Seduta n.244 del 20/10/2006 

CCXLIV SEDUTA

Venerdì 20 ottobre 2006

Presidenza del Presidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 10 e 07.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del lunedì 2 ottobre 2006 (238), che è approvato.

Assenze per motivi istituzionali

PRESIDENTE. Comunico, ai sensi del comma 5 dell'articolo 58 del Regolamento, che i consiglieri regionali Corrias, Cugini, Orrù, Pinna, Sanna Francesco e Uras sono assenti nella seduta del 20 ottobre 2006, essendo in missione per incarico ricevuto dal Consiglio.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Barracciu, Capelli, Davoli, Licandro, Petrini e Salis hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana di venerdì 20 ottobre 2006.

Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione Rassu, con richiesta di risposta scritta, sui tagli alle risorse finanziarie del settore artigianato". (158)

(Risposta scritta del 17 ottobre 2006)

"Interrogazione Sanna Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di rilanciare l'economia locale La Maddalena". (390)

(Risposta scritta del 17 ottobre 2006)

"Interrogazione La Spisa, con richiesta di risposta scritta, sui criteri per le concessioni dei contributi in conto interessi alle imprese artigiane". (400)

(Risposta scritta del 17 ottobre 2006)

"Interrogazione Cachia, con richiesta di risposta scritta, sul marchio "South of Sardinia" promosso dagli aerei Hapag Lloyd e sulla partecipazione della Regione a questa iniziativa". (535)

(Risposta scritta del 17 ottobre 2006)

"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di sbloccare le concessioni edilizie nella zona di Predda Niedda (Sassari)". (558)

(Risposta scritta del 17 ottobre 2006)

"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sull'attività e la gestione delle strutture ricettive extra alberghiere denominate "Case per ferie"". (576)

(Risposta scritta del 17 ottobre 2006)

"Interrogazione Gallus - Ladu - Murgioni, con richiesta di risposta scritta, sulla graduatoria relativa al bando regionale per lo sviluppo delle reti di distribuzione del metano". (601)

(Risposta scritta del 17 ottobre 2006)

"Interrogazione Murgioni - Ladu - Gallus, con richiesta di risposta scritta, sulle modalità di espletamento del bando di gara per l'affidamento della realizzazione di una rete del Sistema informativo sanitario regionale (SISAR)". (608)

(Risposta scritta del 17 ottobre 2006)

"Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sulla possibile abolizione delle Province sarde". (624)

(Risposta scritta del 17 ottobre 2006)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Interrogazione Sanjust, con richiesta di risposta scritta, sui costi onerosi che dovranno sostenere gli ammessi al corso per il conseguimento dell'abilitazione o dell'idoneità all'insegnamento degli insegnanti della scuola dell'infanzia, della scuola primaria e delle scuole superiori di 1° e 2° grado". (657/A)

"Interrogazione Sanjust, con richiesta di risposta scritta, sulla finanziaria nazionale che demanda alle regioni e agli enti locali ulteriori aggravi economico-finanziari anche in materia di sicurezza". (658/A)

"Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sul persistere della crisi degli allevamenti suinicoli per l'aggravamento della condizione economica degli allevatori non ancora indennizzati". (659/A)

Annunzio di interpellanza

PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Interpellanza Floris Mario - Cherchi Oscar sull'andamento della gestione delle entrate e delle spese previste nel bilancio della Regione per il 2006". (202/C-3)

Sui gravi episodi di violenta contestazione nei confronti dei presidenti Soru e Spissu e sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Onorevole Biancareddu, si è prenotato per parlare, su quale argomento?

BIANCAREDDU (U.D.C.). Volevo, a nome del Gruppo, commentare i fatti di ieri brevemente.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, per?

BIANCAREDDU (U.D.C.). Commentare gli episodi di ieri, brevemente. volevo solo esprimere..., se mi dà la parola, Presidente.

PRESIDENTE. Sì, un secondo, onorevole Biancareddu.

BIANCAREDDU (U.D.C.). Sì.

PRESIDENTE. Grazie.

Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (U.D.C.). Poiché abbiamo appreso dai mass media - dalla televisione e stamattina dalla stampa - e poi, casualmente, ieri mi trovavo in garage quando è arrivata l'auto del Presidente e ho fatto anche una perizia veloce in quanto ex Questore, volevamo esprimere solidarietà a chi è stato oggetto di, chiamiamoli, attacchi o comportamenti sicuramente deprecabili e non usuali. Capiamo l'agitazione, la stanchezza, la pioggia, ma una manifestazione del genere, che era ben riuscita, partecipata e con fini nobili, non poteva concludersi con un epilogo del genere; quindi, il Gruppo che rappresento esprime solidarietà al Presidente della Giunta e anche al Presidente del Consiglio, dicendo che, una cosa sono le battaglie politiche, anche dure ed aspre, e una cosa è travalicare i limiti del buon senso e della correttezza e cadere in comportamenti, non dico violenti, ma sicuramente che non possono far parte di una dialettica, se pur decisa, nell'ambito politico.

Approfitto, Presidente, sull'ordine dei lavori però, per sollevare un problema che credo riguardi il Consiglio, in quanto io ho ricevuto, in quanto componente della prima Commissione, una lettera dove il presidente Pinna, gentilmente, mi comunicava che il Presidente della Regione Soru auspicava la partecipazione dei consiglieri ad una assemblea di sindaci e Presidenti di Province e Comunità montane che si tiene oggi in contemporanea ad Arborea, dove partecipa anche la Giunta regionale. Ora, come facciamo noi ad essere qui è là? Credo che si ponga il problema, in quanto ci sono argomenti importanti, come le mozioni che abbiamo all'ordine del giorno, ma avremmo gradito e sarebbe stato opportuno che anche noi potessimo essere ad Arborea per sentire cosa la Giunta ha da dire sull'argomento. Quindi, insomma, vediamo un po' cosa fare, Presidente.

Inoltre, questa metodica di porre sempre le mozioni e le interpellanze, che sono l'unico strumento che l'opposizione ha a disposizione, o all'inizio o in coda ai lavori del Consiglio, quando forse neanche la maggioranza è presente e quindi la dialettica con chi la facciamo, con i banchi? Potrebbe essere modificata, perché certe mozioni importanti potrebbero essere trattate alla stessa stregua di un disegno di legge, in quanto i disegni di legge nostri non arrivano mai in Consiglio, possono arrivarci sono le mozioni e ce le mettete il venerdì mattina a fine lavori e in contemporanea con altre riunioni importanti per cui non c'è neanche il numero sufficiente per trattarle,. Credo che la problematica vada affrontata e risolta. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Biancareddu.

Insomma, sull'episodio abbiamo già detto, è un grave episodio e speriamo che non si debba ripetere... sì, onorevole Ladu, che cosa intende intervenire?

Ha domandato di parlare il consigliere Ladu Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Due cose. Intanto per esprimere, a nome anche di tutto il Gruppo di Forza Paris, solidarietà ai due Presidenti per i fatti che sono successi ieri. Noi riteniamo che queste cose non debbano assolutamente succedere, quindi condanniamo vivamente questo atto, perché la polemica, la contestazione, benché legittima, non può trascendere e non può arrivare a questi estremi.

Noi crediamo che le istituzioni democratiche debbano essere rispettate pertanto avvieremo tutte le iniziative possibili affinché questi fatti non si ripetano più. Però, Presidente, io devo segnalare un altro fatto, lo diceva poc'anzi ha anche il collega Biancareddu, io alla riunione dei Capigruppo, avevo segnalato il fatto, che mi pare che nei confronti delle mozioni, ci fosse da parte della maggioranza un atteggiamento, quasi a volere emarginare, diciamo, il dibattito su questioni che sono di grande importanza per la vita politica di questa Regione. Bene il fatto stesso, insomma, che si stia cercando di fissare la discussione di queste mozioni sui ritagli di tempo, dove praticamente difficilmente si sa che i consiglieri possono partecipare, ma questo di oggi è ancora più grave, perché in contemporanea, praticamente, il Presidente della Giunta regionale, ha convocato i sindaci della Sardegna, è un appuntamento dove noi volevamo essere, perché non può diventare questo, questo, questo, questo non può essere momento di confronto del presidente Soru con i sindaci da solo, il Consiglio regionale deve partecipare a queste manifestazioni, in più, praticamente, la prima Commissione è stata convocata assieme ai sindaci a questo incontro di Oristano, allora noi diciamo, insomma, se questo Consiglio regionale…

PRESIDENTE. Onorevole Ladu però non è che facciamo una discussione qui, ne abbiamo già parlato in Conferenza dei Capigruppo, quindi non è che riprendiamo la discussione...

LADU (Fortza Paris). No Presidente io l'ha invito al rispetto delle regole nella riunione dei Capigruppo non è stato detto che in contemporanea si sarebbero convocati i sindaci e si sarebbe convocata anche la Commissione, la prima Commissione, ad Oristano. Questo non è serio nei confronti di chi presenta le mozioni, di chi lavora, e di chi viene qui per lavorare. Allora io ritengo, insomma, che queste non siano le condizioni giuste per affrontare un problema così serio, quando metà Consiglio è stato già convocato ad Oristano, e quindi questo è un modo serio per non fare discutere le mozioni. Allora io chiedo Presidente, insomma, di rivedere insomma questa situazione perché non mi pare giusto che un argomento così serio venga trattato senza la Giunta regionale, ad eccezione dell'Assessore all'industria, che io ringrazio per la sua presenza, perché altrimenti non avremmo manco potuto iniziare i lavori, però qui non è presente il Presidente, non sono, non è presente la Giunta pertanto io chiedo a lei se ci sono le condizioni per avviare un dibattito così importante sui temi che…

SECCI (La Margherita-D.L.)… oh… Silvestro… ti sembra giusto?

LADU (Fortza Paris). … Presidente…

PRESIDENTE. Onorevole Ladu grazie… grazie onorevole Ladu…

(Interruzioni dei consiglieri Ladu e Secci)

PRESIDENTE. Grazie onorevole Ladu, grazie. Grazie onorevole Ladu, grazie onorevole Ladu. Onorevole Secci, onorevole Secci, onorevole Ladu e Secci. Onorevole Ladu per piacere. Onorevole Diana si accomodi, si accomodi avrà la parola quando gliela potrò dare, accomodatevi colleghi, onorevole Ladu le ho tolto la parola e quindi è inutile che lei… a … è inutile che lei continui ad urlare onorevole Ladu non ha la parola, quindi si accomodi è assolutamente, è assolutamente inutile.

Allora colleghi in tanto per dirci come, di che cosa stiamo parlando, la Conferenza dei Capigruppo ha deciso, sulla base del Regolamento, del Regolamento, di convocare la riunione del Consiglio questa mattina e martedì mattina per affrontare le mozioni, concludere quelle rimaste, e affrontare quelle nuove che nel frattempo sono state presentate. Le mozioni vengono affrontate, sulla base del Regolamento, onorevole Ladu, per ricordarci le regole, vengono affrontate senza che si interferisca con la programmazione bimestrale dei lavori, che è stata concordata dai capigruppo di maggioranza e di opposizione, è comunicata per tempo all'Aula. Questa programmazione bimestrale dei lavori, che non deve essere modificata, né dalle mozioni, né da altri argomenti urgenti, la stiamo continuamente modificando sulla base di accordi, va bene? Che vengano assunti in Conferenza dei Capigruppo, tant'è che il martedì mattina, tant'è che il martedì mattina, onorevole Ladu, stiamo facendo anziché Consiglio stiamo facendo, anziché Commissioni stiamo facendo Consiglio. Per questa mattina avevamo deciso di concludere la mozione presentata dall'onorevole Ladu, sulla base delle iscrizioni a parlare esistenti, non è vero che si sta limitando il dibattito, il dibattito era aperto, abbiamo gli iscritti a parlare, quelli che si sono iscritti, non altri che eventualmente volessero iscriversi, quelli che a' termini di regolamento si sono iscritti, ai quali daremo la parola e che parleranno puntualmente. I colleghi sapevano che stamattina c'era un'iniziativa della Giunta, ma la Giunta assume iniziative così come meglio ritiene, ciò che ci importa è che parte della Giunta sia presente in Aula per rispondere sulle mozioni, perché non si blocca la vita amministrativa e politica della Sardegna quando c'è il Consiglio regionale, perché questo non è naturalmente possibile, ne è possibile programmare il Consiglio dopo aver visto e il calendario della Giunta in maniera puntuale. Questo era conosciuto, era noto e avevamo anche detto, onorevole Ladu, che naturalmente non si sarebbe fatto al ricorso a strumenti regolamentari che avrebbero potuto impedire l'andamento della discussione e del dibattito. Questo è stato detto in Conferenza dei Capigruppo, poi ovviamente, insomma, si può interpretare in maniera diversa, ma a quel punto naturalmente ognuno di noi si riserva anche di utilizzare gli strumenti regolamentari a disposizione.

LADU (Fortza Paris). Presidente posso?

PRESIDENTE. No, non può perché ha già parlato abbastanza. Ho iscritti a parlare, che non capisco per quale motivo si iscrivano a parlare.

LADU (Fortza Paris). Non è stato mai deciso in nessuna occasione che durante i lavori del Consiglio… lei mi dia la parola…

PRESIDENTE. Onorevole Ladu… non ha la parola onorevole Ladu, non ha la parola ed è come dico io.

Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Sull'ordine dei lavori Presidente, uno perché reputo che sia giusto, nella giornata di oggi, anche di tenere bassi i toni visto quello che è successo ieri, a lei, Presidente, che esprimo al nome del gruppo di Forza Italia anche la solidarietà, e che vorrei che fosse anche trasferita al Presidente della Giunta regionale. E' chiaro che c'è una situazione grave in Sardegna e gli umori e malumori del popolo sardo molte volte si esprimono in malo modo. Però sono sempre da condannare atti di questo tipo. Volevo anche chiedere a lei, Presidente, in una giornata sempre come quella di oggi, che a Roma saranno ufficiati dal Papa i funerali del cardinale Pompedda, cardinale sardo dopo 1000 anni, che credo che questo Consiglio oggi abbia il dovere, non so in quale forma, lo propongo a lei, magari ce l'aveva già nella sua mente, nella sua scaletta, quello di poterlo ricordare, in quanto credo che abbia dato molto alla sua terra, non dimenticandola mai, nonostante fosse 50 anni al servizio della Chiesa italiana e mondiale. Credo che sia giusto che tutti noi, qua in rappresentanza del popolo sardo, esprimiamo solidarietà alla Chiesa e alla comunità di Ozieri.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Sanciu. Onorevole Diana, prego, su che cosa intende parlare onorevole Diana? Brevissimamente … grazie

Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie Presidente ovviamente, prego? Sull'ordine dei lavori Presidente. Molto breve, certo ovviamente, non mi attardo sulla solidarietà, perché credo che sia scontata, il fatto in questo momento non prendo neanche in esame visto che non si è aperto un dibattito sulle motivazioni che hanno portato ad atti talmente inconsulti che certamente sconcertano moltissimo. Sarà occasione di dibattito in altre occasioni. Relativamente ai lavori, Presidente, lei ci ha detto che la Giunta regionale ha tutto il diritto di convocare le riunioni, è legittimo, sono d'accordo con lei, ma nel momento in cui, il Presidente della Regione convoca una Commissione consiliare, lei sa benissimo che il Regolamento dice che tutti i consiglieri, abbiamo il diritto-dovere di partecipare, a riunioni, a convegni, a iniziative che sono portate all'attenzione della gente in questo caso di tutti i sindaci della Sardegna. Ora, lei il Regolamento lo conosce certamente meglio di me, i funzionari, poi, lo conoscono meglio di lei e meglio di me e di tutti quanti noi, però, non si può limitare la nostra attività politica amministrativa escludendoci, perché questa è un'esclusione che viene fatta ai danni del Consiglio e riprendendo i lavori oggi. Lei dice: " La Conferenza dei Capigruppo". Certo, la Conferenza dei Capigruppo ha stabilito, ma lei non può negare che nel momento in cui la Conferenza dei Capigruppo si è riunita, della riunione del Presidente Soru non ne sapeva niente nessuno, tant'è che è stato modificato l'ordine del giorno, sono state mantenute le mozioni ed è stata aggiornata la risoluzione sulle entrate a martedì. Quindi, voglio dire, non c'erano le condizioni, oggi, per iniziare i lavori, e quindi io credo che bene avete fatto, Presidente, ad allungare la tornata consiliare a martedì e a mercoledì.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, anche io chiedo di parlare sul Regolamento e sarò brevissimo. Mi unisco intanto, a nome dei Riformatori, alle manifestazioni di solidarietà nei confronti della Presidenza del Consiglio e della Giunta, senza aggiungere alcunché, solo la solidarietà. Mentre per quanto riguarda le considerazioni che lei ha svolto, Presidente, io, proprio perché venga rispettata nel modo migliore possibile la programmazione dei lavori, vorrei pregarla di chiedere alla Giunta, quando partecipa alle Conferenze dei Capigruppo per la programmazione dei lavori, di precisare che nella stessa giornata in cui i Capigruppo intendono convocare il Consiglio per non interferire nei lavori delle Commissioni esiste già una convocazione indifferibile di una Commissione consiliare ed esiste una convocazione del presidente Soru ai sindaci della Sardegna. Se noi avessimo saputo questo, probabilmente, avremmo convocato il Consiglio questo pomeriggio o l'avremmo convocato di sabato mattina, non sicuramente in concomitanza. Devo poi farle rilevare che è vero che la programmazione dei lavori viene spesso alterata per la presenza di urgenze… appena ha finito il collega Porcu… Presidente, se lei deve parlare col collega Porcu, la aspettiamo qualche secondo.

PRESIDENTE. Onorevole Vargiu, su, andiamo avanti.

VARGIU (Riformatori Sardi). Perfetto! Le vorrei far rilevare che, spesso, la programmazione dei lavori viene modificata per esigenze che vengono poste dalla maggioranza e che martedì discuteremo della risoluzione sull'articolo 102 che è un'esigenza posta dalla maggioranza, e che nei giorni scorsi abbiamo discusso in Aula di dichiarazioni del Presidente sulla vertenza per le entrate, su un'esigenza posta dalla maggioranza. Quindi, che la programmazione dei lavori stabilita dalla Conferenza dei Capigruppo venga in qualche maniera, in qualche modo, qualche volta, modificata, rappresenta esigenze della politica, qualche volta espresse dalla minoranza, qualche volta espressa dalla maggioranza.

PRESIDENTE. Sì, ma, colleghi, il problema non è se le esigenze siano di maggioranza o di minoranza, è come organizziamo i lavori e li stiamo organizzando cercando di conciliare l'esigenza di maggioranza o di minoranza di inserire all'ordine del giorno dei punti nuovi, che emergono nel frattempo, con la programmazione che insieme abbiamo fatto. Questo, di fatto, sta comportando, però, mi sia consentito di dire, una notevole riduzione del lavoro nelle Commissioni, che sarebbe bene evitare, perché poi l'organizzazione del lavoro del Consiglio è possibile tranne che di lunedì, tranne che di venerdì sera, tranne che di sabato, per cui tutta la nostra discussione si riduce a programmare i lavori di martedì, di mercoledì e di giovedì, possibilmente di martedì pomeriggio. Ora, tutto questo, come sia conciliabile con la giusta esigenza di affrontare in Consiglio tutti i temi che la minoranza richiede di affrontare, quelli che la maggioranza ritiene necessari vengano affrontati con l'ordinaria programmazione dei lavori, risulta essere sempre più complicato, per cui io continuo a fare appello al buon senso più che all'applicazione letterale del Regolamento, perché il buon senso ci aiuta e ci consente di andare avanti. Noi abbiamo previsto di fare questo venerdì il Consiglio regionale perché dovevamo concludere una mozione e abbiamo inserito altre due mozioni nella discussione. Il parere sull'articolo 102 della finanziaria dello Stato si deve dare non tanto e non solo perché la maggioranza lo richiede, quanto perché l'articolo 54 dello Statuto necessita, in casi di questo genere, di un parere del Consiglio regionale, che deve essere reso possibilmente prima che il Parlamento affronti la finanziaria. Di qui l'urgenza del Consiglio regionale più che di una parte di esso. Quindi, proviamo a procedere così come avevamo stabilito, pur con queste difficoltà che sono rappresentate anche da riunioni organizzate dalla Giunta regionale con i sindaci che non interferiscono con i lavori del Consiglio, anche se poi, magari, sarebbe stato utile partecipare.

Io accolgo l'invito dell'onorevole Sanciu, che ringrazio intanto per la solidarietà per un episodio che non è collegato né può essere collegato a nessuna motivazione. E' un gravissimo episodio, è un atto assolutamente intollerabile in un sistema democratico, qualunque siano le ragioni che i lavoratori hanno per manifestare così come hanno fatto ieri. Si fa civilmente, non si aggrediscono i rappresentanti delle istituzioni, non tanto le persone, ma le persone che in quel momento rappresentano le istituzioni, perché questo non è utile a nessuno, né a chi protesta né a chi vuole trovare soluzioni ai problemi che i lavoratori rappresentano, e questo è certamente il mio caso e certamente l'opinione del Consiglio regionale della Sardegna. Quindi, vi ringrazio.

Commemorazione del cardinale Pompedda

PRESIDENTE. Accolgo l'invito dall'onorevole Sanciu a ricordare con un minuto di silenzio del Consiglio regionale la figura del cardinale Pompedda, recentemente scomparso, un'eminente figura per la Sardegna, una figura di riferimento, non tanto e non solo per l'alta carica ricoperta all'interno delle gerarchie ecclesiastiche, quanto soprattutto per la sua opera di studioso nelle materie giuridiche e ecclesiastiche nel diritto di famiglia. Un minuto di silenzio.

(I consiglieri osservano un minuto di silenzio in segno di lutto)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Grazie, colleghi. C'è un intervento.

Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Sull'ordine dei lavori, Presidente. Vorrei esprimere, innanzitutto, condivisione al richiamo che lei ha fatto, Presidente, al buon senso e quindi, proprio in funzione di questo buon senso, io mi chiedo a che cosa stamattina serva continuare questi lavori, perché un quarto circa dei consiglieri di quest'Aula sono stati convocati, in quanto componenti della Commissione riforme e autonomia, a partecipare alla riunione che c'è contestuale ad Ala Birdi. Molti dei colleghi sono direttamente coinvolti, in quanto rivestano la carica di sindaco, tant'è che molti di coloro che sono sindaci in questo momento sono assenti e, d'altro canto, ciò che si discute stamattina ad Ala Birdi non è argomento di poco conto, Presidente. Lei tenga presente che l'attuazione reale della legge numero 12 che noi in quest'Aula abbiamo licenziato dipende, stamattina, da ciò che davvero l'Assemblea dei sindaci deciderà di fare, perché questi bacini, cosiddetti, ottimali che sono finalizzati all'esercizio delle funzioni sovracomunali, all'esercizio delle funzioni associate, nascerà stamattina, in base a queste indicazioni. Io credo che sia dovere di quest'Aula sospendere a questo punto la discussione e aggiornare tutto a martedì e consentire a chi ha delle responsabilità di poter partecipare direttamente all'assolvimento di queste responsabilità.

Continuazione della discussione della mozione Ladu - Murgioni - Gallus sulla mancata attuazione dell'articolo 12 dello Statuto e sui porti franchi di Cagliari, Olbia, Porto Torres, Portovesme, Arbatax e Oristano (85)

PRESIDENTE. Onorevole Pisano, insomma, a me pare che la stiamo tirando anche per le lunghe con una discussione preliminare sull'ordine dei lavori. Ci sono sei consiglieri regionali appartenenti alla prima Commissione che hanno chiesto di partecipare alla riunione di Ala Birdi che non è, come sapete risolutiva, è una riunione informativa rientrando l'intera materia, poi, in discussione in Consiglio regionale e nella Commissione competente. Quindi, è certamente importante, ma, lo ripeto, non è una riunione risolutiva, quindi io insisterei per procedere nella discussione così come avevamo previsto, iscritti a parlare ho gli onorevoli Scarpa, Atzeri, Gallus, Moro, Dedoni e Vargiu e io darei la parola a questi colleghi iniziando dall'onorevole Atzeri.

E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Grazie signor Presidente, io non entro nel merito dell'importanza dei temi, ma credo davvero sia spaventosamente per risibile definire questa mozione, la Zona Franca quasi marginale o meno importante, denota proprio un'insensibilità politica spaventosa. Se c'è una mozione così importante da condividere in un periodo storico dove ci sono stati degli stravolgimenti non di poco conto è proprio un'occasione da non perdere, poi dispiace se si sovrappongono altri appuntamenti e quindi non c'è consentito partecipare, sono tutti importanti, ma ormai il Consiglio è stato convocato con questo punto all'ordine del giorno, abbiamo individuato anche un'altra giornata: martedì, per onorare l'altro punto e basta. Ancora una volta, tra l'altro, iniziamo con un'abbondante ora di ritardo, è questo che va censurato. Questa mozione, dicevo, cade in un periodo molto importante perché, anche l'uscita della Sardegna dall'obiettivo uno che ha trovato l'ignavia di questa Regione, tra l'altro esiste depositata una mozione firmata anche dai Sardisti e credo il primo firmatario fosse l'onorevole Balia, dove addirittura si parlava del rischio dell'espulsione della Sardegna dall'obiettivo uno, adesso il rischio è diventato certezza…. credo non ci siano le condizioni ideali per affrontare questo. Perché è offensivo per il Consiglio, per me che cerco di esporre le argomentazioni, per i firmatari della mozione che hanno voluto portare al centro di quest'Aula un mezzo di sviluppo economico impressionante, quindi non so se lei vuole dispensare qualche richiamo, qualche scampanellata per…

PRESIDENTE. C'è un capannello… chiedo scusa onorevole Diana e onorevole Ladu, non vorrei disturbare, però c'è l'onorevole Atzeri che cerca di intervenire, grazie.

ATZERI (Gruppo Misto). No, cerco di dare un contributo proprio perché ho premesso e ho stigmatizzato l'importanza di questa mozione, tra l'altro i Sardisti, e bisogna sottolinearlo perché Paolo Pili, non era un liberista, era un Sardista che maliziosamente era stato aggettivato come sardo-fascista ma, Paolo Pili, riprendendo le teorie liberiste del … 860 e della Commissione … del 1896 aveva fatto una sintesi, Paolo Pili aveva capito già da allora, a differenza dei colleghi consiglieri, quanto fosse importante non dialogare tra Presidente e Vicepresidente, non permettere che nell'Aula… rinuncio all'intervento presidente Spissu, e la ringrazio per la sensibilità, perché davvero è mortificante, guardi, affrontare un tema così importante.

PRESIDENTE. Chiedo scusa onorevole Atzeri, però, lei ha il tempo per intervenire e sta parlando di altro, nel senso che sta parlando dell'ordine dei lavori, io la prego di svolgere il suo intervento, abbiamo già superato la discussione sull'eventuale sospensione del Consiglio, quindi io invito i colleghi, anche quelli che stanno disturbando il suo intervento di prendere posto e proseguiamo. L'Aula è attenta, c'è una quantità di colleghi sufficiente, la Giunta è rappresentata per poter svolgere fino in fondo il dibattito e la mozione. Quindi, non continuiamo… sono 40 minuti che discutiamo se è utile, se è opportuno rinviare o se sia meglio continuare, quindi, siccome abbiamo deciso di continuare non è che il Consiglio regionale lo convochiamo e lo convochiamo di volta in volta e ci riuniamo in 50, in 60 e… insomma…

ATZERI (Gruppo Misto). Ma io l'ho superato, infatti, è un'aggravante…

PRESIDENTE. Andiamo avanti! Andiamo avanti.

DEDONI (Riformatori Sardi). Comunque sia si impedisce al Consiglio di partecipare a quelle che sono le decisioni che…

PRESIDENTE. Non impediamo niente a nessuno onorevole Dedoni, il Consiglio è tutto qui, quello che vuole essere qui. Andiamo avanti.

ATZERI (Gruppo Misto). Guardi, la ringrazio onorevole Dedoni però, il fatto che le dica che io parlassi d'altro, conferma la disattenzione, perché io parlavo esattamente della mozione, certamente non poteva seguire perché disturbato da un parlare affettuoso e fitto fitto però, io insisto nel dire che questa mozione affonda le radici nel pensiero dei Sardisti, perché è stato citato polo Pili però dimenticando che era un dirigente Sardista e ricordo che maliziosamente era stato aggettivato come sardo-fascista. Però, questo Paolo Pili che aveva capito l'importanza della zona franca, sottoponendola all'attenzione della Consulta, poi, la sua proposta politica aveva subito una rivisitazione fino a farla diventare uno striminzito porto franco. Questo lo dico perché, in tutti i paesi dove si sono dotati di questo strumento, al di là dell'architettura della Zona Franca perché ci sono diverse forme, ma dove hanno adottato questo sistema ha rotto l'isolamento, ha portato benessere, ha portato una crescita economica, basta ricordare l'Irlanda che versava in condizioni disastrose fino a tre lustri fa, adesso il registro… prodotto interno lordo è interessantissimo, noi, e la dimostrazione l'abbiamo avuta anche nell'Assemblea Costituente, abbiamo sempre osteggiato questo strumento. Basti pensare che Emilio Lussu, relatore per lo statuto della Val d'Aosta aveva caldeggiato l'adozione di questo strumento e adesso questa mozione che vuole, se me lo permette il primo firmatario usare un sotterfugio giuridico, vuol far passare la Zona Franca attraverso il Porto Franco affinché nella stessa Sardegna, da questi porti poi si intenda la Zona Franca integrale, verrà bocciata perché è improponibile. Noi pensiamo che vada riscritto interamente l'articolo 12 che fa parte del Titolo III insieme all'articolo 8 e pensare ciò che ha fatto il presidente Soru, in perfetta solitudine a Roma rivisitando l'articolo 8, una cosa impressionante e tralasciando l'articolo 12 che ha altrettanta importanza, noi diciamo, con grande preoccupazione: ma come mai la Val d'Aosta che ha all'articolo 14, a proposito della zona franca, un articolo così analiticamente preciso e recita: "Il territorio della Val d'Aosta è posto fuori dalla linea doganale e costituisce zona franca". 1948. 1948!

Noi, con questi consultori autonomisti, siamo riusciti a fare all'articolo 12 del nostro Statuto uno striminzito concetto dove "Il regime doganale della Regione è di esclusiva competenza dello Stato. Saranno istituiti nella Regione punti franchi." Generico, come al solito scarno, ambiguo. E' chiaro che noi Sardisti abbiamo il merito di aver posto all'attenzione questa proposta politica, ma anche il demerito di non averla concretizzata. Ma ci sono stati altri governi che hanno avuto più chance del nostro che il 21 aprile del '97, sottoscrivendo un protocollo d'intesa Regione-Governo, dicevano di "porre in essere tutte le azioni necessarie ad accelerare le attività occorrenti al raggiungimento dell'obiettivo, eventualmente anche ricorrendo alla normativa di attuazione prevista dallo Statuto". Ma la stessa Regione si impegnava "entro tempi ristretti a produrre le necessarie proposte progettuali corredate di tutti i nulla osta ed autorizzazioni di propria competenza". Poi c'è stato, per completare questa schizofrenia, un ordine del giorno del 18 settembre '97 che diceva: "presentare entro due mesi al Governo una proposta organica di zona franca fiscale". A tutto questo non c'è stato seguito. Non è stato fatto nulla. Ecco perché, come possiamo rimanere insensibili…

PRESIDENTE. Prego, onorevole Atzeri. Qualche secondo di recupero.

ATZERI (Gruppo Misto). … come si può rimanere insensibili di fronte al dramma che sta vivendo la Sardegna per il suo gap strutturale che nasce proprio dall'insularità? Come si può stare zitti di fronte alla cacciata dall'Obiettivo 1 quando abbiamo mille argomentazioni come il tasso di disoccupazione, la grave carenza infrastrutturale, disoccupazione femminile, il tasso di povertà, ma ne abbiamo venti. E perché la Sardegna non fa valere politicamente la sua generosità e disponibilità nell'allocare nel proprio territorio le servitù militari, che mortificano la vocazione produttiva dei sardi? Ma come possiamo noi ritenerci autonomisti e non capire che la zona franca è uno strumento enorme, importante? Però questo è lo spaccato dell'insensibilità, il menefreghismo di una classe politica miope che diceva che con la zona franca ci sarebbe stata la prostituzione e la droga. Oggi abbiamo entrambe e non abbiamo la zona franca, ma abbiamo un'Aula distratta e irresponsabile.

PRESIDENTE. Colleghi, proviamo a…

MORO (A.N.). Rinviamo!

PRESIDENTE. … proviamo a sederci. Io propongo ai colleghi di continuare a lavorare sulla mozione in discussione; finita questa mozione ci fermiamo e valutiamo insieme come proseguire.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Presidente, un minuto di sospensione. Molto breve.

PRESIDENTE. Facciamo un minuto di sospensione, ma la mia proposta resta questa, onorevole La Spisa. Va bene, un minuto di sospensione.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 50, viene ripresa alle ore 11 e 24.)

PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto. Bene, colleghi, riprendiamo il nostro lavoro. E' intervenuto…

Onorevole Biancareddu, su che cosa intende parlare?

BIANCAREDDU (U.D.C.). Sull'ordine del lavori.

PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (U.D.C.). Presidente, non so se rientri nell'ambito dell'ordine dei lavori comunque è una richiesta, a nome di tutta la minoranza, di sospendere i lavori ed aggiornarli ad un'altra data. Evidentemente c'è stato un malinteso sul fatto dell'autorizzazione al fatto che la Commissione e il presidente Soru siano ad Arborea mentre il Consiglio è convocato, seppur per trattare una mozione importante. Noi abbiamo valutato che non si può accettare, anche se vi è l'urgenza e la necessità che il Consiglio lavori, che una Commissione col Presidente sia ad Arborea ed altri siano qua. Chi vi parla, per esempio, è stato invitato ad andare ad Arborea però non è potuto andare in quanto c'era Consiglio, quindi non è che… ieri in Commissione si prendevano le adesioni addirittura per chi voleva la macchina per andare ad Arborea, col Consiglio convocato! Non lo possiamo accettare ed inoltre gradiremmo che per temi come la formazione professionale, nonché la mozione di cui era il primo firmatario l'onorevole Ladu, fosse presente e sia presente il presidente Soru, perché anche noi vogliamo dire la nostra perché credo che anche noi abbiamo almeno la stessa dignità di coloro che manifestavano ieri, quindi, anche noi vorremmo parlare col presidente Soru di formazione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Sarò rapidissimo, avevamo deciso oggi di lavorare, in effetti è già un'ora e mezza che siamo qui e non si è concluso. Io penso che si può aggiornare a domani la riunione del Consiglio, domani non c'è nulla all'Ala Birdi, non c'è nulla ad Arborea e si può fare domani e lunedì, sia per affrontare temi della mozione in discussione, sia quelli successivi della formazione e dell'industria.

PRESIDENTE. Io insisto, colleghi, perché andiamo avanti, pur comprendendo le ragioni di una parte del Consiglio che ritiene che non ci siano le condizioni per andare avanti. Insisto perché andiamo avanti perché il Consiglio era stato convocato perché andassimo avanti e perché concludessimo la discussione su queste mozioni. Ritengo che sia un modo sbagliato di fare quello di convocarci, di trascorrere un'ora e mezza a parlare di come è meglio andare avanti restando fermi e poi decidere che è meglio sospendere il Consiglio e rinviarlo a data da destinarsi. Io penso che, siccome la prossima settimana - abbiamo fatto la programmazione per martedì, mercoledì, giovedì e venerdì - penso che non possiamo modificare l'ordine che abbiamo dato che è quello di utilizzare martedì mattina per fare alcune delle cose che avevamo deciso di fare...

DEDONI (Riformatori Sardi). Durante una visita ufficiale, Presidente? Di un ministro o sottosegretario?

PRESIDENTE. Durante...pazienza, i ministri vanno...il Parlamento italiano non credo che sospenda i suoi lavori quando ci sono visite ufficiali! Non è mai successo e non succederà neanche qui!

DEDONI (Riformatori Sardi). Con una commissione riunita?

PRESIDENTE. E non succederà neanche qui!

DEDONI (Riformatori Sardi). Anche oggi, Presidente!

PRESIDENTE. E non succederà neanche qui, perchè altrimenti siamo sempre sospesi, onorevole Dedoni! Comunque, non voglio polemizzare, sto dicendo che il nostro modo di lavorare lo ritengo sbagliato e non utile al Consiglio regionale. Quindi, io insisto perché concludiamo questa mozione e perché martedì mattina facciamo i nostri lavori altrimenti, lo ripeto, se vogliamo discutere le mozioni siamo costretti a individuare un'altra giornata. L'onorevole Marrocu ha proposto la giornata di sabato, non vorrei aprire una discussione su che cosa è meglio fare, vorrei che...

DEDONI (Riformatori Sardi). Proposta intelligente quella dell'onorevole Marrocu, va benissimo!

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, questo è un giudizio il suo...

DEDONI (Riformatori Sardi). E' un giudizio, la reputo molto intelligente!

PRESIDENTE. Va bene, va bene, non penso che la possiamo mettere in questi termini!

DEDONI (Riformatori Sardi). Comunque state avvilendo questo Consiglio

regionale!

PRESIDENTE. Sono d'accordo con lei, sono d'accordo con lei, onorevole Dedoni...

DEDONI (Riformatori Sardi). Siete voi responsabili, maggioranza di centrosinistra!

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni...

DEDONI (Riformatori Sardi). E' vergogna, è vergogna! Perché parte di voi è andata a consolare il popolo all'Ala Birdi e voi costringete la minoranza qui, è vergognoso!

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, non siamo in una tribuna, su, ricomponiamoci onorevole Dedoni, grazie.

Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Sull'ordine dei lavori Presidente.

PRESIDENTE. Sul disordine dei lavori!

ARTIZZU (A.N.). Beh sì, sul disordine dei lavori e anche sul fatto che, certamente, lei ha ragione che così si procede in modo sbagliato, ma io le chiedo: è giusto che il Presidente della Regione, in una giornata simile, al termine di due giornate di grande massiccia mobilitazione popolare, con il Consiglio regionale convocato con all'ordine del giorno temi così importanti come le zone franche e come la formazione professionale, all'indomani di una manifestazione di popolo come quella di ieri, il Presidente della Regione scappa e se ne a un convegno all'Ala Birdi?

CALLEDDA (D.S.). Ma cosa stai dicendo!

ARTIZZU (A.N.). E' questo che è vergognoso, presidente Spissu!

PRESIDENTE. Onorevole Artizzu, mi dica qual è la sua proposta sull'ordine dei lavori.

ARTIZZU (A.N.). La mia proposta è che si deve lavorare seguendo quello che la Conferenza dei Capigruppo ha deciso con il Presidente della Regione in Aula e non ai convegni, e questo è compito suo, Presidente, fare in modo che il Presidente della Regione rispetti il Consiglio regionale!

PRESIDENTE. Onorevole Artizzu, lei era informato del fatto che il Presidente della Regione non sarebbe stato in Aula!

ARTIZZU (A.N.). Io sono stato informato che oggi c'erano delle mozioni e il Presidente della Regione è scappato!

PRESIDENTE. Si accomodi, onorevole Artizzu, grazie! Vorrei sommessamente ricordarle che siamo noi che abbiamo stravolto l'organizzazione dei lavori del Presidente convocando il Consiglio e non viceversa.

ARTIZZU (A.N.). Il Presidente lo sapeva da giorni!

PRESIDENTE. Questo per la cronaca, onorevole Artizzu poi tutto fa brodo, insomma!

DEDONI (Riformatori Sardi). E' un corpo estraneo la Giunta e il Presidente!

PRESIDENTE. Andiamo avanti colleghi, tanto non serve a niente procedere in questo modo. Onorevole Biancareddu, su che cosa dobbiamo continuare? E' la terza volta che lei interviene, va bene che è neo Capogruppo!

Ha domandato di parlare consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (U.D.C.). Presidente, abbia pazienza, io ho fatto una richiesta poi se la richiesta di tutta la minoranza non viene accolta...che qualcuno mi dica...io non vorrei avere lei come interlocutore - seppur autorevole e glielo riconosco - ma è una richiesta della minoranza, io sono d'accordo con l'onorevole Marrocu perché, mi creda, ci sono modi che forse l'opposizione usa in termini strumentali, ma questo non è un modo strumentale perché le mozioni sono nostre quindi i primi interessati al fatto che le mozioni si discutano siamo noi! Però, per una questione veramente di principio, non accettiamo il fatto che ci sia la Commissione ad Oristano e il Presidente ad Oristano e noi che parliamo qua, con due componenti della Giunta ma che sicuramente non hanno l'autorevolezza del Presidente, non me ne vogliano, quindi, se poi il Consiglio lo vogliamo convocare sabato, lunedì, domenica, ma quando non ci sono le Commissioni, che sia fatto! Che si faccia una convocazione secondo regolamento, due giorni prima, 48 ore prima se ci sono i termini e veniamo anche lunedì ma non è che con la minaccia di lavorare lunedì o sabato bisogna per forza lavorare quando la Commissione è convocata, abbia pazienza!

MARROCU (D.S.). Chiedi la verifica del numero legale! Noi siamo per continuare adesso, se andate via siete voi che andate via!

PRESIDENTE. Bene colleghi, su che cosa onorevole Ladu?

LADU (Fortza Paris). Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Io direi di smetterla, onorevole Ladu.

LADU (Fortza Paris). E' importante, Presidente!

PRESIDENTE. Non va bene così, preferisco interrompere e fare una Conferenza dei Capigruppo.

Continuazione e fine della discussione della mozione Ladu - Murgioni - Gallus sulla mancata attuazione dell'articolo 12 dello Statuto e sui porti franchi di Cagliari, Olbia, Porto Torres, Portovesme, Arbatax e Oristano (85)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Convochiamo prima la Conferenza dei Capigruppo?

PRESIDENTE. Dica, le ho dato la parola adesso.

LADU (Fortza Paris). Per dire che considerato che si è creato un clima che credo non sia clima ideale per discutere una mozione così importante, e anche perché io credo che abbia bisogno, questa mozione, di un coinvolgimento più ampio del Consiglio stesso, per queste motivazioni io ritiro la mozione che noi abbiamo presentato, ma non per ritirarla e non tornare più in Aula, ma con l'intenzione di farla propria di tutto il Consiglio regionale perché credo che, arrivati a questo punto, sia più giusto ripresentarla coinvolgendo l'intero Consiglio regionale. Grazie.

PRESIDENTE. Facciamo una sospensione dei lavori e convoco una Conferenza dei Capigruppo. La seduta è sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 35, viene ripresa alle ore 12 e 32.)

Discussione delle mozioni La Spisa - Artizzu - Capelli - Cappai - Cherchi Oscar - Ladu - Vargiu - Lombardo - Contu - Licandro - Petrini - Rassu - Sanciu - Sanjust - Dedoni - Murgioni - Amadu - Moro - Sanna Matteo - Diana - Pisano - Farigu - Liori - Biancareddu - Randazzo Vittorio - Randazzo Alberto - Milia - Cassano - Cuccu Franco Ignazio sulla problematica industriale ed energetica, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (99) e Floris Vincenzo - Marrocu - Calledda - Barracciu - Cherchi Silvio - Corrias - Cugini - Lai - Mattana - Orrù - Pacifico - Pirisi - Sanna Alberto - Sanna Franco sulla grave crisi industriale della Sardegna (88) abbinata allo svolgimento delle interpellanze Maninchedda - Balia sulla crisi dell'industria nella Sardegna centrale (151/A) e Balia - Maninchedda - Masia - Salis - Serra sul rischio di smantellamento della termocentrale di Ottana (197)

PRESIDENTE. Se i colleghi prendono posto cerchiamo di avviare i lavori di questa mattina. L'onorevole Ladu ha deciso di ritirare la mozione sulle zone franche e sui porti franchi. Procediamo per ciò con l'esame della…

Va bene colleghi, in Conferenza dei Capigruppo si è deciso di avviare questa mattina l'esame delle mozioni numero 88 e numero 99, la mozione 99 La Spisa, Artizzu, Capelli e più sulla problematica industriale ed energetica, la "88" degli onorevoli Floris, Marrocu, Pirisi e più sulla grave situazione industriale della Sardegna, poi le interpellanze numero 151/A dell'onorevole Maninchedda e Balia sulla crisi dell'industria della Sardegna centrale, l'interpellanza numero 197/A Balia, Maninchedda sul rischio di smantellamento della termocentrale di Ottana, e l'interpellanza numero 195 Mattana, Floris sulla situazione di crisi della chimica in Sardegna. Questi sono gli argomenti che attengono la stessa materia e che quindi unifichiamo nella discussione. L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni numero 99 e 88 abbinate alle interpellanze numero 151 e 197.

(Si riporta di seguito il testo della mozioni e delle interpellanze:

Mozione La Spisa - Artizzu - Capelli - Cappai - Cherchi Oscar - Ladu - Vargiu - Lombardo - Contu - Licandro - Petrini - Rassu - Sanciu - Sanjust - Dedoni - Murgioni - Amadu - Moro - Sanna Matteo - Diana - Pisano - Farigu - Liori - Biancareddu - Randazzo Vittorio - Randazzo Alberto - Milia - Cassano - Cuccu Franco Ignazio sulla problematica industriale ed energetica, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PRESO ATTO che:

- il settore industriale soffre di una crisi strutturale di lunga durata ed oggi presenta alcune particolari situazioni di pericolo per la produzione e per il lavoro;

- l'occupazione si è ridotta notevolmente (2000 posti di lavoro nell'ultimo anno, escludendo il comparto delle costruzioni);

- le produzioni tradizionali dell'industria chimica e metallurgica da tempo sono soggette ad una competizione fortissima su cui incidono negativamente, per i nostri impianti, alcuni differenziali di costo che rischiano di portare definitivamente fuori mercato le nostre industrie;

- le origini di tale disagio sono da attribuire certamente ad alcune carenze infrastrutturali soprattutto nell'ambito dei trasporti e dell'energia;

CONSIDERATO che:

- il problema energetico è il punto di snodo centrale per lo sviluppo dell'industria sarda, in considerazione dell'alta incidenza della grande industria energivora sul complesso delle produzioni, soprattutto nella metallurgia e nella chimica, e della assoluta importanza che tali produzioni hanno nell'equilibrio del sistema economico nazionale e della stessa bilancia commerciale;

- l'alto costo dell'energia elettrica in Italia, rispetto al resto dell'Europa e del mondo, è grave per tutto il Paese, ma è gravissimo in particolare per la Sardegna che, facendo a suo tempo la scelta della chimica e della metallurgia, ha dato e dà ancora un significativo contributo all'economia italiana ed ha quindi ormai maturato una legittima aspettativa, se non un vero e proprio diritto, a scelte decise e lungimiranti nella politica energetica;

- in assenza di scelte appropriate verranno impediti i progetti finalizzati al mantenimento e rafforzamento delle filiere più competitive come quelle dell'alluminio, del piombo e dello zinco (Portovesme), del cloro (Assemini e Porto Torres), del PET (Ottana);

- il piano energetico regionale e la sua attuazione costituisce il banco di prova della validità della politica industriale della Regione e dello Stato;

- per il mantenimento delle produzioni strategiche e per il rafforzamento delle filiere che hanno ancora buone prospettive di inserimento nei mercati occorre una strategia indirizzata sia all'adozione di soluzioni transitorie (tariffe speciali per le energivore) sia all'individuazione che all'avvio di concrete scelte finalizzate a soluzioni strutturali (nuova centrale del Sulcis con tecnologie avanzate, alto rendimento e basso costo, da sfruttare a vantaggio delle industrie locali);

- tra il 2003 e il 2004 sono stati fatti alcuni passi importanti in questa direzione:

a) accordo di programma per la riqualificazione dei poli chimici della Sardegna (14 luglio 2003);

b) intesa Stato - Regione sull'energia (19 dicembre 2003);

c) Piano energetico regionale (aprile 2003);

d) elaborazione di uno studio preliminare per la costruzione di una centrale ipercritica a 650 MW nel Sulcis (studio SOTACARBO);

RIMARCATO che:

- tali passi costituiscono un presupposto da sviluppare, verificare, finanziare e attuare in una concreta interazione tra scelte dei diversi protagonisti, pubblici e privati, nel sistema;

- è necessario, oggi, trarre alcune conclusioni operative sui problemi esposti, per smuovere una situazione che inevitabilmente è destinata a ristagnare e a morire, in assenza di decisioni puntuali e coraggiose;

- in particolare, occorre incidere su tre livelli:

1) forte azione di tutto il sistema politico e istituzionale italiano e sardo, nei confronti dell'Unione europea per l'autorizzazione alle tariffe speciali per le produzioni energivore, al momento sottoposte ad una rischiosa procedura di infrazione;

2) decisione e finanziamento della nuova centrale del Sulcis che affronti e risolva contemporaneamente il problema delle industrie chimiche e metallurgiche e della miniera Carbosulcis;

3) accelerazione dei progetti industriali nelle filiere più produttive della chimica, per dare piena attuazione all'accordo di programma del luglio 2004; definizione degli atti amministrativi necessari per il finanziamento dei contratti di programma derivanti dall'accordo,

impegna la il Presidente della Regione e la Giunta regionale

- a riferire al Consiglio sugli sviluppi recenti della problematica industriale ed energetica;

- a trattare con forza nei confronti del Governo nazionale per l'attuazione degli impegni assunti.(99)

Mozione Floris Vincenzo - Marrocu - Calledda - Barracciu - Cherchi Silvio - Corrias - Cugini - Lai - Mattana - Orrù - Pacifico - Pirisi - Sanna Alberto - Sanna Franco sulla grave crisi industriale della sardegna.

IL CONSIGLIO REGIONALE

TENUTO CONTO della grave crisi industriale che ancora permane nella nostra Isola e che interessa in maniera allarmante le aree industriali del Sulcis e di Ottana, Macomer, Porto Torres, Assemini e Arbatax, che sta determinando la chiusura di molte attività produttive e la perdita di centinaia di posti di lavoro;

RICORDATO che l'industria rappresenta un elemento strategico per lo sviluppo economico della Sardegna e che molte di queste attività presenti, ad iniziare dal settore chimico-metallurgico, ne costituiscono la parte sostanziale;

PRESO ATTO che la Sardegna rimane condizionata dalla sua insularità, essendo l'unica regione italiana a non disporre del metano e risente quindi maggiormente degli effetti prodotti, per quanto attiene il settore energetico, dai mutamenti che vanno nella direttrice di una piena competizione all'interno di un libero mercato, che penalizza fortemente le industrie sarde ad alta intensità di energia;

EVIDENZIATOche, nonostante tutto questo e alla luce del progressivo acuirsi della crisi, sono presenti comunque nella nostra Isola impianti che meritano di essere potenziati e filiere produttive che hanno una prospettiva se integrati e resi competitivi nei mercati nazionali e internazionali;

RICORDATOche l'Accordo di programma per la qualificazione dei poli chimici della Sardegna, firmato a Roma il 14 luglio 2003, ha definito una precisa strategia per la riqualificazione dei principali poli chimici della Sardegna, ad iniziare da Porto Torres, Ottana e Assemini, attraverso azioni di potenziamento e sviluppo dell'apparato produttivo esistente ed individuando nell'Accordo di programma lo strumento per realizzare tali obiettivi da affiancare agli altri interventi di risanamento ambientale previsti dal decreto legislativo n. 22 del 1997, dal decreto ministeriale n. 471 del 1999 ed in conformità alla delibera della Giunta regionale n. 34/22 del 10 ottobre 2001, sottoscritto in data gennaio 2002,

impegna la Giunta Regionale

- a mettere in campo una precisa azione regionale che permetta di governare le varie emergenze, ad iniziare da quella rappresentata dall'apertura da parte della Commissione europea, di un'ulteriore procedura contro le tariffe energetiche per l'alluminio e altri settori, che si aggiunge a quella già in essere contro il piombo, lo zinco e il cloro soda, coinvolgendo direttamente il Governo nazionale affinché metta in campo un'azione politica nei confronti della Commissione europea che permetta di mettere in sicurezza queste aziende;

- ad attivare tutte le azioni necessarie per puntare ad un'azione mirata che sia in grado di integrare le varie realtà, a partire dalla piena attuazione degli impegni del Governo, in modo da porre le basi per il consolidamento dell'intero apparato produttivo sardo, favorendo la localizzazione di attività produttive nuove e tecnologicamente più avanzate;

- a predisporre la definizione di un programma pluriennale di interventi da definire all'interno dell'Intesa istituzione di programma, e con gli annunziati provvedimenti da cofinanziare con i fondi statali e strutturali e con quelle misure, ad iniziare dalla fiscalità di vantaggio che si sta definendo per il Mezzogiorno, coerenti con le finalità dell'Accordo di programma per la riqualificazione dei poli chimici sardi. (88)

Interpellanza Maninchedda - Balia sulla crisi dell'industria nella Sardegna centrale.

I sottoscritti,

premesso che il Marghine sta attraversando un momento di crisi economica drammatica, dovuta alle note difficoltà del gruppo Legler;

assunto che sono circa 900 i lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro;

considerato che il bando per la centrale di Ottana, esitato recentemente dalla Regione ed emanato prima dell'approvazione del Piano energetico regionale, comporterebbe la chiusura dell'inceneritore di Macomer e la conseguente perdita di altri 40 posti di lavoro;

accertato che il mercato della calzetteria da donna ha subito negli ultimi dieci anni una flessione del 50 per cento;

verificato che sulla Gazzetta di Mantova del 14 febbraio 2006 si è data notizia di un progetto di consorzio tra le aziende del settore della calza, il quale prevederebbe la chiusura dello stabilimento Queen di Macomer,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'industria per sapere:

1) se siano a conoscenza della portata della crisi che sta investendo questa parte del territorio della Provincia di Nuoro e come intendano evitare che la Regione concorra ad acuirla con iniziative non adeguatamente ponderate;

2) quali urgenti iniziative intendano assumere per garantire i posti di lavoro ed evitare che le imprese ancora attive abbandonino il territorio. (151/A)

Interpellanza Balia - Maninchedda - Masia - Salis - Serra sul rischio di smantellamento della termocentrale di Ottana.

I sottoscritti,

premesso che:

- continua l'allarmante odissea della termocentrale di Ottana, passata nel marzo 2001 dall'Enichem all'A&S, multinazionale anglo-americana con 160 centrali dislocate in tutto il mondo e, dopo appena quattro anni, ceduta al gruppo della famiglia Olivati;

- sulla capacità del gruppo di garantire il mantenimento dei livelli occupazionali ed il necessario ammodernamento degli impianti erano, peraltro, stati espressi, già nella fase della cessione, dubbi e riserve sia da parte dei sindacati che da autorevoli esponenti delle istituzioni politiche regionali;

- ad appena un anno dall'acquisizione il gruppo Olivati ha annunciato il licenziamento di 44 dei 150 lavoratori della centrale elettrica;

- la centrale elettrica di Ottana è fondamentale per la sopravvivenza dell'intero compendio industriale a cui fornisce energia, vapore, azoto, acqua refrigerata, oltre a distribuire l'acqua a tutti gli impianti e paesi della zona;

rilevato che:

- la termocentrale continua a produrre con macchinari vecchi di 30 anni, tecnologicamente superati ed antieconomici in quanto utilizzano olio combustibile che risente fortemente del caro petrolio;

- gli impianti marciano al 50 per cento della potenzialità a seguito della chiusura della Montefibre, cui la centrale forniva la gran parte dell'energia prodotta;

- in tempi brevi anche la Equipolymers, l'azienda più grossa dell'area, non acquisterà più l'energia e le altre utilities dalla termocentrale, in quanto ha avviato la realizzazione di impianti in grado di coprire il proprio fabbisogno energetico, grazie ai finanziamenti regionali che assegnavano così 40 dei 300 milioni di euro previsti dall'accordo di programma sulla chimica del luglio 2003;

ritenuto che:

- il decreto per il rilancio del suddetto accordo di programma, varato nei giorni scorsi dal Ministro dello sviluppo economico, riapra concrete prospettive di ripresa e nuove opportunità di sviluppo per la chimica sarda in generale;

- per l'area industriale di Ottana in particolare, costituisca l'ultima irrinunciabile occasione per uscire dal baratro di una crisi resa ancor più grave proprio dal mancato rispetto degli impegni assunti con l'accordo di programma che, per il polo della Sardegna centrale, prevedeva di salvaguardare le società insediate, sostenere le infrastrutture esistenti e rafforzare prioritariamente, con l'assegnazione delle necessarie risorse finanziarie, la centrale termoelettrica con tutti i suoi assetti produttivi,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'industria per sapere se:

1) intendano avviare, con l'urgenza imposta dal breve termine stabilito dal decreto Bersani, gli opportuni incontri con gli esponenti delle istituzioni, delle associazioni sindacali, delle forze politiche locali e regionali per predisporre i provvedimenti necessari per il rilancio della termocentrale e del suo ruolo di centro vitale del polo industriale della Sardegna centrale;

2) ritengano, altresì, di concordare con le parti sociali, politiche ed istituzionali e con i rappresentanti del Governo nazionale, un piano industriale regionale alla luce dei gravi problemi strutturali - soprattutto gli altissimi costi dell'energia e dei trasporti - che pesano su tutta l'economia della Sardegna e, se non affrontati e risolti, decreteranno la morte dell'industria sarda. (197/A).)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione numero 99 ha facoltà di illustrarla.

LA SPISA (F.I.). La mozione che abbiamo presentato nasce da un confronto che nei giorni che hanno preceduto la manifestazione sindacale del 18 di ottobre relativa in particolare al territorio del Sulcis, ma certamente implicante questioni che riguardano tutto il sistema industriale sardo, perché tutto il sistema della grande industria è collegata da un insieme di problematiche comuni, e da alcune cause che determinano l'attuale incertezza e che attengono in particolare al problema energetico che certamente non possono essere ridotte soltanto alle difficoltà che incontrano le industrie metallurgiche di Portovesme, ma toccano anche per alcuni aspetti le produzioni chimiche di Macchiareddu e conseguentemente nella filiera anche l'assetto produttivo di Portotorres, mentre per l'altro polo industriale che è quello di Ottana, la questione energetica pur non riguardando prevalentemente la questione dei costi ma riguardando invece la questione dell'approvvigionamento dell'energia sia elettrica sia termica, con la difficoltà che affronta oggi la gestione della centrale di Ottana, sono tutte questioni, queste, che sono centrate sulla questione energetica e che hanno evidentemente una inesorabile incidenza sull'assetto delle produzioni industriali metallurgiche e chimiche di tutti e quattro i poli, quindi determinano oggi un'incertezza tale che tutti sappiamo realisticamente non per un'accentuazione demagogica o retorica ma tutti sappiamo realisticamente che è in forse la prosecuzione dell'attività produttiva sia a Portovesme e conseguente però, riguardo la chimica, nelle produzioni di Assemini e di Portotorres e si trova in una situazione di forte incertezza anche il sito di Ottana, proprio per l'incertezza sulla prosecuzione dell'attività della centrale. Attraverso questa mozione noi stiamo cercando di porre all'attenzione del Consiglio un problema che è certamente d'interesse comune; è un tema, quello della politica industriale, della politica energetica, con particolare riferimento nella politica energetica alle scelte strategiche funzionali al mantenimento dell'assetto produttivo industriale, soprattutto per quanto attiene alle industrie energivore, un tema che può vedere certamente concordi tutte le forze politiche, le forze sociali, sull'analisi della situazione, sull'analisi anche delle cause che hanno determinato il permanere di questa incertezza. Può forse dividerci, anzi certamente ci dividerà, l'analisi e alcune indicazioni su quelle che sono le valutazioni e le responsabilità dei diversi governi. Credo che però, in ultima analisi, non può neanche vederci divisi l'indicazione di alcuni obiettivi che immancabilmente devono essere colti dalla Sardegna, da tutto il sistema politico sociale della Sardegna. Brevissimamente, la crisi dell'industria oggi è sotto gli occhi di tutti e non è una cosa nuova. Io vorrei ricordare che le cause sono certamente lontane nel tempo, non stiamo qui a ripercorrerle perché ci vorrebbe veramente molto tempo, però sinteticamente si può dire che c'è nel sistema Italia, nel sistema Sardegna, una carenza strutturale del sistema politico nell'individuare, nel perseguire coerentemente alcune scelte fondamentali, strategiche di politica industriale ed energetica. Questa responsabilità, questa carenza purtroppo accomuna tutte le forze politiche o trasversalmente parte delle forze politiche, dobbiamo riconoscerlo. Il risultato è che nelle scelte fondamentali si è andati avanti un po' con una certa incertezza, spingendo in alcuni momenti e arretrando in altri. Io ricordo che qualche anno fa, quando abbiamo affrontato la gravissima situazione del settore chimico e stavamo affrontando l'inizio della crisi del settore metallurgico, noi abbiamo trovato in quest'Aula e fuori da quest'Aula, con il sistema sociale, sindacale, imprenditoriale, una forte coesione nelle nell'individuare alcuni obiettivi e nel chiedere allo Stato un intervento deciso. Quest'intervento deciso si è realizzato sia attraverso l'accordo di programma per la riqualificazione dei poli chimici della Sardegna sia attraverso l'intesa Stato-Regione sull'energia, firmato sostanzialmente negli stessi giorni. Sono contenuti che si riversano dall'uno all'altro documento, l'accordo di programma e l'intesa sull'energia, che prevedono sostanzialmente interventi di rafforzamento delle filiere, con incentivi agli investimenti, con un'analisi che individui quali produzioni abbiano ancora mercato e quali non l'hanno, non l'hanno più, e però con una scelta sulla politica energetica che individuava due obiettivi fondamentali, o meglio un unico obiettivo, però in due tempi; e cioè l'individuazione di una soluzione strutturale al problema dell'alto costo dell'energia, avviando di concerto con il Governo uno studio per valutare che tipo di produzione, quale fonte energetica primaria fosse necessaria e dove orientare gli investimenti per una nuova centrale, che potesse essere - si era individuata allora quest'ipotesi, io credo che sia ancora valida - una centrale che utilizzando il carbone potesse coinvolgere nella gestione anche le industrie produttrici del settore metallurgico e chimico e che raggiungesse, e possa ancora raggiungere, il doppio obiettivo di valorizzare la risorsa primaria che ha la Sardegna, cioè il carbone-Sulcis, e potesse, utilizzando anche carbone internazionale, permettere la costruzione di una centrale di ultimissima generazione dal punto di vista tecnologico, con alti rendimenti e possibilità quindi di recuperare, dagli alti rendimenti, un vantaggio per i produttori tale che potesse essere anche orientato ad abbassare il costo energetico per le industrie energivore. Questo era il grande obiettivo, io ricordo che si concluse tutto con uno studio, concluso nella primavera del 2004, che individuava come possibilità migliore la realizzazione nel Sulcis di una centrale di 650 megawatt, se non ricordo male, che coinvolgendo anche le industrie metallurgiche e chimiche potesse in qualche modo risolvere, così come abbiamo detto, tutti e due i problemi. Nello stesso tempo, l'accordo di programma per la riqualificazione dei poli chimici individuava strumenti di incentivazione, attraverso contratti di programma, contratti di localizzazione, tutti gli strumenti d'incentivazione utilizzabili, dalla "488" a interventi infrastrutturali, in modo tale da poter rilanciare alcune filiere, in particolare quella del pet di Ottana e quella del cloro e dei cloroderivati che interessava Macchiareddu e Porto Torres, che poteva essere condizione per la cessione degli impianti dell'Enichem ad un grande gruppo internazionale, che rilanciasse queste produzioni e, per quanto riguarda il settore metallurgico, la costruzione della centrale. Nel frattempo però, e questo è il secondo aspetto, si prevedeva l'intervento transitorio di tariffe energetiche, tariffe speciali per l'energia elettrica per i grandi consumatori, cosa che si concretizzò in uno e poi, successivamente, in un altro decreto. Sappiamo le difficoltà che hanno incontrato questi decreti, che incontrano ancora, che incontra quello che poi è stato riversato nella legge 80, se non ricordo male, e che oggi è sotto il vaglio non certo molto favorevole dell'Unione europea e che desta la preoccupazione principale. Noi crediamo che occorra veramente adesso recuperare il tempo perso; recuperare il tempo perso perché non è assolutamente ammissibile che passino ancora degli anni senza che sia chiaro qual è la soluzione strutturale per l'energia! Si fa la centrale nel Sulcis? Che tipo di centrale si fa? Si recupera il vecchio progetto della rigassificazione o si punta - e io credo che debba essere questa la soluzione migliore - si punta ad una centrale ipercritica, che possa effettivamente dare la soluzione al doppio problema? Se questa è la direzione, occorre correggere, a mio parere, alcune incertezze, alcuni errori che sono contenuti nell'impostazione dei passi che ha fatto la Regione in questi anni e che si punti decisamente su una tecnologia che permette la realizzazione di questo risultato. Noi ci attendiamo risposte chiare, dalla Giunta regionale, su questo, dalla maggioranza. Così come ci attendiamo risposte chiare dal Governo nazionale - lo abbiamo chiesto sempre, lo chiediamo anche a questo Governo - su un'azione forte, unitaria, decisa nei confronti dell'Unione europea perché si sblocchi la questione delle tariffe speciali. Senza la soluzione di questo problema, noi ci troveremo a costruire soluzioni strutturali-strategiche che poi arriveranno a conclusione nel momento in cui le industrie saranno chiuse. Questo non possiamo assolutamente permetterlo, come non possiamo permettere che un decreto dell'attuale Governo cancelli o metta in discussione i contratti di programma, che sono a valle dell'accordo di programma sulla chimica, firmato nel luglio 2003, che sembrerebbero cancellati dal decreto Bersani, spero che non sia così, ma da quanto sappiamo c'è un'incertezza forte anche su questo fatto. Crediamo sia necessario un pronunciamento forte da parte del Consiglio regionale, perché ci sia un'indicazione univoca alla Giunta regionale e al Governo nazionale perché si faccia presto per trovare soluzioni. Il testo della mozione, per chi lo ha letto, per chi ha la cortesia di leggerlo, è un testo che è stato volutamente lasciato libero da considerazioni politiche polemiche. E' un testo che potrebbe essere, credo, approvato da tutti. Credo sia necessario recuperare, in questo momento, l'unità degli intenti della Sardegna, di tutte le forze, perché si dia una soluzione a chi, in questi giorni, veramente con grande e vera preoccupazione, è sceso in piazza, chiedendo che il mondo politico si mobiliti seriamente.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione numero 88 ha facoltà di illustrarla.

FLORIS VINCENZO (D.S.). Voglio esprimere anche io innanzitutto la mia personale solidarietà al Presidente Spissu e al Presidente Soru per la gravissima aggressione che hanno subito ieri. Non è mai successo che i lavoratori guidati dal sindacato, anche nei momenti più difficili, abbiano abbassato la guardia e abbandonato il metodo del confronto democratico perché vi è sempre stata la convinzione profonda, all'interno del mondo del lavoro, che si era vincenti quando si aveva un progetto di tutela dei diritti e degli interessi del mondo del lavoro, ed è per questo che il sindacato italiano è diventato credibile, perché ha avuto sempre la capacità di coniugare la tutela delle parti deboli del paese con la difesa strenua della democrazia. Ed è sulla riaffermazione di queste pietre angolari che si sono evitati nel nostro Paese momenti pericolosi di aggressione alla convivenza civile. Credo che sia compito oggi del Consiglio regionale prendere una precisa posizione e condannare senza riserve chi tenta di soverchiare queste regole.

Io credo che, per quanto attiene invece la discussione sull'industria, che le mozioni numero 99 e 88 pongano con forza l'esigenza di definire un preciso percorso che permetta di riaprire in Sardegna, e con il Governo nazionale, i problemi che travagliano l'industria sarda, a partire dalle esigenze poste dalle aziende energivore del Sulcis Iglesiente, al rilancio del settore chimico, decidendo di rivisitare l'accordo per il rilancio del settore chimico e chiedendo la qualificazione di questi poli, poi per arrivare anche ad un impegno dell'ENI che favorisca un processo di reindustrializzazione nelle aree dismesse di Villacidro e del nuorese, e dalla questione ancora aperta dell'acquisizione delle aree della cartiera di Arbatax.

In Sardegna l'industria di base è costituita, come si sa, dalle industrie metallurgiche e chimiche e di raffinazione caratterizzate da una elevata intensità energetica, infatti il settore industriale impegna il 44 per cento degli usi finali, mentre in Italia questo settore assorbe il 31 per cento del totale. In Sardegna il settore civile invece assorbe negli usi finali il 18 per cento mentre in Italia, così come compare anche dal Piano energetico regionale, assorbe il 33 per cento.

La nostra Isola rimane penalizzata dalla sua insularità essendo l'unica regione italiana a non disporre del metano e risente quindi maggiormente degli effetti prodotti…per questo, per quanto attiene il settore energetico, dai mutamenti che vanno nella direttrice di una piena competizione all'interno del libero mercato che purtroppo penalizza fortemente le industrie sarde ad alta intensità di energia.

A questo si aggiunge l'apertura da parte della Commissione europea UE, di una ulteriore procedura contro le tariffe energetiche, per l'alluminio e altri settori, che si somma a quella già in essere contro il piombo-zinco e il cloro-soda.

Se non si troverà, entro dicembre, una soluzione c'è il rischio che lo stabilimento di alluminio primario, l'ALCOA, chiuda la fabbrica e mandi a casa 700 dipendenti a cui si aggiungerebbero altri 300 lavoratori degli appalti. La stessa situazione di incertezza viene vissuta con angoscia dagli oltre 1000 lavoratori, tra diretti ed appalti, della Portovesme Srl, di cui 200 in cassa integrazione che aspettano, per ritornare al lavoro, l'avvio dei 140 milioni di euro di investimento per il rilancio produttivo dell'azienda, ma che rischiano, se non si risolve il problema delle tariffe speciali, di rimanere bloccati.

Negli anni passati abbiamo assistito da parte dell'ENICHEM, oggi SINDIAL, e dell'ENI, più in generale, ad un'opera irresponsabile di demolizione dell'apparato industriale sardo che ha determinato una vera e propria catacombe di impianti produttivi complessi che andavano difesi e rilanciati all'interno di una precisa scelta strategica governativa, che invece è mancata e che doveva permettere tutelare un settore ritenuto strategico, non in Italia, ma a livello europeo.

Nel nuorese rimangono ancora accesi i focolai derivanti da queste scelte, partendo da quello che rimane dalle ceneri della società Montefibre e che interessano nell'immediato, se si intende bloccare questa deriva, la stabilizzazione della centrale elettrica in mano alla società … e che deve trovare un momento di collegamento reale con il nuovo impianto di termo-valorizzazione previsto ad Ottana coinvolgendo naturalmente nel contempo anche quello esistente di Macomer, all'avvio delle iniziative del Consorzio CREO, alla soluzione razionale dei servizi, alla costituzione di un polo impiantistico fra SAIPEM e CFM, le restanti imprese del settore che intendessero partecipare, al rafforzamento della filiera chimica, attraverso uno specifico contratto di localizzazione, alla risoluzione della crisi del settore tessile ed alla questione delle bonifiche da parte dell'ENI, che dovrebbe, fra l'altro, impegnarsi a favorire l'ubicazione nella Sardegna centrale di un'iniziativa produttiva di valore in grado di rivitalizzare e rendere attrattiva l'area industriale del nuorese.

Per rafforzare queste scelte, io credo che sia necessario affrontare anche il problema del completamento delle infrastrutture e della messa in rete delle potenzialità esistenti a livello territoriale.

In questo panorama di esigenze, io sono convinto che sia necessario definire un chiaro quadro finanziario che si articoli in maniera nuova verso una politica attrattiva che potrebbe passare attraverso la gestione della nuova società Sardegna promozione, queste problematiche, molte delle quali lasciate macerare da anni e caratterizzate da un muto abbandono governativo, anche se comunque bisogna dire che nell'Isola sono state ampiamente discusse in tutti questi anni, hanno necessità, partendo dagli accordi sottoscritti al tavolo del Governo, di trovare una nuova proiezione in grado di attivare un'azione congiunta la fra Regione e Governo e che permetta di rendere innanzitutto esigibili gli accordi sottoscritti, a partire dall'accordo del luglio 2003. Oggi scopriamo con amarezza, partendo dal Consorzio CREO, che le risorse che stavano alla base di quelle intese erano, per gran parte, risorse virtuali.

La gestione corretta di queste intese, come stavo dicendo prima, quella sulla chimica e quella sulla energia, del dicembre 2003, possono rappresentare, ne sono convinto, un momento elevato di rilancio del settore industriale sardo che va necessariamente inserito all'interno di un preciso piano di rilancio della chimica nel nostro paese. Il Governo, da questo punto di vista, dovrebbe definire una scelta strategica per il rilancio del comparto chimico nazionale per poi mantenere l'integrazione fra i diversi siti, favorire la nascita di una chimica fine, frutto della migliore ricerca disponibile nel mercato, una chimica non aggressiva nei confronti dell'ambiente. Tutto questo significa saggiamente parlare di rilancio industriale produttivo, determinando le condizioni per dare nuova dignità al lavoro non assistito nella nostra Isola. Come va risolto secondo me? In maniera organica il problema delle aziende energivore del Sulcis Iglesiente attraverso una soluzione, lo ricordava l'onorevole La Spisa, strutturale, in grado di mettere al riparo questo prezioso patrimonio industriale; soluzione che va costruita da una parte con la Commissione europea e dall'altra con un interessamento diretto delle società ENDESA ed ENEL. Sono convinto che l'apertura del tavolo con il ministro Bersani, ottenuta dal presidente Soru e dall'assessore Concetta Rau, fissata per il 31 di questo mese, possa raffigurare un'occasione unica per mettere i piedi nel piatto di una crisi industriale che va fronteggiata con una chiara assunzione di responsabilità. Innanzitutto da parte del Governo che deve, partendo dal rispetto degli accordi sottoscritti, definire un'azione combinata con la Regione sarda per indirizzare correttamente risorse e azioni politiche in grado di affrontare le emergenze e di proiettarle all'interno di uno scenario più avanzato, dal punto di vista produttivo ed occupazionale. Io credo, signora Assessore, che partendo dalla discussione odierna di questo Consiglio si debba costruire insieme alle rappresentanze sociali un piano di lavoro credibile, da sottoporre alla discussione nel tavolo governativo che la Giunta ha già attivato, in cui siano iscritte le diverse questioni oggi aperte nei vari siti industriali e che ho cercato sinteticamente di richiamare, perché sono convinto, senza voler fare retorica, che difendere l'apparato industriale nella nostra isola, come ci ricorda spesso la pastorale per il lavoro di Don Borrotzu, significa innanzitutto difendere il diritto sacrosanto al lavoro. E propongo, lo diceva anche l'onorevole La Spisa, per la delicatezza e l'importanza che ricopre questo dibattito, che il Consiglio, alla fine, valuti la possibilità di approvare un ordine del giorno unitario. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Floris.

Ha facoltà di parlare il consigliere Maninchedda per illustrare la sua interpellanza. Ha 5 minuti di tempo per ciascuna interpellanza, se vuole può presentarle in maniera unitaria e ha 10 minuti di tempo. Prego.

MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Grazie, le presento entrambe, Presidente. Il senso delle interpellanze è quello di invitare la Giunta a illustrare in Aula le strategie sull'industria della Sardegna centrale, alla luce del dibattito politico richiamato anche dal collega Floris, ma anche alla luce dei dati disponibili. Noi abbiamo una povertà, in Sardegna, che incide e colpisce una famiglia su sei, ma la rilevazione dell'Istat ha un margine di errore così ampio che potrebbe essere una famiglia su cinque. Sempre l'Istat ci dice, nell'ultima rilevazione, che la crisi maggiore di lavoro sia nel manifatturiero: abbiamo novemila posti di lavoro in meno, settemila nell'area delle costruzioni, ma duemila vengono dall'industria. E' un dato che non può che farci riflettere perché se è vero che ragionando anche sulla flessione del settore costruzioni a livello nazionale potremmo interpretare quello sardo come un fatto, diciamo, semplicemente locale di un fenomeno generale, quei duemila che vengono meno dall'industria, nell'industria in crisi, non può che farci preoccupare. Sappiamo perché ci troviamo in questa situazione. Noi sappiamo che ormai la fabbrica del mondo è in Oriente, perché il manifatturiero ha margini molto limitati, e sappiamo anche che il grande capitale sta inseguendo i luoghi dove il costo del lavoro è inferiore, dove le garanzie sono minori e sappiamo anche che la delocalizzazione ha colpito duramente la Sardegna. Pensiamo soltanto al fatto che Legler è presente in Marocco e pensiamo al fatto che Queen ha gli stabilimenti in Slovenia, cosa di cui noi avevamo dato notizia al Consiglio in apertura di questa legislatura, come fattori di crisi, di pericolo. Ora, il tema che si vuole sottoporre all'attenzione dell'Aula, e all'attenzione della Giunta, è però il seguente: noi che strategie possiamo adottare, coi poteri tipici della Regione, per fronteggiare questa vicenda? Beh, intanto in primo luogo dovremo affermare nella mozione bipartisan, se riusciamo a tirarla fuori, un concetto cardine e cioè noi dobbiamo dire che vogliamo uscire dalla crisi industriale non incardinando l'uscita sulla sola nostra capacità fiscale. La Sardegna non può uscire dalla crisi industriale soltanto con la ricchezza che produce. L'uscita dalla crisi industriale della Sardegna deve ricadere sulla fiscalità generale, deve ricadere sulla fiscalità nazionale! Primo elemento.

Secondo: cosa possiamo fare, invece, per quel che riguarda noi, per quel che possiamo fare come Consiglio regionale? Beh, intanto valutare se non sia il caso di uscire da una sorta di dirigismo economico che c'è in Sardegna. C'è un eccesso di presenza della politica nel governo delle strategie d'impresa, c'è un eccesso di burocrazia, si sta tentando di semplificare ma è ancora eccessiva, mancano gli automatismi. Chi sa fare, chi è un bravo imprenditore trova defatigante accedere alle provvidenze. La semplificazione delle procedure è necessaria. Ma dico di più: noi dobbiamo avere una politica di detassazione. Un'impresa sarda, che è debole, è troppo tassata. Bisogna assolutamente dotarsi di una strategia fiscale. Nello specifico del Nuorese però occorrerebbe dire anche altre cose. Tra i fattori attrattivi dell'impresa sappiamo benissimo che c'è l'innovazione, che c'è la ricerca e c'è la formazione. Oggi l'innovazione e la ricerca in Sardegna è concentrata in alcune aree, certamente non nel Nuorese. Ed è largamente finanziata dallo Stato e dalla Regione. Ancora: certamente nel Nuorese si registra un sommarsi di svantaggi a svantaggi. Tutti gli imprenditori dicono che patiscono moltissimo l'aumento dei costi derivanti dall'insularità, diciamolo chiaro, la Sardegna non ha mai lavorato seriamente per farsi parametrare l'insularità dall'Unione Europea e, quindi, poter accedere a misure che non ricadano nella categoria degli aiuti. Ma oltre a questi nel Nuorese sappiamo, come in tutta la Sardegna, che abbiamo un problema energetico; c'è un'iniziativa sulla centrale di Ottana - riprendo spunti del collega Floris e del collega Balia - noi chiediamo che sulle politiche energetiche nel Nuorese si faccia una valutazione integrata tra ciò che si vuol fare, ciò che è la AES oggi e ciò che è Macomer oggi, in maniera tale da garantire i livelli occupativi e arrivare a una proposta di soddisfazione delle utilities e del fabbisogno energetico che non comporti un'ulteriore costo sociale per la zona. A queste misure che proponiamo alla Giunta e all'Aula noi vorremmo aggiungerne delle altre. Noi siamo convinti, e ci fa piacere che sia presente l'assessore Salerno, che quando si vuole trasformare in profondità un sistema produttivo bisogna dotarsi di un welfare, perché le trasformazioni profonde, radicali, nuove producono vittime tra coloro non che hanno governato i precedenti processi, che sono tutti salvi e pasciuti, ma producono vittime tra chi lavora. Badate che gli ammortizzatori sociali sono dello Stato, quelli della legislazione nazionale sono un provvedimento tampone, ma non si può ritenere un problema sociale di espulsione dal lavoro sanato con i 700, gli 800 euro al mese della cassa integrazione. La Sardegna, se vuole procedere in un processo di trasformazione, deve dotarsi di un welfare. Lo stiamo ripetendo dal 2004, lo ripetiamo ancora oggi. E welfare in questo momento vuol dire politiche di sostegno al reddito. I redditi sono troppo bassi! Abbiamo strumenti legislativi per farlo, ma non si può pensare di dire al Nuorese e a tutte le zone depresse della Sardegna: "noi dobbiamo arrivare ad avere produzioni a più alto valore aggiunto, noi dobbiamo investire in ricerca, noi dobbiamo...", e nel frattempo bruciare tre generazioni. Non è possibile! Per non bruciarle dobbiamo avere una politica di sostegno al reddito, che non è assistenzialismo, perché funziona in altri Paesi europei, se fatta bene, per riqualificare le persone espulse dai sistemi produttivi.

Questo era il senso dell'interpellanza, questo era il senso dei suggerimenti al Governo regionale.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Maninchedda.

La prima iscritta a parlare è l'onorevole Lombardo alla quale do la parola. Ricordo all'onorevole Lombardo, ma lo sa benissimo, che ha dieci minuti di tempo e che i colleghi che volessero iscriversi a parlare devono farlo durante l'intervento dell'onorevole Lombardo.

E' iscritta a parlare la consigliera Lombardo. Ne ha facoltà.

LOMBARDO (F.I.). Grazie, Presidente. Sono passati esattamente due anni da quando abbiamo presentato e discusso in quest'Aula una mozione sui problemi dell'industria, oggi ne presentiamo un'altra proprio perché abbiamo avvertito ancora una volta forte la necessità, anche sulla base delle sollecitazioni che ci sono arrivate da fuori questo palazzo, di richiamare l'attenzione di questo Consiglio regionale, in seno al quale si dovrebbe sviluppare un dibattito serio e costruttivo ma non mi sembra che ci siano le premesse, mi sembra che l'obiettivo che volevamo centrare non sia stato realizzato, considerata la scarsa partecipazione, ovviamente non è un appunto che faccio ai presenti ma a coloro i quali non hanno tenuto in degna considerazione il dramma che l'industria sta vivendo in Sardegna.

Purtroppo le emergenze, giorno dopo giorno, si moltiplicano: dalla chimica all'energia, dai lapidei al sughero, al tessile. Un settore la cui crisi desta grande attenzione, preoccupazione, addirittura allarme, per le ricadute che sul tessuto economico ed occupazionale si avrebbero, e non solo dei territori direttamente interessati ma dell'intera isola.

Il tema industriale, da molti, a ragione, viene definito come una delle grandi emergenze sarde, un'emergenza che purtroppo però genera una forte contrapposizione tra industrialisti convinti, da una parte, e fautori di uno sviluppo alternativo dall'altra.

Devo dire da subito che io appartengo a quella categoria di persone fermamente, fortemente, convinte che ancora oggi l'industria possa e debba avere un ruolo strategico nell'ambito di un nuovo modello di sviluppo per la nostra isola; e devo dire anche, per sgombrare il campo dalle facili strumentalizzazioni, che la mia provenienza da un territorio, il Sulcis-Iglesiente, che rappresenta il cuore dell'industria in Sardegna, non m'impone di certo una difesa d'ufficio ma lo sviluppo di un ragionamento serio, approfondito, convinto e che sia soprattutto finalizzato ad individuare delle soluzioni che possano dare una prospettiva a questo settore.

Intanto diciamo che se l'industria scomparisse in Sardegna sarebbe un autentico disastro e per capire questo mi basta citare solo dato: la fine della chimica e della metallurgia significherebbero la perdita di ben 9.000 buste paga, relative a dodici mesi l'anno con tredicesima e quattordicesima al seguito. Allora io mi chiedo se davvero la Sardegna voglia rinunciare all'industria, soprattutto in un momento come questo dove non esiste una valida e solida alternativa; e sottolineo una valida e solida alternativa perché la dobbiamo smettere con i luoghi comuni, con le classiche frasi fatte secondo cui in Sardegna si può vivere di turismo per dodici mesi l'anno, perché le cose non stanno assolutamente così e dobbiamo essere franchi nel dircelo.

In attesa, e mi auguro davvero che questo progetto di sviluppo basato sul turismo si realizzi, io sono convinta che dobbiamo tenerci caro a stretto ciò che abbiamo, puntando, non soltanto a consolidare l'esistente, ma anche e soprattutto a potenziarlo. E a questo proposito mi rendo conto che sono tante le cose da fare, il tempo stringe e noi non abbiamo la possibilità veramente di far passare i giorni senza che si agisca con degli interventi ben precisi, anche perché turismo e industria possono e devono convivere, perché l'uno non può essere alternativo all'altro o esclusivo, anche perché abbiamo la necessità di scongiurare i pericoli e superare i limiti che sono insiti nelle monoculture e che proprio di questi tempi si stanno manifestando in tutta la loro evidenza con conseguenze a dir poco disastrose.

Io sono convinta che occorra creare il sistema Sardegna, dove ogni settore deve avere un suo ruolo trainante e strategico per lo sviluppo economico e sociale e dove si devono promuovere delle politiche di interazione e di integrazione delle diverse attività produttive. Ed è certo che preliminarmente è necessario lo diceva -prima il collega Maninchedda - è necessario eliminare tutti quei gap infrastrutturali ed energetici che ci contraddistinguono, e in generale tutto ciò che è riconducibile all'insularità. E sono tanti i campi in cui occorre intervenire, ecco perché - mi rivolgo all'Assessore - non ci si può limitare ad una semplice difesa del sistema industriale esistente e ad una mera rivendicazione nei confronti dello Stato. Noi siamo fortemente preoccupati, non è una preoccupazione sono nostra, è condivisa anche dalle parti sociali - lo diceva prima il collega La Spisa - abbiamo promosso un incontro la settimana scorsa dove è emersa la preoccupazione per la mancanza di iniziativa da parte della Giunta nel perseguire quei risultati già ottenuti con l'Accordo di programma sulla chimica del luglio del 2003 e con l'Intesa Stato-Regione del 19 dicembre sempre dello stesso anno.

Noi siamo preoccupati della totale assenza di strategia, del deficit di progettualità, in controtendenza con quanto è avvenuto invece con la Giunta precedente che ha avuto sempre un ruolo da protagonista, grazie anche - lo ricordava il collega La Spisa - ad un coinvolgimento continuo, ad una concertazione costante con le parti sociali, che oggi invece vengono tenute ai margini ed escluse da ogni processo decisionale. Noi non possiamo non riscontrare che c'è troppa inerzia, molta ambiguità, delle esternazioni forti che poi sono state anche ritirate che a mio avviso appalesano una precisa e chiara volontà e cioè quella di abbandonare l'industria al suo inevitabile destino, senza che di ciò ci si assuma la responsabilità politica.

Ecco perché questa mozione oggi. Noi vogliamo ribadire con forza, con determinazione e con grande convinzione - mi auguro attraverso un'espressione unanime di questo Consiglio - l'indispensabilità dell'industria per il nostro sistema produttivo e le necessità di una politica industriale vera che sino ad oggi non c'è stata, una politica fatta non di assistenzialismo ma di scelte concrete, coraggiose, di azioni conseguenti in campo energetico, nel tema infrastrutturale; perché noi vogliamo un rilancio vero, serio, del settore, un settore che dovrebbe puntare a caratterizzarsi non soltanto per la presenza delle industrie di base ma anche per un tessuto di piccole e medie imprese che si dovrebbe sviluppare su tutto il territorio regionale, anche per favorire una verticalizzazione le produzioni. Ecco anche perché la manifestazione del Sulcis compatto dell'altro giorno, uno sciopero che ha rappresentato il grido di dolore di un territorio che non è può più per la grave crisi economica ed occupazionale che sta vivendo, un territorio che non si può neanche più definire in ginocchio, che allo stato ha prospettive tutt'altro che positive.

La manifestazione, a cui ho partecipato insieme ad altri colleghi e a tutti i sindaci della provincia, è stata una manifestazione molto sentita, molto partecipata, però si palpava una rabbia di fondo e cioè quella di dover ricorrere a questi estremi rimedi, di dover giocare lo sciopero come ultima e disperata carta per farsi ascoltare, per richiamare l'attenzione delle istituzioni e in particolare la Regione e il suo Presidente alle sue responsabilità. E questo non riguarda soltanto il Sulcis, è successo anche per la formazione professionale e altri territori manifesteranno nei prossimi giorni. Io non penso che 4.000 persone scendano in piazza perché le cose vanno bene: si vuole manifestare un malessere, si vuole condannare l'inerzia dello Stato e della Regione sarda. E un certo risultato la manifestazione l'ha già prodotto perché il ministro Bersani, che aveva promesso la convocazione di un tavolo per il luglio di quest'anno, convocazione che non è mai arrivata, è arrivata invece per il 31 ottobre, così come il presidente Soru, invece, ha fissato l'incontro per il 16.

Vedo che il tempo scorre, devo essere coerente rispetto alla richiesta che faccio sempre ai colleghi di attenersi ai tempi consentiti, e concludo facendo solo una sottolineatura, il governo precedente è stato sempre accusato dal centrosinistra di essere il responsabile della mancata soluzione positiva della vertenza con l'Unione Europea per la concessione delle tariffe agevolate. Adducendo al fatto che si sono seguite delle strade sbagliate e si sono adottati dei provvedimenti non idonei. Io ricordo, semplicemente, che quel DPCM del febbraio del 2003 ha consentito la rimessa in moto degli impianti della Portovesme S.r.l. Ebbene adesso però ci siete voi al governo nazionale, e mi chiedo, sono passati già sei mesi, come mai non abbiate ancora perseguito la strada giusta, soltanto parole ed un risultato l'avete portato anche voi a casa. L'apertura del procedimento di infrazione nei confronti di ALCOA per l'estensione temporale del regime, a suo tempo, concesso nel 1996 evidentemente anche voi avete perseguito la strada sbagliata. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Lombardo. Onorevole Dedoni prego, abbiamo oltre lei altri quattro iscritti a parlare.

E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Grazie Presidente. Intanto le assicuro che non mi sono scomposto prima, e che sono composto abbondantemente anche adesso. Però, Presidente, io spero che non venga richiesta da parte di nessuno, dopo la discussione di questa mozione un voto in Aula. Perché sarebbe…

MARROCU (D.S.). E dove votiamo fuori?

DEDONI (Riformatori Sardi). Perché sarebbe, te lo dico subito caro collega, perché sarebbe molto antipatico vedere quanti consiglieri sono presenti in Aula a discutere, parlo per la maggioranza e per l'opposizione, di una mozione che interessa un argomento di fondamentale importanza per lo sviluppo e l'occupazione nella nostra Isola. Io dico che i sorrisi, caro Capogruppo dei DS, potrebbero anche venire meno se si riflettesse un attimino, con coerenza, su quelli che sono i fatti che vanno a svilupparsi. Mentre esprimo, certamente, piena solidarietà, vera solidarietà, a differenza di altri tempi, a differenza di altri tempi, in cui quella parte politica, oggi DS e Rifondazione Comunista, in certe circostanza, come quelle che si sono verificate ieri mattina, dicevano: "che si dispiacevano, a parole, ma che, ma che, quasi sempre la responsabilità era dei fatti che avevano portato a quelle condizioni di esasperazione della gente", della gente, ti porto i giornali!

PIRISI (D.S.). Non dire scemenze… non dire cretinate… è una buffonata… buffone è una buffonata… vergogna! Vergogna! Abbiamo sempre avuto rispetto per l'istituzione. Vergognati!

DEDONI (Riformatori Sardi). Ti porto i giornali, ti porto i giornali, ti porto i giornali e la rassegna stampa e in più di una circostanza, le cretinate caro le dici tu, se non ti ricordi neanche delle cose che facevi, in altre circostanze, non siete capaci di fare autocritica, non siete capaci di fare autocritica in nessuna circostanza, siete delle persone, non corrette, perché non avete neanche dignità non avete neanche dignità, non avete neanche la dignità neanche di riconoscere la vostra storia, neanche di ricordare quello che è stato il vostro cammino.

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni

DEDONI (Riformatori Sardi). (Non)Avete… il rispetto delle istituzioni… il rispetto delle istituzioni…

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, chiedo scusa!

DEDONI (Riformatori Sardi). Il rispetto delle istituzioni si pratica, il rispetto delle istituzioni si pratica e la pratica del rispetto delle istituzioni inizia dalla conduzione del governo di quest' Aula , certamente non coordinato da voi!

MARROCU (D.S.)…. Chiama il 118…

DEDONI (Riformatori Sardi). Hai ragione, anche sul 118 dovremo ragionare, e ci ragioneremo, come siete stati capaci di rovinare anche quel sistema.

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi…

DEDONI (Riformatori Sardi). Forse. probabilmente si riferisce all'elisoccorso, a come è stato formato e come è stato gestito, non dico con imbrogli, ma certamente molto vicini, molto vicini, e ne discuteremo, e ne discuteremo.

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, secondo lei possiamo procedere… onorevole Dedoni…

DEDONI (Riformatori Sardi). Se mi lasciano Presidente. Io crederei anche di recuperare il tempo che mi è stato sottratto dai signori che sono facinorosi ancora una volta, e l'intolleranza che emerge…

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni non…

PIRISI (D.S.). Ma si deve vergognare!

DEDONI (Riformatori Sardi). Eccolo qui, è l'intolleranza.

PIRISI (D.S.). E' una persona… in genere…

PRESIDENTE. Fa piacere che lei riacquisti il sorriso. Andiamo avanti.

DEDONI (Riformatori Sardi). Ma sono sorridente sempre Presidente, la ringrazio Presidente, la ringrazio. Per tornare al discorso, che certamente non è quello dei migliori, discutere di un problema, dicevo, di simile portata in questa Aula con un numero così risicato di presenze, debbo ricordarle, Presidente, che forse è dovuto al fatto che una Commissione, intera o gran parte anche di rappresentanti e Capigruppo della maggioranza, sono presenti in Arborea a farsi bagni di folla, e non so a quale titolo, e per quale motivazione. Disertando i lavori di questa Aula e non dando pienezza all'istituzione rappresentativa massima del popolo sardo. Se questo è essere intolleranti, io chiedo la difesa delle istituzioni avviene nel momento in cui gli si dà pienezza di operatività, e la pienezza della operatività, non è il fatto di discutere in conventicole più o meno aperte, è il fatto di potere tutti rappresentare a pieno il proprio pensiero. Le forme di democrazia sono quelle che ci consentono appunto di elevarci in una dialettica proficua, che vedono risultati per quello che è il dopo delle discussioni, e non certamente pensare che, un ordine del giorno, comunque sia votato unitariamente, possa risolvere i problemi drammatici di quegli operai che rischiano di essere espulsi dal mercato del lavoro, e le famiglie che vengono condizionate da una difficoltà così pesante in cui la Sardegna mai, quasi mai, si è trovata a vivere.

C'è da fare una verifica, mi pare che dalle due mozioni che sono state illustrate, sia emersa la difficoltà con cui oggi si vive una prospettiva per l'industria, dalla metallurgia alla chimica, passando per tutti gli altri settori, anche cosiddetti innovativi, salvo, e ne vorrei chiedere conto al Presidente della Giunta regionale, che oggi mi dicono che stia già ragionando, Presidente del Consiglio, dell'articolo 102 dandolo per scontato, quindi ancora una volta mortificando il Consiglio regionale che dovrebbe discutere di questo articolo 102, prossimamente; mi hanno raccontato che il suo intervento in quel di Arborea è esclusivamente addivenuto a dire dei miliardi che vengono portati in Sardegna dall'articolo 102, senza dire dove poi verranno allocati, ma qual cosa si è lasciato sfuggire anche in quella trasmissione televisiva in cui ha incominciato a dire che c'era la TELIT, ed altre grandi industrie, di qualcuna si è riservato di tenerne nascosto anche il nome, di quale saranno queste industrie dell'innovazione, che forse, 100-200 nuovi addetti potranno essere assorbiti lì, ma certamente c'è la grande difficoltà di vedere dove gli ultraquarantenni e quelli che ieri erano a Roma a difendere gli interessi dell'ALCOA, insieme ad una parte del sindacato, non hanno trovato altrettanta accoglienza nei ministeri romani. Io credo che ci sia da fare un discorso sull'energia, e su quello che si vuol fare come energia in Sardegna. L'energia, è riconosciuto da parte di tutti, che è fondamentale per poter avere un sistema industriale, che sia coerente e che dia opportunità di occupazione. Se questo non c'è non si potrà avere nessuna possibilità di sviluppo e nessuna occupazione. Io vorrei anche capire qual è l'indirizzo della Giunta e qual è il piano energetico, perché ogni tanto viene proiettato all'interno di Internet, poi modificato con un'altra successiva delibera di Giunta, ma non si capisce quali siano gli indirizzi veri di questo piano energetico! Nessuno parla di rigassificatore, quando se ne è parlato non si è difeso a pieno, qualcuno ha detto che lo si rifiuta perché non lo vuole nessuno a casa propria, qualche altro indica strade diverse perché ha paura anche del vento, qualche altro pensa che possa essere l'eolico messo soltanto dove le industrie esistono, qualche altro ancora il fotovoltaico, qualche altro ancora parla del sole come possibilità di raggio naturale che probabilmente ci darà così, gratuitamente, l'energia, anche se ce n'è abbondantemente per consentirci lo scandire del giorno e della notte e delle stagioni. Ma certamente non c'è un discorso serio attorno a cui possa essere accentrato un ragionamento in quest'Aula sullo sviluppo energetico e su quello che ne deriva dallo sviluppo energetico. L'innovazione tecnologica avviene all'interno del sistema produttivo e la ricerca scientifica e tecnologica che può dare un'assistenza forte a quelli che sono le difficoltà che oggi vive il sistema industriale, quantunque se ne voglia dire, non vive e non regge solo a Polaris. Io capisco che possa non interessare, posso anche smettere di ragionare attorno a questa cosa, e può essere anche bipartisan il ragionamento, però, ancora una volta, forse stiamo perdendo il treno. L'Istituzione europea ieri o avantieri ha istituito un momento importante: l'Istituto della ricerca scientifica e tecnologica, che dà notevole portata di finanziamenti a questo settore, per l'Italia e per la nostra Sardegna. Vorrò vedere se le nostre industrie in grande difficoltà, soprattutto quelle del Sulcis-Iglesiente, saranno poste nelle condizioni di avere questa innovazione tecnologica attraverso la presentazione di programmi seri e coerenti che possano veramente dare un respiro o una possibilità di sopravvivenza a delle famiglie che certamente in queste condizioni non possono essere abbandonate.

Io concludo. Al di là delle condizioni che possono manifestarsi in qualche circostanza nell'aula, richiamando certamente un'unitarietà di intenti, ma l'unitarietà di intenti non vuol dire appiattimento su posizioni che sino a oggi hanno portato la Sardegna a non avere un piano serio di sviluppo.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Dedoni. Io penso che possiamo fare un altro intervento e poi aggiornare il Consiglio a una riunione successiva per continuare la discussione e per, eventualmente, consentire la formulazione di un ordine del giorno conclusivo unitario.

E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Grazie, Presidente. Certo l'argomento è un argomento che ricopre e riveste un'importanza, direi, vitale per il futuro economico della nostra Regione. Gli interventi qualificati che mi hanno preceduto hanno dato l'idea di quanto complesso e di quanto importante sia, appunto, questo problema, per l'esistenza stessa del sistema lavoro in Sardegna. E ritengo anche che questo dovesse essere un dibattito molto più nutrito, molto più attento e molto più interessato da parte di tutta l'Aula, magari rimandato ad una sessione più completa e più esaustiva del Consiglio stesso. Oggi, purtroppo, da quanto è avvenuto stamattina, siamo costretti a coprire la mattinata, e quindi gli interventi, purché importanti e purché qualificati, non riescono ad accogliere e ad interessare più di tanto gli addetti ai lavori che siamo noi, ma gli utenti finali che sono poi gli occupati e quegli occupati con una "dis" prima: i disoccupati. L'industria chimica in Sardegna, lo sappiamo, rimane indispensabile ed insostituibile sia perché concorre per un buon 30 per cento alla produzione del prodotto interno lordo e sia perché gli interventi sostitutivi che ne hanno caratterizzato un passato anche recente non hanno in alcun modo risolto il problema né tanto meno hanno avuto successo. Questo sotto gli occhi di tutti! Ma ammesso e non concesso che questi cambiamenti che sono stati sin da allora effettuati potessero essere concretizzati non risolverebbero in alcun modo il problema lavoro della Sardegna. Ed allora, da qui, l'esigenza, l'indispensabilità di difendere e consolidare e migliorare e riqualificare i siti industriali sardi. Ma questo può avvenire solo ed esclusivamente se esiste una volontà a livello nazionale di far ciò, e cioè di difendere, riqualificare e consolidare l'esistente dei poli chimici del Mezzogiorno, quindi compresi anche i poli chimici della Sardegna. Questa è la base principale da cui dover partire. Quindi, è necessario andare a monte, perché come giustamente ha detto il collega Maninchedda è impossibile che la Sardegna con le proprie forze possa in alcun modo fare invertire questa marcia inesorabile di depauperamento e di dismissioni che sta caratterizzando i nostri poli chimici ed industriali, rispondendo ad una politica che da qualche anno a questa parte l'ENI manda avanti, una politica che è in controtendenza con la politica industriale che caratterizza gli altri siti industriali europei, perché a pezzo a pezzo la nostra industria chimica è stata ceduta, non rispondendo ad una strategia complessiva, e si avverte principalmente in questo periodo la mancanza di un unico soggetto che abbia veramente interesse a tutelare il settore, a far sì che quella chimica di base che non può essere a tutti i costi smantellata, poiché smantellandola a caduta ne piangerebbero tutte le piccole e medie industrie che in questi trent'anni vivono sull'indotto dell'industria di base, e tanto meno pensa a riqualificare o a riconvertire i processi industriali. Da qui bisogna partire, con un grave altro handicap che ha la nostra Isola, accennato dal collega La Spisa, dal collega Floris, dal collega Maninchedda, che è quello prima di tutto dell'insularità, insularità che, invece che rappresentare, stante la posizione strategica che ha la Sardegna nel Mediterraneo e per l'Europa e per il Nord Africa e quant'altro, un punto di forza, rappresenta purtroppo un punto di debolezza perché mai e poi mai in questi trent'anni si è pensato a un vero e proprio progetto strategico per il futuro della nostra chimica, handicap che vuol dire la non disponibilità ancora del metano e quindi, di conseguenza, l'alto costo energetico che non può e non consente alle nostre industrie di dare dei prodotti che possono essere posti sul mercato in competitività con gli stessi prodotti o similari che le altre industrie chimiche e metalmeccaniche nell'area continentale ed europea invece possono fare, e da qui bisogna partire. E non ultimo e mi perdoni il collega Maninchedda, ma ha centrato insieme al collega Floris e a La Spisa il problema; la detassazione e la defiscalizzazione e da qui la concomitanza della mozione sulle zone franche. Chi ha visitato la zona industriale di Shannon dell'Irlanda, sa perfettamente come queste cose siano state combinate quaranta anni fa e l'Irlanda, dal fanalino di coda dell'Europa oggi chiamata la tigre celtica è diventata la nazione, la regione europea dove si riscontra un'occupazione pari al 95 per cento, e cos'è avvenuto? Semplice, hanno creato una zona franca all'interno, a fianco del sito industriale di un rapporto a livello internazionale laddove zona franca, e laddove all'interno oltre 200 attività di grosse imprese produttive hanno affiancato la ricerca l'università di Limerick che produce, che sforna non laureati in lettere, non laureati in scienze politiche, ma sforna laureati in software, cioè, in materia che è competitiva e che può stare al passo con la liberalizzazione dei mercati nel mondo. O Si parte da questi presupposti o con le nostre forze non riusciremo mai a superare questo empasse negativo, caro collega Maninchedda e caro collega Floris. Allora è necessario tornare indietro, non solo sulla base di quell'accordo di programma Quadro stipulato il 14 luglio del 2003 sulla riqualificazione dei siti, sulla reindustrializzazione dei siti bonificati, sulla riconversione da una chimica di base a una chimica fine e farmaceutica non solo ma anche a un'industria di piccola e mini impresa manifatturiera che vada a ricollocarsi su quei siti riqualificati e bonificati. Ma è indispensabile contestualmente e contemporaneamente attivare una vera politica e non politiche di spot, politiche di abbagli, politiche di fumo negli occhi, una vera politica di detassazione e di defiscalizzazione per le imprese poiché se no, non c'è speranza alcuna, perché non è possibile, non è possibile che le nostre piccole, medie e grandi imprese, principalmente le imprese del Polo chimico possano sostenere un confronto sul mercato con 40 per cento in più del costo energetico oltre il costo di … e quant'altro che caratterizza il loro costo della produzione. E' indispensabile intervenire su questo punto, quindi l'intervento, l'incentivazione dev'essere fatta sul costo di produzione e delle grandi e delle medie e delle piccole imprese poiché i giorni in cui, effettivamente, andranno a chiudere la grande impresa chimica è la fine della piccola e media impresa in Sardegna e concordo con il fatto che l'industria chimica è indispensabile ed è complementare alla nostra economia, insieme agli altri settori, all'agricoltura, l'agricoltura biologica e specializzata, insieme al turismo, insieme all'artigianato, insieme al lavoro specializzato che può fornire, diversamente dalle altre regioni del Mediterraneo, la nostra Sardegna. Allora è necessario affrontare il problema, caro Assessore, di fronte; su questo lato è stato fatto qualcosa? Qual è il piano strategico che la Regione in questo senso… sto concludendo…

PRESIDENTE. Prego.

RASSU (F.I.)… Grazie, qual è il piano strategico? Si parte da questa base? Ha la Regione un'idea chiara su questa tematica che abbiamo affrontato, sulla detassazione, sulla defiscalizzazione, sulla riconversione, sulla riqualificazione, sulla salvaguardia ambientale, ce l'ha un'idea? Fateci vedere il piano energetico perché ancora noi non l'abbiamo visto. Da questo punto bisogna partire … solo così si può salvare la grande industria in Sardegna e quindi, di concerto, tutta la piccola e media impresa che adesso è collegato turismo compreso. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie colleghi, con l'intervento dell'onorevole Rassu concludiamo i lavori di questa mattina, il Consiglio è convocato per martedì alle ore 10 per la prosecuzione dell'ordine del giorno. La seduta è tolta.

La seduta è tolta alle ore 13 e 41.



Allegati seduta

CCXLIV SEDUTA

Venerdì 20 ottobre 2006

Presidenza del Presidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 10 e 07.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del lunedì 2 ottobre 2006 (238), che è approvato.

Assenze per motivi istituzionali

PRESIDENTE. Comunico, ai sensi del comma 5 dell'articolo 58 del Regolamento, che i consiglieri regionali Corrias, Cugini, Orrù, Pinna, Sanna Francesco e Uras sono assenti nella seduta del 20 ottobre 2006, essendo in missione per incarico ricevuto dal Consiglio.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Barracciu, Capelli, Davoli, Licandro, Petrini e Salis hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana di venerdì 20 ottobre 2006.

Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione Rassu, con richiesta di risposta scritta, sui tagli alle risorse finanziarie del settore artigianato". (158)

(Risposta scritta del 17 ottobre 2006)

"Interrogazione Sanna Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di rilanciare l'economia locale La Maddalena". (390)

(Risposta scritta del 17 ottobre 2006)

"Interrogazione La Spisa, con richiesta di risposta scritta, sui criteri per le concessioni dei contributi in conto interessi alle imprese artigiane". (400)

(Risposta scritta del 17 ottobre 2006)

"Interrogazione Cachia, con richiesta di risposta scritta, sul marchio "South of Sardinia" promosso dagli aerei Hapag Lloyd e sulla partecipazione della Regione a questa iniziativa". (535)

(Risposta scritta del 17 ottobre 2006)

"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di sbloccare le concessioni edilizie nella zona di Predda Niedda (Sassari)". (558)

(Risposta scritta del 17 ottobre 2006)

"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sull'attività e la gestione delle strutture ricettive extra alberghiere denominate "Case per ferie"". (576)

(Risposta scritta del 17 ottobre 2006)

"Interrogazione Gallus - Ladu - Murgioni, con richiesta di risposta scritta, sulla graduatoria relativa al bando regionale per lo sviluppo delle reti di distribuzione del metano". (601)

(Risposta scritta del 17 ottobre 2006)

"Interrogazione Murgioni - Ladu - Gallus, con richiesta di risposta scritta, sulle modalità di espletamento del bando di gara per l'affidamento della realizzazione di una rete del Sistema informativo sanitario regionale (SISAR)". (608)

(Risposta scritta del 17 ottobre 2006)

"Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sulla possibile abolizione delle Province sarde". (624)

(Risposta scritta del 17 ottobre 2006)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Interrogazione Sanjust, con richiesta di risposta scritta, sui costi onerosi che dovranno sostenere gli ammessi al corso per il conseguimento dell'abilitazione o dell'idoneità all'insegnamento degli insegnanti della scuola dell'infanzia, della scuola primaria e delle scuole superiori di 1° e 2° grado". (657/A)

"Interrogazione Sanjust, con richiesta di risposta scritta, sulla finanziaria nazionale che demanda alle regioni e agli enti locali ulteriori aggravi economico-finanziari anche in materia di sicurezza". (658/A)

"Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sul persistere della crisi degli allevamenti suinicoli per l'aggravamento della condizione economica degli allevatori non ancora indennizzati". (659/A)

Annunzio di interpellanza

PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Interpellanza Floris Mario - Cherchi Oscar sull'andamento della gestione delle entrate e delle spese previste nel bilancio della Regione per il 2006". (202/C-3)

Sui gravi episodi di violenta contestazione nei confronti dei presidenti Soru e Spissu e sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Onorevole Biancareddu, si è prenotato per parlare, su quale argomento?

BIANCAREDDU (U.D.C.). Volevo, a nome del Gruppo, commentare i fatti di ieri brevemente.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, per?

BIANCAREDDU (U.D.C.). Commentare gli episodi di ieri, brevemente. volevo solo esprimere..., se mi dà la parola, Presidente.

PRESIDENTE. Sì, un secondo, onorevole Biancareddu.

BIANCAREDDU (U.D.C.). Sì.

PRESIDENTE. Grazie.

Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (U.D.C.). Poiché abbiamo appreso dai mass media - dalla televisione e stamattina dalla stampa - e poi, casualmente, ieri mi trovavo in garage quando è arrivata l'auto del Presidente e ho fatto anche una perizia veloce in quanto ex Questore, volevamo esprimere solidarietà a chi è stato oggetto di, chiamiamoli, attacchi o comportamenti sicuramente deprecabili e non usuali. Capiamo l'agitazione, la stanchezza, la pioggia, ma una manifestazione del genere, che era ben riuscita, partecipata e con fini nobili, non poteva concludersi con un epilogo del genere; quindi, il Gruppo che rappresento esprime solidarietà al Presidente della Giunta e anche al Presidente del Consiglio, dicendo che, una cosa sono le battaglie politiche, anche dure ed aspre, e una cosa è travalicare i limiti del buon senso e della correttezza e cadere in comportamenti, non dico violenti, ma sicuramente che non possono far parte di una dialettica, se pur decisa, nell'ambito politico.

Approfitto, Presidente, sull'ordine dei lavori però, per sollevare un problema che credo riguardi il Consiglio, in quanto io ho ricevuto, in quanto componente della prima Commissione, una lettera dove il presidente Pinna, gentilmente, mi comunicava che il Presidente della Regione Soru auspicava la partecipazione dei consiglieri ad una assemblea di sindaci e Presidenti di Province e Comunità montane che si tiene oggi in contemporanea ad Arborea, dove partecipa anche la Giunta regionale. Ora, come facciamo noi ad essere qui è là? Credo che si ponga il problema, in quanto ci sono argomenti importanti, come le mozioni che abbiamo all'ordine del giorno, ma avremmo gradito e sarebbe stato opportuno che anche noi potessimo essere ad Arborea per sentire cosa la Giunta ha da dire sull'argomento. Quindi, insomma, vediamo un po' cosa fare, Presidente.

Inoltre, questa metodica di porre sempre le mozioni e le interpellanze, che sono l'unico strumento che l'opposizione ha a disposizione, o all'inizio o in coda ai lavori del Consiglio, quando forse neanche la maggioranza è presente e quindi la dialettica con chi la facciamo, con i banchi? Potrebbe essere modificata, perché certe mozioni importanti potrebbero essere trattate alla stessa stregua di un disegno di legge, in quanto i disegni di legge nostri non arrivano mai in Consiglio, possono arrivarci sono le mozioni e ce le mettete il venerdì mattina a fine lavori e in contemporanea con altre riunioni importanti per cui non c'è neanche il numero sufficiente per trattarle,. Credo che la problematica vada affrontata e risolta. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Biancareddu.

Insomma, sull'episodio abbiamo già detto, è un grave episodio e speriamo che non si debba ripetere... sì, onorevole Ladu, che cosa intende intervenire?

Ha domandato di parlare il consigliere Ladu Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Due cose. Intanto per esprimere, a nome anche di tutto il Gruppo di Forza Paris, solidarietà ai due Presidenti per i fatti che sono successi ieri. Noi riteniamo che queste cose non debbano assolutamente succedere, quindi condanniamo vivamente questo atto, perché la polemica, la contestazione, benché legittima, non può trascendere e non può arrivare a questi estremi.

Noi crediamo che le istituzioni democratiche debbano essere rispettate pertanto avvieremo tutte le iniziative possibili affinché questi fatti non si ripetano più. Però, Presidente, io devo segnalare un altro fatto, lo diceva poc'anzi ha anche il collega Biancareddu, io alla riunione dei Capigruppo, avevo segnalato il fatto, che mi pare che nei confronti delle mozioni, ci fosse da parte della maggioranza un atteggiamento, quasi a volere emarginare, diciamo, il dibattito su questioni che sono di grande importanza per la vita politica di questa Regione. Bene il fatto stesso, insomma, che si stia cercando di fissare la discussione di queste mozioni sui ritagli di tempo, dove praticamente difficilmente si sa che i consiglieri possono partecipare, ma questo di oggi è ancora più grave, perché in contemporanea, praticamente, il Presidente della Giunta regionale, ha convocato i sindaci della Sardegna, è un appuntamento dove noi volevamo essere, perché non può diventare questo, questo, questo, questo non può essere momento di confronto del presidente Soru con i sindaci da solo, il Consiglio regionale deve partecipare a queste manifestazioni, in più, praticamente, la prima Commissione è stata convocata assieme ai sindaci a questo incontro di Oristano, allora noi diciamo, insomma, se questo Consiglio regionale…

PRESIDENTE. Onorevole Ladu però non è che facciamo una discussione qui, ne abbiamo già parlato in Conferenza dei Capigruppo, quindi non è che riprendiamo la discussione...

LADU (Fortza Paris). No Presidente io l'ha invito al rispetto delle regole nella riunione dei Capigruppo non è stato detto che in contemporanea si sarebbero convocati i sindaci e si sarebbe convocata anche la Commissione, la prima Commissione, ad Oristano. Questo non è serio nei confronti di chi presenta le mozioni, di chi lavora, e di chi viene qui per lavorare. Allora io ritengo, insomma, che queste non siano le condizioni giuste per affrontare un problema così serio, quando metà Consiglio è stato già convocato ad Oristano, e quindi questo è un modo serio per non fare discutere le mozioni. Allora io chiedo Presidente, insomma, di rivedere insomma questa situazione perché non mi pare giusto che un argomento così serio venga trattato senza la Giunta regionale, ad eccezione dell'Assessore all'industria, che io ringrazio per la sua presenza, perché altrimenti non avremmo manco potuto iniziare i lavori, però qui non è presente il Presidente, non sono, non è presente la Giunta pertanto io chiedo a lei se ci sono le condizioni per avviare un dibattito così importante sui temi che…

SECCI (La Margherita-D.L.)… oh… Silvestro… ti sembra giusto?

LADU (Fortza Paris). … Presidente…

PRESIDENTE. Onorevole Ladu grazie… grazie onorevole Ladu…

(Interruzioni dei consiglieri Ladu e Secci)

PRESIDENTE. Grazie onorevole Ladu, grazie. Grazie onorevole Ladu, grazie onorevole Ladu. Onorevole Secci, onorevole Secci, onorevole Ladu e Secci. Onorevole Ladu per piacere. Onorevole Diana si accomodi, si accomodi avrà la parola quando gliela potrò dare, accomodatevi colleghi, onorevole Ladu le ho tolto la parola e quindi è inutile che lei… a … è inutile che lei continui ad urlare onorevole Ladu non ha la parola, quindi si accomodi è assolutamente, è assolutamente inutile.

Allora colleghi in tanto per dirci come, di che cosa stiamo parlando, la Conferenza dei Capigruppo ha deciso, sulla base del Regolamento, del Regolamento, di convocare la riunione del Consiglio questa mattina e martedì mattina per affrontare le mozioni, concludere quelle rimaste, e affrontare quelle nuove che nel frattempo sono state presentate. Le mozioni vengono affrontate, sulla base del Regolamento, onorevole Ladu, per ricordarci le regole, vengono affrontate senza che si interferisca con la programmazione bimestrale dei lavori, che è stata concordata dai capigruppo di maggioranza e di opposizione, è comunicata per tempo all'Aula. Questa programmazione bimestrale dei lavori, che non deve essere modificata, né dalle mozioni, né da altri argomenti urgenti, la stiamo continuamente modificando sulla base di accordi, va bene? Che vengano assunti in Conferenza dei Capigruppo, tant'è che il martedì mattina, tant'è che il martedì mattina, onorevole Ladu, stiamo facendo anziché Consiglio stiamo facendo, anziché Commissioni stiamo facendo Consiglio. Per questa mattina avevamo deciso di concludere la mozione presentata dall'onorevole Ladu, sulla base delle iscrizioni a parlare esistenti, non è vero che si sta limitando il dibattito, il dibattito era aperto, abbiamo gli iscritti a parlare, quelli che si sono iscritti, non altri che eventualmente volessero iscriversi, quelli che a' termini di regolamento si sono iscritti, ai quali daremo la parola e che parleranno puntualmente. I colleghi sapevano che stamattina c'era un'iniziativa della Giunta, ma la Giunta assume iniziative così come meglio ritiene, ciò che ci importa è che parte della Giunta sia presente in Aula per rispondere sulle mozioni, perché non si blocca la vita amministrativa e politica della Sardegna quando c'è il Consiglio regionale, perché questo non è naturalmente possibile, ne è possibile programmare il Consiglio dopo aver visto e il calendario della Giunta in maniera puntuale. Questo era conosciuto, era noto e avevamo anche detto, onorevole Ladu, che naturalmente non si sarebbe fatto al ricorso a strumenti regolamentari che avrebbero potuto impedire l'andamento della discussione e del dibattito. Questo è stato detto in Conferenza dei Capigruppo, poi ovviamente, insomma, si può interpretare in maniera diversa, ma a quel punto naturalmente ognuno di noi si riserva anche di utilizzare gli strumenti regolamentari a disposizione.

LADU (Fortza Paris). Presidente posso?

PRESIDENTE. No, non può perché ha già parlato abbastanza. Ho iscritti a parlare, che non capisco per quale motivo si iscrivano a parlare.

LADU (Fortza Paris). Non è stato mai deciso in nessuna occasione che durante i lavori del Consiglio… lei mi dia la parola…

PRESIDENTE. Onorevole Ladu… non ha la parola onorevole Ladu, non ha la parola ed è come dico io.

Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Sull'ordine dei lavori Presidente, uno perché reputo che sia giusto, nella giornata di oggi, anche di tenere bassi i toni visto quello che è successo ieri, a lei, Presidente, che esprimo al nome del gruppo di Forza Italia anche la solidarietà, e che vorrei che fosse anche trasferita al Presidente della Giunta regionale. E' chiaro che c'è una situazione grave in Sardegna e gli umori e malumori del popolo sardo molte volte si esprimono in malo modo. Però sono sempre da condannare atti di questo tipo. Volevo anche chiedere a lei, Presidente, in una giornata sempre come quella di oggi, che a Roma saranno ufficiati dal Papa i funerali del cardinale Pompedda, cardinale sardo dopo 1000 anni, che credo che questo Consiglio oggi abbia il dovere, non so in quale forma, lo propongo a lei, magari ce l'aveva già nella sua mente, nella sua scaletta, quello di poterlo ricordare, in quanto credo che abbia dato molto alla sua terra, non dimenticandola mai, nonostante fosse 50 anni al servizio della Chiesa italiana e mondiale. Credo che sia giusto che tutti noi, qua in rappresentanza del popolo sardo, esprimiamo solidarietà alla Chiesa e alla comunità di Ozieri.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Sanciu. Onorevole Diana, prego, su che cosa intende parlare onorevole Diana? Brevissimamente … grazie

Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie Presidente ovviamente, prego? Sull'ordine dei lavori Presidente. Molto breve, certo ovviamente, non mi attardo sulla solidarietà, perché credo che sia scontata, il fatto in questo momento non prendo neanche in esame visto che non si è aperto un dibattito sulle motivazioni che hanno portato ad atti talmente inconsulti che certamente sconcertano moltissimo. Sarà occasione di dibattito in altre occasioni. Relativamente ai lavori, Presidente, lei ci ha detto che la Giunta regionale ha tutto il diritto di convocare le riunioni, è legittimo, sono d'accordo con lei, ma nel momento in cui, il Presidente della Regione convoca una Commissione consiliare, lei sa benissimo che il Regolamento dice che tutti i consiglieri, abbiamo il diritto-dovere di partecipare, a riunioni, a convegni, a iniziative che sono portate all'attenzione della gente in questo caso di tutti i sindaci della Sardegna. Ora, lei il Regolamento lo conosce certamente meglio di me, i funzionari, poi, lo conoscono meglio di lei e meglio di me e di tutti quanti noi, però, non si può limitare la nostra attività politica amministrativa escludendoci, perché questa è un'esclusione che viene fatta ai danni del Consiglio e riprendendo i lavori oggi. Lei dice: " La Conferenza dei Capigruppo". Certo, la Conferenza dei Capigruppo ha stabilito, ma lei non può negare che nel momento in cui la Conferenza dei Capigruppo si è riunita, della riunione del Presidente Soru non ne sapeva niente nessuno, tant'è che è stato modificato l'ordine del giorno, sono state mantenute le mozioni ed è stata aggiornata la risoluzione sulle entrate a martedì. Quindi, voglio dire, non c'erano le condizioni, oggi, per iniziare i lavori, e quindi io credo che bene avete fatto, Presidente, ad allungare la tornata consiliare a martedì e a mercoledì.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, anche io chiedo di parlare sul Regolamento e sarò brevissimo. Mi unisco intanto, a nome dei Riformatori, alle manifestazioni di solidarietà nei confronti della Presidenza del Consiglio e della Giunta, senza aggiungere alcunché, solo la solidarietà. Mentre per quanto riguarda le considerazioni che lei ha svolto, Presidente, io, proprio perché venga rispettata nel modo migliore possibile la programmazione dei lavori, vorrei pregarla di chiedere alla Giunta, quando partecipa alle Conferenze dei Capigruppo per la programmazione dei lavori, di precisare che nella stessa giornata in cui i Capigruppo intendono convocare il Consiglio per non interferire nei lavori delle Commissioni esiste già una convocazione indifferibile di una Commissione consiliare ed esiste una convocazione del presidente Soru ai sindaci della Sardegna. Se noi avessimo saputo questo, probabilmente, avremmo convocato il Consiglio questo pomeriggio o l'avremmo convocato di sabato mattina, non sicuramente in concomitanza. Devo poi farle rilevare che è vero che la programmazione dei lavori viene spesso alterata per la presenza di urgenze… appena ha finito il collega Porcu… Presidente, se lei deve parlare col collega Porcu, la aspettiamo qualche secondo.

PRESIDENTE. Onorevole Vargiu, su, andiamo avanti.

VARGIU (Riformatori Sardi). Perfetto! Le vorrei far rilevare che, spesso, la programmazione dei lavori viene modificata per esigenze che vengono poste dalla maggioranza e che martedì discuteremo della risoluzione sull'articolo 102 che è un'esigenza posta dalla maggioranza, e che nei giorni scorsi abbiamo discusso in Aula di dichiarazioni del Presidente sulla vertenza per le entrate, su un'esigenza posta dalla maggioranza. Quindi, che la programmazione dei lavori stabilita dalla Conferenza dei Capigruppo venga in qualche maniera, in qualche modo, qualche volta, modificata, rappresenta esigenze della politica, qualche volta espresse dalla minoranza, qualche volta espressa dalla maggioranza.

PRESIDENTE. Sì, ma, colleghi, il problema non è se le esigenze siano di maggioranza o di minoranza, è come organizziamo i lavori e li stiamo organizzando cercando di conciliare l'esigenza di maggioranza o di minoranza di inserire all'ordine del giorno dei punti nuovi, che emergono nel frattempo, con la programmazione che insieme abbiamo fatto. Questo, di fatto, sta comportando, però, mi sia consentito di dire, una notevole riduzione del lavoro nelle Commissioni, che sarebbe bene evitare, perché poi l'organizzazione del lavoro del Consiglio è possibile tranne che di lunedì, tranne che di venerdì sera, tranne che di sabato, per cui tutta la nostra discussione si riduce a programmare i lavori di martedì, di mercoledì e di giovedì, possibilmente di martedì pomeriggio. Ora, tutto questo, come sia conciliabile con la giusta esigenza di affrontare in Consiglio tutti i temi che la minoranza richiede di affrontare, quelli che la maggioranza ritiene necessari vengano affrontati con l'ordinaria programmazione dei lavori, risulta essere sempre più complicato, per cui io continuo a fare appello al buon senso più che all'applicazione letterale del Regolamento, perché il buon senso ci aiuta e ci consente di andare avanti. Noi abbiamo previsto di fare questo venerdì il Consiglio regionale perché dovevamo concludere una mozione e abbiamo inserito altre due mozioni nella discussione. Il parere sull'articolo 102 della finanziaria dello Stato si deve dare non tanto e non solo perché la maggioranza lo richiede, quanto perché l'articolo 54 dello Statuto necessita, in casi di questo genere, di un parere del Consiglio regionale, che deve essere reso possibilmente prima che il Parlamento affronti la finanziaria. Di qui l'urgenza del Consiglio regionale più che di una parte di esso. Quindi, proviamo a procedere così come avevamo stabilito, pur con queste difficoltà che sono rappresentate anche da riunioni organizzate dalla Giunta regionale con i sindaci che non interferiscono con i lavori del Consiglio, anche se poi, magari, sarebbe stato utile partecipare.

Io accolgo l'invito dell'onorevole Sanciu, che ringrazio intanto per la solidarietà per un episodio che non è collegato né può essere collegato a nessuna motivazione. E' un gravissimo episodio, è un atto assolutamente intollerabile in un sistema democratico, qualunque siano le ragioni che i lavoratori hanno per manifestare così come hanno fatto ieri. Si fa civilmente, non si aggrediscono i rappresentanti delle istituzioni, non tanto le persone, ma le persone che in quel momento rappresentano le istituzioni, perché questo non è utile a nessuno, né a chi protesta né a chi vuole trovare soluzioni ai problemi che i lavoratori rappresentano, e questo è certamente il mio caso e certamente l'opinione del Consiglio regionale della Sardegna. Quindi, vi ringrazio.

Commemorazione del cardinale Pompedda

PRESIDENTE. Accolgo l'invito dall'onorevole Sanciu a ricordare con un minuto di silenzio del Consiglio regionale la figura del cardinale Pompedda, recentemente scomparso, un'eminente figura per la Sardegna, una figura di riferimento, non tanto e non solo per l'alta carica ricoperta all'interno delle gerarchie ecclesiastiche, quanto soprattutto per la sua opera di studioso nelle materie giuridiche e ecclesiastiche nel diritto di famiglia. Un minuto di silenzio.

(I consiglieri osservano un minuto di silenzio in segno di lutto)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Grazie, colleghi. C'è un intervento.

Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Sull'ordine dei lavori, Presidente. Vorrei esprimere, innanzitutto, condivisione al richiamo che lei ha fatto, Presidente, al buon senso e quindi, proprio in funzione di questo buon senso, io mi chiedo a che cosa stamattina serva continuare questi lavori, perché un quarto circa dei consiglieri di quest'Aula sono stati convocati, in quanto componenti della Commissione riforme e autonomia, a partecipare alla riunione che c'è contestuale ad Ala Birdi. Molti dei colleghi sono direttamente coinvolti, in quanto rivestano la carica di sindaco, tant'è che molti di coloro che sono sindaci in questo momento sono assenti e, d'altro canto, ciò che si discute stamattina ad Ala Birdi non è argomento di poco conto, Presidente. Lei tenga presente che l'attuazione reale della legge numero 12 che noi in quest'Aula abbiamo licenziato dipende, stamattina, da ciò che davvero l'Assemblea dei sindaci deciderà di fare, perché questi bacini, cosiddetti, ottimali che sono finalizzati all'esercizio delle funzioni sovracomunali, all'esercizio delle funzioni associate, nascerà stamattina, in base a queste indicazioni. Io credo che sia dovere di quest'Aula sospendere a questo punto la discussione e aggiornare tutto a martedì e consentire a chi ha delle responsabilità di poter partecipare direttamente all'assolvimento di queste responsabilità.

Continuazione della discussione della mozione Ladu - Murgioni - Gallus sulla mancata attuazione dell'articolo 12 dello Statuto e sui porti franchi di Cagliari, Olbia, Porto Torres, Portovesme, Arbatax e Oristano (85)

PRESIDENTE. Onorevole Pisano, insomma, a me pare che la stiamo tirando anche per le lunghe con una discussione preliminare sull'ordine dei lavori. Ci sono sei consiglieri regionali appartenenti alla prima Commissione che hanno chiesto di partecipare alla riunione di Ala Birdi che non è, come sapete risolutiva, è una riunione informativa rientrando l'intera materia, poi, in discussione in Consiglio regionale e nella Commissione competente. Quindi, è certamente importante, ma, lo ripeto, non è una riunione risolutiva, quindi io insisterei per procedere nella discussione così come avevamo previsto, iscritti a parlare ho gli onorevoli Scarpa, Atzeri, Gallus, Moro, Dedoni e Vargiu e io darei la parola a questi colleghi iniziando dall'onorevole Atzeri.

E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Grazie signor Presidente, io non entro nel merito dell'importanza dei temi, ma credo davvero sia spaventosamente per risibile definire questa mozione, la Zona Franca quasi marginale o meno importante, denota proprio un'insensibilità politica spaventosa. Se c'è una mozione così importante da condividere in un periodo storico dove ci sono stati degli stravolgimenti non di poco conto è proprio un'occasione da non perdere, poi dispiace se si sovrappongono altri appuntamenti e quindi non c'è consentito partecipare, sono tutti importanti, ma ormai il Consiglio è stato convocato con questo punto all'ordine del giorno, abbiamo individuato anche un'altra giornata: martedì, per onorare l'altro punto e basta. Ancora una volta, tra l'altro, iniziamo con un'abbondante ora di ritardo, è questo che va censurato. Questa mozione, dicevo, cade in un periodo molto importante perché, anche l'uscita della Sardegna dall'obiettivo uno che ha trovato l'ignavia di questa Regione, tra l'altro esiste depositata una mozione firmata anche dai Sardisti e credo il primo firmatario fosse l'onorevole Balia, dove addirittura si parlava del rischio dell'espulsione della Sardegna dall'obiettivo uno, adesso il rischio è diventato certezza…. credo non ci siano le condizioni ideali per affrontare questo. Perché è offensivo per il Consiglio, per me che cerco di esporre le argomentazioni, per i firmatari della mozione che hanno voluto portare al centro di quest'Aula un mezzo di sviluppo economico impressionante, quindi non so se lei vuole dispensare qualche richiamo, qualche scampanellata per…

PRESIDENTE. C'è un capannello… chiedo scusa onorevole Diana e onorevole Ladu, non vorrei disturbare, però c'è l'onorevole Atzeri che cerca di intervenire, grazie.

ATZERI (Gruppo Misto). No, cerco di dare un contributo proprio perché ho premesso e ho stigmatizzato l'importanza di questa mozione, tra l'altro i Sardisti, e bisogna sottolinearlo perché Paolo Pili, non era un liberista, era un Sardista che maliziosamente era stato aggettivato come sardo-fascista ma, Paolo Pili, riprendendo le teorie liberiste del … 860 e della Commissione … del 1896 aveva fatto una sintesi, Paolo Pili aveva capito già da allora, a differenza dei colleghi consiglieri, quanto fosse importante non dialogare tra Presidente e Vicepresidente, non permettere che nell'Aula… rinuncio all'intervento presidente Spissu, e la ringrazio per la sensibilità, perché davvero è mortificante, guardi, affrontare un tema così importante.

PRESIDENTE. Chiedo scusa onorevole Atzeri, però, lei ha il tempo per intervenire e sta parlando di altro, nel senso che sta parlando dell'ordine dei lavori, io la prego di svolgere il suo intervento, abbiamo già superato la discussione sull'eventuale sospensione del Consiglio, quindi io invito i colleghi, anche quelli che stanno disturbando il suo intervento di prendere posto e proseguiamo. L'Aula è attenta, c'è una quantità di colleghi sufficiente, la Giunta è rappresentata per poter svolgere fino in fondo il dibattito e la mozione. Quindi, non continuiamo… sono 40 minuti che discutiamo se è utile, se è opportuno rinviare o se sia meglio continuare, quindi, siccome abbiamo deciso di continuare non è che il Consiglio regionale lo convochiamo e lo convochiamo di volta in volta e ci riuniamo in 50, in 60 e… insomma…

ATZERI (Gruppo Misto). Ma io l'ho superato, infatti, è un'aggravante…

PRESIDENTE. Andiamo avanti! Andiamo avanti.

DEDONI (Riformatori Sardi). Comunque sia si impedisce al Consiglio di partecipare a quelle che sono le decisioni che…

PRESIDENTE. Non impediamo niente a nessuno onorevole Dedoni, il Consiglio è tutto qui, quello che vuole essere qui. Andiamo avanti.

ATZERI (Gruppo Misto). Guardi, la ringrazio onorevole Dedoni però, il fatto che le dica che io parlassi d'altro, conferma la disattenzione, perché io parlavo esattamente della mozione, certamente non poteva seguire perché disturbato da un parlare affettuoso e fitto fitto però, io insisto nel dire che questa mozione affonda le radici nel pensiero dei Sardisti, perché è stato citato polo Pili però dimenticando che era un dirigente Sardista e ricordo che maliziosamente era stato aggettivato come sardo-fascista. Però, questo Paolo Pili che aveva capito l'importanza della zona franca, sottoponendola all'attenzione della Consulta, poi, la sua proposta politica aveva subito una rivisitazione fino a farla diventare uno striminzito porto franco. Questo lo dico perché, in tutti i paesi dove si sono dotati di questo strumento, al di là dell'architettura della Zona Franca perché ci sono diverse forme, ma dove hanno adottato questo sistema ha rotto l'isolamento, ha portato benessere, ha portato una crescita economica, basta ricordare l'Irlanda che versava in condizioni disastrose fino a tre lustri fa, adesso il registro… prodotto interno lordo è interessantissimo, noi, e la dimostrazione l'abbiamo avuta anche nell'Assemblea Costituente, abbiamo sempre osteggiato questo strumento. Basti pensare che Emilio Lussu, relatore per lo statuto della Val d'Aosta aveva caldeggiato l'adozione di questo strumento e adesso questa mozione che vuole, se me lo permette il primo firmatario usare un sotterfugio giuridico, vuol far passare la Zona Franca attraverso il Porto Franco affinché nella stessa Sardegna, da questi porti poi si intenda la Zona Franca integrale, verrà bocciata perché è improponibile. Noi pensiamo che vada riscritto interamente l'articolo 12 che fa parte del Titolo III insieme all'articolo 8 e pensare ciò che ha fatto il presidente Soru, in perfetta solitudine a Roma rivisitando l'articolo 8, una cosa impressionante e tralasciando l'articolo 12 che ha altrettanta importanza, noi diciamo, con grande preoccupazione: ma come mai la Val d'Aosta che ha all'articolo 14, a proposito della zona franca, un articolo così analiticamente preciso e recita: "Il territorio della Val d'Aosta è posto fuori dalla linea doganale e costituisce zona franca". 1948. 1948!

Noi, con questi consultori autonomisti, siamo riusciti a fare all'articolo 12 del nostro Statuto uno striminzito concetto dove "Il regime doganale della Regione è di esclusiva competenza dello Stato. Saranno istituiti nella Regione punti franchi." Generico, come al solito scarno, ambiguo. E' chiaro che noi Sardisti abbiamo il merito di aver posto all'attenzione questa proposta politica, ma anche il demerito di non averla concretizzata. Ma ci sono stati altri governi che hanno avuto più chance del nostro che il 21 aprile del '97, sottoscrivendo un protocollo d'intesa Regione-Governo, dicevano di "porre in essere tutte le azioni necessarie ad accelerare le attività occorrenti al raggiungimento dell'obiettivo, eventualmente anche ricorrendo alla normativa di attuazione prevista dallo Statuto". Ma la stessa Regione si impegnava "entro tempi ristretti a produrre le necessarie proposte progettuali corredate di tutti i nulla osta ed autorizzazioni di propria competenza". Poi c'è stato, per completare questa schizofrenia, un ordine del giorno del 18 settembre '97 che diceva: "presentare entro due mesi al Governo una proposta organica di zona franca fiscale". A tutto questo non c'è stato seguito. Non è stato fatto nulla. Ecco perché, come possiamo rimanere insensibili…

PRESIDENTE. Prego, onorevole Atzeri. Qualche secondo di recupero.

ATZERI (Gruppo Misto). … come si può rimanere insensibili di fronte al dramma che sta vivendo la Sardegna per il suo gap strutturale che nasce proprio dall'insularità? Come si può stare zitti di fronte alla cacciata dall'Obiettivo 1 quando abbiamo mille argomentazioni come il tasso di disoccupazione, la grave carenza infrastrutturale, disoccupazione femminile, il tasso di povertà, ma ne abbiamo venti. E perché la Sardegna non fa valere politicamente la sua generosità e disponibilità nell'allocare nel proprio territorio le servitù militari, che mortificano la vocazione produttiva dei sardi? Ma come possiamo noi ritenerci autonomisti e non capire che la zona franca è uno strumento enorme, importante? Però questo è lo spaccato dell'insensibilità, il menefreghismo di una classe politica miope che diceva che con la zona franca ci sarebbe stata la prostituzione e la droga. Oggi abbiamo entrambe e non abbiamo la zona franca, ma abbiamo un'Aula distratta e irresponsabile.

PRESIDENTE. Colleghi, proviamo a…

MORO (A.N.). Rinviamo!

PRESIDENTE. … proviamo a sederci. Io propongo ai colleghi di continuare a lavorare sulla mozione in discussione; finita questa mozione ci fermiamo e valutiamo insieme come proseguire.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Presidente, un minuto di sospensione. Molto breve.

PRESIDENTE. Facciamo un minuto di sospensione, ma la mia proposta resta questa, onorevole La Spisa. Va bene, un minuto di sospensione.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 50, viene ripresa alle ore 11 e 24.)

PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto. Bene, colleghi, riprendiamo il nostro lavoro. E' intervenuto…

Onorevole Biancareddu, su che cosa intende parlare?

BIANCAREDDU (U.D.C.). Sull'ordine del lavori.

PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (U.D.C.). Presidente, non so se rientri nell'ambito dell'ordine dei lavori comunque è una richiesta, a nome di tutta la minoranza, di sospendere i lavori ed aggiornarli ad un'altra data. Evidentemente c'è stato un malinteso sul fatto dell'autorizzazione al fatto che la Commissione e il presidente Soru siano ad Arborea mentre il Consiglio è convocato, seppur per trattare una mozione importante. Noi abbiamo valutato che non si può accettare, anche se vi è l'urgenza e la necessità che il Consiglio lavori, che una Commissione col Presidente sia ad Arborea ed altri siano qua. Chi vi parla, per esempio, è stato invitato ad andare ad Arborea però non è potuto andare in quanto c'era Consiglio, quindi non è che… ieri in Commissione si prendevano le adesioni addirittura per chi voleva la macchina per andare ad Arborea, col Consiglio convocato! Non lo possiamo accettare ed inoltre gradiremmo che per temi come la formazione professionale, nonché la mozione di cui era il primo firmatario l'onorevole Ladu, fosse presente e sia presente il presidente Soru, perché anche noi vogliamo dire la nostra perché credo che anche noi abbiamo almeno la stessa dignità di coloro che manifestavano ieri, quindi, anche noi vorremmo parlare col presidente Soru di formazione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Sarò rapidissimo, avevamo deciso oggi di lavorare, in effetti è già un'ora e mezza che siamo qui e non si è concluso. Io penso che si può aggiornare a domani la riunione del Consiglio, domani non c'è nulla all'Ala Birdi, non c'è nulla ad Arborea e si può fare domani e lunedì, sia per affrontare temi della mozione in discussione, sia quelli successivi della formazione e dell'industria.

PRESIDENTE. Io insisto, colleghi, perché andiamo avanti, pur comprendendo le ragioni di una parte del Consiglio che ritiene che non ci siano le condizioni per andare avanti. Insisto perché andiamo avanti perché il Consiglio era stato convocato perché andassimo avanti e perché concludessimo la discussione su queste mozioni. Ritengo che sia un modo sbagliato di fare quello di convocarci, di trascorrere un'ora e mezza a parlare di come è meglio andare avanti restando fermi e poi decidere che è meglio sospendere il Consiglio e rinviarlo a data da destinarsi. Io penso che, siccome la prossima settimana - abbiamo fatto la programmazione per martedì, mercoledì, giovedì e venerdì - penso che non possiamo modificare l'ordine che abbiamo dato che è quello di utilizzare martedì mattina per fare alcune delle cose che avevamo deciso di fare...

DEDONI (Riformatori Sardi). Durante una visita ufficiale, Presidente? Di un ministro o sottosegretario?

PRESIDENTE. Durante...pazienza, i ministri vanno...il Parlamento italiano non credo che sospenda i suoi lavori quando ci sono visite ufficiali! Non è mai successo e non succederà neanche qui!

DEDONI (Riformatori Sardi). Con una commissione riunita?

PRESIDENTE. E non succederà neanche qui!

DEDONI (Riformatori Sardi). Anche oggi, Presidente!

PRESIDENTE. E non succederà neanche qui, perchè altrimenti siamo sempre sospesi, onorevole Dedoni! Comunque, non voglio polemizzare, sto dicendo che il nostro modo di lavorare lo ritengo sbagliato e non utile al Consiglio regionale. Quindi, io insisto perché concludiamo questa mozione e perché martedì mattina facciamo i nostri lavori altrimenti, lo ripeto, se vogliamo discutere le mozioni siamo costretti a individuare un'altra giornata. L'onorevole Marrocu ha proposto la giornata di sabato, non vorrei aprire una discussione su che cosa è meglio fare, vorrei che...

DEDONI (Riformatori Sardi). Proposta intelligente quella dell'onorevole Marrocu, va benissimo!

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, questo è un giudizio il suo...

DEDONI (Riformatori Sardi). E' un giudizio, la reputo molto intelligente!

PRESIDENTE. Va bene, va bene, non penso che la possiamo mettere in questi termini!

DEDONI (Riformatori Sardi). Comunque state avvilendo questo Consiglio

regionale!

PRESIDENTE. Sono d'accordo con lei, sono d'accordo con lei, onorevole Dedoni...

DEDONI (Riformatori Sardi). Siete voi responsabili, maggioranza di centrosinistra!

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni...

DEDONI (Riformatori Sardi). E' vergogna, è vergogna! Perché parte di voi è andata a consolare il popolo all'Ala Birdi e voi costringete la minoranza qui, è vergognoso!

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, non siamo in una tribuna, su, ricomponiamoci onorevole Dedoni, grazie.

Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Sull'ordine dei lavori Presidente.

PRESIDENTE. Sul disordine dei lavori!

ARTIZZU (A.N.). Beh sì, sul disordine dei lavori e anche sul fatto che, certamente, lei ha ragione che così si procede in modo sbagliato, ma io le chiedo: è giusto che il Presidente della Regione, in una giornata simile, al termine di due giornate di grande massiccia mobilitazione popolare, con il Consiglio regionale convocato con all'ordine del giorno temi così importanti come le zone franche e come la formazione professionale, all'indomani di una manifestazione di popolo come quella di ieri, il Presidente della Regione scappa e se ne a un convegno all'Ala Birdi?

CALLEDDA (D.S.). Ma cosa stai dicendo!

ARTIZZU (A.N.). E' questo che è vergognoso, presidente Spissu!

PRESIDENTE. Onorevole Artizzu, mi dica qual è la sua proposta sull'ordine dei lavori.

ARTIZZU (A.N.). La mia proposta è che si deve lavorare seguendo quello che la Conferenza dei Capigruppo ha deciso con il Presidente della Regione in Aula e non ai convegni, e questo è compito suo, Presidente, fare in modo che il Presidente della Regione rispetti il Consiglio regionale!

PRESIDENTE. Onorevole Artizzu, lei era informato del fatto che il Presidente della Regione non sarebbe stato in Aula!

ARTIZZU (A.N.). Io sono stato informato che oggi c'erano delle mozioni e il Presidente della Regione è scappato!

PRESIDENTE. Si accomodi, onorevole Artizzu, grazie! Vorrei sommessamente ricordarle che siamo noi che abbiamo stravolto l'organizzazione dei lavori del Presidente convocando il Consiglio e non viceversa.

ARTIZZU (A.N.). Il Presidente lo sapeva da giorni!

PRESIDENTE. Questo per la cronaca, onorevole Artizzu poi tutto fa brodo, insomma!

DEDONI (Riformatori Sardi). E' un corpo estraneo la Giunta e il Presidente!

PRESIDENTE. Andiamo avanti colleghi, tanto non serve a niente procedere in questo modo. Onorevole Biancareddu, su che cosa dobbiamo continuare? E' la terza volta che lei interviene, va bene che è neo Capogruppo!

Ha domandato di parlare consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (U.D.C.). Presidente, abbia pazienza, io ho fatto una richiesta poi se la richiesta di tutta la minoranza non viene accolta...che qualcuno mi dica...io non vorrei avere lei come interlocutore - seppur autorevole e glielo riconosco - ma è una richiesta della minoranza, io sono d'accordo con l'onorevole Marrocu perché, mi creda, ci sono modi che forse l'opposizione usa in termini strumentali, ma questo non è un modo strumentale perché le mozioni sono nostre quindi i primi interessati al fatto che le mozioni si discutano siamo noi! Però, per una questione veramente di principio, non accettiamo il fatto che ci sia la Commissione ad Oristano e il Presidente ad Oristano e noi che parliamo qua, con due componenti della Giunta ma che sicuramente non hanno l'autorevolezza del Presidente, non me ne vogliano, quindi, se poi il Consiglio lo vogliamo convocare sabato, lunedì, domenica, ma quando non ci sono le Commissioni, che sia fatto! Che si faccia una convocazione secondo regolamento, due giorni prima, 48 ore prima se ci sono i termini e veniamo anche lunedì ma non è che con la minaccia di lavorare lunedì o sabato bisogna per forza lavorare quando la Commissione è convocata, abbia pazienza!

MARROCU (D.S.). Chiedi la verifica del numero legale! Noi siamo per continuare adesso, se andate via siete voi che andate via!

PRESIDENTE. Bene colleghi, su che cosa onorevole Ladu?

LADU (Fortza Paris). Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Io direi di smetterla, onorevole Ladu.

LADU (Fortza Paris). E' importante, Presidente!

PRESIDENTE. Non va bene così, preferisco interrompere e fare una Conferenza dei Capigruppo.

Continuazione e fine della discussione della mozione Ladu - Murgioni - Gallus sulla mancata attuazione dell'articolo 12 dello Statuto e sui porti franchi di Cagliari, Olbia, Porto Torres, Portovesme, Arbatax e Oristano (85)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Convochiamo prima la Conferenza dei Capigruppo?

PRESIDENTE. Dica, le ho dato la parola adesso.

LADU (Fortza Paris). Per dire che considerato che si è creato un clima che credo non sia clima ideale per discutere una mozione così importante, e anche perché io credo che abbia bisogno, questa mozione, di un coinvolgimento più ampio del Consiglio stesso, per queste motivazioni io ritiro la mozione che noi abbiamo presentato, ma non per ritirarla e non tornare più in Aula, ma con l'intenzione di farla propria di tutto il Consiglio regionale perché credo che, arrivati a questo punto, sia più giusto ripresentarla coinvolgendo l'intero Consiglio regionale. Grazie.

PRESIDENTE. Facciamo una sospensione dei lavori e convoco una Conferenza dei Capigruppo. La seduta è sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 35, viene ripresa alle ore 12 e 32.)

Discussione delle mozioni La Spisa - Artizzu - Capelli - Cappai - Cherchi Oscar - Ladu - Vargiu - Lombardo - Contu - Licandro - Petrini - Rassu - Sanciu - Sanjust - Dedoni - Murgioni - Amadu - Moro - Sanna Matteo - Diana - Pisano - Farigu - Liori - Biancareddu - Randazzo Vittorio - Randazzo Alberto - Milia - Cassano - Cuccu Franco Ignazio sulla problematica industriale ed energetica, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (99) e Floris Vincenzo - Marrocu - Calledda - Barracciu - Cherchi Silvio - Corrias - Cugini - Lai - Mattana - Orrù - Pacifico - Pirisi - Sanna Alberto - Sanna Franco sulla grave crisi industriale della Sardegna (88) abbinata allo svolgimento delle interpellanze Maninchedda - Balia sulla crisi dell'industria nella Sardegna centrale (151/A) e Balia - Maninchedda - Masia - Salis - Serra sul rischio di smantellamento della termocentrale di Ottana (197)

PRESIDENTE. Se i colleghi prendono posto cerchiamo di avviare i lavori di questa mattina. L'onorevole Ladu ha deciso di ritirare la mozione sulle zone franche e sui porti franchi. Procediamo per ciò con l'esame della…

Va bene colleghi, in Conferenza dei Capigruppo si è deciso di avviare questa mattina l'esame delle mozioni numero 88 e numero 99, la mozione 99 La Spisa, Artizzu, Capelli e più sulla problematica industriale ed energetica, la "88" degli onorevoli Floris, Marrocu, Pirisi e più sulla grave situazione industriale della Sardegna, poi le interpellanze numero 151/A dell'onorevole Maninchedda e Balia sulla crisi dell'industria della Sardegna centrale, l'interpellanza numero 197/A Balia, Maninchedda sul rischio di smantellamento della termocentrale di Ottana, e l'interpellanza numero 195 Mattana, Floris sulla situazione di crisi della chimica in Sardegna. Questi sono gli argomenti che attengono la stessa materia e che quindi unifichiamo nella discussione. L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni numero 99 e 88 abbinate alle interpellanze numero 151 e 197.

(Si riporta di seguito il testo della mozioni e delle interpellanze:

Mozione La Spisa - Artizzu - Capelli - Cappai - Cherchi Oscar - Ladu - Vargiu - Lombardo - Contu - Licandro - Petrini - Rassu - Sanciu - Sanjust - Dedoni - Murgioni - Amadu - Moro - Sanna Matteo - Diana - Pisano - Farigu - Liori - Biancareddu - Randazzo Vittorio - Randazzo Alberto - Milia - Cassano - Cuccu Franco Ignazio sulla problematica industriale ed energetica, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PRESO ATTO che:

- il settore industriale soffre di una crisi strutturale di lunga durata ed oggi presenta alcune particolari situazioni di pericolo per la produzione e per il lavoro;

- l'occupazione si è ridotta notevolmente (2000 posti di lavoro nell'ultimo anno, escludendo il comparto delle costruzioni);

- le produzioni tradizionali dell'industria chimica e metallurgica da tempo sono soggette ad una competizione fortissima su cui incidono negativamente, per i nostri impianti, alcuni differenziali di costo che rischiano di portare definitivamente fuori mercato le nostre industrie;

- le origini di tale disagio sono da attribuire certamente ad alcune carenze infrastrutturali soprattutto nell'ambito dei trasporti e dell'energia;

CONSIDERATO che:

- il problema energetico è il punto di snodo centrale per lo sviluppo dell'industria sarda, in considerazione dell'alta incidenza della grande industria energivora sul complesso delle produzioni, soprattutto nella metallurgia e nella chimica, e della assoluta importanza che tali produzioni hanno nell'equilibrio del sistema economico nazionale e della stessa bilancia commerciale;

- l'alto costo dell'energia elettrica in Italia, rispetto al resto dell'Europa e del mondo, è grave per tutto il Paese, ma è gravissimo in particolare per la Sardegna che, facendo a suo tempo la scelta della chimica e della metallurgia, ha dato e dà ancora un significativo contributo all'economia italiana ed ha quindi ormai maturato una legittima aspettativa, se non un vero e proprio diritto, a scelte decise e lungimiranti nella politica energetica;

- in assenza di scelte appropriate verranno impediti i progetti finalizzati al mantenimento e rafforzamento delle filiere più competitive come quelle dell'alluminio, del piombo e dello zinco (Portovesme), del cloro (Assemini e Porto Torres), del PET (Ottana);

- il piano energetico regionale e la sua attuazione costituisce il banco di prova della validità della politica industriale della Regione e dello Stato;

- per il mantenimento delle produzioni strategiche e per il rafforzamento delle filiere che hanno ancora buone prospettive di inserimento nei mercati occorre una strategia indirizzata sia all'adozione di soluzioni transitorie (tariffe speciali per le energivore) sia all'individuazione che all'avvio di concrete scelte finalizzate a soluzioni strutturali (nuova centrale del Sulcis con tecnologie avanzate, alto rendimento e basso costo, da sfruttare a vantaggio delle industrie locali);

- tra il 2003 e il 2004 sono stati fatti alcuni passi importanti in questa direzione:

a) accordo di programma per la riqualificazione dei poli chimici della Sardegna (14 luglio 2003);

b) intesa Stato - Regione sull'energia (19 dicembre 2003);

c) Piano energetico regionale (aprile 2003);

d) elaborazione di uno studio preliminare per la costruzione di una centrale ipercritica a 650 MW nel Sulcis (studio SOTACARBO);

RIMARCATO che:

- tali passi costituiscono un presupposto da sviluppare, verificare, finanziare e attuare in una concreta interazione tra scelte dei diversi protagonisti, pubblici e privati, nel sistema;

- è necessario, oggi, trarre alcune conclusioni operative sui problemi esposti, per smuovere una situazione che inevitabilmente è destinata a ristagnare e a morire, in assenza di decisioni puntuali e coraggiose;

- in particolare, occorre incidere su tre livelli:

1) forte azione di tutto il sistema politico e istituzionale italiano e sardo, nei confronti dell'Unione europea per l'autorizzazione alle tariffe speciali per le produzioni energivore, al momento sottoposte ad una rischiosa procedura di infrazione;

2) decisione e finanziamento della nuova centrale del Sulcis che affronti e risolva contemporaneamente il problema delle industrie chimiche e metallurgiche e della miniera Carbosulcis;

3) accelerazione dei progetti industriali nelle filiere più produttive della chimica, per dare piena attuazione all'accordo di programma del luglio 2004; definizione degli atti amministrativi necessari per il finanziamento dei contratti di programma derivanti dall'accordo,

impegna la il Presidente della Regione e la Giunta regionale

- a riferire al Consiglio sugli sviluppi recenti della problematica industriale ed energetica;

- a trattare con forza nei confronti del Governo nazionale per l'attuazione degli impegni assunti.(99)

Mozione Floris Vincenzo - Marrocu - Calledda - Barracciu - Cherchi Silvio - Corrias - Cugini - Lai - Mattana - Orrù - Pacifico - Pirisi - Sanna Alberto - Sanna Franco sulla grave crisi industriale della sardegna.

IL CONSIGLIO REGIONALE

TENUTO CONTO della grave crisi industriale che ancora permane nella nostra Isola e che interessa in maniera allarmante le aree industriali del Sulcis e di Ottana, Macomer, Porto Torres, Assemini e Arbatax, che sta determinando la chiusura di molte attività produttive e la perdita di centinaia di posti di lavoro;

RICORDATO che l'industria rappresenta un elemento strategico per lo sviluppo economico della Sardegna e che molte di queste attività presenti, ad iniziare dal settore chimico-metallurgico, ne costituiscono la parte sostanziale;

PRESO ATTO che la Sardegna rimane condizionata dalla sua insularità, essendo l'unica regione italiana a non disporre del metano e risente quindi maggiormente degli effetti prodotti, per quanto attiene il settore energetico, dai mutamenti che vanno nella direttrice di una piena competizione all'interno di un libero mercato, che penalizza fortemente le industrie sarde ad alta intensità di energia;

EVIDENZIATOche, nonostante tutto questo e alla luce del progressivo acuirsi della crisi, sono presenti comunque nella nostra Isola impianti che meritano di essere potenziati e filiere produttive che hanno una prospettiva se integrati e resi competitivi nei mercati nazionali e internazionali;

RICORDATOche l'Accordo di programma per la qualificazione dei poli chimici della Sardegna, firmato a Roma il 14 luglio 2003, ha definito una precisa strategia per la riqualificazione dei principali poli chimici della Sardegna, ad iniziare da Porto Torres, Ottana e Assemini, attraverso azioni di potenziamento e sviluppo dell'apparato produttivo esistente ed individuando nell'Accordo di programma lo strumento per realizzare tali obiettivi da affiancare agli altri interventi di risanamento ambientale previsti dal decreto legislativo n. 22 del 1997, dal decreto ministeriale n. 471 del 1999 ed in conformità alla delibera della Giunta regionale n. 34/22 del 10 ottobre 2001, sottoscritto in data gennaio 2002,

impegna la Giunta Regionale

- a mettere in campo una precisa azione regionale che permetta di governare le varie emergenze, ad iniziare da quella rappresentata dall'apertura da parte della Commissione europea, di un'ulteriore procedura contro le tariffe energetiche per l'alluminio e altri settori, che si aggiunge a quella già in essere contro il piombo, lo zinco e il cloro soda, coinvolgendo direttamente il Governo nazionale affinché metta in campo un'azione politica nei confronti della Commissione europea che permetta di mettere in sicurezza queste aziende;

- ad attivare tutte le azioni necessarie per puntare ad un'azione mirata che sia in grado di integrare le varie realtà, a partire dalla piena attuazione degli impegni del Governo, in modo da porre le basi per il consolidamento dell'intero apparato produttivo sardo, favorendo la localizzazione di attività produttive nuove e tecnologicamente più avanzate;

- a predisporre la definizione di un programma pluriennale di interventi da definire all'interno dell'Intesa istituzione di programma, e con gli annunziati provvedimenti da cofinanziare con i fondi statali e strutturali e con quelle misure, ad iniziare dalla fiscalità di vantaggio che si sta definendo per il Mezzogiorno, coerenti con le finalità dell'Accordo di programma per la riqualificazione dei poli chimici sardi. (88)

Interpellanza Maninchedda - Balia sulla crisi dell'industria nella Sardegna centrale.

I sottoscritti,

premesso che il Marghine sta attraversando un momento di crisi economica drammatica, dovuta alle note difficoltà del gruppo Legler;

assunto che sono circa 900 i lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro;

considerato che il bando per la centrale di Ottana, esitato recentemente dalla Regione ed emanato prima dell'approvazione del Piano energetico regionale, comporterebbe la chiusura dell'inceneritore di Macomer e la conseguente perdita di altri 40 posti di lavoro;

accertato che il mercato della calzetteria da donna ha subito negli ultimi dieci anni una flessione del 50 per cento;

verificato che sulla Gazzetta di Mantova del 14 febbraio 2006 si è data notizia di un progetto di consorzio tra le aziende del settore della calza, il quale prevederebbe la chiusura dello stabilimento Queen di Macomer,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'industria per sapere:

1) se siano a conoscenza della portata della crisi che sta investendo questa parte del territorio della Provincia di Nuoro e come intendano evitare che la Regione concorra ad acuirla con iniziative non adeguatamente ponderate;

2) quali urgenti iniziative intendano assumere per garantire i posti di lavoro ed evitare che le imprese ancora attive abbandonino il territorio. (151/A)

Interpellanza Balia - Maninchedda - Masia - Salis - Serra sul rischio di smantellamento della termocentrale di Ottana.

I sottoscritti,

premesso che:

- continua l'allarmante odissea della termocentrale di Ottana, passata nel marzo 2001 dall'Enichem all'A&S, multinazionale anglo-americana con 160 centrali dislocate in tutto il mondo e, dopo appena quattro anni, ceduta al gruppo della famiglia Olivati;

- sulla capacità del gruppo di garantire il mantenimento dei livelli occupazionali ed il necessario ammodernamento degli impianti erano, peraltro, stati espressi, già nella fase della cessione, dubbi e riserve sia da parte dei sindacati che da autorevoli esponenti delle istituzioni politiche regionali;

- ad appena un anno dall'acquisizione il gruppo Olivati ha annunciato il licenziamento di 44 dei 150 lavoratori della centrale elettrica;

- la centrale elettrica di Ottana è fondamentale per la sopravvivenza dell'intero compendio industriale a cui fornisce energia, vapore, azoto, acqua refrigerata, oltre a distribuire l'acqua a tutti gli impianti e paesi della zona;

rilevato che:

- la termocentrale continua a produrre con macchinari vecchi di 30 anni, tecnologicamente superati ed antieconomici in quanto utilizzano olio combustibile che risente fortemente del caro petrolio;

- gli impianti marciano al 50 per cento della potenzialità a seguito della chiusura della Montefibre, cui la centrale forniva la gran parte dell'energia prodotta;

- in tempi brevi anche la Equipolymers, l'azienda più grossa dell'area, non acquisterà più l'energia e le altre utilities dalla termocentrale, in quanto ha avviato la realizzazione di impianti in grado di coprire il proprio fabbisogno energetico, grazie ai finanziamenti regionali che assegnavano così 40 dei 300 milioni di euro previsti dall'accordo di programma sulla chimica del luglio 2003;

ritenuto che:

- il decreto per il rilancio del suddetto accordo di programma, varato nei giorni scorsi dal Ministro dello sviluppo economico, riapra concrete prospettive di ripresa e nuove opportunità di sviluppo per la chimica sarda in generale;

- per l'area industriale di Ottana in particolare, costituisca l'ultima irrinunciabile occasione per uscire dal baratro di una crisi resa ancor più grave proprio dal mancato rispetto degli impegni assunti con l'accordo di programma che, per il polo della Sardegna centrale, prevedeva di salvaguardare le società insediate, sostenere le infrastrutture esistenti e rafforzare prioritariamente, con l'assegnazione delle necessarie risorse finanziarie, la centrale termoelettrica con tutti i suoi assetti produttivi,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'industria per sapere se:

1) intendano avviare, con l'urgenza imposta dal breve termine stabilito dal decreto Bersani, gli opportuni incontri con gli esponenti delle istituzioni, delle associazioni sindacali, delle forze politiche locali e regionali per predisporre i provvedimenti necessari per il rilancio della termocentrale e del suo ruolo di centro vitale del polo industriale della Sardegna centrale;

2) ritengano, altresì, di concordare con le parti sociali, politiche ed istituzionali e con i rappresentanti del Governo nazionale, un piano industriale regionale alla luce dei gravi problemi strutturali - soprattutto gli altissimi costi dell'energia e dei trasporti - che pesano su tutta l'economia della Sardegna e, se non affrontati e risolti, decreteranno la morte dell'industria sarda. (197/A).)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione numero 99 ha facoltà di illustrarla.

LA SPISA (F.I.). La mozione che abbiamo presentato nasce da un confronto che nei giorni che hanno preceduto la manifestazione sindacale del 18 di ottobre relativa in particolare al territorio del Sulcis, ma certamente implicante questioni che riguardano tutto il sistema industriale sardo, perché tutto il sistema della grande industria è collegata da un insieme di problematiche comuni, e da alcune cause che determinano l'attuale incertezza e che attengono in particolare al problema energetico che certamente non possono essere ridotte soltanto alle difficoltà che incontrano le industrie metallurgiche di Portovesme, ma toccano anche per alcuni aspetti le produzioni chimiche di Macchiareddu e conseguentemente nella filiera anche l'assetto produttivo di Portotorres, mentre per l'altro polo industriale che è quello di Ottana, la questione energetica pur non riguardando prevalentemente la questione dei costi ma riguardando invece la questione dell'approvvigionamento dell'energia sia elettrica sia termica, con la difficoltà che affronta oggi la gestione della centrale di Ottana, sono tutte questioni, queste, che sono centrate sulla questione energetica e che hanno evidentemente una inesorabile incidenza sull'assetto delle produzioni industriali metallurgiche e chimiche di tutti e quattro i poli, quindi determinano oggi un'incertezza tale che tutti sappiamo realisticamente non per un'accentuazione demagogica o retorica ma tutti sappiamo realisticamente che è in forse la prosecuzione dell'attività produttiva sia a Portovesme e conseguente però, riguardo la chimica, nelle produzioni di Assemini e di Portotorres e si trova in una situazione di forte incertezza anche il sito di Ottana, proprio per l'incertezza sulla prosecuzione dell'attività della centrale. Attraverso questa mozione noi stiamo cercando di porre all'attenzione del Consiglio un problema che è certamente d'interesse comune; è un tema, quello della politica industriale, della politica energetica, con particolare riferimento nella politica energetica alle scelte strategiche funzionali al mantenimento dell'assetto produttivo industriale, soprattutto per quanto attiene alle industrie energivore, un tema che può vedere certamente concordi tutte le forze politiche, le forze sociali, sull'analisi della situazione, sull'analisi anche delle cause che hanno determinato il permanere di questa incertezza. Può forse dividerci, anzi certamente ci dividerà, l'analisi e alcune indicazioni su quelle che sono le valutazioni e le responsabilità dei diversi governi. Credo che però, in ultima analisi, non può neanche vederci divisi l'indicazione di alcuni obiettivi che immancabilmente devono essere colti dalla Sardegna, da tutto il sistema politico sociale della Sardegna. Brevissimamente, la crisi dell'industria oggi è sotto gli occhi di tutti e non è una cosa nuova. Io vorrei ricordare che le cause sono certamente lontane nel tempo, non stiamo qui a ripercorrerle perché ci vorrebbe veramente molto tempo, però sinteticamente si può dire che c'è nel sistema Italia, nel sistema Sardegna, una carenza strutturale del sistema politico nell'individuare, nel perseguire coerentemente alcune scelte fondamentali, strategiche di politica industriale ed energetica. Questa responsabilità, questa carenza purtroppo accomuna tutte le forze politiche o trasversalmente parte delle forze politiche, dobbiamo riconoscerlo. Il risultato è che nelle scelte fondamentali si è andati avanti un po' con una certa incertezza, spingendo in alcuni momenti e arretrando in altri. Io ricordo che qualche anno fa, quando abbiamo affrontato la gravissima situazione del settore chimico e stavamo affrontando l'inizio della crisi del settore metallurgico, noi abbiamo trovato in quest'Aula e fuori da quest'Aula, con il sistema sociale, sindacale, imprenditoriale, una forte coesione nelle nell'individuare alcuni obiettivi e nel chiedere allo Stato un intervento deciso. Quest'intervento deciso si è realizzato sia attraverso l'accordo di programma per la riqualificazione dei poli chimici della Sardegna sia attraverso l'intesa Stato-Regione sull'energia, firmato sostanzialmente negli stessi giorni. Sono contenuti che si riversano dall'uno all'altro documento, l'accordo di programma e l'intesa sull'energia, che prevedono sostanzialmente interventi di rafforzamento delle filiere, con incentivi agli investimenti, con un'analisi che individui quali produzioni abbiano ancora mercato e quali non l'hanno, non l'hanno più, e però con una scelta sulla politica energetica che individuava due obiettivi fondamentali, o meglio un unico obiettivo, però in due tempi; e cioè l'individuazione di una soluzione strutturale al problema dell'alto costo dell'energia, avviando di concerto con il Governo uno studio per valutare che tipo di produzione, quale fonte energetica primaria fosse necessaria e dove orientare gli investimenti per una nuova centrale, che potesse essere - si era individuata allora quest'ipotesi, io credo che sia ancora valida - una centrale che utilizzando il carbone potesse coinvolgere nella gestione anche le industrie produttrici del settore metallurgico e chimico e che raggiungesse, e possa ancora raggiungere, il doppio obiettivo di valorizzare la risorsa primaria che ha la Sardegna, cioè il carbone-Sulcis, e potesse, utilizzando anche carbone internazionale, permettere la costruzione di una centrale di ultimissima generazione dal punto di vista tecnologico, con alti rendimenti e possibilità quindi di recuperare, dagli alti rendimenti, un vantaggio per i produttori tale che potesse essere anche orientato ad abbassare il costo energetico per le industrie energivore. Questo era il grande obiettivo, io ricordo che si concluse tutto con uno studio, concluso nella primavera del 2004, che individuava come possibilità migliore la realizzazione nel Sulcis di una centrale di 650 megawatt, se non ricordo male, che coinvolgendo anche le industrie metallurgiche e chimiche potesse in qualche modo risolvere, così come abbiamo detto, tutti e due i problemi. Nello stesso tempo, l'accordo di programma per la riqualificazione dei poli chimici individuava strumenti di incentivazione, attraverso contratti di programma, contratti di localizzazione, tutti gli strumenti d'incentivazione utilizzabili, dalla "488" a interventi infrastrutturali, in modo tale da poter rilanciare alcune filiere, in particolare quella del pet di Ottana e quella del cloro e dei cloroderivati che interessava Macchiareddu e Porto Torres, che poteva essere condizione per la cessione degli impianti dell'Enichem ad un grande gruppo internazionale, che rilanciasse queste produzioni e, per quanto riguarda il settore metallurgico, la costruzione della centrale. Nel frattempo però, e questo è il secondo aspetto, si prevedeva l'intervento transitorio di tariffe energetiche, tariffe speciali per l'energia elettrica per i grandi consumatori, cosa che si concretizzò in uno e poi, successivamente, in un altro decreto. Sappiamo le difficoltà che hanno incontrato questi decreti, che incontrano ancora, che incontra quello che poi è stato riversato nella legge 80, se non ricordo male, e che oggi è sotto il vaglio non certo molto favorevole dell'Unione europea e che desta la preoccupazione principale. Noi crediamo che occorra veramente adesso recuperare il tempo perso; recuperare il tempo perso perché non è assolutamente ammissibile che passino ancora degli anni senza che sia chiaro qual è la soluzione strutturale per l'energia! Si fa la centrale nel Sulcis? Che tipo di centrale si fa? Si recupera il vecchio progetto della rigassificazione o si punta - e io credo che debba essere questa la soluzione migliore - si punta ad una centrale ipercritica, che possa effettivamente dare la soluzione al doppio problema? Se questa è la direzione, occorre correggere, a mio parere, alcune incertezze, alcuni errori che sono contenuti nell'impostazione dei passi che ha fatto la Regione in questi anni e che si punti decisamente su una tecnologia che permette la realizzazione di questo risultato. Noi ci attendiamo risposte chiare, dalla Giunta regionale, su questo, dalla maggioranza. Così come ci attendiamo risposte chiare dal Governo nazionale - lo abbiamo chiesto sempre, lo chiediamo anche a questo Governo - su un'azione forte, unitaria, decisa nei confronti dell'Unione europea perché si sblocchi la questione delle tariffe speciali. Senza la soluzione di questo problema, noi ci troveremo a costruire soluzioni strutturali-strategiche che poi arriveranno a conclusione nel momento in cui le industrie saranno chiuse. Questo non possiamo assolutamente permetterlo, come non possiamo permettere che un decreto dell'attuale Governo cancelli o metta in discussione i contratti di programma, che sono a valle dell'accordo di programma sulla chimica, firmato nel luglio 2003, che sembrerebbero cancellati dal decreto Bersani, spero che non sia così, ma da quanto sappiamo c'è un'incertezza forte anche su questo fatto. Crediamo sia necessario un pronunciamento forte da parte del Consiglio regionale, perché ci sia un'indicazione univoca alla Giunta regionale e al Governo nazionale perché si faccia presto per trovare soluzioni. Il testo della mozione, per chi lo ha letto, per chi ha la cortesia di leggerlo, è un testo che è stato volutamente lasciato libero da considerazioni politiche polemiche. E' un testo che potrebbe essere, credo, approvato da tutti. Credo sia necessario recuperare, in questo momento, l'unità degli intenti della Sardegna, di tutte le forze, perché si dia una soluzione a chi, in questi giorni, veramente con grande e vera preoccupazione, è sceso in piazza, chiedendo che il mondo politico si mobiliti seriamente.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione numero 88 ha facoltà di illustrarla.

FLORIS VINCENZO (D.S.). Voglio esprimere anche io innanzitutto la mia personale solidarietà al Presidente Spissu e al Presidente Soru per la gravissima aggressione che hanno subito ieri. Non è mai successo che i lavoratori guidati dal sindacato, anche nei momenti più difficili, abbiano abbassato la guardia e abbandonato il metodo del confronto democratico perché vi è sempre stata la convinzione profonda, all'interno del mondo del lavoro, che si era vincenti quando si aveva un progetto di tutela dei diritti e degli interessi del mondo del lavoro, ed è per questo che il sindacato italiano è diventato credibile, perché ha avuto sempre la capacità di coniugare la tutela delle parti deboli del paese con la difesa strenua della democrazia. Ed è sulla riaffermazione di queste pietre angolari che si sono evitati nel nostro Paese momenti pericolosi di aggressione alla convivenza civile. Credo che sia compito oggi del Consiglio regionale prendere una precisa posizione e condannare senza riserve chi tenta di soverchiare queste regole.

Io credo che, per quanto attiene invece la discussione sull'industria, che le mozioni numero 99 e 88 pongano con forza l'esigenza di definire un preciso percorso che permetta di riaprire in Sardegna, e con il Governo nazionale, i problemi che travagliano l'industria sarda, a partire dalle esigenze poste dalle aziende energivore del Sulcis Iglesiente, al rilancio del settore chimico, decidendo di rivisitare l'accordo per il rilancio del settore chimico e chiedendo la qualificazione di questi poli, poi per arrivare anche ad un impegno dell'ENI che favorisca un processo di reindustrializzazione nelle aree dismesse di Villacidro e del nuorese, e dalla questione ancora aperta dell'acquisizione delle aree della cartiera di Arbatax.

In Sardegna l'industria di base è costituita, come si sa, dalle industrie metallurgiche e chimiche e di raffinazione caratterizzate da una elevata intensità energetica, infatti il settore industriale impegna il 44 per cento degli usi finali, mentre in Italia questo settore assorbe il 31 per cento del totale. In Sardegna il settore civile invece assorbe negli usi finali il 18 per cento mentre in Italia, così come compare anche dal Piano energetico regionale, assorbe il 33 per cento.

La nostra Isola rimane penalizzata dalla sua insularità essendo l'unica regione italiana a non disporre del metano e risente quindi maggiormente degli effetti prodotti…per questo, per quanto attiene il settore energetico, dai mutamenti che vanno nella direttrice di una piena competizione all'interno del libero mercato che purtroppo penalizza fortemente le industrie sarde ad alta intensità di energia.

A questo si aggiunge l'apertura da parte della Commissione europea UE, di una ulteriore procedura contro le tariffe energetiche, per l'alluminio e altri settori, che si somma a quella già in essere contro il piombo-zinco e il cloro-soda.

Se non si troverà, entro dicembre, una soluzione c'è il rischio che lo stabilimento di alluminio primario, l'ALCOA, chiuda la fabbrica e mandi a casa 700 dipendenti a cui si aggiungerebbero altri 300 lavoratori degli appalti. La stessa situazione di incertezza viene vissuta con angoscia dagli oltre 1000 lavoratori, tra diretti ed appalti, della Portovesme Srl, di cui 200 in cassa integrazione che aspettano, per ritornare al lavoro, l'avvio dei 140 milioni di euro di investimento per il rilancio produttivo dell'azienda, ma che rischiano, se non si risolve il problema delle tariffe speciali, di rimanere bloccati.

Negli anni passati abbiamo assistito da parte dell'ENICHEM, oggi SINDIAL, e dell'ENI, più in generale, ad un'opera irresponsabile di demolizione dell'apparato industriale sardo che ha determinato una vera e propria catacombe di impianti produttivi complessi che andavano difesi e rilanciati all'interno di una precisa scelta strategica governativa, che invece è mancata e che doveva permettere tutelare un settore ritenuto strategico, non in Italia, ma a livello europeo.

Nel nuorese rimangono ancora accesi i focolai derivanti da queste scelte, partendo da quello che rimane dalle ceneri della società Montefibre e che interessano nell'immediato, se si intende bloccare questa deriva, la stabilizzazione della centrale elettrica in mano alla società … e che deve trovare un momento di collegamento reale con il nuovo impianto di termo-valorizzazione previsto ad Ottana coinvolgendo naturalmente nel contempo anche quello esistente di Macomer, all'avvio delle iniziative del Consorzio CREO, alla soluzione razionale dei servizi, alla costituzione di un polo impiantistico fra SAIPEM e CFM, le restanti imprese del settore che intendessero partecipare, al rafforzamento della filiera chimica, attraverso uno specifico contratto di localizzazione, alla risoluzione della crisi del settore tessile ed alla questione delle bonifiche da parte dell'ENI, che dovrebbe, fra l'altro, impegnarsi a favorire l'ubicazione nella Sardegna centrale di un'iniziativa produttiva di valore in grado di rivitalizzare e rendere attrattiva l'area industriale del nuorese.

Per rafforzare queste scelte, io credo che sia necessario affrontare anche il problema del completamento delle infrastrutture e della messa in rete delle potenzialità esistenti a livello territoriale.

In questo panorama di esigenze, io sono convinto che sia necessario definire un chiaro quadro finanziario che si articoli in maniera nuova verso una politica attrattiva che potrebbe passare attraverso la gestione della nuova società Sardegna promozione, queste problematiche, molte delle quali lasciate macerare da anni e caratterizzate da un muto abbandono governativo, anche se comunque bisogna dire che nell'Isola sono state ampiamente discusse in tutti questi anni, hanno necessità, partendo dagli accordi sottoscritti al tavolo del Governo, di trovare una nuova proiezione in grado di attivare un'azione congiunta la fra Regione e Governo e che permetta di rendere innanzitutto esigibili gli accordi sottoscritti, a partire dall'accordo del luglio 2003. Oggi scopriamo con amarezza, partendo dal Consorzio CREO, che le risorse che stavano alla base di quelle intese erano, per gran parte, risorse virtuali.

La gestione corretta di queste intese, come stavo dicendo prima, quella sulla chimica e quella sulla energia, del dicembre 2003, possono rappresentare, ne sono convinto, un momento elevato di rilancio del settore industriale sardo che va necessariamente inserito all'interno di un preciso piano di rilancio della chimica nel nostro paese. Il Governo, da questo punto di vista, dovrebbe definire una scelta strategica per il rilancio del comparto chimico nazionale per poi mantenere l'integrazione fra i diversi siti, favorire la nascita di una chimica fine, frutto della migliore ricerca disponibile nel mercato, una chimica non aggressiva nei confronti dell'ambiente. Tutto questo significa saggiamente parlare di rilancio industriale produttivo, determinando le condizioni per dare nuova dignità al lavoro non assistito nella nostra Isola. Come va risolto secondo me? In maniera organica il problema delle aziende energivore del Sulcis Iglesiente attraverso una soluzione, lo ricordava l'onorevole La Spisa, strutturale, in grado di mettere al riparo questo prezioso patrimonio industriale; soluzione che va costruita da una parte con la Commissione europea e dall'altra con un interessamento diretto delle società ENDESA ed ENEL. Sono convinto che l'apertura del tavolo con il ministro Bersani, ottenuta dal presidente Soru e dall'assessore Concetta Rau, fissata per il 31 di questo mese, possa raffigurare un'occasione unica per mettere i piedi nel piatto di una crisi industriale che va fronteggiata con una chiara assunzione di responsabilità. Innanzitutto da parte del Governo che deve, partendo dal rispetto degli accordi sottoscritti, definire un'azione combinata con la Regione sarda per indirizzare correttamente risorse e azioni politiche in grado di affrontare le emergenze e di proiettarle all'interno di uno scenario più avanzato, dal punto di vista produttivo ed occupazionale. Io credo, signora Assessore, che partendo dalla discussione odierna di questo Consiglio si debba costruire insieme alle rappresentanze sociali un piano di lavoro credibile, da sottoporre alla discussione nel tavolo governativo che la Giunta ha già attivato, in cui siano iscritte le diverse questioni oggi aperte nei vari siti industriali e che ho cercato sinteticamente di richiamare, perché sono convinto, senza voler fare retorica, che difendere l'apparato industriale nella nostra isola, come ci ricorda spesso la pastorale per il lavoro di Don Borrotzu, significa innanzitutto difendere il diritto sacrosanto al lavoro. E propongo, lo diceva anche l'onorevole La Spisa, per la delicatezza e l'importanza che ricopre questo dibattito, che il Consiglio, alla fine, valuti la possibilità di approvare un ordine del giorno unitario. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Floris.

Ha facoltà di parlare il consigliere Maninchedda per illustrare la sua interpellanza. Ha 5 minuti di tempo per ciascuna interpellanza, se vuole può presentarle in maniera unitaria e ha 10 minuti di tempo. Prego.

MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Grazie, le presento entrambe, Presidente. Il senso delle interpellanze è quello di invitare la Giunta a illustrare in Aula le strategie sull'industria della Sardegna centrale, alla luce del dibattito politico richiamato anche dal collega Floris, ma anche alla luce dei dati disponibili. Noi abbiamo una povertà, in Sardegna, che incide e colpisce una famiglia su sei, ma la rilevazione dell'Istat ha un margine di errore così ampio che potrebbe essere una famiglia su cinque. Sempre l'Istat ci dice, nell'ultima rilevazione, che la crisi maggiore di lavoro sia nel manifatturiero: abbiamo novemila posti di lavoro in meno, settemila nell'area delle costruzioni, ma duemila vengono dall'industria. E' un dato che non può che farci riflettere perché se è vero che ragionando anche sulla flessione del settore costruzioni a livello nazionale potremmo interpretare quello sardo come un fatto, diciamo, semplicemente locale di un fenomeno generale, quei duemila che vengono meno dall'industria, nell'industria in crisi, non può che farci preoccupare. Sappiamo perché ci troviamo in questa situazione. Noi sappiamo che ormai la fabbrica del mondo è in Oriente, perché il manifatturiero ha margini molto limitati, e sappiamo anche che il grande capitale sta inseguendo i luoghi dove il costo del lavoro è inferiore, dove le garanzie sono minori e sappiamo anche che la delocalizzazione ha colpito duramente la Sardegna. Pensiamo soltanto al fatto che Legler è presente in Marocco e pensiamo al fatto che Queen ha gli stabilimenti in Slovenia, cosa di cui noi avevamo dato notizia al Consiglio in apertura di questa legislatura, come fattori di crisi, di pericolo. Ora, il tema che si vuole sottoporre all'attenzione dell'Aula, e all'attenzione della Giunta, è però il seguente: noi che strategie possiamo adottare, coi poteri tipici della Regione, per fronteggiare questa vicenda? Beh, intanto in primo luogo dovremo affermare nella mozione bipartisan, se riusciamo a tirarla fuori, un concetto cardine e cioè noi dobbiamo dire che vogliamo uscire dalla crisi industriale non incardinando l'uscita sulla sola nostra capacità fiscale. La Sardegna non può uscire dalla crisi industriale soltanto con la ricchezza che produce. L'uscita dalla crisi industriale della Sardegna deve ricadere sulla fiscalità generale, deve ricadere sulla fiscalità nazionale! Primo elemento.

Secondo: cosa possiamo fare, invece, per quel che riguarda noi, per quel che possiamo fare come Consiglio regionale? Beh, intanto valutare se non sia il caso di uscire da una sorta di dirigismo economico che c'è in Sardegna. C'è un eccesso di presenza della politica nel governo delle strategie d'impresa, c'è un eccesso di burocrazia, si sta tentando di semplificare ma è ancora eccessiva, mancano gli automatismi. Chi sa fare, chi è un bravo imprenditore trova defatigante accedere alle provvidenze. La semplificazione delle procedure è necessaria. Ma dico di più: noi dobbiamo avere una politica di detassazione. Un'impresa sarda, che è debole, è troppo tassata. Bisogna assolutamente dotarsi di una strategia fiscale. Nello specifico del Nuorese però occorrerebbe dire anche altre cose. Tra i fattori attrattivi dell'impresa sappiamo benissimo che c'è l'innovazione, che c'è la ricerca e c'è la formazione. Oggi l'innovazione e la ricerca in Sardegna è concentrata in alcune aree, certamente non nel Nuorese. Ed è largamente finanziata dallo Stato e dalla Regione. Ancora: certamente nel Nuorese si registra un sommarsi di svantaggi a svantaggi. Tutti gli imprenditori dicono che patiscono moltissimo l'aumento dei costi derivanti dall'insularità, diciamolo chiaro, la Sardegna non ha mai lavorato seriamente per farsi parametrare l'insularità dall'Unione Europea e, quindi, poter accedere a misure che non ricadano nella categoria degli aiuti. Ma oltre a questi nel Nuorese sappiamo, come in tutta la Sardegna, che abbiamo un problema energetico; c'è un'iniziativa sulla centrale di Ottana - riprendo spunti del collega Floris e del collega Balia - noi chiediamo che sulle politiche energetiche nel Nuorese si faccia una valutazione integrata tra ciò che si vuol fare, ciò che è la AES oggi e ciò che è Macomer oggi, in maniera tale da garantire i livelli occupativi e arrivare a una proposta di soddisfazione delle utilities e del fabbisogno energetico che non comporti un'ulteriore costo sociale per la zona. A queste misure che proponiamo alla Giunta e all'Aula noi vorremmo aggiungerne delle altre. Noi siamo convinti, e ci fa piacere che sia presente l'assessore Salerno, che quando si vuole trasformare in profondità un sistema produttivo bisogna dotarsi di un welfare, perché le trasformazioni profonde, radicali, nuove producono vittime tra coloro non che hanno governato i precedenti processi, che sono tutti salvi e pasciuti, ma producono vittime tra chi lavora. Badate che gli ammortizzatori sociali sono dello Stato, quelli della legislazione nazionale sono un provvedimento tampone, ma non si può ritenere un problema sociale di espulsione dal lavoro sanato con i 700, gli 800 euro al mese della cassa integrazione. La Sardegna, se vuole procedere in un processo di trasformazione, deve dotarsi di un welfare. Lo stiamo ripetendo dal 2004, lo ripetiamo ancora oggi. E welfare in questo momento vuol dire politiche di sostegno al reddito. I redditi sono troppo bassi! Abbiamo strumenti legislativi per farlo, ma non si può pensare di dire al Nuorese e a tutte le zone depresse della Sardegna: "noi dobbiamo arrivare ad avere produzioni a più alto valore aggiunto, noi dobbiamo investire in ricerca, noi dobbiamo...", e nel frattempo bruciare tre generazioni. Non è possibile! Per non bruciarle dobbiamo avere una politica di sostegno al reddito, che non è assistenzialismo, perché funziona in altri Paesi europei, se fatta bene, per riqualificare le persone espulse dai sistemi produttivi.

Questo era il senso dell'interpellanza, questo era il senso dei suggerimenti al Governo regionale.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Maninchedda.

La prima iscritta a parlare è l'onorevole Lombardo alla quale do la parola. Ricordo all'onorevole Lombardo, ma lo sa benissimo, che ha dieci minuti di tempo e che i colleghi che volessero iscriversi a parlare devono farlo durante l'intervento dell'onorevole Lombardo.

E' iscritta a parlare la consigliera Lombardo. Ne ha facoltà.

LOMBARDO (F.I.). Grazie, Presidente. Sono passati esattamente due anni da quando abbiamo presentato e discusso in quest'Aula una mozione sui problemi dell'industria, oggi ne presentiamo un'altra proprio perché abbiamo avvertito ancora una volta forte la necessità, anche sulla base delle sollecitazioni che ci sono arrivate da fuori questo palazzo, di richiamare l'attenzione di questo Consiglio regionale, in seno al quale si dovrebbe sviluppare un dibattito serio e costruttivo ma non mi sembra che ci siano le premesse, mi sembra che l'obiettivo che volevamo centrare non sia stato realizzato, considerata la scarsa partecipazione, ovviamente non è un appunto che faccio ai presenti ma a coloro i quali non hanno tenuto in degna considerazione il dramma che l'industria sta vivendo in Sardegna.

Purtroppo le emergenze, giorno dopo giorno, si moltiplicano: dalla chimica all'energia, dai lapidei al sughero, al tessile. Un settore la cui crisi desta grande attenzione, preoccupazione, addirittura allarme, per le ricadute che sul tessuto economico ed occupazionale si avrebbero, e non solo dei territori direttamente interessati ma dell'intera isola.

Il tema industriale, da molti, a ragione, viene definito come una delle grandi emergenze sarde, un'emergenza che purtroppo però genera una forte contrapposizione tra industrialisti convinti, da una parte, e fautori di uno sviluppo alternativo dall'altra.

Devo dire da subito che io appartengo a quella categoria di persone fermamente, fortemente, convinte che ancora oggi l'industria possa e debba avere un ruolo strategico nell'ambito di un nuovo modello di sviluppo per la nostra isola; e devo dire anche, per sgombrare il campo dalle facili strumentalizzazioni, che la mia provenienza da un territorio, il Sulcis-Iglesiente, che rappresenta il cuore dell'industria in Sardegna, non m'impone di certo una difesa d'ufficio ma lo sviluppo di un ragionamento serio, approfondito, convinto e che sia soprattutto finalizzato ad individuare delle soluzioni che possano dare una prospettiva a questo settore.

Intanto diciamo che se l'industria scomparisse in Sardegna sarebbe un autentico disastro e per capire questo mi basta citare solo dato: la fine della chimica e della metallurgia significherebbero la perdita di ben 9.000 buste paga, relative a dodici mesi l'anno con tredicesima e quattordicesima al seguito. Allora io mi chiedo se davvero la Sardegna voglia rinunciare all'industria, soprattutto in un momento come questo dove non esiste una valida e solida alternativa; e sottolineo una valida e solida alternativa perché la dobbiamo smettere con i luoghi comuni, con le classiche frasi fatte secondo cui in Sardegna si può vivere di turismo per dodici mesi l'anno, perché le cose non stanno assolutamente così e dobbiamo essere franchi nel dircelo.

In attesa, e mi auguro davvero che questo progetto di sviluppo basato sul turismo si realizzi, io sono convinta che dobbiamo tenerci caro a stretto ciò che abbiamo, puntando, non soltanto a consolidare l'esistente, ma anche e soprattutto a potenziarlo. E a questo proposito mi rendo conto che sono tante le cose da fare, il tempo stringe e noi non abbiamo la possibilità veramente di far passare i giorni senza che si agisca con degli interventi ben precisi, anche perché turismo e industria possono e devono convivere, perché l'uno non può essere alternativo all'altro o esclusivo, anche perché abbiamo la necessità di scongiurare i pericoli e superare i limiti che sono insiti nelle monoculture e che proprio di questi tempi si stanno manifestando in tutta la loro evidenza con conseguenze a dir poco disastrose.

Io sono convinta che occorra creare il sistema Sardegna, dove ogni settore deve avere un suo ruolo trainante e strategico per lo sviluppo economico e sociale e dove si devono promuovere delle politiche di interazione e di integrazione delle diverse attività produttive. Ed è certo che preliminarmente è necessario lo diceva -prima il collega Maninchedda - è necessario eliminare tutti quei gap infrastrutturali ed energetici che ci contraddistinguono, e in generale tutto ciò che è riconducibile all'insularità. E sono tanti i campi in cui occorre intervenire, ecco perché - mi rivolgo all'Assessore - non ci si può limitare ad una semplice difesa del sistema industriale esistente e ad una mera rivendicazione nei confronti dello Stato. Noi siamo fortemente preoccupati, non è una preoccupazione sono nostra, è condivisa anche dalle parti sociali - lo diceva prima il collega La Spisa - abbiamo promosso un incontro la settimana scorsa dove è emersa la preoccupazione per la mancanza di iniziativa da parte della Giunta nel perseguire quei risultati già ottenuti con l'Accordo di programma sulla chimica del luglio del 2003 e con l'Intesa Stato-Regione del 19 dicembre sempre dello stesso anno.

Noi siamo preoccupati della totale assenza di strategia, del deficit di progettualità, in controtendenza con quanto è avvenuto invece con la Giunta precedente che ha avuto sempre un ruolo da protagonista, grazie anche - lo ricordava il collega La Spisa - ad un coinvolgimento continuo, ad una concertazione costante con le parti sociali, che oggi invece vengono tenute ai margini ed escluse da ogni processo decisionale. Noi non possiamo non riscontrare che c'è troppa inerzia, molta ambiguità, delle esternazioni forti che poi sono state anche ritirate che a mio avviso appalesano una precisa e chiara volontà e cioè quella di abbandonare l'industria al suo inevitabile destino, senza che di ciò ci si assuma la responsabilità politica.

Ecco perché questa mozione oggi. Noi vogliamo ribadire con forza, con determinazione e con grande convinzione - mi auguro attraverso un'espressione unanime di questo Consiglio - l'indispensabilità dell'industria per il nostro sistema produttivo e le necessità di una politica industriale vera che sino ad oggi non c'è stata, una politica fatta non di assistenzialismo ma di scelte concrete, coraggiose, di azioni conseguenti in campo energetico, nel tema infrastrutturale; perché noi vogliamo un rilancio vero, serio, del settore, un settore che dovrebbe puntare a caratterizzarsi non soltanto per la presenza delle industrie di base ma anche per un tessuto di piccole e medie imprese che si dovrebbe sviluppare su tutto il territorio regionale, anche per favorire una verticalizzazione le produzioni. Ecco anche perché la manifestazione del Sulcis compatto dell'altro giorno, uno sciopero che ha rappresentato il grido di dolore di un territorio che non è può più per la grave crisi economica ed occupazionale che sta vivendo, un territorio che non si può neanche più definire in ginocchio, che allo stato ha prospettive tutt'altro che positive.

La manifestazione, a cui ho partecipato insieme ad altri colleghi e a tutti i sindaci della provincia, è stata una manifestazione molto sentita, molto partecipata, però si palpava una rabbia di fondo e cioè quella di dover ricorrere a questi estremi rimedi, di dover giocare lo sciopero come ultima e disperata carta per farsi ascoltare, per richiamare l'attenzione delle istituzioni e in particolare la Regione e il suo Presidente alle sue responsabilità. E questo non riguarda soltanto il Sulcis, è successo anche per la formazione professionale e altri territori manifesteranno nei prossimi giorni. Io non penso che 4.000 persone scendano in piazza perché le cose vanno bene: si vuole manifestare un malessere, si vuole condannare l'inerzia dello Stato e della Regione sarda. E un certo risultato la manifestazione l'ha già prodotto perché il ministro Bersani, che aveva promesso la convocazione di un tavolo per il luglio di quest'anno, convocazione che non è mai arrivata, è arrivata invece per il 31 ottobre, così come il presidente Soru, invece, ha fissato l'incontro per il 16.

Vedo che il tempo scorre, devo essere coerente rispetto alla richiesta che faccio sempre ai colleghi di attenersi ai tempi consentiti, e concludo facendo solo una sottolineatura, il governo precedente è stato sempre accusato dal centrosinistra di essere il responsabile della mancata soluzione positiva della vertenza con l'Unione Europea per la concessione delle tariffe agevolate. Adducendo al fatto che si sono seguite delle strade sbagliate e si sono adottati dei provvedimenti non idonei. Io ricordo, semplicemente, che quel DPCM del febbraio del 2003 ha consentito la rimessa in moto degli impianti della Portovesme S.r.l. Ebbene adesso però ci siete voi al governo nazionale, e mi chiedo, sono passati già sei mesi, come mai non abbiate ancora perseguito la strada giusta, soltanto parole ed un risultato l'avete portato anche voi a casa. L'apertura del procedimento di infrazione nei confronti di ALCOA per l'estensione temporale del regime, a suo tempo, concesso nel 1996 evidentemente anche voi avete perseguito la strada sbagliata. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Lombardo. Onorevole Dedoni prego, abbiamo oltre lei altri quattro iscritti a parlare.

E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Grazie Presidente. Intanto le assicuro che non mi sono scomposto prima, e che sono composto abbondantemente anche adesso. Però, Presidente, io spero che non venga richiesta da parte di nessuno, dopo la discussione di questa mozione un voto in Aula. Perché sarebbe…

MARROCU (D.S.). E dove votiamo fuori?

DEDONI (Riformatori Sardi). Perché sarebbe, te lo dico subito caro collega, perché sarebbe molto antipatico vedere quanti consiglieri sono presenti in Aula a discutere, parlo per la maggioranza e per l'opposizione, di una mozione che interessa un argomento di fondamentale importanza per lo sviluppo e l'occupazione nella nostra Isola. Io dico che i sorrisi, caro Capogruppo dei DS, potrebbero anche venire meno se si riflettesse un attimino, con coerenza, su quelli che sono i fatti che vanno a svilupparsi. Mentre esprimo, certamente, piena solidarietà, vera solidarietà, a differenza di altri tempi, a differenza di altri tempi, in cui quella parte politica, oggi DS e Rifondazione Comunista, in certe circostanza, come quelle che si sono verificate ieri mattina, dicevano: "che si dispiacevano, a parole, ma che, ma che, quasi sempre la responsabilità era dei fatti che avevano portato a quelle condizioni di esasperazione della gente", della gente, ti porto i giornali!

PIRISI (D.S.). Non dire scemenze… non dire cretinate… è una buffonata… buffone è una buffonata… vergogna! Vergogna! Abbiamo sempre avuto rispetto per l'istituzione. Vergognati!

DEDONI (Riformatori Sardi). Ti porto i giornali, ti porto i giornali, ti porto i giornali e la rassegna stampa e in più di una circostanza, le cretinate caro le dici tu, se non ti ricordi neanche delle cose che facevi, in altre circostanze, non siete capaci di fare autocritica, non siete capaci di fare autocritica in nessuna circostanza, siete delle persone, non corrette, perché non avete neanche dignità non avete neanche dignità, non avete neanche la dignità neanche di riconoscere la vostra storia, neanche di ricordare quello che è stato il vostro cammino.

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni

DEDONI (Riformatori Sardi). (Non)Avete… il rispetto delle istituzioni… il rispetto delle istituzioni…

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, chiedo scusa!

DEDONI (Riformatori Sardi). Il rispetto delle istituzioni si pratica, il rispetto delle istituzioni si pratica e la pratica del rispetto delle istituzioni inizia dalla conduzione del governo di quest' Aula , certamente non coordinato da voi!

MARROCU (D.S.)…. Chiama il 118…

DEDONI (Riformatori Sardi). Hai ragione, anche sul 118 dovremo ragionare, e ci ragioneremo, come siete stati capaci di rovinare anche quel sistema.

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi…

DEDONI (Riformatori Sardi). Forse. probabilmente si riferisce all'elisoccorso, a come è stato formato e come è stato gestito, non dico con imbrogli, ma certamente molto vicini, molto vicini, e ne discuteremo, e ne discuteremo.

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, secondo lei possiamo procedere… onorevole Dedoni…

DEDONI (Riformatori Sardi). Se mi lasciano Presidente. Io crederei anche di recuperare il tempo che mi è stato sottratto dai signori che sono facinorosi ancora una volta, e l'intolleranza che emerge…

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni non…

PIRISI (D.S.). Ma si deve vergognare!

DEDONI (Riformatori Sardi). Eccolo qui, è l'intolleranza.

PIRISI (D.S.). E' una persona… in genere…

PRESIDENTE. Fa piacere che lei riacquisti il sorriso. Andiamo avanti.

DEDONI (Riformatori Sardi). Ma sono sorridente sempre Presidente, la ringrazio Presidente, la ringrazio. Per tornare al discorso, che certamente non è quello dei migliori, discutere di un problema, dicevo, di simile portata in questa Aula con un numero così risicato di presenze, debbo ricordarle, Presidente, che forse è dovuto al fatto che una Commissione, intera o gran parte anche di rappresentanti e Capigruppo della maggioranza, sono presenti in Arborea a farsi bagni di folla, e non so a quale titolo, e per quale motivazione. Disertando i lavori di questa Aula e non dando pienezza all'istituzione rappresentativa massima del popolo sardo. Se questo è essere intolleranti, io chiedo la difesa delle istituzioni avviene nel momento in cui gli si dà pienezza di operatività, e la pienezza della operatività, non è il fatto di discutere in conventicole più o meno aperte, è il fatto di potere tutti rappresentare a pieno il proprio pensiero. Le forme di democrazia sono quelle che ci consentono appunto di elevarci in una dialettica proficua, che vedono risultati per quello che è il dopo delle discussioni, e non certamente pensare che, un ordine del giorno, comunque sia votato unitariamente, possa risolvere i problemi drammatici di quegli operai che rischiano di essere espulsi dal mercato del lavoro, e le famiglie che vengono condizionate da una difficoltà così pesante in cui la Sardegna mai, quasi mai, si è trovata a vivere.

C'è da fare una verifica, mi pare che dalle due mozioni che sono state illustrate, sia emersa la difficoltà con cui oggi si vive una prospettiva per l'industria, dalla metallurgia alla chimica, passando per tutti gli altri settori, anche cosiddetti innovativi, salvo, e ne vorrei chiedere conto al Presidente della Giunta regionale, che oggi mi dicono che stia già ragionando, Presidente del Consiglio, dell'articolo 102 dandolo per scontato, quindi ancora una volta mortificando il Consiglio regionale che dovrebbe discutere di questo articolo 102, prossimamente; mi hanno raccontato che il suo intervento in quel di Arborea è esclusivamente addivenuto a dire dei miliardi che vengono portati in Sardegna dall'articolo 102, senza dire dove poi verranno allocati, ma qual cosa si è lasciato sfuggire anche in quella trasmissione televisiva in cui ha incominciato a dire che c'era la TELIT, ed altre grandi industrie, di qualcuna si è riservato di tenerne nascosto anche il nome, di quale saranno queste industrie dell'innovazione, che forse, 100-200 nuovi addetti potranno essere assorbiti lì, ma certamente c'è la grande difficoltà di vedere dove gli ultraquarantenni e quelli che ieri erano a Roma a difendere gli interessi dell'ALCOA, insieme ad una parte del sindacato, non hanno trovato altrettanta accoglienza nei ministeri romani. Io credo che ci sia da fare un discorso sull'energia, e su quello che si vuol fare come energia in Sardegna. L'energia, è riconosciuto da parte di tutti, che è fondamentale per poter avere un sistema industriale, che sia coerente e che dia opportunità di occupazione. Se questo non c'è non si potrà avere nessuna possibilità di sviluppo e nessuna occupazione. Io vorrei anche capire qual è l'indirizzo della Giunta e qual è il piano energetico, perché ogni tanto viene proiettato all'interno di Internet, poi modificato con un'altra successiva delibera di Giunta, ma non si capisce quali siano gli indirizzi veri di questo piano energetico! Nessuno parla di rigassificatore, quando se ne è parlato non si è difeso a pieno, qualcuno ha detto che lo si rifiuta perché non lo vuole nessuno a casa propria, qualche altro indica strade diverse perché ha paura anche del vento, qualche altro pensa che possa essere l'eolico messo soltanto dove le industrie esistono, qualche altro ancora il fotovoltaico, qualche altro ancora parla del sole come possibilità di raggio naturale che probabilmente ci darà così, gratuitamente, l'energia, anche se ce n'è abbondantemente per consentirci lo scandire del giorno e della notte e delle stagioni. Ma certamente non c'è un discorso serio attorno a cui possa essere accentrato un ragionamento in quest'Aula sullo sviluppo energetico e su quello che ne deriva dallo sviluppo energetico. L'innovazione tecnologica avviene all'interno del sistema produttivo e la ricerca scientifica e tecnologica che può dare un'assistenza forte a quelli che sono le difficoltà che oggi vive il sistema industriale, quantunque se ne voglia dire, non vive e non regge solo a Polaris. Io capisco che possa non interessare, posso anche smettere di ragionare attorno a questa cosa, e può essere anche bipartisan il ragionamento, però, ancora una volta, forse stiamo perdendo il treno. L'Istituzione europea ieri o avantieri ha istituito un momento importante: l'Istituto della ricerca scientifica e tecnologica, che dà notevole portata di finanziamenti a questo settore, per l'Italia e per la nostra Sardegna. Vorrò vedere se le nostre industrie in grande difficoltà, soprattutto quelle del Sulcis-Iglesiente, saranno poste nelle condizioni di avere questa innovazione tecnologica attraverso la presentazione di programmi seri e coerenti che possano veramente dare un respiro o una possibilità di sopravvivenza a delle famiglie che certamente in queste condizioni non possono essere abbandonate.

Io concludo. Al di là delle condizioni che possono manifestarsi in qualche circostanza nell'aula, richiamando certamente un'unitarietà di intenti, ma l'unitarietà di intenti non vuol dire appiattimento su posizioni che sino a oggi hanno portato la Sardegna a non avere un piano serio di sviluppo.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Dedoni. Io penso che possiamo fare un altro intervento e poi aggiornare il Consiglio a una riunione successiva per continuare la discussione e per, eventualmente, consentire la formulazione di un ordine del giorno conclusivo unitario.

E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Grazie, Presidente. Certo l'argomento è un argomento che ricopre e riveste un'importanza, direi, vitale per il futuro economico della nostra Regione. Gli interventi qualificati che mi hanno preceduto hanno dato l'idea di quanto complesso e di quanto importante sia, appunto, questo problema, per l'esistenza stessa del sistema lavoro in Sardegna. E ritengo anche che questo dovesse essere un dibattito molto più nutrito, molto più attento e molto più interessato da parte di tutta l'Aula, magari rimandato ad una sessione più completa e più esaustiva del Consiglio stesso. Oggi, purtroppo, da quanto è avvenuto stamattina, siamo costretti a coprire la mattinata, e quindi gli interventi, purché importanti e purché qualificati, non riescono ad accogliere e ad interessare più di tanto gli addetti ai lavori che siamo noi, ma gli utenti finali che sono poi gli occupati e quegli occupati con una "dis" prima: i disoccupati. L'industria chimica in Sardegna, lo sappiamo, rimane indispensabile ed insostituibile sia perché concorre per un buon 30 per cento alla produzione del prodotto interno lordo e sia perché gli interventi sostitutivi che ne hanno caratterizzato un passato anche recente non hanno in alcun modo risolto il problema né tanto meno hanno avuto successo. Questo sotto gli occhi di tutti! Ma ammesso e non concesso che questi cambiamenti che sono stati sin da allora effettuati potessero essere concretizzati non risolverebbero in alcun modo il problema lavoro della Sardegna. Ed allora, da qui, l'esigenza, l'indispensabilità di difendere e consolidare e migliorare e riqualificare i siti industriali sardi. Ma questo può avvenire solo ed esclusivamente se esiste una volontà a livello nazionale di far ciò, e cioè di difendere, riqualificare e consolidare l'esistente dei poli chimici del Mezzogiorno, quindi compresi anche i poli chimici della Sardegna. Questa è la base principale da cui dover partire. Quindi, è necessario andare a monte, perché come giustamente ha detto il collega Maninchedda è impossibile che la Sardegna con le proprie forze possa in alcun modo fare invertire questa marcia inesorabile di depauperamento e di dismissioni che sta caratterizzando i nostri poli chimici ed industriali, rispondendo ad una politica che da qualche anno a questa parte l'ENI manda avanti, una politica che è in controtendenza con la politica industriale che caratterizza gli altri siti industriali europei, perché a pezzo a pezzo la nostra industria chimica è stata ceduta, non rispondendo ad una strategia complessiva, e si avverte principalmente in questo periodo la mancanza di un unico soggetto che abbia veramente interesse a tutelare il settore, a far sì che quella chimica di base che non può essere a tutti i costi smantellata, poiché smantellandola a caduta ne piangerebbero tutte le piccole e medie industrie che in questi trent'anni vivono sull'indotto dell'industria di base, e tanto meno pensa a riqualificare o a riconvertire i processi industriali. Da qui bisogna partire, con un grave altro handicap che ha la nostra Isola, accennato dal collega La Spisa, dal collega Floris, dal collega Maninchedda, che è quello prima di tutto dell'insularità, insularità che, invece che rappresentare, stante la posizione strategica che ha la Sardegna nel Mediterraneo e per l'Europa e per il Nord Africa e quant'altro, un punto di forza, rappresenta purtroppo un punto di debolezza perché mai e poi mai in questi trent'anni si è pensato a un vero e proprio progetto strategico per il futuro della nostra chimica, handicap che vuol dire la non disponibilità ancora del metano e quindi, di conseguenza, l'alto costo energetico che non può e non consente alle nostre industrie di dare dei prodotti che possono essere posti sul mercato in competitività con gli stessi prodotti o similari che le altre industrie chimiche e metalmeccaniche nell'area continentale ed europea invece possono fare, e da qui bisogna partire. E non ultimo e mi perdoni il collega Maninchedda, ma ha centrato insieme al collega Floris e a La Spisa il problema; la detassazione e la defiscalizzazione e da qui la concomitanza della mozione sulle zone franche. Chi ha visitato la zona industriale di Shannon dell'Irlanda, sa perfettamente come queste cose siano state combinate quaranta anni fa e l'Irlanda, dal fanalino di coda dell'Europa oggi chiamata la tigre celtica è diventata la nazione, la regione europea dove si riscontra un'occupazione pari al 95 per cento, e cos'è avvenuto? Semplice, hanno creato una zona franca all'interno, a fianco del sito industriale di un rapporto a livello internazionale laddove zona franca, e laddove all'interno oltre 200 attività di grosse imprese produttive hanno affiancato la ricerca l'università di Limerick che produce, che sforna non laureati in lettere, non laureati in scienze politiche, ma sforna laureati in software, cioè, in materia che è competitiva e che può stare al passo con la liberalizzazione dei mercati nel mondo. O Si parte da questi presupposti o con le nostre forze non riusciremo mai a superare questo empasse negativo, caro collega Maninchedda e caro collega Floris. Allora è necessario tornare indietro, non solo sulla base di quell'accordo di programma Quadro stipulato il 14 luglio del 2003 sulla riqualificazione dei siti, sulla reindustrializzazione dei siti bonificati, sulla riconversione da una chimica di base a una chimica fine e farmaceutica non solo ma anche a un'industria di piccola e mini impresa manifatturiera che vada a ricollocarsi su quei siti riqualificati e bonificati. Ma è indispensabile contestualmente e contemporaneamente attivare una vera politica e non politiche di spot, politiche di abbagli, politiche di fumo negli occhi, una vera politica di detassazione e di defiscalizzazione per le imprese poiché se no, non c'è speranza alcuna, perché non è possibile, non è possibile che le nostre piccole, medie e grandi imprese, principalmente le imprese del Polo chimico possano sostenere un confronto sul mercato con 40 per cento in più del costo energetico oltre il costo di … e quant'altro che caratterizza il loro costo della produzione. E' indispensabile intervenire su questo punto, quindi l'intervento, l'incentivazione dev'essere fatta sul costo di produzione e delle grandi e delle medie e delle piccole imprese poiché i giorni in cui, effettivamente, andranno a chiudere la grande impresa chimica è la fine della piccola e media impresa in Sardegna e concordo con il fatto che l'industria chimica è indispensabile ed è complementare alla nostra economia, insieme agli altri settori, all'agricoltura, l'agricoltura biologica e specializzata, insieme al turismo, insieme all'artigianato, insieme al lavoro specializzato che può fornire, diversamente dalle altre regioni del Mediterraneo, la nostra Sardegna. Allora è necessario affrontare il problema, caro Assessore, di fronte; su questo lato è stato fatto qualcosa? Qual è il piano strategico che la Regione in questo senso… sto concludendo…

PRESIDENTE. Prego.

RASSU (F.I.)… Grazie, qual è il piano strategico? Si parte da questa base? Ha la Regione un'idea chiara su questa tematica che abbiamo affrontato, sulla detassazione, sulla defiscalizzazione, sulla riconversione, sulla riqualificazione, sulla salvaguardia ambientale, ce l'ha un'idea? Fateci vedere il piano energetico perché ancora noi non l'abbiamo visto. Da questo punto bisogna partire … solo così si può salvare la grande industria in Sardegna e quindi, di concerto, tutta la piccola e media impresa che adesso è collegato turismo compreso. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie colleghi, con l'intervento dell'onorevole Rassu concludiamo i lavori di questa mattina, il Consiglio è convocato per martedì alle ore 10 per la prosecuzione dell'ordine del giorno. La seduta è tolta.

La seduta è tolta alle ore 13 e 41.