Seduta n.159 del 30/07/2001
Seduta ClIX
Lunedì, 30 luglio 2001
Presidenza del Vicepresidente Spissu
indi
del Presidente Serrenti
La seduta è aperta alle ore 17 e 18.
MASIA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 5 luglio 2001 che è approvato.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Edoardo Usai ha chiesto di poter usufruire di tre giorni di congedo a far data dal 30 luglio 2001 per motivi personali, e chela consigliera regionale Noemi Sanna Nivoli ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 30 luglio 2001.
Se non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Risposta scritta a interrogazione
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alla seguente interrogazione:
"Interrogazione RASSU sull'interpretazione da parte dei servizi ripartimentali dell'agricoltura dei requisiti necessari per accedere al bando per il premio di primo insediamento dei giovani agricoltori P.O.R. misura 4.21". (361)
(Risposta scritta in data 25 luglio 2001.)
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del testo unificato delle proposte di legge nazionale numero 1, 2, 5 e 7.
Relatori gli onorevoli Sanna Giacomo, Pier Sandro Scano e Biancareddu.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Su che cosa chiede di intervenire?
COGODI (R.C.). Sull'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Sull'ordine dei lavori.
COGODI (R.C.). Sull'ordine dei lavori di questo giorno, perché se chiedo di parlare sull'ordine del giorno lei mi dice che è l'ordine dei lavori, se lo chiedo sull'ordine dei lavori mi dice che è l'ordine del giorno. Io chiedo di parlare sull'ordine del giorno.
Siccome la riunione odierna del Consiglio regionale è stata convocata con carattere non dico di solennità, ma di straordinarietà, appare evidente ictu oculi che anche di fronte al carattere straordinario della materia in discussione non c'è una sufficiente presenza in Aula della maggioranza del Consiglio regionale.
Propongo al Consiglio che comunque non si perda tempo, ma si inizi la discussione degli altri punti all'ordine del giorno. Propongo l'inversione dell'ordine del giorno proprio al fine di non perdere neppure un minuto dei lavori consiliari.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi se lei mantiene la sua proposta la devo mettere in votazione.
COGODI (R.C.). Chiedo che la proposta venga votata dal Consiglio a scrutinio segreto.
PRESIDENTE. La proposta di inversione dell'ordine del giorno si vota per alzata di mano ed è necessario il voto favorevole di due terzi dei consiglieri. Può chiedere la votazione con procedimento elettronico.
COGODI (R.C.). Proceda come le regole consentono, io non ho nascosto nulla, ho detto qual è la ragione della mia richiesta, e cioè che ictu oculi appare non esserci una presenza sufficiente della maggioranza. Non stiamo giocando. Si proceda come si può. Io ho chiesto il voto segreto, ma se vi sono ragioni formali ostative si proceda come si può procedere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna). Prendo la parola solo per segnalare che è ancora in corso la riunione di una Commissione.
PRESIDENTE. Abbiamo atteso fino adesso che la Commissione finisse, abbiamo avvertito il Presidente che i lavori dell'Aula stavano iniziando. La votazione non è ancora aperta, stiamo aspettando che trascorrano i dieci minuti regolamentari dall'inizio della seduta.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico sulla richiesta di inversione dell'ordine del giorno.
Il consigliere PISANO, privo di scheda, dichiara di votare contro.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DEIANA DETTORI - DIANA - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GRANARA - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA Giacomo - SCANO - TUNIS - VARGIU
Si sono astenuti i consiglieri: COGODI - SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 42
Votanti 40
Astenuti 2
Maggioranza 21
Contrari 40
Il Consiglio non approva.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del testo unificato delle proposte di legge nazionale numero 1, 2, 5 e 7. Relatori i consiglieri Biancareddu, Giacomo Sanna e Scano. Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il consigliere Biancareddu, relatore.
BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna), relatore. Signor Presidente, colleghi del Consiglio, vorrei preliminarmente ringraziare i colleghi della Commissione e i funzionari del Consiglio, per il lavoro svolto in questi giorni in termini d'urgenza e nel rispetto dei termini posti da questa Assemblea alla Commissione stessa.
La Commissione ha dovuto procedere all'unificazione di tre proposte di legge e di un disegno di legge, quindi l'operazione non è stata facile ma ci abbiamo provato e ci siamo riusciti.
Tutte e quattro le proposte partivano da un minimo comune denominatore, che è quello che per eventi di carattere straordinario, solo un organismo straordinario può essere legittimato a decidere. Secondo le mie reminiscenze del diritto privato gli interventi di manutenzione ordinaria sono sempre a carico dell'inquilino, e noi nel Consiglio regionale siamo inquilini pro tempore, e le opere di straordinaria manutenzione, comprese la demolizione e la ricostruzione, sono sempre a carico del proprietario. Il proprietario del nostro Statuto è il popolo sardo, che quindi delega con elezione diretta e a suffragio universale a un organismo straordinario la revisione e la riscrittura del nostro Statuto.
Il testo proposto è il meno pesante possibile e rimanda ad una seconda fase, quindi ad una legge regionale, le norme relative al funzionamento e all'organizzazione, le norme che stabiliscono compatibilità e eleggibilità dei componenti, nonché la determinazione del numero dei componenti dell'Assemblea costituente.
Il principio fondamentale che si è voluto richiamare è quello dell'indivisibilità della nostra Repubblica per allontanare qualsiasi timore e qualsiasi obiezione riguardante eventuali intenzioni secessionistiche. Questo l'abbiamo voluto inserire nella legge istitutiva perché è il principio cardine che, pure in un'ondata di federalismo, noi dovremo mantenere.
Possiamo enunciare tre principi fondamentali di questo testo. Il primo è la durata in carica dell'Assemblea. L'assemblea ha sei mesi di tempo per procedere all'approvazione dello Statuto. Nel primo mese però sia i componenti dell'Assemblea, sia i consiglieri regionali, sia la Giunta, sia il popolo sardo possono fare proposte all'Assemblea stessa. Quindi, il diritto che era previsto dall'articolo 71 della Costituzione e dall'articolo 54 dello Statuto in capo al popolo, alla Giunta e al Consiglio regionale, si affievolisce in questo periodo per poi riprendere pieno vigore quando l'Assemblea costituente avrà finito il proprio compito, e continua ad avere questo vigore e questa forza finché l'Assemblea costituente non verrà istituita.
Quindi, le perplessità di coloro i quali sostengono che noi stiamo spogliando organismi di rango costituzionale del loro potere di revisione dello Statuto, deve essere limitato a quei cinque mesi in cui solo la Costituente può approvare lo Statuto regionale della Sardegna. In tutto il restante periodo di tempo questi poteri previsti dalla Costituzione e dallo Statuto vengono mantenuti integri. Si affievoliscono esclusivamente in questo periodo. Naturalmente, quando l'Assemblea costituente approverà lo Statuto regionale dovrà trasmetterlo al Consiglio stesso, che ha il potere di formulare osservazioni e proposte. Rientra quindi in gioco il Consiglio regionale, e la Commissione affari costituzionali stessa sarà il primo interlocutore del Consiglio e della Costituente, prima che la proposta di Statuto approdi in prima lettura alla Camera dei Deputati.
Le altre novità sono la possibilità del Parlamento di approvare o di respingere, ma non di emendare lo Statuto, e il fatto che non sia previsto il referendum consultivo.
Io mi auguro che questo sia veramente un momento storico per la Sardegna, un momento che, almeno dal punto di vista istituzionale, ci faccia uscire dall'ordinario e dall'emergenza, perché molte volte, anche partendo dalle riforme istituzionali, si riesce a dare impulso maggiore ad eventi straordinari che possono riguardare l'economia e il benessere del nostro popolo.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere relatore Giacomo Sanna, relatore.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto), relatore. Signor Presidente, colleghe e colleghi, non è azzardata e neppure inutile una breve riflessione sul significato dell'ultimo G8 e sulle ragioni dell'Assemblea costituente del popolo sardo. I potenti della Terra hanno un interlocutore che viene dal basso. Nasce una sorta di embrione di governo planetario, ma non basta più un rapporto soltanto tra gli Stati e i mercati.
E' evidente che nei complessi rapporti internazionali, da qui in avanti, tutti dovranno tener conto della gente, dei mercati, dei valori delle moltitudini, del dialogo possibile tra la gente comune e le grandi istituzioni. L'idea di un direttorio del mondo è andata via via vacillando nel corso degli ultimi decenni, da quando i potenti del pianeta hanno dovuto affrontare lo shock petrolifero degli anni settanta, il caos monetario degli anni ottanta, e la dissoluzione dei Balcani negli anni novanta. Questi vertici mondiali sono apparsi, a un'opinione pubblica sempre più mondializzata e inquieta, come teatrini di congiura nei confronti di un pianeta sempre più sporco e più ingiusto nella ripartizione delle risorse; vertici importanti soltanto per rassicurare vecchi nemici e nuovi alleati, all'indomani dei grandi conflitti e della dissoluzione della politica dei blocchi. La battaglia contro il mondialismo e il globalismo è rivolta principalmente contro il tentativo di cancellare le identità nazionali, le differenze tra gli individui e contro la pretesa di livellare, attraverso i consumi, le diversità. In effetti, partendo dal concetto che il consumo per essere efficiente deve essere globale, si fa concreto il rischio di mancare di rispetto alle culture altre. Contro questa tendenza ci pare giusto ridefinire anche le istanze di fondo del sardismo e dell'ideologia autonomista dentro un mercato che riscopra ed esalti la comunità come aggregazione naturale, con le sue leggi specifiche, contro le società artificiali. Non possiamo però ripetere gli errori del passato. Non dobbiamo avere paura di evitare le vecchie e superate vertenze Sardegna, utili soltanto ai partiti in crisi e ai loro alleati per la sopravvivenza, per proporre, come rimedio al potere centralizzato, zone limitate di autonomia vigilata, nonostante disponessimo di uno Statuto di autonomia speciale, oggi declassato e divenuto inutile anche perché non è mai stato interamente attuato.
Noi proponiamo una straordinaria impresa di modernità e sviluppo: riscrivere finalmente quel patto tra il popolo sardo e la Repubblica italiana, riscrivere la nostra legge speciale di comunità naturale, che ci permetta di esaltare nel mercato globalizzato la nostra diversità, la nostra specificità, la nostra cultura altra.
E noi vogliamo che questa impresa nasca dal basso, con la partecipazione dell'intera Sardegna, del suo popolo e di tutte le sue istituzioni. Un così grande processo di riscatto, che è insieme politico, sociale ed economico, non può avere successo con il ricorso ai tradizionali strumenti. Non affermiamo ciò perché spinti da questioni ideologiche o di partito, oppure perché mossi da spirito di contrapposizione o da motivazioni di schieramento politico, ma molto più semplicemente per aver constatato il fallimento delle varie Commissioni speciali, appositamente istituite dal Consiglio regionale, e dopo aver registrato, quale unica significativa modifica del vigente Statuto, quella proposta e approvata nel 1999 dal Parlamento italiano.
Non vogliamo, però, neppure per un momento, mettere in discussione l'operato di quei consiglieri che sono stati chiamati nel corso degli anni a svolgere in prima persona un così delicato e importante compito. Se è vero che l'ultima Commissione speciale per lo statuto è stata l'unica ad approvare una condivisibile proposta di revisione, è anche vero, ad esempio, che non si può trascurare il lavoro svolto dall'analoga Commissione istituita nella IX legislatura e presieduta da un esponente dell'allora Partito Comunista Italiano.
In cinquantatré anni di autonomia abbiamo registrato i limiti della classe politica sarda, dei partiti politici in Sardegna, della loro incapacità a praticare l'autonomia, ma soprattutto abbiamo riscontrato l'inadeguatezza degli strumenti istituzionali a nostra disposizione, in particolare quelli rappresentati dallo Statuto, che riserva al Consiglio regionale, se vi riesce, soltanto il potere di avanzare le proposte di modifica e consente, invece, al Parlamento italiano di stabilire se, come e quando approvarle. Uno Statuto in larga parte inapplicato e disatteso, che non riconosce pari dignità alla Regione rispetto allo Stato, e che è stato svuotato dalle interpretazioni riduttive date dal Governo italiano, dal Parlamento e dalla Corte Costituzionale.
E' sufficiente riguardare gli atti parlamentari delle trascorse legislature per verificare quanto lo stesso Consiglio regionale abbia da sempre avuto ben chiari i limiti e le penalizzazioni che ne derivavano, ma è altrettanto chiaro che, nonostante le dichiarazioni, nessuna delle legislature è stata - come si usa dire - costituente.
Il Parlamento sardo non solo non ha mai avanzato una proposta di nuovo statuto, ma non è stato in grado neppure di proporne una semplice modifica. Il risultato è che da cinquantatré anni è però quello lo strumento di governo della nazione sarda. Oggi, dopo interminabili anni di confronto e dibattiti, il Consiglio regionale discute una proposta di legge nazionale che gli attribuisce una nuova facoltà: istituire l'Assemblea costituente del popolo sardo per riscrivere la nostra carta costituzionale; che offre, in pratica, al Consiglio la possibilità di poter contare su un nuovo strumento di partecipazione di popolo per risolvere un problema vecchio e certificato dallo stesso Consiglio.
Non si riesce a immaginare dove risieda il tentativo di delegittimare il ruolo della prima istituzione dei sardi; è immaginabile, invece, quanto scarsa sarebbe la credibilità del Consiglio regionale qualora dovesse rifiutare una così grande opportunità, ostinandosi ad affrontare il vecchio problema dello Statuto con i soliti e ordinari strumenti consiliari.
La legge oggi in esame permette, invece, l'attivazione immediata di un processo politico che è insieme rivoluzionario e garanzia di gestione istituzionale delle accresciute richieste di autogoverno della società sarda. Processi simili, di vera e propria democratica decolonizzazione, hanno registrato straordinari successi in numerose e importanti realtà europee. Finalmente si prospetta anche per la Sardegna la concreta possibilità di riconquistare una posizione d'avanguardia nella politica delle riforme, nel solco della più alta tradizione federalista in Sardegna, in Italia e in Europa.
I sardi, insieme a una cultura, una storia e una lingua proprie, hanno soprattutto coscienza di essere un popolo. Mi chiedo, allora, perché dovremmo privarci della più grande delle nostre ricchezze, nel momento in cui decidiamo di riscrivere da capo la nostra nuova carta costituzionale. Proponiamo, al contrario, di esaltare la partecipazione delle nostre istituzioni, anche di quelle più piccole, delle nostre intelligenze, delle nostre risorse, proponiamo, in sintesi, di esaltare il contributo dell'intero popolo sardo.
Sono queste le prime motivazioni che ci spingono a preferire la Costituente sarda alla stanca riproposizione di cose già viste, di arnesi spuntati che rischierebbero di trasformare questo Consiglio in un'associazione, seppur prestigiosa, di reduci dell'autonomia. Vogliamo evitare che la nuova autonomia sia frutto soltanto di una disputa fra i vecchi e i moderni soloni, o peggio, fra i navigati e gli esperti emergenti della convegnistica istituzionale.
Vogliamo, invece, uno strumento che consenta il coinvolgimento e la partecipazione attiva di coloro i quali dovranno poi governarsi con il nuovo Statuto, la Costituente, quindi, non soltanto come assemblea davvero speciale per compito e durata nel tempo, ma soprattutto speciale come strumento di straordinaria partecipazione dei cittadini sardi nella riscrittura della più importante delle leggi.
Soluzioni condivise e volontà precise di un intero popolo non potranno cadere per mano del Parlamento italiano. Questo dovrà soltanto approvare, oppure decidere di rifiutare lavorala proposta della Costituente senza possibilità di emendarla. Questa è una sfida che vale la pena di lanciare, ma soprattutto è una sfida praticabile sul piano istituzionale; la proposta di sintesi dei quattro progetti presentati nel corso della legislatura in materia di Costituente sta infatti ben all'interno di quanto stabilito dagli articoli 116 e 138 della Costituzione italiana. Si è preferita, tra quelle possibili, la soluzione più rispettosa delle classiche procedure di revisione costituzionale.
I tempi necessari non possono essere quelli di un ordine del giorno e neppure di una mozione; in ogni caso, non saranno paragonabili neppure lontanamente al mezzo secolo impiegato dal Consiglio regionale per rompere una situazione di vero e proprio stallo. E` invece paradossale annunciare oggi un ritardo, peraltro inesistente, calcolandolo su futuribili leggi di modifica da collegare ad una legge che dev'essere ancora confermata da un referendum, non indetto, il cui esito non è scontato e la cui data è sempre più incerta. E` più onesto affermare che più che le procedure, alcune delle quali obiettivamente complesse, saranno determinanti i tempi dettati dalla reale volontà politica di procedere verso la modernità e il federalismo.
Il Consiglio regionale inizia oggi a manifestare, con atti concreti e conseguenti, la propria volontà di ridisegnare il ruolo della Sardegna in Italia, in Europa e nel mondo. Solo così potremo valutare anche la volontà del Parlamento italiano, la sua coerenza, la sua credibilità politica e programmatica ed anche la sua eventuale strafottenza; ma ciò che nessuno potrà trascurare sarà la portata della proposta, il suo straordinario peso politico, non già un testo valido, con i necessari crismi istituzionali, ma la legge prima di un popolo, scritta con una diretta e speciale partecipazione popolare, una straordinaria e dirompente novità nel quadro costituzionale italiano, una novità necessitata da due elementi di forte impatto sul sistema costituzionale nel rapporto fra la Sardegna e la Repubblica Italiana: la dichiarazione di sovranità, approvata a larga maggioranza dal Consiglio regionale il 24 febbraio del 1999, e il riconoscimento dei sardi quale minoranza linguistica avvenuto con la legge del 15 dicembre 1999, numero 482.
Il futuro assetto istituzionale non potrà dunque non prendere atto, regolandone i rapporti, di un qualcosa che è pregiuridico, l'essere il popolo sardo, un soggetto politico originario e non derivato dall'ordinamento che invece si limita a riconoscerlo. In questo quadro, e con l'appropriato strumento della Costituente, si potrà stipulare il nuovo patto con la Repubblica Italiana, permettendo alla Sardegna di poter contribuire, sviluppando le sue potenzialità, alla crescita dell'Italia e dell'Europa.
Non servono le riverniciature estetiche del vecchio Statuto, serve una riforma sostanziale che provochi la nascita di un ordinamento autenticamente federalista, rispettoso della nostra diversità e della nostra sovranità. Non vogliamo essere isolazionisti e neppure separatisti, rivendichiamo però il diritto di poter collaborare con la nostra specificità e con reciproco riconoscimento alla costruzione di un'Italia e di un'Europa più giuste e più rispettose delle culture altre.
Iniziamo dalla Costituente per dimostrare che la sovranità del popolo sardo non può esaurirsi in una dichiarazione verbale, per dare un segno di coesione e di unità di popolo, per dare un taglio alla politica della subalternità economica nella cultura, nella società e soprattutto nella politica dei sardi.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Scano, relatore.
SCANO (D.S.), relatore. Per un'argomentazione organica io rinvio, signor Presidente e colleghi, alla relazione scritta che è stata pensata per cercare - senza la presunzione di esserci riuscito, naturalmente - di offrire risposte serie alle obiezioni serie che sono state rappresentate, rispetto alla proposta di istituzione dell'Assemblea costituente.
Mi limito quindi, nella relazione orale, ad alcuni punti essenziali con una breve premessa politica, che è questa: il dibattito che ci impegna non è uno scontro politico tra maggioranza di centrodestra ed opposizione di centrosinistra, non lo è fuori di qui, dove sta aggregandosi e crescendo fra le forze sociali, tra gli amministratori locali, un ampio schieramento che guarda con interesse all'Assemblea costituente, non lo è nemmeno qui dentro. Non è questione politica, è questione istituzionale che come tale va trattata al di fuori e al di là della normale dialettica politica. Concluso il tema, naturalmente torneremo sul terreno della competizione politica fra la maggioranza e l'opposizione.
Dispiace - voglio dirlo - che una parte piccola, per la verità, della stampa e una parte significativa del mondo politico talvolta non vogliano capire ciò, riducendo il tutto - come abbiamo letto - a manovra, a giochino tattico, perfino ad inciucio.
Desidero affrontare una questione preliminare che riguarda la procedura vigente ai sensi dell'articolo 54 dello Statuto. Si dice da più parti (ed è un'obiezione seria sulla quale bisogna misurarsi) che il nuovo Statuto lo si può scrivere subito, può scriverlo subito il Consiglio regionale. No, colleghi, non è così! Subito si puòavanzare una proposta che il Parlamento esaminerebbe (com'è stato poc'anzi ricordato) secondo il procedimento di revisione ordinario e pertanto potendolo emendare, pertanto tutto il potere sarebbe interamente nelle mani del Parlamento.
Io domando: ma si vuole capire o no che qui non c'è solo, né tanto, una questione di convenienza, c'è una potente questione di principio?. Perché se è vero - da una parte - che l'approvazione finale dev'essere del Parlamento, tra l'altro solo così si può pensare, come è ovvio, di regolare una materia pattizia ed anche di imporre vincoli ed obblighi ai poteri centrali dello Stato, però bisogna aggiungere, dall'altra parte, che va affermata una novità e la novità è questa: il nuovo Statuto deve scaturire dalla volontà, espressa dalla Sardegna, attraverso i propri rappresentanti.
Questo - badate - è un punto che viene prima dell'opzione fra Consiglio regionale e Assemblea costituente; io credo che anche coloro che sono legittimamente contrari all'Assemblea costituente e che ritengono che il Consiglio debba procedere ad avanzare la proposta al Parlamento, debbano però affrontare questa formidabile questione di principio. Chiedere e proporre ciò è incostituzionale, è esplosivo, è deflagrante? Per carità! Perché si dicono con leggerezza cose di questo genere? Ho l'impressione che si abbia paura della propria ombra, ma se si ha paura della propria ombra o se non si fa proprio ombra, non ci si mette a costruire un nuovo statuto e una nuova autonomia. L'autogoverno inizia - prima ancora che dal testo dello Statuto - dalla procedura di elaborazione, di costruzione, di approvazione dello Statuto medesimo.
Un'altra obiezione seria, alla quale cerchiamo di dare una risposta seria, riguarda il problema dei tempi. Intanto, dobbiamo aver chiaro che serve comunque, se lavoriamo nell'ottica che prima enunciavo, una doppia modifica costituzionale: la modifica dell'articolo 54 prima, la legge costituzionale poi, con il nuovo Statuto.
L'ipotesi dei tempi brevi, seguendo le procedure vigenti, io temo che sia (anche se forse non è questa l'intenzione di tanti che la propongono) una ipotesi minimalista; si finirebbe con un mero recepimento o con un modesto aggiornamento, non con il salto di qualità del quale abbiamo necessità.
Ancora, non è affatto vero che con l'entrata in vigore del nuovo Titolo V la Sardegna dovrà correre per recuperare un ritardo; ho sentito colleghi ed opinionisti dire: "Le altre regioni stanno già preparando gli statuti". A parte che gli Statuti delle regioni ordinarie hanno, come contenuto, norme di organizzazione interna (quindi stiamo parlando d'altro) ribadisco - e credo che a questo punto ciò sia chiaro a tutti noi - che tutte le funzioni trasferite alle regioni ordinarie con la riforma del Titolo V della Costituzione vengono contestualmente estese alle Regioni a statuto speciale ed anche alla Sardegna.
Quindi, non ci sarà nessun ritardo, non ci sarà da correre per rincorrere qualcuno; il problema è un altro, il problema è che, finita una fase storica dell'autonomia, chiusa la pagina della specialità, la Sardegna si trova ad un bivio: o accettare la fine dell'autogoverno o reinventare - e non più principalmente sul terreno del riparto delle competenze legislative - una nuova storia, una nuova forma di autogoverno, assumendo l'orizzonte del federalismo.
Con ciò stiamo già parlando di contenuti: Stiamo già parlando di contenuti! Lo dico ai colleghi che dicono: "Ma quando è che si arriva ai contenuti?" Siamo già sui contenuti perché questo contenuto, che a mio giudizio è il nocciolo del nuovo Statuto, cioè l'orizzonte federale, passa solo attraverso un contenitore straordinario, non passa attraverso la procedura ordinaria, non passa attraverso il contenitore dell'attuale articolo 54, passa, sicuramente può passare, attraverso l'Assemblea costituente.
La controproposta che viene messa in campo rispetto all'Assemblea costituente - che io rispetto ma che non condivido - è debole, molto debole; si parla di gruppi di lavoro, di consultazione, tutte cose ottime, naturalmente, e poi di un invio al Consiglio regionale o perfino al Parlamento. Ecco, tale contenitore non può che portare con sé un contenuto debole, porta con sé, dentro di sé, un aggiustamento, un adeguamento.
Io penso che la riforma del Titolo V sia una riforma positiva, sostanzialmente buona ma insufficiente sia sul piano generale (valga per tutto ricordare che non è prevista la Camera delle regioni), sia sul piano sardo perché in quel quadro l'autonomismo sardo non si sviluppa verso il federalismo ma regredisce, anzi arretra, verso l'ordinarizzazione.
Qualcuno parla di imbroglio e di alibi. Imbroglio, come inciucio, è un insulto ed io, con molta pacatezza, con molta serenità e senza voler polemizzare con alcuno, lo rimando ai mittenti; alibi è una critica politica. Uno schieramento può trarre vantaggio da questa situazione? Può essere! Io dico con molta limpidità quello che penso: la questione di cui stiamo parlando, che è questione istituzionale, travalica - a mio giudizio - vantaggi e svantaggi degli schieramenti. E` in gioco un'altra cosa, è in gioco una comunità, è in gioco la sua prospettiva, è in gioco il suo futuro.
D'altra parte, badate, il significato più vero di questa discussione è che noi stiamo decidendo, se così il Consiglio vorrà, di aprire una fase costituente (sto parlando di fase costituente ora, non di Assemblea costituente) che si articola attraverso due piani: quello del lavoro ordinario con lo strumento della legge ordinaria del Consiglio sull'autoriforma interna (diciamo così) e quello incardinato sull'Assemblea costituente, sul rapporto con lo Stato, sul rapporto federale dentro l'unità della Repubblica italiana.
Ed allora non ci saranno alibi per nessuno di noi e per nessuno schieramento, perché se questo si fa, se si apre questa fase sui due piani, nessuno potrà nascondersi, né potrà nascondere le proprie incapacità. Chi ha filo - come si dice - tesserà più tela.
Per quanto riguarda il presunto esautoramento del Consiglio, ribadisco che il Consiglio regionale, se voterà questa legge, sceglierà di chiamare in causa il cittadino, sceglierà dunque di chiamare in causa la fonte prima della rappresentanza politica, con una procedura straordinaria, con un assemblea straordinaria votata dai sardi per fare - con una procedura inedita - la nostra legge primaria e per ricostituire così, o per cercare di ricostituire i valori e i caratteri della nostra coscienza civile.
C'è un dato che richiamava Giacomo Sanna e che io voglio riprendere. C'è un dato, colleghi, duro come una pietra, del quale si è parlato poco nel dibattito di queste settimane. Il dato è che nessuna modifica dello Statuto è avvenuta in cinquantadue anni per iniziativa del Consiglio regionale. Nessuna iniziativa di modifica dello Statuto è partita dal Consiglio regionale, questo amici cari è l'esautoramento del Consiglio. Altro che l'Assemblea costituente! E questo lo dico, senza polemica, ma certe cose con serenità vanno pure dette, a cultori e cantori del passato, ed anche a padri e zii, passatemi il termine, dell'autonomia, che io rispetto, ma ciascuno ha le sue responsabilità, chi c'è oggi e chi c'era ieri.
Ora, questo Consiglio regionale, proprio questo, con questi ottanta consiglieri, varando - come io spero - la proposta di legge costituzionale per l'istituzione dell'Assemblea costituente assumerebbe un'iniziativa forte, la più forte ed organica sul terreno dello Statuto in più di cinquant'anni, questa è la verità, mettendo sul tappeto in primo luogo l'esigenza di cambiare le procedure, spostando potere da Roma alla Sardegna; in secondo luogo la necessità di ridefinire l'autogoverno sardo e la sua legge primaria, dando la parola al cittadino con la elezione diretta dell'Assemblea costituente; in terzo luogo l'esercizio da parte del Consiglio regionale di funzioni essenziali, l'istituzione dell'Assemblea, la sua disciplina, l'interlocuzione con essa, e finita una certa fase, specie se verrà presentato e votato un emendamento di cui si parla, che rafforza ulteriormente il ruolo del Consiglio, la gestione del rapporto con il Parlamento;
infine l'avvio immediato, della fase costituente con i due piani complementari: il Consiglio regionale con lo strumento della legge ordinaria, delle riforme, l'Assemblea costituente con la legge costituzionale.
Pensiamo quindi, lo dico con serenità, di non venir meno a nessuno dei doveri che stanno in capo ai consiglieri regionali. Non solo non siamo alla delegittimazione, all'esautoramento dell'Assemblea, siamo al contrario alla scelta di prendere atto dell'esaurimento di una fase della nostra autonomia, e all'apertura di una nuova fase istituzionale e politica nella vita del nostro popolo.
Si tratta allora, e concludo, dell'atto più alto ed impegnativo che questa Assemblea possa compiere; io spero che compiremo questo atto che qualificherebbe noi, consiglieri regionali, qualificherebbe il Consiglio regionale, ed aprirebbe una pagina nuova per il nostro popolo.
PRESIDENTE. Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi al banco della Presidenza non oltre la conclusione del primo intervento.
E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signor Presidente e colleghi, se davvero questa fosse un'occasione storica, io penso che il clima attorno al Consiglio sarebbe almeno un po' diverso. Ben si vede che si sta procedendo a questo adempimento con svogliatezza, come ad un adempimento formale, una promessa da mantenere, un qualcosa da fare nella più grigia ordinarietà, per cui scomodare la storia mi pare eccessivo, forse è sufficiente la geografia per occasioni del genere. Siamo qui, e qui, non dico manebimus optime, qui resteremo come è possibile, e qui esprimiamo i nostri convincimenti con chiarezza e con responsabilità, così come ognuno di noi, credo, è abituato a fare e vuole ancora fare.
Il primo elemento di chiarezza che bisogna stabilire, per la responsabilità che abbiamo verso quel popolo davvero sovrano, che si invoca ma rimane sempre sullo sfondo, io credo che sia un'operazione elementare di verità. Il Consiglio regionale oggi non sta nominando, non sta eleggendo, non sta costituendo nessuna Assemblea costituente. Il Consiglio regionale oggi si appresta a votare una legge ordinaria della Regione autonoma che avanza al Parlamento nazionale la proposta che il Parlamento nazionale, se vuole, istituisca una Costituente.
Dico questo perché già si sente dire in giro che oggi il Consiglio varerà la Costituente. Oggi il Consiglio avanza una proposta al Parlamento nazionale, perché, se vuole, istituisca o autorizzi la Regione sarda a istituire un'Assemblea Costituente.
Quindi è una proposta che si avanza. Chi la avanza questa proposta? Questo è il primo elemento di riflessione, e io dirò su questo poche cose ma volutamente molto elementari, molto semplici. Io immagino che ci sarebbe un po' più di animazione, un po' più di fervore in quest'Aula oggi, se per esempio il Consiglio, potendolo fare, avesse istituito una Costituente, cioè se con una sua legge, cosa che può fare se vuole, chiamasse le migliori energie, le migliori capacità, le migliori espressioni non solo della cultura politica, ma semplicemente della cultura, in questa nostra regione alla mobilitazione per aiutare questo Consiglio regionale, che di aiuto ha tanto bisogno, ad elaborare uno Statuto, e anziché limitarsi ad una elaborazione tutta interna facesse ricorso alle migliori energie della società e della cultura sarda per elaborare uno Statuto da proporre e da rivendicare nei confronti dello Stato nazionale. Il Consiglio regionale non ha voluto e non vuole fare questo perché è più impegnativo, perché dovrebbe esercitare responsabilità, preferisce avanzare una proposta al Parlamento nazionale.
Chi è che avanza la proposta? E` importante. E chi la riceverà? In astratto il Parlamento nazionale, ma i parlamenti non sono solo un'astrazione, sono concretamente formati da parlamentari appartenenti a Gruppi Politici. Il Parlamento nazionale, in questa fase della storia politica italiana, è un Parlamento connotato da una maggioranza di destra. E chi avanza la proposta alla destra nazionale? Prevalentemente la destra regionale.
Io in questa rappresentazione mi guardo bene dall'accomunare partiti che hanno storia e cultura inconfondibile, oggi ed io ritengo anche in futuro, per lunghissimo tempo, mi riferisco alla storia e alla cultura del Partito Sardo d'Azione, che ha una sua idea, una sua strategia che meritava un altro trattamento, non l'affiancamento alla destra sarda. E ci sono pure altri esponenti di questo Consiglio regionale, e neppure scherzando si può dire che possano essere accomunati o avvicinati alla destra. La verità è che questa è una proposta, nata da una idea e - il termine strategia è un po' eccessivo - da una tattica politica della destra sarda che essendo e sapendo di essere minoritaria nella società sarda elaborò, nel suo famoso manifesto di Aritzo, la strategia della Costituente come altro livello istituzionale a cui rinviare le riforme della Regione, quelle vere, che se realizzate produrrebbero forme di unità e di convergenza, ma anche forme di divisione e di scontro.
La strategia di Aritzo era la cooptazione, l'allargamento - dicevate voi - della base della destra in Sardegna, e quella operazione in parte è riuscita. Poi si è completata con le note vicende del dopo elezioni, ma già questo se non ad una vittoria della destra in questa Regione ha portato ad un pareggio della destra, perché in parte quella cooptazione, quella copertura politica ha consentito a forze che sono di destra, e si vergognano di dirlo, comunque di aggregarsi alla carovana di destra.
La proposta l'avanza quindi, sostanzialmente e prevalentemente, la destra sarda alla destra nazionale, aspettando una risposta. Poi si vedrà, ci sarà, se ci sarà, una legge costituzionale che autorizzerà la Regione ad elaborare un nuovo Statuto che se la Regione volesse potrebbe già elaborare, per riproporlo - mica finirà qui il percorso - al Parlamento nazionale, il quale Parlamento nazionale potrebbe benissimo ricevere oggi una proposta di nuovo Statuto di autonomia se ci fosse un'idea condivisa e forte di questo nuovo Statuto.
La verità è che i "gattoni" di Aritzo hanno annusato il topo - il topo era il potere da gestire - e in questa operazione in gran parte sono riusciti. Dobbiamo ammetterlo, è così. Saranno stati intelligenti, saranno stati furbi, però, di fatto, questo è, perché attorno all'idea dell'Assemblea costituente, di questa Assemblea costituente, non un'altra possibile, in altro modo ipotizzata, in altro modo convenuta, in altro modo sorretta, non c'è tripudio di popolo (a quale popolo vi riferite voi?). C'è un pezzo di popolo qui, fuori di questo Consiglio, che da giorni perché manifesta chiedendo lavoro, e chiede un lavoro addirittura nello smaltimento dei veleni, disposto a morire nei veleni, come i due operai di Porto Torres, pur di non perdere il lavoro.
Questo è un pezzo di popolo, chi dà risposta a questi lavoratori che sono fuori di questo Consiglio, da settimane? Non stanno trattando di un'Assemblea costituente di questo tipo, stanno parlando di un'altra Costituente, perché parlano di un'altra Regione, di quella che dovrebbe saper dare risposte ai bisogni fondamentali di lavoro, quindi di vita dei cittadini, disposti a morire nei veleni pur di non perdere un lavoro. E noi dovremmo essere capaci di eliminare i veleni e nello stesso tempo di eliminare la perdita del lavoro. E' così difficile? Non sarà così difficile e comunque bisogna provarci.
La verità è che la crisi politica, l'incapacità politica di governare questa Regione non è solo di oggi, ma oggi si acuisce. Qui non c'è maggioranza permanentemente, avete voglia di raccontare barzellette! C'è del ridicolo in tutta questa situazione, una Regione che ha un Governo insediato, che gestisce le risorse pubbliche, che dice di essere legittimo, e non ha una maggioranza in Consiglio, usurpa il potere! E voi con questa forza, con questa legittimazione (non c'è neppure oggi la maggioranza, perché tolti i 5 consiglieri dell'opposizione, nella votazione all'inizio della seduta i votanti erano 34), vorreste catalizzare attenzioni, mobilitare il popolo, piegare la volontà del Parlamento, ottenere leggi costituzionali speciali per la Regione Sardegna. Auguri! Mentre un esponente di maggioranza (Frau) vi dice che ormai siete alla pazzia totale, mentre un altro esponente di maggioranza (Corda) vi dice che siete alla paralisi totale, e in attesa della multa per le assenze di due milioni per la maggioranza, di un milione - bontà sua! - per la minoranza, che propone il collega Cesare Corda, voi avanzate la proposta di istituzione dell'Assemblea costituente. La verità è che questa proposta, bisogna dirlo, e dal nostro punto di vista lo diciamo chiaramente, è un mostro, è il "mostro di Aritzo", di cui Fantola è, se non padre, padrino; è un'invenzione nata in Sardegna per aggirare il fatto che la destra non era e non è maggioranza in questa regione, e per dare copertura alle cooptazioni che cammin facendo si dovevano fare e che in parte sono avvenute. E' un mostro giuridico ed è un mostro politico, poi andremo al merito, perché, fra tante magnificazioni, dobbiamo andare al merito di questa proposta, non di quello che dovrebbe essere lo Statuto, al merito della proposta in discussione, e si vedrà che sostanzialmente ripropone quello che c'è già. E' un mostro giuridico perché in definitiva questa legge chiede al Parlamento nazionale di modificare l'articolo 54 dello Statuto.
Dice l'articolo 54 dello Statuto, che è legge costituzionale, che la Regione può avanzare proposte di modifica dello Statuto. Si dice: "Ma non l'ha fatto". Lo faccia! Perché siamo qui? Siamo tutti qui, anche voi ci siete. Vero è che Biancareddu dice che lui non c'è, che lui è un inquilino, che non è un rappresentante del popolo, che non può governare il condominio. A furia di fare la politica in un certo modo si finisce anche per pensarla in quel modo. Biancareddu scomoda il diritto civile, ma quale diritto civile? Intanto questa Assemblea non è un condominio. Per alcuni lo è.Per quelli che hanno una visione tutta patrimoniale della politica è anche un po' una S.p.A, ma sarebbe il primo caso al mondo nel quale un inquilino anziché pagare per stare in casa altrui è pagato. Dice Biancareddu: "Questo è un condominio, noi siamo gli inquilini in questo Consiglio regionale, il proprietario è il popolo." Perché chi ci ha eletto? Chi viha eletto? Non lo so, forse non è il popolo, ma voi dite sempre che vi ha eletto il popolo. E l'Assemblea costituente che si propone che cosa sarebbe se non un'altra assemblea eletta dal popolo? E' un altro condominio? Se fosse un altro condominio ci sarebbero altri inquilini, particolari e simpatici anche quelli, perché ripeto, è l'unico caso, non nel diritto civile, che non prevede nulla di tutto questo, ma nelle peregrinazioni mentali di qualcuno qua dentro, nel quale gli inquilini anziché pagare vengono pagati!
Questa proposta è un mostro giuridico perché propone di fare quello che già si può fare, cioè avanzare al Parlamento la proposta di un nuovo statuto. L'articolo 54 dello Statuto, che è norma costituzionale, già lo prevede. Parla di modificazioni, ma la modificazione può consistere nel modificare una cosa, modificarne dieci o modificare tutto. Si chiede una norma costituzionale, e la norma costituzionale c'è già: il potere di approvazione del nuovo Statuto attualmente è del Parlamento e con la nuova proposta rimane, e non può che essere così, del Parlamento. Vi sono i vincoli ovvii della Costituzione vigente, derivanti dal principio di unitarietà dello Stato, che sono riaffermati anche nella proposta di legge. Quello che ci sarebbe di diverso - non bisogna sfuggire al punto politico - sarebbe l'idea che si evoca con l'Assemblea costituente, perché il Consiglio regionale è un pochino svalutato. Invece di esercitare il potere, le funzioni del Consiglio regionale, creiamo un altro Consiglio regionale, perché di fatto quello che si propone di istituire è un altro Consiglio regionale. Voteranno i cittadini, col sistema proporzionale, e se si farà questo secondo consiglio regionale saremo più o meno gli stessi. C'è chi pensa che in un altro consiglio regionale ci saranno i migliori, ma quelli dovremmo chiamarli noi responsabilmente.
Si fa un secondo consiglio regionale, lo si chiama Assemblea costituente, così il popolo improvvisamente accende la fantasia, rafforza la volontà, muove in contestazione e ottiene, strappa, impone una nuova regola e garanzie di un nuovo potere autonomistico. Sapete bene che non è così. Questa è la politica, non è la storia, questa è la "politichetta"; io so già che fra qualche mese, non dico fra qualche anno, saranno in molti a chiedersi se tutto sommato non abbiamo fatto un buco nell'acqua. Tutto sommato non avremmo potuto già cominciare a pensare, a lavorare, a elaborare, a proporre, a rivendicare? A rivendicare, perché non ci sarà proposta bloccata che tenga, che possa obbligare il Parlamento ad approvarla se non lo vorrà non ritenendola valida.. Ma voi pensate che, solo per il fatto che il Parlamento nazionale, in ipotesi, bocci uno statuto che fosse ardito nelle sue proposizioni, il popolo sardo insorgerebbe così?
La verità è che dobbiamo riferirci in modo più rispettoso al popolo sardo e che dobbiamo riconsiderare le ragioni dell'autonomia come ragioni profonde di un'autonomia efficiente per il popolo, che dia risposte ai suoi bisogni, in modo che il popolo creda nell'autonomia, che la voglia, perché l'autonomia non è un'altra cosa rispetto alla democrazia. E' una democrazia arricchita di valori ideali e anche, se possibile, di valori materiali. E' una democrazia più ampia, che si alimenta di maggiore partecipazione popolare, quindi deve non limitarsi non al decentramento o smistamento di poteri, ma deve essere autogoverno di popolo nelle sue forme dirette e delegate, però funzionali alla risposta da dare ai bisogni dei cittadini, quindi bisogna pensare uno Statuto dei diritti del cittadino in Sardegna, non dico solo del cittadino sardo, del cittadino in Sardegna. I diritti minimi del cittadino! Questa Regione deve essere capace con un suo Statuto che, se vuole, può elaborare ed approvare oggi, anche utilizzando i propri fondi, che sono copiosi di questi tempi, di garantire ad ogni sardo un lavoro minimo, una assistenza sanitaria minima, una istruzione ed una cultura minima, una socialità ed una partecipazione al processo politico minima, dico minima per non dire massima, perché il massimo è il punto d'arrivo. Minima in partenza! Ma allora perché non riprendere in mano gli strumenti che abbiamo, i bilanci della Regione, le risorse, i poteri e partendo da lì, esercitando i poteri che abbiamo, migliorando lo stato delle cose presenti, acquisire la forza per pensare e proporre un nuovo Statuto di autonomia, che sia davvero quello dell'autogoverno, che non fugga dalla realtà, che non cerchi alibi, che non cerchi diversivi all'incapacità presente di chi ha la responsabilità principale del governo, e quindi si proponga di raggiungere questo grande obiettivo.
Avremo modo poi, discutendo il testo, di riprendere questi concetti e questi elementi, che sono in gran parte elementi di conoscenza che abbiamo il dovere di fornire preliminarmente al popolo, ai cittadini in Sardegna, per fare innanzitutto un'operazione di verità, perché senza verità non si costruisce.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Speriamo che sia l'ordine.
PRESIDENTE. Dipende da lei.
CUGINI (D.S.). Credo che nel corso del primo intervento ci siamo iscritti tutti a parlare, quindi possiamo organizzare i lavori della giornata di oggi e penso anche della giornata di domani. La mia opinione, che sottopongo ai colleghi Capigruppo presenti, è che sarebbe bene che ci vedessimo per organizzare i lavori, perché, come dicevo prima al collega Fantola, noi partecipiamo al dibattito, però vorremmo partecipare assieme agli altri colleghi, perché se intervenissero solo i consiglieri del centrosinistra, comprenderete che non sarebbe un modo corretto di avviare il confronto e la discussione. Mi pare che ci siano pochissimi iscritti a parlare del centrodestra, quindi dobbiamo organizzare i lavori dell'Assemblea. Se non dovesse essere accolta questa mia richiesta, saremmo costretti ad aderire alla discussione in numero proporzionale a quello dei colleghi della cosiddetta maggioranza iscritti a parlare, esclusi i colleghi del centrosinistra che hanno sottoscritto le proposte, le hanno illustrate, e partecipano alla discussione.
Quindi chiedo, Presidente Spissu, una breve sospensione della seduta per organizzare i lavori.
PRESIDENTE. Io non ho difficoltà ad accogliere la sua richiesta se viene condivisa dai colleghi.
Se non ci sono osservazionisospendiamo i lavori per 15 minuti per decidere come procedere.
(La seduta, sospesa alle ore 18 e 30, viene ripresa alle ore 19 e 07.)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Fantola. Ne ha facoltà.
FANTOLA (Patto Segni - Rif. sardi). Signor Presidente, onorevole Fadda, le tre relazioni sulle procedure per l'istituzione dell'Assemblea costituente sono state dal mio punto di vista chiare ed esaurienti. I relatori hanno in realtà non solo parlato dello strumento, ma hanno toccato i temi essenziali che riguardano le finalità e le esigenze che sono alla base dell'ipotesi dell'istituzione dell'Assemblea Costituente e non poteva essere che così perché abbiamo sempre detto che la scelta straordinaria dell'istituzione della Costituente contiene in se anche la scelta dello strumento, dell'oggetto e degli obiettivi. In questi giorni, in queste settimane e forse anche in questi mesi, anche il fronte del "no" alla Costituente ha illustrato le proprie obiezioni, le proprie posizioni e a volte le proprie accuse. Alcune di queste sono conosciute da tempo e sono più che altro le opposizioni per così dire di principio, le opposizioni politiche all'ipotesi della Costituente e a queste che, nelle ultime settimane e negli ultimi giorni, prima in Commissione e poi sulla stampa ed oggi stesso, sono riemerse nell'intervento del collega Cogodi, si sono aggiunte alcune obiezioni puntuali e formali sulla proposta di legge unificata che è all'esame di quest'Aula.
Io vorrei fare qualche osservazione sulle une e sulle altre, sulle posizioni cosiddette di principio, politiche, e su quelle sul merito, nella maniera più equilibrata, nella speranza di portare anch'io un contributo all'approfondimento di questo tema, mettendomi nella condizione di chi è disponibile ad ascoltare e a riflettere sulle cose che dicono gli altri e sperando che anche gli altri si pongano nella condizione di ascoltare e di ragionare sugli argomenti che io cerco di portare qui stasera. La prima vera accusa che viene lanciata sulla Costituente e che per me è francamente insopportabile, è che la Costituente sia una alibi. Questo argomento e` stato già affrontato dal collega Scano, però io credo di doverlo trattare perché questa accusa riguarda una parte dello schieramento per la Costituente, la parte che rappresenta la maggioranza politica di questa Aula.
Io vorrei farvi ragionare e ragionare insieme a voi sul fatto che è dal 1997 che un gruppo di consiglieri presenti in quest'Aula si è fatto promotore di un'iniziativa per porre al centro dell'attenzione del Consiglio regionale, e quindi del mondo politico e dell'opinione pubblica, il tema della necessità di adeguare lo Statuto attuale e di scrivere un nuovo Statuto. E già da allora, dal 1997, indicammo come strada maestra quella della Assemblea costituente. Lo strumento che noi utilizzammo nel 1998 fu quello della proposta di legge di iniziativa popolare per investire direttamente il Consiglio regionale del problema, ma anche per rendere i cittadini partecipi e per coinvolgere l'opinione pubblica, tanto è vero che raccogliemmo con quella iniziativa decine di migliaia di firme - non ricordo più il numero, mi sembra che fossero trentamila - sulla proposta di istituzione dell'Assemblea costituente. Quella proposta di legge di iniziativa popolare fu presentata in Consiglio, fu fatta propria da alcuni consiglieri, furono chiesti e ottenuti i termini per l'esame da parte della Commissione, perché fosse discussa in Aula (evidentemente anche allora le Commissioni non funzionavano così bene, e quindi questa non è una prerogativa di questa legislatura), fu discussa e respinta da quest'Aula ma la mia parte politica votò a favore.
Da allora, l'ha ricordato il collega Cogodi, questo tema è stato al centro dei diversi momenti fondativi della nostra maggioranza, da Aritzo in poi, è stato nei programmi elettorali, è stato uno dei primi punti dei programmi di governo del Presidente Pili e del Presidente Floris. Ora, dire che questo tema sia un alibi, sia un tranello, sia un imbroglio, sia un qualcosa buttato lì dalla maggioranza che non riesce a guidare il processo di riforma, che vuole coinvolgere altri nella responsabilità di guida nel processo di cambiamento e che vuole in questo momento scaricarsi le proprie responsabilità, mi sembra che sia una interpretazione non solo errata ma ingiustificata e non dimostrabile nei fatti.
Per quanto riguarda l'affermazione che questa proposta rappresenti un alibi, mi chiedo quale alibi possa rappresentare l'Assemblea costituente. Quale alibi può essere l'Assemblea costituente quando già oggi il Consiglio regionale ha i nuovi poteri che gli derivano dalle riforme che in questo periodo sono state approvate dal Parlamento che ha delegato le regioni a decidere su materie che fino a ieri erano riservate allo Stato o direttamente disciplinate dalla Costituzione. Già da febbraio noi possiamo decidere sulla legge elettorale e sulla forma del governo, già da anni possiamo decidere sul processo di decentramento delle funzioni dalla Regione ai comuni. Sono tutte materie che sono in capo al Consiglio regionale e su queste dobbiamo confrontarci da subito, da questo autunno, per capire se siamo, non solo noi maggioranza ma il Consiglio nel suo complesso, all'altezza del ruolo che dobbiamo svolgere in questa legislatura.
È stato inoltre sottolineato più volte un altro aspetto, che ha fatto molta presa. Si dice che l'Assemblea costituente è uno strumento straordinario che è adatto solamente nel momento in cui c'è la necessità di segnare una discontinuità istituzionale, quando si passa da un'epoca all'altra, cioè quando si devono riscrivere le regole perché quelle precedenti non sono più adatte. E si dice che questo strumento straordinario non è necessario oggi perché non può essere invocata tale discontinuità. Ma io mi domando e domando a voi se siamo veramente convinti di essere in un momento storico segnato dalla continuità o non stiamo invece vivendo, oggi, in particolare in questi anni, un momento di straordinari cambiamenti? Io vedo due elementi di grande cambiamento, il primo su cui non mi soffermo nemmeno per un istante perché è stato già affrontato ed approfondito da molti interventi nella scorsa tornata consiliare - anche io ne ho parlato a lungo - è quello delle trasformazioni economiche, istituzionali, politiche, culturali e vorrei dire anche sociali del mondo intero in questi anni e, in particolare, dell'area di riferimento nostra che è l'Unione europea e il continente europeo. Ma esiste anche un altro grande aspetto di straordinarietà nel nostro paese, che è l'accelerazione del processo che è avvenuto nel nostro paese, un'accelerazione del processo federalista o se preferite un'accelerazione del processo di decentramento dei poteri dal centro alla periferia e, quindi, alle regioni. E questo processo di decentramento avviene di fatto cancellando la nostra specialità. Questi due elementi, secondo me, da soli, danno la dimostrazione della particolare straordinarietà del momento che viviamo e pongono la necessità di una riscrittura del nostro Statuto. Quindi - voglio rispondere, non ne ho avuto l'occasione l'altra volta, all'onorevole Sanna - non chiediamo un nuovo Statuto, perché questi cinquant'anni di autonomia sono stati cinquant'anni di inviluppo e di sostanziale mancanza di crescita complessiva della Sardegna - nemmeno per sogno - non perché tutti i mali della Sardegna derivano da questo Statuto - io perlomeno non l'ho mai detto - ma perché la straordinarietà della fase attuale impone un momento rifondativo, per modernizzare la Sardegna, per aprirla all'Europa, per introdurre una serie di novità tra cui la più grande è la costruzione di un vero federalismo nei rapporti tra la Sardegna e lo Stato, tra Roma, Cagliari e Bruxelles, un federalismo che che costituisca una strada sarda all'autonomismo. E`, quindi, un momento di straordinario cambiamento che necessita di un processo rifondativo e, secondo me, l'Assemblea costituente è insieme lo strumento straordinario e rifondativo delle nostre istituzioni.
Vi è poi un secondo tema, quello a cui accennavo prima, il rapporto tra la nostra specificità, la specialità del nostro Statuto e il processo federalista o, comunque, la grande velocità che ha assunto in tutto il paese il dibattito sulle riforme istituzionali e federaliste.
Diciamo subito che in questi ultimi 4 anni, per la spinta delle regioni del nord, il processo federalista ha fatto dei passi da gigante, con impostazioni che io non condivido - e lo devo dire con chiarezza - perché mettono in forse, secondo me, la coesione sociale ed economica del paese, e mettono in forse anche sostanzialmente la solidarietà tra le diverse regioni italiane, che sono i due pilastri che tengono in piedi il nostro Paese. Comunque, nonostante siano fallite le Commissioni bicamerali, é chiaro che c'è stata una serie di leggi costituzionali e no, che ha messo in moto un processo di decentramento di poteri verso le regioni.
Potremmo elencare quali sono queste leggi, sicuramente le leggi del 1997 sul decentramento che non sono state ancora attuate in Sardegna. Sicuramente, per quanto riguarda le regioni ordinarie, le leggi sulle entrate, quelle che vengono definite come leggi sul federalismo fiscale; sicuramente le leggi costituzionali numero 1 del 1999 e numero 2 del 2000 sul trasferimento di poteri in materia di forma di governo e legge elettorale da Roma alle regioni, la legge numero 1 alle regioni ordinarie e la legge numero 2 alle regioni speciali, e sicuramente anche la modifica del Titolo V della Costituzione che sarà oggetto di referendum tra qualche mese. Qual é la sostanza di tutto questo discorso? Secondo me la sostanza di questo discorso é che l'ambito di autonomia concesso indistintamente a tutte le regioni, supera l'ambito di autonomia delle regioni a statuto speciale e, quindi, anche della Sardegna.
Onorevole Cugini, allora le chiedo: che fine fa la specialità sarda? Che cosa rimane della specialità sarda? Secondo me rimane ben poco, e la specialità sarda va a morire, e questo - a mio avviso - rimane uno dei problemi di fondo che ci impone di riscrivere lo Statuto.
Cosa vuole dire "riscrivere lo Statuto?" Vuol dire cercare una via sarda al federalismo, lo ribadisco. Un federalismo - ed é stato questo l'emendamento suggeritoci da alcuni colleghi in Commissione - visto in un quadro di solidarietà, sicuramente un federalismo che non solo non discrimini e non metta in discussione l'indissolubilità della nostra Repubblica, ma un federalismo che si basi sulla nostra cultura, sulla nostra storia, cioè un federalismo che tenga conto degli interessi e dei bisogni della nostra collettività. Da qui - a mio avviso - parte l'idea di una riscrittura dello Statuto. Che cosa è il centro della nostra proposta? Perché un nuovo Statuto? Per tracciare una via sarda al federalismo, certo, ma sostanzialmente per poter rinegoziare il patto tra la nostra collettività e la collettività nazionale, a due condizioni. La prima è che noi dobbiamo affermare con forza qui e fuori di qui, a Roma, l'autorevolezza di una soggettività culturale e politica che ci riguarda, e l'altra è che dobbiamo affermare con chiarezza il vincolo della inscindibilità dell'unità della Repubblica. Questi sono sostanzialmente i due elementi.
È solo un problema di contenuti o è anche un problema di procedure? E` anche un problema di procedure, perché per giungere a questo momento rifondativo delle nostre istituzioni - e lo ribadisco per la terza volta - vi è la necessità di trovare uno strumento che abbia le caratteristiche non solo di straordinarietà che il momento impone, ma anche di autorevolezza che i rapporti con Roma richiedono, e di capacità rappresentativa che la materia esige, e da qui nasce l'esigenza - a mio avviso- dell'Assemblea costituente.
Oggi è stato ripreso dall'onorevole Cogodi un altrro elemento di attacco al progetto della Costituente, un'altra osservazione che secondo me va affrontata con serenità. Questa riflessione, ancor prima che fosse prodotto il testo unificato da parte della Commissione, era stata ripresa da altri colleghi nello scorso dibattito, - io ricordo anche dal collega Balia - il problema che sostanzialmente l'istituzione dell'Assemblea costituente possa togliere i poteri al Consiglio ed ai consiglieri, spogliandoli delle proprie prerogative.
Per rispondere a questa obiezione e per illustrare il mio punto di vista, vorrei rileggere, la proposta di legge. Vorrei cominciare dal primo punto. L'articolo 54 bis prevede che il Consiglio regionale può, se viene approvata questa proposta di legge, istituire l'Assemblea costituente, cioè viene dato al Consiglio regionale un potere addizionale rispetto a quello che ha, e se vuole istituire l'Assemblea costituente ne ha il potere, ma per esercitarlo deve raggiungere una maggioranza qualificata.
Il secondo punto sul quale vorrei soffermarmi è che in alcuni interventi sono stati posti alcuni problemi di conflitti di competenza tra l'Assemblea costituente e il Consiglio regionale. Sgombriamo il campo da questo problema. L'Assemblea costituente ha unicamente il potere d'iniziativa in materia statutaria, non c'è alcun conflitto di competenza tra i due organi.
La terza obiezione alla quale voglio rispondere è che il Consiglio regionale perderebbe, con il nuovo articolo 54, parte della propria capacità propositiva, con riferimento alla proposta di Statuto; ma con le procedure attuali, l'iniziativa di modificazione dello Statuto (che come è stato ricordato già da altri, non è mai stata esercitata) può essere esercitata dal governo, dai parlamentari, dal Consiglio regionale o da almeno ventimila elettori .
La nostra proposta di legge prevede due modifiche: la prima è che dà una possibilità d'iniziativa ai singoli consiglieri, la seconda è che il destinatario di questa proposta non è il Parlamento ma è l'Assemblea costituente che sarà istituita con i poteri dati al Consiglio Regionale dal Parlamento. Vorrei chiedere a ciascuno di noi se si sente più legittimato, maggiormente responsabilizzato e sicuro nel proporre la propria modifica di Statuto, a un Parlamento in cui la rappresentanza sarda è minima, o una proposta di modifica dello Statuto ad un'Assemblea costituente eletta in Sardegna dai sardi.
E poi ancora: è previsto il parere conclusivo da parte del Consiglio, sulla proposta di Statuto prima che questa venga presentata a Roma.Tutti questi passaggi mi inducono a concludere che il coinvolgimento del Consiglio regionale previsto nella proposta di legge in esame è un coinvolgimento molto più ampio rispetto a quello previsto dall'attuale procedura. Concludo il mio intervento perché il tempo a mia disposizione è terminato.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Lai. Ne ha facoltà.
LAI (D.S). Il dibattito che è nato intorno alla Costituente, anche se oggi parliamo solo di una modifica dello Statuto sardo che dà la possibilità di istituirla, senza entrare nel merito dei contenuti del nuovo Statuto, ha costretto tutti, e non solo i pochi che fino ad oggi hanno chiacchierato o lavorato intorno alle riforme, a mettere all'ordine del giorno della comunità politica regionale il tema delle regole, dello Statuto e dell'autonomia. Soprattutto oggi ci costringe a metterlo all'ordine del giorno in maniera non estemporanea, ma vincolando tutti allo sforzo di una visione globale, all'obbligo di rispondere a tutte le domande, senza limitarsi a sostenere posizioni di parte o peggio al solo declamare.
Entro il prossimo autunno si svolgerà il referendum confermativo della riforma del titolo V della Costituzione, ed entro il 31 dicembre di quest'anno ogni regione a Statuto ordinario potrà darsi il proprio ordinamento statutario, senza nessuna procedura costituzionale, assumendo i compiti non mantenuti dallo Stato con una semplice legge regionale. Solo la Sardegna, con questa proposta, sembra voler rinviare nel concreto la sfida ed affrontare il tema con ritardo.
Noi non ci prestiamo, e non ci presteremo a chi vuole farlo scientemente, perché lungo il percorso per l'istituzione dell'Assemblea Costituente, nel tempo della sua gestazione, non vi sarà possibile rinviare la riflessione sul nuovo senso dell'autonomia e della specialità, sul nuovo disegno dei poteri interni alla Regione, sul nuovo ruolo delle provincie, delle comunità montane, dei comuni, sui nuovi diritti di cittadinanza, su sussidiarietà, libertà e democrazia in questa società sarda, della globalizzazione da governare.
Va iniziato e subito un dibattito ampio, coinvolgendo le forze politiche e sociali, le organizzazioni rappresentative della società e i cittadini, che affronti in maniera partecipata la costruzione di una nuova stagione sui contenuti delle riforme necessarie all'Isola.. Che si faccia o non si faccia la modifica dell'articolo 54 dello Statuto, che si istituisca o meno la Costituente, non vi potrete sottrarre al dibattito vero, ad un lavoro duro, a confronti quotidiani ed in ogni sede sulle idee che avete, se le avete.
Io avevo 26 anni nel '92, quando, da presidente delle ACLI, sostenevo il movimento referendario; ero in prima fila con la mia associazione e di fronte a me avevo gli stessi di oggi, a partire dal riformatore Fantola. I risultati di quella stagione non sono stati per noi un successo, abbiamo creato illusioni e voi avete continuato, inventando referendum a cui mai avete dato seguito nelle sedi in cui avevate la possibilità di farlo. Quella stagione ha creato più incertezze e meno sicurezze, bisognerebbe fare un bilancio vero. Dove sono, Fantola, le proposte di legge conseguenti ai referendum? Ce lo dica. Perché mai ha assunto il compito di guidare direttamente il processo riformatore sul terreno dell'Esecutivo? Perché i riformatori hanno responsabilità, da sette anni ininterrotti, a destra o a sinistra, su lavori pubblici, artigianato e turismo? Dove sono le riforme di questi settori?
Tanto per parafrasare, per voi la Costituente è la prosecuzione della stagione referendaria con altri strumenti, ed è solo la pochezza intellettuale, però, che non fa emergere questa verità. Non c'è un solo motivo per dare ancora credibilità a quella stagione, se non fosse che oggi ai riformatori si aggiungono persone per bene e che alle riforme credono realmente.
Oggi che cosa stiamo facendo? Stiamo modificando l'articolo 54 dello Statuto per dare la possibilità al Consiglio di istituire un'Assemblea costituente, a cui dare il potere di fare uno statuto che potrà essere accettato o respinto dal Parlamento. Ma, se fosse vero che ciò che si vuole è limitare il potere del Parlamento imponendogli di accettare o respingere, perché in questa proposta non dare gli stessi poteri attribuiti all'Assemblea Costituente allo stesso Consiglio regionale?
La proposta d'istituzione dell'Assemblea è giustificata da diverse motivazioni, alcune delle quali, che non condividiamo, rimandano all'incapacità dell'attuale Consiglio regionale di realizzare le riforme. Esse vengono rappresentate spesso da alcuni consiglieri regionali di lungo corso e per questo si giustificano da sole, oppure sono strumentalmente proposte dalla maggioranza che guida il Consiglio regionale in maniera improduttiva, nel tentativo di qualificare una stagione povera di politica a favore della collettività e ricca di interessi di pochi.
Ci sono però alcuni che presentano la Costituente come la risposta a un'esigenza che è condivisibile. C'è chi parla di necessità di una "scossa elettrica", chi richiama l'esigenza di ricostruire una rete civile, chi si appella alla irrimandabile esigenza di risvegliare le coscienze e la partecipazione civile per migliorare democrazia e sviluppo. La partecipazione è condizione della qualità della democrazia, della qualità della politica, e in conseguenza della qualità dell'amministrazione. La Costituente così rilancerebbe la cosiddetta "impronta civica", tramite una nuova consapevolezza e un forte coinvolgimento dei sardi. In effetti, l'esigenza di ritrovare una capacità di mobilitazione dei sardi, di ritrovare l'emozione e la convinzione della stagione dell'autonomia, deve essere soddisfatta. Ma sull'adeguatezza del metodo abbiamo numerosi dubbi, e non per la lunghezza del percorso.
Il vero problema è che una certa meridionalizzazione di quest'Isola, il fatto che nel tempo abbia mimato sempre di più comportamenti sociali e civili delle regioni del Meridione dipende da condizioni che non vengono per niente modificate dal processo costituente. Il voto e la sua espressione non è più sinonimo di partecipazione alle condizioni date. Se non si mutano, se non si ridà valore al voto attraverso la restituzione di un senso e di una forte autorevolezza alle istituzioni oggetto dell'espressione di una scelta, la replica del voto allontana i cittadini più che avvicinarli.
Quando i cittadini hanno governi con alti standard di comportamento ne riconoscono l'autorevolezza e accettano e rispettano le regole; in caso contrario non li riconoscono, li temono o hanno con loro semplici rapporti di scambio personale e individuale. Allora la qualità della democrazia, della politica, dell'amministrazione non è legata alla quantità formale della partecipazione, ogni anno si vota, ogni anno è indetto un referendum, quanto alla qualità della partecipazione e alla presenza e prevalenza di rapporti orizzontali nella società sarda.
Le regioni a più alta qualità amministrativa e politica hanno una forte prevalenza di relazioni sussidiarie, cooperative, orizzontali piuttosto che delegate, subordinate e verticali. I consiglieri regionali vengono sollecitati da richieste politiche non personali, usano una piccola parte del loro tempo per appuntamenti personali, sviluppano funzioni legislative e regolamentari superiori. Nelle regioni, invece, con le relazioni civiche più basse, prevalgono relazioni verticali, quelle di autorità e di dipendenza, tipiche del rapporto clientelare.
Allora, in assenza di veri cambiamenti sociali, di modelli comportamentali stabilizzati, l'elezione di una Costituente non fa che replicare qualsiasi altro tipo di elezione e mima le già esistenti e crescenti relazioni verticali che prevalgono nella società sarda. C'è dunque un merito nel metodo, e se il metodo è sostanza è necessario che esso risponda a un'esigenza che si condivide e che corrisponda a una vera ed efficace risposta.
La Costituente non risponde alla necessità di creare un clima nuovo, perché si inserisce in meccanismi, culture e comportamenti già esistenti e radicati ripetendoli, e se è possibile confermandoli o rafforzandoli. C'è di peggio insomma della ordinarizzazione, anzi è probabile che essa non susciti nulla di positivo, ma un'ulteriore perdita di autorevolezza dell'istituzione consiliare che, come succede per parte vostra, brandisce come un'arma politica una proposta costituzionale per ciò stesso alta.
I cambiamenti condivisi e compresi o nascono in un contesto alto di autorevolezza o emergono da movimenti che non rispondono a regole domestiche. Basta, in questo senso, guardare alla nascita, allo sviluppo e alle modalità, non ordinate né ordinarie, con cui i movimenti straordinariamente e spontaneamente partecipati, come l'anti G8, da qualunque parte si stia, emergono e suscitano la nostra attenzione.
C'è invece un vero problema da affrontare da cui dipende anche il processo, perché non possiamo pensare che il processo crei aspettative che poi deludiamo, non ce lo possiamo permettere! Non é con l'attivazione di coscienze ed emozioni in un processo che in maniera tradizionale porta a competere sulla sovranità nei confronti di un organismo superiore o paritetico che si possono riaccendere passioni nei cittadini e attrarre il loro interesse. E' più su un tema di autogoverno, di coscienza di esso, di spirito e senso partecipativo. Allora risvegliare il senso di partecipazione é la sfida che insieme alla qualità dell'autogoverno può rendere attraente e competitiva l'Isola. L'Unione Europea risponde alla crescente complessità e alla necessità di una partecipazione superiore, sfidandosi sulla governance senza mettere in moto meccanismi straordinari, e declinandola su cinque punti specifici richiamati recentemente anche da Prodi: apertura, partecipazione, responsabilità, efficacia e coerenza. Anche per noi la sfida è la stessa: governare una maggiore complessità, cogliere più opportunità, guidare uno sviluppo condiviso, mantenere la coesione sociale, attenuare le differenze accrescendo le opportunità, coinvolgere più efficacemente i cittadini, ridare senso alla partecipazione, fare cambiamenti che abbiano efficacia sulla quotidianità.
Allora, siamo d'accordo sulla fase costituente, ma cosa c'entra l'Assemblea? Serve solo a deludere ulteriormente, a continuare quella stagione di delusioni, di illusioni mai soddisfatte. In ogni caso, la posizione in merito all'utilità e all'efficacia della Costituente non muta e non può mutare la valutazione comune sulla rilevanza dei contenuti delle riforme, perché la direzione tracciata in entrambi i casi e la strada da intraprendere non incidono sugli elementi essenziali. Tanto per dire chiaramente le opinioni anche nostre, lo Statuto va riscritto e non modificato superficialmente, perché è modificato il contesto culturale e sociale nel quale la Sardegna si muove. Secondo, il cambiamento dello Statuto non è un fatto ordinario, ma la sua straordinarietà va condivisa e diffusa.
Terzo, la Sardegna ha motivi per mantenere la sua specialità, di andare oltre l'autonomia che ha oggi con la riscrittura del Titolo V della Costituzione e la proposta di devoluzione in materia di istruzione e sanità, che sempre più la eguagliano alle Regioni a statuto ordinario.
Quarto, le riforme necessarie passano attraverso un diverso rapporto Stato-Regione e una revisione del nostro autogoverno interno. Questo significa parlare di standard e non solo di rivendicazioni, pensare ad una regione meno centralista. Condividere queste motivazioni può consentire di lateralizzare le differenze di opinione sulla Costituente, per lavorare da subito sul modello di statuto, sulla missione che alla Regione va data, sulla visione delle istituzioni che intendiamo trasmettere e proporre ai sardi. Questo anche senza mettere da parte la Costituente, ma anticipando rispetto a questa ogni possibile passo condiviso e rinviando, se si vuole, la competizione sulla componente partecipativa.
Noi tutti sappiamo che l'articolo 54 bis, cioè quello di cui discutiamo é un bluff, serve solo a dare a una possibile Assemblea costituente un potere che il Consiglio regionale già ha come lo hanno i parlamentari o ventimila cittadini, e basterebbe poco per avere di più.
Inoltre, rischia di "decostituzionalizzare" la nostra specialità, perché se la specialità non è più garantita dalla fonte costituzionale viene meno anche quel "patto" tra noi e lo Stato, che il carattere "costituzionale" garantisce. Si finirebbe, in altre parole, per ricadere all'interno delle garanzie riservate alle regioni ordinarie. .
Allora sono due i grandi temi che dobbiamo affrontare per riscrivere lo Statuto: il primo è il rapporto tra lo Stato e la Regione, e su questo ambito sono diversi i nodi contenuti nella specialità e le responsabilità trattenute, quindi la sovranità, l'essere rappresentati nei rapporti con altri Stati, gli standard dei diritti e la corresponsabilità, tutto questo fa parte del patto costituzionale tra noi e lo Stato per garantire ai cittadini sardi, che a quel livello operi la risoluzione dei conflitti perché ci vuole un livello superiore per affrontarlo, e poi c'è il nodo trasversale che è missione e visione di come noi vogliamo la nostra isola, che è quello del senso dello sviluppo, del nuovo articolo 13 dello Statuto. Allora in quale direzione va confermato e insieme superato il concetto di base dell'articolo 13? Lo sviluppo è solo una questione di economia, di trasferimento di risorse economiche o è altro? Io dico questo: di nuovo c'è che l'economia ci propone un modello di sviluppo non più legato al trasferimento di risorse e alla conseguente immissione nel mercato, in una parola l'aumento del prodotto interno lordo.
La ricchezza prodotta non corrisponde in maniera precisa e soddisfacente allo sviluppo di un paese. L'O.N.U. ha fatto sua la definizione di Amartya Sen, l'economista premio Nobel di origine indiana, ed ha applicato l'indice di sviluppo umano come metodo di misurazione dello sviluppo di un paese, un esempio: l'Arabia Saudita è tra i primi 10 paesi del mondo in termini di Pil pro capite, ed è tra il novantesimo e il centesimo in base all'indice di sviluppo umano, perché l'indice di sviluppo umano misura la democrazia, i servizi, la qualità dell'assistenza e della sanità, l'offerta e la disponibilità di cultura, di istruzione, la vita sociale associativa, libri, giornali, biblioteche per persona, e li coniuga con la ricchezza. Se la ricchezza non è condivisa, oppure manca la libertà di scelte, la libertà di scelte, senza consapevolezza delle proprie possibilità ed opportunità, vuol dire che non c'è sviluppo di qualità, senza sviluppo non c'è libertà e senza libertà non c'è democrazia.
Noi quale sviluppo vogliamo ottenere? Se solo osserviamo il vostro lavoro in questi due anni ci vuole poco, basta vedere dove sono aumentati i finanziamenti e dove sono diminuiti e quali sono le modalità di erogazione. Ma la Sardegna è di tutti ed è importante che dentro lo Statuto ci siano anche le qualità dello sviluppo a cui tutti noi teniamo.
E poi c'è la parte non costituzionale che riguarda tutta la regolazione interna dei processi, i valori che vogliamo porre alla base del nuovo patto tra i sardi e le proprie istituzioni. Ci sono sfide nuove che devono essere raccolte, la qualità sociale e ambientale dello sviluppo, i temi legati alla cultura, all'istruzione, ai beni relazionali, quelli legati al tema della libertà e della democrazia coniugati ai diritti e doveri pubblici dell'informazione. Insomma quando Rifki parla di era dell'accesso, ne parla sia legandola all'opportunità verso l'informazione e le tecnologie che verso la formazione, ma in origine ci sono la libertà e la possibilità di accedere alla produzione e alla proposizione di contenuti ed avere gli strumenti per scegliere. E poi non si tratta solo di elencare, come fate voi, dentro il bilancio i contenuti ma anche di dare priorità, di dare delle scelte, è in questo che si produce il vero sviluppo.
Allora, se la qualità della nuova autonomia dipende dalla partecipazione, - e giusto per cogliere le vostre migliore intenzioni - quest'ultima dipende dalla capacità della classe dirigente diffusa di interpretare rapidamente il nuovo ruolo dell'isola, il significato delle ansie e delle speranze legate alla globalizzazione, la discussione delle opportunità legate alla modernizzazione, i nuovi valori della convivenza, le priorità ambientali, sociali e culturali che potranno sostenere una forte coesione tra i sardi.
E` in questa parte che lo Statuto gioca la sua innovazione di prodotto e la partecipazione dei sardi, organizzati e non, perché la Costituzione dei valori costituisce e deve costituire la base del nuovo patto tra i sardi, deve contenere il modello di sviluppo e i valori a cui si ispira; deve avere e decidere i limiti di compatibilità e di eticità cui vincolare lo sviluppo stesso, la qualità e quantità di sussidiarietà orizzontale e verticale, le priorità sociali e culturali da identificare e mantenere. Vogliamo fare un processo aperto? Bene, io sostengo che sia indispensabile. Vogliamo che sia storico, straordinario ed esaltante? Anche io lo voglio. Però dobbiamo riportare la fiducia in ciò che c'è. Voi non fate contare né le Commissioni né tutto il Consiglio. Quale credibilità ha la vostra proposta di far contare altre cinquanta persone fuori da questo Consiglio, chi ci può credere? Io dico che c'è un diffusa classe dirigente che fa ed opera tutti i giorni e vuole solo sapere dove e come contare. L'assemblea delle autonomie locali, il Crel, le province, le organizzazioni di interessi di cittadini, le assemblee elettive. Sono diecimila persone che già ora rappresentano tutte le altre, per libera scelta.
Coinvolgerle davvero è più "costituente" di altre soluzioni verticali, magari più semplici, che fanno più chiacchiera, ma che non riscaldano più nessuno, neanche noi.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.-Sardegna). Io credo che l'andamento del dibattito di stasera dimostri ancora una volta la validità del fondamento su cui si basano le proposte di legge che sono state unificate nel testo che abbiamo oggi in esame. Le argomentazioni esposte da alcuni colleghi, in particolare della sinistra più sinistra, ed altre rimbalzate nelle polemiche che hanno preceduto e seguito il dibattito che si è svolto in Aula sulla mozione presentata dal centrosinistra e discussa nei primi giorni di luglio, da cui è nata, con l'ordine del giorno che è stato approvato alla conclusione del dibattito su quella mozione, un'accelerazione del procedimento d'esame delle proposte di legge sulla Costituente;
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
(Segue LA SPISA.) il dibattito di allora, il dibattito che si sta svolgendo oggi, le polemiche che hanno preceduto, e che accompagnano l'esame delle proposte di legge in discussione oggi in Consiglio, sono fondate sulla battaglia scatenata da parte del centrosinistra, ed è perfettamente comprensibile che questo accada perché fa parte del dibattito e dello scontro durissimo che c'è sul governo regionale, però queste polemiche sono fondate proprio sullo scontro che è stato scatenato per delegittimare il quadro politico che sostiene l'attuale maggioranza in Consiglio regionale. Ed è un dibattito tutto centrato proprio sull'esigenza di ricostituire un accordo per la gestione del potere in Sardegna.
E` evidente che anche il dibattito odierno in Consiglio regionale sul tentativo di affrontare in una maniera diversa rispetto al passato il problema della revisione dello Statuto, il problema cioè di una riforma costituzionale dell'autonomia della Sardegna, è un dibattito che è stato continuamente, anche nel passato, influenzato dalle logiche tipiche dello scontro per il governo dell'esistente. Qui anche stasera si è evocato il fantasma di Aritzo, per dimostrare che le forze politiche che oggi sono all'opposizione sarebbero state espropriate del potere gestito sino al '99 proprio a causa di quell'accordo scellerato, di quel patto scellerato che è stato descritto oggi come l'intesa fra chi era affamato di potere, e che per questo si trovava in quel luogo del centro Sardegna, per poter tramare contro il potere costituito allora nel Consiglio e nella Giunta regionale. E` fin troppo facile, purtroppo direi, rilevare che nel '99 il centrosinistra ha perso il potere soprattutto per i propri demeriti, per una serie di autogoal che hanno sgretolato una maggioranza numericamente molto ampia, scaturita dagli accordi successivi alle elezioni del '94, e che non è stata capace di trasformare quelle elezioni del '99 ancora in una maggioranza di governo.
Ad Aritzo non è nata l'idea della Costituente, ad Aritzo è stata semplicemente assemblata un'aggregazione di forze che rappresentavano il malcontento verso il Governo regionale di allora. Non si è fondata una nuova strategia di politica istituzionale, si è parlato anche di questo, ma non era certamente questo l'argomento centrale, non era questo il motivo fondamentale di quell'evento. Quell'evento si fondava sulla necessità di aggregare forze politiche su un progetto per il governo della società e dell'economia della Sardegna, non certo e non fondamentalmente, invece, su un'idea che necessariamente deve essere condivisa dagli appartenenti a schieramenti politici che non necessariamente si identificano nell'aggregazione politica che sostiene il governo regionale del momento.
L'esito delle elezioni del '99 ha confermato il giudizio espresso allora, e da lì è partito un confronto, anzi, uno scontro politico che si è dimostrato molto aspro, ed è molto aspro anche in questi giorni. Perché lo scontro è così aspro? Perché tuttora è così difficile aggregare in Consiglio regionale una maggioranza effettiva che sia capace di incidere sulle leggi e sui programmi che governano la società e l'economia della Sardegna. Forse perché il governo dell'economia e della società impone scelte nelle leggi e nei programmi, scelte contingenti, ma che sono sempre difficili e dolorose, che dividono anzi che spesso frammentano il quadro politico. Oggi invece è importantissimo, più che mai, scindere il confronto politico che in certi casi può diventare scontro, e scontro anche durissimo, riguardo alla politica economica, o alla politica delle infrastrutture, alla politica del lavoro, o alla politica ambientale, cioè tutti quei rami attraverso cui si articola la normale attività, il normale confronto parlamentare in questo Consiglio; l'esigenza di scindere questo confronto, che molto spesso diventa scontro, nel quale vengono utilizzate tutte le armi possibili, dalla maggioranza, ma soprattutto dall'opposizione, è comprensibilissima.
Io credo però che, se si vogliono perseguire obiettivi di una certa portata, sia necessario scindere questo confronto e cercare quindi una sede diversa da quella del Consiglio regionale per aggregare volontà politiche che possano essere estranee ai conflitti che ci troviamo ad affrontare quotidianamente nell'attività politica ordinaria.
E` stato detto che la Costituente è il pallino di alcuni, che è cioè uno strumento per perpetuare partiti o fazioni. A parte, la volgarità di certe accuse che vengono rivolte anche a colleghi, in particolare del centrodestra, che su questa battaglia io credo che quanto meno meriterebbero da parte di tutti un rispetto maggiore per la coerenza con cui in questi anni hanno condotto questa battaglia politica,
le accuse mosse ai colleghi riformatori, in particolare ad uno che forse è considerato la bandiera di questa battaglia, io credo che siano oggettivamente gratuite. Lo dice uno che non ha mai partecipato al movimento dei riformatori, che non ha mai condiviso forse alla radice, la posizione politica espressa in quegli anni, ma che oggi nelle istanze portate avanti da questo raggruppamento politico riconosce un'utilità oggettiva e ne riconosce anche la coerenza dimostrata in questi anni, che è tesa ad individuare un nodo fondamentale dell'autonomia, un nodo fondamentale della politica autonomistica della Sardegna; ma direi di più: un nodo fondamentale della politica delle riforme istituzionali e delle riforme costituzionali. E' il nodo che è costituito da un procedimento di revisione della Costituzione e conseguentemente un procedimento di revisione dello Statuto sardo, che è disciplinato fondamentalmente dall'articolo 138 della Costituzione, che impronta la nostra Carta costituzionale ad un modello rigido difficilmente modificabile.
Giustamente, mi sembra, il collega Scano ha sottolineato che, se è vero che il procedimento individuato in questi progetti di legge tende a forzare il procedimento garantito dall'articolo 138, è vero anche che in qualche modo una certa forzatura è stata fatta anche quando, nella legislatura scorsa, il Parlamento avviò la stagione della Commissione Bicamerale, proprio perché anche in quell'occasione si è in qualche modo dovuto forzare il procedimento. Ma perché questo? Perché ci si rende conto, abbastanza chiaramente, che oggi per nessuno è possibile avviare una riforma seria della Costituzione, come è difficile avviare una riforma forte, non dico radicale, ma almeno significativa, dello Statuto sardo senza una qualche forzatura dei meccanismi rigidi che i padri costituenti hanno previsto nel testo costituzionale, proprio a garanzia delle norme fondamentali della Costituzione.
Se noi vogliamo in qualche modo fare una significativa modifica del nostro sistema istituzionale, dobbiamo in qualche modo forzare; ma direi che la forzatura individuata in questi progetti di legge attraverso il meccanismo dell'Assemblea costituente, che però lavorerà con una procedura che evidentemente sarà continuamente collegata con l'attività del Consiglio regionale, e con un confronto serrato, che avvia un rapporto di tipo pattizio anche con il Parlamento nazionale, è una forzatura molto limitata rispetto a tutte quelle che potevano essere immaginate.
A parte quindi le accuse, qualche volta anche volgari, nei confronti di alcuni colleghi, a parte le sgradevoli stilettate che vengono indirizzate ad altri colleghi del centrosinistra e che mostrano evidentemente che all'interno del centrosinistra vi è un dibattito molto aspro, ma non certo per il problema della Costituente, aspro per ben altri motivi, che comprendiamo, a parte questo clima, che si è creato su questo tema, io credo che si possa ragionevolmente arrivare all'approvazione di questo testo unificato, considerando proprio che esso è stato costruito in modo da depotenziare l'effetto, per così dire invasivo rispetto al potere e alla dignità del Consiglio regionale.
Questo testo non provocherà una diminuzione del potere del Consiglio regionale e neanche una diminuzione della sua dignità, perché potrà esprimere in pieno tutte le sue potenzialità di proposta di modifica, di adeguamento, di revisione del testo che verrà fuori dall'Assemblea costituente se il Parlamento italiano avrà il coraggio di darci questo strumento importantissimo. Il progetto di nuovo statuto nascerà con il contributo del Consiglio, e con un rapporto stretto, forte, in posizione di pari dignità nei confronti dello Stato.
Noi abbiamo un sistema rigido, dobbiamo superare questo sistema; io credo che sia utile superare, ai fini dell'approvazione di questo testo, sia quelle forme di rigidità istituzionale, ma anche quelle forme di rapporto inutilmente aspro e conflittuale che si sono create dentro questo Consiglio. Io credo che da questa proposta di legge possa nascere un'iniziativa che, anche trasversalmente a diverse forze politiche, si indirizzi verso obiettivi alti, ampiamente condivisibili, che possano far nascere una stagione particolarmente interessante per tutto il quadro politico della Sardegna.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Prima dell'avvio del dibattito sulla riforma dell'articolo 54 dello Statuto, confesso di essere stato attratto dall'idea di non parlare, se non altro per ossequio a quel principio del silenzio con il quale questa maggioranza ha accolto altre iniziative consiliari ben più importanti, e certamente ben più incidenti nella vita dei cittadini sardi, che non questa piccola ed interlocutoria questione procedimentale.
Lo dimostra la povertà del dibattito di oggi, della maggioranza, dei suoi partecipanti e soprattutto degli interessati. Tuttavia interveniamo perché pensiamo che il ruolo che ci è affidato ci imponga di dire il nostro pensiero e d'impedire, finché possiamo, la palude melmosa di idee di proposta politica che questa maggioranza alimenta ogni giorno intorno alle responsabilità di governo ed alle aspettative dei sardi.
Vorrei preliminarmente rassicurare l'onorevole Contu: i giudizi politici non sono letame, e chi ha maggioranza e responsabilità di maggioranza ha onori ed oneri, compreso quello di sopportare il giudizio politico. I punti salienti del tema in discussione sono già stati ampiamente evidenziati; siamo davanti ad una maggioranza fallimentare che, dato il poco che ha da esibire, sposa, in attesa di tempi migliori, attraverso un'operazione sorretta, decisivamente, da una parte dell'opposizione, una modifica dello Statuto che prelude, a sua volta, a un'ulteriore modifica dello Statuto, questa seconda volta finalmente per varare realmente il nuovo Statuto.
Questo è, in sintesi, il meccanismo al quale stiamo facendo riferimento. Non vi è dubbio che ciò rappresenta un patetico tentativo di darsi un tono ed una dignità, che a ben vedere risultano pressoché inutili ed evasivi rispetto alle condizioni procedurali che ci sono già e che questo Consiglio avrebbe potuto già mettere in essere.
Per di più non possiamo sottacere il fatto che con la riforma del titolo quinto a noi è stata data già la possibilità di modificare lo Statuto, nella parte relativa alla forma di Governo, con semplice norma ordinaria, mentre ora, con dieci passi indietro, andiamo a chiedere al Parlamento l'autorizzazione ad istituire una assemblea per modificare lo Statuto che voi ci proponete attraverso una procedura di rango regale.
Questa operazione ci sembra più che altro una operazione di facciata, utile alla maggioranza, così come a coloro che, non facendo parte di questa, hanno inteso sostenerla e persino qualificarla, si può dire, e che ha avuto per ora il solo merito di aver diviso questo Consiglio intorno ad un punto centrale della dimensione autonomista, e che per altro verso diminuisce e disperde i già pochi spazi di autorevolezza e di contrattualità che sono rimasti alla nostra specialità regionale, ed è questo un dato tutto di oggi e non tanto degli anni passati. A questo disegno tuttavia hanno concorso non solo gli intenti mistificatori e consapevolmente velleitari del centro destra, ma sostanzialmente tre diverse categorie di sostenitori: la prima è quella dei colleghi intellettualmente onesti che credono veramente in questo processo. La seconda è quella degli intramontabili speculatori, quelli cioè che inseguono sotto mentite spoglie un futuro personale ingrigito, o alla bisogna un nuovo look politico di fine carriera. E infine ci sono i furbi e i pragmatici, ovvero quelli che pensano di continuare a perpetuare i propri interessi di gruppo, di azienda o di famiglia avanzando un tema per nascondere tutti gli altri, sui quali non esiste iniziativa e progetto politico, e sotto sotto continuare a "movimentare". Ciascuno si collochi dove meglio crede; la realtà è questa ed è purtroppo ben nota anche all'esterno di quest'Aula e si riflette nella inconcludenza del lavoro di due anni di legislatura.
Noi, in un certo senso, siamo persino grati a voi, a coloro che hanno avanzato ed accelerato la discussione attorno a questo problema, prima di tutto perché ci dà la certezza temporale che non sarà questa maggioranza ad approvare il nuovo Statuto sardo, ma quella, diversa ci auguriamo, che governerà, nella prossima legislatura, e anche perché ci dà modo di dimostrare, attraverso il silenzio imposto al dibattito sui contenuti, che questa maggioranza, attraverso questo metodo surrettizio, vuole o vorrebbe affermare con una norma metodologica quella specialità della nostra autonomia che andrebbe invece suggellata intorno a valori e principi tutti ancora da definire e per ora estranei a questa Assemblea. Con la norma in oggetto che sostiene che il Parlamento, approva o respinge la proposta di nuovo Statuto, senza neppure sottoporla ad una valutazione di merito, si tradisce il principio pattizio sul quale invece trova il suo alimento essenziale e la sua peculiarità la specialità sarda e inoltre si mortifica il senso moderno della questione sarda che oramai, davanti alla globalizzazione e alla modernizzazione, assume un significato diverso e rinnovato e non più solo e soltanto di carattere economicistico.
Colleghi, è finito il tempo del dualismo strutturale ed avanza invece la stagione del pluralismo etnico e culturale; la questione è di altro genere. Infatti appare sempre più evidente che i termini nuovi della questione sarda scaturiscono da questi processi di globalizzazione, di mondializzazione, di sovranazionalità che avvertiamo più acutamente in questi ultimi anni. Il rapporto non è più soltanto Sardegna - Stato, è al contrario Sardegna - Stato - sovranazionalità. Questo è il nodo autentico del problema di questo nostro tempo, e credo che la discussione sul nuovo Statuto debba ruotare intorno a questo punto, al rapporto cioè tra autonomia e sovranazionalità passando attraverso lo Stato. Altro che aprire confronti muscolari con lo Stato nazionale o imporgli il silenzio sulle nostre legittime aspirazioni. La nuova questione sarda muove dall'esigenza, e persino direi dall'interesse della Sardegna, a far crescere i nuovi orizzonti della federazione degli stati nazionali e salvaguardare allo stesso tempo la propria identità senza disperderla e tradirla. Questo va fatto in un rapporto diverso con lo Stato, ma comunque in un rapporto dove lo Stato su alcuni temi possa e debba intervenire a favore e non contro gli interessi della autonomia regionale e delle sue prerogative. Infatti il passaggio da un modello garantista delle autonomie ad uno federativo cooperativo comporta fasi diverse e complesse, che hanno segnato diversamente le esperienze di altri stati nazionali.
La Svizzera l'ha attuato attraverso una cinquantina di riforme della Costituzione, e dunque con un livello alto della prerogativa pattizia. Al contrario gli Stati Uniti, per nulla incidendo sul dettato costituzionale, hanno operato sulle norme di fiscalità e di orientamento dell'utilizzo del prelievo fiscale su alcune scelte piuttosto che su altre, smontando in fondo l'apparato centralistico con il quale si salvaguardavano alcuni capisaldi dello Stato sociale e dei diritti dei cittadini. L'amministrazione Reagan, per esempio, ha di fatto incrementato i poteri degli stati membri. Sono scelte diverse ma sono pure diverse le ricadute e le implicazioni sui cittadini. Lo stato nazionale è dunque dentro questo processo volente o nolente, sia per collaborare all'adeguamento costituzionale, sia per salvaguardare i diritti sociali e le prerogative di cittadinanza.
Per governare lo sviluppo sostenibile e garantire nuovi diritti ai cittadini della Sardegna nel sistema globale serve che siano ancora più forti i tre livelli istituzionali di vertice: quello europeo, quello nazionale, quello regionale. Oggi lo stato centralista non è forte, così come non lo è una Regione ancora centralista e integralista come quella che abbiamo oggi davanti. Una riforma delle prerogative procedimentali dunque non risolve questi nodi, ma a noi basta per ora sapere che non sarete voi a scrivere il nuovo Statuto sardo.
L'albeggiare di nuove forme dittatoriali e di pulsioni illiberali che si intende trasferire in regole parlamentari e collegiali, è il segno dei vostri nuovi tempi e per noi il campanello d'allarme di una chiara e preoccupante involuzione democratica alla quale non è bene e prudente demandare la scrittura delle nuove norme statutarie. Lo dimostra la superficialità con la quale è stata liquidata l'esigenza di un più ampio confronto parlamentare. Lo dimostra di più la contraddizione tra l'invocato - leggo testualmente - "processo politico e culturale caratterizzato dalla più ampia partecipazione della comunità sarda" che andate proponendo e il pacchetto di nuove norme regolamentari che avete avanzato per imbavagliare il Consiglio, i consiglieri e dunque per ora i soli legittimi rappresentanti eletti del popolo sardo. Datevene una ragione.
A coloro che muovono e ingannano gli amministratori comunali della Sardegna su questi temi andrebbe chiesto come intendono rimediare alla disattenzione finora dimostrata nei confronti dei sindaci e degli amministratori locali a Statuto vigente, e come pensano di conciliare gli interessi aziendali di lobby che si stanno perpetuando con l'esigenza di maggiori e più ampi poteri, risorse e protagonismo ai comuni e agli enti locali della Sardegna. Sono credibili questi profeti? A voi la risposta, e sperare comunque è lecito.
A coloro che con fare professorale avanzano pagelle su alcuni di noi per quello che pensiamo, rinnoviamo il rispetto per le loro opinioni e rivendichiamo in pari tempo il diritto al rispetto per le nostre. Vorrei dire loro che anche noi abbiamo fatto qualche lettura e qualche pensiero sulla materia l'abbiamo pure noi. Resta il fatto che, in questi cinquant'anni di autonomia senza riforme, molti dei nuovi riformatori hanno calcato le aule di questo Consiglio regionale per più di un terzo di questo cinquantennio, e di loro non conosciamo alcuna iniziativa e alcun impegno nella direzione del temi oggi in discussione sul terreno della riforma della Regione. Ci compiacciamo tuttavia del ravvedimento dell'ultima ora, il resto lo farà il tempo, noi non possiamo che aspettare di essere travolti e coinvolti da questo straordinario movimento di popolo. Non rinunceremo a dire neppure in quella occasione la nostra opinione e a dare il nostro contributo.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI IVANA (D.S.). Signor Presidente, colleghi e colleghe, siamo chiamati a discutere un testo unificato in materia di procedure per l'adozione di un nuovo Statuto speciale. Siamo chiamati a discutere delle regole che ci vogliamo dare per la nostra terra. Qualcuno ha detto che finalmente siamo stati chiamati a discutere, a confrontarci.
Debbo dire che il confronto non è fra i più tranquilli e sereni, gli uni e gli altri o almeno alcuni degli uni e alcuni degli altri, usano, per confutare ed argomentare, temi estranei a quelli su cui siamo chiamati a discutere. Ed è chiaro, almeno a me è chiaro, che quando si ragiona di regole e di scenari alti, alti per me, non posso adoperare lo schema normale ed ordinario di utilizzare alcuni dei temi, che spesso, anche quando è necessario, non vengono utilizzati, per contrappormi e per sostenere tesi diverse dalle mie. Pertanto io naturalmente mantengo i distinguo tra il progetto di governo che ha il centrodestra e il progetto di governo che ha un centrosinistra in cui io milito e che cerco, con le mie idee, con le mie opinioni e con la mia militanza quotidiana, di fare in modo che sempre più sia, esso sì, più di quanto debba fare questo centrodestra le cui idee non condivido, fedele ai propri principi.
E uno dei principi basilari della democrazia è quello di rispettare e di essere rispettati, e di non utilizzare argomentazioni che sono spregiative per chi con coscienza, autorevolezza, capacità, chi più chi meno naturalmente, si è fatto una idea, una opinione e proprio nel rispetto della sua militanza cerca di riportarla in una discussione che si spera coinvolga sempre di più non solo i consiglieri ma tutti gli uomini e le donne di questa terra.
Come tutti sappiamo il testo in discussione è il risultato di un serrato confronto fra i presentatori delle tre proposte di legge e del disegno di legge in materia di istituzione dell'Assemblea costituente, che è avvenuto nella prima Commissione.
Siamo quindi chiamati ad aprire in quest'Aula e a diffondere in tutta la regione una riflessione rigorosa sulla realtà della Sardegna e sui processi di trasformazione nei quali essa si trova coinvolta. Siamo chiamati a costruire uno sbocco positivo e democratico alla transizione, che dura cinquant'anni e le cui responsabilità io credo che tutti noi dobbiamo, per alcuni versi, condividere. Ed è per questo che per la scrittura di un nuovo Statuto speciale è indispensabile promuovere un processo politico e culturale straordinario, caratterizzato dalla più ampia partecipazione delle donne e degli uomini di quest'Isola. Siamo davvero convinti che non sia necessario aprire una vera e propria fase costituente, che coinvolga tutti e tutte, in cui il Consiglio regionale è anch'esso protagonista, ma che, invece, come molti pensano, sia sufficiente che lo stesso Consiglio regionale elabori una proposta di Statuto, magari nominando una commissione di esperti provenienti dalla cosiddetta società civile? In quale modo? Con quali procedure? Chi li seleziona? Per conto di chi? Su tutto questo naturalmente si deve ragionare, pensare e scrivere.
Io credo fermamente che la Sardegna abbia necessità vitale di un moto straordinario che risvegli le coscienze, e che dia nuova consapevolezza della propria soggettività, della proprietà storia, della propria tradizione, del proprio patrimonio linguistico e culturale, della consapevolezza di essere un popolo distinto. Ed è anche per questi ragionamenti che sostengo l'istituzione di un'Assemblea costituente regionale come strumento per aprire un nuovo ciclo della vita del popolo sardo.
Devo ribadire con nettezza che non trovo convincente, nel dibattito che si è aperto anche in Consiglio, l'obiezione secondo cui concentrando il confronto sullo strumento si vorrebbe sostanzialmente eludere o rinviare l'elaborazione sul merito della revisione dello Statuto speciale. L'accelerazione imposta dalle aree più dinamiche del paese all'evoluzione federalista delle istituzioni italiane, infatti, si è fondata, oltre che su un oggettivo elemento di forza economica e sociale, anche sull'espressione di una soggettività politica efficace e ampiamente diffusa, sia tra le rispettive classi dirigenti, sia nel corpo sociale delle regioni interessate, che ha condizionato in modo decisivo i partiti politici nazionali e lo stesso Parlamento.
L'idea dell'Assemblea costituente risponde anzitutto all'esigenza di riaffermare con altrettanta forza l'istanza autonomistica della Sardegna, innescando un ampio processo di mobilitazione e di consenso dell'intera comunità regionale, supportato da una coraggiosa manifestazione di soggettività politica e istituzionale. Lo strumento, pertanto, è parte integrante del contenuto, questo è il punto che a noi pare di dover sottolineare con forza. Sono molto convinta che nessuna rivendicazione straordinaria può risultare efficace se viene affidata a forme di espressione ordinarie, oggettivamente deboli, come si sono rivelate anche le esperienze consiliari di queste ultime legislature regionali.
Ancora, l'idea di affidare l'iniziativa di revisione dello Statuto speciale della Sardegna a un'assemblea appositamente istituita non si fonda neppure su una presunta volontà di delegittimare il Consiglio regionale. Se così fosse il vasto schieramento politico e sociale e di amministratori locali che la sostiene avrebbe intrapreso, e certamente con successo, la strada della proposta di legge di iniziativa popolare, anziché quella della proposta di legge presentata allo stesso Consiglio regionale. Questo perché si vuole che sia il Consiglio stesso a innescare, facendo propria questa proposta, un originale ed efficace processo di revisione della Carta fondamentale della nostra autonomia, con la richiesta al Parlamento di consentire la convocazione dell'Assemblea costituente del popolo sardo, così come è scritto nel testo di legge che discutiamo oggi.
Si tratterebbe, in tal modo, di istituire un organo speciale, appositamente dedicato all'elaborazione del nuovo Statuto, libero di lavorare senza le interferenze derivanti sia dall'esercizio dell'ordinaria attività legislativa, sia dalle più o meno fisiologiche contrapposizioni sulle questioni di governo tra gli attuali schieramenti di maggioranza e opposizione. Questo fatto, di per sé, mi pare tale da ridimensionare anche l'obiezione relativa alla paventata dilatazione dei tempi che deriverebbe dalla istituzione dell'Assemblea costituente.
Un organo specificamente dedicato alla revisione statutaria potrebbe lavorare certamente con maggiore celerità di quanto non sarebbe consentito all'ordinario organo legislativo della Regione; e ciò consentirebbe di recuperare anche i mesi occorrenti al Parlamento per approvare l'autorizzazione costituzionale al Consiglio di istituire l'Assemblea costituente regionale. Nessuno può illudersi, d'altra parte, che l'elaborazione della proposta di un nuovo Statuto speciale possa essere affrontata con superficialità, e senza una approfondita riflessione, né che essa possa prescindere dalle valutazioni degli scenari conseguenti alla revisione del Titolo V della seconda parte della Costituzione.
La conferma referendaria della riforma approvata dalle Camere nella scorsa legislatura comporterà l'esigenza di reinventare le ragioni della nostra specialità; questo è! Nessuno vuole sospendere l'avvio della riflessione sui contenuti della revisione statutaria; la proposta che il Consiglio regionale intende formulare al Parlamento è quella di consentire l'istituzione di una Assemblea costituente sarda, ampliando gli spazi di libertà della comunità regionale nel darsi gli strumenti per discutere ed elaborare i contenuti del nuovo Statuto.
Il prossimo Statuto speciale dovrà avere non solo i connotati moderni occorrenti per collocare al meglio la Sardegna in un contesto nazionale ed europeo profondamente cambiato e caratterizzato dalla competitività tra i sistemi territoriali, ma anche quei connotati di stabilità e durevolezza che debbono caratterizzare nel tempo la fisionomia e il funzionamento delle istituzioni, dandoci la possibilità di mantenere e stimolare, nelle aree più arretrate della nostra isola, uno sviluppo economico che sempre più dipende dalla capacità del contesto istituzionale di fornire risorse materiali e culturali adeguate, dalla capacità della società locale di ridefinire la sua identità, per cogliere nuove opportunità di sviluppo.
Esso dovrà, pertanto, innanzitutto, essere uno statuto dei diritti dei sardi, che la Repubblica riformata in senso federale, e la nuova Regione, dotata di nuovi poteri, dovranno garantire, ciascuna per la propria competenza, ed insieme, in un quadro di rapporti bilaterali fondati sulla collaborazione e sulla corresponsabilità.
Investire di questa consapevolezza l'intera comunità regionale è proprio la finalità della proposta che stiamo discutendo oggi di istituire, appunto, l'Assemblea costituente. Non mi pare che esorcizzarla apporti un contributo particolarmente incisivo allo sviluppo di un adeguato dibattito sui contenuti di una rinnovata specialità. Sono oramai tramontati il rivendicazionismo e il vittimismo che talvolta hanno condizionato la classe dirigente sarda, e che hanno troppo spesso finito con l'essere una vera e propria copertura ideologica per l'uso particolaristico e privato delle risorse pubbliche; questo non è purtroppo mutato: non è né nuovo né definitivamente finito.
C'è una domanda di rinnovamento della politica che dia nuova legittimità alle istituzioni e determini un nuovo rapporto tra cittadini, rappresentanza politica e istituzioni. La nostra speranza è che al termine di questo processo la Sardegna possa disporre di una nuova, moderna, originale ed adeguata carta statutaria, ma possa disporre, insieme, di una Regione nuova e di una classe dirigente pienamente all'altezza della sfida dell'oggi, compresa la globalizzazione. L'Assemblea costituente insomma non è un prodotto di ingegneria istituzionale, ma qualcosa che serve in modo diretto ed efficace ad affrontare la questione dello sviluppo economico, civile, culturale della nostra terra.
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.
CONTU (C.C.D.). Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori. In questo momento, come Capogruppo, ho avuto notizia della lettera che il Presidente della Fondazione del Banco di Sardegna ha mandato al Presidente del Consiglio regionale, lettera che ho letto e dalla quale. si apprende che oggi scade il termine per la designazione da parte dell'Assemblea regionale sarda di una terna al cui interno l'attuale Comitato dovrebbe scegliere un componente del Comitato di indirizzo della Fondazione Banco di Sardegna.
Ora io mi chiedo se sia dignitoso per la nostra Assemblea indicare una terna di nomi e che poi la vera designazione la faccia il Comitato esistente; ma, siccome si dice che nel caso la nomina non venisse fatta da questo Consiglio, sarebbe fatta sulla base di una terna, proposta dall'Autorità di Vigilanza, che dovrebbe essere la Banca d'Italia, domando a me stesso come Capogruppo, ma anche agli altri Capigruppo, quale iter possiamo seguire. Secondo me, noi possiamo o respingere al mittente questa lettera considerando che se questo componente del Comitato non è eletto direttamente dal Consiglio regionale, tanto vale che non nominiamo nessuno; oppure decidere, per evitare che sia l'autorità di vigilanza a scegliere questa terna, di proporre entro stasera questi nomi vengano.Io proporrei perciò una breve sospensione per decidere cosa fare.
PRESIDENTE. Onorevole Contu, lei sa che io ho sollevato il problema in Conferenza di Capigruppo. Mi pare per lo meno singolare che un ente, nella fattispecie una Fondazione, che comunque è sottordinata al Consiglio regionale indichi al Consiglio regionale come deve procedere, chiedendoci di nominare in Aula una terna, all'interno della quale la Fondazione sceglie. Mi pare per lo meno una procedura singolare. Dobbiamo comunque decidere stasera; la decisione è politica. Mi pare utile perciò la sua richiesta di una breve convocazione della Conferenza dei Capigruppo.
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Mi sembra che il collega Contu e il Presidente abbiano iniziato l'esame di un nuovo punto all'ordine del giorno, perché noi abbiamo all'ordine del giorno anche le nomine. Io invito quindi il Presidente e i colleghi Capigruppo, se lo ritengono opportuno, a proporre l'inversione dell'ordine del giorno. Se, invece, si vuole aprire un dibattito, perché credo che anche questo possa essere utile, sulle competenze e sugli statuti approvati dalle Fondazioni, lo si dica, però non credo che la questione sia stata posta in modo corretto. Questo punto è inserito all'ordine del giorno per i prossimi giorni. Per quanto ci riguarda, se i colleghi e il Presidente chiedono una Conferenza dei Capigruppo, noi esprimiamo parere favorevole, perché tante volte siamo noi a chiederla, però invito i colleghi a non aprire ora il dibattito, anche perché il tema in discussione è molto importante, e vorrei dire qualcosa anche io su quanto detto dal collega Contu e dal Presidente del Consiglio.
PRESIDENTE. Voglio precisare che questo argomento è all'ordine del giorno da qualche mese, così come le altre nomine. Naturalmente, poiché le nomine si possono fare se c'è un accordo tra le forze politiche presenti in quest'Aula, il Presidente prima di indire le votazioni aspetta che ci sia questo accordo politico, che finora non si è raggiunto. Mi pare giusto e corretto che comunque se ne discuta. Prima di chiudere la seduta, dobbiamo decidere come si vuole procedere. Pertanto sospendo la seduta e convoco la Conferenza dei Capigruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 20 e 30, viene ripresa alle ore 20 e 53.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori del Consiglio. Poiché sull'argomento in questione abbiamo ancora un po' di tempo a disposizione, decideremo domani o dopo. Dichiaro chiusa la seduta. I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore dieci.
La seduta è tolta alle ore 20 e 53.
Allegati seduta
Risposta scritta ad interrogazione
Risposta scritta dell'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale all'interrogazione RASSU sull'interpretazione da parte dei servizi ripartimentali dell'agricoltura dei requisiti necessari per accedere al bando per il premio di primo insediamento dei giovani agricoltori P.O.R. misura 4.21. (361)
Con riferimento alla interrogazione n. 361/A, relativa all'oggetto, presentata dal Consigliere Regionale Rassu in data 10 luglio 2001, si forniscono le seguenti risposte.
Per quanto attiene alla data certa di primo insediamento, che viene riferita all'apertura della partita IVA:
- premesso che la normativa comunitaria di riferimento, non indica univocamente le modalità d'insediamento, lasciando a ciascun Stato membro la discrezionalità sulla definizione oggettiva dello stesso;
- evidenziato che nel bando di attuazione della misura 4.21 del POR relativo al premio in oggetto, vengono esplicitamente definite le modalità d'insediamento;
- considerato inoltre, che risulta necessario che l'inizio dell'insediamento sia attestato da elementi oggettivi ed inequivocabili;
- ritenuto che considerare gli atti di stipula del contratto dal quale risulti l'entrata in possesso dei terreni relativi ad una azienda agricola comporterebbe l'esclusione del richiedente nel caso in cui fossero acquisiti dal giovane prima della presentazione della domanda di premio;
- constatato che l'apertura della partita IVA è a tutti gli effetti una dichiarazione di inizio attività secondo la legislazione vigente;
- rilevato che diverse regioni italiane hanno preso come elemento principale attestante l'insediamento la data di apertura della partita IVA e che anche da parte del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali è stato consigliato di applicare una linea interpretativa omogenea a livello di stato membro;
si ritiene non arbitraria l'interpretazione data dai Servizi Ripartimentali dell'Agricoltura, in quanto conforme alla normativa comunitaria e al relativo bando di attuazione della misura di cui si tratta.
Per quanto riguarda, invece, la questione relativa alla priorità riconosciuta in applicazione del regime di prepensionamento, occorre evidenziare che la finalità dell'intervento è quella di incentivare il ricambio generazionale in agricoltura, innovando e qualificando il tessuto imprenditoriale, attraverso l'insediamento dei giovani. La Giunta con deliberazione n. 51/36 del 12 dicembre 2000 aveva stabilito i criteri di priorità inserendo tale fattispecie, e contemporaneamente aveva demandato all'Assessorato dell'Agricoltura la predisposizione del nuovo bando sulla base dei chiarimenti interpretativi attesi da parte della Commissione Europea. Pertanto, nella versione definitiva del bando, che come è noto non prevede l'accesso al contributo per i giovani già insediatisi come era stato precedentemente indicato, l'Assessorato dell'Agricoltura ha mantenuto le indicazioni della Giunta Regionale in ordine alle priorità a suo tempo adottate. In ogni caso non si ritiene che i criteri adottati possano avere alcuna influenza negativa sulla praticabilità ed efficacia del bando.
Per quanto attiene, infine, al terzo punto dell'interrogazione riguardante la richiesta di presentazione del certificato di iscrizione all'Albo prefettizio per le cooperative, si evidenzia che il bando al punto 2.1 secondo paragrafo indica che "l'insediamento deve essere dimostrato al momento in cui viene presa la decisione individuale di concedere il sostegno", e quindi in un momento successivo alla presentazione della domanda. Di conseguenza anche il relativo certificato di iscrizione all'albo prefettizio verrà richiesto solo dopo l'insediamento effettivo del giovane in una cooperativa che, in quel momento, dovrà risultare regolarmente costituita ai fini dell'ottenimento del premio.
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