Seduta n.148 del 31/05/2001 

Seduta CXLVIII

Giovedì 31 Maggio 2001

Presidenza del Vicepresidente SPISSU

La seduta è aperta alle ore 10 e 40.

piana, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di martedì 27 marzo 2001 che è approvato.

Assenze per motivi istituzionali

PRESIDENTE. Comunico che gli assessori Oppi e Milia sono assenti due giorni per impegni istituzionali.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Rassu e Deiana hanno chiesto di poter usufruire rispettivamente di due giorni e un giorno di congedo a far data da oggi; il consigliere Rassu perché in missione e il consigliere Deiana per motivi personali.

Se non ci sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico di aver nominato in data 30 maggio 2001 l'onorevole Giorgio Corona componente della Giunta delle elezioni in sostituzione dell'onorevole Pasqualino Federici, dimissionario.

Annunzio di presentazione di disegni di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza i seguenti disegni di legge:

"Imprenditoria giovanile: provvedimenti urgenti per favorire l'occupazione". (201)

(Pervenuto il 26 aprile 2001 ed assegnato alla sesta Commissione.)

"Integrazione all'art. 12 bis della legge regionale 5 maggio 1983, n. 11 e successive modificazioni ed integrazioni. Norma di specificazione sul bilancio di cassa". (203)

(Pervenuto l'8 maggio 2001 ed assegnato alla terza Commissione.)

"Legge regionale 10 luglio 2000, n. 8. Interventi volti ad assicurare la continuità territoriale con le isole minori della Sardegna. Proroga dei contratti in essere fino al 31. 12. 2001. (204)

(Pervenuto l'8 maggio 2001 ed assegnato alla quarta Commissione.)

"Riconoscimento delle persone giuridiche private ed approvazione delle modifiche dell'atto costitutivo e dello statuto". (205)

(Pervenuto l'8 maggio 2001 ed assegnato alla prima Commissione.)

"Adeguamento normativa sui Coordinatori P.I.A.". (206)

(Pervenuto l'8 maggio 2001 ed assegnato alla prima Commissione.)

"Norme per l'elezione diretta del Sindaco, del Presidente della Provincia, del Consiglio comunale e del Consiglio provinciale". (207)

(Pervenuto l'8 maggio 2001 ed assegnato alla prima Commissione.)

"Norme modificative, integrative e sostitutive della legge regionale 5 novembre 1985, n. 26 (Istituzione del Corpo forestale e di vigilanza ambientale della Regione sarda)". (210)

(Pervenuto il 29 maggio 2001 ed assegnato alla prima Commissione.)

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:

dal consigliere PIANA:

"Disciplina del diritto di reimpianto delle superfici vitate". (202)

(Pervenuta il 27 aprile 2001 ed assegnata alla quinta Commissione.)

dal consigliere NUVOLI:

"Riordino dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna". (208)

(Pervenuta il 24 maggio 2001 ed assegnata alla prima Commissione.)

dai consiglieri COSSA - FANTOLA - VARGIU - CASSANO - SANNA NIVOLI - PILO - LOMBARDO:

" Norme a sostegno delle iniziative a favore delle donne in difficoltà". (209)

(Pervenuta il 28 maggio 2001 ed assegnata alla settima Commissione.)

dai consiglieri RASSU - VASSALLO - CAPELLI - PINNA - BIGGIO - FALCONI - GRANARA - ORRU' - TUNIS Gianfranco - VARGIU - FADDA:

"Modifiche all'articolo 6, comma 19, della legge regioanle 24 aprile 2001, n. 6 (Legge finanziaria 2001)". (211)

(Pervenuta il 29 maggio 2001 ed assegnata alla sesta Commissione.)

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Giunta regionale, in applicazione dell'articolo 24 della legge 7 gennaio 1977, numero 1 ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 13 e 27 febbraio; 13, 22 e 30 marzo; 12, 19 e 24 aprile.

Risposta scritta a interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che sono state date le risposte scritte alle seguenti interrogazioni:

Interrogazione FRAU sulla fuoriuscita di ORIMULSION da un serbatoio nella termocentrale di Fiumensanto. (103)

(Risposta scritta in data 8 maggio 2001)

Interrogazione CALLEDDA - PINNA - SANNA Alberto - MARROCU sulla situazione determinatasi negli stagni di Porto Pino dopo la chiusura delle pompe fa parte delle Saline di Stato. (177)

(Risposta scritta in data 8 maggio 2001.)

Interrogazione FOIS sui fatti verificatisi recentemente nell'isola dell'Asinara e sui sintomi di degrado del parco. (235)

(Risposta scritta in data 8 maggio 2001.)

Interrogazione FANTOLA - COSA - CASSANO - VARGIU sull'istituzione delle Aziende Agro-Turistico-Venatorie (ATV) (L:R: n. 23 del 1998). (312)

(Risposta scritta in data 8 maggio 2001.)

Interrogazione CALLEDDA sulla vertenza ALCOA Italia di Iglesias. (331)

(Risposta scritta in data 8 maggio 2001.)

Interrogazione VASSALLO sulle modalità di concessione del credito d'imposta per i consumi dei combustibili per uso industriale. (84)

(Risposta scritta in data 10 maggio 2001.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

PIANA, Segretario:

Interrogazione ORRU' - CALLEDDA - MARROCU - PUSCEDDU, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura del centro Unificato Automazione Sede (CUAS) di Cagliari da parte delle Poste Italiana S.p.A. (337)

Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sul mancato pagamento delle rette da parte delle Aziende sanitarie locali alle comunità terapeutiche. (338)

Interrogazione IBBA, con richiesta di risposta scritta, sulla deliberazione della Giunta regionale relativa al riconoscimento, in base alla legge regionale 5 settembre 2000, n. 17, di un contributo di lire 3, 8 miliardi al Consorzio golfo degli Angeli a sostegno delle attività di spettacolo gà finanziate dalla regione in base alla legge regionale 5 dicembre 1973, n. 38. (339)

Interrogazione CAPPAI, con richiesta di risposta scritta, sulle gelate che hanno colpito la Sardegna. (340)

Interrogazione CAPPAI, con richiesta di risposta scritta, sulla decisione della Società Poste S.p.A. di chiudere l'impianto CUAS di Cagliari. 341)

Interrogazione SANNA Salvatore, con richiesta di risposta scritta, sul malcontento della popolazione di San Vito per il tracciato della condotta di adduzione idrica. (342)

Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione venutasi a creare all'interno del Policlinico di Sassari. (343)

Interrogazione ONNIS, con richiesta di risposta scritta, sull'opportunità di dichiarare lo stato di calamità per le zone della Sardegna meridionale (Sarrabus, Parteolla e Gerrei) colpite da una gelata che ha danneggiato le colture viticole. (344)

Interrogazione PIRISI - SANNA Salvatore - BIANCU- DEMURU - SANNA Gianvalerio, con richiesta di risposta scritta, sulla incoerente integrazione del Complemento di Programmazione trasmesso alla Commissione Europea. (345)

Interrogazione SANNA Alberto, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi e sull'inadeguatezza dei provvedimenti della Giunta regionale nell'applicazione della legge regionale n. 18 del 5 settembre 2000 in materia di risarcimento danni agli agricoltori ed agli allevatori colpiti dalla siccità 2000. (346)

Interrogazione ORRU' - FALCONI - PINNA - CUGINI, con richiesta di risposta scritta, sulla domanda di autorizzazione per l'apertura di una grande struttura di vendita nel Comune di San Sperate. (347)

Interrogazione SPISSU, con richiesta di risposta scritta, sulla grave difficoltà gestionale del Consorzio per la frutticoltura di Sassari. (348)

Interrogazione PUSCEDDU - SANNA Salvatore - PIRISI - FALCONI, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi del bilancio annuale 2001 e sulla paralisi della spesa regionale. (349)

Interrogazione VARGIU - FANTOLA, con richiesta di risposta scritta, sull'inquinamento da elettrosmog in alcuni siti scolastici del quartiere cagliaritano di Castello. (350)

Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di chiarezza circa il futuro del servizio di cardiochirurgia a Sassari presso la ASL n. 1. (351)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

PIANA, Segretario:

Interpellanza TUNIS Marco Fabrizio sulla mancata erogazione degli indennizzi dovuti in base alla legge regionale n. 22 del 2000 agli allevatori di San Giovanni Suergiu. (144)

Interpellanza SANNA Alberto - CUGINI - MARROCU- DEMURU sui gravi danni causati ai vigneti in diverse aree della Sardegna, in particolare nell'Oristanese, dalle gelate dei giorni 14, 15 e 16 aprile 2001. (145)

Interpellanza PINNA - CALLEDDA - MARROCU - ORRU' - PACIFICO sulla realizzazione del progetto per la ricostituzione del manto vegetale e del patrimonio boschivo e per la sistemazione idrogeologica delle aree minerarie dismesse ubicate in Comune di Iglesias. (146)

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

PIANA, Segretario:

Mozione ORRU' - SCANO - SELIS - BALIA - BIANCU - VASSALLO sulla chiusura del Centro Unificato Automazione Sede (CUAS) di Cagliari da parte delle Poste Italiane S.p.A. (40)

Dimissioni di consiglieri

PRESIDENTE. Comunico che in data 23 maggio 2001 il consigliere regionale Pasqualino Federici ha fatto pervenire la seguente lettera:

"Io sottoscritto, Pasqualino Federici, consigliere regionale della Sardegna per la XII legislatura, proclamato eletto senatore nel collegio di Sassari per la XIV legislatura del Parlamento, essendo pertanto sopravvenuta causa di incompatibilità tra i due uffici, rassegno con la presente le mie dimissioni dalla carica di consigliere regionale a far data dal giorno 30 maggio 2001.

Colgo l'occasione per esprimere ed augurare buon lavoro all'Assemblea, e nel contempo mi dichiaro sempre disponibile a continuare nel mio impegno negli interessi per la Sardegna; tutto questo con nostalgia e rimpianto.

F.to Pasqualino Federici".

E` pervenuta inoltre la seguente lettera dell'onorevole Onnis.

"Eletto alla Camera dei Deputati nel Collegio 13 della Circoscrizione Sardegna, in occasione delle recenti elezioni politiche, debbo rassegnare le dimissioni da consigliere regionale. Lascio con rimpianto un'esperienza troppo breve, con la speranza di sapere e di poter rappresentare in Parlamento le esigenze e le aspettative dei nostri fratelli sardi e della nostra amata patria sarda. A lei, illustre Presidente, al Consiglio regionale e a tutti i consiglieri l'augurio sincero di un impegno sempre più responsabile, proficuo ed utile per il riscatto e la crescita della Sardegna.

F.to Francesco Onnis".

Comunico che in data 30 maggio il consigliere regionale Bruno Dettori ha fatto pervenire la seguente lettera:

"Il sottoscritto Bruno Dettori, essendo stato proclamato eletto Senatore della Repubblica nel Collegio numero 4 - Sassari, per la coalizione l'Ulivo con Rutelli, fa presente alla Signoria Vostra di voler esercitare il diritto di opzione in favore dell'elezione al Senato. In relazione a questo, il sottoscritto chiede di essere dichiarato decaduto per incompatibilità dalle funzioni di consigliere regionale a far data da oggi.

F.to Bruno Dettori".

E' inoltre pervenuta la seguente comunicazione dell'onorevole Michele Cossa:

"Il sottoscritto Michele Cossa, essendo stato eletto alla Camera dei Deputati nello scorso 13 maggio, rassegna le dimissioni dalla carica di consigliere regionale. Cordiali saluti. Michele Cossa".

Ricordo che ai sensi dell'articolo 85 della legge regionale 6 marzo 1979 numero 7 è riservata al Consiglio regionale la facoltà di ricevere ed accettare le dimissioni dei propri membri. Se non vi sono opposizioni, si intende pertanto che l'Assemblea prende atto delle dimissioni dei consiglieri Cossa, Dettori Bruno, Federici e Onnis.

Invito il Presidente della Giunta delle elezioni a convocare immediatamente la Giunta stessa affinché, esaminati gli atti degli uffici circoscrizionali, si pronunci circa i candidati che subentreranno agli onorevoli Cossa, Dettori Bruno, Federici e Onnis.

Discorso di commiato del consigliere Emilio Floris

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Emilio Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS Emilio (F.I.-Sardegna). Grazie Presidente, grazie colleghi della opportunità che mi viene data per porgere un saluto a tutti voi, da estendere naturalmente a tutti i funzionari, con i quali per 7 anni ho condiviso piaceri, dolori e comunque una fase diversa della mia vita; una fase che mi ha visto abbracciare, praticamente a tempo pieno, il mondo della politica, e lasciare un mondo che conoscevo già. L'ho fatto certamente da novizio, oggi non credo di essere particolarmente esperto, però indubbiamente questo processo di crescita è avvenuto grazie a tutti quanti voi presenti in quest'Aula e a coloro i quali fanno parte del Consiglio regionale. Ai colleghi della maggioranza e della opposizione - essendo stato all'opposizione prima ed in maggioranza adesso, penso che questo conti poco - rivolgo un sincero ringraziamento; un sincero ringraziamento perché con taluni mi è stato permesso di approfondire la conoscenza di me stesso, e comunque di relazionarmi in un modo che sicuramente è stato un momento di crescita anche per l'avventura politica.

Ho deciso di accettare prima la candidatura, oggi andrò ad insediarmi al Consiglio comunale per cui non credo di avere ulteriori possibilità di rivedervi da questi banchi in quest'Aula, ma certamente, per la carica che andrò a ricoprire, ritengo che non interromperemo i contatti, anzi dovremo intensificarli. Sono cosciente che quella del sindaco è una funzione politica importante, quella del sindaco della città di Cagliari lo è ancora di più. Nel lasciare questi banchi, dico perciò a tutti quanti, ai colleghi della maggioranza, al Presidente del Consiglio, al Presidente della Giunta, che il nostro rapporto non si interrompe ma si intensifica. La città di Cagliari, tramite la mia persona, avrà il piacere di ospitare i consiglieri regionali che volessero visitare il Municipio, e lo dico sin d'ora, Presidente, sarà un piacere, non appena si sarà formata la Giunta, poter incontrare, con la Giunta comunale di Cagliari, la Giunta regionale.

Io ritengo che le occasioni di sviluppo per la Sardegna debbano essere colte ovunque siano mature. Ritengo che Cagliari oggi abbia una funzione importante per lo sviluppo della Sardegna. E' una città che sicuramente vuole crescere, che certamente vuole recitare un ruolo importante nel Mediterraneo, che vuole, da capoluogo della Sardegna, aprirsi al mondo che gli sta attorno, un mondo che attende solamente di rappresentare un'occasione che deve essere colta dalla nostra città.

Ringrazio nuovamente tutti i colleghi consiglieri, i capigruppo, i funzionari, tutti quanti coloro che hanno avuto la pazienza di ascoltarmi e molte volte di sopportare i miei nervosismi, e a molti dei quali oggi sono legato da un rapporto d'amicizia. Grazie Presidente.

(Applausi dai banchi del centrodestra)

PRESIDENTE. Sospendiamo la seduta per quindici minuti perché la Giunta per le elezioni possa svolgere il suo lavoro.

(La seduta, sospesa alle ore10 e 55, viene ripresa alle ore 11 e 47.)

Decadenza, proclamazione e giuramento di consiglieri regionali

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la sostituzione dei consiglieri regionali. Do lettura della lettera del Presidente della Giunta delle elezioni:

"Comunico alla Signoria Vostra Onorevole che la Giunta per le elezioni si è riunita in data 31 maggio 2001 per verificare quali sono i candidati alle elezioni regionali del 13 - 27 giugno '99 che subentrano ai consiglieri regionali onorevoli Michele Cossa e Francesco Onnis, eletti deputati, Bruno Dettori, Pasqualino Federici, eletti senatori, tutti dimissionari.

Dall'esame degli atti redatti dall'ufficio centrale circoscrizionale di Cagliari risulta che:

1. L'onorevole Michele Cossa era stato eletto nella lista numero 7 del collegio di Cagliari avente il contrassegno "Patto Segni - Riformatori sardi": I candidati della stessa lista e del medesimo collegio che seguono immediatamente l'ultimo eletto sono nell'ordine:

-Pisano Franco Sergio, con cifra elettorale 1451;

-Fenza Massimo Angelo, 137;

-Aledda Giancarlo, 961.

2. L'onorevole Francesco Onnis era stato eletto nella lista numero 9 del collegio di Cagliari avente il contrassegno "Alleanza Nazionale", i candidati dalla stessa lista del medesimo collegio che seguono immediatamente l'ultimo eletto sono nell'ordine:

-Locci Giovanni Benito Guido, con cifra elettorale 3731;

-Foco Gennaro, 2107;

-Dessì Antonino, 1907;

Dall'esame degli atti redatti dall'ufficio centrale circoscrizionale di Sassaririsulta che l'onorevole Bruno Dettori era stato eletto nella lista numero 15 del collegio di Sassari, avente il contrassegno "I Democratici in Europa con Prodi". I candidati della stessa lista e del medesimo collegio che seguono immediatamente l'ultimo eletto sono nell'ordine:

-Granella Salvatore, con cifra elettorale 1858;

-Tillocca Giuseppe, 1514;

-Cara Pier Luigi, 1428.

Dall'esame degli atti dell'Ufficio centrale regionale per la circoscrizione regionale risulta, infine, che l'onorevole Pasqualino Lorenzo Federici era stato eletto nella lista numero 2, avente il contrassegno "Polo per la Sardegna". I candidati della stessa lista e della medesima circoscrizione elettorale che seguono immediatamente l'ultimo eletto sono nell'ordine:

-Satta Vincenzo, con cifra elettorale 7564;
-Diana Mario, 6777;

-Orgiana Benito, 6353;

-Mulas Sebastiana, 5253;

-Calia Maddalena, 5607.

La Giunta delle elezioni ha altresì preso atto che i consiglieri onorevoli Gianfranco Tunis e Giampaolo Nuvoli, eletti rispettivamente senatore e deputato, hanno preso parte alle votazioni delle loro assemblee di ieri, 30 maggio 2001, pertanto, ai sensi dell'articolo 122 della Costituzione e dell'articolo 17 dello Statuto speciale della Sardegna, e viste le proprie competenze di cui all'articolo 17 del Regolamento interno del Consiglio, ne propone la decadenza".

Per quanto riguarda la decadenza dei consiglieri Gianfranco Tunis e Giampaolo Nuvoli, se non ci sono obiezioni, invito il Consiglio a prenderne atto. Poiché non vi sono obiezioni il Consiglio ne prende atto. Proseguo la lettura di cui sopra.

"Dall'esame degli atti redatti dall'Ufficio centrale circoscrizionale di Cagliari risulta che l'onorevole Gianfranco Tunis era stato eletto nella lista numero 5 del collegio di Cagliari, avente contrassegno Partito Popolare Italiano. I candidati della stessa lista e del medesimo collegio che seguono immediatamente l'ultimo eletto sono nell'ordine:

-Secci Eliseo con cifra elettorale 5222,

-Lai Giovanni Maria, 1242;

-Agabbio Angelo Giuseppe Salvatore, 925.

Dall'esame degli atti redatti dall'Ufficio circoscrizionale di Sassari risulta che l'onorevole Giampaolo Nuvoli era stato eletto nella lista numero 6 del collegio di Sassari, avente il contrassegno "Forza Italia". I candidati della stessa lista e del medesimo collegio che seguono immediatamente l'ultimo eletto sono nell'ordine:

-Giovannelli Giovanni Maria Enrico, con cifra elettorale 3058;

-Inzaina Giovanni Antonio, 2983;

-Giordo Giuseppe, 2425.

Distinti saluti.

F.to Onorevole Pierluigi Carloni"

Sulla base di quanto comunicatomi dal Presidente della Giunta delle elezioni proclamo quindi eletti consiglieri regionali: Pisano Franco, Locci Giovanni, Granella Salvatore, Satta Vincenzo, Secci Eliseo, Giovannelli Giovanni. Pertanto, constatatane la presenza, li invio ad entrare in aula e a prestare il giuramento prescritto dall'articolo 23 dello Statuto speciale per la Sardegna e dall'articolo 3 del D.P.R. 19 maggio 1949, numero 250.

Invito i colleghi a presentarsi di fronte al banco della Presidenza.

Do lettura della formula del giuramento, dopodiché ciascun consigliere risponderà "Giuro": "Giuro di essere fedele alla Repubblica e di esercitare il mio ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione".

PISANO (Patto Segni-Rif. Sardi). Giuro.

LOCCI (A.N.). Giuro.

GRANELLA (I DEMOCRATICI). Giuro.

SATTA (F.I.-Sardegna) Giuro.

SECCI (C.C.D.). Giuro.

GIOVANNELLI (F.I.-Sardegna) Giuro.

PRESIDENTE. Proclamo eletti i consiglieri.

(Applausi)

PRESIDENTE. Invito i nuovi colleghi a prendere posto nei banchi.

Discussione della mozione Sanna Emanuele - Selis - Dore - Cogodi - Ibba - Sanna Giacomo - Pinna - Fadda - Cugini - Balia - Dettori Bruno - Pusceddu - Marrocu - Biancu - Calledda - Deiana - Demuru - Dettori Ivana - Falconi - Giagu -Lai - Manca - Masia - Morittu -Orru' - Ortu - Pacifico - Pirisi - Sanna Alberto - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Scano - Spissu - Vassallo sul progressivo degrado del compendio Molentargiu- Saline-Poetto e sulla mancata istituzione del Parco regionale naturalistico (28)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 28.

Se ne dia lettura.

PIANA, Segretario:

MOZIONE SannaEmanuele - Selis - Dore - Cogodi - Ibba - Sanna Giacomo - Pinna - Fadda - Cugini - Balia - Dettori Bruno - Pusceddu - Marrocu - Biancu - Calledda - Deiana - Demuru - Dettori Ivana - Falconi - Giagu - Lai - Manca - Masia - Morittu - Orrù - Ortu - Pacifico - Pirisi - Sanna Alberto - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Scano - Spissu - Vassallo sul progressivo degrado del compendio Molentargius-Saline-Poetto e sulla mancata istituzione del Parco regionale naturalistico.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che l'area umida Molentargius-Saline-Poetto, che ricade nei Comuni di Cagliari e di Quartu S. Elena e confina con i Comuni di Selargius e Quartucciu, per le sue peculiari caratteristiche ambientali e naturalistiche risulta sottoposta a una ricca e rigorosa normativa di tutela;

RICORDATO che il pregiato ecosistema del Molentargius è protetto sia da importanti leggi regionali e nazionali sia da convenzioni e direttive internazionali e in particolare da:

a) la Convenzione di Ramsar, firmata in Iran il 2 febbraio 1971 e ratificata con decreto del Presidente della Repubblica italiana il 13 marzo 1976 e che, con DM del 17 giugno 1977, ha incluso lo stagno di Molentargius come zona umida di interesse internazionale soprattutto come habitat degli uccelli acquatici;

b) il decreto dell'Assessore regionale alla P.I. e Beni Culturali del 12 gennaio 1979 che, con specifico Piano territoriale del Molentargius e di Monte Urpinu, ha individuato l'area in questione quale zona C1-conservativo naturale e sistema dove è vietata l'edificazione;

c) il vincolo paesistico ai sensi della legge n. 431 del 1985;

d) il vincolo di conservazione integrale ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera b) della L.R. 23 del 1993;

e) la direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e seminaturali, resa esecutiva con DPR n. 357 del 1997;

f) la legge regionale 26 febbraio 1999, n. 5, istitutiva del Parco Naturale Regionale "Molentargius-Saline";

SOTTOLINEATO inoltre che il compendio è interessato da un Piano globale di risanamento finanziato con 120 miliardi dalla legge statale n. 67 dell'11 marzo 1988 e specificato in un Protocollo d'Intesa Stato-Regione (Melis-Ruffolo) dell'11 febbraio 1989;

CONSIDERATO che il verbale di consegna dei lavori di bonifica, di ripristino e di riabilitazione ambientale affidati, dopo una lunga e tortuosa procedura, nella forma dell'appalto-concorso, dal Ministero dell'Ambiente a un Consorzio di imprese denominato Ramsar-Molentargius, fu sottoscritto in data 29.04.1996 e prevedeva il completamento delle opere entro l'8 agosto 1997;

DENUNCIATO che nell'esecuzione dei lavori da parte delle imprese appaltatrici sono subito emerse anomalie, lentezze e contrasti molto forti col committente sfociati prima nelle dimissioni dell'Ingegnere capo e del Presidente della Commissione di collaudo (giugno 1997) e poi nel totale blocco del cantiere che ha dato luogo ad un paralizzante contenzioso tra Consorzio Ramsar e Ministero dell'Ambiente;

STIGMATIZZATO il fatto che nonostante le pressanti sollecitazioni di associazioni culturali e ambientaliste, delle istituzioni locali e regionali e dei parlamentari sardi, i ministri dell'ambiente che si sono succeduti negli anni non sono riusciti a sbloccare il contenzioso sui lavori di bonifica e che solo recentemente il ministro Bordon ha annunciato la soluzione del problema, anche se i tempi di ripresa dell'attività di risanamento si stanno di nuovo allungando pare a causa di preoccupanti intoppi burocratici;

RILEVATO che durante la scorsa estate le vasche presalanti del Molentargius hanno rischiato il totale prosciugamento e l'asfissia biologica dell'ecosistema, con il suo incommensurabile patrimonio di avifauna pregiata e a rischio di estinzione, e che la causa principale di quella emergenza è da ricercare nell'irresponsabile comportamento dei Monopoli di Stato e delle imprese che stanno eseguendo, per conto del Comune di Cagliari, i lavori di risanamento nel canale di Terramaini che, come si è potuto chiaramente documentare, hanno ostruito il canale immissario di acqua marina nello stagno;

CONSTATATO che, nonostante la deliberazione della Giunta regionale del 16 marzo 1999 (n. 16/26) con cui sono state attivate le procedure per l'acquisizione al patrimonio della nostra Regione Autonoma delle Saline del Poetto, il compendio continua ad essere gestito con criteri molto discutibili dai Monopoli di Stato la cui amministrazione assiste inerte al blocco delle attività estrattive, in atto ormai da 15 anni, e al conseguente allarmante degrado del delicato sistema idraulico e produttivo;

ACCERTATO che anche i lavori di salvaguardia del litorale del Poetto, finanziati per complessivi 30 miliardi con fondi comunitari e della Protezione civile, sono entrati in una fase di pericolosa stagnazione a seguito dell'insediamento della nuova Giunta provinciale che, mentre frappone discutibili varianti al progetto a suo tempo approvato nella apposita Conferenza dei Servizi, rischia di perdere le cospicue risorse disponibili e reperite nel 1988 su iniziativa della precedente amministrazione provinciale e col pieno consenso dei Comuni di Cagliari e Quartu S. Elena e della Regione sarda;

SOTTOLINEATO infine con particolare preoccupazione che tutti gli adempimenti previsti dalla legge regionale n. 5/1999, istitutiva del Parco Regionale Naturale, sono stati gravemente disattesi per inaccettabili inadempienze di alcuni Enti locali (in particolare del Comune di Cagliari) e della stessa Giunta regionale;

RIBADITO che la suddetta legge prescrive:

a) all'articolo 3: che la gestione del Parco è affidata a un Consorzio costituito dalla Provincia di Cagliari e dai Comuni di Cagliari, Quartu S. Elena, Quartucciu e Selargius;

b) all'articolo 4: che il suddetto Consorzio si costituisce attraverso convenzione e uno specifico statuto approvati dai Consigli degli Enti interessati e che, qualora entro 3 mesi dall'entrata in vigore della legge istitutiva gli Enti interessati non abbiano raggiunto le necessarie intese, l'Assessore regionale della Difesa dell'Ambiente invia agli Enti una proposta di convenzione e di statuto;

impegna la Giunta Regionale

1) a promuovere una pressante iniziativa politica e istituzionale verso il Governo nazionale tesa al rapido conseguimento dei seguenti irrinunciabili obiettivi:

a) immediato trasferimento al patrimonio e alle competenze della nostra Regione Autonoma di tutto il compendio Molentargius-Saline, risolvendo contestualmente l'annoso contenzioso tra il Ministero delle Finanze e i Comuni di Cagliari e Quartu S. Elena;

b) immediata ripresa e conclusione in tempi certi dei lavori di recupero e di riqualificazione della zona umida;

2) a intraprendere un ruolo attivo e autorevole per la istituzione del Parco naturale regionale "Molentargius-Saline" esercitando, sia pure con evidente ritardo, i poteri sostitutivi previsti dalla legge regionale n. 5 del 26 febbraio 1999 in particolare per quanto attiene alla proposta di convenzione e di statuto tuttora non predisposti né approvati dagli Enti interessati;

3) a rivendicare anche attraverso una specifica Intesa istituzionale col Governo, per la fase di transizione, per il Presidente della Regione il ruolo di massima e unica Autorità di coordinamento e vigilanza per tutti gli interventi di risanamento e di tutela e nei confronti di tutti i soggetti pubblici e privati che operano nel compendio, al fine di salvaguardare un sito naturalistico di assoluto rilievo internazionale che attraverso una moderna e dinamica politica di valorizzazione e di corretta fruizione può diventare una fondamentale risorsa per lo sviluppo economico e civile dell'area metropolitana di Cagliari. (28)

PRESIDENTE. Per illustrare la mozione ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Emanuele.

SANNA EMANUELE (D.S.). Signor Presidente e onorevoli colleghi, la mozione dei Gruppi di opposizione sulla condizione della zona umida del Molentargius è stata presentata, se non ricordo male, alla fine del mese di ottobre dello scorso anno e, nonostante le ripetute sollecitazioni dei proponenti, arriva in Aula soltanto oggi, con un ritardo di circa sette mesi. Per la verità questa mozione, come tanti altri temi, è entrata virtualmente nell'ordine del giorno del Consiglio più volte nel corso degli ultimi sette mesi, ma il rallentamento e la palude dell'attività istituzionale provocata in parte dalle inadempienze della Giunta e in parte dalla sua irrequieta maggioranza hanno impedito che l'emergenza non solo ambientale ma anche giuridica e istituzionale del Molentargius venisse, con l'attenzione necessaria, all'esame del Consiglio regionale.

Ebbene, nonostante questi macroscopici ritardi, signor Presidente, noi non rinunciamo a stimolare il Consiglio regionale e tutti i Gruppi politici a confrontarsi su un tema che consideriamo di grande rilevanza non solo per la condizione ambientale e sanitaria dell'area cagliaritana, ma per la qualità dello sviluppo complessivo della nostra Regione che della salvaguarda e della corretta utilizzazione anche economica delle sue risorse naturali più pregiate deve fare un punto di forza della competitività e della crescita della nostra Regione.

La mozione firmata dai 34 consiglieri di minoranza, nonostante i sette mesi trascorsi dalla sua presentazione, conserva, a mio avviso, tutta la sua attualità perché i problemi da noi sollevati lo scorso autunno, lungi dall'aver trovato soluzioni sia pure parziali, si sono fatti, come sappiamo, nel corso degli ultimi mesi, per molti aspetti, più complessi e più gravi. Io mi limiterò in sede di illustrazione ad uno schematico riepilogo dei punti principali del nostro documento che ritengo sia sufficientemente chiaro e completo, sia nella parte storica e analitica delle attività e degli interventi che hanno interessato l'area umida in questione, sia sulle misure di ordine amministrativo ed operativo che la nostra Regione autonoma e le altre istituzioni interessate dovranno rapidamente promuovere per affrancare il compendio Molentargius-Saline-Poetto dallo stato di disordine e di crescente degrado in cui versa attualmente.

Credo anche che sia utile, cari colleghi, aprendo la discussione sulla nostra mozione, inquadrare le problematiche del Molentargius non solo in un contesto storico e culturale completo, ma anche con un'impostazione che tenda a fare, di questa particolare area del nostro territorio regionale, un caso in qualche modo paradigmatico, da un lato, di risanamento e di conservazione di un ecosistema particolarmente pregiato e particolarmente delicato, e dall'altro lato di sviluppo intelligente e moderno sfruttando le enormi potenzialità delle nostre risorse ambientali.

Il dibattito su Molentargius, come dicevo, non per nostra responsabilità, signor Presidente, si fa all'indomani delle elezioni politiche e comunali e noi sappiamo quanto questo fatto possa condizionare adesso il confronto tra i Partiti, ma, per quanto sia difficile, in questa congiuntura noi vorremmo fare uno sforzo, un tentativo serio per affrancare le problematiche del Molentargius e le crescenti emergenze che sta vivendo dalle contrapposizioni pregiudiziali degli schieramenti politici.

Forse di questi tempi è anche un po' velleitario ed utopistico, ma io non rinuncio, cari colleghi, all'idea che almeno su alcuni temi, la politica ritrovi il senso alto della sua funzione e chi la rappresenta nelle istituzioni ritrovi la strada del confronto e della convergenza, quando sono in gioco, come in questo caso, gli interessi superiori delle comunità e delle future generazioni.

Completare il risanamento di Molentargius-Is Arenas, far ripartire le Saline, dare un assetto urbanistico e uno sviluppo compatibile al litorale del Poetto, istituire il parco regionale, non con spirito fondamentalista, ma secondo lo spirito della legge voluta da questa Assemblea più di due anni fa e sulla base di criteri scientifici e di sviluppo, io penso che il perseguimento di questi importanti e giusti obiettivi debba impegnare tutte le forze politiche e sono anche convinto che il recupero ambientale e produttivo di questo compendio corrisponda non solo agli interessi della maggioranza dei cittadini dell'area cagliaritana, ma corrisponda oggi anche agli interessi e alle attese della maggioranza dei sardi che, come sappiamo, hanno acquisito su queste tematiche una consapevolezza e una sensibilità molto avanzate.

Io spero quindi, lo dico in premessa, che la discussione sulla nostra mozione e le indicazioni del Consiglio regionale non siano un rito né siano viziate da posizioni politiche pregiudiziali.

In passato, come i colleghi sanno, e in particolare nel corso degli ultimi venti anni, la nostra Regione è intervenuta più volte sulla condizione e sul futuro del Molentargius, ma nonostante la ricchezza di provvedimenti, di norme, di decreti ed anche di leggi specifiche, il compendio è andato incontro ad un processo progressivo di abbandono e di impoverimento delle sue risorse naturali e produttive. Dopo il decreto ministeriale del 1977, in attuazione della convenzione di RAMSAR, che ha classificato lo stagno di Molentargius come zona umida di interesse internazionale soprattutto come habitat degli uccelli acquatici, la nostra Regione è ripetutamente intervenuta sul compendio con provvedimenti specifici e tutti molto significativi. Nella mozione li abbiamo indicati puntualmente, io richiamo solo quelli più importanti: il decreto dell'Assessore regionale della pubblica istruzione e beni culturali del 1979 che, con specifico piano territoriale del Molentargius e di Monte Urpinu, ha individuato l'area in questione quale zona C1 conservativa naturale e sistema dove è vietata l'edificazione; il vincolo di conservazione integrale ai sensi della legge regionale numero 23 del 1993, e poi la legge regionale del 26 febbraio 1999 numero 5 istitutiva del Parco Naturale Regionale Molentargius-Saline.

Ricordo inoltre ai colleghi che, sempre sull'area di cui stiamo oggi discutendo in Consiglio regionale, ci sono dal 1985 il vincolo paesistico ai sensi della legge numero 431 e la direttiva comunitaria sulla salvaguardia degli habitat naturali resa esecutiva con decreto del Presidente della Repubblica nel 1997.

Inoltre, per le sue peculiari e straordinarie valenze naturalistiche, anche il Parlamento italiano nel 1988, tredici anni fa, ha predisposto e finanziato con legge un piano globale di risanamento di 120 miliardi sancito l'11 febbraio del 1989 in un protocollo di intesa Stato-Regione firmato dall'allora ministro Rufolo e dall'allora Presidente della Regione, onorevole Mario Melis.

Io tornerò più avanti su questo piano perché è uno dei punti, cari colleghi, più dolenti e inaccettabili della recente storia di Molentargius che coinvolge anche pesanti responsabilità dei governi nazionali.

Il prezioso ecosistema Molentargius-Saline-Poetto ricade, come sappiamo, nel territorio dei comuni di Cagliari e Quartu Sant'Elena, confina con i comuni di Selargius, Quartucciu e Monserrato, ma per le sue straordinarie valenze naturalistiche è protetto, come ho detto, da una ricca normativa regionale, statale e internazionale.

Prima di passare ad una rapida analisi dei problemi e delle inadempienze che a valle di quella rigorosa normativa si sono purtroppo determinati, io penso che sia anche utile dare uno sguardo alla lunga storia produttiva del compendio Molentargius-Saline. Molentargius, cari colleghi. Le vasche salanti degli stagni di Cagliari e Quartu sono parte integrante della storia e della cultura della capitale della Sardegna. Per oltre due millenni dentro questa nicchia naturalistica si é svolta anche una intensa attività produttiva legata alla estrazione del sale, utilizzando l'energia solare e l'acqua di mare. Prima attraverso lo sfruttamento disumano dei cosiddetti dannati del sale, i carcerati o i contadini del Campidano e della Trexenta precettati, poi a partire dal 1830, con una grande riorganizzazione idraulica e tecnologica, la laguna è diventata una grande realtà produttiva, la prima e più grande area industriale della Sardegna. La fabbrica del sale, sia pure con metodi arcaici, è partita qualche secolo prima della nascita di Cristo, cari colleghi, quasi contestualmente con la fondazione della nostra città da parte dei Fenici. Nel Settecento le navi svedesi e le più attive marinerie commerciali europee facevano la fila nel porto di Cagliari per caricare l'oro bianco di Molentargius, e la domanda del sale cagliaritano superava largamente l'offerta. Negli anni Trenta ci lavoravano duemila operai e venivano trattati ogni anno circa otto milioni di tonnellate di acqua salata. Adesso, la macchina del sale è ferma da 14 anni; all'inizio del Novecento quella di Cagliari era la più grande salina d'Italia, adesso la macchina del sale è ferma dal 1986. E non è ferma come sapete, onorevoli colleghi, per una calamità naturale e neanche per un crollo commerciale del sale nei mercati internazionali, è ferma per incuria e per responsabilità delle istituzioni.

Scusate questa digressione retrospettiva, cari colleghi, ma mi premeva ricordare che quando parliamo di Molentargius non stiamo solo parlando di uno straordinario ecosistema e di uno scrigno naturalistico, stiamo parlando anche di una grande e trascurata risorsa economica, e io penso che col risanamento, col parco, Molentargius e le sue saline possano tornare ad essere uno dei volani produttivi dell'area cagliaritana e più in generale di un'offerta più dinamica e diversificata del sistema turistico dell'intera Regione.

Anche le recenti emergenze, quella della scorsa estate, e quella più recente dell'ultima primavera, quella del prosciugamento delle vasche presalanti di Molentargius dovuta al blocco irresponsabile dell'apporto di acqua salata dal mare alla laguna, e quella più recente che ha visto la distruzione totale dei siti più delicati della nidificazione dei fenicotteri, non sono anche queste delle calamità naturali; anzi, quelle emergenze ci hanno insegnato che Molentargius, onorevole Assessore, è destinato a morte sicura se viene separato dal contesto idraulico e produttivo delle saline e se non si istituisce rapidamente l'ente Parco. Lo stagno si è svuotato la scorsa estate perché è stato irresponsabilmente bloccato lo scambio idraulico, lo stagno ha rischiato l'asfissia e il collasso biologico per responsabilità primaria dei Monopoli di Stato sicuramente e delle imprese, onorevole Assessore, che stavano eseguendo per conto del comune di Cagliari i lavori di bonifica nel canale di Terramaini. E' stato ostruito l'afflusso di acqua di mare ma è stato anche irresponsabilmente bloccato, e qui si richiamano precise responsabilità anche dell'amministrazione regionale, l'afflusso di acque reflue dal depuratore dell'area cagliaritana. E devo anche dire, e lo dico con senso di responsabilità e con amarezza, che il palleggio di responsabilità in quel critico frangente tra la Giunta regionale, il direttore delle saline e il comune di Cagliari è stato uno spettacolo abbastanza penoso.

Questa emergenza è stata emblematica però perché ha dimostrato che il compendio ormai è terra di tutti e di nessuno, una sorta di Far West istituzionale; e questa è la ragione principale della nostra mozione.

Ci sono però le cause strutturali del degrado di Molentargius ed è su queste che intendiamo richiamare l'attenzione del Consiglio e della Giunta. Io le richiamo sommariamente in sede di illustrazione, poi i colleghi che riprenderanno l'argomento nel corso della discussione le approfondiranno.

Io richiamo in particolare, cari colleghi, tre questioni. Primo: blocco dei lavori di risanamento e contenzioso con il ministero e con le imprese; secondo: trasferimento del compendio alla Regione ponendo fine all'anacronistico demanio statale; terzo: mancata istituzione del Parco regionale e corretta attuazione, sia pure tardiva, della legge regionale numero 5 del 26 febbraio del 1999.

Sul blocco dei lavori di risanamento del Molentargius, noi attendiamo con interesse la relazione dell'Assessore che arriverà a conclusione del dibattito sulla nostra mozione, io mi limito a ricordare all'Assessore ed ai colleghi, e non lo posso ricordare al Presidente del Consiglio che è assente, perché partecipò autorevolmente a quell'incontro anche il Presidente della nostra Assemblea, che il 14 settembre dello scorso anno, come ricorderà l'assessore Pani, in sede di commissioni congiunte e alla presenza dell'onorevole Serrenti, noi abbiamo fatto con l'assessore Pani una puntuale verifica su tutti gli aspetti dell'intollerabile vicenda del blocco dei lavori di risanamento. E` la cronistoria, come l'abbiamo definita allora, di una palude politica e burocratica. I finanziamenti risalgono al 1988, i lavori sono stati aggiudicati al consorzio RAMSAR, mediante il criticato strumento della concessione, nel dicembre del 1991, sono stati consegnati nel 1996, sette anni dopo, hanno iniziato con grave ritardo e sono finiti presto nella palude dei contrasti tra imprese appaltatrici e committente, cioè Ministero dell'ambiente. Nel giugno del 1997 si sono dimessi prima l'ingegnare capo e poi, pochi giorni dopo, il Presidente della Commissione di collaudo, il cantiere si è fermato dopo un anno dalla sua apertura e ha proseguito senza controlli per qualche tempo fino alla totale sospensione dei lavori. Più di tre anni di blocco, onorevole assessore! Il Ministero "pilatescamente" dice che è pronto a passare tutto, forse con le relative grane, alla Regione e la Regione, però, assessore Pani, non meno "pilatescamente" dice che non è in grado di prendere in carico il cantiere e i relativi finanziamenti. Nel frattempo a Molentargius il Far West continua e si susseguono le emergenze di cui parlano quasi quotidianamente gli organi di informazione. Di sicuro, onorevole assessore, occorre una autorità di coordinamento e di controllo più vicina allo stagno ed ai poteri autonomistici. Il Presidente della Giunta, che farebbe bene a seguire un po' più attentamente questo dibattito, dovrebbe per esempio chiedere la riunione per la prima volta del comitato Stato - Regione mai convocato in otto anni; Bordon e i Ministri sono venuti più volte, hanno fatto sopralluoghi, hanno annunciato in pompa magna la ripresa dei lavori e il passaggio del cantiere dallo Stato alla Regione ma ancora la situazione è in una condizione di marasma davvero intollerabile. Il problema del trasferimento dal compendio al demanio regionale è un'altra telenovela, onorevole Assessore, sulla quale attendiamo da lei informazioni e possibilmente notizie un po' più tranquillizzanti. Come è noto, il 14 dicembre dello scorso anno, su proposta del senatore Caddeo, il Senato della Repubblica e poi la Camera dei Deputati, hanno approvato il testo di questo emendamento alla legge finanziaria.

"Al fine di completare la bonifica e la realizzazione del parco naturale di Molentargius i beni immobili compresi nelle saline di Cagliari già in uso all'amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato sono trasferiti a titolo gratuito al demanio regionale".

A che punto siamo, onorevole Assessore?

Solo un cenno sull'ultimo capitolo: il parco. Nel 1989, come ricordavo prima, la legge numero 31, anch'essa completamente inattuata, istitutiva dei parchi e delle aree protette nel territorio nella nostra Isola, aveva individuato il Molentargius come riserva naturale. Nel 1999, con legge regionale, è nato, con un parto distocico, comunque è nato il Parco Naturale Regionale Molentargius - Saline, senza il Poetto per la indisponibilità dichiarata e nota del comune di Cagliari. Ebbene, sono passati più di due anni, c'è stato l'avvio molto travagliato di questa legislatura, la Giunta Floris è in carica da un anno e mezzo, col sostegno determinante di alcuni consiglieri eletti nella coalizione autonomista, il parco regionale non nasce, la sua gestione è affidata ad un consorzio costituito dalla provincia e da quattro comuni; la legge prevede uno Statuto e una convenzione che doveva essere predisposta ed approvata dagli enti locali interessati e doveva essere approvata, dopo 3 mesi, dalla Giunta regionale. Abbiamo appreso in campagna elettorale che con i commissari prefettizi del comune di Quartu e di Cagliari sarebbe stata predisposta una bozza di Statuto, noi attendiamo di conoscere qui in aula ufficialmente le notizie dalla Giunta regionale. Se il disegno fosse, però, e concludo signor Presidente, di impedire la nascita del Parco per prolungare le aggressioni e il degrado di quello straordinario ecosistema ed aprire le porte ad uno sviluppo urbanistico e speculativo, dissipativo, come si sente dire nelle aule del Consiglio comunale di Cagliari, se questo è il disegno noi lo contrasteremo con la massima determinazione, qui e nelle altre istituzioni democratiche, e insieme solleciteremo la più ampia mobilitazione popolare per salvaguardare e sfruttare correttamente e nell'interesse collettivo questo bene di inestimabile valore della nostra Regione.

PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi che hanno a disposizione dieci minuti per l'intervento sulla mozione.

Sulla decadenza dalla carica dell'assessore MANUNZA

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Signor Presidente, prima di entrare nel merito dell'argomento in discussione, mi permetto, anche a nome di altri colleghi che hanno manifestato la stessa opinione, di far osservare che il Consiglio regionale e le istituzioni regionali si ritrovano in questo momento in una condizione di anomalia. Infatti bisogna prendere atto che un assessore, un componente della Giunta regionale, ha assunto l'incarico di parlamentare; per cui, in forza della norma di attuazione dello Statuto di autonomia, immediatamente ed automaticamente si ha la decadenza dall'incarico di assessore, decadenza che deve essere pronunciata dal Consiglio regionale. Mi parrebbe perciò preliminare ad ogni altra questione di merito, pronunciare, perché è un atto dovuto da parte del Consiglio regionale, la decadenza e poi sarà il Presidente della Regione a comunicare le sue determinazioni; non è difficile ipotizzare che ci sarà un'assunzione ad interim dell'incarico di assessore, tuttavia in questo momento, nella Regione autonoma della Sardegna c'è una funzione essenziale che riguarda un ramo dell'amministrazione che è scoperta.

Mi rendo conto della irritualità della cosa, ma credo che preliminarmente sia opportuno che si sospenda un attimo la discussione sulla mozione e si proceda ad un adempimento che è strettamente necessario.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Cogodi, abbiamo già, come lei ha fatto, rilevato la situazione dell'assessore adesso senatore Manunza la cui lettera di dimissioni è in arrivo. Nel corso della discussione prenderemo atto della decadenza e il Presidente ci comunicherà l'assunzione ad interim dell'Assessorato; quindi a minuti noi prenderemo atto della decadenza dell'assessore Manunza.

COGODI (R.C.). Mi sono permesso di rappresentare che non si tratta di dimissioni, si tratta di una decadenza ope legis, per cui non c'è bisogno di nessun atto di impulso da parte dell'interessato, è una decadenza automatica per legge, e il Consiglio regionale è tenuto solo alla formalizzazione di questo fatto, è quindi il Consiglio regionale, con l'iniziativa che assumerà il Presidente della Regione, a dare completezza formale alla regolarità delle istituzioni; non si tratta di dimissioni, è una decadenza che oggettivamente è in essere. Così come si è fatto con altri consiglieri regionali dei quali, solo sull'assunto che hanno partecipato alla seduta del Parlamento, si è ritenuto di procedere alla surroga, a maggior ragione questo vale per una funzione attiva di amministrazione qual è quella dell'assessore regionale.

PRESIDENTE. Il Presidente della Giunta ci ha comunicato di avere assunto l'interim. Noi avremmo dovuto fare questo adempimento in sede di Giunta delle elezioni; non è stato fatto perché non avevamo ancora notizia della presenza del senatore Manunza in Senato, adesso abbiamo notizia del fatto che sono state presentate al Presidente della Giunta le dimissioni, quindi prenderemo atto di questo fatto che comporta una decadenza. Credo che questa sia una procedura assolutamente corretta, altrimenti dovremmo sospendere il Consiglio, far riunire la Giunta delle elezioni e poi prendere atto della decadenza, perché questa è la procedura.

COGODI (R.C.). Non è consigliere, non c'entra nulla la Giunta delle elezioni.

PRESIDENTE. Il Presidente ha ricevuto le dimissioni, onorevole Cogodi, e sulla base delle dimissioni ricevute ha assunto l'interim.

COGODI (R.C.). Ogni questione, anche la più facile e semplice, qui diventa complicata. L'assessore Manunza non è consigliere, quindi non deve subentrare nessuno, quindi non c'entra nulla la Giunta delle elezioni. Il Presidente non può assumere l'interim se non c'è da parte del Consiglio, come dice le norma di attuazione, la proclamazione della decadenza.

PRESIDENTE. Il Consiglio deve prendere atto della decadenza.

COGODI (R.C.). Esatto, e allora ne prenda atto e solo dopo il Presidente della Giunta potrà assumere l'interim.

PRESIDENTE. Per prenderne atto ci deve essere un passaggio preliminare della Giunta.

COGODI (R.C.). Ma quale? Scusi, il Presidente della Giunta, formalmente, non può assumere nessun interim, se il Consiglio preliminarmente non ha procedutoalla formalizzazione della decadenza che è preliminare alla assunzione dell'interim. Volete fare così? Fate così! Si faccia leggere le norme da un impiegato, non ho capito perché tutto diventi complicato.

PRESIDENTE. Facciamo come è meglio. Il Consiglio, per prendere atto della decadenza, deve convocare la Giunta delle elezioni, che è l'organo che prende atto della decadenza e poi, sulla base della riunione della Giunta delle elezioni ne prende atto. Siamo in una condizione diversa perché l'assessore Manunza ha presentato le dimissioni al Presidente del Giunta regionale, quindi stiamo aspettando materialmente che vengano comunicate e trasmesse al Consiglio le dimissioni insieme all'assunzione dell'interim.

COGODI (R.C.). Adesso capisco meglio perché spesso si perdano anche le elezioni!

Non è possibile, siamo in materia di decadenza, cosa c'entrano le dimissioni? Poi fate quello che vi pare, però le forme, le regole, le istituzioni non si prendono a pedate. Non c'entrano nulla le dimissioni. Decadenza vuol dire decadenza e siccome...

PRESIDENTE. La decadenza può essere dichiarata a condizione che il senatore Manunza si sia presentato ieri in Senato e abbia votato, cosa che dovremo accertare.

COGODI (R.C.). Ma lei l'ha già accertato.

PRESIDENTE. Io non l'ho accertato.

COGODI (R.C.). Sì, lei l'ha già accertato perché ha i verbali, che se valgono per gli altri colleghi valgono anche per Manunza; credo che non ci sia un verbale per ogni deputato o per ogni senatore, ci sarà un verbale per tutti, quindi in quello stesso verbale che voi avete in mano c'è anche il nome di Manunza. O vuole un verbale solo per Manunza? Non glielo fanno, guardi!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (C.S.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, l'assessore Manunza ha presentato, mi pare in data 29 maggio, le dimissioni e il Presidente della Giunta ha assunto l'interim; adesso arriva la comunicazione in Aula, e l'Aula prenderà atto della decadenza.

Continuazione della discussione della mozione Sanna Emanuele - Selis - Dore - Cogodi - Ibba - Sanna Giacomo - Pinna - Fadda - Cugini - Balia - Dettori Bruno - Pusceddu - Marrocu - Biancu - Calledda - Deiana - Demuru - Dettori Ivana - Falconi - Giagu - Lai - Manca - Masia - Morittu -Orru' - Ortu -Pacifico - Pirisi - Sanna Alberto - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Scano - Spissu - Vassallo sul progressivo degrado del compendio Molentargiu- Saline-Poetto e sulla mancata istituzione del Parco regionale naturalistico (28)

PRESIDENTE. Procediamo con la mozione. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Sul punto confermo integralmente che la questione non riguarda il Presidente della Regione, né la Giunta, riguarda la direzione del Consiglio, perché se l'assessore Manunza si è dimesso il 29 maggio, cioè prima che mettesse piede in Parlamento, allora sì, si poteva dimettere, perché dopo la decadenza è automatica.

Quindi doveva essere data immediatamente comunicazione al Consiglio di quelle dimissioni e il Presidente della Regione doveva comunicare al Consiglio l'assunzione dell'interim. Non è stato fatto, avete sbagliato, non è un errore grave, però almeno dite che è così.

Prego di fare decorrere da ora il tempo per quanto riguarda l'argomento in discussione. Il collega Emanuele Sanna ha illustrato ampiamente le ragioni per le quali si rendeva opportuno e necessario, in quest'aula, un confronto, non solo e non tanto per ribadire le ragioni importanti di intervento politico, istituzionale e di governo per salvaguardare questo grande patrimonio ambientale e anche economico, che è il compendio del Molentargius, ma anche perché si faccia un po' il punto e perché la Giunta regionale precisi quali sono i tempi e i modi attraverso i quali le leggi, i decreti, le convenzioni, i programmi e i progetti che impegnano risorse pubbliche debbono essere portati a compimento.

Nei pochi minuti che ho a disposizione mi limito a porre alcune questioni di carattere generale. La prima è la seguente: nel 1988 - sono trascorsi ormai tredici anni abbondanti - nel bilancio dello Stato italiano fu previsto un intervento di 120 miliardi di allora, per realizzare un programma di risanamento globale del compendio di Molentargius. 1988: nel Bilancio dello Stato, nella finanziaria nazionale ci sono 120 miliardi destinati a questo fine. Sono passati tredici anni, quanto poi i danari siano svalutati, quante di queste risorse siano andate per altre vie, quanto se ne sia andato in progettazioni e non in progetti, quanto in ritardi e in altre soluzioni, siamo al punto che oggi scarseggiano pure le risorse, perché in tredici anni non si è riusciti a impiegare opportunamente quelle risorse.

Dicendo questo io, ovviamente, non sto facendo carico e colpa all'attuale Giunta regionale di essere responsabile di tutto questo stato di cose, però va riconosciuto che qualsiasi Giunta, qualsiasi governo, qualsiasi amministrazione corra o stia ferma in questa Regione, di fatto accade che le risorse destinate a determinate finalità spesso, non dico quanto volentieri, ma spesso si perdono e non sono utilizzate per lo scopo per il quale sono state ottenute, per il quale sono state destinate e per le utilità che avrebbero potuto dare. Questo non significa disperdere le responsabilità e dire che oggi non vi è una responsabilità ulteriore, cioè che chi deve tirare le somme, chi deve concludere un'attività per altro così difficilmente attivata e con tanta difficoltà poi posta in campo, deve mettere le ali ai piedi, deve essere in grado di concludere un'opera che diversamente rischia di diventare un'altra opera infinita.

La seconda osservazione o riflessione, se volete, è di carattere generale e riguarda la titolarità di questo enorme patrimonio ambientale, ma anche grande, enorme patrimonio economico. La titolarità di questo bene è della Regione sarda; questo compendio appartiene per legge, per Statuto di autonomia, quindi per legge costituzionale, alla Regione autonoma della Sardegna. Lo è tutto ciò, oggettivamente, si potrebbe dire, in base all'articolo 14 dello Statuto. La riflessione, che è anche una critica, per quanto vale può anche essere un'autocritica di carattere generale, sulla incapacità di questa Regione di badare alle cose sue, alle cose importanti, vale per Molentargius, e vale per tanti altri compendi, per tanti altri beni, per tanti altri valori, per tanti altri patrimoni. Perché, e io su questo punto specifico non concordo neppure con l'analisi fatta dal collega e compagno Emanuele Sanna, abbiamo fatto male, o meglio ha fatto male chi ha proposto e chi ha accettato che in una legge ordinaria dello Stato, qual è la finanziaria, venisse introdotta una norma in base alla quale questo compendio deve transitare nel patrimonio della Regione, c'è già la norma costituzionale, è un precedente pericoloso, è un precedente assurdo, perché questo legittima ogni e qualsiasi altro ritardo, ogni e qualsiasi altra inadempienza dei Governi nazionali, siano di centrodestra, polisti di Berlusconi, o siano ulivisti. I beni demaniali e patrimoniali dello Stato, qualora non più utilizzabili dallo Stato per le sue funzioni, automaticamente, in base all'articolo 14 dello Statuto, passano nel patrimonio della Regione sarda. La Regione Autonoma della Sardegna è erede legittima dello Stato, per quanto attiene la totalità dei beni demaniali e dei diritti patrimoniali dello Stato quando dallo Stato non sono più funzionalmente utilizzati ed utilizzabili per le sue finalità proprie. Non è necessaria, anzi è di ostacolo ed è un precedente pericoloso ed assurdo, una norma ordinaria che in questo caso interrompa questo procedimento ed affermi il principio che un bene che è già della Regione debba passare alla Regione, che con legge ordinaria, quindi, si dica che un bene passa o non passa alla Regione, che vale o non vale l'articolo 14 dello Statuto, perché l'articolo 14 dello Statuto, norma costituzionale, nella gerarchia delle fonti viene prima di ogni e qualsiasi legge ordinaria che vale zero a fronte della norma statutaria.

I ritardi sono solo di carattere politico, procedimentale, quando i beni ex militari, quando i beni ex demaniali di altra natura non sono formalmente iscritti nel Registro della Conservatoria immobiliare in favore della Regione è solo per inadempienza dello Stato centrale, perché il Ministero delle Finanze, che è titolare di questo Registro, prima ritarda i passaggi dagli altri Ministeri - penso ai beni demaniali ex militari - al Ministero delle Finanze e poi invece di compiere l'adempimento che deve compiere, che è quello di iscrivere puramente e semplicemente i beni nel Registro pubblico, in favore della Regione - non c'è bisogno di nessun altro atto, non c'è bisogno né di leggi, né di decreti, solo dell'iscrizione in favore del titolare legittimo che è la Regione Autonoma della Sardegna - il Ministero delle Finanze trattiene, tratta con altri, qualche volta mette all'asta, qualche volta affitta beni che non sono suoi.

Io non capisco perché la Regione, questa Giunta ed altre Giunte non abbiano mai voluto affrontare seriamente questa questione e fare allo Stato una causa, rivolgersi ad un Pretore dei tanti Pretori, perché è inammissibile, sono beni altrui che il Ministero delle Finanze, le burocrazie spesso, non tanto i Ministri, le burocrazie ministeriali trattengono, usano, affittano, danno in comodato, qualche volta addirittura mettono all'asta. E la Regione deve sempre rincorrere le notizie che i giornali danno quando vengono messi all'asta i beni demaniali che non sono dello Stato, ma sono della Regione. Quindi si è riusciti spesso, anzi sempre, a bloccare la vendita dei beni demaniali da parte di chi non era titolare, o lo era solo come amministratore provvisorio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.

DORE (I DEMOCRATICI). Grazie Presidente. Non starò a ripetere la storia del Molentargius quale tutti più o meno conosciamo o dovremmo conoscere e qual è emersa dagli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto ed è riassunta nel testo della mozione, veramente dettagliato, documentato e completo, che è stata presentata, alla quale anche io ho dato la mia ferma e convinta adesione.

Qui siamo di fronte ad un fatto che disonora profondamente la Sardegna a tutti i livelli, non solo la Sardegna, ci sono anche altre responsabilità esterne, ma le responsabilità sono soprattutto da ricercarsi in Sardegna; qualcuno l'ha definito un delitto del quale è difficile trovare il colpevole, questo è vero solo in parte, perché colpevoli ce ne sono molti e sono anche individuati abbastanza facilmente. Basterebbe ripercorrere le tappe per rendersi conto che quanto meno c'è stata una serie di omissioni colpevoli, gravemente colpevoli. Possiamo cominciare coi Comuni e con la Provincia di Cagliari che non hanno costituito il consorzio di gestione nei termini previsti dalla Legge regionale numero 5 del 1999, possiamo continuare con l'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente che non ha esercitato i poteri sostitutivi, c'erano tre mesi di tempo per gli enti, costoro non hanno provveduto, bisognava necessariamente esercitare i poteri sostitutivi con la presentazione e con l'invio di una proposta di convenzione, e invece questo, a quanto pare, non è avvenuto; sono passati inutilmente i sei mesi previsti.

Non possiamo dimenticare in particolare l'inerzia colposa, colpevole, gravemente colpevole del Comune di Cagliari che si è sostanziata attraverso tre passaggi, il fatto di aver rifiutato qualunque contatto con gli altri enti per la costituzione del consorzio; il fatto, già all'epoca dell'approvazione della legge, di avere voluto scorporare il Poetto; il fatto di volere rivedere la legge, c'è una legge che non è stata ancora attuata, già la si vuole buttare nel cestino della spazzatura, e questa è una gravecolpa. Ed è grave aver tollerato, facendo finta che non ci fosse, il fenomeno dell'abusivismo edilizio. Io ricordo che, fin dal 1996, sui banchi del Consiglio comunale di Cagliari, insieme ad altri colleghi, evidenziammo il fatto che il fenomeno dell'abusivismo stava crescendo, stava diventando gravissimo e quindi chiedemmo che il Comune intervenisse e invece qualcuno fece orecchie da mercante e questa è colpevolezza. Non parliamo poi del mancato controllo sull'impresa che stava effettuando i lavori della bonifica del Canale di Terramaini. L'anno scorso tutti abbiamo visto con il sopralluogo, fatto appunto il 14 settembre, che le vasche si erano prosciugate, e si erano prosciugate perché qualcuno, e ci riferiamo all'impresa, aveva eretto una diga di terra impedendo l'afflusso e la circolazione delle acque; solo per un miracolo non si è creato il disastro ecologico, grazie a questo intervento, è bastato poco poi, è bastato un provvedimento rapidissimo e tutto si è risolto. Per fortuna qualcuno è intervenuto.

E non dobbiamo dimenticare, da ultimo, l'ulteriore inerzia della Regione con riferimento alla mancata acquisizione delle Saline, nonché il comportamento colpevole dell'azienda dei Monopoli che ha lasciato andare in malora tutto il compendio industriale e produttivo con l'inerzia progressiva, l'abbandono, il disimpegno, il lavarsene le mani e via discutendo. A questo punto io credo che veramente bisogna smetterla con questi comportamenti, bisogna finalmente agire in positivo, bisogna finalmente dimostrare che non si parla soltanto, ma che si vuole porre realmente fine a questo scempio e finalmente rivalutare questo bene, un bene che appartiene all'umanità, un bene di straordinaria importanza, che è preso in considerazione da tutta una serie di provvedimenti a livello internazionale, e del quale parlano le guide più prestigiose in materia, gli studiosi più famosi. È un qualcosa che potrebbe rappresentare per Cagliari e per la Sardegna un gioiello in tutti i sensi, sia dal punto di vista naturalistico, sia dal punto di vista del progresso futuro ed anche dell'occupazione, per certi versi, perché un parco istituito e condotto in maniera corretta può portare alla creazione di numerosi posti di lavoro e al rilancio turistico della città. Non parliamo poi delle potenzialità insite nell'azienda produttrice del sale, se venisse rilanciata come si deve.

In sostanza chi ha in mano le redini deve dimostrare che vuole realmente ottenere questo risultato; io mi riferisco in particolare all'assessore Pani che ha dimostrato in altre occasioni e per altre cose un senso di responsabilità particolarmente spiccato, e che, in questa vicenda, si è impegnato, ma probabilmente qualcuno lo ha in qualche modo bloccato o ha frustrato le sue buone intenzioni, perché sicuramente delle colpe ci sono. Non mi rivolgo al Presidente della Giunta perché è assente, ma glielo riferirà l'assessore Pani, ma anche dalla Presidenza della Giunta, dalla Giunta tutta e non solo dall'Assessore deve venire un segnale ben preciso, e il segnale in questo momento è rivolto soprattutto a chi parlava di gioiello della città, ma i gioielli non vanno tenuti in cassaforte, vanno sfruttati, sì, ma non vanno distrutti, perché i gioielli sono cose delicate. Io non voglio ripetere quello che è stato detto in alcuni articoli di stampa, non voglio dire che a Molentargius volano anche i corvi contro i fenicotteri, però certamente questo è un segnale che non bisogna trascurare. Questo discorso della speculazione edilizia va restituito al mittente. Per fortuna, giorni fa, il Comitato di controllo ha posto, ci auguriamo, fine a questo balletto inverecondo di chi diceva che tanto le vasche delle Saline erano delle porcherie, che bisognava pensare al progresso, che bisognava costruire gli alberghi e che bisognava fare i parcheggi multipiano e via discutendo. Questo è un qualcosa che è solo nella mente folle di qualcuno e che va, ripeto, opportunamente stoppato. E io mi auguro, nell'interesse generale, che prendendo lo spunto da questo intervento, si voglia fare qualcosa.

Voglio ricordare anche quanto ha fatto in sede nazionale ad esempio il senatore Caddeo, mi riferisco altresì al Ministro Bordon dell'ambiente che ha mostrato un interesse particolarmente spiccato per la soluzione di questo problema, direi addirittura encomiabile. Ebbene, a questo punto, a livello locale traiamone le conseguenze, cerchiamo di dimostrare che vogliamo realmente rilanciare queste attività e che vogliamo realmente tutelare questo bene che, lo ripeto ancora una volta, non è solo dei cagliaritani, non è solo dei sardi, ma è di tutta l'umanità.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Manca. Ne ha facoltà.

MANCA (Gruppo Misto). Grazie Presidente, cercherò di essere breve per non turbare l'aria festiva che mi sembra oggi regni in quest'Aula.

La mozione numero 28 mi consente di fare alcune brevi considerazioni su un argomento estremamente delicato. Il problema Molentargius-Saline-Poetto non credo sia un fatto isolato, credo sia invece un problema comune a tutti gli altri siti umidi della nostra Isola; ecco perché credo che questa tematica debba avere maggiori e più giuste ed adeguate considerazioni.

Tutti gli stagni e tutte le zone umide del territorio della nostra Isola sono ad onor del vero in condizioni molto precarie. Pochi ed insufficienti interventi sia di bonifica che di recupero e di valorizzazione sono stati realizzati. Questi importanti luoghi umidi vivono per la maggior parte nel degrado più totale e in qualche caso anche nel totale abbandono. Teniamo anche conto che alcuni di questi siti sono sottoposti a rigide norme di tutela, ed annoverati addirittura tra i parchi naturali. Per quanto riguarda il Parco di Molentargius-Saline, già dal 1977 è annoverato come zona umida di interesse internazionale e come habitat degli uccelli acquatici. Se non ricordo male dal 1979 con decreto assessoriale quest'area è soggetta a divieto di edificazione, come diceva il collega Dore, ed è sottoposta a vincolo paesistico. Nel 1999 è stato definitivamente istituito il Parco Naturale Regionale. Però neanche questa classificazione ha impedito che vi siano stati e soprattutto vi siano interventi di ogni genere, interventi che sono di una violenza inusitata.

Tutte le leggi, le disposizioni, e gli interventi di risanamento si stanno vanificando. Sostanziosi stanziamenti, parlava poc'anzi il collega Cogodi di circa 120 miliardi, si sono infranti contro procedure che impediscono il completamento di questi lavori; a parte le buone intenzioni, chiaramente oltre non si è andato. Ciminiere, centri commerciali, altre costruzioni danno al territorio prospiciente il Parco, un aspetto che di zona umida e soprattutto protetta poco ha, montagne di rifiuti di ogni genere e tipo: macchine, lavatrici, copertoni di autoveicoli ed altri innumerevoli oggetti fanno da corollario a questo compendio. Molti di questi rifiuti sono causati da amministrazioni comunali che dirottano e usano le aree prospicienti come discariche, non so fino a che punto temporanee.

Il parco è ridotto a discarica ed è un esempio di lungimiranza amministrativa comunale e regionale disarmante, di sensibilità ecologica ed ambientale sconfortante. E` indispensabile, cari colleghi, una più incisiva azione da parte di questo esecutivo regionale, perché, come d'altronde è indicato in maniera ben precisa dalla mozione da noi presentata, il parco naturale del Molentargius venga quanto prima riqualificato, valorizzato ed utilizzato.

In tutti gli altri stati d'Europa dove esistono delle zone umide, queste oltre che essere protette e salvaguardate vengono utilizzate felicemente come fonte di lavoro e di reddito. Durante i lavori della Quinta Commissione, che peraltro, pur avendo competenza sul problema dello stagno di Molentargius, stranamente non è stata mai coinvolta in iniziative esterne, mentre altre personalità di questo Consiglio hanno effettuato abbondanti passerelle, è emerso che al contrario di quanto si verifica in stati come la Spagna e la Francia dove questi territori vengono dati in concessione e vengono utilizzati al meglio con indici occupazionali che possono arrivare anche a quindici soggetti ad ettaro, da noi questo indice è di circa 2,5, da due a tre soggetti ad ettaro.

Il tempo a disposizione non mi consente di dilungarmi su tutta la tematica, però molto velocemente vorrei toccare un aspetto che mi preme in maniera particolare, e che voglio sottolineare con molta forza e che ritengo debba farvi riflettere in maniera spero approfondita. Questo aspetto è quel fenomeno che prepotentemente, nelle scorse settimane, ma anche in questi giorni, ha occupato per giorni e giorni le cronache delle televisioni nazionali e locali e delle testate giornalistiche regionali. Dico che finalmente ci accorgiamo di un fenomeno che nella nostra Isola ha dimensioni e rilevanza generale, e non solo locale. Questo fenomeno, cari colleghi, è il randagismo. Questo è un fenomeno atavico, è una piaga antica che in Sardegna ha sempre arrecato gravissimi danni alla nostra economia agro - pastorale e non solo.

Vorrei ricordarvi, perché so benissimo che ve lo siete scordato, che circa due mesi fa, durante la discussione della manovra finanziaria, nell'illustrare un mio emendamento sul problema del randagismo, vi parlai dell'assoluta necessità di intervenire in un settore così delicato dal punto di vista economico, sociale, e soprattutto sanitario. Naturalmente, e mi scuserete se ve lo dico, anche perché in questa Aula i medici abbondano, la vostra insensibilità, la vostra, mi auguro, scarsa o inesistente conoscenza di questa tematica, vi portò alla più semplice delle conclusioni: quella di bocciare l'emendamento. Esigenze di bilancio, non lo so fino a che punto reali, portarono a questo risultato. Ma ciò che mi preoccupò fu la trasversalità e la collaborazione che in questo Consiglio, in quell'occasione si manifestò tra maggioranza ed opposizione, che concorsero a far sì che l'emendamento venisse bocciato. Non vi importa che la Sardegna vanti il poco invidiabile primato di una patologia come l'echinococcosi, così intimamente legata al fenomeno del randagismo? Cari colleghi, questa è una patologia da terzo mondo, non è una patologia di una regione, che almeno si spera faccia parte, io potrei dire in questo caso purtroppo, di una nazione che viene classificata tra le sette più industrializzate del mondo, mentre da noi orde di cani randagi vagano indisturbati nelle campagne, nelle periferie urbane, quando non all'interno delle nostre città e paesi, procurando gravissimi danni.

Ogni anno centinaia e centinaia di animali, soprattutto ovini e caprini, vengono assaliti ed uccisi da questi animali affamati, e noi cosa facciamo? Noi colpevolmente non muoviamo un dito. Nel disinteresse generale non diamo quel minimo di risorse perché questo fenomeno diminuisca e scompaia. E nel contempo succede che qualche decina di cani randagi affamati si avventa sui fenicotteri rosa e sulle loro uova in un parco ridotto a discarica.

Immediatamente una serie di organizzazioni, di enti protezionistici, giustamente interviene per far notare lo stato di incuria e abbandono del Molentargius, per il pericolo concreto che questi attacchi facciano allontanare una popolazione faunistica che tutta l'Europa ci invidia. Io mi chiedo come mai fatti gravissimi che quotidianamente si verificano nelle nostre campagne passano inosservati, mentre quando questo fenomeno avviene in un'oasi naturalistica alle porte del capoluogo regionale il risalto c'è ed è enorme. Non credo, e non voglio pensare, che esista un randagismo di serie A ed uno di serie B.

Su questo ed altri problemi si deve agire più concretamente, più energicamente, non possiamo limitarci a periodiche e sporadiche dichiarazioni di intenti, alla solita vituperata mozione che il più delle volte è strumento politicamente inutile che ci consente di dare al mondo esterno una parvenza di grande interesse per poi far passare tutto nel dimenticatoio.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Patto Segni-Rif. Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, credo che il ragionamento che è stato svolto sino a questo momento da un serie di colleghi, in particolare dall'onorevole Sanna, dall'onorevole Cogodi, dall'onorevole Dore, e per ultimo dal rappresentante sardista, sia un ragionamento che apre spazi al confronto e dà numerosi spunti di riflessione a tutti i colleghi che sono oggi presenti in Aula e in particolar modo, forse per una attenzione ancora più accurata al problema di Molentargius, a tutti quelli che come me sono espressione anche territoriale dell'area geografica di cui stiamo parlando.

Credo che il ragionamento del presentatore della mozione, onorevole Emanuele Sanna, e quello dell'onorevole Cogodi, siano stati estremamente sereni nella ricostruzione dei tempi storici del problema di Molentargius, tempi storici che datano dal 1983, e per quanto riguarda il principale finanziamento a disposizione del Parco di Molentargius dal 1988. Abbiamo quindi di fronte tredici anni che sono trascorsi in attesa di tutta una serie di passaggi burocratico-amministrativi e di interventi concreti per la soluzione del problema Parco, abbiamo responsabilità che sono senz'altro diffuse, che non sono concentrate su questa o quella amministrazione ma che sono, come giustamente è stato ricordato dai colleghi, in carico a tutte le amministrazioni, oggi più che mai lo sono a questa amministrazione regionale, all'amministrazione provinciale e dei comuni che cedono il territorio al Parco di Molentargius. Quindi credo che la riflessione, se si parte da questi presupposti condivisi, possa essere senz'altro più serena e costruttiva.

Credo che l'area di Molentargius, come è stato detto anche durante la recente campagna elettorale per i comuni di Cagliari e di Quartu dai rappresentanti delle forze politiche, siadi quelle che hanno vinto che di quelle che hanno perso le elezioni, sia un'area che, per le sue caratteristiche di eco - sistema assolutamente unico in Europa, rappresenta un valore aggiunto per la crescita complessiva sia della qualità della vita, sia dell'economia dell'intera Sardegna e in particolare dell'area geografica nella quale si trova il Parco di Molentargius. -

Quindi credo che ci siano a oggi un'attenzione e un interesse particolare da parte dei comuni principalmente coinvolti all'interno della costruzione del sistema del parco, ma anche da parte degli enti di raccordo della Regione e della provincia in particolare, che siano assolutamente giustificati, assolutamente congrui e anzi sarebbe impensabile che questa attenzione e questo interesse non fossero forti come invece sembrano essere.

E' ovvio che la partenza del Parco di Molentargius crea una serie infinita di problemi, ed è ovvio che una serie infinita di problemi ce li portiamo dietro anche dal passato. Chiunque conosce lo sviluppo territoriale delle città di Cagliari e di Quartu non può sottovalutare e disconoscere questi problemi. Sono problemi sostanziali, basterebbe pensare alle due fasce di rispetto di Medau Su Cramu e di Is Arenas, fasce in parte ricadenti all'interno del territorio del parco, dove esiste una situazione di insediamento urbanistico che è assolutamente selvaggia, e dove è vero quello che denunciano gli ambientalisti, in una nota a firma del loro presidente Tiana, in cui sostengono che ancora oggi, nell'ambito di Medau Su Cramu, che dovrebbe essere un ambito territorialmente ormai completamente sterilizzato dal punto di vista dell'ipotesi di futuri insediamenti urbanistici abitativi, in realtà esiste una florida compravendita di lotti, perché nonostante ci sia la percezione che niente verrà costruito oltre a quello che già c'è, chi ha il possesso dei lotti ha la sensazione che comunque ci possano essere sanatorie, comunque ci possano essere delle scappatoie e quindi comunque lotti che hanno una valenza residenziale soltanto teorica, perché ormai c'è una serie di atti riguardanti questi territori che negano la possibilità di insediamenti urbanistici, continuano ad avere una valenza di tipo economica legata alla ipotesi di realizzazioni di carattere urbanistico.

Ma per quanto riguarda non solo la città di Cagliari, ma anche la città di Quartu, il problema di Molentargius è un problema che a cascata ne porta con sé altri, nel senso che il territorio del parco è strettamente contiguo, o in parte addirittura imbricato con tutta un'altra serie di territori che hanno una valenza strategica per lo sviluppo delle due città. Basti pensare come il territorio di Molentargius abbia rapporti strettissimi, che in nessuna maniera possono essere spezzati, con tutto il sistema del Poetto, che è un sistema sul quale la città di Cagliari sta investendo oggi la maggior parte delle sue risorse per quanto riguarda il suo sviluppo. E il sistema del Poetto ha tutti i problemi delle servitù militari che vanno da Calamosca sino a Sant'Elia, e che hanno oggi una valenza fondamentale per quanto riguarda le scelte che la città vorrà fare per il suo futuro sviluppo. All'interno stesso del Parco c'è una serie di problematiche, che sono quelle collegate intanto con la città del sale, la cui valenza storica per la stessa città di Cagliari è stata sottolineata da vari colleghi, per cui è necessario trovare strategie economiche che ne consentano la riattivazione dal punto di vista dei percorsi biologici e lo sfruttamento dal punto di vista degli spazi, delle cubature, delle costruzioni esistenti all'interno del parco che non è pensabile che vengano utilizzate se non in modo funzionale al parco stesso.

Credo che queste problematiche oggi siano all'attenzione di tutti e all'ordine del giorno, com'è all'ordine del giorno il problema dell'ippodromo che gravita sempre nella stessa zona. In occasione delle manifestazioni correlate con la festa di Sant'Efisio è stato utilizzato l'ippodromo di Cagliari per una manifestazione, il palio di Sant'Efisio, che ha visto una partecipazione di folla assolutamente straordinaria e che ha dato un'idea di quale potrebbe essere l'ipotetico utilizzo di una struttura di quel genere; una struttura che però è integrata, è imbricata in un territorio che ha delle valenze di sviluppo che sono da valutare con estrema attenzione stante l'importanza del parco che vi gravita intorno.

Io considererei anche la presenza nelle stesse aree di due strutture sanitarie, e cioè il vecchio e nuovo Ospedale marino la cui destinazione ovviamente non può essere vista in maniera schizofrenica rispetto alle restanti politiche di sviluppo della città e della zona di rispetto gravitante immediatamente intorno al parco di Molentargius.

Credo che questi siano problemi complessi e che, se la soluzione ancora ad oggi non è complessivamente stata ottenuta, probabilmente ciò è anche in relazione al fatto che nessuno di noi amministratori regionali, ma neanche gli amministratori della provincia e delle città che sono direttamente interessate territorialmente alla gestione del parco, vogliono commettere errori, per evitare che le generazioni venture possano rinfacciarci in qualsiasi momento l'atto iniziale che ha permesso che poi venissero consumati.

Nel periodo cui le due città più grosse che sono interessate dalle politiche di sviluppo del parco, e cioè Cagliari e Quartu, sono state amministrate da un commissario prefettizio, la provincia di Cagliari è intervenuta andando avanti e convocando la Regione per quanto riguarda l'ipotesi di un regolamento consortile. Questa è ovviamente la strada che noi riteniamo debba essere praticata, ed è una strada che ovviamente non può non tenere conto del fatto che oggi i Comuni di Cagliari e Quartu non hanno più un commissario prefettizio, ma hanno dei consigli comunali eletti e un sindaco eletto.

Quindi credo che sia utile sentire in merito anche l'assessore Pani, che è presente e sta ascoltando gli interventi dei convenuti in aula, per conoscere quale sia la fase di realizzazione del progetto e per sapere e capire se esistono dei margini per poter stilare un documento unitario, come si è proposto, di maggioranza e di minoranza, che possa sul tema del parco di Molentargius esprimere in modo forte la volontà della Regione, che è senz'altro quella della preservazione dell'ecosistema, ma di una preservazione che venga vista nella chiave dello sviluppo economico della Sardegna meridionale e delle città su cui il territorio del parco ricade.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pusceddu. Ne ha facoltà.

PUSCEDDU (D.S.). Signor Presidente, signor Assessore della difesa dell'ambiente, colleghi del Consiglio, la mozione numero 28, illustrata con dovizia di particolari dal collega Emanuele Sanna in tutto l'excursus della vicenda dell'istituzione del Parco Molentargius-Saline, a mio parere, pur datata novembre 2000, è una mozione che ha ancora una cogente attualità, in quanto proprio il dispositivo della mozione impegna la Giunta a promuovere una forte iniziativa politica per risolvere l'annoso contenzioso con il Ministero delle finanze e i comuni, inoltre per la ripresa dei lavori di recupero e di riqualificazione, per istituire finalmente il Parco naturale regionale attraverso il concorso attivo dei comuni, e soprattutto per rivendicare una specifica intesa istituzionale con il Governo per quanto riguarda gli interventi di salvaguardia e di valorizzazione di un sito naturalistico di pregevole importanza.

Però la nostra mozione firmata da 34 consiglieri regionali risale al mese di novembre ed assume una importanza politica di grande significato perché rappresenta il discrimine sulle politiche ambientali e il diverso approccio che rispetto a queste politiche ha il centrosinistra rispetto al centrodestra. Proprio nel mese di novembre - dobbiamo fare un passo indietro per ricordare - questo Consiglio regionale era impegnato nella discussione sulla valutazione di impatto ambientale, sulla ridiscussione della politica ambientale perseguita negli anni passati dalle Giunte di centrosinistra, sulla ridiscussione sui siti di interesse comunitario, ma soprattutto la mozione si inseriva in un contesto di discussione politica che interessava soprattutto il Comune di Cagliari nel momento in cui andava ad approvare il Piano urbanistico comunale. E' proprio sugli aspetti di più rilevante interesse ambientale e urbanistico che nasceva uno scontro che interessava anche l'assemblea civica del comune di Cagliari, in quanto la proposta di puc prevedeva interventi su tutte le zone di alta qualità urbanistica e dei perimetri ambientali, non solo le zone di Molentargius, ma anche le zone di Sa Illetta, di via Po, del Poetto, della Pineta, dell'Ippodromo, di Lungo Saline, delle vasche salanti e di Medau Su Cramu. Per cui rispetto ad una ipotesi di diversa perimetrazione del parco, anche le esternazioni fatte dal Presidente della Commissione Urbanistica del Consiglio comunale di Cagliari dicevano "noi il Parco del Poetto, il parco Saline-Molentargius non lo vogliamo e non passerà".

Anche l'intervento del coordinatore cittadino di Forza Italia che siede in questi banchi, l'onorevole Corona, a proposito della metafora dei gioielli, diceva "i gioielli non vanno tenuti in cassaforte ma devono essere valorizzati", e proponeva una modifica della destinazione delle aree da zone H a zone HG per quanto riguarda la possibilità di interventi su strutture turistiche e quanto altro, ora però c'è un fatto nuovo…

(Interruzione del consigliere Corona)

Sì, ci sono qui le dichiarazioni, caro Giorgio, proprio le cose che tu hai dichiarato sul giornale e nelle quali è chiara l'impostazione che ha assunto Forza Italia, che ha assunto la maggioranza del Consiglio comunale di Cagliari in materia urbanistica, in materia di parco dando proprio un "no" convinto anche rispetto alle ipotesi di statuto che fin dal mese di marzo nel 1999 il Consiglio comunale di Quartu aveva inviato e sottoposto all'attenzione dell'assemblea civica del comune capoluogo.

Dicevo però che il fatto nuovo è che quelle ipotesi del puc, secondo le notizie apparse sulla stampa avant'ieri, sono state cassate dal Comitato di controllo di Cagliari che non ha accettato la possibilità di interventi di espansione turistica nelle aree delle saline di Medau Su Cramu proprio perché andavano a incidere rispetto ad uno strumento di regolazione urbanistica che è sovraordinato rispetto al Piano Urbanistico Comunale vale a dire incidevano sul Piano territoriale paesistico. Questo Consiglio regionale deve quindi cimentarsi su queste problematiche di sviluppo del territorio che interessano le comunità di Cagliari, Quartu e dei comuni di tutto l'hinterland cagliaritano, ma qui sta proprio la necessità del discrimine sulle politiche ambientali.

E a questo proposito io ritengo che, discutendo del Parco del Poetto, noi dobbiamo tenere presente due categorie: quella del tempo e quella dello spazio. Per quanto riguarda il tempo, Emanuele Sanna ricordava la lunga, vexata quaestio della istituzione del Parco, dei lavori di Molentargius, tredici anni dall'accordo tra l'allora Presidente della Giunta Melis e il Ministro dell'ambiente Rufolo, dodici anni dall'approvazione della legge quadro numero 31 che definiva il sistema regionale dei parchi. Cinque anni fa sono iniziati i lavori e da quattro anni sono sospesi, c'è un contenzioso, però qui si evidenzia proprio la mancanza di incidenza di questo Governo regionale e dell'Assessore dell'ambiente che forse è stato troppo parco sui parchi, in quanto è stato troppo sobrio nelle sue iniziative, perché non ha esercitato i poteri che doveva esercitare fin dal momento del suo insediamento, e solo poco meno di un mese fa ha convocato i Commissari Prefettizi del comune di Cagliari e del comune di Quartu per presentare una bozza di convenzione e una bozza di statuto.

Però rispetto a questi limiti, limiti di intervento politico soprattutto, occorre che l'Assessore ci dica, quale sarà il suo ruolo, chi risolverà questo contenzioso, perché è vero che c'è un altro fatto nuovo che è rappresentato dall'entrata in vigore dell'articolo 14, comma 27, della legge numero 388 del 2000, la finanziaria nazionale che finalmente ha definito il trasferimento alla Regione della proprietà del compendio Molentargius-Saline da parte del demanio, oltre al completamento delle opere di risanamento. Però rimane il problema centrale di sapere da chi verrà risolto il contenzioso con le imprese appaltatrici e attraverso quali risorse verrà risolto, perché sarebbe troppo semplicistico trasferire queste problematiche ai comuni che pure devono risolvere ancora un contenzioso con il Ministero delle Finanze per quanto riguarda le ipotesi di inquinamento dell'attività estrattiva del sale.

L'altro aspetto che è opportuno che venga sottolineato, è la necessità che da parte della Giunta regionale ci sia un'iniziativa forte per quanto riguarda la definizione dell'ente parco, ma soprattutto per quanto riguarda gli interventi che devono essere attuati. Bene, noi abbiamo una opportunità unica che è rappresentata dalle risorse del Programma Operativo Regionale, il complemento di programmazione nell'Asse 1 Risorse Naturali, specifica alcune misure che sono proprio incidenti rispetto alla possibilità di valorizzazione del Molentargius, e mi riferisco in particolare alla misura 1.5 che realizza la rete ecologica regionale e che prevede tra gli interventi nelle aree protette, nei Siti d'Importanza Comunitaria e nelle zone di protezione speciali qual è quella di Molentargius, interventi di ambientalizzazione delle reti elettriche di alta e media tensione volti a ridurre il loro impatto ambientale. Ebbene, questo intervento insieme anche all'altro intervento previsto in un'altra misura del complemento di programmazione, la misura 1.3 che riguarda soprattutto la difesa del suolo e la salvaguardia e il risanamento delle zone umide, andrà attuato attraverso lo strumento dei Piani Integrati Territoriali. Ma i Piani Integrati Territoriali devono essere eseguiti e portati avanti dai comuni che hanno la titolarità su quell'area attraverso altri soggetti pubblici. Da qui la necessità che la Regione intervenga autorevolmente rispetto alla possibilità di avere un ente parco che gestisca tutta questa partita, che utilizzi al meglio le risorse comunitarie, perché se dilatiamo i tempi noi abbiamo quasi la certezza di perdere le risorse finanziarie, perché, per i meccanismi di utilizzazione dei fondi strutturali, se entro il 31 dicembre 2002 noi non avremo utilizzato l'annualità del 2000 scadrà la norma del disimpegno automatico delle somme. E noi sappiamo che tempi ha mediamente l'attuazione dei Progetti integrati territoriali che vanno realizzati entro termini che vanno da 36 a 42 mesi, per cui siamo fortemente in ritardo. Per questo è necessario che l'Assessore, in sede di replica, precisi quali iniziative intende portare avanti per non perdere le opportunità finanziarie, per sollecitare l'intervento dei comuni, ma soprattutto per valorizzare questo bene per il quale è necessario definire un'ipotesi di gestione. E soprattutto, anche per quanto riguarda l'aspetto dello spazio del quale parlavo poc'anzi, occorre arrivare ad una delimitazione in termini di certezza. La legge prevede che il Poetto possa essere non inserito nel Parco.

Da parte di alcune assemblee civiche c'è l'esigenza e la volontà di ridiscutere determinate perimetrazioni. Io apprezzo l'onestà intellettuale con cui il collega Vargiu ha parlato ma mi sorprende la sua sorpresa nel momento in cui dice che, attorno ad aree sensibili tipo Is Arenas e Medau Su Cramu, si assiste a una florida compravendita di lotti. Questa florida compravendita dei lotti può significare solo che c'è una volontà politica, che talvolta è stata esternata, di rimettere in discussione norme di salvaguarda, di rimettere in discussione destinazioni urbanistiche per fare scelte diverse. Sarebbe quindi opportuno che in quest'Aula anche i colleghi della maggioranza specificassero la loro posizione in materia urbanistica ambientale ed assumessero le determinazioni conseguenti per far sì che il Parco del Molentargius abbia finalmente vita perché può rappresentare veramente una irripetibile occasione di sviluppo e di occupazione non solo per l'hinterland cagliaritano, ma per l'intera nostra isola, per tutta la Sardegna.

PRESIDENTE. Credo che possiamo interrompere la seduta a questo punto e riprenderla alle ore 16 e 30. Ci sono ancora diversi iscritti a parlare ed è prevista naturalmente la replica dell'Assessore dell'ambiente.

Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Presidente, può indicare il primo degli iscritti a parlare?

PRESIDENTE. Il primo degli iscritti a parlare è l'onorevole Giampiero Pinna.

(La seduta, sospesa alle ore 13 e 31, viene ripresa alle ore 16 e 51.)

Giuramento di consigliere

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori interrotti a fine mattinata. Poiché è presente in Aula il consigliere Giovannelli, del quale abbiamo proclamato stamattina l'elezione, lo invito a prendere posto di fronte al banco della Presidenza.

Do lettura della formula di giuramento, dopodiché il consigliere risponderà "Giuro".

"Giuro di essere fedele alla Repubblica e di esercitare il mio ufficio al solo scopo inseparabile del bene dello Stato e della Regione"

GIOVANNELLI ((F.I.). "Lo giuro".

Continuazione della discussione della mozione Sanna Emanuele - Selis - Dore - Cogodi - Ibba - Sanna Giacomo - Pinna - Fadda - Cugini - Balia - Dettori Bruno - Pusceddu - Marrocu - Biancu - Calledda - Deiana - Demuru - Dettori Ivana - Falconi - Giagu - Lai - Manca - Masia - Morittu -Orru' - Ortu -Pacifico - Pirisi - Sanna Alberto - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Scano - Spissu - Vassallo sul progressivo degrado del compendio Molentargiu- Saline-Poetto e sulla mancata istituzione del Parco regionale naturalistico (28)

PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto. Riprendiamo la discussione della mozione all'ordine del giorno. E` iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (D.S.). Signor Presidente del Consiglio, signori Assessori, onorevoli colleghi, questa mattina, nel presentare la mozione numero 28, il primo firmatario ha fatto riferimento ai ritardi che si sono registrati nella discussione di questa importante mozione. Sono passati sette mesi dalla sua presentazione, e direi che su questo problema, e sul problema in generale del Molentargius, i ritardi non si contano più. Devo dire che prima di questa mozione è stata presentata una interrogazione, il 14 settembre del 1999, successivamente una interpellanza, il 3 agosto del 2000, sono primo firmatario di entrambe, e nessuna risposta è stata data neppure a queste. Sarebbe molto semplice, ma anche ingiusto e impreciso, dire che tutta la colpa è della Giunta regionale e di questa maggioranza. Credo che questo non si possa affermare, anche perché sono passati oltre trent'anni dalla firma della Convenzione di RAMSAR, e questo compendio umido di straordinaria importanza, di rilevanza internazionale, ancora oggi si trova in questa situazione.

Ma io credo che si debba fare riferimento a un'altra legge che reputo molto importante per i destini di questo compendio immobiliare, la legge 16 febbraio 1973, la numero 10, che dal primo gennaio del 1994 ha disposto l'abolizione dei monopoli fiscali del sale.

Credo che questa sia una data fondamentale e molto importante perché da quel momento doveva scattare il meccanismo dell'articolo 14 dello Statuto speciale, che prevede la successione della Regione allo Stato nelle proprietà immobiliari per i beni che non sono più assoggettati a monopoli fiscali. Dopo 26 anni siamo riusciti a fare tante norme e a parlare tanto di questo problema senza essere in grado di dare attuazione ad una norma di rango costituzionale.

Signor Presidente, signor Assessore dell'ambiente, visto che ci sono pochi componenti della Giunta sarebbe bene che almeno l'Assessore dell'ambiente ascoltasse chi interviene. Devo dire che sono d'accordo con l'onorevole Cogodi, quando afferma che non è possibile pensare che con una legge ordinaria del Parlamento si voglia dare attuazione ad una norma di rango costituzionale come lo Statuto speciale della Sardegna. Francamente questo è proprio un precedente pericoloso, e sono del parere che quella norma dello Statuto speciale dell'articolo 14 dello Statuto debba essere attuata, perché diversamente mi chiedo se, per attuare quella norma, per poter godere come sardi delle prerogative che ci vengono date dallo Statuto speciale, sia indispensabile fare un'altra norma per acquisire i 1800 ettari delle saline di Sant'Antioco, i 60 o 70 ettari delle saline di Carloforte.

Credo che si debba dare attuazione immediata alla delibera della Giunta regionale del 16 marzo del 1999 che finalmente, dopo 25 anni, ha posto alla Regione sarda il problema dell'attuazione di questa norma dello Statuto speciale.

Dobbiamo essere in condizioni di decidere e di comandare in casa nostra, evitando quello che è successo in questi ultimi 27 anni dall'approvazione della legge numero 10, perché io credo che non saremo in grado di governare nessun processo federalista, come quello che è in atto, se non siamo capaci di far rispettare le prerogative che ci vengono dal nostro Statuto di autonomia. Prima di tutto sono del parere che vada attuata questa norma, vada completato e vada eseguito rapidamente il trasferimento dei beni immobili, non solo delle Saline del Poetto ma anche quelli di Sant'Antioco e Carloforte.

Ma sono passati trent'anni dalla firma della convenzione di RAMSAR; si è detto molto e poco si è fatto. Per questo ritengo che sia ingiusto attribuire esclusivamente alla responsabilità di questa Giunta regionale quanto è successo finora, perché da allora, dopo una lunga discussione, nel 1986, si è passati al blocco delle produzioni per effetto dell'inquinamento degli agglomerati urbani di Quartu e di Cagliari; è iniziato il contenzioso con i Monopoli di Stato, un contenzioso per certi versi assurdo e farsesco, che rischia comunque di caricare sopra le amministrazioni comunali un onere di quaranta miliardi, che provocherebbe il dissesto finanziario per questi comuni.

In questo contenzioso sono del parere che si debba inserire la Regione, soprattutto per chiedere il rispetto delle sue prerogative, e mi riferisco in particolare al fatto che i monopoli di Stato hanno usufruito di questo bene per questi trent'anni senza pagare i canoni per la concessione dell'estrazione del sale. Credo che questo debba rappresentare una compensazione, e per questa ragione la Regione sarda si deve inserire in questo contenzioso.

Si è arrivati nel 1988 all'azione molto importante del piano di recupero ambientale, con lo stanziamento di 120 miliardi; nel 1989 il Consiglio regionale ha approvato la legge numero 31, la legge quadro sull'istituzione dei parchi e delle riserve.

Direi che con questa legge la Sardegna, e questo ci deve far riflettere, ha anticipato il Parlamento rispetto all'approvazione della legge numero 394 del 1991 sulla istituzione dei parchi e delle riserve naturali a livello nazionale, ma bisogna constatare che siamo rimasti al palo rispetto a quei provvedimenti e a quella legge.

Soltanto nel 1999 è stata approvata la legge istitutiva del Parco del Molentargius - Saline, e da allora nulla è stato fatto.

Credo che quanto è successo nel mese di agosto del 2000, con il prosciugamento dei bacini salanti del Molentargius, e quello che è successo recentemente, l'8 maggio 2001, con la strage dei fenicotteri, non possa che essere il risultato di questa incuria che, badate, cari colleghi, riguarda tutti noi, non riguarda una parte politica, non riguarda soltanto un'amministrazione perché tutti in questi trent'anni abbiamo governato.

Questi due disastri ecologici che si sono registrati, in poco meno di un anno, nell'agosto 2000 con l'asfissia biologica dell'ecosistema, con il rischio di un disastro ecologico e della desertificazione dei bacini salanti del Molentargius, credo siano sintomatici di una situazione che noi non possiamo più sopportare e rispetto alla quale è indispensabile che venga messo in campo uno sforzo unitario e complessivo per attuare veramente gli interventi per evitare il dissipamento di questa nostra grande risorsa. La strage dei fenicotteri non può essere soltanto liquidata con il problema dei cani randagi; quei cani randagi rappresentano l'incuria e l'abbandono nel quale abbiamo lasciato questa risorsa importantissima per l'area metropolitana di Cagliari ma anche per tutta la Sardegna.

Allora credo che ci sia da fare una riflessione più complessiva, perché manca completamente una cultura per la protezione di queste nostre grandi risorse.

Questa mattina il collega Pusceddu faceva riferimento al fatto che una situazione del genere è tipica del terzo mondo; ebbene, io dico che stiamo finendo noi nel terzo mondo, perché i paesi del terzo mondo ci stanno dando lezione in materia di protezione dell'ambiente, di protezione della natura; basta pensare a cosa sta facendo il Marocco, a cosa sta facendo il Sud Africa, che sta istituendo i parchi con molta rapidità, e sta superando in questo settore molti paesi civili come il nostro.

In relazione a questa considerazione, con il Molentargius noi ci...

PRESIDENTE. Onorevole Pinna, il suo tempo è concluso. Non mi è consentito fare deroghe.

PINNA (D.S.). Per concludere.

PRESIDENTE. Per concludere, onorevole Pinna, non per continuare l'illustrazione. Due battute finali per concludere.

PINNA (D.S.). Concludo rapidamente. Avevo diverse cose da dire ma una in particolare la voglio dire; si è cercato in questi ultimi giorni di arginare il problema dell'incuria e dell'abbandono di questo importante compendio con i volontari di Quartu e cercando di impostare la vigilanza dell'intero sistema con il volontariato. E' molto importante che esistano associazioni di volontariato che curano questo problema, direi che questo va incoraggiato e mantenuto. Tuttavia credo che in questo debba essere impegnato in modo sistematico e coordinato il Corpo forestale di vigilanza ambientale predisponendo un distacco fisso ed una stazione forestale permanente presso il Molentargius.

PRESIDENTE. Prego i colleghi di concludere entro il termine dato. Abbiamo automatizzato il sistema proprio per non lasciare alla discrezionalità del Presidente di turno la possibilità di prorogare il tempo previsto dal Regolamento.

E' iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Grazie Presidente, mi atterrò alle sue disposizioni; non mi costerà molta fatica perché non ho mai abusato del tempo concesso.

Rilevo che nel dibattito sul problema del degrado del Molentargius sono state espresse posizioni improntate alla distensione, e questo non può che farmi piacere, proprio in considerazione del fatto che il compendio, il Parco Molentargius, riveste un'importanza notevolissima, e se su questo argomento ci trovassimo divisi certamente non affronteremmo il problema nel modo dovuto e probabilmente non riusciremmo neanche a portarlo a una soluzione.

Tuttavia va detto che qualche cenno polemico è emerso, non da parte di tutti i colleghi ma da parte di qualcuno, perché se oggi il Molentargius si trova nelle condizioni in cui è, molto è dovuto ad incuria ed insipienza da parte di amministrazioni che ci hanno preceduto. Taluni hanno anche sottolineato che la responsabilità non è soltanto delle amministrazioni locali ma che grosse responsabilità esistono a livello nazionale e quindi da parte dello Stato.

A me, per amore di verità, piacerebbe rimarcare che il termine di tre mesi per la convocazione degli enti interessati, previsto dalla legge istitutiva del Parco, è stato abbondantemente trascurato non dalla Giunta attuale ma dalla Giunta precedente, in quanto l'attuale Giunta di centro - destra, come tutti voi saprete, si è insediata nel mese di novembre, quindi esattamente nove mesi dopo la data di entrata in vigore della legge istitutiva del parco che è del febbraio del 1999, il che significa che il primo adempimento avrebbero dovuto compierlo altri.

Va anche detto, per onor del vero, che l'attuale Assessore ha proceduto alla convocazione degli enti facenti parte del Parco, nel mese di aprile del 2000, con una riunione alla quale un comune fortemente interessato, quello di Quartu, non ha partecipato. C'è stata una seconda convocazione nel giugno del 2000, e in quella circostanza erano presenti i responsabili tecnici del Comune di Quartu, ma non era rappresentato il Comune in quanto tale nella persona del Sindaco.

Quindi una certa attività, quale è stata dalla legge posta a carico dell'Assessore regionale dell'ambiente, è stata puntualmente messa in attuazione. Che cosa c'è da aggiungere sotto questo aspetto? Che se non si è arrivati alle conclusioni auspicate nei tempi dovuti, o quantomeno in tempi prossimi a quelle che erano le scadenze della legge, va detto che la responsabilità è di altri soggetti, che probabilmente in quelle circostanze, divisi da questioni che attenevano alle proprie amministrazioni, hanno sentito prioritaria l'esigenza di tutelare quegli interessi particolari e non l'interesse collettivo supremo, che era proprio la realizzazione e il funzionamento del Parco.

Non è casuale, a questo punto, sottolineare che le divisioni tra i comuni partecipanti si incentravano soprattutto sulle quote di partecipazione al consorzio da istituirsi in termini di rappresentatività alla gestione stessa, perché i comuni principali, quelli di Quartu e Cagliari, pretendevano di poter avere quote di partecipazione diverse rispetto a quelle che venivano proposte. E va anche detto che nel giugno del 2000 l'Assessore della programmazione una bozza di convenzione e di statuto l'aveva messa a disposizione.

Ho fatto queste premesse solamente per ribadire, ma non con spirito polemico, che purtroppo, molto spesso, sono gli uomini investiti di rappresentanza popolare che, per curare interessi che sotto un certo aspetto sono legittimi, però confliggono con l'interesse superiore, fanno sì che si arrivi a questi ritardi.

E' vero, collega Sanna, la mozione è del novembre del 2000, e quindi, nel momento in cui venne presentata, il parco non era stato istituito, né tanto meno il consorzio, o meglio, il parco era stato istituto con legge, ma non esisteva lo strumento operativo rappresentato dal consorzio. E' stato ricordato da qualche collega che è intervenuto, che il consorzio è stato costituito..

(Interruzione del consigliere Pusceddu)

(Segue BALLETTO) Io ne ho una copia, Pusceddu. Quello che volevo sottolineare è che, proprio per le difficoltà che sono sorte e che sono state frapposte nell'iter burocratico per la costituzione del parco, i comuni assumevano posizioni "oltranziste" a tutela di interessi locali e non si era arrivati alla istituzione.

Con l'avvento del commissariamento, sia del Comune di Quartu, che del Comune di Cagliari, il Presidente della provincia di Cagliari ha convocato le parti, e i commissari, nell'ambito dei propri poteri, hanno proceduto alla stipula della convenzione della bozza di statuto, che dovrà ovviamente essere messa nuovamente a disposizione delle assemblee comunali che, con il loro intervento, dovranno ratificare, proporre modifiche e interventi sino a giungere alla conclusione. Ma l'iter fortunatamente è stato avviato, e oggi, così come è detto in legge, nella misura in cui i comuni non aderiranno alla proposta che sarà invece condivisa da alcuni soggetti, rimarranno fuori dalla istituzione. Quindi l'iter è stato avviato, e in tempi rapidi il consorzio sarà certamente operativo.

Per quanto riguarda poi le inadempienze del soggetto preposto all'attività di risanamento, di bonifica e di recupero del compendio, va ricordato che nel lontano 1989 o 1990, o giù di lì, l'appalto venne affidato attraverso il regime della concessione, e quindi nella misura in cui l'impresa, quindi il consorzio RAMSAR, non ha adempiuto, evidentemente c'è stata anche lì una scelta politica sbagliata dell'amministrazione regionale allora in carica, che ha individuato in quel soggetto il soggetto più adatto per la realizzazione delle opere di bonifica.

Quindi qua si mischiano, e bisognerebbe vedere in che misura, responsabilità politiche per la scelta che venne fatta allora e responsabilità da parte del soggetto attuatore per le inadempienze che gli sono proprie e non per le altre difficoltà che possono essere sorte durante l'esecuzione dei lavori.

Fatta questa breve cronistoria, solamente per arrivare a una visione più realistica di quello che è avvenuto in questi dieci anni, sottolineo con piacere la volontà che è emersa durante il dibattito di ragionare in termini positivi e giungere a una conclusione, che è quella del recupero del compendio nell'interesse delle popolazioni interessate e dell'intera Sardegna.

Con questo auspicio accolgo la proposta fatta stamani nella Conferenza dei Presidenti di Gruppo di sostituire la mozione con un ordine del giorno unitario, dando alle forze politiche il tempo necessario per pervenire alla stesura di questo documento.

PRESIDENTE. Questo era l'ultimo intervento. Ha facoltà di parlare l'Assessore tecnico della difesa dell'ambiente.

PANI, Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. Signor Presidente, signori consiglieri, intervengo per dare le risposte che l'Aula attende in ordine ai problemi che si sono presentati sin dal primo momento del mio insediamento nella soluzione dei diversi problemi che hanno interessato tutto il complesso di Molentargius.

Potrei sottoscrivere totalmente le diverse affermazioni che sono state fatte in quest'aula oggi in riferimento all'importanza del compendio di cui si tratta. Potrei citare i diversi passi dei diversi interventi per dimostrare, ove ce ne fosse bisogno, che si tratta di problema importantissimo, che ha origine, però, in tempi ben lontani dall'inizio di questa legislatura, e che nel tempo non ha trovato soluzione, ovvero han trovato soluzioni diverse che comunque hanno sempre lasciato aperto il dibattito tra chi era interessato a soluzioni che sotto l'aspetto patrimoniale potevano tornare utili a determinate scelte, e chi invece, aveva e ritengo ancora abbia interesse a preservare una potenziale fonte produttiva di ricchezza con la massima salvaguardia ambientale, così come i consiglieri oggi intervenuti hanno abbondantemente detto.

È vero che l'articolo 14 dello Statuto avrebbe dovuto determinare la richiesta perentoria da parte della Regione di avere l'immediata disponibilità del patrimonio dismesso dai Monopoli di Stato. Io ho scritto una lettera, che è a disposizione dei signori consiglieri, alla Agenzia regionale del Ministero delle Finanze, che gestisce e custodisce il patrimonio dello Stato. È una lettera che ha quasi un contenuto ingiuntivo, preannunciando, io mi auguro che non sia necessario, un ricorso alla magistratura competente, perché finalmente si ponga fine a questa vicenda che sta assumendo aspetti parossistici.

Il sottoscritto, così come è stato ricordato, sin dal mese di aprile dell'anno scorso aveva promosso un incontro fra le diverse amministrazioni interessate, minacciando in più di un'occasione la messa in mora delle stesse e l'attivazione dei poteri sostitutivi perché la legge regionale numero 5 del 1999, più volte richiamata, dava la facoltà all'Assessorato dell'ambiente o alla Regione di intervenire con un commissariamento per avviare il Parco. Non mi era sembrato opportuno, sotto l'aspetto della gestione e soprattutto dell'accettazione che doveva avere presso le popolazioni e le amministrazioni locali interessate, intervenire in maniera così drastica. Non siamo nelle condizioni di espletare, attraverso diktat, l'attività di governo, io pensavo che si arrivasse in tempi ragionevoli ad un accordo e ad un largo consenso sulle ipotesi di bozza di statuto, già all'esame delle amministrazioni interessate, e di qualche revisione che nel frattempo si era resa opportuna.

Proprio in questo senso io, quest'anno, seguendo l'invito del Presidente della Provincia, che si è fatto tramite per ottenere la giusta considerazione che questi problemi meritavano, ho accolto questa richiesta ed ho partecipato per primo, quale ospite della Provincia, alle riunioni preliminari per la costituzione vera e propria dell'ente gestore del Parco. La proposta di statuto che, per quanto in via provvisoria, è stato approvato, sarà poi oggetto di delibera da parte delle amministrazioni locali interessate, soprattutto Cagliari e Quartu, perché da questo si possa partire su basi certe per una ipotesi di accordo che preveda finalmente la nascita definitiva del consorzio.

Ma abbiamo fatto di più; abbiamo concertato ed assegnato alla Provincia quattro miliardi, che erano giacenti come risorse disponibili, per le infrastrutture del parco, e che devono servire - i progetti sono stati approvati e la gara d'appalto è imminente - per costruire una strada dorsale che percorra l'intero parco, la illuminazione della stessa strada, una rete di distribuzione idrica, che sostituisca quella fatiscente, fatta con interventi di carattere locale, ma soprattutto fatta dai proprietari delle unità abitative abusive di diverso tipo costruite in parte nel territorio del Comune di Cagliari e in parte nel territorio del Comune di Quartu.

Debbo per altro affermare qui, perché resti agli atti, che tutte queste costruzioni abusive, almeno per quanto si riferisce al Comune di Cagliari, non sono state oggetto di nessun atto di condono, per quanto le richieste siano state a suo tempo presentate ed abbondantemente documentate. La Giunta regionale, comunque, a seguito degli accordi intercorsi con il Ministero dell'Ambiente, ha costituito un tavolo tecnico perché fossero esaminate le diverse possibilità, soprattutto in ordine ai problemi che, interessando il parco, interessavano anche il risanamento dello stagno di Molentargius e delle vie d'acqua, dei canali di approvvigionamento e di sostegno al ripristino dell'equilibrio idrico perché l'intervento iniziale è sospeso fino al mese di gennaio del 2001, l'attività edilizia, l'attività di ripristino sono sospese fino al gennaio del 2001, dico edilizia perché si sta costruendo, o almeno si spera che si inizi la costruzione della sede del Parco. È stata individuata una possibile sede nell'edificio dei sali scelti del quale il consorzio RAMSAR ha chiesto e ha recentemente ottenuto la disponibilità proprio da quella agenzia alla quale io mi sono rivolto per ottenere la consegna di tutti i beni esistenti. Sta di fatto che attualmente il Monopolio di Stato sta provvedendo al prelievo del sale che si è accumulato negli anni nelle diverse vasche salanti del compendio e dalla quantità del sale che si sta raccogliendo e dalla valutazione di questa risorsa, non ho ancora i dati certi, si può ritenere che si tratti di un valore che supera i 15 miliardi.

E' in questa ottica di bassa operazione - consentitemi di definirla in questi termini, anche se mi dà fastidio parlare così dell'Amministrazione dello Stato - di vile guadagno, che si inquadra, ritengo, il ritardo della consegna del compendio, perché altrimenti questa risorsa sarebbe potuta rientrare fra le disponibilità regionali ed evidentemente i Monopoli di Stato hanno voluto privare la Regione anche di queste poche risorse che, per quanto mi è stato possibile accertare, comunque sono state valutate attorno ai 15 miliardi.

Della Commissione, costituita in accordo con il Ministero dell'Ambiente, fanno parte, in qualità di rappresentanti della Regione, i dirigenti regionali ingegnere Balzarini, avvocato Campus e ingegner Sau, insieme all'ingegner Giliani, all'architetto Magnifico e all'avvocato Tosi. Gli avvocati non mancano mai in questi contesti, faccio una considerazione non in relazione alla professione, ma di metodo.

Questo tavolo tecnico ha raggiunto una prima intesa sui trasferimenti e sulla competenza regionale per la esecuzione dei lavori. Attraverso una serie di incontri, pochi, perché a questi primi incontri non ha fatto seguito un incontro conclusivo, perché poi siamo arrivati sotto l'imperio della legge finanziaria, alla richiesta pressante del trasferimento di tutto il complesso delle attività, compresa quindi quella del ripristino delle opere in corso, si è arrivati ad una preliminare composizione dell'intero contenzioso insorto già da tempo tra il Ministero e l'impresa esecutrice dei lavori.

Si è ottenuta una preliminare chiarificazione dei rispettivi aspetti contrattuali, non compiutamente definiti in sede di convenzione originaria, perché esisteva ed esiste una convenzione, ma gli aspetti contrattuali che vincolavano l'impresa al Ministero lasciavano in campo troppe perplessità, si è ottenuto il preliminare perfezionamento di tutti gli adempimenti collegati, ancora eventualmente pendenti ed ancora da definire.

I rappresentanti di parte ministeriale hanno illustrato, nella serie di incontri, ai quali ho fatto riferimento, i contenuti dell'atto di transazione che il Ministero dell'ambiente ha stipulato con il Consorzio RAMSAR, atto di transazione che porta la data del 15.11.1999, e che proprio in seguito all'approvazione della Corte dei Conti e del Consiglio di Stato, ha determinato un rimborso per le riserve esposte di 7 miliardi, più Iva, che il Ministero dell'ambiente ha reso disponibile all'impresa con decreto ministeriale, come dicevo prima, del 15.11.1999.

Gli stessi rappresentanti nella riunione successiva ci hanno comunicato che l'atto transattivo in questione poneva la parola fine a tutto il contenzioso, e che quindi, dopo questa posta definitiva, transatta, vi ripeto, con un atto finale, si sarebbe potuto ragionevolmente dar corso, senza alcun indugio, al trasferimento di una somma pari a circa 51 miliardi a favore della Regione, per il proseguimento delle opere relative e per completare il complesso funzionale degli interventi a cui faceva capo il rapporto concessorio tra Ministero dell'Ambiente e Consorzio RAMSAR esecutore delle opere.

Noi abbiamo chiesto in quella sede, in occasione di quell'ultimo incontro, di avere la possibilità di accertare la consistenza delle opere eseguite e soprattutto la validità funzionale dei lavori eseguiti, attraverso la nuova Commissione di collaudo che, nel frattempo, il Ministero dell'Ambiente aveva nominato. Io stesso ho avuto il piacere di ricevere il presidente della Commissione, l'ingegner Baroncini, presidente della Terza Sezione del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che mi ha spiegato, con dovizia di particolari e con la competenza tecnica che un personaggio di tal livello certamente possiede, la ragione per cui per un lavoro di questo genere non si può fare una previsione di spesa certa, perché la situazione idrica in continua trasformazione determinerà certamente delle richieste di variante, per esempio, per quanto si riferisce a tutto il complesso del filtro naturale che nel progetto insiste nella zona del Bellarosa Minore.

Io che naturalmente sono portato a controllare, verificare, per la sacralità forse eccessiva che attribuisco al denaro pubblico, ho chiesto che queste varianti fossero almeno determinate o determinabili, ma soprattutto mi preoccupa, e ritengo che sia opportuno comunicarla in quest'Aula, la dichiarazione che ha fatto il direttore dei lavori, sempre nominato dal Ministero, in ordine alla esistenza di riserve che non sono state comprese in quell'atto transattivo al quale io ho fatto riferimento.

Io ho chiesto che queste dichiarazioni fossero messe a verbale durante questa prima riunione, assistito da un altro avvocato che è stato inserito nella nuova Commissione di collaudo.

Ho anche ricevuto, e metto a disposizione dell'Aula, la relazione che a seguito di questo collaudo l'ingegner Baroncini mi ha mandato; vorrei che questa dichiarazione fosse, se questo è consentito, allegata agli atti di questa seduta perché se ne prenda atto e conseguentemente tutti possiamo trarne le debite conclusioni.

Vorrei spendere qualche considerazione oltre che in ordine alle resistenze che a mio giudizio hanno forse un carattere pretestuoso relative al recupero della risorse monetarie corrispondenti al valore del sale, in ordine alle riserve che il demanio sta frapponendo ancora nel trasferimento degli immobili. "Ci sono delle pertinenze, caro Assessore"- mi diceva l'altro giorno la dottoressa Soddu - "che non possono essere trasferite perché ancora sono utilizzate dal Monopolio, o quanto meno da quanto rimane del Monopolio"; io ho detto naturalmente all'interessata che di queste considerazioni si poteva tenere giusto conto, ma che questo non poteva giustificare un ritardo nella consegna.

Io ritengo che la Regione sarda sia nelle condizioni di sostituirsi all'amministrazione dello Stato, valutando per esempio la possibilità di trasferire d'ufficio un direttore che è andato in pensione e che ancora vive in un immobile dell'amministrazione, ormai trasferito alla Regione, secondo quanto giustamente hanno reclamato l'onorevole Cogodi e l'onorevole Pinna, ope legis in virtù dell'articolo 14 dello Statuto alle competenze regionali.

Io ritengo in coscienza di non poter fare di più di quanto ho fatto e ritengo in coscienza di aver vigilato, perché sono forse il più affezionato fra quanti sono presenti in quest'Aula a questo compendio. Vi assicuro che non vedo innanzi a me altri, e non posso vederli per fatti che mi illudono di essere cagliaritano fino al midollo, non posso vedere altri più interessati di me a proteggere un bene patrimoniale che io ritengo di primaria importanza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA EMANUELE (D.S.). Signor Presidente, credo che utilizzerò anche meno del tempo che il Regolamento mi assegna per la replica.

Questo confronto in Aula su un problema pressante come quello della condizione dell'ecosistema del Molentargius si fa con grave ritardo rispetto non tanto ai tempi di presentazione del nostro documento ma rispetto ai problemi e alle emergenze che quel compendio sta vivendo. Devo dire che l'andamento del dibattito ha confermato che, per molti colleghi, tutto sommato, questo di Molentargius, delle saline, del Poetto, del primo Parco naturale regionale che dovrebbe finalmente vedere la luce, resta purtroppo un problema localistico, una questione cagliaritana.

Capisco che le turbolenze, che potrebbero diventare tempesta nei prossimi giorni, nella maggioranza abbiano distratto il Presidente della Giunta ed anche qualche assessore, però francamente io sono un po' sconcertato, con le lodevoli eccezioni dei colleghi Vargiu e Balletto, che hanno dato un loro costruttivo e positivo contributo a questa discussione, sono abbastanza sconcertato del silenzio e della distrazione degli altri colleghi dei Gruppi di maggioranza, compresi i colleghi dell'attuale maggioranza di governo che sono stati eletti nell'area cagliaritana e che probabilmente intendono coltivare questo consenso anche nei prossimi anni.

Per la verità, ascoltando gli interventi dei due esponenti della maggioranza che sono intervenuti, del collega Vargiu e del collega Balletto, sembrerebbe che ci sia in Consiglio regionale e in Regione, a proposito del Molentargius, un orientamento politico molto differente da quello che sembra invece emergere in altre istituzioni elettive, ad esempio nel comune di Cagliari, dove può darsi che con l'avvento del collega Emilio Floris, che ci ha affettuosamente salutato stamattina, l'indirizzo politico cambi un po', però nei mesi scorsi abbiamo sentito dichiarazioni che vanno in tutt'altra direzione. Nel comune più importante del futuro parco e dell'area metropolitana di Cagliari, si è detto esplicitamente che la legge regionale che istituisce il Parco naturalistico non va attuata, che bisogna annullarla e che in parti consistenti e particolarmente delicate, ad esempio nell'area di Is Arenas, che è stata oggetto anche di un abusivismo edilizio abbastanza massiccio, come noi sappiamo, bisogna addirittura aprire le porte ad una zona di espansione urbanistica della città di Cagliari.

Si è detto anche, da parte di autorevoli esponenti di questa maggioranza in quelle istituzioni elettive, che l'industria del sale, tutto sommato è un'attività anacronistica e non conveniente di questi tempi, e che bisogna avere il coraggio forse di bloccare la macchina del sale e di prosciugare qualche vasca salante per farci degli alberghi. Sono dichiarazioni che sono state fatte in consessi elettivi e democratici molto qualificati ed abbondantemente riprese nei mesi scorsi dalla stampa locale.

Può darsi che invece, in questo Consiglio, in questa maggioranza che sta governando la Sardegna, prevalga l'orientamento che oggi hanno espresso l'assessore, l'onorevole Balletto e l'onorevole Vargiu. L'assessore ci ha detto che è stata approvata finalmente, in via provvisoria - poi dovrà passare al vaglio dei comuni del consorzio del futuro parco - la bozza di statuto e di convenzione; io non recrimino più sui ritardi e sul passato, dico che è comunque un passo positivo, anche se è stato fatto in una congiuntura politica particolare, mentre i due comuni fondamentali, Cagliari e Quartu, erano amministrati da un commissario prefettizio. Meglio tardi che mai.

Però, cari colleghi, non per polemiche retrospettive, che a questo punto non servono più a nessuno, diciamoci la verità: la legge è stata approvata alla fine del mese di febbraio del 1999, alla scadenza della precedente legislatura, i comuni e la provincia avevano tre mesi di tempo per predisporre una bozza di convenzione e di statuto, la Regione, dopo tre mesi, avrebbe dovuto esercitare i suoi poteri sostitutivi, ma a fine maggio eravamo in piena campagna elettorale, e di sicuro non poteva intervenire l'assessore Onida. I ritardi semmai sarebbero da attribuire all'assessore dell'ambiente di allora, l'onorevole Pasquale Onida.

Però, dalla nascita travagliata di questa Giunta è trascorso ormai un anno e mezzo. L'emergenza della scorsa estate ha precise responsabilità, come sappiamo. Capisco l'imbarazzo dell'assessore che ha glissato su questo tema, ma lo stagno stava rischiando l'asfissia con tutta la sua preziosa avifauna perché qualcuno aveva irresponsabilmente ostruito l'arteria aorta che portava l'ossigeno e l'acqua di mare nella laguna di Santa Gilla, e il sindaco Delogu ha fatto soltanto in ritardo una telefonata alle imprese che eseguivano, per conto del comune, i lavori di bonifica e di ripristino nel canale di Terramaini per dire: "Riaprite quel maledetto canale" che noi, alcuni consiglieri regionali, insieme al presidente del Consiglio, abbiamo potuto verificare di persona, essere stato ostruito dalle imprese che preferivano lavorare in asciutto piuttosto che rispettare il capitolato d'appalto. Meglio tardi che mai, collega Balletto, però adesso siamo attesi tutti alla prova del nove, alla prova dei fatti.

L'assessore ci ha detto che sono stati assegnati quattro miliardi all'amministrazione provinciale di Cagliari che, lasciatemelo dire, ha svolto in questa circostanza un po' il ruolo di supplenza. Io dovrei fare i complimenti al presidente della provincia e non fare i complimenti all'assessore regionale dell'ambiente, che si fa convocare dalla provincia per predisporre la bozza di statuto e di convenzione, perché la legge numero 5, assessore, assegnava a lei il compito di intervenire, a distanza ormai di due anni e passa dall'approvazione della legge da parte di questa Assemblea.

Comunque, apprendiamo qui, assessore, che sono stati finanziati con quattro miliardi i lavori per una strada dorsale illuminata, dotata di tutti i servizi, che dovrebbe attraversare, se non ho capito male, la striscia di Is Arenas. Attenzione però, perché intervenire in quell'ecosistema con strade illuminate e asfaltate rischia di essere in contraddizione con quello che vogliamo fare a proposito dell'area protetta, che non deve essere una riserva indiana, da destinare agli osservatori della natura o agli ornitologi, deve essere anche un'area produttiva. Ma il primo problema che dobbiamo affrontare è di risanare quella discarica incontrollata, che è diventata tutta la fascia di Is Arenas con i suoi canali e con le sue pertinenze, e di riattivare il sistema idraulico delle saline e di Molentargius. L'assessore ci ha detto che si sta raccogliendo il sale: finalmente, i Monopoli guadagneranno 15 miliardi dalla raccolta di questo sale, ma l'estrazione del sale dopo 16 anni di blocco era ormai una esigenza indifferibile di manutenzione straordinaria, perché il sale precipitato per centinaia di tonnellate stava ostruendo completamente il sistema idraulico delle saline e di Molentargius.

Però non ho sentito dire dall'Assessore con la necessaria convinzione, con cui l'ha detto in altre circostanze e nelle interviste apparse sulla stampa, che si batterà in tutte le sedi politiche e istituzionali perché riparta l'industria del sale, perché non c'è futuro per questo ecosistema e non ci sarà neanche parco naturalistico se non riprende l'attività delle saline. Questo è un punto interrogativo che dobbiamo ancora chiarire, Assessore, perché ci sono, in altre sedi, autorevoli esponenti, anche del suo partito, della sua maggioranza, che propongono esattamente il contrario.

Sul trasferimento del cantiere dei lavori di risanamento e sul trasferimento del bene restano, anche dopo la replica dell'Assessore, molti punti interrogativi. A me interessa poco questa discussione un po' accademica se noi abbiamo fatto bene o male a incoraggiare quell'emendamento alla finanziaria dello Stato del 2000, che ha sancito in via definitiva che il bene deve passare dal Governo e dai Monopoli di Stato alla nostra Regione autonoma.

L'articolo 14 esiste da quando esiste la Regione, però nel frattempo le saline e Molentargius sono gestite da molti decenni dal Ministero delle finanze e dai Monopoli di Stato e io, come lei sa, Assessore, dovevo aggirare sbarre e barriere di filo spinato, non solo per entrare in bicicletta, ma anche per verificare, da consigliere comunale del comune di Cagliari, qual era lo stato della laguna. La verità è che era un pezzo completamente sottratto al controllo delle istituzioni democratiche e autonomistiche.

Alla luce delle cose che ci siamo detti nel corso di questa breve discussione, mi sembra che si sia raggiunto in Conferenza dei Presidenti di Gruppo un accordo perché si approvi l'ordine del giorno nella prossima seduta, e spero che le forze politiche, d'intesa con la Giunta regionale, nelle prossime ore e nei prossimi giorni trovino la convergenza necessaria per mettere un punto fermo sui nodi strutturali dello stato di degrado …..

PRESIDENTE. Se, come ho inteso anche dall'intervento dell'onorevole Sanna, viene confermato in aula l'intendimento della Conferenza dei Presidenti di Gruppo di rinviare la votazione conclusiva alla presentazione di un ordine del giorno unitario da parte dei gruppi di maggioranza e di minoranza, credo che la discussione su questa mozione possa concludersi a questo punto, affidando ai Capigruppo l'incarico di far pervenire all'Aula, nella prossima riunione del Consiglio, un documento unitario da mettere in votazione .

Dimissioni dell'assessore Manunza

PRESIDENTE. Comunico, così come è stato annunciato stamattina, che il Presidente della Giunta, onorevole Floris, ha assunto in data odierna, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 3 della legge regionale 1977, numero 1, l'interim dell'Assessorato dei trasporti, a seguito delle dimissioni da quell'incarico presentate dall'assessore Manunza. Quindi ricordo che, sempre ai sensi dell'articolo 3 della legge numero 1 del 1977, il Presidente della Giunta ha tre mesi di tempo per effettuare la nomina del nuovo Assessore.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Il prossimo punto all'ordine del giorno è la discussione della mozione numero 30, Pusceddu e più, sull'allarmante situazione relativa alla sicurezza e alla salute sui luoghi di lavoro. Ricordo ai colleghi che il proponente ha venti minuti di tempo per illustrare la mozione e che gli interventi dei singoli consiglieri devono essere contenuti entro dieci minuti.

Ha domandato di parlare il consigliere Fadda sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, stamattina, nella Conferenza dei Presidenti di Gruppo, se non ho compreso male, abbiamo concordato di mettere al secondo punto dell'ordine del giorno la proposta di legge numero 211. Quindi, se non ci sono osservazioni, poiché la proposta di legge è firmata da tutti i componenti la Commissione industria e richiesta da tutte le forze sociali, chiedo l'inversione dell'ordine del giorno, se non è stato già modificato stamattina.

PRESIDENTE. Io avevo inteso stamattina in Conferenza Capigruppo che si sarebbe proceduto alla discussione delle due mozioni e poi di due argomenti, uno dei quali è quello che lei ha richiamato. Se però non ci sono obiezioni si può accogliere la proposta, credo però che possiamo concludere la discussione di tutti gli argomenti all'ordine del giorno, così come era previsto, entro la serata.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Sono d'accordo con la proposta avanzata dal collega Fadda, voglio però precisare che, nel corso della Conferenza dei Presidenti di Gruppo, non si è deciso di inserire al secondo punto, bensì all'ordine del giorno del Consiglio regionale l'argomento in questione. Io esprimo quindi a nome del nostro Gruppo parere favorevole per l'inversione dell'ordine del giorno, però non dandola come decisione già assunta nella Conferenza, perché le cose che si assumono si assumono, quelle che non si assumono si assumeranno.

PRESIDENTE. Anche io ricordo questo. Poiché però a me pare che riusciamo nella serata a esaurire i punti all'ordine del giorno, non c'è nessuna difficoltà ad accettare la proposta di inversione dell'ordine del giorno fatta dall'onorevole Fadda .

Quindi, se non ci sono opposizioni la proposta è accolta.

Discussione della proposta di legge Rassu - Vassallo - Capelli -

Pinna - Biggio - Falconi - Granara - Orru' - Tunis Gianfranco - Vargiu -

Fadda : "Modifiche all'articolo 6, comma 19, della legge regionale 24 aprile

2001, n. 6 (Legge finanziaria 2001) (211)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge numero 211.

Dichiaro aperta la discussione generale. Poiché il relatore Rassu è assente, ha facoltà di illustrare la proposta di legge il consigliere Vassallo.

VASSALLO (R.C.). Faccio una relazione molto breve, anche perché si tratta di un articolo unico. Questa proposta di legge si è resa necessaria per meglio chiarire il senso di un articolo approvato nella finanziaria, precisamente il comma 19 dell'articolo 6.

Con l'approvazione di questo articolo nella finanziaria si sono verificati numerosi casi di industrie che, utilizzando rifiuti nel proprio ciclo produttivo, si sono trovate nell'impossibilità di continuare la loro attività, perché la norma, in assenza di ulteriori precisazioni, rende impossibile l'importazione di questi rifiuti. La Commissione, all'unanimità, ha ritenuto opportuno dare la giusta interpretazione alla norma votata dal Consiglio regionale in sede di finanziaria, per permettere l'ingresso dei rifiuti di origine extra regionale che vengono utilizzati nei processi produttivi degli impianti industriali ubicati in Sardegna.

In poche parole vi sono numerose industrie che lavorano i rifiuti e li trasformano nel proprio ciclo di produzione. Si ritiene opportuno che queste attività possano continuare la loro attività produttiva, per questo motivo si è presentato questo articolo unico.

C'è una ulteriore precisazione: la Commissione ha raggiunto l'unanimità rispetto a questo articolo precisando che la deroga vale solamente per gli impianti industriali ubicati in Sardegna che operano la trasformazione di questi prodotti, e utilizzano questi prodotti a fini produttivi, quindi come vera e propria materia prima. Non si accede quindi alla richiesta di far entrare in Sardegna rifiuti finalizzati solo al trattamento e allo smaltimento. E` una precisazione non secondaria in quanto tutta la materia sarà soggetta a una più approfondita analisi nella Commissione ambiente, per cui potrà essere ulteriormente approfondita ed anche diversamente articolata, se il Consiglio lo riterrà opportuno.

In questa fase si ritiene opportuno fronteggiare l'emergenza attraverso questo articolo. Riteniamo che l'articolo così formulato possa essere rispondente alle esigenze che sono state espresse da diverse industrie operanti nel territorio isolano.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.

BIGGIO (A.N.). Signor Presidente, colleghi, come ha detto il collega Vassallo, questa proposta è stata sottoscritta da tutti i membri della Sesta Commissione Permanente per porre fine ad una serie di equivoci originati dall'interpretazione dell'articolo 19.

Ai fini di una migliore comprensione di questo articolo, che risponde a una esigenza prioritaria delle nostre industrie che operano anche lavorando alcuni rifiuti da cui si può ancora recuperare materia prima interessante per l'industria di seconda e terza lavorazione, io propongo di aggiungere, al quarto rigo, dopo le parole "Rifiuti di origine extraregionale utilizzati..." le parole "...ai fini del recupero nei processi produttivi degli impianti industriali ubicati in Sardegna". La norma sarebbe così molto più chiara, molto più precisa e consona all'esigenza di introdurre nella nostra isola materie prime che sono destinate a essere lavorate negli impianti delle nostre industrie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.). Ho inteso il suggerimento del collega Biggio come un'ulteriore specifica; vorrei capire meglio in che modo questa modifica si inserisce in questa interpretazione autentica (uso le stesse parole usate dal relatore poc'anzi), non vorrei che queste modifiche introdotte senza un approfondimento necessario, pur rispondendo a un'esigenza importante, creassero poi altrettanti problemi. L'intendimento del Consiglio regionale nell'approvare il comma 19 dell'articolo 6 non era certo quello di bloccare l'attività produttiva di importanti siti industriali che debbono utilizzare scarti di lavorazione provenienti anche da impianti collocati fuori dal nostro territorio regionale, per una finalità ben precisa, che è quella di produrre piombo, di produrre oli minerali, cioè hanno una finalità produttiva diversa.

L'intendimento del Consiglio regionale era quello di evitare che la Sardegna si avviasse - non che diventi, perché nessuno di noi questo lo vuole - a diventare una sorta di piattaforma appetibile nel Mediterraneo per il trattamento e lo smaltimento, o perlomeno per la filiera del trattamento dei rifiuti. Questo era l'intendimento del Consiglio regionale, non l'altro.

Ora la norma è stata applicata in modo abbastanza rigido…Scusi Presidente, questo è uno dei motivi per i quali poi si fanno delle fesserie.

PRESIDENTE. Assessore, colleghi, possiamo permettere al collega Orrù di svolgere il suo lavoro? Magari è utile anche a voi che state cercando di proporre una nuova formulazione.

PANI, Assessore della difesa dell'ambiente. Sto proponendo un'intesa.

PRESIDENTE. Anche chi interviene propone un'intesa. Prego onorevole Orrù.

ORRU' (D.S.). Io credo che si tratti di una materia complessa, delicata, e non è vero che qualsiasi espressione usata nell'interpretazione autentica della legge è ininfluente, tant'è che le Capitanerie di porto, le autorità competenti bloccano qualsiasi stoccaggio, o meglio il trasporto delle materie prime - in questo caso si tratta di materie prime - necessarie. Si tratta di un'interpretazione; se qui interveniamo sminuzzando da una parte e dall'altra senza inquadrare le norme negli obiettivi che ci poniamo, corriamo il rischio di aprire falle consentendo interpretazioni o più rigide o talmente ampie che disattendono quella che è stata la volontà del Consiglio regionale.

La Commissione ha inteso, credo, con quel testo, salvaguardare quegli intendimenti, cioè fare in modo che vi sia la salvaguardia innanzitutto di quegli impianti che utilizzano scarti di lavorazione o rifiuti all'interno del proprio processo produttivo, salvaguardando ovviamente gli impianti esistenti che sono finalizzati allo smaltimento, trattamento, recupero di rifiuti prodotti in Sardegna.

Bisogna essere chiari; credo che tutto sia opinabile e discutibile. Se l'interpretazione che vogliamo dare di ciò che il Consiglio regionale ha approvato, se non ricordo male, all'unanimità, è quella invece di autorizzare - l'autorizzazione non spetta al Consiglio, spetterà poi agli organi competenti - se è quella di favorire e consentire la realizzazione di impianti industriali sono finalizzati al trattamento, recupero e smaltimento dei rifiuti, lo si può fare, ma non è quello che aveva deciso il Consiglio regionale, è un'altra cosa.

Credo che tutto sia modificabile, ma l'impianto che è stato definito in Commissione secondo me risponde all'esigenza che è stata sollevata, non dimentichiamoci che la questione è stata posta perché un importante sito industriale sardo, Portovesme, poneva immediatamente il problema del blocco delle attività produttive. Il problema è stato posto per questo, non è stato posto per autorizzare altri impianti oggi o domani. Possiamo anche decidere in questo senso, ma non è questo che avevamo deciso come Consiglio regionale e non è questo che la Commissione ha discusso e approvato all'unanimità, decidendo di rimuovere quell'ostacolo e quelle difficoltà che provocavano quel tipo di problemi seri e gravi per il nostro tessuto economico e sociale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.

DORE (I DEMOCRATICI). Presidente, anch'io ritengo, pur non avendo fatto parte della Commissione, che non sia opportuna l'integrazione suggerita, dal collega Biggio perché potrebbe creare ulteriori problemi.

Indubbiamente il testo della norma sulla quale si è ritenuto di intervenire creava dei problemi che andavano certamente oltre le intenzioni di coloro che avevano proposto l'emendamento, che era stato proposto nella lodevole intenzione di evitare che venissero importati in Sardegna, per lo smaltimento, rifiuti di un certo tipo, e quindi di evitare che si trasformasse la nostra isola in una pattumiera di rifiuti industriali. Però si è andati al di là delle previsioni perché non si è tenuto conto che in questo tipo di industria vengono utilizzati anche questi "rifiuti", come materia prima all'interno del processo produttivo.

Parlare di rifiuti di origine extraregionale utilizzati ai fini del recupero, come si vorrebbe con questo emendamento orale, credo che sarebbe riduttivo perché queste materie che vengono utilizzate in questi processi produttivi non è che vengono usate ai fini del recupero, vengono usate perché servono al processo produttivo, quindi si rischia di creare un ulteriore equivoco e di complicare le cose. Io credo che più il testo legislativo è semplice, meglio è.

Quindi penso che l'emendamento proposto non sia assolutamente opportuno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio per una precisazione sull'emendamento da lui proposto.

BIGGIO (A.N.). Probabilmente non è stata fatta opportunamente mente locale sulla mia proposta di emendamento orale, ma stiamo per far circolare il testo scritto, e se i colleghi che sono intervenuti, dei quali condivido esattamente le posizioni espresse, vogliono prestare un attimo di attenzione, la proposta è quella di inserire alla quarta riga dopo le parole "extraregionale utilizzati" le parole "ai fini del recupero". Se vogliamo possiamo inserire anche le parole "di ulteriori materie prime", per circoscrivere ancor più la possibilità di importare determinati rifiuti nella nostra isola. Possiamo scrivere "utilizzati ai fini del recupero di ulteriore materia prima nei processi produttivi degli impianti industriali ubicati nell'isola". Non vuole assolutamente essere nient'altro, anzi, è semmai soltanto un'interpretazione ancora più restrittiva del concetto espresso in questo provvedimento.

PRESIDENTE. Onorevole Biggio, lei può presentare un emendamento scritto e i colleghi avranno modo di leggere la sua proposta. Continuiamo la discussione generale.

Ha domandato di parlare il consigliere Calledda. Ne ha facoltà.

CALLEDDA (D.S.). Presidente, colleghi; credo che, già nell'ambito della discussione della legge finanziaria, abbiamo avuto un'opportunità che non abbiamo utilizzato ed anziché creare i presupposti per affrontare i problemi relativi alle aree industriali li abbiamo in qualche misura complicati. Faccio questa considerazione non tanto perché il presentatore dell'emendamento, il collega Vassallo, abbia voluto creare ulteriori difficoltà, anzi, credo che il collega Vassallo in qualche modo abbia posto un problema che nella nostra regione è abbastanza sentito, in modo particolare ove esistono siti industriali. E dico anche che, relativamente al problema che stiamo discutendo oggi, mi sembra che una volta che la sesta Commissione ha approvato all'unanimità questo provvedimento, ci siano davvero dei problemi a recepire e a comprendere le difficoltà frapposte dalla struttura dell'assessorato, perché io francamente credo che l'assessore Pani si sia sempre comportato lealmente rispetto a questi problemi. Ma dico anche di più, sono tra i firmatari, e il primo firmatario è un collega della maggioranza, di un documento relativo ai problemi che sono presenti in tutte le realtà industriali; abbiamo parlato, per esempio, dei problemi relativi al riutilizzo industriale dell'alluminio, del sughero, della plastica eccetera. C'è anche un progetto di legge su questa materia del quale è primo firmatario il collega Cappai, e del quale è stato chiesto l'inserimento all'ordine del giorno. Perciò, Assessore, se vogliamo discutere complessivamente di questo problema, io credo che quel progetto di legge possa risolvere anche le questioni che lei sta ponendo oggi.

Quindi io ritengo, visto che questo progetto di legge è stato richiamato in Aula, che ci sarà una discussione in Consiglio, spero nel prossimo futuro, però credo che oggi l'articolo unico della legge in discussione debba essere approvato così com'è, e mi dispiace anche che il collega Biggio faccia una proposta di modifica, perché credo che la Commissione abbia lavorato, lo diceva il collega Orrù, bene per risolvere questo problema che grave. Badate, oggi non ci sono le masse, però c'è una delegazione dei lavoratori della Portovesme s.r.l., che hanno affrontato questo problema in maniera molto dignitosa. Io credo che dobbiamo dare loro una risposta, perché comunque, senza attribuire responsabilità e colpe a chi ha presentato quell'emendamento, perché ne è stata approvata solo una parte, credo che oggi dobbiamo in qualche misura risolvere questo problema.

Per quanto riguarda tutte le altre questioni poste nell'emendamento che l'Assessore vuole proporre oggi, c'è l'altra leggina, che dobbiamo approvare e discutere in Aula, e io che sono firmatario anche di quel provvedimento, sono a completa disposizione per affrontare anche questi problemi. Però credo che oggi noi dobbiamo definire in maniera chiara ed esplicita questo problema.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (D.S.). Presidente, molto rapidamente, voglio chiarire che del comma 19 dell'articolo 6 della legge finanziaria non intendiamo - e mi pare che fra i proponenti ci sia su questo un accordo abbastanza ampio - modificare nulla. E` sorta semplicemente l'esigenza di interpretare con una norma quel disposto proprio per impedire che la libera interpretazione di questo disposto consenta che si verifichi ancora quello che è successo sino adesso, cioè che le capitanerie si oppongano all'ingresso di questi rifiuti ancorché, come è stato già precisato, siano destinati esclusivamente ad essere utilizzati come materia prima in un processo produttivo. La norma che si propone è in perfetta linea sia con quanto previsto dalle direttive europee sul riciclaggio e recupero di materie prime da rifiuti, sia con lo spirito del "decreto Ronchi".

Quando si dice "Rifiuti non finalizzati al trattamento e allo smaltimento" si vuole semplicemente precisare che la norma prevista nel comma 19 deve restare integralmente in piedi e quindi non aprire a tutti i tipi di rifiuti. Questa è la nostra la preoccupazione; sono anche d'accordo che la precisazione dell'onorevole Biggio sia necessaria ed opportuna perché a questi rifiuti destinati agli impianti industriali sia applicato in modo inequivocabile il concetto di recupero di materie prime, come avviene negli impianti di trattamento industriale, con particolare riferimento a quello metallurgico di Portovesme a cui si riferiscono i problemi e le preoccupazioni dei lavoratori e di tutti noi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA EMANUELE (D.S.). Presidente, penso che sia utile riflettere un po' sull'emendamento proposto dal collega Biggio.

Mi ero lasciato convincere dal secondo intervento del collega Biggio, però inserire dopo la parola "utilizzati" alla quarta riga...

PRESIDENTE. Onorevole Sanna, le ricordo che siamo nella discussione generale, non siamo ancora passati all'esame dell'articolo.

SANNA EMANUELE (D.S.). Però c'è un emendamento; se viene formalizzato e poi passiamo a discutere quell'emendamento, io non parlo più. Se non viene formalizzato e resta come emendamento orale...

PRESIDENTE. No, è già stato formalizzato, quindi lo discuteremo insieme all'articolo.

SANNA EMANUELE (D.S.). Tanto la discussione poi sarà su questo.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Intanto aspettiamo di vedere formalizzato questo emendamento per poterne valutare la portata ed eventualmente intervenire in merito. In via generale mi permetto di osservare che questa norma legislativa in realtà non è una norma interpretativa, è un'altra norma rispetto alla norma principale che è contenuta nel comma 19 dell'articolo 6 della finanziaria. Questa questione è nata, e tuttora è aperta, per via di una interpretazione del tutto capziosa e tendenziosa data da chi deve applicare la legge. Perché se le leggi si interpretassero bene, tendendo conto dello spirito e delle vere finalità del legislatore, perché le leggi che il Consiglio approva hanno una genesi; non è che piovano dal cielo. C'è chi propone la legge, chi la illustra, il Consiglio discute. Quindi si capisce e si sa qual è la finalità. E la finalità chiarissima del comma 19 è quella di evitare, per una scelta fatta dalla Regione sarda, con sua decisione solenne e con una norma legislativa, che in Sardegna siano ubicati impianti anche di trattamento di rifiuti, ben si intende nocivi, tossici, cioè di veleni, prodotti altrove, perché la Sardegna non diventi né pattumiera di un'altra parte del mondo, né, anche traendone qualche beneficio economico, offra il suo territorio per impiantare attività economiche che usino i veleni come materia prima; uso l'espressione "veleni" in senso molto generico ed atipico.

Questa è la scelta che ha fatto la Regione e solo questo dice il comma 19; cosa c'entrano questa finalità, e questa norma, e questa scrittura di legge, con la condizione nella quale una fabbrica esistente usi come materie prime scarti di lavorazione di altri procedimenti produttivi? Cosa c'entra? La finalità della norma è quella di evitare che questa Regione si offra come base territoriale per attivare procedimenti, anche economicamente validi, che usino come materiale i veleni altrui. Se poi noi produciamo un veleno, non è che lo dobbiamo dare noi agli altri. Ci premureremo, di smaltirlo qui, o di conservarlo, o di isolarlo, o di bercelo, se si produce qui; questa è la finalità dell'articolo 19.

L'interpretazione data dagli uffici, data dall'Assessorato, data dal Governo della Regione è un'interpretazione fasulla, perché la finalità di quella norma non è quella che si è voluta intendere; quella è un'interpretazione terroristica, e alla luce di come la si vuole modificare oggi diciamo anche che è un'interpretazione finalizzata a riaprire un varco per fare altre cose, e prima di approvarla, questa norma nuova, la dobbiamo, sottoporre ad esame molto severo, perché a seconda di cosa si aggiunge, si interpola - il Polo interpola molto nelle leggi - si fa un'altra cosa. Per esempio, l'emendamento orale annunciato da Biggio propone di aggiungere le parole: ai fini del recupero"; ma se io liberalizzo l'importazione dei rifiuti di origine extraregionale ai fini del recupero, sto facendo l'esatto contrario di quello che dice la norma principale, cioè il comma 19, perché non sto dicendo: "Se c'è una fabbrica che produce un prodotto A - che è diverso da quello che deriverebbe da un impianto di recupero di materiale tossico - io questa attività già in essere, la salvo"; come mi è parso di capire avviene in Sardegna, dove, nell'area di Portovesme, ed altrove, esistono fabbriche, che già operano nel settore. Queste devono continuare ad operare, a condizione che non avvelenino, perché se avvelenassero bisognerebbe che non producessero più. Non è che, siccome c'è una attività in essere, anche se avvelena, deve continuare a produrre. Si dice: "Quell'attività non avvelena, usa scarti di lavorazione di altri procedimenti. Se fosse finalizzata solo al trattamento di quei rifiuti, o scarti di lavorazione, non si potrebbe fare, però, siccome li inserisce in un processo produttivo per produrre un altro materiale, un altro prodotto, può continuare". Questo si può fare, si poteva fare, si potrà fare, anche non approvando nessun'altra norma, solo leggendo come si deve leggere l'articolo 19.

Però, l'Assessore dice, o mi pare che dica: "Gli uffici dicono di no, io penso di no, non so chi altri…"

PANI, Assessore della difesa dell'ambiente. Il Ministero dei trasporti, della Marina mercantile e Militare.

COGODI (R.C.). Il Ministero della Marina Mercantile dice di no", e il Ministero della Marina Mercantile ha molta esperienza in materia di tossicità dei rifiuti! La Marina Militare cosa dice? La Marina Militare non si è ancora pronunciata! Ma che c'entrano la Marina Militare e la Marina Mercantile con la lettura di una norma che ognuno, anche un bambino, può leggere? E in quella norma c'è scritto che quel che è vietato è importare in questa Regione rifiuti per impiantare attività economiche che trattino quei rifiuti, prodotti altrove!

Questo dice la norma. Se tutte le marinerie, , quelle locali e quelle nazionali, dicono che questa norma impedisce un'attività in essere, e si vuole arrivare, modificando la norma, ad aprire nuovi varchi per fare cose diverse, lo si deve dire chiaramente.

Allora, punto primo: la norma è giusta, e volendo può già consentire che si continuino ad esercitare in Sardegna le attività produttive che usano scarti di lavorazione quando siano non assimilabili a rifiuti tossici importati, trasferiti, stoccati, al solo fine del trattamento. Questo dice la norma.

Tuttavia, siccome le marinerie nazionali, internazionali e locali…

PANI,Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. Le Capitanerie!

COGODI (R.C.). Se le Capitanerie, le marinerie, insistono nel dire che questa norma può mettere in difficoltà un'industria esistente, e noi, verificando che quell'industria utilizza scarti di lavorazione, in sé anche nocivi, però resi non nocivi attraverso un procedimento produttivo teso a produrre altro, vogliamo rimediare a questo problema, scriviamo una norma che autorizzi questo, non una norma che diventi un varco attraverso cui ripassa tutto!

Per esempio l'emendamento orale proposto da Biggio, non è che tradisce una volontà, precisa l'idea che hanno, perché se l'importazione è ai fini del recupero, questo significa restituire di nuovo questa Regione come base di insediamento dei veleni altrui.

BIGGIO (A.N.). E' scritto, non dire fesserie!

COGODI (R.C.). Perché non dire fesserie? A parte che io non mi sono permesso di dire che tu dici fesserie, ne potrai anche dire, ma te le tieni.

BIGGIO (A.N.). Non sto parlando con te.

COGODI (R.C.). Stai parlando a voce alta e stai interloquendo con un consigliere regionale che sta esprimendo un'opinione. Va bene, tieniti quello che pensi, tanto non è che pensi cose di molto rilievo, quindi non ci vuole molto perché te le tenga!

La verità è che in questo modo, ben si capisce, via via, di interpretazione in interpretazione, di emendamento in emendamento, si vuole riaprire la strada a una finalità che è esattamente il contrario di quello che la norma regionale prevedeva e prevede. Quindi, in via generale adesso noi esprimiamo questa opinione, poi quando vedremo puntualmente l'articolo ed eventuali emendamenti che si presentassero, valuteremo meglio la portata di questi emendamenti. Però, sia chiaro il duplice aspetto del problema: primo che, volendo, nessuna attività economica in essere in Sardegna si doveva mettere in forse, perché il comma 19 non lo prevede, anzi prevede tutto il contrario; secondo che, se si vuole imporre, attraverso una norma, un'interpretazione corretta del comma 19, per impedire furberie interpretative e interpretazioni mirate ad altri scopi, si deve scrivere una norma che dica esattamente quello che si vuole fare, cioè salvaguardare le attività economiche e produttive in essere in Sardegna, quelle in essere, non tutte quelle che si pensa di poter avviare, perché questa norma, così formulata, può consentire da domani, a chiunque, a Milano, a Francoforte, in un'altra parte del mondo, di pensare che in Sardegna si possa creare un impianto di smaltimento di materiali tossici e veleni. Anzi, noi stiamo offrendo una base a tutti dicendo: "Non sapete dove fare una fabbrica di veleni, di smaltimento dei rifiuti dei prodotti industriali di mezzo mondo? In Sardegna si può, perché c'è una norma fresca fresca che stiamo approvando, con la quale si dice che, purché inseriti in un processo produttivo, si possono portare tutti i veleni.". E allora io posso inserire in un processo produttivo un ette, un briciolo, un millesimo di quel materiale tossico, e tutto il resto lo appoggio a fianco, e questa norma lo consentirebbe.

Mentre noi stiamo parlando d'altro, stiamo parlando della possibilità di salvaguardare le attività produttive in essere. Questa è un'altra cosa, ecco dov'è la malizia, che non è solo malizia! Ecco dov'è la vostra politica, che voi cercate sempre di portare avanti. Perché voi non pensate alla salute e alla salvaguardia dell'ambiente; voi pensate sempre a come trasformare questa regione in una base operativa per tutte le avventure economiche che possano rendere profitto a qualcuno, anche a danno del territorio, dell'ambiente, della salute, a danno della salvaguardia della qualità che fa la differenza in questa regione, non solo la qualità ambientale naturale, ma anche la qualità ambientale dei processi produttivi. Questa idea non vi entra in testa, perché è contro un tipo di economia, è contro un tipo di interessi che voi rappresentate.

Però non fate i furbi! Se voi volete che questa regione diventi, sul piano internazionale, un'area che si offre per ricevere i veleni del mondo, lo dovete dire qui in questo Consiglio Regionale. Lo dovete dire qui, perché lo senta il popolo, perché lo senta chi vuole sentire, chi ha diritto di sapere. E se non è questo che volete, allora cancellate quello che avete scritto e scrivete bene quello che esattamente si vuole. Perché se si vuole una cosa si deve scrivere quella cosa, non un'altra. Poi nel merito e puntualmente interverremo, quando si esaminerà l'articolo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, non c'è dubbio che stiamo procedendo in questa discussione in modo anomalo, perché stiamo entrando tutti nel merito dell'articolo, mentre avremmo dovuto terminare la discussione generale.

Quello che noi oggi stiamo discutendo è senza dubbio un articolo che nasce da una norma che non doveva essere contenuta nella legge finanziaria. Questo non riguarda solo questa norma, ma tante norme che sono state inserite all'interno della legge finanziaria senza avere l'istruttoria necessaria nelle Commissioni competenti. Dico questo per ringraziare innanzitutto la Conferenza dei Capigruppo di stamattina che ha concordato all'unanimità di discutere in Aula su un'ulteriore interpretazione di questa norma, dopo che la Commissione aveva già dato la propria interpretazione, che però per gli Uffici dell'Assessorato non era stata sufficiente.

Non c'è dubbio che noi stiamo procedendo anche oggi in modo anomalo, per impedire che dei lavoratori possano avere il dubbio, e non soltanto il dubbio, che il loro posto di lavoro sia in pericolo, perché con la norma che noi abbiamo approvato nella finanziaria si rischia davvero la chiusura di alcuni impianti industriali.

Io chiedo, e termino il mio intervento, che ci sia soltanto un'interpretazione autentica. A me sembrava che la norma che era stata presentata da me, insieme ad altri colleghi, fosse finalmente un'interpretazione autentica, che impedisse la chiusura di alcuni impianti industriali ubicati in Sardegna. Mi sembra che ci sia da parte di qualche collega la proposta di presentare un emendamento che precisi che si tratta degli impianti industriali attualmente in attività in Sardegna, io credo che questo possa essere accettato per togliere qualsiasi dubbio interpretativo anche ai colleghi che non sanno con esattezza quali possano essere le finalità di questa brevissima legge.

Nella prossima seduta del Consiglio regionale, molto probabilmente discuteremo sia un collegato, sia un'altra proposta di legge presentata da diversi colleghi del Consiglio regionale, e in quell'occasione noi andremo a valutare tutte le altre situazioni che ci possono essere nel nostro territorio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.

CAPPAI (C.C.D.). Essendo il tema di notevole importanza, proporrei che la leggina, che prevede un unico articolo, fosse riportata in Commissione, anche perché si sta discutendo una proposta di revisione totale delle disposizioni in materia di rifiuti e la Giunta ha presentato a quella proposta di legge un emendamento, che recita: "Al comma 19 della legge regionale "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione", le parole "comunque classificati" sono sostituite dalla parola "urbani"". Quindi c'è tutto un insieme di tematiche che andrebbero viste tutte insieme, onde evitare ulteriori errori. Ma c'è anche una sentenza della Corte Costituzionale che risale al 1999 che dichiara illegittimo il divieto; ora noi andiamo ad approvare una norma sulla quale c'è già una sentenza della Corte Costituzionale che dichiara illegittimo il divieto.

Quindi, io proporrei di non votare oggi questa leggina e di rinviarla in Commissione in modo che si possa discutere globalmente la materia, onde evitare di commettere ulteriori errori.

PRESIDENTE. La sua è una proposta formale di sospensiva della discussione?

CAPPAI (C.C.D.). Certamente.

PRESIDENTE. Quindi, ai sensi dell'articolo 86 del Regolamento devo mettere in votazione la proposta...

VASSALLO (R.C.). Avevo chiesto di parlare prima del collega Cappai.

PRESIDENTE. Lei aveva già parlato, onorevole Vassallo.

(Interruzione del consigliere Vassallo)

Appunto, ha illustrato il provvedimento, quindi ha parlato.

(Interruzioni)

Onorevole Cappai, se intende confermare la sua proposta di sospensiva, deve formalizzarla come è previsto dall'articolo 86 del Regolamento, che prescrive la sottoscrizione da parte di un Presidente di Gruppo oppure di cinque consiglieri.

E' iscritto a parlare il consigliere Sanna Emanuele. Ne ha facoltà.

SANNA EMANUELE (d.s.). Intervengo rapidissimamente nella discussione generale perché mi sembra che i problemi che abbiamo davanti siano ormai molto chiari, e dico subito - ma se poi il Presidente mette in votazione la richiesta del collega Cappai, i Gruppi di minoranza si pronunceranno - che io sono contrario a rinviare comunque l'approvazione di questa legge, perché dobbiamo risolvere, signor Presidente, in maniera concreta e limpida, lo dico anche a Cappai, i problemi che si sono aperti e che sono indifferibili per alcune imprese che operano in Sardegna con l'approvazione della norma contenuta nell'articolo 19 della Finanziaria. Qui c'è il rischio del black out produttivo. La legge è stata approvata con questa rapidità e ha questa corsia preferenziale, mi sembrava di capire, con l'accordo di tutti, perché dobbiamo affrontare questo problema.

Secondo me l'articolo unico, così come è stato formulato dalla Commissione va approvato integralmente, se c'è qualche emendamento che lo chiarisce ulteriormente in maniera limpida, va bene, altrimenti anche gli emendamenti presentati in buona fede, come dal collega Biggio, rischiano di complicare il nostro lavoro e di vanificare anche l'obiettivo della stessa legge, perché quando si parla di recupero, collega Biggio, c'è il rischio che poi questa leggina che stiamo approvando venga interpretata in senso limitativo, perché ci sono imprese che operano esclusivamente nel recupero di rifiuti per fare manufatti vari da rifiuti, e ci sono invece altre imprese, ed è il caso di cui oggi stiamo discutendo, che recuperano materie prime o frazioni di rifiuti da utilizzare nei processi industriali complessivi e noi adesso dobbiamo risolvere questo problema.

Poi, il collega Balletto mi dice, e io sono abbastanza d'accordo, che sta pensando a un emendamento che metta anche su questo versante un limite, perché dobbiamo stare attenti a non creare imprese che attirino rifiuti in Sardegna. Sono invece contrario, Assessore, e spero che non venga formalizzata la proposta che in un pour parler ha espresso ad alcuni collegi consiglieri, alla proposta di mutilare questo articolo delle ultime due righe, perché se mutiliamo l'articolo delle ultime due righe riapriamo le porte all'importazione di qualsiasi tipo di rifiuto nella nostra Regione, e vorrei ricordare ai colleghi che non si sono occupati da vicino, come ho dovuto fare io per responsabilità istituzionale, di questa delicata materia, che arrivano in Sardegna, già adesso e da molti anni, a Cagliari e in altre parti della Sardegna, i rifiuti ospedalieri di molte Regioni italiane, della Lombardia e di altre regioni settentrionali: Finanziamenti per il riequilibrio no, ma rifiuti sì, ma non perché sono generosi o perché sono diventati federalisti, ma perché quei rifiuti sono fastidiosi e intossicano il loro territorio e preferiscono che si intossichi il nostro di territorio! Nelle discariche autorizzate arrivano rifiuti di incerta origine e composizione, ma non è concime, e se si cancellano le ultime due righe, onorevole Assessore, anche se i cosiddetti, mitici, uffici glielo hanno consigliato, noi ritorniamo alla situazione di anarchia incontrollabile che c'era precedentemente.

Quindi, io sono d'accordo che si approvi l'articolo così com'è con qualche ulteriore precisazione restrittiva del tipo di quella che ha illustrato prima informalmente il collega Balletto.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sanna.

Sono iscritti a parlare l'onorevole Scano e l'onorevole Pusceddu, stiamo procedendo in modo un po' disordinato, nel senso che i colleghi si stanno iscrivendo a parlare anche dopo la conclusione del primo intervento. Ricordo che siamo in discussione generale e che naturalmente si potrà intervenire quando passeremo all'esame dell'articolo unico e degli emendamenti. Poiché comunque abbiamo infranto la regola, do la parola all'onorevole Scano. Ha facoltà di parlare.

SCANO (D.S.). Presidente, io ho chiesto di parlare perché, come forse altri colleghi, ho letto solo adesso il testo. E francamente debbo dire che sono un tantino allibito. Sono convinto, perché talvolta accade a tutti noi di pensare una cosa e di scriverne un'altra, che ci sia uno scarto tra l'intenzione dei proponenti e la formulazione effettiva, credo che ci sia uno scarto, perché io immagino che l'intenzione sia quella di consentire la continuazione di alcune lavorazioni in uno o due stabilimenti, quello che è; e credo che su questo non ci siano problemi e sarei assolutamente d'accordo, una volta accertato che quei rifiuti non comportano nessun rischio, come mi pare di capire dalle persone che più di me conoscono questa materia, quindi, nulla quaestio sull'intenzione, però la formulazione dice un'altra cosa.

La formulazione dice che quelle disposizioni non si applicano ai rifiuti di origine extraregionale - e qui ha ragione Cogodi "extraregionale" vuol dire il mondo, non è che vuol dire un pezzetto, vuol dire il mondo - utilizzati nei processi produttivi degli impianti industriali ubicati in Sardegna, e qui secondo me sta l'equivoco, badate che "ubicati" non vuol dire "già ubicati", quindi significa anche quelli che saranno ubicati, e quindi qui...

(Interruzioni)

Io, siccome non ho visto ancora gli emendamenti, e ho letto adesso l'articolo, mi sto preoccupando e ho deciso di intervenire perché mi sembra giusto che il Consiglio senta un po' di argomenti, di problemi, di perplessità e di remore. Così come è scritta, a mio giudizio, ma sono convinto che le intenzioni dei proponenti sono diverse, questa sarebbe una norma di una pericolosità straordinaria, non sarebbe esagerato dire che la Sardegna diventerebbe una sorta di piattaforma off-shore, come direbbero i colleghi della Casa delle libertà - noi usiamo meno questi termini - sarebbe una sorta di piattaforma off-shore per i rifiuti di tutto il mondo, il che non è né nelle vostre dichiarazioni programmatiche né nelle nostre; quindi credo che il Consiglio prima di procedere debba modificare l'articolo 1, ed anche sostanzialmente.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pusceddu. Ne ha facoltà.

PUSCEDDU (D.S.). Anch'io ho avuto modo di esaminare l'articolo della proposta di legge solo qualche minuto fa, e debbo dire che sono contrario al rinvio in Commissione di questa proposta di legge perché in questa Regione si è creata un'emergenza derivata dalla entrata in vigore del comma 19 dell'articolo 6, che forse nelle intenzioni aveva una finalità anche nobile che era quella di evitare che la nostra Regione diventasse la pattumiera d'Italia, terra di conferimento di rifiuti soprattutto tossici, nocivi e radioattivi.

Però, la formulazione del comma 19 ha creato dei contraccolpi, nel sistema industriale, a cui noi stiamo cercando di porre rimedio con questo provvedimento, ma badate bene li crea anche al nostro sistema economico che ha puntato molto sulla valorizzazione dei rifiuti ed anche sul riciclaggio, perché noi abbiamo imprese finanziate con la legislazione regionale o con leggi nazionali di incentivazione che hanno messo su attività di valorizzazione di rifiuti, non di rifiuti tout court ma di rifiuti anche non inquinanti, perché se è vero che ci sono rifiuti ospedalieri, può essere soggetta a valorizzazione la plastica, può essere soggetta a valorizzazione la carta, può essere soggetto a valorizzazione il vetro, per cui non essendo il conferimento di questi rifiuti in Sardegna sufficiente perché le imprese siano economicamente valide, vi è la necessità di acquisire rifiuti soggetti a valorizzazione e recupero anche dal territorio extraregionale. Noi dobbiamo quindi avere la consapevolezza di cosa vogliamo effettivamente fare; occorre reintervenire sul comma 19 urgentemente per modificare il vulnus che si è creato, però dobbiamo avere la consapevolezza che ci sono iniziative che puntano sulla valorizzazione ambientale che peraltro sono previste anche nella strategia che noi stiamo utilizzando per quanto riguarda l'utilizzazione dei fondi strutturali. Nel complemento di programmazione c'è una misura, la misura 1A4 che riguarda la gestione integrata dei rifiuti, la bonifica dei siti inquinanti e la tutela dall'inquinamento, dove è proprio previsto che occorre migliorare il sistema di gestione promuovendo la raccolta differenziata, il riciclaggio e il recupero oltre che la messa in sicurezza dei siti; però anche lì c'è uno spaccato di possibile attività economica industriale che può essere valorizzata e noi dobbiamo avere la consapevolezza che certi rifiuti che non sono inquinanti possono produrre ricchezza e occupazione, per cui una applicazione così automatica del comma 19 rischia di creare danni nel nostro sistema industriale e per quanto riguarda le prospettive occupazionali della nostra Regione. Ritengo perciò che dobbiamo intervenire subito con questa norma, eventualmente se occorre emendiamola, specifichiamo la tipologia di rifiuti, perché c'è rifiuto e rifiuto, limitiamo il divieto magari ai rifiuti tossici e nocivi, anche a quelli urbani, ma per alcuni rifiuti soggetti a valorizzazione deve essere consentita la possibilità di approvvigionamento perché creano reddito ed occupazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente. Ne ha facoltà.

Pani, Assessore della difesa dell'ambiente. Voglio precisare che la necessità di intervenire per la modifica del comma 19 dell'articolo 6 della Finanziaria è dettata soprattutto dalla interpretazione letterale che di questo articolo ha dato il Ministero dei Trasporti e della Navigazione, che è intervenuto nei compartimenti marittimi sardi perché fosse vietato l'imbarco, perché lo stazionamento entro il perimetro delle aree doganali dei porti di merci classificate come rifiuti, questo è il punto, perché quelle merci viaggiano con documenti di accompagnamento che le classificano come rifiuti…..

(Interruzioni)

Quindi, onorevole Cogodi, io sono l'Assessore dell'ambiente e non posso certamente oppormi ad ipotesi di salvaguardia del mio territorio da fattori inquinanti, e quindi giustamente ho approvato l'emendamento proposto senza tener conto della legislazione vigente che classifica come rifiuti anche quei prodotti che effettivamente rifiuti non sono.

Leggo testualmente quanto scrive il compartimento marittimo di Olbia in un fonogramma che mi è stato inviato: "Informasi, per quanto di competenza, che la legge regionale 24 aprile 2001, n. 6 (Legge finanziaria della Sardegna)", stabilisce quanto segue: è fatto divieto di trasportare, stoccare, conferire, trattare o smaltire nel territorio della Sardegna rifiuti comunque classificati di origine extra regionale. In attesa di chiarimenti o di modifiche che si sollecita con urgenza l'Ente regionale in indirizzo a far pervenire allo scrivente, ritienesi di dover interpretare suddetta norma quale divieto di sbarco sul territorio sardo di rifiuti di qualunque genere, in particolare di quelli specificamente pericolosi. Invitasi pertanto Compamare Civitavecchia, Genova e quante altre interessate, a voler valutare la possibilità di sospendere l'efficacia delle autorizzazioni mensili rilasciate per l'imbarco di tali merci".

Questo è quanto si dispone, e questo è quanto io ritengo che l'Aula debba conoscere per attuare quei provvedimenti di rettifica e di modifica che impongono con urgenza, onorevole Cappai, se mi consente, la decisione di modificare questo articolo con un breve emendamento, per poi discutere l'argomento, sono perfettamente d'accordo su questo, con la proposta di legge che è stata già presentata in Giunta e che è all'esame dell'Aula, ovvero della Commissione, che mette ordine in tutto il settore.

Questo è quanto io ho ritenuto opportuno comunicare all'Aula.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare dichiaro chiusa la discussione generale. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo unico.

PIANA, Segretario:

Art. 1

1. Le disposizioni di cui al comma 19 dell'articolo 6 della legge regionale 24 aprile 2001, n. 6, non si applicano ai rifiuti di origine extraregionale utilizzati nei processi produttivi degli impianti industriali ubicati in Sardegna, non finalizzati al trattamento e allo smaltimento dei rifiuti.

PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati 3 emendamenti. Se ne dia lettura.

MANCA, Segretario:

Emendamento aggiuntivo Biggio

Art. 1

All'art. 1 dopo le parole "utilizzati" aggiungere "ai fini del recupero". (1)

Emendamento aggiuntivo Balletto - Pilo - Tunis Marco - Fois - Pinna - Capelli - Lombardo - Murgia - Liori - Pisano - Piana

Art. 1

Dopo le parole "di origine extraregionale" aggiungere "da utilizzarsi esclusivamente quali materie prime".

Dopo la parola "ubicati" aggiungere "già operanti in Sardegna alla data di entrata in vigore della presente legge". (2)

Emendamento aggiuntivo Ortu - Vassallo - Cogodi

Art. 1

Dopo l'articolo 1 è aggiunto il seguente:

Art. 1 bis (urgente)

Ai sensi e per gli effetti dell'art. 33 dello Statuto la presente legge è dichiarata urgente ed entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione. (3)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Biggio per illustrare l'emendamento numero 1.

BIGGIO (A.N.). Credo che l'emendamento non sia stato capito, a parte la solita demagogia, che respingo, dell'onorevole Cogodi, che è il protettore di tutte queste cose. È sempre lui che capisce tutto, è lui l'interprete di tutto.

Lo spirito è quello esposto anche dall'onorevole Cogodi che io condivido, perché dobbiamo guardarci bene dal portare in Sardegna rifiuti di un certo tipo e comunque rifiuti; abbiamo già i nostri problemi interni. Lo spirito del mio emendamento era quello di restringere quanto più possibile la possibilità di una cattiva interpretazione; non è stato capito, e va bene, io lo ritiro.

Certamente è stato detto, giustamente, che occorre precisare "per impianti industriali già ubicati in Sardegna".

Presidente. L'emendamento numero 1 viene ritirato.

Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto per illustrare l'emendamento numero 2.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Proprio per evitare che la nostra Isola possa diventare una pattumiera di rifiuti che provengono da altre regioni, con questo emendamento si vuole specificare che questi rifiuti di origine extra regionale debbono essere utilizzati esclusivamente quali materie prime nei processi produttivi di industrie già operanti in Sardegna ed evitare, con la seconda Giunta, che possano essere, da quel momento in avanti, impiantati altri stabilimenti che trasformerebbero questi rifiuti.

Quindi questa limitazione pone rimedio e dà garanzie assolute per evitare l'introduzione di rifiuti inquinanti e nocivi, e limita l'utilizzazione dei rifiuti esclusivamente a quelle industrie che già operano nel settore.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Vassallo per illustrare l'emendamento numero 3.

VASSALLO (R.C.). L'emendamento si illustra da sé. Visto che tutti ritengono che il provvedimento sia urgente e indifferibile, ma manca l'articolo sull'urgenza, abbiamo provveduto a presentare l'emendamento affinché questo provvedimento possa esplicare la sua azione quanto prima.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Vassallo, relatore.

VASSALLO (R.C.), relatore. Si accolgono tutti e due, considerato che il numero 1 mi sembra sia stato ritirato.

PRESIDENTE. L'1 è ritirato, il 2 confermato.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'assessore della difesa dell'ambiente.

PANI, Assessore della difesa dell'ambiente. La Giunta si rimette al parere dell'Aula.

PRESIDENTE. Prima di passare alla discussione, comunico che la corretta formulazione della norma proposta deve essere preceduta dalla parole: "All'articolo 6 della legge regionale 24 aprile 2001, numero 6, dopo il comma 19 è inserito il seguente comma 19 bis"

Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (D.S.). Voglio fare soltanto una precisazione: io ho firmato insieme al collega Balletto l'emendamento numero 2, ma voglio chiedere ai firmatari, perché mi pare che non sia superfluo, di aggiungere, se questo si può fare, la parola "già" prima delle parole "operanti in Sardegna".Questo andrebbe precisato.

Presidente. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Io ritengo che ci troviamo di fronte ad una duplice esigenza: una, la più evidente e chiara, è quella di sbloccare una situazione di difficoltà che riguarda alcune attività produttive in essere nella nostra regione, e che si è creata sulla base di una interpretazione estremistica e cattiva, cattiva anche in senso giuridico.

Vi sono in Sardegna alcune aziende le quali, se non producono un danno di carattere ambientale, debbono poter continuare a svolgere la loro attività produttiva, pur utilizzando come materia prima scarti di altre lavorazioni. Sulle navi da trasporto possono scrivere "rifiuti", in realtà sono materie prime per produrre altri beni.

Assessore, non mi convince, e soprattutto non mi appaga il formalismo della marineria, perché dietro ogni formalismo noi sappiamo che c'è una finalità, un intendimento, un interesse; io continuo a sostenere che non necessariamente si debba dare l'etichetta di rifiuti a queste materie.

Loro vogliono trasportarli come rifiuti perché in tal modo possono trasportare questi ed altri rifiuti.

Io credo che ci sia un modo, nella ricchezza della lingua italiana, per descrivere esattamente quello che si vuole e per escludere quello che non si vuole.

Quindi noi siamo d'accordo perché si faccia una norma circoscritta all'esistente, in quanto non produttore di effetti nocivi, bensì di beni utilizzabili in modo sano e salubre, e siamo d'accordo perché si faccia con urgenza. Abbiamo anche presentato l'articolo dell'urgenza. Però, interpretazione per interpretazione, vorremmo che il Consiglio regionale interpretasse oggi, che sta facendo questa norma, perché rimanga agli atti di questo Consiglio regionale, che ci si riferisce alle attività produttive in essere in questa regione e a quei settori e a quelle situazioni nelle quali l'utilizzazione di questi materiali sia indispensabile per mantenere l'attività produttiva. Però prego i componenti del Consiglio regionale che non concordassero su queste interpretazioni di obiettare, perché si possa intendere che la non obiezione significa assenso.

Quando noi diciamo "materiali di origine extra regionale utilizzati nei processi produttivi", la parola "utilizzati" la dobbiamo intendere come "indispensabili", perché se no...

PANI, Assessore della difesa dell'ambiente. C'è scritto "utilizzati esclusivamente quali materie prime"

COGODI (R.G.). Cosa vuol dire "esclusivamente"? Non soddisfa le esigenze che rappresento io. Mi spiego meglio con un esempio: noi stiamo parlando di una fabbrica ubicata nell'area di Portovesme che opera nel settore metallurgico, i colleghi dicono che esistono altre unità produttive anche nel settore chimico. Intanto, siccome non è che dobbiamo andare a cercare queste cose in mezzo alla foresta amazzonica e non sono aghi nel pagliaio, prudenza, ed anche elementare serietà, avrebbero voluto che queste unità produttive venissero censite, perché non è così difficile censire le situazioni che esistono in Sardegna, e sapere di che cosa stiamo parlando e che cosa stiamo normando.

Allora, magari con un ordine del giorno, affidiamo alla Giunta il compito di presentare al Consiglio o alla Commissione, entro tre mesi, un censimento di tutte queste situazioni…

PANI,Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. Esiste già.

COGODI (R.C.). …perché, eventualmente, il Consiglio regionale possa disciplinare bene questa materia e quando si vuol risolvere un problema lo si risolva davvero e non se ne creino altri dodici.

Quindi, sto dicendo che può essere fatto un censimento puntuale delle situazioni che ricadono in questa fattispecie normativa, in modo che noi sappiamo esattamente, cosa che oggi non sappiamo esattamente, qual è l'effetto di questa norma ed eventualmente si possa ancora migliorare la normativa tenendo fermo l'obiettivo principale e salvaguardando le attività che si vogliono salvaguardare.

Mi spiego meglio,per "utilizzato" si deve intendere un elemento produttivo indispensabile, e faccio l'esempio della Saras: la Saras produce energia con i fumi di scarico. Vuol dire forse ch,e siccome la finalità di produrre energia è una finalità nobile, qui si può attivare un circuito mondiale per cui si possono importare in Sardegna tutti i veleni di tutte le industrie del mondo?

Badate che in questa materia c'è gente che ha la capacità di camminare travolgendo tutto! Io non ho mai visto, in nessuna parte del mondo (non conosco tutto il mondo, ne conosco un pezzetto però) depositi di petrolio arrivare fino a lambire i muri di cinta delle case di civile abitazione. La Saras in Sardegna sì. L'ultimo deposito è separato dall'ultima casa dell'abitato da una stradina.

Non ho mai visto in nessuna parte del mondo un impianto industriale incorporare nel proprio perimetro una strada provinciale o statale, e costringere le istituzioni a fare un'altra strada sui monti per transitare, perché la strada pubblica di percorrenza, provinciale o statale, è diventata strada di servizio dell'industria.

In genere lungo le strade statali e provinciali si piantano gli oleandri; in quella strada si piantano i depositi di carburante. E' tale la potenza, è tale la capacità, non di convincimento, ma di fare quello che vogliono, dei potenti, in materia di economia e di profitti, che fanno quello che normalmente non si può fare in nessun'altra parte del mondo. Per cui se possono importare tutti i fumi del mondo per produrre energia qui, a parte il piano energetico regionale, a parte la differenziazione delle fonti di produzione, a parte la gassificazione del carbone, a parte le fonti alternative, porteranno i depositi dei veleni fino al Gennargentu. Avranno la forza di farlo, signori cari, perché hanno avuto la forza di fare cose che sono mostruose! Hanno messo quei tralicci su quelle colline, hanno fatto cose incredibili sotto il profilo ambientale, qui si protesta perché c'è un'antenna, questi hanno seminato tralicci su quelle montagne, di fronte al mare, in quella parte della Sardegna. Stiamo attenti, perché la norma se non è precisata può consentire tutto questo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.

DORE (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, io ribadisco quello che ho detto nel mio precedente brevissimo intervento, posso aggiungere - non l'ho detto prima perché non lo sapevo - che sentendo la lettura da parte dell'assessore Pani della nota della Marina mercantile nella quale si chiedono lumi, forse il problema poteva essere risolto con una circolare esplicativa. Comunque, siccome era una norma che poneva dei problemi, sì, è vero, sulla base di una interpretazione formalistica, ma il testo era quello e c'era poco da discutere, perché la lettera della legge, anche se non conta solo quella, però conta e non può essere superata, si è entrati nell'ordine di idee di risolvere il problema alla base, e va bene.

Io credo che il testo legislativo sia corretto, sia ben fatto, non dia luogo a equivoci, una volta tanto si tratta di una norma che è espressa con una buona tecnica legislativa e quindi credo che debba essere lasciata intatta, e questo non lo dico per un irrigidimento.

Credo che vada apprezzato il fatto che l'onorevole Biggio abbia ritirato quell'emendamento, che non mi sembrava opportuno, che poteva creare dei problemi, ma credo che problemi ne creerebbero anche i due punti in cui si articola l'emendamento numero 2, illustrato dal collega Balletto, per i seguenti motivi: la frase "da utilizzarsi esclusivamente quali materie prime" contiene un tipo di locuzione che, dal punto di vista tecnico, può creare dei problemi, perché nel campo delle materie prime non è tutto così semplice. C'è una norma specifica piuttosto complessa nella quale, per esempio, si parla di materie prime e di materie prime secondarie. A quali vogliamo riferirci? Non stiamo forse complicando le cose con questa frase con la quale si vorrebbe chiarire il contenuto? Io credo che il contenuto in questo modo potrebbe essere complicato.

Sappiamo bene, o almeno alcuni di noi sanno che, per esempio, in alcune industrie vengono usati i fumi delle acciaierie. Cosa sono questi fumi delle acciaierie? Sono materie prime o sono materie prime secondarie? Io credo siano materie prime secondarie, e allora usare il termine materie prime non va bene, perché è riduttivo e complica le cose. Questo per quanto riguarda la prima parte dell'emendamento.

Per quanto riguarda la seconda parte, pretendere di circoscrivere il tutto alle industrie operanti in Sardegna alla data di entrata in vigore della presente legge, ritengo che possa essere una disposizione viziata da incostituzionalità, perché significa creare una discriminazione fra gli imprenditori operanti attualmente e quelli che volessero realizzare altri stabilimenti che utilizzino lo stesso o analoghi processi produttivi.

Allora io credo che questa norma possa concretare una violazione degli articoli 3 e 41 della Costituzione in materia di parità di trattamento, di principio di uguaglianza e di principio di libero esercizio e di libera concorrenza. Quindi non credo sia proprio il caso di rischiare qualcosa di questo genere.

Penso sia difficile che al giorno d'oggi vengano realizzati stabilimenti del tipo di quelli di cui stiamo parlando, però è una cosa che non può essere esclusa. L'importante è che questi stabilimenti non determinino inquinamento dell'aria, dell'acqua e dell'ambiente in generale. Questo credo che sia ciò di cui ci si deve preoccupare.

Io ribadisco quindi che ritengo che il testo debba essere lasciato così com'è, credo che l'Assessorato della difesa dell'ambiente e l'Assessorato della sanità piuttosto dovrebbero farsi carico di un altro problema, cioè di stare attenti ai furbi, emanando delle direttive e controllando che le materie di questo tipo che vengono introdotte negli stabilimenti vengano effettivamente usati ai fini della produzione e non per fare altri "giochetti" come a qualcuno, non dico che sia questo il caso, ma a qualcuno oggi, domani o dopodomani potrebbe anche venire in mente, perché questo dello smaltimento dei rifiuti tossici - nocivi, non parliamo dei rifiuti ospedalieri eccetera, è sicuramente un grosso business nei confronti del quale vanno tenuti gli occhi aperti da chi si deve occupare di queste cose.

Quindi io credo che una direttiva da questo punto di vista, se già non c'è, dovrebbe essere introdotta nell'interesse di tutti e soprattutto a salvaguardia del diritto della salute, bene di primaria importanza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Rinuncio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Mi sembra opportuno ribadire due concetti, innanzi tutto ribadisco anch'io che a nostro avviso, così come di tutta la sesta Commissione, che si è espressa su questa materia, non era necessario, un provvedimento di questo tipo, ma era sufficiente che l'Assessorato attraverso la Presidenza della Giunta formulasse l'interpretazione autentica, così come autenticamente era stata espressa in questo Consiglio regionale, per cui era stato, a suo tempo, rivolto invito formale, attraverso una risoluzione, perché la Giunta regionale si comportasse di conseguenza.

Preso atto che comunque il suggerimento non è stato accolto, si è provveduto a formulare questo testo.

Io penso che si presentino due ordini di problemi: non tanto con l'approvazione, nel senso che la norma chiarisce una serie di aspetti molto importanti, ma soprattutto nell'applicazione, perché quando abbiamo approvato il testo in Finanziaria, non a caso abbiamo stralciato tutta una serie di norme che prevedevano il controllo ed anche chi doveva fare il controllo. A me di tutta questa vicenda fa piacere una cosa: che in Italia ci sia ancora qualcuno che controlla.

L'Assessore poc'anzi parlava delle capitanerie. Fa piacere che ci sia questo controllo, perché in questo caso si supplisce ad una carenza legislativa, nel senso che noi non abbiamo previsto nessun controllo e nonostante questo qualcuno si è sentito in dovere di fare osservare una legge della Regione. E gli effetti positivi si vedono, e non tanto perché si è rischiato di bloccare una serie di attività produttive che non dovevano essere bloccate, ma perché si sono bloccati diversi carichi di "materiali inquinanti", altri container di rifiuti che grazie a questa norma non sono arrivati in Sardegna. Si tratta di materiali che non erano destinati alle trasformazioni in attività produttive, erano destinati alle discariche, per cui dobbiamo porci il problema di quale interesse ci sia a portare da migliaia di chilometri di distanza i rifiuti fino in Sardegna? Il mare non diventa più un problema! I costi per i trasporti non diventano più un problema! È chiaro che se queste materie arrivavano qua, fino all'altro ieri, vi era un giro poco chiaro di affari, poco chiaro ed anche tollerato dalla classe politica, compresi tutti noi. E' stata approvata la norma, c'è stato il blocco; e questo è un fatto positivo perché, nonostante noi non abbiamo previsto le sanzioni e i sistemi di controllo, le capitanerie il controllo lo fanno. E` bene che lo facciano visto che non noi non lo avevamo previsto. Un problema però si pone, Assessore, una volta che approviamo questa norma: il problema delle direttive applicative; perché è opportuno, proprio perché questo controllo possa essere esercitato anche domani dalle stesse capitanerie, che le stesse autorità sappiano esattamente quali sono le industrie che possono ricevere e cosa possono ricevere e quali che sono le industrie che invece non possono ricevere niente. Questo fatto è fondamentale perché sennò l'approvazione di questa norma, se non seguita da precise direttive applicative che definiscano gli impianti produttivi in Sardegna ai quali si fa riferimento e quelli che sono invece esclusi da quella normativa, permetterebbe di nuovo l'ingresso di tutti i rifiuti, perché così sono classificati, così come lei poc'anzi diceva, in quanto non ci potrebbe essere un sistema di controllo. Io invito soprattutto, una volta approvata la norma, a emanare queste direttive che sono urgenti e indifferibili, proprio perché non si verifichi che, pur avendo chiuso le porte, poi si trovi comunque una scappatoia per fare entrare lo stesso questi rifiuti, perché non c'è nessuno che può poi praticamente controllare. A me sembra che in questa fase, vista anche l'intransigenza degli uffici dell'Assessorato che richiedono espressamente una norma di legge per superare una loro carenza interpretativa, nel senso che non vogliono un'interpretazione autentica di questo Consiglio, ma vogliono una legge, sia bene approvare la legge, che permetta di meglio capire cosa si intendeva con l'approvazione di quel comma 19. Detto questo non possiamo però in questa fase introdurre ulteriori varianti interpretative estensive della norma stessa. C'è un disegno di legge organico sulla materia che la Commissione competente dovrà discutere,, rinviamo quindi le questioni più generali ad altri momenti, e limitiamoci in questo caso, se lo vogliamo fare, a rispondere all'esigenza urgente di chiarire il concetto che con quel comma 19 si intendeva introdurre, facendo così un passo avanti nella concretezza. Rimandare questo provvedimento a momenti successivi significherebbe concretamente bloccare una serie di attività produttive che nessuno di noi voleva bloccare, perché si trattava soltanto di una norma di salvaguardia che va forse meglio articolata, che forse nel provvedimento complessivo che si dovrà discutere, dovrà essere meglio precisata, anche in riferimento al sistema di smaltimento dei nostri rifiuti e al sistema delle discariche, però si tratta di una materia che non può essere affrontata in questo momento, di fronte all'esigenza di risolvere un problema impellente. Rinviamola perciò a momenti successivi e facciamo, attraverso l'approvazione di questo provvedimento, quel salto di qualità e quel passo in avanti che ci consentono di rispondere non soltanto alla nostra esigenza, ma soprattutto all'esigenza di quelle attività produttive che, per via di una non voluta interpretazione della norma, rischiano di essere bloccate.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.). Sarò brevissimo, anche perché si tratta di una materia che, come abbiamo potuto vedere, è molto delicata e complessa, e che non andava inserita in finanziaria e non andava portata in Commissione industria e invece è andata in Commissione industria e non è andata in Commissione ambiente. Né si può pretendere di sintetizzare in un comma e mezzo uno strumento normativo articolato e complesso. Sono d'accordo, con le ulteriori precisazioni che sono venute, perché l'intento della Commissione non era quello di aprire, ma era quello di restringere, cioè era quello di precisare ulteriormente le cose per evitare che si allargassero le maglie. Però a me preme soprattutto che rimanga la precisazione più importante e cioè l'ultimo capoverso, cioè la non finalizzazione allo smaltimento dei rifiuti, perché il business vero si ha nello smaltimento, non nel fatto che si recuperano materie prime, che poi le si definisca materie prime o parti che servono nei processi di lavorazione, precisiamolo, ma questo è! E sono d'accordo quindi che si precisi, però dobbiamo sapere che domani, quando si aprirà una nuova vetreria in Sardegna, come mi auguro, visto che l'unica che c'era è stata chiusa e dovremo probabilmente importare vetro, in base a questa norma non si potrà fare. Decideremo caso per caso, una volta per il vetro, una volta per questo, una volta per quest'altro, io sono d'accordo che faccia in seguito una norma ben fatta. Ecco perché dico che è difficile che in un comma si possa inserire tutto, per adesso si stabilisce un limite e si risolve il problema che si è creato, però senza enfatizzazioni e senza voli pindarici, perché poi sono certo che due o tre di quelle iniziative che sono comprese nei Piani Integrati d'Area, o altrove, perfino in interventi finanziati dalla stessa Regione, si troveranno probabilmente davanti qualche ostacolo non appena questa norma verrà approvata.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Demuru. Ne ha facoltà.

Demuru (D.S.).Signor Presidente, molto brevemente, l'articolo unico del provvedimento in discussione, di fatto, se io ho capito bene, è nato dall'esigenza di rispondere a un dubbio interpretativo che l'Assessore, tra l'altro, ha riconfermato oggi; e io mi fermo a esprimere la mia opinione proprio sull'interpretazione che si deve dare del comma 19 che, in effetti, introdotto nella legge finanziaria, ha posto dei limiti molto rigidi tanto da causare anche queste difficoltà ad alcune imprese che operano in Sardegna. Pertanto, stante che l'Assessore poi dovrà dare direttive applicative, e quindi specificare, il nostro pensiero è che può essere consentita la deroga, almeno in questa fase, e poi anche io sono convinto che ci sia la necessità di rivedere la norma contenuta nel comma 19 dell'articolo 6 della finanziaria in modo organico, proprio per evitare che noi stessi, con norme un po' approssimative e poco meditate, possiamo mettere dei freni allo sviluppo della Sardegna. Comunque ritornando a quello che è l'argomento di questa legge, deve essere chiaro che i rifiuti che rientrano nella deroga devono essere indispensabili per il funzionamento di impianti industriali esistenti, evidentemente escludendo qualsiasi possibilità di interpretazioni diverse. E pertanto, anche se l'onorevole Dore ha espresso alcuni dubbi di tipo costituzionale, ma non mi addentro su questo, a me sembra che il testo con l'emendamento numero 2 possa essere sufficientemente chiaro su questo aspetto. Pertanto evidentemente escludiamo qualsiasi altra forma di eccezione. Voglio fare in chiusura un'osservazione sulla definizione di rifiuti; l'onorevole Cogodi esprimeva qualche dubbio sulla lucidità, nell'interpretazione della norma, di alcune istituzioni sia nazionali che regionali. È evidente che c'è un problema da considerare. Certamente il testo del comma 19 era abbastanza rigido, evidentemente se si classifica una sostanza come rifiuto, anche se tale non è, ci sono delle convenienze a farlo, anche se in realtà si tratta di materie prime strategicamente importanti perché ci sono dei contributi per il trasferimento dei rifiuti. Per citare un esempio, passa per essere un rifiuto, a seconda della provenienza, anche il sughero che viene importato in Sardegna, e siccome con la classificazione "rifiuto" si ottiene un incentivo per il trasferimento, da questo nascono gli equivoci. Concludendo, ribadisco l'idea che io ho di questa interpretazione: i rifiuti devono essere indispensabili per il funzionamento di impianti industriali esistenti.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di intervenire, metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

L'emendamento numero 1 è stato ritirato.

Metto in votazione l'emendamento numero 2 dei consiglieri Balletto e Pilo, con la correzione proposta "già operanti in Sardegna", se i presentatori sono d'accordo.

BALLETTO (F.I.). Mi sembra eccessivo.

PRESIDENTE. E' pleonastico? Benissimo. Io mi permetterei di suggerire la formula "alla data di approvazione della presente legge" anzichè "alla data di entrata in vigore".

Metto in votazione l'emendamento numero 2 nel testo così modificato. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 3. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Votazione nominale

PRESIDENTE Indico la votazione elettronica nominale della proposta di legge numero 211.

(Il consigliere COGODI, privo di scheda magnetica, dichiara il proprio voto favorevole.)

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CORDA - CORONA - DEMURU - DETTORI Ivana - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MASALA - MASIA - MORITTU - MURGIA - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS Marco - USAI - VARGIU - VASSALLO.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 66

votanti 66

maggioranza 34

favorevoli 66

(Il Consiglio approva)

Discussione della mozione Pusceddu - Cugini - Calledda - Demuru - Dettori Ivana - Falconi - Lai - Marrocu - Morittu - Orru' - Pacifico - Pinna - Pirisi -Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Salvatore - Scano - Spissu sull'allarmante situazione relativa alla sicurezza ed alla salute sui luoghi di lavoro (30)

PRESIDENTE. I lavori proseguono perché è intendimento dei Gruppi di esaurire i punti all'ordine del giorno nella seduta odierna del Consiglio. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 30. Se ne dia lettura.

MANCA, Segretario:

MOZIONE PUSCEDDU - CUGINI - CALLEDDA - DEMURU - DETTORI Ivana -FALCONI - LAI - MARROCU - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Salvatore - SCANO - SPISSU sulla allarmante situazione relativa alla sicurezza ed alla salute sui luoghi di lavoro.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO:

- che nonostante i convegni, i dibattiti, le ricorrenti denunce delle Organizzazioni sindacali e professionali e le prescrizioni delle leggi che regolano la materia il numero degli infortuni sul lavoro continua ad aumentare in maniera molto allarmante;

- che in Italia ogni anno sul lavoro oltre 1300 persone muoiono, oltre 1 milione si infortunano ed oltre 30 mila contraggono malattie professionali;

- che rispetto all'Europa, l'Italia detiene due primati negativi: il tasso di frequenza degli infortuni e quello di mortalità sul lavoro sono più alti della media (5,3% rispetto al 3,9%) e la frequenza degli incidenti è più alta tra i giovani;

- che in occasione del "Terzo convegno nazionale di medicina legale e prevenzione", organizzato dall'INAIL a S. Margherita di Pula nello scorso mese di ottobre, sono stati forniti dati particolarmente allarmanti;

- che nei primi 8 mesi del 2000 in Sardegna gli infortuni sul lavoro sono aumentati dell'1,4% e che gli infortuni mortali sono stati 25, con un incremento del 19%, rispetto al 1999;

- che il maggior numero delle vittime si registra nell'industria ed in particolare nel settore delle costruzioni;

CONSIDERATO che ad incrementare il numero degli infortuni contribuiscono diversi fattori quali:

- la mancata osservanza delle norme di sicurezza nei cantieri;

- i mutamenti strutturali che interessano il mondo del lavoro quali le nuove forme di organizzazione del lavoro , la flessibilità, il precariato, i ritmi produttivi accelerati, il lavoro nero e sommerso, i processi di esternalizzazione, la carenza di specifica formazione professionale;

- la scarsa cultura della legalità;

- l'insufficienza delle risorse e del personale per la prevenzione;

- una cultura d'impresa poco sensibile al tema della sicurezza e della salute;

CONSTATATO che sta diventando preoccupante l'incidenza di malattie neoplastiche nell'area ad alto rischio ambientale di Portoscuso e di altre zone industriali e che in Sardegna stanno aumentando vecchie e nuove patologie legate alle attività lavorative;

SOTTOLINEATO che la sicurezza non può essere considerata come un problema o un costo ma come una risorsa su cui investire fin dalla fase della progettazione degli impianti e della scelta delle tecnologie;

RILEVATO che in Sardegna ampi contesti occupativi presentano ancora condizioni di alto rischio per la salute, sia in quelli tradizionalmente più pericolosi (edilizia, industria metalmeccanica, miniera, agricoltura) sia in quei comparti produttivi in cui l'innovazione tecnologica funzionale alla introduzione di dispositivi più sicuri per chi ci opera stenta a penetrare;

ACCERTATO inoltre che anche il numero degli infortuni tra gli studenti e gli allievi degli istituti scolastici e professionali è notevolmente aumentato e che pertanto si ravvisa la necessità di adeguare edifici, impianti ed attrezzature alle norme di sicurezza;

DENUNCIATO che il decreto legislativo n. 626/94, emanato in attuazione di otto direttive comunitarie riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro, rimane nei fatti ancora sostanzialmente non applicato poiché da una parte i datori di lavoro considerano l'adeguamento alla norma un costo aggiuntivo spesso insostenibile e, dall'altra, i lavoratori non sempre sono a conoscenza dei propri diritti;

AUSPICATO che l'intera legislazione di settore venga ricondotta ad un Testo Unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro;

RITENUTO improcrastinabile l'intervento nei vari campi della prevenzione, informazione, formazione, vigilanza, controllo e repressione, attraverso un organico piano di intervento che interessi sia il settore pubblico che il sistema delle imprese e degli appalti;

impegna la Giunta regionale

1) a riferire immediatamente in Consiglio regionale:

- sullo stato di attuazione degli interventi in materia di prevenzione e sicurezza previsti per la Regione Autonoma della Sardegna, per i suoi Enti strumentali, e per gli Enti sottoposti a controllo;

- sulla esatta consistenza delle risorse finanziarie impegnate ed erogate, anche sotto forma di incentivi, agevolazioni e finanziamenti alle strutture pubbliche ed alle aziende, per la realizzazione delle finalità del decreto legislativo 626/94;

- sull'ammontare delle risorse finanziarie e del personale di ciascuna Asl della Sardegna destinato alla prevenzione;

- sulle iniziative formative finanziate in tema di prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro;

2) a svolgere ogni utile iniziativa finalizzata:

- ad acquisire elementi conoscitivi sulle cause di eventuali ritardi e difficoltà incontrate nell'applicazione della normativa in materia di prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro;

- alla programmazione di un Piano regionale per la sicurezza, destinando a tal fine adeguate risorse finanziarie, quantificate nel 0,90% del bilancio regionale, rinvenibili dalla riduzione del 5% delle spese correnti prevista dal DPEF 2001-2003, finalizzato a:

a) mettere in sicurezza le strutture pubbliche, a partire da scuole ed ospedali, previa redazione dei piani di valutazione dei rischi;

b) finanziare iniziative formative per i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, che devono avere accesso ai dati aziendali e contribuire alla redazione dei documenti di valutazione dei rischi;

c) sostenere le piccole imprese per l'adeguamento alle norme in materia di sicurezza;

- a destinare il 10% degli stanziamenti per la pubblicità istituzionale per il finanziamento di una campagna pubblicità-progresso in tema di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro;

- a promuovere iniziative formative a livello scolastico e professionale finalizzate alla acquisizione di conoscenze essenziali a tutelare il proprio diritto alla salute ed alla integrità fisica;

- a favorire la promozione di un coordinamento tra le autorità di vigilanza ispettiva (Uffici del lavoro, Inail, Inps, Asl ecc.);

- a favorire l'intervento dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza territoriali presso le piccole aziende;

- a far si che in occasione delle gare d'appalto vengano valutati i costi del lavoro e della sicurezza in modo da scoraggiare la presentazione di offerte bassissime per avvalersi poi del lavoro nero a scapito della sicurezza;

- a promuovere un'accurata indagine in tutte le più rilevanti aziende ed entità produttive della Regione tesa a verificare, oltre alla sicurezza degli impianti ed il rispetto della normativa antinfortunistica, anche le condizioni di salubrità generale dei luoghi di lavoro che, in caso di alterazione, possono determinare negli addetti e nelle comunità locali gravi patologie connesse all'inquinamento ambientale. (30)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

Pusceddu (D.S.). Anche la mozione numero 30 presentata alcuni mesi fa, precisamente nel mese di novembre, mantiene la sua validità in quanto il problema che era stato evidenziato, vale a dire l'aumento consistente del numero degli infortuni in Sardegna, permane. Basti vedere le statistiche fornite dall'Inail che dicono che in Sardegna noi abbiamo avuto infortuni sul territorio regionale nell'anno 2000 in un numero pari a 19526, con un incremento rispetto all'anno precedente del 3,1 per cento; un incremento in termini percentuali molto più consistente rispetto alla media italiana, ma la diversità tra il trend nella nostra regione rispetto all'Italia è particolarmente allarmante per quanto riguarda gli infortuni mortali. Nel corso del 2000 gli infortuni mortali avvenuti nei settori dell'industria e dell'agricoltura sono stati complessivamente 35 con un incremento del 13 per cento rispetto alla media italiana che ha visto invece un decremento di circa l'un per cento. Questi dati devono farci riflettere; ormai nella nostra regione, di infortuni mortali ne contiamo circa tre ogni mese, e questi episodi mettono in evidenza che la mancata osservanza delle norme di sicurezza, soprattutto nei cantieri, assieme ai mutamenti strutturali che interessano il mondo del lavoro, quali le nuove forme di organizzazione del lavoro, la flessibilità, il precariato, i ritmi produttivi accelerati, il lavoro nero e sommerso, i processi di esternalizzazione e molte volte anche la carenza di specifica formazione professionale, talvolta una scarsa cultura della legalità, e l'insufficienza delle risorse destinate al personale per la prevenzione, talvolta anche una cultura d'impresa poco sensibile al tema della sicurezza, sono tutte concause che determinano l'andamento di questi fenomeni, degli infortuni e della mancata osservanza delle norme di sicurezza in materia di lavoro. Rispetto al periodo in cui è stata presentata la mozione, oltre all'accentuarsi degli infortuni mortali nella nostra isola, l'ultimo è di pochi giorni fa e ha interessato un marinaio che è morto schiacciato in una nave mercantile a Portoscuso, il fatto nuovo è rappresentato dalle nuove norme, cioè dalla legge numero 37 del novembre 2000, sulla valutazione dei costi del lavoro e della sicurezza nelle gare d'appalto. Questa era un'esigenza molto importante che finalmente ha trovato risalto nella legislazione nazionale. C'è poi anche la norma della legge finanziaria che consente di assumere oltre 1.000 ispettori del lavoro in più. Inoltre la sicurezza del lavoro è stata inserita come materia fondamentale nella riforma dell'obbligo formativo; all'inail sono stati assegnati oltre 150 miliardi per la sicurezza, e soprattutto, il Governo, poco più di un mese, fa ha emanato nuove direttive in materia. Infatti, per la prima volta, il Governo si avvia a dettare criteri uniformi per tutti i soggetti pubblici che operano in materia di sicurezza del lavoro; questa direttiva coinvolgerà non solo gli organismi preposti alla vigilanza, ma anche quelli che dovrebbero occuparsi di informazione, di assistenza e di consulenza. Il Consiglio dei Ministri l'11 aprile scorso ha esaminato la bozza del DPCM che verrà inviato per il parere, prima dell'approvazione, alla Conferenza Stato - Regione. Con questo provvedimento si vuole intervenire sui punti dolenti della sicurezza del lavoro in Italia che riguardano il mancato coordinamento degli interventi, la carenza della cultura della prevenzione e talvolta la vigilanza insufficiente. Con un tale atto di indirizzo vengono richiamate le responsabilità delle aziende sulle attività di vigilanza, informazione, consulenza ed assistenza che gli organismi pubblici avrebbero dovuto svolgere. Anche le Aziende Sanitarie Locali hanno trascurato talvolta i compiti che a loro sono stati assegnati sia dalla legge istitutiva, dalla legge numero 833 del 1978, ma soprattutto dal decreto legislativo numero 626 del 1994 per la sensibilizzazione preventiva delle aziende alle problematiche della sicurezza. Un particolare richiamo va fatto anche ai comitati regionali di coordinamento che non sono stati istituiti e che pure erano previsti dal DPCM del 5 dicembre del 1997. In sostanza con questo atto di indirizzo viene stabilito che i comitati regionali di coordinamento devono programmare gli interventi e determinare gli indirizzi della complessiva attività prevenzionale che deve essere svolta in ambito regionale da parte di tutti gli organismi pubblici preposti coordinandosi con la Commissione consultiva centrale, che peraltro è prevista dell'articolo 26 del decreto legislativo numero 626. Per cui le regioni, anche la nostra Regione che ancora non costituito questo comitato regionale di coordinamento, unitamente al Ministero del Lavoro, hanno il compito di emanare atti e indirizzi e istruzioni da fornire a tutti gli organi decentrati.

Molto brevemente ritengo di dover formulare alcune proposte che possano incidere in maniera positiva per un intervento organico da parte dall'amministrazione regionale; sarebbe opportuno prevedere la concessione di mutui fortemente agevolati, fino a tasso zero, a favore di piani aziendali per l'investimento delle piccole e medie imprese per la sicurezza e soprattutto nella formazione. Sarebbe opportuno un piano straordinario a livello regionale per la sicurezza sul lavoro e questo sarebbe un atto politico di grande rilievo.

La Regione inoltre deve svolgere una politica di regia ed esercitare il coordinamento delle iniziative di informazione, di formazione, di assistenza e vigilanza sui fenomeni connessi alla salute e alla sicurezza dei luoghi di lavoro e soprattutto alla emersione del lavoro irregolare. Nuove competenze, anche attraverso il decreto di attuazione, verranno in materia di lavoro alla nostra Regione, noi dobbiamo svolgere un compito importante anche attraverso le competenze che ormai sono state delegate dallo Stato centrale alla nostra Regione e ritengo che, anche in materia di sicurezza, insieme alla problematica più ampia delle competenze dei Centri di servizio dell'impiego e degli Uffici del lavoro decentrati, la Regione debba svolgere il proprio ruolo in modo incisivo e puntuale. Per questo occorre agire in un quadro e dentro una logica di integrazione con maggiore efficienza e tempestività.

In conclusione c'è da fare solo una semplice osservazione: gli infortuni sul lavoro non potranno essere completamente eliminati, perché il rischio è una componente fondamentale dell'esercizio di qualsiasi attività lavorativa. Non potranno essere completamente eliminati, ma ridotti sì, attraverso opportune iniziative di prevenzione. L'unica cosa, però, che noi dobbiamo fare è non avere un atteggiamento di rassegnazione rispetto agli infortuni considerandoli eventi dolorosi e inevitabili. Occorre invece mantenere alta la capacità di indignarsi rispetto anche alle morti bianche perché dobbiamo tener presente che la sicurezza è un valore, il più importante, e la vita di un lavoratore vale più del più costoso degli strumenti che il lavoratore adopera.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Solo per rappresentare la situazione - ma si rappresenta da sé - che stiamo vivendo: sui banchi della Giunta non c'è manco l'ombra di un rappresentante! I banchi della maggioranza, appena si è parlato di infortuni sul lavoro, si sono immediatamente svuotati.

PRESIDENTE. L'assessore Frongia sta sempre nei banchi del Consiglio pur non potendoci stare. Farebbe una cortesia se si accomodasse nei banchi propri della Giunta.

COGODI (R.C.). Non appena il collega Pusceddu ha iniziato a illustrare una mozione che parla di 1.300 persone che muoiono ogni anno, tre al giorno e più, omicidi bianchi, qualcuno anche nero, che muoiono sul lavoro, di oltre un milione di lavoratori che si infortunano producendo per gli altri, di 30.000 persone che contraggono ogni anno malattie professionali, delle persone che muoiono, si infortunano e contraggono malattie professionali di carattere permanente in Italia, quindi in percentuale anche in Sardegna, i componenti della maggioranza bellamente se ne sono andati. Non c'era da approvare nessuna nomina, non c'era da dare nessun incarico. La Giunta adesso si rappresenta un po' con l'Assessore del turismo, l'Assessore del lavoro è ovviamente impegnato, sta lavorando da qualche parte.

Signor Presidente del Consiglio, forse è opportuno che, stante la situazione, vengano aggiornati i lavori del Consiglio. Materie così serie e così delicate non possono essere trattate da un Consiglio regionale che si svuota palesemente in tal modo. Chiedo che il collega che deve illustrare la mozione possa illustrarla al Consiglio, perché questa mozione merita di essere illustrata al Consiglio e non ai banchi del Consiglio. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Riteniamo che la proposta del collega Cogodi possa essere accolta.

PRESIDENTE. Io credo che l'onorevole Cogodi abbia ragione nel chiedere la sospensione della discussione di questo argomento.

C'è un altro argomento all'ordine del giorno che ha invece un carattere di urgenza, e che è piuttosto importante, sul quale io sarei contrario a sospendere il Consiglio. E' il documento numero 14/A. Quindi, se il proponente della mozione numero 30 ritiene che dobbiamo sospendere la discussione di questo argomento, sospendiamo questo argomento e passiamo all'esame del documento 14/A.

Ha domandato di parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.

AMADU (C.S.). Chiedo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Poiché il consigliere Pusceddu concorda con la richiesta di sospensione della discussione della mozione, passiamo all'esame del documento numero 14/A.

Discussione e approvazione del Piano socio assistenziale 1999-2001. Requisiti del personale degli asili nido. Proposta di modifica (Doc. n. 14/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento numero 14/A.

Dichiaro aperta la discussione. Ha facoltà di parlare la consigliera Ivana Dettori, relatrice.

DETTORI IVANA (D.S.), relatrice. Signor Presidente, il documento tratta la modifica del piano socioassistenziale, esattamente della parte 7.4.4 che riguarda il personale degli asili nido.

E' un provvedimento che si è reso necessario in seguito all'applicazione del piano socioassistenziale 1998-2000 approvato dal Consiglio regionale nella seduta del 28 luglio 1998, in quanto ci si è resi conto che in queste strutture lavorava del personale che aveva i requisiti professionali e attitudinali, ma che, in seguito all'approvazione della norma che stabilisce che per svolgere la mansione di educatore siano necessari dei requisiti oggettivi, non potrebbe più svolgerle, per questo abbiamo deciso di modificare il piano perché altrimenti in alcune strutture pubbliche sarebbe stato impossibile portare avanti il lavoro.

La Commissione sanità ha approvato all'unanimità, nella seduta del 2 marzo 2001, il provvedimento di modifica, pertanto chiediamo al Consiglio regionale che lo approvi così come abbiamo previsto, e cioè a esaurimento il personale che adesso si trova ad operare in queste strutture e nelle cooperative sociali che abbiano una continuità lavorativa di almeno cinque anni, può essere sostanzialmente equiparato al personale che ha i requisiti indicati nel piano socio-assistenziale.

PRESIDENTE. Poiché la Giunta, che dovrebbe esprimere il proprio parere, non è presente, e nessun altro è iscritto a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.

AMADU (C.S.). Chiedo la votazione elettronica nominale.

PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame del documento. Chi l'approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura del documento.

MANCA, Segretario:

(inserire documento 14/A)

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Alla proposta è stato presentato un emendamento aggiuntivo. Se ne dia lettura.

MANCA, Segretario:

Emendamento aggiuntivo Vassallo - Cogodi - Ortu

Il testo presentato a modifica al piano socio-assistenziale 99/2001 è così modificato:

Nel secondo capoverso dopo le parole "esperienza lavorativa continuativa" aggiungere le parole "maturate alla data di approvazione della presente normativa". (1)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Vassallo per illustrare l'emendamento numero 1.

VASSALLO (R.C.). Presidente, questo emendamento ha solo lo scopo di armonizzare meglio l'obiettivo che si intendeva raggiungere con questa modifica al piano socio-assistenziale.

In precedenza il piano socio-assistenziale prevedeva che potesse svolgere le mansioni di educatore ad esaurimento il personale che aveva maturato i cinque anni di anzianità, ma la norma riguardava esclusivamente il personale degli enti locali.

Nella relazione si dice che è opportuno applicare questa norma, oltre che al personale degli enti locali, che ha il requisito dei cinque anni di anzianità, anche alle cooperative.

Perché noi proponiamo di precisare che i cinque anni devono essere maturati alla data del presente provvedimento? Perché se indichiamo questo termine è chiaro che saranno compresi "ad esaurimento", come dice la norma, tutti quelli che hanno oggi questo requisito, in caso contrario verrebbero ricompresi anche coloro che nel futuro maturassero tale requisito. Altrimenti dobbiamo togliere la parola "ad esaurimento", per cui tutti quelli che hanno lavorato cinque anni possono svolgere queste mansioni. Con la formula "ad esaurimento" già di per sé si esclude la possibilità che il personale che può acquisire il titolo di educatore sulla base della sola attività lavorativa si moltiplichi.

Il nostro emendamento vuole solo chiarire ulteriormente la norma, perché quando l'Assessorato chiederà la documentazione alla cooperativa, è chiaro che questa dovrà documentare i cinque anni di esperienza lavorativa continuativa, perché questo è il requisito. Ma se questa documentazione la presenterà tra un anno, da quando decorrono i cinque anni? Mi sembra esclusivamente una norma di chiarimento, perché sennò la norma sarà, a mio avviso, di difficile applicazione, perché se vogliamo uniformare il trattamento del personale degli enti pubblici con quello delle cooperative, questo termine "ad esaurimento" di per sé costituisce uno sbarramento perché il provvedimento si applichi solo a quelli che hanno il requisito richiesto in questo momento.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare la consigliera Dettori Ivana, relatrice.

DETTORI IVANA, (D.S.), relatrice. Presidente, io vorrei chiedere, se posso, all'onorevole Vassallo, di leggere attentamente il documento, perché il termine "ad esaurimento" significa che il personale a cui va applicata la norma è quello che lavora negli asili nido adesso, quando viene approvato il provvedimento, quindi a questo pomeriggio, a questa sera.

Questo significa che quando questo personale andrà in pensione non potrà essere sostituito con altro personale che abbia questi requisiti, perché il personale che lo sostituirà dovrà avere i requisiti previsti dal piano socio-assistenziale, cioè il diploma di laurea.

Quindi quando parliamo di personale ad esaurimento vuol dire quel personale che ora, al momento in cui approviamo il provvedimento, è occupato in questo servizio. Per cui io chiederei al presentatore di ritirare l'emendamento perché ne capisco la motivazione, ma mi pare che questa sia implicita nel provvedimento stesso, altrimenti comunque mi rimetto all'Aula.

PRESIDENTE. La Giunta essendo assente si rimette all'Aula.

Ha domandato di parlare il consigliere Pusceddu. Ne ha facoltà.

PUSCEDDU (D.S.). Anch'io inviterei l'onorevole Vassallo a ritirare l'emendamento perché il senso del documento 14 riguarda due ordini di problemi: da una parte vi è l'esigenza di estendere una norma a sanatoria, che era prevista nel piano socio-assistenziale, che diceva che "Può svolgere le mansioni di educatore ad esaurimento, anche se non in possesso dei requisiti richiesti, il personale di ruolo che da almeno cinque anni svolge tali compiti". Con questa modifica noi stiamo estendendo questa norma non solo al personale di ruolo degli enti locali, ma anche al personale delle cooperative sociali che lavorano nel settore.

C'è però un'altra parte che prevede che, in occasione di gare d'appalto, le cooperative sociali debbano documentare il possesso dei cinque anni di esperienza lavorativa continuativa da parte dei propri soci o dipendenti.

Se viene introdotto l'emendamento di Vassallo c'è una sorta di sbarramento che non ha senso che venga introdotto, perché comunque le cooperative sociali dovranno o avere il personale che ha utilizzato questa norma a sanatoria, oppure il personale in possesso dei requisiti previsti dalla legge, per cui non ha nessun senso lo sbarramento costituito dall'introduzione della precisazione che l'anzianità deve essere maturata alla data di approvazione della presente normativa, anche perché questo emendamento avrebbe dei riflessi sull'altro aspetto del problema che riguarda la partecipazione alle gare d'appalto da parte delle cooperative sociali.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Signor Presidente, intervengo su questo punto specifico; se le cose che sono contenute nel dispositivo in esame fossero come ritengono i colleghi Ivana Dettori e Dino Pusceddu, noi ritireremmo l'emendamento che abbiamo presentato; e io avrei già incoraggiato il collega Vassallo, che è il primo firmatario, a ritirarlo.

Quello che però è scritto in questo dispositivo non è quello che assumono che sia i colleghi Dettori e Pusceddu, perché qui si parla di una funzione molto delicata, quella dell'educatore. L'educatore d'infanzia ha una funzione molto delicata. Qui si parla di titolo professionale. Badate che è importante il titolo ma sono importanti soprattutto la professionalità, la sensibilizzazione, la responsabilizzazione degli operatori. Questi operatori non devono pulire le cunette, devono educare i bambini; quindi sono richiesti determinati requisiti. Al possesso dei requisiti si fa un'eccezione, e l'eccezione che primariamente si fa è quella per il personale che già da cinque anni, in via continuativa presso gli enti locali, o presso gli altri istituti autorizzati, svolge questa funzione, per cui si ritiene che se una persona svolge bene questa funzione da cinque anni abbia acquisito sul campo la professionalità, e quindi questa può essere una norma di salvaguardia utile, perché i servizi non abbiano una interruzione e quant'altro.

Questo vale per la prima frase che è contenuta in quest'ultimo capoverso. Di conseguenza il secondo capoverso è così formulato: "Può svolgere mansioni di educatore ad esaurimento anche se non in possesso dei requisiti, il personale di ruolo che da almeno 5 anni svolge tali compiti". Badate, qui stiamo parlando di gente che non ha i requisiti ma per i quali la mancanza di requisiti professionali è surrogata dall'esperienza di cinque anni di lavoro continuativo. Quello che è detto dopo è diverso, cari colleghi, la seconda frase dice: "Le stesse cooperative sociali dovranno documentare il possesso dei cinque anni di esperienza lavorativa continuativa da parte dei propri soci o dipendenti all'atto della partecipazione ad eventuali gare d'appalto".

Quindi non è vero, come dite voi, che noi stiamo fotografando la situazione ad oggi. Nella prima parte, sì. Per chi da cinque anni svolge i compiti di educatore, non da tre anni, quattro anni e mezzo, da cinque anni, svolge questi compiti questo costituisce titolo, e si supplisce alla mancanza di titolo, cioè alla mancanza del requisito, che è la garanzia e la certificazione che uno sa svolgere una funzione così delicata come è questa.

Però, nella seconda frase si dice che le cooperative sociali debbono certificare il possesso dei cinque anni di esperienza lavorativa continuativa al momento dell'eventuale partecipazione ad una gara d'appalto, quindi anche fra dodici anni, per cui può innescarsi un meccanismo per cui la cooperativa sociale prima assume delle persone e le mette, senza titolo, da domani in poi, non fino ad oggi, a fare gli educatori di infanzia. Fa passare cinque anni, e quando, fra sei anni, concorre, ha fatto maturare ai propri dipendenti un'anzianità di lavoro che può far valere in luogo del requisito, questo non va bene. Mantenere la condizione attuale, come voi avete detto, è una giusta esigenza, creare una fabbrica di surrogati professionali, e di succedanei, in questa materia, programmare una incompetenza sostanziale non va bene. Poi magari c'è tra questi qualche educatore migliore di quelli che hanno i requisiti formali, ma questo è un discorso diverso, di norma si intende che se uno ha i requisiti formali, ha fatto la scuola, ha fatto un percorso di professionalizzazione, è stato seguito da qualcuno, dà maggiore garanzia. Sono due cose diverse. L'emendamento ha proprio la finalità di stabilire un raccordo tra la condizione esistente e quella migliore che si intende determinare.

Delle due l'una, o si toglie l'ultima frase, e ci si ferma alla prima, ed allora vale quello che dite voi, ma se lasciate la possibilità che questo requisito possa essere fatto valere anche fra dodici anni, e quindi possano crearsi nuove situazioni di fatto, si crea la fabbrica degli accessi a questa qualifica senza i requisiti previsti. Non ci vuole molto a iscrivere come soci persone che nel frattempo possono anche non lavorare, far decorrere il termine, e poi dopo cinque anni certificare che quelle persone hanno svolto il lavoro di educatore per cinque anni

(Interruzioni)

COGODI (R.C.). Che vuol dire attestato dall'ente locale? L'ente locale attesta quello che dichiara la cooperativa. L'ente locale dice: "Questa è una cooperativa sociale, dal 2002 al 2007 ha messo a svolgere questa funzione gente che non aveva i requisiti".

Va bene prevedere una fase di passaggio, ma creare una condizione per cui la cooperativa solo perché è chiamata "sociale" utilizzi personale senza i titoli prescritti, non va bene, perché parliamo di funzioni delicate per le quali va certamenteattuata una sanatoria, ma per cui bisogna anche determinare una condizione di migliore responsabilizzazione e professionalizzazione, in caso contrario si crea una ulteriore disparità di trattamento, perché l'ente locale da domani dovrà avere il personale con i nuovi requisiti, mentre questo non vale per le cooperative sociali., Essere cooperativa sociale non vuol dire poter svolgere delle funzioni senza avere i requisiti, perché in questo caso tale deroga dovrebbe applicarsi a tutte le professioni e a tutte le attività. Quindi siete voi che state determinando una situazione di disparità.

Si può scrivere meglio il nostro emendamento, cioè dire: "Si fermi la situazione ad oggi per tutte le condizioni".

La cooperativa sociale non deve godere di maggiore favore rispetto all'ente locale e all'ente pubblico, e il titolo, o per meglio dire i requisiti acquisiti sul campo per decorso di tempo, possono valere fino ad oggi, ma non quando la cooperativa concorrerà ad un appalto, magari tra dodici anni. E` una cosa sostanzialmente diversa da quello che voi assumete.

C'è anche un altro problema. E' giusto che queste cose le approvi l'opposizione? Io insisto su questo fatto. E` vero, si chiede la verifica del numero legale, ma la maggioranza si può estraniare dall'approvazione di queste cose? Noi dell'opposizione dobbiamo approvare i provvedimenti anche quando la maggioranza se ne va dall'Aula? Io ripropongo questa questione, sul piano politico. E poi c'è da discutere ancora su questo provvedimento, e noi insistiamo sulla questione che ho posto prima e chiediamo che ci si pronunci sulla norma come risulta formulata, non per l'interpretazione che date ad essa. Non è così, qui c'è scritto il contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI (D.S.). Presidente, colleghi, prima di proporre un emendamento orale all'emendamento di Vassallo mi dichiaro d'accordo con le osservazioni che ha fatto l'onorevole collega Cogodi, e vorrei ricordare all'Aula che il documento 14/A è stato presentato dalla Giunta regionale, che l'abbiamo accolto in Commissione come opposizione perché risponde a un'esigenza reale che abbiamo riscontrato, ma sono d'accordo sulla necessità che sia presente la Giunta, o perlomeno un assessore, e soprattutto penso che la sensibilità da noi dimostrata su questi temi, ma che è stata ampiamente affermata a parole anche dai colleghi del Polo delle Libertà, forse sarebbe meglio che la maggioranza la dimostrasse anche in Aula.

Per quanto riguarda il problema in discussione, propongo di aggiungere dopo le parole "cinque anni di esperienza lavorativa continuativa", le parole "alla data di vigenza del presente piano socio - assistenziale".

Questo significa che ad oggi tutto questo può accadere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, nel piano socio-assistenziale 1999-2001, erano stati stabiliti i requisiti del personale degli asili nido, sia per quanto concerne i dipendenti degli enti locali, sia per quanto concerne le cooperative. Io credo che il possesso di tali requisiti debba essere riferito alla data di approvazione del piano socio-assistenziale.

E' chiaro che i requisiti devono essere identici per i dipendenti pubblici e per i dipendenti delle cooperative sociali. Siccome nel piano c'era una discriminazione nei confronti dei dipendenti delle cooperative sociali, ora dobbiamo stabilire che, così come avviene per i dipendenti pubblici, anche per i dipendenti delle cooperative sociali i cinque anni di attività lavorativa continuativa devono essere maturati al momento dell'approvazione del piano.

La finalità di questa norma, che tra l'altro è stata proposta da me quando ero assessore, era proprio questa: non creare delle discriminazioni tra dipendenti pubblici e dipendenti delle cooperative sociali. Si deve quindi intendere che la norma che andremo ad approvare deve avere le stesse finalità che aveva per i dipendenti pubblici, perché se così non fosse violeremmo comunque il piano socio - assistenziale. Quindi anche la norma che è stata presentata dal collega Vassallo deve essere modificata.

Noi vogliamo riequilibrare una situazione, quindi la norma che dobbiamo approvare è quella di equiparare i dipendenti pubblici che non avevano i requisiti di educatori, ma avevano o il diploma di scuola media superiore, o almeno tre anni di specializzazione dopo la scuola media inferiore, ai dipendenti delle cooperative.

Quindi propongo che l'interpretazione sia quella di rendere efficace questa norma prevista nel piano socio - assistenziale anche per i dipendenti delle cooperative sociali.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare consigliere Demuru. Ne ha facoltà.

DEMURU (D.S.). Io concordo con quest'ultima interpretazione, perché inizialmente, leggendo il testo, la precisazione fatta dall'emendamento mi sembrava opportuna. Rileggendola attentamente, anche dopo aver sentito l'onorevole Cogodi, ritengo che il rischio che le cooperative facciano arbitrariamente delle certificazioni non ci sia, perché il presupposto essenziale perché il socio della cooperativa possa avere certificato il requisito per poter esercitare la funzione anche senza i titoli richiesti, è che sia nelle condizioni che sono scritte nel primo capoverso, che recita: "Possono svolgere mansioni di educatore ad esaurimento ….." È questo il punto: "ad esaurimento". Quindi, non ci possono essere incarichi a persone che già non avevano questo requisito, al lato dell'approvazione del piano socio-assistenziale, non ci possono essere incarichi, né per dipendenti di enti locali, né per dipendenti di cooperative, proprio perché il requisito dei 5 anni di attività lavorativa continuativa, anche per il personale di ruolo degli enti locali, per poter svolgere le mansioni di educatore ad esaurimento, deve essere maturato al momento dell'approvazione del piano socio-assistenziale. Per cui nessuno, né cooperative, né ente pubblico, può conferire questo diritto a chi non avesse maturato, alla data dell'approvazione di questo piano, i 5 anni di anzianità. Per cui penso che l'emendamento numero 1, contrariamente a quello che si pensa rischia di aprire la porta a una interpretazione più estensiva, perché il piano socio-assistenziale è stato approvato prima di questa norma che noi stiamo andando ad approvare, perciò personalmente penso che l'emendamento sia da ritirare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Noi stiamo facendo una norma; anche se non si tratta di una legge, è comunque una normativa, e dobbiamo scriverla bene, non scrivere una cosa che poi richiede interpretazioni successive. Adesso stiamo facendo una norma e dobbiamo farla bene. L'emendamento si può ritenere superato se nella penultima riga, come è stato precisato dai colleghi che sono intervenuti prima, dopo le parole "lavorativa continuativa" si inseriscono le parole: " maturati all'atto dell'approvazione del piano socio - assistenziale". Cioè i 5 anni di cui si parla, come voi dite, devono essere maturati all'atto dell'approvazione del piano socio - assistenziale. Se adottiamo questa formulazione, l'emendamento è superato, quindi si può dirimere la questione.

PRESIDENTE. La sostanza non cambia molto, è praticamente il testo dell'emendamento; si precisa una data che è quella prevista per i dipendenti degli enti locali, cioè la data di approvazione del piano. Si conferma che la data è questa.

COGODI (R.C.). Lo stiamo scrivendo però, non interpretando.

PRESIDENTE. Sì, ma è l'emendamento, onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Chi ha detto che non è l'emendamento?

PRESIDENTE. Lei ha chiesto di reintervenire...

COGODI (R.C.). Se si dà questa interpretazione l'emendamento è superato.

PRESIDENTE. L'interpretazione si dà scrivendo non interpretando. Cioè l'interpretazione che lei propone è quella di scrivere e quindi propone l'emendamento.

COGODI (R.C.). Correggiamo direttamente il testo nel senso indicato da me, dal collega Fadda e da altri, perché raggiunge le stesse finalità, non perché sia un'altra cosa.

PRESIDENTE. Cioè lei dice che è sufficiente la precisazione che stiamo facendo negli interventi?

COGODI (R.C.). Scrivendolo, però!

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, non capisco, lei interviene per dire le stesse cose che dice l'emendamento già presentato. Il senso delle cose che lei ha detto l'abbiamo capito...

COGODI (R.C.). Lei è presidente dell'Assemblea e non può proporre emendamenti.

PRESIDENTE. Io presiedo l'Assemblea, lei è intervenuto per la seconda volta, mi dica...

COGODI (R.C.). L'emendamento dice una cosa diversa. L'emendamento dice: "alla data di approvazione della presente normativa". I colleghi hanno fatto osservare che vi è già un implicito collegamento temporale con la data di approvazione del piano socioassistenziale. Non è la stessa cosa. L'emendamento lo ritiriamo accogliendo l'integrazione che i colleghi hanno presentato al testo in esame. Siccome si può fare perché non ci sono obiezioni, se lei vuole obiettare come consigliere lasci la Presidenza del Consiglio e obietti come consigliere…

PRESIDENTE. Io, se mi consente, onorevole Cogodi, obietto come Presidente perché voglio capire come devo condurre i lavori. Quindi, se mi consente…

COGODI (R.C.). Io le consento, però lei deve consentire che si svolga la dialettica consiliare. Lei non fa emendamenti come Presidente.

PRESIDENTE. Adesso io ho capito cosa lei vuole dire e proseguiamo nei lavori, la prego di accomodarsi.

COGODI (R.C.). Io sono abbastanza comodo!

Presidente. Anch'io sono comodo e mi lasci fare il mio lavoro, poi quando ho bisogno di parlare come consigliere mi siedo nei banchi dei consiglieri.

COGODI (R.C.). Però non pretenda di fare gli emendamenti da lì, li faccia da qui.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cogodi. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, se leggiamo il testo credo che non sia necessario presentare un ulteriore emendamento, perché il secondo comma della pagina 2 dice testualmente: "dopo l'espressione 'personale di ruolo' e prima delle parole 'che da almeno', inserire 'negli enti locali e il personale in servizio in qualità di socio o dipendente presso cooperative sociali'". Il comma successivo, di cui noi stiamo parlando, è chiaramente riferito ai requisiti che comunque il personale di ruolo e anche i dipendenti delle cooperative sociali devono avere. E' chiaro che essendo questa una modifica al piano socioassistenziale, i requisiti devono essere gli stessi sia per i dipendenti degli enti locali, sia per i dipendenti delle cooperative, che devono avere maturato 5 anni di anzianità dal momento dell'approvazione del piano.

Mi sembra che, anche senza ulteriori emendamenti, con il secondo comma della pagina 2 della delibera della Giunta regionale, possa essere chiaramente inteso che si tratta di una modifica del piano e quindi si capisce che per tutti i requisiti devono essere maturati a quella data.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI (D.S.). Presidente, voglio semplicemente chiarire ciò che ha detto adesso il collega Fadda, cioè che i 5 anni dovevano essere maturati alla data di approvazione del piano socioassistenziale, ed è per questo che ho richiamato questa data, e cioè il luglio del 1998, all'inizio della mia relazione.. L'emendamento orale che ho proposto chiariva proprio questo, visto che i colleghi avevano questa esigenza, che mi sembra necessario recepire, aggiungendo al terzo capoverso le parole: "alla data di approvazione del presente piano socioassistenziale". Quindi non si aumenta il numero del personale interessato, che tra l'altro, ci è stato assicurato dall'Assessorato, è esiguo e quindi non comporta neanche oneri aggiuntivi per l'Assessorato stesso. Se l'emendamento fosse accolto, così come hanno fatto i colleghi del Gruppo della Rifondazione Comunista, si potrebbe chiudere questa discussione.

FADDA (Popolari-P.S.). Per me è chiaro, vale per tutti la data di entrata in vigore del piano.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, siccome non è così semplice come dice l'onorevole Cogodi, provo adesso a concludere la discussione con i suggerimenti che sono arrivati.

A me pare che sia opinione di tutti che l'emendamento debba equiparare ai dipendenti degli enti locali anche i dipendenti delle cooperative che abbiano svolto continuativamente da almeno 5 anni le mansioni di educatore. E' chiaro che quelle mansioni devono essere state svolte per 5 anni continuativi alla data di entrata in vigore del piano. Quindi introduciamo la precisazione che il requisito dell'attività lavorativa continuativa per almeno 5 anni deve essere maturato anche per i dipendenti delle cooperative sociali alla data di entrata in vigore del piano. Che questo sia un emendamento, che sia una precisazione della norma poco importa. Decidiamo adesso, questo è un fatto tecnico, di fatto aggiungiamo alla dizione le parole che dicevo. A questo punto si può modificare l'emendamento sostituendo le parole "maturate alla data di approvazione della presente normativa" con le parole "maturate alla data dell'approvazione del piano socio-assistenziale". Manteniamo l'emendamento così lo votiamo separatamente e dal punto di vista regolamentare questo è più giusto.

Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Sono d'accordo. Direi di aggiungere "piano socio-assistenziale 1999-2001"; oppure di scrivere "del presente piano".

PRESIDENTE. Poi quando arriviamo all'emendamento lo rileggo.

Ha domandato di parlare il consigliere Demuru per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEMURU (D.S.). Brevemente, io sono evidentemente favorevole, ma adesso devo chiedere un chiarimento, stante che l'onorevole Cogodi insiste sul formalismo, ma lui è uno di quelli che generalmente dice che quando si fa una norma, una legge, si deve semplificare al massimo. Non capisco, e quindi chiedo scusa, ma mi sembra che ciascuno di noi si sia un po' irrigidito sulle proprie posizioni ed anche io adesso sto facendo lo stesso errore. Il concetto è uno solo: nessuno, se non ha i 5 anni di esperienza lavorativa conmtinuatuva, può svolgere quella funzione.

COGODI (R.C.). Stiamo solo precisando questo.

DEMURU (D.S.). All'atto in cui questo piano è stato approvato. Onorevole Cogodi, il vostro emendamento è dettato dal fatto che le cooperative potrebbero comportarsi in modo furbo ed attestare il requisito dei 5 anni anche a chi non ce l'ha ad oggi. Questo non può avvenire perché né le cooperative né l'ente pubblico possono tenere in servizio le persone se non avevano maturato i 5 anni di anzianità al momento in cui è entrato in vigore il Piano. Non possono perché il Piano recita: "Può svolgere mansioni di educatore ad esaurimento, anche se non in possesso dei requisiti, il personale di ruolo negli enti locali e il personale in servizio in qualità di socio dipendente presso cooperative sociale che da almeno 5 anni svolge tali compiti". Questo cosa vuol dire? Che nel momento in cui è entrato in vigore questo piano, chi non è in queste condizioni, sia che sia dipendente pubblico, che è già una grossa cosa perché è gente di ruolo, sia chi è socio di una cooperativa, non può svolgere questa funzione, per cui comunque non potrà mai maturare i 5 anni. Cioè, è inibita quella funzione, e la cooperativa si può soltanto interessare a fare pervenire la certificazione, ma la certificazione la rilascia l'ente pubblico, per cui l'ente pubblico non può rilasciare questa certificazione ad uno che non ha il requisito fondamentale, cioè i 5 anni di anzianità, all'atto di entrata in vigore di questo Piano. Come dire, testardaggine per testardaggine, io ribadisco che l'emendamento scritto ed anche quello orale, sono pleonastici, inutili e dannosi.

COGODI (R.C.). Non è così!

DEMURU (D.S.). E` un'opinione.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di parlare

Metto in votazione il testo del documento. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento nel seguente testo: dopo le parole "esperienza lavorativa continuativa" aggiungere "maturata alla data dell'approvazione del presente piano socio-assistenziale". Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione elettronica nominale del documento numero 14/A.

(I consiglieri COGODI e BALLETTO, privi di scheda magnetica, dichiarano di votare a favore.)

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CORDA - CORONA - DEMURU - DETTORI Ivana - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - IBBA - LA SPISA - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MASIA - MURGIA - ORRU' - ORTU - PIANA - PILI - PINNA - PIRISI - PISANO - PUSCEDDU - RANDAZZO - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SPISSU - VARGIU - VASSALLO.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 45

votanti 45

maggioranza 23

favorevoli 45

(Il Consiglio approva)

Il Consiglio verrà riconvocato a domicilio.

La seduta è tolta alle ore 20 e 49.



Allegati seduta


Risposta scritta a interrogazioni

Risposta scritta dell'Assessore della Difesa dell'Ambiente all'interrogazione Frau sulla fuoriuscita di orimulsion da un serbatoio nella termocentrale di Fiumesanto. (103)

Con riferimento all'interrogazione in oggetto, si trasmettono gli elementi di risposta disponibili.

La Società Elettrogen s.p.a., nei tempi e nei modi indicati dal D.M. 25.10.1999, n. 471, ha avviato le seguenti procedure:

- in data 11.2.2000 (assunzione al protocollo il 14.2.2000 col numero 3505) ha inoltrato la "notifica" dell'accaduto, come disposto dall'art. 7 del D.M. sopra citato;

- in data 13.2.2000 (assunzione al protocollo il 14.3.2000 con il numero 3753) ha inoltrato la "Comunicazione degli interventi di messa in sicurezza d'emergenza", come disposto dall'articolo 7 del D.M. 25.10.1999 n. 471;

- in data 10.3.2000 (assunzione al protocollo il 14.3.2000 col numero 7286) ha inoltrato il "Piano di caratterizzazione", dal quale risulta che la quantità di carburante sversata nel bacino di contenimento del serbatoio di orimulsion è pari a circa 700 m3.

L'Assessorato della Difesa dell'Ambiente ha convocato, in data 20.12.2000 una conferenza di servizi al fine di acquisire i pareri di tutti gli enti interessati sul suddetto Piano di caratterizzazione, richiedendo che venissero presentate delle integrazioni allo stesso.

Sulla base della documentazione integrativa trasmessa da parte della Elettrogen s.p.a. in data 11.2.2001 e assunta in data 15.1.2001 col n. 702, e di quanto già precedentemente presentato, l'Assessorato ha convocato una conferenza di servizi in data 19.1.2001, in esito alla quale è scaturito parere favorevole al suddetto Piano di caratterizzazione, fatte salve le risultanze delle analisi effettuate dall'ICRAM sulla spiaggia di Fiumesanto.

La società Elettrogen s.p.a., in data 7.3.2001 (assunzione al protocollo l'8.9.2001 col numero 6334) ha tarsmesso il "progetto preliminare", come richiesto dall'art. 10 del D.M. 25.10.1999, n. 471.

Al momento il competente Servizio dell'Assessorato è in attesa di conoscere i risultati degli accertamenti disposti sul progetto preliminare citato.

Risposta scritta dell'Assessore della Difesa dell'Ambiente all'interrogazione Calledda - Pinna - Sanna Alberto - Marrocu sulla situazione determinatasi negli stagni di Porto Pino dopo la chiusura delle pompe da parte delle Saline di Stato. (177)

Il complesso degli stagni denominato "Compendio ittico di Porto Pino" costituisce il sistema saliniero di proprietà delle saline di Stato e assolve in via prioritaria l'interesse prioritario "salina". Tale interesse è strettamente collegato a quello della pesca, anche alla luce del fatto che la fauna ittica rappresenta un bene pubblico autonomo, mentre l'uso delle acque può essere attribuito a diversi soggetti gestori. Si pone pertanto il problema dello sfruttamento delle risorse ittiche nell'ambito della gestione del sistema idraulico saliniero.

L'atto di concessione di pesca ha lo scopo di rendere compatibili i due aspetti, subordinando peraltro l'attività di pesca alla gestione delle acque per la produzione di sale, come risulta da specifica prescrizione imposta dalle saline contestualmente al nulla osta allo svolgimento dell'attività di pesca.

Tale premessa dà ragione della consistente casistica di situazioni di conflitto tra i due interessi richiamati, stanti gli ostacoli obiettivi che la gestione delle acque pone alle operazioni e all'attività di pesca della Cooperativa S. Giuseppe, concessionaria degli specchi acquei per quest'ultima finalità.

Sotto il profilo giuridico, la posizione delle Saline appare preminente e difficilmente contestabile, non potendosi ragionevolmente ritenere che le misure adottate per l'apertura e chiusura delle bocche di riferimento non rispondano in assoluto ai principi di corretta gestione del bene e possano pertanto essere oggetto di censura.

In tale contesto, non appare praticabile il ricorso a strumenti finanziari d'intervento previsti nella legislazione regionale, come ad esempio il fondo di solidarietà al manifestarsi di eventi calamitosi, non possedendo gli accadimenti conseguenti alle operazioni gestionali delle saline il carattere dell'eccezionalità e imprevedibilità.

Le ripetute raccomandazioni volte a promuovere un saggio impiego delle acque, rispettoso sia degli interessi prioritari della produzione del sale, sia di quelli collegati alla pesca, non hanno portato evidentemente a risultati apprezzabili, imponendo la ricerca di soluzioni atte a superare il conflitto o quantomeno a ricondurlo entro confini di equilibrio, definendo in particolare il passaggio del bene statale alla Regione, che esercita funzione primaria sia in materia di pesca che di saline, tenendo debito conto, in tale trasferimento, la posizione dei dipendenti dell'Azienda di Stato.

Risposta scritta dell'Assessore della Difesa dell'Ambiente all'interrogazione Fois sui fatti verificatisi recentemente nell'isola dell'Asinara e sui sintomi di degrado del Parco. (235)

Stando a quanto riferito dai competenti uffici del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, dal momento in cui il CFVA presto servizio nell'isola non sono mai state accertate aggressioni da parte di cinghiali ai danni di asini bianchi e, probabilmente, l'asinello di cui trattasi era già morto al momento del parto.

La popolazione di cinghiali presente nell'isola, a quanto emerge dai continui avvistamenti di numerosi branchi e dalle tracce sul terreno, appare decisamente consistente, per mancando dati certi sulla reale entità numerica e sulle potenzialità del territorio di ospitare un così elevato numero di animali.

Va segnalato che nell'isola non è stato attivato un servizio veterinario permanente per gli animali allo stato brado (cavalli, asini, capre) e in diverse occasioni è intervenuto il personale del servizio veterinario dell'Azienda Foreste Demaniali, presente occasionalmente per controlli sul bestiame di allevamento.

Sembrerebbe che, a seguito di richiesta del Comitato di gestione provvisoria del Parco, l'INFS abbia predisposto un piano per l'eradicazione del cinghiale e degli ibridi di suini presenti. Al momento non si hanno notizie circa le date e i tempi di attuazione di tale progetto.

Nell'isola dell'Asinara è comunque presente anche una nutrita popolazione di mufloni ed anche su questa non si dispone di dati certi sull'effettiva consistenza né su eventuali problemi di carattere igienico-sanitario che potrebbero interessare gli animali.

Risposta scritta dell'Assessore della Difesa dell'Ambiente all'interrogazione Fantola - Cossa - Cassano - Vargiu sull'istituzione delle aziende agro-turisico-venatorie (ATV, L.R. n. 23 del 1998). (312)

Il rilascio delle autorizzazioni per l'istituzione di aziende agri turistico venatorie (ATV) è attualmente in capo all'Assessorato regionale dell'Agricoltura e Riforma Agro Pastorale, al quale compete l'istruttoria e la definizione della pratica, di concerto con l'Assessorato della Difesa dell'Ambiente, ai sensi dell'articolo 34, comma primo, della legge regionale n. 23 del 1998.

La norma transitoria dell'articolo 96, comma quarto, stabilisce altresì che "l'Amministrazione regionale, anche prima dell'entrata in vigore del piano regionale faunistico-venatorio, può autorizzare con le modalità previste dagli articoli 31 e 34 della presente legge, l'istituzione di aziende agri turistico venatorie. La superficie delle aziende agri turistico venatorie istituite prima dell'entrata in vigore del piano regionale faunistico venatorio non può essere superiore al 5 per cento del territorio agro-silvo-pastorale."

In virtù di tale norma transitoria è stata pertanto predisposta la "Direttiva per la gestione delle aziende agri- turistico- venatorie", una volta acquisito il parere della Commissione consiliare competente, ai sensi del sesto comma dell'articolo 31 della predetta legge regionale 29 luglio 1998, n. 23, che stabilisce per l'appunto che l'Assessore dell'Agricoltura e riforma Agro Pastorale, di concerto con quello della Difesa dell'Ambiente, sentito il parere della Commissione consiliare competente, individua con apposita direttiva i criteri di istituzione, rinnovo, revoca e gestione tecnica delle ATV. La direttiva in questione è stata pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione, parti I e II del 30.7.1999, n. 23.

Sulla base delle disposizioni contenute nella citata direttiva, l'Assessorato dell'Agricoltura e riforma Agro Pastorale ha provveduto all'istruttoria delle domande presentate e, una volta acquisito il concerto dell'Assessorato scrivente, all'emanazione dei provvedimenti relativi all'istituzione delle ATV.

L'istituzione delle ATV è stata temporaneamente sospesa in virtù di quanto disposto dal quinto comma dell'articolo 55 della legge regionale 20.4.2000, n. 4, abrogativo del quarto comma dell'articolo 96 della legge regionale 29.7.1998, n. 23. Poiché, successivamente, l'art. 13 della legge regionale 5.9.2000 n. 17 ha ripristinato il comma appena citato, l'Assessorato dell'agricoltura ha riavviato il rilascio delle autorizzazioni.

Relativamente alle affermazioni contenute nell'interrogazione circa la possibilità che alcune aziende dispongano di una superficie superiore al limite massimo consentito (1200 ha) e che alcuni terreni siano addirittura confinanti, va precisato, per quanto è dato sapere e ferma restando la competenza primaria dell'Assessorato dell'Agricoltura a fornire risposta in merito:

- non risulta che alcuna delle autorizzazioni tra quelle sinora rilasciate a favore di ATV interessi superfici superiori a quella consentita di 1200 ha;

- diverse ATV risultano invero confinanti, ma nulla dispone al riguardo la direttiva, anche se nella bozza di direttiva inviata alla Commissione consiliare competente per il prescritto parere il secondo comma (poi cassato) dell'art. 25 espressamente prevedeva: "fino all'approvazione del piano regionale faunistico-venatorio viene fissato in 500 metri il limite minimo di distanza che deve intercorrere tra le aziende agri-turistico-venatorie e gli ambiti territoriali protetti. La distanza può essere inferiore qualora vi siano confini naturali tali da costituire una effettiva barriera.

Risposta scritta dell'Assessore dell'industria all'interrogazione Calledda sulla vertenza ALCOA Italia di Iglesias. (331)

In riferimento all'interrogazione in oggetto si trasmette la nota n. 1053/Gab. pervenuta a questo Ufficio di Gabinetto in data 30 Aprile 2001 dall'Assessore dell'Industria.

L'Assessore dell'Industria fa presente all'interrogante di aver già provveduto ad incontrare le rappresentanze sindacali unitamente ai massimi vertici dell'Alcoa.

Ovviamente la Regione non ha strumenti per evitare la vendita dell'Alcoa che, come è noto, è un'azienda totalmente privata.

Nel corso dell'incontro è stato ribadito l'auspicio che lo stabilimento dell'Alcoa continui ad operare e che l'eventuale passaggio di proprietà ad altro gruppo non comprometta l'attuale realtà produttiva.

L'Alcoa ha affermato di avere trattative con gruppi sulla cui serietà garantiscono e si è impegnata, in tutti i casi, a tenere informata la Regione sugli sviluppi delle trattative.

Risposta scritta dell'Assessore dell'industria all'interrogazione Vassallo sulle modalità di concessione del credito d'imposta per i consumi dei combustibili per uso industriale. (84)

In allegato alla presente, si trasmette la risposta all'interrogazione Vassallo sulle modalità di concessione del credito d'imposta per i consumi dei combustibili per uso industriale.

Con riferimento all'interrogazione in oggetto si osserva quanto segue:

Il credito d'imposta previsto dall'art. 6 della L. 73/98 è concesso alle imprese che operano in Sardegna sostenendo maggiori costi di produzione come diretta conseguenza della mancata attuazione del programma di metanizzazione della regione stessa.

I criteri individuati dal Ministero dell'Industria per il calcolo dei maggiori oneri conseguenti all'utilizzo degli oli combustibili densi ATZ e BTZ hanno evidenziato che, a parità di potere calorifico, non sussiste un differenziale di costo tra gli stessi combustibili ed il metano.

Per tale motivo il consumo degli stessi oli combustibili ATZ e BTZ densi non comporta un maggior costo per le imprese utilizzatrici e conseguentemente per tali categorie risulta precluso l'accesso al beneficio previsto dalla norma in argomento.

Testo delle interpellanze, interrogazioni e mozione annunziate in apertura di seduta

INTERPELLANZA TUNIS Marco Fabrizio sulla mancata erogazione degli indennizzi dovuti in base alla legge regionale n. 22 del 2000 agli allevatori di S. Giovanni Suergiu.

Il sottoscritto,

premesso che a distanza di circa tre mesi dall'applicazione della legge regionale n. 22 da parte dell'Unione Europea, che prevede tra l'altro l'erogazione a favore degli allevatori sardi di un congruo indennizzo per i capi ovini morti a causa della blue tongue e per conseguente mancato reddito;

rilevato che, diversamente dalla quasi totalità degli allevatori sardi, quelli di S. Giovanni Suergiu non sono stati ancora completamente indennizzati secondo quanto stabilito dalla legge regionale n. 22 del 2000;

denunciato che tale situazione, causata probabilmente dalla scarsa sensibilità comunale, della ASL n. 7 e della Regione potrebbe degenerare e creare il rischio di una turbativa di ordine pubblico in un periodo elettorale estremamente delicato,

chiede di interpellare il Presidente della Regione e gli Assessori regionali della sanità e dell'agricoltura per sapere se non ritengano urgente e necessario intervenire immediatamente, con idonei provvedimenti tesi ad accelerare l'erogazione da parte degli organi competenti, degli indennizzi dovuti agli allevatori di S. Giovanni Suergiu che in questo momento si sentono bistrattati da parte delle istituzioni locali, provinciali e regionali. (144)

INTERPELLANZASANNA Alberto - CUGINI - MARROCCU - DEMURU, sui gravi danni causati ai vigneti in diverse aree della Sardegna, in particolare nell'Oristanese, dalle gelate dei giorni 14, 15 e 16 aprile 2001.

I sottoscritti,

visti i danni ingentissimi causati dalle impreviste gelate del 14, 15 e 16 aprile 2001 alle colture viticole di diverse aree della Sardegna, in particolare dell'Oristanese, che rischiano di compromettere gravemente il raccolto dell'annata agraria in corso, con serie preoccupazioni per la stessa sopravvivenza degli impianti;

ritenuto opportuno e doveroso che i servizi provinciali dell'agricoltura effettuino le verifiche e gli accertamenti del caso per accertare la reale entità dei danni subiti dalle colture;

viste :

- la Legge n. 185/92 sulle condizioni e le procedure per il riconoscimento dello stato di calamità naturale che, tra le altre cose, prevede che la Giunta regionale ne richieda al Governo il riconoscimento a seguito dell'accertamento dei danni;

- la legge regionale n. 23/98, articolo 8, che consente alla Regione di intervenire con risorse proprie per risarcire gli agricoltori danneggiati dalle calamità naturali;

- la legge regionale n. 23 del 17 novembre 2000 che prevede la possibilità di intervenire attraverso il rifinanziamento del fondo per le calamità con una semplice delibera della Giunta regionale;

considerata la necessità che l'Assessorato dell'agricoltura emani le direttive di attuazione della legge regionale n. 23/98 da sottoporre all'esame della Commissione regionale dell'agricoltura come condizione perché si possa procedere al risarcimento dei danni,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'agricoltura per conoscere quali iniziative intendano mettere in essere per:

- accertare quanto più rapidamente possibile l'entità dei danni subiti dai vigneti attraverso le verifiche dei tecnici dei servizi provinciali dell'agricoltura;

- verificare se ci sono le condizioni e, in tal caso, procedere alla formulazione da parte della Giunta regionale della richiesta al Governo del riconoscimento dello stato di calamità naturale per le zone colpite;

- emanare le direttive di attuazione dell'articolo 8 della legge regionale n. 23/98, condizione indispensabile perché la Giunta regionale possa prevedere le azioni necessarie per il risarcimento dei danni subiti dai viticoltori. (145)

INTERPELLANZA PINNA - CALLEDDA - MARROCU - ORRU' - PACIFICO sulla realizzazione del progetto per la ricostituzione del manto vegetale e del patrimonio boschivo e per la sistemazione idrogeologica delle aree minerarie dismesse ubicate in Comune di Iglesias.

I sottoscritti,

premesso che nelle aree minerarie dismesse della Sardegna, assieme ai gravi danni ambientali derivanti dalla contaminazione da metalli pesanti e dal dissesto morfologico e paesaggistico causati dalla precedente attività estrattiva, sono presenti, anche nelle aree circostanti ai cantieri minerari, preoccupanti fenomeni di dissesto idrogeologico e di desertificazione del territorio generati dalle precedenti attività di disboscamento incontrollato e dal disastroso ripetersi degli incendi estivi che hanno portato alla distruzione del manto vegetale e del patrimonio boschivo;

rilevato che il recupero di tali condizioni ambientali rappresenta il presupposto di base per il riutilizzo del territorio a fini sociali ed economico-produttivi;

considerato che un gruppo di disoccupati del Comune di Iglesias ha costituito nello scorso mese di gennaio un apposito comitato per richiedere alle autorità competenti la realizzazione di uno specifico progetto per la realizzazione di interventi finalizzati alla ricostituzione del manto vegetale e del patrimonio boschivo e alla sistemazione idrogeologica dei terreni ex minerari di proprietà della società IGEA S.p.A. ubicati nello stesso territorio comunale (circa 1.000 ettari sui 1.800 disponibili);

constatato che lo stesso comitato, in data 12 febbraio 2001, ha inviato alle autorità competenti (sindaco del Comune di Iglesias - Assessore regionale dell'industria - Commissario liquidatore dell'EMSA - Presidente dell'IGEA S.p.A. - Assessore regionale dell'ambiente - Presidente dell'Ente Foreste Sardegna ) specifica richiesta per sollecitare l'acquisizione da parte del Comune di Iglesias dei terreni interessati al fine consentire la realizzazione del progetto attraverso il coinvolgimento dell'Ente Foreste Sardegna al quale possono essere affidate in concessione gli stessi terreni;

evidenziato che la proposta del comitato dei disoccupati ha ricevuto un ampio sostegno dei cittadini che in ben 2.500 hanno sottoscritto una specifica petizione popolare a sostegno della realizzazione del progetto;

preso atto che il Consiglio comunale di Iglesias, in data 21 febbraio 2001, ha approvato all'unanimità un ordine del giorno che impegna il sindaco e la Giunta comunale a richiedere con tempestività l'acquisizione gratuita al patrimonio comunale dei terreni sopra richiamati al fine di consentire la realizzazione del progetto proposto dal medesimo comitato dei disoccupati;

constatato che il Sindaco del Comune di Iglesias, in data 21 marzo 2001, ha inviato alle autorità competenti (Commissario liquidatore dell'EMSA - Presidente dell'IGEA - Assessore regionale dell'industria) una nota con la quale, dopo aver comunicato l'avvenuta delibera del Consiglio comunale di accettazione degli immobili proposti dall'EMSA, rappresenta genericamente l'intenzione di acquisire tutto il patrimonio immobiliare, tra cui le aree boschive, senza peraltro evidenziare nessuna specifica e motivata richiesta come era impegnato a fare dal richiamato ordine del giorno approvato dal Consiglio comunale e come previsto dalle direttive della Giunta regionale;

sottolineato che l'Assessore regionale dell'industria, in data 20 febbraio 2001, nel riscontrare la richiamata richiesta del comitato dei disoccupati, ha informato lo stesso comitato che le aree interessate dal progetto di forestazione sono state escluse dall'elenco dei beni immobili da cedere gratuitamente agli enti locali e che le stesse aree dovranno essere cedute ai privati attraverso l'espletamento di una gara internazionale;

rimarcato che il Commissario liquidatore dell'EMSA, in data 30 marzo 2001, nel riscontrare la richiamata richiesta, se pur generica e priva delle previste motivazioni, del sindaco di Iglesias, ha dato disponibilità allo stesso sindaco per favorire decisioni che tengano conto il più possibile delle esigenze dell'Amministrazione comunale come peraltro sta avvenendo con gli altri comuni interessati;

ricordato che nel rispetto delle richiamate direttive impartite dalla Giunta regionale, l'Ente Minerario Sardo in liquidazione ha già provveduto, con l'assenso della stessa Giunta regionale, a cedere al Comune di Guspini le aree destinabili alla realizzazione di un analogo progetto di forestazione produttiva attraverso il coinvolgimento dell'Ente Foreste Sardegna al quale lo stesso Comune di Guspini ha affidato in concessione trentennale le medesime aree con l'impegno ad assumere 22 disoccupati locali;

considerato che la realizzazione del progetto presentato dal comitato dei disoccupati riveste un grande valore di pubblica utilità in quanto consente di recuperare le condizioni ambientali del territorio creando nel contempo nuova occupazione stabile nel settore della forestazione produttiva del comparto sughericolo;

tenuto conto che il progetto di cui trattasi rappresenta un tassello del piano più generale elaborato dalla Comunità Montana n. 19 e recepito dal Ministero per le Risorse Agricole e Forestali con l'obiettivo di ricostituire il patrimonio sughericolo nazionale come premessa per alimentare, se pure nel lungo periodo, nuovi impianti produttivi legati alla lavorazione e alla trasformazione in loco delle produzioni,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale, l'Assessore dell'industria e l'Assessore dell'ambiente per sapere se non ritengano di:

1) impartire direttive all'Ente Minerario Sardo in liquidazione affinché possa provvedere ad inserire tra i beni immobili ex minerari da cedere gratuitamente agli enti locali le aree suscettibili di forestazione produttiva ubicate nel Comune di Iglesias (circa 1.000 ettari sui 1.800 disponibili);

2) promuovere e sollecitare, in analogia a quanto già fatto recentemente per il Comune di Guspini, la cessione gratuita al Comune di Iglesias delle aree ex minerarie di cui al punto precedente perché possa a sua volta affidarle in concessione all'Ente Foreste Sardegna al fine di favorire la realizzazione del progetto di pubblica utilità proposto dal comitato dei disoccupati richiamato nelle premesse;

3) impegnare l'Ente Foreste Sardegna affinché possa provvedere, nell'ambito delle sue competenze e finalità, a predisporre e realizzare il progetto di cui al punto precedente con l'impiego dei disoccupati locali in analogia a quanto già fatto nelle aree minerarie dismesse ubicate nei Comuni di Buggerru, Fluminimaggiore e Guspini. (146)

INTERROGAZIONE ORRU' - CALLEDDA - MARROCU - PUSCEDDU, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura del Centro Unificato Automazione Sede (CUAS) di Cagliari da parte delle Poste Italiane S.p.A..

I sottoscritti,

premesso che l'Azienda Poste Italiane S.p.A. ha espresso la volontà di procedere ad una ulteriore razionalizzazione dei suoi servizi che prevederebbe la chiusura del CUAS (Centro Unificato Automazione Sede) di Cagliari, con il conseguente trasferimento delle sue funzioni in una sede del continente (Roma o Firenze);

considerato che questo atto priverebbe la Sardegna di una struttura produttiva ad alta qualificazione, che per complessità dei processi che vi si svolgono, numero di addetti (110 dipendenti), livello di specializzazione degli stessi e volumi di lavorazioni, può essere considerata tra le più importanti all'interno di un'Azienda impegnata nella diversificazione e nell'ampliamento della gamma di servizi offerti ai cittadini;

rilevato che il CUAS di Cagliari si è caratterizzato in questi anni quale centro di competenza avanzata, che impegna risorse qualificate, difficilmente ricollocabili sul territorio e che potrebbero invece costituire il nucleo attorno al quale far crescere una cultura moderna ed innovativa;

rimarcato come una simile decisione sarebbe chiaramente in contrasto con l'esigenza più volte manifestata dalla direzione della stessa Azienda di rilanciare il servizio attraverso adeguati investimenti, a partire dalla possibile dislocazione di funzioni qualificate e con un alto tasso di innovazione tecnologica, nelle aree deboli del Paese, come la Sardegna;

sottolineato che, se la decisione si confermasse, ci si troverebbe di fronte ad un preoccupante atto unilaterale che potrebbe avere gravi ripercussioni per la nostra Isola,

chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale per conoscere quali iniziative abbia posto o intenda urgentemente porre in essere per impedire la chiusura annunciata del CUAS di Cagliari. (337)

INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sul mancato pagamento delle rette da parte delle Aziende sanitarie locali alle comunità terapeutiche.

Il sottoscritto chiede di interrogare l'Assessore della sanità per sapere:

1) se sia a conoscenza che varie comunità terapeutiche, ed in primis l'"Associazione Primavera" con sede a Santa Maria La Palma (Sassari), che operano in Sardegna nel campo della assistenza ai tossicodipendenti, non ricevono da troppi mesi dalle Aziende sanitarie locali di competenza le somme necessarie al loro funzionamento, nonostante le convenzioni prevedano la liquidazione delle rette entro 90 giorni dalla data di fatturazione;

2) se non sia opportuno pertanto un suo autorevole intervento affinché i direttori generali delle Aziende sanitarie locali inadempienti provvedano con urgenza a liquidare alle comunità terapeutiche quanto dovuto, al fine di scongiurare la chiusura di tali strutture di recupero, che avrebbe un effetto devastante nella nostra Isola. (338)

INTERROGAZIONE IBBA, con richiesta dì risposta scritta, sulla deliberazione della Giunta regionale relativa al riconoscimento, in base alla legge regionale 5 settembre 2000, n. 17, di un contributo di lire 3,8 miliardi al Consorzio Golfo degli Angeli a sostegno delle attività di spettacolo già finanziate dalla Regione in base alla legge regionale 5 dicembre 1973, n. 38.

Il sottoscritto,

premesso che la Fondazione Teatro Lirico di Cagliari riceve dalla Regione cospicui finanziamenti (oltre 12 miliardi nel 2.000) a sostegno, come prevede la legge regionale n. 38 del 1973, delle attività di pubblico spettacolo in Sardegna, ivi compresa la tradizionale stagione lirica estiva ora chiamata "Festival Internazionale Anfiteatro di Cagliari";

rilevato che il Consorzio Golfo degli Angeli non risulta, in atti ufficiali e nei materiali a stampa di informazione e pubblicitari, coinvolto nella organizzazione della stagione del citato Anfiteatro romano di Cagliari;

constatato che non risulta promossa alcuna campagna pubblicitaria o di promozione della partecipazione di turisti europei, o di altre provenienze, alla stagione di spettacolo in argomento (come invece accade ad esempio per l'Arena di Verona);

premesso, altresì, che il Festival Internazionale dell'Anfiteatro organizzato esclusivamente dalla Fondazione Teatro Lirico di Cagliari (escludendo pertanto le manifestazioni di spettacolo di particolare successo promosse da altri organismi come la Cedac, Lapola e Grandi Eventi) avrebbe registrato nel borderò una media di 2.500 spettatori a sera (2.312 il 7 luglio; 1.859 l'8 luglio; 3.700 il 15 luglio; 2.726 nelle serate liriche del 25, 27, 29 e 31 luglio; 2.598 il 2 agosto e 2.713 il 10 settembre, per complessivi 24 mila spettatori),

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore del turismo, artigianato e commercio per conoscere:

1) se risponda al vero che l'Assessore del turismo abbia proposto alla Giunta regionale l'assunzione di una deliberazione con la quale si afferma che "il Consorzio Golfo degli Angeli ha profuso ogni energia, in particolare sotto l'aspetto finanziario, per l'organizzazione del "Festival internazionale l'Anfiteatro di Cagliari" e che "il Festival ha visto la partecipazione di 60.000 spettatori e 10.000 turisti";

2) in base a quali criteri possa venire concesso al Consorzio Golfo degli Angeli, per l'organizzazione del suddetto festival, un contributo di lire 3.800.000.000 su una disponibilità finanziaria di 4.500.000.000 di lire per contributi a favore di "Manifestazioni pubbliche di grande interesse turistico", destinati a tutto il territorio regionale;

3) se non appaia quantomeno incongruo che le ulteriori manifestazioni pubbliche che si svolgono in tutta la Sardegna vedano attribuirsi dall'Assessore del turismo un immotivato giudizio di assoluta irrilevanza sul piano della valutazione ex legge regionale n. 17 del 2000, vista l'irrisorietà della somma residua sulla disponibilità della suddetta legge - un 15% del totale pari a 700 milioni di lire -;

4) se siano stati effettivamente erogati i suddetti contributi a fondo perduto a favore di un organismo che, seppure pubblico, non risulta abbia mai organizzato alcunché, né avrebbe finanziato preventivamente il Festival, tanto che l'operazione assume l'aspetto di un sospetto giroconto;

5) per quale ragione le stesse somme non siano state erogate a favore della Fondazione Teatro Lirico di Cagliari organizzatrice unica del Festival, seppure già destinataria dei fondi della legge regionale n. 38 del 1973;

6) quali strumenti di calcolo sarebbero stati utilizzati per verificare la presenza dei 10.000 turisti ed a quali nazionalità apparterrebbero;

7) se la Corte dei Conti abbia avanzato rilievi sulla legittimità della spesa in oggetto. (339)

INTERROGAZIONE CAPPAI, con richiesta di risposta scritta, sulle gelate che hanno colpito la Sardegna.

Il sottoscritto,

premesso che le recenti gelate di Pasqua e dei giorni successivi hanno duramente colpito il comparto viticolo della nostra Isola;

considerato che in molti Comuni della Sardegna si stanno registrando danni superiori al sessanta per cento del raccolto,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per conoscere:

1) quale sia il quadro esatto dei danni subiti dai viticoltori sardi;

2) quali iniziative intenda assumere la Giunta regionale di sostegno al comparto. (340)

INTERROGAZIONE CAPPAI, con richiesta di risposta scritta, sulla decisione della Società Poste S.p.A. di chiudere l'impianto CUAS di Cagliari.

Il sottoscritto,

appreso che la Società Poste S.p.A. ha stabilito di chiudere il CUAS di Cagliari nel quale operano 110 lavoratori;

considerato che tale decisione causerà pesanti ripercussioni sui livelli occupazionali del settore oltre che riflessi sicuramente negativi sugli standard qualitativi nel servizio,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore del lavoro per conoscere:

1) a quale punto sia giunta la trattativa per il mantenimento e la riqualificazione dell'impianto CUAS;

2) quali iniziative la Giunta regionale intenda porre in essere onde evitare l'ulteriore marginalizzazione della Sardegna che si realizzerà con il Piano di riassetto varato dalla Società Poste. (341)

INTERROGAZIONE SANNA Salvatore, con richiesta di risposta scritta, sul malcontento della popolazione di San Vito per il tracciato della condotta di adduzione idrica.

Il sottoscritto, chiede di interrogare l'Assessore regionale dei lavori pubblici in relazione alla esecuzione dei lavori relativi allo schema idrico Sardegna sud orientale (sistema basso Flumendosa-Picocca) - Opere di approvvigionamento idropotabile. Schema n. 39 PRGA.

In particolare chiede di sapere:

- se l'Assessore sia venuto a conoscenza del grande malcontento e disagio di tanti piccoli proprietari dei terreni di San Vito (in gran parte agrumeti di ottima qualità) interessati dalla realizzazione della condotta prevista dal progetto appaltato che, nella maggior parte dei casi, taglia a metà i suddetti terreni rendendoli, di fatto, inutilizzabili;

- se la stazione appaltante, Ente Autonomo del Flumendosa, abbia tempestivamente segnalato tale inconveniente e abbia proposto soluzioni alternative che riducano al minimo i disagi dei proprietari;

- se vi siano state, al momento della approvazione definitiva del progetto, segnalazioni di Enti preposti che facessero prevedere tali inconvenienti;

- quali determinazioni intenda assumere urgentemente e quali disposizioni intenda impartire all'Ente Autonomo del Flumendosa perché vengano adottate misure adeguate atte a tutelare gli interessi dei proprietari (eventuale spostamento del tracciato), senza compromettere l'esecuzione delle opere previste dal progetto. (342)

INTERROGAZIONE CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione venutasi a creare all'interno del Policlinico di Sassari.

Il sottoscritto,

tenuto conto che la Regione sarda deve versare alle casse del Policlinico sassarese la somma di lire 14.000.000.000 (da notizie apparse sulla stampa);

considerato che il nostro territorio sta già pagando per la crisi in atto, come il San Giovanni Battista di Ploaghe, per il mancato accreditamento di risorse ad esso spettanti;

preso atto che è inaccettabile, per il servizio qualificato che il Policlinico sassarese offre alla stragrande maggioranza dei cittadini della provincia, che si debba arrivare a queste conclusioni;

appreso che tra l'Azienda ASL n. 1 ed il Policlinico è stata stipulata di recente apposita convenzione per 45 posti letto e per lungo degenti e riabilitazione, con centro per curare l'Alzheimer e ancora non si è avuta risposta;

visto l'alto grado di professionalità e competenza degli oltre 270 dipendenti che in detta struttura operano per garantire un servizio ai cittadini, dai neonati agli anziani, dalle prestazioni ambulatoriali diagnostiche, cliniche e strumentali, assolutamente irrinunciabili,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:

- quali e di chi siano le responsabilità per i ritardi nel pagamento di questi debiti;

- a che data risalga l'ultimo accreditamento e a quale periodo esso si riferisca;

- a quali anni i debiti in oggetto si riferiscano;

- quanto dovrà aspettare il Policlinico sassarese per avere quanto gli spetta;

- quanto tempo dovrà aspettare e quale è la data prevista per il definitivo avvio del reparto di lunga degenza;

- se non ritenga opportuno, per fugare ogni dubbio e chiarire le responsabilità, dare risposte dirette ai cittadini anche a mezzo stampa. (343)

INTERROGAZIONE ONNIS, con richiesta di risposta scritta, sull'opportunità di dichiarare lo stato di calamità per le zone della Sardegna meridionale (Sarrabus, Parteolla e Gerrei) colpite da una gelata che ha danneggiato le colture viticole.

Il sottoscritto, premesso che:

- nella notte tra il 14 ed il 15 aprile una improvvisa gelata si è abbattuta sulle campagne della Sardegna meridionale determinando notevoli danni all'intera produzione agricola;

- il disastroso evento atmosferico ha colpito in modo particolarmente rilevante le colture viticole del Sarrabus, del Parteolla e del Gerrei, tanto da compromettere radicalmente la prossima vendemmia;

- il repentino abbassamento della temperatura ha provocato il rinsecchimento delle colture: la produzione della malvasia e del nuragus, così come del vermentino e dei vini rossi è stata pressoché totalmente danneggiata;

- i danni cagionati dalla gelata si estendono per centinaia di ettari e sono computabili nell'ordine del cento per cento in alcune zone e del settanta per cento in altre;

- gli effetti determinati dalla gelata sono immediatamente percepibili solo se si effettui un sopralluogo nelle campagne investite;

- il danno si riverbererà inevitabilmente anche sulla prossima stagione, posto che i nuovi germogli non potranno conseguire lo sviluppo necessario per una fruttificazione ottimale;

- anche l'attività della cantine sociali non potrà non risentirne;

considerato che:

- le colture interessate rappresentano una indubbia fonte di reddito per un'economia agricola, già di per sé notevolmente precaria;

- gli effetti di tale disastro si sommano alle gravi perdite subite dagli stessi viticoltori in conseguenza della recente siccità. La Sardegna risente, infatti, da tempo di irreparabili danni provocati da una perdurante e gravissima siccità che pregiudica le principali attività economiche, segnatamente l'agricoltura e l'allevamento, e determina disagi e tensioni sociali: la precedente annata è stata oltremodo siccitosa e seguiva altre e precedenti annate scarsamente remunerative;

- i numerosi viticoltori, dopo aver dedicato un anno di lavoro e di fatica per la cura delle loro aziende, si trovano a dover affrontare gli effetti di tale nuova calamità naturale, consumatasi nel breve tasso temporale di una notte;

tanto premesso e considerato chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'agricoltura per sapere se non ritengano di assumere, senza indugio, le iniziative di loro competenza al fine di attivare la procedura per la sollecita ad auspicata dichiarazione dello stato di calamità naturale, in modo tale da assicurare ai viticoltori le provvidenze economiche necessarie per fronteggiare la gravissima crisi provocata dalla perdurante siccità. (344)

INTERROGAZIONE PIRISI - SANNA Salvatore - BIANCU - DEMURU - SANNA Gianvalerio, con richiesta di risposta scritta, sulla incoerente integrazione del Complemento di Programmazione trasmesso alla Commissione Europea.

I sottoscritti,

premesso che il Consiglio regionale ha approvato il POR Sardegna in data 31 ottobre 2000 e che il successivo 6 dicembre 2000 è stato approvato il documento contenente il Complemento di Programmazione relativo;

dato atto che in data 22 marzo 2001 la Giunta regionale con deliberazione n. 10/32, avente per oggetto "Complemento di Programmazione del POR Sardegna 2000-2006", ha approvato lo stesso Complemento nel testo depositato agli atti della Segreteria Generale della Presidenza della Giunta;

considerato che nella citata delibera nel premettere che l'atto in questione è stato adottato dal Comitato di Sorveglianza in data 7 dicembre 2000, si evidenzia che la suddetta approvazione ha richiesto, in sede di Comitato di Sorveglianza, alcuni adeguamenti "di carattere redazionale" e di altri aspetti di "carattere informativo";

rilevato che il Consiglio regionale in data 29 marzo 2001, ha approvato la manovra finanziaria per il 2001 contenente svariati aspetti integrativi e modificativi dello stesso Complemento di programmazione;

acquisiti dalla Presidenza della Giunta gli atti richiamati,

chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio al fine di conoscere:

1) come si concilia il fatto che il Complemento di programmazione allegato alla delibera della Giunta 10/32 del 22 marzo 2001, contenga testi approvati in sede di finanziaria in data successiva e cioè il 29 marzo 2001;

2) come si giustifica altresì che tali modifiche possano essere il frutto dell'adozione del Comitato di Sorveglianza, se queste non preesistevano alla data del 7 dicembre 2000 in cui lo stesso Comitato di Sorveglianza ne valutava i contenuti;

3) come si concilia che i contenuti trasposti dalla manovra finanziaria siano tutt'altro che riconducibili ad elementi di carattere redazionale o informativo investendo questi, per merito e contenuto, specifici e circostanziati elementi di programmazione non conosciuti alla data di approvazione del Complemento stesso;

4) come si giustifica, infine, che nel trasferire parte dei contenuti recepiti dalla finanziaria nel Complemento trasmesso alla Comunità Europea, in alcune parti risulta operata una trascrizione testuale dei contenuti di legge approvati, mentre in altri casi si evidenzia una parziale e travisata definizione degli stessi, al punto da modificarne radicalmente il contenuto, la finalità e persino la collocazione fisica. (345)

INTERROGAZIONE SANNA Alberto, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi e sull'inadeguatezza dei provvedimenti della Giunta regionale nell'applicazione della legge regionale n. 18 del 5 settembre 2000 in materia di risarcimento danni agli agricoltori ed agli allevatori colpiti dalla siccità 2000.

Il sottoscritto,

vista la legge regionale n. 18 del 5 settembre 2000, approvata all'unanimità dal Consiglio regionale, che stanzia 250 miliardi per far fronte alle conseguenze della eccezionale siccità dell'anno 2000;

considerato che il provvedimento suddetto è stato definitivamente approvato dalla Commissione Europea in data 2 febbraio 2001 e che da allora è esecutivo;

vista la deliberazione della Giunta regionale adottata in data 8 febbraio 2001 che emana le norme di attuazione relative alla legge regionale n. 18 del 2000;

considerato che la deliberazione suddetta è particolarmente carente in quanto:

- non ricomprende le colture fruttifere e orticole in serra e in pieno campo della provincia di Oristano e di Sassari;

- esclude diversi altri territori della Sardegna dalla possibilità di usufruire dei proventi nonostante i danni subìti dalle colture siano effettivi e accertati;

- esclude, ingiustamente, tutte le aziende sarde ricomprese nei comprensori irrigui gestiti dai Consorzi di bonifica che hanno dovuto ricorrere all'uso dell'acqua dei pozzi in assenza di acqua erogata dai rispettivi consorzi;

considerato, inoltre, del tutto ingiustificati i tre mesi di ritardo che l'Assessorato dell'agricoltura ha accumulato anche rispetto al pagamento dei danni della siccità per le colture invernali;

vista, infine, la grave situazione di crisi del comparto e le difficoltà finanziarie delle aziende agricole e zootecniche,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'agricoltura per conoscere quali iniziative abbia assunto o intenda assumere per:

- provvedere a liquidare rapidamente i danni delle colture invernali le cui pratiche sono definite da tempo da parte dei servizi ripartimentali dell'agricoltura del territorio;

- modificare la deliberazione della Giunta regionale 8 febbraio 2001 per ricomprendere le zone e le colture estive serricole e in pieno campo colpite dalla siccità, senza discriminazioni territoriali e colturali, includendo anche le aziende agricole che hanno fatto uso di pozzi per mancanza di altri sistemi di approvvigionamento idrico. (346)

INTERROGAZIONE ORRÙ - FALCONI - PINNA - CUGINI, con richiesta di risposta scritta, sulla domanda di autorizzazione per l'apertura di una grande struttura di vendita nel Comune di San Sperate.

I sottoscritti,

premesso che risulta presentata una domanda per l'autorizzazione all'apertura di una grande struttura di vendita nel Comune di San Sperate;

rilevato che, seppure con grave ritardo e ricorrendo ad una procedura commissariale, la Regione sarda ha adottato il 29 dicembre 2000 gli indirizzi e i criteri di programmazione riferiti al settore commerciale relativamente alle medie-grandi strutture di vendita;

constatato che la richiesta, pervenuta al Comune di San Sperate l'8 gennaio 2001 tendente ad ottenere l'autorizzazione all'apertura di una grande struttura di vendita di circa 70.000 mq. che, peraltro, equivale al 70% della superficie di vendita esistente (supermercati più ipermercati) dell'intera provincia, se accolta determinerebbe condizioni di ulteriore concentrazione nell'area programma di Cagliari;

sottolineato che la Conferenza di servizi decide, così come previsto dal comma 3 dell'articolo 9 del D.Lgs 114/98, in base alla conformità dell'insediamento ai criteri di programmazione, stabiliti in questo caso dalla delibera della Giunta regionale n. 55 del 29 dicembre 2000 che, nella fattispecie, fissa rispettivamente:

- per il settore alimentare in 5.000 mq. la nuova superficie autorizzabile per grandi strutture di vendita ed utilizzabile peraltro solo nell'Area programma 6;

- per il settore non alimentare in 10.740 mq. la nuova superficie autorizzabile per tutta la provincia di Cagliari;

considerato che la Regione, tramite il suo rappresentante nella Conferenza di servizi, è tenuta al rispetto dei suoi indirizzi di programmazione che, come risulta evidente, non consentono il rilascio di autorizzazioni per nuove superfici di vendita nell'Area programma 7 per il settore alimentare e limitano, nel settore non alimentare, le nuove superfici ad un massimo di 10.740 mq.;

appreso che nella Conferenza di servizi convocata dal Comune di San Sperate il 15 marzo 2001, il rappresentante della Regione sarda si è riservato di acquisire ulteriori elementi di valutazione pur disponendo di due strumenti normativi di riferimento adottati dalla Giunta regionale, la deliberazione n. 29/19 del 2 luglio 1999 che blocca il rilascio di nuove autorizzazioni per grandi strutture di vendita nonché la deliberazione n. 55/108 del 29 dicembre 2000, precedentemente richiamata;

verificato che l'autorizzazione all'apertura di nuove strutture di vendita viene rilasciata ai sensi dell'articolo 10, D.P.C.M. 6 ottobre 2000, il quale stabilisce, al comma 7, che qualora siano trascorsi 120 giorni dalla convocazione della Conferenza di servizi senza che sia stato espresso diniego, l'autorizzazione è da ritenersi accolta, ipotesi che, nel caso, si verificherebbe il prossimo 13 luglio 2001,

chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore del turismo, artigianato e commercio, per conoscere quali atti abbiano posto o intendano porre in essere per evitare la procedura del "silenzio assenso", prevista dal D.P.C.M. 6 ottobre 2000 su richiamato, che si configurerebbe di fatto come una scelta in totale contrasto con gli indirizzi di programmazione precedentemente fissati dalla Regione sarda. (347)

INTERROGAZIONE SPISSU, con richiesta di risposta scritta, sulla grave difficoltà gestionale del Consorzio per la frutticoltura di Sassari.

Il sottoscritto, premesso che:

- da tempo viene segnalata nel Consorzio provinciale per la frutticoltura di Sassari una situazione gestionale di grande difficoltà con notevole pregiudizio per le attività del Consorzio e una conflittualità non risolta con le organizzazioni sindacali più rappresentative del personale dipendente;

- sono state portate avanti discutibili scelte produttive in terreni inidonei che hanno comportato uno spreco consistente di mezzi, risorse, lavoro assolutamente inutile;

- per poter aggirare le norme sul collocamento in agricoltura, che prevedono la chiamata numerica per la qualifica di operai generici, sono stati svolti corsi di formazione professionale con ammissioni nominative che hanno poi dato luogo alle assunzioni;

- emerge nell'insieme un quadro di dubbia funzionalità e utilità dell'attività dell'ente in relazione alle finalità per le quali è sorto e che i costi complessivi appaiono sproporzionati rispetto ai benefici;

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'agricoltura:

1) per conoscere quali iniziative intenda assumere per accertare la situazione gestionale, occupativa e funzionale del Consorzio provinciale per la frutticoltura di Sassari;

2) quali azioni intenda assumere per risolvere una lunga vertenza sindacale in atto e per ripristinare corrette relazioni sindacali con le organizzazioni che rappresentano i lavoratori;

3) quali misure intende assumere per accertare la regolarità dello svolgimento di corsi di formazione e qualificazione che si possono prefigurare come iniziative volte all'unico fine di aggirare le norme sul collocamento, procedendo così a chiamate nominative. (348)

INTERROGAZIONE PUSCEDDU - SANNA Salvatore - PIRISI - FALCONI, con richiesta di risposta scritta. sui ritardi del bilancio annuale 2001 e sulla paralisi della spesa regionale.

I sottoscritti,

premesso che a tutt'oggi nessun provvedimento di spesa del bilancio annuale 2001 è stato eseguito;

rilevato che la causa di tali colpevoli ritardi è da addebitarsi alla mancata emanazione, da parte dell'Assessore del bilancio, del decreto di ripartizione in capitoli delle unità previsionali di base;

ritenuto che la lunga assenza dell'Assessore Pittalis, per impegni non istituzionali, ha di fatto accentuato la lentezza della spesa regionale già fortemente penalizzata dal ricorso al quarto mese di esercizio provvisorio;

verificato che, nonostante l'entrata in vigore del bilancio con la pubblicazione della legge regionale 24 aprile 2001, n. 7, il succitato decreto non è stato ancora trasmesso alla Ragioneria generale né inviato al Consiglio regionale, come previsto dall'articolo 12 bis delle norme in materia di bilancio e contabilità della Regione;

fortemente preoccupati per tale stato di paralisi che impedisce di garantire sia ai creditori che ai beneficiari delle provvidenze regionali il puntuale pagamento dei mandati,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio per conoscere:

1) i motivi del ritardo nella predisposizione del decreto previsto dall'articolo 12 bis della legge in materia di contabilità della Regione;

2) quanti decreti siano finora stati rifiutati per questo motivo dalla Ragioneria generale;

3) quali atti intendano porre in essere per consentire il ripristino della regolarità della spesa regionale. (349)

INTERROGAZIONE VARGIU - FANTOLA, con richiesta di risposta scritta, sull'inquinamento da elettrosmog in alcuni siti scolastici del quartiere cagliaritano di Castello.

I sottoscritti,

considerato il crescente allarme della popolazione nei confronti dell'inquinamento ambientale da elettrosmog;

tenuto conto che gli studi scientifici su tale forma di inquinamento sono ancora oggi lontani da risultati definitivi, rendendo in tal modo ancora più diffusa la preoccupazione per la generale tutela del diritto alla salute, in particolare per le fasce della popolazione infantile che parrebbero più esposte al rischio epidemiologico;

appreso che esiste una relazione del 21 luglio 1999 del Servizio P.M.P.-Fisica della ASL n. 8 che informa che nella città di Cagliari, nel quartiere di Castello, le rilevazioni di misura del campo elettromagnetico, eseguite presso la Scuola materna "Umberto e Margherita", pur "inferiori ai limiti di qualità fissati dal decreto", appaiono comunque "non trascurabili" in relazione alle usuali esposizioni nelle residenze,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale della sanità per sapere:

- se esista un monitoraggio costante dei livelli di elettrosmog nel quartiere cagliaritano di Castello ed in particolare nei siti scolastici rilevati nel luglio 1999;

- se i livelli di inquinamento riscontrati siano costantemente al di sotto di quanto previsto dalla vigente normativa;

- se non ritenga opportuno mettere comunque in essere le iniziative necessarie a ridurre la concentrazione delle fonti di inquinamento da elettrosmog in prossimità dei siti scolastici del quartiere di Castello a Cagliari;

- se non ritenga opportuno diffondere un dettagliato chiarimento in proposito, anche a mezzo stampa, al fine di rassicurare le famiglie interessate sull'effettiva sussistenza di un reale rischio sanitario per la popolazione scolastica. (350)

INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta. sulla necessità di chiarezza circa il futuro del servizio di cardiochirurgia a Sassari presso la ASL n. 1.

Il sottoscritto,

premesso che circa un anno fa è stato istituito a Sassari un servizio di cardiochirurgia per volontà della ASL n. 1 e dell'Università di Sassari, che ha operato in regime di precarietà e che ora è stato soppresso a tempo indeterminato;

visto che in detto servizio sono stati eseguiti 117 interventi a favore di cardiopatici;

tenuto conto che tale servizio agevola fortemente i cardiopatici del nord Sardegna altrimenti costretti ai viaggi della speranza con tutti i disagi derivanti;

considerato che:

- la ASL n. 1 di Sassari in data 16 febbraio ha deliberato una richiesta di riconoscimento da parte della Regione del predetto servizio di cardiochirurgia;

- da voci ricorrenti si paventa il pericolo che non venga riconosciuto il servizio di cardiochirurgia a Sassari, ma che si voglia potenziare ulteriormente quello già esistente a Cagliari,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per conoscere le determinazioni assunte dalla Regione in relazione alla proposta di riconoscimento di detto servizio a Sassari e quali provvedimenti intendano adottare a sostegno dell'apertura del centro di cardiochirurgia a Sassari, ritenuto un servizio di primaria necessità e importanza per tutto il nord Sardegna. (351)

MOZIONE ORRU' - SCANO - SELIS - BALIA - BIANCU - VASSALLO sulla chiusura del Centro Unificato Automazione Sede (CUAS) di Cagliari da parte delle Poste Italiane S.p.a.

IL CONSIGLIO REGIONALE

premesso che l'Azienda Poste Italiane S.p.a. ha espresso la volontà di procedere ad una ulteriore razionalizzazione dei suoi servizi che prevederebbe la chiusura del CUAS (Centro Unificato Automazione Sede) di Cagliari, con il conseguente trasferimento delle sue funzioni in una sede del continente (Roma o Firenze);

CONSIDERATO che questo atto priverebbe la Sardegna di una struttura produttiva ad alta qualificazione, che, per complessità dei processi che vi si svolgono, numero di addetti (110 dipendenti), livello di specializzazione degli stessi e volumi di lavorazioni, può essere considerato tra i più importanti all'interno di un'Azienda impegnata nella diversificazione e nell'ampliamento della gamma di servizi offerti ai cittadini;

CONSIDERATO, inoltre, che nell'Intesa Stato-Regione, sottoscritta nel mese di maggio del 1999, è previsto un Accordo di Programma tra la R.A.S. e l'Azienda Poste S.p.a., cui peraltro non si è ancora dato seguito, per ampliare e sviluppare la gamma dei servizi sul nostro territorio regionale, e che sarebbe auspicabile che gli interventi significativi di razionalizzazione del servizio discendano da tale strumento organico di programmazione e non il contrario;

RILEVATO che il CUAS di Cagliari si è caratterizzato in questi anni quale centro di competenza avanzata, che impegna risorse qualificate, difficilmente ricollocabili sul territorio e che potrebbero invece costituire il nucleo attorno al quale far crescere una cultura moderna ed innovativa;

RIMARCATO come una simile decisione sarebbe chiaramente in contrasto con l'esigenza, più volte manifestata dalla direzione della stessa Azienda, di rilanciare il servizio, attraverso adeguati investimenti, a partire dalla possibile dislocazione di funzioni qualificate e con un alto tasso di innovazione tecnologico, nelle aree deboli del Paese, come la Sardegna;

SOTTOLINEATO che, se la decisione si confermasse, ci si troverebbe di fronte ad un preoccupante atto unilaterale che potrebbe avere gravi ripercussioni per la nostra Isola;

impegna la Giunta regionale

ad adottare tutte le opportune ed urgenti iniziative tese ad ottenere una moratoria degli interventi annunciati avviando contestualmente tutti gli adempimenti previsti nella intesa Stato-Regione. (40)