Seduta n.387 del 26/03/1999 

CCCLXXXVII Seduta

(ANTIMERIDIANA)

Venerdì 26 Marzo 1999

Presidenza del Vicepresidente Zucca

La Seduta è aperta alle ore 10 e 10.

PIRAS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di mercoledì 24 marzo 1999, che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che la consigliera Maria Teresa Petrini ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 26 marzo. Poiché vi sono opposizioni, il congedo si intende accordato.

Continuazione della discussione degli articoli e approvazione del testo unificato delle proposte di legge Vassallo - Aresu - Montis - Concas: "Norme per l'esercizio dell'attività di pesca ed interventi per la tutela e la valorizzazione del patrimonio ittico" (66), Amadu - Demontis - Ferrari - Lorenzoni - Manunza - Montis: "Norme per l'esercizio dell'attività di pesca ed interventi per la tutela e la valorizzazione del patrimonio ittico" (84) e del disegno di legge: "Norme per l'esercizio dell'attività di pesca ed interventi per la valorizzazione del patrimonio ittico" (148)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione degli articoli del testo unificato delle proposte di legge numero 66 e 84 e del disegno di legge numero 148. Nella precedente seduta sono stati approvati i primi ventotto articoli.

Si dia lettura dell'articolo 29.

PIRAS, Segretario:

CAPO II

Misure di salvaguardia, tutela e valorizzazione delle risorse ambientali

Art. 29

Tutela delle risorse ambientali e dell'ambiente

1. L'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente, al fine di tutelare le risorse ambientali, nell'ambito del piano:

a) sottopone periodicamente alla Giunta regionale l'elenco di opere e lavori il cui progetto deve essere corredato o integrato da apposito studio di impatto ambientale, rivolto in particolare a considerare gli effetti di opere e lavori sulle risorse ambientali e sull'ambiente. La Giunta regionale approva l'elenco con propria deliberazione che è resa esecutiva con decreto dell'Assessore della difesa dell'ambiente;

b) provvede con le necessarie intese alla definizione di un sistema di monitoraggio delle aree ad elevato rischio ambientale in ragione delle tipologie di insediamento e dei traffici marittimi;

c) predispone con le necessarie intese un programma di rapido intervento volto ad eliminare o limitare gli effetti dannosi di eventuali incidenti o calamità naturali;

d) predispone mezzi e strumenti per la sorveglianza, il soccorso ed il recupero della fauna marina protetta avvalendosi eventualmente di strutture regionali, degli enti locali di organismi specializzati e delle associazioni ambientaliste.

2. Un decreto dell'Assessore della difesa dell'ambiente provvede a ridefinire, in forma organica ed in applicazione della Legge 10 maggio 1976, n. 319 e successive modificazioni ed integrazioni, i limiti di accettabilità degli scarichi nelle acque di cui all'articolo 1, in vista della protezione della incolumità e della salute delle persone, dell'ambiente e delle risorse ambientali, tenendo conto delle normali utilizzazioni di tali acque ed in vista della salvaguardia complessiva del corpo ricettore. Il decreto dell'Assessore della difesa dell'ambiente è approvato previa deliberazione della Giunta regionale, adottata su proposta dello stesso Assessore, sentito il parere della competente Commissione consiliare. La Commissione consiliare deve esprimere il proprio parere entro trenta giorni dal ricevimento della richiesta. Trascorso tale termine, la Giunta adotta la propria deliberazione prescindendo dal parere della Commissione. Il decreto è pubblicato nel Bollettino ufficiale della Regione.

PRESIDENTE. Poiché nessuno di domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

PRESIDENTE. Si dia lettura dell'articolo 30.

PIRAS, Segretario:

Art. 30

Individuazione e delimitazione di aree di protezione delle risorse ambientali

1. L'Assessore alla difesa dell'ambiente, sulla base del piano, provvede con appositi decreti a individuare e delimitare aree di protezione delle risorse ambientali del mare e del litorale della Sardegna. La delimitazione è volta in particolare a:

a) salvaguardare luoghi di elevato valore biologico ed ecologico;

b) ricostituire l'equilibrio ecologico in aree intensamente sfruttate;

c) proteggere le biodiversità;

d) favorire la riproduzione e l'accrescimento di specie marine di importanza economica, anche attraverso la definizione di programmi di ripopolamento ittico per singole aree.

2. Le aree di cui al presente articolo costituiscono riferimento, limite e vincolo per ogni azione regionale di regolazione dello sforzo di pesca ed in particolare nel rilascio di licenze ed autorizzazioni disciplinate nella presente legge.

3. La prima delimitazione delle aree è effettuata nell'ambito del censimento di cui all'articolo 7.

PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.

PIRAS, Segretario:



PRESIDENTE. L'emendamento numero 22, in mancanza del presentatore, si dà per illustrato.

Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Marrocu, relatore.

MARROCU (Progr. Fed.), relatore. Si accoglie.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.

ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Si accoglie.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'articolo. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione l'emendamento. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

PRESIDENTE. Si dia lettura dell'articolo 31.

PIRAS, Segretario:

Art. 31

Programma regionale di ripopolamento ittico

1. L'Assessore della difesa dell'ambiente, sulla base del piano, provvede annualmente alla definizione di un programma regionale rivolto a correggere l'accertato depauperamento delle risorse ambientali nelle acque di cui all'articolo 1.

2. Il programma si articola in:

a) interruzioni tecniche dei periodi di pesca, con limitazioni del numero e con individuazione delle caratteristiche delle navi da pesca esercitanti tale attività nelle acque territoriali della Sardegna;

b) azioni di ripopolamento ittico;

c) misure di sorveglianza e controllo;

d) azioni di protezione di determinate zone mediante l'installazione, entro l'isobata di 50 metri, di elementi fissi o mobili destinati a delimitare le zone protette e a consentire lo sviluppo delle risorse marine;

e) misure finanziarie a favore delle imprese finalizzate realizzare, ampliare, ammodernare vivai di molluschi e crostacei, impianti di acquacoltura, bacini per l'allevamento e la riproduzione.

3. La sospensione dell'attività di pesca indicata alla lettera a) del comma 2, che può essere obbligatoria, riguarda le imbarcazioni iscritte nei compartimenti marittimi della Sardegna e che abbiano base operativa nell'isola; essa può riguardare l'intero compartimento marittimo o parte di esso o aree contigue appartenenti a compartimenti diversi.

4. Le modalità tecniche della misura di cui al comma 1 sono adottate con decreto dell'Assessore della difesa dell'ambiente sentita la Commissione di cui all'articolo 11.

5. In dipendenza delle interruzioni tecniche dell'attività di pesca di cui ai precedenti commi 2, 3 e 4 per periodi non inferiori a quarantacinque giorni consecutivi, disposte dall'Assessore della difesa dell'ambiente è istituita una misura di accompagnamento sociale. Detta misura consiste nella corresponsione di lire 70.000, al giorno, per il personale imbarcato, nel rimborso degli oneri previdenziali ed assistenziali dovuti per il medesimo personale ed in una indennità all'armatore per l'adeguamento alla normativa vigente in materia di sicurezza del lavoro nei limiti di quanto stabilito dalla Legge 21 maggio 1998, n. 164, e conseguenti decreti ministeriali di attuazione.

6. Ai lavoratori ed agli armatori regolarmente imbarcati delle imprese di pesca interessate alle limitazioni dell'attività di pesca di cui al presente articolo e che, nel corso dell'anno abbiano effettuato almeno centottantuno giorni di attività lavorativa su imbarcazioni iscritte nei compartimenti marittimi della Sardegna, è corrisposto un aiuto nella misura forfettaria di lire 26.000, al giorno, per un periodo massimo di centoquindici giorni.

7. Gli armatori sono tenuti a corrispondere al personale, entro trenta giorni dal ricevimento, le provvidenze previste ai commi 5 e 6. In caso di accertata inadempienza, l'armatore è tenuto alla restituzione delle quote dallo stesso percepite e di quelle per il personale previste dai commi 5 e 6, maggiorate del tasso legale vigente.

8. Le interruzioni tecniche previste dai precedenti commi possono essere disposte dall'Assessore della difesa dell'ambiente anche prima dell'approvazione del piano e anche a prescindere dall'approvazione del programma di cui al comma 1.

PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati tre emendamenti. Se ne dia lettura.

PIRAS, Segretario:





PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Vassallo per illustrare gli emendamenti numero 15 e 52.

VASSALLO (Gruppo Misto). L'emendamento numero 52 ha lo scopo di inserire una norma che permetta un più rapido pagamento delle indennità del fermo pesca, e nel contempo permetta anche un decentramento verso i comuni, proprio per alleggerire il peso e il lavoro che l'Assessorato pesca fa nell'istruzione delle domande, in quanto abbiamo ormai accertato da diversi anni che, nonostante la riorganizzazione dei servizi nell'Assessorato, i pagamenti avvengono sempre un anno dopo che è avvenuto il fermo pesca.

Oltre questa finalità, nel secondo capoverso è inserita la possibilità, per gli stessi enti che devono operare l'istruttoria delle domande e il pagamento, la possibilità dell'anticipazione del 50 per cento di quanto gli stessi pescatori avevano ricevuto nell'anno precedente. E` chiaro che questa norma dovrà essere accompagnata da una precisa direttiva istruttoria da parte dell'Assessorato, ma ci sembra una norma che, con una buona dose di buon senso, metterebbe in condizioni non soltanto l'amministrazione di rispondere più efficacemente alle esigenze dei pescatori, ma di evitare che ogni anno, con gli operatori del settore, si sviluppino le tensioni che ogni anno vediamo che si sviluppano.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Marrocu, relatore.

MARROCU (Progr. Fed.), relatore. Gli emendamenti, sia il 15 che il 52, nascono da una esigenza reale, che è il ritardo col quale generalmente viene pagato il fermo biologico a chi viene coinvolto, e quindi anche le polemiche di queste settimane, della gente che è chiamata nuovamente a rispettare il fermo biologico e non ha avuto ancora l'indennità dovuta per l'anno precedente, quindi scaturisce da questo fatto. Però il ritardo può essere superato o recuperato anche attraverso una diversa organizzazione amministrativa; in più c'è il problema, che voglio evidenziare, della possibilità che uno percepisca comunque anticipatamente l'indennità per il fermo e poi magari non ne ha abbia diritto, quindi si scatena una situazione un po' complicata, nel senso che l'accertamento comunque viene fatto successivamente alla realizzazione del fermo.

Quindi, su questo emendamento, mi rimetto alla decisione all'Aula e vorrei sentire la Giunta soprattutto per affrontare l'aspetto relativo al perché del ritardo e come si può ovviare a questo.

PRESIDENTE. Sta parlando dell'emendamento numero 52?

MARROCU (Progr.Fed.),relatore. I due emendamenti sono legati, il 15 non sarebbe accoglibile senza l'emendamento 52, perché non sono previste le modalità del meccanismo dell'anticipazione e le garanzie per chi anticipa. L'emendamento numero 15 sarebbe inaccoglibile perché si darebbe un'anticipazione ad una persona che poi può non avere il diritto e addirittura può anche non fare domanda, e poi si dà un'indennità per una cosa che dovrà essere fatta o potrà non essere fatta. L'emendamento numero 52 rende accoglibile l'emendamento numero 15, però mi rimetto all'Aula perché, ripeto, il problema del ritardo delle pagamento delle indennità è reale, però ci può essere il problema che comunque l'anticipazione viene data e chi riceve l'indennità può non averne diritto successivamente. Quindi mi rimetto all'Aula e vorrei sentire la Giunta su questo aspetto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Noi rinunciamo alla seconda parte dell'emendamento 52 perché riteniamo che la delega ai comuni comunque assicura una maggiore celerità. Quindi eliminiamo il problema anticipazioni e chiediamo invece il voto sulla delega ai comuni.

PRESIDENTE. Quindi l'emendamento numero 52 si intende ritirato nella seconda parte.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente, anche alla luce di questa nuova configurazione dell'emendamento medesimo.

ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. La Giunta ritiene accoglibile la prima parte dell'emendamento numero 52, quella riguardante la delega ai comuni.

Sull'emendamento numero 21 il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.

BIGGIO (A.N.). Chiedo la votazione a scrutinio segreto sull'emendamento.

PRESIDENTE. L'emendamento numero 15 è ritirato. Sul prossimo emendamento le votazioni possono essere effettuate solo alle ore 10 e 40, non essendo stato dato il preavviso. Quindi propongo, per non avere tempi morti, di andare avanti e sospendere questa votazione, altrimenti interrompiamo per venti minuti.

Il consigliere Biggio non è d'accordo, pertanto aggiorniamo i lavori alle ore 10 e 42.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 22, viene ripresa alle ore 10 e 44.)

PRESIDENTE. Se non ho inteso male, la richiesta di voto segreto è stata ritirata, per cui procediamo.

Siamo all'articolo 31. L'emendamento numero 15 è stato ritirato. L'emendamento aggiuntivo 52 è stato tenuto in piedi nella prima parte; l'emendamento aggiuntivo 21 rimane in piedi col parere favorevole.

Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 31. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 21. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 52 nella parte che è rimasta. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 32.

FRAU, Segretario f.f.:

Art. 32\

Zone di rispetto

1. Per la tutela della montata delle specie aurialine e della razionale raccolta del novellame l'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente delimita zone di rispetto alle foci dei fiumi ed ai punti di comunicazione o collegamento tra acque interne e acque del mare. Il decreto istitutivo delle zone di rispetto individua i limiti alla pesca praticabile in tali zone.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 33.

FRAU, Segretario f.f.:

Art. 33

Divieto della pesca con reti da traino

1. La pesca con reti da traino esercitata da navi da pesca a propulsione meccanica, sia a coppia che isolatamente, è vietata:

a) nelle zone di mare entro le sei miglia marine dalla costa;

b) su tutti gli erbari di poseidonia, dovunque ubicati, anche quando siano dislocati oltre le sei miglia marine dalla costa;

c) nelle zone a distanza inferiore a trecento metri dai segnali di posizione di altri attrezzi da pesca.

2. In deroga al divieto previsto nel comma 1, le navi da pesca con stazza lorda inferiore alla 20 tonnellate possono esercitare, fino al 31 dicembre 2000, la pesca con reti da traino nella fascia di mare oltre le tre miglia marine dalla costa a condizione che la batimetrica sia superiore a 50 metri.

3. Le reti da traino utilizzate nel mare territoriale circostante la Sardegna non possono essere composte, neppure in parte, da maglie di dimensioni inferiori a 40 millimetri.

PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati gli emendamenti numero 12, 25 e 53. Se ne dia lettura.

FRAU, Segretario f.f.:





PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Marrocu per illustrare l'emendamento numero 12.

MARROCU (Progr. Fed.). Si tratta di rivedere l'articolo 33 per impedire che le nostre aziende possano avere un danno, ovviamente rispetto alla concorrenza. Proporrei di integrare l'emendamento 12 con l'emendamento 25, sostituendo alla lettera A 1 le parole "inferiore ai cento metri" con l'espressione "inferiore ai 50 metri"; in questo modo verrebbe assorbito l'emendamento 25.

Proporrei un emendamento orale all'emendamento 12, alla lettera A 1, laddove è scritto "Nelle zone di mare oltre un miglio e mezzo dalla costa se la batimetrica è inferiore ai 50 metri", chiederei quindi il ritiro dell'emendamento 25.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Presidente, come proposto dall'onorevole Marrocu, praticamente viene assorbita la finalità dell'emendamento 25, il ridurre la distanza dalla costa delle isole minori, viene portata contemporaneamente la distanza dalla costa della Sardegna a un miglio e mezzo, quindi soddisfa le nostre esigenze. Per cui, con questa integrazione, cioè riducendo da cento a cinquanta metri, nella lettera A, la batimetrica, praticamente si integra e quindi può votarsi come unico testo.

PRESIDENTE. Quindi rimane in piedi l'emendamento 12, con la modifica "cento" con "cinquanta".

Ha facoltà di parlare il consigliere Oppia per illustrare l'emendamento numero 53.

OPPIA (F.I.). L'emendamento è chiaro e non necessita di illustrazione; c'è solo da precisare che la proibizione deve valere ovviamente non solo per i pescatori sardi, ma per tutti i pescatori.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Marrocu, relatore.

MARROCU (Progr. Fed.), relatore. Si accolgono entrambi.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.

ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 12. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione l'articolo 33. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 53. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 34.

FRAU, Segretario f.f.:

TITOLO III

REGOLAMENTAZIONE DELLA PESCA E DELL' ACQUACOLTURA

NELLE ACQUE INTERNE

Art. 34

Classificazione e catasto delle acque interne

1. Le Province, in attuazione dell'articolo 7, provvedono al censimento e alla redazione del catasto provinciale delle acque interne destinate alla pesca e all'acquacoltura. Il censimento considera tutte le loro utilizzazioni, con particolare riguardo alle derivazioni. A tal fine entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, i concessionari di derivazione d'acqua devono, a pena di decadenza, comunicare alle Province competenti la ubicazione, la destinazione, la quantità di acqua derivata, il metodo di prelievo e quello di reimmissione delle acque usate.

2. Le acque interne sono classificate secondo quanto disposto per le acque marine dall'articolo 18.

3. Il catasto delle acque interne registra tutte le acque secondo la classificazione di cui al comma 2 e riguarda ciascuno dei bacini idrografici della Sardegna.

4. Il catasto registra analiticamente:

a) le acque pubbliche nella loro dimensione, portata e destinazione;

b) lo stato di purezza o di inquinamento delle acque con l'indicazione delle principali attività responsabili dell'eventuale inquinamento;

c) le vocazioni ittiogeniche, attuali e potenziali, delle singole acque in base alle caratteristiche chimico-fisiche e biologiche delle acque;

d) le zone umide, classificate in ragione del rilievo ambientale e produttivo;

e) le zone assoggettate a specifica protezione, ai sensi della normativa comunitaria, statale e regionale.

5. Le Province trasmettono all'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente il censimento e il catasto provinciale e i loro aggiornamenti.

6. L'Assessorato della difesa dell'ambiente sulla base dei censimenti e dei catasti provinciali redige il catasto regionale delle acque interne.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 35.

FRAU, Segretario f.f.:

Art. 35

Divieti

1. Salvo espresse autorizzazioni rilasciate dalle Province, ai sensi della presente legge e con le modalità stabilite nel regolamento, nelle acque interne è fatto divieti di:

a) immettere nelle acque interne specie estranee alla fauna ed alla flora locale;

b) collocare nei fiumi o in altri corpi idrici apparecchi fissi per la pesca, quando occupino o possano occupare più della metà della sezione normale del corpo d'acqua;

c) prosciugare, deviare o sbarrare, in qualunque modo e con qualunque mezzo, corsi d'acqua o altri corpi idrici ovvero sommuoverne il fondo, a fini di pesca o cattura. Quando il prosciugamento e la secca dei corsi d'acqua e l'occupazione del loro letto siano consentiti in applicazione di espresse norme di legge, devono essere in ogni caso salvaguardate le risorse ambientali;

d) estrarre materiali sabbiosi e ghiaiosi nelle zone di ripopolamento e frega delimitate a norma dell'articolo 36;

e) scaricare nei corpi idrici le acque di lavaggio dei materiali sabbiosi e ghiaiosi lavorati negli impianti di estrazione e frantumazione senza preventiva decantazione dei fanghi in sospensione;

f) svolgere attività di pesca sportiva da un ora dopo il tramonto ad un ora prima dell'alba, salvo che nelle acque in cui sia prevalente la presenza di specie ittiche marine e che siano elencate in un apposito decreto dell'assessore regionale della difesa dell'ambiente. Il decreto deve essere emanato entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge;

g) svolgere attività di pesca sportiva utilizzando imbarcazioni a motore, salvo che per gli avvicendamenti necessari;

h) svolgere attività di pesca subacquea.

3. Gli uffici preposti al rilascio di concessioni di derivazione d'acqua sono tenuti ad adeguare, nel più breve tempo possibile, disciplinari e provvedimenti in modo che siano preventivamente tutelate le risorse ambientali.

4. Con decreto dell'Assessore regionale della difesa dell'ambiente, previo accordo con la Provincia competente, sono stabiliti specifici divieti per le zone in cui si svolgono attività di ricerca scientifica o sperimentazione ittica, ovvero sono autorizzate attività di prelievo di determinate specie ittiche nelle zone di protezione di cui all'articolo 36 in vista del ripopolamento di altre acque.

5. Il regolamento di cui all'articolo 3 stabilisce modalità e criteri per l'applicazione dei predetti divieti nei diversi luoghi e tempi ed in relazione all'utilizzazione di diversi attrezzi di pesca, nonché le norme di comportamento che devono essere osservate dai pescatori e dai proprietari di fondi limitrofi a corpi idrici per garantire l'ordinato e pacifico svolgimento delle attività disciplinate dalla presente legge. In ogni caso è fatto divieto di sottoporre a turbative od emulazioni chi legittimamente si appresti alla cattura o al recupero della fauna ittica, fino a quando abbia completato o abbandonato tale operazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (Progr. Fed.), relatore. Sull'articolo 35 chiederei di votare separatamente le lettere f) e g) in quanto, per quanto riguarda la pesca sportiva abbiamo previsto il rinvio anche per la definizione dei divieti a un regolamento successivo. Quindi, in sintonia con quanto fatto all'articolo 15 bis, chiederei che le lettere f) e g) venissero soppresse, quindi le votiamo separatamente perché abbiamo già votato l'articolo 15 bis.

PRESIDENTE. Quindi si vota la prima parte arriva fino alla lettera e), e poi separatamente le lettere f) e g).

Ci sono quindi tre votazioni; viene segmentato in quattro fasi il sistema di votazione di questo articolo.

Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione fino alla lettera e) compresa. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione la lettera f). Chi la approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova). Chi non la approva alzi la mano.

(Non è approvata)

Metto in votazione la lettera g). Chi la approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova). Chi non la approva alzi la mano.

(Non è approvata)

Metto in votazione la parte rimanente dell'articolo 35, dalla lettera h) alla fine. Chi la approva alzi la mano.

(E` approvata)

Si dia lettura dell'articolo 36.

CONCAS, Segretaria:

Art. 36

Zone di ripopolamento e protezione

1. Sulla base degli indirizzi generali definiti dall'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente, in attuazione dell'articolo 14 e nell'ambito del piano, le Province promuovono l'accrescimento delle risorse ambientali nelle acque interne mediante la predisposizione e l'attuazione di programmi di ripopolamento e mediante la delimitazione di zone da proteggere in funzione della riproduzione, dell'ambientamento e dell'accrescimento naturale delle specie acquatiche.

2. Tali zone si distinguono in :

a) zone di ripopolamento e frega;

b) zone di protezione.

3. Il provvedimento che istituisce le zone stabilisce i divieti e i limiti alle attività di pesca e di acquacoltura praticabili nelle stesse zone.

4. Le zone devono essere delimitate a cura della Provincia con apposite tabelle, le cui caratteristiche sono stabilite dal regolamento di cui all'articolo 3.

5. Le zone di ripopolamento e frega istituite in un corso d'acqua hanno di norma una lunghezza non inferiore a due chilometri, misurati sull'asse del corpo idrico.

6. I programmi di ripopolamento realizzati da privati devono essere autorizzati dalla Provincia competente.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 37.

CONCAS, Segretaria:

Art. 37

Titolarità della licenza regionale di pesca

nelle acque interne

1. La licenza regionale di pesca nelle acque interne è titolo per esercitare l'attività di pesca di cui all'articolo 4, lettera d) e può essere richiesta da chiunque vi abbia interesse.

2. Il pescatore professionale non può essere contemporaneamente titolare della licenza regionale per la pesca nelle acque interne e esercitare professionalmente la pesca marittima: all'uopo il richiedente è tenuto a dichiarare preventivamente di non essere iscritto nel registro dei pescatori professionali marittimi di cui all'articolo 9 della Legge n. 963 del 1965. I soci di cooperative della pesca operanti in Sardegna sono tenuti ad esercitare, entro due anni dalla entrata in vigore della presente legge, l'eventuale opzione tra l'attività di pesca marittima e l'attività di pesca nelle acque interne. Le cooperative sono comunque tenute a comunicare all'Assessorato, entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge, l'elenco dei soci e i relativi titoli professionali.

3. La titolarità della licenza di tipo A di cui all'articolo 38 viene meno con l'avvio di altre attività economiche di cui il titolare deve dare tempestiva comunicazione al Comune che ha rilasciato la licenza ed alla commissione provinciale di cui all'articolo 3 della Legge 13 marzo 1958, n. 250.

PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:



PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Bonesu per illustrare l'emendamento numero 26.

BONESU (P.S.d'Az.). L'articolo 37, separando nettamente l'attività di pesca marittima dall'attività di pesca interna che, ricordo adesso, comprende per definizione la pesca lagunare, cambia radicalmente le usanze di pesca di centinaia e centinaia di pescatori. La norma ha una sua validità, però l'applicazione così in modo tassativo può causare gravi disagi sociali e conflitti. Fra l'altro mi è stata prospettata una situazione, che posti di fronte a questa alternativa, i proprietari, gli armatori opterebbero tutti, o quasi, per la continuazione della pesca marittima perché chiaramente hanno un capitale investito, mentre i pescatori non titolari di imbarcazioni chiaramente avrebbero interesse ad optare per la pesca interna in quanto gli garantirebbe un reddito più sicuro ed anche un'attività più semplice.

La conseguenza sarebbe che le imbarcazioni non verrebbero ritirate dall'attività ma gli armatori arruolerebbero come pescatori persone che attualmente non fanno questa attività, per cui avremmo un calo della professionalità dei pescatori e complessivamente un aumento dei pescatori senza che corrisponda un aumento della produzione pescabile, per cui avrebbe gravi disagi.

L'emendamento ha la finalità di consentire all'Assessore una discrezionalità nella gestione di questa norma consentendo, dove vi sono tradizioni di pesca inveterate in questo senso, di duplice pesca, di vedere se la conservazione, ovviamente all'interno di un discorso unitario di organizzazione di pesca fatta dai consorzi o dalle cooperative concessionarie che possa consentire chiaramente di superare questi problemi, quindi l'attribuzione di una facoltà discrezionale alla Giunta legata però a determinate norme ben precisate nell'emendamento a particolari criteri che migliorano la razionalità dei sistemi di pesca.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento, ha facoltà di parlare il consigliere Marrocu, relatore.

MARROCU (Progr. Fed.), relatore. Si accoglie.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.

ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Lo accoglie.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Poiché nessuno domanda di parlare sull'emendamento numero 26, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 38.

CONCAS, Segretaria:

Art. 38

Licenze di pesca nelle acque interne

1. L'esercizio della pesca e dell'acquacoltura nelle acque interne, così come definite dalla lettera d) dell'articolo 4, è subordinato al possesso delle licenze di pesca previste dal presente capo.

2. La licenza di pesca nelle acque interne può essere:

a) di tipo A), che autorizza all'esercizio professionale della pesca e dell'acquacoltura anche con l'utilizzo di imbarcazioni non appartenenti alle categorie di cui all'articolo 8 del D.P.R. 2 ottobre 1968, n. 1639, nonché con l'utilizzo di tutti gli attrezzi consentiti, anche quando l'attività sia esercitata in acque soggette al regime di concessione;

b) di tipo B), che autorizza all'esercizio della pesca sportiva secondo le modalità e con gli attrezzi indicati nel regolamento.

3. Le licenze di tipo A) sono rilasciate dalle Province, hanno validità cinque anni e possono essere rinnovate al termine di scadenza. Le licenze di tipo A) abilitano all'esercizio della pesca nel territorio provinciale.

4. Le licenze di tipo B) sono rilasciate dai Comuni e abilitano all'esercizio della pesca sportiva su tutto il territorio regionale. Le licenze di tipo B) possono avere una validità mensile, annuale o quadriennale.

PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:



PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Salvatore per illustrare l'emendamento numero 43.

SANNA SALVATORE (Progr. Fed.). Rapidamente Presidente, probabilmente è solo un problema di scrittura, ma così come è formulato sembrerebbe che in un qualsiasi comune della Sardegna si possano rilasciare licenze di pesca valide su tutto il territorio regionale. Anche se si tratta di acque interne, anche se si tratta di acque sportive credo che la validità sia da definire e da circoscrivere comune per comune. Poi è chiaro, se il pescatore vuole pescare in un determinato comune, andrà nel comune a farsi rilasciare l'autorizzazione, ma che un comune rilasci una licenza che poi ha una validità ed una valenza su tutto il territorio regionale a me pare abnorme.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento, ha facoltà di parlare il consigliere Marrocu, relatore.

MARROCU (Progr. Fed.), relatore. Il relatore non accoglie l'emendamento perché per la pesca sportiva in mare abbiamo addirittura previsto che non ci sia né richiesta né autorizzazione e licenza. Se pensiamo che per la pesca nel fiume o in un laghetto uno debba fare domande e magari pagare la tassa in ogni comune per poter andare... Stiamo parlando di pesca sportiva, non stiamo parlando di pesca professionale; è semplicemente un modo per tenere anche rispetto alla pesca sportiva nelle acque interne un certo controllo, e quindi un certo registro che ogni comune fa. Però, una volta che uno ha fatto questa abilitazione può andare a pescare nel fiume del Rio Mannu, come può andare a Simbirizzi a pescare le carpe, se è autorizzato.

Per cui, se c'è bisogno di modificarlo, però mi pare che sia limitativo, non è che uno che deve fare la pesca sportiva deve inoltrare istanza in ogni comune. Questa è la motivazione.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.

ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Conforme al relatore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Presidente, in effetti, forse la formulazione di questo comma 4 è eccessiva, perchè è vero che non dobbiamo moltiplicare gli adempimenti burocratici a carico del pescatore sportivo, però in questo caso possiamo avere l'assurdo di un comune che rilascia un numero infinito di autorizzazioni alla pesca sportiva perché tanto quel comune non ha nessuna acqua su cui può essere esercitata la pesca sportiva, per cui in effetti occorre legare anche a questo potere ai comuni un senso di responsabilità.

Chiedo pertanto una sospensione di dieci minuti per cercare di contemperare l'esigenza di fare una unica autorizzazione, ma che sia affidata ad un criterio comunque che consenta una responsabilizzazione.

PRESIDENTE. Le osservazioni molto sensate da ambo le parti mi pare che giustifichino una sospensione provvisoria di questo articolo per passare a quelli successivi e intanto procedere, senza interruzioni dei lavori, a un confronto nel merito.

Si dia lettura dell'articolo 39.

CONCAS, Segretaria:

Art. 39

Programmazione

1. La Regione e le Province, nell'ambito delle rispettive competenze e nel rispetto del piano, promuovono la sperimentazione e lo svolgimento di attività di acquacoltura.

2. Il regolamento stabilisce criteri e metodi per la localizzazione, per le tipologie e per il funzionamento degli impianti di acquacoltura con particolare riguardo alla tutela del paesaggio e di zone e aree protette.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 40.

CONCAS, Segretaria:

Art. 40

Acquacoltura nelle acque interne

1. L'attività di acquacoltura che si svolge nelle acque interne, così come definite dalla lettera d) dell'articolo 4, deve essere autorizzata dalla Provincia competente.

2. Gli addetti all'attività di acquacoltura devono essere in possesso delle licenze previste dall'articolo 38 della presente legge.

3. Alle attività di acquacoltura si applicano, in quanto compatibili, i divieti di cui all'articolo 15 della Legge n. 963 del 1965 e all'articolo 35 della presente legge. Non si applicano i limiti sulle dimensioni minime dei prodotti e sui periodi di cattura stabiliti nella presente legge per la pesca marittima e nelle acque interne, purché ne sia indicata la provenienza da impianti di acquacoltura intensiva o semintensiva.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 41.

CONCAS, Segretaria:

TITOLO IV

CONCESSIONI AI FINI DI PESCA E ACQUACOLTURA

Art. 41

Aree e zone disponibili

1. L'Assessorato, con apposito decreto, sulla base delle risultanze del piano, individua annualmente l'elenco delle aree marittime individuate e disponibili per la concessione a fini di pesca e di acquacoltura. L'elenco è pubblicato nel B.U.R.A.S.

2. Le Province predispongono annualmente un elenco delle acque interne, così come definite dalla lettera d) dell'articolo 4, individuate e disponibili per la concessione ai fini della pesca e dell'acquacoltura dandone comunicazione all'Assessorato che ne verifica la compatibilità con il piano. L'elenco è pubblicato nel B.U.R.A.S.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 42.

CONCAS, Segretaria:

Art. 42

Disciplina delle concessioni e loro tipologia

1. Le concessioni per la pesca e l'acquacoltura di cui al presente capo sono disciplinate dalle norme in vigore in materia di concessione demaniali marittime, di concessione di acque pubbliche interne ai fini di pescicoltura e da quelle della presente legge.

2. Le concessioni si distinguono in:

a) concessioni per la pesca professionale;

b) concessioni per la acquacoltura;

c) concessioni per scopi scientifici;

d) concessioni per la pesca sportiva.

3. Le concessioni di cui al comma 2, lett. a) e b), sono rilasciate a: cooperative, consorzi di cooperative, associazioni di produttori, imprenditori singoli o associati.

4. Le concessioni di cui al comma 2, lett. c), sono rilasciate a: soggetti pubblici, università, organizzazioni e istituti di ricerca e singoli ricercatori.

5. Le concessioni di cui al comma 2, lett. d) sono rilasciate a soggetti pubblici, alle associazioni di pescatori sportivi e alle associazioni di promozione turistica.

6. La concessione per la pesca è di regola esclusiva. Tuttavia quando le situazioni ambientali lo consentano, e le situazioni sociali lo richiedano, il decreto di concessione può contenere l'obbligo per il concessionario di ammettere all'esercizio della pesca altri soggetti alle condizioni indicate nel decreto stesso.

7. La durata delle concessioni previste alle lettere a), b) e c) non può essere superiore a 10 anni, la durata delle concessioni previste alla lettera d) non può essere superiore a 5 anni.

8. In caso di richiesta di concessione di acque interne per scopi sportivi hanno la priorità i Comuni anche quando intendano avvalersi per la gestione di associazioni locali di pescatori sportivi.

PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:



PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Bonesu per illustrare l'emendamento numero 27.

BONESU (P.S.d'Az.). Presidente, abbiamo tentato una riscrittura del comma 6 per affermare una regola ed una possibilità; la regola è che di norma nelle concessioni per pesca professionale è ammessa anche la pesca sportiva con corrispettivo a favore del concessionario. La facoltà è di ammettere la pesca professionale, anche per cercare di eliminare la conflittualità fra pescatori professionisti, in taluni casi anche ove l'ambito di concessione sia a favore di altri, chiaramente anche questo con corrispettivo a favore del concessionario.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento, ha facoltà di parlare il consigliere Marrocu, relatore.

MARROCU (Progr. Fed.), relatore. Accoglie.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.

ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Lo accoglie.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sull'emendamento numero 27 lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione l'articolo 42. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 43.

CONCAS, Segretaria:

Art. 43

Domanda di concessione

1. La domanda di concessione di acque interne o di zone di mare territoriale di cui al presente capo deve essere indirizzata all'Amministrazione competente nelle forma di legge.

2. La domanda di concessione deve essere corredata dai dati e dai documenti seguenti:

a) la esatta indicazione delle zone oggetto della richiesta;

b) il tipo di concessione tra quelli previsti dall'articolo 42, comma 2;

c) la durata richiesta;

d) il programma con gli elementi tecnico-finanziari per la realizzazione delle opere, ove previste, e per o svolgimento dell'attività;

e) la descrizione dell'organizzazione tecnico-aziendale, le referenze e le esperienze maturate dal soggetto richiedente.

3. Il regolamento può stabilire termini ed ulteriori modalità per la presentazione delle domande e per lo svolgimento delle relative istruttorie anche per i casi di concorrenza di cui all'articolo 44.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 44.

CONCAS, Segretaria:

Art. 44

Concorrenza di domande

1. In caso di concorrenza di domande per la stessa concessione ne è data pubblicità nelle forme di legge e, accertate le capacità tecnico- finanziarie dei richiedenti, è accordata la preferenza ai consorzi di cooperative di pescatori o alle cooperative che assicurino il più alto livello occupativo in relazione allo sforzo di pesca sostenibile.

2. Tra le domande concorrenti è redatta una graduatoria che ha efficacia per tre anni. In caso di revoca, rinuncia o decadenza del primo concessionario, la concessione è assentita, secondo le modalità stabilite nel regolamento, al soggetto che lo segue in graduatoria.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 45.

CONCAS, Segretaria:

Art. 45

Prescrizione della concessione

1. L'atto di concessione per la pesca e per l'acquacoltura di cui al presente capo prescrive:

a) le modalità di uso degli impianti al fine di consentire l'uscita in mare dei riproduttori;

b) la regolamentazione dell'utilizzo degli attrezzi e dei lavorieri, o altri impianti di cattura, fissi e mobili;

c) le condizioni di accesso alla pesca dei pescatori sportivi nella zona oggetto della concessione;

d) gli obblighi di vigilanza del concessionario;

e) l'obbligo del concessionario di rilevazione statistica del prodotto pescato;

f) gli obblighi del concessionario ai fini del monitoraggio dell'ambiente.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 46.

CONCAS, Segretaria:

Art. 46

Revoca della concessione

1. La concessione è revocata ove l'Amministrazione concedente verifiche il venir meno di uno dei requisiti stabiliti nel provvedimento di concessione.

2. Comporta l'immediata decadenza della concessione:

a) il mancato utilizzo per un anno o per cattivo uso in relazione ai fini della concessione;

b) il mancato pagamento del canone anche per una sola annualità;

c) l'inosservanza delle disposizioni contenute nel disciplinare di concessione;

d) l'inosservanza delle norme legislative e regolamentari in vigore.

3. La revoca è disposta con decreto dell'amministrazione competente.

4. La revoca non dà diritto a indennizzo.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 47.

CONCAS, Segretaria:

Art. 47

Limiti al subingresso- divieto di affitto di azienda

1. I concessionari non possono alienare né cedere in locazione i beni formanti oggetto dell'esercizio dell'attività di pesca.

2. E' vietato il subingresso nella concessione, fatto salvo quanto previsto dal comma 3 dell'articolo 46 del codice della navigazione.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 48.

CONCAS, Segretaria:

Art. 48

Determinazione del canone

1. L'amministrazione regionale determi-na, sulla base delle potenzialità produttive delle acque, l'ammontare del canone da corrispondere per la concessione delle acque del demanio regionale.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 49.

CONCAS, Segretaria:

TITOLO V


INTERVENTI DI SUPPORTO TECNICO- ECONOMICO E FINANZIARIO

Art. 49

Finalità: programma d'interventi a favore dell'economia ittica

1. La Regione, nel rispetto della politica comunitaria e in attuazione dei regolamenti comunitari in materia di pesca e acquacoltura, adotta annualmente un programma d'interventi nel settore della pesca e dell'acquacoltura al fine di favorire lo sviluppo sociale ed economico delle categorie interessate e, in particolare, il sostegno dei livelli occupazionali e il consolidamento della produzione ittica.

2. Gli interventi previsti dal programma riguardano le seguenti azioni:

a) il rinnovo e la ristrutturazione della flotta peschereccia attraverso la costruzione di nuove imbarcazioni da pesca e l'ammodernamento di quelle in esercizio;

b) l'acquacoltura comprendente:

1) la costruzione, la ristrutturazione e l'adeguamento tecnologico degli impianti di allevamento di organismi acquatici nelle acque marine, salmastre e dolci;

2) gli interventi per il miglioramento della circolazione idraulica degli ambienti lagunari stagnali o estuariali;

3) i centri servizi per la produzione;

c) la sistemazione di zone marine protette;

d) le attrezzature dei porti da pesca;

e) la trasformazione e la commercializzazione dei prodotti della pesca comprendente:

1) la realizzazione di nuovi impianti di trasformazione e commercializzazione dei prodotti della pesca e di impianti per la depurazione dei molluschi;

2) l'ammodernamento degli impianti di trasformazione e lavorazione dei prodotti della pesca;

f) la promozione e la ricerca di nuovi sbocchi per i prodotti della pesca.

3. L'Assessore della difesa dell'ambiente, sentita la Commissione di cui all'articolo 11, elabora il programma e lo propone alla approvazione della Giunta regionale. La Giunta regionale approva il programma sentito il parere della competente Commissione consiliare.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 50.

CONCAS, Segretaria:

Art. 50

Soggetti destinatari delle agevolazioni

1. Possono accedere alle agevolazioni per la realizzazione degli interventi di cui alla lettera a), comma 2, dell'articolo 49, i pescatori singoli o associati, in possesso dei requisiti previsti dalla legge regionale 5 marzo 1953, n. 2, e successive modifiche e integrazioni.

2. Possono accedere alle agevolazioni per la realizzazione degli interventi di cui all'articolo 49, comma 2, lettera b), punti 1) e 2), gli esercenti, persone fisiche e giuridiche, di impianti di allevamento di organismi acquatici in acque marine, salmastre e dolci, iscritti nei registri di cui agli articoli 9 e 11 della Legge n. 963 del 1965, o iscritti nel registro delle imprese presso la Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura per l'esercizio delle attività di allevamento dei suddetti organismi.

3. Possono accedere alle agevolazioni per la realizzazione degli interventi di cui all'articolo 49, comma 2, lettera b), punto 3), i produttori costituiti in associazioni e/o consorzi.

4. Possono accedere alle agevolazioni per la realizzazione degli interventi di cui all'articolo 49, comma 2, lettera c), le amministrazioni locali.

5. Possono accedere alle agevolazioni per la realizzazione degli interventi di cui all'articolo 49, comma 2, lettera d), gli organismi pubblici e i produttori costituiti in associazioni e consorzi.

6. Possono accedere alle agevolazioni per la realizzazione degli interventi di cui all'articolo 49, comma 2, lettera e), punto 1), gli imprenditori singoli e associati.

7. Possono accedere alle agevolazioni per la realizzazione degli interventi di cui all'articolo 49, comma 2, lettera e), punto 2), le imprese singole, associate e cooperativistiche.

8. Possono accedere alle agevolazioni per la realizzazione degli interventi di cui all'articolo 49, comma 2, lettera f) le cooperative di pescatori e loro consorzi, le associazioni di categoria e loro strutture, le associazioni di produttori e loro consorzi.

PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:



PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Marrocu per illustrare l'emendamento.

MARROCU (Progr.Fed.), relatore. L'emendamento si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Il relatore è il presentatore dell'emendamento quindi è chiaro che è favorevole.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.

ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. La Giunta dà parere favorevole.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 50. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 10. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 51.

CONCAS, Segretaria:

Art. 51

Interventi dell'Assessorato della difesa dell'ambiente e deleghe agli enti locali

1. L'Assessorato della difesa dell'ambiente è autorizzato a predisporre e a dare esecuzione agli interventi d'interesse pubblico previsti all'articolo 49, lettera b), punti 2) e 3), lettere c), d) ed e), punto 1), limitatamente ai mercati ittici all'ingrosso.

2. L'attuazione degli stessi interventi, comprensiva anche delle spese generali di progettazione, può essere delegata agli enti locali nel cui territorio o nel mare territoriale ad esso prospiciente ricade l'intervento, secondo quanto previsto dagli articoli 4 e 10 della legge regionale 22 aprile 1987, n. 24, e successive modifiche e integrazioni.

3. Per la realizzazione degli interventi previsti nel comma 2, l'Amministrazione regionale può concedere agli enti locali, ad integrazione dei finanziamenti comunitari, un contributo fino all'ammontare totale dell'investimento.

PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:



PRESIDENTE. L'emendamento mi pare che si illustra da sè, si autoillustra.

SANNA SALVATORE (Progr. Fed.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Marrocu, relatore.

MARROCU (Progr.Fed.), relatore. Favorevole.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.

ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Favorevole.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sull'emendamento numero 42, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione l'articolo 51. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 52.

CONCAS, Segretaria:

Art. 52

Finanziamento del programma

1. Per l'esecuzione degli interventi previsti nel programma di cui all'articolo 49, l'Amministrazione regionale è autorizzata ad erogare contributi a fondo perduto ai soggetti di cui all'articolo 51 nella misura prevista dal comma 2 del presente articolo.

2. L'ammontare massimo di contribuzione per ciascun tipo d'intervento promosso dai soggetti di cui all'articolo 52 è quello previsto dalla normativa comunitaria. Per la realizzazione dei centri servizi per la produzione, l'ammontare massimo della contribuzione regionale è stabilito nel 60 per cento della spesa ammissibile.

3. I contributi di cui alla presente legge sono cumulabili con le altre provvidenze creditizie e contributive previste dalla normativa comunitaria e nazionale purché l'ammontare delle agevolazioni non sia superiore al massimale di aiuto richiamato nel comma 2, calcolato in equivalente sovvenzione netto.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 53.

CONCAS, Segretaria:

Art. 53

Programma operativo regionale di interesse comunitario

1. Gli interventi di cui al programma regionale che rientrano nella tipologia d'interventi finanziabili dal Reg. CE 2080/93 del 20 luglio 1993 (SFOP-Strumento finanziario di Orientamento della Pesca) e dal Regolamento di esecuzione n. 3699/93 del Consiglio del 21 dicembre 1993 sono presentati al cofinanziamento comunitario. In tal caso si applicano le procedure della delibera CIPE del 13 aprile 1994 che approva la proposta italiana relativa al documento unico di programmazione 1994-1996 e dei collegati provvedimenti statali d'attuazione.

2. L'eventuale cofinanziamento comunitario e statale ottenuto per l'esecuzione diretta d'interventi di competenza regionale, attuati anche attraverso la delega agli enti locali territorialmente interessati, deve essere inteso quale reintegro delle spese effettuate dall'Amministrazione regionale; lo stesso è riassegnato al capitolo di spesa 05096, in corrispondenza dell'accertamento in conto del capitolo d'entrata 36105, con decreto dell'Assessore della programmazione emesso su conforme deliberazione della Giunta regionale, adottata su proposta dell'Assessore medesimo di concerto con l'Assessore della difesa dell'ambiente.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 54.

CONCAS, Segretaria:

Art. 54

Anticipazioni delle provvidenze regionali in materia di pesca

1. Le provvidenze previste dalla presente legge e dalla normativa regionale in materia di pesca e acquacoltura possono essere erogate, su richiesta degli interessati, in via anticipata sino al 50 per cento della spesa ritenuta ammissibile.

2. Le anticipazioni devono essere garantite da polizza fidejussoria assicurativa o bancaria, conforme allo schema approvato con decreto dell'Assessore della difesa dell'ambiente di concerto con l'Assessore alla programmazione, bilancio ed assetto del territorio.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 55.

CONCAS, Segretaria:

Art. 55

piano di riconversione della pesca a strascico e della pesca a sciabica o coppia d'ombra

1. Al fine di ridurre l'impatto dell'attività di pesca nell'ecosistema marino-costiero e di eliminare o ridurre la conflittualità tra sistemi di pesca praticati nella fascia costiera, l'Amministrazione regionale attua programmi di razionale utilizzo delle risorse biologiche presenti nelle suddette aree attraverso progetti che prevedono, per le imbarcazioni fino a 20 tonnellate di stazza lorda esercitanti l'attività di pesca a strascico o la pesca a sciabica o coppia d'ombra, l'abbandono definitivo di qualsiasi sistema di pesca o la riconversione delle attività di pesca a strascico o di pesca a sciabica o coppia d'ombra verso sistemi alternativi di pesca.

2. Per l'attuazione dei progetti di cui al comma 1 l'Amministrazione regionale è autorizzata:

a) a corrispondere ai titolari di imbarcazioni, abilitate e che abbiano esercitato per almeno due anni negli ultimi tre l'attività di pesca a strascico o la pesca a sciabica o coppia d'ombra, che volontariamente cessino definitivamente ogni attività di pesca, una indennità di buonuscita nella misura del 100 per cento delle tabelle del premio per l'arresto definitivo delle imbarcazioni di cui all'allegato IV tabella 1 del Regolamento CEE 3699 del 21 dicembre 1993;

b) a corrispondere ai titolari di imbarcazioni, abilitate e che abbiano esercitato per almeno due anni negli ultimi tre l'attività di pesca a strascico o la pesca a sciabica o coppia d'ombra, che volontariamente abbandonino tali sistemi per la riconversione verso altre attività di pesca, una indennità di riconversione nella misura del 75 per cento delle tabelle del premio per l'arresto definitivo delle imbarcazioni di cui all'allegato IV tabella 1 del Regolamento CEE 3699 del 21 dicembre 1993; qualora la licenza di pesca preveda l'utilizzo sia dello strascico che della sciabica, i premi sono concessi a condizione che entrambi i sistemi di pesca vengano cancellati dalla licenza;

c) a corrispondere ai componenti l'equipaggio delle imbarcazioni che si avvalgono di quanto previsto dai punti a) e b) una indennità di buonuscita o di riconversione nella misura del 75 per cento di quanto previsto dall'articolo 6 e dalla tabella D allegata al decreto 23 maggio 1997 del Ministro della risorse agricole, alimentari e forestali;

d) ad erogare con priorità assoluta, ai beneficiari di cui al punto b), finanziamenti a tasso agevolato a valere sul fondo di rotazione di cui alla legge regionale 28 novembre 1950, n. 65, congiuntamente ai contributi a fondo perduto fissati nella misura del 60 per cento, sino alla concorrenza del 90 per cento del costo del programma di riconversione del sistema di pesca relativo all'acquisto delle attrezzature e apparecchiature necessarie alla realizzazione del programma stesso.

3. I criteri e le modalità tecniche per la corresponsione dei benefici di cui alla lettera b) del comma 2 sono adottati con decreto dell'Assessore della difesa dell'ambiente previa deliberazione della Giunta regionale.

PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati due emendamenti. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:




PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Salvatore per illustrare l'emendamento numero 41.

SANNA SALVATORE (Progr. Fed). Presidente, c'è già la legge regionale numero 40 del 1990 che definisce i modi e i criteri per l'attribuzione di ausili, di contributi, di provvedimenti eccetera, quindi a me pare ripetitivo definire ulteriormente in legge questi criteri e le modalità tecniche per la corresponsione con un comma.

PRESIDENTE. Quindi sarebbe un articolo ultroneo.

Per illustrare l'emendamento numero 6 ha facoltà di parlare il consigliere Pittalis.

PITTALIS (F.I.). L'emendamento numero 6 si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Marrocu, relatore.

MARROCU (Progr. Fed.), relatore. L'emendamento numero 41 si accoglie. Sull'emendamento numero 6 vorrei sollevare alcune questioni all'Aula. Si tratta di consentire il diritto all'avere l'indennità al fermo biologico a chi opera come pescatore senza licenza, quindi in pratica si interviene per inserire o stabilire che anche chi ha operato senza licenza, se viene fermato e si ferma per il periodo di fermo biologico, ha diritto all'indennità.

In Sardegna pescatori che hanno i titoli per la vera licenza, ma che non hanno la licenza perché c'è il blocco a livello nazionale, ce ne sono in tutte le maniere(?), in tutto il territorio regionale, ce ne sono a Cagliari, ce ne sono a Calasetta, a Porto Torres, ad Alghero e così via. Soltanto venti pescatori di Cagliari hanno inoltrato richiesta entro il 31 marzo 1999. Quindi l'emendamento, da un lato sostiene che ha diritto ad avere l'indennità del fermo biologico anche chi sta operando senza licenza di pesca, quindi di fatto è abusivo, purché però questo abbia presentato istanza entro il 31 gennaio 1999 (cioè i venti pescatori di Cagliari) di regolarizzazione. Quindi, di fatto, ha un duplice limite che vorrei sottoporre, che è quello che di fatto viene sancito che anche chi opera senza licenza...

PRESIDENTE. Una precisazione: c'è scritto che abbiano inoltrato domanda e che abbiano titolo preliminarmente, per chiarezza.

MARROCU (Progr. Fed.), relatore. Hanno titolo ma sono senza licenza, cioè stiamo parlando di pescatori che non hanno la licenza, il titolo per poter esercitare in Sardegna ce l'hanno 400 - 500 pescatori.

LOCCI (A.N.). Quello che bisogna dire è che siano in possesso dei requisiti e non del titolo; il titolo è la licenza.

PRESIDENTE. Bisogna precisare l'espressione ma il significato è questo. Ovviamente io non posso entrare nel merito però, per chiarire il senso dell'emendamento, mi pare di aver capito che chi ha tutte le carte in regola per avere la licenza ma che per lungaggini burocratiche o per altre ragioni non l'ha ancora avuta, dovrebbe godere della.... Io sto illustrando semplicemente il significato, poi nel merito non mi perito di entrare.

MARROCU (Progr. Fed.), relatore. Allora specifico meglio. L'eventuale possibilità di avere la licenza in Sardegna ce l'hanno tutti quei pescatori di cui ho parlato prima, da quelli di Cagliari a quelli di Calasetta, di Carloforte e così via, però stiamo parlando solo di quelli che hanno presentato domanda di regolarizzazione al 31 gennaio 1999, che sono venti, perché questo problema è stato già affrontato nel comitato pesca, e il comitato pesca all'unanimità l'ha già respinto questo aspetto, perché dei pescatori che sono senza licenza in Sardegna e che operano abusivamente, per necessità o per un fatto sociale, ce ne sono a Cagliari, ma ce ne sono a Porto Torres, a Calasetta, a Carloforte e dappertutto. Noi stiamo dicendo, di questi pescatori che hanno operato senza licenza, quindi che non hanno titolo per poter chiedere il fermo biologico, perché essendo senza licenza sono abusivi anche se hanno i requisiti per avere la licenza, ma siccome le licenze sono rilasciate sulla base di una deroga che dà lo Stato, e lo Stato alla Sardegna non aveva dato deroghe quindi, sulla base di questo, questi pescatori hanno operato per anni come abusivi, un abusivismo di necessità della piccola pesca, abusivismo di gente che comunque ricava reddito da quella attività, però erano abusivi. Quindi, il problema dell'emendamento è che consente a chi è abusivo di poter comunque avere il fermo biologico, ma lo consente soltanto a quei venti che hanno fatto domanda di regolarizzazione al 31 gennaio 1999 e non a tutti gli abusivi quindi. O si estende a tutti i pescatori oppure, secondo me, mi pare non giusto accoglierlo soltanto per quei venti.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.

onida (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Quanto sostenuto dal relatore corrisponde a verità. Con il governo si contrattò, con l'accordo e consenso del Ministero competente, di accettare l'istanza dei venti che posero il problema in via originaria. Certamente estendere in maniera indefinita questo provvedimento secondo me può anche significare avere un oggettivo diniego da parte del Governo sulla legittimità del provvedimento stesso. Direi che possiamo lasciare a conclusione questo argomento senza votare, per approfondirlo un po' di più, soprattutto sotto l'aspetto della possibilità che la legge a causa di questo possa essere rinviata. Così come per l'altro articolo potremmo lasciare in sospeso questo argomento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Locci. Ne ha facoltà.

LOCCI (A.N.). Presidente, solo due parole per dire che sono d'accordo affinché venga sospeso l'esame di questo emendamento perché potrebbe anche inficiare la legge. Ma dico anche di più, forse anche nel merito del testo dell'emendamento qualcosa non funziona, o la legge ha carattere di generalità o diversamente noi stiamo andando a fare un legge che si rivolge a 22 cittadini meritevoli di attenzione, ma questo è un provvedimento che o rendiamo generale secondo quanto prevede la teoria generale del diritto oppure, veramente, stiamo facendo un provvedimento abnorme. Io sarei anche per chiederne il ritiro o viceversa per bocciarlo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Presidente, intervengo invece per sostenere l'emendamento, perché ritengo che intanto non vi siano questioni di ordine giuridico che possano in qualche modo pregiudicare le sorti dell'intero testo, perché la norma, per la verità, è formulata in termini generali, senza aver riguardo a situazioni nominativamente o individualmente specificate, si rivolge cioè ad una indistinta situazione che è quella di coloro che alla data del 31 gennaio 1999 abbiano presentato domanda e, come il Presidente ha molto correttamente interpretato lo spirito dell'emendamento, che a quella data avessero i requisiti per ottenere la licenza di pesca. Quindi, non ci rivolgiamo a dei soggetti cosiddetti, come ho sentito, abusivi, e men che meno ci rivolgiamo a degli speculatori, ci rivolgiamo a dei soggetti che, non per loro volontà ma per la schizofrenia, la lentezza, l'inefficienza della burocrazia statale, o non so quanta responsabilità possa avere anche quella regionale, non è stata rilasciata l'istanza, pur in presenza dei requisiti richiesti dalla legge.

Mi pare che si faccia un atto di giustizia, di giustizia vera, e quante altre situazioni sono state portate all'attenzione di quest'Aula, mi pare che l'impegno finanziario sia anche abbastanza contenuto, quindi non sono d'accordo quando l'Assessore dice: il pericolo di estendere in maniera indefinita. No, l'emendamento fissa alcuni paletti, la sussistenza dei requisiti di legge, quindi ci si rivolge non agli abusivi, a coloro che non hanno i requisiti, e si pone anche un limite temporale ben definito. Ecco perché ritengo che se, con un ulteriore approfondimento, in ogni caso, e su questo concordo con l'Assessore che dobbiamo essere però certi che non sia soggetto a rilievi da parte del Governo per non inficiare, quindi una sospensione per una migliore valutazione penso che sia più che giusta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Intervengo prima della sospensione perché mi sembra che vada fatto qualche chiarimento.

I pescatori a cui si applicherebbe l'emendamento numero 6 sono delle persone che, pur non avendo la licenza di pesca, evidentemente pescano. L'indennità per il fermo biologico è un indennizzo perché si interrompe un'attività che è autorizzata ed è lecita. Questo non è il caso di questi pescatori che pescano senza licenza e quindi fanno un'attività illecita e sanzionabile. Sta di fatto che i presentatori dell'emendamento lo presentano come un problema sociale, questi non hanno la licenza per problemi burocratici per cui, in effetti, più che l'applicazione dei benefici della legge sul riposo biologico quel che si chiede è un'eliminazione della illiceità della condotta. Presupposto di questo è comunque che la licenza venga rilasciata perché possiamo prevedere il rilascio della licenza a sanatoria ed allora chiaramente diventerebbero applicabili anche i benefici, ma se la licenza non viene rilasciata credo che l'emendamento non abbia proprio nessuna possibilità di essere accolto trattandosi di legittimare un'attività illecita.

PRESIDENTE. Le considerazioni molto approfondite mi persuadono che è giusto accantonare per il momento questo articolo. Direi che si può votare l'articolo 55 e lasciare l'ipotesi del 55 bis a una votazione susseguente a un esame più approfondito.

Metto in votazione l'emendamento numero 41. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione l'articolo 55. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Rimane l'emendamento numero 6 che tra l'altro, come mi suggeriscono giustamente i funzionari, trattandosi di una norma transitoria che riguarda anni particolari può anche andare alla fine della legge come norma transitoria, per il momento lo sospendiamo.

Si dia lettura dell'articolo 56.

CONCAS, Segretaria:

Art. 56

Indennizzo in conseguenza di eccezionali eventi naturali

1. L'Amministrazione regionale può concedere alle imprese esercenti la pesca e l'acquacoltura che per atti non imputabili alle stesse e a causa di eccezionali eventi naturali, abbiano subìto la perdita o il danneggiamento di strutture o attrezzature un risarcimento fino al 60 per cento del danno subìto.

2. L'Amministrazione regionale può concedere un indennizzo alle imprese esercenti la pesca e l'acquacoltura che per atti non imputabili alle stesse e a causa di eccezionali eventi naturali abbiano subito la compromissione del bilancio aziendale. L 'indennizzo non può essere superiore al 60 per cento del mancato reddito derivante dagli eccezionali eventi naturali.

3. Le direttive di attuazione degli interventi sono fissate, su proposta dell'Assessore della difesa dell'ambiente, dalla Giunta regionale sentito il parere della Commissione consiliare competente in materia di pesca. La Commissione esprime il proprio parere entro 30 giorni dal ricevimento della richiesta. Trascorso tale termine si prescinde dal parere.

PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati gli emendamenti numero 39 e 13. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:




PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 39 ha facoltà di illustrarlo.

SANNA SALVATORE (Progr. Fed.). Si dà per illustrato, è la stessa cosa del precedente articolo.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 13 ha facoltà di illustrarlo.

ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti, ha facoltà di parlare il consigliere Marrocu , relatore.

MARROCU (Progr.Fed.), relatore. Esprimo parere favorevole.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento numero 39 ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.

ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. La Giunta lo accoglie.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 39. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'articolo 56. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 13. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 56 bis.

CONCAS, Segretaria:

Art. 56 bis

Contributi per i danni prodotti dalla fauna selvatica protette e dalla fauna marina protetta

1. L'Amministrazione regionale è autorizzata a concedere adeguati indennizzi ai concessionari dei compendi ittici ed agli acquacoltori per danni provocati alla produzione ittica nei comparti e negli impianti di allevamento intensivo della fauna selvatica.

2. L'Amministrazione regionale è altresì autorizzata a corrispondere ai pescatori marittimi gli indennizzi di cui al comma 1 per danni arrecati alle attrezzature retiere dalla fauna marina protetta.

3. I criteri e le modalità di corresponsione degli indennizzi di cui ai commi 1 e 2 sono fissati con decreto dell'Assessore regionale della difesa dell'ambiente su conforme deliberazione della Giunta regionale.

PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:



PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 40 ha facoltà di illustrarlo.

SANNA SALVATORE (Progr. Fed.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti, ha facoltà di parlare il consigliere Marrocu, relatore.

MARROCU (Progr.Fed.), relatore. Il parere è favorevole.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.

ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. La Giunta lo accoglie.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 40. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'articolo 56 bis. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 57.

CONCAS, Segretaria:

Art. 57

Procedura concessione incentivi

1. Per la concessione degli incentivi previsti dalla presente legge, l'Assessorato della difesa dell'ambiente pubblica sul Bollettino ufficiale della Regione appositi bandi nei quali sono indicati i termini e le modalità di presentazione delle domande.

2. Entro 90 giorni dalla data di chiusura dei termini per la presentazione delle domande, sulla base delle disposizioni contenute nella presente legge e nella deliberazione della giunta regionale contenete i criteri e le modalità previste dall'articolo 19 della L.R. n. 40 del 1990, viene elaborata una graduatoria di tutte le domande presentate.

3. L'accettazione o il rigetto è comunicato al richiedente. La comunicazione deve contenere l'indicazione dei motivi che hanno portato al rigetto della domanda.

PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:



PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 13 ha facoltà di illustrarlo.

SANNA SALVATORE (Progr. Fed.). Presidente, l'origine è sempre la stessa, è la legge 40 del 1990, all'articolo 19, che fissa per tutti gli aiuti e i contributi, le modalità e le procedure. Non si capisce per quale motivo in ogni legge che approviamo dobbiamo ripetere sempre le stesse cose. Addirittura viene citato l'articolo ed anche la legge al secondo comma ed è paradossale. Allora si seguano le procedure della legge 40 del 1990 e problemi non ce ne sono.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento, ha facoltà di parlare il consigliere Marrocu, relatore.

MARROCU (Progr. Fed.), relatore. Il relatore lo accoglie.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.

ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. La Giunta lo accoglie.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 57. Basta bocciare l'articolo e la soppressione totale è la conseguenza logica. Chi lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Si dia lettura dell'articolo 58.

CONCAS, Segretaria:

TITOLO VI

Interventi per la commercializzazione dei prodotti ittici

Art. 58

Marchi di origine e qualità

1. La Regione promuove e favorisce la commercializzazione ed il consumo dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura prelevati nelle acque di cui all'articolo 1, comma 2, sia freschi che trasformati ed ottenuti con modalità e tecniche ispirate alla salvaguardia della salute, delle originarie qualità organolettiche e delle risorse ambientali.

2. A tal fine l'Assessorato, nell'ambito del piano, provvede a richiedere nelle sedi competenti la registrazione di uno o più marchi collettivi, ai sensi del R.D. 21 giugno 1942, n. 929 e successive modificazioni ed integrazioni, distintivi dei prodotti tipici della Sardegna, eventualmente riferiti a specifici distretti di pesca. L'Assessorato concede la licenza d'uso di uno o più marchi collettivi ad associazioni o consorzi di produttori ittici, di cui possono far parte imprese di trasformazione e di distribuzione dei predetti prodotti. L'Assessorato favorisce e richiede la registrazione delle denominazione d'origine, delle indicazioni geografiche e delle attestazioni di specificità disciplinate dai regolamenti (CE) 2081/92 e 2082/92 del 14 luglio 1992.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 59.

CONCAS, Segretaria:

Art. 59

Associazioni di produttori

1. In attuazione del Reg. (CE) 3759/92 del 17 dicembre 1992 relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore della pesca l'Amministrazione regionale riconosce le associazioni di produttori ittici ed istituisce con proprio decreto l'elenco delle associazioni riconosciute.

2. Il riconoscimento avviene secondo la procedura di cui alla legge regionale 14 settembre 1987, n. 36 e le associazioni vengono conseguentemente iscritte nell'elenco di cui al comma 1.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 60.

CONCAS, Segretaria:

TITOLO VII

VIGILANZA

Art. 60

Vigilanza

1. Il personale del Corpo forestale e di vigilanza ambientale, istituito con la legge regionale 5 novembre 1985, n. 26 e successive modificazioni ed integrazioni è incaricato dei compiti di vigilanza previsti dalla presente legge per il perseguimento delle relative finalità.

2. La Regione persegue la piena attuazione di quanto disposto dall'articolo 1, comma 3, del D.P.R. 24 novembre 1965, n. 1627. A tal fine l'Amministrazione regionale:

a) promuove le opportune intese con gli organi statali addetti alla vigilanza sulla pesca marittima;

b) promuove accordi ed intese con le competenti amministrazioni statali per il coordinamento di tale vigilanza.

3. Con apposito decreto dell'Assessore della difesa dell'ambiente dipendenti dell'Amministrazione regionale non appartenenti al Corpo forestale e di vigilanza ambientale possono essere incaricati di compiti di vigilanza, ferma l'applicazione dell'articolo 138 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza.

4. Le Province e i Comuni con proprio personale di ruolo esercitano la vigilanza sull'attività di pesca esercitata nelle acque interne, così come definite dall'articolo 1 della presente legge.

5. Quando lo richiedono i soggetti preposti alla vigilanza i pescatori e gli altri addetti alle attività di cui alla presente legge devono consentire l'ispezione delle navi, dei contenitori, degli impianti, delle attrezzature e dei mezzi di trasporto di cui abbiano l'uso o la detenzione.

PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati gli emendamenti numero 28, 50 e 51. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:





PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 28 ha facoltà di illustrarlo.

BONESU (P.S.d'Az.). Presidente, è un semplice adeguamento alla riforma che è avvenuta al pubblico impiego. Il personale di ruolo non esiste più, è personale a tempo indeterminato o a tempo determinato, ma non è più di ruolo. Quindi si chiede di adeguare l'espressione.

PRESIDENTE. E` un adeguamento terminologico.

Uno dei presentatori dell'emendamento numero 50 ha facoltà di illustrarlo.

SANNA SALVATORE (Progr. Fed.). Presidente, intervengo per dire che la vigilanza come compito di polizia amministrativa e anche la vigilanza ambientale sono in capo, e viene anche richiamato, al personale del Corpo forestale. Non si capisce per quale motivo si debba in un qualche modo duplicare la vigilanza mettendola in capo anche ad altri soggetti che poi sono da nominare attraverso il decreto dell'Assessore, così come previsto dal comma 3. L'opinione dei proponenti è che la vigilanza sia messa in capo esclusivamente a chi ne ha la competenza generale.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 51 ha facoltà di illustrarlo.

SANNA SALVATORE (Progr. Fed.). Credo che si illustri da sé, Presidente. E` chiaro che i compiti di vigilanza previsti dalla presente legge sono per il perseguimento delle relative finalità.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti, ha facoltà di parlare il consigliere Marrocu, relatore.

MARROCU (Progr.Fed.), relatore. Il parere del relatore è favorevole.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.

onida (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. La Giunta accoglie con l'osservazione che il comma terzo è un'espansione di altrettanta norma che lo Stato utilizza, però non è una cosa importante.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione prima l'emendamento numero 28. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 50. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 51. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'articolo 60 così modificato. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Sia dia lettura dell'articolo 61.

CONCAS, Segretaria:

Art. 61

Naviglio regionale adibito alla vigilanza sulle attività di pesca

ed alla tutela delle risorse ambientali

1. La Regione istituisce il ruolo del naviglio destinato alla vigilanza sulle attività di pesca ed alla tutela delle risorse ambientali, di seguito denominato "ruolo del naviglio". Sono iscritti nel ruolo del naviglio i mezzi nautici di cui all'articolo 10 della legge regionale 22 luglio 1991, n. 25, in dotazione al Corpo forestale e di vigilanza ambientale ovvero ceduti per l'impiego ad altre Amministrazioni.

2. L'assegnazione dei singoli mezzi nautici alle varie sedi del Corpo è effettuata annualmente dall'Assessorato in ragione delle effettive esigenze locali di vigilanza sulle attività di pesca, sulle risorse ambientali e sull'ambiente marino e sul litorale.

3. I mezzi di cui al comma 1 sono attrezzati e destinati principalmente allo svolgimento dei seguenti servizi:

a) vigilanza e controllo sull'attività di pesca;

b) prevenzione ed interventi contro l'inquinamento delle acque di cui all'articolo 1;

c) vigilanza sulle attività che si svolgono nelle zone di mare soggette a particolare tutela ai sensi della normativa vigente;

d) quant'altro previsto sulle attribuzioni del Corpo forestale e di vigilanza ambientale.

4. Il regolamento di cui all'articolo 3 disciplina le modalità di iscrizione dei mezzi e di tenuta del ruolo di cui al comma 1.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Sia dia lettura dell'articolo 62.

CONCAS, Segretaria:

TITOLO VIII

TASSE

Art. 62

Tasse regionali

1. Il rilascio delle autorizzazioni e delle licenze previste dalla presente legge sono subordinate al pagamento di una tassa regionale.

2. L'ammontare della tassa è determinato annualmente con decreto dell'Assessore della difesa dell'ambiente, previa deliberazione della Giunta regionale.

3 Il pagamento della tassa è dovuto al momento dell'emanazione del corrispondente provvedimento nonché in occasione di ogni rinnovo.

4. Le modalità di versamento delle tasse sono determinate con decreto dell'Assessore della difesa dell'ambiente.

5. Per la riscossione coattiva si applicano le disposizioni del Testo unico approvato con R.D. 14 aprile 1910, n. 639.

PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:



PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Bonesu per illustrare l'emendamento numero 29.

BONESU (P.S.d'Az.). Presidente, il proponente sul merito dell'emendamento chiaramente si rimette perché ha dovuto elaborare questi criteri senza il soccorso di alcuno, però la necessità di una norma del genere è essenziale perché in base all'articolo 23 della Costituzione non può essere imposta una tassa se non in base ad una legge, e quindi la legge deve, come dice la giurisprudenza della Corte Costituzionale, quantomeno indicare i criteri di base, e non può essere certamente stabilita la tassa sulla base di un semplice atto amministrativo di un decreto dell'Assessore, per cui la regolamentazione della tassa deve avvenire comunque con atto normativo come un regolamento.

Ciò detto, i criteri enunciati nell'emendamento sono ampiamente discutibili, però una cosa è indubitabile, che i criteri è necessario vi siano.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento, ha facoltà di parlare il consigliere Marrocu, relatore.

MARROCU (Progr. Fed.), relatore. Si accoglie, però sulla entità della tassa ovviamente non posso dire nulla anche perché per alcune pesche speciali già oggi si paga di più. Quindi si accoglie. Chiedo all'Assessore, che stava per concordare un emendamento, almeno per la pesca professionale, di stabilire una somma comunque non inferiore a 200.000 lire per pescatore, perché per alcune pesche già oggi pagano un milione, ci sono già tasse superiori. Per cui si stava per concordare nell'emendamento orale di aggiungere "Non inferiore".

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.

ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Conforme al parere espresso dal relatore, con la introduzione però dell'espressione dopo "comunque" "non inferiore a lire 200.000 per pescatore impiegato".

Gli uffici mi fanno osservare che su alcuni sistemi come la pesca del corallo e del tonno abbiamo una tassa molto più elevata oggi, già esistente. Credo che con questa introduzione (poi lasciamo al regolamento forse la definizione più specifica) possa essere anche accolto l'emendamento di Bonesu e Serrenti.

PRESIDENTE. Se non ci obiezioni, da quanto ho capito, si intende accogliere l'emendamento con la modifica, con l'aggiunta relativa a una cifra minima, che è quella di 200.000 lire.

Qual è il parere dell'estensore dell'emendamento?

BONESU (P.S.d'Az.). Presidente, illustrando l'emendamento avevo detto che se è necessaria la norma, sul contenuto mi rimetto. Ritengo che gli elementi per determinare la tassa occorre che siano presenti, poi credo che l'Assessore abbia più elementi di me per poter indicare i criteri.

PRESIDENTE. C'è un accordo generale dimostrato dal fatto che non ci obiezioni, e in tal caso si intende votare l'emendamento con questa precisazione che è stata esplicitata dall'Assessore.

Poiché nessun altro domanda di parlare sull'emendamento numero 29, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 62 così modificato, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 63.

CONCAS, Segretaria:

Art. 63

Tasse relative ad atti provinciali

1 Gli importi delle tasse relativi a provvedimenti di competenza delle Province sono trasferiti alle stesse.

2. Gli importi delle tasse relativi a provvedimenti di competenza della Regione sono destinati al finanziamento della presente legge.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 64.

CONCAS, Segretaria:

Art. 64

Sanzioni per mancato pagamento delle tasse

1. Chiunque eserciti un'attività prevista dalla presente legge senza aver pagato la relativa tassa, incorre nella sanzione pecuniaria da un minimo pari al doppio ad un massimo pari al sestuplo della tassa corrispondente.

2. Chiunque ometta di pagare una tassa annuale nel termine stabilito, incorre in una delle seguenti sanzioni:

a) nella sovrattassa del dieci per cento della tassa dovuta, se questa è corrisposta entro trenta giorni dalla scadenza;

b) nella sovrattassa del venti per cento della tassa dovuta, se questa è corrisposta oltre il termine di cui alla lettera a), ma prima del definitivo accertamento dell'infrazione.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 65.

CONCAS, Segretaria:

Art. 65

Autorità preposte agli accertamenti

1. Il mancato pagamento delle tasse previste dalla presente legge, è accertato, oltre che dagli organi previsti dalle leggi dello Stato in materia di tasse sulle concessioni governative, dai soggetti e dagli organi cui è affidata la vigilanza ai sensi dell'articolo 60, e, limitatamente agli accertamenti compiuti nella propria sede, dai funzionari addetti agli uffici competenti al rilascio dei singoli atti.

2. Al processo verbale di accertamento della violazione è in ogni caso trasmesso all'Assessorato, che provvede a notificarlo all'interessato con l'invito a pagare entro quindici giorni una somma pari al doppio dell'ammontare della tassa, ovvero a presentare nello stesso termine le sue deduzioni. Il pagamento estingue il debito derivante dalla violazione.

3. In caso di mancato pagamento nel termine assegnato l'Assessorato, qualora in base agli atti raccolti ed alle deduzioni eventualmente presentate dall'interessato accerti l'avvenuta violazione, emette ordinanza ingiuntiva di pagamento, specificando motivi ed ammontare della sanzione. Il provvedimento è definito.

4. Per quanto non espressamente previsto valgono le disposizioni della Legge 7 gennaio 1929, n. 4 "Norme generali per la repressione delle violazioni delle leggi finanziarie" nonché quelle della Legge 24 novembre 1981 n. 689 "Modifiche al sistema penale" e successive modificazioni. Il regolamento di cui all'articolo 3 detta ulteriori norme sulle modalità di accertamento e di notifica delle violazioni delle disposizioni della presente legge, nonché quelle sul pagamento delle previste sanzioni pecuniarie.

PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:



PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Bonesu per illustrare l'emendamento numero 30.

BONESU (P.S.d'Az.). L'emendamento tende a superare due problemi; il testo dell'articolo 65 non tiene conto del fatto che la riscossione delle tasse, quando vanno alla Provincia, è affidata alla Provincia. Quindi occorreva prevedere anche la procedura per quanto riguarda l'amministrazione provinciale.

In secondo luogo occorre precisare, ai sensi della Bassanini, e anche della "31", che il dirigente competente in materia di pesca è competente anche per questi accertamenti e riscossioni.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento, ha facoltà di parlare il consigliere Marrocu, relatore.

MARROCU (Progr. Fed.), relatore. Lo accoglie.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.

ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Lo accoglie.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sull'emendamento numero 30, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione l'articolo 65. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 66.

CONCAS, Segretaria:

Art. 66

Riscossione

1. Le somme dovute a seguito delle violazioni di cui all'articolo 64 sono riscosse con le modalità di cui all'articolo 87 comma 2 ed il relativo provento è ripartito a norma della Legge 17 febbraio 1951, n. 169, e successive modificazioni, intendendosi ad ogni effetto sostituita la Regione all'erario.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 67.

CONCAS, Segretaria:

Art. 67

Termini per gli accertamenti e per la restituzione di somme

1. L'accertamento delle violazioni delle norme di cui all'articolo 64 può essere effettuato, salvo diversa disposizione, entro tre anni dal giorno della prima notizia.

2. L'interessato può chiedere all'Assessorato la restituzione delle tasse erroneamente pagate entro il termine di tre anni a decorrere dal giorno del pagamento o, in caso di rifiuto dell'atto per mancato pagamento della tassa, dalla data di comunicazione del rifiuto stesso.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 68.

CONCAS, Segretaria:

TITOLO IX

NORME TRANSITORIE E FINALI

Art. 68

Continuità amministrativa

1. Le disposizioni emanate dalle autorità competenti in applicazione di norme abrogate e sostituite dalla presente legge restano efficaci sino alla emanazione di nuovi provvedimenti applicativi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Salvatore. Ne ha facoltà.

SANNA SALVATORE (Progr. Fed.). A me pare che qui sarebbe opportuno fissare dei termini; si dice "le disposizioni emanate dalle autorità competenti in applicazione di norme abrogate sostituite dalla presente legge, restano efficaci sino alla emanazione di nuovi provvedimenti applicativi". A parte la vacatio legis, dire in maniera così generica che restano efficaci sino all'emanazione di nuovi provvedimenti applicativi, trascorsi sei mesi dalla vacatio legis,se nuovi provvedimenti non ce ne sono che cosa succede? Credo occorrerebbe fissare un termine, ma non sono in grado di suggerire quale. Pongo il problema.

PRESIDENTE. L'osservazione dell'onorevole Sanna richiede un chiarimento che penso sia abilitata a dare la Giunta.

Ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.

ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Si pone anche per questo problema, che il consigliere Sanna rappresenta, una necessità di un approfondimento con gli uffici, che faremo assieme agli altri due a conclusione dell'esame del disegno di legge. Chiediamo un quarto d'ora di sospensione per trovare una soluzione anche in ordine a questo problema.

PRESIDENTE. Accantoniamo per il momento l'articolo 68 e passiamo all'articolo 69. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:

Art. 69

Sanzioni amministrative

1. Chiunque esercita la pesca sportiva senza la autorizzazione prevista dall'articolo 15 è punito con una sanzione amministrativa da lire 500.000 a lire 1.000.000.

2. Chiunque esercita professionalmente la pesca marittima senza la licenza prevista dall'articolo 21 è punito con una sanzione amministrativa da lire 5.000.000 a lire 20.000.000 e la confisca del pescato e degli attrezzi, esclusa la imbarcazione, utilizzati per commettere la violazione.

3. Chiunque esercita professionalmente la pesca marittima senza la licenza prevista dall'articolo 24 è punito con una sanzione amministrativa da lire 1.000.000 a lire 6.000.000 e la confisca del pescato e degli attrezzi, esclusa la imbarcazione utilizzati per commettere la violazione.

4. Chiunque, esercitando professio-nalmente la pesca marittima o l'acquacoltura, viola le disposizioni contenute nei decreti previsti dall'articolo 19 è punito con una sanzione amministrativa da lire 5.000.000 a lire 20.000.000 e la confisca del pescato e degli attrezzi, esclusa la imbarcazione, utilizzati per commettere la violazione.

5. Chiunque non esercitando professionalmente la pesca marittima o l'acquacoltura viola le disposizioni contenute nei decreti previsti dall'articolo 19 è punito con una sanzione amministrativa da lire 1.000.000 a lire 5.000.000 e la confisca del pescato e degli attrezzi, esclusa la imbarcazione, utilizzati per commettere la violazione.

6. Chiunque esercita professionalmente una pesca speciale senza la autorizzazione prevista dall'articolo 25 è soggetto a una sanzione amministrativa da lire 5.000.000 a lire 20.000.000 e la confisca del pescato e degli attrezzi, esclusa la imbarcazione, utilizzati per commettere la violazione.

7. Chiunque esercita non professionalmente una pesca speciale senza la autorizzazione prevista dall'articolo 25 è soggetto a una sanzione amministrativa da lire 5.000.000 a lire 20.000.000 e la confisca del pescato e degli attrezzi, esclusa la imbarcazione, utilizzati per commettere la violazione.

8. Chiunque preleva fanerogame marine senza la autorizzazione prevista dall'articolo 26 è soggetto a una sanzione amministrativa da lire 1.000.000 a lire 6.000.000.

9. Chiunque esercita l'attività di acquacoltura nelle acque marine senza la autorizzazione prevista dall'articolo 27 è soggetto a una sanzione amministrativa da lire 5.000.000 a lire 20.000.000.

10. Chiunque viola le disposizioni dell'articolo 28 e del regolamento di cui all'articolo 3 relativamente alla disciplina della pesca marittima sportiva è punito con una sanzione amministrativa da lire 500.000 a lire 3.000.000 e con la confisca del pescato e degli attrezzi, escluse le imbarcazioni, utilizzati per commettere violazione.

11. Chiunque viola le disposizioni contenute nei decreti previsti dall'articolo 30 è punito con una sanzione amministrativa da lire 5.000.000 a lire 20.000.000 e la confisca del pescato e degli attrezzi, esclusa la imbarcazione, utilizzati per commettere la violazione.

12. Chiunque viola le disposizioni contenute nei decreti previsti dall'articolo 32 è punito con una sanzione amministrativa da lire 5.000.000 a lire 20.000.000 e la confisca del pescato e degli attrezzi, esclusa la imbarcazione, utilizzati per commettere la violazione.

13. Chiunque viola le disposizioni contenute nell'articolo 33 è punito con una sanzione amministrativa da lire 5.000.000 a lire 20.000.000 e la confisca del pescato e degli attrezzi, esclusa la imbarcazione, utilizzati per commettere la violazione.

14. Chiunque esercitando professionalmente la pesca nelle acque interne viola le disposizioni contenute nell'articolo 35 è soggetto a una sanzione amministrativa da lire 1.000.000 a lire 6.000.000 .

15. Chiunque esercitando professionalmente la pesca nelle acque interne viola le disposizioni contenute negli articoli 37 e 38 è soggetto a una sanzione amministrativa da lire 1.000.000 a lire 3.000.000 e la confisca del pescato e degli attrezzi, esclusa la imbarcazione, utilizzati per commettere la violazione.

16. Chiunque non esercitando professionalmente la pesca nelle acque interne viola le disposizioni contenute nell'articolo 35 è soggetto a una sanzione amministrativa da lire 1.000.000 a lire 6.000.000 e la confisca del pescato e degli attrezzi, esclusa la imbarcazione, utilizzati per commettere la violazione.

17. Chiunque non esercitando professionalmente la pesca nelle acque interne viola le disposizioni contenute negli articoli 37 e 38 è soggetto a una sanzione amministrativa da lire 1.000.000 a lire 3.000.000 e la confisca del pescato e degli attrezzi, esclusa la imbarcazione utilizzati per commettere la violazione.

18. Chiunque esercita l'attività di acquacoltura senza la autorizzazione prevista dall'articolo 40 è soggetto a una sanzione amministrativa da lire 1.000.000 a lire 3.000.000 e la confisca del pescato e degli attrezzi, esclusa la imbarcazione, utilizzati per commettere la violazione.

19. Chiunque viola le altre disposizioni previste dalla presente legge è soggetto a una sanzione amministrativa da lire 300.000 a lire 1.500.000.

20. Per quanto non previsto dalla presente legge si applicano le disposizioni contenute nella Legge 24 novembre 1981, n. 689.

21. Le sanzioni previste dal presente articolo sono irrogate con decreto dell'Assessore regionale della difesa dell'ambiente. Se il fatto è commesso nelle acque interne così come definite dall'articolo 4, la sanzione è irrogata con atto della provincia.

PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati due emendamenti. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:




PRESIDENTE. Devo precisare che la numerazione non va bene perché il comma 21 c'è già; si tratterebbe di un 21 bis, bisogna numerarlo come 21 bis stante il fatto che un comma 21 c'è già.

Ha facoltà di parlare il consigliere Bonesu per illustrare l'emendamento numero 31.

BONESU (P.S.d'Az.). Sì, Presidente, una semplice applicazione dei principi ormai in materia di pubblica amministrazione, in particolare dei principi della legge numero 31; forse è opportuno che questo Consiglio regionale, visto che fra qualche giorno arriveranno in Aula provvedimenti modificativi al "31", introduca una norma generale in tal senso per evitare di dover inserire in ogni legge una norma apposita.

PRESIDENTE. L'emendamento numero 5 si dà per illustrato.

Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Marrocu, relatore.

MARROCU (Progr. Fed.), relatore. L'emendamento numero 31 si accoglie.

Sull'emendamento numero 5, mi sembra un po' eccessiva la sanzione rispetto a qualsiasi tipo di violazione della legge. Quindi vorrei chiedere se è stato riflettuto abbastanza dai presentatori perché effettivamente è una sanzione eccessiva per piccole sanzioni che possono essere anche riscontrate, sia per la pesca sportiva che la pesca professionale. La confisca dell'imbarcazione per 60 giorni è un danno troppo alto, perché siccome non fa riferimento al grado della violazione della norma, mi sembra che sia un po' eccessiva, quindi su questo mi rimetto all'Aula.

Penso a cosa sarebbe successo, per esempio, a quei casi di quelle venti persone di cui parlavamo prima; adesso stanno operando addirittura senza licenze e nessuno li ferma. In questo caso, addirittura, uno che ha la licenza, che è regolare, fa una piccola violazione, magari mette tre anni invece di due, oppure per la pesca sportiva supera di un etto, da cinque chili passa a cinque chili e mezzo, gli sequestri tutto e lo blocchi per 60 giorni.

PRESIDENTE. Quindi esprime parere di perplessità.

LOCCI (A.N.). E' la stessa perplessità.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Non è presente l'onorevole Granara, quindi io non mi permetto ma condivido in pieno le osservazioni svolte dall'onorevole Marrocu.

PRESIDENTE. Anche l'onorevole Locci è d'accordo. Quindi si intende ritirato l'emendamento numero 5.

In tal caso rimane aperta la discussione sull'emendamento numero 31 sostitutivo parziale e sull'articolo 69.

Poiché nessuno domanda di parlare sull'emendamento sostitutivo parziale numero 31, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione l'articolo 69. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 70.

CONCAS, Segretaria:

Art. 70

Attuazione degli aiuti e abrogazione

1. Gli aiuti alle imprese previsti dalla presente legge sono attuati solo dopo la loro approvazione da parte della Commissione europea o dopo la decorrenza del termine previsto per l'esame di compatibilità da parte della Commissione stessa, ai sensi degli articoli 92 e 93 del trattato CE.

2. Dalla data indicata nel comma 1 sono abrogate tutte le disposizioni regionali che prevedono aiuti a favore del settore della pesca e dell'acquacoltura finanziati con fondi dell'Assessorato della difesa dell'ambiente.

3. Le misure di accompagnamento sociale previste dall'art. 31 sono attuate solo dopo la loro approvazione da parte della Commissione europea o dopo la decorrenza del termine previsto per l'esame di compatibilità da parte della Commissione stessa, ai sensi degli articoli 92 e 93 del Trattato CE.

4. Dalla data indicata nel comma 3 è abrogata la legge regionale n. 34 del 1998.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 71.

CONCAS, Segretaria:

Art. 71

Disposizioni finanziarie

1. Le spese derivanti dall'attuazione della presente legge sono valutate in lire 29.670.000.000 per l'anno 1999, in lire 32.000.000.000 per l'anno 2000 e in lire 31.000.000.000 per il 2001. Agli oneri derivanti dall'attuazione della presente legge, si fa fronte:

- quanto a lire 26.820.000.000 per ciascuno degli anni 1999, 2000 e 2001, mediante l'utilizzo delle risorse destinate all'attuazione delle leggi regionali, di cui si prevede l'abrogazione nel precedente articolo 70, e iscritte nei capitoli 05085-00, 05095-00, 05096-00, 05097-00, 05097-01, che assumono diversa denominazione;

- quanto a lire 2.850.000.000 per il 1999, a lire 5.180.000.000 per il 2000 e a lire 4.080.000.000 per il 2001 con le variazioni al bilancio della Regione indicate nel comma 2.

2. Nel bilancio della Regione per il 1999-2001 sono introdotte le seguenti variazioni:

In diminuzione

03 - BILANCIO

Cap. 03016

Fondi speciali per fronteggiare spese correnti dipendenti da nuove disposizioni legislative (art. 30, L.R. 5 maggio 1983, n. 11; art. 5 della legge finanziaria e art. 36 della legge di bilancio)

1999 lire 1.000.000.000

2000 lire 2.330.000.000

2001 lire 2.230.000.000

mediante riduzione della voce 9), per il 1999, e della voce 1) per il 2000 e 2001, della tabella A allegata alla legge finanziaria.

05 - AMBIENTE

Cap.05089-00

Incremento del fondo destinato alla concessione di anticipazioni alla piccola industria cantieristica e della pesca (L.R. 28 novembre 1950, n. 65, L.R. 11 giugno 1952, n. 15, artt. 2 e 4, L.R. 5 marzo 1953, n. 2, L.R. 10 maggio 1979, n. 39, art. 104, L.R. 4 giugno 1988, n. 11 e art. 7, L.R. 21 settembre 1993, n. 46)

1999 lire ----------------

2000 lire 1.000.000.000

2001 lire ----------------

Cap. 05084

Spese per la realizzazione di interventi di interesse collettivo a favore dell'industria peschereccia, (art. 12 L.R. 5 marzo 1953, n. 2 e art 3 comma 5, L.R. 23 giugno 1998, n. 19)

1999 lire 800.000.000

2000 lire 800.000.000

2001 lire 800.000.000

In aumento

ENTRATA

Cap. 11602 (N.I.) 1.1.6.

Tasse regionali per il rilascio delle autorizzazioni e delle licenze in materia di pesca (art. 62 della presente legge)

1999 lire 1.000.000.000

2000 lire 1.000.000.000

2001 lire 1.000.000.000

Cap. 35028 (N.I.) 3.5.0

Somme riscosse per sanzioni amministrative derivanti da violazioni alla legge regionale in materia di pesca (art. 64 della presente legge).

1999 lire 50.000.000

2000 lire 50.000.000

2001 lire 50.000.000

Spesa

05 - AMBIENTE

Cap. 05086 (N.I.) 2.1.1.4.2.2.10.14 (06.05)

Spese per la predisposizione del piano regionale della pesca e dell'acquacoltura, ivi compresi gli oneri relativi alla Conferenza regionale della pesca (art. 5 della presente legge)

1999 lire 100.000.000

2000 lire 100.000.000

2001 lire --------------

Cap. 05087

(N.I.) 2.1.1.4.2.2.10.14 (06.05) - Spese per il censimento e la classificazione delle acque marittime e costiere e per la rilevazione del demanio marittimo(artt. 7 e 8 della presente legge)

1999 lire 150.000.000

2000 lire 200.000.000

2001 lire 100.000.000

Cap. 05087-02

(N.I.) 2.1.1.6.2.06.05 (05.02) - Spese per la concessione di borse di studio sulla biologia, sulla produzione, conservazione e gestione delle risorse biologiche (art.16 della presente legge)

1999 lire 80.000.000

2000 lire 100.000.000

2001 lire 100.000.000

Cap. 05087-03

(N.I.) 2.1.1.4.1.2.10.14 (08.02) - Interventi volti al ripopolamento ittico (art. 31, comma 2, lett. b) della presente legge).

1999 lire 300.000.000

2000 lire 300.000.000

2001 lire 300.000.000

Cap. 05087-04

(N.I.) 2.1.2.1.0.3 10.14 (06.05) - Spese per l'installazione da parte della Regione di elementi destinati a delimitare le zone protette e a consentire lo sviluppo delle risorse marittime

1999 lire 100.000.000

2000 lire 310.000.000

2001 lire 410.000.000

Cap. 05096 (D.V.)

Spese per l'attuazione di un programma di interventi diretti nel settore della pesca e dell'acquacoltura ( art. 51, commi 1 e 2 della presente legge)

1999 lire 800.000.000

2000 lire 800.000.000

2001 lire 800.000.000

Cap. 05097 (D.V.)

Contributi per la realizzazione di interventi nel settore della pesca e dell'acquacoltura (artt. 49 e 52 della presente legge)

1999 lire ---------

2000 lire -----------------

2001 lire ---------

Cap. 05085 (D.V.)

Concessione di misure di accompagnamento sociale a favore degli equipaggi e delle imprese di pesca sottoposte al fermo dell'attività di pesca (art.31 della presente legge)

1999 lire ---------

2000 lire --------

2001 lire --------

Cap. 05095 (D.V.)

Indennizzi ai concessionari dei compendi ittici, agli acquacoltori ed ai pescatori marittimi per i danni subiti dalla fauna selvatica e marina protetta (art. 56 bis della presente legge)

1999 lire --------------

2000 lire -------------

2001 lire -------------

Cap. 05097-01 (D.V.)

Spese per la realizzazione di un programma di riconversione della pesca a sciabica o coppia d'ombra e della pesca a strascico esercitata da imbarcazioni fino a 20 t.s.l. (art. 55 della presente legge)

1999 lire -----------------

2000 lire -----------------

2001 lire -----------------

Cap. 05099

(N.I.) 2.1.1.6.2.2.10.14 (02.07) - Risarcimento e indennizzi alle imprese di pesca in conseguenza di eccezionali eventi naturali (art. 56 della presente legge).

1999 lire 300.000.000

2000 lire 300.000.000

2001 lire 300.000.000

Cap. 05099-01

(N.I) 2.1.1.4.1.2.10.14 (08-02) - Spese per la registrazione di marchi collettivi (art. 58 della presente legge)

1999 lire ---------------

2000 lire 50.000.000

2001 lire 50.000.000

02 - AFFARI GENERALI

Cap. 02102-00 (D.V.)

Medaglie fisse di presenza, indennità di trasferta, rimborsi di spese di viaggio e indennità per uso di auto proprie o di mezzi gratuiti ai componenti e ai segretari di commissioni, comitati e altri consessi, istituiti dagli organi dell'Amministrazione regionale (artt. 7 e 17 bis, L.R. 11 giugno 1974, n. 15. L.R. 19 maggio 1983, n. 14, L.R. 27 aprile 1984, n. 13, L.R. 22 giugno 1987, n. 27 e art. 34 bis della legge 18 gennaio 1999, n. 1 e art. 13 della presente legge)

1999 lire 20.000.000

2000 lire 20.000.000

2001 lire 20.000.000

04 - ENTI LOCALI

Cap. 04021-02

Trasferimento alle Province di risorse finanziarie per l'esercizio delle funzioni e dei compiti in materia di pesca nelle acque interne attribuite dalla presente legge (artt. 14, 34, 36 e 39 della presente legge)

1999 lire 1.000.000.000

2000 lire 2.000.000.000

2001 lire 2.000.000.000

3. L'onere derivante dalla attuazione degli interventi disposti dalla presente legge deve essere contenuto entro gli stanziamenti annualmente previsti nei singoli capitoli di spesa.

PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:



PRESIDENTE. L'emendamento può essere illustrato, mi pare che si illustri ampiamente da sé.

ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Marrocu, relatore.

MARROCU (Progr. Fed.), relatore. Si accoglie.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sull'emendamento numero 1, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione l'articolo 71 così modificato. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 72.

CONCAS, Segretaria:


Art. 72
Entrata in vigore

1. La presente legge entra in vigore sei mesi dopo la sua pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Sardegna.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

MARROCU (Progr.Fed.), relatore. Dobbiamo votare ancora l'articolo 38 e l'emendamento numero 43.

PRESIDENTE. Stante questa precisazione possiamo votare prima l'emendamento numero 43 e poi l'articolo 38.

Poiché nessuno domanda di parlare sull'emendamentonumero 43, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione l'articolo 38. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Rimangono da dirimere delle lievi controversie relative a due articoli.

Sospenderei per dieci minuti la seduta, poi abbiamo la mozione da discutere alle ore 12.00, così come era previsto.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 52, viene ripresa alle ore 12 e 02)

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. Onorevole Bertolotti, ci può comunicare le determinazioni che avete assunto relativamente all'emendamento numero 6, all'articolo 55?

BERTOLOTTI (F.I.). Le determinazioni sono che questo è un problema che ovviamente deve essere risolto. Si tratta di una categoria di pescatori, i famosi chiattini, cioè quelli che sono soprattutto dislocati nella zona di Sant'Elia a Cagliari, che hanno chiesto di poter avere la loro posizione regolarizzata con licenze di pesca che gli consentissero di operare regolarmente, e difficoltà di trattative tra Regione e Governo sul tonnellaggio disponibile per licenze di pesca hanno portato a non aver ottenuto questa possibilità. Hanno comunque fatto le richieste di regolarizzazione per avere le licenze di pesca, essendo tutti quanti titolati, iscritti ai registri marittimi per poter operare, e questi ritardi impediscono, di fatto, oltre che l'ottenimento per l'operatività per la pesca, anche di poter beneficiare dei provvedimenti di aiuto al settore.

Gli uffici dicono che probabilmente l'intero impianto della legge potrebbe essere inficiato e potrebbe essere respinto dal Governo solo per questa disposizione. Se esiste un impegno specifico a portare in altro provvedimento questo problema, magari introducendo una categoria diversa, oltre a quella professionale e a quella sportiva, introducendo una categoria di pesca che possiamo definire semiprofessionale, a cui ovviamente però devono essere riconosciuti dei limiti di pescaggio diversi da quelli che sono già inseriti in questa legge, se questo impegno c'è e questo provvedimento a giorni può essere portato nell'ambito di quest'Aula, sono disponibile al ritiro dell'emendamento, però ovviamente solo e soltanto dietro formale impegno.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.

ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Il realismo suggerisce la conclusione alla proposta dell'onorevole Bertolotti.

L'impegno della Giunta è che certamente un tentativo col Governo lo facciamo, e subito, anche attraverso la formulazione di una norma, che può essere anche un articolo unico, a latere dei lavori di questi ultimi giorni di Consiglio, per consentire a questa pesca sociale, nella situazione drammatica di questo momento, di avere nell'immediato una risposta in qualche modo che a questi pescatori, che in questo momento non possono pescare, possa essere dato un sollievo al disagio che soffrono.

L'impegno lo assumiamo, lo facciamo anche assieme. Ritengo che questa possa essere una soluzione positiva.

La legge rimane, nel suo corpo, libera da pregiudizi futuri e allo stesso tempo andiamo a risolvere il problema di questa nuova, esistente, ma in qualche modo nuova, alla quale vogliamo dare in qualche modo dignità anche di destinatari delle risorse della Regione, nuova specie di operatori del mare che in qualche modo devono essere aiutati.

PRESIDENTE. Mi pare di capire che l'emendamento si intende ritirato.

Rimane da votare l'articolo 68; non so se sono giunte le determinazioni relative ai termini di cui parlava il consigliere Sanna.

Ha facoltà di parlare il consigliere Marrocu, relatore.

MARROCU (Progr. Fed.), relatore. Chiedo la controprova invitando a bocciare l'articolo. In effetti l'articolo 72 prevede sei mesi per l'entrata in vigore della legge, e sei mesi possono essere sufficienti per l'Assessorato per gli adempimenti relativi all'applicazione della legge. Quindi, chiedendo la controprova, chiedo ai colleghi di bocciare l'articolo.

PRESIDENTE. Possiamo votare sull'articolo 68 sulla base dell'invito a bocciarlo, che è nato da un confronto sul merito dell'articolo stesso.

Metto in votazione l'articolo 68. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova) Chi non lo approva alzi la mano..

(Non è approvato)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del testo unificato delle proposte di legge numeri 66 e 84 e del disegno di legge numero 148

Rispondono sì i consiglieri: ARESU - BALIA - BERRIA - BIANCAREDDU - BONESU - BUSONERA - CADONI - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FALCONI - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - LA ROSA - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANUNZA - MARRACINI - MARROCU - MARTEDDU - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - PIRAS - PIRASTU - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA Salvatore - SASSU - SCHIRRU - SECCI - SERRENTI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.

Rispondono no i consiglieri: BALLETTO - CASU - MANCHINU - SANNA NIVOLI.

Si sono astenuti i consiglieri: BERTOLOTTI - GRANARA - MASALA - OPPIA - USAI Edoardo.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 59

Votanti 54

Astenuti 5

Maggioranza 28

Favorevoli 50

Contrari 4

Il Consiglio approva.

Il Consiglio sappia che il consigliere Manchinu ha votato contro, ma è incorso in un errore perdonabile.

Discussione della mozione Montis - Concas - Vassallo - La Rosa - Diana - Aresu - Balia sull'attacco della NATO contro il territorio della Repubblica Serba (181)

PRESIDENTE. Si dia lettura della mozione presentata dai consiglieri Montis e più.

CONCAS, Segretaria:

MOZIONE MONTIS - CONCAS - VASSALLO - LA ROSA - DIANA - ARESU - BALIA - MANCHINU sull'attacco della NATO contro il territorio della Repubblica Serba.

IL CONSIGLIO REGIONALE

CONSIDERATO CHE:

- le forse militari della NATO hanno dato inizio ai bombardamenti contro il territorio della Repubblica Serba;

- tale intervento ha già provocato morti e feriti fra la popolazione e gravi distruzione delle strutture civili;

APPRESO che le dichiarazioni del Presidente USA annunciano l'intensificazione di tali bombardamenti fino a costringere il Presidente della Serbia a piegarsi alle decisioni assunte in altre sedi,

impegna la Giunta regionale

1) ad attivare un immediato intervento presso il Governo della Repubblica perché salvaguardi la neutralità dell'Italia nel rispetto dell'articolo 11 della nostra Costituzione;

2) a farsi carico di una giusta richiesta di pace per tutti i popoli della penisola balcanica;

3) affinché intervenga con la massima urgenza per evitare di esporre parti del Paese ad eventuali rappresaglie militari. (181)

PRESIDENTE. Ha facoltà di illustrare la mozione il consigliere Montis.

MONTIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, io parlerei anche solo a lei se fosse assente l'intero Consiglio, rimarrà scritto nei verbali.

PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto, e di ascoltare, trattandosi, oltre tutto, di argomenti di non secondaria rilevanza.

MONTIS (Gruppo Misto). Credo che noi, in questa Assemblea, per l'ennesima volta perdiamo un'occasione di uscire dal provincialismo che pervade tutto il nostro sentire. Non solo da parte dell'intera Assemblea, ma anche della maggioranza e del Governo della Regione.

Naturalmente uscire da questo provincialismo non è una cosa semplice, perché anche i mezzi di informazione, che in Sardegna hanno un ruolo importante, del resto, come in tutto il Paese, sono assenti da questo dibattito. E sono assenti non solo perché non sentono le motivazioni per le quali questo dibattito può essere attivato, ma credo anche per altre ragioni. Ci si dedica più a cose marginali che alle cose essenziali che riguardano la vita del nostro Paese, la vita del popolo italiano.

Io vorrei solo leggervi qualcuna delle formulazioni in ordine a questa situazione che ha pubblicato la stampa di ieri. Iniziando dal Vicepresidente della Camera dei deputati, Alfredo Biondi, che dice: "Ho il dispiacere di dirvi che le azioni militari sono partite. La guerra contro la Jugoslavia è cominciata".

Un altro giornale: "Sono passati sessant'anni dal 1939 e la guerra, il sangue, tornano in Europa. Una vera guerra, moderna, micidiale, piena di incognite paurose; si sa che è incominciata ed è incominciata in un territorio storicamente terribile, deflagrante, ma non si sa dove, quando e come finirà. La nascita del nuovo secolo si annuncia sotto i più spaventosi auspici. Il Novecento è stato da molti definito "il secolo terribile". Che cosa sarà il prossimo?".

Oggi un altro titolo di un giornale: "La Serbia: notte di terrore".

L'apertura dei comunicati della televisione stamattina: "Una pioggia di fuoco e di fiamme invade una parte della Jugoslavia nei punti strategici".

Credo che soltanto questi titoli, per chi non è addentro nella lettura della stampa, della grande stampa, e per chi non segue la televisione, possono dare una visione della situazione che si è determinata in Europa, nella Penisola balcanica, alle porte del nostro Paese.

Io credo, e spero, lo spero vivamente, soprattutto per le nuove generazioni, per il nostro Paese, per l'Europa, e anche per il mondo, che lo spezzare le reni alla Grecia, come nella famosa e storica espressione del 1940, non significhi oggi spezzare le reni alla Serbia per una operazione che ha deciso la NATO, che ha deciso e ordinato il Presidente degli Stati Uniti d'America.

Che ci sia una violazione dei regolamenti della NATO non ci sono dubbi. Ieri notte, in un dibattito televisivo al TG1, l'onorevole Martino, ex ministro degli esteri del governo Berlusconi, ha detto: "Le violazioni dei regolamenti della NATO ci sono state e sono clamorose", salvo poi giustificare l'intervento, etc.

Ma ci sono altre violazioni ancora più clamorose credo. Anche qui si potrebbe ricorrere ad articoli di autorevoli politici italiani riportati dalla grande stampa, come la violazione dell'articolo 11 della Costituzione della Repubblica che prescrive, nel modo più tassativo, l'impedimento al nostro Paese di partecipare ad aggressioni militari, a guerre fuori dal suo territorio, e impedisce al nostro Paese e alle sue forze armate e al suo governo, di decidere di partecipare a guerre decise da altri, perché la Costituzione della Repubblica credo che sia superiore, più importante, più decisiva, nelle decisioni, di qualunque regolamento sottoscritto successivamente e non sanzionato dal popolo italiano, come è la Costituzione della Repubblica.

La scelta della Serbia. Perché la scelta della Serbia, e non la Turchia, paese notoriamente rispettoso dei diritti umani? "Per le sue azioni nelle sue zone del Kosovo", si dice. "Ma quelle sono regioni della Turchia, sono incorporate nello stato turco", come se il Kosovo non fosse incorporato nel perimetro del Repubblica Serba.

Nessuna giustificazione per gli eccidi, per i saccheggi, per gli stupri, per tutto quanto la Serbia ha fatto nei confronti del Kosovo. Nessuna giustificazione, tuttavia ci sono altre situazioni che sono assolutamente analoghe e molto peggiori.

La Russia nel 1996 e 1997 ha ucciso, disperso, bruciato in Cecenia centomila persone e più, secondo i dati (?), senza una sola protesta della NATO o del governo USA perché sono prevalsi, all'interno di questo, le tresche, gli accordi sottobanco, spesso non ufficiali, che lo stato statunitense prendeva con il capo del governo della Russia, Eltsin. Siamo in una situazione di assoluto paradosso, dove nel mondo ci sono guerre di sterminio, ci sono aggressioni, ci sono momenti di autentica strage, come succede nell'Africa nera e in alcune parti dell'oriente, ma non intervengono, e persino non protestano neanche.

Io ho redatto una mozione che secondo me consentiva a questa Assemblea non solo di partecipare ad un dibattito, perché sarebbe stato chiedere troppo, data la situazione esistente, probabilmente il livello di non conoscenza dei fatti internazionali di molti di noi. Ho redatto una mozione che poteva unire questa Assemblea, che potrebbe dare alcune indicazioni al Governo della Repubblica, che poi dirò molto brevemente, con delle forti iniziative di pace.

Ieri il Presidente del Consiglio dei Ministri, rientrando in Italia da un suo soggiorno nella città di Berlino, in Germania, ha detto: "Bisogna ritornare alla politica". Voleva dire implicitamente - credo, e così è stato interpretato da molti - "Finiamola con i bombardamenti terroristici". Ma sono le basi italiane che servono per mandare gli aerei.

Ieri sera, ancora la televisione italiana diceva: "Sono partiti da Gioia del Colle 68 aerei da bombardamento con il loro carico di morte eccetera. A questi, subito dopo se ne sono aggiunti altri quattro di bombardieri, turchi, della Turchia, della Repubblica turca, perché stazionano nel nostro paese gli aerei della Repubblica turca, di quella repubblica che tratta con tanta gentilezza e rispetto i diritti umani del popolo curdo.

Aviano, Napoli, e in Sardegna? Le basi militari in Sardegna, le basi aeree: Decimomannu, Perdasdefogu, la base de La Maddalena, i sommergibili atomici, altre basi militari che sono disperse nel perimetro della Sardegna. Quale ruolo avranno se questa guerra continuerà? Quale ruolo avrà avuto finora, in qualche modo? Noi siamo stati coinvolti nella guerra all'Iraq. Gli aerei poi si è scoperto dopo qualche tempo che partivano anche da Decimomannu, ormai non è più un mistero, non è un segreto militare. Che ruolo hanno avuto? Quale possibilità hanno avuto queste per decisioni formali non si sa bene da chi, dalla NATO, dal Governo italiano, dai comandi militari le nostre basi, gli aerei che soggiornano, che pernottano, che vivono, che si allenano, che fanno rumori molesti, che pregiudicano persino la tranquillità di parte delle nostre popolazioni che sono in Sardegna. Cosa avranno se questa guerra continuerà a svilupparsi, se le decisioni, come dice la mozione, gli orientamenti più che decisioni del Presidente USA, che annuncia di intensificare tali bombardamenti, fino a costringere il Presidente della Serbia a piegarsi a decisioni assunte in altre sedi e da altri paesi senza il concorso di quel paese che oggi si sta distruggendo con mezzi micidiali modernissimi, e a lunga distanza e a lunga gittata.

Questi sono alcuni problemi che noi poniamo in questa mozione, e che non può vederci estraniati. Non è possibile vederci estraniati, anche col nostro provincialismo, anche con la considerazione che viene data, alquanto peregrina, che noi siamo un piccolo popolo, siamo una regione in questo grande mondo, in questa Europa.

Noi possiamo fare la nostra parte. In altri tempi probabilmente migliaia, decine di migliaia, centinaia di migliaia di lavoratori, di cittadini, di giovani, di studenti, sarebbero scesi nelle strade a chiedere il rispetto dei diritti umani certamente e prima di ogni altra cosa, anche di non operare con bombardamenti distruttivi verso un paese sovrano come è la Serbia.

Intanto bisogna dire che non bisogna neanche falsificare la storia per giustificare certe cose. E` stato detto, e non voglio ripeterlo, perché si capisce da dove, che questo avverrebbe perché l'Europa è incapace di difendersi da sé. Questo stesso paese, questi stessi uomini politici dicono: "Noi vi abbiamo salvato dal nazismo, se non fosse per noi voi sareste in una situazione alquanto diversa da quella di oggi. Abbiamo impedito persino al comunismo di espandersi per l'Europa eccetera", dimenticando che il nazismo ha cominciato a crollare e a finire, e ad essere battuto militarmente a Stalingrado, quando le armate migliori di Hitler sono state annientate e distrutte, e il suo stato maggiore al comando di Von Paulus fu catturato dall'esercito rosso. Dimenticare queste cose è dimenticare la storia, è andare oltre la storia, è mistificarla.

L'Europa, è vero, oggi è l'Europa politica, che non riesce a difendere militarmente, e probabilmente fa anche bene, perché non ha neanche i mezzi per aggredire altri paesi ed altri continenti; è l'Europa dei grandi, delle grandi concentrazioni finanziarie, è l'Europa di un'economia sviluppatissima, che concorre con quella statunitense, giapponese e cinese, oggi, a determinare le decisioni nel mondo in campo economico e sociale. Però la storia non va vanificata, l'Europa è una parte importante del nostro pianeta, e l'Italia, all'interno dell'Europa, per le sue capacità produttive, per la sua intelligenza, per la sua situazione geografica, è un paese altrettanto importante. Queste erano alcune cose che noi volevamo dire, senza nessuna aggressione neanche verbale nei confronti degli altri, ma cercando di riportare nei giusti termini una questione politica e storica.

Si dice che la Jugoslavia, che i paesi di quella parte dell'Europa si determinano periodicamente. Si è fatto persino ricorso all'attacco turco, all'attacco ottomano del 1459, e poi alla successiva nascita della repubblica serba. Questi sarebbero ancora soggetti per tradizioni, per storia, e qualche volta persino per vocazione, ad essere l'un contro l'altro armato e a scatenare guerre, e per converso a coinvolgere la stessa Europa come fu nella prima guerra mondiale e come è avvenuto per gli altri.

Può darsi che sia vero, ma allora non si deve neanche rifiutare che l'Italia ha una soggezione nei confronti dello straniero che gli deriva dalla sua storia, dalla sua occupazione, e la Sardegna è anche in condizioni assolutamente peggiori, condizionata dalla sua storia e dall'occupazione straniera di duemila anni.

Non è questo il problema di oggi. Il problema di oggi è di realizzare un equilibrio tale che consenta la soluzione dei problemi, dei conflitti e le asperità difficilissime tra popoli e popoli che vivono all'interno delle stesse frontiere in modo politico, in modo da risolverli senza ricorrere alle armi, alle stragi, alle distruzioni, come sta avvenendo in questo momento. Questo è l'auspicio.

Chiediamo un'iniziativa politica forte a favore della pace, che sembrerebbe in qualche modo indirizzare, nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, l'attività del Governo della Repubblica. Oggi c'è il dibattito in Parlamento sulle mozioni che sono state presentate. Che le basi militari italiane siano sostituite gradualmente, se volete, ma sostituite con l'impegno di altri paesi che sono intorno alla Jugoslavia, che sono aderenti alla NATO, come la Grecia ed altri, adesso anche la Cecoslovacchia e l'Ungheria. Perché deve essere solo l'Italia a sopportare quest'onore, se quest'onere che è stato deciso da altri grava anche pericolosamente su parti del nostro territorio nazionale? Quello delle Puglie è un popolo generoso; ha accolto gli emigrati dell'Albania, del Kosovo, dei curdi etc. con molta generosità, ospitandoli non solo nelle strutture pubbliche, ma persino nelle loro case. Perché esporre parti del paese ad una eventuale rappresaglia che probabilmente può esserci se questa sciagurata aggressione militare contro la Serbia dovesse continuare?

Questi sono alcuni dei problemi per i quali il Consiglio regionale della Sardegna potrebbe far voti se si elevasse al di sopra, un po' al di sopra delle nostre piccole e continue diatribe locali, che, sì, possono soddisfare esigenze e bisogni esponenziali di questa o di quella formazione politica, di questo o di quel dirigente delle stesse formazioni politiche ed anche di altre in Sardegna, e tuttavia rimaniamo così piccoli da non essere e da non poter incidere nelle decisioni del nostro Governo, nelle decisioni della NATO, pur essendo coinvolti dal nostro paese e dalla NATO come nessun altro per basi militari.

Noi sopportiamo sulla nostra pelle e sul nostro territorio, una delle più imponenti organizzazioni di basi militari che abbia l'Italia. Ecco, queste erano le questioni: una forte iniziativa di pace ed una sostituzione graduale degli impegni militari come basi del nostro paese, e impedire così una possibile rappresaglia verso parti della nostra nazione, non dico della nostra patria perché sarebbe forse esagerato utilizzare questa parola, della nostra nazione.

Se noi facessimo una cosa del genere, credo che sarebbe meritoria non solo per noi, ma per le future generazioni e per un impegno ancora maggiore del nostro paese a favore della pace e della soluzione politica delle controversie che si manifestano in Europa.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (Progr. Fed.). Sarò molto breve. Per quanto mi riguarda non è necessario attardarsi a leggere tutti i particolari che la stampa riporta in questi giorni sulla guerra in atto. Per quanto mi riguarda, la guerra è orrore sempre e comunque, e davanti alla guerra non si può restare inerti; ancora meno si può restare inerti quando i carichi di morte e di violenza distruttiva partono dal territorio italiano.

Abbiamo il dovere di reagire, abbiamo il dovere di incoraggiare ancora adesso soluzioni alternative per fermare, come è giusto fare, l'altro orrore, quello della cosiddetta "pulizia etnica", che viene perpetrata nelle sfortunate regioni del Kosovo. La motivazione umanitaria non mi convince.Le bombe devono essere fermate subito perché non risolvono i conflitti.

Con questo mio intervento voglio testimoniare il mio totale rifiuto della guerra. Chiedo che questo Consiglio regionale trovi la forza per concentrarsi brevemente su questo problema, e per trovare, per individuare un'alternativa, per suggerire un'alternativa e per chiedere soluzioni politiche alternative a quella della violenza contro la violenza.

Ci sono altre strade; si faccia ogni forzo per individuarle.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Rosa. Ne ha facoltà.

LA ROSA (G.D.R.I. e Ind.). Signor Presidente, onorevoli Assessori, colleghe e colleghi, anche io dirò poche parole, anche perché non è assolutamente facile trovare le parole giuste quando si parla di queste cose, e anzi, le poche cose che dirò attorno alle sensazioni che questa situazione spaventosa genera, le prenderò in prestito dalle mie giovani figlie che hanno circa vent'anni, che hanno parlato di fronte alle notizie che arrivano dalla televisione, di angoscia e di impotenza, e così sicuramente io credo di sentirmi, e penso che noi ci dobbiamo sentire, angosciati e impotenti, di fronte ad una cosa spaventosa, perché credo che non sia possibile non sottolineare questo aspetto.

Noi ci troviamo davanti ad eventi spaventosi, enormemente spaventosi, sempre e comunque, ma ancora di più se dovessimo ragionare sul fatto che gli obiettivi per i quali questa cosa spaventosa è messa in atto, molto probabilmente, anzi, io dico certamente, non saranno raggiunti attraverso questa cosa spaventosa. Non si riporterà al tavolo del negoziato il premier slavo attraverso la guerra. Questa può essere una di quelle guerre che non finiscono mai; abbiamo già qualche esempio nella storia. E certamente non si è portato, e temo fortemente che non si porterà, alcun giovamento, ai kosovari, agli sfollati, che rappresentano una grande emergenza umanitaria, e che rappresenteranno ancora di più nei prossimi giorni una grande emergenza profughi.

Sappiamo che soltanto nel Kosòvo (io preferisco pronunciarlo così, e non come più comunemente si dice: Kòsovo) ci sono non meno di duecentocinquantamila sfollati che cercano di uscire dai confini e che nell'area, complessivamente, non sono meno di quattrocentomila. Ci troviamo quindi di fronte ad una grandissima emergenza umanitaria.

Io vorrei che il Consiglio regionale, il Governo regionale, per la loro parte, potessero affermare che mentre la nostra Regione non si dichiara disponibile a supportare gli eventi spaventosi di guerra che sono in atto; è invece sì disponibile per il tempo necessario e per le possibilità che essa ha, di dare il proprio contributo ad affrontare le emergenze umanitarie ai profughi che certamente nei prossimi giorni, nelle prossime settimane, si riverserà nel nostro Paese.

L'ho detto prima, all'inizio, non è il momento di dire molte parole. Io mi auguro soltanto che il Consiglio e il Governo regionale possano e sappiano esprimere un ruolo forte, positivo e incisivo nella direzione della ricerca della pace e del negoziato con le parti in causa.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Fois Paolo. Ne ha facoltà.

FOIS PAOLO (Progr. Fed.). Presidente, colleghi, intervengo molto brevemente per motivare le ragioni di questo mio intervento in Aula, in appoggio sostanziale alla mozione Montis e più in merito alla situazione dell' ex Jugoslavia.

Io credo che sia importante che il Consiglio regionale affronti questi grandi temi che toccano così da vicino la sensibilità e i sentimenti di larga parte della cittadinanza della nostra isola, ma ritengo che di questo tema sia opportuno, altamente opportuno occuparci perché questo caso, questo fatto ha tutta una serie di riflessi che toccano da vicino la nostra Regione, e quindi, a maggior ragione, è giustificato che il Consiglio regionale, in questa, sede discuta e prenda posizione sulla vicenda.

La prima questione evidentemente è, a mio avviso, quella di partire valutando la legittimità o meno dell'intervento della NATO. Su questo varie posizioni sono state assunte circa la necessità o meno di un'autorizzazione puntuale da parte del Consiglio di sicurezza.

Chi vi parla ritiene, sulla base di una attenta valutazione della questione sul piano giuridico, che una autorizzazione da parte del Consiglio di sicurezza fosse necessaria e che l'intervento umanitario, allo stato attuale del diritto internazionale, non giustifichi, in presenza di precise norme, quali quelle dell'articolo 53 dello Statuto, un intervento armato.

Ma, detto questo, io credo che la questione di fondo sia il pericolo che si sta delineando di un dissolvimento dell'Organizzazione delle Nazioni Unite.

L'Organizzazione delle Nazioni Unite rischia, non solo la paralisi, ma quel dissolvimento, quella estinzione che non si era verificata durante il periodo della guerra fredda. Allora c'era una paralisi del consiglio di sicurezza, ma la contrapposizione tra est e ovest, tra le due superpotenze, aveva impedito che determinate azioni potessero essere assunte.

Il cambiamento che c'è stato nei rapporti di forza a livello internazionale dopo il 1989 rende possibile, molto più della paralisi del Consiglio di sicurezza, che una parte possa intervenire unilateralmente, anche se attraverso accordi tra i componenti di questa parte, per una azione che a suo avviso è giustificata, ma che molti altri stati ritengono ingiustificata.

Allora, se questo si verifica sistematicamente, come si sta verificando in questi ultimi anni, la posta in gioco è la persistenza della massima organizzazione mondiale, con grandi pericoli, questa volta sì, per la pace e la sicurezza.

Allora io credo che, con riferimento a questa vicenda, ma ad altri precedenti, penso evidentemente alla decisione, questa volta neppure della NATO, di intervenire militarmente nell'Iraq, la questione debba essere attentamente valutata.

Personalmente io ritengo che una conferenza internazionale sulla situazione nel Kosovo sia altamente opportuna, ma non si possa trascurare la questione dei riflessi che la situazione attuale e determinate iniziative possono avere sulla persistenza stessa del massimo organismo mondiale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, nella quale noi crediamo, e nella quale organizzazione abbiamo celebrato qui il cinquantesimo anniversario nel 1995.

L'altra questione è evidentemente quella dei riflessi di questi fatti nel Mediterraneo. Noi varie volte abbiamo sottolineato l'importanza che il mediterraneo sia una zona di dialogo tra le diverse parti, gli stati che si affacciano sulla riva nord, sulla riva sud, sulla riva est del Mediterraneo; abbiamo salutato con favore l'adozione della dichiarazione di Barcellona che, grazie anche ai passi avanti compiuti sulla via dello ristabilimento della pace in Palestina, ha creato le premesse per il superamento di questa politica di confronto tra est ed ovest che si voleva trasferire proprio nel Mediterraneo; siamo interessati allo sviluppo di questo processo di Barcellona, a questo sviluppo della collaborazione euro - mediterranea, sia per i riflessi sul piano economico che questa politica può avere, sia per un'azione che la Sardegna può svolgere anche nei rapporti con i paesi del sud del Mediterraneo attraverso una accorta, attenta e proficua politica di cooperazione decentrata, nella quale noi profondamente crediamo. Ed allora, se le cose stanno in questi termini, è chiaro che un'azione del genere, che rischia con la chiusura degli aeroporti, con l'aumento dell'afflusso degli emigrati verso i paesi italiani, con una situazione di tensione nel Mediterraneo, credo che questo obiettivo di fare del Mediterraneo una zona di collaborazione, pur nel rispetto delle diverse posizioni, rischi di allontanarsi e che appunto l'ipotesi di una Sardegna portaerei del Mediterraneo, che noi vogliamo allontanare, tenendo conto della mutata situazione internazionale, rischi di farsi estremamente concreta.

La terza ragione per cui io ritengo che il caso debba essere seguito con particolare attenzione qui, in Sardegna, è il problema stesso che è stato posto al centro dei colloqui di Rambouillet(?) a proposito del Kosovo.

Si tratta cioè di sapere se le richieste dei kosovari vadano nel senso di un'autodeterminazione che si identifica con la creazione di uno stato indipendente, e questo sembra essere in prospettiva, nonostante quello che nella bozza di accordo risulta, la richiesta dei kosovari, oppure se si tratti di arrivare definitivamente, e non soltanto tatticamente, verso la creazione di un sistema di autonomia internazionalmente garantita.

Allora, noi vorremmo che la cosa fosse chiarita. Personalmente io non sono favorevole a sviluppare indefinitamente questa politica di concessione dell'indipendenza a tutti gli stati, staterelli che intendono costituirsi tali, con le conseguenze negative che già abbiamo potuto verificare in Bosnia, e che sicuramente non rafforzano la pace internazionale.

Io sono favorevole ad un sistema, ad uno statuto di autonomia internazionalmente garantita, ma questa garanzia non può consistere di colpo nella presenza di decine di migliaia di forze di una parte, o comunque occidentali, in nome di una politica di interposizione tra i due contendenti, che farebbe già pensare ad una sorta di spartizione del territorio tra la Serbia e il Kosovo.

Occorre, d'altra parte, che questa politica di garanzia internazionale nei confronti delle minoranze nelle quali io fermamente credo, debba essere attuata, e questo è nostro interesse, nei confronti di qualunque collettività, e quindi non soltanto nel caso del Kosovo, ma anche in presenza di tutte quelle minoranze, di tutti quei popoli che lottano per una garanzia che deve essere assicurata dalla comunità internazionale in loro favore.

Il pensiero va a molti popoli e a tante collettività che si affacciano nel Mediterraneo, o che sono prossime al Mediterraneo, e credo che nella valutazione che noi dobbiamo dare di questa triste e grave vicenda, non possa andare ignorata la questione di un trattamento uniforme, che deve essere riservato a tutte le minoranze e a tutte le collettività che richiedono una autonomia internazionalmente garantita.

Per questi motivi io voterò a favore di questa mozione, voterò la mozione nella sostanza.

Personalmente ritengo che il termine "neutralità" non sia, sul piano del diritto internazionale, corretto, ma interpreto il senso di questa mozione nel senso che si chiede il rispetto di un principio fondamentale della nostra Costituzione, che è quello dell'articolo 11 della stessa Costituzione, che correttamente è richiamato nel testo della mozione.

PRESIDENTE. Vedo che abbiamo ancora sei o sette iscritti a parlare. Si può parlare di problemi serissimi anche in maniera sintetica.

E` iscritto a parlare il consigliere Serrenti. Ne ha facoltà.

SERRENTI (P.S.d'Az.). Presidente, io credo che i drammatici fatti ai quali stiamo assistendo, che ci stanno coinvolgendo ultimamente, di cui sono pieni i giornali e le televisioni, ci portino di fronte a eventi della storia che non stanno cominciando oggi con i fatti della Jugoslavia, e che probabilmente non finiranno oggi con quei fatti, ma che sono in atto da tempo.

Io ne identifico almeno due fra questi: il primo è che un ideale come quello socialista, che a mio avviso è forse l'ideale più alto che la mente umana sia riuscita a elaborare, che è quello di giustizia, di uguaglianza tra gli uomini, abbia preso poi negli anni una sorta di aberrante deviazione per trasformarsi in una dittatura in buona parte del mondo, che ha oppresso le libertà, cancellato ogni capacità di elaborazione individuale, e che ha trasformato una grande idea, appunto, in una sorta di strumento di soggezione. Questo per fortuna sta finendo, il processo di crollo di questa aberrazione di una grande idea è in atto e lo abbiamo visto col crollo del comunismo sovietico, intendo la dittatura comunista, non intendo il comunismo come ideale socialista. E questo è avvenuto in tutti i paesi satelliti, non esiste quasi più nulla, il processo, forse per tradizioni storiche, nei Balcani assume toni ancora più drammatici e non che non fosse drammatica e sofferta la caduta dell'impero sovietico.

L'altra questione che a me pare evidente è che non è possibile, signor Presidente, comprimere culture diversità, economie, tradizioni. Non è possibile comprimerle per decreto, per legge, per imposizione. Perché, è vero, abbiamo visto che dopo decenni, dopo quasi un secolo di oppressione (è di circa settant'anni, mi pare, la storia della Jugoslavia, così come quella russa), ebbene tanti anni di politica di oppressione non sono riusciti a cancellare le diversità culturali di quei popoli, non sono riusciti a recidere quelle radici che legano quei popoli al territorio che abitano è appena si creano minime condizioni di libertà tutto germoglia di nuovo, e la necessità che è fisica, che è economica, che è spirituale, di quei popoli riemerge per riconquistare...(?)

Allora, Presidente, noi non possiamo essere d'accordo con nessuna guerra. Nello statuto del Partito Sardo d'Azione c'è, ma non perché sono cose che si scrivono, ma perché siamo convinti che rifiutiamo la guerra come mezzo per dirimere questioni internazionali o per dirimere vertenze comunque politiche che devono essere, invece, recuperate dalla diplomazia e devono essere risolte nel campo diplomatico. Non c'è dubbio che a questo noi abbiamo legato tutte le nostre argomentazioni per combattere gli insediamenti militari in Sardegna, dicendo che erano inutili prima quando c'era la politica dei blocchi, la guerra fredda, che esponeva noi sardi e questo territorio a inutili rischi, lo diciamo ancora oggi che quella politica è finita e per fortuna c'è meno bisogno anche di difesa. E quindi le servitù militari in Sardegna sono un peso che cade sulla popolazione e che ne riduce gli spazi anche di sviluppo economico. La pensiamo ancora allo stesso modo: siamo contro le servitù militari, siamo perché le servitù militari vengano ricontrattate, siamo del parere che la guerra sia uno strumento inutile, dannoso, lo dicevano tutti.

Tuttavia da questo punto di vista io condivido l'affermazione che viene fatta nella mozione, non posso però condividere quando nella mozione si evince che c'è uno schierarsi dalla parte dei serbi, ritenuti un popolo che tutela le libertà civili. Io, dalle cose che vedo in televisione, non rilevo che ci sia una grande tutela delle libertà civili, caro Ribelle. Io vedo civili messi in fila e massacrati, massacrati a colpi di mitragliatrice. Questa non è tutela delle libertà civili, e io non posso accettarlo. Così come non posso non schierarmi a fianco di un popolo, quello kosovaro, che si sta battendo per la sua libertà. Io voglio ricordare, cari colleghi, che non più di qualche settimana fa noi abbiamo discusso qui una mozione di sovranità, e il giorno che noi dovessimo - ma ne abbiamo diritto - chiedere che questa sovranità si sostanzi in meglio dal punto di vista politico, cosa farà allo Stato italiano? Ci manderà i carri armati oppure prenderà atto che si tratta di una giusta battaglia democratica di un popolo che ha diritto alla sua autodeterminazione. Questa è la mia preoccupazione, allora stiamo attenti, noi condividiamo tutte le battaglie di liberazione dei popoli del mondo perché se no ci contraddiciamo anche quando diciamo che l'Europa che noi vogliamo è l'Europa dei popoli, non è l'Europa degli stati nazionali. Gli stati nazionali sono aggregazioni artificiali degli uomini, fatte per loro più per soddisfare esigenze di potere dei governanti. A noi tutto questo non interessa, a noi interessa la libera espressione del cittadino e delle comunità che vivono in Europa. L'Europa ha una grande ricchezza che è proprio la sua diversità culturale, sono le diverse radici dei popoli che abitano la regione, e quando noi parliamo dell'Europa che vorremmo, di questa nostra aspirazione a una grande Europa moderna e che sia anche faro, la guida in certo modo dell'umanità, noi pensiamo all'Europa dei popoli, all'Europa delle diversità culturali. Non pensiamo all'Europa dei mercati, non pensiamo all'Europa dell'euro, perché anche l'euro è un momento di un percorso che deve portare comunque a fare dell'Europa gli stati uniti d'Europa, all'interno dei quali la democrazia venga esercitata prima di tutto nel riconoscimento dei popoli. Allora siamo contro tutte le guerre che cercano, magari senza l'appoggio di potenze straniere, di conquistare terreni che non gli appartengono. Il Kosovo è realizzato da una comunità che ormai da secoli vive lì. La Serbia non ha nessun diritto di espropriare quel popolo del diritto di vivere in quel territorio. Non possiamo essere d'accordo.

Pertanto, in coerenza con le cose che abbiamo sempre dichiarato, ci sentiamo fraternamente vicini al popolo del Kosovo, siamo al suo fianco e a fianco di tutti i popoli che fanno battaglie di indipendenza e non possiamo esprimere un voto favorevole a questa mozione che, ripeto, a me appare una mozione filoserba. Siamo contro la guerra, ma siamo al fianco di tutti i popoli e del singolo cittadino che fanno battaglie di libertà.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (Gruppo Misto). Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel corso di questo dibattito, molto probabilmente a poche centinaia di chilometri da noi continuano i bombardamenti sulla Repubblica Jugoslava. Non so se questo nostro dibattito servirà a qualcosa e se l'ordine del giorno predisposto verrà approvato, un fatto è certo, che di fronte alla catastrofe che si sta provocando con lo sganciamento di centinaia di micidiali ordigni nella Repubblica Serba, di fronte alle vittime inermi di questi bombardamenti, che vedono coinvolti donne, vecchi e bambini, avverto e avvertiamo tutti noi, penso, il senso di impotenza e ancor di più l'errore della guerra. E si avverte con questo, un allargamento degli orrori in una regione già pesantemente provata da un conflitto interno che coinvolge diverse etnie nel Kosovo.

Possiamo noi restare inermi, silenziosi di fronte a questo stato di cose? O forse non abbiamo il diritto e il dovere di levare alta la nostra voce per chiedere al Governo italiano il rispetto dell'articolo 11 della Costituzione?

Vede, onorevole Serrenti, dato che nel vostro Statuto voi ripigliate in effetti un articolo della Costituzione, come si ripudia la guerra come sistema per risolvere i conflitti, mi sembra che quanto meno in questa nostra mozione debba condividere la prima parte, proprio dove si dice e si chiede al Governo italiano il rispetto dell'articolo 11 della Costituzione, che impedisce azioni di guerra per risolvere le controversie internazionali.

Non è possibile che l'Italia attui azioni di guerra attraverso il mezzo di un atto puramente amministrativo. Quello che sta avvenendo è un fatto senza precedenti, è lesivo alla nostra democrazia, è lesivo alla democrazia del nostro paese, è lesivo alla potestà del Parlamento.

In questi giorni abbiamo assistito alla inconfutabile conferma che il nostro paese è un paese a sovranità limitata, che ha accettato una subalternità politica, militare e strategica. Non solo il nostro paese, ma l'intera Europa dimostra di essere un gigante dai piedi d'argilla condizionata dal gendarme del mondo: gli Stati Uniti.

Con questa azione saltano tutte le regole. La stessa Carta Costituzionale della nato è stata resa carta straccia, lo dimostra il fatto che l'alleanza nata per la difesa sia trasformata in una potentissima macchina bellica per l'offesa. La nato non è intervenuta per difendere un paese alleato, è intervenuta e ha invaso un paese sovrano. Nessun governo legittimo ha chiesto l'intervento per difendersi dall'aggressione. Questa è la realtà.

Lo stesso ruolo dell'O.N.U. è stato mortificato, nonostante rappresenti l'unico organismo internazionale deputato a decidere su questioni tanto gravi. E condivido le analisi che faceva l'onorevole Fois rispetto all'O.N.U. e rispetto al rischio della disgregazione di questo importante organismo.

Il Governo italiano e la nato fino ad ora hanno giustificato il proprio comportamento come un fatto necessitato, necessario per fermare la pulizia etnica ad opera delle milizie serbe. Io non voglio nemmeno lontanamente giustificare il comportamento di Milosevic e gli orrori da lui commessi nel Kosovo, in quanto non ritengo giustificabili gli atti contro le popolazioni inermi per giungere alla pacificazione reale di una regione, però mi sorge il dubbio che ci si trovi di fronte ad un progetto di destabilizzazione di una nazione, quella jugoslava, portata avanti deliberatamente dagli Stati Uniti e da alcuni dei suoi alleati, per ridisegnare una nuova carta geopolitica, facendo leva sui nazionalismi e sulla diversità delle etnie.

E` accertato, è palese, non smentito, il rifornimento ad opera degli Stati Uniti di armi, anche sofisticate, ai militanti dell'UCK albanese, che lottano per la creazione di uno stato indipendente. Come può essere credibile che coloro che armano una parte, possano essere poi gli interlocutori per imporre una vera pace? Così come non appare credibile l'intervento umanitario, infatti vi sono stati conflitti dove i morti sono stati contati a migliaia, e vorrei ricordare le più di centomila vittime in Cecenia e gli Stati Uniti e la stessa nato dichiaravano: "Non si può intervenire in quanto tale regione è parte integrante di uno stato".

Si sta consumando un genocidio in Kurdistan, e si dichiara, anche in questo caso: "Non si può intervenire in quanto tale regione fa parte integrante di uno stato sovrano".

Noi siamo d'accordo che non si possano risolvere tali conflitti con ulteriori interventi militari anche in tali zone, ma come non cogliere in maniera lampante i due pesi e le due misure, forse che il Kosovo non sia anch'esso parte integrante di uno stato sovrano? Così come non è bello mentire, e non è bello mentire a noi stessi, mentire al paese, autorevoli responsabili del Governo italiano dichiarano: "Non siamo coinvolti direttamente, pensiamo solo a difenderci". Da queste dichiarazioni si avverte la preoccupazione di essersi cacciati in una partita dall'esito imprevisto.

Come si fa a sostenere tale ignobile posizione, quando la stessa è smentita dal Capo della difesa, che dichiara in diretta televisiva: "I nostri tornado partecipano in modo integrato alle operazioni militari della nato in Kosovo, fino ad oggi con compiti di difesa, ma secondo il mio parere (dichiarava in diretta televisiva) in qualunque momento possono essere impegnati in operazione di offesa, in quanto sono in capo e a disposizione del comandante della nato". Per capirci, sono comandati da colui che proprio ieri ha dichiarato: "Distruggeremo, devasteremo la Serbia".

La verità non è solo che i nostri militari sono utilizzati come meglio si crede dal Capo di stato maggiore della NATO, ma che l'Italia è il punto centrale della partecipazione militare attraverso le sue basi.

Il Governo poteva dire così come hanno fatto altri paesi, che non voleva intervenire, voleva starne fuori, è ancora in tempo per farlo. Per altro, gli esperti indipendenti in questi giorni ci hanno fatto ben capire come si stia distruggendo il diritto internazionale. La differenza tra determinazione dei popoli e quella degli Stati.

Vedi, caro Serrenti, tu hai fatto un'affermazione che io in parte condivido, però qua siamo in una fattispecie completamente diversa, in quanto siamo in presenza di una regione parte integrante di uno stato, anzi, la culla storica della cultura di quello stato, che, per una serie di eventi, è stata abitata anche da popolazioni albanesi che, con l'andare degli anni, sono diventate maggioranza nella culla storica di quel paese, e per via di questo fatto, si sono creati movimenti indipendentistici che chiedevano di staccarsi, per cui di avere non un'autonomia, ma chiedevano una indipendenza, per cui chiedevano la creazione di un nuovo stato all'interno dello stato serbo.

E` come se qua in Sardegna, dove ci sono un milione e cinquecentomila persone, così, con lo spirito che noi abbiamo dell'accoglienza, lo spirito umanitario anche dell'integrazione tra i popoli, accettiamo, come dovremmo accettare, la presenza di persone, di altri soggetti che non sono sardi, che diventano maggioranza, e che questi soggetti poi dichiarino e rivendichino, per il fatto di essere diventati maggioranza di popolo, una propria autonomia. E` una bella differenza, non una propria autonomia. Rivendicano di crearsi uno stato.

Vedete, il diritto internazionale è una cosa seria, è una cosa tanto più seria che, proprio quando si sono rotti questi equilibri, quando si sono rotte le regole che hanno determinato la convivenza pacifica dei popoli del mondo, si è creato, soprattutto nei Balcani, dove vi sono differenze etiche, conflitti, guerre, distruzioni.

Con questo non voglio dire che i popoli, o popoli diversi che vivono in un altro stato devono essere repressi, devono essere torturati, devono essere mandati via.

Non è questo il senso, il senso è che tra persone di buon senso deve prevalere l'interesse comune del vivere civile e del vivere insieme, di un equilibrio rispetto agli interessi dell'intera umanità.

Vedete, oltre a questo concetto, io vorrei richiamare un attimo la posizione del nostro Paese, soprattutto del nostro Governo, rispetto alle recentissime dichiarazioni di ieri sera del Presidente del Consiglio, dove si avvertiva un cambio di orientamento, anche se lo stesso affermava: "La prima ondata ha esordito gli effetti sperati". E` come se il fatto che le migliaia di bombe, le tonnellate di bombe che sono state scaricate, abbiano risolto il problema, ma si diceva che ha indebolito, riteniamo che abbia indebolito il potenziale militare della Serbia e poi affermava che ha fermato le operazioni serbe in Kosovo.

Vedete, due affermazioni che non corrispondono a verità, non corrispondono a verità perché l'abbiamo visto e l'abbiamo constatato in quanto, sempre in diretta televisiva, assistevamo, sentivamo gli interventi in quel paese, dove stanno subendo le bombe, dove si sentiva che le distruzioni continuano e dove nel Kosovo la repressione continua con l'uccisione di decine e decine di persone.

Allora è questo il sistema per risolvere il problema? L'esperienza dei bombardamenti abbiamo visto che non ha piegato per esempio l'Iraq, ormai è una guerra infinita, che non soltanto affama un popolo, ma uccide intere e nuove generazioni, una guerra che sta durando ormai da qualche anno. E` questo il sistema? O pensiamo che qua, con la possibilità di scaricare qualche tonnellata di bombe in più, si possa piegare la volontà di un popolo? E` il problema per cui non ritengo che sia quello che si possano risolvere i conflitti attraverso le guerre.

Però il nostro Presidente del Consiglio faceva una dichiarazione che sembrava quasi un auspicio, quando dichiarava: "Si sta avvicinando il momento di tornare alla diplomazia", anche se subito dopo il Presidente americano Clinton e quello inglese Blair dichiaravano che fin quando il Presidente serbo, la Serbia, non accetterà incondizionatamente la risoluzione di Rambouillet i bombardamenti continueranno.

Quando si parla di due pesi e di due misure anche qua, dato che l'informazione non è soltanto di parte, ma qualche notizia arriva anche dai nostri inviati, dagli osservatori indipendenti, dove hanno fatto capire chiaramente che quella risoluzione era una risoluzione di parte, dove chiaramente emergeva il fatto che non si trattava di autonomia, ma soltanto di un'autonomia di tipo teorico, in quanto si riconosceva un'autonomia che non permetteva nei fatti ad uno Stato sovrano di poter esercitare comunque i diritti costituzionali di quello Stato, in quanto era prevista la nascita di una nuova costituzione.

Allora come si può sciogliere l'enigma, come si può superare questo momento? Riteniamo che la risoluzione di questi problemi possono essere trovati solamente attraverso una forte iniziativa politica che sappia far riprendere il dialogo, partendo anche da dove eravamo rimasti e trovando quei meccanismi che coinvolgono altre potenze internazionali perché si faccia capire a questo paese che è giusto che faccia un passo indietro, è giusto che assicuri al popolo albanese, che vive dentro la Serbia, il rispetto dei propri diritti, la possibilità di vivere in pace, la possibilità di essere trattato alla pari rispetto a tutti gli altri, ma soprattutto che si creino quelle condizioni che non permettano un allargamento del conflitto.

Segnali in questo senso ce ne sono notevoli, il Montenegro sta cedendo, sappiamo che ci sono segnali di destabilizzazione, nella regione a fianco alla Macedonia stanno avvenendo grandi movimenti, qualche scaramuccia sta avvenendo anche tra serbi e albanesi, parlo della nazione albanese, per cui quali più di queste ragioni ci fa capire che la guerra non serve a nulla?

Voglio concludere questo mio intervento ricordando una frase del Vaticano e anche del Santo Padre, quando richiamava tutti alla ragionevolezza, quando richiamava al fatto che non è con la guerra e con i bombardamenti che si risolvono i problemi, e quando richiamava tutti al senso di responsabilità perché la guerra non può portare che ad altre guerre.

PRESIDENTE. Prima di dare la parola mi permetto di ricordare che si avvicinano le ore 13 e 30, e che un argomento di tale serietà implica che chi ascolta ascolti con intensità e con attenzione, cosa che diventa man mano più difficile se si arriva ad ore impossibili.

Quindi è un'esortazione alla sintesi, che non significa coartare assolutamente il diritto di parola, ma consentire a chi ascolta di ascoltare intensamente, trattandosi di problemi di grandissima rilevanza.

E' iscritto a parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Presidente, devo far notare che peraltro in Aula manca sicuramente di gran lunga il numero legale, per cui credo che nessuno possa lamentarsi se gli oratori usano il tempo a loro disposizione per illustrare le tesi, sta di fatto che forse la collocazione del dibattito non è adeguata all'importanza.

Il collega Montis ha affermato alcune cose incontestabili, in particolare che dobbiamo uscire da una visione provinciale perché questo problema riguarda tutti noi.

Io condivido e credo che il Governo stia commettendo gravissime violazioni della Costituzione, e queste violazioni siano avvallate da quello che dovrebbe esserne il supremo garante, cioè il Presidente della Repubblica.

Non c'è dubbio che siamo in una violazione dell'articolo 11 della Costituzione, perché l'Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie quindi l'Italia, in base alla Costituzione, può effettuare solo guerre difensive. La federazione jugoslava non ha adottato nessun atteggiamento di ostilità militare nei confronti dell'Italia, e quindi il presupposto per la guerra difensiva non c'è.

L'Italia ha rinunciato alla sovranità per costruire un sistema di giustizia e di pace. Questa limitazione di sovranità si estrinseca in due organizzazioni, una è l'Organizzazione delle Nazioni Unite, e questa azione si sta svolgendo al di fuori delle Nazioni Unite, anche per il comportamento deplorevole che in quella sede adotta la federazione russa che fa prevalere, al di là delle motivazioni che dovrebbero guidare l'azione delle Nazioni Unite, un atteggiamento meramente politico, di sostegno di un governo tradizionalmente alleato come quello serbo.

Questa azione si svolge sulla base dell'organizzazione della NATO, ma in violazione del trattato della NATO perché la NATO ha una funzione meramente difensiva, quindi non ricorre in nessuna delle condizioni dell'articolo 11 perché l'Italia potesse operare ciò che sta operando, indipendentemente da una partecipazione diretta o meno alle operazioni militari.

Mi sembra che sia in corso una grave violazione dell'articolo 78 della Costituzione, perché quando si chiudono gli aeroporti, quando si vieta la navigazione aerea, quando si limita la libertà del movimento dei cittadini, questa può essere giustificata dal fatto che siamo in guerra, quindi il Governo, con meno ipocrisia, dovrebbe chiedere al Parlamento la dichiarazione dello stato di guerra, perché conseguono diritti e doveri dei cittadini diversi da quelli che sono in stato di pace.

Ma il Governo D'Alema - Cossutta non dichiara lo stato di guerra, perché sa che non può dichiararlo in base all'articolo 11, però limita i diritti costituzionali dei cittadini, quindi, in effetti, si sta andando ad una guerra senza dichiararla. Io mi chiedo: se le forze armate jugoslave, che dispongono di missili a media gittata ne lanciassero uno sull'Italia, continueremmo a stare in stato di pace come ipocritamente sta dichiarando il Governo, visto che non fa adottare lo stato di guerra dal Parlamento? Credo che siamo veramente all'assurdo, perché a una situazione di fatto non sta corrispondendo la situazione di diritto. Qua il Governo abbia il coraggio di andare davanti al Parlamento e chiedere la dichiarazione dello stato di guerra, con tutti i diritti e i doveri conseguenti, ma facendo ciò sa bene che violerebbe l'articolo 11 della Costituzione.

Questi però sono aspetti di diritto interno, io mi scandalizzo quando sul giornale, ma pochi minuti fa in quest'Aula l'onorevole Vassallo ha dichiarato che si sta violando il diritto internazionale. Ma quando mai? Il diritto internazionale contempla come mezzo di risoluzione di controversie la guerra, è l'Italia che unilateralmente vi ha rinunciato e non intende avvalersi di questa facoltà del diritto internazionale. La guerra è un atto di aggressione verso uno Stato sovrano, per cui qualunque Stato, che non sia l'Italia, può dichiarare benissimo guerra alla federazione jugoslava e adottare tutti i mezzi bellici conseguenti a questa dichiarazione di guerra.

Siccome né io, né il mio Partito non separiamo la politica dalla morale, diciamo che nel caso i mezzi impiegati, e forse qualcosa di più, sono ampiamente giustificati dalla violazione dei principi, se non di diritto internazionale di morale internazionale, che il Governo della federazione jugoslava, dominato dal gruppo comunista serbo sta attuando ormai dieci anni, perché il Kosovo, occorre ricordarlo, era provincia autonoma sotto il regime di Tito, che non era certamente il massimo di democrazia e di decentramento, ma Tito aveva capito che gli albanesi del Kosovo avevano diritto di governarsi.

Ebbene, questa cricca ipernazionalista, sciovinista, irrispettosa dei diritti umani che si annida a Belgrado, ha iniziato con lo smantellare l'ordinamento che era stato fissato dal regime comunista come quello di Tito.

Effettivamente credo che le conseguenze di gesti folli, come aver abolito l'autonomia del Kosovo, non possono restare senza conseguenze, perché quando i cittadini del Kosovo venivano discriminati nel loro territorio dai serbi provenienti dalle altre regioni della Serbia, chiaramente si sono ribellati.

I giornali in questi giorni hanno riportato che gli autobus partono da Pristina carichi di studenti serbi che vanno a Belgrado; questi studenti erano stati attirati in Kosovo a levare i posti nelle università del Kosovo agli studenti del luogo, l'università di Pristina era occupata dai serbi provenienti dalla Serbia, estromettendo i cittadini del Kosovo.

Voi pensate che una popolazione non possa non ribellarsi, prima l'ha fatto con mezzi pacifici, ma i mezzi pacifici non sono stati la risposta del Governo serbo, lo sono state le violenze, sono state le uccisioni, è stata la polizia etnica, è stato lo spostamento forzato delle popolazioni, è stato l'annientamento di tutti i diritti civili e politici che avevano quelle popolazioni.

Ed è chiaro che verso le popolazioni del Kosovo è sorta una solidarietà internazionale, perché chiaramente non si può tollerare, in un mondo civile, che un popolo venga schiacciato, distrutto da un governo antidemocratico, da un governo che non rispetta i diritti degli individui e dei popoli.

Lamento che la comunità internazionale si sia mossa tardi e male, che non si sia intervenuti con gli strumenti che avevano le Nazioni Unite, per colpa della politica della federazione russa, che si sia agito anche adesso con mezzi forse non adeguati, perché forse i danni alla Serbia sono superiore ai vantaggi che ne hanno i kosovari, però finalmente ci si è mossi, finalmente dopo dieci anni di oppressione, dopo dieci anni che hanno visto decine e decine, migliaia di persone uccise in modo vigliacco dalle milizie serbe. Dopo dieci anni in cui il diritto del popolo kosovaro è stato calpestato in tutti i modi. Finalmente ci si è mossi! Ed oggi non si può chiedere una libera assemblea come Consiglio regionale della Sardegna di condannare il fatto che, seppure magari con mezzi sbagliati e in ritardo, ma ci si è mossi per affermare un ideale di giustizia fra i popoli, per cercare di restituire a quelle popolazioni la libertà a cui hanno diritto.

Per questo io respingo questa mozione. Non si può condividere e porre sullo stesso piano chi tutela i diritti di libertà e chi questi diritti di libertà vuole schiacciare. Per cui questa Assemblea, se ha rispetto per il documento che ha approvato qualche settimana fa, in cui rivendicava il diritto alla sovranità del popolo sardo, deve dichiarare il diritto alla sovranità del popolo kosovaro, sia che si eserciti all'interno della Serbia, come si esercitava pacificamente fino a nove anni fa, ossia se questo popolo decide di costituirsi in stato indipendente, o di aderire alla Repubblica albanese, ricongiungendosi con il popolo fratello, con lo stesso popolo che, vicende a cui non hanno certamente concorso le volontà né degli albanesi né dei kosovari, hanno portato a creare una frontiera pericolosa, perché separare lo stesso popolo in due stati contro la volontà di questi stati, sicuramente significa provocare disordine e guerra.

Non possiamo non richiedere che un intervento a tutela della libertà del Montenegro, perché il Montenegro, che ha accennato a qualche dissenso con i governanti serbi, è stato minacciato di azioni come quelle che sono state condotte nel Kosovo. Anche la libertà del Montenegro, se venisse effettivamente minacciata dalle forze armate di Belgrado, andrebbe tutelata con intensità credo anche maggiore, perché il Montenegro ha deciso liberamente di aderire alla Federazione jugoslava, ma come stato sovrano ha il diritto di separarsi da una politica folle e liberticida.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.).Signor Presidente, colleghi consiglieri, io sarò veramente breve, anche perché non ho la pretesa di addentrarmi in disquisizioni dottrinarie sulla serietà o meno del diritto internazionale. Le ha svolte il collega Vassallo, ed è anche perfino superfluo dire che di alcuni passaggi non ho neanche colto bene quale fosse la valenza da mettere in correlazione col diritto internazionale; su altre questioni di sostanza non sono assolutamente d'accordo. Ma io stesso ieri ho dato subito l'assenso perché si portasse in Aula e si discutesse la mozione che ha, come primo firmatario, il collega Montis, perché ritenevo, e ritengo, che sia giusto che di un problema che riguarda un paese che...(?) al confine con l'Italia, una situazione di guerra; inutile nascondere, senza altri mezzi termini, che dove l'Italia oggi è protagonista più che mai, perché dall'Italia partono gli aerei e gli attacchi verso quel paese, non poteva non trovare anche nel Consiglio regionale della Sardegna un momento di dibattito e di riflessione.

Per la verità fare un qualcosa che impegni la Giunta regionale, onorevole Montis, penso che sia - questo almeno fra di noi dobbiamo dircelo - assolutamente inutile, perché la Giunta regionale non ha mantenuto altri impegni che riguardano i sardi, noi tutti, immaginiamoci se può intervenire il presidente Palomba che, tra l'altro, non vediamo ormai da settimane in quest'aula, se possiamo far carico al presidente Palomba di intervenire con la massima urgenza per evitare di esporre parti del Paese a eventuali rappresaglie militari. Anzi, evitiamo che il presidente Palomba si monti anche la testa se gli dovessimo dare un mandato di questa natura, perché lo vedremmo candidato anche alle organizzazioni nazionali, appunto all'O.N.U., o a qualche altro organismo di rilevanza mondiale, visto che ormai il suo mandato sta, finalmente per noi, per concludersi.

Debbo soltanto però fare una piccola premessa. Io chiedo ai colleghi firmatari della mozione, e lo chiedo anche ai rappresentanti della Giunta regionale, se questa azione militare si fosse svolta nelle more di un governo presieduto da Berlusconi, o comunque non un governo di sinistra, non un governo che vedesse nell'asse Cossutta - Mastella - D'Alema oggi il perno del politica italiana. Io vedo pochi compagni mobilitarsi nelle piazze dell'Italia, non vedo alcuna associazione sindacale mobilitarsi nelle piazze italiane, non vedo tutta quella sorta di passione, a volte demagogica, che si è scatenata invece in occasioni di decisioni che si sono assunte, ma da parte di governi non di sinistra.

Allora dobbiamo porci serenamente il problema: perché oggi manca questa mobilitazione? Perché è d'accordo l'onorevole Cossutta, perché sono d'accordo gli onorevoli D'Alema e, soprattutto, Mastella? E perché questa mozione, colleghi, non si è posta anche un altro problema, quello di individuare l'alternativa concreta all'intervento militare? Siamo d'accordo tutti che l'uso della forza deve essere la estrema ratio, perché io sono convintamente pacifista, sono contrario all'uso della forza. L'onorevole Bonesu addirittura ci ha richiamato con chiarezza vincoli di natura costituzionale, al di là delle nostre credenze e appartenenze, ma vincoli di natura costituzionale, e tutto questo avrebbe sicuramente indotto a una maggiore prudenza. Ma che il Governo nazionale ancora una volta dia l'occasione per perdere la propria faccia, non solo all'interno, ma nei rapporti anche con gli altri paesi dell'Europa e nello scacchiere internazionale, mi sembra oramai cosa ovvia, perché le dichiarazioni del Presidente del Consiglio, D'Alema, sono tutte tese ad evitare che si crei l'ennesima crisi politica, perché logicamente deve anche badare alla sua sinistra, che oggi è determinante per dare sostegno e fiato al suo governo. Quindi le questioni internazionali, dal nostro Governo nazionale vengono trattate solo con l'ottica del tatticismo. Questa è la politica estera del Governo romano, questo avrebbe dovuto semmai, la mozione in argomento, contenere come censura severa per il modo in cui viene trattata la questione. Ma un limite di questa mozione è che non si argomenta sulla causa, sull'origine che ha dato luogo a questo conflitto, perché non si tiene minimamente conto che il Presidente Milosevic, che sappiamo essere l'erede, e uno dei migliori interpreti del burocratismo comunista e del militarismo populista, si è dimenticato di dire che questo signore infierisce sulla popolazione, guarda caso per il novanta per cento albanese, di una provincia, quella del Kosovo che, come ricordava l'onorevole Bonesu, alla quale lo stesso Tito aveva concesso l'autonomia. E si dimentica di evidenziare che questo signor Milosevic continua ad esasperare una popolazione che è già oppressa dal sottosviluppo.

Questa è la questione non secondaria che semmai l'Italia avrebbe dovuto porsi nei confronti di queste popolazioni e che avrebbero dovuto porsi anche i presentatori della mozione. Qui vi è proprio una bella e buona sfida che viene da questo signore, che è figlio della tradizione comunista, perché esso stesso incarna il comunismo, quello che rimane del comunismo. Questo signore ha sfidato e violato i principi della civile e democratica convivenza, e di quel principio fondamentale che è stato richiamato dal collega Serrenti del rispetto della autonomia, del rispetto della autodeterminazione dei popoli.

E che venga addirittura sottovalutato da noi sardi, che non venga ricompreso in una mozione di esponenti politici della Sardegna è un fatto sicuramente di per sé limitativo, anzi, non approfittare di questa occasione per ribadire alcuni principi che sono a noi molto vicini, quali appunto quello della specialità e della autonomia. Ed allora, di fronte alla difesa che un regime comunista fa di sé stesso, dei suoi apparati burocratici, di partito, di fronte alla difesa di una economia statalista, ispirata a criteri appunto statalistici, di fronte al perpetuarsi di massacri, di sfregi, di stupri, di quell'idea aberrante di stampo hitleriano, e cioè della pulizia etnica, e tutto questo all'interno di un regime comunista, lo si ribadisce, bene, quale poteva essere la reazione dei paesi? E allora, qual è l'alternativa che i presentatori della mozione propongono a noi? Qual è l'alternativa per i kosovari? Accettare ciò che Milosevic vuole imporre, e cioè accettare la regola della barbarie, accettare il caos, l'umiliazione, la disperazione, il conflitto imposto dagli uomini di Milosevic, oppure qual è l'altra alternativa per i kosovari? E' quella, cari colleghi, di vederli in fuga e di vederli nel nostro paese. Vogliamo far diventare oramai l'Italia il luogo di incontro, in questo clima di bonismo, a sinistra su dice di convergenze di diverse culture e di persone che arrivano da tutte le parti. Ma questa è gente disperata. L'alternativa che mi pare sia sottintesa a questa mozione sia la fuga per i kosovari, con tutte le conseguenze che ne derivano per noi.

Voglio ricordare che fino a pochi giorni fa proprio a Rambouillet si è cercata una soluzione diplomatica... chiedo scusa ai colleghi, siccome giungono direttamente fin qua e siccome sono anche interventi fatti a braccio in qualche modo turbano...prego?

DIANA (Progr.Fed.). Stavamo discutendo a voce alta delle cose che avevi appena detto!

PITTALIS (F.I.). Mi fa piacere che siano oggetto di riflessione. Dicevo che si è cercato di dare una soluzione diplomatica e che questa non è avvenuta e non è avvenuta non per una cattiva predisposizione dei paesi occidentali, dei paesi che si riconoscono sotto l'ombrello della NATO, ma da un'arroganza, da una pervicace arroganza di un regime militare comunista.

Da parte nostra, l'unica vera soluzione vera è che Milosevic venga rimosso. Certo, non possiamo impegnare il Presidente Palomba perché si attivi in questo senso. Gli riconosciamo tanti meriti, anche che l'occupazione in Sardegna è crescita dello 0,001 per cento, come ormai tutti i mezzi di informazione stanno sbandierando; sappiamo che lui non è presente perché ha altre questioni elettorali da salvaguardare, da parte nostra non gli faremo carico perché non voteremo questa mozione perchè riteniamo che non colga bene tutti gli aspetti della vicenda e che, in ogni caso, questa Giunta regionale, oggi più che mai, non sia in grado neanche di impegnarsi per l'ordinaria amministrazione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (F.D.S.-Progr. Sard.). Signor Presidente, cercherò di raccogliere l'invito che lei ha rivolto alla brevità, esprimendo però con assoluta chiarezza la mia posizione.

Il Gruppo di Federazione dei Socialisti e dei Democratici aveva deciso, in maniera autonoma, di presentare a quest'Aula un proprio documento. Siamo stati anticipati dalla mozione presentata dall'onorevole Ribelle Montis e il sottoscritto, a quel punto, ha firmato quella mozione, condividendone non tutti i passaggi però la sostanza, e quello che conta è la sostanza.

Io peraltro credo che non debba apparire inutile in quest'Aula un dibattito su questo argomento, penso che ogni livello istituzionale, rispetto a fatti così importanti e così drammatici debba esprimere un proprio giudizio, debba prendere una posizione.

Signor Presidente, mi rifaccio a due note apparse entrambe su "L'Unità", una a firma di Michele Serra e l'altra a firma di uno storico, di Stefano Bianchini, nella giornata di ieri. Quella di Michele Serra parte dalla considerazione che stavolta gli Stati Uniti d'America, la NATO riconoscano le buone ragioni per dichiarare la guerra e difendere, proprio perché si tratta di buone ragioni, gli albanesi del Kosovo.

Mi pongo solo una domanda, signor Presidente: "Perché uguale comportamento non è stato tenuto nei confronti dei tibetani, perché non lo si è tenuto nei confronti dei curdi, oppressi e perseguitati dai turchi, quella stessa Turchia, signor Presidente, che adesso partecipa in maniera attiva a questa guerra? Perché non nei confronti nell'Iran, dell'Iraq, dei cattolici dell'Ulster, delle minoranze etniche e religiose di tutto il mondo, degli abitanti di Sarajevo, dei palestinesi, di Sabra e Shatila, delle minoranze del Sud Africa, degli afgani?". La considerazione invece svolta dallo storico Bianchini è di natura diversa e porta ad altre conclusioni su un altro piano, intendo dire, e dice: "Milosevic non ha interesse a mediare, non ha interesse alla mediazione e non ha interesse in quanto a Milosevic, probabilmente, conviene perdere il Kosovo, accettando la trattativa, avrebbe dovuto invece riconoscere gli albanesi come soggetto politico e con il voto degli albanesi, riconosciuti come soggetto politico, probabilmente, anzi sicuramente, il potere di Milosevic sarebbe diminuito e, in ogni caso, traballava".

Lo scopo dell'intervento della NATO è quello di costringerlo a firmare, ma l'effetto è la separazione. Qua riprendo il discorso dell'onorevole Fois, solo per richiamarlo, che le bombe aiutano lo stato etnico, la conseguenza drammatica sul piano della legittimazione degli Stati quindi, un processo sovranazionale che ridimensioni l'assolutezza delle sovranità nazionali sarebbe stato positivo, però un processo di questo tipo non avrebbe dovuto condurlo la NATO, avrebbe dovuto invece condurlo l'O.N.U..

Signor Presidente, vi è una tesi che è persino agghiacciante, quella che fa Ernesto Galli della Loggia, laddove dice: "Se l'Unione Europea comincia ad avere una sua politica estera, persino militare, e non è più una semplice entità economica, allora l'Italia, grazie alla sua posizione geografica, è in grado di esercitare un peso notevole". E` agghiacciante, signor Presidente, perché significa dire che l'Italia per crescere, per avere visibilità, per avere capacità di contrattazione in Europa e fuori Europa, dovrebbe privilegiare il momento della guerra, cioè cresciamo in quanto vi è la guerra.

Io credo che il premier D'Alema in questo caso abbia avuto un eccesso di condiscendenza, forse pensava, così come ha dichiarato ieri, ad una rapida e veloce azione dimostrativa, invece non si tratta, così com'è stato richiamato da più parti, di una rapida azione dimostrativa; è ancora più grave che questa condiscendenza si sia manifestata senza sentire il Parlamento italiano, cosa della quale l'onorevole D'Alema, in altre occasioni, ha accusato altri premier in Italia. Devono riparlare le armi della diplomazia, signor Presidente, io credo che sia utile che l'O.N.U. riprenda in mano le cose e che la NATO, invece, si ritiri.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.

MARTEDDU (Popolari). Le chiedo qualche minuto di pazienza ma penso di essere brevissimo dicendo anche che c'è la mia disponibilità a condividere, a firmare e ad approvare un ordine del giorno unitario che non può essere la mozione Montis, Concas, La Rosa e più, che mi pare parta da presupposti e considerazioni che non possono essere condivise. E' ovvio che ciascuno di noi ha una sua base culturale e un fondamento storico delle sue categorie interpretative della realtà che accade e che potrebbero anche portarci lontano; in questo momento, noi dobbiamo puntare comunque ad una posizione unitaria del Consiglio regionale.

Le origini di ogni guerra sono le più disparate; sono state citate le origini del sistema dell'internazionale comunista, così potremmo citare le origini di un sistema che sicuramente si richiama a regimi di tipo militari, di tipo fascista vecchia maniera. E` ovvio che, rispetto a queste cose, la nostra condanna è la più dura e la più ferma e che vorremmo fare in Europa, in Italia e in Sardegna, in questo momento, un salto di civiltà politica, di civiltà di libertà e di democrazia che deve andare oltre queste esperienze terribili. Noi siamo una generazione fortunata da questo punto di vista, fino ad oggi, ma siamo figli e nipoti di chi ha fatto guerre, di chi ha versato sangue, di chi ha vissuto sulla propria pelle la disarticolazione e la disgregazione dei popoli, della propria famiglia, la povertà e la morte. Il primo punto che deve contenere un nostro ordine del giorno è che, comunque, siamo contro la guerra, che comunque la guerra è da condannare perché non risolve i conflitti tra i popoli e perché la nostra aspirazione è quella che, mi pare fosse Pio XI mi corregga, Presidente, o Pio X, nel '15 quando condannava fermamente e diceva che la guerra, comunque, non avrebbe risolto il problema dei conflitti, guarda caso anche allora, insorgenti nei Balcani, era Benedetto XV. Quindi il primo moto di ribellione è contro la guerra. Siamo contro la guerra non perché vogliamo essere egoisticamente neutrali; il termine "neutrale" è un termine che è stato sempre disprezzato rispetto a questi problemi, perché il neutralismo è figlio di popoli ricchi, di popoli che non vogliono immischiarsi in qualche modo, o di nazioni più che di popoli, di nazioni e di Stati ricchi che forse sono più portati ad essere tesorieri dei tesori degli altri Stati che non ad attivare politiche di pace.

Quindi, non siamo egoisticamente neutrali, non siamo contro la guerra perché temiamo le rappresaglie; le rappresaglie sono anch'esse figlie di guerra e riteniamo che l'Italia, che è il nostro paese, è sempre fedele al principio costituzionale della pace, è sempre fedele a quel principio costituzionale, appunto l'articolo 11 della Costituzione, che comunque respinge gli atti di guerra se non necessari per difendere la propria pace e il proprio territorio.

Non siamo contro la guerra perché c'è un antiamericanismo di ritorno che non ci può essere, ma siamo contro la guerra perché la guerra è contro i nostri principi etnici, politici, di democrazia e di libertà, ma dobbiamo essere chiari ed espliciti anche nel condannare le politiche di quei "dittatorelli" di tipo sudamericano che ancora si aggirano, purtroppo, anche in Europa, che falsamente si ispirano ai principi di democrazia e ai principi repubblicani o che si ispirano anche a ideologie antiche.

La nostra condanna deve essere la più ferma e la più totale verso questi dittatori che sono anche liberticidi e che puntano ad eliminare nel cuore dell'Europa le aspirazioni di alcuni popoli ad essere liberi e ad autodeterminarsi. Certo, in questo momento ci dobbiamo chiedere chi arma questi "dittatorelli", chi li ha armati, da dove provengono le armi, da dove proviene questo sistema e questo armamentario così potente, così deflagrante, così pericoloso alle porte dell'Italia?

Forse il Parlamento nazionale e il Governo nazionale dovrebbe chiedersi oggi quanto l'impresa italiana ha contribuito a rendere così pericolosi, ad armare questi seminatori di guerra e di morte. Noi dobbiamo protestare sapendo che proveniamo da culture diverse, forse da convinzioni diverse, però se vogliamo trovare un moto unitario, un grido unitario, dobbiamo dire prima di tutto: "Fermate le armi e fermate la guerra". In secondo luogo dobbiamo dire: "L'Italia deve contribuire in maniera più ferma e più determinata a ridare vigore e autorevolezza agli organismi internazionali, deve essere più decisa nella politica di pace internazionale e meno subalterna, per certi versi, come Italia e come Europa a politiche che sono egemonizzate dalle grandi potenze, non solo dagli Stati Uniti, ma anche da grandi potenze europee, dobbiamo dire che siamo contrari alla pax romana, cioè ad una pace imposta solo ed esclusivamente con le armi.

Condivido molto un ordine del giorno che richiami questi principi, che richiami la forza dell'Unione Europea e che possa richiamare la forza dell'Organizzazione delle Nazioni Unite come forza vera, capace di raddrizzare le politiche della guerra. L'Italia può svolgere un suo compito: l'Italia e tutte le forze politiche che si ispirano alla democrazia e alla pace, possono svolgere un compito forte, veramente esaltante in questo fine secolo. Forse il nostro ordine del giorno finirà nel mare magnum delle dichiarazioni di questi giorni, ma se già in questo momento interpretiamo i sentimenti che sicuramente sono diffusi in tutta la Sardegna e in tutto il popolo sardo, soprattutto nelle giovani generazioni, potremo dare un contributo vero a quel moto di ribellione verso la guerra che in tutto il Paese in queste ore si sta elevando.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.

BOERO (A.N.). Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi. Dopo aver ascoltato una serie di interventi che non riesco ad aggettivare per rispetto di quest'Aula, dopo aver sentito addirittura che forse la colpa della guerra è dell'industria militare italiana, perché ho sentito anche questa assurdità, non posso fare a meno di riferirvi di due importanti telefonate di tipo mondiale che ho ricevuto: mi ha chiamato il Presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, e il premier Blair, pregandomi di intercedere nei confronti dei miei colleghi perché non vada avanti questa mozione.

Perdonatemi, ma quando si sentono corbellerie, rendere l'ambiente un po' più sereno con qualche barzelletta....

Insomma, questo Consiglio regionale sardo, che ha il dovere assoluto di assicurare pace nel lavoro ai sardi, se veramente dovesse approvare e firmare questa mozione, o l'ordine del giorno con i contenuti espressi adesso dal collega Marteddu, penso che siamo ulteriormente scaduti nel ridicolo.

Addirittura nell'intervento del collega Balia sento una cosa che concettualmente condivido quando si dice: "Perché non si interviene per i tibetani, per l'Iran e per l'Iraq", però quando sento dire: "Non si interviene nei confronti dei cattolici dell'Ulster", qui non è uno stato, qui è una fede, e nell'Ulster non ci sono i cattolici che si difendono e contrattaccano le angherie dei protestanti. Da cattolico ho sentito anche questo sproloquio.

Richiamo questo Consiglio e questi colleghi al senso di serietà; siamo tutti d'accordo, senza bisogno di dircelo, che la guerra è comunque qualcosa che va condannata e, se viene utilizzata, è perché non vi è nessun altra alternativa. Nessuno, e neanche il mio Gruppo, pensa alla guerra come metodo di soluzione delle controversie, ma speculare indegnamente questo fatto internazionale non è cosa da questo Consiglio regionale, che ha ben altre responsabilità nei confronti del popolo sardo, che è in guerra per un pezzo di pane, che è in guerra per avere un posto di lavoro, e che questo è il vero disastro e ha veramente il diritto di ribellarsi contro questo Consiglio regionale, contro questa Giunta che non solo non ha risolto il resto di niente, ma ha aggravato e aggrava il popolo sardo.

Leggo in questa mozione che c'è bisogno di lezione di geografia: la Repubblica serba non esiste, esiste la Federazione Jugoslava della Serbia e del Montenegro; sento dei richiami al Vaticano.

Quando mai il Vaticano nel deve fare il suo dovere come il rappresentante del popolo cristiano per la pace? Questo non ha niente a che vedere sui compiti del Vaticano che deve sempre pregare in qualunque modo, sempre l'ha fatto e sempre lo farà, per la pace e per la concordia dei popoli, ma anche il Vaticano non può di certo per la pace ammettere che un popolo venga cancellato dalla faccia della terra e che venga consentita impunemente la cancellazione dei kosovari.

Allora, pensiamo più ai fatti nostri; abbiamo l'umiltà della nostra dimensione ed esprimiamo pure i nostri pareri ma senza uscire, a parer mio, come si è fatto oggi, fuori dal seminato; preoccupiamoci più della Sardegna, perché questo è il compito di questo Consiglio regionale.

Come parte politica alla quale appartengo, non posso che esprimere la fedeltà alla NATO e non posso che vedere le notevoli contraddizioni nella coalizione governativa nazionale che si sono ampiamente riflettute nel dibattito della coalizione governativa regionale, dove c'è chi non solo non è fedele, ma culturalmente, ideologicamente è diametralmente opposto alla NATO, dove c'è invece chi è fedele alla NATO, e dove c'è chi tenta di tenere i piedi su tre staffe.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.

CASU (F.I.).Signor Presidente, colleghi consiglieri, sarò brevissimo, volevo fare solo qualche annotazione sulla mozione presentata dai colleghi Montis, Concas, La Rosa, Diana e Aresu. Credo che con questa mozione abbiano, in qualche modo, dimostrato la sensibilità di fronte ai fatti che stanno accadendo nella Jugoslavia, in particolare nella Serbia, nel Kosovo e anche nel Montenegro.

Sensibilità che non può richiamare nella mia memoria, penso che molti non sappiamo che la superficie sulla quale è nato il palazzo che ci ospita, ospitava un altro palazzo che cadde, onorevole Montis poi me ne darà atto, nel 1943 sotto le bombe che vennero buttate su Cagliari e sotto queste le bombe ci rimasero non solo i palazzi, ma 20-30 mila cittadini di Cagliari. Questi furono i morti del febbraio 1943 sotto le bombe.

Richiama questo nella mia memoria, richiama le bombe che vennero buttate su Londra, i missili su Londra, le bombe su Stalingrado, l'unica bomba su Hiroshima e una su Nagasaki, le bombe che vennero scaricate su Dresda, una sola notte di bombardamenti, di aerei angloamericani distrusse la città e provocò la morte di 200 mila cittadini di Dresda.

Questo richiamo certamente ci invita a riflettere sulla tragedia che si sta consumando in qualche modo in questi popoli, che sembrerebbero lontani da noi, ma non sono così lontani e anche se fossero lontani credo che noi non dovremmo rimanere insensibili. Mentre invece questa mattina ho assistito qui, in modo più o meno velato, alla manifestazione di due schieramenti, sembra che ci sia lo schieramento pro Serbia e lo schieramento contro la Serbia.

Se questi fatti dolorosi non ci devono lasciare indifferenti, io credo che ad un certo punto dovremmo affrontare il problema in modo sensibilmente diverso, se me lo consentite, pensando alle sofferenze atroci che ha subìto il popolo del Kosovo - scusatemi se la mia pronuncia non è perfetta - e non solo, perché non dimentichiamo che abbiamo avuto prima la Croazia, abbiamo avuto i problemi della Slovenia, abbiamo avuto i problemi della Bosnia. Sono dieci anni di problemi di questo genere, sono dieci anni di violenze che si sono consumate in questa regione dell'Europa.

Io non voglio entrare in merito alle disquisizioni della nostra Carta Costituzionale, né per quanto riguarda l'ordinamento internazionale. Vorrei fare una annotazione al consigliere Balia che si è scandalizzato delle parole di Enrico Galli Della Loggia quando dice che l'Europa non dovrebbe essere solo un gigante economico, ma anche una potenza internazionale degna di questo nome, dovrebbe essere anche una potenza militare. Chi auspica che l'Europa abbia anche una potenza militare non è un guerrafondaio. Io credo che questo fatto lo dimostri la situazione nella quale oggi si trova la Russia. Se avessimo avuto oggi la Russia di dieci anni fa i bombardieri della Nato non sarebbero andati in Iugoslavia. Ne sono convinto io e credo che ne siate convinti anche voi. Purtroppo la pace spesse volte si regge sull'equilibrio delle forze che appaiono sulla scena mondiale.

Oggi la forza è chiaramente a vantaggio, la bilancia pesa a favore degli Stati Uniti d'America, perciò non ci meravigliamo che la politica militare venga fatta dagli Stati Uniti d'America e non dall'Europa.

La conclusione alla quale io voglio giungere è che noi possiamo emettere dei comunicati, degli ordini del giorno in questo caso solo platonici, che non avranno certamente grande influenza pratica. Ciò non toglie che il Consiglio, amante della pace, che rinnega la violenza di qualunque tipo non possa non auspicare l'interruzione della guerra, che i bombardieri rientrino e rimangano nelle loro sedi, ma che nello stesso tempo cessi l'aggressione che sta consumando la Serbia nei confronti del Kosovo. Ha perfino minato le frontiere, in modo tale che i cittadini non possano neanche scappare, non possano neanche rifugiarsi all'estero. I bombardamenti sono stati certamente causati dalla situazione nella quale versa il popolo kosovaro.

Credo che se l'obbligo di risolvere i problemi internazionali attraverso la diplomazia grava a carico della Nato, identico obbligo deve gravare a carico della Serbia. Presidente, chiudo così il mio intervento perché c'è un'altra conversazione da un 'altra parte dell'aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio per fare una dichiarazione brevissima a nome della Giunta. Ne ha facoltà.

SCANO, Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. La Giunta interviene per sottolineare che il tema in discussione, come è chiaro, trascende l'ambito di responsabilità del Governo della Regione. Ciascun componente della Giunta naturalmente guarda con preoccupazione, con angoscia, ciascuno con la sua sensibilità sia al dramma degli albanesi del Kosovo, sia all'azione militare in atto.

Ciascun componente della Giunta ha le sue opinioni, ma la Giunta in quanto tale non si pronuncia sull'argomento.

Ho ascoltato con attenzione lo sviluppo della libera dialettica consiliare, guardiamo ora alle determinazioni dell'Assemblea. Il Governo regionale naturalmente si rimette all'Assemblea.

PRESIDENTE. A questo punto, se ci sono le condizioni per votare un ordine del giorno unitario, bene. Se non ci sono, fare una votazione che ne veda otto da una parte e sette dall'altra mi sembrerebbe non del tutto dignitoso per il Consiglio regionale. Non ci sono le condizioni.

I lavori del Consiglio sono aggiornati a martedì 30 marzo 1999, alle ore 17.

Ricordo che la mattina ci sarà l'incontro con i Presidenti delle Regioni a Statuto speciale.

La seduta è tolta alle ore 14 e 20.