Seduta n.321 del 08/05/2007 

CCCXXI Seduta

(Antimeridiana)

Martedi' 8 maggio 2007

Presidenza del Vicepresidente SECCI

indi

del Presidente SPISSU

indi

del Vicepresidente RASSU

INDICE

La seduta è aperta alle ore 10 e 29.11

SERRA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di giovedì 26 aprile 2007 (314), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Silvio Lai ha chiesto congedo per la seduta antimeridiana di martedì 8 maggio 2007.

Poiché non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione Murgioni - Ladu - Gallus, con richiesta di risposta scritta, sulla concessione di aree da assentire per il noleggio di ombrelloni e sdraio nelle spiagge. (726)

(Risposta scritta in data 4 maggio 2007.)

"Interrogazione Porcu - Pinna, con richiesta di risposta scritta, sulla deturpazione con la vernice al minio di uno dei percorsi più incantevoli del Supramonte di Baunei denominato 'Selvaggio blu'". (815)

(Risposta scritta in data 4 maggio 2007.)

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2007)" (274/S/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dell'articolato del disegno di legge n. 274.

Poiché è ancora riunita la Commissione per l'esame degli emendamenti, sospendo la seduta per trenta minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 30, viene ripresa alle ore 11 e 12.)

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 3 e dei relativi emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 3 e dei relativi emendamenti:

Art. 3

Modifiche alla legge regionale n. 4 del 2006 (Imposte regionali)

1. L'articolo 2 della legge regionale n. 4 del 2006 è sostituito dal seguente:
"Art. 2 (Imposta regionale sulle plusvalenze delle seconde case ad uso turistico)
1. E' istituita l'imposta regionale sulle plusvalenze realizzate dalla cessione a titolo oneroso delle unità immobiliari adibite ad uso abitativo, diverse dall'abitazione principale, così come definita dall'articolo 8, comma 2, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, da parte del proprietario o del titolare di altro diritto reale sulle stesse, acquisite o costruite da più di cinque anni.
2. L'imposta si applica sulle plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso:

a) delle unità immobiliari di cui al comma 1, site in Sardegna entro tre chilometri dalla battigia marina;

b) di quote o di azioni non negoziate sui mercati regolamentati di società titolari della proprietà o di altro diritto reale sui fabbricati di cui alla lettera a), per la parte ascrivibile alle predette unità immobiliari. Per i diritti o titoli attraverso cui possono essere acquisite partecipazioni si tiene conto delle percentuali potenzialmente collegabili alle predette partecipazioni.

3. L'imposta non si applica alle cessioni a titolo oneroso di unità immobiliari adibite ad uso abitativo, effettuate in regime di impresa nell'esercizio delle attività di costruzione o compravendita di immobili, purché iscritte tra le rimanenze dell'ultimo bilancio approvato.
4. Soggetto passivo dell'imposta è l'alienante a titolo oneroso avente domicilio fiscale fuori dal territorio regionale ai sensi dell'articolo 58 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi), o avente domicilio fiscale in Sardegna da meno di ventiquattro mesi.
5. La plusvalenza di cui al comma 2, lettera a), è costituita dalla differenza tra il prezzo o il corrispettivo di cessione ed il prezzo d'acquisto o il costo di costruzione del bene ceduto, aumentato di ogni altro costo inerente al miglioramento del bene medesimo e rivalutato in base alla variazione dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati.
6. La plusvalenza di cui al comma 2, lettera b), si calcola raffrontando il prezzo o corrispettivo di cessione con il costo di acquisizione della partecipazione. La quota parte delle plusvalenze derivanti dalla cessione di quote o azioni ascrivibili alle unità immobiliari di cui al comma 2, lettera a), è calcolata in riferimento ai valori contabili emergenti dall'ultimo bilancio o rendiconto approvato, rapportando il valore netto di bilancio riferito alle unità immobiliari di cui al comma 1, e il totale dell'attivo di bilancio o rendiconto approvato.
7. L'imposta regionale si applica nella misura del 20 per cento sulle plusvalenze calcolate ai sensi dei commi 5 e 6.
8. L'imposta dovuta sulla plusvalenza realizzata ai sensi dei precedenti commi, deve essere versata in Tesoreria regionale o presso il concessionario per la riscossione, entro venti giorni dalla data dell'atto di cessione, se formato in Italia, entro sessanta giorni se formato all'estero. Negli stessi termini deve essere inviata all'Agenzia della Regione autonoma della Sardegna delle entrate (di seguito denominata ARASE), da parte del cedente, apposita dichiarazione di conseguimento della plusvalenza recante i dati che ne consentono la determinazione, secondo le modalità stabilite dall'ARASE. All'atto della cessione l'alienante può chiedere al notaio, fornendo la necessaria provvista, di provvedere alla presentazione della dichiarazione, all'applicazione e al versamento dell'imposta nei termini suddetti. Di tale circostanza deve essere fatta menzione nell'atto avente ad oggetto la cessione a titolo oneroso dell'unità immobiliare. Il notaio è comunque obbligato a comunicare all'ARASE, entro venti giorni dalla stipulazione, e secondo le modalità stabilite dall'ARASE, gli estremi dell'atto di cessione dell'unità immobiliare oggetto di imposta.
9. L'imposta dovuta sulla plusvalenza realizzata per effetto del trasferimento delle quote o delle azioni delle società titolari del diritto di proprietà o di altro diritto reale sulle unità immobiliari di cui al comma 2, lettera a), deve essere versata nella Tesoreria regionale o al concessionario per la riscossione entro sessanta giorni dalla data della cessione. Relativamente alle plusvalenze di cui al comma 2, lettera b), l'organo amministrativo delle anzidette società è obbligato a comunicare, entro trenta giorni dalla cessione, l'avvenuto trasferimento all'ARASE, secondo le modalità stabilite dalla stessa ARASE. Nel medesimo termine e con le medesime modalità, l'organo amministrativo deve, altresì, comunicare al socio cedente che la cessione delle quote potrebbe implicare obbligo di versamento dell'imposta e mettere a disposizione, qualora quest'ultimo ne faccia richiesta, tutta la documentazione necessaria per il calcolo della plusvalenza. Nei trenta giorni successivi, il cedente deve, qualora ne sussistano le condizioni, presentare la dichiarazione prevista nel comma 8.".

2. L'articolo 3 della legge regionale n. 4 del 2006 è sostituito dal seguente:
"Art. 3 (Imposta regionale sulle seconde case ad uso turistico)
1. E' istituita l'imposta regionale sulle unità immobiliari destinate ad uso abitativo, non adibite ad abitazione principale, così come definita dall'articolo 8, comma 2, del decreto legislativo n. 504 del 1992, da parte del proprietario o del titolare di altro diritto reale sulle stesse, ubicate nel territorio regionale ad una distanza inferiore ai tre chilometri dalla linea di battigia marina.
2. Presupposto dell'imposta è il possesso delle unità immobiliari di cui al comma 1.
3. Soggetti passivi dell'imposta sono i proprietari delle unità immobiliari di cui al comma 1, ovvero i titolari di diritti reali sugli stessi di usufrutto, uso e abitazione, con domicilio fiscale fuori dal territorio regionale, ai sensi dell'articolo 58 del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973; per gli immobili sui quali è costituito il diritto di superficie, soggetto passivo è il superficiario che ha costruito l'unità immobiliare, con il domicilio fiscale fuori dal territorio regionale; per gli immobili concessi in locazione finanziaria, soggetto passivo è il locatario con domicilio fiscale fuori dal territorio regionale.
4. I possessori a titolo di proprietà indivisa sono solidalmente responsabili del pagamento dell'imposta.
5. L'imposta regionale è stabilita nella misura annua di:

a) euro 9 per metro quadro per unità immobiliari di superficie fino a 60 mq;

b) euro 11 per ogni metro quadro eccedente i 60 mq e fino a 100 mq;

c) euro 14 per ogni metro quadro eccedente i 100 mq e fino a 150 mq;

d) euro 15 per ogni metro quadro eccedente i 150 mq e fino a 200 mq;

e) euro 16 per ogni metro quadro eccedente i 200 mq.

La superficie di riferimento ai fini del calcolo della base imponibile è quella dichiarata o accertata ai fini catastali.
6. Le misure previste al comma 5 sono aumentate del 20 per cento per i fabbricati ubicati ad una distanza inferiore ai 300 metri dalla linea di battigia marina.
7. L'imposta è dovuta per anni solari, proporzionalmente alla quota e ai mesi dell'anno nei quali si è protratta la titolarità della proprietà o degli altri diritti; a tal fine il mese durante il quale la titolarità si è protratta per almeno quattordici giorni è computato per intero. L'imposta è versata in un'unica soluzione dal 1° al 30 novembre di ogni anno, secondo le modalità stabilite dall'ARASE.
8. Il gettito dell'imposta è destinato per il 75 per cento al fondo perequativo per lo sviluppo e la coesione territoriale di cui all'articolo 5 e per il restante 25 per cento al comune nel quale detto gettito è generato.
9. Per l'anno 2006 l'imposta è dovuta nella misura più favorevole al contribuente mediante comparazione tra le misure previste dal presente articolo e quelle previgenti.".

3. L'articolo 4 della legge regionale n. 4 del 2006 è sostituito dal seguente:
"Art. 4 (Imposta regionale sullo scalo turistico degli aeromobili e delle unità da diporto)
1. A decorrere dall'anno 2006 è istituita l'imposta regionale sullo scalo turistico degli aeromobili e delle unità da diporto.
2. Presupposto dell'imposta sono:

a) lo scalo negli aerodromi del territorio regionale degli aeromobili dell'aviazione generale di cui all'articolo 743 e seguenti del Codice della navigazione adibiti al trasporto privato di persone nel periodo compreso dal 1° giugno al 30 settembre;

b) lo scalo nei porti, negli approdi e nei punti di ormeggio ubicati nel territorio regionale e nei campi di ormeggio attrezzati ubicati nel mare territoriale lungo le coste della Sardegna delle unità da diporto di cui al decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171 (Codice della nautica da diporto) o comunque delle unità utilizzate a scopo di diporto, di lunghezza superiore ai 14 metri, misurate secondo le norme armonizzate EN/ISO/DIS 8666, ai sensi dell'articolo 3, lettera b) del citato decreto legislativo, nel periodo compreso dal 1° giugno al 30 settembre.

3. Soggetto passivo dell'imposta è la persona fisica o giuridica avente domicilio fiscale fuori dal territorio regionale che assume l'esercizio dell'aeromobile ai sensi degli articoli 874 e seguenti del Codice della navigazione, o che assume l'esercizio dell'unità da diporto ai sensi degli articoli 265 e seguenti del Codice della navigazione.
4. L'imposta regionale di cui al comma 2, lettera a) è dovuta per ogni scalo, quella di cui al comma 2, lettera b) è dovuta annualmente.
5. L'imposta è stabilita nella seguente misura:

a) euro 150 per gli aeromobili abilitati fino al trasporto di quattro passeggeri;

b) euro 400 per gli aeromobili abilitati al trasporto da cinque a dodici passeggeri;

c) euro 1.000 per gli aeromobili abilitati al trasporto di oltre dodici passeggeri;

d) euro 1.000 per le imbarcazioni di lunghezza compresa tra 14 e 15,99 metri;

e) euro 2.000 per le imbarcazioni di lunghezza compresa tra 16 e 19,99 metri;

f) euro 3.000 per le navi di lunghezza compresa tra 20 e 23,99 metri;

g) euro 5.000 per le navi di lunghezza compresa tra 24 e 29,99 metri;

h) euro 10.000 per le navi di lunghezza compresa tra 30 e 60 metri;

i) euro 15.000 per le navi di lunghezza superiore ai 60 metri.

Per le unità a vela con motore ausiliario e per i motorsailer l'imposta è ridotta del 50 per cento.
6. Sono esenti dall'imposta:

a) le imbarcazioni che fanno scalo per partecipare a regate di carattere sportivo, a raduni di barche d'epoca, di barche monotipo ed a manifestazioni veliche, anche non agonistiche, il cui evento sia stato preventivamente comunicato all'Autorità marittima, da parte degli organizzatori. Dell'avvenuta comunicazione deve essere data notizia all'ARASE, prima dell'approdo;

b) le unità da diporto che sostano tutto l'anno nelle strutture portuali regionali;

c) la sosta tecnica, limitatamente al tempo necessario per l'effettuazione della stessa.

Con specifico provvedimento dell'ARASE sono indicate le modalità di certificazione delle cause di esenzione.
7. L'imposta è versata:

a) all'atto dello scalo per gli aeromobili di cui al comma 2, lettera a);

b) entro 24 ore dall'arrivo delle unità da diporto nei porti, negli approdi, nei punti e nei campi d'ormeggio ubicati lungo le coste della Sardegna;

mediante modalità da stabilirsi con provvedimento dell'ARASE.
8. La riscossione del tributo può essere affidata dall'ARASE mediante:

a) stipula di apposite convenzioni con soggetti terzi;

b) stipula di apposite convenzioni a soggetti che gestiscono gli aeroporti, i porti, gli approdi, i punti e i campi di ormeggio ubicati lungo le coste regionali, con riconoscimento di un aggio pari al 5 per cento dell'imposta riscossa.
9. I soggetti gestori di cui al comma 8 che accedono alla convenzione di riscossione provvedono, con le modalità previste dal provvedimento dell'ARASE, al riversamento alla Tesoreria regionale del tributo percetto, al netto degli eventuali aggi ad essi spettanti. Con il predetto provvedimento sono altresì disciplinate le caratteristiche degli eventuali moduli e precisati i dati che negli stessi devono essere riportati per individuare le unità da diporto.
10. I soggetti gestori delle strutture portuali ed aeroportuali che accedono alle convenzioni di cui al comma 8 sono obbligati a verificare il corretto adempimento dell'obbligazione tributaria. Entro il 31 ottobre di ciascun anno sono obbligati a presentare all'Assessorato regionale competente in materia di entrate un rendiconto amministrativo delle somme incassate secondo le modalità previste con deliberazione della Giunta regionale.
11. I soggetti che gestiscono gli aeroporti, i porti, gli approdi, i punti e i campi di ormeggio ubicati lungo le coste regionali sono tenuti a comunicare all'Assessorato regionale del turismo, artigianato e commercio, a fini statistici, i movimenti registrati nelle strutture di rispettiva pertinenza. Con successivo provvedimento dell'Assessore regionale del turismo, artigianato e commercio, sono disciplinate le modalità di trasmissione degli elementi conoscitivi necessari alle indagini statistiche.".

4. Dopo l'articolo 4 della legge regionale n. 4 del 2006 sono aggiunti i seguenti articoli:
"Art. 4 bis (Poteri dell'Agenzia della Regione autonoma della Sardegna delle entrate (ARASE) e dei comuni)
1. L'ARASE disciplina mediante appositi provvedimenti del direttore generale le modalità di pagamento dei tributi regionali. Per l'accertamento e la liquidazione delle imposte di cui agli articoli 2 e 3, l'ARASE dispone dei poteri di controllo riconosciuti ai comuni ai fini dell'imposta comunale sugli immobili dall'articolo 11 del decreto legislativo n. 504 del 1992.
2. Ai fini della liquidazione e accertamento delle imposte di cui agli articoli 2, 3 e 4, i funzionari dell'ARASE possono:

a) invitare i contribuenti, indicandone il motivo, a esibire o trasmettere atti e documenti;

b) inviare ai contribuenti questionari relativi a dati e notizie di carattere specifico, con invito a restituirli compilati e firmati;

c) invitare soggetti pubblici e privati a fornire notizie utili all'accertamento dei tributi di cui alla presente legge;

d) richiedere dati, notizie ed elementi rilevanti nei confronti dei singoli contribuenti agli uffici pubblici competenti, con esenzione di spese e diritti;

In difetto della presentazione degli atti e dei documenti richiesti ai contribuenti l'ARASE procede ad accertamento d'ufficio dell'imposta dovuta. Con le stesse prerogative possono intervenire, previa richiesta dell'Agenzia della Regione autonoma della Sardegna delle entrate, i funzionari degli uffici tributi dei comuni in cui è situato l'immobile oggetto dell'imposizione di cui all'articolo 3.
3. L'ARASE può chiedere ai comuni interessati di svolgere indagini e verifiche su fabbricati situati all'interno del territorio dei comuni medesimi.
4. Ai fini dell'accertamento dell'imposta di cui all'articolo 4, gli impiegati dell'ARASE, appositamente autorizzati dal direttore e muniti di appositi cartellini identificativi, possono effettuare direttamente controlli presso gli scali, i porti, gli approdi e i punti di ormeggio ubicati nel territorio regionale.
Art. 4 ter - Obblighi dei pubblici funzionari e dei gestori dei porti ed aeroporti
1. Ai fini dell'accertamento dell'imposta di cui agli articoli 2 e 3 i responsabili degli Uffici tributi dei comuni, entro il 31 gennaio, comunicano all'ARASE le variazioni di proprietà, a fini ICI e TARSU, loro comunicate nell'anno precedente. Analogo obbligo è previsto per gli enti gestori dell'acqua, in relazione al mutamento dei contraenti nei contratti di somministrazione.
2. Indipendentemente dalle convenzioni per la riscossione di cui all'articolo 4, comma 8, lettera b), i soggetti titolari delle concessioni per la gestione delle strutture aeroportuali e marittime trasmettono all'ARASE, mediante l'invio di appositi moduli predisposti dall'Agenzia medesima, entro il giorno 5 di ogni mese, gli estremi degli aeromobili e delle unità da diporto soggetti ad imposta e delle persone fisiche responsabili del pagamento, transitati dal 1° giugno al 30 settembre. Gli agenti del Corpo forestale regionale, che per ragioni di servizio operano presso le strutture portuali o aeroportuali, procedono a controllo - anche a campione - degli adempimenti previsti a carico dei soggetti al pagamento dell'imposta di cui all'articolo 4 e dei concessionari di cui al presente comma, comunicando tempestivamente all'ARASE gli esiti dei controlli.
Art. 4 quater - Modalità e termini dell'accertamento
1. L'ARASE provvede al recupero delle imposte dovute, ai sensi degli articoli 2, 3 e 4, mediante avviso di accertamento recante la liquidazione dell'imposta dovuta e delle relative sanzioni ed interessi al tasso legale, da notificarsi, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui avrebbe dovuto essere eseguito il pagamento per le imposte di cui agli articoli 2, 3 e 4.
2. La notificazione dell'avviso di accertamento può essere effettuata, oltre che con le regole previste dall'articolo 60 del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, anche a mezzo posta mediante raccomandata con avviso di ricevimento.
3. L'avviso di accertamento deve essere motivato in relazione ai presupposti di fatto e alle ragioni giuridiche che lo hanno determinato. Se la motivazione fa riferimento ad un altro atto non conosciuto né ricevuto dal contribuente, questo deve essere allegato all'atto che lo richiama, salvo che quest'ultimo non ne riproduca il contenuto essenziale.
4. L'ARASE esegue l'attività di accertamento, liquidazione e riscossione delle imposte di cui agli articoli 2, 3 e 4:

a) tramite i servizi e le procedure esistenti nell'ambito della propria struttura organizzativa;

b) mediante stipula di apposita convenzione con l'Agenzia delle entrate con i criteri e le limitazioni previste da apposita delibera della Giunta regionale.

5. Il contribuente destinatario dell'avviso di accertamento può, entro il termine previsto per la proposizione del ricorso, procedere alla definizione dell'atto ai sensi e per gli effetti previsti dall'articolo 15 del decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218, ovvero definire lo stesso per adesione, applicandosi, per quanto compatibili le disposizioni di cui al decreto legislativo n. 218 del 1997.
6. Le somme liquidate nell'avviso di accertamento per imposta, sanzioni ed interessi, e non versate entro il termine previsto dal comma 5 sono riscosse coattivamente mediante iscrizione a ruolo, da effettuarsi secondo le disposizioni contenute nel decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602.
7. La cartella di pagamento è notificata entro il 31 dicembre del secondo anno successivo alla notifica dell'avviso di accertamento di cui al comma 1.
8. Il contribuente può chiedere all'ARASE il rimborso delle somme versate e non dovute, a pena di decadenza, entro tre anni dal giorno del pagamento dell'imposta.
Art. 4 quinquies - Sanzioni
1. I gestori delle strutture portuali ed aeroportuali convenzionate per la riscossione che non provvedono, in tutto o in parte, a riversare nei termini previsti dalle convenzioni, in Tesoreria regionale il gettito riscosso ai sensi dell'articolo 4, comma 9, sono soggetti alla sanzione amministrativa pari al 30 per cento dell'imposta non versata.
2. In relazione all'avviso di accertamento di cui all'articolo 4 quater, comma 1, è applicata una sanzione amministrativa dal 100 al 200 per cento dell'imposta evasa.
Art. 4 sexies - Criteri di determinazione della sanzione
1. Le sanzioni sono irrogate dall'Agenzia della Regione autonoma della Sardegna delle entrate o dagli enti convenzionati, a mente dell'articolo 4 quater, comma 4, in conformità ai criteri di cui al decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472.".

Emendamento soppressivo totale Atzeri - Maninchedda

Articolo 3

L'art. 3 è soppresso. (167)

Emendamento soppressivo totale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Rassu - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

L'articolo 3 è soppresso. (441)

Emendamento soppressivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Rassu - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Il comma 1 è soppresso. (442)

Emendamento soppressivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Rassu - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 1, al comma 2 della novella, la lettera b) è soppressa. (444)

Emendamento soppressivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Rassu - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 1, il comma 6 della novella, è soppresso. (449)

Emendamento soppressivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Rassu - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 1, al comma 8 della novella, dalle parole "All'atto della cessione l'alienante…….. sino al termine dello stesso punto 8 sono soppresse". (453)

Emendamento soppressivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Rassu - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Il comma 2 è soppresso. (456)

Emendamento soppressivo parziale La Spisa - Rassu - Murgioni - Amadu - Sanna Matteo - Liori - Moro - Licandro - Petrini - Contu

Articolo 3

Nell'art. 3, comma 2, il comma 6 della novella che recita "le misure previste al comma 5 sono aumentate del 20% per i fabbricati ubicati ad una distanza inferiore ai 300 metri dalla linea di battigia marina", è soppresso. (429)

Emendamento soppressivo parziale La Spisa - Murgioni - Amadu - Sanna Matteo - Liori - Moro - Licandro - Petrini - Contu

Articolo 3

Nell'art. 3 il comma 3 è soppresso. (431)

Emendamento soppressivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Il comma 3 è soppresso. (468)

Emendamento soppressivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 3, al comma 7 della novella, la lettera a) è soppressa. (484)

Emendamento soppressivo parziale La Spisa - Rassu - Murgioni - Amadu - Sanna Matteo - Liori - Moro - Licandro - Petrini - Contu

Articolo 3

Nell'art. 3 comma 3 comma della novella 8 il contenuto della lettera "a" è soppresso. (440)

Emendamento soppressivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 3, al comma 8 della novella, la lettera a) è soppressa. (487)

Emendamento soppressivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 3, al comma 11 della novella, il periodo che inizia con le parole "con successivo provvedimento", è soppresso fino al termine del punto". (490)

Emendamento soppressivo parziale Diana - Liori - Artizzu - Moro - Sanna Matteo

Articolo 3

Il comma 4 è soppresso. (100)

Emendamento soppressivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 4, al comma 2 della novella, la lettera b) è soppressa. (491)

Emendamento soppressivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 4, al comma 2 della novella, la lettera c) è soppressa. (492)

Emendamento soppressivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 4, al comma 2 della novella, la lettera d) è soppressa. (493)

Emendamento soppressivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 4, il comma 3 della novella, è soppresso. (494)

Emendamento soppressivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 4, all'art. 4 ter, della novella, comma 2, le parole del periodo che iniziano con: gli agenti del corpo forestale, fino al termine del periodo stesso sono soppresse. (495)

Emendamento sostitutivo parziale Diana - Liori - Artizzu - Moro - Sanna Matteo

Articolo 3

Il comma 1 è così sostituito: "1. L'articolo 2 della legge regionale n. 4 del 2006 è abrogato. (97)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Rassu - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 1, al comma 1 della novella le parole "da più di cinque anni" sono sostituite: "da più di due anni". (443)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Rassu - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 1, al comma 2 della novella nella lettera a) le parole entro tre chilometri dalla battigia marina, sono sostituite da "entro un chilometro dalla battigia marina". (445)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Rassu - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 1, al comma 4 della novella al termine del periodo le parole "da meno di 24 mesi" sono sostituite: "da meno di dodici mesi". (447)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Rassu - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 1, al comma 7 della novella la misura prevista del venti per cento sulle plusvalenze è ridotta: "al dieci per cento". (450)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Rassu - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 1, al comma 8 della novella, le parole "entro 20 giorni dalla data dell'atto di cessione", sono sostituite dalle seguenti: "entro tre mesi dalla data dell'atto di cessione". (451)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Rassu - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 1, al comma 8 della novella, le parole "entro sessanta giorni se formato all'estero", sono sostituite dalle seguenti: "entro sei mesi se formato all'estero". (452)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Rassu - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 1, al comma 9 della novella, le parole "entro sessanta giorni dalla data di cessione", sono sostituite dalle seguenti: "entro centoventi giorni dalla data dell'atto di cessione". (454)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Rassu - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 1, al comma 9 della novella, le parole "entro trenta giorni dalla cessione", sono sostituite dalle seguenti: "entro sessanta giorni dalla cessione". (455)

Emendamento sostitutivo parziale Diana - Liori - Artizzu - Moro - Sanna Matteo

Articolo 3

Il comma 2 è così sostituito: "1. L'articolo 3 della legge regionale n. 4 del 2006 è abrogato". (98)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Rassu - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 2, al comma 1 della novella, le parole "inferiore ai tre chilometri dalla linea di battigia marina", sono sostituite dalle seguenti: "inferiore a un chilometro dalla linea di battigia marina". (457)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Rassu - Murgioni - Amadu - Sanna Matteo - Liori - Moro - Licandro - Petrini - Contu

Articolo 3

Nell'art. 3 comma 3, punto 5, è così modificato: l'imposta regionale per gli immobili aventi categorie catastali A7 e A8 (G.U. 30/09/1999 n. 229) è stabilita nella misura annua di:

a)euro 5 per metro quadro per unità immobiliare di superficie fino a 90 mq per la categoria A8

b)euro 6 per ogni metro quadro eccedente i 90 mq e fino a 150 mq per la categoria A8

c)euro 7 per ogni mq eccedente i 150 mq fino a 200 mq per la categoria A8

d) euro 8 per ogni mq eccedente i 200 mq per le categorie A8. (428)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Rassu - Murgioni - Amadu - Sanna Matteo - Liori - Moro - Licandro - Petrini - Contu

Articolo 3

Nell'art 3, comma 2, comma 5 della novella, le parole: "l'imposta regionale è stabilita nella misura annua di: " è sostituita dalle seguenti parole: "l'imposta regionale per gli immobili aventi categorie catastali A7 e A8 (pub G.U. 30/09/1991 n. 229) è stabilita nella misura annua di:". (427)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 2, al comma 5 della novella la lettera a) è così di seguito sostituita: "euro 3 per metro quadro per unità immobiliari di superficie sino a 90 metri quadri". (459)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 2, al comma 5 della novella la lettera b) è così di seguito sostituita: "euro 5 per ogni metro quadro eccedente i 90 metri quadri e fino a 120 metri quadri". (460)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 2, al comma 5 della novella la lettera c) è così di seguito sostituita: "euro 7 per ogni metro quadro eccedente i 120 metri quadri e fino a 200 metri quadri". (461)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 2, al comma 5 della novella la lettera d) è così di seguito sostituita: "euro 7,50 per ogni metro quadro eccedente i 200 metri quadri e fino a 300 metri quadri". (462)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 2, al comma 5 della novella la lettera e) è così di seguito sostituita: "euro 9 per ogni metro quadro eccedente i 300 metri quadri". (463)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 2, nel comma 6 della novella le parole del 20 per cento sono sostituite dalle seguenti: "del 10 per cento". (464)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Al comma 2, nel comma 7 della novella le parole "almeno quattordici giorni" sono sostituite dalle seguenti: "almeno ventuno giorni". (465)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Al comma 2, nel comma 7 della novella le parole "in un'unica soluzione dal primo al trenta novembre di ogni anno" sono sostituite dalle seguenti: "in due soluzioni dal primo di novembre al trentuno dicembre di ogni anno". (466)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 2, nel comma 8 è sostituito dal seguente: "il gettito dell'imposta è destinato per il 50 per cento al fondo perequativo per lo sviluppo e la coesione territoriale di cui all'art. 5 e per il restante 50 per cento al comune nel quale detto gettito è generato". (467)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Rassu - Murgioni - Amadu - Sanna Matteo - Liori - Moro - Licandro - Petrini - Contu

Articolo 3

Nell'art 3, comma 2, il comma 8 della novella è così modificato: "il gettito dell'imposta è destinato per il 25% al fondo perequativo per lo sviluppo e la coesione territoriale di cui all'art. 5 e per il 75% al comune nel quale detto gettito è generato". (430)

Emendamento sostitutivo parziale Diana - Liori - Artizzu - Moro - Sanna Matteo

Articolo 3

Il comma 3 è così sostituito: "1. L'articolo 4 della legge regionale n. 4 del 2006 è abrogato". (99)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Rassu - Murgioni - Amadu - Sanna Matteo - Liori - Moro - Licandro - Petrini - Contu

Articolo 3

Nell'art 3, comma 3, al comma 1 della novella, le parole: "a decorrere dall'anno 2006 è istituita l'imposta regionale sullo scalo turistico degli aeromobili e delle unità di diporto" sono sostituite dalle seguenti parole: "a decorrere dall'anno 2008 è istituito il fondo regionale di promozione turistico - ambientale della Sardegna finanziario con i fondi provenienti dallo scalo turistico degli aeromobili e delle unità da diporto" sono sostituite dalle seguenti parole: "a decorrere dall'anno 2008 è istituito il fondo regionale di promozione turistico-ambientale della Sardegna finanziato con i fondi provenienti dallo scalo turistico degli aeromobili e delle navi da diporto.". (432)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Rassu - Murgioni - Amadu - Sanna Matteo - Liori - Moro - Licandro - Petrini - Contu

Articolo 3

Nell'art. 3, comma 3, comma 2 della novella, le parole "presupposto dell'imposta sono": sono sostituite dalle seguenti parole "il contributo per il fondo regionale di promozione turistico - ambientale è versato per:". (433)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 3, al comma 2 della novella, alla lettera a) le parole nel periodo compreso dal 1° giugno al 30 settembre sono sostituite dalle seguenti: "dal 1° agosto al 31 di agosto". (469)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Amadu - Sanna Matteo - Liori - Moro - Licandro - Petrini - Contu

Articolo 3

Nell'art. 3, comma 3, comma 2 della novella, alla lettera b) le parole "superiore ai 14 metri": sono sostituite dalle seguenti "superiore ai 23,99 metri" (435)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust -Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 3, al comma 2 della novella, alla lettera b) le parole superiore ai 14 metri sono sostituite dalle seguenti: "superiore ai 21 metri". (470)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Rassu - Murgioni - Amadu - Sanna Matteo - Liori - Moro - Licandro - Petrini - Contu

Articolo 3

Nell'art. 3, comma 3, comma 2, lettera b della novella le parole: "nel periodo compreso dal 1 giugno al 30 settembre" sono sostituite dalle seguenti parole "nel periodo compreso dal 1 luglio al 31 agosto". (434)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 3, al comma 2 della novella, alla lettera b) le parole dal 1 giugno al 30 settembre sono sostituite dalle seguenti: "dal 1 agosto al 31 agosto". (471)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Rassu - Murgioni - Amadu - Sanna Matteo - Liori - Moro - Licandro - Petrini - Contu

Articolo 3

Nell'art. 3, comma 3, al comma 4 della novella è così modificato: "l'imposta regionale di cui al punto 2, lettera a) è dovuta per ogni scalo, quelle di cui al punto 2 lettera b) è dovuta per giorno di ormeggio". (436)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 3, il comma 4 della novella è sostituito dal seguente: "l'imposta regionale di cui al comma 2, lett. a) è dovuta trimestralmente, quella di cui al comma 2, lett. b) è dovuta annualmente". (473)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 3, al comma 5 della novella nella lettera a) la cifra di euro 150 è sostituita in euro 60. (475)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 3, al comma 5 della novella nella lettera b) la cifra di euro 400 è sostituita in euro 180. (476)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 3, al comma 5 della novella nella lettera c) la cifra di euro 1000 è sostituita in euro 500. (477)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Rassu - Murgioni - Amadu - Sanna Matteo - Liori - Moro - Licandro - Petrini - Contu

Articolo 3

Nell'art. 3, comma 3, comma 5 le lettere da d) ad i) della novella sono così sostituite:

"d) unità da diporto di lunghezza compresa da 14 a 23,99 metri, euro 1 al metro lineare con riduzione del 50% oltre il 15° giorno di ormeggio.

e) navi da diporto di lunghezza compresa tra 24 e 29,99 metri euro 2 al metro lineare

f) navi da diporto di lunghezza oltre i 30 metri euro 3 al metro lineare" (437)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Rassu - Murgioni - Amadu - Sanna Matteo - Liori - Moro - Licandro - Petrini - Contu

Articolo 3

Nell'art. 3, comma 3 comma 5 della novella le lettere da d) ad i) sono così sostituite:

d) nave da diporto di lunghezza compresa da 24 a 29,99 metri euro 2 al metro lineare

f) nave da diporto di lunghezza oltre i 30 metri euro 3 al metro lineare. (438)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 3, al comma 5 della novella nella lettera d) la cifra di euro 1000 è sostituita in euro 300. (478)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 3, al comma 5 della novella nella lettera e) la cifra di euro 2000 è sostituita in euro 600. (479)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 3, al comma 5 della novella nella lettera f) la cifra di euro 3000 è sostituita in euro 900. (480)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 3, al comma 5 della novella nella lettera g) la cifra di euro 5000 è sostituita in euro 1.800. (481)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 3, al comma 5 della novella nella lettera h) la cifra di euro 10.000 è sostituita in euro 3.600. (482)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 3, al comma 5 della novella nella lettera i) la cifra di euro 15.000 è sostituita in euro 5.400. (483)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust- Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 3, al comma 5 della novella le parole l'imposta è ridotta del 50 per cento sono sostituite dalle seguenti: "l'imposta è ridotta del 70 per cento". (474)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 3, al comma 7 della novella, la lettera a) è sostituita dalla seguente: "all'atto del primo scalo per gli aeromobili di cui al comma 2, lett. a). (485)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Rassu - Murgioni - Amadu - Sanna Matteo - Liori - Moro - Licandro - Petrini - Contu

Articolo 3

Nell'art 3 comma 3 comma 7 lettera "b" le parole "entro 24 ore, dall'arrivo delle unità da diporto nei porti, negli approdi, nei punti e nei campi di ormeggio ubicati lungo le coste della Sardegna" sono sostituite dalle parole " contestualmente al pagamento della quota dovuta per l'ormeggio.". (439)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 3, al comma 7 della novella, nella lettera b) il termine entro 24 ore è sostituito dal seguente: "entro 48 ore". (486)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 3, al comma 10 della novella, le parole "entro il 31 ottobre di ciascun anno" sono sostituite dalle seguenti: "entro il 31 dicembre di ciascun anno". (488)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 4, nell' art. 4 quater, al comma 1 della novella, le parole "entro il 31 dicembre del quinto anno" sono sostituite dalle parole: "entro il 31 dicembre del secondo anno". (496)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 4, art. 4 quater, al comma 8 della novella, le parole "entro tre anni dal giorno del pagamento dell'imposta", sono sostituite dalle parole: "entro cinque anni dal giorno del pagamento dell'imposta". (497)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 4, nell'art. 4 quinquies, al comma 1 della novella, le parole "pari al 30 per cento dell'imposta", sono sostituite dalle seguenti: "pari al 10 per cento dell'imposta". (498)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 4, nell'art. 4 quinquies, della novella comma 2, le parole "una sanzione amministrativa dal 100 al 200 per cento dell'imposta evasa", sono sostituite dalle seguenti: "sino al 100 per cento dell'imposta evasa". (499)

Emendamento aggiuntivo La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Rassu - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 1, al comma 4, della novella dopo le parole "domicilio fiscale fuori dal territorio regionale", sono aggiunte le seguenti parole: "ad esclusione degli emigrati e dei loro famigliari". (446)

Emendamento aggiuntivo La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Rassu - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 1, al comma 5 della novella, dopo le parole "dalla differenza" sono aggiunte le seguenti parole: "del 50 per cento…..". (448)

Emendamento aggiuntivo Diana - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo

Al termine del comma 1 dopo il comma 9 della novella è aggiunto il seguente: "9 bis sono esenti dal pagamento dell'imposta i cittadini sardi emigrati, ovunque residenti.". (101)

Emendamento aggiuntivo Giunta regionale

Articolo 3

Nell'articolo 3 comma 1 dopo il comma 9 della novella è aggiunto il seguente: "9 bis. Il gettito dell'imposta di cui al presente articolo è destinato per il 75 per cento al fondo perequativo per lo sviluppo e la coesione territoriale e per il restante 25 per cento al comune nel quale detto gettito è generato". (921)

Emendamento aggiuntivo La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Rassu - Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 2 al comma 3 della novella dopo le parole "con domicilio fiscale fuori dal territorio regionale" sono ovunque aggiunte le seguenti parole: "ad esclusione degli emigrati e dei loro familiari". (458)

Emendamento aggiuntivo Caligaris - Ibba - Atzeri

Articolo 3

Al comma 2 dell'art. 3 è aggiunto dopo il comma 5 della novella il seguente: 5bis "L'imposta è applicata dall'ARASE, previo accurato monitoraggio delle proprietà immobiliari presenti ad una distanza inferiore ai 3 chilometri e ai 300 metri della linea di battigia marina, sentiti i Comuni nel cui territorio sono ubicate le unità immobiliari destinate a uso abitativo, non adibite ad abitazione principale. L'imposta è applicata tenuto conto: dell'anno di costruzione e dello stato dell'immobile; del reddito del proprietario e dell'ubicazione in aree più o meno a forte sviluppo turistico. I criteri di valutazione e di applicazione dell'imposta e l'individuazione di sgravi per i redditi più bassi sono definiti dall'ARASE con apposito provvedimento approvato dalla Giunta". (91)

Emendamento aggiuntivo Diana - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo

Articolo 3

Al termine del comma 2 dopo il comma 9 della novella è aggiunto il seguente: 9bis. Sono esenti dal pagamento dell'imposta i cittadini sardi emigrati, ovunque residenti.". (102)

Emendamento aggiuntivo La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri -Liori - Petrini - Amadu - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 3, al comma 3 della novella, dopo le parole "avente domicilio fiscale fuori dal territorio regionale", sono aggiunte le seguenti parole: "ad esclusione degli emigrati e degli appartenenti al loro nucleo familiare". (472)

Emendamento aggiuntivo La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Rassu - Liori - Petrini - Randazzo Vittorio

Articolo 3

Nel comma 3, al comma 11 della novella, dopo le parole "sono tenuti a comunicare" sono aggiunte le seguenti parole: "su appositi moduli all'uopo predisposti all'Assessorato….". (489)

Emendamento aggiuntivo Diana - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo

Articolo 3

Al termine del comma 3 dopo il comma 11 della novella è aggiunto il seguente: 11bis. Sono esenti dal pagamento dell'imposta i cittadini sardi emigrati, ovunque residenti.". (103).)

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo intanto per spiegare le ragioni dell'emendamento aggiuntivo numero 91 di cui sono firmataria. Uno dei temi che hanno maggiormente caratterizzato la legge finanziaria del 2006, con momenti anche di tensione e dibattiti serrati è stato quello delle imposte sulle seconde case. L'argomento ha animato l'Aula, perché il provvedimento aveva immediate ripercussioni in particolare sugli emigrati in Italia e all'estero, i rispettivi coniugi e i loro figli. Proprio la successiva approvazione da parte dell'Aula di un apposito emendamento, che giustamente escludeva i nostri conterranei necessitati a lasciare l'Isola per far fronte ai bisogni, ha costituito oggetto di osservazioni da parte del Governo. Non è stato però l'unico argomento di presunta incostituzionalità ma, se lo fosse stato, avendo personalmente contribuito a scrivere e a sostenere l'emendamento, ne sarei (e ne sono tuttora) orgogliosa.

Penso che gli emigrati non debbano sopportare imposte aggiuntive e debbano essere anzi rispettati maggiormente perché hanno subito il torto di aver dovuto forzatamente lasciare l'Isola. Mi sembra peraltro una contraddizione rispetto al progetto di valorizzazione degli emigrati sardi in Italia e all'estero e anche alla volontà, più volte espressa da questa maggioranza, di volerne fare degli ambasciatori della nostra cultura, i più accreditati testimonial dei nostri prodotti tipici e i più volenterosi operatori dello sviluppo e della crescita anche economica della nostra Isola. Appare in realtà che li consideriamo corpi estranei e indesiderati.

Sono state ridotte drasticamente le borse di studio destinate ai figli degli emigrati, sono state sospese dallo scorso febbraio le pubblicazioni del mensile che da 39 anni li informava, non fruiscono più della continuità territoriale e, inoltre, si era tanto parlato di compensazione per mitigare gli effetti delle tasse sulle seconde case, ma non se ne vede traccia. Insomma, dal mio punto di vista così non va bene. Sono convinta inoltre che le tasse sul lusso debbano colpire esclusivamente i beni di lusso e sono anche del parere che sarebbe meglio abolire queste tasse se non sono in grado di colpire davvero i super ricchi. Nessuno si offenda ma io sono convinta che avesse ragione Rousseau quando, nel discorso sull'origine della disuguaglianza tra gli uomini, sosteneva che la proprietà privata nasce dalla prevaricazione dell'uomo sull'uomo e il lusso ancora di più, perché il lavoro onesto, retribuito con un giusto compenso non rende in alcun modo "straricchi".

Sono altre cose che generano il disequilibrio sociale. Per tornare quindi al nostro tema principale, se non si riesce o non si vuole eliminare questa imposta è necessario almeno impegnarsi per ridurre gli effetti negativi che può generare e che sta provocando almeno tra i nostri emigrati. Ecco perché, in prima battuta, sosterrò l'emendamento numero 167, proposto dagli onorevoli Atzeri e Maninchedda. Come ho precisato nell'intervento introduttivo al dibattito, non riesco ad accettare imposte generiche che colpiscano in modo generalizzato beni che non possono essere considerati di lusso. Voglio citare un caso, emblematico dei numerosi altri casi venuti alla mia attenzione in questi mesi. E' relativo ad un immobile del 1939, della categoria A/5 che, per quanto mi consta, è la categoria relativa alle case ultrapopolari.

Mi hanno scritto: Io e mia sorella siamo comproprietarie di una vecchia casa di appena 16 metri quadri, avuta in eredità dal nostro nonno che era originario di La Maddalena. Ci sembra estremamente ingiusta la nuova tassa regionale che colpisce anche i piccoli proprietari come noi. Infatti la norma stabilisce il pagamento di 900 euro (poi è stata ridotta l'aliquota ma questo è un altro aspetto anche se non secondario). Se non dovesse cambiare la legge saremo costrette a vendere la casa (si fa per dire, si tratta di una stanza) che costituisce un ricordo di famiglia e non un bene per ricchi. Tra l'altro, questo bene non viene utilizzato per speculazioni ed è di uso comune solo da parte della famiglia. La casa si trova nella parte vecchia del comune di La Maddalena, non è una villa sul mare. Va altresì ricordato che l'abitazione è sottoposta al pagamento dell'Ici e alle utenze normali, mentre invece l'acqua viene pagata non in base ai consumi ma in maniera forfettaria, e quindi superiore, secondo una delibera adottata dalla Giunta comunale. Se fosse possibile si chiede di modificare la legge regionale rendendola più equa, stabilendo una tassazione che sia realistica e che sia riferita all'effettiva superficie del bene posseduto.

Del resto, proprio in queste ore, l'onorevole Francesco Rutelli sta proponendo l'abrogazione dell'Ici, e in particolare il leader de La Margherita - riferisco una nota dell'Agenzia Italia - dice: " L'Ici è una tassazione percepita dai ceti medio bassi come odiosa; chi ha un reddito basso se ne accorge, eccome!" Il problema non è dei ricchi e, secondo Rutelli, non abbiamo una flessibilità nella politica dell'abitare e stiamo tornando ad una rigidità come negli anni 60 e 70. Noi - dice - ci occupiamo di politiche sociali, politiche della famiglia e la politica della casa è solo un aspetto, ma forse il primo.

Tutto ciò per rappresentare l'eccessivo carico fiscale, che grava sulle proprietà immobiliari. Tutti conoscono bene il peso dell' Ici, dell'Irpef, e le tasse di successione. Sulle seconde case gravano inoltre maggiorazioni, come dicevamo prima, per l'energia elettrica e l'acqua; non si può trascurare, inoltre, che gli emigrati sentono e vivono come una punizione questa imposta. Non parliamo, colleghi, di turisti che abusano del territorio, non parliamo di speculatori immobiliari ma di conterranei che hanno ereditato una casa, spesso costruita con pietre, come quella di La Maddalena, con granito e fango, anche se attualmente si trova entro i 3000 metri e in una località diventata turistica.

L'idea dell'emendamento numero 91 è nata quindi dall'esigenza di offrire un contributo di riflessione a sostegno dell'equità delle imposte sulle seconde case, proprio con riferimento ai sardi emigrati. Deve essere evidente che la Regione non intende penalizzare in alcun modo i conterranei che per bisogno e loro malgrado anno dovuto lasciare la terra d'origine, e ciò vale in particolare per i sardi di prima generazione e per i loro figli che hanno ereditato, in virtù dei sacrifici dei genitori, la casa di famiglia. Quindi, con questo emendamento, innanzitutto si propone di effettuare un monitoraggio accurato delle proprietà immobiliari e inoltre di valutare esattamente il reddito del cittadino che le possiede, il luogo in cui sono ubicate e anche la vetustà delle case. Se questa tassa verrà mantenuta dovrà essere ricondotta a numeri accettabili. Io credo molto nelle imposte intelligenti, e non credo che si debba colpire alla cieca. Quindi riflettiamo su questo punto perché è importante.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, dopo l'avvio di ieri, dedicato al regime delle entrate, siamo arrivati ad un punto importantissimo di questa legge finanziaria, cioè la reiterazione di una tassazione regionale già introdotta nella legge finanziaria dell'anno scorso. Noi certamente abbiamo già disquisito a lungo e tante volte su questo argomento: ne abbiamo parlato in occasione della finanziaria dell'anno scorso, ne abbiamo parlato successivamente in vario modo per documentare e spiegare le motivazioni rimbalzate ovunque, in Sardegna e fuori dalla Sardegna, che indicano questo nuovo regime fiscale della Regione come illegittimo, inutile e addirittura dannoso. Speravamo però, dopo l'approvazione della finanziaria dell'anno scorso, in una possibile rivisitazione di queste misure.

Queste misure sono state rivisitate ma soltanto per evitare, o nella speranza di poter evitare, un giudizio di legittimità costituzionale che rimane come una speranza forte da parte di chi vede realisticamente le cose. La nostra contrarietà a queste misure deriva invece da una questione di fondo, e cioè da una impostazione politica che il centrosinistra in Sardegna vuole applicare, così come fa a livello nazionale, pensando di sostenere il sistema dei servizi pubblici o comunque tutto l'apparato pubblico attraverso un incremento della pressione fiscale. Questo è un punto generale, di fondo, di impostazione politica. Ribadiamo il fatto che il no a queste tasse è il no alla concezione stessa che è all'origine di queste misure, e cioè alla necessità di amplificare e sostenere la struttura pubblica sottraendo risorse finanziarie alla società e all'economia.

Siamo convinti, non solo sulla base di considerazioni teoriche, ma anche sulla base dell'esperienza concreta, di governo, che dalla diminuzione della pressione fiscale si ottenga, a favore della finanza pubblica, non una diminuzione delle entrate ma addirittura un incremento. Proprio per una logica fisiologica che gli economisti hanno anche studiato e che tutti conoscono, e cioè che la diminuzione della pressione fiscale permette un maggiore sviluppo dell'economia e quindi, aumentando la ricchezza, aumenta la base imponibile.

Un sistema di tassazione che deve essere razionale, non episodico, non così poco studiato come questo! Su queste tasse voi non avete di fatto introitato nulla nel primo anno, non sapete dirci quanto si potrà introitare nel prossimo anno, da quando partiranno concretamente, e assistiamo continuamente ad una serie di proteste che evidenziano impietosamente l'approssimazione con cui questo sistema fiscale è stato introdotto e attuato fin dall'inizio.

Pochi minuti fa, prima di entrare in quest'Aula, ho ricevuto la telefonata di un vecchio collega di studi dell'Università, che oggi è segretario comunale in un comune della Regione Piemonte. Questa persona, che è andata fuori dalla Sardegna per lavorare e che quindi non ha certo la necessità o la voglia di tornare in Sardegna per speculare sui nostri beni ambientali, ma torna in Sardegna per poter vivere qualche giorno ancora nella propria terra, ha ricevuto la comunicazione per il pagamento della tassa sugli immobili per i non residenti relativa a un immobile che si trova, onorevole Mattana, nel Comune di Sarroch, nel centro del Comune di Sarroch.

Ecco, un emigrato, un sardo nel mondo che ha una casetta piccola nel centro di Sarroch, deve pagare questa tassa che è una sovrapposizione, una duplicazione di altre tasse, per che cosa? Per contribuire al ristoro dell'ambiente sardo, a Sarroch? Che, probabilmente, dal punto di vista ambientale riceve appesantimenti di altra natura e di altra origine? Ecco, queste sono le storture. Poco fa anche la collega Caligaris raccontava di un altro caso, ma credo che ciascuno di noi, ciascuno di voi abbia ricevuto decine di queste segnalazioni. E a ciò potremmo aggiungere la illogicità (oltre che l'anti economicità) della tassa sulle imbarcazioni e gli aeromobili che colpisce direttamente un sotto settore del comparto turistico, nonché la illogicità della tassa sulle plusvalenze immobiliari e di tutto questo sistema di nuove tassazioni, che voi definite, demagogicamente, e che sono conosciute in Italia e in Europa come tasse sul lusso e che contribuiscono a dipingere il Governo regionale e il suo Presidente come difensori dei poveri che hanno finalmente il coraggio e la forza di colpire i ricchi.

Ci dovete dimostrare con la logica, con la ragionevolezza, che questo è vero, ci dovete dimostrare che anche questo non è l'ennesimo falso contenuto in questa legge finanziaria, oltre a quello delle entrate, il falso cioè di una politica finanziaria fortemente tesa al risanamento del bilancio, al risanamento dell'ambiente e del paesaggio ma che in pratica provoca queste storture. Storture che comportano danni all'immagine della Sardegna come terra di nascita di molti nostri conterranei sparsi per il mondo, alla ricerca di un'esistenza dignitosa, e che oggi vengono assoggettati a questi balzelli semplicemente perché voi volete in questo modo sfuggire al giudizio di illegittimità della Corte Costituzionale.

Dobbiamo tutti sperare che un giudice esterno, che una valutazione terza, imparziale, veramente imparziale, renda giustizia a persone che hanno subìto un danno, non solo di immagine, non solo economico, ma un danno anche alla propria sensibilità. Che cosa può provare un sardo che va fuori e che si trova penalizzato in questo modo, ulteriormente, oltre che dalla condizione che è costretto a vivere? Noi insistiamo perché ancora la ragionevolezza possa avere spazio in questa Aula e perché ci si possa realmente confrontare sulle questioni concrete, e speriamo che almeno le possibilità di soppressione o di modifica di parti di questo articolo possano ancora rendere giustizia a chi giustizia non ha ricevuto.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marracini. Ne ha facoltà.

MARRACINI (Gruppo Misto). Signor Presidente, certamente la filosofia che ispira questa tassazione è abbastanza complessa e necessita preliminarmente l'individuazione dei criteri indicatori del lusso rispetto al quale noi andiamo ad agire. Perché è evidente che se si utilizza un indicatore di un certo tipo, si fa un ragionamento di un certo tipo, se invece si utilizza un altro indicatore, che va a colpire livelli diversi di ricchezza, anche il giudizio diventa diverso. In altre parole, vogliamo dire questo, e lo dico anche collegandomi all'intervento del capogruppo di Forza Italia: noi possiamo accettare, per esempio, che la tassa sui velivoli possa essere considerata una tassa sul lusso, e il fatto che non porti nulla in termini di ricavo, non è una circostanza documentabile, ed è anche opinabile. Se uno infatti compra un velivolo, che ovviamente ha un costo, vuol dire che sicuramente ha la possibilità di mantenerlo, e allora il fatto che debba pagare 1, 2 e 3 giornate di sosta in questo o quell'aeroporto sardo, probabilmente per lui non sarà un problema. Il problema è capire, però, se questa terapia, che noi stiamo praticando in questa legislatura, sia quella giusta. Io considero questo percorso legislativo un po' come una tossi infezione per guarire la quale sia stata somministrata una purga. Questa legislatura è una purga; una purga in termini terapeutici, ovviamente. Allora dobbiamo vedere quanta purga dobbiamo somministrare al paziente, perché se gliene somministriamo una dose al giorno per cinque anni, insomma, ne esce benino, però poi deve essere sospesa (non c'è il Presidente, ma gliel'ho già detto) se però noi gli somministriamo 10 dosi di purga al giorno, dopo cinque anni questo paziente ne esce malino: sarà forse guarito dalla tossi infezione ma dovrà essere ricoverato per disidratazione.

Allora, cosa voglio dire? Certo, il centrodestra ci ha consegnato un paziente malato, cerchiamo di non riportarlo in condizioni precarie anche alla fine di questa legislatura.

LADU (Fortza Paris). Peggiori!

MARRACINI (Gruppo Misto). La terapia, la terapia della purga va bene, la terapia delle tasse va bene, quando sono tasse sul lusso e il lusso è identificato con un indicatore che viene condiviso dall'opinione pubblica, viene condiviso dagli studiosi che individuano gli indicatori in maniera seria, viene condiviso dagli opinion leader, cioè da quelli che veramente sanno che anche se hai una macchina e questa macchina ha 2000 di cilindrata, questo non è più un indicatore del lusso, anzi, quella macchina c'è l'hanno soprattutto gli zingari. Allora perché dobbiamo sbagliare gli obiettivi che andiamo a colpire? Noi, come partito, siamo sicuramente d'accordo per tassare il lusso, per un discorso di equità generale e per un discorso di ridistribuzione della ricchezza. Ma se questo lusso è male individuato, causiamo un danno enorme per la Sardegna, un danno enorme per i sardi, perché andiamo a colpire la dove invece, probabilmente, il lusso non c'è. Noi avremmo, e abbiamo ottenuto già in Commissione, qualche modifica rispetto a questa terapia, ma non perché non ne condividiamo la filosofia - la filosofia è condivisibile, ripeto - ma perché sono gli strumenti che devono essere resi ottimali rispetto al raggiungimento dell'obiettivo.

Ecco, più volte si è parlato del problema delle case, delle piccole case costruite con i risparmi di una vita; abbiamo fatto degli esempi, tutti noi abbiamo ricevuto un invito a ragionare bene su questo argomento perché è evidente - lo dicevo prima al collega Lai - che una villa in Costa Smeralda di seicento metri quadri è diversa da una casa di cinquanta, ottanta metri quadri costruita ovviamente con altro patrimonio e altri sacrifici. Su questa differenza noi vogliamo che questo Consiglio, questa Giunta più spesso esprima delle considerazioni serene. Colpire per ammazzare non è uguale a colpire per curare; noi siamo d'accordo per colpire, ma per curare, perché il paziente curato è un paziente che poi può continuare a vivere senza terapia e noi siamo convinti che cinque anni di questa terapia siano sufficienti. Però dev'essere una terapia che abbia un dosaggio regolare, adeguato al paziente che si vuole curare, ai beni rispetto ai quali si vuole incidere. Io credo che ci sia ancora tempo, anche in questa Aula, per verificare bene se le misure che abbiamo adottato siano adeguate. Ripeto, in Commissione qualche passo in avanti è stato fatto rispetto al punto due, mi pare, o al punto tre, però abbiamo accettato un passo in avanti rispetto a delle restrizioni che ci sembravano eccessive e estremamente fastidiose. Abbiamo tutto il comparto degli emigrati che risiedono in Italia che viene escluso, e questo è gravissimo. E' vero che esiste un problema di incostituzionalità, però è un fardello che peserà dopo che approveremo questa norma, perché i nostri emigrati si troveranno in una condizione di differenziazione rispetto agli altri e, oltre ad essere stati penalizzati dall'essere costretti ad andare lontano dalla propria terra, si troveranno anche questo problema.

L'utilizzo del bene ambientale - tutti siamo d'accordo - comporta un privilegio rispetto al quale si può pensare di incidere con forme di tassazione. Però, ecco, il mio invito, ancora una volta, all'Assessore è: facciamo ancora uno sforzo, vediamo se riusciamo ad essere più giusti nell'intraprendere questo percorso.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, la collega Caligaris nel su intervento si dichiara molto preoccupata per le vicende che riguardano i piccoli proprietari (ma io direi non solo i piccoli proprietari) e fa riferimento a questa grandissima innovazione che sarebbe nata dalle parole del Vicepremier Rutelli. Ma l'onorevole Rutelli è arrivato comunque tardi, perché già nella passata legislatura il Governo di centrodestra aveva annunciato - e l'aveva annunciata con tutti i limiti che questa potrebbe comportare - la riduzione dell'ICI. Oggi il Premier Prodi dice ce per procedere in quella direzione è necessario rivedere tutti gli estimi catastali. Beh, mai avvenga questo, perché nel momento in cui ciò avvenisse, qualsiasi riduzione dell'ICI sarebbe vanificata.

La collega Lanzi, che è il consigliere più giovane, immagino non abbia un patrimonio immobiliare di grandi dimensioni; probabilmente avrà una casa dove abita. Io non conosco la casa dell'onorevole Lanzi, però immagino che essendosi sposata da poco, sia una casetta decorosa con tutti i confort, situata in un paese della Sardegna. Se si revisionassero gli estimi catastali (io parlo di quella casa perché presumibilmente è una delle ultime costruite, ma potrebbe essere anche quella di un mio figlio) l'ICI che dovrebbe pagare probabilmente salirebbe a quattro o cinque volte l'importo dell'ICI attuale.

Perché faccio questo ragionamento? Perché sembra quasi che se c'è una cosa che interessi oggi, è andare a penalizzare la proprietà che non è nata a fini di lucro, che non è nata per speculare, anche la seconda casa di chi la utilizza (come moltissimi sardi che non risiedono più in Sardegna e che hanno fatto grandi sacrifici per costruirla) per venire in vacanze, forse anche per affittarla. Allora, se proprio vogliamo colpire qualcuno colpiamo chi affitta, non chi ha la proprietà per abitarci, perché questo secondo me è assolutamente illegittimo.

E parlando di illegittimità, visto che l'onorevole Porcu si affretta a dire sempre che quelle norme non sono state impugnate dal Governo, le modifiche contenute nell'articolo 3, sono dovute proprio al fatto che la legge è stata impugnata (e come è stata impugnata!) e che quindi il legislatore regionale, ovvero il Presidente della Regione, ha pensato di modificarla. Però, veda assessore Dadea, di tutte le problematiche sollevate dalla Corte, forse qualcuna è stata aggirata, ma ce n'è una che non è stata e non può essere aggirata, su cui permarranno e permangono tutti i motivi di illegittimità rilevati.

L'impugnativa del Governo, infatti, si basa su più punti, ma l'elemento principe è quello che si fonda sulla giurisprudenza della Corte Costituzionale in merito ad altri giudizi nei quali si riconosce l'impossibilità dell'imposizione di tributi propri da parte delle regioni, in mancanza delle norme statali di coordinamento che stabiliscono le linee dell'intero sistema tributario. Ciò vuol dire che la Corte Costituzionale, anche in presenza di modifiche sostanziali come quelle che sono contenute, continuerà a dichiarare che in assenza di norme statali di coordinamento non si potrà imporre alcun tributo. Questa è la realtà di questo articolo, e noi siamo due mesi che andiamo appresso a questa storia. Pertanto su questo punto faremo una pesante opposizione, su tutti gli emendamenti, con tutti i colleghi che vorranno intervenire, sperando che ci sia ancora la possibilità di cassare questo articolo, perché non è assolutamente possibile una cosa simile. Non stiamo entrando nel merito, stiamo parlando di illegittimità che è già stata evidenziata nel ricorso proposto dal Governo.

Ma perché allora continuare ad andare avanti in questa direzione? Su questo articolo si parla delle plusvalenze, si parla delle imbarcazioni. Non mi attardo sulle plusvalenze perché quello che dovevo dire credo di averlo già detto. La riduzione dell'ICI, cara collega Caligaris, se la si vuol fare la possiamo fare con un emendamento di quattro righe, ve lo scrivo io che sono il più ignorante in quest'Aula. Diciamo noi ai comuni come devono spendere il fondo indistinto (500 milioni di euro, cioè 166 milioni e 500 mila euro in più di quello che hanno ricevuto l'anno scorso). Abbattendo l'ICI di tutte le prime case della Sardegna. Questa è una risposta al potere d'acquisto dell'euro, questo è fare gli interessi delle famiglie sarde! Non mettere 500 milioni nel fondo indistinto per dare la possibilità ai vostri e ai nostri sindaci di farci l'accidente che vogliono! Non va assolutamente bene. Se vogliamo fare una politica sociale come quella che sta molto a cuore all'onorevole URAS (che però, poi, non da soluzioni) questa è una soluzione: 170 milioni di euro per abbattere l'ICI in tutta la Sardegna, per fasce, per reddito, per nucleo familiare, per prima casa, per tutto quello che intendete voi. Ma l'input deve partire da questo Consiglio regionale.

Sulle case potremmo discutere per mesi, mesi e mesi; invece, la cosa che a voi interessa di più è l'imbarcazione, perché l'imbarcazione è sinonimo di ricchezza, dice il presidente Soru. Lui non ama il mare, è un terrestre, anche se pensa di essere extra terrestre, per cui il mare lo guarda da vicino, mai da lontano; non è andato sui monti del Gennargentu per osservare il panorama che c'è da Su Gorroppu, per esempio. No, è andato sulla costa, per poter vedere il mare da vicino, e come lo vede bene lui lo possono vedere solo pochissimi altri privilegiati. Però, la barca è sinonimo di ricchezza.

C'è gente che non cambia la macchina da quindici anni per potersi permettere una barca, ci sono barche immatricolate nel registro navale della Sardegna, che eccedono i 14 e 99, che eccedono i 15 metri. Ma quanti italiani vivono per godersi quindici giorni in giro con la loro barca (che magari eccede i 14 metri e 99) e quindi non possono venire in Sardegna perché sarebbero penalizzati, perché voi avete stabilito che la barca è sinonimo di ricchezza? La barca non è sinonimo di ricchezza: è un ritorno alle origini.

Tutti quanti noi amiamo il mare, c'è una simbiosi tra l'uomo e il mare, tra l'uomo e l'acqua. Ma per quale motivo dobbiamo penalizzare un comparto così importante che è trainante nell'economia nazionale? Provate ad andare a vedere che cosa succede nel sito tv di La7, adesso che si stanno svolgendo le grandi crociere e le gare della coppa America di vela. Beh, guardate, io non pensavo che fosse così piacevole seguire le regate veliche. Le regate veliche sono escluse dall'applicazione della tassa; basta che otto persone italiane con barche che hanno più di trenta anni - e ce ne sono tantissime - decidano di venire in Sardegna e comunichino all'ARASE che hanno deciso di organizzare un raduno di barche d'epoca.

La barca non si cambia tutti gli anni. Ci sono famiglie che l'hanno lasciata in eredità ai figli, ed è una barca che ancora fa il suo lavoro, funziona, li traghetta da una parte all'altra d'Italia, nel mare Mediterraneo. Diceva un commentatore attento: "Sarebbe sufficiente, forse, per dare dimostrazione dell'inconsistenza di questa norma, che per quattro mesi tutte le imbarcazioni italiane iscritte nei registri navali, per quattro mesi, venissero in Sardegna". Sapete a quanto ammonterebbe l'introito derivante dall'applicazione della tassa?

PRESIDENTE. Sì, concluda. Prego.

DIANA (A.N.). E' un conto molto facile, perché sappiamo quanti sono i natanti iscritti al registro navale italiano. Beh, se tutti quanti, tutte le imbarcazioni iscritte al registro italiano, venissero per quattro mesi nella nostra Isola, alla Sardegna rimarrebbero 20 milioni di euro.

Ma noi stiamo facendo una sciocchezza di questo genere, attirandoci le inimicizie di tutti, per quattro soldi? Per un milione di euro, ammesso che tutti quanti paghino? Ma, veramente, questa è una cosa inconcepibile da parte nostra.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pileri. Ne ha facoltà.

PILERI (F.I.). Signor Presidente, la prima riflessione che faccio sull'articolo 3 è una riflessione spontanea e riguarda la situazione che si è venuta a creare in Consiglio, e soprattutto l'appiattimento della maggioranza nei riguardi di una legge, o meglio, di un articolo che il Presidente vuole fare approvare a tutti i costi senza ragionare. Sembra quasi un capriccio. E' un articolo che ha un effetto non sicuramente economico, sociale, ma ha un effetto mediatico. E' una strategia populista.

Forse si cercano, con questa legge, consensi anche elettorali, perché dire: "Prendiamo ai ricchi per dare ai poveri", sembrerebbe qualcosa di assolutamente giusto, ma io ho paura che si prenderà ai ricchi qualcosa, poco di quello che si potrebbe prendere ragionando (perché si potrebbe prendere molto di più), non per dare ai poveri, ma per togliere ai poveri, perché questa tassa, così come è concepita, porterà inevitabilmente un indebolimento del sistema turistico.

Quando si parla di turismo delle coste o quando si parla di nautica, con questa maggioranza, con questo Governo, sembra che si parli di economie negative non di economie positive. Quando si parla di costa bisogna punire, bisogna mettere imposte, facendo credere alle zone interne di trasferire ricchezza, e questa è una grande falsità. Voi dovreste andare tutti i giorni nei territori costieri e vedere quanta gente dell'interno c'è; gente seria, che lavora e che, grazie anche alle coste, oggi ha la possibilità di portare uno stipendio a casa. L'indebolimento dell'economia costiera potrebbe, probabilmente, far diminuire questi posti di lavoro.

Il lusso è sancito dallo stesso principio che avete utilizzato per il piano paesaggistico; sembra quasi che l'ambiente debba essere salvaguardato solo se il territorio dista 300 metri, 2 chilometri, 3 chilometri dal mare. Io non capisco perché l'imposta debba essere applicata con criteri così precisi per quanto riguarda le distanze dalla costa: 3000 metri, quindi 3 chilometri, 20 per cento di aumento nei 300 metri. Anche in Sardegna ci sono i paesi sul mare, non sono solo località turistiche, ci sono case esattamente uguali a quelle che sono presenti nelle zone interne, ci sono anche case di emigrati che voi state punendo. Voi state favorendo i furbi, perché basta trasferire la residenza e, con una furbata, perché saranno alcuni a farlo, cade tutto.

Allora, io dico, non è più opportuno fare un ragionamento? Noi, ovviamente, abbiamo presentato alcuni emendamenti soppressivi, ma saremmo anche disposti a riconsiderarli se si proponessero delle norme serie. I nostri emendamenti portano anche al ragionamento, perché, ad esempio, io vorrei capire come farete a tassare le case, quando non stabilite quale tipo di superficie dovrebbe essere considerata per il pagamento dell'imposta, e soprattutto non capisco perché non volete accettare la classificazione catastale. Le case, come ha detto qualcuno, hanno diverse categorie catastali, e molte di queste non sono ville, non sono neanche villette, ma sono semplici civili abitazioni anche se voi le definite comunque seconde case. Noi abbiamo presentato ad esempio un emendamento, che non avete sicuramente accolto, dove chiediamo che l'imposta venga applicata, visto che voi non la toglierete, solo per le categorie catastali corrispondenti alle ville, e con un regime diverso.

Anche il gettito è stato impostato in una maniera strumentale: il 75 per cento è destinato al fondo perequativo, il 25 per cento ai Comuni. Io sono anche un amministratore locale e dico che il 75 per cento deve andare ai Comuni e il 25 per cento deve andare al fondo perequativo, perché la ricchezza così si diffonderebbe su tutta l'economia della Sardegna. Noi non sappiamo, infatti, dove va a finire questo 75 per cento destinato al fondo perequativo. Se noi destiniamo il 75 per cento ai Comuni abbiamo la certezza che i fondi rimangano in quel territorio e che vengano reinvestiti in servizi e per la tutela soprattutto di quelle coste che rischiano maggiore degrado a causa del maggiore carico antropico.

Le barche, le tasse sull'ormeggio. Ma anche qui, secondo me, c'è un'impostazione tecnica e politica sbagliata. La Sardegna, io l'ho già detto, è una delle regioni che deve assolutamente puntare all'offerta qualificata di servizi per la nautica, perché l'unica porta per poter competere è quella; non può competere con la produzione delle barche, non può competere con tutta un'altra serie di attività indotte della nautica, ma sulla fornitura dei servizi si. Noi non possiamo rischiare, visto che siamo anche al centro del Mediterraneo, di allontanare i flussi delle grosse imbarcazioni. Voi non potete pretendere che le grandi imbarcazioni rimangano fisse in un porto perché chi compra una grossa imbarcazione gira nell'ambito di un circuito del Mediterraneo e anche oltre, e voler far pagare a tutti i costi, anche per due giorni solo, delle tasse che sono assurde porta inevitabilmente ad un allontanamento.

Io ho fatto un esempio banale ma calzante: un'imbarcazione di 16 metri che sta attraversando le bocche di Bonifacio e ha da una parte Santa Teresa di Gallura (che non è Porto Cervo) e dall'altra parte Bonifacio e per entrare a Santa Teresa deve pagare duemila euro per due giorni, secondo voi cosa fa? E allora, anche su questo noi abbiamo chiesto che se si deve far pagare si faccia pagare giornalmente, dividendo meglio le categorie (mi riferisco, in particolare alle navi da diporto sopra i 24 metri, e non sopra i 20 come avete scritto) cercando di alleggerire la fascia dai 14 ai 20 metri perché quella è la fascia che gira tutti gli altri piccoli porti della Sardegna.

La rete dei porti, quando ha fatto pubblicare sui giornali questo articolo a pagamento, "Tassa sul lusso, un danno per i sardi", l'ha fatto perché soprattutto i porti minori vengono gravemente danneggiati. Guardate, a Porto Cervo, forse, o a Porto Rotondo possono anche continuare ad ormeggiarsi, ma le barche che passeranno soprattutto nel sud della Sardegna non entreranno certo a Villasimius o a Teulada perché pagare duemila euro per due giorni è assolutamente una pazzia. Quindi ci sarà sicuramente un indebolimento del sistema della nautica e a fronte di entrate di 2 milioni, 3 milioni, quello che volete, 4 milioni forse, perderemo 20 milioni di euro.

E allora, anche in questo caso si impone una riflessione: noi abbiamo presentato ovviamente degli emendamenti soppressivi ma se non altro, se proprio non si vuole sopprimere l'articolo 1 che si sposti almeno questa tassa al 2008 dopo la verifica di costituzionalità e si trasformi in tariffa giornaliera, per un periodo più limitato, cioè il periodo di massimo carico.

Il tempo non è sufficiente per dire tutto quello che vorrei dire su quest'articolo, pertanto chiudo affermando che faremo una battaglia puntuale sugli emendamenti, con la speranza che qualcuno di questi venga accolto. La battaglia sarà dura, sarà un'opposizione che però nel momento in cui si dovesse ragionare insieme potrebbe anche portarci ad esprimere un voto favorevole, ovviamente se accoglierete i nostri emendamenti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, io credo che siamo tutti d'accordo sul fatto che in una società, in una struttura sociale, civile, per poter intervenire e poter offrire servizi alla cittadinanza e agli abitanti sia necessario produrre ricchezza. Laddove non c'è produzione di ricchezza autonoma, e cioè laddove non c'è un sistema economico che produce, è necessario che lo Stato, la Regione e i Comuni, cioè gli enti autorizzati ad approvare tasse provvedano col sistema impositivo a recuperare fondi per poter pagare i servizi. Il tutto sta nel vedere come, in che metodo e con quale sistema questi fondi, queste risorse vengono recuperate.

Quindi se può essere come principio, come filosofia, giustificata la creazione di un sistema impositivo per poter realizzare i servizi occorre però verificare se questo sistema sia equo, equilibrato e giusto. Un tempo, sino alla fine dell'800, in Sardegna, almeno nei nostri paesi, si pagava sa deguma, cioè la decima: ogni famiglia doveva dare il 10 per cento di quello che produceva. A chi? Al feudatario del posto o alla Chiesa o a quant'altri. La pagavano tutti, indistintamente, ad eccezione chiaramente di coloro i quali, i baroni, recepivano le tasse impositive dal ceto povero e meno abbiente. Io non vorrei che oggi si stesse utilizzando lo stesso metodo.

E allora vado indietro nel tempo; io ritorno - vorrei che l'Assessore mi ascoltasse - alla legge numero 8 e, di conseguenza, al Piano paesaggistico, perché quando giustamente si interviene su queste materie bisogna intervenire seguendo un filo logico, perché la filosofia che ispira questa norma è collegata strettamente alla filosofia che è stata imposta a livello urbanistico e fiscale, o estimativo se così lo si vuol chiamare, sia nella legge numero 8 sia nel Piano paesaggistico, e vado a spiegarlo.

Col blocco dell'edificazione - perché di questo si tratta - in una certa area adiacente alle coste, si è innescato - questo lo dissi l'anno scorso, lo ripetei quest'anno sul Piano paesaggistico - un particolare processo, perché l'economia risponde a precise leggi di mercato. E cioè se viene bloccata l'offerta di aree, a domanda inalterata, il prezzo aumenta. Allora, cos'è successo? Col blocco dell'edificabilità delle aree, il prezzo è diminuito perché la domanda è diminuita, e quindi in questo momento chi ha soldi compra con la speranza che un domani con una variazione della legge, possa edificare. Coloro i quali invece avevano già costruito, non potendo gli altri edificare, vedono aumentare il valore del loro immobile di 4, 5, 6 volte. Ecco quindi che si crea lo squilibrio nel mercato, lo squilibrio nel sistema ed ecco quindi che si insinua e si favorisce la speculazione, probabilmente non volendo, perché il principio poteva essere giusto, ma è sbagliato il metodo.

E veniamo ad oggi. Cosa succede se noi andiamo ad applicare il disposto di questo articolo? Che coloro i quali avevano un immobile già costruito e ne hanno visto aumentare il valore di quattro o cinque volte, devono pagare la tassa. Giusto, probabilmente, anche se è iniquo. Chi costruisce una casa paga per l'acquisto dell'area edificabile, paga il notaio, l'imposta di registro e di bollo, paga per aver la concessione edilizia, paga per le opere di urbanizzazione, gli oneri Bucalossi, paga per poter poi avere la licenza di agibilità, paga l'ICI, infine deve pagare anche questo balzello.

Ma ritorno alla filosofia di base; assieme a questi e a coloro che - come giustamente hanno detto il collega Marracini e il collega Pileri che mi hanno preceduto - hanno a Porto Cervo ville di 200, di 300 metri quadri e c'è anche l'emigrato che ha costruito con trent'anni di sacrifici lavorando in miniera o lavorando all'estero una piccola casa. E questo non può essere paragonato con chi ha la villa a Porto Cervo. Non si può paragonare un Barrack a un emigrato perché non sempre nella società la ricchezza è equamente distribuita; purtroppo così è in tutto il mondo: c'è chi ha e chi non ha, c'è chi ha più e c'è chi ha meno.

Io ritengo che le tasse debbano essere applicate in modo equilibrato; non basta che il principio sia esatto. E non si può giustificare tutto con il fatto che leggi inique, sbagliate, come la legge numero 8 e il Piano paesaggistico, abbiano permesso il salto in alto dei valori immobiliari favorendo la speculazione edilizia (perché di speculazione edilizia si tratta, e bisogna dirlo a voce alta) non si possono giustificare con queste leggi gli eccessi impositivi attuali. No, questa non è una equilibrata filosofia impositiva, assolutamente, perché coloro i quali beneficiano di quelle due leggi, e parlo di coloro i quali possono aumentare la volumetria, dal 25 al 100 per cento e di coloro i quali hanno ieri costruito i villaggi (villaggi che seppure identificati catastalmente come abitazioni, erano già destinati a strutture ricettive diffuse) e oggi ne cambiano le destinazioni d'uso, non solo hanno già triplicato il valore dell'immobile, ma potranno raddoppiare il volume, mentre coloro i quali avevano poco, restano con quel poco e, per di più, tassato. Questa è l'applicazione sbagliata di un principio esatto.

Allora, è necessario riflettere, riflettiamo affinché non possano verificarsi queste storture sociali. Questo è un principio economico, non sto parlando di politica. Purtroppo la legge ha fatto si che questo tipo di sistema degenerasse, laddove ha fatto di tutte le erbe un fascio facendo pagare anche chi non ha, o ha poco o niente, alla stessa stregua, seppure proporzionalmente meno, di chi ha troppo e sta avendo ancora di più.

Sulle barche io non mi dilungo perché ho poca competenza, ma comunque ho sentito quello che il collega Pileri ha appena accennato. Attenzione a non far scappare la gente perché in altri posti ai turisti costruiscono ponti d'oro. E' necessario pensare a dotare di servizi sia le coste che l'interno; è necessario senz'altro seguire una politica impositiva ma equilibrata, per non creare storture sociali come si sta facendo purtroppo in questo caso. Con la scusa di tassare il lusso si sta tassando tutto e tutti, e il lusso, quelli che ce l'avevano, ce l'hanno tutt'ora, anzi, ce l'hanno duplicato e triplicato. Pertanto se dovranno pagare 1000 o 2000 euro, per loro non cambierà proprio un bel niente, proprio un bel niente perché pagheranno tutto con gli affitti. Questa è la verità.

E' necessario rivedere e tentare di dare equilibrata attuazione a un principio che può essere giusto, ma che, se non correttamente calato nella realtà sarda, arrecherà più danni che benefici.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, credo che tutti noi possiamo fare una considerazione comune. La società attuale è caratterizzata dalla contraddizione delle contraddizioni, cioè ci sono sempre più ricchi e sempre più poveri. Questa è l'epoca che stiamo vivendo, questo determina l'amplificazione dell'invidia sociale e il progressivo allargamento della forbice tra chi ha tanto e chi ha sempre meno.

Quando questa forbice raggiunge la posizione orizzontale con le due punte ai lati opposti, la storia ci insegna, ma credo anche l'intuizione, che spesso si sfocia nella guerra sociale, l'unica soluzione per poter in qualche modo ricostituire l'equità, azzerare e ripartire. Questo ce l'ha insegnato la storia, ma ovviamente non voglio partire dall'articolo 3 per dire che siamo ai limiti della guerra sociale. Dico solo che noi, nel nostro piccolo, probabilmente stiamo dando il nostro contributo (grazie soprattutto alla politica dell'Assente, che fa notare con molto peso la sua assenza, cioè il Presidente della Giunta) al perpetuarsi di una sperequazione sociale.

Io non so a chi sto parlando precisamente, sto parlando forse ai colleghi che avranno la bontà e la pazienza di ascoltarmi, forse alla Giunta, e in un sistema diverso ciò sarebbe stato utile, ma nel nostro sistema abbiamo necessità di confrontarci solo con una persona, che però è costantemente assente in momenti topici, che costantemente rigetta il confronto in quest'Aula, costantemente cerca di diminuire, di svilire il ruolo di quest'Aula anche con la sua assenza. Ma andrò avanti sostenendo che io non ho presentato emendamenti all'articolo 3 perché ero certo che qualche emendamento soppressivo ci sarebbe stato, perché concettualmente rifuggo dall'impostazione dell'articolo 3 e non solo del 3.

Io credo soprattutto che per quest'articolo, si sia speso tanto e ancora non si sia prodotto nulla. Si è speso per sedute di Consiglio, sedute di Commissione, confronti esterni, consulenti. Voi tutti sapete che nell'elenco delle consulenze presentato dalla Giunta è presente anche uno staff pagato per studiare queste imposte. Questo riguarda il 2006 perché noi ci trasciniamo questa discussione dal 2006. Bene, cosa hanno prodotto questi consulenti? Un testo del 2006 che oggi, nel 2007, stiamo cercando di modificare.

Non mi addentrerò sulla illegittimità della norma, ormai ovvia, basti pensare all'articolo 56 o all'articolo 12 del Trattato; possiamo richiamare in quest'Aula diversi motivi di illegittimità sui quali la Giunta, come al solito, cercherà di rispondere, magari non ripetendo il ritornello che queste erano delle tasse "provocatorie" proposte nel 2006 per sollecitare la vertenza con il Governo. Quella vertenza bene o male si è chiusa, e oggi ci ritroviamo le tasse. Questo, però, era il ritornello del 2006, non del 2007. Potremmo anche chiederci il perché di nuove tasse se la Giunta stessa e il Presidente sostiene che dal 2010 avremo maggiori introiti, tanti denari che arriveranno in Sardegna e che stiamo anticipando nel 2007. Allora mi chiedo: se sono previste tante risorse finanziarie in entrata, che necessità c'è di incrementare la pressione fiscale? Ma anche a questa domanda sicuramente ci sarà una demagogica e populistica risposta.

Torniamo all'invidia sociale che stiamo provocando, torniamo alla antistoricità di queste tasse. Abbiamo discusso qualche settimana fa, attraverso le pagine dei giornali, sulla mancata indicazione da parte del Governo delle zone franche in Sardegna. Bene, le zone franche, che potrebbero essere ridiscusse come strumento di sviluppo economico - nelle quali, comunque, io credo ancora - partono dal principio della fiscalità di vantaggio. Il Presidente affermando "La Sardegna sarà dentro", sposa un concetto di fiscalità di vantaggio. Spiegatemi allora dove è in queste norme la fiscalità di vantaggio che tutto il mondo ricerca, soprattutto quelle Regioni che impostano la loro politica sullo sviluppo turistico o sugli insediamenti industriali e produttivi provenienti dall'esterno. Qual è la fiscalità di vantaggio che viene perorata dall'articolo 3? Quale può essere? Che cosa produce?

E' da un anno e mezzo che stiamo chiedendo di capire quali siano i costi e quali i benefici di questa manovra. Sino ad oggi abbiamo capito solo quali sono i costi: costi vivi, spese di istruttoria per la discussione di questa legge, mentre non abbiamo ancora compreso quale sia l'aspettativa di entrata, non l'abbiamo capito per l'imposta sulle imbarcazioni e sugli aeromobili, sulle plusvalenze, sulle seconde case; in due anni non siete ancora riusciti a quantificare le entrate che si possono generare dall'applicazione di queste norme.

Le leggi dell'economia prevedono che minore è la pressione fiscale, maggiore è la riduzione del costo della vita; ci dovrebbe essere, quindi, un aumento del potere d'acquisto. Qui stiamo, invece, invertendo i principi, stiamo totalmente invertendo i principi, perché noi non possiamo pensare soltanto a chi ha la casa, piccola o grande questo è irrilevante in una società che persegue l'equità, ma dobbiamo soffermarci sul concetto della tassazione.

Quali effetti produce questa tassazione? Produce gli effetti che chi ha, può continuare a pagare, chi non ha continua a subire una riduzione del suo potere d'acquisto, una notevole riduzione del suo potere d'acquisto! Allora, chi colpisce e perché? La politica alla Robin Hood è una politica che può essere riportata ai tempi nostri? E' questo il nostro ruolo, quello di perseguire chi ha? Cosa si può fare per chiudere quella forbice?

Io certo ho delle idee; penso che - per esempio - sulla proprietà terriera bisognerà, un giorno o l'altro, discutere; sulla proprietà delle risorse energetiche in capo a pochi bisognerà discutere; sull'acqua, sulle risorse primarie bisognerà discutere. E' giusto che chi è ricco diventi ancora più ricco perché ho bisogno di scaldarmi, perché ho bisogno di muovermi? E' giusto che tutte queste risorse siano nelle mani di poche, pochissime persone nel mondo? E' giusto che chi è più ricco continui a voler essere più ricco? Questo non è il modo di intervenire, perché io vorrei che chi ha meno potesse investire ancora di più, potesse lavorare ancora di più, vorrei che le barche arrivassero, da 14 a 20 metri perché lavorano a rimessaggio, perché colui che lavora a rimessaggio un giorno possa comprarsi la barca, perché chi ha 50 metri quadri sul mare o a tre chilometri dal mare, possa ambire ad avere i 100 o i 150 metri quadri.

La diversità che corre tra noi e voi è che noi vogliamo elevare chi ha di meno verso chi ha di più e portare chi ha di più ad accontentarsi, a non vivere nel quotidiano superfluo.

PRESIDENTE. Concluda, prego.

CAPELLI (U.D.C.). Ma non sono queste le vie e non sono queste le azioni giuste; queste sono le azioni che possono portarci solo a un lento ma inesorabile declino e peggioramento delle condizioni sociali ed economiche della nostra Isola.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori e colleghi, l'articolo che stiamo discutendo, il numero 3 della finanziaria, è sicuramente l'articolo peggiore della finanziaria ed è che crea più danni alla Sardegna. E' per questo che noi abbiamo chiesto la soppressione di questo articolo e sono convinto che se questo Consiglio regionale avesse un po' più di coraggio, verrebbe soppresso e ne uscirebbe fuori una finanziaria meno peggio di quella che stiamo approvando.

Abbiamo visto cosa è successo per quanto riguarda i primi due articoli della finanziaria, soprattutto l'articolo 1 della finanziaria; anche lì, con l'anticipazione delle entrate inserite in bilancio, abbiamo fatto un'operazione spregiudicata dal punto di vista amministrativo e finanziario che pagheranno sicuramente le popolazioni future, mentre l'articolo che noi stiamo approvando, è un articolo che inevitabilmente farà sentire i suoi effetti sulle popolazioni locali. Sbaglia chi dice che questo articolo - soprattutto in riferimento alla seconda casa - riguarda soltanto i sardi emigrati all'estero o nella Penisola, quelli che oggi non hanno domicilio fiscale in Sardegna. Io credo che ci sarà comunque una forte penalizzazione per tutti i sardi, perché una volta che noi danneggiamo una fascia importante della popolazione, di quei sardi che oggi vivono in continente, sicuramente creiamo un danno anche ai sardi che vivono in Sardegna.

Comunque non è assolutamente giusto che noi continuiamo a inventarci balzelli, a tassare ancora di più, a creare un sistema fiscale veramente insopportabile in questo momento in Sardegna. L'hanno detto altri che sono intervenuti prima di me, l'ha detto l'onorevole Caligaris, anche qualche altro, noi dobbiamo constatare che c'è oggi una politica penalizzante nei confronti dei sardi, di quei sardi che a suo tempo sono andati via della Sardegna, non perché volessero andar via, ma perché costretti dalla mancanza di lavoro, di una sistemazione, e che hanno impegnato i loro risparmi per costruire una casa in Sardegna.

Io non credo che oggi la cosa migliore che potesse fare la Sardegna, il Governo della Regione nei confronti di quei sardi che hanno cercato di mantenere un legame con la Sardegna fosse quella di applicargli questo balzello. Questo è veramente un fatto grave che non credo che gli emigrati si aspettassero. Ma ciò che è più grave, è che questo provvedimento è viziato di illegittimità. Io non so se riuscirà ad andare avanti. Io so che ci sono dei ricorsi in atto che, probabilmente, renderanno inutile questo provvedimento. Ma quello che è più grave, effettivamente, è che questo provvedimento è un provvedimento inutile, che crea danno all'economia della Sardegna, perché sicuramente non fondato su un'analisi precisa dei costi e dei benefici. Noi abbiamo ripetutamente chiesto che la Giunta regionale ci dicesse quali vantaggi e svantaggi questo provvedimento crea; non mi pare che sia mai arrivato in questo Consiglio regionale, uno studio preciso su costi e benefici di questa nuova imposizione. Io so per certo, invece, che molti imprenditori del settore hanno subito una forte riduzione della domanda, proprio perché la gente è spaventata da questo sistema fiscale che si sta introducendo in Sardegna e che comunque non creerà vantaggi alla nostra Isola.

Allora, quello che preoccupa più di tutto è il fatto che in questa Regione, che in questi ultimi decenni ha registrato una forte crescita dal punto di vista turistico e ambientale, noi stiamo creando le condizioni per una vera inversione di tendenza; inversione che ci sarà nel momento in cui altre regioni d'Italia e del Mediterraneo, dell'Europa e del mondo, che stanno facendo una fortissima concorrenza alla Sardegna prenderanno il sopravvento. Praticamente noi stiamo creando le condizioni per consegnare a queste regioni quelle potenziali fasce di turisti che sarebbero potute venire in Sardegna, che erano e che sono interessate alla Sardegna.

Io credo che sia sbagliato come principio, sia sbagliato far gravare balzelli inutili sulla popolazione, non è pensabile che un'economia vada avanti quando il gettito fiscale supera effettivamente certi limiti. All'inizio, quando è stato approvato il provvedimento, si diceva che era un provvedimento ad personam, perché, l'anno scorso, nella finanziaria precedente, si era iniziato un confronto con il Governo nazionale per quanto riguarda le entrate in Sardegna, che poteva avere un senso, e tutti abbiamo pensato che forse era un segnale da inviare al Governo nazionale; così non è stato perché abbiamo visto che questi provvedimenti sono rimasti e, in un certo qual modo, sono anche peggiorati.

Questo Governo della Regione sta offrendo un'immagine pessima della Sardegna, quella di una Regione che sta tentando di speculare anche sulla risorsa turistica, e comunque non sta creando le condizioni per un rafforzamento, una presenza più forte del turismo. Questa è una malattia tipica del centrosinistra, perché ormai si sa che lo strumento fiscale viene utilizzato in modo non consono alle esigenze della popolazione soprattutto da certi regimi, da certe coalizioni politiche. Abbiamo visto anche cosa sta succedendo a livello nazionale, dove lo stesso Presidente del Consiglio dei Ministri, Prodi si è accorto che non si può più andare avanti così e ha detto: "Bisogna ridurre le tasse!". Lo sta dicendo il presidente Prodi, che in materia di tasse credo ne sappia qualcosa, mentre in Sardegna noi stiamo facendo l'esatto contrario.

Però, mentre il presidente Prodi dice che bisogna ridurre le tasse, dice anche che bisogna revisionare subito gli estimi catastali e ciò significa che, comunque, il prelievo fiscale aumenterà. Non si dice mai la verità agli amministrati! Allora, io vorrei capire perché questo Governo nazionale, perché credo che ognuno di noi si sarà fatto i conti di quanto costano oggi le donazioni, di quanto è aumentato il gravame fiscale oggi in Italia, e quindi….

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato.

E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io credo che la riflessione più corretta su questo articolo 3 sia quella che, a mezzo bocca, ha fatto il collega Beniamino Scarpa, che, anche se magari non interviene in maniera ufficiale durante i lavori del Consiglio, sottovoce ha detto: "Beh, forse la cosa più ragionevole non sarebbe quella di presentare una sfilza di emendamenti soppressivi dell'articolo 3, ma un unico emendamento soppressivo degli articoli 2, 3 e 4 della legge finanziaria dell'anno scorso".

Noi ci siamo esercitati, almeno noi dell'opposizione, durante questi lavori dell'Aula, su una serie di interventi di ingegneria legislativa sull'articolo 3 della legge finanziaria di quest'anno, ma in realtà l'articolo 3 della legge finanziaria di quest'anno cerca di eliminare alcune delle più clamorose ingiustizie e delle più stridenti contraddizioni che erano state create dagli articoli 2, 3 e 4 della finanziaria dell'anno scorso. Non è un caso che ogni volta che governa il centrosinistra si parli di tasse; quello che sulle tasse si sta discutendo quest'anno è l'epilogo della discussione sulle tasse, che già abbiamo fatto l'anno scorso e probabilmente faremo anche negli anni successivi, perché l'articolo 3 della finanziaria di quest'anno niente di buono fa prevedere in materia.

E allora, giova, come sempre, fare un po' di storia. Ricordarci, per esempio, che l'anno scorso, quando dicevamo all'assessore Pigliaru di quanto questa nuova raffica di tasse ci sembrasse anticostituzionale, oltre che inopportuna, oltre che inutile, oltre che dannosa, oltre che tanti altri aggettivi, l'assessore Pigliaru ci diceva: Guardate, è una tassa che si inserisce nell'ambito del complessivo scontro tra la Regione e lo Stato, nel senso che noi stiamo rivendicando nei confronti dello Stato la chiusura di una partita, che è quella della tassazione e del riconoscimento delle entrate, e questo è uno degli elementi di pressione che noi utilizzeremo nei confronti dello Stato. Anche per il presidente Soru, che tende a farmi superare alcune delle perplessità che personalmente ho - diceva pubblicamente l'assessore Pigliaru - la motivazione di questo tipo di tassazione è proprio quella di avere maggior forza nell'ambito di un confronto che ha aperto con lo Stato.

Bene, voi ci avete trionfalmente annunciato che il confronto con lo Stato è chiuso. Ci siamo presi il carico della sanità, il carico della continuità territoriale, il carico dei trasporti interni, ci avete detto che questo carico è tollerabile e non è grave da sopportare, perché avete portato tanti soldi in Sardegna e avete felicemente chiuso il contenzioso con lo Stato. Allora cancellate queste odiose tasse che l'anno scorso avete inserito all'interno della legislazione della Regione Sardegna, perché se è venuto meno il motivo, per cui le tasse erano state istituite, dovete semplicemente abrogare gli articoli 2, 3, 4 della legge finanziaria dell'anno scorso e non fare un 4 bis, come state facendo in questa finanziaria. Se questo non lo volete fare, come sembra che non lo vogliate fare, allora ci dovete delle spiegazioni. Ci dovete delle spiegazioni che vi chiederemo emendamento per emendamento sull'articolo 3, perché ci dovete dire che cosa di buono queste tasse hanno a oggi prodotto in Sardegna, che cosa hanno portato in termini di denaro, in termini di risorse, in termini di ricchezza per gli abitanti della Sardegna.

Se le cifre sono quelle che circolano in Consiglio regionale, quelle che sono state dette varie volte, a più riprese: se le cifre sono quelle o sono superiori a quelle ma in quell'ordine di grandezza, santo cielo ma "mollate" queste tasse, levatele, cancellatele, abrogatele, abolitele. Se i costi di riscossione sono addirittura superiori, come qualcuno sostiene, al gettito dell'imposta stessa, ancora a maggior ragione quelle tasse vanno abolite.

E spiegateci anche, come si concilia tutto ciò, dal punto di vista dell'obiettivo comunicativo che vi ponevate, che era quello di sottolineare come venire in Sardegna volesse dire arrivare in una terra straordinariamente più bella, migliore, più godibile, più gustosa di tutte le altre destinazioni simili del mondo. L'istituzione delle nuove tasse ha prodotto una maggiore appetibilità del prodotto Sardegna, una maggiore sostenibilità sul mercato dell'economia turistica? Ce lo dovete dire. Dopo un anno dall'istituzione di queste tasse non potete più brancolare nel buio e dirci: "abbiamo la sensazione che…"; "Il presidente Soru si è svegliato la mattina e gli è sembrato…". Ci dovete dire, con studi effettuati da gente che sappia fare gli studi di mercato, qual è stato l'impatto sul mercato turistico e economico delle tasse di scopo, così le definivate, che avete inserito nella legislazione regionale sarda.

Ci dovete anche spiegare come funzionerà il meccanismo della riscossione. Avete dedicato tre pagine di legge all'Agenzia sarda delle entrate; se ve le siete lette - e credo che alcuni non lo abbiano fatto con attenzione - avreste visto che con l'Agenzia sarda per le entrate collaborerà la forestale e tutta una serie di altre istituzioni che fanno pensare a una sorta di Sardegna militarizzata alla ricerca di evasori delle vostre tasse. Insomma, avete dedicato tre pagine di legge, avete raccontato che coloro che andranno a riscuotere le imposte, nei porti, dovranno avere il cartellino col nome attaccato al bavero della giacca, lo avete scritto in legge, avete disciplinato con legge regionale persino come devono essere vestiti i riscossori, coloro che state mandando nei porti per impedire che le barche entrino senza pagare la tassa. State delineando un sistema fiscale con esattori che hanno la possibilità di entrare nelle case, di chiedere i dati e di avere, da chiunque, le informazioni che sono necessarie rispetto al loro obiettivo. Un "grande fratello" che si chiama Agenzia sarda delle entrate invaderà la Sardegna e con la scusa di verificare il pagamento delle tasse, in realtà potrà chiedere informazioni di tutti i generi e di tutti tipi secondo quello che dite voi.

Allora, l'ultima cosa che io vi chiedo è: chiamatele col nome giusto queste tasse; queste non sono tasse sul lusso, sono tasse di vendetta. I sardi hanno dato corpo, attraverso questa legge, al sentimento di rivalsa che, evidentemente in una parte di loro, ancora esiste verso chi sardo non è o verso chi se n'è andato per qualsiasi motivo dalla Sardegna e ci vuole tornare. Sono di vendetta, perché se fossero di scopo, cioè se fossero davvero utilizzate per la salvaguardia e il ripristino ambientale, colleghi del centrosinistra (è una verità che voi non dite) le dovrebbero pagare tutti i sardi, tutti i sardi! Perché il consumo del territorio non è prerogativa solo dei "continentali", le seconde case dei sardi consumano tanto e più di quelle dei continentali, perché sono occupate più spesso rispetto a quelle dei continentali.

Quindi, se voi volete davvero promuovere il ripristino del territorio, la cessione del territorio ai figli, la salvaguardia del patrimonio ambientale, dovreste avere il coraggio di dire che le tasse di consumo sono imposte a chiunque consuma il territorio, compresi i sardi che vanno a consumare il territorio di Villasimius, di Santa Margherita o di Stintino. Perché questo sarebbe difesa del territorio. Invece non l'avete voluto fare, avete voluto creare una tassa vendicativa contro noi stessi e contro quelli di noi che se ne sono andati.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Lombardo. Ne ha facoltà.

LOMBARDO (F.I.). Signor Presidente, anch'io nell'intervenire non posso non far rilevare, come ha già fatto poc'anzi il collega Capelli, la totale assenza del Presidente della Regione da quando è iniziata la discussione in questa Aula sulla manovra finanziaria e di bilancio. E questo dispiace, perché procura un certo disagio in chi interviene, perché non sappiamo con chi ci dobbiamo confrontare. Questa non vuole essere una mancanza di rispetto nei confronti della maggioranza o dell'assessore Dadea, cui invece va riconosciuta la costante presenza in Aula anche quando si affrontano argomenti che non riguardano materie di sua competenza; anzi oserei dire che l'assessore Dadea si è guadagnato sul campo il titolo di Vicepresidente della Giunta regionale, visto che è l'unico sempre presente a fare le veci del Presidente. Però, noi non sappiamo con chi ci dobbiamo confrontare perché sappiamo benissimo che chi è deputato a decidere vita, morte e miracoli di questa Regione è solo il Presidente, e che c'è una maggioranza costretta a subire le decisioni dell'uomo solo al comando, questa politica fallimentare che sta davvero mettendo in ginocchio la Sardegna.

Non sono denuncie soltanto dell'opposizione, ma anche dei sindacati che in più di una ripresa hanno manifestato contrarietà per l'atteggiamento del Presidente della Regione, a cui manca la cultura del confronto, la capacità di ascoltare, di comprendere, di riportare anche le proposte che provengono dalla sua stessa maggioranza. Purtroppo stiamo affrontando una manovra finanziaria di bilancio sotto un ricatto: o si fa così o tutti a casa. Si è visto nel momento in cui, legittimamente, i consiglieri di maggioranza hanno esercitato le loro prerogative, in Commissione bilancio, portando delle modifiche alle proposte della Giunta. Questo ha suscitato le reazioni del Presidente che, come ho detto anche nel mio intervento nel corso della discussione generale, ha messo in campo la metodologia della paura, che ha prodotto i suoi frutti provocando una clamorosa marcia indietro da parte della maggioranza.

L'articolo di cui stiamo discutendo, l'articolo 3, è secondo me emblematico di un fatto: che questa maggioranza, ma soprattutto questo Presidente, non ha obiettivi di sviluppo, ossia di allargamento della base produttiva, di valorizzazione delle risorse locali, di creazione di nuova impresa, di salvaguardia e di incremento dell'occupazione. Basti pensare soltanto al piano paesaggistico e a queste tasse che devono essere chiamate col loro nome e cognome. Diceva prima il collega Vargiu che sono le tasse della vendetta. Non sono infatti tasse sul lusso, sono tasse blocca sviluppo.

State facendo di tutto per mettere in ginocchio la Sardegna, una Sardegna che state mettendo sotto una campana di vetro, ma senza l'ossigeno. Queste imposte, che state riproponendo con la finanziaria del 2007, hanno già dato dimostrazione di non aver prodotto alcun gettito, e noi l'avevamo detto fin dall'inizio. Nonostante questa esperienza negativa si vuole introdurre con la finanziaria del 2007 un'altra imposta, che è quella di soggiorno. Sappiamo che è stata oggetto di interesse anche nel corso della discussione della finanziaria di Prodi, perché anche in quel caso si affacciò l'ipotesi di introdurla. Per fortuna, a livello nazionale ha prevalso il buon senso anche grazie ad una levata di scudi da parte di tutti contro una misura che avrebbe rappresentato un vero e proprio ostacolo allo sviluppo turistico. Spiace che questo buon senso non sia prevalso anche a livello regionale, e abbia avuto il sopravvento l'ostinazione di un Presidente che ha voluto mascherare il fallimento delle tasse introdotte lo scorso anno, e che in qualche modo doveva trovare anche una giustificazione alla istituzione dell'Agenzia della Regione autonoma della Sardegna per le entrate, che citava poc'anzi il collega Vargiu. Alcune pagine di questa finanziaria sono state infatti utilizzate per cercare di riempire di contenuti un'agenzia che, alllo stato, non ha veramente nessuna ragione di essere.

Le tasse introdotte lo scorso anno, come già detto prima, non hanno prodotto alcun gettito, ma soltanto un'immagine negativa della Sardegna, tant'è che si è registrata una riduzione delle presenze nei porti della Sardegna del 40 percento.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RASSU

(Segue LOMBARDO.) Ebbene, nonostante tutto questo ci si ostina a proseguire su questa strada, nonostante la beffa che ci ha fatto anche la Corsica quest'estate mettendo un cartello con scritto "grazie Sardegna", noi proseguiamo in questa politica fallimentare assecondando queste scelte demagogiche, propagandistiche, populistiche, di imporre delle tasse inique e ingiuste, che stanno danneggiando il turismo sardo in misura davvero incalcolabile.

Io apprezzo le modifiche che sono state apportate in Commissione, laddove si sono accolti anche i rilievi mossi dalla Confindustria per il differimento dell'introduzione dell'imposta di soggiorno al 2008, per l'esonero fino ai 18 anni, per non colpire i sardi residenti in Sardegna e quindi colpire la mobilità interna. Però si farebbe una cosa giusta se davvero si abrogasse interamente questo articolo 3, che è destinato a danneggiare in misura incalcolabile l'immagine della Sardegna, e vale la pena riflettere sul problema generale della tassazione e su queste specifiche proposte.

Qualunque tipo di tassa, se non analizzata attentamente, soprattutto se non si calcolano gli atteggiamenti che vengono posti in essere da coloro ai quali è rivolta, produce effetti indesiderati e distorsioni. La storia economica è piena di esempi di interventi pubblici che hanno prodotto disastri, a causa di un'inadeguata valutazione dei possibili effetti. Io vorrei capire quale è il fine, ad esempio, della tassa sui transiti delle barche e degli aerei privati, perché di certo non la si può definire una tassa ambientale, visto e considerato che numerose piccole imbarcazioni (ho citato anche le moto d'acqua) creano più inquinamento e più congestione delle imbarcazioni cui è rivolta la tassa. Abbiamo anche già detto che non produce alcun gettito, quindi non si capisce il perché di questa tassa ingiusta ed iniqua, che va a colpire coloro i quali non sono residenti in Sardegna.

Ma se danni all'ambiente si producono, vengono prodotti anche dalle barche dei sardi e non solo da quelle dei "continentali". Quindi è evidente la carica demagogica di questa iniziativa, che, come dicevo prima, danneggia esclusivamente l'immagine della Sardegna. Sono molto preoccupata anche degli effetti ancor più devastanti che avrà la tassa di soggiorno, perché è una tassa che va a colpire direttamente il turista, che la vede come un balzello a lui rivolto. Corriamo il serio pericolo, considerato anche che abbiamo una concorrenza piuttosto agguerrita, che queste tasse diventino un vero e proprio boomerang per la Sardegna, e questo ci deve far riflettere, perché non si capisce quale sia la strategia per il rilancio economico e sociale della nostra Isola, quale sia il nuovo modello di sviluppo che deve essere individuato per consentire di raggiungere questi obiettivi fondamentali per farci uscire da questa crisi davvero senza precedenti.

L'industria è al collasso, da quando questa Giunta si è insediata nessuna azione è stata messa in campo per la salvaguardia del nostro apparato industriale. La vertenza energetica, la madre di tutte le vertenze, è ancora in corso; ci avevate accusato di non avere imboccato la strada giusta, ebbene avete avuto tre anni per trovare la strada giusta e ancora continuate a sostenere i nostri provvedimenti legislativi. Il turismo lo state condizionando con un piano paesaggistico che, veramente, si pone il problema soltanto di imporre limiti, condizionamenti e divieti. Su che cosa si debba basare il rilancio della Sardegna veramente non si capisce.

Allora, se il Presidente si ostina sulla sua strada, per non dover ammettere di aver sbagliato, di aver effettuato delle scelte che non hanno prodotto beneficio per la Sardegna, ma soltanto determinato degli effetti negativi, spero che la maggioranza, come ha iniziato a dimostrare in Commissione bilancio, dimostri di avere dignità, abbia un minimo scatto di orgoglio, valutando la negatività di questo articolo, che veramente è destinato a compromettere fortemente il futuro della nostra Isola.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, noi crediamo che il problema non sia "tassa sì, tassa no". Il grave problema è la improvvisazione rancorosa e la superficialità con cui si mandano avanti questi atti. Giusto per richiamare alla memoria dei colleghi, soltanto 10 mesi fa si era aggirata in un modo truffaldino la vecchia finanziaria, inserendo tutti quei collegati che erano stati allontanati, perché ritenuti norme intruse. Erano rientrati precipitosamente in un maxi collegato, detto omnibus, che conteneva tutto e l'esatto contrario di tutto. A distanza di 10 mesi, oggi hanno riscritto quelle "lenzuolate", così le ho definite, sulle tasse.

A parte il fatto che le "politiche contro" non innescheranno mai delle azioni virtuose per creare sviluppo, qui manca proprio una visione chiara di un progetto di sviluppo. Queste tasse sul turismo si pongono anche contro tendenza rispetto ad alcune azioni intraprese dalla Giunta per favorire il low cost e allungare la stagione turistica. In un modo proprio rancoroso si individuano queste tasse, delle quali non conosciamo il gettito (si vagheggiano 200 milioni di euro) e non si dice a quali fini saranno destinate. In alcuni commi, come il quattro dell'articolo 3, emerge proprio la chiara volontà di favorire i grossi speculatori immobiliari e i grossi costruttori perché, come ho detto con un altra interpellanza, ci si è richiamati, a proposito delle plusvalenze, all'articolo 58 del D.P.R. numero 600 del 1973 la cui applicazione esenta coloro che hanno il domicilio fiscale in Sardegna dal pagamento della tassa. Cosa impossibile a chi invece ha il domicilio anagrafico e fiscale nelle città sedi della Mirafiori, della Piaggio e della Pirelli. E non è populismo: questa segnalazione è stata puntualmente presentata al Presidente e ai suoi consulenti, i quali hanno veramente tenuto in scarsissima considerazione l'opinione del Direttore generale dell'Agenzia delle entrate e del Collegio dei notai.

Un altro grande imbroglio di questa Giunta - perché si tratta di un imbroglio - è la nota spedita a coloro che possiedono la casa entro i tre chilometri dalla battigia, per la riscossione della famosa tassa derivante dalla legge numero 4 del 2006. Beh, in questa nota non c'è scritto che la legge è stata approvata a giugno del 2006 e quindi eventualmente l'imposta è dovuta per sette mesi; allora, cosa faranno di queste somme introitate ingiustamente? Si aprirà un contenzioso. Ecco un altro imbroglio! L'estemporaneità, il rancore paesano animano tutti questi atti che portano veramente a far vergognare il consigliere, e credo di interpretare lo stato d'animo di molti colleghi. Qui non si tratta di questioni ideologiche, di destra o di sinistra, qui si tratta di una sciatteria, e credo che i consiglieri che sono stati esautorati, che sono stati mortificati, provino una sincera vergogna, perché, tra l'altro, le "politiche contro" non portano da nessuna parte. Ecco perché abbiamo presentato l'emendamento per sopprimere questa vergogna. Noi crediamo veramente che la nostra terra, a proposito di infrastrutture, di confort, sia competitiva con altre realtà che si affacciano con preoccupazione sulla scena turistica, come la Dalmazia, la Spagna, ma se noi usiamo lo strumento fiscale per tramortire i turisti, da questa competizione usciremo perdenti.

Noi possiamo creare sviluppo se mettiamo collegialmente mano al Titolo III dello Statuto, invece abbiamo visto che anche quando è stato affrontato quel problema, il Presidente ha toccato alcuni articoli del nostro Statuto che sono di grandi prospettive, di grande indipendenza finanziaria, in solitudine, senza il coinvolgimento né delle Commissioni né del Consiglio. Noi dobbiamo dotarci di strumenti che creino sviluppo e occupazione, perché con queste politiche neoliberiste si può creare sviluppo, ma creando disoccupazione, e noi Sardisti non siamo interessati a questo deserto. Noi vogliamo sviluppo e occupazione buona e questa la si ottiene dialogando, concertando. Io sinceramente provo vergogna, per questa Sardegna diventata una Regione di schizofrenici gabellieri che improvvisano in modo superficiale tasse che aprono contenziosi (alcuni dei quali si sono già verificati nel 2006) costringendo questa Giunta pasticciona a fare retromarcia, per riproporre qualcosa che, alla fine, partendo da una filosofia condivisibile, come quella di colpire i ricchi, colpisce i poveracci. Voi documentatevi su ciò che dico a proposito delle plusvalenze, e vedrete che c'è il pericolo reale che i magnati russi, gli immobiliaristi che hanno il domicilio fiscale qui non paghino un fico secco! Invece pagherà il poveraccio che si è costruito la seconda casa anche col concorso familiare, perché affettivamente non voleva recidere il cordone ombelicale per non dimenticare la sua identità.

Ecco perché la soppressione dell'articolo 3, non porterà nessun beneficio alle casse regionali, anzi, saremmo curiosi di conoscere i vantaggi economici derivanti dall'applicazione di queste tasse. Noi abbiamo forti dubbi e pensiamo che così ci si copra anche di ridicolo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Renato Lai. Ne ha facoltà.

LAI RENATO (Gruppo Misto). Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questo dibattito sono comparsi termini forti: strategie, guerra, termini quasi militareschi. Io nel mio intervento voglio essere più sereno, ma voglio esprimere alcune valutazioni di carattere critico in quanto, se è da considerare che spinte ad introdurre forme di prelievo in ambito locale e di natura fiscale o parafiscale hanno trovato piede nel nostro paese, il dibattito avrebbe dovuto incentrarsi su quale formula impositiva fosse più idonea ad interpretare questa esigenza e ad influire in termini di reale efficacia e positivamente sull'intera Regione.

Le scelte quindi andavano pensate all'unisono con il federalismo fiscale, con le linee guida espresse dalla Unione europea. Andava preso in considerazione innanzitutto il consumo dei beni ambientali, la tutela delle bellezze naturali, l'usufruibilità dei servizi turistici (questo nella semantica, nell'immagine, nella proposta veramente efficace che doveva e poteva essere avanzata) e andava sottolineato, attraverso un'efficace comunicazione, che non ci troviamo davanti a leggi indirizzate a colpire esclusivamente limitate categorie o soggetti con effetto punitivo. Quindi questo nuovo assetto non tiene conto di questa componente negativa che ha accompagnato, fin dall'inizio, la cosiddetta tassa sul lusso, e non è stato sgombrato il campo da equivoci.

E allora, nella dinamica dell'Aula, occorre ritornare su alcune riflessioni; per esempio, l'imposta per gli scali negli aeroporti del territorio regionale. Noi ci confrontiamo nel nostro territorio direttamente con i soggetti che diventano attori di questa vicenda, e questa tassa non dovrebbe essere richiesta, ad ogni atterraggio, ma secondo una fascia temporale, distinta in determinati periodi dell'anno. La riscossione dell'imposta dovrebbe contribuire esclusivamente alla tutela del bene ambientale circostante le aree aeroportuali, migliorando servizi di sicurezza, servizi di accoglienza, di prevenzione, dell'inquinamento acustico ed ecologico in genere. Le imposte sulle imbarcazioni andrebbero rivisitate; dovrebbero essere ridotte soprattutto quando gli esercizi di diportismo nautico rappresentano l'attività principale di società e soggetti sardi o domiciliati in Sardegna le cui attività generano ricchezza e lavoro che permangono nell'Isola. Tali imposte dovrebbero essere ridotte in misura notevole per coloro che utilizzano modalità d'approdo, boe intelligenti che prevengono in maniera importante l'impatto negativo nelle aree di ormeggio. Sono osservazioni sulle quali si possono imprimere note di miglioramento.

Infine tutta la materia attinente alle imposte, alle plusvalenze di cui all'articolo 3, potrebbe essere trattata sia nella terminologia - e questo è il punto importante - sia nella comunicazione come un contributo che il villeggiante o l'operatore turistico fornisce alla salvaguardia del bene naturale ambientale, e non come uno strumento di cultura ideologica che di norma è preventivamente ostile ai possessori di ricchezza.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, gli impegni profusi in Commissione e in Consiglio, ma non solo su questa finanziaria ma anche sulla legge numero 4 del 2006, ci avevano portato ad approfondire questi temi e ad assumere anche delle decisioni, da parte del Presidente e della maggioranza, che nascevano dal bisogno di avere dei termini di confronto e di equilibrio su quelle entrate fiscali che alla Sardegna non venivano riconosciute. La proposta serviva pertanto come un grimaldello rispetto all'allora Governo Berlusconi, e avrebbe dovuto servire anche nel proseguo rispetto al Governo Prodi.

Voglio ricordare alcuni aspetti non condivisibili e non condivisi del percorso che ha portato all'elaborazione delle proposte, ma soprattutto all'individuazione dei risultati che oggi si intendono conseguire sul campo delle nuove entrate. Di sicuro, il primo è il risultato della contrattazione col Governo di Roma, che non ha riconosciuto assolutamente le richieste avanzate dal Consiglio regionale della Sardegna, per voce del presidente Soru. L'altro aspetto riguarda l'elaborazione di queste proposte. Di sicuro, il suo predecessore, l'onorevole Pigliaru, presentò una prima proposta poi modificata durante la discussione, fino ad arrivare alla proposta che abbiamo approvato con la legge numero 4; una proposta le cui carenze sono state evidenziate da voi stessi. Avete avuto il bisogno di ritoccare il contenuto di questa norma, a tal punto da perdere di vista gli interessi della nostra Regione, gli interessi, ma soprattutto i danni che stanno derivando e che deriveranno alla nostra Isola nel proseguo.

I colleghi che mi hanno preceduto hanno provato a identificare le ricadute negative derivate dall'applicazione di queste tre tasse contenute nell'elaborato dall'articolo 3. Ma, collega Dadea, anche in Commissione io ho chiesto al Presidente, nel momento in cui ha presentato la finanziaria, e a lei, quando abbiamo discusso questo articolo, quello che ho richiesto dal 31 di ottobre, data ultima per l'esenzione della tassa sugli aerei e sulle imbarcazioni da diporto, cioè di sapere quanto la Regione ha incassato dopo tre mesi di applicazione di questa norma.

Allora, rispetto ai danni provocati all'immagine della Sardegna dall'imposizione di questa imposta, vorrei sapere qual è stata la contropartita. Vorremmo sapere, rispetto alla nuova definizione di questa norma, quali sono le aspettative che si hanno, considerati i danni già conosciuti provocati al nostro settore turistico. Ma non basta! Sulle plusvalenze, dopo un anno di applicazione della norma, vorremmo sapere quanto l'ARASE o l'ufficio regionale delle entrate ha incamerato; vorremmo sapere, sulle seconde case, quanti soldi sono stati acquisiti al patrimonio e all'erario regionale. Vorremmo sapere, non solo i dati sul numero presunto delle seconde case in Sardegna appartenenti a residenti e a non residenti (si parla di circa 400 mila abitazioni, più o meno equamente ripartite) ma almeno una stima delle possibili entrate da esse derivanti.

Ma davvero noi non siamo in grado di effettuare una stima, considerato che le case sono conosciute al fisco per il loro accatastamento, sono conosciute per la TARSU, sono conosciute per i contratti ENEL, sono conosciute per la fornitura dell'acqua potabile, sono conosciute per l'applicazione della norma sullo smaltimento dei reflui, sono conosciute per 50 mila motivi? Non si capisce proprio perché, dopo un anno dall'applicazione della norma e dopo sei mesi dal momento della chiusura della prima applicazione di una di queste tasse, quella sugli aerei e sulle imbarcazioni, non si conoscano ancora questi dati.

Se noi continuiamo a dirvi che siamo contrari all'applicazione di questa norma è perché abbiamo motivi per pensare che questa non determini benefici per la nostra Isola, che i benefici siano tutti di là da venire, che non ci saranno né oggi né domani, perché è una norma che taglia le gambe proprio a quel settore - il turismo - sul quale si voleva investire per creare nuovo sviluppo in Sardegna. Non si può creare una nuova economia, quella turistica, sbattendo la porta in faccia chi vorrebbe, anche negli ultimi ventiquattro mesi, scegliere anche la Sardegna per farne la propria residenza, perché anche questo è contenuto nell'articolato. La tassa sulle seconde case si applica anche e soprattutto a quelle persone che hanno scelto di fissare la loro residenza in Sardegna.

Ma è questo il biglietto da visita per i nostri ospiti? E' questo il biglietto da visita per chi vuole scegliere la Sardegna come Regione della propria vita e non soltanto a fini turistici? Io credo che su questi aspetti non possa essere data una risposta positiva, credo che le riflessioni che noi abbiamo posto all'attenzione sia della Commissione e sia dell'Aula servano per ricondurre voi, colleghi della maggioranza, a rivisitare questa norma.

Noi abbiamo chiesto lo stralcio di questa norma, di queste tasse, perché davvero crediamo che le scommesse debbano riguardare altri aspetti, debbano essere fatte soprattutto nel per crescere l'economia, ma non di sicuro imponendo balzelli a chi dovrebbe aiutarci ad uscire dalla crisi in cui la Sardegna purtroppo continua a vivere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

DADEA, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, penso che spesso si vadano a ricercare significati o motivazioni recondite, quando invece il significato di talune norme è abbastanza chiaro e palese. Quindi, io cercherò, naturalmente, di fornire alcune spiegazioni, evitando di soffermarmi su alcune definizioni che sono state date dell'articolo 3, evitando di soffermarmi su alcune aggettivazioni come: "tasse della vendetta", "tasse del rancore", "strategia della paura", "strategia mediatica populistica" ecc..

Molto più semplicemente si tratta - e colgo questo aspetto per rispondere anche all'onorevole Diana che parlava di illegittimità delle tasse - della prima applicazione, nella storia della nostra autonomia, nei primi sessant'anni della nostra autonomia, dell'articolo 8 dello Statuto, che dà la possibilità di imporre delle tasse regionali. Prima considerazione.

La seconda è: qualcuno si dimentica che queste tasse regionali sono state già adottate dalla Regione sarda, sono già legge della Regione sarda essendo contenute all'interno della finanziaria dell'anno scorso. E allora cosa è successo? E' successo che c'è stata necessità, c'è stato bisogno di un affinamento delle norme contenute nella finanziaria dell'anno scorso, un affinamento che ci serviva per superare alcuni giudizi o comunque rilievi di incostituzionalità che sono stati sollevati dal Governo, e noi pensiamo di aver risposto compiutamente a questi rilievi di costituzionalità. Affinamento che si è reso necessario per rendere queste imposte regionali compatibili con l'ordinamento statale e soprattutto perché noi possiamo esigere e rendere operativa e agevole la gestione delle tasse regionali. Questo è il significato di qualcosa che già esiste nella nostra normativa regionale e che abbiamo cercato di affinare attraverso interventi suscettibili di rendere queste tasse in qualche modo compatibili con gli obiettivi che si pongono il Governo e la maggioranza regionale.

Allora, qual è la finalità? Si tratta di utilizzare queste risorse per costituire un fondo che noi abbiamo appunto chiamato Fondo regionale per lo sviluppo e la coesione territoriale. Questa è la finalità primaria; costituire un fondo che serva al riequilibrio territoriale nella nostra regione, che vada a favore di quelle realtà svantaggiate che stanno ai margini di uno sviluppo turistico che tocca soltanto le coste. Quindi introdurre un elemento di riequilibrio territoriale che vada a favore soprattutto delle zone interne svantaggiate, introdurre elementi di riequilibrio che favoriscano quell'afflusso turistico dalle zone costiere e alle zone interne e montane della nostra regione.

Il secondo elemento di cui bisogna tener conto è il motivo per il quale si introducono delle imposte di carattere regionale. Beh, si introducono nei confronti di chi, non residente in Sardegna, non avendo domicilio fiscale in Sardegna e quindi non pagando le tasse in Sardegna, consuma il nostro bene più importante, il nostro bene inestimabile che è appunto l'ambiente. Io penso che sia giusto che quelle persone che non hanno domicilio fiscale in Sardegna, e quindi non pagano le tasse in Sardegna, paghino un'imposta che vada a compensare il consumo della risorsa ambiente.

Questi sono gli obiettivi. Nessun obiettivo recondito, nessun rancore, nessuna tassa della vendetta o cose di questo genere e neanche - lo diciamo in maniera molto chiara - ci servono o ci sono servite come forma di pressione nei confronti del Governo nazionale. Abbiamo ottenuto quello che volevamo attraverso la vertenza sulle entrate, non capisco per quale motivo dobbiamo insistere su questo.

Io ho ascoltato con molta attenzione l'intervento, molto argomentato, dell'onorevole Pileri. Su un punto non sono particolarmente d'accordo, onorevole Pileri, e cioè sul fatto che queste tasse abbiano costituito un deterrente nei confronti di chi poteva venire in Sardegna con le proprie imbarcazioni, e soprattutto sulla sua affermazione, secondo la quale sicuramente le barche non entreranno in porti come quelli di Villasimius o Teulada.

Io voglio qui portare all'attenzione del Consiglio regionale, degli onorevoli consiglieri, solo un dato che riguarda appunto il porto di Villasimius. Ebbene, per quanto riguarda questo porto il raffronto tra il 2006 e il 2005 mostra che ci sono stati, per tutti i tipi di imbarcazioni, da 5 metri a 30 metri, nel 2005 1817 attracchi, nel 2006 ci sono stati per tutti i tipi di imbarcazione, per tutte le lunghezze, 1805 attracchi, quindi una riduzione minima. Se andiamo però a guardare proprio quelle imbarcazioni che sono soggette alla tassazione, quindi superiori ai 14 metri, ebbene nel 2005 hanno attraccato 373 imbarcazioni superiori a 14 metri, nel 2006 384; è aumentato esattamente il numero di attracchi delle imbarcazioni soggette alla tassazione.

Evidentemente c'è una disparità di dati; i dati che circolano devono essere verificati attentamente. Per quanto riguarda questo dato, che è incontrovertibile, ci dice che non solo non c'è stato un deterrente, non solo non c'è stata una penalizzazione, ma per quanto riguarda il porto di Villasimius proprio per le imbarcazioni soggette a tassazione sono aumentati gli attracchi.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Cucca, relatore di maggioranza.

CUCCA (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Signor Presidente, il parere è favorevole solo sull'emendamento numero 921, mentre è contrario sui restanti. In particolare invito i proponenti a ritirare l'emendamento numero 91.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

DADEA, Assessore tecnicodella programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 167 e il numero 441.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, dichiaro il voto favorevole all'emendamento numero 167. Mi corre però l'obbligo di sottolineare una dissonanza, nel senso che ufficialmente l'assessore Dadea afferma che le imposte in esame non sono mai servite come forma di pressione nei confronti del Governo per la vertenza delle entrate, mentre fino a ieri l'assessore Pigliaru e il presidente Soru sia in quest'Aula sia in dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa, avevano affermato il contrario. Si era sempre detto, infatti, che il fine di queste tasse nel 2006 era quello di utilizzare uno strumento di pressione nei confronti del governo; adesso, invece, si dice che vengono utilizzate per una sorta di riequilibrio.

Ma, questo è proprio il fine delle risorse regionali, nel senso che il compito dell'istituzione è quello di riequilibrare la distribuzione delle risorse e intervenire sempre per un riequilibrio sociale, economico, di sviluppo in maniera paritetica e in modo tale che le zone più svantaggiate si possano riallineare a quelle più avvantaggiate.

Per quanto riguarda poi il concetto di risorsa ambientale, questa è tale nel momento in cui è funzionale alla persona, all'uomo, al suo utilizzo, che può essere l'utilizzo di tipo economico, ma può essere anche quello di tipo sociale, di bellezza naturale comunque e in ogni caso. Non può essere considerata una risorsa una zona da circoscrivere solo e semplicemente per non essere vissuta dall'uomo stesso. Su come addivenirne alla salvaguardia si può concordare, ma sicuramente la strada non è quella di nuove tassazioni. E' per questo che, con piena convinzione, voto a favore dell'emendamento numero 167 proposto dai colleghi Atzeri e Maninchedda, è il principio in sé che non risponde alle esigenze reali della nostra Isola.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, in Sardegna abbiamo una lunga tradizione di pensiero che si pone il problema della fiscalità non per aumentarla ma per diminuirla. Molti intellettuali sardi dal 1870 ritengono che il problema sia proprio quello di una fiscalità imposta uguale su tutto il territorio nazionale. Questa sarebbe una delle ragioni delle crisi di capitalizzazione della Sardegna.

Per quanto riguarda la tassa di soggiorno è evidente che è legata a un utilizzo dell'ambiente e pone un problema diverso rispetto a quello di carattere generale che sto riassumendo, e cioè pone il problema della fiscalità locale rispetto alla fiscalità generale, alla fiscalità dello Stato. Io approfondirò quest'argomento in sede di discussione dell'articolo 5, però sta risultando evidente, grazie anche all'apporto di alcuni acuti esponenti del centrosinistra, penso all'onorevole Violante, quanto il contrasto tra fiscalità locale e fiscalità generale stia mettendo in discussione il concetto di Stato. Legare la tassazione alla residenza (che vuol dire, se la lasci in Sardegna, paghi le tasse qui, paghi meno tasse locali) può essere svantaggioso per un popolo come il nostro che ha meno beni qui di quanto non ne abbia in giro per l'Italia.

E' vero che l'imposizione è circoscritta, ma c'è un problema di principio poco approfondito. Ricordo un articolo del professor Vannini dell'Università di Sassari nel quale si affermava che questa tassa non era calibrata nel ragionamento generale sulla fiscalità e sugli effetti della fiscalità sul sistema economico e sull'equità sociale, ma orientata più a un messaggio da tutela ambientale che non a produrre effetti economici e ridistributivi. Il senso per cui quest'emendamento è stato presentato e per cui io voterò a favore, è questo, è un senso circoscritto di cui riprenderò l'analisi in sede di discussione generale dell'articolo 5.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PITTALIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, gli interventi dei colleghi Marracini e Lai hanno chiarito la posizione dell'Udeur sull'argomento e io, per portare un ulteriore elemento di chiarezza, dirò subito che noi sosterremo questo emendamento. Lo sosterremo perché riteniamo che debba modificarsi questa linea politica fatta troppo spesso di divieti e di imposizioni. A noi non piace una Regione fatta di divieti e soprattutto di imposizioni quando non tiene conto soprattutto - fermo restando che gli obiettivi che ci ha richiamato l'assessore Dadea sono condivisibili - del rapporto costi-benefici.

Ci chiediamo e chiediamo alla Giunta se sono stati fatti concretamente i conti del ritorno di quella imposizione, per esempio, sulle barche da diporto. Se sono veri i dati che nel 2006 la tassa avrebbe fatto incassare un milione e mezzo di euro, ma che per riscuoterla (fra agenzia, consulenze, personale di vari Assessorati, osservatori, corpo forestale e quant'altro) i costi siano stati addirittura il doppio delle entrate. Non ci convince neppure il balzello che si estende a tutta quella realtà sarda sparsa nel mondo - che io non mi vergogno di chiamare con il suo nome, "emigrati", perché vengo da quel mondo - che davvero la colpisce, così come non mi interessano le questioni relative alla costituzionalità, all'armonizzazione con le norme sulla concorrenza in ambito europeo, perché si tratta di un'imposizione che crea un danno e allontana ancora di più chi già è lontano dalla nostra terra.

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato.

PITTALIS (Gruppo Misto). Per queste ragioni noi voteremo a favore dell'emendamento numero 167.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, voto a favore dell'emendamento e ribadisco, anche a seguito della dichiarazione dell'Assessore, che il motivo per cui noi chiediamo la soppressione di questo articolo e siamo assolutamente contro è molto semplice. Le tasse servono, Assessore e colleghi, le tasse servono per ridistribuire la ricchezza in un sistema economico e in un Paese. Le tasse devono avere come unico scopo quello di garantire entrate alla finanza pubblica che poi penserà a ridistribuirle per il bene comune. Non possono avere come scopo quello di ristorare un danno, per esempio, ambientale o paesaggistico, è totalmente sbagliato questo!

Voi state sbagliando proprio nella finalità di queste norme, che sono indirizzate a raggiungere altri obiettivi che non sono di politica finanziaria. Volete in questo modo orientare, in un certo senso, la politica ambientale o paesaggistica. Così come - giustamente ha ribadito Capelli - l'anno scorso volevate usare queste tasse per costringere lo Stato, in qualche modo, ad adempiere ai propri doveri, ma questo è un uso distorto della leva fiscale! La leva fiscale deve essere finalizzata soltanto a ridistribuire la ricchezza; voi invece, in questo modo, state distorcendo il sistema senza portare alcun beneficio, se non pochi spiccioli, alla finanza regionale. Vi state tagliando i ponti e le strade per un altro modo più corretto, più serio, più lungimirante, più utile per la Sardegna, di utilizzare l'autonomia finanziaria nella nostra Regione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, io voterò a favore dell'emendamento numero 167, come ho preannunciato, perché l'abrogazione di questo articolo mi sembra, in questo momento, l'unico modo per poter evitare di aggravare il divario con i sardi, soprattutto quelli residenti in Italia, che di fatto vengono penalizzati. Penso anche che stiamo danneggiando l'immagine dell'Isola in Italia e nel mondo e sono inoltre del parere che questa imposta, più di tutte, non diverrà fonte di entrate. Mi dispiace che si voglia immolare sull'altare di un principio, in teoria giusto e condivisibile, un altro principio altrettanto valido che i sardi in Italia o fuori dall'Isola, a cui non siamo stati in grado di garantire un lavoro e quindi un futuro, sono nostri conterranei e lo resteranno. Con questa norma molti di loro saranno costretti a vendere un ricordo. Istituiamo i Master and Back, però per i nostri sardi il Back non vale.

Poiché anche l'emendamento aggiuntivo numero 91 ha ottenuto una valutazione negativa, chiedo all'assessore Dadea e al Presidente della Commissione un ulteriore approfondimento, chiedo cioè che si faccia una riflessione sulla necessità di un monitoraggio per l'individuazione della tipologia degli immobili, del luogo in cui sono ubicati (non solo della distanza dal mare, ma dal livello di sviluppo turistico del luogo in cui sorgono questi immobili) del reddito dei proprietari. Non si può favoleggiare su emigrati che hanno cinque o dieci ville in Costa Smeralda: bisogna avere dati certi. Se la formulazione da me proposta non è adeguata, si facciano carico la Giunta e la Commissione di trovare la formula migliore, ma è necessaria una modifica e bisogna graduare questa imposta, perché, in caso contrario, i nostri emigrati non ce lo perdoneranno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, approfitto dell'occasione per chiedere la votazione nominale, quando sarà il momento.

Annuncio il voto convinto a favore dei due emendamenti numero 167 e 441; gli interventi che si sono succeduti hanno rimarcato e sottolineato quanto odiosa, per noi consiglieri regionali che rappresentiamo i sardi, sia questa tassa che è stata introdotta l'anno scorso. Tassa che non serve più, come avevate dichiarato l'anno scorso, come strumento per vincere un contenzioso con lo Stato, ma non serve nemmeno a risolvere le esigenze di cassa, perché è una tassa che, rispetto ai costi di riscossione, ha prodotto meno utili di quanto è costata. Non serve nemmeno per lo scopo della tutela territoriale perché è una tassa boomerang che, dal punto di vista comunicativo, offre un'immagine negativa della nostra Isola, anziché valorizzarla.

Taglia la testa al toro definitivamente anche la valutazione del consigliere Maninchedda perché quando arriveremo all'articolo 5 scopriremo che in realtà queste tasse, se venissero adottate in maniera speculare dalle altre Regioni italiane, diventerebbero tasse contro la libera circolazione dei cittadini italiani all'interno del territorio italiano. Alla fine, pertanto il prezzo più alto lo pagherebbe proprio la Sardegna, che della libera circolazione degli italiani, e di ciò che la libera circolazione produce in termini di sviluppo culturale, in termini di crescita, in termini di sviluppo economico legato al turismo e ad altre attività produttive, ha probabilmente bisogno più di altre realtà italiane.

Quindi, cerchiamo di non far sì che queste tasse diventino un boomerang fenomenale che si abbatte sulla testa di tutti i cittadini sardi. Siamo ancora in tempo per eliminarle dal nostro ordinamento; facciamolo nell'interesse di tutti i sardi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Randazzo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RANDAZZO ALBERTO (U.D.C.). Signor Presidente, anche noi voteremo ovviamente a favore degli emendamenti numero 167 e 441, ribadendo il principio che bisogna valutare in modo serio le spese necessarie per procurarci queste entrate. L'assessore Dadea ha citato bellissimi dati: 384 imbarcazioni sono entrate nel porto di Villasimius. Quindi si parla, rispetto all'anno precedente, di 13 accessi al porto in più. Però non ci ha fornito tutti i dati di cui dispone; non ci ha detto, per esempio, che la permanenza di queste barche nei porti sardi è stata di gran lunga inferiore. Ci sono state trasmissioni televisive che hanno citato questi dati, presenti i membri della maggioranza e dell'opposizione, e divergevano da quelli citati dalla Giunta. Noi vorremmo conoscere tutti i dati; non è giusto che vengano citati dati che di volta in volta fanno comodo.

Poi, come hanno affermato molti colleghi della maggioranza stessa, ho paura che la tassa sulle imbarcazioni faccia la fine della tassa sul medico, tassa inventata nel 1993 dallo Stato nazionale e le cui spese di riscossione sono state superiori alle entrate stesse. Per quanto riguarda la tassa sulle plusvalenze, stiamo facendo, Assessore, una tassazione aggiuntiva alla tassazione prevista dal DPR del 22 dicembre 1986, numero 917, che prevede un prelievo del 20 per cento sulle plusvalenze derivanti dalla vendita delle abitazioni acquisite prima dei cinque anni.

Allora, diciamo sempre che tuteliamo le classi disagiate (e su questo punto vorrei sentire anche i colleghi di Rifondazione, che nelle piazze citano questi dati, mentre qua hanno sempre il bavaglio in bocca) però poi andiamo a far pagare il 40 percento di tassazione a quel povero Cristo che citava la collega Caligaris, o che citava prima l'amico La Spisa. Bisogna essere seri: o sono ricchi e stabiliamo che sono ricchi e hanno un reddito alto, oppure smettiamo di fare demagogia, perché non si può far pagare una tassa del 40 percento sulle plusvalenze, solo perché c'è stato un passaggio di proprietà. E' ridicolo ed è una vergogna per una regione democratica.

Ci vantiamo tutti di tutelare gli emigrati, spendiamo sempre grandi paroloni, e poi facciamo queste cose! E' una vergogna! Siamo una Comunità europea, dobbiamo circolare nella Comunità europea. Se si organizzassero in tal senso anche le altre regioni d'Italia, se facessero pagare una tassazione, se la Regione Lazio facesse pagare una tassa aggiuntiva, visto che il flusso maggiore dei sardi è verso il Roma e Milano, per quanto riguarda gli scali aerei, sarebbe una vergogna. Noi sosterremmo che sarebbe una vergogna! Ma quando andiamo a bussare dallo Stato per chiedere i soldi…

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha domandato di parlare il consigliere Pileri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILERI (F.I.). Signor Presidente, io ovviamente voterò a favore, anche perché abbiamo presentato, come Gruppo, anche noi degli emendamenti soppressivi. Ma, io mi volevo rivolgere all'assessore Dadea, perché in assenza di un Presidente, sempre più assente, ma sempre più incisivo, più aumenta l'assenza, più è incisiva la sua azione! Io ho capito una cosa: che ci sono probabilmente molti consiglieri, anche della maggioranza, che "vorrebbero, ma non possono", e pertanto hanno preferito non esprimere il proprio pensiero.

In risposta ai dati di Villasimius, Assessore, io le potrei far vedere altri dati, come quelli della rete dei porti, o come altri dati, che sono stati riportati da riviste specializzate della nautica, però le vorrei rivolgere una domanda. Probabilmente il numero di attracchi non è cambiato a Villasimius, ma lei però mi dovrebbe dire quanti di questi hanno pagato la tassa, e quale è stato l'introito nel porto di Villasimius? E quale è stato l'introito in tutta la Regione Sardegna delle tasse sul lusso, perché ancora non ci avete detto quanto avete incassato e quanto avete speso, probabilmente perché il saldo in questo caso è negativo.

E poi, ovviamente, l'articolo 3 comprende altri aspetti, come la tassa di soggiorno. Voi parlate di turismo, ma manca un piano strategico del turismo, perché l'imposizione di queste tasse, probabilmente, doveva essere valutata, dopo aver fatto un piano strategico del turismo. Del turismo in Sardegna non se ne parla più in termini strategici. Io condivido l'aspetto punitivo e l'aspetto populistico, anche se lei ha detto che non lo condivide. Per quanto riguarda la tassa di soggiorno, in particolare, voi le fate pagare dal 1º maggio al 1 30 di settembre, mentre probabilmente chi viene, come ho detto l'altra volta, in settembre in Sardegna, o in maggio, dovrebbe essere premiato.

Voglio chiudere con una considerazione. Se noi dividessimo il milione e mezzo di euro, che voi avete incassato, per i comuni della Sardegna, per quelli interni, avremmo circa 5.000 euro da distribuire per ogni Comune. Ma, a questo punto, non sarebbe meglio sopprimere l'articolo 3? Io voterei a favore, ad esempio, per destinare quei fondi che avete impegnato…

PRESIDENTE. Concluda onorevole Pileri.

PILERI (F.I.). …per le zone interne.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, io pensavo che, per come era attento l'assessore Dadea, avesse accolto i suggerimenti che provenivano dai banchi del Consiglio, e non solo dell'opposizione, visto che ormai è l'unico che segue costantemente i lavori, perché del Presidente non vediamo manco l'ombra, e invece ho visto che ha accolto con un sorriso la raffica di no del Presidente della Commissione per quanto riguarda questi emendamenti.

Sinceramente, noi siamo qui perché siamo convinti che, comunque, qualche miglioramento a questa finanziaria possa essere apportato, perché altrimenti credo che ci converrebbe votare i capitoli, senza neanche discutere. Io sono ancora convinto comunque che, da parte della Giunta, della maggioranza e dell'intero Consiglio, ci sia ancora la volontà di ascoltarsi e di capire dove è che stiamo sbagliando e dove è che possiamo ancora intervenire per porvi rimedio.

Assessore, queste, un tempo erano tasse di scopo, poi sono diventate tasse ambientali perché l'utilizzo dell'ambiente va pagato, poi non so quale altra motivazione si sta dando a questo strumento. Allora io dico semplicemente che queste sono tasse, punto e basta, dovete chiamarle col loro vero nome, lasciate perdere tutte le altre denominazioni, perché adesso abbiamo capito che la volontà della maggioranza, in particolare della Giunta regionale, è quella di tassare fino all'inverosimile i cittadini che scelgono la Sardegna come zona di vacanze. E questo è davvero un grave errore politico.

Io sono convinto che i danni che sta provocando questo Governo regionale, con questa finanziaria, la Sardegna li pagherà nei prossimi anni, perché non è assolutamente pensabile un trattamento così scorretto del Governo della Regione nei confronti dei sardi che sono emigrati e che, dopo che hanno effettuato investimenti importanti in questa Regione, vengono ulteriormente tassati. Io credo che qualsiasi cittadino di buon senso capisca anche che tassare oggi le barche, dal 1º giugno alla fine di settembre, non abbia veramente nessun senso, perché tutti ci rendiamo conto di quanta gente c'è nei porti della Sardegna nei mesi di giugno e di settembre. Almeno il buon senso avrebbe dovuto suggerire di evitare la tassazione in quei periodi in cui l'affluenza dei turisti è veramente minima. E comunque, Assessore, lei non può fare riferimento soltanto ad un porto, in Sardegna ci sono decine e decine di porti, avremmo voluto che la sua valutazione riguardasse tutti i porti della Sardegna e fosse inserita in un discorso più complessivo che indicasse chiaramente costi e benefici di questo sistema fiscale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, io mi appello alla sua sensibilità perché i colleghi rispettino l'Aula e rispettino se stessi.

Credo di non poter non dichiarare il voto a favore di quest'emendamento dell'emendamento numero 167, in quanto sono firmatario di decine di emendamenti per l'abrogazione, in toto e in parte di questo articolo. Io condivido quest'emendamento, ma condivido, soprattutto, la dichiarazione pronunciata dal collega Pittalis, un sardo che ha vissuto l'esperienza di essere nato all'estero, nella quale colgo il significato e il contenuto degli emendamenti numero 101 e 458 che chiedono l'esenzione di queste tasse per gli emigrati e per i loro familiari.

Io mi appello a voi, colleghi del Consiglio, per ricordare le centinaia e migliaia di nostri emigrati che, oltre ad aver avuto la sfortuna di dover trovare fuori dall'Isola la risposta alle loro esigenze di vita, vengono penalizzati su questo aspetto, non pensando che invece per noi gli emigrati costituiscono un valore aggiunto da premiare e non da vessare. Confermo pertanto il mio voto a favore dell'emendamento.

PRESIDENTE. Con questo intervento si concludono i lavori della mattinata. Avviso i consiglieri che la Commissione bilancio è convocata per le ore 15, mentre i lavori dell'Assemblea riprenderanno alle ore 16. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Scarpa.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Volevo chiedere, in considerazione della convocazione della Commissione bilancio, che la ripresa dei lavori pomeridiani sia fissata almeno alle 16 e 30.

PRESIDENTE. Poiché non vi sono opposizioni i lavori del Consiglio riprenderanno alle ore 16 e 30.

La seduta è tolta alle ore 14 e 01.



Allegati seduta

Risposta scritta a interrogazioni

Risposta scritta dell'assessore degli enti locali finanze ed urbanistica all'interrogazione Murgioni - Ladu - Gallus sulla concessione di aree da assentire per il noleggio di ombrelloni e sdraio nelle spiaggie. (726)

Con riferimento alla nota n 246 del 18 gennaio 2007, relativa all'interrogazione indicata in oggetto, si trasmette la relazione tecnica contenente elementi di risposta alla stessa, forniti dagli Uffici della Direzione generale degli Enti locali e Finanze.

Con l'interrogazione in oggetto - concernente in particolare l'art. 7 comma c) delle Direttive per la redazione dei Piano di Utilizzo dei Litorali e l'esercizio delle funzioni amministrative in materia di demanio marittimo e di zone del mare territoriale i Consiglieri Murgioni, Ladu e Gallus chiedono di sapere se «sulla base dell'evidente incongruenza dei 400 metri quadri quale limite massimo per un fronte di mare di 50 metri, non si renda necessario, ancor prima di adottare il Piano di Utilizzo dei Litorali, convocare una conferenza dei servizi con le amministrazioni interessate, gli operatori del settore e i sindacati di categoria al fine di valutare la reale incidenza di una misura che, se applicata, potrebbe determinare la scomparsa di un settore che consta seimila buste paga e che assicura un'economia che la Sardegna, stante la grande sete di lavoro, non può assolutamente permettersi di perdere».

Pare doveroso innanzitutto premettere che con legge regionale 12 giugno 2006, n. 9 è stato disciplinato il conferimento di funzioni e compiti agli enti locali, in attuazione del decreto legislativo 17 aprile 2001, n 234, concernente "Norme di attuazione dello Statuto speciale della Regione Sardegna per il conferimento di funzioni amministrative, in attuazione del capo I della legge n. 59/97".

L'art. 41 della precitata legge, attribuisce ai Comuni le funzioni in materia di elaborazione ed approvazione dei Piani di utilizzazione dei litorali, concessioni, sui beni del demanio marittimo o della navigazione interna, per finalità turistico-ricreative, su aree scoperte o che comportino impianti di facile rimozione, le altre funzioni amministrative riguardanti il demanio marittimo ed il mare territoriale non riservate alla Regione o allo Stato, e assegna tra l'altro, alla Regione, come previsto dal combinato disposto di cui agli articoli 3, comma 2, e 40, le funzioni di programmazione, indirizzo o coordinamento per le materie conferite agli enti locali, che la stessa esercita mediante gli atti di programmazione previsti dalle leggi di settore o, se non previsti e fino al riordino della relativa legislazione, mediante deliberazione della Giunta regionale su proposta dell'Assessore competente. Il tutto secondo le procedure di cui all'art. 13 della legge regionale 17 gennaio 2005, n. 1.

L'Assessore regionale degli Enti Locali, Finanze ed Urbanistica, ai fini del trasferimento ai Comuni delle competenze in materia di demanio marittimo, ha proposto alla Giunta regionale le direttive per la redazione del Piano di Utilizzo dei Litorali e l'esercizio delle funzioni amministrative nella materia in argomento, direttive volte a disciplinare gli usi turistico-ricreativi degli ambiti del demanio marittimo laddove tali destinazioni d'uso siano previste nel Piano di Utilizzazione del Litorale di cui all'art. 6 del D L 5 ottobre 1993, n. 400, subordinatamente alla redazione da parte dei Comuni del Piano di Utilizzo del Litorale che deve essere approvato dalla Giunta regionale.

La Giunta regionale con deliberazione n. 50/21 del 5 dicembre 2006 le ha approvate in via preliminare, stabilendo di sottoporle all'esame della Conferenza permanente Regione-Enti Locali - ai sensi dell'art. 13 della legge regionale n. 17 gennaio 2005, n. 1.

In ottemperanza alle prescrizioni del precitato articolo, il Presidente della Giunta, con atto dell'11 gennaio 2007, ha convocato per il giorno 15 gennaio 2007, alle ore 15,30 la Conferenza permanente Regione - Enti Locali di cui fanno parte, come previsto dall'art. 12 della legge regionale 17 gennaio 2005, n. 1, oltre i rappresentanti della Regione, dieci componenti del Consiglio delle autonomie locali, eletti dal Consiglio in modo tale da garantire la presenza di due rappresentanti per ciascuna delle categorie elencate al comma 1 dell'articolo 3 nonché i Presidenti regionali dell'ANCI, dell'UPS, dell'UNCEM, dell'AICCRE, della Lega delle autonomie e dell'ASEL, costituenti il coordinamento delle associazioni degli enti locali della Sardegna.

In tale circostanza, l'Assessore degli Enti Locali, Finanze ed Urbanistica ha presentato le direttive in argomento, invitando le amministrazioni comunali a formulare eventuali osservazioni entro i successivi trenta giorni, decorsi i quali sarebbe stata riconvocata la Conferenza per raggiungere l'intesa.

La Conferenza è stata quindi riconvocata il 6 marzo 2007 e presieduta, in assenza del Presidente Soru, dall' Assessore degli Enti Locali, il quale, stante il confronto in atto sull'argomento, ha aggiornato la trattazione del medesimo ad una nuova seduta.

Quanto sopra ben evidenzia come la deliberazione della Giunta regionale sopra citata sia solo il primo atto di un procedimento complesso. Infatti, ai sensi dell'art. 13 della legge regionale 17 gennaio 2005, n. 1, la deliberazione della Giunta regionale di definitiva approvazione delle direttive in argomento può essere adottata solo dopo l'acquisizione dell'intesa della Conferenza permanente Regione - Enti Locali.

Tale organo è dunque sede unitaria e generale di concertazione, di cooperazione e di coordinamento tra l'amministrazione regionale e gli enti locali della Sardegna, nella quale questi ultimi sono, come si è visto, ampiamente rappresentati.

Per quanto sopra, non si capisce quale valenza possa assumere un'eventuale conferenza di servizi, laddove proprio nella conferenza permanente Regione - Enti locali sono largamente rappresentati gli enti locali dell'intera regione.

In relazione poi alla supposta incongruenza del limite massimo di 400 mq previsto dall'art. 7 delle direttive di cui si argomenta, pare doveroso evidenziare che il medesimo non può analizzarsi disgiuntamente all'impianto complessivo delle stesse.

Queste ultime, infatti, nel regolare la predisposizione del piano di utilizzo delle aree del demanio marittimo, si pongono quali finalità

- la definizione di un quadro normativo generale entro cui esercitare le funzioni da trasferire, attraverso la definizione di principi, criteri e modalità per la concessione dei beni,

- la valorizzazione delle aree dal punto di vista economico, ambientale e paesaggistico per le attività con fini turistico ricreativi,

- la garanzia della fondamentale esigenza di tutela dei tratti di costa per la conservazione delle risorse naturali, in armonia con lo sviluppo delle attività turistiche,

- la libera fruizione di tratti di costa definiti.

L'esigenza, dunque, di assentire una superficie massima di mq 400 di aree scoperte per il noleggio di ombrelloni e sdrai con un fronte mare di m 50 non può prescindere dalle suddette finalità ed in particolare dalla necessità di assicurare, unitamente all'offerta di servizi al cittadino, il perseguimento del giusto equilibrio tra la tutela e salvaguardia del litorale, che per la sua peculiarità costituisce risorsa indispensabile e strategica per lo sviluppo complessivo del turismo costiero e la garanzia di sufficienti tratti di arenile libero per la libera fruizione del cittadino, assicurando l'esercizio della balneazione locale tradizionale.

Tanto si rappresenta e si trasmette affermando piena disponibilità a fornire ogni ulteriore chiarimento che dovesse rendersi necessario.

Risposta scritta dell'assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport all'interrogazione Porcu - Pinna sulle informazioni a carattere ambientale riguardo la deturpazione con la vernice al minio di uno dei percorsi più incantevoli del Supramonte di Baunei denominato "Selvaggio Blu". (815)

In riferimento all'interrogazione n. 815/A, presentata dai Consiglieri Porcu e Pinna, si comunica che l'intero territorio comunale di Baunei è vincolato con decreto Ministeriale 20.07.1969 e ricade all'interno dell'ambito costiero n. 23 del Piano Paesaggistico Regionale.

L'Ufficio Tutela del Paesaggio di Nuoro, per l'intervento oggetto della suddetta interrogazione, non ha ricevuto alcuna richiesta di autorizzazione paesaggistica ex art. 146 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.Lgs. n. 42 del 22.1.2004), né ha pertanto potuto valutare la compatibilità paesistica dell'eventuale intervento.

Si informa inoltre che all'Ufficio Tutela del Paesaggio di Nuoro non è pervenuta alcuna segnalazione di abuso da parte degli organi preposti alla vigilanza ambientale. Si stanno attivando comunque le procedure per l'individuazione dei luoghi e la verifica dei fatti segnalati.