Seduta n.448 del 14/10/2008 

CDXLVIIISeduta

Martedì 14 ottobre 2008

Presidenza del Vicepresidente GIAGU

INDICE

La seduta è aperta alle ore 16 e 22.

CAPPAI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di martedì 23 settembre 2008 (439), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Giuseppe Cuccu, Cugini, Liori, Maninchedda, Rassu e Salis hanno chiesto congedo per la seduta del 14 ottobre 2008.

Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.

Risposta scritta a interrogazione

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alla seguente interrogazione:

"Interrogazione DIANA sulla necessità di una dilazione del termine per la presentazione delle domande di agevolazione relative ai pacchetti integrati di agevolazioni 'Turismo e Posadas'". (1361)

(Risposta scritta in data 9 ottobre 2008.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

CAPPAI, Segretario:

"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla problematica relativa ai beni demaniali nella borgata di Fertilia, in Comune di Alghero (SS), trasferiti dallo Stato alla Regione". (1387)

"Interrogazione CAPELLI - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - LAI Vittorio Renato - MARRACINI - MILIA, con richiesta di risposta scritta, sulle gare indette dall'Azienda regionale per l'edilizia abitativa per l'affidamento dei lavori di cui al programma straordinario per l'edilizia sovvenzionata 2003". (1388)

"Interrogazione LANZI - LICHERI - CUGINI - FADDA - SERRA, con richiesta di risposta scritta, sul processo di stabilizzazione degli operatori impegnati in lavori socialmente utili". (1389)

"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla demolizione dei manufatti industriali Italcementi Spa presenti nel sito di Scala di Giocca (Comune di Muros)". (1390)

"Interrogazione LANZI - LICHERI - CUGINI - FADDA - SERRA, con richiesta di risposta scritta, sull'ampliamento delle servitù militari in Sardegna". (1391)

"Interrogazione DEDONI - VARGIU - CASSANO - PISANO, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata stabilizzazione dei lavoratori precari dei centri servizi per il lavoro delle otto province sarde". (1392)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

CAPPAI, Segretario:

"Interpellanza LA SPISA su presunte violazioni, da parte della ASL n. 8 di Cagliari, del diritto del malato a scegliere dove e da chi farsi curare". (340)

"Interpellanza ARTIZZU - DIANA - LIORI - MORO - SANNA Matteo sulla necessità di garantire al personale dell'ARAS l'inquadramento diretto nell'agenzia regionale LAORE". (341)

"Interpellanza PILERI - LA SPISA - AMADU - CHERCHI Oscar - CONTU - LICANDRO - LOMBARDO - PETRINI - PITTALIS - RASSU - SANJUST - SANNA Matteo - LAI Vittorio Renato - DIANA - ARTIZZU - CAPELLI - VARGIU - LADU - LIORI - MORO - RANDAZZO Vittorio - CAPPAI - RANDAZZO Alberto - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - PISANO - CASSANO - DEDONI - MURGIONI - GALLUS - FLORIS Mario - FARIGU sui mancati impegni della Giunta regionale nei confronti dei 155 inquilini delle ex case della Marina militare residenti in La Maddalena, località Moneta". (342)

Continuazione della discussione generale del testo unificato numero 11-204-290/A: "Disciplina per il governo del territorio regionale" della proposta di legge Pirisi - Marrocu - Barracciu - Calledda - Cherchi Silvio - Corrias - Cugini - Floris Vincenzo - Lai - Mattana - Orrù - Pacifico - Sanna Alberto - Sanna Franco: "Disciplina di governo del territorio regionale" (11); del disegno di legge: "Nuove norme per l'uso del territorio regionale (204) e della proposta di legge Pileri: "Modalità di calcolo per l'applicazione dei parametri urbanistico-edilizi ai fini del miglioramento dei livelli di coibentazione termo

acustica e del contenimento dei consumi energetici (290)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del testo unificato numero 11-204-290/A.

E' iscritto a parlare il consigliere Serra. Ne ha facoltà.

SERRA (Sinistra Autonomista). Presidente, io non ho nessuna difficoltà, ma non so se è il caso di aspettare qualche minuto per far arrivare qualche altro collega in aula. Per me non ci sono problemi, dica lei.

PRESIDENTE. No, so che lei non ha difficoltà. Credo che sia anche utile e serio ascoltare le sue parole da parte di più colleghi per cui aggiorniamo la seduta tra quindici minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 16 e 26, viene ripresa alle ore 16 e 40.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori.

Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Sull'ordine del lavori, chiedevo cinque minuti prima, ma lei li ha già concessi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Grazie, Presidente, per chiedere la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Due Capigruppo che sostengano la richiesta.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri Artizzu e Vargiu.)

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.

(Segue la verifica)

Risultato della verifica

(Risultano presenti i consiglieri: ARTIZZU - ATZERI - BIANCU - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPPAI - CHERCHI Oscar - CONTU - CUCCA - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MARRACINI - MASIA - MATTANA - MURGIONI - ORRÙ - PINNA - PIRISI - SABATINI - SANJUST - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SERRA - SPISSU - TOCCO - UGGIAS - URAS - VARGIU.)

Sono presenti 35 consiglieri, non siamo in numero legale.

La seduta è aggiornata alle ore 17 e 15.

(La seduta, sospesa alle ore 16 e 43, viene ripresa alle ore 17 e 15.)

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo la seduta.

E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie Presidente. Intanto per formularle gli auguri di buon lavoro, visto che non avevo avuto ancora l'opportunità di farlo, e poi per richiamare l'attenzione, Presidente, spero che se ne faccia interprete anche nei confronti del presidente Spissu, sul fatto che il 13 ottobre del 2005 il Consiglio regionale ha approvato una legge, la legge numero 14, relativa al difensore civico. Questa legge stabiliva nelle norme transitorie all'articolo 8 che entro 30 giorni si provvedesse all'elezione. Siccome molto spesso io in questa Aula ho richiamato l'attenzione della Giunta all'attuazione delle leggi regionali, mi farebbe molto piacere se anche il Consiglio regionale desse forma concreta ad una legge che ha richiesto un impegno forte da parte del Consiglio e in considerazione del fatto che molti cittadini continuano ad inviare istanze all'Ufficio del difensore civico e purtroppo queste distanze restano inascoltate. Credo che i tempi siano maturi perché la Sardegna a quattro anni di distanza si doti di questo difensore civico e lo faccia mantenendo fede ad una legge che il Consiglio ha approvato all'unanimità. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Caligaris. Prendo atto, trasferirò al Presidente le sue richieste credo che avrà entro brevissimo tempo una risposta rispetto quello che lei chiede, e ritengo giusto non più rinviabile. Proseguiamo i lavori ha la parola l'onorevole Serra. Prego. Onorevole Cappai aveva chiesto... mi scusi, onorevole Serra.

CAPELLI (U.D.C.). Numero legale!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Sì grazie abbiamo chiuso giovedì richiedendo il numero legale, abbiamo iniziato oggi chiedendo il numero legale, lo ripetiamo ancora la richiesta del numero legale.

PRESIDENTE. Due Capigruppo grazie. Due Capigruppo.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri Capelli e Vargiu.)

Seconda verifica del numero legale

PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.

(Segue la verifica)

Risultato della verifica

PRESIDENTE. Prendo atto che i consiglieri Cocco e Meloni sono presenti.

(Risultano presenti i consiglieri: AGUS - ARTIZZU - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - ESPA - FADDA - FARIGU - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - GALLUS - IBBA - LADU - LAI Renato - LAI Silvio - LANZI - LICHERI - LOMBARDO - MASIA - MATTANA - MELONI - MORO - MURGIONI - ORRÙ - PETRINI - PILERI - PINNA - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PORCU - RANDAZZO Vittorio - SABATINI - SANNA Franco - SANNA Matteo - SANNA Simonetta - SCARPA - SERRA - SPISSU - TOCCO - UGGIAS - VARGIU.)

Sono presenti 57 consiglieri, siamo in numero legale.

E' iscritto a parlare il consigliere Serra. Ne ha facoltà.

SERRA (Sinistra Autonomista). Grazie signor Presidente. Sono passati quattro anni di questa tredicesima legislatura regionale e si avvicina, quindi, purtroppo repentinamente, il tempo di bilanci. Non è mai un tempo piacevole quello dei bilanci e quello che ci resta quindi ahimè è un tempo sempre più limitato per tutto, però i bilanci vanno fatti.

Se esaminiamo dal punto di vista solo quantitativo la produzione legislativa di questo Consiglio credo che si possa affermare che questa non si discosta sostanzialmente da quella delle legislature precedenti. Il numero delle leggi prodotte, al netto di quelle obbligatorie quali le finanziarie e le leggi di bilancio, si mantiene all'incirca intorno agli stessi valori. Io non mi permetto, ovviamente, di entrare nel merito dei singoli provvedimenti legislativi né di esprimere su questi dei giudizi, dico però due cose che ritengo importanti. La prima: sono state varate negli ultimi quattro anni alcune, anzi direi parecchie, leggi di riforma di quelle che lasciano il segno, che durano nel tempo, che incidono in modo particolare nella realtà e nella vita sociale delle nostre comunità. Si tratta di leggi che erano spesso attese da anni e in qualche caso anche da decenni, cito solo a titolo di esempio le seguenti: quella sul trasporto pubblico locale, quella sulle attività commerciali, quella sul servizio sanitario con il relativo piano, la riforma degli enti agricoli, quella sull'attribuzione delle funzioni agli enti locali, sulle comunità montane e unione dei comuni.

La seconda questione: nessuna di queste leggi si sarebbe potuta approvare senza il contributo e tanto meno contro la minoranza consiliare, questa non è una banalità ritengo giusto sottolinearlo e rilevare che in altri periodi non è stato così; credo di poter fare queste affermazioni nonostante non mi sfugga che ci sono stati dei momenti in cui la dialettica si è manifestata piuttosto accesa e ci sono stati anche dei passaggi di polemica aspra. E non sto neppure entrando nel merito dei risultati che derivano dall'applicazione delle leggi; questa questione ha bisogno di un ragionamento e di un approfondimento a parte, peraltro noi, la Sinistra, abbiamo più volte cercato perlomeno di attirare l'attenzione dell'Esecutivo su questo punto facendo particolare riferimento al problema della velocizzazione della spesa.

Ma allora perché ho voluto fare questa premessa mentre affrontiamo la discussione generale sulla legge che disciplinerà il governo del territorio regionale? Perché l'iter per l'approvazione di questa legge si presenta in modo diverso, originale, particolare rispetto alle altre, c'è una diversità rilevante che riguarda tutti gli aspetti del processo, riguarda uno i tempi, due gli interventi legislativi che l'hanno preceduta e tre i posizionamenti delle forze politiche rispetto ai suoi contenuti fondamentali.

La prima questione: i tempi. Fin dalla fine dell'estate del 2004, subito dopo le elezioni, è iniziata la discussione su questa materia è infatti dalla fine del 2004 della legge cosiddetta salva coste quella che si è tentato di sopprimere con il referendum di pochi giorni fa.

Secondo punto: la discussione e l'approvazione del piano paesaggistico regionale ha coinvolto la Giunta, la Commissione e l'intero Consiglio per tutta la durata della legislatura.

Terza questione: i posizionamenti delle forze politiche, alcune forze politiche e diversi consiglieri regionali hanno elaborato e assunto posizioni diverse nel corso della discussione, fino a sostenere il sì al referendum dopo aver votato la legge numero 8 del 2004. Allora, sono o non sono questi elementi che dimostrano che non siamo di fronte a una legge qualsiasi, ma stiamo andando ad approvare un provvedimento che esplicherà i suoi effetti per i prossimi decenni? E, se questo è vero, può la minoranza farsi da parte e lasciar fare alla maggioranza, o, peggio ancora, assumere posizioni funzionali solo alle pur importanti e vicine prossime elezioni regionali? Io credo di no, io credo che l'atteggiamento costruttivo che è stato assunto in Commissione, così come è stato riferito dal Presidente della stessa e dal relatore, possa e debba essere mantenuto in Aula, e la disponibilità ad accogliere proposte di modifica rispetto all'attuale testo, che comunque è da più parti giudicato positivamente, c'è tutta ed è stata già esplicitata. Perché non far tesoro delle indicazioni di merito e di metodo che ci vengono dal Consiglio delle autonomie locali? Questo organismo, infatti, anche con una comunicazione del 23 settembre scorso, riconosce che diverse osservazioni e segnalazioni espresse in sede di parere sono state accolte, e propone alcuni emendamenti sui quali ulteriormente discutere. Ma se i principi fondamentali e ispiratori di questa legge sono stati accolti, se dopo un approfondito confronto, come ha detto il relatore nel suo intervento, si è tenuto conto delle osservazioni dell'ANCI e del Consiglio delle autonomie locali, se chiediamo all'opposizione di mantenere l'atteggiamento costruttivo assunto in Commissione, possiamo pensare di approvare questa legge senza parti significative del centrosinistra? Anche qui credo di no. Ora, si badi bene, non è mia intenzione fare degli appelli di tipo buonista, c'è purtroppo qualcuno che in questo senso provvede per tutti a livello nazionale, quindi Walter Veltroni continui pure su questa strada, i danni, secondo me, li ha già fatti. Io dico invece che l'intero Gruppo dirigente del P.D. deve finalmente assumersi la responsabilità che gli compete, e dimostrare di essere all'altezza dei numeri che possiede. E' compito primario, infatti, del Gruppo del Partito Democratico rispondere positivamente alle osservazioni che ancora vengono fatte dall'esterno e dall'interno del Consiglio. Il Partito Democratico ha i numeri, le qualità e l'autorevolezza che gli deriva dall'essere rappresentate in Consiglio con i suoi massimi livelli dirigenziali per assumere tale responsabilità. Acquisita quindi la convergenza sulle questioni generali, di cui già si è detto molto anche nel corso di questo dibattito, io credo che sia possibile fare in modo che il piano di coordinamento provinciale abbia una funzione anche di pianificazione territoriale, e ritengo che si possa raggiungere questo obiettivo pur avendo ben presente il fatto che soprattutto le province di nuova istituzione non dispongano ancora di tutti i necessari strumenti idonei a far fronte ai compiti a cui sono state chiamate anche da leggi recentemente approvate da questo Consiglio regionale. Non ritengo giusto né utile in questa fase di discussione generale entrare nel dettaglio delle varie questioni ancora non risolte, né con la minoranza né nell'ambito della coalizione. Diverse problematiche si chiariranno ancora con la presentazione degli emendamenti e con la discussione sui singoli articoli. Occorre qui capire come si intende procedere, e per questo possono anche essere anche utilizzati alcuni temi specifici. Uno di questi può essere quello che da più parti e in più occasioni, anche stamane, con dichiarazioni alla stampa, viene definito il problema del centralismo. Con questa legge, secondo alcuni, la Giunta assumerebbe in capo a se stessa gran parte delle decisioni. Non sono d'accordo, e soprattutto credo che non possano e non debbano essere considerate posizioni accentratrici, quindi negativamente centralistiche, quelle che invece sono scelte che riguardano una visione della gestione del territorio che deve essere unitaria. Senza ledere l'autonomia dei comuni in merito all'elaborazione e alla gestione dei piani urbanistici comunali non si può rinunciare al coordinamento e al processo di sintesi unitaria che non può non essere in capo alla Regione. Per quanto mi riguarda, su questo tema, andrei anche oltre, non solo per le questioni richiamate anche l'altra sera dal compagno Cugini, sul fatto che la Regione nei momenti più difficili deve, e qualche volta per fortuna nostra l'ha fatto appunto, assumere responsabilità che sarebbero troppo gravose per enti territoriali di dimensioni più ridotte, ma anche perché alcuni eccessi di decentramento non valorizzano ma mortificano l'autonomia. Se possiamo estendere questo concetto a quello più generale sul federalismo, che occupa l'agenda politica di questo periodo, voglio citare un concetto espresso da Domenico Fisichella, che non è un comunista, nel suo ultimo libro sul federalismo appunto, pubblicato dall'editoriale Pantheon, pagine 112, euro 7. Dice Fisichella: "Applicato all'Italia, il federalismo si sta realizzando in una logica disgregante. Non è il federalismo che vogliamo noi". Credo che sia ancora possibile far assumere un ruolo più significativo al Consiglio rispetto alla Giunta nell'approvazione degli atti di indirizzo e coordinamento, così come ritengo che il silenzio assenso dell'amministrazione comunale per il rilascio dei titoli abilitativi possa essere limitato ad interventi di ridotte dimensioni, quantificabili anche dal punto di vista volumetrico, ma credo anche che una legge come questa, ed è questo il punto centrale politico, debba essere approvata, se non da tutto il Consiglio, almeno dall'intera maggioranza di centrosinistra.

PRESIDENTE. Grazie. E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

Si prepari l'onorevole Ibba.

CONTU (F.I.). Grazie, Presidente. Signori colleghi, signor Assessore, signor Presidente, credo di dover ricordare che l'approccio al tema dell'urbanistica nasce in questa consiliatura con la legge numero 8 nel 2004, e successivamente con l'approvazione nel 2006 del Piano paesistico regionale, ed è a queste date che voglio riferirmi per un particolare. Ricordo molto bene che la discussione sul PPR mi aveva portato a definire in almeno cinque anni l'iter per l'attuazione dei contenuti della norma, ma in modo particolare l'indiscriminata calata di vincoli che essa conteneva portava di sicuro sulla nostra Regione non innovazione, ma una riduzione di quella che era la capacità di sviluppo dell'isola nel suo insieme, ma soprattutto portava uno sconcerto nei termini di quella che si voleva riformare, ovvero la pianificazione territoriale. L'approvazione della legge costituzionale numero 3 del 2001, riforma del Titolo V della Costituzione, ha sancito l'evoluzione della materia della pianificazione, dalla nozione "urbanistica" si è arrivati alla definizione ben più ampia di governo del territorio, assegnando allo Stato la responsabilità di legiferare sui principi generali di tale materia, e lasciando la concreta attuazione alle Regioni che, così, ha portato all'inizio del processo che oggi noi stiamo esaminando. E se la legge numero 8 definiva che i PUC sarebbero dovuti essere approvati entro 12 mesi dalla pubblicazione del PPR, oggi, Assessore, dobbiamo prendere atto, lei in primis e noi a seguire, del fatto che dopo due anni noi non abbiamo neanche un PUC approvato. La delega del Consiglio alla Giunta per l'approvazione delle direttive, strumento di supporto e di indirizzo per la realizzazione dei PUC, come previsto dalla legge regionale numero 45, ovvero quella legge regionale ancora vigente, ha negato ai comuni quegli strumenti che sarebbero stati utili in questo lasso di tempo, in questi due anni, perché i comuni potessero arrivare alla redazione della proposta dei Piani urbanistici comunali. Invece noi ci troviamo, in questo momento, a dover dire che non solo il PPR non ha di sicuro favorito, nella sua stesura e nella sua applicazione, l'azione programmatoria dei comuni, ma, soprattutto, il PPR ha cancellato quei legittimi diritti già acquisiti dai cittadini che altro non sono che diritti negati. Ma, devo dire, il collega che mi ha preceduto ha voluto definire il PPR come legge salva coste; ma salva coste da che cosa? Salva coste dal fatto che i comuni davvero non possono più pianificare il proprio territorio? Beh, su questo ci siete riusciti benissimo, e non lo dico io, perché oggi vorrò citare quelli che sono i documenti del Consiglio delle autonomie locali, ma anche il documento che ci hanno inviato la Confindustria, l'API, l'ANCI Sardegna, la lega delle cooperative, vediamo che non è che siano emanazioni delle forze del centrodestra o della minoranza, sono le rappresentanze sociali che ritengono, a livello di enti locali e a livello di rappresentanze del mondo datoriale e sociale di dover esprimere un loro parere rispetto a una norma che noi stiamo iniziando ad esaminare. Un PPR che ha esteso la fascia di salvaguardia da 2 chilometri, previsti dalla legge numero 8, fino a 20 chilometri e oltre dal mare, paralizzando i centri urbani, i centri storici, con prima l'identificazione dei beni identitari e, successivamente, per cercare di capire in che modo e in che termini tali beni identitari venissero individuate, dovessero essere salvaguardati, tutelati e quant'altro. Ma parliamo delle aree agricole, ma parliamo delle aree artigianali! Oggi, un qualsiasi nostro cittadino della Sardegna, che faccia impresa agricola, artigiana o industriale, si trova a dover scontrarsi con una norma che non gli consente di presentare progetti, non gli consente di programmare la propria azienda e la propria vita, non gli consente, comunque sia, di adire a quegli stessi progetti che voi stessi, qui, andate a propugnare come progetti. L'altro giorno si parlava della censura nei confronti dell'Assessore all'agricoltura e si diceva, e il presidente stesso diceva che noi non perderemo le risorse previste ancora sul POR 2000-2006 per l'agricoltura; bene! Vorremmo sapere con quali processi poi questi soldi potrebbero essere spesi, visto che tutta l'attività edificatoria è bloccata, vorremmo sapere quando e come, eventualmente, questi imprenditori agricoli, artigianali o industriali potrebbero dare inizio o corso alle nuove imprese o alle migliorie nelle proprie imprese, visto che il PPR condiziona di sicuro, in maniera pesante, la possibilità per le imprese agricole, quindi sui territori agricoli, la possibilità di realizzare nuova impresa o di ampliare le imprese già esistenti. Un PPR infarcito di contraddizioni, che avete provato a modificare con inutili circolari che mi sembra di capire che neanche gli Uffici regionali hanno saputo interpretare, tanto che tali norme non è possibile applicarle e, di conseguenza, si continuano a penalizzare i comuni e i cittadini. Questa è la risposta che da parte dell'Assessorato è arrivata in una direzione rivolta agli Uffici, ma è arrivata di fronte al Consiglio regionale dove credo che, né l'assessore Sanna, né nessuno di voi colleghi della maggioranza abbia notizie rispetto all'approvazione di un PUC presentato e approvato. Sarebbe stato molto più corretto e coerente agire sulla modifica sostanziale della norma secondo le procedure previste dalla legge, lasciando agli Uffici soltanto l'onere dell'applicazione della stessa; credo che ne avremmo guadagnato tutti, sia nei termini della responsabilità politica, che compete al Consiglio, ma, soprattutto, nei termini della garanzia dei diritti che comunque vanno salvaguardati, riducendo gli ambiti di discrezionalità attribuiti alla Giunta che ha, in questi due anni, dimostrato tutta la sua inefficienza e inefficacia. Non posso dimenticare che il PPR, per i suoi contenuti di legittimità, ha portato tanti cittadini a ricorrere alla giustizia, e mai il Tar Sardegna è stato così impegnato, emettendo numerose sentenze che evidenziano il deficitario impianto legislativo della norma stessa. Il PPR, non dimentichiamolo colleghi, è stato approvato senza prendere in esame le oltre 2000 osservazioni presentate dai comuni e dei privati. Ma, devo dire, che i colleghi che mi hanno preceduto, per la minoranza, Pileri, Murgioni, Moro, hanno già riferito che sul disegno di legge in esame il voto contrario della minoranza è stato giustificato da tutta una serie di problemi che tale disegno di legge pone, ma credo che, prima di entrare nel merito di quanto i colleghi hanno già affermato, sia opportuno riportare alcune note salienti, non solo del Consiglio delle autonomie ma, come già dicevo, del mondo dell'imprenditoria, dove il Consiglio delle autonomie così definisce il testo: un corpus legislativo organico ma timido, con meno rigore e minor impegno innovativo di altre leggi regionali quale la legge regionale numero 20 dell'Emilia-Romagna e la legge numero 12 della Lombardia, a cui il testo sembra si sia ispirato. Testo inadeguato rispetto alle aspettative, continuano le note, ma che possa essere migliorato; è, perlomeno, un auspicio che si lanciano. Peraltro, ancora attendiamo che rispetto al fatto che le autonomie si sono espresse su un primo testo e che non si sono ancora espresse sul testo in esame, ancora non c'è stata nessuna iniziativa né del Presidente della Commissione e neanche dell'Assessore a voler sentire di nuovo il Consiglio delle autonomie sul testo in esame. Tarda ad affermarsi il principio di sussidiarietà, ma in particolare non viene recepito il principio di non dipendenza gerarchica dei livelli di governo del territorio, e quindi non viene presa in considerazione, per quella efficacia di cui sa sostanziare una norma, la concertazione, che deve essere lo strumento attraverso cui i soggetti attivi del governo dei territori devono essere motivati. L'intesa con gli enti locali viene intesa come consultazione, non come concertazione tra i soggetti della pianificazione territoriale, ma devo dirvi che la Conferenza Regione-enti locali non viene neanche citata, quindi la si dice lunga, alla fine, nei contenuti della norma, quindi si è saltata di pari passo anche la possibilità che ci sia un confronto diretto tra Regione ed enti locali. Il testo è permeato di un dirigismo di governo regionale con un orientamento al consolidamento nelle mani della Giunta di ogni prerogativa in tema paesaggistico e urbanistico. Si sottrae alla Provincia la funzione amministrativa sulla valutazione ambientale e strategica e della pianificazione territoriale comunale imponendo in tal modo un doppio controllo regionale sugli strumenti urbanistici comunali.

Ma devo dire, Assessore, che a questo punto avrei potuto continuare prendendo la relazione degli enti locali e così esaminandola in tutti i contenuti. Non credo potesse diventare un lavoro molto gratificante per l'aula, ma voglio invece riprendere quanto ci dicono le rappresentanze dell'imprenditoria. Dichiarano che la rielaborazione del disegno di legge non ha tenuto conto delle osservazioni di natura tecnico-urbanistica o tecnico-giuridica presentate, dichiarando inoltre che le osservazioni erano prive di rilevanza politico-ideologica. Quindi mettendo anche le mani avanti si dice e si dichiara: "Bene, non potete neanche così nascondervi rispetto al fatto che magari i suggerimenti e le osservazioni contenuti che ci siamo impegnati a fornirvi non li avete neanche degnati pensando che magari fossero permeati appunto di una qualsiasi ideologia". No, questo lo escludo. Sui contenuti evidenziano alcune richieste, quali che il disegno di legge garantisca la certezza del diritto e delle situazioni giuridiche soggettive, quindi con la riduzione degli ambiti di discrezionalità, la sicurezza degli investimenti ed un'attività di impresa razionale e non soggetta a variabili aleatorie. Beh, qui il discorso si sposta dagli indirizzi direttamente su quelli che sono i metodi, il metodo stesso con cui si è teso portare avanti non solo la discussione, ma si è teso soprattutto incardinare in capo alla Giunta e al suo Presidente la responsabilità e la discrezionalità soprattutto rispetto ad una certezza, quella dell'applicabilità della norma, di quando applicarla, con chi applicarla e scegliere di volta in volta anche quello, non solo il metodo ma anche il risultato stesso dei contenuti rispetto alle aspettative del cittadino. Il disegno di legge inserisce elementi di discrezionalità in tutti i livelli di pianificazione, quindi il cittadino da questo punto di vista nella proposta deve tener presente che comunque sia sarà soggetto ad un esame, che la sua proposta sarà soggetta ad un esame non scevra da questa capacità comunque sia della Giunta che non riesce a fare elaborazioni di un testo che sia rispondente e adeguato ai bisogni dell'isola, ma entra nel merito appunto dell'esame della Giunta, che entra nel merito dell'esame delle proposte e delle richieste. Ma le ultime modifiche proposte e introdotte abrogano la possibilità di titolo edilizio diretto ovvero quello ottenuto sulla base del solo PUC senza l'intermediazione, previo dei piani attuativi. Questa è un'altra affermazione che la dice lunga su una volontà di espropriare l'ente locale della capacità di pianificazione sul proprio territorio. Appare importante a questo punto la necessità di rivedere la norma al fine di consentire la concertazione di tutti gli attori della pianificazione. La legge dovrà normare con chiarezza le procedure previste dall'istituto dell'intesa garantendo agli enti locali un ruolo determinante e non di sottomissione nei confronti dell'esecutivo regionale. E' necessitata una rivisitazione complessiva della norma che dovrà essere snella, basata sulla certezza del diritto che consenta ai comuni di adottare in tempi certi i propri piani urbanistici. E' necessario rivedere la norma al fine di consentire la concertazione sugli atti di pianificazione sottoponendo gli stessi alla preventiva approvazione della conferenza regione-enti locali. Prima di discutere il disegno di legge e siamo ancora nel momento in cui potremmo ancora dare uno stop, Assessore, sentire l'ANCI, sentire il Consiglio delle autonomie perché avevano espresso, come già detto, un parere su un testo che non è quello che stiamo esaminando. Collega Pirisi, credo che su questo tema in riferimento non soltanto alle audizioni già fatte, ma soprattutto in quelle che è possibile ancora fare, forse penso che dovrebbe essere dovere da parte sua, così, proporre o quantomeno aprire un confronto che porti davvero alla concertazione con gli attori primi sul disegno di legge che stiamo esaminando. Se il PPR doveva essere un atto di riforma, mi sembra di poter affermare che è evidente il fallimento, è evidente il fallimento non solo dell'Assessore, ma di una maggioranza che nella gestione della pianificazione urbanistica non ha saputo cogliere un obiettivo, l'obiettivo più importante dopo vent'anni che così si enunciava la necessità di avere una nuova norma regionale sul tema dell'urbanistica. Credo che il fallimento sia stato dovuto soprattutto al fatto di un piano innovativo rigoroso, avanzato, nella tutela del paesaggio, si sia mancato soprattutto nei termini di dotarci di uno strumento democratico e condiviso, ma soprattutto di avere nella proposta, una proposizione di un patto politico, economico e sociale rispettoso soprattutto del fatto che stiamo indirizzando una norma di programmazione nei confronti di tutta la collettività isolana e pertanto se noi davvero il governo lo vogliamo...

PRESIDENTE. Concluda onorevole Contu.

CONTU (F.I.). ... del territorio, credo che il primo passaggio voi l'abbiate fallito e di questo credo che nel prosieguo della discussione avremo il modo di dimostrarvelo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ibba. Ne ha facoltà.

IBBA (Gruppo Misto). Il governo del territorio e la sua disciplina è stato nel corso di questi anni l'argomento su cui si è confrontata e talora divisa l'opinione pubblica e il giudizio degli esperti, talora con toni da bar come nella domenica post calcistica, talora con toni speculativi o commerciali, o addirittura astrattamente filosofici. Tutti sono intervenuti sull'argomento, chi ne aveva le competenze e chi ne aveva interessi, interessi pro o interessi contro. Noi abbiamo dell'argomento una visione che definirei pratica, oserei dire semplice, quella che ha il sentire comune, quella del cittadino medio attento ai bisogni del quotidiano ma anche agli aspetti più generali e collettivi dell'uso e della funzione del territorio. Noi riteniamo un errore passare comunque dalla speculazione selvaggia almeno per i siti ove questa si è consumata, al blocco più totale perché questo rappresenta una negazione, e la negazione assolutamente è negazione assoluta e pregiudiziale dell'utilizzo del territorio. L'ecocompatibilità è equilibrio tra utilizzo sapiente ed obiettivo e tutela dell'ambiente, senza atteggiamenti manichei o guerre di religione, ma in maniera laica avere invece la capacità di costruire il consenso tra i molti soggetti in campo, riconoscendo a questi il titolo istituzionale, sociale e civile a dover essere coprotagonisti del principale motore di sviluppo della Sardegna; dai Comuni alle Province, ai soggetti del mondo della produzione, allo stesso Consiglio regionale, per troppo tempo reso semplice spettatore di quanto accadeva, senza più possibilità di rientrare in gioco per concorrere a correggere, perfezionare, limare e adeguare quanto emergeva avesse bisogno di essere modellato. Un aspetto questo che vale non solo per il problema del territorio, ma per tutto l'andamento generale dei rapporti fra maggioranza e maggioranza. Da questo punto di vista noi salutiamo con molto favore anche il mutato clima delle nostre relazioni interne, in particolare quanto è successo soprattutto negli ultimi giorni, quando molte delle nostre osservazioni sono state fatte proprie dalla maggioranza della Maggioranza. Mi riferisco in particolare al ritorno alla concessione diretta, alla rivalutazione delle zone B di completamento, prima scomparse, alla rimodulazione nei tempi dei piani di lottizzazione, al recupero dei piani di risanamento urbanistico, prima scomparsi. Tutti argomenti avviati in questa legge in maniera diversa. Ne rimangono ancora degli altri, certo, ma siamo consapevoli che abbiamo tutto il resto della legge per concorrere a definirli.

Non mi nascondo che su un tema come questo c'è stato un referendum, che noi socialisti l'abbiamo sostenuto, perché riteniamo che sia giusto sostenere sempre ogni forma di referendum, come di qualsiasi altra forma di consultazione popolare. Perché dal momento che un referendum viene considerato ammissibile, va sostenuto per votarvi a favore o per votarvi contro, poco conta, ma va comunque sostenuto. Perché chi crede, come noi crediamo, nel parere dei cittadini e nelle loro decisioni, non ci può essere dissociazione tra pensiero e azione. E' quindi poco serio, in proposito, sostenere il riferimento a quel risultato che l'80 per cento dei Sardi, che non ha partecipato al voto, ha inteso respingere il contenuto del referendum, non andando a votare. Sarebbe stato così se a votare fosse andata, e dentro la cabina avesse espresso un voto negativo per le domande che il referendum stesso poneva. Vedete, noi Socialisti abbiamo avuto, nel passato, esperienze negative nell'invitare i cittadini ad andare al mare, piuttosto che andare a votare per un referendum. E credo che anche oggi male abbiano fatto coloro che hanno ripetuto tale inappropriata decisione. E nella decisione che noi abbiamo assunto nulla c'entra la politica, con chi ha proposto i referendum, né le faide interne al partito della PDL, alle divisioni interne del P.D. Cosa ci aspettiamo da questa legge? Cosa vorremmo conseguire con questa legge, che di per sé già fa decadere la legge 8, così come è previsto all'articolo 49? Beh, intanto un maggior ruolo degli Enti locali e del Consiglio regionale, in particolare delle Province, che nella legge 9, del 2006, avevano ruoli e funzioni che oggi, in questa stesura della legge, sono scomparsi. Il Consiglio regionale, parte attiva e diretta nell'approvazione del PPR, e nel recupero di funzioni, oggi totalmente delegate alla Giunta, per esempio: il problema dell'Agro; il recupero degli immobili a vocazione abitativa, quali mansarde, e le volumetrie abitabili allocate sotto il piano stradale; introduzione degli stralci funzionali per i piani attuativi, per non privilegiare i grossi potentati del mondo dell'imprenditoria -Noi non crediamo che la Sardegna possa crescere con il sostegno prevalente ai grandi nomi del mondo delle imprese e dell'economia. Noi crediamo che la Sardegna possa crescere di più e meglio se il sostegno viene offerto ai tanti anonimi: Puddu, Piras, Campus, ed altri piccoli imprenditori sardi, che fanno la Sardegna più di chiunque -; definizione più puntuale del ruolo e delle funzioni dello sportello urbanistico, con l'abolizione della troppo soggettiva valutazione sulla qualità architettonica. Noi siamo fortemente determinati nel conseguire questi obiettivi, ma soprattutto vogliamo una legge equilibrata, perché questa può essere davvero lo strumento che convinca i Sardi che questa maggioranza non è né autoritaria, né auto-referenziata, che non lavora nella logica di sentirsi l'unica depositaria della verità, ma che crede che questa verità, che tale verità sia tanto più vera, quanto più ad essa si addiviene con un percorso condiviso, magari sofferto, ma condiviso. Questo è l valore del confronto e il sale della democrazia, che per chi ci crede, come noi ci crediamo, rappresenta il nostro stesso senso di stare in politica; e questa legge è una occasione, a nostro parere imperdibile, per ottenere questo risultato.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (F.I.). Grazie Presidente. Io credo che nell'iniziare questo intervento su una legge così importante, che ha un titolo così importante, come "La disciplina per il governo del territorio regionale", non posso non dire che questa è una legge importantissima per tutta la Sardegna. Ed è un gran risultato dell'assessore Gian Valerio Sanna. Lo sappiamo tutti che questo sarà il grande risultato dell'assessore Sanna, che utilizzerà, oltre che per giustificare i cinque anni di attività di governo all'interno di questa Regione, ma giustificare soprattutto la prossima candidatura, e la prossima elezione alle prossime elezioni regionali. E ne sono convinto di questo, perché l'assessore Sanna, che negli anni ha avuto posizioni diverse, differenti di quelli che sono i concetti della pianificazione territoriale, oggi, invece, sostiene una linea che mi sembra piuttosto diversa e, diciamo così, piuttosto condivisa da un'altra parte politica, o perlomeno da un'altra idea politica che, negli anni, si è costruita all'interno di quest'Aula. Anzi no, chiudo scusa ai colleghi, non all'interno di quest'Aula, ma in viale Trento, nella torre rossa, dove risiere il Presidente la Regione. Non posso però parlare contro questa legge, mi viene difficilissimo, anche perché per deformazione professionale devo parlare a favore di questa legge. Parlerò a favore di questa legge, però con un'idea completamente diversa di quelli che sono i reali concetti espressi all'interno della vostra proposta. Tutto sommato, dire e sostenere da parte del Relatore di maggioranza che questo è un momento importante, perché si ha, e perché si deve fare un adeguamento e un ammodernamento della legge regionale, quindi della Disciplina regionale in materia di tutela urbanistica, e quindi del settore urbanistico, in modifica… anzi, come utilizza lei, in "sostanziale" modifica della legge 45, oramai vetusta, obsoleta, inutile praticamente per la nostra Regione, e quindi deve essere necessariamente modificata e trasformata. E anche in questo avete ragione. Io sono il primo a sostenere e ad appoggiare questa proposta di legge. Proposta di legge che, leggo testualmente, ha un'ottica, per quanto riguarda la Regione Sardegna, vede in un'ottica, diciamo così, che guarda al futuro, che guarda alle altre Regioni italiane, che hanno già prima di noi provveduto a modificare i loro strumenti legislativi e si sono adeguati alla riforma costituzionale che ha come concetti fondamentali una serie di principi: il principio di sussidiarietà, l'adeguatezza, l'autonomia nella pianificazione, modalità e di copianificazione, partecipazione e sostenibilità ambientale, credo che questi siano concetti che nessuno di noi, soprattutto chi opera nel mondo della pianificazione territoriale non può che condividere e sottoscrivere. Il problema è come poi questi concetti vengano espressi all'interno della stessa legge, come vengono proposti all'interno della stessa legge, e qua casca l'asino, come diciamo e siamo abituati a dire in Sardegna, qui allora dobbiamo andare ad analizzare che cosa è per noi il principio di sussidiarietà nella pianificazione territoriale, perché qui sta la differenza, ecco perché prima in apertura sottolineavo il concetto di diversità di aspetto politico nella visione della gestione del nostro territorio, la sussidiarietà permette, deve permettere nella pianificazione territoriale la possibilità di una correlazione tra tutto il nostro territorio in libertà. Questo è il concetto differente che noi non troviamo invece all'interno di questa legge, la libertà di pianificazione e di azione non c'è, non esiste perché è tutto concentrato nelle mani, all'interno della stessa Giunta regionale, dove toglie completamente la possibilità agli enti locali di gestire la propria pianificazione, di scegliere nella propria pianificazione, poi tornerò e spiegherò meglio questo concetto quando si arriverà all'articolo 36 e successivi, nel momento in cui si stabilisce, già attraverso una legge regionale come e che cosa bisogna fare per pianificare. Esattamente stabilendo quali sono i criteri, quali sono le linee, quali sono le scelte architettoniche che ogni amministrazione comunque deve necessariamente rispettare perché c'è una legge regionale, quindi uguale per tutti, che è diversa comunque dal territorio, può essere interpretata in modo differente nel territorio cagliaritano, come in quello sassarese, come in quello della Gallura. "Adeguatezza", questo però è un problema che chiederò al Presidente della commissione, magari anche poi successivamente all'Assessore, che cosa si intende per adeguatezza nella pianificazione territoriale, perché qui la possiamo interpretare veramente come meglio crediamo e come meglio vogliamo, ma quello che più colpisce nel leggere questo testo che ci viene proposto in quest'aula parlamentare, è l'autonomia nella pianificazione, questo è il punto dolente, il punto dolente di questa proposta di legge, autonomia della pianificazione da parte di chi? Del presidente Soru? Della Giunta regionale, da parte di chi? Delle amministrazioni locali? Non credo proprio, non mi sembra che all'interno di questa legge ci sia così discrezionalità e possibilità, così libero accesso alle fantasie, così come fino all'altro giorno era possibile delle amministrazioni locali nel momento in cui si affidavano i progetti ai professionisti con indirizzi chiari che davano una linea ben precisa nella gestione del proprio territorio, non di quello che invece pensa una testa al comando, un uomo solo al comando, e che poi magari deve essere necessariamente seguito perché altrimenti o si fa così oppure non può essere approvato lo strumento di pianificazione. Modalità di copianificazione, anche questa è legata necessariamente a quella che è la gestione, o perlomeno il rapporto diretto, che un ente locale riesce ad avere con la Giunta regionale, nel caso l'assessorato all'urbanistica, cioè significa che o sei amico oppure ti viene un pochettino difficile farti approvare quel piano, o trovi l'accordo oppure ti viene un attimino difficile riuscire ad approvare il proprio piano. Partecipazione e sostenibilità ambientale, sulla sostenibilità ambientale non ne parlo neanche perché credo che oramai abbiamo, passatemi questo termine, veramente la nausea un po' tutti, cioè oramai non si fa altro che parlare di sostenibilità ambientale, perché con varie teorie e vari concetti talmente alti che poi alla fine probabilmente chi li utilizza non sa neanche di che cosa sta parlando, e che cosa realmente significa, allora, nell'essere perfettamente d'accordo che una legge regionale in questo caso sulla pianificazione territoriale, quindi sul governo del territorio regionale sia necessaria, credo che però il contenuto reale dell'articolato sia completamente diverso da quella che è la nostra visione di politica di pianificazione del territorio e credo che questo l'abbiamo dimostrato più volte con le varie battaglie che noi abbiamo portato avanti ultimamente, in questi ultimi quattro anni, dalla famosa legge numero 8, la famosa legge "blocca sviluppo" così come l'abbiamo chiamata noi nell'ultima campagna elettorale, in quest'ultima campagna referendaria che viene tanto ricordata, io francamente ho fatto una campagna elettorale per questo referendum perché ero convinto che quella legge venisse necessariamente abrogata. Non è che fossi così entusiasta della necessità di fare questo referendum, anche perché poi, alla fine, eravamo perfettamente convinti e consapevoli del fatto che se i cittadini residenti in Sardegna, quindi i sardi, non fossero andati a votare, come sempre non vanno a votare per i referendum, la maggioranza che governa oggi la Regione l'avrebbe utilizzata contro di noi per dire: avete visto? Abbiamo lavorato bene, siamo i più bravi, è andato a votare soltanto il 20 per cento, l'altro 80 per cento dei sardi in realtà è favorevole, quindi non voleva abrogare quella legge e di conseguenza è favorevole al lavoro fin qui svolto, per quelle che sono le vostre idee sulla pianificazione territoriale. Allora, credo che a questo punto, dall'esame del testo, e questo è un passaggio che hanno fatto tutti i colleghi del Consiglio, soprattutto i colleghi della maggioranza, qualcuno anche dell'opposizione, e l'ultimo intervento dell'onorevole Ibba lo ha praticamente sottolineato, abbiamo quindi la necessità che ci sia un maggiore approfondimento di quelli che sono i concetti generali nell'esprimere i vari punti dell'articolato di questa proposta di legge, prendendo in considerazione tutte quelle osservazioni che sono venute dal Consiglio delle autonomie locali, che sono venute dall'ANCI, che sono venute dalla Confindustria, non le possiamo tralasciare, non possiamo far finta di niente. Uno dei punti principali che sottolinea proprio il Consiglio delle autonomie recita testualmente in questo modo: "tutto il disegno di legge è permeato di un dirigismo del livello del governo regionale, o meglio, il testo composto risulta chiaramente orientato verso il consolidamento nelle mani della Giunta regionale pro tempore di ogni prerogativa in materia paesaggistica ed urbanistica" questo è sottolineare quello che io in premessa ho detto. Cioè, la pianificazione territoriale della nostra Regione non può essere mano all'Assessore che siede da quella parte, che oggi si chiama Gianvalerio Sanna, la prossima volta non sarà sicuramente Gianvalerio Sanna ma sarà sicuramente un uomo di centrodestra, però non possiamo permettere che sia un uomo solo al comando a decidere e come ho detto prima non possiamo permettere che la pianificazione territoriale di un ente locale possa essere gestita solo ed esclusivamente tra il sindaco e l'assessore competente che in quel momento è in carica, perché se quel sindaco non è suo amico quel piano urbanistico non verrà mai fatto! O perlomeno, scende a compromessi oppure quel piano non si potrà fare. Questo è il vero problema, questo è quello che noi dobbiamo cercare di capire, che fondamentalmente, all'interno di questa proposta di legge va modificato, va cambiato, il Consiglio regionale deve diventare il punto cardine che dà realmente le direttive alla Giunta regionale, non la Giunta regionale che viene qua e ci dice: dobbiamo fare in questo modo, ci presenta le proposte di legge e noi con una semplice alzata di mano dobbiamo approvarle, non può essere questo il metodo e non può essere questo il sistema, un altro aspetto, che sottolinea sempre il Consiglio delle autonomie locali è questo, recito sempre testualmente: la delega data dal Consiglio alla Giunta, per l'approvazione delle direttive, si configura come una vera e propria cambiale in bianco nel campo applicativo dell'urbanistica. E' quello che ho appena detto. Cioè noi non possiamo permetterci, noi parlo di questo Consiglio regionale, non si può permettere di approvare una legge che dia tutte le competenze alla Giunta regionale e non permetta, assolutamente in campo urbanistico, una gestione diretta da parte degli enti locali, da parte dei comuni che devono pianificare il proprio territorio. Ora, è facile dover parlare male del Piano paesaggistico regionale, è semplicissimo, io credo che in tutta la Sardegna non ci sia uno così soddisfatto e così felice dal fatto che quella proposta sia favorevole ai sardi. Possiamo discutere probabilmente sino al giorno delle prossime elezioni, credo che rimarrà sempre un concetto di base: che è quello del blocco dell'edilizia, che è quello del blocco dello sviluppo, che è quello del blocco del turismo. Su questo io credo che sia palese ed è inutile che ogni tanto qualche assessore si alzi e comunichi dei dati o delle percentuali che sono taroccate, perché lo sappiamo perfettamente tutti che non sono quelle reali e che tutto questo è derivato dal fatto che ogni tanto qualcuno si inventa un qualcosa - quel qualcuno si chiama Renato Soru, non è che sia uno qualunque - si inventa una fantasia per, in qualche modo, trovare soluzioni o per rimpinguare le casse della Regione, come per esempio la tassa sul lusso, questa famosa tassa per le barche; queste fantasie che non portano praticamente a niente se non a creare solo disoccupazione e problemi all'interno della nostra regione. Ma credo che nel guardare avanti bisogna praticamente trovare una soluzione che non racconti quello che in realtà in Sardegna non esiste, ma che racconti la verità: il Piano paesaggistico regionale è il tormento di tutta la Sardegna, è il tormento di tutti gli uffici tecnici dei Comuni, è il tormento di tutti i professionisti della Sardegna. Allora, se questo è il vero problema perché oggi la Giunta regionale ha tutta questa fretta nel proporre questo disegno di legge, per quale motivo? Che cosa c'è nascosto dietro questo disegno di legge? A che cosa serve? Serve, per caso, a dimostrare che effettivamente il Piano paesaggistico regionale è un fallimento? Io credo proprio di sì, e che con un sistema di norme, che vanno un po' a svantaggio della situazione attuale e un po' a vantaggio di quello che si vuole costruire, probabilmente tenterà di sistemare qualche scontento che generalmente è più dalla vostra parte, che sicuramente dalla nostra parte.

Dicevo prima, che tra l'altro è una cosa un po' strana questa dell'inserire in una legge regionale degli articoli che parlano di incentivazione e promozione della bioedilizia, del rendimento energetico nell'edilizia e nell'utilizzo di materiali tipici della tradizione locale. Lo dicevo in apertura, ma io credo che questo sia dovere di ogni Amministrazione comunale: nel momento in cui predispone un proprio piano, nel momento in cui predispone il proprio regolamento edilizio, stabilire quali devono essere i materiali da utilizzare, quale deve essere l'architettura da seguire, quali devono essere i materiali tipici del luogo che si devono promuovere o che devono necessariamente essere valorizzati. Ma che strano che una legge regionale in materia di urbanistica stabilisca quali siano i criteri e i metodi per gestire l'incentivazione e la promozione della bioedilizia. Non lo so, ma io ritengo che sia assurdo, veramente fuori da ogni logica come pianificazione e come legge regionale; non che gli enti locali non lo debbono fare. Lo ripeto e lo sottolineo: è materia e competenza, nel momento in cui ogni ente locale, quindi ogni Amministrazione comunale, predispone il proprio Piano urbanistico. La qualità architettonica necessariamente è necessaria e fondamentale, però dev'essere fatta all'interno di ogni Amministrazione comunale e non può essere di tipo generico e generalizzato. Disposizioni in materia urbanistica a favore dei portatori di handicap gravi: anche questo, perché sta in una legge regionale di pianificazione del territorio? Esisteva già, abbiamo già le norme in materia regionale che effettivamente, diciamo così, tutelano e salvaguardano questo genere di attività e di problemi; sappiamo perfettamente qual è tutto il percorso, per chi, per lo meno, vive nel campo della progettazione sa perfettamente quali sono le linee da seguire e le linee generali. Allora, voglio capire perché in una pianificazione e in un disegno di legge presentato per, diciamo così, la tutela e la salvaguardia del territorio regionale si debba parlare, necessariamente, si debba inserire questo genere di argomento. Quindi, credo che nella necessità reale di predisporre un testo di legge che, diciamo così, in qualche modo abolisca tutto quello che era la vecchia gestione e che quindi unifichi con un unico testo, e credo che questo sia anche comodo e utile, la pianificazione territoriale della Regione Sardegna abbia la necessità, però, di rivedere contenuti e articolato. E credo che in questo primo mio intervento nella discussione generale siano state tracciate, da parte nostra, quelle che sono le linee generali della visione nella pianificazione territoriale; poi ci riserveremo articolo per articolo per giustificare quello che è stato detto in questo intervento. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cherchi.

E' iscritto a parlare il consigliare Uggias. Ne ha facoltà.

UGGIAS (Gruppo Misto). Rinuncio, Presidente.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Sì, la ringrazio Presidente, insieme all'espressione di augurio per il buon lavoro, se mi permette, anche una raccomandazione a lei che ci ha lasciati orfani nella sesta Commissione: che venga nominato, visto che lei adesso è al sesto piano, un Presidente per una Commissione che ha bisogno veramente di lavorare.

Io credo che la prima considerazione che va fatta, affrontando il tema di una legge urbanistica, è partire da quella che era la deroga, la specialità autonomistica che c'era riservata dentro lo Statuto della Sardegna, esattamente nella lettera f) dell'articolo 3. Noi in sessant'anni di autonomia, bisogna riconoscere che questa regione non è riuscita, per intero, mai a utilizzare questa prerogativa di specialità e quindi questa capacità di distinguersi regionalmente con una norma che davvero la caratterizzasse. Forse un timido tentativo con la legge "45" vent'anni fa, una legge che per quella data venne anche dichiarata essere una legge importante, quindi innovativa, e che fece alcuni passi, bisogna riconoscerlo, verso anche la pianificazione territoriale importante con la salvaguardia delle coste. Oggi, a distanza di vent'anni, ci ritroviamo con una proposta di legge, qui in Aula, che dev'essere assunta come base di confronto perché è un atto importante e fondamentale, l'hanno detto tutti coloro che mi hanno preceduto, e quindi si candida ad essere una norma colonna, ovviamente, di quest'ordinamento regionale. Allora, questo è un invito che va fatto all'intero Consiglio, di fare ragionamenti completi, che davvero non siano, oggi, di parte ma che coinvolgano tutti, non può essere una legge che andrà ad essere approvata a maggioranza, o peggio probabilmente con i voti ristretti di un numero ristretto di consiglieri regionali. E per poterne capire la filosofia, che oggi è contenuta dentro questa proposta di legge, bisogna partire da un sentimento, che noi tutti avevamo provato quattro anni fa, quando in questa Aula, ma anche in altre sedi, il Presidente della Regione Soru ebbe a dire: attenzione abbiamo creato dei villaggi fantasmi nelle nostre coste e abbiamo reso nel contempo fantasma villaggi vivi. Questo era fortissimo era un pugno dato allo stomaco di ognuno di noi, che ci fece riflettere, io stesso che ovviamente collocato all'opposizione non potevo non condividere un'espressione così forte, e dico che quel tracciato che la storia ovviamente ci ha consegnato arrivava ovviamente da lontano. Renato Soru ebbe l'intuizione di interpretare giusto quello che Benedetto Croce disse forse sessant'anni prima di lui: che il vero grande patrimonio della Regione Sardegna era costituito dalle sue coste e che queste andavano salvaguardate. I grandi viaggiatori che vennero in Sardegna anche all'inizio del secolo fecero una sorta proprio di benedizione, dissero testualmente: guardate che voi avete in mano questo patrimonio e che avete la fortuna che non sia accaduto nella Regione Sardegna quanto è accaduto nella Regione Sicilia o nella Regione Corsica, dove il cemento, dove le costruzioni, dove l'abitazione aveva occupato irreversibilmente quel patrimonio, quel terreno.

Oggi a distanza di quattro anni l'impressione che noi abbiamo è che quella intuizione si sia quasi spenta, che quella emozione non ci sia più, che si sia persa e sia ancora più persa, a nostro giudizio, dentro questa legge, questa proposta di legge che gerarchicamente si colloca in subordine rispetto al piano paesaggistico regionale, ed è già questo un errore sicuramente storico che stiamo commettendo; gli stessi amici di Ediburg che hanno ispirato qualcosa mi pare dentro questa proposta di legge lo dicono chiaramente, noi non possiamo accettare il concetto matrioskale di questa legge, dove vi è una matrioska la più grande che contiene l'altra che contiene ancora un'altra. Il piano paesaggistico regionale sarebbe la più grande delle matrioska quella che i russi, io non conosco bene il russo ma sicuramente qualche amico mio conosce meglio di me, si chiama babuska quindi la babuska è il piano paesaggistico regionale. Si sarebbe la mamma della mamma quindi la nonna. Esatto. E quindi questo per dire evidentemente che questa verticalizzazione, che noi abbiamo costruito, questo meccanismo che fa contenere una norma dentro un'altra, assolutamente non è accettabile, né lo prevedono i principi ai quali si vuole ispirare perché anche lo stesso principio di sussidiarietà, più volte richiamato, io ricordo un intervento proprio dell'assessore Sanna che ci diceva: attenzione il principio di sussidiarietà vuol dire rispetto totale di quello che è l'ordine gerarchico delle istituzioni, però può significare anche, quasi anche lui preveggente, che l'ordine superiore, e richiamò mi pare una sentenza della Corte europea in quel momento, può sostituirsi all'organo inferiore qualora ovviamente non intervenga e quindi non detti le regole che costituivano l'obiettivo di quel piano strategico. Questo ormai è quasi un principio connaturato dentro questa proposta di legge, e io infatti mi sforzo di identificare autonomia in questa proposta di legge urbanistica e ho paura, terrore che si stia facendo lo stesso errore che ha commesso la Regione Friuli Venezia Giulia con Illy che pare sia stato tra l'altro la sua croce, insomma, la proposta di legge urbanistica che ha fatto e che ha voluto anche lui verticalizzare dentro una gerarchia normativa che sicuramente non andava bene.

Dobbiamo avere per questo meccanismi più agili, più indipendenti. Diceva Stefano Pinna intervenendo in questo dibattito, non in questa Aula, diceva: attenzione noi abbiamo dato una proposta di legge che è molto snella, che semplifica le procedure amministrative e che restituisce ai comuni maggiore autonomia. E mi dispiace dirlo ma davvero io non riesco a riscontrare questi elementi dentro questa proposta. Non è possibile che davvero si dica che vi è una semplificazione delle procedure amministrative quando si vada a leggere soltanto cosa è necessario fare per approvare il PUC. Ma dove abbiamo semplificato qualcosa? Abbiamo invece appesantito notevolmente l'iter amministrativo per l'approvazione di un PUC, rendendolo per certo verso, appesantendolo innanzitutto con questo concetto che può essere condivisibile della perequazione e della compensazione ponendola già a livello di programmazione edificatoria, io credo che questo sia anche aberrante dal punto di vista giuridico ma meglio di me lo potranno dire gli altri, perché io non posso compensare dei diritti in funzione soltanto di una previsione programmatica del territorio. Un PUC non può regalare diritti a nessuno è una previsione e né posso pagare il dazio, posso pagare naturalmente penalizzazione o compensazioni quindi indennizzi in funzione di questa errata previsione. Io credo che tutto questo debba essere invece rimandato ai piani attuativi che sono lo strumento giusto attraverso atti concreti che individuino la sfera dei diritti dei soggetti destinatari di questa programmazione è solo in quel caso davvero possiamo pensare ad una perequazione e ad una compensazione ma che sia limitata nell'ambito di quello strumento. Basti pensare nell'iter amministrativo per arrivare a costruire un PUC che addirittura occorre adesso che la cosiddetta previsione strategica ambientale blocchi la procedura di approvazione del PUC. Noi siamo tutti d'accordo naturalmente che sia uno strumento importante già nella fase della previsione che vi sia uno studio di questo tipo ma pensare che questo debba addirittura bloccare l'iter amministrativo di approvazione del PUC è appesantire l'iter stesso, oggi non esiste questo grazie al cielo. Oggi non è in questi termini. E né può essere un controllo assoggettabile poi ad un istituto che è diverso da quello della concertazione, che è l'istituto della coerenza e noi tutti sappiamo che cosa significa l'istituto della coerenza, significa restituire centralismo, dirigismo, come altri l'hanno chiamato, nelle mani ovviamente della Giunta regionale e noi questo penso che non possiamo farlo, non l'hanno fatto altre Regioni né lo possiamo fare noi, tanto più che quella babuska di cui si parlava prima purtroppo è affidata come competenza alla approvazione della Giunta regionale, Dio ce ne scampi. Quindi la sovranità della pianificazione territoriale che è quindi la pianificazione massima affidata ad un organo che non è legislativo. Io credo che questo davvero non possa essere accettatile in nessun modo. Il piano paesaggistico regionale deve essere competenza, proprio perché è la massima espressione della pianificazione, competenza esclusiva del Consiglio regionale. Noi abbiamo quindi l'interesse a migliorare questa proposta di legge laddove è migliorabile, e restituire ai comuni della Sardegna un loro diritto. Ora, se noi volessimo richiamare quel sentimento soriano di quattro anni fa, dobbiamo in maniera concreta introdurre degli strumenti che invertano o favoriscano di nuovo il reinsediamento nei cosiddetti comuni svantaggiati, quei comuni che avvertono oggi lo spopolamento, ma in maniera veramente seria, ed è questo lo strumento con il quale possiamo intervenire, dando delle regole differenziate, in funzione esattamente della territorializzazione che ha peculiarità diverse. Se io voglio che a Masullas ci sia un incremento demografico, non posso non pensare che dentro una legge urbanistica ci siano delle condizioni che non pongano la stessa regola urbanistica a Masullas uguale a quella di Cagliari. E' evidente, noi dobbiamo differenziare l'intervento territoriale con una politica seria che vada verso quella emozione, che era un'emozione che voi ci avevate regalato, e alla quale forse avevamo creduto anche noi, ma altrimenti così non si va, così continuiamo a costruire villaggi fantasma nelle coste, così continuiamo a costruirli, e così continuiamo a rendere fantasma i villaggi vivi dell'interno del paese.

Vorrei anche dirvi un qualcosa che è attinente la filosofia, la vogliamo chiamare della sinistra, che ha voluto questo strumento urbanistico così definito innovativo. Bene, anche questa è una frase usata da Renato Soru, e disse: "Noi non vogliamo più in Sardegna il cosiddetto capitalismo karaoke". Era chiaro l'intendimento, anche il turismo doveva finalmente essere differenziato nella sua visione, da una parte il costruttore, che ha determinati interessi, dall'altra parte l'operatore turistico, che ne ha ben altri, perché fino a quel momento le due figure erano fuse, erano un'unica figura. Allora, attenzione, perché la mia impressione, che capisco conti non troppo in quest'Aula, è che davvero non siamo riusciti a disgiungere ancora una volta questo tema, e che voi, dentro questa bozza di legge urbanistica, facciate una confusione, posso dirlo, quasi culturale, relativa a questo termine, perché si parla troppo di proprietà, si parla troppo di diritto all'edificazione, si parla meno dello strumento dello sviluppo che questo potrebbe dare, e allora quale occasione migliore se non la legge urbanistica, perché in maniera rispettosa dei vari organi gerarchici, ovviamente del governo territoriale, si abbiano regole certe da restituire loro. Altrimenti continueremmo ad avere la speculazione nella costruzione dell'impiantistica cosiddetta turistica, che non ha niente a che vedere con la valorizzazione - questo sì che è un termine che era stato usato - la valorizzazione della risorsa turistica fine a se stessa. Diceva Soru: "Io non voglio valorizzare niente, mi accontento di salvaguardarla". Mi sembra che avesse parlato di quattrocento anni, quella che era la risorsa delle coste. Ebbene, intendendo questo però non voleva valorizzare niente, vuol dire che non vuole manco favorire un'attività immobiliaristica, illecita molto spesso, che ovviamente nasconde tutti questi interessi attraverso la fase della costruzione. Allora, se noi non diamo possibilità concrete che questo avvenga, non favorendo lo strumento della capitalizzazione fondiaria vera e propria, è evidente che dobbiamo pensarlo fin da ora. Io lì avrei centrato il discorso della perequazione e della compensazione, in quei termini, spostando naturalmente il concetto del latifondo fine a se stesso verso lo sfruttamento invece dello sviluppo che tornasse a vantaggio di tutti.

Allora, finisco dicendo questo, noi siamo fortemente interessati come Regione Sardegna ad avere uno strumento così importante quale la legge urbanistica si candida a essere, però per poter davvero fare qualcosa di importante bisogna arrivare almeno a dei principi condivisi, e mi pare che siamo fino a questo momento ancora distanti dall'osservare che tutti, o perlomeno i principali, i prioritari principi siano davvero condivisi. Torniamo a quella che è la strategia di crescita armonica della nostra Regione, e quindi differenziamo quelle che sono le esigenze del piccolo comune dal comune medio, dal comune grande, dall'hinterland ovviamente di una grossa città e dalla stessa grande città. Per fare questo servono certezze. Io non mi associo a quella critica che è stata mossa, e che ovviamente rispetto, relativa all'articolo - mi pare, Oscar, il 48? - sui disabili, perché invece ne capisco la finalità, io la condivido fortemente, che è finalizzata ovviamente a dare deroghe, mentre invece non condivido altre deroghe. Ecco, Assessore, io le dico che l'accordo di programma, così come lo avete strutturato, o così come lo ha strutturato la Commissione, è uno strumento di una pericolosità grande rispetto alla deroga che introduce, perché è capace di derogare su tutto, l'accordo di programma. Lo capiamo, ma non può essere che non tracciamo un confine ben preciso tra quello che vorremmo essere fisso come principio inderogabile e quello che invece davvero può essere derogabile anche attraverso un accordo di programma.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pisano. E' iscritto a parlare il consigliere Davoli. Ne ha facoltà.

DAVOLI (R.C.). Grazie, Presidente. L'ultimo intervento dell'onorevole Pisano mi ha fatto riflettere sulle ultime cose che diceva, alcune interessanti, che fanno parte anche del dibattito che si è sviluppato in questi ultimi vent'anni della società. Dopo vent'anni, forse, riusciremo ad avere uno strumento di pianificazione adeguato all'attuale. Quello che mi preme sottolineare è che questa discussione avviene in seguito ad un insieme di iniziative, di discussioni, di dibattiti, in seguito a un'accentuata attenzione da parte della scuola, dell'università, per i temi riguardanti appunto il territorio e l'ambiente. Si sono centuplicati i corsi universitari, hanno spezzettato in qualche modo l'ambiente e il territorio per studiarlo nei dettagli. La VAS, tanto per dire, la valutazione ambientale strategica, è lo strumento che determina e che prevede un'ipotesi futura di un certo sviluppo a seconda di quello che tu fai in quella zona e in quell'area, questo prima non esisteva, esisteva semplicemente il via, e il via comunque veniva autorizzato e ciascuno faceva quello che voleva, sostanzialmente. Ma oggi il dibattito si è in qualche modo sviluppato, è andato oltre, oggi si parla di limiti delle risorse in un pianeta in cui il consumo territoriale è diventato sempre più forte, sempre più brutale, più cinico nei confronti del territorio, evidentemente non se ne poteva più, e si è andati a discutere di che morte dovremo morire, perché se oggi nel dibattito si parla anche di decrescita, lo si deve a questo, lo si deve al fatto che si è consapevoli che non si può andare oltre, che c'è un limite, così come il nostro pianeta, appunto, ha un proprio limite, e quindi, anche gli strumenti di intervento sul territorio, e quindi gli strumenti di pianificazione territoriale devono tenere conto di questo dibattito, non possono far finta che non esista questo dibattito. L'altro giorno Renzo Piano ha inaugurato, non mi ricordo se a Los Angeles, in una città americana, uno straordinario intervento progettato da lui, "la città foresta", ha ricostruito, in uno spazio abbastanza consistente, l'idea di una città dell'oggi che si pone come obiettivo quello di considerare il limite delle risorse. Renzo Piano lo conosciamo, è un grande urbanista, un grande scienziato della terra che studia, elabora, tenendo conto della realtà. Qui a volte capita, invece, di sentire discorsi che, sfruttando strumentalmente la possibilità dell'autonomia di un singolo comune, di una singola provincia e di una singola zona, si dice che c'è una forma dittatoriale di gestione del governo e quindi del territorio, perché ai comuni non viene concesso di fare quello che vogliono; anche stamattina, anche questo pomeriggio ho sentito pareri e concetti di questo tipo. Ma com'è possibile, oggi, considerare la Sardegna come un territorio formato da 307 comuni; la Sardegna deve essere considerata, in quanto ambiente sistemico organico, così come è, come un'Isola, come un territorio omogeneo con le proprie differenze, con i propri paesaggi diversificati, ma è comunque un sistema omogeneo. E allora, la pianificazione dev'essere fatta tenendo conto di questo, altrimenti cadremo nell'errore che ... finora e che corriamo ancora il rischio, se non approviamo una legge urbanistica e un sistema di pianificazione adeguato alla realtà, corriamo il rischio, davvero, per fortuna c'è stato un blocco, come diceva anche lo stesso onorevole Pisano, che la Sardegna diventi una città lineare, come stava per diventare se non fossimo intervenuti. Allora, una città lineare significa evidentemente relazioni sociali di un certo tipo, significa rapporti tra persone, ma tra persone e ambiente di un certo tipo, significa impostare un certo tipo di produzione anziché un altro. L'intervento pianificatorio non è semplicemente quello di decidere di costruire un albergo qua, un ospedale la, oppure una zona residenziale in un'altra zona; no! Questi interventi condizionano però la vita delle persone, quindi non può essere avulsa, secondo me, a mio parere, una pianificazione dall'ipotesi e da quello che tu pensi possa succedere domani. Bene, se fosse andata avanti quest'ipotesi disordinata, spezzettata, disorganica, veramente fatta alla giornata, della città lineare, ve lo immaginate che rapporti sociali avremmo avuto in Sardegna, che tipo di relazioni avremo avuto? Forse avremmo passato le giornate nei centri commerciali, avremmo passato, e rischiamo ancora di farlo, le giornate nei centri commerciali. Allora, per arrivare, diciamo così, alla fine del concetto, non si può prescindere da questo, quindi non si può prescindere dal patrimonio che tu hai, che sono le coste, non si può prescindere dal patrimonio ambientale, culturale e identitario che tu hai, non si può costruire uno strumento di pianificazione se non si tiene conto di questo; penso che ragionando in questi termini, perché c'è già stato comunque un input politico, culturale in questa Regione, da questo punto di vista, e nessuno lo può negare, solo qualcuno in malafede può negare questo, ma con questo non voglio dire che non ci sono problemi, non voglio dire che è tutto a posto, è tutto organico e si va avanti con tranquillità, no! Sappiamo che non è così, perché a volte gli strumenti legislativi devono essere messi nelle condizioni di essere applicati. A volte ci sono pastoie che non si riesce a eliminare, però, l'impostazione originale dell'intervento sul territorio in Sardegna, credo che sia giusta e corretta, tant'è vero che fuori dalla Sardegna, "gai nana in sardu", fuori dalla Sardegna veniamo apprezzati soprattutto per questo, e quindi quando sento i discorsi di regime, addirittura, l'accusa di regime territoriale, in questa ... sinceramente a me fa sorridere, ripeto, non nego le difficoltà e le perplessità, però da questo si deve partire. Partendo da questo, io voglio semplicemente citare tre esempi, tre casi, tre elementi che non mi convincono ancora di questa proposta di legge, poi avremo tempo per approfondire, avremo tempo per riunirci tra noi e consultarci, e trovare evidentemente non un compromesso, ma trovare una soluzione condivisa, perché qui non si tratta di ottenere dei compromessi, sarebbe sciocco, sarebbe folle. Ebbene, il primo rilievo critico che io penso di fare con semplicità, non sono un esperto della materia, quindi può darsi che dica anche qualche banalità, però, ci provo a dirla, dal mio ragionamento fatto prima, credo che la titolarità della pianificazione, che è di valenza generale, perché dicevamo che la Sardegna, appunto, è un territorio vasto ma omogeneo, e quindi c'è una valenza generale, io credo che deve essere posta in capo all'organismo politico che ha la competenza di elaborare, che ha la competenza di programmare, che ha la competenza di ipotizzare un percorso, e questo, scusatemi, non può che essere il Consiglio regionale. Proprio su questi argomenti non possiamo sbagliare, quindi, secondo me, a mio parere, dev'essere il Consiglio, così come, tra l'altro, credo che preveda la statutaria. Allora, su questo io credo che bisogna continuare a discutere per arrivare a una sintesi condivisa, perché, insomma, tutto questo patrimonio che noi abbiamo, non può essere deciso semplicemente da un organo, per quanto importante politicamente, adeguato, però comunque sempre separato, per certi versi, dall'organismo generale, quindi questa è una prima critica che io mi permetto di fare. L'altra è quella dello sportello. Allora, l'attività dello sportello unico per l'urbanistica che è un esercizio... ha una funzione pubblica, cioè, deve avere la funzione di raccogliere tutte le istanze, tutte le perplessità, tutti i progetti eccetera eccetera, ma si deve fermare qua, il cittadino deve ricevere dall'organismo risposta, non può essere inserito all'interno di questa procedura un elemento inquinante; lo chiamo, per cui, se non c'è una risposta immediata entro 30, 40 giorni non so, si inserisce il silenzio assenso, no! su questo argomento io credo che sia davvero molto, molto pericoloso, perché allora, in casi del genere, potremmo trovare qualcuno, o qualche società, o qualche azienda, o qualche gruppo sociale, o qualche multinazionale che si inserisce utilizzando questo piccolo buco, il quale buco può diventare invece un traforo, può diventare un tunnel e scompaginare le finalità e i principi che in questa legge ci sono; credo che anche su questo dobbiamo ragionare con più attenzione e discutere per trovare una soluzione condivisa. L'ultimo elemento critico che mi permetto di fare qui è quello che riguarda le zone interne. Io sento quotidianamente lamentele, sento il malessere aumentare e, purtroppo, passa il senso comune che viene trasmesso da certi organi di stampa, ed è difficile scardinarlo quando il senso comune diventa appunto un senso comune. Io credo che bisogna completare, in tempi brevi, la pianificazione paesistica, perché è indispensabile per la programmazione dei comuni, soprattutto di quei comuni che si trovano in difficoltà, non solo finanziarie, ma anche in difficoltà sociali, culturali, leggete i giornali tutti i giorni, insomma, il disastro che si sta verificando non solo dal punto di vista occupazionale, ma anche appunto dei rapporti personali all'interno del centro Sardegna. Come fanno questi comuni? Non è pensabile, su questo argomento bisogna accelerare i tempi, i comuni devono avere la possibilità e non devono essere impediti a programmare il proprio sviluppo perché anche, diciamo così, la richiesta di costruirsi un bagnetto, facciamo una stupidaggine, la riporto perché l'ha riportata qualcuno la volta scorsa, diventa oggetto complesso di scontro e a volte i comuni non sono in grado di risolverlo perché manca appunto lo strumento generale di pianificazione, anche su questo, Assessore, non credo che sia insormontabile, insomma, da superare questo problema. Però credo che sia molto importante. Infine, se riusciamo a ragionare, a concordare su alcune cose, questa legge approvata può diventare la legge di questa maggioranza che termina la legislatura con un passo importante così come aveva iniziato con l'elemento di salvaguardia ambientale, finisce con lo strumento che permette appunto a questa Regione, a questo territorio, di essere governato con decenza, con efficienza e con la partecipazione democratica dei cittadini.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, mi pare di poter dire che non c'è nulla sotto il sole, sarebbe singolare se il comportamento della Giunta regionale fosse stato diverso rispetto a ciò che è stato tutto il suo percorso lungo l'intera legislatura. Un comportamento che definire disinvolto è poca cosa per gli effetti che ne sono conseguiti e che ne conseguono nell'economia, nello sviluppo, nell'occupazione e in tutti i settori portanti della crescita della società civile, nei rapporti interni tra le forze politiche, nei rapporti con lo Stato nazionale, con l'Europa. Se poniamo mente al vasto e lungo elenco delle cose fatte da questo governo regionale che è durato per l'intera legislatura che fortunatamente sta per concludersi, nonostante sei crisi con altrettanti rimpasti ed una lunga e dura crisi sotterranea nei rapporti interni di una coalizione eterogenea che non si è mai amata, ne viene fuori un quadro desolante di macerie, e tra le macerie c'è un'economia distrutta, fabbriche che hanno chiuso, un'amministrazione pubblica senza reali indirizzi e punti di riferimento, ingenti risorse non spese, altre incerte futuribili, servizi allo sbando come Abbanoa ed una miriade di disoccupati che complice anche la legge urbanistica e il Piano paesaggistico regionale hanno toccato ormai quota 193.000 come denunciato nei giorni scorsi dalle organizzazioni sindacali sulla base dell'ultimo rapporto SVIMEZ 2008 che ha messo l'accento non soltanto sui dati della disoccupazione ordinaria ma anche su quelli delle tante persone, donne e uomini, giovani e ultraquarantenni, inserite nel fenomeno della disoccupazione cosiddetta da scoraggiamento, cioè quelli che sono andati, si sono iscritti per anni poi hanno visto l'inutilità e non si iscrivono neanche più, cioè tantissimi disoccupati che dopo aver tentato diverse vie vorrebbero lavorare, ma non hanno l'opportunità di farlo. Siamo in presenza di una realtà drammatica, preoccupante il tasso di disoccupazione effettivo in Sardegna, è del 24,1 per cento. La Sardegna è sempre più povera come ci hanno detto i dati relativi all'indicatore del reddito medio per contribuente nell'ultima rilevazione del quotidiano economico "Il Sole 24 Ore", a fronte di una percentuale media negativa di circa il tre per cento se si esclude il nord est dell'Isola, tutti i territori registrano una Sardegna in netto regresso, la Provincia di Cagliari meno il 2,9 per cento, la Provincia di Sassari meno lo 0,9, quella di Carbonia Sulcis meno 4,7, l'Ogliastra meno 5,7, la Provincia di Nuoro meno 6,8, quella di Oristano meno 6,3, il Medio Campidano, il luogo del Presidente, meno 9,7. Di fronte a questi dati, di fronte a queste macerie la Giunta regionale preferisce le iniziative appariscenti, la ricerca del consenso, la finanza creativa, lo smantellamento del sistema produttivo e dell'apparato amministrativo, le aule giudiziarie, il controllo e l'assoggettamento degli enti locali e la pratica di una cultura neocentralistica opprimente condannata, colleghi del Consiglio, dalla storia e dalla civiltà giuridica e culturale della quale i sardi e le loro comunità vanno orgogliosi e che non accettano e non possono accettare una politica come quella regionale attuale, paternalistica e padronale. E veniamo al dunque, siamo arrivati al dunque, con tre anni di colpevole ritardo, tre anni durante i quali in materia urbanistica e paesaggistica ha governato la prassi della discrezionalità e della illegittimità diffusa. La mia non è un'affermazione politica di parte, tanto meno è un'accusa gratuita perché a sostenerla non ci sono soltanto le sentenze dei diversi livelli della giustizia amministrativa, dal TAR al Consiglio di Stato, ci sono anche e soprattutto le stesse scelte e decisioni della maggioranza che ha votato e approvato l'ordine del giorno numero 6 a firma Marrocu, Biancu, Porcu, Licheri, Balia nella seduta di venerdì 17 febbraio 2006.

E' l'ordine del giorno che indicava i disegni di legge da collegare alla manovra economico finanziaria 2006 - 2008 che nel corso del dibattito aveva visto un aspro confronto proprio in materia urbanistica, le cui norme la Giunta regionale pretendeva di introdurre nella legge finanziaria 2006 nonostante fossero state dichiarate norme intruse. Se le parole hanno un significato e in politica ogni parola, ogni termine che viene utilizzato dovrebbe averlo, con una ragione specifica ed un obiettivo concreto, l'ordine del giorno richiamato, presentato ed approvato dalla maggioranza, è rivelatore della presa di coscienza di provvedimenti illegittimi adottati dalla Giunta regionale e dell'esigenza di porvi rimedio, di mettere una pezza ad uno strappo alla violazione di precise norme e che le sentenze del TAR e del Consiglio di Stato hanno certificato in maniera inoppugnabile e lo faranno ancora.

Ma cosa diceva il punto 8, quell'ordine del giorno del 17 febbraio 2008?

Leggiamolo insieme, colleghi del Consiglio, leggiamolo insieme collega Biancu, collega Porcu, collega Licheri, collega Balia. "Il Consiglio regionale, questo Consiglio regionale, ha deliberato, ha preso l'impegno di individuare tra i disegni di legge, cioè delle proposte della Giunta regionale da collegare alla manovra finanziaria, il disegno di legge 204, cioè quello che giunge solo ora dopo tre anni all'esame dell'Assemblea". Ma cosa diceva? Cosa prevedeva quell' impegno della Giunta e della maggioranza? Prevedeva nuove norme per l'uso del territorio regionale limitatamente alle disposizioni concernenti la normativa regionale stralcio che in anticipazione di una completa riforma della disciplina regionale di governo del territorio consenta, ascoltate bene, per rinfrescare a me e a voi la memoria, un'adeguata applicazione delle disposizioni contenute nel Piano paesaggistico regionale. Se le parole hanno un senso, un significato, ci troviamo di fronte a due certezze: la prima, che il Piano paesaggistico regionale non poggiava su nessuna struttura legislativa per consentirne l'approvazione, che era ed è dunque carente di legittimità giuridica; la seconda certezza è che noi tutti ne avevamo contezza, maggioranza e minoranza, con una differenza sostanziale, che noi della minoranza abbiamo sempre denunciato i limiti, le contraddizioni e le conseguenze negative e dannose dei provvedimenti contrari agli interessi della Sardegna e dei sardi, mentre la maggioranza, eccetto qualche voce - seppure autorevole - non ascoltata, ha sostenuto e continua a sostenere un disegno riformatore e rivoluzionario, che con la presunzione di innovare distrugge il tessuto giuridico, culturale ed economico di un settore cardine della società isolana, sostituendolo con un modello che, nella sostanza e nella pratica, pone sotto tutela l'intero sistema dei soggetti istituzionali a quelli economici e sociali, alla mercé della Regione e del Governatore di turno. Mi fa ridere sentire colleghi che alcuni anni fa dicevano che le autonomie locali dovevano essere il sale della società, oggi, fare certi ragionamenti in quest'Aula. Oggi dunque siamo, dopo tre anni di attesa, a riprendere un percorso che auspichiamo possa essere più lineare, più attento ai valori della democrazia, della partecipazione e del rispetto delle prerogative di tutti i soggetti portatori di interessi diffusi, ma soprattutto di valori, e di prerogative che discendono non da concezioni più o meno gentili, più o meno opportune, e più o meno graziose, ma da funzioni, ruoli, competenze e poteri costituzionali e statutari. Intendo riferirmi alle funzioni, ai poteri e alle competenze degli enti locali: comuni, città e province; in primo luogo, alla competenza, al ruolo e alle funzioni delle minoranze delle assemblee, nello specifico della minoranza dell'Assemblea della nostra Regione. Sembravamo tutti abbastanza convinti che la politica non genera valori, ma tutela interessi, e che questi interessi collettivi e individuali non sono rappresentati dalla sola maggioranza, non possono essere rappresentati dalla sola maggioranza. Tutte le leggi urbanistiche di questo Consiglio, quelle più significative, sono state approvate all'unanimità dal Consiglio regionale. È impossibile che noi oggi assistiamo ad un'altra, ennesima, presa di posizione di questo genere, dove si prendono i terreni, si deprezzano, li si ricomprano. Ma quali sono gli interessi in campo? E di chi è questa regia?

E se questo rispetto non dovesse esserci nei comportamenti, anche in questo caso, e nei contenuti del provvedimento legislativo che è al nostro esame, si rafforzerebbe, ma non c'era bisogno di farla rafforzare, l'idea di una Regione neocentralistica e autoritaria. Idea che combatteremo con tutte le forze, le ragioni e gli strumenti che la democrazia e le regole mettono a nostra disposizione, e a disposizione dei cittadini, al cui fianco saremo sempre presenti, nelle battaglie di civiltà e di democrazia. Che ci sia ancora oggi, non sono nel Piano paesaggistico regionale e nelle sue norme di attuazione, una preoccupante deriva di una Regione occhiuta, impicciona, che in ogni dove vuole mettere il naso e tenere sotto tutela i privati e le imprese, ma anche e soprattutto Comuni e Province - soggetti istituzionali equiordinati e costituzionalmente garantiti, al pari delle Regioni, ciascuno con propri poteri e competenze, funzioni e responsabilità, in maniera specifica nella maniera in esame, ovvero nell'uso, nella disciplina, nella tutela e nella salvaguardia del territorio -, che ci sia un disegno accentratore, una volontà di introdurre controlli, anche nell'attività di gestione, contrari ai principi costituzionali del progetto di legge che stiamo esaminando, non lo diciamo solo noi, ma l'intero sistema degli enti locali. È sufficiente leggere il parere espresso dal Consiglio regionale delle autonomie locali, e da ultimo la lettera del 23 settembre scorso, inviata dal presidente Milia a ciascun consigliere regionale. In questa lettera si legge, tra l'altro: "…per questo motivo l'ASEL, sin dall'inizio ha espresso un giudizio negativo. Questo non ha impedito un profondo dissenso sul metodo adottato e soprattutto su molta parte del contenuto. La nuova legge urbanistica avrebbe dovuto rappresentare l'occasione per tradurre in legge meccanismi di governo del territorio innovativi, ma chiari e scevri da tentazioni di parzialità, in cui ogni soggetto esplica il suo ruolo, nel rispetto di quello degli altri. e di un quadro di riferimento regionale conosciuto e condiviso, senza possibilità di arbitri, o decisioni frutto di mediazioni non trasparenti". Non lo diciamo noi. "…il legislatore regionale non sta facendo questo. La sua preoccupazione principale sembra essere quella di correggere le strutture e le storture causate dal PPR, determinando una singolare inversione nel rapporto tra le fonti del diritto…" e così via.

Non sto a leggerlo, perché credo che tutti i colleghi consiglieri abbiano avuto modo di leggerlo, e se non l'hanno fatto è necessario che lo facciano. Ecco, quindi, è netta e chiarificatrice la posizione dei Comuni e della loro contrarietà, non all'esigenza di adeguare la normativa vigente, ma alla metodologia di un confronto, nei fatti inesistente, e soprattutto all'espropriazione di ruoli e competenze, e relative responsabilità che sono proprie di Comuni e Province. E' il giudizio espresso da tutta l'Associazione dei comuni. E credo che andremo incontro nuovamente ai Comuni che, non soltanto protesteranno, ma prenderanno e adiranno le vie legali, per darla, ancora una volta, in testa a questa Giunta, che caparbiamente continua a voler andare avanti, iscrivendo in Bilancio anche somme che, sappiamo tutti, non stanno né in cielo né in terra.

Io credo che noi dobbiamo fare una riflessione. Certo non è il caso adesso di farla, perché mi rendo conto che stiamo parlando di un argomento importante, come questo del territorio, ma sarebbe questa l'occasione per parlare anche di questo tema, che noi non possiamo assoggettare la volontà del Popolo sardo ad un Presidente, padre e padrone. Sarebbe l'occasione per parlarne, per parlare del presidenzialismo, dell'elezione diretta del Presidente della Regione, dei poteri autonomistici, della rappresentanza e della partecipazione, delle conseguenze sulle politiche di sviluppo e di crescita civile, perché gli effetti devastanti delle politiche del territorio portano con sé anche questi argomenti. È sufficiente ricordarli, non fosse altro, in prospettiva delle prossime elezioni regionali, per evitare che un'altra legislatura, come quella che sta per concludersi, porti la Sardegna - come ho detto altre volte - dal baratro alla tragedia. E non sono scenari apocalittici e fantasiosi quelli che siamo evocando, sono disegnati, sono evidenti, sono reali, anche nei provvedimenti che stiamo affrontando. Adesso io non entro nel merito dell'impianto, ma lo farò al momento opportuno, lo faremo nei momenti in cui decideremo su determinati articoli, nei momenti e per ciascuno momento, e per ciascun argomento. Ma, ai margini della discussione, abbiamo osservato quanto singolare e mistificatoria è la posizione espressa dall'urbanista Sanna, secondo il quale il referendum sarebbe stato inutile, perché la legge regionale numero 8 avrebbe già esaurito i suoi effetti. Ma non è vero! E' un'affermazione di comodo, non veritiera, è falsa! Perché allora, con la proposta di legge in discussione, ne è prevista esplicitamente l'abrogazione? Perché, se era stata già abrogata? Ancora oggi, la legge 8 esplica la sua efficacia, perché per esempio l'articolo 2, comma 3, dispone testualmente che: "…dopo l'approvazione del Piano paesaggistico regionale, la Giunta regionale provvede al coordinamento e alla verifica degli atti della programmazione e della pianificazione regionale, con il Piano stesso". Cosa che la Giunta sta ancora facendo, io credo, perché è un atto fondamentale per l'economia e lo sviluppo della Sardegna. E non entro in merito agli altri articoli della legge, perché vedo che c'è, chiedo scusa di questo al Consiglio, molta impreparazione, molti luoghi comuni, e un adagiarsi su quelle che sono le decisioni sempre e soltanto della Giunta regionale. Ho capito che non c'è spazio per poter discutere serenamente in quest'Aula, perché la maggioranza ormai segue un disegno. Che lo segua questo disegno, che lo segua fino in fondo, vuol dire che quello non possiamo fare qui, in quest'Aula, lo faremo altrove!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Le premesse sulle quali si fonda la relazione di maggioranza prendono le mosse da considerazioni molto generali, prevalentemente attinenti alla riforma del Titolo V della Costituzione. A seguito di tale premessa vengono enunciati presunti principi che tale riforma porrebbe come centrali, l'analisi degli stessi, sempre come enunciati nella stessa relazione, lascia però in verità piuttosto sconcertati, infatti temi come: sussidiarietà, adeguatezza, autonomia nella pianificazione, modalità di copianificazione, partecipazione e sostenibilità ambientale, costituiscono forse principi, peraltro piuttosto generici e di variabile interpretazione, per quanto attiene sussidiarietà, adeguatezza, autonomia e sostenibilità, ma costituiscono piuttosto dei metodi quando si riferiscono modalità di copianificazione. Quanto alla partecipazione, si può facilmente assumere come specifica di tali metodi, la proposta di legge tende quindi, come poi è facilmente riscontrabile altrove, a fare confusione tra obiettivi e strumenti, una cosa questa difficilmente accettabile in assoluto ma ancora di meno in una legge per il governo del territorio, infatti da tale confusione procede ad una visione ideologica che tende ad assegnare qualità alle scelte in esclusivo riferimento alle procedure seguite per definirle, come se le scelte stesse non fossero centrali e determinanti per il successo degli atti di pianificazione. E' fin troppo ovvio, senza evocare sterminio di popoli, che un procedimento perfetto, basato su obiettivi funesti, non produca altro che perfette iatture. La questione del cosa fare resta dunque perfettamente aperta, in riferimento alla pianificazione e al benessere del territorio e delle nostre comunità e resta aperta proprio in relazione alla esigenza di sotto ordinare i metodi agli obiettivi, e non viceversa. Si potrà obiettare che non potendo una legge, almeno in questo campo, definire che cosa si debba fare, essa possa almeno definire come ciò possa essere fatto. E' una opinione certamente rispettabile ma solo se tenga conto di chi, in ultima istanza, abbia il potere, quindi il dovere, di definire e scegliere gli obiettivi degli atti di pianificazione. In questo, come ho già avuto modo di dire, la proposta di legge almeno a mio parere appare carente, ambigua e dove in alcuni punti chiara sempre, per quanto mi riguarda, inaccettabile. La storia di questo paese infatti ha sempre riconosciuto negli enti locali una straordinaria capacità di interpretazione del compito di tradurre in forme istituzionali il rapporto tra cittadino e lo Stato. I comuni derivano funzioni e autorevolezza da una storia remota e collaudata, certo non esente da chiaroscuri ma ben percepita, anche culturalmente, come un presidio culturale e sociale perfino nei momenti più difficili. Da tale autorevolezza è derivata una sovranità reale, basata sull'auto identificazione delle comunità locali, nell'ente ad esse più prossimo. Il principio di sussidiarietà, peraltro, non propone che l'evidenza di un'opportunità già scritta da secoli, quella cioè di attivare fino al massimo livello possibile la capacità operativa delle risorse locali. Ciò appare tanto più vero se si tiene conto di una sussidiarietà orizzontale, e cioè riferibile anche, e soprattutto, al ruolo dei cittadini e dell'impresa, intesi come attori positivi e suscitatori di istanze innovative. La proposta di legge in oggetto, pur enunciando il principio, lo traduce nei fatti in un insieme di formalità rituali, nelle quali si celebra appunto confusione fra la partecipazione, intesa come momento di assunzione di responsabilità condivise, e quella derivante dalla mera presa d'atto di una volontà altrui sovra ordinata ed indiscutibile, tanto più grave tale indiscutibilità in quanto procedente dall'esercizio di una discrezionalità di volta in volta spendibile mai compiutamente assumibile come riferimento costante e conclusivo. La nostra comunità, la comunità sarda, e quanti hanno voluto investire nel territorio della Sardegna, siano già stati più volte soggetti, negli ultimi decenni, ad una continua alterazione delle regole, è un dato certo, tale sovrabbondanza di produzione però di leggi, di decreti, di piani, di direttive e di circolari, ha infatti reso difficile la vita a quanti abbiano avuto occasione di avere rapporto con la materia. Pur tuttavia, evidentemente, tale difficoltà non è stata imposta a chi, agilmente navigando in questo arcipelago, ha approfittato della confusione per celebrare, piuttosto che l'evoluzione positiva del territorio e dei processi economici da esser supportati, un sistematico approccio speculativo nei confronti del bene comune nelle sue diverse manifestazioni. A chi, cari colleghi, ha giovato il continuo cambiamento se non alla speculazione? A chi ha giovato la continua incertezza del diritto, ivi compreso quello ad edificare se non alla speculazione? A chi gioverà continuare a non avere piani, continuare a non avere regole, e soprattutto continuare a non avere interlocutori certi? Penso che non occorra molta fantasia per capirlo.

Aggregare un numero imprecisato di opinioni, per ogni tentativo di opere sul territorio, significa solo vanificare l'opportunità per l'interprete minuto ma naturale di quei processi, significa rendere la vita difficile a chi non ha le risorse per affrontare un percorso lungo, difficile e dall'esito incertissimo, significa dire al singolo cittadino, ma anche alla comunità alla quale appartiene, che suo sforzo per essere interprete è perfettamente inutile poiché in altre mani, in altre menti, risiede la decisione, questo crollo di ruolo, questa perdita di sovranità si percepisce in tantissimi passaggi di questa legge. Se la Regione facesse le regole assumendo la piena responsabilità della sua azione non si vede quale vulnus potrebbe mai essere arrecato al ruolo degli altri, siano essi enti o cittadini, e in questo procedere bene farebbe la Regione a sentire quanti abbiano interesse in tale suo alto magistero politico e amministrativo, ascolti la Regione e poi decida, dica però cosa ha deciso e lasci che gli altri facciano la loro parte, che assumano le loro decisioni, le loro responsabilità, e perché no, i loro rischi, che esercitino, in estrema sintesi, la propria sovranità, ma la Regione, almeno a parer mio, non vuole far questo, non vuole fare e vigilare che gli altri facciano secondo la propria discrezione e sovranità. Vuole invece, evocando malaccortamente il principio di sussidiarietà, fare proprio quello che tale principio esclude, mettere in discussione al proprio livello anche le cose che dovrebbero essere affrontate e risolte da altri a livelli diversi. Se dunque alla Regione non competono compiti di maggiore rilevanza etica, si limiti la stessa ad operare al suo alto livello, e come avrebbe detto il poeta e commediografo francese Jacques Prèvert: "lasci gli altri sulla terra".

In realtà però la proposta di legge non mette in crisi sono errori ma anche gli obiettivi e gli strumenti infatti, a distanza di 60 anni dal primo dettato costituzionale la legge urbanistica ancora non chiarisce compiutamente che cosa da tale urbanistica ci si attenda, le variegature, le intersezioni, le contaminazioni con altre discipline, inducono veramente a pensare che le disposizioni del costituzionalista di un tempo ormai lontano, quello che forse poteva usare serenamente la parola urbanistica senza dover spiegare di che cosa si trattasse, siano da considerarsi superate, e con esse i ruoli e i compiti delle diverse parti dello Stato, allora più lineari, esplicite e distinte. In realtà infatti, nella proposta di legge non si parla di urbanistica ma di nuove norme per l'uso del territorio regionale praticamente un manuale per l'uso, francamente un po' poco dopo 60 anni di attesa per l'esercizio compiuto di un'autonomia.

La sconcertante verità è che questa legge continua a ripetere il carattere emergenziale di tutta l'attività normativa in materia, per l'urbanistica sarda il nemico è alle porte da sempre, e se non è nemico a obbligarci alla difesa è l'amato o odiato Stato, attraverso i fili del paesaggio e dell'ambiente. Il burattinaio chiama e il burattino risponde, anzi, burattino quella B maiuscola, ma chi vuol essere realmente il burattino? Io penso che a nessuno voglia essere affibbiato questo nomignolo, quantomeno al popolo sardo, neppure per interposta persona. E allora, si esca dall'equivoco, cari colleghi, di un continuo stato di necessità e si cominci a formulare una legge per il territorio nella quale non di norme per l'uso si tratti, ma di principi per l'autonomia e la sovranità della Sardegna e del suo popolo, riferita al territorio dell'isola e ai principi che ne regolano le chiavi di lettura, in modo colto e autonomo; sempre che non si speri che ancora una volta qualcun altro venga a dire ai sardi chi siano e cosa devono fare. Che i sardi debbano fare qualcosa per gli altri è certo, ma quella cosa deve nascere dalla capacità di offrire ciò che gli altri non hanno e non possono avere, senza che l'isola e la sua comunità provvedano per tutti.

Infine, un appunto, per così dire tecnico, il grande assente, il grande escluso da questa proposta di legge è il Piano e col Piano la nozione stessa di pianificazione, tutto quanto infatti può essere scambiato per tale, cioè per un documento formale di obiettivi e di strumenti, per un patto condiviso e concluso, viene posto in discussione nel momento stesso in cui sembrerebbe aver assunto la sua veste definitiva e formale. E' inutile addentrarsi in una materia complessa per natura e completamente, o quasi, in balia di malintese processualità, ivi comprese quelle di carattere giurisdizionale. Semplicemente, si ricordi che ogni obiettivo può essere perseguito se viene proposto come un traguardo da raggiungere e non come un orizzonte, quest'ultimo per definizione, è una linea immaginaria che non si raggiunge mai, un piano dev'essere un traguardo al quale può e deve seguirne un altro, un processo di pianificazione infinito è logorante, come il tentare di raggiungere l'orizzonte. Chiediamoci, cari colleghi, a chi serva, ma non pensiamo che serva ai sardi.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sanjust.

E' iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.

CORDA (P.D.). Grazie Presidente. Presidente, Assessori e colleghi consiglieri a questa maggioranza, a questo centrosinistra ritengo vada ascritto il merito di aver varato efficaci provvedimenti per l'indispensabile governo del territorio, quello della nostra isola, interessato soprattutto lungo le coste, ma non solo, da forti azioni speculative. Con la legge in discussione si completa un quadro normativo iniziato con la cosiddetta legge salvacoste, la numero 8 del 2004, seguita dal Piano paesaggistico e da provvedimenti successivi tesi a stabilire regole sì, regole si potrebbe dire a istruzioni per l'uso, per il buon uso del territorio, onorevole Sanjust. Queste sono semplici, incontrovertibili verità, quindi per quanto vi possiate affannare, colleghi del centrodestra, in azioni propagandistiche e denigratorie, vi risulta in salita, voglio dire, piuttosto difficile dimostrare il contrario. Il disinteresse dei cittadini verso le vostre proposte in materia è d'altronde dimostrato dalla scarsa partecipazione all'appuntamento referendario che avete caparbiamente voluto, al quale io penso debba essere annessa solo l'importanza che ha, senza gravarla di altre implicazioni di natura squisitamente politico-elettoralistica. Risulta oltre modo chiaro, dunque, che su questa materia voi avete torto ed è evidente che la maggior parte della gente non crede che voi davvero vogliate difendere gli interessi generali, ma piuttosto quelli particolari, non so fino a quale punto legittimi, certamente rilevanti. Come non riconoscere quindi l'indispensabilità delle misure adottate, considerato il regime di quasi totale anarchia, ricordato appena l'altra sera dall'onorevole Mattana, che ha caratterizzato per lungo tempo la materia urbanistica? Dopodiché, si può dire che le regole che sin qui si ci siamo dati siano tutte ineccepibili? Certo che no, ci sono sicuramente aspetti, diversi aspetti da rivedere, correttivi da apportare. Di fondamentale importanza è l'aspetto riguardante il rapporto tra i vari livelli istituzionali, interessati al governo del territorio: i soggetti della pianificazione. Ed è uno degli obiettivi importanti che con questa legge ci proponiamo e che la relazione dell'onorevole Pirisi, completa, puntuale sia sotto l'aspetto tecnico, si intravede anche l'impronta dell'architetto, sia sotto il profilo politico ha opportunamente evidenziato. Io credo che questo rappresenti un po' il tema principe sul quale deve essere incentrata la discussione, quando passeremo all'esame dell'articolato; è quasi banale infatti ricordare che le leggi, perché possano essere buone leggi e possano esplicare la loro piena efficacia, debbano scaturire dal confronto tra i soggetti a vario titolo interessati, confronto talvolta lungo, faticoso, ma naturalmente indispensabile. E' quindi necessario invertire una tendenza affermatasi e rafforzatasi nel corso della legislatura, caratterizzata da un forte accentramento di poteri in capo alla regione per riconoscere il giusto ruolo ai momenti istituzionali locali, i comuni per esempio. Ai quali, in generale, è opportuno trasferire competenze accompagnandole però con le necessarie risorse, perché siano messi nella condizione di adempiere, nel migliore dei modi, a questa importante funzione pianificatoria superando i lunghi ritardi sin qui accumulati, imputabili anche a questa causa. Una maggiore attenzione verso questi aspetti, alludo ad un maggiore coinvolgimento dei comuni, ci avrebbe evitato probabilmente di incorrere in quegli errori contenuti nel PPR ai quali oggi è doveroso porre rimedio; mi riferisco al fatto che con il PPR sono state assoggettate a vincolo aree che nulla ci azzeccano, direbbe qualcuno, con l'esigenza di salvaguardia. Nello specifico voglio così, per citare solo qualche esempio, nel Comune di Olbia riferirmi ai centri abitati di Berchiddeddu, Sa Castanza, Trainu Moltu, Sos Coddos, Mamusi eccetera e pur trovandosi in un'area compresa tra i 20 e i 30 chilometri dal mare, senza che vi fosse nessuna peculiare e significativa ragione di tutela, sono state incluse nell'ambito costiero, solo perché facenti parte del Comune di Olbia col quale non vi è neppure continuità territoriale. Altrettanto si può dire dei centri abitati di Azzanì, Montelittu, La Sarra, Enas considerabili a tutti gli effetti zone interne, distanti anche oltre 20, 25 e 30 chilometri dal mare, anche qui senza ragione alcuna se non quella di far parte del Comune di Loiri Porto San Paolo. Di cui peraltro solo una piccola porzione di territorio si affaccia sul mare. Esempi di questo genere se ne possono fare diversi, ma tanto basta per dimostrare sia che alcune cose vanno corrette, sia che il ruolo dei comuni, in quanto istituzioni più vicine alle esigenze e all'interesse della gente, non può essere mortificato.

Ora, mentre rilevo l'importanza delle modifiche al PPR da apportare, sono anche consapevole della impossibilità che ciò avvenga in questa fase, con la legge in discussione, propongo pertanto però che questo Consiglio, almeno la sua maggioranza, assuma l'impegno per un'azione correttiva dopo l'approvazione della presente legge.

Tornando al testo di legge in discussione va detto che l'iter seguito nei lavori della Commissione è stato lungo e complesso, caratterizzato da molte audizioni, con l'ANCI, le autonomie locali e diversi soggetti a vario titolo interessati, le cui osservazioni sono state in buona parte accolte. Pertanto, affermare. come ha fatto qualche collega dall'opposizione, che si è proceduto con troppa fretta e superficialità è un'accusa ingiusta, scorretta e mal tarata nei confronti dei componenti della Commissione stessa e dell'onorevole Pinna che la presiede con riconosciuta sensibilità, competenza e correttezza. Peraltro, come dichiarato dall'onorevole Pirisi e io sono molto d'accordo con lui, si tratta di un testo aperto alle osservazioni ed ai contributi migliorativi, che dal dibattito sicuramente scaturiranno.

Un aspetto su cui vorrei richiamare l'attenzione è quello relativo all'approvazione dei Piani attuativi da parte del Consiglio comunale di cui all'articolo 14 al comma 2. A mio avviso, i piani attuativi di iniziativa sia pubblica che privata, che non comportino varianti al PUC, non dovrebbero necessitare dell'approvazione del Consiglio comunale, in quanto si tratta di strumenti che si si limitano a recepire e precisare elementi di pianificazione e documenti contrattuali già approvati in sede di PUC. Un altro aspetto è quello riguardante la proroga prevista entro il termine di validità di 10 anni per i piani attuativi, nel testo, ancora all'articolo 14 al comma 6, si dice che la proroga può essere prevista una sola volta per un periodo non superiore a tre anni a condizione che sia stata realizzata il 70 percento delle opere di urbanizzazione previste. Ritengo, invece, che la proroga debba essere calibrata in rapporto alla complessità del piano attuativo, perché una cosa è un piano attuativo in zona di nuova espansione avvenente superficie limitata ed unica proprietà, altra cosa è se inserito in un contesto sottoposto alla giurisdizione di diversi enti e amministrazioni con una grande estensione e con diverse proprietà; in questi casi è chiaro che le tempistiche di attuazione non possono che essere notevolmente differenti.

Un altro punto è quello riguardante il rilascio delle concessioni edilizie soltanto dopo la realizzazione del 70 percento delle opere di urbanizzazione primaria di cui all'articolo 14 comma 9, questo obbligo risulterebbe inconciliabile a mio avviso con i contenuti della convenzione e ingiustamente penalizzante, soprattutto per i piccoli proprietari, in comuni con un ridotto mercato immobiliare. Sarebbe invece opportuno consentire il rilascio della concessione edilizia fino ad una certa percentuale della volumetria totale consentita ad esempio il 20 percento all'avvio dei lavori di urbanizzazione lasciando al regolamento edilizio di ciascun comune la regolamentazione delle cadenze successive in rapporto all'avanzamento delle urbanizzazioni in esecuzione.

Insomma sono solo alcune osservazioni altre seguiranno nel corso dell'esame degli articoli con le quali penso di dare il mio modesto contributo alla definizione di un testo di legge che è di fondamentale importanza, la cui efficacia dipenderà molto anche dalla capacità di introdurre misure volte allo snellimento e alla semplificazione degli atti e delle procedure. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Sì grazie, Presidente. Io intervengo su una materia che non mi è molto congeniale, però insomma chi vuole fare battaglie e interessarsi della politica di questa Regione, ovviamente, si deve impegnare molto e si deve impegnare talmente tanto che è costretto ad ascoltare anche colleghi, che alcune volte si ascoltano volentieri, altre volte meno volentieri, altre volte si colgono spunti interessanti, altre volte invece lasciano stupiti. Certe volte però nell'ascoltare anche quei colleghi che apparentemente sembrano i più sprovveduti poi si colgono invece delle notizie interessanti, volevo suggerire all'onorevole Corda, che ha dimenticato due località importanti di quel territorio: Sant'Elia e Su Runcos, insomma non bisogna dimenticarsi di quelle località, lei le conosce bene c'è quasi nato, quindi non bisogna trascurare nulla. Quindi se non si menzionano è meglio, perché quelle cose che lei ha detto su quel territorio sono abbastanza diffuse in tutto il territorio regionale, ma non è su questo che io me vorrei soffermare relativamente all'intervento dell'onorevole Corda, perché l'onorevole Corda, spero nella sua ingenuità, ci ha detto una cosa molto importante, guarda caso non ci avevo pensato e non ne avrei parlato se non ne avesse parlato lei, onorevole Corda. L'onorevole Corda ha detto testualmente, facendo riferimento a quei famosi territori, che la Giunta e la maggioranza non doveva dimenticarsi di quello stato e su quella situazione che esiste su quei territori distanti 25-30 chilometri dalla zona costiera, perché c'è il modo per sistemare la faccenda, non ha usato questo termine, lo uso io, ma ha fatto capire al Consiglio che una volta approvata questa legge c'è la possibilità di modificare, che cosa? Di modificare il piano paesaggistico; onorevole Corda lei sta dando mandato in bianco alla Giunta regionale per commettere per la seconda volta un abuso, quantomeno politico, nel senso che questo Consiglio regionale a suo tempo è stato spogliato della costruzione del piano paesaggistico regionale e oggi noi con una legge sovraordinata, perché questa diventerebbe legge sovraordinata, autorizziamo la Giunta a continuare in una operazione che noi non condividiamo quanto meno io non la condivido e su questo non è che mi si può cambiare la testa, lei non può fare inviti come li ha fatti l'onorevole Pirisi nella relazione dicendoci che è una legge aperta. Questa per quanto ci riguarda è una legge chiusa perché ci sono dei principi sui quali noi non possiamo derogare, non è assolutamente possibile questo è un fatto di una gravità inaudita.

Ora io non userò nei confronti dell'assessore Sanna Gian Valerio, che conosco bene come nessun altro Assessore, quantomeno perché mi ha preceduto da Presidente della Provincia quindi ne conosco il valore e ne conosco anche la grande capacità se siete seduti in questi banchi e se avete vinto le elezioni regionali è grazie certamente al candidato che avete trovato, ma vi assicuro che chi ha demolito sistematicamente il centrodestra nella precedente legislatura è stato l'onorevole Sanna, l'onorevole oggi Assessore, per cui lo conosco troppo bene. Non me la sento di prendermela con lui ripensando a ciò che è successo l'altra mattina in quest'Aula cioè quando noi abbiamo discusso una mozione di censura nei confronti di uno degli Assessori della Giunta regionale: l'assessore Foddis inviso alla totalità della gente di Sardegna è stato sottoposto ad una censura. Il presidente Soru si è presentato qui con tutta la Giunta, è bene ha fatto farlo, voglio dire, non è che io mi lamenti del fatto che è venuto qui con la Giunta ci mancherebbe altro, ha fatto veramente un atto politico di grandissima rilevanza, però ha detto nel suo intervento che la responsabilità di tutte le lamentale e delle eventuali incompiute in agricoltura che ci stiamo trascinando, erano da imputare non all'assessore Foddis, bensì ad un'azione assolutamente condivisa della Giunta regionale. Aggiungo io, che una Giunta non condivide nulla se non c'è un qualcuno che gli fa una strada maestra, che gli indica una strada. Io credo che a indicare la strada debba essere Presidente della Regione, il Presidente della Regione traccia una strada che noi non condividiamo e la Giunta regionale agisce, ovviamente supportata da consulenti, da esperti, da strutture, certamente, tutto legittimo. Quindi io non potrò usare nei confronti dell'assessore Sanna quei toni che ho usato nei confronti dell'assessore Foddis, perché ormai conosco come funziona la materia, non conosco bene la materia urbanistica come conosco la materia agricola, però in giro vado anch'io, e tutti quanti siamo impegnati nella ricerca del consenso e non per il referendum, onorevole Corda che avete buttato di nuovo qua in mezzo, non ha senso stiamo parlando di una legge che è frutto del Consiglio regionale almeno per una parte e che rappresenta secondo me per quanto riguarda l'onorevole Pirisi, beh insomma, onorevole Pirisi, lei sa quanto la considero un amico, però vede fare considerazioni politiche in relazione è quanto meno sconveniente, quantomeno sconveniente. Lei che ha sempre criticato chi, come il Presidente Soru, continua ancora a rinfacciare al centrodestra come era la situazione allora, senza preoccuparsi di come sarà la situazione nel futuro, dice lei: "Spicca in tale vicenda la totale mancanza di partecipazione degli ordini professionali, che puntualmente contattati si sono trincerati dietro il paravento delle ristrettezze e dei termini, eccetera". Secondo me non le competeva fare quest'osservazione in relazione, onorevole Pirisi, competeva a lei, e probabilmente non competeva a nessuno di noi. Peraltro, poi, a noi ci sono arrivate delle comunicazioni, saranno arrivate certamente anche a lei delle comunicazioni da parte degli ordini professionali, che non dicono esattamente la stessa cosa che dice lei, anzi dicono di più. Preso atto di quanto riportato nella relazione di maggioranza presentata dall'onorevole Pirisi in data 1 agosto 2008, nella quale si evidenzia in modo inopportuno - guardi sono i laureati in pietre, veramente hanno usato un termine carino, nel senso che avrebbero potuto usare termini più pesanti -, hanno detto in modo inopportuno: "La mancata partecipazione degli ordini professionali alla discussione", e poi vanno avanti, e le dicono che non sono mai stati convocati da nessuno, che non hanno mai avuto notizia che fosse in discussione una legge di tal genere, e che non ne avevano mai avuto una copia, e quindi si lamentano. Poi le lamentele le avete lette tutti, spero le abbia lette anche l'Assessore, spero che si tenga conto di ciò che è contenuto in questo documento, parliamo del piano di assetto idrogeologico, non è che stiamo parlando di cosettine da nulla. Ripeto, io non sono un tecnico, quindi ne capisco poco e niente di queste cosette, però certamente quando le leggo, in qualche maniera, mi danno da pensare. Ma cosa mi dà da pensare oltre a questo? Mi dà da pensare che l'onorevole Pirisi forse ha invertito nello stendere la relazione il ruolo del Comune e il ruolo della Regione, perché pari pari come lo leggiamo il Comune viene individuato come il soggetto titolare della competenza a dettare le norme di governo del proprio territorio. Solo lei lo ha detto, tutti gli interventi che qua ci sono stati hanno criticato questo mancato rapporto e questo spogliare le amministrazioni comunali da quello che dovrebbe essere un ruolo molto più importante. Non lo dico solo io, lo dice l'ANCI, lo dice il Consiglio delle autonomie, lo dicono le amministrazioni. Non gli stiamo dando dello spazio, o perlomeno non hanno quello spazio che dovrebbero avere. La Regione, viceversa, deve dettare le regole generali del governo del territorio che consentano a province e comuni di esplicare in un quadro armonico l'attività pianificatoria. E' solo questo il ruolo che ha la Regione in questa legge? Io invito i colleghi a leggere questo voluminoso articolato, e capire se il ruolo della Regione Sardegna si limita a questo. Non si limita a questo, perché per esempio, e non è una critica assessore Sanna, può darsi che mi sia sfuggito, esistono ancora gli accordi di programma tra privati, coi privati? Mi pare di no. Possibile che gli accordi di programma con i privati debbano essere aboliti? E se debbono essere aboliti qualcuno ci dovrebbe dire non sono necessari, non sono importanti, anzi, possono creare quei famosi interessi particolari di cui ha parlato il collega Corda. Collega Corda, gli interessi generali non sono tutti da quella parte, e tutti i particolari da questa parte. Io mi farei un bell'esame di coscienza da quella parte, se parliamo di interessi personali e non generali, e non parlo solo di questa materia, parlo di tutto, parlo della sanità, parlo dei servizi sociali. Quando ci arriveremo in finanziaria forse ne sentiremo delle belle, di chi utilizza veramente la Regione Sardegna non per interessi generali ma per interessi particolari. Può darsi che ce ne siano sparsi in tutti i livelli, che ce ne siano sparsi in tutti i partiti, non lo so, ma pensare di poter additare solo a noi gli interessi particolari, e non a voi, questo mi sembra quantomeno ingeneroso, perché di interessi particolari ce ne sono tantissimi diffusi, e ne abbiamo notizia tutti i giorni. Perché ritornando al merito di questa legge e alle considerazioni che ha fatto lei noi non possiamo essere d'accordo, perché a monte non siamo d'accordo? Vede, io oggi ho fatto un comunicato stampa nel quale mi pronunciavo su una sentenza, l'ennesima sentenza del TAR, che ancora una volta penalizza la Regione Sardegna, ma in questo caso la Giunta regionale, per il famoso provvedimento dell'Isola. Non è la prima volta, è la seconda volta, e quindi ancora una volta il TAR si è pronunciato. Nello stendere questo breve comunicato, provocatoriamente mi sono posto il problema se non fosse il caso che il Presidente della Regione chiedesse al Governo nazionale l'istituzione di una terza sezione del TAR in Sardegna, perché vi assicuro che non è più possibile. Io credo che il contenzioso dei sardi nei confronti della Regione Sardegna, e non solo dei sardi, abbia raggiunto un livello di guardia, che sta penalizzando, ovviamente, i rapporti dei cittadini contro la pubblica amministrazione per il tramite del TAR, perché tutto è concentrato nella straordinaria mole di lavoro che il TAR oggi sta affrontando, guarda caso, nei confronti dei ricorsi nei confronti della Regione Sardegna. Può durare in eterno un fatto di questo genere? E la maggior parte, anzi, non la maggior parte, moltissimi di questi ricorsi fanno capo proprio a quel Piano paesaggistico regionale, onorevole Corda, che lei vorrebbe modificare con questa legge. Colleghi, dovete sapere tutti che, una volta che questa legge è approvata, la Giunta regionale, così come ha fatto peraltro già a suo tempo, continuerà a modificare il Piano paesaggistico regionale, ma senza che questa Assemblea possa metterci il naso. Ma allora a cosa serve fare una legge che poi da lo strumento in mano al Presidente della Regione e alla sua Giunta per modificare il Piano paesaggistico regionale? Perché questo avviene, e non è che l'ha detto solo l'onorevole Corda, lo ha scritto anche l'onorevole Pirisi nella sua relazione, è ancora più grave. Io ero convinto, onorevole Pirisi, che lei non fosse d'accordo su questa impostazione, e mi era sembrato di capire così in tutti questi anni successivi al Piano paesaggistico regionale. Voglio dire, cambiamo tutti, poi in politica è abbastanza facile cambiare, è anche semplice cambiare, qualche volta è inopportuno cambiare, e qui, purtroppo, le inopportunità sono all'ordine del giorno. Allora, io mi limiterò, assessore Sanna, una domanda gliel'ho già fatta, questa questione degli accordi di programma, che credo sia una cosa sulla quale bisognerà discutere. Un'altra questione che mi sta a cuore, sta a cuore a chi si interessa di urbanistica, la variante ai piani attuativi. Sono previste tutta una serie di prescrizioni, e da più parti mi si dice: "Andare contro le norme generali". Mi limito a dire questo, perché poi quando affronteremo più puntualmente nel merito la legge ci ritorneremo. Si dice che c'è stata una grande semplificazione, e allora mi chiedo semplificazione per? Per esempio, il Piano urbanistico comunale non avrà più due passaggi, ma ne avrà tre. E' una semplificazione questa? Può darsi che sia una semplificazione, io non la vedo una semplificazione. I tempi e le procedure per le verifiche di coerenza, anche questo, è semplificazione? Io credo che non si tratti di semplificazione. Voglio dire, una legge che arriva con grandissimo ritardo - non lo debbo ripetere io perché l'hanno detto i colleghi abbondantemente, soprattutto l'onorevole Mario Floris -, ma una legge che deve dare risposte ai quesiti non che abbiamo formulato noi, ma a tutte le considerazioni che avete fatto voi, mi dispiace che non sia presente l'onorevole Cugini, ma l'altro giorno l'onorevole Cugini ha parlato, e me lo sono appuntato, di attenzione democratica, una cosa che mi fa accapponare quasi la pelle, riferito agli insediamenti urbani nelle campagne. Attenzione democratica. Ma ci vuole veramente attenzione democratica per parlare di edificabilità più o meno all'interno delle zone agricole, e quindi delle campagne? Io ho capito benissimo che cosa voleva dire l'onorevole Cugini, posso anche condividerlo, anzi lo condivido, perché è una delle grandi lamentele che ha scatenato il Piano paesaggistico, la legge numero 8 prima, e che scatenerà questa legge, probabilmente, a meno che questa non sia il grimaldello per modificare il Piano paesaggistico, allora potete cambiare tutto quanto a otto mesi dalle elezioni, avete in mano la possibilità di adeguare, volta per volta, a seconda delle necessità del territorio, degli amministratori, dei privati, dei pubblici e di quant'altro con questa legge; sulla pelle di questo Consiglio regionale? Non sia mai! Ve la approverete voi questa legge, perché io sinceramente non voglio partecipare se non per sollevare i problemi; il ruolo dell'opposizione è quello di controllare, benissimo! Noi controlliamo, verifichiamo, denunciamo, in termini politici, intendo. Poi ci sono tutta una serie di cose che dovranno essere sollevate. Ma uno che mi sovviene veramente in questa questione del 70 per cento delle opere per le lottizzazioni, ma si può pensare che se non hanno fatto il 70 per cento delle opere infrastrutturali, io non vi do le concessioni edilizie? Insomma, voglio dire, mi dai dieci anni di tempo, cinque più cinque, dopodiché mi dici che se non hai fatto il 70 per cento delle opere infrastrutturali, io non ti do le concessioni edilizie; ma può essere possibile un fatto di questo genere? Chi riesce a fare questo?... onorevole Pirisi, ho capito benissimo! Quali lottizzazioni passano? quelle degli speculatori possono passare, possono passare quelli che non hanno difficoltà a fare il 100 per cento delle opere di lottizzazione, ma il povero Cristo che, guarda caso, il padre gli ha lasciato 3 ettari di terreno alle porte di una città, e che rientrano in quel famoso perimetro ove sarebbe possibile, cosa fa questo, si deve vendere ciò che non ha, o deve finire nelle mani degli speculatori perché il 70 per cento se lo deve fare lui coi soldi suoi? Non lo so io. Io, assessore Sanna, so benissimo che questa è la legge che dovrebbe levarvi le castagne dal fuoco; non potete più fare affidamento sulla finanziaria, perché scoperta una volta la questione dei 500 milioni di euro, la seconda volta non si può fare, non si può fare! Quindi sarà una finanziaria difficilissima, per voi e per i sardi, e per tutti quanti noi che saremo inchiodati qua chissà quanti mesi per discutere quella manovra. L'unica speranza che avete è questa legge che, come ho detto, diventa il grimaldello per entrare nelle case dei sardi, diventa il passepartout per aprire anche quelle porte che vi sono state chiuse in faccia e che voi state ripetutamente bussando, lo che state facendo in campagna elettorale, non ne fate mistero, state promettendo mari e monti, non gli Assessori, devo dire la verità, i consiglieri, e questo preoccupa ancora di più, state facendo delle promesse che non potrete mai mantenere. State attenti, perché i sardi la pazienza l'hanno già persa e io credo che il conto lo dovete ancora pagare. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Diana. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Per chiedere la verifica del numero legale.

(Appoggia la richiesta il consigliere Capelli)

Terza verifica del numero legale

PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.

(Segue la verifica)

Risultato della verifica

(Risultano presenti i consiglieri: AGUS - AMADU - ARTIZZU - ATZERI - BIANCU - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - DAVOLI - DIANA - ESPA - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - LA SPISA - LAI Renato - LAI Silvio - LANZI - LICHERI - MASIA - MATTANA - MELONI - MILIA - ORRÙ - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SERRA - SPISSU - TOCCO - UGGIAS.)

PRESIDENTE. Sono presenti 44 consiglieri, siamo in numero legale.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Silvio Lai. Ne ha facoltà.

LAI SILVIO (P.D.). Grazie Presidente. Io parto soltanto dall'ultimo intervento, quello del collega Diana, che è persona molto attenta politicamente e competente, in parte, anche sulle questioni che oggi stiamo trattando, ed è evidente che il collega Diana, però, pone delle questioni che il collega Pirisi ha cercato nella sua relazione di spiegare, a cui dare un taglio preciso, adeguato, non presenta ovviamente, perché erano le ragioni politiche nella relazione tecnica che accompagna la legge, e per i quali ha sostanzialmente detto: questa è una legge che è molto cambiata tra ciò che era in Commissione e ciò che è arrivato in Consiglio, il Consiglio ha ampi spazi per affrontare in maniera positiva alcuni nodi che permangono, fermi restando i principi, e ha aggiunto anche un altro elemento, collega Diana, ha detto che su questa legge abbiamo un pochino tutti il dovere, se abbiamo a cuore, come ha detto per esempio l'onorevole Floris, che si è lamentato del fatto che tutte le leggi urbanistiche precedenti siano state votate all'unanimità, di andare oltre la propaganda, cioè di usare l'occasione di questa legge per parlare di altro, per parlare o del PPR, oppure del referendum oppure della Giunta regionale, o di un bilancio di questi quattro anni di governo. Io penso che noi abbiamo un dovere, che è quello di cercare di andare oltre la propaganda e di provare a capire se per il bene di una legge che normalmente dura vent'anni, come quella urbanistica, non ci siano le condizioni perché, condivisi i principi, gli strumenti che possono essere migliorati e che non è vero sono così aggrediti, oggi, da enti locali e Conferenza delle autonomie locali, che hanno dato un giudizio ben diverso tra la legge iniziale e questa legge, sono ulteriormente migliorabili nei meccanismi di garanzia, di partecipazione e di democrazia, considerando che c'è un giudizio di urgenza di una legge moderna sull'urbanistica in Sardegna, che quindi non è minimamente finalizzata a proteggere il PPR, ma, al contrario, a modernizzare gli strumenti e il governo urbanistico e paesaggistico in questa Regione, e che esiste la necessità di rafforzarne gli strumenti di compartecipazione, di condivisione da parte delle istituzioni e dei cittadini. Allora, per andare fuori dalla propaganda non è possibile attribuire, anche perché i risultati e i dati sono assolutamente contrari a questa legge, la colpa, o comunque un concorso di colpa dei temi della disoccupazione, della povertà in aumento, perché lascia obbiettivamente basiti tentare di dare questo tipo di responsabilità a questa legge, così come non possiamo cadere, perché tra di noi dobbiamo essere sinceri, nel lasciare andare in qualche modo o attribuire una visione generale a quelli che sono invece pareri di parte, con interessi ben precisi e costituiti come quelli degli industriali, che hanno detto delle cose precise, ma le hanno dette nel giusto perseguimento di diritti legittimi e di interessi legittimi, ma che sono di parte. Allora, questa è una legge che non ha l'ambizione di essere una legge che risolve tutti quanti i problemi della Regione, è una legge che ha i confini delle risposte che l'urbanistica e nell'urbanistica devono essere dati, quindi una legge che vuole cogliere i quattro principi fondamentali che sono presenti nell'articolo 1 dei principi, che vuole in qualche modo dare una risposta all'innovazione introdotta col Codice Urbani sulla gestione del paesaggio, con una crescente responsabilità delle Regioni che prima non avevano, vuole dare risposte anche alla crescente responsabilità dei cittadini rispetto a quelli che oggi sono temi che raccolgono in qualche modo interessi, ma che spesso sono anche oggetto di contrapposizione con le amministrazioni, oppure di occlusione di diritti rispetto ai cittadini. E' una legge che, ovviamente, nel percorso ideale di questa legislatura completa il percorso avviato dalla legge numero 8, della quale noi non rinunciamo a far valere tutto ciò che di positivo quella legge aveva in termini di protezione del futuro, di protezione del futuro, cioè di non usare ciò che è il futuro e quindi non è nostro, ma che dobbiamo lasciare intatto per i nostri figli, quello è il principio che ha costruito il Piano paesaggistico e la legge che ha consentito il Piano paesaggistico. E il ritardo c'è, però si mantiene un preciso impegno per una legge, e qui sono d'accordo con La Spisa, che è una legge di riforma, ma non di riforma che deve cambiare tutto quanto il mondo, una legge di riforma, onesta, non particolarmente, come dire, capace di cogliere qualunque innovazione venga proposta, ma in ogni caso una legge onesta, corretta che fa fare un passo in avanti su tantissimi temi e sui principi che sono presenti nella legge. Allora, la legge è perfettibile, però sia chiaro, insomma, siccome in questi giorni sta passando l'idea che possa essere una legge che non va avanti, questa legge va avanti perché questa legge è molto meglio della legge attuale ed è molto meglio di nessuna legge. Quindi nessun dubbio su questo, noi vogliamo migliorarla se ci sono delle condizioni per migliorarla, ma non basti l'idea che si possa avere su questa legge un atteggiamento diverso da quello della responsabilità e della coscienza che si tratta di una legge, la migliore possibile è quella alla quale hanno lavorato molti colleghi con grande impegno e con grande passione. Allora, una battuta sul referendum: "Io penso che era ragionevole e razionale attendere il suo esito, quest'Aula ha rispettato l'impegno di ascoltare l'elettorato, era bene farlo, è sbagliato sommare astensione e giudizio contrario alla proposta referendaria, però è altrettanto sbagliato pensare di attribuire al presunto silenzio della Giunta o di chi altri un risultato che evidentemente inaspettato resta." Allora, dobbiamo fare attenzione a non scambiare in qualche modo gli interessi come ho detto prima specifici di qualcuno, anche legittimi, con quello che è il valore che invece la popolazione dà a leggi, a interessi e a valori che sono più ampi di quelli personali e individuali. Perché su questo c'è e dobbiamo coglierla, non nella disattenzione al referendum, quanto anche in una scelta di non partecipare a un voto di cui non si capiva il perché e di cui si andava in qualche modo a dare un voto politico, un giudizio politico sulla distruzione di un bene che invece era stato preservato.

Ecco, su questo c'è un'evoluzione anche culturale che noi dobbiamo prendere in considerazione, che noi tutti quanti dobbiamo tenere in considerazione. E' un passo in avanti e non è con quel dato altro che registrabile, che non è disponibile nei sardi un passo indietro rispetto al valore generale, al di là di quelli che sono interessi specifici, legittimi, ma che non fanno parte in qualche modo di un percepito generale come interesse generale. Allora, teniamo e torniamo in qualche modo al dato fondante, ci sono tre critiche fondamentali sul tema della legge salva coste e sul PPR che voi fate e che sono state trasformate in propaganda, tre critiche che hanno fondi, diciamo, ed elementi sui quali ragionare, ma anche molto costrutto propagandistico.

Il primo è il tema della decisione di un uomo solo che comanda ripreso anche adesso dal collega Diana, il secondo è il tema del blocco presunto dell'economia e del turismo, il terzo è il tema della limitazione delle funzioni dell'autonomia dei comuni rispetto alle regioni. Allora, sul primo tema io la metto su questo piano abbastanza banale, noi tutti ci stiamo confrontando, mi spiace che non ci sia il collega Floris, col tema dell'elezione diretta del Presidente, e il tema della competizione tra efficienza e democrazia, come qualcuno lo ha provato a sintetizzare, io penso che non siano due cose in competizione, che la democrazia ha la capacità di accogliere in sé anche una possibilità di essere nell'insieme efficiente purché condivisa nelle ragioni e nelle modalità con le quali porta avanti le questioni, come in molte altre leggi recenti e quando la Giunta si presenta con l'approccio politico corretto come è stato anche in questo caso, l'esito finale di una legge presentata in Commissione è che la legge che esce da quella Commissione in Consiglio rispetta gli indirizzi comuni, ma viene fuori arricchita e più attenta alle ragioni di tutti. E questa è la dimostrazione che questo potere legislativo non soltanto in questi anni ha migliorato la sua capacità di confrontarsi con un esecutivo e con un Presidente eletto direttamente, ma ha trovato anche le ragioni per distinguere i percorsi, le funzioni e le responsabilità, altrimenti non sarebbe così per una legge importante e determinante come questa. E non è legata al particolare momento politico perché tutti noi abbiamo coscienza e responsabilità di ciò che facciamo e sappiamo che quando una legge è importante, è importante, quando una legge è meno importante, è meno importante e come tale viene trattata. E la legge esitata dalla Commissione è molto diversa, è molto diversa, è molto più attenta, molto più attenta anche alle ragioni del dibattito politico generale. Sul secondo punto che viene contestato, il tema del blocco dell'economia, guardate, io penso che dobbiamo aggiungere i dati sul turismo che sono evidenti, anche i dati sui cantieri e sull'edilizia che dicono diversamente perché in questi tre anni al contrario di quello che viene rappresentato, sia INPS ed INAIL che sono quelli che registrano l'occupazione nei settori, registrano un 18 per cento in più di occupazione nel settore dell'edilizia che ha sicuramente almeno due elementi, uno è che sia stato fatto un lavoro enorme dal governo Prodi precedente sull'emersione del lavoro nero che è anche oggi oggetto però di devastazione dagli attuali provvedimenti del governo Berlusconi che ha eliminato la possibilità di controllare in sito nei cantieri, ad esempio, la documentazione rispetto all'assunzione che ha allungato i termini di denuncia delle nuove assunzioni, che ha riportato quindi tutti i temi legati alle morti bianche che stranamente avvenivano tutte o quasi tutte il primo giorno di assunzione. Ma se questo è legato al tema dell'emersione del lavoro nero, sicuramente non si è avuto un abbattimento, o diciamo che c'è un aumento e noi invece lo vogliamo attribuire all'emersione del lavoro nero, in ogni caso se anche togliamo quest'emersione, di certo, non c'è stato un abbattimento del lavoro nei cantieri. E questo lo dicono numerosi altri dati, c'è stata sicuramente una contrazione di alcune iniziative, ma soprattutto legate alla distinzione e differenza tra comuni governati in un certo modo e comuni governati in un altro, perché i blocchi ci sono stati in alcuni posti, ma sono assolutamente blocchi che hanno anche nome e cognome e parti. Però io su questo voglio dire ancora una cosa in più, il tema è, questi dati se non sono quelli del turismo e sono quelli di ricostruzione, l'edilizia, il tema è: "Ma la costruzione è sviluppo davvero? Perché se io guardo a Regioni meridionali, dalla Calabria, alla Basilicata, alla Campania, alla Puglia, dove le cubature sui territori costieri sono cinque volte quelle in Sardegna, se non dieci in alcuni casi, quelle sono per caso Regioni dove lo sviluppo, dove il reddito, dove la ricchezza individuale è superiore alla Sardegna? Mi pare proprio di no. Quindi l'idea che ci sia in qualche modo una connessione tra edilizia e sviluppo è assolutamente falsa, assolutamente priva di fondamento, assolutamente inadeguata. Sta emergendo invece diffusamente il limite di una cultura espansiva sull'edilizia, limite di una cultura espansiva sull'uso del territorio, sta emergendo il riuso dei beni immobili del territorio, sta emergendo il tema dell'occupazione eccessiva del terreno produttivo e della carenza di cibo che arriva dall'occupazione eccessiva di terreno produttivo, ciò che in Sardegna ancora non c'è, abbiamo terreni incolti. Ma questo è un problema generale del Paese, è un problema del Mediterraneo, è un problema più ampio col quale faremo i conti nei prossimi dieci anni e vent'anni, non domani. Allora, la legge urbanistica non deve affrontare i temi del PPR, ma il PPR ha affrontato questi temi e non sono vere le questioni che sono state poste per le quali con questa legge si dovrebbe quindi modificare il PPR e per il quale il PPR sarebbe per noi una cosa da modificare. Infine il tema della limitazione delle funzioni dei comuni. Al di là delle ragioni legate allo shock iniziale, al diverso comportamento dei comuni in ragione del contesto politico di cui parlavo prima, la verità è che noi stiamo facendo i conti con le novità introdotte dal Titolo V che però non vanno considerate isolatamente, ma connesse radicalmente anche al decreto Urbani che introduce quelle innovazioni sul paesaggio di cui parlavo prima, allora, la nostra legge urbanistica che con questa legge si supera, aveva già uno stadio avanzato di sussidiarietà nei ruoli e nelle funzioni dei comuni, la verità è che oggi si sono introdotti degli elementi che hanno una grande attenzione nuova all'impatto del sovracomunale. Oggi un terreno dove si piazzano delle pale eoliche non è soltanto un bene di quel terreno ma è un bene paesaggistico anche del comune confinante. Oggi un terreno industriale che confina con un altro comune è un bene anche paesaggistico, anche economico, anche di ricchezza generale, culturale di quel mondo, di quel comune, che va oltre il comune dove risiede quella sede là, allora siamo oltre, siamo su beni di interesse economico e strategico che sono evidentemente …, e sui quali interviene una nuova legislazione, una nuova modalità e una nuova impostazione costituzionale, con la quale questa legge fa i conti. Quindi c'è una parte dei poteri dei comuni che diventano, in qualche modo, concedibile ad un confronto con il resto delle amministrazioni. E qui ci stanno delle scelte da fare. Scelte che riguardano quali sono gli equilibri tra i diversi livelli, e delle scelte che riguardano il mantenimento di funzioni che i Comuni, nel tempo, comunque hanno avuto, consolidato, e sanno portare avanti, e di interessi che sono comunali, ma che oggi si devono confrontare anche con cointeressi che non sono solo comunali. E c'è anche il meccanismo demografico che ci impone delle scelte crescenti di guardare anche oltre le responsabilità e le scelte, che oggi vedono i comuni isolati e domani, forse, devono vederli insieme. Perché forse nei comuni piccoli, i PUC comunali hanno meno senso di quanto noi pensiamo, in termini di reale possibilità di sviluppo strategico. Solo che non abbiamo forse ancora la maturità e il coraggio di affrontare questo tema. Eppure la legge non toglie niente sotto questo aspetto. E io penso, anzi, che la legge abbia ottenuto un passo in avanti, insieme alla "8", sotto il profilo dell'accelerazione, della produzione e dell'approvazione dei PUC, con un limite: che forse traspare, non voluta - io spero non voluta, e su questo dobbiamo lavorare insieme al Relatore -, una fiducia non eccessiva tra Comune e Regione, che dobbiamo in qualche modo riaffinare e ridefinire. Ma non perché è stata tolta rispetto al passato, ma perché si sono aggiunte competenze nuove su altri livelli, che prima non cerano. Allora, cosa fare di più? Allora, se c'è un punto che va cambiato, e l'ha detto bene il Relatore, è che su tutto ciò che riguarda la regolamentazione dei meccanismi di pianificazione bisogna essere più precisi e, nello stesso tempo, più netti. E se ci sono dei compiti che vanno definiti meglio, a livello provinciale, a livello regionale, che non mettano in discussione e non rendano dubbia la funzione netta del Comune sulla pianificazione per ciò che riguarda gli elementi comunali, questi vanno chiariti. Non devono esserci zone d'ombra. Deve consentire alla norma di avere chiarezza sui confini delle responsabilità e delle funzioni in ogni livello. Io penso che sia chiara, ma se c'è bisogno di chiarirla di più, fermi restando i principi presenti nell'articolo 1, e nel caso della pianificazione all'articolo 3, niente vieta di migliorarli, come così come il Relatore ha detto. Poniamoci nelle condizioni, anche con questa legge, perché se vogliamo ci sono gli spazi, di fare anche scelte politiche, oltre che regolatorie. Ne ha accennato una, l'altro giorno, il collega Cugini. Ci sono strade per privilegiare zone che sono, in qualche modo, alternative alle scelte di stare negli agri, di stare nelle campagne, nei territori, purché ci siano in quell'ambito delle possibilità di flessibilità di norme, che consentono di rendere civili abitazioni, che erano civili vent'anni fa, e che oggi non sono più civili. Penso che siano, in qualche modo, risposte che consentono, non di privilegiare una parte o l'altra ma, al contrario, di dare un'attenzione anche strategica, oltre che regolatoria. Così come non pensiamo che ci sia, e non deve esserci una chiusura, l'ha accennato il Relatore, sui temi che riguardano i dubbi sulle funzioni dell'agro. Io sono per far prevalere nell'agro una funzione produttiva, ma è vero anche che ci sono aree, territori e luoghi dove, su questo tema, bisogna fare un ragionamento in più, perché ci sono condizioni che lo permettono e condizioni che lo richiedono addirittura. Non lo permettono, ma almeno lo richiedono! Così come sul tema degli accordi, ha ragione Diana, è sparita la parte che riguarda gli accordi con i privati. Io su questo dico solo un aspetto. C'è lo spazio per introdurli, però dobbiamo essere certi che le deroghe non siano nelle mani di singoli. E che le deroghe non siano - come diceva Sergio Pisano - sui principi, ma siano sulle dimensioni, siano sulle strategie, non sui principi.

Quindi, su quel punto, se si fa un passo in avanti, lo si fa avendo certezza che le zone agricole non ci sono. Io sono d'accordo, invece, che tutte le critiche poste sul tema della fiducia dei cittadini, degli sportelli, insomma, lì bisogna definire gli aspetti giuridici, se lasciano ancora dei dubbi, ma qui siamo su un percorso che concede più fiducia ai cittadini, e sul quale, guardate, rallentare i processi significa provare a fermare una cascata con le mani. I cittadini se ne appropriano comunque, e se ne appropriano giuridicamente, con contestazioni giuridiche nei tribunali, se noi non glieli diamo attraverso la norma e la legge. E dare fiducia attraverso le istituzioni ai cittadini è l'elemento che responsabilizza di più, se è dentro ambiti certi. E su questo la legge fa un passo in avanti. Questo è principio, per esempio, sul quale non dobbiamo derogare, dobbiamo stabilire quali sono le regole del gioco e stabilire quali sono le sanzioni, se serve stabilirle meglio.

Concludo! Io sono convinto che questa legge debba essere un terreno di incontro, prima di tutto con le forze politiche del centrosinistra, ma non solo con le forze politiche del centrosinistra. Io penso che le ragioni poste dai Socialisti, dai compagni Socialisti…

PRESIDENTE. Concluda onorevole Lai!

LAI SILVIO (P.D.). Presidente, solo 30 secondi! …che le ragioni poste dalla Sinistra Autonomista, siano assolutamente ragioni sulle quali ragionare e trovare sintesi politica, perché questa è una legge di regole, ma è una legge anche politica. Ma penso che sia interesse di tutti, e io colgo in qualche modo l'invito del collega Diana, perché questa sia una legge che abbia, almeno sui principi, la possibilità di ritrovarci, e ritrovarci nel modificare anche all'applicazione di questi principi, nella maniera più legittima e più adeguata possibile. Concludo, davvero….

PRESIDENTE. Seriamente!

LAI SILVIO (P.D.). …dieci secondi, dicendo questo: Io penso che la legge urbanistica si farà, e si farà soprattutto se sarà possibile fare lo sforzo di incontrare, di incontrarci, e di trovare la migliore sintesi nella direzione della democrazia, della partecipazione, e della condivisione. E se su questa strada ci troveremo, senza cercare di fare propaganda, ma dalle rispettive parti, la legge urbanistica uscirà da quest'Aula migliorata. Grazie Presidente.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pileri. Ne ha facoltà.

PILERI (F.I.). Sì, grazie Presidente, Assessore e colleghi consiglieri. Io pensavo di interviene alla fine, poiché avevo fatto la relazione di minoranza, però dagli interventi ho tratto degli spunti molto interessanti. Ad esempio l'intervento dell'onorevole Davoli, il quale ha espresso un rilievo critico, quando diceva che la titolarità delle scelte territoriali sono da mettere in capo al Consiglio regionale. Come, altrettanto, è stato molto articolato l'intervento dell'onorevole Diana e di Floris, quando Floris, in particolare, diceva: "La Giunta ha un comportamento disinvolto nella materia urbanistica, una cultura neocentralistica, scelte contraddittorie". E di queste scelte contraddittorie qualcuna l'abbiamo potuta verificare anche in quest'Aula, quando ad esempio, qualche mese fa, nella discussione di una mozione, la Giunta aveva preso impegni precisi e dopo qualche giorno, invece, il Presidente si è presentato a La Maddalena, stravolgendo completamente gli impegni che erano stati presi in quest'Aula. E questo fa capire che c'è una distanza tra quello che succede nell'Aula consiliare e quello che succede nella Giunta, ma ancora di più quello che succede, poi, nella testa del Presidente. L'intervento dell'onorevole Corda, quando ha espresso un giudizio sulle critiche formulate dalla minoranza in merito alla legge, e quando in particolare ha detto: "Avete torto, perché volete difendere interessi particolari". Ma noi siamo la minoranza, non riesco a capire quali interessi particolari dobbiamo difendere, quando con questo sistema, che avete messo in piedi con la legge numero 8, ormai i cittadini devono venire a chiedere la concessione edilizia alla Giunta, non più ai Comuni, ma alla Giunta regionale con le intese. Quidi non parlerei proprio di interessi particolari, almeno per quanto ci riguarda. Forse un aspetto importante l'ha rimarcato quando parlava di un PPR ambiguo, un PPR che in alcuni casi ha esteso una fascia d'inedificabilità, di salvaguardia, ma io dico di blocco, perché la salvaguardia è un'altra cosa, quando citava che alcuni centri abitati, distante trenta chilometri dal mare, sono stati messi sotto tutela, e quando invece la legge numero 8, che era una legge di norme provvisorie di salvaguardia prevedeva un vincolo di inedificabilità nei due chilometri. Quindi un PPR molto più rigido della legge numero 8 di salvaguardia, e quindi giustamente l'onorevole Corda diceva: "ma forse sarebbe opportuno apportare delle modifiche al piano paesaggistico regionale", e mai quello che noi stiamo chiedendo. Noi lo stiamo chiedendo da mesi, e lo stiamo chiedendo da anni, prima di fare una legge, che a questo punto rischierebbe di non servire a nulla, sarebbe stato opportuno invece apportare le necessarie modifiche al piano paesaggistico regionale che si porta dietro tantissime contraddizioni e illegittimità. In effetti la politica urbanistica di questi ultimi quattro anni, seppur adesso non sia presente all'Assessore al quale va riconosciuto un impegno, un ruolo difficile, anche perché forse vorrebbe lui stesso una legge diversa, però sicuramente ha fatto dei passaggi importanti perché anche noi siamo per la salvaguardia del territorio e siamo anche per le regole, quindi quando sono stati dichiarati illegittimi i piani territoriali paesaggistici, era giusto fare delle norme di salvaguardia ma purtroppo queste norme di salvaguardia sono state impostate maniera sbagliata, come la legge numero 8. Legge numero 8 che ha commesso, o meglio, la Giunta ha voluto accentrare in sé il potere legislativo, modificando l'articolo 11 della legge regionale numero 45, e quindi spostando il potere di approvazione del piano paesaggistico regionale dal Consiglio regionale alla Giunta, cosa che nessun'altra Regione sta facendo, ad esempio la regione Lombardia ha approvato e modificato la legge del settembre del 2008 e l'approvazione del piano territoriale paesaggistico è nella competenza del Consiglio regionale. La Giunta ha solo un compito preparatorio. Quindi, c'è una carenza poi per quanto riguarda la verifica che sulla base della legge numero 8 andava fatta sul PPR, il monitoraggio e la necessità di apportare le necessarie correzioni che non sono state fatte. Quindi, noi cosa chiediamo a questo punto, che cosa vorremmo oltre che discutere di una legge che dovrebbe essere profondamente modificata dall'impostazione e nell'impalcatura, noi chiediamo che prima si proceda o quantomeno avrebbe dovuto procedere la Giunta a modificare il piano paesaggistico regionale eliminandone tutte le contraddizioni e tutte le illegittimità, approvare le direttive come previsto dalla legge regionale numero 45, direttive che sono necessarie e sarebbero stati utilissime ai comuni per poter procedere alla redazione dei PUC, comunI che oggi non sono stati ancora in grado, a distanza di due anni, di approvare i piani urbanistici comunali. Con le direttive sicuramente questo sarebbe stato possibile e, probabilmente, sarebbe stato possibile anche in qualche modo - mi dispiace che non ci sia l'onorevole Floris - però in maniera definitiva, abbandonare il decreto Floris, perché non è possibile che ogni volta si faccia una legge che rimanda nelle more al decreto Floris. Quindi una legge che noi avremmo voluto approvare ma che non siamo nelle condizioni di approvare perché ci sono dei punti sostanziali sui quali non siamo d'accordo, l'abbiamo detto, non siamo d'accordo sul fatto che il piano paesaggistico regionale venga approvato dalla Giunta mentre noi vorremmo che venisse approvato dal Consiglio regionale, siamo dell'opinione che le direttive debbano essere approvate dal Consiglio regionale e non dalla Giunta regionale.

Ci sono sicuramente altri aspetti nel testo di legge che andrebbero modificati, come la verifica dell'operatività del piano paesaggistico regionale prevista all'articolo 30, dove vengono individuati dei tempi strettissimi per gli enti locali per poter fare le osservazioni, è impensabile che un ente locale possa fare osservazioni ad una modifica di un piano paesaggistico regionale in 10 giorni, come è altrettanto impensabile che la commissione urbanistica possa procedere all'esame delle modifiche in sette giorni, e quindi ci sono tutta una serie di contraddizioni nel testo della legge che assolutamente pongono dei paletti rigidi e quindi se non verranno cambiati io credo che in aula sarà impossibile discutere del testo di legge. Forse a questo punto, se non dovessero essere apportate quelle modifiche fondamentali sull'impianto, sarebbe meglio non passare neppure all'esame degli articoli, tornare in commissione, tornare al Consiglio delle autonomie locali e portare una legge completamente diversa, questa è la nostra opinione.

PIRISI (P.D.). Pileri eri in Commissione! Sei il vicepresidente della Commissione.

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi per favore… a fine serata? Con l'intervento dell'onorevole Pileri concludiamo i lavori, lavori che riprenderanno domani alle ore 10 con primo iscritto a parlare l'onorevole Caligaris.

La seduta è tolta alle ore 20 e 30.



Allegati seduta

Risposta scritta ad interrogazione

Risposta scritta dell'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio all'interrogazione Diana sulla necessità di una dilazione del termine per la presentazione delle domande di agevolazione relative ai pacchetti integrati di agevolazioni "Turismo e Posadas".(1361)

In relazione alla interrogazione sopra emarginata, si rappresenta che il termine di scadenza del bando di gara "PIA- Pacchetti Integrati di Agevolazioni Turismo e Posads", con determinazione n° 5334/433 del 24 settembre 2008, è stato prorogato al 29 ottobre 2008.

Restano ferme le scadenze per il circuito Posadas.

Analogamente, il termine di scadenza del bando di gara PIA - Pacchetti Integrati di Agevolazioni Industria, Artigianato e Servizi, con determinazione n. 5333/432 del 24 settembre 2008, è stato prorogato al 14 ottobre 2008.

Testo delle interpellanze e delle interrogazioni annunziate in apertura di seduta

Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla problematica relativa ai beni demaniali nella borgata di Fertilia, in Comune di Alghero (SS), trasferiti dallo Stato alla Regione.

Il sottoscritto,

preso atto che in più occasioni la Giunta regionale ha organizzato incontri con gli abitanti di Fertilia, senza peraltro coinvolgere le rappresentanze politiche della minoranza in Consiglio regionale e lo stesso Comune di Alghero, al fine di spiegare ai cittadini residenti le problematiche inerenti in particolare gli immobili di proprietà dello Stato che dal demanio sono stati trasferiti alla Regione sarda;

considerato che:

- al di là delle comunicazioni verbali del Presidente della Regione e dell'Assessore regionale degli enti locali, finanze e urbanistica agli stessi abitanti non sono stati forniti documentazione ed elementi specifici che consentano di fare una valutazione, in particolare sulla prospettiva futura degli stessi immobili occupati;

- vi è il silenzio più totale sui futuri canoni di locazione e, soprattutto, sui canoni arretrati al cui versamento dovrebbero essere tenuti i numerosi locatari interessati, atteso che l'Agenzia del demanio - Filiale Sardegna, ha già comunicato l'avvenuto trasferimento della proprietà alla Regione autonoma della Sardegna, riservandosi di chiedere il versamento del credito erariale maturato;

visto, altresì, che sarebbe opportuno che il Presidente della Regione comunicasse ufficialmente, sia agli abitanti che al Comune di Alghero, le modalità e i termini di accordo intrattenuti con lo Stato ed il demanio, per verificare se si è tenuto conto delle aspettative dei residenti di Fertilia, i quali potrebbero, a breve, trovarsi brutte sorprese dal punto di vista finanziario sia per quanto riguarda i canoni di locazione che i prezzi di acquisto degli immobili,

chiede di interrogare il Presidente della Regione per conoscere quali provvedimenti formali abbia sottoscritto con lo Stato e l'Agenzia del demanio relativamente alla problematica del trasferimento dei beni immobili demaniali della borgata di Fertilia, in Comune di Alghero (SS), e, specificatamente, le clausole che attengono la disciplina del calcolo della locazione e le modalità di acquisto da parte degli aventi titolo; chiede altresì, che gli venga fornita tutta la documentazione relativa alla pratica in oggetto. (1387)

Interrogazione Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Lai Vittorio Renato - Marracini - Milia, con richiesta di risposta scritta, sulle gare indette dall'Azienda regionale per l'edilizia abitativa per l'affidamento dei lavori di cui al programma straordinario per l'edilizia sovvenzionata 2003.

I sottoscritti,

premesso che il 6 agosto 2008 sono andate deserte le gare d'appalto indette dall'Azienda regionale per l'edilizia abitativa per l'affidamento dei lavori di costruzione di n. 5 alloggi di Edilizia residenziale pubblica (ERP) ad Aritzo e di altrettanti a Belvì, aventi entrambi un prezzo a base d'asta di euro 361.650,89;

considerato che la diserzione da parte degli imprenditori locali trova la sua ragione d'essere nel fatto che il prezzo d'appalto è stato reputato assolutamente irrisorio per eseguire con serietà ed affidabilità i lavori, oltre che per garantire le giuste paghe agli operai e le condizioni di sicurezza sul lavoro;

appurato che i prezzi-capestro proposti in sede di gara sono conseguenza diretta ed immediata del gravissimo ritardo con cui le opere di cui sopra, finanziate col programma straordinario di edilizia sovvenzionata del 2003, sono pervenute alla fase d'appalto;

considerato che, per effetto di tale gravissimo ritardo, è facile prevedere che uguale sorte subiranno anche le gare relative all'affidamento dei lavori di costruzione localizzati dal predetto programma straordinario nei Comuni di Onanì (10 alloggi), Osini (7), Onifai (5), Tortolì (30) e Loculi (10), nonché gli altri interventi già finanziati ben prima del 2003 nei Comuni di Arzana (6 alloggi), Barisardo (16), Posada (10), Siniscola (9), Macomer (22), Orosei (12) e Nuoro (40),

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei lavori pubblici per conoscere:

1) quali siano i motivi che hanno impedito la realizzazione degli interventi di ERP già finanziati da anni nella Provincia di Nuoro;

2) quali provvedimenti concreti intendano adottare per dare effettive risposte al bisogno di case ed all'asfittica economia edilizia della Provincia di Nuoro;

3) quali provvedimenti intendano adottare per attualizzare i costi di realizzazione delle opere e quindi i prezzi a base di gara;

4) se non ritengano urgente e indifferibile avviare immediatamente la realizzazione di tutte le opere e l'individuazione di eventuali responsabilità dei dirigenti incaricati. (1388)

Interrogazione Lanzi - Licheri - Cugini - Fadda - Serra, con richiesta di risposta scritta, sul processo di stabilizzazione degli operatori impegnati in lavori socialmente utili.

I sottoscritti,

premesso che dal monitoraggio effettuato dall'INSAR alla data del 31 dicembre 2007 risultavano ancora impegnati in lavori socialmente utili 756 operai;

considerato che al comma 1 dell'articolo 6 della legge regionale 5 marzo 2008, n. 3 (legge finanziaria 2008), è stanziata la somma di euro 26.254.000 per l'anno 2008 e per ciascuno degli anni 2009, 2010, 2011 e 2012, per il finanziamento degli interventi regionali in favore di lavoratori socialmente utili finalizzati alla stabilizzazione degli stessi;

rilevato che in numerosi comuni proseguono le manifestazioni dei lavoratori che chiedono la stabilizzazione,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale affinché precisino:

1) quanti sono i lavoratori che sono stati stabilizzati o che verranno presumibilmente stabilizzati nel corso del 2008;

2) a quanto ammontano le risorse impegnate e quelle spese dei 26.254.000 di euro stanziati dalla finanziaria 2008 per l'anno in corso;

3) quali iniziative intendono assumere a favore dei lavoratori impegnati presso gli enti locali che non possono procedere a stabilizzazioni per i vincoli di bilancio;

4) quali iniziative intendono assumere per garantire ai lavoratori che dovessero risultare non stabilizzati la continuità lavorativa. (1389)

Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sulla demolizione dei manufatti industriali Italcementi Spa presenti nel sito di Scala di Giocca (Comune di Muros).

Il sottoscritto,

premesso che la Giunta regionale, con delibera n. 51/28 del 24 settembre 2008, ha approvato il progetto di ammodernamento della cementeria sita nel territorio dei comuni di Nuraminis e Samatzai presentato da Italcementi Spa;

preso atto che la stessa delibera prevede anche la riqualificazione del sito di Scala di Giocca, l'effettuazione della demolizione dei manufatti industriali presenti e il ripristino ambientale dell'area di sedime;

considerato che nello stabilimento trovano attualmente stabile occupazione una trentina di operai, alcuni dei quali molti vicini al pensionamento;

evidenziato che ai lavoratori non è stata fornita alcuna indicazione e, tanto meno, alcuna garanzia sul futuro occupazionale;

dal momento che non è stata ancora data risposta alla precedente interrogazione dello scrivente, presentata il 2 aprile 2008, con la quale si richiedeva un intervento concreto del governo regionale per la salvaguardia dei posti di lavoro,

chiede di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente e l'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per sapere se:

abbiano valutato con attenzione la decisione di demolire gli impianti di Scala di Giocca e ne abbiano valutato soprattutto gli effetti negativi in termini occupazionali e sociali su un territorio che già soffre una pesante crisi economica;

quali provvedimenti intendano adottare per dare concrete risposte alle giuste preoccupazioni dei lavoratori;

non ritengano, inoltre, di coinvolgere direttamente i lavoratori per informarli sul loro futuro lavorativo e soprattutto sulla eventuale nuova sede di lavoro. (1390)

Interrogazione Lanzi - Licheri - Cugini - Fadda - Serra, con richiesta di risposta scritta, sull'ampliamento delle servitù militari in Sardegna.

I sottoscritti,

premesso che i parlamentari Schirru, Lulli, Melis, Marrocu, Fadda, Pes e Calvisi hanno presentato, in data 29 settembre 2008, una interrogazione ai Ministri della difesa e dello sviluppo economico per accelerare e garantire il potenziamento del poligono del Salto di Quirra e per la messa in rete dei quattro poligoni sperimentali della Sardegna;

considerato che i succitati parlamentari, eletti nelle liste del Partito democratico, si dichiarano preoccupati poiché "la nascita del Polo aerospaziale rappresenta, per alcuni territori sardi, l'unica possibilità di un futuro industriale";

rilevato che in diverse occasioni il Presidente della Regione ha posto la necessità di procedere ad una riduzione delle servitù militari aprendo con il precedente Governo un confronto istituzionale per la realizzazione di un piano di dismissione;

visto che la Sardegna ha già subito per troppi anni la presenza delle servitù militari che hanno bloccato lo sviluppo del territorio, inquinato la terra, l'aria e l'acqua, compromesso la salute di molti cittadini,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione affinché precisi:

1) la posizione della Giunta regionale relativamente alla costruzione del nuovo aeroporto militare e alla messa in rete dei quattro poligoni sperimentali della Sardegna con ulteriore cessione dello spazio aereo;

2) quali iniziative intende assumere nei confronti del nuovo Governo per riaprire il tavolo istituzionale per la definizione del piano di riduzione delle servitù. (1391)

Interrogazione Dedoni - Vargiu - Cassano - Pisano, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata stabilizzazione dei lavoratori precari dei centri servizi per il lavoro delle otto province sarde.

I sottoscritti,

considerato che la legge regionale n. 3 del 2008 (legge finanziaria) all'articolo 6, comma 1, lettera e), ha previsto la somma di euro 12.000.000 anche per il mantenimento in servizio dei lavoratori già impiegati presso i centri servizi per il lavoro;

evidenziato che la stessa norma ha previsto, inoltre, che la Giunta regionale predisponga un disegno di legge per la definitiva stabilizzazione dei lavoratori precari operanti presso i servizi per il lavoro delle otto province sarde;

considerato che i contratti di collaborazione sono prossimi alla scadenza;

sottolineato che si paventa il rischio di una novazione del progetto e di nuove selezioni per il personale da impiegare;

evidenziato che tale procedura contrasterebbe con il dettato normativo della legge finanziaria regionale;

considerato, inoltre, che gli attuali lavoratori hanno superato le procedure di selezione ed hanno acquisito professionalità e competenze che non dovrebbero andare perse,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per sapere:

1) se quanto su esposto corrisponda al vero;

2) quali provvedimenti intendano adottare nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 6, comma 1, lettera e), della legge finanziaria regionale per il mantenimento in servizio dei lavoratori precari;

3) quali motivazioni abbiano impedito la predisposizione del disegno di legge previsto nella finanziaria regionale. (1392)