Seduta n.298 del 21/12/1993
CCXCVIII SEDUTA
(POMERIDIANA)
MARTEDI' 21 DICEMBRE 1993
Presidenza del Presidente FLORIS
indi
della Vicepresidente SERRI
indi
del Presidente FLORIS
INDICE
Disegni di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 1994)" (434) e "Approvazione del bilancio di previsione per l'anno finanziario 1994 e del bilancio pluriennale per gli anni finanziari 1994-1995-1996" (435) e della "Proposta di programma pluriennale per gli anni 1994-1995-1996. Rapporto sullo stato di attuazione" (Progr. n. 52). (Discussione generale congiunta):
SELIS, relatore di maggioranza
COGODI, relatore di minoranza
PULIGHEDDU.......................
LADU LEONARDO ..............
MELONI .................................
BARRANU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio ...
Disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 1994)" (434). (Discussione dell'articolato):
SELIS, relatore di maggioranza
Sull'ordine del giorno:
CABRAS, Presidente della Giunta
BAROSCHI
FERRARI
SELIS
La seduta è aperta alle ore 16 e 35.
PORCU, Segretario dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana dell'11 novembre 1993, che è approvato.
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.
CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, colleghi del Consiglio, credo che sia opportuno, per consentirmi di completare le consultazioni necessarie, che il primo punto all'ordine del giorno sia discusso dopo l'approvazione del bilancio, per cui propongo un'inversione dei punti all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Se non vi sono opposizioni la richiesta è accolta.
Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.
BAROSCHI (P.S.I.). Signor Presidente, chiedo l'inserimento all'ordine del giorno della proposta di legge numero 446 recante "Norme generali sugli enti strumentali della Regione".
PRESIDENTE. Se non vi sono opposizioni, la richiesta è accolta.
Discussione generale congiunta dei disegni di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 1994)" (434) e "Approvazione del bilancio di previsione per l'anno finanziario 1994 e del bilancio pluriennale per gli anni finanziari 1994-1995-1996" (435) e della "Proposta di programma pluriennale per gli anni 1994-1995-1996. Rapporto sullo stato di attuazione" (Progr. n. 52)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta dei disegni di legge numero 434 e 435 e della proposta di programma numero 52.
Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Selis, relatore di maggioranza.
SELIS (D.C.), relatore di maggioranza. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che siano sufficienti alcune brevi considerazioni, perché mi pare opportuno rinviare alle relazioni di maggioranza e di minoranza dei precedenti bilanci. Gran parte delle considerazioni svolte in quelle occasioni sono tuttora valide, perché aperti sono i problemi, perché forse inattuate sono alcune grandi riforme, perché lasciamo alla prossima legislatura gran parte dei programmi e dei propositi di razionalizzazione del lavoro dell'amministrazione regionale.
La relazione di maggioranza, quindi, va integrata con le considerazioni delle precedenti relazioni e, nonostante ciò, alcune considerazioni sono oggi essenziali: noi variamo questo bilancio e lo approveremo, mi auguro, senza intoppi, in un momento di crisi economica, produttiva e occupativa esasperata. Gli anni '80 sono stati caratterizzati da un consistente incremento delle risorse finanziarie, sono stati anni in cui i trasferimenti dello Stato alla Regione si sono moltiplicati, sono stati forse gli anni in cui abbiamo perso una grande occasione di utilizzare le risorse finanziarie crescenti per varare una politica di sviluppo. Eravamo convinti, per l'ennesima volta nel corso degli ultimi decenni, che il processo di sviluppo fosse del tutto decollato, solo perché l'incremento dei trasferimenti ci consentiva di fronteggiare i nostri gravi problemi e le crisi occupative e produttive e di alimentare i consumi. Ma il modello che negli anni '80 abbiamo attivato era un modello basato su trasferimenti, sui consumi e sulle importazioni e non siamo stati in grado di attivare un processo di riconversione dell'apparato produttivo, dell'apparato legislativo e dei comportamenti dell'amministrazione regionale che promuovesse un nuovo modello di sviluppo più produttivo e più propulsivo.
Il modello che ne è scaturito è un modello dipendente, basato sui trasferimenti e sui consumi e non sulla produzione. Oggi è difficile, mi rendo conto, invertire la rotta; siamo legati spesso a una legislazione già cristallizzata, siamo legati forse ad una concezione del bilancio e della programmazione come momento di mediazione dei bisogni, delle proposte,delle spinte che vengono dalle diverse categorie, dalle diverse corporazioni. Però questa logica oggi ci porta a prendere atto di una crisi finanziaria profonda che non è possibile fronteggiare se non attraverso una drastica inversione di marcia e attraverso sacrifici drammatici che sono richiesti a tutti i sardi, che sono richiesti a tutta l'amministrazione regionale.
Noi siamo, lo diciamo senza mezzi termini, l'ho detto anche in occasione della discussione della variazione di bilancio del luglio scorso, in una situazione di dissesto finanziario; siamo in una situazione di dissesto finanziario dovuta alla riduzione dei trasferimenti pubblici, siamo in una situazione di dissesto finanziario dovuta ad una molteplicità di leggi che proiettano nel tempo i loro effetti; siamo in una situazione di paralisi forse o di cristallizzazione, quanto meno, delle prospettive di programmazione del lavoro dei prossimi anni, perché il sistema dei mutui proietta nei decenni successivi gli oneri che oggi stiamo assumendo. Siamo in una situazione di cristallizzazione e di vischiosità della programmazione per i prossimi anni, perché la quantità di impegni che l'amministrazione regionale sta assumendo moltiplica e proietta i costi e gli impegni per i prossimi anni; quindi al dissesto finanziario dovuto all'incertezza del futuro, alla riduzione dei trasferimenti, si sommano una quantità di provvedimenti e di iniziative - citavo i mutui e citavo le altre leggi di spesa pluriennale - che stanno trasferendo ai nostri figli e ai nostri nipoti le decisioni che stiamo assumendo. E, se queste decisioni non saranno coerenti con una strategia di sviluppo, io credo che i nostri successori, già nella prossima legislatura, si troveranno, di fronte a una quantità di problemi vistosi, nell'impossibilità di disporre di risorse adeguate a farvi fronte.
Da questo punto di vista, io credo che già in questa sede, come da tempo sollecito, non è sufficiente varare leggi, e pensare alla programmazione come stanziamento di risorse; occorre che nel periodo che ci resta noi portiamo in campo, anche se mi rendo conto che è estremamente difficile, alcune riforme fondamentali dell'amministrazione regionale e alcune riforme di spesa.
Il dissesto finanziario di cui parlavo è coperto con l'espansione dell'avanzo di amministrazione stimato e tutti sappiamo che questo è un artificio; stiamo cioè finanziando le spese reali dei recuperi solo fittizi di risorse. Anche questa problema lo propongo alla riflessione di tutti noi. In questa situazione, la Commissione che ha riflettuto, che ha discusso sul bilancio regionale, sulla crisi economica, sulla situazione di dissesto finanziario a cui ho appena fatto cenno, ha cercato di capire quale potesse essere il suo compito. C'è stata concordanza sull'opinione che il compito della Commissione, così come la Giunta aveva fatto ma in maniera molto più drastica ha fatto la Commissione, era quello di ridurre la spesa corrente e di concentrare il massimo di risorse sulle spese produttive. Il bilancio in Commissione è stato istituito capitolo per capitolo e norma per norma con un rigore che forse in altri momenti è mancato. C'è stato uno sforzo diffuso e rigoroso per contenere le spese correnti, che sono state ridotte di quasi 600 miliardi rispetto alla proposta della Giunta. La riduzione ha riguardato una molteplicità di categorie di spesa: dal personale della Regione e degli enti, alle spese di funzionamento, ad altre categorie. Però, nel fare questo, abbiamo ancora una volta constatato che molteplici categorie di spesa sono fuori controllo. Non mi soffermo su questo per una esigenza di brevità, ma anche perché sono cose che abbiamo in questi anni costantemente detto e ribattuto. La spesa sanitaria appare fuori controllo, siamo ancora senza Piano sanitario regionale; la Regione sta integrando i trasferimenti statali alla sanità per quasi 500 miliardi, siamo di fronte a dinamiche di spesa che stanno davvero paralizzando il bilancio e in prospettiva, togliendoci la possibilità di finanziare una politica di sviluppo. Un altro caso significativo è quello della spesa per la forestazione che è diventata ormai una spesa rigida, cristallizzata. Il personale dell'amministrazione forestale è aumentato per i motivi che tutti sappiamo e che non sto qua a ripetere ed anche su questa materia è urgente, lo dico da decenni, una riforma, ma non si riesce ancora ad avere un progetto in tal senso. Lo stesso discorso vale per la formazione professionale e per i trasporti. Di fronte a questa dinamica di spesa regionale al di fuori di ogni controllo, è chiaro che il tentativo che la Commissione ha fatto di ricondurre a razionalità il bilancio regionale è stato difficile e sicuramente doloroso, ma era necessario farlo. Lo dico perché spero che in quest'Aula il lavoro della Commissione venga considerato con rispetto e spero che tutti i colleghi comprendano che i sacrifici imposti, il rigore auspicato sono una necessità per non dissestare ulteriormente il bilancio e per non dover ricorrere a forme anche più artificiose di copertura finanziaria. Ci troviamo, quindi, di fronte ad una serie di spese per settori, come la sanità, la forestazione, la formazione professionale, per i quali, sin dall'inizio della legislatura, era auspicata una riforma. Questa riforma è mancata e credo che questa sia una responsabilità della quale tutti quanti ci dobbiamo far carico, ma che è in particolare ascrivibile alle Giunte che si sono succedute. Altre riforme procedono lentamente; abbiamo tutti quanti auspicato in questi anni la riforma delle leggi di settore; nell'agricoltura la mancanza di una riforma impedisce la razionalizzazione della spesa, abbiamo prodotto molte leggi nel settore dell'industria e in altri settori, ma non siamo riusciti a razionalizzarle in un testo unico; abbiamo cioè un sistema legislativo che non è adeguato alle esigenze di una programmazione moderna. Inoltre, le strutture operative che gestiscono questa legislazione farraginosa in assenza di una seria riforma dell'amministrazione regionale, contribuiscono a rendere inoperanti le leggi di spesa.
Ribadisco qua, come tante volte abbiamo sottolineato, che la programmazione non è solo indicazione di strategie, di obiettivi, non è solo stanziamento di fondi. Se a fronte delle strategie, degli obiettivi, dello stanziamento di risorse, della legislazione, le strutture operative non sono messe nelle condizioni di attuare le politiche concordate, tutte le enunciazioni che facciamo in quest'Aula e nei dibattiti sono solamente un fatto retorico. Spesso, abbiamo in quest'Aula la sensazione di fare leggi avanzate ed importanti, ma quando poi andiamo a verificarne lo stato di attuazione, ci rendiamo conto che urtano contro la vischiosità della burocrazia, dell'amministrazione e degli enti. Questo è un problema che va ripetutamente sottolineato. Pur in presenza di questo ritardo nelle riforme, pur nella consapevolezza che, senza una riforma dell'amministrazione, degli enti, e della legislazione complessiva, gli sforzi della Commissione e del Consiglio in materia di politiche di bilancio, rischiano di esser produttivi, la Commissione ha compiuto un lavoro rigoroso e serio. Le risorse recuperate sono state investite in gran parte in un sistema di politiche produttive, di politiche del lavoro, e di politiche delle opere pubbliche. Nelle politiche per il lavoro sono stati reintegrati i fondi per i progetti speciali, sono stati stanziati 100 miliardi per i progetti comunali, sono stati raddoppiati i fondi per la legge "28" e si è iniziata una linea di interventi a favore dei contratti di formazione per la ricerca. Nella incentivazione della produzione è stato compiuto un passo importante, rispetto alla stessa proposta della Giunta, stanziando ulteriori 250 miliardi nel settore dell'industria, 60 miliardi nel settore dell'artigianato e così via. Naturalmente, come dicevo prima, le risorse non sono state tutte disponibili per le politiche produttive e occupative; gran parte di queste sono andate a coprire lo sbilancio della sanità e quindi la possibilità di finanziare ulteriormente le politiche di sviluppo produttivo e occupativo è stata in qualche modo limitata.
Oltre a queste categorie di spesa, la Commissione ha confermato e aumentato le risorse delle opere pubbliche, convinta che anche questo settore avrà un effetto non solo nella costruzione dì infrastrutture indispensabili necessarie, ma anche sugli stessi livelli occupativi. Vorrei concludere sottolineando che anche questo è un bilancio con luci ed ombre; le ombre sono date dai ritardi nella riforma della legislazione e nella razionalizzazione complessiva dell'amministrazione regionale. Le luci sono date dallo sforzo di razionalizzazione e di contrazione delle spese non indispensabili o rinviabili e con la concentrazione delle risorse sui settori della produzione e dell'occupazione. Il lavoro in Commissione, signor Presidente e colleghi, è stato caratterizzato dalle tensioni suscitate dalle imminenti scadenze politiche ed elettorali. Si è cercato, nonostante ciò, di animare il dibattito finalizzandolo agli obiettivi fondamentali della crisi regionale e dei problemi dello sviluppo di contenere le spinte alla gestione localistica delle spese. Io credo che, da questo punto di vista, la Commissione ha fatto un lavoro importante; mi auguro che anche quest'Aula sappia confermare ed anzi migliorare la razionalità della manovra di bilancio, evitando che tensioni e spinte localistiche e corporative lacerino il lavoro di impalcatura della manovra finanziaria che è stato fatto in Commissione, perché il lavoro dell'Aula serva confermare, migliorare e a razionalizzare quanto finora è stato fatto.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Cogodi, relatore di minoranza.
COGODI (Rinascita e Sardismo), relatore di minoranza. Mi limiterò anch'io, signor Presidente e signori tutti, a richiamare i tratti essenziali della relazione scritta che è stata depositata agli atti, che rappresenta il punto di vista, del Gruppo Rinascita e Sardismo. Noi riteniamo che non si possa procedere a una lettura politica sufficiente del bilancio 1994 nella sua proiezione triennale, e non si ha presente il periodo nel quale questo si attua. Siamo alla fine della legislatura. Questo è l'ultimo bilancio di previsione di questa legislatura e quindi dovrebbe rappresentare in qualche modo l'eredità che si lascia, che si è capaci di lasciare. Dovrebbe essere quindi una previsione ragionata e misurata dell'impegno delle risorse per il prossimo futuro e dovrebbe essere anche nel contempo un consuntivo politico di quello che si è stati capaci di fare nel corso di un'intera legislatura.
Noi abbiamo dato e confermiamo un giudizio severo, qualcuno ha detto anche duro, sull'ultima occasione sprecata. Si spreca quest'ultima occasione, così come si è sprecata un'intera legislatura. Il fatto che, negli anni passati, come ricordava poc'anzi il collega Selis, si siano avuti a disposizione, non eccessive ma considerevoli risorse finanziarie, avrebbe dovuto consigliare - questa assemblea si chiama Consiglio, perché dovrebbe essere capace di consigliare, ma prima di consigliare dovrebbe pensare - avrebbe dovuto consigliare di promuovere progetti e strategie di sviluppo in relazione ai bisogni principali della nostra Regione. Così non è stato, molte occasioni sono state sprecate nel passato e l'ultima delle occasioni, l'atto principale di programmazione di questa legislatura, non è capace di rimediare neppure in parte a questo. Il bilancio, la legge finanziaria, proposti dalla Giunta e dalla maggioranza del Consiglio regionale sono figli della confusione politica attuale, contradditori, insufficienti, per molti versi dannosi perché spreconi. Bisognerebbe chiedersi - e questa non è una divagazione, è una premessa di carattere politico - quale sia stato il vantaggio che la Regione sarda ha avuto nel momento in cui, dopo le elezioni del 1989, alcune parti politiche hanno ritenuto di ribaltare le alleanze e di cambiare segno al governo della Regione, sulla base di una lettura strabica dei risultati elettorali, quando la Regione disponeva, collega Selis, di più di una elaborazione, di più di uno studio, di una individuazione di strategie generali di sviluppo; quando negli anni precedenti si era riusciti a procedere, sia pure parzialmente, al risanamento della spesa pubblica regionale, a promuovere politiche di risanamento territoriale, a varare i grandi progetti di sviluppo, non ad attuarli, a elaborarli e proporli.
Ricordo il piano delle acque, il piano telematico, il piano dei trasporti, il piano energetico, cioè la definizione delle grandi linee dello sviluppo complessivo della Regione. Ritennero allora, alcune forze politiche ed alcuni uomini, tuttora presenti in questo Consiglio e tuttora ambiziosi, di essere e di rappresentare il governo della Regione. Ritennero che, solo perché il P.C.I. di allora aveva preso il 24 per cento dei voti, avesse perso le eiezioni, solo perché il P.S. d'Az. di allora aveva preso l'11 per cento dei voti avesse vinto le elezioni, e solo perché loro avevano avuto il 12 o il 5 per cento dei voti avessero vinto le elezioni. E di fronte alla possibilità di proseguire un cammino, di portare a compimento quei progetti, quelle linee di sviluppo generale della Regione, vi fu il ribaltamento delle alleanze, quando una maggioranza, come si diceva allora, di sinistra in questo Consiglio aveva 46 voti su 80. Questo vizio di origine non può essere dimenticato, perché ha segnato lo svolgimento di una legislatura. Questo ribaltamento non ragionato, politicamente sbagliato, non ha giovato alla Regione e non ha giovato, se questi sono i risultati, neppure a quelle forze politiche e neppure a quelle persone.
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE SERRI
(Segue COGODI.) Poi si è proceduto, nel corso di questa legislatura, ad un tentativo di aggiustamento in corso d'opera e quando si è capito…
(Interruzioni)
Mannoni, in attesa di fare l'Assessore è possibile che ti sieda sui banchi del Consiglio? E' possibile che possa ancora fare il consigliere?
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, prosegua il suo intervento.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Proseguo il mio intervento.
PRESIDENTE. Lei prosegua il suo intervento, penso io ai suoi colleghi consiglieri, lei è garantito nel suo diritto.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Io proseguo il mio intervento, ma vorrei proseguirlo senza avere persone che parlano a voce alta vicino a me. A voce bassa parli chi vuole. Si perde il filo e poi è tutto più difficile.
Dicevo che è dovuto intervenire, nel corso della legislatura, un aggiustamento e che si è dovuta pensare una transizione che potesse essere garantita da una grande coalizione politica; aggiustamento in corso d'opera che avrebbe dovuto servire a garantire il passaggio verso nuove frontiere di alleanze omogenee alternative, chiare, di fronte all'elettorato e quindi per loro natura capisaldi di riforma della politica. Tutto ciò è accaduto in questi quattro anni, quasi cinque, e siamo addivenuti ormai a pochi mesi dalla scadenza della legislatura, nella quale va precisato se questo proposito era sincero, cioè se era vero che la grande coalizione, giornalisticamente definita "governissimo", aveva l'obiettivo di agevolare la transizione verso la formazione libera, consapevole, degli schieramenti alternativi che gli elettori hanno diritto di conoscere a tempo sapendo da chi sono costituiti e su quali obiettivi e su quale sistema di valori si fondano. Questo è il momento della chiarezza, perché se non interviene questa chiarezza è difficile che si possano avere un bilancio della Regione e atti di governo e di programmazione ispirati a logiche lineari, coerenti, il bilancio è incoerente e contraddittorio perché è confusa e contraddittoria la politica, perché si vuole tutto e il contrario di tutto, perché non è vero che ci sono una megamaggioranza e un megagoverno, ma linee di maggioranza e di opposizione, e di governo e di contro governo, coesistono dentro la stessa area che esprime la Giunta regionale, per cui tutto si paralizza e tutto diventa dannoso. Questo è il punto; non si riuscirà a dire cosa si vuole fare con il bilancio, se non con artifici dialettici, se non si chiarirà qual è l'insieme dei valori di riferimento e degli obiettivi di sviluppo che fanno capo a forze omogenee sul piano politico, forze omogenee che non necessariamente dovranno derivare dalla sommatoria delle sigle dei partiti, forze omogenee che devono essere capaci di venire in luce, di dire esattamente cosa pensano dall'interno e oltre gli stessi schieramenti tradizionali di ordine politico e partitico. Se non ci sarà questa opera di chiarimento, ogni tentativo di riforma della politica rimarrà solo declamato, le rifondazioni saranno rifacimenti, nonostante il cambiamento di nome i partiti saranno gli stessi. Si ha una bella voglia di dire rinnovamento. Tutti si rinnovano. Abbiamo letto nei giornali di oggi che a governare le assemblee provinciali costitutive di un nuovo partito politico, che si chiama Partito Popolare, sono state le stesse correnti, gli stessi uomini, le stesse regole, gli stessi umori di un partito che esisteva fino a ieri e che si chiamava Democrazia Cristiana. E così è per altri partiti. E' in ebollizione il Partito socialista, del Partito socialdemocratico non so, perché se ne sono perse le tracce, altri partiti pure. In questo ribollire di situazioni, in questa modificazione profonda della vita politica e del modo in cui si ritiene di interpretare sentimenti, valori, obiettivi, si dovrebbero riordinare gli schieramenti, le maggioranze attuali e quelle possibili. C'è invece chi si attarda a fingere di esistere. Ma io mi domando: questa coalizione politica che governa la Regione, quando si guarda allo specchio, è convinta di esistere? Il Partito socialista di oggi, per esempio, così com'è, con tutto il rispetto per gli uomini e le tradizioni, per i valori e per le prospettive - parla uno che vuole salvare i grandi valori dei partiti della sinistra storica che ha assolto a grandi compiti e ha grande vitalità per svolgere ancora grandi compiti - è davvero convinto di rappresentare oggi, con i suoi attuali rappresentanti in quest'Aula, quello che era l'umore elettorale di quel momento in Sardegna, di essere lo stesso partito e di poter avere lo stesso ruolo. Altrettanto dicasi per gli altri partiti laici. Parlo di questa parte politica di questa Assemblea, perché è quella che, all'inizio di questa legislatura, ha fatto una scelta determinante, ed è la parte che oggi ha la responsabilità, non solo in negativo, ma anche in positivo, di proporre un'alternativa diversa, che in qualche modo superi quello che io ho ritenuto sempre un errore e che può essere in gran parte rimediato e spostato verso una prospettiva e un superamento della situazione attuale.
Chi di noi ha fatto questo ragionamento e continua a farlo non ha bisogno di patenti per esistere, non ha bisogno di riconoscimenti esterni, di invito ai convegni. Abbiamo fatto, alcuni di noi, questo ragionamento, e lo confermiamo; siamo, alcuni di noi - e il Gruppo Rinascita e Sardismo ne è una testimonianza vivente - convinti della possibilità di fare politica, non si sopravvivere politicamente, di fare politica riferendosi ai valori, avanzando proposte, intervenendo nella vita sociale, politica, della nostra Regione. Tutti quelli che continuano a dire: "Voi non esistete", lo fanno perché non sanno se esistono loro. Noi non siamo un fastidio passeggero, non crediamo di rappresentare una forma di intemperanza, non crediamo di essere un incidente occasionale. Noi abbiamo avanzato una proposta, in qualche momento anche una provocazione; molti hanno capito, molti altri fanno finta di non capire, però questa rimane. La forza di questa presenza rimane.
Per venire alla parte più propria di questa discussine, il bilancio è commisurato a questo bisogno politico della Sardegna di oggi? Tra la Sardegna di oggi e le forze politiche che presentano questo bilancio che rapporto c'è? La Sardegna di oggi sono i duecentoquarantamila disoccupati, il tetto massimo di disoccupati che questa Regione ha conosciuto, sono le imprese in difficoltà di cui ancora ieri parlavano e di cui sono pieni oggi i giornali, per le dichiarazioni delle associazioni degli industriali, è l'agricoltura che arranca, sono gli imprenditori non sempre altruisti ma spesso comunque egoisti, che vogliono dagli altri e non dicono che cosa sono capaci di fare loro, sono le banche, sempre avare e poco disponibili ad entrare in un circuito di organizzazione dello sviluppo della Regione, è lo Stato che si allontana sempre più, è il Governo che colpisce sempre più duro. Ecco, di fronte a questa Sardegna, che è in gran parte sofferente, abbandonata e colpita, qual è la strategia di difesa, qual è la strategia di solidarietà vera, quali leggi e quali risorse ci sono per difendere i suoi interessi vitali? O non serve - anziché questi aggiustamenti e pateracchi dei grandi numeri che confondono le piccole idee - non serve forse richiamarsi a valori di un'autentica rivoluzione, chiamiamola rivoluzione sarda, che individui gli interessi primari di questa Regione, le forze capaci di rappresentarli, di dare loro voce e dignità e rappresentanza politica e di delineare un progetto di sviluppo? Non è questo il problema di oggi, che dovrebbe trovare riscontro nel bilancio, come programmazione della spesa delle risorse di tutti, del danaro pubblico, e nelle leggi che regolano questa spesa? Invece questo bilancio, che è triennale e quindi riguarda per sei mesi questa legislatura e per due anni e mezzo la legislatura prossima, cioè chi verrà dopo di noi, questo bilancio non si capisce di chi è e non si capisce per chi è, quali interessi veri vuole soddisfare. Noi avevamo detto: in questa situazione di confusione politica, in attesa che vi chiariate le idee o si proceda all'approvazione di un bilancio tecnico, non impegnando cioè le risorse per quelli che verranno - perché qui si sta decidendo per chi verrà dopo di noi - oppure si delineino alcune grandi opzioni che la grande coalizione o, se volete, anche l'unanimità del Consiglio può fare, e dentro queste grandi opzioni si facciano le riserve di ricorso su cui chi verrà dopo di noi potrà decidere con consapevolezza e con strumenti adeguati. Invece voi avete preferito andare presuntuosamente a delineare un bilancio come se doveste ancora governare voi per non so quanti anni e avete consegnato al Consiglio, alle forze politiche e alla Regione un bilancio che noi, nella nostra relazione, abbiamo definito drogato. Questo bilancio è drogato. E' un bilancio che prevede, cioè che fa finta di non vedere, un indebitamento permanente della Regione a carico di chi verrà domani. Lo diceva prima anche il relatore di maggioranza, e questo è un punto importante.
Nel bilancio della Regione, figurano ormai più di 400 miliardi all'anno di mutuo possibile, cioè di denaro che la Regione può pendere a prestito; figurano 300-400 miliardi di sbilancio della sanità, oltre la quota che la Regione deve mettere in base alle leggi; figurano 70-80-100 miliardi che derivano da buchi di amministrazione, buchi che sono debiti, però esigibili, dai fondi di previdenza ad altro, a prescindere da pronunce giurisdizionali prossime venture che possono triplicare o quintuplicare questa esposizione debitoria. Perciò questa è una Regione che accetta di avere un bilancio con più di mille miliardi di debito verso terzi che vuol lasciare in eredità agli altri e che continua a far finta di avere il danaro e a sprecare oggi a danno di chi verrà, a danno di chi dovrà sedere in questi banchi ed essere rappresentanza del popolo sardo e governo domani, con risorse decurtate dalla visione poco accorta e comunque superficiale dei governi di oggi. Abbiamo detto che questo bilancio è drogato per via di questo indebitamento di cui la Regione stessa non si vuole fare carico e che vuole, invece, trasmettere ai posteri. Abbiamo detto, e lo ripetiamo, che questo bilancio è drogato perché non si pone il problema del rapporto necessario tra costi e benefici, cioè fra la spesa e l'utilità, fra i mezzi e i fini. Questa Regione non può continuare a tenere - come ricordava l'Assessore del bilancio qualche ora fa in Commissione - 14 mila persone a stipendio e non porsi il problema di qual è l'utilità generale del costo complessivo che si aggira introno ai 2.000 miliardi per anno, cioè 4 o 5 miliardi al giorno, che non sono di stipendi, sia chiaro, ma che sono di organizzazione, o meglio disorganizzazione della Regione, per cui il problema non è né di allargare, né di restringere la base occupazionale pubblica, il problema è di mettere a frutto le professionalità che esistono nel personale della Regione. Però, se questo costo è di 4 o 5 miliardi al giorno, tutti - imprenditori, disoccupati, artigiani, operai e braccianti dell'agricoltura - tutti vogliono sapere perché la Regione deve spendere 5 miliardi al giorno per mantenere questo sistema di organizzazione se non c'è n'utilità di carattere generale, cioè se le leggi approvate non funzionano, se gli uffici non rendono servizi celeri ed efficienti, se il meccanismo si inceppa troppo spesso, se le stesse leggi per il lavoro approvate cinque anni fa con tanta dotazione di risorse pubbliche non hanno funzionato perché non si sono voluti attrezzare gli uffici, perché questa è una Regione che ha il singolare primato di avere un'Agenzia del lavoro che ha più soldi di tutte le agenzie del lavoro d'Italia e che però non ha direttore e uffici. Non è il Consiglio regionale che deve nominare i direttori e gli uffici; è la Giunta, è il Governo della Regione! Quindi il non voler far funzionare l'Agenzia del lavoro e le leggi speciali per il lavoro è un atto di governo, è un atto voluto.
Per questo motivo - e concludo - noi abbiamo ritenuto di svolgere questa critica - e la vogliamo richiamare in Aula - nel corso dei lavori di Commissione e nel confronto politico e abbiamo, però, anche avanzato alcune proposte che devono essere capite; possono anche non essere condivise, però hanno diritto di essere capite per quello che significano. Noi abbiamo detto che il fatto che le leggi per il lavoro in questa regione non siano state applicate senza buona ragione per bocciarle, è una buona ragione semmai per bocciare i Governi che non le hanno applicate, ma non si possono bocciare i disoccupati, o bocciare i bisogni e neppure bocciare le leggi che mirano ad affrontare questi bisogni solo perché quelle leggi non sono state attuate. Quelle leggi vanno mantenute, vanno migliorate, vanno anche sostenute con maggiori risorse, e noi questo abbiamo chiesto e in parte abbiamo anche ottenuto. Va anche migliorato il sistema normativo e infatti abbiamo detto e abbiamo anche ottenuto che l'intervento attraverso i comuni della Sardegna, quello dell'articolo 94 della legge dell'88, funzioni non per cantieri indistinti, ma con progetti nell'ambito dei settori, principalmente, dei beni culturali e del verde pubblico. Abbiamo chiamato quel progetto "progetto di lavoro verde": 100 miliardi ai comuni per un progetto in ogni comune della Sardegna per valorizzare l'enorme, immenso patrimonio storico culturale di questa nostra regione, per creare alcune migliaia di posti di lavoro aggiuntivi. E' una proposta che è nel bilancio perché da noi è stata avanzata, ed è un fatto positivo e un passo avanti.
Però abbiamo detto anche che bisogna riorganizzare tutto il sistema regionale, che bisogna anche fare economie. Nessuno si deve offendere, nessuno ha il diritto di offendersi se si avanza un'idea, una proposta che andrà regolata con leggi e definita nella contrattazione collettiva, se abbiamo pensato anche ad alcuni esperimenti di contratti di solidarietà che rendono più vicine o meno distanti, se volete, le condizioni di vita dei sardi. Nessuno vuol togliere qualcosa a qualcuno. Ma a chi non ha nulla, o a chi ha di meno o ha quasi niente, voi potete continuare a dire che non si può fare nulla? E allora se c'è una disparità eccessiva, per esempio, nello stesso comparto della pubblica amministrazione, fra i dipendenti di un comune, di una provincia, di una regione, o di enti e di consorzi, si pone l'obiettivo di una unificazione, graduale quanto si vuole, salvaguardando i cosiddetti diritti acquisiti, se diritti sono, finché si vuole, però si pone l'obiettivo di un riordino funzionale perché si amministri meglio, si produca di più e si recuperino un po' di risorse per agevolare la condizione di chi rischia di perdere il lavoro o di chi non ce l'ha il lavoro e perde anche la speranza di poterlo avere. E' demagogia tutto questo? Qualcuno dice che è demagogia, si accomodi! Per noi è un obiettivo di grande valore civile e politico; e insistiamo perché il Consiglio possa, nei modi dovuti, regolare questa materia, avviare questo processo, fare davvero autonomia, fare davvero rinascita, fare davvero contestazione politica, costruire un federalismo ma che sia federalismo della socialità, federalismo delle buone intenzioni, dei diritti e dei bisogni dei sardi. Occorre che a federarsi siano le persone ben intenzionate, capaci di contribuire a questo progetto, a questa opera comune. Se il bilancio della Regione fosse capace almeno di avviare questo processo, se le forze politiche, discutendo il bilancio e migliorandolo, fossero capaci di prendere atto che possono in qualche momento servire le grandi coalizioni più o meno eterogenee e in altri momenti la coerenza, la linearità, la capacità di dare risposte più precise, io credo che noi avremmo fatto un'azione che non è più di ordinaria amministrazione, ma avremmo dato un contributo, per l'oggi e per il domani, al rinnovamento della politica che è cosa più seria delle troppe parole che, anche in questi giorni, abbiamo sentito per radio o per televisione e a viva voce, che dicono cose al vento e che lasciano invariata la sostanza delle situazioni sociali e quindi non sono vero rinnovamento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Puligheddu. Ne ha facoltà.
PULIGHEDDU (P.S.d'Az). Signor Presidente, signori consiglieri, collega Cogodi, voglio smentirla in un solo punto che è quello relativo alla mancanza di capacità della Giunta e della maggioranza di esprimere serenamente le cose. Come vede hanno avuto quella capacità e rapidità soprattutto nella scelta dei nomi degli Assessori mancanti per cui oggi stiamo discutendo di fatto senza due Assessori. Il Presidente si è attivato immediatamente e, con le possibilità che ha in quanto Presidente di una Giunta di tecnici, è riuscito senza interpellare i partiti a nominare gli Assessori. Quindi non è vero che tutto va male, così come non è vero che ci possiamo limitare a discutere il bilancio di quest'anno, che è l'ultimo della legislatura, che forse, rispetto agli altri è anche il migliore proprio perché, in uno sforzo di buona volontà, si è cercato in qualche modo di modificare il modificabile e, anche se con resistenze da parte della maggioranza, si sono ottenuti risultati probabilmente insperabili fino a qualche tempo fa. Dicevo che il bilancio di quest'anno coincide con la fine della legislatura, e certamente non ci possiamo esimere dall'esaminare alcuni aspetti politici del modo in cui è sorta questa maggioranza. Lo ricordava il collega Cogodi, ma credo che con amarezza potremo ricordarlo tutti, il documento sottoscritto da questa maggioranza, che si è intanto allargata, numericamente almeno, aveva invitato tutti i Comuni, tutte le province, a formare la maggioranza sul modello di quella della Regione, che a sua volta somigliava a quella che sostiene il Governo italiano. Una somiglianza che tutto sommato è durata poco, perché è stata modificata non certamente qui in Sardegna, ma perché questa maggioranza nello Stato non esiste più e credo non esisterà più in nessun tempo e in nessuna regione. Dicemmo allora che non vi era nessuna convenienza a realizzare in Sardegna un Governo che fosse simile a quello che governa in Italia. Ci dissero, lo dissero qui in Aula, che sarebbe stato possibile ottenere maggiori risultati se le due formule fossero state omologhe, perché il dialogo di fatto sarebbe stato fra amici, senza considerare che non di amici si trattava, ma solamente di militanti dello stesso partito con diversi interessi. Qualcuno poteva pensare alla Sardegna, ma in genere a Roma se ne fregavano della nostra condizione e certamente il poter ottenere qualche beneficio per la Sardegna non poteva venire dall'essere militanti dello stesso partito. Credo che nessuno possa permettersi il lusso di dire che quella è stata una scelta giusta. E' anche vero che si è cercato di variare il sistema, anche il sistema elettorale; ricordo quando si difendeva in quest'Aula l'introduzione di uno sbarramento al 5 per cento; vorrei sapere cosa pensano oggi i propositori di quella proposta, se sono disponibili a proporre ancora a livello regionale le percentuali che proponevano allora o se non era questo un sistema per cercare di governare ancora, di autoconservarsi e di continuare con questo sistema con il quale siamo arrivati fino ad oggi. In quest'ultimo periodo, in questa maggioranza è stato coinvolto anche il P.D.S.; i partiti della vecchia maggioranza dicevano che non si sarebbero alleati con il P.D.S. e con il Partito Sardo d'Azione, soprattutto con il P.D.S. perché i due sistemi dovevano essere alternativi l'uno all'altro; e oggi il P.D.S. si è alleato con la maggioranza ed esprime una Giunta composita con questi partiti. Con quali risultati? Uno è certamente la dichiarazione di guerra al Governo italiano. Sono tutti spaventati da questa dichiarazione di guerra! Mentre prima qualche legge otteneva il visto del Governo, da quando gli abbiamo dichiarato guerra non ne passa più nessuna. Può essere giusta fin che si vuole, ma visto che abbiamo dichiarato guerra ci rispondono così: o facciamo ciò che vogliono loro, indipendentemente dai nostri diritti e dalla giustezza delle nostre posizioni e delle nostre argomentazioni, o tutto quello che delibera questa maggioranza e questo Consiglio viene puntualmente respinto dallo Stato. Potremmo fare anche un raffronto tra questa legislatura e la vecchia soprattutto tra i comportamenti delle opposizioni di allora e quelli delle opposizioni di oggi.
Ricorderete certamente il problema degli interessi passivi che non ci consentivano di andare avanti, si discuteva della percentuale di disoccupati, adesso non se ne discute neanche di più perché è così alta che ci vergogniamo di parlarne. Si faceva un ostruzionismo spinto alla follia; ho sentito leggere in quest'Aula anche la Bibbia, perché il Regolamento non prevedeva limiti di tempo per gli interventi. Si faceva ostruzionismo per evitare che la maggioranza di allora potesse governare. Non si facevano proposte, non c'era confronto. E in più c'era allora il problema della siccità. Un sottosegretario di Stato e un consigliere regionale, che attualmente è presidente della SFIRS, guidavano i contadini contro la Regione incitandoli a ribellarsi. Abbiamo dimenticato i comportamenti di questa opposizione? E' stata così l'attuale opposizione? E' stata così brutale? Non lo è stata nel modo più assoluto. Sono due modi diversi di comportarsi.
Le risorse in questo ultimo periodo sono sempre in diminuzione. Lo Stato, quel Governo amico della maggioranza, non fa che tagliare le risorse, i debiti sono in crescita e stiamo incominciando ad utilizzare i mutui come forma di finanziamento creando potenzialmente dei grossi disagi ai futuri amministratori, che dovranno pagare i debiti che noi stiamo contraendo, Gli amministratori che verranno, cosa potranno fare? Cosa potranno dire quelli che verranno ai sardi di domani, ai disoccupati, quale lascito potranno valutare se continuiamo con questo tipo di sperpero? Ci sono rate di mutui paurose, buchi che non conosciamo; si dice che la sanità ha 100 miliardi di debito. Vi sono degli enti che hanno debiti autorizzati e non pagati e che certamente prima o poi chiederanno l'intervento della Regione per il pagamento. Bisogna stare attenti perché non è pensabile che si continui a fare dei debiti senza pensare che vanno poi pagati. Quest'anno poi è particolare; si sono fatti due assestamenti di bilancio, il bilancio e la finanziaria, continuando a cambiare la destinazione dei fondi.
Abbiamo fatto in questi anni un'esperienza che probabilmente non è del tutto positiva ma che certamente andava fatta, quella degli Assessori tecnici. Bisogna dire che forse la maggioranza ha votato questa proposta, nella sicurezza che non sarebbe stata approvata dallo Stato, invece è stata approvata e molti degli Assessori in carica e degli aspiranti Assessori che siedono in questi banchi del Consiglio, hanno digerito male il piatto e ancora rimpiangono quel momento.
E' pur vero che quest'esperienza è già costellata di dimissioni, per questioni politiche, per questioni di salute, a volte per questioni elettorali. Non sappiamo ancora quanti saranno i nuovi Assessori. Speriamo che la questione si risolva presto perché una crisi oggi sarebbe il peggiore dei mali. Questa Giunta si è assunta la responsabilità e deve comunque procedere. Naturalmente non vorremmo - credo di doverlo dire - che la Giunta regionale diventasse il rifugio per i trombati delle liste elettorali regionali. Mi auguro che per il futuro non sia questo il destino di quelli che non verranno eletti. Sarebbe veramente una sconfitta per l'autonomia regionale.
Il cambiamento, quello vero, non di facciata, sarebbe, dopo lunghi anni di governo e di dipendenza, la presenza in quest'Aula di un Governo dell'indipendenza, un Governo che ci consenta di pensare esclusivamente allo sviluppo della nostra Regione e alla soluzione dei suoi problemi senza seguire i suggerimenti sempre dannosi che ci vengono da Roma. Sarebbe opportuno rivedere tutte le leggi di spesa. In questa Regione abbiamo leggi che sono ancora operative, non perché buone ma perché le abbiamo dimenticate, continuando a finanziarle, che risalgono addirittura al 1952. Abbiamo leggi nuove che le superano ma non le annullano, quindi si rinnova automaticamente il loro finanziamento. L'Assessore che si ritrova i capitoli di bilancio finanziati si sente in dovere di spendere. Per fortuna non sempre c'è la capacità di spendere tutti i soldi, e quando si risparmia lo si fa semplicemente perché non si è riusciti a spendere quello che impropriamente era stato stanziato nel bilancio.
Non faccio neppure un cenno al settore della sanità. Tutti sappiamo quanto ci costa; non sappiamo quando finiremo pagare questi grossi debiti; l'importante è che chi amministra il settore eviti che si possano contrarre ancora debiti perché a sportello si potrà pagare fino a un certo punto, dopo di che probabilmente sarà necessario adottare altri sistemi che non siano semplicemente il pagamento a sportello dei debiti della sanità. Soprattutto si orienti la spesa sui fondi produttivi, si eviti di scrivere nelle pagine del bilancio: "contributo per…" ,"contributo per…", "contributo per…". solo contributi che sono naturalmente inamovibili, continui e che non risolvono mai la situazione per cui vengono dati.
Ne ha fatto un cenno anche l'onorevole Cogodi, ma credo che sia opportuno soffermarsi sulla legge per il lavoro. Approvata da anni, viene definita inapplicabile, ed è possibile che sia così; ma perché non correggerla e renderla applicabile anziché annullarla, anziché spendere soldi malamente in altre cose? Perché non si è voluto che questo avvenisse? Perché era immodificabile o perché la Giunta con la sua maggioranza ha preferito cambiare la linea e procedere in un senso che ci ha portato a questo disastro? Si è trovata una soluzione per cercare di rimediare qualche cosa anche quest'anno. Agli enti - proprio per cercare di ridurre un pochino il disavanzo economico di cui disponiamo - è stato detto di ridurre del 7 per cento il loro bilancio, e lo hanno fatto. Sono enti però che non hanno controlli, che contraggono debiti, che comunque non hanno certamente direttive precise dalla Giunta regionale agli Assessori da cui essi dipendono. Questa scelta della riduzione può essere giusta, ma perché non si fa la riforma degli enti, quella vera, che permetta finalmente di avere gli strumenti operativi che servono alla Giunta regionale e alla Regione? Non si possono mantenere in piedi degli enti - se leggete le loro relazioni ve ne renderete conto - che non solo non fanno quello che dovrebbero, ma dicono di non poterlo fare perché la Regione non interviene in merito. La Regione ha molti beni patrimoniali ma da questi non trae un soldo, producono solo passività. Noi produciamo solo tanti debiti. E' opportuno che anche su questo la Giunta si impegni. I beni non possono produrre passività, devono produrre utili perché diversamente sono beni passivi e forse è meglio disfarsene.
Voglio fare un'ultima osservazione sull'acquisizione dei beni patrimoniali delle forze armate. Già nel corso del dibattito sul bilancio scorso abbiamo avuto modo di parlare delle casermette di La Maddalena, dimesse e pagate profumatamente dal Consiglio per costruire case nuove ai militari Ci sono stati i casi di Olbia e di Alghero. C'è il caso Nuoro, dove in un caseggiato illustre si vorrebbe fare l'Università e si paga una cinquantina di miliardi per ottenere questo locale che è una caserma. Come succede sempre, quando acquisiremo questo locale non diventerà sede dell'Università e avrà perso il suo valore come caserma. Colleghi della Giunta, facciamo qualche cosa perché i beni dismessi delle forze armate siano acquisiti dalla Regione gratuitamente e non contro il pagamento di fior di miliardi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Leonardo Ladu. Ne ha facoltà.
LADU LEONARDO (P.D.S.). Non vi nascondo, colleghi consiglieri, certo disagio, per questo tipo di dibattito su un provvedimelo di così grande significato ed importanza per la Sardegna. Credo sarebbe stato più opportuno un confronto sul merito su questo provvedimento. Sarebbe questa la decisione più scontata secondo il buon senso, ma ho l'impressione - non voglio con questo muovere critiche a nessuno - che prevalga ancora il politichese proclamatorio, che è più forte se è allarmistico, con l'obiettivo da parte di alcuni di denunciare l'inadeguatezza assoluta di quello che facciamo o da parte di altri di difendere il proprio operato. E' la vecchia politica che si riafferma, naturalmente riservando per se stessi il diritto a rappresentare il nuovo ed attribuendo agli altri il ruolo di vecchi incapaci di determinare svolte. Il mio disagio è causato da questa sorta di dibattito inadeguato, non chiaro e, sballottato tra questo vecchio e questo nuovo, in bilico tra gli scenari futuri ed il passato di cui siamo stati modesti protagonisti; spero di non essere spinto verso gli uni o gli altri da nessuno. Deciderò io da che parte stare, per adesso decido di fare la mia parte con responsabilità contribuendo prima di tutto ad una valutazione e favorendo un confronto di merito su un provvedimento, che ritengo di grande importanza e di grande interesse per la Sardegna. Io credo che una valutazione su questo provvedimento difficilmente possa prescindere da una serie di considerazioni obiettive sullo stato di difficoltà generale in cui si trova il nostro Paese e dagli strumenti e dalla disponibilità di risorse complessive di cui disponiamo per far fronte a questa situazione di grande difficoltà. Io credo che tutti voi siate a conoscenza, della relazione pubblicata dall'OCSE dove i grandi saggi, in rappresentanza dri 24 Paesi più ricchi del mondo, facendo una previsione che ricomprende anche la Sardegna, per gli anni 1994 e 1995, prevedono che in Europa e nei Paesi sviluppati la disoccupazione aumenterà ulteriormente. Si prevede che il numero dei disoccupati nei Paesi dell'OCSE sarà di 35 milioni, di cui 22 milioni negli Stati Europei. In Italia il tasso di disoccupazione non scenderà al di sotto dell'11 per cento, che per il Mezzogiorno, come dice la stessa relazione, è una dimensione che ha un significato sociale assolutamente preoccupante e drammatico. Questo dice la relazione OCSE, questo è lo stato delle cose. Nella stessa relazione si dice che nei Paesi sviluppati questo avverrà nonostante ci troviamo in presenza di una ripresa economica e di tassi di sviluppo significativi, in particolare nelle nazioni più avanzate come gli Stati Uniti d'America, dove è previsto un tasso di sviluppo per il 1994-1995 che va dal 2 al 2,8 per cento. Questa ripresa riguarderà complessivamente anche l'Europa e interesserà anche l'Italia, con tassi di crescita inferiori, favoriti soprattutto dalla consistente ripresa delle esportazioni, a seguito in particolare della svalutazione della lira nei confronti del dollaro e del marco, favorita anche dagli accordi commerciali GAT - questo dice la relazione OCSE - che sicuramente favoriranno una ripresa delle strutture produttive centrali e fondamentali del nostro Paese. Pure in presenza di questa inversione di tendenza e, in Italia, anche di un controllo del debito pubblico, che invece in altri Paesi sembra aumentare ulteriormente e creare altre difficoltà, pur in presenza di questi segnali di ripresa economica, di espansione produttiva, e di rafforzamento delle nostre capacità di penetrazione nei mercati esteri, il tasso di disoccupazione, a questi ritmi di crescita, difficilmente modificabili da manovre di politica economica che finora nessuno ha messo in campo con proposte precise e definite, per l'Europa e l'Italia, resta drammatico e assume dimensioni quali quelle che ricordavo. Le ripeto perché sono significative: 35 milioni nei Paesi dell'OCSE, 22 milioni in Europa e in Italia, oltre l'11,5 per cento con la tendenza, in particolare per l'Europa, ad aumentare. Io non sono né economista, né sociologo, sono un modesto rappresentante politico di questa Assise; questo è lo scenario, e in qualche modo credo con i miei modesti mezzi di intelligenza e di capacità di comprensione di questi fenomeni, di non dovere sulla disoccupazione, almeno in termini di dati, dire più di tanto, perché questo è lo stato drammatico, reale delle cose, a cui nessuno è in grado di far fronte oggi in maniera più adeguata ed efficace. Credo che questa sia una prima considerazione su cui dobbiamo riflettere, per misurare le nostre capacità e anche i nostri limiti, non con le illusioni dei proclami, ma con la nostra capacità di governare i processi muovendo passi non più lunghi della gamba.
La seconda questione riguarda le risorse finanziarie di cui la nostra Regione dispone in questo contesto di grandissima difficoltà dell'economia internazionale. Nella proposta di programma e di bilancio triennale, la disponibilità complessiva di risorse per questo triennio è inferiore di circa 200 miliardi alle disponibilità dello scorso triennio, eppure vi dico, perché ho attentamente le relazioni, che le previsioni di entrata attraverso le risorse proprie e i trasferimenti statali e i fondi comunitari, sono state indicate e valutate con il massimo di obiettività. Esaminando poi le fonti delle risorse, verifichiamo che soprattutto i trasferimenti statali subiscono una riduzione drastica dell'ordine di circa 2.000 miliardi, e di questi, 1.200 sono conseguenti al mancato trasferimento delle risorse dovuteci sul Piano sanitario nazionale. Questa diminuzione nelle risorse che ci vengono trasferite è parzialmente compensata dai circa 1.700 miliardi che ci sono assegnati dai programmi CEE. D'altra parte lo stato della nostra economia resta pesantissimo, né possiamo in alcun modo pensare di avere attraverso le quote IRPEF o attraverso altre entrate dovute alla Regione sarda, risorse che ci per mettano di recuperare disponibilità sufficienti a far fronte allo stato di grande difficoltà in cui si trova la Sardegna. Qualcuno può osservare che non sono indicati, in questa previsione di entrata, i fondi previsti dalla legge per il Mezzogiorno, anche se bisogna dire a questo riguardo che questa è completamente reimpostata intorno a una filosofia che non ha al centro il Mezzogiorno, ma le aree arretrate e sembra ormai certo che il Governo intende finanziare i progetti strategici per sostenere le attività produttive attraverso, non risorse del bilancio statale, ma attraverso le risorse CEE. Qualcuno forse può anche dire che non sono indicati i fondi del Piano di rinascita della "268", anche se è ormai certo, in base all'esperienza di questi ultimi anni, che non solo è difficile determinare e quantificare l'entità delle risorse che lo Stato ci attribuisce sulla "268", ma è anche difficile in qualche modo prevederne la disponibilità. Il dato, però, certo e incontrovertibile è che ci troviamo in presenza di una disponibilità di risorse che tende a decrescere mentre l'entità e la dimensione dei problemi che dobbiamo affrontare diventano più drammatiche e diventa molto difficile cercare di capire con quali politiche noi dobbiamo affrontarli. Io ho detto questo perché voglio sottoporre alla vostra considerazione alcune riflessioni. Io credo che tra queste due colonne d'Ercole, rappresentate dal limite delle risorse e dal quadro internazionale dell'economia estremamente grave e preoccupante, procedere in un mare procelloso mantenendo la rotta sia difficile.
La mia riflessione non può quindi essere riferita soltanto al provvedimento che stiamo esaminando in questi giorni, ma all'intera manovra finanziaria. Il Consiglio regionale, di cui noi siamo stati protagonisti nel bene e nel male, ognuno col livello di responsabilità personale e di Gruppo, di maggioranza e di opposizione che gli è dovuto, in questo anno ha approvato due programmi di bilancio, quello del 1993 e quello del 1994, e una serie di assestamenti, perseguendo una logica e una filosofia che abbiamo in questa sede discusso e corretto, sostanzialmente ispirata dalla volontà di utilizzare le scarse risorse che abbiamo per indirizzarle in primo luogo a sostegno delle attività produttive e in secondo luogo per favorire le politiche attive per il lavoro e per definire progetti organici complessivi di intervento che ci permettessero di utilizzare al meglio le risorse di cui disponiamo. Ebbene, io voglio andare contro corrente, la mia voce resterà isolata, ma io credo che bisogna anche avere il coraggio di dire che, nella proposta della Giunta, nel lavoro del Consiglio, ci troviamo in presenza di sostanziali novità che, certo, non producono effetti dirompenti, né possono in alcun modo determinare inversioni di rotta alla nostra economia, ma che non possono essere da nessuno rifiutate solo per il gusto di ragionare entro la logica schematica del vecchio e del nuovo. Io credo che sarebbe opportuno un confronto di merito a questo riguardo per impostare davvero una politica di rinnovamento, partendo dalle cose che facciamo, dai limiti che abbiamo e dai problemi concreti che dobbiamo affrontare in base alle nostre forze e alle nostre possibilità. E' un discorso senza proclami, è un discorso di un consigliere regionale medio che è stato in quest'Aula per circa dieci anni, e che, avendo avuto sempre il coraggio delle proprie idee, anche in questa sede non vuole rinunciarvi.
Cari colleghi, non è possibile che noi prescindiamo, in questa manovra complessiva di cui fa parte questo provvedimento finanziario, da programmi quali quelli del FESR e del FEOGA. Forse non sono sufficientemente noti neppure in questo Consiglio perché qualcuno di questi programmi, in particolare il FEOGA, è stato soltanto approvato dalla Giunta e non è stato portato in Consiglio regionale, ma io credo che ci troviamo in presenza di programmi organici complessivamente positivi, che cercano di affrontare alcune questioni cruciali e fondamentali rispetto alle nostre competenze e alle nostre possibilità, con responsabilità e anche con grandi segni di novità. Il FESR è stato abbondantemente discusso in quest'Aula; gran parte delle risorse sono state impegnate per il potenziamento delle infrastrutture, in particolare nei settori dell'energia, dei trasporti e delle risorse idriche. Quel programma ha riguardato anche scelte decisive per il futuro della Sardegna con la realizzazione di lotti funzionali del parco tecnologico, in particolare a Sassari e Cagliari, e con consistenti risorse per l'ambiente, in particolare a favore del parco nazionale e del sistema dei parchi regionali.
Voglio brevemente fare anche qualche cenno al progetto FEOGA. Faccio riferimento a queste due cose perché in questo bilancio regionale, giustamente, è prevista la copertura della quota regionale di concorso per attuare questi programmi di grande respiro nell'impostazione e di grandi novità. Per il FEOGA si tratta di impegnare fra quote regionali, statali e comunitarie oltre 1.370 miliardi, superando gli interventi a pioggia che hanno caratterizzato il passato in settori decisivi come quelli della viabilità e dell'elettrificazione rurale, in settori come quello dell'adeguamento delle nostre strutture produttive, nel settore agro-pastorale e delle strutture di trasformazione come i caseifici e i macelli, quelli per cui i sindaci hanno protestato non rendendosi conto che il macello comunale col vecchio veterinario non esiste più, che non soltanto sono cambiate le competenze, ma che ormai sopravvivrà soltanto il macello industriale che dovrà affrontare non soltanto i processi della trasformazione ma anche quelli della conservazione della commercializzazione. Il programma FEOGA in sei anni prevede di affrontare alcune delle difficoltà di base legate alle condizioni di arretratezza assoluta in cui è costretta a operare la nostra economia agricola, in particolare il comparto agro-pastorale perché se questo divario non viene rimosso rischia di determinare la fuoriuscita dal mercato di una delle produzioni fondamentali della nostra economia. Io credo si sia impostata una politica di riequilibrio fra i vari settori di sviluppo. In questi anni si sono privilegiate le emergenze e le politiche riguardanti le aree industriali urbane e questo è stato giusto, ma si è impostata anche una politica di riequilibro e di superamento del divario che in Sardegna, se permane e si allarga, rischia di essere preoccupante e drammatico. Voglio dire - lo ripeto ancora perché lo ritengo importante - che questi sono temi presenti nella manovra finanziaria complessiva. Altri aspetti significativi del nostro lavoro sono stati il reperimento e la finalizzazione, con una selezione opportuna, di gran parte delle risorse, ma prima di tutto la modifica di tutta la normativa a sostegno dei settori produttivi in Sardegna. Completiamo con questa manovra di bilancio la dotazione finanziaria a queste leggi, che speriamo, nei tempi più brevi possibili, possano operare positivamente. Come pure - è il penultimo punto - credo non possa sfuggire ad alcuno che, dopo le modifiche alla "28" e all'Agenzia per il lavoro, in questa legge finanziaria di prevede un impegno per le politiche attive per il lavoro di oltre mille miliardi per la "28" e l'Agenzia per il lavoro. Mille miliardi che, in termini di consistenza, se raffrontati percentualmente agli impegni assunti per le politiche analoghe del Governo nazionale, fanno capire qual è la distanza, in termini di qualità, delle scelte operate questa volta dal Governo regionale e da questo Consiglio, se approverà questo provvedimento, rispetto a quello che si sta decidendo a livello nazionale.
Voglio sottolineare ancora un ultimo aspetto che mi sembra integrativo di questo progetto complessivo, sicuramente inadeguato ma che certamente io valuto complessivamente positivo rispetto al quadro di riferimento e di maturazione di questa proposta. Mi riferisco all'impegno per attuare le intese definite e sottoscritte dalla Giunta regionale per le aree programma, per dare respiro a quella programmazione prevista nel programma triennale che, nella sua filosofia fondamentale, indica prima di tutto nei progetti strategici l'impegno della programmazione regionale, ma attribuisce alle aree programma non soltanto una dimensione geografica verso cui riversare quote di risorse in base a parametri prefissati, ma individua in esse gli elementi per cui le potenzialità di sviluppo di settori e di risorse particolari, se valorizzate, possono assumere il rilievo e l'importanza di progetti regionali. Una quota consistente delle risorse di questo bilancio è riservata alle aree programma ed è finalizzata ad attuare gli accordi e le intese raggiunte con le organizzazioni sindacali, cercando di cogliere, nell'ambito di ogni area programma, gli aspetti cruciali, alcuni naturalmente in termini di selezione adeguata che mi sembra colgano un altro aspetto fondamentale dell'intervento. E cioè, se decidessimo con questo programma triennale di intervenire per la costruzione a Olbia del nuovo ospedale dobbiamo essere consapevoli che non stiamo facendo un intervento localistico o "a fotografia", come dice qua qualcuno, con la solita logica, ritenendo che, se c'è scritto il nome e il cognome, è un'opera immonda di cui non si può parlare e trattare. Naturalmente non tutti possono capire l'importanza dell'ospedale di Olbia, se provengono da zone diverse, ma se si fa questa scelta deve essere a tutti chiaro che stiamo facendo una scelta di grande rilievo e di grande interesse per tutta la Regione sarda. Questo è un altro degli elementi di novità di questo programma: la valorizzazione delle potenzialità, con un'ottica regionale, delle risorse e delle disponibilità nelle aree programma, che integra quei progetti strategici regionali che io ritengo costituiscano la parte nuova dell'impostazione di questa manovra complessiva compiuta in questo anno dal Consiglio e dalla Giunta.
Un'ultima cosa. Io credo che a nessuno possa sfuggire - l'ha detto soprattutto il Presidente, ma io lo sottolineo seppure in due parole - l'opera non facile che si è affrontata in un contesto e con un metodo sicuramente inadeguato e inefficace per ripulire e risanare il bilancio e riportarlo non soltanto ad una lettura più immediata e più chiara per chiunque deve utilizzarlo, ma anche a logiche di impostazione che rispondano a criteri di trasparenza e di linearità. Certo questo può avvenire soltanto, - e appartiene alla responsabilità di chi ci succederà tra non molti mesi - con un'opera di delegificazione e di reimpostazione intorno ad obiettivi chiari dello stesso strumento di bilancio. Però, badate bene che costretti forse dalla situazione, dalla necessità di evitare gli sprechi e concentrare la disponibilità intorno ad obiettivi fondamentali, questo è stato uno sforzo unitario che, con maggiore o minore soddisfazione, ha impegnato tutti e ha permesso, in questa e in altre manovre, di raggiungere alcuni significativi e importanti risultati. In base a queste considerazioni di ordine generale sullo stato delle cose, sull'economia mondiale se si vuole, sull'impegno rispetto alle risorse profuso da questo Consiglio e da questa maggioranza, il nostro Gruppo è ancora disponibile a un confronto di merito per migliorare e selezionare gli obbiettivi e utilizzare meglio le risorse con il chiaro convincimento che la manovra complessiva attuata quest'anno è da valutare in modo positivo, anche se sicuramente insufficiente, per fare fronte ai drammi della Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Meloni. Ne ha facoltà.
MELONI (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, o quasi l'impressione che questo dibattito sul bilancio possa essere, in qualche modo, equiparato alla valenza stessa del bilancio: ci sia o non ci sia poco importando, non cambia niente. Vedo che a pochi interessa perché, contrariamente a quanto in altre occasioni avveniva, il dibattito sul bilancio quest'anno si svolge in un clima di totale rassegnazione, di assenza, di non partecipazione, di totale disinteresse. Sarà che la "scontatezza" dei numeri lascia tranquilli i partiti di maggioranza, e che il modo di votazione del bilancio lascia altrettanto tranquilli, ma io non credo che tutto questo possa lasciare tranquilla la coscienza di chi ha la responsabilità di amministrare e di approvare quello che è l'ultimo atto rilevante di questa Giunta e di questa maggioranza. E' però, visto che ne dobbiamo parlare e visto che c'è qualcuno che osa ancora sbandierare toni trionfalistici, come chi mi ha preceduto, sarebbe opportuno invece riportare le cose alla realtà e dire che questo è il bilancio di una Caporetto, dire che questo è il bilancio di una sconfitta della Sardegna e del popolo sardo; perché con quest'ultimo bilancio, questa Giunta e questa maggioranza stanno registrando una disfatta in una guerra che hanno solo preannunciato ma che poi non hanno né dichiarato né fatto. Questo è il bilancio di una disfatta, il bilancio di una Giunta assolutamente inutile per la Sardegna per non dire dannosa; il bilancio di una Giunta degli equivoci, il bilancio di una Giunta che va avanti all'insegna dell'ambiguità politica in tutti i sensi. Queste sono le realtà. Ma voi credete davvero che quanto è avvenuto in Sardegna, che la creazione del governissimo, il concorso di cinque forze politiche alla formazione di questo Governo, la prosecuzione fallimentare in questa esperienza, passino inosservati, che i cittadini sardi se ne dimentichino, che ai cittadini sardi basti fare discorsi di solidarietà? Io credo che se qualcuno immagina che, in questa situazione, si possa pensare di dare ulteriormente giustificazioni e valenza politica a questo tipo di alleanza si sbaglia di grosso; evidentemente non è attento a quello che sta succedendo in Italia, alle trasformazioni in atto. E' pensabile che ci sia una forza politica che si comporta come quel marito che, avendo fatto un matrimonio di interesse, è costretto a convivere con la moglie della quale non ha stima ma pensa di potere impunemente cercarsi l'amante al di fuori della casa coniugale? Ma pensate che questo sia possibile? Ma pensate che si possa andare a dire nei congressi - in particolare nell'ultimo congresso del P.D.S. - che si sta in Giunta ma che questo è un fatto transitorio, nell'interesse della Sardegna, perché intanto bisogna fare l'alleanza delle sinistre? Le ambiguità oggi non possono più essere ammesse in politica, non possono sopravvivere; non è pensabile che chi governa, chi dice di portare avanti l'interesse della cosa pubblica, con questo tipo di alleanze, possa lavorare in vista delle imminenti competizioni elettorali per realizzare qualcosa che è l'opposto di quello che sta facendo.
Io credo che queste siano veramente delle idee superate, di persone che ritengono di essere molto intelligenti, ma che non lo sono, di persone che ritengono che, solo perché pensano di essere forti, basta un fischio per tirarsi indietro, mettendo da parte la dignità, quelli che hanno affrontato in solitudine l'opposizione a questo tipo di Governo promiscuo. Non bastano, cari colleghi, i proclami, non basta dire che si è su una strada quando se ne sta percorrendo un'altra, non basta dire ai sardi che, per risolvere i problemi della Sardegna, bisogna unire le forze della sinistra mentre si governa e ricercano alleanze con i conservatori o con quelli che si ritiene siano conservatori. Queste cose non le diciamo da oggi, le abbiamo dette in passato e le continuiamo a dire. Di fronte a una situazione economica e politica come quella che oggi sta investendo l'Italia, travolgendo le istituzioni, travolgendo i partiti, di fronte a una situazione di questo genere, non basta dire che non ha senso incontrare altre realtà, confrontarsi con altre realtà politiche e istituzionali che sono realtà presenti in questo Paese, piaccia o meno, perché diversamente la Sardegna perderebbe il privilegio della assistenza - io dico - per qualcuno è solidarietà. Per molti questa solidarietà, sino a qualche anno fa, si manifestava con la presenza nelle piazze dei vari Ministri, che, di volta in volta, arrivavano, in occasione di ogni campagna elettorale a promettere la soluzione del problema della miniera, a promettere la soluzione dei problemi dell'agricoltura, a promettere la soluzione dei problemi della sanità. Il primo Ministro si è proclamato, nominando un suo plenipotenziario, Ministro per la Sardegna. Ma è questa la sussidiarietà, è questa la solidarietà che qualcuno pensa ancora si possa propinare ai sardi? Non è questo, sapete, queste esperienze le abbiamo già fatte e sono negative. Mi rivolgo ai colleghi che sostengono questa maggioranza, ai colleghi che sino a poco tempo fa ritenevano che, per risolvere i problemi della Sardegna, occorresse un Governo omologo a quello nazionale, costituito da quelle forze politiche che poi sono state individuate come le più grandi responsabili delle malefatte della partitocrazia. Mi auguro che le forze politiche sarde, che a quella omologazione puntavano, non abbiano fatto riferimento a esse per il loro operare in Sardegna. Qualche dubbio purtroppo è arrivato anche qua. Il Governo omologo non andava bene e allora ci voleva una forza di sostegno, un puntello più serio, un puntello che avesse in Sardegna riferimenti e radici nel mondo del lavoro, che servisse a portare alla soluzione dei problemi, una forza grossa di opposizione, e quindi è nato questo governissimo. Io penso che dal Presidente di questo governissimo sino all'ultimo degli esponenti dei partiti che lo formano tutti pensino: "mai l'avessimo fatto!". Tutti ne siamo convinti, però l'avete fatto e i danni che avete fatto con questo governissimo ce li stiamo trascinando e ce li trascineremo. A parte tutto vi trascinerete dietro il giudizio negativo per non essere stati capaci sino in fondo di essere coerenti nell'azione politica. Questa Giunta, colleghi, è arrivata al capolinea. Io ho apprezzato molto di più il Governo Ciampi, che a un certo punto, ha avuto la serietà di dire: "Farò tre cose, arriverò a quella data e, realizzate queste cose, il mio compito sarà finito".
(Interruzioni)
Il Governo Ciampi sta dicendo che è pronto ad andarsene a casa. Questa Giunta potrebbe non dirlo ma farebbe bene a farlo, davvero farebbe bene perché, che rimanga o non rimanga, non succede niente da qui alle elezioni. Questa Giunta è stata capace di avere per un anno delle assenze al proprio interno in settori chiave; è andata avanti per due mesi senza la presenza di un Assessore fondamentale, importantissimo quale quello dell'agricoltura. Almeno si è ottenuta la pace nelle campagne. Non c'era il bersaglio e nelle campagne c'era una situazione di non belligeranza e di pace. Se questa Giunta ha avuto ed ha ancora oggi il coraggio di lasciare sguarnito un Assessorato come quello dell'agricoltura, se nei prossimi mesi starà a casa, forse farà un servizio alla Sardegna. Io non mi rivolgo ai singoli Assessori, si badi bene, verso i quali sul piano personale ho stima e considerazione. Ahimè, mi dispiace perché sono caduti in questa trappola, perché a lungo andare credo che saranno ben pochi i risultati che potranno portare a casa.
Per fortuna, abbiamo fatto una legge che dice che gli Assessori non verranno candidati quindi non avete neanche il problema di affrontare il giudizio degli elettori. Potete davvero andare a casa, forse, se lo fate subito, con un merito: quello di aver fatto cessare prima questa agonia politica, questo stato di contraddizione perenne. Assessore Barranu, io non so come sia finito il vostro congresso, noi ci auguriamo che lei possa raggiungere altri traguardi; se rimane in questa Giunta sarà difficile, ma siccome riteniamo che sul piano personale possa meritare la nostra stima può essere questa l'occasione per cercare di percorrere quella strada augurandoci che il suo partito l'apprezzi, come molti di noi l'apprezzano, e che gli organi dirigenti del suo partito abbiamo verso di lei e verso altri colleghi questa stessa stima.
Tornando un attimo all'opportunità di andare avanti in questo modo, io mi auguro che domani vengano sciolte le Camere, che domani venga sciolto questo Parlamento, perché a tutti i deputati, a tutti i senatori sardi, a quelli che sino all'altro giorno ritenevano di poter portare a casa, attraverso l'approvazione di un decreto legge, il Piano di rinascita, voglio chiedere: "Ma è possibile che neppure questo sia stato fatto, una legge per il Piano di Rinascita che è fermo da dieci anni e che ripetutamente è stato promesso, dai vostri rappresentanti?". Queste cosa, oggi, le stiamo dicendo qua, ma non potete non pensare che non vengano fuori in maniera clamorosa da qui a qualche mese, allorché la crisi economica andrà ancora avanti, allorché esploderà ancora più prepotentemente il fenomeno della partitocrazia, allorché si andranno ad affrontare i processi che dimostreranno in che modo scorretto, coi quali sperperi è stata gestita la cosa pubblica. E questo vale per il Parlamento. Ma che cosa avete fatto per sostenere la vertenza Sardegna? Ma cosa avete fatto, dopo i pronunciamenti solenni fatti in quest'Aula, per sostenere la continuità territoriale, se ci dite che siamo costretti noi a pagare l'ATI, dai fondi della Regione, per cercare di ammorbidire in qualche modo le tariffe che i cittadini sardi devono pagare per affrontare il viaggio oltre il Tirreno. Questa è una politica di totale rinuncia, non di rivendicazione, questa è una politica che il popolo sardo non può assolutamente accettare.
Noi dobbiamo fare una politica meridionalistica perché siamo sottosviluppati, dobbiamo concorrere alla soluzione dei problemi di tutto il meridione; allo stesso tempo dobbiamo utilizzare le nostre risorse per cercare di portare sviluppo, e di creare qualcosa che sia utile per i sardi. Bene, nel momento stesso in cui si approva una legge e si decide di realizzare nell'Asinara, sottraendola finalmente all'utilizzazione da parte dello Stato, un Parco, per quale motivo abbiamo farci carico dei problemi degli altri? Ci portiamo i peggiori carcerati d'Italia e spendiamo un mare di soldi per queste strutture, quando sappiamo che le strutture carcerarie della Sardegna sono le più infami, le più vergognose, le più invivibili di tutta l'Italia. Questi sono alcuni esempi, cari colleghi, però il Governo ci è vicino, qualche volta è venuto qui o ci ha convocato a Roma, per firmare protocolli d'intesa, per risolvere per esempio il problema della cartiera - no, quella no, chissà si vedrà - per il problema dell'occupazione della Sardegna centrale, per la creazione del polo tessile, per dare i soldi a imprenditori lombardi, che hanno fallito con le loro intraprese economiche e che vengono qui con il denaro pubblico, anche dei sardi, a impiantarne altrettante che sono altrettanto fallimentari. Ma è serio che si faccia tutto questo? E' serio che si continui ad andare su questa strada? E' serio che si venga qui a dire, caro Leonardo Ladu, che questo è un bilancio che affronta molti problemi, che dà un'impostazione seria, che finalmente sposta dei denari da un capitolo che non serviva a niente e che era solo clientelare, nel settore della politica attiva del lavoro? Ma qual è la politica attiva del lavoro se questa Giunta non è stata capace di far decollare l'Agenzia del lavoro, né un solo progetto, se ha tenuto fermi miliardi e miliardi per anni? O è un qualcosa da sbandierare ai sardi - che non hanno la benda sugli occhi, ce l'hanno solo per simpatia verso il partito sardo, però sentono bene, sanno bene che cosa gli si dice - per convincerli che si creeranno posti di lavoro? Ma come si possono creare posti di lavoro se non c'è una politica di sviluppo, se non c'è un serio programma di sviluppo, se non è detto come devono essere utilizzati questi soldi, quale tipo di produzione dobbiamo fare, dove dobbiamo inserirci, se alcune previsioni di spesa, ad esempio per creare infrastrutture in zone industriali, sono state cancellate e messe da parte? Ma è credibile tutto questo? Davvero voi credete che i sardi ci credano? Davvero voi credete che tra qualche mese, quando andremo e andrete ad affrontare la campagna elettorale, basterà dire che ci sono 60 miliardi qua, 60 miliardi là e qualche posto di lavoro? Probabilmente, se si farà in tempo, qualche cantiere comunale verrà avviato, poi magari ci penseranno i Commissari prefettizi delle grandi città della Sardegna a portarli avanti, visto che la situazione politica sta portando allo sfascio complessivo delle istituzioni. Però non mi venite a dire che questo è un protocollo serio che affronta i problemi della Sardegna. Basta esaminare la situazione di un qualsiasi settore. Prendiamo per esempio il settore dell'agricoltura: si dice che non c'è bisogno quest'anno di fare la legge di accompagnamento per l'agricoltura perché è stata già predisposta con il bilancio per il 1993. Bene, quella legge per l'agricoltura, che doveva essere predisposta nelle primavera del 1993 è arrivata, senza Assessore e padrini, in Commissione in ottobre e ancora non è arrivata in Aula. Ma in nessun provvedimento per l'agricoltura ad esempio, si dice che il Governo sardo, che l'Assessorato, gli organi della Regione, hanno trovato il modo di utilizzare in senso produttivo delle proprietà comprate per questo scopo, che sono le aziende di Surigheddu e Mamuntanas, che sono la vergogna dell'Assessorato dell'agricoltura. Acquistate per creare posti di lavoro, da circa dieci anni queste due aziende di centinaia di ettari di enorme valore che possono dare produzione e lavoro, costano alla Sardegna centinaia di milioni per la loro custodia. Probabilmente, se questa Giunta avesse risolto questo problema, sarebbe stata un esempio di efficienza. Forse gli altri problemi sono molto grandi, i tecnici che formano questa Giunta, con tutto il rispetto per le persone, non arrivano a risolvere problemi grossi quale quello di un confronto con lo Stato, ma a risolvere un problema come questo davvero non ci voleva molto. E anche relativamente a questo, non c'è stato convegno a Bono e a Santa Maria La Palma - ne sono stati organizzati a decine - dove l'Assessore o il politico di turno di questa maggioranza non abbino detto: "stiamo esaminando il problema di Surigheddu e Mamuntanas, tra poco faremo delle proposte per creare finalmente un istituto di ricerche e posti di lavoro". Prese in giro, questo abbiamo dato, questo avete dato. Prese in giro! Questa maggioranza ha trovato, purtroppo, una organizzazione degli uffici della Regione degli enti, alla quale occorreva mettere mano; uffici che non funzionavano, totale o quasi inefficienza dell'amministrazione, funzionariari validissimi, pochi, da apprezzare e, invece, il caos, tantissima inefficienza, tantissima incapacità, tantissimo disinteresse in molti altri casi. Non sono cose che sto dicendo io, sono cose che avete detto voi. Tutto questo avete trovato, però lascerete la Regione e la struttura organizzativa probabilmente ancora con queste difficoltà, nonostante anche in questo caso la buona volontà che si deve riconoscere all'assessore Collu.
Io credo che possiamo persino approvare il bilancio, però deve essere l'atto finale di questa Giunta, per due motivi: primo, perché ci avviamo alla campagna elettorale e per come è composta questa Giunta, per come è composta questa maggioranza, per le divaricazioni che incominceranno ad esserci all'interno della stessa maggioranza, non sarà più possibile trovare convergenze, e arrivare a decisioni unitarie e si correrà a fare clientela, si correrà a combattere il collega di Giunta perché è di un altro schieramento. Quindi non serve che ci sia, da un punto di vista politico, per le caratteristiche di ambiguità, di confusione, di poca serietà che l'opinione pubblica e i cittadini non possono più tollerare. Secondo, perché significa perpetuare una scelta politica di fronte alla quale altre forze politiche non possono non avere atteggiamenti coerenti e conseguenti, che escludono che possano esserci aggregazioni in altro senso, in altra direzione da forze politiche che oggi sono unite a percorrere questa strada. Non si può, ripeto, affermare una cosa, preannunciare un obiettivo e percorrere una strada che va in direzione opposta a quell'obiettivo.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FLORIS
(Segue MELONI.) Occorre fare scelte chiare che sono fondamentali. Se questo, che è l'atto finale di questa legislatura, di questa maggioranza, di questo Esecutivo, dovesse permanere immutato, io credo che questo significherebbe rendere poi impossibile qualsiasi dialogo che possa modificare percorsi ipotetici comuni tra forze politiche che oggi non sono in questa maggioranza. Ritengo che si mantengano invece le condizioni per cui vi farete carico della responsabilità dell'avere portato avanti sino all'ultimo giorno la politica nella confusione, nell'ambiguità, nel disordine, nell'inefficienza.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
BARRANU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, colleghi del Consiglio, ci apprestiamo a votare il bilancio di previsione 1994-1995-1996 che conclude un anno che, dal punto di vista della manovra finanziaria, è stato parecchio impegnativo per la Giunta, per il Consiglio regionale e devo dire anche per le strutture della Giunta, dell'Assessorato del bilancio in particolare e del Consiglio regionale. Ciò è dovuto in parte alle vicende politiche che hanno portato ad approvare il bilancio del 1993 nel mese di marzo, e anche all'esigenza di intervenire in corso d'opera con un sistema che non era tipico della nostra legislazione contabile. E' più tipico delle legislazioni di contabilità del bilancio di cassa, che operano correzioni in corso d'anno per tre, quatto volte, come per esempio avviene in Gran Bretagna, ma non è tipico di una legislazione di contabilità come quella nostra. Noi abbiamo approvato, appunto, a marzo il bilancio del 1993, una manovra integrativa piuttosto complessa nel mese di luglio; siamo stati costretti a discutere e ad approvare una manovra di ulteriore assestamento, fondamentalmente perché vi era necessità di intervenire nel ripiano del disavanzo previsto nel settore della sanità; adesso votiamo il bilancio pluriennale del prossimo triennio. Questo fatto, però, consente al Consiglio regionale, io credo, di dare una valutazione integrata, complementare della manovra del 1993 e della manovra del prossimo triennio e quindi di leggere ciò che si sta proponendo, ciò che si sta per votare, congiuntamente a quello che abbiamo votato qualche mese fa. Per esempio, per quanto riguarda le politiche di incentivazione in generale per l'impresa, dal settore industriale a quelli dell'artigianato, del commercio e del turismo, come voi ricordate, contestualmente alla manovra del 1993-1994-1995 si era proceduto a presentare una serie di leggi di accompagnamento che hanno radicalmente, nel corso dei mesi successivi all'approvazione del bilancio, modificato la struttura stessa del bilancio, in parti fondamentali. Queste leggi stanno entrando, come si dice, a regime ora; stanno incominciando ad operare adesso, si stanno approvando le direttive, le convenzioni in queste settimane da parte nostra, da parte degli istituti di credito, e gli stanziamenti sono stati iscritti in bilancio per molte di queste leggi non sono stati utilizzati o sono stati utilizzati solo parzialimente. Così è accaduto anche per altre leggi in vigore non modificate - penso alla legge "22" dell'industria e anche alla legge "66" - leggi per le quali sono stati previsti stanziamenti ingenti tra il bilancio 1993 e la manovra integrativa del mese di luglio, che non sono stati però pienamente utilizzati perché la loro utilizzazione è legata a procedure di carattere amministrativo complesse, che comunque non si sono esaurite nel corso dell'esercizio del 1993. Questo ha consentito alla Giunta regionale di proporre al Consiglio regionale, alla Commissione bilancio di esaminare con un approccio che a me è parso positivo una impostazione della legge finanziaria del 1994 e del bilancio pluriennale del 1994-1995-1996, che accentuasse il suo impegno, la sua finalizzazione nel campo infrastrutturale, chiamiamolo così, anche perché l'attività di tipo infrastrutturale ha un peso significativo nella struttura imprenditoriale e quindi occupativa della Regione sarda.
Sappiamo che l'industria delle costruzioni costituisce oltre la metà del settore industriale in Sardegna e sappiamo anche che, tradizionalmente, l'attività di tipo costruttivo dell'edilizia in senso lato è la più flessibile, quella che consente di creare nel breve periodo nuovi posti di lavoro; per la verità è anche quella che risente prima delle altre della crisi. E' noto che le imprese che operano nel campo dei lavori pubblici sono quelle che licenziano per prime, per prime sono costrette a prendere atto delle difficoltà finanziarie. Così è stato in Sardegna, noi abbiamo sentito l'allarme nei mesi scorsi di una parte importante del settore industriale e imprenditoriale della Sardegna; si è parlato di decine di migliaia di posti di lavoro in pericolo e l'impostazione della finanziaria e del bilancio che stiamo discutendo è stata determinata anche da questa esigenza, che è sembrata un'esigenza non eccessivamente squilibrata nella manovra presentata, proprio perché abbiamo voluto proporre una lettura della manovra finanziaria complessiva di quest'anno, partendo dal bilancio approvato a marzo e dalla manovra integrativa del mese di luglio. Naturalmente nel lavoro fatto in Commissione bilancio, e di questo debbo dare atto a tutti i Gruppi, della maggioranza e dell'opposizione, e al lavoro propositivo delle Commissioni di merito, si è proceduto a finanziare tutti quei settori produttivi per i quali erano state approvate nuove leggi. Mi riferisco alla legge sull'artigianato, a quella sul turismo e commercio, alla stessa legge nel campo dell'industria, leggi che proprio per essere entrate in vigore, come dicevo prima, nel corso dei mesi passati, non hanno ancora operato. Quindi gran parte degli stanziamenti che erano stati previsti si presume saranno inutilizzati nel corso del 1993, nella settimana che rimane, e si è ritenuto quindi giusto di rimpinguare i capitoli per il 1994. La manovra che è stata suggerita dalla Commissione competente, in questo campo, ha portato a un incremento di oltre 100 miliardi di stanziamento in tutti questi settori. Un aspetto importante che è stato considerato nel bilancio è quello relativo alle questioni del lavoro. C'è una discussione anche di carattere culturale su quale debba essere l'intervento più corretto nel campo delle politiche per il lavoro, tra chi sostiene che le politiche per il lavoro debbano essere principalmente se non esclusivamente conseguenza degli interventi sull'impresa, di interventi quindi per lo sviluppo generale ma prima di tutto sull'impresa e chi ritiene invece che ci debba essere una politica specifica di tipo congiunturale per quanto riguarda il lavoro. E' un contenzioso che non è stato risolto, continuano ad esserci approcci diversi. La Giunta ha ritenuto che principalmente l'intervento che incide in modo duraturo sulle politiche per l'occupazione è l'intervento sulle politiche per l'impresa, è l'intervento sulle politiche per lo sviluppo, quindi è importante che le modifiche normative che sono state introdotte nella struttura del bilancio vengano portate avanti perché sono modifiche che tendono per un verso a prendere atto della modifica qualitativa della struttura imprenditoriale regionale, per un altro verso ne sollecitano un miglioramento qualitativo, perché quando si procede ad abolire, in grande parte, i contributi a fondo perduto e si prevede di trasformare gli interventi per l'impresa in contributi in conto interessi, certo si tratta pur sempre di incentivi, ma un conto è dare dei soldi regalandoli, come con il contributo a fondo perduto, sia pure a fronte di progetti di investimento, altra cosa è dare del danaro che va comunque restituito, sia pure ad un costo agevolato. E' chiaro che questa seconda soluzione presuppone una valutazione qualitativa dell'imprenditore che opera in Sardegna e quindi, come dicevo, le leggi che sono state approvate sono una presa d'atto di questa evoluzione qualitativa e insieme una sollecitazione a migliorare ulteriormente. Ora, questo deve essere l'intervento fondamentale per allargare la base produttiva sapendo che solo da un allargamento della base produttiva si può avere anche un allargamento della base occupativa. Questa è una affermazione che io mi sento di fare, perché risponde ai dati reali; in una Regione come la Sardegna, che continua a non avere distanze rilevante dal punto di visita del reddito disponibile e che però continua ad avere, rispetto alle Regione più evolute del resto del Paese, differenze rilevanti nel prodotto interno lordo, vi è la sollecitazione alla Giunta regionale ad allargare la base produttiva, perché troppo scarso è il reddito prodotto in Sardegna. Sono ancora troppo elevati i trasferimenti, vi è ancora una parte troppo rilevante della nostra Regione che fonda la disponibilità del proprio reddito non sul reddito prodotto in Sardegna ma sul reddito trasferito dal Governo centrale in varie forme. Quindi noi, avendo l'esigenza di allargare la base produttiva e di elevare la produttività media del nostro sistema economico, dobbiamo accentuare gli interventi che incidono su questo settore. Tuttavia è un problema non solo sardo ma è un problema dell'Europa e del mondo intero: si parla di 35 milioni di disoccupati nei Paesi O.C.S.E., cioè i Paesi industrializzati del mondo, si parla di decine di milioni di disoccupati della Sardegna quello che si sta proponendo nei Paesi industrializzati cioè l'attivazione in via congiunturale di politiche straordinarie per l'occupazione che consentano di porre in primo piano il problema del lavoro e non la questione del lavoro come conseguenza di interventi sull'impresa e sulla base produttiva. Non è facile definire politiche di questo genere, non è facile per la Sardegna e non è facile per tutti; io voglio dire che sono stato tra coloro che, anche qualche settimana fa, hanno rilevato la difficoltà di porre in essere politiche di questo tipo; e quando ho voluto sollevare questi problemi e dire che, per esempio, certe leggi sono entrate a regime ed hanno operato mentre altre no, non ho fatto tanto un rilievo di carattere qualitativo su tutti noi che abbiamo operato per creare queste normative, ma ho messo in rilievo la difficoltà, che è reale, di praticare politiche di questo genere. D'altro canto l'esperienza della legislazione regionale in questo campo - penso alla legge "285", alla legge "28", ricorderete la legge "50", una legge approvata in Sardegna alla fine degli anni '70 - indica le difficoltà estreme di applicare una politica di questo genere. Non ci sono soltanto problemi di carattere soggettivo, organizzativo, nella questione dell'Agenzia del lavoro, ci sono anche difficoltà operative perché non è facile conciliare un intervento che privilegi l'occupazione con un intervento che non sia assistenziale ma che abbia uno sbocco produttivo. Noi sappiamo che, allorché si finanziano progetti per due, tre, quattro anni, con al centro l'obiettivo di creare occupazione, il più delle volte dopo i due, i tre o i quattro anni quei progetti, quelle attività che dovrebbero poi sostenersi autonomamente, in realtà non riescono a sostenersi autonomamente, non riescono a trovare un loro equilibrio economico. Non è un problema che abbiamo soltanto in Sardegna, del resto le Agenzie del lavoro in Italia, là dove si sono fatte, anche in forme diverse, non hanno avuto una vita facile, perché in realtà è difficile individuare un giusto equilibrio, nel campo delle politiche attive del lavoro. E tuttavia la scelta che è stata fatta dalla Commissione programmazione, nel proporre un rilancio, chiamiamolo così, e un consolidamento dell'intervento nel campo delle politiche per il lavoro, io credo che sia stata una scelta valida, corretta, nel senso che ha incrementato risorse non facili da individuare nella situazione attuale di bilancio che tutti conoscete e tutti potete vedere nel disegno di legge "431", nella parte entrate, laddove si parla di avanzi di amministrazione. Tutti quanti potete avere il quadro delle difficoltà di bilancio rilevanti che abbiamo e che vanno al di là dell'indebitamento autorizzato, sia pure non reale della Regione oggi. Ecco, pur nella difficoltà di bilancio che la Regione ha, la scelta che è stata formulata è una scelta che la Giunta ritiene valida, perché si sono incrementate risorse notevoli, si è fatta una manovra complessiva di varie centinaia di miliardi nel campo delle politiche per il lavoro, finalizzando però le risorse a quei settori che più hanno dimostrato, nel corso di questi anni, di poter spendere. Quindi si è previsto di utilizzare 100 miliardi per l'articolo 94, sia pure con una indicazione di priorità nell'intervento, ma dando ai comuni, che del resto devono fronteggiare l'impatto primario con la disoccupazione le risorse consistenti raddoppiando i soldi per quanto riguarda tutti i capitoli della legge "28", fondamentalmente quelli dell'agricoltura, del turismo, i settori produttivi e i servizi e ristabilendo le quote per l'articolo 92, modificato però dalla legge numero 27, che abbiamo approvato qualche mese fo in Consiglio regionale, che ha modificato l'istruttoria e l'ha snellita, riportando le quote a quelle previste nel triennio, di 160 miliardi all'anno e cioè 480 miliardi nel triennio. In questo modo, globalmente, nel triennio si ha a disposizione una manovra rilevante, perché abbiamo 480 miliardi per i progetti speciali, 300 miliardi per l'articolo 94 e 90 miliardi l'anno per la legge numero 28. Quindi un intervento di grande peso a cui vanno aggiunti altri 90 miliardi che sono stati attribuiti all'Agenzia per il lavoro, Agenzia che tra l'altro ha da spendere - e noi sappiamo che adesso può incominciare ad operare - praticamente tutte le risorse che ha accumulato nel corso degli anni.
Come si sono reperite le risorse? Concludo rapidamente. Le risorse si sono reperite intanto con un'azione consistente di riqualificazione del bilancio. Tutti voi conoscete il bilancio della Regione, sapete quali erano le voci di spesa (io non dico sempre improduttive perché non è giusto neppure dire questo), ma in una situazione di maggiore disponibilità di risorse vi era una scala di priorità differente. La ristrettezza di bilancio ha consentito oggi o ha imposto, se volete, una selezione della spesa e quindi una riqualificazione a tappe forzate; quindi si sono riviste voci di spesa da considerarsi non prioritarie, che fino a qualche tempo fa era difficile togliere, proprio perché vi era se non un'abbondanza di risorse, certo una maggiore disponibilità di risorse regionali e statali. Oggi di fronte alla necessità di non tagliare ulteriormente le spese di investimento, non si è potuto impedire che le spese meno prioritarie venissero tagliate o rinviate. Tutto questo ha significato un'ulteriore modifica della struttura della spesa che già è stata consisteste quest'anno, se alle leggi di incentivazione aggiungiamo la legge "25" di trasferimento di risorse agli enti locali, che è una legge importante che non va sottovalutata, perché quando si sopprimono 50 o 60 capitoli del bilancio della Regione si sta modificando una parte rilevante, un quarto del bilancio della Regione. Certo le risorse sono insufficienti, però è una tendenza importante che si è attuata. Altrettanto si può dire per altre cose che sono state proposte dalla Giunta e accolte dalla Commissione; penso per esempio alla unificazione dei fondi per quanto riguarda tutta l'attività di studi, consulenze e convegni per un verso e l'attività progettuale dall'altra parte, in modo tale da avere un'unica fonte di spesa, il che significa che non saranno i due Assessorati, presso cui questi fondi sono allocati, a dover gestire e programmare l'intera spesa. E' una gestione contabile quella di questi Assessorati; è evidente che il dovere della proposta spetta a ciascuno dei componenti della Giunta regionale, ma è giusto che i singoli Assessorati siano al servizio dell'intera Giunta regionale e non repubbliche autonome, ciascuna delle quali deve avere al suo interno tutti i capitoli possibili di spesa per organizzarsi in proprio la spesa stessa.
Ecco, sono alcune delle cose importanti che sono state inserite nel bilancio. Nello stanziamento delle risorse ovviamente non ci si è potuti limitare a una riqualificazione della spesa, perché questo non sarebbe stato sufficiente a generare interventi nuovi quali quelli che sono stati proposti, sia sul piano infrastrutturale, sia sul piano delle politiche per l'impresa, sial sul piano delle politiche per il lavoro. A seguito della modifica introdotta due anni fa nel bilancio, modifica positiva nel senso che ha eliminato i residui, ma li ha eliminati di fatto e non solo nelle scritture, ci sono somme consistenti che vanno in economia e che non vengono impegnate. Anche a queste proposito non è giusto, io credo, dire che tutta questo deriva dall'inefficienza dell'Amministrazione regionale, che c'è indubbiamente, ma non dappertutto e io dico anche che, per esempio, se nel 1992 l'Amministrazione regionale ha mandato in economia poco più di 350 miliardi su un bilancio di oltre 8 mila miliardi io credo che sia un dato del tutto fisiologico che rientra nella opinabilità delle previsioni che si possono fare. Francamente bisognerebbe essere dei maghi per arrivare alla perfezione nella previsione di spesa. E' evidente che questo non è possibile e credo che 300 miliardi di economie siano un dato pienamente ragionevole per le dimensioni del bilancio della Regione sarda. Tuttavia stavolta stiamo contando su un incremento degli avanzi di amministrazione, che non è il massimo previsto perché due anni fa - ricorderà il Presidente delle Commissione bilancio - si era previsto un incremento ancora maggiore. In ogni caso questo deriva dal fatto che noi possiamo che le risorse debbano essere utilizzate per gli obiettivi di investimento e occupazione che sottolineavo prima.
Concludo con una parola sull'indebitamento. E' vero che l'indebitamento autorizzato della Regione è rilevante. Sono oltre 1.200 miliardi, il che significa che, per una decina d'anni la Regione, se tutti i mutui autorizzati per i 1.200 miliardi dovessero essere contratti, dovrebbe avere un onere superiore ai 200 miliardi. Ma è anche vero che questi mutui sono stati autorizzati ma non contratti e, in secondo luogo, che una parte rilevante di questi mutui, come è noto, è un trascinamento del piano per il lavoro che non è stato ancora, per una parte anch'essa rilevante, attuato e quindi almeno per la metà del mutuo previsto, si tratta di una spesa che era prevista già da alcuni anni che si ripropone di mantenere.
Quindi diciamo che la Giunta regionale si sta proponendo di non incrementare l'indebitamento regionale, di tenerlo sotto controllo, anche se è sempre più difficile, perché i trasferimenti statali stanno diminuendo anche in quei settori, abbiamo visto appunto la sanità, per i quali dovrebbe essere ed è dovere primario dello Stato intervenire (pendo alla spesa corrente sanitaria). Pur in questa situazione, a me pare di poter dire che anche questo bilancio consente di mantenere sotto controllo l'indebitamento della Regione, pur portando avanti una manovra di bilancio che rimane estremamente qualificata sia dal punto di visto per le politiche dell'impresa sia dal punto di vista delle politiche per l'occupazione che sono entrambi obiettivi fondamentali del Governo regionale e dell'intera Regione.
PRESIDENTE. Sospendo la seduta per trenta minuti per consentire ai consiglieri di valutare la portata degli emendamenti.
(La seduta, sospesa alle ore 19 e 06, viene ripresa alle ore 20.)
Discussione dell'articolato del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 1994)" (434)
PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli del disegno di legge numero 434. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 1.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
CAPO I
DISPOSIZIONI DI CARATTERE FINANZIARIO
Art. 1
Autorizzazione alla contrazione di mutui
1. L'Amministrazione regionale è autorizzata, ai sensi dell'articolo 37 della legge regionale 5 maggio 1983, n. 11, a contrarre, nell'anno 1994, uno o più mutui per l'importo di lire 1.250.000.000.000 per la copertura della quota negativa del saldo finanziario presunto alla chiusura dell'esercizio precedente, derivante dalla mancata contrazione dei mutui autorizzati, per l'anno 1993, dall'articolo 1, comma 1, lettere b) e c) della legge regionale 20 aprile 1993, n. 17 e dall'articolo 1 della legge regionale 1° ottobre 1993, n. 50.
2. E' confermata, altresì, l'autorizzazione alla contrazione delle altre quote di mutuo di lire 120.000.000.000 e di lire 80.000.000.000 dall'articolo 1, comma 1, lettera c), della legge regionale n. 17 del 1993, con riferimento, rispettivamente, agli anni 1994 e 1995.
3. A modifica di quanto previsto dall'articolo 1, comma 2, della legge regionale n. 17 del 1993, le spese al cui finanziamento è possibile provvedere mediante l'autorizzazione alla contrazione dei mutui di cui al comma 2, sono, fino alla concorrenza degli importi rispettivamente autorizzati, quelle relative alla sistemazione idraulico-forestale e di rimboschimento, previste dagli stanziamenti per gli anni 1994 e 1995, di cui al capitolo 05017 del bilancio pluriennale della Regione per gli anni 1994-1995.
4. L'ammortamento dei mutui di cui al comma 1 non può decorrere da data anteriore al luglio 1994, mentre resta confermata, quanto all'ammortamento dei mutui di cui al comma 2, la decorrenza prevista dall'articolo 1, comma 9, della legge regionale n. 17 del 1993.
5. Per la contrazione dei mutui di cui ai precedenti commi valgono le condizioni e le modalità previste nei richiamati articoli 1 delle leggi regionali nn. 17 e 50 del 1993.
6. Gli oneri relativi alla stipulazione e all'ammortamento dei mutui di cui al presente articolo sono determinati nei seguenti importi:
1994 lire 116.168.000.000
1995 lire 226.867.000.000
dal 1996 al 2008 lire 239.308.000.000
2009 lire 136.163.000.000
2010 lire 33.110.000.000
2011 lire 13.204.000.000
7. Le singole rate di ammortamento trovano copertura finanziaria, a partire dall'anno 1997, con le successive leggi di bilancio.
8. L'autorizzazione a contrarre i mutui relativi all'anno 1994 cessa con il 31 dicembre dello stesso anno; di conseguenza, le entrate da mutui stipulati entro detto termine e non riscossi vengono iscritte tra i residui attivi; le entrate da mutui autorizzati, ma non stipulati entro detto termine, costituiscono minori entrate e concorrono, come tali, a determinare le risultanze finali nell'esercizio 1994; l'autorizzazione può essere rinnovata nell'anno finanziario successivo con i provvedimenti di legge previsti dall'articolo 37 della legge regionale 5 maggio 1983, n. 11.
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento, se ne dia lettura.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
Emendamento sostitutivo totale Giunta regionale
Art. 1
Autorizzazione alla contrazione dei mutui
1. L'Amministrazione regionale è autorizzata, ai sensi dell'articolo 37 della legge regionale 5 maggio 1983, n. 11, a contrarre uno o più mutui per l'importo di lire 1.650.000.000.000 così ripartiti:
a) lire 1.250.000.000.000, nell'anno 1994, per la copertura della quota negativa del saldo finanziario presunto alla chiusura dell'esercizio precedente, derivante dalla mancata contrazione dei mutui autorizzati dall'art. 1, primo comma, lett. b) e c) della legge regionale 20 aprile 1993, n. 17 e dall'art. 1 della legge regionale 1° ottobre 1993, n. 50;
b) lire 120.000.000.000 e lire 80.000.000.000, quali quote già previste, rispettivamente per il 1994 e il 1995, dall'art. 1, primo comma, lett. c), della legge regionale 20 aprite 1993, n. 17;
c) lire 300.000.000.000 per l'anno 1994, da utilizzare al fine di provvedere ad investimenti in opere di carattere permanente ed alla concessione di incentivi alle imprese.
2. Le spese, al cui finanziamento è possibile provvedere mediante l'autorizzazione alla contrazione dei mutui di cui alle lettere b) e c) del precedente comma, sono indicate, ai sensi dell'articolo 37, ultimo comma, della legge regionale numero 11 della legge regionale 1983 nella tabella I allegata alla presente legge.
3. L'ammortamento dei mutui cui al primo comma, lettera a) non può decorrere da data anteriore al 1° luglio 1994, quello di cui alla lettera b), rispettivamente, da data anteriore al 1° gennaio 1985 e al 1° gennaio 1986 e quanto a quella di cui alla lettera c) da data anteriore al 1° gennaio 1995.
4. Per la contrazione dei mutui di cui ai precedenti commi valgono le condizione i e le modalità previste nei richiamati articoli 1 delle leggi regionali 20 aprile 1993 n. 17 e 1° ottobre 1993 n. 50.
5. Gli oneri relativi alla stipulazione e all'ammortamento dei mutui di cui al presente articolo sono determinati nei seguenti importi:
1994 lire 119.018.000.000
1995 lire 278.172.000.000
dal 1996 al 2008 lire 290.613.000.000
2009 lire 187.468.000.00
2010_________ lire 33.110.000.000
2011_________ lire 13.204.000.000
6. Le singole rate di ammortamento trovano copertura finanziaria, a partire dall'anno 1997 con le successive leggi di bilancio.
7. L'autorizzazione a contrarre i mutui relativi all'anno 1994 cessa con il 31 dicembre dello stesso anno; di conseguenza, le entrate da mutui stipulati entro detto termine e non riscossi vengono iscritte tra i residui attivi; le entrate da mutui autorizzati, ma non stipulati entro detto termine, costituiscono minori entrate e concorrono, come tali, a determinare le risultanze finali nell'esercizio 1994; l'autorizzazione può essere rinnovata nell'anno finanziario successivo con i provvedimenti di legge previsti dall'articolo 37 della legge regionale 5 maggio 1983, n. 11. (4)
PRESIDENTE. Sospendiamo, dietro richiesta dell'Assessore, l'esame dell'articolo e dell'emendamento. Si dia lettura dell'articolo 2.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
Art. 2
Norme sulla tesoreria regionale
1. E' autorizzata, nell'anno 1994, la spesa di lire 5.000.000.000 per le finalità previste dall'articolo 2, comma 1, della legge regionale n. 17 del 1993 (cap. 03149).
PRESIDENTE. Su richiesta dell'Assessore sospendiamo anche gli articoli 2, 3 e 4.
Si dia lettura dell'articolo 4 bis.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
Art. 4 bis
Modifiche alla L.R. 11/83
Norme in materia di contabilità
1. Dopo l'articolo 26 della L.R. 5 maggio 1983, n. 11, è inserito il seguente:
"Art. 26 bis - (Fondi di rotazione) Al bilancio di previsione della Regione è accluso un elenco dei fondi di rotazione o assimilati, nel quale sono riportate le rispettive dotazioni in conto impegni ed in conto cassa".
2. L'articolo 103 della L.R. 28 maggio 1985, n. 12, è sostituito dal seguente:
"Nell'articolo 29 della legge regionale 5 maggio 1983, n. 11 sono introdotti, dopo il secondo comma i seguenti:
"Al pagamento delle spese conseguenti alla revisione dei prezzi contrattuali - ivi compresi gli interessi per ritardato pagamento - per l'esecuzione di opere immobiliari di competenza dell'Assessorato della difesa dell'ambiente e dei lavori pubblici, si provvede mediante utilizzazione di appositi fondi di riserva istituiti rispettivamente negli stati di previsione della spesa di detti Assessorati.
Il trasferimento di somme da detti fondi e la loro iscrizione ai competenti capitoli di spesa sono disposti dagli Assessori della difesa dell'ambiente e dei lavori pubblici, su conforme deliberazione della Giunta regionale, adottata su proposta degli Assessori medesimi, di concerto con l'Assessore della programmatone, bilancio e assetto del territorio, con propri decreti da registrarsi alla Corte dei Conti".
3. Nell'articolo 62 e successive modificazioni e integrazioni della L.R. 5 maggio 1983, n. 11, dopo il 3° comma, è istituito il seguente:
"Per le spese in annualità il periodo di conservazione decorre dall'esercizio successivo a quello d'iscrizione in bilancio di ciascun limite d'impegno".
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 5.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
CAPO II
DISPOSIZIONI IN MATERIA DI OPERE PUBBLICHE
Art. 5
Edilizia abitativa e sanitaria e rinnovo tecnologico
1. Per la prosecuzione degli interventi previsti dalla legge regionale 30 dicembre 1985, n. 32, e successive modificazioni ed integrazioni, sono autorizzati gli ulteriori seguenti finanziamenti:
lire 38.000.000.000 per l'anno 1994
lire 24.300.000.000 per l'anno 1995
lire 62.000.000.000 per l'anno 1996;
l'autorizzazione di spesa di lire 37.700.000.000 disposta, per l'anno 1995, dall'articolo 14, 1° comma, della legge regionale 20 aprile 1993, n. 17 è rideterminata in lire 2.700.000.000 (cap. 08112).
2. Per l'esecuzione di opere di edilizia sanitaria è autorizzata la complessiva spesa di lire 70.000.000.000 in ragione di lire 10.000.000.000 per l'anno 1994 e di lire 30.000.000.000 per ciascuno degli anni 1995-1996 (08060/03); nella ripartizione territoriale degli interventi si prescinde dai parametri delle aree di programma previste dal Piano regionale di sviluppo approvato dal Consiglio regionale il 22 marzo 1991.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 5 bis.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
Art. 5 bis
Interventi di edilizia sanitaria e rinnovo tecnologico
1. Le disposizioni di cui all'articolo 15 della legge regionale 22 gennaio 1990, n. 1, sono confermate per l'anno 1994. (capp. 08060 e 12172/01).
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 6.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
Art. 6
Interventi nel settore idrico
1. E' autorizzata la spesa complessiva di lire 100.000.000.000 in ragione di lire 10.000.000.000 per l'anno 1994, di lire 30.000.000.000 per l'anno 1995 e di lire 60.000.000.000 per l'anno 1996, per la realizzazione di interventi nello schema idrico del Flumendosa nell'ambito del programma di riassetto del sistema idrico del bacino del basso Flumendosa (cap. 08069/11).
2. E' autorizzata, nell'anno 1994, la spesa di lire 10.000.00.000 per realizzazione di un programma di interventi diretti a superare l'emergenza idrica a' termini della legge regionale 9 giugno 1989, n. 32 (cap. 08035/13).
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 6 bis.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
Art. 6 bis
Sistema di monitoraggio automatico della qualità delle acque degli invasi
1. Per la realizzazione e la gestione di un progetto pilota per la predisposizione di un sistema di monitoraggio automatico della qualità delle acque nei laghi artificiali della Sardegna, è autorizzata la spesa complessiva di 4.700.000.000 (cap. 08227), così ripartita:
- anno 1994 lire 3.060.000.000
- anno 1995 lire 820.000.000
- anno 1996 lire 820.000.000
2. Il relativo programma di intervento è approvato dalla Giunta regionale a' termini dell'articolo 4, lettera i) della legge regionale 7 gennaio 1977, n. l.
3. Per la verifica e il controllo dell'attuazione è istituita un'apposita Commissione interassessoriale composta da un funzionario per ciascuno dei seguenti Assessorati regionali: Programmazione, Centro regionale di programmazione (con funzioni di coordinamento), Difesa ambiente, Lavori pubblici.
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
Emendamento soppressivo parziale Giunta regionale
Art. 6 bis
Sistema di monitoraggio automatico della qualità delle acque degli invasi
Al comma 3 dell'articolo 6 bis, dopo le parole "Centro regionale di programmazione" sono soppresse le parole "con funzioni di coordinamento". (6)
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento, ha facoltà di parlare l'onorevole Selis, relatore.
SELIS (D.C.), relatore. Esprimo parere favorevole.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
BARRANU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La Giunta lo accoglie.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 6. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'articolo 6 bis. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
L'articolo 7 è soppresso. Si dia lettura dell'articolo 7 bis.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
Art. 7 bis
Stabilimenti termali
1. Al fine del completamento e della valorizzazione degli stabilimenti termali della Sardegna, è autorizzata la complessiva spesa di lire 20.000.000.000, in ragione di lire 5.000.000.000 per ciascuno degli anni 1994 e 1995 e di lire 10.000.000.000 per l'anno 1996 (cap. 08082).
2. Nella ripartizione degli interventi si prescinde dai parametri delle aree di programma previste dal piano generale di sviluppo approvato dal Consiglio regionale il 22 marzo 1991.
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
Emendamento aggiuntivo Giunta regionale
Art. 7 bis
Dopo l'art. 7 bis è aggiunto il seguente l'articolo:
7 ter
Complesso edilizio uffici regionali
1. Per la realizzazione del complesso edilizio da destinare a sede della Presidenza della Giunta e di Assessorati del Dipartimento della programmazione regionale, è autorizzata la spesa complessiva di lire 40.000.000.000, in ragione di lire 20.000.000.000 per ciascuno degli anni 1995 e 1996 (cap. 08005).
Cap. 03017 - F.N.O.L. Tab. B voce 11
1995 - 20.000.000.000
1996 - 20.000.000.000
Cap. 08005 (N.I.)
1995 + 20.000.000.000
1996 + 20.000.000.000. (16)
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emandamento ha facoltà di parlare l'onorevole Selis, relatore.
SELIS, relatore. Sull'emendamento numero 7 bis faccio rilevare che, in Commissione, il problema è stato sospeso perché si riteneva che gli stanziamenti, per il complesso degli edifici regionali, potessero essere rinviati a miglior occasione. La Commissione aveva proposto di sopprimere questo articolo, di rinviarlo ad altra occasione e di concentrare le risorse sull'occupazione e la produzione. Esprimo quindi parere contrario sull'emendamento numero 16.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'onorevole Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
BARRANU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Chiedo di sospendere l'esame dell'articolo e dell'emendamento.
PRESIDENTE. Vi è una richiesta di sospendere l'articolo e emendamento.
SELIS (D.C.), relatore. Se la Giunta chiede di sospendere sono favorevole alla sospensione, ma il parere della Commissione rimane contrario.
PRESIDENTE. L'articolo 7 bis e l'emendamento sono sospesi. Si dia lettura dell'articolo 8.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
Art. 8
Porti turistici
1. Per l'esecuzione di interventi a favore delle strutture portuali destinate al turismo nautico, comprese le attrezzature e i servizi, è autorizzata la spesa complessiva di lire 60.000.000.000 in ragione di lire 10.000.000.000 per ciascuno degli anni 1994 e 1995 e di lire 40.000.000.000 per l'anno 1996 (cap. 08180).
2. La Giunta regionale, su proposta dell'Assessore del turismo, artigianato e commercio, a' termini dell'articolo 4, lettera i), della legge regionale 7 gennaio 1977, n. 1 e successive modificazioni, approva il relativo programma di intervento.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 9.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
Art. 9
Mattatoi
1. E' autorizzato lo stanziamento complessivo di lire 12.000.000.000 in ragione di lire 4.000.000.000 per ciascuno degli anni 1994, 1995 e 1996 (cap. 08073/01), per l'attuazione di un programma di interventi rivolti alla ristrutturazione e completamento di mattatoi, con adeguamento alla normativa comunitaria.
2. La Giunta regionale, su proposta dell'Assessore dei lavori pubblici d'intesa con l'Assessore dell'igiene e sanità, a' termini dell'articolo 4, lettera i), della legge regionale n. 1 del 1977 e successive modificazioni, approva il programma di interventi di cui al comma 1.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 10.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
Art. 10
Incentivi per la gestione consortile di pubblici servizi
1. Nell'anno 1994 è confermato l'importo di lire 3.000.000.000 per l'intervento di cui all'articolo 94 della legge regionale 28 aprile 1992, n. 6 (cap. 08169).
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E'approvato)
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Ferrari. Ne ha facoltà.
FERRARI (P.S.I.). Signor Presidente, onorevoli colleghi. Chiedo l'inserimento all'ordine del giorno di due provvedimenti molto urgenti e molto attesi. Il primo è il disegno di legge numero 432: "Provvedimenti a favore dell'agricoltura" e l'altro è il testo unificato delle proposte di legge numero 19 e 210 recante: "Nonne in materia di usi civici",
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (D.C.). Presidente, prima di decidere su questi inserimenti all'ordine del giorno, poiché noi vorremmo capire qual è il programma dei lavori, chiedo di sapere che cosa si è deciso in Conferenza dei Capigruppo, perché ora un collega pone un problema fondamentale qual è quello dell'agricoltura, ma altri colleghi potrebbero fare altre proposte. Io ritengo opportuno un preliminare coordinamento delle proposte di integrazioni dell'ordine del giorno onde consentire una programmazione dei lavori complessiva in modo tale che non si verifichi ancora che in prossimità delle festività rimettiamo in discussione provvedimenti importanti ma anche complessi, difficili e controversi, senza avere la chiarezza, la serenità e il tempo di esaminarli.
PRESIDENTE. Ho già chiarito stamattina, onorevole Selis, che la Conferenza dei Capigruppo ha già stabilito un suo programma di lavori che prevede l'esame della finanziaria e del bilancio della Regione. Riconvocheremo la Conferenza per vedere quali altri provvedimenti aggiungere all'ordine del giorno, se ce ne sarà il tempo.
I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 9.
La seduta è tolta alle ore 20 e 20.
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