Seduta n.218 del 13/03/2002 

Seduta CCXVIII

Mercoledì 13 marzo 2002

Presidenza del Vicepresidente Biggio

indi

del Presidente Serrenti

indi

del Vicepresidente Biggio

indi

del Presidente Serrenti

indi

del Vicepresidente Biggio

La seduta è aperta alle ore 10 e 04.

licandro, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di mercoledì 6 marzo 2002 (213) che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico all'Aula che il consigliere Alberto Randazzo ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 13 marzo 2002.

Poichè non vi sono opposizioni questo congedo si intende accordato.

La seduta è sospesa fino alle ore 10 e 15.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 06, viene ripresa alle ore 10 e 22.)

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2002)" (295/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione sull'articolo 2.

Ha domandato di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.). Questa seconda parte dell'articolo 2 contiene in sé delle scelte, diciamo, anche un po' emblematiche, che rendono evidente come della finanziaria si può fare un uso improprio, arrecando probabilmente danni alla comunità regionale anzichè benefici.

la legge numero 35 del '95 era stata, ed è stata definita ancora ieri sera qui, in quest'Aula, una buona legge; una legge che aveva ed ha obiettivi condivisibili che prevede una procedura ed una strumentazione ragionata, misurata, forse da adeguare; invece di utilizzarla per le finalità originarie e quindi disponendo in modo corretto, funzionale, produttivo del patrimonio della Regione, ed anche ovviamente incamerando risorse, dopo aver ipotecato per i prossimi tre lustri, perché di questo si sta parlando, le capacità di spesa con il ricorso all'indebitamento, si ipoteca anche il patrimonio di cui si dispone. Forse non aveva tutti i torti l'onorevole Corona quando ieri sosteneva che questo articolo aveva una sua unitarietà, e ce l'ha! La prima parte e la seconda parte, infatti, rispondono alla medesima logica, ma non era forse questo il senso che lui intendeva dare a quel termine.

Ora si sta proponendo questa scelta senza sapere cosa si intende alienare, senza un indirizzo, una indicazione di priorità a favore di interessi di carattere generale, senza tener conto degli enti locali, dell'associazionismo; eppure queste cose sono contenute nella legge, non a caso. Se si fosse voluto velocizzare davvero la dismissione del patrimonio, e si fosse tenuto conto di questi aspetti, si sarebbe potuto ricorrere a direttive di indirizzo, un po' sulla falsa riga - come è stato ricordato ieri - di quanto si è cominciato a fare con la legge numero 33 del '98 che, a proposito della dismissione del patrimonio dell'ex E.M.Sa, non ha modificato la legge numero 35, ma ha previsto il ricorso ad un provvedimento amministrativo che consentiva, appunto, di velocizzare, di rendere la procedura più snella, e di fare coincidere gli obiettivi contenuti nella legge con le procedure adatte, adeguate. Ma l'obiettivo non era questo, era un'altro: nell'alienare il patrimonio, i beni utilizzati per finalità produttive o solidaristiche, perché anche di questo stiamo parlando, si mettono sullo stesso piano dei beni abbandonati, del patrimonio trascurato che anzichè produrre entrate producono costi. Decida il mercato, cioè l'interesse privato, con una procedura secondo la quale l'istruttoria, l'indirizzo, l'alienazione vengono demandati ad altri privati.

Credo che non occorra molta fantasia per prevedere il verificarsi di un possibile cortocircuito, con il carico di nubi che si possono addensare su questa procedura. Inviterei un po' tutti a riflettere su questo; non si può mettere a guardia del patrimonio chi ha interessi diretti. Credo che questo sia un punto su cui riflettere Inoltre c'è un punto che voglio sottolineare: noi, attraverso una procedura del genere, non stiamo elevando il senso di responsabilità e l'autonomia della Regione, qui siamo alla rinuncia perfino del dovere di svolgere il suo ruolo, la sua funzione ordinaria, che sono quelli di tutelare gli interessi generali della nostra Isola.

Se il nuovo Statuto si costruisce su queste basi, noi non stiamo entrando per la via dritta in Europa, noi stiamo andando verso altri lidi, forse ci stiamo avvicinando non all'Europa ma piuttosto all'Argentina e - parlo dell'Argentina di oggi - perché li si sono avviate quelle procedure consolidate in decenni. Noi siamo in un'altra realtà che non è paragonabile a quella argentina, ma su questo piano quello è il metodo che hanno seguito.

Infine, tutto questo avviene, non è cosa secondaria, con un atto di sfiducia palese nei confronti delle strutture, degli uffici e delle capacità tecniche e professionali del personale regionale, perché li si sta mettendo al servizio di queste mitiche società, soggetti non meglio identificati - poi sono ben identificati, chiamiamoli per quello che sono, immobiliari - perché la gran parte del lavoro istruttorio rimarrà a carico di quegli uffici, di quelle strutture, di quel personale.

Io sbaglierò, ma secondo il mio modesto parare vi sono altissime probabilità che tutta questa operazione si traduca alla fine in un ulteriore debacle, una illusione pericolosa che purtroppo produrrà effetti negativi in futuro, non tanto e non solo in termini economici, perché queste società, questi advisor del mattone e della speculazione, perché di questo si tratterà, o potrà trattarsi, andranno pur pagati, ma soprattutto, in termini di credibilità di noi tutti e dell'istituzione che rappresentiamo.

Penso che si possa riflettere; il senso delle nostre proposte correttive di emendamento è questo e su di esso si può ragionare. Ma naturalmente per questo occorre che a ragionare siamo in due, non può essere solo una parte che pone dei problemi, che si possono condividere o non condividere, ma credo che qualche dubbio, come è emerso anche ieri sera, cominci ad averlo anche una parte della maggioranza.

Ora, noi attendiamo fiduciosi una risposta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Il Presidente Serrenti ieri sera si era impegnato a verificare con i Capigruppo il calendario dei nostri lavori, in modo che possiamo organizzare la giornata e le giornate a venire, sapendo a che ora si inizia, a che ora si conclude la mattina, a che ora si riprende il pomeriggio e a che ora concludiamo la sera, per evitare che nascano poi discussioni. Noi gradiremo che si ordinassero i nostri lavori sulla base di orari certi di apertura e di chiusura per queste giornate e per la giornata odierna, quindi le chiedo di attivarsi per stabilire insieme ai Capigruppo l'organizzazione del lavoro.

PRESIDENTE. Onorevole Spissu, siccome si tratta di una proposta del Presidente Serrenti, penso che, essendo a in arrivo, provvederà lui stesso ad assumere le conseguenti decisioni. L'unica cosa che posso fare è contattare il Presidente per sapere se è in arrivo in tempi relativamente brevi; non appena arriverà si farà questa riunione e si deciderà come proseguire.

Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente e cari colleghi, sono tra quei consiglieri, che penso siano tanti, che pure svolgendo un ruolo di opposizione non ha l'idea preconcetta che solo noi garantiamo la buona amministrazione, il buon governo, il bene, mentre il centrodestra rappresenta soltanto il male, il malaffare e la cattiva gestione delle risorse pubbliche. Non ho questa visione della politica, ed è per questo che sinceramente mi stupisce, non riesco a capire, perché sulle questioni che sono state poste in questi due giorni di dibattito dai colleghi non ci sia, da parte dei colleghi del centrodestra una disponibilità a ragionare, a capire quali sono le motivazioni che hanno indotto il centrosinistra a presentare alcuni emendamenti, e a valutare la possibilità di accoglierli.

Il collega Selis, ed ancor prima forse in modo abbastanza puntuale il collega Gian Valerio Sanna, dicevano: "Che centra la destra, la sinistra rispetto a quell'emendamento che modificava, peggiorandola, la norma sulle procedure da seguire per l'alienazione dei beni regionali? Che centra l'essere di destra, di centro o sinistra quando viene proposta una procedura come quella che indicate?" E invitavano a ragionare e a capire se è possibile che non si arrivi a un limite tale per cui sono giustificati gli interventi che hanno affermato che ormai si è arrivati perfino alla vergogna, perché proporre alcune cose è vergognoso per chi le propone e per chi deve sentirle in aula.

C'è un limite a tutto, ma perché questo sta avvenendo? A me pare che ci sia da parte dei colleghi del centrodestra un atteggiamento tipico di chi dice: "E' normale, il centrosinistra interviene, esercita il suo ruolo di opposizione, solleva i problemi. Ci saranno dieci, quindici giorni di dibattito in aula, poi alla fine comunque l'importante è che la finanziaria si approvi, vedremo alla fine come questa finanziaria sarà e sapremo cosa avremo combinato", e non ci sia la disponibilità invece a raccogliere anche qualche grido d'allarme che invece viene dal centrosinistra, da parte di alcuni colleghi, e a ragionare su questa vostra proposta che noi riteniamo anche pericolosa.

Credo che ci sia l'atteggiamento tipico che viene assunto nella situazione in cui la barca sta affondando, per cui il presidente Pili è disinteressato, dimostra e fa capire in tutti i modi di avere un forte disinteresse per quello che sta avvenendo, perché non vuole esserne responsabile. Sa che il risultato finale sarà un risultato pessimo, lo sa, ha paura che possa avvenire quello che è avvenuto prima per il Governo Floris e che ha portato Pili ad essere eletto Presidente della Giunta, cioè di poter cadere attraverso il voto segreto su alcun parti importanti della legge finanziaria, per cui deve manifestare questo disinteresse e questo distacco rispetto alla manovra finanziaria.

I colleghi del centrodestra, allo stesso tempo, a me paiono fortemente condizionati da quella che pare essere l'unica alternativa al Governo del centrodestra, cioè lo scioglimento del Consiglio; per cui, quando una nave affonda, ognuno pensa di raccattare quello che può raccattare e scende nel gommone che lo porterà a riva. Quindi, presenta emendamenti che sono solo di bottega, che sono solo particolari, e più particolari sono più gli servono per collegarsi al territorio, a quel collegio che lo ha espresso perché gli possono consentire di essere rieletto una volta che arriva a terra con il gommone. Quindi c'è un atteggiamento che impedisce un dibattito vero, serio, sulle scelte che questa finanziaria ha adottato, al quale il centrosinistra richiama anche i colleghi del centrodestra. Devo dirvi che è un atteggiamento che veramente rischia di portare questo Consiglio a una situazione di cui forse dovremo o dovrete vergognarvi.

Allora, che cosa c'entrano - diceva il collega Selis - destra e sinistra con l'emendamento che viene proposto sulle procedure di alienazione? E io dico, che c'entrano rispetto ad altre questioni? E' stato presentato un emendamento da parte del centrosinistra che non è stato accolto, un emendamento che avrebbe dovuto proporre il centrodestra, che riguarda i patti territoriali. E' un emendamento che dovrebbe servire a rispettare impegni che questa Giunta, che questo Consiglio hanno assunto rispetto a tutto il territorio regionale.

Voi sapete, e sapete benissimo, che c'è il blocco da parte del Ministero e da parte della Cassa depositi e prestiti di qualsiasi intervento nei territori interessati ai patti territoriali, perché la Regione, in questo caso la Regione, dopo avere formalmente assunto l'impegno (tra l'altro le risorse erano già previste nella finanziaria 2001), con delibere, con atti pubblici, di cofinanziare quei patti, quelle iniziative nel territorio, non ha potuto adempiere al proprio impegno, assunto solennemente con delibere e con atti ufficiali, perché le risorse sono state distratte e utilizzate per altre finalità. Per cui, venendo meno il cofinanziamento regionale sta venendo meno anche il finanziamento nazionale. Noi presentiamo un emendamento, primo firmatario il collega Orrù, col quale chiediamo di rispettare gli impegni assunti, non solo con noi come Consiglio regionale e non solo con i territori interessati ai patti verdi, cioè ai patti tematici o ai patti territoriali, ma un impegno che voi avete assunto con lo stesso Governo, con delibere di Giunta, con atti ufficiali, però questo emendamento non viene accolto.

O non vi siete resi conto di cosa abbiamo presentato, per cui c'è una posizione che oltre ad essere di così netta chiusura verso qualsiasi indicazione che viene dal centrosinistra è anche di pressappochismo, per cui, senza neppure capire il significato dell'emendamento, siccome è proposto da alcuni colleghi del centrosinistra si dice no, ma dicendo no a questo emendamento dite no agli impegni che avete assunto, con atti ufficiali, con il territorio, col Consiglio, con la gente della Sardegna, con il Governo nazionale. Per cui avete un atteggiamento inspiegabile.

Così come, devo dire che io speravo che nel corso della discussione di questo articolo ci fosse un impegno vostro a riparare a quanto è avvenuto rispetto agli stessi progetti integrati territoriali, che magari si potesse sfruttare questo momento per assumere impegni sui PIT, ma su questo non vedo ancora risposta, né in relazione al finanziamento di quei due PIT non ancora finanziati, né per quanto riguarda le iniziative imprenditoriali private inserite all'interno dei PIT.

C'è, insomma, da parte vostra una non disponibilità a ragionare, ad accogliere alcuni suggerimenti, nonostante da parte del centrosinistra ci sia una posizione che mi pare abbastanza corretta e costruttiva, perché indica una strada ed un procedimento, anzi, forse vi stiamo dicendo: "State attenti, guardate che cosa stiamo rischiando di fare a livello di politica regionale"; invece c'è un atteggiamento di chiusura, ed è l'atteggiamento tipico - seconde me - di chi comunque non ha prospettiva, di chi non ha una visione strategica che vada oltre questi mesi, di chi pensa che comunque si sta andando oramai alla chiusura di questa legislatura perché non c'è alternativa, di chi appunto ha interesse a dire: "Siccome so di cosa sto parlando, preferisco manifestare un atteggiamento di distacco", e di chi invece di ragionare e di intervenire per migliorare questa manovra finanziaria ha un atteggiamento di assalto alla diligenza, come veniva ricordato da alcuni colleghi: "Prendiamo quello che si può prendere adesso, magari con qualche voto segreto portiamo a casa qualche risultato", tipo il ponte di Bosa, di alcuni anni fa, che può consentire a qualche collega di dire: "Ho ottenuto un piccolo intervento per il mio territorio, per il mio paese", ma che non porta questo Consiglio e questa Regione da nessuna parte.

Quindi, il motivo per cui si interviene tutti, e si interviene ripetutamente su queste questioni e sull'articolo 2 è che esso è il banco di prova per la Giunta su cosa vuole fare con questa finanziaria. Non è il tentativo di ritardare l'approvazione della finanziaria, perché basterebbe che ci fosse una risposta seria da parte della Giunta e della maggioranza su alcune questioni poste. Le abbiamo poste sulla prima parte in materia di indebitamento e non c'è stata alcuna risposta e alcuna disponibilità al dialogo. Su questa parte relativa all'alienazione dei beni regionali abbiamo avanzato una proposta seria, perché gli emendamenti che hanno la firma di Gian Valerio Sanna sono emendamenti seri e prevedono una corretta procedura di alienazione dei beni regionali, e non c'è nessuna disponibilità se non quella a peggiorare ulteriormente il testo della finanziaria. Stiamo avanzando proposte serie per quanto riguarda la programmazione negoziata e non c'è neanche su questo una disponibilità vostra; è evidente che se non dimostrate una disponibilità al dilago e ad accogliere nessuna delle nostre proposte, a riportare la finanziaria a quello che dovrebbe essere, eliminando tutte quelle norme intruse che avete inserito; è chiaro che l'articolo 2 rappresenta il banco di prova per sapere dal centrodestra, dalla Giunta e dalla maggioranza cosa vogliono fare di questa finanziaria.

Se non c'è rispetto a questo la disponibilità a rivedere, a ritirare emendamenti come quelli che avete presentato, e ad accogliere emendamenti e suggerimenti che vengono dal centrosinistra, è chiaro che questa finanziaria proseguirà con questo ritmo e con questo clima di scontro che oggi è limitato all'aula, ma che si trasformerà in uno scontro sociale, perché io non sono convinto che i vostri referenti sociali siano soltanto coloro che hanno interesse a fare affari acquisendo i beni regionali attraverso procedure non trasparenti, sono convinto che vostri referenti sociali siano anche quei sindaci a cui noi vogliamo e riteniamo di dover dare priorità nell'acquisizione dei beni, siano vostri referenti sociali anche coloro che chiedono che questa finanziaria sia approvata e dia prospettive alla Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Ieri, signor Presidente, si è svolto in quest'aula un dibattito politico abbastanza impegnato ed io stesso, alla pari degli altri colleghi, ho avuto modo di seguirlo. In realtà, gli argomenti prevalenti nel Consiglio regionale e dintorni ieri erano due: uno era su come regolare l'accesso al cappuccino nei vari bar del Consiglio, l'altro era su come regolare l'accesso dei cittadini al bilancio della Regione. Devo dire che non so quale dei due all'interno di queste mura abbia avuto la maggiore attenzione. Una cosa è sicura, io ho avuto modo, come tutti voi se volete, di contare sulla stampa quotidiana di oggi ben dodici titoli di politica regionale. In quei dodici titoli non ce n'è uno, né grande né piccolo, che riguardi la discussione che si svolge nel Consiglio regionale della Sardegna.

Dico che questa è una questione seria che non può passare sotto silenzio, è una questione che riguarda l'istituzione pubblica, che riguarda la relazione fra l'istituzione autonomistica e i cittadini in Sardegna che hanno diritto di sapere, nel bene e nel male, che cosa accade in questo Consiglio regionale. Non è pensabile, non è ammissibile che per un intero giorno, seriamente, si sia discusso nel Consiglio regionale della Sardegna di una cosa quale l'indebitamento che la Regione deve assumere per migliaia di miliardi, fermo il diverso giudizio di valore sugli obiettivi, sulle sue finalità, per attendere alle necessità dello sviluppo economico e di quant'altro attiene alla condizione della vita dei cittadini, non è possibile che si sia discusso seriamente della sorte del grande, enorme, patrimonio pubblico della nostra Regione e che tutto ciò non abbia una minimo eco nel sistema informativo, soprattutto della carta stampata.

Invece gli argomenti della politica regionale, quelli che più rilevano, sono lo scambio di lettere: Pili che scrive ad Onida, Murgia che scrive a Fini e Berlusconi, Onida che accantona l'obiezione di coscienza - e chi mai aveva dubitato di ciò - e quindi il voto segreto tanto aborrito non è poi così malvagio se si tratta di garantire la sua fiducia alla maggioranza, e tutto quanto potrebbe essere ancora richiamato. Quello che è sicuro è che l'opinione pubblica, e bisogna trovare il modo di porvi rimedio, non viene posta in condizione di conoscere invece che cosa nel Consiglio regionale si dice sulle leggi finanziaria e di bilancio.

Vengo all'esame di questa seconda parte dell'articolo 2 della finanziaria: il Consiglio sta discutendo quale debba essere la sorte del patrimonio pubblico regionale. Non si sta discutendo di un punto di procedura, si sta discutendo di quale deve essere l'utilizzazione, e in favore di chi, dei beni pubblici. Quel comma 14 è congegnato in modo tale per cui tutto sembra risolversi in un'accelerazione, roba da motociclisti. Non sono l'accelerazione o la decelerazione che hanno valore, quello che ha valore in questa norma che la maggioranza e la Giunta propongono è lo stabilire in capo a chi deve essere definito il beneficio che deriva dall'avere la Regione tanti beni patrimoniali e demaniali. Questo è il punto. Per cui io dico subito qual è il nostro pensiero. Altro che accelerare! In questa Regione è necessario decelerare, anzi fermare la macchina, tornare alla cognizione della consistenza e del valore dei beni pubblici e decidere cosa farne per l'utilità della Regione e quindi dei cittadini.

La Regione è ricca ed è anche sprecona. Noi amministratori di questi beni abbiamo il dovere di intervenire per usare bene questa ricchezza e per fermare lo scempio, lo spreco. Qui si è rimessa in movimento un'azione che io non esito a definire di vera e propria grassazione nei confronti dei beni pubblici regionali, uso il termine "grassazione" nel senso di incursione violenta a fini di rapina, per chi non ne cogliesse il senso proprio.

Bisogna anche smetterla con questa idea che i beni pubblici debbano essere facilmente dismessi, cioè privatizzati, male indirizzati verso altri titolari privati, perché sarebbero inutili alla comunità, non è vero! Bisogna anche smettere di continuare a dire che la Regione non sa quello che ha e che quindi tanto vale incaricare un soggetto esterno, una sorta di Gabetti istituzionalizzata, che in quanto agente immobiliare piazzi sul mercato, al migliore offerente, i beni pubblici. Questa è una Regione che ha difeso nella sua storia i beni demaniali ed i beni pubblici per tenerli nella titolarità e nella fruizione sociale delle comunità. Questa è una Regione nella quale dovete imparare a fare di conto. Questa è una Regione che ha tanti beni ed immobili che non usa bene, e nello stesso tempo affitta tanti immobili dai privati. Quando dico Regione intendo tutte le sue articolazioni pagate comunque direttamente o indirettamente dalla stessa Regione, parliamo sempre di risorse pubbliche; ho approssimato un conto qualche anno fa: la Regione in canoni di affitto, di tanti e tanti stabili - si tratta di centinaia e centinaia di contratti, sparsi per ogni dove nelle città e nei territori - spende non meno di 30 miliardi all'anno delle sue risorse. Quell'azione di riordino iniziata molti anni fa va troppo a rilento, la Regione stenta a darsi una casa sua. Qualche stanza è pure riuscita a costruirla in base ad un programma che a suo tempo fu redatto, però non è sufficiente. Però se noi guardiamo alle province ed agli enti locali - so di comuni, a partire dai comuni capoluogo di provincia, e di altri comuni, come dire, più rilevanti della Regione, che spendono miliardi in affitti - il conto approssimato ammontava allora, a non meno di cento miliardi all'anno, il sistema istituzionale non spende meno di cento miliardi all'anno per contratti di affitto di immobili privati.

Allora, prima di tutto è necessario mettere ordine, verificare quali di questi beni pubblici sono direttamente utilizzabili per finalità proprie delle istituzioni pubbliche in questa nostra Regione, o per attività produttive, o per attività sociali. Quali e quanti vengono destinati, sulla base di un progetto di utilizzazione migliore, a quelle finalità? Quello che si può vendere lo si venda nel migliore dei modi, e se non ha una diversa e migliore utilizzazione, per compensare le esigenze finanziarie per questa grande operazione di riordino. Questo è quello che bisogna necessariamente fare! Per non dire del resto del patrimonio che deve essere acquisito alla Regione, per non dire che ancora lo Stato continua a mettere all'asta i beni demaniali che invece, per legge e per Statuto, sono di pertinenza della Regione autonoma della Sardegna; un'asta è fissata per il 4 di aprile per vendere il l'ex ospedale militare di Sanluri, e ben si sa che i beni precedentemente adibiti ad usi militari che proprio perché lo Stato li mette in vendita vuole dire che non gli servono più, automaticamente, in base all'articolo 14 dello Statuto debbono essere iscritti nel patrimonio della Regione. E si continuano a mettere all'asta i beni che non sono più dello Stato e sono della Regione, e non si reagisce sufficientemente di fronte a questo sconquasso.

Avremmo modo più in là di dire ancora qualche cosa sul censimento dei beni che è già avvenuto, sul riordino che è stato avviato, sulle procedure di utilizzazione che sono nel frattempo intervenute, e quanto altro.

Questa idea che voi vogliate in tutta fretta, ed accelerando, spogliare la Regione dei suoi beni e dei suoi patrimoni, cedendoli frettolosamente ai privati, è un'idea sbagliata e dannosa, altro che accelerare, qua bisogna mettere il freno, bloccare le vendite e prima redigere questo progetto, questo piano di utilizzo dei beni della Regione a fini pubblici e sociali.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Presidente, è stata avanzata una richiesta da parte del collega Spissu, siamo in attesa di risposta.

PRESIDENTE. Vi comunico che il Presidente Serrenti sarà qui fra dieci minuti circa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA ALBERTO (D.S.). L'impressione che richiamava l'onorevole Marrocu nel suo intervento questa mattina è un'impressione anche mia, quella cioè che pare che questa finanziaria alla fine non interessi nessuno, soprattutto non interessi la Giunta. Visto che lo scenario che si aprirebbe di fronte alla mancata approvazione delle legge finanziaria porterebbe al probabile scioglimento del Consiglio, o al possibile e giusto scioglimento di questa maggioranza, mandando a casa questa Giunta che sta facendo, di un passaggio così importante per la vita delle istituzioni e della comunità regionale, un momento di grande confusione, che sta trasformando questa finanziaria in uno strumento pericoloso, per tutta una serie di motivi ed implicazioni che, se questa legge passasse, produrrebbe, io mi chiedo davvero se questa legge la si vuole approvare. Credo che se la si lascia così come è questa legge non verrà approvata. Noi, come forze di opposizione, abbiamo il dovere di contrastarla con tutti gli strumenti che il Regolamento ci mette a disposizione, perché stiamo difendendo diritti ed interessi vitali per la nostra comunità regionale.

L'anno scorso la finanziaria fu accompagnata da ben ventidue collegati - poi poco importa alla maggioranza ed alla Giunta se di quei ventidue collegati, mi pare praticamente neanche uno, o uno se non ricordo male, siano approdati in quest'Aula e poi approvati - però, insomma, aveva un senso, anche se, come abbiamo avuto modo a suo tempo di rilevare, non si possono presentare ventidue collegati alla manovra di bilancio, perché evidentemente collegati non sono, anche allora non c'erano scelte.

Questa volta, proprio perché la maggioranza non è in grado di portare avanti una manovra complessiva di politica economica e finanziaria, che abbia un respiro di sviluppo, la Giunta ha fatto una scelta obbligata che è quella di fare a meno dei collegati. Però, ha trasferito una serie di norme in finanziaria che sono tipiche di leggi collegate. Mi riferisco in modo particolare al tentativo di snaturare la legge regionale numero 31 del '98, che è una legge importante, che rappresenta un punto fermo del disegno riformatore dell'organizzazione dell'amministrazione regionale. Voglio ricordare che questa legge, coerentemente con la normativa nazionale che in questi anni è stata approvata dal Parlamento, afferma in Sardegna la separazione del potere gestionale dal potere di indirizzo politico, fatto estremamente importante e positivo. Questa impostazione, già nella pratica e nella gestione degli enti, ma non solo, la si sta stravolgendo: vedi ERSAT, vedi CRAS; a ciò si aggiunga tutta una serie di emendamenti che si vogliono introdurre in finanziaria tendenti a snaturarla e stravolgerla completamente.

Di peggio si sta cercando di fare sulla legge 45 e sulla normativa urbanistica, con tentativi di semplificazione e di stravolgimento che creano una situazione davvero di grandissimo pericolo e rischio per il territorio della nostra regione. Non c'è quindi una politica né di tutela né di sviluppo, c'è una politica di assalto alla diligenza in tutti i sensi che davvero preoccupa notevolmente le opposizioni, e preoccupa tutti coloro che hanno a cuore gli interessi veri di questa comunità regionale.

Se questa maggioranza ritiene di dover modificare la legge numero 31, o la normativa urbanistica, di aggiornarle, di renderle più moderne e più rispondenti alle esigenze di tutela, ma anche di sviluppo, lo faccia, avanzi proposte, porti in Commissione queste proposte, le discuteremo e poi la maggioranza se ne è capace le approvi.

Il tentativo poi che con i commi 14, 15 e 16 di questo articolo 2 si vuole portare avanti, è un tentativo - come molti colleghi prima di me hanno avuto modo di rilevare - davvero pericoloso ed inaccettabile. Io vorrei essere un attimo ascoltato dai signori della Giunta; Presidente, io vorrei svolgere il mio intervento ed essere ascoltato dal Presidente della Giunta e dagli Assessori presenti; se l'onorevole Pittalis queste chiacchierate le riserva ad un momento successivo, questo consentirà al Consiglio di lavorare.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

(Segue SANNA ALBERTO.) Io, Presidente, aspetto che l'onorevole Pittalis abbia finito di interloquire con la Giunta, poi riprenderò il mio intervento. Io devo parlare e voglio che la Giunta ascolti il mio intervento, Presidente.

Dicevo, i commi 14, 15 e 16 dell'articolo 2 sono davvero pericolosi. E` veramente singolare che si preveda la procedura di evidenza pubblica per stabilire chi deve occuparsi delle dismissioni, quindi ciascun assessorato procederà autonomamente (perché così dicono questi commi) a mettere in atto una procedura di bando pubblico che assegnerà ad una società privata esterna all'amministrazione regionale il compito di dismettere i beni immobili della Regione. Come poi queste società dovrebbero procedere alle dismissioni, questo non è detto. Ma il vero bando deve essere questo, il vero bando deve consistere nella procedura di dismissione dei beni, non nella procedura per la scelta di una società esterna alla quale assegnare il compito di dismettere i beni. Sul primo punto il disegno è chiaro, il secondo non è neanche accennato; preoccupante il primo, molto più preoccupante il secondo. Io chiedo all'onorevole Masala di chiarirmi questo punto.

L'altro aspetto inquietante è che si abolisce l'articolo 2 della legge regionale 35 del '95, che è una legge che ha una sua coerenza, una sua organicità in materia di gestione dei beni patrimoniali e di dismissione degli stessi da parte dell'Amministrazione regionale, legge che si vuole anche in questo caso amputare, cancellando la commissione tecnica regionale, che è un organismo che da un minimo di garanzie di competenza, che dovrebbero essere assicurate da un apposito ufficio di cui ciascun assessorato si dovrebbe dotare. Insomma, assessore Masala, presidente Pili, davvero queste cose noi non possiamo accettarle e le combatteremo fino in fondo in quest'Aula, e in tutta la Sardegna perché non possiamo accettare che chi governa questa Regione metta in pericolo il patrimonio ingentissimo che appartiene a tutta la comunità regionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (F.S.D.). Grazie Presidente. Io ricordo i tempi (neanche poi tanto lontani, si tratta di qualche decennio) in cui i diversi schieramenti politici si differenziavano per avere opposte concezioni e criteri di giudizio abbastanza netti e chiari rispetto a diversi problemi. Per esempio nella disputa tra settore pubblico, settore privato, solitamente il centro destra, a quei tempi faceva una chiara scelta a favore del secondo, mentre il centrosinistra privilegiava tutto ciò che apparteneva al settore pubblico. Una divisione per blocchi, dicevo, che naturalmente portava a posizioni esasperate però era una divisione che seppure esasperata, e per questo oggi rivisitata e reinterpretata, aveva una sua logica, perché venivamo da una certa storia, anche se all'interno di ciascuna parte alcuni ritenevano che quella storia andasse rapidamente superata, altri invece ritenevamo che si dovesse procedere nel superamento con più cautela, con più pacatezza, con più moderazione.

Poi, naturalmente, vi sono stati degli aggiornamenti sotto il profilo culturale, sotto il profilo delle scelte politiche, e per parte degli uni, ma anche per parte degli altri. Sono passati quei tempi e le affermazioni categoriche sono state superate, per cui le semplici affermazioni "pubblico è bello", o "privato è bello", non sono più scontate. Oggi ci si attiene ad altri criteri, ad altri ragionamenti. Quindi c'è stato un aggiornamento anche nella cultura politica sotto questo profilo, e però noi continuiamo a dire che questo aggiornamento ha bisogno di alcuni limiti, di alcuni paletti, di alcune certezze e non può essere, invece, lasciato a se stesso, abbandonato in maniera che sconfini, che superi qualunque limite. Abbiamo una diversa concezione, per esempio, per quanto riguarda l'istruzione; noi restiamo fermamente convinti, soprattutto la sinistra, che l'istruzione pubblica debba essere privilegiata, perché solo essa ci pare garantisca a tutti i cittadini parità di condizioni, pari opportunità. Senza con ciò naturalmente volere in maniera categorica affermare che tutto ciò che viene fatto dalla parte del privato in materia di istruzione debba essere buttato alle ortiche. No! Diciamo che va salvaguardato, ma che è precipuo interesse dello Stato tenere a livelli alti l'istruzione pubblica, garantendo quindi anche le necessarie risorse finanziarie, adeguati finanziamenti e non disperdendoli in un mare magnum, per cui non è la competizione controllata che finisce col privilegiare un settore rispetto ad un altro, ma molto spesso è l'appartenenza alle categorie sociali, molto spesso è la ricchezza, in quel caso, che fa la differenza.

Bene, dicevamo che, nonostante alcune diversità, in linea generale, sotto questo profilo, vi è stato un avvicinamento fra le parti. Ciò nonostante, e nonostante questo aggiornamento anche della cultura di sinistra, ci pare oggi difficile comprendere perché, per quali motivi, in base a quali ragionamenti, in base a quale logica questa finanziaria sia tutta permeata da un indirizzo, da una chiara volontà: quella di privilegiare il rapporto col privato, e quella di sminuire, di ridurre invece l'apporto da parte del settore pubblico. E naturalmente questo eccesso di filosofia privatistica non può che preoccuparci. Eccesso di filosofia privatistica che troviamo nell'articolo 2, nei commi dal 14 in poi, relativamente alla cessione di beni, ma eccesso di filosofia privatistica che permea l'insieme della manovra, e che ritroviamo poi in quelle norme sul personale che finiscono con lo svilire la legge 31, che troviamo ancora su materie che a nostro avviso possono essere e debbono essere totalmente ascritte al settore pubblico e ai compiti tipici dei funzionari pubblici. Intendo riferirmi, per esempio, a quella parte relativa agli accertamenti dei residui, laddove non si riesce a comprendere in base a quali metodiche, a quali forme una società di revisione privata entri negli uffici della Ragioneria, "disturbi", perché non potrebbe procedere diversamente, il personale dipendente, "disturbi" i dirigenti, utilizzi le professionalità dei dirigenti che gli debbono mettere a disposizione documentazione e quant'altro, documentazione che ha bisogno anche di essere illustrata, perché non tutto è facilmente interpretabile, e poi sia la società privata a trarre le conclusioni e, naturalmente, a fruire anche di benefici e di risorse finanziarie che potrebbero trovare altri e più proficui impieghi.

Ecco, questa filosofia che privilegia il privato, di cui la finanziaria è permeata, ci appare quanto meno preoccupante e inquietante, proprio perché ci sembra che si sviluppi al di fuori di ogni controllo; mentre i controlli non solo vi devono essere, ma devono essere particolarmente efficaci in tema di dismissioni di beni, alcuni dei quali siamo i primi a dire, e lo abbiamo detto anche nel passato, che debbono obbligatoriamente essere dismessi, non solo perché non sono più utili a livello istituzionale, ma perché molto spesso rappresentano un costo per la Regione o per enti di promanazione regionale. Penso, per esempio, agli alberghi ESIT, giusto per fare un esempio, i quali tra guardiania, pagamento di tasse e imposte, producono più passività che attività, più disvalore che reddito. Però non comprendo come si possa procedere senza un inventario chiaro e perché non possa essere direttamente la Regione, con il proprio apparato burocratico, e all'interno di regole certe e precise, a dare l'avvio alla dismissione di quel patrimonio non più utile.

Io credo che soltanto ricorrendo all'apparato regionale si possano assicurare procedure trasparenti e garantiste per tutti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). A me dispiace che non sia stamattina in aula il collega Dore…

spissu (d.s.). Lo chiamiamo, è qui in giro.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Ah, è qui. Il collega Dore è uso, quando prende la parola, riservare sempre qualche non felice espressione, chiamiamola così per usare un eufemismo, all'indirizzo di chi non la pensa come lui. E questo è legittimo.

DORE (I DEMOCRATICI). Senza insultare nessuno.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Spesso, però, anche espressioni come "piccoli berlusconiani" - io guardi le dico che sono un berlusconiano convinto, saranno poi la storia, i commentatori a dichiarare, ad accertare se la mia statura, come quella dei miei colleghi del Gruppo di Forza Italia, sia piccola o grande - espressioni come quella, dicevo, possono suonare insultanti. Vede, sarebbe semplice e facile per me, se si utilizzano i simboli, i leader di appartenenza, sarebbe molto più semplice, ricordando che il simbolo del partito al quale appartiene lei è un asinello, poter ricamare su di esso tutte le possibili varianti. E lo dico perché dobbiamo riportare a un livello mi pare di seria... Prego?

DORE (I DEMOCRATICI). Riferito a Berlusconi?

PITTALIS (F.I.-Sardegna). No, in questo caso riferito a lei, perché fa parte lei di quel movimento che ha per simbolo quell'animale che avete parcheggiato ormai definitivamente nella stalla.

Vedete, ho voluto prendere le mosse dal richiamo fatto dall'onorevole Dore, perché, onorevole Dore, lei, come alcuni degli intervenuti, devo riconoscere non tutti, perché una buona parte sonora fatto interventi di dialogo, e io trovo costruttivo il dialogo anche con alcuni settori dell'opposizione, ma una buona parte degli interventi della opposizione sono caratterizzati da una sorta di invettiva, sono caratterizzati cioè dal vuoto, dal nulla, perché ancora non ho capito quale, per esempio, sia il progetto alternativo di finanziaria, e sugli argomenti specifici quale sia il progetto alternativo per la dismissione degli immobili, perché voglio tornare sull'argomento che riguarda l'articolo in esame, e in particolare su altre questioni come quelle che attengono alla vicenda dell'aeroporto di Arbatax, che è stato richiamato.

Io preferisco attenermi ai fatti e preferisco cogliere anche quegli elementi davvero interessanti che sono emersi dalla discussione, che sono venuti anche da interventi di colleghi del centrosinistra.

Sulla dismissione dei beni, i colleghi del centrosinistra, soprattutto quelli che avevano ruolo e funzione di governo e nell'Assemblea, ricorderanno che nella scorsa legislatura, mi pare nel 1995, era stata approvata la legge sulla dismissione dei beni del patrimonio immobiliare. E' una legge, cari colleghi del centrosinistra, che è vostra, che è stata approvata con i vostri voti, come tante altre, buone o meno buone, ma in questo caso, consentitemelo di dire, una legge assolutamente inutile e inefficace. Questa legge, questa è la verità, e questo è il dato che emerge, non ha prodotto alcun utile risultato: non un bene immobile, non un bene dell'amministrazione regionale è stato dismesso, e quindi con un effetto ulteriormente negativo nessun utile è entrato nelle casse della Regione Sardegna.

VASSALLO (R.C.). Non è informato, perché è stato venduto ben più di un bene da quel periodo.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Poi lei farà l'elenco; guardi, sarebbe stato utile, onorevole Vassallo, anziché perdersi anche lei sulla rivoluzione del '17 in Russia, che si fosse soffermato a dare un contributo portando alla nostra attenzione un elenco di questi beni, sui quali poi avremmo potuto aprire un utile confronto. Io posso dire questo, che quella legge è stata inefficace, e quindi come tale inutile, perché è sufficiente vedere le poste finanziarie previste dagli Assessori del bilancio della scorsa e di questa legislatura, come chi vi parla, ed anche lo stesso collega Masala, i cinquanta miliardi previsti sotto la voce entrate per dismissioni del patrimonio immobiliare, poi si sono sempre ridotti, vi assicuro, a non poco di più di qualche miliardo, tre, quattro, cinque miliardi al massimo. Cosa sta a significare ciò? Sta a significare che la Regione Sardegna ha (perché conosciamo tutti quei libroni, quei volumoni) nella propria disponibilità centinaia e migliaia di beni per centinaia e migliaia di miliardi, ma la verità è che se non si introducono procedure celeri, snelle, procedure semplificate, quindi che non stanno cancellando quella legge che - a mio avviso - è inutile, ma che stanno cercando di apportare un correttivo serio perché si proceda alla dismissione degli immobili che, come giustamente richiamava Peppino Balia, ma ho sentito anche altri interventi in tal senso, comportano onerosissimi costi di guardiania e costi per la loro manutenzione, costi appunto di gestione.

Si tratta quindi di un patrimonio che potrebbe sicuramente in un momento come questo addirittura accrescere, e in misura consistente, le entrate della Regione, invece, a causa di una situazione davvero singolare, esso produce soltanto oneri e spese. Ed allora io dico che questa norma, che può essere anche perfettibile, è necessaria, se poi conoscete un meccanismo migliore proponetelo…

DORE (I Democratici). Ci sono le leggi già previste!

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Onorevole Dore, io non sono tenuto a far comprendere a lei, né lei è tenuto a capire quello che dico io, però le assicuro che ho dedicato parte del mio intervento per spiegare che quella legge che lei ha contribuito a fare nella scorsa legislatura, dico come affinità politica alla coalizione di centrosinistra, si è rivelata assolutamente inefficace. Con queste norme la Giunta regionale, la maggioranza propongono una procedura di evidenza pubblica. Qual è il pericolo? Cosa si nasconde dietro? quale malaffare? Voi ragionate sulla base del pregiudizio per cui tutto ciò che può portare all'ammodernamento e anche alla celerità delle procedure viene visto con una sorta di pericolo, come al solito, solo perché è proposto da questo Governo.

Se mi rimane ancora qualche minuto, vedo che lampeggia la freccia, vorrei dire qualche cosa sulla norma che finanzia l'aeroporto di Arbatax su cui intanto bisogna richiamare una verità. La provincia di Nuoro ha avuto, mi pare per oltre dieci anni, la possibilità di effettuare questo intervento, ma poiché purtroppo ha gestito sempre come problemi di ordinaria amministrazione tutte le questioni che hanno riguardato quel territorio, non ha colto questa grande opportunità e oggi si pretende di continuare a far gestire ad un ente, che si è dimostrato assolutamente inetto da questo punto di vista, risorse regionali. Allora bene ha fatto la Giunta a prevedere un meccanismo diverso, perché riteniamo che la provincia di Nuoro abbia dimostrato, con questa visione centralistica, di non sapersi curare degli interessi del territorio; se l'Ogliastra e gli altri territori vogliono staccarsi dalla provincia di Nuoro, hanno perfettamente ragione, perché in questo caso purtroppo i governi di centrosinistra che governano la provincia di Nuoro non sono stati capaci di occuparsi di un problema dell'Ogliastra, e quindi di tutto quel territorio, cioè della creazione di una infrastruttura importante come l'aeroporto di Arbatax. Ha fatto bene la Giunta a fare quella scelta che noi sosteniamo con convinzione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Lai. Ne ha facoltà.

LAI (D.S.). Grazie signor Presidente. Ieri un collega della maggioranza ha affermato che non riusciva a vedere quali fossero le proposte concrete, le iniziative positive che la minoranza avanzava, nel corso del dibattito, per migliorare questa finanziaria ed anche l'intervento che mi ha preceduto ha sostanzialmente affermato le stesse cose.

Ebbene, mi sembra che si menta sapendo di mentire in un certo senso, se mi si permette l'espressione, perché tutti sanno che secondo il normale stile parlamentare ci sono ruoli differenti all'interno di una coalizione, all'interno della quale c'è chi fa le aperture a nome di tutta quanta la coalizione - ieri sono state fatte proposte concrete da parte di alcuni consiglieri del centrosinistra, a partire dal collega Selis, che è entrato nel merito dell'argomento bilancio, dell'argomento finanziaria e delle proposte che come coalizione dobbiamo fare - c'è invece chi deve svolgere una funzione costante di sottolineatura delle mancanze, e c'è infine chi si assume il ruolo, ahimè, di guastatore, anche nella maggioranza, cercando di non creare le condizioni perché si possa migliorare uno strumento che non è della maggioranza, ma di tutti.

Noi abbiamo assunto quest'onere anche di essere un po' ripetitivi nel sottolineare alcuni elementi, così come succede quando una scolaresca non è disponibile ad ascoltare e non ne abbia la capacità, ma i vecchi metodi didattici talvolta funzionano ed è bene anche riproporli. Non è vero che non c'è un progetto alternativo di finanziaria e un progetto alternativo specifico anche su questo argomento. Intanto bisogna sottolineare che per proporre un progetto alternativo bisogna decidere se i principi ai quali ci ispiriamo sono comuni, i principi etici, i principi morali, i principi politici. E poi sulla base dei principi a cui ci ispiriamo si fanno le proposte concrete. Allora ha ragione chi dice, tra gli altri il collega Orrù oggi in apertura del dibattito, che state rinunciando alla funzione primaria della Regione e di questo Consiglio regionale che è la tutela dell'interesse generale. Se questo principio è condiviso, sulla base di esso sono molto differenti le soluzioni che si devono adottare per le iniziative e per gli argomenti che sono presenti in questa finanziaria. A me sembra, a noi sembra che questo principio della tutela dell'interesse generale non sia assolutamente condiviso, perché le azioni concrete, gli esempi concreti che voi proponete non hanno questo principio come principio guida.

Allora il fatto che noi ci scandalizziamo per una proposta scandalosa, come ieri ha detto la collega Pilo richiamando il fatto che noi ci staremmo scandalizzando inutilmente, non deve destare meraviglia; insomma davanti ad una proposta scandalosa che cosa si può fare se non scandalizzarsi? Rifiutare una proposta indecente, come quella vostra è altrettanto evidente che sia naturale; anche se tra voi non c'è nessun Robert Redford e tra noi non c'è Demi Moore, però mi sembra evidente che la vostra sia una proposta indecente, tale che non sia assolutamente possibile prenderla in considerazione. Allora, l'interesse generale, cari colleghi, si tutela con norme generali. E' forse una norma generale quella che dispone il finanziamento per l'aeroporto di Arbatax a favore di un privato? Quali caratteri di generalità ha questa norma? Quali caratteri di generalità vi sono nel pensare che la provincia di Nuoro non sia l'ente pubblico che rappresenta tutti i cittadini, anche quelli che hanno votato Polo?

Insomma, è una questione di stile, è una questione di stile politico, è una questione basilare dello stile parlamentare e politico. Così come è una questione di stile pensare che l'interesse generale è tutelato se si adotta la concezione secondo la quale l'utilità dei beni della Regione non può essere legata soltanto al loro utilizzo da parte della Regione in sé, per cui se la Regione non li utilizza va bene che possano essere messi in mano ai privati in maniera confusa, disordinata, non si capisce neanche bene, poi entrerò nel merito di questa vostra proposta nel breve tempo che mi rimane, facendo di noi una Regione ricca e nello stesso tempo sprecona, come diceva il collega Cogodi.

Noi abbiamo un progetto alternativo, noi pensiamo che debba esserci una sintesi alta tra la lotta alla disoccupazione e la sfida del risanamento sia dei conti pubblici che della spesa. Ebbene, di questa sintesi alta, che faceva parte del vostro programma, in questi tre anni non è rimasto un segno, non un risultato, perché la lotta alla disoccupazione funziona soltanto con strumenti che sono stati approvati nella scorsa legislatura e che voi utilizzate malamente; e la sfida del risanamento sta tutta nei novemila miliardi in più di indebitamento di questi due anni, che fanno ormai parte del patrimonio negativo di questa Regione. Voi proponete un bilancio assistenziale e dimenticate largamente gli obiettivi strutturali dello sviluppo che dovevano in qualche modo guidare il vostro lavoro. Insomma, una proposta pericolosa e insieme virtuale, ed è pericolosa perché in quello che voi ci proponete c'è una approssimazione superficiale ma consapevole; c'è un assalto alla diligenza che è evidente, ma è fatto non da indiani seri, ma da indiani un po' sbruffoni e anche un po' abborracciati. E' poi una proposta virtuale perché si basa, come diceva il collega Selis, sulla assoluta mancanza di certezze sulle cifre che proponete, di monitoraggi anche minimi.

Sulla questione specifica del patrimonio c'è un problema di merito ed anche un problema di procedure. Il problema di merito non si distacca dal problema delle procedure. Io penso che ci sia un disegno ed un collegamento preciso tra la prima e la seconda parte di questo stesso articolo, e cioè che quando ci si trova in una situazione in cui contemporaneamente si chiede un prestito e insieme si smobilita il patrimonio con questa approssimazione, il normale giudizio che si dà di una situazione come questa nei confronti di un'azienda privata è che si considera questa l'anticamera di una condizione fallimentare. E che la condizione sia fallimentare è data del fatto che leggendo il comma 7 dell'articolo 2 voi di fatto, e lo sanno bene coloro che di bilancio dalla vostra parte se ne intendono, state ingessando il bilancio della Regione sino al 2017. Vi salveranno, i finanziamenti europei sino al 2006, dopodiché dal 2007 in poi il margine di scelta reale della manovra finanziaria è sostanzialmente bloccato dai mille miliardi della rata del debito, perché la disponibilità finanziaria di questa Regione per investimenti ammonta a mille miliardi, perché il resto della spesa è vincolato. I novemila miliardi del nostro bilancio ordinario sono bloccati per otto noni da vincoli di spesa che non possono essere modificati e quando voi impegnate gli ulteriori mille miliardi per il pagamento di un debito, senza impiegarli per investimenti strutturali, state bloccando qualsiasi manovra di qualsiasi governo che verrà. State utilizzando tutti i soldi che servono per migliorare la condizione della Sardegna senza modificare le condizioni strutturali.

Sulla questione della dismissione dei beni non potete chiederci di fidarci delle soluzioni da voi proposte quando la Giunta non ha dato risposta ad un'interrogazione che con alcuni colleghi abbiamo fatto per sapere qual è l'utilizzo reale degli uffici regionali che a Sassari vengono utilizzati per le segreterie personali di alcuni ex colleghi! Come facciamo a fidarci di voi che proponete norme così generali, senza nessuna definizione, quando non riuscite a dare una risposta sul problema da noi sollevato relativo al fatto che uffici pubblici della Regione siano utilizzati privatamente. L'interrogazione è stata presentata due mesi fa e l'interessato è ancora lì. E non c'è una risposta, anzi c'è solo la sua risposta sul giornale. Ed allora come facciamo a fidarci, e come fa la popolazione sarda a fidarsi di una Giunta, di una maggioranza che non danno giustificazioni sull'utilizzo privato delle risorse.

E sulle procedure non è vero che noi non facciamo una proposta, il collega Falconi ieri l'ha fatta, si può affidare anche a privati la gestione del patrimonio, ma lo si faccia con procedure totalmente differenti. In un'azienda privata normalmente il piano di dismissione viene tutto quanto definito, vengono definiti gli obiettivi e sulla base degli obiettivi si dà l'incarico ad un adviser che è vincolato al raggiungimento di quegli obiettivi e per questo viene pagato, ma in questo caso sappiamo esattamente quali sono i beni che servono ancora, e quelli che non servono? Abbiamo mai pensato che si può proporre, la scorsa legislatura si stava andando in quella direzione, lo faceva il collega Cogodi allora assessore, uno scambio tra beni, e invece lo scambio voi lo concepite solo come scambio politico, come scambio di voti. L'idea dello scambio tra beni non utilizzati e beni che invece servono alla Regione è una ipotesi di lavoro, perché voi invece chiedete una delega in bianco? Una delega in bianco senza alcun limite.

Proponete prima il piano e poi discutiamo delle procedure. Proponete prima ciò che serve alla Regione poi vediamo le procedure. Le procedure vere ci sono, sono comprese nelle regole economiche, finanziarie, tecniche che riguardano anche le imprese private e si possono anche applicare, ma tenendo sempre presente che quello che dobbiamo salvaguardare è l'interesse pubblico, e con quella norma che genera sospetto, che genera sfiducia, non è certamente l'interesse pubblico quello che noi pensiamo che voi vogliate garantire, non è l'interesse pubblico quello che mettete al primo posto.

Ed infine la proposta politica. Anche la proposta politica c'è, onorevole Pittalis, l'ha fatta ieri l'onorevole Secci, riguarda il fatto che voi eliminiate quegli emendamenti ed accettiate che su quel punto si torni a discutere. C'è una proposta politica, noi siamo disponibili ad affrontare il tema del patrimonio della Regione, anche per aiutare la Regione a venire fuori, ma non con quella procedura che non può che generare sospetto, e non può che generare sfiducia nei confronti della vostra azione. Se siete in buonafede dovete accettare quella proposta politica.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.

CORDA (A.N.). Siamo qua, da parecchi giorni, dieci, undici, dodici, tredici e l'argomento di cui si è parlato soprattutto in questi giorni è il famigerato articolo 2; ormai è diventato famigerato. Attraverso questo articolo sostanzialmente si autorizza, si consente, si dà la possibilità alla Regione di contrarre, eventualmente ne avesse bisogno, mutui, o di emettere addirittura obbligazioni, e quando si parla tanto male di una cosa uno va a vedere, va a capire perché se ne parla male.

Allora, io sono andato a leggermi questo articolo e mi è anche venuto non il sospetto, ma il timore che con questi tanti soldi che ci accingeremo eventualmente a chiedere in prestito si vogliano fare regali, magari a Rovelli, per esempio, per capirci, o ad altri personaggi ai quali voi in passato avete dato a piene mani, migliaia e migliaia di miliardi dei piani di rinascita regalati a personaggi che erano avventurieri e che poi si sono rivelati come tali. Allora, quello rispondeva all'interesse pubblico, secondo voi? Io mi domando se questi soldi sono eventualmente destinati allo sviluppo della Sardegna, per esempio agli artigiani, per esempio agli agricoltori, per esempio alla costruzione delle infrastrutture che non abbiamo.

Cari amici del centrosinistra quando parliamo di infrastrutture, e ve lo ripeto per la decima volta, perché bisogna ricordarvele queste cose, intendiamo le strade, l'unica strada che dovremmo avere da quarant'anni e che non abbiamo, intendiamo l'unica ferrovia che dovremmo avere da centocinquant'anni e non abbiamo, perché l'hanno inaugurata nel 1894. Vogliamo parlare di dighe, vogliamo parlare del fatto che nel nord Sardegna, nel centro Sardegna per tre mesi hanno buttato l'acqua a mare perché avete fatto costruire le dighe ad altezze contrarie, anziché in discesa da Sassari verso Cagliari le avete fatte in salita? Vogliamo parlare di queste cose? Vogliamo dire che la siccità esiste in Sardegna da quando io sono nato, cioè da tanti anni, e che c'è ancora, e il problema non è mai stato risolto? Vogliamo dire che in Sardegna paghiamo l'energia elettrica il quaranta per cento in più che altrove, e non perché il Governo di centro destra ha fatto le tariffe adesso. Noi abbiamo problemi di acqua non perché il Governo di centro destra non ha fatto le dighe in due anni. Noi abbiamo problemi di strade non perché il Governo di centro destra non le ha fatte in due anni. La Sardegna è disastrata per questa mancanza di infrastrutture, per mancanza delle condizioni primarie per incentivare lo sviluppo, per colpa di chi ha governato la Sardegna per cinquant'anni. Ed allora io mi meraviglio che adesso si gridi allo scandalo perché la Regione sta ricorrendo legittimamente, secondo legge, secondo anche la legge 37, che qualcuno di voi ha fatto, sta ricorrendo alla contrazione dei mutui. Ma perché non c'è bisogno, per caso, di soddisfare esigenze che le categorie ci avanzano giustamente con diritto, aspettando che vengano da noi esaudite le promesse fatte e mai mantenute da voi per cinquant'anni? Ma non vi sembra che sia lecito che adesso qualcuno tenti di dare risposte a queste domande? Io ho parlato personalmente con gente che mi ha scritto, che ha presentato richieste per finanziamenti, richieste per rimboschire dieci ettari quindici anni fa e non ha mai ricevuto risposta, e il funzionario dopo tre mesi, io sono riuscito a individuare il funzionario competente, mi ha risposto: "Ma guardi che non c'è solo il suo amico in questa situazione, ci saranno 400 - 500 persone". Gli ho chiesto: "Ma non avete dato risposta a nessuno?" "No". Ed allora io mi domando se voi abbiate titolo per usare i toni che avete usato da qualche giorno.

Ed ora voglio fare qualche cenno al Regolamento. Il Regolamento all'articolo 85, comma 4, prevede che ci possa essere la votazione per parti, ma in nessun punto del Regolamento, in nessun articolo, in nessun comma del Regolamento si dice che la discussione può avvenire per parti. La discussione avviene sull'articolo, non sulle parti dell'articolo, ed allora è stato violato il Regolamento, perché voi a parole volete fare in fretta a dare risposte alla Sardegna, in realtà invece state parlando da undici giorni sempre sullo stesso argomento e dicendo le stesse cose.

E adesso io voglio parlare di toni. Tra i banchi del centro sinistra ci sono persone per bene, persone serie, persone ragionevoli, persone preparate, per esempio l'onorevole Sanna che mi sta guardando, per esempio l'onorevole Piersandro Scano - ma potrei citarne anche altri - persone veramente serie e preparate che dicono cose sensate; anche l'onorevole Spissu è una persona equilibrata, lo stesso Calledda eccetera. Voglio dire ci sono persone equilibrate che fanno discorsi giusti. I toni minacciosi, offensivi, usati ieri dall'onorevole Cugini sono toni che non gli sono consentiti, perché l'onorevole Cugini si dovrebbe ricordare che quando è stato investito del nuovo ruolo di democratico di sinistra, provenendo da dove sapeva lui, ha dovuto rispondere ad una formula: "Renato Cugini rinunci tu a Stalin?" E Renato Cugini ha detto: "Sì, rinuncio", perché questa era la formula obbligatoria attraverso la quale si poteva accedere al Partito dei Democratici di sinistra. Ma evidentemente all'onorevole Cugini ogni tanto compare in sogno Stalin, gli fa tornare in mente toni minacciosi di altri tempi, che non possono essere consentiti in quest'Aula. Onorevole il Cugini, lei mi ha citato personalmente, mi ha detto che sono uno che non capisce nulla di bilancio. Le vorrei ricordare che io nella mia vita, siccome lei ha parlato di me personalmente io parlo di me personalmente, da trentaquattro anni mando avanti (adesso non più perché mi sono dimesso) un'azienda che ha dato lavoro e dà lavoro ad una cinquantina di persone, io non so se lei onorevole Cugini - che non è in Aula e mi dispiace - abbia mai fatto altrettanto. Lei ha preso i soldi perché parlava, perché prometteva a vanvera; lei ha lavorato forse come operaio, come tecnico, non so bene dove, mi dicono all'Enichem di Porto Torres, magari molti suoi colleghi hanno perso il lavoro e lei invece ha vinto al Totocalcio, è qua dentro e continua a parlare. Allora, mi domando: le apparizioni notturne a volte possono essere in qualche modo mitigate da qualche terapia anche con dei calmanti. Quando ti ricompare Stalin in sogno e ti fa tornare in mente vecchie memorie, tu devi avere la forza di dire: "No, Stalin guarda io ho giurato, ho detto che avrei rinunciato a te, non mi disturbare più!". Mentre a Cogodi non compare Stalin, con Cogodi si materializza il centurione romano e gli dice quello che deve fare, questo è il sistema.

spissu (d.s.). Di cosa stiamo parlando?

CORDA (A.N.). Onorevole Spissu, stiamo parlando degli stessi argomenti dei quali voi avete parlato ieri abbondantemente. Io ho usato un tono scherzoso non certo minaccioso, ho cercato di fare capire che è lecito scherzare ma non in questo momento, questo è un momento in cui stiamo parlando di una cosa importante. Stiamo parlando...

COGODI (R.C.). Non si capisce; parla al microfono.

CORDA (A.N.). Cogodi tu hai l'abitudine di non fare parlare la gente perché è la tua cultura questa, ma non riesci a interrompere me, non ci riesci! "Cogodo", stai tranquillo, altrimenti viene Valentini davvero a...

Quindi, il discorso che io voglio fare è che noi siamo, lo ripeto ancora una volta, l'ho detto dall'inizio, da 12-13 giorni in quest'Aula, e stiamo perdendo il tempo dei sardi, che ci pagano. E noi stiamo perdendo tempo perché, voi avete ancora l'idea che l'opposizione la si debba fare impedendo di lavorare. E` un vecchio modo di fare politica, la gente, i sardi spero che vi puniscano per questo!

CUGINI (D.S.). Non ho sentito quello che ha detto l'onorevole Corda.

PRESIDENTE. Glielo dico io: ha chiesto, sperando che lei fosse in Aula, se lei avesse intenzione o no di rinunciare a Stalin. Lei sa come fanno i sacerdoti, giurano di rinunciare a Satana. Lei avrebbe dovuto rinunciare a Stalin nello stesso modo.

Ha domandato di parlare il Consigliere Milia. Ne ha facoltà.

MILIA (F.I.-Sardegna). Torniamo per un attimo al tema del dibattito e mi permetterò di dare un modesto contributo per quello che riguarda la proposta della Giunta in materia di patrimonio, che tanto fa gridare allo scandalo.

Noi crediamo che questa proposta della Giunta, per quanto possa anche essere incompleta, vada nel senso di ciò che è stato appurato dal 1993, ad oggi - e mi riferisco alla fine del 1993, data in cui fu approvata la finanziaria nazionale, che all'articolo 9 stabilisce che il patrimonio pubblico deve essere amministrato secondo regole di mercato, salvo rarissime eccezioni. Nel 1993 non c'era Berlusconi al Governo, c'era un'altra maggioranza, e questa esigenza dell'amministrazione del patrimonio pubblico era sentita nel 1993, così come oggi nel 2002 dalla Giunta che governa la Regione autonoma della Sardegna, tanto più che dal 1993 al 2002, a parte il lodevole tentativo di questo Consiglio regionale che ha legiferato in materia con la 35, ci si è resi conto che tale legge era ed è assolutamente insufficiente ad assicurare una gestione non solo corretta, ma sotto il profilo economico, efficace, di un patrimonio che è immenso, di un patrimonio che può, se utilizzato correttamente, questo sì, e credo che l'onorevole Lai non possa dubitare che questa maggioranza voglia utilizzare correttamente il patrimonio regionale, che rappresenta una importante risorsa per la Regione.

Non entro nel merito di procedure usate in precedenza nella gestione di questo patrimonio, perché ho potuto appurare che chi mi ha preceduto ha certamente seguito norme e canoni ottimali per il suo utilizzo, allo stesso tempo ci si è resi conto che questo patrimonio non può essere gestito né con la cura del buon padre di famiglia, né con metodi farraginosi e laccioli burocratici che fanno sì che un patrimonio di centinaia di miliardi produca solo passività, che un patrimonio di centinaia di miliardi venga amministrato e non venga fatto fruttare quando, così com'è vero, immobili al mare, immobili in città vengono detenuti senza titolo, e questa Regione non è in grado di attivare procedure per rientrarne in possesso.

Allora, il percorso certo potrebbe essere una riforma della 35 più articolata rispetto all'emendamento introdotto dalla Giunta, che pur tuttavia è lodevole perché vuole uscire da questa gestione paludosa di un patrimonio che in questo momento produce solo passività. E questo "malcostume" di gestione del patrimonio lo si riscontra in tutti gli enti locali della Sardegna, le province, i comuni che forse non sanno che cosa fare di patrimoni miliardari, li regalano a volte ad altre istituzioni, come l'università (mi riferisco al caso di Sassari, emblematico). Noi come Regione Sardegna questo non ce lo possiamo permettere, e quindi occorre una gestione più oculata di questo patrimonio. Diceva il collega Lai, diamoci gli obiettivi. Gli obiettivi erano stati individuati perché si è tentato di dismettere - ricordo l'intervento del collega Balia - primi fra tutti gli immobili ex Esit, anche se in molti casi poi ci si è resi conto che per visure catastali, per atti non registrati le procedere diventano sempre più farraginose, ma ciò che certamente è farraginosa e anacronistica, purtroppo, è la legge 35 che ha impedito di fatto il funzionamento dell'Assessorato competente perché chi deve gestire quella legge sono i dirigenti dei servizi più importanti dell'Assessorato, che se si dovessero dedicare a ciò costituendo la Commissione di valutazione, gestendo le gare, eccetera, non si potrebbero occupare di tutte le altre incombenze, che rientrano nella competenza, dei diversi assessorati che gestiscono il patrimonio della Regione Autonoma della Sardegna.

Allora, io penso che si possa trovare un punto d'incontro su questa materia, che si debba trovare un punto d'incontro che deve essere quello che va nella direzione di obiettivi certi, di risorse che entrano finalmente nelle casse della Sardegna e non ne escono cifre che ammontavano a 30 miliardi, forse adesso si sono ridotte grazie anche all'azione di chi ha preceduto questa Giunta, all'assessore Cogodi, che ha preceduto il sottoscritto prima dell'assessore Biancareddu; infatti i 30 miliardi di fitti passivi all'anno stanno diminuendo, i programmi ci sono e devono essere portati a termine, ma ciò non basta, la gestione del patrimonio è uno dei punti, insieme alla rivendicazione - e qua mi associo alle doglianze della minoranza nei confronti dello Stato - fatta in quella famigerata Conferenza Stato-Regione in occasione della quale non si è mai riusciti ad avere quello che di fatto era già passato alla Regione Autonoma della Sardegna. Cito un esempio: Forte Cappellini ad Arzachena, ancora non è stato fatto il rogito notarile che dovrebbe determinare il passaggio di proprietà di quel bene importantissimo al patrimonio della Regione Autonoma della Sardegna. Troviamo una procedura, ma ritengo che quella dell'evidenza pubblica che è proposta nell'emendamento della Giunta Regionale, dia assolutamente la massima garanzia di correttezza e trasparenza che questa Giunta può fornire alla Regione Sardegna ed ai suoi amministrati.

Quindi, penso che se c'è volontà di arrivare a un punto d'incontro, si può trovare questo punto d'incontro in materia di procedure, in materia di obiettivi, ma certamente la dismissione del patrimonio della Regione Sardegna e la sua gestione, non possono essere perseguite con le norme vigenti attualmente.

PRESIDENTE. E' stato chiesto, così mi ha riferito il collega che era di turno, un incontro con i Capigruppo, quindi, prego i colleghi di avere pazienza, di scusarci, e i Capigruppo di seguirmi nella saletta attigua per la riunione della Conferenza. La seduta è sospesa sino al termine della Conferenza dei Capigruppo. Grazie.

(La seduta, sospesa alle ore 12 e 01, viene ripresa alle ore 12 e 56.)

PRESIDENTE. Colleghi, la discussione in Conferenza è stata lunga e articolata, gli argomenti toccati sono stati molti. Io credo che mi limiterò a informare l'Aula di ciò che ci interessa nell'immediatezza, cioè la decisione circa l'orario di lavoro di oggi che è frutto di un ragionamento anche approfondito da parte dei Capigruppo della maggioranza e dell'opposizione. Il Presidente ha più o meno fatto il notaio, anzi devo dire che c'è una proposta proprio del presidente Pili. Oggi lavoreremo fino alle ore 14, poi sospenderemo fino alle 17 e 30 perché i colleghi del centrosinistra hanno una riunione, a tale ora riprenderemo i lavori del Consiglio con l'intento di terminare l'esame dell'articolo 2. Se non ci fossero le condizioni potremmo sospendere la votazione, continuare con gli articoli 3 e 4 che non presentano problemi e potrebbero anche essere votati questa sera.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. No, il primo articolo da votare dovrà essere l'articolo 2. Possiamo discutere il 3, il 4, il 5, anche il 24, però il primo articolo da votare è l'articolo 2.

PRESIDENTE. Assessore, però queste cose le regoli in Giunta e in maggioranza. io non posso...

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il Presidente della Giunta così mi ha detto.

PRESIDENTE. C'era l'ipotesi di arrivare a conclusione e poi, siccome il Regolamento lo consente, di spostare la votazione dell'articolo 2, su cui è in corso una interlocuzione politica, a domani. Se così non è io non ho nessun problema.

Le do la parola Assessore, è giusto sentire anche lei su questo.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie, Presidente. La Giunta ha presentato la proposta della manovra finanziaria in Consiglio con la ferma intenzione di fissare il tetto di indebitamento che è previsto dall'articolo 2. Quindi, il primo articolo da votare è l'articolo 2. La Giunta è disposta a trattare qualunque tipo di argomento, però sul tetto di indebitamento, si potrà discutere che è molto, che è poco, che è alto, che è basso, eccetera, noi dovremo essere tutti d'accordo che non si può assolutamente tornare indietro. Credo che neppure l'opposizione abbia chiesto questo.

Quindi, io credo che tutto il Consiglio voglia che il primo articolo da votare sia l'articolo 2. Noi potremo discutere, senza votare il 2, il 3, il 4 o il 5, però senza votarli, perché noi dobbiamo avere la certezza matematica che l'ammontare dell'indebitamento debba essere contenuto entro i limiti stabiliti nell'articolo 2.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, mi perdoni, io non voglio su questo riaprire il discorso e fare un'altra Conferenza in aula. Diciamo che anche aspetti come questi, che sono più di natura politica, nell'interlocuzione verranno chiariti.

Ha chiesto di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Volevo solo dire che siamo d'accordo. Prima si vota l'articolo 2 e poi si prosegue.

PRESIDENTE. Bene, grazie, onorevole Cogodi.

E' iscritto a parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Noi, nel corso della discussione di questa seconda parte dell'articolo 2, dal comma 13 fino al comma 17, stiamo cercando di evidenziare alcuni concetti che secondo noi prefigurano nella legge finanziaria una linea di utilizzo delle risorse e di utilizzo del patrimonio che non ci va bene, pertanto le relative norme sarebbero, a nostro avviso, da cassare.

Il problema non è, come è stato affermato, che c'è una parte del Consiglio che è liberista, che è per la libera iniziativa, che è per l'intrapresa privata e una parte che invece sarebbe statalista, sarebbe contro l'iniziativa privata, sarebbe contro la possibilità e l'opportunità di intraprendere. Credo che questo sia un problema mal posto. Siamo per la libera iniziativa naturalmente, siamo per il sostegno alle imprese, siamo favorevoli a consentire a chi ha idee, a chi ha voglia di intraprendere, di farlo, tuttavia non si capisce perché l'intrapresa privata debba essere avviata e sostenuta con il bene pubblico. Perché se è così naturalmente di imprenditori disponibili a intraprendere con i danari della collettività o con i beni della collettività ne troviamo quanti ne vogliamo.

Su questo ci dobbiamo intendere. Perché se non ci intendiamo noi continuiamo a sostenere che se rimane il comma 13, per quanto riguarda la destinazione di 20 miliardi all'aeroporto di Tortolì, i commi 14, 15 e 16 per quanto riguarda l'alienazione del patrimonio immobiliare attraverso una procedura che si dice una procedura di accelerazione della dismissione, fatta quindi nell'interesse generale che è quello di incamerare delle somme per migliorare il nostro bilancio e per aumentare la quantità delle nostre entrate, se queste cose rimangono, noi continueremo ad opporci.

Non è vero, come dice Pittalis, che la provincia di Nuoro dopo 10 anni dimostra di essere incapace di gestire le questioni relative all'aeroporto di Tortolì e, quindi, ben venga il privato al quale diamo gli 8 miliardi che già sono stati destinati all'aeroporto di Tortolì, 8 miliardi, ai quali bisogna aggiungere i 20 miliardi stanziati con questo comma che deve essere decodificato perché fa riferimento a numeri e non si capisce di che cosa parli se non andando a controllarsi i riferimenti legislativi, per un totale di 28 miliardi, che si destinerebbero a una società privata che in questo modo intraprenderebbe con ben 28 miliardi di danaro pubblico. Noi siamo contrarissimi a questa linea di tendenza, e siamo contrari perché l'infrastrutturazione di quel territorio con la costruzione di un aeroporto, non è cosa che riguarda il privato che possiede i terreni o che ha costituito la società. E' cosa che riguarda la collettività, almeno per quanto riguarda il possesso del bene. Sulla gestione poi la discussione è totalmente aperta, ma qua stiamo parlando di infrastrutturazione, di ultimazione della costruzione di un aeroporto. Ma è possibile che i colleghi del centrodestra possano ritenere che questa sia e debba essere la linea di tendenza da attuare nell'utilizzo del danaro pubblico? Ma è possibile che pensiate che questo corrisponda a una concezione liberista della società e dell'economia?

Noi crediamo che se il danaro pubblico serve e deve servire a infrastrutturare, a migliorare la qualità della vita di un territorio, ci debba essere un sistema pubblico di controllo e di garanzia. Il che naturalmente non esclude la partecipazione del privato imprenditore. Ma non vi sono particolari ragioni perché noi diamo in questa Regione quasi 30 miliardi ad un privato per costruire un'opera di pubblica utilità e di interesse collettivo. Non esistono altri esempi di strutture pubbliche che siano di proprietà dei privati in nessuna parte del paese.

Per questo vi continuiamo a chiedere di eliminare questo comma dell'articolo 2, o di rivederlo profondamente. La provincia di Nuoro ha avuto una convenzione per soli tre anni, in questi tre anni la questione non è decollata anche per un problema di possesso delle aree. Se quel sistema non andava bene, ne troviamo un altro, ma garantendoci un controllo sull'utilizzo dei danari della pubblica collettività attraverso gli organismi democraticamente eletti di centro, di destra o di sinistra che siano.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO

(Segue SPISSU.) La stessa cosa vale per gli immobili. Noi siamo del parere che si debba procedere alla dismissione degli immobili dopo avere individuato quali immobili devono essere ceduti, con procedure pubbliche, con un sistema, diceva il collega Silvio Lai, di scelta dell'adviser per esempio, che sia chiaro, comprensibile e lineare. Le norme che voi ci proponete in finanziaria non sono né chiare né comprensibili né lineari se non nella volontà di accelerare la dismissione attraverso un soggetto privato, sebbene selezionato con procedura ad evidenza pubblica, con verifiche che poste in essere da un ufficio appositamente costituito presso l'Assessorato competente. Noi su questo non siamo d'accordo. Riteniamo che questa sia una norma che introduce elementi di scarsa chiarezza e di scarsa trasparenza nell'uso di un bene collettivo, continuiamo a proporvi di rivedere questa vostra impostazione.

Poi possiamo, se voi sospendete queste norme, provare insieme, come dice l'onorevole Milia, a formulare diversamente le norme per raggiungere questo obiettivo, che è comune; voi dite che la legge 35 non ha funzionato, benissimo, vediamo in quale modo con disposizioni più appropriate, o con strumenti diversi da quelli della legge finanziaria, si può affrontare questa partita. La vostra proposta, invece, non ci va assolutamente bene. Sono queste le questioni che impediscono di lavorare agevolmente su questa finanziaria. Per noi queste questioni sono grandi come macigni e pesano come macigni sull'uso della risorsa pubblica. Chiediamo ai colleghi che sono più attenti e che capiscono il senso delle cose che diciamo, di fermarsi, di sospendere l'esame delle questioni sulle quali lo scontro può essere più aspro, e di trovare insieme a noi i terreni di una possibile conclusione e di perseguimento dell'obiettivo che, ripeto, non è diverso, ed è anche quello della dismissione del patrimonio e del suo utilizzo ai fini generali.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Signor Presidente, gli interventi sulla seconda parte dell'articolo 2, mi sembra siano stati molto stimolanti, tanto da indurre anche me a prendere la parola. Devo riconoscere che anche da parte del centrodestra non vi è una convergenza di opinioni in modo particolare sulle norme in materia di alienazione dei beni, ed anche rispetto ai termini che sono stati usati, nel senso che l'onorevole Milia ha riportato in quest'Aula un minimo di verità, a differenza dell'onorevole Pittalis. Infatti Milia precisava che negli ultimi anni sono stati fatti non solo i programmi, si sono fatti gli elenchi, si è fatta quella valutazione di merito che atteneva ad ogni singolo bene, cose per altro visionate e prese in carico anche dalle Commissioni competenti del Consiglio regionale, e che le passività rispetto alla gestione di questo patrimonio nell'ultimo periodo sono diminuite.

Richiamo questa questione perché sono state fatte delle affermazioni molto precise. Pittalis diceva: "Non un solo bene è stato venduto". E' chiaro che io qua non ho l'elenco dei beni che sono stati venduti, forse sarebbe stato bene che nella Commissione di merito, quando si è discusso di queste norme che riguardano proprio l'alienazione dei beni della Regione, l'assessorato competente avesse fornito il quadro d'insieme di una situazione che ancora oggi appare a tutti alquanto sconosciuta. Ma la realtà è sotto l'occhio di tutti. L'ex Assessore dell'urbanistica afferma che passi avanti sono stati compiuti, e sono stati compiuti proprio in virtù di quella legge numero 35 che oggi, con un colpo di mano, si vorrebbe completamente stravolgere.

Noi per quanto ci riguarda affermiamo che tutte le leggi sono perfettibili, per cui che fosse anche necessaria una riforma di quella stessa normativa non ci stupisce, anche se le questioni che sono state poste in campo, più che modifiche alla legge, riguardano, a mio avviso, una serie di eccezioni di carattere regolamentare. La legge è una cosa, il regolamento è un'altra cosa. Il regolamento viene fatto dalla Giunta regionale, eventualmente dagli Assessorati competenti e, nel rispetto della legge, ne disciplina l'attuazione concreta. Quello che non è stato fatto, è proprio quello di rendere il regolamento maggiormente funzionale rispetto alla esigenza di dismissione degli stessi beni. Detto questo oggi non è che si possa venire qua e dire che dato che il regolamento è farraginoso e quant'altro, è necessario stravolgere completamente un sistema.

Noi non siamo per lo stravolgimento del sistema, anche perché se è vero come è vero, che i beni vanno alienati con le regole del mercato, e su questo noi siamo d'accordo, nel senso che non siamo d'accordo con il fatto che vengano svenduti, che vengano regalati, ne consegue che ad ogni bene deve corrispondere il suo valore effettivo; però, una volta riaffermato che le regole del mercato vanno rispettate, diciamo che vanno rispettate anche le regole che garantiscono non solo l'amministrazione pubblica ma anche tutti i cittadini sardi, ed anche coloro che sono interessati all'eventuale acquisto di questi beni. Poi c'è tutta la questione dei beni patrimoniali ai quali le amministrazioni pubbliche possono essere interessate, ma questa parte mi sembra che non sia messa in discussione da nessuno, in quanto nella proposta della Giunta anche l'emendamento all'emendamento che è stato formulato, non pone in discussione quell'articolo che prevede la possibilità, qualora venga avanzata una richiesta da parte degli enti locali, di addivenire al possesso di quel bene dietro pagamento di una somma di valore puramente simbolico. Non viene messa in discussione quella parte. Viene messa in discussione la filosofia su come si opera concretamente la cessione dei beni. Allora, quando si dice che uno degli ostacoli alla celerità della vendita sarebbe la Commissione tecnica che stabilisce il valore dei beni, io penso che si dica una cosa poco veritiera, che non corrisponde assolutamente alla realtà; perché se no non capirei come sia stato possibile che, nel giro di pochissimi mesi, a suo tempo gli assessorati competenti, cioè tutti gli assessorati che avevano competenza sui diversi beni, formulassero elenchi lunghissimi dando esattamente il valore ai beni che ritenevano necessario fossero posti in vendita. O la macchina della Regione ha subìto un ulteriore regresso rispetto al passato, per cui oggi si deve riconoscere che invece di fare passi avanti si sono fatti passi indietro,e che le cose che si potevano fare ieri non si possono fare oggi, oppure questa affermazione mi sembra che sia veramente priva di senso, che non corrisponda assolutamente alla realtà.

Seconda cosa: come partecipano i soggetti aventi titolo o comunque interessati all'acquisizione di questi beni, come si rapportano con l'amministrazione regionale? Io capisco che probabilmente il sistema di comunicazione e di informazione previsto sia insufficiente e che la sola pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione Sarda, non sia uno strumento adeguato di veicolazione dell'informazione, in quanto il BURAS è letto da pochi e soprattutto da coloro che si occupano in modo particolare di pubblica amministrazione, i comuni, eccetera, e non sia una fonte di comunicazione sufficientemente efficace. Così come per altro non si può considerare sufficiente il fatto che i giornali pubblichino una volta sola l'informazione che la Regione sta vendendo alcuni beni, per cui forse sarebbe necessario attivare un sistema di comunicazione diverso che permetta veramente a tutti i soggetti di conoscere i beni di cui la Regione vuole disfarsi e le azioni necessarie per riuscire a venirne in possesso. Questa è una carenza che di sicuro si è registrata, che però può essere ampliamente superata attraverso modifiche puramente regolamentari.

A noi preoccupa quando si cerca di semplificare la legge attraverso l'eliminazione della Commissione Tecnica che comunque ha una funzione di garanzia non solo per il Consiglio ma per la stessa Amministrazione regionale.

Concludo dicendo: è possibile non perdere un'occasione. Milia diceva "C'è bisogno di una riforma della legge 35", io penso che tutto il Consiglio sia disponibile ad affrontare nel merito una riforma concreta della 35, qualora questo argomento sia riproposto in un disegno di legge apposito; se avete idee concrete circa una riforma organica di questa materia presentate un progetto di legge e noi ci impegniamo ad approvarlo anche subito.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (D.S.). Signor Presidente, quello che sta avvenendo in questi giorni in quest'Aula non è molto confortante, lo hanno detto in molti, non solo perché c'è una parte del Consiglio che tende a contrastare questa pericolosa manovra di bilancio, ma anche perché dall'altra parte non si avanzano argomenti sufficienti per cercare di convincere i sardi, per cercare di convincere la stessa opposizione, o per lo meno per cercare di farci capire i motivi di queste scelte, che da una parte tendono a creare un pericoloso indebitamento da dissesto finanziario, come abbiamo detto ieri, e dall'altra tendono a scardinare leggi fondamentali del nostro ordinamento regionale.

Mi riferisco ai problemi della pianificazione urbanistica, alle modifiche della legge 45, per contrastare le quali probabilmente, vista la vostra protervia, non sarà sufficiente soltanto un'opposizione ferma all'interno di questo Consiglio, ma probabilmente una mobilitazione che cominci ad arrivare dall'esterno, che segnali la grande preoccupazione della gente, del mondo civile, che io spero che vi arrivi alle orecchie; spero che il mondo delle associazioni, i cittadini vengano qui sotto a dirvi che non potete cambiare le norme urbanistiche con colpi di mano, che dovete farlo discutendo la legge che è già in carico alla Commissione. Mi auguro che tutti quelli che ritengono che il patrimonio ambientale, naturale e paesaggistico della nostra Regione sia davvero la risorsa sulla quale dobbiamo investire per il futuro della nostra Isola vengano a farvi sentire che questa vostra azione non è possibile portarla avanti, e comunque concluderla, con questa finanziaria. Io credo che le vostre proposte relative a questi due aspetti, l'urbanistica e la gestione del patrimonio, non si possano davvero tollerare; rispetto ad esse le opposizioni devono opporsi senza nessun ripensamento. Qualcuno diceva che voi per l'alto livello del debito state avvicinando la Sardegna all'Argentina, con le vostre proposte di riforma delle leggi in materia urbanistica e ambientale la state avvicinando a quanto ha fatto in modo disastroso la Regione Sicilia recentemente, spostandola verso il sud, verso i paesi meno civili e meno sviluppati del nostro.

Credo che su questo dobbiate riflettere, perché la gente e i cittadini non capiscono come le leggi possano essere cambiate con questi colpi di mano, quindi credo che l'esortazione a ripensare a queste vostre scelte debba essere ripetuta come un tamburo in quest'Aula, in modo tale che non vi esca dall'altro orecchio, per farvi capire che su questa strada noi non possiamo seguirvi, che su queste scelte non possiamo darvi il minimo cenno di assenso.

Credo che l'intervento dell'assessore Milia, è già stato detto, apra la strada ad una corretta revisione delle leggi e a un aggiustamento delle norme, e quindi credo che questa sia la strada che vada seguita, perché tanto lavoro è stato fatto negli ultimi anni per quanto riguarda il riordino del patrimonio, ed è indispensabile proseguire su questa strada, tenendo presente prima di tutto le esigenze pubbliche dei territori interessati, della Regione, delle province, tenendo conto del fatto che in Sardegna c'è un mondo dell'associazionismo che trova il primo ostacolo, essendo basato sul puro volontariato, nel fatto di non poter disporre nemmeno delle strutture dove svolgere le proprie attività. Quindi non si esclude, noi non lo escludiamo, l'hanno già detto tanti colleghi, che si possa procedere anche ad una alienazione fatta nel rispetto delle norme esistenti, o degli aggiustamenti di cui queste norme hanno bisogno, ma certamente non con queste furbizie, certamente non limitandosi a mettere tout court in mano a dei privati la cessione del patrimonio.

Vedete, questo aspetto evidenzia l'altra grande scelta di fondo negativa di questa legge finanziaria, cioè quella di appaltare all'esterno la gestione della Regione; in questo modo voi state rinunciando a riformare, a riqualificare e a valorizzare la pubblica amministrazione, evidentemente lo shock burocratico che avete annunciato o ha distrutto la pubblica amministrazione, oppure non l'ha fatta reagire. Comunque è stato inefficace, perché adesso ritenete che si debba imboccare la strada addirittura della mortificazione della pubblica amministrazione, delle professionalità esistenti. Insomma, avete scelto di fare il contrario di quello che gli altri paesi europei hanno fatto - io non voglio parlare della Francia, e neanche della Germania - che portano come vanto la grande qualificazione, efficienza ed efficacia della pubblica amministrazione; mi pare che voi stiate rinunciando a fare qualunque sforzo in questa direzione. Soprattutto preoccupano le decisioni e il motivo per cui arrivate a questa scelta; non la fate, a mio avviso, perché non riuscirete ad ottenere più efficienza e più efficacia, anzi generate sicuramente sprechi, ma perché, per quanto si vede anche nella gestione della cosa pubblica che state praticando negli enti e nelle società regionali, volete in questo modo, insieme agli sprechi, generare nuovo clientelismo. Lo dico perché ci sono situazioni nelle quali i dipendenti sono inutilizzati e pagati senza far niente, e possiedono le professionalità per elaborare progetti che invece si stanno dando all'esterno, agli amici degli amici, quando non sono parenti stretti, e quindi questa vostra scelta non solo sta generando sprechi, ma sta camuffando una spregiudicata politica clientelare. Allora io credo che dovete davvero ripensare a questa scelta di fondo, perché è fonte del grande indebitamento che voi state procurando alla Regione, e sono del parere che la Giunta regionale, visto che discutiamo di gestione corretta del patrimonio, debba intervenire anche immediatamente sulle questioni di emergenza che sono presenti, se vogliamo davvero assicurare una gestione corretta del patrimonio immobiliare.

Non mi riferisco soltanto al caso che ha sollevato il collega Cogodi, io ne voglio sollevare un altro, che è di una gravità inaudita e che è stato sollevato alcuni giorni fa in un'interrogazione che non ha ancora ottenuto un cenno di risposta da parte della Giunta regionale. Mi riferisco a quella che viene chiamata dal Il Sole 24 Ore la privatizzazione delle saline di Sant'Antioco. Ecco, questo fatto desta grande preoccupazione, perché anche quel compendio, a partire dal 1974, avrebbe dovuto essere di proprietà della Regione. La vendita di questo immenso patrimonio di circa 1500 ettari, che interessa i comuni di Sant'Antioco, di Sant'Anna Arresi e di San Giovanni Suergiu, rischia di essere non una privatizzazione di quell'attività produttiva, ma una svendita di un patrimonio naturalistico di grandissimo valore, che corre il pericolo di finire in mano ad aziende private con la scusa della privatizzazione dell'attività produttiva.

Su questo io chiedo alla Giunta, all'assessore Masala, visto che non c'è il Presidente, all'assessore al patrimonio Biancareddu, che in questi giorni, su queste emergenze legate proprio a una gestione corretta del patrimonio, sollevi la voce con il vostro Governo amico a Roma, perché proceda alla semplice iscrizione - visto che esistono le leggi - di questo patrimonio nell'elenco dei beni che fanno parte del patrimonio della Regione sarda. Se questo non verrà fatto con la necessaria tempestività credo che si ripeteranno altre emergenze come questa, ma certamente la svendita di questo compendio è un fatto di cui assumerete grande responsabilità se non metterete immediatamente in atto un intervento energico e determinato nei confronti del Governo.

PRESIDENTE. Era iscritto a parlare l'onorevole Sanna, che non vedo in aula, per cui ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, innanzitutto mi debbo scusare con i colleghi che non ricevono delle risposte su singoli emendamenti, ma è facile capire che in dieci minuti, dovendo andare per sintesi, io cerchi solo di dare le risposte sui temi di carattere generale. Il che non significa che nella sede opportuna, cioè quando saremo nella fase della votazione del singolo emendamento, non possa chiedere alla cortesia della Presidenza e dell'Aula trenta secondi per illustrare meglio le ragioni dell'eventuale parere negativo. Dico questo, per esempio, con riferimento in particolare alla partita della programmazione negoziata, che non si esaurisce con quell'emendamento che è stato presentato all'articolo 2, ma che certamente sarà oggetto di approfondito esame nelle sedi più opportune.

In questo caso mi devo limitare soltanto a qualche considerazione di carattere generale sul blocco dei commi 14, 15 e 16, che riguardano la questione del patrimonio regionale, in relazione al quale l'assessore Biancareddu poi dirà qualche cosa sotto l'aspetto tecnico. A me in questo momento preme esclusivamente rilevare che sì, si parla di proposte, si parla di disponibilità a verificare, di introdurre norme che siano più condivise, eccetera, però, in realtà, con riferimento a questi commi l'unica proposta che è stata fatta è quella dell'affidamento a un ufficio o alla Giunta di realizzare, tramite i competenti uffici dell'Assessorato degli enti locali, il censimento del patrimonio. Se questo l'avessimo scritto noi, se l'avessimo scritto noi come Giunta o come maggioranza, saremmo stati accusati naturalmente di essere superficiali, di essere degli ignoranti, eccetera. Ecco, anche l'opposizione qualche volta sbaglia, perché in realtà è stata fatta una proposta per realizzare una cosa che già era stata fatta. Era stata fatta dall'Assessorato degli enti locali quando era assessore l'onorevole Cogodi, e questo censimento dei beni patrimoniali della Regione - guardate un po' - fu realizzato non dagli uffici regionali, ma dalla Ecosfera, cioè da una società privata, da una società esterna, che nulla aveva a che fare con la struttura regionale.

Entrando nell'aspetto politico del problema, e riservando poi all'assessore Biancareddu la parte tecnica, io, chi mi conosce lo sa, sono un uomo di mediazione, e quindi non esiste forse persona che sia disponibile al dialogo più di me. Però, attenzione, non si può, dalla mattina alla sera, definire la Giunta e la maggioranza come una associazione per delinquere e poi contemporaneamente chiedere che si dialoghi. Il dialogo si fa tra due parti che sono entrambe disponibili al dialogo. Ma non si può, dalla mattina alla sera, accusare di tentativo di truffa, di chissà quale mistero, di chissà cosa - forse c'è anche l'elenco delle persone che poi devono acquistare i beni, parenti miei non ce ne sono, per fortuna non ho parenti in grado di acquistare beni patrimoniali né della Regione, né degli enti locali, né di grosso né di poco peso - e poi chiedere il dialogo. Però, esiste un problema politico, che è questo:i sette anni di operatività della legge 35, cioè gli anni che vanno dal 1995 al 2001, hanno portato nelle casse della Regione 4 miliardi e 350 milioni, a fronte del preventivo, e non fatto adesso, di 50 miliardi per esercizio finanziario, cifra che moltiplicata per sette anni avrebbe dovuto portare nelle casse della Regione 350 miliardi. A fronte dei 350 miliardi sono entrati 4 miliardi e 350 milioni. E, come ha detto l'ex assessore Milia, a fronte invece di questo incasso ci sono decine e decine di miliardi che sono i costi di questo patrimonio.

Quindi il problema esiste, si tratta cioè di trovare la strada per consentire all'amministrazione regionale di vendere questi immobili, e nelle proposte della Giunta non c'è nessun proposito di carattere mafioso che possa tendere a questo obiettivo. Si tratta semplicemente di consentire a uffici regionali, cioè al Servizio regionale del patrimonio dell'Assessorato degli enti locali, lo svolgimento dei suoi compiti istituzionali. Ma su questo credo che possa riferire meglio l'assessore Biancareddu, per competenza. Quindi divido il tempo con l'assessore Biancareddu.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna), Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, cari colleghi, la prima volta che io ho parlato di patrimonio regionale in quest'aula dissi che sarebbe stato opportuno che anche la Regione gestisse i propri beni con la diligenza del buon padre di famiglia. Al buon padre di famiglia capita a volte di essere conduttore di beni, a volte di essere locatore. Quando è conduttore dovrebbe pagare il meno possibile per un bene ottimale; quando è locatore dovrebbe cercare di far fruttare il proprio bene il più possibile per impinguare le casse familiari.

Quando è locatore, però, è anche proprietario e i proprietari hanno oneri e doveri, in particolare il dovere di mantenere i beni idonei all'uso e di farli fruttare. Noi invece abbiamo un sacco di beni che non solo non sono idonei all'uso, ma non sono neanche locati, oppure sono occupati abusivamente. Però in relazione a ciò credo che tutti, almeno fin qua, siamo d'accordo sulla necessità di un riordino e di una riorganizzazione, e su questo stiamo lavorando. Come credo, perché ho sentito gli interventi di molti di voi, che siamo tutti d'accordo sul fatto che una parte vada alienata, sia per reperire i fondi per mantenere integro e funzionale il patrimonio residuale, sia per darne una parte giustamente agli enti locali e sia - perché no? - perché i beni inutilizzati possano essere monetizzati e i fondi utilizzati per altre finalità, sempre degne di essere chiamate tali.

Mi meraviglia il fatto che molti colleghi abbiano usato toni drammatici o catastrofici in riferimento a questi due commi che io reputo invece non così sospetti, ma anzi chiari, e cercherò di spiegarne il perché. A memoria ricordo solo alcuni degli apprezzamenti che mi sono rimasti in mente, alcuni dell'onorevole Sanna, che definiva questi due commi miserabili e definiva l'ufficio competente dell'Assessorato un ufficio di furbacchioni, sicuramente non in senso di intelligenza, ma credo in senso di persone poco affidabili credo, perché furbacchioni....

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Non meglio identificati.

FADDA (Popolari-P.S.). Non meglio identificati, che è diverso.

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna), Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica. Non meglio identificati, vede, ricordo bene. E poi diceva anche che la Giunta e l'Assessore si stavano svendendo per quattro soldi. Tutte queste cose, io lo capisco perché si dicono in Aula, si dicono per fare polemica, ma sono cose completamente fuori luogo, che non rientrano nel mio, anche se piccolo, vocabolario politico. Per cui mi sento in dovere di fornire alcuni chiarimenti in primo luogo sulla eliminazione di questa famosa commissione che tutti hanno definito scandalosa, in quanto si eliminerebbe una commissione di garanzia; forse l'avete definita scandalosa perché non sapete neanche da chi è composta, mentre vi preoccupa il fatto stesso che la competenza venga attribuita ad un ufficio dell'Assessorato, alcuni hanno detto: "Magari all'ufficio del Gabinetto dell'Assessore", senza sapere che esiste già presso l'Assessorato un ufficio patrimonio che ha trenta dipendenti, con un direttore di servizio, un direttore di settore, e che è l'ufficio preposto a fare queste cose.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Perché non l'hai scritto nella norma che hai proposto?

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna), Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Dal non averlo scritto all'essermi venduto per quattro soldi c'è una grande differenza! Per ufficio competente è da intendersi l'ufficio del patrimonio, se stiamo parlando di patrimonio, sicuramente l'ufficio competente non è l'ufficio dei veterinari! Comunque, questo aspetto si può anche correggere. Tra l'altro questa Commissione, che è una commissione a composizione perfetta, intendendo con ciò non una commissione che funziona, si intende una commissione che per poter funzionare necessita della presenza di tutti i componenti, altrimenti le deliberazioni assunte non sono valide, è composta dalle seguenti figure: il direttore generale dell'urbanistica, il direttore generale del patrimonio, il direttore del servizio del patrimonio, un componente del Genio Civile e un componente dell'UTE. Quindi è già una commissione formata da dipendenti regionali, perché dobbiamo aspettare che questa commissione si riunisca, chiami i direttori generali dell'urbanistica e del patrimonio sollevandoli dalle altre loro incombenze quando c'è già un ufficio competente che, in base a norme di legge, alle norme dell'UTE, potrebbe fare direttamente la valutazione?

Teniamo presente che anche questa commissione, quando si è trattato di valutare beni di particolare rilevanza storico-architettonica, ha fatto ricorso a esperti esterni, perché non è che un geometra dell'Ufficio Tecnico Erariale possa sapere quanto è valutato un bene che ha rilevanza storica. Quindi noi portiamo questa competenza all'interno dell'Assessorato, in capo a un servizio che è già istituito con quelle finalità, anzi sarebbe assurdo lasciare in piedi una Commissione quando noi abbiamo un servizio competente i cui dipendenti hanno superato un concorso con quelle materie di valutazione, per poi invece fare altro. Quindi, non ritengo lesivo di alcuna garanzia che sia questo ufficio a fare la valutazione dei beni.

Per quanto riguarda il ricorso ad esterni, esso è solo eventuale, noi non siamo obbligati e non è vero che stiamo svendendo tutto il patrimonio. Decidiamo noi quali immobili vendere e quali non vendere, anche con il concorso del Consiglio, con i suggerimenti che siamo disposti a sentire, però noi venderemo per primi i beni che non servono, che rappresentano un onere per la Regione. Quindi, niente di catastrofico perché non stiamo vendendo tutto. Ricorreremo ad esterni solo per i beni che vorremo noi, l'hanno già fatto altre regioni con successo, se noi non lo riterremo opportuno, non lo faremo. L'importante è che abbiamo un ufficio che funzioni, che ci dica realmente quanto vale ciascun bene della Regione, che quando non ci riesce possa fare ricorso a tecnici esterni, altrimenti noi di questo passo - come ha detto l'assessore Masala - mettiamo in bilancio 50 miliardi come reddito ipotetico dalla vendita dei beni e poi ci troviamo 3, 4 o 2 miliardi, privando i comuni di quelle risorse che abbiamo loro promesso, privando la Regione e l'Assessore della possibilità di intervenire per ristrutturare, per rendere idonei all'uso i beni che abbiamo, e quindi faremmo un cattivo servizio perché se lasciassimo in piedi una norma che non funziona, non saremmo dei buoni legislatori.

Presidente. Grazie onorevole Biancareddu. Si conclude quindi la discussione sull'articolo 2 e sugli emendamenti. La Seduta è sospesa. I lavori riprendono questo pomeriggio alle 17.30.

(La seduta, sospesa alle ore 13 e 47, viene ripresa alle ore 17 e 40.)

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

Congedo

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori ricordando che la seduta è unica, è cominciata stamattina, c'è stata solamente un'interruzione. La consigliera regionale Noemi Sanna Nivoli, che stava effettivamente male, ha chiesto di poter usufruire di congedo per il pomeriggio.

Se non c'è alcuna obiezione la richiesta è accolta.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2002)" (295/A)

PRESIDENTE. Bene, detto questo, colleghi, vi voglio ricordare che siamo in sede di votazione degli emendamenti e dell'articolo 2, siamo all'emendamento numero 192.

Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Presidente, io non vorrei che la mia richiesta venisse considerata come una domanda retorica, fatta tanto per essere fatta, e quindi che fosse una domanda alla quale sostanzialmente non venisse data una risposta. E io, come Presidente della Commissione, mi permetto, responsabilmente, e con tutto il rispetto che è dovuto alla Presidenza, di richiamare ancora una volta l'attenzione sul Regolamento, e segnatamente sull'articolo 34, perché, Presidente, il Regolamento non può essere cogente soltanto in alcune sue parti. L'articolo 34, si intitola "Esame dei documenti di bilancio" e prevede un'apposita sessione del Consiglio, nel corso della quale deve essere esaminata, discussa ed approvata la manovra di bilancio.

Se partissimo dal presupposto che questa non è una norma precettiva che prevede termini perentori, e quindi non vincolante, io sarei autorizzato, da consigliere, e avrei tutti i diritti del consigliere di richiedere in ogni circostanza una interpretazione in questo senso su tutti gli articoli del Regolamento. Nulla è vincolante, nulla è cogente, tutto è lasciato all'interpretazione. Io invece sono convinto che questo articolo abbia proprio carattere cogente, perentorio, e che non si possano, in via interpretativa, superare i suoi precetti.

L'impianto dell'articolo 34 è tale proprio da suffragare questa mia interpretazione, che non è solo mia, ma io credo che sia una interpretazione condivisa se non da tutta la maggioranza da larghi strati della maggioranza. E questo lo dico perché siamo di fronte alle leggi finanziaria e di bilancio, delle quali non credo che vi possa essere soggetto, persona all'interno di questo Consiglio, che possa disconoscere la natura di elementi portanti, qualificanti, principali e fondamentali di tutta l'attività del Consiglio nel corso di ogni esercizio solare.

Ho già detto in un mio precedente intervento che non voglio, nel modo più assoluto, mettere davanti ai miei occhi un dito di lardo per nascondere e per celare le responsabilità della maggioranza, talvolta motivate, talaltra no, in ordine ai ritardi che si sono consumati per ciò che riguarda la presentazione della manovra finanziaria, ma una volta che la maggioranza si assume le sue responsabilità, che sono nelle cose, che sono ovvie, io non posso capire né concepire perché non si voglia o non si possa rispettare questo articolo in modo che, nell'ambito dei ritardi già accumulati, si evitino ulteriori ritardi che penalizzano in modo pauroso e spaventoso la gente che noi rappresentiamo. E quindi se è vero che la manovra finanziaria è l'atto fondamentale, portante dell'attività politica di questo Consiglio, non capisco come si possa disattendere questa norma regolamentare che ci mette nelle condizioni di non accumulare ulteriori ritardi, per i quali le responsabilità già esistono, ulteriori ritardi la cui responsabilità, a questo punto, io ho già avuto modo di dirlo, non può essere solo della maggioranza, ma di tutti coloro i quali, all'interno di questo Consiglio, ignorano la norma regolamentare che prevede il termine di dieci giorni per l'approvazione della manovra finanziaria in Aula.

Dicevo che l'impianto è tale da far sì che non si possa dare interpretazione diversa sul fatto che la norma sia precettiva e sull'obbligo quindi del Consiglio di darsi un'organizzazione dei lavori tale da consentire l'approvazione della manovra nei tempi e nei termini previsti dal Regolamento. Se così non fosse Presidente, io mi sentirei nella condizione, ogni qualvolta un collega chiede la votazione, per esempio a scrutinio segreto, di dire che la norma che gli attribuisce tale potere non è una norma precettiva, perché non vi è, nel Regolamento, disposizione che dica che la votazione a scrutinio segreto è prevista da una norma di tale natura, che è lasciata all'interpretazione, ed allora io potrei contestarla, io come chiunque altro in questo Consiglio. Allora la verità è che un Regolamento esiste, che il Regolamento, se lo si osserva e lo si rispetta pedissequamente, vincola tutti quanti in ogni suo articolo e in ogni sua disposizione.

Perché questo intervento, Presidente? Perché mi sembra che oggi la Conferenza dei Capigruppo, e quindi evidentemente non è a lei che rivolgo l'addebito ma alla Conferenza dei Capigruppo, nello stabilire il calendario dei lavori, limitatamente anche a questi due giorni, e prevedendo di intensificare il ritmo dei lavori nell'ipotesi in cui non si riuscisse a licenziare la manovra nel termine di dieci giorni, non ha assolutamente tenuto conto che i dieci giorni sono ormai già scaduti; il mio appunto è evidentemente rivolto alla Conferenza dei Capigruppo, perché probabilmente mossa da altre esigenze legittime, che io non voglio stare a contestare, perché non ho il titolo né la veste, e né mi permetterei di farlo, contravviene all'indicazione del Regolamento.

Pertanto, e chiedo scusa se il tono può essere stato al di sopra delle righe, io invito la Presidenza a fare in modo che questo termine sia rispettato, che i lavori siano accelerati al massimo, e richiamo tutti i colleghi della maggioranza e dell'opposizione alla loro responsabilità, che è quella di esitare la legge finanziaria e la legge di bilancio nel termine più breve possibile.

PRESIDENTE. Io la ringrazio onorevole Balletto, proprio per il tono, affatto sopra le righe. Lei ha posto il problema in maniera correttissima, e mi rendo conto anche quali sono le ragioni che la spingono a porre questo problema, ragioni serie, rispettabili e fondate.

Tuttavia lei comprende che i regolamenti, come le leggi peraltro - lei questo me lo insegna - non sempre sono chiari nella loro formulazione. La norma da lei citata non dice che entro dieci giorni la manovra finanziaria deve essere approvata, ma che entro tale termine devono essere esaminati i provvedimenti. Però, questo è in contraddizione con tutta una serie di altri articoli del Regolamento. Quando ci troviamo in queste situazioni, siamo costretti a rifarci alla prassi, non a quella seguita molto tempo fa, ma a quella seguita nella scorsa legislatura, legislatura nella quale lei, Presidente Balletto, era consigliere regionale, e ricorderà come abbiamo trattato l'argomento.

BALLETTO (F.I. - Sardegna). Non c'era questa norma regolamentare.

PRESIDENTE. Come non c'era? Questa norma c'era. E` vero che alcune norme sono state modificate, ma questa c'era onorevole Balletto.

BALLETTO (F.I. - Sardegna). Non era formulata in questi termini.

PRESIDENTE. Mi confermano di sì. Io potrei ricordar male, però mi pare che fosse esattamente in questi termini. Allora, è evidente che il termine di dieci giorni non è perentorio; dobbiamo stare possibilmente entro i dieci giorni, o comunque in un tempo il più vicino possibile. Naturalmente questo senza impedire che il dibattito si svolga su canali di correttezza e di compiutezza, e siamo in questa fase.

La prego, ringraziandola ancora per il modo in cui lei ha posto il problema, di non prolungare il dibattito su questo punto, io credo d'aver dato una risposta anche in altre occasioni a questa domanda. Andiamo avanti e lavoriamo.

COGODI (R.C.). Intendo intervenire.

PRESIDENTE. Non è stato aperto un dibattito su questo argomento.

Onorevole Cogodi, mi perdoni, un consigliere regionale ha posto un problema al Presidente, il Presidente ha risposto, non esiste più il problema.

COGODI (R.C.). E un altro consigliere regionale pone un altro problema al Presidente.

PRESIDENTE. Mi ponga un altro problema se ritiene, ma quello è risolto. Se lei ne ha da porre un altro lo ponga. La prego, però, di ritenere questo argomento chiuso.

COGODI (R.C.). Lei l'ha chiuso, quindi è chiuso. Io mica devo porre una questione che pone la destra, devo porre una questione che pone la sinistra, ed esattamente la questione è la seguente: vorrei che lei operasse un chiarimento più evidente per il Consiglio e per l'opinione pubblica, che ha diritto di conoscere quello che accade in questo Consiglio. Ha diritto di conoscerlo! E noi abbiamo il dovere di garantire informazione circa i tempi e i modi di trattazione della finanziaria e del bilancio. Noi non possiamo continuare ad assistere, come Consiglieri regionali impegnati in questo lavoro, ad una sorta di ripetuta ed insistita mala informazione, diramata proprio dalla destra, in base alla quale ci sarebbe un ritardo, e quindi un danno per la Regione nell'approvazione del bilancio perché esiste l'opposizione.

Lei deve chiarire che qui non c'è nessuna attività di intralcio per quanto le risulta e per il ruolo che lei riveste di garante della conduzione dei lavori del Consiglio e dell'informazione che deve darne, che l'opposizione sta solo esercitando i suoi diritti elementari, perché la manovra finanziaria è stata presentata quattro mesi in ritardo, perché il bilancio è infarcito di normative sostanziali, e i dieci giorni, ancorché fossero sufficienti ad esaminare la finanziaria, sarebbero sufficienti per esaminare la finanziaria, ma se dentro la pancia della finanziaria si mettono (pancia, intendendo la finanziaria come il cavallo di Troia) tutti i soldati e i soldatini delle leggi di settore che non siete riusciti a portare in aula in altro modo, e si inseriscono norme che modificano le leggi urbanistiche, le leggi sul personale, le leggi di organizzazione del patrimonio della Regione, si mettete dentro tutto questo, non è possibile che siano dieci i giorni necessari, saranno dieci mesi! Quanti ce ne vogliono per esaminare trenta leggi sostanziali. Togliete dalla finanziaria tutte le norme intruse, torniamo alla vera natura della finanziaria, e noi riteniamo che in dieci giorni si possa esaminare e concludere il lavoro, ancorché voi siate in ritardo di quattro mesi.

Questa è una doverosa informazione che il Presidente deve dare a tutela e a garanzia di tutto il Consiglio.

PRESIDENTE. Io credo di aver risposto, c'è anche la stampa qua. Ho detto quello che penso e terrò conto anche del resto, onorevole Cogodi.

Andiamo avanti. Siamo all'emendamento numero 192, presentatori sono Sanna Gian Valerio, Fadda, Spissu, Balia, Dore. Lo pongo in votazione.

Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Chiedo il voto segreto.

PRESIDENTE. Sull'emendamento numero 192 è stato chiesto il voto segreto, prego i colleghi di predisporsi alla votazione.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico dell'emendamento numero 192.

(Segue la votazione)

(Interruzioni[S1] )

Colleghi, lo dico per tutti, quando si cominciano le votazioni, dovete stare in aula. Se qualcuno arriva in ritardo non vota, ma questo è un altro problema. Io non posso tenere la votazione aperta fino a quando non arriva l'ultimo consigliere regionale. Questo non è corretto.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 71

Votanti 70

Astenuti 1

Maggioranza 36

Favorevoli 30

Contrari 40

Il Consiglio non approva.

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SATTA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.

Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.)

Emendamento numero 197, presentatori Sanna Gian Valerio, Spissu, Fadda, Dore, Balia.

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Presidente, sottopongo alla sua attenzione un problema Noi abbiamo votato e non approvato l'emendamento numero 192, soppressivo totale, votazione che sostanzialmente ha il significato dell'approvazione dell'articolo 2 nella sua integrità. Pertanto, secondo una interpretazione, che io vorrei fosse da lei suffragata, con l'ausilio anche degli Uffici, ritengo che l'emendamento 197, che sopprime il comma 14, implicitamente sia stato già votato e non approvato con il rigetto dell'emendamento testé votato.

(Interruzioni)

USAI (A.N.). Ha ragione!

PRESIDENTE. Colleghi, procediamo con un po' di calma, se no io mi devo fermare, perché ho bisogno di un minimo di tranquillità. Abbiate pazienza.

Onorevole Pittalis, le rispondo se mi ascolta. Lei ha proposto una interpretazione non corretta, perché le ricordo che all'articolo 2 ci sono un numero enorme di emendamenti. Dobbiamo procedere, adesso stiamo votando l'emendamento numero 197. E' un emendamento diverso, non mette in discussione un voto già espresso.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). L'articolo 2 è approvato.

PRESIDENTE. L'articolo 2 non è approvato, onorevole Pittalis. Abbiamo bocciato un emendamento, l'articolo 2 non è ancora approvato. Colleghi, in queste condizioni diventa difficile lavorare.

Allora, emendamento numero 197, Sanna Gian Valerio, Spissu, Fadda, Dore, Balia. Onorevole Spissu, ha chiesto la votazione segreta?

spissu (d.s.). Sì.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico dell'emendamento numero 197.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 70

Votanti 69

Astenuti 1

Maggioranza 35

Favorevoli 31

Contrari 38

Il Consiglio non approva.

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - LA SPISA - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SATTA - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.

Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.)

Metto in votazione l'emendamento 402. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). L'emendamento 402, da noi presentato, modifica, come è stato a suo tempo illustrato, il procedimento attraverso cui dovrebbe essere definito il valore dei beni regionali. Noi diciamo che comunque deve essere mantenuta la garanzia determinata dal fatto che la valutazione dei beni pubblici deve essere data da quella Commissione Tecnica capace, imparziale, e che debbono essere mantenute in capo all'ente pubblico regionale la stima originaria dei valori e le modalità eventuali di dismissione, come è previsto dalla legge 35 che regola questa materia.

Tuttavia, attraverso la dichiarazione di voto su questo emendamento, che è comunque migliorativo del testo, noi vogliamo formalizzare una nostra proposta. Non l'abbiamo tradotta in emendamento formale, perché avremmo commesso lo stesso errore procedimentale che hanno commesso la Giunta e la maggioranza, cioè quello di caricare la legge finanziaria di norme sostanziali di settore. Quindi annunciamo al Consiglio che noi depositeremo, non so se domani, questi giorni, una nostra proposta di legge, che sottoporremo all'attenzione di tutte le forze politiche, la quale prevede che la Regione intesti tutti i beni del patrimonio immobiliare, la parte disponibile, ad una fondazione, la quale fondazione abbia per compito indicato in legge di provvedere a dotare la Regione stessa, gli enti regionali, gli enti locali, le associazioni culturali e le associazioni del volontariato, di tutte le sedi occorrenti per lo svolgimento delle loro funzioni, e che quindi il patrimonio pubblico, i beni pubblici della Regione, restino finalizzati a soddisfare finalità pubbliche.

Un calcolo approssimato dice che la Regione, i suoi enti strumentali, gli enti locali e gli enti di settore, sborsano ogni anno, a carico del bilancio pubblico, circa cento miliardi per affitti di immobili privati, dei quali una buona trentina li sborsa la Regione, di conseguenza pensare di vendere i beni pubblici regionali, i beni immobili ai privati, con procedure peraltro discutibili, e non soddisfare i bisogni primari della stessa Regione e di tutti gli enti pubblici, che poi sempre attingono alle risorse pubbliche per pagare questi affitti, è davvero scandaloso.

Da ultimo noi proponiamo che questa fondazione oltre a questo compito, che recupererà grandi valori, oltreché assicurare maggiore efficienza alla Regione e a tutto il sistema autonomistico, questa fondazione sia intestata a Giuseppe Asquer, a Peppino Asquer, che è stato consigliere regionale della Sardegna, era della sinistra, era autonomista vero, che è stato Vicepresidente del Consiglio regionale, e che è l'unico uomo politico che, avendo un patrimonio suo, di famiglia, non ha chiesto alla Regione nessun bene pubblico, ma ha donato tutti i suoi beni personali alla Regione autonoma. Il lascito Asquer è una parte dei cespiti immobiliari della Regione. Quei beni sono stati spesso utilizzati male; poi li abbiamo recuperati, li abbiamo immessi nel circuito virtuoso per cui il suo titolare a suo tempo li lasciò alla Regione, perché per più di vent'anni

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, ancora qualche secondo per dichiarare il voto.

COGODI (R.C.). Perché per più di vent'anni anche quei beni dati da un privato alla Regione per soddisfare finalità sociali, furono invece abusati. Nel giardino di Villa Asquer fu espiantato l'orto e furono fatti campi da tennis dove giocavano i dipendenti del CRAL regionale.

Detto tutto questo, noi riteniamo che i beni devono essere intestati ad una fondazione, che la fondazione sia la fondazione Asquer, che devono essere perseguite queste finalità, e che questo emendamento va in quella direzione perché garantisce la procedura pubblica di eventuale dismissione, ma in ogni caso, tutti i gruppi politici io credo che debbano farsi carico del fatto che dovranno regolare, appena approvata la manovra finanziaria, subito dopo, con un'apposita legge la materia.

PRESIDENTE. Pertanto voterà a favore.

COGODI (R.C.). Ben si comprende che ho esposto argomenti tali per votare a favore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). Signor Presidente, gli emendamenti che riguardano i commi 14 e 15, hanno formato oggetto di discussione in quest'Aula; una discussione non ideologica, nel corso della quale sono state espresse preoccupazioni sul corretto uso delle risorse regionali, e abbiamo fatto appello al senso di responsabilità, senza enfasi, con molta pacatezza, chiedendo ai colleghi della maggioranza e della Giunta se, pur ritenendo loro inadeguata la normativa oggi esistente sulla vendita del patrimonio pubblico, non ritengano però che queste norme che stanno inserendo nella legge finanziaria siano ancora più inadeguate.

Noi riteniamo che l'argomento meriti un'attenta considerazione. Se la normativa esistente ha palesato, come diceva l'Assessore stamattina, dei limiti negli anni scorsi, discutiamone una nuova, ma discutere una nuova normativa per la dismissione, la vendita, la liquidazione del patrimonio pubblico, non significa, però, trovare delle forme così liquidatorie e così sommarie, così preoccupanti, da legittimare il sospetto che quello che si voglia fare sia un'operazione di svendita, di liquidazione, di immediata dismissione non meditata del patrimonio regionale.

Allora questa è una di quelle norme che meriterebbero un confronto serio, un'attenta riflessione, una procedura più corretta. Inserire delle norme nella legge finanziaria, in maniera così superficiale e sbrigativa, legittima quei sospetti di cui vi siete lamentati; invece di lamentarvi del sospetto, proponete delle normative corrette, rigorose, garantiste, perché dire che un ufficio dell'Assessorato, sia pure l'ufficio del patrimonio, ma con i funzionari che dipendono naturalmente sempre dall'Assessore, in maniera assolutamente svincolata da qualunque criterio definito, possa poi procedere a valutazioni, e che poi la vendita possa essere affidata a soggetti esterni, rende fondate le nostre perplessità.

L'emendamento che stiamo discutendo cerca di inserire anche in queste norme un elemento di correzione, un elemento di aggiustamento, non è il solo emendamento, ne discuteremo altri; a mio avviso questo è uno dei punti su cui vale la pena, da parte vostra, senza trattativa, ma con un momento di rigore e di saggezza, di soprassedere, per non dare l'impressione e per non legittimare il sospetto che abbiate disegni superficiali o, quanto meno, se non disegni di privatizzazione, ma sicuramente criteri superficiali di gestione della cosa pubblica.

Io esprimo il voto a favore dell'emendamento e mi auguro che questo ulteriore momento di riflessione e di dibattito possa consentire alla Giunta di rivedere la propria posizione, e possa consentire, al di là delle polemiche, della dialettica, anche ai colleghi della maggioranza, di ritornare su questo argomento e di riflettere sulle cose che si stanno facendo, che ci sembrano particolarmente gravi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO. (Popolari - P.S.). Presidente, anche io intervengo per esprimere il voto favorevole sull'emendamento, nella considerazione che lo riteniamo una risposta minimale rispetto ai problemi che abbiamo sollevato e che attendevano una qualche risposta, pongo queste considerazioni all'attenzione della maggioranza, che non vedo molto entusiasta di quello che sta facendo, ed è anche comprensibile. Si è passati dalla fase silenziosa ed assente dalla discussione di merito, all'intruppamento dei soldatini che devono obbedire ad un rituale che noi conosciamo molto bene. Io non so se voi cogliete la portata di questo passaggio e, al di là del merito, le modalità con le quali vi accingete ad affrontare questa finanziaria a mio giudizio sono assai più preoccupanti della vostra assenza, dal vostro silenzio, della vostra incapacità di dare una sola risposta alle questioni che noi abbiamo sollevato.

Vedete, credo che nessuno di voi possa ritenersi in senso assoluto più furbo di nessun altro di quelli che sono in quest'Aula, ma il fatto che si usi in questo comma la dicitura "apposito ufficio", quando è del tutto evidente che se il riferimento fosse stato ad un ufficio interno, esistente, che ha quella competenza, non vi sarebbe stato alcun problema a usare lo stesso termine che avete utilizzato nella medesima norma in riferimento all'assessorato competente; perché non avete utilizzato le parole "ufficio competente"? Perché usare la dicitura "apposito", se è così chiaro quello che voi volete fare? Ma io credo che non sia addebitabile a noi un atteggiamento particolarmente sospettoso nei confronti del vostro operare. Ci state portando voi ad essere sospettosi, perché, vedete, io vorrei fare un'osservazione, Presidente, e la faccio anche agli uffici: io credo che il Consiglio regionale non possa, in maniera surrettizia, introdurre nella legge finanziaria norme intruse per modificare la legislazione vigente. Non lo può fare in maniera surrettizia, lo deve fare con riferimenti precisi alla normativa E quando si dice che l'articolo 2 della legge numero 35 è abrogato, e che i riferimenti alla commissione tecnica che viene cancellata sono da intendersi sostituiti con l'ufficio competente, si sta operando un intervento surrettizio, trasversale, sulla legge, senza la capacità di proporre un articolato modificativo. Questo è il primo dei tanti casi consimili che troveremo anche nel resto dell'articolato, e che denunciano l'approccio, Assessore Masala, illegittimamente antiparlamentare, colpevolmente antiparlamentare, che voi usate nel portare avanti questa finanziaria.

Io mi sarei aspettato, sull'articolo 2, che costituisce il perno della finanziaria, un punto di chiarezza, che avrebbe legittimato i comportamenti di ciascuno e ci avrebbe evitato di sentire gli interventi ripetuti e supponenti del collega Balletto, che parla del rispetto del Regolamento e si dimentica che la fonte primaria in questa materia, cioè la legge di contabilità, l'avete violata e straviolata a vostro piacere; a lui vorrei dire che quando mette due parole in croce per accusare l'opposizione conti fino a cento e si guardi la coscienza. Noi di fronte a questa questione abbiamo già detto che non recederemo, in assenza di una disponibilità ad un confronto serio. Sulla finanziaria non rinunceremo ad esercitare la nostra prerogativa, quella per la quale siamo stati eletti nell'interesse dei sardi, qualunque illazione o strumentalizzazione proverrà da quei banchi, i cui occupanti non hanno la capacità di argomentare, di contestare, di spiegare, di giustificare, ma hanno solo la funzione momentanea, nel silenzio, di occultare quello che chiarissimamente è dimostrato non essere chiaro agli occhi nostri e meno che mai a quelli dei cittadini sardi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Con riferimento all'emendamento numero 402, il parere è stato sfavorevole non perché sia sfavorevole in assoluto, ma perché la formula è stata già ripresa dall'emendamento della Giunta numero 131, che, per ragioni di logica e di disciplina regolamentare, viene votato successivamente, per cui io proporrei che questo venga considerato sostanzialmente assorbito dal 131, in relazione al quale, però, se l'Assemblea è d'accordo, vorrei fare un emendamento orale; poiché è sorto un dubbio circa la individuazione dell'ufficio competente eccetera, invece di usare la formula "ufficio del medesimo Assessorato" si userà la formula proposta, che è: "servizio competente del medesimo assessorato", e così non c'è dubbio che si tratta del Servizio patrimonio, che è quello deputato per legge, in base alle norme dell'ordinamento regionale, a svolgere tali funzioni.

Quindi l'emendamento numero 402 potrebbe essere ritirato oppure considerato assorbito dal 131 così modificato, in tal senso verrebbe sostanzialmente accolto.

COGODI (R.C.). C'è un emendamento all'emendamento? L'emendamento non lo assorbe affatto.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Lo assorbe, per la parte che lei mi dice, nella misura in cui viene accolta la proposta di modifica : "la cui stima è assicurata da apposito ufficio dell'assessorato medesimo". Poiché l'apposito ufficio dell'assessorato medesimo nient'altro può essere che il Servizio patrimonio dell'assessorato enti locali, e poiché noi lo diciamo espressamente nell'emendamento numero 131, è di tutta evidenza che quello che lei dice è già contenuto nel 131. Ma io aggiungo: poiché usiamo la medesima formula "ufficio", noi intendiamo precisarlo ulteriormente indicando la formula tecnica prevista dall'ordinamento regionale, lo chiamiamo "Servizio competente dell'Assessorato degli enti locali". Questo era il senso del ragionamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

Onorevole Fadda, siccome è possibile scambiarsi il turno, se lei lo consente facciamo intervenire prima, per un chiarimento, il consigliere Cogodi.

FADDA (Popolari-P.S.). Io non ho nessun problema, ho fatto parlare l'assessore Masala, immaginiamo se non faccio parlare il collega Cogodi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

(Interruzione)

COGODI (R.C.). Ma quando mai non può parlare! Tu non puoi parlare, che non hai chiesto la parola. Io l'ho chiesta e posso parlare perché trattiamo di un emendamento presentato da noi in ragione del quale l'onorevole Giunta regionale, rappresentata dall'amabile persona dell'Assessore della programmazione e del bilancio, ha interloquito con i presentatori dell'emendamento prospettando una eventuale soluzione, rispetto alla quale abbiamo il diritto e il dovere di dire se riteniamo che essa ci induca a ritirare l'emendamento, che essendo nostro non può essere ritirato da te, ma eventualmente solo da noi.

Ha ragione il Presidente del Consiglio, una volta tanto, ha detto: "State sulle righe, un po' sotto le righe", perché se andate sopra le righe poi rischiate pure di caderne! Allora, buoni tutti, compresi noi.

La soluzione prospettata dall'Assessore avrebbe una sua validità se dall'emendamento numero 131, che è successivo ed è della Giunta regionale, scomparisse la dizione "ufficio del medesimo Assessorato in luogo della commissione tecnica", perché noi proponiamo di togliere l'attribuzione a un altro ufficio, lasciando la competenza della stima del valore dei beni ad una commissione tecnica che la legge 35 già prevede, che è una commissione tecnica costituita dal rappresentante dell'Assessorato degli enti locali, competente in materia di patrimonio, un rappresentante dell'Assessorato dei lavori pubblici, mi pare che vi sia il rappresentante dell'Ufficio tecnico erariale, cioè la sua composizione garantisce una sorta di valutazione in contraddittorio fra gli uffici competenti, quindi si ritiene che approdi ad una soluzione migliore nella valutazione iniziale.

Qui è detto l'ufficio, sì, dell'Assessorato, ma in luogo della commissione tecnica. Invece noi diciamo che deve essere la commissione tecnica a fare questa valutazione iniziale. Quindi se il chiarimento dell'Assessore è nel senso che con altro emendamento al suo emendamento, ripristina la competenza della commissione tecnica, allora può essere valida la soluzione prospettata. Se così non è può essere benissimo approvato il nostro emendamento numero 402. Se la Giunta ritiene può mantenere anche l'altro e poi, in sede di coordinamento tecnico, si vede qual è la formulazione complessiva che ne deriva.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io per il momento accetto l'invito del Presidente del Consiglio di tenere i toni bassi, anche se debbo dire, signor Presidente, che il Consiglio regionale, almeno per quanto noi dell'opposizione sapevamo, non era pronto a votare perché su richiesta avanzata da parte della maggioranza si era deciso che non si sarebbe proceduto, nella serata di oggi, al voto degli emendamenti e dell'articolo 2. Se volete cerco di essere ancora più preciso: siccome il Presidente della Giunta regionale è dovuto andare a Bruxelles, a noi ha detto per fatti importantissimi di interesse generale per la Sardegna, il collega Oppi, nella Conferenza dei Capigruppo ha chiesto la gentilezza anche all'opposizione, perché questo era un desiderio del Presidente della Giunta regionale, di non procedere al voto nella giornata di oggi. Noi, comprendendo la necessità di tutelare gli interessi della Sardegna, abbiamo detto che non avevamo, il collega Oppi credo che lo possa confermare, nessun motivo per non consentire che la Sardegna venisse rappresentata a Bruxelles.

Detto questo, signor Presidente, e non voglio entrare, perché gli ho già risposto in altre occasioni, nel merito delle considerazioni fatte dal collega Balletto, perché rischiamo davvero di non apprezzare quest'Aula - credo che abbia già risposto il collega Sanna, quando dice che non si può invocare il rispetto del Regolamento quando ogni minuto si violano le leggi - durante la Conferenza dei Capigruppo noi abbiamo detto che su alcune materie, e una delle materie era questa, eravamo disponibili a capire quali erano i reali intendimenti della Giunta regionale.

Ora io devo dire che su questa materia della dismissione dei beni della Regione non ci ha convinto la replica che la Giunta regionale ha fatto stamattina. Non ci ha convinto, assessore Masala, ma questo lo dico anche all'assessore Biancareddu, perché quando voi insistete col discorso dell'ufficio di cui al comma 13, senza parlare dei normali servizi, verbalmente l'assessore Biancareddu ha detto che sarebbe stato disponibile ad accogliere il nostro emendamento se si fosse proceduto al voto oggi, e che questa nostra proposta serviva soltanto a chiarire il significato della norma. Non mi voglio dilungare sul fatto che la dismissione del patrimonio della Regione non può essere affidata comunque in questo modo ad una ditta esterna. Assessore Biancareddu, lei non può assumere alcuni impegni in aula senza poi mantenerli. Lei ha detto che una parte dei beni andranno alle province, nuove e vecchie, e ai comuni. E' possibile che il Consiglio regionale non sia informato per capire almeno i criteri che intendete adottare? Non vogliamo sapere quali immobili vanno a un comune o all'altro, ma almeno conoscere in base a quali criteri volete attuare tali dismissioni, perché, assessore Biancareddu, qui la sfiducia nasce anche dal modo in cui voi presentate le norme e gli emendamenti. Noi vi abbiamo detto: cercate di chiarire, cercate di capire, stiamo parlando di un fatto importantissimo. Non si può, con la finanziaria, modificare la legge 35. Noi abbiamo cercato di darvi dei consigli, l'abbiamo fatto con la massima serenità cercando di farvi capire che ci sono delle associazioni di volontariato, degli enti locali, degli affitti che la stessa Regione paga, e avremmo voluto capire i criteri.

Voi cercate di modificare totalmente la legge numero 35, inserendo le modifiche nella legge finanziaria, è chiaro che l'emendamento che noi abbiamo presentato, anche perché l'assessore Masala non è stato sufficientemente chiaro, lo dobbiamo mantenere, e dichiarare che voteremo a favore.

PRESIDENTE. Voglio ricordare a tutti i colleghi che stiamo intervenendo per dichiarazione di voto. Capisco che si debba argomentare, però cercate di attenervi allo scopo dell'intervento.

Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Dore. Ne ha facoltà.

DORE (I DEMOCRATICI). Volevo precisare che noi siamo favorevoli all'emendamento, e con l'occasione anch'io, lasciando da parte ogni spirito polemico, vorrei fare appello al buon senso e alla serietà di chi rappresenta la maggioranza, con la quale ogni tanto sprizzano scintille. Nonostante ciò io ritengo che in momenti delicati come questo, al di là delle posizioni di schieramento eccetera, debba prevalere anche da parte di chi è inquadrato in una certa direzione, e quindi, in una certa logica, il buon senso e soprattutto la preoccupazione di fare l'interesse generale e di legiferare correttamente.

Allora per quale ragione scartare questa commissione tecnica? Qualcuno ci ha spiegato quali sono le reali ragioni che giustificano il tagliar fuori una commissione che il legislatore precedente aveva calibrato, stabilito, determinato, soprattutto in modo tale che potesse esercitare seriamente e con competenza le proprie delicate funzioni? Per quale ragione scartare, mettere da parte, eliminare, escludere in finanziaria, con una norma che tra l'altro è intrusa, come al solito, un organismo che era stato studiato ad hoc? Qualcuno ha spiegato che non funziona? Qualcuno ha spiegato che ha fatto delle cose che non doveva fare? Assolutamente no. E io mi domando anche perché rischiare di mettere nei pasticci qualche funzionario di un determinato ufficio o di determinato Assessorato, il quale magari non ha le competenze adeguate e potrebbe, talvolta anche in buona fede, commettere dei pasticci. Perché mettere nei guai chi forse non è attrezzato per svolgere questo compito e magari non ha gli strumenti?

Secondo problema: perché rimettere la procedura alla determinazione di soggetti privati? Per quale ragione i beni pubblici devono essere venduti attraverso privati? Ci sono delle procedure che lo stabiliscono per i beni dello Stato, per i beni degli enti pubblici e via dicendo; per quale ragione questa esasperata ricerca dei privati, quasi che i privati fossero la panacea di tutti i mali e il rimedio a tutte le cose che non funzionano; soprattutto perché non chiedersi (io mi riferisco alle persone in buona fede, che certamente non mancano) che cosa verrà a costare alla Regione questo modo di procedere, perché qui si tratta di beni talvolta di valore inestimabile o comunque di valore di diverse decine di miliardi, o comunque di cifre ingenti, bene è evidente che i soggetti che dovessero svolgere questa attività avrebbero diritto a dei compensi adeguati, tra l'altro anche abbastanza difficili da determinare, e comunque tali da creare eventualmente anche dei contenziosi con l'amministrazione per il loro pagamento, ma comunque compensi che dovrebbero far carico alle casse dell'amministrazione che dando l'incarico ovviamente dovrebbe farsene carico. Anche questa è una domanda che io rivolgo ai colleghi della maggioranza invitandoli, nell'interesse generale, a valutare con attenzione in quale vicolo cieco ci stiamo, anzi, si stanno cacciando.

Per questi motivi confermo il nostro voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Il collega Biancareddu sarà senz'altro d'accordo con me sul fatto che quanto è scritto negli emendamenti e nel testo non è la stessa cosa che ha detto nell'intervento. Ho apprezzato l'intervento del collega Biancareddu, e allora se dobbiamo trasferire quei concetti, che mi sono sembrati concetti anche responsabili di fronte a questo argomento, è chiaro che dobbiamo mettere mano ai testi scritti. Mi sembra l'abc, molto pacatamente.

Allora dobbiamo trovare il modo attraverso il quale si mette mano ai testi scritti, perché le preoccupazioni che esprimono i colleghi devono essere ascoltate, perché le nostre preoccupazioni coincidono con le considerazioni che sono state fatte, erano riferite all'ufficio che dovrebbe trattare l'argomento, erano riferite all'uso degli immobili, delle proprietà della Regione. L'assessore Biancareddu ha detto che parte di questi immobili verranno messi a disposizione delle province e dei comuni. Dove troviamo scritto questo concetto? Non c'è! Allora, se siamo d'accordo, ossia, se il buon senso produce quel tipo di considerazione, che noi apprezziamo, che è stata apprezzata dai colleghi che sono intervenuti, dobbiamo fare uno sforzo per proporre le necessarie modifiche del testo in esame, perché l'apposito ufficio, si capisce che magari nell'intenzione di chi scrive è l'ufficio dell'Assessorato, ma così come è scritto sembra che non sia quello, se no avremmo detto una cosa diversa. Allora si deve scrivere l'altra parte. Noi intendiamo mantenere il nostro emendamento, però non va neanche bene, assessore Masala, che appena noi facciamo emergere una contraddizione ci si rivolga l'appello: "Troviamo tutti assieme un punto d'incontro" non c'è un clima favorevole al raggiungimento di intese!

Per costruire punti di incontro c'è bisogno di un clima e di un'iniziativa della maggioranza complessivamente diversi sulla manovra. Invece, da quando abbiamo incominciato a discutere in Commissione si è proposta la linea della contrapposizione. Magari ci sono alcuni colleghi che pensano che la linea della contrapposizione produca consenso. La mia esperienza, breve, non ho certamente l'esperienza del collega Floris che alla fine di questo mandato sarà qui venti anni, mi fa dire che si regge per i primi tre o quattro giorni su questo argomento, poi tra di noi emergono preoccupazioni, ci sono colleghi un po' più prudenti che dicono "Va bene, ma insomma, qual è il punto di incontro?" Questa settimana non sarà possibile, ma la prossima settimana, appena il braccio di ferro diventerà ancora più duro, faccio l'esempio, verrà un mio amico del centrodestra che mi dirà: "Ma insomma, qual è il punto di incontro? Lavoriamo tutti assieme." Voi non siete favorevoli a trovare il punto di incontro, perché è in atto una sfida tra di voi, Pili dice: "Sfido i franchi tiratori!", e voi, per evitare di confrontarvi con Pili, cercate di accentuare lo scontro con noi. A questo punto rimane in piedi il ragionamento che noi abbiamo fatto, vero Massimo?

Su questo emendamento che noi abbiamo proposto voteremo a favore, però abbiamo dato una linea, un percorso, anche voi avanzate le vostre proposte, siete lì in funzione di governo per indicare anche soluzioni. Noi ce l'abbiamo la soluzione, ne abbiamo più di una, però dovete dimostrare che siete disponibili, ma non su questo pasticcetto, sull'insieme delle cose. Siete pronti a fare un ragionamento sull'insieme delle cose che corregga sostanzialmente la finanziaria? Voi adesso non siete pronti, io lo so. Ma entrate nella logica di trovare il punto di incontro e troverete da parte del centrosinistra senz'altro idee, proposte, suggerimenti, comportamenti conseguenti.

Presidente Serrenti, lei prima ha dichiarato aperta la votazione. Va bene. Noi eravamo, tutti quelli che c'erano, in Aula. Quando dichiara aperta la votazione ci vorrebbero due, tre commessi, uno lì, uno qui ed uno in fondo,in modo tale che chi è dentro voti, chi non è in Aula, Presidente Serrenti, non deve votare, non c'è. Invece noi questo non l'abbiamo quasi mai fatto, qualche volta nella scorsa legislatura col Presidente Selis l'abbiamo fatto. Io le chiedo per le prossime votazioni che a chi arriva in ritardo non Aplasia concesso votare, ad esempio al collega Contu dobbiamo mandare l'urna a casa, perché arriva sempre in ritardo.

CONTU (C.C.D.)., Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale. Non è vero!

CUGINI (D.S.). Ho finito, Presidente.

PRESIDENTE. So che questa è una provocazione, l'onorevole Cugini non la pensa davvero così, perché è vero che non c'è venticinque anni, però è consigliere quasi da dieci, quindi anche lui un po' di esperienza ce l'ha. E siccome ciò che lui denuncia succede a tutti, io non posso che affidarmi alla correttezza dei colleghi.

Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). L'intervento pacato del collega Cugini, soprattutto in relazione all'emendamento, io lo condivido, e anch'io rivolgo alla Giunta il medesimo invito.

In questi due giorni di dibattito noi avevamo chiesto alla Giunta di dare due segnali; il primo è che venissero cassate le norme intruse, e cioè modificative di leggi importanti, e quella in discussone modifica una legge importante, cioè la legge 35. La seconda è di aiutarci a respingere, o di respingere voi, l'interpretazione malevola che noi davamo delle modificazioni che venivano proposte alla legge 35, dietro alle quali non c'era la volontà di perseguire un'accelerazione delle procedure di alienazione, ma c'era la volontà di perseguire altre finalità non coincidenti con quelle di tutela degli interessi generali e degli interessi della Regione. Questa interpretazione malevola, che rimane, non è stata fugata dagli interventi della Giunta né dagli interventi dei colleghi della maggioranza.

Io ho letto e riletto la legge 35, e devo dire che non ho trovato in essa alcun impedimento ad avviare procedure di alienazione, e che se non si sono avviate queste procedure di alienazione del patrimonio regionale forse è proprio perché non si è voluto dare attuazione alla legge, all'articolo 2 ma soprattutto all'articolo 1. Leggo il secondo comma dell'articolo 1 che dice: "La Giunta regionale presenta ogni anno, in data antecedente a quella di presentazione del bilancio regionale di previsione, alla competente commissione consiliare per il proprio parere, l'elenco dei beni immobili del patrimonio disponibile regionale per i quali intenda avviare le procedure di alienazione, con la specifica forma di dismissione di cui alla procedura prevista dalla presente legge."

Che cosa impediva alla Giunta regionale, che ha individuato nella legge 35 l'ostacolo a procedere alla alienazione dei beni, di predisporre l'elenco dei beni alienabili ed anche di fornire alla Commissione una analisi sulle cause che impedivano di procedere a quell'alienazione, e in tale occasione, prima della discussione della manovra finanziaria, la Commissione avrebbe discusso sia sulle procedure individuate per avviare quella alienazione, sia dei beni di cui veniva proposta l'alienazione dovendo anche assicurare la loro non fruibilità ad opera dei soggetti previsti dal primo comma dell'articolo 1.

La Giunta non ha fatto nulla, non ha predisposto l'elenco, non ha presentato alla Commissione competente nessuna norma e nessuna proposta di modifica della legge 35, non ha indicato alla Commissione competente - come avrebbe dovuto indicare - i motivi delle difficoltà nel procedere all'alienazione ed arriva in Aula e presenta emendamenti come quello presentato, sul quale tra l'altro poi si dovrà votare, che tendono a scardinare una legge sulla quale riteniamo opportuno, giusto e doveroso, invece, che la discussione venga riportata, come previsto, nella Commissione competente e che poi, forse, se ci sono le motivazioni si possa anche modificare e correggere. Questo non è avvenuto.

Siccome questo non è avvenuto, è evidente che o si accetta l'ipotesi che veniva avanzata dal collega Cugini di rinviare questo argomento ad una proposta di modifica della 35 da proporre alla Commissione competente, che provvederà alla sua istruttoria, o altrimenti permane l'interpretazione nostra malevola che non c'è una volontà di modificare per accelerare ma c'è una volontà di modificare perché si vogliono perseguire altre finalità.

Per questo motivo, ovviamente, per quanto mi riguarda, voterò a favore dell'emendamento proposto dal collega Cogodi, la cui approvazione tra l'altro costituirebbe anche un modo per ridare dignità al dibattito che si è svolto in questi due giorni su questo argomento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto il consigliere Sanna Alberto. Ne ha facoltà.

SANNA ALBERTO (D.S.). Presidente, onorevoli colleghi, io dichiaro il mio voto favorevole sull'emendamento numero 402 perché lo ritengo coerente con l'impostazione che noi stiamo seguendo in questo dibattito sulla finanziaria.

Impostazione che, al di là del merito degli articoli di legge che vengono proposti, vuole che la legge finanziaria, nel rispetto della legge sulla contabilità che la Regione si è data tre anni fa, venga varata quanto più rapidamente possibile. Io, a questo proposito, onorevole Serrenti ed onorevoli colleghi, vorrei richiamare l'articolo 13 della legge sulla contabilità della Regione che prevede ciò che deve essere contenuto nella legge finanziaria e ciò che invece non deve essere contenuto. L'articolo 13 dice testualmente: "La legge finanziaria, nel rispetto del documento di programmazione economica e finanziaria, ha le seguenti finalità: il rifinanziamento di leggi settoriali di spesa della Regione; la determinazione di limiti all'autorizzazione di cui al comma terzo dell'articolo 2 relativamente all'impegnabilità degli stanziamenti successivi al primo; la determinazione, in apposita tabella delle leggi che dispongono spese a carattere pluriennale, delle quote destinate a gravare su ciascuno degli anni considerati; la determinazione, in apposita tabella, della quota da iscrivere nel bilancio di ciascuno degli anni considerati dal bilancio pluriennale per le leggi di spesa permanente la cui quantificazione è rinviata alla legge finanziaria; la determinazione, in apposita tabella, per ciascuno degli anni considerati dal bilancio pluriennale, delle riduzioni di autorizzazioni legislative di spesa; la determinazione degli importi dei fondi speciali previsti dall'articolo 30 e le corrispondenti tabelle; la determinazione dell'importo complessivo massimo destinato in ciascuno degli anni compresi nel bilancio pluriennale al rinnovo del contratto del personale dipendente dell'amministrazione regionale e degli enti pubblici strumentali di cui all'articolo 1 della legge regionale 25 giugno 1984 numero 33. La legge finanziaria può contenere secondo le indicazioni del documento di programmazione economico-finanziaria: il finanziamento di programmi organici di opere pubbliche; il rifinanziamento di attività considerate nei programmi di intervento previsti dalle leggi di attuazione dell'articolo 13 dello Statuto; il finanziamento dei programmi da realizzare con il concorso dell'Unione Europea".

Il terzo comma poi parla di quello che non può contenere; non può contenere: "le disposizioni che prevedono nuove spese; le disposizioni che modifichino l'oggetto degli interventi delle leggi di spesa e le condizioni degli stessi interventi" - questo è un caso molto ricorrente, onorevole Serrenti - poi, ancora, non può contenere: "norme di organizzazione degli uffici dell'amministrazione regionale e degli enti sottoposti alla sua vigilanza, nonché disposizioni relative allo stato giuridico ed economico del relativo personale dipendente". Questo è il caso di tutte le norme intruse che vogliono stravolgere la legge 31. Poi, ancora, non può contenere "disposizioni in materia diversa da quelle espressamente considerate ammissibili ai sensi dei precedenti commi 1 e 2"; e con questo punto mi pare che il quadro sia completo. Ma, se ciò non bastasse, addirittura nel comma quarto si dice anche che le norme di modifica, in corso di esercizio, della legge finanziaria e di assestamento, devono essere rispettose dell'articolo 13, di cui ho dato lettura.

Onorevole Serrenti, ma perché questo Consiglio si è dato questa legge? La dobbiamo rispettare o no? La legge finanziaria in discussione in questi giorni in quest'Aula in molti punti stravolge questo articolo di legge; io chiedo a lei onorevole Serrenti, Presidente di questo Consiglio, se questo Consiglio fa le leggi per rispettarle o per stravolgerle. Grazie. Voglio una risposta.

PRESIDENTE. La mia risposta è scontata. Il Consiglio fa le leggi per rispettarle e tutti le dobbiamo rispettare, non c'è ombra di dubbio!

Ha domandato di parlare il consigliere Spissu, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Adesso l'onorevole Sanna che mi ha preceduto ha dimostrato, rileggendo interi articoli della legge di contabilità, come questa legge finanziaria sia zeppa di norme intruse. Noi lo stiamo ripetendo da tre giorni che queste norme sono per noi significative e che vorremmo che il cammino, la discussione e la votazione di questa finanziaria venisse sgombrata dalle cose più ingombranti, e questa è una delle cose più ingombranti.

Questo emendamento mira a ripristinare la commissione tecnica prevista dalla legge 35, che voi dite non aver funzionato, nessuno spiega perché non ha funzionato e com'è che in due anni e mezzo di vostro Governo non abbiate fatto funzionare questa legge, com'è che non abbiate proposto una modifica alla legge, e ci proponete invece una scorciatoia attraverso questo emendamento che non va bene, che introduce un sistema di valutazione che non è trasparente e che non è corretto.

Mentre noi siamo qui a discutere di finanziaria, nei territori tutti quei colleghi che hanno scassinato questa finanziaria con emendamenti che propongono norme intruse si stanno vendendo tutti i pezzi della finanziaria, dando tra l'altro per buono ciò che ancora non è passato in Aula. C'è chi si vende aumenti di volumetrie e di cubature, c'è chi si vende contributi a società, c'è chi si vende palazzetti dello sport e strade incredibili che collegano le località più impervie, più isolate della Sardegna; insomma, mentre noi qui ci diamo da fare per spiegare ai sardi quali cose non ci vanno bene, e cerchiamo di portare a termine questo nostro lavoro, c'è chi fa manifesti, chi produce volantini e chi informa i cittadini sardi del grande risultato che è stato prodotto dall'azione legislativa di colleghi della maggioranza, chi porta a casa un milione di Euro, chi due, chi tre, chi fa una strada, chi fa una casa, chi aumenta le volumetrie in un'intera città.

Bene, noi siamo contrari a questo sistema. Stamattina vi abbiamo proposto e ve lo riproponiamo questa sera, concedendovi la buona fede ed anche concedendovi la bontà dell'azione che volete mettere in campo con i commi 14, 15 e 16 dell'articolo 2 - quindi prendendo per buono quanto avete affermato, che intendete accelerare l'alienazione del patrimonio con procedure corrette e trasparenti, come si addice a chi usa beni pubblici e beni di tutti - di sospendere l'esame di questi tre commi e di valutare insieme a noi quale sia il modo migliore per pervenire al medesimo risultato e raggiungere il medesimo obiettivo che voi vi proponete.

Non troviamo nessuna risposta. Assessore, il richiamo al suo emendamento successivo, che esamineremo, non risolve il problema; direi che quell'emendamento rappresenta il problema! Lo ripeto ancora: noi siamo disposti a ragionare e a discutere, ma il modo con cui sono formulate le norme sulla alienazione del patrimonio non ci va bene e continueremo ad opporci in tutti i modi e in tutte le forme all'approvazione dei commi 14, 15 e 16 nella loro attuale formulazione. Per questo motivo io voterò a favore dell'emendamento in discussione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Calledda, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALLEDDA (D.S.). Signor Presidente e colleghi, c'è un po' di sospetto sui contenuti dell'articolo 2 della finanziaria. Qualche settimana fa il centro sinistra ha presentato una mozione ed abbiamo discusso in quest'aula del patrimonio demaniale in Sardegna ed anche in tale occasione eravamo abbastanza preoccupati per il modo con il quale il Governo regionale ha prospettato questo tipo di impostazione.

Io credo che da quella discussione noi ci siamo convinti che in Sardegna c'è molta gente che guarda con grande attenzione, magari gente che viene da fuori, al nostro grande patrimonio; allora, io ritengo che questo articolo sia pensato e studiato per far sì che queste persone che guardano con interesse al nostro patrimonio, vengano in Sardegna e magari continuino a fare degli affari.

Da questo punto di vista abbiamo anche altre esperienze sull'alienazione del patrimonio. Faccio un solo esempio: io vengo da Carbonia, una città dove ci sono ancora oggi i terreni in possesso della Mineraria Carbonifera Sarda, che non si capisce bene da chi siano gestiti. C'è anche un altro problema: la vendita del patrimonio dell'Istituto Autonomo per le Case Popolari. Una città che ancora oggi è in mano totale dell'Istituto Autonomo per le Case Popolari, eppure c'è una legge. L'Istituto Autonomo per le Case Popolari ha fatto un piano di vendita di questo patrimonio, però non si capisce come mai non si riesca a pervenire alla vendita di un bene primario come la casa. Io credo che alla base di questo ragionamento ci sia la volontà di continuare a lucrare e ad avere, diciamo così, vantaggi dal punto di vista anche elettorale, da parte di alcuni che portano avanti questo tipo di impostazione per fare in modo che tutto resti come prima. Allora, io credo che sarebbe utile che la Giunta, il Governo regionale, la maggioranza di questo Consiglio facessero una riflessione seria e concreta sulla base anche di un'impostazione del problema che molti colleghi hanno proposto nel corso della discussione di oggi, in maniera tale che ci siano alcuni cambiamenti.

Assessore Masala ha sentito molti interventi anche da questa parte. Non è che in noi ci sia la volontà di ottenere tutto e subito. Noi vogliamo in qualche misura, rispetto alle questioni che abbiamo proposto con i nostri emendamenti, che ci siano delle risposte concrete e positive da parte della Giunta. Io sono convinto che, se i colleghi della maggioranza, la Giunta sono in grado di comprendere i nostri intendimenti, ci siano le condizioni anche per fare un salto in avanti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Morittu, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORITTU (D.S.). Signor Presidente, noi nella discussione sull'articolo, in particolare sulla seconda parte dell'articolo, abbiamo portato argomenti forti, io credo, anche polemici, denunciando la genericità delle norme e a causa di tale genericità la loro pericolosità. Si tratta di norme, lo si vede subito, che difettano di trasparenza, insinuano il dubbio che vogliate procedere ad una dismissione affrettata tout court. Peraltro questo dubbio è rafforzato da fatti che avvengono sia a livello nazionale che a livello di altre regioni; la legge obiettivo proposta dal ministro Lunardi si pone lo stesso obiettivo a livello nazionale, così come una legge della Regione siciliana si è posta l'obiettivo di dismettere i beni demaniali di quell'Isola. Sembra, come dire, un passaparola tra i governi del centrodestra, sembra che questa maggioranza voglia rispondere a una parola d'ordine che è stata lanciata a livello nazionale e poi raccolta, guarda caso, dalle due isole, quelle che sono davvero ricchissime di beni patrimoniali e di beni demaniali.

Io ho ascoltato, negli interventi finali dell'assessore Masala e dell'assessore Biancareddu, argomenti che apparentemente, ma credo anche sostanzialmente dal loro punto di vista, sono di tipo positivo. C'è la necessità di dismettere il patrimonio, soprattutto il patrimonio passivo, quello che costa alle casse regionali mantenere in vita; c'è la necessità di recuperare mi pare qualcosa come 350 miliardi di residui attivi, 50 miliardi per anno, almeno questo mi sembra di aver capito - l'assessore Masala poi magari puntualizzerà meglio - cioè di ripianare una sorta di debito che è allocato lì nei residui attivi e che ad oggi hanno prodotto soltanto 4 miliardi.

Però, io sommessamente consiglierei all'assessore Masala: attenzione, la dismissione frettolosa è una gattina cieca! Nessuna impresa privata, che ha beni patrimoniali e che vuole ricavare reddito da questi beni patrimoniali, si avventura in una dismissione affrettata, perché la dismissione affrettata porta alla svendita del patrimonio, non porta ad una maggiore redditività del patrimonio stesso. Allora, attenzione, la legge regionale 35 del 1995 riconosce l'esigenza di dismettere parte del patrimonio regionale, ma fissa regole, che sono state puntualmente richiamate dal collega Marrocu, di trasparenza, e prevede una procedura garantista, sia per chi avanza la proposta, cioè la Giunta, che deve avere comunque il parere della Commissione di merito, sia per i futuri acquirenti.

Quindi, non si tratta di dividerci tra chi vuole dismettere e chi non vuole dismettere. Certo che la divisione c'è, ed è una divisione di sostanza: c'è chi vuole dismettere tout court tutto per fare un po' di cassa svendendo il patrimonio e chi invece ritiene che quella svendita debba avere obiettivi e finalità. Luigi Cogodi ha, come dire, dato una notizia che mi sembra davvero interessante, cioè che la Regione assieme al sistema delle autonomie locali spende, per i locali dove posiziona i suoi uffici, qualcosa come cento miliardi l'anno. E' una cifra enorme, una cifra che è da ascrivere tra le passività, è una cifra che potrebbe essere utilizzata davvero per contrarre un mutuo per costruire la città della Regione, che da vent'anni si sta cercando di edificare senza riuscirci. Io non credo che tutto il patrimonio della Regione sia da dismettere, certo lo è il patrimonio passivo, ma da esso va distinto quello attivo, cioè quello che può dare reddito se mantenuto nella proprietà della Regione oppure finalizzato ad azioni di sviluppo, sia attraverso il sistema delle autonomie locali sia attraverso azioni proprie della Regione.

Ho fatto l'esempio di alcuni enti regionali, come l'ERSAT, ma chi non si ricorda la Società bonifiche sarde? E' un fatto che ci dovrebbe richiamare davvero ad un atteggiamento di grande attenzione nelle operazioni di dismissione del patrimonio pubblico. Allora, io dico, noi abbiamo portato argomenti, abbiamo manifestato preoccupazioni, ma anche avanzato proposte. Io sono molto d'accordo con la proposta avanzata dal collega Marrocu: facciamo funzionare la legge regionale 35, abbiamo fatto il censimento, iniziamo a fare programmi di dismissione, sottoponendo questi programmi, come prevede la legge, alla Commissione di merito e se è necessario introduciamo dei correttivi, ma abbandoniamo la strada delle norme intruse, delle norme frettolose, delle norme che ci portano a commettere errori, che non possiamo permetterci di fare, a danno del patrimonio pubblico; sul nostro patrimonio possiamo fare molti errori, ma sul patrimonio pubblico noi non dobbiamo fare alcun errore. Allora, se è necessario, andiamo pure nella Commissione di merito per riflettere su una proposta che porti a una reale e trasparente accelerazione delle procedure.

Per questi motivi naturalmente io dichiaro il mio voto a favore dell'emendamento numero 402.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Sanna Emanuele. Ne ha facoltà.

SANNA EMANUELE (D.S.). Signor Presidente, io l'ho detto ieri e lo ribadisco stasera: noi non vogliamo far perdere tempo al Consiglio e a questa granitica maggioranza, però, l'ostinazione e la refrattarietà della Giunta e della maggioranza a qualsiasi osservazione critica e a qualsiasi ripensamento critico, anche su una questione così rilevante e così delicata come quella che abbiamo sottoposto all'attenzione del Consiglio con numerosi interventi, in particolare stamattina, conferma e accresce le nostre preoccupazioni.

Noi non ci opponiamo, Assessore, a un programma rigoroso e trasparente di dismissioni o di alienazione del patrimonio immobiliare della Regione e in particolare di quella parte che non risulta utile e funzionale alle esigenze istituzionali della nostra Regione. Noi contestiamo il fatto che una questione così rilevante venga affrontata impropriamente, quasi con un blitz, in sede di esame della legge finanziaria, che sta ridiventando una legge omnibus, nonostante i buoni propositi, o peggio ancora una legge collettore che trasporta qualsiasi materiale, anche quello, come questo, che non viene depurato da un limpido confronto politico istituzionale. Noi stiamo contestando l'obiettivo e l'idea che voi avete della privatizzazione, ma non stiamo contestando il programma delle dismissioni e delle privatizzazioni. Noi temiamo che l'interesse privato prevalga sull'interesse pubblico. E' solo per questo che stiamo intervenendo, non per farvi perdere tempo.

Non vogliamo una Regione che si appesantisce e si autoparalizza con la gestione disordinata di un immenso patrimonio immobiliare, come è avvenuto finora, un patrimonio sterminato e improduttivo; non vogliamo, assessore Biancareddu, una Regione "datrice di lavoro", una Regione "imprenditrice", una Regione "albergatrice", una Regione "allevatrice", con tutte le esperienze disastrose che abbiamo fatto, come ricorda bene l'assessore Contu, che ha memoria storica quanto noi e più di noi, forse persino di più dell'onorevole Mario Floris, che invece su questo tema mi sembra abbastanza distratto anche oggi, così come è stato distratto in quella seduta in cui abbiamo affrontato il problema complicato e un po' inquietante della statalizzazione del demanio regionale.

Noi non vogliamo però neanche la dilapidazione o la liquidazione a prezzi fallimentari del patrimonio della nostra Regione autonoma, assessore Biancareddu. Questo lo diciamo con chiarezza. La procedura approssimativa o sbrigativa che proponete, a noi pare da questo punto di vista poco chiara, ci sembra un azzardo, si espone a motivati sospetti, in quest'aula e soprattutto fuori. Perché non rispondete, ad esempio, al quesito molto preciso che prima ha posto, in un intervento poco ascoltato, ma come sempre molto puntuale, il collega Siro Marrocu? Perché non presentate alla Commissione consiliare - non stiamo proponendo una commissione di valutazione del Consiglio regionale, Dio ce ne scampi! - l'elenco dei beni da dismettere? Questa è una garanzia anche per voi! Questa è una garanzia anche per voi che vi accingete a fare queste operazioni.

Io non penso che, per quanto divisi, vi vogliate dividere tutto, assessore Masala - sto finendo Presidente - non penso che con questa norma vogliate invitare, come dire, un amico a banchettare a buon mercato sui beni di famiglia della Regione, come pure dice qualcuno nei corridoi del palazzo del Consiglio regionale, non lo penso. Però la procedura che proponete merita una riflessione e l'esperienza ci insegna che quando si affronta questa materia è giusto vigilare e riflettere. Quindi, vorrei dire alla Giunta ed ai colleghi della maggioranza: "Toglietevi un po' questa camicia di forza". Questo non è un voto di fiducia o di sfiducia alla Giunta Pili, questo è un voto di fiducia anche della pubblica opinione verso la nostra capacità, in quanto eletti e in quanto rappresentanti dell'intera comunità regionale, di rappresentare limpidamente gli interessi di tutta la Sardegna. Per questo insistiamo e per questo vi invitiamo a riflettere prima di fare questi passi avventati.

PRESIDENTE. E quindi voterà a favore.

Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Grazie Presidente, anch'io mi voglio esprimere sull'emendamento numero 402 che è stato presentato dai colleghi Cogodi, Vassallo e Ortu. E` un importante emendamento che incide sul comma 14 che, come tutti i colleghi che mi hanno preceduto hanno detto, riguarda l'alienazione del patrimonio regionale.

Ma, siccome ho sentito qualche collega della maggioranza che era un po' infastidito perché stiamo intervenendo numerosi sui diversi punti di questa finanziaria, credo che nessuno dalla maggioranza possa aversela a male se l'opposizione esercita il proprio diritto di cercare di correggere questa finanziaria. Ma di fronte ad una finanziaria che è stata definita "indecente", già menomata per come l'avete presentata in Aula, della quale mancava qualche pezzo già da quando è arrivata, l'opposizione democratica ha l'obbligo di intervenire, dire la propria e ragionare, cercando di ragionare con voi, colleghi della maggioranza e della Giunta, per eliminare dei punti che riteniamo inaccettabili e dannosi per la Sardegna.

Nel merito, il collega Marrocu ha evidenziato il contenuto del comma 2 dell'articolo 1 della legge 35, non lo rileggo tutto, ma voglio dire che prevede che ogni anno, prima della presentazione della legge di bilancio venga stilato l'elenco dei beni immobili che la Regione intende alienare e presentato alla Commissione consiliare competente. Se non vado errato è la terza volta che questa maggioranza presenta il proprio bilancio, però mai avete fatto questo. Ed allora c'è da chiedersi come mai non l'abbiate fatto e di chi sia la responsabilità di tale omissione. Ma anche in questo caso qualcuno verrà a raccontare che si tratta di un'eredità dei governi Palomba, che anche questa è una eredità del centrosinistra che vi siete portati appresso. O non si tratta piuttosto, come di fatto è, di una vostra carenza e di un vostro deficit?

Vede, assessore Masala, sentire lei che dice che a fronte di una previsione di 50 miliardi che sarebbero dovuti entrare nelle casse delle Regione, invece sono entrati 4 miliardi e 300 milioni circa, e che attribuisce la responsabilità di questo fatto alla legge numero 35, ad una legge inutile, ha detto stamattina un collega che entra sempre a gamba tesa, e in quanto tale eliminatola eliminare. Insomma è necessario che ristabiliamo anche su questo argomento qualche verità: le leggi camminano se c'è qualcuno che le applica e le fa applicare. La dismissione del patrimonio, secondo le modalità previste della legge 35, può avvenire se c'è una volontà di farla; invece molto più sbrigativamente voi anche in questo caso raccogliete la parola d'ordine dell'accelerazione, che non è una parola d'ordine che tutto ad un tratto solo questa Regione ha fatto propria, ma viene da Roma. Ora, questo emendamento (e ho concluso Presidente) cerca di correggere alcune parti del comma 14 che non vanno bene.

Assessori Biancareddu e Masala se siete convinti che esistano i margini per pervenire ed un accordo circa le modifiche da apportare e qualora vogliate fugare i dubbi, che pure permangono in noi, che vi sia in qualche misura una volontà di nascondere dietro un polverone qualche altro intento, uno di voi prenda la parola e ci dica allora qual è l'obiettivo concreto, reale, vediamo di trovare un punto di mediazione, altrimenti la nostra battaglia anche su questo punto, sarà seria, democratica, però sarà finalizzata a far sì che le leggi della Regione vengano rispettate.

Per queste ragioni chiaramente voterò a favore dell'emendamento che hanno presentato i colleghi Cogodi, Ortu e Vassallo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.). Grazie Presidente. Anch'io, come molti colleghi che mi hanno preceduto, ritengo che sia stato improprio introdurre nella legge finanziaria, una norma di questo genere che modifica una legge, una buona legge - sottolineo ancora una volta - la cui attuazione pratica e concreta può avere determinato delle difficoltà, che vanno rilevate affinché vengano introdotti i correttivi necessari, nelle sedi competenti, a partire dalla Commissione consiliare, ammesso e non concesso che il difetto fosse nella legge e non fosse invece superabile, come io penso, almeno in larga misura, attraverso il ricorso a direttive di attuazione.

Ora, i dubbi non solo non sono stati fugati dagli interventi della Giunta, per bocca dell'Assessore competente e dell'Assessore del bilancio, ma poiché noi stavamo ragionando e stiamo ragionando sulla formulazione degli articoli del disegno di legge finanziaria in esame, ma la stesura finale che definisce l'intento vero della Giunta è quella dell'emendamento numero 131,

(Interruzioni)

Dicevo, poiché quello è il punto di partenza, ma il punto di arrivo poi alla fine è sintetizzato nell'emendamento presentato dalla Giunta, quest'ultimo mi mette ancora di più in allarme, perché tutta l'istruttoria viene fatta dall'ufficio competente - come giustamente è stato sottolineato dall'assessore Biancareddu stamattina - tutto il lavoro istruttorio viene fatto dall'ufficio competente, tutto, dopodiché, la fase terminale, dopo che il lavoro è stato fatto, viene affidata al mitico soggetto esterno, cioè all'immobiliare.

Ma per come conosco io e per come tutti quanti noi conosciamo la macchina pubblica, io penso che gli intoppi siano in tutta quella prima fase e non nella fase finale, perché nella fase finale è sufficiente che si individui in maniera netta, in maniera precisa quali sono le modalità attraverso le quali si immettono quei beni sul mercato. Una volta stabilite le priorità, tolti i beni patrimoniali che devono andare prioritariamente agli enti pubblici, ai comuni, alla stessa Regione per i suoi servizi, i beni che debbono essere collocati sul mercato, possono essere collocati con gli strumenti che vengono, tra l'altro, indicati da altre leggi per la dismissione del patrimonio pubblico (come ho ricordato nel mio intervento stamattina) per altro, già collaudati con la legge 33 del '98 in riferimento ai beni minerari ex emsA. Perché non si segue quella procedura? C'è bisogno di un soggetto esterno?!

In questo emendamento non sono previste direttive, così come non le prevede la legge numero 35. Io non credo che possano essere introdotte con un emendamento orale. Io penso invece che debba essere prevista una norma che, appunto, disciplini anche l'immissione nel mercato; e questa però manca perché le procedure di evidenza pubblica riguardano la scelta del soggetto privato, prevedono ovviamente che questo soggetto privato sia abilitato a svolgere quella funzione e quindi, che sia un'agenzia immobiliare, perché null'altro deve fare, non c'è altro. E quindi, anche per questa ragione, oltre che per un'altra serie di ragioni, anch'io dichiaro il mio voto favorevole sull'emendamento numero 402.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.

FALCONI (D.S.). Grazie Presidente, noi insistiamo su questo tema, davvero non perché vogliamo perdere tempo, ma perché vogliamo argomentare le nostre ragioni; riprendiamo la parola anche a seguito degli interventi degli assessori Masala e Biancareddu. L'assessore Masala si lamentava del fatto che è difficile trovare punti d'incontro quando le parti non solo sono distanti, ma ipotizzava anche che da parte nostra fossero stati a loro rivolti quasi degli insulti o delle invettive che io non ho sentito in quest'Aula, almeno non da questi banchi. Noi non abbiamo mai parlato di associazione a delinquere e di cose del genere. Abbiamo semplicemente elencato tutta una serie di nostri dubbi e di nostri timori ai quali, ad una più attenta analisi, forse la maggioranza avrebbe dovuto accedere. Il collega Biancareddu, per altro, ha ripreso nel merito la questione subito dopo, e nella sostanza ha detto: "Noi abbiamo provato per anni a dismettere qualcosa, non ci siamo riusciti perché la legge non funziona. La legge numero 35 che doveva produrre 50 miliardi di dismissioni all'anno dal '95 in qua, ha prodotto fino ad oggi solo 4 miliardi e mezzo".

La prima cosa da chiedersi è perché la legge non ha funzionato, non è che si possa abrogarla senza verificare i motivi del suo mancato funzionamento. E` una legge che è monitorata, avrà qualche parte che non funziona, è una buona legge - come è stato ricordato poco fa - ed allora, la cosa da fare qual è? Quella che state facendo voi o quella che ancora noi questo pomeriggio vi stiamo proponendo? Cioè voi proponete una dismissione - poi torno qualche minuto su questo - affidata ai privati.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO

(Segue FALCONI.) Noi vi proponiamo invece di tornare in Commissione per rivedere insieme a voi, alla luce anche della vostra esperienza, del vostro monitoraggio, come modificare quelle parti della legge 35 che sono obiettivamente da modificare. Questa è la strada corretta e giusta, non prevedere modifiche con norme intruse nella finanziaria, con un blitz che delega le funzioni relative alla dismissione ai diretti concorrenti dell'ente pubblico, cioè ai privati. Vorrei chiedere ai colleghi della maggioranza: se voi avete un bene vostro da vendere, ma vi mettete in mano al vostro maggiore concorrente facendolo vendere a lui? Ma perché noi quando ragioniamo sui beni dell'ente che amministriamo, non usiamo gli stessi criteri che utilizzeremmo se si trattasse dei nostri beni privati? Non cambiano i fattori, non cambiano le regole del mercato. Ed è chiaro che anche alla Regione, anche all'ente che amministriamo noi dobbiamo garantire il meglio.

Ma a questi argomenti che cercano di essere seri, ragionati, migliorativi rispetto al vostro impianto che noi non abbiamo demonizzato, abbiamo solo detto che è da perfezionare, da cambiare, come rispondete? Rispondete con alcuni interventi che all'inizio di questa seduta erano veramente singolari, con un'aggressione alla normale dialettica parlamentare che deve potersi dispiegare in questo Consiglio. Beh, non può essere questa la risposta colleghi o signori della Giunta! Cioè si cerca con forzature delle norme regolamentari di imbavagliare un dibattito che vuole e deve essere serio; noi questa risposta non l'accettiamo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Soltanto due cose per riportare all'attenzione dell'Aula l'emendamento 402, ed esprimere un giudizio su questo emendamento. Se i colleghi fossero stati attenti, soprattutto quelli della maggioranza che ritengono che da questa parte si formulino emendamenti provocatori, senza senso, che non lasciano spazio ad approfondimenti e non possono essere accolti, in quanto sono al di fuori delle logiche che voi ritenete di dover difendere. Su questi commi sono stati presentati una serie di emendamenti soppressivi totali. Questo è l'unico emendamento, invece, che non è un soppressivo totale, è un soppressivo parziale di alcuni termini contenuti nel comma 14. Abbiamo voluto verificare con questo emendamento la vostra effettiva volontà di instaurare un confronto serio su una materia che di sicuro è delicata, e che di sicuro induce a ritenere che su queste questioni possano ingenerarsi anche situazioni poco chiare.

Io posso comprendere che non vogliate rinunciare ad introdurre comunque norme di accelerazione, anche se per noi non vanno nella direzione dell'accelerazione, ma non riusciamo a comprendere come possiate opporvi al mantenimento, come prevede questo emendamento, dell'unico elemento di garanzia che è determinato dalla Commissione tecnica prevista dalla legge 35 del '95. E' un elemento di garanzia anche per lei, Assessore, è un elemento di garanzia per la nostra Regione! Ma perché opporsi a tutti i costi per sostituire questo elemento di garanzia con un ufficio interno dell'Assessorato che non si capisce come debba essere formata; forse l'ufficio dell'Assessorato rappresenta una garanzia per l'Assessore? Ma non vi sembra che attraverso norme così generiche si possano aprire strade ad equivoci che non fanno bene a nessuno, tanto meno alla nostra amministrazione regionale, che su questi temi deve garantire la massima trasparenza?

Così facendo, non soltanto non si accoglie la proposta di stralciare l'argomento per rimandarlo ad un disegno di legge apposito di riforma della legge numero 35, ma non si accoglie nemmeno la proposta di mantenere gli unici elementi di garanzia previsti da questa legge per assicurare la trasparenza nella vendita dei beni della nostra Regione. Ed è per questo che noi chiediamo, soprattutto ai consiglieri della maggioranza, visto che la Giunta è sorda, di ben comprendere perché l'emendamento 402 è stato formulato così, e di ben comprendere che anche se fosse approvato non stravolgerebbe comunque una filosofia, da me non condivisa, che comunque voi volete introdurre attraverso altre norme che poi dovremmo approvare anche attraverso l'emendamento orale all'emendamento numero 131.

Per questo stiamo portando ulteriori elementi di riflessione, ma su questa riflessione che io sto facendo, mi auguro che abbiate modo di riflettere anche voi, e di riflettere a fondo, perché una volta che si vota e si approva una normativa, poi è difficile tornare indietro, viene in salita, e quando si producono guasti, i guasti non si possono più recuperare. Fino ad ora voi siete stati sordi perché non c'è peggior sordo di colui che non vuole sentire. Io mi auguro che queste poche parole vi abbiano fatto aprire le orecchie e soprattutto vi abbiamo di indotto a riflettere maggiormente nell'interesse della collettività e nell'interesse dei sardi.

Con quest'ultima affermazione, dichiaro il voto favorevole sull'emendamento 402, per altro da me formulato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BIANCU (I DEMOCRATICI). Grazie Presidente; io immaginavo che, dopo gli interventi di stamattina dell'Assessore Masala, e soprattutto dell'Assessore Biancareddu, nel corso della discussione sull'articolo 2 e i relativi emendamenti, vi fossero delle novità da parte della Giunta, anche soprattutto alla luce di quello che l'Assessore Biancareddu ci ha detto anche oggi, cioè che lui intende procedere, confermando ciò che già aveva affermato in un precedente dibattito consiliare, per quanto riguarda la gestione del patrimonio regionale, come il buon padre di famiglia. Quindi, mi attendevo che a questo punto, anche alla luce del dibattito, ci fossero delle valutazioni e delle proposte conseguenti da parte della Giunta, anche perché, Assessore Biancareddu, io non credo che lei, da buon padre di famiglia, andrebbe a fare un a proposta di dismissione tout court, senza tener conto delle esigenze che possono esserci all'interno della sua famiglia. Un buon padre di famiglia prima verifica che cosa serve alla propria famiglia, e solo successivamente, se ritiene opportuno, procede a vendere quello che gli è di troppo.

In questo caso invece noi ci troviamo di fronte ad una proposta tendente smantellare la precedente disciplina; molto bene ha fatto il collega Marrocu quando ha ricordato il contenuto della legge 35, che di fatto è già una buona legge, che prevede procedure che tendono ad una gestione da buon padre di famiglia. Non vi è dubbio infatti che sia necessario prima predisporre un piano delle dismissioni che tenga conto, io credo, anche di quello che diceva stamattina l'Assessore Biancareddu, che poi però non risulta nelle proposte da lui avanzate, dell'esigenza di privilegiare il soddisfacimento delle richieste di beni dei comuni, degli enti locali, delle province, delle nuove provincie, noi aggiungiamo anche delle associazioni culturali e delle associazioni di volontariato, e solo successivamente procedere alla dismissione del patrimonio in esubero.

Assessore, lei ci dovrebbe spiegare, nel momento in cui propone una modifica di una legge che lei dice che non ha funzionato, quali siano state le motivazioni che hanno impedito di raggiungere quell'obiettivo che è previsto in tutte le finanziarie, come ci ricordavate stamattina, di realizzare un introito di 50 miliardi all'anno. Anche perché, da quello che mi è dato sapere, non esiste nessun piano, presentato da lei in qualità di attuale Assessore degli enti locali né dagli Assessori precedenti, che, sulla base del censimento del patrimonio, che come c'è stato ricordato stamattina è stato predisposto dall'Amministrazione regionale, di dismissione degli immobili che praticamente sarebbero in esubero rispetto alle esigenze della stessa Amministrazione regionale, degli enti locali e delle associazioni di volontariato e culturali.

Quindi, Assessore Biancareddu, noi accettiamo la sua proposta di gestire il patrimonio regionale come il buon padre di famiglia, però la invitiamo a essere conseguente su questo e a ritornare alla procedura prevista dalla legge 35 perché stia tranquillo che all'interno della 35 ci sono tutte le norme che garantiscono la gestione del buon padre di famiglia. Concludo dichiarando il mio voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PINNA (D.S.). Quella che sembra una perdita di tempo, come l'ha definita qualche rappresentante della maggioranza, sta diventando un utile approfondimento, che mi auguro possa far prendere coscienza a tutti del fatto che in quest'Aula nessuno vuole impedire che il patrimonio regionale venga alienato, almeno quella parte che non è funzionale agli interessi diretti della Regione, degli enti locali, degli enti pubblici, e noi proponiamo, mi rifaccio anche a quello che ha appena detto il collega Biancu, che i beni regionali vengano utilizzati prima di tutto per soddisfare le esigenze delle associazioni del volontariato, che rappresentano in Sardegna un grande patrimonio sociale. Quindi, siamo tutti quanti d'accordo, e non si capisce davvero per quale ragione si sia voluta imboccare questa strada che, non dico che sta allungando i tempi di esame della finanziaria, perché i tempi ormai li avete allungati voi a dismisura, non violando il Regolamento ma violando la legge di contabilità, presentando la manovra con quattro mesi di ritardo, come hanno ricordato tutti, e quindi siamo del medesimo parere anche noi del centro sinistra, ma che davvero introduce una norma davvero forviante, oppure che nasconde dei fini che, non essendo chiari, non sono accettabili E non sono accettabili, e creano dubbi perché non è il mancato funzionamento della legge che ha impedito la vendita, è che qualcuno - potreste dire voi negli anni passati anche il centrosinistra, ma sicuramente in questi due anni e mezzo il centrodestra - ha impedito che questa legge funzionasse.

Vedete, centrosinistra vi ha lasciato un patrimonio enorme da dismettere, che è quello precedentemente delle società dell'ENI, delle società minerarie, la cui cessione è stata disciplinata dalla legge numero 33 del 1998. Praticamente voi avete assunto la responsabilità del governo della Regione proprio quando questo iter stava iniziando. La Commissione industria ha approvato la procedura deliberata dalla Giunta, e l'ha approvata grosso modo un anno e mezzo fa, una procedura con diversi limiti, sulla quale comunque è stato dato il parere favorevole dalla Commissione; prevedeva tra l'altro che venissero fatti i bandi pubblici per cedere quella parte del patrimonio non funzionale agli interessi della Regione, e si dovevano semplicemente fare i bandi internazionali per favorire insieme alla vendita la nascita di nuove iniziative imprenditoriali.

Ebbene, a distanza di un anno e mezzo non è stato fatto un solo bando internazionale, per cui vogliamo capire perché anche questo meccanismo non ha funzionato, un meccanismo sul quale, seppure con qualche voce dissonante, soprattutto in relazione al fatto che la priorità dovessero averla i comuni per soddisfare le loro esigenze, cosa che ancora non è stata fatta, nella sostanza c'era un accordo di tutte le parti. Quindi, non si capisce per quale ragione non abbia funzionato. Eppure quella procedura era svincolata addirittura dalle norme di diritto pubblico e dalla legge 35. E neppure quella siete stati in grado di far funzionare. Io non so quali siano gli intoppi, ma, insomma, che voi diciate di voler accelerare attraverso una società immobiliare esterna la vendita di questo patrimonio, quando non siete stati capaci di attivare una procedura che non faceva riferimento al diritto pubblico, ma al diritto privato, non è credibile; francamente c'è da dubitare che questa scelta che avete fatto nasconda qualcosa che è inaccettabile e che ci insospettisce un po' tutti.

Allora, davvero è indispensabile che voi ritorniate al rispetto della legge e soprattutto che la stima del patrimonio sia affidata alla commissione da essa prevista, mentre la vostra idea è che tutta l'istruttoria la possono fare i funzionari della Regione, i funzionari pubblici, questo patrimonio professionale di cui disponiamo, ma proprio la fase finale la sottraete ai dipendenti pubblici e volete imporre un soggetto privato facente capo a un ufficio apposito dell'Assessore che deve stabilire il valore dei beni da alienare.

Questo davvero non mi sembra il modo per risolvere il problema, ma per creare invece problemi all'Assessore, ingenerare dubbi sul funzionamento reale della macchina regionale e, consentitemi anche di dire, qualche sospetto su come voi volete gestire questo patrimonio, non nell'interesse della Regione, ma probabilmente per soddisfare qualche altro appetito.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazioni di voto il consigliere Pusceddu. Ne ha facoltà.

PUSCEDDU (D.S.). Grazie Presidente, intervengo per fare una brevissima dichiarazione di voto sull'emendamento che stiamo per votare. Dichiaro subito che il mio voto sarà favorevole, anche perché il dibattito che si è sviluppato in quest'aula ha sufficientemente posto in rilievo che l'oggetto del contendere non è tanto sull'essere più o meno favorevoli alle dismissioni. Sulla dismissione di un patrimonio immobiliare che talvolta è inutilizzato o sottoutilizzato e che tal altra rappresenta un onere per la nostra amministrazione regionale, siamo tutti d'accordo, anche se abbiamo avuto modo di sottolineare alcuni elementi di contraddizione nell'atteggiamento della Giunta, perché se da una parte vuole attivare con procedure superaccelerate la dismissione del patrimonio immobiliare, contemporaneamente, nella stessa legge finanziaria ci propone di acquistare da privati patrimoni mobiliari consistenti in collezioni di gioielli, per cui è necessario che vi mettiate d'accordo su cosa volete veramente realizzare, se incrementare il patrimonio oppure dismetterlo.

Però, l'oggetto del contendere, come è stato evidenziato da tanti colleghi che mi hanno preceduto, riguarda piuttosto le modalità attraverso cui deve essere effettuata la procedura di dismissione del patrimonio immobiliare. Io dico subito che non mi convince questo atteggiamento di aprioristica chiusura da parte della maggioranza che vuole difendere questa finanziaria, nella sua pur letterale espressione, cercando di interpretarla quasi sia una sorta di bibbia, di dogma senza accettare nessuna modifica.

Le modifiche che noi abbiamo proposto, non ultima anche quella contenuta nell'emendamento che stiamo per votare, nascono dall'esigenza di arrivare ad una semplificazione ma non a nuovi soggetti gestori; neanche riteniamo che il discorso sulla semplificazione e abolizione di comitati, che talvolta sono pletorici, su questo possiamo anche essere d'accordo, non sia da affrontare, però se volete affrontare questo aspetto, venite in Consiglio e portate l'elenco di tutti i comitati e di tutte le commissioni che non hanno ragion d'essere. Noi riteniamo invece che la legge 35 sia una legge quadro che comunque consente alla Regione di attivare le procedure di dismissione del patrimonio immobiliare. Però, a questo proposito il problema non è solo quello di arrivare, assessore Masala, a delle stime, anche perché io ritengo che se noi ci poniamo ancora problemi di questo tipo, prendendo alla lettera l'assessore Biancareddu che dice: "Noi dovremo avere l'atteggiamento del buon padre di famiglia, che a sua volta può essere conduttore o locatore di beni immobili", innanzitutto dobbiamo rilevare che siete dei pessimi padri di famiglia nel momento in cui non avete neanche le stime e i valori attualizzati del vostro patrimonio, cosa che già la legge prevede, perché la stessa legge quadro di contabilità, la legge regionale numero 11 dell'83, prevede all'articolo 65 che il conto del patrimonio deve indicare, in termini di valore aggiornato alla data di chiusura dell'esercizio del conto cui si riferisce, tutti i beni immobili e anche i beni mobili.

Voi state proprio dimostrando che siete inadempienti rispetto a prescrizioni di legge, per questo sarebbe opportuno affrontare questa tematica, però su un piano diverso, perché il patrimonio è un fatto anche dinamico, non statico. Noi stiamo rivendicando, da una parte, il trasferimento, ai sensi di norme statutarie, di parti di patrimonio che sono ancora in possesso dello Stato - vedi tutta una serie di beni che erano soggetti a servitù militari oppure tanti beni inutilizzati dallo Stato che magari non sono più funzionali agli obiettivi di difesa o a quelli che erano stati previsti inizialmente.- però contemporaneamente abbiamo l'esigenza di alienare parte del nostro patrimonio, soprattutto nel quadro del rispetto del principio di sussidiarietà sul versante degli enti locali. Ci sono tanti appartamenti, beni, terreni che insistono sul territorio degli enti locali, e farebbe bene la Regione a dismettere questo patrimonio dandolo proprio, in ossequio al principio di sussidiarietà, agli enti locali. Questo, non per fare delle operazioni di carattere speculativo che possono agevolare questo o quel privato, ma per valorizzare, all'insegna del federalismo interno, il ruolo fondamentale che le autonomie locali hanno per la nostra Regione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (D.S.). Signor Presidente, io intervengo per dichiarare, come tutti gli altri colleghi del centrosinistra, il mio voto a favore dell'emendamento.

Ma, siccome sono stati portati tanti argomenti fondati, io non ne aggiungerò nemmeno uno perché li condivido. Colgo però l'occasione della dichiarazione di voto per segnalare un problema che forse, non in questa sede, non in questo momento, ma potrebbe trovare utile collocazione nella riflessione sul patrimonio immobiliare della Regione. Ho sentito dire, forse l'ho letto sui giornali, che il Consiglio si appresta ad acquistare, immagino con un congruo pacchetto di miliardi, un edificio prestigioso da adibire a sede della propria biblioteca. Visto che stiamo parlando di patrimonio regionale, credo che tutto ciò, quando si può, che serve a gestire meglio il patrimonio o a risparmiare delle risorse, dovrebbe essere attentamente considerato. Allora mi domando se nel patrimonio immobiliare della Regione di cui stiamo parlando giustamente, perché il problema è serio, e stiamo sollevando una questione molto opportunamente ed incisivamente, se nel patrimonio regionale non ci siano, o edifici altrettanto appropriati e prestigiosi da adibire a sede della biblioteca del Consiglio regionale risparmiando dei quattrini, o se non ci siano, qualora non ricorra la prima fattispecie, degli edifici che possano essere permutati; la permuta, infatti, è un istituto a cui si ricorre ordinariamente in casi del genere. Io ho - non io persona ahimè - un mucchio di edifici, non ho quello che mi serve per quella propria, specifica destinazione, però posso permutare uno o più dei miei immobili con altri che hanno a disposizione un bene che può soddisfare l'esigenza che ho. Ecco, io penso che questo porterebbe: uno, a risparmiare molti quattrini; due, a risparmiare molte chiacchiere; tre, forse a risparmiare qualche altra cosa.

Ecco, mentre ragioniamo giustamente di patrimonio immobiliare, in un angolino ho ritenuto opportuno mettere questa piccola considerazione. Voterò a favore dell'emendamento Vassallo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masia, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MASIA (F.S.D.). Grazie Presidente. Su questo emendamento naturalmente il mio voto sarà favorevole, anche se mi sembra un tentativo per cercare di tamponare una situazione che, secondo me, a questa maggioranza sta sfuggendo di mano.

Il comma 14 esordisce dicendo: "Al fine di accelerare", ed è proprio su questo che io ritengo bisognerebbe spendere qualche parola. Credo che non si acceleri proprio un bel nulla, nel senso che se è vero che l'obbiettivo che si vuole raggiungere può essere anche valutato in maniera positiva, sicuramente il metodo è, almeno dal mio punto di vista, totalmente sbagliato. Il mio Capogruppo, questa mattina, ha evidenziato alcuni aspetti che sono sicuramente condivisibili da tutti; abbiamo un patrimonio enorme che però sta degradando sotto gli occhi di tutti, è sicuramente mal utilizzato, e spesso, per non dire quasi sempre, costa alla nostra amministrazione molto di più di quanto rende.

Questi sono naturalmente aspetti che non ci possono sfuggire, dei quali sicuramente ci dobbiamo fare tutti carico, e sui quali però probabilmente allora bisogna intervenire con metodi che siano davvero utili, che siano propositivi, e non attraverso una finanziaria, che per affrontare un problema che esiste, che è reale, propone di utilizzare i rimedi meno idonei. La prima domanda che tutti si sono posti, e credo che comunque non possa non essere sottolineata è, se sia giusto che noi affidiamo ad una società esterna il compito di alienare questi beni.

Questa scelta può essere anche dovuta al fatto che, qualcuno l'ha denunciato e condivido tale tesi, ci manca totalmente qualsiasi informazione circa la quantità degli immobili che possiede la nostra amministrazione regionale, e quindi è logico che a questo punto si cerchi anche di scaricare all'esterno il relativo onere. Non c'è chiarezza su quello che davvero noi vogliamo alienare con questo articolo di legge. A questa mancanza di chiarezza mi pare che si aggiunga un altro aspetto, che è quello che con questo emendamento, si sta cercando di combattere, che consiste nella volontà di porre in essere una procedura mancante di trasparenza, perché a questo punto ci ritroveremo, non solo ad alienare questi beni attraverso una società esterna, ma a farli anche stimare da un soggetto esterno, e questo metodo solitamente non viene utilizzato per i beni pubblici. Voi sapete bene che quando devono essere stimati dei beni pubblici è richiesto un avallo anche da parte dell'ufficio tecnico erariale, perché è quello che si fa carico di garantire che il prezzo che viene fatto è equo, è corretto.

Voterò a favore di questo emendamento per quanto possa essere riduttivo; non posso tuttavia non evidenziare un aspetto, cioè che anche attraverso questo articolo di legge sta venendo fuori una certezza, quella certezza che io cerco di dare a quelli che un po' stanno intorno a me quando mi chiedono quanto durerà questa maggioranza. Ad essi rispondo: "Guardate, durerà pochissimo, si stanno vendendo tutto, si stanno indebitando fino all'osso, il che sta a significare che anche loro sono convinti che presto dovranno andare via. Grazie.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Per cortesia, consentite che si possa lavorare con un po' d'ordine. Ci rimettiamo tutti, maggioranza ed opposizione, se si instaura un modo di lavorare disordinato.

Ha domandato di parlare il consigliere Lai, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LAI (D.S.). Grazie Presidente per la possibilità di intervenire. Intervengo su questo emendamento per dichiarare il mio voto favorevole, non perché sia una soluzione definitiva del problema che lungamente abbiamo discusso in Aula, ed abbiamo lungamente discusso dando un contributo costantemente positivo, nel senso che tutto il centrosinistra ha addotto in qualche modo delle motivazioni, delle ragioni, ed ha anche proposto delle soluzioni perfino con commoventi e accorati appelli, per esempio del collega Cugini, sia ieri che stamattina, che vi richiamavano alla necessità di far coincidere le vostre dichiarazioni verbali con ciò che invece scrivete; tra le due cose infatti vi è una costante discrepanza, quasi a rivelare una scissione della personalità. Allora o non sapete quello che scrivete, oppure dite cose diverse da quelle che volete fare. Però, nonostante questa discrepanza, da parte nostra l'appello continua ad essere accorato, nel tentativo di far leva sulle manifestazioni positive che informalmente e talvolta anche ufficialmente fate nel richiamare la necessità che si dia un grande contributo alla velocizzazione di questo processo, all'approvazione della finanziaria e quindi il più alto consenso alle misure che affrontano le necessità che i sardi hanno. Però nel concreto continuate a proporci scatole che nascondono contenuti indicibili, irraccontabili e descritti sempre con proposte totalmente differenti.

Adesso io non vorrei, come dire, ripetere le parole del collega che mi ha preceduto perché magari poi portano anche sfortuna anche se noi non possiamo che augurare, almeno in termini politici, che i segnali che voi date non facciano che confermare una situazione da parte vostra ormai di evidente disagio, di evidente assenza di sintonia e di interessi che si vedeva che erano conflittuali sin dall'inizio, cosa che adesso sta emergendo in tutta la sua gravità. Di tutto ciò ne stanno facendo le spese i sardi, e di questo noi ci preoccupiamo; ma tra di voi c'è gente di buona volontà e quindi il nostro appello è rivolto a quelle persone. C'è consenso anche tra di voi su proposte che garantiscano che tutto sia fatto con procedure positive, con procedure trasparenti, con procedure che consentano di velocizzare la trasformazione del patrimonio da un peso ad una risorsa. Perché allora non cogliere i suggerimenti positivi perché questo peso diventi una risorsa per i sardi, per la comunità, per l'interesse collettivo? Non arrivano segnali da parte vostra, né una controproposta concreta, né una richiesta, che so, di sospensione della discussione su questo tema per discutere nel frattempo gli altri articoli e poter poi riprendere questo argomento con una proposta concreta su cui tutti ci troviamo d'accordo, che squarci in qualche modo il velo col quale state coprendo un'operazione che, a detta vostra, è positiva, e sugli obiettivi potremmo anche essere d'accordo, ma le cui modalità attuative non possono essere assolutamente condivise.

Anche l'assessore Biancareddu stamattina ha detto parole che noi abbiamo apprezzato, però ad esse non ha fatto seguito alcun elemento concreto che le sostanziasse con un consenso che venisse dall'intera Giunta, e sono affermazioni di uno dei principali esponenti della Giunta su questo argomento. Questa è una ulteriore discrepanza: un componente della Giunta propone degli elementi positivi che poi non vengono colti dal resto della maggioranza e dal resto dell'esecutivo. Insomma, troviamo le possibilità concrete di affrontare questo tema per il bene di tutti facendo emergere il consenso sugli elementi positivi, sugli obiettivi che vogliamo davvero raggiungere tutti insieme senza lasciarci fuorviare da azioni che possono nascondere interessi che invece voi stessi dite non volete nascondere. Serve un gesto di buona volontà, un gesto intelligente che confermi le cose dette con atti concreti che consentano di sedere ad un tavolo per precisare gli obiettivi, gli strumenti che si possono mettere in campo, le procedure che si possono utilizzare, che esistono e quindi non c'è bisogno di inventare niente, bisogna soltanto riprenderle anche dal mercato, e poter così conseguire questo obiettivo di fare del patrimonio non un peso ma una risorsa per l'intero bilancio e per l'intera comunità sarda.

PRESIDENTE. Sono conclusi gli interventi. Passiamo alla votazione dell'emendamento. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Vorrei chiedere la votazione nominale con procedimento elettronico.

PRESIDENTE. E` stata chiesta la votazione nominale. Chiedo ai sette consiglieri che appoggiano la richiesta di alzarsi in piedi.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri SECCI, Gian Valerio SANNA, LAI, SELIS, MORITTU, SCANO, Emanuele SANNA.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione palese con procedimento elettronico dell'emendamento 402.

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ONIDA - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PSUCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU -VASSALLO.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - OPPI - PIANA - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RASSU - SATTA - SCARPA - TUNIS - USAI - VARGIU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 72

Votanti 72

Maggioranza 37

Favorevoli 34

Contrari 38

(Il Consiglio non approva).

Passiamo ora all'emendamento numero 199.

Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA Gian Valerio (Popolari-P.S.). Credo che, qualcuno lo diceva poc'anzi, la resistenza della Giunta su questo argomento tutto sommato rappresenti la prova che c'è qualcosa sotto. E` possibile! E` possibile! E` possibile perché la mancanza della minima condizione di dialogo su questo argomento, ci porta a dire questo; oltre al fatto che guardandovi uno per uno, osservandovi si potrebbe dire: "No, non è solo così", vi manca il padrone stasera, cioè colui che può decidere se cambiare o meno l'atteggiamento di una maggioranza che è chiusa nella sua teca, ferma a sostenere una tesi delicata, non fosse altro perché pochi giorni fa vi abbiamo trovato su un medesimo argomento, silenziosi, indifferenti, tacitamente complici di un furto che si stava perpetuando nei confronti della Sardegna. Ci dovete consentire il sospetto, anche perché sull'emendamento che propone l'abrogazione del comma 15 ho già fatto alcune considerazioni. Io chiederei l'attenzione del Presidente ed anche dell'Assessore, Presidente, perché c'è un qualcosa di molto delicato in questo comma, e lo vorrei dire anche agli uffici se mi prestano un attimo di attenzione; coloro che come me hanno condiviso l'esperienza di fare l'amministratore locale, che io giudico in questo momento, alla luce di questa pur breve esperienza che sto facendo qui dentro, esaltante, sanno e comprenderanno quello che sto per dire. A parte il fatto che quello che fuori da qui viene chiamato "interesse privato in atto d'ufficio" qui dentro si chiama "legge"; quello che fuori da qui, negli enti locali, si chiama "danno erariale", qui si chiama semplicemente "manovra finanziaria"; quello che si chiama negli enti locali "doveroso rispetto dei patti di stabilità" qui si chiama "dissesto finanziario autorizzato con legge", io vorrei capire, e lo chiedo agli uffici, come si fa ad autorizzare il Consiglio della Regione sarda a discutere leggi che violano le norme vigenti, che le manipolano e se si controlla, lo dico a lei Presidente, volendolo dire anche agli uffici che censurano gli emendamenti da noi presentati perché non hanno copertura, perché tecnicamente non vanno bene, che venga rispettata la tecnica giuridica. Vedremo quando esamineremo il prossimo articolo 22, un caso emblematico: con un emendamento alla finanziaria si fanno rivivere due articoli di una legge abrogata con un'altra legge della Regione. Ma è mai possibile che questo possa essere ammesso nella sede più alta dell'autonomia regionale? Sono fatti gravissimi! Perché bisogna chiarirci, cari assessori, se con un emendamento come quello che voi avete presentato, quello che state facendo apparire a noi come un evento straordinario, come norma che disciplina un processo straordinario di dismissione del patrimonio regionale, incidendo sulla legge 35, modificandola ed amputandola dei suoi cardini essenziali, volete fare in modo di trasformare in strumento ordinario la nuova procedura che proponete. Ma vi sembra una cosa corretta?

Non era possibile parlare di deroga all'articolo 2 della legge 35 per giustificare la straordinarietà, no, era necessario amputarla. Allora io dico rapidamente, anche rispondendo alle obiezioni avanzate dal collega Milia: voi avete oggi, e lo vedremo quando discuteremo l'articolo 22, tutto il personale dei Comitati Circoscrizionali di Controllo che è idoneo e sufficiente a fare questo lavoro per il quale lei lamenta la mancanza di personale. Dipende dalla coerenza dei comportamenti che usate: se li volete tenere ad assistere comitati inutili è chiaro che personale non ce n'è, se lo volete impegnare correttamente, questa è una partita sulla quale si possono cimentare. Per finire, all'onorevole Biancareddu dico solo che i soggetti depositari di questa iniziativa sono le agenzie immobiliari e gli affaristi, perché le banche, le assicuro, di patrimonio che non riescono a smaltire come esito dei conflitti e delle crisi economiche delle aziende sarde, ne hanno fin troppo e non sanno che farsene, quindi tra di noi non prendiamoci in giro e guardiamo la realtà com'è.

PRESIDENTE. Prima di dare la parola ai successivi colleghi che sono iscritti per dichiarazione di voto, vorrei raccomandare agli oratori che, essendo iscritti quasi tutti, è necessario non superare i cinque minuti prescritti dal Regolamento. Ad evitare incidenti di percorso ritengo corretto informare prima dei prossimi interventi che alla scadenza del termine non verrà concesso altro tempo per la conclusione, perché sennò non si finisce. Mi pare che abbiate tutti argomentato sufficientemente le vostre posizioni, ognuno ha la possibilità di ribadirle brevemente, quindi credo che i cinque minuti previsti siano più che sufficienti per ogni intervento. Io non concederò più tempo se non in casi eccezionali.

Per dichiarazione di voto ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). La maggioranza non ha gioito granché per la vittoria che ha incassato poco fa. Ha votato contro l'emendamento che è stato ampiamente illustrato da questa parte del Consiglio, secondo me senza nessuna convinzione, perché non c'è stato un argomento, uno, che abbia spiegato la ragione per cui abbiate espresso quel voto. Ordine di scuderia. Perciò io penso che il voto del collega Onida non fosse un errore, che fosse un voto che in coscienza Onida ha dato perché di fronte a nessuna spiegazione logica, non è possibile che si possa seguire in modo così irrazionale una direttiva che viene, neppure da tutta la maggioranza e da tutta la Giunta, perché l'assessore Masala, a onor del vero, aveva fatto un cenno abbastanza esplicito di possibile accoglimento di quell'emendamento. L'assessore Biancareddu, che è pressoché sempre assente, durante la discussione di quell'emendamento si è invece piazzato su quella sedia e non ha accettato neppure un'ipotesi di mediazione o di componimento con altri emendamenti della stessa Giunta.

Noi non siamo di quelli che vogliamo sapere cosa c'è sotto. A noi di cosa avete sotto non ce ne importa niente. Noi vediamo e sappiamo quello che c'è sopra, e sopra in questo caso c'è un'azione continua e perversa di dilapidazione del patrimonio pubblico regionale. C'è poco da giocare! Siccome questi altri emendamenti ci consentiranno di dichiarare il nostro voto, lo dichiareremo componendo a pezzi un piccolo ragionamento che valga anche come una testimonianza e una conoscenza di fatto.

Voi, con un articolo successivo della finanziaria, mi pare l'articolo 15, comma 14, stanziate un miliardo della Regione per acquisire o costruire (non avete neanche deciso cosa dovete fare) nel Comune di Arzachena, una sede di rappresentanza della Regione. Vi dovreste vergognare e sotterrare perché in quel di Gallura la Regione Autonoma della Sardegna possiede proprietà immobiliari distribuite in tutto il territorio. Perché volete stanziare un miliardo per una sede di rappresentanza in Arzachena? A Poltu Quatu c'è un palazzo della Regione dove ci sono gli uffici del Comune di Olbia, fatevi dare tre stanze lì, che sono della Regione. Nella città di Tempio, il comune aveva stanziato un miliardo e mezzo per acquisire un'ex caserma dal demanio militare, era intervenuta la Giunta regionale a sua tempo, quando la Giunta si opponeva ai soprusi del Governo, e il Comune di Tempio non ha pagato una lira, il sindaco di Tempio ha messo una firma in un pezzo di carta perché il responsabile del Ministero è venuto a Cagliari e con l'Assessore a quel tempo in carica è andato a Tempio e ha firmato, in presenza del Sindaco, un atto col quale l'ex caserma militare è andata gratis dallo Stato alla Regione e, contestualmente al Comune di Tempio. Lì ci sono uffici di rappresentanza della Regione quanti ne volete! Ed ancora in Gallura ce n'è quanti ne volete di immobili; perché volete vendere quello che si ha per spendere i danari pubblici per comprare quello che vorreste voi?

L'inventario dei beni la Regione l'ha fatto, e questo inventario, quando si è fatto, ha messo a nudo gli imbrogli, gli autentici imbrogli che hanno caratterizzato per decenni la gestione del patrimonio pubblico, fermando le usucapioni in corso; grazie a ciò la Regione ha preso conoscenza, 15 anni fa, di tutti i beni che aveva e della loro condizione giuridica, ivi comprese aree nella città di Cagliari e in altre città della Regione, che erano di servizio finché erano pubbliche, e nel momento in cui stavano per essere usucapite, per distrazione non casuale della Regione, diventavano edificabili.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Mi faccia finire la frase che devo dire di chi era quell'area.

PRESIDENTE. L'avevo avvisata prima, onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Lo dirò quando interverrò per dichiarazione di voto sul prossimo emendamento.

FADDA (Popolari - P.S.). Io la prego e prego anche i colleghi e anche il collega Fantola, se è possibile, lo chiedo per gentilezza, di prestare un po' di attenzione.

Io sono convinto che gli assessori Biancareddu e Masala, quando hanno presentato in Commissione il provvedimento che stiamo discutendo abbiano letto la legge regionale numero 35. In modo particolare questo è riferito anche al comma 14: voi state approvando qualcosa che non può essere applicato, perché o avete il coraggio di abolire tutta la 35 altrimenti invito l'Assessore e i colleghi a leggersi la legge regionale numero 35. Leggo soltanto un comma, Assessore: "La vendita avviene mediante pubblico incanto, presieduto dal funzionario responsabile del procedimento, con il sistema della candela vergine, secondo le procedure, per quanto non diversamente determinato dalla presente legge e per quanto compatibili, di cui agli articoli 576 e seguenti del Codice di procedura civile". Adesso mi dovete dire perché abbiamo discusso tutto il giorno per approvare delle norme che hanno generato contrasti dentro questo Consiglio, quando noi vi stavamo dicendo: "State attenti a quello che state facendo! Quello che voi volete approvare è inapplicabile"! O abolite tutta la 35 o altrimenti vi invito a leggerla con attenzione, perché ci sono anche altri passaggi che rendono inapplicabili le norme che voi andate proponendo. Non è in contrasto con il comma 14 la norma che ho letto adesso? Se volete affidare a società private la dismissione quando per essa è prescritto il pubblico incanto, con un funzionario pubblico, come potete procedete alla vendita? Ci sono anche norme successive, che parlano di "trattativa privata", perché non le avete abolite? Perché non leggete le leggi prima di modificarle! Quando noi vi diciamo: "State attenti, guardate che le leggi di settore devono andare in Commissione, devono essere esaminate, devono essere ponderate, non proponete modifiche con emendamenti alla legge finanziaria presentati in aula che contengono norme intruse" abbiamo ragione!. Allora io chiedo prima di procedere, prima che facciamo le dichiarazioni di voto, se quello che o ho detto, assessore Masala, corrisponde al vero oppure no.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ho davanti a me il testo della legge!

FADDA (Popolari-P.S.). Sì, ce l'ha davanti. Allora io le chiedo se dobbiamo andare avanti o se quello che stiamo approvando è in completo contrasto con gli altri articoli che rimangano della legge regionale numero 35. Poi farò la dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Selis. Ne ha facoltà. Eravate tutti iscritti per dichiarazione di voto, onorevole Fadda.

CUGINI (D.S.). Deve rispondere l'assessore Masala.

PRESIDENTE. Se lo ritiene, l'Assessore risponderà per vie brevi.

SELIS (Popolari-P.S.). Presidente, l'Assessore può non rispondere e potete far finta di non sentire di non ascoltare, e non parlare, ma credo che sia evidente a tutti che la nostra insistenza su questo argomento deriva dal fatto che siamo profondamente preoccupati perché il problema di cui stiamo parlando non è marginale, non si tratta di una norma che prevede una spesa più o meno azzeccata, come ce ne possono essere tante nella legge finanziaria. Io credo che noi stiamo insistendo - e faccio appello alla vostra sensibilità - perché siamo profondamente convinti (dovrò usare parole che sono forse un po' pesanti, ma perché rimangano agli atti) che questa norma può legittimare il malaffare, può legittimare affari e comportamenti non trasparenti che andranno a favore di soggetti privati e non del bene comune. Lo dico sapendo quello che sto dicendo ed essendo di questo convinto.

Io stimo tanti colleghi del centrodestra, allora faccio appello a tanti di questi colleghi perché la loro lealtà politica, apprezzabile come tutte le lealtà e le appartenenze, non sia il pretesto per abdicare alla loro coscienza, perché ci sono dei valori che vanno oltre e devono essere anteposti alla lealtà politica e ai giochi di maggioranza e di squadra, e i valori fondamentali sono quelli della propria coscienza e della propria lealtà.

Allora, modificare una legge come questa, come la 35, senza tentare di applicarla e senza tentare di dimostrare con qualche rapporto al Consiglio dove è che la legge non ha funzionato, è già di per sé un atto disdicevole, ma modificarla in questo modo, cioè prevedendo una procedura che esautora una Commissione composita e attribuisce il compito di valutare i beni (e sono palazzi, sono terreni, sono patrimoni immobiliari complessi) a un funzionario, a un ufficio, e poi, alla luce di questa valutazione, consente all'Assessore e alla Giunta di affidare a soggetti privati la vendita di questo enorme, ingente patrimonio, e che si presta, non è detto che poi lo facciate, ma le leggi servono per essere garanzia, si presta ad essere manipolata a favore di interessi privati può sicuramente legittimare il malaffare.

Scusatemi se sono così schietto, ma io immagino non l'assessore Biancareddu, ma un assessore futuro, che magari non è presente in quest'aula, che alla luce di queste norme nomina un suo funzionario di fiducia a capo di quel famoso ufficio, che può rendere succube e al quale può dettare anche le condizioni di valutazione di questo patrimonio. Quindi, questo funzionario, intimidito o riconoscente all'assessore di turno, accetta le indicazioni di valutazione del patrimonio degli immobili, dei terreni, dei parchi vendibili, eccetera, e accettando queste indicazioni dell'assessore di turno gli consente, alla luce di quelle valutazione compiacenti, di mettere in vendita ingenti patrimoni che servirebbero per il bene comune, affidandoli a soggetti privati.

Questa è una procedura che con la legge non ha niente a che vedere; questa è una procedura che usa la legge per dare copertura apparente di legalità e di correttezza a interessi privati; questa è una procedura che non va giudicata secondo le vostre appartenenze politiche, ma va giudicata secondo la vostra coscienza, va giudicata secondo la nostra comune coscienza. Siamo chiamati ad essere legislatori, di destra, di sinistra, non ha importanza, ma siamo chiamati a fare leggi che garantiscano prima di tutto l'interesse collettivo, il bene comune e gli interessi dei cittadini. Qua si stanno facendo leggi e non ne è questa finanziaria l'unico esempio, ne vedremo altri, che invece piegano, rendono succube, mortificano, condizionano il bene comune a favore di interessi privati e questo francamente non è accettabile, non per un problema politico, ma per un problema di coscienza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Una risposta ci vorrebbe.

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, ho detto che se ritiene l'Assessore risponderà per vie brevi. Per cortesia, la prego di far svolgere gli interventi. Prego, onorevole Spissu.

SPISSU (D.S.). Grazie Presidente, le chiedo scusa, prima non intendevo sostituirmi a lei, stavo soltanto formulando una richiesta a nome dell'oratore di turno. Non mi permetterei di sostituirla.

Io, assessore Masala, mi rivolgo a lei perché non capisco a chi ci dobbiamo rivolgere per farci dare una spiegazione sul modo in cui si sta conducendo questo nostro lavoro. Non riesco a capire perché ci sia questo accanimento, e perché ci costringiate a svolgere quest'azione, che è un'azione pesante, in relazione ai commi 14 e 15 dell'articolo 2 nei quali dite di voler abrogare l'articolo 2 della legge 35 per accelerare la dismissione dei beni.

Le chiediamo, assessore Masala, questo significa che l'articolo 1 della 35 è in piedi? Penso che, naturalmente, la risposta sia positiva perché sia nei due commi che ci state costringendo a discutere in questo modo, sia nell'emendamento numero 131, tanto caro a lei, che getterebbe un cono di luce su tutta questa materia oscura, continuate a dire che è abrogato l'articolo 2. Questo significa che il resto della legge 35 resta in vigore, resta in vigore soprattutto l'articolo 1 che prescrive le modalità di vendita e di dismissione del patrimonio e le modalità con le quali questo patrimonio viene individuato e definito. Voi mi dovete spiegare, ci dovete spiegare, che cosa state facendo. Chi vi scrive le norme, se le scrivete per dare risposte a qualcuno o per risolvere i problemi.

Noi continuiamo, assessore Masala, a ritenere che siccome questa manovra è oscura e siccome non ci viene chiarita, gli interessi e lo spirito che stanno dietro questi due commi siano sospettabili, sospettabili naturalmente non in termini di credibilità personale, di onestà e di integrità personale, ma che siano sospettabili dal punto di vista politico, legislativo e dal punto di vista della gestione quale noi la intendiamo di beni che sono beni di tutti. Assessore Masala, se lei è il nostro interlocutore qui, stasera, vorrei rivolgerle ancora una volta la richiesta di sospendere l'esame di questi commi perché possiamo riflettere su questa mostruosità che volete fare, che sarà perfino inattuabile, inapplicabile. Ci costringete a stare due giorni in Aula a spiegarvi, o chiedervi spiegazioni, su una norma che sarà inattuabile, vi chiediamo di sospendere per cortesia, di non costringere noi e l'Aula a rinnovare, a reiterare, a continuare ad argomentare ciò che oramai è chiarissimo senza che da voi ci sia una spiegazione, un momento in cui dite che forse nessuno ha capito di cosa stiamo parlando, e invece volete votare per spirito di parte.

Vi chiediamo di sospendere questa inutile discussione.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Spissu.

Ha domandato di parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

SECCI (Popolari-P.S.). Vuole fare una dichiarazione di voto anche la Giunta?

CONTU (C.C.D.), Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale. Posso fare una dichiarazione di voto anche io? Perché non posso fare una dichiarazione di voto? Guardate, il mio sarà un intervento tecnico perché spetta all'assessore Masala dare le risposte. Se però mi è consentito fare un intervento tecnico, conoscendo abbastanza bene la materia...

CUGINI (D.S.). Se stiamo introducendo una procedura nuova, può.

PRESIDENTE. Sta intervenendo non come Assessore, ma ha chiesto la parola come consigliere per dichiarazione di voto.

Se, come sta avvenendo, oltre le dichiarazioni di voto viene svolto qualche altro argomento, poiché è una cosa che tutti stanno facendo, non vedo perché non possa farlo l'onorevole Contu.

CONTU (C.C.D.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Il Regolamento lo conosco anche io, è tutto anormale, perché o facciamo dichiarazioni di voto o poniamo quesiti. Siccome qui non interveniamo più per dichiarazione di voto perché l'onorevole Fadda giustamente dice: "Prima di fare la dichiarazione di voto è bene che si chiarisca tutta la situazione", mi pare anche ovvio...

PRESIDENTE. Onorevole Contu, non è così. Onorevole Contu, io le ho chiesto su cosa intendesse prendere la parola, le ho specificato che lei aveva diritto di parlare cinque minuti per dichiarazione di voto.

CONTU (C.C.D.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Parlo per dichiarazione di voto, d'accordo. Mi consentite di dare un chiarimento? Fatemi dare un chiarimento.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Per cortesia, deve parlare l'onorevole Contu, e non voi.

CONTU (C.C.D.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Siete di una faziosità! Fatemi dare un chiarimento, scusate.

PRESIDENTE. Onorevole Contu, lei deve fare l'intervento in cinque minuti. Grazie

CONTU (C.C.D.), Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale. Secondo me, la situazione è più semplice di quanto non crediamo. Qui si parla di abolizione dell'articolo 2, il che significa che rimangono in piedi tutti gli altri articoli della legge, mi pare ovvio. Ma se rimangono in piedi tutti gli articoli della legge 35, noi siamo più che garantiti, perché il secondo comma dell'articolo 1 dice che l'elenco dei beni da dismettere va mandato alla Commissione competente.

(Interruzioni)

Mi faccia dire la mia opinione per poter giustificare il mio voto.

FADDA (Popolari-P.S.). Anche il 14.

CONTU (C.C.D.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Sì, ora sto parlando dell'emendamento su cui lei ha chiesto giustamente chiarimento. Mi faccia finire, la prego.

Allora io dico che c'è la garanzia del passaggio del piano di dismissione all'esame della Commissione competente. E' previsto dalla legge. Per quanto riguarda la cosiddetta vendita all'asta, io voglio ricordare ai colleghi che sono previste due procedure: una è la trattativa privata per i valori che non superano i cento milioni, mentre quando superano i cento milioni si deve per forza procedere ad un'asta, quindi anche se io lo dessi a delle agenzie immobiliari è chiaro che la procedura prevista dalla legge 35, non essendo stata abolita, rimane chiaramente in piedi. Il che vuol dire in parole ancora più povere che l'agenzia potrà fare la trattativa privata per la dismissione di beni del valore non eccedente i cento milioni, ma per ciò che riguarda quelli di valore superiore, è chiaro che se non l'aboliamo tutta la legge 35, l'asta pubblica la si deve fare. Io mi sento garantito dall'asta pubblica.

FADDA (Popolari-P.S.). Allora, che cosa avete fatto?

CONTU (C.C.D.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Finisco, scusa onorevole Fadda, l'unica differenza, che c'è tra la procedura prevista dalla legge 35 e quello che noi abbiamo approvato, è che invece di attribuire il compito di valutazione i beni alla Commissione lo si attribuisce ad un servizio dell'Assessorato. Su questo le opinioni possono essere contrastanti, c'è chi mi dice che è migliore la Commissione, chi che è migliore il servizio, io non lo so.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Affidate l'alienazione a soggetti esterni!

CONTU (C.C.D.), Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale. L'alienazione? Ma devi rispettare la 35 comunque. Ma si capisce benissimo.

FADDA (Popolari-P.S.). Chi fa la licitazione? Solo un funzionario pubblico la può fare.

(Interruzioni)

CONTU (C.C.D.), Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale. Comunque il mio voto sarà conforme a quello della maggioranza.

(Interruzioni)

FADDA (Popolari-P.S.). Non si potrà vendere nulla, caro Biancareddu, con questa norma che avete approvato! Non si potrà vendere nulla!

PRESIDENTE. Signori colleghi del centrosinistra possiamo procedere o dobbiamo aspettare ancora? Volete un po' di ricreazione? Possiamo procedere?

Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS (Rif.Sardi-U.D.R.). Signor Presidente…

(Interruzioni)

SPISSU (D.S.). Non c'è un ordine di iscrizione? Le regole ci sono. Siamo iscritti tutti.

PRESIDENTE. Scusate un attimo, io voglio essere molto chiaro con i colleghi consiglieri, scusi onorevole Floris, si può accomodare un attimo? Onorevole Spissu non ho capito cosa voleva dirmi, vorrei capire.

Per cortesia se vuole prendere la parola la chieda e mi comunichi quello che vuole comunicarmi perché non ho sentito niente e non ho capito niente.

Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Le volevo sottolineare, Presidente, che c'è un ordine di iscrizione, noi ci siamo iscritti immediatamente, l'onorevole Floris si è iscritto adesso e quindi parlerà quando verrà il suo turno.

PRESIDENTE. Avete sempre preteso che venisse rispettato il criterio dell'alternanza, vi siete sempre disperati e strappati le vesti perché non interviene nessuno del centrodestra. Allora, per cortesia, chiedo a tutti di collaborare ad un ordinato svolgersi dei lavori, altrimenti è difficile dirigere quest'Aula ed io ci posso riuscire se tutti mi aiutate, diversamente sospendiamo la seduta e ci rivediamo tra mezz'ora.

Cerco di fare del mio meglio, avete denunciato per giorni e giorni l'assenza di interventi del centrodestra. C'è un intervento del centrodestra a cui dare la precedenza e voi me lo contestate?

SECCI (Popolari-P.S.). Ha appena finito di parlare Contu per dichiarazione di voto!

SANNA Emanuele (D.S.). Sono dichiarazioni di voto, non è un dibattito!

PRESIDENTE. Ho sbagliato io, è vero, va bene, va bene!.

Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

SECCI (Popolari-P.S.). Signor Presidente, le chiedo scusa per le osservazioni che le facevo.

Nel dichiarare il mio voto a favore di questo emendamento vorrei osservare che non ci vuole molto a riconoscere che la materia, per come è stata impostata dalla Giunta, risente ancora una volta di una difficoltà che io ieri, parlando sull'articolo, ho espresso. La Giunta regionale ha presentato un emendamento sostitutivo dei commi 15 e 14, ma lo discuteremo quando sarà il momento. Adesso mi interessa dire che ancora una volta su una materia importante, difficile, complicata e articolata ci si muove a tentoni. Questa è la ragione, in sintesi, per la quale noi abbiamo presentato l'emendamento soppressivo e stiamo cercando in mille maniere di evidenziare quali sono i pericoli che la vostra proposta crea.

Si muove a tentoni la Giunta regionale in tutta la sua proposta perché l'unico obiettivo che ha è quello di individuare un soggetto privato che sovrintenda all'alienazione dei beni patrimoniali della Regione disponibili, senza essersi curata minimamente di andare anche a leggere soltanto la norma che regola questa materia, perché sarebbe stato più corretto, come ha detto qualche collega che mi ha preceduto, che si abrogasse completamente la legge 35 e si stabilissero criteri e principi diversi. Non aggiungo nulla alle considerazioni fatte sull'articolo 1 della legge 35 del 1995 che non vengono assolutamente messe in discussione, e quindi sull'inapplicabilità, come osservava il collega Fadda, delle nuove norme proposte; ma voglio fare una considerazione soltanto sull'articolo che si pensa di abrogare, cassando la Commissione che era prevista per sovrintendere all'alienazione dei beni.

Qualcuno si è dimenticato di leggere che questa Commissione aveva anche un altro compito, perché il comma secondo dell'articolo 2 che si vuole abrogare dice: "L'Amministrazione Regionale può chiedere alla Commissione di effettuare la valutazione anche degli immobili da acquisire al patrimonio regionale, nonché la determinazione dei canoni degli affitti attivi e passivi". Questa norma mi sembra che aggiunga qualche ulteriore motivo di riflessione, qualche ulteriore motivo per andare con i piedi di piombo. Ci spiegate, cassando questo comma dell'articolo 2, come la Regione intenderà procedere in futuro a valutare i beni che deve acquisire o prendere in locazione? Oppure ha ragione qualche collega ad avere paura che probabilmente si tende, e per la dismissione dei beni, ed anche per l'acquisizione dei beni, di cui non si parla, a procedere in maniera arruffona ed arraffona e quanto altro si vuole dire.

Credo che nessuno voglia fare l'arruffone e l'arraffone, ma sicuramente però devo denunciare, e per questo invito il Consiglio ad approvare l'emendamento da noi proposto, che si è agito in maniera leggera e che c'è sempre tempo per correggersi e adottare un comportamento differente. Questo stiamo cercando di dimostrare, Presidente, con le molteplici dichiarazioni di voto che stiamo facendo. Nulla altro. Non per rompere alcun giocattolo, non per disturbare qualcuno che ci segue o non ci segue, e vorremmo finalmente che approfittando delle dichiarazioni di voto almeno qualcuno della maggioranza si alzasse a dire le ragioni, quelle vere, che lo hanno indotto a proporre questo tipo di comportamenti. Perché sennò noi abbiamo tutto il diritto di parlare, tutti, su ogni emendamento fino a quando qualcuno non si alzerà per spiegarci per quali ragioni ha avanzato tale proposta, e può darsi che riesca anche a convincerci.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Calledda. Ne ha facoltà.

CALLEDDA (D.S.). Signor Presidente, in questo clima surreale credo che una battuta mi sarà consentita. Ciò che sta avvenendo mi ricorda un film in cui Totò voleva vendere la fontana di Trevi, voi siete arrivati a questo e francamente stasera state dimostrando che non avete assolutamente guardato neanche le leggi che potevano in qualche misura consentire di fare un ragionamento serio su tutta la questione.

Allora io mi chiedo, a cosa serve dare un contributo in quest'Aula, stiamo aspettando che l'Assessore dia una risposta ai quesiti che ha posto l'onorevole Fadda. Interviene l'onorevole Felicetto Contu che è anche un notaio e dice che la norma, così come è stata formulata nella finanziaria, non serve assolutamente a nulla. Allora, mettetevi d'accordo, dateci una risposta, noi vogliamo sapere cosa c'è dietro tutto questo pasticcio. Se voi siete in grado e siete nelle condizioni di darci una risposta di merito rispetto a queste questioni, francamente, anche il nostro modo di ragionare rispetto a questo problema può cambiare.

Per questi motivi voterò a favore dell'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Io, brevissimamente Presidente, intanto le chiedo scusa. Presidente Biggio, quando stavo interloquendo con il collega Contu volevo che chiarisse che prendeva la parola per dichiarazione di voto; però devo dire che ha fatto bene a dire quello che ha detto perché ha sostenuto la tesi che stiamo sostenendo noi. Noi sosteniamo la tessi che questi argomenti, che sono complessi e delicati, non possono essere trattati nella finanziaria, perché abolire l'articolo 2 che disciplina bene la valutazione degli immobili, con questo comma 15 rappresenta un attacco alle garanzie che il procedimento di dismissione deve avere. Il collega Biancareddu, questa mattina o stasera, comunque ha fatto un ragionamento riferito alle competenze d'ufficio alle dipendenze dell'Assessorato, però l'articolo 2 individua competenze precise che voi volete abolire per sostituirle con che cosa?

Mi pare che ci sia bisogno di fare quello che diceva il collega Contu, mettere mano alla "35", farlo con un progetto organico, togliendo quindi dalla finanziaria - questo proponeva - questo argomento per trattarlo in un'apposita proposta o disegno di legge, decideremo come, deciderete voi come, per fare una finanziaria in cui le norme intruse non siano più presenti.

La proposta che ha fatto il collega Contu, che noi apprezziamo, è la proposta della Giunta? Se è la proposta della Giunta, allora noi possiamo sospendere le dichiarazioni di voto sul nostro emendamento, verificare se la proposta che ha fatto Contu viene da voi condivisa, se viene condivisa mi pare che la discussione possa essere conclusa qui; tanto alle nove dovevamo chiudere la seduta, possiamo riprenderla domani mattina però noi, come centrosinistra, possiamo dire che la sorte di quell'emendamento è legata ad una risposta che come Giunta ci dovete dare non solo attraverso l'assessore Contu, ma attraverso una valutazione della maggioranza.

Quindi io voterò, Presidente, a favore dell'emendamento, però come vede ho trattato un argomento che è stato introdotto dalla Giunta regionale tramite il collega Contu. Se quella proposta dovesse essere confermata, cari colleghi del centrosinistra, mi pare che l'obiettivo del dialogo sia stato raggiunto. Se invece i falchi della Giunta dovessero continuare con questo tono, allora è chiaro che le dichiarazioni continueranno e la nostra posizione si confermerà ferma, come ferma è stata sin dal primo intervento del collega Gianvalerio Sanna. Però io penso che dobbiamo dar loro la possibilità di fare una verifica al loro interno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie Presidente. Io avevo chiesto al Presidente di essere inserito nell'elenco di coloro che avrebbero dovuto intervenire in questa sera in chiusura di seduta, proprio perché non volevo ritornare ancora una volta sull'argomento. Innanzitutto debbo dire che l'assessore Contu non ha fatto nessuna proposta, perché mi risulta che egli abbia sostenuto la compatibilità delle norme contenute nell'articolo 1 della legge 35 con...

FADDA (Popolari-P.S.). Guardi che ha capito male, assessore.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. In quest'Aula esistono interpreti per definizione e si chiamano onorevole Fadda, onorevole Cugini eccetera, loro sanno anche quello che penso io, figuriamoci se non sanno quello che pensano gli altri.

FADDA (Popolari-P.S.). Quello che ha detto l'onorevole Contu lo sappiamo.

PRESIDENTE. L'abbiamo sentito tutti, tutti abbiamo orecchie e abbiamo anche, grazie a Dio, cervello quanto basta per capire ed interpretare quello che abbiamo sentito. L'assessore Contu non ha fatto alcuna proposta. Ha soltanto portato la sua esperienza professionale a chi l'ha voluta ascoltare e ha detto che le norme contenute nell'articolo 1 della legge 35 sono compatibili con l'emendamento.

FADDA (Popolari-P.S.). Non ha detto così.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ho detto che così ha detto, in questo modo si è espresso e non in modo diverso.

Relativamente alle osservazioni fatte sulla permanenza di funzioni in ordine all'articolo 2 ed inoltre con riferimento alle competenze individuali attribuite ai funzionari, così come detto nell'articolo 2, voglio ricordare sia all'onorevole Fadda che all'onorevole Cugini, che le competenze individuali sono attribuite dalla legge 31 del 1988 e non da questa legge. La legge 31 è successiva, e quindi ha superato abbondantemente le competenze individuali. Il responsabile del servizio del patrimonio è titolare lui del potere di gestire quel servizio, in forza della legge, e non altri possono esercitare questa funzione; questo gli deriva dalla legge e tutte le leggi che contrastano con questo principio sono o espressamente o tacitamente abrogate dall'articolo...

FADDA (Popolari-P.S.). Arriviamo alla legge numero 31.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Arriveremo anche alla legge 31, non ho paura di parlare della legge 31, io no, non ho paura di parlare della legge 31. Infatti in questo caso la legge 31 sorregge la tesi della Giunta in forza della quale quelle competenze residue non esistono.

FADDA (Popolari-P.S.). Quindi il comma 14 è compatibile.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Perché l'assessore non è intervenuto con riferimento all'emendamento 199? Perché la Giunta ha fatto, come ho detto stamattina, un'altra proposta sostituiva degli attuali commi 14 e 15, e siccome noi abbiamo un altro testo, almeno nella nostra mente, dal momento che l'abbiamo tradotto in un emendamento, evidentemente siamo anche disponibili a parlarne quando si discuterà il nostro emendamento, che è sostitutivo totale dei commi 14 e 15. Cosa sto a perdere tempo parlando del comma 15 se per me il comma 15 non esiste in quanto io stesso propongo la soppressione del comma 15 e la sua fusione con il comma 14?

Ecco in cosa consiste la questione.

FADDA (Popolari-P.S.). Rimane la legge 35.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La legge 35 rimarrà e se ne parlerà nel momento in cui si discuterà l'emendamento numero 131 non il numero 199.

Va bene così?

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno domani alle ore 10.00.

La seduta è tolta alle ore 21.01.


[S1]Vedi verbale