Seduta n.70 del 16/03/2005
LXX SEDUTA
(antimeridiana)
Mercoledì 16 marzo 2005
Presidenza della Vicepresidente LOMBARDO
indi
del Presidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 9 e 50.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 1° febbraio 2005 (65), che è approvato.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione congiunta del disegno di legge numero 91/A, numero 92/A e del programma numero 4/A. Ha facoltà di parlare il consigliere Capelli, relatore di minoranza.
CAPELLI (U.D.C.), relatore di minoranza. Signor Presidente, colleghi, colleghe, signor Presidente della Giunta, Assessori, in precedenti relazioni si è detto che si tratta di una manovra finanziaria pari complessivamente alle risorse della manovra 2004 con mutui pari a 568 milioni, 25 milioni in più rispetto alla proposta della Giunta, arrivata in Commissione, uno dei tanti errori, a cui la Commissione, grazie alla minoranza, ha posto rimedio. Nessun dramma ovviamente, capita anche a chi, presuntuosamente, si presenta come infallibile. Riconoscere i propri errori, d'altronde, è un gran segno di umiltà, forza e intelligenza, mentre è segno di debolezza e presunzione perseguire un disegno avversato da tutti. Oserei dire che è diabolico continuare a difendere questa finanziaria contro la palese disapprovazione dei sardi.
Finanziaria che non può essere determinata né da atteggiamenti capricciosi né tanto meno dalla sete di rivincita di pochi irresponsabili. Non si può e non si deve stare indifferenti alla valutazione delle conseguenze a cui si andrà incontro se questa legge non verrà modificata sostanzialmente dal Consiglio: l'agricoltura e la pastorizia vengono definitivamente affossate dall'indifferenza che nasconde l'incapacità di questa Giunta e di questa maggioranza nel saper dare risposta a un settore già fortemente gravato dalle calamità naturali; il turismo, da tutti ritenuto settore trainante, esce mortificato; l'artigianato viene abbandonato a se stesso; il commercio è addirittura dimenticato; la cultura, insieme al turismo, cavallo di battaglia del programma elettorale e del Dpef della maggioranza, viene volgarmente scaricata e maltrattata, al pari dei dipendenti regionali e dei giovani, quelli a cui si chiede di essere artefici del proprio futuro.
Futuro che, fortunatamente, in quest'Isola non è e non deve essere solo dei laureati. La capacità di una buona amministrazione, secondo l'istituto del buon padre di famiglia, è saper pensare a tutti i suoi figli, saper dare a tutti pari opportunità, non sacrificare i più deboli sull'altare dell'economicità. Se solo avessimo pensato, noi del centrodestra, dico pensato, non attuato, un terzo dei provvedimenti figli del peggior classismo ed estremismo di extraparlamentare di destra o sinistra, pari sono, noi avremmo avuto contro anche le sedie della Sardegna.
La gente comunque prende coraggio. Non dimentichiamo che noi, figli di pastori, dobbiamo portare rispetto per il nostro passato e investire per il futuro, laureati e non. D'altronde la nostra terra ha saputo esprimere nel passato e nel presente figure eccelse, pur non laureate: Grazia Deledda, Salvatore Mereu, Costantino Nivola, Giorgio Mazzella, Peppeddu Palimodde, Gavino Sanna, lei stesso, signor Presidente. Certo non è l'America, terra delle mille possibilità, ma molti l'America l'hanno trovata qua.
Si disegna un futuro poco rassicurante. Nessuno può intravedere un progetto strategico dentro questa manovra finanziaria, dietro questa azione del Governo regionale, tutto preso dall'apparire e non certo dal fare. Si continua a parlare dell'indebitamento creato dalle Giunte del passato. Indebitamento, certo, necessario per dare una speranza, per dare risposte concrete ai giovani che da anni attendevano risposte alle vostre promesse sulla legge 28, 700 miliardi. Indebitamento necessario per i 450 miliardi destinati all'edilizia scolastica, per coprire gli aumenti contrattuali dei dipendenti pubblici, dei medici, per fronteggiare le emergenze alluvionali; indebitamento creato perché non ci sia più la siccità nel futuro della Sardegna, per rifinanziare il piano del lavoro, 172 milioni di euro. In sintesi, indebitamento necessario per investire. Si indebita e ha credito chi ha un progetto credibile, chi ha una speranza per il futuro.
Quelle Giunte del passato, a cui fate continuo riferimento in questa finanziaria, nelle premesse, nelle relazioni, riferimento che utilizzate dato che non riuscite a proporre vostri progetti per il presente, vi hanno consentito, oggi, di ricorrere a un minor indebitamento. O volete sostenere che 500 e passa milioni di euro di maggiori entrate sono davvero frutto dell'opera di questa Giunta? Non credo arriverete a tanto; com'è vostro costume, omettete nel dire che 190 milioni di maggiori entrate sono dovute al maggior gettito IRPEF o alla premialità POR, che oltre 200 milioni sono dovuti all'ottenimento di maggiori entrate, assegnazioni statali per la sanità. Con questa finanziaria voi mettete in ginocchio la Sardegna, già provata dai vostri precedenti irresponsabili provvedimenti. Non date speranza e non date credito ai giovani, ai pastori, agli agricoltori, ai commercianti, agli artigiani, ai sardi.
"Pari risorse del 2004", si è detto; da ciò si deduce che è errato definirla una finanziaria caratterizzata dai tagli, ma più precisamente una finanziaria di scelte. I tagli annunciati dalla Giunta regionale e dal suo Presidente avrebbero dovuto chiedere a tutti i sardi pari sacrifici nel nome dell'interesse generale. Queste affermazioni, volte a chiedere un consenso generale alla manovra, si sono rivelate nei fatti non veritiere. L'impostazione reale data alla finanziaria e al bilancio tende invece ad aumentare il divario tra una Sardegna di serie A e una Sardegna di serie B. Si sceglie di tenere inalterati i finanziamenti ad alcuni enti, non sicuramente strategici per lo sviluppo della Sardegna, uno per tutti l'Ente lirico, e si tagliano quelli destinati alle scuole civiche di musica.
Ancora: da una parte si tengono inalterati i fondi destinati alle sponsorizzazioni sportive o, meglio, si aumentano i fondi in riferimento alla manovra 2004, già corretti gli stessi in aumento in fase di assestamento di bilancio, dall'altra parte si tagliano le risorse destinate agli enti di promozione sportiva, al sostegno della lingua sarda, alle scuole materne non statali o alla formazione professionale. Si taglia nelle aree deboli della Regione, università, biblioteche, associazioni, società sportive, a favore delle vostre lobbies centralistiche avide di potere. Si penalizzano ulteriormente le zone deboli sbandierando gli interventi sulla rimodulazione del POR che, dovendo anche necessariamente andare a bando, si sa, vengono facilmente fagocitati dalle idrovore dei grandi centri. Tutto questo per voi è pensare agli ultimi? Ripartire dagli ultimi? Mentre costruite questo disastroso progetto, pensate bene ad aumentare o a inventare nuovi capitoli di spesa per mascherare spese milionarie destinate alle consulenze. Quelle consulenze tanto deprecate che, oggi, in appena nove mesi di operatività della vostra Giunta, della sua Giunta, presidente Soru, sono state già più che triplicate.
E' quanto meno singolare che una Giunta composta interamente da tecnici, da consulenti, si contorni a sua volta di consulenti. Sarà la grande stima tra colleghi, meglio se d'oltre Tirreno, notoriamente più preparati e intelligenti o possiamo chiamarlo più semplicemente e volgarmente clientelismo? Altri aumenti di spesa sono previsti per il sito Internet della Regione e più in generale sulla informatizzazione. Ogni commento è superfluo. Sono queste le scelte della Giunta o, meglio, del Presidente? Saranno anche le scelte del Consiglio? Al Consiglio, in particolare alla maggioranza, spetta dare la risposta.
Questa finanziaria 2005 arriva con alle spalle tre mesi di esercizio provvisorio. Non è difficile prevedere che, a breve, la Giunta regionale presenterà il disegno di legge per l'autorizzazione al ricorso al quarto mese di esercizio provvisorio. Questo ennesimo ritardo potrebbe non apparire significativo, visti i percorsi intrapresi dalle precedenti leggi finanziarie nella passata legislatura. E' invece assai grave e singolare che questa Giunta abbia scelto di presentare con tanto ritardo questo disegno di legge, nonostante il nuovo sistema di governo garantisca ampie e granitiche maggioranze. Maggioranza che è chiamata a dare risposta in quest'Aula sulla salute della democrazia in Sardegna, sul rispetto, sul ruolo - che va difeso - della massima Assemblea sarda, già mortificata dai capricciosi mancati giuramenti, già mortificata dal mancato rispetto del Regolamento consiliare, che neanche il Presidente del Consiglio riesce più a far rispettare, spero non per sua volontà. Molte interrogazioni sono da mesi senza risposta, in attesa che il Presidente della Giunta trovi fantasiosi escamotage per rinviare l'applicazione delle leggi regionali. Rispetto, dicevamo, del voto dei sardi, che hanno comunque votato per un sistema democratico. L'esame in quest'Aula di questo disegno di legge è anche tutto questo.
Nella determinazione dei tempi, nel determinare tale ritardo, non c'è stata indiscutibilmente nessuna azione ostruzionistica della minoranza. Al contrario, le forze di minoranza hanno costantemente rimarcato l'importanza del rispetto dei termini previsti dalla legge numero 11 del 1983 sottolineando, fin dall'inizio dell'esame in quest'Aula della legge cosiddetta salvacoste, l'importanza di rimandarne la discussione e di passare alla legge finanziaria. Quello fu forse l'inizio della fine.
La vostra priorità: la legge salvacoste, altro contributo al lavoro, o meglio a vantaggio degli speculatori più o meno occulti. Anche qui ogni commento è superfluo. Subito dopo questa vostra priorità è iniziato il teatrino delle nomine e dei commissariamenti, seguiti dall'epurazione, dagli insabbiamenti, esempio del peggior stalinismo. Queste vostre scelte hanno portato a varare la legge finanziaria solo il 21 gennaio 2005. Scelta anch'essa irresponsabile di cui dovrete farvi totale carico.
Presentare la manovra finanziaria con tanto ritardo contribuisce non poco ad aggravare la già difficile situazione socio-economica della Sardegna. Non si può sostenere che tale ritardo sia stato inoltre dettato dalla necessità di concertare, con le forze sociali o con gli enti locali, i passaggi innovativi presenti in questa manovra. Anzi proprio la denuncia delle parti sociali sulla mancata concertazione costituisce il primo aspetto veramente innovativo di questa legge. La Giunta regionale ha certificato il nuovo corso di questa legislatura con la costante ricerca della delegittimazione del ruolo dei sindacati, delle associazioni di categoria, degli enti locali e, in ultimo, dell'intero Consiglio regionale. La mancata concertazione, così come l'indifferenza mostrata dal Governatore e dai suoi discepoli alle voci preoccupate che vengono dalla piazza, è l'ennesimo segno tangibile dell'assenza della giusta sensibilità democratica che appartiene alla storia di ognuno di noi, dei nostri partiti, dell'autonomia sarda, della nostra Nazione. Il risultato è la presenza, nell'articolato della legge finanziaria, di norme palesemente illegittime e prevaricatrici sia dei diritti dei lavoratori sia delle competenze consiliari.
In dispregio di quanto previsto dal comma 3 dell'articolo 13 della legge 11 del 1983, la legge finanziaria varata dalla Giunta regionale è caratterizzata da un eccesso di norme intruse che non solo le forze di minoranza, ma le stesse competenti Commissioni consiliari, i sindacati, le associazioni di categoria e gli enti locali hanno più volte e in diverse sedi segnalato. Fino ad oggi a nulla sono servite le giornate spese in Commissione perché si rivedesse tale impostazione. La condivisione delle argomentazioni portate avanti dai partiti di minoranza, e non solo, ma più in generale da tutti quelli che difendono le regole democratiche, è avvenuta solo nei corridoi del palazzo.
Nel corso dell'esame della manovra finanziaria, ci attendiamo un confronto libero, non condizionato, che porti a un sussulto di dignità, che isoli qualsiasi tentativo di condizionare la libertà di legiferare di questo Consiglio regionale. L'impostazione generale della manovra tende ad intervenire in maniera decisa, è vero, su un più generale risanamento della spesa pubblica: razionalizzazione, contenimento, snellimento, pulizia, soppressione sono i termini più usati e a volte abusati per giustificare tale impostazione. Le componenti di minoranza di Forza Italia, U.D.C., A.N., Riformatori Sardi e Fortza Paris hanno dato il loro contributo lavorando a lungo con impegno, serietà e competenza durante i lavori della terza Commissione affinché la Giunta regionale si convincesse che gli stessi risultati si possono raggiungere senza necessariamente prevaricare i diritti dei lavoratori o degli studenti, senza utilizzare norme illegittime e soprattutto senza calpestare le prerogative, la dignità e il ruolo del Consiglio regionale.
Va sottolineata la correttezza e il rispetto dei rapporti intercorsi tra le forze politiche e la Giunta regionale durante l'esame della legge in Commissione bilancio. Si è spesso instaurato un confronto approfondito e costruttivo, che ha portato le forze di maggioranza a valutare positivamente il contributo che le minoranze hanno dato per il miglioramento del testo presentato dalla Giunta. Purtroppo tale confronto è stato troppo spesso inficiato dalle interferenze e pressioni esercitate dal Presidente della Giunta regionale sui componenti di maggioranza che si sono alternati, oltre misura, nel corso della discussione interna alla Commissione consiliare. Tale situazione ha portato continue interruzioni dei lavori e dilazione dei tempi, che peseranno sui lavori dell'Aula e sulla correttezza del confronto democratico che si dovrebbe tenere tra le forze politiche presenti in Consiglio.
Molti obiettivi condivisibili, sottolineo condivisibili, quali il contenimento della spesa, la razionalizzazione della spesa stessa, la semplificazione burocratica, la riforma degli enti regionali e l'utilizzo di nuovi strumenti finanziari, diventano argomenti di scontro e di non condivisione, visto il metodo e la via tracciati dalla Giunta regionale per il raggiungimento degli stessi. Metodo che ha già creato forti elementi di preoccupazione nella società sarda, che rischia di provocare ulteriori gravi squilibri sociali ed economici nella già difficile realtà della nostra Regione.
Non si può condividere che solo le parti più deboli della società siano chiamate a pagare il conto della razionalizzazione e della diminuzione della spesa. La scelta di tagliare i fondi ai settori della cultura, dello sport, della formazione, dell'agricoltura, degli enti locali, di tutto ciò che è stato già detto, non può trovare l'approvazione delle forze di minoranza, che, anzi, fin d'ora annunciano una ferma opposizione impegnandosi a proporre soluzioni e percorsi alternativi.
Così come non può essere condivisa l'eccessiva enfasi data alla necessità di perseguire prioritariamente il pareggio di bilancio o l'eccessiva accelerazione impressa ai tempi e alle modalità del rientro del debito. La legge finanziaria deve prevedere un quadro pluriennale di intervento che non può essere concentrato esclusivamente sull'annualità in corso.
In conclusione, auspichiamo un sostanziale alleggerimento della legge finanziaria da tutte quelle norme che, opportunamente, vanno rimandate ai disegni di legge o proposte di legge portate al tavolo della concertazione con le parti sociali e con gli enti locali, esaminate dalle competenti Commissioni consiliari ed esitate dal Consiglio regionale. Le componenti di minoranza sono fin d'ora pronte a certificare e codificare, in merito a tali provvedimenti, i tempi di intervento legislativo, affinché si vada incontro ad una stagione di riforme non solo annunciate, nel pieno rispetto, però, delle più elementari regole democratiche.
Nel contempo riteniamo indispensabile un approfondito riesame in Aula della legge finanziaria e di bilancio, che porti alla rivisitazione degli stanziamenti previsti, affinché si raggiunga un possibile, corretto equilibrio sociale ed economico che miri a ridare fiducia al popolo sardo.
PRESIDENTE. Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi al banco della Presidenza non oltre la conclusione del primo intervento. Il tempo a disposizione per ogni intervento è di venti minuti.
E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi, colleghe del Consiglio, signori Assessori (rispettosamente, come diceva quel signore, "signori si nasce", qualche volta lo si diventa e, comunque sia, sempre signori siamo), devo dire che l'approccio alla manovra finanziaria per me, per i gruppi di minoranza, in particolare per il Gruppo di Forza Italia, non è stato facile per diverse motivazioni che vanno ricercate necessariamente nella volontà della maggioranza, ma soprattutto sembrerebbe del nostro Governatore, di portare avanti, senza la possibilità di interferire sul manovratore, una manovra finanziaria , che prevede, come diceva anche ieri il relatore di maggioranza, l'attuazione di un programma di governo scelto dagli elettori, per il quale questa maggioranza è stata legittimata.
A noi della minoranza viene attribuito un ruolo che si vorrebbe del silenzio, ma, io giuro, è difficile per noi, provenienti dall'area politica democratica e liberale, portare avanti oggettivamente questo silenzio. Noi faremo la nostra parte con la proposizione, con i suggerimenti, non solo per l'azione già svolta in Commissione, dove sono state proposte delle modifiche e delle alternative rispetto agli enunciati della legge finanziaria, tutti respinti. Noi non ci arrendiamo, siamo in Aula e ci staremo, non a fare ostruzionismo,ma a proporre e soprattutto a partecipare eventualmente a quel processo di ammodernamento del sistema di governo: questo è il ruolo che ci è stato attribuito dagli elettori.
Noi vogliamo partecipare e parteciperemo, soprattutto qualora se ne debba parlare, alla proposta della riforma delle istituzioni. E' un ruolo legittimato dagli elettori a cui non vogliamo sottrarci. Il riordino dell'amministrazione può essere condiviso, peraltro è stato previsto anche dalle linee del governo di centrodestra e qualche iniziativa è stata anche portata avanti, ma non può essere effettuato senza aver fatto una ricognizione sugli oggettivi bisogni di una macchina amministrativa che sia davvero efficiente, efficace e che sia davvero interprete delle necessità della nostra popolazione. Il sistema Sardegna davvero ha bisogno di essere ammodernato, ne siamo coscienti, ma seguendo le linee dettate anche dal Governo nazionale, non si può distruggere pensando poi di poter ricostruire dai ruderi e dalle ceneri.
Sinceramente, ho i miei seri dubbi su questa modalità e su questo approccio di affrontare e predisporre la riforma. Dalle ceneri normalmente non si ricostruisce niente, così come dai ruderi. Ero e rimango convinto che la soppressione degli enti vada modulata con una tempistica diversa rispetto a quella contenuta in questa legge finanziaria. Ero convinto che, prima di sopprimere gli enti, sarebbe stata avanzata una proposta, dopo una ricognizione oggettiva sui bisogni reali della nostra società, rispetto all'intervento di Mamma Regione, per non intervenire più con sistemi di sottogoverno, quale spesso e volentieri abbiamo visto sinora nei vari settori degli enti regionali.
Non si evince la volontà di individuare i nuovi costituendi enti regionali come rispondenti alle esigenze dei vari settori del nostro sistema economico. Sono davvero rimasto colpito soprattutto dalla sovrapposizione in termini temporali di tante iniziative sottese non solo nella legge finanziaria ma anche nei collegati ad essa, le cosiddette leggi intruse. Non mi è sembrato di cogliere, a memoria, negli interventi che mi hanno preceduto, e mai è successo nei tempi andati, che con la finanziaria venissero presentate tante leggi intruse. Anche questa è una modalità e un approccio alla riforma che sinceramente va a stravolgere i ruoli non solo del Consiglio ma, all'interno del Consiglio, quelli della maggioranza e dell'opposizione.
Io non credo che davvero si possano raggiungere i risultati che si propone questa Giunta, si propone questa maggioranza, si propone soprattutto questo Presidente, per dare alla Sardegna un volto nuovo. Voglio ricordare che, dopo il congresso di Vienna, la Sardegna passò sotto il governo dei Piemontesi, con la famiglia Sabauda che esercitò una scelta economica forte portando in Sardegna non solo una colonizzazione militare ma compiendo tanto scempio del patrimonio presente nelle nostre strutture, ecclesiastiche e non, cancellando, con gli interventi dei marmorai del comasco,tanti beni pittorici, scultorei e quant'altro arricchiva le nostre chiese già durante il periodo del Rinascimento.
Voglio ricordare questo episodio perché anche questa amministrazione, anche questa Giunta, è stata arricchita dalla presenza di Piemontesi. Vorrei citare le proposte che l'Assessore della sanità, casualmente piemontese, ha avanzato per quanto riguarda il settore della sanità, per esempio abbiamo verificato che, nei giorni scorsi, è stato deliberato dalla Giunta l'annullamento di un progetto di gestione dell'Azienda A.S.L. 8 di Cagliari, nello stesso tempo c'è la proposta di un piano socio sanitario che, a una prima lettura, non appare collegato ai bisogni dei nostri territori, della nostra collettività, soprattutto ai bisogni di quelle classi più deboli che la caratterizzano, cioè di chi, davvero, ha bisogno di un intervento, ma di un intervento immediato.
Bene, nella legge finanziaria si prevede che l'attuazione di questo piano socio-sanitario, per il quale non c'è stato ancora nessun confronto con gli enti locali, slitti al 31 dicembre di quest'anno. Allora, visto e considerato che, pur non essendoci alcuna proposizione di piano sanitario regionale, leggendo la finanziaria, troviamo la volontà di approvarlo, io vorrei sapere quando vedrà la luce questo piano cui tanto tutti auspichiamo. Non credo sia tutto da cancellare o da rivedere il nostro sistema sanitario regionale, ma di sicuro ha bisogno di interventi anche rapidi soprattutto per quanto riguarda l'ammodernamento e la riorganizzazione; è necessario soprattutto intervenire e promuovere la salute nei nostri territori dove, davvero, non c'è solo bisogno oggi del ridisegno delle aziende sanitarie regionali (rispondenti alle attuali amministrazioni o alle attuali nuove province), ma c'è bisogno soprattutto di riorganizzaee i servizi di base e la distrettualizzazione dei servizi socio-sanitari.
Purtroppo i ritardi c'erano, ci sono e si stanno accumulando. Non è vero che,nella proposizione di questa legge finanziaria, si legge la volontà di accelerare, c'è solo la volontà di azzerare; molto probabilmente anche i termini del bando per l'iscrizione all'albo per i managers delle aziende sanitarie sono stati riaperti nei giorni scorsi perché si ha bisogno di far presentare la domanda di inserimento nell'albo regionale a qualche amico che, per il momento, ha dimenticato di inoltrarla.
Detto questo, molto probabilmente saremo colti difficilmente da improvvise calate di ulteriori managers che arrivano da altre latitudini della nostra Nazione, che di sicuro, invece, potrebbero portare, nell'individuazione di nuove scelte indirizzate, verso la realizzazione di nuovi comandi, chiamiamoli così; si dà un ulteriore schiaffo a quella categoria cui anch'io appartengo, a quella categoria che rappresenta il sistema sanitario regionale, quella categoria che negli anni, nonostante le difficoltà, nonostante le risorse ridotte al minimo, è riuscita a raggiungere in tanti settori anche livelli di eccellenza.
Io sono convinto che alla nostra Regione e ai nostri cittadini soprattutto debba essere data davvero la pari opportunità di poter vivere, e non sopravvivere, di poter davvero avere dall'amministrazione regionale quei sostegni necessari per la dignità dell'uomo, per il rispetto della persona, e soprattutto del ruolo che le nostre fasce di popolazione devono poter vivere nella nostra collettività.
Sono convinto che queste pari opportunità vengano meno, Assessore, quando noi pensiamo che tre euro in più (tale sarà il nuovo costo dell'acqua per ogni cittadino) sia una minutaglia, qualcosa di poco conto soprattutto per un bene essenziale quale quello dell'acqua. Riguardo al sistema di gestione appunto del bene acqua, a me tre euro sembrano un'enormità, perché moltiplicati per un milione e 670 mila abitanti diventano tanti miliardi; noi non possiamo far pagare a tutti indistintamente senza pensare che esistono fasce deboli di popolazione che non hanno le risorse per poter affrontare questa ulteriore spesa. Sono anche convinto che le necessità della vita moderna sono ben più ampie rispetto al fabbisogno d'acqua enunciato ieri dall'Assessore stimato in 200 litri al giorno.
Ritengo, comunque sia, che con l'approccio alla riforma di questo sistema di gestione acqua si stiano commettendo degli errori grossolani; ce l'hanno detto gli stessi lavoratori ieri, infatti non si rispetta di sicuro la priorità di raziocinare davvero la spesa, cercando di rendere migliore la partecipazione di quegli operatori che fino adesso hanno, comunque sia, garantito il servizio della gestione dell'acqua; molto probabilmente per il momento non sono state ancora prese in considerazione le professionalità, ma noi non possiamo pensare di buttare a mare tutto, ritenendo di poter recuperare, domani, da questo mare, chissà quali nuove risorse e chissà quali nuove identità.
Sono convinto che, per attuare le riforme, sia necessario partire dagli ultimi, dalle fasce deboli, intervenire perché esse trovino soddisfazione non solo per la qualità della vita che viene loro offerta, ma soprattutto perchè abbiano, appunto, pari opportunità rispetto a chi è stato più fortunato e ha avuto di più dalla vita. Non voglio dimenticare che purtroppo la scure dei tagli ha pesantemente colpito settori quali quelli dell'identità culturale, della cultura in generale, dello sport, del sociale, del lavoro. Si sono soprattutto apportati tagli per quanto riguarda la partecipazione, la partecipazione di chi? La partecipazione dei nostri cittadini alla vita collettiva. Nei nostri piccoli comuni sono presenti le Pro Loco, strutture che caratterizzano la vita sociale di 180 dei nostri comuni; esse agiscono nei confronti delle associazioni musicali, delle bande musicali, dei gruppi folcloristici, soprattutto per le manifestazioni che tanto danno, in termini di rappresentatività, alla nostra terra.
PRESIDENTE. Prego, può concludere.
CONTU (F.I.). Mi avvio a concludere. Ritengo che questa finanziaria abbia bisogno di essere arricchita di una componente importante, lo dicevo ieri in una conferenza stampa; ha bisogno di essere animata, di non essere soltanto l'espressione numerica di una gestione, ma di avere dei contenuti ricchi di iniziative che davvero possano di nuovo ravvivare la nostra terra. Grazie.
PRESIDENTE. Vorrei invitare i colleghi ad avere un maggior rispetto nei confronti di chi interviene ed evitare questo brusio che disturba.
E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Inizia, con questa discussione generale, l'esame della manovra finanziaria. Ogni manovra finanziaria che si presenti all'attenzione di quest'Aula ha un obiettivo chiaro indicato dai proponenti. L'obiettivo attuale, indicato nella relazione allegata, è quello di percorrere un sentiero di sviluppo salvaguardando il controllo della spesa e perseguendo il risanamento finanziario della Regione. Questi termini di carattere generale poi si traducono, attraverso le norme, in indirizzi concreti che determinano ricadute certe se l'operatività della Giunta regionale sarà all'altezza di applicare coerentemente le disposizioni di legge attraverso la macchina burocratica, il sistema amministrativo, il sistema delle autonomie locali, i soggetti privati dell'impresa, ricadute concrete che colgono e meglio sostengono ciò che si ritiene prioritario; perché, quando si fanno i conti e si ha una disponibilità finanziaria delimitata, non si può cogliere l'universo, ma solo alcune esigenze, alcuni bisogni, alcune prospettive. Quelle prospettive si svilupperanno, quei bisogni e quelle esigenze verranno soddisfatte, altre rimarranno tali, cioè esigenze, bisogni, prospettive in attesa di risposta, di possibilità di sviluppo.
Da comunista in quest'Aula, ma anche da sardo, da sardo che vive la propria condizione di vita in questa Regione debole del Mezzogiorno, da sempre in una condizione di disagio che è sicuramente economico ma è anche e soprattutto sociale, dico che avrei preferito che l'obiettivo chiaro di questa manovra finanziaria fosse una risposta al bisogno di lavoro e di occupazione. L'obiettivo principale, quello che sta nel primo paragrafo della relazione del proponente, è questo: una risposta chiara al bisogno di lavoro che c'è tra la nostra popolazione.
In una Regione che conta 200 mila poveri tra vecchi e nuovi e che ha tassi di povertà del 14 per cento, avrei preferito che a seguire si dicesse"l'obiettivo di questa manovra è dare una risposta all'emergenza sociale", emergenza che non è solo sarda, che è meridionale, che è anche di parte dell'Italia e dell'Europa. Avrei cioè preferito che il sentiero di sviluppo fosse recuperare all'attività produttiva, al senso della vita di comunità, all'impegno sociale e anche civico, quella parte di popolazione che è esclusa, emarginata, messa all'angolo.
Ma in un mondo dove la tecnica prevale sulla politica, sulla cultura e sulla filosofia, in un mondo dove i conti regolano tutto, dove tutto deve essere piegato al pareggio di bilancio, queste parole non si usano più, si lasciano perdere, escono dal vocabolario. Sembra che siano diventate un patrimonio quasi esclusivo di una minoranza che vuole la trasformazione e della Chiesa, la quale raccoglie questo tipo di esigenza e lo prospetta quotidianamente nelle sue iniziative al resto della popolazione, a chi ha responsabilità di governo, a chi dirige l'impresa, a chi fa economia.
Credo che sia necessario partire da questo per creare le condizioni, perché questa manovra finanziaria, purtroppo siamo a marzo, è uno dei limiti di questa Regione. Il centrodestra ce l'ha insegnato, noi non abbiamo capito che quella era una lezione da non seguire, che arrivare in ritardo nella predisposizione della manovra finanziaria, arrivare in ritardo a dare la possibilità immediata di spesa all'apparato amministrativo della Regione è un grave limite della capacità di governo, un gravissimo limite.
Il centrodestra l'ha fatto per anni. L'ultima finanziaria è entrata in vigore a maggio, mentre si scioglieva il Consiglio regionale, l'operatività della spesa è stata indecorosa. Ma perché è stata indecorosa? Perché la manovra finanziaria è stata approvata in ritardo, perché gli uffici si sono dovuti adeguare in ritardo, perché ci sono tempi tecnici da mettere in campo, perché non si sono fatte le cose in tempo. Una parte del fallimento la si registra già nei tempi per la realizzazione della manovra finanziaria, prima nella sua fase di predisposizione e approvazione, poi nella sua fase di attuazione.
Adesso abbiamo alcune settimane, per chiudere questa manovra vogliamo arrivare al 30 aprile oppure ci poniamo il problema, questo Consiglio si pone il problema di fare in fretta? Che non vuol dire non parlare, non dire le cose, non trovare le soluzioni, vuol dire il contrario, vuol dire parlare, porre le questioni, trovare le soluzioni. E allora si marcia diritti. Se si spoglia di ciò che non è essenziale, se si spoglia di ciò che non è funzionale, una manovra finanziaria, e la si rende più secca, più efficace, più capace di penetrare, allora sì che velocemente si trovano anche gli accordi.
Io credo che non ci sia nessuno qua che non voglia cogliere il richiamo sui grandi temi. Primo, quello del risanamento. La Giunta ha fatto uno sforzo sicuramente pregevole da questo punto di vista. Non sarò certo io a dire che non ha fatto bene. L'indebitamento va bloccato, vanno recuperate le risorse, magari bisogna mettersi più d'accordo, bisogna capirsi di più su dove e verso chi vanno orientate quelle risorse, ma ha fatto un lavoro pregevole. Ha proposto una doppia manovra, da una parte quella di bilancio che si approva in quest'Aula, dall'altra quella dell'impiego dei fondi comunitari che invece si sviluppa, si delinea, si realizza e si rende operativa soprattutto attraverso le procedure di gestione di quei fondi, attraverso organismi altri.
Allora, le risorse ingenti e significative che ci sono forse possono essere anche ben orientate, molto meglio di come è stato fatto fino ad oggi, forse è anche possibile trovare procedure di spesa più celeri, procedure, onorevole Assessore, che garantiscano una ricaduta anche in questa terra, perché arrivano da fuori i lanzichenecchi e portano via le risorse di questa terra e riequilibrano esattamente le regioni che sono già forti, già potenti, già strutturate.
Facciamo una verifica, che nessuno ha fatto, non si sa, non si conosce: quanti milioni di euro sono stati acquisiti negli appalti da società che sono allocate in altre parti d'Italia e d'Europa? Come funziona? Nel sistema della formazione professionale per esempio mi è capitato di verificarlo, l'ha fatto il Governo con i tirocini nord - sud, dando i soldi alle Regioni del nord per consentire ai giovani del sud di andare a fare esperienza nel nord in maniera tale che le imprese del nord potessero selezionare quelli migliori e tenerseli ricacciando indietro quelli che invece non capivano niente, rendendo così ancora più povera questa Regione. Abbiamo utilizzati anche in quel caso i fondi POR che sono andati verso strutture facenti capo a quelle regioni e a quel sistema. Non sono stati spesi qua. Per esempio mi ricordo uno studio interessante,teorico, sull'organizzazione dei servizi per l'impiego. Alcuni miliardi dati a una società di Brescia per studiare una cosa che discende direttamente dalla volontà di questo Consiglio che deve ancora legiferare, che è stata spesa cinque anni, che è già inattuata. E' uno spreco! E quello spreco è andato lì!
Allora bisogna trovare un collegamento tra la volontà che si esprime in questo Consiglio, quei fondi POR (che non devono essere più spesi in questo modo devastante e improprio) e la manovra finanziaria e di bilancio. Bisogna dare una risposta, che è necessaria, prima di tutto sul piano straordinario per il lavoro. Sono venute meno le condizioni di straordinarietà che lo hanno determinato? Abbiamo tassi di occupazione elevatissimi oppure stiamo tornando a condizioni di disagio profondo su questo campo? Io credo che stiamo tornando a condizioni di disagio profondo.
Se dovessi dare un voto oggi su che cosa siamo stati capaci tutti noi di muovere per creare più occupazione in Sardegna, forse finirei per darmi zero, scrivo zero, riporto zero, partendo da zero purtroppo, tanto per essere soddisfatti tutti quanti di un approccio che non dà risultati. Ci dobbiamo mettere invece davanti al problema e trovare le soluzioni, insieme, perché devono appartenere alla Regione, non possono più appartenere ad una maggioranza, ad uno schieramento. Non si può sempre ricominciare da zero, non si può annullare ciò che era prima; bisogna partire, migliorare, qualificare quello che c'era prima, non bisogna più pensare che bisogna necessariamente inventarsi qualcosa di nuovo. Forse qualcosa di nuovo è stato inventato tanto tempo fa, bisogna utilizzarlo e valorizzarlo.
Quindi il piano straordinario per il lavoro rimane, rimane attuale, rimane un bisogno, rimane un'esigenza, rimane una priorità per quello che ha saputo dare, per quello che ancora potrà dare. Poi c'è un'ottica da cambiare che è quella di un modello di sviluppo che abbiamo già elaborato; non è un patrimonio solo dei sardi, è un patrimonio generale, anche europeo, dell'Europa che vogliamo, badate, non di quella che stiamo facendo, non dell'Europa che vede il Trattato costituzionale prendere come caposaldo le regole del libero mercato, quelle del profitto, che passa come un rullo compressore sopra tutti i bisogni, sopra tutte le umanità, quello che fa le guerre preventive e successive, quello che crea violenza nella società, quello che determina uno scontro permanente del forte verso il debole e del debole sempre piegato.
No, l'Europa dei popoli, l'Europa delle regioni, delle identità, delle culture diverse, della capacità d'integrazione, della coesione sociale, del parternariato, noi vogliamo quella Europa, e per starvi dentro bisogna seguire anche i meccanismi che essa mette in campo per risolvere i problemi. Il piano straordinario per il lavoro partiva da un assunto che rimane attuale. Quanta occupazione in più si fa nella grande impresa, nell'industria? Quanta se ne progetta e se ne programma nei settori primari, in quello dell'estrazione, quant'è? Che risposta diamo rispetto a un crollo anche della capacità di assorbimento del terziario?
Noi diamo una risposta che si chiama "sviluppo locale", lo diamo noi, lo danno le parti più illuminate dell'Europa, cioè organizzare le proprie energie partendo dalle proprie risorse, dalle vocazioni produttive dei luoghi, dalla capacità di esprimere in quei luoghi in modo virtuoso una produttività che sia in grado di dare risposte anche di reddito, di qualificare la vita, di renderla migliore perché vissuta nel proprio ambiente, all'interno della propria comunità. Legare il destino dei nostri giovani al destino delle loro comunità, bloccare lo spopolamento e la desertificazione di questa Regione.
Con questa logica è stata fatta la legge 37, l'articolo 19 della legge 37, e questa logica rimane importante per risolvere i problemi. Si possono risolvere con 30 milioni di euro? Cioè con una ricaduta in uno dei quattrocento comuni anche piccoli della nostra Regione di 40 mila euro? Che tipo di politiche del lavoro fa un'amministrazione con quella dotazione finanziaria?
E poi il parternariato, questo sforzo corale degli attori istituzionali, sociali, economici del territorio, di quelli regionali, un coordinamento stretto, un rapporto costante, un rispetto reciproco, un considerarsi pari, beh, tutta questa elaborazione che è stata fatta in Europa, che è stata iniettata nelle Regioni europee attraverso sostegni, incentivi anche finanziari, che ha promosso progetti attorno a questi temi, perché si deve frenare, perché deve prevalere l'egoismo, la presunzione, la cognizione centralistica di una Regione che invece nasce per decentrare poteri, risorse, opportunità, possibilità vere di sviluppo?
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.
CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, signori della Giunta, onorevoli colleghi, generalmente non è mia abitudine criticare o, in particolare, tessere delle lodi, a priori; è nella mia natura, invece, analizzare nei dettagli i programmi e valutare solo sulla base degli atti, delle scelte fatte e dei risultati conseguiti. Ecco perché, soprattutto oggi che in quest'Aula ci accingiamo a discutere e ad esaminare la legge finanziaria e il bilancio della Regione per il 2005 e la programmazione per il 2006 e 2007, cercherò di seguire questa mia forma mentis. Non farò accuse spietate e ingenerose, ma non saranno certamente elogi a scena aperta. Cercherò di mantenere un atteggiamento il più obiettivo possibile senza i facili condizionamenti degli schieramenti. Sono convinto che questo sia quanto mai necessario, in particolare adesso, che siamo chiamati a confrontarci sul bilancio, ad approvare gli stanziamenti e i numerosi tagli che inevitabilmente avranno ripercussioni su tutta la società sarda.
E' infatti un momento difficile per la nostra Isola, i problemi sono quelli di sempre, l'abbiamo sentito anche negli interventi dei relatori, soprattutto del relatore di maggioranza, luoghi comuni, ma pare che questi crescano proporzionalmente con il passare del tempo. Il malessere sociale è sotto gli occhi di tutti, gli scioperi e le manifestazioni di protesta sono la cartina di tornasole di questa grave situazione e, tra l'altro, abbiamo potuto vedere che in questi primi mesi di governo della Giunta Soru gli scioperi sono stati tantissimi e le manifestazioni ancora di più.
La disoccupazione non accenna a diminuire, anzi i dati fotografano uno scenario sempre più inquietante e strettamente legato ad essa. Un'altra piaga che ci affligge e che ci portiamo dietro da sempre è il disagio giovanile e, ancora, le nuove povertà, poi una crisi diffusa e generale che investe diversi settori, dall'industria fino alle piccole imprese. Piccole imprese che hanno necessità di un particolare occhio di riguardo, che non hanno avuto all'interno di questa finanziaria, ma cercherò di entrare nel merito durante la prosecuzione del mio intervento. In una fase così delicata spetta a noi dare un segnale forte e, al tempo stesso, capace di trasmettere sicurezza alla gente. Non dobbiamo dimenticare che abbiamo una grandissima responsabilità verso il popolo sardo che ha creduto in noi. Fuori dal palazzo, fuori da quest'Aula parlamentare, i Sardi si aspettano un riscatto.
Una legge finanziaria che andiamo ad approvare all'interno di questo Parlamento dovrebbe essere il primo passo nella strada della risalita. Uso il condizionale perché le perplessità nei confronti di questo documento sono numerose, sono tantissime. Ci troviamo di fronte ad una legge basata, evidentemente, su una rigida filosofia di austerità; non mi rivolgo solo all'Assessore competente, all'assessore Francesco Pigliaru, ma a tutta la Giunta. Vi siete ispirati ad una politica improntata al rigore più severo, come già era emerso nel documento di programmazione economica e finanziaria, e durante la discussione di quest'ultimo ci siamo riservati, io personalmente mi sono riservato, di valutare il successivo operato nel momento in cui sarebbe stata predisposta la legge finanziaria e quindi il bilancio della Regione. Il risultato è questo, ancora una volta è scaturito un programma all'insegna di tagli e riduzioni. E' anche vero che, se noi dell'UDS avessimo potuto partecipare e collaborare direttamente alla stesura di questa legge, avremmo fatto delle scelte completamente differenti e la nostra manovra finanziaria sarebbe stata veramente diversa; nelle condizioni attuali mi rendo perfettamente conto delle difficoltà che potete aver incontrato nell'elaborazione di tale bilancio.
Ereditate dai governi passati una situazione tragica, al limite della sostenibilità, questo è stato detto dal relatore di maggioranza. Ripeto, è un luogo comune, credo che di queste dichiarazioni in quest'Aula negli anni passati ce ne siano state tantissime. Ereditate, dicevo, una situazione tragica, una situazione praticamente insostenibile; è vero, l'indebitamento della Regione è ai massimi storici, è cresciuto da 0,48 miliardi di euro nel 1999 ad oltre due miliardi nel 2004, un quadro drammatico. Le risorse disponibili scarseggiano e a questo punto è veramente improcrastinabile un cambiamento netto di direzione, su questo credo che tutta l'Aula e tutto l'emiciclo, sia dalla parte destra che dalla parte sinistra, sosterrebbe questa teoria e questa tesi. E' necessario puntare dritti al risanamento del debito pubblico, anche questo è vero, anche questa è una conferma. Quindi, credo che questo aspetto, almeno così mi sembra, possa mettere tutti d'accordo, l'ho già detto, da una parte - all'altra dell'Aula, di questo sono fortemente convinto. E' un'esigenza condivisa più o meno unanimemente, ma ci unisce la sostanza e non il metodo.
Tutto e subito, signori colleghi, mi sembra veramente un'ambizione eccessiva, in particolare perché questo vostro programma, prima di poter raggiungere lo scopo prefissato, si lascia dietro troppe vittime, addirittura cadaveri, va a colpire duramente le fasce più deboli della popolazione. "Il fine giustifica i mezzi", diceva, o avrebbe detto, Niccolò Macchiavelli, il quale sosteneva che il Principe all'occasione non deve essere buono ma deve imparare ad essere cattivo, ad essere duro; certamente non è il nostro caso, a parte che abbiamo cinquecento anni di differenza, però una politica macchiavellica non può essere trasportata tout court in un momento come questo, in cui sono in gioco gli interessi della nostra terra e del nostro popolo, di quei settori più sensibili che rischiano di essere maggiormente penalizzati dalle vostre scelte imposte dall'alto e senza un loro reale coinvolgimento.
Da più parti si è puntato il dito contro la mancanza di concertazione, la vostra finanziaria avrebbe quasi saltato a piè pari le fasi del confronto con le classi sociali, le associazioni di categoria e i sindacati, eppure il dialogo, la mediazione, sono da sempre un cavallo di battaglia del centrosinistra. Allora mi domando, anzi la Sardegna si domanda, i Sardi si domandano: che cosa è accaduto? Una tale assenza di sintonia appare un grave neo, soprattutto dal punto di vista di chi, come me, crede nell'importanza del confronto e del dibattito costruttivo. Uno scambio di opinioni e di considerazioni su diversi progetti per lo sviluppo dell'Isola sarebbe stato fondamentale e avrebbe indubbiamente arricchito e rafforzato il programma futuro, rispetto al quale - mi sembra - avete le idee molto chiare. Nella vostra relazione, infatti, avete prospettato una manovra finanziaria da oltre sei miliardi, poi modificata dalla stessa Commissione competente, e sostenete come priorità "quella di perseguire un sentiero di sviluppo salvaguardando il controllo della spesa e perseguendo il risanamento finanziario della Regione", parole testuali. Belle parole! Complimenti per chi le ha scritte, effettivamente è una linea di massima che non si può non condividere. Non si può non condividere tale obiettivo, ma sono più che mai convinto che questo scopo sia raggiungibile in modo più ordinato, sicuramente meno drastico, con minori ricadute per la società. Insomma, diciamo chiaramente, è stato già detto e probabilmente lo si ripeterà continuamente all'interno di quest'Aula, si poteva fare nell'arco dell'intera legislatura, nell'arco dei cinque anni della legislatura e della vostra maggioranza. Invece no, lo ripeto ancora, tutto e subito.
Ancora vi siete impegnati a finanziare un piano per lo sviluppo e per il lavoro indirizzando nuovamente tutte le risorse disponibili in questo senso, in particolare con la rimodulazione degli interventi del programma operativo regionale, le assegnazioni statali, le risorse regionali e l'eliminazione di tutte le spese non necessarie e improduttive. Ecco, quindi, un esempio: 30 milioni per l'articolo 19 della "37", più altri 140 milioni di euro per ognuno dei prossimi tre anni, sempre con fondi POR. Lasciamo da parte la questione dei POR che sono finora utilizzati come risorse aggiuntive, che sono destinate allo sviluppo, e non sostitutive quindi ai fondi regionali, come invece avete pensato voi. Pensate di sostituire - sono vostre dichiarazioni - i fondi regionali con il programma di sviluppo, con i POR praticamente.
Lasciando da parte l'aspetto dei POR, vorrei soffermarmi su quello che riguarda lo smantellamento della parte del piano del lavoro che, come tutti sappiamo, non ha prodotto lavoro. Questo mi potrebbe trovare praticamente d'accordo, ma non capisco tuttavia come si possa pensare seriamente ad un piano per lo sviluppo tagliando così nettamente le risorse a disposizione e non presentando altre possibili soluzioni. Avete prospettato entrate per oltre cinque milioni di euro, sappiamo tutti che il Dpef dispone come vincolo che le spese non possano essere superiori alle entrate in maniera superiore al 10 per cento e quindi si ricorrerà all'indebitamento per lo stretto necessario e il risparmio della spesa corrente dovrà essere di questo 10 per cento.
Un piano di rientro che, sulla carta, non fa una grinza, è chiaro che tecnicamente possiamo tutti essere d'accordo, salvo poi ritrovarsi sotto mano una strategia politica di tagli a cui non si accompagnano proposte alternative. Non si intravede una politica industriale, una politica energetica, una politica agricola e tanto meno una politica dei trasporti; mancano scelte decisive, utili a rilanciare l'economia, a fornire risposte adeguate per il superamento di un'emergenza sociale e produttiva tra le più difficili della nostra storia. La politica industriale ed energetica vanno entrambe ripensate e adattate alle nuove esigenze; in quest'Aula parlamentare se n'è già stato discusso a lungo, è stato detto più volte con ampi e articolati dibattiti.
Forse sarebbe stato opportuno pensare ad un programma di incentivi regionali per stimolare l'utilizzo dell'energia solare; potrebbe rappresentare una via per diminuire la richiesta di energia termoelettrica e, ovviamente, una reale possibilità per creare nuovi posti di lavoro. E' solo un'idea, chiaramente, ma probabilmente all'interno di una concertazione sarebbe venuta fuori anche questa proposta. Contemporaneamente non si possono e non si devono perdere di vista la metanizzazione, cosa che comunque state seguendo, e le altre fonti energetiche. Recentemente persino il leader degli imprenditori nazionali, Luca Cordero di Montezemolo, e il suo vice hanno parlato dell'importanza del metano e del prezzo che l'industria sarda paga per questa mancanza. Appare fin troppo evidente, quindi, che sono indispensabili soluzioni nuove e diverse per fornire energia a basso costo, un passaggio decisivo anche per il rilancio della nostra industria.
Mi dispiace ripetermi, ma se il programma di governo fosse stato redatto dall'UDS, la finanziaria avrebbe posto le basi per garantire il rispetto dei sardi e della nostra sardità, avrebbe contenuto tutte quelle considerazioni che sono state fatte nella prima parte del mio intervento. Questa finanziaria non guarda ad una politica seria delle entrate, pregiudicata da una filosofia della spesa resa da voi praticamente inaccettabile. Questa vostra politica indebolisce e rischia di ledere in maniera irrimediabile il rapporto tra lo Stato e la Regione, quel rapporto che è già fragile, quel rapporto che è difficile con lo Stato centrale.
Ritornando nello specifico della finanziaria, che è l'argomento all'ordine del giorno, mi preme sottolineare che, per certi aspetti, questa legge sferza un colpo pesante, quasi mortale alle politiche del lavoro, come abbiamo già detto, alla politica sociale e alla politica dell'istruzione. Entriamo nel merito e facciamo anche qualche esempio. La promozione dello sport, spettacolo e attività culturali, esempio più volte riportato dai mass media, subisce una riduzione generale pari oltre al 60 per cento delle previsioni del 2004, che già erano scarse e considerate insufficienti per soddisfare il fabbisogno delle richieste individuate soprattutto dalla legge regionale 17 del 1999.
E' vero che la Commissione ha cercato di trovare qualche soluzione rimpinguando il capitolo con oltre cinque milioni di euro, ma questi cinque milioni di euro sono come una goccia in un oceano. Tale diminuzione, quindi, diventa ancora più grave se guardiamo alla funzione sociale che tale servizio svolge nei confronti della nostra società sarda. Lo sport in generale, e quello giovanile in particolare, deve avere una considerazione primaria da parte di questa Giunta e della maggioranza. I tagli che arrivano addirittura al 75 per cento nel capitolo dei contributi per le attività dilettantistiche rappresentano una vera e propria mazzata. Nel 2005 gli stanziamenti per le attività degli enti di promozione sono pari a zero addirittura, si viene così a creare una situazione inaccettabile per le conseguenze che potrà avere, paradossale se confrontata con i numeri degli enti, oltre 213 mila tesserati in tutta l'Isola. Una realtà importante, dunque, che non può rischiare di scomparire in silenzio.
Ancora, un altro esempio: un'ennesima riduzione va a colpire la medicina sportiva, il fondo per il rimborso delle visite mediche alle società è decurtato sensibilmente, infatti dai 370 mila euro dello scorso anno si passa a 100 mila euro. E' vero poi che la Commissione bilancio ha modificato e ha, anche in questo caso, rimpinguato il capitolo, ma sempre ancora con una cifra insufficiente e tale da non permettere assolutamente di coprire le spese che, secondo la Federazione regionale medico sportiva che ha lanciato l'allarme, sono necessarie per trenta dei centomila praticanti l'attività sportiva nell'Isola che si sottopongono annualmente a visita sportiva.
La preoccupazione è che queste riduzioni incidano pesantemente sulle casse societarie, al punto da determinare una minore attenzione verso la tutela della salute, addirittura il rischio è che molti giovani rinuncino a praticare sport per evitare spese eccessive per la visita medica, che resta comunque necessaria e quindi - come ho già detto - indispensabile. Questi tagli allo sport sono, presumibilmente, la prova più schiacciante di quanto questa drastica e forzata cura dimagrante possa essere deleteria. State mettendo in seria crisi la sopravvivenza dello sport stesso nell'Isola. Mi riferisco allo sport per tutti, a quell'insieme di discipline che non possono essere ridotte esclusivamente nell'ambito sportivo, si tratta infatti di attività che svolgono un'azione formativa di prevenzione sanitaria e di inclusione sociale. Non la scopriamo certamente oggi la funzione sociale ed educativa dello sport, esso è inteso come strumento indispensabile per la tutela psicofisica, ma anche per la crescita culturale e civile dei cittadini. Voi, con un tocco di cimosa, state facendo sparire un patrimonio che non è soltanto sportivo, in questo caso la responsabilità è completamente vostra e noi lo sottolineeremo più volte e a tutti i livelli.
Per quanto riguarda il settore dell'editoria, ritengo assolutamente necessario il totale reintegro dei fondi destinati alle imprese editoriali dell'informazione. E, mentre auspico la predisposizione in tempi rapidi di una legge organica in materia, ribadisco la necessità di fare uno sforzo ulteriore per garantire anche nel 2005 le risorse a sostegno del pluralismo dell'informazione.
Un caposaldo di qualsiasi democrazia e di una piena libertà civile, così come un segno di grande civiltà, è l'attenzione che un Governo presta al mondo dell'istruzione e della formazione. I giovani sono una ricchezza su cui puntare ed investire e il presidente Renato Soru questo lo ribadisce e lo ripete spesso, invita i ragazzi ad impegnarsi nello studio e a specializzarsi sempre di più. Ben venga, in effetti il tema della conoscenza è stato sbandierato nove mesi fa in campagna elettorale come uno dei vostri obiettivi primari, ma alla prova dei fatti però sembrano solo belle parole. Già, delle belle parole, perché come si può dire ad un ragazzo di studiare e di impegnarsi se poi non gli si danno gli strumenti e le più elementari opportunità? Siamo di fronte a tagli che colpiscono addirittura la scuola materna, per non parlare della formazione professionale. L'ho già detto a proposito del Dpef e ora, con maggiore forza, ho necessità di ribadirlo. Non tutto in questo settore funziona alla perfezione, è vero, molti rami secchi andavano giustamente potati, ma non si può procedere bendati colpendo alla cieca e facendo tabula rasa anche di ciò che si sarebbe dovuto e potuto salvare. Per ciò che concerne il sistema universitario, invece, è d'obbligo una maggiore attenzione, perché gli atenei e il mondo che vi ruota intorno possano svolgere nel miglior modo possibile la loro funzione culturale.
In questo senso si dovrebbe procedere con un processo di riorganizzazione da garantirsi almeno nel triennio 2005-2007 attraverso un intervento mirato della Regione. Mi pare comunque indispensabile un'azione urgente per l'istruzione e la formazione professionale, il dato dei laureati è bassissimo, noi sappiamo che solo il 10 per cento della popolazione attiva è in possesso di una laurea, addirittura siamo la Regione con il più alto numero di giovani che non consegue il diploma di scuola media superiore e quello per le figure professionali qualificate; tutto questo deve farci riflettere. Non possiamo sperare di diventare competitivi, di fare il salto di qualità se non partiamo dal basso investendo sulla nostra futura classe dirigente e lavorativa. Attualmente, concludo, abbiamo una forza lavoro tra le meno qualificate d'Europa, addirittura siamo più indietro rispetto ai Paesi dell'Est europeo.
A questo punto, credo che la legge finanziaria non possa e non debba essere di una sola parte politica. Deve guardare a 360 gradi, deve spaziare ed essere forte del contributo di ognuno di noi. Verrà presentata sicuramente una serie di emendamenti, che altro non sono che il tentativo di apportare quelle modifiche migliorative nell'interesse della nostra gente, nell'interesse della nostra Isola. Alcune proposte potranno anche apparire sicuramente campanilistiche, ma questo sarà perché chi meglio di coloro che operano nel territorio, come noi, che conosciamo lo stesso e le esigenze della nostra comunità, può dare dei suggerimenti?
Lavoreremo e lotteremo perché questa manovra finanziaria trovi i maggiori ostacoli per la sua approvazione, se questi emendamenti e i nostri suggerimenti non verranno accolti all'interno di quest'Aula, siamo sempre convinti che il bene dell'Isola non possa nascere nel chiuso di una singola bottega, ma debba partire da un confronto aperto e allargato a tutti, sicuri che nella diversità di posizioni si nasconde il segreto di una conoscenza consapevole, di una crescita consapevole e matura, degna della nostra terra e della nostra unica identità di sardi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Serra. Ne ha facoltà.
SERRA (Insieme per la Sardegna). Grazie, signor Presidente. C'è una evidente coerenza nell'impianto di questa finanziaria - riconosciuta anche, seppure parzialmente, nelle relazioni di minoranza - che non può non essere preliminarmente apprezzata. Questa coerenza è palese rispetto al Dpef che, a sua volta, lo è rispetto al programma della Coalizione Sardegna Insieme, perché è appunto in quel programma che sono indicate le principali scelte politiche che ispirano questa finanziaria e che sono sostanzialmente totalmente condivise, fino al punto che hanno portato i Sardi ad attribuire una grande maggioranza di voti alla coalizione di centrosinistra.
Non credo che vi sia alcun abuso, come invece è sostenuto in una delle relazioni di minoranza, né dei termini "razionalizzazione, contenimento, snellimento, pulizia…" eccetera, né dei loro contenuti. I numeri e i parametri principali da cui questa maggioranza deve partire per avviare un processo di riforma per il quale i sardi ci hanno fatto vincere le elezioni sono ormai chiari a tutti, sono scritti nella finanziaria e nel bilancio, sono scritti nella relazione, e il Presidente della terza Commissione li ha ben elencati ieri nella sua introduzione, e c'è il limite del 10 per cento del Dpef, c'è l'obbligo legislativo, politico e morale della riduzione drastica del disavanzo.
Occorre, inoltre, dare atto alla Commissione del grande lavoro svolto in questo mese e mezzo. Dai dati sugli emendamenti che ci ha fornito ieri l'onorevole Secci, mi pare che non possa assolutamente dirsi che vi era una qualche blindatura da parte della Giunta: 69 emendamenti approvati in finanziaria e 28 approvati nel bilancio. E' per questo che condividiamo quanto detto nella relazione di minoranza a proposito del ritardo con cui la finanziaria arriva in Consiglio. A dire il vero, stamattina durante la relazione di minoranza, mi è sembrato che ci fossero delle notevoli divergenze rispetto ai toni usati nella relazione scritta, comunque su un punto non si può non concordare, io non faccio parte della Commissione, ma so ed è evidente che non vi è stato alcun ostruzionismo da parte della minoranza. La complessità delle questioni ha reso necessario un lungo lavoro - svolto con il contributo di tutti - che, per quel che so, non è finito, può e deve continuare, inoltre non mi risulta che vi sia qualcuno che intende calpestare le prerogative, la dignità e il ruolo del Consiglio regionale.
La stessa calendarizzazione dei lavori fa subito pensare che il passaggio in Consiglio di questa manovra non sarà una formalità, ma il Consiglio potrà e dovrà portare ulteriori modifiche e miglioramenti. Per quanto mi riguarda, pur consapevole che è e sarà interesse di questa Regione riuscire in futuro a limitare al massimo o addirittura a eliminare il ricorso all'esercizio provvisorio, non credo necessario né utile anteporre la questione dei tempi a quelle di sostanza. Se sapremo trovare soluzioni ad alcuni problemi ancora aperti e soprattutto se tali soluzioni saranno unitarie, non solo non mi spaventa, ma dico ben venga il quarto mese di esercizio provvisorio.
La stampa e le televisioni sarde, negli ultimi mesi, ci hanno quotidianamente e ampiamente informato di incontri, convegni, discussioni tra la Regione nel suo complesso (la Presidenza della Giunta, gli Assessori, i Gruppi consiliari) e i rappresentanti di tutte le categorie e dei gruppi sociali presenti in Sardegna. Tutto ciò è sotto gli occhi di tutti, qual è il senso? Emergono evidenti due considerazioni. La prima: è chiaro che le consultazioni o concertazioni, che dir si voglia, ci sono state e che molte indicazioni sono state accolte e inserite nella finanziaria; la seconda, più squisitamente politica: si è determinato in questi mesi intorno alla Regione un interesse e un movimento che tempo fa non si vedevano. Non si è trattato, anche se ve ne sono state, solo di contestazioni, ma ci sono state, oltre che semplici richieste, anche molte proposte, in parte accolte, che non dobbiamo disperdere.
Tutto questo è frutto di una grande aspettativa di rinnovamento alimentata dal nuovo corso emerso dopo il voto del giugno 2004, occorre ora - ripeto - non deludere queste aspettative. Siamo in presenza di una finanziaria di livello, che contiene anche dei necessari obbligati sacrifici, già limata in qualche ruvidità iniziale dalla Commissione e suscettibile di qualche ulteriore miglioramento. Ciascuno di noi, come singolo consigliere, come gruppo o come partito, continua anche in questi giorni e in queste ore ad avere contatti, a chiedere consigli e indicazioni a quanti, e sono veramente tanti, in questo periodo hanno manifestato interesse per contribuire ai suddetti miglioramenti.
Per quanto riguarda me e il mio Partito, i punti principali su cui credo si debba e si possa intervenire sono due: il primo è il lavoro e il secondo è il riordino degli enti e delle comunità montane. Non si può in questa sede affrontare tutto, poi vedremo nell'articolato, faremo delle proposte anche in quella sede, ma su queste due questioni occorre dire qualcosa ora. Sul primo punto, che riguarda il lavoro, si è detto e discusso moltissimo. E' questo, lo ripetiamo ancora una volta, il problema della Sardegna e quindi ogni azione di questa Regione deve essere indirizzata verso l'aumento della occupazione. Dunque, per quanto riguarda il piano per il lavoro, è possibile che possano essere apportate ulteriori modifiche e destinate altre aggiuntive risorse a questo settore? Noi chiediamo che, in questo senso, venga fatto un ulteriore decisivo sforzo.
Strettamente legata a questo è la questione delle comunità montane, perché non si tratta di un problema di razionalizzazione della spesa relativa al funzionamento di enti che complessivamente non si sono dimostrati all'altezza dei compiti per cui vennero istituiti, qui è in ballo l'altro problema principale della Sardegna, quello delle zone interne. Poiché in Sardegna la montagna coincide con le zone interne, è indispensabile e improcrastinabile approvare una riforma che dia ad essa vera dignità e vera possibilità di sviluppo. C'è una proposta di legge già approvata dalla competente Commissione, è necessario che quella proposta venga approvata dal Consiglio e diventi al più presto legge regionale.
A volte io vengo definito, da qualche collega, l'uomo senza correnti. E' vero, rappresento da solo, in questo Consiglio, il Partito dei Comunisti Italiani. Il meccanismo elettorale con cui si è eletto questo Consiglio contiene diverse storture, una di queste ha portato all'elezione di un solo consigliere di un Partito che in Sardegna ha ottenuto oltre sedicimila voti. Ma "uomo senza correnti" anche perché nello statuto del mio Partito è previsto il metodo del centralismo democratico. Non sono fuori tema, queste considerazioni mi servono ad introdurre una questione che riguarda l'approvazione della legge finanziaria.
Ho già detto delle modifiche principali che il mio Partito chiede vengano esaminate e approvate, ma voglio qui annunciare con chiarezza che non sono disponibile a fornire alcun consenso a proposte di modifiche che possano dar luogo a giudizi complessivi sulla Giunta o contengano impliciti elementi che esulino dalla legge finanziaria. Il Partito dei Comunisti Italiani fa parte di questa maggioranza, sostiene con la lealtà di sempre questa Giunta, così come sostiene, con fermezza e determinazione, le ragioni dei ceti che rappresenta. Il Partito dei Comunisti Italiani non è e non sarà disponibile a votare proposte né di destra né di sinistra né tanto meno trasversali che non abbiano come unico obiettivo quello che esplicitamente contengono e che non rappresentino l'interesse dei sardi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Signora Presidente del Consiglio, signori Assessori, colleghe e colleghi, prendo la parola nell'istituzione deputata a produrre leggi in nome e per conto del popolo sardo, nel luogo elettivo dove i provvedimenti normativi si dovrebbero approvare in seguito a una discussione seria, articolata e non pregiudiziale. Prendo la parola, però, in quello che definisco un contesto surreale, dove il risultato purtroppo è già scritto, ed è già scritto in largo anticipo. Dove le discussioni si riducono in realtà a dei monologhi di rito, essendo ben chiara la consapevolezza che questo Consiglio è stato assolutamente esautorato.
Avrei voluto dire commissariato, ma mi riserverò più avanti qualche riflessione su questo inquietante concetto ormai tradotto in pratica politica quotidiana. Bilancio e finanziaria rappresentano appuntamenti importanti, direi decisivi per il futuro della nostra Regione e il confronto dovrebbe avvenire sul merito, nelle sedi opportune, in primo luogo nelle Commissioni. Invece si assiste al triste balletto di una maggioranza ostaggio di un Presidente che interpreta la legge elettorale nelle forme più deteriori e antidemocratiche possibili.
Si è parlato - non certo per caso - dai banchi della maggioranza di cesarismo, di monocrazia, di arroganza e via dicendo in un crescente di epiteti che la dicono lunga sul tasso di democraticità circolante in questo Consiglio. Leggi, provvedimenti e decisioni sono prese in altre sedi, non dico sotto dittatura, ma certamente sotto un certo qual ricatto. E anche su questo mi permetterò di proporre qualche valutazione successiva.
Ma passiamo, per così dire, al merito delle questioni. Nessuno può contestare il fatto che in questa Regione esista un indebitamento; sulle cause si potrebbe a lungo dissertare e basterebbe, sul punto, analizzare freddamente l'ultimo decennio delle politiche regionali. E su politiche di lungo periodo nessuno può trarsi fuori, anche perché è evidentemente strumentale, oltre che scorretto, addossare gli eventuali disastri di anni e anni di politiche scellerate sulle spalle dell'ultimo governo avversario. Ma il problema va ormai spostato sui rimedi, sui metodi, sulle strategie per uscire fuori dal pantano. Noi non condividiamo il metodo ragionieristico e decisionistico con cui si pretenderebbe di risolvere il problema dell'indebitamento. Riteniamo che l'obiettivo di qualunque Governo regionale sia quello di pensare ai modi più funzionali per mettere mano alla materia, nessuno può avere ricette infallibili, neanche nessuno che oggi ispira eufemisticamente una maggioranza riottosa, vilipesa, sistematicamente umiliata. Sappiamo, invece, per certo che il fine non giustifica i mezzi, anzi dai buoni mezzi si realizza il buon fine, dai cattivi mezzi si ricava il pervertimento dei buoni fini. Anche gli obiettivi più sacrosanti degenerano in un male peggiore di quello che si vuole combattere, ed è poco saggio somministrare una medicina che peggiora la malattia che pretenderebbe di curare.
Fuor di metafora, un indebitamento strutturale come quello della Regione, che investe e condiziona fortemente comparti strategici, ha bisogno di decisa gradualità, cioè di un piano progressivo di interventi spalmati sul medio periodo, dilazionati con razionalità, affinché essi siano metabolizzati dai destinatari e non creino invece disperazione. E, contemporaneamente, un serio piano di risanamento non solo è accompagnato da un preciso e integrato sistema di interventi legislativi strategici, ma richiede una visione globale del modello di sviluppo. E lo sviluppo non si può né pensare né tanto meno realizzare con criteri astrattamente ragionieristici, con sforbiciate condotte senza ritegno e senza rispetto. Lo stato sociale, i servizi essenziali, i comparti strategici non possono essere valutati con meri criteri aziendalistici. Il pareggio di bilancio deve essere uno degli indicatori, ma non il paravento per commissariare di fatto l'intera Regione.
Siamo di fronte ad atti gravissimi che i colleghi della maggioranza avranno molta difficoltà a spiegare ai propri elettori. Si sta perpetrando, nel silenzio complice degli alleati del Presidente, un attacco senza precedenti alle regole democratiche e alle stesse leggi vigenti. In nome di un decisionismo becero e arrogante si sta compiendo uno spoil system assai più radicale, perché si sta concentrando e accentrando, nelle mani di quello che io ho già definito altre volte un nuovo monarca, un sistema di potere e prerogative che di fatto sta imbavagliando la Sardegna. Dietro il furore moralizzatore, dietro il fanatismo isterico di un falso ambientalismo, dietro le campagne aziendalistiche fatte di petizioni di principio e di moltissime figuracce si nasconde forse, ahimè, un disegno inquietante. Se il centrodestra avesse osato ridurre la concertazione con le parti sociali a pura ritualità si sarebbe negli anni scorsi gridato allo scandalo.
Se il centrodestra avesse osato procedere al commissariamento degli enti regionali si sarebbe gridato alla violazione delle regole e della tenuta democratica. Se il centrodestra avesse spogliato il Consiglio delle sue legittime prerogative scavalcando persino le leggi vigenti, si sarebbe organizzata la più grande parata di piazza dal dopoguerra ad oggi. Avremmo assistito a scioperi selvaggi, a insulti, a campagne feroci di stampa. E invece? E invece il presidente Soru ha i poteri per ricattare tutti, ma non ha un modello di sviluppo. I suoi Assessori, purtroppo, alcuni dei quali stimo devo dire profondamente, sono ridotti a figuranti in un teatro la cui sardità occupa la scena. E non ci sono tagli, solo scelte, divertente sofisma che nasconde gravissime responsabilità etiche e politiche. La verità è che dietro i tagli non si intravede nessun modello di sviluppo, si persegue la politica della divisione tra categorie, tra partiti, tra parti sociali, divide et impera.
Settori strategici sono ridotti in ginocchio, le regole della concertazione sono sistematicamente violate, gli enti locali sono ridotti a passivi spettatori di un neocentralismo regionale, forse anche direi... anzi non lo dico, se no esagero. E dietro il sardismo di facciata si nasconde l'attacco più feroce e concentrico che mai sia stato sferrato alla nostra identità. L'elenco è puramente indicativo e serve solo a chiarire come la situazione della nostra Isola sia peggiorata.
La formazione professionale è stata dichiaratamente tagliata e spazzata via, un numero crescente di giovani, si parla di più di tremila ragazzi, non lo diciamo noi, lo dicono i sindacati, lo dicono gli enti di formazione, si trova oggi in situazioni pirandelliane che gridano vendetta. Moltissimi operativi sono ridotti ad una prospettiva di licenziamento, sono centinaia le lettere di prelicenziamento che sono arrivate ai dipendenti degli enti di formazione professionale e sfido chiunque a dire il contrario. Lo sport ha subito tagli indiscriminati e spesso si è avuta la sgradevole sensazione che molti provvedimenti siano stati presi per ripicca nei confronti di avversari politici, piuttosto che per oggettive scelte di bilancio. Dopo il panino sardo e altre amenità in salsa sardista, alla prima seria prova dei fatti la Giunta ha sfornato un attacco senza precedenti nei confronti della cultura e dell'identità, con tagli paradossali e con criteri sperequativi, al punto che vi è stata una sollevazione generale di intellettuali e di editori notoriamente schierati a sinistra e che oggi, probabilmente, avrebbero una seria difficoltà a riconfermare quella fiducia che malamente hanno risposto su chi ha ingannato i sardi con promesse vacue.
L'agricoltura è in ginocchio. Chi scorre le cifre vede solo una marea di zeri allo sviluppo, all'innovazione, agli investimenti nei settori produttivi. Tagli indiscriminati a cui non corrisponde alcun serio progetto di riforma, con l'aggravante di aver promesso interventi urgenti, che puntualmente sono stati disattesi. Stessi discorsi potrei fare sull'industria, sull'artigianato, sui trasporti, tutti settori strategici sui quali la Giunta Soru ha collezionato straordinarie brutte figure, dando ennesima prova di dilettantismo politico e di sconfinata protervia. Ma poi andiamo a rileggere le mirabili pagine delle dichiarazioni programmatiche, delle note di programma e dei tanti interventi pubblici a difesa dell'indifendibile e scopriamo che c'è uno scarto insostenibile tra petizioni di principio e realizzazioni pratiche.
La fama di giustiziere che ormai si è fatto il presidente Soru, che ha fatto coagulare attorno a sé il risentimento della gente, sta finendo. Il credito di cui ha goduto sta per essere riscosso, ma non ci saranno dividendi, la sua maggioranza dopo solo otto mesi di governo sta vacillando, abbiamo sentito anche oggi alcuni interventi, mostra crepe significative nonostante i numeri le diano un margine invalicabile. Le sue credenziali sono in ribasso perché chi vende sogni deve almeno mostrarsi capace di meritare la fiducia. Io spero che il presidente Soru non prenda queste considerazioni, come già in precedenza ha fatto relativamente a dei miei interventi, come degli attacchi personali, si tratta di riflessioni politiche che non saranno mischiate con allusioni ai suoi presunti interessi occulti in molte operazioni.
Noi crediamo che il confronto politico non abbia bisogno di tali appigli, perché di ragioni per criticare la sua politica ce ne sono anche troppe, semmai dovessero emergere altri profili saranno altre istituzioni a dover intervenire, noi però abbiamo il dovere in quest'Aula di non tacere. E a proposito di collusioni e silenzi su cui, invece, è necessario fare chiarezza, vorrei avanzare riserve su un altro argomento spinoso, magari non originale e già ripreso stamane da alcuni colleghi. Si tratta però di una cartina di tornasole circa il modo con cui questa maggioranza interpreta la legalità. Intendo riferirmi al capitolo vergognoso delle cosiddette norme intruse. Io mi chiedo come sia possibile che una Giunta e una maggioranza che si sono presentate agli elettori esibendo la faccia truce dei moralizzatori e degli assertori della legalità, possano permettersi di violare così scandalosamente le leggi vigenti in tema di formazione di bilancio.
La legge parla chiaro, non ammette sotterfugi e neppure interpretazioni di comodo. La legge impedisce che la finanziaria possa contenere norme sugli enti regionali e sul personale. Si tratta di argomenti delicati che devono essere affidati al confronto dell'Aula, ai tempi del ragionamento democratico, alle logiche della concertazione e, aggiungo, all'analisi concreta dei bisogni, delle aspettative e delle peculiarità di ciascun contesto. Ebbene, ciò che sconcerta non è solo l'impudenza di voler riempire la finanziaria di queste norme intruse, e di cadere perciò nel vizio italico di partorire finanziarie omnibus, sconcertano e preoccupano soprattutto le argomentazioni addotte per giustificare la faccenda: occorre fare in fretta, e poi gli elettori non capirebbero una marca indietro.
Analizziamo bene queste affermazioni, cari colleghi, che rappresentano un insulto per il prestigio di questa Assemblea. Si sta dicendo che, in virtù di pruriti aziendalistici e di sindromi decisionistiche, si può e si deve violare la legge. Il rispetto della legalità è subordinato ai tempi del cesarismo. Fretta sospetta, peraltro, come se si dovessero chiudere a tamburo battente questioni vitali per assicurarsi nicchie di potere e armi potenti di ricatto. E poiché non si può tornare indietro, perché qualcuno non capirebbe, ciò significa una sola cosa, state dicendo che voi potete violare impunemente la legge e che non volete ripristinare la legalità perché non conviene. Questo è il messaggio che avete lanciato ai sardi e questo è il messaggio che vi si ritorcerà come un boomerang, anche perché le norme intruse hanno già fatto vittime eccellenti prima ancora di essere approvate definitivamente.
Con questo sistema sono state esautorate le Commissioni competenti e si è permesso alla Commissione bilancio di ingerirsi in faccende come le riforme istituzionali su cui non ha alcuna competenza. Ma c'è di più, la Commissione autonomia è stata umiliata nelle proprie prerogative, dato che ora ci divertiremo a vedere cosa succederà quando approderà in Aula il testo organico della Prima Commissione sulle comunità montane affiancato a quello assai meno adeguato incorporato nelle norme intruse voluto a spada tratta dal Presidente.
Si tratterebbe di una cosa assai divertente se non ci fosse la preoccupazione che, con questi sistemi, si sta consumando l'esautoramento definitivo del prestigio e delle funzioni del Consiglio regionale. E se la concertazione con le parti sociali non si fosse rivelata una farsa e non sarà un caso che, pur con un governo che si dice di centrosinistra, in pochi mesi i sindacati e le associazioni di categoria siano sul piede di guerra, siete riusciti - di questo bisogna darvene atto - in un'impresa che sembrava impossibile. Tragicomica è poi l'affermazione di chi ritiene che gli obiettivi della maggioranza siano ambiziosi ma difficili da raggiungere, anche perché le parti sociali non gradiscono. La realtà è più prosaica, gli obiettivi sono irraggiungibili perché il potere taumaturgico è solo una sindrome patologica di chi crede nel governo dell'uomo solo al comando.
Sfasciare non è ricostruire, demolire non è riformare e i Sardi sapranno a chi dovranno rivolgersi quando chiederanno conti salati a chi ha promesso l'Eldorado e ha costruito un nuovo muro del pianto. Bilancio e finanziaria sono blindati, per cui non vale forse neppure la pena di addentrarsi in complicate dissertazioni su criteri e sulla proporzionalità dei tagli imposti. E immagino che sia tempo perso cercare anche di emendare con razionalità un impianto che non può essere condiviso né nella filosofia né nei metodi. Tuttavia onestà vuole che si riconoscano, laddove siano presenti, anche gli elementi di positività. In Commissione è stato possibile, almeno a tratti, portare avanti un confronto dialettico onesto e produttivo e senza atteggiamenti pregiudiziali. Così hanno trovato accoglimento alcuni emendamenti basati su importi minimi e vertenti su argomenti di interesse generale. Si tratta di un piccolo raggio di sole in un'atmosfera politica cupa e plumbea, ma certo se dovessimo valutare il trattamento riservato alle politiche giovanili verrebbe fuori un quadro sconfortante.
Questa maggioranza baldanzosa si è presentata all'elettorato con programmi ambiziosi dove la risorsa giovani risultava strategica e vincente, nelle note di programma tuttavia poi si scopre che regna una visione assai riduttiva della questione. Le politiche giovanili sono trattate alle stregua di una mera questione socio assistenziale e sanitaria, tutto si riduce alla previsione della necessità di elaborare fondamentali studi, immagino prodotti da qualche accademia universitaria che ha sostenuto la maggioranza. Studi e ricerche che hanno come tema originale addirittura il problema della devianza giovanile, se ne sente parlare ormai da vent'anni, forse è ora di finirla. Mi rendo conto che non c'è un progetto perché manca una visione davvero operativa dei problemi e capisco che, su temi così delicati, l'unica proposta sia quella di aumentare la già ricca bibliografia sul tema, anzi si potrebbe raccomandare di affidare questi illuminati studi a docenti studiosi della penisola non collusi con la realtà locale, e sarebbe facile perché basterebbe scrivere sul tema senza neppure fare ricerca sul campo.
Strategie astratte valide per ogni ragione sono alla portata di tutti, e una consulenza non si nega mai a nessuno. Alludo alla farsa del tanto sbandierato piano sociale approvato dalla Giunta; come è stato segnalato da più parti, si è proceduto a proporre un piano generalistico, ricco di cifre, statistiche, tabelle ma completamente slegato rispetto alla nostra specialità e al divario esistente tra le varie zone della Sardegna. Al punto che non è mancato chi ha sostenuto che una simile iniziativa sarebbe adattabile alla situazione di qualsiasi regione italiana, alla faccia delle nostre peculiarità e del sardismo di facciata.
Parlando seriamente, tornando per un attimo al tema, si tratterebbe di proporre politiche giovanili strettamente legate alla creazione di opportunità e di socializzazione, di fruizione delle offerte culturali, delle offerte sportive, delle offerte ludiche. I giovani hanno bisogno di spazi, di strutture, di autonomia, non di studi sull'emarginazione. La devianza è, almeno da noi, fenomeno marginale da combattere in altre sedi e con altri strumenti. Le politiche giovanili si fanno in stretto raccordo con gli enti locali; sì, proprio con quelle autonomie che sono state sistematicamente svalorizzate da questa maggioranza. Lo dico con amarezza, si è trattato di una grande occasione perduta, per dare un segnale forte e concreto di cambiamento e di attenzione, ma mi rendo conto che si tratta di riflessioni che non troveranno sponde e allora mi permetto un'ultima considerazione e poi chiudo.
Una finanziaria "lacrime e sangue" avrebbe l'obiettivo di risanare le casse regionali, e quindi di ridurre fino ad annullare l'indebitamento. Ebbene, è sconcertante ma assai divertente la doppiezza della maggioranza, massimo rigore, commissariamenti a catena, soppressioni, tagli indiscriminati per colmare i buchi di bilancio e poi magicamente si vuole ridurre l'indebitamento con i BOND, ultimo mirabile esempio di coerenza e credibilità.
La nuova tautologia da inserire nei manuali di argomentazione potrebbe perciò essere la seguente: l'indebitamento si risolve con l'indebitamento, a pagare ancora una volta sarà Pantalone e sembra proprio la scena di un film già visto. Avremmo volentieri speso il tempo nella discussione per confrontarci su numeri, criteri e strategie e purtroppo non potremo dire che sarà per un'altra volta.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). La ringrazio Presidente. Il collega Secci ha proposto al Consiglio, con la sua relazione molto equilibrata e molto corrispondente al lavoro svolto in Commissione, un ragionamento che sinora non è stato oggetto di attenzione da parte dei colleghi che hanno perso le elezioni e che sono intervenuti, ragionamento che diceva: riforme e risanamento non sono solo un problema della maggioranza. Su questo concetto, che è il cuore della considerazione che ha fatto il collega Secci, noi non con prepotenza, collega Sanjust, ma con rapporto equilibrato e democratico, vorremmo avere qualche risposta.
Si può decidere di non rispondere, non c'è obbligo perché non c'è sanzione, però noi ci permettiamo di insistere perché riteniamo che sia giusto, in questa occasione o anche in questa occasione, pretendere il confronto. Un confronto che dice che le riforme sono norme che guardano al domani e non possono essere figlie della maggioranza che al momento governa ma, come dice il collega Secci, alla costruzione degli strumenti del buon governo della Regione devono partecipare tutte le sensibilità di questo Consiglio regionale. Non ci sono gli amici Riformatori, staranno senz'altro studiando emendamenti per riformare il sistema, però noi vogliamo proporre questo concetto, senza sfuggire al ragionamento sulle norme intruse. Però sempre il collega Secci aggiungeva, nella seconda parte, che anche il tema del risanamento delle finanze della Regione deve essere visto dalle diverse sensibilità del Consiglio.
Io uso termini forse un po' più forti di quelli del collega Secci per dire che il disastro al quale è stata portata la Regione deve essere affrontato riconoscendo che siamo in una situazione di difficoltà; per uscire dal disastro nel quale noi stiamo operando in questi mesi io non pretendo, come si faceva nelle grandi organizzazioni di sinistra, l'autocritica, no, io pretendo che sia avviata tra di noi una serena e costruttiva discussione al fine di un ragionamento equilibrato che faccia incontrare il risanamento con il sostegno e lo sviluppo. Anche quando sono espresse dai giovani consiglieri regionali, le teorie che sostengono che era meglio la finanza allegra, perché così si aiutava lo sviluppo, non convincono nessuno e nessuna parte del mondo, non in Sardegna. Siamo in presenza di un indebitamento eccessivo, non siamo in grado di far fronte all'ordinario, dobbiamo rispondere con le poche risorse che abbiamo ad una grande domanda straordinaria che viene proposta dal nostro sistema produttivo.
Noi abbiamo detto, attraverso la relazione, sostenuto in Commissione dai nostri colleghi che ne fanno parte, che occorre fare in modo di utilizzare rapidamente le risorse della Comunità europea per rispondere alla domanda di investimenti che si deve fare in Sardegna. Noi pretendiamo che ci diate una risposta, può non essere quella la strada, invece noi siamo convinti che sia proprio quella, perché siamo nell'Obiettivo 1 ancora per poco e dobbiamo usare quelle risorse e avere quella competenza, anche di tipo culturale, che ci permetta di partecipare alla costruzione di uno sviluppo della nostra Regione per rispondere anche al declino del nostro paese, nel quale è stato precipitato dalle scelte del Governo Berlusconi.
Anche su questo noi abbiamo lanciato una sfida, comprendiamo perfettamente che si tratta di usare le risorse con intelligenza e avanzare progetti, sempre con intelligenza, per trasferirle, abbiamo chiaro che questo è un ragionamento che non può fare solo il sistema pubblico o la parte pubblica che interviene nella produzione di ricchezza, ma che c'è la partecipazione insostituibile dell'impresa che opera nella nostra Regione e con la quale dobbiamo trovare il punto di convergenza, perché gli sforzi delle singole imprese siano sostenute dal sistema pubblico attraverso le leggi di settore e le infrastrutturazioni che debbono essere, anche queste, punto di attenzione della discussione che facciamo oggi.
Allora, questa è la discussione che dobbiamo fare, mica dobbiamo parlare di Soru, prepotente, non prepotente, che c'entra tutto questo? Si apre la campagna elettorale, andrete nelle piazze, se qualcuno vi vuole ascoltare direte quello che vi passa per la testa. Adesso discutete dall'argomento che è stato introdotto, perché di questa discussione c'è bisogno. Allora, se dobbiamo correggere la linea del declino della nostra economia, pur essendo un'operazione difficile da fare, si deve per forza fare; voi dite che siamo in presenza di tagli, ma di che cosa possiamo essere in presenza, di investimenti, se non ci sono le risorse, che voi avete dilapidato?
OPPI (U.D.C.). Come mai non lo dicevi prima?
CUGINI (D.S.). L'ho detto anche prima! L'ho detto anche prima ed io ti invito a mettere un tuo collaboratore, tanto ne hai molti, a leggere e a studiare i miei interventi, così poi quando intervieni, Giorgio, mi dici: "Tale giorno, a tale ora, in questo intervento, hai detto questa cosa qua.".
OPPI (U.D.C.). Te lo ripeterò.
CUGINI (D.S.). Vedrai che non troverai nessun intervento da parte mia che dice quello che tu mi vuoi far dire, perché io non lo penso. Ma non è che non lo penso oggi, non l'ho mai pensato, perché sono figlio di un insieme di equilibri che mi dicono che occorre sempre, quando si parla della risorsa pubblica, operare per il bene della collettività.
Allora qual è la responsabilità che noi vogliamo proporre a questo Consiglio? E' quella di cercare di rispondere ad una situazione difficile stando al passo con l'evoluzione legislativa europea e partecipando al sostegno del sistema delle imprese. Come si può fare? Si può fare se le risorse che abbiamo, le risorse complessive, così come ha proposto l'Assessore, vengono utilizzate attraverso leggi di settore per sostenere lo sviluppo nei diversi comparti, da quello agricolo a quello industriale, senza sostituirci all'attenzione dello Stato, ma stando dentro le risorse comunitarie.
Allora io penso che noi dobbiamo fare questo ragionamento avendo chiaro, cari colleghi, che la strumentazione presente in Sardegna, che si è realizzata negli anni e in particolare nella prima fase dell'autonomia, è una strumentazione inadeguata. Non c'è nessuno di voi, se non per fatto polemico, che può dire che gli enti per il turismo erano strumenti corrispondenti allo sviluppo mondiale che c'è stato in Sardegna nel comparto del turismo. Chi può sostenere questo? Anche i consiglieri regionali di campagna capiscono che non si può utilizzare l'azienda di soggiorno per dialogare con il mondo che si muove, perché la Regione sarda è un punto di riferimento mondiale per quanto riguarda questa parte dell'economia.
E' stata fatta un'operazione giusta ma, aggiungo, in ritardo. Io sarei d'accordo con voi se qualcuno si alzasse per dire che è stato superato un ente inutile, perché quelli sono enti inutili; occorre adesso costruire l'ente utile, allora qual è la strumentazione utile per svolgere questa funzione nel mondo? La critica da fare a tutti noi è quella. Faccio solo un esempio: vediamo assieme quello strumento, perchè oggi lo utilizziamo noi che stiamo governando, ma è utile anche a voi che state facendo opposizione, inoltre sta dentro la costruzione della prospettiva nel comparto più esposto nel mondo per quanto riguarda la nostra economia. Accetto la critica, è stato soppresso un ente inutile, però se dovesse essere accentrata la competenza nell'Assessorato, io non lo condivido, nessuno di noi, di quelli che siamo da questa parte (in battuta dico dalla parte giusta), sostiene la tesi dell'accentramento, noi sosteniamo la tesi della costruzione di uno strumento, per quanto riguarda quella parte, che vi deve vedere impegnati nello sforzo di riforme. Se voi, invece, non volete fare questo ragionamento, è chiaro che date sfogo non alla cultura di governo che deve caratterizzare grandi forze politiche, ma alla cultura della conservazione. E io potrei farvi degli esempi sulla cultura della conservazione.
Il collega Sanna, 20 o 30 giorni fa, è stato alla Stazione sperimentale del sughero per partecipare ad una discussione. Ho letto la cronaca, so che ha fatto un mare di critiche, però mi aspetto - quando prenderà la parola - che riprenda l'argomento per rispondere a questo quesito: è giusto che la Stazione sperimentale del sughero continui a fare ricerca e sperimentazione? Sanna mi dice: "Sì". E' giusto che la ricerca in un comparto sensibile e delicato come quello sia una ricerca pubblica? E Sanna mi dice: "Sì". Ecco, siccome mi ha detto due "sì", adesso mi deve dire un "no". E' giusto che le competenze della Stazione sperimentale del sughero vengano tolte al pubblico per darle ad un'azienda privata, trasferendo così la ricerca ad un'azienda privata per fare un imbroglio? Ieri, durante l'assemblea dei lavoratori, questi ultimi si sono opposti. Poi, io non so se l'amministratore rimane con il partito che l'ha designato, perché tra di voi in questo periodo c'è una danza, un passaggio da una parte all'altra senza che si capisca dov'è la conclusione. Io penso che noi dobbiamo dire che occorre produrre una convergenza. Io ho detto di commissariare quell'ente. Siccome l'ho detto io, non è stato commissariato!
Ma, insomma, la Giunta regionale assume una delibera per dire di evitare l'assunzione di personale negli enti che sono ormai quasi superati e quel consiglio di amministrazione conferma un concorso preceduto da un tentativo di variazione della pianta organica per modificare le competenze di ricerca in burocrazia inutile e voi non l'avete commissariato. Io vi attacco perché non l'avete commissariato, siete in ritardo perché quelli fanno ulteriori danni.
OPPI (U.D.C.). L'hai proposto tu!
CUGINI (D.S.). Esatto, esatto, quindi proponilo tu, è quello sto dicendo. Io sto dicendo che voi dovete partecipare, vedi che arrivi alla conclusione che ti propongo io, Giorgio. Io ti chiedo di partecipare, non di assentarti, dalle riforme che devono essere fatte.
OPPI (U.D.C.). Ma non ci ascoltate. Non volete dialogare!
CUGINI (D.S.). E allora io penso che quando si dice che, attraverso la finanziaria, sono state introdotte norme intruse, l'argomento sul piano teorico ed anche sul piano pratico ha del vero.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue CUGINI.) Personalmente non sono mica convinto che le riforme sono le norme che abbiamo introdotto nella finanziaria, sono un'attenzione giusta al tema della costruzione della strumentazione, poi dobbiamo fare gli strumenti con l'esempio che ho richiamato prima.
E' qui la sfida, non è che è Soru prepotente, chi di noi non è prepotente? Io conosco prepotenti tra di voi, e voi tra di noi. Insomma, è offensivo quando si dice: "Poi dà ordini". Secondo voi, da ordini a me, o da ordini ai colleghi che sono qui, che sono tutte personalità costruite in un impegno politico di anni? Ma non scherziamo su queste cose, misuriamoci sul merito come è stato proposto.
Allora, norme intruse: io do questa spiegazione e questa lettura e mi impegno per quella lettura e per quella impostazione, che è la costruzione della nuova Regione, che è il superamento di una strumentazione vecchia, alla quale abbiamo partecipato tutti, che va superata dotando la Regione di strumenti capaci di avvicinare il governo ai cittadini.
E' in questo quadro che io sostengo la tesi che anche la parte riferita alla comunità montana è più corrispondente, anzi è corrispondente il lavoro che ha fatto la Commissione autonomia, più del lavoro che hanno fatto i colleghi della Commissione programmazione. Ma mica c'è contrasto, conflitto, terremoto sotto la Quercia, tutte queste cose che si dicono. No! Sono opinioni che si confrontano ed io sosterrò la tesi che quel lavoro che ha fatto la Commissione è giusto che venga valutato da tutto il Consiglio e rapidamente, perché quando Biancareddu è stato Assessore per qualche mese, poi sostituito dal suo direttore, aveva proposto la riforma delle comunità montane e io allora avevo detto a Biancareddu: "Hai fatto bene ad avanzare quella proposta". Poi però è stato sostituito con il direttore del suo Assessorato, per dire quanta forza riformatrice c'era in quel momento nel Governo della Regione!
Io penso che dire che le comunità montane, i comuni montani debbano avere un'attenzione in più di quella che hanno i comuni non montani, è dire una cosa che è attesa dai cittadini sardi che vivono in quelle comunità, ed è compito, competenza, valore - aggiungo - importante, se il Consiglio regionale, non il centrosinistra, norma diversamente le comunità montane e le unioni dei comuni perché significa trasferire competenze (lo dico per l'assessore Pigliaru), risorse e personale in un rapporto dialettico che ci permette di rispondere anche ad aspettative presenti nel mondo del lavoro del pubblico impiego.
Perché ci sono aspettative, individuali e collettive, ma quei sindacati sono anche sostenitori dell'esigenza di riformare la Regione. C'è però anche un principio che non è solo di carattere sindacale o contrattuale: se trasferiamo competenze e risorse, bisogna trasferire anche personale, da lavoro a lavoro. Inoltre occorre introdurre delle norme che prevedano, nella prima fase chiaramente, la volontarietà e, nella seconda fase, anche l'impegno diretto, come capita in tutti i sistemi che si vogliono reggere sul piano economico, siano essi privati che pubblici. Quando ero ragazzo, ho fatto il sindacalista, conosco molti articoli del Codice Civile a memoria, ma non mi sto richiamando alle virgole dei contratti, mi sto richiamando ad un'esigenza di natura riformatrice che c'è nella nostra Regione e io penso che voi vi dobbiate associare a questo ragionamento.
Noi abbiamo un limite, che vi proponiamo e che siamo qui a sostenere, che non può essere modificato, è il limite che abbiamo democraticamente stabilito con il Dpef e che il Presidente della Commissione terza, collega Secci, ha proposto. E' un limite che non si può modificare, possiamo anche fare il braccio di ferro, stare qui il giorno di Pasqua, ma quello non si modifica. Ci sono degli aggiustamenti da fare dentro un quadro? Parliamone, ma parliamone in Aula, qui, tra di noi, perché se pensate che si possa usare il voto segreto per ottenere qualcosa, sbagliate anche in questo caso. A me è capitato di denunciare un giornalista perché ha scritto che io, a voto segreto, avevo votato contro la norma che proponevo, figuratevi se ho difficoltà a dire la mia opinione palesemente, ma non illudetevi, da questa parte non ci sono quelle situazioni che avevate voi dall'altra parte quando votavate contro di voi.
Quindi, quella è un'esperienza che non proponiamo all'attenzione, ragioniamo con serenità e, concludendo, aggiungo: perché non mettiamo all'ordine del giorno il fatto che se il tempo dell'esercizio provvisorio è più breve è un bene per l'economia e per la Regione? Se l'esercizio provvisorio è breve, il merito non andrà mica alla maggioranza, andrà senz'altro all'opposizione.
OPPI (U.D.C.). E' tutta colpa vostra!
CUGINI (D.S.). Quello è giusto.
OPPI (U.D.C.). E te lo dimostrerò con i numeri che è tutta colpa vostra.
CUGINI (D.S.). Allora, Giorgio, siccome io so che buona parte delle cose che sto dicendo le condividi, e condividi anche quelle che non dico, penso che tu possa arrivare a ragionare con noi, così come ha proposto il collega Secci, per dire: "Lavoriamo come se avessimo un Regolamento diverso da quello che abbiamo, esprimendo le opinioni che dobbiamo dire, sollevando le critiche che dobbiamo fare, ma dandoci anche tempi molto ravvicinati per approvare la finanziaria".
Se voi accettate questa idea, noi siamo pronti a riconoscere la bontà di questa vostra posizione e sono convinto che anche quelli che verranno chiamati alle urne, nei prossimi giorni, apprezzeranno questo lavoro mettendolo in capo a tutti e soprattutto a chi lo permette. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Matteo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, pensavo di non intervenire stamattina ma, dopo aver ascoltato con grande attenzione gli interventi di chi mi ha preceduto, dico subito che questa finanziaria (che arriva in Consiglio regionale, come già i relatori dell'opposizione che mi hanno preceduto hanno più volte evidenziato, dopo tre mesi di esercizio provvisorio) è una finanziaria che - come abbiamo avuto modo in questi giorni di definire in più occasioni - non tiene conto della reale situazione che si è venuta a creare nella nostra Regione.
Dico anche, con altrettanta franchezza, che ho sognato in questi primi mesi di governo di trovarmi a discutere in quest'Aula, anche con tre mesi di esercizio provvisorio, una finanziaria che rispecchiasse quelli che sono stati in campagna elettorale i proclami di questa maggioranza e del presidente Soru.
Una finanziaria rivoluzionaria, questo mi aspettavo, si aspettavano i sardi e ci aspettavamo anche noi consiglieri dell'opposizione. Una finanziaria che, in qualche modo, tenesse conto degli ultimi, perché dagli ultimi doveva iniziare, onorevole Cugini, la vostra politica. Dagli ultimi doveva iniziare la politica del centrosinistra sardo, dagli ultimi doveva iniziare la politica del governatore. Ma così non è e ce ne dispiace. Ci dispiace soprattutto perché a quest'Aula, sono convinto, non verranno date tutte quelle possibilità per intaccare questa finanziaria perché è blindata. Scordiamocelo, colleghi. Questa finanziaria non ha alcuna possibilità di essere scardinata o modificata, perché questa è la volontà del Presidente, e quindi questa è la volontà dell'Esecutivo.
Molti obiettivi (come il contenimento dell'indebitamento, la stessa razionalizzazione della spesa, la riforma degli enti) sono certamente condivisibili, ma è il metodo che non va, onorevole Cugini. Noi contestiamo il metodo, oltre che la mancanza di una strategia, la mancanza di una politica che tenga conto della concertazione, quella concertazione che è stata sbandierata a tutti i livelli dal centrosinistra sardo. E' stata sbandierata anche in campagna elettorale, ma è una concertazione che è stata calpestata, e lo dimostrano in questi giorni le lettere, gli inviti delle associazioni di categoria, dei sindacati, e di tutti coloro i quali guardavano a questa maggioranza e a voi con grande attenzione.
Li avete delusi, avete deluso i sardi, avete deluso tanti giovani e ha fatto bene il collega Sanjust nel suo intervento ad evidenziare come, in questa finanziaria, mancano veramente le attenzioni per i giovani e per le politiche giovanili. Questa è una politica da sartoria, fatta di tagli, che però non confeziona nessun abito, è una politica fatta con le forbici, che qualcuno ha osato definire come la politica della motosega; perché è la motosega che ha inaugurato questa legislatura e sono convinto che sarà la motosega a caratterizzare la vostra legislatura nei prossimi mesi.
E' una politica antigallurese, mi duole dirlo, che non tiene conto, anzi è una politica finanziaria che va contro gli interessi della Gallura, perché è la politica del centrosinistra sardo che sta andando contro gli interessi della Gallura. Lo dico con grande dispiacere, lo dico perché quotidianamente quando stiamo nel territorio, onorevole Cugini, mi capita di ascoltare le lamentele, le preoccupazioni e qualche volta anche di scontrarmi perché cerco di spiegare ai miei interlocutori che bisogna aspettare.
Ma quanto bisogna aspettare, onorevole Cugini, per intravedere un minimo di attenzione, uno spiraglio di attenzione nei confronti di quei territori e di quelle popolazioni che giorni si sono visti scippare, oltre a delle opere, degli interventi anche culturali, mi riferisco a tante manifestazioni, e non solo, al problema della viabilità, ad una viabilità che comunque viene sbandierata a ogni livello in campagna elettorale da noi galluresi, da qualsiasi parte sia la nostra collocazione, ma che poi al momento opportuno, quando si tratta di decidere e di incidere, non trova in termini pratici quella fattiva attenzione verso questi territori.
Non vengono ascoltate le amministrazioni locali, il loro ruolo è stato calpestato, prima in occasione della legge urbanistica, ora in occasione di questa finanziaria. Per questo noi faremo, in quest'Aula, una giusta battaglia con delle proposte, consapevoli che sarà difficile che una di esse venga accolta, consapevoli del fatto, come ho avuto modo di asserire nel mio intervento iniziale, che questa comunque è una finanziaria blindata, ve ne accorgerete, è per questo che noi esprimiamo tutte le nostre preoccupazioni. E' una finanziaria di tagli, tagli che riguardano l'agricoltura, i trasporti, le politiche giovanili, la programmazione in generale, che riguardano ogni segmento della vita sociale, è una finanziaria iniqua, come iniqua è la vostra politica, quella politica che state calando dall'alto.
Devo essere sincero, molto probabilmente se noi oggi, come centrodestra, ci trovassimo in maggioranza, quello che voi state facendo a noi non l'avrebbero consentito i sindacati, le associazioni di categoria; avrebbero paralizzato la Sardegna, cosa che invece concedono a voi. Ma quanto durerà questo patto di non belligeranza? Quanto durerà questo patto di desistenza fra il centrosinistra regionale e le associazioni di categoria e i sindacati? Spero poco, lo spero nell'interesse dei sardi, ma soprattutto nell'interesse di quest'Aula. Io mi auguro, onorevole Cugini, lei che si è rivolto a me e la ringrazio per avermi dato questo assist (utilizzo questo termine calcistico)...
CUGINI (D.S.). Bisogna saper giocare a pallone, però.
SANNA MATTEO (A.N.). Quando vuole, onorevole Cugini. Relativamente alla Stazione sperimentale del sughero, noi siamo andati a quella riunione per manifestare non tanto contro il tentativo di riforma, quanto sul metodo, è il metodo che non ci piace, è il metodo che noi discutiamo. Per noi la Stazione sperimentale del sughero ha un'importanza strategica, volevo ricordare all'onorevole Cugini che, sino al 1999, quella Stazione non era amministrata da noi, era amministrata da voi. Non era amministrata bene, non era amministrata bene! Come non erano amministrati bene molti di quegli enti che oggi voi, con la forbice e con la motosega, state tagliando e sopprimendo. Dico questo anche per ricordare ai colleghi che la situazione finanziaria di questa Regione non è attribuibile esclusivamente al quinquennio del centrodestra, questa situazione finanziaria ha una storia, ha i nomi e ha i cognomi.
Quindi, quando sento dire che questa politica finanziaria, che voi volete calare dall'alto o meglio che vi stanno calando dall'alto, è una politica che nasce dalle esigenze di controllare la spesa, di risanare il debito, vi voglio ricordare che è una politica che ha delle responsabilità riconducibili ad altre targhe politiche e anche a persone che comunque, nonostante oggi dicano altra cosa e siedano sui banchi della maggioranza, hanno avuto nelle passate legislature responsabilità a tutti i livelli, responsabilità in Consiglio e responsabilità anche nei propri partiti e nella vita sociale, politica ed economica della Sardegna.
Quindi, è il progetto che continua a mancare, quel progetto che metteva il lavoro al centro di tutto, che metteva l'uomo al centro di tutto, quel progetto sbandierato in occasione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente in quest'Aula, quel progetto che ha fortissime difficoltà a decollare perché non ne siete convinti neanche voi. Non ne siete convinti perché anche voi, al vostro interno, avete tanti problemi e avete le stesse perplessità che noi abbiamo, perplessità che derivano dal malcontento popolare.
Ascoltando oggi il collega Uras di Rifondazione, su alcuni passaggi e su alcune battaglie non posso che trovarmi con lui. E dico anche che, in Sardegna, questo progetto che state calando, è un progetto che, se non verrà rivisto, creerà delle situazioni di disagio sociale e di malessere sociale difficili da recuperare. Quindi, l'appello che rivolgo, da umile e semplice consigliere di un altrettanto umile, ma non semplice, partito dell'opposizione, al quale mi onoro di appartenere, è che questo Consiglio restituisca alla Sardegna il primato della politica, perché è questa la grande sfida, o noi restituiamo a questo Consiglio il primato della politica, una politica che decide, una politica che media, una politica che riesce a far proprie quelle istanze sociali e popolari dei nostri conterranei, oppure la politica è finita.
Io mi auguro che, da questa discussione, possano nascere elementi propositivi ed innovativi, elementi che migliorino questa finanziaria, basta poco perché peggio di così non si può, elementi che tengano in considerazione la reale situazione della Sardegna in questo momento, una Sardegna che arranca, una Sardegna che soffre; faccio mie anche le preoccupazioni di tanti giovani, di tanti miei coetanei che a trent'anni non hanno lavorato ancora un solo giorno della loro vita. Dico questo perché, come ho avuto modo di asserire in altre occasioni, noi siamo opposizione in quest'Aula, ma non siamo opposizione rispetto alle preoccupazioni e alle istanze di tanta povera gente che guarda a noi con grande attenzione, soprattutto dopo la campagna discriminatoria, forse architettata ad hoc da qualcuno qui dentro, che mira a delegittimare il ruolo del Consiglio. E' un Consiglio che lavora, ma deve contare di più, soprattutto nei casi in cui, come questo, ci si appresta a discutere un documento così strategicamente importante per la vita politica, economica e sociale dell'intera Sardegna.
Quindi, per quanto ci riguarda, metteremo in campo tutti quegli strumenti democratici che il Regolamento ci consente affinché questa finanziaria venga migliorata e tenga veramente conto degli ultimi, perché è da loro che doveva partire la vostra politica, invece non è stato così. Avete tradito tutte le aspettative delle classi sociali più disagiate, lo avete dimostrato sin dai primi mesi del vostro Governo attraverso tagli irrazionali, che riguardano ogni segmento della vita sociale sarda, a partire dalla formazione professionale, dall'agricoltura, dallo sport, dalla scuola e da tutte quelle attività che comunque in qualche modo riuscivano, nelle passate legislature, a dare delle piccole risposte in tutto il territorio.
Volevo anche ricordare che la Sardegna non inizia a Mogoro, la Sardegna è fatta di tante realtà, piccole e grandi, tanti comuni, tanti enti, tante associazioni, associazioni che avete calpestato, mi riferisco al taglio effettuato anche ai finanziamenti in favore delle Pro Loco, ricordando a quest'Aula che le Pro Loco lavorano bene e lavorano tanto, e chi lavora all'interno delle Pro Loco esercita una funzione importante, soprattutto nei centri interni della Sardegna, svolgendo finanche opera di volontariato. Voi avete colpito pure il volontariato, avete colpito il no profit, avete colpito ed affossato il mondo della cooperazione, ma qual è questa politica innovatrice che dovevate imprimere alla Sardegna, me lo dite?
Qual è il progetto rivoluzionario che volevate calare sulla Sardegna? Ancora noi non l'abbiamo visto, l'unico progetto che abbiamo visto è quello che non tiene conto dell'uomo, lo avete dimostrato con la legge urbanistica e lo state dimostrando con questa legge finanziaria. E' un progetto che porterà la Sardegna sull'orlo del baratro, che costringerà le prossime generazioni e le nuove generazioni ad emigrare. Per questo noi cercheremo di migliorare questa finanziaria con tutti i mezzi che il Regolamento ci mette a disposizione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Lai. Ne ha facoltà.
LAI (D.S.). Grazie, Presidente. Noi possiamo decidere, cari colleghi, se impostare il nostro dibattito su un versante di confronto riguardante le azioni compiute dal Governo regionale in questi ultimi cinque anni, , con una maggioranza di centrodestra che governava lo scorso mandato e i cui risultati sono di fronte all'evidenza, oppure se affrontare con la dovuta responsabilità il presente e il medio termine che abbiamo davanti.
Onorevole Sanna, ci accomunano molte sensibilità, però è bene che, sulla scelta di rivolgersi al passato o al futuro, siamo consapevoli che non è un gioco che si fa in questo Consiglio e che non ha conseguenze all'esterno, quando lei dice che la situazione finanziaria della Regione viene da lontano, lei ha ragione, basta leggere il vostro primo Dpef, il quale dice, nelle conclusioni, le stesse cose, individua gli stessi interventi, traccia le stesse direzioni che noi tracciamo, questo vuol dire che non è che la ricetta possa cambiare se i problemi sono gli stessi.
C'è un'unica differenza, mentre noi avevamo impostato, nella legislatura durante la Giunta Palomba, una fase di riorganizzazione della contabilità pubblica, del bilancio regionale, rientro da una condizione finanziaria devastante, insieme ad una politica di sviluppo che si basava, tra le altre cose, su iniziative come la nuova legislazione sul lavoro, come il piano del lavoro, invece nei cinque anni delle Giunte del centrodestra la situazione, nonostante voi dichiaraste di voler fare le stesse cose che oggi noi diciamo di fare in termini di risanamento, non solo non le avete fatte ma, guidati dalla piazza e dagli interessi dei singoli, spesso inenarrabili, anche di consiglieri, non avete potuto far altro che aumentare la situazione debitoria, il disavanzo, degenerare in termini di regole, rendere incredibile ovvero non credibile la politica in Sardegna. Rendere non credibile questa istituzione in Sardegna! Allora noi non possiamo certamente dire di essere contenti di quello che abbiamo fatto sinora, perché avremmo voluto, dovuto, forse potuto fare di più, ma ci sono condizioni date, limiti dati che consentono di fare alcune cose e non altre e costringono alle scelte.
Questa è una finanziaria di scelte, come sono state quelle che hanno guidato la vita politica della nostra Regione in questi otto mesi. Nonostante non siamo contenti, noi sappiamo che su alcuni punti fondamentali non solo non vogliamo recedere, ma non dobbiamo recedere, perché è un dovere bloccare la politica della cicala che ha guidato la visione generale della Sardegna in questi cinque anni di governo di quella che oggi è la minoranza, perché riteniamo il tema delle riforme non una scelta tra le tante possibili, ma un'emergenza, perché riteniamo la scelta del risanamento non un'opzione tra le tante a cui dare un tempo possibile, tre, quattro anni, due anni, ma un'urgenza!
Né noi né voi, se aveste vinto, ci saremmo potuti presentare di nuovo alla Sardegna indebitandola nuovamente di altri duemila miliardi anche quest'anno, come è stato fatto negli ultimi tre anni. Non l'avrebbe potuto fare nessuno, chiunque fosse stato al governo. Allora è in questo che la finanziaria per noi è blindata, sulle regole fondamentali, sui doveri morali nei confronti della Sardegna, della quale e per la quale stiamo guidando in questo momento la politica e, in questo specifico momento, l'economia. Siccome l'economia pubblica guida largamente anche l'economia privata, è evidente che regole garantite, dette, confermate, vissute e praticate per quella parte dominante che vincola tutto il resto dell'economia, trasporta poi adeguati ed uguali comportamenti anche nel resto dell'economia sarda, che ne ha molto bisogno, perché tendenzialmente un sistema economico,così vincolato dal sistema economico pubblico, assume poi i comportamenti del sistema economico pubblico, assume i comportamenti della vita pubblica anche nelle azioni private, e non sono stati comportamenti virtuosi.
Noi possiamo anche continuare a parlare di questi cinque anni del passato, ma la verità è che sfuggiamo a dei doveri precisi che abbiamo, noi per la nostra parte di ruolo, voi per la vostra parte di ruolo, che non sono quelli di difendere quello che è stato fatto male negli scorsi cinque anni, ma provare a fare meglio quello che c'è da fare nei prossimi cinque anni. Lo dico, rivolgendomi all'onorevole Sanna che è alla prima legislatura, perchè può aiutare tutti in questo Consiglio guardare ciò che è la prospettiva piuttosto che confrontarsi su un passato del quale non c'è da andare orgogliosi e del quale tutti, con responsabilità diverse come adesso, siamo un po' responsabili.
Non è una finanziaria casuale questa, c'è anche una sottile linea rossa che lega la legge salvacoste a questa legge di bilancio, la sottile linea rossa è quella che dice che ci sono, nei momenti di emergenza, oltre che una regola morale che dovrebbe valere sempre, delle risorse che sono intoccabili, perché non sono nostre, perché, se vai a toccarle, precondizioni negativamente la possibilità di uscire dallo stato di crisi e di emergenza. Per quanto riguarda queste risorse intoccabili sono quelle immateriali come l'ambiente, perché l'uomo vive nell'ambiente e in un ambiente positivo o negativo ed è l'uomo di oggi che sottrae l'ambiente a quello di domani. E' l'uomo di oggi che sottrae l'ambiente a quello di domani! Così come sono intoccabili le risorse economiche del futuro, ovvero l'indebitamento, i soldi che oggi ci prendiamo dal futuro e quando ce li prendiamo dal futuro non sono soldi nostri e se non sono soldi nostri o li spendi bene per migliorare anche la vita del futuro, oppure li stai rubando! Allora questa Regione doveva smettere di rubare dal futuro, ecco perché c'è una sottile linea rossa che lega la salvacoste a questa legge di bilancio.
Io non sono contento del ritardo nella presentazione della legge finanziaria, però il ritardo ha consentito di fare una di quelle cose che servono in questi casi, che l'onorevole Capelli ha rappresentato seppur in maniera sbagliata, cioè ha trovato tante risorse aggiuntive - che non sono risorse disponibili quest'anno, l'anno prossimo o negli anni prossimi ancora - che sono le risorse non spese, i residui, tanti danari che erano stati impegnati e non spesi. Allora la presentazione ritardata il 21 gennaio - pensiamo e speriamo che questa sia l'ultima in questo ciclo legislativo - ha consentito di rendere comunque disponibili risorse che oggi rappresentano per questo bilancio la possibilità di non azzerare settori che a lungo hanno vissuto con danaro pubblico e che sono stati anche a lungo inabituati alla ricerca del danaro privato, però sappiamo che non si può uscire da una certa condizione con uno shock che uccide il paziente, bisogna uscire con la gradualità giusta.
Queste risorse aggiuntive, trovate con il ritardo, con il lavoro in più necessario, consentono di presentare una finanziaria che non è una finanziaria di tagli stratosferici, è una finanziaria che sceglie i settori nei quali si deve intervenire con maggiore o minore disponibilità. Ma non è che stiamo scegliendo di non intervenire, stiamo optando per l'indebitamento minore, per il furto minore di risorse del futuro che ci consente e ci obbliga a scegliere alcuni settori, quelli che è indispensabile sostenere, per orientarli nuovamente verso un modello virtuoso di rapporto con l'economia pubblica. Questa finanziaria rappresenta, comunque, essenzialmente una finanziaria di svolta, perché avvia il risanamento e consente di fare delle scelte non solo sotto il profilo economico, ma anche sotto il profilo strategico.
Penso anche che questa finanziaria abbia molti più obiettivi condivisi di quelli che state anche rappresentando voi, cioè il contenimento della spesa, l'attivazione di nuovi strumenti finanziari, lo sfoltimento di enti e consigli di amministrazione, e quando dite che siete d'accordo su questi obiettivi ovviamente poi dite che la questione non è di merito, ma di metodo e dite che in questo modo i più deboli pagherebbero il conto.
Badate, qui c'è una priorità che bisogna in qualche modo far emergere; bisogna scegliere, in maniera anche consapevole di quelli che sono i vantaggi e gli svantaggi, i benefici o le condizioni negative che si ottengono, per restituire (dopo cinque anni e forse anche qualche anno in più, perché obiettivamente anche i cinque anni della nostra legislatura con Palomba presidente non hanno avvicinato o riavvicinato i cittadini alla politica, o mantenuto un rapporto di fiducia con i cittadini) alla politica il senso della severità nelle scelte e negli strumenti. Della severità, cioè della non disponibilità a dire di sì a qualunque cosa, della non disponibilità a lasciare tutto così perché altrimenti arriva una protesta da qualche parte o dall'altra, che non significa non ascoltare le grandi organizzazioni democratiche o le grandi categorie, perché quelle sono base fondante della democrazia partecipativa, del modello a cui crediamo di più, il modello europeo, che è il modello concertativo, e sono base indisponibile alle discussioni, a essere tirati per la giacchetta da una parte o dall'altra. Si tratta solo di stabilire come renderle più autonome e più indisponibili a questo tiraggio di giacchetta che, negli anni scorsi, tra l'altro, avete praticato anche voi, ma non è un argomento che voglio riprendere.
Il tema è stabilire, nella severità della politica, alcuni punti fermi dei modelli democratici e di partecipazione a cui crediamo, e sono modelli democratici e di partecipazione a cui crediamo perché si riferiscono al modello al quale vogliamo guardare, che è il modello europeo, che è il modello che tiene insieme stati, nazioni, regioni, organizzazioni collettive, che consente di arrivare a cambiamenti condivisi perché svolti dentro un ambito di consenso e di concertazione, non sono parolacce, sono valori.
Dentro questa finanziaria c'è, con grande indisponibilità, un obiettivo forte che abbiamo sancito insieme, che è quello che non ci si scosta di più del 10 per cento dalla differenza tra ciò che sono le disponibilità economiche e ciò che è la necessità di impegnare risorse pubbliche. Non più del 10 per cento. Anche qui uno può dire: ma il 10 per cento può essere anche l'11, può essere anche il 10,5; questa non è una questione di rigidità, c'è il problema di stabilire obiettivi certi, di attribuire ad essi importanza strategica e di confermarli nei nostri processi decisionali che poi comportano conseguenze sia in termini di risultati, sia in termini di stili di comportamento. Gli stili di comportamento che ci riguardano e che pratichiamo sono poi gli stili di cui la società si pervade e che la influenzano; qui il confine tra flessibilità e finanza allegra è stato per molti versi inesistente.
Sono convinto che non è un tema che va discusso nel capitolo flessibilità, disponibilità, tempi maggiori. C'è un problema di sostanza, se stabiliamo che un obiettivo non lo stiamo perseguendo per noi, ma per quelli che vengono anche dopo di noi, quell'obiettivo va raggiunto con lo sforzo, con la capacità di sacrificio, conseguenti alle scelte che si fanno di non lasciarsi andare alle considerazioni e al fatto che è più facile accontentare tutti piuttosto che spiegare, scegliere, decidere.
Forse su questo abbiamo ancora della strada da fare e secondo me, come dice il presidente Secci, ce l'abbiamo noi e voi, cioè ce l'ha il Consiglio. Se ci sottraiamo, o voi o noi, è il Consiglio che perde la funzione e la responsabilità che ha nei confronti della società. Tra l'altro a quella flessibilità che diventava finanza allegra ha corrisposto un addormentamento della società sarda su una disponibilità straordinaria, definita epocale, che è quella dei fondi europei. Un addormentamento che non è solo della politica e non è neanche solo dell'amministrazione. Io sono stufo di sentire che l'amministrazione regionale è incapace di spendere i soldi. La verità è che, su un sistema facile di spesa, che è quello della spesa regionale, ci si è adattati tutti: noi, la politica, l'amministrazione regionale, la Regione nel ssuo insieme e la società, che si è addormentata perché è molto più facile spenderli, non ci sono regole del gioco, non ci sono vincoli di obiettivi, non ci sono vincoli di tempi e di modalità. Intanto quei soldi non è che aumentano perché c'è la premialità, no, semplicemente diminuiscono perché la premialità non c'è e se non vengono spesi non vengono spesi per niente. La società l'abbiamo fatta addormentare noi, l'abbiamo lasciata andare, anziché stimolarla su modalità innovative di ricerca, di costruzione di progetti, di innovazione sotto gli aspetti più vari, da quelli della qualità a quelli della tecnologia, a quelli di prodotto, di processo, tutto ciò che riguarda l'innovazione più in generale della parte produttiva come della parte sociale nella nostra società.
Allora è evidente che, se negli anni scorsi non si è fatto, non è per una fatica e basta, ma anche perché quel tipo di processo richiede una trasparenza nella gestione amministrativa, una trasparenza nella programmazione, una trasparenza nella costruzione del quadro che è faticosa rispetto allo spostamento dentro la UPB di fondi o all'attribuzione in generale di grandi risorse a grandi capitoli di spesa. Richiede grande trasparenza e noi abbiamo il dovere, tutti insieme, di garantire la possibilità di accedere a questi fondi, di aiutare a programmarli, di progettarli, con uno stile diverso da quello recente, fare in modo che la programmazione stia in questo Consiglio piuttosto che soltanto dentro gli Assessorati, per ciò che riguarda la spesa europea è la chiave sulla quale si crea la credibilità tra questo Consiglio e ciò che deve garantire l'immissione di questi fondi e di queste risorse dentro la società sarda. Maggiore trasparenza nella programmazione e nella gestione è un obiettivo strategico, altrimenti dire che ci sono i fondi europei e poi spenderli come sono stati spesi nel recente passato quando il Consiglio sapeva soltanto a grandi titoli, ma nella realtà era incapace di intervenire, di incidere, rischia di far fallire la scommessa.
Questa è una finanziaria, vado verso la conclusione, tutta sintetizzata nelle parole contenute nella relazione di maggioranza del Presidente della Commissione dove vi sono sostanzialmente le chiavi di lettura: ci sono norme sulle quali c'è indisponibilità, perché sono vincolanti, perché sono cose che avreste fatto voi, ma ciò che è il nodo politico, ciò che è la vera chiave politica di questo processo che oggi si sta avviando è che riforma e risanamento non sono un problema della maggioranza e non sono un problema neanche di metodo, sono un problema di merito. Noi pensiamo che, dentro la finanziaria, non stiamo facendo riforme, stiamo finalmente prendendo impegni che, se approvati insieme, sono impegni di tutti, sono impegni a non continuare con lo spreco di comunità montane che sono delle riviere, impegno contro lo spreco a non continuare con sette consigli d'amministrazione in agricoltura, impegno a non continuare con dodici, o quanti sono, enti per il turismo e relativi consigli di amministrazione e dire: "Fra tre mesi basta". E' chiaro però che il come poi daremo risposte in questi settori all'intervento pubblico, perché siano assi portanti del sistema economico della Sardegna, dipende dal Consiglio.
Concludo, io le chiamo norme urgenti sapendo che sono una sfida per tutti e che il problema che abbiamo davanti nei prossimi mesi è più complesso; il fatto è che stiamo entrando in un periodo nel quale a un Paese, che è in una profonda fase recessiva, a una Regione che è tra le Regioni che ci stanno più di tutte dentro, dobbiamo riuscire a dare una risposta che blocchi questa fase recessiva. Perché dentro essa non c'è soltanto la diminuzione di risorse pubbliche, ma una diminuzione della fiducia della gente e della disponibilità della gente a "seguirti" come politica, come mondo della politica, come chi si deve prendere la responsabilità collettiva, cioè a seguirti nei processi di cambiamento. Questa fase recessiva la costringe invece a sedersi sugli scalini e a vedere che cosa succede, ma noi tutti non abbiamo bisogno che la gente, che i sardi perdano la fiducia ulteriormente nella politica e si siedano ad aspettare. Ecco perché risanamento e riforme non sono un problema della maggioranza; ecco perché su questo punto vi chiediamo di lavorare insieme da questo momento, in quest'Aula, per costruire insieme questi passaggi nella responsabilità reciproca, sapendo che gran parte di queste norme, a parte le cose che ci differenziano, le avreste volute fare voi, ma non ne avete avuto la possibilità.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Lai. Prego i colleghi di rispettare il tempo a loro concesso, che non è poco, sono venti minuti; si può fare uno sforzo di contenimento in quanto ci sono ancora tantissimi iscritti a parlare in discussione generale, per la precisione ancora quaranta colleghi.
E' iscritto a parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, ancora una volta mi rivolgo alla sedia vuota perchè ormai è diventata prassi per questo Presidente abbandonare i lavori dell'Aula, signori Assessori, per dire la verità abbastanza pochi, in altri tempi sarebbero stati tutti presenti durante la discussione del documento più importante che questa Assemblea deve esaminare, colleghe e colleghi, ha avuto inizio oggi nella nostra Assemblea, diciamo pure dopo un travagliato passaggio in Commissione, l'esame della manovra economico-finanziaria 2005-2007. Come ogni anno siamo chiamati ad esprimere le nostre valutazioni su uno dei documenti più importanti, come ho detto prima, per lo sviluppo socio economico della nostra Regione. E' a tutti noto che l'economia italiana, compresa quella dell'Unione europea, sta attraversando un periodo di difficoltà, anche se si intravedono inequivocabili segnali di ripresa. Tali difficoltà purtroppo si riflettono anche nella nostra Isola.
La presente manovra giunge in Aula con gravissimo ritardo e sarà inevitabile il ricorso al quarto mese di esercizio provvisorio. Non faremo sconti. Non va neanche addebitato alle opposizioni il fatto che si vada al quarto mese di esercizio provvisorio. Sono le frizioni esistenti all'interno della maggioranza, la superficialità con la quale è stata predisposta questa manovra finanziaria, la mancata concertazione, il mancato coinvolgimento delle forze sociali ed economiche e degli enti locali della nostra Isola che hanno obbligato questo ritardo.
Il Governo regionale ha elaborato la propria proposta non tenendo minimamente conto del proprio programma elettorale presentato ai sardi. In essa si rinvengono, per dire la verità, pochi, pochissimi elementi di innovazione e di discontinuità rispetto alle precedenti manovre. L'unica novità che ha saputo introdurre questo sciagurato Governo regionale è una politica di tagli indiscriminati nelle singole poste di bilancio, a tutto danno delle categorie più deboli della nostra società.
Qualcuno, negli interventi del centrosinistra che ho registrato, dice che finalmente si deve intraprendere una nuova strada, la strada del cambiamento. A questi amici rivolgo una domanda: quale progetto c'è in questa manovra finanziaria per quanto riguarda la sanità? E' assente l'Assessore, forse è in giro a fare il servizio ispettivo sostituendosi agli ispettori della Regione, a cercare di punire chi oggi sta governando la sanità in Sardegna e, come ho avuto modo di dire in altre occasioni, la sta governando bene. Quale progetto per l'ambiente? Penso non sfugga a nessuno che i fondi tagliati all'agricoltura e sono parecchi - poi ci tornerò - sono stati destinati ad aumentare le poste dell'ambiente. Dov'è il progetto dell'ambiente? E' vero che, in campagna elettorale, nel vostro programma elettorale, avete detto che bisognava puntare su tre settori trainanti dell'economia isolana: l'ambiente, l'agricoltura, il turismo.
Come si può non tenere fede a quegli impegni? Io, in questa manovra, presidente Soru, noto solo che i soldi dell'agricoltura sono stati inviati all'ambiente, però non trovo nessuna idea progettuale. Leggo la manovra, leggo i dati e non trovo progettualità. Qual è il progetto per l'agricoltura, presidente Soru, quando lei ha tolto anche le poste inserite all'unanimità da questo Consiglio regionale nella precedente legislatura? Mi riferisco alla legge 21, ha tolto ogni lira, poi dice che ci sono i fondi dei POR. Ma i fondi dei POR non possono essere sostitutivi, sono fondi aggiuntivi che avremo ancora per poco, quindi non possono sostituire i finanziamenti previsti in precedenza. Poi tornerò sull'argomento.
Quale progetto per il lavoro? Quello che riduce i fondi dell'articolo 19 della "37" da 172 milioni di euro a 30 milioni e poco più? Questa è la vera politica di questo Governo regionale per lo sviluppo del lavoro? Io vorrei che qualche collega riflettesse. Anche la maggioranza, secondo me, non condivide questa finanziaria, nei corridoi lo sentiamo, guardando le facce scure lo intravediamo, solo che nessuno ha il coraggio di dire che bisogna correggere questa manovra. Bisogna ripensarla, bisogna prendere quello che c'è di buono e mandare al macero quello che non ci va bene come Consiglio regionale, senza distinzione dei ruoli tra maggioranza ed opposizione. Con 30 milioni ha rifinanziato il piano per il lavoro, dall'altra però ha detto che, con i 142 milioni di euro che mancano, il lavoro lo fa svolgere alle associazioni di volontariato, però poi ha detto che forse gli conviene tagliare anche in questo caso, infatti ultimamente abbiamo visto i tagli anche alle uniche associazioni di volontariato che operano in Sardegna, le Pro loco, che sono rappresentative di tutte le realtà locali. Per fortuna qualche amico della maggioranza, che non vedo in Aula, ha avuto il coraggio di parlare senza peli sulla lingua, si tratta dell'amico Franco Sabatini.
Quale politica per gli enti locali? Qui ci sono parecchi sindaci, parecchi amministratori locali, dov'è il progetto di sviluppo per gli enti locali? Allora, come è vero che il presidente Soru non ha mai fatto il consigliere comunale, è altrettanto vero che ha un suggeritore che conosce molto bene i problemi degli enti locali, quindi a lui magari sarebbe convenuto correggere o dare suggerimenti, ma vedo che anche lui si è appiattito sulle decisioni del presidente Soru, me ne dispiace; mi riferisco all'Assessore degli enti locali, il quale nella precedente legislatura ha fatto battaglie in quest'Aula, per ore e ore, per giorni e giorni, cercando di salvare i finanziamenti e le potenzialità degli enti locali. Oggi, stando dall'altra parte, consente che agli enti locali vengano fatti tagli che, in qualche passaggio, tipo l'articolo 19 della "37", superano il 200 per cento.
Allora, siamo coerenti con noi stessi. Sì, Assessore, quando lei invece che 172 milioni di euro per la "37" ne mette 30, ha tolto parecchio. Non credo che un tale modo di operare possa costituire la soluzione di gravi problemi che scuotono l'economia regionale, la quale necessita di idonee terapie d'urto che possano innovare in modo deciso il nostro sistema economico. Il Governo regionale, nel proprio documento, avrebbe dovuto cercare di individuare tutti gli strumenti necessari, atti al recupero dell'efficienza e dell'efficacia della spesa, ce l'avete predicato nella precedente legislatura, ma alla prima occasione voi stessi non lo applicate. Su questo probabilmente avremmo potuto anche discutere. E' necessario quindi che il nuovo Esecutivo si ponga il problema di una maggiore tempestività nella realizzazione dei programmi e verifichi in modo da consentire un rapido inserimento delle risorse pubbliche nel sistema economico regionale. Io sono convinto che, continuando di questo passo, ciò non potrà mai avvenire, perché quando un Presidente, col suo Esecutivo, taglia e non corregge, arriva poco lontano.
In questa sede vorrei ricordare al presidente Soru e ai colleghi della maggioranza che non devono mai venir meno, nel dialogo politico, ai fondamentali principi che presiedono il corretto rapporto democratico, così come il metodo della concertazione con le parti sociali e con gli enti locali deve essere la linea guida del Governo regionale nella programmazione regionale. Sicuramente la non avvenuta concertazione con gli enti locali e con le forze sociali priva l'intera manovra finanziaria regionale di quel necessario e imprescindibile consenso soprattutto quando si vuole procedere con tagli rigorosissimi. Una tale scelta non potrà che determinare sia insanabili ulteriori disagi nelle categorie più indifese della società civile, sia un ulteriore allontanamento tra l'istituzione regionale e i rappresentanti eletti negli enti locali, i quali sono maggiormente esposti nel rapporto quotidiano con i singoli cittadini.
Ritengo necessario porre con forza all'attenzione, per una consequenziale riflessione della Giunta regionale, l'esigenza di eliminare in Aula, visto che non è stato fatto o è stato fatto parzialmente in Commissione, i tagli dei finanziamenti in settori importantissimi della nostra società, quali la cultura, lo sport, la formazione professionale, l'agricoltura. A tal proposito, perché non sfugga a nessuno, vorrei ricordare a quest'Aula che è stata approvata, da parte del centrosinistra, nel 1998, una legge che prevedeva il sostegno per lo sviluppo in agricoltura; avete depauperato ogni singola posta anche di quella legge che voi avevate approvato e, come se non bastasse, mi ripeto, e mi dispiace che non ci sia il Presidente della Commissione agricoltura in Aula, perché ha condiviso, assieme a me ma non solo, anche assieme ai colleghi della vostra maggioranza componenti la Commissione agricoltura, che è stato commesso un errore, sono stati tagliati troppi fondi, anzi quasi tutti i fondi a valere sulla legge regionale 21 del 2000. Lo dimostra il fatto che, durante la discussione in Commissione agricoltura per esprimere il parere di merito, i componenti di maggioranza della stessa hanno inviato una lettera al Presidente della Commissione bilancio, o programmazione come meglio volete chiamarla, invitando a reinserire tutti quei finanziamenti che sono imprescindibili, non dico per lo sviluppo, ma per il mantenimento della situazione attuale nel settore agricolo. Mi dispiace che quella lettera sia stata firmata solo dai consiglieri di maggioranza, perché tutti eravamo convinti che la Commissione dovesse parlare una sola lingua. Le battaglie si vincono quando si è uniti, non quando invece si vuole andare in ordine sparso. La lettera è del 28 febbraio, quindi lo stesso centrosinistra riconosce che, nel settore dell'agricoltura, in questa manovra finanziaria, sono stati fatti dei tagli che non dovevano essere fatti.
Non parlo solo dei contributi alle varie associazioni, alle ARA, alle APA, alle borse di studio in agricoltura, avete tolto fino all'ultima lira anche per la lotta al biologico, per consentire il riordino fondiario, avete tolto fino all'ultima lira anche il finanziamento per le opere di miglioramento fondiario. Si dice che tanto ci sono i fondi POR. Lo ripeto, i fondi POR sono una quota aggiuntiva, non sostitutiva, andava semmai tagliato da un'altra parte, Assessore. Andava rivisto perché vanno 60 miliardi in più, tolti all'agricoltura, al settore ambientale senza un progetto; ecco, allora avrei capito, invece si consente che vadano 63 miliardi ad essere allocati in un capitolo dell'Assessorato dell'ambiente, però non riusciamo a capire perché. Cosa dirà lei agli agricoltori sardi quando le chiederanno di poter migliorare le proprie aziende e bisognerà eliminare l'amianto dalle coperture degli ovili? Cosa dirà? No, non c'è una lira, abbiamo dirottato tutto all'ambiente. Dirà queste cose, Assessore? Dirà queste cose, Soru? Veramente è difficile, dovrebbe confrontarsi qui in Aula, invece come al solito ha paura di confrontarsi in Aula. Io la invito ancora una volta a stare più presente in Aula, è qui che si fa la politica, è qui che si esaminano i problemi, è qui che si trovano le soluzioni ai problemi, non stando lontani dall'Aula, non studiando società per intervenire in tutti i settori di questa Amministrazione.
Non è pensabile che le forze di opposizione della massima Assise del popolo sardo possano condividere le scelte contenute in questa ragionieristica manovra finanziaria, anzi annuncio fin da questo momento che, oltre gli emendamenti che hanno chiesto i colleghi del centrosinistra al Presidente della Commissione bilancio e al Presidente della Commissione agricoltura, io cercherò di proporre tutti gli emendamenti che riterrò necessari per cercare di eliminare o perlomeno ridurre le norme dannose che ci sono in questa manovra finanziaria.
Signor Presidente della Regione, mi rivolgo ancora per la terza volta alla sedia, non è pensabile che le migliori intelligenze della nostra Isola debbano ancora ricercare fuori dalla Sardegna il loro crescente bisogno formativo al fine di poter raggiungere nella successiva affermazione nel mondo professionale i più grandi traguardi. I documenti che oggi abbiamo all'esame sono un raro esempio di come sia possibile creare danni nella società italiana attraverso lo strumento legislativo che stiamo utilizzando. Sarebbe auspicabile che la Giunta regionale si limitasse nell'utilizzo dell'arte ginnica per concentrarsi sui reali bisogni che emergono con forza dalla società sarda.
Un ulteriore aspetto innovativo, presente nei provvedimenti in discussione, è rappresentato dalle cosiddette norme intruse, in palese violazione dell'articolo 13 comma 3 della legge 11 del 1983. Mi soffermo un attimo su questo; appena sono state incluse queste norme, il Presidente della Commissione agricoltura, unitamente alla Commissione, ha voluto visitare un gioiello degli enti strumentali in agricoltura, sottolineo un gioiello, il Consorzio Interprovinciale per la Frutticoltura di Cagliari, Oristano e Nuoro; oggi è l'unico punto di riferimento ed esiste una apposita convenzione con il Ministero delle Politiche Agricole e forestali, il quale fa riferimento a questo ente, che invece noi sopprimiamo, con una spazzolata lo sopprimiamo, il presidente Soru non ci ha mai messo piede, non è mai andato a visitarlo. Allora non possiamo accettare passivamente che succedano queste cose, abbiate, colleghi, un sussulto di dignità e dite in quest'Aula che ci sono norme intruse che devono essere eliminate. Avrei voluto rispondere al mio amico Cugini, purtroppo il tempo non me lo consente, ci sarà occasione durante il dibattito, grazie Presidente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Bruno. Ne ha facoltà.
BRUNO (Progetto Sardegna). Signor Presidente del Consiglio, signori Assessori, colleghi consiglieri, la manovra finanziaria è per ogni Esecutivo e per ogni maggioranza un banco di prova importante. Lo è anche per questa Giunta e questa maggioranza che, alle prese con la prima finanziaria, vogliono tracciare la rotta che serve ad avvicinare, a colmare le distanze tra le ambizioni e il progetto con cui Sardegna Insieme ha preso in mano la guida della Regione e la difficile situazione economica e sociale dell'isola. La Giunta Soru ha ereditato una situazione finanziaria disastrosa con un indebitamento reso possibile dalle finanziarie precedenti pari a circa la metà delle entrate totali e per la prima volta con entrate correnti non più sufficienti a coprire neanche le spese obbligatorie. Nonostante ciò, questa finanziaria si pone l'obiettivo di realizzare una forte politica di risanamento accanto ad una altrettanto forte e decisa coraggiosa politica di sviluppo. Nessuno in Commissione ha sollevato dubbi sulla bontà del primo obiettivo concreto che questa finanziaria si pone, finanziare la spesa pubblica e lo sviluppo limitando il disavanzo rispetto alle entrate disponibili per non oltre il 10 per cento. Ciò comporta un dimezzamento dell'indebitamento potenziale rispetto a quello autorizzato nel 2004 con risorse disponibili complessivamente pari a quelle dello scorso anno.
E' una finanziaria di risanamento, è una finanziaria di scelte, e le scelte sono proprio quelle relative al programma della coalizione che ha vinto le elezioni e che tiene conto della difficile situazione ereditata. Quattro miliardi di euro di disavanzo ipotizzato che, con questa manovra, portiamo a due miliardi e otto, una Regione con una capacità di indebitamento ormai ridotta ai minimi termini. La partita allora si gioca sulla capacità di spesa effettiva, sulla velocità e sulla qualità di spendita delle risorse, ciò è ancora più vero se si tiene conto che solo il 15 per cento dell'ingente dotazione finanziaria straordinaria messa a disposizione dall'Europa è stata spesa.
Consapevole di questi dati preoccupanti, questa Giunta (e questa maggioranza) ha posto il problema del lavoro e dello sviluppo al centro di questa manovra. Lo ha fatto con il finanziamento del piano integrato per lo sviluppo e il lavoro, 170 milioni di euro, di cui 140 per tre anni a valere sui fondi comunitari e 30 come dotazione dell'articolo 19 della legge numero 37, per sostenere nuove iniziative imprenditoriali promosse prioritariamente dai giovani nei settori dell'ambiente, della cultura, dell'innovazione e delle filiere produttive del turismo, dell'agricoltura, della trasformazione e commercializzazione delle produzioni tipiche regionali.
Il Centro di programmazione e l'Assessorato della programmazione hanno cominciato un lavoro itinerante nei territori per informare, per formare e per supportare gli enti locali. Nell'ambito delle politiche di sviluppo anche la programmazione negoziata verrà profondamente riformata, per far sì che gli interventi, gli investimenti sostengano progetti capaci di creare sviluppo basato su una vera integrazione fra infrastrutture pubbliche e iniziativa privata, con il coinvolgimento reale, progettuale, finanziario della componente imprenditoriale.
La scelta di concentrarsi nei territori consentirà di perseguire meglio le finalità di sviluppo locale e di incidere nelle variabili di rottura anche attraverso una spendita veloce ed efficace dei fondi comunitari. Lo si farà coinvolgendo gli enti locali, ma noi sappiamo, lo abbiamo detto a chiare lettere in campagna elettorale, che non vi è sviluppo futuro, che non possiamo neanche entrare in gara per competere sullo sviluppo, se non puntiamo sui giovani e sulla conoscenza.
Lo abbiamo detto, viviamo nell'era della conoscenza, ma siamo ancora molto indietro rispetto ai paesi d'Europa, dove i giovani frequentano e concludono gli studi universitari e trovano il modo di specializzarsi e di avere un'alta formazione. La Giunta in questa finanziaria risponde con misure appropriate e tra queste tremila voucher dell'importo massimo di 15 mila euro ciascuno per far partecipare i nostri giovani laureati a corsi di specializzazione, master, stage formativi di alta qualificazione in Italia e all'estero. Dunque, conoscenza, sviluppo e lavoro tra le priorità.
Per fare ciò si rende necessario snellire la burocrazia, eliminare gli intoppi che si incontrano nel fare impresa, nel dare avvio all'impresa per poter accedere alle straordinarie risorse comunitarie, è la sfida vera che ci attende. Così come è una sfida l'apertura a nuove energie nell'Amministrazione regionale, e la volontà di privilegiare l'assunzione di laureati non può che immettere dinamicità nell'attività amministrativa. Non a caso questa legge finanziaria contiene capitoli importanti in materia di organizzazione della Regione, di enti regionali e di riordino delle comunità montane. E' una scelta precisa quella di ridurre drasticamente il numero dei consiglieri di amministrazione degli enti, questo è il vero taglio, ridurre gli enti stessi significa attribuire, nell'ambito del principio di sussidiarietà, competenze gestionali agli enti locali; penso alla riforma degli enti di promozione turistica, fare della Regione l'ente di programmazione, di coordinamento e di indirizzo significa evitare duplicazioni, destinare risorse finanziarie principalmente a favore delle imprese e dello sviluppo.
Riordinare le comunità montane, per esempio, è una semplificazione istituzionale doverosa in seguito alla creazione delle nuove province sarde. Sono riforme complessivamente utili che i cittadini attendono con evidenti riflessi finanziari e di cui da tanti anni si parla e che questa maggioranza avvia con decisione per ridurre sprechi, ma anche per contribuire allo snellimento dell'apparato regionale.
Questa è una finanziaria coraggiosa di scelte, di attuazione del programma, è il programma la nostra bussola e non altro, e nel nostro, quindi anche in questo bilancio, uno spazio importante e centrale lo assumono gli ultimi. La sanità e il sociale assorbono la quota maggiore della spesa complessiva, per la prima volta vengono accantonate ingenti risorse a copertura probabilmente non totale del deficit della sanità, molte sono le norme presenti a tutela delle categorie svantaggiate, una su tutte le risorse della legge numero 36 che andranno prevalentemente indirizzate alle categorie protette. Probabilmente sarà necessario inserire in bilancio, anche attraverso un apposito emendamento, un capitolo ad hoc contenente una cifra anche simbolica per l'Osservatorio della povertà che questa Giunta ha avviato e vuole sostenere. Lo facciamo accanto ad altre misure importanti previste nel piano sociale che andremo a breve a discutere e che ci fa tenere presenti e prioritari i drammi di una società sarda che, anche attraverso i documenti finanziari 2005-2007, che oggi discutiamo, trovano la risposta, magari ancora insufficiente, ma possibile e compatibile con le risorse a disposizione.
Una risposta che comunque traccia la rotta per un'intera legislatura, che non sarà una legislatura ordinaria, ma di cambiamento, di risanamento e di sviluppo per la Sardegna e questa finanziaria la inaugura con decisione e con forza. Grazie.
PRESIDENTE. E'iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.). Presidente, colleghi, è stato detto più volte oggi, la manovra finanziaria arriva in Aula con ritardo, dopo tre mesi di esercizio provvisorio e tutto lascia credere che potrebbe essere necessario ricorrere anche al quarto. Certo negli ultimi anni, nella scorsa legislatura ma anche nelle precedenti, si è spesso arrivati al mese di aprile, ma io ricordo grandi battaglie qui in Aula per aver tenuto la Sardegna, sono parole dell'opposizione di allora, in ostaggio nei primi quattro mesi dell'anno. Per aver programmato dunque le spese della nostra isola con notevole ritardo.
L'onorevole Uras nel suo intervento ha sottolineato che il fallimento di una politica di governo si visualizza nei tempi, nei ritardi per l'approvazione di una finanziaria; ma se invece si dovesse riuscire a rinunciare a tutto quello che è inutile in una finanziaria, anche in questa finanziaria, i tempi diventerebbero certamente accettabili. Invece il collega Cugini ha detto che, se noi riuscissimo a rinunciare al quarto mese di esercizio provvisorio, i meriti ricadrebbero soprattutto sull'opposizione. Certo il collega Uras non era presente nella scorsa legislatura, altrimenti chissà cosa avrebbe pensato del suo compagno di partito, onorevole Cogodi, che presentava in finanziaria grappoli di emendamenti agli emendamenti tutti sostitutivi di un'unica cifra. Ma l'onorevole Cugini c'era e conosce e sa perfettamente i motivi che ogni volta ci costringevano e ci portavano al mese di aprile.
Colleghi della maggioranza, adesso i numeri sono tutti dalla vostra parte, avete parlato più volte di svolta epocale, ma francamente noi ancora non ce ne siamo accorti. Ci siamo invece accorti, oltre che del ritardo, di due aspetti di questa finanziaria, che, come ha detto Silvio Lai, non è una finanziaria casuale, e noi purtroppo lo sappiamo benissimo.
Allora, di questi due aspetti, come hanno anche già sottolineato altri colleghi, uno è rappresentato dai tagli, io francamente non credo che si possano risolvere gli annosi problemi della nostra isola tagliando tutto quello che si può tagliare e qualche volta anche quello che non si potrebbe tagliare. Molti degli obiettivi che voi vi proponete sono certamente positivi, quindi assolutamente condivisibili, come la razionalizzazione della spesa e il conseguente contenimento dell'indebitamento, la semplificazione burocratica, le riforme degli enti; su questi obiettivi, noi siamo certamente d'accordo, ma i metodi, colleghi, che state utilizzando per cercare di raggiungerli stanno creando gravi tensioni e grandi conflitti non soltanto nelle forze sociali ed economiche della nostra isola, ma anche all'interno della stessa vostra coalizione di governo.
Quello che è ancor più grave è che si sta mettendo in pericolo il bene forse più prezioso, cioè la democrazia. A proposito di democrazia, la recente vicenda del commissariamento dell'ARST va ovviamente letta in un quadro più generale. Il collega Capelli sosteneva, qualche settimana fa, la necessità di presentare un emendamento alla finanziaria prevedente il diritto del presidente Soru di decidere per tutti, abolendo quindi per legge la democrazia e il Consiglio regionale. In realtà questa provocazione assomiglia più ad un'amara constatazione della realtà.
Colleghi, R.A.S. non significa più Regione Autonoma della Sardegna, ma Regione Autonoma Soru, dove l'unico veramente autonomo è il Presidente, gli altri, tutti gli altri, perfino i suoi alleati, apprendono a cose fatte che un ente o dieci enti non esistono più, che il bilancio avrà questo o quel taglio. La cura "Soru" rappresenta per la Sardegna una amputazione isterica, un continuo ricorrere al bisturi a danno di un corpo che sarà pure malato, ma deve comunque rimanere in vita. Questa non è una stagione politica, questo è un inaccettabile commissariamento delle istituzioni davanti al quale si resta assolutamente sbigottiti.
Io non credo che questo durerà ancora a lungo perché prima o poi le forze democratiche della Sardegna, che stanno a sinistra come in tutto il resto dell'arco costituzionale, reagiranno con i metodi della democrazia a questa deriva populista. Reagiranno in nome del popolo sardo e delle sue parti sociali, delle sue articolazioni, di una Sardegna che ha iniziato a cogliere il disvalore più profondo di questo Governo, e forse finirà questo sequestro delle istituzioni incatenate da un governatore che agisce da padrone.
Tornando ai tagli, le perplessità, i dubbi, le paure, l'hanno già sottolineato altri, esistono per tutti i settori, ma io ribadisco che valgono soprattutto quando parliamo di sanità, perché andrebbero certamente a ripercuotersi sulla qualità dei servizi; purtroppo, lo sappiamo bene, a pagare il prezzo più alto sono sempre i più deboli, gli anziani, i malati cronici, i malati gravi.
L'altro aspetto che caratterizza pesantemente questa manovra finanziaria sono le cosiddette norme intruse. Ma che cosa sono queste norme intruse che stanno accendendo il dibattito sulla manovra finanziaria della nostra Regione? Intorno a questa domanda, in realtà, si cela uno scenario desolante che poi è lo scenario attuale della politica sarda, una politica sempre più per pochi, confezionata nelle ristrette stanze del palazzo, con un Consiglio regionale che è chiamato ogni volta a fare "sì" col dito sul tasto del voto elettronico. Non è forzato legare il tema delle norme intruse allo stato del Governo della Sardegna. E' prassi, i costituzionalisti possono documentarlo molto meglio di me, il fatto che da più di dieci anni la manovra finanziaria sia un contenitore buono per solidi, liquidi e gas. Dentro quel contenitore, in effetti, finiscono le norme generali di programmazione, quanti soldi destinare ad esempio alle aziende ospedaliere dell'isola, ma anche altre norme. Altre norme che si aggiungono, diciamo così, ex novo all'ordinamento giuridico regionale. La ragione è chiara, la finanziaria è una legge identica a tutte le altre e dunque, in virtù della sua forza, può abrogare un provvedimento precedente, oppure può semplicemente modificarlo, o può anche aggiungere una nuova norma dentro il sistema. Insomma, se c'è una ragione precisa di urgenza, è un ottimo strumento.
Nel corso della precedente legislatura, che sarebbe stata governata dal centrodestra, io in realtà qualche dubbio continuo a nutrirlo, vista l'esiguità dei numeri ed anche dei ricatti di alleati oggi del centrosinistra, dalle opposizioni mi ricordo sono partiti alti e sonori richiami contro l'inserimento di norme intruse dentro le nostre manovre finanziarie. E' del tutto normale, per i tempi e la complessità della politica, approfittare, in effetti, della legge finanziaria per trasformare in legge un'idea, un progetto, una necessità, un'urgenza che altrimenti dovrebbero percorrere il complesso, lungo, tortuoso e purtroppo spesso infruttuoso iter legislativo. Ma c'è un limite a tutto, colleghi, il limite è quello del buongusto. Francamente, cancellare tutti gli enti regionali con una norma dove sta scritto che sono abrogati gli enti regionali X, Y, Z e così via, senza consentire nemmeno minimamente un dibattito politico, se non quello degli emendamenti contrari, mi pare un gesto di cattivo gusto politico.
La maggioranza Soru ha numeri forti, grazie al voto massiccio dei sardi, molti pare già pentiti, e ad una legge elettorale che, nei partiti del centrosinistra, non ha più tanti sostenitori. Forte del suo peso, la maggioranza Soru detiene le chiavi di tutto e non ha bisogno di utilizzare la manovra finanziaria per inserire nel sistema, sotto forma di norme intruse, riforme così radicali dell'assetto regionale. Perché un conto è prevedere in finanziaria i fondi per una manifestazione folcloristica già in cartello, fondi che dovrebbero essere assicurati entro una certa data, un altro invece è obbligare alleati e oppositori ad un voto confuso, condizionato da una messe di emendamenti e dal disordine strutturale che ogni finanziaria, proprio perché è così complessa, comporta.
Allora, governatore, governatore che non c'è, perché non escludere dalla finanziaria le grandi riforme della Regione? Se non risponde il presidente Soru, assente, posso rispondere io, perché il Presidente teme come il fuoco il Consiglio regionale e tutto ciò che non può controllare fino in fondo. Colleghi, il Parlamento dei sardi non è un bivacco dove albergano figuranti della politica in cerca di migliori fortune, è la politica sarda, è il luogo principale dove le decisioni si prendono, si discutono e, se è utile, si modificano anche le decisioni assunte dalla Giunta.
Fa molto comodo non capire tutto questo, siamo assolutamente d'accordo, ma in questo modo il Consiglio regionale apre la strada ad una deriva che di democratico ha soltanto la copertina. Non è più possibile andare avanti con un Consiglio regionale che ha paralizzato la propria attività soltanto per discutere di provvedimenti in arrivo dalla Giunta, tardivi fra l'altro. I tre mesi di esercizio provvisorio per voi sono giustificati, per noi nella scorsa legislatura erano invece il segno, il significato della incapacità totale di governo. Anche la verità, colleghi, si può taroccare come la manovra finanziaria .
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
E' l'ultimo intervento, perché infatti il piano dei lavori prevede di continuare fino alle ore 14 per tutti questi giorni, venerdì incluso.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, si è esordito da parte di quasi tutti i colleghi con un incipit riguardante il ritardo con cui questa manovra è giunta in Consiglio. Io non discuto se sia un problema di gravità per la maggioranza che ha fatto una scelta, anticipando altre discussioni, o se sia un merito della minoranza che è riuscita a ritardare che questa norma venisse in discussione qui in Aula. Il problema credo sia, invece, quello di riscontrare quanto questa manovra sia stringente nei confronti dei temi più urgenti della società sarda, dello sviluppo della Sardegna, delle attenzioni che effettivamente debbono essere rivolte verso i più deboli. Da un po' di tempo, sulla scia della predicazione del presidente Soru, tutti della maggioranza, uno dietro l'altro, fanno un ragionamento che copre alcune verità, non dico che sia menzogna, ma copre alcune verità, e non fa apparire realmente i motivi veri che hanno portato la Regione Sardegna e il suo bilancio ad un deficit strutturale quale quello manifestato in più di una circostanza.
E' questione di ripercorrere i tempi, non è solo frutto dell'ultima legislatura. Probabilmente si è accentuato nell'ultima legislatura quello che è stato un indebitamento, ma molti dimenticano di dire il perché nell'ultima legislatura l'indebitamento è avvenuto più forte. Probabilmente per le stesse sollecitazioni che venivano dalla minoranza che riteneva in quel mentre opportuno, forse anche in maniera demagogica, aumentare gli stanziamenti vuoi per la lingua blu, vuoi per la pubblica istruzione legata alle strutture, ma tutti problemi reali, necessari. Nessuno in quel mentre ha parlato di regole strette per un bilancio che doveva restare nei propri margini ed essere organico alle entrate. Tutti a rincorrere la diligenza! E' anche vero che esisteva una legislazione che ha consentito una spendita, senza una valutazione esatta di quelle che erano poi le risultanti delle spese effettuate. Ma ci si dimentica ancora di ricordare che circa venti o venticinque anni della Regione sono stati gestiti dal centrosinistra.
Allora le responsabilità, giustamente diceva Cugini stamattina, probabilmente vanno viste con più attenzione e ripartite equamente all'interno degli schieramenti di questa Aula. Non si può assolutamente pensare di gabbare il prossimo dicendo che le risorse sono poche, allocandole poi in una certa direzione pensando di utilizzarle magari in maniera mirata e non certamente per dare soddisfazione alle reali esigenze che pulsano nella società sarda. I problemi dell'agricoltura restano, può anche essere vero che deve essere affrontato diversamente il tema delle disgrazie che arrivano (la siccità per il troppo caldo e la neve per il troppo freddo), probabilmente bisogna anche modificare culturalmente alcuni atteggiamenti, ma è altrettanto vero che l'agricoltura in tutto il mondo, anche negli Stati Uniti d'America, dove c'è un'economia certamente florida, è un settore assistito. Allora non si capisce come la spada deve arrivare in un certo momento di difficoltà di un settore che, sulla propria pelle, ha vissuto siccità e calamità di varia natura e perché ad un certo punto c'è la necessità di costruire qualcosa che dia tempo e che ci si adatti ad esso. Questa finanziaria ha un debito forte nei confronti della società sarda, quello di voler ridistribuire in un anno un ragionamento di assoluta stringenza dei fattori di spesa, pensando di poter risanare in termini aziendalistici un qualcosa che invece amministra persone, uomini, famiglie. C'è la necessità di una rivisitazione.
Dicevo che se c'è un difetto è quello di porre il risanamento in una sola stagione, chi dice di essere vicino ai poveri, ai deboli, agli ultimi, a chi non ha possibilità, dove c'è una competitività esasperata in un mercato aperto come è in una Sardegna debole come quella che conosciamo, dovrebbe comprendere la necessità invece di diluire nel tempo, consentendo che ci siano adattamenti, che si possa pervenire ad un risultato che non sia quello di ammazzare l'ammalato. Io credo che sia importante, invece, prima di togliere il dente all'ammalato, che vada abbassata la temperatura senza massicce dosi di medicinali. Se io intervengo con una forza che non è quella sopportabile dalla debolezza di questo tessuto sociale ed economico, rischio effettivamente di creare un qualcosa di non ritorno come quello della morte di una persona, in questo caso della nostra società e della nostra economia.
Basta pensare al richiamo quotidiano che viene dai vari settori della società; porto ad esempio la cultura, dove tagli drastici hanno ormai appiattito assolutamente un momento di vivacità che le varie associazioni presentavano nel triste panorama delle nostre attività, per non parlare della cultura sarda, della lingua, delle tradizioni che vedono ancora una volta un abbassamento delle attenzioni verso questo problema, ricordato mi pare ieri dall'onorevole Scarpa, il quale diceva che spende di più lo Stato con la "482" sui problemi della lingua e della cultura sarda come lingua minoritaria, che la Regione sarda con gli interventi che dovevano essere privilegiati per offrire una possibilità di riscatto identitario a chi dell'identità si è fatto scudo in una campagna elettorale, e che invece ha tradito l'impegno preso nei confronti dell'identità, della cultura e delle attenzioni verso una lingua nazionale nel panorama regionale.
Quindi, dicevo: tagli verso la cultura e la lingua sarda, tagli nei trasporti, pur riconoscendo che vi era necessità di riorganizzare il sistema dei trasporti, ma non certamente quello di arrivare per forza ad un commissariamento dell'ARST nei termini usati, qui non vado neanche più a criticare quello che è un abuso ancora volta commesso nei confronti di questa istituzione regionale, di questo Consiglio regionale che, con la legge vigente, ha potestà assoluta nel nominare o revocare quei consiglieri di amministrazione. Mi pare che possa introdursi il problema delle cosiddette norme surrettizie, che sono venute a modificare sostanzialmente l'innovazione che ci sarebbe dovuta essere da parte di questa maggioranza per garantire, attraverso un nuovo tipo di partecipazione e un nuovo tipo di presenza politica all'interno delle istituzioni, novità. In questo caso non si garantisce né novità, né certamente un metodo nuovo di partecipare, non si garantisce certamente la democrazia perché si va a soffocare la massima istituzione democratica, all'interno di questa Regione Sarda, che è il Consiglio regionale.
Se tanto a cuore stava al Presidente e alla maggioranza far presente che esisteva ancora un programma, il loro programma, (poi vorrei dire anche dei riferimenti tra programma e finanziaria) bastava che annunciassero che c'era la necessità di togliere dal panorama istituzionale regionale alcuni enti, sui quali, perlomeno noi Riformatori, in gran parte concordiamo, anzi forse diciamo che c'è la necessità, caro onorevole Cugini, di tagliarne anche qualche altro; ma una cosa è farlo in termini di democrazia, di partecipazione e di discussione in quest'Aula, altra cosa è imporre, attraverso un'azione di forza del Presidente, della sua Giunta, modificazioni istituzionali, azzeramento di enti senza un sano dibattito interno al Consiglio da cui nasca anche un dibattito sano e forte nella società, che partecipa a queste cose. Basti l'esempio di quello che si è voluto fare per le comunità montane delle quali mi pare di aver letto poco poco, solo qualche accenno stamane in cui il Presidente fa marcia indietro. Io non lo so e non capisco cosa vuol dire marcia indietro, ma credo che si stiano calpestando interessi legittimi, non solo di quegli enti, ma soprattutto dell'intera Regione in quanto sopprimendo quegli enti si sta chiudendo con forza una porta a finanziamenti che lo Stato dà alle comunità montane, perlomeno relativamente alla misura necessaria per il personale dipendente.
Devo andare per forza e necessariamente con dei flash, poi li riprenderemo nell'esame dei vari articoli, pensiamo al panorama sociale ed economico della Sardegna, che questa finanziaria aggrava. Mi riferisco all'industria, dove mi pare che ci sia poco da scherzare fra chimica, metallurgia ed altro. Mi riferisco agli artigiani, alla piccola e media impresa, al commercio, tutti settori toccati, tutti settori tagliati, tutti settori non incentivati, e poi si parla tanto del fatto che dobbiamo essere competitivi, che dobbiamo avere le nostre aziende attrezzate, ma se non si è consentito in qualche maniera di capitalizzare le nostre aziende, di dar loro la possibilità di essere veramente resistenti nel mercato aperto, nella competizione, quale tipo di imprese vogliamo che resistano dopo questa cura che la maggioranza vuole proporre al popolo sardo!
Perché dimenticarci della formazione, che si vuole azzerare a tutti i costi, pensando che lì vi sia il male del male, poi magari si scopre che ci saranno altre associazioni ed altri enti (non solo no profit, ma guarda caso piuttosto profit) che, nei nuovi bandi vengono introdotti; si darà l'opportunità, magari ad aziende e ad enti provenienti dalla Penisola, di competere con gli enti no profit, a chi sino ad oggi ha fatto formazione garantendo comunque un minimo di occupazione nel territorio della Sardegna, escludendo anche le compenetrazioni, nei vari settori produttivi, delle attività formative che sino ad oggi invece hanno avuto una possibilità certa, se non altro, di consentire alle imprese di avere l'opportunità di professionalità acquisite all'interno dell'esperienza, che in Italia manca, dell'alternanza lavoro - scuola - lavoro, quindi formazione all'interno delle imprese.
Ma, ancora di più, sentivo stamattina un altro consigliere che, tra le perle promosse dalla maggioranza e dalla Giunta in questa finanziaria, si trova l'Osservatorio della povertà. Solo la dizione "Osservatorio della povertà" vi debbo dire grida vendetta, perché sembra che noi osserviamo la povertà e non facciamo niente di concreto per debellarla. Promuoviamo azioni concrete per debellare la povertà, per riportare i giovani nel mercato del lavoro, realmente avviando politiche attive del lavoro, consentendo che ci siano spazi possibili per quei giovani che non hanno occasione alcuna se non quella del bar o di un ritrovo diverso, per quei persi che si vorrebbero salvare a tutti i costi. Invece, offriamo possibilità concrete, serie, di iniziative tendenti dalla formazione al lavoro.
Ebbene, se queste cose sono, perché dimenticarci del turismo e di quello che oggi le Pro Loco hanno subito. Prima il dimezzamento, poi fortunosamente, per un intervento di un avveduto responsabile di un partito di maggioranza, è stato riequilibrato al 25 per cento in meno. Io dico che vanno incentivate ancora di più rispetto alla finanziaria 2004, non solo perché è volontariato, non solo perché è necessario, ma perché hanno fatto quella giusta vetrina dell'immagine della Sardegna che non ha fatto attualmente l'Assessorato del turismo, basta vedere quello che è avvenuto alla BIT di Milano con quanto è stato lì presentato.
Io credo che ci sia anche da fare un'altra verifica, quando l'onorevole, se non sbaglio, Lai, stamattina ha detto che c'è un sottile filo rosso che segue la tutela dei 2000 metri con questa finanziaria, sì, il disastro, perché alternativamente al blocco dei 2000 metri non ci sono politiche serie alternative per le zone interne, io non le vedo.
(Interruzione)
Posso concludere, Presidente?
PRESIDENTE. Concluda.
DEDONI (Riformatori Sardi). Ditemi quali sono le alternative per le zone interne. Le stesse Pro loco, se non sbaglio, tagliate così, che fanno promozione del turismo interno sono... Va bene, mi volete tagliare per forza!
PRESIDENTE. No, onorevole Dedoni, il microfono si stacca automaticamente quando termina il tempo previsto per l'intervento, non è comandato manualmente.
DEDONI (Riformatori Sardi). Siccome è successo due volte…
PRESIDENTE. Io, infatti, le ho ridato la parola.
I lavori di questa mattina sono conclusi, riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16 e 30. Ricordo ai colleghi che abbiamo previsto di lavorare fino alle ore 22; la prima iscritta a parlare è l'onorevole Caligaris, alla quale seguirà l'onorevole Murgioni.
La seduta è tolta alle ore 13 e 53.
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