Seduta n.104 del 05/12/2000 

CIV SEDUTA

Martedì, 5 Dicembre 2000

Presidenza del Presidente SERRENTI

indi

del Vicepresidente SPISSU

indi

del Presidente SERRENTI

INDICE

La seduta è aperta alle ore 10 e 07.

CAPPAI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del martedì 31 ottobre 2000 (99) che è approvato.

Continuazione della discussione del complemento di programmazione

POR Sardegna 2000-2006 (Doc. n. 12/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del documento numero 12/A. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda sull'ordine del giorno.

FADDA (Popolari-P.S.). Con tutto il rispetto per l'assessore Pirastu, ritengo che non si possa iniziare il dibattito senza la presenza del Presidente della Giunta o dell'Assessore del bilancio e programmazione. Mi sembra che sia poco rispettoso nei confronti del collega Balletto.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Non è un problema. Ci siamo accordati, l'Assessore del bilancio aveva un impegno di Giunta con i sindacati, quindi arriva con dieci minuti di ritardo.

FADDA (Popolari-P.S.). Mi dispiace che ci siano questi accordi. Però, a questo punto, chiedo, per la serietà dell'argomento di cui stiamo discutendo, che sia presente l'Assessore responsabile in prima persona del complemento di programmazione.

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, io per quanto riguarda la sostanza le do ragione, per quanto riguarda la forma no; c'è un Assessore, la Giunta è rappresentata.

FADDA (Popolari-P.S.). La Giunta non è interessata al dibattito.

PRESIDENTE. La Giunta è presente, onorevole Fadda. Sul piano formale possiamo continuare i nostri lavori, ma se c'è una richiesta condivisa di sospendere la seduta per una decina di minuti, io concordo. Ha domandato di parlare l'onorevole Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS Emilio (F.I.-Sardegna). Sono d'accordo per la sospensione.

PRESIDENTE La seduta è sospesa per dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 09, viene ripresa alle ore 10 e 25.)

PRESIDENTE. Ricordo che i consiglieri che intendono parlare devono iscriversi al banco della Presidenza non oltre la conclusione del primo intervento.

E` iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). E` indubbio che oggi ci si ritrova a discutere di un documento importantissimo per quelli che saranno i riflessi e le ricadute che sul territorio e sull'intera Regione ci aspettiamo nel prossimo settennio. E` anche vero che siamo in una fase di profondo rinnovamento delle metodologie della programmazione, e questo soprattutto si è verificato anche per il contributo che a questo processo ha dato il centro-sinistra nella scorsa legislatura, quando governava ed era in maggioranza, ed anche per gli stimoli che a questo processo ha dato, in maniera se si vuole anche encomiabile, l'Assessore che nell'ultima fase della legislatura ha presieduto quell'assessorato, e cioè il collega Piersandro Scano. In questa situazione, colleghi, le critiche possono anche essere facili, e possono anche essere più veementi nel momento in cui non ci si pone l'obiettivo di arrecare contributi costruttivi, ma l'unico o il principale scopo che anima questo comportamento è quello di, in qualche modo, rallentare o sminuire l'efficacia e la produttività degli atti che vengono posti in essere dall'attuale maggioranza e dall'Esecutivo che da essa è sostenuto. Il complemento di programmazione, mi preme sottolinearlo, è il risultato di un lavoro costante e impegnativo, svolto dall'Assessore della programmazione e dall'intero Esecutivo, sempre coaudiuvati, in questa faticosa elaborazione del progetto, dalla struttura regionale del Centro di programmazione, e sempre in diretto contatto e fattiva collaborazione con i funzionari di tutti gli Assessorati regionali. Ed è anche ad essi che si deve l'elaborazione di questo progetto e quindi il merito, perché, come fra le altre cose aveva sottolineato durante l'audizione l'Assessore della programmazione, i funzionari, in questa fase di transizione, si sono adoperati ed impegnati oltre quanto forse era lecito attendersi, e anch'essi possono intendersi gli autori di questo importantissimo documento. E a tutto ciò, è noto ai più, si è data attuazione tra mille difficoltà e contrattempi, che sono derivati da una smarrita tempestività e snellezza della burocrazia della Comunità Europea, i cui tempi amministrativi, almeno sino ad un recentissimo passato, erano sempre distinti rispetto alla lentezza e farraginosità della macchina amministrativa statale e regionale. Sta di fatto che l'insieme dei ritardi che si sono accumulati - si vedano in proposito le lungaggini dei lavori che hanno portato prima all'elaborazione del piano di sviluppo del Mezzogiorno, poi alla definizione del quadro comunitario di sostegno, e infine al negoziato sul programma operativo regionale - questo accumulo di ritardi ha fatto sì che solo nel mese di agosto di quest'anno si giungesse all'approvazione del Programma operativo regionale. Sardegna. Quindi, obiettivamente, ritardi non imputabili alla Giunta, ma che nascono dalle cose e dai processi lenti che in questo ultimo scorcio dell'anno finanziario 2000 si sono verificati. Tuttavia va detto che, ad oggi, nonostante la buona volontà e determinazione profusa, non è stata ancora definita quella parte del programma operativo nazionale riguardante alcuni importanti assi, come quello dei trasporti, che non ha ancora ricevuto la necessaria e dovuta approvazione. Ciò, ad onor del vero, non ha certamente favorito la semplificazione del quadro d'insieme, ed ancora oggi solleva non pochi problemi. E` giusto riconoscerlo. Non si sottace, infatti, che in una materia così complessa, per la vastità delle problematiche e per le interconnessioni settoriali degli interventi e delle relative misure, è di tutta necessità ragionare sull'insieme degli assi, anche su quelli a valenza nazionale, e quindi sull'insieme delle risorse che, nel necessario e dovuto discorso con le diverse amministrazioni nazionali interessate, occorre soppesare e valutare attentamente per individuare gli obiettivi.

Fatte queste semplici e doverose considerazioni per fornire alle valutazioni dell'Aula e della pubblica opinione che ci ascolta e che è attenta, indispensabili elementi di conoscenza, devo anche subito aggiungere che il complemento di programmazione è il gradito, almeno per me, prodotto di un'intensa e costruttiva attività di concertazione con le parti sociali, in seguito alle quali sono stati ottenuti validi contributi in termini di proposte e di suggerimenti che si sono tradotti in un suo innegabile arricchimento.

Personalmente affermo, ma non ho difficoltà a ritenere che il mio pensiero possa essere condiviso dall'intera maggioranza, di essere pienamente soddisfatto dalle scelte operate, proprio perché riteniamo che questo importantissimo programma, che segnerà profondamente la prossima attività di governo, non può essere appannaggio di categorie privilegiate o di una sola classe politica, ma, al contrario, il documento sul quale riteniamo debbano convergere tutte le iniziative ed anche le proposte che si rivelino in qualche modo utili per la migliore programmazione delle risorse comunitarie.

E` stato riferito, nel corso dell'audizione dell'Assessore alla programmazione, che il prossimo 6 dicembre dovrà insediarsi il comitato di sorveglianza, il quale, come primo adempimento, dovrà approvare il complemento di programmazione. Da quel momento esso si trasformerà in un atto immediatamente operativo, anche e soprattutto ai fini della spendita delle risorse.

In riferimento a quest'ultimo aspetto, va detto che ai fini della rendicontazione è possibile ammettere le spese relative a misure già in corso di attuazione, purché compatibili e rientranti nelle previsioni programmatiche del complemento, con decorrenza dal 6 ottobre 1999, data questa in cui il P.O.R. è stato dichiarato ricevibile.

La struttura del complemento di programmazione è alquanto semplice e di facile lettura a dispetto della sua cospicua mole. Esso, è bene ricordarlo, si articola su sei assi prioritari di intervento, che si riflettono nelle seguenti materie: valorizzazione delle risorse naturali, valorizzazione delle risorse culturali, valorizzazione delle risorse umane, sistemi locali di sviluppo, miglioramento della qualità delle città, delle istituzioni locali e della vita associata, reti e nodi di sviluppo.

Per quanto attiene al piano finanziario del complemento, esso è stato approntato seguendo l'indirizzo metodologico del ciclo unico di programmazione già richiamato nel P.O.R. Sardegna. L'applicazione di questo principio, che non è nebuloso, vacuo, astratto, come taluno sostiene nella sua attività di contrapposizione e di critica, critica distruttiva, non certamente critica che ha come finalità quella di recare contributi ed arricchimenti; dicevo: l'applicazione di questo principio consentirà di attuare un effettivo coordinamento di tutti i flussi finanziari, quale che sia la loro provenienza, proprio allo scopo di conseguire gli obiettivi di sviluppo indicati e definiti nel quadro comunitario di sostegno 2000 - 2006 per la nostra Regione e le altre realtà territoriali del Mezzogiorno.

Nel quadro finanziario si è tenuto conto di un elemento importantissimo, e cioè la previsione che il capitale privato partecipi al finanziamento delle iniziative programmate, e questo dovrà avvenire in termini più elevati rispetto alle precedenti misure previste dal piano operativo plurifondo 1994 - 1999. E questo, colleghi, si è voluto a prova e dimostrazione di un reale e più concreto interessamento ad intraprendere in Sardegna, da parte del mondo delle imprese, molto spesso in passato attratto più dall'entità dell'incentivo pubblico che dalla redditività delle iniziative agevolate. Abbiamo tristi ricordi della qualità di taluni imprenditori che, profittando di leggi di settore e di misure fatte e determinate in un certo modo, si sono avventati sulla Sardegna quasi da predoni per saccheggiare le casse regionali e poi lasciare fabbriche deserte e cumuli di macerie. Ed anche sotto questo aspetto si deve riconoscere il senso di responsabilità di questa maggioranza e dell'Esecutivo che oggi, nel coinvolgere i privati, mira soprattutto ad ottenere il concorso da parte di quei soggetti che sono - come dicevo - attratti più dalla produttività e remuneratività dell'iniziativa che dal miraggio di facili contributi in conto capitale.

Quindi, attraverso il ricorso a strumenti finanziari nuovi, come per l'appunto il project financing, si potranno, una volta che saranno individuate le opere infrastrutturali da realizzare, quantificare le risorse aggiuntive provenienti alle imprese. Con questa misura si attua anche uno dei punti qualificanti del programma del centro - destra, di quel programma che è stato presentato agli elettori nella recente tornata elettorale, e che ha premiato l'attuale coalizione perché l'elettorato ha ben capito quali erano i fini che con l'attività di governo questa maggioranza si proponeva. Ben si comprende quali potranno essere gli effetti accrescitivi sui processi di sviluppo che questo più fattivo coinvolgimento delle imprese potrà concorrere a formare.

Altra innovazione di non poco conto del complemento di programmazione è rappresentata dall'introduzione dei cosiddetti "progetti integrati".

Il complemento prevede di attribuire a questi importanti strumenti una quota significativa delle risorse disponibili - lo richiamava ieri il relatore di maggioranza - e segnatamente una quota non inferiore al quaranta per cento.

Si tratta quindi di riservare a pacchetti di interventi caratterizzati da un'elevata integrazione, e riferiti a specifiche aree del territorio regionale, cospicue risorse. Soprattutto gli assi 2, 3, 4 e 5 sono quelli prioritariamente interessati a tali progetti, non escludendo tuttavia gli altri assi per quelle specifiche misure che possono in qualche modo essere interessate dall'applicazione del nuovo particolare strumento.

Ed è chiaro che, così facendo, ed in questo si caratterizzano le scelte operate dalla maggioranza del centrodestra, si è voluta costruire la macchina, lasciando ad altri il compito di inserire il motore. E' stato, insomma, realizzato il contenitore dentro il quale altri, il sistema delle province e delle autonomie locali, dovranno inserire il contenuto.

L'amministrazione regionale ha così inteso dare corpo e gambe a una forma di decentramento amministrativo, convinta, come l'attuale maggioranza, che in questa grande partita rappresentata dal corretto e produttivo impiego delle risorse messe a disposizione della nostra Regione dalla Comunità Europea, debbano essere coinvolte con forza, determinazione e con un ruolo primario e fondamentale le autonomie locali, in primo luogo i comuni e le province. Ed è proprio per questi motivi che il complemento di programmazione prevede esplicitamente che la definizione e l'approvazione dei progetti integrati potrà comportare la revisione delle schede di misura.

Con ciò ritengo che siano state ben chiarite le finalità che si propongono i progetti integrati, e si badi bene, a nessuno venga in mente che essi possano essere una versione aggiornata e riveduta dei P.I.A. Essi non ne rappresentano in nessun modo la ripetizione. E' vero, infatti, che si è riposta particolare attenzione per evitare di costruire questo strumento secondo esperienze recenti e poco felici, con una individuazione di quote per aree territoriali, i cui esiti negativi ancora oggi si scontano e si piangono.

Va ancora rilevato che, allo scopo di garantire la massima osservanza delle norme comunitarie e di assicurare la massima trasparenza in tutte le fasi degli interventi, da quella dell'attuazione a quella del controllo, tanto per intenderci, il complemento di programmazione individua, per le distinte fasi, le strutture responsabili. Parimenti è stata prevista la struttura per il monitoraggio del programma, per la verifica del suo andamento, e quindi dei risultati che la sua attuazione dà e darà in termini di sviluppo, occupazione e crescita sociale.

Lodevole, inoltre, è stato il comportamento della Giunta poiché, pur in assenza del quadro omogeneo di riferimento degli indicatori di misura per la quantificazione e la valutazione dei risultati attesi, a seguito della mancata predisposizione da parte del dipartimento per le politiche di sviluppo e di coesione, ha proceduto di propria iniziativa, nella stragrande maggioranza dei casi. È vero, per taluni casi ancora non si è pervenuti a individuare i predetti indicatori. Sarebbe un documento perfetto se non ci fosse nulla da migliorare. E sotto questo aspetto, prevedendo gratuite critiche da parte dell'opposizione, posso informare l'Aula che la Campania, trovandosi nelle medesime condizioni della nostra Regione, ha recentemente avuto l'approvazione del complemento di programmazione in sede europea. Vi è poi da segnalare all'attenzione di codesta Assemblea - e ne sono state responsabilmente informate le Commissioni bilancio e politiche comunitarie da parte dell'Assessore della programmazione - che per l'annualità 2000 sono stati individuati gli interventi già in corso di attuazione, i cosiddetti "progetti sponda", che potranno essere ammessi a rendicontazione. Queste operazioni, come è noto, sono ammissibili dai regolamenti comunitari. Ad esse si è fatto largamente ricorso in passato, non solo da parte di stati membri dell'Unione, come ad esempio Spagna, Portogallo e Grecia, ma anche dalla Regione Sardegna, in attuazione del Programma plurifondo 1994-1999, sicché può affermarsi con forza, con determinazione e con tutta tranquillità, che per l'anzidetta annualità, quella che sta volgendo al termine, non saranno perdute le risorse relative. Ma sulle annualità successive si misurerà, è vero, colleghi, la capacità di questo Esecutivo, se è vero come è vero che, in dipendenza della celerità nell'attuazione dei programmi contemplati dal complemento, sarà possibile ottenere la cosiddetta "premialità", brutta parola, ma si chiama così.

Si tratta, onorevole Presidente e onorevoli colleghi, di una vera e propria sfida, alla quale l'esecutivo e la maggioranza che lo sostiene non potranno sottrarsi, e non solo perché si potrà dare dimostrazione agli elettori della bontà delle loro scelte quando con il loro voto hanno consentito alla coalizione di centrodestra di governare la nostra Regione, ma anche perché sarà dato di poter ottenere dalla Comunità Europea il cosiddetto "premio di acceleramento", consistente in risorse aggiuntive per circa 900 miliardi; somma questa di non poco conto, che ritornerà utile successivamente, quando i trasferimenti comunitari, per un processo che oggi appare inevitabile e inarrestabile, tenderanno a contrarsi per la verosimile uscita della Sardegna dall'Obiettivo 1 e per l'ingresso nell'Unione dei paesi dell'Est Europeo.

Sono certo che questo impegno sarà degnamente e responsabilmente affrontato e che la sfida sarà vinta nell'interesse della gente che noi tutti ci onoriamo di rappresentare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Siccome è stata richiesta in Commissione, ma non è stata ancora trasmessa al Consiglio la delibera di nomina dei componenti del Comitato di sorveglianza, vorremmo sapere dall'Assessore della programmazione se è possibile avere almeno oggi, la delibera con la quale la Giunta regionale ha nominato il Comitato di sorveglianza.

Credo che sia un atto dovuto. Il Comitato si riunisce domani. Perché il Consiglio non è ancora a conoscenza della delibera?

PRESIDENTE. La Giunta terrà conto di questa sua richiesta.

FADDA (Popolari-P.S.). Ne tiene conto sempre, ma non fa mai nulla.

PRESIDENTE. Ne terrà conto, adesso non posso interrompere il dibattito, onorevole Fadda.

E' iscritto a parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Signor Presidente, colleghi, molti di noi hanno preso e prenderanno la parola in quest'aula sull'argomento all'ordine del giorno con una certa e del tutto fondata preoccupazione, che deriva dalle nostre legittime perplessità sulla validità di questo documento, ma ancor di più dall'incertezza, dalla disinformazione, dalla superficialità ed indifferenza con la quale la società sarda recepisce ed avverte questo passaggio politico e programmatico dai risvolti decisivi per il nostro futuro. Continuare a guardare al nostro futuro secondo la filosofia centralistica che ha contrassegnato gran parte della programmazione territoriale dell'ultimo ventennio, seppure con luci ed ombre, spiega e giustifica largamente l'avanzare di questa indifferenza sociale e di questa incredulità sulla positività di quanto andiamo discutendo.

Si potrebbe aprire qui, ma non è il caso, una dissertazione tra propositi della politica e sua effettiva capacità di concretezza e di coerenza con gli obiettivi annunciati, per avviare una ragionevole rappresentazione del problema che tutti abbiamo sul campo. Tuttavia, benché sia vostro consolidato costume in quest'ultimo anno guardare, spiegare, confrontare, riferirvi sempre e soltanto al passato degli altri, quasi che la stagione di una vostra assunzione di autonome e chiare responsabilità non dovesse iniziare mai, è anche bene precisare che, durante l'ultima legislatura e in questi anni, molto è cambiato nell'approccio programmatorio regionale, e in gran parte proprio a partire dalla metodologia formativa delle decisioni di programmazione generale.

La non breve stagione dei programmi integrati d'area, dei patti territoriali, dei contratti d'area, dei Gruppi di azione locale (GAL), e così discorrendo, che proprio in Sardegna avevano anticipato nel tempo le nuove concezioni della concertazione, del partenariato e della sussidiarietà, è stata in questi ultimi mesi, ad opera vostra, irrimediabilmente compromessa da altre logiche assai più confacenti e caratterizzanti l'humus culturale di questa maggioranza disorganica, ma coesa allo stesso tempo solo nell'appropriazione delle istituzioni.

Tutto ciò, tuttavia, non ha fatto dimenticare ai sardi, agli enti locali, alle organizzazioni sociali e produttive, il nuovo scenario europeo della costruzione partecipata dello sviluppo, le logiche concertative della formazione delle decisioni pubbliche, e più in generale la nuova fiducia e il ritrovato interesse che molti settori produttivi e imprenditoriali intendevano riporre nelle istituzioni autonomistiche.

Negli ultimi cinque anni soprattutto, l'Unione Europea, dopo aver constatato lo scarso effetto e il deludente esito delle precedenti programmazioni dei fondi strutturali, legati fino ad allora soltanto all'impostazione burocratica e centralistica delle regioni e dei paesi membri, ha puntualmente avviato in tutti i paesi della Comunità una sperimentazione volta a verificare un possibile e migliore approccio nei territori della Comunità stessa di una nuova logica della programmazione, introducendo i principi del partenariato e della sussidiarietà, e dunque il nuovo metodo della concertazione locale. Utilizzando in via sperimentale dieci patti territoriali comunitari per ogni Stato membro, ha messo alla prova una nuova logica programmatoria che ha spezzato i vincoli e le rigidità della vecchia programmazione, e che ha, in via generale, un po' ovunque in Europa, riscontrato positivi risultati e più adeguate osservazioni, al punto da suggerire la modifica dei regolamenti comunitari nella direzione in cui oggi siamo chiamati ad operare.

E` così che si è abbandonata la mentalità verticistica e dirigistica nel percorso programmatorio per affrontare, attraverso un corretto collegamento col territorio e le sue entità vitali, un più condiviso scenario di sviluppo strategico che nell'esperienza della Sardegna veniva rappresentato, oltreché dai numerosi strumenti di programmazione negoziata e in itinere, dai piani interinali provinciali, frutto di un copioso quanto rispettabile lavoro di animazione territoriale e di partenariato sociale, equilibrio virtuoso e possibile, fra l'altro, fra il ruolo pubblico e l'intervento privato nelle linee di sviluppo regionale.

Allo stato delle cose, leggendo la vostra proposta, ci viene da chiedere che fine hanno fatto questi documenti, che valore hanno assunto in questo contesto, e dove sono finiti il lavoro e i progetti che diversi territori della nostra Regione avevano indicato per corrispondere a questi indirizzi generali, e che assai utili sarebbero stati oggi, se non altro, per la copertura degli impegni finanziari del primo biennio di intervento. Ancora, che tipo di squilibrata rappresentanza territoriale siede nel Comitato di sorveglianza a tutela degli equilibri territoriali e rappresentativi? E` dunque questa, assessore Pittalis, la nostra prima osservazione. Avete abbandonato le direttive segnate dalla Comunità per riappropriarvi in materia programmatoria, evidentemente provati da una prolungata astinenza, di quella logica delle mani libere che assai meglio si addice alle vostre formazioni culturali e politiche; ed è proprio così, cari colleghi, perché in tutti gli enti locali e territoriali dove governa il centro-destra, le rispettive Giunte stanno annullando e invertendo le direzioni precedentemente assunte, spesse volte all'unanimità, approvando documenti, detti strategici, con un po' di presunzione, e in alcuni casi con un vero e proprio abuso del termine, con il solo obiettivo di far perdere significato al lavoro concertativo fin qui svolto e per liberarvi dai vincoli ed accedere a piene mani al nuovo clientelare che avanza. Ed è attraverso questo sistema che avete venduto alla concertazione i piani integrati territoriali, strumento importante ma né nuovo né rivoluzionario, illudendo le parti sociali che potranno soddisfare le proprie aspirazioni parapolitiche attraverso una promessa di delega ad essi sulla formazione e sulla gestione dei P.I.T., surrogando così indebitamente le competenze degli eletti con i desideri dei designati e rinviando sine die la formazione e la presentazione dei progetti che, al contrario, servono oggi e non domani. Non intendo dare un giudizio sull'accaduto né sull'accordo siglato dalla Giunta con le parti sociali. Credo che il valore del compromesso raggiunto apparirà più chiaro fra non molto tempo, quando tutti i protagonisti saranno chiamati alle coerenze e alle conseguenze anche se, a ragion veduta, il contenuto stesso dell'accordo richiederebbe per una sua validità un'approvazione retroattiva del Comitato di sorveglianza.

In ogni caso, riteniamo che i sindacati abbiano espresso una propria libera scelta che non condividiamo perché a noi pare debba assumersi diverso e distinto giudizio di merito. Forse non è male ricordare che qualche volta si aiuta la società a crescere e si esercita più efficacemente il proprio compito senza dire per forza dei sì, o peggio, spendendo le proprie idealità per un piatto di lenticchie. Assai più complessa ed articolata è infatti la partita che si sta giocando in questi giorni.

Purtroppo in questo ciclo di programmazione 2000-2006 dei fondi comunitari, al di là dei gravissimi ritardi accumulati da questa Giunta, l'auspicata autonomia è diventata dirigismo centralistico e la flessibilità, di cui dovevano godere i nostri programmi, strumento di mera contrattazione e compravendita. Ecco spiegata la nostra sincera e fondata preoccupazione, signor Presidente, che va ben oltre il rituale disporsi all'interno della consueta disputa politica delle parti, e che invece ci richiama agli interrogativi di sempre, se questa Sardegna, con questo sistema, con questo nuovo centralismo regionale, potrà effettivamente vincere la sfida imposta da questa fase unica delle opportunità comunitarie. Il documento che ci presentate è carente nei suoi presupposti non solo procedurali e di merito ma persino etici. Esso infatti non è verificabile né misurabile nei suoi effetti. Non consente di avere strumenti per poterli verificare, e questo vale per le opposizioni che hanno il compito del controllo, ma anche per i più sfortunati gregari della vostra stessa maggioranza. Basta leggere attentamente i complementi per accertare che ciascun Assessorato potrà disporre del suo budget, e con esso potrà fare, dentro la genericità delle misure e delle sottomisure tutto quello che meglio riterrà, in barba al decentramento, alla concertazione e all'asserita inadeguatezza delle strutture assessoriali per le stesse funzioni di base.

Sfogliare i complementi per credere! Un po' dovunque troverete ricorrenti le due parole chiave del documento: titolarità regionale e regia regionale. Questo è il protagonismo che garantite alle comunità locali, questa è l'autonomia che andate riconoscendo ai comuni, alle province ed agli altri enti locali, ed è l'immagine di quello che avete scelto per garantire un riequilibrio territoriale che è necessario, badate, non solo perché all'origine di questa cospicua ed ultima opportunità comunitaria vi sono in gran parte le zone interne, ma di più perché la Sardegna non cresce come vogliamo proprio per questo suo squilibrio interno e perché i punti di forza della nostra economia quasi mai comunicano ed interagiscono con i punti di debolezza. E` vero che dovremo investire sui poli di sviluppo consolidati, perché ci dicono che essi possono diffondere di più e meglio lo sviluppo anche dove lo sviluppo non c'è. Ma noi sappiamo tuttavia che giganti industriali, come la SARAS ad esempio, e le altre realtà industriali maggiormente sviluppate, non hanno nulla a che vedere con i problemi del centro Sardegna, e che il ritardo delle zone interne rappresenta per queste realtà forse più un fastidio che un'opportunità, ed è per questo che ritenevamo giusta ed opportuna una mano armonizzatrice dell'istituzione pubblica, una mano che non rappresentasse una indebita intrusione, ma, al contrario, una necessaria garanzia di giustizia sociale e di pari opportunità per tutti. Ciò che sembra non aver capito questa maggioranza, purtroppo, è che sui fondi comunitari, su questo quadro comunitario di sostegno 2000-2006 vi era, se non altro per le straordinarie e gravi implicazioni economiche e sociali, la necessità di una superiore obbligazione alla trasparenza e alla democrazia delle decisioni, e che dentro questa esigenza la Giunta avrebbe dovuto esercitare una concreta e contenuta responsabilità di procedure piuttosto che di merito.

Nel mio modesto e del tutto marginale giudizio, proprio questo fatto rappresenterà per tutti i sardi un vulnus che ci porteremo tristemente appresso in questi prossimi anni, ben oltre il ruolo che ciascuna delle parti politiche ha oggi in quest'Aula, ahimè dentro una più generale e deteriore concezione proprietaria del sistema istituzionale e delle sue opportunità, che purtroppo avanza e si diffonde.

Dentro gli assi di intervento, è stato correttamente osservato anche nelle relazioni che ci rappresentano, non c'è nulla che possa incoraggiarci e lasciare aperti deboli segnali di speranza. La diluizione di ogni finanziamento in una mera cadenza annuale è l'ulteriore segno del declassamento operato su questo strumento che da straordinario diventa più che ordinario ed è, insieme alla mancanza di una minima visione di unitarietà dei processi di programmazione, il segno stesso della perdita di qualsiasi respiro e significato strategico, a parte le innumerevoli amenità sfuggite a una decorosa e dovuta lettura preliminare alla consegna dentro questo compendio di schede preconfezionate. Nessun rilievo e ruolo nuovo e particolare al lavoro, alla scuola, alla ricerca scientifica, all'università o alla formazione; nulla di nuovo nelle analisi scontate, nessuna scommessa vera intorno alle sfide che animano da tempo ed animeranno il futuro della comunità e delle regioni d'Europa! A questo proposito mi voglio riferire semplicemente a quanto affermato l'altro ieri da Luigi Barile, funzionario della Comunità, portato dal vostro Mario Segni in Sardegna per insegnarci a capire l'Europa.

Barile parla di integrazione scuola, formazione lavoro, quale strategia imprescindibile per competere nell'Europa del futuro, e mentre osserva sul nostro conto che mancano ancora da noi adeguati titoli di studio nelle forze lavoro, che è troppo elevata la dispersione scolastica, che le donne lavorano in minor numero del dovuto, e che complessivamente vantiamo un bassissimo livello di istruzione, noi ci permettiamo il lusso di non utilizzare adeguatamente le risorse che la Comunità ci dà proprio per conseguire questa crescita.

Il segno di tutto ciò sta per di più nella mancanza di strutture e di uffici adeguati, che la Giunta nel tempo trascorso doveva approntare per accompagnare e costruire i passaggi salienti di questo strumento che certamente le sole strutture regionali, così come sono e come ci avete indicato nel documento, non sono minimamente in grado di soddisfare.

Noi pensiamo che tutto questo avrà un prezzo, che purtroppo per noi sardi sarà ancora più salato perché non ci sarà data alcuna opportunità d'appello.

Forse per questa ragione ci sarebbe voluta una maggiore dose di umiltà e di responsabilità in questa maggioranza, così come ci sarebbe voluta in tutti i dodici mesi del vostro governo dove avete brillato per l'applicazione di un insieme di valori che non interessano più i tempi che viviamo, e che si fondano sulla divisione piuttosto che sull'unità e la coesione della società sarda, pensata ancora tristemente come una comunità clientelare, classista e parassitaria. Sappiamo bene che i capitali vanno indirizzati dove maggiori sono le opportunità dei profitti speculativi, e che quando questi processi sono lasciati a sé stessi, incontrollati, si producono paurose devastazioni umane e sociali.

Il sistema capitalistico moderno, tuttavia, ci dicono gli economisti, è sostanzialmente retto da tre componenti: quella economica, quella imprenditoriale e quella sociale. Quando una di queste componenti non è in armonia con le altre per effetto di un potere pubblico che, a seconda dei casi, si fa imprenditore o soggetto economico, il meccanismo speculativo prevale assumendo una forza di disgregazione sociale che vince sul bisogno di coesione. In questi casi sia che i miliardi da spendere siano mille sia che siano undicimila, purtroppo il destino dei popoli è comunque segnato irrimediabilmente nella direzione della marginalizzazione.

Questa maggioranza, che ha secondo noi molte di queste contraddizioni, ci propone invece di disporci, sostanzialmente, davanti a questo baratro, incantandoci davanti ad un cielo stellato ma senza consentirci di vedere il fondo dello stesso baratro.

Certamente ragiona nei confronti dei sardi come Apuleio nelle sue Metamorfosi, quando immagina gli uomini tutti asini e nega loro persino le mele di Iside necessarie per poter riacquistare le sembianze umane.

Questo tipo di sottovalutazione dei sardi, in un tempo che oggi, noi che rappresentiamo una parte dell'opposizione democratica di questa Regione, non abbiamo fretta di definire, costerà il conseguente giudizio politico che spetta a chi non guarda doverosamente dal basso alla società che amministra e a chi ha usato queste opportunità uniche e decisive per il nostro sviluppo, per far crescere interessi estranei a quelli veri di tutti i sardi.

Se non saremo capaci di trovare rapidamente dei rimedi e delle soluzioni che recuperino il tempo perduto, scoprirete che la propaganda può essere ancora l'anima del commercio, ma non sarà mai il motore del nostro riscatto autonomistico. Si potrebbe dire - se mi è consentita una battuta - che dopo i complementi di programmazione e l'iniziativa di Chia, la nostra campagna di opposizione per il 2000 si può ritenere conclusa.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà..

BALIA (F.S.D.). Presidente, si sta svolgendo in Consiglio regionale un dibattito su un argomento di grossissima rilevanza, che riguarda le linee dello sviluppo strategico della Sardegna.

L'onorevole Paolo Fadda, poc'anzi, ha chiesto di conoscere la delibera di nomina del Comitato di sorveglianza adottata dalla Giunta. Riteniamo assolutamente opportuno e necessario, prima di andare avanti nel dibattito, che il Consiglio regionale venga edotto su questa delibera, se veramente è stata adottata, e su come il Comitato di sorveglianza sia composto, perché questo elemento è essenziale anche nell'andamento del dibattito.

Da qualche parte si sussurra, ed articoli di stampa oggi lo riportano, che alcune istituzioni sarde, per esempio l'amministrazione provinciale di Nuoro, sarebbero state escluse da questo comitato, mentre altre, per esempio Cagliari e Sassari, sarebbero state ricomprese.

Se così è ci chiediamo se questa sia una scelta volta a tutelare e a meglio garantire quelle amministrazioni laddove il governo è espressione di una certa parte politica, a scapito delle altrei, laddove il governo è espressione del centro-sinistra.

Quindi riteniamo pregiudiziale conoscere prima questi elementi.

PRESIDENTE. Onorevole Balia, la richiesta è stata già formulata dall'onorevole Fadda. Io non posso obbligare la Giunta a rispondere; suppongo risponderà più in là, e non posso neanche interrompere il dibattito.

FADDA (Popolari-P.S.). E' importante, per le polemiche che ci sono sul giornale, che il Consiglio conosca questa delibera. L'abbiamo chiesta quindici giorni fa in Commissione. Lei ci deve tutelare!

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, lei l'ha chiesta.

SANNA Emanuele (D.S.). Si può almeno chiedere alla Giunta di venire in Consiglio e ascoltare i consiglieri. È davvero irritante e intollerabile l'atteggiamento della Giunta e dell'Assessore competente che sembrano ritenersi estranei a questo dibattito.

PRESIDENTE. Assessore, vuole dire qualcosa su questa richiesta?

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La Giunta risponderà a fine seduta.

PRESIDENTE. Colleghi, non fatemi aprire dibattito su questo argomento. Se è necessario sospendiamo la seduta per riunire la Conferenza dei Capigruppo.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.-Sardegna). Io non capisco francamente perché si debba interrompere un dibattito che sta entrando nel vivo delle questioni e toccando il contenuto di questo importantissimo documento, per discutere del problema della composizione di un organismo certamente importantissimo, un problema che l'opposizione legittimamentepone, nutrendo delle preoccupazioni in merito, ma che non ha niente a che fare con l'argomento che stiamo discutendo oggi.

Credo che non sia assolutamente ammissibile che si disturbi un dibattito serio per queste cose.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). Noi non vogliamo disturbare; mai come su questo argomento abbiamo dichiarato, e siamo e saremo coerenti, che i nostri interventi saranno costruttivi e soprattutto nell'ambito dei tempi concordati. Ma l'opposizione ha dei diritti e il diritto fondamentale è quello di avere informazioni, e questo diritto ha non solo un fondamento statutario, ma anche regolamentare, perché il Regolamento all'articolo 105 prevede che noi siamo informati non solamente degli atti conclusi, ma anche dei lavori preparatori. Noi ci chiediamo come dobbiamo fare per far valere questi diritti.

Io credo che il Presidente del Consiglio debba tutelare non l'opposizione o la maggioranza ma il rispetto del Regolamento. Il Regolamento dice: "ogni consigliere al fine di ottenere notizie ed informazioni utili all'espletamento del proprio mandato, ha accesso agli uffici della Regione, degli enti e delle aziende da essa dipendenti.". Noi non abbiamo mai fatto tutte queste cose, ci stiamo limitando a chiedere una cosa banale, senza interrompere i lavori, senza disturbare, proponendoci di far perdere e di perdere noi stessi meno tempo possibile, chiediamo semplicemente, se è stato costituito il Comitato di sorveglianza, di conoscere la delibera della Giunta. Se questo è fattibile senza interrompere i lavori, io sono d'accordo con il collega la Spisa. Se non fosse possibile ora, decidiamo quando, come eccetera. Ecco perché la proposta di una brevissima Conferenza dei Presidenti dei Gruppi può essere utile non per perdere tempo ma per capire lo stato dei lavori, perché su questa materia ci siamo proposti di andare avanti insieme, non capisco perché nascano dall'opposizione e dalla Giunta problemi. Se c'è la delibera ce la date e continuiamo il dibattito, se non c'è ci fermiamo un minuto per capire cosa succede. Tutto qui.

PRESIDENTE. Onorevole Selis, le richieste di informazioni alla Giunta da parte del Consiglio sono sacrosante. Il problema è decidere se dobbiamo interrompere per questo il dibattito in corso, oppure no. Ha chiesto di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Io mi riservavo di dare una risposta a conclusione del dibattito. Sto prendendo appunti, onorevole Emanuele Sanna. Io ho grande rispetto, penso che lei ne sia testimone, non sono mancato ad alcuna seduta e seguo attentamente ogni intervento, soprattutto per le materie che mi competono, anche perché ritengo di dare qualche risposta. Sul problema che è stato sollevato io non ho nessuna difficoltà, anche perché il Comitato di sorveglianza è composto da rappresentanti di organizzazioni sindacali, associazioni delle categorie produttive enti locali, che non sono stati scelti dall'Assessore della programmazione o dal Presidente, ma sono stati designati da questi soggetti.

Quindi, se il sindaco di Nuoro, che vedo seduto, si lamenta di non essere rappresentato, se la deve prendere con il Presidente dell'ANCI, che ha fatto legittimamente pervenire l'indicazione, in qualità di rappresentante dei sindaci dei comuni della Sardegna, nella persona del dottor Antonangelo Casula. Dico questo proprio con spirito sereno per una corretta informativa.

Io farò pervenire oggi al Consiglio tutto il carteggio e la documentazione relativa all'insediamento del Comitato di sorveglianza. Datemi il tempo di mettermi in collegamento con gli uffici perché ritengo che sia atto di assoluta trasparenza. Non c'è niente da nascondere perché tutto è stato fatto alla luce del sole.

FADDA (Popolari-P.S.). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, io non posso aprire il dibattito su questo argomento. C'è stata una richiesta di chiarimento, l'assessore ha risposto. Io devo garantire che i lavori del Consiglio vadano avanti. Credo che l'assessore abbia soddisfatto la sua richiesta.

FADDA (Popolari-P.S.). No, altrimenti non chiederei la parola.

PRESIDENTE. Su questo argomento non posso darle la parola, perché io lo reputo chiuso. L'assessore ha dato una risposta e il Consiglio deve proseguire il dibattito.

E` iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.).Lei continua a fare le parti, perché ha dato la parola a chi l'ha chiesta dopo.

LA SPISA (F.I. - Sardegna). E` molto bello fare un intervento con il sottofondo della bella voce dell'Onorevole Cogodi che è la colonna sonora del Consiglio regionale ormai

COGODI (R.C.). Io voglio sapere come si fa, in questo Consiglio a fare apparire…

LA SPISA (F.I.-Sardegna). Non capisco perché debbo essere interrotto in questo modo, Presidente. In questo momento ho la parola, stanno passando i minuti e non vedo perché il mio tempo debba essere usato per parlare con l'onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Non c'è interruzione; la questione riguarda anche te. Io ho chiesto più volte di sapere…

LA SPISA (F.I.-Sardegna). Io svolgo il mio intervento. Il complemento di programmazione di cui stiamo discutendo, è da giudicare a mio parere sotto due punti di vista: uno è quello delle finalità specifiche cui tende a dare risposte, il secondo è quello della metodologia che, da un lato, lo stesso programma operativo regionale e il complemento di programmazione indicano per la loro attuazione, e la metodologia che ha a monte lo stesso complemento.

Sul primo punto di vista, quello delle finalità a cui sono destinate le risorse, io credo che sia realistico fare alcune considerazioni brevissime: le finalità verso cui vengono indirizzate le risorse finanziarie comprese nel complemento di programmazione sono stabilite, sia per quanto riguarda gli assi, sia per quanto riguarda le misure, dall'impostazione originaria del P.O.R., del quadro comunitario di sostegno quindi, ed ancora più a monte del piano di sviluppo del Mezzogiorno. Questo è stato detto anche nella relazione del Presidente della seconda Commissione.

Non possiamo dimenticare, quindi, che la fonte di quelle scelte è precedente alle decisioni prese in questo Consiglio regionale ed anche nella nostra Commissione e nella Commissione per le politiche comunitarie. Si è detto che nella spendita dei circa 7 mila miliardi del P.O.R., sarebbe stato opportuno concentrare le risorse su alcuni obiettivi strategici, anziché distribuire indiscriminatamente queste risorse nell'eccessivo numero di misure presenti. Cerchiamo di non fare su questo discorsi ideologici e proviamo, anche nel clima particolarmente acceso e pur con la colonna sonora sempre in funzione, di vedere se ci sono delle argomentazioni concrete che ci possono aiutare a dare un giudizio sulla positività o negatività delle scelte contenute nel complemento di programmazione.

Il limite di fondo di questo complemento è evidentemente l'eccessivo numero delle misure che in qualche modo costringe a distribuire le risorse verso finalità che potrebbero non essere necessariamente rispondenti al criterio della concentrazione delle risorse verso obiettivi strategici. Ma il numero di misure l'ha stabilito il P.O.R. e quindi lo abbiamo trovato in qualche modo come eredità, maggioranza ed opposizione, nell'elaborazione di questo complemento. Però è indubbio che questo è il dato di fatto di fronte a cui ci troviamo.

Vediamo di dare un giudizio analizzando sia le cifre che i titoli. A me sembra abbastanza evidente che, se si guardano le cifre, si può notare che sui circa 7.700 miliardi disponibili ed inseriti in questo strumento, nella distribuzione tra i diversi assi, la parte del leone la fa l'asse IV, quello che riguarda i sistemi locali di sviluppo, il settore delle imprese quindi, e a questo asse sono destinati circa 2.440 miliardi che sono indirizzati al rafforzamento del tessuto imprenditoriale locale. Dobbiamo anche notare che c'è una scelta precisa all'interno di questo asse perché un occhio di riguardo indubbiamente l'ha avuto il settore dell'agricoltura che ha la maggior parte delle risorse destinate a questo asse, che evidentemente obbedisce a una scelta di riequilibrio tra i diversi settori e a una scelta di considerazione della particolare gravità in cui si trova questo settore produttivo.

Il secondo posto, con una cifra di poco inferiore, ce l'ha l'asse I, quello delle risorse naturali al quale sono destinati circa 2.100 miliardi, con un'evidentissima priorità, attribuita alla questione della tutela del suolo e del potenziamento delle infrastrutture destinate a risolvere il problema dell'acqua, perché di questi 2.100 miliardi, 1.670 sono destinati a questo fine, ed ancora 1.120 sono destinati specificamente al problema della risorsa idrica, della costituzione del cosiddetto ciclo integrato dell'acqua.

Questo a me sembra un dato significativo, perché complessivamente significa che circa 4.500 miliardi dei 7.700, quindi ben più della metà, sono destinati a due assi, considerati realmente prioritari all'interno degli obiettivi che pure sono tutti strategici, perché è strategico anche l'obiettivo della valorizzazione delle risorse culturali, così come lo è l'obiettivo dell'intervento sulla questione delle aree urbane, o delle reti e nodi di sviluppo. C'è quindi una priorità nell'utilizzo di queste risorse. Quindi, anche all'interno del complemento è evidente una linea direttrice che non possiamo ignorare.

Seguono nell'ordine tra i diversi assi, l'asse III, risorse umane, che ha 1.100 miliardi circa; l'asse VI, reti e nodi di sviluppo, 870 miliardi; l'asse II, risorse culturali, 750 miliardi circa e infine l'asse IV, città e aree urbane, con 460 miliardi.

Le cifre indicano anche un'altra cosa, perché gli assi che sono sotto dimensionati in realtà hanno comunque una dotazione finanziaria consistente, se si considera che evidentemente l'incidenza di un investimento finanziario nel settore culturale ha un effetto moltiplicatore sul sistema degli operatori, e quindi anche sul sistema occupazionale, che è evidentemente molto più alto di quello che può avere la stessa cifra investita nel settore delle infrastrutture, quindi per quanto riguarda l'acqua, l'energia o la viabilità.

Caso mai, e qui torniamo al problema della scelta delle misure, a me personalmente sembra, per esempio, che l'asse risorse umane sicuramente presenti dei punti di criticità, perché probabilmente il numero delle misure è eccessivo e, probabilmente, alcune di queste misure sono anche indirizzate male. Sono cioè, in qualche modo, sostitutive di alcuni interventi ordinari, ma questo per cifre veramente infinitesimali rispetto al totale della scelta e dell'impostazione di questo complemento, che invece, ha una sua logica che è evidentissima.

Presidenza del Vicepresidente Spissu

(Segue LA SPISA.) In ogni caso, questo è un documento che verrà sottoposto a un giudizio anche nel suo itinerario di realizzazione, cioè, all'interno di questa attribuzione di risorse tra assi e misure, occorrerà prestare attenzione alle modalità attraverso cui queste misure vengono attuate, agli interventi specifici che verranno elaborati e proposti con atti del Governo regionale e con il controllo continuo del Consiglio regionale.

Il secondo punto di vista, sulla base del quale si deve giudicare questo complemento, mi sembra che sia quello del metodo, il metodo che è stato seguito a monte, nell'elaborazione di questo documento, e quello che sarà seguito invece a valle nella sua attuazione. Qui necessariamente ci dobbiamo inoltrare in un altro problema che è stato già sottolineato più volte in moltissime discussioni, anche in questa sul complemento di programmazione, e cioè la questione della unicità del processo di programmazione, di quello che è stato definito come "ciclo unico di programmazione". Il POR e il complemento che abbiamo in discussione oggi devono essere letti alla luce di tutti gli strumenti della programmazione, di quelli di cui siamo a conoscenza e anche di quelli che non conosciamo perfettamente, e in questo è necessario certamente che il Consiglio abbia un occhio sempre più attento a tutti gli aspetti del ciclo unico di programmazione. Il POR deve essere letto alla luce di tutto il Quadro comunitario di sostegno e quindi anche alla luce dei PON, che ancora non sono stati approvati, e non certo per responsabilità del Consiglio regionale. Si parla tanto dei nostri ritardi, ma obiettivamente oggi in ritardo è l'approvazione e la definizione dei PON che, non dimentichiamolo, dovrebbero far arrivare in Sardegna quasi il 13 per cento delle risorse totalmente assegnate a questi strumenti.

E ancora, il Quadro comunitario di sostegno 2000-2006, che noi stiamo esaminando in una sua parte, quella del Programma operativo regionale, va comunque letto nella continuità oppure nella discontinuità con il Quadro comunitario di sostegno precedente, con il POP 1994-1999, continuità o discontinuità, perché evidentemente alcune accelerazioni o decelerazioni, alcuni incrementi o decrementi di investimenti sono anche relativi agli interventi che erano precedentemente stati destinati da questi strumenti, dal Quadro comunitario di sostegno che ha preceduto quello che sta partendo adesso.

E ancora, il POR e il complemento di programmazione non possono essere letti ignorando gli altri interventi e i trasferimenti di risorse finanziarie che ci sono già stati. Non posso quindi non citare la "402", e quella che dovrà essere, speriamo, la nuova attuazione dell'articolo 13 dello statuto speciale sul piano di rinascita. Il complemento di programmazione non può essere letto ignorando il complesso delle risorse straordinarie assegnate dallo Stato, le assegnazioni del CIPE per le aree depresse, ma anche le risorse assegnate o assegnabili dal bilancio ordinario dello Stato. Possiamo noi dare un giudizio sulla dispersione di risorse o sul mancato mantenimento delle promesse fatte alla Sardegna da parte di questo Governo regionale e ignorare, per esempio, che ancora stiamo aspettando i soldi che nell'intesa istituzionale di programma sono stati destinati per il progetto Marte e che la Regione sta anticipando per conto dello Stato i soldi per far partire finalmente questo progetto innovativo nel campo scolastico? Di chi è la responsabilità, della Regione o dello Stato, in questo caso? Possiamo ignorare che abbiamo pochissime risorse sul piano dei trasporti, quindi per uno dei punti fondamentali dell'asse VI, non considerando che il PON trasporti ci vede, per le notizie che abbiamo oggi, fortemente penalizzati, per le gravissime inadempienze del Governo statale, che non assicura i fondi, le centinaia di miliardi assicurati dall'ANAS per il completamento della rete stradale dello Stato, e vuole scaricare quindi, sulla Regione sarda così come su altre regioni, oneri finanziari per risanare il bilancio dello Stato? Di queste cose non dobbiamo tenere conto? Dobbiamo accettare che la responsabilità di queste cose venga acriticamente attribuita all'attuale Governo regionale? Che ne è complessivamente degli impegni presi dallo Stato all'interno dell'intesa istituzionale di programma? Va anche dato atto all'Assessore che ha gestito negli ultimi anni della precedente legislatura questa materia della buona volontà nel portare avanti questo importantissimo strumento. Che ne è di quegli impegni? Che ne è dell'impegno della revisione del titolo terzo dello Statuto, che falcidia le nostre disponibilità finanziarie attuali, del nostro bilancio ordinario, che quindi è fortemente squilibrato nella direzione della spesa corrente, sempre di più costretto a venire incontro alle emergenze della nostra Isola attraverso le spese ordinarie e in particolare gonfiando sempre di più la spesa corrente? Voi dell'opposizione l'avete denunciato anche nella discussione del bilancio ordinario del 2000, ma il bilancio ordinario della Regione è fortemente condizionato dalle risorse che sono complessivamente sempre meno, tenendo conto che il livello dei trasferimenti dallo Stato alla Regione sarda è ancora fermo a 15 anni fa.

Questo è un impegno a cui lo Stato deve dare ottemperanza e ancora questo non accade. Se si parla di "ciclo unico di programmazione", colleghi, di maggioranza e di opposizione, noi dobbiamo chiedere al Governo, alla maggioranza e a tutto il Consiglio che il "ciclo unico di programmazione" si concreti qui, in quest'Aula in atti chiari e in documenti messi a disposizione di tutti, per poter conoscere lo stato di attuazione della spesa. È tutto giusto, ma è anche vero che "ciclo unico di programmazione" significa governo delle risorse finanziarie in piena corresponsabilità con lo Stato e con gli enti locali. Non si può dire soltanto che la Regione è accentratrice nei confronti delle autonomie locali. Si deve anche dire che la rivendicazione nei confronti dello Stato deve essere forte e deve accomunare in certi casi, intelligentemente, maggioranza e opposizione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.

FALCONI (D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, a me risulta assai difficile concentrare in pochi minuti una valutazione approfondita, complessiva e precisa sui complementi di programmazione in generale e successivamente fare un'analisi puntuale sui sei assi che prevedono troppe misure e sottomisure.

In questi nostri interventi, almeno per quello che mi riguarda, non potremo quindi che essere limitati nell'analisi complessiva e quindi limitarci a un'analisi dettagliata solo di alcuni punti. Chiarita questa generale difficoltà, che per altro è stata riscontrata da quasi tutti i colleghi che sono intervenuti, faccio la prima logica deduzione che mi porta ad analizzare solo, nel mio breve intervento, due o tre questioni, che ritengo siano in questa fase le questioni centrali per guidare le modifiche che oggi possiamo apportare a questo strumento programmatorio. A queste difficoltà dobbiamo sommare l'assoluta impossibilità di verificare il cosiddetto "ciclo unico di programmazione" ricordato poc'anzi, che resta per ora un bell'enunciato e nulla più In assenza di notizie utile sul PON, e questa è responsabilità del Governo, in assenza di una bozza di bilancio regionale, non vedo come potremmo oggi ragionare su questi e su altri strumenti finanziari che dovrebbero, essere tra loro complementari ed organici e oggi appaiono misteriosi e sconosciuti a questa Assemblea che può e deve dare strumenti di indirizzo generale.

Noi non contestiamo il fatto che la bozza di complemento di programmazione sia il frutto di una concertazione con le parti sociali e con il mondo delle autonomie locali. Il centro-sinistra ha sancito questo metodo con deliberati della Regione e con accordi col Governo nazionale, e l'ha assunto come metodo di governo. Il fatto che un Governo regionale di centro-destra lo faccia proprio non può che farci piacere, speriamo che duri - non il governo ma il metodo di governo - e che non sia invece strumentale e momentaneo. Ciò che invece abbiamo contestato e contestiamo energicamente è questa malcelata volontà della Giunta di non coinvolgere il Consiglio regionale nell'impegnativo sforzo di modificare, migliorare ed approvare il più importante strumento finanziario di questa legislatura che può diventare l'ultima occasione di sviluppo integrato della nostra isola. Se oggi il Consiglio regionale sta discutendo questo documento, lo deve all'opposizione; penso che il ruolo del Consiglio regionale debba essere difeso sì dall'opposizione, ma ancora di più dalla maggioranza che qui dentro e, non nei meandri, deve dare le sue precise indicazioni di merito. Ma, ahinoi, anche gli interventi dei colleghi di maggioranza, che ho ascoltato con attenzione, hanno dato sostanzialmente un assenso incondizionato all'intera manovra e null'altro. Non sono entrati nel merito, non hanno fatto proposte operative ma, in alcuni tratti, hanno rivolto una sorta di opposizione al passato. Con la testa rivolta indietro, hanno criticato ancora le Giunte Palomba. Signori colleghi della maggioranza, siete forza di governo, dovete esserlo anche qui in Aula, dovete proporre qui le vostre osservazioni, non fare ancora opposizione. Ma ci proviamo noi perché ci sentiamo ancora, non forza di governo, ma forza responsabile per fare proposte operative ed io, come dicevo all'inizio, restringo il mio intervento a due o tre punti. Per quanto riguarda i Progetti integrati territoriali, la relazione di minoranza svolta dal collega Scano apprezza la decisione di attribuire a questi il 40 per cento delle risorse. Io sono dello stesso avviso se questa è una scelta di decentramento verso le autonomie locali che devono decidere e scegliere il loro futuro, disegnato secondo le vocazioni dei rispettivi territori. È una scelta fatta anche da noi nella precedente legislatura, dalla allora maggioranza di centro-sinistra. La legge "14" che inventava quello strumento di programmazione negoziata che doveva venire dal basso, ha suscitato tante aspettative, tanta progettualità ma anche tanti sbagli. I Programmi integrati d'area non erano e non sono uno strumento di programmazione perfetto, ma uno strumento perfettibile. Ma la cosa singolare che ora voglio sottolineare a questa Assemblea è che la Giunta, per ammissione dello stesso assessore Pittalis, considera i progetti integrati territoriali, tutta un'altra cosa rispetto ai P.I.A.. Può anche essere, ma se così è tutti quanti dobbiamo avere piena consapevolezza che oggi non c'è nessun riferimento normativo per spendere o, se preferite, un contenitore legislativo per la spesa, per spendere, ripeto, il 40 per cento delle somme di cui stiamo parlando.

Questo deve quanto meno preoccupare il Presidente Floris che oggi è assente, che non perde occasione per strigliare il Consiglio per i ritmi lavorativi - e` l'argomento del momento anche sui giornali - celando, Presidente Floris, due cose fondamentali che voglio ricordare. Le Commissioni non producono quanto dovrebbero per esclusiva responsabilità dei colleghi della maggioranza, che non garantiscono né presenza, né numero legale, né produttività. Il secondo punto che voglio ricordare al Presidente Floris è che la produzione legislativa in tutte le assemblee parlamentari è alimentata dai disegni di legge dei rispettivi governi per un buon 80 per cento. Questa è la percentuale nel Parlamento nazionale. L'attuale Giunta regionale si attesta su un modesto 40 per cento per quanto riguarda le proposte legislative; il resto, quindi il 60 per cento, è di iniziativa consiliare, ma questo 60 per cento, in larga misura, viene proprio dalle opposizioni. Ma torniamo al ragionamento principale sui PIT; questa proposta di accantonamento del 40 per cento deve farci riflettereperché per molti versi è condivisibile e per altri preoccupa, per altri versi ancora appare strumentale e momentanea, volta a trovare un accordo sottoscritto dalle parti sociali, privo di un ragionamento serio, fatto a monte, che conseguentemente può anche portare alla scelta di questo accantonamento. L'articolazione per assi dello strumento ci consente di parlare, lo ripeto ancora, di una o due aree tematiche che noi riteniamo prioritarie. L'ha fatto poco fa il collega La Spisa concentrando il suo intervento sull'asse I e sull'asse IV, lo faccio io parlando soprattutto dell'asse IV, sui sistemi locali di sviluppo. Lo sviluppo della Sardegna nei prossimi anni sarà direttamente proporzionale al suo tessuto imprenditoriale diffuso nel territorio. Nell'attribuire grande importanza a questo fatto, condividiamo la scelta che prevede, per questo asse, una maggiore dotazione finanziaria rispetto agli altri: 2.500 miliardi. Ma veniamo al merito della misura 4 ed ai meccanismi che in essa sono previsti. Gli obiettivi specifici previsti nelle linee di intervento sono sette: A, B, C, D, E, F, G, che io condivido - poi tornerò su questa condivisione - ma che voglio brevemente richiamare per sottolineare cosa, secondo me, va rivisto e corretto e cosa deve, da subito, preoccupare questa Assemblea e le imprese che operano in Sardegna.

Non si può non condividere la linea di intervento dell'animazione economica, volta principalmente alla promozione di una cultura di impresa tra le aziende sarde e lo scouting per quelle esterne. Tutto bene, ma ahimè la normativa specifica per la sua applicazione non c'è, ce la dobbiamo inventare, deve essere ancora proposta. Sull'obiettivo B), sui servizi reali alle imprese, non vi è ugualmente una normativa specifica, quindi basiamo ancora il tutto sulle leggi da fare, sul BIC Sardegna, sul Consorzio 21, cioè quegli enti, quelli strumenti regionali che voi, colleghi dell'attuale maggioranza, avete combattuto quando eravate all'opposizione. Sull'obiettivo C) che tratta degli incentivi in conto capitale e in conto interessi, vi sono alcune precisazioni che ritengo giusto fare. Non è condivisibile la scelta proposta di rendere finanziabili gli ampliamenti e le ristrutturazioni delle aziende esistenti, in subordine, e sottolineo in subordine, rispetto alle nuove iniziative. E` giusto ricordare che oggi, in tutte le leggi di incentivo vigenti per tutti i diversi settori, avviene esattamente il contrario, se cambiamo totalmente linea, diciamocelo, possiamo anche condividere questa strategia, io non la condivido.

L'altro aspetto che in questo e nei successivi obiettivi si riscontra è il continuo rifugiarsi nella disciplina del de minimis che prevede, lo ricordo, una concessione massima di centomila Euro nel triennio e non è sottoposta al controllo della Commissione europea per gli aiuti di Stato.

L'altro denominatore che accomuna gli obiettivi specifici della misura 4, sono le procedure di attuazione che si liquidano con la dicitura, più volte ripetuta e già anche da me ricordata, che "per l'attivazione della linea di intervento, verrà definita apposita normativa regionale". Tutto è basato, in questo asse, sulla legge regionale numero 15 del 1994 che è notificata, registrata, operativa, è un'ottima legge, ma non basta. Noi del centro-sinistra abbiamo presentato nel mese di febbraio, quindi dieci mesi fa, un testo di legge che può e deve dare risposte, può darle, naturalmente se rivisto, corretto, migliorato in Commissione, concertato con le organizzazioni, può e deve dare risposta, dicevo, organica e ordinata, a queste iniziative in questione, senza lasciarle aperte nello strumento che oggi stiamo discutendo e che andremo ad approvare. Il ricorso al regime de minimis significa evitare le regole europee, utilizzando i soldi che l'Europa ci mette a disposizione, a me questa pare una forte contraddizione. Facciamo invece diventare le regole che l'Europa ci impone una ulteriore opportunità per le imprese rispettando la regola principale che l'Europa ci impone: una corretta concorrenza tra le imprese stesse che vengono considerate in quanto tali, senza alcuna distinzione fra i diversi settori, tra il commercio, il turismo, l'industria, l'artigianato. Tutto è impresa eguale per l'Europa e questo concetto va ancora recepito da questa Assemblea e da questa Giunta. Naturalmente, in questo contesto non rientrano i cosiddetti settori sensibili che sono appunto l'agricoltura ed altri settori.

Prima di avviarmi alle conclusioni, vorrei sottoporre all'attenzione dei colleghi alcune questioni che sembreranno di carattere territoriale e quindi, direi quasi in forma dispregiativa, provinciali, di parte, ma le voglio comunque richiamare. E prima di sviluppare il mio ragionamento sul riequilibrio territoriale, voglio fare alcune affermazioni utili a sgombrare il campo da facili strumentalizzazioni che possono venire dai colleghi rappresentanti delle aree cosiddette forti, se così si possono definire in Sardegna, ma comunque cosiddette forti, causando ulteriori danni alle zone interne della Sardegna. Il primo concetto ripetuto più volte, ma giova ricordarlo, è che le risorse finanziarie, di cui si parla anche oggi sulla stampa, messe dalla Comunità europea a disposizione dell'intera isola per recuperare il suo gap infrastrutturale, sono dovute al fatto che non l'intera Sardegna, ma una parte di essa, ha purtroppo mantenuto il PIL complessivo dell'isola al di sotto della media del 75 per cento della Comunità europea. Questa parte importante e minoritaria della Sardegna comprende l'intera provincia di Nuoro, l'alto Oristanese, il Goceano e alcune sacche della provincia di Cagliari come il Sarrabus Gerrei.

Il secondo concetto che voglio preliminarmente riprendere è che chi vi parla non è disponibile a creare su questo delicato tema la cosiddetta lobby nuorese trasversale a tutte le forze politiche anche perché la ritengo perdente, io penso invece che su questo vada fatto un ragionamento serio, che sia recepito dalle forze politiche in quest'Aula e che si sia conseguenti nelle scelte, che cambino la direzione dei flussi finanziari perché finalmente si passi dalla enunciazione verbale al reale necessario riequilibrio all'interno della nostra isola, alla rimozione, con atti concreti di programmazione, di questo problema endemico della Sardegna. Questo stiamo facendo e questo dobbiamo fare.

Vi risparmio le analisi sociologiche ed antropologiche dei problemi che gli squilibri creano in termini di spopolamento perché sono concetti ormai acquisiti da noi tutti, e do per scontato che si conoscano e si condividano. Il senso di responsabilità del centro-sinistra ha portato a una scelta che è sotto gli occhi di tutti e che io ho accettato di buon grado di non proporre emendamenti a questo strumento di programmazione, in considerazione dei tempi che lo stesso strumento impone. Ciò nonostante, voglio chiarire che non condivido l'impostazione che il POR Sardegna dà sul punto del quale vi sto parlando, nella sua strategia generale e in particolare a pagina 4.

Il penultimo capoverso recita: "Il POR tende a conseguire gli obiettivi prioritari attraverso la valorizzazione delle risorse naturali, culturali ed umane, nonché dei sistemi di sviluppo locale delle città, delle reti e nodi di servizio, concentrando le iniziative in quelle aree che possono attivare questo processo di sviluppo accelerato, senza per altro penalizzare le aree interne dell'isola". Poco prima, nella stessa pagina, si dice: "L'obiettivo complementare" (e sottolineo complementare) "della riduzione del disagio delle aree interne dell'Isola sarà perseguito attraverso la valorizzazione delle risorse locali, principalmente legate all'agricoltura, alla pastorizia, all'ambiente, alla forestazione e al turismo".

A queste cose asserite a pagina 4 do questo significato: rafforziamo ancora di più l'area di Macchiareddu con la creazione di industrie, soprattutto della New Economy e concentriamo i pastori nel nuorese e nelle zone interne. Questa è la lettura che do di queste frasi, e non sono questi gli impegni che assumiamo e che enunciamo noi tutti anche in forme trasversali in quest'Aula. Io penso che vada smontato il teorema che prevede una strategia che secondo me non è europea, ma è una strategia che può essere condivisa o non condivisa ,che prevede la concentrazione degli interventi nelle aree forti di sviluppo, che sono già forti, per renderle ancora più forti e scioccare le aree contigue che sono deboli.

Avviandomi alla conclusione, e chiudendo su questo tema del riequilibrio territoriale, penso che occorra tornare ad una strategia più complessiva di sviluppo regionale. Quale strategia di sviluppo regionale dobbiamo seguire? Quella che indica la maggioranza, che poi a cascata opera su queste scelte e su questi strumenti? Quella lombarda, proposta e difesa in questa prima fase della legislatura? Quella catalana, dichiarata e orgogliosamente ribadita in quest'Aula nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente Floris, quindi tuttora vigenti, che devono essere la guida anche di questi strumenti finanziari. O quella Irlandese, ultima nata in ordine di tempo, ma anch'essa rivelatasi molto efficace in quel lontano territorio, non qui in Sardegna. Mi auguro che nella prossima ed ultima puntata si tenti almeno di delineare una strategia seria, compiuta, condivisibile anche criticabile, ma elaborata in Sardegna per la Sardegna. Questo lavoro deve ancora iniziare e deve essere fatto soprattutto da questa maggioranza.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Alberto. Ne ha facoltà.

SANNA ALBERTO (D.S.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, credo che questa discussione sia davvero importante. La Giunta non voleva farla ma mi auguro che recepisca le indicazioni che stanno emergendo, perché si sta profilando, a mio parere, una discussione molto utile non solo sulla programmazione delle risorse del Quadro comunitario di sostegno, ma anche delle altre risorse.

Noi abbiamo, per i prossimi setto anni, una quantità di risorse rilevantissima. Abbiamo complessivamente 34 miliardi circa di investimenti a disposizione. Il Quadro comunitario di sostegno, 11.000 miliardi gli interventi per le aree depresse, 4.330 miliardi, i programmi comunitari minori, 535 miliardi, l'intesa istituzionale Stato - Regione, 2.459 miliardi, la programmazione negoziata, 4.200 miliardi. La quota di investimenti prevista nel bilancio regionale dovrebbe essere intorno ai 12.000 miliardi; insomma, siamo a 34.000 miliardi, e non ho considerato le risorse che verranno dal bilancio dello Stato.

Insomma, sto parlando di sessanta piani di rinascita, più o meno, per dire che restare nell'Obiettivo uno, che è stato un risultato politico di grandissima rilevanza del centro - sinistra, non era scontato, e bisogna che questo fatto sia utilizzato nel modo migliore possibile, perché è davvero un'occasione unica che non possiamo sprecare.

Le regioni dell'Obiettivo uno devono rimuovere gli ostacoli strutturali che ne hanno impedito e che ne impediscono lo sviluppo. Per quanto riguarda la Sardegna, il principale ostacolo sta nel suo ritardo infrastrutturale, in particolare per quanto riguarda i trasporti interni ed esterni, l'acqua, l'energia. Quindi io credo che la programmazione delle risorse di cui stiamo parlando debba concentrarsi prevalentemente sulla rimozione di questi ostacoli.

Si è parlato anche oggi dei problemi relativi all'impostazione del P.O.R. e all'impostazione e alla definizione dei complementi di programmazione.

Io credo che nel P.O.R. già ci fossero delle impostazioni che andavano riviste, e male ha fatto la Giunta a non farlo e peggio ha fatto a trasferirle nei complementi di programmazione. Io brevemente ma anche dettagliatamente voglio ricordare alcuni dei punti che vanno rivisti. Il primo punto è quello relativo alla destinazione delle risorse, degli 11.000 miliardi del Quadro comunitario di sostegno al ciclo dell'acqua, in estrema sintesi, vengono destinati 1.100 miliardi. Considerando che sono previste, anche se nei documenti che abbiamo in discussione non sono richiamate, cinque nuove dighe, solo per la loro costruzione, non basteranno 2.000 miliardi. Quindi 1.100 miliardi, onorevole La Spisa, per il ciclo dell'acqua sono ben poca cosa rispetto alle reali necessità dell'Isola.

Al comparto dei trasporti sono destinati 600 miliardi; la questione dell'energia è tutta rimandata all'intesa Stato -Regione; insomma, complessivamente, per l'adeguamento infrastrutturale dell'isola sono destinati nel Quadro comunitario di sostegno 1.700 miliardi, appena il quindici per cento delle risorse disponibili. Voi pensate davvero che con queste risorse si possa superare il gap infrastrutturale della nostra regione?

I P.I.T., secondo l'accordo siglato recentemente dalla Giunta regionale con i sindacati, dovrebbero avere una dotazione di circa 4.000 miliardi, cioè il quaranta per cento delle risorse disponibili. All'asse IV, cioè "sistemi locali di sviluppo", come ricordava anche il collega La Spisa, sono destinati 2.441 miliardi. Considerando anche che la programmazione negoziata avrà, nei prossimi sette anni, perché questa verrà regionalizzata, intorno ai 4.200 miliardi, stiamo parlando complessivamente di risorse per il sistema delle imprese per i prossimi sette anni di 10.600 miliardi.

A queste risorse andranno poi aggiunte le risorse che proverranno dalla legge "488", che saranno anch'esse cospicue.

Insomma, io vedo qui due grandi numeri: per superare il gap infrastrutturale 1.700 miliardi, per sostenere il sistema delle imprese 10.600 miliardi salvo altre risorse aggiuntive. Qual è la prima riflessione che mi sento di fare? Prima di tutto io credo che con questa impostazione si rischi davvero di investire nella nostra Isola una grande quantità di risorse senza rimuovere gli ostacoli di fondo, che sono poi quelli che impediscono alla nostra economia di essere competitiva in ambito nazionale ed internazionale; insomma, con questo sostegno così corposo al sistema delle imprese, senza che si rimuovano gli ostacoli che impediscono loro di essere competitive, quali saranno i risultati? Questo secondo me è uno degli interrogativi di fondo ai quali dobbiamo dare una risposta.

Voglio fare un'altra osservazione sulla scelta dei P.I.T. e su come si è arrivati a questo accordo tra Giunta e sindacati. Io ho molte riserve sia sulla forma che sul merito di questo accordo; sulla forma perché la concertazione non può eludere il passaggio fondamentale del coinvolgimento della massima istituzione della Sardegna, cioè del Consiglio regionale che addirittura la Giunta non voleva coinvolgere in questo dibattito. Credo che non si possa mettere questo Consiglio di fronte al fatto compiuto di un accordo; noi stiamo facendo una discussione dopo che è stato già raggiunto un accordo tra la Giunta regionale e i sindacati che destina 4.000 miliardi ai P.I.T. Quindi non è solo un problema di forma ma è anche un problema di sostanza, perché su questa partita del sostegno alle imprese, in mancanza di un adeguamento infrastrutturale nella nostra Isola, quest'Aula deve davvero discutere a fondo. Poi decideremo se sia giusto destinare ai P.I.T. 4.000 mila miliardi o se possano essere sufficienti 2.000 miliardi o 3.000 o 1.000, non so quale sarà il risultato, però è necessario fare una discussione seria su questo punto.

Un altro aspetto sul quale voglio soffermarmi è quello del riequilibrio. Non c'è riequilibrio, non c'è come impostazione, non c'è come modello di sviluppo, perché il riequilibrio è l'altra faccia della moneta di un modello di sviluppo che voglia dare un riassetto complessivo diverso alla Sardegna, un riassetto territoriale che metta fine allo spopolamento delle zone interne e che valorizzi complessivamente le risorse. Ma è necessario un intervento infrastrutturale forte, che davvero renda le aree interne accessibili (e poi tornerò su questo), credo che questa sia una delle condizioni fondamentali, io voglio sapere quale impresa investirà nelle zone interne dell'Isola se i tempi e le condizioni di percorrenza resteranno quelle che sono; gli investimenti non saranno convenienti e quelle zone saranno condannate al sottosviluppo, anche se le imprese verranno sostenute e finanziate.

Io credo che noi dobbiamo destinare una quota rilevante di questi 11 miliardi a un'azione mirata di riequilibrio territoriale delle zone che hanno indici negativi dal punto di vista dello sviluppo. Come diceva giustamente l'onorevole Falconi, sono quelle zone che hanno fatto sì che la Sardegna restasse nell'obiettivo 1; è un fatto fondamentale per il futuro della Sardegna, è un fatto di giustizia nei confronti della nostra Isola e delle sue popolazioni.

Manca anche una visione dell'ambiente come risorsa fondamentale; di fronte a un processo di desertificazione che avanza, di fronte a una copertura forestale della nostra Isola che è intorno al 12 per cento - siamo cioè fra i territori che hanno una situazione di maggiore sofferenza in tutta Europa - di fronte a questo problema non c'è una misura in questo complemento di programmazione che si ponga l'obiettivo di ricostituire, nei limiti del possibile, naturalmente, il manto forestale mediterraneo di quest'Isola, la cui distruzione è una delle cause non secondarie della desertificazione e della stessa crisi idrica di cui molte volte abbiamo parlato. E la stessa monocultura pastorale è, in buona parte, il risultato di una mancanza di programmazione in questo ambito.

E' stata prevista nella misura 4.16 una sottomisura che riguarda la silvicoltura, ed è stata destinata a questa la somma di 2 miliardi in sette anni, onorevole Pittalis. Io non so che cosa si potrà fare con questa cifra, forse non riusciremo a finanziare neanche i progetti che già ci sono in Assessorato.

All'agricoltura, è vero, onorevole La Spisa che sono state destinate risorse importanti, però io credo che il punto più importante su cui noi dobbiamo operare per fare in modo che la nostra agricoltura diventi moderna e competitiva sia il riordino fondiario. Questo è l'ostacolo principale da rimuovere. Con questa polverizzazione aziendale noi non andiamo da nessuna parte. Ebbene, nel complemento di programmazione, per i prossimi sette anni, per questa sottomisura sono previsti 15 miliardi. Che cosa potremo fare si capisce benissimo: non potremo fare un bel niente!

Prendo atto con piacere che la misura 4.9 che riguarda l'olivicoltura, che escludeva buona parte della Sardegna con vocazione olivicolturale, è stata modificata in Commissione, e per fortuna è stata riferita a tutto il territorio regionale.

Sulla misura 4.21, che riguarda l'avvio dei giovani in agricoltura, voglio fare queste osservazioni: sono previsti 140 miliardi in sette anni, cioè 20 miliardi l'anno, cioè potranno essere avviate 400 imprese per anno, complessivamente 2.800 imprese in sette anni. Ben poca cosa rispetto a quello che è stato fatto in un anno con l'articolo 11 della legge "37", che ne ha avviate ben 1.600.

Per quanto riguarda i trasporti, voglio fare un'osservazione generale sulla misura 6.1 che prende come punto di riferimento l'aggiornamento del Piano regionale dei trasporti del 1996, piano regionale che non è mai arrivato neanche in Commissione, e quindi non è un documento approvato, e a mio parere ha dei limiti di fondo, perché mantiene l'impostazione nord-sud del sistema della mobilità regionale, sia interno che esterno, perché non concepisce un sistema di mobilità a rete che riguardi tutto il territorio della Sardegna. Non ha come interfaccia un'ipotesi di riassetto territoriale complessivo della Sardegna e della sua economia. Su questo documento, che non è approvato, e che ha questi limiti di fondo, si basano le scelte del complemento di programma che riguardano i trasporti.

Per quanto riguarda la viabilità voglio sottolineare che la rete di interesse regionale considerata è praticamente la stessa dell'intesa Stato-Regione, che esclude quasi tutta la rete di interesse regionale importante della Sardegna. Io voglio fare qualche riferimento alla provincia di Oristano che conosco molto bene. Questo è un caso particolare, la Statale 126 è stata inclusa per la parte cagliaritana; non si capisce perché dal Guspinese al Terralbese e all'Oristanese questa strada non sia stata ricompresa. La strada statale 292, la cosiddetta occidentale sarda, che dovrebbe collegare Oristano, Cuglieri, Bosa e Alghero, e che è nelle condizioni che tutti conosciamo, non è ricompresa. Il collegamento di Oristano con la Costa Verde non esiste, la strada statale 442, che dal bivio di Uras collega Ales con Laconi e poi si collega con la 128 non è ricompresa; la strada statale 388, che collega Oristano con Simaxis, Busachi e Sorgono, e poi si ricollega con la 128, non è ricompresa. Non sono pensati i collegamenti tra le due coste che distano cento chilometri in linea d'aria. Non c'è una rete di collegamenti est-ovest che tolga dall'isolamento il massiccio centrale del Gennargentu e che crei le condizioni per una mobilità a 360 gradi in quest'Isola, con tutti i vantaggi che questo significherebbe. Tutto viene riferito all'intesa, dove ci sono 1.534 miliardi già impegnati sulla 131 e su altre due o tre arterie di primo livello. Con questi programmi noi non andiamo da nessuna parte; non c'è riequilibrio, non c'è sviluppo per certe aree della Sardegna. Questo è il vero punto sul quale noi dobbiamo incidere.

Per quanto riguarda gli aeroporti si parla soltanto degli aeroporti principali. Ma perché si sottovaluta l'importanza degli aeroporti di terzo livello di Oristano e di Tortolì per lo sviluppo di quelle aree della Sardegna? Quei due aeroporti possono svolgere un ruolo molto importante di supporto e di integrazione del sistema aeroportuale regionale. Sulla portualità si è generici e si rimanda al PON e al piano generale dei trasporti. Ma non è possibile! Delle ferrovie poi non ne parliamo. Non si dice se la dorsale ferroviaria sarda va mantenuta in piedi, se va potenziata, se va raddoppiata. Non si dice niente, si fa solo riferimento ai 572 miliardi dell'intesa, che non sono sufficienti neanche per realizzare il raddoppio della tratta Decimomannu-San Gavino, e però non si dice che fine deve fare il sistema ferroviario sardo. Tutto viene rimandato al piano generale dei trasporti? Con l'interlocuzione che c'è tra questa Giunta regionale, questo Assessore dei trasporti e il Governo nazionale, immagino che fine farà questa partita. Dell'intermodalità poi non ne parliamo, sia per quel che riguarda il trasporto passeggeri, sia per quel che riguarda il trasporto merci. Anche qui siamo sul generico. Gli unici riferimenti si fanno a Cagliari, a Sassari e ad Olbia, come se il problema dell'intermodalità, dell'integrazione dei diversi modi di trasporto non riguardasse tutta la regione, da Oristano a Nuoro, a Iglesias, a Carbonia e quant'altro.

La misura 6.2 che riguarda l'accessibilità e mobilità nei maggiori centri urbani, cioè le infrastrutture viarie e ferroviarie, le interconnessioni e le integrazioni tra i diversi modi di trasporto, e i sistemi di gestione del traffico, fa riferimento solo alle città di Cagliari e di Sassari; le altre città della Sardegna non esistono. Altro che riequilibrio! Vengono portati via i soldi dalle zone povere, che non vengono neanche prese in considerazione, vengono cancellate. Che fare? Dobbiamo riscrivere molte cose, dobbiamo rivedere a fondo questa impostazione, onorevole Pittalis. Certo non lo possiamo fare oggi, però, nel giro di qualche mese, se questa Giunta ha a cuore i destini di quest'isola, deve rimettere mano a questi documenti e deve stabilire un modello di sviluppo, delle priorità, deve rimuovere il gap infrastrutturale, deve creare le condizioni perchè anche le zone interne dell'isola abbiano un futuro.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Patto Segni-Rif.Sardi). Presidente, colleghi consiglieri, io mi rendo perfettamente conto che questo inizio della mia attività consiliare cade in un momento estremamente delicato, perché sono all'ordine del giorno degli argomenti di grande importanza. Credo che il P.O.R., che stiamo discutendo in questi giorni, sia sicuramente, come è stato ricordato da molti degli oratori che mi hanno preceduto, uno degli atti fondamentali di questa legislatura. E` stato anche per me difficile, come qualche altro collega ha ricordato, avere una idea complessiva sull'intero piano che all'interno del P.O.R. è contenuto. Non è facile, lo ammetto con umiltà, per chi per la prima volta si confronta con un'esperienza così importante, riuscire ad avere idee chiare e precise su un documento così articolato e complesso che, probabilmente, avrà una grande ricaduta su tutto lo sviluppo futuro della Sardegna. E` per questo che sono stato estremamente attento, nei limiti in cui ho potuto ovviamente, sia al dibattito propedeutico, sia a quello che si è svolto oggi in Aula, e ho prestato grande attenzione oltreché alle relazioni dei colleghi della maggioranza - come è doveroso ovviamente - a quelle degli esponenti della minoranza, per comprendere quello che, nella lettura dell'elaborato, probabilmente non mi era stato del tutto chiaro. Sono convinto che il dibattito consiliare che oggi stiamo svolgendo sia estremamente importante, perché consente l'approfondimento di una serie di tematiche che probabilmente fuori dall'Aula sarebbe abbastanza difficile cogliere. Credo che questo dibattito sia ancora più importante perché, come è stato sottolineato da più parti, questi finanziamenti economici che noi oggi ci troviamo a gestire in Sardegna, e che possono essere il volano dello sviluppo economico della Sardegna nei prossimi anni potrebbero anche essere gli ultimi che almeno in questa entità arriveranno dalla Comunità Europea. E` stato ricordato in qualche precedente intervento che la Sardegna rischia di uscire dall'Obiettivo 1, anzi di fatto ne è già sostanzialmente uscita, per cui se, come ha ricordato l'eurodeputato Mario Segni, non ci si attrezza per riuscire a trovare nuove sinergie che consentano comunque alla Sardegna di avere un flusso privilegiato di fondi comunitari, il rischio che noi corriamo è quello di essere di fronte all'ultima discussione in Aula di un provvedimento così importante per la Sardegna. Quindi io credo che sia compito della Giunta regionale appoggiare l'iniziativa del nostro europarlamentare sardo, affinché riesca ad ottenere che la Sardegna, attraverso i raccordi che si stanno creando con le altre regioni insulari dell'Europa, veda comunque garantita la propria peculiarità sfuggendo al progressivo trasferimento di risorse economiche secondo l'asse ovest - est e riuscendo a mantenere una direzionalità di finanziamenti per la Sardegna che serva a supportare il nostro sviluppo.

Credo che, dall'esame ulteriore di quelli che sono gli elementi contenuti all'interno del P.O.R., possa scaturire un'altra osservazione di carattere generale, che ritengo propedeutica a quelle che sono le valutazioni di dettaglio che, come del resto hanno fatto gli altri colleghi, non possono riguardare l'intero piano ma si concentrano soltanto su aspetti specifici, e cioè che all'interno di questo documento che stiamo discutendo oggi sicuramente è necessario individuare le nuove regole attraverso cui deve agire la programmazione.

Io credo che siano importanti le considerazioni preliminari che sono contenute nelle pagine introduttive del piano che riguardano pubblicità e informazione, monitoraggio degli interventi e del loro stato di attuazione, piani integrati, controllo e verifica della legittimità delle procedure e di ciò che esse stanno determinando, e credo che queste considerazioni assai importanti contenute nelle parti introduttive del Piano, ci introducano ad una considerazione prioritaria, e cioè che la Regione non può negli anni prossimi affrontare queste problematiche importantissime e gli investimenti che sono collegati ai P.O.R. ed ai successivi investimenti che la Regione dovrà comunque programmare nei suoi bilanci ordinari, senza una riforma complessiva della macchina regionale, quindi della macchina burocratica regionale e degli enti strumentali della Regione. Io credo che anche questo non solo noi della maggioranza, ma l'intero Consiglio nella sua complessità, dovremo tenerlo in considerazione in futuro. L'utilizzo delle risorse economiche che in questo momento la Sardegna ha da gestire, siano esse di provenienza comunitaria o di altra provenienza, è infatti ovviamente condizionato dal funzionamento delle strutture e degli strumenti che la Regione ha a disposizione per garantire efficienza ed efficacia. Quindi io credo che questo sarà un argomento col quale noi dovremo comunque confrontarci nel proseguo dei lavori dell'Aula, e col quale dovremo comunque confrontarci nei mesi successivi, affinché possiamo dotare la nostra Regione di strumenti neutri, quindi che non siano funzionali alle esigenze specifiche della maggioranza e della minoranza, per dare attuazione nel modo migliore ai programmi che questa Regione si sta dando.

Per entrare nello specifico, io ho prestato attenzione particolare ai provvedimenti correlati con l'asse IV, e in particolare a quelli che sono correlati con la parte riguardante lo sviluppo turistico della Sardegna, anche perché credo che le responsabilità che, come Partito dei Riformatori Sardi, noi abbiamo in Giunta in questo settore, impegnino in maniera forte chi rappresenta in quest'Aula i Riformatori sardi a dare una risposta specifica su un argomento di particolare interesse quale quello dello sviluppo turistico, anche perché voi senz'altro ricorderete che, nel corso delle dichiarazioni programmatiche rese dal Presidente della Giunta Floris in quest'Aula, è stato sottolineato che il turismo è un settore centrale dell'economia e dello sviluppo dell'isola, un settore non più subalterno, coordinato con il sistema agroalimentare ed ambientale.

E` evidente che se queste considerazioni non si intende lasciarle alla memoria dei posteri soltanto come considerazioni di principio, ma si intende dar loro poi una ricaduta concreta, è necessario che lo sviluppo del turismo possa contare su risorse economiche certe, su strumenti per la realizzazione degli obiettivi che siano altrettanto certi, e che possano rendere effettivamente il turismo sardo volano dell'intera economia come da più parti, forse quasi da tutte le parti, più volte si sostiene.

Io credo che, a questo proposito, sia estremamente importante l'analisi del contenuto del POR che riguarda il turismo, perché probabilmente questa analisi consente effettivamente di valutare come delle scelte all'interno del documento di programmazione ci siano. Ed è una politica delle scelte, e in questo non sono d'accordo con alcune delle considerazioni che sono state espresse in quest'Aula, è una politica delle scelte che deve qualificare la maggioranza, e che giustamente deve sancire anche le diversità culturali che esistono tra una maggioranza di centro-destra ed una maggioranza di centro-sinistra, altrimenti non ci sarebbe alcun motivo per andare a governare su posizioni politiche differenti, ma si andrebbe esclusivamente a governare per lobby o per gruppi di potere, senza avere nessuna rispondenza e nessun collegamento ideale con le azioni di governo.

Io credo che una maggioranza socialdemocratica abbia e debba avere un particolare interesse, una particolare attenzione al problema della redistribuzione delle risorse, ed è stato sottolineato in molti interventi che sono stati effettuati in quest'aula.

Io credo che una maggioranza di ispirazione liberale - personalmente ovviamente mi riconosco pienamente in una visione culturale e politica di tipo liberale - debba avere per forza una maggiore attenzione verso il problema della produzione delle risorse, quindi verso il problema della liberazione delle energie che consentono di produrre le risorse, anche perché tutte le politiche di solidarietà, anche quelle discendenti dal volano del turismo, non possono essere fatte se non nell'ambito di una ricchezza di risorse. E` sempre più facile e più produttivo dividere la ricchezza che non dividere la povertà. E credo che in questo senso la scelta di questa maggioranza per il settore turistico sia chiara, e cioè sia una scelta verso il turismo di qualità, che ovviamente comporta la necessità di una serie di operazioni, di una serie di atti conseguenti che sono contenuti all'interno del POR ., perché quando noi andiamo ad analizzare le misure che riguardano il settore turistico, vediamo che quegli slogan "Sardegna sogno d'Europa", "Sardegna isola della qualità", che molto spesso noi sentiamo echeggiare nei dibattiti politici, si cerca di tradurli in realtà.

Nella linea A) abbiamo l'intervento sulla qualità delle strutture ricettive, nella linea B) il potenziamento delle strutture costiere con un'attenzione particolare verso le strutture alberghiere a quattro e cinque stelle, quindi con una sottolineatura che va verso la qualità dell'offerta, perché se la Sardegna non bada soprattutto alla qualità dell'offerta, io mi chiedo in che modo possiamo fare concorrenza a realtà turistiche che offrono prodotti dal punto di vista del divertimento, dal punto di vista della qualità della ricettività assai più alti del nostro ad un costo assai minore. Pensiamo alla concorrenza con Rimini, ebbene non questa che può interessare la Sardegna, a noi interessa una concorrenza che si basi sulla qualità dell'offerta, quindi una concorrenza in cui la Sardegna si qualifichi per dare un prodotto turistico che sia assolutamente differente da quello degli altri, che sia un prodotto turistico di alto livello e che attiri in Sardegna turisti ricchi, perché poveri in Sardegna ce ne sono a sufficienza tra il milione e mezzo di abitanti che ne compongono la popolazione. Non abbiamo nessun interesse a far arrivare in Sardegna turisti che consumino risorse e che non producano reddito, che non portino ricchezza. Sfruttiamo quelle che sono le nostre potenzialità ambientali per tradurle in ricchezza per la nostra popolazione. Noi dobbiamo dare risposte di questo genere ai cittadini sardi che chiedono che l'utilizzo delle risorse possa essere finalizzato comunque ad un miglioramento delle condizioni economiche e ad un miglioramento delle condizioni culturali della nostra terra.

Quindi anche i punti successivi, che pure dedicano un'attenzione spiccata al problema del riequilibrio territoriale, quelli sull'albergo diffuso, sul bed and breakfast, sulle infrastrutture complessive nel turismo, anche finanziate con strumenti innovativi dal punto di vista finanziario, come il project financing e come la programmazione negoziata, sono tutte quante misure orientate verso una visione di un tipo di turismo che davvero possa diventare volano dell'economia produttiva della nostra isola

E` per questo che io, in conclusione, credo che sui complementi di programmazione possa essere espresso, in particolare per quanto riguarda la parte relativa al turismo, sia per quanto concerne il metodo sia per quanto riguarda la sostanza, un giudizio complessivamente positivo.

Ovviamente mi rendo conto, credo che sia stato sottolineato da tutti e condivido il parere generale dell'Aula, che la discussione che noi stiamo facendo in questo momento probabilmente riguarda sostanzialmente la cornice di un dipinto i cui colori e soggetti non ci sono ancora completamente chiari, e sono convinto che in quest'Aula ci saranno gli spazi per chiarire i soggetti, per chiarire i colori, per chiarire le tinte, e che ciascuno di noi potrà ulteriormente intervenire per poter dire quali sono i colori che predilige, quali sono i soggetti, quali sono i metodi che ritiene importanti.

Però io credo che per questo ci sarà bisogno di quella buona volontà che è stata, credo in maniera intelligente, richiamata più volte in quest'Aula; buona volontà che, a mio avviso, dovrà coinvolgere ognuno nel rispetto delle responsabilità reciproche, sia la maggioranza cui competono le responsabilità di governo, sia la minoranza, a cui competono altrettante importanti responsabilità di controllo, anche perché credo che questo sia un interesse comune, e sia, soprattutto, l'interesse di quello che è il nostro comune datore di lavoro che da noi aspetta risposte: il popolo sardo. Grazie.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.

ORTU (R.C.). Presidente, vorrei svolgere alcune considerazioni di carattere generale e poi qualcuna nel merito, soprattutto in relazione agli interventi nel settore dell'agricoltura. La prima considerazione di carattere generale riguarda il dibattito in quest'Aula. Tutti abbiamo sottolineato che è in discussione uno degli atti più importanti e fondamentali per l'attività di questa Regione; un atto che, tra l'altro, dovrebbe coordinare, così come è stato sottolineato, il ciclo unico della programmazione, quindi un atto che dovrebbe essere il principe degli atti che questo Consiglio discute ed approva. Ma come è avvenuta la discussione? Come siamo arrivati a discutere dei complementi di programma? Così come è accaduto per il POR che sta a monte dei complementi di programma, ma allora c'era una giustificazione, siamo arrivati, in realtà, senza alcuna preparazione propedeutica, che pure sarebbe stata necessaria alla discussione in Aula. Cioè, in sostanza, in Aula si terrà un dibattito che poi non inciderà nei fatti nella stesura dei complementi, anche perché la loro impostazione è difficilmente modificabile, quindi la discussione sarà una discussione puramente accademica. La discussione tra l'altro è stata condizionata nei tempi, perché, come sappiamo, i complementi debbono essere approvati entro la giornata odierna, confinati in un dibattito in Aula che si è sviluppato tra la serata di lunedì e la giornata odierna, anche perché poi il 6 gli atti dovranno essere presentati. Quindi, di fatto, non vi sono le condizioni per effettuare una discussione, e quella che stiamo facendo è puramente accademica. Quindi, in sostanza, stiamo definendo l'atto principe della programmazione, che dovrà costituire l'asse fondamentale nell'utilizzazione delle risorse di quest'Isola per i prossimi sei anni, avendo prima preso atto del P.O.R., senza alcuna discussione, perché, si è detto: "Il P.O.R. è già stato presentato, il P.O.R. è già stato approvato, quindi la discussione in Aula è assolutamente ininfluente, è solo una presa d'atto formale, anche perché se volessimo entrare nel merito e modificarlo non potremmo farlo, perché in sede comunitaria è già stato approvato", quindi non vi è stato alcuno spazio né di discussione né eventualmente per l'introduzione di altre ipotesi che pure in quella fase potevano essere perseguite.

Si era detto: "la discussione si farà con i complementi. Per presentare i complementi c'è tempo, e quindi faremo una discussione attenta e seria". I complementi li stiamo discutendo nella condizione che ho descritto, e sinceramente debbo dire che questo crea non pochi problemi, e crea anche un certo imbarazzo, perché tutta la materia meriterebbe una discussione seria ed attenta, una discussione che non poteva, così come è accaduto, essere limitata solo alla riunione congiunta della seconda e della terza Commissione, così come, ripeto, è accaduto; una discussione, tra l'altro, in seconda e terza Commissione, avvenuta in modo affrettato e senza il coinvolgimento delle Commissioni di merito che avrebbero potuto dare un apporto che avrebbe potuto consentire di calare l'ipotesi complessiva nella concretezza dei provvedimenti che le diverse Commissioni hanno affrontato nel corso di questi mesi e che stanno tuttora affrontando, raccordandoli con l'intervento comunitario, anche perché si è sempre detto che l'intervento comunitario era un intervento aggiuntivo, era un intervento che, in qualche modo, sarebbe stato risolutivo per la soluzione dei problemi, che pure sono aperti nell'ambito dei diversi settori. Quindi si è creata una grande attesa, abbiamo tutti riposto nei complementi e nell'intervento comunitario, nel Quadro comunitario di sostegno, una grande speranza, pensando che ci avrebbero aiutato, come ci ha detto anche più volte l'assessore all'agricoltura in Commissione, ad affrontare i problemi di settori cruciali dell'economia dell'Isola, come quello dell'agricoltura.

La discussione in quest'Aula avviene quindi così come l'ha impostata la Giunta, e così come la imposta ordinariamente, cioè tentando comunque sempre di evitare un confronto reale, e quindi privandosi comunque sempre dell'apporto del Consiglio, dell'apporto, badate, non solo dell'opposizione della quale, chiaramente, potrebbe anche fare a meno, ma della stessa maggioranza, cioè di tutti quei consiglieri che ad ogni piè sospinto, in Commissione, più di quanto non lo faccia l'opposizione, scaricano, nei confronti degli assessori, una caterva di lamentele perché non sono messi in condizione di dare il loro apporto.

Questo è il metodo che ordinariamente viene scelto da questa Amministrazione regionale, ed anche questo è significativo del modo di concepire il governo della Regione da parte di questa Giunta. E se volessimo una riprova di quanto sto affermando, sta di fatto che proprio in questi giorni, , in occasione della discussione dell'intervento per l'emergenza della lingua blu, avevamo chiesto, a garanzia di tutti, compresa la maggioranza, che il Consiglio potesse essere messo in condizione di poter concorrere a determinare gli orientamenti e di dire la sua, Poi la maggioranza ha i numeri e può sempre scegliere di dirla in proprio, se non vuole essere contaminata dalle opposizioni. Ebbene, noi avevamo dettoche quella normativa, così come era impostata, se non fossero stati accolti gli emendamenti dell'opposizione, non avrebbe consentito alcun intervento del Consiglio. Così è accaduto. Ci risulta che il 28 di novembre la Giunta abbia approvato il piano di eradicazione del virus della lingua blu; eravamo riusciti con le unghie e con i denti a strappare almeno la clausola della trasmissione del provvedimento al Consiglio, per esprimere un parere entro sette giorni. Ebbene, la Giunta ha approvato il piano il 28 di novembre, lo ha trasmesso al Consiglio il 30 di novembre, oggi siamo al 5 di dicembre e i Presidenti delle Commissioni non hanno convocato alcuna riunione, e quindi, di fatto, entro i sette giorni, così come noi avevamo sostenuto, il Consiglio non potrà esprimere alcun parere. Questa è la prassi con cui si determinano gli atti importanti dell'Amministrazione regionale, così come anche gli altri atti, pur significativi, e pur rilevanti, come è tutta la legislazione, seppure di emergenza, che abbiamo dovuto approvare in questo Consiglio, per quanto riguarda questioni importanti quale quella dell'epidemia della lingua blu. Allora, altro che ciclo unico della programmazione, così come qui, anche stamattina, in modo enfatico, un po' tutti i Consiglieri della maggioranza hanno voluto ribadire, tutti protesi a spiegare quale doveva essere il metodo attraverso il quale, almeno nel merito, doveva essere adottato un atto di questo tipo!Questo atto che, come affermano, avrebbe dovuto coordinare l'intervento delle diverse risorse di cui questa Amministrazione regionale potrebbe disporre, si limita invece a coordinare, o perlomeno ad elencare in malo modo l'utilizzazione dei tre fondi comunitari: del fondo agricolo, del fondo sociale e del fondo regionale. Ci si limita quindi anche qui, rispetto alla stessa impostazione data dall'Unione europea, a un puro e semplice atto di raccordo dei fondi comunitari che non consente di cogliere uno degli obiettivi prioritari, che pure in quella impostazione era dato, cioè di capire in che misura i fondi comunitari potessero essere aggiuntivi rispetto all'intervento ordinario regionale e statale, in modo tale da poterne valutare, nella aggiuntività, l'obiettivo fondamentale, che è quello di perseguire un riequilibrio per quanto riguarda lo sviluppo economico e sociale delle regioni dell'Obiettivo 1 rispetto all'insieme dello sviluppo del Paese e della Comunità economica europea.

Badate, l'obiettivo fondamentale che viene richiesto con l'intervento comunitario è quello di perseguire il riequilibrio. Se non siamo in grado di valutare concretamente l'aggiuntività, quindi di capire come questa manovra di riequilibrio debba essere attuata, come si può pensare di perseguire quest'obiettivo, che tra l'altro, come si è ribadito anche qui, sarà per l'ultima volta consentito a quest'Isola? Tra l'altro, non è che dobbiamo fare gli scongiuri o cacciar via le imprese per rimanere dentro l'Obiettivo 1. Dobbiamo, invece, tentare di rilanciare e di perseguire la strada del riequilibrio e dello sviluppo, che ci consenta finalmente di arrivare a un prodotto interno lordo che ci metta alla pari col resto della Comunità economica europea, anche se sappiamo che questo sarà difficile.

Voglio fare un'altra considerazione: all'interno del perseguimento di questo obiettivo era e rimane fondamentale il riequilibrio interno, perché nessuno può dimenticare, così come si dice nella premessa, alle pagine 3, 4 e 5, che il riequilibrio va perseguito, perché fra l'altro le zone interne sono quelle più svantaggiate che in qualche modo hanno determinato le condizioni perché la Sardegna rimanesse all'interno dell'Obiettivo 1.

Quindi quelle zone hanno tutto il diritto di rivendicare e di ottenere un intervento aggiuntivo. Allora, come si può perseguire un intervento aggiuntivo, così come giustamente ha sottolineato ieri il compagno Cogodi, se invece si indica la strada della localizzazione degli interventi nelle aree forti, nelle aree capaci di trainare lo sviluppo. C'è l'idea della locomotiva in grado di trascinare gli altri vagoni, che però non ha mai funzionato, e si relega l'obiettivo del riequilibrio, quindi l'intervento nelle zone interne, a un intervento puramente, così come qui è detto, complementare. Si parla di obiettivo complementare della riduzione del disagio delle aree interne dell'Isola. Ma si possono scrivere in un atto fondamentale della programmazione cose di questo genere? Si può dire che il riequilibrio, che è l'obiettivo che dovrebbe essere perseguito, è complementare e che lo si può sviluppare riproponendo le vecchie politiche?

Noi abbiamo già dato il nostro giudizio, abbiamo detto che non siamo assolutamente d'accordo, ribadiamo che avremmo voluto che il complemento di programma partisse da questa esigenza che riteniamo fondamentale. Per entrare nel merito delle questioni che sono state poste, mi riferisco in modo particolare - gli esempi potrebbero essere tanti, però i venti minuti non consentono di esaminare tutte le proposte - agli interventi riguardanti l'agricoltura e ricompresi nell'asse relativo ai sistemi locali di sviluppo, sul quale avremmo potuto fare ragionamenti complessivi e utilizzare opportunità aperte nella nostra Isola da atti legislativi adottati da questo Consiglio. Penso a cosa avrebbe potuto significare un'integrazione, quindi un utilizzo unico, finalizzato a un obiettivo unitario di sviluppo delle risorse del piano straordinario per il lavoro, per concorrere con somme aggiuntive alla ideazione di un piano integrato di sviluppo per le zone svantaggiate. Avrebbero così assunto significato anche i piani integrati indicati nel complemento di programma, che non si capisce bene a che cosa siano in realtà appesi. Vengono enunciati, ma non si capisce poi come si configureranno nel loro intervento concreto e reale.

Quindi ben altro poteva essere un utilizzo finalizzato e concertato delle risorse e anche della strumentazione di cui dispone questa Regione. Ma per quanto riguarda l'agricoltura, sinceramente debbo confessare che ho sempre pensato all'ufficio di programmazione, come a una riunione di grandi cervelloni capaci di vedere, esaminare, ordinare tutto. Sinceramente, quando poi sono andato a vedere nel concreto, ho visto che sfioriamo il ridicolo. Sono andato ad acquisire le linee guida delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta, perché mi sono detto: "E' chiaro che un atto di programmazione così importante si dovrà pur ispirare a qualcosa". Per quanto riguarda l'agricoltura l'ispirazione fondamentale penso che sia stata tratta dalle dichiarazioni programmatiche della Giunta. Quello è il programma, quella è l'autostrada di cui parla Pili per altre cose, che la Giunta dovrebbe seguire per arrivare alla meta. Leggo le dichiarazioni programmatiche del Presidente: "L'agricoltore non è soltanto colui che produce beni agricoli e zootecnici, ma è anche e soprattutto colui il quale produce risorse ambientali" - salto una parte - "Un concetto rivoluzionario che è svincolato dalla semplice produzione di beni alimentari e che concepisce la produzione agricola come un tutto organico inserito in un contesto ecoambientale, architettonico, paesaggistico, antropologico. Il valore da rispettare e tutelare al costo di importanti incentivazioni, è proprio il valore antropologico del territorio". Poi dice anche altre cose che sarebbe utile leggere: "Noi non solo abbiamo intenzione di recepire questo regolamento…", riferendosi al regolamento sullo sviluppo rurale, che esiste a livello comunitario e che in Sardegna, essendo noi dentro l'Obiettivo 1, dovrebbe essere compreso dentro il complemento di programma, cioè dentro la programmazione unica, dentro il POR.

Io non ho il tempo di leggere tutte le cose dette dal Presidente, sarebbe utile farlo. Parla di una concezione rivoluzionaria dell'agricoltura, non più legata alla produzione, quindi non più legata alle "dieci Arboree", di cui parla Pili, cioè alla quantità, ma alla qualità. Io condivido le cose dette nelle dichiarazioni programmatiche sull'agricoltura dal Presidente della Giunta regionale, ma dove sono finite in questo complemento di programmazione? Badate, nel settore dell'agricoltura, il salto di qualità, il recupero del differenziale, il recupero dello svantaggio, per quanto riguarda uno dei settori - poi vi invito a leggerli tutti - il settore bovino, la misura che dovrebbe recuperare la produttività è la sostituzione delle tettoie in eternit delle stalle. Questo è detto in questo programma. Questa è la programmazione che voi siete in grado di fare, cioè sostituire le tettoie in eternit delle stalle!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Lai. Ne ha facoltà.

LAI (D.S.). Grazie Presidente. Mi pare che la qualità del dibattito che l'Aula sta esprimendo sui complementi di programmazione...

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Lai. L'Aula è praticamente vuota, è possibile richiamare qualche collega che è fuori dall'Aula? Prego onorevole Lai.

LAI (D.S.). Mi pare che la qualità del dibattito che l'Aula sta esprimendo, soprattutto per merito del contributo che il centro-sinistra sta dando sia la dimostrazione chiara che se i complementi di programmazione fossero stati presentati in Aula qualche settimana fa, sicuramente il contributo che il Consiglio avrebbe potuto dare sarebbe stato di grande ausilio per l'immagine della Sardegna e per la qualità degli stessi complementi di programmazione.

Sono anche imbarazzato per il fatto che questa discussione avviene a complementi di programmazione già consegnati. C'è una battuta televisiva, che mi sembra si adatti facilmente alla discussione odierna, cioè "la domanda sorge spontanea", almeno nella testa delle persone normali: "Ma questo è un documento di cui davvero dobbiamo discutere?". Me lo chiedo sapendo che le mie osservazioni, le nostre valutazioni, le nostre proposte non influenzeranno in nessun modo un documento che è già stato presentato, sin da giovedì, all'Unione Europea. Sarà discusso dal Comitato di sorveglianza il 6 e il 7, ed è già arrivato all'Unione Europea, tra l'altro, all'insaputa dei più distratti fra gli Assessori, come pubblicamente qualche giorno fa qualche collega dell'onorevole Pittalis ha detto in pubblico.

Oggi si tratta di fare una discussione sostanzialmente ex post, nel merito di proposte note e nate dentro un Assessorato e non da una vera concertazione, tra pochi e non tra molti se non, come sarebbe stato sperabile, tra tutti. Ho fatto un po' di ricerche, ho riletto qualche documento sulla diffusione del dibattito sul primo piano di rinascita. La crescita della coscienza della gente lascia sempre poco spazio ai mercanti del contributo a fondo perduto, a quelli che campeggiano non per lo sviluppo nell'isola ma per la vendita di progetti fotocopia e lo sviluppo del proprio conto corrente.

Questo è proprio quello che è mancato in questi complementi di programmazione, c'è il rischio che alla coscienza della gente, all'attenzione e alla consapevolezza della nostra popolazione si sostituisca quella di chi fa il mercante di questi finanziamenti. Trent'anni fa, quando la comunicazione non avevamo i mezzi di comunicazione oggi a disposizione, come Internet e la televisione, sul piano di rinascita, sull'uso di quei finanziamenti, sulle scelte di base, ci fu visto un dibattito diffuso, registrato dalle cronache e dagli atti, oltre che dalla memoria di pochi, un dibattito vero, dentro il Consiglio e fuori, nelle istituzioni locali e nelle associazioni politiche e civili.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

(Segue LAI.) Non era solo il prodotto finale, il risultato delle scelte, il risultato progettuale, la qualità e la condivisione delle scelte quello che importava, in quella stagione si diffuse su contenuti giusti o sbagliati - questo è la storia, più che il giudizio superficiale di alcuni a dirlo - una consapevolezza delle scelte che la Regione stava facendo, costruita sulla conoscenza, sull'approfondimento, sulla partecipazione, sulla condivisione, sulla consapevolezza e infine sulla fiducia.

I sardi perdono la fiducia, l'avete detto anche voi qualche giorno fa sui giornali, questo è il rischio più forte che stiamo correndo, una perdita di coesione, una perdita di fiducia nelle istituzioni e nella possibilità del popolo sardo di uscire dalla situazione difficile in cui è, ma da cui ha le potenzialità per emergere. Ebbene, la fiducia non può nascere dalla non conoscenza, dall'assenza quasi totale di diffusione dei contenuti veri, delle proposte vere, di un dibattito approfondito e continuo. E tutto questo non si può fare in un dibattito di due giorni, bisogna prendere atto che non serve a niente fare una bella programmazione, se bella è, se non c'è la consapevolezza di tutti i sardi. Non lo si può fare neanche con pochi convegni o con la pubblicità o i siti Internet.

E` un problema di dibattito, è un problema di acquisizione delle conoscenze, è un problema di approfondimento, è un problema di tempo per far conoscere a tutti le linee di sviluppo potenziali, da discutere, da confrontare, da modificare. Quel poco di conoscenza, di partecipazione, di fiducia che era stato costruito ed era stato costruito anche da noi, nelle Giunte provinciali del centro-sinistra della scorsa legislatura, dalle nuove Giunte provinciali, è stato cancellato, quel poco di programmazione dal basso costruita con le università, con gli enti locali, con le associazioni di categoria, anche con le diocesi per molte parti che riguardano gli assi culturali, è stato, cancellato, riportato a zero, nel P.O.R. e qui non è presente né nella prima versione, né nella seconda.

Questo è un processo negativo, è un processo che distrugge la fiducia potenziale della gente sulle cose buone che si possono fare con questi undicimila miliardi che dovrebbero consentirci di cambiare la Regione, di dire: "Fra sei anni la Regione sarà così, anziché come è adesso".

C'è un ulteriore rischio che è presente nel processo che ha portato a questo documento e che deriva da uno stile di gestione che purtroppo avete evidenziato in questi dodici mesi, c'è un uso distorto delle regole finalizzato ad una concezione personalistica delle istituzioni, è un errore di fondo pensare di fare le regole come se si dovesse essere sempre al governo con l'idea di essere più intelligenti degli altri e di potere quindi accentrare su di sé tutto il sistema organizzativo e le scelte. Poi succede, in questi casi, che uno scemo ti sostituisce e tutto quello che avevi creato per una struttura intelligente cade giù.

È un errore che anche noi abbiamo fatto nel passato, ed è un errore che si sta ripetendo oggi, pensare cioè che, senza il dibattito, senza la fissazione, in partenza, di regole certe per tutti, che siano di una parte o dell'altra si possa governare una macchina di questo genere e queste risorse.

E` un uso distorto delle regole, è un uso che porta ad una concezione personalistica delle istituzioni, che non fa bene né alla politica né alle istituzioni stesse.

Queste sono osservazioni di carattere generale, ma prima di concludere voglio entrare nel merito per approfondire due temi che mi stanno a cuore; vedo in questo documento l'assenza di una vera, grande idea - forza, sia nei principi generali, che per quanto riguarda le singole parti, c'è qualche priorità, è vero - lo diceva anche qualche collega della maggioranza - ma non c'è una vera idea - forza che susciti la passione, la speranza e la fiducia della gente. Qual è la Sardegna che avremo alla fine del 2006? E` quella degli indicatori di successo delle misure, cioè quella del numero di persone che accedono ad un certo numero di servizi, del numero di persone che usufruiscono di una data struttura? A me sembra troppo poco per la politica, mi sembra che questo sia il dato attraverso il quale la politica verifica il buon esito di un intervento dal punto di vista tecnico, ma non si esaurisce in questo il ruolo della politica. Mi sembra davvero troppo poco, e mi sembra poco perché se quello è davvero l'indice del successo, il sogno che voi avete per questa terra, la Sardegna che volete vedere nel 2006, state apparecchiando una tavola imbandita per pochi che sbriciolerà le disponibilità in tanti rivoli invisibili e inutili.

Probabilmente un'idea - forza non ce l'avete, altrimenti sarebbe stata presente in questo documento, perché non penso che l'interesse sia quello di disperdere in tanti rivoli inutili quella che è un'occasione importante, che spero non sia l'ultima, non perché non mi auguri che la Sardegna diventi ricca, ma perché l'insularità è un valore ma è anche un limite, quindi pensiamo che questa non debba essere l'ultima occasione, anche se è un'occasione molto importante.

Un altro aspetto che mi sembra emerga da questo documento, ho avuto occasione di dirlo un'altra volta, è che manca la consapevolezza che questi fondi intervengono sulla straordinarietà, sulla necessità di colmare dei gap di sviluppo, di strumenti, di competenze e di opportunità, e al POR e ai complementi è rinviata l'attivazione, l'abbiamo già visto nella finanziaria, di una quantità di iniziative che dovrebbero far parte dei doveri e degli impegni ordinari della Regione.

Per esempio, la misura 3.1 per l'organizzazione dei centri dell'impiego riguarda un'azione che le altre regioni italiane hanno attivato già dal 1997, non solo è stata progettata, ma è stata realizzata, è operante e funzionante.

Ma se questo può essere in qualche modo accettabile, anche se non penso che non sarebbe dovuto essere un obiettivo dei complementi di programmazione del POR, perché andava fattonell'ordinarietà, quello che non si capisce è il fattore tempo. Per i tempi previsti nella misura, solo fra tre anni, cioè alla fine del 2003, si arriverà alla riorganizzazione del 50 per cento dei servizi territoriali dell'impiego: Che significa? Fra tre anni, che nell'economia e nella formazione sono un tempo lunghissimo, noi con i fondi strutturali, straordinari avremo solo metà del sistema capace di fare tutto quello che nel resto d'Italia si fa da 6-7 anni prima. Questo è il risultato che dovremmo raggiungere? Dobbiamo fare 7 anni dopo, e solo per metà, quello che nel resto delle regioni italiane si fa da 7 anni? Mi risulta inoltre che non solo il progetto è dilatato in termini di tempi, ma non è neanche, ad oggi, conosciuto e condiviso dagli operatori e dai soggetti che dovrebbero essere i protagonisti di un nuovo sistema di centri per l'orientamento, di servizi all'impiego e per l'avviamento al lavoro. Eppure sono strutture già esistenti, sono e che da tre anni avrebbero dovuto essere in qualche modo coinvolte.

Sempre per restare in questo asse, resta irrisolto nell'arco di sei anni il nodo del sistema di istruzione e formazione nell'isola; dalle misure 3.2, 3.3, 3.4, 3.7, 3.8 si intravedono interventi che sono solo all'apparenza strutturali, nei fatti, concretamente, si tratta in nuce del finanziamento dei piani formativi ordinari.

Il rischio quindi non è soltanto quello di ripetere nell'ordinarietà le cose che invece dovrebbero essere straordinarie, il rischio è la ripetizione di quanto è avvenuto nell'ultimo biennio dello scorso quinquennio 1994-'99, quando essendo in ritardo nella spesa dei fondi, negli ultimi anni si è dovuto spendere quasi il 75 per cento delle risorse disponibili, generando un meccanismo anomalo, tossico di spesa e di accesso a questi finanziamenti, con una quantità disordinata e disorientante di iniziative, di opportunità di istruzione e formative, che anziché essere utilizzate per accrescere la qualità del sistema, per ristrutturarlo e per restituire la fiducia a genitori e studenti, ha generato il proliferare di soggetti inutili e incompetenti, ma arricchitisi in poco tempo.

Penso che sia importante che tra le possibili idee - forza della Sardegna, accanto a quella della diffusione delle infrastrutture materiali ci sia un'attenzione costante a quelle che sono le infrastrutture intellettuali che sono essenziali per lo sviluppo, e noi siamo fra gli ultimi in Italia per quanto riguarda la presenza di strade, porti, aeroporti, per la gestione delle acque e dei sistemi ambientali, ma siamo certamente gli ultimi anche per quanto riguarda le infrastrutture intellettuali e culturali.

Qui emerge la differenza tra noi e voi, tra centro-destra e centro-sinistra, che non è tanto quella tra una visione socialdemocratica e liberale che sinceramente non vedo, perché sull'economia le differenze sono solo dichiarate e voi siete i campioni dello statalismo e dell'assistenzialismo, mentre nel campo della cultura, della scuola, dell'istruzione, tra le dichiarazioni e la pratica non esiste nessuna differenza perché il profilo è davvero basso, non c'è niente.

Nel futuro prossimo, la ricchezza, la vera merce che sarà ricercata e richiesta sarà il sapere, sarà la conoscenza, e se una sfida doveva essere raccolta, accanto certamente a quella certamente della costruzione delle infrastrutture necessarie, non delle dighe che saranno pronte tra venti anni e non risolveranno nessun problema di emergenza idrica, doveva essere quella della diffusione degli strumenti di conoscenza.

La società che il mondo occidentale sta costruendo è una società dove le differenze si stanno approfondendo, e il solco non è tra chi ha e chi non ha, ma tra chi sa e chi non sa, tra chi ha scelte da fare e opportunità da cogliere e chi non le ha, tra chi saprà come usare il proprio tempo e chi, pur non morendo di fame, non avendo problemi economici, non saprà che fare del proprio tempo perché non avrà gli strumenti culturali e intellettuali per usarlo.

Il peggio è che questa società, per cui noi e i nostri padri abbiamo lavorato, è per molti aspetti il contrario di quella che volevamo, perché è una società che trasmette i suoi privilegi di conoscenza per eredità, di padre in figlio, è una società che chiude l'accesso al sapere. Il patrimonio e il privilegio della conoscenza, dell'accesso alle opportunità sarà sempre di più un patrimonio familiare e il fatto di essere un'isola non ci aiuterà minimamente, anzi, non potrà che approfondire questo solco.

Se non interveniamo, se non avremo la capacità di indicare come priorità, quella dell'accesso alle conoscenze e delle infrastrutture intellettuali, la nostra isola resterà indietro e resteranno indietro i nostri figli. Questa sfida meritava davvero di essere raccolta seriamente e integralmente in un processo di programmazione, in un processo di finanziamento che in sei anni dovrebbe colmare gap culturali e strutturali, ma non c'è; così come è sparito rispetto alla prima stesura del POR anche l'1 per cento di risorse destinate al mondo del volontariato, della cooperazione sociale, al terzo settore, che è sì disperso all'interno degli assi e delle misure ma che non vede riconosciuto quel contributo non solo alla coesione sociale e civile che in questi anni ha dato alla Sardegna, ma anche alla crescita economica, con l'1,5 per cento del prodotto interno lordo, generato nel sistema del non profit.

Ma in questo documento non c'è solo superficialità, c'è anche, e me ne dolgo, un'idea delle mani libere che si manifesta in molti fatti. La provincia di Sassari, l'ho accennato prima, aveva fatto un lungo lavoro di concertazione con tutti i soggetti sociali, l'università, le diocesi, il sistema dei beni culturali per l'asse II e l'asse III in particolare, così come con le comunità locali per i sistemi idrici, per lavorare non su nuove e inutili dighe che non possono risolvere l'emergenza, ma con l'idea del recupero, del collegamento tra bacini e reti, con un'articolazione delle risorse che permettesse di metterle in comune, piuttosto che pensare di farle ex novo, con ulteriori spese.

E' tutto sparito, inesistente, è sparita l'Università Mediterranea dell'Architettura ad Alghero, sono sparite le scelte sui musei locali, definite in accordo col sistema dei beni culturali e con la diocesi, tutto sparito in un dichiarato generico che sembra dire: "Se volete qualcosa venite a chiedere, se sceglierete bene la maglietta vi sarà data" nella peggiore delle tradizioni politiche dimenticate.

Un'altra cosa che voglio sottolineare è che, tra il complemento di programmazione e il POR, spariscono su alcune misure che hanno a che fare con la ruralità nell'asse IV, soggetti importantissimi che potevano avere il ruolo di beneficiari e di operatori come i Gruppi di azione locale, spariti da un'edizione all'altra. C'è un giudizio negativo sul lavoro che è stato fatto dai Gruppi di azione locale? E' stata fatta una valutazione in sede di concertazione? Non c'è niente di tutto questo, sono solo spariti, eliminati, come se sei anni di esperienze, di competenze, di interventi, di prodotti riusciti, di risultati certificati anche dall'Unione Europea non valessero niente.

Accanto a questi dubbi ne ho un altro trasversale che è questo, il governo di queste iniziative - perché noi sappiamo che avete la forza e la capacità per approvarle da soli, non so a che servirà, però avete la forza - ebbene, il governo di tutte queste iniziative prevede che ci siano responsabili dei procedimenti e responsabili in generale delle misure, e si tratta delle stesse persone che svolgono normalmente l'attività ordinaria alla Regione. Come è che da una parte si dice che la Regione va riformata, che non ci sono soggetti all'altezza, e dall'altra i soggetti che dovrebbero governare queste misure straordinarie, sono gli stessi soggetti che sono responsabili delle cose che dovrebbero ordinariamente essere fatte nei settori interessati da queste misure? Allora, o va tutto bene e quindi sono le persone giuste al posto giusto, oppure non va bene ed allora non sono le persone adatte per gestire questi interventi straordinari.

Insomma, nello specifico, manca un'idea - forza, o almeno un'idea - forza riconoscibile e condivisibile, manca un progetto, una visione della nostra Isola dopo questi sei anni, manca una certezza del sistema organizzativo che deve attuare queste proposte che sono espresse in maniera disorganica. E' un complemento disordinato e disorientato, come disordinato e disorientato è ed appare il vostro approccio; ma io ho paura che così sia solo a prima vista, ed è questo il vero pericolo e l'occasione sprecata per la Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari - P.S.). Voglio soltanto chiedere all'assessore se ha ricevuto il fax relativo alla composizione del Comitato di sorveglianza.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. No, ho richiesto gli atti agli uffici e me li stanno portando. Ho investito il direttore del Centro regionale di programmazione.

SELIS (Popolari - P.S.). Quindi in mattinata arriva?

FADDA (Popolari-P.S.). Se l'avesse detto ad un commesso sarebbe stato meglio, perché è una delibera.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.

MURGIA (A.N.). Presidente, colleghi, i fondi che l'Unione europea ci mette a disposizione sono un'opportunità enorme e da non vanificare. Per questo la discussione non deve avere un taglio di contrapposizione poiché l'interesse è quello generale, le questioni dello sviluppo o del mancato sviluppo riguardano tutti e hanno radici antiche.

Da anni non siamo in grado di sfruttare al meglio, al contrario di altri paesi, le opportunità che si presentano e siamo giunti alla programmazione di questo quinquennio tra mille vicende alterne, tra crisi politiche e giunte che si alternavano freneticamente. Oggi noi abbiamo di fronte due grandi problemi che riguardano l'impresa: le infrastrutture e la questione dell'accesso al credito per le piccole e medie imprese. Abbiamo continuato a finanziare campanili e non autostrade, abbiamo isole nell'Isola, finanziamo servizi reali alle imprese, senza avere le imprese; sappiamo di dover risolvere il problema e il dramma delle zone interne, e non solo. Nel 2006, se vi sarà un allargamento dell'Europa, perderemo fondi a favore dell'Europa centro orientale, e in prospettiva anche questo sarà un grave problema per noi sardi.

Ogni giorno la Gazzetta ufficiale della comunità indica una serie di possibilità puntualmente trascurate; il punto fondamentale perciò è solo uno ed è bene che tutti se ne convincano. Manca una mentalità europea e, per usare i concetti espressi al convegno di Sassari, organizzato da Segni, sui finanziamenti europei, bisogna imparare in fretta a essere europei. Serve perciò un approccio differente da quello a cui siamo abituati. Infatti noi in genere chiediamo i soldi e poi eventualmente facciamo il progetto, spesso e volentieri facciamo un cattivo progetto. L'Europa ci insegna a ribaltare completamente il concetto perché i soldi ce li dà solo se l'idea è seria, innovativa, robusta.

Abbiamo concordato tutti sulla programmazione che nasce dal basso, sul coinvolgimento attivo degli enti locali, dei sindacati, delle organizzazioni imprenditoriali. Il punto è capire fino a che livello questi soggetti siano oggi in grado di fare sviluppo sano sul territorio, o se si arriverà a proporre una lista della spesa ed una serie di interventi staccati l'uno dall'altro.

Io sono convinto che siano necessarie una professionalità, una capacità, una preparazione specifica e culturale che ancora oggi in Sardegna non esistono e non sono patrimonio di chi si occupa attivamente dello sviluppo di questa terra. Questo problema è avvertito soprattutto nei territori, dove la impreparazione è maggiore e l'idea di far bottega esiste da sempre, per la destra e per la sinistra.

Mi pare necessario quindi che gli enti locali, in particolare, si dotino delle risorse finanziarie necessarie per studi, approfondimenti e seminari. Mi pare necessario a questo punto un patto che coinvolga la politica e gli enti locali, le imprese e i sindacati; un patto per scegliere al meglio i progetti, sostenerli, farli andare avanti con estrema chiarezza e praticità.

Questa è l'unica strada, l'altra, quella di una contrapposizione esasperata sul merito e non sul contenuto, da barricate opposte, non può far bene alla Sardegna. Non riusciremmo a spendere tutti i soldi, lo faremmo male, senza criterio. Ieri il collega Scano, il quale non è credente, ha detto: "Che Dio ce la mandi buona". Egli, conoscendo la situazione economica e le professionalità, poche per la verità, presenti in Sardegna, si affida un po' alla sorte. Io al contrario dico: "Aiutati che Dio ti aiuta" e sono credente. Questo significa finalmente capire che dobbiamo migliorarci, lo dobbiamo fare credendoci, studiando, lavorando, cambiando quella insulsa mentalità bottegaia che molti politici e molti imprenditori hanno perseguito fin qui. Si tratta quindi di una scommessa da vincere.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU` (D.S.). Signor Presidente, voglio fare alcune considerazioni, spero non ripetitive, anche perché non ho avuto la possibilità di ascoltare i primi interventi di questa mattinata. Io penso che la frammentarietà e l'indeterminatezza delle misure e delle scelte contenute nel complemento di programmazione, denunciate da diversi colleghi, non siano casuali. Penso che, come sempre, siano il frutto di una discussione così come avviene in tutte le maggioranze, in tutti i consessi democratici, e che quindi siano il punto di caduta probabilmente anche di contraddizioni, di punti di vista diversi.

Non mi riferisco tanto alle scelte attuative finali, quindi ai progetti, non è questo, le procedure sono state giustamente modificate, la necessaria corrispondenza tra autonomie e responsabilità porta anche a responsabilizzare i centri di spesa, il sistema degli enti locali, i soggetti del partenariato, che non possono essere soggetti passivi, né svolgere un ruolo attivo solo nella fase preparatoria, mi auguro che continuino a svolgere questa funzione anche in futuro, non solo in queste ultime settimane.

(Interruzioni)

Mi riferisco alle scelte preliminari. E questo credo che sia non tanto un danno politico su cui mettere l'accento per esigenze di parte o propagandistiche, ma una scelta dannosa per i sardi, dannosa per la Sardegna. Poco male se ci trovassimo di fronte ad uno strumento ordinario, facilmente modificabile, anche cambiandolo radicalmente! Ma così non è: si tratta di uno strumento straordinario, tutti quanti l'abbiamo definito un'occasione storica per avviare sui giusti binari un processo di sviluppo che colleghi la Sardegna a quello che sta avvenendo sul piano nazionale e continentale.

Ma un processo di programmazione non è mai neutro; deve contenere delle scelte, non può significare "tutto a tutti, tutto e dovunque", per cui la ricettività turistica deve essere uguale a Selargius come a Bosa. Non è la stessa cosa. L'agricoltura moderna? Nei Campidani, ma anche in Gallura. La piccola media industria o lo sviluppo industriale? Secondo icomplementi di programma dovunque, a Guspini come a Fonni o come a Porto Torres. Ora, io penso che questo non sia svolgere il ruolo proprio del Consiglio regionale. Le varie autonomie locali, i soggetti del partenariato, il sistema delle imprese proporranno, ma su quale griglia di riferimento? Nelle azioni c'è tutto e dovunque; non c'è una scelta che individui quali sono i punti di forza, le risorse sulle quali la Sardegna può puntare. Così come mi pare sia orientata al mantenimento la parte relativa alla formazione. Ora, è noto a tutti che non da domani, ma da oggi, il complesso del sistema formativo passerà, o è già passato, nella piena responsabilità della Regione. La scuola dell'obbligo, la scuola secondaria, la formazione professionale, l'università, di questo complesso di risorse il 90 per cento è orientato al mantenimento. Sotto mentite spoglie, se vogliamo, è lo stesso meccanismo che si riscontra a livello nazionale: alle scuole arrivano due lire per fare progetti, per l'innovazione e per tutto il resto, perché il 90 per cento e oltre è utilizzato per gli stipendi, per il pagamento del personale. Qui è mascherato, ma il 90 per cento va al mantenimento del sistema di formazione professionale, perché questo è! Basta dirlo, non mascherarlo.

L'asse "Risorse umane", infatti, con i 42 miliardi al punto 3.6 - cito questo per esemplificare - è orientato a interventi di recupero. Non si fa cenno a progetti educativi, e, badate, se non funziona l'asse principale della formazione, se non funziona il sistema scolastico, di cui dovremo farci carico noi, non lo Stato centrale, è chiaro che sarà un po' come raccogliere l'acqua, come si diceva una volta, con un cesto di vimini, perché se non funzionerà il sistema vero, l'asse della formazione, la dispersione continuerà ad aumentare. Quali sono le risorse? Sono questi 42 miliardi, che però devono far fronte a tutte le strutture di reinserimento, di recupero e quant'altro. Dove troveremo le risorse per i progetti educativi che le scuole e i comuni presenteranno? Nel bilancio ordinario? Il mio comune riceve 51 milioni per 300 studenti e deve spendere 40 milioni per le mense!

Pensiamo di poter sostenere una delle scelte fondamentali che dovremo fare nei prossimi 5-6 anni, cioè quella della formazione di una generazione che sia al passo con i tempi? Non ci saranno le risorse e probabilmente ci renderemo conto tutti di aver perso un'occasione storica, senza enfatizzare peraltro questo tipo di affermazione.

Mi riferisco anche ad altri aspetti: la Sardegna, come è stato affermato giustamente, non da noi, ma nelle dichiarazioni programmatiche, nella relazione di bilancio e anche nel POR e nel complemento di programmazione, ha la possibilità di puntare su diverse cose, ma su alcuni assi in modo particolare, sull'ambiente, ad esempio, nella sua accezione ampia. Però, se andiamo a cercare nel complemento di programmazione quali sono i punti significativi delle scelte non li troveremo. A me pare che ci sia un passo indietro notevole, persino rispetto al PON, a quella scelta fatta nel 1994 di puntare sulle aree protette, di sostenerle. Qui, se andiamo a cercarle, non ci sono; sono sparite, sono annegate nell'insieme delle risorse destinate all'ambiente.

Questa è l'indeterminatezza a cui mi riferivo, ma questo, badate, c'è anche nelle procedure, e forse è esemplificativo, perché credo che anche questo non sia casuale. Ora, noi tutti sappiamo, lo sanno soprattutto gli amministratori locali, che non si può derogare alla legge "109" del 1994; si tratta del recepimento di una direttiva comunitaria. Come sappiamo, ad essa è assoggettato tutto il sistema della pubblica amministrazione. Ora, il complemento di programmazione lo prevede espressamente per le procedure di attuazione delle misure previste negli assi V e VI, lo dà per scontato, ovviamente, per gli interventi connessi all'attuazione degli assi II, III e IV cioè le risorse culturali, per quanto attiene all'edilizia scolastica, perché appunto saranno di competenza dei comuni e i comuni questo dovranno fare, anche perché nessun amministratore locale si sognerebbe di non seguire le procedure dettate dalla legge "109" del 1994 e successive modificazioni.

Stranamente, però, il documento diventa complicato, evasivo, contorto, non chiaro, per quanto riguarda le procedure di attuazione delle misure previste nell'asse I, o almeno per larga parte di esse. Eppure, era possibile seguire, anche in questo caso, in modo chiaro, poiché si tratta di opere di interesse regionale, perché la Regione dispone di enti e di strumenti anche per attuare direttamente tali interventi, delle strade da individuare insieme, per l'attuazione dei programmi a titolarità regionale.

La prima è quella dell'affidamento agli enti strumentali, chiaramente indicati, per le loro funzioni e competenze (non ce ne sono tanti in questo campo, ce n'è uno o forse due, uno è l'EAF e l'altro forse l'ESAF, per alcuni tratti) come del resto avviene per le misure relative al sistema irriguo, dove si individuano chiaramente i consorzi di bonifica. Si potrebbe seguire una seconda strada, per l'attuazione di tali programmi la Regione potrebbe avvalersi di enti pubblici e privati, selezionati tramite le procedure di legge previste. Non è detto che solo l'ente pubblico possa concorrere a diminuire quei 47 mesi o quei 50 mesi di media che vengono indicati. Oppure, si poteva decidere di ricorrere al cosiddetto project financing, seguendo le disposizioni della legge numero 109 del 1994, con la procedura regolata: le società di progetto, la gara, il concorso di risorse private per almeno il 50 per cento dell'importo totale. Questo non c'è. Finanziamenti e risorse private non ce ne sono, la tabella è desolatamente vuota.

E invece, che cosa si prevede? Si prevede il ricorso agli enti pubblici concessionari e delegati ai sensi della legge regionale numero "24" del 1987, una pletora di enti strumentali, di cui all'articolo 1 della legge regionale numero 60 del 1962, senza individuarne qualcuno in particolare ma indicando l'intero spettro. . Non è forse questa l'affermazione e la certificazione della discrezionalità? Perché se prevarrà il buon senso, si affideranno a enti la cui competenza è reale, ma non è detto, perché potendolo fare, e lo si potrà fare, secondo le procedure previste per le misure A) B) e anche E) si affiderà a questi enti il bando di gara per la progettazione e quant'altro agli esterni. Rimangono sostanzialmente liberi e quindi adeguati alle procedure e alle normative europee e nazionali, gli interventi per le reti fognarie e la depurazione delle acque, cioè, quelli minori che ovviamente dovranno eseguire o i comuni o i consorzi dei comuni. Quindi, i comuni devono attenersi a tutte le regole, nel senso che debbono ricorrere al sistema di gara, non per appalti da un miliardo ma spesso da un milione. La Regione no! Non mi sembra che diamo un grande esempio. Quindi, rimane ovviamente fuori la parte preliminare, che riguarda lo sviluppo locale in modo particolare, ma su cui interverrà la discrezionalità politica almeno sulla dislocazione dell'opera, non tanto sulla realizzazione e non più, perché finalmente, per fortuna, rispetto a questo c'è un argine, sulla filiera completa: dislocazione, progettazione.. Lo sappiamo, questo fa parte di un'altra epoca che speriamo non ritorni più, ma non è detto.

E il mitico project financing? Se ne valuterà l'opportunità per eventuali progetti. Dove sono finiti i propositi, direi quasi gli imperativi che sono stati affermati più volte, del ricorso alle risorse finanziarie dei privati, in fila per finanziare e gestire direttamente dighe e sbarramenti, reti di distribuzione, acquedotti e quant'altro, garantendo tempestività nella realizzazione, efficienza nella gestione e così via? Tutto questo è finito tra le varie ed eventuali; eventualmente si ricorrerà a questo strumento, ed andranno individuate, se sarà possibile, le opere . Ora nella realtà, a me pare che ci si affidi ad un sistema consolidato perché ci si fida di più, perché garantisce i rapporti consolidati, vecchie cordate, anche condite di spruzzi di trasversalità di appartenenza perché questa è la norma, un po' all'insegna de "la nave va", come si diceva una volta. Questo però era il sistema del prezzo libero e lievitante, dei termini che non erano mai tali, delle dieci, venti, trenta perizie di variante. Questo sistema non può più esistere, anche se noi volessimo ripristinarlo in una sorta di difesa autarchica e sbagliata dell'autonomia di scelta. Ora, non possiamo pensare che quel sistema possa consentire di rispettare i tempi di attuazione, con la progettazione delle opere in base alle risorse e non viceversa tanto poi ne arriveranno altre. A me non sembrache andiamo verso il nuovo, non mi sembra che in questo modo si costringa anche questo pezzo importante della cosiddetta "classe dirigente sarda", a confrontarsi con l'innovazione, a mettersi in discussione, ad essere cioè competitivo. Noi gli garantiamo la nicchia; gli garantiamo la nicchia all'interno degli enti regionalie attraverso i collegamenti che vi sono all'esterno. E la riforma della Regione? E lo scioglimento degli enti? Sono vuote affermazioni perché poi nelle scelte si fa avanti la conservazione, e non basta fare proclami e conferenze stampa, perché poi nelle scelte concrete si fa questo.

Quindi, la programmazione non è una scelta neutra, è una scelta anche questa contraddittoria che si riverbererà in maniera negativa sulle aspettative dei sardi, sulle possibilità e sull'opportunità che questo strumento ci dà; non solo, ma è anche manifestamente il tentativo di salvare, "su connottu", non quello invece di fare un passo in avanti. E non è questo che i sardi si attendevano da noi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Chiedo la convocazione della Conferenza dei Presidenti di gruppo per fare il punto e per decidere come proseguire.

PRESIDENTE. Stavo per interrompere i lavori.

CUGINI (D.S.). Possiamo interrompere i lavori e fare una breve Conferenza; anche stabilendo adesso l'orario della ripresa dei lavori.

PRESIDENTE. Convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo.I lavori del Consiglio riprenderanno stasera alla ore 16 e 30.

La seduta è tolta alle ore 13 e 36.