Seduta n.374 del 23/01/2008
CCCLXXIV Seduta
Mercoledì 23 gennaio 2008
(POMERIDIANA)
Presidenza del Vicepresidente RASSU
Indi
Del Presidente SPISSU
INDICE
La seduta è aperta alle ore 16 e 38.
CAPPAI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di giovedì 25 ottobre 2007 (366), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Barracciu e Maninchedda hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana di mercoledì 23 gennaio 2008.
Poiché non vi sono opposizioni questi congedi si intendono accordati.
Risposta scritta ad interrogazione
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alla seguente interrogazione:
"Interrogazione Amadu - La Spisa - Contu - Lombardo sulla necessità di prorogare i termini di presentazione delle domande di contributo delle imprese artigiane". (1107)
(Risposta scritta in data 22 gennaio 2008.)
PRESIDENTE. Bene, eccezionalmente io sospendo per cinque minuti l'Aula. Dopodiché, senza ulteriori indugi, si procede ai lavori. Grazie. Cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 39, viene ripresa alle ore 16 e 40.)
2008-2011" (302/A)
PRESIDENTE. Bene, colleghi, riprendiamo i lavori.
E' iscritto a parlare il consigliere Pileri. Ne ha facoltà.
PILERI (F.I.). Io dovrei intervenire al posto di Sabatini che è assente!
PRESIDENTE. E' stato concordato tra di voi prima della chiusura, a meno che non voglia intervenire... se non intervenite io passo oltre.
PILERI (F.I.). Nell'elenco chi c'è, Presidente!
PRESIDENTE. Onorevole Pileri, io ho chiamato lei perché questo era l'accordo, quindi può senz'altro intervenire... cosa c'entra, non siamo al bar!
PILERI (F.I.). Io, Presidente, non ho problemi a intervenire, però lei dovrebbe anche far rispettare un elenco, visto che io mi sono reso disponibile ad intervenire prima dell'onorevole qualora lui avesse avuto problemi. Quindi, se dobbiamo iniziare il dibattito e gli interventi facciamolo nel modo corretto perché è inutile fare questi cambi quando non sono necessari. O lei sospende perché, insomma...
SABATINI (La Margherita-D.L.). Presidente, intervengo io! Superiamo, superiamo!
PRESIDENTE. Io ho chiamato Pileri perché vi eravate messi d'accordo voi due. Tutto qui. Benissimo, onorevole Pileri, non capiterà più, d'ora in avanti chiunque verrà chiamato, chi non si alza decade.
E' iscritto a parlare il consigliere Sabatini. Ne ha facoltà.
SABATINI (La Margherita-D.L.). Superiamo l'onorevole Pileri e interveniamo. Questa finanziaria approda in Aula dopo un lungo e difficile dibattito all'interno della maggioranza e la maggioranza è stata più volte accusata dall'opposizione, durante i lavori in Commissione, di essere ormai al capolinea e di non riuscire più a decidere, di non riuscire più a trovare una sintesi sui problemi da affrontare. Mi pare che queste considerazioni siano del tutto smentite dai fatti, siamo infatti riusciti ad approvare la manovra finanziaria, non neghiamo - perché ciò sarebbe falso - di avere discusso, a volte persino animatamente tra di noi, ma è anche vero che siamo sempre riusciti a trovare un accordo. Rimangono ancora oggi problemi irrisolti, di alcuni ne faceva cenno l'onorevole Uras, problemi che ci impegneremo nelle prossime ore, nei prossimi giorni e che sono sicuro ci vedrà convergere su una sintesi e su un accordo e quindi arrivare velocemente ad una approvazione finale.
Personalmente penso che si sarebbe dovuto discutere di più prima dell'inizio dei lavori in Commissione, come sono convinto che la concertazione all'interno della stessa maggioranza non possa avvenire con l'esame di schede riepilogative. Ma insomma, è roba che abbiamo già discusso, su cui ci siamo soffermati più volte a parlare, la necessità di una maggiore concertazione, di una maggiore condivisione. E' questa carenza di dibattito, che qualche volta caratterizza questa maggioranza, a provocare dissensi al suo interno, un numero forse esagerato di emendamenti, lunghe discussioni che poi sono necessarie al fine di recuperare ciò che si è perso con un lavoro preparatorio - a mio modo di vedere - spesso troppo frettoloso. L'esperienza di quest'Aula ci dice che cercando di forzare i tempi si rischia, qualche volta, di perderne di più tempo. Dobbiamo però mettere in evidenza che molte di queste discussioni si sono potute fare per una semplice ragione: l'accresciuta massa di manovra. Infatti, il rapporto delle spese obbligatorie sulle entrate regionali è in questi anni in progressivo miglioramento. Ciò ci ha consentito di parlare di aumento dei trasferimenti ai Comuni, alle Province, di incrementare le politiche attive del lavoro, di porre più attenzione alle fasce più deboli e di intervenire con più risorse sul settore della scuola e dell'università e così i tanti interventi che sono contenuti in questa finanziaria. Pur non esaurita la politica di risanamento del disavanzo di bilancio, siamo davanti ad un risultato che a me appare importante e che è sotto gli occhi di tutti. Infatti, nel 2008 le spese correnti si sono ulteriormente ridotte, ricordo che nel 2004 erano pari al 98,2 per cento, nel 2008 sono calate al 71,7 per cento con un aumento delle entrate pari al 43 per cento.
Questa manovra finanziaria 2008 segue la traccia delle precedenti finanziarie, è in linea con il programma che la coalizione di Governo di questa Regione si era data e con cui si era presentata davanti agli elettori. Essa prosegue nel promuovere le politiche ambientali, le politiche per lo sviluppo, gli interventi sull'istruzione, la cultura e le politiche per il lavoro, dentro quegli assi programmatici che erano stati prefissati. Con la legge numero 11 del 2006 si sono introdotti nuovi strumenti di programmazione, il programma regionale di sviluppo, che dovrebbe darci una prospettiva di medio termine sulla programmazione delle politiche da promuovere e il documento annuale di programmazione economico e finanziario che aggiorna il piano regionale strategico e dovrebbe relazionare sullo stato degli interventi previsti così come sono stati attuati dall'attività della Giunta e dall'amministrazione regionale. Certo, dobbiamo dircelo, anche la Commissione bilancio nella preoccupazione pur fondata di affrettare i tempi di approvazione della manovra, tralascia, ha tralasciato l'approfondimento dei documenti di programmazione. Si afferma da sempre che la legge finanziaria di per sé stessa non è deputata a risolvere tutti i problemi se non inserita in un contesto più generale. Ma spesso il contesto generale passa in secondo ordine. La legge finanziaria dovrebbe essere lo strumento con cui si dà gambe ad una programmazione di più ampio respiro in cui si delineano con chiarezza e precisione le scelte fondamentali e generali. Eppure si corre il rischio di fare il contrario ed il pericolo è che la legge finanziaria contenga azioni e programmi per l'immediato, ma senza una coerenza con la programmazione più generale. Dico questo non per muovere critiche a nessuno, anzi credo che molti passi in avanti sono stati fatti con la revisione della legge di contabilità, con il ciclo unico di programmazione, ma perché credo che vada fatto di più, che vada posta molta più attenzione non solo agli strumenti di programmazione ma anche alla verifica dei programmi messi in campo con una più puntuale analisi dei risultati prodotti.
E il tutto nasce da una preoccupazione messa in evidenza anche dal documento annuale di programmazione economico finanziario, un contesto socio economico che se da un lato dà alcuni segnali di ripresa, dall'altro si caratterizza per uno stato di molta incertezza. Alcuni indicatori economici indicano una stasi, mi riferisco in modo particolare ai dati ISTAT sui conti economici territoriali consolidati all'ottobre del 2007. Certo, tutto ciò risente di fattori e condizioni poste da un contesto nazionale e internazionale in cui possiamo alcune volte anche leggervi in alcuni casi un posizionamento della Sardegna che lascia ben sperare per il futuro.
Tuttavia, credo che tutto ciò debba essere oggetto di una più ampia e approfondita riflessione. In questi anni abbiamo approvato numerose e importanti riforme, abbiamo risanato il bilancio che con la vertenza sulle entrate gode della disponibilità di importanti risorse, si sono avviati interventi nei diversi comparti economici, da tutto ciò ci si attende un rafforzamento dell'economia, dello sviluppo e dell'occupazione. Un consolidamento dei dati sulla crescita nella consapevolezza che rimane un tema irrisolto quello del buon funzionamento della macchina amministrativa da cui ne discende la lentezza con cui i fondi stanziati vengono spesi.
Il problema della riforma della pubblica amministrazione anima il dibattito politico anche di queste settimane, è un problema dell'intero Paese, per quanto riguarda la Sardegna non è un problema di oggi, è una riflessione che ricorre costantemente in tutta la storia della nostra autonomia a partire da tutte le analisi fatte sul piano di rinascita così come si è evoluto nella storia della nostra Regione. Ogni migliore legge, ogni migliore programma di attività, stanziamento, intervento, rischia di essere reso del tutto inutile da un processo di attuazione infinitamente ancora troppo lento. Nei documenti allegati al bilancio si tracciano delle ipotesi di soluzione degli interventi finalizzati a migliorare la capacità di spesa, la stessa finanziaria contiene alcune norme tese a snellire le procedure amministrative, il Consiglio regionale, lo voglio ricordare, ha all'esame un disegno di legge di riforma della struttura organizzativa della Regione che richiederebbe un'approvazione immediata.
Su questo tema è necessario da parte di tutti, nell'interesse di tutti, porre la massima attenzione. Credo che oggi la vera sfida stia nella capacità di costruire una pubblica amministrazione moderna, efficiente, capace di dare risposte ai cittadini, capace di concretizzare i programmi, anche i tanti e buoni programmi contenuti in questa finanziaria.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pileri. Ne ha facoltà.
PILERI (F.I.). Sì, grazie Presidente. L'intervento di Sabatini che mi ha preceduto, è stato molto interessante anche perché con un corretto e giusto spirito critico ha fatto un'analisi sulle problematiche che la maggioranza ha dovuto affrontare soprattutto in Commissione nell'esame della finanziaria. L'onorevole ha detto, ci sarebbe voluta o ci sarebbe voluto maggiore coinvolgimento e concertazione, c'è stata una carenza di dibattito, la Commissione ha tralasciato l'approfondimento di problematiche di programmazione, questo intervento si sposa molto con quello che vorrei dire nel mio intervento. Io non so se in questo momento da solo posso rappresentare la minoranza di questo Consiglio regionale, credo comunque di fare la mia parte di consigliere nel rispetto del mandato che c'è stato dato dei cittadini che è quello di lavorare, di presenziare e di portare dei contributi per dare risposte ai sardi e quindi posso iniziare a fare la mia relazione.
Allora, anche quest'anno si ricorre all'esercizio provvisorio e la finanziaria arriva in ritardo rispetto ai tempi canonici di approvazione e alla necessità e urgenza di dare risposte ai sardi. Una finanziaria che dopo quattro anni di legislatura non è in grado di garantire prospettive e crescita economica per la Sardegna. Una finanziaria che continua a basare le proprie fondamenta sulla illegittimità costituzionale, tanto che siamo in attesa della sentenza della Corte in merito al ricorso numero 36 del Consiglio dei Ministri presentato il 7 agosto 2007 e pubblicato nel BURAS della Regione il 31 agosto 2007. Tale ricorso evidenzia l'incostituzionalità delle tasse sul turismo nonché la violazione delle norme comunitarie. Quindi, illegittimità delle imposte sulle plusvalenze per le unità immobiliari adibite ad uso abitativo, delle imposte sulle case ad uso turistico presenti nella fascia di tre chilometri dal mare, comprese quelle degli emigrati, come credo tanti di voi ho ricevo delle lettere da parte di molti emigrati che chiedono considerazione da parte di questo Consiglio regionale sull'argomento, e chiedono, io molto velocemente leggo una lettera che è pervenuta e dicono, chiedono al Consiglio regionale di cancellare la tassa sul lusso, sulle seconde case degli emigrati. "Nella discussione della finanziaria 2008 auspichiamo che siano i rappresentanti del Consiglio regionale della Sardegna e non la Corte Costituzionale a far decadere un provvedimento che è causa di una protesta generalizzata degli emigrati e che è destinata, se permane, a generare un clima di sfiducia e un distacco fra la Sardegna e i sardi residenti nel continente. Prendiamo atto che si sta facendo comunque uno sforzo per esonerare una parte degli emigrati da questa imposta, noi auspichiamo però che questo esonero avvenga per tutti, per non creare discriminazioni e ingiustizie ulteriori. Non è accettabile, ad esempio, che debba pagare colui che non possedendo una casa al mare quando è partito e non avendola ricevuta in eredità e avendola costruita negli ultimi anni, negli anni dell'emigrazione con grande sacrifici e quindi più povero e svantaggiato, e ricordiamo quindi che l'ha costruita anche in nome di un legame di appartenenza con la Sardegna suo e dei suoi figli". E quindi questa, io credo che non possa essere sottovalutata. Poi illegittimità per quanto riguarda le tasse sullo scalo delle imbarcazioni. Io ho sentito, ieri non ero presente, sarei voluto essere presente, quando il Presidente della Commissione Cucca ha detto che la minoranza non aveva voluto accettare un emendamento, l'anno scorso, sulle tasse sulle imbarcazioni. Io devo correggerla, Presidente, la maggioranza l'anno scorso ha, fuori tempo ultimo, provato ad inserire un emendamento che non poteva essere esaminato se non con l'accordo, e siccome non andava nella direzione di dare una risposta seria e positiva a questo problema non c'è stato l'accordo, ma non è corretto dire che la minoranza non ha accettato questo. Questo emendamento è diventato, in qualche modo, un articolo di legge, e credo che questa volta sarà ancora oggetto di emendamenti perché non va comunque bene. E quindi, allo stesso modo, di queste tasse, che tra l'altro sono state ritenute, in qualche modo, illegittime perché regressive, e quindi inammissibili ai sensi dell'articolo 3 della Costituzione, pesa anche l'ordinanza numero 611 della Corte dei Conti che contesta alla Regione l'iscrizione a bilancio della somma di 500 milioni di euro relativi ai crediti che verranno a maturare in anni successivi al 2006. Noi su queste problematiche, nel mese di luglio, abbiamo presentato una proposta di legge, per annullare appunto gli articoli della legge finanziaria del 2007, ma anche quelli del 2006. Quindi anche la finanziaria 2008 prevede il mantenimento del regime vessatorio delle imposte, che stanno determinando un grave danno d'immagine per la Sardegna, il tutto a fronte di limitati introiti per le casse regionali, come ad esempio il milione 441 mila di euro per le plusvalenze, il milione e 874 mila di euro per le tasse sulle imbarcazioni. Quindi numeri che non cambiano, che non migliorano l'economia della Sardegna, che non danno risposte come qualcuno disse l'anno scorso nel dibattito ai piccoli comuni delle zone interne, perché nulla è cambiato, forse la situazione è peggiorata. Quindi introiti irrisori rispetto ai danni causati al sistema economico turistico della Sardegna. Altrettanto singolare e a rischio appare la previsione di spesa inserita per quanto riguarda la tabella E, dove sono previsti 500 milioni di euro, di cui le autorizzazioni di spesa correlate ad anticipazioni di entrata. Come ha detto il collega Diana, sarebbe stato probabilmente più corretto inserire tale somma importante, perché vi sono previsioni importanti anche di opere pubbliche, interventi sulla sanità, interventi in vari settori del lavoro, dare una certezza a questo fondo e quindi attingere tramite un mutuo. Invece stiamo programmando senza avere la certezza dei fondi. E pertanto, ad esempio, questi 500 milioni di euro sono a rischio i fondi per la legge 29, cioè per i centri storici, un incremento fino a 25 milioni di euro, arrivato grazie anche al lavoro che è stato svolto in Commissione, in quarta Commissione, era stato chiesto di passare da 15 a 25 milioni di euro, va benissimo, ma questi fondi non sono certi. Come ad esempio i fondi per la casa dello studente, 25 milioni di euro, i fondi per le autonomie locali, 85 milioni di euro, i fondi, dico io inutili, e per le quali chiedo e abbiamo chiesto giustificazione sulla spesa dei fondi del 2007, per la ricapitalizzazione della SFIRS per la continuità territoriale, perché risulta che sia stata creata una compagnia sarda di navigazione, che esiste solo sulla carta. Sono stati stanziati, l'anno scorso, 5 milioni di euro che non risultano siano stati impegnati, e quest'anno stiamo impegnando nuovamente altri 5 milioni di euro, a fronte di tagli che, come vedremo dopo, vengono fatti sulle università decentrate della Sardegna. Quindi, senza entrare nel merito dei dettagli dei singoli articoli, per i quali poi presenteremo e stiamo presentando gli emendamenti, e spero che quello sia un momento che tra maggioranza e opposizione ci possa essere anche un avvicinamento, quanto meno sui temi più importanti per la Sardegna, ritengo quindi necessario affrontare e valutare l'attuale momento politico della maggioranza. Ci sono stati dei problemi che sono stati evidenziati da diversi esponenti della maggioranza, l'ha fatto Uras, problemi che abbiamo visto di divisione per la problematica dei consorzi industriali, e quindi io vedo un solco, che è stato in qualche modo tracciato dall'Esecutivo nei confronti del Consiglio che, oggi, probabilmente, come qualcuno ha detto, esiste anche all'interno della stessa maggioranza. Questa impostazione, che io non ho problemi a definire centralista, forse un impostazione che da parte del Presidente è un'impostazione nuova, di rinnovamento, di riforme, però questa impostazione centralista sta rischiando di allontanare sempre di più la politica dalla gente. Si rischia di perdere di vista i reali quotidiani problemi della gente stessa, come ad esempio i problemi relativi alla mancanza di certezza di diritto, qualcuno stamattina ha richiamato i problemi derivanti dal PPR, ormai non è più possibile ed ammissibile che la pianificazione regionale sia in mano al TAR. La pianificazione regionale deve tornare nelle sedi opportune, deve tornare nelle sedi opportune, qua invece la pianificazione regionale è oggi in mano al TAR, che giorno dopo giorno sta tagliando parti di essa. E quindi è importante ritornare, come ho detto prima, a discutere, come ha detto ieri giustamente anche il presidente Milia, nell'incontro che abbiamo fatto ieri, tornare sull'argomento dell'urbanistica e portare avanti la nuova legge urbanistica, per la quale la Commissione sta lavorando. Problemi relativi alla perdita di posti di lavoro nei settori produttivi e dei servizi, io non voglio dimenticare tutti i licenziamenti nelle varie aziende industriali, produttive della Sardegna, me ne viene in mente una che sembra banale, molto piccola, ma oltre 230 lavoratori della PALMERA sono andati a casa da poco. Cancellare posti di lavoro probabilmente ha un costo, ma ricrearli ha un costo molto più grande. La mancanza di un progetto strategico di programmazione dello sviluppo economico e sociale della Sardegna, con particolare riferimento alle zone interne, tutti abbiamo parlato l'anno scorso, io quando parlavo del fatto che venivano colpite le zone costiere del turismo, si diceva: "No, ma lo facciamo non per colpire le zone turistiche, ma perché vogliamo creare un riequilibrio con le zone interne". Io vorrei veramente vedere questo riequilibrio e sostenere tutti i progetti che non vedo nella finanziaria, per dare finalmente una risposta alle zone interne della Sardegna, e dare pari dignità. La mancanza di adeguati fondi e pessima gestione degli stessi per garantire il diritto alla salute dei sardi, per i quali non vengono garantiti spesso i livelli essenziali di assistenza. Stamattina qualcuno ha parlato di assistenza domiciliare, io ho presentato un'interrogazione, perché effettivamente bisogna andare nei territori per capire quali siano i problemi che sta vivendo la gente. L'incapacità ad impegnare le somme scritte a bilancio, con un aumento insostenibile dei residui. Si programma, ma non si riesce a spendere. Non riuscire a spendere vuol dire non distribuire ricchezza e opportunità di lavoro nei territori. Il taglio dei fondi per le università decentrate, anche qua, io con alcuni colleghi avevamo presentato un'interpellanza, perché alcune università decentrate, come quella ad esempio di Olbia, mi risulta anche di Iglesias, non avevano ricevuto i fondi necessari per garantirne la vita, la continuità. Ma questa finanziaria non taglia solo questi fondi, questa finanziaria probabilmente cancellerà le università decentrate, non solo quelle del nord Sardegna e ma anche quelle delle zone interne, anche quella di Nuoro è a rischio e anche per questo probabilmente ci dobbiamo battere. Lo stesso sindaco di Nuoro richiamando una frase di Gramsci che diceva istruitevi perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza, poi ne sentì un'altra dove si diceva che i giusto che gli studenti vadano lontano da casa. Lo stesso sindaco di Nuoro ha criticato la posizione della Giunta regionale in riferimento alle sedi decentrate e io credo che sia importante invece far rimanere i sardi anche nelle università delle zone interne, come l'università di Nuoro, io credo che la possibilità che i sardi possano rimanere in queste città possa costituire per le zone interne un valore aggiunto per tutte le comunità. Il problema relativo alle politiche di accentramento del potere, dei cosiddetti tagli di posti di lavoro e aumento dei servizi per l'utenza si è parlato, ho sentito parlare di tagli alle piante organiche, ho sentito parlare di enti unificati, ma questo va bene nel momento in cui non si verificano i disservizi che si stanno verificando per i cittadini e non si perdano i posti di lavoro. Un altro problema che è emerso nella finanziaria è quello relativo alla probabile possibilità delle giovani coppie di poter usufruire delle agevolazioni finanziarie finora disponibili in luogo di un limitato contributo che consentirà solo a pochi di poter realizzare il sogno di avere una casa propria perché vedete, probabilmente la legge numero 32 dell' '85 che consentiva di avere il mutuo è superata, probabilmente è da rivedere, ma prevedere un contributo del 25 percento significa rimettere e non lasciare l'altra possibilità e l'altra alternativa. Probabilmente significa mettere questi giovani nelle mani delle banche e questo non è ammissibile. Allora quanto meno deve essere lasciata la possibilità della doppia opzione, la mancanza di un piano, se non straordinario come ha richiamato stamattina l'onorevole Uras, quanto meno strategico per il lavoro, ha detto l'onorevole Uras: "Il piano straordinario del lavoro è stato messo in soffitta troppo presto2. Un piano per il lavoro che dovrebbe ormai occuparsi dell'emergenza relativa alla perdita inarrestabile di posti di lavoro, vanno bene le riforme ma non bisogna anteporre le riforme alla salvaguardia dell'occupazione. Chiudo l'intervento esprimendo un giudizio comunque negativo su una finanziaria difficile da leggere e da interpretare, l'ha detto stamattina il consigliere Caligaris, dove c'è un richiamo ad altre norme e quindi sarebbe stato forse e sicuramente più opportuno dare maggiore agibilità alla legge stessa. Non solo al Consiglio regionale ma a tutti, anche a chi non è addetto ai lavori. Quindi carente non solo sugli aspetti tecnici e di illegittimità perché la legittimità non l'abbiamo messa in discussione noi ma l'ha messa in discussione la Corte costituzionale. Ma soprattutto per il profilo politico che evidenzia una frattura nella maggioranza, la mancanza di una strategia politica chiara, leggibile, concertata, anche con le forze sociali e gli enti locali quindi una finanziaria che anziché un importante teatro di programmazione, perché la finanziaria non può che essere un importante atto di programmazione, rappresenta un mero atto tecnico, io aggiungo "forse" perché non sono un giudice contabile e quindi forse legittimo su molti aspetti, quindi è un invito agli assessori che anche stasera sono presenti che stimo sicuramente…
PRESIDENTE. Concluda onorevole Pileri.
PILERI (F.I.). …che stimo personalmente per la correttezza, per l'impegno, affinché si possa attuare immediatamente una correzione di rotta che già con la finanziaria possa portare la Sardegna non al naufragio ma sicuramente verso spiagge sicure.
Io credo che soprattutto sugli emendamenti spetti alla maggioranza aprire la strada ad una concertazione grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pileri.
E' iscritto a parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.
Prego i consiglieri colleghi di chiudere l'intervento entro i termini, c'è stato un accordo preso in riunione dei Capigruppo, questo giustamente deve rispettare, se ce la facciamo, determinati termini della chiusura della discussione generale. Grazie.
LICHERI (Sinistra Autonomista). Grazie Presidente, Assessori, onorevoli colleghi, la manovra finanziaria per l'anno 2008 evidenzia certamente alcuni aspetti positivi in linea con il percorso riformatore che ha visto questa maggioranza impegnata sin dall'inizio della legislatura. L'aumento della capacità di spesa può consentire per il futuro un utilizzo più efficace delle risorse quindi lavoro avviato in questi anni sul risanamento delle risorse pubbliche regionali può dare davvero, se c'è una intelligente progettualità, risposte concrete alla crisi socio-economica della Sardegna. Detto questo però la mia preoccupazione nasce dal fatto che l'azione del Governo regionale non viene percepita all'esterno del palazzo, c'è un distacco rispetto alle sollecitazioni che vengono dall'esterno, io inviterei i colleghi a leggere attentamente le relazioni, i pareri delle otto commissioni consiliari che hanno evidenziato tutta una serie di ritardi dell'azione di governo e debolezza nell'impostazione generale della manovra finanziaria. Questo aspetto è dovuto ad un semplice fatto, semplicissimo, che questa finanziaria non è il frutto di un percorso condiviso dell'intera coalizione ma il frutto dell'elaborazione dell'esecutivo che spesso non coincide con il lavoro delle commissioni e con le esigenze più generali della società sarda. La democrazia è un esercizio difficile, difficilissimo, che prevede il confronto, la discussione, la partecipazione, la mediazione, ma certamente non abita qui o perlomeno non coinvolge tutta la maggioranza. La politica è passione è cuore, è sentimento, non è un semplice esercizio meccanico, ecco, leggendo le relazioni si percepisce che questa interlocuzione preliminare non c'è stata prima della manovra finanziaria e i limiti della manovra sono dovuti a questa mancanza di confronto ci sono aspetti, per quanto mi riguarda incomprensibili, che necessitano di un approfondimento e questi giorni vanno utilizzati per migliorare l'impostazione generale della finanziaria, per recuperare il tempo perduto. Se mi dovessi limitare agli aspetti che interessano la mia Commissione mi sentirei di sottolineare alcuni aspetti. Primo che nella manovra finanziaria non appaiano presenti le risorse necessarie per la concessione alle imprese agricole dei contributi per la realizzazione di strutture aziendali e per l'infrastrutturazione del territorio. Secondo, mancano le risorse finanziarie da destinare all'assistenza tecnica al settore zootecnico. Non è stato inserito anche quest'anno il finanziamento a favore delle associazioni provinciali allevatori a integrazione di quanto previsto dallo Stato. Questo argomento lo abbiamo discusso 20 volte! Lo abbiamo discusso nel 2005, nel 2006, nel 2007, siamo nel 2008, ma è pensabile che tutte le volte bisogna ricordare questo aspetto? Avevamo sottolineato nel parere della commissione che necessitava un coinvolgimento della commissione nella elaborazione di importanti atti attuativi di alcune norme contenute nella proposta di legge finanziaria, in particolar modo nei commi 2, 4 e 11, all'articolo 7, come previsto non siamo stati né convocati né tanto meno consultati.
La verità è che le relazioni non sono state lette, questo è il punto, e siccome non sono state lette, come dire, è subentrata una supponenza di fondo che non vi ha consentito di allargare il dibattito anche ai Presidenti delle Commissioni.
Abbiamo sottolineato che spesso l'attuazione delle leggi regionali e la spendita delle risorse sono bloccate da un'eccessiva burocrazia, bisognerebbe uscire dal Palazzo, andare nei territori per capire la sofferenza delle nostre popolazioni. Io ho incontrato, in questo periodo, decine di allevatori colpiti dagli incendi del 2007, che hanno perso tutto! Hanno perso tutto e che hanno trovato le porte chiuse da parte del nostro Assessorato, da mesi alcuni territori come il Goceano sono in ginocchio a causa della tubercolosi bovina, sono 54 le aziende colpite nel Goceano che non trovano risposte nei meandri della burocrazia regionale. Alcuni mesi fa, il collega Cugini rivolgendosi a quest'aula disse che per capire, lo diceva perché nulla era cambiato all'interno dell'Assessorato, per capire quali erano i problemi della campagna disse basterebbe andare a funghi. Oggi non è tempo di funghi, ma basterebbe andare a cercare asparagi per capire qual è la situazione delle nostre campagne. Il fatto è che siamo di fronte a improvvisazione, a pressappochezza nell'affrontare i problemi e le emergenze, perché se in Sardegna non si risolvono le emergenze in agricoltura non si va da nessuna parte. La stessa cosa l'abbiamo sottolineata per quanto riguarda l'ambiente, abbiamo detto che c'erano aspetti indubbiamente positivi, in particolar modo quelli finalizzati alla diffusione degli impianti fotovoltaici, quindi una nuova politica per quanto riguarda l'energia, ma anche qui abbiamo sottolineato ritardi, abbiamo detto che necessitava una nuova politica finalizzata allo sviluppo delle aree protette, abbiamo detto che per quanto riguarda la questione legata agli incendi in Sardegna è necessario aprire un confronto immediato con le comunità locali, con i Sindaci per capire qual è l'azione immediata che noi possiamo svolgere rispetto alla drammaticità degli incendi in Sardegna. Anche qui il ritardo dell'attuazione di tutta una serie di norme che noi abbiamo già espletato dalla regione, la spendita delle risorse per esempio per quanto riguarda la legge sull'amianto, che ancora non trova sbocco all'esterno del palazzo. E se a tutto ciò aggiungiamo i temi legati al lavoro in Sardegna, alla condizione di centinaia di giovani, di donne e uomini che non vedono nessuna prospettiva per il loro futuro, spesso parliamo di giovani istruiti, specializzati che non hanno futuro in quest'isola e di tante famiglie che non arrivano davvero alla seconda settimana del mese, o tanti precari che aspettano una risposta dalla politica regionale. Noi dobbiamo pensare a una finanziaria che risponda a queste esigenze, e i consiglieri regionali della sinistra, che siedono in questi banchi…
(Interruzioni del consigliere Pirisi)
No, sono concentrato, concentratissimo sulla situazione sarda, sono concentrato, molto concentrato. I consiglieri regionali della sinistra che siedono in questi banchi hanno avanzato delle proposte che meritano un confronto, meritano un approfondimento, consapevoli che rispondono davvero alle richieste e alle esigenze che provengono dalla gente, da quelli che non hanno voce. Il presidente Soru ha affermato più volte in quest'aula che bisogna partire dagli ultimi, se questo vale ancora per questa maggioranza, proviamo a farlo a partire da questa finanziaria.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Serra. Ne ha facoltà.
SERRA (Sinistra Autonomista). Grazie signor Presidente, c'è un'Italia che soffre sono 15 su 100 le famiglie che arrivano in difficoltà a fine mese, non si riesce a soddisfare i bisogni più elementari di una società civile. I salari, gli stipendi e le pensioni quando ci sono, e non sempre ci sono, non bastano a pagare le spese per il riscaldamento, i vestiti, le bollette, le spese mediche e qualche volta neppure il cibo.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia.
SERRA (Sinistra Autonomista). Non si preoccupi Presidente, andiamo avanti lo stesso, tocca sempre a noi comunisti sistemare un po' le cose. Sì, c'è qualcuno in Italia che pur disponendo di un lavoro e quindi di un reddito si trova qualche volta in condizione di non avere da mangiare, questi sono i dati forniti dall'Istat sulle condizioni di vita degli italiani e sulla distribuzione del reddito. In una comparazione con gli altri paesi europei, compresi i nuovi Stati membri, i redditi italiani sono inoltre tra i più diseguali, sono al nostro livello solo Grecia e Portogallo e più c'è povertà, maggiore la disuguaglianza; il divario tra i redditi delle famiglie è più forte infatti nelle regioni del Sud rispetto a quelle del Nord. Il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, ha recentemente dichiarato che il basso livello dei salari in Italia è un'emergenza alla quale occorre al più presto rimediare. E' una delle emergenze non recente ma credo che questo non impedisca di definirla tale. Dico questo perché nei giorni scorsi in occasione della discussione sugli aiuti che la Regione Sardegna ha giustamente offerto ai cittadini della Campania, qualcuno ha sostenuto che non si può parlare di emergenza se si tratta di una situazione che dura da anni, non è così. Tra i sinonimi di emergenza, riportati da qualsiasi dizionario troviamo anche pericolo, disgrazia, disastro. Situazioni quindi non direttamente collegate alla durata del fenomeno. A proposito di rifiuti, voglio ancora rinnovare, in questa occasione al presidente Soru, la solidarietà della sinistra in Consiglio regionale per le gravissime azioni squadristiche tipicamente fasciste che ha subito. Sì, io credo che siamo di fronte ad alcune emergenze che caratterizzano e purtroppo caratterizzeranno la vita civile e politica dei prossimi anni, e che solo se verranno affrontate con la necessaria determinazione e avviate a soluzione consentiranno all'Italia di uscire da un periodo, ormai troppo lungo, di gravi difficoltà, altrimenti ci faranno precipitare.
Voglio citare queste tre emergenze in particolare, la prima: la questione dei rifiuti che è strettamente collegata al problema della legalità. Non è una mia idea, altri più qualificati di me sostengono che oggi intere regioni italiane non sono sotto il controllo democratico dello Stato. Seconda questione: quella della sicurezza del lavoro. I lavoratori italiani muoiono perché costretti a lavorare in condizioni indegne perché padroni criminali risparmiano, guadagnano, fanno utili e profitti sapendo di attentare alla vita dei lavoratori. Perché è scritto nei contratti, nelle norme, è scritto che prima di far scendere i lavoratori nella stiva della nave occorre misurare la percentuale di ossigeno, che non può essere inferiore al 17 per cento, mentre Denis Zanon, Paolo Ferrara, hanno trovato nella stiva della World Trader solo il 5 per cento di ossigeno, e sono morti perché non c'era tempo per misurare. Perché il tempo è danaro, il tempo è profitto, e il profitto per il padrone è ancora una volta morta per il lavoratore. Questo è successo a porto Marghera, questo è successo a Torino alla Thyssenkrupp, questo succede ogni santo giorno nei luoghi di lavoro in Italia. Terza questione: quella del lavoro, del lavoro buono e sicuro, dell'occupazione. Quest'anno 2008 ricorre il sessantesimo anniversario della promulgazione della Costituzione repubblicana, giusto oggi ci sono a Roma le celebrazioni alla presenza del presidente Napolitano, di quella Costituzione che qualcuno definisce superata e da riformare ma che invece è tutt'altro che vecchia, è giovane, è vitale, è moderna ed è giusta. E' il sessantesimo di quella Costituzione che al primo articolo definisce la nostra Repubblica fondata non sull'andamento del PIL, né sul pareggio di bilancio, né sulla riduzione delle tasse, bensì fondata sul lavoro.
Io credo quindi che a questa indicazione della Costituzione e a queste tre emergenze ci dobbiamo riferire nel nostro agire politico e quindi anche nella stesura e nell'approvazione di questa finanziaria regionale. Senza peraltro dimenticare il contesto in cui lavoriamo e il limite, concetto fondamentale a cui tutti ovunque e sempre dovremo riferirci, il limite, concetto fondamentale a cui tutti, ovunque e sempre, dovremmo riferirci, insito nella finanziaria stessa. Il limite deriva dal fatto che la finanziaria è diventata una specie di leviatano giuridico, una legge omnibus, dalle estenuanti procedure che contiene di tutto di più. Credo che questo strumento giuridico necessiti di un serio e deciso ripensamento: lo abbiamo detto più volte, è tempo di intervenire.
Il Consiglio regionale, come avviene peraltro nel Parlamento nazionale, dedica alla finanziaria tre, quattro, qualche volta cinque mesi all'anno del proprio lavoro; vengono presentati fiumi di emendamenti, qualche volta dalla stessa Giunta, spesso dalla maggioranza e non sempre coincidenti con interessi generali; e il paradosso finale è dato dal fatto che queste estenuanti azioni si rivelano talvolta anche vane, in quanto si arriva a dover approvare la successiva mentre parecchie norme della precedente finanziaria risultano e restano inattuate.
E allora, fate queste considerazioni generali, io credo che la finanziaria presentata dalla Giunta per il 2008, con alcuni miglioramenti apportati dalla Commissione consiliare, sia da considerare complessivamente positiva. Diversi articoli del disegno di legge, e gli stanziamenti finanziari relativi, tengono nella giusta considerazione le questioni che prima ho indicato come le principali emergenze del momento.
Senza attardarmi in lunghe disquisizioni, credo sia sufficiente dire che il positivo percorso di tre anni e mezzo già trascorsi della XIII Legislatura prosegue anche con questa finanziaria con le azioni già note a tutti, prime fra esse quelle del risanamento del bilancio e del sostanziale incremento delle risorse finanziarie conseguenti alla positiva soluzione della vertenza sulle entrate. Io credo che il Consiglio regionale possa e debba ulteriormente migliorare il complesso della manovra; lo sforzo che occorre fare è quello di conseguire l'obiettivo di convogliare parti importanti delle accresciute risorse verso settori economici che interessino le fasce sociali più deboli. Diversi problemi sollevati, sia in Commissione, sia negli incontri di maggioranza, sia dalle parti sociali, dalle organizzazioni sindacali e da diverse categorie di cittadini, oltre ovviamente a quelli posti dalla minoranza, possono essere affrontati e risolti. Le questioni poste dalla mia parte politica, dalla sinistra di questa maggioranza (dai due Gruppi consiliari di Rifondazione Comunista e della Sinistra Autonomista), sono poche, precise e circoscritte; io sono tanto convinto che a queste si possono trovare soluzioni adeguate quanto sono, e siamo, persuasi a sostenere le ragioni delle nostre proposte. Affronteremo le questioni spero con la necessaria celerità, man mano che si presenteranno; non ritengo necessario né utile affrontare, e nemmeno elencare, in questa fase di discussione generale ogni punto che avrà bisogno di interventi correttivi, migliorativi o aggiuntivi. Mi limiterò qui a fare poche considerazioni generali su alcuni aspetti delle questioni già più volte citate.
Considero estremamente positivi i principi e i contenuti del quinto comma dell'articolo 8. E' assolutamente indispensabile intervenire a tutti i livelli istituzionali sul problema della sicurezza del lavoro, credo però che si possa e si debba fare uno sforzo maggiore che dia quindi più concretezza e maggiori certezze sul raggiungimento di positivi risultati. Si può ulteriormente migliorare il comma cinque dell'articolo 8 prevedendo un incremento della dotazione finanziaria che stabilisca con chiarezza che occorre aumentare il numero degli addetti a questo vitale settore.
Il tema dell'ambiente, già indicato nel programma di governo di questa coalizione quale caratterizzante delle sue politiche, deve restare al centro dell'azione di questa maggioranza. Una nuova qualità dello sviluppo economico e sociale della Sardegna non può prescindere da una seria politica in campo ambientale; investire ulteriori risorse, come previsto dall'articolo 5, e oltre quanto previsto dallo stesso articolo, è quanto dobbiamo fare. Io voglio dire qui che occorre guardare alla gestione dei rifiuti in modo pacato, serio e, passatemi l'espressione, laico; conta l'obiettivo e il percorso che ci si propone per il raggiungimento: l'obiettivo è costituito dal raggiungimento del 100 per cento della raccolta differenziata e dal massimo utilizzo del riciclo, il percorso è costituito dalla massima condivisione con tutti i soggetti impegnati a raggiungere gli obiettivi stessi.
Infine, la questione che più sta a cuore a me, al mio partito, al Partito dei comunisti italiani, e soprattutto alla sinistra unita della coalizione: le politiche attive del lavoro. Dobbiamo dedicare a queste una quota consistente, visibile, immediatamente spendibile della massa finanziaria manovrabile di questo bilancio. Occorre prima di tutto essere convinti della necessità e della validità dell'intervento pubblico; io credo che la Pubblica amministrazione possa e debba intervenire anche direttamente per la creazione di nuovo lavoro e di nuovi posti di lavoro. Senza nulla togliere al valore e anche al sostegno che deve essere dato all'impresa credo che, specie in situazioni particolari come quelle del Mezzogiorno d'Italia e della Sardegna, non sia sufficiente, per incrementare sostanzialmente i livelli occupativi, agire solo sulle condizioni generali in cui le imprese devono operare. Questo Consiglio ha approvato leggi in materia di promozione dell'occupazione, la Regione ha stipulato accordi e intese con le organizzazioni sindacali e le parti sociali aventi gli stessi scopi, occorre rendere operative le leggi in modo che queste producano gli effetti per cui sono nate. Mi riferisco in particolare alla legge 20 del 2005: è una buona legge che va attuata, bisogna dotarla con questa legge finanziaria di fondi sufficienti.
Da ultimo, se siamo impegnati a far crescere l'occupazione, è persino ovvio sottolineare che prima di tutto occorre agire affinché si risolvano alcune situazioni di crisi, e quindi affinché i già insufficienti posti di lavoro esistenti non diminuiscano. E' ben noto a tutti di quali situazioni si tratta, questa legge finanziaria e questo bilancio della Regione possono dare le risposte che i lavoratori si aspettano. Ascoltiamoli.
Concludo dicendo che occorre: Primo, risolvere definitivamente la vertenza sulla formazione professionale senza perdere, come più volte detto, neanche un posto di lavoro; secondo, realizzare un sistema integrativo di ammortizzatori sociali; terzo, attivare un sistema per l'inserimento e il reinserimento dei lavoratori provenienti dalle situazioni acute di crisi occupazionale. Sono questi i principali obiettivi che la sinistra di questo Consiglio regionale si propone di raggiungere. Questa sinistra unita, che rappresenta il dieci percento del Consiglio regionale, e io credo una percentuale ancora più alta della società, chiede che si lavori in questa direzione.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Serra.
E' iscritto a parlare il consigliere Marracini. Ne ha facoltà.
MARRACINI (Gruppo Misto). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi, intervengo per dovere di cronaca in un'Aula obiettivamente con la testa da altre parti, con qualche piccolo accenno alla finanziaria per dovere di appartenenza, altri per comune senso del dovere. Evidentemente i fatti politici nazionali ci coinvolgono più sentitamente rispetto a quelli locali; è altresì evidente che questa finanziaria, così come l'abbiamo faticosamente lavorata in Commissione, ha bisogno di un notevole contributo ulteriore dell'Aula affinché possa essere considerata in maniera quantomeno sufficientemente favorevole. Gli sforzi che abbiamo fatto nella Commissione bilancio, che ci hanno costretto ad un impegno anche durante le festività natalizie, sono stati quantomeno utili per riempire delle lacune che erano state da tutte le parti, maggioranza e opposizione, richiamate. Nonostante questo è uscita dalla Commissione una finanziaria che evidentemente da tutti quanti, sia dalla maggioranza che dall'opposizione, è stato detto necessità di notevoli interventi in aula. Vuoi perché volutamente in Commissione non abbiamo affrontato importantissime parti come capitoli sul lavoro, sulle attività produttive, sull'università, insomma, come vedete poi alla fine magari è più facile capire quali parti sono state esitate, quelle forse più banali e più semplici. Però è anche vero che quanto meno il lavoro che abbiamo fatto è servito per modificare quelle parti che pur semplici erano onestamente difficilmente proponibili. Adesso l'impegno dell'Aula dovrebbe essere un impegno forte, e lo dico, insomma, anche in una condizione abbastanza precaria, rispetto al sistema più generale che riguarda tutti i partiti, che oggi sono rappresentati in questa aula. Cioè o troviamo veramente quella dignità di rappresentanti veri del popolo, che dovrebbe contraddistinguerci in tutte le nostre sedute, siano esse di Commissione che di aula, oppure evidentemente la nostra rimane una semplice presenza di rappresentanza. E lo dico soprattutto alle forze, quelle forze politiche della sinistra che notoriamente hanno sempre sbandierato quelle politiche che oggi questa finanziaria evidentemente tradisce in maniera clamorosa e non me ne vogliano gli amici, che stimo e che mi sono tra l'altro anche sempre molto vicini nei lavori della Commissione, gli amici compagni Uras, Serra, che evidentemente nel cuore loro si sentono traditi ma sempre per quella doverosa, quel doveroso senso di militanza di coalizione spesso e volentieri sono stati costretti a rapporti che non hanno, o non avrebbero voluto avere con certe direttive di maggioranza. E dico ancora, non è mio costume nascondermi dietro un dito, che anche quelle politiche più banali della cosiddetta politica di sinistra come le politiche della casa, come le politiche del lavoro, come le politiche sociali questa finanziaria, almeno nonostante lo sforzo che abbiamo fatto in Commissione, difficilmente riesce a manifestare. Questo perché è evidente, insomma, la confusione che c'è nell'attività di governo di questo Consiglio, un'attività di governo che si confonde tra politiche di polizia e di progetti del tipo appunto "Sardegna fatti bella" e poi dopo ci carica di scorie e di fumi da inceneritore, dall'altra parte si è iniziato con una politica del rigore e della trasparenza amministrativa, credo che se dovessimo andare a vedere le nomine fatte nelle AA.SS.LL. della Sardegna le cose successe a livello nazionale dovrebbero essere assolutamente banali perché non mi nascondo dietro un dito quando noi abbiamo proposto direttore generale della ASL della Gallura l'onorevole Lai, persona che voi avrete sicuramente conosciuto per essere un gentiluomo, preparato e quant'altro, mi è stato detto, e sono pronto a testimoniarlo in qualsiasi sede, che non poteva essere nominato perché era del U.D.C. Quindi alla faccia del curriculum se ad altri livelli è successo quello che è successo, a chi mi ha detto una cosa del genere dovrebbero dare l'ergastolo. Quindi credo che quando queste cose diventano pubbliche sono cose che ovviamente fanno trasecolare rispetto alla normale abitudine che abbiamo di gestire i nostri impegni quotidiani. Allora insisto nel dire che dovremo cercare di avere anche la dignità di essere…
(Interruzione del consigliere Marrocu.)
Perché Lai non era neanche del mio partito figurati, Siro, quindi era talmente puro, talmente puro e talmente forte nel suo curriculum che poteva affrontare anche una nomina senza essere di un partito della maggioranza. Allora la cosa più importante è che dobbiamo avere anche il coraggio, certe volte, il coraggio di vergognarci delle cose che si fanno, e spesso questa Giunta questo coraggio non lo ha. E questa maggioranza, quando porta una finanziaria così, dimostra che questo fatto non è sicuramente un valore che è insito nelle nostre persone. Allora, io questo lo dico proprio con spirito costruttivo, nel senso, con quella criticità che deve servire a tutti noi per avere, intanto un interesse maggiore nel dibattito in aula, e così almeno quando uno dice queste cose mi accorgo che un po' più di interesse c'è, per non finire poi negli interventi bellissimi come quello che ha fatto il collega che mi ha preceduto e che invece però nessuno ha sentito perché non ha detto le cose che sto dicendo io. E per dire anche che non è necessario dire le cose che sto dicendo io per seguire gli interventi in aula durante la finanziaria, dovrebbero essere seguiti da un'Aula attenta, da una Giunta presente da una partecipazione, dovrebbero essere accompagnati da una partecipazione generale per un documento che si va a esaminare, che dovrebbe essere il documento portante di questo nostro impegno di legislatura. Però, insomma, questo evidentemente non interesse ai più e quindi, insomma, dovremo limitarci a dare ancora una volta il nostro contributo nella fase degli emendamenti con la speranza che la sensibilità di ognuno di noi, al di là del colore e della posizione politica possa servire a migliorare questo sterile documento. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vincenzo Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS VINCENZO (D.S.). Lasciando da parte la visione catastrofica sulla situazione sarda dipinta con foga stamattina da qualche autorevole…
PRESIDENTE. Scusi onorevole, colleghi prego di prestare attenzione perché giustamente l'oratore non è assolutamente motivato per intervenire. Onorevole Pittalis, grazie. Onorevole Bruno.
FLORIS VINCENZO (D.S.). Credo che sia più utile impegnare il nostro tempo a discutere concretamente sulle sfide che abbiamo di fronte sulle risposte che possiamo dare oggi alla Sardegna. Sarebbe d'altronde facile, volgendo lo sguardo al passato, esercitarsi nel dipingere con gli stessi colori foschi quanto è stato fatto negli anni precedenti. Io credo che questo non sia né utile né corretto, perché ci porta solo a far prevalere posizioni precostituite, dove alla fine tutto quello che è stato fatto e che si fa è negativo. In questo modo, si mina solo il confronto politico all'interno di quest'Aula. Sono anche perché si evitino all'interno della maggioranza, e lo dico anche alla luce di uno degli ultimi interventi che ho sentito, posizioni incomprensibili, legate più a situazioni particolari e a spinte prettamente localistiche, che niente hanno a che fare con discussione costruttiva e leale, che abbiamo tutti l'obbligo di fare oggi. Venendo al disegno di legge numero 301 S/A, credo che su questo disegno di legge finanziaria, che è arrivato in Aula, non si può certo dire che abbia avuto un percorso agevole, e non siamo certo noi come maggioranza, come è stato ribadito, a nascondere una serie di difficoltà che hanno caratterizzato la discussione anche al nostro interno. Questo lo dico per onestà intellettuale, ma soprattutto perché oggi possiamo, all'interno dell'Aula, ritrovare la sintesi su una serie di esigenze emerse in Commissione, con uno spirito costruttivo, che possa permettere alla Sardegna di avere l'atto di governo più impegnativo, che può, per il volume di risorse che mette in campo, rappresentare una risposta vera ai tanti bisogni e alle tante attese che vi sono nella nostra Isola. Io credo che lo possiamo fare partendo dall'avvenuta elezione del Capogruppo del Partito Democratico, che rappresenta una nuova forza composta trentacinque consiglieri. Il primo obiettivo del nuovo Gruppo e del suo rappresentante sarà quello di stabilizzare innanzitutto la coalizione di centrosinistra, in modo da evitare che vi sia, perlomeno al nostro interno, una babele di voci, ma una sola visione frutto di un forte momento di discussione unitaria. Credo che questo agevoli anche il confronto con la minoranza, che debbo dire ha avuto in Commissione un atteggiamento responsabile. Io sono convinto, al di là di tutto, che il ritardo che abbiamo accumulato nella tabella di marcia possa essere contenuto, se le nostre discussioni in Aula saranno improntate da ciascuno di noi non alla mera difesa del proprio fortino, ma alla tutela degli interessi collettivi di questa Regione. Questa finanziaria, come dicevo prima, è la proposta vera di governo della Regione, e si inquadra all'interno di una precisa strategia, definita dal Piano regionale di sviluppo. E' una finanziaria che si muove all'interno di questo Piano e ne rispetta appieno gli indirizzi determinanti che in esso sono contenuti. C'è da rilevare che per il secondo anno la manovra si chiude in pareggio, garantendo la bonifica finanziaria della Regione, che viene consolidata dentro un'azione di risanamento e di riqualificazione della spesa. Non è né utile né banale ricordare che nel 2004 il deficit di bilancio era pari al 20 per cento, e il rapporto fra spese obbligatorie e massa manovrabile passa dal 98 per cento del 2003, dove appena il 2 per cento veniva destinato alle politiche, al 70 per cento di spese correnti di quest'anno, permettendo di avere il 30 per cento di risorse manovrabili. Come non ricordare che cosa avveniva negli anni passati, dove per fare qualsiasi politica di investimento ci si doveva indebitare fino al collo. Io non dico che quelle scelte non dovessero essere fatte, perché alla fine quella strada diventava obbligatoria per i meccanismi che erano in essere, ma il problema vero è che allora ci si occupava molto della spesa, e poco delle entrate. Questo discorso vale naturalmente per tutti, e non solo per una parte politica, quindi non dico questo con spirito polemico, ma perché è bene rimarcare che l'equilibrio dei conti può dischiudere oggi una nuova prospettiva economica e politica per la Sardegna. Il tragitto non è stato semplice, ed è partito già dal primo anno con il dimezzamento del deficit, fino ad arrivare con la finanziaria dell'anno scorso all'azzeramento. Anche quest'anno, e questo è un dato che non va scordato nelle nostre riflessioni, definisce certe politiche di grande rilevanza, e le fa senza la necessità di contrarre nuovi debiti. Quindi, come veniva chiarito nella relazione, aumentano le entrate proprie, che passano da 3 miliardi e 397 milioni del 2004 a 5 miliardi e 250 milioni di quest'anno. Le entrate aumentano, naturalmente non per opera divina, o per gentile concessione di qualcuno, oppure perché si è fatto qualche gioco di prestigio, ma a seguito, innanzitutto, di una vertenza che abbiamo condotto tutti assieme, che ha portato a definire la compartecipazione dei tributi con lo Stato, imponendo il rispetto delle nuove norme stabilite dalla riscrittura dell'articolo 8 e garantite dalla finanziaria 2007 dal Governo nazionale. Quando questo sistema andrà a regime, avremo un miliardo e mezzo in più di euro. Controllare la corretta applicazione delle regole di compartecipazione stabilite dal nostro Statuto ha portato ad una situazione di vantaggio, che ci fa passare da 3 miliardi e 200 milioni a 4 miliardi e 888 milioni, quasi il 40 per cento di crescita delle risorse. Io credo che questa situazione favorevole derivi dalla corretta applicazione del nostro Statuto, e non deve essere né sottovalutata né sprecata. Sono in molti oggi nel Paese che si chiedono perché si continua a permettere alle Regioni a Statuto speciale… queste chiedono sempre più consistenza allo Stato, che porta queste Regioni a tenersi quasi il 100 per cento dei tributi versati, e le altre Regioni invece a Statuto ordinario hanno come ritorno da parte dello Stato sulle tasse versate solo il 20 per cento. Quindi io credo che questa condizione di favore vada indirizzata, così come si sta facendo in questa finanziaria, per migliorare le condizioni complessive della nostra Isola. Non possiamo più permetterci di dissipare queste importanti risorse. In questo senso, voglio dire che le entrate quest'anno potevano essere incrementate di 45 milioni in più, e vengono destinate invece alla riduzione di un punto dell'IRAP, per permettere al sistema delle imprese isolane di aumentare la loro competitività, garantendo il 25 per cento in più di carico IRAP, in meno agli aventi diritto. E' necessario che le imprese dimostrino di essere salute ed abbiano incrementato l'occupazione nel periodo novembre 2006-ottobre 2007 di almeno il 5 per cento. Questo dato non è insignificante, e non può essere visto come un dato marginale, perché è la prima volta che viene fatta una scelta come questa nella storia della nostra autonomia. Voglio ricordare che siamo all'interno di quattro esercizi di bilancio, perché questo è l'arco temporale definito con l'accordo con lo Stato, che vale, è bene ricordarlo, un miliardo e 600 milioni all'anno. Ed è all'interno di questa cornice di garanzie e di certezze che vengono garantite, all'interno della finanziaria statale del 2007, che si colloca l'iscrizione al bilancio dei 500 milioni di euro. Le critiche su questo sono abbastanza scontate, ma è bene ricordate che anche l'anticipazione sulle entrate ha permesso alla nostra Regione di portare il bilancio in equilibrio. Questo bilancio, in base alle nuove disposizioni legislative, si colloca dentro un ciclo unico di programmazione, che per il secondo anno mette assieme risorse proprie, statali, risorse FAS e risorse del POR. C'è da tenere presente che le risorse del POR del 2007 erano pari a 800 milioni, e 700 milioni di quest'anno andranno utilizzati entro l'anno, appena la Commissione europea approverà la manovra su questi fondi. In pratica, avremo la possibilità, quest'anno, di avere a disposizione un miliardo e 500 milioni di fondi POR. Devo dirvi che ho notato una cosa abbastanza bizzarra, sono in molti che quando parlano di questi fondi è come se parlassero di moneta fuori corso, forse sarà bene iniziare il prossimo sessennio di programmazione comunitaria ad avere un altro tipo di approccio verso queste risorse. Quest'anno abbiamo una finanziaria pesante, che si attesta sugli 8 miliardi e 703 milioni di euro, sui fondi comunitari invece possiamo contare sino al 2013 su risorse pari a 10 miliardi, per fare un raffronto basta pensare che nel sessennio 2000-2006 abbiamo avuto dalla programmazione dei fondi POR risorse pari a 4 miliardi e mezzo. Bisogna riconoscere senza enfasi che si tratta di un grande risultato che può determinare un vero ammodernamento infrastrutturale e produttivo della nostra Isola. Da poco è stato approvato anche il Piano di sviluppo rurale, che permetterà di dare una risposta importante a quel comparto che sta affrontando, come tutti sappiamo, più di un problema, ma a cui destiniamo, lo ricordo al Presidente della Commissione, Licheri, ogni anno 250 milioni di euro. In questa finanziaria inoltre si definisce un'altra serie di scelte importanti a partire da quella riguardante il piano di ammodernamento del patrimonio edilizio e tecnologico del servizio sanitario regionale, che mette a disposizione un ammontare complessivo di risorse pari a 660 milioni ripartiti negli anni 2011-2018, di questi, 371 milioni sono relativi a trasferimenti dello Stato inseriti nell'esercizio di quest'anno. Questo è potuto accadere non per gentile concessione dello Stato, ma solo perché la Sardegna ha i conti in regola anche nella sanità e può finanziare, in questo modo, la nuova infrastruttura della rete ospedaliera isolana. In Sardegna, sempre per quanto attiene al settore sanitario, si è evitato di mettere i ticket, anzi, la Sardegna è stata la prima Regione che ha eliminato i ticket. Ritengo importante, fra l'altro, la destinazione degli 11 milioni, di cui 6 milioni di quest'anno e cinque nel 2009 relativi alla stabilizzazione del precariato. Questa scelta permette di superare quelle situazioni di instabilità e di insicurezza lavorativa che hanno caratterizzato una precisa stagione politica che speriamo di non dover più ripetere, perlomeno nelle forme e nelle dimensioni in cui questi strumenti sono stati utilizzati. Per la prima volta parliamo anche di sicurezza nel lavoro, lo facciamo rafforzando l'azione dello Stato che ha la titolarità primaria sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, stabilendo campagne informative, realizzando banche dati, coordinando tutte le attività di vigilanza, come sono pienamente d'accordo sui 20 milioni per le politiche sociali che fanno un passo in avanti a favore dei comuni per gli interventi di sostegno economico verso quelle persone prive di reddito e in condizioni di accertata povertà, finalizzati prioritariamente all'abbattimento dei costi dei servizi essenziali come l'energia elettrica, gas, acqua, rifiuti solidi urbani. Questo significa intervenire dentro le povertà più estreme, cercare di lenire tutte quelle situazioni di estremo disagio, come ritengo importante il programma straordinario di edilizia abitativa rivolto prioritariamente alle coppie di nuova formazione. Dovremo definire in aula le modalità e le forme di finanziamento per quanto attiene l'acquisto, la costruzione o il recupero della prima casa di abitazione. Bisogna partire dall'esperienza fatta in questi anni e trovare un meccanismo agevole riconfermando magari l'erogazione a sportello delle varie forme di finanziamento che stabiliremo. L'altra scelta importante e qualificante di questa finanziaria riguarda il fondo unico ai comuni che viene riconfermato sino alla emanazione della legge sulla riforma dell'ordinamento delle autonomie, che passa da 500 a 545 milioni, di questi, 470 milioni andranno ai comuni e gli altri fondi pari a 67 milioni, com'è stato detto, e anche questa è una novità di quest'anno, costituiranno un fondo a favore delle province. Queste risorse in aumento a favore degli enti locali pari al 5 per cento sono in netta controtendenza rispetto alla finanziaria nazionale che taglia complessivamente 940 milioni di euro; da ricordare anche che nel 2007 i tagli contenuti nella finanziaria nazionale si erano attestati intorno all'8 per cento. Vi è quindi da rimarcare che la Sardegna, rispetto anche alle altre Regioni d'Italia, fa una scelta ben precisa a favore degli enti locali, attuando nel concreto una reale politica di decentramento dall'alto verso il basso. L'altra scelta importante, dopo tante chiacchiere fatte in questi anni sulla semplificazione delle procedure amministrative inerenti l'agevolazione al sistema produttivo, riguarda la promozione da parte della Regione dell'attivazione presso i comuni, anche in forma associata, dello sportello SUAP, onde definire tutti i procedimenti amministrativi relativi alle attività produttive. Sono pienamente d'accordo anche sulla scelta che è stata fatta riguardo al riordino del patrimonio culturale; il fatto innovativo è dato dalla nascita dell'Agenzia regionale denominata "Patrimonio Culturale Sardegna" che avrà il compito di coordinamento e vigilanza dei beni culturali, in modo da arrivare ad una vera gestione unitaria ed efficiente di questo straordinario patrimonio che noi abbiamo. Per quanto riguarda le politiche per il lavoro; l'esigenza è quella di una corretta applicazione della legge numero 20 del 2005 che passa attraverso la giusta gestione dell'articolo 43, e la continuazione della sperimentazione del reddito di accompagnamento per i giovani disoccupati. Importante è la riconferma delle risorse per la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili con una sfera di 26 milioni di euro, in modo da arrivare nel 2011 a stabilizzare 1040 lavoratori; finalmente dopo 12 anni di precarietà si concretizza la stabilizzazione di queste persone. Attualmente noi abbiamo le risorse dell'articolo 35 della finanziaria dell'anno scorso ancora in parte non spese, si sta iniziando adesso con i prestiti d'onore e i piccoli sussidi, a questi vanno aggiunti i fondi dell'articolo 10 della finanziaria dell'anno scorso e quelli dell'articolo 21 della legge numero 14, i fondi dell'articolo 15 della legge numero 2, e i fondi della legge numero 12 del 2001; a tutte queste risorse vanno aggiunte quelle comunitarie statali degli assi 1, 2, 3 e 4, pari a 302 milioni di euro. Si tratta di inserire tutte queste partite che interessano le politiche per il lavoro dentro un'unica strategia di intervento, perché vi è la necessità di dare organicità al fondo regionale per l'occupazione previsto dal comma 8 dell'articolo 6, riempiendolo di contenuti concreti; sarà il dibattito in Aula a precisarne le linee con esattezza. Queste politiche vengono rafforzate anche da tutti gli interventi riguardanti l'istruzione nell'Isola, a partire dalla possibilità che viene offerta alle famiglie più povere di poter sostenere i costi per lo studio dei propri figli nelle università che riterranno più rispondente alle loro esigenze. Queste in sintesi sono le ragioni più significative che mi portano a ribadire l'importanza e ad affermare la validità di questa manovra finanziaria. Grazie.
PRERSIDENTE. La ringrazio onorevole Floris. Colleghi, prima di dare la parola al collega Cuccu vi pregherei di prestare attenzione, poiché è molto fastidioso, credetemi, che un collega presenti la sua relazione anche abbastanza articolata come quella che ha preceduto, e che sinceramente oltre la metà dei colleghi non seguano e pensino ai fatti loro. E' sinceramente poco corretto.
E' iscritto a parlare il consigliere Franco Ignazio Cuccu. Ne ha facoltà.
CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Grazie Presidente. Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi, io credo che il dibattito sulla finanziaria 2008 stia facendo suonare vigorosamente la campana dell'ultimo giro, quella campana che nelle gare sportive avverte gli atleti che comincia l'ultimo giro di pista. Infatti la prossima finanziaria, quella del 2009, al di là della doverosa computazione delle partite di spesa corrente, sarà inevitabilmente condizionata nelle previsioni della spesa di investimento dalle elezioni, in quel momento imminenti, per il rinnovo del Consiglio Regionale, vale a dire cioè che io credo non prevederà, così come dovrebbe essere in tutte le finanziarie, un progetto di utilizzazione organica delle risorse basato sulle scelte strategiche più efficaci ed incisive per la crescita della comunità regionale, ma più semplicemente premierà invece, io credo, quelle scelte che sembreranno tatticamente più capaci di garantire una ricaduta elettorale. E sappiamo anche che prima di quel momento, a un anno di oggi, nel gennaio del 2009, le officine elettorali di tutti i partiti politici staranno già lavorando a pieno ritmo alla preparazione della campagna elettorale, turni di notte compresi.
Ecco, io credo che queste considerazioni ci possano aiutare a comprendere meglio per quali ragioni dentro e fuori dal palazzo regionale ci sia oggi attorno a questa finanziaria, attorno a questo pur importante provvedimento, un atteggiamento di indifferenza, anzi di rassegnata indifferenza, di routine, di silenzio. Indifferenza da parte del mondo del lavoro e di quello dell'imprenditoria, o meglio da parte di tutti i settori produttivi senza eccezione alcuna, dalle organizzazioni datoriali, da quelle sindacali, dal mondo dello sport, da quello del sociale, da quello del volontariato, da quello della promozione locale, da quanti altri ancora di questo momento non ho la sveltezza di ricordare. Io ho vissuto quest'unica esperienza della tredicesima legislatura, ma è la prima volta che i rappresentanti degli interessi diffusi della comunità sarda non vivono in Consiglio regionale, quasi bivaccati, i passaggi della finanziaria. Hanno fatto i passaggi di routine, hanno consegnato le loro memorie e i loro scritti quasi per dire: "Bene, io quello che potevo fare l'ho fatto". E pare quasi di sentire il pensiero che non dicono: "Non è servito a niente le altre volte, figuriamoci se servirà questa".
Qualche collega stamane nel suo intervento diceva che una legge finanziaria è un segmento di un progetto di sviluppo di senso compiuto o almeno che questo dovrebbe essere, e questo è certamente vero, ma è anche vero che, dopo le tre micidiali puntate delle tre precedenti finanziarie dell'era Soru, il popolo sardo conosce ormai perfettamente la logica del pensiero del Governatore e del suo progetto di sviluppo e si appresta a dimostrargli, cari colleghi, con il voto molto presto la dimensione ragguardevole del dissenso popolare che lo travolgerà. Dunque oggi più che tempo di bilancio è tempo di bilanci, è tempo di valutazioni politiche sulla efficacia e sulla incisività di questa tredicesima legislatura che stiamo per consegnare all'archivio della Regione autonoma della Sardegna. E allora, se è tempo di bilanci va detto che il Governatore ha fatto in quasi quattro anni cose che prima di lui nessuno avrebbe mai osato nemmeno immaginare, in virtù di una legge elettorale perversa che gli consente poteri quasi commissariali. Va detto che ha umiliato il Parlamento dei sardi e lo ha trasformato in una seccante formalità o peggio, in un fastidioso passaggio, seppure necessario, per la ratifica o la delega di quanto già non sia nei poteri del Presidente della Giunta, trasformando la sala del Consiglio in un'aula sorda e grigia dove a ognuno di noi è concesso di parlare, ma nessuno di noi può sperare di essere ascoltato.
Va detto ancora che il Governatore ha musealizzato quest'isola, ha musealizzato il prezioso patrimonio ambientale e paesaggistico della Sardegna, bloccando ogni possibile attività di convivenza dell'uomo con l'ambiente sulla base di una semplice regola feudale: tutto è vietato, ma tutto può essere fatto se concordato con il Governo regionale e dunque con il Governatore. Il risultato di questa vicenda in parte è scritto, in parte è da scrivere, sta prendendo progressivamente corpo dalle sentenze del TAR con conseguenze economiche che purtroppo si intravedono disastrose per le già esangui casse regionali. E come si fa, all'ultimo giro della corsa, a non soffermarsi sul menar vanto del Presidente e di questa maggioranza per la vantaggiosa "conclusione" della vertenza sulle entrate con lo Stato centrale, fatta a prezzi da saldi, più o meno al 50 per cento di quella che, secondo la maggioranza di oggi e minoranza di ieri, era la giusta spettanza di questa Regione, portando a casa due incognite micidiali come il 100 per cento del costo della sanità e dei trasporti pubblici locali, che entrambi contengono al loro interno elementi di determinazione del costo che sfuggono ai poteri della Regione autonoma della Sardegna, come i contratti di lavoro degli ospedalieri, ad esempio. Abbiamo capito dopo che questo era funzionale a un disegno, era funzionale a una delle più gloriose invenzioni del presidente Soru e cioè il bilancio pubblico quadrato a babbo morto, cioè equilibrato nel suo rapporto tra le entrate e le uscite su un arco di più legislature con un marchingegno che gioca fra cassa e competenza, che dà la possibilità di utilizzare, se necessario, i cospicui residui giacenti per le esigenze di liquidità, utilizzandolo però, e in questo il nostro Presidente è veramente bravo, senza ironia, nel vendere all'esterno il messaggio di un Governo regionale nuovo, diverso, che tagliava un filo di continuità con il passato e che risanava le finanze regionali, perché ha posto apparentemente fine ad ogni procedura di indebitamento. Ma noi sappiamo, cari colleghi, lo sapete voi come lo so io, che se è vero come è vero che la contrazione di mutui lascia alle amministrazioni che seguono rate di debito è anche vero che l'anticipazione di entrate lontane nel tempo che coprono legislature differenti sottrae a quelle amministrazioni le entrate di cui hanno bisogno per supplire ai bisogni di quel momento. E come dimenticare che il Presidente ha letteralmente smontato l'intero apparato produttivo sardo, abbandonando al suo destino il residuo tessuto industriale, togliendo ogni sostegno al popolo delle piccole partite IVA, soprattutto in artigianato, ponendo gli interventi a sportello in questo settore? A sportello! Cioè, di fatto, sopprimendo ogni forma di sostegno de minimis ad una rete di micro imprese che vive da sempre un'economia di sussistenza, o se preferite di sopravvivenza, e i politici che si occupano di questo problema da più tempo sanno benissimo di cosa sto parlando perché su 38 mila aziende artigiane probabilmente quelle che hanno una dimensione di piccolissima impresa sono meno del 10 per cento, il resto è sussistenza, le abbiamo messe a sportello, cioè le abbiamo messe a competizione.
E ancora, non possiamo non ricordarci che la soppressione delle comunità montane, la riforma degli enti agricoli, lo scioglimento di diversi enti strumentali e la riforma di altri, riforme in parte compiute e in parte ancora alla deriva, non solo hanno privato del posto di lavoro centinaia di famiglie, ma hanno evidenziato un disegno accentratore del governatore, fondato sulla previsione di una rete di agenzie che concentra ogni controllo del territorio nelle mani di uomini, probabilmente capaci, ma certamente devoti, che solo a lui rispondano.
E come dimenticarsi della vicenda delle tasse sul lusso che ci ha coperto di ridicolo davanti al mondo, ma non tanto e non soltanto perché non aveva una contropartita economica apprezzabile, quanto perché si tratta di un atto profondamente ingiusto, che è sentito punitivo, anzi persecutorio dalle comunità dei sardi che hanno lasciato questa terra per trovare fortuna migliore all'estero o nella penisola. Io mi sono vergognato profondamente assistendo ad una trasmissione che avranno visto molti di voi, "Mi manda Raitre", con Vianello, non Raimondo, quello giovane e arrembante che cura la trasmissione dei torti subìti, quando ho sentito cose che qui io stesso nel mio intervento avevo detto, quella povera gente si lamentava di avere 36 metri a Putzuidu e pagavano una quota di tassa sul lusso pari a quella di un 36 metri a Porto Cervo! Ne avevamo parlato qui in Aula, però chi c'è stato, e anche chi non c'è stato, se lo può immaginare, la differenza è sostanziale. E come dimenticare il caso di quel ragazzo, un settimo di eredità di un appartamento di 40 metri quadri che pagava, mi pare, 13 euro di tassa perché lui qui non risiedeva, i suoi 6 fratelli e sorelle sì, la madre sì, lui era finito a fare il manovale a Vicenza e pagava 13 euro di tasse sulla seconda casa. Mi sono vergognato di far parte di quell'Assemblea che aveva deciso questa soperchieria!
Sulla vicenda dei rifiuti, che l'altra volta non sono riuscito ad esprimere compiutamente un pensiero, sorvolando su quanto già detto, mi dispiace che non ci sia nemmeno l'Assessore all'ambiente, io vengo dall'area di conferimento dei rifiuti a Bau Craboni che ha un'altezza di 24 metri sopra la quota prevista. Sarà peggio di quello che è successo lì, ci sarà posto per i rifiuti di quell'area a Macchiareddu? O ci verrà detto allora, a marzo, non sto parlando di là da venire, perché l'impianto di Arborea ci vogliono almeno due anni, ci sarà detto allora che ce la dobbiamo tenere, l'avremo nelle strade? Cosa succederà? Forse nel tenere conto della disponibilità allo smaltimento che esiste dal sistema di smaltimento dei rifiuti in Sardegna bisogna tenere conto anche delle esigenze che abbiamo domani, non l'anno venturo, domani!
Potrei continuare a lungo nell'elencazione delle beffe e degli inganni che i sardi hanno dovuto subire in questi quattro anni, ma credo che quanto ho richiamato sia più che sufficiente per comprendere perché questa finanziaria, come ho detto in apertura, snoda oggi il suo cammino nell'indifferenza generale. Perché non interessa a nessuno, né ai consiglieri di maggioranza che dapprima mantenevano, parevano mantenere alta e bruciante l'attenzione su questo argomento fino a che non si è capito che era un campo di scontro per equilibri interni alle componenti del Partito Democratico. Sistemato quello, l'intesa sulla finanziaria è stata trovata rapidissimamente, più veloce della luce. Si snoda fra l'indifferenza generale perché questa finanziaria non emoziona i consiglieri della minoranza, smontati, disillusi, sfiniti da quattro anni di arroganza subìta da chi ha preteso e pretende di rappresentare da solo gli interessi dei sardi. Non interessa più i sindacati, in piazza tutti insieme il 3 dicembre, avete subito persino il fuoco amico della CGIL. E non interessa più nemmeno alla stampa, se è vero come è vero che prima di Natale, prima di Natale, per la prima volta in quattro anni, il telegiornale dell'una di Videolina, il giorno che il TAR si è pronunciato per Tuvixeddu, ha dato come notizia di apertura il siluramento dell'allenatore del Cagliari Sonetti e come seconda notizia ha dato la notizia della sentenza del TAR! Se non è sfinimento questo, lascio giudicare agli altri.
Io credo, e concludo, che i sardi abbiano già deciso, e non da poco, che la Sardegna non diventerà mai "sorulandia", la terra di un tiranno da operetta che tratta le persone come sudditi e le risorse della comunità come roba propria, perché i sardi sanno che il tempo a disposizione del governatore e della sua maggioranza è scaduto e basta solo un poco di pazienza, come dire: "Sardegna fatti forza che la nottata è quasi passata".
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
L'onorevole Cugini non è presente in aula. Decade.
E' iscritto a parlare il consigliere Milia. Ne ha facoltà.
L'onorevole Milia non è presente in aula. Decade.
E' iscritto a parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Sinistra Autonomista). Signor Presidente, signori della Giunta, colleghe e colleghi, anche quest'anno si è dovuto far ricorso all'esercizio provvisorio, impegniamoci affinché sia solo un mese per ridurre ai minimi termini i disagi che inevitabilmente si riverseranno sui Comuni, sugli enti locali e su tutte le attività produttive. Ai ritardi degli anni precedenti si è aggiunta un'anomalia ancora più preoccupante, la proposta di bilancio: non è stata presentata alla maggioranza nessuna discussione preparatoria interna che rispettasse lo spirito della coalizione che deve essere unitaria e di confronto. E' mancato un doveroso coinvolgimento democratico di tutti i partiti della coalizione che avrebbe sicuramente arricchito i contenuti della manovra stessa. Non si può giustificare tutto con i tempi ristretti, con la fretta. A me pare, invece, un atteggiamento di supponenza, di autosufficienza, che mal si concilia con la necessità di massima compattezza della maggioranza. Soprattutto in questa fase di grande incertezza politica, la nascita del Partito Democratico sta provocando un grande movimento in tutto il panorama politico italiano e sardo. Io lo ritengo un grande progetto che merita rispetto, altrettanto rispetto meritano le Sinistre che con grande sforzo hanno avviato il processo di aggregazione. La nascita del Gruppo unico del Partito Democratico, che conta oltre 34 consiglieri in questa legislatura, mostra un grande Partito, ma non è un monocolore. Noi Sinistra unita ci riteniamo facenti parte di questa coalizione e rivendichiamo il diritto alla pari dignità. Ci riteniamo una forza responsabile, corretta e leale, rispettosa del programma che ci ha visti insieme vincere le elezioni e fino alla fine della legislatura vogliamo dare il nostro contributo. Chiediamo solo che ci sia data la possibilità, coinvolgendoci nelle scelte.
Dal bilancio che stiamo discutendo in Aula traspare la volontà della Giunta, di una parte almeno della Giunta, di accorpare i centri di spesa su quattro Assessorati, emarginando gli altri. Noi riteniamo che meritano più fondi le politiche per il lavoro, la formazione, la lotta al precariato, la casa.
Un discorso particolare va fatto sui residui, una montagna di soldi che denunciano una incapacità di spendita intollerabile e insostenibile, stante la grave e lunga crisi che attanaglia la Sardegna in tutti i settori: industria, agricoltura, servizi, scuola e formazione. Il presidente Soru in Aula, qualche giorno fa, ha richiamato il potere legislativo dell'Aula e il potere esecutivo della Giunta. Facciamo le leggi, alcune buone leggi, alcune riforme, ripartiamo i fondi a tutti gli Assessorati e poi scopriamo che i soldi non si spendono se non in bassissime percentuali. A chi il potere di verificare l'applicazione delle leggi? L'avvio delle riforme, la spendita dei soldi, la realizzazione delle opere programmate, il rispetto dei tempi di realizzazione, c'è qualcosa che non va, ingranaggi che non ci girano, vanno individuati, rimossi e rimessi a nuovo per accelerare l'applicazione delle leggi e dei provvedimenti. Sono contro lo scaricabarile, noi abbiamo le responsabilità del Governo della Regione, a noi trovare i rimedi giusti per rilanciare la macchina amministrativa. Il mio auspicio è che si definisca e si approvi il bilancio nei tempi più brevi possibili, migliorandolo su alcune parti, si ricompatti la maggioranza, si discutano le tre, quattro leggi già pronte per l'aula, riforma dei consorzi di bonifica, la riforma dei consorzi industriali, leggi urbanistiche, io direi anche di rivedere la Statutaria, solo in questo modo si può rilanciare l'attività amministrativa e politica di questa maggioranza creando le opportunità di sviluppo, di occupazione e di superamento di alcune aree di crisi riconquistando la fiducia e il consenso della gente. Per fare questo serve maggiore collegialità, nessuno escluso. Sono contro i veti ma ciò deve valere per tutti dal più grande al più piccolo alleato. La maggioranza ha bisogno di coesione e questa si raggiunge solo con il confronto e il dialogo. Basta attenersi ai contenuti programmatici, evitare gli atteggiamenti di prevaricazione e garantire così quella democrazia indispensabile per una convivenza civile nella continuità dell'opera riformatrice della nostra coalizione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Grazie Presidente, Assessori, colleghi e colleghe. Questa finanziaria è nata molto peggio delle tre che l'hanno preceduta, lo ha scritto anche in qualche intervento qualche altro esponente dell'opposizione e doveva invece essere quella della svolta, del recupero del tempo perduto soprattutto con la legge precedente che ha fatto registrare un ritardo record nella storia dell'autonomia ed ha accresciuto in modo abnorme la montagna di residui passivi, di risorse che sono preziose e utilizzate di cui la Sardegna e soprattutto il sistema delle autonomie locali hanno un forte bisogno. Invece non solo si amplificano gli errori macroscopici contenuti nelle altre finanziarie, ma se ne aggiungono di nuovi e forse ancora molto più gravi. Il quadro complessivo quindi è quello di una finanziaria che non serve alla Sardegna e contribuirà in modo pesantemente negativo ad un 2008 che tutti gli organismi internazionali segnalano con preoccupazione come un anno di notevole rallentamento della crescita, soprattutto nel nostro Paese dove le previsioni sull'andamento del PIL e indicano una riduzione di circa il 50 per cento.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue MORO.) Insomma, è la finanziaria più sbagliata possibile per il delicatissimo momento che ci prepariamo ad affrontare. Le cause di questo, è vero, è proprio un disastro annunciato, sono purtroppo molto semplici. La maggioranza che sostiene, si fa per dire, il Governo regionale, non è nemmeno più un'espressione numerica, è un agglomerato di forze o meglio di debolezze che fanno a gara per annullarsi e delegittimarsi a vicenda, l'abbiamo visto ieri in occasione della sostituzione del collega Secci, riuscendoci perfettamente per la verità agli occhi di un'opinione pubblica dove cresce quotidianamente la sfiducia verso una istituzione che non la rappresenta, non l'ascolta, non la segue in nessuna delle indicazioni che pur provengono con forza dal mondo produttivo, dalle categorie, dalle organizzazioni sindacali, dalle famiglie, da tutta la società sarda insomma. Un quadro disarmante dal quale proprio in occasione della finanziaria 2008 è arrivata e ha dato una dimostrazione evidente di quanto sia avanzato il processo di decomposizione di questa maggioranza e di questo Governo regionale. Chi doveva dettare gli indirizzi di governo da versare nella legge fondamentale della Regione, non ha fatto altro che fare ostruzionismo contro se stesso, praticamente su tutto trasformando la Commissione bilancio nella sede di infiniti vertici ed insanabili contrasti interni ad una coalizione che nei fatti non c'è più. Da un tale contesto non poteva che arrivare una pessima finanziaria che contiene al suo interno un altro dato politico di fondo assai simile a quello ormai certificato della crisi politica nazionale, il cosiddetto centrosinistra riformista può vincere solo con la sinistra radicale, ma non può governare con la sinistra radicale. Di questo impasto forzoso fra posizioni differenti inconciliabili, risente anche questa finanziaria che arriva in Aula fra l'altro con una serie di grandi punti interrogativi su cui la maggioranza non è riuscita a trovare in Commissione nessun accordo nemmeno un compromesso al ribasso. Avevamo detto all'inizio della legislatura che questo era un cartello e come tale si sta comportando anche in qualsiasi finanziaria che abbiamo fatto, anche in questa che è l'ultima e si annuncia appunto come diceva il collega Cuccu, l'ultimo giro di pista. Dunque, una legge di cui francamente si può dire solo male per moltissime ragioni, intanto non c'è alcuna svolta e manca qualunque strategia per lo sviluppo per il futuro della Sardegna e tutto è avvolto, come affermavamo in precedenza, da un volume di residui passivi che non la rende credibile in molte sue parti. Residui passivi che, si badi bene, non sono solo il segnale più allarmante dell'inefficienza dell'amministrazione regionale, ma producono conseguenze negative e pesantissime ai danni degli enti locali e dei cittadini in tutta la gamma di interventi e servizi dei lavori pubblici all'.... sociale che devono garantire alle comunità. Chi è stato amministratore locale sa benissimo che a fronte di una finanziaria regionale che marcia appesantita dai residui passivi e dai ritardi, le strade sono due, gli enti in buona salute ormai pochissimi possono far fronte ai ritardi nei trasferimenti con anticipazioni sempre parziali e in grado al massimo di tappare qualche buco; la seconda strada è quella della sospensione dei servizi. I cittadini, insomma, possono purtroppo, sono costretti ad attendere. I comuni, caso forse unico nella storia italiana, hanno fatto attraverso l'ANCI un ricorso al TAR e a proposito dell'ANCI vorrei ricordare che correggono i dati che hanno ricevuto dall'amministrazione locale che il fondo unico dovrebbe essere corretto: non 277 milioni, ma 298 milioni, è un ringraziamento che fanno e hanno inviato una nota a tutti i consiglieri con la speranza che possa essere portato in questa finanziaria. Quindi, comunque i comuni, dicevo, caso forse unico nella storia italiana, hanno fatto attraverso l'ANCI un ricorso al TAR contro la incredibile decisione del governo Prodi di tagliare l'ICI scaricandone il costo sugli enti locali, lo hanno detto ieri anche i rappresentanti degli enti locali nella riunione congiunta con il Consiglio. In Sardegna, dato che l'ICI rappresenta oltre il 60 per cento delle entrate comunali, mancheranno più di 10 milioni a Cagliari e quasi 6 milioni a Sassari tanto per fare gli esempi più macroscopici. Cosa faranno questi comuni, aumenteranno ancora le tasse o dovranno farsi bastare il cosiddetto fondo unico della Regione che a malapena copre a cifre invariate gli stanziamenti previsti da alcune leggi regionali le cui voci di spesa sono state accorpate? La verità è che la Regione e il governo stanno portando il sistema al collasso sbandierando risultati di risanamento del tutto fasulli con lo spostamento delle spese dal centro alla periferia. Un altro esempio di questa logica perversa arriva dai Lavori pubblici che già hanno fatto segnare una contrazione fortissima rispetto agli anni precedenti. Le imprese avevano segnalato per tempo, Assessore la ringrazio appunto di essere presente, alla Regione che i prezzi dei bandi pubblici, fermi al '99, erano ormai fuori mercato. La Regione, sia pure con enorme ritardo, ha rivisto alcuni prezzi, ma ne ha lasciato inalterati molti altri. Come risultato di questo rattoppo, che si somma alla distorsione precedente, ora i prezzi sono lievitati del 30 o 40 percento, mi corregga Assessore se mi sbaglio. Mi soffermo brevemente su un esempio che riguarda Sassari, ma che dà la misura delle conseguenze concrete di quest'anacronismo. Nell'agosto 2003, la Regione finanzia con 3 milioni e 700 mila euro, il raddoppio della "Buddi Buddi", una strada alla periferia di Sassari che collega il capoluogo al mare e che anche d'inverno presenta… - non solo al mare, praticamente tutta la parte bassa della Gallura passa attraverso questa arteria -, e che anche d'inverno presenta un notevolissimo pendolarismo. Ora quella strada, sulla quale riteniamo che il comune abbia indugiato un po' troppo, non potrà essere realizzata con gli standard di confort e sicurezza che erano stati programmati, proprio a causa del combinato disposto tra prezzi della Regione fuori mercato e difficoltà negli affidamenti, ricorsi delle imprese e varia burocrazia, e chissà quando questa strada, Assessore, potrà essere ripresa dall'amministrazione comunale. Ci affidiamo logicamente al buon cuore e all'oculatezza dell'attuale assessore Mannoni. Per non parlare della sanità: il Governo regionale proclama a gran voce che la Sardegna è uscita dal gruppo delle Regioni sprecone ed è entrata nell'Olimpo di quelle virtuose. Abbiamo detto altre volte che è un'illusione ottica, senza fondamento reale, ottenuta con una politica di bilancio, per la quale non occorreva certo scomodare supermanager dal continente e portarli qui in pompa magna, per cercare di dipanare una matassa così imbrogliata. Bastava un bravo commercialista, sardo, magari di Sanluri, per tagliare dappertutto ed infischiarsene del diritto alla salute dei cittadini. I dati veri sono quelli che i cittadini che si rivolgono agli ospedali e alle AA.SS.LL conoscono meglio di tutti. A Sassari - e vi devo dire che l'attuale manager di Sassari è un ottimo manager, però ha ereditato situazioni pregresse che sono veramente di difficile risanamento -, a Sassari ci sono le liste d'attesa più lunghe della Sardegna, e ad Alghero si favoleggia addirittura di una costruzione di un nuovo ospedale, di cui è stata individuata l'area e che sarà pronto, se tutto va bene, nel 2013, se tutto va bene, io personalmente ne dubito. Ma nel frattempo oltre 9 milioni di euro, vale a dire 18 miliardi del vecchio conio dice qualcheduno, dalla Regione attendono, da oltre due anni, di essere spesi per un minimo di funzionalità delle strutture sanitarie esistenti. Quindi è inutile programmare, bilanciare, e mettere in bilancio costruzione di ospedali, se non si riesce neanche a risanare l'attuale situazione. Abbiamo detto 9 milioni di euro da due anni, vediamo quand'è che arriveranno a destinazione. Si tratta solo di pochissimi esempi, utilissimi però per far capire quali problemi, quale disagio e quale malessere questa finanziaria cerchi di nascondere maldestramente sotto il tappeto. Ecco perché riteniamo che con queste basi non ci sia alcuna possibilità di guardare al futuro con un minimo di fiducia, anche perché, dietro le cifre di questa finanziaria, ce ne sono altre, non meno preoccupanti. Ci riferiamo ai fondi europei del ciclo unico di programmazione per il periodo 2007-2013, sono più di 10 miliardi di euro, quasi una super finanziaria. Ancora non sappiamo come la Regione intenda gestire queste risorse, sulla base di quali indirizzi e di quali strategie, con quali meccanismi di monitoraggio e di controllo intenda assicurare che tutte queste risorse saranno spese bene e in tempi ragionevoli. Sotto questo profilo, il recente passato ci offre pessime esperienze. Una gestione dirigista ed irresponsabile, per non dire altro, di quei fondi, per una trance relativa al periodo 2000-2006, ha portato ad impegnare le imprese, per mesi e mesi a presentare progetti, sostenendo tra l'altro costi non indifferenti, che per il 90 percento non sono stati accolti e finanziati. Senza indirizzi coerenti, in altre parole, si è assistito ad una polverizzazione delle iniziative da cui nessuno ha ricavato benefici, veri e stabili. Da qualche parte sarà caduta qualche goccia, non lo posso negare, ma non è cresciuto niente. Una finanziaria dove non c'è un'idea di sviluppo, del resto, produce spesa pubblica e basta. Ecco perché respingiamo anche le proposte della sinistra radicale, che ideologicamente confonde ancora le politiche per il lavoro con le politiche sociali. Con questa finanziaria, se queste proposte dovessero passare, avremo due certezze: in pochi riceveranno manciate di euro, ma sicuramente nessuna di queste persone vedrà aprirsi davanti a sé la prospettiva di un lavoro, forse nemmeno a tempo determinato. Se dunque non c'è sviluppo, se il Governo regionale non ha nemmeno una vaga idea di come e in quale direzione allargare la base produttiva, se il reddito della Sardegna continua ad essere prodotto in misura rilevante dal sistema della pubblica amministrazione, se le iniziative private vengono bloccate e demonizzate da veti ideologici assurdi, dove si potrà trovare una via per la crescita? Su queste basi non prevediamo niente di buono, prevediamo anzi che nelle prossime settimane e nei prossimi mesi verranno al pettine nodi assai delicati, che il Governo regionale ha stretto un po' dappertutto, presso i tribunali di ogni ordine e grado, tasse sul lusso, Piano urbanistico, finanziarie virtuali e quant'altro. Personalmente, ho ricevuto a proposito delle tasse sul lusso diverse lettere, firmate da molti nostri emigrati che lamentavano questo ostracismo, da parte di colui che avrebbe dovuto effettivamente proteggerli, per pagare tasse che effettivamente loro non si aspettavano neanche. E il collega Cuccu ha annunciato anche che… immaginiamo cosa accadrà, caro collega, quando arriveranno le sentenze, se queste saranno sfavorevoli alla Regione. Da sardi arriveremo quasi a non augurarci un disastro di tali dimensioni, che spazzerebbe via un paio di finanziarie e buona parte della produzione legislativa di questi anni, d'altra parte essendo convinti assertori dello stato di diritto, si tratterebbe di una giusta pena per le vere e proprie prepotenze normative, che sono state commesse da un unico timoniere. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Moro.
E' iscritto a parlare il consigliere Davoli. Ne ha facoltà.
DAVOLI (R.C.). Sì, Grazie Presidente. Cercherò di rispettare l'autoregolamentazione che è stata decisa all'interno della maggioranza. Ma il mio intervento, signor Presidente, sarà breve appunto, però inizialmente stavo per rinunciarci, poi ci ho pensato e mi sono convinto che invece è giusto farlo. Perché ho intenzione - grazie onorevole Pirisi - di rafforzare alcuni concetti, che i miei amici e compagni e colleghi hanno illustrato così bene negli interventi che mi hanno preceduto. Non parlo solo come rappresentante e militante di Rifondazione Comunista, parlo anche come futuro, spero, rappresentante di una sinistra plurale, che è qui presente in Consiglio regionale e sta cercando appunto di costruire un percorso unitario di azione e di aggregazione, in un momento tra l'altro molto particolare, fatto di forti cambiamenti, di ricollocazioni strategiche in tutto il panorama politico italiano. E' un percorso, signor Presidente, non politicista, non è fatto solo di ceto politico, almeno queste sono le nostre intenzioni, ma intende coinvolgere i movimenti che animano la nostra società, per riannodare, ricostruire un legame vero, indispensabile, tra la politica ed i cittadini, tra la politica e i lavoratori, tra la politica e gli ultimi, che, ahimé, secondo me, certa sinistra o certa ex sinistra sta perdendo.
L'autoreferenzialità e la sconfitta della politica, della democrazia partecipata, è una delle cause del sempre crescente distacco tra politica e società. È un tragitto che vogliamo percorrere fino in fondo, con tutte le nostre differenze diversità, a volte anche contrapposizioni, ma convinti che solo in questo modo possiamo incidere sulle scelte politiche importanti che servono per difendere appunto gli ultimi.
Con questa finanziaria iniziamo a provarci, a costruire questo percorso è questo nuovo soggetto politico plurale, iniziamo a provarci e da dove amor potevamo partire? Non potevamo che partire simbolicamente anche dalle problematiche del lavoro, perché il lavoro e il campo di lotta politica, è il campo del conflitto che la sinistra socialista, comunista e democratica nel secolo scorso e nei primi di questo, ha utilizzato come strumento di lotta politica. Vedete, ci troviamo in una situazione non certo ideale non so se la camera abbiano già votato la fiducia al governo Prodi.
Com'è andata Onorevole Pirisi?
PIRISI (D.S.). Ha ottenuto la fiducia.
DAVOLI (R.C.). Benissimo, anche se questo chiaramente non ci tranquillizza del tutto, sta di fatto che vediamo una situazione particolare…
(Interruzioni)
…certo che è dopodomani il problema grosso… una situazione particolare e proprio nel momento di inizio della seconda fase dell'esperienza di questo Governo, cioè la fase dell'inizio della ridistribuzione e qualcuno che evidentemente aveva poco a che fare con i governi di centrosinistra, da ben nemici nascosti ma riconoscibili tranquillamente cerca di dare il colpo di grazia a questa seconda fase del governo, tanto è vero che anche la firma del contratto dei metalmeccanici è stato un segno importante, i lavoratori hanno ottenuto un contratto non eccellente ma comunque importante se non altro si sono tranquillizzati da questo punto di vista. Era l'inizio della seconda fase, ebbene la crisi di governo capita evidentemente ad hoc per qualche.. ebbene, nonostante questo e questo percorso lo vogliamo portare avanti a partire dal lavoro, e oggi ce ne dobbiamo rendere conto, non è possibile che la politica non prende in esame la questione salariale e di questo paese, tutti i dati statistici, tutte le tabelle, dicono che in Italia esiste una situazione salariale, i salari sono tutti quanti in una situazione davvero inaccettabile ed insopportabile, molti di voi sicuramente anche non volendo non guardano la televisione, non dico che si debba guardare per forza "Ballarò" o "Santoro", ma anche a "Porta a Porta" c'è qualche intervista ogni tanto, qualche intervista di qualche operaio che lavora nelle grandi fabbriche del Nord, ma qualche operaio anche in cassa integrazione qua in Sardegna. Una domanda ovvia, normale, del giornalista è quella che riguarda appunto qual è il salario di questo operaio, sentiamo cifre astronomiche, da 900 a 950, a 1000, forse qualcuno arriva a 1200 euro, esiste un problema di salari e la politica deve tener conto, deve riprendere di scoop per del salario e invece che succede? Invece succede che questo assecondare di lavoro ormai una variabile, che bisogna dimenticare non se ne può discutere però intanto ogni giorno 2,3,4,5 operai al giorno perdono la vita nel posto di lavoro. Ma questa notizia viene relegata forse negli ultimi minuti del TG, oppure alla ventesima pagina del Corriere della Sera, o de La Repubblica, e non si tiene conto di questa situazione, di questa realtà. Perché? Perché domina l'impresa, perché i problemi sono tutti per l'impresa, perché il costo del lavoro serve all'impresa, e si parla solo di impresa come se l'impresa fosse quella che determina il lavoro e la qualità del lavoro. Noi vogliamo ribaltare anni non abbiamo mai pensato diversamente, ma vogliamo convincere la parte della politica che governa che quel percorso, quel recesso è fallito! Nella sostanza generale è fallito! Tutta la crisi finanziaria di questi giorni sta dimostrando anche questo. Quindi noi partiamo dal lavoro, è per questo motivo che siamo qui, che abbiamo iniziato questo percorso è questa finanziaria, a mio parere, credo sia inadeguata, non dico a risolvere perché sarebbe folle di una finanziaria riesca a risolvere le questioni del lavoro ma ad iniziare un percorso, ad iniziare un indirizzo per cercare di frenare questa deriva che sta devastando il nostro territorio, che sta costruendo una devastazione sociale del nostro territorio. Vedete io quando a volte si incontrano le parti, in questi ultimi tempi anche qui in Sardegna c'è stata molta agitazione sindacale, ci sono stati incontri con le parti sociali, il Governo regionale, gli Enti locali e periferici, per analizzare e per studiare, per vedere come trovare, come arrivare ad una sintesi. Non si è mai riusciti ad arrivare ad una sintesi, perché? Perché il lavoro non è all'ordine del giorno di questa politica, perché non esiste ancora o perlomeno si è persa la centralità del lavoro, e noi sbaglieremo e la pagheremo cara se dovessimo continuare a dimenticare e a ragionare in questo modo.
La finanziaria inadeguata, la sinistra, rifondazione comunista, comunisti italiani, sinistra democratica ha intavolato una discussione, ha iniziato a parlarne, ha avuto un confronto, anche con le parti sociali, ma ha avuto un confronto anche esterno alle istituzioni regionali, ci sono state delle difficoltà non dettate dal nostro comportamento ma delle difficoltà dettate da altre ragioni di ordine politico interne sicuramente alla maggioranza. Si rischiava di far saltare i tempi, la sinistra ha manifestato e dimostrato tanta, tanta estrema disponibilità e ha accettato un ragionamento all'interno della maggioranza per permettere appunto l'avvio accelerato dei lavori in Commissione, ha accettato di trasferire, di traslocare, di postare questo ragionamento in aula, noi lo stiamo facendo Signor Presidente, ma lo stiamo facendo perché ci deve sentire qualcuno, perché se c'è qualcuno che non ci sente le cose cambiano, non possono che cambiare, perché non è pensabile che non ci siano orecchie …
PRESIDENTE. Prego concluda.
DAVOLI (R.C.). Volevo dire questo: mi ero scritto però un aspetto positivo molto importante della Finanziaria, perché qualcuno non pensi che il nostro intervento non sia solamente ed esclusivamente di critica, no, ci sono degli aspetti che io ritengo almeno per quanto mi riguarda interessanti e innovativi, sull'articolo 4 ci sono alcune cose: c'è l'indirizzo che è stato dato dall'assessore alla pubblica istruzione sulla lotta alla dispersione scolastica e qua s ai parla spesso di dispersione ma forse senza conoscerne le cause e senza conoscere le modalità con cui si deve intervenire. Bene, c'è un elemento innovativo in questa finanziaria, come si distribuiscono le risorse per combattere la dispersione scolastica, qui non c'è nessun elemento di competitività, qui le scuole non si mettono in competizione come era prima, qui non c'è il Preside furbo che conosce le regole e le leggi e riesce a presentare prima il progetto. No, qui le scuole sono coinvolte tutte, e sono coinvolte soprattutto in un piano interessante di laboratorio di lancio, come vedete ci sono delle cose che a noi vanno benissimo, però, tornando al lavoro noi chiediamo che su questo argomento questa maggioranza debba rispondere, debba ascoltare, e debba rispondere altrimenti, credeteci, avremo qualche difficoltà, noi stiamo puntando sulla visibilità e sulla praticabilità di una certa proposta, speriamo che questo vada a buon fine. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Parto da quest'ultima considerazione dell'onorevole Davoli che è preoccupato, se non avrà risposte si sentirà oserei dire tradito da questa maggioranza. Ci sarebbe dovuto essere qui in Aula il Presidente della Giunta per ascoltare le lamentele della sinistra, ma come voi sapete è consuetudine che il Presidente della Giunta non stia in aula, non solo in occasione della discussione del documento più importante dell'attività legislativa, e cioè della manovra finanziaria, ma è sempre assente anche in tutte le altre occasioni. Infatti, mi meravigliava ieri vederlo presente seduto al suo posto, ma una volta risolti i problemi interni della maggioranza, e cioè quelli che avevano ritardato anche l'approvazione e la discussione della manovra, una volta risolti quei problemi, e cioè la nomina del Capogruppo del Partito Democratico, la nomina del Vicepresidente, il Presidente è sparito di nuovo. Purtroppo non posso più usare neanche certi termini previsti dal vocabolario, ma che il presidente Soru non accetta, però la discussione penso sarà lunga e probabilmente qualche apostrofo glielo rivolgerò anche stavolta.
Come voi potete notare, colleghi, anche quest'anno la manovra finanziaria arriva in Aula con notevole ritardo, però va sottolineato un aspetto, va sottolineato il proclama del governatore Soru che diceva: la manovra arriverà in tempo utile e sicuramente entro il 31 dicembre 2007 la manovra verrà approvata non si ricorrerà all'esercizio provvisorio; tutto questo che lui aveva proclamato non si è verificato. Ma ciò che meraviglia di più è che in questa finanziaria non vi è nessun disegno preciso di indirizzo per lo sviluppo economico della Sardegna. Il solo scopo, che è previsto in questa manovra, è quello di carpire il consenso con qualche limitato intervento che possa colpire l'immaginario magari con la campagna pubblicitaria, la solita campagna pubblicitaria. Quella che tanto piace al Presidente della Regione, voi ricorderete nel 2004, quando sosteneva che i sardi non potevano essere più nani e iniziò la prima campagna pubblicitaria dicendo: è assurdo che noi abbiamo una Sardegna sporca, è assurdo che all'aeroporto ci siano panini confezionati in continente, e iniziò la prima campagna pubblicitaria, vero onorevole Porcu, dicendo dobbiamo fare un progetto "Sardegna fatti bella". Salvo poi oggi aver pubblicizzato in tutto il mondo, una Sardegna che diventa l'immondezzaio dell'Italia.
Onorevole Floris, a me sembra che questa manovra finanziaria non preveda nessun progetto di sviluppo, lei invece ha sostenuto il contrario o a me è stata data una finanziaria diversa, oppure lei ha letto un'altra finanziaria. La collega Caligaris sta mattina, durante il suo intervento, ha lamentato ancora una volta per conto della maggioranza il fatto che la finanziaria sia arrivate in aula senza essere stata minimamente sottoposta all'attenzione dei consiglieri di maggioranza. Ma io aggiungo, onorevole Caligaris, neanche le forze sociali, che sono quelle a cui dobbiamo far riferimento per progettare lo sviluppo della nostra isola. Non è possibile che passino sotto silenzio, cari colleghi della maggioranza, i dati mistificatori del debito regionale che si fondano su palesi violazioni di principi costituzionali. Dovete accettarlo, l'anticipazione di risorse di compartecipazioni tributarie di esercizi futuri è illegittimo. Siamo ancora in attesa di avere una risposta dalla Corte costituzionale però voi adottate lo stesso criterio anche quest'anno. Voi proseguite in modo, oserei dire quasi, kafkiano nell'errore, perché? Forse perché siete convinti che le leggi debbano essere rispettate soltanto dalle forze politiche dell'opposizione. Cari colleghi della maggioranza, se fosse stata l'attuale minoranza a fare un'operazione del genere in una legge finanziaria, sicuramente non l'avreste accettato, ma ciò che mi preoccupa di più è che autorevoli colleghi, che sono stati amministratori locali, qualcuno lo è ancora, non denunci in quest'aula l'illegittimità di questo comportamento.
Il collega Vargiu, con il quale mi complimento, mi dispiace che non sia in aula, nella sua articolata relazione di minoranza ha evidenziato egregiamente la dannosità della manovra, in quanto priva di una visione strategica dello sviluppo che si intende dare alla nostra isola. Come pure ha sottolineato il fallimento del ciclo della programmazione, in quanto l'organo legislativo è privo delle informazioni e degli strumenti tecnici per valutare l'efficacia delle azioni di spesa esperite negli anni precedenti. Forse non corrisponde al vero, presidente Cucca, che in Commissione le siano stati chiesti dei documenti, che sia stato chiesto all'Assessore di portarli in Commissione, che non sono stati portati, che sono state poste tante domande alle quali l'Assessore non ha dato risposta. Ecco tutte queste informazioni non le abbiamo avute.
Un'attenzione particolare, a mio avviso, nell'esame di questa manovra da parte dell'assemblea legislativa sarda non può essere sottaciuta, io mi auguro che i colleghi della maggioranza abbiano letto con attenzione tutte le osservazioni formulate dalle Commissioni consiliari permanenti. E invito i colleghi della maggioranza a farmi l'indicazione di una sola Commissione, che abbia dato parere favorevole alla manovra finanziaria. Ma nessuna Commissione, neanche la terza Commissione, ma ragazzi le Commissioni sono della vostra maggioranza, siete voi che avete espresso queste valutazioni sulla manovra finanziaria, che non vi era stata posta all'attenzione, che avete potuto analizzare a spizzichi solo in Commissione. Probabilmente qualcuno non l'ha neanche esaminata ancora. La seconda in particolare, la seconda Commissione ha espresso un parere totalmente negativo a causa delle scarse risorse finanziarie destinate soprattutto per finanziare la legge numero 22 del '98 o peggio ancora il totale non finanziamento della legge regionale numero 10 del 2007, che voi avete voluto e che avrebbe dovuto essere operativa dal 1° gennaio 2008, non avete messo una lira su una legge voluta da voi! Presidente Frau, solo per questo io mi sarei dimesso da Presidente della Commissione, solo perché la sua Commissione ha espresso parere totalmente negativo.
Che dire poi della Prima, della Sesta, della Settima e dell'Ottava che, pur esprimendo parere favorevole, hanno avanzato fortissime censure alla manovra chiedendo con forza numerosissime modifiche. Ma non siete voi ad avere la maggioranza nelle Commissioni? E quindi, conseguentemente, siete voi che per primi avete bocciato la manovra presentata dall'Esecutivo, siete voi che avete bocciato il vostro Presidente e il vostro Esecutivo. Cos'è cambiato in Commissione, presidente Cucca, ci sono state forse quelle modifiche necessarie a far apparire una manovra finanziaria per il 2008 degna di essere chiamata manovra finanziaria? Sarei curioso di sapere quale comportamento alcuni colleghi intendono tenere in Aula; anzi, per i pochi interventi che ho sentito dai colleghi della maggioranza, mi sono già reso conto che continueranno a chinare la testa e ad approvare quello che l'Esecutivo ha proposto. Anche se ho notato qualche distinguo: La sinistra, la nuova sinistra, l'Arcobaleno mi pare, cioè quello che vede tutta la sinistra unita, ha già espresso qualche distinguo. Ho avuto modo di complimentarmi con il coraggio del collega Licheri però so che spesso e volentieri all'interno del centrosinistra il collega Licheri viene apostrofato con parole oserei dire fuori luogo. Forse sperate in qualche briciola che vi consenta di salvare l'onore con l'elettorato che nel giugno del 2004 ha ritenuto di accordarvi la propria fiducia, anzi, non l'accordò a voi perché il risultato fu 50 per cento e 50 per cento: la differenza la fece Soru, che continua ad essere assente, e sarei curioso di sapere cosa risponderà alle domande che vengono rivolta verso la Presidenza della Giunta. Personalmente, ritengo che i sardi siano un popolo maturo, i sardi che sanno giudicare molto bene la nostra attività di legislatori.
Con questa manovra sono stati profondamente colpiti, in modo indifferenziato, tutti i settori produttivi che rappresentano il tessuto produttivo portante della nostra Isola: l'artigianato, il commercio, l'agricoltura, il turismo. La terza Commissione ha fatto ciò che poteva rimandando all'Aula la soluzione dei nodi politici più complessi, ma è venuta meno al suo dovere di legislatore non ponendosi minimamente il problema che occorre principalmente agire, attraverso le leggi, per creare tutte quelle politiche miranti ad incentivare lo sviluppo e ad abbattere la grave piaga della disoccupazione che attanaglia la nostra regione. Evidentemente le forze politiche del centrosinistra intendono venir meno alla loro ideologia.
Io mi sarei indignato ieri, colleghi della sinistra, quando il vostro Presidente, il Presidente della Giunta regionale, si è vantato di aver ridotto di mille posti di lavoro il personale impiegato presso la Regione ("... ho portato i dipendenti della Regione da tre mila e seicento a due mila e seicento..."): questa è una cosa che non va accettata!
Questa legge finanziaria, poi, è priva di tutte quelle misure tendenti all'accelerazione della spesa, semmai si riscontra una tendenza contraria e precisamente alla formazione di nuovi residui passivi.
Il progetto elettorale del centrosinistra, con l'ausilio anche dell' ormai morto governo Prodi, è miseramente franato in quanto non è riuscito a risolvere alcun problema della nostra regione. L'azione politica della Giunta regionale è tutta tesa al puro e semplice rallentamento della spesa regionale, con conseguente formazione di residui, perché forse spera che, con la finanziaria del 2009, possa, attraverso interventi finanziari destinati all'economia reale, cercare di recuperare il consenso perduto.
Un particolare accenno merita l'articolo 8 della proposta di legge finanziaria che mira ad abbattere, con interventi assistenziali, la nuova povertà generata da questo sciagurato Esecutivo.
Che dire poi del settore agricoltura: l'unica legge valida che avevamo, la "21", l'avete abrogata con questa finanziaria, senza preoccuparvi prima di presentare la modifica a questa legge, perché restasse uno strumento per venire incontro alle aziende agricole. Ma arriveremo all'articolato, avremo modo di rintervenire sull'argomento. Vorrei leggere il verbale della Commissione quinta, Assessore, che è tutto negativo sull'operato del suo Assessorato.
Colleghi, il mio giudizio è estremamente negativo su questo modo di legiferare e sulla manovra nel suo complesso. Noi dobbiamo rispondere del nostro modo di operare al corpo elettorale che ci ha dato il mandato eleggendoci, abbiamo prima di tutto rispetto per il nostro elettorato.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cappai.
E' iscritto a parlare il consigliere Salis. L'onorevole Salis non è in aula e quindi decade.
E' iscritto a parlare il consigliere Silvio Cherchi. Ne ha facoltà.
CHERCHI SILVIO (D.S.). Io, anche per curiosità, sono andato un po' a vedere anche qualche altra finanziaria di altre Regioni. Vi è un dato che accomuna le finanziarie, e la stessa finanziaria nazionale, che è quello proprio delle difficoltà finanziarie, della mancanza di risorse, spesso questa dovuta naturalmente al peso del debito, del deficit e degli oneri che di conseguenza si devono pagare. Però devo dire che, se andiamo a paragonare il dato nostro - poi si potranno dare altri giudizi, ma su questo dato che credo sia la chiave più importante di lettura della finanziaria -, la Sardegna è una sorta di isola anomala, felicemente questa volta anomala, perché in pochi anni - e sfido chiunque ad andare a vedere il resto dell'Italia se c'è stata una performance di questo genere - aumentando le risorse, le spese per investimenti, per lo sviluppo, sono passate da cifre insignificanti tre anni fa, quattro anni fa, ad una percentuale che raggiunge quasi il 30 per cento. Poi, se vengono spesi bene, se sono scelte giuste, i ritardi e così via sono un altro canto riflessione, però io credo che su questo dato, che è indubbiamente il biglietto da visita più significativo di questa finanziaria, se non si vogliono fare soltanto operazioni legittime di propaganda, ma se si vuol ragionare seriamente, credo che tutto il Consiglio regionale su questo dovrebbe essere d'accordo. Al di là della discussione se i 500 milioni sì o i 500 milioni no, che assomigliano molto alla discussione sui panini ( che spero li abbiano cambiati nel frattempo), nessuno può negare che questo non è avvenuto a caso, è frutto del lavoro di questi anni e credo che sia giusto che con orgoglio questo venga detto. Frutto del risanamento, frutto della battaglia per le entrate, nelle diverse direzioni, quelle nazionali e quelle anche della programmazione europea. E' indubbiamente un dato che tra tanti dati negativi nostri nel panorama nazionale ci mette in una situazione, come dire, di avanguardia, positiva. E credo che questo potrebbe e dovrebbe consentire anche una discussione più facile, più semplice su come questi soldi trasformarli in posti di lavoro, in ipotesi di sviluppo in benessere e in altre cose. E io credo, pur avendo criticato, l'ho fatto in Commissione di fronte a tutti, quindi non ho nessun problema, a dirlo anche qui, che quella finanziaria, la proposta della Giunta abbia trovato qualche difficoltà, almeno in termini di tempo, anche perché forse con la maggioranza sarebbe stata necessaria, non dico una co-scrittura della finanziaria, non è questa la pretesa, ma almeno di stabilire insieme le linee di fondo della strategia. Questo non è avvenuto, e in Commissione abbiamo iniziato con qualche difficoltà, credo che il lavoro lo completeremo in Aula perché la finanziaria diventi una finanziaria di tutti. Però indubbiamente all'interno della finanziaria vi sono delle proposte significative e qualificanti, ma prendo senza fare l'elenco della spesa tre esempi: una delle richieste storiche, e anche una delle esigenze storiche del mondo produttivo, quello dello snellimento burocratico poi lo vedremo funziona o non funziona. Al di là delle battute sull'acronimo non mi sembra, anche difficile effettivamente da pronunciare, non mi sembra che siano venute da parte del centro destra né da parte di altri delle critiche serie alla proposta di SUAPO, se non ricordo male. E credo che questo possa rappresentare davvero una risposta davvero a quel alleggerimento burocratico che davvero molto spesso corre il rischio anche di umiliare o di spaventare anche i più audaci nel tentare qualche iniziativa. L'altro aspetto che riguarda sempre il sistema produttivo va riconosciuto, voglio dire poi abbiamo discusso in Commissione se il modo di fare l'IRAP, di applicare l'abbattimento dell'IRAP era quello giusto era quello sbagliato credo che poi alla fine che come poi è stata la vicenda dell'IRAP anche nei rapporti con la Comunità europea forse la proposta che c'è contenuta in finanziaria sia la migliore, quella selettiva, che va a dare anche una risposta ai problemi per l'occupazione, l'innovazione tecnologica, l'internalizzazione dei mercati e così via. L'IRAP che cosa è nei limiti delle nostre possibilità, noi non siamo lo Stato, ammesso che oggi uno Stato sia in grado di risolvere i problemi da solo dell'economia, siamo solo una Regione, anche se a statuto speciale. Ma che cosa è se non è una risposta seria, significativa soprattutto vista la natura dell'IRAP a favore delle imprese che più assumono persone, se non proprio un abbassamento della fiscalità, se non proprio quello di usare la leva fiscale, che credo, insomma, per rendere un pochino più competitive le nostre imprese, con tutti i limiti che questo comporta nessuno, né Giunta né nessuno di noi pensa che sia quello che cambierà, però è un aiuto, è un segnale un significativo aiuto nell'ambito delle nostre compatibilità con cifre estremamente significative, e che peraltro vanno proprio nella direzione di ridare o di aiutare un minimo di competitività alle nostre imprese. Sulla discussione sulla competitività sul quale molti colleghi sono tornati si potrebbe… l'altro aspetto, che riguarda il perseguire una linea che è stata quella della conoscenza dell'articolo che riguarda, appunto, la scuola che è ricco di proposte ed è ricco anche di finanziamenti, che accomuno ad altri programmi quale quello degli adolescenti, l'interessante sul quale bisognerà trovare anche una soluzione più definita la vista, parlo di quello della casa, visto l'evolversi non facilmente controllabile dei mutui, che è un'evoluzione che non determina né l'assessore Mannoni né nessun altro. Voglio dire, ha messo in crisi la più potente economia mondiale. Bisognerà trovare la strada giusta, ma il problema del fitto casa, il programma per contrastare il dramma della sicurezza nei posti di lavoro. Io credo che questi siano oltre tutto abbiano un filone, abbiano un filo rosso che li unisce e che tenta di dare una risposta oltre nell'aspetto specifico ad una parte nei limiti del possibile del malessere. Cioè quello di risolvere un problema anche intervenendo su un altro aspetto, che è quello dei costi che ogni famiglia deve sopportare visto l'aumento dei prezzi e il venir meno del potere d'acquisto dei salari. Noi gli stipendi non li possiamo aumentare, però possiamo intervenire su quei fattori esterni che ad oggi trovano un'unica soluzione in bassi salari, in quella che è stata detta, quella della questione salariale. Uno Stato moderno e democratico su quello può intervenire oltre che naturalmente agevolare la chiusura del contratto dei metalmeccanici, E io credo che con questa finanziaria, non sono portato ad esagerare, credo che continuiamo a dare una mano d'aiuto. Certo poi restano i problemi della società, le difficoltà derivanti dalla perdita del potere d'acquisto, la disoccupazione, la qualità dell'occupazione e quella sfiducia che c'è diffusa, veniva ricordata oggi nel sessantesimo della Costituzione dal Presidente della Repubblica. Ma guardate molti di noi hanno figli in età di lavoro. Un genitore che ha un figlio che fa il precario non pensa che il figlio sia occupato, non dice che mio figlio ha trovato un posto di lavoro, è una sorta di infinito prolungamento dell'adolescenza con tutte le incertezze per il futuro, così come l'altro aspetto conseguente alle politiche di questi anni scorsi, italiane e non solo, che hanno determinato nuove povertà.
Io credo che siano necessarie alcune riflessioni da parte nostra, ma da parte dico di tutto il centro sinistra ma anche da parte del Consiglio regionale insieme. Io ho una preoccupazione, non è oggi la sede, se non parzialmente, io credo che prima o poi questo Consiglio regionale debba fare una seria riflessione sulla crisi del sistema produttivo isolano, non sulle emergenze. Non è una discussione che possa avvenire oggi, ma credo che sia una delle questioni sulle quali dobbiamo tornare in tempi rapidi, la sensazione diffusa è che in termini di qualità possa essere una crisi anche superiore della fine degli anni 70, con dati strutturali più gravi. L'altro aspetto che ci riguarda è che noi dobbiamo tentare di conciliare e far diventare le cose che ci sono in finanziaria e che abbiamo fatto in questi anni un sentire diffuso, favorire un'accoglienza positiva da parte dell'opinione pubblica anche sulle risposte parziali. E io credo che dobbiamo completare la manovra su questo senza nasconderci dietro un dito, lo ha detto il presidente Cucca parti, per usare un eufemismo, non sono state definite e parti non secondarie, quelle che riguardano il lavoro, quelle che riguardano i problemi di cui parlavo.. Io lo so, hanno ragione in Commissione è stato difficile in Commissione bilancio, c'erano valutazioni diverse, però non esagererei neanche con molta faciloneria sui nostri diversi approcci, perché non è facile trovare soluzioni non sono venute grandi proposte devo dire la verità né dal centrodestra che ci abbiano aiutato e purtroppo, e mi dispiace neanche dalle forze sociali, che pure, in particolare CGIL, CISL e UIL hanno saputo rappresentare con quella manifestazione in una maniera autorevolissima il malessere della società sarda, le difficoltà della società sarda. Ma nelle proposte non sono arrivate grandi aiuti, se avessimo dovuto tradurre in norma le proposte che ci sono state avanzate avremmo scritto cose peggiori di quelle che abbiamo scritto. Alcune, penso all'abbattimento dell'IRPEF, anche apertamente illegittime. Io non sono contento di questo, innanzitutto per storie personali, visto che sono sempre stato una forza sociale nella vita, ma lo prendo come dato di una difficoltà di individuare soluzioni, e le difficoltà che hanno le forze sociali devono essere uno stimolo in più per noi, per dare una risposta. Naturalmente, vorrei che non ci infilassimo nello scontro tra le due teorie, chiedo scusa, per la banalizzazione, da una parte il lavoro che deve fare solo sviluppo, cioè l'impresa, e dall'altra che siccome lo sviluppo, cioè l'impresa privata, crea nuove ingiustizie, tocca al pubblico creare una sorta di segmento di lavoro sostenuto, dove i lavoratori stanno bene, hanno tutte le autotutele e così via. Io non ho la pretesa naturalmente di parlare a nome della sinistra, credo di farne parte, però. E credo che questo sia un dibattito un po' datato, dal quale dobbiamo uscire, anche se considero estremamente interessanti e positive le affermazioni che sono state fatte dai compagni della Sinistra Arcobaleno - a me non piace arcobaleno -, dagli altri compagni della sinistra. Le politiche per il lavoro, per la coesione sociale sono sempre più parte integrante di un'idea di crescita della sinistra europea, non sono un'alternativa. Con la qualità del tessuto sociale e la qualità del tessuto sociale è forse la più importante infrastruttura immateriale. Però, credo che vi debba essere uno stretto rapporto tra le diverse direttrici di marcia, altrimenti vi è il rischio che i due irrigidimenti ci portino a scegliere la strada più facile, quella dell'assistenza…
PRESIDENTE. Prego, onorevole Cherchi.
CHERCHI SILVIO (D.S.). …lo risolve e rinvia, ecco perché non mi convincono a strati fondi. Io vi invito e invito tutti noi a misurarci sulle proposte, concrete, che devono avere due caratteristiche, una che i benefici raggiungano i cittadini quest'anno e che non siano progetti non separati dall'ispirazione di fondo della manovra finanziaria. Vedo tre filoni, e su questi abbiamo presentato alcuni emendamenti, la abbiamo ritirati per favorire il confronto… sto chiudendo… ma dobbiamo chiudere, su questo ha ragione l'onorevole Diana quando ci chiede una proposta chiara, è un diritto dell'opposizione. L'applicazione della legge numero 20, non mi fa che piacere il recupero dell'articolo mortis della legge numero 20; la formazione professionale, noi chiuderemo in qualche maniera la partita della "42", ma della formazione professionale quando ne parliamo? I giovani, favorirne la progettualità, ma anche sfidandola quella progettualità, costruendo un meccanismo che agevoli le possibilità anche di fare imprese. I quaranta, cinquantenni espulsi dal processo produttivo, con percorsi fatti di formazione e un minimo di reddito, che non li lasci soli nella fase della vita lavorativa più drammatica, e infine l'esigenza di dare una mano a chi non ce la fa proprio, ma anche qui rispettando la dignità e tentando anche qui di collegarla anche al lavoro, all'inserimento sociale, non arrendendoci a considerarle perse, un ghetto. Io penso che se mettiamo da parte le questioni, nei limiti del possibile, le bandiere, possiamo dare alla finanziaria, ad una buona finanziaria, quel di più che la faccia diventare la finanziera di tutti e magari condivisa da larghi strati dell'opinione pubblica.
PRESIDENTE. Grazie. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Io avevo visto un elenco degli interventi che erano previsti, mi pareva che io fossi il penultimo in quell'elenco, Presidente, e quindi le chiedo se…
PRESIDENTE. Lei non è penultimo, stiamo un po' alternando centrodestra e centrosinistra, naturalmente esclusi quelli che stanno decadendo, che hanno chiesto di non intervenire. Quindi, dopo di lei, c'è l'onorevole Pittalis.
PISANO (Riformatori Sardi). Sì, va bene. Interveniamo. Ho seguito con molta attenzione gli interventi dell'intero pomeriggio, e devo dire che mi sarà difficile veramente fare alcune considerazioni nello spirito del ruolo di consigliere di opposizione, per superare alcune valutazioni che sono invece arrivate dai banchi dei consiglieri di maggioranza. Obiettivamente, farei mio l'intero intervento del consigliere Licheri, ma anche del consigliere Fadda, ma anche del consigliere Davoli, perché gli spunti che sono arrivati da quei banchi sono di grande interesse, di grande onestà e di grande correttezza per chi, davvero, vuole esercitarsi a fare un mestiere di consigliere, e, allo stesso tempo, pensare di dare un contributo attivo a questo programma di spesa per il 2008. Un detto importante, che racchiude la saggezza millenaria di noi sardi, dice: "Non c'è peus bingia de cussa chi temidi su pilloni". Come dire che le vigne aride, povere, naturalmente sono quelle che hanno paura degli uccelli, e non ce n'è peggiore. Qui, quasi siamo di fronte ad una finanziaria che rispecchia questa condizione, una finanziaria che si ha paura assolutamente di lasciarla aperta, perché, ovviamente, potrebbe essere altrimenti impoverita da quelli che sono gli apporti che io mi immagino possano essere invece costruttivi, fatti da tutti i consiglieri. La prima delle condizioni che porta ad una riflessione corretta e attenta è quella riferita, naturalmente, alla quasi assenza totale delle politiche attive del lavoro, dentro questa finanziaria. E' un problema ignorato, è un problema del quale, davvero, non si capisce, per ripetere il termine usato da alcuni colleghi, dove vogliamo andare. Ma è possibile ritenere che una finanziaria non debba dare risposte sul fronte di quello che è il problema prioritario, di quello che è il padre di tutti problemi? Se non diamo risposte sul fronte del lavoro, e quindi sul fronte di quelle che sono le attese dei tanti disoccupati, di tanti giovani, è evidente che non sapremo essere all'altezza di una finanziaria che potrà essere accettata dai sardi. Quindi, questa è la prima grande insufficienza che noi notiamo. Possiamo anche discutere se l'articolo 19 della "37" del 1998 avesse o meno realizzato quelli che erano gli obiettivi strategici di crescita dell'occupazione in Sardegna. Però, è vero anche che l'impoverimento determinato oggi dall'assenza di qualsiasi risorsa in quella direzione ha creato una valanga di nuova disoccupazione, che, hanno detto bene i colleghi, si tratta di un disoccupazione sommersa, non più misurabile da quelli che sono gli indici dell'ISTAT, perché l'ISTAT, ovviamente, lo ripetiamo fino alla noia, non prende in esame alcuni requisiti che, invece, sono ovviamente caratteristici di chi si iscrive nelle liste dei disoccupati. Per intenderci, è occupato anche chi prova con un lavoro precario, è occupato anche chi ha un rapporto di lavoro flessibile, è occupato anche chi lavora due soli giorni al mese rispetto, naturalmente, a chi invece non ha occupazione. Ecco quindi che sono falsati questi indici, non sono misurabili, e siamo di fronte ad una situazione di totale emergenza. Se qualcuno diceva: "Ma dove è l'emergenza?" l'emergenza è naturalmente qui. E allora noi riteniamo che la nostra proposta, che poi costituisce una sfida importante a questo intero Consiglio, sia questa che vogliamo ripetere in questi termini. Bene, siamo di fronte ad una grande emergenza, poniamo che sia giusto il concetto enunciato, non solo enunciato ma anche applicato dalla Giunta regionale, in particolare dal presidente Soru, con il quale dice: è possibile applicare il principio di anticipazione di entrate future di un esercizio come può essere il 2011, al 2008, cioè, è possibile applicare quindi il cosiddetto "concetto contabile" del lenzuolo stirato nel tempo, quindi annullando tutto quello che è il principio invece della competenza, dell'esercizio e tutto ciò che noi ormai conosciamo ed è appeso alla risposta naturalmente di altri organi. Allora, se questo però è ammissibile, se questo lo si può fare, allora facciamolo tutti insieme. La sfida quale è? Anziché emettere 500 milioni di euro che costituirebbero un'anticipazione delle entrate future del 2011, io dico: mettiamone altrettante relative all'esercizio 2012 e altrettante relative al 2013, quindi avremo a disposizione delle risorse che cominciano ad avere davvero una grandezza significativa per dare quelle risposte che noi diciamo non siamo in grado di dare, e in particolare di licenziare un nuovo Piano straordinario del lavoro, ma davvero straordinario, che era simile a quell'obiettivo che noi, che l'intero Consiglio e non solo il collega Cogodi, che è stato richiamato più volte anche questa mattina negli interventi, aveva voluto, proprio per dare risposte significative all'occupazione in Sardegna; facciamolo! Se questo è legittimo, facciamolo! Perché davvero possiamo, in questo modo, finalmente avere uno strumento che dà significato a questa emergenza che noi oggi stiamo affrontando. E allora potremo avere le risorse sufficienti evidentemente per dare risposte ai poveri artigiani che, attraverso la legge numero 51, non si ritrovano più con alcuno strumento davvero significativamente all'altezza di quelle che sono le loro attese. Noi stiamo facendo dei piani relativi alla legge numero 51 che sono di una grandezza irrisoria rispetto a quelle che invece sono le necessità di quel settore, di quel comparto. Ci rendiamo conto che 20 milioni di euro non sono sufficienti nemmeno a dare risposte ad un centinaio di richieste degli artigiani, in rapporto ad una domanda che è nell'ordine di 20, 30 volte ovviamente maggiore? Potremo finalmente dare risposte a quella che è un'altra legge significativa e che si interfaccia bene con l'economia della Sardegna che è la legge numero 9 sul commercio, ma parliamo del piccolo commercio, parliamo di quelle che sono le realtà che caratterizzano la vita sociale dei piccoli centri dell'interno della Sardegna, perché noi diciamo sempre che vorremmo rivitalizzare questo tipo di esistenza sociale interna a questi piccoli centri, ma, di fatto, non mettiamo niente che davvero ci consenta di cogliere questi obiettivi; quindi la legge numero 9 avrebbe sufficienti risorse perché questo si possa fare. Ma pensiamo alla legge numero 1, la legge numero 1 del 2002 che si chiama "legge delle politiche attive giovanili" è stata dimenticata dal 2004 fino ad oggi, non siamo riusciti a fare un solo bando, non c'è stata nemmeno la menzione dentro la finanziaria che ci consenta di richiamarne l'UPB, cosiddetta, per dire un termine veramente brutto da citare in quest'aula. Ma perché davvero non riusciamo ad utilizzare nemmeno gli strumenti utili che sono di politiche attive del lavoro? Non abbiamo messo un euro per dare risposte di agevolazione all'inserimento lavorativo dell'apprendistato nelle imprese artigiane, altra legge importante che era la legge numero 12 e che ci consentiva assolutamente di fare agevolazione di inserimento lavorativo per i più deboli; questi sono strumenti importanti di politiche attive del lavoro che voi avete completamente dimenticato che possano e che esistono e che facevano parte di un quadro uniforme dell'assetto normativo della Sardegna, e che invece assolutamente ignorate e non utilizzate. Per dire invece che bisognerebbe utilizzare la legge numero 36 sull'agevolazione con l'abbattimento degli oneri previdenziali assicurativi a favore naturalmente delle imprese che possono e che debbono assumere nuovo personale, certo rimodulato probabilmente, dando alcune priorità nell'applicazione della legge numero 36. Noi potremo pensare ad esempio ad una politica che coniughi bene la politica della emersione del lavoro nero, che coniughi bene naturalmente la politica di prevenzione antinfortunistica dentro le imprese, e quindi dare priorità a determinati obiettivi all'interno della legge numero 36. Ma è una legge per la quale in alcune annualità e in alcuni esercizi precedenti si erano spesi 200 miliardi per dare un'idea dell'ordine di grandezza di quello che è stato l'utilizzo di alcuni strumenti, e se poi i risultati occupazionali erano arrivati, se si è passati da un 21,5 per cento di disoccupazione del 2001 ad un 15,6 per cento nel 2004, è perché la sincronia di tutte queste politiche attive del lavoro avevano determinato questo risultato; questa è la grande insufficienza, e noi naturalmente restiamo veramente sorpresi del fatto che ci siano solo poche voci che vadano in questa direzione e che affrontino questo problema alla radice. Ma anche la stessa stabilizzazione, lo dico perché c'è l'assessore Dadea che affronta in maniera diretta questi problemi, la stabilizzazione del precariato all'interno della pubblica amministrazione, potevamo noi pensare che alla fine questo strumento, in maniera così selettiva, andasse a rivolgersi soltanto ad un centinaio o poco più, naturalmente, di lavoratori che lavorano nella pubblica amministrazione della Regione sarda? Potevamo noi ritenere che lo strumento che andavamo a pensare potesse essere così minimo nel suo utilizzo e quindi tale da non dare assolutamente risposte? Noi sappiamo che il precariato nella pubblica amministrazione ha dimensioni e modelli che sono ben più ampi rispetto a quelli ai quali noi ci siamo rivolti, un precariato che non era soltanto dentro i cosiddetti rapporti di lavoro a tempo determinato e che quindi potevano consentire nell'arco degli ultimi cinque anni, mi pare di ricordare, 36 mesi di lavoro, ma che erano soprattutto dentro contratti atipici e quindi contratti esternalizzati della pubblica amministrazione, e non possiamo pensare di usare, in maniera diversificata verso obiettivi uguali, esattamente un risultato opposto a seconda del lavoratore. Se il lavoratore aveva per sua sfortuna lavorato dentro la pubblica amministrazione, se addirittura riceveva l'ordine, se si sedeva a fianco di tutti i colleghi di altri Assessorati, naturalmente all'interno degli Assessorati, per fare lo stesso lavoro quotidiano, e se per sua disgrazia, però, naturalmente, aveva un rapporto di lavoro interinale, a noi non sembra giusto né sembra possibile che questo… finisco…
PRESIDENTE. Prego.
PISANO (Riformatori Sardi). Che questo lavoratore, naturalmente, non possa fruire, alla pari degli altri precari, dello stesso strumento. Per finire noi diciamo che probabilmente noi abbiamo venti giorni di tempo, non so in quanti giorni si licenzierà questo provvedimento, che possono essere utili. Apriamo davvero il confronto totale, vediamo se c'è la disponibilità da parte di questa maggioranza di dare anche a noi che siamo componenti del Consiglio, ma con un ruolo di opposizione, la possibilità di intervenire con dei contributi che siamo certi possono essere utili per tutti i sardi.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pisano.
E' iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (Gruppo Misto). Anche oggi per la verità, come nel passato recente e anche più remoto, abbiamo dovuto fare ricorso all'esercizio provvisorio a causa di una prassi che forse sarebbe meglio definire oramai un malcostume istituzionale perché si ritiene normale il ritardo nella presentazione in Consiglio da parte della Giunta regionale del disegno di legge finanziaria, bilancio ed allegati. E' una prassi che ha visto tutti, Giunte di centrodestra e Giunta di centrosinistra, indistintamente, e lo dico perché già lo scorso anno il ritardo ha portato ad approvare la finanziaria addirittura nel mese di maggio con intuibili gravissime conseguenze pregiudizievoli, soprattutto per i settori produttivi, economici, sociali; si pensi soltanto agli enti locali, ai ritardi quindi che hanno determinato anche nel sistema delle autonomie locali, e non vorrei che, secondo una cultura politica forse più consona alle élite che alle democrazie rappresentative, venisse fatta cadere la responsabilità su questo Consiglio regionale che spesso viene additato come il responsabile, reo di esercitare la sua essenziale prerogativa, che è quella di legiferare e che è quella di porre in essere, soprattutto quando poi una manovra arriva dimezzata in Consiglio, in quest'Aula, di porre in essere dunque ogni iniziativa volta a migliorare, ad integrare, a sostituire aspetti che di questa manovra riteniamo siano assolutamente carenti e deficitari, soprattutto quando si pensa che si possano affrontare con il metro dell'ordinaria amministrazione alcune emergenze sociali ed economiche che rischiano seriamente di diventare anche emergenze di ordine pubblico. Mi riferisco in particolare all'assenza di iniziative adeguate ad affrontare le emergenze del disagio sociale, dell'aumento delle povertà, della grave crisi occupazionale che investe oramai non solo più i giovani ma anche le generazioni più adulte, la crisi di tutti i settori produttivi, da quello industriale a quello manifatturiero, artigianale, per non tacere poi delle gravi sofferenze del mondo agro-pastorale e di quello turistico, messo in ginocchio da una sistematica attività di governo fatta prevalentemente di divieti. Anzi, a tale riguardo sono significative le parole che riferì in quest'Aula il presidente Soru, e cioè che tutti questi settori, e in particolare quello artigianale, erano e sono settori privilegiati dalla politica regionale. Vedete, di questi aspetti ne ha fatto forte denuncia la Chiesa sarda attraverso i vescovi e quei sacerdoti impegnati in prima linea. Ne hanno fatto denuncia le organizzazioni sindacali che hanno messo anche in evidenza, nel corso delle audizioni, il pessimo stato di relazioni per quanto riguarda la concertazione con la Giunta regionale e ciò non di meno hanno indicato anche delle soluzioni che, a loro dire, sono per la gran parte rimaste lettera morta. E quando la CISL diffonde i dati sulla disoccupazione relativi al sistema industria in Sardegna e ci dice che nell'ultimo anno si è registrato un decremento tra i dipendenti di 4000 unità c'è di che preoccuparsi; nel settore costruzioni un decremento di 7000 unità, per non parlare delle decine di aziende che stanno per portare i libri contabili in tribunale, dalla LEGLER, alla Unilever, Palmera, Queen, Cartiera di Arbatax, solo per citare alcuni esempi che sono oggi all'attenzione soprattutto delle organizzazioni sindacali. I 6000 lavoratori in situazione di precarietà, i 1900 lavoratori in cassa integrazione in deroga, i 2700 in cassa integrazione straordinaria, ecco, sono numeri che a noi fanno rabbrividire. E allora, colleghi, qualunque altra questione politica che si voglia affrontare, qualunque altro tema sociale che si voglia affrontare in questa legislatura io penso che davvero passi in secondo piano rispetto alla drammatica situazione della disoccupazione e del disagio sociale.
In Commissione, per la verità, alcune di quelle proposte che vengono appunto dalle organizzazioni sindacali e dalle categorie rappresentative dei settori produttivi le abbiamo riproposte, le abbiamo riprese, inventandoci dunque nulla di nuovo e abbiamo perfino ipotizzato la riformulazione di un intervento straordinario per le politiche attive sul lavoro, per un sostegno che non sia fatto di sola chiacchiera per padri e madri di famiglia che non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena, in uno con altri interventi volti a sostenere quei settori produttivi di cui prima ho parlato. Ma nessuna di queste proposte ha trovato accoglimento né da parte della Giunta regionale, né da parte della stessa maggioranza, o meglio, mi correggo, almeno di importanti settori di questa maggioranza.
E allora, vedete, voglio richiamare questa pervicace insistenza da parte della Giunta regionale contro il parere stesso della Corte dei conti della Sardegna e ciò nonostante, nonostante dunque le emergenze, nonostante l'assenza di interventi concreti verso questi settori, ciò nondimeno si impegnano risorse future per giustificare oggi che cosa? Che si stanno mettendo a posto i conti pubblici? Vede, assessore Secci, io non ho assolutamente niente da insegnarle, però la inviterei, lei che è persona di buon senso, a riprendere il contenuto di quelle finanziarie, parlo evidentemente di quelle che io conosco per averci lavorato, quelle relative agli anni 2000 e 2001, per capire e io capisco quanto è difficile fare l'Assessore della programmazione e del bilancio perché è difficile, col ricorso solo alle risorse dell'annualità corrente, far coniugare politiche di rigore, cioè di sistemazione dei conti pubblici, con interventi che siano volti a stimolare l'economia della nostra regione. Ma Assessore, ma è fin troppo facile occupare quella poltrona di via Mameli ricorrendo a risorse straordinarie impegnando gli esercizi futuri, facendo dunque una manovra discutibile sul piano della legittimità ed è troppo facile, e nonostante questo cumulo di risorse davvero straordinario, non si mette mano per affrontare le emergenze. Io ricordo che si affrontavano non le emergenze, ma si era messo su un binario della ordinarietà l'incentivo ai settori artigianali, ai settori produttivi, il mondo della cooperazione, il mondo agropastorale, non era niente di straordinario, straordinario allora era reperire i 1.000 miliardi per l'imprenditoria giovanile a valere sulla legge numero 28, che avevamo ereditato con uno spaventoso ritardo di quella natura, era intervento straordinario mettere risorse per affrontare il problema della siccità, il problema delle alluvioni, quelle erano emergenze straordinarie! Ebbene, vada a controllarsi quei grafici che l'assessore Pigliaru - al quale riconosco onestà intellettuale - portò in Commissione dove metteva bene in evidenza che proprio in quel periodo 2000-2001, periodi di grandi emergenze, di grandi impegni per la Regione, avendo anche in quel periodo accumulato una quantità enorme di passività, quelle che erano state lasciate anche perché nel '99 aveva preso avvio il Piano straordinario del lavoro che impegnava la triennalità successiva e che bene fece, perché si trattava di azione meritoria. Qui non si impegna nulla, non si fa nulla, una politica volta ai divieti e intanto fuori di questo palazzo aumenta la sofferenza.
Allora, vedete, noi comprendiamo bene, non giustifichiamo, ma comprendiamo anche i ritardi di una manovra finanziaria per un travaglio che ha caratterizzato le cronache politiche di questi mesi all'interno di un partito, come era necessario, tutto intento a risolvere al proprio interno equilibri e quant'altro. Però, vedete, nessuno si è preoccupato, almeno per quanto ci riguarda, di porsi almeno il dubbio che in questa compagine ci potessero essere altre forze politiche alleate, che ci fosse una coalizione o si pensa che questa maggioranza possa reggersi solo sulla figura del suo Presidente che tutto e tutti rappresenta o sulle virtù del partito al quale lui fa riferimento? No, signori colleghi della maggioranza, noi non siamo d'accordo. Non siamo stati mai consultati, non siamo stati mai chiamati ad assumere responsabilità, quindi anche questa finanziaria è figlia di quella politica solitaria e in solitudine di un Presidente, di una Giunta e non so di quante altre forze politiche. Noi non abbiamo partecipato, non ci riteniamo assolutamente responsabili, ma ciò nondimeno non veniamo meno al nostro dovere di fare una battaglia in Aula per ripresentare quegli emendamenti, soprattutto sui temi del lavoro e della occupazione.
Vedete, lo dico agli amici del Partito Democratico, qualcuno qui pensa di emulare forse quello che è già successo a livello nazionale, bene anche noi della Sardegna vi diciamo: "Se avete il 50 più 1 per cento dei consensi fate pure da soli, continuate così, noi è indiscutibile che ci sentiamo traditi perché nessun accordo è stato rispettato, anzi, sono stati disattesi sistematicamente, c'è un livello di inaffidabilità che ha toccato davvero il limite della misura!". Lo dico con assoluta serenità, vedete non penso che sia il posto di questore che occupo a mettermi un bavaglio, perché ho sentito da qualcuno che, in tono davvero minaccioso - ma non vado in procura a denunciare questi fatti, non mi appartiene questa cultura - quasi a costringere a mettere il bavaglio, della presentazione di una qualche mozione per sfiduciare il questore. Badate, si presenti pure, io accetto la sfida perché io non ho nessuna macchia, d'accordo? Né penale, né di altra natura! Allora, se ci vogliamo sfidare su questo terreno sono pronto perché ne seguiranno tantissime di mozioni...
PRESIDENTE. Prego, onorevole.
PITTALIS (Gruppo Misto). ... per fatti che attengono, sì, al costume politico. Allora, concludo prendendo atto che non esistono allo stato condizioni per dare un giudizio positivo su questa manovra e il nostro voto verrà esercitato in piena e totale libertà avendo a cuore unicamente l'interesse dei sardi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Mi è stato chiesto, qualche sera fa, da una televisione, almeno tre motivi per dire no a questa finanziari. Io ho detto: "Guardi, se lei si ferma a tre sono abbastanza pochi!". O facciamo un no grande quanto una America oppure dobbiamo elencare un'infinità di no su tutte le argomentazioni che essa tocca. Vedete, si è posta l'accentuazione sul fatto che questa finanziaria sia la quarta, del quarto esercizio, appunto, su cui questa maggioranza si confronta col popolo sardo per quelle che sono le indicazioni che erano puntualmente previste, così si diceva, all'interno del programma elettorale e poi fatto, guarda caso, quale modello maoista, anche programma di governo del centrosinistra in Sardegna. Dire che è stato un fallimento è dire poco, perché basta ricordare quelli che sono gli elementi che hanno portato a vedere le condizioni di grave disagio sociale, economico, occupazionale che vive la nostra Isola. Chiunque dice o voglia recitare diversamente e chiunque ponga in campo dei libri patinati che possano convincere il popolo sardo che questo modo di andare avanti è fruttuoso, è virtuoso, dà occupazione, amplia quelle che sono le possibilità di crescita di questo popolo di Sardegna, io credo che verrà smentito dai fatti dolorosi, vissuti da ciascuna persona, dalle famiglie sarde che certamente non possono non vedere penosamente come si dipanano questi quattro anni dei cinque anni, e ormai resta l'ultimo anno da vivere da parte di questa maggioranza. Intanto, resta in piedi tutta intera quella che è la discrasia di comportamento fra l'esecutivo, il Presidente e il Consiglio regionale. Stamattina qualcuno ricordava che, guarda caso, sembra che il posto del Consiglio regionale, che dovrebbe avere l'iniziativa parlamentare di dibattere le leggi, di proporre leggi, di fare quelle proposte di legge che venissero dibattute prima in Commissione e poi in Consiglio, è stato totalmente assorbito dall'esecutivo. Ora, è un fatto grave, non considerando neanche che qui in Sardegna nel nostro Statuto, nei nostri Regolamenti, sono previsti dei particolari percorsi, come d'altronde invece è previsto nel regime parlamentare in cui vi è la corsia preferenziale per le iniziative governative. Qui vi è stata una particolarità che è quella di assecondare in maniera quasi assoggettata da parte del Presidente nei confronti della maggioranza, di accettare passivamente tutto quello che veniva dall'Esecutivo e con un vincolo, di non dibattere all'interno dell'aula, ma di accettare passivamente tutto quello che spesso anche in maniera contraddittoria veniva iscritto all'interno di quelle proposte di legge e così come si è verificato per la proposta di legge poi trasformata in norma relativa alla finanziaria dello scorso anno, impugnata, presa e bloccata peraltro dalla Corte dei conti e certamente pendente di giudizio su altro grado, dove dice che quell'avventuroso fatto di dover utilizzare dei fondi per gli anni a venire mettendoli in capo a questo esercizio o a questi esercizi prima, possa essere una cosa normalissima. Ah, beh, tanto così noi rischiamo di non fare, di accendere i mutui come si faceva prima, ma vivaddio, stiamo ipotecando quelle che sono le risorse finanziarie delle generazioni a venire, stiamo ipotecando quello che potrebbe essere utilizzato al meglio in altra circostanza, se non fosse tra l'altro una condizione di palese illegittimità. Ma ancora più grave è il fatto che noi vediamo quanto nel merito possa essere grave questo problema. Luciano Uras stamattina parlava di uomo e di centralità dell'uomo. Ebbene, io sono perfettamente d'accordo, ma vorrei ricordare anche che quando si parla di uomo a tutto tondo, bisogna ricordare le indicazioni che vengono da culture di pensiero, di ideali, dal cristianesimo, da profondi personaggi illuminati e laici, avvertiti di un sistema di democrazia profonda e di misura di umanità. Cosa ben diversa però da quella che è l'eredità che traspariva dalla lezione del marxismo e del leninismo, forse stessa e identica medaglia vista da un'altra faccia con un capitalismo spinto, con un'esasperazione del mercato, visto solo come momento di produzione. Io credo che se su questi valori e ideali ci vogliamo confrontare, non ci si può fare riferimento solo ad una dinamica, bisogna perseguire l'insieme dei percorsi che vedono l'uomo affrancarsi con libertà di quelli che sono i processi nella ricerca del lavoro, nell'accrescimento del proprio spazio culturale ma allora bisogna porre in campo politiche diverse, bisogna che ci siano politiche del lavoro attive veramente forti, cose che in questa finanziaria mancano nonostante le preoccupazioni e devo riconoscere all'Assessore attuale nonostante veda la capacità dell'attuale Assessore al lavoro che riesce ad impegnarsi e cerca di risolvere alcune tematiche, ma sicuramente frenato certamente da quelle che sono le esigenze più alte, di quelle che sono le capacità di governo più potenti, quelle che stanno in capo al Presidente.
Allora io mi chiedo, quando si parla di un piano del lavoro che è inesistente, quando si cerca un momento di occupazione e si fa il percorso dall'industria alla formazione professionale, alle piccole e medie imprese, all'artigianato, al commercio, all'agricoltura, al turismo, passando per quelle che sono le difficoltà insite nelle zone interne, io credo che qualche problema di coscienza dovrebbe venire a chi propone certe politiche e pensa di poter chiudere e dire: "Beh, parliamo solo di umanità e non trasformiamo il discorso dell'umanità in cose concrete con politiche serie difendendo sino in fondo quelle che sono le difese dovute per la ricerca del lavoro e dell'occupazione e lo sviluppo in Sardegna". Perché quando si fanno le politiche cosiddette dell'innovazione, delle riforme, bisogna stare attenti a cosa si fa, basta vedere quello che è successo per le comunità montane, abbiamo chiuso le comunità montane e non tutte, e ci sono i dipendenti, carne e sangue Luciano Uras di persone che non sanno dove vanno a finire perché sono appese a un filo. Così come queste della formazione professionale. Allora, quando si fanno le riforme bisogna anche tenere a mente il mondo delle campagne che soffre e ha difficoltà, che vede in più di una circostanza bloccato dalle banche nei crediti e se l'onorevole Cherchi che in più di una circostanza è stato sodale nel ricercare una politica del credito in Sardegna, nel fare un giorno di dibattito del credito in Sardegna, probabilmente il discorso sulle banche non passerebbe solo sulla Presidenza, ma passerebbe attraverso il Consiglio regionale, e qui non voglio aggiungere di più. Perché la politica del credito ha una rilevanza non di poco conto nella possibilità di crescita, di sviluppo dei vari settori produttivi. Vedi, quando l'onorevole Sanna ieri parlava di enti locali in una seduta congiunta con le autonomie, parlava di equiordinazione, nella modificazione del sistema autonomistico regionale, nel voler dare garanzia assoluta che quell'autonomia fosse vissuta pienamente avendo disponibilità finanziarie che ciò venisse consentito attraverso quel trasferimento alla Regione. Ma così non è, e anche le promesse di aumentare del cinque per cento quei finanziamenti non è avvenuto, non è previsto mi pare nella finanziaria. Ma ancora più grave è che non vi sono politiche strutturali serie che parlino di una programmazione che non è solo programmazione di chiusura, ma deve essere una programmazione anche di apertura e di possibilità di crescita, di sviluppo, occasioni che vedono le imprese ripercorrere momenti di virtuosità con assunzioni, con possibilità di crescita. Ma quali sono le possibilità che vengono date a queste piccole e medie imprese? Sono le stesse che vengono date alle mini imprese, alle imprese familiari, cioè di zero disponibilità di credito, di zero disponibilità di possibilità di appalti. Chiedete in giro, o ci siamo dimenticati di come vive il Sulcis Iglesiente passando per Ottana e proseguendo per Porto Torres, questi sono i punti, le zone nevralgiche dell'industrializzazione in Sardegna. Ma non vi siete fatti i conti, che è molto facile scrivere di voler prendere danari dagli altri anni a venire per giustificare spese che non avverranno mai, perché se vi fate un calcolo, voi capite che non potete spendere, non siete capaci a spendere!
Tanto non siete capaci a spendere che buona parte di quelle risorse vengono anche riposte indietro! E fatevi un conteggio con le innovazioni, quanto tempo passa una pratica dalla delibera alla liquidazione, da otto mesi ad un anno. Un imprenditore, uno che ha avuto la capacità di investire, uno che ha chiesto credito alle banche, uno che si è impegnato, deve aspettare un anno per avere il ristoro di quello che è il suo lavoro se ha avuto come committente la Regione sarda o un ente di sua appartenenza. Questi sono i temi che probabilmente dovrebbero impegnare maggiormente il Consiglio, ma ancor di più la Giunta, nel ricercare vie di spese efficaci ed efficienti. Se sono bugie, smentitemele, ma con dati, con dati onorevole Secci, perché io le dimostro che invece il trend è pesantemente negativo nella spendita e nell'erogazione dei finanziamenti da parte della Regione. Ora, se queste cose sono vere come lo sono, io mi chiedo quali sono le prospettive, le capacità di incidere? Se io dovessi fare anche azioni di new deal, se io dovessi fare un'attività economica di sollecitare attraverso una forza di inserimento del pubblico nel privato, per poter garantire con le grandi opere, con grandi iniziative, voi non sareste capaci di porle in campo, perché non avete gli strumenti. Voglio dire, che se efficacemente il Governo regionale non riesce ad ordinarsi, prima mentalmente e poi con le norme, in modo da poter consentire che ci sia una spendita dei finanziamenti delle grandi risorse ci sono, continueremo a vedere i percorsi che ancora tortuosamente viviamo nella 131. E non si è riusciti… e non riesco a parlare di "Sardegna fatti bella", e a proposito di questa fare almeno una convenzione con l'ANAS e dire che, ogni tanto, ci sia un posto dove si possano buttare le immondizie, o raccogliere in maniera diversa. E invece 1000 operai di "Sardegna fatti bella" rischiano il posto, proprio perché non sia ha il coraggio, cara sinistra, di portare a compimento un lavoro serio. Ora, io chiedo…
PRESIDENTE. Prego, concluda onorevole Dedoni.
DEDONI (Riformatori Sardi). Grazie Presidente. Ora, credo che avremo occasione di approfondire nel dettaglio, punto per punto, e comma per comma per alcuni aspetti, e credo che non sfuggirà a nessuno che faremo emergere le contraddizioni e le incapacità di un Esecutivo, che è supino a delle indicazioni che non sono neanche oggi qui presenti.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Dedoni. Concludiamo qui il lavoro della serata. Domani il Consiglio è convocato alle ore 10. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Masia, come sapete si inizierà, puntualissimi, alle ore 10, e poi si decade.
Il secondo è un altro, lei è per il prossimo turno onorevole Pisu.
La seduta è tolta. Grazie.
La seduta è tolta alle ore 20 e 22.
Allegati seduta
Risposta scritta a interrogazione
Risposta scritta dell'Assessore del turismo, artigianato e commercio all'interrogazione AMADU - LA SPISA - CONTU - LOMBARDO sulla necessità di prorogare i termini di presentazione delle domande di contributo delle imprese artigiane. (1107)
In relazione ai quesiti esposti nell'interrogazione in oggetto, si espone quanto segue.
Al fine di recepire in modo puntuale il disposto di cui all'art. 4 comma 38 degli orientamenti in materia di aiuti di stato a finalità regionale 2007 - 2013 (2006/C 54/07) della Commissione Europea, nonché per venire incontro alle esigenze manifestate dalle Associazioni di categoria degli artigiani, è stata disposta, con determinazione del Direttore del Servizio Artigianato n. 27 del 10.01.2007, la modifica all'art. 3 comma 7 del Bando 2007 e la proroga ai termini di presentazione delle domande relative alla concessione di contributi in conto capitale e conto interessi a imprese artigiane su programmi di investimento (Bando 2007) di cui alla Legge regionale n. 51/1993.
La nuova scadenza viene rideterminata al 28 febbraio 2008.
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