Seduta n.302 del 22/02/2007 

CCCII Seduta

(Pomeridiana)

Giovedì 22 febbraio 2007

Presidenza del Presidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 18 e 30.

CASSANO, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta del 16 febbraio 2007 (296), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Carmelo Cachia, Roberto Capelli, Silvio Lai, Salvatore Serra e Pierpaolo Vargiu hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 22 febbraio 2007.

Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza:

CASSANO, Segretario f.f.:

"Interrogazione Ladu, con richiesta di risposta scritta, sulla mobilità del personale alla Provincia di Nuoro". (760)

"Interrogazione Rassu - Contu - Licandro - Petrini - Pileri, con richiesta di risposta scritta, sul commissariamento, da parte del Ministro dell'ambiente, del Parco geominerario storico e ambientale della Sardegna". (761)

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.

CASSANO, Segretario f.f.:

"Mozione DIANA - ARTIZZU - LA SPISA - RANDAZZO Alberto - VARGIU - LADU - LICANDRO - LIORI - MORO - SANNA Matteo - RASSU - LOMBARDO - CONTU - SANJUST - PILERI - PETRINI - RANDAZZO Vittorio - CAPPAI - AMADU - CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - PISANO - CASSANO - DEDONI - MURGIONI - GALLUS - FLORIS Mario - CHERCHI Oscar - FARIGU sul concreto rischio di disimpegno di una rilevante quota dei fondi Feoga per il periodo 2000-2006, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (118)

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Legge statutaria della Regione Autonoma della Sardegna" (5-Stat/A)

PRESIDENTE. Colleghi, ricordo che è all'ordine del giorno il disegno di legge 5-Stat/A il cui esame prosegue con la votazione dell'articolo 13 e dei relativi emendamenti sui quali la Giunta doveva esprimere il suo parere. Informo inoltre che è stato presentato un emendamento di sintesi, il numero 808

(Si riporta di seguito il testo dell'emendamento:

EMENDAMENTO sostitutivo totale PINNA - SANNA Francesco - ORRU' - CORRIAS - PITTALIS - URAS - SECCI - BALIA.

Emendamento di sintesi degli emendamenti numero 239, 176, 270, 346, 357, 758, 764, 765, 768, 780, 791

L'articolo 13 è sostituito dal seguente:

"Art. 13

Funzioni del Consiglio regionale

1. Il Consiglio regionale è l'organo rappresentativo del popolo sardo. Esercita funzioni legislative e regolamentari, di indirizzo politico, di controllo e di vigilanza sull'attività degli organi di governo e sull'amministrazione regionale.

2. Il Consiglio regionale esercita le funzioni legislative e regolamentari attribuite alla Regione dalla Costituzione o dallo Statuto.

3. In particolare il Consiglio regionale:

a) discute il programma politico di governo e ne verifica l'attuazione;

b) approva i bilanci, i rendiconti, gli atti generali di programmazione e quelli di pianificazione non delegati alla Giunta dalla legge, e le loro variazioni;

c) autorizza, con provvedimenti legislativi, la costituzione o la soppressione e la liquidazione di enti, di agenzie, di altri soggetti giuridici delegati ad esercitare funzioni regionali;

d) approva gli atti di indirizzo generale previsti dalla normativa comunitaria;

e) approva i regolamenti delegati alla Regione da leggi dello Stato ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione, comma 6;

f) ratifica gli accordi conclusi dalla Regione con organi dello Stato, nei casi in cui comportino variazione agli atti di programmazione o pianificazione di cui alla lettera b);

g) elabora documenti di indirizzo in materia di rapporti internazionali e ratifica gli accordi conclusi dalla Regione con altri stati e le intese con enti territoriali interni ad essi, nei casi, nei limiti e con le forme di cui all'articolo 117 della Costituzione.

4. Il Consiglio regionale esercita le altre funzioni ad esso attribuite dalla Costituzione, dallo Statuto, dalla presente legge e, in conformità ad essi, dalle leggi. (808).)

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sugli emendamenti ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. La Giunta esprime un parere conforme a quello del relatore, considerate anche le necessarie integrazioni che sono state apportate e alla luce dell'emendamento di sintesi che è stato presentato all'attenzione del Consiglio.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento numero 808 ha facoltà di parlare il consigliere Pinna, relatore.

PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Si esprime parere positivo.

PRESIDENTE. È in votazione l'emendamento numero 808.

Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, annuncio un voto assolutamente contrario a questo emendamento che non si capisce di che cosa costituisca la sintesi. Qui si dice che è un emendamento di sintesi di diversi emendamenti che vengono enumerati. Dispiace però che sia stato sottoposto alla nostra attenzione in Aula in una bozza successiva (anzi questa definitiva), rispetto a quella sottoposta alla nostra attenzione dal Presidente della Commissione. Ormai ci stiamo abituando a questo tipo di atteggiamento: il Consiglio discute, interagisce, non dico che concordi, ma c'è comunque un dialogo tra le parti politiche, e quando quel dialogo pare giungere a conclusione, arriva il Presidente della Regione, che è anche un consigliere per carità, quindi ha tutto il diritto di partecipare, noi ci auguriamo che partecipi sempre di più, certo è che comunque con la sua venuta in Aula quell'emendamento che c'era stato sottoposto è stato modificato.

A questo punto non entriamo più nel merito, è sufficiente capire che questo Consiglio regionale ha perso ormai qualsiasi autonomia, anche nei momenti determinanti come quelli legislativi. Ancora di più lo è questo momento, visto che stiamo esaminando ed eventualmente approvando una legge statutaria. Almeno in questa circostanza bene avrebbero fatto i colleghi della maggioranza a sincerarsi prima se il testo sottoposto alla nostra condivisione era stato concordato anche col presidente Soru; ancora una volta ci troviamo di fronte (non la definisco prepotenza) ad un modo di vedere le cose diverso. È chiaro perciò che noi non possiamo far altro che prendere atto della situazione e votare contro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris Mario per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Presidente, intervengo per annunciare il voto contrario all'emendamento di sintesi della maggioranza, e per dire che le funzioni che la Giunta regionale intendeva affidare al Consiglio regionale erano indicate nei tre punti dell'articolo 13. Però in Commissione si era detto che il Presidente della Regione, in quell'articolo, aveva inteso delegare completamente il Consiglio a ritagliarsi lo spazio e quindi a riequilibrare i poteri. Ora, è veramente di cattivo gusto vedere il Presidente della Regione che, invece, viene qui e su ogni articolo e su ogni riga "pone la sua voce" per tutelare i suoi poteri e le sue funzioni. E' una cosa che veramente non sta né in cielo né in terra!

Guardate, inserire queste norme (meglio, quelle che ha inserito il Presidente), per dire che noi qui dobbiamo discutere ma non approvare il programma politico è una bestialità, oppure che noi dobbiamo ratificare gli accordi conclusi dalla Regione e non farli, significa invertire la tendenza che si seguiva in questa Assemblea da quarant'anni a questa parte. Ma, colleghi che state assecondando il presidente Soru, io credo che non stia avvenendo solo questo in Sardegna ma stia avvenendo anche altro: vedrete che piano piano il personale della Regione sarà trasferito agli enti locali, vedrete che al CED, il centro meccanografico, la Regione non terrà più nessuno perché ci sarà un apparato, non dico nascosto od occulto, che prenderà tutte le informazioni, vedrete che andranno abolite le segreterie particolari, vedrete che andranno eliminati gli uffici di gabinetto, vedrete che ci saranno otto direttori generali alle dipendenze del Presidente della Regione che risponderanno soltanto a lui. Ieri ci ha dato una primizia quando ha detto che bisogna mettere le donne nelle direzioni generali; uomini o donne non significa nulla, uomini e donne significa che si sta creando in Sardegna un apparato che è un apparato di regime! E' un apparato di regime! Voi non avete il coraggio di dire queste cose in questa sede, ma so che molta gente intelligente, dirigenti di partito, non possono accettare una situazione simile. Un emendamento di sintesi che si ferma perché gli accordi con l'Unione Europea li vuole fare il Presidente, uno che va a Roma a dire "Non vogliamo più risorse finanziarie", o "Non esiste più l'insularità". E noi dobbiamo approvare affermazioni di questo genere? Questo e' un paradosso, ovviamente, ma non mi sembra una cosa seria, proprio per niente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, annuncio il mio voto di astensione in considerazione proprio del problema relativo al programma politico. Ho ritenuto l'emendamento a firma del Capogruppo del F.A.S., onorevole Balia, molto significativo perché, secondo me, proprio la possibilità di discutere e di valutare il programma di governo, rappresenta una forma di contenimento dei fanatismi che emergono quando ci sono coalizioni contrapposte.

Il programma politico iniziale di governo e i successivi aggiornamenti annuali, così come previsti, a mio avviso rappresentano una garanzia per i cittadini che potranno conoscere direttamente le priorità che si intendano affrontare e la loro calendarizzazione, ma sono una garanzia anche per le minoranze, perché significa che si vuole fare uno sforzo affinché la Giunta attui un programma che non è più solo della maggioranza ma è dell'intero Consiglio; così come il Presidente eletto dal popolo è veramente il Presidente di tutti i sardi e non soltanto di una parte di essi. La nuova formulazione impegna, inoltre, maggiormente la Giunta ad essere radicata nella realtà contingente e il Consiglio a un ruolo più stringente di controllo.

Sono convinta che queste forme di maggiore presenza del Consiglio sul programma - come annunciava stamattina anche l'assessore Dadea - siano ancora più forti se si parte dal principio che deve cadere l'incompatibilità tra assessore e consigliere. Una Giunta più politica penso che darebbe maggiori garanzie di consonanza con l'Assemblea, di quante non possa darne una indicata esclusivamente dal Presidente della Regione. Per questi motivi, e per altri che spero di poter esprimere successivamente sugli altri emendamenti, mi asterrò.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliare Pileri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILERI (F.I.). Presidente, annuncio il mio voto contrario a questo emendamento per diversi motivi che di seguito chiarirò. Al comma uno noi avevamo chiesto di inserire in luogo dell'espressione "esercita funzioni", l'espressione"ha potestà legislativa"; al comma 3, lettera a), avevamo chiesto di sostituire con il termine "approva" il termine "discute", perchè si usano mezze parole e quindi non si dà forza a questa Assemblea legislativa.

Come ha detto il consigliere Diana, in effetti è strano che qualche minuto prima della discussione venga posto alla nostra attenzione un emendamento, sul quale si apre un dibattito anche all'interno della minoranza, e dopo qualche secondo ne viene presentato un altro, modificato, senza alcuna spiegazione da parte della maggioranza. Questo non è un comportamento serio, sicuramente, che non può indurci a dare un voto o di astensione o favorevole. Ma, mi preoccupa molto di più alla lettera b) sempre comma 3, il punto in cui si parla di "atti generali di programmazione e di quelli di pianificazione non delegati alla Giunta…"; io avrei preferito che il Consiglio approvasse atti di pianificazione territoriale di competenza della Regione, per evitare di delegare alla Giunta atti come è stato fatto con la legge numero 8/04.

Mi preoccupa molto anche un altro aspetto; probabilmente con l'articolo 13 stiamo entrando nel merito di quanto è sancito dall'articolo 27 dello Statuto. Infatti questo articolo 27 recita: "Il Consiglio regionale esercita le funzioni legislative e regolamentari attribuite alla Regione". Quindi, l'argomento dell'articolo 13 attiene all'articolo 27 del nostro Statuto. Ribadisco il voto contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Presidente, rimango perplesso sulla strada che ha percorso questo emendamento di sintesi, perché nella personalità del Presidente della Commissione noi c'eravamo impegnati, come Alleanza Nazionale in primis e in generale come opposizione, di seguire questa strada, pur consci delle difficoltà e del dibattito interno alla maggioranza, per poter arrivare ad un voto di sintesi su un tentativo di riequilibrio delle funzioni del Consiglio rispetto allo strapotere del Presidente.

Vi dico che questa posizione che avevamo potuto raggiungere è stata anche molta sofferta; abbiamo discusso al nostro interno, il Presidente della Commissione, anche in un modo affannoso, ha cercato di raggiungerci tutti, uno per uno, per cercare di spiegare qual era il percorso obbligato per poter arrivare ad un emendamento di sintesi come quello che abbiamo sottomano.

Bene, noi eravamo orientati per dare a questa soluzione, prospettata appunto dal presidente Pinna, anche un voto di assenso, se mi consentite e mi passate il termine; invece è arrivato il presidente Soru, che effettivamente è espressione non soltanto del popolo sardo, ma in primis di questa maggioranza del Consiglio regionale, ed ha stravolto i presupposti di un dibattito sereno, aperto, convinto, teso anche a cercare di portare un po' di dignità in quest'Aula; e questa maggioranza non riesce ancora ad individuare quale sia il ghetto in cui viene rinchiusa per volontà del presidente Soru.

Bene, dopo tutto questo dibattere ci rendiamo conto che l'emendamento è stato stravolto perché al Presidente non andava bene questa soluzione finale. Noi vi ringraziamo, state rendendo un bel servizio al popolo sardo, state continuando ad umiliarlo ogni giorno nel dibattito che si porta avanti su questa statutaria. Complimenti!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Intervengo intanto per dichiarare il voto favorevole all'emendamento di sintesi e anche per sottolineare che, rispetto alla modifica che si riterrebbe essere stata apportata a riduzione dei poteri del Consiglio, questo emendamento sotto questo profilo è decisamente migliorativo del testo pervenuto dalla Commissione, chiarisce abbondantemente circa la potestà delle funzioni legislative e regolamentari in capo al Consiglio. Ma poi va letto nel combinato disposto della lettera b) e della lettera d), dove si dice che tutti gli atti generali di programmazione non delegati dalla legge, e la legge la fa il Consiglio, alla Giunta, sono in capo al Consiglio; oltre a questi ci sono anche gli atti di indirizzo generale, che non sono previsti dalla legislazione regionale, ma che sono previsti dalla normativa comunitaria. Il testo rispetto a quello originariamente proposto è solo meglio scritto, se vogliamo, in ragione dei medesimi obiettivi e quindi è sostanzialmente invariato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, grazie in primo luogo ai colleghi che mi hanno preceduto per aver portato elementi di chiarezza in questo breve dibattito, in queste dichiarazioni di voto. Io credo che questo nuovo articolo sia veramente emblematico di una visione, cara evidentemente al Presidente della Regione, di presidenzialismo totalitario; ma questo non rappresenta certamente una sorpresa, è semplicemente la conferma, l'ennesima conferma, di un'impostazione a noi nota.

Ciò che ancora - ancora per poco, per la verità - riesce ogni tanto a sorprenderci è l'atteggiamento della maggioranza, di quella parte della maggioranza che dovrebbe essere, o perlomeno ogni tanto afferma di essere, parlamentarista, quindi indirizzata alla limitazione di un potere eccessivo, che poi va ad ingrossare giorno dopo giorno, durante il dibattito della legge statutaria, le fila del presidenzialismo, avvallando e sostenendo nei fatti scelte che vanno al di là di un presidenzialismo equilibrato, rispettoso della distinzione dei poteri, quale quello a noi caro e al quale cerchiamo di fare riferimento, ma si consegna tranquillamente e con entusiasmo nel ruolo di presidenzialisti estremi, diciamo, un presidenzialismo forte, un presidenzialismo alla sarda, questo nuovo presidenzialismo che sta emergendo adesso.

Mi dispiace e manifesto, con tutta l'amicizia e la stima personale che vi può essere, la solidarietà nei confronti del Presidente della Commissione che, poverino, ha provato a tenere la schiena dritta stasera, si è dato da fare, ha sottoposto all'attenzione dei colleghi una ipotesi che noi tutti, con molto rispetto e con molta volontà di dare anche noi un contributo, abbiamo esaminato, abbiamo ascoltato, ne abbiamo discusso e che poi, mi rendo conto, alla fine ha dovuto subire una sorta di limitazione e di mortificazione. E questo, sinceramente, collega Pinna, devo dire che mi dispiace, perché quel ruolo di Presidente della prima Commissione mi rendo conto che è irto di insidie, di pericoli e di trappole per chi vuole cercare di percorrerlo con un certo spirito autonomo, oltre che autonomistico. Già ad un altro collega l'operazione è andata male e, insomma, io non so quanto lei, collega Pinna, avrà invece la pazienza di sopportare ancora episodi di questo genere.

Debbo dire benvenuti tra noi presidenzialisti ai colleghi di Rifondazione Comunista.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

AMADU (U.D.C.). Presidente, molto brevemente, per annunciare il nostro voto contrario e per far rilevare, sul piano politico-istituzionale più generale, una mancanza di vera azione della maggioranza perché su un tema di questo genere, che riguarda proprio le funzioni del Consiglio regionale, è incredibile, è paradossale che la maggioranza voglia procedere a colpi di maggioranza. E' un fatto che in tanti anni non si è mai visto in quest'Aula, e cioè che la definizione di una problematica istituzionale così importante, così trasversale, sia stata lasciata a scelte che niente hanno a che vedere con la generalità di questi problemi.

E poc'anzi, al collega Pinna, che si affannava per cercare sull'emendamento che poi è stato accantonato un accordo con le minoranze, facevo notare la necessità che ci fosse un chiarimento, che evidentemente non c'era stato, all'interno della maggioranza. Una marcia indietro che svilisce ancora una volta il ruolo di questo Consiglio ed evita che questo Consiglio si riappropri di un ruolo, di una funzione e di una potestà che solo in questo Consiglio risiedono, perché derivano soprattutto dal mandato popolare, derivano da una concezione della democrazia che è in questo Consiglio e che non può essere attribuita ad altro organismo.

La Giunta regionale di per se è l'organo esecutivo, è quello che attua le decisioni del Consiglio, non può avere potestà che sono proprie di questo Consiglio; invece, con questo emendamento che vuol essere un emendamento di sintesi (così chiamato), io credo che questo scopo non si raggiunga: si rafforza ancora di più il ruolo del Presidente e della Giunta; si svilisce ancora di più il ruolo del Consiglio regionale. Il Consiglio regionale diventa poi un ratificatore di accordi conclusi altrove, non si sa da chi, genericamente dalla Regione. Io credo che per alcuni atti questo Consiglio debba essere prioritariamente coinvolto, debba essere responsabilizzato perché possa esprimere direttive che poi la Giunta, l'organo attuatore, dovrà mettere in essere. Non può essere invece l'opposto, ed è quello che si sta verificando; e noi per questo esprimiamo la nostra ferma e convinta contrarietà.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Presidente, esprimo il voto contrario a questo emendamento che doveva essere di sintesi e, invece, crea un'ulteriore divaricazione tra i contenuti degli emendamenti che sono stati sintetizzati, a partire dal "239". Questo, fra l'altro, proposto dal Gruppo di Rifondazione Comunista, conteneva una serie di elementi inerenti le funzioni dell'organo legislativo, quindi del Consiglio regionale, a cui si vuol negare la possibilità della verifica, del controllo, non solo sulla Giunta e sugli Assessori, ma anche sulle amministrazioni pubbliche regionali e comunque sottoposte al controllo della Regione.

Devo dire che, molto abilmente, il collega Uras nel suo intervento ha voluto un attimo mistificare quello che nei contenuti di questo articolo viene tralasciato rispetto agli intendimenti e alle condivisioni su una forma di governo presidenzialista, e sui limiti che al presidenzialismo si vorrebbero imporre, che vengono lasciati invece alla mercé di un presidente che può tranquillamente presentare un programma che si può discutere ma che la maggioranza non deve assumersi neanche il compito eventualmente di approvare.

Io auspico che lo approvino le minoranze il programma di governo. Ma credo che noi avremmo condiviso il principio che un programma politico va non solo discusso ma anche approvato. Ma così pure, quando si parla di approvazione degli indirizzi previsti dalla normativa comunitaria, vorrei sapere perché dovremmo approvare solo gli atti di indirizzo; assieme agli atti di indirizzo vorremmo approvare anche i regolamenti ed eventualmente gli atti di programmazione derivati dalla normativa comunitaria.

In tutto questo, quello che ci sembra di cogliere è che molto di quanto abbiamo voluto sottolineare nella discussione generale su questo articolo viene trascurato o, meglio, si preferisce fare orecchie da mercante.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Presidente, annuncio il voto contrario a questo emendamento di sintesi che fotografa bene, esattamente nella rappresentazione della prima versione e in quella della seconda versione, lo stato ormai molto confuso del percorso di questo dibattito in Aula relativo all'approvazione della legge statutaria.

Siccome questo emendamento di sintesi reca anche il mio nome, ma anche quello dei componenti della Commissione che appartengono alla opposizione, e poiché, in maniera molto corretta, il Presidente della Commissione, all'ingresso qui in Aula, ci ha notificato esattamente il testo che si sarebbe dovuto discutere, è chiaro che diventa difficile seguire il ragionamento che lo stesso onorevole Uras faceva, entrando nel merito del confronto dei due testi, per dire: attenzione, l'"808 bis" è un testo migliorato rispetto al testo precedente.

Non è questo l'oggetto del contendere, relativamente a ciò che noi dobbiamo approvare, è lo stato di confusione, è esattamente ancora una volta un atteggiamento di esproprio della competenza, manco a farlo apposta, di cui parla proprio l'oggetto dell'articolo numero 13; cioè noi stiamo parlando oggi di competenze del Consiglio regionale, e ancora una volta ritroviamo che queste garanzie alle competenze del Consiglio regionale, in maniera eclatante, non sono assicurate.

La Commissione, infatti, non ha potuto in sua totale libertà verificare davvero le condizioni, posto che ce ne fossero ancora, di poter migliorare questo testo. Diceva il collega Artizzu, benvenuti nel club dei presidenzialisti, benvenuti nel club dei presidenzialisti non capisco quale sia il club, chi vi appartenga e chi non vi appartenga. Sta di fatto che quelli che ieri hanno votato per il presidenzialismo probabilmente erano ospiti non graditi, questo parrebbe di capire. In ogni caso credo che, riportando l'oggetto di questo emendamento, occorra davvero dire che cosa vogliamo costruire, noi, in questa legge statutaria; una legge statutaria che era stata annunciata esattamente nel programma della maggioranza e che, era detto in maniera esplicita, avrebbe rispecchiato il modello presidenzialistico. Questo progetto è stato posto in discussione ma non ha più una maggioranza che davvero possa garantirlo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PINNA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, esprimo il parere favorevole su questo emendamento di sintesi che contiene il primo dei cinque articoli che la Commissione ha scritto per definire la funzione e i compiti del Consiglio, per cui apre una serie importante di interventi significativi che, secondo noi, qualificano la legge statutaria. Non solo, questo emendamento di sintesi raccoglie, specialmente nel primo e nel secondo comma, due richieste che erano presenti negli emendamenti della maggioranza, ma anche dell'opposizione.

La prima è il riferimento al popolo sardo, la seconda la restituzione al Consiglio della funzione fondamentale, quella regolamentare. Questo emendamento di sintesi alla lettera c) introduce un elemento, presente in un gruppo di emendamenti della maggioranza e dell'opposizione, che definisce ancora meglio sotto questo punto di vista una competenza specifica del Consiglio. Inoltre alle lettere e), e g) si fa riferimento agli ultimi due commi dell'articolo 117 della Costituzione, Titolo V, così come è stato modificato.

L'unico fatto nuovo, rispetto al testo proposto alle opposizioni, è una semplice riscrittura della lettera d); stiamo parlando di una lettera su sette che componevano il terzo comma che qualificava la legge statutaria relativamente alle competenze del Consiglio. In questo emendamento si è tenuto conto delle osservazioni formulate dal Consiglio nella discussione generale e anche in tutti gli emendamenti che sono stati approvati; quindi credo sia un emendamento che risponda alla logica non della schiena dritta ma della schiena responsabile. Perché noi abbiamo bisogno di gente, di uomini e di donne responsabili anche nel portare avanti l'attività di riforma.

Mi dispiace, mi scuso solamente perché la riscrittura della lettera d) è stata comunicata, ma l'ho comunicata per tempo, ci si poteva ancora fermare; se tutto serve per assumere atteggiamenti comprensibili, ma che sono in parte strumentali, questo non dipende né dal Presidente della prima Commissione e nemmeno dal Presidente della Giunta che, in quanto consigliere regionale, concorre con tutti quanti noi ad elaborare le leggi giuste.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PITTALIS (Gruppo Misto). In primo luogo, siccome sono firmatario dell'emendamento numero 808, e nella contesa politica tutto ormai è ammesso, voglio tranquillizzare i colleghi che, per quanto mi riguarda, ma anche per quanto riguarda i colleghi consiglieri regionali con i quali abbiamo discusso questa sintesi, non abbiamo preso ordini da nessuno. Questo lo voglio dire perché non si può sminuire un lavoro serio, meticoloso, che ha suscitato anche un dibattito all'interno della stessa maggioranza, sempre con il ricorso alla figura del presidente Soru che incombe su ogni cosa. Smettiamola!

Smettiamola, una volta per tutte!

Ma c'è una questione di merito; io davvero vorrei sapere, perché ancora non l'ho capito, sarà anche un mio limite, di che cosa stiamo parlando. allora si deve conoscere il contenuto di questo emendamento di sintesi e anche le norme dello Statuto a regime vigente per capire se ci sia una deminutio o un ampliamento delle competenze del Consiglio regionale. Il Consiglio regionale si qualifica preminentemente per la funzione legislativa, che nessuno può appunto togliere, ma oggi si qualifica ancora di più perché viene chiarito, finalmente, che alcune funzioni sono nella esclusiva competenza del Consiglio regionale, senza alcuna possibilità di dubbio interpretativo, e mi riferisco agli atti di pianificazione, agli atti di programmazione generale. E cosa vuole dire che il Consiglio regionale ratifica gli accordi conclusi dalla Regione con gli organi dello Stato, deve andare l'Assemblea regionale in sede comunitaria? Avviene questo per quanto riguarda il rapporto tra Governi nazionali e sistema comunitario? Io penso che vi sono altre ragioni per stimolare e rendere anche più vivo questo dibattito, anche nello scontro, ma le cose che mi pare siano serie, lasciamole veramente serie e limitiamo lo scontro politico.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Presidente, il testo dell'articolo 13, così come è stato riformulato nell'emendamento, è sicuramente migliorativo rispetto a quello licenziato dalla Commissione e raccoglie, certamente non in forma letteraria, la filosofia di undici emendamenti presentati da varie parti e a vario titolo.

Il problema, collega Pisano, è altro, il problema è altro, ed è che in regime di presidenzialismo dobbiamo essere consapevoli che vi sono, purtroppo, io dico ahinoi, alcuni vincoli. Questi vincoli potevano essere superati con una scelta di tipo diverso, io dico con un atto di coraggio: la scelta del parlamentarismo. Ho sempre sostenuto in passato, e lo riaffermo ora con molta serenità e molta tranquillità, che io sono partito dal presupposto, e così continuo a credere, che le riforme di questa portata non siano compito esclusivo della maggioranza; e che possano esserci anche intersecazioni e motivi che portano maggioranza e opposizione a collaborare alla ricerca di un testo che sia un testo valido.

La realtà è che buona parte della minoranza, non tutta, si è dichiarata presidenzialista, e il risultato non poteva essere differente rispetto a quello che di fatto è acquisito. È inutile lamentarsene a posteriori, l'errore sta alla base; qualunque innovazione, qualunque modifica (ripeto concetti già espressi) rispetto al presidenzialismo, non rappresentano che un palliativo e non possono avere altro che un effetto placebo. I miglioramenti li ha già richiamati il relatore e sono relativi ad alcune modifiche (il termine "popolo", i regolamenti, la funzione regolamentare, le innovazioni introdotte nella lettera c) e nella lettera f), che solo apparentemente non sono sostanziali ma che di fatto lo sono. Io credo che con quei vincoli che il presidenzialismo impone, oltre questo, fosse difficile fare di più, e per questo annuncio il voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Con l'approvazione dell'articolo 13, emendato poi dall'emendamento numero 808, si completa l'impalcatura istituzionale della legge statutaria. Ieri, con un voto rocambolesco, è stata approvata la parte relativa al presidenzialismo. Voto rocambolesco perché si è visto di tutto in quest'Aula: gente che usciva al momento del voto, gente che non votava, gente che faceva altre cose; in realtà, non credo che oggi, comunque, la maggioranza di questo Consiglio si riconosca con quanto è stato approvato ieri . Però, indipendentemente da questo, ciò che è stato approvato ieri credo che condizioni comunque fortissimamente tutto il resto del disegno di legge.

Oggi, con questo articolo e quindi con questo emendamento si volevano contro bilanciare i poteri del Presidente della Giunta regionale. A me pare che quello che è stato proposto non contenga nulla, o molto poco di quanto noi avevamo suggerito per un effettivo contro bilanciamento dei poteri. E questa Regione, dopo che noi avremo approvato questa Statutaria, sarà consegnata all'assolutismo presidenzialista di questa Giunta regionale, sarà nelle mani del Presidente della Giunta regionale. Le modifiche che noi faremo adesso credo poco serviranno; alla fine dei conti, giriamola come vogliamo, questa è la realtà,

Allora, io credo che questo sia veramente un fatto grave, che mortifica il ruolo di questo Consiglio regionale che, oggi, penso si senta veramente sminuito nelle sue prerogative, nelle sue competenze e nella sua dignità. In questa situazione dovremmo fare in modo che questo disegno di legge, davvero, non venga approvato, non vada in porto e, se questa è la situazione, io vi devo dire che noi ci rivolgeremo ai cittadini sardi, dato che i partiti, soprattutto i partiti della maggioranza, non hanno avuto il coraggio di portare avanti le loro convinzioni. Secondo me sarà la gente, saranno i cittadini sardi che alla fine diranno no a questa legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.). Dichiaro il mio voto favorevole all'emendamento di sintesi numero 808, partendo da una considerazione molto semplice. Io credo che nella distinzione dei poteri e delle funzioni tra il potere esecutivo e il potere legislativo ciò che noi dovevamo e dobbiamo ancora fare (questo non è l'unico articolo interessato) è di definire con più nettezza e con l'ampiezza maggiore possibile le funzioni attribuite al potere legislativo.

Io penso che il lavoro che è stato fatto vada in questa direzione. Nella prima formulazione del disegno di legge, infatti, l'articolo 13 si componeva di tre commi, riassuntivi, generali e che, intendiamoci, tutto comprendevano. Nel testo esitato dalla Commissione, l'articolo 13 e i successivi quattro articoli credo abbiano contribuito a definire con più nettezza e con più precisione le funzioni e i poteri del Consiglio regionale. Questo vale anche per l'emendamento numero 808 che, mi dispiace, non abbia recepito alcuni emendamenti firmati dai colleghi dell'opposizione. Di fatto, comunque, le variazioni che sono state apportate raccolgono quel tipo di proposte; per esempio, l'ampliamento delle funzioni regolamentari era suggerito negli emendamenti proposti dall'opposizione, in modo particolare dall'emendamento numero 83. La lettera c) che "autorizza, con provvedimenti legislativi, la costituzione o la soppressione e la liquidazione di enti, di agenzie…", è stata introdotta, quindi è un contenuto specifico aggiuntivo, riprendendo diverse proposte dell'opposizione, sia per quanto attiene all'autorizzazione sia per quanto riguarda il ricorso allo strumento legislativo. Quindi, è stato fatto uno sforzo per recepire non solo proposte migliorative della maggioranza, ma anche dell'opposizione. Penso che i successivi articoli contribuiranno a chiarire ulteriormente lo sforzo fatto per ampliare, appunto, questa funzione…

PRESIDENTE. Onorevole Orrù, il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Presidente, da qualche giorno mi pare che ci siano in quest'Aula molti ortopedici che misurano le condizioni delle vertebre, la schiena e quant'altro delle persone che frequentano l'Aula stessa. Presidente Pinna, non intendo misurare la sua schiena né vedere se è dritta o storta, anche perché non intendevo neanche verificare questo emendamento di sintesi dell'articolo 13 perché è, comunque sia, negativo, nel senso che chi ha votato per il presidenzialismo, al di là di chi fa dichiarazioni di parlamentarismo, che si nasconde o svia, o sceglie altre strade, effettivamente, non c'è stato un costrutto serio che desse articolazioni forti a questa Istituzione consiliare.

Un esempio, giustappunto, mi pare ce l'abbia richiamato il presidente Floris, è la discussione e non approvazione del programma di governo, come se il programma elettorale fosse il Vangelo assoluto, il libretto verde o il libretto rosso che deve entrare in quest'Aula ed essere l'atto benedicente per qualunque azione programmatoria e di governo della Regione sarda. Io credo che, passato il periodo elettorale, vi siano invece delle linee di governo che devono essere indicate con precisione, e quest'Aula deve approvarle.

Ma ancor di più, tenuto conto che noi diciamo di volere un rapporto diverso con lo Stato e con l'Unione europea, vi è una carenza assoluta di questi rapporti, della possibilità che questo Istituto possa avere un rapporto veramente diretto con le istituzioni europee.

Quindi, manca un cardine, manca un qualcosa, e mi dispiace che altra parte dell'opposizione non abbia compiuto una considerazione simile, più approfondita, perché su queste cose non si può non discutere. E, caro presidente Soru, non bisogna aspettare che ci sia un incidente di percorso per capire, se si ha una maggioranza coesa o meno, se c'è la dignità di un percorso vero su indirizzi, programmi, valori e ideali seri di politica alta, di politica con la P maiuscola, anziché le "bottegucce" che spesso e volentieri si vedono attraverso azioni di secondo piano.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, mi dispiace deludere l'onorevole Artizzu, ma respingiamo al mittente l'invito ad iscriverci al partito dei presidenzialisti di cui lui fa parte, ma che non ci appartiene. Forse per lei, onorevole Artizzu, è stata una riduzione rispetto alla scelta che avrebbe voluto fare, forse lei sarebbe voluto andare anche oltre il presidenzialismo e avere veramente un capo totalitario come ha detto in quest'Aula. Restiamo volentieri e con convinzione, parlamentaristi moderni, che vogliono conseguire efficienza, efficacia e stabilità dei governi e delle maggioranze, lo ripetiamo ancora una volta.

Credo che il testo proposto, questo emendamento numero 808 che chiamiamo di sintesi, sia veramente migliorativo rispetto al testo della Commissione. Intanto si afferma che il Consiglio regionale è l'organo rappresentativo del popolo sardo; a ben vedere non è la stessa cosa che usare il termine generico "comunità regionale". Al comma 2, inoltre, è specificato che le funzioni legislative e regolamentari, ripeto, regolamentari, sono di competenza del Consiglio, così come da tutti, anche da voi dell'opposizione, auspicato. Gli altri aspetti riguardano altri commi e lettere che sono rimaste tali, non mi pare ci siano modifiche o riduzioni dei poteri del Consiglio.

Sul comma 3, alla lettera d), credo di poter dire che si sia fatta una scelta di precisazione e anche di attualizzazione di quello che oggi dobbiamo fare in riferimento alle nuove norme comunitarie. Infatti, il potere di indirizzo rimane al Consiglio, il Documento Strategico Regionale (DSR), per intenderci (il riferimento è al vecchio complemento di programmazione), che è la questione più importante, lo dobbiamo discutere ed approvare noi. Gli altri atti che riguardano la contrattazione con l'Unione Europea, che sono attuativi, possono stare in capo all'esecutivo e poi andranno al parere della Commissione di merito.

Questo percorso mi pare anche ovvio, se non si vuole andare incontro ai problemi che abbiamo avuto di fronte ai fondi comunitari nelle due fasi dell'Obiettivo uno, e cioè quando abbiamo rischiato di dover restituire i fondi comunitari a Bruxelles. Infine, credo che alcuni esponenti dell'opposizione siano a corto di argomenti e malamente nascondano il loro nervosismo per non essere riusciti a spaccare questa maggioranza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Randazzo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ALBERTO RANDAZZO (U.D.C.). Dichiaro innanzitutto il mio voto contrario, comunque diciamo che il clima è molto più sereno e mi fa piacere sentire il collega Pisu. Però, collega Pisu, quando nella lettera d) del terzo comma non sono previsti i regolamenti, subentra un po' di diffidenza; qualche collega dice che forse non abbiamo visto la legge, allora dobbiamo dare per certo che l'articolo 35 è soppresso? Sto apprendendo questo: è tutto in capo al Consiglio? Così ci tranquillizziamo un poco, perché quando abbiamo discusso dell'emendamento che ci ha portato il collega Pinna, abbiamo fatto una discussione democratica esprimendoci, accettando delle cose, e le perplessità nascono spontanee, perché se io vengo a discutere e metto le carte sul tavolo non stiamo giocando a poker che bariamo sulle carte, io, una volta che mi arrivano i documenti ufficiali, siccome partiamo sempre dal: siamo parlamentaristi, lo ribadisco in caso qualcuno confonda col fatto che siamo presidenzialisti, siamo e saremo sempre parlamentaristi, essendo parlamentaristi, gradiremmo tenere un po' di quel potere che la Costituzione dà al Parlamento, non abdicando o dando pieno potere ad altri che, giustamente, devono rappresentarci e rappresentano tutta la Sardegna, chiunque sia eletto presidente, perché i numeri per far passare il presidenzialismo ci sono, i numeri per fare la legge elettorale, va benissimo, chiunque venga eletto rappresenta tutto, nella sua interezza, il popolo sardo.

Collega Pisu, non c'era bisogno di fare un emendamento per scrivere "popolo sardo", perché ne abbiamo discusso tante volte, collega Pinna, questo era già condiviso, bastava dall'inizio, come avevamo proposto, in tutti i punti in cui c'era il termine"comunità" sostituirlo con l'espressione "popolo sardo"; e non doveva essere una concessione perché chiesto dall'opposizione, è passata altre volte questa dicitura, non deve essere un dono fatto all'opposizione, perché abbiamo chiesto con forza di inserire l'espressione "popolo sardo"per rafforzare la trattativa con lo Stato, far valere quella sovranità che c'è sempre stata nella Costituzione e nello Statuto sardo, poi quegli accordi devono essere ratificati, ma non è stato fatto un regalo a nessuno. Voglio precisarlo perché qualcuno ha detto che è stata recepita gran parte degli emendamenti dell'opposizione, ma non si può recepire solo quello che fa comodo. Concordo con il collega Amadu che occorre stabilire un percorso comune in modo da non escludere quest'Aula parlamentare dalla programmazione degli atti di indirizzo. Chiedo sull'emendamento la votazione nominale..

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Farigu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FARIGU (Gruppo Misto). Signor Presidente, rapidamente dichiaro intanto il mio voto contrario all'emendamento e ribadisco la mia contrarietà all'articolo, alla legge, a tutto; raccolga, Presidente, tutta questa mia volontà negativa, specifica e generale. Io francamente ritengo che la definizione del ruolo e delle competenze del Consiglio sia materia statutaria e quindi al di fuori della portata di un atto legislativo ordinario; ma sono d'accordo con quanti hanno detto, mi pare il compagno Balia, che non c'è niente da fare, l'ho detto altre volte, non si può rimediare a questo tipo di legge attraverso l'istituto dell'emendamento perché ha tutta una sua impostazione, una sua impalcatura, e così via.

Ed io su questa volontà di semplificare le istituzioni che sta dominando questo Consiglio, questa Presidenza della Giunta regionale, francamente non mi ritrovo, evidentemente ho un retaggio culturale sulla divisione dei poteri che mi rende inadeguato a svolgere questo ruolo in questo Consiglio.

Io mi permetto, in conclusione, di proporre a chi ha il potere, a chi conta in questa Regione a livello di presidenza regionale, a livello di maggioranza, di scrivere per memoria in questa legge che il Consiglio regionale è un istituto superato, che la Giunta è un istituto superato. Da come qui è inquadrata è ridotta a un service del Presidente e, pertanto, gli Assessori potrebbe benissimo raccoglierli attraverso una società interinale. Se lì non li trova c'è a Cagliari un circolo denominato " piccioccheddus de crobis".

E' vero che la Giunta prima di sospendere i lavori aveva detto che attraverso l'istituto del referendum si attua un grande bilanciamento dei poteri del presidente; francamente non ci avevo pensato, effettivamente questa affermazione mi ha spiazzato a sinistra, più del popolo, come si può essere progressisti a sinistra? Io però in passato ero rimasto un po' perplesso rispetto all'istituto referendario perché nelle mie continue frequentazioni in Svizzera (paese e popolo referendari per antonomasia) per visitare gli emigrati sardi, ho potuto constatare che anche lì l'istituto del referendum è in declino, è in esaurimento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Regione per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Signor Presidente, annuncio il mio voto favorevole all'emendamento. Su un articolo che riguarda le funzioni del Consiglio regionale si è finito per riparlare di fatto più di presidenzialismo che, espressamente nel merito, del dettato di questo articolo, richiamando situazioni fosche in cui si starebbe consegnando la Regione al Presidente pro tempore e a chiunque sarà nel futuro, magari sottolineando come questa sia una specificità tutta sarda o un disastro che più o meno sta succedendo in questa Regione.

Vale la pena ricordare che in dieci Regioni in cui sono stati votati gli Statuti o le leggi statutarie, tutte e dieci le Regioni si sono espresse per l'elezione diretta del Presidente, ed è normale perché anche in questa stessa Regione - se andiamo ad analizzare la posizione politica precedentemente espressa dalla maggioranza dei partiti che compongono questo Consiglio regionale - tutti si sono espressi politicamente in maniera chiara per l'elezione diretta del Presidente della Regione. Se ci richiamiamo, invece, a quello che accade all'esterno, in Friuli dove il Consiglio regionale ha preso una decisione diversa, al referendum credo che il 73 per cento degli elettori abbia votato in favore dell'elezione diretta, e quindi la preoccupazione del collega che il popolo o un referendum possano sovvertire questa decisione del Consiglio regionale mi pare abbastanza difficile possa avverarsi.

Però, l'aspetto che mi lascia più perplesso di questa discussione è che fino adesso sul merito proprio di quanto è stato modificato in questo emendamento di sintesi - che era già concordato - mi pare che non si sia espresso nessuno, l'unica cosa che dispiace è che il Presidente della Regione sia intervenuto su questo argomento. Io vi chiedo se sono un uditore di questo Consiglio regionale o se posso avere anch'io la facoltà di intervenire e magari di esprimere un'opinione. Ieri, l'altro ieri, gli stessi firmatari di questo emendamento hanno dato prova di come si possa avere un'opinione diversa e il fatto che oggi abbiano un'opinione condivisa non significa che ci sia una qualche prevaricazione di alcuno.

Allora, parliamo sul merito delle cose, non cerchiamo di ridicolizzare tutto, anch'io ho facoltà di parola e di esprimere un pensiero e anche a me capita ogni tanto di condividere la posizione della maggioranza di centrosinistra, così come ieri ci è capitato di non condividerla attraverso le stesse persone.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Vorrei, brevissimamente, proprio entrare nel merito. Perché il dato di fatto è questo: c'è un emendamento di sintesi che la maggioranza proponeva di firmare anche all'opposizione, aveva messo anche i nostri nomi, ma ci sono delle differenze nel testo dopo due ore di riunione con il Presidente della Regione. Registro i fatti, non commento. Cioè, nel secondo comma la parola "e" è stata sostituita con "o", lascio a voi valutare se è la stessa cosa. Poi, soprattutto, nella lettera d) alle funzioni del Consiglio regionale si dà soltanto "gli atti di indirizzo generale previsti dalla normativa comunitaria", e non i regolamenti e gli atti di programmazione generale attuativi della normativa comunitaria; vi sembra una cosa di poco conto? Quindi, evidentemente, tutto deve rimanere in capo alla Giunta, questo è il problema, questo è il problema! Non è una riscrittura migliore, onorevole Uras, non è che il testo sia stato scritto meglio.

Terza questione: il potere di approvare atti generali di programmazione e quelli di pianificazione attiene soltanto a quelli non delegati alla Giunta dalla legge. Questo significa che un Consiglio regionale con un sistema presidenziale come quello che abbiamo, quando approverà le leggi che prevedono atti di programmazione o di pianificazione lo farà con "la pistola sul tavolo" e dovrà approvare, molto probabilmente, leggi che delegano sempre di più atti di programmazione e di pianificazione alla Giunta regionale. Questo è il problema reale di fronte al quale ci troviamo.

Il fatto che questa modifica sia avvenuta dopo due ore di sospensione, in cui la maggioranza e il suo Presidente hanno dovuto discutere su queste cose, dice tutto sul significato e sulla vostra veramente reale volontà di fare riforme istituzionali insieme. Cioè, chi tratta con noi è un plenipotenziario o è uno che prima tratta e poi dopo deve andare a sentire se va bene? E fino all'ultimo tutto può essere modificato; e non è la prima volta che accade!

A questo punto siamo veramente desolati, ma non possiamo votarlo, il nostro voto è contrario, ma soprattutto è il metodo che è assolutamente di ostacolo a una reale collaborazione tra maggioranza e opposizione su questioni alte, come in questo caso, e non da bassa macelleria.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.

DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Presidente, penso che il confronto politico - anche quando è aspro, anche quando è acceso - non possa impedirci di entrare nel merito delle cose che stiamo discutendo. Allora, una comparazione con la precedente bozza di emendamento che è stata sottoposta anche all'attenzione degli onorevoli dell'opposizione, ci consentirebbe di vedere nel merito quali sono le differenze. È stato modificata la dizione di "regolamenti" esattamente nel punto e perché era una semplice ripetizione di quanto è contenuto nel secondo comma, in cui il potere regolamentare - così come disposto dallo Statuto - viene indicato esattamente in capo al Consiglio regionale. La seconda modifica, al punto d) riguarda la sostituzione del termine "programmazione" con il termine "indirizzo". Si è utilizzata una dizione attuale, moderna, che nasce sulla base della normativa europea e delle nuove diciture in materia di programmazione.

Dal punto di vista del merito io vorrei sapere, mi appello alla cortesia degli onorevoli dell'opposizione, se questi sono elementi di differenziazione tali da aver impedito alla opposizione di apporre la firma su questo emendamento. Questo è un provvedimento, è un atto concreto, attraverso il quale si riequilibrano i poteri tra il Presidente e il Consiglio regionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Presidente, intervengo soltanto per una precisazione. E' vero, la lettera "e" è stata sostituita dalla lettera "o", ma si tratta di un puro errore, l'Assessore lo conferma. Quindi, la dizione esatta è "alla Regione dalla Costituzione e dallo Statuto" non "o dallo Statuto". Poi, Presidente, per chiedere che l'emendamento 322, inserito all'articolo 13, venga spostato - per competenza e per affinità con altri emendamenti presenti - all'articolo 19.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Negli emendamenti sintetizzati c'è il "357" che apporta quella modifica da "o" in "e", che per un errore materiale non è stato trascritto. Per cui si tratta semplicemente di apportare questa correzione che è già nel testo.

URAS (R.C.). Sulla "o" non so se sia un errore materiale, ma...

PRESIDENTE. Onorevole Uras, attenda che le dia la parola. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Non vorrei che nelle interpretazioni a posteriori (si sa, gli interpreti sono migliori di coloro che stendono le leggi), tenendo conto che lo Statuto è legge costituzionale esattamente come la Costituzione, si dica che quelle funzioni debbano essere attribuite contemporaneamente dalla Costituzione e dallo Statuto perché se le prevede solo lo Statuto o solo la Costituzione non siamo in quella fattispecie. Non vorrei che accadesse questo, perché gli interpreti sono uno migliore dell'altro e ne fanno una peggio dell'altro.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 808.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Pisano ha votato contro.

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LAI Renato - LANZI - LICHERI - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SORU - UGGIAS - URAS.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - ATZERI - CHERCHI Oscar - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - FARIGU - FLORIS Mario - GALLUS - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - MURGIONI - PETRINI - PILERI - PISANO - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio - RASSU - SANJUST.

Si sono astenuti: Il presidente SPISSU - CALIGARIS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 74

votanti 72

astenuti 2

maggioranza 37

favorevoli 46

contrari 26

(Il Consiglio approva).

Per effetto dell'approvazione dell'emendamento numero 808 decadono tutti gli emendamenti all'articolo 13 tranne il numero 322 che è stato spostato all'articolo 19.

Passiamo all'articolo 13 bis. All'articolo 13 bis sono stati presentati diciassette emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 13 bis e dei relativi emendamenti:

Art. 13 bis
Nomine

1. Il Consiglio delibera le nomine e le elezioni che siano attribuite espressamente all'Assemblea; quelle che prevedano l'obbligo di assicurare la rappresentanza delle opposizioni; quelle che siano riferite ad organismi di garanzia.

2. Le nomine di competenza degli organi di governo che riguardano i presidenti degli enti regionali, i responsabili delle strutture di vertice dell'amministrazione regionale, i direttori generali delle agenzie e delle aziende sanitarie regionali, sono sottoposte al parere delle commissioni consiliari competenti. Le commissioni possono procedere alla audizione del nominato.

3. Il parere è espresso, nel tempo intercorrente tra l'atto di nomina e la sua efficacia, entro dieci giorni, decorsi inutilmente i quali se ne prescinde.

EMENDAMENTO soppressivo parziale CAPELLI - MILIA - CUCCU Franco Ignazio -RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.

Articolo 13 bis

Il 1 comma dell'art. 13 è soppresso. (96)

EMENDAMENTO soppressivo parziale MANINCHEDDA - ATZERI - SERRA - BALIA - MASIA - PITTALIS - LAI Vittorio Renato - MARRACINI - SALIS.

Articolo 13 bis

I commi 2 e 3 dell'art. 13 bis sono soppressi. (314)

EMENDAMENTO soppressivo parziale CAPELLI - MILIA - CUCCU Franco Ignazio -RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.

Articolo 13 bis

Al comma 3, le parole da "decorsi" fino a "prescinde" sono soppresse. (97)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale CALIGARIS.

Articolo 13 bis

Nel comma 2 dell'articolo 13 bis le parole "del nominato" sono sostituite dalle parole "del candidato alla nomina". (177)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale FLORIS Mario - CHERCHI Oscar.

Articolo 13 bis

Il 3° comma è sostituito dal seguente: "Il parere è espresso entro 10 giorni dalla richiesta formale dello stesso, decorsi inutilmente i quali se ne prescinde". (38)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 13 bis

Al comma 3, le parole "entro dieci giorni" sono sostituite con: "entro trenta giorni". (521)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PISU - URAS - LICHERI - DAVOLI - FADDA - LANZI.

Articolo 13 bis

Al comma 3 le parole "entro dieci giorni" sono sostituite dalle seguenti: "entro venti giorni". (272)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 13 bis

Al comma 3, le parole "se ne prescinde" sono sostituite con: "l'atto di nomina è ritenuto non valido". (522)

EMENDAMENTO aggiuntivo ATZERI - MANINCHEDDA.

Articolo 13 bis

Al comma 1, dopo l'espressione "organismi di garanzia", aggiungere l'espressione "e di controllo". (220)

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 13 bis

Al termine del comma 1, è aggiunto: "quelle relative a organismi che potrebbero trovarsi ad avere rapporti di qualsiasi genere con società a fini di lucro e tra i cui soci, dirigenti o dipendenti figurino il Presidente della Regione o Assessori regionali". (523)

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 13 bis

Al comma 2, subito dopo le parole "delle aziende sanitarie regionali" è aggiunto: "i presidenti, gli amministratori, i componenti i consigli di amministrazione e i collegi sindacali delle società controllate dalla Regione". (524)

EMENDAMENTO aggiuntivo CORRIAS - BARRACCIU - LOMBARDO - LANZI - SANNA Simonetta - CERINA - COCCO - CALIGARIS.

Articolo 13 bis

Al comma 2 dopo le parole "Agenzie sanitarie regionali" sono aggiunte le seguenti: "devono prevedere l'equilibrio della rappresentanza di genere in misura paritaria.". (335)

EMENDAMENTO aggiuntivo RANDAZZO Alberto - FARIGU - LADU - LA SPISA - VARGIU - ARTIZZU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA Matteo - RASSU -SANJUST - CONTU - PETRINI - LOMBARDO - PILERI - PISANO - CASSANO - DEDONI - RANDAZZO Vittorio - AMADU.

Articolo 13 bis

Nel comma 2 dopo le parole "delle agenzie e delle aziende sanitarie regionali" sono aggiunte le seguenti parole: "devono prevedere l'equilibrio della rappresentanza di genere in misura paritaria e". (677)

EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.

Articolo 13 bis

Al 2 comma dell'art. 13 bis, dopo le parole "al parere" e prima delle parole "delle commissioni", sono aggiunte le parole: "obbligatorio e motivato". (80)

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 13 bis

Al comma 2, subito dopo le parole "al parere" è aggiunto: "vincolante". (525)

EMENDAMENTO aggiuntivo RANDAZZO Alberto - FARIGU - LADU - LA SPISA - VARGIU - ARTIZZU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA Matteo - RASSU -SANJUST - LOMBARDO - CONTU - PETRINI -PILERI - PISANO - CASSANO - DEDONI - AMADU - RANDAZZO Vittorio.

Articolo 13 bis

Al comma 2, alle parole "sono sottoposte al parere" è aggiunta la seguente parola: "vincolante". (678)

EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.

Articolo 13 bis

Dopo il 2 comma è aggiunto il comma 2 ter: "La commissione consiliare permanente deve esprimere il proprio parere sulla nomina entro dieci giorni. Prima che la commissione esprima il parere, la nomina non acquista efficacia". (100).)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, intanto vorrei sottolineare, mi dispiace ma lo devo fare, per tutti quelli che hanno sostenuto di avere i "denti sudati" per aver collaborato alla elaborazione dell'emendamento di sintesi, che questo non era altro che l'emendamento presentato dal Gruppo de La Margherita. Signor Presidente, lo dico per evidenziare l'ipocrisia che c'è, per tutti quelli che hanno detto di aver lavorato e che hanno parlato di tutto lo sforzo fatto dalla Commissione, questo è la ricopiatura dell'emendamento presentato da tempo immemorabile dal Gruppo de La Margherita. Questo per dire che bisogna essere un po' più seri. Quando noi critichiamo il "791", Assessore…

(Interruzione dell'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione)

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). E' uguale, è preciso, mi consenta di non leggerlo perché tanto ogni consigliere regionale lo può leggere. Allora, siccome il Presidente della Regione ha sollecitato alla concretezza e a parlare di politica, nel senso delle funzioni che il Consiglio regionale avrebbe dovuto svolgere, io che cosa avrei voluto? Io avrei voluto (ecco perché le posizioni sono distanti, io non so se siano distanti anche con la maggioranza), che il documento politico che le coalizioni presentano al popolo avesse avuto l'approvazione da parte del Consiglio regionale, proprio per la motivazione che il documento politico di maggioranza poi viene presentato dal Presidente della Regione al Consiglio regionale dove sono presenti tutte le rappresentanze, anche quelle di coloro che non hanno partecipato, non capisco che paura ci potesse essere, alla stesura del programma.

Avrei voluto che ci fosse da parte del Consiglio regionale la verifica dello stato di attuazione di tutte le linee programmatiche, ripeto, di tutte le linee programmatiche; questo è, credo, un dovere del Consiglio regionale. Avrei voluto che il Consiglio regionale potesse provvedere allo svolgimento di indagini conoscitive anche attraverso l'audizione dei funzionari regionali, l'acquisizione di documenti e atti in possesso dell'amministrazione regionale senza i quali non so che tipo di verifiche e di controllo potremmo fare. Presentiamo, Presidente, richieste di delucidazioni, interpellanze, mozioni, e non riceviamo mai una risposta, quindi che razza di controllo può fare il Consiglio regionale! Io vorrei vedere il Presidente da questa parte, non da quella parte, mi consenta, perché devo andare avanti.

Avrei voluto l'emanazione di atti di indirizzo per l'azione di governo attraverso mozioni, anche settoriali, da parte del Consiglio regionale, la formulazione di pareri vincolanti di indirizzo su nomine, designazioni e ogni altro atto compiuto dal Presidente della Regione. E' un dovere del Consiglio regionale. Tutto questo noi non l'abbiamo! Ugualmente l'approvazione da parte del Consiglio regionale degli accordi di programma, dove noi siamo tagliati fuori, dove non c'entriamo niente e non possiamo fare nulla, nonché la ratifica di tutte le intese con le altre Regioni e l'approvazione degli accordi stipulati con lo Stato e con gli altri Stati. Queste sono le funzioni che un Consiglio regionale deve svolgere.

Peraltro non c'è neanche, signor Presidente del Consiglio, una qualche cosa che dica che il Presidente della Giunta e i componenti della Giunta sono tenuti a rispondere agli atti di sindacato ispettivo dei singoli consiglieri regionali. Non c'è neanche questo.

Ditemi, quali sono le funzioni che noi dobbiamo svolgere? Queste non ci sono, non c'è la sanzione, e quando non c'è la sanzione non c'è nulla. Adesso voi mi direte che tutte queste cose anche se non approvate, sono state messe tutte quante, quelle che io vi ho riferito, negli studi di tutte le Regioni a Statuto speciale compreso il Friuli che sta mandando in onda la sua legge statutaria che ancora non era stata svolta e programmata, con queste cose che io vi ho detto. Strano, che le altre Regioni lo stiano mettendo e noi no. Mah, contenta la maggioranza, contenti tutti!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Presidente, l'articolo 13 bis al primo comma liquida, molto sbrigativamente, una questione di rilevanza istituzionale di cui più volte ci si è occupati in questo scorcio di legislatura. Proprio per le polemiche su molte designazioni privatistiche di assoluta ed esclusiva fiducia del Presidente, anche molte componenti della maggioranza più volte ad alta voce, anzi, mi correggo, più o meno ad alta voce, sono state concordi nel ritenere che un sistema a maglie troppo larghe finiva per consentire spinte in avanti e veri e propri abusi, veri e propri abusi.

Se questa era ed è un'esigenza davvero sentita, siamo di fronte alla classica montagna che ha partorito il topolino certificando le incapacità di trovare un rimedio efficace alle continue spallate dell'attuale Presidente, e firmando la resa incondizionata a questo sistema senza regole condivise anche per il futuro. Il secondo comma ha letteralmente inventato la figura ibrida del parere delle Commissioni consiliari competenti del Consiglio regionale.

Un parere senz'altro e peraltro senza aggettivi, cioè non si capisce se possa essere considerato consultivo o vincolante. Un parere, contrassegnato anche questo dal silenzio normativo riguardante il caso in cui lo stesso parere fosse negativo. Almeno per queste due fondamentali ragioni abbiamo motivo di ritenere che questa norma non funzionerà, non avrà effetti concreti in grado di limitare le derive personalistiche ed aumenterà le già frequentissime tensioni fra Giunta e Consiglio, cosa di cui francamente nessuno sentiva il bisogno.

Ve ne sono tuttavia molte altre, di ragioni, non meno significative ed importanti. Il dato politico di fondo, intanto, è la rinuncia della maggioranza ad essere maggioranza, anche nei passaggi più difficili e delicati che l'esercizio dell'attività di governo comporta. Se c'è coesione politica, se c'è condivisione di strategie e di obiettivi l'intesa con il Consiglio si trova, anche senza una disciplina giuridica, o con una diversa disciplina giuridica; è quando questa coesione non c'è, e chissà perché si prevede che non ci sia nemmeno in futuro, che bisogna chiamare d'urgenza qualche azzeccagarbugli per inventarsi qualcosa.

A noi sarebbe sembrato più giusto ed anche più semplice dire che le nomine di competenza degli organi di governo si fanno d'intesa con il Consiglio, anche perché siccome non ci stancheremo mai di invocare il famoso principio dell'equilibrio dei poteri, ci si intende fra pari, ed invece si chiede il parere ad un organo gerarchicamente sotto ordinato. Questo è in effetti il sottinteso del secondo comma, che non ci piace affatto e che respingiamo.

La sua formulazione inoltre è sinceramente inaccettabile, se vogliamo, anche sotto il profilo morale, nel senso che scarica sulle persone dei nominati, con una buona dose di cinismo, i problemi politici della maggioranza e della politica in generale; per responsabilità assolutamente non sue e non soltanto sue, il soggetto indicato a ricoprire quella carica si deve sottoporre ad un giudizio esclusivamente sulla sua persona e sul suo curriculum professionale, visto che ci troviamo in una fase in cui lo stesso soggetto non ha ancora compiuto nessun atto di governo. Davvero non vediamo chi, fiutando una certa aria, essendo nuovo di certi meccanismi non sempre limpidi, si potrebbe sottoporre ad un giudizio del genere, integrato magari da una audizione semplicemente prevista davanti alla Commissione o alle Commissioni competenti.

Quale sarebbe poi il contenuto di questa audizione che, oltretutto, ragionando a naso, dovrebbe essere segreta salvo poi essere riservata per parti? Dopo meno di ventiquattro ore, su molti organi di informazione, sarebbe appunto di dominio pubblico attraverso le solite indiscrezioni giornalistiche. No, non è così che il Consiglio regionale può occuparsi delle nomine, non introducendo nel suo ordinamento questa specie di tritacarne istituzionale, dove si delegittimano le persone e si consumano, quando è il caso, operazioni sotto copertura nei confronti di questo o quel nome sgradito, per far dispetto a questo o a quell'Assessore, a questo o a quel partito.

Quello che sta prendendo forma è un brutto mostro giuridico, che è meglio non far nascere se la politica vuole recuperare dignità e, soprattutto, riconquistare agli occhi dei cittadini buona parte della fiducia perduta. Anche in questa materia, oggettivamente delicata, che si presta a torto o a ragione alle vecchie semplificazioni del tipo "questo ha vinto", "questo ha perso", è stato applicato il manuale Cencelli, lottizzazione, eccetera. Bisogna uscire da questo angolo, e lo si può fare solo se la politica si assume per intero le sue responsabilità, mettendoci faccia quando serve. Sempre a proposito di nomine, a nostro avviso, la Statutaria poteva e doveva essere l'occasione per una profonda riflessione di tutte le forze politiche, perché non basta dire che ci sono nomine di competenza del Consiglio ed altre di competenza della Giunta, prevedendo anche in modo maldestro, come abbiamo visto, procedure differenziate.

Da questo approccio al problema resta fuori la questione più generale di come è cambiata la Regione in questi anni e, aspetto di cui la Statutaria deve certamente occuparsi, di come sarà la Regione del futuro. Certamente quella che ci stiamo faticosamente lasciando alle spalle è la stessa Regione nella quale molte situazioni si erano stratificate da tempo. Oggi è cambiato tutto, il potere esecutivo è articolato in modo completamente diverso, quello legislativo anche, e proprio quest'ultimo non può e non deve rimanere indietro rispetto al primo. Ad esempio, non siamo affatto sicuri che già nella Regione d'oggi, ma soprattutto in quella di domani, fatta di enti, agenzie e società che operano nei settori più diversificati, i poteri di controllo del Consiglio possano restare confinati nell'ambito del sindacato ispettivo sugli atti. Se anche i consiglieri regionali, uno o più gruppi politici, passassero le loro giornate a leggere montagne di carta, delibere e relazioni, o se si vuole a consultarle attraverso Internet, non potrebbero fare altro, e comunque questo non sarebbe vero controllo.

Chi è stato amministratore locale ricorderà il famoso albo pretorio, che fra l'altro credo esista ancora, pacchi di atti fissati con una puntina da disegno in una bacheca, il comune e la provincia hanno la coscienza a posto perché tutto è pubblico, ma questa è vera trasparenza? E' vero controllo? Prima di essere frainteso voglio dire che non è questione di costi, ma di qualità del lavoro del Consiglio regionale e dei singoli consiglieri regionali. Il metodo si può discutere, le modalità si possono trovare, ma quello che non si deve fare è continuare ad eludere il problema, facendo finta che esso non esista.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pinna, relatore.

PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Si esprime parere negativo sugli emendamenti numero 96, 314, 97, 177, 38, 521, 522, 220, 523, 524, 335, 677 che è uguale al 335, 80, 525 , 678, . Si invitano i presentatori a ritirare l'emendamento numero 272.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. La Giunta esprime un parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 96. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 314.

Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Presidente, chiedo la votazione nominale.

(Appoggia la richiesta il consigliere Atzeri.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 314.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - CUCCU Franco Ignazio - FARIGU - LAI Renato - RANDAZZO Vittorio - SCARPA.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - GESSA - LANZI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PACIFICO - PILERI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PITTALIS - PORCU - RASSU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SORU - UGGIAS - URAS.

Si è astenuto: il Presidente SPISSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 49

votanti 48

astenuti 1

maggioranza 25

favorevoli 6

contrari 42

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 97. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

E' in votazione l'emendamento numero 177.

Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, solo per chiarire il senso dell'emendamento che, secondo me, non è stato compreso. Quando noi parliamo delle Commissioni che possono procedere all'audizione del nominato, francamente, mi sembra che l'atto della Commissione perda completamente di valore. Se, invece, noi parliamo di candidato alla nomina evidentemente l'azione della Commissione ha un effettivo riscontro perché fino a quel momento è un candidato e non un nominato. In caso contrario non avrebbe neanche senso sentire la Commissione. Questo era il motivo della presentazione dell'emendamento, e penso che rientri proprio in quella visione parlamentare del valore delle Commissioni consiliari che abbiamo sempre sostenuto.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 177. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 38. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

E' in votazione l'emendamento numero 521.

Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, intervengo per sottolineare come l'approvazione dell'emendamento numero 808 di fatto abbia stravolto i lavori di quest'Aula, ma anche il pronunciamento del presidente Secci reso stamattina a seguito di una mia richiesta. In apertura di seduta, Presidente, spero che mi stia ascoltando, avevo chiesto preliminarmente al presidente Secci se l'approvazione dell'emendamento numero 791 avrebbe fatto decadere tutti gli emendamenti. Il presidente Secci ha risposto che siccome questo emendamento si qualificava come aggiuntivo, relativamente alla modifica che introduceva, non avrebbe determinato questa situazione. L'emendamento numero 808 ha ripreso integralmente o quasi, come qualcuno ha accennato, l'emendamento numero 791 e lei ha dichiarato decaduti tutti gli altri emendamenti.

Nel merito dell'emendamento numero 521, ritengo che i dieci giorni concessi per l'espressione del parere nel tempo intercorrente tra l'atto di nomina e la sua efficacia siano veramente pochi. Potranno anche essere troppi trenta giorni, ma dieci giorni credo che siano veramente un tempo irrisorio. Ora, dare un parere negativo su questa proposta, quindi sulle cose più normali, più banali (peraltro suggerite anche da colleghi della maggioranza), significa evidentemente che non ci si vuole proprio rendere conto che dieci giorni per dare un parere da parte di una Commissione (ammesso che le Commissioni nei prossimi anni vengano riunite) non è un tempo congruo, mentre ritengo che sia tale un periodo di trenta giorni.

PRESIDENTE. Onorevole Diana, il "791" era stato considerato un emendamento aggiuntivo, e non sostitutivo totale, perché modificava solo la lettera b) dell'articolo, in quanto emendamento aggiuntivo, quindi votato dopo la votazione del testo, non poteva far decadere nessun emendamento. L'emendamento numero 808, che sarebbe simile al "791", perché la materia è ovviamente sempre quella che definisce le competenze del Consiglio, è stato considerato e votato come un emendamento sostitutivo totale; quindi, in quanto tale, ha fatto decadere tutti gli altri emendamenti.

Metto in votazione l'emendamento numero 521. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 272.

Ha domandato di parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.

LICHERI (R.C.). L'emendamento numero 272 è ritirato.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 522. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto ora in votazione l'articolo 13 bis. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

E' in votazione l'emendamento numero 220.

Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, solo per capire il perché del parere negativo espresso da parte della Commissione su un emendamento che voleva soltanto ricordare che il Consiglio regionale può deliberare nomine sia in riferimento agli organi di garanzia, l'autorità di garanzia, e sia in riferimento anche agli organi di controllo. Si intende dare una certa centralità al Consiglio regionale e non lasciare solo la legittimazione, quasi fosse l'unica istituzione abilitata a nominare questi organi di controllo. Il CORERAT è uno di questi esempi. Quindi, vorrei sapere la motivazione che ha indotto, per l'ennesima volta, a bocciare l'emendamento presentato dal sottoscritto.

A proposito di questo, per ciò che riguarda le sintesi, spesso si fanno con diplomazia, con garbo ma anche con la frusta e alcuni emendamenti da me firmati non mi hanno visto coinvolto, ma semplicemente escluso dal ragionamento generale, e questo è proprio una caduta di stile istituzionale. Li ho firmati convinto di sostenerli qui in Aula e sono stato inspiegabilmente escluso dal ragionamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna, relatore. Ne ha facoltà.

PINNA (Progetto Sardegna), relatore. La scrittura del comma 1 dell'articolo 13 bis è tale perché abbiamo semplicemente pensato che il Consiglio dovesse deliberare in modo particolare per gli organismi di garanzia; debbo dire che in quel momento l'unico riferimento che avevamo era a questo tipo di organismo, quando parlavamo di organismi di controllo. Ed è anche in relazione alla scelta, che abbiamo già fatto, di non nominare, per esempio, i collegi sindacali.

Chiedo di sospendere l'emendamento numero 220 per verificare se si può trovare, eventualmente, una formulazione che consenta di non escludere questi organismi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (Gruppo Misto). Secondo me la preoccupazione, il problema che pone il collega Atzeri è già risolto dalla prima parte del comma 1, perché "il Consiglio delibera le nomine e le elezioni che siano attribuite espressamente all'Assemblea", e siccome, per esempio, l'elezione del CORERAT è una competenza dell'Assemblea, rientra già in quella previsione quindi non c'è bisogno di prevedere ulteriori aggiunte.

(Interruzione del consigliere Atzeri)

PITTALIS (Gruppo Misto). Ma secondo me è già ricompreso perché la legge attribuisce questo potere direttamente all'Assemblea.

PRESIDENTE. Se si intende procedere ad una interlocuzione per proporre una diversa dizione o scrittura dell'emendamento, lo sospendiamo, procediamo con gli altri emendamenti e poi lo riprendiamo alla fine.

Metto in votazione l'emendamento numero 523..Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

E' in votazione l'emendamento numero 524.

Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, mi chiedevo, relativamente all'emendamento 524 e all'articolo 13 bis, comma 2, su che base è stato fatto questo elenco di nomine, sulle quali le Commissioni competenti dovrebbero esprimere un parere, visto che si prevedono quelle che riguardano i presidenti degli enti regionali, i responsabili delle strutture di vertice dell'amministrazione regionale, i direttori generali delle agenzie e delle aziende sanitarie regionali. Guardate, vi dico subito, cari colleghi, che a me che queste nomine passino in Commissione interessa ben poco, perché credo che questa sia veramente una di quelle competenze che deve rimanere in capo, e solo esclusivamente in capo, alla Giunta.

Viceversa avrei gradito di ritrovare in questo comma ciò che è previsto, o forse anche qualcos'altro, nell'emendamento 524, e cioè "i presidenti, gli amministratori, i componenti i consigli di amministrazione e i collegi sindacali delle società controllate dalla Regione"; non i managers delle AA.SS.LL., che dovrebbero essere sentiti dal collega Pisu, piuttosto che dalla collega Barracciu o dalla collega Corrias. Ma perché io dovrei mettere sotto la lente di ingrandimento un manager della ASL? Veramente, se c'è una cosa che non ha proprio nessun senso è questo comma, e non a caso ne è stata chiesta la soppressione.

Veramente il fatto che la maggioranza non abbia proposto nessun tipo di emendamento su questo, a parte quello che prevede la rappresentanza del genere femminile, fa specie.

Quindi, a parte il fatto che questo comma io lo avrei cancellato, vi chiedo come sia possibile non aggiungere a questo comma che siano quelle persone di cui abbiamo parlato, e cioè tutti gli amministratori di quelle società che sono collegate in maniera stretta con la regione Sardegna, quelle sì, a dover essere sottoposte al vaglio del Consiglio regionale! E non per decidere e per determinare, perché non c'è lente di ingrandimento, però quantomeno la Commissione può dare un parere per capire se hanno i titoli, se hanno i requisiti, se sono delle persone che meritano l'incarico che gli è stato dato. Chiedo la votazione nominale dell'emendamento.

(Sostiene la richiesta il consigliere Artizzu.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 524.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - MORO - PISANO - RANDAZZO Alberto - RASSU - SANJUST.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LAI RENATO - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SORU - UGGIAS - URAS.

Si è astenuto: il Presidente SPISSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 49

votanti 48

astenuti 1

maggioranza 25

favorevoli 8

contrari 40

(Il Consiglio non approva).

Sono in votazione gli emendamenti numero 335 e 677, di eguale contenuto.

Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, voterò a favore di questo emendamento e ringrazio l'onorevole Corrias per averlo proposto, perché l'insidia presente in questo emendamento non è evidentemente sfuggita ai cultori della parità che solo ieri hanno rimarcato l'esigenza e la necessità di colmare i vuoti al femminile. E da questo punto di vista mi sembra che veramente le parole, i propositi, gli intendimenti del Presidente della Regione non abbiano sortito gli effetti desiderati e che questo emendamento, bocciato dalla Commissione, non abbia proprio voluto sentire neanche la volontà del Presidente.

Non so se in questo caso abbia potuto far temere il verbo "dovere" anziché il verbo "promuove", perché quando si tratta di promuovere iniziative, azioni, atti siamo sempre tutti d'accordo e si vota all'unanimità, quando invece si tratta di concretizzare in modo paritario le questioni vedo che si riflette a lungo.

Tra l'altro, faccio anche notare che l'onorevole Balia ieri ha ricordato che c'è perfino una proposta di legge, in Commissione diritti civili, in cui si prevede, appunto, la parità della rappresentanza di genere laddove si esprimono - come recita il testo - "le nomine di competenza degli organi di governo che riguardano i presidenti degli enti regionali, i responsabili delle strutture di vertice dell'amministrazione regionale, i direttori generali delle agenzie e delle aziende sanitarie regionali".

Ebbene, credo che francamente sia una caduta di stile che forse si poteva evitare e che contrasta anche con la sensibilità del Presidente del Consiglio che, immediatamente, invece, ascoltando l'appello di ieri sulle Case antiviolenza (visti anche i dati dell'Istat) ha mandato immediatamente una lettera alle Commissioni perché si occupino di questa proposta di legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Presidente, io sono d'accordo con l'emendamento, ma lo vedo collocato in due commi (per mia mancanza, perché sono dovuto uscire), di cui ho proposto la soppressione. Mi rivolgo all'assessore Dadea che stamattina ci diceva di aver pensato ad una riforma che abolisse la coamministrazione. Bene, questo articolo prevede che le Commissioni consiliari competenti discutano le nomine dei presidenti degli enti regionali, dei responsabili delle strutture di vertice dell'amministrazione regionale, dei direttori generali delle aziende sanitarie e delle agenzie. Questa non è una forma di coamministrazione? Questo disposto è presente in due Statuti o tre, adesso non lo ricordo, di altre Regioni ed è frutto, basta leggere gli atti parlamentari per vedere gli scontri che ha provocato, di un tentativo di ripristino di coamministrazione.

Allora le chiedo, Assessore, era più coerente, con il suo disegno di distinguere i poteri, il sistema della valutazione alta, tipo quello della Comunità europea sugli Assessori, o è più coamministrazione questo portare le nomine dei direttori generali delle agenzie, di tutti gli enti strumentali qua dentro, qua dentro? Io penso che sia questa la co-amministrazione, e che sia in palese contrasto con quello che lei oggi ha detto in relazione alla mia proposta di advice and consent; glielo segnalo, diciamo, a futura memoria non per polemizzare inutilmente, ma perché stiamo inserendo un elemento che favorirà una cosa sola che si chiama lottizzazione.

PRESIDENTE Onorevole Caligaris io le ho mandato oggi la lettera sul problema che lei ha sollevato in Aula, ma alle Commissioni è stata inoltrata il 7 dicembre. Quindi se lei ha la cortesia di controllare la data vedrà che è stata fatta ben prima della sua sollecitazione di ieri.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Mi scuso Presidente, apprezzo comunque.

PRESIDENTE. Era giusto per precisare, altrimenti sembra che agiamo su impulso. Abbiamo agito perché ritenevamo che fosse corretto, a suo tempo.

Ha domandato di parlare la consigliera Corrias per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CORRIAS (D.S.). Presidente, annuncio il mio voto favorevole all'emendamento numero 335. Io al posto dell'onorevole Caligaris non avrei detto "apprezzo comunque" ma "apprezzo di più", è una questione magari di scelte linguistiche diverse. Io riconosco, come sottolineava il presidente Soru ieri, lo sforzo enorme fatto da questo Presidente, da questa Giunta regionale per aumentare la presenza di donne, non solo nell'Assemblea consiliare, non solo nell'Esecutivo, ma anche in nei "luoghi del fare", luoghi dove si decide. Io ritengo che questo sia un modo per superare il gap di genere, e l'emendamento ha proprio questo senso.

Ritengo che, così come succede in altri paesi europei, dove ci sono anche delle sanzioni per gli enti che non rispettano la parità di genere, un passo ulteriore sia normare questo sforzo in legge per superare quel gap. Ieri il presidente Soru parlava dei risultati dei concorsi per cariche dirigenziali alla Regione; verrà quindi il giorno in cui non ci sarà più bisogno di garantire la presenza delle donne negli enti e nelle agenzie regionali. Verrà quel giorno. Intanto, però, secondo me, i legislatori devono ancora farsi carico di garantire questa presenza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Lanzi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LANZI (R.C.). Presidente, come è già stato detto dalle colleghe, anche io credo che debba essere prevista in misura paritaria la presenza delle donne in tutti gli organismi che fanno parte dell'apparato istituzionale.. Dispiace che ancora, purtroppo, nonostante questa società si dica così tanto evoluta, si debbano fare emendamenti di questo tipo, si debbano ancora prevedere delle quote, tra virgolette, che consentono alle donne di partecipare alla vita istituzionale e politica.

Un gap che ancora non è stato colmato; però sta all'intelligenza di chi oggi siede in questa Aula, impegnarsi, e non in linea di principio ma concretamente, anche nel momento in cui si scrivono le norme; e credo che questa Giunta l'abbia fatto, in parte garantendo una presenza femminile rappresentativa della realtà delle donne in tutti i ruoli, in tutti i campi.

Un necessario passo in avanti per consentire che si formi anche in Italia una nuova, non solo classe politica, ma una nuova classe dirigenziale che dia spazio alla presenza e al contributo diverso, altrettanto importante, delle donne. Per questo il mio voto sarà favorevole e chiedo, Presidente, anche la votazione nominale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Barracciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BARRACCIU (D.S.). Presidente, annuncio il voto favorevole all'emendamento in coerenza al voto espresso ieri sull'articolo 12, relativamente al principio di pari opportunità. Mi aspetterei che, coerentemente con il voto espresso ieri dall'Aula, anche questo emendamento oggi abbia la stessa sorte, perché la coerenza vorrebbe questo.

D'altronde si tratta di rispettare il principio di pari opportunità in luoghi decisionali, importanti per le sorti della società sarda, ma anche nei luoghi della politica dove le donne mancano. Ma c'è anche un ulteriore elemento di valutazione che dovrebbe indurre tutti a votare a favore di questo emendamento. Per quei luoghi, più che forse per le aule parlamentari, conta e dovrebbe contare la competenza, lo studio, la preparazione ed è provato da dati statistici che le donne, in quanto a formazione, preparazione e titoli di studio, sono nettamente superiori agli uomini. Quindi molto più facilmente si troverebbero donne per occupare quei posti, così importanti per la gestione e la conduzione della nostra società, mentre nei luoghi della politica molto spesso conta la storia politica delle persone, la capacità di essersi strutturati all'interno e il consenso politico, non sempre la preparazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Presidente, era solo per farle notare che anche l'emendamento numero 677, presentato dall'opposizione, è preciso all'emendamento numero 355; quindi, ancor prima di votare l'emendamento numero 335, io propongo che ambedue gli emendamenti possano essere uniti in un emendamento di sintesi, recante oltre che le firme dei colleghi della maggioranza anche le firme dei colleghi dell'opposizione; firme tra le quali c'è pure, come presentatrice, quella della collega Lombardo che è anche la rappresentante femminile dell'opposizione. Quindi era solo per farle notare questo, Presidente.

Io poi non concordo con l'ultima parte dell'intervento della collega Barracciu, in cui ha detto che le donne hanno dimostrato di essere migliori degli uomini. Questo, mi dispiace, non glielo faremo passare mai!

BARRACCIU (D.S.). Ci sono dati statistici che dicono che le donne sono superiori a livello di preparazione.

RASSU (F.I.). Era una battuta!

PRESIDENTE. Onorevole Rassu, gli emendamenti 355 e 677 si votano insieme perché sono perfettamente uguali.

Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Presidente, se fosse possibile, io vorrei innanzitutto ritirare la mia firma dall'emendamento numero 677, per poter essere libero di esprimere senza equivoci la mia posizione. Secondo, siccome condivido in pieno, in toto, le affermazioni della collega Barracciu, voto contro e spiego il perchè.

Io sono convinto che in queste pseudo battaglie che vengono condotte oggi dal genere femminile che occupa i banchi del Consiglio regionale, costituiscano, passatemi il termine, un certificato di inferiorità, quando invece questo certificato di inferiorità, rispetto al genere maschile, non esiste. Con l'asserzione di voler mettere in legge il principio della pari rappresentanza stanno, effettivamente, condannando se stesse, si stanno mettendo all'interno del recinto per dire: "Abbiate pazienza, noi abbiamo intelligenza quanto la vostra, noi siamo più preparate degli uomini". Questo è un grave danno che loro recano alle loro stesse colleghe. Ecco per quale motivo, con una specie di atto di salvataggio, voto contro questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Io condivido molte delle argomentazioni che il collega Maninchedda ha portato su questo comma ma, sinceramente, non condivido questo emendamento, indipendentemente dal fatto che l'hanno sostenuto anche le colleghe del mio Gruppo. Io penso che sia una rigidità eccessiva obbligare un'amministrazione a nominare su otto direttori generali delle AA.SS.LL. della Sardegna quattro uomini e quattro donne. E se non ci fossero quattro uomini con quei requisiti per l'ammissione al ruolo di manager? E' una rigidità che non riesco a capire. Il Presidente ieri sottolineava il fatto che fra un po', forse, come direttori generali degli Assessorati avremo lo stesso numero di donne e uomini. Eppure non c'è una norma che lo prescriva. Quindi non ci può essere un vincolo tassativo che obbliga a rispettare la quota del 50 per cento.

Sinceramente, già mi sembra eccessivo in questo comma il peso attribuito ai pareri, quindi ritengo tale anche inserire questo disposto tra le competenze del Consiglio, mentre è notevolmente differente l'emendamento che abbiamo approvato ieri.

PRESIDENTE. Prima di dare la parola all'onorevole Porcu, vorrei sottolineare che l'emendamento non si riferisce solo alle nomine delle Aziende sanitarie locali, perché è un inciso che si colloca dopo le parole "aziende sanitarie locali", ed è riferito a tutte le nomine previste dal secondo comma dell'articolo 13 bis.

Ha domandato di parlare il consigliere Porcu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PORCU (Progetto Sardegna). Ho soltanto un dubbio, in caso di nomine in numero dispari di che genere dovrebbe essere il nono. Scusate la battuta. Chiedo la sospensione degli emendamenti e l'eventuale spostamento degli stessi all'articolo 19dove si parla delle nomine della Giunta; quindi se dobbiamo prevedere dei vincoli per quelle nomine ritengo sia il caso di parlarne all'articolo 19.

Nell'articolo in votazione stiamo parlando di una cosa diversa, stiamo parlando del Consiglio regionale e di un esercizio di controllo che esercita il Consiglio regionale. Quindi, secondo me, questi emendamenti non sono ammissibili in quest'articolo e, se più propriamente li spostiamo al "19", potremmo anche riflettere su una formulazione magari meno rigida, ma che mantiene il significato di favorire o promuovere questa rappresentanza, come per esempio è stato fatto nel caso degli assessori, dove abbiamo ipotizzato una rappresentanza che, in termini così rigidi, diventa molto difficile da garantire.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Lombardo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LOMBARDO (F.I.). Presidente, intanto vorrei precisare che presentando questo emendamento non abbiamo di certo firmato un certificato di inferiorità, perché non ci sentiamo assolutamente inferiori. Stiamo portando avanti una battaglia di democrazia, una battaglia che ritengo assolutamente giusta. Ieri, quando sono intervenuta, ho precisato che c'era la necessità di tradurre nella sostanza il principio di parità e che l'unico modo per farlo era quello di incidere nelle leggi elettorali. L'emendamento che è stato approvato ieri, infatti, è una semplice enunciazione di principio, così come è nell'articolo 151 della Costituzione. Oggi è il banco di prova per vedere se si è coerenti rispetto alle enunciazioni, perché tutti si dicono favorevoli alla parità di accesso delle donne alle cariche elettive, agli uffici pubblici, poi, quando si tratta di tradurre concretamente questa dichiarazione di principio ci si tira indietro. In questo caso c'è la possibilità di dimostrare che si crede veramente nella necessità di una maggiore presenza delle donne nelle istituzioni, là dove si decide e si amministra. E' una battaglia di civiltà, non si può negare.

Io condivido la citazione delle statistiche fatta dalla collega Barracciu, però non si può non condividere anche il fatto che, molto spesso, a parità di competenze, alle donne vengono riconosciuti ruoli diversi e partono da condizioni di svantaggio. Noi chiediamo semplicemente di potere avere una parità di chance, perché purtroppo nei confronti delle donne c'è una preclusione, molto spesso ci sono dei pregiudizi, e devo dire non soltanto da parte degli uomini, il più delle volte anche da parte delle stesse donne. Questo lo si può riscontrare considerando il fatto che la maggioranza dell'elettorato attivo è rappresentato da donne che molto spesso non votano donne, perché le donne non vengono messe nelle condizioni di poter dimostrare quanto valgono.

Vorrei dire inoltre al presidente Soru che nel mio intervento di ieri non c'era nessuna incoerenza, perché io non ho parlato di quote di finanziamenti, io ho parlato del fatto che, in quell'occasione, c'era l'opportunità di dimostrare che si credeva davvero nella necessità di sostenere soprattutto le donne svantaggiate, incrementando i finanziamenti a favore della legge sull'imprenditoria femminile. Poi, io rinnego la politica delle quote perché io sono per una legislazione paritaria, e cioè perché le donne vengano messe nelle condizioni di accedere in condizioni di parità. Noi non vogliamo nessun trattamento preferenziale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Intervengo innanzitutto per sostenere la richiesta di votazione nominale, e anche per dichiararmi contrario allo spostamento degli emendamenti. L'emendamento è preciso, è presentato nella parte giusta, lì deve stare e bisogna votarlo. E poi per sottolineare che questo, insieme a tutti, credo, gli emendamenti presentati dalle consigliere regionali unitariamente, è uno dei pochissimi emendamenti bipartisan.

In questa legge statutaria, che doveva essere una grande occasione per discutere liberamente, anche per trovarsi coloro che la pensano allo stesso modo su alcuni argomenti e, quindi, era un'occasione per avere molti emendamenti bipartisan rispetto all'obiettivo, espressione di volontà coincidenti, ci viene data una grande lezione dalle donne in Consiglio regionale, sono le uniche che sono state capaci di farlo e sono state capaci di farlo per riequilibrare una società ingiusta anche in questo, ha ragione l'onorevole Lombardo, hanno detto bene prima le colleghe della maggioranza.

In questo caso bisogna riequilibrare un'ingiustizia, perchè i dirigenti, i presidenti, i responsabili dei vertici delle strutture sono prevalentemente uomini, perché si consuma prevalentemente, costantemente un'ingiustizia e a questa ingiustizia si pone rimedio, così come in altre circostanze si è fatto, attraverso le norme che non hanno solo la funzione di certificare un qualcosa che esiste, ma hanno anche la funzione di indurre comportamenti; e questo è un comportamento che deve essere indotto in senso più giusto, più paritario.

La società sarda, quella italiana, io direi quella planetaria, è fatta di uomini e di donne e questo non bisogna dimenticarlo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna, relatore. Ne ha facoltà.

PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Signor Presidente, io credo che bisogna prendere atto che, sia nella discussione di ieri che in quella odierna, stiamo prendendo coscienza, gradualmente ma, direi, anche con forza, di questa necessità posta negli emendamenti; e il fatto che Luciano Uras abbia sottolineato che questi siano emendamenti bipartisan esprime questa convinzione.

Però io credo che la presentazione di questi emendamenti a questo articolo 13 bis, legato all'esercizio delle funzioni di controllo, sia inappropriata. Allora, da questo punto di vista dico di mantenere in piedi assolutamente lo stato di questa riflessione ma chiedo semplicemente che gli emendamenti vengano sospesi perché, in questo momento, inserirli nel contesto di un articolo in cui parliamo di funzione di controllo mi sembra l'introduzione sbagliata di un elemento di rigidità. Per cui io dico: manteniamo la decisione, la trasferiamo nel luogo più giusto che è l'articolo 19, non mi sembra che stiamo facendo un torto a nessuno, anzi, vogliamo restituire alla normalità un valore che stiamo in qualche modo acquisendo. Su questo emendamento dobbiamo trovare il massimo dell'unità.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Presidente, il Presidente della Commissione ha proposto, confermando una sua disponibilità, di prestare attenzione all'argomento e può anche andare bene, però, la cosa che non va bene è sottovalutare il fatto che se noi non prevediamo in legge la presenza delle donne, la sola politica sino adesso non è stata sufficiente per rispondere positivamente. Questo è un dato dal quale non si può sfuggire, perché la realtà è sotto gli occhi di tutti.

La mia opinione è che noi dobbiamo inserire questa disposizione in legge, se non in questo articolo, nell'articolo 19, o nell'articolo 20, dove sarà sarà, ma noi dobbiamo fare in modo che questa attenzione il Consiglio regionale della Sardegna, che ha già operato delle scelte importanti in materia di parità dei generi, la debba porre al problema.

Ho visto anche che l'emendamento è stato migliorato con una ulteriore scrittura, quindi ci sono, a mio giudizio, quando lo definiamo, le condizioni per rispondere positivamente ad una domanda politicamente importante e politicamente irrisolta sinora. Questa è la mia opinione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Presidente, io non sono d'accordo sull'emendamento proposto, lo dico con estrema schiettezza, perché vedo anche molta ipocrisia fra tutti i banchi di questo Consiglio. Vedo un atteggiamento per cui stiamo diventando più femministi delle donne, non c'è cosa peggiore dei maschi maschilisti che tendono a fare i femministi; è una cosa veramente insopportabile.

Io, Presidente, non sono d'accordo perché trovo che sia sbagliato, per quanto riguarda in modo particolare, le agenzie regionali sanitarie che richiedono specializzazione, capacità, titoli, eccetera, imporre una parità di genere in questo modo. Basta guardare i banchi di questa Aula, le dirigenti referendarie sedute tra i banchi sono esattamente in parità in questo momento e quando le donne partecipano ai concorsi, perché è stato detto, sono più brave degli uomini perché stanno studiando di più, sono più capaci, li vincono. In magistratura sono le donne che vincono maggiormente i concorsi, nel mondo universitario non mi pare che sia esattamente così perché ci sono molte "trasse", anche nel mondo della politica non c'è la parità.

Io sono dell'avviso che noi dobbiamo concretamente promuovere delle azioni che vadano in questa direzione, però trovo sbagliato, lo dico in maniera chiarissima, pur condividendo lo spirito dell'emendamento, che si dica: "devono prevedere l'equilibrio di rappresentanza di genere". Io credo che si debba dire che: "Si debba tendere a", che debba esserci un atteggiamento positivo in questo senso, però ritengo profondamente sbagliato che si avanzi una proposta così secca. Se guarda caso non ci fossero, sto parlando per assurdo, le persone che hanno quei requisiti, che cosa dovremmo fare? Potevano diventare direttori generali coloro i quali erano stati consiglieri regionali per una legislatura, quello diventava un titolo di merito per essere degli specialisti e poter fare anche i direttori generali. Io credo che come è stata cassata quella norma debba essere invece proposta una…

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, il tempo a sua disposizione è terminato. Ricordo che c'è una proposta di spostamento all'articolo 19.

Ha domandato di parlare il consigliere Pileri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILERI (Forza Italia). Signor Presidente, io pensavo di non intervenire e di astenermi, ma il mio voto sarà a favore e nasce da una decisione ponderata. La soluzione proposta nell'emendamento credo possa dare la possibilità alle donne di dimostrare le loro capacità, cosa che spesso non è possibile fare perché vengono estromesse dalle scelte, soprattutto quelle relative alle nomine dirigenziali.

Questo mio voto è favorevole perché il Consiglio ha avuto il coraggio di fare una scelta netta a favore del sistema presidenzialista dando mandato al Presidente di scegliere la sua Giunta; in questo contesto può essere interessante dare l'opportunità e creare le occasioni per far nascere anche una classe dirigente femminile.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, pur consapevole che al mio rientro a casa sarò in nettissima minoranza perché ho due figlie, una suocera, una moglie, quindi il rapporto è quattro a uno, però, io credo che in questo emendamento ci siano forti venature di ipocrisia e demagogia e non vorrei che questa legge statutaria, una volta esitata, ricorrendo a questo populismo, si coprisse di ridicolo agli occhi non solo dell'Italia, perché non stiamo trattando un problema giuridico, questo è semplicemente un problema politico.

Ogni partito si faccia carico di questo problema e lavori affinché la società maturi evolvendosi in questo senso, ma far entrare forzatamente questo principio - secondo il mio punto di vista - in questa legge statutaria è un errore. E lo dico perché mi aspetteranno a braccia aperte queste quattro donne che godono del mio rispetto, e vedo con gioia che moltissime donne sfruttano le chances offerte dalla società in tutti i campi. Poco fa (per la privacy che non voglio mai violare non faccio nomi), parlavo con una di queste donne che mi ha detto, in un modo disarmante, di non aver mai avuto problemi.

Quindi, la discussione sulle riserve indiane, le quote rose, tutto ciò che rasenta l'ipocrisia, cari colleghi, trasferiamola all'interno dei partiti, dei nostri partiti, che certamente sono maschilisti, ...

(Interruzione della consigliera Barracciu)

ATZERI (Gruppo Misto). ... e quindi (io ho ascoltato con attenzione anche le agguerrite donne che hanno armi acuminate e graffianti, di cui certamente io non sono in possesso), dico solo che è un problema politico e non giuridico.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Silvio Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CHERCHI SILVIO (D.S.). So che è difficile distinguere tra problemi giuridici e problemi politici quando poi le leggi cambiano le cose e quindi diventano problemi politici e so anche che sono anni che ci siamo specializzati nel descrivere tutti gli ostacoli che si potranno frapporre al fatto che le donne assumano gli stessi ruoli degli uomini e siamo abilissimi, li conosciamo tutti. Mi è piaciuta moltissimo anche la questione del numero dispari.

Qui non stiamo parlando di concorsi, stiamo parlando di quella parte della società per accedere alla quale i meccanismi sono di vario tipo e non sempre si basano sulle competenze. Quante donne ci sarebbero state in quest'Aula se non ci fosse stata la forzatura del listino? Quindi, senza le forzature le cose non si cambiano, non è né riserva né altre sciocchezze, quando si vuole raggiungere un obiettivo bisogna operare delle forzature e la legge è chiamata a fare questo.

Io credo che sia necessario inserire una norma cogente, poi possiamo anche modificare l'emendamento, lo possiamo spostare ad un altro articolo, non è questo il problema. Ma occorre comunque introdurre una norma cogente, poi le difficoltà quando ci saranno si affronteranno così come si affrontano quando riguardano noi maschietti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MASIA (Federalista-Autonomista Sardo). Presidente, innanzitutto dico subito che sono firmatario della proposta di legge che prevede la parità di genere quando si tratta di enti, agenzie e altro, perché crediamo che questo sia l'unico modo per superare questa grande difficoltà. Perché ci siamo affidati a un progetto di legge? Ci siamo affidati a una proposta di legge, che ha diversi firmatari, proprio perché riteniamo che attraverso questo provvedimento si possa regolamentare meglio questo problema.

Io credo che non siano necessarie le scorciatoie né che le forzature possano agevolare, però in questo caso io mi pongo delle domande. Quando leggo questo emendamento che parla di equilibrio della rappresentanza di genere in misura paritaria relativamente alle nomine in enti, agenzie, aziende e così via, immagino che cosa succederà quando si dovranno vedere i pesi, le valutazioni, chi vale di più, chi vale di meno, perché una legge va correttamente applicata.

Problemi adesso non ce ne sono, ma ne stiamo creando. Allora, secondo il mio punto di vista, se davvero, come sembra, c'è questo consenso, credo che la cosa migliore sia quella di affrontare in Aula immediatamente dopo la Statutaria questa proposta di legge, nella quale noi crediamo, facendo in modo di normare il problema dando seguito alla volontà che si è palesemente manifestata qui dentro; mentre sicuramente attraverso questo emendamento verrebbe reso nullo tutto ciò che noi crediamo che sia giusto fare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Da chi ha espresso come unico nominativo per la Giunta comunale di Cagliari quello di una donna, non può che sicuramente arrivare un voto positivo. L'unica cosa che chiedo - soprattutto alle colleghe che in maniera bipartisan hanno firmato questo emendamento che, in parte, condivido e che voterò per solidarietà e solo per solidarietà - è che inizino un attimino anche a ragionare più che in termini di parità tra uomini e donne, in termini di pari opportunità per i giovani che comprendono sia gli uomini che le donne. Perché coloro i quali, a mio parere, vengono sempre di più nella vita di tutti i giorni messi da parte non sono le donne in quanto tali ma le giovani donne e i giovani uomini.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Mi sembra che il Presidente della Commissione abbia chiesto la sospensione di questo emendamento. Ricordo che sullo stesso è stato espresso un parere negativo da parte della Giunta e della Commissione; mi pare che la sospensione sia necessaria perché se dovremo arrivare ad un voto differente è giusto che ci sia un parere differente della Giunta, perchè i vincoli non valgono secondo l'emendamento e se sia bipartisan di un certo tipo.

PRESIDENTE. Colleghi, c'è una nuova proposta di sospensione. La proposta di sospensione mira a trovare una soluzione al problema che, in larga misura, è anche condiviso. Anziché continuare questa discussione forse è bene che lo sospendiamo e che i proponenti, insieme al Presidente della Commissione, trovino una formulazione diversa. Ci sono ancora delle dichiarazioni di voto che, volendo, concludiamo adesso, in caso contrario non le riapriremo.

Ha domandato di parlare la consigliera Lombardo. Ne ha facoltà.

LOMBARDO (F.I.). Non intendo parlare sulla proposta di sospensione, ma sulla sua proposta di non riaprire le dichiarazioni di voto su cui concordo nel caso che non venga stravolta la sostanza dell'emendamento. Se invece il testo viene cambiato è logico che ognuno si deve esprimere in relazione al contenuto modificato dell'emendamento.

PRESIDENTE. Sì, però il mio problema è che stiamo facendo dichiarazioni di voto su un emendamento sul quale, se resta tale, ci sono già state le dichiarazioni di voto, se viene cambiato abbiamo perso un sacco di tempo e dobbiamo rifare le dichiarazioni di voto; è da mezz'ora che giriamo intorno al problema. Discutere a vuoto significa perdere tempo. Dovremmo chiudere le dichiarazioni di voto con, nell'ordine, l'onorevole Pisu, l'onorevole Cerina e il presidente Soru. Se siamo d'accordo per la sospensione gli emendamenti verranno posti in votazione senza dichiarazioni di voto in quanto già espletate nella seduta odierna.

Ha domandato di parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Io sono d'accordo però se il testo viene cambiato credo che si debba poi poter fare le dichiarazioni di voto.

PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 335 e 677 sono sospesi.

L'emendamento numero 80 è decaduto.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Semplicemente vorrei sapere, stante l'andamento dei lavori, a che ora terminerà la seduta.

PRESIDENTE. Colleghi, io propongo di lavorare sino alle ore 22 dato che stasera abbiamo iniziato a lavorare in ritardo e nel corso dei lavori della giornata si sono susseguite numerose interruzioni.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Legge statutaria della Regione Autonoma della Sardegna" (5-Stat/A)

PRESIDENTE. Sono in votazione gli emendamenti numero 525 e 678.

Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, mi consenta di dire che se stasera quest'Aula non ha avuto modo di lavorare come lei intende non è certo per responsabilità nostra; c'è stata infatti una interlocuzione che è durata un'ora e mezza, per cui il non lavoro non deve essere imputato ai colleghi che hanno presidiato l'Aula.

In merito all'emendamento numero 525, sul quale dichiaro il voto favorevole, non ritorno sulle considerazioni del'onorevole Maninchedda, sul comma di questo articolo, alle quali mi associo in toto. Ma se volete mantenere in piedi questo comma la Commissione deve esprimere un parere vincolante, altrimenti che ruolo sarebbe quello della Commissione? Onorevole Pisu, lei relativamente alla normativa comunitaria ha dichiarato che la Commissione si sarebbe espressa in merito. Guardi che questo non è previsto da nessuna parte! Comunque, nel momento in cui vogliamo normare un parere di una Commissione, dobbiamo stabilire che è vincolante, altrimenti il parere non serve a niente.

PRESIDENTE. Onorevole Diana, con la mia osservazione sui tempi di lavoro non intendevo attribuire responsabilità ad alcuno, era solo una considerazione su un fatto che riguarda tutti.

DIANA (A.N.). Che riguarda la maggioranza non la minoranza!

PRESIDENTE. Riguarda la maggioranza, ma la minoranza stamattina ha proposto di sospendere fino al pomeriggio. Non è un problema di attribuzione di responsabilità, quanto di provare a lavorare mezzora in più del previsto.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Presidente, per chiederle a che cosa serve fare una programmazione dei lavori in Conferenza dei Capigruppo, ad esempio stabilire un orario dei lavori se poi non viene rispettato. Attendo risposta.

PRESIDENTE. Onorevole Artizzu, lei ha ragione, ma posso rivolgerle la stessa domanda dato che, come ho appena detto, stamattina avete proposto, anziché accettare una sospensione di mezz'ora, di sospendere fino al pomeriggio alle 16 e 30. La programmazione dei lavori è quella che ci siamo dati insieme, onorevole Artizzu, salvo le modifiche che vengono apportate costantemente. Io sto proponendo di proseguire anziché sino alle ore 21 e 30, come era stato previsto in Conferenza dei Capigruppo, sino alle ore 22.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Legge statutaria della Regione Autonoma della Sardegna" (5-Stat/A)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione degli emendamenti numero 525 e 678. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggia la richiesta il consigliere Porcu.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, degli emendamenti numero 525 e 678.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Rassu si è astenuto.

Risponde sì il consigliere: PISANO.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CASSANO - CERINA - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LAI Renato - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SORU - UGGIAS - URAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - RASSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 47

votanti 45

astenuti 2

maggioranza 23

favorevoli 1

contrari 44

(Il Consiglio non approva).

L'emendamento numero 100 è decaduto.

Passiamo all'articolo 13 ter. All'articolo 13 ter sono stati presentati undici emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 13 ter e dei relativi emendamenti:

Art. 13 ter

Controllo dell'attuazione delle leggi e valutazione degli effetti delle politiche regionali

1. Il Consiglio regionale esercita il controllo sull'attuazione delle leggi e promuove la valutazione degli effetti delle politiche regionali, al fine di verificarne i risultati.

2. Quando la legge prevede clausole valutative, i soggetti attuatori della legge sono tenuti a produrre le informazioni necessarie nei tempi e con le modalità previste dalla legge stessa ed a fornire la propria collaborazione, ai fini di un compiuto esercizio del controllo e della valutazione.

3. Il Consiglio regionale, con le modalità previste dal Regolamento interno, può, indipendentemente dalla previsione per legge di clausole valutative, assumere iniziative finalizzate all'analisi dell'attuazione di una legge o degli effetti di una politica regionale. E' assicurata la divulgazione degli esiti del controllo e della valutazione.

EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 13 ter

Al comma 2, le parole "Quando la legge prevede clausole valutative" sono soppresse. (526)

EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 13 ter

Al comma 2, le parole "nei tempi e con le modalità previste dalla legge stessa" sono soppresse. (527)

EMENDAMENTO soppressivo parziale CALIGARIS.

Articolo 13 ter

Nel comma 3 dell'articolo 13 ter sono soppresse le parole "con le modalità previste dal Regolamento interno". (178)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 13 ter

Al comma 3, le parole "con le modalità previste dal Regolamento interno, può, indipendentemente dalla previsione per legge di clausole valutative, assumere" sono sostituite con: "assume". (528)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 13 ter

Al comma 3, le parole "E' assicurata la divulgazione degli esiti del controllo e della valutazione" sono sostituite con: "Gli esiti del controllo e della valutazione sono pubblici. Il Consiglio regionale si impegna a garantirne la massima divulgazione presso i cittadini". (529)

EMENDAMENTO aggiuntivo PINNA - SANNA Francesco - ORRÙ - CUGINI - CORRIAS - PITTALIS.

Articolo 13 ter

Nel comma 1 sono aggiunte le parole: "…, avvalendosi anche della sezione regionale di controllo della Corte dei conti.". (777)

EMENDAMENTO aggiuntivo PISANO - VARGIU - CASSANO - DEDONI.

Articolo 13 ter

Dopo il primo comma dell'articolo 13 ter, è aggiunto il seguente comma: "Nella fase propedeutica all'approvazione delle nuove leggi che comportano un impegno di spesa, il Consiglio Regionale si avvale della valutazione degli organi tecnici consiliari, che predispongono la propria relazione d'impatto legislativo.". (211)

EMENDAMENTO aggiuntivo FARIGU - LADU - LA SPISA - VARGIU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA Matteo - RASSU -SANJUST - LOMBARDO - CONTU - PETRINI - PILERI - PISANO - CASSANO - DEDONI - AMADU - RANDAZZO Vittorio.

Articolo 13 ter

Dopo il comma 1 è aggiunto il comma 1 bis: "il Consiglio regionale sottopone al parere della commissione regionale per le pari opportunità tra uomini e donne le materie che rientrano nella sfera di competenza della commissione stessa.". (692)

EMENDAMENTO aggiuntivo ATZERI - MANINCHEDDA.

Articolo 13 ter

Dopo il comma 3 è aggiunto il seguente: "3 bis. Nei procedimenti riguardanti la formazione delle leggi e degli atti generali di programmazione, il regolamento consiliare disciplina la consultazione, di associazioni, comitati e gruppi di cittadini portatori di interessi collettivi. L'istruttoria, a cui partecipano anche in forma di contraddittorio pubblico, rappresentanze di significative frazioni del corpo sociale, deve essere contenuta in termini temporali che non ostacolino la funzionalità del Consiglio regionale e svolgersi esclusivamente nelle fasi preliminari del procedimento legislativo. (225)

EMENDAMENTO aggiuntivo PISANO - CASSANO - DEDONI - VARGIU.

Articolo 13 ter

Dopo il comma 3 dell'art. 13 ter è inserito il seguente comma: 3 bis. E' istituita una speciale commissione denominata "Controllo e Valutazione Leggi e Politiche Regionali" la cui presidenza è affidata ad uno dei consiglieri dell'opposizione nella quale sono proporzionalmente rappresentati tutti i gruppi consiliari e alla quale è affidato il compito dell'attuazione delle finalità del presente articolo;. (307)

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 13 ter

Dopo il comma 3 è aggiunto il seguente comma: "3 bis. Nel caso in cui le procedure di controllo e valutazione diano risultato negativo, il Consiglio presenta mozione di censura nei confronti dell'intera Giunta o individuale nei confronti dell'Assessore responsabile dell'applicazione della legge oggetto del controllo o della politica oggetto della valutazione". (530).)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Presidente, intervengo nella discussione generale dell'articolo 13 ter che costituisce, a mio giudizio, uno degli articoli più importanti tra quelli che hanno come obiettivo davvero il riequilibrio dei poteri affidati al Consiglio, in rapporto ai poteri che invece vengono assegnati, per effetto di una scelta, di un'opzione presidenzialistica, al Presidente e alla Giunta regionale.

Quando noi parliamo naturalmente di controllo e, soprattutto, di valutazione dell'impatto legislativo che una legge crea è evidente, e lo si deduce dai tre commi che costituiscono l'articolo, che si sta parlando unicamente di un impatto, cosiddetto, a posteriori, nel senso che quella forma di controllo che verrebbe esercitata dal Consiglio evidentemente è riferita ad una legge, cioè ad un provvedimento legislativo già approvato e che deve essere attuato. Il Consiglio regionale esercita il controllo sull'attuazione delle leggi.

Io credo che di fatto, se davvero strategicamente vogliamo raggiungere l'obiettivo di bilanciare la prerogativa legislativa consiliare, la prima cosa alla quale dobbiamo pensare è che questa forma di impatto legislativo deve essere propedeutica alla formazione della legge, e quindi deve precedere o essere contestuale all'iter formativo della legge. Questo non significa che non debba esistere, cosa molto importante e sicuramente condivisa, anche un impatto riferito all'attuazione successiva della norma. Perché dico questo? Perché solo in questo modo, davvero, potrebbe tradursi, l'esercizio attuativo dell'articolo 13 ter, in una prerogativa a conforto della cosiddetta garanzia di controllo del Consiglio e ad una parte specifica del Consiglio.

Probabilmente non è mai stato chiarito in maniera netta ma, dagli interventi finora tenuti in quest'Aula, mi è parso che si sia puntualmente sottolineato che l'aspetto debole dell'esercizio della prerogativa legislativa in capo al Consiglio è naturalmente quella parte di Consiglio che costituisce l'opposizione, che costituisce la controparte, da un punto di vista ovviamente del progetto che si intende perseguire, la controparte dell'amministrazione maggioritaria che ha vinto le elezioni. Perché questo? Perché è chiaro che il Presidente della Giunta regionale e la Giunta stessa hanno, in maniera diretta, è quasi una sorta di equazione, un riferimento dentro il Consiglio che è di tipo maggioritario.

Quindi, noi dobbiamo rafforzare un esercizio di opposizione e quindi, da qui, la nostra proposta, contenuta in due emendamenti, di dare risposte a questa attesa. La prima attraverso l'istituzione di una vera e propria Commissione consiliare, presieduta naturalmente da un consigliere della opposizione, che ha il compito di vigilare su questa determinazione dell'impatto propedeutico alla formazione della legge, perché d'altro canto rimane abbastanza indefinita anche la determinazione verso la quale è rivolto questo articolo. Non so se questa questione l'abbiamo sufficientemente vista anche in Commissione, però mi pare di ricordare che nel momento in cui noi pensavamo ad un istituto di controllo, abbiamo sempre chiaramente indicato a chi andavano affidate queste competenze.

L'articolo, in maniera molto generica, recita: "Il Consiglio regionale esercita il controllo". Attraverso che cosa? Ci sarà un ufficio specifico? Quali delle Commissioni permanenti, che naturalmente esistono nell'ambito del Consiglio, hanno come compito istituzionale quello della verifica di questo impatto legislativo? Stiamo parlando naturalmente di quello previsto dalla norma e che è quindi a posteriori, cioè norma già licenziata dal Consiglio e naturalmente in via di attuazione. E' evidente che c'è qualche meccanismo che non è chiarito.

A me pare di capire che poiché hanno dato un contributo all'iter formativo della legge, le più diverse Commissioni, a seconda della tipologia della norma stessa che il Consiglio ha approvato, non possa essere individuabile facilmente qual è la Commissione preposta alla valutazione di questo impatto, o comunque non è stato neanche pensato un ufficio specifico che curi questo aspetto. Sarà l'ufficio legislativo, che naturalmente esiste all'interno del Consiglio regionale? Lo chiedo a titolo naturalmente di domanda.

Io credo che la risposta potrebbe essere data attraverso l'approvazione dell'emendamento che noi abbiamo proposto, e che si prefigge proprio come obiettivo quello della istituzione di una specifica commissione di controllo; una commissione affidata, nel senso della Presidenza a un componente della opposizione, non già ovviamente della maggioranza che costituirebbe questa commissione. Ecco, questi elementi noi vogliamo portare come contributo a questa discussione.

Dall'articolo 13 ter in poi troveremo anche delle proposte di articoli aggiuntivi, credo quindi che in questo spazio della norma che noi oggi stiamo costruendo ci sia la possibilità concreta di rafforzare e di bilanciare, per usare i termini già usati abbondantemente in quest'Aula, di "ribilanciare" appunto le competenze del Consiglio. La forma di controllo è l'esercizio (poi vedremo anche quello ispettivo naturalmente) cardine, a mio giudizio, del ribilanciamento. E' vero che si può ribilanciare attraverso l'esercizio della partecipazione popolare, a tal fine abbiamo anche abbassato il numero di firme di elettori necessario. E' vero che si può contro bilanciare con la norma appena licenziata che ha chiarito, a mio giudizio, quali siano le competenze specifiche in capo al Consiglio regionale, ma anche in quel caso un elemento dovremo ancora una volta riferirlo a quest'Aula, perché nella discussione generale non è ancora una volta emerso che determinate prerogative affidate al Consiglio erano già indicate nello Statuto vigente.

Io credo che ancora una volta corriamo il rischio che questo binario stretto, che è indicato e delimitato naturalmente dall'articolo 15 del nostro Statuto, non sia percorso in maniera continuativa, cioè siamo a rischio di deragliamento, di non percorrere questo binario in senso rettilineo. Credo quindi che vada accolta la nostra proposta, se vogliamo dimostrare che il dibattito è ancora aperto e quindi tutti i contributi sono ancora possibili negli interventi che qui si succederanno.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, intervengo per intrattenere l'Aula che è in tutt'altre faccende affaccendata, nella ricerca spasmodica di un risultato che, a questo punto, non so come definire. Relativamente a questo articolo, non so se chi l'ha scritto, se la Commissione stessa, abbia fatto tutte le valutazioni del caso, perché il controllo dell'attuazione delle leggi (quindi dell'attuazione del programma il programma si fa con le leggi) è legittimo e opportuno; però questo articolo 13 ter recita: "Il Consiglio regionale esercita il controllo sull'attuazione delle leggi e promuove la valutazione degli effetti delle politiche regionali, al fine di verificarne i risultati". Prima domanda: una volta verificati i risultati che cosa accade? Sarebbe utile capire a che cosa serve questa valutazione, perché se questa valutazione è ad uso interno del Consiglio, a poco serve o, meglio, può servire ai fini di non proseguire in certi errori. Il secondo comma però aggiunge: "Quando la legge prevede clausole valutative Intanto mi chiedo il perché del "quando la legge prevede", se clausole valutative ci debbono essere, ci debbono essere sempre, puntuali su tutte le leggi. Non si può scrivere "quando la legge prevede clausole valutative". Tutte le leggi devono avere clausole valutative. E chi stabilisce se una legge deve avere una clausola valutativa? Lo dobbiamo stabilire noi in legge, cioè ogni volta che facciamo una norma per parificare il numero delle rappresentanze di genere femminile in Giunta piuttosto che in un ente, dobbiamo prevedere un controllo e quindi la clausola valutativa? Solo in quei casi o la dobbiamo mettere sempre?

Inoltre, nel momento in cui in questa legge ci fosse una clausola valutativa, e attraverso un controllo esercitato da non si sa bene chi (dal Consiglio, da una commissione, da un nucleo di valutazione non ben identificato), si verificasse che questa legge non ha avuto gli effetti sperati, gli effetti voluti, come primo provvedimento quella legge non andrà più finanziata. Però, se quella legge per imperizia, per incapacità, per noncuranza non trova attuazione o non trova l'adeguata attuazione che è stata data dal Consiglio, che cosa accade? Si rimuove l'Assessore? Si rimuove il direttore generale? Si rimuove l'amministratore unico di una società che fa capo alla Regione Sardegna? Si può prevedere la sfiducia individuale nei confronti dell'Assessore che non è riuscito a concretizzare le norme sulle quali c'è stato l'impegno del Consiglio regionale? La legge numero 215 sull'imprenditoria femminile non sta dando i risultati dovuti, allora che cosa succede, colleghi?

Sto facendo questo ragionamento per cercare di capire a che cosa serve fare una valutazione se poi, a seguito della valutazione, non ci sono strumenti validi per modificare lo stato dell'arte. Ci siamo permessi di presentare degli emendamenti che vanno in questa direzione; cito particolarmente gli emendamenti numero 530, 526, 527, ma soprattutto il "529" che è quello che m'interessa maggiormente perché in base al principio della trasparenza recita: "Gli esiti del controllo e della valutazione sono pubblici. Il Consiglio regionale si impegna a garantire la massima divulgazione presso i cittadini".

Non si può garantire solo la puntuale divulgazione di quanto realizzato in due anni e mezzo di governo della Regione, dal 2004 al 2006; evidentemente è legittimo farlo, ma se questo è legittimo nel momento in cui si dice che facciamo certe cose, dobbiamo anche avere la bontà di far sapere ai cittadini che c'è una norma per la quale la Regione Sardegna rischia di perdere 70 e passa milioni di euro. Presidente Soru, avremo modo di discutere questa questione nei prossimi giorni, visto che qualcuno dice che i soldi del POR Sardegna della misura 4.9, agricoltura, sono stati spesi tutti e bene, allora ci sembra che questo Consiglio regionale veramente non sia in sintonia, se è vero che l'Unione Europea ha avviato un procedimento per riprendersi dei finanziamenti, se è vero che i bandi non sono conclusi, se è vero che siamo in ritardo nonostante questo Consiglio regionale abbia affidato tutto ciò che doveva affidare. Queste cose le dobbiamo dire, è una valutazione che questo Consiglio regionale è chiamato a fare sulla base dell'articolo 13 ter.

Io credo che sia opportuno dire ai cittadini per quale motivo le leggi non vengono attuate, per quale motivo le norme non vengono rispettate e, soprattutto, per quale motivo non ci sono i risultati attesi. Questo è ciò che io intendo per "valutazione", non una "cosetta" tra di noi, per dire che siamo trasparenti, efficienti ed efficaci, ma su che cosa? Non siamo né trasparenti né efficaci e né efficienti nel momento in cui non diamo gambe alla valutazione sull'attuazione delle leggi e sugli effetti delle politiche regionali, dicendo ai cittadini: abbiamo toppato, abbiamo sbagliato oppure abbiamo fatto bene.

Assessore, a che cosa serve una norma di questo genere se poi dopo, fondamentalmente, non succede nulla? Io credo che qualcuno dovrà pur comunicare un risultato; una valutazione, positiva o negativa che sia, dovrà essere fatta, altrimenti questa disposizione è carta straccia e, come tante altre contenute in questa legge statutaria, probabilmente non verrà mai attuata. Noi ci vanteremo di aver introdotto una riforma della Regione Sardegna, ma questa non è certamente una riforma. Questa è una valutazione che non ha nessun valore.

Io invito quindi i colleghi a valutare ed eventualmente a leggere bene gli emendamenti che sono stati presentati per mettere al riparo il Consiglio, soprattutto, perché noi stiamo votando una norma che ci inchioda, colleghi, senza che noi possiamo fare niente. Perché poi saremo messi noi sotto accusa, perché la valutazione non la deve fare la Giunta ma la deve fare il Consiglio regionale.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, credo che questo articolo 13 ter sia uno degli articoli tra i più innovativi del Capo II che merita, forse, molta più attenzione visto che la discussione sulla Statutaria, qualche volta, sembra attestarsi, non dico su luoghi comuni, ma su alcuni aspetti che vengono ripetuti a mo' di slogans. Devo dire che il riequilibrio - o meglio la definizione dei nuovi equilibri - una volta che si introduce il meccanismo dell'elezione diretta del Presidente, passa attraverso una nuova funzione di controllo. Tant'è che noi abbiamo individuato tre livelli di controllo.

Il primo livello di controllo, quello fondamentale, è rappresentato dalla produzione legislativa; un secondo livello di controllo è quello che abbiamo introdotto con l'articolo 13 bis. Se voi leggete gli interventi più significativi dei costituzionalisti che ritengono che l'elezione diretta del Presidente non rappresenti una sorta di impoverimento della democrazia, vi renderete conto che questi sostengono l'introduzione di una funzione di controllo, di controllo politico non certo di tipo amministrativo. Noi in Commissione abbiamo discusso molto e a lungo sull'articolo 13, proprio perché immaginavamo che potesse esistere un controllo di tipo politico, rispetto alle nomine che caratterizzano la struttura amministrativa nel suo complesso, che non attiene al livello amministrativo che non è competenza di un Consiglio regionale, e che invece attiene forse a quella dimensione di adeguatezza politica che in qualche modo va richiesta e che impedisce chela forma consociativa, che di fatto molto spesso si consumava nella fase ante, avvenga. Per cui, noi crediamo che rafforzare, anche sotto questo punto di vista, la funzione di controllo mediante una "proceduralizzazione" sia un fatto solamente positivo.

L'articolo 13 ter dice però una cosa molto importante. Mi piace citare, l'ho detto anche nella relazione introduttiva all'esame di questa legge,una espressione di Gianfranco Pasquino. I nostri Parlamenti sono fondamentalmente legati ad una organizzazione, se volete, di tipo ottocentesco, per cui il controllo - affidato alle mozioni, alle interpellanze e alle interrogazioni - qualche volta è un controllo di tipo reattivo, mentre invece Pasquino dice che il controllo non deve essere solamente di tipo reattivo ma deve essere di tipo pro-attivo. Noi, allora, nello scrivere anche questo importante articolo, abbiamo raccolto anni di studi e di esperienze. Tra l'altro è stato costituito un Consorzio nazionale, chiamato appunto "Capire", da importanti Consigli regionali tra i quali anche il nostro Consiglio regionale della Sardegna, nel cui ambito studiosi, funzionari si sono a lungo soffermati per capire come rafforzare la rappresentanza delle Assemblee.

Ebbene, la rappresentanza delle Assemblee passa attraverso l'introduzione di una funzione importante: quella relativa al controllo sullo stato di attuazione delle leggi, alla valutazione degli effetti generali delle politiche pubbliche. Allora, da questo punto di vista, è un po' riduttivo, credo, anche l'emendamento presentato dai Riformatori; perché? Secondo questo modello le otto Commissioni permanenti del Consiglio regionale hanno, da una parte, l'obbligo di concorrere anche alla nuova produzione legislativa ma, in riferimento ai temi specifici - che si parli di acqua, che si parli di salute, che si parli di ambiente, che si parli per esempio di funzionamento dell'amministrazione pubblica (Regione, enti locali) - le Commissioni hanno una funzione fondamentale, quella di verificare quale sia lo stato di attuazione della politica pubblica rispetto al bene acqua, rispetto al bene salute.

Hanno l'obbligo di fare un censimento della produzione normativa, possono sentire gli operatori, i cittadini, tutti quelli che dicono di essere portatori di interessi e, soprattutto, portatori anche di osservazioni; le Commissioni possono anche costruire quelli che, sull'esempio dell'Unione Europea, potremmo chiamare anche dei "Libri Bianchi", per indurre, per esempio, un'azione di delegificazione che porti alla produzione di testi unici, oppure a definire il programma anche dell'attività normativa.

Allora, capite perfettamente che questo articolo comporta che il Consiglio regionale, se vuole essere effettivamente competitivo rispetto anche all'Esecutivo, deve darsi una organizzazione diversa. E' chiaro che il Centro studi dovrà cambiare completamente o dovrà arricchirsi di funzioni nuove, il Consiglio regionale dovrà essere dotato di nuovi strumenti che devono essere propri in genere di tutte le Commissioni; perché solamente in questo modo il Consiglio regionale sarà in grado di essere un organo vivo, un organo attivo, diciamo - per usare il termine di Gianfranco Pasquino - un organo pro-attivo.

Altrimenti, guardate, siamo chiamati a prendere atto, quasi in maniera notarile e con tristezza, che forse l'Assemblea rappresentativa, quella cioè che ha la funzione fondamentale di essere in ascolto costante della società, ha finito il proprio tempo. Io credo che dobbiamo assolutamente impedire che l'Istituto parlamentare, per la funzione fondamentale di rappresentanza che ha, possa in qualche modo estinguersi.

Io credo allora che questo articolo, con gli altri articoli con i quali abbiamo costruito il Capo II, abbia bisogno di una grande interpretazione, di una intelligente interpretazione. Questo significa che dobbiamo ripensare nel suo complesso l'organizzazione del Consiglio che non può essere considerato semplicemente un organo di rappresentanza e, tanto meno, un organo di privilegi, ma deve avere una funzione nobile: quella di salvare, da questo punto di vista, la democrazia rappresentativa.

La legge statutaria, tra le tante ragioni, si qualifica anche per questo Capo II. Ma è chiaro che la legge statutaria, e questo Capo II in particolare, per produrre gli effetti che promette ha bisogno di interpretazioni alte da parte della classe politica.

È importante poi che venga prevista la disposizione sulle clausole valutative, l'abbiamo già fatto in questa legislatura, tutte le leggi le devono contenere. Dobbiamo introdurre una sorta quasi di "crono programma", dobbiamo sapere che entro sei mesi, entro un anno qualcuno deve rendere conto e dobbiamo mantenere un'attenzione vigile e alta.

Concludo, ribadendo che questo è un articolo importante che merita attenzione e anche grande rispetto da parte del Consiglio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Presidente, ho sentito parlare il Presidente della Commissione nella assoluta distrazione da parte dei presenti; effettivamente non è che sia molto incoraggiante dover intervenire a quest'ora, con un'Aula che ha la testa altrove, e non solo la testa.

Comunque, si interviene per dare un significato alla serata, e soprattutto anche a questo articolo 13 ter che, tra l'altro, ha una formulazione molto importante perché parla del "Controllo dell'attuazione delle leggi e valutazione degli effetti delle politiche regionali".

Nella formulazione di questo articolo, da parte della Commissione, è concretamente leggibile il tentativo di smarcarsi dal testo della Giunta, oggettivamente impresentabile per la pochezza dei suoi contenuti, e nello stesso tempo di assecondare positivamente la strategia di fondo del testo, che è quella di "non disturbare il manovratore" tenendo a debita distanza il Consiglio regionale dall'effettivo potere di controllo degli atti di governo. Cosa c'è quindi di nuovo rispetto all'impianto complessivo della Statutaria? Niente! In ogni Parlamento degno di questo nome esistono meccanismi di controllo e di valutazione degli effetti delle leggi. Nessuna legge è immutabile, come ben sappiamo, nemmeno quelle costituzionali, nessuna cristallizza situazioni politiche, sociali, civili ed economiche destinate a perpetuarsi nei secoli. Del resto le istituzioni sono per loro natura laiche e proiettano la loro azione complessiva anche sul piano legislativo nell'arco di un mandato, al termine del quale, infatti, hanno l'obbligo di sottoporsi al giudizio degli elettori.

Sembrano considerazioni ovvie, ed in parte certamente lo sono, ma proprio attorno alle ovvietà è costruito l'intero articolo in oggetto che, a furia di miscelare certi termini per introdurci qualche significato, riesce a contraddire clamorosamente se stesso. I primi due commi, infatti, si caratterizzano sui concetti di controllo delle leggi, di valutazione degli effetti delle politiche regionali, di verifica della loro attuazione. Il terzo recita: "Il Consiglio regionale, con le modalità previste dal Regolamento interno, può, indipendentemente" - sottolineo questo avverbio - "dalla previsione o meno di clausole valutative, assumere iniziative finalizzate all'analisi dell'attuazione di una legge o degli effetti di una politica regionale…". Signor Presidente, nell'avverbio "indipendentemente" si nascondono, per la verità a malapena, tutte le ambiguità e le contraddizioni del testo. Che significato si può attribuire, infatti, al termine "indipendentemente" se non quello che tutte, dico tutte, le leggi regionali possono essere controllate e valutate dal Consiglio? Potrebbe forse esistere una legge che rappresenta una eccezione a questa regola, e che può essere sottratta sia al controllo che alla valutazione del Consiglio? Questo lo chiedo all'attuale maggioranza.

Il secondo comma, peraltro, si spinge quasi a legittimare la possibilità di un'eccezione quando prevedete, per le sole leggi che contengono clausole valutative, l'obbligo per i soggetti attuatori di produrre le informazioni necessarie a fornire la propria collaborazione ai fini di un compiuto esercizio del controllo e della valutazione. Meno male che al terzo comma, come abbiamo già avuto modo di sottolineare, viene utilizzato l'avverbio "indipendentemente", altrimenti saremmo autorizzati a pensare che dove mancano clausole valutative esplicite qualcuno può essere autorizzato a rispondere negativamente alla richiesta di audizione proveniente da una Commissione, o a negare la trasmissione di documenti necessari alla stessa Commissione o, addirittura, a mettersi formalmente di traverso davanti ad una richiesta di collaborazione.

Queste contraddizioni del testo, evidenti dall'altalena di affermazioni e negazioni sugli stessi argomenti, lasciano troppo spazio all'interpretazione, ed è un grosso limite che, come molti precedenti purtroppo insegnano, si può tradurre nella pratica consiliare in altrettanti limiti al controllo e alla valutazione delle leggi. Va da sé, infatti, che in caso di problemi interpretativi che questo testo alimenta a dismisura, prevale la lettura che della norma dà la Presidenza del Consiglio regionale, la quale è l'espressione della maggioranza, e ce lo sta dimostrando anche in questi giorni, quando effettivamente non riesce a rimanere nell'ambito del proprio ruolo.

In altre parole qui non si vuole fare il processo alle intenzioni o sindacare l'indipendenza di giudizio della Presidenza del Consiglio, naturalmente di qualunque Presidenza, in un riferimento generale e astratto. Ma non si capisce perché in questa materia, e proprio in questa materia, si debba precostituire uno spazio interpretativo piuttosto largo, e in cui molte letture restrittive della norma alla fine rischiano di coincidere con determinate esigenze politiche e congiunturali della maggioranza.

Una bella massima, l'ora è tarda quindi la posso anche citare, del diritto romano insegna che Ubi lex voluit dixit, cioè quando il legislatore, caro Presidente del Consiglio, lei che è l'unico che mi sta ascoltando, vuole davvero esprimere una certa volontà lo fa in modo chiaro, senza usare tanti giri di parole. Questa proposta di Statutaria, in effetti, è costellata da innumerevoli violazioni, palesi od occulte, di questo antico principio di saggezza giuridica; ed in questo articolo, in particolare, ciò che realmente si vuole, ed alla fine si ottiene, è un controllo formale privo di efficacia, nel migliore dei casi uguale a quello che c'era prima. Mentre quello che si dice è, che il controllo deve essere nuovo, più puntuale e penetrante, cosa che però non è.

Tornando al già citato avverbio "indipendentemente", attorno al quale ruota la formulazione del terzo comma, Assessore, è impossibile non intravedere che applicando questa disposizione il Consiglio può controllare e verificare gli effetti dell'attuazione di una legge attraverso gli strumenti consueti delle audizioni e delle indagini conoscitive. E sfidiamo chiunque a dimostrare che c'è davvero qualcosa di nuovo e di diverso in ciò che il Consiglio potrebbe fare in futuro dopo l'entrata in vigore di questo disegno di legge. Di audizioni e di indagini conoscitive ne fanno praticamente ogni giorno tutti i Parlamenti, ne ha fatto anche il Consiglio regionale della Sardegna e ne continuerà a fare; non c'è nessuna novità. O meglio la novità è, come abbiamo dichiarato in altre circostanze, ed anche in apertura di dibattito, che nessuna di queste attività si incrocia in modo equilibrato e paritario con quelle del potere esecutivo. Questo è il ritornello, il filo conduttore, il replay di tutti gli interventi, che vengono fatti su questa legge statutaria, che il Presidente lo voglia o non lo voglia. E, dunque, nessuna di queste attività è in grado di dare al Consiglio, e indirettamente all'opinione pubblica, nemmeno l'impressione di una amministrazione regionale sempre trasparente nelle sue scelte e nei suoi atti.

Continua a permanere, in altre parole, la riserva mentale di un potere legislativo che viene visto come contro potere dell'esecutivo e non, invece, come naturale contrappeso del governo nel quadro di un'armonia istituzionale. Un'altra occasione perduta, quindi, per realizzare una riforma veramente moderna, avanzata e che, attraverso il suo buon funzionamento, consentirebbe ai cittadini di guardare alle loro istituzioni con rinnovata fiducia.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.). Voglio esprimere, innanzitutto, una valutazione estremamente positiva sulla discussione che, in qualche misura, ribalta quel giudizio un po' liquidatorio, ingeneroso, se mi è consentito, dato sul lavoro fatto in Commissione, ma anche su quello che in queste ore, in questi giorni, stiamo svolgendo in Consiglio nel cercare, nell'ambito della definizione dei poteri del Consiglio, di dare contenuto al cosiddetto riequilibrio dei poteri, appunto, e quindi di dare sostanza alle affermazioni di principio.

Io credo che questo articolo 13 ter, che prevede il controllo sull'attuazione delle leggi, sia molto importante. C'è infatti una questione che sfugge sempre, e cioè che il Consiglio regionale le leggi le ha sempre fatte e le farà, molte o poche, ciò che sicuramente non ha fatto, o ha avuto la possibilità di fare in maniera insufficiente, è stato verificare in che misura si sono raggiunti gli obiettivi prefissi, perché questa valutazione è affidata a strumenti del tutto inadeguati.

L'avere introdotto il principio della valutazione dell'impatto legislativo credo sia un dato di merito, un elemento che arricchisce la legge statutaria. A me risulta, ad esempio, che non molte regioni abbiano introdotto una norma di questo genere; moltissime regioni più avanti di noi normalmente introducono nelle leggi queste clausole, ma forse noi, qualora questo articolo e questo disegno di legge vengano approvati, saremo una delle prime regioni a inserirle in una legge di rango costituzionale.

Prima di concludere il mio intervento vorrei riprendere le considerazioni che hanno fatto alcuni colleghi. Sottolineo innanzitutto che queste norme, si noterà, non sono norme di dettaglio, cioè non prescrivono come questa funzione verrà esercitata (la affida naturalmente agli strumenti, li indica, li individua), ma non sono neanche solo una mera enunciazione di principi. L'onorevole Pisano propone, attraverso un emendamento, di affidare il controllo a un istituto di rappresentanza politica. Noi in Commissione, anche dopo una discussione apposita, un dibattito non banale, neppure molto rapido e veloce, non lo abbiamo definito lasciando aperta questa eventualità.

La mia opinione è, invece, che non si debba istituire una nona Commissione istituzionale rappresentativa dell'Assemblea, ma si debba affidare questa funzione a un servizio del Consiglio, facendo riferimento all'articolo 13 quinquies, in modo particolare, che appunto definisce che nell'ambito dell'autonomia prevista dall'articolo 12 il Consiglio regionale si dota di strutture ed uffici adeguati al pieno esercizio di tutte le funzioni ad esso attribuite. Quindi, questo è uno strumento al servizio permanente, non come un fatto eccezionale, dei singoli consiglieri, dei Gruppi consiliari.

La valutazione dell'impatto, dell'effetto che le leggi hanno sugli obiettivi che perseguono deve essere un fatto, come dire, non eccezionale ma normale, ordinario, perchè questo dà la possibilità di esercitare quella funzione non nell'ambito di un parere di una Commissione, ma nell'ambito di un'attività normale, ordinaria, che svolge ciascun consigliere regionale, e che ovviamente poi si può tradurre anche in atti di carattere generale o più ampio. L'articolo nel modo in cui è stato formulato, naturalmente è correggibile, però si tratta di valutare anche attentamente l'ipotesi di correzione contenuta negli emendamenti; tuttavia io vorrei che fosse compreso il dato che non si fa una scelta contro quel tipo di indicazione, ma che rimane aperta e affidata nel dettaglio alla legge, innanzitutto, ma anche a tutte le leggi, perché, a seconda del tipo di legislazione, la clausola valutativa può avere applicazioni diverse, può comportare strumentazioni diverse, obblighi diversi per i soggetti che sono chiamati a rispondere. Così come penso che il Regolamento consiliare dovrà definire le modalità e gli strumenti attraverso i quali si potrà dare questo tipo di servizio continuativo a ciascun consigliere regionale e, ripeto, non in maniera episodica e soltanto quando c'è o ci si accorge dell'emergenza. È lampante, che la "215" non ha speso, per fare un esempio, neppure il 10 per cento delle sue risorse, che l'obiettivo voluto non è stato raggiunto. Se non ha questa entità, però, il problema non si pone e tutto procede come prima. Se poi si devono introdurre misure coercitive o di penalizzazione, chiamiamole così, non vanno inserite, a mio avviso, nel "13 ter", ma vanno inserite nella legislazione ordinaria.

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, lei è l'ultimo iscritto a parlare su questo articolo e i relativi emendamenti.

DEDONI (Riformatori Sardi). Presidente, c'è una grande attenzione, di quelle eccezionali!

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, il suo sarà il primo e l'unico intervento su questo articolo nella seduta di domani. Il Consiglio è convocato alle ore 10 di domani, venerdì, 23 febbraio.

La seduta è tolta alle ore 21 e 58.



Allegati seduta

CCCII Seduta

(Pomeridiana)

Giovedì 22 febbraio 2007

Presidenza del Presidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 18 e 30.

CASSANO, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta del 16 febbraio 2007 (296), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Carmelo Cachia, Roberto Capelli, Silvio Lai, Salvatore Serra e Pierpaolo Vargiu hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 22 febbraio 2007.

Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza:

CASSANO, Segretario f.f.:

"Interrogazione Ladu, con richiesta di risposta scritta, sulla mobilità del personale alla Provincia di Nuoro". (760)

"Interrogazione Rassu - Contu - Licandro - Petrini - Pileri, con richiesta di risposta scritta, sul commissariamento, da parte del Ministro dell'ambiente, del Parco geominerario storico e ambientale della Sardegna". (761)

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.

CASSANO, Segretario f.f.:

"Mozione DIANA - ARTIZZU - LA SPISA - RANDAZZO Alberto - VARGIU - LADU - LICANDRO - LIORI - MORO - SANNA Matteo - RASSU - LOMBARDO - CONTU - SANJUST - PILERI - PETRINI - RANDAZZO Vittorio - CAPPAI - AMADU - CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - PISANO - CASSANO - DEDONI - MURGIONI - GALLUS - FLORIS Mario - CHERCHI Oscar - FARIGU sul concreto rischio di disimpegno di una rilevante quota dei fondi Feoga per il periodo 2000-2006, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (118)

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Legge statutaria della Regione Autonoma della Sardegna" (5-Stat/A)

PRESIDENTE. Colleghi, ricordo che è all'ordine del giorno il disegno di legge 5-Stat/A il cui esame prosegue con la votazione dell'articolo 13 e dei relativi emendamenti sui quali la Giunta doveva esprimere il suo parere. Informo inoltre che è stato presentato un emendamento di sintesi, il numero 808

(Si riporta di seguito il testo dell'emendamento:

EMENDAMENTO sostitutivo totale PINNA - SANNA Francesco - ORRU' - CORRIAS - PITTALIS - URAS - SECCI - BALIA.

Emendamento di sintesi degli emendamenti numero 239, 176, 270, 346, 357, 758, 764, 765, 768, 780, 791

L'articolo 13 è sostituito dal seguente:

"Art. 13

Funzioni del Consiglio regionale

1. Il Consiglio regionale è l'organo rappresentativo del popolo sardo. Esercita funzioni legislative e regolamentari, di indirizzo politico, di controllo e di vigilanza sull'attività degli organi di governo e sull'amministrazione regionale.

2. Il Consiglio regionale esercita le funzioni legislative e regolamentari attribuite alla Regione dalla Costituzione o dallo Statuto.

3. In particolare il Consiglio regionale:

a) discute il programma politico di governo e ne verifica l'attuazione;

b) approva i bilanci, i rendiconti, gli atti generali di programmazione e quelli di pianificazione non delegati alla Giunta dalla legge, e le loro variazioni;

c) autorizza, con provvedimenti legislativi, la costituzione o la soppressione e la liquidazione di enti, di agenzie, di altri soggetti giuridici delegati ad esercitare funzioni regionali;

d) approva gli atti di indirizzo generale previsti dalla normativa comunitaria;

e) approva i regolamenti delegati alla Regione da leggi dello Stato ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione, comma 6;

f) ratifica gli accordi conclusi dalla Regione con organi dello Stato, nei casi in cui comportino variazione agli atti di programmazione o pianificazione di cui alla lettera b);

g) elabora documenti di indirizzo in materia di rapporti internazionali e ratifica gli accordi conclusi dalla Regione con altri stati e le intese con enti territoriali interni ad essi, nei casi, nei limiti e con le forme di cui all'articolo 117 della Costituzione.

4. Il Consiglio regionale esercita le altre funzioni ad esso attribuite dalla Costituzione, dallo Statuto, dalla presente legge e, in conformità ad essi, dalle leggi. (808).)

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sugli emendamenti ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. La Giunta esprime un parere conforme a quello del relatore, considerate anche le necessarie integrazioni che sono state apportate e alla luce dell'emendamento di sintesi che è stato presentato all'attenzione del Consiglio.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento numero 808 ha facoltà di parlare il consigliere Pinna, relatore.

PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Si esprime parere positivo.

PRESIDENTE. È in votazione l'emendamento numero 808.

Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, annuncio un voto assolutamente contrario a questo emendamento che non si capisce di che cosa costituisca la sintesi. Qui si dice che è un emendamento di sintesi di diversi emendamenti che vengono enumerati. Dispiace però che sia stato sottoposto alla nostra attenzione in Aula in una bozza successiva (anzi questa definitiva), rispetto a quella sottoposta alla nostra attenzione dal Presidente della Commissione. Ormai ci stiamo abituando a questo tipo di atteggiamento: il Consiglio discute, interagisce, non dico che concordi, ma c'è comunque un dialogo tra le parti politiche, e quando quel dialogo pare giungere a conclusione, arriva il Presidente della Regione, che è anche un consigliere per carità, quindi ha tutto il diritto di partecipare, noi ci auguriamo che partecipi sempre di più, certo è che comunque con la sua venuta in Aula quell'emendamento che c'era stato sottoposto è stato modificato.

A questo punto non entriamo più nel merito, è sufficiente capire che questo Consiglio regionale ha perso ormai qualsiasi autonomia, anche nei momenti determinanti come quelli legislativi. Ancora di più lo è questo momento, visto che stiamo esaminando ed eventualmente approvando una legge statutaria. Almeno in questa circostanza bene avrebbero fatto i colleghi della maggioranza a sincerarsi prima se il testo sottoposto alla nostra condivisione era stato concordato anche col presidente Soru; ancora una volta ci troviamo di fronte (non la definisco prepotenza) ad un modo di vedere le cose diverso. È chiaro perciò che noi non possiamo far altro che prendere atto della situazione e votare contro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris Mario per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Presidente, intervengo per annunciare il voto contrario all'emendamento di sintesi della maggioranza, e per dire che le funzioni che la Giunta regionale intendeva affidare al Consiglio regionale erano indicate nei tre punti dell'articolo 13. Però in Commissione si era detto che il Presidente della Regione, in quell'articolo, aveva inteso delegare completamente il Consiglio a ritagliarsi lo spazio e quindi a riequilibrare i poteri. Ora, è veramente di cattivo gusto vedere il Presidente della Regione che, invece, viene qui e su ogni articolo e su ogni riga "pone la sua voce" per tutelare i suoi poteri e le sue funzioni. E' una cosa che veramente non sta né in cielo né in terra!

Guardate, inserire queste norme (meglio, quelle che ha inserito il Presidente), per dire che noi qui dobbiamo discutere ma non approvare il programma politico è una bestialità, oppure che noi dobbiamo ratificare gli accordi conclusi dalla Regione e non farli, significa invertire la tendenza che si seguiva in questa Assemblea da quarant'anni a questa parte. Ma, colleghi che state assecondando il presidente Soru, io credo che non stia avvenendo solo questo in Sardegna ma stia avvenendo anche altro: vedrete che piano piano il personale della Regione sarà trasferito agli enti locali, vedrete che al CED, il centro meccanografico, la Regione non terrà più nessuno perché ci sarà un apparato, non dico nascosto od occulto, che prenderà tutte le informazioni, vedrete che andranno abolite le segreterie particolari, vedrete che andranno eliminati gli uffici di gabinetto, vedrete che ci saranno otto direttori generali alle dipendenze del Presidente della Regione che risponderanno soltanto a lui. Ieri ci ha dato una primizia quando ha detto che bisogna mettere le donne nelle direzioni generali; uomini o donne non significa nulla, uomini e donne significa che si sta creando in Sardegna un apparato che è un apparato di regime! E' un apparato di regime! Voi non avete il coraggio di dire queste cose in questa sede, ma so che molta gente intelligente, dirigenti di partito, non possono accettare una situazione simile. Un emendamento di sintesi che si ferma perché gli accordi con l'Unione Europea li vuole fare il Presidente, uno che va a Roma a dire "Non vogliamo più risorse finanziarie", o "Non esiste più l'insularità". E noi dobbiamo approvare affermazioni di questo genere? Questo e' un paradosso, ovviamente, ma non mi sembra una cosa seria, proprio per niente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, annuncio il mio voto di astensione in considerazione proprio del problema relativo al programma politico. Ho ritenuto l'emendamento a firma del Capogruppo del F.A.S., onorevole Balia, molto significativo perché, secondo me, proprio la possibilità di discutere e di valutare il programma di governo, rappresenta una forma di contenimento dei fanatismi che emergono quando ci sono coalizioni contrapposte.

Il programma politico iniziale di governo e i successivi aggiornamenti annuali, così come previsti, a mio avviso rappresentano una garanzia per i cittadini che potranno conoscere direttamente le priorità che si intendano affrontare e la loro calendarizzazione, ma sono una garanzia anche per le minoranze, perché significa che si vuole fare uno sforzo affinché la Giunta attui un programma che non è più solo della maggioranza ma è dell'intero Consiglio; così come il Presidente eletto dal popolo è veramente il Presidente di tutti i sardi e non soltanto di una parte di essi. La nuova formulazione impegna, inoltre, maggiormente la Giunta ad essere radicata nella realtà contingente e il Consiglio a un ruolo più stringente di controllo.

Sono convinta che queste forme di maggiore presenza del Consiglio sul programma - come annunciava stamattina anche l'assessore Dadea - siano ancora più forti se si parte dal principio che deve cadere l'incompatibilità tra assessore e consigliere. Una Giunta più politica penso che darebbe maggiori garanzie di consonanza con l'Assemblea, di quante non possa darne una indicata esclusivamente dal Presidente della Regione. Per questi motivi, e per altri che spero di poter esprimere successivamente sugli altri emendamenti, mi asterrò.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliare Pileri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILERI (F.I.). Presidente, annuncio il mio voto contrario a questo emendamento per diversi motivi che di seguito chiarirò. Al comma uno noi avevamo chiesto di inserire in luogo dell'espressione "esercita funzioni", l'espressione"ha potestà legislativa"; al comma 3, lettera a), avevamo chiesto di sostituire con il termine "approva" il termine "discute", perchè si usano mezze parole e quindi non si dà forza a questa Assemblea legislativa.

Come ha detto il consigliere Diana, in effetti è strano che qualche minuto prima della discussione venga posto alla nostra attenzione un emendamento, sul quale si apre un dibattito anche all'interno della minoranza, e dopo qualche secondo ne viene presentato un altro, modificato, senza alcuna spiegazione da parte della maggioranza. Questo non è un comportamento serio, sicuramente, che non può indurci a dare un voto o di astensione o favorevole. Ma, mi preoccupa molto di più alla lettera b) sempre comma 3, il punto in cui si parla di "atti generali di programmazione e di quelli di pianificazione non delegati alla Giunta…"; io avrei preferito che il Consiglio approvasse atti di pianificazione territoriale di competenza della Regione, per evitare di delegare alla Giunta atti come è stato fatto con la legge numero 8/04.

Mi preoccupa molto anche un altro aspetto; probabilmente con l'articolo 13 stiamo entrando nel merito di quanto è sancito dall'articolo 27 dello Statuto. Infatti questo articolo 27 recita: "Il Consiglio regionale esercita le funzioni legislative e regolamentari attribuite alla Regione". Quindi, l'argomento dell'articolo 13 attiene all'articolo 27 del nostro Statuto. Ribadisco il voto contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Presidente, rimango perplesso sulla strada che ha percorso questo emendamento di sintesi, perché nella personalità del Presidente della Commissione noi c'eravamo impegnati, come Alleanza Nazionale in primis e in generale come opposizione, di seguire questa strada, pur consci delle difficoltà e del dibattito interno alla maggioranza, per poter arrivare ad un voto di sintesi su un tentativo di riequilibrio delle funzioni del Consiglio rispetto allo strapotere del Presidente.

Vi dico che questa posizione che avevamo potuto raggiungere è stata anche molta sofferta; abbiamo discusso al nostro interno, il Presidente della Commissione, anche in un modo affannoso, ha cercato di raggiungerci tutti, uno per uno, per cercare di spiegare qual era il percorso obbligato per poter arrivare ad un emendamento di sintesi come quello che abbiamo sottomano.

Bene, noi eravamo orientati per dare a questa soluzione, prospettata appunto dal presidente Pinna, anche un voto di assenso, se mi consentite e mi passate il termine; invece è arrivato il presidente Soru, che effettivamente è espressione non soltanto del popolo sardo, ma in primis di questa maggioranza del Consiglio regionale, ed ha stravolto i presupposti di un dibattito sereno, aperto, convinto, teso anche a cercare di portare un po' di dignità in quest'Aula; e questa maggioranza non riesce ancora ad individuare quale sia il ghetto in cui viene rinchiusa per volontà del presidente Soru.

Bene, dopo tutto questo dibattere ci rendiamo conto che l'emendamento è stato stravolto perché al Presidente non andava bene questa soluzione finale. Noi vi ringraziamo, state rendendo un bel servizio al popolo sardo, state continuando ad umiliarlo ogni giorno nel dibattito che si porta avanti su questa statutaria. Complimenti!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Intervengo intanto per dichiarare il voto favorevole all'emendamento di sintesi e anche per sottolineare che, rispetto alla modifica che si riterrebbe essere stata apportata a riduzione dei poteri del Consiglio, questo emendamento sotto questo profilo è decisamente migliorativo del testo pervenuto dalla Commissione, chiarisce abbondantemente circa la potestà delle funzioni legislative e regolamentari in capo al Consiglio. Ma poi va letto nel combinato disposto della lettera b) e della lettera d), dove si dice che tutti gli atti generali di programmazione non delegati dalla legge, e la legge la fa il Consiglio, alla Giunta, sono in capo al Consiglio; oltre a questi ci sono anche gli atti di indirizzo generale, che non sono previsti dalla legislazione regionale, ma che sono previsti dalla normativa comunitaria. Il testo rispetto a quello originariamente proposto è solo meglio scritto, se vogliamo, in ragione dei medesimi obiettivi e quindi è sostanzialmente invariato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, grazie in primo luogo ai colleghi che mi hanno preceduto per aver portato elementi di chiarezza in questo breve dibattito, in queste dichiarazioni di voto. Io credo che questo nuovo articolo sia veramente emblematico di una visione, cara evidentemente al Presidente della Regione, di presidenzialismo totalitario; ma questo non rappresenta certamente una sorpresa, è semplicemente la conferma, l'ennesima conferma, di un'impostazione a noi nota.

Ciò che ancora - ancora per poco, per la verità - riesce ogni tanto a sorprenderci è l'atteggiamento della maggioranza, di quella parte della maggioranza che dovrebbe essere, o perlomeno ogni tanto afferma di essere, parlamentarista, quindi indirizzata alla limitazione di un potere eccessivo, che poi va ad ingrossare giorno dopo giorno, durante il dibattito della legge statutaria, le fila del presidenzialismo, avvallando e sostenendo nei fatti scelte che vanno al di là di un presidenzialismo equilibrato, rispettoso della distinzione dei poteri, quale quello a noi caro e al quale cerchiamo di fare riferimento, ma si consegna tranquillamente e con entusiasmo nel ruolo di presidenzialisti estremi, diciamo, un presidenzialismo forte, un presidenzialismo alla sarda, questo nuovo presidenzialismo che sta emergendo adesso.

Mi dispiace e manifesto, con tutta l'amicizia e la stima personale che vi può essere, la solidarietà nei confronti del Presidente della Commissione che, poverino, ha provato a tenere la schiena dritta stasera, si è dato da fare, ha sottoposto all'attenzione dei colleghi una ipotesi che noi tutti, con molto rispetto e con molta volontà di dare anche noi un contributo, abbiamo esaminato, abbiamo ascoltato, ne abbiamo discusso e che poi, mi rendo conto, alla fine ha dovuto subire una sorta di limitazione e di mortificazione. E questo, sinceramente, collega Pinna, devo dire che mi dispiace, perché quel ruolo di Presidente della prima Commissione mi rendo conto che è irto di insidie, di pericoli e di trappole per chi vuole cercare di percorrerlo con un certo spirito autonomo, oltre che autonomistico. Già ad un altro collega l'operazione è andata male e, insomma, io non so quanto lei, collega Pinna, avrà invece la pazienza di sopportare ancora episodi di questo genere.

Debbo dire benvenuti tra noi presidenzialisti ai colleghi di Rifondazione Comunista.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

AMADU (U.D.C.). Presidente, molto brevemente, per annunciare il nostro voto contrario e per far rilevare, sul piano politico-istituzionale più generale, una mancanza di vera azione della maggioranza perché su un tema di questo genere, che riguarda proprio le funzioni del Consiglio regionale, è incredibile, è paradossale che la maggioranza voglia procedere a colpi di maggioranza. E' un fatto che in tanti anni non si è mai visto in quest'Aula, e cioè che la definizione di una problematica istituzionale così importante, così trasversale, sia stata lasciata a scelte che niente hanno a che vedere con la generalità di questi problemi.

E poc'anzi, al collega Pinna, che si affannava per cercare sull'emendamento che poi è stato accantonato un accordo con le minoranze, facevo notare la necessità che ci fosse un chiarimento, che evidentemente non c'era stato, all'interno della maggioranza. Una marcia indietro che svilisce ancora una volta il ruolo di questo Consiglio ed evita che questo Consiglio si riappropri di un ruolo, di una funzione e di una potestà che solo in questo Consiglio risiedono, perché derivano soprattutto dal mandato popolare, derivano da una concezione della democrazia che è in questo Consiglio e che non può essere attribuita ad altro organismo.

La Giunta regionale di per se è l'organo esecutivo, è quello che attua le decisioni del Consiglio, non può avere potestà che sono proprie di questo Consiglio; invece, con questo emendamento che vuol essere un emendamento di sintesi (così chiamato), io credo che questo scopo non si raggiunga: si rafforza ancora di più il ruolo del Presidente e della Giunta; si svilisce ancora di più il ruolo del Consiglio regionale. Il Consiglio regionale diventa poi un ratificatore di accordi conclusi altrove, non si sa da chi, genericamente dalla Regione. Io credo che per alcuni atti questo Consiglio debba essere prioritariamente coinvolto, debba essere responsabilizzato perché possa esprimere direttive che poi la Giunta, l'organo attuatore, dovrà mettere in essere. Non può essere invece l'opposto, ed è quello che si sta verificando; e noi per questo esprimiamo la nostra ferma e convinta contrarietà.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Presidente, esprimo il voto contrario a questo emendamento che doveva essere di sintesi e, invece, crea un'ulteriore divaricazione tra i contenuti degli emendamenti che sono stati sintetizzati, a partire dal "239". Questo, fra l'altro, proposto dal Gruppo di Rifondazione Comunista, conteneva una serie di elementi inerenti le funzioni dell'organo legislativo, quindi del Consiglio regionale, a cui si vuol negare la possibilità della verifica, del controllo, non solo sulla Giunta e sugli Assessori, ma anche sulle amministrazioni pubbliche regionali e comunque sottoposte al controllo della Regione.

Devo dire che, molto abilmente, il collega Uras nel suo intervento ha voluto un attimo mistificare quello che nei contenuti di questo articolo viene tralasciato rispetto agli intendimenti e alle condivisioni su una forma di governo presidenzialista, e sui limiti che al presidenzialismo si vorrebbero imporre, che vengono lasciati invece alla mercé di un presidente che può tranquillamente presentare un programma che si può discutere ma che la maggioranza non deve assumersi neanche il compito eventualmente di approvare.

Io auspico che lo approvino le minoranze il programma di governo. Ma credo che noi avremmo condiviso il principio che un programma politico va non solo discusso ma anche approvato. Ma così pure, quando si parla di approvazione degli indirizzi previsti dalla normativa comunitaria, vorrei sapere perché dovremmo approvare solo gli atti di indirizzo; assieme agli atti di indirizzo vorremmo approvare anche i regolamenti ed eventualmente gli atti di programmazione derivati dalla normativa comunitaria.

In tutto questo, quello che ci sembra di cogliere è che molto di quanto abbiamo voluto sottolineare nella discussione generale su questo articolo viene trascurato o, meglio, si preferisce fare orecchie da mercante.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Presidente, annuncio il voto contrario a questo emendamento di sintesi che fotografa bene, esattamente nella rappresentazione della prima versione e in quella della seconda versione, lo stato ormai molto confuso del percorso di questo dibattito in Aula relativo all'approvazione della legge statutaria.

Siccome questo emendamento di sintesi reca anche il mio nome, ma anche quello dei componenti della Commissione che appartengono alla opposizione, e poiché, in maniera molto corretta, il Presidente della Commissione, all'ingresso qui in Aula, ci ha notificato esattamente il testo che si sarebbe dovuto discutere, è chiaro che diventa difficile seguire il ragionamento che lo stesso onorevole Uras faceva, entrando nel merito del confronto dei due testi, per dire: attenzione, l'"808 bis" è un testo migliorato rispetto al testo precedente.

Non è questo l'oggetto del contendere, relativamente a ciò che noi dobbiamo approvare, è lo stato di confusione, è esattamente ancora una volta un atteggiamento di esproprio della competenza, manco a farlo apposta, di cui parla proprio l'oggetto dell'articolo numero 13; cioè noi stiamo parlando oggi di competenze del Consiglio regionale, e ancora una volta ritroviamo che queste garanzie alle competenze del Consiglio regionale, in maniera eclatante, non sono assicurate.

La Commissione, infatti, non ha potuto in sua totale libertà verificare davvero le condizioni, posto che ce ne fossero ancora, di poter migliorare questo testo. Diceva il collega Artizzu, benvenuti nel club dei presidenzialisti, benvenuti nel club dei presidenzialisti non capisco quale sia il club, chi vi appartenga e chi non vi appartenga. Sta di fatto che quelli che ieri hanno votato per il presidenzialismo probabilmente erano ospiti non graditi, questo parrebbe di capire. In ogni caso credo che, riportando l'oggetto di questo emendamento, occorra davvero dire che cosa vogliamo costruire, noi, in questa legge statutaria; una legge statutaria che era stata annunciata esattamente nel programma della maggioranza e che, era detto in maniera esplicita, avrebbe rispecchiato il modello presidenzialistico. Questo progetto è stato posto in discussione ma non ha più una maggioranza che davvero possa garantirlo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PINNA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, esprimo il parere favorevole su questo emendamento di sintesi che contiene il primo dei cinque articoli che la Commissione ha scritto per definire la funzione e i compiti del Consiglio, per cui apre una serie importante di interventi significativi che, secondo noi, qualificano la legge statutaria. Non solo, questo emendamento di sintesi raccoglie, specialmente nel primo e nel secondo comma, due richieste che erano presenti negli emendamenti della maggioranza, ma anche dell'opposizione.

La prima è il riferimento al popolo sardo, la seconda la restituzione al Consiglio della funzione fondamentale, quella regolamentare. Questo emendamento di sintesi alla lettera c) introduce un elemento, presente in un gruppo di emendamenti della maggioranza e dell'opposizione, che definisce ancora meglio sotto questo punto di vista una competenza specifica del Consiglio. Inoltre alle lettere e), e g) si fa riferimento agli ultimi due commi dell'articolo 117 della Costituzione, Titolo V, così come è stato modificato.

L'unico fatto nuovo, rispetto al testo proposto alle opposizioni, è una semplice riscrittura della lettera d); stiamo parlando di una lettera su sette che componevano il terzo comma che qualificava la legge statutaria relativamente alle competenze del Consiglio. In questo emendamento si è tenuto conto delle osservazioni formulate dal Consiglio nella discussione generale e anche in tutti gli emendamenti che sono stati approvati; quindi credo sia un emendamento che risponda alla logica non della schiena dritta ma della schiena responsabile. Perché noi abbiamo bisogno di gente, di uomini e di donne responsabili anche nel portare avanti l'attività di riforma.

Mi dispiace, mi scuso solamente perché la riscrittura della lettera d) è stata comunicata, ma l'ho comunicata per tempo, ci si poteva ancora fermare; se tutto serve per assumere atteggiamenti comprensibili, ma che sono in parte strumentali, questo non dipende né dal Presidente della prima Commissione e nemmeno dal Presidente della Giunta che, in quanto consigliere regionale, concorre con tutti quanti noi ad elaborare le leggi giuste.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PITTALIS (Gruppo Misto). In primo luogo, siccome sono firmatario dell'emendamento numero 808, e nella contesa politica tutto ormai è ammesso, voglio tranquillizzare i colleghi che, per quanto mi riguarda, ma anche per quanto riguarda i colleghi consiglieri regionali con i quali abbiamo discusso questa sintesi, non abbiamo preso ordini da nessuno. Questo lo voglio dire perché non si può sminuire un lavoro serio, meticoloso, che ha suscitato anche un dibattito all'interno della stessa maggioranza, sempre con il ricorso alla figura del presidente Soru che incombe su ogni cosa. Smettiamola!

Smettiamola, una volta per tutte!

Ma c'è una questione di merito; io davvero vorrei sapere, perché ancora non l'ho capito, sarà anche un mio limite, di che cosa stiamo parlando. allora si deve conoscere il contenuto di questo emendamento di sintesi e anche le norme dello Statuto a regime vigente per capire se ci sia una deminutio o un ampliamento delle competenze del Consiglio regionale. Il Consiglio regionale si qualifica preminentemente per la funzione legislativa, che nessuno può appunto togliere, ma oggi si qualifica ancora di più perché viene chiarito, finalmente, che alcune funzioni sono nella esclusiva competenza del Consiglio regionale, senza alcuna possibilità di dubbio interpretativo, e mi riferisco agli atti di pianificazione, agli atti di programmazione generale. E cosa vuole dire che il Consiglio regionale ratifica gli accordi conclusi dalla Regione con gli organi dello Stato, deve andare l'Assemblea regionale in sede comunitaria? Avviene questo per quanto riguarda il rapporto tra Governi nazionali e sistema comunitario? Io penso che vi sono altre ragioni per stimolare e rendere anche più vivo questo dibattito, anche nello scontro, ma le cose che mi pare siano serie, lasciamole veramente serie e limitiamo lo scontro politico.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Presidente, il testo dell'articolo 13, così come è stato riformulato nell'emendamento, è sicuramente migliorativo rispetto a quello licenziato dalla Commissione e raccoglie, certamente non in forma letteraria, la filosofia di undici emendamenti presentati da varie parti e a vario titolo.

Il problema, collega Pisano, è altro, il problema è altro, ed è che in regime di presidenzialismo dobbiamo essere consapevoli che vi sono, purtroppo, io dico ahinoi, alcuni vincoli. Questi vincoli potevano essere superati con una scelta di tipo diverso, io dico con un atto di coraggio: la scelta del parlamentarismo. Ho sempre sostenuto in passato, e lo riaffermo ora con molta serenità e molta tranquillità, che io sono partito dal presupposto, e così continuo a credere, che le riforme di questa portata non siano compito esclusivo della maggioranza; e che possano esserci anche intersecazioni e motivi che portano maggioranza e opposizione a collaborare alla ricerca di un testo che sia un testo valido.

La realtà è che buona parte della minoranza, non tutta, si è dichiarata presidenzialista, e il risultato non poteva essere differente rispetto a quello che di fatto è acquisito. È inutile lamentarsene a posteriori, l'errore sta alla base; qualunque innovazione, qualunque modifica (ripeto concetti già espressi) rispetto al presidenzialismo, non rappresentano che un palliativo e non possono avere altro che un effetto placebo. I miglioramenti li ha già richiamati il relatore e sono relativi ad alcune modifiche (il termine "popolo", i regolamenti, la funzione regolamentare, le innovazioni introdotte nella lettera c) e nella lettera f), che solo apparentemente non sono sostanziali ma che di fatto lo sono. Io credo che con quei vincoli che il presidenzialismo impone, oltre questo, fosse difficile fare di più, e per questo annuncio il voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Con l'approvazione dell'articolo 13, emendato poi dall'emendamento numero 808, si completa l'impalcatura istituzionale della legge statutaria. Ieri, con un voto rocambolesco, è stata approvata la parte relativa al presidenzialismo. Voto rocambolesco perché si è visto di tutto in quest'Aula: gente che usciva al momento del voto, gente che non votava, gente che faceva altre cose; in realtà, non credo che oggi, comunque, la maggioranza di questo Consiglio si riconosca con quanto è stato approvato ieri . Però, indipendentemente da questo, ciò che è stato approvato ieri credo che condizioni comunque fortissimamente tutto il resto del disegno di legge.

Oggi, con questo articolo e quindi con questo emendamento si volevano contro bilanciare i poteri del Presidente della Giunta regionale. A me pare che quello che è stato proposto non contenga nulla, o molto poco di quanto noi avevamo suggerito per un effettivo contro bilanciamento dei poteri. E questa Regione, dopo che noi avremo approvato questa Statutaria, sarà consegnata all'assolutismo presidenzialista di questa Giunta regionale, sarà nelle mani del Presidente della Giunta regionale. Le modifiche che noi faremo adesso credo poco serviranno; alla fine dei conti, giriamola come vogliamo, questa è la realtà,

Allora, io credo che questo sia veramente un fatto grave, che mortifica il ruolo di questo Consiglio regionale che, oggi, penso si senta veramente sminuito nelle sue prerogative, nelle sue competenze e nella sua dignità. In questa situazione dovremmo fare in modo che questo disegno di legge, davvero, non venga approvato, non vada in porto e, se questa è la situazione, io vi devo dire che noi ci rivolgeremo ai cittadini sardi, dato che i partiti, soprattutto i partiti della maggioranza, non hanno avuto il coraggio di portare avanti le loro convinzioni. Secondo me sarà la gente, saranno i cittadini sardi che alla fine diranno no a questa legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.). Dichiaro il mio voto favorevole all'emendamento di sintesi numero 808, partendo da una considerazione molto semplice. Io credo che nella distinzione dei poteri e delle funzioni tra il potere esecutivo e il potere legislativo ciò che noi dovevamo e dobbiamo ancora fare (questo non è l'unico articolo interessato) è di definire con più nettezza e con l'ampiezza maggiore possibile le funzioni attribuite al potere legislativo.

Io penso che il lavoro che è stato fatto vada in questa direzione. Nella prima formulazione del disegno di legge, infatti, l'articolo 13 si componeva di tre commi, riassuntivi, generali e che, intendiamoci, tutto comprendevano. Nel testo esitato dalla Commissione, l'articolo 13 e i successivi quattro articoli credo abbiano contribuito a definire con più nettezza e con più precisione le funzioni e i poteri del Consiglio regionale. Questo vale anche per l'emendamento numero 808 che, mi dispiace, non abbia recepito alcuni emendamenti firmati dai colleghi dell'opposizione. Di fatto, comunque, le variazioni che sono state apportate raccolgono quel tipo di proposte; per esempio, l'ampliamento delle funzioni regolamentari era suggerito negli emendamenti proposti dall'opposizione, in modo particolare dall'emendamento numero 83. La lettera c) che "autorizza, con provvedimenti legislativi, la costituzione o la soppressione e la liquidazione di enti, di agenzie…", è stata introdotta, quindi è un contenuto specifico aggiuntivo, riprendendo diverse proposte dell'opposizione, sia per quanto attiene all'autorizzazione sia per quanto riguarda il ricorso allo strumento legislativo. Quindi, è stato fatto uno sforzo per recepire non solo proposte migliorative della maggioranza, ma anche dell'opposizione. Penso che i successivi articoli contribuiranno a chiarire ulteriormente lo sforzo fatto per ampliare, appunto, questa funzione…

PRESIDENTE. Onorevole Orrù, il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Presidente, da qualche giorno mi pare che ci siano in quest'Aula molti ortopedici che misurano le condizioni delle vertebre, la schiena e quant'altro delle persone che frequentano l'Aula stessa. Presidente Pinna, non intendo misurare la sua schiena né vedere se è dritta o storta, anche perché non intendevo neanche verificare questo emendamento di sintesi dell'articolo 13 perché è, comunque sia, negativo, nel senso che chi ha votato per il presidenzialismo, al di là di chi fa dichiarazioni di parlamentarismo, che si nasconde o svia, o sceglie altre strade, effettivamente, non c'è stato un costrutto serio che desse articolazioni forti a questa Istituzione consiliare.

Un esempio, giustappunto, mi pare ce l'abbia richiamato il presidente Floris, è la discussione e non approvazione del programma di governo, come se il programma elettorale fosse il Vangelo assoluto, il libretto verde o il libretto rosso che deve entrare in quest'Aula ed essere l'atto benedicente per qualunque azione programmatoria e di governo della Regione sarda. Io credo che, passato il periodo elettorale, vi siano invece delle linee di governo che devono essere indicate con precisione, e quest'Aula deve approvarle.

Ma ancor di più, tenuto conto che noi diciamo di volere un rapporto diverso con lo Stato e con l'Unione europea, vi è una carenza assoluta di questi rapporti, della possibilità che questo Istituto possa avere un rapporto veramente diretto con le istituzioni europee.

Quindi, manca un cardine, manca un qualcosa, e mi dispiace che altra parte dell'opposizione non abbia compiuto una considerazione simile, più approfondita, perché su queste cose non si può non discutere. E, caro presidente Soru, non bisogna aspettare che ci sia un incidente di percorso per capire, se si ha una maggioranza coesa o meno, se c'è la dignità di un percorso vero su indirizzi, programmi, valori e ideali seri di politica alta, di politica con la P maiuscola, anziché le "bottegucce" che spesso e volentieri si vedono attraverso azioni di secondo piano.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, mi dispiace deludere l'onorevole Artizzu, ma respingiamo al mittente l'invito ad iscriverci al partito dei presidenzialisti di cui lui fa parte, ma che non ci appartiene. Forse per lei, onorevole Artizzu, è stata una riduzione rispetto alla scelta che avrebbe voluto fare, forse lei sarebbe voluto andare anche oltre il presidenzialismo e avere veramente un capo totalitario come ha detto in quest'Aula. Restiamo volentieri e con convinzione, parlamentaristi moderni, che vogliono conseguire efficienza, efficacia e stabilità dei governi e delle maggioranze, lo ripetiamo ancora una volta.

Credo che il testo proposto, questo emendamento numero 808 che chiamiamo di sintesi, sia veramente migliorativo rispetto al testo della Commissione. Intanto si afferma che il Consiglio regionale è l'organo rappresentativo del popolo sardo; a ben vedere non è la stessa cosa che usare il termine generico "comunità regionale". Al comma 2, inoltre, è specificato che le funzioni legislative e regolamentari, ripeto, regolamentari, sono di competenza del Consiglio, così come da tutti, anche da voi dell'opposizione, auspicato. Gli altri aspetti riguardano altri commi e lettere che sono rimaste tali, non mi pare ci siano modifiche o riduzioni dei poteri del Consiglio.

Sul comma 3, alla lettera d), credo di poter dire che si sia fatta una scelta di precisazione e anche di attualizzazione di quello che oggi dobbiamo fare in riferimento alle nuove norme comunitarie. Infatti, il potere di indirizzo rimane al Consiglio, il Documento Strategico Regionale (DSR), per intenderci (il riferimento è al vecchio complemento di programmazione), che è la questione più importante, lo dobbiamo discutere ed approvare noi. Gli altri atti che riguardano la contrattazione con l'Unione Europea, che sono attuativi, possono stare in capo all'esecutivo e poi andranno al parere della Commissione di merito.

Questo percorso mi pare anche ovvio, se non si vuole andare incontro ai problemi che abbiamo avuto di fronte ai fondi comunitari nelle due fasi dell'Obiettivo uno, e cioè quando abbiamo rischiato di dover restituire i fondi comunitari a Bruxelles. Infine, credo che alcuni esponenti dell'opposizione siano a corto di argomenti e malamente nascondano il loro nervosismo per non essere riusciti a spaccare questa maggioranza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Randazzo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ALBERTO RANDAZZO (U.D.C.). Dichiaro innanzitutto il mio voto contrario, comunque diciamo che il clima è molto più sereno e mi fa piacere sentire il collega Pisu. Però, collega Pisu, quando nella lettera d) del terzo comma non sono previsti i regolamenti, subentra un po' di diffidenza; qualche collega dice che forse non abbiamo visto la legge, allora dobbiamo dare per certo che l'articolo 35 è soppresso? Sto apprendendo questo: è tutto in capo al Consiglio? Così ci tranquillizziamo un poco, perché quando abbiamo discusso dell'emendamento che ci ha portato il collega Pinna, abbiamo fatto una discussione democratica esprimendoci, accettando delle cose, e le perplessità nascono spontanee, perché se io vengo a discutere e metto le carte sul tavolo non stiamo giocando a poker che bariamo sulle carte, io, una volta che mi arrivano i documenti ufficiali, siccome partiamo sempre dal: siamo parlamentaristi, lo ribadisco in caso qualcuno confonda col fatto che siamo presidenzialisti, siamo e saremo sempre parlamentaristi, essendo parlamentaristi, gradiremmo tenere un po' di quel potere che la Costituzione dà al Parlamento, non abdicando o dando pieno potere ad altri che, giustamente, devono rappresentarci e rappresentano tutta la Sardegna, chiunque sia eletto presidente, perché i numeri per far passare il presidenzialismo ci sono, i numeri per fare la legge elettorale, va benissimo, chiunque venga eletto rappresenta tutto, nella sua interezza, il popolo sardo.

Collega Pisu, non c'era bisogno di fare un emendamento per scrivere "popolo sardo", perché ne abbiamo discusso tante volte, collega Pinna, questo era già condiviso, bastava dall'inizio, come avevamo proposto, in tutti i punti in cui c'era il termine"comunità" sostituirlo con l'espressione "popolo sardo"; e non doveva essere una concessione perché chiesto dall'opposizione, è passata altre volte questa dicitura, non deve essere un dono fatto all'opposizione, perché abbiamo chiesto con forza di inserire l'espressione "popolo sardo"per rafforzare la trattativa con lo Stato, far valere quella sovranità che c'è sempre stata nella Costituzione e nello Statuto sardo, poi quegli accordi devono essere ratificati, ma non è stato fatto un regalo a nessuno. Voglio precisarlo perché qualcuno ha detto che è stata recepita gran parte degli emendamenti dell'opposizione, ma non si può recepire solo quello che fa comodo. Concordo con il collega Amadu che occorre stabilire un percorso comune in modo da non escludere quest'Aula parlamentare dalla programmazione degli atti di indirizzo. Chiedo sull'emendamento la votazione nominale..

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Farigu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FARIGU (Gruppo Misto). Signor Presidente, rapidamente dichiaro intanto il mio voto contrario all'emendamento e ribadisco la mia contrarietà all'articolo, alla legge, a tutto; raccolga, Presidente, tutta questa mia volontà negativa, specifica e generale. Io francamente ritengo che la definizione del ruolo e delle competenze del Consiglio sia materia statutaria e quindi al di fuori della portata di un atto legislativo ordinario; ma sono d'accordo con quanti hanno detto, mi pare il compagno Balia, che non c'è niente da fare, l'ho detto altre volte, non si può rimediare a questo tipo di legge attraverso l'istituto dell'emendamento perché ha tutta una sua impostazione, una sua impalcatura, e così via.

Ed io su questa volontà di semplificare le istituzioni che sta dominando questo Consiglio, questa Presidenza della Giunta regionale, francamente non mi ritrovo, evidentemente ho un retaggio culturale sulla divisione dei poteri che mi rende inadeguato a svolgere questo ruolo in questo Consiglio.

Io mi permetto, in conclusione, di proporre a chi ha il potere, a chi conta in questa Regione a livello di presidenza regionale, a livello di maggioranza, di scrivere per memoria in questa legge che il Consiglio regionale è un istituto superato, che la Giunta è un istituto superato. Da come qui è inquadrata è ridotta a un service del Presidente e, pertanto, gli Assessori potrebbe benissimo raccoglierli attraverso una società interinale. Se lì non li trova c'è a Cagliari un circolo denominato " piccioccheddus de crobis".

E' vero che la Giunta prima di sospendere i lavori aveva detto che attraverso l'istituto del referendum si attua un grande bilanciamento dei poteri del presidente; francamente non ci avevo pensato, effettivamente questa affermazione mi ha spiazzato a sinistra, più del popolo, come si può essere progressisti a sinistra? Io però in passato ero rimasto un po' perplesso rispetto all'istituto referendario perché nelle mie continue frequentazioni in Svizzera (paese e popolo referendari per antonomasia) per visitare gli emigrati sardi, ho potuto constatare che anche lì l'istituto del referendum è in declino, è in esaurimento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Regione per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Signor Presidente, annuncio il mio voto favorevole all'emendamento. Su un articolo che riguarda le funzioni del Consiglio regionale si è finito per riparlare di fatto più di presidenzialismo che, espressamente nel merito, del dettato di questo articolo, richiamando situazioni fosche in cui si starebbe consegnando la Regione al Presidente pro tempore e a chiunque sarà nel futuro, magari sottolineando come questa sia una specificità tutta sarda o un disastro che più o meno sta succedendo in questa Regione.

Vale la pena ricordare che in dieci Regioni in cui sono stati votati gli Statuti o le leggi statutarie, tutte e dieci le Regioni si sono espresse per l'elezione diretta del Presidente, ed è normale perché anche in questa stessa Regione - se andiamo ad analizzare la posizione politica precedentemente espressa dalla maggioranza dei partiti che compongono questo Consiglio regionale - tutti si sono espressi politicamente in maniera chiara per l'elezione diretta del Presidente della Regione. Se ci richiamiamo, invece, a quello che accade all'esterno, in Friuli dove il Consiglio regionale ha preso una decisione diversa, al referendum credo che il 73 per cento degli elettori abbia votato in favore dell'elezione diretta, e quindi la preoccupazione del collega che il popolo o un referendum possano sovvertire questa decisione del Consiglio regionale mi pare abbastanza difficile possa avverarsi.

Però, l'aspetto che mi lascia più perplesso di questa discussione è che fino adesso sul merito proprio di quanto è stato modificato in questo emendamento di sintesi - che era già concordato - mi pare che non si sia espresso nessuno, l'unica cosa che dispiace è che il Presidente della Regione sia intervenuto su questo argomento. Io vi chiedo se sono un uditore di questo Consiglio regionale o se posso avere anch'io la facoltà di intervenire e magari di esprimere un'opinione. Ieri, l'altro ieri, gli stessi firmatari di questo emendamento hanno dato prova di come si possa avere un'opinione diversa e il fatto che oggi abbiano un'opinione condivisa non significa che ci sia una qualche prevaricazione di alcuno.

Allora, parliamo sul merito delle cose, non cerchiamo di ridicolizzare tutto, anch'io ho facoltà di parola e di esprimere un pensiero e anche a me capita ogni tanto di condividere la posizione della maggioranza di centrosinistra, così come ieri ci è capitato di non condividerla attraverso le stesse persone.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Vorrei, brevissimamente, proprio entrare nel merito. Perché il dato di fatto è questo: c'è un emendamento di sintesi che la maggioranza proponeva di firmare anche all'opposizione, aveva messo anche i nostri nomi, ma ci sono delle differenze nel testo dopo due ore di riunione con il Presidente della Regione. Registro i fatti, non commento. Cioè, nel secondo comma la parola "e" è stata sostituita con "o", lascio a voi valutare se è la stessa cosa. Poi, soprattutto, nella lettera d) alle funzioni del Consiglio regionale si dà soltanto "gli atti di indirizzo generale previsti dalla normativa comunitaria", e non i regolamenti e gli atti di programmazione generale attuativi della normativa comunitaria; vi sembra una cosa di poco conto? Quindi, evidentemente, tutto deve rimanere in capo alla Giunta, questo è il problema, questo è il problema! Non è una riscrittura migliore, onorevole Uras, non è che il testo sia stato scritto meglio.

Terza questione: il potere di approvare atti generali di programmazione e quelli di pianificazione attiene soltanto a quelli non delegati alla Giunta dalla legge. Questo significa che un Consiglio regionale con un sistema presidenziale come quello che abbiamo, quando approverà le leggi che prevedono atti di programmazione o di pianificazione lo farà con "la pistola sul tavolo" e dovrà approvare, molto probabilmente, leggi che delegano sempre di più atti di programmazione e di pianificazione alla Giunta regionale. Questo è il problema reale di fronte al quale ci troviamo.

Il fatto che questa modifica sia avvenuta dopo due ore di sospensione, in cui la maggioranza e il suo Presidente hanno dovuto discutere su queste cose, dice tutto sul significato e sulla vostra veramente reale volontà di fare riforme istituzionali insieme. Cioè, chi tratta con noi è un plenipotenziario o è uno che prima tratta e poi dopo deve andare a sentire se va bene? E fino all'ultimo tutto può essere modificato; e non è la prima volta che accade!

A questo punto siamo veramente desolati, ma non possiamo votarlo, il nostro voto è contrario, ma soprattutto è il metodo che è assolutamente di ostacolo a una reale collaborazione tra maggioranza e opposizione su questioni alte, come in questo caso, e non da bassa macelleria.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.

DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Presidente, penso che il confronto politico - anche quando è aspro, anche quando è acceso - non possa impedirci di entrare nel merito delle cose che stiamo discutendo. Allora, una comparazione con la precedente bozza di emendamento che è stata sottoposta anche all'attenzione degli onorevoli dell'opposizione, ci consentirebbe di vedere nel merito quali sono le differenze. È stato modificata la dizione di "regolamenti" esattamente nel punto e perché era una semplice ripetizione di quanto è contenuto nel secondo comma, in cui il potere regolamentare - così come disposto dallo Statuto - viene indicato esattamente in capo al Consiglio regionale. La seconda modifica, al punto d) riguarda la sostituzione del termine "programmazione" con il termine "indirizzo". Si è utilizzata una dizione attuale, moderna, che nasce sulla base della normativa europea e delle nuove diciture in materia di programmazione.

Dal punto di vista del merito io vorrei sapere, mi appello alla cortesia degli onorevoli dell'opposizione, se questi sono elementi di differenziazione tali da aver impedito alla opposizione di apporre la firma su questo emendamento. Questo è un provvedimento, è un atto concreto, attraverso il quale si riequilibrano i poteri tra il Presidente e il Consiglio regionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Presidente, intervengo soltanto per una precisazione. E' vero, la lettera "e" è stata sostituita dalla lettera "o", ma si tratta di un puro errore, l'Assessore lo conferma. Quindi, la dizione esatta è "alla Regione dalla Costituzione e dallo Statuto" non "o dallo Statuto". Poi, Presidente, per chiedere che l'emendamento 322, inserito all'articolo 13, venga spostato - per competenza e per affinità con altri emendamenti presenti - all'articolo 19.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Negli emendamenti sintetizzati c'è il "357" che apporta quella modifica da "o" in "e", che per un errore materiale non è stato trascritto. Per cui si tratta semplicemente di apportare questa correzione che è già nel testo.

URAS (R.C.). Sulla "o" non so se sia un errore materiale, ma...

PRESIDENTE. Onorevole Uras, attenda che le dia la parola. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Non vorrei che nelle interpretazioni a posteriori (si sa, gli interpreti sono migliori di coloro che stendono le leggi), tenendo conto che lo Statuto è legge costituzionale esattamente come la Costituzione, si dica che quelle funzioni debbano essere attribuite contemporaneamente dalla Costituzione e dallo Statuto perché se le prevede solo lo Statuto o solo la Costituzione non siamo in quella fattispecie. Non vorrei che accadesse questo, perché gli interpreti sono uno migliore dell'altro e ne fanno una peggio dell'altro.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 808.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Pisano ha votato contro.

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LAI Renato - LANZI - LICHERI - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SORU - UGGIAS - URAS.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - ATZERI - CHERCHI Oscar - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - FARIGU - FLORIS Mario - GALLUS - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - MURGIONI - PETRINI - PILERI - PISANO - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio - RASSU - SANJUST.

Si sono astenuti: Il presidente SPISSU - CALIGARIS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 74

votanti 72

astenuti 2

maggioranza 37

favorevoli 46

contrari 26

(Il Consiglio approva).

Per effetto dell'approvazione dell'emendamento numero 808 decadono tutti gli emendamenti all'articolo 13 tranne il numero 322 che è stato spostato all'articolo 19.

Passiamo all'articolo 13 bis. All'articolo 13 bis sono stati presentati diciassette emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 13 bis e dei relativi emendamenti:

Art. 13 bis
Nomine

1. Il Consiglio delibera le nomine e le elezioni che siano attribuite espressamente all'Assemblea; quelle che prevedano l'obbligo di assicurare la rappresentanza delle opposizioni; quelle che siano riferite ad organismi di garanzia.

2. Le nomine di competenza degli organi di governo che riguardano i presidenti degli enti regionali, i responsabili delle strutture di vertice dell'amministrazione regionale, i direttori generali delle agenzie e delle aziende sanitarie regionali, sono sottoposte al parere delle commissioni consiliari competenti. Le commissioni possono procedere alla audizione del nominato.

3. Il parere è espresso, nel tempo intercorrente tra l'atto di nomina e la sua efficacia, entro dieci giorni, decorsi inutilmente i quali se ne prescinde.

EMENDAMENTO soppressivo parziale CAPELLI - MILIA - CUCCU Franco Ignazio -RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.

Articolo 13 bis

Il 1 comma dell'art. 13 è soppresso. (96)

EMENDAMENTO soppressivo parziale MANINCHEDDA - ATZERI - SERRA - BALIA - MASIA - PITTALIS - LAI Vittorio Renato - MARRACINI - SALIS.

Articolo 13 bis

I commi 2 e 3 dell'art. 13 bis sono soppressi. (314)

EMENDAMENTO soppressivo parziale CAPELLI - MILIA - CUCCU Franco Ignazio -RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.

Articolo 13 bis

Al comma 3, le parole da "decorsi" fino a "prescinde" sono soppresse. (97)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale CALIGARIS.

Articolo 13 bis

Nel comma 2 dell'articolo 13 bis le parole "del nominato" sono sostituite dalle parole "del candidato alla nomina". (177)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale FLORIS Mario - CHERCHI Oscar.

Articolo 13 bis

Il 3° comma è sostituito dal seguente: "Il parere è espresso entro 10 giorni dalla richiesta formale dello stesso, decorsi inutilmente i quali se ne prescinde". (38)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 13 bis

Al comma 3, le parole "entro dieci giorni" sono sostituite con: "entro trenta giorni". (521)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PISU - URAS - LICHERI - DAVOLI - FADDA - LANZI.

Articolo 13 bis

Al comma 3 le parole "entro dieci giorni" sono sostituite dalle seguenti: "entro venti giorni". (272)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 13 bis

Al comma 3, le parole "se ne prescinde" sono sostituite con: "l'atto di nomina è ritenuto non valido". (522)

EMENDAMENTO aggiuntivo ATZERI - MANINCHEDDA.

Articolo 13 bis

Al comma 1, dopo l'espressione "organismi di garanzia", aggiungere l'espressione "e di controllo". (220)

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 13 bis

Al termine del comma 1, è aggiunto: "quelle relative a organismi che potrebbero trovarsi ad avere rapporti di qualsiasi genere con società a fini di lucro e tra i cui soci, dirigenti o dipendenti figurino il Presidente della Regione o Assessori regionali". (523)

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 13 bis

Al comma 2, subito dopo le parole "delle aziende sanitarie regionali" è aggiunto: "i presidenti, gli amministratori, i componenti i consigli di amministrazione e i collegi sindacali delle società controllate dalla Regione". (524)

EMENDAMENTO aggiuntivo CORRIAS - BARRACCIU - LOMBARDO - LANZI - SANNA Simonetta - CERINA - COCCO - CALIGARIS.

Articolo 13 bis

Al comma 2 dopo le parole "Agenzie sanitarie regionali" sono aggiunte le seguenti: "devono prevedere l'equilibrio della rappresentanza di genere in misura paritaria.". (335)

EMENDAMENTO aggiuntivo RANDAZZO Alberto - FARIGU - LADU - LA SPISA - VARGIU - ARTIZZU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA Matteo - RASSU -SANJUST - CONTU - PETRINI - LOMBARDO - PILERI - PISANO - CASSANO - DEDONI - RANDAZZO Vittorio - AMADU.

Articolo 13 bis

Nel comma 2 dopo le parole "delle agenzie e delle aziende sanitarie regionali" sono aggiunte le seguenti parole: "devono prevedere l'equilibrio della rappresentanza di genere in misura paritaria e". (677)

EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.

Articolo 13 bis

Al 2 comma dell'art. 13 bis, dopo le parole "al parere" e prima delle parole "delle commissioni", sono aggiunte le parole: "obbligatorio e motivato". (80)

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 13 bis

Al comma 2, subito dopo le parole "al parere" è aggiunto: "vincolante". (525)

EMENDAMENTO aggiuntivo RANDAZZO Alberto - FARIGU - LADU - LA SPISA - VARGIU - ARTIZZU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA Matteo - RASSU -SANJUST - LOMBARDO - CONTU - PETRINI -PILERI - PISANO - CASSANO - DEDONI - AMADU - RANDAZZO Vittorio.

Articolo 13 bis

Al comma 2, alle parole "sono sottoposte al parere" è aggiunta la seguente parola: "vincolante". (678)

EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.

Articolo 13 bis

Dopo il 2 comma è aggiunto il comma 2 ter: "La commissione consiliare permanente deve esprimere il proprio parere sulla nomina entro dieci giorni. Prima che la commissione esprima il parere, la nomina non acquista efficacia". (100).)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, intanto vorrei sottolineare, mi dispiace ma lo devo fare, per tutti quelli che hanno sostenuto di avere i "denti sudati" per aver collaborato alla elaborazione dell'emendamento di sintesi, che questo non era altro che l'emendamento presentato dal Gruppo de La Margherita. Signor Presidente, lo dico per evidenziare l'ipocrisia che c'è, per tutti quelli che hanno detto di aver lavorato e che hanno parlato di tutto lo sforzo fatto dalla Commissione, questo è la ricopiatura dell'emendamento presentato da tempo immemorabile dal Gruppo de La Margherita. Questo per dire che bisogna essere un po' più seri. Quando noi critichiamo il "791", Assessore…

(Interruzione dell'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione)

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). E' uguale, è preciso, mi consenta di non leggerlo perché tanto ogni consigliere regionale lo può leggere. Allora, siccome il Presidente della Regione ha sollecitato alla concretezza e a parlare di politica, nel senso delle funzioni che il Consiglio regionale avrebbe dovuto svolgere, io che cosa avrei voluto? Io avrei voluto (ecco perché le posizioni sono distanti, io non so se siano distanti anche con la maggioranza), che il documento politico che le coalizioni presentano al popolo avesse avuto l'approvazione da parte del Consiglio regionale, proprio per la motivazione che il documento politico di maggioranza poi viene presentato dal Presidente della Regione al Consiglio regionale dove sono presenti tutte le rappresentanze, anche quelle di coloro che non hanno partecipato, non capisco che paura ci potesse essere, alla stesura del programma.

Avrei voluto che ci fosse da parte del Consiglio regionale la verifica dello stato di attuazione di tutte le linee programmatiche, ripeto, di tutte le linee programmatiche; questo è, credo, un dovere del Consiglio regionale. Avrei voluto che il Consiglio regionale potesse provvedere allo svolgimento di indagini conoscitive anche attraverso l'audizione dei funzionari regionali, l'acquisizione di documenti e atti in possesso dell'amministrazione regionale senza i quali non so che tipo di verifiche e di controllo potremmo fare. Presentiamo, Presidente, richieste di delucidazioni, interpellanze, mozioni, e non riceviamo mai una risposta, quindi che razza di controllo può fare il Consiglio regionale! Io vorrei vedere il Presidente da questa parte, non da quella parte, mi consenta, perché devo andare avanti.

Avrei voluto l'emanazione di atti di indirizzo per l'azione di governo attraverso mozioni, anche settoriali, da parte del Consiglio regionale, la formulazione di pareri vincolanti di indirizzo su nomine, designazioni e ogni altro atto compiuto dal Presidente della Regione. E' un dovere del Consiglio regionale. Tutto questo noi non l'abbiamo! Ugualmente l'approvazione da parte del Consiglio regionale degli accordi di programma, dove noi siamo tagliati fuori, dove non c'entriamo niente e non possiamo fare nulla, nonché la ratifica di tutte le intese con le altre Regioni e l'approvazione degli accordi stipulati con lo Stato e con gli altri Stati. Queste sono le funzioni che un Consiglio regionale deve svolgere.

Peraltro non c'è neanche, signor Presidente del Consiglio, una qualche cosa che dica che il Presidente della Giunta e i componenti della Giunta sono tenuti a rispondere agli atti di sindacato ispettivo dei singoli consiglieri regionali. Non c'è neanche questo.

Ditemi, quali sono le funzioni che noi dobbiamo svolgere? Queste non ci sono, non c'è la sanzione, e quando non c'è la sanzione non c'è nulla. Adesso voi mi direte che tutte queste cose anche se non approvate, sono state messe tutte quante, quelle che io vi ho riferito, negli studi di tutte le Regioni a Statuto speciale compreso il Friuli che sta mandando in onda la sua legge statutaria che ancora non era stata svolta e programmata, con queste cose che io vi ho detto. Strano, che le altre Regioni lo stiano mettendo e noi no. Mah, contenta la maggioranza, contenti tutti!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Presidente, l'articolo 13 bis al primo comma liquida, molto sbrigativamente, una questione di rilevanza istituzionale di cui più volte ci si è occupati in questo scorcio di legislatura. Proprio per le polemiche su molte designazioni privatistiche di assoluta ed esclusiva fiducia del Presidente, anche molte componenti della maggioranza più volte ad alta voce, anzi, mi correggo, più o meno ad alta voce, sono state concordi nel ritenere che un sistema a maglie troppo larghe finiva per consentire spinte in avanti e veri e propri abusi, veri e propri abusi.

Se questa era ed è un'esigenza davvero sentita, siamo di fronte alla classica montagna che ha partorito il topolino certificando le incapacità di trovare un rimedio efficace alle continue spallate dell'attuale Presidente, e firmando la resa incondizionata a questo sistema senza regole condivise anche per il futuro. Il secondo comma ha letteralmente inventato la figura ibrida del parere delle Commissioni consiliari competenti del Consiglio regionale.

Un parere senz'altro e peraltro senza aggettivi, cioè non si capisce se possa essere considerato consultivo o vincolante. Un parere, contrassegnato anche questo dal silenzio normativo riguardante il caso in cui lo stesso parere fosse negativo. Almeno per queste due fondamentali ragioni abbiamo motivo di ritenere che questa norma non funzionerà, non avrà effetti concreti in grado di limitare le derive personalistiche ed aumenterà le già frequentissime tensioni fra Giunta e Consiglio, cosa di cui francamente nessuno sentiva il bisogno.

Ve ne sono tuttavia molte altre, di ragioni, non meno significative ed importanti. Il dato politico di fondo, intanto, è la rinuncia della maggioranza ad essere maggioranza, anche nei passaggi più difficili e delicati che l'esercizio dell'attività di governo comporta. Se c'è coesione politica, se c'è condivisione di strategie e di obiettivi l'intesa con il Consiglio si trova, anche senza una disciplina giuridica, o con una diversa disciplina giuridica; è quando questa coesione non c'è, e chissà perché si prevede che non ci sia nemmeno in futuro, che bisogna chiamare d'urgenza qualche azzeccagarbugli per inventarsi qualcosa.

A noi sarebbe sembrato più giusto ed anche più semplice dire che le nomine di competenza degli organi di governo si fanno d'intesa con il Consiglio, anche perché siccome non ci stancheremo mai di invocare il famoso principio dell'equilibrio dei poteri, ci si intende fra pari, ed invece si chiede il parere ad un organo gerarchicamente sotto ordinato. Questo è in effetti il sottinteso del secondo comma, che non ci piace affatto e che respingiamo.

La sua formulazione inoltre è sinceramente inaccettabile, se vogliamo, anche sotto il profilo morale, nel senso che scarica sulle persone dei nominati, con una buona dose di cinismo, i problemi politici della maggioranza e della politica in generale; per responsabilità assolutamente non sue e non soltanto sue, il soggetto indicato a ricoprire quella carica si deve sottoporre ad un giudizio esclusivamente sulla sua persona e sul suo curriculum professionale, visto che ci troviamo in una fase in cui lo stesso soggetto non ha ancora compiuto nessun atto di governo. Davvero non vediamo chi, fiutando una certa aria, essendo nuovo di certi meccanismi non sempre limpidi, si potrebbe sottoporre ad un giudizio del genere, integrato magari da una audizione semplicemente prevista davanti alla Commissione o alle Commissioni competenti.

Quale sarebbe poi il contenuto di questa audizione che, oltretutto, ragionando a naso, dovrebbe essere segreta salvo poi essere riservata per parti? Dopo meno di ventiquattro ore, su molti organi di informazione, sarebbe appunto di dominio pubblico attraverso le solite indiscrezioni giornalistiche. No, non è così che il Consiglio regionale può occuparsi delle nomine, non introducendo nel suo ordinamento questa specie di tritacarne istituzionale, dove si delegittimano le persone e si consumano, quando è il caso, operazioni sotto copertura nei confronti di questo o quel nome sgradito, per far dispetto a questo o a quell'Assessore, a questo o a quel partito.

Quello che sta prendendo forma è un brutto mostro giuridico, che è meglio non far nascere se la politica vuole recuperare dignità e, soprattutto, riconquistare agli occhi dei cittadini buona parte della fiducia perduta. Anche in questa materia, oggettivamente delicata, che si presta a torto o a ragione alle vecchie semplificazioni del tipo "questo ha vinto", "questo ha perso", è stato applicato il manuale Cencelli, lottizzazione, eccetera. Bisogna uscire da questo angolo, e lo si può fare solo se la politica si assume per intero le sue responsabilità, mettendoci faccia quando serve. Sempre a proposito di nomine, a nostro avviso, la Statutaria poteva e doveva essere l'occasione per una profonda riflessione di tutte le forze politiche, perché non basta dire che ci sono nomine di competenza del Consiglio ed altre di competenza della Giunta, prevedendo anche in modo maldestro, come abbiamo visto, procedure differenziate.

Da questo approccio al problema resta fuori la questione più generale di come è cambiata la Regione in questi anni e, aspetto di cui la Statutaria deve certamente occuparsi, di come sarà la Regione del futuro. Certamente quella che ci stiamo faticosamente lasciando alle spalle è la stessa Regione nella quale molte situazioni si erano stratificate da tempo. Oggi è cambiato tutto, il potere esecutivo è articolato in modo completamente diverso, quello legislativo anche, e proprio quest'ultimo non può e non deve rimanere indietro rispetto al primo. Ad esempio, non siamo affatto sicuri che già nella Regione d'oggi, ma soprattutto in quella di domani, fatta di enti, agenzie e società che operano nei settori più diversificati, i poteri di controllo del Consiglio possano restare confinati nell'ambito del sindacato ispettivo sugli atti. Se anche i consiglieri regionali, uno o più gruppi politici, passassero le loro giornate a leggere montagne di carta, delibere e relazioni, o se si vuole a consultarle attraverso Internet, non potrebbero fare altro, e comunque questo non sarebbe vero controllo.

Chi è stato amministratore locale ricorderà il famoso albo pretorio, che fra l'altro credo esista ancora, pacchi di atti fissati con una puntina da disegno in una bacheca, il comune e la provincia hanno la coscienza a posto perché tutto è pubblico, ma questa è vera trasparenza? E' vero controllo? Prima di essere frainteso voglio dire che non è questione di costi, ma di qualità del lavoro del Consiglio regionale e dei singoli consiglieri regionali. Il metodo si può discutere, le modalità si possono trovare, ma quello che non si deve fare è continuare ad eludere il problema, facendo finta che esso non esista.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pinna, relatore.

PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Si esprime parere negativo sugli emendamenti numero 96, 314, 97, 177, 38, 521, 522, 220, 523, 524, 335, 677 che è uguale al 335, 80, 525 , 678, . Si invitano i presentatori a ritirare l'emendamento numero 272.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. La Giunta esprime un parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 96. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 314.

Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Presidente, chiedo la votazione nominale.

(Appoggia la richiesta il consigliere Atzeri.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 314.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - CUCCU Franco Ignazio - FARIGU - LAI Renato - RANDAZZO Vittorio - SCARPA.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - GESSA - LANZI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PACIFICO - PILERI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PITTALIS - PORCU - RASSU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SORU - UGGIAS - URAS.

Si è astenuto: il Presidente SPISSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 49

votanti 48

astenuti 1

maggioranza 25

favorevoli 6

contrari 42

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 97. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

E' in votazione l'emendamento numero 177.

Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, solo per chiarire il senso dell'emendamento che, secondo me, non è stato compreso. Quando noi parliamo delle Commissioni che possono procedere all'audizione del nominato, francamente, mi sembra che l'atto della Commissione perda completamente di valore. Se, invece, noi parliamo di candidato alla nomina evidentemente l'azione della Commissione ha un effettivo riscontro perché fino a quel momento è un candidato e non un nominato. In caso contrario non avrebbe neanche senso sentire la Commissione. Questo era il motivo della presentazione dell'emendamento, e penso che rientri proprio in quella visione parlamentare del valore delle Commissioni consiliari che abbiamo sempre sostenuto.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 177. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 38. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

E' in votazione l'emendamento numero 521.

Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, intervengo per sottolineare come l'approvazione dell'emendamento numero 808 di fatto abbia stravolto i lavori di quest'Aula, ma anche il pronunciamento del presidente Secci reso stamattina a seguito di una mia richiesta. In apertura di seduta, Presidente, spero che mi stia ascoltando, avevo chiesto preliminarmente al presidente Secci se l'approvazione dell'emendamento numero 791 avrebbe fatto decadere tutti gli emendamenti. Il presidente Secci ha risposto che siccome questo emendamento si qualificava come aggiuntivo, relativamente alla modifica che introduceva, non avrebbe determinato questa situazione. L'emendamento numero 808 ha ripreso integralmente o quasi, come qualcuno ha accennato, l'emendamento numero 791 e lei ha dichiarato decaduti tutti gli altri emendamenti.

Nel merito dell'emendamento numero 521, ritengo che i dieci giorni concessi per l'espressione del parere nel tempo intercorrente tra l'atto di nomina e la sua efficacia siano veramente pochi. Potranno anche essere troppi trenta giorni, ma dieci giorni credo che siano veramente un tempo irrisorio. Ora, dare un parere negativo su questa proposta, quindi sulle cose più normali, più banali (peraltro suggerite anche da colleghi della maggioranza), significa evidentemente che non ci si vuole proprio rendere conto che dieci giorni per dare un parere da parte di una Commissione (ammesso che le Commissioni nei prossimi anni vengano riunite) non è un tempo congruo, mentre ritengo che sia tale un periodo di trenta giorni.

PRESIDENTE. Onorevole Diana, il "791" era stato considerato un emendamento aggiuntivo, e non sostitutivo totale, perché modificava solo la lettera b) dell'articolo, in quanto emendamento aggiuntivo, quindi votato dopo la votazione del testo, non poteva far decadere nessun emendamento. L'emendamento numero 808, che sarebbe simile al "791", perché la materia è ovviamente sempre quella che definisce le competenze del Consiglio, è stato considerato e votato come un emendamento sostitutivo totale; quindi, in quanto tale, ha fatto decadere tutti gli altri emendamenti.

Metto in votazione l'emendamento numero 521. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 272.

Ha domandato di parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.

LICHERI (R.C.). L'emendamento numero 272 è ritirato.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 522. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto ora in votazione l'articolo 13 bis. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

E' in votazione l'emendamento numero 220.

Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, solo per capire il perché del parere negativo espresso da parte della Commissione su un emendamento che voleva soltanto ricordare che il Consiglio regionale può deliberare nomine sia in riferimento agli organi di garanzia, l'autorità di garanzia, e sia in riferimento anche agli organi di controllo. Si intende dare una certa centralità al Consiglio regionale e non lasciare solo la legittimazione, quasi fosse l'unica istituzione abilitata a nominare questi organi di controllo. Il CORERAT è uno di questi esempi. Quindi, vorrei sapere la motivazione che ha indotto, per l'ennesima volta, a bocciare l'emendamento presentato dal sottoscritto.

A proposito di questo, per ciò che riguarda le sintesi, spesso si fanno con diplomazia, con garbo ma anche con la frusta e alcuni emendamenti da me firmati non mi hanno visto coinvolto, ma semplicemente escluso dal ragionamento generale, e questo è proprio una caduta di stile istituzionale. Li ho firmati convinto di sostenerli qui in Aula e sono stato inspiegabilmente escluso dal ragionamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna, relatore. Ne ha facoltà.

PINNA (Progetto Sardegna), relatore. La scrittura del comma 1 dell'articolo 13 bis è tale perché abbiamo semplicemente pensato che il Consiglio dovesse deliberare in modo particolare per gli organismi di garanzia; debbo dire che in quel momento l'unico riferimento che avevamo era a questo tipo di organismo, quando parlavamo di organismi di controllo. Ed è anche in relazione alla scelta, che abbiamo già fatto, di non nominare, per esempio, i collegi sindacali.

Chiedo di sospendere l'emendamento numero 220 per verificare se si può trovare, eventualmente, una formulazione che consenta di non escludere questi organismi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (Gruppo Misto). Secondo me la preoccupazione, il problema che pone il collega Atzeri è già risolto dalla prima parte del comma 1, perché "il Consiglio delibera le nomine e le elezioni che siano attribuite espressamente all'Assemblea", e siccome, per esempio, l'elezione del CORERAT è una competenza dell'Assemblea, rientra già in quella previsione quindi non c'è bisogno di prevedere ulteriori aggiunte.

(Interruzione del consigliere Atzeri)

PITTALIS (Gruppo Misto). Ma secondo me è già ricompreso perché la legge attribuisce questo potere direttamente all'Assemblea.

PRESIDENTE. Se si intende procedere ad una interlocuzione per proporre una diversa dizione o scrittura dell'emendamento, lo sospendiamo, procediamo con gli altri emendamenti e poi lo riprendiamo alla fine.

Metto in votazione l'emendamento numero 523..Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

E' in votazione l'emendamento numero 524.

Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, mi chiedevo, relativamente all'emendamento 524 e all'articolo 13 bis, comma 2, su che base è stato fatto questo elenco di nomine, sulle quali le Commissioni competenti dovrebbero esprimere un parere, visto che si prevedono quelle che riguardano i presidenti degli enti regionali, i responsabili delle strutture di vertice dell'amministrazione regionale, i direttori generali delle agenzie e delle aziende sanitarie regionali. Guardate, vi dico subito, cari colleghi, che a me che queste nomine passino in Commissione interessa ben poco, perché credo che questa sia veramente una di quelle competenze che deve rimanere in capo, e solo esclusivamente in capo, alla Giunta.

Viceversa avrei gradito di ritrovare in questo comma ciò che è previsto, o forse anche qualcos'altro, nell'emendamento 524, e cioè "i presidenti, gli amministratori, i componenti i consigli di amministrazione e i collegi sindacali delle società controllate dalla Regione"; non i managers delle AA.SS.LL., che dovrebbero essere sentiti dal collega Pisu, piuttosto che dalla collega Barracciu o dalla collega Corrias. Ma perché io dovrei mettere sotto la lente di ingrandimento un manager della ASL? Veramente, se c'è una cosa che non ha proprio nessun senso è questo comma, e non a caso ne è stata chiesta la soppressione.

Veramente il fatto che la maggioranza non abbia proposto nessun tipo di emendamento su questo, a parte quello che prevede la rappresentanza del genere femminile, fa specie.

Quindi, a parte il fatto che questo comma io lo avrei cancellato, vi chiedo come sia possibile non aggiungere a questo comma che siano quelle persone di cui abbiamo parlato, e cioè tutti gli amministratori di quelle società che sono collegate in maniera stretta con la regione Sardegna, quelle sì, a dover essere sottoposte al vaglio del Consiglio regionale! E non per decidere e per determinare, perché non c'è lente di ingrandimento, però quantomeno la Commissione può dare un parere per capire se hanno i titoli, se hanno i requisiti, se sono delle persone che meritano l'incarico che gli è stato dato. Chiedo la votazione nominale dell'emendamento.

(Sostiene la richiesta il consigliere Artizzu.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 524.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - MORO - PISANO - RANDAZZO Alberto - RASSU - SANJUST.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LAI RENATO - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SORU - UGGIAS - URAS.

Si è astenuto: il Presidente SPISSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 49

votanti 48

astenuti 1

maggioranza 25

favorevoli 8

contrari 40

(Il Consiglio non approva).

Sono in votazione gli emendamenti numero 335 e 677, di eguale contenuto.

Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, voterò a favore di questo emendamento e ringrazio l'onorevole Corrias per averlo proposto, perché l'insidia presente in questo emendamento non è evidentemente sfuggita ai cultori della parità che solo ieri hanno rimarcato l'esigenza e la necessità di colmare i vuoti al femminile. E da questo punto di vista mi sembra che veramente le parole, i propositi, gli intendimenti del Presidente della Regione non abbiano sortito gli effetti desiderati e che questo emendamento, bocciato dalla Commissione, non abbia proprio voluto sentire neanche la volontà del Presidente.

Non so se in questo caso abbia potuto far temere il verbo "dovere" anziché il verbo "promuove", perché quando si tratta di promuovere iniziative, azioni, atti siamo sempre tutti d'accordo e si vota all'unanimità, quando invece si tratta di concretizzare in modo paritario le questioni vedo che si riflette a lungo.

Tra l'altro, faccio anche notare che l'onorevole Balia ieri ha ricordato che c'è perfino una proposta di legge, in Commissione diritti civili, in cui si prevede, appunto, la parità della rappresentanza di genere laddove si esprimono - come recita il testo - "le nomine di competenza degli organi di governo che riguardano i presidenti degli enti regionali, i responsabili delle strutture di vertice dell'amministrazione regionale, i direttori generali delle agenzie e delle aziende sanitarie regionali".

Ebbene, credo che francamente sia una caduta di stile che forse si poteva evitare e che contrasta anche con la sensibilità del Presidente del Consiglio che, immediatamente, invece, ascoltando l'appello di ieri sulle Case antiviolenza (visti anche i dati dell'Istat) ha mandato immediatamente una lettera alle Commissioni perché si occupino di questa proposta di legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Presidente, io sono d'accordo con l'emendamento, ma lo vedo collocato in due commi (per mia mancanza, perché sono dovuto uscire), di cui ho proposto la soppressione. Mi rivolgo all'assessore Dadea che stamattina ci diceva di aver pensato ad una riforma che abolisse la coamministrazione. Bene, questo articolo prevede che le Commissioni consiliari competenti discutano le nomine dei presidenti degli enti regionali, dei responsabili delle strutture di vertice dell'amministrazione regionale, dei direttori generali delle aziende sanitarie e delle agenzie. Questa non è una forma di coamministrazione? Questo disposto è presente in due Statuti o tre, adesso non lo ricordo, di altre Regioni ed è frutto, basta leggere gli atti parlamentari per vedere gli scontri che ha provocato, di un tentativo di ripristino di coamministrazione.

Allora le chiedo, Assessore, era più coerente, con il suo disegno di distinguere i poteri, il sistema della valutazione alta, tipo quello della Comunità europea sugli Assessori, o è più coamministrazione questo portare le nomine dei direttori generali delle agenzie, di tutti gli enti strumentali qua dentro, qua dentro? Io penso che sia questa la co-amministrazione, e che sia in palese contrasto con quello che lei oggi ha detto in relazione alla mia proposta di advice and consent; glielo segnalo, diciamo, a futura memoria non per polemizzare inutilmente, ma perché stiamo inserendo un elemento che favorirà una cosa sola che si chiama lottizzazione.

PRESIDENTE Onorevole Caligaris io le ho mandato oggi la lettera sul problema che lei ha sollevato in Aula, ma alle Commissioni è stata inoltrata il 7 dicembre. Quindi se lei ha la cortesia di controllare la data vedrà che è stata fatta ben prima della sua sollecitazione di ieri.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Mi scuso Presidente, apprezzo comunque.

PRESIDENTE. Era giusto per precisare, altrimenti sembra che agiamo su impulso. Abbiamo agito perché ritenevamo che fosse corretto, a suo tempo.

Ha domandato di parlare la consigliera Corrias per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CORRIAS (D.S.). Presidente, annuncio il mio voto favorevole all'emendamento numero 335. Io al posto dell'onorevole Caligaris non avrei detto "apprezzo comunque" ma "apprezzo di più", è una questione magari di scelte linguistiche diverse. Io riconosco, come sottolineava il presidente Soru ieri, lo sforzo enorme fatto da questo Presidente, da questa Giunta regionale per aumentare la presenza di donne, non solo nell'Assemblea consiliare, non solo nell'Esecutivo, ma anche in nei "luoghi del fare", luoghi dove si decide. Io ritengo che questo sia un modo per superare il gap di genere, e l'emendamento ha proprio questo senso.

Ritengo che, così come succede in altri paesi europei, dove ci sono anche delle sanzioni per gli enti che non rispettano la parità di genere, un passo ulteriore sia normare questo sforzo in legge per superare quel gap. Ieri il presidente Soru parlava dei risultati dei concorsi per cariche dirigenziali alla Regione; verrà quindi il giorno in cui non ci sarà più bisogno di garantire la presenza delle donne negli enti e nelle agenzie regionali. Verrà quel giorno. Intanto, però, secondo me, i legislatori devono ancora farsi carico di garantire questa presenza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Lanzi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LANZI (R.C.). Presidente, come è già stato detto dalle colleghe, anche io credo che debba essere prevista in misura paritaria la presenza delle donne in tutti gli organismi che fanno parte dell'apparato istituzionale.. Dispiace che ancora, purtroppo, nonostante questa società si dica così tanto evoluta, si debbano fare emendamenti di questo tipo, si debbano ancora prevedere delle quote, tra virgolette, che consentono alle donne di partecipare alla vita istituzionale e politica.

Un gap che ancora non è stato colmato; però sta all'intelligenza di chi oggi siede in questa Aula, impegnarsi, e non in linea di principio ma concretamente, anche nel momento in cui si scrivono le norme; e credo che questa Giunta l'abbia fatto, in parte garantendo una presenza femminile rappresentativa della realtà delle donne in tutti i ruoli, in tutti i campi.

Un necessario passo in avanti per consentire che si formi anche in Italia una nuova, non solo classe politica, ma una nuova classe dirigenziale che dia spazio alla presenza e al contributo diverso, altrettanto importante, delle donne. Per questo il mio voto sarà favorevole e chiedo, Presidente, anche la votazione nominale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Barracciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BARRACCIU (D.S.). Presidente, annuncio il voto favorevole all'emendamento in coerenza al voto espresso ieri sull'articolo 12, relativamente al principio di pari opportunità. Mi aspetterei che, coerentemente con il voto espresso ieri dall'Aula, anche questo emendamento oggi abbia la stessa sorte, perché la coerenza vorrebbe questo.

D'altronde si tratta di rispettare il principio di pari opportunità in luoghi decisionali, importanti per le sorti della società sarda, ma anche nei luoghi della politica dove le donne mancano. Ma c'è anche un ulteriore elemento di valutazione che dovrebbe indurre tutti a votare a favore di questo emendamento. Per quei luoghi, più che forse per le aule parlamentari, conta e dovrebbe contare la competenza, lo studio, la preparazione ed è provato da dati statistici che le donne, in quanto a formazione, preparazione e titoli di studio, sono nettamente superiori agli uomini. Quindi molto più facilmente si troverebbero donne per occupare quei posti, così importanti per la gestione e la conduzione della nostra società, mentre nei luoghi della politica molto spesso conta la storia politica delle persone, la capacità di essersi strutturati all'interno e il consenso politico, non sempre la preparazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Presidente, era solo per farle notare che anche l'emendamento numero 677, presentato dall'opposizione, è preciso all'emendamento numero 355; quindi, ancor prima di votare l'emendamento numero 335, io propongo che ambedue gli emendamenti possano essere uniti in un emendamento di sintesi, recante oltre che le firme dei colleghi della maggioranza anche le firme dei colleghi dell'opposizione; firme tra le quali c'è pure, come presentatrice, quella della collega Lombardo che è anche la rappresentante femminile dell'opposizione. Quindi era solo per farle notare questo, Presidente.

Io poi non concordo con l'ultima parte dell'intervento della collega Barracciu, in cui ha detto che le donne hanno dimostrato di essere migliori degli uomini. Questo, mi dispiace, non glielo faremo passare mai!

BARRACCIU (D.S.). Ci sono dati statistici che dicono che le donne sono superiori a livello di preparazione.

RASSU (F.I.). Era una battuta!

PRESIDENTE. Onorevole Rassu, gli emendamenti 355 e 677 si votano insieme perché sono perfettamente uguali.

Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Presidente, se fosse possibile, io vorrei innanzitutto ritirare la mia firma dall'emendamento numero 677, per poter essere libero di esprimere senza equivoci la mia posizione. Secondo, siccome condivido in pieno, in toto, le affermazioni della collega Barracciu, voto contro e spiego il perchè.

Io sono convinto che in queste pseudo battaglie che vengono condotte oggi dal genere femminile che occupa i banchi del Consiglio regionale, costituiscano, passatemi il termine, un certificato di inferiorità, quando invece questo certificato di inferiorità, rispetto al genere maschile, non esiste. Con l'asserzione di voler mettere in legge il principio della pari rappresentanza stanno, effettivamente, condannando se stesse, si stanno mettendo all'interno del recinto per dire: "Abbiate pazienza, noi abbiamo intelligenza quanto la vostra, noi siamo più preparate degli uomini". Questo è un grave danno che loro recano alle loro stesse colleghe. Ecco per quale motivo, con una specie di atto di salvataggio, voto contro questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Io condivido molte delle argomentazioni che il collega Maninchedda ha portato su questo comma ma, sinceramente, non condivido questo emendamento, indipendentemente dal fatto che l'hanno sostenuto anche le colleghe del mio Gruppo. Io penso che sia una rigidità eccessiva obbligare un'amministrazione a nominare su otto direttori generali delle AA.SS.LL. della Sardegna quattro uomini e quattro donne. E se non ci fossero quattro uomini con quei requisiti per l'ammissione al ruolo di manager? E' una rigidità che non riesco a capire. Il Presidente ieri sottolineava il fatto che fra un po', forse, come direttori generali degli Assessorati avremo lo stesso numero di donne e uomini. Eppure non c'è una norma che lo prescriva. Quindi non ci può essere un vincolo tassativo che obbliga a rispettare la quota del 50 per cento.

Sinceramente, già mi sembra eccessivo in questo comma il peso attribuito ai pareri, quindi ritengo tale anche inserire questo disposto tra le competenze del Consiglio, mentre è notevolmente differente l'emendamento che abbiamo approvato ieri.

PRESIDENTE. Prima di dare la parola all'onorevole Porcu, vorrei sottolineare che l'emendamento non si riferisce solo alle nomine delle Aziende sanitarie locali, perché è un inciso che si colloca dopo le parole "aziende sanitarie locali", ed è riferito a tutte le nomine previste dal secondo comma dell'articolo 13 bis.

Ha domandato di parlare il consigliere Porcu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PORCU (Progetto Sardegna). Ho soltanto un dubbio, in caso di nomine in numero dispari di che genere dovrebbe essere il nono. Scusate la battuta. Chiedo la sospensione degli emendamenti e l'eventuale spostamento degli stessi all'articolo 19dove si parla delle nomine della Giunta; quindi se dobbiamo prevedere dei vincoli per quelle nomine ritengo sia il caso di parlarne all'articolo 19.

Nell'articolo in votazione stiamo parlando di una cosa diversa, stiamo parlando del Consiglio regionale e di un esercizio di controllo che esercita il Consiglio regionale. Quindi, secondo me, questi emendamenti non sono ammissibili in quest'articolo e, se più propriamente li spostiamo al "19", potremmo anche riflettere su una formulazione magari meno rigida, ma che mantiene il significato di favorire o promuovere questa rappresentanza, come per esempio è stato fatto nel caso degli assessori, dove abbiamo ipotizzato una rappresentanza che, in termini così rigidi, diventa molto difficile da garantire.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Lombardo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LOMBARDO (F.I.). Presidente, intanto vorrei precisare che presentando questo emendamento non abbiamo di certo firmato un certificato di inferiorità, perché non ci sentiamo assolutamente inferiori. Stiamo portando avanti una battaglia di democrazia, una battaglia che ritengo assolutamente giusta. Ieri, quando sono intervenuta, ho precisato che c'era la necessità di tradurre nella sostanza il principio di parità e che l'unico modo per farlo era quello di incidere nelle leggi elettorali. L'emendamento che è stato approvato ieri, infatti, è una semplice enunciazione di principio, così come è nell'articolo 151 della Costituzione. Oggi è il banco di prova per vedere se si è coerenti rispetto alle enunciazioni, perché tutti si dicono favorevoli alla parità di accesso delle donne alle cariche elettive, agli uffici pubblici, poi, quando si tratta di tradurre concretamente questa dichiarazione di principio ci si tira indietro. In questo caso c'è la possibilità di dimostrare che si crede veramente nella necessità di una maggiore presenza delle donne nelle istituzioni, là dove si decide e si amministra. E' una battaglia di civiltà, non si può negare.

Io condivido la citazione delle statistiche fatta dalla collega Barracciu, però non si può non condividere anche il fatto che, molto spesso, a parità di competenze, alle donne vengono riconosciuti ruoli diversi e partono da condizioni di svantaggio. Noi chiediamo semplicemente di potere avere una parità di chance, perché purtroppo nei confronti delle donne c'è una preclusione, molto spesso ci sono dei pregiudizi, e devo dire non soltanto da parte degli uomini, il più delle volte anche da parte delle stesse donne. Questo lo si può riscontrare considerando il fatto che la maggioranza dell'elettorato attivo è rappresentato da donne che molto spesso non votano donne, perché le donne non vengono messe nelle condizioni di poter dimostrare quanto valgono.

Vorrei dire inoltre al presidente Soru che nel mio intervento di ieri non c'era nessuna incoerenza, perché io non ho parlato di quote di finanziamenti, io ho parlato del fatto che, in quell'occasione, c'era l'opportunità di dimostrare che si credeva davvero nella necessità di sostenere soprattutto le donne svantaggiate, incrementando i finanziamenti a favore della legge sull'imprenditoria femminile. Poi, io rinnego la politica delle quote perché io sono per una legislazione paritaria, e cioè perché le donne vengano messe nelle condizioni di accedere in condizioni di parità. Noi non vogliamo nessun trattamento preferenziale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Intervengo innanzitutto per sostenere la richiesta di votazione nominale, e anche per dichiararmi contrario allo spostamento degli emendamenti. L'emendamento è preciso, è presentato nella parte giusta, lì deve stare e bisogna votarlo. E poi per sottolineare che questo, insieme a tutti, credo, gli emendamenti presentati dalle consigliere regionali unitariamente, è uno dei pochissimi emendamenti bipartisan.

In questa legge statutaria, che doveva essere una grande occasione per discutere liberamente, anche per trovarsi coloro che la pensano allo stesso modo su alcuni argomenti e, quindi, era un'occasione per avere molti emendamenti bipartisan rispetto all'obiettivo, espressione di volontà coincidenti, ci viene data una grande lezione dalle donne in Consiglio regionale, sono le uniche che sono state capaci di farlo e sono state capaci di farlo per riequilibrare una società ingiusta anche in questo, ha ragione l'onorevole Lombardo, hanno detto bene prima le colleghe della maggioranza.

In questo caso bisogna riequilibrare un'ingiustizia, perchè i dirigenti, i presidenti, i responsabili dei vertici delle strutture sono prevalentemente uomini, perché si consuma prevalentemente, costantemente un'ingiustizia e a questa ingiustizia si pone rimedio, così come in altre circostanze si è fatto, attraverso le norme che non hanno solo la funzione di certificare un qualcosa che esiste, ma hanno anche la funzione di indurre comportamenti; e questo è un comportamento che deve essere indotto in senso più giusto, più paritario.

La società sarda, quella italiana, io direi quella planetaria, è fatta di uomini e di donne e questo non bisogna dimenticarlo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna, relatore. Ne ha facoltà.

PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Signor Presidente, io credo che bisogna prendere atto che, sia nella discussione di ieri che in quella odierna, stiamo prendendo coscienza, gradualmente ma, direi, anche con forza, di questa necessità posta negli emendamenti; e il fatto che Luciano Uras abbia sottolineato che questi siano emendamenti bipartisan esprime questa convinzione.

Però io credo che la presentazione di questi emendamenti a questo articolo 13 bis, legato all'esercizio delle funzioni di controllo, sia inappropriata. Allora, da questo punto di vista dico di mantenere in piedi assolutamente lo stato di questa riflessione ma chiedo semplicemente che gli emendamenti vengano sospesi perché, in questo momento, inserirli nel contesto di un articolo in cui parliamo di funzione di controllo mi sembra l'introduzione sbagliata di un elemento di rigidità. Per cui io dico: manteniamo la decisione, la trasferiamo nel luogo più giusto che è l'articolo 19, non mi sembra che stiamo facendo un torto a nessuno, anzi, vogliamo restituire alla normalità un valore che stiamo in qualche modo acquisendo. Su questo emendamento dobbiamo trovare il massimo dell'unità.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Presidente, il Presidente della Commissione ha proposto, confermando una sua disponibilità, di prestare attenzione all'argomento e può anche andare bene, però, la cosa che non va bene è sottovalutare il fatto che se noi non prevediamo in legge la presenza delle donne, la sola politica sino adesso non è stata sufficiente per rispondere positivamente. Questo è un dato dal quale non si può sfuggire, perché la realtà è sotto gli occhi di tutti.

La mia opinione è che noi dobbiamo inserire questa disposizione in legge, se non in questo articolo, nell'articolo 19, o nell'articolo 20, dove sarà sarà, ma noi dobbiamo fare in modo che questa attenzione il Consiglio regionale della Sardegna, che ha già operato delle scelte importanti in materia di parità dei generi, la debba porre al problema.

Ho visto anche che l'emendamento è stato migliorato con una ulteriore scrittura, quindi ci sono, a mio giudizio, quando lo definiamo, le condizioni per rispondere positivamente ad una domanda politicamente importante e politicamente irrisolta sinora. Questa è la mia opinione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Presidente, io non sono d'accordo sull'emendamento proposto, lo dico con estrema schiettezza, perché vedo anche molta ipocrisia fra tutti i banchi di questo Consiglio. Vedo un atteggiamento per cui stiamo diventando più femministi delle donne, non c'è cosa peggiore dei maschi maschilisti che tendono a fare i femministi; è una cosa veramente insopportabile.

Io, Presidente, non sono d'accordo perché trovo che sia sbagliato, per quanto riguarda in modo particolare, le agenzie regionali sanitarie che richiedono specializzazione, capacità, titoli, eccetera, imporre una parità di genere in questo modo. Basta guardare i banchi di questa Aula, le dirigenti referendarie sedute tra i banchi sono esattamente in parità in questo momento e quando le donne partecipano ai concorsi, perché è stato detto, sono più brave degli uomini perché stanno studiando di più, sono più capaci, li vincono. In magistratura sono le donne che vincono maggiormente i concorsi, nel mondo universitario non mi pare che sia esattamente così perché ci sono molte "trasse", anche nel mondo della politica non c'è la parità.

Io sono dell'avviso che noi dobbiamo concretamente promuovere delle azioni che vadano in questa direzione, però trovo sbagliato, lo dico in maniera chiarissima, pur condividendo lo spirito dell'emendamento, che si dica: "devono prevedere l'equilibrio di rappresentanza di genere". Io credo che si debba dire che: "Si debba tendere a", che debba esserci un atteggiamento positivo in questo senso, però ritengo profondamente sbagliato che si avanzi una proposta così secca. Se guarda caso non ci fossero, sto parlando per assurdo, le persone che hanno quei requisiti, che cosa dovremmo fare? Potevano diventare direttori generali coloro i quali erano stati consiglieri regionali per una legislatura, quello diventava un titolo di merito per essere degli specialisti e poter fare anche i direttori generali. Io credo che come è stata cassata quella norma debba essere invece proposta una…

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, il tempo a sua disposizione è terminato. Ricordo che c'è una proposta di spostamento all'articolo 19.

Ha domandato di parlare il consigliere Pileri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILERI (Forza Italia). Signor Presidente, io pensavo di non intervenire e di astenermi, ma il mio voto sarà a favore e nasce da una decisione ponderata. La soluzione proposta nell'emendamento credo possa dare la possibilità alle donne di dimostrare le loro capacità, cosa che spesso non è possibile fare perché vengono estromesse dalle scelte, soprattutto quelle relative alle nomine dirigenziali.

Questo mio voto è favorevole perché il Consiglio ha avuto il coraggio di fare una scelta netta a favore del sistema presidenzialista dando mandato al Presidente di scegliere la sua Giunta; in questo contesto può essere interessante dare l'opportunità e creare le occasioni per far nascere anche una classe dirigente femminile.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, pur consapevole che al mio rientro a casa sarò in nettissima minoranza perché ho due figlie, una suocera, una moglie, quindi il rapporto è quattro a uno, però, io credo che in questo emendamento ci siano forti venature di ipocrisia e demagogia e non vorrei che questa legge statutaria, una volta esitata, ricorrendo a questo populismo, si coprisse di ridicolo agli occhi non solo dell'Italia, perché non stiamo trattando un problema giuridico, questo è semplicemente un problema politico.

Ogni partito si faccia carico di questo problema e lavori affinché la società maturi evolvendosi in questo senso, ma far entrare forzatamente questo principio - secondo il mio punto di vista - in questa legge statutaria è un errore. E lo dico perché mi aspetteranno a braccia aperte queste quattro donne che godono del mio rispetto, e vedo con gioia che moltissime donne sfruttano le chances offerte dalla società in tutti i campi. Poco fa (per la privacy che non voglio mai violare non faccio nomi), parlavo con una di queste donne che mi ha detto, in un modo disarmante, di non aver mai avuto problemi.

Quindi, la discussione sulle riserve indiane, le quote rose, tutto ciò che rasenta l'ipocrisia, cari colleghi, trasferiamola all'interno dei partiti, dei nostri partiti, che certamente sono maschilisti, ...

(Interruzione della consigliera Barracciu)

ATZERI (Gruppo Misto). ... e quindi (io ho ascoltato con attenzione anche le agguerrite donne che hanno armi acuminate e graffianti, di cui certamente io non sono in possesso), dico solo che è un problema politico e non giuridico.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Silvio Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CHERCHI SILVIO (D.S.). So che è difficile distinguere tra problemi giuridici e problemi politici quando poi le leggi cambiano le cose e quindi diventano problemi politici e so anche che sono anni che ci siamo specializzati nel descrivere tutti gli ostacoli che si potranno frapporre al fatto che le donne assumano gli stessi ruoli degli uomini e siamo abilissimi, li conosciamo tutti. Mi è piaciuta moltissimo anche la questione del numero dispari.

Qui non stiamo parlando di concorsi, stiamo parlando di quella parte della società per accedere alla quale i meccanismi sono di vario tipo e non sempre si basano sulle competenze. Quante donne ci sarebbero state in quest'Aula se non ci fosse stata la forzatura del listino? Quindi, senza le forzature le cose non si cambiano, non è né riserva né altre sciocchezze, quando si vuole raggiungere un obiettivo bisogna operare delle forzature e la legge è chiamata a fare questo.

Io credo che sia necessario inserire una norma cogente, poi possiamo anche modificare l'emendamento, lo possiamo spostare ad un altro articolo, non è questo il problema. Ma occorre comunque introdurre una norma cogente, poi le difficoltà quando ci saranno si affronteranno così come si affrontano quando riguardano noi maschietti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MASIA (Federalista-Autonomista Sardo). Presidente, innanzitutto dico subito che sono firmatario della proposta di legge che prevede la parità di genere quando si tratta di enti, agenzie e altro, perché crediamo che questo sia l'unico modo per superare questa grande difficoltà. Perché ci siamo affidati a un progetto di legge? Ci siamo affidati a una proposta di legge, che ha diversi firmatari, proprio perché riteniamo che attraverso questo provvedimento si possa regolamentare meglio questo problema.

Io credo che non siano necessarie le scorciatoie né che le forzature possano agevolare, però in questo caso io mi pongo delle domande. Quando leggo questo emendamento che parla di equilibrio della rappresentanza di genere in misura paritaria relativamente alle nomine in enti, agenzie, aziende e così via, immagino che cosa succederà quando si dovranno vedere i pesi, le valutazioni, chi vale di più, chi vale di meno, perché una legge va correttamente applicata.

Problemi adesso non ce ne sono, ma ne stiamo creando. Allora, secondo il mio punto di vista, se davvero, come sembra, c'è questo consenso, credo che la cosa migliore sia quella di affrontare in Aula immediatamente dopo la Statutaria questa proposta di legge, nella quale noi crediamo, facendo in modo di normare il problema dando seguito alla volontà che si è palesemente manifestata qui dentro; mentre sicuramente attraverso questo emendamento verrebbe reso nullo tutto ciò che noi crediamo che sia giusto fare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Da chi ha espresso come unico nominativo per la Giunta comunale di Cagliari quello di una donna, non può che sicuramente arrivare un voto positivo. L'unica cosa che chiedo - soprattutto alle colleghe che in maniera bipartisan hanno firmato questo emendamento che, in parte, condivido e che voterò per solidarietà e solo per solidarietà - è che inizino un attimino anche a ragionare più che in termini di parità tra uomini e donne, in termini di pari opportunità per i giovani che comprendono sia gli uomini che le donne. Perché coloro i quali, a mio parere, vengono sempre di più nella vita di tutti i giorni messi da parte non sono le donne in quanto tali ma le giovani donne e i giovani uomini.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Mi sembra che il Presidente della Commissione abbia chiesto la sospensione di questo emendamento. Ricordo che sullo stesso è stato espresso un parere negativo da parte della Giunta e della Commissione; mi pare che la sospensione sia necessaria perché se dovremo arrivare ad un voto differente è giusto che ci sia un parere differente della Giunta, perchè i vincoli non valgono secondo l'emendamento e se sia bipartisan di un certo tipo.

PRESIDENTE. Colleghi, c'è una nuova proposta di sospensione. La proposta di sospensione mira a trovare una soluzione al problema che, in larga misura, è anche condiviso. Anziché continuare questa discussione forse è bene che lo sospendiamo e che i proponenti, insieme al Presidente della Commissione, trovino una formulazione diversa. Ci sono ancora delle dichiarazioni di voto che, volendo, concludiamo adesso, in caso contrario non le riapriremo.

Ha domandato di parlare la consigliera Lombardo. Ne ha facoltà.

LOMBARDO (F.I.). Non intendo parlare sulla proposta di sospensione, ma sulla sua proposta di non riaprire le dichiarazioni di voto su cui concordo nel caso che non venga stravolta la sostanza dell'emendamento. Se invece il testo viene cambiato è logico che ognuno si deve esprimere in relazione al contenuto modificato dell'emendamento.

PRESIDENTE. Sì, però il mio problema è che stiamo facendo dichiarazioni di voto su un emendamento sul quale, se resta tale, ci sono già state le dichiarazioni di voto, se viene cambiato abbiamo perso un sacco di tempo e dobbiamo rifare le dichiarazioni di voto; è da mezz'ora che giriamo intorno al problema. Discutere a vuoto significa perdere tempo. Dovremmo chiudere le dichiarazioni di voto con, nell'ordine, l'onorevole Pisu, l'onorevole Cerina e il presidente Soru. Se siamo d'accordo per la sospensione gli emendamenti verranno posti in votazione senza dichiarazioni di voto in quanto già espletate nella seduta odierna.

Ha domandato di parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Io sono d'accordo però se il testo viene cambiato credo che si debba poi poter fare le dichiarazioni di voto.

PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 335 e 677 sono sospesi.

L'emendamento numero 80 è decaduto.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Semplicemente vorrei sapere, stante l'andamento dei lavori, a che ora terminerà la seduta.

PRESIDENTE. Colleghi, io propongo di lavorare sino alle ore 22 dato che stasera abbiamo iniziato a lavorare in ritardo e nel corso dei lavori della giornata si sono susseguite numerose interruzioni.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Legge statutaria della Regione Autonoma della Sardegna" (5-Stat/A)

PRESIDENTE. Sono in votazione gli emendamenti numero 525 e 678.

Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, mi consenta di dire che se stasera quest'Aula non ha avuto modo di lavorare come lei intende non è certo per responsabilità nostra; c'è stata infatti una interlocuzione che è durata un'ora e mezza, per cui il non lavoro non deve essere imputato ai colleghi che hanno presidiato l'Aula.

In merito all'emendamento numero 525, sul quale dichiaro il voto favorevole, non ritorno sulle considerazioni del'onorevole Maninchedda, sul comma di questo articolo, alle quali mi associo in toto. Ma se volete mantenere in piedi questo comma la Commissione deve esprimere un parere vincolante, altrimenti che ruolo sarebbe quello della Commissione? Onorevole Pisu, lei relativamente alla normativa comunitaria ha dichiarato che la Commissione si sarebbe espressa in merito. Guardi che questo non è previsto da nessuna parte! Comunque, nel momento in cui vogliamo normare un parere di una Commissione, dobbiamo stabilire che è vincolante, altrimenti il parere non serve a niente.

PRESIDENTE. Onorevole Diana, con la mia osservazione sui tempi di lavoro non intendevo attribuire responsabilità ad alcuno, era solo una considerazione su un fatto che riguarda tutti.

DIANA (A.N.). Che riguarda la maggioranza non la minoranza!

PRESIDENTE. Riguarda la maggioranza, ma la minoranza stamattina ha proposto di sospendere fino al pomeriggio. Non è un problema di attribuzione di responsabilità, quanto di provare a lavorare mezzora in più del previsto.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Presidente, per chiederle a che cosa serve fare una programmazione dei lavori in Conferenza dei Capigruppo, ad esempio stabilire un orario dei lavori se poi non viene rispettato. Attendo risposta.

PRESIDENTE. Onorevole Artizzu, lei ha ragione, ma posso rivolgerle la stessa domanda dato che, come ho appena detto, stamattina avete proposto, anziché accettare una sospensione di mezz'ora, di sospendere fino al pomeriggio alle 16 e 30. La programmazione dei lavori è quella che ci siamo dati insieme, onorevole Artizzu, salvo le modifiche che vengono apportate costantemente. Io sto proponendo di proseguire anziché sino alle ore 21 e 30, come era stato previsto in Conferenza dei Capigruppo, sino alle ore 22.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Legge statutaria della Regione Autonoma della Sardegna" (5-Stat/A)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione degli emendamenti numero 525 e 678. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggia la richiesta il consigliere Porcu.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, degli emendamenti numero 525 e 678.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Rassu si è astenuto.

Risponde sì il consigliere: PISANO.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CASSANO - CERINA - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LAI Renato - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SORU - UGGIAS - URAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - RASSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 47

votanti 45

astenuti 2

maggioranza 23

favorevoli 1

contrari 44

(Il Consiglio non approva).

L'emendamento numero 100 è decaduto.

Passiamo all'articolo 13 ter. All'articolo 13 ter sono stati presentati undici emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 13 ter e dei relativi emendamenti:

Art. 13 ter

Controllo dell'attuazione delle leggi e valutazione degli effetti delle politiche regionali

1. Il Consiglio regionale esercita il controllo sull'attuazione delle leggi e promuove la valutazione degli effetti delle politiche regionali, al fine di verificarne i risultati.

2. Quando la legge prevede clausole valutative, i soggetti attuatori della legge sono tenuti a produrre le informazioni necessarie nei tempi e con le modalità previste dalla legge stessa ed a fornire la propria collaborazione, ai fini di un compiuto esercizio del controllo e della valutazione.

3. Il Consiglio regionale, con le modalità previste dal Regolamento interno, può, indipendentemente dalla previsione per legge di clausole valutative, assumere iniziative finalizzate all'analisi dell'attuazione di una legge o degli effetti di una politica regionale. E' assicurata la divulgazione degli esiti del controllo e della valutazione.

EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 13 ter

Al comma 2, le parole "Quando la legge prevede clausole valutative" sono soppresse. (526)

EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 13 ter

Al comma 2, le parole "nei tempi e con le modalità previste dalla legge stessa" sono soppresse. (527)

EMENDAMENTO soppressivo parziale CALIGARIS.

Articolo 13 ter

Nel comma 3 dell'articolo 13 ter sono soppresse le parole "con le modalità previste dal Regolamento interno". (178)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 13 ter

Al comma 3, le parole "con le modalità previste dal Regolamento interno, può, indipendentemente dalla previsione per legge di clausole valutative, assumere" sono sostituite con: "assume". (528)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 13 ter

Al comma 3, le parole "E' assicurata la divulgazione degli esiti del controllo e della valutazione" sono sostituite con: "Gli esiti del controllo e della valutazione sono pubblici. Il Consiglio regionale si impegna a garantirne la massima divulgazione presso i cittadini". (529)

EMENDAMENTO aggiuntivo PINNA - SANNA Francesco - ORRÙ - CUGINI - CORRIAS - PITTALIS.

Articolo 13 ter

Nel comma 1 sono aggiunte le parole: "…, avvalendosi anche della sezione regionale di controllo della Corte dei conti.". (777)

EMENDAMENTO aggiuntivo PISANO - VARGIU - CASSANO - DEDONI.

Articolo 13 ter

Dopo il primo comma dell'articolo 13 ter, è aggiunto il seguente comma: "Nella fase propedeutica all'approvazione delle nuove leggi che comportano un impegno di spesa, il Consiglio Regionale si avvale della valutazione degli organi tecnici consiliari, che predispongono la propria relazione d'impatto legislativo.". (211)

EMENDAMENTO aggiuntivo FARIGU - LADU - LA SPISA - VARGIU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA Matteo - RASSU -SANJUST - LOMBARDO - CONTU - PETRINI - PILERI - PISANO - CASSANO - DEDONI - AMADU - RANDAZZO Vittorio.

Articolo 13 ter

Dopo il comma 1 è aggiunto il comma 1 bis: "il Consiglio regionale sottopone al parere della commissione regionale per le pari opportunità tra uomini e donne le materie che rientrano nella sfera di competenza della commissione stessa.". (692)

EMENDAMENTO aggiuntivo ATZERI - MANINCHEDDA.

Articolo 13 ter

Dopo il comma 3 è aggiunto il seguente: "3 bis. Nei procedimenti riguardanti la formazione delle leggi e degli atti generali di programmazione, il regolamento consiliare disciplina la consultazione, di associazioni, comitati e gruppi di cittadini portatori di interessi collettivi. L'istruttoria, a cui partecipano anche in forma di contraddittorio pubblico, rappresentanze di significative frazioni del corpo sociale, deve essere contenuta in termini temporali che non ostacolino la funzionalità del Consiglio regionale e svolgersi esclusivamente nelle fasi preliminari del procedimento legislativo. (225)

EMENDAMENTO aggiuntivo PISANO - CASSANO - DEDONI - VARGIU.

Articolo 13 ter

Dopo il comma 3 dell'art. 13 ter è inserito il seguente comma: 3 bis. E' istituita una speciale commissione denominata "Controllo e Valutazione Leggi e Politiche Regionali" la cui presidenza è affidata ad uno dei consiglieri dell'opposizione nella quale sono proporzionalmente rappresentati tutti i gruppi consiliari e alla quale è affidato il compito dell'attuazione delle finalità del presente articolo;. (307)

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 13 ter

Dopo il comma 3 è aggiunto il seguente comma: "3 bis. Nel caso in cui le procedure di controllo e valutazione diano risultato negativo, il Consiglio presenta mozione di censura nei confronti dell'intera Giunta o individuale nei confronti dell'Assessore responsabile dell'applicazione della legge oggetto del controllo o della politica oggetto della valutazione". (530).)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Presidente, intervengo nella discussione generale dell'articolo 13 ter che costituisce, a mio giudizio, uno degli articoli più importanti tra quelli che hanno come obiettivo davvero il riequilibrio dei poteri affidati al Consiglio, in rapporto ai poteri che invece vengono assegnati, per effetto di una scelta, di un'opzione presidenzialistica, al Presidente e alla Giunta regionale.

Quando noi parliamo naturalmente di controllo e, soprattutto, di valutazione dell'impatto legislativo che una legge crea è evidente, e lo si deduce dai tre commi che costituiscono l'articolo, che si sta parlando unicamente di un impatto, cosiddetto, a posteriori, nel senso che quella forma di controllo che verrebbe esercitata dal Consiglio evidentemente è riferita ad una legge, cioè ad un provvedimento legislativo già approvato e che deve essere attuato. Il Consiglio regionale esercita il controllo sull'attuazione delle leggi.

Io credo che di fatto, se davvero strategicamente vogliamo raggiungere l'obiettivo di bilanciare la prerogativa legislativa consiliare, la prima cosa alla quale dobbiamo pensare è che questa forma di impatto legislativo deve essere propedeutica alla formazione della legge, e quindi deve precedere o essere contestuale all'iter formativo della legge. Questo non significa che non debba esistere, cosa molto importante e sicuramente condivisa, anche un impatto riferito all'attuazione successiva della norma. Perché dico questo? Perché solo in questo modo, davvero, potrebbe tradursi, l'esercizio attuativo dell'articolo 13 ter, in una prerogativa a conforto della cosiddetta garanzia di controllo del Consiglio e ad una parte specifica del Consiglio.

Probabilmente non è mai stato chiarito in maniera netta ma, dagli interventi finora tenuti in quest'Aula, mi è parso che si sia puntualmente sottolineato che l'aspetto debole dell'esercizio della prerogativa legislativa in capo al Consiglio è naturalmente quella parte di Consiglio che costituisce l'opposizione, che costituisce la controparte, da un punto di vista ovviamente del progetto che si intende perseguire, la controparte dell'amministrazione maggioritaria che ha vinto le elezioni. Perché questo? Perché è chiaro che il Presidente della Giunta regionale e la Giunta stessa hanno, in maniera diretta, è quasi una sorta di equazione, un riferimento dentro il Consiglio che è di tipo maggioritario.

Quindi, noi dobbiamo rafforzare un esercizio di opposizione e quindi, da qui, la nostra proposta, contenuta in due emendamenti, di dare risposte a questa attesa. La prima attraverso l'istituzione di una vera e propria Commissione consiliare, presieduta naturalmente da un consigliere della opposizione, che ha il compito di vigilare su questa determinazione dell'impatto propedeutico alla formazione della legge, perché d'altro canto rimane abbastanza indefinita anche la determinazione verso la quale è rivolto questo articolo. Non so se questa questione l'abbiamo sufficientemente vista anche in Commissione, però mi pare di ricordare che nel momento in cui noi pensavamo ad un istituto di controllo, abbiamo sempre chiaramente indicato a chi andavano affidate queste competenze.

L'articolo, in maniera molto generica, recita: "Il Consiglio regionale esercita il controllo". Attraverso che cosa? Ci sarà un ufficio specifico? Quali delle Commissioni permanenti, che naturalmente esistono nell'ambito del Consiglio, hanno come compito istituzionale quello della verifica di questo impatto legislativo? Stiamo parlando naturalmente di quello previsto dalla norma e che è quindi a posteriori, cioè norma già licenziata dal Consiglio e naturalmente in via di attuazione. E' evidente che c'è qualche meccanismo che non è chiarito.

A me pare di capire che poiché hanno dato un contributo all'iter formativo della legge, le più diverse Commissioni, a seconda della tipologia della norma stessa che il Consiglio ha approvato, non possa essere individuabile facilmente qual è la Commissione preposta alla valutazione di questo impatto, o comunque non è stato neanche pensato un ufficio specifico che curi questo aspetto. Sarà l'ufficio legislativo, che naturalmente esiste all'interno del Consiglio regionale? Lo chiedo a titolo naturalmente di domanda.

Io credo che la risposta potrebbe essere data attraverso l'approvazione dell'emendamento che noi abbiamo proposto, e che si prefigge proprio come obiettivo quello della istituzione di una specifica commissione di controllo; una commissione affidata, nel senso della Presidenza a un componente della opposizione, non già ovviamente della maggioranza che costituirebbe questa commissione. Ecco, questi elementi noi vogliamo portare come contributo a questa discussione.

Dall'articolo 13 ter in poi troveremo anche delle proposte di articoli aggiuntivi, credo quindi che in questo spazio della norma che noi oggi stiamo costruendo ci sia la possibilità concreta di rafforzare e di bilanciare, per usare i termini già usati abbondantemente in quest'Aula, di "ribilanciare" appunto le competenze del Consiglio. La forma di controllo è l'esercizio (poi vedremo anche quello ispettivo naturalmente) cardine, a mio giudizio, del ribilanciamento. E' vero che si può ribilanciare attraverso l'esercizio della partecipazione popolare, a tal fine abbiamo anche abbassato il numero di firme di elettori necessario. E' vero che si può contro bilanciare con la norma appena licenziata che ha chiarito, a mio giudizio, quali siano le competenze specifiche in capo al Consiglio regionale, ma anche in quel caso un elemento dovremo ancora una volta riferirlo a quest'Aula, perché nella discussione generale non è ancora una volta emerso che determinate prerogative affidate al Consiglio erano già indicate nello Statuto vigente.

Io credo che ancora una volta corriamo il rischio che questo binario stretto, che è indicato e delimitato naturalmente dall'articolo 15 del nostro Statuto, non sia percorso in maniera continuativa, cioè siamo a rischio di deragliamento, di non percorrere questo binario in senso rettilineo. Credo quindi che vada accolta la nostra proposta, se vogliamo dimostrare che il dibattito è ancora aperto e quindi tutti i contributi sono ancora possibili negli interventi che qui si succederanno.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, intervengo per intrattenere l'Aula che è in tutt'altre faccende affaccendata, nella ricerca spasmodica di un risultato che, a questo punto, non so come definire. Relativamente a questo articolo, non so se chi l'ha scritto, se la Commissione stessa, abbia fatto tutte le valutazioni del caso, perché il controllo dell'attuazione delle leggi (quindi dell'attuazione del programma il programma si fa con le leggi) è legittimo e opportuno; però questo articolo 13 ter recita: "Il Consiglio regionale esercita il controllo sull'attuazione delle leggi e promuove la valutazione degli effetti delle politiche regionali, al fine di verificarne i risultati". Prima domanda: una volta verificati i risultati che cosa accade? Sarebbe utile capire a che cosa serve questa valutazione, perché se questa valutazione è ad uso interno del Consiglio, a poco serve o, meglio, può servire ai fini di non proseguire in certi errori. Il secondo comma però aggiunge: "Quando la legge prevede clausole valutative Intanto mi chiedo il perché del "quando la legge prevede", se clausole valutative ci debbono essere, ci debbono essere sempre, puntuali su tutte le leggi. Non si può scrivere "quando la legge prevede clausole valutative". Tutte le leggi devono avere clausole valutative. E chi stabilisce se una legge deve avere una clausola valutativa? Lo dobbiamo stabilire noi in legge, cioè ogni volta che facciamo una norma per parificare il numero delle rappresentanze di genere femminile in Giunta piuttosto che in un ente, dobbiamo prevedere un controllo e quindi la clausola valutativa? Solo in quei casi o la dobbiamo mettere sempre?

Inoltre, nel momento in cui in questa legge ci fosse una clausola valutativa, e attraverso un controllo esercitato da non si sa bene chi (dal Consiglio, da una commissione, da un nucleo di valutazione non ben identificato), si verificasse che questa legge non ha avuto gli effetti sperati, gli effetti voluti, come primo provvedimento quella legge non andrà più finanziata. Però, se quella legge per imperizia, per incapacità, per noncuranza non trova attuazione o non trova l'adeguata attuazione che è stata data dal Consiglio, che cosa accade? Si rimuove l'Assessore? Si rimuove il direttore generale? Si rimuove l'amministratore unico di una società che fa capo alla Regione Sardegna? Si può prevedere la sfiducia individuale nei confronti dell'Assessore che non è riuscito a concretizzare le norme sulle quali c'è stato l'impegno del Consiglio regionale? La legge numero 215 sull'imprenditoria femminile non sta dando i risultati dovuti, allora che cosa succede, colleghi?

Sto facendo questo ragionamento per cercare di capire a che cosa serve fare una valutazione se poi, a seguito della valutazione, non ci sono strumenti validi per modificare lo stato dell'arte. Ci siamo permessi di presentare degli emendamenti che vanno in questa direzione; cito particolarmente gli emendamenti numero 530, 526, 527, ma soprattutto il "529" che è quello che m'interessa maggiormente perché in base al principio della trasparenza recita: "Gli esiti del controllo e della valutazione sono pubblici. Il Consiglio regionale si impegna a garantire la massima divulgazione presso i cittadini".

Non si può garantire solo la puntuale divulgazione di quanto realizzato in due anni e mezzo di governo della Regione, dal 2004 al 2006; evidentemente è legittimo farlo, ma se questo è legittimo nel momento in cui si dice che facciamo certe cose, dobbiamo anche avere la bontà di far sapere ai cittadini che c'è una norma per la quale la Regione Sardegna rischia di perdere 70 e passa milioni di euro. Presidente Soru, avremo modo di discutere questa questione nei prossimi giorni, visto che qualcuno dice che i soldi del POR Sardegna della misura 4.9, agricoltura, sono stati spesi tutti e bene, allora ci sembra che questo Consiglio regionale veramente non sia in sintonia, se è vero che l'Unione Europea ha avviato un procedimento per riprendersi dei finanziamenti, se è vero che i bandi non sono conclusi, se è vero che siamo in ritardo nonostante questo Consiglio regionale abbia affidato tutto ciò che doveva affidare. Queste cose le dobbiamo dire, è una valutazione che questo Consiglio regionale è chiamato a fare sulla base dell'articolo 13 ter.

Io credo che sia opportuno dire ai cittadini per quale motivo le leggi non vengono attuate, per quale motivo le norme non vengono rispettate e, soprattutto, per quale motivo non ci sono i risultati attesi. Questo è ciò che io intendo per "valutazione", non una "cosetta" tra di noi, per dire che siamo trasparenti, efficienti ed efficaci, ma su che cosa? Non siamo né trasparenti né efficaci e né efficienti nel momento in cui non diamo gambe alla valutazione sull'attuazione delle leggi e sugli effetti delle politiche regionali, dicendo ai cittadini: abbiamo toppato, abbiamo sbagliato oppure abbiamo fatto bene.

Assessore, a che cosa serve una norma di questo genere se poi dopo, fondamentalmente, non succede nulla? Io credo che qualcuno dovrà pur comunicare un risultato; una valutazione, positiva o negativa che sia, dovrà essere fatta, altrimenti questa disposizione è carta straccia e, come tante altre contenute in questa legge statutaria, probabilmente non verrà mai attuata. Noi ci vanteremo di aver introdotto una riforma della Regione Sardegna, ma questa non è certamente una riforma. Questa è una valutazione che non ha nessun valore.

Io invito quindi i colleghi a valutare ed eventualmente a leggere bene gli emendamenti che sono stati presentati per mettere al riparo il Consiglio, soprattutto, perché noi stiamo votando una norma che ci inchioda, colleghi, senza che noi possiamo fare niente. Perché poi saremo messi noi sotto accusa, perché la valutazione non la deve fare la Giunta ma la deve fare il Consiglio regionale.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, credo che questo articolo 13 ter sia uno degli articoli tra i più innovativi del Capo II che merita, forse, molta più attenzione visto che la discussione sulla Statutaria, qualche volta, sembra attestarsi, non dico su luoghi comuni, ma su alcuni aspetti che vengono ripetuti a mo' di slogans. Devo dire che il riequilibrio - o meglio la definizione dei nuovi equilibri - una volta che si introduce il meccanismo dell'elezione diretta del Presidente, passa attraverso una nuova funzione di controllo. Tant'è che noi abbiamo individuato tre livelli di controllo.

Il primo livello di controllo, quello fondamentale, è rappresentato dalla produzione legislativa; un secondo livello di controllo è quello che abbiamo introdotto con l'articolo 13 bis. Se voi leggete gli interventi più significativi dei costituzionalisti che ritengono che l'elezione diretta del Presidente non rappresenti una sorta di impoverimento della democrazia, vi renderete conto che questi sostengono l'introduzione di una funzione di controllo, di controllo politico non certo di tipo amministrativo. Noi in Commissione abbiamo discusso molto e a lungo sull'articolo 13, proprio perché immaginavamo che potesse esistere un controllo di tipo politico, rispetto alle nomine che caratterizzano la struttura amministrativa nel suo complesso, che non attiene al livello amministrativo che non è competenza di un Consiglio regionale, e che invece attiene forse a quella dimensione di adeguatezza politica che in qualche modo va richiesta e che impedisce chela forma consociativa, che di fatto molto spesso si consumava nella fase ante, avvenga. Per cui, noi crediamo che rafforzare, anche sotto questo punto di vista, la funzione di controllo mediante una "proceduralizzazione" sia un fatto solamente positivo.

L'articolo 13 ter dice però una cosa molto importante. Mi piace citare, l'ho detto anche nella relazione introduttiva all'esame di questa legge,una espressione di Gianfranco Pasquino. I nostri Parlamenti sono fondamentalmente legati ad una organizzazione, se volete, di tipo ottocentesco, per cui il controllo - affidato alle mozioni, alle interpellanze e alle interrogazioni - qualche volta è un controllo di tipo reattivo, mentre invece Pasquino dice che il controllo non deve essere solamente di tipo reattivo ma deve essere di tipo pro-attivo. Noi, allora, nello scrivere anche questo importante articolo, abbiamo raccolto anni di studi e di esperienze. Tra l'altro è stato costituito un Consorzio nazionale, chiamato appunto "Capire", da importanti Consigli regionali tra i quali anche il nostro Consiglio regionale della Sardegna, nel cui ambito studiosi, funzionari si sono a lungo soffermati per capire come rafforzare la rappresentanza delle Assemblee.

Ebbene, la rappresentanza delle Assemblee passa attraverso l'introduzione di una funzione importante: quella relativa al controllo sullo stato di attuazione delle leggi, alla valutazione degli effetti generali delle politiche pubbliche. Allora, da questo punto di vista, è un po' riduttivo, credo, anche l'emendamento presentato dai Riformatori; perché? Secondo questo modello le otto Commissioni permanenti del Consiglio regionale hanno, da una parte, l'obbligo di concorrere anche alla nuova produzione legislativa ma, in riferimento ai temi specifici - che si parli di acqua, che si parli di salute, che si parli di ambiente, che si parli per esempio di funzionamento dell'amministrazione pubblica (Regione, enti locali) - le Commissioni hanno una funzione fondamentale, quella di verificare quale sia lo stato di attuazione della politica pubblica rispetto al bene acqua, rispetto al bene salute.

Hanno l'obbligo di fare un censimento della produzione normativa, possono sentire gli operatori, i cittadini, tutti quelli che dicono di essere portatori di interessi e, soprattutto, portatori anche di osservazioni; le Commissioni possono anche costruire quelli che, sull'esempio dell'Unione Europea, potremmo chiamare anche dei "Libri Bianchi", per indurre, per esempio, un'azione di delegificazione che porti alla produzione di testi unici, oppure a definire il programma anche dell'attività normativa.

Allora, capite perfettamente che questo articolo comporta che il Consiglio regionale, se vuole essere effettivamente competitivo rispetto anche all'Esecutivo, deve darsi una organizzazione diversa. E' chiaro che il Centro studi dovrà cambiare completamente o dovrà arricchirsi di funzioni nuove, il Consiglio regionale dovrà essere dotato di nuovi strumenti che devono essere propri in genere di tutte le Commissioni; perché solamente in questo modo il Consiglio regionale sarà in grado di essere un organo vivo, un organo attivo, diciamo - per usare il termine di Gianfranco Pasquino - un organo pro-attivo.

Altrimenti, guardate, siamo chiamati a prendere atto, quasi in maniera notarile e con tristezza, che forse l'Assemblea rappresentativa, quella cioè che ha la funzione fondamentale di essere in ascolto costante della società, ha finito il proprio tempo. Io credo che dobbiamo assolutamente impedire che l'Istituto parlamentare, per la funzione fondamentale di rappresentanza che ha, possa in qualche modo estinguersi.

Io credo allora che questo articolo, con gli altri articoli con i quali abbiamo costruito il Capo II, abbia bisogno di una grande interpretazione, di una intelligente interpretazione. Questo significa che dobbiamo ripensare nel suo complesso l'organizzazione del Consiglio che non può essere considerato semplicemente un organo di rappresentanza e, tanto meno, un organo di privilegi, ma deve avere una funzione nobile: quella di salvare, da questo punto di vista, la democrazia rappresentativa.

La legge statutaria, tra le tante ragioni, si qualifica anche per questo Capo II. Ma è chiaro che la legge statutaria, e questo Capo II in particolare, per produrre gli effetti che promette ha bisogno di interpretazioni alte da parte della classe politica.

È importante poi che venga prevista la disposizione sulle clausole valutative, l'abbiamo già fatto in questa legislatura, tutte le leggi le devono contenere. Dobbiamo introdurre una sorta quasi di "crono programma", dobbiamo sapere che entro sei mesi, entro un anno qualcuno deve rendere conto e dobbiamo mantenere un'attenzione vigile e alta.

Concludo, ribadendo che questo è un articolo importante che merita attenzione e anche grande rispetto da parte del Consiglio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Presidente, ho sentito parlare il Presidente della Commissione nella assoluta distrazione da parte dei presenti; effettivamente non è che sia molto incoraggiante dover intervenire a quest'ora, con un'Aula che ha la testa altrove, e non solo la testa.

Comunque, si interviene per dare un significato alla serata, e soprattutto anche a questo articolo 13 ter che, tra l'altro, ha una formulazione molto importante perché parla del "Controllo dell'attuazione delle leggi e valutazione degli effetti delle politiche regionali".

Nella formulazione di questo articolo, da parte della Commissione, è concretamente leggibile il tentativo di smarcarsi dal testo della Giunta, oggettivamente impresentabile per la pochezza dei suoi contenuti, e nello stesso tempo di assecondare positivamente la strategia di fondo del testo, che è quella di "non disturbare il manovratore" tenendo a debita distanza il Consiglio regionale dall'effettivo potere di controllo degli atti di governo. Cosa c'è quindi di nuovo rispetto all'impianto complessivo della Statutaria? Niente! In ogni Parlamento degno di questo nome esistono meccanismi di controllo e di valutazione degli effetti delle leggi. Nessuna legge è immutabile, come ben sappiamo, nemmeno quelle costituzionali, nessuna cristallizza situazioni politiche, sociali, civili ed economiche destinate a perpetuarsi nei secoli. Del resto le istituzioni sono per loro natura laiche e proiettano la loro azione complessiva anche sul piano legislativo nell'arco di un mandato, al termine del quale, infatti, hanno l'obbligo di sottoporsi al giudizio degli elettori.

Sembrano considerazioni ovvie, ed in parte certamente lo sono, ma proprio attorno alle ovvietà è costruito l'intero articolo in oggetto che, a furia di miscelare certi termini per introdurci qualche significato, riesce a contraddire clamorosamente se stesso. I primi due commi, infatti, si caratterizzano sui concetti di controllo delle leggi, di valutazione degli effetti delle politiche regionali, di verifica della loro attuazione. Il terzo recita: "Il Consiglio regionale, con le modalità previste dal Regolamento interno, può, indipendentemente" - sottolineo questo avverbio - "dalla previsione o meno di clausole valutative, assumere iniziative finalizzate all'analisi dell'attuazione di una legge o degli effetti di una politica regionale…". Signor Presidente, nell'avverbio "indipendentemente" si nascondono, per la verità a malapena, tutte le ambiguità e le contraddizioni del testo. Che significato si può attribuire, infatti, al termine "indipendentemente" se non quello che tutte, dico tutte, le leggi regionali possono essere controllate e valutate dal Consiglio? Potrebbe forse esistere una legge che rappresenta una eccezione a questa regola, e che può essere sottratta sia al controllo che alla valutazione del Consiglio? Questo lo chiedo all'attuale maggioranza.

Il secondo comma, peraltro, si spinge quasi a legittimare la possibilità di un'eccezione quando prevedete, per le sole leggi che contengono clausole valutative, l'obbligo per i soggetti attuatori di produrre le informazioni necessarie a fornire la propria collaborazione ai fini di un compiuto esercizio del controllo e della valutazione. Meno male che al terzo comma, come abbiamo già avuto modo di sottolineare, viene utilizzato l'avverbio "indipendentemente", altrimenti saremmo autorizzati a pensare che dove mancano clausole valutative esplicite qualcuno può essere autorizzato a rispondere negativamente alla richiesta di audizione proveniente da una Commissione, o a negare la trasmissione di documenti necessari alla stessa Commissione o, addirittura, a mettersi formalmente di traverso davanti ad una richiesta di collaborazione.

Queste contraddizioni del testo, evidenti dall'altalena di affermazioni e negazioni sugli stessi argomenti, lasciano troppo spazio all'interpretazione, ed è un grosso limite che, come molti precedenti purtroppo insegnano, si può tradurre nella pratica consiliare in altrettanti limiti al controllo e alla valutazione delle leggi. Va da sé, infatti, che in caso di problemi interpretativi che questo testo alimenta a dismisura, prevale la lettura che della norma dà la Presidenza del Consiglio regionale, la quale è l'espressione della maggioranza, e ce lo sta dimostrando anche in questi giorni, quando effettivamente non riesce a rimanere nell'ambito del proprio ruolo.

In altre parole qui non si vuole fare il processo alle intenzioni o sindacare l'indipendenza di giudizio della Presidenza del Consiglio, naturalmente di qualunque Presidenza, in un riferimento generale e astratto. Ma non si capisce perché in questa materia, e proprio in questa materia, si debba precostituire uno spazio interpretativo piuttosto largo, e in cui molte letture restrittive della norma alla fine rischiano di coincidere con determinate esigenze politiche e congiunturali della maggioranza.

Una bella massima, l'ora è tarda quindi la posso anche citare, del diritto romano insegna che Ubi lex voluit dixit, cioè quando il legislatore, caro Presidente del Consiglio, lei che è l'unico che mi sta ascoltando, vuole davvero esprimere una certa volontà lo fa in modo chiaro, senza usare tanti giri di parole. Questa proposta di Statutaria, in effetti, è costellata da innumerevoli violazioni, palesi od occulte, di questo antico principio di saggezza giuridica; ed in questo articolo, in particolare, ciò che realmente si vuole, ed alla fine si ottiene, è un controllo formale privo di efficacia, nel migliore dei casi uguale a quello che c'era prima. Mentre quello che si dice è, che il controllo deve essere nuovo, più puntuale e penetrante, cosa che però non è.

Tornando al già citato avverbio "indipendentemente", attorno al quale ruota la formulazione del terzo comma, Assessore, è impossibile non intravedere che applicando questa disposizione il Consiglio può controllare e verificare gli effetti dell'attuazione di una legge attraverso gli strumenti consueti delle audizioni e delle indagini conoscitive. E sfidiamo chiunque a dimostrare che c'è davvero qualcosa di nuovo e di diverso in ciò che il Consiglio potrebbe fare in futuro dopo l'entrata in vigore di questo disegno di legge. Di audizioni e di indagini conoscitive ne fanno praticamente ogni giorno tutti i Parlamenti, ne ha fatto anche il Consiglio regionale della Sardegna e ne continuerà a fare; non c'è nessuna novità. O meglio la novità è, come abbiamo dichiarato in altre circostanze, ed anche in apertura di dibattito, che nessuna di queste attività si incrocia in modo equilibrato e paritario con quelle del potere esecutivo. Questo è il ritornello, il filo conduttore, il replay di tutti gli interventi, che vengono fatti su questa legge statutaria, che il Presidente lo voglia o non lo voglia. E, dunque, nessuna di queste attività è in grado di dare al Consiglio, e indirettamente all'opinione pubblica, nemmeno l'impressione di una amministrazione regionale sempre trasparente nelle sue scelte e nei suoi atti.

Continua a permanere, in altre parole, la riserva mentale di un potere legislativo che viene visto come contro potere dell'esecutivo e non, invece, come naturale contrappeso del governo nel quadro di un'armonia istituzionale. Un'altra occasione perduta, quindi, per realizzare una riforma veramente moderna, avanzata e che, attraverso il suo buon funzionamento, consentirebbe ai cittadini di guardare alle loro istituzioni con rinnovata fiducia.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.). Voglio esprimere, innanzitutto, una valutazione estremamente positiva sulla discussione che, in qualche misura, ribalta quel giudizio un po' liquidatorio, ingeneroso, se mi è consentito, dato sul lavoro fatto in Commissione, ma anche su quello che in queste ore, in questi giorni, stiamo svolgendo in Consiglio nel cercare, nell'ambito della definizione dei poteri del Consiglio, di dare contenuto al cosiddetto riequilibrio dei poteri, appunto, e quindi di dare sostanza alle affermazioni di principio.

Io credo che questo articolo 13 ter, che prevede il controllo sull'attuazione delle leggi, sia molto importante. C'è infatti una questione che sfugge sempre, e cioè che il Consiglio regionale le leggi le ha sempre fatte e le farà, molte o poche, ciò che sicuramente non ha fatto, o ha avuto la possibilità di fare in maniera insufficiente, è stato verificare in che misura si sono raggiunti gli obiettivi prefissi, perché questa valutazione è affidata a strumenti del tutto inadeguati.

L'avere introdotto il principio della valutazione dell'impatto legislativo credo sia un dato di merito, un elemento che arricchisce la legge statutaria. A me risulta, ad esempio, che non molte regioni abbiano introdotto una norma di questo genere; moltissime regioni più avanti di noi normalmente introducono nelle leggi queste clausole, ma forse noi, qualora questo articolo e questo disegno di legge vengano approvati, saremo una delle prime regioni a inserirle in una legge di rango costituzionale.

Prima di concludere il mio intervento vorrei riprendere le considerazioni che hanno fatto alcuni colleghi. Sottolineo innanzitutto che queste norme, si noterà, non sono norme di dettaglio, cioè non prescrivono come questa funzione verrà esercitata (la affida naturalmente agli strumenti, li indica, li individua), ma non sono neanche solo una mera enunciazione di principi. L'onorevole Pisano propone, attraverso un emendamento, di affidare il controllo a un istituto di rappresentanza politica. Noi in Commissione, anche dopo una discussione apposita, un dibattito non banale, neppure molto rapido e veloce, non lo abbiamo definito lasciando aperta questa eventualità.

La mia opinione è, invece, che non si debba istituire una nona Commissione istituzionale rappresentativa dell'Assemblea, ma si debba affidare questa funzione a un servizio del Consiglio, facendo riferimento all'articolo 13 quinquies, in modo particolare, che appunto definisce che nell'ambito dell'autonomia prevista dall'articolo 12 il Consiglio regionale si dota di strutture ed uffici adeguati al pieno esercizio di tutte le funzioni ad esso attribuite. Quindi, questo è uno strumento al servizio permanente, non come un fatto eccezionale, dei singoli consiglieri, dei Gruppi consiliari.

La valutazione dell'impatto, dell'effetto che le leggi hanno sugli obiettivi che perseguono deve essere un fatto, come dire, non eccezionale ma normale, ordinario, perchè questo dà la possibilità di esercitare quella funzione non nell'ambito di un parere di una Commissione, ma nell'ambito di un'attività normale, ordinaria, che svolge ciascun consigliere regionale, e che ovviamente poi si può tradurre anche in atti di carattere generale o più ampio. L'articolo nel modo in cui è stato formulato, naturalmente è correggibile, però si tratta di valutare anche attentamente l'ipotesi di correzione contenuta negli emendamenti; tuttavia io vorrei che fosse compreso il dato che non si fa una scelta contro quel tipo di indicazione, ma che rimane aperta e affidata nel dettaglio alla legge, innanzitutto, ma anche a tutte le leggi, perché, a seconda del tipo di legislazione, la clausola valutativa può avere applicazioni diverse, può comportare strumentazioni diverse, obblighi diversi per i soggetti che sono chiamati a rispondere. Così come penso che il Regolamento consiliare dovrà definire le modalità e gli strumenti attraverso i quali si potrà dare questo tipo di servizio continuativo a ciascun consigliere regionale e, ripeto, non in maniera episodica e soltanto quando c'è o ci si accorge dell'emergenza. È lampante, che la "215" non ha speso, per fare un esempio, neppure il 10 per cento delle sue risorse, che l'obiettivo voluto non è stato raggiunto. Se non ha questa entità, però, il problema non si pone e tutto procede come prima. Se poi si devono introdurre misure coercitive o di penalizzazione, chiamiamole così, non vanno inserite, a mio avviso, nel "13 ter", ma vanno inserite nella legislazione ordinaria.

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, lei è l'ultimo iscritto a parlare su questo articolo e i relativi emendamenti.

DEDONI (Riformatori Sardi). Presidente, c'è una grande attenzione, di quelle eccezionali!

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, il suo sarà il primo e l'unico intervento su questo articolo nella seduta di domani. Il Consiglio è convocato alle ore 10 di domani, venerdì, 23 febbraio.

La seduta è tolta alle ore 21 e 58.