reciproca, un basso tasso di autostima, crediamo poco in noi stessi, nelle nostre capacità e nelle nostre risorse.

Come ci si può battere efficacemente per favorire la crescita e lo sviluppo in queste condizioni? Così rischiamo di non farcela. Non si tratta solo della Regione, della pubblica amministrazione o delle infrastrutture; si tratta di noi, della nostra coscienza civile, del nostro sentirci un popolo che ha una storia, una terra, una cultura, una lingua e che deve assumere su di sé la responsabilità del proprio futuro. Qui sta, a mio parere, il vero significato dell'Assemblea costituente; essa cerca di rispondere a questi problemi; mentre devo dire, con estrema franchezza, che non condivo la mozione della maggioranza dei consiglieri del centrosinistra.

La scelta dell'Assemblea costituente costituisce non solo un metodo migliore per aggiornare lo Statuto coinvolgendo tutti i sardi, ma anche uno strumento nuovo, efficace per favorire una spinta verso il cambiamento. La centralità di questo processo è la coscienza che siamo un popolo aperto alle culture d'Europa, pronto a competere con le nostre produzioni per lo sviluppo.

Un'ultima domanda: è praticabile la strada dell'Assemblea costituente? E qualora sia percorribile non si tratterà forse di un percorso troppo lungo e troppo complesso? Obiezioni ripetute da molti. Abbiamo dimostrato che la strada è percorribile, se c'è una volontà comune dei sardi. E' una strada più lunga di altre? E' vent'anni che si parla di revisione dello Statuto senza cavare un ragno dal buco! Comunque, se non si tratta solo di "aggiustare" lo Statuto è l'unica strada possibile.

"Aggiustare" lo Statuto non è il vero obiettivo; quel che ci importa e ci appassiona è aprire la strada ad una fase nuova e più avanzata della vita delle donne e degli uomini della Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, la mozione in discussione pone un problema sicuramente con serietà, io credo, e con serietà ritengo giusto e opportuno rispondere in quest'Aula.

Mi sembra, leggendo la mozione e anche il suo allegato, che i problemi su cui dobbiamo discutere oggi siano sostanzialmente due. Il problema principale, pur essendo la questione complessa e potendo articolarsi in tanti rivoli, è quello della specialità; e quindi della convinzione da parte della classe politica, nelle condizioni storiche e istituzionali date, di poter portare avanti veramente un processo politico che difenda, valorizzi e rilanci la specialità dell'autonomia sarda.

L'autonomia speciale è stata ideata in un momento in cui in fondo era soltanto nella mente dei padri costituenti e, in parte, nella lettera delle norme costituzionali. Erano momenti storici molto diversi da quelli attuali. Le Regioni a Statuto speciale hanno quindi da subito accumulato, rispetto alle Regioni a Statuto ordinario, un'esperienza più che ventennale, ma nel clima politico e istituzionale di allora l'autonomia speciale è stata di fatto mortificata dall'azione dei governi e della magistratura costituzionale. L'autonomia ordinaria, nata più tardi, ha incontrato nei primi decenni la stessa resistenza da parte dello Stato, poi, lentamente, ha recuperato posizioni su posizioni, acquisendo sempre più poteri e una capacità contrattuale nei confronti dello Stato molto forte.

In fondo la riforma del Titolo V della Costituzione, approvata dal Parlamento nella precedente legislatura , costituisce il culmine di questa azione di forza condotta dalle Regioni a Statuto ordinario nei confronti dello Stato. Questa riforma limita però le innovazioni più significative alla potestà legislativa, che è evidentemente più ampia nel nuovo testo; ma le stesse Regioni ordinarie, e soprattutto le più forti all'interno del fronte regionalista, si sono più volte dichiarate insoddisfatte di questo testo. Infatti, non sono affrontati in modo forte e convincente altri nodi, quali quelli della autonomia finanziaria e, per quanto ci riguarda, i nodi del riequilibrio finanziario a favore delle Regioni più deboli. E non è affrontato neanche il problema del sistema di rappresentanza, che si vuole paritario, forte del sistema delle autonomie all'interno dello Stato centrale, all'interno del Parlamento.

La mozione parte dal presupposto, e svolge fino in fondo tutto il conseguente percorso logico, che sia opportuno incassare questo primo risultato e puntare sugli altri obiettivi da raggiungere. E' una posizione pienamente legittima, comprensibile anche, accattivante per certi aspetti, ma siamo certi che l'approvazione di questa riforma, e quindi la sua conferma con referendum, aiuti il processo di potenziamento della nostra autonomia speciale?

La specialità deve essere da noi sostenuta con convinzione perché è uno strumento indispensabile per dare corpo alle politiche economiche e sociali necessarie per lo sviluppo della Sardegna, con i cui problemi ci scontriamo continuamente.

Come difendere quindi la specialità se è vero che tutte le forze politiche, in Sardegna, sono convinte della necessità di doverla tutelare? Questo interrogativo ci porta al secondo problema che è all'attenzione di questo dibattito, cioè quello dello strumento attraverso cui operare le riforme.

Il Consiglio regionale ha più volte affrontato questo problema; sono state istituite con legge regionale, che io ricordi, due Commissioni speciali che hanno anche lavorato; sono stati dei tentativi però sempre condizionati dalle esigenze, dagli impegni ed ancor più dalle logiche imposte dalla quotidiana attività di governo..

E poi, poniamoci anche questa domanda, seppure si fosse arrivati ad approvare in Consiglio regionale una proposta di riforma dello Statuto, che attenzione avrebbe ricevuto dal Parlamento italiano che è condizionato, anche di più forse, dalle stesse logiche probabilmente moltiplicate per mille? Da qui l'idea di scegliere uno strumento diverso; un'idea forse discutibile, sicuramente anche criticabile, ma comunque un tentativo.

Le riforme istituzionali, ma tanto più le riforme costituzionali, sono in genere il frutto di un momento di rottura. Storicamente, si sa, sono frutto di momenti di rottura con situazioni precedenti a seguito di fatti anche gravi, come guerre, rivoluzioni. Ma io mi chiedo invece se sia possibile lanciare una sfida culturale, politica che sia forte e pacifica nello stesso tempo. E' possibile cioè arrivare ad un punto di rottura e, conseguentemente ad una svolta, a seguito non di un evento eccezionale, che si subisce, ma grazie ad una volontà politica, una volontà popolare forte, fortissima; è possibile questo?

Credo sia questa la sfida che dobbiamo raccogliere, anche nel corso di questi mesi di difficile situazione politica di questo Consiglio; e se il problema è soprattutto quello del ruolo del Consiglio regionale, che si potrebbe sentire espropriato dalla propria responsabilità, la risposta deve essere molto chiara e leale. Sì, certamente alla difesa delle prerogative del Consiglio, ma sì anche alla onestà intellettuale e politica di una classe dirigente che deve svolgere seriamente il proprio ruolo; e il nostro ruolo è quello di governare, di programmare, di legiferare per l'attuazione di politiche, di riforme economiche, sociali, istituzionali a Costituzione vigente. E abbiamo molto da lavorare in questa direzione. Ma dobbiamo anche riconoscere i nostri limiti (e già questa sarebbe una virtù di una classe politica intelligente), limiti di competenza, ma anche limiti oggettivi di capacità. Non riusciamo a legiferare così da toccare le piccole nicchie di potere all'interno del sistema regionale, come potremmo riuscire a modificare il nostro corpo, il nostro organismo in cui tutti siamo coinvolti'

La riforma istituzionale è un po' come un'operazione chirurgica, può il malato muovere con efficacia e destrezza il bisturi su se stesso?

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Signor Presidente, colleghi, la mozione di cui discutiamo ha avuto principalmente il merito di assegnare nuovamente a questo Consiglio regionale la titolarità, oltre che il dovere, di affrontare il complesso tema della riforma dello Statuto rimuovendo il dibattito dalle noiose secche della propaganda, dei comunicati stampa e persino dei personalismi individuali o collettivi.

Affrontare questo dibattito rappresenta, in un certo senso, ricollocare il nastro di registrazione su questi argomenti a quindici o vent'anni fa. E' chiaro che questa sensazione non è del tutto corrispondente ai contenuti effettivi del dibattito di allora, ma è una sensazione che emerge se non altro a causa delle carenze e dell'assenza di iniziative positive e tangibili che possiamo registrare fino ad oggi.

Le questioni sul tappeto sono tuttavia sempre le stesse, anche se non può essere negato che le sensibilità con cui si affronta oggi il tema dell'autonomia sembrano l'eco di voci lontane, di voci sempre più distanti e sempre più deboli rispetto a quelle di allora. Di fronte alla crisi della politica il panorama nazionale, regionale e locale appare confuso e contraddittorio, e le risposte tutt'altro che adeguate e puntuali mentre la crisi si fa più forte ed acuta, anche e soprattutto per l'inadeguatezza dell'ordinamento corrente.

Al di là delle parole, espressione di un certo ritualismo formale, in questi ultimi anni, di fatto, sono stati messi in ombra i grandi temi autonomistici e i grandi progetti di cambiamento. L'intreccio pressoché inevitabile tra l'ambizione e la volontà di riforme col governo quotidiano della Regione rappresenta nel nostro caso, emblematicamente, un chiaro fattore di freno che impedisce il fiorire di una volontà di confronto e di tensione riformatrice, mentre fa emergere i localismi e i clientelismi più sfrenati che non rappresentano per niente i segni più consoni di una convinta e matura cultura autonomista, quanto semmai il rifiuto di un progetto riformatore e il ripiegamento su forme già conosciute di egoismi individualistici e territoriali, certamente meglio tutelabili da forme di potere chiuse alle istanze di solidarietà ed unità regionale.

Tutto questo, onorevole Presidente, ben al di là della quotidiana riproposizione di atteggiamenti rivendicativi o contestativi che abbiamo sentito sempre, e da ultimo in occasione della sua stessa elezione, e che alla luce dei risultati fin qui registrabili appaiono sempre più parte di un rituale politico e del nostro linguaggio comune.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

(Segue Gian Valerio SANNA.) Tuttavia, al di là delle scelte più recenti, resta nella nostra comune responsabilità, il progressivo declino del sentimento autonomistico nella coscienza popolare.

Sappiamo bene che la specialità non può essere affidata al variare delle condizioni politiche, alle mode, agli umori del tempo o a uomini della provvidenza. Credo invece che le ragioni antiche debbano trovare una corretta corrispondenza nelle condizioni della società di oggi, nei suoi valori economici, nei suoi nuovi orizzonti culturali ed anche nei mutati contesti istituzionali. Sappiamo di essere, per questa nostra inerzia, oramai, all'interno della parabola di un'imminente e probabile cancellazione della nostra specialità regionale, stretti in questa condizione da coloro che spingono per equiparare la nostra Regione alle altre Regioni d'Italia.

Occorre esibire un nuovo impegno che operi nella direzione di una ripresa di attenzione e di dibattito e che saldi le istanze nuove di cambiamento al sentimento e alla partecipazione popolare di tutti i sardi. Occorre farlo nel corso ed oltre il nostro dibattito di oggi, se non vogliamo essere presi ancora una volta alla sprovvista e essere scavalcati dalle tensioni e dai progetti di altre Regioni che, certamente meno della Sardegna, hanno nella propria storia e nella più generale condizione etnica e politica, ragioni di specialità, di diversità o di identità da far valere.

Credo comunque che la riforma del nostro Statuto non possa non intrecciarsi con una chiara e ineludibile questione morale, ovvero con un complesso di questioni che hanno come elemento centrale la supremazia di una politica ancora intesa come spazio riservato a gruppi ed élites sempre più ristrette ed interessate alla conservazione del potere piuttosto che allo sviluppo pluralistico, democratico di tutta la nostra terra. Sinceramente, non sembra probabile che si possano facilmente invertire le tendenze dominanti. Noi tuttavia siamo qui anche per registrare questo cambiamento.

Ho avuto già modo di dirlo, e lo ripeto profondamente convinto anche dal riecheggiare continuo e insistente del dibattito di questi mesi, che la disputa infinita e perfino inutile sui mezzi più idonei per realizzare la nostra riforma non serve, anzi è dannosa e sicuramente secondaria rispetto all'interesse che dovremmo avere in ordine al merito e ai contenuti della stessa riforma.

Ancora non si è discusso di nulla in concreto, salvo che di Costituente in un modo e in un altro, con sullo sfondo l'esigenza di individuare i contenuti, ma protesi come mai al convincimento reciproco alle ragioni degli uni o degli altri o, peggio, barricati in un patetico protagonismo di parte, ma immobili ad attendere il cedimento altrui.

Io credo che le questioni invece siano semplici e vadano dette con chiarezza e limpidezza ai sardi per come esse sono. La strada per autorizzare e riformare lo Statuto è già stata tracciata; è scritta nell'articolo 54 dello Statuto in una chiara e coerente volontà di rispetto e di valorizzazione delle nostre stesse prerogative di legislatori regionali, espressione di una Regione autonoma, e che dunque ha già una sua precisa dignità e riconoscimento di straordinarietà. Chi vuole percorrere altre strade può sempre portarle avanti. Ma chiedo a lei, Presidente del Consiglio, e a lei Presidente della Giunta, volete veramente la spaccatura del Consiglio sul tema degli strumenti, cosa che rappresenterebbe la definitiva tomba della riforma?

Non vi è poi alcun dubbio sul fatto che fino a quando questa Assemblea non dichiarerà la propria incapacità, la propria inadeguatezza o impreparazione ad affrontare questo compito, tendendo la mano ad altre sovrastrutture, non si possa declinare, a mio giudizio, secondo un vezzo ricorrente per le cose nuove, una nostra precisa ed alta responsabilità di iniziativa; e su questo dovremmo fare chiarezza.

Noi Popolari, per parte nostra, non siamo disposti a simili atteggiamenti pilateschi; siamo invece qui per concorrere al formarsi di un'idea concreta, di un percorso di fatti, di scelte e di contenuti in grado di spiegare, prima di tutto a noi stessi, perché si rende necessario riformare la Regione, e con quali obbiettivi, con quali identità, e per quale futuro diverso. Nelle scuole di formazione politica di un tempo ci insegnavano fra i "fondamentali" che la politica è essenzialmente lungimiranza, cioè la capacità di decifrare il futuro per orientare i progetti, le ambizioni, le scelte di governo nell'interesse dei cittadini.

Questo tema, il futuro che riguarda prima di tutto ciascuno di noi, i nostri figli e la società sarda io, colleghi, lo vivo con questo spirito; con la convinzione che un rafforzamento dell'autogoverno, la difesa dell'identità, la valorizzazione delle risorse umane, ambientali e culturali e il soddisfacimento dei nuovi bisogni rappresentino quanto di più alto e autorevole ricada tra i compiti di coloro che hanno ricevuto come noi un preciso mandato parlamentare, spesso umiliato e vilipeso dalla pochezza e dalla supponenza con le quali ogni giorno ci troviamo a confrontarci.

Credo in tutto questo con umiltà, senza velleitarismi o presunzioni, ma fermamente consapevole che è a noi che compete la difficile funzione di riprendere il legamento con la società sarda, di rianimare una coscienza popolare indifferente e disincantata intorno ai temi dell'autonomia e della politica, e di chiamare a raccolta tutti coloro che sono ancora disorientati e dispersi nei mondi vitali dell'isola.. Perché questo sia un obbiettivo raggiungibile e tangibile non occorre pensare a soluzioni di ingegneria istituzionale, serve solo la volontà del fare, la determinazione di cominciare il confronto e collocare nell'agenda del nostro lavoro le priorità che riteniamo essenziali per questo itinerario di riforma e di rilancio dell'autonomia in Sardegna.

Credo che sia possibile, e mi permetto in questo senso di sottoporre al Consiglio una proposta utile nella direzione delle conclusioni della mozione in discussione, immaginare che il prossimo mese di settembre o di ottobre possa essere dedicato interamente, articolandolo in sessioni settimanali, al dibattito di merito, affrontando in ciascuna sessione l'esame dei diversi aspetti del nostro Statuto e verificando in quella sede, attraverso la traccia introduttiva di due relazioni preliminari, da affidare una alla maggioranza e una alle opposizioni, i punti di convergenza, le diversità, i temi e le innovazioni che intendiamo realizzare intorno alla nostra carta statutaria.

Questo lavoro, da realizzarsi sospendendo le restanti attività delle Commissioni e dell'Aula sarà un punto fondamentale di partenza, utile per produrre una prima piattaforma di indirizzi e di valutazioni da affidare successivamente ad un dibattito sui mezzi e sui percorsi per la loro traduzione in norme e in modifiche statutarie e, quindi, per portarle al confronto con lo Stato. Perché l'autonomia, colleghi, e la specialità è fondamentalmente pattuizione e non può essere assenso acritico né materia delegabile.

L'attuale condizione del dibattito parlamentare nazionale sulle riforme, e la controversa rappresentanza ministeriale che attualmente orienta le scelte del Governo con il Ministero dell'onorevole Bossi, dovrebbero animare in noi l'idea e la volontà di un cimento nuovo ed assai più determinato se non vogliamo che, mentre il nostro dibattito stagna tra le dispute sui mezzi, gli altri si organizzino senza di noi superando l'esigenza di un autentico ed alto confronto con lo Stato sulla nostra specialità.

Non possiamo nasconderci infatti che, al di là della riattualizzazione, abbiamo pure il dovere di difendere e di tutelare un patrimonio essenziale e importante. Nella prospettiva che ci troviamo davanti perciò non serve stupirsi di chi si stupisce, dovremmo invece constatare che una giusta collocazione dell'autonomia speciale della Sardegna è un interesse non soltanto nazionale, ma soprattutto delle regioni europee e assai di più di quelle che si affacciano sul Mediterraneo. Se l'autonomia sarda infatti non verrà adeguatamente rilanciata in una prospettiva europea e mediterranea continueremo ad affogare come ora dentro un processo uniforme, sostanzialmente piatto, di mero decentramento amministrativo da parte dello Stato.

Continuo a credere invece che ci sia dato un orizzonte diverso e che la nostra storia, la memoria della nostra originalità e peculiarità regionali, possano restituirci la forza per invertire le tendenze e spezzare finalmente questo silenzio assordante sulla qualità del nostro futuro.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Locci. Ne ha facoltà.

LOCCI (A.N.). Signor Presidente, ci sono due filosofie di fondo in campo, a mio modo di vedere, viziate dalla iniziativa che ci ha portato a discutere di questa materia, sostanzialmente una mozione del centrosinistra, o almeno di un pezzo del centrosinistra; così è stata letta dalla stampa, così questa discussione viene vissuta all'esterno. Allora, io vorrei dapprima rivolgermi ai colleghi del centrosinistra, quelli che realmente ed autenticamente desiderano fare le riforme, e chiedere loro se vogliamo per una volta sgombrare il campo dai tatticismi e dalle demagogie e parlare realmente di riforme.

Perché, se vogliamo parlare di riforme, dobbiamo essere quanto meno coerenti con quanto andiamo dicendo da sempre, e cioè che la materia delle riforme non appartiene né al centrodestra né al centrosinistra. Non avrei avuto alcuna difficoltà a firmare la mozione di chicchessia, a condizione che il contenuto di quella proposta di riforma fosse stato alto ed utile per la nostra terra.

Constato ancora una volta che in quest'Aula si preferisce avviare una discussione utilizzando lo strumento della mozione; infatti, mentre su questi temi esistono quattro progetti di legge che propongono al Consiglio regionale della Sardegna di trattare la questione della Assemblea costituente, rilevo che l'Assemblea sceglie di discutere su una mozione, importante, importantissima, estremamente approfondita, ma che tuttavia lascerà uno scarso segno nei lavori di questa Assemblea e di questa legislatura.

Dicevo, Presidente, che in campo sono riemerse chiare due filosofie. Vi è chi vuole trattare la materia della riforma autonomista della nostra Regione attraverso una normale proposta di legge, affidandosi agli strumenti già contenuti nello stesso Statuto da riformare; ed è la posizione di chi si appella al procedimento ordinario di revisione statutaria e che, lo diceva Gian Valerio Sanna pochi momenti fa, prende atto del distacco, della disaffezione dei cittadini alla politica e forse non si rende conto del fatto che la disaffezione è anche il risultato del modus operandi di questa Assemblea, di questa dirigenza politica. Allora sembra davvero difficile trattare questa materia come se stessimo discutendo una proposta di legge; anzi, mi rifiuto di trattare la materia della modifica dello Statuto come si tratterebbe una proposta di legge normale.

Dico che se noi vogliamo avviare un processo riformatore costituente, la prima cosa che dobbiamo conquistare come obiettivo è l'attenzione della società civile sarda, è l'attenzione dei movimenti sindacali, è l'attenzione delle classi imprenditoriali, è l'attenzione dei poveri, è l'attenzione dei diseredati, è l'attenzione di quella complessità da cui è formata la nostra società. Se noi non avremo la capacità di coinvolgere tutta la società sarda, io dubito che si possa aprire una fase costituente degna di questo nome. Al massimo, lo diceva Ivana Dettori prima, faremo qualche aggiustamento. Ma allora dobbiamo essere chiari con noi stessi, prima, e con la società alla quale ci vogliamo rivolgere, dicendo innanzitutto che cosa vogliamo fare.

Perché vedete, l'Assemblea costituente sarà pure uno strumento, si dice, ma è uno strumento attraverso il quale usciamo dal "palazzo", e costringiamo al dibattito la società, un dibattito che deve essere culturale, elettorale, di pieno confronto; ma se non istituiamo l'Assemblea costituente, noi non riusciremo a fare passare fuori dalle mura di questa Aula le tematiche sulle quali dobbiamo confrontarci.

Allora, questo è il vero spartiacque, questo è il vero confine tra le due filosofie che sono in campo.

Da un lato vi è chi vuole trattare la materia delle riforme partendo dalla riforma così detta federalista dello Stato e dall'altro vi è chi dice che questa materia la dobbiamo trattare nella nostra terra e con la nostra gente, certamente nell'ambito dei principi generali della unitarietà dello Stato, ma comunque non possiamo trattarla alla stregua di un contratto per adesione.

No, io ritengo, al contrario, che la riforma federalista e autonomista della nostra Regione debba nascere qui. Credo che alla base di questa proposta avanzata nella mozione vi sia un vizio di fondo, e cioè il fatto che si sia ancora rassegnati a essere italiani di serie B, a essere sardi dimenticati all'interno dell'impero romano, e quindi si accetti ancora supinamente che comunque si debba partire, nel processo di autoriforma della nostra Regione, da ciò che ci viene propinato dal livello nazionale.

Questo secondo me è un approccio sbagliato, questo è un approccio che può portare a mettere qualche "pezzetta", ma non è l'approccio che può aprire una stagione delle riforme. E' anche, onorevole Balia, lo dico con affetto e senza polemica, l'approccio di chi parte dalla accettazione del fatto che le regioni sono tutte uguali, che il rapporto tra la Sardegna e le altre regioni e lo Stato unitario è identico.

Ma se non è così, occorre decidere come raccordare eventualmente alcune questioni che sono state poste. Per esempio, il Consiglio regionale è o non è protagonista in questo processo di riforma? Alcuni si esprimono negativamente perché sostengono che siamo tutti schiavi di mozioni come questa; mozioni che tendono a radicalizzare le posizioni esaltando le differenze e le contrapposizioni tra schieramenti mentre, al contrario, avremmo l'esigenza di discutere al di fuori di queste logiche. E, inoltre, poiché l'Assemblea regionale ha funzioni di controllo e di indirizzo, non potrebbe dedicarsi esclusivamente all'elaborazione di questa riforma.

Io dico che su questi temi, sui contenuti della specialità, sulla verifica delle ragioni della insularità, sulla Unione europea, sui trattati internazionali, su tutto ciò che è avvenuto nello scenario nazionale ed internazionale occorre riflettere per vedere quale deve essere il ruolo di una regione moderna in uno scenario economico, politico, sociale e istituzionale mondiale che è cambiato totalmente. Fermiamoci un momento, quindi, e prima decidiamo anche chi ne deve discutere, perché a seconda di chi ne deve discutere cambia il risultato.

Io, per tenere conto delle diverse posizioni avanzo un'ipotesi di lavoro. Io sono a favore dell'Assemblea costituente, non disdegnerei l'idea però che entri a far parte della Assemblea costituente una quota di componenti del Consiglio regionale. Il Consiglio regionale si trasforma cioè in un grande corpo elettorale che elegge tra i suoi componenti, dieci, dodici consiglieri, uno per Gruppo, o ciò che decideremo, che porteranno il proprio contributoai lavori dell'Assemblea costituente. Ma questa scelta non deve impedire la partecipazione al processo costituzionale di riforma della nostra gente, della nostra società, delle nostre imprese, dei nostri uomini, delle nostre donne, della chiesa, di tutta la classe dirigente che può partecipare ad un processo di riforma importante come questo.

Quindi chiariamoci le idee; se poi accediamo all'idea che le riforme le vogliamo fare, allora ci confronteremo in Aula per decidere quale via intraprendere. Ma l'articolo 54, francamente, mi sembra un vecchio arnese proprio di quel vecchio Statuto che invece vogliamo cambiare.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.

DORE (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, intanto vorrei esprimere la mia soddisfazione per il fatto che finalmente, dopo oltre due anni di legislatura, si affronta questo argomento, e il merito è di chi ha fatto in modo che l'argomento venisse portato in Aula. Certo, alcuni passaggi potranno essere criticabili, ma finalmente stiamo iniziando a parlare di una questione concreta;, una questione di cui tutti avevamo parlato in campagna elettorale e della quale però in seguito quasi nessuno, fatte salve le debite eccezioni, mi riferisco in particolare ai Democratici e al collega Luca Deiana che presentò una prima mozione nel '99, soprattutto all'interno della maggioranza ha mai voluto parlare. Sono stati scritti articoli sui giornali, sono stati emanati proclami, concretamente non si è fatto nulla. Sono state presentate delle proposte di legge, è vero, ma la maggioranza non ha fatto assolutamente niente per portarle avanti.

Entriamo comunque nel merito della discussione. Lo Statuto ha oltre cinquant'anni, anche se era uno strumento pregevole, e molti ancora sostengono che lo sia (la Corsica lo vorrebbe imitare), è chiaro che dalla sua approvazione molta acqua è passata sotto i ponti. Basterebbe pensare alla creazione dell'Unione europea, all'adozione dell'Euro e via dicendo.

Tutti ormai sono convinti che lo Statuto vada aggiornato, e questo lo si dice non da oggi, ma da diverso tempo; però, purtroppo, anziché parlare di contenuti il dibattito è stato incentrato fino a questo momento, sugli strumenti, sulla forma, sulla procedura, che non sono questioni irrilevanti, ma non sono neanche questioni essenziali.

Si è così creata una spaccatura tra chi privilegia la scelta dell'Assemblea costituente, e chi invece ritiene questa una scelta incostituzionale. Questa è la sostanza del problema. Mentre noi portavamo avanti queste sterili discussioni accademiche, il Parlamento, sotto la spinta violenta, talora al limite dell'eversione delle regioni del nord, ha posto mano alla riforma dell'ordinamento dello Stato e delle regioni. Inutile ripercorrerne l'iter, è sufficiente soffermarsi sulla legge costituzionale numero 3 del 2001, quella in attesa di conferma referendaria, che ha modificato il Titolo V della Costituzione.

In sostanza, a questo punto occorre davvero mettere i piedi per terra e renderci conto che lo Statuto regionale non è più quello del '48, è cambiato, è stato modificato e purtroppo non da noi. Onorevole Locci, lei non c'era in questi due anni, però è inutile lamentarci perchè le cose ci vengono propinate dall'alto, se noi non siamo capaci di fare niente, se non siamo capaci nemmeno di garantire il numero legale, di fare lavorare le Commissioni e via discutendo. Questo è il problema.

Qui, ancora una volta, vale il detto che mentre a Roma si discute Sagunto viene espugnata. E qui, se vogliamo, in qualche modo lo Stato nazionale, il tanto odiato Stato nazionale ci ha espugnati, ne dobbiamo prendere atto. Allora a questo punto io ripeto quanto ho già detto prima, e cioè che va apprezzata l'iniziativa di Ballero, va apprezzata l'iniziativa del collega Balia che se non altro hanno gettato un sasso in piccionaia, come si suole dire, finalmente hanno reso possibile cioè che si iniziasse a discutere su questo argomento.

E devo dire che anche il dibattito in corso è positivo e incoraggiante, perché si sta svolgendo in modo civile, sereno, mi auguro alla fine anche costruttivo. Però non riprendiamo a scontrarci sul discorso della Costituente.

Credo sia noto, perché l'ho scritto in diverse occasioni, che io sono contrario all'istituzione della Costituente ma, più che su questo aspetto, vorrei soffermarmi sulla sostanza del problema. Quali sono, per esempio, gli argomenti sui quali deve essere fondata la nuova autonomia? Questo è ciò che ci deve interessare; lasciamo perdere il modo e le forme.

Vogliamo essere il paese di bengodi, il paese del bingo, il paese dei vassalli di Berlusconi, dell'Aga Khan, di Alberto di Monaco? O vogliamo riscoprire davvero i valori della tradizione, dalla cultura dell'autonomia, del lavoro, di chi si sacrifica tutti i giorni, come ha ricordato Cogodi? Vogliamo riscoprire i valori del federalismo, i valori di Emilio Lussu, di Antonio Gramsci, di Paolo Dettori, e potrei citare altri intellettuali, più del passato ovviamente che del presente. Bene, se questa è la scelta dobbiamo chiederci quali sono le richieste di autonomia che noi dobbiamo presentare allo Stato per farne oggetto di un patto federalista; l'iniziativa deve partire da noi, non dobbiamo subire assolutamente, ancora una volta, l'iniziativa del Parlamento. Siamo noi che, in base all'articolo 54, possiamo presentare queste proposte e, ripeto, ci interessano i contenuti e non gli strumenti.

Il problema della stabilità e della governabilità sembrerebbe che sia stato risolto dall'intervento statale, ma ci sono tanti altri problemi: la continuità territoriale, l'attribuzione alla Sardegna di un ruolo di soggetto di diritti nella nuova Europa, il rafforzamento del principio del decentramento, e cioè il passaggio di compiti e funzioni agli enti locali (ancora una volta non siamo stati capaci di recepire la riforma Bassanini), l'introduzione del principio della partecipazione all'amministrazione della cosa pubblica sia dei cittadini singoli che dei cittadini associati, la tutela del diritto alla salute e del diritto al lavoro( sono diritti garantiti dalla Costituzione, ma che noi possiamo ribadire nel nostro Statuto), la tutela dei valori ambientali e paesaggistici, la tutela della cultura e delle tradizioni locali, e via dicendo.

Su questi temi dobbiamo aprire un dibattito, e certamente questo dibattito non dovrà rimanere chiuso tra le mura di quest'Aula o nelle stanze del Consiglio regionale; ma dovrà vedere la partecipazione di tutte le importanti articolazioni della società.

Bene, se per Assemblea costituente intendiamo un organismo non tecnico, che sarebbe altrimenti, come si è detto già, incostituzionale, un organismo che consenta questo interscambio con il Consiglio regionale, che è l'organo che si deve far carico di portare avanti questa rivendicazione nei confronti dello Stato, allora certamente questo strumento è necessario, non se ne può fare a meno. Ma noi nella nostra qualità di consiglieri dobbiamo uscire da queste stanze e aprirci alla società, ma è necessario che anche la società civile entri all'interno del "palazzo", come in alcune occasioni è già avvenuto, in maniera massiccia, in maniera stimolante.

Questa apertura ci deve essere; quindi prevediamo un sistema che consenta di coinvolgere queste realtà, quelle del mondo del lavoro, della cultura, del volontariato, dell'ambientalismo, e altre che sono quelle dalle quali questo Consiglio, purtroppo ormai sterile, ormai spento, può finalmente attingere linfa vitale, onde non si debba dire che, sì, si vogliono nuovi e più ampi poteri, ma per farne che cosa? Questo ha scritto infatti Salvatore Mannuzzu, per farne che cosa? Che cosa si vuole fare, concretamente, per dare risposta a domande nuove e per molti versi epocali? Che cosa rispondiamo? Si parla di Assemblea costituente, ma come la istituiamo se non riusciamo a garantire il numero legale? Riflettiamo su questi temi e cerchiamo di non perdere questa occasione.

PRESIDENTE. E' iscritto a palare il consigliere Salvatore Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA SALVATORE (D.S.). Signor Presidente, io voglio iniziare sottolineando l'importanza che comunque ha avuto la presentazione di questa mozione perché, contrariamente a quanto pensa il collega Locci, il merito più importante di questa mozione è quello di avere riportato in Aula un dibattito che sostanzialmente si stava svolgendo prevalentemente fuori dall'Aula e sui giornali. E questo è un fatto che si verifica molto spesso, soprattutto quando si parla di riforme.

Il problema è che le riforme il più delle volte vengono enunciate in questo modo, e poi utilizzate, spesso, come strumento di divisione all'interno degli schieramenti politici, o molte altre volte per mettere in piedi maggioranze transgeniche, come le chiama Luigi Cogodi. Il problema è, quindi, se vogliamo parlare davvero di riforme; ma io sono tra quelli che ama parlarne poco, vorrei infatti lavorare di più per fare qualche riforma in più. Vorrei definirmi un po' di più "riformatore", titolo che abusivamente si è affibbiato Fantola, il quale più che un riformatore, cioè quello che fa le riforme, al limite può essere un riformista, uno che parla di riforme, ma poi sostanzialmente le riforme non le fa.

Oggi noi ci troviamo in una situazione che, lungi dall'essere quella del "grande disastro", per quanto attiene al processo di riforma ci dovrebbe indurre a legare le nostre riflessioni a due dati fondamentali. Il primo, in questi cinquant'anni di autonomia, noi questa autonomia non l'abbiamo saputa né voluta utilizzare, abbiamo sprecato questa grande opportunità che ci veniva data. Soprattutto l'opportunità di un'autonomia intesa come autogoverno di una comunità, di una comunità che si sa autogovernare, che sa dimostrare che con le funzioni e i poteri che ha a disposizione davvero riesce a migliorare le proprie condizioni di vita.

Noi non abbiamo neanche saputo adeguare la nostra autonomia ai processi che nazionalmente andavano avanti, e il culmine si è toccato con la fine della passata legislatura nazionale, quando il Parlamento ha varato una serie di riforme di straordinaria importanza (riforma del Titolo V, la "Bassanini", e altre), tutte già ricordate, che hanno avuto il merito di mettere al centro dell'attenzione il cittadino, questo è il punto. E non certo, collega Fantola, per chiamarlo a partecipare a uno pseudomovimento per creare riforme grandi, magari attraverso la semplice espressione di un voto dato a qualcuno che poi sederà in un'Assemblea costituente, per cui poi ci penserà lui e il cittadino verrà messo da parte. Il senso invece delle grandi riforme che sono state approvate nella passata legislatura dal Parlamento, e che sono distanti mille miglia dall'ordinamento regionale, è quello di considerare il cittadino al centro dell'attenzione delle istituzioni.

Allora la domanda che ci poniamo è se sia davvero ininfluente, ai fini del poter definire il cittadino sardo uguale al cittadino della Lombardia, che queste riforme, che nelle Regioni a Statuto ordinario sono già operanti, in Sardegna non siano ancora attuate. . O se questo mancato recepimento sia davvero ininfluente per le imprese, per il sistema produttivo. Ma voi davvero siete convinti che la mancanza attuazione dello sportello unico non abbia riflessi pesantissimi sull'economia sarda?

Io chiedo quanto costa al cittadino sardo, al sistema economico e sociale, alla comunità sarda, ogni giorno di ritardo nel recepimento di queste leggi, ordinarie, nell'ordinamento regionale. Ma è possibile che non vi venga neanche appena appena il dubbio e non vi poniate il problema di volerne discutere, di volerci organizzare in merito? Altro che differenza e nostra presunta preminenza rispetto alle Regioni a Statuto ordinario! Oggi i cittadini delle Regioni a Statuto speciale vivono, soprattutto in Sardegna, la trappola della specialità e noi non riusciamo a romperla, per colpa nostra e non per colpa di altri!

Quindi il problema non è quello di contrapporci alle riforme approvate dallo Stato, ma è quello di sintonizzarci con queste riforme e vedere come farle calare rapidamente, nel migliore modo possibile, con autonomia interpretativa, questa sì, nel nostro sistema per rispondere alle esigenze, di chi? Fondamentalmente alle esigenze del cittadino per governare, noi, le istituzioni, tutte le istituzioni, non solo il Consiglio regionale, ma anche i comuni, anche le province, in un quadro di leale cooperazione e collaborazione tra organi, tra assemblee istituzionali per regolare al meglio e migliorare la vita dei cittadini della nostra comunità. Perché questo è l'obiettivo.

Mi pare che ci sia un'enorme mole di lavoro da svolgere in relazione al riordino interno, alla ridistribuzione di funzioni e risorse; e se questo è necessario fare, questo dobbiamo fare utilizzando questi strumenti che ci consentono di essere operativi da subito; non dobbiamo attendere oltre per dimostrare se siamo capaci o no di esaltare la nostra autonomia, la nostra specialità nel senso dell'autogoverno.

Naturalmente è superfluo dire, anche perché il tempo è limitato, che niente di tutto questo è stato fatto in questi due anni. Voi avete vinto le elezioni regionali, e uno dei motivi fondamentali del Forum di Aritzo era evidenziare l'assoluta incapacità del centrosinistra a portare avanti un processo riformatore. Voi state governando da due anni, rispetto al '99 avete a disposizione strumenti che noi non avevamo, eppure non avete fatto nulla, anzi state dando vita a processi di arretramento dannosissimi per l'intero sistema sardo.

Quindi, caro Fantola, non esiste una responsabilità trasversale, ma vi è una responsabilità precisa dell'attuale maggioranza al governo della quale responsabilità dovrà dare conto agli elettori. Anche a noi gli elettori hanno chiesto giustamente il conto, e noi abbiamo pagato; vedremo se anche voi dovrete pagare.

Eppure si dice, che la "Bassanini", lo sportello unico, il Titolo V, sono poca roba, non sono niente; oggi ho sentito addirittura cose strabilianti, non da te, Fantola, per carità, ma da molti altri. Si è detto che quelle riforme non sono sufficienti, che bisogna ridefinire la specialità, che bisogna ridefinire l'autonomia, che occorre riscrivere lo Statuto. Io dico che sono d'accordo, e voi dite che per fare questo è necessario eleggere una Costituente.

In Commissione giacciono quattro progetti di legge, ma perché non vi siete battuti in questo anno per chiedere l'iscrizione all'ordine del giorno della Commissione e dell'Aula dei vostri progetti di legge, perché, mi domando io, perché? Se voi siete sicuri tra l'altro di avere una maggioranza trasversale, a maggior ragione io mi chiedo perché non vengono portati questi progetti di legge in discussione in Aula, che cosa si sta aspettando, Fantola? Esaminiamoli questi progetti di legge, portiamoli in discussione; ma credo sarà un po' difficile, avendo sentito con attenzione anche gli interventi svolti stamattina da esponenti prestigiosi, presentatori di questi progetti, conciliare le prospettive differenti che a me pare siano alla base delle diverse proposte di legge. Però dico che sono pronto a confrontarmi e a discutere nel merito; "Assemblea Costituente sì o no", non è questo il punto oggi in discussione. Ammesso, e io sono d'accordo, che sia necessaria una reinterpretazione, una riscrittura dello Statuto anche attraverso un coinvolgimento della comunità sarda, io dico discutiamone, definiamo i principi, gli strumenti e le procedure, ma nel frattempo, caro Fantola, le cose che possiamo fare subito, per migliorare decisamente le condizioni di vita dei cittadini della nostra comunità chi le deve fare? E chi ne reca le maggiori responsabilità se non si fanno? Questo è il punto nodale. E qui sta l'importanza della nostra mozione che ha voluto riportare in quest'Aula, cioè nel luogo deputato a decidere su queste cose, l'attenzione sul fatto che le riforme bisogna farle davvero e non soltanto pensarle.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Signor Presidente, vorrei fare una domanda e avanzare anche una richiesta. La domanda la rivolgo all'assessore Masala al quale chiedo quando la Giunta intenda intervenire nel dibattito dato che ha presentato una propria proposta. Come abbiamo detto questa mattina, infatti, è utile che i colleghi partecipino alla discussione. La richiesta invece è quella di convocare, se è possibile, una Conferenza dei Capigruppo per organizzare i lavori di questo pomeriggio.

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, è senz'altro possibile vederci appena finiscono i lavori dell'Aula. Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

MASALA (A.N.), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Presidente, soltanto per dire che parlerò nel corso del dibattito, non alla fine.

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio sono terminati. Riprenderanno questo pomeriggio alle ore 17. Convoco la Conferenza dei Capigruppo.

La seduta è tolta alle ore 13 e 04.



Allegati seduta

Testo delle interpellanze, interrogazioni e mozione annunziate in apertura di seduta

INTERPELLANZA ORTU - COGODI - VASSALLO sul grave stato di tensione determinato con l'emissione del provvedimento di chiusura della scuola media n. 1 "Eleonora d'Arborea" dal Sindaco del Comune di Oristano.

I sottoscritti,

premesso che il Sindaco di Oristano con un atto unilaterale, senza alcuna consultazione degli organi scolastici e senza alcun preventivo parere del Consiglio comunale, ha proceduto all'emissione di due decreti con i quali, di fatto, anche se gradualmente ed attraverso l'accorpamento alla scuola media ex n. 4 di via Marconi, si determina la chiusura della scuola "Eleonora d'Arborea" di Piazza Mannu;

rilevato che la scuola media "Eleonora d'Arborea", oltre ad essere la scuola più antica della città, è l'unica scuola ubicata nel centro storico e che nel corso di quest'ultimo decennio ha visto, contrariamente ad altre situazioni, incrementare il numero di iscrizioni;

rilevato altresì che, a tutt'oggi, risultano iscritti 427 alunni distribuiti in 18 classi e che, nonostante l'invito del Sindaco a trasferire le iscrizioni delle prime classi per l'anno 2001-2002 presso altri Istituti, ben 107 alunni hanno confermato la volontà di iscriversi alla scuola "Eleonora d'Arborea";

constatato che l'aumento di iscrizioni, in controtendenza rispetto al calo demografico, è segno di fiducia verso un Istituto, che con l'impegno di tutto il personale ha saputo assicurare un ambiente educativo capace di soddisfare i bisogni di formazione degli allievi e le aspettative delle famiglie;

tenuto conto che i decreti del Sindaco sono stati emessi ad iscrizioni già avvenute, successivamente confermate dai genitori e qualora non venissero ritirati porrebbero problemi di non facile gestione del processo di accorpamento, con gravi e improvvisi fenomeni di sovraffollamento non facilmente risolvibili e che andrebbero a ripercuotersi anche negli anni successivi;

preso atto che i provvedimenti adottati dal Sindaco hanno ingenerato una vasta protesta da parte dei genitori e dei cittadini, sfociata in una consistente manifestazione presso lo stesso Consiglio comunale, finalizzata a chiedere il ritiro dei decreti;

considerato che il Consiglio comunale ha approvato una mozione in data 19 aprile, con la quale impegna il Sindaco a procedere alla revoca dei decreti emessi, assunti peraltro in assenza di indirizzi, mai approvati dal Consiglio comunale, circa il nuovo dimensionamento della rete scolastica cittadina per la scuola dell'obbligo;

constatato altresì il grave disagio, che si è determinato per gli alunni, per i genitori, per il personale docente e non docente, sfociato in un ricorso al TAR contro i due decreti, e che tale situazione pregiudica il buon funzionamento della scuola, determinando di fatto l'impossibilità di assicurare il diritto allo studio delle fasce scolastiche più sensibili e per le quali deve essere garantita l'istruzione obbligatoria;

chiedono di interpellare l'Assessore regionale della pubblica istruzione per sapere:

1) se è a conoscenza del grave stato di disagio e di tensione che si è creato a seguito dei decreti emessi dal Sindaco di Oristano, peraltro emessi ad iscrizioni già avvenute, determinando così la progressiva chiusura della Scuola media "Eleonora d'Arborea", anche al fine di evitare un improvviso sovraffollamento nella scuola media di via Marconi, ex 4, che ne renderebbe ancor più difficile una corretta gestione;

2) quali iniziative intenda assumere nei confronti dell'amministrazione comunale e del Sindaco per scongiurare atti che pregiudicano ed ostacolano il dovere di garantire l'istruzione obbligatoria;

3) se non ritenga necessario intervenire per chiedere la revoca delle ordinanze e consentire la continuazione di una esperienza didattica che è stata capace di conseguire risultati così apprezzabili;

4) se non ritenga altresì che il problema del reperimento dei locali da destinare ai corsi universitari, previsti dall'Università di Sassari per la città di Oristano, che sono all'origine dei Provvedimenti adottati dal Sindaco, non debba essere positivamente risolto ricorrendo a soluzioni che non vadano a discapito dell'istruzione obbligatoria e tanto meno di una esperienza educativa riconosciuta da tutti come estremamente significativa. (150)

INTERPELLANZA ORRÙ - PUSCEDDU - SANNA Emanuele - PACIFICO - SANNA Salvatore - SCANO, sulla autorizzazione rilasciata dal Comune di Quartu Sant'Elena per consentire l'accesso e la sosta di automezzi privati all'interno della pineta del Poetto.

I sottoscritti,

appreso da notizie di stampa dell'11 giugno 2001 che il Comune di Quartu Sant'Elena avrebbe rilasciato una autorizzazione ai titolari dello stabilimento balneare Il Lido Mediterraneo di Cagliari per consentire l'accesso e la sosta di automezzi privati all'interno della pineta del Poetto;

premesso che:

1) in data 26 febbraio 1999 il Consiglio regionale della Sardegna ha approvato la legge regionale n. 5, istitutiva del Parco regionale Molentargius-Saline e che l'area in questione si affaccia immediatamente a ridosso del compendio naturalistico di importanza internazionale;

2) la pineta del Poetto è tutelata con vincolo paesaggistico (artt. 139, 140 e 146, comma 1, lett. g), del decreto legislativo n. 490/1999 e D.M. 27 dicembre 1967) e con vincolo idrogeologico e relativo piano di coltura (artt. 24-31 e 54 del R.D. n. 3267/1923 e s.m.i.);

3) la pineta del Poetto è stata oggetto nel 1999, attraverso uno specifico progetto speciale finalizzato all'occupazione denominato Azione 4 (opere di estensione e cura del verde urbano), approvato e finanziato dalla Regione Autonoma Sardegna, di un intervento finalizzato ad inibire l'accesso e la sosta di autovetture con la realizzazione di una staccionata in legno della lunghezza di circa 3 Km;

4) l'area in questione è oggetto di concessione per ventinove anni da parte della Regione Autonoma Sardegna (delibera G.R. n. 26/14 del 25 maggio 1999) in favore del Comune di Quartu Sant'Elena, per fini che non contemplano l'utilizzo per parcheggio di autovetture;

5) il compendio in questione sarà tra breve interessato dai lavori di risanamento e recupero del Poetto, finanziati con risorse comunitarie dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che non contemplano né prevedono, nella realizzazione della nuova strada, una destinazione a parcheggio della pineta del Poetto;

6) nel mese di gennaio del 2001, la Giunta comunale di Quartu Sant'Elena ha approvato il progetto preliminare di recupero e risanamento della pineta del Poetto, per il quale sono state destinate risorse pari a lire 1.829.000.000, che non contempla la realizzazione di parcheggi nella pineta;

appurato che:

1) in data 15 maggio 2001 la Provincia di Cagliari ha rilasciato, in favore del titolare dello stabilimento balneare Il Lido Mediterraneo, una licenza relativa alla costruzione di due accessi carrabili a rampa per entrare nella pineta del Poetto, della lunghezza di sei metri;

2) la porzione di pineta antistante lo stabilimento balneare Il Lido Mediterraneo è stata interessata dalla realizzazione di lavori ed opere, quali l'installazione di picchetti e rete metallica, lo spandimento sul suolo di inerti e l'apposizione della relativa segnaletica stradale e, previa rimozione della staccionata di legno che ne inibiva l'accesso, è stata utilizzata ed occupata da numerosissime autovetture in sosta;

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e gli Assessori della difesa dell'ambiente, degli enti locali, della pubblica istruzione e del lavoro per sapere:

1) se non ritengano di dover intervenire immediatamente per verificare il pieno rispetto delle normative, vincoli e quant'altro sopra richiamati ;

2) se non ritengano che gli interessi generali della salvaguardia di un bene pubblico, peraltro nella disponibilità della Regione Autonoma Sardegna, debbano essere tutelati prioritariamente rispetto a quelli particolari e di natura privatistica;

3) se siano state rilasciate in proposito dagli uffici regionali competenti nullaosta paesaggistici, nullaosta idrogeologici, autorizzazioni edilizie e di sorta per acconsentire alla realizzazione di opere ed interventi nella pineta del Poetto finalizzati all'utilizzo a parcheggio di quest'ultima;

4) se non ritengano incompatibile l'intervento, oltre che pericoloso, sia per il possibile rischio di incendi (vista la tragica sciagura che ebbe a colpire in passato San Teodoro in un medesimo contesto) che per l'inconciliabile nuova configurazione e assetto della pineta;

5) se non ritengano di dover adottare provvedimenti inibitori, di diniego e annullamento, in particolare ai sensi degli artt. 151 e 183 del decreto legislativo n. 490/1999;

5) se non ritengano che tale nuova destinazione sia di ostacolo e ritardo alla realizzazione degli interventi di recupero e valorizzazione del compendio a fini occupazionali. (151)

INTERPELLANZA SANNA Giacomo - MANCA sulla mancata emanazione delle direttive attuative per la rinegoziazione dei mutui edilizi regionali.

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente della Regione sui seguenti fatti:

- la legge regionale 24 aprile 2001 n. 6 (legge finanziaria 2001) è stata pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Autonoma della Sardegna in data 28 aprile 2001;

- il comma 66 dell'art.1, della su citata legge finanziaria, riporta il testo dell'emendamento, presentato dai Consiglieri regionali del Partito Sardo d'Azione ed approvato in sede di discussione, inerente la rinegoziazione dei mutui residenziali agevolati assistiti da contributo regionale;

- il testo di legge stabilisce che - ai fini dell'applicazione delle disposizioni che obbligano gli istituti bancari a rinegoziare i mutui secondo le attuali condizioni di mercato - la Giunta Regionale, su proposta dell'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio d'intesa con l'Assessore dei lavori pubblici, emani apposite direttive attuative entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della legge;

- poiché tale termine è scaduto e sarebbe stato auspicabile emanare tali direttive in tempi addirittura antecedenti la scadenza di legge, considerate le gravi penalizzazioni che derivano alla Regione sarda ed ai cittadini della Sardegna dalla mancata ricontrattazione dei mutui,

chiedono inoltre di sapere:

- quali gravi motivi abbiano impedito l'emanazione delle direttive attuative così come previsto dall'art.1 comma 66 della Legge 24 aprile 2001, n.6;

- se non si giudichi opportuno intervenire con la massima urgenza per far sì che anche nella nostra regione si possano ricontrattare i mutui edilizi agevolati assistiti da contributo regionale, facendo cessare l'omaggio di ingenti somme che sia Regione che cittadini sardi sono costretti a fare agli istituti di credito a causa delle palesi inadempienze della Giunta regionale;

- se non si giudichino tali atteggiamenti lesivi degli interessi dei sardi considerato, tra l'altro, che nel resto dell'Italia, la ricontrattazione dei mutui è ormai da tempo possibile, per la tempestiva emanazione da parte del Ministero del Tesoro dell'apposito regolamento (D.M. 24 marzo 2000 n. 110) che dà attuazione alla disposizioni di cui all'art. 29 della Legge 13 maggio 1999, n. 133, approvata dal Parlamento Italiano. (152)

INTERROGAZIONE MASIA, con richiesta di risposta scritta, sulla irregolarità nell'assegnazione delle sedi vacanti nel servizio di continuità assistenziale delle ASL della Sardegna.

Il sottoscritto,

preso atto degli esiti maturati attraverso la revisione del Difensore Civico che in data 2 maggio 2001 ha preso in esame le istanze presentate da numerosi medici sull'attuale posizione di alcuni supplenti di continuità assistenziale (vedasi BURAS n. 37 del 5 dicembre 2000);

appreso che la situazione è attualmente bloccata comportando l'interruzione delle assegnazioni in oggetto;

rilevato che detta interruzione impedisce attualmente a circa 200 medici di conseguire la titolarità che aspettano da anni;

considerato che il sistema adottato finora non si basa sulle necessarie regole di trasparenza e di legittimità;

verificato che tale situazione ha fortemente pregiudicato altri medici perché, malgrado da anni siano in possesso dei requisiti richiesti, si trovano sperequati in graduatoria rispetto ad altri loro colleghi,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale al fine di sapere:

- se sia a conoscenza della situazione creatasi di fatto, e precisamente l'interruzione delle assegnazioni in oggetto;

- quali misure intenda adottare per garantire un metodo trasparente e più oculato nel controllo della documentazione e poter così conseguire una più equa graduatoria;

- quali urgenti provvedimenti possa emanare per procedere ad un sollecito sblocco degli ostacoli che impediscono ancora l'assegnazione degli incarichi "interrotti" riportando la situazione alla normalità. (359)

INTERROGAZIONE SANNA Giacomo - MANCA, con richiesta di riposta scritta, sul completamento della "camionale" Sassari - Porto Torres.

I sottoscritti, premesso che:

- a distanza di 18 anni, a seguito di una serie interminabile di perizie e contenziosi vari, l'asse di collegamento viario con il porto di Porto Torres, la così detta "camionale", non ha ancora raggiunto l'area industriale del porto turritano, privando così la Sardegna Nord Occidentale della più importante arteria per il traffico pesante;

- il progetto di completamento del tratto terminale del raddoppio della ss. 131 Sassari - Porto Torres, è essenziale ai fini della funzionalità della "camionale", ma non può essere finanziato dal Ministero dei Lavori Pubblici, non trovandosi capienza finanziaria nei fondi a suo tempo impegnati dalla ormai soppressa Agensud, così come comunicato al Consorzio Asi dalla Direzione Generale Edilizia Statale del Ministero dei Lavori Pubblici, in data 21 maggio 2001;

- le risorse finanziarie, necessarie per il completamento dell'opera, ammontano a circa 6 miliardi di lire, il progetto esecutivo è stato già stato approvato dal CTAP di Sassari ed è dunque possibile procedere speditamente nel riappalto dei lavori di completamento;

chiedono di interrogare l'Assessore regionale dei lavori pubblici per sapere:

- se non ritenga opportuno finanziare l'opera di completamento della "camionale" Sassari - Porto Torres, trattandosi di un completamento funzionale e programmatico di una rilevante infrastruttura e considerando che il POR 2000 - 2006 nella misura 6.1 prevede interventi per le azioni volte a ricondurre allo standard autostradale l'itinerario Cagliari - Porto Torres - Olbia ottimizzando l'accessibilità ai porti ed individua fra i soggetti beneficiari delle risorse anche i consorzi industriali;

- se non si ritenga necessario intervenire con la massima urgenza, considerando che alla fine del mese di giugno è prevista la chiusura totale del Ponte Colombo per i lavori di rifacimento dell'intera infrastruttura che produrranno immaginabili disagi per gli operatori economici del territorio ed un consistente appesantimento del traffico nel centro urbano di Porto Torres. (360)

INTERROGAZIONE RASSU, con richiesta di risposta scritta, sulla interpretazione da parte dei servizi ripartimentali dell'agricoltura dei requisiti necessari per accedere al bando per il premio di primo insediamento dei giovani agricoltori POR Misura 4.21.

Il sottoscritto,

appreso che per quanto riguarda il premio di primo insediamento dei giovani agricoltori POR Misura 4.21da parte degli uffici istruttori, in maniera difforme da quanto contenuto nel bando 2001, viene considerata come data certa di primo insediamento quella riferita di apertura della partita IVA;

atteso che:

- tale interpretazione appare del tutto arbitraria;

- lo stesso significato del termine insediamento nel caso in questione non può che riferirsi alla concreta immissione nel possesso di una azienda agricola da parte del o dei giovani interessati;

- la partita IVA non può materialmente operare se mancano le fatturazioni, in entrata o in uscita, solo dopo che sia iniziata l'attività economica;

ritenuto pertanto che sia molto più consono e realistico, così come riportato nel bando, riferirsi alla data di stipula del contratto di acquisto o di locazione o di comodato d'uso dell'azienda agricola con autocertificazione che dichiari l'inizio attività e apertura della partita IVA;

visto che nel bando e nel modulo di domanda è data la possibilità di ottenere la priorità nella trattazione e definizione delle pratiche per coloro che subentrano nella gestione a persone che abbandonino la gestione agricola avendo compiuto il 55° anno di età e non superato il 65°;

considerato che:

- si evidenzia una grave incongruenza per il fatto che le richieste sul cosiddetto prepensionamento non vengano più accettate dall'ente istruttore (ERSAT) per precisa disposizione della Regione già dal 1999;

- di fatto, su tale presupposto, nessun giovane può ottenere la precedenza e che nessun anziano può abbandonare la gestione senza l'incentivazione;

atteso ancora che, nel bando medesimo, appare limitativa la richiesta dell'iscrizione all'Albo prefettizio per le cooperative, poiché in attesa dell'istruttoria della pratica di incentivazione, l'esistenza in attività della medesima può essere attestata dal certificato di iscrizione della Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura, con riserva di completare la documentazione finale, in considerazione del fatto che, ogni singolo giovane socio, per disposizione contenuta nel bando, può accedere singolarmente al premio senza peraltro dover dimostrare la vigenza della cooperativa di cui è socio,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per sapere se quanto sopra e in precedenza riportato risponda alle procedure messe in atto dagli uffici dei Servizi ripartimentali dell'agricoltura e, nel caso, quali siano i provvedimenti urgenti che si intenda adottare, onde sopperire con la massima urgenza alle disfunzioni segnalate. (361)

INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sui tassi di interesse per i mutui fondiari per la prima casa.

Il sottoscritto, premesso che:

a) con la Legge 28 febbraio 2001, n. 24, è stato convertito in legge il decreto 29 novembre 2000, n. 294, concernente l'interpretazione autentica della Legge 7 marzo 1996, n. 108, recante disposizioni in materia di usura;

b) da quella data tutti i gli istituti di credito operanti nel territorio nazionale avrebbero dovuto attenersi a tale legge, con la riduzione dei tassi di interesse al di sotto del cosiddetto "tasso usuraio" (non superiore all'8 per cento), senza alcuna spesa a carico dei mutuatari;

c) alcune banche purtroppo continuano, con motivazioni ed interpretazioni speciose, a pretendere "alti tassi di interesse" per i mutui fondiari per la prima casa, ex lege regionale n. 32 del 1985, per i quali nel frattempo è cessato (dopo 18 semestralità) il concorso regionale sugli interessi, tant'è che molti mutuatari si sono visti recapitare per la semestralità di giugno avvisi di pagamento con interessi di circa il 15 per cento;

d) questa situazione, e la diversa interpretazione della legge da parte di vari istituti di credito, sta creando molto malumore fra gli intestatari di mutui fondiari per la prima casa, che si vedono costretti a subire una ingiustizia ed a sborsare cifre esorbitanti,

chiede di interrogare l'Assessore dei lavori pubblici per sapere:

1) se sia a conoscenza che la Legge 28 febbraio 2001, n. 24, recante disposizioni in materia di usura, non viene applicata da molti Istituti di credito operanti in Sardegna, i quali pretendono alti tassi di interesse per i mutui fondiari per la prima casa, che spesso raggiungono valori di circa il 15 per cento;

2) quali azioni l'Assessorato e la Giunta regionale intendono intraprendere presso le "banche inadempienti" affinché anche nella nostra Isola i tassi di interesse vengano ricontrattati "in considerazione dell'eccezionale caduta dei tassi di interesse verificatasi in Europa ed in Italia nel biennio 1998/1999" (art. 1, comma 2, del decreto legge 29 dicembre 2000, n. 394), per non veder vanificate nel presente le agevolazioni regionali, che avevano permesso a molti sardi di poter acquistare, costruire o ristrutturare una casa di civile abitazione. (362)

INTERROGAZIONE SANNA Gian Valerio, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura della officina autoparco del Corpo Forestale di Oristano.

Il sottoscritto,

premesso che ad Oristano nell'immobile del Corpo Forestale sito nella lottizzazione Qualbu, sono dislocati i locali della officina ed autoparco del Corpo per tutta la provincia di Oristano;

considerato che in detta struttura, dotata di macchinari ed attrezzature di notevole valore e frutto di investimenti significativi al punto da classificarla fra le migliori strutture tecniche della Regione, sono impiegati tre operatori di cui due con la qualifica di meccanico ed il terzo con quella di lavaggista;

dato atto che i suddetti impiegati sono stati trasferiti all'ente unico senza che nella prospettiva indicata si profili un corretto impiego degli stessi all'interno delle qualifiche e delle professionalità possedute;

considerato ancora che detta struttura, dotata di magazzino ricambi e delle più moderne attrezzature specifiche, svolge 24 ore su 24 il servizio di manutenzione e di intervento meccanico sul consistente parco auto del Corpo Forestale, garantendo in tempi immediati l'intervento ed il soccorso stradale al fine di consentire, specie nelle stagioni estive, il continuo e permanente impiego dei mezzi antincendio e di vigilanza ambientale;

appreso che risulterebbe intenzione del Corpo smantellare tale struttura e procedere conseguentemente ad un impiego in convenzione di strutture esterne con grave pregiudizio delle attività e dubbia convenienza economica dell'operazione stante l'autonomia delle stesse strutture esterne e l'impossibilità di garantire la continuità necessaria al servizio,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'ambiente al fine di conoscere:

- i reali intendimenti dell'Assessorato sulla paventata chiusura della struttura;

- le ragioni di carattere economico e funzionale che supporterebbero tale decisione;

- se risulti, a supporto di tale decisione, relazione del responsabile provinciale dell'Ispettorato in grado di supportare tecnicamente e organizzativamente tale decisione;

- se la collocazione della struttura di servizio di Oristano, centrale e strategica nell'ambito della geografia regionale, non possa essere ritenuta essenziale e funzionale ad un più ampio bacino di utenza del servizio stesso, sempre con riguardo alla gestione del delicato compito di efficienza e di intervento nella lotta antincendio. (363)

INTERROGAZIONE SANNA Giacomo - MANCA, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi nella nomina del direttore generale dell'Istituto di Incremento Ippico della Sardegna ed altri argomenti attinenti la gestione del medesimo ente.

I sottoscritti, premesso che:

- il direttore generale dell'Istituto di Incremento Ippico della Sardegna, Dott. Vanni Fadda, ha lasciato la direzione generale per altro incarico, già dal 9 febbraio c.a., ed a tutt'oggi non si è provveduto alla nomina del nuovo direttore e l'incarico è retto da un sostituto;

- l'art. 28, comma 7, della legge regionale 13 novembre 1998, n. 31, stabilisce che la nomina del direttore generale debba avvenire entro 60 giorni dalla sopravvenuta vacanza;

- nonostante i ripetuti solleciti e le formali richieste da parte dei componenti del consiglio di amministrazione dell'Istituto, il Presidente del CDA, non ha convocato a distanza di mesi, il Consiglio per la nomina del direttore generale;

- tale discutibile quanto inopportuna decisione, ha comportato e comporta immaginabili ritardi sulla corretta gestione amministrativa ed operativa delle attività proprie dell'ente;

- l'ultima riunione del CDA si è tenuta il 15 aprile 2001 ed ha trattato solo l'approvazione del bilancio e la rettifica di alcune delibere d'urgenza adottate dal Presidente dell'istituto a partire dal 30 marzo 2001 e nel periodo successivo a tale data, quando rifiutandosi di convocare il Consiglio per la nomina del direttore, ha fatto sì che restassero inevase numerose richieste, ad iniziare da quelle avanzate da allevatori, associazioni e società ippiche per l'organizzazione di importanti manifestazioni finalizzate alla promozione dell'istituto medesimo e del cavallo in Sardegna;

- il Presidente dell'ente, nonostante il parere contrario dei due consiglieri di amministrazione, ha autorizzato l'acquisto di due cavalli di razza Giara (razza in pericolo di estinzione) per essere regalati al di fuori del territorio della Sardegna e la vendita, senza nessuna trattativa ed a prezzo non congruo, di un cavallo di razza puro sangue arabo, che attualmente gareggia per conto di un proprietario del continente;

- il comitato ristretto dell'istituto, organo collegiale composto da tre membri, con il compito della revisione del materiale cavallino selezionato e la selezione delle fattrici, che dovrebbe operare in regime collegiale, registra invece l'assenza del rappresentante dell'Assessorato regionale all'agricoltura ed alcune volte opera in assenza di due membri, facendo venire meno i presupposti della collegialità, indispensabili per il corretto operare di un così importante organo per l'allevamento regionale,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'agricoltura per sapere:

- quali iniziative intenda intraprendere per garantire il corretto e trasparente operare dell'Istituto d'Incremento Ippico della Sardegna e garantire allo stesso un direttore generale regolarmente e legittimamente nominato dal preposto consiglio di amministrazione;

- se sia a conoscenza che, nonostante i ripetuti solleciti, il presidente dell'Ente non ha riferito, neppure con comunicazione scritta ai componenti il CDA, su argomenti estremamente importanti ed urgenti, quali la situazione degli impianti di Chilivani ritenuti pericolosi in quanto non a norma e sull'adozione delle misure cautelative in merito alla situazione delle strutture dell'ente a Foresta Burgos e Tanca Regia, dove sono presenti manufatti realizzati con amianto;

- quali siano le motivazioni che giustifichino la chiusura del centro di addestramento e formazione per preparatori di giovani cavalli in funzione nell'azienda di Tanca Regia, che rappresentava, oltre che una struttura idonea per gli stage formativi, anche un'ottima vetrina per i cavalli e gli stalloni di pregio a disposizione per eventuali acquirenti continentali e stranieri. (364)

MOZIONECOGODI - ORTU - VASSALLO sulla modifica dello Statuto Speciale della Sardegna.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PRESO ATTO della incapacità della Giunta e della maggioranza politica che governa la Regione di avanzare una qualsiasi proposta di serio aggiornamento e potenziamento dello Statuto di Autonomia, così come varato nel 1948 e così come modificato con Leggi del Parlamento nazionale, in assenza della Regione;

RITENUTO che le modifiche da proporre, da rivendicare e da trattare debbano essere di natura sostanziale, in armonia con il diritto costituzionale ed il diritto naturale della Comunità Sarda di avere garantiti gli strumenti di reale autogoverno del proprio sviluppo e di libera esplicazione della propria cultura e della sua specifica identità di popolo, nel contesto della più alta forma di unitarietà della Repubblica Italiana e di attiva partecipazione ai processi di sviluppo equo e solidale in ambito europeo ed internazionale;

RITENUTO, altresì, che i contenuti del nuovo Statuto di Autonomia debbano essere definiti in funzione dei valori essenziali: a) di riscatto dalle prevaricazioni storiche che hanno comportato il sottosviluppo e la subordinazione dell'Isola ai potentati economici locali, nazionali ed internazionali; b) di emancipazione sociale e di partecipazione attiva alla vita pubblica dei ceti popolari;

delibera

a) di elaborare un proposta organica di nuovo Statuto di Autonomia e di valorizzazione della Specialità impostato al perseguimento dei seguenti, prioritari, obiettivi:

1) potenziamento e piena garanzia giuridica di permanente efficacia dell'art. 13 del vigente Statuto (progetto di "Rinascita", assicurato dal concorso necessario dello Stato e dell'Unione Europea per il riequilibrio economico e sociale dell'Isola con le Regioni più progredite dell'Italia e dell'Europa e tale, comunque, da garantire una opportunità di occupazione produttiva ad ognuno dei cittadini sardi);

2) rinnovamento degli Istituti di democrazia autonomistica e di garanzia della partecipazione popolare al processo di sviluppo economico, sociale e culturale dell'Isola (pluralismo della rappresentanza politica nelle Istituzioni; "Statuto dei diritti di cittadinanza" con garanzia assoluta di risposta ai diritti fondamentali di ogni cittadino; sistema formativo e informativo tale da garantire la partecipazione reale dei cittadini in tutti i campi di esplicazione del governo della cosa pubblica (Istituzioni locali e settoriali, economia, bilanci, difesa dell'ambiente, uso delle risorse naturali ecc.);

3) promozione e sostegno di un progetto di sviluppo di qualità sociale ed ambientale, tale da interessare tutti gli aspetti dello svolgimento della vita pubblica nell'isola; da coinvolgere positivamente tutti i Sardi (residenti ed emigrati); da poter svolgere nel contesto di autonome relazioni di cooperazione internazionale nell'orizzonte dei Programmi di Sviluppo Umano di Livello Locale, così come delineati dalla iniziativa dell'Organizzazione delle Nazioni Unite;

b) di istituire perciò una Commissione di lavoro, di carattere istruttorio, del Consiglio Regionale, composta dai rappresentanti di tutti i gruppi consiliari, perché entro 60 giorni elabori una o più proposte da esaminare in una sessione straordinaria del Consiglio Regionale da tenere entro il prossimo mese di ottobre. (44)