Seduta n.234 del 23/04/2002
CCXXXIV SEDUTA
Martedì 23 aprile 2002
(ANTIMERIDIANA)
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
Vicepresidente BIGGIO
La seduta è aperta alle ore 10 e 19.
BIANCU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di mercoledì 3 aprile 2002, che è approvato.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Salvatore Piana ha chiesto di poter usufruire di congedo per la seduta del 23 aprile 2002. Se non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
COGODI (R.C.). Quali motivazioni ha addotto?
PRESIDENTE. Motivazioni familiari.
Comunicazioni del Presidente
PRESIDENTE. Comunico che il Gruppo Federazione dei Socialisti e dei Democratici, con nota del 19 aprile 2002, ha comunicato di aver modificato la propria denominazione, a far data dal 18 aprile 2002, in Gruppo S.D.I.- Socialisti Uniti. Presidente del Gruppo è l'onorevole Balia.
Annunzio di presentazione di proposta di legge
PRESIDENTE. Comunico che è pervenuta alla Presidenza la seguente proposta di legge:
dai consiglieri Spissu - Corona - Murgia - Onida - Vargiu - Fadda - Dore - Balia - Cappai - Cogodi - Sanna Giacomo - Morittu - Tunis - Pirisi - Lai - Sanna Alberto - Calledda - Sanna Gian Valerio - Floris - Randazzo - Giagu - Satta - Giovannelli:
"Ulteriore finanziamento della legge regionale 13 ottobre 1998, n. 29 (Tutela e valorizzazione dei centri storici della Sardegna)". (316)
(Pervenuta il 10 aprile 2002 ed assegnata alla quarta Commissione.)
PRESIDENTE. Colleghi, ricordo che, come previsto nel Regolamento e come concordato nella Conferenza dei Presidenti di Gruppo, la prima ora sarà dedicata allo svolgimento di interpellanze e interrogazioni. Vi devo informare, però, che le interpellanze 205 e 216 sono state segnalate per tempo, così come era stato chiesto, pertanto non c'è nessun problema e possono essere discusse. Per ciò che riguarda le altre interpellanze, che sono la numero 57, Cogodi, Ortu, Vassallo, sui contenuti di rilevanza pubblica dei reiterati incontri privati del Presidente della Giunta nella dimora del Principe Aga Khan; la numero 223, Morittu e più, sulla preoccupante situazione organizzativa dell'ERSAT; la numero 206, Dore e più, sulla preoccupante situazione degli asili nido nella provincia di Cagliari; la numero 231, Pacifico e più, sul trasferimento degli uffici dell'agenzia delle entrate di Cagliari dalla sede di via Vesalio a quella situata sulla S.S. 554; queste interpellanze sono state segnalate ieri sera. Naturalmente, poiché gli Assessori per poter rispondere hanno bisogno di documentarsi, se saranno pronti risponderanno, altrimenti, saranno svolte solo le prime due interpellanze.
PRESIDENTE. Pertanto passiamo allo svolgimento della interpellanza numero 205. Se ne dia lettura.
BIANCU, Segretario:
INTERPELLANZA SANNA Giacomo - MANCA sui ritardi nell'istituzione delle zone franche nei porti della Sardegna.
I sottoscritti, premesso che:
- con l'emanazione del decreto legislativo 10 marzo 1998, n. 75, in attuazione dell'articolo 12 dello Statuto Speciale di Autonomia, sono istituite in Sardegna le zone franche, secondo le disposizioni di cui ai regolamenti CEE n. 2913/1992 e n. 2454/1993, nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Portovesme, Porto Torres e Arbatax ed in altri porti ed aree industriali ad essi funzionalmente collegate o collegabili;
- la delimitazione territoriale delle zone franche ed ogni altra disposizione necessaria per la loro operatività viene effettuata, su proposta della Regione Sarda, con separati decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri;
- a poco meno di quattro anni dall'emanazione del decreto legislativo, nessun regime di zona franca è stato introdotto in nessuno dei suddetti porti;
- nonostante la totale mancanza di coordinamento da parte della Regione Sarda, i rispettivi Consorzi Industriali hanno provveduto alla delimitazione territoriale delle aree;
- soltanto la zona franca del porto di Cagliari sembra stia per diventare realtà, la cui delimitazione territoriale è quella di cui all'allegato aggiuntivo del 13 febbraio 1997, dell'accordo di programma di programma 8 agosto 1995,
chiedono di interpellare l'Assessore regionale dell'industria per sapere:
1) quali azioni intenda intraprendere per procedere nella proposta di delimitazione delle aeree dei porti di Porto Torres, Oristano, Olbia, Portovesme e Arbatax e garantirne l'operatività;
2) se non si ritenga che gli ingiustificabili ritardi con i quali si procede confermino nei fatti i timori che si voglia procedere soltanto per la realizzazione della zona franca del porto di Cagliari;
3) se non si giudichi la mancata istituzione della zona franca nel porto di Arbatax penalizzante per l'attività della Cartiera, considerata la mole dei traffici che potrebbero svilupparsi con i Paesi posti al di fuori della Unione Europea;
4) quali azioni intenda intraprendere per procedere nella istituzione del regime di zona franca fiscale e non soltanto doganale nell'intero territorio della Sardegna. (205)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori della interpellanza ha facoltà di illustrarla.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, compie in questo mese quattro anni il decreto legislativo numero 75, che fu pubblicato a suo tempo sulla Gazzetta Ufficiale del 7 aprile 1998. Dopo quattro anni l'attuazione dell'articolo 12 del nostro Statuto continua a venir meno e nonostante le disposizioni dei regolamenti comunitari numero 2913 del Consiglio e 2454 della Commissione, l'attuazione dei punti franchi nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme e Arbatax resta ancora un mistero. L'unico decreto fatto su un accordo di programma è quello che riguarda il punto franco di Cagliari, con la vicenda che ha visto il commissario della Authority impedire la partecipazione della Regione alla società. Ma quello che ancora di più lascia perplessi è che il tutto stia avvenendo in un clima di disattenzione generale e che le preoccupazioni non emergano soprattutto da parte di chi in quest'aula si è riempito la bocca di enunciazioni andando oltre il discorso dei punti franchi doganali, parlando di zona franca integrale, facendo riferimento a esperienze di altre realtà presenti in Europa e non solo in Europa.
Ma arriviamo al dunque: si è firmato da poche ore l'accordo tanto atteso sulla Cartiera di Arbatax, secondo i rappresentanti della Giunta il punto franco di Arbatax non avrebbe nessuna influenza, i punti franchi delle altre zone del nostro territorio non avrebbero nessun significato, non rappresenterebbero comunque l'inizio di un discorso che da anni andiamo predicando che potrebbe eventualmente trovare concretezza e portarci, non con enunciazioni ma con dati di fatto, ad attuare un qualcosa di più ampio, come la zona franca integrale.
Allora, siccome queste cose le dite soprattutto in momenti particolari, come quelli elettorali, noi in questa tornata elettorale, sia pur di amministrative, denunceremo con forza la disattenzione, il mancato adempimento, la noncuranza, l'incapacità di porre in atto, e quindi di rendere concreta, la volontà espressa dal Consiglio quattro anni fa. Oggi tutto tace. Sembra che il punto franco non possa essere un catalizzatore di nuove iniziative di carattere economico che guarda caso non trovano riscontro nei vostri effetti speciali, continuate a gettare fumo, a propagandare le cose più false, ma le cose più reali le abbandonate e le lasciate da parte, noncuranti della volontà unanime del Consiglio regionale; non avete stanziato neanche le risorse nella vostra finanziaria per consentire ai soggetti interessati, già da adesso, di delimitare quelle aree, perché le aree non si possono delimitare solo sulla carta, si devono delimitare nei territori interessati e se c'è necessità di infrastrutturarle, si devono infrastrutturare; se il punto franco dev'essere il richiamo per una nuova imprenditoria, uno stimolo maggiore per quella locale e non locale, è necessario dimostrarlo nella concretezza delle cose; non avete messo una lira in finanziaria. Sono passati quattro anni e non un'azione avete posto in essere per concretizzare la volontà dell'Aula, il tutto a discapito di quella che è la realtà locale, una realtà oggi ancora più penalizzata dalle vostre disattenzioni.
PRESIDENTE. Onorevole Sanna se ritiene può prendersi il tempo per illustrare anche l'interpellanza numero 216. La ritiene illustrata?
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Reinterverrò successivamente.
PRESIDENTE. Per la Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'industria.
LA SPISA (F.I.- Sardegna), Assessore dell'industria. Rispondo per la parte che mi compete, poi per la parte invece di competenza dell'Assessorato dei trasporti integrerà il collega Amadu. Le due interpellanze che sono state presentate mettono a fuoco un problema che è stato posto all'attenzione più volte; anche recentemente la Giunta regionale, su iniziativa dell'Assessore dei trasporti e dell'Assessorato dell'industria, ha assunto iniziative per cercare in qualche modo di coinvolgere i soggetti locali che dovrebbero essere interessati all'istituzione delle altre zone franche, per cui sicuramente l'interpellanza pone un problema reale e giustamente occorre riuscire anche a dare delle indicazioni il più possibile precise. Cercherò di farlo molto sinteticamente facendo naturalmente riferimento al procedimento amministrativo che è stato avviato già nella precedente legislatura a partire dal D.P.R. numero 75 del 1998, che era stato comunque preceduto da diverse iniziative del Governo regionale allora in carica che aveva anche istituito un gruppo di lavoro proprio per studiare la realizzabilità delle zone franche in Sardegna.
Intanto occorre precisare che l'istituzione delle zone franche risale appunto al D.P.R. 75 che è sostanzialmente una norma di attuazione dello Statuto sardo e fa riferimento anche ai Regolamenti dell'Unione Europa 2913 del 1992 e 2454 del 1993. Vengono istituite con questo D.P.R. sei zone franche, sono previsti percorsi diversi per la delimitazione di queste zone franche e cioè per quanto riguarda la zona franca di Cagliari la delimitazione è contenuta nello stesso D.P.R. 75 e la sua attuazione viene poi naturalmente affidata ad ulteriori interventi da adottare con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri; per le altre cinque zone franche si dà un'indicazione di massima e cioè quella che siano da considerare dentro la zona franca doganale le aree dei porti che sono elencati nel D.P.R., indicando come criterio quello della delimitazione che ricomprenda le aree industriali collegate ai porti o funzionalmente collegabili ad essi. Venne avviata da allora una fase di studio e di approfondimento che coinvolgeva in particolare l'Osservatorio industriale, in collegamento anche con i consorzi industriali e con gli enti locali; venne fatta quindi sulla base di quello studio una proposta di delimitazione fatta propria successivamente da una delibera di Giunta regionale, la delibera del 9 marzo del 1999, quindi ancora della precedente legislatura, che ha delimitato le zone franche indicando appunto i porti e le zone industriali collegate o collegabili. Ovviamente, questa è un'indicazione contenuta nella delibera di Giunta regionale che poi avrebbe dovuto trovare una definizione puntuale in un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.
Successivamente, partendo da un principio indicato nella stessa delibera del marzo 1999, venne avviata una procedura che ha portato alla delimitazione ed che indica anche più concretamente quale sia la disciplina per l'individuazione e la costituzione del soggetto incaricato della gestione della zona franca di Cagliari; perciò a questo ha fatto seguito quella delibera di Giunta dell'agosto - preciso anche la data: 9 agosto 1999 - che indicava prioritariamente la zona franca di Cagliari da affidare alla gestione del CASIC, il Consorzio industriale di Cagliari, proprio giustificando questa scelta con il fatto che, per l'attuazione delle zone franche in Sardegna, si dovesse adottare un criterio sperimentale, iniziando a sperimentare l'operatività di una zona franca per assumere da questa sperimentazione criteri e suggerimenti per l'attuazione ed eventualmente l'istituzione delle altre zone franche, così come stabilito dal D.P.R. numero 75 del 1998.
Successivamente, dopo la fine della legislatura nel 1999 e l'avvio dell'esperienza della nuova maggioranza nelle giunte successive, si è completato il procedimento per quanto riguarda la zona franca di Cagliari con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che istituisce la società consortile per azioni che viene denominata Cagliari Free Zone e che viene istituita con le modalità che tutti conosciamo - questo problema è stato già affrontato anche nel precedente dibattito in Consiglio regionale - con la partecipazione della società consortile del Consorzio per l'area industriale di Cagliari e dell'Autorità portuale, quindi modificando parzialmente anche l'orientamento della delibera di Giunta del 9 agosto del 1999.
La realizzazione della zona franca di Cagliari ha avuto le vicissitudini che sono state già dibattute in questo Consiglio e sulle quali la Giunta ha espresso le stesse preoccupazioni di tutto il Consiglio, e concorda sulla necessità che questa iniziativa possa andare avanti perché si possa sperimentare effettivamente l'utilità di questo strumento. Riguardo alle altre zone franche è stato fatto un incontro recentissimamente - come ho detto - promosso dall'Assessorato dei trasporti e dall'Assessorato dell'industria con i sindaci dei comuni interessati e con i vertici dei consorzi industriali, presenti anche le autorità marittime che, ovviamente, possono avere incidenza sulle valutazioni e sulle decisioni conseguenti. E` emersa da quell'incontro, questo è il dato politico poi sintetico che costituisce la risposta anche alle giuste preoccupazioni avanzate dall'interpellante, la necessità di studiare caso per caso, zona per zona, l'utilità o meno dell'istituzione di una zona franca così come prefigurata dal D.P.R. '75 e cioè una zona franca di tipo doganale.
Nell'interpellanza giustamente si chiede se, invece, per rispondere alle esigenze dello sviluppo della Sardegna, sia sufficiente o no un'istituzione di questo tipo, se cioè la zona franca doganale venga veramente incontro alle esigenze di fornire opportunità per l'attrazione di impresa e per lo sviluppo di attività imprenditoriali nelle aree industriali collegate ai porti che possono diventare zona franca. Questi dubbi sono stati confermati anche in questa riunione ultima del marzo scorso. L'iniziativa dell'Assessorato dell'industria e dell'Assessorato dei trasporti è stata quella di sollecitare immediatamente, con una lettera che è partita pochi giorni dopo, l'avvio di uno studio che sia di supporto alle indicazioni che noi abbiamo chiesto ai comuni ed ai consorzi industriali, in modo tale che non scarichiamo su comuni e consorzi l'onere di stabilire se nelle loro aree territoriali sia o no opportuno procedere all'istituzione e alla delimitazione delle zone franche, ma si possa effettivamente fare un'analisi caso per caso, valutando la vocazione attuale delle aree industriali interessate all'istituzione potenziale - sto per concludere - delle zone franche, in modo tale da verificare se la zona franca doganale possa effettivamente costituire un fattore di sviluppo o addirittura possa per assurdo costituire un impedimento.
Siamo già d'accordo con gli enti locali e con i consorzi - ed eravamo già d'accordo allora, quando eravamo in fase di discussione della manovra finanziaria - di riconvocarci per fare il punto sulla situazione immediatamente dopo l'approvazione della finanziaria e quindi siamo giusto in tempo per riprendere il discorso con queste autorità locali per arrivare ad un orientamento più incisivo che porti anche a qualche decisione più concreta.
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'interpellanza numero 216.
BIANCU, Segretario:
INTERPELLANZA SANNA Giacomo - MANCA sulla mancata istituzione di porti franchi in Arbatax, Olbia, Porto Torres, Oristano, Portovesme, S.Antioco.
I sottoscritti,
rilevato che il Consiglio regionale, in occasione della istituzione del porto franco sull'area del Porto canale di Cagliari, aveva impegnato la Giunta regionale a promuovere le procedure e gli atti necessari per l'istituzione dei porti franchi succitati;
considerato che sulla utilità dei porti franchi non è stata avanzata alcuna osservazione contraria, anzi ne è stata riaffermata la necessità al fine di favorire migliori condizioni per lo sviluppo dei territori interessati;
evidenziato che per lo specifico porto di Arbatax si hanno notizie di stampa secondo le quali i commissari liquidatori della Cartiera di Arbatax avrebbero deciso di alienare, attraverso asta pubblica, le aree libere di pertinenza della cartiera medesima;
sottolineato che tali aree sono assolutamente necessarie al fine di poter istituire il porto franco di Arbatax;
richiamato il fatto che la S.F.I.R.S. e il C.I.S. sono creditori della cartiera di Arbatax per alcune decine di miliardi;
chiedono di interpellare il Presidente della Regione, l'Assessore dell'industria e l'Assessore dei trasporti:
- per conoscere quali orientamenti abbia la Giunta in ordine alla istituzione dei porti franchi e per lo specifico del porto di Arbatax;
- per sapere se non ritengano di dover chiedere alla S.F.I.R.S. e al C.I.S. di acquisire, a compensazione dei rispettivi crediti, le aree di pertinenza della cartiera per cederle alla autorità del porto franco di prossima istituzione. (216)
PRESIDENTE. Le due interpellanze trattano due aspetti di cui uno inerente la competenza dell'Assessorato dei trasporti. Ha quindi facoltà di parlare l'Assessore dei trasporti.
AMADU (F.I.-Sardegna), Assessore dei trasporti. Ringrazio personalmente i colleghi Sanna e Manca per aver posto con quest'ultima interrogazione giusta e fondata, in modo corretto, questa problematica all'attenzione della Giunta e del Consiglio; una problematica che in qualche modo è patrimonio di tutti, patrimonio delle forze politiche, ma anche delle forze sociali ed imprenditoriali.
Evidentemente siamo nel campo della ricerca di nuovi strumenti che facciano uscire la Sardegna da quello stato di isolamento in cui si trova e che invoglino gli imprenditori ad investire in Sardegna per sviluppare ed allargare l'occupazione e la produzione. Come giustamente accennava e ha sottolineato il collega, onorevole La Spisa, questo problema viene da lontano, ma io credo che dobbiamo arrivare finalmente a delle conclusioni. Come Assessore dei trasporti vengo coinvolto in relazione al fatto che i punti franchi riguardano i porti, questa è, però, una tematica di interesse generale perché coinvolge l'intera programmazione della Regione, quindi deve trovare adeguata collocazione e riflessione da parte della Giunta e del Consiglio e di tutte le forze politiche, soprattutto in quei documenti di programmazione economica e di bilancio che in qualche modo contraddistinguono e pongono in rilievo l'esigenza di un'attenzione finalmente concreta verso l'individuazione dei porti o zone o punti franchi.
Con il collega La Spisa abbiamo subito assunto iniziative per coinvolgere i soggetti locali interessati perché in questa materia senza il coinvolgimento dei sindaci, delle amministrazioni locali, dei consorzi industriali e di quanti hanno conoscenza diretta della situazione in cui versa il territorio non è possibile procedere; noi possiamo fare azione di promozione politico-amministrativa, possiamo anche stanziare finanziamenti specifici, ma se la materia non viene risolta nei termini di una utilità rischiamo di fare azioni o di accantonare risorse finanziarie che invece potrebbero essere destinate ad altre finalità.
La riunione che si è svolta il 12 marzo presso l'Assessorato dei trasporti, convocata con il collega La Spisa, ha posto immediatamente i soggetti locali davanti alla responsabilità di iniziare a valutare concretamente i problemi in campo e soprattutto iniziare a proporre soluzioni. Noi ci siamo impegnati entro maggio a riunire nuovamente tutti i sindaci e i consorzi industriali, le autorità portuali di Olbia, la direzione marittima della Sardegna, dopo aver loro trasmesso un'ipotesi di delimitazione che un gruppo di lavoro, istituito a suo tempo presso l'Assessorato dell'industria, ha prodotto e crediamo già che da quella riunione si possano conoscere gli umori a livello locale, perché ripeto, senza il coinvolgimento concreto dei territori interessati è impossibile andare avanti.
Tentiamo, quindi, di andare verso la volontà del legislatore sapendo che è una materia nella quale ognuno di noi deve mettere del proprio; ma io credo che anche gli imprenditori debbano dare una mano perché, vivendo ogni giorno le logiche del mercato e comprendendo quali sono gli effetti delle leve fiscali o delle istituende zone franche doganali, ci devono dire se dobbiamo correggere qualcosa oppure se dobbiamo continuare a percorrere la strada finora intrapresa. E` una strada lunga, che ci deve vedere impegnati tutti insieme a battere chi in altre sedi ha interesse a che la Sardegna non ottenga determinate conquiste; vorrei in proposito dire, senza andare troppo lontano, che pensare ad un'ipotesi di zona franca integrale, non è una chimera, ma è il giusto punto di arrivo di una comunità isolana ed isolata che vuole autodeterminarsi sotto il profilo economico e sociale senza chiedere l'elemosina a nessuno, con il pieno diritto di poter utilizzare le proprie risorse, le proprie energie, per aumentare la propria produzione e per evitare la piaga dell'emigrazione. Credo che anche questo sarà un argomento che dovrà coinvolgere tutte le forze politiche, però nel frattempo, in attesa di evoluzioni politico-culturali che in qualche modo vedano coinvolta anche l'Unione Europea in termini concreti, noi dobbiamo fare per quanto ci riguarda ancora il nostro dovere. Su questi temi occorre sviluppare il dibattito, occorre approfondire, ma ognuno deve fare la sua parte.
Noi come Giunta regionale stiamo facendo quello che è possibile fare e su questo terreno diamo assicurazioni agli interpellanti e all'intero Consiglio che ci muoveremo per cercare di cogliere risultati concreti.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Giacomo per dichiarare se è soddisfatto.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Credo che si stia ripetendo un copione che purtroppo viene recitato spesso e volentieri in quest'Aula, non ci possiamo limitare agli slogan! Oltretutto non possiamo dire che dobbiamo individuare dei soggetti locali interessati, come non possiamo dire che dobbiamo sperimentare prima a Cagliari e poi nel resto dell'Isola vedremo. Il decreto non parlava di sperimentazione. La volontà del Consiglio era di istituire sei punti franchi in sei realtà portuali di quest'Isola. Dopodiché la conferma del punto franco di Cagliari, nel decreto fatto dal Ministro e nell'accordo di programma già sottoscritto, crea un leggero vantaggio che voi state però rendendo talmente grande da non consentire a tutto il resto dell'Isola di recuperarlo. Questo non è accettabile. Questo non lo si può accettare! Ma se le perimetrazioni, almeno nella prima fase, i consorzi ve le hanno mandate, ma se in quattro anni non avete discusso con nessuno di essi - se non con quello di Cagliari - la delimitazione delle aree da adibire a punti franchi, la loro ubicazione, dovete spiegare il perché oggi parlate di sperimentare prima a Cagliari e poi si vedrà cosa fare nelle altre cinque realtà dell'isola, quando e persino se per caso si dovrà fare, perché vi chiedete anche se sia il caso di istituirli. Questa possibilità la rigettiamo completamente perché si devono istituire tutti e sei, questa è la volontà che è nata fuori; questo è ciò che abbiamo chiesto noi a gran voce dopo tanto tempo.
L'articolo 12 del nostro Statuto prevede i punti franchi, noi dopo cinquant'anni arriviamo a discuterne in quest'Aula, dopo l'approvazione del decreto del Presidente della Repubblica del 1999 che li individua, e adesso parliamo di sperimentare a Cagliari e dopo nelle altre realtà. Chiedo ai colleghi tutti, e in particolar modo a quelli della Gallura, a quelli di Sassari, a quelli dell'Ogliastra, dell'oristanese e del Sulcis, se sia il caso di aspettare che quegli squilibri economici, che sono nati nel tempo, possano crescere ulteriormente in questa fase di sperimentazione del punto franco ubicato solo ed esclusivamente a Cagliari. Se è questo che volete, lo facciamo sapere al di fuori di quest'Aula, nei territori interessati, perché non si può continuare a vendere fumo, questa è la verità di fondo; quando non c'è voglia di realizzare non si pensa neanche a cercare risorse finanziarie, e voi non ne avete cercato risorse finanziarie, non ce ne sono, e le perimetrazioni non si fanno a costo zero, le infrastrutture di quelle aree non si realizzano a costo zero, e guarda caso invece Cagliari aveva già acquisito le aree, naturalmente prive di infrastrutturare, e se vi ricordate in quest'Aula si ventilò la possibilità di stanziare cinquanta miliardi per questo motivo; le altre realtà possono e devono aspettare; mentre a Cagliari si sperimenta, dalle altre parti devono guardare, però dovete dirglielo che devono guardare, non basta chiamare i sindaci, non è sufficiente. I consorzi esistono in tutte le sei realtà, sono stati coinvolti inizialmente, ma se per fare questo ci vogliono quattro anni, assessore Amadu, la ringrazio per il discorso sulla zona franca integrale, ma se per i punti franchi ci vogliono quattro anni dopo che li abbiamo chiesti e ce li hanno accordati, per la zona franca integrale non basterà una vita con questo modo di fare politica, non basterà una vita! Allora, smettiamola di dire cose nelle quali non crediamo.
PRESIDENTE. Con questo intervento abbiamo esaurito le prime due interpellanze; chiedo alla Giunta se è pronta per rispondere sulle altre che rielenco.
Interpellanza numero 57 a firma Cogodi, Ortu e Vassallo sui contenuti di rilevanza pubblica dei reiterati incontri privati tra il Presidente della Regione nella dimora del principe Aga Khan.
PILI (F.I.-Sardegna). Presidente della Giunta. Non sono pronto a rispondere.
PRESIDENTE. Il Presidente non è pronto a rispondere.
Interpellanza numero 223 Morittu, Spissu, Sanna Emanuele ed altri, sulla preoccupante situazione organizzativa dell'ente regionale di sviluppo ed assistenza tecnica dell'agricoltura, ERSAT; non è neanche presente l'Assessore.
Interpellanza numero 206 Dore, Balia, Fadda, Selis, Biancu e più, sulla preoccupante situazione degli asili nido nella provincia di Cagliari. Interpellanza numero 231 Pacifico, Dore, Fadda e più sul trasferimento degli uffici dell'Agenzia delle entrate di Cagliari dalla sede di via Vesalio a quella situata sulla strada statale 554. Tutte queste interpellanze non possono essere svolte.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi, sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Vorrei rappresentare all'attenzione sua e del Presidente della Giunta l'esigenza di ottenere un chiarimento: il Presidente della Giunta può essere pronto o non pronto a qualsiasi evenienza, e questo è un ambito di libertà personale che è inviolabile, però il chiarimento che voglio dare alla Giunta, è che l'interpellanza della quale noi abbiamo chiesto la trattazione non è tanto e solo riferita all'ambito degli incontri privati del Presidente della Regione con il signor principe Aga Khan Karin, perché questa vicenda si riferisce al Presidente precedentemente in carica pertanto l'attuale Presidente potrebbe obbiettare ciò ma, in tal caso la Giunta non sarebbe pronta oggi e non sarebbe pronta mai, dovremmo aspettare il ritorno dell'onorevole Floris a Presidente della Giunta, cosa probabile e non impossibile, ma che non si sa quando sarà; mentre invece il contenuto dell'interpellanza attiene alla relazione dell'Istituzione regionale con un imprenditore privato, argomento del quale pubblicamente si tratta ogni giorno. Leggo da un giornale dell'altro ieri, a titoli cubitali: "Pili prepara il ritorno dell'Aga Khan"; noi vogliamo sapere come lo sta preparando questo ritorno, sta preparando guide rosse, ponti aerei, scivoli speciali? Non so peraltro come si faccia a preparare il ritorno di chi non se ne è mai andato. Queste questioni vengono trattate pubblicamente ogni giorno e non si può dire che la Giunta non è pronta. La Giunta è pronta. La Giunta può dire: "non voglio rispondere al Consiglio, queste questioni minori le voglio trattare a tutta pagina e a tutto tondo nei convegni di Porto Rotondo, però non le voglio trattare nell'emiciclo del Consiglio regionale". Faccia la Giunta, però non si dica e non si adduca la mancata prontezza, perché magari non ci sarà guida rossa, non ci sarà ponte aereo, non ci sarà scivolo per il ritorno dell'Aga Khan, però si tenterà di introdurre una variante automatica. Siccome su questi temi e materie la Giunta è prontissima, se vuole, a riferire al Consiglio, noi insistiamo perché l'interpellanza possa avere svolgimento. Se non avrà svolgimento, non sarà per ragioni tecniche, sarà per la reticenza che contraddistingue questa Giunta regionale e il suo Presidente in primis.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.
PILI (F.I. - Sardegna), Presidente della Giunta. Vorrei solo informare, Presidente, l'onorevole Cogodi, che non vi è da parte dell'Esecutivo nessuna reticenza, ma considerata la delicatezza del tema che le signorie loro hanno voluto porre all'attenzione della Giunta, mi sembra corretto e doveroso rimarcare che questa interpellanza è stata sottoposta all'attenzione della Giunta comunicando che sarebbe stata inserita all'ordine del giorno soltanto ieri sera, e pertanto non c'è stata la possibilità di predisporre una risposta compiuta come avremmo voluto dare; quindi probabilmente occorrerà porla all'ordine del giorno della prossima seduta e in tale occasione saremo pronti a dare una risposta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 213. Relatore il consigliere Rassu.
Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Rassu, relatore, che tuttavia in questo momento non è in Aula.
Sospendo la seduta per cinque minuti in attesa dell'arrivo del consigliere Rassu.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 56, viene ripresa alle ore 11 e 04.)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Rassu, relatore.
RASSU (F.I.-Sardegna), relatore. Signor Presidente, dopo sette mesi, finalmente il disegno di legge sul commercio arriva in quest'Aula. E' un provvedimento attesissimo da tutto il comparto e auspichiamo che al più presto l'Aula lo esiti.
L'assenza di una normativa di incentivazione ha acuito ancor di più la grave crisi che ha interessato il settore commerciale negli ultimi due anni, soprattutto le piccole e medie imprese isolane che senza alcun tipo di sostegno non sono in grado di reggere l'impari confronto con i grandi centri commerciali. Attualmente in Sardegna sono attive circa 37.600 imprese commerciali e, nonostante una mortalità di circa il 10 per cento nel quinquennio 1995-1999, nel corso del 2000 si è notato un timido segnale di leggera ripresa.
Il presente disegno di legge si colloca in questa fase, con l'obiettivo di dare nuovo impulso al processo di crescita della piccola e media impresa commerciale, mirando ad aumentare la produttività e la funzionalità mediante la concessione, agli operatori del settore, di interventi agevolativi sotto forma di contributi in conto capitale, di contributi in conto interessi sui finanziamenti bancari e di contributi in conto canoni leasing.
Gli interventi sono infatti diretti a favorire la realizzazione di programmi che abbiano per oggetto l'acquisizione, la costruzione, il rinnovo, la trasformazione e l'ampliamento dei locali adibiti o da adibire all'esercizio dell'attività commerciale, compresa l'acquisizione dell'area, le opere murarie necessarie all'adattamento dei locali nonché l'acquisto, rinnovo e ampliamento delle attrezzature necessarie per l'esercizio dell'attività stessa e per il credito di esercizio. Le agevolazioni favoriscono altresì investimenti finalizzati all'acquisizione della certificazione di qualità e di programmi di investimento rivolti allo sviluppo e al miglioramento qualitativo del commercio elettronico, in linea con la tendenza evolutiva del comparto.
Per il raggiungimento di tali finalità il disegno di legge prevede in favore degli operatori economici interessati la concessione di: contributi in conto capitale nella misura massima del 40 per cento della spesa ammessa; contributi in conto interessi sui finanziamenti bancari per l'abbattimento del tasso nella misura dei due terzi del tasso di riferimento vigente al momento della concessione del beneficio; contributi in conto canone leasing per i beni acquisiti con il sistema della locazione finanziaria.
L'articolo 1 si pone l'obiettivo di favorire uno sviluppo equilibrato nel maggiore numero possibile di tipologie distributive, promuovere l'associazionismo economico, valorizzare i prodotti locali e, non ultimo e non meno importante, facilitare l'accesso al credito alle piccole e medie imprese. Gli articoli 2, 3, 4, 5 e 6 sono specificatamente diretti al sostegno e alla riqualificazione del sistema distributivo.
L'articolo 3, in particolare, individua i beneficiari e definisce la categoria delle imprese che possono usufruire degli incentivi: imprese esercenti il commercio al dettaglio in sede fissa, ambulante e all'ingrosso; imprese esercenti servizi ausiliari del commercio; attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande; attività esercenti il commercio elettronico. Le imprese di medie e piccole dimensioni per accedere ai benefici devono operare in Sardegna e gli investimenti oggetto delle agevolazioni devono essere realizzati nell'Isola. Non sono ammessi investimenti realizzati prima della presentazione della domanda di agevolazione. Al fine di poter verificare gli effetti delle provvidenze, anche in termini di maggiore occupazione e di incremento di volumi intermediati, l'articolo 13 dispone che l'Assessorato competente effettui un costante monitoraggio.
I criteri per la concessione degli incentivi saranno disciplinati dalle direttive d'attuazione che accompagneranno la legge; spero che almeno queste abbiano immediata attuazione e siano emanate subito dopo l'approvazione della legge e che quindi non si debba aspettare un altro anno. Le agevolazioni devono, infine, essere concesse nel rispetto della disciplina comunitaria denominata de minimis, ed è ammesso il cumulo con altre provvidenze regionali, nazionali e comunitarie, fatto questo che non comporta la notifica della legge all'Unione Europea, con la conseguente immediata operatività dei benefici in essa contenuti.
La Commissione, pertanto, auspica, avendo esitato il testo nel dicembre del 2001, che il disegno di legge venga al più presto esaminato ed approvato dall'Aula, augurio che in questo momento formulo sia per gli esercenti il commercio sia per tutti i soggetti a cui il disegno di legge è indirizzato.
CONGEDO
PRESIDENTE. Devo informare che è pervenuta con qualche secondo di ritardo, e poi io non ne ho dato lettura, la richiesta di due giorni di congedo da parte dell'onorevole Pirastu per ragioni di salute, a far data dal 23 aprile. Se non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Signor Presidente, a me pare che la legge abbia un'importanza significativa e meriterebbe anche una maggiore attenzione da parte dell'Aula. Riservandomi di fare successivamente un intervento sul testo in esame, vorrei ora prendere la parola sull'organizzazione dei lavori: siccome una legge di questa portata sono anni che la si aspetta, la aspettano le categorie, ci ha lavorato la Giunta, ci hanno lavorato tutti i colleghi, è una cosa che qualifica il Consiglio, mi chiedo se non sia il caso di provare a fare appello ad una maggiore partecipazione perché è vero che ha avuto l'approvazione della maggioranza e dell'opposizione, però un po' più di attenzione non guasterebbe. Allora chiedo al Presidente se non ritenga da questo punto di vista di trovare un modo per sensibilizzare tutti i colleghi; la Giunta è presente con due assessori, ma, insomma, mi pare che sia un provvedimento che meriti, questo voglio dire, una maggiore partecipazione. Se poi queste condizioni non ci sono, non mi sento di fare il mio intervento.
PRESIDENTE. Onorevole Selis, come lei sa, le condizioni per continuare ci sarebbero, tuttavia le ragioni che lei ha sollevato sono fondate; casomai possiamo sospendere la seduta per qualche minuto, pregando tutti i Capigruppo che intervengano nei loro gruppi ed invitino i colleghi a partecipare, naturalmente quelli che hanno interesse a farlo. Quindi, se lei, onorevole Cogodi, è d'accordo le darò la parola alla ripresa. Sospendiamo i lavori per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 12, viene ripresa alle ore 11 e 28.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. Onorevole Vassallo, il primo che è iscritto a parlare è l'onorevole Cogodi, a meno che non voglia parlare lei, se c'è da aspettare trenta secondi perché arrivi, io aspetto ma noi abbiamo bisogno comunque di andare avanti.
VASSALLO (R.C). Presidente, vorrei semplicemente chiarire che mi risulta che in questo momento sia in corso un incontro dei Capigruppo, infatti vedo che in Aula non c'è praticamente nessun Capogruppo, con dei lavoratori, sembra, del Porto Canale, pertanto mi sembrerebbe opportuno, data l'importanza del provvedimento, sospendere i lavori per ulteriori dieci minuti. Io non avrei problemi a pigliare la parola, però anche per l'economia dei lavori, non vorrei che dopo il mio intervento ci ritrovassimo punto e a capo e quindi sarebbe meglio fare un attimo una verifica degli impegni che sono stati assunti in modo che si possa riprendere a lavorare in condizioni tali da poter terminare l'esame del provvedimento.
PRESIDENTE. Onorevole Vassallo, mi permetta, sono contrario perché ritengo che, in un rapporto di correttezza reciproca fra tutti, c'è anche la libertà per uno o più Capigruppo, di assentarsi e fare altro, se ritengono, però come minimo devono informare il Presidente. Questo non è accaduto e siccome il Consiglio deve andare avanti, io chiedo se ci sono colleghi che intendono intervenire nella discussione generale, perché altrimenti si vota il passaggio agli articoli.
Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C). Questo è un provvedimento, così come diceva il relatore Rassu - che peraltro non vedo nemmeno lui in Aula, probabilmente anche lui è all'incontro con i lavoratori del Porto Canale - che riguarda il commercio, un provvedimento tanto atteso, un provvedimento che però, a nostro avviso, non dà una risposta esaustiva ai problemi connessi al settore, soprattutto alle grandi difficoltà che questo settore, così come per altro altri, sta incontrando in Sardegna per effetto della grave crisi economica e soprattutto per effetto dell'introduzione anche nella nostra isola, delle grandi strutture commerciali, che hanno di fatto impoverito un settore già debole di per sé.
Un provvedimento atteso, un provvedimento che stanzia alcune decine di miliardi, ma che a nostro avviso non dà una risposta esaustiva. Per quale motivo? Per gli stessi dati che riferiva poc'anzi il relatore Rassu che parlava di oltre trentasettemila imprese sulle quali si interviene con un provvedimento che si ritiene snello, attraverso la concessione di contributi entro i limiti previsti dalla disciplina comunitaria denominata "de minimis": basterebbe fare una semplice divisione per capire che le imprese beneficiarie di questo intervento, in Sardegna, saranno veramente molto poche rispetto al numero complessivo delle imprese attive e soprattutto rispetto all'esigenza che in Sardegna vi è di rivitalizzare questo settore e di adeguare anche le strutture di vendita.
Oltre a ciò si rileva che questo provvedimento, peraltro discusso in più occasioni in Commissione, a nostro avviso difetta di scelte politiche precise, proprio in funzione del fatto che ci ritroviamo di fronte comunque a una disponibilità finanziaria veramente limitata rispetto al numero complessivo delle società. In questi casi è necessario avere il coraggio anche di operare delle scelte per evitare che un provvedimento di erogazione a pioggia, una pioggia peraltro molto limitata, nel senso che toccherà veramente pochi soggetti, non riesca a dare quel beneficio che invece si propone, o si proporrebbe di dare.
Cosa voglio dire? Voglio dire che non si fanno delle scelte; non si fanno delle scelte anche rispetto all'individuazione precisa degli esercizi che si vogliono comunque agevolare, che si vogliono rafforzare in termini di struttura distributiva. Quando si utilizza la dizione "piccole e medie imprese", si fa riferimento alla normativa comunitaria, anche se non è citata espressamente, dato che anche la Sardegna, essendo inserita nell'ambito della Comunità Economica Europea, è chiaro che deve rispettare i regolamenti comunitari, pertanto in tale definizione di piccole e medie imprese, che sarebbero quelle ammesse ai benefici previsti, rientrano le imprese che hanno meno di duecentocinquanta dipendenti, oppure un fatturato annuo sino a quaranta milioni di euro. Vedete, le imprese commerciali che in Sardegna hanno questa caratteristica sono i grandi esercizi commerciali, sono la grande distribuzione, quella grande distribuzione alla quale noi riteniamo che attraverso questo provvedimento di legge si debba porre un argine, nel senso che si debbano agevolare altri soggetti.
A noi non convince nemmeno l'argomentazione, che in più di un'occasione è stata avanzata, che questi soggetti non sarebbero interessati ad attivare provvidenze limitate, in quanto la loro misura massima rientra nei limiti del de minimis. Noi non crediamo che ciò si verificherebbe e comunque non capiamo perché in termini di principio si voglia prevedere una norma che stabilisce benefici la cui richiesta dipende solo dalla discrezionalità di tali soggetti. Ci sembra veramente incongruente il fatto che da una parte si dica che bisogna sostenere la piccola e media distribuzione e dall'altra poi si faccia finta di non vedere che, così come prevedono le norme comunitarie, la media distribuzione, è quella che arriva ad avere sino a duecentocinquanta dipendenti. Per cui a nostro avviso va chiarito il senso che si vuole dare a questa norma, norma che riteniamo vada anche profondamente modificata riducendo drasticamente la possibilità della grande distribuzione di accedere ai benefici previsti da questo provvedimento.
Come è possibile? E` possibile integrando la definizione di piccole e medie imprese data dalla Comunità Europea e meglio classificando le categorie e le imprese che vogliamo effettivamente agevolare, creando una mera e una vera discriminante rispetto invece a quelle che riteniamo giusto non incentivare.
Questo ci sembra importante per due motivi; uno perché riteniamo che soprattutto le più piccole imprese, cioè quelle che hanno da dieci dipendenti in giù, debbano essere agevolate. Anche perché le disponibilità finanziarie, così come poc'anzi dicevo, sono talmente limitate rispetto al numero complessivo delle imprese esercenti il commercio, che se non si fa una scelta di questo tipo, si contraddicono tutte le argomentazioni che più di una volta sono state portate in sede di dibattito sul commercio; ma anche perché, soprattutto nelle zone interne, dove la struttura commerciale è formata da microimprese, per lo più familiari, imprese che hanno due, tre, quattro, cinque, sei, dieci dipendenti, vi è maggior necessità, a nostro avviso, dell'aiuto e del sostegno pubblico qualificare tali imprese e per rafforzare la rete distributiva di vendita.
Oltre a questo, si rileva un'ulteriore incongruenza. Se veramente la finalità della legge è quella non soltanto di rafforzare il tessuto commerciale presente, ma anche di sviluppare e favorire la nascita o lo sviluppo armonico delle diverse tipologie distributive, finalità che rientra tra quelle previste dalla legge, alla lettera a) dell'articolo 1, quello che si ritiene sia il tassello fondamentale per la costruzione di una legge, non si capisce perché poi invece questa finalità, cioè il favorire la nascita di nuove imprenditorialità, venga completamente disconosciuta dall'articolo 3 nel quale sono previsti i beneficiari.
Cosa voglio dire? Che nell'articolo 1 si indica chiaramente la prospettiva che si dà la legge, chi si intende agevolare, le finalità che si intendono perseguire, poi andando avanti si vede che queste finalità non possono essere perseguite in quanto l'articolo 3 parla esclusivamente di imprese già esercenti il commercio. Questa è una contraddizione: non bisogna fare il gioco delle tre carte, dire una cosa per poi farne un'altra; se si vuole essere coerenti, e noi condividiamo le finalità enunciate, è necessario mantenere fermo l'articolo 1, le sue finalità e, a cascata, determinare che anche le altre norme siano coerenti con l'articolo 1. Se così non fosse, il Consiglio dovrebbe avere il coraggio di cambiare le finalità e di dire che forse ci si è sbagliati, l'articolo 1 andrebbe modificato e quindi si dovrebbe togliere la parte che pone tra le finalità quella di favorire la nascita di nuove intraprese.
Questa incoerenza ci ha un po' meravigliato; anche se noi da sempre siamo noti per essere tra coloro che difendono il tessuto produttivo, ma non molto amanti, in senso lato, dell'imprenditoria in quanto tale, tuttavia mi sembra che il provvedimento, così come è formulato, contrasti anche con le tanto decantate politiche liberiste di incentivazione dell'impresa in quanto tale, e dell'impresa presente in Sardegna, che la maggioranza propugna in ogni occasione.
Per cui cosa dire? E` un provvedimento tanto atteso, è un provvedimento che dovrebbe dare una risposta alle esigenze del settore, è un provvedimento che nei presupposti doveva avere questi contenuti, è un provvedimento che nella sua concretezza invece non persegue né uno, né l'altro obiettivo. E` un passo avanti, un piccolo passo avanti, di sicuro molto molto piccolo, però questo piccolo passo in avanti può essere fatto se concretamente si operano quelle modifiche legislative che, per altro, noi abbiamo proposto attraverso una serie di emendamenti già presentati a quest'Aula.
Un'altra scelta che non ci ha convinti in Commissione e quindi nemmeno in Aula, di cui chiederemo una riconsiderazione, è il fatto di aver tolto da questo provvedimento il capo relativo all'associazionismo, cioè quelle forme, non si può dire di imprese, ma di società consortili, di unioni volontarie, gruppi d'acquisto, quelle forme, diciamo particolari, di attività che vengono svolte nel commercio che in alcune realtà sono riuscite a radicarsi e ad avere una vera funzione sociale di calmieramento dei prezzi e quant'altro. Questa parte, che per noi è importante, è stata in Commissione stralciata per essere inserita in un prossimo provvedimento che disciplinerà la materia.
Vedete, noi potevamo anche essere favorevoli a fare un provvedimento ad hoc sull'associazionismo, però visto come vanno le cose in questo Consiglio, visto che questo stesso provvedimento giace in Commissione da oltre un anno, non vorremo che anche per l'associazionismo se ne riparli fra altri due anni; insomma, i tempi e le prospettive dell'esame dei disegni di legge in quest'Aula non ci possono confortare, per cui non ci possiamo permettere, a nostro avviso, di perdere del tempo. Intendiamo pertanto proporre il reinserimento di queste forme di acquisto che, come dicevo, in alcune zone sono molto fiorenti e svolgono una grande funzione sociale, ed anche perché queste forme d'acquisto, che in altre zone possono essere usate come calmiere, da noi possono servire soprattutto a contrastare la grande distribuzione che, attraverso varie forme, riesce a catalizzare l'interesse del pubblico e ad impoverire ulteriormente altre attività commerciali esistenti.
Non voglio dire altro, anche perché nel corso dell'esame dei singoli articoli ci sarà modo di approfondire, di discutere ed anche - mi auguro - di modificare le norme proposte. Mi auguro che questo provvedimento, da tutti ritenuto urgente ma soprattutto utile e indispensabile per il commercio, venga approvato attraverso una vera discussione, non limitandoci ad approvare i singoli articoli, ma facendo un ragionamento insieme e vedendo dove è possibile intervenire per modificare, per migliorare un provvedimento che comunque anche noi riteniamo che rappresenti un passo in avanti, seppure piccolo.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Biggio che non vedo in Aula.
E` iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Signor Presidente, io ho acceduto molto volentieri e con senso di responsabilità alla proposta dell'onorevole Selis, perché questo disegno di legge merita sicuramente più attenzione da parte dell'Aula, un'Aula che purtroppo devo riscontrare semivuota e disattenta.
Forse è proprio l'atteggiamento che i commercianti hanno sempre avuto nei confronti dell'istituzione Consiglio regionale, atteggiamento che è sempre stato quello della discussione, del confronto, magari di non sentire la necessità di venire sotto il palazzo del Consiglio per far sentire rumorosamente la propria presenza, che consente la discussione di un provvedimento di tale importanza per il mondo del commercio, asse portante dell'economia sarda, con distacco e conseguente superficialità. Per questo dico che probabilmente sarebbe opportuno, Presidente, avanzare nuovamente la richiesta che poc'anzi ha fatto l'onorevole Selis, cioè quella di richiamare i nostri capigruppo, i nostri colleghi, a garantire una presenza e un'attenzione maggiore su questo provvedimento. Cerchiamo di andare avanti comunque, anche perché i contributi che molti dei colleghi potrebbero dare in fase di discussione e di esame degli articoli, potrebbero essere significativi e determinanti.
Negli interventi di chi mi ha preceduto ci sono state una serie di motivazioni, di sottolineature sulle quali già abbiamo avuto modo di confrontarci nel corso dell'esame del testo di legge in Commissione; un testo di legge che accede con grosso ritardo all'esame dell'Aula essendo stato approvato nel dicembre 2001. Giustamente l'onorevole Vassallo ha rilevato quanto poco proporzionale sia l'intervento finanziario su un settore che da anni non ha potuto godere degli aiuti regionali, ancor quando esisteva la legge nazionale 517; poi, con la legge numero 35 del 1991 si riuscì a intervenire per facilitare la crescita di questo comparto, da allora è un comparto che è rimasto nell'ombra per quanto riguarda gli interventi del legislatore e gli aiuti da parte della Regione Sardegna.
Si faceva riferimento alle 37.600 aziende e questo vuol dire che questo settore assicura in maniera determinante l'occupazione. Ma, come i colleghi avranno visto, c'è tutta una serie di emendamenti presentati al testo di legge, non ultimo un emendamento che propone una copertura finanziaria più congrua, non sufficiente, ma quanto meno più congrua, per dare una risposta più vasta nel territorio alle richieste che saranno inoltrate da parte del mondo commerciale. Una modifica doverosa anche perché quella presentata nel testo di legge fa riferimento all'anno 2001, ormai superato, e non tiene conto della copertura del 2004 nel triennio di programmazione. Sarà un emendamento che sarà preso in considerazione dall'Aula e dai colleghi nel momento in cui arriveremo all'esame dell'articolo 15.
Io ritengo opportuno entrare nel merito delle osservazioni fatte in sede di esame dell'articolato, e sicuramente la parte più significativa è quella riguardante le imprese beneficiarie, cioè le piccole e medie imprese. Bisogna però anche calarsi nella realtà e verificare, constatare che il mondo delle imprese commerciali è ormai destinato a un dimensionamento di piccola e media impresa che non è più quello del piccolo negozio con uno o due dipendenti, marito e moglie e magari un figlio. Nell'organizzazione commerciale oggi sono richieste professionalità, maestranze e impegni di lavoro che non consentono più un dimensionamento di tal specie, anche quello è utile e necessario ovviamente nella distribuzione territoriale del commercio, ma quando noi poniamo la nostra attenzione anche al mondo della distribuzione è automatico che il limite occupazionale perché un'impresa sia competitiva sul mercato, è già ben oltre i dati della piccolissima media azienda al di sotto dei dieci dipendenti. E quelle che, pur ricomprese nelle piccole e medie imprese, superano i cento dipendenti sono purtroppo talmente poche nel nostro territorio che sicuramente non compromettono, essendo previsti aiuti rientranti nel regime de minimis, l'utilizzo, come si diceva, dell'intero fondo disponibile per questa legge.
Tutti abbiamo detto che è un provvedimento atteso, che dà risposta dopo anni di miopia verso il settore da parte di chi ha avuto la responsabilità di governo della Regione sarda, un provvedimento tanto atteso che viene difficile discutere con tanta superficialità, con tanta disattenzione, con poca partecipazione. Per cui interverrò più puntualmente nel corso della discussione degli articoli e degli emendamenti man mano che avremo occasione di entrare nel merito dell'articolato.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signor Presidente, noi del Gruppo della Rifondazione Comunista riteniamo che tutte le leggi della Regione abbiano una loro dignità e che alcune leggi abbiano anche un'incidenza sul piano economico e sociale, o almeno dovrebbero avere un'incidenza di valore superiore e perciò dovrebbe essere dovere del Consiglio regionale esaminarle con la dovuta attenzione.
E' già stato detto dal collega Gian Mario Selis, rimane alla cognizione nostra, di questo Consiglio regionale così ridotto,…
SELIS (Popolari-P.S.). Ridotto male!
COGODI (R.C.). …si contano circa trenta presenze in aula, delle quali venti dell'opposizione e dieci della maggioranza.
Voi potete dire tutto quello che volete quando teorizzate sulla funzionalità delle istituzioni, sul rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini, sulla serietà della politica e quant'altro. Tutti quelli che in genere parlano molto di queste cose in Consiglio non ci sono mai e se qualcuno capisse che la prima riforma della politica è la serietà della politica, io credo che il collega Fantola starebbe, qualche giorno, qualche ora e qualche minuto di più in aula, anziché lucrare in via continuativa sulla presunta vocazione riformatrice. La prima riforma della politica è la serietà della politica, e non si può stare in quest'aula oggi, giorno lavorativo per tutti e anche per noi, in meno di trenta consiglieri a discutere una legge definita in relazione dalla Giunta "grande legge", ripresa in Aula dal relatore di maggioranza Rassu come "grande legge", col Consiglio regionale assente e la Giunta regionale così malridotta. Non malridotta per chi c'è, per chi non c'è, ben s'intende! Non è un giudizio sui colleghi presenti.
Eppure noi siamo qui, certo non fa notizia se un Gruppo piccolo, quello di Rifondazione, è presente con i suoi tre consiglieri regionali; voi direte che è più facile essere presenti in tre che in diciotto ma non è vero perché, per esempio, sono in corso incontri politici, incontri con delegazioni e proprio i Gruppi piccoli hanno maggiore difficoltà a essere in aula a fare il loro dovere, ad incontrare anche le delegazioni e a fare il loro dovere, perché c'è anche una disorganizzazione permanente interna al Consiglio regionale che non dovrebbe esserci. E ognuno, di ciò, si prenda la sua parte di responsabilità. Non fa notizia però il Gruppo di Rifondazione c'è, c'é e interviene, c'è e avanza proposte, c'è e dice su che cosa è d'accordo, anche su questa legge, e su che cosa è in disaccordo, e propone i suoi emendamenti alla valutazione libera del Consiglio regionale.
Avete detto che questa è una "grande legge", noi diciamo che avrebbe dovuto essere una grande legge e invece così com'è, è una legge piccola piccola. Il collega Rassu ha letto la relazione e se n'è andato, l'ha letta anche di fretta e non si è reso conto che fra la relazione che ha letto e il testo della normativa che poi discuteremo, tutta una parte che lui ha magnificato, quella sul sostegno all'associazionismo economico nel settore commerciale, proprio in Commissione è stata eliminata. Diceva prima il collega Vassallo che noi proponiamo che venga reintrodotta perché proprio l'associazionismo dei piccoli operatori economici nel settore commerciale è quello che abbatte i costi, è quello che consente l'ammodernamento, è quello che mette insieme le energie e quindi fa sinergia, è quello che migliora il servizio, non solo economico, ma anche sociale del comparto. Proprio quella parte che era la più qualificante non si comprende perché in Commissione la maggioranza l'abbia espunta. Direte che la vedremo inserita in un'altra legge, ma allora l'altra legge arrivi in aula, perché l'altra legge sarà sempre quella legge che non arriva mai e le cose migliori sono sempre rimandate all'altra legge, a quella che non verrà.
Avete detto "grande legge", noi diciamo "avrebbe dovuto esserlo". Questa è piccola, piccolissima, insufficiente, per molti versi è un una legge anche offensiva; offensiva per il comparto economico degli operatori e per i lavoratori del commercio. Dite voi nella relazione che una grave crisi avvolge il settore commerciale, no, non lo avvolge, la grande crisi sconvolge, e rischia di travolgere il comparto commerciale, soprattutto della piccola e media impresa. Non lo avvolge, lo stravolge! Voi dite che questa leggge si propone di superare l'impari competizione con i grandi centri commerciali e non è vero, intanto se la competizione è impari non si può mai superare, bisogna eliminare, rimuovere le cause della disparità perché se non si rimuovono le cause della disparità strutturale, è chiaro che se voi stessi dite che è impari la lotta si sa già chi sarà il vincitore e chi sarà il perdente.
Ma la grande distribuzione che voi qui vorreste in qualche modo criticare, chi ha consentito che crescesse? Si può non fare una riflessione su questo punto? E` piovuta dal cielo la grande distribuzione in terra di Sardegna? O la grande distribuzione è il frutto, il portato di una politica di chi pensa innanzitutto alla grande distribuzione, alle reti commerciali delle multinazionali? Di chi è la Standa? Di chi è? Chi la sostiene, chi ci guadagna con la Standa? Chi è che fa perdere, fa fallire i piccoli commercianti attraverso la Standa? Per nominare una delle grandi reti distributive, figlia di nessuno! Invece sono, come ben si sa, le vostre buone consociate nella politica ed anche negli affari, posto che il titolare di una delle reti italiane della grande distribuzione, tra le più grandi, è anche il Capo del Governo ed è anche il vostro capo politico; se non è quella è un'altra perché voi comprate, vendete, vi riciclate, ma non è che - Corona, tu sai, sei informato in materia più di me - se si vende una rete commerciale e se ne acquista un'altra cambi qualcosa, cambia il nome ma non cambia la sostanza delle cose. Quindi la grande distribuzione siete voi, quindi la causa della disparità e della difficoltà dei piccoli commercianti siete voi. Ben venga la Regione, istituzione pubblica, che invece deve intervenire per sostenere, per agevolare, per aiutare, non chi è rimasto indietro, come dite voi nei tabelloni elettorali, ma chi avete ricacciato indietro, la categoria di lavoro e di produzione meritevole che è rappresentata dalla grande schiera dei piccoli e medi commercianti.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO
(Segue COGODI.) Ma questa legge non parla questo linguaggio, ecco perché va discussa nel merito e perché va modificata profondamente, perché non parla questo linguaggio, parla il linguaggio inverso. Ed è un linguaggio del turpiloquio della politica, e turpiloquio è il linguaggio turpe di chi adopera una parola intendendo un'altra cosa, dice tutti i commercianti ed invece pensa ancora ai forti contro i deboli, ai grandi contro i piccoli.
Lo sto dicendo ai presenti, ai pochi colleghi meritevoli che sono presenti. Voi riferite il dato generale, esistono attualmente in Sardegna 37.746 imprese commerciali… sento la voce di Nicola Rassu senza che sia presente in Aula; c'è una buca come nei teatri, da dove parla? Io sento la voce. Presidente, io ho sentito una interruzione del collega Rassu che non vedo fisicamente in Aula. O è una registrazione...
PRESIDENTE. Abbia pazienza, onorevole Cogodi. L'onorevole Rassu è stato accompagnato un po' più lontano. Prosegua pure il suo intervento.
COGODI (R.C.). La ringrazio per avere accompagnato opportunamente il collega Rassu un po' più lontano, però siccome ho sentito una interruzione che sicuramente era la voce del collega Rassu e fisicamente in Aula non c'è, delle due una: o è nascosto dietro qualche banco o è una voce registrata. Però io garantisco di averlo sentito.
PRESIDENTE. E` lo spirito che aleggia...
COGODI (R.C.) Però essendo relatore della legge farebbe bene invece ad essere in Aula, a non allontanarsi.
PRESIDENTE. Aleggia con il suo spirito, evidentemente.
COGODI (R.C.). Aleggia il suo spirito, meno male, ci difenderemo anche da quello.
Dicevo, voi in relazione riferite il dato numerico: 37.746 imprese commerciali; con questa legge si dovrebbe venire incontro quindi in qualche modo, se non a tutte le 37 mila e tante, almeno a una gran parte di queste imprese commerciali, sennò come si fa a dire che è una grande legge, che viene incontro al comparto? E invece no, perché la norma finanziaria, quella che sta sempre in fondo in fondo alle leggi e si legge per ultima, invece dovrebbe stare in cima alle leggi e si dovrebbe leggere per prima, prevede in tre anni poco più di trenta miliardi, e questi trenta miliardi, in tre anni, dovrebbero essere, come dite spesso voi che usate un linguaggio economicistico, "spalmati" su questo insieme di 37 mila imprese. Io non so quante lire toccherebbero ad ogni impresa per ammodernarsi, perché voi prevedete una normativa e una finalità generica, generalizzata per tutte, ma quella che definite piccola e media impresa, secondo i parametri europei che non sono i parametri di questa Regione, può avere fino a duecentocinquanta dipendenti. Voi immaginate se un solo bottegaio della Sardegna, sapendo che oggi noi discutiamo questa legge sta pensando che definendo provvidenze economiche per imprese commerciali che abbiano fino a duecentocinquanta dipendenti, vogliamo favorire la piccola impresa! Per i parametri europei quella che viene definita micro impresa può avere fino a dieci dipendenti, e se noi volessimo pensare ai piccoli commercianti dovremmo pensare a quelli che hanno fino ai dieci dipendenti, considerando peraltro che nella realtà di questa Regione, la gran parte degli esercenti l'attività commerciale spesso non ha neppure dipendenti perché costituisce imprese a conduzione familiare, dove tre o quattro, qualche volta cinque anziani in una bottega, lavorando giorno e notte, sostengono tre, quattro, cinque famiglie. Questo è ciò che accade e noi dovremmo sostenere questa qualità economica e sociale della piccola impresa commerciale in Sardegna che è meritevole di attenzione.
Invece voi stanziate trenta miliardi in tre anni e pensate a una loro distribuzione entro il regime del de minimis, cioè col contributo facile, fuori dal criterio dalla concorrenza, fuori dalla valutazione sulla bontà del progetto, fuori dalla programmazione degli interventi, fuori dalla perequazione territoriale, pensate al de minimis, che esiste come indennità aggiuntiva prevista dalle normative europee e che invece voi state traducendo in somma legge regionale: piano del lavoro, nuova impresa, niente, de minimis, cioè un contributo a chi c'è già. Settore del commercio: programmare, equilibrare, sostenere i più deboli, contrastare la grande distribuzione? No. De minimis a tutti, e quindi tutto come prima, una caramella a tutti e nessuno si è addolcito la bocca. Tiriamo di conto: cosa sono trenta miliardi in tre anni col vostro de minimis? Se l'aiuto, entro il regime del de minimis, può arrivare attualmente fino ai duecento milioni, ammettiamo che, perché ne tocchi a qualcuno in più, si tenga entro i cento milioni, con trenta miliardi si riuscirebbe a dare cento milioni a trecento imprese commerciali in tre anni.
Ma scusate, alle 37 mila e settecentoquarantasei imprese commerciali destinatarie di questo provvedimento, teoricamente cosa tocca se in tre anni si danno trecento contributi di cento milioni a sole trecento imprese; essendo i comuni della Sardegna 377 vuol dire che non saranno sufficienti manco per una bottega in ogni comune, accomunando il comune più piccolo, dove botteghe ce n'è poche, e il comune di Cagliari dove di botteghe ce ne sono tante. E' questa la grande legge? E' questo il grande sostegno? E' così che avete contrastato la grande distribuzione? E' così che volete valorizzare il lavoro nel settore commerciale? Questa è la realtà, volete votare questa legge, la volete approvare così? Volete poter dire domani con magniloquenti dichiarazioni dell'assessore Frongia che finalmente anche il commercio ha la sua grande legge? Come dite in genere quando fate leggine asfittiche affermando sempre che avete fatto grandi leggi? Ma qui non è che non c'è trippa per i gatti, qui non ci sono manco gatti! Non ci sono, sono pure assenti.
Questa legge va ripensata, e va ripensata nel modo che noi fin d'ora, in fase di discussione generale, vi diciamo; si faccia una scelta di campo, si trovino le risorse regionali, si faccia un programma serio di riequilibrio e di sostegno della piccola impresa commerciale e si dica che se in Sardegna ci sono non trecento ma almeno tremila, delle trentasettemila piccole imprese commerciali esistenti, meritevoli di aiuto, si dica quanto vale questo aiuto e la legge della Regione provveda a dare questo aiuto, non a promettere a tutti per non dare a nessuno o per dare solo ai pochi amici vicini! Manco un intervento per comune. E' chiaro?
Questa legge va ripensata e vanno tolti per ora dall'ambito dei beneficiari i grossisti, va tolta la media e grande impresa distributiva perché vanno fatte scelte di campo; e se noi possiamo provvedere non a tutti, ma a una parte e se si deve perseguire il riequilibrio la scelta va fatta in favore della piccola impresa; noi diciamo che è definibile come quella avente fino a dieci dipendenti e siamo sicuri che rappresenta più del novanta per cento delle vere piccole imprese commerciali della Sardegna, quelle a conduzione familiare, per iniziare. Ma se voi fate il conto dei fondi che servono per incentivare le imprese che hanno fino a dieci dipendenti, troverete che non sono sufficienti trenta miliardi - vedo che già che qualcuno scuote la testa, perché magari conosce quello che ne ha dodici di dipendenti - ma se voi fate questo calcolo non ci vorranno trenta miliardi, ce ne vorranno, credo, trecento o forse tremila di miliardi, solo per ammodernare la piccola impresa che ha fino a dieci dipendenti.
Vogliamo iniziare dalla testa invece che iniziare dai piedi, a fare le cose per bene? Se ce n'è per tutti, date anche a Berlusconi i contributi regionali, se ce n'è, se ne avanzano però! Ma che sia buon ultimo per favore per una volta in una graduatoria, posto che è primo nella ricchezza nazionale ed è primo nel potere costituito, ma che vengano per ultimi almeno nella graduatoria dei commercianti, Berlusconi e tutti i suoi fidi, e primo sia quell'esercente attività commerciale, chiamiamolo pure benevolmente quello della bottega sotto casa, quello venuto dalle zone interne della Sardegna, quell'anziano, quell'anziana, quel vecchietto che ancora tiene, che esercita un'attività economica per campare lui e spesso i figli e i nipoti pure.
Pensate e pensiamo a quelli che non fanno solo economia in questa Regione ma fanno anche socialità, perché nei nostri quartieri, soprattutto quelli più poveri di socialità, i quartieri urbani delle periferie, nei quali senza la bottega come punto di riferimento non ci sarebbe manco un incontro di persone casuale, tanto è priva di occasioni di incontro la città, grande nei numeri - capoluogo delle ricchezze e dei grandi mediatori e dei grandi bucanieri, questo capoluogo, Cagliari, per fare riferimento alla mia città - e però così povera nei suoi quartieri, così povera nell'economia distribuita, così sbilanciata, così ingiustamente da voi organizzata perché molti si arricchiscano sempre di più e gli altri possano impoverirsi sempre di più. Parliamo di una legge del commercio e nel parlare di una legge del commercio parliamo anche di queste cose, perché questa è una legge che va assolutamente ripensata.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (D.S.). Io non intervengo sul merito della legge, pongo una questione relativa alla copertura finanziaria alla quale non attribuisco un carattere pregiudiziale ai sensi del Regolamento, ma glielo attribuisco, e il buon senso porterebbe ad attribuirglielo, di fatto; nel senso che la copertura finanziaria, sia come viene prospettata nell'emendamento 5, che è stato presentato in un primo tempo, sia come viene prospettata nell'emendamento 10, che credo sostituisca l'emendamento 5, non è una copertura, a mio modo di vedere, corretta. E mi spiego: se voi guardate l'emendamento 10, nella parte in diminuzione, vedrete che l'aumento delle UPB 07036 e 07037 viene finanziato con un prelevamento dalla UPB S03007, si tratta del fondo per nuovi oneri legislativi in conto capitali.
Allora andiamo a vedere la voce 3 della tabella B della finanziaria. La voce 3 è così denominata "investimenti in opere di carattere permanente" per circa 180 miliardi, se posso esprimermi scherzosamente pensando alle vicende della legge finanziaria direi che quello è il "cofanetto Ladu", che è stato depositato lì sulla base di non so bene quale razionalità, in ogni caso questo è un problema che adesso non è all'attenzione del Consiglio. Noi abbiamo quei 180 miliardi circa alla voce 3 "investimenti in opere di carattere permanente". Io, stamattina, ho una dose di curiosità più alta del solito e quindi sono andato a vedere cosa c'è nella tabella F. La tabella F è quella che ha la funzione di dimostrare il rispetto del vincolo statutario circa la finalizzazione dei finanziamenti ottenuti tramite il ricorso ai mutui, tant'è che è intitolata "dimostrazione del rispetto del vincolo del ricorso al credito". Bene, allora la voce 3 "investimenti in opere di carattere permanente" con quella somma, cioè quella prevista nella tabella B, la troviamo esattamente nella tabella F; e allora mi sembrerebbe piuttosto arduo dimostrare che le incentivazioni, peraltro meritorie e assolutamente da condividere, necessarie alle imprese commerciali, possano essere lette come investimenti in opere di carattere permanente e quindi finanziate con questa voce.
Ragione per cui io mi permetterei in tutta modestia di invitare la Giunta e i propri uffici a presentare una copertura finanziaria corretta, adeguata per quanto riguarda la quantità, ma corretta per quanto riguarda il prelievo. Sarebbe anche il caso di dire, lo dico senza alcuna sottolineatura polemica, che forse sarebbe opportuno che la si finisse di presentarci, naturalmente l'appunto non è all'assessore Frongia, perché non è il primo caso, delle coperture finanziarie che rappresentano una vera e propria violazione delle nostre norme.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari - P.S.). Signor Presidente, mi pare che l'intervento del collega Scano meriti particolare attenzione; credo che la Giunta voglia in questo senso provvedere. Ma per ricollegarmi da subito al discorso sulla copertura finanziaria, che è uno dei punti del mio intervento, richiamo l'attenzione della Giunta, oltre che sulla correttezza della copertura finanziaria, così come sottolineata dal collega Scano, anche sull'esigenza che abbiamo, quando facciamo leggi di questa natura, di proporre delle coperture reali e serie. Il problema che voglio porre alla vostra attenzione è questo: se ci sono, come voi dite nella relazione, 36 mila imprese, e se poi provvedete, come la legge dice, ad erogare incentivi solamente nell'ambito dello stanziamento, noi dobbiamo avere la certezza che lo stanziamento sia congruo, perché se lo stanziamento non è congruo può usufruire delle agevolazioni solamente un numero limitatissimo di imprese, e allora la legge rischia di perseguire una politica discriminatoria.
Allora dobbiamo non solo fare le leggi, farle bene, individuare gli interventi, individuare i soggetti beneficiari eccetera, ma poi capire se l'entità dei finanziamenti consente di perseguire l'obiettivo indicato in premessa, in genere nei primi articoli della legge, quindi se dalla legge persegue realisticamente l'obiettivo che si propone, perché se no è solamente una finzione retorica, serve solamente a creare aspettative e poi a creare molte delusioni, ma quello che è peggio spesso le imprese che hanno nutrito reali e fondate aspettative iniziano l'attività, fanno programmi, attivano gli investimenti e poi si trovano senza la possibilità di attingere realmente agli incentivi, perché le risorse sono limitate. Quindi in materia di copertura finanziaria c'è un giusto problema di correttezza della copertura sollevato dal collega Scano, e c'è un problema di valutazione attenta delle risorse che sono necessarie per perseguire gli obiettivi che con la legge ci stiamo proponendo di raggiungere.
Su questo punto richiamo l'attenzione della Giunta, se mi consentite anche del Consiglio, ancorché un Consiglio distratto e dimezzato, e me ne dispiace vista l'importanza della legge che stiamo discutendo, e chiedo alla Giunta di dirci se le risorse disponibili sono sufficienti, e sino a che punto sono sufficienti, o se sono insufficienti sino a che punto sono insufficienti, a coprire le richieste di un numero adeguato di richieste da parte delle imprese, quindi a rendere realistica e non meramente retorica la legge stessa.
La seconda considerazione che voglio fare, vado avanti in maniera molto sintetica, è questa: scorrendo la legge, tutti quanti, anche chi l'ha vista oggi non essendo componente della Commissione che l'ha esaminata, sono stati colpiti, come me credo, dal fatto che una serie di articoli sono stati soppressi, e ci chiediamo perché, o meglio ancora ci chiediamo se questa legge (questa seconda considerazione la facevo prima all'Assessore, la ribadisco adesso e richiamo su di essa l'attenzione del Consiglio) non rappresenti un'occasione per coordinare i nuovi interventi previsti con quelli previsti dalle leggi preesistenti. Mi chiedo cioè se, una volta tanto, si possa trovare un metodo di lavoro che renda la nostra legislazione un po' più organica. vorrei cioè che questa fosse l'occasione per fare un testo unico sul commercio. Siccome in materia di commercio questo non è difficile, come invece lo sarebbe in materia di agricoltura, credo che non dobbiamo correre il rischio di legiferare così, a spezzoni, anche sul commercio, per poi trovarci fra qualche tempo in presenza di una molteplicità di leggine che sono difficilmente riconducibili ad unità.
Chiedo se non sia il caso di soprassedere un momento, di rivedere le cose in Commissione, di fare un testo unico delle leggi sul commercio, individuando le norme che occorre approvare con questa legge, le norme che restano in piedi e quelle che dobbiamo abrogare, perché ogni volta facciamo leggi nuove senza abrogare le precedenti, le nuove leggi si sovrappongono alle precedenti e poi la materia diventa magmatica. Questo, ripeto, in settori come l'agricoltura, è diventato un fatto patologico e difficilmente riconducibile ad unità, in settori come il commercio per fortuna questo inconveniente non c'è, quindi possiamo governare la materia. Io se fossi l'Assessore, se fossi la Giunta farei questo tentativo, cogliendo anche la disponibilità, non parlo a nome dell'opposizione, ma di vari colleghi dell'opposizione che hanno seguito la materia, di creare un testo unico sulle leggi sul commercio, abrogare quelle che non ci servono più, coordinare quelle che sono e restano in vigore e dare agli imprenditori, questa è la terza considerazione, una legislazione che sia intelligibile, che sia immediatamente comprensibile, che sia immediatamente gestibile.
Da questo punto di vista la terza considerazione è questa: le imprese hanno bisogno non solamente di annunci di incentivi, ma di congruità di stanziamenti, come dicevo prima, e hanno bisogno di una legislazione chiara, trasparente, organica in cui sia evidente la responsabilità di chi gestisce le norme, in cui sia evidente la procedura che vogliamo seguire, hanno bisogno, in sostanza, di un sistema legislativo coordinato, trasparente ed efficiente.
La quarta ed ultima considerazione è che io credo che in questa legge ci sia un eccesso di delega nella norma che conferisce alla Giunta il potere di definire la misura agli incentivi e la procedura per la loro erogazione. Io credo che il Consiglio debba un momentino valutare questo modo di fare le leggi; un tempo il Governo leggi di questo genere le rinviava al mittente, perché l'eccesso di delega non era consentito, ora non abbiamo più il controllo del Governo, e questo è un fatto positivo, ma ci deve essere il controllo del Consiglio, il Consiglio deve esercitare le sue funzioni. Stiamo attenti a non abdicare troppo, lo dico ad un Consiglio totalmente distratto, a non abdicare troppo alle nostre funzioni, perché questo non fa un favore alla maggioranza di adesso, e mi auguro neanche a un'altra maggioranza alternativa di domani, non fa un favore a nessuno, mortifica ed esautora il Consiglio. Siccome il Consiglio mi sembra, da questo punto di vista e su questi argomenti, totalmente distratto, credo che le cose che sono state dette dai colleghi e da me meritino un'attenta verifica, se non in Consiglio in Commissione. Per questo propongo, ai sensi dell'articolo 86, che la legge torni in Commissione; propongo formalmente una questione sospensiva concernente il rinvio in Commissione della legge affinché vengano affrontati i problemi che sono stati posti in ordine alla copertura finanziaria, e al coordinamento con la normativa esistente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Falconi.
SELIS (Popolari-P.S.). La sospensiva è pregiudiziale.
PRESIDENTE. Onorevole Selis, a norma dello stesso articolo 86, naturalmente lei avrà i cinque consiglieri che sottoscrivono la sua richiesta, sulla questione sospensiva può essere concesso un intervento a favore e un intervento contro per non più di cinque minuti ciascuno, dopo di che il Consiglio decide. I cinque consiglieri che avvalorano la sua richiesta chiaramente non mancano; è consentito un intervento a favore e uno contro, chi parla a favore?
Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (D.S.). Parlo a favore della sospensiva, ma ho già argomentato e poi ha detto abbondantemente il collega Selis. Io sottolineo però un profilo diverso della questione, che va al di là della sospensiva; anche se la sospensiva fosse respinta dall'Aula, cosa che io naturalmente non auspico, io sto ponendo un problema alla Presidenza, cioè sto dicendo che questa legge - non ripeto l'argomentazione che ho fatto precedentemente - è priva di copertura, ha una copertura scorretta, e avendo una copertura scorretta, quindi essendo priva di copertura, non può essere discussa per evidenti ragioni.
L'emendamento numero 5 e il numero 10, in particolare, ricorrono per la copertura, agli stanziamenti previsti per le opere di carattere permanente, voce 3, tabella B, riportata poi nella tabella F, siamo fuori dal mondo!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Io chiaramente parlerò contro, Presidente. Le argomentazioni, pur legittime, poste dai colleghi non mi trovano decisamente d'accordo, perché si è argomentato prima di quanta necessità ci sia di dare una risposta alle esigenze poste da questo settore che da troppi anni è escluso dalle agevolazioni regionali. Non credo, per esperienza di questi pochissimi anni, che rimandando il testo in Commissione si possa, in tempi decenti, diciamo, poter dare risposta a tali esigenze.
Ma anche sulle argomentazioni vorrei obbiettare; lascio per ultima quella sulla copertura finanziaria per la quale chiedo ausilio agli uffici, ma sulla quale vorrei sottolineare una cosa: quando si tratta di finanziamenti al mondo commerciale non si pensa che anche in tale settore esistono degli investimenti fissi, quali l'acquisizione di immobili, dove si esercita l'attività commerciale, e non saprei veramente quale investimento sia più fisso di quello. Si è fatto anche riferimento alla non sufficiente copertura finanziaria, e su ciò concordo totalmente, così come concordo sulla stessa argomentazione riferita al mondo agricolo, alla cooperazione, all'artigianato, all'industria, al lavoro, a tutte quelle leggi che vengono approvate in quest'Aula e che sicuramente poi a consuntivo si rivelano insufficienti quanto a fondi, per esempio quella sull'imprenditorialità giovanile. Ma se noi partissimo da questo presupposto dovremmo approvare solo due o tre leggi, dotarle di fondi consistenti e scommettere su quei settori, su quelle categorie, tralasciando purtroppo o prevedendo finanziamenti abbastanza bassi per gli altri settori. In questo modo credo che in quest'Aula non si possano fare leggi che diano concreta risposta alle esigenze di alcun settore. Erano queste le osservazioni poste dal collega Selis. Anche su quella relativa all'eccesso di delega io non concordo, perché si dice, all'articolo 2, probabilmente è sfuggito al collega Selis, che la misura degli interventi è stabilita; le modalità le delego sì alla Giunta e a quanto vorrà stabilire per le procedure da applicare.
Altro argomento: gli articoli soppressi. Noterete che gli articoli soppressi hanno sì a che fare col mondo dell'impresa, ma marginalmente col settore del commercio, perché le iniziative da agevolare sono solo riepilogate nell'articolato, invece di dare dei diktat, come all'articolo 8, si lascia all'iniziativa dell'imprenditore-commerciante proporre quali sono gli interventi che vorrà fare presso la propria struttura. Così dicasi per la partecipazione a fiere, mostre, esposizioni, essa appartiene ad un'altra tipologia di intervento, non agevola il settore commerciale e quindi la struttura produttiva del commercio. Ancora, per quanto riguarda le cooperative e consorzi di garanzia fidi sono d'accordo che in questa materia ci voglia un testo che metta ordine, ma esso non può riguardare solo il settore del commercio ma, come è stato ricordato, quelli dell'industria, dell'artigianato, della cooperazione e quant'altro, e non vedo perché dobbiamo utilizzare i pochi fondi destinati all'attività commerciale, inserendo nell'articolato degli aspetti che non riguardano strettamente tale attività.
Le cooperative e i consorzi di garanzia fidi, pure importanti, sono agevolati grazie ad altri interventi che forse dobbiamo riordinare, quelli sì, in un testo unico che disciplini il concorso di interessi per prestiti garantiti nel mondo dell'intervento sulle cooperative di garanzia fidi, queste perlomeno sono le argomentazioni svolte in Commissione per giustificare la soppressione di questi articoli.
Termino il mio intervento, e rimando per gli emendamenti già presentati se eventuali osservazioni ci possono essere, ma credo di avere già spiegato il senso del ricorso ai finanziamenti previsti per gli investimenti fissi e perché c'è il riferimento a quella tabella. Provveda chi di dovere a formulare una diversa copertura finanziaria, ma credo che non possa essere questo il problema che ci costringe a rimandare il testo in Commissione. Si provveda comunque nei limiti delle disponibilità di bilancio, ma si dia avvio a una legge che intervenga finalmente in questo settore, con la possibilità di incrementare i fondi con il futuro assestamento o la futura manovra finanziaria e di bilancio; credo che non ci sia motivo per chiedere la sospensione dell'esame del testo di legge.
A margine di questo devo dire che ho sentito dire delle cose molto improprie, decisamente improprie, strumentali, per l'utilizzo strumentale che si fa di quest'Aula. Caro onorevole Cogodi, una persona attenta come lei non può dimenticare che la proprietà di alcune aziende di grande distribuzione, lei ha fatto l'esempio della Standa, non è più del nostro Capo di governo, ma è di imprenditori austriaci e svizzeri, e che questo testo di legge non entra nel merito della grande distribuzione, anzi la esclude dalle agevolazioni. Perciò stiamo al merito del disegno di legge, non inventiamo argomentazioni che non hanno nessuna base, ma che sono semplice demagogia e propaganda.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Siamo in materia di...
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Sono già stati fatti due interventi, uno a favore e uno contro.
RASSU (F.I.-Sardegna). Cogodi ha già parlato.
COGODI (R.C.). Sì, anche Capelli aveva già parlato.
PRESIDENTE. Mi sono espresso male io, onorevole Rassu, si calmi per cortesia, chieda la parola e parli quando le verrà data.
Io mi sono espresso male, l'onorevole Cogodi ha diritto di parlare, vi leggo il testo dell'articolo 86: "Oltre ai proponenti può parlare un consigliere per Gruppo, ciascun intervento non potrà superare i cinque minuti". Prego, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). I colleghi avrebbero dovuto semmai protestare quando il loro adepto di maggioranza ha parlato per più di cinque minuti, non perché io sto iniziando a parlare.
Noi riteniamo, l'abbiamo già detto, che una migliore precisazione di questa legge sia necessaria. Riteniamo altrettanto che non debba essere operato un rinvio sine die, perché un rinvio in Commissione puro e semplice purtroppo, per come vanno le cose con questa maggioranza e con questo Governo della Regione, vorrebbe dire seppellire nuovamente questa legge sotto le macerie.
Quindi noi siamo favorevoli ad un approfondimento, anche attraverso un rinvio del testo in Commissione, però rimanendo il disegno di legge iscritto all'ordine del giorno del Consiglio affinché torni in Aula nella presente tornata, potrebbe essere nella seduta già prevista per l'8, il 9 di maggio. Siamo contrari ad un rinvio sine die, perché sappiamo che questa maggioranza non ne caverebbe non dico piedi, ma non ne caverebbe niente.
Questo approfondimento è necessario per diverse ragioni: uno, perché è stato rappresentato il problema della copertura finanziaria, che è addirittura ridicola, cioè le finalità della legge con questa copertura finanziaria proprio non si conoscono, sono estranee l'uno all'altra, dire che si vogliono fare quelle cose che sono enunciate in legge con quelle risorse finanziare è ridicolo, è un inganno verso la categoria degli esercenti attività commerciali che attendono invece provvedimenti veri; secondo, deve essere fatta una scelta, la maggioranza faccia la scelta che vuole però non imbrogli, a partire dall'onorevole Capelli; se si dice in legge che si vuole contrastare la grande distribuzione, bisogna aiutare la piccola distribuzione, non è che si contrasta, come pensi tu, agevolando ugualmente tutti e non è vero che la grande distribuzione è esclusa perché è esclusa nominativamente, ma qui non facciamo nominalismi, è esclusa nominativamente, ma non realmente, perché nella nozione europea di "media impresa" ci sta pure l'impresa che ha fino a 250 dipendenti e voi mi dovete dire se un'impresa commerciale con 250 dipendenti è una piccola impresa commerciale o è un imbroglio ciò che volete fare, perché dite che escludete la grande impresa ma qual è la grande per voi? Quella siderale? In questo mondo e in questa parte di mondo e in questa regione un'impresa con 249 dipendenti è una grande impresa o no?
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U.Sardi). Che cosa se ne fa di 190 milioni la grande impresa?
COGODI (R.C.). Lei dice, essendo un grande imprenditore, che di 149 milioni lei non se ne fa niente…
(Interruzione del consigliere Capelli)
PRESIDENTE. Per cortesia, onorevole Capelli, non interrompa! Lasci svolgere l'intervento all'onorevole Cogodi, poi chiarirà.
COGODI (R.C.). Io le assicuro che conosco grandi imprenditori come lei che non 149 milioni, ma anche 149 lire le vogliono quando sono gratuite e sono pubbliche, ma lei scherza? Altro che se le vogliono! Anzi, se le prendono in luogo degli altri; non ho visto mai un'impresa rinunciare a una lira perché era poca, certo, voi gli date un miliardo che è più di una lira, ma non rinuncia neppure ad una lira, quindi non si appelli al senso etico, si appelli al senso giuridico delle norme, se le norme consentono di dare a tutti è chiaro che tutti chiederanno, e chi è forte otterrà prima di chi è debole, e lei lo sa bene.
Ecco perché serve un approfondimento, anche per fare questa scelta semplice e netta, e perché in Aula arrivi un provvedimento più meditato, però a giorni, noi siamo contrari ad un rinvio puro e semplice, perché si correrebbe il rischio di non farne nulla, invece noi vogliamo farne cosa, vogliamo fare una legge ben fatta, ivi compreso il coordinamento possibile di cui ha parlato il collega Selis, e non è vero...
PRESIDENTE. Ha qualche secondo per concludere, onorevole Cogodi, perché è stato interrotto. Prego.
COGODI (R.C.). Ho concluso. Io non ho mai fatto il bottegaio, non so se l'ha fatto il collega Capelli, ma ho capito una cosa a leggere in italiano, che il gruppo d'acquisto per chi vende merci, cioè l'associazionismo dei piccoli che comprano insieme, attiene al commercio, non attiene alla filosofia, attiene al commercio e voi escludete dalle provvidenze il gruppo d'acquisto, che è proprio l'associazione dei piccoli per spuntare prezzi migliori quando comprano le merci, certo che ci perdono i grossisti che magari interessano di più a qualcuno di voi, grossisti ma non proprio grossi, perché di grossi qui fra noi badate ce ne sono pochi, anche di grossi pensatori; per favore abbassiamo poco poco la cresta, tutti, di qualunque colore ce l'abbiamo - io rossa e tu mi pare ancora scura -però abbassiamo un pochino tutti la cresta e ragioniamo sulle cose, qui non c'è chi è più amico dei commercianti, qui c'è chi pensa di più alla grande distribuzione, chi pensa di più a razionalizzare il settore commerciale, un comparto economico importante, ad aiutare chi deve essere di più aiutato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna). Sarò telegrafico. Parrebbe da interventi come questo che la Sesta Commissione non abbia per niente esaminato né approfondito tutte le tematiche e le problematiche che questo importante provvedimento sta affrontando. Bene, io posso garantire all'Aula che ciò è avvenuto, ma molto, molto, molto attentamente, e ritengo che in alcuni punti la legge possa e debba essere anche modificata, ma nessuno impedisce che ciò possa avvenire in Aula, anche durante la discussione generale, concordando su determinati punti degli emendamenti sostitutivi o aggiuntivi, poiché ritornando in Commissione e poi in Aula sappiamo tutti perfettamente che si perderebbe su questo disegno di legge tutta la settimana entrante, senza neanche essere certi che si riesca ad esitarlo.
E' inutile che il testo venga riportato in Commissione per mezz'ora senza avere la possibilità di poter approfondire le questioni poste; non dimentichiamo una cosa importante, che tutto quello che è scritto in legge è stato concertato, con le associazioni di categoria. La preoccupazione che ha espresso il collega Vassallo sul numero di dipendenti può trovarmi, in parte, anche d'accordo, trattiamo sul numero dei dipendenti, ma la legge è in Aula, l'Aula è sovrana, discutiamone, possiamo chiedere una sospensione di mezz'ora, trattare alcune cose, ma esitiamo la legge perché è attesissima ormai da tre anni; il settore del commercio non ha incentivazioni da due anni e mezzo, non possiamo più cercare alibi per poter procrastinare un giorno di più l'entrata in vigore di questa legge; il Consiglio è sovrano, discutiamone, siamo disposti a discuterne, siamo disposti, dove ciò è possibile, chiaramente dove ciò è richiesto, ad apportare le dovute modifiche, ad emendare, ma discutiamone in Aula, non perdiamo ulteriore tempo, per un senso di responsabilità che ci chiedono tutti gli addetti al commercio, ma non solo loro.
PRESIDENTE. Vorrei dire ai colleghi che l'Assessore competente sta ricercando i modi per coprire meglio con le voci più corrette la parte finanziaria di questa legge. Quindi direi, se c'è qualche altro collega che intende intervenire chieda pure la parola, poi interrompiamo i lavori, ci ritroviamo, penso, con la soluzione proposta della Giunta questo pomeriggio alle quattro e mezza, diversamente si va avanti con la pregiudiziale. Se ci sono altri interventi abbiamo ancora tempo.
SELIS(Popolari-P.S.). Gli interventi si faranno anche alla luce della proposta della Giunta.
PRESIDENTE. Allora la seduta è chiusa, i lavori riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16 e 30.
La seduta è tolta alle ore 12 e 51.
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