Seduta n.183 del 03/05/2006
CLXXXIII Seduta
(Pomeridiana)
Mercoledi' 3 Maggio 2006
Presidenza del Presidente SPISSU
indi
della Vicepresidente LOMBARDO
indi
del Presidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 15 e 50.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del mercoledì 26 aprile 2006 (177), che è approvato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Chiedo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 91 del Regolamento non si può procedere ad alcuna votazione prima che siano trascorsi 10 minuti dall'inizio della seduta. Pertanto si procederà alla verifica del numero legale tra 10 minuti.
Congedi
Comunico che i consiglieri Calledda, Mattana, Pirisi e Paolo Fadda hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana. Poiché non ci sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge numero 216/A.
Passiamo all'esame dell'articolo 19 bis.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 19 bis:
Art. 19 bis
Prevenzione per la diffusione della trichinellosi
1. Per far fronte all'emergenza determinata dall'insorgenza di un nuovo focolaio di trichinellosi e per sostenere il corretto adempimento della prassi in materia di biosicurezza, al fine di favorire la piena collaborazione degli allevatori ed il conseguente monitoraggio e controllo della malattia, è concesso un incentivo pari a euro 1.400 ad azienda a favore degli allevatori che, entro il 31 ottobre 2006, abbiano posto in essere un piano di risanamento, in conformità alle norme di riferimento.
2. Per le finalità di cui al comma 1, è autorizzata nell'anno 2006 la spesa di euro 1.700.000 a favore dei competenti comuni che devono provvedere ad accertare la sussistenza dei requisiti previsti dalle norme in materia sanitaria in capo agli allevamenti e successivamente disporre l'erogazione dell'incentivo agli aventi diritto (UPB S12.059).)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris Mario. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Quando si procede alla verifica del numero legale? Adesso o dopo?
PRESIDENTE. Colleghi, se ci sono iscritti a parlare possiamo fare svolgere gli interventi, se non ci sono iscritti a parlare, dovendo votare, sospenderei la seduta per dieci minuti per consentire la verifica del numero legale e successivamente la votazione dell'articolo.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Volevo sapere se c'era la verifica o meno, lei rimanda di dieci minuti, quindi…
PRESIDENTE. Sì, onorevole Floris io le avevo concesso la parola. Chiedo scusa.
Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente e onorevoli colleghi io parlo su questo nuovo focolaio in materia di biosicurezza politica. Vorrei anticipare le conclusioni per dire subito che le vicende e i contenuti del cosiddetto maxi collegato segnano la fine, in maniera umiliante e devastante per le procedure che si sono seguite e per i contenuti, della democrazia parlamentare autonomistica. Consegnano nelle mani dell'autoritarismo e dell'assolutismo più spregiudicato e senza regole gli ultimi aneliti di speranza di un popolo, il popolo sardo, che nell'autonomia, a mio giudizio, ha creduto e crede ancora.
In quest'Aula, di questi tempi, sono venute meno tutte le garanzie regolamentari; si naviga a vista, come si suole dire, il dibattito e il confronto non hanno stimoli, tanto meno soddisfazioni morali e politiche. Tutto è sacrificato alla volontà dell' "Io", quell'entità assoluta che decide tutto, come abbiamo visto, ed ordina in una visione monoteista della politica e delle istituzioni, senza che nulla e nessun possa contraddirlo, pena la decadenza o la decapitazione, non di Soru, ma di Sansone con tutti i Filistei.
Signor Presidente, se le parole hanno un senso, un significato, e io credo che lo abbiano, se i testi legislativi che vengono di volta in volta sottoposti all'esame e all'approvazione del Consiglio regionale, per rispondere alle esigenze di una comunità hanno l'obiettivo, come dovrebbero averlo, di offrire soluzioni concrete e positive, secondo principi di rappresentanza e di democrazia; se la politica è, come deve essere, regolatrice di civiltà e non solo dispensatrice di poteri, e tanto meno l'arte (come si vede anche in questo Consiglio), delle furbizie o peggio regola del più forte, quello che si è consumato in questi giorni e che si sta consumando, in questa Assemblea è il rito dell'affossamento di questi principi, è la sconfitta della politica, è la vittoria della sopraffazione, il dispregio delle regole che ci siamo democraticamente tutti dati, il fallimento di un progetto politico e di governo, il trionfo della prepotenza e dell'arroganza, la negazione della partecipazione democratica alle scelte fondamentali per la crescita e lo sviluppo.
Un'azione, signor Presidente, di basso profilo politico, di infimo livello giuridico, che offende la dignità di quest'Assemblea, la dignità della rappresentanza del popolo sardo sovrano, dell'intera comunità sarda, messa di fatto alla berlina e che vede svanire un sogno, quel sogno del cambiamento tanto promesso. Basta prendere uno dei tanti argomenti che sono stati sottoposti alla nostra valutazione, per significare che questa Giunta è fuori dal mondo, non solo dal mondo delle regole, ma dalle strategie, dagli obiettivi che questa Regione deve perseguire. Intendo riferirmi, ma soltanto per un esempio, al comma 17 dell'emendamento numero 140, sostitutivo dell'articolo 3, istitutivo dell'imposta regionale sulle seconde case ad uso turistico, proposto dalla Giunta regionale e successivamente più volte modificato, ogni volta con una legge diversa.
Al di là di ogni considerazione scaramantica sul numero 17, il contenuto del testo proposto dalla Giunta regionale da un lato offende il buon senso, la nostra capacità di essere non dico legislatori sardi, ma almeno legislatori, costringendo questa Assemblea ad approvare una norma che demandi al potere esecutivo una prerogativa che è già insita nelle sue potestà istituzionali, nei suoi diritti - doveri di adire le competenti sedi giurisdizionali contro atti lesivi degli interessi della Regione, esponendoci quindi al ridicolo. Dall'altro lato certifica la plateale rinuncia a combattere una battaglia per la quale c'è stata l'unanime disponibilità dell'intero popolo sardo, ovvero la battaglia per ottenere dallo Stato il riconoscimento del diritto della Regione di ricevere l'intero ammontare delle risorse statutarie, riscosse in Sardegna, non già semplicemente, riduttivamente, a compartecipare ai sette decimi dell'intero gettito dell'imposta sui redditi dei fabbricati ubicati nel territorio regionale.
Questa è la certificazione del limite della capacità di questa Giunta regionale, del suo Presidente, di governare nell'interesse della Sardegna. E' la certificazione del fallimento di una proposta e di un programma che non hanno forza e che non possono andare in una direzione inversa a quella che è stata approvata unanimemente da questo Consiglio. Dirò di più: questo comma, questa proposta è una proposta subdola, nasconde un inganno, precostituisce un alibi per il governo amico che dovrà venire tra qualche giorno, perché la Giunta regionale e il Presidente della Regione si vogliono così cautelare contro ogni possibile diniego, ormai in atto, del prossimo governo di centrosinistra, arroccandosi al minimo editoriale e limitando fin d'ora un danno temuto.
Dove sono tutti gli impegni della campagna elettorale? Il fatto che col Governo amico avremmo avuto i dieci decimi di tutte le imposte disposte in Sardegna? Di più! Le questioni che anche in questi giorni stanno avvelenando la politica e i rapporti tra maggioranza ed opposizioni, soprattutto nella maggioranza, ovvero la nomina dei vertici della sanità, e le diverse innumerevoli decisioni del TAR Sardegna in ordine agli enti regionali, ripropongono in maniera emblematica la questione della capacità dei sardi ad autogovernarsi, della capacità di questo Presidente di realizzare e proporre un vero cambiamento, un vero ammodernamento della Regione propedeutico a qualsiasi processo di crescita e sviluppo.
Tante volte abbiamo sostenuto che la società di oggi è la società dei veloci cambiamenti, che un processo economico e di sviluppo nasce e si sviluppa e muore nell'arco di tempi strettissimi, che la nuova economia non può permetterci di abbandonare di colpo la vecchia economia, ma che con essa deve convivere, che le nostre produzioni di qualità devono avere come motore di sviluppo e di penetrazione nel mondo le strade informatiche e così via. Abbiamo invece la sensazione di una Regione ingessata, di una classe dirigente politica più preoccupata a considerare un potere accentratore, che si è avviata con grande confusione mentale, politica, amministrativa e giuridica a tentare di costruire non già una riforma secondo lo spirito della costituzione dell'autonomia vera, ma un apparato di centralizzazione del potere.
Amici del Consiglio, la Regione si avvia a perdere quegli alti e nobili connotati di ente di programmazione e di indirizzo (leggetelo il cosiddetto maxi collegato), e perde tutti i connotati, diventa un soggetto di gestione e di controllo a se stesso, che oltre a essere anacronistico è contrario alle norme vigenti a livello regionale, nazionale ed europeo. Si stanno smantellando gli enti, che andavano certamente riformati ed ammodernati, ma che abbiamo contribuito a creare tutti insieme, unanimemente in questo Consiglio: i bracci operativi della Regione sono stati costruiti insieme, dalla maggioranza e dalla minoranza, non c'è stata mai una maggioranza che abbia fatto un opera come quella che si sta facendo. Questi enti che andrebbero non smantellati ma ammodernati, adeguandoli alle nuove e moderne esigenze della politica sociale - economica della Sardegna, e quindi consolidandone la loro funzione di braccio operativo della Regione. Al loro posto invece, se andiamo a leggere, si stanno costruendo centri di potere, agenzie, che rispondono unicamente al Presidente della Regione, un deus ex machina, e che vengono di fatto sottratti al controllo di questa Assemblea, limitata così nelle sue prerogative fondamentali. E' un disegno pericoloso del quale la maggioranza porta tutta la responsabilità, perché così avvalla quella che a molti appare una vera e propria deriva democratica attuata attraverso l'applicazione sistematica di principi aziendalistici, monocratici e autoritaristici. Ritorneremo dopo su questo.
PRESIDENTE. E' stata richiesta la verifica del numero legale. Sono trascorsi 10 minuti dall'inizio della seduta, quindi prego i colleghi di predisporsi alla votazione col sistema elettronico. La richiesta dell'onorevole Artizzu è stata appoggiata dall'onorevole Vargiu, va bene?
Prima verifica del numero legale
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
(Risultano presenti i consiglieri: Artizzu - Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Cerina - Cherchi Silvio - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Fadda Giuseppe - Floris Vincenzo - Frau - Giagu - Lai - Lanzi - Licheri - Liori - Manca - Marracini - Marrocu - Masia - Orrù - Pinna - Pisu - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Spissu - Uggias - Vargiu.)
PRESIDENTE. Sono presenti 40 consiglieri. Constatata la mancanza del numero legale sospendo la seduta per 30 minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 05, viene ripresa alle ore 16 e 40.)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Sono costretto a ribadire che la maggioranza deve essere presente. Quindi chiedo la verifica del numero legale.
(Appoggia la richiesta il consigliere Atzeni).
Seconda verifica del numero legale
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
(Risultano presenti i consiglieri: Atzeri - Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Caligaris - Cassano - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Dedoni - Fadda Giuseppe - Floris Vincenzo - Giagu - La Spisa - Lai - Lanzi - Licheri - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Milia - Orrù - Pacifico - Pinna - Pisano - Pisu - Porcu - Rassu - Sanjust - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Spissu - Uggias - Vargiu.)
PRESIDENTE. Sono presenti 41 consiglieri; 39 più i due richiedenti, pertanto sussiste il numero legale.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 19 ter.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 19 ter:
Art. 19 ter
Disposizioni urgenti per il potenziamento
delle strutture residenziali dell'ERSU di Cagliari
1. Al fine di soddisfare il fabbisogno abitativo studentesco è autorizzata a favore dell'ERSU di Cagliari la complessiva ulteriore spesa di euro 17.500.000, in ragione di euro 5.000.000 nell'anno 2006 a valere sui fondi di cui alla delibera CIPE 30 maggio 2005 da iscriversi, successivamente all'approvazione dell'APQ "Istruzione", con decreto dell'Assessore competente in materia di bilancio e di euro 12.500.000 nell'anno 2007, per l'acquisizione dell'area denominata ex Sem sita nel Comune di Cagliari e per la realizzazione di un campus per studenti universitari di almeno 1.000 posti letto.
2. Per il raggiungimento di tali finalità:
a) l'ERSU di Cagliari è autorizzato ad acquisire la proprietà dell'area e la realizzazione dei relativi interventi edificatori di cui al comma 1 anche mediante transazione dei contenziosi pendenti;
b) in deroga al comma 2 dell'articolo 39 della legge regionale n. 7 del 2005, il patrimonio immobiliare, già di proprietà dell'ente di cui al comma 1, permane in capo allo stesso ed è utilizzato quale strumento di vendita e/o permuta; la presente disposizione costituisce titolo idoneo per la cancellazione delle trascrizioni già effettuate in applicazione del succitato comma 2 dell'articolo 39;
c) è disposto il trasferimento di patrimonio immobiliare disponibile regionale a favore dell'ERSU di Cagliari, da utilizzarsi quale strumento di vendita e/o permuta, per un importo sino ad euro 8.000.000.
3. Ai fini dell'attuazione del presente articolo non si applicano le disposizioni di cui alla legge regionale n. 35 del 1995, e successive modifiche e integrazioni.)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 19 ter.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Capelli ha votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Caligaris - Cherchi Silvio - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda Giuseppe - Floris Vincenzo - Giagu - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Orrù - Pacifico - Pinna - Pisu - Porcu - Sabatini - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - SECCI - Uggias.
Rispondono no i consiglieri: Artizzu - Atzeri - Capelli - Cappai - Cassano - Contu - Dedoni - Diana - Gallus - La Spisa - Licandro - Liori - Milia - Moro - Pisano - Randazzo - Rassu - Sanjust - Sanna Matteo - Vargiu.
Si è astenuto: il Presidente Spissu.
Il Presidente proclama il risultato della votazione:
presenti 55
votanti 54
astenuti 1
maggioranza 28
favorevoli 34
contrari 20
(Il Consiglio approva).
Passiamo all'esame dell' articolo 20.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 20:
Art. 20
Disposizioni in materia di trasporti
1. L'esclusione di cui al comma 1 dell'articolo 2 della legge regionale 27 agosto 1982, n. 16, non si applica ai servizi tranviari urbani e suburbani delle aree di Cagliari e Sassari ed ai servizi di linea extraurbani, di interesse regionale, in concessione alle gestioni governative.
2. Per l'attuazione di programmi regionali di opere pubbliche non riconducibili alle disposizioni di cui alla legge regionale n. 24 del 1987, e successive modifiche e integrazioni, è facoltà dell'Amministrazione regionale estendere alle Gestioni governative delle ferrovie della Sardegna (FdS) e delle Ferrovie meridionali sarde (FMS) nonché agli enti a totale partecipazione pubblica operanti nelle infrastrutture di trasporto, l'applicazione del disposto di cui all'articolo 4 della medesima.)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, ho bisogno di un attimo per riprendere il filo del discorso perché con queste votazioni mi sono un po' perso. Sull'articolo 20 non ci sono neanche emendamenti a quanto mi risulta, per cui non ho in questo momento un granché da dire. Vorrei invece ritornare sull'articolo 19 bis perché a causa della confusione che regnava in Aula non mi sono accorto di quello che stava succedendo. So che non si può tornare sugli articoli già votati, ma spero che col buon senso si possa porre rimedio.
Noi abbiamo votato le concessioni di incentivi (pari ad euro 1400 ad azienda) a favore degli allevatori che entro il 31 ottobre avevano posto in essere un piano di risanamento. Ora, per quanto riguarda la trichinellosi, il piano di risanamento non interessa gli allevatori in regola, per intenderci, ma interessa tutti quegli allevatori che non sono in regola, quindi che non hanno un allevamento regolarmente denunciato, che sono da considerare abusivi, per intenderci. Noi stiamo finanziando con 1400 euro quegli allevatori che fino ad oggi hanno trasgredito le regole, cioè stiamo premiando chi in regola non è.
Io credo che questa sia una azione che il Consiglio regionale poteva evitare. In più - ma credo che non avrò risposta a questo mio quesito - mi risulta che i dirigenti del Ministero della salute abbiano mosso dei rilievi all'Assessorato della sanità per le ordinanze di intervento a firma del presidente Soru sul piano di intervento per quanto riguarda la trichinellosi. Avrei voluto ricevere delle risposte in merito, anche perché questo (tra l'altro queste azioni non le pone in essere il governo amico o nemico, ma i dirigenti stessi del Ministero della salute), potrebbe inficiare l'articolo e (perché no?) l'intera legge. In violazione, infatti, di qualsiasi norma comunitaria e nazionale noi stiamo concedendo 1400 euro a chi fino ad oggi è stato ai margini se non totalmente fuori dalla legge. Questo la legge stessa non lo può consentire; sarebbe stato opportuno verificare, per conoscenza del Consiglio e dei consiglieri stessi, qual è il fine del comma 1 dell'articolo 19 bis.
Credo che con troppa superficialità abbiamo votato questo articolo e in particolare il comma 1. Ritengo che tutto questo possa avere delle conseguenze nel prossimo futuro ma, ahimè, come tante altre domande anche questa rimarrà senza risposta.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, un'altra delle domande che rimane senza risposta - per continuare il filo logico del ragionamento proposto dal collega Capelli - che però è una domanda che scuote l'animo di ciascuno di noi, è sapere dove si trova l'Assessore dei trasporti nel frattempo che noi discutiamo l'articolo relativo ai trasporti. E' vero che, tutto sommato, questo articolo è abbastanza neutro, quindi non suscita molte domande: gliene vorremmo porre però tante altre in merito alle interrogazioni sulla continuità territoriale, alle quali continua a non rispondere.
La sensazione che si è diffusa in quest'Aula è che valga la pena di parlare in Consiglio di trasporti a patto che si affrontino solo questioni neutre, quali quelle che - espresse un po' in burocratese, un po' in politichese - sono riecheggiate nei due commi dell'articolo 20; quando si parla invece di questioni sostanziali per la Sardegna, quali quelle legate alla continuità territoriale, l'Assessore dei trasporti non c'è, e sembra che non ci sia neanche nelle sedi dove si decide la continuità territoriale, considerato che è successo quello che è successo ieri nei voli della continuità territoriale per Roma e per Milano.
Forse l'assessore Broccia si sarebbe risparmiato queste valutazioni, che io invece sono costretto a esprimere in questa sede, se avesse dato risposta alle molteplici interrogazioni che il Gruppo dei Riformatori aveva presentato quando gli abbiamo segnalato che probabilmente il metodo con cui stava apportando delle modifiche al regolamento sulla continuità territoriale rischiava di "fare acqua" e che tutti i termini per la pubblicazione sulla Gazzetta europea del bando relativo alla continuità territoriale rischiavano di essere oltrepassati, non solo senza che si vedessero i collegamenti per Parigi e per Mosca (che in una avventurosa ed entusiasmante intervista a Videolina l'Assessore ai trasporti ci aveva proposto), ma anche senza che continuassero a essere attivi quelli normali per Roma e per Milano.
Ora io credo che a nessuno di noi sfugga, neanche a coloro che fanno politica, che se per caso qualcuno di noi decidesse di partire per Roma o per Milano sfruttando la continuità territoriale sarebbe bene che lo facesse con qualche mese di anticipo, augurandosi, peraltro, che non intervenga la cancellazione di compagnie (non di voli, ma di compagnie) dalla continuità territoriale. Potrebbe capitare, infatti, quello che ho letto sui giornali e cioè che pur avendo lasciato fare (come è successo nel volo Cagliari-Roma di ieri) regolarmente il check-in, Meridiana si sostituisca ad Alitalia a causa della mancata partecipazione di quest'ultima alla gara sulla continuità territoriale, e che i passeggeri, non avvertiti, restino a terra. Dio non voglia, poi che qualcuno di noi decidesse di partire per qualsiasi motivo di venerdì, senza aver programmato la partenza con tre mesi di anticipo, perché i posti per residenti ovviamente risulterebbero esauriti, e sarebbero esauriti anche quelli di qualunque altro genere, a disposizione per chiunque dovesse avere una esigenza urgente. Le compagnie, non operando in regime di bando, ma operando in regime di mero accordo contrattuale tra loro, sono abilitate a cancellare i voli, a spostarli in altre fasce orarie, come e quando desiderano senza che nessuno possa in nessuno modo eccepire. Viviamo una situazione in cui è davvero impensabile che il Consiglio regionale non venga informato nel dettaglio su ciò che succede e debba apprendere le notizie dai giornali. E proprio dai giornali, dalla fotografia dell'assessore Broccia su "L'Unione Sarda" apprendiamo che l'assessore è costernato perché gli avevano detto che sarebbe andato tutto bene, mentre ieri non è andato tutto bene, e chi sardo era in giro per l'Italia lo sa meglio di me, meglio di voi colleghi del Consiglio che eravamo qui e meglio dell'assessore Broccia.
Ora io credo che in una situazione di questo genere l'assessore Broccia avrebbe fatto bene a essere in Aula e, a latere, a chiosa dell'articolo 20 che comunque riguarda i trasporti e quindi comunque avrebbe richiesto la sua presenza in Aula, magari non avendo ritenuto opportuno dare risposta alle interrogazioni che come atto legittimo da questo Consiglio regionale sono arrivate, avrebbe fatto bene perlomeno a fornirci qualche notizia sulla situazione davvero insostenibile che i sardi stanno vivendo in questi giorni.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente e colleghi del Consiglio noi siamo costretti ad intervenire ripetutamente perché ci sembra di avere compiuto un salto a ritroso nel tempo di almeno 20 - 25 anni, quando, tutti insieme, in questa ed altre Aule, avevamo deciso di porre rimedio alla catastrofe delle leggi omnibus, delle leggi omnicomprensive, e ai disastri che queste leggi avevano provocato in Sardegna. Allora tutti insieme avevamo detto: "Bisogna modificare la legislazione e fare in modo che ogni materia venga trattata per proprio conto con le istruttorie che devono essere fatte dalle competenti commissioni consiliari, senza affastellare, senza mettere più argomenti insieme perché non si capisce nulla". Questo più che un maxi collegato è diventato un "casotto".
Ora, signor Presidente del Consiglio, sembra quasi una questione personale, ma noi esprimiamo valutazioni politiche, nei diversi ruoli, quando si è in maggioranza e quando si è all'opposizione, siamo pagati per svolgere il nostro ruolo politico, e nel farlo forse rischiamo di essere pedanti, però non possiamo esimerci dal ribadire che il Consiglio regionale non ha ormai più nessun ruolo, nessuna funzione in virtù del fatto che il Presidente del Consiglio continua a ricevere "di tutto e di più", qualunque cosa venga proposta, indipendentemente da istruttorie; è una situazione che non può andare avanti.
Sulla continuità territoriale, signor Presidente, noi abbiamo presentato mozioni, interpellanze, interrogazioni, e non abbiamo ricevuto nessuna risposta. Io mi sono sentito rispondere dall'assessore Broccia che non ero ben informato, e che col primo di maggio di quest'anno finalmente i sardi avrebbero avuto la nuova continuità territoriale. Mi pare che il primo di maggio sia passato e mi pare anche che non c'entri niente l'assessore Broccia, perché il problema della continuità territoriale è un problema che riguarda il Presidente della Regione, non gli assessori.
Quando ero Presidente della Regione questa materia l'ho trattata personalmente; gli assessori non c'entravano proprio niente. Perché allora addebitare agli assessori un problema di linea politica come quella della continuità territoriale? E' impossibile. Il Presidente della Regione, vi ricorderete, sfidando il Consiglio, ha detto che se ne infischiava dei soldi e dei fondi e delle risorse dello Stato nazionale perché la Sardegna orgogliosamente poteva assicurarsi la continuità territoriale indipendentemente dalle risorse finanziarie dello Stato. Ora noi sappiamo che l'Alitalia non ha partecipato alla gara d'appalto, ma voi immaginate una compagnia di bandiera nazionale che non partecipa alla gara d'appalto per la continuità territoriale sarda? Perché non ha partecipato? Ci saranno pure ragioni? Non credo che l'Alitalia o non abbia presentato la domanda per non curanza, evidentemente non è stato svolto quel ruolo di mediazione tra Meridiana e Alitalia che è stato svolto durante la prima fase della continuità territoriale.
Peraltro, onorevoli colleghi, ci troviamo in questa situazione: abbiamo iniziato una continuità territoriale a 64 mila lire, ovverosia a 34 euro, nel frattempo la continuità territoriale è salita a 39 euro, ultimamente, con questa gara, salirà a 45 euro; ma di quale continuità territoriale stiamo parlando? E' inutile, Assessore non dica..., io capisco al volo, benzina, ISTAT… queste cose ci sono adesso e c'erano anche prima. Noi allora avevamo cercato di capire come andava il mercato e di prevedere nell'arco di 10 anni che cosa sarebbe potuto avvenire. Però è possibile che quando c'è il caos nei cieli e i nostri cittadini non riescono a rientrare o non riescono a partire di questo argomento il Consiglio regionale non si possa occupare? E' possibile che noi non troviamo una linea di intesa, tutti insieme, per dire che la continuità territoriale con la mancanza delle risorse dello Stato non è continuità territoriale? Noi nei confronti delle compagnie non abbiamo nessuna arma; non è che gli possiamo dire: "non ti diamo i soldi" perché i soldi non glieli stiamo dando, e nel momento in cui loro decidono di fare le bizze e di tramutare questa imposizione di oneri sociali come vogliono, noi non possiamo fare nulla. La battaglia che il Consiglio regionale della Sardegna deve intraprendere è quella di riottenere da parte dello Stato i 90 o i 100 miliardi, o quelli che servono. Ecco perché il prezzo politico, ecco perché il carburante non c'entra: perché a fronte di 70 miliardi disponibili l'altra volta ne abbiamo speso sì e no 28 - 30, con gli altri 30 avremmo dovuto imporre il prezzo politico alle compagnie e quindi valutare un prezzo equo per consentire ai sardi di viaggiare da e per la Sardegna.
Ora noi ci troviamo in questa situazione, la continuità territoriale non è partita dal primo maggio, perché oltre alle rotte a cui di solito facciamo riferimento (Cagliari, Olbia, Alghero, Roma e Milano) abbiamo altre dieci rotte. Per le altre dieci rotte le compagnie presenteranno le offerte entro il 22 maggio, poi si dovrà riunire la Commissione e successivamente andremo lì a fare che cosa? A ratificare i patti che stringeranno le diverse compagnie?
Allora io dico: ma questo Consiglio regionale, che ha svolto tante discussioni sulla continuità territoriale, che ha trovato l'intesa l'altra volta con una maggioranza diversa, è possibile che non riesca a trovare l'intesa adesso da questa parte verso quella parte? Questo vorrebbe dire che a voi della continuità territoriale non ve ne "frega" nulla. Allora ditelo! Allora diciamolo! Allora non diciamo più che la continuità territoriale è una di quelle battaglie storiche che la Sardegna ha intrapreso da quando è nata e da quando è sorta e che veniva posta al primo punto come nodo fondamentale dello sviluppo e della crescita economica e civile della Sardegna.
Ecco perché, signor Presidente del Consiglio, noi così non possiamo andare avanti; io la invito a fare qualche cosa per sciogliere questo Consiglio. Noi non abbiamo più nessun potere, non rispondono alle nostre interrogazioni, non viene applicato il Regolamento del Consiglio, ogni questione che viene interpretata "a vista", per cui una volta si fa riferimento ad una fonte, alla prassi e una volta ancora al Regolamento. Ma che cosa ci stiamo a fare qua dentro? Che cosa ci stiamo a fare? Non c'è un rigo di legge che provenga da questo Consiglio, tutti i progetti di legge arrivano dalla Giunta, arrivano in Aula e vengono sfornati senza che noi abbiamo la possibilità di modificare nulla.
In Commissione, io ho detto all'assessore Dadea: ma perché introduciamo questo problema del personale? Ma perché non sottoponiamo a verifica la legge numero 31 del 1998? Ma siamo d'accordo che i funzionari e la burocrazia debbano continuare a fare la gestione? La gestione non ce l'ha più nessuno, ce l'ha il presidente Soru. Se io avessi il tempo, e credo che i colleghi abbiano approfondito questo aspetto, vi farei osservare in ogni articolo del collegato c'è scritto che i poteri del Consiglio vanno alla Giunta e vanno dalla Giunta al Presidente o ai funzionari indicati dal Presidente. Questo non mi pare un modo corretto di concepire la politica; non lo è per niente. E lo dico con rammarico ed anche con dolore, ma non con rassegnazione, perché noi non possiamo andare avanti così; siamo umiliati, signor Presidente, siamo umiliati da questo comportamento che non è degno di un'Assemblea legislativa, di un'Assemblea sovrana come quella del popolo sardo.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Floris. Quando apriremo un dibattito vi parteciperò anch'io; ovviamente non condivido molte delle posizioni che lei illustra e ripete in tutti i suoi interventi, nel senso che l'Assemblea fa quello che ha sempre fatto: approva le leggi votando articolo per articolo, emendamento per emendamento. E siccome io non credo che i colleghi siano tutti in preda a una continua coercizione ritengo che la maggioranza sappia esattamente cosa fa, e la faccia per propria scelta. Comunque, è un dibattito ampio e quando si terrà io vi parteciperò.
E' iscritto a parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, l'articolo 20 che viene ora esaminato dal Consiglio reca una tematica che evidentemente, a giudizio della Giunta e di questa maggioranza, si riduce a due modesti, direi modestissimi commi. Dal titolo dell'articolo francamente mi sarei aspettato qualcosa di più, e lo dico non soltanto alla Giunta, ma lo dico anche ai colleghi della maggioranza che ad ogni piè sospinto, nella passata legislatura, reclamavano interventi finanziari in favore della politica dei trasporti. In particolare mi riferisco al primo comma di questo articolo 20, dove si estende la possibilità di interventi con fondi regionali anche ai servizi in concessione alle gestioni governative.
Credo che prima di approvare una disposizione di questo genere, credo che sia doveroso, sarebbe stato doveroso da parte della Giunta, presentare una documentazione o, in ogni caso, fare il punto sullo stato dell'arte nei rapporti Stato-Regione (con particolare riferimento alla tematica dei trasferimenti di queste competenze dallo Stato alla Regione) e soprattutto nei rapporti economici che devono intercorrere tra la Regione e lo Stato, con particolare riferimento alle gestioni governative e, quindi, ai problemi legati agli impegni finanziari, ai dipendenti e all'occupazione. Niente di tutto questo! C'è il silenzio assoluto, c'e il silenzio totale!
Perché la mia delusione è forte? Non tanto perché io ci credessi, ma perché la Giunta e la maggioranza dimostrano l'incoerenza più totale. Su una tematica di questo genere mi sarei aspettato una posta in bilancio per significare l'impegno della Giunta e della maggioranza sulla continuità territoriale aerea e sulla continuità territoriale marittima. Un intervento finanziario della Regione che avesse significato l'interesse e l'impegno della comunità regionale a concorrere con lo Stato e con l'Unione Europea ad intervenire sul piano finanziario. Anche perché questo tema è stato uno dei cavalli di battaglia, un ritornello, una fotocopia costante portata avanti da chi allora era all'opposizione. Veniva rimarcato a ogni piè sospinto: "la Regione non mette i propri finanziamenti, la Regione si sta disinteressando, non si capisce perché dobbiamo fare uno sforzo anche noi". Oggi non si vede niente di tutto questo, parole al vento, illusioni al vento, forse anche voti buttati al vento. Ma io credo che la gente valuterà con molta attenzione e con analisi ben approfondita.
Allora io mi chiedo: questi due anni sono passati inutilmente o, come diceva giustamente poc'anzi il Presidente collega Floris, stiamo arretrando notevolmente, stiamo perdendo diritti che sembravano acquisiti, stiamo mettendo in ginocchio i passeggeri sardi, soprattutto i residenti che non sono in grado di prenotare e non sanno quando possono partire con l'aereo, stiamo lasciando nell'angoscia più totale i dipendenti di alcune compagnie aeree che non sanno che fine faranno? E se non c'è il rischio della perdita del posto di lavoro, c'è il rischio di essere trasferiti fuori dalla Sardegna; non si sa dove potranno essere collocati.
Siamo davanti ad una gestione fallimentare! Questo è uno dei capitoli più antipatici e più pesanti per l'economia della nostra Isola. Su questa vicenda della continuità territoriale aerea, come giustamente sottolineava il collega Vargiu, quest'Aula, questa Assemblea viene lasciata nella totale ignoranza. Forse perché la Regione non riesce ad inserirsi nel discorso. Eppure il Presidente va ogni tanto, fa qualche visita, come abbiamo letto oggi sulla stampa, anche se non comprendo perché vada da solo e non si faccia accompagnare dall'Assessore; considerato che gestisce un ramo dell'amministrazione. Ieri comunque abbiamo appreso dalla stampa che il presidente Soru è corso dal ministro Lunardi, è corso all'Enac per scongiurare il rischio della perdita della continuità territoriale. Non sappiamo cosa abbia conquistato ma sappiamo che in questi due anni siamo tornati indietro; e allora io mi chiedo che cosa si e fatto, che cosa si vuole fare!
Quindi, per tornare a questo articolo 20, mi sarei aspettato dalla Giunta e dalla maggioranza qualcosa di più impegnativo e più corposo. Oggi sentivo in una televisione regionale un collega della maggioranza che, intervistato, ammetteva: "Sì, questa è una legge omnibus". Io non ho capito quale significato attribuisse a questo termine, anche perché credo che il 90 per cento dei sardi che hanno ascoltato quella dichiarazione sentendo "omnibus" avranno pensato: "Questa deve essere una legge importante, grande". E' omnibus perché riguarda tutti, perché riguarda gli amici, perché riguarda gli amici degli amici? Non si capisce! Spiegate allora che cosa vuole dire omnibus!? E' rivolta a tutti, è rivolta a tutti gli amici, è rivolta a tutto, o è rivolta a niente!? Ho l'impressione che ci sia un tentativo di dare una "spruzzata" a tutti, una spruzzata ovunque.
Poi ho sentito qualche altro intervento di qualche collega della maggioranza che diceva: "Sì, bisogna inviare qualche segnale di attenzione; le risorse sono poche". Anche qui non si capisce: si parla di segnale di attenzione a tutti ma poi non lo si invia a nessuno. Questa legge purtroppo non si capisce dove andrà a parare! Sicuramente non verso gli interessi più generali della nostra Isola.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dei trasporti.
BROCCIA, Assessore tecnico dei trasporti. Signor Presidente, intervengo brevemente per dire che ieri è entrata in vigore la continuità territoriale sulla base del decreto numero 38 firmato dal ministro Lunardi il 29 dicembre del 2005. Io ricordo, è stato già oggetto di discussione in quest'Aula, che il Governo non solo non ha messo i soldi sulla legge numero 144 per la continuità territoriale da e per la Sardegna, ma ha deciso che nei collegamenti con Roma e Milano potevano essere solo imposti gli oneri del servizio pubblico, perché l'esperienza degli anni 2004 e 2005, quando nella trascorsa legislatura si rinunciò ai compensi finanziari a favore delle compagnie aeree nei collegamenti con Roma e Milano, aveva dimostrato che la continuità territoriale con Roma e con Milano poteva essere effettuata senza compensi per le compagnie aeree. Quindi non è solo una questione di risorse non inserite nella legge numero 144, ma è un problema di volontà del Governo, e dell'Enac conseguentemente, di onerare quelle rotte ma senza compensi finanziari per le compagnie aeree.
I compensi finanziari, i 15 milioni di cui quest'Aula è a conoscenza, sono stati messi a disposizione per gli ulteriori collegamenti, le nuove dieci rotte che collegheranno i tre aeroporti sardi con sei capoluoghi di altre regioni del resto d'Italia. Infatti in quell'altro decreto (siamo al numero 39 sempre del 29 dicembre 2005) c'è l'imposizione degli oneri del servizio pubblico che sono le regole. E poi c'e la gara di appalto vera e propria perché ci sono 15 milioni circa suddivisi nelle dieci rotte, nei dieci collegamenti che saranno attivati. I compensi vanno da cifre inferiori al milione di euro a cifre superiori a due milioni, due milioni e mezzo di euro. Il 21 di aprile la Commissione Europea ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale questo nuovo decreto, questa nuova imposizione di oneri e il relativo bando pubblico.
Devono trascorrere 30 giorni di tempo per raccogliere le eventuali adesioni e candidature delle compagnie, subito dopo una commissione composta da Enac e Regione valuterà, i requisiti delle compagnie e le offerte che perverranno e proporrà al Ministro dei Trasporti, credo al nuovo Ministro dei Trasporti, la firma del decreto che assegnerà le rotte e determinerà la data di partenza, in regime di oneri del servizio pubblico dei nuovi collegamenti.
Non è vero che l'Alitalia non ha presentato la domanda per partecipare agli oneri di Roma e Milano; Alitalia ha presentato la domanda in ritardo. Il bando prevedeva che la domanda dovesse essere presentata entro il 24 aprile, mentre la domanda dell'Alitalia è arrivata all'Enac il 27 aprile. Alitalia pertanto ha aperto un contenzioso con l'Enac, considerando il termine del 24 aprile ordinatorio e non perentorio. Per questi motivi l'Enac, che è il responsabile unico del procedimento, ha escluso Alitalia dalla continuità territoriale per Roma e Milano.
Purtroppo l'atteggiamento di Alitalia nella giornata di ieri è stato negativo, non tanto nei confronti della Regioneo o dell'Enac, quanto nei confronti dei viaggiatori possessori di un titolo di viaggio Alitalia. Questi, presentandosi a qualsiasi check-in di Air One e Meridiana potevano trasformare il loro biglietto di viaggio in un biglietto di viaggio di Air One e Meridiana per viaggiare da e per la Sardegna. Alitalia, invece, non ha consegnato l'elenco dei possessori di titoli di viaggio, determinando, così, ieri, una situazione di grave disagio tra i passeggeri. La cosa più grave e più umiliante è stato ciò che è successo ad alcune decine di passeggeri che venivano da rotte internazionali, che avevano fatto il check-in nelle città dove erano ospiti e per i quali era pronto un aereo pronto alle 23, Alitalia invece ha comunicato a Air One e a Meridiana che tutti i passeggeri erano stati messi nelle condizioni di prendere un altro volo, e così questi signori hanno dovuto dormire in albergo e hanno potuto raggiungere la Sardegna solo stamane.
E' a conoscenza del Consiglio regionale che è in atto da venerdì, un dialogo, un confronto tra Meridiana e Alitalia per verificare la possibilità di condividere i voli per Roma e per Milano e conseguire un accordo in tal senso.
La presenza di ieri a Roma del presidente Soru si è resa necessaria alla luce di un'intervista che il Presidente dell'Enac ha rilasciato (è stata pubblicata il primo maggio sul Corriere della Sera) nel corso della quale ha dichiarato che era sua intenzione proporre la sospensione degli oneri di servizio pubblico nei collegamenti dei nostri aeroporti con Roma e Milano, perché riteneva che non avessimo bisogno della continuità territoriale. Il Presidente dell'Enac ha smentito questa intervista, ha dichiarato che non aveva rilasciato quelle dichiarazioni. Lunedì abbiamo passato tutta la sera a esaminare questa questione; e la presenza del Presidente a Roma è stata necessaria e utilissima, proprio per scongiurare del tutto anche la minima eventualità che quella ipotesi venisse presa in considerazione.
La situazione dei nostri aeroporti e degli aeroporti di Roma e Milano oggi sta già tornando alla normalità, è una nuova continuità che parte con più voli, che parte con più posti per i sardi perché è stato definitivamente cancellato il problema del contingentamento dei posti. E' possibile che si verifichino ancora problemi, ma la situazione è destinata, nel giro di qualche giorno al massimo, a tornare alla normalità. E' una continuità che si compirà nel migliore dei modi quando il 22 maggio la Commissione Enac- Regione valuterà le offerte per i nuovi collegamenti e quando (noi prevediamo con l'inizio dell'estate, quindi, metà giugno) partiranno i nuovi collegamenti con le 6 città capoluogo di altre regioni italiane da Cagliari, da Olbia e da Alghero.
PRESIDENTE. Siamo in sede di votazione dell'articolo 20.
Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per due precisazioni: la prima è che sei mesi prima che scadesse la continuità territoriale noi avvertimmo il presidente Soru in questo Consiglio che bisognava procedere agli adempimenti per il rinnovo. La Giunta si è mossa esattamente un mese prima che scadesse la continuità territoriale. Ma voglio ricordare anche che quando ci fu la battaglia sulle risorse finanziarie, in quest'Aula, molti di noi dissero al presidente Soru: "Non fare la continuità territoriale. Andiamo a rivendicare i fondi, i soldi". Noi però ritenevamo che Soru volesse inserire nel bilancio della Regione i soldi che lo Stato non ci aveva dato, mentre vediamo che nel Bilancio della Regione non c'è nulla! Noi avevamo messo 15 miliardi, nostri! Non c'è nulla! Da parte della Regione nel Bilancio non c'è nulla! Io non voglio polemizzare, poi su un argomento del genere che riguarda tutti non credo che dobbiamo polemizzare, però che senza soldi possiamo imporre solo modelli deboli, mi pare che lo comprenda lei, lo comprendiamo tutti e lo comprenda chiunque. Ma il fatto che anche in questo articolo di legge, al secondo comma si legge: "Per l'attuazione di programmi regionali di opere pubbliche non riconducibili alle disposizioni di cui alla legge regionale numero 24 del 1997 e successive integrazioni è facoltà dell'amministrazione regionale estendere alle gestioni governative (…) l'applicazione del disposto di cui all'articolo 4 della medesima". Vuol dire che si concede massima e totale discrezionalità della Giunta Regionale! E allora perché predisponiamo articoli così generici?! In ogni articolo è così! Stiamo approvando questi articoli per dare mandato al presidente Soru di fare quello che vuole! Senza conoscere, in questo disegno generale, quali interessi si nascondano. Perché solo lui può sapere (nessuno di noi lo sa) quali interessi nasconda questo maxi collegato e dove vogliono approdare. Quindi, voterò contro!
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare sull'articolo 20, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
CAPPAI (U.D.C.). Quando abbiamo votato? Abbiamo chiesto la votazione nominale.
PRESIDENTE. Nessuno ha chiesto la votazione nominale. Abbiamo già votato!
CAPPAI (U.D.C.). E la controprova, Presidente?PRESIDENTE. Non c'è stata la richiesta di controprova, onorevole Cappai.
Passiamo all'esame dell'articolo 21 e dei relativi emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 21 e dei relativi emendamenti:
Articolo 21
Disposizioni varie
1. Nel comma 2 dell'articolo 41 della legge regionale n. 7 del 2005, dopo le parole "Ai sensi del comma 12 dell'articolo 19" sono introdotte le seguenti "e del comma 1 dell'articolo 15".
2. L'articolo 45 della legge regionale 23 dicembre 2005, n. 23, è sostituito dal seguente:
"Art. 45 (Disposizioni in materia di Comitato di gestione del fondo di cui alla Legge n. 266 del 1991)
1. Al fine di garantire piena integrazione e massimo coinvolgimento del volontariato nello sviluppo del sistema dei servizi alla persona a partire dai bisogni delle comunità locali, il Comitato di gestione del fondo di cui all'articolo 15 della Legge 11 agosto 1991, n. 266 (legge-quadro sul volontariato), è costituito da:
a) quattro rappresentanti delle associazioni del volontariato, iscritte nei registri regionali, designati ai sensi del decreto ministeriale 8 ottobre 1997 e dell'articolo 19 della legge regionale n. 39 del 1993, favorendo la rappresentanza dell'intero territorio regionale;
b) un componente nominato dal Presidente della Regione;
c) un componente nominato dal Ministero del welfare;
d) sette membri nominati dagli enti e dalle Casse di risparmio che versano le quote di propria spettanza nel fondo di cui all'articolo 15 della Legge n. 266 del 1991;
e) un membro nominato dall'associazione fra le Casse di risparmio italiane;
f) due componenti, in rappresentanza dei comuni e delle province, eletti dal Consiglio delle autonomie locali.
2. Il Comitato di gestione, costituito ai sensi del comma 1, opera ai sensi del decreto ministeriale 8 ottobre 1997 e successive modificazioni. Elegge al suo interno il presidente, è comunque costituito con la metà più uno dei componenti e resta in carica per un biennio. La procedura di rinnovo del Comitato viene attivata dal presidente uscente tre mesi prima della scadenza del mandato.
3. La carica di componente del Comitato di gestione è gratuita; è consentito solo il rimborso delle spese effettivamente sostenute per partecipare alle riunioni.
4. Il Comitato di gestione:
a) provvede ad individuare e a rendere pubblici i criteri per l'istituzione di uno o più centri di servizio nella Regione, ai sensi dell'articolo 3 del decreto ministeriale 8 ottobre 1997. Quando i criteri prevedono che gli istituendi centri di servizio possono essere più di uno, in considerazione delle diversificate esigenze del volontariato, attraverso le opportune forme di coordinamento tra i centri previste nei criteri medesimi, il Comitato mira all'utilizzo ottimale delle risorse disponibili quanto a costi e benefici, alla collaborazione tra i centri, alla circolazione e qualificazione delle esperienze;
b) riceve le istanze per la relativa istituzione dei centri di servizio e, sulla base di criteri e di scadenze preventivamente predeterminate e pubblicizzate nel bollettino ufficiale della regione e su almeno un quotidiano a diffusione regionale, istituisce con provvedimento motivato i centri di servizio, secondo le procedure di cui all'articolo 3 del decreto ministeriale 8 ottobre 1997;
c) istituisce l'elenco regionale dei centri di servizio denominato "Elenco regionale dei centri di servizio" di cui all'articolo 15 della Legge n. 266 del 2001, e ne pubblicizza l'esistenza; in tale contesto viene descritta l'attività svolta da ciascun centro e vengono pubblicizzati i singoli regolamenti che li disciplinano;
d) nomina un membro degli organi deliberativi e un membro degli organi di controllo dei centri di servizio;
e) ripartisce annualmente, fra i centri di servizio istituiti nella Regione, le somme scritturate nel fondo speciale di cui all'articolo 2 del decreto ministeriale 8 ottobre 1997;
f) riceve dai centri di servizio un rapporto annuale delle attività realizzate, nonché il bilancio preventivo e consuntivo di cui all'articolo 5 del decreto ministeriale 8 ottobre 1997, ne verifica la regolarità e la conformità ai rispettivi regolamenti; copia del rapporto annuale e dei bilanci è trasmesso per conoscenza alla Giunta regionale e al Consiglio regionale;
g) cancella con provvedimento motivato dall'elenco regionale, indicato nella precedente lettera c), i centri di servizio secondo le previsioni del comma 5 dell'articolo 3 del decreto ministeriale 8 ottobre 1997.
5. L'appartenenza all'organo deliberativo ed all'organo di controllo dei soggetti gestori dei centri di servizio è incompatibile con l'appartenenza al Comitato di gestione.
6. II funzionamento dei centri di servizio è disciplinato con le modalità previste dall'articolo 3 del decreto ministeriale 8 ottobre 1997 attuativo della Legge n. 266 del 1991.
7. Le associazioni di volontariato che gestiscono i centri di servizio devono prevedere una base associativa aperta che favorisca il ricambio nella composizione degli organi direttivi.".
3. I progetti presentati ai sensi del comma 3 dell'articolo 12 della legge regionale n. 3 del 2003, finalizzati agli interventi di stabilizzazione relativi all'Azione 1 (Terre pubbliche) e all'Azione 2 (Bosco), sono attuati dall'Amministrazione regionale tramite i soggetti esecutori titolari della progettazione; a tal fine la stessa Amministrazione modifica ed integra, per quanto necessario, i contenuti progettuali. I predetti progetti hanno durata annuale e possono essere finanziati fino ad un massimo di euro 1.000.000. Le somme stanziate dal citato articolo 12 sono assegnate, a ciascun progetto, assicurando alle spese derivanti da oneri diretti o riflessi per l'occupazione almeno il 50 per cento del costo previsto per l'intero progetto. Le stesse somme sono erogate ai soggetti esecutori con le modalità disposte dai commi 5 quater e 5 quinquies dell'articolo 92 della legge regionale n. 11 del 1988.
4. Al fine di garantire il servizio di vigilanza per la sicurezza delle navi in porto e degli impianti portuali, in attuazione delle prescrizioni obbligatorie e degli orientamenti previsti dal codice ISPS (International Ship and Port Security) è autorizzata, nell'anno 2006, la spesa di euro 400.000 per i porti di: Arbatax, Oristano, Porto Torres, Portovesme e Santa Teresa di Gallura; il relativo programma di interventi è approvato dalla Giunta regionale a' termini della lettera i) dell'articolo 4 della legge regionale n. 1 del 1977 e successive modificazioni e integrazioni (UPB S13.030).
5. I beni di cui all'allegato n. 4 della delibera 21 febbraio 2006, n. 7/12, sono ceduti a titolo oneroso, con l'esercizio del diritto di prelazione a favore dei rispettivi conduttori, a un prezzo non inferiore al 50 per cento del valore di stima di ciascun immobile.
6. Al fine di ottimizzare l'azione amministrativa e di accelerare la riscossione dei crediti vantati dall'Amministrazione regionale la stessa promuove le transazioni delle liti pendenti anche rinunciando agli interessi di mora dovuti a fronte del versamento del capitale scaduto e degli interessi legali maturati.
7. Al fine di ridurre i costi di gestione e recuperare risorse immobilizzate l'Amministrazione regionale, anche in deroga alle disposizioni vigenti in materia di riversamento al bilancio regionale delle disponibilità e dei rientri ai fondi di rotazione, può cedere, pro soluto, con contestuale soppressione degli stessi fondi, i crediti derivanti dalle operazioni di finanziamento alle imprese effettuate con capitale interamente regionale per il tramite dei soggetti convenzionati con l'Amministrazione regionale, a valere su leggi regionali e nazionali istitutive di fondi di rotazione. La cessione non produce effetti sui rapporti giuridici in essere tra soggetti convenzionati e destinatari delle operazioni di finanziamento e non modifica il regime concessorio delle agevolazioni. E' riconosciuto ai soggetti convenzionati il diritto di prelazione nell'acquisto del credito. La stima dei crediti è effettuata da idonea società o ente in possesso dei necessari requisiti tecnici e di terzietà selezionata ai sensi delle vigenti disposizioni in materia di procedure di gara.
8. L'Assessorato regionale della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio è competente all'adozione di tutte le procedure relative alla predetta cessione e alla stipula, di concerto con gli Assessorati competenti in materia di agevolazioni alle imprese, delle relative convenzioni con i soggetti cessionari; i relativi oneri sono valutati, per l'anno 2006, in euro 700.000 (UPB S03.052).
9. Per le operazioni di finanziamento attualmente in contenzioso gli Assessorati competenti per materia sono autorizzati, entro e non oltre sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge, a formulare, ai sensi del comma 6, previa segnalazione dei soggetti convenzionati, proposte transattive nei confronti dei debitori. In caso di rifiuto dei debitori l'Amministrazione regionale procede alla cessione dei predetti crediti.
Emendamento sostitutivo totale Secci - Biancu - Sanna F. - Marrocu - Licheri - Balia - Porcu
Art. 21
Il comma 1 è sostituito come segue:
1. Le convenzioni per la concessione delle agevolazioni previste dalle leggi statali, trasferite alla competenza regionale ai sensi del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, ancorché scadute, possono essere prorogate sino al 30 giugno 2007. (210)
Emendamento sostitutivo parziale Giunta regionale
Art. 21
Il comma 1 è sostituito come segue:
"1. Le convenzioni per la concessione delle agevolazioni previste dalle leggi statali trasferite col decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, ancorché scadute, possono essere prorogate sino alla scadenza dei rispettivi regimi d'aiuto". (147)
Emendamento sostitutivo parziale Cherchi Silvio - Calledda - Caligaris - Sanna Alberto - Pirisi - Pacifico
Art. 21
Art. 21 - comma 3 "almeno il 50 per cento del costo...." è sostituito da "almeno il 70 per cento del costo...". (130)
Emendamento aggiuntivo Pisu - Davoli - Uras
Art. 21
Dopo il comma 1 dell'art. 21 è aggiunto il seguente comma 1 bis:
"1 bis. Il contributo annuo alle province di cui al comma 1 dell'articolo 2 della legge regionale 1° giugno 1999, n. 21 (Trasferimento alle Province delle funzioni in materia di controllo e lotta contro gli insetti nocivi ed i parassiti dell'uomo, degli animali e delle piante e soppressione di ruoli speciali ad esaurimento), già determinato in misura non inferiore a 7.323.000 euro (UPB S05072 - Cap. 05256) è incrementato annualmente con specifica norma finanziaria avuto riguardo al tasso d'inflazione programmata e agli incrementi retributivi dei C.C.C.L. del comparto degli Enti locali.
Tale contributo è utilizzato prioritariamente per la copertura degli oneri, diretti e riflessi, per il personale regionale e provinciale, ivi compreso quello in posizione precaria da stabilizzare entro l'anno in corso, già assegnato all'esercizio della funzione trasferita ai sensi della L.R. 1° giugno 1999, n. 21." (101)
Emendamento aggiuntivo Uras - Calledda - Sanna Francesco - Sanna Franco - Pacifico - Mattana
Art. 21
Dopo il comma 1 dell'art. 21 è aggiunto il seguente:
"1 ter. L'Ente foreste della Sardegna, in deroga a quanto disposto dalla lettera c), comma 1, dell'articolo 3 della legge regionale 9 giugno 1999, n. 24, come modificato dalla legge regionale 9 agosto 2002, n. 12, è autorizzato all'assunzione, da effettuarsi nell'arco del prossimo biennio, di personale a tempo determinato per un periodo non inferiore a mesi sei, tra quello impegnato, in modo ricorrente nell'ultimo triennio, in attività forestali presso i cantieri gestiti attualmente, in cottimo fiduciario, dai medesimo Ente foreste nella Provincia Carbonia Iglesias. Quanto sopra al fine di consentire la gestione diretta dell'Ente foreste dei predetti cantieri insistenti sul territorio conferito dal Comune di Fluminimaggiore allo stesso Ente. Agli oneri derivanti per l'attuazione del presente comma si provvede nell'ambito delle disponibilità finanziarie dell'Ente Foreste." (107)
Emendamento aggiuntivo Marrocu - Lai - Barracciu
Art. 21
Dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:
"1 quater. Alle pratiche rilasciate ai sensi della legge regionale 7 giugno 1984, n. 28, si applicano i termini di scadenza previsti dall'articolo 2, comma 2, della legge regionale 24 gennaio 2002, n. 1." (131)
Emendamento aggiuntivo La Spisa - Oppi - Vargiu - Capelli - Contu - Ladu - Pisano - Murgioni - Gallus - Diana - Artizzu - Sanjust - Sanciu - Lombardo - Moro - Sanna Matteo - Amadu - Dedoni - Liori
Art. 21
Dopo il comma 2 dell'art. 21 è aggiunto il seguente comma 2 bis:
"2 bis. Al comma 1 dell'art. 28 della L.R. 23 dicembre 2005, n. 23, è aggiunto il seguente comma: "1 bis. Il servizio sociale professionale e il segretariato sociale costituiscono livelli essenziali di attuazione delle misure di intervento di cui all'art. 30 della presente legge, come indicato all'art. 22 della legge 328/2000". (77)
Emendamento all'emendamento numero 78, sostitutivo totale Masia - La Spisa - Vargiu - Liori - Lai - Lanzi - Petrini - Licandro - Pacifico - Ibba - Frau - Uggias
Art. 21
L'emendamento n. 78 è sostituito dal seguente:
Nell'articolo 30 della legge regionale 23 dicembre 2005, n. 23, dopo la lettera h) è inserita la seguente lettera:
"h) bis. Servizio sociale professionale e segretariato sociale per informazione e consulenza al singolo e ai nuclei familiari.". (212)
Emendamento aggiuntivo La Spisa - Ladu - Murgioni - Gallus - Oppi - Vargiu - Capelli - Contu - Diana - Artizzu - Sanjust - Sanciu - Lombardo - Moro - Sanna Matteo - Amadu - Pisano - Dedoni - Liori
Art. 21
Dopo il comma 2 dell'art. 21 è aggiunto il seguente comma 2 ter:
"2 ter. Nell'art. 30 della L.R. 23 dicembre 2005, n. 23, le parole "di ciascun ambito territoriale, attraverso la realizzazione di servizi attuati con modalità quali" sono sostituiti dalle seguenti: "tramite il servizio sociale professionale ed il segretariato sociale, mediante la realizzazione di servizi attuati con modalità quali"." (78)
Emendamento aggiuntivo Pirisi - Marrocu
Art. 21
Nell'articolo 21 dopo il comma 4 è aggiunto il seguente:
"4 bis. Le strutture realizzate dai comuni, ai sensi dell'articolo 9, comma 3, della legge regionale 7 giugno 1984, n. 28, a seguito di cessata gestione da parte soggetti affidatari, possono essere date in gestione a soggetti diversi da quelli indicati dalla medesima norma." (3)
Emendamento aggiuntivo Marrocu - Orrù - Pacifico
Art. 21
Dopo il comma 5 inserire il seguente comma:
"5 bis. Il valore di stima degli immobili di cui al precedente comma è determinato dall'ISMEA (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) attraverso la capitalizzazione del beneficio fondiario ordinariamente ritraibile dai terreni." (158)
Emendamento aggiuntivo Secci - Marrocu - Biancu - Porcu - Licheri - Balia
Art. 21
Dopo il comma 9 dell'articolo 21 sono inseriti i seguenti commi:
"9 bis. Il comma 3 dell'articolo 5 della legge regionale n. 12 del 14.03.1994, è così sostituito:
"3. Contro i decreti di accertamento è ammesso ricorso in opposizione. Il Dirigente competente dell'Assessorato regionale dell'agricoltura e riforma agropastorale annulla i decreti di accertamento relativi a quei terreni nei quali risulti inequivocabilmente non siano praticati o formalmente reclamati da oltre un ventennio gli usi civici".
9 ter. All'articolo 5 della legge regionale n.12 del 14.03.1994 è aggiunto il seguente comma 5 bis:
"5 bis. Non sono passibili di provvedimento definitivo di accertamento i terreni nei quali: i diritti delle collettività ad utilizzare i beni immobili non siano praticati o reclamati da oltre un ventennio, l'estinzione della pratica dell'uso civico non sia avvenuta con violenza o clandestinità, 1 'uso civico su quei terreni abbia perso irreversibilmente la sua funzione economica sociale da dimostrarsi tramite inequivocabili atti di disposizione".
9 quater. La lettera b) del comma 1 dell'articolo 18 bis è sostituita dalla seguente:
"b) siano stati alienati prima della data di emanazione della determinazione di accertamento dei diritti di uso civico di cui all'articolo 5 della presente legge o siano stati utilizzati dai comuni per la costruzione di opere permanenti di interesse pubblico o, rilevata la finalità di interesse pubblico, per la realizzazione di piani di zona ai sensi della Legge n. 167/72 e della Legge n. 865/71 e successive modificazioni e integrazioni, o di piani per gli insediamenti produttivi o dei piani particolareggiati approvati o piani zone F turistiche inserite nel P UC comunale." (114)
Emendamento aggiuntivo Licheri - Marrocu - Biancu - Porcu - Balia
Art. 21
Dopo il comma 9 è aggiunto il seguente:
"9 quinques. Al secondo comma dell'articolo 13 bis della legge regionale 13 ottobre 2005, n. 14 (Istituzione dell'Ufficio del difensore civico in Sardegna), è soppressa la frase "con sospensione dell'iscrizione all'Albo professionale". (129)
Emendamento aggiuntivo Giunta regionale
Art. 21
Dopo il comma 9 è aggiunto il seguente:
"9 sexies. All'articolo 7, comma 5, della legge regionale 4 dicembre 1998, n. 33, dopo il periodo "a favore di qualunque impresa" è aggiunto il seguente: "fatta salva la partecipazione ad organismi di ricerca e a carattere scientifico-culturale senza scopo di lucro, e a consorzi di imprese di diritto privato costituiti ai sensi degli articoli 2602 del Codice civile, per il coordinamento e la gestione degli interventi di pubblica utilità da realizzarsi nelle aree del Parco geominerario storico e ambientale della Sardegna. " (146)
Emendamento all'emendamento numero 148, aggiuntivo Secci - Marrocu - Biancu - Porcu - Licheri - Balia
Art. 21
E' inserito il seguente comma:
9 septies. Lo stanziamento per l'anno 2006, di cui alla UPB S11.027 e S11.033 è incrementato, rispettivamente di euro 1.000.000 e di euro 300.000.
COPERTURA FINANZIARIA
In diminuzione
S03.007 voce 12006 euro 1.300.000
In aumento
S11.027 2006 euro 1.000.000
S11.033 2006 euro 300.000. (211)
Emendamento aggiuntivo Giunta regionale
Art. 21
Dopo il comma 9 è introdotti i seguenti:
"9 bis. Lo stanziamento di euro 200.000 di cui al comma 1, dell'articolo 6 della legge regionale 24 febbraio 2006, n. 1, è sostituito con quello di "euro 300.000" (UPB 509.057).
9 ter. Lo stanziamento relativo all'UPB S01.010 (Cap. 01020) è incrementato, per l'anno 2006 di euro 300.000.
9 quater. E' autorizzata, nell'anno 2006, la spesa di euro 1.311.000 finalizzata agli interventi di cui alla misura 7.1 del P.O.R. Sardegna 2000-2006 (UPB S03.079).
9 quinquies. Lo stanziamento di cui all'UPB S506.021 per l'anno 2006 è incrementato di euro 800.000.
9 sexies. Lo stanziamento di cui all'UPB 502.048 e 502.066 per l'anno 2006 sono rispettivamente incrementati di euro 20.000 e 30.000 per la corresponsione delle indennità a.favore del personale regionale impegnato in situazioni di emergenza collegate a interventi di protezione civile e antincendio; tali tipologie di spesa sono da considerarsi quali spese obbligatorie e come tali inserite nell'elenco 1 allegato alla legge regionale n. 2 del 2006.
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
ENTRATA
UPB E06.015
Rimborsi e recuperi
2006 euro 1.311.000
UPB E06.021
Interventi nel settore agricolo e zootecnico
2006 euro 800.000
SPESA
In diminuzione
UPB S503.006
Fondo per nuovi oneri legislativi di parte corrente
Voce 13
2006 euro 450.000
In aumento
UPB S01.010
Studi, ricerche, collaborazioni e simili
2006 euro 300.000
UPB S02.048
Spese di missione del personale regionale
2006 euro 20.000
UPB S02.066
Oneri per il trattamento economico dei dipendenti, ivi compreso il salario accessori
2006 euro 30.000
UPB S03.079
POR 2000-2006 - Assistenza tecnica
2006 euro 1.311.000
UPB S06.021
Finanziamento agli Enti strumentali e ai Consorzi per la frutticoltura - Parte corrente
2006 euro 800.000
UPB S09.057
Oneri relativi espletamento procedure di gara
2006 euro 100.000. (148)
Emendamento sostitutivo totale Pili - Sanciu - Oppi - Moro - Artizzu - Diana - Liori - La Spisa
Art. 21
Dopo l'articolo 21 è aggiunto il seguente:
"Art. 21 bis
Modifiche alla legge regionale 25 novembre 2004, n. 8
1. La legge regionale 25 novembre 2004, n. 8 è abrogata.
2. La Giunta regionale predispone entro ventiquattro mesi dalla data di approvazione della presente legge il Piano paesaggistico regionale ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004. (196)
Emendamento sostitutivo totale Pili - Sanciu - Moro - Oppi - La Spisa - Artizzu - Diana - Liori
Art. 21
Dopo l'articolo 21 è aggiunto il seguente:
"Art. 21 bis
Modifiche alla legge regionale 25 novembre 2004, n. 8
1. La legge regionale 25 novembre 2004, n. 8 è così modificata:
a) al comma 1 dell'articolo 3, le parole "18 mesi" sono sostituite dalle parole: "36 mesi";
b) al comma 5 dell'articolo 11 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, così come modificato dall'articolo 2, comma 1, della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, è aggiunto il seguente periodo: "Le eventuali misure di salvaguardia del Piano paesaggistico regionale non valgono per le zone urbanistiche "A", "B", "C" e "D", così come individuate nei vigenti strumenti urbanistici comunali e per i comuni i cui piani urbanistici comunali siano stati approvati in adeguamento ai previgenti piani territoriali paesistici di cui ai decreti del Presidente della Giunta dal n. 266 al numero 279 del 6 agosto 1993, esse comunque decorrono dalla pubblicazione dell'approvazione definitiva del Piano paesaggistico regionale nel Bollettino ufficiale della Regione. I comuni possono presentare proposte di modifica delle misure di salvaguardia su cui la Giunta regionale, sentita la provincia interessata, delibera nei successivi sessanta giorni.";
c) all'articolo 4, comma 1, è aggiunta la seguente lettera: "h) i preesistenti insediamenti ricettivo-alberghieri, classificati secondo la legge regionale 14 maggio 1984, n. 22, per i quali sono consentire attività di ristrutturazione, razionalizzazione e incremento delle volumetrie strettamente funzionali a tali attività, purché attigue alle preesistenze e compatibili con gli strumenti urbanistici comunali, nella misura del 25 per cento delle volumetrie dagli stessi già realizzate.". (197)
Emendamento sostitutivo totale Pili - Sanciu - Moro - Diana - Oppi - La Spisa - Artizzu
Art. 21
Dopo l'articolo 21 è aggiunto il seguente:
"Art. 21 bis
Modifiche alla legge regionale 25 novembre 2004, n. 8
1. La legge regionale 25 novembre 2004, n. 8 è così modificata:
a) al comma 5 dell'articolo 11 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, così come modificato dall'articolo 2, comma 1, della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, è aggiunto il seguente periodo: "Le eventuali misure di salvaguardia del Piano paesaggistico regionale non valgono per i comuni i cui piani urbanistici comunali siano stati approvati in adeguamento ai previgenti piani territoriali paesistici di cui ai decreti del Presidente della Giunta dal n. 266 al numero 279 del 6 agosto 1993, esse comunque decorrono dalla pubblicazione dell'approvazione definitiva del Piano paesaggistico regionale nel Bollettino ufficiale della Regione. I comuni possono presentare proposte di modifica delle misure di salvaguardia su cui la Giunta regionale, sentita la provincia interessata, delibera nei successivi sessanta giorni.". (198)
Emendamento sostitutivo totale Pili - Sanciu - Moro - Oppi - La Spisa - Artizzu - Diana - Liori
Art. 21
Dopo l'articolo 21 è aggiunto il seguente:
"Art. 21 bis
Modifiche alla legge regionale 25 novembre 2004, n. 8
1. La legge regionale 25 novembre 2004, n. 8 è così modificata:
a) al comma 5 dell'articolo 11 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, così come modificato dall'articolo 2, comma 1, della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, è aggiunto il seguente periodo: "Le eventuali misure di salvaguardia del Piano paesaggistico regionale non valgono per i comuni i cui piani urbanistici comunali siano stati approvati in adeguamento ai previgenti piani territoriali paesistici di cui ai decreti del Presidente della Giunta dal n. 266 al numero 279 del 6 agosto 1993, esse comunque decorrono dalla pubblicazione dell'approvazione definitiva del Piano paesaggistico regionale nel Bollettino ufficiale della Regione". (199)
Emendamento sostitutivo totale Pili - Sanciu - Moro - Oppi - La Spisa - Artizzu - Diana - Liori
Art. 21
Dopo l'articolo 21 è aggiunto il seguente:
"Art. 21 bis
Modifiche alla legge regionale 25 novembre 2004, n. 8
1. La legge regionale 25 novembre 2004, n. 8 è così modificata:
a) al comma 5 dell'articolo 11 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, così come modificato dall'articolo 2, comma 1 della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, è aggiunto il seguente periodo: "Le eventuali misure di salvaguardia del Piano paesaggistico regionale non valgono per le zone urbanistiche "A", "B", "C" e "D", così come individuate nei vigenti strumenti urbanistici comunali e per i comuni i cui piani urbanistici comunali siano stati approvati in adeguamento ai previgenti piani territoriali paesistici di cui ai decreti del Presidente della Giunta dal n. 266 al numero 279 del 6 agosto 1993, esse comunque decorrono dalla pubblicazione dell'approvazione definitiva del Piano paesaggistico regionale nel Bollettino ufficiale della Regione." (200)
Emendamento sostitutivo totale Pili - Sanciu - Moro - Oppi - La Spisa - Artizzu - Diana - Liori
Art. 21
Dopo l'articolo 21 è aggiunto il seguente:
"Art. 21 bis
Modifiche alla legge regionale 25 novembre 2004, n. 8
1. La legge regionale 25 novembre 2004, n. 8 è così modificata:
a) al comma 5 dell'articolo 11 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, così come modificato dall'articolo 2, comma 1, della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, è aggiunto il seguente periodo: "Le eventuali misure di salvaguardia del Piano paesaggistico regionale non valgono per le zone urbanistiche "A", "B", "C" e "D", così come individuate nei vigenti strumenti urbanistici comunali e per i comuni i cui piani urbanistici comunali siano stati approvati in adeguamento ai previgenti piani territoriali paesistici di cui ai decreti del Presidente della Giunta dal n. 266 al numero 279 del 6 agosto 1993, esse comunque decorrono dalla pubblicazione dell'approvazione definitiva del Piano paesaggistico regionale nel Bollettino ufficiale della Regione.";
b) l'articolo 4, comma 1, lettera e) è sostituito dal seguente: "e) agli interventi di cui all'articolo 13 della legge regionale n. 23 del 1985;". (201)
Emendamento sostitutivo totale Pili - Sanciu - Moro - Oppi - La Spisa - Artizzu - Diana - Liori
Art. 21
Dopo l'articolo 21 è aggiunto il seguente:
"Art. 21 bis
Modifiche alla legge regionale 25 novembre 2004, n. 8
1. La legge regionale 25 novembre 2004, n. 8 è così modificata:
a) al comma 5 dell'articolo 11 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, così come modificato dall'articolo 2, comma 1, della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, è aggiunto il seguente periodo: "Le eventuali misure di salvaguardia del Piano paesaggistico regionale non valgono per i comuni i cui piani urbanistici comunali siano stati approvati in adeguamento ai previgenti piani territoriali paesistici di cui ai decreti del Presidente della Giunta dal n. 266 al numero 279 del 6 agosto 1993, e comunque decorrono dalla pubblicazione dell'approvazione definitiva del Piano paesaggistico regionale nel Bollettino ufficiale della Regione." (202)
Emendamento sostitutivo totale Pili - Sanciu - Moro - Oppi - La Spisa - Artizzu - Diana - Liori
Art. 21
Dopo l'articolo 21 è aggiunto il seguente:
"Art. 21 bis
Modifiche alla legge regionale 25 novembre 2004, n. 8
1. La legge regionale 25 novembre 2004, n. 8 è così modificata:
a) al comma 5 dell'articolo 11 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, così come modificato dall'articolo 2, comma 1, della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, è aggiunto il seguente periodo: "Le eventuali misure di salvaguardia del Piano paesaggistico regionale non valgono per le zone urbanistiche "A", "B", "C", "D" e "F" dotate di piano attuativo non scaduto, ricadenti nei comuni i cui piani urbanistici comunali siano stati approvati in adeguamento ai previgenti piani territoriali paesistici di cui ai decreti del Presidente della Giunta dal n. 266 al numero 279 del 6 agosto 1993, e comunque decorrono dalla pubblicazione dell'approvazione definitiva del Piano paesaggistico regionale nel Bollettino ufficiale della Regione." (203)
Emendamento sostitutivo totale Pili - Sanciu - Moro - Oppi - La Spisa - Artizzu - Diana - Liori
Art. 21
Dopo l'articolo 21 è aggiunto il seguente:
"Art. 21 bis
Modifiche alla legge regionale 25 novembre 2004, n. 8
1. La legge regionale 25 novembre 2004, n. 8 è così modificata:
a) al comma 5 dell'articolo 11 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, così come modificato dall'articolo 2, comma 1, della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, è aggiunto il seguente periodo: "Le eventuali misure di salvaguardia del Piano paesaggistico regionale non valgono per le zone urbanistiche "A", "B", "C", "D" e "F" dotate di piano attuativo non scaduto, così come previste nei vigenti piani urbanistici comunali, e comunque decorrono dalla pubblicazione dell'approvazione definitiva del Piano paesaggistico regionale nel Bollettino ufficiale della Regione." (204)
Emendamento sostitutivo totale Pili - Sanciu - Moro - Oppi - La Spisa - Artizzu - Diana - Liori
Art. 21
Dopo l'articolo 21 è aggiunto il seguente:
"Art. 21 bis
Modifiche alla legge regionale 25 novembre 2004, n. 8
1. La legge regionale 25 novembre 2004, n. 8 è così modificata:
a) al comma 5 dell'articolo 11 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, così come modificato dall'articolo 2, comma 1, della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, è aggiunto il seguente periodo: "Le eventuali misure di salvaguardia del Piano paesaggistico regionale non valgono per le zone urbanistiche "A", "B", "C" e "D", così come previste nei vigenti piani urbanistici comunali e comunque decorrono dalla pubblicazione dell'approvazione definitiva del Piano paesaggistico regionale nel Bollettino ufficiale della Regione." (205)
Emendamento sostitutivo totale Pili - Sanciu - Moro - Oppi - La Spisa - Artizzu - Diana - Liori
Art. 21
Dopo l'articolo 21 è aggiunto il seguente:
"Art. 21 bis
Modifiche alla legge regionale 25 novembre 2004, n. 8
1. La legge regionale 25 novembre 2004, n. 8 è così modificata:
a) al comma 5 dell'articolo 11 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, così come modificato dall'articolo 2, comma 1, della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, è aggiunto il seguente periodo: "Le eventuali misure di salvaguardia del Piano paesaggistico decorrono dalla pubblicazione dell'approvazione definitiva del Piano paesaggistico regionale nel Bollettino ufficiale della Regione." (206)
Emendamento sostitutivo totale Pili - Sanciu - Moro - Oppi - La Spisa - Artizzu - Diana - Liori
Art. 21
Dopo l'articolo 21 è aggiunto il seguente:
"Art. 21 bis
Modifiche alla legge regionale 25 novembre 2004, n. 8
1. La legge regionale 25 novembre 2004, n. 8 è così modificata:
a) al comma 5 dell'articolo 11 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, così come modificato dall'articolo 2, comma 1, della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, è aggiunto il seguente periodo: "Le eventuali misure di salvaguardia del Piano paesaggistico regionale non valgono per i comuni i cui piani urbanistici comunali siano stati approvati in adeguamento ai previgenti piani territoriali paesistici di cui ai decreti del Presidente della Giunta dal n. 266 al numero 279 del 6 agosto 1993, e comunque decorrono dalla pubblicazione dell'approvazione definitiva del Piano paesaggistico regionale nel Bollettino ufficiale della Regione." (207)
Emendamento sostitutivo totale Pili - Sanciu - Moro - Oppi - La Spisa - Artizzu - Diana - Liori
Art. 21
Dopo l'articolo 21 è aggiunto il seguente:
"Art. 21 bis
Modifiche alla legge regionale 25 novembre 2004, n. 8
1. La legge regionale 25 novembre 2004, n. 8 è così modificata:
a) al comma 5 dell'articolo 11 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, così come modificato dall'articolo 2, comma 1, della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, è aggiunto il seguente periodo: "Le eventuali misure di salvaguardia del Piano paesaggistico regionale decorrono dalla pubblicazione dell'approvazione definitiva del Piano paesaggistico regionale nel Bollettino ufficiale della Regione e sono efficaci salvo diversa deliberazione del consiglio comunale da assumersi entro sessanta giorni dalla predetta pubblicazione." (208)
Emendamento aggiuntivo Balia - Ibba - Masia - Maninchedda - Uras - Davoli - Pisu
Art. 21
Dopo l'articolo 21 è aggiunto il seguente:
"Art. 21 bis
Modifiche alla legge regionale 25 novembre 2004, n. 8
1. La legge regionale 25 novembre 2004, n. 8 è così modificata:
a) al comma 1 dell'articolo 3, le parole "18 mesi" sono sostituite dalle parole: "25 mesi";
b) al comma 5 dell'articolo 11 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, così come modificato dall'articolo 2, comma 1 della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, è aggiunto il seguente periodo: "Le eventuali misure di salvaguardia del Piano paesaggistico regionale decorrono, comunque, dalla sua definitiva approvazione." (155).)
PRESIDENTE. Gli emendamenti possono essere illustrati e si può intervenire sull'articolo e sull'insieme degli emendamenti.
Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi al banco della Presidenza non oltre la conclusione del primo intervento.
E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente. Colleghi, colleghe e Assessori, intervengo perché voglio ringraziare il Capogruppo di Rifondazione Comunista, Antonello Licheri, per avere riproposto con l'emendamento che reca per prima la sua firma, il numero 129, un argomento che potremmo definire desaparecido, quello appunto del difensore civico. Nonostante ripetute richieste e sollecitazioni perché l'Aula lo eleggesse, nonostante le rassicuranti dichiarazioni dei Capigruppo, questo argomento è, letteralmente, scomparso dall'agenda dei lavori e, come chiunque può constatare, non è neppure più all'ordine del giorno.
Il difensore civico è un impegno stabilito per legge che noi tutti dobbiamo rispettare proprio per venire incontro alle esigenze dei cittadini. Al di la dei vincoli della normativa approvata dal Consiglio, con specifico riferimento all'incompatibilità, diversi professionisti hanno offerto la disponibilità a ricoprire l'incarico nello spirito della nuova legge, che si pone, appunto, gli obiettivi di valorizzare il ruolo e il significato dell'ufficio a tutela dei cittadini, sempre più alle prese con atteggiamenti arroganti da parte del potere burocratico e politico. Potrei portare diversi esempi anche di questi giorni. E' sufficiente leggere le numerose lettere che vengono pubblicate sulla stampa per rilevare delle autentiche denunce.
Ho però l'impressione che l'elezione del difensore civico sia diventato un fatto squisitamente politico e di rapporti tra partiti, a prescindere dalla qualità e dai contenuti dei curricula presentati. Le intese che le forze politiche (come lo stesso presidente Spissu ha più volte sottolineato, quando si è parlato di questo argomento, quando abbiamo avuto la fortuna di poterne parlare) devono portare veramente ad un accordo generale. Tuttavia è anche vero che questo non significa protrarre alle calende greche la decisione. E' vero che non vi è un termine di scadenza per la presentazione dei curricula, ed è anche vero che non esiste scadenza per l'elezione. Non vorrei che fosse necessario attendere che qualche magistrato decidesse di lasciare l'incarico o fosse sulle soglie del pensionamento per trovare il candidato ideale sul quale far convergere i consensi.
Quindi, annuncio il mio voto favorevole all'emendamento di Rifondazione Comunista, se servirà ad eliminare ulteriori ostacoli che impediscono di rispettare un impegno di legge e di affrontare le numerose richieste di cittadini che ritengono di essere stati danneggiati dalla Pubblica amministrazione. E' un emendamento sottoscritto da tutti i Capigruppo. E' certo, comunque, che se l'attuale émpasse dovesse perdurare si ripercuoterebbe sulla credibilità del Consiglio regionale.
Volevo anche dire all'onorevole Vargiu - mi dispiace che in questo istante non sia in Aula, ma glielo riferiranno sicuramente l'onorevole Cassano e l'onorevole Dedoni - che il problema dell'informazione non è all'interno della maggioranza, riguarda tutti i Gruppi e ciascun consigliere. Ovviamente l'onorevole Vargiu essendo un Capogruppo lo sente meno proprio perché è un Capogruppo stimato, vorrei però che i consiglieri presenti del Gruppo dei Riformatori facessero eventualmente sapere all'onorevole Vargiu, se si sentono soddisfatti pienamente, a prescindere dall'essere all'opposizione o in maggioranza, delle informazioni che ricevono. Ho aperto questa parentesi solo perché questa mattina ho sentito tuoni, fulmini e saette per avere lamentato la scarsa informazione. Se poi l'onorevole Vargiu si riferiva a altri, chiedo scusa e lo invito a precisare se lo riterrà opportuno.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, e non utilizzerò tutto il tempo a disposizione, anche perché gli interventi sono stati e saranno ancora numerosi. Il capitolo trasporti si è chiuso, a mio avviso, in maniera poco chiara: durante l'intervento dell'Assessore mi sono infatti permesso di chiamare due agenzie di viaggi per chiedere - non vedo più l'Assessore in Aula - se c'era disponibilità di posti secondo il regime della nuova continuità territoriale. Proprio mentre l'Assessore assicurava che la situazione era tornata alla normalità e che per i residenti era aumentata la disponibilità dei posti le agenzie mi rispondevano che non c'erano assolutamente posti. Volevo riferirgli ciò, in diretta; vuol dire che i motivi ce li spiegherà in altra sede.
Ma tornando all'articolo 21, poiché ritengo che quello che noi facciamo debba essere sempre sostenuto da scienza e coscienza, volevo dimostrare che invece su questo articolo non c'è né scienza né conoscenza, e che l'articolo 21 è emblematico rispetto al contesto generale del provvedimento che abbiamo in esame. Vi segnalo che con i soli emendamenti proposti dalla maggioranza all'articolo 21 (tralasciando gli emendamenti agli emendamenti) si modificano 14 leggi! Ben 14 leggi! Sto tralasciando anche il comma due dell'articolo 21 che modifica l'articolo 45 della legge numero 23 del 2005 che abbiamo proposto in Commissione per porre rimedio al "golpe" compiuto durante l'esame di quella legge. Perciò, tralasciando gli emendamenti della minoranza, esaminando soltanto gli emendamenti della maggioranza, con l'articolo 21 noi modifichiamo ben 14 leggi!
Questo vi dà la misura di ciò che sta avvenendo nell'intero maxi collegato alla finanziaria. Io vorrei capire, io non ho né la scienza né la conoscenza di ciò che stiamo facendo! L'esame degli emendamenti stessi, i riferimenti normativi e i riferimenti di legge che poi si sono, come dire, avvicendati tra emendamenti ed emendamenti agli emendamenti, non mi hanno infatti consentito di prendere visione di ciò che sta avvenendo nell'articolo 21.
Se fosse presente in Aula, in questo momento, qualche assessore o qualche consigliere che mi sapesse spiegare quali norme e quali leggi stiamo modificando, sarei avido di conoscere le loro motivazioni, ascoltare le loro indicazioni e le loro spiegazioni. Chiedo cortesemente che qualcuno si alzi in quest'Aula, e mi spieghi, emendamento per emendamento, che cosa sta modificando, quali leggi sta modificando, quali articoli e con quali obiettivi. Credo che questo, ma spero di essere smentito, nessuno potrà spiegarlo!
Questo avviene per l'articolo 21 ma è avvenuto anche negli articoli precedenti. Parlo degli emendamenti, per non entrare nel merito dell'articolato stesso, perché già in Commissione si è verificato che sullo stesso articolato ad osservazioni fatte non ci sono state né risposte né chiarimenti. Allora questo è modo di legiferare? Questo è il modo di portare avanti l'analisi in un Consiglio regionale? Di approvare una legge, discutere una legge che dovremo osservare? Come stiamo legiferando, con quali modalità e secondo quali criteri?
Io credo che in questa legge ci siano degli articoli di estrema importanza. Richiamo a voi il punto 9 dell'articolo 21 relativo alle operazioni di finanziamento attualmente in contenzioso, che a mio avviso è un comma utile e necessario, ma che sarebbe bene che venisse spiegato, perché con la frase "Previa segnalazione dei soggetti convenzionati, proposte transative nei confronti dei debitori", non si prevede, in realtà, l'informativa ai creditori. Perciò la frase "dei soggetti convenzionati" dovrebbe essere modificata con "ai soggetti convenzionati". E' una piccola correzione ma cambia integralmente il senso del comma.
Credo che non ci si sia soffermati sufficientemente su questo punto, ma credo che non ci si sia soffermati sufficientemente nemmeno sull'intero contesto del "maxi collegato" e che con troppa superficialità quest'Aula stia abdicando al suo ruolo. Se domani noi venissimo invitati a esporre i contenuti, limitiamoci ai più significativi, del disegno di legge numero 216 credo che molti, io per primo, avremmo grandi difficoltà ad indicarne le linee guida, le finalità e gli obiettivi. E' talmente complicato, è talmente superficiale, è talmente ingarbugliato che non si può individuare una linea guida. E l'articolo 21 è un esempio emblematico, non per niente è stato intitolato "disposizioni varie".
Ogni volta che veniva inserito in finanziaria un titolo come questo, scusate, ma a tutti noi, a tutti quanti da ridere, perché c'era "di tutto e di più". In questo caso il "di tutto e di più" si è avuto nei commi e negli articoli precedenti. Nelle disposizioni varie si portano avanti delle modifiche significative, alcune anche utili, per risolvere il contenzioso, che è abbastanza elevato con una pesante situazione debitoria nei confronti della Regione da parte di soggetti che sono stati finanziati negli anni. Poi discuteremo se il limite deve essere quello del 50 per cento o del 70 per cento, così come è proposto in alcuni emendamenti che ho avuto modo di visionare. Però, è sicuramente uno strumento utile, non è certo uno strumento da esitare con superficialità e senza la benché minima attenzione da parte di quest'Aula. Stiamo decidendo su situazioni debitorie nei confronti della Regione di estrema importanza senza che ci si sia chiariti, nel caso dell'esame degli articoli precedenti perché e come si sono sommate queste posizioni debitorie.
Io denuncio questo e continuo a ribadire che una legge che abbia rispetto soprattutto dei cittadini che dovranno seguirla deve seguire procedure profondamente rispettose del ruolo di quest'Assemblea. Credo quindi che questo "maxi collegato" che abbia necessità di una maggiore attenzione, abbia necessità di approfondimenti e anche gli articoli utili, necessari, importanti che si possono ritrovare in questo testo, vengono vanificati dalla presenza corposa di formule, commi ed emendamenti che sicuramente di importante hanno ben poco.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.
PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori, onorevoli Colleghi, nell'articolo 21 di questo maxi collegato viene affrontato un tema che io penso sia della massima importanza, precedentemente affrontato anche dalla collega Caligaris, relativo alla figura del difensore civico della Sardegna. Noi tutti sappiamo che cosa è successo circa un anno fa quando si è cercato di cancellare questa figura. Io credo che sia stato un errore, soprattutto perché il problema non è stato discusso in nessuna sede.
In quella circostanza hanno fatto bene un gruppo di Consiglieri regionali ad opporsi a quella decisione, e l'hanno fatto soprattutto i componenti della Seconda Commissione Permanente del Consiglio regionale della Sardegna che, tra le altre cose, si occupa di diritti civili e quindi anche del difensore civico. Io mi sarei sentito, come Presidente di questa Commissione, profondamente umiliato se durante la mia presidenza i diritti civili del Popolo Sardo, dei cittadini della Sardegna fossero stati ridotti, anziché aumentati. Mi sono sentito anche un po' offeso perché si è cercato, con un escamotage, di by-passare la Commissione che si occupa di diritti civili, utilizzando un articolo del vecchio Regolamento che prevedeva che nel caso di accordo di tutti i Capigruppo in Consiglio regionale si potesse non chiedere il parere della Commissione.
I nostri interventi, allora, servirono a bloccare, non solo questa grave decisione, ma anche a favorire una riflessione attenta da parte di tutti i Gruppi presenti in questo Consiglio regionale affinché il tema del difensore civico venisse affrontato in modo serio e corretto e non venisse strumentalizzato, come alcuni avevano cercato di fare affermando che siccome questa figura non aveva funzionato, doveva essere eliminata. Era come se io dicessi: "Siccome la Giunta non funziona eliminiamo la Giunta dal sistema istituzionale sardo, o siccome quell'ente non funziona perché ha un Presidente che non è in grado da gestirlo, allora eliminiamo l'ente". Era un ragionamento assolutamente privo di consistenza, che non meritava di essere seriamente considerato.
Invece la Commissione che io presiedo ha lavorato seriamente e a lungo, e ha esitato una proposta di legge nuova, che è stata poi approvata all'unanimità. E' stata approvata all'unanimità - lo ricordo anche a tutti i colleghi presenti - la nuova legge che abbiamo poi approvato in questo Consiglio regionale. Purtroppo in quell'occasione abbiamo commesso un errore: su pressione di alcune persone (non so più se in buona fede o in mala fede, credo in buona fede, perché sono sempre disposto positivamente nei confronti degli altri) finimmo per convincerci che dovevamo eleggere il difensore civico a maggioranza dei due terzi. Ecco, quello fu un grave errore in cui noi cademmo in buona fede. Bene, noi abbiamo provato a eleggere il difensore civico in diverse occasioni, a maggioranza dei due terzi, e non ci siamo riusciti. Questo ha creato danno a quei cittadini che hanno avuto problemi con l'amministrazione regionale e con gli enti che ad essa fanno riferimento perché si sono trovati privati di un difensore che li tutelasse in qualche modo.
Oggi di fatto non abbiamo un difensore civico. Però ce né bisogno, perché ancora la riforma della Regione non è stata compiuta. Quindi non ho esitazione a ripetere quello che dissi presentando quella legge, che c'è ancora in questa regione troppo burocratismo e anche una certa arroganza da parte di tanti funzionari regionali che forse non hanno ancora, pur a distanza di tempo, capito che devono servire le istituzioni e servire i cittadini. Dunque, finché noi non porteremo a compimento la riforma della Regione e anche una riforma in senso culturale, che riguardi tutti coloro che lavorano nella amministrazione pubblica, io penso che ci sarà bisogno di un difensore civico per tutelare soprattutto i cittadini più deboli di questa Regione.
Cerchiamo di essere coerenti con le scelte operate; se questo Consiglio regionale ha approvato all'unanimità la legge sul difensore civico deve essere coerente e conseguente, e allora bisogna modificare il testo dell'articolo 21 ora in esame. Io stavo già iniziando a raccogliere le firme su un testo, però ho cercato di parlarne con alcuni Capigruppo che in maniera credo opportuna - intelligente e li ringrazio per questo - hanno accolto queste sollecitazioni e hanno presentato un emendamento che tende a modificare qualche aspetto della legge in senso migliorativo.
E' necessario però aggiungere che se il difensore civico, dopo due votazioni, non viene eletto a maggioranza dei due terzi, è sufficiente la maggioranza assoluta. Se non si vuole prevedere questo si attribuisca al Presidente del Consiglio il potere sostitutivo di nomina. Per me è importante che tutto ciò si definisca, che non si continui a parlarne e a perdere tempo in altre occasioni e che si raggiunga l'obiettivo, cioè che la Sardegna abbia un difensore civico che tuteli i cittadini più deboli nei confronti dell'Amministrazione regionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Signor Presidente, siamo giunti all'articolo 21 di quello che è stato definito il maxi collegato alla manovra finanziaria, un disegno di legge che già di per sé contiene tutta una serie di provvedimenti e di interventi confezionati ad hoc, che incideranno in maniera rilevante sul futuro del nostra Isola e che trovano sintesi nel titolo di questo articolo: "Disposizioni varie". Molti obiettivi proposti da questo Esecutivo possono essere anche in parte condivisibili, ma gli stessi obiettivi diventano argomenti di scontro e di non condivisione considerato il metodo e la prassi seguita dalla Giunta regionale per il raggiungimento degli stessi.
Mi rendo conto che criticare dall'opposizione questa finanziaria supplementare può apparire scontato, ma è stato sufficiente entrare nel dettaglio dei singoli articoli di questo maxi collegato per constatare tutta l'inconsistenza dei nuovi progetti proposti e nel contempo la scientificità delle iniziative messe in campo per affossare lo sviluppo della nostra Isola in tutti i suoi comparti.
L'opposizione è stata più volte chiamate in causa e, in più occasioni, spinti dall'obiettivo di occuparci dell'interesse generale, abbiamo offerto all'Aula la nostra fattiva collaborazione, la quale è stata mal ripagata non appena arrivava qualche stop del Presidente. Gli scollamenti che in questi giorni di dibattito si sono registrati tra alcuni esponenti della maggioranza e il presidente Soru sono indice della continua ingerenza di quest'ultimo che, di fatto, condiziona pesantemente il dibattito in Aula e lascia aperte poche possibilità di confronto democratico. Le continue pressioni mettono a dura prova alcuni colleghi della maggioranza e sfociano in tensioni palpabili e in voci critiche in Aula, salvo poi uniformarsi nel momento della votazione.
Rimango sbalordito per come alcuni colleghi, che giustamente fanno delle loro capacità, ma soprattutto della loro cultura politica, il loro cavallo di battaglia possono avallare staticamente scelte politiche operate in solitario, proposte che non sono frutto di un'azione collegiale, del giusto e libero confronto e che fanno della centralità dell'Aula elemento imprescindibile, ma che spesso cedono invece il passo a furbizie o minacce di vario genere.
Come è possibile avallare la prassi che tutto quello che proviene e viene proposto dal presidente Soru diventi legge della Regione senza che noi, legislatori di maggioranza e di opposizione, possiamo realmente incidere per modificare lo stato? Persino gli emendamenti proposti dalla Giunta al disegno di legge numero 216 in generale, nello specifico su questo articolo 21, sono stati spesso frutto di correzioni politiche, non di effettive modifiche tecniche. Si è cercato di concedere alcune velate prebende per rispettare qualche promessa elettorale o per aver l'appoggio su progetti ed interventi che la Giunta reputava fondamentali per il proseguo della sua azione di governo.
E' in questo articolo, con l'emendamento numero 155 e con gli emendamenti allo stesso, che si giocherà parte della partita politica sulla questione dell'urbanistica in Sardegna. E' giustificata anche la presenza in questo momento del presidente Soru. Con l'emendamento numero 155, infatti, il tema dell'urbanistica, della legge numero 8 del 2004, del piano paesaggistico regionale, escono dall'alone offuscante dei numerosi dispositivi e progetti finiti nel calderone del maxi collegato e tornano ad interessare non solo gli addetti ai lavori ma tutta l'opinione pubblica.
Nessuno mette in dubbio la tutela e la salvaguardia del nostro ambiente, si contesta invece quello che propongono la legge numero 8 e lo stesso piano paesaggistico, ossia la mancanza di chiarezza, l'assenza di prospettive future e in particolar modo le regole, i contenuti e le rigide prescrizioni imposte che non trovano attinenza con le nostre realtà locali. L'ambiente della Sardegna, lo sappiamo bene, si presenta con differenti e multiformi volti, la pianificazione e la gestione del nostro territorio deve pertanto porsi contestualmente il duplice obiettivo di salvaguardare e tutelare il valore dell'ambiente stesso e nel contempo promuovere e valorizzare le vocazioni locali e le attività che qui trovano collocazione.
Una politica di salvaguardia deve essere concepita non come sistema meramente vincolistico, che aggiunge limitazioni e gravami alle attività economiche, ma piuttosto come un sistema aperto in grado di tutelare l'ambiente e nel contempo favorire occasioni e opportunità per promuovere nuova ricchezza sociale.
La parte non condivisibile della politica urbanistica di questo Esecutivo è in particolar modo del piano paesaggistico regionale è certamente quella costituita dalle norme di attuazione, che rappresentano un aspetto decisivo sugli effetti pratici che il piano paesaggistico avrà sul territorio sardo. Una politica urbanistica che necessariamente causerà una paralisi degli investimenti, di tutte quelle iniziative che imprenditori, artigiani, commercianti, anche semplici cittadini avevano previsto di intraprendere. Una politica che rischia di generare una malaria economica e sociale che lascia ben poche possibilità di cura. Questo è, infatti, un piano, così come è stato per la legge numero 8, esclusivamente rivolto ad imporre vincoli e divieti all'azione non solo degli imprenditori, ma anche degli stessi cittadini. Un piano che si arroga il diritto di normare in maniera ossessiva non solo le coste, ma anche l'urbano e l'agro, dove la non trasformabilità del territorio diventa la parola d'ordine, l'unico elemento di differenza senza alcuna ulteriore opportunità di sviluppo. Un piano che disattende ampiamente gli obiettivi di sviluppo sostenibile, impostato su una tutela maniacale dell'ambiente, che cozza però con la necessità di competitività del nostro sistema economico e sociale.
Io credo che l'emendamento numero 155 proposto dall'onorevole Balia e più, ci porti, in qualche modo, a trovare convergenze, perché credo che serva a riflettere, e la sostituzione del periodo temporale da 18 a 25 mesi credo che sia nell'interesse generale dei sardi. Quindi, per quanto ci riguarda lo sosterremo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, mi dispiace che il Presidente della Giunta non sia in Aula, non serve per quello che garantisce.
SECCI (La Margherita-D.L.).Adesso lo chiamiamo.
CAPPAI (U.D.C.). Ho avuto modo ieri, signor Presidente del Consiglio, di chiedere all'Assessore del personale di ritirare l'articolo 16 di questo provvedimento, perché ho detto che c'era "di tutto e di più": più confusione che chiarezza. Oggi chiedo a lei, Presidente del Consiglio, se non sia il caso di ritirare tutto il provvedimento, per tutto ciò che esso contiene, per tutto il minestrone che in esso bolle. Io proverò ad indicare alcuni elementi, in modo che i colleghi del centrosinistra sappiano di che cosa abbiamo parlato. Dico alcuni perché non ho fatto in tempo, per colpa mia, a seguire tutto. In questo maxi collegato, così come è stato definito, o legge omnibus, così come l'ha definita il governatore Soru, abbiamo parlato non di 14 leggi modificate come ha detto il mio vice…
CAPELLI (U.D.C.)…Capogruppo in Aula.
CAPPAI (U.D.C.). …Capogruppo in Aula, ma di tante altre cose, di tante altre modifiche.
Abbiamo parlato di sport, abbiamo parlato di spettacolo, abbiamo parlato di caccia, abbiamo parlato di pesca, abbiamo parlato di cave, abbiamo parlato di lavori pubblici, chiese, archeologia, cultura, formazione, personale, piano paesaggistico, trasporti, credito, progetti speciali, deleghe agli enti locali, difensore civico, Ente Foreste, legge 28 (e poi ci tornerò sulla legge 28), di modifiche alla legge numero 23, di agricoltura, di casa Gramsci, di finanziamenti particolari, abbiamo parlato di tutto. Cioè, con un colpo di spugna il presidente Soru vi sta imponendo di eliminare tutte le leggi regionali vigenti e sostituirle con questo maxi collegato o legge omnibus, così come meglio viene definita, o come alcuni di voi vorrebbero definirla.
Ma io vorrei riportare l'attenzione del centrosinistra su un emendamento, a firma Marrocu e qualcun altro, adesso non ricordo il numero. Voi conoscete la vecchia legge numero 28 del 1984; con la vecchia legge numero 28 (oggi legge numero 1 del 2002) si finanziavano progetti alle cooperative. Voi con un emendamento state dicendo che i beni che non sono andati a buon fine possono tornare alle imprese private. State smembrando la "28", state privando la "28" dei suoi principi fondamentali. Dovreste vergognarvi, dovreste dirci cosa c'è dietro questo emendamento, così l'Aula saprebbe e probabilmente verrebbe portata a conoscenza di che cosa nasconde quell'emendamento.
Ecco, ho elencato, signor Presidente del Consiglio, tutti i settori di intervento previsti in questo maxi collegato, ma lei in qualità di garante delle istituzioni, arbitro di una partita fra due coalizioni, garante del buon funzionamento di questo Parlamento, non ritiene giusto richiamare questo provvedimento, come giustamente ha fatto sulle norme intruse, considerando che qui di norme intruse ce ne sono in abbondanza? Bene farebbe il Presidente del Consiglio ad applicare il Regolamento, così come ha detto il presidente Floris.
Qui io mi sento veramente inutile, non ho potuto partecipare alla discussione in Commissione sull'agricoltura, non ho potuto partecipare in Commissione alla discussione sulla pesca, non ho potuto partecipare in Commissione alla discussione sulla caccia, non ho potuto partecipare in Commissione alla discussione sul piano paesaggistico, che per volontà dell'intera Commissione deve essere esaminato in altri tempi, e invece vedo che stasera si presenta in Aula lo sparviero, il Presidente omnibus che vuole seguire tutto. E' preoccupato perché a questo articolo è stato presentato un emendamento; un emendamento che prevede che una certa legge di questo Consiglio venga prorogata, e lui non è d'accordo. Mi riferisco alla legge numero 8. Ha avuto coraggio il collega Balia a presentare quell'emendamento. E perché intervengo sul piano paesaggistico? Intervengo perché sono stato sindaco di un comune povero...
SECCI (La Margherita-D.L.). Comunque sei curioso. Lamenti sempre che il Presidente non c'è mai e oggi che c'è… Sei impaurito?
CAPPAI (U.D.C.). Se n'è andato infatti. Io non impaurisco nessuno perché sono umile, povero, ha comunque chi gli riferisce le cose. Si è presentato in Aula, dicevo, perché ha paura che quell'emendamento venga votato e magari passi anche, però sappia il Presidente che la sua Commissione...
CAPELLI (U.D.C.). Non c'è la democrazia.
BIANCU (La Margherita-D. L.). E non c'è ancora il capannone.
SECCI (La Margherita-D.L.). Vuole confonderti.
PRESIDENTE. Prosegua, onorevole Cappai.
CAPPAI (U.D.C.). Se mi fanno parlare.
PRESIDENTE. Non potete svolgere un dibattito; i colleghi sono invitati a tacere.
CAPPAI (U.D.C.). Se quell'emendamento dovesse passare sappia il presidente Soru, o comunque anche se fosse bocciato, che questo provvedimento non è stato accettato dalla gente, dal popolo sardo. E' vero che lui va dicendo che nella recente consultazione elettorale è stata premiata la sua politica - tant'è vero che non ha presentato lista autonoma alle politiche, perché aveva ben chiaro il suo peso nell'elettorato - ma io dico: sono stato sindaco di un piccolo comune, e se dovesse restare in piedi questo piano paesaggistico neanche un allevatore potrà più costruire un capannone nel mio territorio perché, purtroppo..
(Interruzioni)
Dicevo, nessuno potrà più costruire un capannone perché nessuno, essendo un paese povero, dispone di una superficie tale da consentire di presentare un progetto di miglioramento fondiario. E allora, evidentemente, il Presidente vive in un'altra dimensione, che è quella che non è consona a tutti noi.
Dimenticavo di parlare della modifica alla "23", mi ha concesso ancora trenta secondi di tempo. La "23" è una legge che si occupa del sociale; voi del centrosinistra avete tolto i soldi che dovevano servire ai malati di cancro…
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Cappai.
CAPPAI (U.D.C.) Sono stato disturbato…per recarsi nei centri di oncologia per praticare la terapia anticancro, mentre prevede che quello che definite il "segretario sociale", sia equiparato a un'altra figura professionale, sempre prevista dalla stessa norma. Mi sapere dire almeno quali corsi ha seguito il segretario sociale e quali corsi di formazione ha seguito l'altra figura? A voi la risposa.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, mi sia consentita prima qualche considerazione di carattere generale, naturalmente in relazione alle problematiche che si pongono con l'emendamento numero 155.
La corretta pianificazione del territorio della Sardegna non può prescindere dalla salvaguardia del suo principale patrimonio, patrimonio che ricomprende risorse naturali, storiche, paesaggistiche. Una corretta pianificazione del territorio della Sardegna non può inoltre prescindere dalla predisposizione di specifiche norme di tutela e valorizzazione strettamente correlate all'uso del territorio stesso. E allora iniziamo a dire che sotto questo profilo la filosofia della Giunta che, con il piano paesaggistico regionale prevede anche il recupero del patrimonio edilizio urbano ed extra urbano esistente, il riassetto dell'agro, la regolamentazione delle attività edilizie anche di carattere turistico ricettivo nei territori costieri, la redistribuzione dei volumi e della pressione antropica nelle aree contigue ai litorali, preservando gli habitat naturali, è una filosofia abbastanza condivisibile.
Si concorda, quindi, su due esigenze. La prima: predisposizione di un piano paesaggistico regionale per sopperire all'invalidazione dei vecchi piani territoriali paesistici. La seconda: una nuova legge urbanistica che concluda il lungo dibattito per l'uso del territorio, affrontato a partire dalla legge numero 45 del 1989. Però va superato, in ogni caso quella vocazione al vincolo e al rinvio che contraddistingue la politica regionale sul paesaggio sin dal 1985. Quindi è necessario un piano ed una legge urbanistica che garantiscano certezze e dissolvano eventuali dubbi di legittimità.
Per quanto riguarda invece il piano paesaggistico regionale, impone un vincolo di sostanziale immodificabilità sull'intero territorio regionale, rinunciando così alla scelta di sottoporre ad una specifica disciplina i beni culturali e paesaggistici meritevoli di essere particolarmente tutelati. Il piano paesaggistico non viene interpretato come uno strumento diretto a definire le trasformazioni compatibili con i valori paesaggistici, gli immobili e le aree sottoposte a tutela, gli interventi di valorizzazione del paesaggio, ma viene invece, una volta di più, interpretato come un sistema di vincoli.
Sussistono dubbi sulla legittimità di alcune disposizioni, perché imposte con una normativa di attuazione in assenza di disposizioni sovraordinate. Con l'articolo 13 è impedito ogni e qualunque intervento di trasformazione dei territori costieri prima dei piani attuativi a regia regionale. Nel piano paesaggistico non c'è alcuna proposta di utilizzo del territorio, i vincoli sono superabili solo con i piani attuativi a regia regionale e la temporanea salvaguardia introdotta con la legge numero 8 del 2004 permane intatta. Non vengono indicati i criteri in base ai quali dovrebbe operare la conferenza unificata della pianificazione; anzi, la conferenza unificata della pianificazione, Assessore, per come sono esposte le cose, potrebbe operare sulla base di criteri assolutamente discrezionali.
Ma a questo fatto si contrappone un altro elemento, cioè i comuni, che di fatto sono ancora oggi depositari della competenza sul proprio territorio, con questa normativa vengono nella sostanza espropriati di questa competenza e privati della possibilità di poter effettuare alcune scelte. Il piano paesaggistico regionale dei centri abitati dei territori costieri non fa venir meno le norme di salvaguardia che possono essere superate solo con l'adeguamento dei PUC allo stesso piano paesaggistico regionale. E' difficile ora entrare nel merito, nel poco tempo che si ha a disposizione, però resto convinto personalmente di un aspetto: che gli articoli dal 71 al 78 relativi agli insediamenti agricoli debbano essere interamente riscritti. Così come rimango personalmente convinto che la norma sui campeggi - campeggi, peraltro, la cui esistenza è legittima perché consentita dalla legge - non tiene conto delle risorse finanziarie impegnate e scarica, invece, su questi, che pure sono a bassa incidenza edificatoria, l'esigenza di limitare l'utilizzo del territorio costiero.
In sostanza, io avverto dei problemi, Assessore, di natura diversa, l'uno più importante dell'altro. Primo problema: le norme previste dalla Giunta regionale operano in maniera tale da sottrarre ai comuni competenze che non possono essere sottratte senza violare il disposto dell'articolo 118 della Costituzione che ai comuni le ha attribuite, nonché il principio di sussidiarietà.
Secondo problema: se le norme di piano dovessero dispiegare efficacia, così come di fatto è previsto, al momento dell'adozione del piano stesso e non al momento della sua approvazione, che prevede il passaggio di Commissione, si pone un problema di illegittimità, di altra natura stavolta. Illegittimità, perché il piano stesso affonda le proprie radici su strumenti amministrativi assunti dalla Giunta, che trovano giustificazione nelle nuove norme urbanistiche proposte sempre dalla Giunta, ma non ancora approvate dalla competente Commissione consiliare né tanto meno da questo Consiglio. Non può quindi fondarsi quell'approvazione su norme che allo stato attuale non esistono.
Infine, terzo problema: la Commissione e il Consiglio, in questa ipotesi, sarebbero in ogni caso costretti ad approvare le proposte legislative in materia urbanistica assunte dalla Giunta senza poter introdurre alcuna modifica, perché eventuali modifiche alla nuova legge urbanistica vanificherebbero il piano, in quanto la legge urbanistica che la Giunta ha predisposto è di supporto al piano, cioè è strumentale al piano. Quindi una modifica sostanziale invaliderebbe il piano medesimo. Questo è il motivo dell'emendamento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Franco Ignazio Cuccu. Ne ha facoltà.
CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Signor Presidente, anche il mio intervento trae ragione dall'emendamento numero 155, sul quale ha poc'anzi parlato il collega Balia. Dei concetti che ha espresso condivido tutto e vorrei agganciarmi proprio alla parte terminale dell'intervento, oltre la quale non si è potuto spingere per le limitazioni di tempo. Di questo argomento se n'era per la verità parlato in Quarta Commissione e, su proposta dell'onorevole Uras, che è firmatario dell'emendamento, la Commissione aveva assunto all'unanimità la decisione di dare mandato al Presidente perché valutasse l'opportunità di un emendamento della Commissione che chiedesse le stesse cose che chiede l'emendamento firmato dagli onorevoli Balia, Ibba, Masia, Maninchedda, Uras, Davoli e Pisu.
La questione fondamentalmente nasceva dal fatto che il piano paesaggistico regionale, o meglio la bozza di piano paesaggistico regionale approvata con delibera della Giunta del 13 dicembre, credo, si basasse sulla legge numero 8 del 2004 e sul disegno di legge 204 e cioè, come ha ricordato il collega Balia, su strumenti non ancora esistenti che avrebbero trovato posto all'interno del disegno di legge numero 204 una volta che fosse stato approvato. In particolare, per fare riferimento ai più importanti, si trovano in questa condizione gli strumenti per la gestione del Piano paesistico-regionale e cioè la CUP, la conferenza unificata della pianificazione, i piani operativi di recupero e di qualificazione territoriale, i programmi di conservazione e valorizzazione paesaggistica.
Basti dire che all'articolo 40, il disegno di legge numero 204, è talmente innovativo che abroga con due righe la legge numero 45 dell'89 che, allo stato delle cose, è il alla base di tutta la legislazione urbanistica regionale. Naturale che ci fosse nella Commissione la preoccupazione di quello che sarebbe potuto accadere se, raggiunto il termine fissato dalla "8", cioè il 24 di maggio prossimo venturo, cioè fra 22 giorni, ci sì fosse trovati davanti un piano paesaggistico regionale parzialmente efficace, cioè efficace solo per quelle parti e quegli strumenti che trovavano fondamento nella legge numero 8 e totalmente inefficace, invece, per quegli istituti che sono compresi nel disegno di legge numero 204 e che dovrebbero pertanto passare attraverso la normale trafila parlamentare in Commissione e poi in Aula.
In Commissione abbiamo provato anche a valutare quali sarebbero state le effettive condizioni in cui il piano si sarebbe trovato. Abbiamo accertato che di fatto, quel piano paesaggistico regionale, così mutilato, sortiva l'effetto di cristallizzare l'urbanistica in Sardegna. E non tanto perché l'articolo 14 delle norme tecniche di attuazione introduce un vincolo che, di fatto, comunque è la prosecuzione, cioè recepisce il vincolo già contenuto nella legge numero 8, ma perché, ad esempio, nell'articolo 102, delle norme tecniche di attuazione si scrive: "fatto salvo quanto previsto dall'articolo 9 delle presenti norme tecniche di attuazione dal provvedimento di adozione del Piano paesistico regionale, i comuni sospendono ogni determinazione sulle istanze concernenti il rilascio dei titoli abilitativi ai sensi della legge regionale 23/85 in contrasto con le disposizioni delle presenti norme tecniche di attuazione".
Questo significava, di fatto, far calare sulla Sardegna una teca di cristallo che non consentisse, non di effettuare uno sviluppo urbanistico, corretto o giusto, ma nessuno sviluppo urbanistico, di nessun tipo e di nessun genere. Non solo, ci si troverebbe davanti un Piano paesistico regionale che individua i livelli di vincolo 4, 3, 2, 1 e che non definisce la carta dei livelli, che è essenziale e propedeutica per la realizzazione di un piano. Tradotto in soldoni significa: "dico quali sono i tipi di vincolo che calerò sulla cittadinanza, sulla comunità sarda ma a chi li calo non lo dico, lo dirò con calma adottando successivamente gli opportuni provvedimenti". E' una cosa che non ha precedenti in nessuna regione italiana.
Ancora, nella condizione prevista dall'articolo 9 delle norme tecniche di attuazione, ci si troverebbe, di fatto, ad avere la possibilità di effettuare interventi edilizi di manutenzione ordinaria, straordinaria, consolidamento statico, restauro che non alterino lo stato dei luoghi, il profilo esteriore, la volumetria degli edifici, la destinazione d'uso, il numero e quanto descritto dalla legge numero 8. Però qui è scomparso il divieto di cambio di destinazione d'uso. Quindi, noi avremmo, di fatto, la prosecuzione di uno stato di vincolo introdotto dalla legge numero 8 con un'eccezione: l'autorizzazione al cambio di destinazione d'uso, che non è irrilevante.
Ora, considerate queste ragioni non secondarie di incertezza normativa e legislativa davanti alla quale ci si verrebbe a trovare se il piano paesaggistico il 24 nascesse in questa condizione di "legittimazione dimezzata", considerate anche quelle espresse dall'onorevole Balia nella parte introduttiva del suo intervento, considerato infine che gli amministrazioni comunali (li abbiamo sentiti in Commissione Quarta) e le stesse comunità locali si sentono espropriati della loro prerogativa di governo del territorio, forse sarebbe stato opportuno, nell'interesse della Giunta, del Consiglio, di tutti i sardi, disporre di un tempo maggiore per avviare con le realtà territoriali un vero processo di concertazione.
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO
(Segue CUCCU FRANCO IGNAZIO.) Non basta chiamarla copianificazione, la copianificazione è tale se c'è una logica di concorsualità, se ogni soggetto che partecipa a questi incontri ha la possibilità di dare qualcosa e non solo di recepire le notizie sulle cose che sono state fatte. E' tale se ha questa possibilità, se ha la possibilità di esaminare una proposta di legge uscita dalla Commissione che tenga conto delle proposte contenute nel disegno di legge numero 204, ma anche della proposta di legge presentata da alcuni colleghi della maggioranza, della quale primo firmatario mi pare sia proprio il Presidente della Commissione, e se ha la possibilità di dare alla Sardegna una nuova legge base di riferimento per quanto riguarda l'urbanistica.
In questo modo forse si riuscirebbe a approvare un piano paesaggistico regionale (senza entrare nel merito di tante altre considerazioni, ci sarà tempo e luogo quando affronteremo in Aula questo argomento) uno strumento che possa essere considerato dai sardi come una risorsa, una guida e non una punizione per qualche colpa che nessuno riconosce di aver commesso.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.
MASIA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, l'articolo 21 del maxi collegato, otterrà il mio voto favorevole, anche se riscrive totalmente l'articolo 45 della legge numero 23 sul volontariato; spero almeno che così si interrompa un lungo contenzioso.
Intervengo sull'emendamento che è stato da me firmato, che porta all'attenzione di questo Consiglio un tema importante, se non si vuole che il Consiglio stesso venga espropriato del Piano paesistico regionale. Alcuni giorni fa, ho sentito in un intervento reso alla RAI, il Capogruppo al Senato di un importante partito del centrosinistra, affermare: "finalmente si cambia, si avrà un Governo di centrosinistra, un Parlamento più sensibile ai problemi della gente, ma quello che può conta è che si avrà finalmente un Parlamento che si riapproprierà del ruolo che gli compete. Basta con le leggi decise altrove e calate dall'alto, basta con la stagione buia dove i parlamentari sono chiamati solo ad alzare la mano, basta con coloro che impongono le leggi e poi sono i primi a dire che quelle stesse leggi sono una porcata".
Io ho pensato che parlasse spinto dall'euforia della vittoria, però sembrava convinto e mi sono chiesto "ma qualcuno dei suoi lo starà ascoltando? Qualche consigliere regionale della nostra Isola sarà stato attento a quello che ha detto questo importante personaggio della Sardegna?" Perché oggi io mi vorrei sentire proprio confortato da questi consiglieri regionali, anche da loro, in quello che io sto dicendo, per quello che lui rappresenta e per quello che noi vogliamo rappresentare. Mi auguro che non stiano zitti.
La mia vuole essere una premessa naturalmente, non vuole essere una provocazione, una premessa utile a spiegare un concetto di fondo sul quale noi tutti, vorremmo discutere, un invito a discutere e a condividere quello che ormai da tempo sta emergendo: il rischio che il ruolo dei consiglieri di questo Consiglio venga vanificato. La dicevo prima, onorevole Floris, e lo continuo a dire io anche oggi, in particolare vorrei entrare nel merito della validità di uno strumento il cui respiro temporale è destinato a protrarsi diversi anni, diversi lustri. Le prospettive economiche di questo strumento sono le prospettive economiche di valorizzazione della Sardegna che i sardi si aspettano. Questo strumento è anche lo strumento di governo del territorio, sotto tutti i punti di vista: della tutela e della valorizzazione.
Mi riferisco al Piano paesistico regionale, cui ha accennato l'onorevole Balia nel suo purtroppo breve intervento, però vorrei andare oltre i limiti dell'argomento effettivo affrontato dall'emendamento di cui stiamo parlando, il numero 155. E' un emendamento alla "legge Salvacoste", la numero 8 del 25 novembre del 2004. In essa sono fissati i tempi per la definizione e l'approvazione del piano paesistico regionale; tempi che stanno suscitando in noi tutti una forte preoccupazione.
Quando si dice che bisogna favorire la conoscenza, consentire il confronto, bisogna fare in modo che vi sia la condivisione su strumenti così importanti io credo che non si stia facendo altro che evidenziare un bisogno primo di ogni consigliere regionale, che è anche la regola che noi tutti dovremmo seguire. La legge numero 8 ha fissato in diciotto mesi il termine per l'adozione del piano paesistico regionale, pertanto il 25 maggio di questo mese il piano dovrà essere adottato. Da quel momento entreranno in vigore tutte le norme di salvaguardia.
Vincoli, ancora vincoli si diceva. E' vero che l'annullamento della quasi totalità dei piani territoriali paesistici ha lasciato i territori, i territori costieri in particolare, privi di strumenti normativi finalizzati alla tutela, alla salvaguardia del patrimonio costiero, mettendo in moto processi di trasformazione del territorio che, nessuno nega, si sono rivelati incapaci di coniugare sviluppo e sostenibilità ambientale. L'esigenza, che noi tutti avvertiamo, di uno strumento generale di pianificazione è forte; occorre dotare questa nostra Sardegna con urgenza di un Piano paesistico regionale ampiamente condiviso. Tutto ciò, l'abbiamo condiviso e approvato (nessuno lo può negare) con la legge numero 8 che programmava appunto i tempi e le procedure di adozione. Era una legge condivisa che io ancora riconosco e che è stata approvata.
Ma benché sia necessario agire con tempestività, non per questo si è obbligati ad un comportamento affrettato, non per questo bisogna mettersi nella situazione di escludere, la più larga partecipazione, l'approfondimento del dibattito, non per questo si deve escludere questo Consiglio. Il dibattito e la valutazione all'interno della Commissione regionale dell'urbanistica è urgente e non può essere sicuramente evitato. Sono molti gli aspetti che occorre superare, io credo che occorra superare prima di tutto i ventuno anni di incertezza e di continuo regime vincolistico a cui siamo stati sottoposti. Lo dicevo poco fa: vincoli e ancora vincoli. Bisogna superare questa fase.
Dall'85 al '93 è stata operativa la legge Galasso secondo la quale i piani paesaggistici avrebbero dovuto modificare… Invece sono stati totalmente azzerati, siamo arrivati ad oggi, ventuno anni dopo, e ci troviamo ancora in questa situazione. Molti di noi hanno ancora la convinzione che questo piano sia ancora un piano di vincoli, piuttosto che una proposta di pianificazione volta a valorizzare le risorse e a promuovere lo sviluppo.
Nasce l'esigenza di fermarsi un poco, nasce l'esigenza che noi poniamo con l'emendamento numero 155, che non mette in discussione nulla di quello che è stato fatto fino a oggi, mette in discussione, come dicevo, l'opportunità di valorizzare un ruolo piuttosto che vanificarlo, la possibilità di recuperare anche quello che a livello nazionale si dice che sia il cambiamento nel quale noi tutti crediamo e che come primo risultato deve trovare tangibilità all'interno di questo Consiglio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Signor Presidente, come ci si è resi conto, invece di parlare dell'articolo 21 abbiamo fatto scivolare la discussione su un emendamento relativo al Piano paesistico regionale, perché è un argomento che quest'Aula sente maggiormente, ed oserei dire non soltanto quest'Aula ma forse anche l'intera cittadinanza sarda. Prendo lo spunto da un articolo pubblicato su un quotidiano sardo, dal titolo: "Proroghe della salvacoste Il Presidente è contrario", dove si leggeva che all'interno della stessa maggioranza si giocava una partita molto importante, fonte di numerose tensioni.
Tra l'altro anche stasera, nonostante questo assordante silenzio della maggioranza, la situazione è imbarazzante per i partiti che appoggiano la Giunta, perché effettivamente si sentono vincolati da questa legge, che è tutta vincoli, e dallo stesso Presidente e non riescono a discutere liberamente. Forse era necessario che il Consiglio regionale avesse un momento di riflessione maggiore per cercare di capire anche le posizioni dei comuni.
Del resto, quando il Presidente della Commissione urbanistica ha fatto il tour di tutti i comuni, ha potuto toccare con mano quale fosse la tensione che negli stessi amministratori, di destra o di sinistra, aveva generato questa legge, che costituiva solo e esclusivamente un vincolo per qualsiasi tipo di sviluppo e di decisione da parte degli amministratori locali. Gli stessi interventi che hanno richiamato la filosofia della Giunta, ispirata dal fondamentalista Soru, mettono in crisi non soltanto i consiglieri della maggioranza ma l'intero Consiglio, perché ci troviamo, egregi colleghi, nell'impossibilità di poter programmare, di poter offrire al popolo sardo quello che il popolo sardo chiede: la possibilità di svilupparsi.
Con questa legge numero 8, infatti, non soltanto si penalizzano le coste della Sardegna, ma quando la gente prenderà coscienza che lo stesso sviluppo dell'agro passa tramite i vincoli che Soru ha imposto in questa legge, sono convinto che le grida si sentiranno fin qui, fino a quest'Aula consiliare. E come diceva giustamente il collega Balia, che apprezzo perché ha avuto il coraggio, pur facendo parte di questa maggioranza, di presentare un emendamento che ha messo in crisi quasi tutta l'impalcatura di questa legge numero 8, pur potendo i vincoli essere superati solo a regia regionale, la legge numero 8 va contro un articolo della Costituzione perché toglie ai comuni il potere di programmare lo sviluppo dei loro territori.
E nonostante, per promessa fatta in quest'Aula da parte dell'Assessore di riferimento, si diceva che avremmo senz'altro, entro un certo periodo molto breve, dato alla luce il piano paesistico regionale, oggi è evidente a tutti che questo non è possibile. Pertanto si chiede una proroga del termine previsto dalla legge. Però bisogna stare attenti, in quella sede, nell'affrontare i vincoli che il fondamentalista di turno, il presidente Soru, vuole inserire, perché il rischio è che in molti comuni si finisca a dover portare - come si dice - i registri in Tribunale. Perché tutti quei comuni che avevano adeguato il PUC, al periodo in cui veniva promulgata questa legge, ai piani territoriali paesistici, oggi praticamente sarebbero vincolati da altri vincoli.
Io credo quindi che bisogna fermarsi un po', non essere così frettolosi, e il fatto di voler prevedere che le ulteriori norme di salvaguardia entrino in vigore, non al momento dell'adozione del piano, ma al momento dell'approvazione definitiva, questa forse è una soluzione che ci può trovare concordi.
Il collega Masia dice che noi eravamo abituati ai vincoli. Io penso che leggi che abbiano vincolato lo sviluppo di una regione come la legge numero 8 non penso ne siano state approvate in nessun'altra regione d'Italia. Quindi io sono convinto che quando abbiamo detto che questa è una legge "blocca tutto", non abbiamo esagerato. Basta considerare - vorrei che i colleghi della maggioranza facessero questa considerazione - che nelle ultime elezioni politiche le popolazioni residenti in quella fascia di territorio costiero effettivamente non hanno dato ragione al centrosinistra. Sta a significare - e questo vorrebbe anche essere un campanello d'allarme per i possibili sviluppi di questa vicenda -, che se continuate su questa strada il percorso sarà molto, ma molto in salita per quanto riguarda le prossime competizioni elettorali.
Sono convinto che i sardi hanno voluto attribuire un significato di protesta al voto espresso nella parte costiera, nella parte dove c'è lo sviluppo, dove si tocca con mano che l'utilizzo normale, sano del territorio può essere veramente messo in crisi; lì vi hanno penalizzato. Io vorrei effettivamente che prestaste una particolare attenzione a tutto ciò.
Quindi l'argomento che il giornalista metteva in risalto era la grande tensione esistente al centro della maggioranza per il tentativo di espropriare, da parte del presidente Soru, le prerogative di questo Consiglio; e questo argomento è tornato più volte oggi, in quest'Aula, quando molti autorevoli personaggi, molti autorevoli colleghi, hanno denunciato l'esproprio da parte della Giunta, dell'Esecutivo, del Presidente, delle prerogative del Consiglio stesso.
Io auspico un'alzata di scudi da parte nostra, quasi trasversale, maggioranza ed opposizione, e che il Presidente del Consiglio si metta a capo del Consiglio, per cercare di far rispettare le prerogative dell'Aula. Noi voteremo a favore dell'emendamento presentato dal collega Balia perché rappresenta un atto di giustizia nei confronti della Sardegna; è un emendamento che spinge anche tutto il Consiglio e l'Esecutivo ad una riflessione maggiore sul fatto che frettolosamente non si può amministrare, e che ci sono stati degli errori.
Voglio anche aggiungere che se noi opposizione non avessimo presentato quando venne esaminata la legge legge numero 8 tutti gli emendamenti che abbiamo presentato, oggi avremmo discusso di una legge ancora più vincolistica di quanto non lo sia la legge che è venuta fuori; in nessun comune si sarebbe potuto, addirittura, toccare un mattone perché sarebbe stato vietato dalla legge che Soru e la sua Giunta avevano proposto. Ecco perché ringrazio personalmente il collega Balia per aver avuto il coraggio di presentare questo emendamento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il quadro in cui noi dobbiamo inserire l'emendamento di cui anch'io sono firmatario, è quello descritto dall'onorevole Masia. La legge numero 8 - che, onorevole Moro, io giudico, a differenza di come la giudica lei, un passo importante di tutela del paesaggio - individuava un percorso molto democratico nell'adozione del piano paesaggistico, perché prevedeva che i vincoli sarebbero rimasti vigenti fino all'approvazione del piano. Si trattava quindi di un percorso che prevedeva anche il coinvolgimento del Consiglio e che rendeva condivisa la decisione sull'assetto del territorio della Sardegna nei prossimi anni. La legge, però, prevedeva anche che questo percorso scadesse entro diciotto mesi; i diciotto mesi sono passati e per tanti motivi non si è concluso l'iter di approvazione.
Ci troviamo quindi di fronte ad una tipologia che stiamo già sperimentando in altre circostanze: decadrà la legge numero 8 e la Giunta adotterà il piano e, giacché mi pare ci sia la legge 1902 del 1952 (può darsi che mi sbagli, assessore Sanna) che afferma che i vincoli partono dal momento dell'adozione del piano, noi ci troveremo a veder vigente in Sardegna un sistema di gestione del territorio deciso dalla Giunta.
Io non vorrei sembrare noioso, ma finché avrò fiato cercherò di dire in quest'Aula che i parlamenti non a caso sono titolari della funzione legislativa, perché disciplinano i rapporti, e quindi i diritti e i doveri, non solo dei cittadini tra di loro ma anche del Governo verso i cittadini. Trasferire la funzione legislativa in capo all'Esecutivo significa tornare indietro di tre secoli. Il cittadino ha bisogno delle leggi per essere tutelato dal potere del Governo e le leggi servono a disciplinare il rapporto tra Governo e cittadino. Se invece noi affermiamo principi e poi deleghiamo, noi stiamo affidando ad una delle controparti la funzione di redigere le regole.
Siamo arrivati a questo punto, rispetto al tema in esame, non per colpa di nessuno. L'iter che avevamo immaginato, non si è concluso nei tempi previsti. Ne viene fuori una grande "legge delega" che certo poi verrà comunque declinata, ma dopo la sua entrata in vigore, in un percorso di condivisione che potrebbe portare a delle correzioni. Ma, alla luce di ciò che ho detto prima, potete ben capire perché non vedo con favore un percorso di questo tipo.
Si potrebbe obiettare: ma la Giunta ha già pubblicato quali sono le norme di attuazione che intende applicare e quindi non operiamo alla cieca. Questo è vero, ma è altrettanto vero che, grazie anche alla disponibilità dell'assessore Sanna, che non si è mai sottratto al dialogo, questo pacchetto di norme d'attuazione, è stato sottoposto ad un grande dibattito in Sardegna. Io stesso ho avanzato delle proposte, altri hanno avanzato delle proposte correttive; allora, è facile dedurre che la Giunta non dovrebbe adottare il modello che ha inizialmente varato.
E' troppo chiedere di sapere, di essere informati, su qual è la sintesi del dibattito che c'è stato in Sardegna e che la Giunta intende trasfondere nelle norme di attuazione? Viceversa, in caso di mancanza assoluta di conoscenza da parte nostra di quella che sarà la decisione della Giunta, è evidente che sarebbe preferibile estendere la procedura democratica prevista.
Stiamo parlando di questioni da poco? Proviamo ad elencarle, quelle che più mi hanno colpito. All'articolo 5 e all'articolo 6, le norme d'attuazione definiscono -faccio degli esempi - rispettivamente, i livelli di garanzia e la procedura di assegnazione dei livelli. Ma l'articolo 6 recita: "La Giunta regionale, entro dodici mesi dall'approvazione del piano paesaggistico, in collaborazione con gli enti locali, definisce ed approva la carta dei livelli"; quindi la procedura di assegnazione dei livelli non è sottoposta ad osservazioni.
A mio avviso questo è un testo da emendare e magari la Giunta ci potrebbe dire se intende emendarlo e come intende emendarlo, rispettando il ruolo dei comuni che, secondo me, è quello che il centrosinistra aveva iscritto nella legge quadro sul governo del territorio, definendo il comune come l'ente preposto alla pianificazione urbanistica e riconoscendogli il ruolo di soggetto primario titolare delle funzioni di governo nel territorio.
Se noi abbiamo questa idea, come centrosinistra, io credo che molte parti del piano paesaggistico dovranno essere modificate. E' troppo chiedere di sapere come? Saperlo adesso, qui, apertamente, non nel dettaglio, ma come indirizzo?
Ancora. Io penso che ci sia un valore importante dentro il piano paesaggistico che definisce come un'area unica e privilegiata, di attenzione privilegiata, le zone costiere. Secondo me questa è l'intuizione da mantenere. La zona costiera della Sardegna come area privilegiata del Mediterraneo che viene gestita come un bene regionale, col concorso di tutti, è un'idea giusta, nuova, da difendere. La proiezione sulla carta di quest'area costiera è molto ampia, tra i due e i quattro chilometri, e non va a comprendere solo la costa ma comprende, come nel caso di Orosei, le cave. Allora è evidente che io sono interessato a sapere come si intende disciplinare e distinguere il perimetro costiero, perché è evidente che va distinto.
Ancora. Il piano, agli articoli citati, impedisce la realizzazione di nuove volumetrie nel perimetro costiero. Però qui si inserisce il problema di come noi vogliamo evitare che ci siano sperequazioni tra i comuni un po' agevolati nel passato e i comuni virtuosi, o lenti, ma che comunque vedono in una possibilità di ricettività alberghiera (compatibile con l'ambiente, tutto quello che si vuole) una possibilità di sviluppo. Allora, su questo, si può sapere qual è l'indirizzo? Qual è l'indirizzo, che si ritiene seguire nei confronti dei comuni che sono già dotati di PUC adeguato ai PTP?
Io sono dell'idea che si debba arrivare in Sardegna, in progressione, a non avere isole di diritto diversificato. Anzi, ho già detto in quest'Aula che in Gallura il diritto è diversificato, ma mi è stato risposto che non ho ragione; io insisterò e continuerò a sostenerlo e a documentarlo. Però è giusto, sotto il profilo normativo, che alla fine si pervenga ad una regola generale. Ma è evidente, secondo me, che chi è stato virtuoso nel suo percorso, ha adottato i PUC, li ha adeguati ai PTP, non possa avere lo stesso trattamento di chi invece questo non l'ha fatto.
Sto cercando di esemplificare per dimostrare che ho domande da formulare, non pretese. Vorrei delle risposte per capire le vostre intenzioni. Le case non finite e, soprattutto, quella fideiussione che chiedete sulle case non finite che diventa un grande affare per le banche.
(Interruzioni)
Certo, certo, ognuno parla per sé. Io non pretendo di rappresentare l'Aula, non parlo per il Consiglio... però chiedo se su questo aspetto, sulle revoche delle concessioni, sui campeggi, è possibile ricevere una risposta chiara, puntuale, dalla Giunta, su come intende su questi punti trarre le conclusioni del dibattito che c'è stato. Qualora queste conclusioni non dovessero essere pronte sarebbe forse preferibile...
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, il professor Maninchedda ha evocato un periodo vecchio di trecento anni a cui si ritornerebbe indietro, qualora i Consigli abdicassero al loro ruolo legislativo. Tutto sommato, se un qualunque cittadino sardo capitasse in quest'Aula durante la discussione dell'articolo 21, forse gli parrebbe di essere tornato indietro di qualche secolo, gli parrebbe di essere piombato nel secolo dei lumi, nel secolo degli enciclopedisti, perché una tecnica legislativa che concentra all'interno di un solo articolo il piano paesaggistico regionale, il difensore civico, il segretariato sociale, l'Ente foreste, gli insetti nocivi, il parco geominerario, sembra più richiamarsi a quel periodo e a quel tipo di opera.
Insomma, nel vostro programma c'era scritto, ed era condivisibile (c'era scritto anche nel nostro) che si puntava all'esemplificazione legislativa, che si puntava a norme certe, non sovrapposte, non intrecciate, che fossero immediatamente discernibili sia per chi le deve applicare sia per chi se le deve vedere applicate addosso. Insomma, io non credo che con questo cosiddetto maxicollegato abbiamo reso un buon servizio alla tecnica legislativa e alla chiarezza delle leggi. Vi invito, colleghi del centrosinistra, a fare in modo che l'anno venturo non ci troviamo, nei primi quattro mesi dell'anno, a ripercorrere una strada infausta come quella che abbiamo percorso quest'anno.
Vorrei parlare brevemente, quanto mi consente il tempo a disposizione, di due argomenti. Il primo: Difensore civico. Presidente, si faccia carico, le chiedo di farsi carico di riferire all'altro Presidente, quello che lei in questo momento sostituisce, che l'Aula attende di votare il Difensore civico. Forse l'emendamento presentato dai colleghi della Rifondazione Comunista ci ha ricordato che il problema esiste, ma sostanzialmente il problema è stato sollevato tante volte. Non da ultimo in una delle più recenti Conferenze di Capigruppo che abbiamo fatto, quando il Gruppo dei Riformatori ha chiesto che l'Aula si esprimesse sul Difensore civico e lo votasse.
Andare avanti nel tempo sul problema del Difensore civico significa dare ragione a quanti, più o meno sommessamente all'interno di quest'Aula e fuori, ritengono che il Difensore civico non serva a niente, perché se siamo un anno senza Difensore civico e nessuno se n'è accorto da qui a dire che il Difensore civico non serve a niente il passo è breve. Ma quando da soli ci neghiamo delle potenzialità e delle possibilità e quando non mettiamo in condizioni lo strumento di funzionare, il giro è vizioso, è evidente che lo strumento non funziona. Un Difensore civico privo di prerogative, privo di capacità, privo di forza cogente nei confronti di coloro a cui si rivolge è un difensore civico che non funziona e garantisce coloro che sostengono che non funziona.
Un Difensore civico efficiente, presente, capace di ottenere le risposte è un Difensore civico che disturba il potere politico ma che funziona e che viene avvertito esistente dai cittadini. Ed è per questo che noi Riformatori addirittura ne avevamo proposto l'elezione a suffragio universale.
Collega Pisu, non la disturbo nella telefonata, le riferiranno i suoi colleghi, però quando lei sostiene che la difficoltà nell'elezione del difensore civico deriva dalla normativa che prevede una maggioranza di due terzi, sbaglia perché due terzi in questo Consiglio regionale ci sono già, nel senso che la maggioranza ha 55 voti contro 29 della minoranza, ciò significa che gliene basta uno per raggiungere i due terzi. E' assolutamente evidente che se venisse proposto un nome di garanzia, quell'un voto si troverebbe con facilità.
Il problema è che in un sistema di garanzie parlamentari per la minoranza, voi avreste dovuto chiedere alla minoranza di esprimere un nome di prestigio come difensore civico perché il difensore civico deve essere altro rispetto alla maggioranza del governo della Regione perché il suo ruolo è quello di esercitare un'azione di difesa nei confronti di chi non è tutelato dall'amministrazione o addirittura nei confronti di chi è vessato dall'amministrazione.
L'amministrazione siete voi! Il governo di questa amministrazione siete voi, se voi foste sensibili sulle garanzie, sareste voi a chiedere a noi di esprimere un nome di prestigio per il difensore civico. E quando - collega Caligaris, chiarisco, ho avuto modo di sentirla in televisione, quindi molto più efficacemente di quanto mi avrebbero potuto riferire i colleghi - quando dico carenza di informazione, e vado a riallacciarmi anche al ragionamento svolto dal professor Maninchedda, quando qualche consigliere del centrosinistra si alza in Aula e si lamenta per le carenze di informazione, si lamenta per le leggi che arrivano in Aula senza essere state istruite dalla Commissione, credo che dovrebbe avere il pudore di tacere perché se non avete le informazione voi che siete la maggioranza, come pensate che possiamo averle noi che siamo in minoranza?
Se le leggi arrivano senza essere istruite, firmate dai Capigruppo di maggioranza, insomma c'è da ritenere che almeno la maggioranza le conosca; sicuramente non le conosce la minoranza che non le firma; sicuramente non ha avuto il tempo di studiarsele, di prepararsele, di verificarsele. Quindi questo è il problema fondamentale; questo è il problema sul quale voi dovete essere coerenti, se siete in dissenso, nel senso che dovete sostenere le posizioni di garanzia che la minoranza sostiene, non limitarvi a dissentire lasciando poi che il vostro dissenso si traduca in consenso sugli atti generali.
Al professor Maninchedda io chiederei una cortesia: siccome per due volte si è alzato in quest'Aula affermando che in Sardegna la legge non è uguale per tutti, dicendo che c'era la piuma e la frusta, e che oggi in Gallura il diritto è diversificato, se veramente ha rispetto di questo Consiglio porti il documento in quest'Aula oppure taccia, perché non va bene, è diseducativo. Lei, onorevole Maninchedda, vorrebbe educare e purtroppo in questo modo diseduca perché lancia dei sassi nello stagno che lasciano l'acqua torbida e che non consentono, a chi non sa, di capire se è torbida perché c'è fango o se è torbida perché qualcuno la vuole intorbidare lanciando la pietra. Vorremmo capire, vorremmo avere delle risposte.
Io ho seguito il suo ragionamento sul piano paesaggistico territoriale e lo condivido: anzi, se potessi presentare un emendamento orale, laddove i colleghi firmatari dell'emendamento propongono di estendere da diciotto a venticinque mesi, io proporrei cinquantasette mesi, in modo di arrivare alla fine della legislatura con la "legge salvacoste" che, per quanto non ne condivida lo spirito, è comunque meno devastante del piano paesaggistico territoriale che sinora ha presentato la Giunta e che lei teme venga adottato senza il necessario dibattito e senza le necessarie risposte da parte dell'Esecutivo sui problemi che lei correttamente ha posto.
Allora, pensi al nostro punto di vista: lei interloquisce con la Giunta e lei condivide il disegno di fondo della Giunta, noi non condividiamo il disegno di fondo e non abbiamo come lei le risposte alle sue domande. Quindi la nostra situazione di legislatori è decisamente monca perché non abbiamo neanche la garanzia che comunque lo spirito nel quale si sta muovendo la Giunta sia quello che nasce da un programma elettorale condiviso, sottoscritto e firmato e che comunque anche oggi lei ribadisce (giustamente lo fa dal suo punto di vista) di continuare ad approvare e condividere.
Allora se il Consiglio deve essere legislatore (se poi non deve essere legislatore lo chiudiamo e abbiamo uno stipendio sufficiente per andare a goderci qualche agio fuori da questo palazzo) torniamo a renderlo protagonista delle scelte legislative. E le scelte legislative non si concordano con la minoranza - siamo pienamente d'accordo - ma si discutono con la minoranza, si confrontano con la minoranza. Forse la stessa legge numero 8 ha qualcosa di buono che il confronto in Aula con la minoranza ha portato. Tenetelo a mente e traetene insegnamento per il futuro.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Davoli. Ne ha facoltà.
DAVOLI (R.C.). Signor Presidente, il dibattito sull'articolo si è incentrato prevalentemente sulle questioni urbanistiche e credo che non potesse accadere diversamente. Io mi limiterò solo a qualche accenno lasciando che altri colleghi approfondiscano e entrino nei dettagli di questo dibattito. La proposta di questa maggioranza ha provocato, dopo tantissimi anni, tantissimi anni bui, un dibattito capillare molto interessante, forse con contraddizioni, contrapposizioni, a volte qualche urlo, però di fatto ha contribuito ad aprire una fase nuova che ha posto al centro dell'attenzione politica il problema del tipo di sviluppo da perseguire in Sardegna. E guardate, questo non è poco, anche perché i vari governi regionali, provinciali, comunali su quest'argomento hanno fatto quello che hanno voluto.
Insomma, non c'era nessun confronto vero, dialettico, non c'era nessun ordine nella discussione. Ciascun comune campanilisticamente costruiva il suo piano, la sua pianificazione senza tener conto dei problemi che invece questo piano provocava. Porre in discussione il modello di sviluppo della Sardegna del 2000 è un fatto che oggi la cultura politica alternativa - c'è tanta letteratura in merito - pone al centro del modello e della politica stessa.
Si dice spesso, molti lo dicono: "bisogna evitare che la Sardegna diventi una città lineare". Questa è una tematica che si affrontava nei dibattiti di qualche anno fa, però ancora oggi è viva e presente, e questo piano, questo meccanismo, il senso di questo piano credo che sia proprio quello di evitare che ciò avvenga. Voglio solo citare due principi fondamentali che sono emersi tra l'altro anche dal dibattito. E' evidente che in una pausa, "a bocce ferme", nella fase tra l'adozione e l'approvazione del piano, noi di Rifondazione Comunista riteniamo che debba essere garantita soprattutto l'intensità - ed uso il termine intensità - dei vincoli di salvaguardia presenti nella legge numero 8. Credo che questo sia estremamente importante, fondamentale.
L'altro aspetto, rifacendomi alle questioni richiamate poc'anzi, è il dibattito che si è svolto nei territori, nei comuni, nelle province ma anche in capannelli organizzati casualmente, credo che bisogni assolutamente tener conto del risultato degli incontri che la Commissione urbanistica ha organizzato sapientemente. Faccio un esempio veloce e rapido: sono stato a Posada. Posada, voi sapete benissimo che ha un patrimonio straordinario, ha le zone umide che sono state salvaguardate da parecchio tempo da invasioni e barbarie continentali e straniere; questa cittadina è riuscita a mantenere intatte queste zone umide. Ora sta organizzando un piano particolare per la salvaguardia, appunto, delle zone umide, costruendo un parco fluviale. Però c'è preoccupazione, c'è molta attenzione e preoccupazione, ci sarebbe bisogno di qualche risposta chiara. Se la Giunta ci garantisse che i risultati delle conferenze territoriali possono essere presi in considerazione, è chiaro che avrebbe, da parte nostra, sicuramente un atteggiamento diverso. Credo che sia molto importante ricevere queste risposte a queste domande che non solo noi, ma anche altri consiglieri hanno posto.
L'altro argomento che voglio trattare, visto che siamo propositori di un emendamento, scusate se per qualcuno è noioso, riguarda il solito problema della precarizzazione del lavoro. Saremmo testardi, però noi su questo argomento vogliamo essere inflessibili e insistiamo, insisteremo perché il precariato e la flessibilità sono l'argomento politico del giorno. Con l'emendamento numero 101 che riguarda i lavoratori dell'ex CRAAI, abbiamo proposto un incremento del contributo annuo di circa 7 milioni e mezzo di euro che la Regione eroga alle province, alle quattro province per trasferire alle stesse le funzioni di controllo e lotta contro gli insetti. Con questo incremento chiediamo che i salari di questi lavoratori vengano in qualche modo adeguati al tasso di inflazione programmata.
Questo lo chiediamo perché in questo modo potrebbero anche organizzarsi dei momenti di stabilizzazione. E' già successo, è successo in molte province. Si sono costituite delle società miste e molti di questi operatori sono stati stabilizzati. Però la stabilizzazione può anche avvenire attraverso l'assunzione diretta. Non è vincolante, però credo che sia doveroso che si inizi un percorso per la stabilizzazione dei lavoratori di questo settore, ai quali è stato fatto intravedere questo tipo di scenario.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Signor Presidente, voglio esprimere una prima osservazione su un intervento pronunciato da un autorevolissimo collega. Si tratta dell'intervento di un collega che qui ha una grande funzione, l'ha avuta in Regione, l'ha avuta in Consiglio regionale e penso pertanto che non sia accettabile che questo collega offenda un po' tutti noi.
Io non accetto di essere considerato né inetto, né incapace, né succube di un tiranno. Penso che dipingere così questo Consiglio regionale e tutti noi sia un modo di offendere l'Istituzione; io non mi sente né inetto, né succube e credo che il continuare a dipingere un'immagine di questo Consiglio, dei rapporti tra il Consiglio e il Presidente così distorta, non consenta neppure di raggiungere il risultato di indebolire la figura e l'autorevolezza del Presidente della Regione, come l'ultimo risultato elettorale ha dimostrato.
Offende forse di più questa Assemblea, qualche collega, anche della maggioranza, che ha un rapporto col Consiglio un po' troppo disinvolto, che consente periodicamente che manchi il numero legale. Offende forse di più il Consiglio il pressappochismo col quale si legge o si affronta una senza approfondirla, o il fatto che i provvedimenti abbiano bisogno di mesi e mesi prima di essere esitati. Ma l'immagine dipinta dal collega la respingo; non l'accetto. Offende me ma penso che offenda tutti i colleghi.
Forse il collega Floris si chiede: "Come è possibile che questa maggioranza abbia, tutto sommato perso una sola occasione nella quale non si è dimostrata maggioranza: la legge sul cinema"? Io spero che sia solo l'unica occasione, e che sappia superare anche l'ostacolo dell'emendamento numero 155. Io auspico che in questa maggioranza si agisca come il collega Uggias, che cito ad esempio, che ha predisposto un emendamento del quale era estremamente convinto, che ha condotto anche una battaglia all'interno della maggioranza perché quell'emendamento venisse accolto, ma una volta compreso che non era possibile raggiungere un'intesa, pur avendo lui forse ragione sulla validità di quell'emendamento, non ha cercato di farsi dare ragione sommando il suo voto a quelli del centrodestra, ha preso atto che non c'era il consenso e ha ritirato l'emendamento.
Io mi auguro che analoga posizione venga assunta dai colleghi che hanno presentato l'emendamento numero 155. Del resto, è da dicembre che anche pubblicamente il nostro Gruppo, il nostro partito, autorevolissimi dirigenti regionali e nazionali del nostro partito hanno manifestato posizioni differenti rispetto all'impostazione del piano paesaggistico, alle norme tecniche, alla stessa legge urbanistica; le abbiamo manifestate in un'intervista, magari ci siamo parlati come separati in casa, più attraverso la stampa che attraverso confronti veri dentro la maggioranza, ma mai abbiamo pensato di avvalerci dei voti dell'opposizione per far passare le nostre istanze.
Eppure il dissenso riguardava molti punti: penso al rapporto con gli enti locali, all'idea di esaltare il concetto di paesaggio tanto da ridurre la possibilità e il ruolo degli enti locali che hanno competenze primarie in materia urbanistica, penso alle esigenze di avere la carta dei livelli per consentire un vero e proprio confronto con gli enti locali, penso alla questione dell'agro e così via. Questioni che abbiamo posto in più occasioni, sulle quali mai cercherò di far valere le mie ragioni sommando i miei voti a quelli dell'opposizione di centrodestra.
Ritengo che se c'è bisogno di discutere si discute per un'ora, due, un giorno, tre, quattro, e se su argomenti così delicati, così importanti e così determinanti per il futuro della Sardegna non si raggiunge un accordo in seno alla maggioranza si prende atto che la maggioranza non c'è. L'emendamento (alla cui stesura, tra l'altro, ho partecipato, perché inizialmente era una proposta dei D.S., ritirata quando abbiamo capito che non era condivisa dalla maggioranza, perché l'emendamento o è della maggioranza o non è un emendamento) aveva una finalità che era quella di impedire che tra l'arrivo delle osservazioni dei Comuni e l'adozione del piano ci fosse una fase nella quale, arrivati a fine maggio, si dovesse obbligatoriamente approvare un piano (fosse esso condiviso o meno) per evitare che il territorio restasse sfornito di tutela a seguito del venir meno della legge numero 8.
La preoccupazione era che l'approvazione di un piano non condiviso facesse scattare in particolare l'articolo 102, cioè una situazione di blocco totale che andasse molto oltre la legge numero 8 dal punto di vista dei vincoli nel territorio regionale. Le motivazioni che ha portato la Giunta e che spero porti oggi hanno convinto che c'è un'altra strada, che è quella di non approvare nelle norme tecniche, l'articolo 102 (quindi non far scattare questa norma che blocca nel territorio regionale) che è quella di fare leva sull'articolo 14 che reca le norme transitorie per consentire di fatto, attraverso l'approvazione dell'articolo 14 (modificato possibilmente) che almeno i vincoli della "8", cioè le regole per i Comuni costieri, rimangano ma non si vada oltre.
Io credo che la Giunta comunque farebbe bene a accogliere molte delle osservazioni che i Comuni hanno espresso, nella direzione soprattutto della ricerca dell'intesa, cercando anche di modificare quella che veniva chiamata "Conferenza a regia regionale attuativa del piano" attraverso una conferenza territoriale e in un rapporto diverso Regione-Comune. In quella fase ci sia la possibilità che si eserciti quella funzione di cambiamento o di sintesi possibilmente dentro la maggioranza, ma se poi è condivisa anche dall'opposizione non sarebbe male, di sintesi tra le diverse proposte sia di legge e di impostazione di legge urbanistica, sia di discussione sulle norme tecniche. Questa possibilità, è possibile che si possano mantenere i vincoli della "8" attraverso l'articolo 14, è la strada che noi perseguiamo, è la strada non dirompente, non di rottura, che cerca di fare prevalere le posizioni di una parte della maggioranza nel Consiglio attraverso il ricorso al voto dei colleghi dell'opposizione, ma è una strada che invece può consentirci di raggiungere i risultati che ci siamo posti, condividendo alcune osservazioni espresse dal collega Maninchedda e da altri colleghi. La strada è quindi quella del confronto e della discussione all'interno delle proposte così come sono state avanzate.
Io mi auguro che la Giunta, anche nel concludere questo dibattito, da questo punto di vista fornisca delle indicazioni all'intero Consiglio che possano portare i colleghi Balia, Ibba, Masia, Maninchedda, Uras, Davoli e Pisu a ritirare l'emendamento e proseguire il confronto e la discussione prima all'interno della maggioranza, ma anche all'interno della Commissione successivamente all'adozione del Piano.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, colleghi, si è detto che la discussione di questo articolo 21 si è inevitabilmente incanalata nella discussione dell'argomento più caldo di questa prima parte della legislatura; direi il tema più caldo di tutta la politica regionale, e cioè la politica del territorio e la politica del paesaggio. Credo che la stessa valutazione si possa fare per qualunque regione, ma è ancora più caldo in una regione come la nostra che inevitabilmente punta da anni (e non può che puntare anche per il futuro) sul territorio, sul valore dell'ambiente, del paesaggio. Non può non puntare su questo per dare alla nostra gente una possibilità reale di affrontare un futuro che a tutti noi, ma in particolare alle generazioni più giovani, offra effettivamente delle prospettive.
Su un tema del genere è legittimo, normale, più che giusto che si registri un confronto ed una diversità, in certi casi anche radicale o comunque molto forte, tra i due schieramenti politici che si candidano a governare una Regione. E' anche giusto, quindi, che la maggioranza di governo - che nel Consiglio ha una presenza numerica dovuta a un sistema elettorale che conferisce a chi vince, e quindi a chi sostiene il Presidente della Regione, un premio in termini numerici di rappresentanza parlamentale - possa e debba fare valere sul merito e sul contenuto delle scelte fondamentali, e anche delle scelte di dettaglio della politica urbanistica, tutto il peso del suo mandato elettorale, cioè quello di operare le scelte guardando anche alle critiche dell'opposizione con quella inevitabile sicurezza che i numeri della maggioranza parlamentale e assembleare garantiscano a questa maggioranza.
Credo però che tutte le vicende politiche regionali, anche quelle nazionali (che tutti noi stiamo seguendo con attenzione e anche con interesse e con grande partecipazione emotiva, forse come mai era accaduto negli ultimi anni), tutte queste vicende pongano l'esigenza che in un sistema bipolare in qualche modo governato da una preponderanza del metodo maggioritario, pur con la diversità della leggi e pur non essendo un maggioritario compiuto e maturo, si debba guardare con attenzione ai rapporti con l'opposizione.
Quando si dice, infatti, così come ha detto il Capogruppo dei D.S. Marrocu, che questa maggioranza non cederà alla tentazione di instaurare un rapporto con l'opposizione tale da aver bisogno in qualche modo della presenza di questa opposizione in Aula (sto forzando ma come vedi non è una polemica aspra) si segue un metodo che se, portato avanti con convinzione estrema, senza cioè tener conto che l'opposizione rappresenta in Aula una serie di istanze presenti anche nella stessa fascia e di elettori che hanno votato per il centrosinistra e che quello che dice l'opposizione, su alcuni punti almeno, va tenuto in considerazione, si segue un metodo - dicevo - che finisce per utilizzare la maggioranza numerica come strumento per azzerare qualunque forma di dissenso.
Per essere molto più precisi: ci sono sicuramente contenuti della proposta di Piano paesaggistico, delle norme di attuazione interne al Piano e delle disposizioni contenute nel disegno di legge collegato (che evidentemente è strettamente connesso ai contenuti e al metodo scelto dalla proposta di Piano paesaggistico) che da un certo punto di vista vanno ben oltre la materia dell'urbanistica e della politica del territorio per investire il metodo di governo e il rapporto tra il Governo regionale e le diverse realtà dell'autonomia locale che sono - lo ricordo - oggettivamente e costituzionalmente un valore istituzionale da salvare.
Qualunque scelta si operi sulla politica del territorio (sia essa una scelta di tutela molto forte del paesaggio e del territorio, con conseguente freno all'iniziativa immobiliare, sia una scelta, invece, che privilegia un'altra ipotesi) in ogni caso non potrebbe essere disgiunta da un rispetto delle prerogative dei protagonisti della politica locale che devono essere salvate in questo Piano paesaggistico e nelle disposizioni di legge collegate alla manovra finanziaria, anche perché sono essenziali per la legittimità del Piano.
Queste prerogative delle autonomie locali sono fortemente messe in discussione, per cui veramente sorge una questione istituzionale che non riguarda propriamente il livello delle scelte di governo o di legislazione, ma il metodo che innerva le proposte sia di politica urbanistica, sia di legislazione collegata e connessa alla pianificazione urbanistica. Legislazione che voi del Governo avete scelto di presentare a quest'Aula per un parere e che, evidentemente, volete portare avanti come il punto fondamentale della politica di questa Giunta in questa legislatura.
Noi sul contenuto abbiamo le nostre idee, e non sono idee di coloro che vogliono il far west nella politica del territorio, non sono indicazioni che portano alla difesa della speculazione territoriale. Al territorio ci teniamo quanto voi, credeteci, ma ci sono alcune questioni di fondo, già segnalate dai colleghi, che vanno salvaguardate. Perciò il nostro sostegno e la nostra dichiarazione di condivisione di alcuni punti di questo emendamento vanno soltanto in questa direzione, siamo cioè costretti a dire che la legge del 2004 è il male minore rispetto a quello che si prospetta con una azione pianificatoria e legislativa che di fatto cancellerà l'autonomia locale e conferirà al Governo regionale la centralità assoluta delle decisioni. Questa è una questione politica preliminare anche alla politica urbanistica ed è su questo che, sia pure incidentalmente, stiamo discutendo in queste ore.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, io credo che tenterò, nel breve tempo che ho a disposizione, di essere persuasivo rispetto ai problemi sollevati, non prima di aver ricordato la storia fin qui percorsa. Il Piano paesaggistico trova la sua legittimazione non in astratto, ma in un atto legislativo approvato da questo Consiglio regionale con la legge numero 8 che assegna alla Giunta il compito di svolgere questa funzione, esattamente l'azione mutuata dalla previsione integralmente contenuta nella legge numero 45 dell'89. In più, rispetto a quella fase, abbiamo sottoposto il percorso ad un confronto parlamentare sulle linee guida che puntualmente la Giunta ha effettuato attraverso un ampio dibattito dettagliato sugli aspetti che in quel momento era possibile dettagliare.
Da quel momento fino alla predisposizione dello schema c'è stato il lavoro, un lavoro duro e complesso in un tempo così ristretto e per il quale, per lo meno per la quantità e la qualità, da quest'Aula non ho mai sentito provenire il riconoscimento dovuto. Poi è stato approvato uno schema. E se c'è stata nell'ultima fase, precedente alla approvazione dello schema, qualche riservatezza questa è ascrivibile all'esigenza di sottoporre a una tutela generalizzata le informazioni sensibili contenute nel Piano, onde contrastare alcuni tentativi di "attacco alla diligenza" e per un sentimento di imparzialità e di equilibrio.
Dal momento dell'approvazione dello schema tutto quello che è stato fatto nel Piano paesaggistico è di dominio pubblico, è pubblicato sul BURAS, tutti lo possono leggere e, guarda caso, lo leggono forse più i cittadini italiani, gli imprenditori, i tecnici, i nostri emigrati che noi stessi. Tutto è stato puntualmente pubblicato. Abbiamo pubblicato gli esiti delle conferenze, ci siamo spesi nel territorio attraverso assemblee organizzate sia dalla Commissione sia da singoli comuni, organizzazioni provinciali e scuole, dove abbiamo portato l'informazione e dove abbiamo ricevuto informazioni. Abbiamo aperto così, con l'informazione, un periodo di partecipazione alle osservazioni adesso concluso.
Da qui a pochi giorni sarà disponibile on line sul sito della Regione tutto l'elenco delle osservazioni, le statistiche riguardanti le tipologie delle osservazioni, anche questo in assoluta trasparenza. La Giunta, chiamata in Commissione e in Aula per rispondere a mozioni, interpellanze o richiesta di informative, si è sempre presentata e non ha mai declinato nessun invito. Questa è la storia, ritengo democratica, di un processo legislativo segnato dalla volontà di questo Consiglio.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue SANNA GIAN VALERIO.) Oggi c'è la richiesta di una proroga. La Giunta dice che non è necessaria; non è necessaria per il merito, che dirò tra un po', e non è necessaria perché fortunatamente e raramente, dobbiamo dire, i poteri istituzionali riescono qualche volta a rispettare gli impegni assunti nei tempi che si sono dati, e noi possiamo affermare di essere in condizioni di rispettare i tempi che ci siamo assegnati. Però questo percorso è stato utile perché ha arricchito la nostra conoscenza.
E se alcune previsioni delle norme tecniche di attuazione e della proposta di disegno di legge portavano anche un contenuto propedeutico al dibattito, forse (se mi passate il termine) "provocatorio" proprio per indurre al dibattito, noi crediamo che questo largo e profondo dibattito che si è svolto in questi mesi e in questi anni in Sardegna, possa considerarsi soddisfacente. E abbiamo chiamato i Comuni, come nel 1993, per notificare loro che dal giorno dopo entravano in vigore i PTP. Non siamo certamente oggi a quel livello per quanto riguarda la partecipazione degli enti locali.
Abbiamo riflettuto e stiamo predisponendo indirizzi orientati alla modifica di alcuni punti essenziali. Per quanto riguarda il ruolo degli enti locali, basterebbe richiamare la decisione della Giunta di differire l'organizzazione della disciplina urbanistica in sostituzione della "45", per rendersi conto come l'impianto di base, anche con le norme di supporto al Piano paesaggistico, resterebbe la "45", con tutte le tutele, quindi, delle funzioni già riconosciute ai Comuni. Ma noi siamo andati oltre; vogliamo considerare l'obiettivo della pianificazione paesaggistica un obiettivo che si consegue insieme all'apparato complesso istituzionale ed alla partecipazione dei cittadini, non da soli. Non esistono riforme di questa dimensione che possono avere l'ambizione di conseguire un minimo di risultato senza la partecipazione di tutti i soggetti.
La stessa conferenza unificata non è il luogo e non sarà il luogo del voto "muscolare"; la Regione è una, ha diverse competenze, le vogliamo unificare attraverso la partecipazione dei singoli pareri, fino a quando la legislazione procederà ad una semplificazione dei processi decisionali, affinché gli imprenditori non debbano fare la via crucis degli uffici regionali per ottenere singole autorizzazioni, affinché si arrivi alla sintesi della decisione regionale e si cerchi l'intesa con gli enti locali.
AMADU (U.D.C.). E cercatela però! Non ne trovate una… cercatela!
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Cercheremo l'intesa e cercheremo anche di saltare in quel momento quella… se mi lascia parlare onorevole Amadu…
(Interruzione del consigliere Amadu)
CUGINI (D.S.). Amadu condivide. Non sa come differenziarsi!
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. E porteremo in quel momento la sintesi anche di un processo importante rappresentato dalla firma degli accordi di programma che possono portare il contributo dei finanziamenti pubblici alle infrastrutture necessarie, collegati ai provvedimenti che in quella sede verranno esaminati. Non c'è nessuna regia regionale, c'è l'applicazione puntuale del ruolo della Regione per quello che gli era riconosciuto nella "45" e che il Codice Urbani gli riconosce oggi, limitatamente alla sua competenza.
Sull'agro stiamo operando una riflessione, al di là dei parametri che abbiamo indicato, che segnalano un problema: che l'agro ha una sua destinazione, il paesaggio agrario ha bisogno di una sua valorizzazione e che la residenzialità è un altro problema che si risolve da un'altra parte. Ma vogliamo anche essere molto chiari nel distinguere le prerogative di chi segue la campagna, di chi opera in campagna e di chi usa la campagna per la produzione del proprio reddito da quelle di chi invece non si trova in questa condizione. Sui campeggi abbiamo detto che non vogliamo più campeggi abusivi e neanche campeggi che mettano le infrastrutture nella battigia occupando spazi che sono destinati ai beni collettivi.
Vorremmo indicare modalità attraverso le quali, considerato che la stragrande maggioranza dei posti letto nei campeggi è sovrabbondante in Sardegna rispetto alle esigenze, si possono avere dei canali finanziari privilegiati per sostituire al campeggio strutture alberghiere conformi alle discipline e adeguate nei posti letto. Vorremmo anche che i campeggi venissero considerati, come devono essere considerati come luoghi le cui infrastrutture mantengano il carattere della provvisorietà e possano restituire al bene collettivo il patrimonio che hanno occupato.
Abbiamo individuato la fascia costiera come bene paesaggistico, era una facoltà che c'era stata offerta dalla legge e l'abbiamo esercitata. Questo non significa che sia trattata in maniera totalmente diversa dal resto degli ambiti costieri, ma viene sottoposta ad una disciplina particolareggiata proprio per salvaguardarne quei caratteri che noi abbiamo pensato individuino collettivamente un bene strategico per lo sviluppo dell'Isola. Nell'articolo 14 metteremo a frutto l'unificazione fra quelle amministrazioni che avevano approvato il PUC, e che quindi avranno bisogno che le norme di salvaguardia scattino dal momento dell'adozione, perché fino ad oggi hanno trovato applicazione determinate norme, e quelle amministrazioni che invece non avevano approvato il PUC e che continuano ad avere come termine di riferimento il 10 di agosto del 2004, perché il momento dell'adozione per legge deve rappresentare il punto di unificazione della materia giuridica. Ciò è dettato non dalla nostra volontà, ma è previsto esplicitamente dall'articolo 145 del Codice Urbani che recita che le previsioni dei Piani paesaggistici, tra le altre cose, "stabiliscono norme di salvaguardia applicabili in attesa dell'adeguamento degli strumenti urbanistici".
Quindi non è possibile il differimento al momento dell'approvazione, perché già dall'adozione quelle previsioni sono efficaci; in caso contrario noi contravverremmo ad una regola di disciplina e di mandato sulla base della quale siamo stati delegati a realizzare il Piano paesaggistico. E' per questo che riteniamo che tutto possa essere utilmente approfondito, come del resto la proposta della fideiussione.
Noi abbiamo proposto la fideiussione, ma pensate sia meglio contemplare i paesaggi deturpati da chi nei tetti mette l'Eternit, chi le tegole, chi lascia l'intonaco in un modo, chi lascia i blocchetti in un altro? Le località costiere dovrebbero costituire il nostro biglietto da visita, con il quale presentarci alla collettività e fare turismo ed economia turistica; non possiamo lasciarle in quelle condizioni. Guardate i luoghi più rinomati del turismo europeo: vi pare che seguano, dal punto di vista architettonico ed urbanistico, questi principi cosiddetti eccessivamente liberali, senza una regola? Non sarà la fideiussione, sarà un altro strumento, ma l'obiettivo è la valorizzazione del paesaggio.
A proposito dell'accenno fatto dal consigliere Davoli, voglio ricordare che stiamo lavorando, per esempio, sul parco fluviale, sul parco di Bitti per collegare, in un processo di connessione funzionale, la montagna con la costa attraverso la valorizzazione di questi beni. C'è un progetto, ci sono le risorse, c'è stato il bando per gli interventi strategici dai quali noi molto ci aspettiamo anche in termini di progettazione di queste nuove modalità di connessione dei nostri beni paesaggistici.
L'articolo 102 scomparirà, perché oggettivamente si pone in contrasto con le previsioni dell'articolo 14. Dovremo infine tener conto che tutto questo insieme di questioni troveranno piena compiutezza quando avremo terminato di analizzare le osservazioni che stanno finendo di arrivare, e che accoglieranno in larga misura anche tutte le osservazioni provenienti dai Comuni, che con una larga partecipazione, hanno dato dimostrazione di voler realmente concorrere al miglioramento del piano paesaggistico.
Non dobbiamo dimenticare quello che avviene in questi giorni in termini di disastri ambientali e gli articoli che sono apparsi sulla stampa nazionale: "due comuni su tre sono a rischio, ma si continua a costruire senza freni", "l'ambiente dimenticato" ecc.
Io invito a ritirare l'emendamento proprio perché, in fin dei conti, non si fa altro, con una proroga della legge numero 8, che procurare un danno ai Comuni col mantenimento di una rigidità eccessivamente forzata ed immotivata. Si rallenta un processo che per la prima volta è puntuale, con i tempi assegnati dallo stesso Consiglio. Credo che non sia neanche un bene che il Consiglio riveda a poco più di un anno le decisioni e i mandati che ha affidato alla Giunta e che la Giunta ha rispettato.
A volte sembra che aleggi un vezzo alla distinzione; io credo che siamo tutti servitori di una promessa di governo, quindi dove starebbe - lo dico alla minoranza - lo scandalo? Credo invece che sia estremamente esaltante riuscire a restare uniti verso questo obiettivo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. Grazie Presidente, sull'emendamento numero 147 della Giunta, il parere è positivo…
MORO (A.N.). Strano! Che strano!
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. Se si meraviglia onorevole Moro, rimanga meravigliato. Sull'emendamento numero 130 il parere è positivo, sul numero 210 l'invito è al ritiro da parte dei presentatori, e siccome il primo firmatario sono io, lo ritiro. Sull'emendamento numero 101 il parere è negativo, sul numero 107 l'invito è al ritiro; se non venisse ritirato il parere sarebbe negativo. Sul numero 131 il parere è positivo, sui numeri 77 e 78 c'è un emendamento, il 212, che dovrebbe superarli, se venissero ritirati il 77 e 78, il 212 potrebbe avere il parere favorevole. Sul 3 il parere è favorevole. Sugli emendamenti numero 3, 158, 114, 129, 146 e 148 il parere è favorevole. Sull'emendamento numero 155 ripeto l'invito dell'Assessore al ritiro; se dovesse rimanere il parere sarebbe negativo. Sugli emendamenti che emendano il numero 155 il parere è negativo per tutti. Sul numero 211 il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sugli emendamenti ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sull'emendamento numero 147, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto contrario, perché in primo luogo sono convinto in coscienza di votare contro e poi perché faccio parte di una maggioranza. Vorrei spiegare questa sequenza, onorevole Marrocu. Ognuno di noi ha i suoi eroi e i suoi modelli, io ne ho alcuni, uno è Lussu che era primo un uomo libero e poi un uomo politico, l'altro è Matteotti, ricordato più per la fine tragica, che per le bellissime cose che ha scritto e per il coraggio, quando la sua maggioranza era tenue, di dire ciò che sentiva in coscienza. Il terzo è Moro che quando tutti dicevano "c'è la guerra fredda" lui diceva: "Quando una maggioranza è bloccata in un paese bisogna creare la dialettica all'interno della maggioranza per garantire la dialettica nel paese".
Per dirle, onorevole Marrocu, che prima della disciplina viene la coscienza, prima, e il primo dovere di un consigliere regionale è capire l'adeguatezza di ciò che fa rispetto alla verità che capisce, alla realtà che guarda. Per cui, io apprezzo molto il suo appello alla disciplina, ma prima bisogna parlare alle coscienze, non il contrario, il contrario è ispirato a una cultura che io non approvo.
PRESIDENTE. E' stata chiesta dall'onorevole Amadu la votazione nominale dell'emendamento numero 130. Chi sostiene la richiesta dell'onorevole Amadu?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri Randazzo, Cappai, Capelli, Franco Ignazio Cuccu, Moro, Liori, Milia.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 130.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Uras e il presidente Soru hanno votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Cerina - Cherchi Silvio - Corda - Corrias - Cucca - Davoli - Fadda Giuseppe - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Giorico - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Marrocu - Orrù - Pacifico - Pinna - Pisu - Pittalis - Porcu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Soru - Uggias - Uras.
Rispondono no i consiglieri: Amadu - Artizzu - Balia - Biancareddu - Capelli - Cappai - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Diana - Floris Mario - La Spisa - Ladu - Licandro - Liori - Lombardo - Maninchedda - Masia - Milia - Moro - Murgioni - Petrini - Randazzo - Rassu - Sanciu - Vargiu.
Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Atzeri - Scarpa.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 67
votanti 64
astenuti 3
maggioranza 33
favorevoli 38
contrari 26
(Il Consiglio approva).
Metto in votazione l'articolo 21. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo all'emendamento numero 101.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Signor Presidente, noi ne faremo due di dichiarazioni. Devo dire la verità: i riferimenti alla disciplina, per me che ho fatto anche il Comandante dell'Esercito, costituiscono un richiamo particolarmente gradito; il richiamo alla disciplina è il valore principale per me. Poi, magari, mi piace discutere su quale disciplina, su chi è che detta le regole, se le regole sono condivise, se le regole sono abusate.
Prendiamo l'emendamento numero 101: mi pare che l'onorevole Secci abbia espresso parere contrario in nome e per conto della Commissione…
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. Le è parso bene!
URAS (R.C.). …e che la Giunta abbia espresso parere conforme, inspiegabilmente! Perché non c'è disciplina in questo? Si tratta di contributo previsto dal bilancio della Regione, che noi proponiamo venga aumentato secondo il tasso di inflazione programmata e che serve per pagare stipendi e per esercitare funzioni che necessariamente devono essere esercitate. Non c'è riflessione, c'è pregiudizio, c'è pregiudizio dell'onorevole Secci, della Commissione, e della Giunta. Pregiudizi io non ne l'ho. Prendo atto delle dichiarazioni che ha pronunciato l'Assessore per quanto riguarda l'emendamento numero 155 e, dichiaro già da adesso, che se verrà posto in votazione, voterò contro.
Questo non per disciplina ma per convinzione, non perché mi è stato chiesto o perché mi è stato detto, ma perché sono convinto che su questo terreno bisogna fare tutti gli sforzi possibili per trovare un'intesa, la più ampia, la più larga, la più sentita, possibile. Per queste ragioni Rifondazione Comunista e i firmatari di Rifondazione Comunista ritirano la firma dall'emendamento numero 155.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Signor Presidente, in nessuna occasione ho fatto appello alla disciplina, anche perché sono io stesso indisciplinato! Semplicemente, se una maggioranza non trova sintesi e condivisione su un argomento così dirompente e così importante, così qualificante, come il Piano paesaggistico e la legge urbanistica, vuol dire che non esiste, che non c'è maggioranza e bisogna prenderne atto. Siccome io auspico che invece venga approvato un progetto finale di Piano paesaggistico, di legge urbanistica e di norme tecniche di accompagnamento al Piano paesaggistico condiviso, lavorerò perché vi sia questa condivisione, se è necessario - come ho detto prima - non discutendo per un'ora ma per dieci, venti, trenta ore, poi tutte le ore necessarie perché questa maggioranza rispetto ad un argomento così importante trovi la sintesi e la condivisione, per questo ho detto che non metterei mai, su un argomento come questo, insieme al centrodestra per far prevalere le mie posizioni rispetto alla maggioranza…
CAPELLI (U.D.C.). Ma noi votiamo contro!
MARROCU (D.S.). Occorre cercare nella maggioranza la sintesi, e questo favorisce anche il rapporto con l'opposizione, con la minoranza, che giustamente deve dialogare, deve concordare e deve poter eventualmente interloquire con una posizione che la maggioranza ha condiviso. Se la maggioranza su questo non trova un accordo è giusto che se ne prenda atto, perché non è il voto sull'emendamento numero 101, è il voto su una questione che qualifica un'intera legislatura come qualificheranno l'intera legislatura le nostre scelte in materia di tutela del nostro territorio, le scelte che sono state operate con la legge numero 8, con il Piano paesaggistico e con la legge urbanistica che mi auguro rapidamente la Commissione prenda in esame.
Mi auguro che questo Consiglio possa approvare un'adeguata e positiva legge urbanistica, quella sì attraverso un confronto vero tra maggioranza ed opposizione.
PRESIDENTE. Chiedo scusa ai colleghi, stiamo discutendo l'emendamento numero 101 che tratta di insetti nocivi e di lotta agli insetti; io capisco che si possa fare confusione tra 101 e 105 ma l'invito è a pronunciare dichiarazioni di voto pertinenti.
Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). I consiglieri regionali del Partito Sardo d'Azione ritengono fondato il contenuto dell'emendamento numero 101 e per questa ragione preannunciano il voto favorevole.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 101. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Passiamo all'emendamento numero 107.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Signor Presidente, anche questo emendamento affronta il problema del personale precario. E' uno dei terreni su cui noi conduciamo la nostra battaglia politica, dico noi Rifondazione Comunista, il partito della Rifondazione Comunista, quello che ha conseguito l'8,2 per cento di voti in Sardegna.
CAPELLI (U.D.C.). Di nuovo?
URAS (R.C.). Quello senza il quale l'Unione non sarebbe così unita e forse non sarebbe neppure al governo.
Ma anche Rifondazione Comunista si deve sentire al governo; non a quello nazionale, magari al governo di qualche comune importante (forse Cagliari un pochino meno) però certamente alla Regione si deve sentire al governo. Allora noi abbiamo un tema al quale teniamo particolarmente: il tema è il precariato. Su questo tema abbiamo proposto prima un percorso di stabilizzazione del personale pressoché a costo zero, onorevole Secci (quindi non c'entra niente il bilancio) e ci è stato detto di no; adesso interveniamo per promuovere un'operazione di stabilizzazione dei lavoratori che stanno lavorando in cottimo fiduciario, per il medesimo periodo per cui è previsto, quindi più o meno a costo zero. Può allora la Giunta qualche volta, anche la Commissione qualche volta, tenere conto delle nostre richieste?
Sono i lavoratori della miniera di Su Zurfuru, quelli che sono finiti dentro con le bombole, pronti a saltare in aria pur di rimanere a lavorare nel proprio paese. Stiamo parlando di carne e di ossa, di gente che fatica, che non chiede di diventare ricca, che chiede di poter vivere, di poter sopravvivere, è possibile poter ragionare almeno su questo?
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Dichiaro il mio voto favorevole all'emendamento.
PRESIDENTE. Colleghi, considerato che è in corso un approfondimento sospendo la votazione sull'emendamento numero 107. Passiamo all'esame dell'emendamento numero 131.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, intervengo sull'emendamento numero 131 sempre che lei non decida unilateralmente di sospendere anche questo, considerato che non mi risulta che qualcuno le abbia chiesto di sospendere l'emendamento precedente. Io voterò contro l'emendamento numero 131 e gradirei che si smettesse in quest'Aula di lanciare messaggi subliminali, perché evidentemente il numero 107 è stato sospeso, come al solito, a causa di qualche minaccia del collega Uras, che puntualmente viene ritirata; ecco perché è poco credibile.
Collega Uras, lei è l'estensore e il proponente dell'emendamento numero 155, giusto? Lei ha inviato un messaggio che è stato colto. Io non so cosa le abbiano promesso, non ne ho idea, qualche pizzinno è volato; poi risponde il collega Marrocu dichiarando: "Guardate che se lo votate andiamo tutti casa"...
URAS (R.C.). Noi non pronunciamo minacce…
PRESIDENTE. Onorevole Capelli, c'è un limite a tutto, siamo liberi, ma con qualche limitazione.
URAS (R.C.) Pizzinni non si usano in quest'Aula, moderiamo i termini…
PRESIDENTE. Si accomodi onorevole Uras. Onorevole Capelli, svolga il suo intervento attenendosi all'argomento, tutto il resto...
(Interruzioni)
Onorevole Pisu, la prego. Onorevole Capelli stia al tema, le digressioni le può fare altrove. Prego. Onorevole Pisu, lo lasci finire.
PISU (R.C.). Non lo lascio finire perché ha usato un termine che si addice ai mafiosi.
PRESIDENTE. L'onorevole Capelli..., naturalmente poi lei può intervenire per fatto personale, invito l'onorevole Capelli a usare termini adeguati all'Aula.
(Interruzioni)
Sospendo i lavori per qualche minuto.
(La seduta, sospesa alle ore 20 e 08, è ripresa alle ore 20 e 11.)
PRESIDENTE. Ha ancora un minuto a disposizione per concludere l'intervento, onorevole Capelli.
CAPELLI (U.D.C.). Abbia almeno il buon senso di darmi il tempo di...
PRESIDENTE. Io ne ho anche più di buon senso, molto più che buon senso, prego.
CAPELLI (U.D.C.). Sospende anche questo emendamento?
PRESIDENTE. Lo vedrò.
CAPELLI (U.D.C.). Lo sospende?
PRESIDENTE. Lei poi può esprimere la sua opinione, prego.
CAPELLI (U.D.C.). Io ho piacere che il collega Pisu abbia avuto il suo momento di gloria, ma non stavo parlando con lui, parlavo con il collega Uras, e se il collega Uras si è ritenuto offeso dal fatto che ho evocato i "pizzinni", li chiamerò biglietti e gli chiedo scusa, però non posso negare che i messaggi continuino.
Voi tutti sapete che poc'anzi c'è stato un colloquio stretto tra il Presidente e il collega Uras, durante il quale si è trattato il non voto del partito di Rifondazione Comunista, o meglio dei sottoscrittori, sull'emendamento numero 155; così come il collega Marrocu, molto abilmente, ha lanciato un altro messaggio subliminale: "State attenti a quello che fate, perché se no non resta che constatare che non c'è maggioranza e ce ne andiamo tutti a casa", perché non è che andate a casa solo voi, ce ne andiamo tutti.
Il problema è che noi siamo disponibili a tornare a casa, anche scontrandoci con il vostro 8 per cento, che per una volta che l'avete conseguito non è il caso di farne una questione biblica. Io credo che su questo emendamento stia succedendo quello che da diversi mesi diciamo in quest'Aula: se si vuole il confronto perché non sospendere? Perché non accettare l'emendamento numero 155? Ci sarà il tempo per sviluppare il confronto, ma è chiaro che è un passaggio politico importante, non ce lo neghiamo.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Capelli.
CAPELLI (U.D.C.). Qualcuno lo interpreta come sfiducia, sbagliando a mio avviso, perché potrebbe essere una presa di posizione del Consiglio non necessariamente da trasformare in segnale di sfiducia nei confronti della Giunta, perché si chiede soltanto di discutere e confrontarci…
PRESIDENTE. Grazie onorevole Capelli. Ha parlato per due minuti che si sommano a quelli precedenti...
CAPELLI (U.D.C.). Io credo che lei stia esagerando.
PRESIDENTE. No, non stiamo esagerando.
CAPELLI (U.D.C.). Io credo che stia esagerando, avrò modo di evidenziare quanto sta esagerando.
PRESIDENTE. Libero di credere. Passiamo all'emendamento numero 131.
Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, io, prima di esprimere la mia dichiarazione di voto, che può essere anche favorevole, vorrei che i colleghi firmatari spiegassero cosa si intende per termini di scadenza, in quanto la legge numero 28 del 1984 è già stata abrogata; alcune pratiche erano state comunque salvate dalla legge numero 1 del gennaio 2004. Poiché ci sono scadenze contrattuali con istituti di credito, non si può prendere la questione così alla leggera. Cioè la scadenza a cosa è riferita? All'investimento? Allora è compatibile con gli impegni, per esempio, contrattuali con gli istituti di credito? Quante sono le pratiche?
Per cui, prima di esprimere la mia dichiarazione di voto, vorrei che i colleghi firmatari dell'emendamento spiegassero bene di che pratiche si tratta, a che termini di scadenza ci si riferisce, se sono compatibili con i termini contrattuali stipulati con le banche e, in più, se sono compatibili con il fatto che la legge numero 28 del 1984 è stata abrogata, oppure se si tratta di quelle pratiche recuperate con la legge numero 1 del gennaio 2002.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Lai. Ne ha facoltà.
LAI (D.S.). Signor Presidente, spiego velocemente al collega Rassu il motivo della norma proposta: la legge numero 28 del 1984 prevedeva vincoli per vent'anni su immobili e quindi contestualmente li vincolava anche nei tempi di restituzione. con questa norma si consente che i vincoli possano scendere a quindici anni e contestualmente si prevede la restituzione a quindici anni, esattamente come si fa nella legge numero 1. Quindi consente di estinguere in maniera più rapida il debito e di ricollocare, in qualche modo, anche l'attività nei termini di mercato in maniera più efficiente e più flessibile.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 131. Chi lo approva alzi la mano.
(E'approvato)
Gli emendamenti numero 77 e 78 sono ricompresi nel numero 212, che è un sostitutivo totale. Metto in votazione l'emendamento numero 212.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.) Signor Presidente, credo che prima di votare l'emendamento numero 212 (io non l'ho sotto mano, ma è l'emendamento di sintesi) dobbiamo ritirare gli emendamenti numero 77 e 78. Poiché, infatti, è stata largamente condivisa la richiesta di una leggera modifica terminologica della legge numero 23 (importante per il riconoscimento della professionalità degli assistenti sociali) con la definizione del servizio sociale professionale, segretariato sociale, come una delle modalità attraverso cui si attuano le finalità della legge, ritiriamo i due emendamenti e dichiariamo il voto favorevole all'emendamento di sintesi. Chiedo la nominale.
PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, vale il senso politico di ciò che lei ha detto, però il ritiro dell'emendamento numero 78 farebbe decadere il numero 212… Pertanto consideriamo il numero 212 come emendamento di sintesi e quindi non voteremo il numero 77 e il numero 78.
LA SPISA (F.I.). Revoco il ritiro degli emendamenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MASIA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, confermaro quanto detto dall'onorevole La Spisa. L'emendamento numero 121 è un emendamento di sintesi che in qualche modo copre un aspetto che all'interno della legge numero 23 era stato un po' trascurato, e che comunque riporta un elemento della legge numero 328, che riteniamo importante. Niente di più.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 212.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Franco Ignazio Cuccu ha votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Balia - Barracciu - Biancareddu - Biancu - Bruno - Caligaris - Cappai - Cerina - Cherchi Silvio - Contu - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Franco Ignazio - Cugini - Davoli - Dedoni - Diana - Fadda Giuseppe - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Giorico - La Spisa - Ladu - Lai - Lanzi - Licandro - Licheri - Liori - Lombardo - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Milia - Moro - Orrù - Pacifico - Petrini - Pinna - Pisu - Porcu - Randazzo - Rassu - Sabatini - Sanciu - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Soru - Uggias - Uras - Vargiu.
Si è astenuto: il Presidente Spissu.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 60
votanti 59
astenuti 1
maggioranza 30
favorevoli 59
(Il Consiglio approva).
L'emendamento numero 78 decade in seguito alla votazione. Passiamo all'emendamento numero 3.
Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Signor Presidente, il collega Cappai nel suo intervento mi ha chiesto cosa nasconde l'emendamento numero 3, vorrei pertanto spiegare di che cosa si tratta. L'emendamento disciplina il passaggio della gestione di strutture pubbliche (che rimangono pubbliche anche dopo l'approvazione dell'emendamento) costruite dai Comuni con i finanziamenti della legge numero 28 dell'84. La legge 28 attribuiva finanziamenti ai Comuni per costruire queste strutture imponendo il vincolo di concederle in gestione a società o cooperative costituite ai sensi della medesima, quindi con i requisiti rigidi da essa previsti: una certa percentuale di giovani, di donne e così via.
In molti Comuni quei soggetti (società giovanili o cooperative costituite ai sensi della 28) non ci sono più e le strutture versano in stato quasi di abbandono. Per questi motivi i Comuni chiedono di poterle affidare in gestione ad altri soggetti che possono utilizzarle adeguatamente. Non mi pare che ci sia nulla dietro da dover preoccupare, sono strutture pubbliche, rimangono pubbliche, avranno una gestione, speriamo che si trovi la possibilità di gestirle adeguatamente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Volevo solo chiedere ai firmatari, giustamente, di spiegare il contenuto dell'emendamento, mi ritengo soddisfatto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Signor Presidente, dall'84 ad oggi sono passati ventidue anni; questa era una norma nata a suo tempo con l'obiettivo di garantire il prestito all'idea. Nel frattempo, nel lungo strada l'obiettivo si è modificato. Mi viene in mente lo "Spazio Newton", locale che è stato costruito grazie alla legge numero 28; un'operazione immobiliare realizzata da un imprenditore e da suo figlio. Come dire che spesso le idee nate a sinistra vengono realizzate con la cultura della destra. E tanto ci si abitua a pensare così che qualche volta si pretende di ritenere che non ci sia la sinistra, che sia una cosa finta. Invece è vera!
Allora, noi non abbiamo un atteggiamento pregiudiziale: quando presentiamo una proposta lo facciamo seguendo i passaggi che sono previsti dalle regole, lo facciamo davanti a tutti. E quando su quella proposta riteniamo di non dover andare avanti, lo facciamo ugualmente davanti a tutti, seguendo le regole e con una motivazione, che è quella che abbiamo sempre avuto, dal momento in cui abbiamo presentata la proposta al momento in cui l'abbiamo ritirata, e non ci sono altre contropartite. Il precariato e le soluzioni per coloro che stanno male non possono neppure essere pensate come merce di scambio. La sinistra conduce le battaglie che ritiene giuste, e noi che siamo un po' giacobini a questa sinistra crediamo ancora.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto contrario sull'emendamento numero 3. Ringrazio il collega Marrocu che ha cercato di giustificare questo emendamento, ma se fosse vero ciò che lui ha detto, che si tratta di beni immobili realizzati in forza della vecchia legge numero 28, questi beni immobili sarebbero di proprietà del Comune e una volta che le società cooperative hanno fallito, essendo beni del Comune, il Comune ne può affidare comunque con gara la gestione. Pertanto è inutile votare questo emendamento.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 3. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Torniamo all'emendamento numero 107; ha domandato di parlare il consigliere Francesco Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Intervengo per annunciarne il ritiro, Presidente, chiedendo alla Giunta da una parte un indirizzo in via amministrativa per prolungare i termini temporali dell'incarico di cottimo fiduciario di cui si parla, e ai colleghi del Consiglio di cimentarsi in una valutazione complessiva di questi fenomeni affinché possano poi trovare una soluzione che coinvolga tutto l'ambito regionale.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 158 viene ritirato dai presentatori.
Metto in votazione l'emendamento numero 114. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo all'emendamento numero 129. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, mi limiterò a pronunciare una brevissima dichiarazione di voto a favore dell'emendamento numero 129, come avevo preannunciato nell'intervento iniziale, proprio perché propone di eliminare un ulteriore ostacolo alla designazione del titolare dell'Ufficio del difensore civico. Rivolgo però anche un invito al Presidente del Consiglio Giacomo Spissu e ai Capigruppo di maggioranza e di opposizione affinché l'elezione del difensore civico venga al più presto inserita all'ordine del giorno dei lavori del Consiglio e il titolare dell'Ufficio venga eletto entro maggio. Su questo auspico un autentico impegno formale da parte di tutti.
Voglio inoltre sottolineare, in chiusura, che per quanto mi faccia piacere anche l'impegno del Gruppo dei Riformatori su questo argomento, non è vero che abbiamo i numeri assoluti per poter eleggere il difensore civico, è necessario però uno sforzo comune perché il difensore civico sia il difensore di tutti i cittadini e non di chi, ovviamente, sta al Governo o esercita una funzione preminente. Sia chiaro che questa figura è una figura di garanzia comunque, e dovrà essere l'Aula a fare uno sforzo per trovare una sintesi senza aspettare ancora.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 129. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 146. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 211. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 148. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo all'emendamento numero 196.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Franco Ignazio Cuccu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Signor Presidente, personalmente non sono sorpreso della piega che ha preso in Aula la discussione sull'emendamento numero 155; sapevo o immaginavo che sarebbe giunto un doppio autorevole richiamo e che sarebbe tornato nella dimensione della solidarietà di maggioranza. Resta il fatto, comunque, che la Giunta approverà uno schema di piano paesaggistico che conterrà, dovrà tecnicamente ed obbligatoriamente contenere una serie di modifiche, dovrà sostituire, o sopprimere o introdurre qualche altro elemento che sostituisca gli strumenti del disegno di legge numero 204 che renderebbero inutile il varo del piano.
So che correggerà alcuni punti che sono stati negoziati in interlocuzioni all'interno della maggioranza; il risultato è l'attribuzione di una seconda delega alla Giunta, al buio come la prima volta, questa volta però è ancora più grave perché si conosce l'atteggiamento della comunità sarda nei confronti del primo piano. Ma, nell'annunciare il mio voto favorevole a questo emendamento e a tutti, volevo semplicemente leggere al Consiglio due parti di due articoli della legge regionale 11 marzo 2005 numero 12, redatta in conformità al Codice Urbani e alla Convenzione Europea del paesaggio di Firenze.
Il primo è l'articolo 19 che definisce gli oggetti e i contenuti del piano territoriale regionale e recita: "Il piano territoriale regionale, di seguito denominato PTR, costituisce atto fondamentale di indirizzo agli effetti territoriali della programmazione di settore della Regione nonché di orientamento della programmazione e pianificazione territoriale dei Comuni e delle Province; la Regione con il PTR, sulla base dei contenuti del programma regionale di sviluppo e della propria programmazione generale e di settore, indica gli elementi essenziali del proprio assetto territoriale e definisce altresì, in coerenza con quest'ultimo, i criteri e gli indirizzi per la redazione degli atti di programmazione territoriale di Province e Comuni. Il PTR ha natura ed effetti di piano territoriale paesaggistico ai sensi della vigente legislazione e a tal fine ha i contenuti e l'efficacia di cui agli articoli 76 e 77". Il secondo non ce la faccio a leggerlo, lo leggerò successivamente.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 196.
(Segue la votazione.)
Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Biancareddu - Capelli - Cappai - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Diana - Gallus - La Spisa - Ladu - Licandro - Liori - Lombardo - Milia - Moro - Petrini - Randazzo - Rassu - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Cerina - Cherchi Silvio - Corda - Corrias - Cucca - Cugini - Davoli - Fadda Giuseppe - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Giorico - Ibba - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Orrù - Pinna - Pisu - Porcu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Soru - Uggias.
Si è astenuto: il Presidente Spissu.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 60
votanti 59
astenuti 1
maggioranza 30
favorevoli 21
contrari 38
(Il Consiglio non approva).
Passiamo all'emendamento numero 197. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Franco Ignazio Cuccu. Ne ha facoltà.
CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Signor Presidente, volevo ultimare la lettura, mi mancava l'altro articolo. Il collega Manca mi ha detto che avevo omesso di precisare qual era la Regione alla quale si riferisce la legge. Chiedo scusa ai colleghi: è la Regione Lombardia. Leggo il secondo articolo, l'articolo 21, che forse ci dovrebbe far riflettere un po' di più sulle prerogative alle quali rinuncia oggi il Consiglio regionale.
"La Giunta regionale, almeno sessanta giorni prima dell'assunzione della determinazione di procedere alla elaborazione del PTR o sua variante, pubblica avviso sul Bollettino Ufficiale della Regione e su almeno due quotidiani a diffusione regionale, separato avviso viene trasmesso alle Province e alla conferenza regionale delle autonomie di cui all'articolo" - sorvolo sui richiami normativi - "Nei sessanta giorni decorrenti dalla pubblicazione dell'avviso sul Bollettino Ufficiale della Regione tutti i soggetti interessati possono formulare proposte utili alla predisposizione del PTR o sua variante, secondo le modalità stabilite nell'avviso stesso".
"La Giunta regionale esamina le proposte ricevute e valuta gli elementi utili, dei quali intende tenere conto nell'elaborazione del PTR o sue varianti, individuando altresì le modalità con le quali consultare tutti i soggetti interessati al piano in quanto portatori di interessi diffusi, nonché le altre forme di partecipazione di soggetti pubblici e privati, anche attraverso la costituzione di un forum per le consultazioni attive per tutta la durata della costruzione del piano. La Giunta regionale predispone il piano e lo sottopone al Consiglio regionale che lo adotta".
Questo è quello che fanno nelle Regioni dove l'Assemblea legislativa non rinuncia alle sue prerogative.
CAPELLI (U.D.C.). Digli nulla!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Anche sull'emendamento numero 197 chiedo la votazione a nominale.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 197, alla lettera c) introduce un argomento nuovo ed una normativa differente da quella trattata dall'emendamento. Quindi metto in votazione solo i commi a) e b) dell'emendamento numero 197.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dei commi a) e b) dell'emendamento numero 197.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Cachia ha votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Biancareddu - Capelli - Cappai - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Diana - Gallus - La Spisa - Ladu - Licandro - Liori - Lombardo - Milia - Moro - Petrini - Randazzo - Rassu - Sanciu - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Cerina - Cherchi Silvio - Corda - Corrias - Cucca - Cugini - Davoli - Fadda Giuseppe - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Giorico - Ibba - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Orrù - Pacifico - Pinna - Pisu - Porcu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Soru - Uggias - Uras.
Si è astenuto: il Presidente Spissu.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 63
votanti 62
astenuti 1
maggioranza 32
favorevoli 22
contrari 40
(Il Consiglio non approva).
Passiamo all'emendamento numero 198.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, ritiriamo gli emendamenti numero 198, 199, 200, 201, 202, 203, 204, 205, 206, 207 e 208 e chiediamo la votazione a scrutinio segreto sul numero 155.
PRESIDENTE. Passiamo allora alla votazione dell'emendamento numero 155. Si può dichiarare il voto di eventuale astensione, perché è stata richiesta dall'onorevole La Spisa la votazione a scrutinio segreto. Ho le prenotazioni degli onorevoli Maninchedda, Masia e Balia; ripeto, solo per dichiarare l'astensione.
Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto di astensione. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Onorevole assessore Sanna io tralascio il tono un po' aggressivo perché non ha senso e riprendo a dialogare. Le avevo rivolto delle domande, delle domande che le ripeto, perché lei non mi ha risposto. Come intende garantire l'iscrizione dei livelli di vincolo nei comuni con una procedura priva delle osservazioni? Secondo me lei lo può fare, però ci esponiamo intanto nel non coinvolgere i comuni nel modo adeguato, e ci esponiamo anche a qualche rischio.
Secondo: è ben vero ciò che lei ha riferito del Codice Urbani, però il comma 2 di detto codice recita: "I piani paesaggistici prevedono misure di coordinamento con gli strumenti di pianificazione territoriale di settore". Io le avevo cortesemente chiesto di illustrarci come intendeva coordinare con quanti hanno già un PUC, nella direzione da lei auspicata, ma lei non mi ha risposto. Come pure, nessuno ha mai detto che il percorso è antidemocratico, è la conclusione non auspicata di approvare il piano, di arrivare all'adozione del piano e non all'approvazione che per me non funziona, perché informazione e partecipazione è cosa diversa da decisione. Io vorrei sapere che decisioni intendete prendere, ho diritto di saperlo e lo deve dire qui.
Sulle case non finite lei mi dice: "Non sarà la fideiussione". Mi dica: "Non sarà uno strumento finanziario"; sarebbe già un grosso risultato. Sulle nuove volumetrie come la mettiamo? Non mi ha risposto. Sulla fascia costiera che comprende altri compendi come la mettiamo? Sono domande che io ho posto perché ho diritto di sapere, non per provocare. Lei non mi risponde. Presidente, io non parteciperò al voto perché sono contrario alla votazione a scrutinio segreto; ognuno si deve assumere le proprie responsabilità. Credo che sia chiaro che cosa penso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). La richiesta del voto segreto, chiaramente, è legittima, si comprende, non è in discussione questo; io pensavo si potesse, seppure nella dichiarazione di voto, recuperare una partecipazione in questa fase del Consiglio, ma è stata scelta una strada diversa.
Voglio dire: nessuna sicurezza dei numeri - lo dico per La Spisa - ma il dubbio del possibile errore, questo sì, perché siamo legislatori che si pongono problemi riferiti alla prospettiva, avendo compiuto in passato un'esperienza non positiva, perché se ne stiamo discutendo vuol dire che c'è stata una situazione che ha prodotto questi fatti. Nel comune dove si è gridato di più, lo dico per gli amici e i colleghi Galluresi, si è tenuta la settimana passata una manifestazione importante di imprenditori edili che hanno esordito con queste dichiarazioni: non c'è stato nessun blocco nell'edilizia gallurese.
Assessore, lei poteva senz'altro dire ancora meglio ciò che ha detto, perché io ho parlato con lei del contenuto politico dell'emendamento del collega Balia e più, e anche lei è convinto che non possiamo fare a meno della straordinaria partecipazione dell'Amministrazione comunale ad un processo di programmazione che determinerà il futuro della nostra Regione. Quindi dobbiamo rendere evidente questo aspetto, così come credo che sia dovere dire qui che non scatteranno le norme del "102". Poi tutto è rimesso al lavoro della Commissione nei prossimi giorni, e quindi del Consiglio, e quindi ad un rapporto possibile con i colleghi delle opposizioni, essendo una Commissione che ha prodotto "un mare" di pareri favorevoli.
Io ho chiaro che c'era anche una componente strumentale elettorale in ciò, però bisogna anche avere un po' di fiducia in noi stessi, ci staremo ancora tre anni qua dentro, io sono per dare fiducia all'impostazione dell'Assessore, perché sono convinto che molte cose che sono state dette nell'intervento possono diventare norme positive per l'economia della nostra Regione.
PRESIDENTE. La sua è una dichiarazione di astensione naturalmente!
CUGINI (D.S.) E' chiara, io avrei votato contro!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masia per dichiarazione di voto di astensione. Ne ha facoltà.
MASIA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, pur preannunciando la mia astensione mi sembra giusto potersi esprimere; mi pare che sia un diritto e un dovere quando si discute di un argomento così importante. Io mi aspettavo dall'Assessore una risposta diversa, una risposta che entrasse un po' nel merito, un po' di più almeno, nella sostanza. Assessore, non è in discussione il grande lavoro svolto dalla Giunta e da lei, che sicuramente è noto in quest'Aula, e se non a quest'Aula sicuramente è noto alla maggioranza, lei lo ha voluto rimarcare più volte e noi ne abbiamo anche preso atto.
Ci sono state diverse conferenze, 24 conferenze, 73 riunioni, sono pervenute oltre 600 osservazioni e questo documento è presente, per chiunque ne voglia avere contezza, nel sito della Regione. Ma che cosa vuole dire questo? Io capisco lei, Assessore tecnico, che in qualche modo pone questo tipo di problema, non capisco sicuramente però l'Assessore politico che invece ritenevo di trovarmi davanti.
Assessore, le ho parlato del ruolo della Commissione, le ho parlato del ruolo di questo Consiglio, della necessità di condividere, di conoscere, di un confronto che tutti vogliamo. Abbiamo parlato di completare l'iter di una legge, la legge numero 8, che prevede appunto questi passaggi. Io rispetto le posizioni di ogni singolo consigliere e conosco anche, Presidente, la valenza di una legge o di un iter di una legge così come l'abbiamo previsto, che viene portato a compimento nei tempi che c'eravamo dati, però ho detto anche che la fretta sicuramente non ci aiuta.
Capisco anche coloro che intervenendo su questo argomento hanno assunto un certo tipo di posizioni, quando invece altre volte, per portare avanti i loro propositi, sono andati anche contro alcune leggi, alcuni articoli di legge voluti da questa maggioranza. Non è un problema questo. Sfugge a molti però un fatto, sfugge che in questo caso noi non stiamo votando contro alcuna legge prevista dalla maggioranza, noi stiamo cercando di valorizzare la legge approvata e voluta da questa maggioranza, perché vogliamo che esplichi tutti i suoi effetti, quelli che sono previsti dalla legge, senza voler privare del ruolo, che all'interno di quella legge era previsto, coloro che siedono all'interno delle Commissioni, coloro che all'interno delle Commissioni stanno aspettando questo momento.
Lei Assessore avrebbe potuto entrare di più nel merito di diversi aspetti sollecitati, come quelli sull'agro, credo che c'entreremo più avanti, ne siamo coscienti, con tutti i problemi naturalmente che abbiamo presenti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto di astensione. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente e colleghi, io avrei votato a favore dell'emendamento numero 155, mio malgrado, perché sono sempre stato contrario ai vincoli generalizzati e perché ritengo che la Sardegna abbia la legge più vincolistica che esista al mondo. Però, ci troviamo di fronte all'emergenza, pena il naufragio. Desidero che rimanga agli atti di questo Consiglio che è stato presentato un piano su norme inesistenti, tant'è vero che l'Assessore e la Giunta vorrebbero approvare le norme su cui appoggiare il piano; oggi questo piano si appoggia sul nulla. Allora se il piano è inesistente, è chiaro che ci dobbiamo aspettare tutto quello che ci dobbiamo aspettare.
Esistono peraltro - ho presentato una mozione su questo argomento, ma siccome, signor Presidente, le mozioni non vengono inserite all'ordine del giorno, dovremo chiedere la procedura d'urgenza anche su questa - esistono evidenti contraddizioni tra la legge, le linee guida e le proposte di piano. Ecco perché l'emendamento numero 155 era necessario ed era meritevole di accoglimento. L'assessore Sanna afferma con tutta tranquillità che si è ancora dentro i termini stabiliti dalla legge numero 8 "salvacoste", qualcuno ne è venuto fuori con l'articolo 14 che non c'entra niente con ciò di cui stiamo discutendo e di cui si fa portavoce l'emendamento numero 155.
Sarebbe opportuno, assessore Sanna, per esempio conoscere le risultanze della pubblicazione delle proposte di piano paesaggistico in ciascun comune della Sardegna, per capire se c'è un termine finale, unico per tutti i comuni, oppure se siamo in presenza di più termini finali, uno per ciascuno comune, che fanno quindi dilatare nel tempo i conseguenti adempimenti. Lei sa come sono le cose, lei sa anche che partiranno una sfilza di ricorsi dove non rimarrà quasi niente.
Per concludere, noi non vogliamo dividere la maggioranza coesa, interrompere questo feeling tra maggioranza e il Presidente, "non ce ne può fregare di meno". La maggioranza faccia il suo dovere e la minoranza faccia il suo dovere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto di astensione. Ne ha facoltà.
BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, mi rendo che la mia richiesta è irrituale, ma chiedo all'onorevole La Spisa, che ha chiesto la votazione a scrutinio segreto, la cortesia, se fosse possibile, di ritirare la richiesta, perché io l'emendamento vorrei votarlo, l'ho presentato e vorrei poter esprimere il voto ma in maniera assolutamente palese e trasparente, senza nascondermi da nessuna parte, diversamente sarò costretto a seguire il comportamento che altri colleghi hanno già annunciato, cioè quello di non partecipazione al voto.
Spiace che l'emendamento abbia in parte spostato il dibattito dall'Aula verso i corridoi, così come spiace che il dissenso manifestato venga strumentalizzato. Qualcuno dovrebbe porre attenzione, per esempio, alle assenze che vi sono oggi e che credo segnalino anch'esse, a loro modo, disagio e dissenso. Ci si appella ad una generica solidarietà di maggioranza, ma badate non sono i voti di chi dissente dal parere della maggioranza che escono dal recinto e si sommano a quelli dell'opposizione, ma è chi presenta l'emendamento che può raccogliere i voti, ivi compresi quelli dell'opposizione. La differenza c'è, non è neanche tanto sottile, ma se da tutti non viene capita, la colpa non è certamente mia.
Poi, c'è chi ha rapporti privilegiati con la Giunta regionale; si è parlato qua, di vari incontri e di vari convincimenti che nel tempo sono maturati. Bene, ma gli impegni li assuma chi intrattiene quei rapporti privilegiati ed evidentemente è rimasto convinto delle tesi che la Giunta regionale ha sostenuto.
Onorevole Sanna, mi consenta, io la stimo, la apprezzo, la rispetto, la comprendo, ho capito perfettamente il suo intervento che però è stato assolutamente deludente ed insoddisfacente. La Giunta sta operando una riflessione su alcuni temi, per esempio sull'agro; vorremmo conoscerla prima questa riflessione. Aleggia il vezzo tra di noi di voler partecipare alla conoscenza ed anche alla conservazione dei ruoli istituzionali. Invitiamo la Giunta prima del voto ad una ulteriore riflessione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto di astensione. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Signor Presidente e colleghi, io penso che si debba apprezzare una presa di posizione quanto meno netta, in una fase di votazione, su un tema del genere, che rispetto al passato costituisce un fatto nuovo. E di fronte ad una richiesta di un collega del fronte opposto che chiede di poter votare un emendamento e che ritiene possa essere un impedimento a questo la richiesta del voto a scrutinio segreto, credo si debba responsabilmente accedere a questa richiesta.
Ritiro pertanto la richiesta di votazione a scrutinio segreto (se questo è ancora possibile a termini di Regolamento) in modo tale che possa emergere tutta la valutazione da parte dei colleghi che si sono già espressi o eventualmente di altri.
PRESIDENTE. E' un po' irrituale che si proceda fino ad un certo punto in un modo e poi si cambi. Colleghi, mi rendo conto che l'argomento è delicato, quindi senza che ciò costituisca un precedente al quale richiamarci successivamente, si può procedere alle dichiarazioni di voto su questo emendamento e la richiesta di voto segreto cade. Ovviamente chi ha espresso un voto di astensione può intervenire di nuovo per dichiarare un voto diverso.
Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, io ho seguito attentamente tutti gli interventi dei colleghi e, dalle opinioni espresse anche da personaggi abbastanza qualificati e qualificanti, è evidente che il piano paesaggistico è un provvedimento, quantomeno relativamente all'inibizione degli enti locali dei comuni a normare urbanisticamente sul proprio territorio, che presenta profili di anticostituzionalità; su questo non c'è ombra di dubbio!
Come principio, non ritengo assolutamente opportuno che il Governo, quindi la Giunta, legiferi al posto del Consiglio; questa è una regola fondamentale e su questo credo che tutti noi siamo perfettamente d'accordo; invece ci troviamo di fronte ad una situazione dove con vincoli imposti, dinieghi, divieti, si vuole normare lo sviluppo. Ma non si norma assolutamente, né tanto meno si programma uno sviluppo di una regione con vincoli e divieti.
Io non entro nel merito del problema dei limiti di edificabilità delle coste perché mi sono già espresso, io entro nel merito dell'interno, non di tutto l'agro, assessore Sanna, e quindi lascio fuori l'agro di Sassari e l'agro dell'hinterland cagliaritano, parlo principalmente delle norme che devono riguardare i territori agricoli dei nostri centri rurali, dei nostri centri della Sardegna che sono centri rurali. Invito l'assessore Sanna a riflettere su quante sollecitazioni i nostri sindaci, specialmente quelli dei piccoli centri, hanno presentato nei vari incontri, dove purtroppo i nostri comuni non hanno avuto la possibilità di poter esprimere compiutamente i loro pareri e le loro idee.
Non si può dire che bisogna possedere venti venti, dieci ettari, un ettaro, due ettari, tre ettari per poter edificare, come non si può dire che possono edificare solo gli imprenditori agricoli. Non si può limitare il diritto democratico di ogni cittadino a poter disporre della propria proprietà. Un cittadino può avere un ettaro, mezzo ettaro di terreno, l'ho già detto in un'altra occasione, avere un piccolo vigneto e voler andare lì a passare il suo tempo, e ha il diritto di potersi costruire un vano appoggio, qualcosa che gli possa consentire di stare lì dignitosamente.
Così si combatte anche la desertificazione delle nostre campagne, perché l'ambiente si tutela anche con la presenza umana, una presenza controllata, equilibrata certamente, non allontanando chiunque e chicchessia dall'agro. L'ambiente si conserva - ricordiamocelo - non desertificandolo, ma garantendo la presenza dell'uomo. Un ambiente normato, equilibrato, ma non assolutamente proibito. Bisogna distinguere la proibizione dall'equilibrio; la invito a riflettere su questo Assessore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, spesso capita all'onorevole Cugini di offrire lucidi e importanti contributi ai dibattiti che si svolgono in Aula, anche se talvolta appare un po' ermetico nell'esemplificare i concetti. Nell'intervento di oggi è partito dalla premessa che il voto segreto è previsto ed è utile. L'onorevole Cugini, quindi, che spesso ha offerto dei contributi importanti con i suoi interventi, si è limitato a definirlo utile. Diciamo che, come estrema ratio,di fronte ad una legge che io, inflazionando il termine, definisco truffaldina, che ha attribuito poteri enormi al Presidente della Giunta, che mortifica (non lui, ma questa legge) sistematicamente il Consiglio, come estrema ratio per fortuna rimane uno strumento che può ridare dignità ai consiglieri che così possono esprimere con serenità il loro voto.
Però, gli estensori di questo emendamento si sono limitati a mostrare un po' di muscoli perché non sono andati, forse per mancanza di coraggio, fino in fondo, in poche parole hanno sconfessato l'Assessore. Siccome anche i consiglieri regionali non passano qui per caso, ma sono eletti dal popolo, vivono nelle comunità ed ascoltano gli sfoghi, e la disperazione dei loro elettori, hanno voluto ricordare all'Assessore e al Presidente, che con questo furore riformistico vogliono approvare in fretta le leggi, che stanno trascurando una cosa importantissima: approvare leggi basate su prospettive condivise, concertate e contrattate. Emerge e rimarrà in quest'Aula la frattura fra componenti della maggioranza che dicono all'Assessore: "Ci hai deluso". Gli sfoghi, la concertazione e la contrattazione sono infatti rimasti latitanti.
Hanno ragione i sindaci e le comunità che criticano questa legge perché punta solo a soddisfare la filosofia museale di conservazione delle coste. Senza un progetto, senza criteri non hanno assimilato ancora e non hanno capito che risposte devono dare agli amministrati e agli imprenditori che intendono investire risorse, per pianificare. Manca quindi un particolare di non poco conto. Ecco perché credo di avere capito che gli estensori di questo emendamento avevano bisogno di un ulteriore momento di approfondimento: elevare il termine dai 18 mesi ai 25 perché democraticamente si corregga questa legge, si migliori, si perfezioni. Però Manzoni ha scritto prima di me: il coraggio o lo si ha o non lo si ha, e qui proprio il coraggio è mancato agli estensori della maggioranza, che io e il collega Scarpa avremmo appoggiato. Però il voto segreto è l'ultima ratio perché una legge…
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato.
Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica per una precisazione. Ne ha facoltà. (Tre minuti anche a lei Assessore).
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica.Signor Presidente, intervengo semplicemente per chiedere scusa al Consiglio e a coloro che hanno intravisto nell'intervento precedente un'omissione rispetto alle richieste sollevate; mi sembra che sia abbastanza evidente che rispondere in dieci minuti all'esito di un dibattito che ha concesso dieci minuti a testa a più di dieci persone non è un'operazione semplice, e gli argomenti sono tali che richiederebbero un po' più di tempo. Comunque, così come ho affermato prima, ribadisco che la Giunta, appena conclusa questa sessione del Consiglio, è a disposizione della Commissione per riferire nel dettaglio ogni elemento che è stato sin qui sollevato e su ogni altro che potrà essere utile ad una migliore comprensione del lavoro che è stato svolto.
Io credo che questi siano gli strumenti normali; in dieci minuti ho cercato di dire quello che in dieci minuti si poteva dire, questo non significa che la Giunta non sia disponibile, come è stata finora, a confrontarsi a qualunque livello con la Commissione, se vorrà chiamarci a riferire sul lavoro che stiamo svolgendo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Riflettevo sulle parole dell'Assessore. Ricordo che nella passata legislatura in meno di dieci minuti era capace di fare sintesi.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico regionale degli enti locali, finanze ed urbanistica. Sto invecchiando.
CAPELLI (U.D.C.). …non sempre condivisibili, non sempre precise, ma efficaci e pungenti, da questa parte dei banchi. Mi ricordo che riusciva in tempi "europei" ad esprimere concetti abbastanza significativi. Onorevole Balia, a me spiace se lei ha inteso qualche intervento di questa parte, ed in particolare il mio, come strumentalizzazione del voto; dopo l'intervento del collega Marrocu ho sottolineato che da parte nostra non c'era nessuna intenzione di strumentalizzare il voto, né che quel voto voleva significare sfiducia alla Giunta, al Presidente e quant'altro.
Da bambini nel nostro vicinato c'era un ragazzo, un bambino che portava sempre il pallone, noi non eravamo i proprietari del pallone, e lui, se non batteva personalmente le punizioni di prima, portava via il pallone e non giocava più; non è questo il concetto che vogliamo esprimere! Noi non vogliamo dire: "per principio non si fa questo"; non ci abbassiamo a questi livelli e non intendiamo e non avevamo intenzione di strumentalizzare niente e nessuno. L'onorevole Marrocu ha chiaramente detto alla maggioranza: badate bene, guardate un po', vedete come votate perché diversamente dobbiamo prendere atto che non esiste maggioranza.
Nessuno dei nostri interventi, nessuno, prima dell'intervento dell'onorevole Marrocu, ma neanche dopo, ha strumentalizzato un eventuale esito favorevole all'emendamento numero 155 che ora è in discussione e nel quale annuncio il voto favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, nche per non concedere e non avere vantaggi io mi asterrò come hanno fatto i colleghi del centrosinistra che hanno mantenuto la firma sull'emendamento, non coloro che l'hanno ritirata. In altri tempi avrei usato toni più alti, onorevole Davoli, non c'erano Cappelli di Orune che passassero…
CAPELLI (U.D.C.). E' di Nuoro.
CUGINI (D.S.).Non esageriamo.
DIANA (A.N.). Su bonette è di Orune, gliel'ho ricordato un'altra volta. Io non lo so quali siano state le motivazioni che hanno portato i tre colleghi di Rifondazione Comunista (dice l'onorevole Uras, "del Partito di Rifondazione Comunista", beh, ad ognuno il suo, se c'è un Capogruppo che è depositario d'ora in avanti ci rivolgeremo più costantemente al Capogruppo) dicevo, non conosco le motivazioni che hanno portato i colleghi a prendere quella decisione. Cominceremo però a prendere le distanze, perché veda, onorevole Uras, mi sarei aspettato da lei almeno una motivazione plausibile e forse l'avrei anche creduta (dico forse, in questo momento non la credo proprio) invece il suo comportamento mi ha veramente meravigliato.
Ed allora, che cosa voglio dire con questo? Che emerge forse questa vostra insoddisfazione, che insoddisfazione non è, io dico che i più soddisfatti di tutti in quest'Aula probabilmente siete voi. Per il resto sono emerse le considerazioni espresse da tutti i colleghi. L'onorevole Cugini avrebbe fatto bene forse a intervenire prima, e dico questo non per sminuire l'intervento dell'onorevole Marrocu, perché anche l'Assessore nel suo intervento, che io non giudico insufficiente (ha ragione l'Assessore quando dice che in dieci minuti non si può rispondere ad una materia così complicata, così difficile) non ha sciolto un solo interrogativo, non ne ha sciolto uno ma forse non ne ha avuto il tempo! Ma da voi che siete i depositari della maggioranza, che nell'arco di una giornata avete spaccato due volte la maggioranza facendo ritirare l'emendamento all'onorevole Uggias ed adesso facendo lo stesso con l'emendamento numero 155, mi sarei accontentato anche delle dichiarazioni dell'onorevole Marrocu; comunque mi scusi... Chiedo qualche minuto per concludere.
PRESIDENTE. Non l'ho concesso praticamente a nessuno, onorevole Diana.
DIANA (A.N.). L'ha concesso all'onorevole Masia.
PRESIDENTE. Onorevole Diana non è così. L'onorevole Masia ha parlato senza microfono; se lei vuole due secondi per parlare senza microfono io glieli concedo.
DIANA (A.N.). Per novanta secondi, ha parlato con il microfono…ci saranno altre occasioni.
PRESIDENTE. Onorevole Diana stiamo applicando per tutti la stessa regola. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Signor Presidente, i D.S. rispetto al piano paesaggistico e alla legge urbanistica ed anche alle norme tecniche non hanno cambiato posizione, ed avvertono che lavoreranno da adesso al giorno in cui verrà adottato dalla Giunta, e dal giorno in cui verrà adottato dalla Giunta all'esame in Commissione, ad una sintesi unitaria che sia il più vicino alle loro posizioni, ma che sia una sintesi di tutti, della maggioranza. Riteniamo lo spirito dell'emendamento presentato dai colleghi raggiunto già da adesso, perché l'emendamento non entrava in merito al piano paesaggistico, stabiliva solo una proroga della legge numero 8.
L'Assessore del resto ha annunciato, prima, che il paventato pericolo dell'articolo 102, e cioè del blocco totale in Sardegna di ogni attività concessoria, non c'è più e che le norme di salvaguardia non contengono più l'articolo 102, e questo è un elemento per noi significativo. Secondo: ha annunciato che le norme di salvaguardia sono costituite di fatto dall'articolo 14 modificato, ipotizzando soltanto un'omogeneizzazione dell'articolo 14 per quanto riguarda i comuni con il PUC, ma anche sostenendo che si farà salvo quanto in questi comuni è stato già avviato sulla base di una norma di legge, della stessa legge numero 8.
Questi obiettivi sono gli stessi che ispiravano l'emendamento presentato dai colleghi, cioè evitare che con l'adozione del piano ci sia un blocco dell'attività concessoria in Sardegna, omogeneizzare la disciplina tra i comuni che hanno il PUC e quelli che non ce l'hanno, salvaguardando però ciò che questi comuni hanno avviato in questi mesi in base alla legge numero 8. Io voglio aggiungere che le conferenze organizzate nel territorio dalla Giunta con i comuni non sono state un mero fatto dialettico ma delle osservazioni da queste scaturite la Giunta dovrà tener conto. Così come dovrà tener conto delle osservazioni che da oggi in poi, ed anche quelle che sono già arrivate, sono pervenute dai comuni. Il piano che verrà adottato non può essere quindi il piano pubblicato nel sito web prima delle conferenze tenute con i comuni, così come credo che la Commissione, dopo che la Giunta adotterà il piano, terrà conto di tutte le osservazioni che ha raccolto in giro nella Sardegna dai comuni per portare anch'essa il suo contributo e far sì che questo piano e la legge che lo accompagna siano il piano e la legge più giusti ed idonei per la nostra Sardegna. Ecco perché noi votiamo contro l'emendamento: perché lo scopo dell'emendamento ci sembra già raggiunto dal punto di vista politico.
Per questo invito anche i colleghi a valutare meglio le riflessioni espresse dall'Assessore, che su punti qualificanti ha dato la disponibilità. Poi nel merito, da adesso in poi e quando arriverà in Commissione affronteremo i singoli punti, il problema dell'agro, dei rapporti con i comuni, dell'intesa e tutto ciò che potrà esser discusso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Signor Presidente, il ritiro della richiesta di voto segreto è la dimostrazione che questa minoranza va alla ricerca sempre del dialogo. La proroga proposta con questo emendamento da un lato non fa altro che confermare ed avvalorare le tesi di quest'opposizione (più volte rimarcate durante gli interventi che hanno interessato la discussione della legge numero 8) circa l'inadeguatezza della tempistica prevista per l'adozione del piano paesaggistico regionale, soprattutto per quanto riguarda il periodo durante il quale dovevano restare in vigore le oppressive misure di salvaguardia; dall'altro la presentazione di questo emendamento evidenzia come la stessa maggioranza nutra forti perplessità, non solo sui paletti imposti dal piano paesaggistico, ma anche sulla sua stessa intelaiatura.
Le critiche al piano sono infatti mosse da colleghi che trovano collocazione nello schieramento di centrosinistra e che in più occasioni hanno esternato i loro dubbi e le loro perplessità su questo provvedimento imperniato di prescrizioni rigide ed illogiche, colleghi che hanno volutamente mascherato i toni allarmistici ma si sono però attivati in tutte le occasioni possibili per far sì che il Presidente venisse messo nelle condizioni di rivedere e di riesaminare alcuni aspetti di questa normativa. Onorevoli colleghi, dubito che ci siano possibilità in tal senso, ve ne renderete conto a breve, al momento dell'adozione del piano paesaggistico regionale.
La pianificazione regionale non può riguardare esclusivamente il territorio in senso stretto, ma deve investire il rapporto tra comunità locali e territorio, pertanto essere condivisa dalle comunità interessate come un progetto di ampio respiro nel quale le comunità locali siano partecipi e protagoniste. L'assenza di un confronto realmente democratico ed approfondito sulle questioni, così come ha detto anche CONFINDUSTRIA Sardegna, e di quel dialogo fattivo che deve coinvolgere il maggior numero dei soggetti pubblici e privati, sono invece soltanto alcuni segnali dell'azione solitaria messa in campo da lei presidente Soru e dalla sua politica neo-centralista. Una politica che ha causato l'estromissione dei comuni dalle scelte per i loro territori e l'esautorazione dello stesso Consiglio regionale. Per questo sosterrò questo emendamento: scegliamo il male minore!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Signor Presidente, ho sentito parlare di coraggio e ho sentito parlare di delusione; è normale, onorevole Diana, che qualche volta la possa deludere. Sul coraggio credo che non ci siano dimostrazioni da offrire, ognuno ha quello che ha, lo mostra quando ritiene, ne fa l'uso che meglio gli consente di raggiungere gli obiettivi. Certamente una cosa non si potrà dire: che questo Gruppo, che questo Partito possa in qualche modo farsi indirizzare dall'onorevole Marrocu. C'è, invece, una bellissima competizione. Anche in questa bellissima competizione, però, io credo che siano stati commessi molti errori dai compagni Democratici di Sinistra. Li hanno commessi con gli agricoltori, un errore grave, quando hanno assunto un impegno e poi se lo sono rimangiato; e anche in altre situazioni. Io pertanto continuerò a votare liberamente su tutto ciò su cui sono convinto, e così faranno tutti i comunisti di Rifondazione Comunista che stanno seduti in questi banchi.
La ragione del nostro voto contrario all'emendamento è la stessa del ritiro della firma che abbiamo apposto sulla base di motivazioni diverse dagli altri colleghi, come gli stessi colleghi, la Giunta, e l'intero Consiglio. Sulla base di motivazioni diverse quindi noi abbiamo ottenuto soddisfazioni diverse rispetto a quello che gli altri colleghi hanno ritenuto di valutare. Per queste ragioni noi voteremo contro l'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, io annuncio il voto favorevole dei Riformatori sull'emendamento numero 155 e ringrazio per la possibilità che mi viene offerta di esprimere la dichiarazione di voto, quindi, ringrazio per il ritiro della richiesta di voto a scrutinio segreto.
Il voto a favore che noi esprimiamo come Riformatori è un voto convinto, ed è convinto perché crediamo che il ruolo della minoranza, in questo Consiglio regionale, non sia né quello di arbitro né quello di sponda per eventuali dissidenti della maggioranza. La maggioranza si gratti i problemi suoi a casa sua e venga possibilmente in Consiglio quando conseguirà una posizione unitaria. Quando la posizione è diversificata noi ci comportiamo da minoranza, cioè, noi siamo qui per cercare di aiutarvi a correggere i vostri errori o per cercare di migliorare la vostra azione.
In questo caso l'emendamento numero 155 ci appare migliorativo, nel senso che noi pensiamo che la "legge salvacoste" - che non ci piace - sia meglio dell'attuale piano paesistico pubblicato su Internet. Siamo altrettanto convinti che, in tema paesaggistico e urbanistico, le scelte debbano passare attraverso il Consiglio regionale e non debbano essere neanche temporaneamente frutto di indicazioni che provengono esclusivamente dalla Giunta. Quindi, questi sono motivi reali per cui votiamo convinti l'emendamento che è stato presentato e non certo perché riteniamo di dovere fare da sponda a qualcuno; non è questo il ruolo a cui la minoranza è chiamata in questo Consiglio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, anch'io voterò a favore, però devo dire che anche i dibattiti più spigolosi ed aspri lasciano dei segni positivi. Io ho scorto qualche segno positivo, in primis, nel tono dell'Assessore, che si è accorto di essere andato oltre misura (perché io reputo abbastanza offensivo dire ai colleghi del Consiglio e della maggioranza che non si collegano con Internet, che ci sono in Europa e nel mondo persone che conoscono meglio di noi la nostra realtà) ma visto che il tono è cambiato e che ha detto anche di voler collaborare con il Consiglio, credo che qualcosa si sia mossa, e questo fa piacere.
Però altrettanto fa piacere farvi conoscere, cari colleghi, che c'è gente in quest'Aula che conosce la "45" come conosce le poesie, e la "8" come… Non sono soltanto io ma ce ne sono tanti, quindi, parliamo di questioni pertinenti, non inventiamoci scappatoie, perché il fatto che poi anche nella maggioranza (non sono problemi miei) vi siano dei privilegi (uno va a trattare, l'altro invece viene congruamente "scaricato") non è una cosa che va bene; a noi interessa una maggioranza coesa. Però, signor Presidente della Regione, non ci siamo con i termini, riflettete, non respingete quest'emendamento, state costruendo sulla sabbia, non ci sono i tempi, sono sbagliate le procedure, concedetevi un momento di riflessione; possiamo concederci un momento di riflessione tutti insieme nelle commissioni, oppure in maggioranza e poi ci notificate i risultati. Guardate che state andando avanti e state prendendo una china pericolosissima che poi porterà - lo sappiamo già per i ricorsi che sono stati presentati - ad aprire un lunghissimo contenzioso.
Non c'è articolo 14 che tenga: stiamo costruendo su norme che non esistono e stiamo impiantando qualcosa in attesa di approvare le norme che le dovrebbero supportare. Su questo ci sono già pronunciamenti che non sono i miei, ma sono pronunciamenti ufficiali i comuni si stanno attrezzando per fare tutto quello che devono fare per tutelare le loro prerogative. Quindi, io chiederei un momento di pausa per riflettere.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Floris. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, siccome credo che l'invito del presidente Floris non sarà accolto e che quindi invece che prendere una doverosa pausa di riflessione si voterà, come già anticipato dal collega Diana annuncio l'astensione di Alleanza Nazionale, anche se credo che francamente sarebbe più logico addirittura non partecipare al voto, perché stasera, come si suole dire, ve la siete suonata e ve le siete cantata tutta da soli! Avete annunciato grandi manifestazioni di indipendenza, grandi manifestazioni anche di opposizione interna, poi, tutto è rientrato
Io confesso di essere molto ingenuo, ma non ho ancora capito perché dalla presentazione di un emendamento si è passati all'annuncio del voto contrario al proprio emendamento. La politica è l'arte del possibile e quindi tutto è possibile; sicuramente c'è una spiegazione logica ad un fatto che a causa dei miei limiti mi sfugge.
Assessore, lei ha parlato di un grande dialogo con le amministrazioni locali, con gli imprenditori, con tutte le realtà sociali; il vero problema credo che sia proprio il fatto che il dialogo è mancato. Insomma, lei ricorderà i famosi cinque minuti attribuiti ai rappresentanti di ciascun comune (che poi tra alzarsi, sedersi e salutare diventavano due e mezzo) per esprimere le loro osservazioni. Questo non è un dialogo ed un confronto con le amministrazioni locali; probabilmente, è mancato il confronto, addirittura, con alcune parti della maggioranza, che infatti fino a pochi minuti fa affermavano di avere posizioni diverse dalle vostre.
E' mancato, credo, il confronto con gli imprenditori, almeno a giudicare dai comunicati ufficiali delle organizzazioni che gli imprenditori rappresentano. Credo che gli imprenditori non siano stati coinvolti, eccezion fatta per quei pochi che hanno avuto la fortuna di potere visionare dall'alto preventivamente alcune aree della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uggias per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
UGGIAS (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, io non ho partecipato al dibattito e al voto sulla legge numero 8, non facendo allora ancora parte del Consiglio, ma devo manifestare una sorta di ilarità nel constatare che dai banchi dell'opposizione emerge la volontà e il desiderio di mantenere in vita la legge numero 8 del 2004, una nemesi, una vendetta della storia. Capisco però la posizione della minoranza, apprezzo con piacere il distinguo tra opposizione e minoranza stessa, e intervengo per manifestare e dichiarare il mio voto negativo sull'emendamento, perché il dibattito sull'emendamento si sta manifestando come dibattito sul piano nel suo complesso.
Andiamo quindi a discutere complessivamente di un provvedimento molto articolato, complesso, così come articolato è il rapporto che emerge tra le competenze della Giunta, chiamata ad approvare il piano, e le competenze del Consiglio, chiamato successivamente ad approvare norme di supporto che reggeranno il piano stesso. Tutto questo deve significare un momento di armonia, deve comportare la necessità di un raccordo migliore tra tutte le istituzioni.
Ecco perché il mio voto, negativo sull'emendamento, accoglie quella fiducia insita nelle parole dell'Assessore Gian Valerio Sanna, e sono convinto che egli saprà, insieme alla Giunta, cogliere quelle sensibilità che emergono dal Consiglio, anche di non sintonia su alcuni aspetti che ho avuto modo, insieme ad altri colleghi, di esprimere e di manifestare. Ma in questo senso sono convinto che con questo voto negativo la fiducia sarà sicuramente ben riposta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, voglio rivolgere una domanda all'Assessore Sanna. Come lei sa, Assessore Sanna, io sono un cultore, un ammiratore del carattere barocco del suo linguaggio, però voglio farle una domanda precisa, su cui vorrei una risposta precisa, un sì o un no. Ho capito che lei ha offerto, qui, una larga disponibilità ad un confronto con il Consiglio in sede di Commissione; le chiedo allora: è da intendersi che lei e la Giunta trasmettiate alla Commissione la delibera di piano prima di adottarla, in maniera tale che la Commissione la possa conoscere, discutere e possa proporre emendamenti?
Vorrei un sì o un no, perché è evidente che lei è disponibile a discutere con la Commissione, perché se la Commissione la convoca lei deve andare. Chiedo pertanto se la sua disponibilità è da intendersi nel senso che lei trasmetterà la delibera dell'adozione del piano alla Commissione e la Commissione potrà discuterla e conoscerla prima che voi la adottiate, perché questa potrebbe essere una forma di reale partecipazione. Vorrei una risposta precisa: un sì o un no.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Porcu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PORCU (Progetto Sardegna). Signor Presidente, vorrei cogliere anch'io l'opportunità che ci ha offerto il collega La Spisa nel riaprire il dibattito, per annunciare il voto negativo, contrario all'emendamento, da parte del Gruppo Progetto Sardegna, e vorrei annunciarlo con tre motivazioni principali. La prima è un fatto di coerenza: coerenza perché noi abbiamo sempre sostenuto come maggioranza che la numero 8 del 2004 non era una legge che voleva bloccare qualcosa, ma si poneva semplicemente l'obiettivo di salvaguardare in qualche modo, dal punto di vista economico, il bene ambientale. Salvaguardarlo dal punto di vista economico per renderlo fruibile in maniera sostenibile e quindi anche per ricreare ricadute positive per la nostra economia a tutti i livelli.
Credo che questo messaggio positivo non vada perso. Sarebbe difficile da far capire che proroghiamo un blocco che ci eravamo impegnati a mantenere per il minor tempo possibile. Del resto uno dei motivi per cui la Corte costituzionale ha rigettato il ricorso del Governo, era proprio il carattere temporalmente limitato del blocco in attesa della pianificazione paesaggistica. La seconda ragione per cui voterò contro è un motivo di equità: equità perché grazie all'adozione del piano, finalmente, si metteranno sullo stesso livello tutti i comuni della Sardegna. Oggi non lo sono, perché c'è chi ha potuto, in questi diciotto mesi, continuare con i suoi interventi sul territorio, perché aveva un PUC approvato (anche se in virtù di piani paesaggistici cassati dal TAR e quindi legittimi per molti aspetti) e chi, invece, in questi mesi è rimasto fermo. Quindi, non ho dubbi che, come diceva il collega Maninchedda, nella proposta di piano, che in qualche modo potrà essere discussa anche prima dell'adozione, saranno presenti anche misure di transizione per quei comuni che sono intervenuti sul territorio dopo il 10 agosto del 2004, in virtù dell'esistenza di un PUC già approvato.
Il terzo motivo per cui siamo contrari all'emendamento è un motivo di fiducia. Fiducia in che cosa? Fiducia che l'esigenza di coinvolgimento che è emersa nel dibattito, di condivisione a tutti i livelli, che credo sia giusta, corretta, venga soddisfatta. Io credo che questa esigenza di coinvolgimento, di condivisione e di comprensione, possa essere colta da questa maggioranza, e che in queste tre settimane si possa arrivare all'adozione di un piano già condiviso, salvo poi condividerlo ulteriormente nel raffinamento che si verificherà nel passaggio dalla fase dell'adozione a quella dell'approvazione del piano.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ibba per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
IBBA (Gruppo Misto). Signor Presidente, io ricordo bene di aver aderito alla sottoscrizione di questo emendamento dopo un dibattito, molto intenso, e anche molto qualificato sulla materia, che si è svolto all'interno del nostro partito, all'interno del mio partito, dal quale sono emerse le ragioni di quel momento, in quel momento presenti. Io oggi, pur partecipando a quest'ultima parte del dibattito, per altri motivi colgo dei segnali nuovi rispetto a quelli che sino ad oggi ho percepito; in maniera particolare colgo le dichiarazioni, come dire, di disponibilità, di apertura al ragionamento espresse dall'Assessore Sanna, il quale che si dichiara disponibile ad una valutazione complessiva, sia con la Commissione, sia con le parti politiche all'interno di questo Consiglio; un fatto nuovo rispetto a prima.
Vengo a sapere che sono state presentate oltre seicento proposte da parte delle Amministrazioni comunali, fatto anch'esso nuovo. Vi è stato anche un invito alla fiducia da parte dell'Assessore Sanna, rinviando ad un momento successivo, così come in questi giorni abbiamo fatto anche su altri argomenti, la verifica di circostanze che in questo momento non possiamo appositamente e specificatamente garantire. Lo abbiamo fatto per la formazione professionale, l'abbiamo fatto per altri motivi.
Io non mi sento però di dare a questo documento, a questo emendamento, il voto positivo che l'Assessore Sanna invocava. Credo che sia sufficiente e che sia già tanto l'allargarsi da parte mia, nello spirito di un rapporto costruttivo, preannunciare sull'emendamento numero 155 un voto di astensione, rinviando al momento della verifica puntuale, nel momento in cui ci sarà, l'adempimento degli impegni presi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licheri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LICHERI (R.C.). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto contrario all'emendamento presentato dai colleghi Balia e più. Sono contrario ora come lo ero alcuni giorni fa; non ho cambiato idea. C'è stato in questi giorni un confronto serrato all'interno della maggioranza al quale hanno partecipato i Capigruppo di maggioranza, i presentatori dell'emendamento. In quell'occasione abbiamo detto che un argomento di questa complessità, di questa portata, non poteva essere affrontato attraverso un emendamento al disegno di legge collegato.
Abbiamo tutti condiviso, in quell'occasione, la necessità di ampliare la discussione attraverso un coinvolgimento di tutti i soggetti interessati pubblici e privati. L'emendamento numero 155, però, a mio giudizio, pone certamente il problema di una maggiore interlocuzione interna alla maggioranza, un confronto, come è stato detto anche da alcuni colleghi che mi hanno preceduto, che consenta di analizzare le osservazioni pervenute dai comuni della Sardegna, coinvolgendo anche le opposizioni attraverso la Commissione competente. Diventa, Assessore, questo, un aspetto decisivo per garantire un percorso di democrazia partecipativa su un argomento fondamentale per lo sviluppo dei nostri territori e per la tutela del nostro ambiente, mi pare che le sue dichiarazioni vadano proprio in questa direzione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, è stata rivolta una domanda, mi pare sufficientemente chiara, dall'onorevole Maninchedda all'Assessore. Io voglio ripetere la domanda: prima dell'adozione del piano (e non dopo) la Giunta regionale trasmetterà il piano alla competente Commissione e ne raccoglierò le indicazioni?
Se così non fosse l'invito semmai è ad accogliere anche parzialmente l'emendamento. Sette mesi sono troppi? Riduciamoli a quattro, riduciamoli a tre. La fiducia che l'onorevole Marrocu e anche l'onorevole Uggias poc'anzi riponevano è poi smentita purtroppo da altri elementi, perché dimenticano, parlano dell'articolo 14 e dimenticano la sussistenza dell'articolo 9, che fa riferimento alla legge regionale 16 maggio 2003 numero 5, e indica con chiarezza, negli ambiti di paesaggio, quali sono gli interventi ammessi, cioè quelli soggetti a semplice autorizzazione e non a concessione.
L'Assessore sa bene quali sono e sa che di fatto, se si dovesse seguire quel criterio, resterebbe tutto assolutamente bloccato. Io in ultima istanza ho reiterato la richiesta dell'onorevole Maninchedda; se non fosse tenuta in conto evidentemente il mio voto sull'emendamento sarebbe favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, Signor Presidente della Regione, Assessori e colleghi; bene hanno fatto il collega Diana e il collega Artizzu ad annunciare per conto di Alleanza Nazionale l'astensione dal voto dopo un dibattito che comunque non è stato inutile, perché ha messo in evidenza (a parte alcuni aspetti un po' folcloristici di conversione sulla via di Damasco in preda a folgorazione o in preda a soddisfazione come ha detto qualcuno) una seria crisi politica all'interno di questa maggioranza su un argomento politico. Una crisi seria e dignitosa anche, perché è giusto anche dissentire su questioni politiche, su cose che possono coinvolgere anche interessi diversi che si esprimono liberamente all'interno di quest'Aula. Ecco perché la nostra astensione è giusta, anzi io inviterei tutti i colleghi dell'opposizione ad astenersi.
Noi abbiamo una nostra posizione ben precisa al riguardo, in questo senso al nostro interno non ci sono assenze strategiche volte a sottolineare dissensi. Noi abbiamo un'idea che intendiamo rappresentare, che abbiamo portato avanti nelle Assemblee popolari, di fronte alla gente. Non è vero, Assessore, che gli imprenditori condividono lo spirito della vostra legge, tant'è che noi abbiamo ricevuto una lettera di tutt'altro tenore. Forse qualche cooperativa rossa che poco ha di cooperativa e molto di imprenditoria assistita (come ahimè soltanto in Italia esiste) può essersi espressa a favore di questa legge. E' giusto che esista questo dissenso sui problemi politici legati non solo alla legge stessa, ma anche al fatto che non si devono concedere deroghe in bianco ad una Giunta su argomenti così importanti, che il Consiglio o la Commissione (che rappresenta nella fase preparatoria di una legge il Consiglio stesso) debbano dire la loro, debbano avere un ruolo, debbano riappropriarsi della loro dignità.
E' un tema politico importante, è giusto che sia stato portato all'attenzione dell'Aula, soprattutto da persone serie, capaci e anche coraggiose, lasciatevelo dire, della maggioranza. Il mio plauso comunque va a tutti, anche a chi all'interno della maggioranza non era d'accordo con loro, perché il dibattito è stato politico, però è un dibattito, lasciatemelo dire, tutto della maggioranza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D. L.). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto contrario del Gruppo de La Margherita all'emendamento numero 155, anche perché credo che sia stata data sufficiente risposta a quella richiesta di un rinvio che si basava soprattutto sulla necessità di completare un confronto all'interno del Consiglio e con le forze sociali. Io credo che il rispetto dei tempi - perché una volta tanto siamo in grado di poterli rispettare, così come ci dice la Giunta, garantendo anche questo confronto - sia un fatto estremamente positivo non solo per questo ma anche per i futuri provvedimenti.
Io vorrei ricordare qui che l'opposizione, quando approvammo la legge numero 8, ci disse che i tempi che avevamo indicato erano troppo lunghi, che lasciavamo la Sardegna senza regole per un tempo troppo lungo, che bloccavamo tutto per un tempo troppo lungo. Io credo quindi che oggi avere indicato il termine di diciotto mesi e rispettarlo sia un fatto estremamente positivo.
Ritengo che anche un confronto così ampio, come quello che è stato realizzato da parte della Giunta e anche da parte della Commissione competente, non si fosse mai verificato su nessun provvedimento. Anche quanto ha annunciato oggi l'Assessore riguardo a importanti recepimenti delle osservazioni formulate nelle conferenze che si sono tenute (in particolare per quanto riguarda le norme di salvaguardia che, come è stato annunciato da parte dell'Assessore, avranno un contenuto meno vincolistico rispetto alla legge numero 8) credo che ci dica che siamo nella direzione giusta. L'annuncio poi dell'Assessore della disponibilità ad un confronto da subito con la Commissione competente, io credo che abbia definitivamente fugato qualsiasi perplessità circa il percorso e la condivisione del percorso relativo all'adozione del piano paesaggistico.
Io ritengo che questa maggioranza, onorevole Floris, sia coesa, compatta ed è compatta soprattutto nel raggiungere i suoi obiettivi programmatici di cui l'uso diverso del territorio, per uno sviluppo duraturo, è uno dei punti fondamentali ai quali noi ci vogliamo continuare ad attenere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Franco Ignazio Cuccu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Signor Presidente, io non accoglierò il garbato invito del collega Liori ad astenermi per far sì che sia tutto un dibattito interno alla maggioranza. Non lo farò perché in questi due anni, all'interno della quarta Commissione, ho lavorato meglio che potevo, con onestà intellettuale, non ho esitato a sposare le tesi dei colleghi di maggioranza (quando le ritenevo giuste, ovviamente) e ciò è capitato molto spesso. Non ho avuto paura di elargire un regalo elettorale alla maggioranza della Commissione contribuendo (credo che l'onorevole Licheri farebbe bene a riflettere su quest'aspetto) per la parte che mi compete, all'unitarietà e alla compattezza della stessa. Credevo che gli stessi sentimenti muovessero i miei colleghi di Commissione; oggi ho qualche dubbio.
Quindi non mi asterrò dal votare. Credo che l'Assessore stia oggi assumendo impegni in termini di consultazione della Commissione e comunque del Consiglio che non potrà mantenere, perché questa sessione del Consiglio dovrebbe impegnarci anche per tutta la settimana prossima, a meno che non si prevedano audizioni festive e notturne o non vengano assegnati solo cinque minuti di tempo, come ai sindaci nelle conferenze di copianificazione. Io comunque voterò a favore dell'emendamento.
PRESIDENTE. E' stata richiesta la votazione nominale dal consigliere Amadu. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggia la richiesta il consigliere Artizzu.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico dell'emendamento numero 155
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Atzeri - Balia - Biancareddu - Capelli - Cappai - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Floris Mario - Gallus - La Spisa - Ladu - Licandro - Lombardo - Maninchedda - Masia - Milia - Petrini - Randazzo - Rassu - Sanciu - Sanjust - Scarpa - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Cerina - Cherchi Silvio - Corda - Corrias - Cucca - Cugini - Davoli - Fadda Giuseppe - Frau - Gessa - Giagu - Giorico - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Marrocu - Orrù- Pacifico - Pinna - Pisu - Porcu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Soru - Uggias - Uras.
Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Artizzu - Diana - Ibba - Liori - Salis - Serra.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 67
votanti 60
astenuti 7
maggioranza 31
favorevoli 25
contrari 35
(Il Consiglio non approva).
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno giovedì 4 maggio alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 21 e 53.
Allegati seduta
CLXXXIII Seduta
(Pomeridiana)
Mercoledi' 3 Maggio 2006
Presidenza del Presidente SPISSU
indi
della Vicepresidente LOMBARDO
indi
del Presidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 15 e 50.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del mercoledì 26 aprile 2006 (177), che è approvato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Chiedo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 91 del Regolamento non si può procedere ad alcuna votazione prima che siano trascorsi 10 minuti dall'inizio della seduta. Pertanto si procederà alla verifica del numero legale tra 10 minuti.
Congedi
Comunico che i consiglieri Calledda, Mattana, Pirisi e Paolo Fadda hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana. Poiché non ci sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge numero 216/A.
Passiamo all'esame dell'articolo 19 bis.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 19 bis:
Art. 19 bis
Prevenzione per la diffusione della trichinellosi
1. Per far fronte all'emergenza determinata dall'insorgenza di un nuovo focolaio di trichinellosi e per sostenere il corretto adempimento della prassi in materia di biosicurezza, al fine di favorire la piena collaborazione degli allevatori ed il conseguente monitoraggio e controllo della malattia, è concesso un incentivo pari a euro 1.400 ad azienda a favore degli allevatori che, entro il 31 ottobre 2006, abbiano posto in essere un piano di risanamento, in conformità alle norme di riferimento.
2. Per le finalità di cui al comma 1, è autorizzata nell'anno 2006 la spesa di euro 1.700.000 a favore dei competenti comuni che devono provvedere ad accertare la sussistenza dei requisiti previsti dalle norme in materia sanitaria in capo agli allevamenti e successivamente disporre l'erogazione dell'incentivo agli aventi diritto (UPB S12.059).)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris Mario. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Quando si procede alla verifica del numero legale? Adesso o dopo?
PRESIDENTE. Colleghi, se ci sono iscritti a parlare possiamo fare svolgere gli interventi, se non ci sono iscritti a parlare, dovendo votare, sospenderei la seduta per dieci minuti per consentire la verifica del numero legale e successivamente la votazione dell'articolo.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Volevo sapere se c'era la verifica o meno, lei rimanda di dieci minuti, quindi…
PRESIDENTE. Sì, onorevole Floris io le avevo concesso la parola. Chiedo scusa.
Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente e onorevoli colleghi io parlo su questo nuovo focolaio in materia di biosicurezza politica. Vorrei anticipare le conclusioni per dire subito che le vicende e i contenuti del cosiddetto maxi collegato segnano la fine, in maniera umiliante e devastante per le procedure che si sono seguite e per i contenuti, della democrazia parlamentare autonomistica. Consegnano nelle mani dell'autoritarismo e dell'assolutismo più spregiudicato e senza regole gli ultimi aneliti di speranza di un popolo, il popolo sardo, che nell'autonomia, a mio giudizio, ha creduto e crede ancora.
In quest'Aula, di questi tempi, sono venute meno tutte le garanzie regolamentari; si naviga a vista, come si suole dire, il dibattito e il confronto non hanno stimoli, tanto meno soddisfazioni morali e politiche. Tutto è sacrificato alla volontà dell' "Io", quell'entità assoluta che decide tutto, come abbiamo visto, ed ordina in una visione monoteista della politica e delle istituzioni, senza che nulla e nessun possa contraddirlo, pena la decadenza o la decapitazione, non di Soru, ma di Sansone con tutti i Filistei.
Signor Presidente, se le parole hanno un senso, un significato, e io credo che lo abbiano, se i testi legislativi che vengono di volta in volta sottoposti all'esame e all'approvazione del Consiglio regionale, per rispondere alle esigenze di una comunità hanno l'obiettivo, come dovrebbero averlo, di offrire soluzioni concrete e positive, secondo principi di rappresentanza e di democrazia; se la politica è, come deve essere, regolatrice di civiltà e non solo dispensatrice di poteri, e tanto meno l'arte (come si vede anche in questo Consiglio), delle furbizie o peggio regola del più forte, quello che si è consumato in questi giorni e che si sta consumando, in questa Assemblea è il rito dell'affossamento di questi principi, è la sconfitta della politica, è la vittoria della sopraffazione, il dispregio delle regole che ci siamo democraticamente tutti dati, il fallimento di un progetto politico e di governo, il trionfo della prepotenza e dell'arroganza, la negazione della partecipazione democratica alle scelte fondamentali per la crescita e lo sviluppo.
Un'azione, signor Presidente, di basso profilo politico, di infimo livello giuridico, che offende la dignità di quest'Assemblea, la dignità della rappresentanza del popolo sardo sovrano, dell'intera comunità sarda, messa di fatto alla berlina e che vede svanire un sogno, quel sogno del cambiamento tanto promesso. Basta prendere uno dei tanti argomenti che sono stati sottoposti alla nostra valutazione, per significare che questa Giunta è fuori dal mondo, non solo dal mondo delle regole, ma dalle strategie, dagli obiettivi che questa Regione deve perseguire. Intendo riferirmi, ma soltanto per un esempio, al comma 17 dell'emendamento numero 140, sostitutivo dell'articolo 3, istitutivo dell'imposta regionale sulle seconde case ad uso turistico, proposto dalla Giunta regionale e successivamente più volte modificato, ogni volta con una legge diversa.
Al di là di ogni considerazione scaramantica sul numero 17, il contenuto del testo proposto dalla Giunta regionale da un lato offende il buon senso, la nostra capacità di essere non dico legislatori sardi, ma almeno legislatori, costringendo questa Assemblea ad approvare una norma che demandi al potere esecutivo una prerogativa che è già insita nelle sue potestà istituzionali, nei suoi diritti - doveri di adire le competenti sedi giurisdizionali contro atti lesivi degli interessi della Regione, esponendoci quindi al ridicolo. Dall'altro lato certifica la plateale rinuncia a combattere una battaglia per la quale c'è stata l'unanime disponibilità dell'intero popolo sardo, ovvero la battaglia per ottenere dallo Stato il riconoscimento del diritto della Regione di ricevere l'intero ammontare delle risorse statutarie, riscosse in Sardegna, non già semplicemente, riduttivamente, a compartecipare ai sette decimi dell'intero gettito dell'imposta sui redditi dei fabbricati ubicati nel territorio regionale.
Questa è la certificazione del limite della capacità di questa Giunta regionale, del suo Presidente, di governare nell'interesse della Sardegna. E' la certificazione del fallimento di una proposta e di un programma che non hanno forza e che non possono andare in una direzione inversa a quella che è stata approvata unanimemente da questo Consiglio. Dirò di più: questo comma, questa proposta è una proposta subdola, nasconde un inganno, precostituisce un alibi per il governo amico che dovrà venire tra qualche giorno, perché la Giunta regionale e il Presidente della Regione si vogliono così cautelare contro ogni possibile diniego, ormai in atto, del prossimo governo di centrosinistra, arroccandosi al minimo editoriale e limitando fin d'ora un danno temuto.
Dove sono tutti gli impegni della campagna elettorale? Il fatto che col Governo amico avremmo avuto i dieci decimi di tutte le imposte disposte in Sardegna? Di più! Le questioni che anche in questi giorni stanno avvelenando la politica e i rapporti tra maggioranza ed opposizioni, soprattutto nella maggioranza, ovvero la nomina dei vertici della sanità, e le diverse innumerevoli decisioni del TAR Sardegna in ordine agli enti regionali, ripropongono in maniera emblematica la questione della capacità dei sardi ad autogovernarsi, della capacità di questo Presidente di realizzare e proporre un vero cambiamento, un vero ammodernamento della Regione propedeutico a qualsiasi processo di crescita e sviluppo.
Tante volte abbiamo sostenuto che la società di oggi è la società dei veloci cambiamenti, che un processo economico e di sviluppo nasce e si sviluppa e muore nell'arco di tempi strettissimi, che la nuova economia non può permetterci di abbandonare di colpo la vecchia economia, ma che con essa deve convivere, che le nostre produzioni di qualità devono avere come motore di sviluppo e di penetrazione nel mondo le strade informatiche e così via. Abbiamo invece la sensazione di una Regione ingessata, di una classe dirigente politica più preoccupata a considerare un potere accentratore, che si è avviata con grande confusione mentale, politica, amministrativa e giuridica a tentare di costruire non già una riforma secondo lo spirito della costituzione dell'autonomia vera, ma un apparato di centralizzazione del potere.
Amici del Consiglio, la Regione si avvia a perdere quegli alti e nobili connotati di ente di programmazione e di indirizzo (leggetelo il cosiddetto maxi collegato), e perde tutti i connotati, diventa un soggetto di gestione e di controllo a se stesso, che oltre a essere anacronistico è contrario alle norme vigenti a livello regionale, nazionale ed europeo. Si stanno smantellando gli enti, che andavano certamente riformati ed ammodernati, ma che abbiamo contribuito a creare tutti insieme, unanimemente in questo Consiglio: i bracci operativi della Regione sono stati costruiti insieme, dalla maggioranza e dalla minoranza, non c'è stata mai una maggioranza che abbia fatto un opera come quella che si sta facendo. Questi enti che andrebbero non smantellati ma ammodernati, adeguandoli alle nuove e moderne esigenze della politica sociale - economica della Sardegna, e quindi consolidandone la loro funzione di braccio operativo della Regione. Al loro posto invece, se andiamo a leggere, si stanno costruendo centri di potere, agenzie, che rispondono unicamente al Presidente della Regione, un deus ex machina, e che vengono di fatto sottratti al controllo di questa Assemblea, limitata così nelle sue prerogative fondamentali. E' un disegno pericoloso del quale la maggioranza porta tutta la responsabilità, perché così avvalla quella che a molti appare una vera e propria deriva democratica attuata attraverso l'applicazione sistematica di principi aziendalistici, monocratici e autoritaristici. Ritorneremo dopo su questo.
PRESIDENTE. E' stata richiesta la verifica del numero legale. Sono trascorsi 10 minuti dall'inizio della seduta, quindi prego i colleghi di predisporsi alla votazione col sistema elettronico. La richiesta dell'onorevole Artizzu è stata appoggiata dall'onorevole Vargiu, va bene?
Prima verifica del numero legale
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
(Risultano presenti i consiglieri: Artizzu - Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Cerina - Cherchi Silvio - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Fadda Giuseppe - Floris Vincenzo - Frau - Giagu - Lai - Lanzi - Licheri - Liori - Manca - Marracini - Marrocu - Masia - Orrù - Pinna - Pisu - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Spissu - Uggias - Vargiu.)
PRESIDENTE. Sono presenti 40 consiglieri. Constatata la mancanza del numero legale sospendo la seduta per 30 minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 05, viene ripresa alle ore 16 e 40.)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Sono costretto a ribadire che la maggioranza deve essere presente. Quindi chiedo la verifica del numero legale.
(Appoggia la richiesta il consigliere Atzeni).
Seconda verifica del numero legale
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
(Risultano presenti i consiglieri: Atzeri - Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Caligaris - Cassano - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Dedoni - Fadda Giuseppe - Floris Vincenzo - Giagu - La Spisa - Lai - Lanzi - Licheri - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Milia - Orrù - Pacifico - Pinna - Pisano - Pisu - Porcu - Rassu - Sanjust - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Spissu - Uggias - Vargiu.)
PRESIDENTE. Sono presenti 41 consiglieri; 39 più i due richiedenti, pertanto sussiste il numero legale.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 19 ter.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 19 ter:
Art. 19 ter
Disposizioni urgenti per il potenziamento
delle strutture residenziali dell'ERSU di Cagliari
1. Al fine di soddisfare il fabbisogno abitativo studentesco è autorizzata a favore dell'ERSU di Cagliari la complessiva ulteriore spesa di euro 17.500.000, in ragione di euro 5.000.000 nell'anno 2006 a valere sui fondi di cui alla delibera CIPE 30 maggio 2005 da iscriversi, successivamente all'approvazione dell'APQ "Istruzione", con decreto dell'Assessore competente in materia di bilancio e di euro 12.500.000 nell'anno 2007, per l'acquisizione dell'area denominata ex Sem sita nel Comune di Cagliari e per la realizzazione di un campus per studenti universitari di almeno 1.000 posti letto.
2. Per il raggiungimento di tali finalità:
a) l'ERSU di Cagliari è autorizzato ad acquisire la proprietà dell'area e la realizzazione dei relativi interventi edificatori di cui al comma 1 anche mediante transazione dei contenziosi pendenti;
b) in deroga al comma 2 dell'articolo 39 della legge regionale n. 7 del 2005, il patrimonio immobiliare, già di proprietà dell'ente di cui al comma 1, permane in capo allo stesso ed è utilizzato quale strumento di vendita e/o permuta; la presente disposizione costituisce titolo idoneo per la cancellazione delle trascrizioni già effettuate in applicazione del succitato comma 2 dell'articolo 39;
c) è disposto il trasferimento di patrimonio immobiliare disponibile regionale a favore dell'ERSU di Cagliari, da utilizzarsi quale strumento di vendita e/o permuta, per un importo sino ad euro 8.000.000.
3. Ai fini dell'attuazione del presente articolo non si applicano le disposizioni di cui alla legge regionale n. 35 del 1995, e successive modifiche e integrazioni.)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 19 ter.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Capelli ha votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Caligaris - Cherchi Silvio - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda Giuseppe - Floris Vincenzo - Giagu - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Orrù - Pacifico - Pinna - Pisu - Porcu - Sabatini - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - SECCI - Uggias.
Rispondono no i consiglieri: Artizzu - Atzeri - Capelli - Cappai - Cassano - Contu - Dedoni - Diana - Gallus - La Spisa - Licandro - Liori - Milia - Moro - Pisano - Randazzo - Rassu - Sanjust - Sanna Matteo - Vargiu.
Si è astenuto: il Presidente Spissu.
Il Presidente proclama il risultato della votazione:
presenti 55
votanti 54
astenuti 1
maggioranza 28
favorevoli 34
contrari 20
(Il Consiglio approva).
Passiamo all'esame dell' articolo 20.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 20:
Art. 20
Disposizioni in materia di trasporti
1. L'esclusione di cui al comma 1 dell'articolo 2 della legge regionale 27 agosto 1982, n. 16, non si applica ai servizi tranviari urbani e suburbani delle aree di Cagliari e Sassari ed ai servizi di linea extraurbani, di interesse regionale, in concessione alle gestioni governative.
2. Per l'attuazione di programmi regionali di opere pubbliche non riconducibili alle disposizioni di cui alla legge regionale n. 24 del 1987, e successive modifiche e integrazioni, è facoltà dell'Amministrazione regionale estendere alle Gestioni governative delle ferrovie della Sardegna (FdS) e delle Ferrovie meridionali sarde (FMS) nonché agli enti a totale partecipazione pubblica operanti nelle infrastrutture di trasporto, l'applicazione del disposto di cui all'articolo 4 della medesima.)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, ho bisogno di un attimo per riprendere il filo del discorso perché con queste votazioni mi sono un po' perso. Sull'articolo 20 non ci sono neanche emendamenti a quanto mi risulta, per cui non ho in questo momento un granché da dire. Vorrei invece ritornare sull'articolo 19 bis perché a causa della confusione che regnava in Aula non mi sono accorto di quello che stava succedendo. So che non si può tornare sugli articoli già votati, ma spero che col buon senso si possa porre rimedio.
Noi abbiamo votato le concessioni di incentivi (pari ad euro 1400 ad azienda) a favore degli allevatori che entro il 31 ottobre avevano posto in essere un piano di risanamento. Ora, per quanto riguarda la trichinellosi, il piano di risanamento non interessa gli allevatori in regola, per intenderci, ma interessa tutti quegli allevatori che non sono in regola, quindi che non hanno un allevamento regolarmente denunciato, che sono da considerare abusivi, per intenderci. Noi stiamo finanziando con 1400 euro quegli allevatori che fino ad oggi hanno trasgredito le regole, cioè stiamo premiando chi in regola non è.
Io credo che questa sia una azione che il Consiglio regionale poteva evitare. In più - ma credo che non avrò risposta a questo mio quesito - mi risulta che i dirigenti del Ministero della salute abbiano mosso dei rilievi all'Assessorato della sanità per le ordinanze di intervento a firma del presidente Soru sul piano di intervento per quanto riguarda la trichinellosi. Avrei voluto ricevere delle risposte in merito, anche perché questo (tra l'altro queste azioni non le pone in essere il governo amico o nemico, ma i dirigenti stessi del Ministero della salute), potrebbe inficiare l'articolo e (perché no?) l'intera legge. In violazione, infatti, di qualsiasi norma comunitaria e nazionale noi stiamo concedendo 1400 euro a chi fino ad oggi è stato ai margini se non totalmente fuori dalla legge. Questo la legge stessa non lo può consentire; sarebbe stato opportuno verificare, per conoscenza del Consiglio e dei consiglieri stessi, qual è il fine del comma 1 dell'articolo 19 bis.
Credo che con troppa superficialità abbiamo votato questo articolo e in particolare il comma 1. Ritengo che tutto questo possa avere delle conseguenze nel prossimo futuro ma, ahimè, come tante altre domande anche questa rimarrà senza risposta.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, un'altra delle domande che rimane senza risposta - per continuare il filo logico del ragionamento proposto dal collega Capelli - che però è una domanda che scuote l'animo di ciascuno di noi, è sapere dove si trova l'Assessore dei trasporti nel frattempo che noi discutiamo l'articolo relativo ai trasporti. E' vero che, tutto sommato, questo articolo è abbastanza neutro, quindi non suscita molte domande: gliene vorremmo porre però tante altre in merito alle interrogazioni sulla continuità territoriale, alle quali continua a non rispondere.
La sensazione che si è diffusa in quest'Aula è che valga la pena di parlare in Consiglio di trasporti a patto che si affrontino solo questioni neutre, quali quelle che - espresse un po' in burocratese, un po' in politichese - sono riecheggiate nei due commi dell'articolo 20; quando si parla invece di questioni sostanziali per la Sardegna, quali quelle legate alla continuità territoriale, l'Assessore dei trasporti non c'è, e sembra che non ci sia neanche nelle sedi dove si decide la continuità territoriale, considerato che è successo quello che è successo ieri nei voli della continuità territoriale per Roma e per Milano.
Forse l'assessore Broccia si sarebbe risparmiato queste valutazioni, che io invece sono costretto a esprimere in questa sede, se avesse dato risposta alle molteplici interrogazioni che il Gruppo dei Riformatori aveva presentato quando gli abbiamo segnalato che probabilmente il metodo con cui stava apportando delle modifiche al regolamento sulla continuità territoriale rischiava di "fare acqua" e che tutti i termini per la pubblicazione sulla Gazzetta europea del bando relativo alla continuità territoriale rischiavano di essere oltrepassati, non solo senza che si vedessero i collegamenti per Parigi e per Mosca (che in una avventurosa ed entusiasmante intervista a Videolina l'Assessore ai trasporti ci aveva proposto), ma anche senza che continuassero a essere attivi quelli normali per Roma e per Milano.
Ora io credo che a nessuno di noi sfugga, neanche a coloro che fanno politica, che se per caso qualcuno di noi decidesse di partire per Roma o per Milano sfruttando la continuità territoriale sarebbe bene che lo facesse con qualche mese di anticipo, augurandosi, peraltro, che non intervenga la cancellazione di compagnie (non di voli, ma di compagnie) dalla continuità territoriale. Potrebbe capitare, infatti, quello che ho letto sui giornali e cioè che pur avendo lasciato fare (come è successo nel volo Cagliari-Roma di ieri) regolarmente il check-in, Meridiana si sostituisca ad Alitalia a causa della mancata partecipazione di quest'ultima alla gara sulla continuità territoriale, e che i passeggeri, non avvertiti, restino a terra. Dio non voglia, poi che qualcuno di noi decidesse di partire per qualsiasi motivo di venerdì, senza aver programmato la partenza con tre mesi di anticipo, perché i posti per residenti ovviamente risulterebbero esauriti, e sarebbero esauriti anche quelli di qualunque altro genere, a disposizione per chiunque dovesse avere una esigenza urgente. Le compagnie, non operando in regime di bando, ma operando in regime di mero accordo contrattuale tra loro, sono abilitate a cancellare i voli, a spostarli in altre fasce orarie, come e quando desiderano senza che nessuno possa in nessuno modo eccepire. Viviamo una situazione in cui è davvero impensabile che il Consiglio regionale non venga informato nel dettaglio su ciò che succede e debba apprendere le notizie dai giornali. E proprio dai giornali, dalla fotografia dell'assessore Broccia su "L'Unione Sarda" apprendiamo che l'assessore è costernato perché gli avevano detto che sarebbe andato tutto bene, mentre ieri non è andato tutto bene, e chi sardo era in giro per l'Italia lo sa meglio di me, meglio di voi colleghi del Consiglio che eravamo qui e meglio dell'assessore Broccia.
Ora io credo che in una situazione di questo genere l'assessore Broccia avrebbe fatto bene a essere in Aula e, a latere, a chiosa dell'articolo 20 che comunque riguarda i trasporti e quindi comunque avrebbe richiesto la sua presenza in Aula, magari non avendo ritenuto opportuno dare risposta alle interrogazioni che come atto legittimo da questo Consiglio regionale sono arrivate, avrebbe fatto bene perlomeno a fornirci qualche notizia sulla situazione davvero insostenibile che i sardi stanno vivendo in questi giorni.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente e colleghi del Consiglio noi siamo costretti ad intervenire ripetutamente perché ci sembra di avere compiuto un salto a ritroso nel tempo di almeno 20 - 25 anni, quando, tutti insieme, in questa ed altre Aule, avevamo deciso di porre rimedio alla catastrofe delle leggi omnibus, delle leggi omnicomprensive, e ai disastri che queste leggi avevano provocato in Sardegna. Allora tutti insieme avevamo detto: "Bisogna modificare la legislazione e fare in modo che ogni materia venga trattata per proprio conto con le istruttorie che devono essere fatte dalle competenti commissioni consiliari, senza affastellare, senza mettere più argomenti insieme perché non si capisce nulla". Questo più che un maxi collegato è diventato un "casotto".
Ora, signor Presidente del Consiglio, sembra quasi una questione personale, ma noi esprimiamo valutazioni politiche, nei diversi ruoli, quando si è in maggioranza e quando si è all'opposizione, siamo pagati per svolgere il nostro ruolo politico, e nel farlo forse rischiamo di essere pedanti, però non possiamo esimerci dal ribadire che il Consiglio regionale non ha ormai più nessun ruolo, nessuna funzione in virtù del fatto che il Presidente del Consiglio continua a ricevere "di tutto e di più", qualunque cosa venga proposta, indipendentemente da istruttorie; è una situazione che non può andare avanti.
Sulla continuità territoriale, signor Presidente, noi abbiamo presentato mozioni, interpellanze, interrogazioni, e non abbiamo ricevuto nessuna risposta. Io mi sono sentito rispondere dall'assessore Broccia che non ero ben informato, e che col primo di maggio di quest'anno finalmente i sardi avrebbero avuto la nuova continuità territoriale. Mi pare che il primo di maggio sia passato e mi pare anche che non c'entri niente l'assessore Broccia, perché il problema della continuità territoriale è un problema che riguarda il Presidente della Regione, non gli assessori.
Quando ero Presidente della Regione questa materia l'ho trattata personalmente; gli assessori non c'entravano proprio niente. Perché allora addebitare agli assessori un problema di linea politica come quella della continuità territoriale? E' impossibile. Il Presidente della Regione, vi ricorderete, sfidando il Consiglio, ha detto che se ne infischiava dei soldi e dei fondi e delle risorse dello Stato nazionale perché la Sardegna orgogliosamente poteva assicurarsi la continuità territoriale indipendentemente dalle risorse finanziarie dello Stato. Ora noi sappiamo che l'Alitalia non ha partecipato alla gara d'appalto, ma voi immaginate una compagnia di bandiera nazionale che non partecipa alla gara d'appalto per la continuità territoriale sarda? Perché non ha partecipato? Ci saranno pure ragioni? Non credo che l'Alitalia o non abbia presentato la domanda per non curanza, evidentemente non è stato svolto quel ruolo di mediazione tra Meridiana e Alitalia che è stato svolto durante la prima fase della continuità territoriale.
Peraltro, onorevoli colleghi, ci troviamo in questa situazione: abbiamo iniziato una continuità territoriale a 64 mila lire, ovverosia a 34 euro, nel frattempo la continuità territoriale è salita a 39 euro, ultimamente, con questa gara, salirà a 45 euro; ma di quale continuità territoriale stiamo parlando? E' inutile, Assessore non dica..., io capisco al volo, benzina, ISTAT… queste cose ci sono adesso e c'erano anche prima. Noi allora avevamo cercato di capire come andava il mercato e di prevedere nell'arco di 10 anni che cosa sarebbe potuto avvenire. Però è possibile che quando c'è il caos nei cieli e i nostri cittadini non riescono a rientrare o non riescono a partire di questo argomento il Consiglio regionale non si possa occupare? E' possibile che noi non troviamo una linea di intesa, tutti insieme, per dire che la continuità territoriale con la mancanza delle risorse dello Stato non è continuità territoriale? Noi nei confronti delle compagnie non abbiamo nessuna arma; non è che gli possiamo dire: "non ti diamo i soldi" perché i soldi non glieli stiamo dando, e nel momento in cui loro decidono di fare le bizze e di tramutare questa imposizione di oneri sociali come vogliono, noi non possiamo fare nulla. La battaglia che il Consiglio regionale della Sardegna deve intraprendere è quella di riottenere da parte dello Stato i 90 o i 100 miliardi, o quelli che servono. Ecco perché il prezzo politico, ecco perché il carburante non c'entra: perché a fronte di 70 miliardi disponibili l'altra volta ne abbiamo speso sì e no 28 - 30, con gli altri 30 avremmo dovuto imporre il prezzo politico alle compagnie e quindi valutare un prezzo equo per consentire ai sardi di viaggiare da e per la Sardegna.
Ora noi ci troviamo in questa situazione, la continuità territoriale non è partita dal primo maggio, perché oltre alle rotte a cui di solito facciamo riferimento (Cagliari, Olbia, Alghero, Roma e Milano) abbiamo altre dieci rotte. Per le altre dieci rotte le compagnie presenteranno le offerte entro il 22 maggio, poi si dovrà riunire la Commissione e successivamente andremo lì a fare che cosa? A ratificare i patti che stringeranno le diverse compagnie?
Allora io dico: ma questo Consiglio regionale, che ha svolto tante discussioni sulla continuità territoriale, che ha trovato l'intesa l'altra volta con una maggioranza diversa, è possibile che non riesca a trovare l'intesa adesso da questa parte verso quella parte? Questo vorrebbe dire che a voi della continuità territoriale non ve ne "frega" nulla. Allora ditelo! Allora diciamolo! Allora non diciamo più che la continuità territoriale è una di quelle battaglie storiche che la Sardegna ha intrapreso da quando è nata e da quando è sorta e che veniva posta al primo punto come nodo fondamentale dello sviluppo e della crescita economica e civile della Sardegna.
Ecco perché, signor Presidente del Consiglio, noi così non possiamo andare avanti; io la invito a fare qualche cosa per sciogliere questo Consiglio. Noi non abbiamo più nessun potere, non rispondono alle nostre interrogazioni, non viene applicato il Regolamento del Consiglio, ogni questione che viene interpretata "a vista", per cui una volta si fa riferimento ad una fonte, alla prassi e una volta ancora al Regolamento. Ma che cosa ci stiamo a fare qua dentro? Che cosa ci stiamo a fare? Non c'è un rigo di legge che provenga da questo Consiglio, tutti i progetti di legge arrivano dalla Giunta, arrivano in Aula e vengono sfornati senza che noi abbiamo la possibilità di modificare nulla.
In Commissione, io ho detto all'assessore Dadea: ma perché introduciamo questo problema del personale? Ma perché non sottoponiamo a verifica la legge numero 31 del 1998? Ma siamo d'accordo che i funzionari e la burocrazia debbano continuare a fare la gestione? La gestione non ce l'ha più nessuno, ce l'ha il presidente Soru. Se io avessi il tempo, e credo che i colleghi abbiano approfondito questo aspetto, vi farei osservare in ogni articolo del collegato c'è scritto che i poteri del Consiglio vanno alla Giunta e vanno dalla Giunta al Presidente o ai funzionari indicati dal Presidente. Questo non mi pare un modo corretto di concepire la politica; non lo è per niente. E lo dico con rammarico ed anche con dolore, ma non con rassegnazione, perché noi non possiamo andare avanti così; siamo umiliati, signor Presidente, siamo umiliati da questo comportamento che non è degno di un'Assemblea legislativa, di un'Assemblea sovrana come quella del popolo sardo.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Floris. Quando apriremo un dibattito vi parteciperò anch'io; ovviamente non condivido molte delle posizioni che lei illustra e ripete in tutti i suoi interventi, nel senso che l'Assemblea fa quello che ha sempre fatto: approva le leggi votando articolo per articolo, emendamento per emendamento. E siccome io non credo che i colleghi siano tutti in preda a una continua coercizione ritengo che la maggioranza sappia esattamente cosa fa, e la faccia per propria scelta. Comunque, è un dibattito ampio e quando si terrà io vi parteciperò.
E' iscritto a parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, l'articolo 20 che viene ora esaminato dal Consiglio reca una tematica che evidentemente, a giudizio della Giunta e di questa maggioranza, si riduce a due modesti, direi modestissimi commi. Dal titolo dell'articolo francamente mi sarei aspettato qualcosa di più, e lo dico non soltanto alla Giunta, ma lo dico anche ai colleghi della maggioranza che ad ogni piè sospinto, nella passata legislatura, reclamavano interventi finanziari in favore della politica dei trasporti. In particolare mi riferisco al primo comma di questo articolo 20, dove si estende la possibilità di interventi con fondi regionali anche ai servizi in concessione alle gestioni governative.
Credo che prima di approvare una disposizione di questo genere, credo che sia doveroso, sarebbe stato doveroso da parte della Giunta, presentare una documentazione o, in ogni caso, fare il punto sullo stato dell'arte nei rapporti Stato-Regione (con particolare riferimento alla tematica dei trasferimenti di queste competenze dallo Stato alla Regione) e soprattutto nei rapporti economici che devono intercorrere tra la Regione e lo Stato, con particolare riferimento alle gestioni governative e, quindi, ai problemi legati agli impegni finanziari, ai dipendenti e all'occupazione. Niente di tutto questo! C'è il silenzio assoluto, c'e il silenzio totale!
Perché la mia delusione è forte? Non tanto perché io ci credessi, ma perché la Giunta e la maggioranza dimostrano l'incoerenza più totale. Su una tematica di questo genere mi sarei aspettato una posta in bilancio per significare l'impegno della Giunta e della maggioranza sulla continuità territoriale aerea e sulla continuità territoriale marittima. Un intervento finanziario della Regione che avesse significato l'interesse e l'impegno della comunità regionale a concorrere con lo Stato e con l'Unione Europea ad intervenire sul piano finanziario. Anche perché questo tema è stato uno dei cavalli di battaglia, un ritornello, una fotocopia costante portata avanti da chi allora era all'opposizione. Veniva rimarcato a ogni piè sospinto: "la Regione non mette i propri finanziamenti, la Regione si sta disinteressando, non si capisce perché dobbiamo fare uno sforzo anche noi". Oggi non si vede niente di tutto questo, parole al vento, illusioni al vento, forse anche voti buttati al vento. Ma io credo che la gente valuterà con molta attenzione e con analisi ben approfondita.
Allora io mi chiedo: questi due anni sono passati inutilmente o, come diceva giustamente poc'anzi il Presidente collega Floris, stiamo arretrando notevolmente, stiamo perdendo diritti che sembravano acquisiti, stiamo mettendo in ginocchio i passeggeri sardi, soprattutto i residenti che non sono in grado di prenotare e non sanno quando possono partire con l'aereo, stiamo lasciando nell'angoscia più totale i dipendenti di alcune compagnie aeree che non sanno che fine faranno? E se non c'è il rischio della perdita del posto di lavoro, c'è il rischio di essere trasferiti fuori dalla Sardegna; non si sa dove potranno essere collocati.
Siamo davanti ad una gestione fallimentare! Questo è uno dei capitoli più antipatici e più pesanti per l'economia della nostra Isola. Su questa vicenda della continuità territoriale aerea, come giustamente sottolineava il collega Vargiu, quest'Aula, questa Assemblea viene lasciata nella totale ignoranza. Forse perché la Regione non riesce ad inserirsi nel discorso. Eppure il Presidente va ogni tanto, fa qualche visita, come abbiamo letto oggi sulla stampa, anche se non comprendo perché vada da solo e non si faccia accompagnare dall'Assessore; considerato che gestisce un ramo dell'amministrazione. Ieri comunque abbiamo appreso dalla stampa che il presidente Soru è corso dal ministro Lunardi, è corso all'Enac per scongiurare il rischio della perdita della continuità territoriale. Non sappiamo cosa abbia conquistato ma sappiamo che in questi due anni siamo tornati indietro; e allora io mi chiedo che cosa si e fatto, che cosa si vuole fare!
Quindi, per tornare a questo articolo 20, mi sarei aspettato dalla Giunta e dalla maggioranza qualcosa di più impegnativo e più corposo. Oggi sentivo in una televisione regionale un collega della maggioranza che, intervistato, ammetteva: "Sì, questa è una legge omnibus". Io non ho capito quale significato attribuisse a questo termine, anche perché credo che il 90 per cento dei sardi che hanno ascoltato quella dichiarazione sentendo "omnibus" avranno pensato: "Questa deve essere una legge importante, grande". E' omnibus perché riguarda tutti, perché riguarda gli amici, perché riguarda gli amici degli amici? Non si capisce! Spiegate allora che cosa vuole dire omnibus!? E' rivolta a tutti, è rivolta a tutti gli amici, è rivolta a tutto, o è rivolta a niente!? Ho l'impressione che ci sia un tentativo di dare una "spruzzata" a tutti, una spruzzata ovunque.
Poi ho sentito qualche altro intervento di qualche collega della maggioranza che diceva: "Sì, bisogna inviare qualche segnale di attenzione; le risorse sono poche". Anche qui non si capisce: si parla di segnale di attenzione a tutti ma poi non lo si invia a nessuno. Questa legge purtroppo non si capisce dove andrà a parare! Sicuramente non verso gli interessi più generali della nostra Isola.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dei trasporti.
BROCCIA, Assessore tecnico dei trasporti. Signor Presidente, intervengo brevemente per dire che ieri è entrata in vigore la continuità territoriale sulla base del decreto numero 38 firmato dal ministro Lunardi il 29 dicembre del 2005. Io ricordo, è stato già oggetto di discussione in quest'Aula, che il Governo non solo non ha messo i soldi sulla legge numero 144 per la continuità territoriale da e per la Sardegna, ma ha deciso che nei collegamenti con Roma e Milano potevano essere solo imposti gli oneri del servizio pubblico, perché l'esperienza degli anni 2004 e 2005, quando nella trascorsa legislatura si rinunciò ai compensi finanziari a favore delle compagnie aeree nei collegamenti con Roma e Milano, aveva dimostrato che la continuità territoriale con Roma e con Milano poteva essere effettuata senza compensi per le compagnie aeree. Quindi non è solo una questione di risorse non inserite nella legge numero 144, ma è un problema di volontà del Governo, e dell'Enac conseguentemente, di onerare quelle rotte ma senza compensi finanziari per le compagnie aeree.
I compensi finanziari, i 15 milioni di cui quest'Aula è a conoscenza, sono stati messi a disposizione per gli ulteriori collegamenti, le nuove dieci rotte che collegheranno i tre aeroporti sardi con sei capoluoghi di altre regioni del resto d'Italia. Infatti in quell'altro decreto (siamo al numero 39 sempre del 29 dicembre 2005) c'è l'imposizione degli oneri del servizio pubblico che sono le regole. E poi c'e la gara di appalto vera e propria perché ci sono 15 milioni circa suddivisi nelle dieci rotte, nei dieci collegamenti che saranno attivati. I compensi vanno da cifre inferiori al milione di euro a cifre superiori a due milioni, due milioni e mezzo di euro. Il 21 di aprile la Commissione Europea ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale questo nuovo decreto, questa nuova imposizione di oneri e il relativo bando pubblico.
Devono trascorrere 30 giorni di tempo per raccogliere le eventuali adesioni e candidature delle compagnie, subito dopo una commissione composta da Enac e Regione valuterà, i requisiti delle compagnie e le offerte che perverranno e proporrà al Ministro dei Trasporti, credo al nuovo Ministro dei Trasporti, la firma del decreto che assegnerà le rotte e determinerà la data di partenza, in regime di oneri del servizio pubblico dei nuovi collegamenti.
Non è vero che l'Alitalia non ha presentato la domanda per partecipare agli oneri di Roma e Milano; Alitalia ha presentato la domanda in ritardo. Il bando prevedeva che la domanda dovesse essere presentata entro il 24 aprile, mentre la domanda dell'Alitalia è arrivata all'Enac il 27 aprile. Alitalia pertanto ha aperto un contenzioso con l'Enac, considerando il termine del 24 aprile ordinatorio e non perentorio. Per questi motivi l'Enac, che è il responsabile unico del procedimento, ha escluso Alitalia dalla continuità territoriale per Roma e Milano.
Purtroppo l'atteggiamento di Alitalia nella giornata di ieri è stato negativo, non tanto nei confronti della Regioneo o dell'Enac, quanto nei confronti dei viaggiatori possessori di un titolo di viaggio Alitalia. Questi, presentandosi a qualsiasi check-in di Air One e Meridiana potevano trasformare il loro biglietto di viaggio in un biglietto di viaggio di Air One e Meridiana per viaggiare da e per la Sardegna. Alitalia, invece, non ha consegnato l'elenco dei possessori di titoli di viaggio, determinando, così, ieri, una situazione di grave disagio tra i passeggeri. La cosa più grave e più umiliante è stato ciò che è successo ad alcune decine di passeggeri che venivano da rotte internazionali, che avevano fatto il check-in nelle città dove erano ospiti e per i quali era pronto un aereo pronto alle 23, Alitalia invece ha comunicato a Air One e a Meridiana che tutti i passeggeri erano stati messi nelle condizioni di prendere un altro volo, e così questi signori hanno dovuto dormire in albergo e hanno potuto raggiungere la Sardegna solo stamane.
E' a conoscenza del Consiglio regionale che è in atto da venerdì, un dialogo, un confronto tra Meridiana e Alitalia per verificare la possibilità di condividere i voli per Roma e per Milano e conseguire un accordo in tal senso.
La presenza di ieri a Roma del presidente Soru si è resa necessaria alla luce di un'intervista che il Presidente dell'Enac ha rilasciato (è stata pubblicata il primo maggio sul Corriere della Sera) nel corso della quale ha dichiarato che era sua intenzione proporre la sospensione degli oneri di servizio pubblico nei collegamenti dei nostri aeroporti con Roma e Milano, perché riteneva che non avessimo bisogno della continuità territoriale. Il Presidente dell'Enac ha smentito questa intervista, ha dichiarato che non aveva rilasciato quelle dichiarazioni. Lunedì abbiamo passato tutta la sera a esaminare questa questione; e la presenza del Presidente a Roma è stata necessaria e utilissima, proprio per scongiurare del tutto anche la minima eventualità che quella ipotesi venisse presa in considerazione.
La situazione dei nostri aeroporti e degli aeroporti di Roma e Milano oggi sta già tornando alla normalità, è una nuova continuità che parte con più voli, che parte con più posti per i sardi perché è stato definitivamente cancellato il problema del contingentamento dei posti. E' possibile che si verifichino ancora problemi, ma la situazione è destinata, nel giro di qualche giorno al massimo, a tornare alla normalità. E' una continuità che si compirà nel migliore dei modi quando il 22 maggio la Commissione Enac- Regione valuterà le offerte per i nuovi collegamenti e quando (noi prevediamo con l'inizio dell'estate, quindi, metà giugno) partiranno i nuovi collegamenti con le 6 città capoluogo di altre regioni italiane da Cagliari, da Olbia e da Alghero.
PRESIDENTE. Siamo in sede di votazione dell'articolo 20.
Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per due precisazioni: la prima è che sei mesi prima che scadesse la continuità territoriale noi avvertimmo il presidente Soru in questo Consiglio che bisognava procedere agli adempimenti per il rinnovo. La Giunta si è mossa esattamente un mese prima che scadesse la continuità territoriale. Ma voglio ricordare anche che quando ci fu la battaglia sulle risorse finanziarie, in quest'Aula, molti di noi dissero al presidente Soru: "Non fare la continuità territoriale. Andiamo a rivendicare i fondi, i soldi". Noi però ritenevamo che Soru volesse inserire nel bilancio della Regione i soldi che lo Stato non ci aveva dato, mentre vediamo che nel Bilancio della Regione non c'è nulla! Noi avevamo messo 15 miliardi, nostri! Non c'è nulla! Da parte della Regione nel Bilancio non c'è nulla! Io non voglio polemizzare, poi su un argomento del genere che riguarda tutti non credo che dobbiamo polemizzare, però che senza soldi possiamo imporre solo modelli deboli, mi pare che lo comprenda lei, lo comprendiamo tutti e lo comprenda chiunque. Ma il fatto che anche in questo articolo di legge, al secondo comma si legge: "Per l'attuazione di programmi regionali di opere pubbliche non riconducibili alle disposizioni di cui alla legge regionale numero 24 del 1997 e successive integrazioni è facoltà dell'amministrazione regionale estendere alle gestioni governative (…) l'applicazione del disposto di cui all'articolo 4 della medesima". Vuol dire che si concede massima e totale discrezionalità della Giunta Regionale! E allora perché predisponiamo articoli così generici?! In ogni articolo è così! Stiamo approvando questi articoli per dare mandato al presidente Soru di fare quello che vuole! Senza conoscere, in questo disegno generale, quali interessi si nascondano. Perché solo lui può sapere (nessuno di noi lo sa) quali interessi nasconda questo maxi collegato e dove vogliono approdare. Quindi, voterò contro!
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare sull'articolo 20, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
CAPPAI (U.D.C.). Quando abbiamo votato? Abbiamo chiesto la votazione nominale.
PRESIDENTE. Nessuno ha chiesto la votazione nominale. Abbiamo già votato!
CAPPAI (U.D.C.). E la controprova, Presidente?PRESIDENTE. Non c'è stata la richiesta di controprova, onorevole Cappai.
Passiamo all'esame dell'articolo 21 e dei relativi emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 21 e dei relativi emendamenti:
Articolo 21
Disposizioni varie
1. Nel comma 2 dell'articolo 41 della legge regionale n. 7 del 2005, dopo le parole "Ai sensi del comma 12 dell'articolo 19" sono introdotte le seguenti "e del comma 1 dell'articolo 15".
2. L'articolo 45 della legge regionale 23 dicembre 2005, n. 23, è sostituito dal seguente:
"Art. 45 (Disposizioni in materia di Comitato di gestione del fondo di cui alla Legge n. 266 del 1991)
1. Al fine di garantire piena integrazione e massimo coinvolgimento del volontariato nello sviluppo del sistema dei servizi alla persona a partire dai bisogni delle comunità locali, il Comitato di gestione del fondo di cui all'articolo 15 della Legge 11 agosto 1991, n. 266 (legge-quadro sul volontariato), è costituito da:
a) quattro rappresentanti delle associazioni del volontariato, iscritte nei registri regionali, designati ai sensi del decreto ministeriale 8 ottobre 1997 e dell'articolo 19 della legge regionale n. 39 del 1993, favorendo la rappresentanza dell'intero territorio regionale;
b) un componente nominato dal Presidente della Regione;
c) un componente nominato dal Ministero del welfare;
d) sette membri nominati dagli enti e dalle Casse di risparmio che versano le quote di propria spettanza nel fondo di cui all'articolo 15 della Legge n. 266 del 1991;
e) un membro nominato dall'associazione fra le Casse di risparmio italiane;
f) due componenti, in rappresentanza dei comuni e delle province, eletti dal Consiglio delle autonomie locali.
2. Il Comitato di gestione, costituito ai sensi del comma 1, opera ai sensi del decreto ministeriale 8 ottobre 1997 e successive modificazioni. Elegge al suo interno il presidente, è comunque costituito con la metà più uno dei componenti e resta in carica per un biennio. La procedura di rinnovo del Comitato viene attivata dal presidente uscente tre mesi prima della scadenza del mandato.
3. La carica di componente del Comitato di gestione è gratuita; è consentito solo il rimborso delle spese effettivamente sostenute per partecipare alle riunioni.
4. Il Comitato di gestione:
a) provvede ad individuare e a rendere pubblici i criteri per l'istituzione di uno o più centri di servizio nella Regione, ai sensi dell'articolo 3 del decreto ministeriale 8 ottobre 1997. Quando i criteri prevedono che gli istituendi centri di servizio possono essere più di uno, in considerazione delle diversificate esigenze del volontariato, attraverso le opportune forme di coordinamento tra i centri previste nei criteri medesimi, il Comitato mira all'utilizzo ottimale delle risorse disponibili quanto a costi e benefici, alla collaborazione tra i centri, alla circolazione e qualificazione delle esperienze;
b) riceve le istanze per la relativa istituzione dei centri di servizio e, sulla base di criteri e di scadenze preventivamente predeterminate e pubblicizzate nel bollettino ufficiale della regione e su almeno un quotidiano a diffusione regionale, istituisce con provvedimento motivato i centri di servizio, secondo le procedure di cui all'articolo 3 del decreto ministeriale 8 ottobre 1997;
c) istituisce l'elenco regionale dei centri di servizio denominato "Elenco regionale dei centri di servizio" di cui all'articolo 15 della Legge n. 266 del 2001, e ne pubblicizza l'esistenza; in tale contesto viene descritta l'attività svolta da ciascun centro e vengono pubblicizzati i singoli regolamenti che li disciplinano;
d) nomina un membro degli organi deliberativi e un membro degli organi di controllo dei centri di servizio;
e) ripartisce annualmente, fra i centri di servizio istituiti nella Regione, le somme scritturate nel fondo speciale di cui all'articolo 2 del decreto ministeriale 8 ottobre 1997;
f) riceve dai centri di servizio un rapporto annuale delle attività realizzate, nonché il bilancio preventivo e consuntivo di cui all'articolo 5 del decreto ministeriale 8 ottobre 1997, ne verifica la regolarità e la conformità ai rispettivi regolamenti; copia del rapporto annuale e dei bilanci è trasmesso per conoscenza alla Giunta regionale e al Consiglio regionale;
g) cancella con provvedimento motivato dall'elenco regionale, indicato nella precedente lettera c), i centri di servizio secondo le previsioni del comma 5 dell'articolo 3 del decreto ministeriale 8 ottobre 1997.
5. L'appartenenza all'organo deliberativo ed all'organo di controllo dei soggetti gestori dei centri di servizio è incompatibile con l'appartenenza al Comitato di gestione.
6. II funzionamento dei centri di servizio è disciplinato con le modalità previste dall'articolo 3 del decreto ministeriale 8 ottobre 1997 attuativo della Legge n. 266 del 1991.
7. Le associazioni di volontariato che gestiscono i centri di servizio devono prevedere una base associativa aperta che favorisca il ricambio nella composizione degli organi direttivi.".
3. I progetti presentati ai sensi del comma 3 dell'articolo 12 della legge regionale n. 3 del 2003, finalizzati agli interventi di stabilizzazione relativi all'Azione 1 (Terre pubbliche) e all'Azione 2 (Bosco), sono attuati dall'Amministrazione regionale tramite i soggetti esecutori titolari della progettazione; a tal fine la stessa Amministrazione modifica ed integra, per quanto necessario, i contenuti progettuali. I predetti progetti hanno durata annuale e possono essere finanziati fino ad un massimo di euro 1.000.000. Le somme stanziate dal citato articolo 12 sono assegnate, a ciascun progetto, assicurando alle spese derivanti da oneri diretti o riflessi per l'occupazione almeno il 50 per cento del costo previsto per l'intero progetto. Le stesse somme sono erogate ai soggetti esecutori con le modalità disposte dai commi 5 quater e 5 quinquies dell'articolo 92 della legge regionale n. 11 del 1988.
4. Al fine di garantire il servizio di vigilanza per la sicurezza delle navi in porto e degli impianti portuali, in attuazione delle prescrizioni obbligatorie e degli orientamenti previsti dal codice ISPS (International Ship and Port Security) è autorizzata, nell'anno 2006, la spesa di euro 400.000 per i porti di: Arbatax, Oristano, Porto Torres, Portovesme e Santa Teresa di Gallura; il relativo programma di interventi è approvato dalla Giunta regionale a' termini della lettera i) dell'articolo 4 della legge regionale n. 1 del 1977 e successive modificazioni e integrazioni (UPB S13.030).
5. I beni di cui all'allegato n. 4 della delibera 21 febbraio 2006, n. 7/12, sono ceduti a titolo oneroso, con l'esercizio del diritto di prelazione a favore dei rispettivi conduttori, a un prezzo non inferiore al 50 per cento del valore di stima di ciascun immobile.
6. Al fine di ottimizzare l'azione amministrativa e di accelerare la riscossione dei crediti vantati dall'Amministrazione regionale la stessa promuove le transazioni delle liti pendenti anche rinunciando agli interessi di mora dovuti a fronte del versamento del capitale scaduto e degli interessi legali maturati.
7. Al fine di ridurre i costi di gestione e recuperare risorse immobilizzate l'Amministrazione regionale, anche in deroga alle disposizioni vigenti in materia di riversamento al bilancio regionale delle disponibilità e dei rientri ai fondi di rotazione, può cedere, pro soluto, con contestuale soppressione degli stessi fondi, i crediti derivanti dalle operazioni di finanziamento alle imprese effettuate con capitale interamente regionale per il tramite dei soggetti convenzionati con l'Amministrazione regionale, a valere su leggi regionali e nazionali istitutive di fondi di rotazione. La cessione non produce effetti sui rapporti giuridici in essere tra soggetti convenzionati e destinatari delle operazioni di finanziamento e non modifica il regime concessorio delle agevolazioni. E' riconosciuto ai soggetti convenzionati il diritto di prelazione nell'acquisto del credito. La stima dei crediti è effettuata da idonea società o ente in possesso dei necessari requisiti tecnici e di terzietà selezionata ai sensi delle vigenti disposizioni in materia di procedure di gara.
8. L'Assessorato regionale della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio è competente all'adozione di tutte le procedure relative alla predetta cessione e alla stipula, di concerto con gli Assessorati competenti in materia di agevolazioni alle imprese, delle relative convenzioni con i soggetti cessionari; i relativi oneri sono valutati, per l'anno 2006, in euro 700.000 (UPB S03.052).
9. Per le operazioni di finanziamento attualmente in contenzioso gli Assessorati competenti per materia sono autorizzati, entro e non oltre sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge, a formulare, ai sensi del comma 6, previa segnalazione dei soggetti convenzionati, proposte transattive nei confronti dei debitori. In caso di rifiuto dei debitori l'Amministrazione regionale procede alla cessione dei predetti crediti.
Emendamento sostitutivo totale Secci - Biancu - Sanna F. - Marrocu - Licheri - Balia - Porcu
Art. 21
Il comma 1 è sostituito come segue:
1. Le convenzioni per la concessione delle agevolazioni previste dalle leggi statali, trasferite alla competenza regionale ai sensi del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, ancorché scadute, possono essere prorogate sino al 30 giugno 2007. (210)
Emendamento sostitutivo parziale Giunta regionale
Art. 21
Il comma 1 è sostituito come segue:
"1. Le convenzioni per la concessione delle agevolazioni previste dalle leggi statali trasferite col decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, ancorché scadute, possono essere prorogate sino alla scadenza dei rispettivi regimi d'aiuto". (147)
Emendamento sostitutivo parziale Cherchi Silvio - Calledda - Caligaris - Sanna Alberto - Pirisi - Pacifico
Art. 21
Art. 21 - comma 3 "almeno il 50 per cento del costo...." è sostituito da "almeno il 70 per cento del costo...". (130)
Emendamento aggiuntivo Pisu - Davoli - Uras
Art. 21
Dopo il comma 1 dell'art. 21 è aggiunto il seguente comma 1 bis:
"1 bis. Il contributo annuo alle province di cui al comma 1 dell'articolo 2 della legge regionale 1° giugno 1999, n. 21 (Trasferimento alle Province delle funzioni in materia di controllo e lotta contro gli insetti nocivi ed i parassiti dell'uomo, degli animali e delle piante e soppressione di ruoli speciali ad esaurimento), già determinato in misura non inferiore a 7.323.000 euro (UPB S05072 - Cap. 05256) è incrementato annualmente con specifica norma finanziaria avuto riguardo al tasso d'inflazione programmata e agli incrementi retributivi dei C.C.C.L. del comparto degli Enti locali.
Tale contributo è utilizzato prioritariamente per la copertura degli oneri, diretti e riflessi, per il personale regionale e provinciale, ivi compreso quello in posizione precaria da stabilizzare entro l'anno in corso, già assegnato all'esercizio della funzione trasferita ai sensi della L.R. 1° giugno 1999, n. 21." (101)
Emendamento aggiuntivo Uras - Calledda - Sanna Francesco - Sanna Franco - Pacifico - Mattana
Art. 21
Dopo il comma 1 dell'art. 21 è aggiunto il seguente:
"1 ter. L'Ente foreste della Sardegna, in deroga a quanto disposto dalla lettera c), comma 1, dell'articolo 3 della legge regionale 9 giugno 1999, n. 24, come modificato dalla legge regionale 9 agosto 2002, n. 12, è autorizzato all'assunzione, da effettuarsi nell'arco del prossimo biennio, di personale a tempo determinato per un periodo non inferiore a mesi sei, tra quello impegnato, in modo ricorrente nell'ultimo triennio, in attività forestali presso i cantieri gestiti attualmente, in cottimo fiduciario, dai medesimo Ente foreste nella Provincia Carbonia Iglesias. Quanto sopra al fine di consentire la gestione diretta dell'Ente foreste dei predetti cantieri insistenti sul territorio conferito dal Comune di Fluminimaggiore allo stesso Ente. Agli oneri derivanti per l'attuazione del presente comma si provvede nell'ambito delle disponibilità finanziarie dell'Ente Foreste." (107)
Emendamento aggiuntivo Marrocu - Lai - Barracciu
Art. 21
Dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:
"1 quater. Alle pratiche rilasciate ai sensi della legge regionale 7 giugno 1984, n. 28, si applicano i termini di scadenza previsti dall'articolo 2, comma 2, della legge regionale 24 gennaio 2002, n. 1." (131)
Emendamento aggiuntivo La Spisa - Oppi - Vargiu - Capelli - Contu - Ladu - Pisano - Murgioni - Gallus - Diana - Artizzu - Sanjust - Sanciu - Lombardo - Moro - Sanna Matteo - Amadu - Dedoni - Liori
Art. 21
Dopo il comma 2 dell'art. 21 è aggiunto il seguente comma 2 bis:
"2 bis. Al comma 1 dell'art. 28 della L.R. 23 dicembre 2005, n. 23, è aggiunto il seguente comma: "1 bis. Il servizio sociale professionale e il segretariato sociale costituiscono livelli essenziali di attuazione delle misure di intervento di cui all'art. 30 della presente legge, come indicato all'art. 22 della legge 328/2000". (77)
Emendamento all'emendamento numero 78, sostitutivo totale Masia - La Spisa - Vargiu - Liori - Lai - Lanzi - Petrini - Licandro - Pacifico - Ibba - Frau - Uggias
Art. 21
L'emendamento n. 78 è sostituito dal seguente:
Nell'articolo 30 della legge regionale 23 dicembre 2005, n. 23, dopo la lettera h) è inserita la seguente lettera:
"h) bis. Servizio sociale professionale e segretariato sociale per informazione e consulenza al singolo e ai nuclei familiari.". (212)
Emendamento aggiuntivo La Spisa - Ladu - Murgioni - Gallus - Oppi - Vargiu - Capelli - Contu - Diana - Artizzu - Sanjust - Sanciu - Lombardo - Moro - Sanna Matteo - Amadu - Pisano - Dedoni - Liori
Art. 21
Dopo il comma 2 dell'art. 21 è aggiunto il seguente comma 2 ter:
"2 ter. Nell'art. 30 della L.R. 23 dicembre 2005, n. 23, le parole "di ciascun ambito territoriale, attraverso la realizzazione di servizi attuati con modalità quali" sono sostituiti dalle seguenti: "tramite il servizio sociale professionale ed il segretariato sociale, mediante la realizzazione di servizi attuati con modalità quali"." (78)
Emendamento aggiuntivo Pirisi - Marrocu
Art. 21
Nell'articolo 21 dopo il comma 4 è aggiunto il seguente:
"4 bis. Le strutture realizzate dai comuni, ai sensi dell'articolo 9, comma 3, della legge regionale 7 giugno 1984, n. 28, a seguito di cessata gestione da parte soggetti affidatari, possono essere date in gestione a soggetti diversi da quelli indicati dalla medesima norma." (3)
Emendamento aggiuntivo Marrocu - Orrù - Pacifico
Art. 21
Dopo il comma 5 inserire il seguente comma:
"5 bis. Il valore di stima degli immobili di cui al precedente comma è determinato dall'ISMEA (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) attraverso la capitalizzazione del beneficio fondiario ordinariamente ritraibile dai terreni." (158)
Emendamento aggiuntivo Secci - Marrocu - Biancu - Porcu - Licheri - Balia
Art. 21
Dopo il comma 9 dell'articolo 21 sono inseriti i seguenti commi:
"9 bis. Il comma 3 dell'articolo 5 della legge regionale n. 12 del 14.03.1994, è così sostituito:
"3. Contro i decreti di accertamento è ammesso ricorso in opposizione. Il Dirigente competente dell'Assessorato regionale dell'agricoltura e riforma agropastorale annulla i decreti di accertamento relativi a quei terreni nei quali risulti inequivocabilmente non siano praticati o formalmente reclamati da oltre un ventennio gli usi civici".
9 ter. All'articolo 5 della legge regionale n.12 del 14.03.1994 è aggiunto il seguente comma 5 bis:
"5 bis. Non sono passibili di provvedimento definitivo di accertamento i terreni nei quali: i diritti delle collettività ad utilizzare i beni immobili non siano praticati o reclamati da oltre un ventennio, l'estinzione della pratica dell'uso civico non sia avvenuta con violenza o clandestinità, 1 'uso civico su quei terreni abbia perso irreversibilmente la sua funzione economica sociale da dimostrarsi tramite inequivocabili atti di disposizione".
9 quater. La lettera b) del comma 1 dell'articolo 18 bis è sostituita dalla seguente:
"b) siano stati alienati prima della data di emanazione della determinazione di accertamento dei diritti di uso civico di cui all'articolo 5 della presente legge o siano stati utilizzati dai comuni per la costruzione di opere permanenti di interesse pubblico o, rilevata la finalità di interesse pubblico, per la realizzazione di piani di zona ai sensi della Legge n. 167/72 e della Legge n. 865/71 e successive modificazioni e integrazioni, o di piani per gli insediamenti produttivi o dei piani particolareggiati approvati o piani zone F turistiche inserite nel P UC comunale." (114)
Emendamento aggiuntivo Licheri - Marrocu - Biancu - Porcu - Balia
Art. 21
Dopo il comma 9 è aggiunto il seguente:
"9 quinques. Al secondo comma dell'articolo 13 bis della legge regionale 13 ottobre 2005, n. 14 (Istituzione dell'Ufficio del difensore civico in Sardegna), è soppressa la frase "con sospensione dell'iscrizione all'Albo professionale". (129)
Emendamento aggiuntivo Giunta regionale
Art. 21
Dopo il comma 9 è aggiunto il seguente:
"9 sexies. All'articolo 7, comma 5, della legge regionale 4 dicembre 1998, n. 33, dopo il periodo "a favore di qualunque impresa" è aggiunto il seguente: "fatta salva la partecipazione ad organismi di ricerca e a carattere scientifico-culturale senza scopo di lucro, e a consorzi di imprese di diritto privato costituiti ai sensi degli articoli 2602 del Codice civile, per il coordinamento e la gestione degli interventi di pubblica utilità da realizzarsi nelle aree del Parco geominerario storico e ambientale della Sardegna. " (146)
Emendamento all'emendamento numero 148, aggiuntivo Secci - Marrocu - Biancu - Porcu - Licheri - Balia
Art. 21
E' inserito il seguente comma:
9 septies. Lo stanziamento per l'anno 2006, di cui alla UPB S11.027 e S11.033 è incrementato, rispettivamente di euro 1.000.000 e di euro 300.000.
COPERTURA FINANZIARIA
In diminuzione
S03.007 voce 12006 euro 1.300.000
In aumento
S11.027 2006 euro 1.000.000
S11.033 2006 euro 300.000. (211)
Emendamento aggiuntivo Giunta regionale
Art. 21
Dopo il comma 9 è introdotti i seguenti:
"9 bis. Lo stanziamento di euro 200.000 di cui al comma 1, dell'articolo 6 della legge regionale 24 febbraio 2006, n. 1, è sostituito con quello di "euro 300.000" (UPB 509.057).
9 ter. Lo stanziamento relativo all'UPB S01.010 (Cap. 01020) è incrementato, per l'anno 2006 di euro 300.000.
9 quater. E' autorizzata, nell'anno 2006, la spesa di euro 1.311.000 finalizzata agli interventi di cui alla misura 7.1 del P.O.R. Sardegna 2000-2006 (UPB S03.079).
9 quinquies. Lo stanziamento di cui all'UPB S506.021 per l'anno 2006 è incrementato di euro 800.000.
9 sexies. Lo stanziamento di cui all'UPB 502.048 e 502.066 per l'anno 2006 sono rispettivamente incrementati di euro 20.000 e 30.000 per la corresponsione delle indennità a.favore del personale regionale impegnato in situazioni di emergenza collegate a interventi di protezione civile e antincendio; tali tipologie di spesa sono da considerarsi quali spese obbligatorie e come tali inserite nell'elenco 1 allegato alla legge regionale n. 2 del 2006.
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
ENTRATA
UPB E06.015
Rimborsi e recuperi
2006 euro 1.311.000
UPB E06.021
Interventi nel settore agricolo e zootecnico
2006 euro 800.000
SPESA
In diminuzione
UPB S503.006
Fondo per nuovi oneri legislativi di parte corrente
Voce 13
2006 euro 450.000
In aumento
UPB S01.010
Studi, ricerche, collaborazioni e simili
2006 euro 300.000
UPB S02.048
Spese di missione del personale regionale
2006 euro 20.000
UPB S02.066
Oneri per il trattamento economico dei dipendenti, ivi compreso il salario accessori
2006 euro 30.000
UPB S03.079
POR 2000-2006 - Assistenza tecnica
2006 euro 1.311.000
UPB S06.021
Finanziamento agli Enti strumentali e ai Consorzi per la frutticoltura - Parte corrente
2006 euro 800.000
UPB S09.057
Oneri relativi espletamento procedure di gara
2006 euro 100.000. (148)
Emendamento sostitutivo totale Pili - Sanciu - Oppi - Moro - Artizzu - Diana - Liori - La Spisa
Art. 21
Dopo l'articolo 21 è aggiunto il seguente:
"Art. 21 bis
Modifiche alla legge regionale 25 novembre 2004, n. 8
1. La legge regionale 25 novembre 2004, n. 8 è abrogata.
2. La Giunta regionale predispone entro ventiquattro mesi dalla data di approvazione della presente legge il Piano paesaggistico regionale ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004. (196)
Emendamento sostitutivo totale Pili - Sanciu - Moro - Oppi - La Spisa - Artizzu - Diana - Liori
Art. 21
Dopo l'articolo 21 è aggiunto il seguente:
"Art. 21 bis
Modifiche alla legge regionale 25 novembre 2004, n. 8
1. La legge regionale 25 novembre 2004, n. 8 è così modificata:
a) al comma 1 dell'articolo 3, le parole "18 mesi" sono sostituite dalle parole: "36 mesi";
b) al comma 5 dell'articolo 11 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, così come modificato dall'articolo 2, comma 1, della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, è aggiunto il seguente periodo: "Le eventuali misure di salvaguardia del Piano paesaggistico regionale non valgono per le zone urbanistiche "A", "B", "C" e "D", così come individuate nei vigenti strumenti urbanistici comunali e per i comuni i cui piani urbanistici comunali siano stati approvati in adeguamento ai previgenti piani territoriali paesistici di cui ai decreti del Presidente della Giunta dal n. 266 al numero 279 del 6 agosto 1993, esse comunque decorrono dalla pubblicazione dell'approvazione definitiva del Piano paesaggistico regionale nel Bollettino ufficiale della Regione. I comuni possono presentare proposte di modifica delle misure di salvaguardia su cui la Giunta regionale, sentita la provincia interessata, delibera nei successivi sessanta giorni.";
c) all'articolo 4, comma 1, è aggiunta la seguente lettera: "h) i preesistenti insediamenti ricettivo-alberghieri, classificati secondo la legge regionale 14 maggio 1984, n. 22, per i quali sono consentire attività di ristrutturazione, razionalizzazione e incremento delle volumetrie strettamente funzionali a tali attività, purché attigue alle preesistenze e compatibili con gli strumenti urbanistici comunali, nella misura del 25 per cento delle volumetrie dagli stessi già realizzate.". (197)
Emendamento sostitutivo totale Pili - Sanciu - Moro - Diana - Oppi - La Spisa - Artizzu
Art. 21
Dopo l'articolo 21 è aggiunto il seguente:
"Art. 21 bis
Modifiche alla legge regionale 25 novembre 2004, n. 8
1. La legge regionale 25 novembre 2004, n. 8 è così modificata:
a) al comma 5 dell'articolo 11 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, così come modificato dall'articolo 2, comma 1, della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, è aggiunto il seguente periodo: "Le eventuali misure di salvaguardia del Piano paesaggistico regionale non valgono per i comuni i cui piani urbanistici comunali siano stati approvati in adeguamento ai previgenti piani territoriali paesistici di cui ai decreti del Presidente della Giunta dal n. 266 al numero 279 del 6 agosto 1993, esse comunque decorrono dalla pubblicazione dell'approvazione definitiva del Piano paesaggistico regionale nel Bollettino ufficiale della Regione. I comuni possono presentare proposte di modifica delle misure di salvaguardia su cui la Giunta regionale, sentita la provincia interessata, delibera nei successivi sessanta giorni.". (198)
Emendamento sostitutivo totale Pili - Sanciu - Moro - Oppi - La Spisa - Artizzu - Diana - Liori
Art. 21
Dopo l'articolo 21 è aggiunto il seguente:
"Art. 21 bis
Modifiche alla legge regionale 25 novembre 2004, n. 8
1. La legge regionale 25 novembre 2004, n. 8 è così modificata:
a) al comma 5 dell'articolo 11 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, così come modificato dall'articolo 2, comma 1, della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, è aggiunto il seguente periodo: "Le eventuali misure di salvaguardia del Piano paesaggistico regionale non valgono per i comuni i cui piani urbanistici comunali siano stati approvati in adeguamento ai previgenti piani territoriali paesistici di cui ai decreti del Presidente della Giunta dal n. 266 al numero 279 del 6 agosto 1993, esse comunque decorrono dalla pubblicazione dell'approvazione definitiva del Piano paesaggistico regionale nel Bollettino ufficiale della Regione". (199)
Emendamento sostitutivo totale Pili - Sanciu - Moro - Oppi - La Spisa - Artizzu - Diana - Liori
Art. 21
Dopo l'articolo 21 è aggiunto il seguente:
"Art. 21 bis
Modifiche alla legge regionale 25 novembre 2004, n. 8
1. La legge regionale 25 novembre 2004, n. 8 è così modificata:
a) al comma 5 dell'articolo 11 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, così come modificato dall'articolo 2, comma 1 della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, è aggiunto il seguente periodo: "Le eventuali misure di salvaguardia del Piano paesaggistico regionale non valgono per le zone urbanistiche "A", "B", "C" e "D", così come individuate nei vigenti strumenti urbanistici comunali e per i comuni i cui piani urbanistici comunali siano stati approvati in adeguamento ai previgenti piani territoriali paesistici di cui ai decreti del Presidente della Giunta dal n. 266 al numero 279 del 6 agosto 1993, esse comunque decorrono dalla pubblicazione dell'approvazione definitiva del Piano paesaggistico regionale nel Bollettino ufficiale della Regione." (200)
Emendamento sostitutivo totale Pili - Sanciu - Moro - Oppi - La Spisa - Artizzu - Diana - Liori
Art. 21
Dopo l'articolo 21 è aggiunto il seguente:
"Art. 21 bis
Modifiche alla legge regionale 25 novembre 2004, n. 8
1. La legge regionale 25 novembre 2004, n. 8 è così modificata:
a) al comma 5 dell'articolo 11 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, così come modificato dall'articolo 2, comma 1, della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, è aggiunto il seguente periodo: "Le eventuali misure di salvaguardia del Piano paesaggistico regionale non valgono per le zone urbanistiche "A", "B", "C" e "D", così come individuate nei vigenti strumenti urbanistici comunali e per i comuni i cui piani urbanistici comunali siano stati approvati in adeguamento ai previgenti piani territoriali paesistici di cui ai decreti del Presidente della Giunta dal n. 266 al numero 279 del 6 agosto 1993, esse comunque decorrono dalla pubblicazione dell'approvazione definitiva del Piano paesaggistico regionale nel Bollettino ufficiale della Regione.";
b) l'articolo 4, comma 1, lettera e) è sostituito dal seguente: "e) agli interventi di cui all'articolo 13 della legge regionale n. 23 del 1985;". (201)
Emendamento sostitutivo totale Pili - Sanciu - Moro - Oppi - La Spisa - Artizzu - Diana - Liori
Art. 21
Dopo l'articolo 21 è aggiunto il seguente:
"Art. 21 bis
Modifiche alla legge regionale 25 novembre 2004, n. 8
1. La legge regionale 25 novembre 2004, n. 8 è così modificata:
a) al comma 5 dell'articolo 11 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, così come modificato dall'articolo 2, comma 1, della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, è aggiunto il seguente periodo: "Le eventuali misure di salvaguardia del Piano paesaggistico regionale non valgono per i comuni i cui piani urbanistici comunali siano stati approvati in adeguamento ai previgenti piani territoriali paesistici di cui ai decreti del Presidente della Giunta dal n. 266 al numero 279 del 6 agosto 1993, e comunque decorrono dalla pubblicazione dell'approvazione definitiva del Piano paesaggistico regionale nel Bollettino ufficiale della Regione." (202)
Emendamento sostitutivo totale Pili - Sanciu - Moro - Oppi - La Spisa - Artizzu - Diana - Liori
Art. 21
Dopo l'articolo 21 è aggiunto il seguente:
"Art. 21 bis
Modifiche alla legge regionale 25 novembre 2004, n. 8
1. La legge regionale 25 novembre 2004, n. 8 è così modificata:
a) al comma 5 dell'articolo 11 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, così come modificato dall'articolo 2, comma 1, della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, è aggiunto il seguente periodo: "Le eventuali misure di salvaguardia del Piano paesaggistico regionale non valgono per le zone urbanistiche "A", "B", "C", "D" e "F" dotate di piano attuativo non scaduto, ricadenti nei comuni i cui piani urbanistici comunali siano stati approvati in adeguamento ai previgenti piani territoriali paesistici di cui ai decreti del Presidente della Giunta dal n. 266 al numero 279 del 6 agosto 1993, e comunque decorrono dalla pubblicazione dell'approvazione definitiva del Piano paesaggistico regionale nel Bollettino ufficiale della Regione." (203)
Emendamento sostitutivo totale Pili - Sanciu - Moro - Oppi - La Spisa - Artizzu - Diana - Liori
Art. 21
Dopo l'articolo 21 è aggiunto il seguente:
"Art. 21 bis
Modifiche alla legge regionale 25 novembre 2004, n. 8
1. La legge regionale 25 novembre 2004, n. 8 è così modificata:
a) al comma 5 dell'articolo 11 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, così come modificato dall'articolo 2, comma 1, della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, è aggiunto il seguente periodo: "Le eventuali misure di salvaguardia del Piano paesaggistico regionale non valgono per le zone urbanistiche "A", "B", "C", "D" e "F" dotate di piano attuativo non scaduto, così come previste nei vigenti piani urbanistici comunali, e comunque decorrono dalla pubblicazione dell'approvazione definitiva del Piano paesaggistico regionale nel Bollettino ufficiale della Regione." (204)
Emendamento sostitutivo totale Pili - Sanciu - Moro - Oppi - La Spisa - Artizzu - Diana - Liori
Art. 21
Dopo l'articolo 21 è aggiunto il seguente:
"Art. 21 bis
Modifiche alla legge regionale 25 novembre 2004, n. 8
1. La legge regionale 25 novembre 2004, n. 8 è così modificata:
a) al comma 5 dell'articolo 11 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, così come modificato dall'articolo 2, comma 1, della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, è aggiunto il seguente periodo: "Le eventuali misure di salvaguardia del Piano paesaggistico regionale non valgono per le zone urbanistiche "A", "B", "C" e "D", così come previste nei vigenti piani urbanistici comunali e comunque decorrono dalla pubblicazione dell'approvazione definitiva del Piano paesaggistico regionale nel Bollettino ufficiale della Regione." (205)
Emendamento sostitutivo totale Pili - Sanciu - Moro - Oppi - La Spisa - Artizzu - Diana - Liori
Art. 21
Dopo l'articolo 21 è aggiunto il seguente:
"Art. 21 bis
Modifiche alla legge regionale 25 novembre 2004, n. 8
1. La legge regionale 25 novembre 2004, n. 8 è così modificata:
a) al comma 5 dell'articolo 11 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, così come modificato dall'articolo 2, comma 1, della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, è aggiunto il seguente periodo: "Le eventuali misure di salvaguardia del Piano paesaggistico decorrono dalla pubblicazione dell'approvazione definitiva del Piano paesaggistico regionale nel Bollettino ufficiale della Regione." (206)
Emendamento sostitutivo totale Pili - Sanciu - Moro - Oppi - La Spisa - Artizzu - Diana - Liori
Art. 21
Dopo l'articolo 21 è aggiunto il seguente:
"Art. 21 bis
Modifiche alla legge regionale 25 novembre 2004, n. 8
1. La legge regionale 25 novembre 2004, n. 8 è così modificata:
a) al comma 5 dell'articolo 11 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, così come modificato dall'articolo 2, comma 1, della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, è aggiunto il seguente periodo: "Le eventuali misure di salvaguardia del Piano paesaggistico regionale non valgono per i comuni i cui piani urbanistici comunali siano stati approvati in adeguamento ai previgenti piani territoriali paesistici di cui ai decreti del Presidente della Giunta dal n. 266 al numero 279 del 6 agosto 1993, e comunque decorrono dalla pubblicazione dell'approvazione definitiva del Piano paesaggistico regionale nel Bollettino ufficiale della Regione." (207)
Emendamento sostitutivo totale Pili - Sanciu - Moro - Oppi - La Spisa - Artizzu - Diana - Liori
Art. 21
Dopo l'articolo 21 è aggiunto il seguente:
"Art. 21 bis
Modifiche alla legge regionale 25 novembre 2004, n. 8
1. La legge regionale 25 novembre 2004, n. 8 è così modificata:
a) al comma 5 dell'articolo 11 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, così come modificato dall'articolo 2, comma 1, della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, è aggiunto il seguente periodo: "Le eventuali misure di salvaguardia del Piano paesaggistico regionale decorrono dalla pubblicazione dell'approvazione definitiva del Piano paesaggistico regionale nel Bollettino ufficiale della Regione e sono efficaci salvo diversa deliberazione del consiglio comunale da assumersi entro sessanta giorni dalla predetta pubblicazione." (208)
Emendamento aggiuntivo Balia - Ibba - Masia - Maninchedda - Uras - Davoli - Pisu
Art. 21
Dopo l'articolo 21 è aggiunto il seguente:
"Art. 21 bis
Modifiche alla legge regionale 25 novembre 2004, n. 8
1. La legge regionale 25 novembre 2004, n. 8 è così modificata:
a) al comma 1 dell'articolo 3, le parole "18 mesi" sono sostituite dalle parole: "25 mesi";
b) al comma 5 dell'articolo 11 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, così come modificato dall'articolo 2, comma 1 della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, è aggiunto il seguente periodo: "Le eventuali misure di salvaguardia del Piano paesaggistico regionale decorrono, comunque, dalla sua definitiva approvazione." (155).)
PRESIDENTE. Gli emendamenti possono essere illustrati e si può intervenire sull'articolo e sull'insieme degli emendamenti.
Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi al banco della Presidenza non oltre la conclusione del primo intervento.
E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente. Colleghi, colleghe e Assessori, intervengo perché voglio ringraziare il Capogruppo di Rifondazione Comunista, Antonello Licheri, per avere riproposto con l'emendamento che reca per prima la sua firma, il numero 129, un argomento che potremmo definire desaparecido, quello appunto del difensore civico. Nonostante ripetute richieste e sollecitazioni perché l'Aula lo eleggesse, nonostante le rassicuranti dichiarazioni dei Capigruppo, questo argomento è, letteralmente, scomparso dall'agenda dei lavori e, come chiunque può constatare, non è neppure più all'ordine del giorno.
Il difensore civico è un impegno stabilito per legge che noi tutti dobbiamo rispettare proprio per venire incontro alle esigenze dei cittadini. Al di la dei vincoli della normativa approvata dal Consiglio, con specifico riferimento all'incompatibilità, diversi professionisti hanno offerto la disponibilità a ricoprire l'incarico nello spirito della nuova legge, che si pone, appunto, gli obiettivi di valorizzare il ruolo e il significato dell'ufficio a tutela dei cittadini, sempre più alle prese con atteggiamenti arroganti da parte del potere burocratico e politico. Potrei portare diversi esempi anche di questi giorni. E' sufficiente leggere le numerose lettere che vengono pubblicate sulla stampa per rilevare delle autentiche denunce.
Ho però l'impressione che l'elezione del difensore civico sia diventato un fatto squisitamente politico e di rapporti tra partiti, a prescindere dalla qualità e dai contenuti dei curricula presentati. Le intese che le forze politiche (come lo stesso presidente Spissu ha più volte sottolineato, quando si è parlato di questo argomento, quando abbiamo avuto la fortuna di poterne parlare) devono portare veramente ad un accordo generale. Tuttavia è anche vero che questo non significa protrarre alle calende greche la decisione. E' vero che non vi è un termine di scadenza per la presentazione dei curricula, ed è anche vero che non esiste scadenza per l'elezione. Non vorrei che fosse necessario attendere che qualche magistrato decidesse di lasciare l'incarico o fosse sulle soglie del pensionamento per trovare il candidato ideale sul quale far convergere i consensi.
Quindi, annuncio il mio voto favorevole all'emendamento di Rifondazione Comunista, se servirà ad eliminare ulteriori ostacoli che impediscono di rispettare un impegno di legge e di affrontare le numerose richieste di cittadini che ritengono di essere stati danneggiati dalla Pubblica amministrazione. E' un emendamento sottoscritto da tutti i Capigruppo. E' certo, comunque, che se l'attuale émpasse dovesse perdurare si ripercuoterebbe sulla credibilità del Consiglio regionale.
Volevo anche dire all'onorevole Vargiu - mi dispiace che in questo istante non sia in Aula, ma glielo riferiranno sicuramente l'onorevole Cassano e l'onorevole Dedoni - che il problema dell'informazione non è all'interno della maggioranza, riguarda tutti i Gruppi e ciascun consigliere. Ovviamente l'onorevole Vargiu essendo un Capogruppo lo sente meno proprio perché è un Capogruppo stimato, vorrei però che i consiglieri presenti del Gruppo dei Riformatori facessero eventualmente sapere all'onorevole Vargiu, se si sentono soddisfatti pienamente, a prescindere dall'essere all'opposizione o in maggioranza, delle informazioni che ricevono. Ho aperto questa parentesi solo perché questa mattina ho sentito tuoni, fulmini e saette per avere lamentato la scarsa informazione. Se poi l'onorevole Vargiu si riferiva a altri, chiedo scusa e lo invito a precisare se lo riterrà opportuno.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, e non utilizzerò tutto il tempo a disposizione, anche perché gli interventi sono stati e saranno ancora numerosi. Il capitolo trasporti si è chiuso, a mio avviso, in maniera poco chiara: durante l'intervento dell'Assessore mi sono infatti permesso di chiamare due agenzie di viaggi per chiedere - non vedo più l'Assessore in Aula - se c'era disponibilità di posti secondo il regime della nuova continuità territoriale. Proprio mentre l'Assessore assicurava che la situazione era tornata alla normalità e che per i residenti era aumentata la disponibilità dei posti le agenzie mi rispondevano che non c'erano assolutamente posti. Volevo riferirgli ciò, in diretta; vuol dire che i motivi ce li spiegherà in altra sede.
Ma tornando all'articolo 21, poiché ritengo che quello che noi facciamo debba essere sempre sostenuto da scienza e coscienza, volevo dimostrare che invece su questo articolo non c'è né scienza né conoscenza, e che l'articolo 21 è emblematico rispetto al contesto generale del provvedimento che abbiamo in esame. Vi segnalo che con i soli emendamenti proposti dalla maggioranza all'articolo 21 (tralasciando gli emendamenti agli emendamenti) si modificano 14 leggi! Ben 14 leggi! Sto tralasciando anche il comma due dell'articolo 21 che modifica l'articolo 45 della legge numero 23 del 2005 che abbiamo proposto in Commissione per porre rimedio al "golpe" compiuto durante l'esame di quella legge. Perciò, tralasciando gli emendamenti della minoranza, esaminando soltanto gli emendamenti della maggioranza, con l'articolo 21 noi modifichiamo ben 14 leggi!
Questo vi dà la misura di ciò che sta avvenendo nell'intero maxi collegato alla finanziaria. Io vorrei capire, io non ho né la scienza né la conoscenza di ciò che stiamo facendo! L'esame degli emendamenti stessi, i riferimenti normativi e i riferimenti di legge che poi si sono, come dire, avvicendati tra emendamenti ed emendamenti agli emendamenti, non mi hanno infatti consentito di prendere visione di ciò che sta avvenendo nell'articolo 21.
Se fosse presente in Aula, in questo momento, qualche assessore o qualche consigliere che mi sapesse spiegare quali norme e quali leggi stiamo modificando, sarei avido di conoscere le loro motivazioni, ascoltare le loro indicazioni e le loro spiegazioni. Chiedo cortesemente che qualcuno si alzi in quest'Aula, e mi spieghi, emendamento per emendamento, che cosa sta modificando, quali leggi sta modificando, quali articoli e con quali obiettivi. Credo che questo, ma spero di essere smentito, nessuno potrà spiegarlo!
Questo avviene per l'articolo 21 ma è avvenuto anche negli articoli precedenti. Parlo degli emendamenti, per non entrare nel merito dell'articolato stesso, perché già in Commissione si è verificato che sullo stesso articolato ad osservazioni fatte non ci sono state né risposte né chiarimenti. Allora questo è modo di legiferare? Questo è il modo di portare avanti l'analisi in un Consiglio regionale? Di approvare una legge, discutere una legge che dovremo osservare? Come stiamo legiferando, con quali modalità e secondo quali criteri?
Io credo che in questa legge ci siano degli articoli di estrema importanza. Richiamo a voi il punto 9 dell'articolo 21 relativo alle operazioni di finanziamento attualmente in contenzioso, che a mio avviso è un comma utile e necessario, ma che sarebbe bene che venisse spiegato, perché con la frase "Previa segnalazione dei soggetti convenzionati, proposte transative nei confronti dei debitori", non si prevede, in realtà, l'informativa ai creditori. Perciò la frase "dei soggetti convenzionati" dovrebbe essere modificata con "ai soggetti convenzionati". E' una piccola correzione ma cambia integralmente il senso del comma.
Credo che non ci si sia soffermati sufficientemente su questo punto, ma credo che non ci si sia soffermati sufficientemente nemmeno sull'intero contesto del "maxi collegato" e che con troppa superficialità quest'Aula stia abdicando al suo ruolo. Se domani noi venissimo invitati a esporre i contenuti, limitiamoci ai più significativi, del disegno di legge numero 216 credo che molti, io per primo, avremmo grandi difficoltà ad indicarne le linee guida, le finalità e gli obiettivi. E' talmente complicato, è talmente superficiale, è talmente ingarbugliato che non si può individuare una linea guida. E l'articolo 21 è un esempio emblematico, non per niente è stato intitolato "disposizioni varie".
Ogni volta che veniva inserito in finanziaria un titolo come questo, scusate, ma a tutti noi, a tutti quanti da ridere, perché c'era "di tutto e di più". In questo caso il "di tutto e di più" si è avuto nei commi e negli articoli precedenti. Nelle disposizioni varie si portano avanti delle modifiche significative, alcune anche utili, per risolvere il contenzioso, che è abbastanza elevato con una pesante situazione debitoria nei confronti della Regione da parte di soggetti che sono stati finanziati negli anni. Poi discuteremo se il limite deve essere quello del 50 per cento o del 70 per cento, così come è proposto in alcuni emendamenti che ho avuto modo di visionare. Però, è sicuramente uno strumento utile, non è certo uno strumento da esitare con superficialità e senza la benché minima attenzione da parte di quest'Aula. Stiamo decidendo su situazioni debitorie nei confronti della Regione di estrema importanza senza che ci si sia chiariti, nel caso dell'esame degli articoli precedenti perché e come si sono sommate queste posizioni debitorie.
Io denuncio questo e continuo a ribadire che una legge che abbia rispetto soprattutto dei cittadini che dovranno seguirla deve seguire procedure profondamente rispettose del ruolo di quest'Assemblea. Credo quindi che questo "maxi collegato" che abbia necessità di una maggiore attenzione, abbia necessità di approfondimenti e anche gli articoli utili, necessari, importanti che si possono ritrovare in questo testo, vengono vanificati dalla presenza corposa di formule, commi ed emendamenti che sicuramente di importante hanno ben poco.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.
PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori, onorevoli Colleghi, nell'articolo 21 di questo maxi collegato viene affrontato un tema che io penso sia della massima importanza, precedentemente affrontato anche dalla collega Caligaris, relativo alla figura del difensore civico della Sardegna. Noi tutti sappiamo che cosa è successo circa un anno fa quando si è cercato di cancellare questa figura. Io credo che sia stato un errore, soprattutto perché il problema non è stato discusso in nessuna sede.
In quella circostanza hanno fatto bene un gruppo di Consiglieri regionali ad opporsi a quella decisione, e l'hanno fatto soprattutto i componenti della Seconda Commissione Permanente del Consiglio regionale della Sardegna che, tra le altre cose, si occupa di diritti civili e quindi anche del difensore civico. Io mi sarei sentito, come Presidente di questa Commissione, profondamente umiliato se durante la mia presidenza i diritti civili del Popolo Sardo, dei cittadini della Sardegna fossero stati ridotti, anziché aumentati. Mi sono sentito anche un po' offeso perché si è cercato, con un escamotage, di by-passare la Commissione che si occupa di diritti civili, utilizzando un articolo del vecchio Regolamento che prevedeva che nel caso di accordo di tutti i Capigruppo in Consiglio regionale si potesse non chiedere il parere della Commissione.
I nostri interventi, allora, servirono a bloccare, non solo questa grave decisione, ma anche a favorire una riflessione attenta da parte di tutti i Gruppi presenti in questo Consiglio regionale affinché il tema del difensore civico venisse affrontato in modo serio e corretto e non venisse strumentalizzato, come alcuni avevano cercato di fare affermando che siccome questa figura non aveva funzionato, doveva essere eliminata. Era come se io dicessi: "Siccome la Giunta non funziona eliminiamo la Giunta dal sistema istituzionale sardo, o siccome quell'ente non funziona perché ha un Presidente che non è in grado da gestirlo, allora eliminiamo l'ente". Era un ragionamento assolutamente privo di consistenza, che non meritava di essere seriamente considerato.
Invece la Commissione che io presiedo ha lavorato seriamente e a lungo, e ha esitato una proposta di legge nuova, che è stata poi approvata all'unanimità. E' stata approvata all'unanimità - lo ricordo anche a tutti i colleghi presenti - la nuova legge che abbiamo poi approvato in questo Consiglio regionale. Purtroppo in quell'occasione abbiamo commesso un errore: su pressione di alcune persone (non so più se in buona fede o in mala fede, credo in buona fede, perché sono sempre disposto positivamente nei confronti degli altri) finimmo per convincerci che dovevamo eleggere il difensore civico a maggioranza dei due terzi. Ecco, quello fu un grave errore in cui noi cademmo in buona fede. Bene, noi abbiamo provato a eleggere il difensore civico in diverse occasioni, a maggioranza dei due terzi, e non ci siamo riusciti. Questo ha creato danno a quei cittadini che hanno avuto problemi con l'amministrazione regionale e con gli enti che ad essa fanno riferimento perché si sono trovati privati di un difensore che li tutelasse in qualche modo.
Oggi di fatto non abbiamo un difensore civico. Però ce né bisogno, perché ancora la riforma della Regione non è stata compiuta. Quindi non ho esitazione a ripetere quello che dissi presentando quella legge, che c'è ancora in questa regione troppo burocratismo e anche una certa arroganza da parte di tanti funzionari regionali che forse non hanno ancora, pur a distanza di tempo, capito che devono servire le istituzioni e servire i cittadini. Dunque, finché noi non porteremo a compimento la riforma della Regione e anche una riforma in senso culturale, che riguardi tutti coloro che lavorano nella amministrazione pubblica, io penso che ci sarà bisogno di un difensore civico per tutelare soprattutto i cittadini più deboli di questa Regione.
Cerchiamo di essere coerenti con le scelte operate; se questo Consiglio regionale ha approvato all'unanimità la legge sul difensore civico deve essere coerente e conseguente, e allora bisogna modificare il testo dell'articolo 21 ora in esame. Io stavo già iniziando a raccogliere le firme su un testo, però ho cercato di parlarne con alcuni Capigruppo che in maniera credo opportuna - intelligente e li ringrazio per questo - hanno accolto queste sollecitazioni e hanno presentato un emendamento che tende a modificare qualche aspetto della legge in senso migliorativo.
E' necessario però aggiungere che se il difensore civico, dopo due votazioni, non viene eletto a maggioranza dei due terzi, è sufficiente la maggioranza assoluta. Se non si vuole prevedere questo si attribuisca al Presidente del Consiglio il potere sostitutivo di nomina. Per me è importante che tutto ciò si definisca, che non si continui a parlarne e a perdere tempo in altre occasioni e che si raggiunga l'obiettivo, cioè che la Sardegna abbia un difensore civico che tuteli i cittadini più deboli nei confronti dell'Amministrazione regionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Signor Presidente, siamo giunti all'articolo 21 di quello che è stato definito il maxi collegato alla manovra finanziaria, un disegno di legge che già di per sé contiene tutta una serie di provvedimenti e di interventi confezionati ad hoc, che incideranno in maniera rilevante sul futuro del nostra Isola e che trovano sintesi nel titolo di questo articolo: "Disposizioni varie". Molti obiettivi proposti da questo Esecutivo possono essere anche in parte condivisibili, ma gli stessi obiettivi diventano argomenti di scontro e di non condivisione considerato il metodo e la prassi seguita dalla Giunta regionale per il raggiungimento degli stessi.
Mi rendo conto che criticare dall'opposizione questa finanziaria supplementare può apparire scontato, ma è stato sufficiente entrare nel dettaglio dei singoli articoli di questo maxi collegato per constatare tutta l'inconsistenza dei nuovi progetti proposti e nel contempo la scientificità delle iniziative messe in campo per affossare lo sviluppo della nostra Isola in tutti i suoi comparti.
L'opposizione è stata più volte chiamate in causa e, in più occasioni, spinti dall'obiettivo di occuparci dell'interesse generale, abbiamo offerto all'Aula la nostra fattiva collaborazione, la quale è stata mal ripagata non appena arrivava qualche stop del Presidente. Gli scollamenti che in questi giorni di dibattito si sono registrati tra alcuni esponenti della maggioranza e il presidente Soru sono indice della continua ingerenza di quest'ultimo che, di fatto, condiziona pesantemente il dibattito in Aula e lascia aperte poche possibilità di confronto democratico. Le continue pressioni mettono a dura prova alcuni colleghi della maggioranza e sfociano in tensioni palpabili e in voci critiche in Aula, salvo poi uniformarsi nel momento della votazione.
Rimango sbalordito per come alcuni colleghi, che giustamente fanno delle loro capacità, ma soprattutto della loro cultura politica, il loro cavallo di battaglia possono avallare staticamente scelte politiche operate in solitario, proposte che non sono frutto di un'azione collegiale, del giusto e libero confronto e che fanno della centralità dell'Aula elemento imprescindibile, ma che spesso cedono invece il passo a furbizie o minacce di vario genere.
Come è possibile avallare la prassi che tutto quello che proviene e viene proposto dal presidente Soru diventi legge della Regione senza che noi, legislatori di maggioranza e di opposizione, possiamo realmente incidere per modificare lo stato? Persino gli emendamenti proposti dalla Giunta al disegno di legge numero 216 in generale, nello specifico su questo articolo 21, sono stati spesso frutto di correzioni politiche, non di effettive modifiche tecniche. Si è cercato di concedere alcune velate prebende per rispettare qualche promessa elettorale o per aver l'appoggio su progetti ed interventi che la Giunta reputava fondamentali per il proseguo della sua azione di governo.
E' in questo articolo, con l'emendamento numero 155 e con gli emendamenti allo stesso, che si giocherà parte della partita politica sulla questione dell'urbanistica in Sardegna. E' giustificata anche la presenza in questo momento del presidente Soru. Con l'emendamento numero 155, infatti, il tema dell'urbanistica, della legge numero 8 del 2004, del piano paesaggistico regionale, escono dall'alone offuscante dei numerosi dispositivi e progetti finiti nel calderone del maxi collegato e tornano ad interessare non solo gli addetti ai lavori ma tutta l'opinione pubblica.
Nessuno mette in dubbio la tutela e la salvaguardia del nostro ambiente, si contesta invece quello che propongono la legge numero 8 e lo stesso piano paesaggistico, ossia la mancanza di chiarezza, l'assenza di prospettive future e in particolar modo le regole, i contenuti e le rigide prescrizioni imposte che non trovano attinenza con le nostre realtà locali. L'ambiente della Sardegna, lo sappiamo bene, si presenta con differenti e multiformi volti, la pianificazione e la gestione del nostro territorio deve pertanto porsi contestualmente il duplice obiettivo di salvaguardare e tutelare il valore dell'ambiente stesso e nel contempo promuovere e valorizzare le vocazioni locali e le attività che qui trovano collocazione.
Una politica di salvaguardia deve essere concepita non come sistema meramente vincolistico, che aggiunge limitazioni e gravami alle attività economiche, ma piuttosto come un sistema aperto in grado di tutelare l'ambiente e nel contempo favorire occasioni e opportunità per promuovere nuova ricchezza sociale.
La parte non condivisibile della politica urbanistica di questo Esecutivo è in particolar modo del piano paesaggistico regionale è certamente quella costituita dalle norme di attuazione, che rappresentano un aspetto decisivo sugli effetti pratici che il piano paesaggistico avrà sul territorio sardo. Una politica urbanistica che necessariamente causerà una paralisi degli investimenti, di tutte quelle iniziative che imprenditori, artigiani, commercianti, anche semplici cittadini avevano previsto di intraprendere. Una politica che rischia di generare una malaria economica e sociale che lascia ben poche possibilità di cura. Questo è, infatti, un piano, così come è stato per la legge numero 8, esclusivamente rivolto ad imporre vincoli e divieti all'azione non solo degli imprenditori, ma anche degli stessi cittadini. Un piano che si arroga il diritto di normare in maniera ossessiva non solo le coste, ma anche l'urbano e l'agro, dove la non trasformabilità del territorio diventa la parola d'ordine, l'unico elemento di differenza senza alcuna ulteriore opportunità di sviluppo. Un piano che disattende ampiamente gli obiettivi di sviluppo sostenibile, impostato su una tutela maniacale dell'ambiente, che cozza però con la necessità di competitività del nostro sistema economico e sociale.
Io credo che l'emendamento numero 155 proposto dall'onorevole Balia e più, ci porti, in qualche modo, a trovare convergenze, perché credo che serva a riflettere, e la sostituzione del periodo temporale da 18 a 25 mesi credo che sia nell'interesse generale dei sardi. Quindi, per quanto ci riguarda lo sosterremo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, mi dispiace che il Presidente della Giunta non sia in Aula, non serve per quello che garantisce.
SECCI (La Margherita-D.L.).Adesso lo chiamiamo.
CAPPAI (U.D.C.). Ho avuto modo ieri, signor Presidente del Consiglio, di chiedere all'Assessore del personale di ritirare l'articolo 16 di questo provvedimento, perché ho detto che c'era "di tutto e di più": più confusione che chiarezza. Oggi chiedo a lei, Presidente del Consiglio, se non sia il caso di ritirare tutto il provvedimento, per tutto ciò che esso contiene, per tutto il minestrone che in esso bolle. Io proverò ad indicare alcuni elementi, in modo che i colleghi del centrosinistra sappiano di che cosa abbiamo parlato. Dico alcuni perché non ho fatto in tempo, per colpa mia, a seguire tutto. In questo maxi collegato, così come è stato definito, o legge omnibus, così come l'ha definita il governatore Soru, abbiamo parlato non di 14 leggi modificate come ha detto il mio vice…
CAPELLI (U.D.C.)…Capogruppo in Aula.
CAPPAI (U.D.C.). …Capogruppo in Aula, ma di tante altre cose, di tante altre modifiche.
Abbiamo parlato di sport, abbiamo parlato di spettacolo, abbiamo parlato di caccia, abbiamo parlato di pesca, abbiamo parlato di cave, abbiamo parlato di lavori pubblici, chiese, archeologia, cultura, formazione, personale, piano paesaggistico, trasporti, credito, progetti speciali, deleghe agli enti locali, difensore civico, Ente Foreste, legge 28 (e poi ci tornerò sulla legge 28), di modifiche alla legge numero 23, di agricoltura, di casa Gramsci, di finanziamenti particolari, abbiamo parlato di tutto. Cioè, con un colpo di spugna il presidente Soru vi sta imponendo di eliminare tutte le leggi regionali vigenti e sostituirle con questo maxi collegato o legge omnibus, così come meglio viene definita, o come alcuni di voi vorrebbero definirla.
Ma io vorrei riportare l'attenzione del centrosinistra su un emendamento, a firma Marrocu e qualcun altro, adesso non ricordo il numero. Voi conoscete la vecchia legge numero 28 del 1984; con la vecchia legge numero 28 (oggi legge numero 1 del 2002) si finanziavano progetti alle cooperative. Voi con un emendamento state dicendo che i beni che non sono andati a buon fine possono tornare alle imprese private. State smembrando la "28", state privando la "28" dei suoi principi fondamentali. Dovreste vergognarvi, dovreste dirci cosa c'è dietro questo emendamento, così l'Aula saprebbe e probabilmente verrebbe portata a conoscenza di che cosa nasconde quell'emendamento.
Ecco, ho elencato, signor Presidente del Consiglio, tutti i settori di intervento previsti in questo maxi collegato, ma lei in qualità di garante delle istituzioni, arbitro di una partita fra due coalizioni, garante del buon funzionamento di questo Parlamento, non ritiene giusto richiamare questo provvedimento, come giustamente ha fatto sulle norme intruse, considerando che qui di norme intruse ce ne sono in abbondanza? Bene farebbe il Presidente del Consiglio ad applicare il Regolamento, così come ha detto il presidente Floris.
Qui io mi sento veramente inutile, non ho potuto partecipare alla discussione in Commissione sull'agricoltura, non ho potuto partecipare in Commissione alla discussione sulla pesca, non ho potuto partecipare in Commissione alla discussione sulla caccia, non ho potuto partecipare in Commissione alla discussione sul piano paesaggistico, che per volontà dell'intera Commissione deve essere esaminato in altri tempi, e invece vedo che stasera si presenta in Aula lo sparviero, il Presidente omnibus che vuole seguire tutto. E' preoccupato perché a questo articolo è stato presentato un emendamento; un emendamento che prevede che una certa legge di questo Consiglio venga prorogata, e lui non è d'accordo. Mi riferisco alla legge numero 8. Ha avuto coraggio il collega Balia a presentare quell'emendamento. E perché intervengo sul piano paesaggistico? Intervengo perché sono stato sindaco di un comune povero...
SECCI (La Margherita-D.L.). Comunque sei curioso. Lamenti sempre che il Presidente non c'è mai e oggi che c'è… Sei impaurito?
CAPPAI (U.D.C.). Se n'è andato infatti. Io non impaurisco nessuno perché sono umile, povero, ha comunque chi gli riferisce le cose. Si è presentato in Aula, dicevo, perché ha paura che quell'emendamento venga votato e magari passi anche, però sappia il Presidente che la sua Commissione...
CAPELLI (U.D.C.). Non c'è la democrazia.
BIANCU (La Margherita-D. L.). E non c'è ancora il capannone.
SECCI (La Margherita-D.L.). Vuole confonderti.
PRESIDENTE. Prosegua, onorevole Cappai.
CAPPAI (U.D.C.). Se mi fanno parlare.
PRESIDENTE. Non potete svolgere un dibattito; i colleghi sono invitati a tacere.
CAPPAI (U.D.C.). Se quell'emendamento dovesse passare sappia il presidente Soru, o comunque anche se fosse bocciato, che questo provvedimento non è stato accettato dalla gente, dal popolo sardo. E' vero che lui va dicendo che nella recente consultazione elettorale è stata premiata la sua politica - tant'è vero che non ha presentato lista autonoma alle politiche, perché aveva ben chiaro il suo peso nell'elettorato - ma io dico: sono stato sindaco di un piccolo comune, e se dovesse restare in piedi questo piano paesaggistico neanche un allevatore potrà più costruire un capannone nel mio territorio perché, purtroppo..
(Interruzioni)
Dicevo, nessuno potrà più costruire un capannone perché nessuno, essendo un paese povero, dispone di una superficie tale da consentire di presentare un progetto di miglioramento fondiario. E allora, evidentemente, il Presidente vive in un'altra dimensione, che è quella che non è consona a tutti noi.
Dimenticavo di parlare della modifica alla "23", mi ha concesso ancora trenta secondi di tempo. La "23" è una legge che si occupa del sociale; voi del centrosinistra avete tolto i soldi che dovevano servire ai malati di cancro…
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Cappai.
CAPPAI (U.D.C.) Sono stato disturbato…per recarsi nei centri di oncologia per praticare la terapia anticancro, mentre prevede che quello che definite il "segretario sociale", sia equiparato a un'altra figura professionale, sempre prevista dalla stessa norma. Mi sapere dire almeno quali corsi ha seguito il segretario sociale e quali corsi di formazione ha seguito l'altra figura? A voi la risposa.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, mi sia consentita prima qualche considerazione di carattere generale, naturalmente in relazione alle problematiche che si pongono con l'emendamento numero 155.
La corretta pianificazione del territorio della Sardegna non può prescindere dalla salvaguardia del suo principale patrimonio, patrimonio che ricomprende risorse naturali, storiche, paesaggistiche. Una corretta pianificazione del territorio della Sardegna non può inoltre prescindere dalla predisposizione di specifiche norme di tutela e valorizzazione strettamente correlate all'uso del territorio stesso. E allora iniziamo a dire che sotto questo profilo la filosofia della Giunta che, con il piano paesaggistico regionale prevede anche il recupero del patrimonio edilizio urbano ed extra urbano esistente, il riassetto dell'agro, la regolamentazione delle attività edilizie anche di carattere turistico ricettivo nei territori costieri, la redistribuzione dei volumi e della pressione antropica nelle aree contigue ai litorali, preservando gli habitat naturali, è una filosofia abbastanza condivisibile.
Si concorda, quindi, su due esigenze. La prima: predisposizione di un piano paesaggistico regionale per sopperire all'invalidazione dei vecchi piani territoriali paesistici. La seconda: una nuova legge urbanistica che concluda il lungo dibattito per l'uso del territorio, affrontato a partire dalla legge numero 45 del 1989. Però va superato, in ogni caso quella vocazione al vincolo e al rinvio che contraddistingue la politica regionale sul paesaggio sin dal 1985. Quindi è necessario un piano ed una legge urbanistica che garantiscano certezze e dissolvano eventuali dubbi di legittimità.
Per quanto riguarda invece il piano paesaggistico regionale, impone un vincolo di sostanziale immodificabilità sull'intero territorio regionale, rinunciando così alla scelta di sottoporre ad una specifica disciplina i beni culturali e paesaggistici meritevoli di essere particolarmente tutelati. Il piano paesaggistico non viene interpretato come uno strumento diretto a definire le trasformazioni compatibili con i valori paesaggistici, gli immobili e le aree sottoposte a tutela, gli interventi di valorizzazione del paesaggio, ma viene invece, una volta di più, interpretato come un sistema di vincoli.
Sussistono dubbi sulla legittimità di alcune disposizioni, perché imposte con una normativa di attuazione in assenza di disposizioni sovraordinate. Con l'articolo 13 è impedito ogni e qualunque intervento di trasformazione dei territori costieri prima dei piani attuativi a regia regionale. Nel piano paesaggistico non c'è alcuna proposta di utilizzo del territorio, i vincoli sono superabili solo con i piani attuativi a regia regionale e la temporanea salvaguardia introdotta con la legge numero 8 del 2004 permane intatta. Non vengono indicati i criteri in base ai quali dovrebbe operare la conferenza unificata della pianificazione; anzi, la conferenza unificata della pianificazione, Assessore, per come sono esposte le cose, potrebbe operare sulla base di criteri assolutamente discrezionali.
Ma a questo fatto si contrappone un altro elemento, cioè i comuni, che di fatto sono ancora oggi depositari della competenza sul proprio territorio, con questa normativa vengono nella sostanza espropriati di questa competenza e privati della possibilità di poter effettuare alcune scelte. Il piano paesaggistico regionale dei centri abitati dei territori costieri non fa venir meno le norme di salvaguardia che possono essere superate solo con l'adeguamento dei PUC allo stesso piano paesaggistico regionale. E' difficile ora entrare nel merito, nel poco tempo che si ha a disposizione, però resto convinto personalmente di un aspetto: che gli articoli dal 71 al 78 relativi agli insediamenti agricoli debbano essere interamente riscritti. Così come rimango personalmente convinto che la norma sui campeggi - campeggi, peraltro, la cui esistenza è legittima perché consentita dalla legge - non tiene conto delle risorse finanziarie impegnate e scarica, invece, su questi, che pure sono a bassa incidenza edificatoria, l'esigenza di limitare l'utilizzo del territorio costiero.
In sostanza, io avverto dei problemi, Assessore, di natura diversa, l'uno più importante dell'altro. Primo problema: le norme previste dalla Giunta regionale operano in maniera tale da sottrarre ai comuni competenze che non possono essere sottratte senza violare il disposto dell'articolo 118 della Costituzione che ai comuni le ha attribuite, nonché il principio di sussidiarietà.
Secondo problema: se le norme di piano dovessero dispiegare efficacia, così come di fatto è previsto, al momento dell'adozione del piano stesso e non al momento della sua approvazione, che prevede il passaggio di Commissione, si pone un problema di illegittimità, di altra natura stavolta. Illegittimità, perché il piano stesso affonda le proprie radici su strumenti amministrativi assunti dalla Giunta, che trovano giustificazione nelle nuove norme urbanistiche proposte sempre dalla Giunta, ma non ancora approvate dalla competente Commissione consiliare né tanto meno da questo Consiglio. Non può quindi fondarsi quell'approvazione su norme che allo stato attuale non esistono.
Infine, terzo problema: la Commissione e il Consiglio, in questa ipotesi, sarebbero in ogni caso costretti ad approvare le proposte legislative in materia urbanistica assunte dalla Giunta senza poter introdurre alcuna modifica, perché eventuali modifiche alla nuova legge urbanistica vanificherebbero il piano, in quanto la legge urbanistica che la Giunta ha predisposto è di supporto al piano, cioè è strumentale al piano. Quindi una modifica sostanziale invaliderebbe il piano medesimo. Questo è il motivo dell'emendamento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Franco Ignazio Cuccu. Ne ha facoltà.
CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Signor Presidente, anche il mio intervento trae ragione dall'emendamento numero 155, sul quale ha poc'anzi parlato il collega Balia. Dei concetti che ha espresso condivido tutto e vorrei agganciarmi proprio alla parte terminale dell'intervento, oltre la quale non si è potuto spingere per le limitazioni di tempo. Di questo argomento se n'era per la verità parlato in Quarta Commissione e, su proposta dell'onorevole Uras, che è firmatario dell'emendamento, la Commissione aveva assunto all'unanimità la decisione di dare mandato al Presidente perché valutasse l'opportunità di un emendamento della Commissione che chiedesse le stesse cose che chiede l'emendamento firmato dagli onorevoli Balia, Ibba, Masia, Maninchedda, Uras, Davoli e Pisu.
La questione fondamentalmente nasceva dal fatto che il piano paesaggistico regionale, o meglio la bozza di piano paesaggistico regionale approvata con delibera della Giunta del 13 dicembre, credo, si basasse sulla legge numero 8 del 2004 e sul disegno di legge 204 e cioè, come ha ricordato il collega Balia, su strumenti non ancora esistenti che avrebbero trovato posto all'interno del disegno di legge numero 204 una volta che fosse stato approvato. In particolare, per fare riferimento ai più importanti, si trovano in questa condizione gli strumenti per la gestione del Piano paesistico-regionale e cioè la CUP, la conferenza unificata della pianificazione, i piani operativi di recupero e di qualificazione territoriale, i programmi di conservazione e valorizzazione paesaggistica.
Basti dire che all'articolo 40, il disegno di legge numero 204, è talmente innovativo che abroga con due righe la legge numero 45 dell'89 che, allo stato delle cose, è il alla base di tutta la legislazione urbanistica regionale. Naturale che ci fosse nella Commissione la preoccupazione di quello che sarebbe potuto accadere se, raggiunto il termine fissato dalla "8", cioè il 24 di maggio prossimo venturo, cioè fra 22 giorni, ci sì fosse trovati davanti un piano paesaggistico regionale parzialmente efficace, cioè efficace solo per quelle parti e quegli strumenti che trovavano fondamento nella legge numero 8 e totalmente inefficace, invece, per quegli istituti che sono compresi nel disegno di legge numero 204 e che dovrebbero pertanto passare attraverso la normale trafila parlamentare in Commissione e poi in Aula.
In Commissione abbiamo provato anche a valutare quali sarebbero state le effettive condizioni in cui il piano si sarebbe trovato. Abbiamo accertato che di fatto, quel piano paesaggistico regionale, così mutilato, sortiva l'effetto di cristallizzare l'urbanistica in Sardegna. E non tanto perché l'articolo 14 delle norme tecniche di attuazione introduce un vincolo che, di fatto, comunque è la prosecuzione, cioè recepisce il vincolo già contenuto nella legge numero 8, ma perché, ad esempio, nell'articolo 102, delle norme tecniche di attuazione si scrive: "fatto salvo quanto previsto dall'articolo 9 delle presenti norme tecniche di attuazione dal provvedimento di adozione del Piano paesistico regionale, i comuni sospendono ogni determinazione sulle istanze concernenti il rilascio dei titoli abilitativi ai sensi della legge regionale 23/85 in contrasto con le disposizioni delle presenti norme tecniche di attuazione".
Questo significava, di fatto, far calare sulla Sardegna una teca di cristallo che non consentisse, non di effettuare uno sviluppo urbanistico, corretto o giusto, ma nessuno sviluppo urbanistico, di nessun tipo e di nessun genere. Non solo, ci si troverebbe davanti un Piano paesistico regionale che individua i livelli di vincolo 4, 3, 2, 1 e che non definisce la carta dei livelli, che è essenziale e propedeutica per la realizzazione di un piano. Tradotto in soldoni significa: "dico quali sono i tipi di vincolo che calerò sulla cittadinanza, sulla comunità sarda ma a chi li calo non lo dico, lo dirò con calma adottando successivamente gli opportuni provvedimenti". E' una cosa che non ha precedenti in nessuna regione italiana.
Ancora, nella condizione prevista dall'articolo 9 delle norme tecniche di attuazione, ci si troverebbe, di fatto, ad avere la possibilità di effettuare interventi edilizi di manutenzione ordinaria, straordinaria, consolidamento statico, restauro che non alterino lo stato dei luoghi, il profilo esteriore, la volumetria degli edifici, la destinazione d'uso, il numero e quanto descritto dalla legge numero 8. Però qui è scomparso il divieto di cambio di destinazione d'uso. Quindi, noi avremmo, di fatto, la prosecuzione di uno stato di vincolo introdotto dalla legge numero 8 con un'eccezione: l'autorizzazione al cambio di destinazione d'uso, che non è irrilevante.
Ora, considerate queste ragioni non secondarie di incertezza normativa e legislativa davanti alla quale ci si verrebbe a trovare se il piano paesaggistico il 24 nascesse in questa condizione di "legittimazione dimezzata", considerate anche quelle espresse dall'onorevole Balia nella parte introduttiva del suo intervento, considerato infine che gli amministrazioni comunali (li abbiamo sentiti in Commissione Quarta) e le stesse comunità locali si sentono espropriati della loro prerogativa di governo del territorio, forse sarebbe stato opportuno, nell'interesse della Giunta, del Consiglio, di tutti i sardi, disporre di un tempo maggiore per avviare con le realtà territoriali un vero processo di concertazione.
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO
(Segue CUCCU FRANCO IGNAZIO.) Non basta chiamarla copianificazione, la copianificazione è tale se c'è una logica di concorsualità, se ogni soggetto che partecipa a questi incontri ha la possibilità di dare qualcosa e non solo di recepire le notizie sulle cose che sono state fatte. E' tale se ha questa possibilità, se ha la possibilità di esaminare una proposta di legge uscita dalla Commissione che tenga conto delle proposte contenute nel disegno di legge numero 204, ma anche della proposta di legge presentata da alcuni colleghi della maggioranza, della quale primo firmatario mi pare sia proprio il Presidente della Commissione, e se ha la possibilità di dare alla Sardegna una nuova legge base di riferimento per quanto riguarda l'urbanistica.
In questo modo forse si riuscirebbe a approvare un piano paesaggistico regionale (senza entrare nel merito di tante altre considerazioni, ci sarà tempo e luogo quando affronteremo in Aula questo argomento) uno strumento che possa essere considerato dai sardi come una risorsa, una guida e non una punizione per qualche colpa che nessuno riconosce di aver commesso.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.
MASIA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, l'articolo 21 del maxi collegato, otterrà il mio voto favorevole, anche se riscrive totalmente l'articolo 45 della legge numero 23 sul volontariato; spero almeno che così si interrompa un lungo contenzioso.
Intervengo sull'emendamento che è stato da me firmato, che porta all'attenzione di questo Consiglio un tema importante, se non si vuole che il Consiglio stesso venga espropriato del Piano paesistico regionale. Alcuni giorni fa, ho sentito in un intervento reso alla RAI, il Capogruppo al Senato di un importante partito del centrosinistra, affermare: "finalmente si cambia, si avrà un Governo di centrosinistra, un Parlamento più sensibile ai problemi della gente, ma quello che può conta è che si avrà finalmente un Parlamento che si riapproprierà del ruolo che gli compete. Basta con le leggi decise altrove e calate dall'alto, basta con la stagione buia dove i parlamentari sono chiamati solo ad alzare la mano, basta con coloro che impongono le leggi e poi sono i primi a dire che quelle stesse leggi sono una porcata".
Io ho pensato che parlasse spinto dall'euforia della vittoria, però sembrava convinto e mi sono chiesto "ma qualcuno dei suoi lo starà ascoltando? Qualche consigliere regionale della nostra Isola sarà stato attento a quello che ha detto questo importante personaggio della Sardegna?" Perché oggi io mi vorrei sentire proprio confortato da questi consiglieri regionali, anche da loro, in quello che io sto dicendo, per quello che lui rappresenta e per quello che noi vogliamo rappresentare. Mi auguro che non stiano zitti.
La mia vuole essere una premessa naturalmente, non vuole essere una provocazione, una premessa utile a spiegare un concetto di fondo sul quale noi tutti, vorremmo discutere, un invito a discutere e a condividere quello che ormai da tempo sta emergendo: il rischio che il ruolo dei consiglieri di questo Consiglio venga vanificato. La dicevo prima, onorevole Floris, e lo continuo a dire io anche oggi, in particolare vorrei entrare nel merito della validità di uno strumento il cui respiro temporale è destinato a protrarsi diversi anni, diversi lustri. Le prospettive economiche di questo strumento sono le prospettive economiche di valorizzazione della Sardegna che i sardi si aspettano. Questo strumento è anche lo strumento di governo del territorio, sotto tutti i punti di vista: della tutela e della valorizzazione.
Mi riferisco al Piano paesistico regionale, cui ha accennato l'onorevole Balia nel suo purtroppo breve intervento, però vorrei andare oltre i limiti dell'argomento effettivo affrontato dall'emendamento di cui stiamo parlando, il numero 155. E' un emendamento alla "legge Salvacoste", la numero 8 del 25 novembre del 2004. In essa sono fissati i tempi per la definizione e l'approvazione del piano paesistico regionale; tempi che stanno suscitando in noi tutti una forte preoccupazione.
Quando si dice che bisogna favorire la conoscenza, consentire il confronto, bisogna fare in modo che vi sia la condivisione su strumenti così importanti io credo che non si stia facendo altro che evidenziare un bisogno primo di ogni consigliere regionale, che è anche la regola che noi tutti dovremmo seguire. La legge numero 8 ha fissato in diciotto mesi il termine per l'adozione del piano paesistico regionale, pertanto il 25 maggio di questo mese il piano dovrà essere adottato. Da quel momento entreranno in vigore tutte le norme di salvaguardia.
Vincoli, ancora vincoli si diceva. E' vero che l'annullamento della quasi totalità dei piani territoriali paesistici ha lasciato i territori, i territori costieri in particolare, privi di strumenti normativi finalizzati alla tutela, alla salvaguardia del patrimonio costiero, mettendo in moto processi di trasformazione del territorio che, nessuno nega, si sono rivelati incapaci di coniugare sviluppo e sostenibilità ambientale. L'esigenza, che noi tutti avvertiamo, di uno strumento generale di pianificazione è forte; occorre dotare questa nostra Sardegna con urgenza di un Piano paesistico regionale ampiamente condiviso. Tutto ciò, l'abbiamo condiviso e approvato (nessuno lo può negare) con la legge numero 8 che programmava appunto i tempi e le procedure di adozione. Era una legge condivisa che io ancora riconosco e che è stata approvata.
Ma benché sia necessario agire con tempestività, non per questo si è obbligati ad un comportamento affrettato, non per questo bisogna mettersi nella situazione di escludere, la più larga partecipazione, l'approfondimento del dibattito, non per questo si deve escludere questo Consiglio. Il dibattito e la valutazione all'interno della Commissione regionale dell'urbanistica è urgente e non può essere sicuramente evitato. Sono molti gli aspetti che occorre superare, io credo che occorra superare prima di tutto i ventuno anni di incertezza e di continuo regime vincolistico a cui siamo stati sottoposti. Lo dicevo poco fa: vincoli e ancora vincoli. Bisogna superare questa fase.
Dall'85 al '93 è stata operativa la legge Galasso secondo la quale i piani paesaggistici avrebbero dovuto modificare… Invece sono stati totalmente azzerati, siamo arrivati ad oggi, ventuno anni dopo, e ci troviamo ancora in questa situazione. Molti di noi hanno ancora la convinzione che questo piano sia ancora un piano di vincoli, piuttosto che una proposta di pianificazione volta a valorizzare le risorse e a promuovere lo sviluppo.
Nasce l'esigenza di fermarsi un poco, nasce l'esigenza che noi poniamo con l'emendamento numero 155, che non mette in discussione nulla di quello che è stato fatto fino a oggi, mette in discussione, come dicevo, l'opportunità di valorizzare un ruolo piuttosto che vanificarlo, la possibilità di recuperare anche quello che a livello nazionale si dice che sia il cambiamento nel quale noi tutti crediamo e che come primo risultato deve trovare tangibilità all'interno di questo Consiglio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Signor Presidente, come ci si è resi conto, invece di parlare dell'articolo 21 abbiamo fatto scivolare la discussione su un emendamento relativo al Piano paesistico regionale, perché è un argomento che quest'Aula sente maggiormente, ed oserei dire non soltanto quest'Aula ma forse anche l'intera cittadinanza sarda. Prendo lo spunto da un articolo pubblicato su un quotidiano sardo, dal titolo: "Proroghe della salvacoste Il Presidente è contrario", dove si leggeva che all'interno della stessa maggioranza si giocava una partita molto importante, fonte di numerose tensioni.
Tra l'altro anche stasera, nonostante questo assordante silenzio della maggioranza, la situazione è imbarazzante per i partiti che appoggiano la Giunta, perché effettivamente si sentono vincolati da questa legge, che è tutta vincoli, e dallo stesso Presidente e non riescono a discutere liberamente. Forse era necessario che il Consiglio regionale avesse un momento di riflessione maggiore per cercare di capire anche le posizioni dei comuni.
Del resto, quando il Presidente della Commissione urbanistica ha fatto il tour di tutti i comuni, ha potuto toccare con mano quale fosse la tensione che negli stessi amministratori, di destra o di sinistra, aveva generato questa legge, che costituiva solo e esclusivamente un vincolo per qualsiasi tipo di sviluppo e di decisione da parte degli amministratori locali. Gli stessi interventi che hanno richiamato la filosofia della Giunta, ispirata dal fondamentalista Soru, mettono in crisi non soltanto i consiglieri della maggioranza ma l'intero Consiglio, perché ci troviamo, egregi colleghi, nell'impossibilità di poter programmare, di poter offrire al popolo sardo quello che il popolo sardo chiede: la possibilità di svilupparsi.
Con questa legge numero 8, infatti, non soltanto si penalizzano le coste della Sardegna, ma quando la gente prenderà coscienza che lo stesso sviluppo dell'agro passa tramite i vincoli che Soru ha imposto in questa legge, sono convinto che le grida si sentiranno fin qui, fino a quest'Aula consiliare. E come diceva giustamente il collega Balia, che apprezzo perché ha avuto il coraggio, pur facendo parte di questa maggioranza, di presentare un emendamento che ha messo in crisi quasi tutta l'impalcatura di questa legge numero 8, pur potendo i vincoli essere superati solo a regia regionale, la legge numero 8 va contro un articolo della Costituzione perché toglie ai comuni il potere di programmare lo sviluppo dei loro territori.
E nonostante, per promessa fatta in quest'Aula da parte dell'Assessore di riferimento, si diceva che avremmo senz'altro, entro un certo periodo molto breve, dato alla luce il piano paesistico regionale, oggi è evidente a tutti che questo non è possibile. Pertanto si chiede una proroga del termine previsto dalla legge. Però bisogna stare attenti, in quella sede, nell'affrontare i vincoli che il fondamentalista di turno, il presidente Soru, vuole inserire, perché il rischio è che in molti comuni si finisca a dover portare - come si dice - i registri in Tribunale. Perché tutti quei comuni che avevano adeguato il PUC, al periodo in cui veniva promulgata questa legge, ai piani territoriali paesistici, oggi praticamente sarebbero vincolati da altri vincoli.
Io credo quindi che bisogna fermarsi un po', non essere così frettolosi, e il fatto di voler prevedere che le ulteriori norme di salvaguardia entrino in vigore, non al momento dell'adozione del piano, ma al momento dell'approvazione definitiva, questa forse è una soluzione che ci può trovare concordi.
Il collega Masia dice che noi eravamo abituati ai vincoli. Io penso che leggi che abbiano vincolato lo sviluppo di una regione come la legge numero 8 non penso ne siano state approvate in nessun'altra regione d'Italia. Quindi io sono convinto che quando abbiamo detto che questa è una legge "blocca tutto", non abbiamo esagerato. Basta considerare - vorrei che i colleghi della maggioranza facessero questa considerazione - che nelle ultime elezioni politiche le popolazioni residenti in quella fascia di territorio costiero effettivamente non hanno dato ragione al centrosinistra. Sta a significare - e questo vorrebbe anche essere un campanello d'allarme per i possibili sviluppi di questa vicenda -, che se continuate su questa strada il percorso sarà molto, ma molto in salita per quanto riguarda le prossime competizioni elettorali.
Sono convinto che i sardi hanno voluto attribuire un significato di protesta al voto espresso nella parte costiera, nella parte dove c'è lo sviluppo, dove si tocca con mano che l'utilizzo normale, sano del territorio può essere veramente messo in crisi; lì vi hanno penalizzato. Io vorrei effettivamente che prestaste una particolare attenzione a tutto ciò.
Quindi l'argomento che il giornalista metteva in risalto era la grande tensione esistente al centro della maggioranza per il tentativo di espropriare, da parte del presidente Soru, le prerogative di questo Consiglio; e questo argomento è tornato più volte oggi, in quest'Aula, quando molti autorevoli personaggi, molti autorevoli colleghi, hanno denunciato l'esproprio da parte della Giunta, dell'Esecutivo, del Presidente, delle prerogative del Consiglio stesso.
Io auspico un'alzata di scudi da parte nostra, quasi trasversale, maggioranza ed opposizione, e che il Presidente del Consiglio si metta a capo del Consiglio, per cercare di far rispettare le prerogative dell'Aula. Noi voteremo a favore dell'emendamento presentato dal collega Balia perché rappresenta un atto di giustizia nei confronti della Sardegna; è un emendamento che spinge anche tutto il Consiglio e l'Esecutivo ad una riflessione maggiore sul fatto che frettolosamente non si può amministrare, e che ci sono stati degli errori.
Voglio anche aggiungere che se noi opposizione non avessimo presentato quando venne esaminata la legge legge numero 8 tutti gli emendamenti che abbiamo presentato, oggi avremmo discusso di una legge ancora più vincolistica di quanto non lo sia la legge che è venuta fuori; in nessun comune si sarebbe potuto, addirittura, toccare un mattone perché sarebbe stato vietato dalla legge che Soru e la sua Giunta avevano proposto. Ecco perché ringrazio personalmente il collega Balia per aver avuto il coraggio di presentare questo emendamento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il quadro in cui noi dobbiamo inserire l'emendamento di cui anch'io sono firmatario, è quello descritto dall'onorevole Masia. La legge numero 8 - che, onorevole Moro, io giudico, a differenza di come la giudica lei, un passo importante di tutela del paesaggio - individuava un percorso molto democratico nell'adozione del piano paesaggistico, perché prevedeva che i vincoli sarebbero rimasti vigenti fino all'approvazione del piano. Si trattava quindi di un percorso che prevedeva anche il coinvolgimento del Consiglio e che rendeva condivisa la decisione sull'assetto del territorio della Sardegna nei prossimi anni. La legge, però, prevedeva anche che questo percorso scadesse entro diciotto mesi; i diciotto mesi sono passati e per tanti motivi non si è concluso l'iter di approvazione.
Ci troviamo quindi di fronte ad una tipologia che stiamo già sperimentando in altre circostanze: decadrà la legge numero 8 e la Giunta adotterà il piano e, giacché mi pare ci sia la legge 1902 del 1952 (può darsi che mi sbagli, assessore Sanna) che afferma che i vincoli partono dal momento dell'adozione del piano, noi ci troveremo a veder vigente in Sardegna un sistema di gestione del territorio deciso dalla Giunta.
Io non vorrei sembrare noioso, ma finché avrò fiato cercherò di dire in quest'Aula che i parlamenti non a caso sono titolari della funzione legislativa, perché disciplinano i rapporti, e quindi i diritti e i doveri, non solo dei cittadini tra di loro ma anche del Governo verso i cittadini. Trasferire la funzione legislativa in capo all'Esecutivo significa tornare indietro di tre secoli. Il cittadino ha bisogno delle leggi per essere tutelato dal potere del Governo e le leggi servono a disciplinare il rapporto tra Governo e cittadino. Se invece noi affermiamo principi e poi deleghiamo, noi stiamo affidando ad una delle controparti la funzione di redigere le regole.
Siamo arrivati a questo punto, rispetto al tema in esame, non per colpa di nessuno. L'iter che avevamo immaginato, non si è concluso nei tempi previsti. Ne viene fuori una grande "legge delega" che certo poi verrà comunque declinata, ma dopo la sua entrata in vigore, in un percorso di condivisione che potrebbe portare a delle correzioni. Ma, alla luce di ciò che ho detto prima, potete ben capire perché non vedo con favore un percorso di questo tipo.
Si potrebbe obiettare: ma la Giunta ha già pubblicato quali sono le norme di attuazione che intende applicare e quindi non operiamo alla cieca. Questo è vero, ma è altrettanto vero che, grazie anche alla disponibilità dell'assessore Sanna, che non si è mai sottratto al dialogo, questo pacchetto di norme d'attuazione, è stato sottoposto ad un grande dibattito in Sardegna. Io stesso ho avanzato delle proposte, altri hanno avanzato delle proposte correttive; allora, è facile dedurre che la Giunta non dovrebbe adottare il modello che ha inizialmente varato.
E' troppo chiedere di sapere, di essere informati, su qual è la sintesi del dibattito che c'è stato in Sardegna e che la Giunta intende trasfondere nelle norme di attuazione? Viceversa, in caso di mancanza assoluta di conoscenza da parte nostra di quella che sarà la decisione della Giunta, è evidente che sarebbe preferibile estendere la procedura democratica prevista.
Stiamo parlando di questioni da poco? Proviamo ad elencarle, quelle che più mi hanno colpito. All'articolo 5 e all'articolo 6, le norme d'attuazione definiscono -faccio degli esempi - rispettivamente, i livelli di garanzia e la procedura di assegnazione dei livelli. Ma l'articolo 6 recita: "La Giunta regionale, entro dodici mesi dall'approvazione del piano paesaggistico, in collaborazione con gli enti locali, definisce ed approva la carta dei livelli"; quindi la procedura di assegnazione dei livelli non è sottoposta ad osservazioni.
A mio avviso questo è un testo da emendare e magari la Giunta ci potrebbe dire se intende emendarlo e come intende emendarlo, rispettando il ruolo dei comuni che, secondo me, è quello che il centrosinistra aveva iscritto nella legge quadro sul governo del territorio, definendo il comune come l'ente preposto alla pianificazione urbanistica e riconoscendogli il ruolo di soggetto primario titolare delle funzioni di governo nel territorio.
Se noi abbiamo questa idea, come centrosinistra, io credo che molte parti del piano paesaggistico dovranno essere modificate. E' troppo chiedere di sapere come? Saperlo adesso, qui, apertamente, non nel dettaglio, ma come indirizzo?
Ancora. Io penso che ci sia un valore importante dentro il piano paesaggistico che definisce come un'area unica e privilegiata, di attenzione privilegiata, le zone costiere. Secondo me questa è l'intuizione da mantenere. La zona costiera della Sardegna come area privilegiata del Mediterraneo che viene gestita come un bene regionale, col concorso di tutti, è un'idea giusta, nuova, da difendere. La proiezione sulla carta di quest'area costiera è molto ampia, tra i due e i quattro chilometri, e non va a comprendere solo la costa ma comprende, come nel caso di Orosei, le cave. Allora è evidente che io sono interessato a sapere come si intende disciplinare e distinguere il perimetro costiero, perché è evidente che va distinto.
Ancora. Il piano, agli articoli citati, impedisce la realizzazione di nuove volumetrie nel perimetro costiero. Però qui si inserisce il problema di come noi vogliamo evitare che ci siano sperequazioni tra i comuni un po' agevolati nel passato e i comuni virtuosi, o lenti, ma che comunque vedono in una possibilità di ricettività alberghiera (compatibile con l'ambiente, tutto quello che si vuole) una possibilità di sviluppo. Allora, su questo, si può sapere qual è l'indirizzo? Qual è l'indirizzo, che si ritiene seguire nei confronti dei comuni che sono già dotati di PUC adeguato ai PTP?
Io sono dell'idea che si debba arrivare in Sardegna, in progressione, a non avere isole di diritto diversificato. Anzi, ho già detto in quest'Aula che in Gallura il diritto è diversificato, ma mi è stato risposto che non ho ragione; io insisterò e continuerò a sostenerlo e a documentarlo. Però è giusto, sotto il profilo normativo, che alla fine si pervenga ad una regola generale. Ma è evidente, secondo me, che chi è stato virtuoso nel suo percorso, ha adottato i PUC, li ha adeguati ai PTP, non possa avere lo stesso trattamento di chi invece questo non l'ha fatto.
Sto cercando di esemplificare per dimostrare che ho domande da formulare, non pretese. Vorrei delle risposte per capire le vostre intenzioni. Le case non finite e, soprattutto, quella fideiussione che chiedete sulle case non finite che diventa un grande affare per le banche.
(Interruzioni)
Certo, certo, ognuno parla per sé. Io non pretendo di rappresentare l'Aula, non parlo per il Consiglio... però chiedo se su questo aspetto, sulle revoche delle concessioni, sui campeggi, è possibile ricevere una risposta chiara, puntuale, dalla Giunta, su come intende su questi punti trarre le conclusioni del dibattito che c'è stato. Qualora queste conclusioni non dovessero essere pronte sarebbe forse preferibile...
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, il professor Maninchedda ha evocato un periodo vecchio di trecento anni a cui si ritornerebbe indietro, qualora i Consigli abdicassero al loro ruolo legislativo. Tutto sommato, se un qualunque cittadino sardo capitasse in quest'Aula durante la discussione dell'articolo 21, forse gli parrebbe di essere tornato indietro di qualche secolo, gli parrebbe di essere piombato nel secolo dei lumi, nel secolo degli enciclopedisti, perché una tecnica legislativa che concentra all'interno di un solo articolo il piano paesaggistico regionale, il difensore civico, il segretariato sociale, l'Ente foreste, gli insetti nocivi, il parco geominerario, sembra più richiamarsi a quel periodo e a quel tipo di opera.
Insomma, nel vostro programma c'era scritto, ed era condivisibile (c'era scritto anche nel nostro) che si puntava all'esemplificazione legislativa, che si puntava a norme certe, non sovrapposte, non intrecciate, che fossero immediatamente discernibili sia per chi le deve applicare sia per chi se le deve vedere applicate addosso. Insomma, io non credo che con questo cosiddetto maxicollegato abbiamo reso un buon servizio alla tecnica legislativa e alla chiarezza delle leggi. Vi invito, colleghi del centrosinistra, a fare in modo che l'anno venturo non ci troviamo, nei primi quattro mesi dell'anno, a ripercorrere una strada infausta come quella che abbiamo percorso quest'anno.
Vorrei parlare brevemente, quanto mi consente il tempo a disposizione, di due argomenti. Il primo: Difensore civico. Presidente, si faccia carico, le chiedo di farsi carico di riferire all'altro Presidente, quello che lei in questo momento sostituisce, che l'Aula attende di votare il Difensore civico. Forse l'emendamento presentato dai colleghi della Rifondazione Comunista ci ha ricordato che il problema esiste, ma sostanzialmente il problema è stato sollevato tante volte. Non da ultimo in una delle più recenti Conferenze di Capigruppo che abbiamo fatto, quando il Gruppo dei Riformatori ha chiesto che l'Aula si esprimesse sul Difensore civico e lo votasse.
Andare avanti nel tempo sul problema del Difensore civico significa dare ragione a quanti, più o meno sommessamente all'interno di quest'Aula e fuori, ritengono che il Difensore civico non serva a niente, perché se siamo un anno senza Difensore civico e nessuno se n'è accorto da qui a dire che il Difensore civico non serve a niente il passo è breve. Ma quando da soli ci neghiamo delle potenzialità e delle possibilità e quando non mettiamo in condizioni lo strumento di funzionare, il giro è vizioso, è evidente che lo strumento non funziona. Un Difensore civico privo di prerogative, privo di capacità, privo di forza cogente nei confronti di coloro a cui si rivolge è un difensore civico che non funziona e garantisce coloro che sostengono che non funziona.
Un Difensore civico efficiente, presente, capace di ottenere le risposte è un Difensore civico che disturba il potere politico ma che funziona e che viene avvertito esistente dai cittadini. Ed è per questo che noi Riformatori addirittura ne avevamo proposto l'elezione a suffragio universale.
Collega Pisu, non la disturbo nella telefonata, le riferiranno i suoi colleghi, però quando lei sostiene che la difficoltà nell'elezione del difensore civico deriva dalla normativa che prevede una maggioranza di due terzi, sbaglia perché due terzi in questo Consiglio regionale ci sono già, nel senso che la maggioranza ha 55 voti contro 29 della minoranza, ciò significa che gliene basta uno per raggiungere i due terzi. E' assolutamente evidente che se venisse proposto un nome di garanzia, quell'un voto si troverebbe con facilità.
Il problema è che in un sistema di garanzie parlamentari per la minoranza, voi avreste dovuto chiedere alla minoranza di esprimere un nome di prestigio come difensore civico perché il difensore civico deve essere altro rispetto alla maggioranza del governo della Regione perché il suo ruolo è quello di esercitare un'azione di difesa nei confronti di chi non è tutelato dall'amministrazione o addirittura nei confronti di chi è vessato dall'amministrazione.
L'amministrazione siete voi! Il governo di questa amministrazione siete voi, se voi foste sensibili sulle garanzie, sareste voi a chiedere a noi di esprimere un nome di prestigio per il difensore civico. E quando - collega Caligaris, chiarisco, ho avuto modo di sentirla in televisione, quindi molto più efficacemente di quanto mi avrebbero potuto riferire i colleghi - quando dico carenza di informazione, e vado a riallacciarmi anche al ragionamento svolto dal professor Maninchedda, quando qualche consigliere del centrosinistra si alza in Aula e si lamenta per le carenze di informazione, si lamenta per le leggi che arrivano in Aula senza essere state istruite dalla Commissione, credo che dovrebbe avere il pudore di tacere perché se non avete le informazione voi che siete la maggioranza, come pensate che possiamo averle noi che siamo in minoranza?
Se le leggi arrivano senza essere istruite, firmate dai Capigruppo di maggioranza, insomma c'è da ritenere che almeno la maggioranza le conosca; sicuramente non le conosce la minoranza che non le firma; sicuramente non ha avuto il tempo di studiarsele, di prepararsele, di verificarsele. Quindi questo è il problema fondamentale; questo è il problema sul quale voi dovete essere coerenti, se siete in dissenso, nel senso che dovete sostenere le posizioni di garanzia che la minoranza sostiene, non limitarvi a dissentire lasciando poi che il vostro dissenso si traduca in consenso sugli atti generali.
Al professor Maninchedda io chiederei una cortesia: siccome per due volte si è alzato in quest'Aula affermando che in Sardegna la legge non è uguale per tutti, dicendo che c'era la piuma e la frusta, e che oggi in Gallura il diritto è diversificato, se veramente ha rispetto di questo Consiglio porti il documento in quest'Aula oppure taccia, perché non va bene, è diseducativo. Lei, onorevole Maninchedda, vorrebbe educare e purtroppo in questo modo diseduca perché lancia dei sassi nello stagno che lasciano l'acqua torbida e che non consentono, a chi non sa, di capire se è torbida perché c'è fango o se è torbida perché qualcuno la vuole intorbidare lanciando la pietra. Vorremmo capire, vorremmo avere delle risposte.
Io ho seguito il suo ragionamento sul piano paesaggistico territoriale e lo condivido: anzi, se potessi presentare un emendamento orale, laddove i colleghi firmatari dell'emendamento propongono di estendere da diciotto a venticinque mesi, io proporrei cinquantasette mesi, in modo di arrivare alla fine della legislatura con la "legge salvacoste" che, per quanto non ne condivida lo spirito, è comunque meno devastante del piano paesaggistico territoriale che sinora ha presentato la Giunta e che lei teme venga adottato senza il necessario dibattito e senza le necessarie risposte da parte dell'Esecutivo sui problemi che lei correttamente ha posto.
Allora, pensi al nostro punto di vista: lei interloquisce con la Giunta e lei condivide il disegno di fondo della Giunta, noi non condividiamo il disegno di fondo e non abbiamo come lei le risposte alle sue domande. Quindi la nostra situazione di legislatori è decisamente monca perché non abbiamo neanche la garanzia che comunque lo spirito nel quale si sta muovendo la Giunta sia quello che nasce da un programma elettorale condiviso, sottoscritto e firmato e che comunque anche oggi lei ribadisce (giustamente lo fa dal suo punto di vista) di continuare ad approvare e condividere.
Allora se il Consiglio deve essere legislatore (se poi non deve essere legislatore lo chiudiamo e abbiamo uno stipendio sufficiente per andare a goderci qualche agio fuori da questo palazzo) torniamo a renderlo protagonista delle scelte legislative. E le scelte legislative non si concordano con la minoranza - siamo pienamente d'accordo - ma si discutono con la minoranza, si confrontano con la minoranza. Forse la stessa legge numero 8 ha qualcosa di buono che il confronto in Aula con la minoranza ha portato. Tenetelo a mente e traetene insegnamento per il futuro.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Davoli. Ne ha facoltà.
DAVOLI (R.C.). Signor Presidente, il dibattito sull'articolo si è incentrato prevalentemente sulle questioni urbanistiche e credo che non potesse accadere diversamente. Io mi limiterò solo a qualche accenno lasciando che altri colleghi approfondiscano e entrino nei dettagli di questo dibattito. La proposta di questa maggioranza ha provocato, dopo tantissimi anni, tantissimi anni bui, un dibattito capillare molto interessante, forse con contraddizioni, contrapposizioni, a volte qualche urlo, però di fatto ha contribuito ad aprire una fase nuova che ha posto al centro dell'attenzione politica il problema del tipo di sviluppo da perseguire in Sardegna. E guardate, questo non è poco, anche perché i vari governi regionali, provinciali, comunali su quest'argomento hanno fatto quello che hanno voluto.
Insomma, non c'era nessun confronto vero, dialettico, non c'era nessun ordine nella discussione. Ciascun comune campanilisticamente costruiva il suo piano, la sua pianificazione senza tener conto dei problemi che invece questo piano provocava. Porre in discussione il modello di sviluppo della Sardegna del 2000 è un fatto che oggi la cultura politica alternativa - c'è tanta letteratura in merito - pone al centro del modello e della politica stessa.
Si dice spesso, molti lo dicono: "bisogna evitare che la Sardegna diventi una città lineare". Questa è una tematica che si affrontava nei dibattiti di qualche anno fa, però ancora oggi è viva e presente, e questo piano, questo meccanismo, il senso di questo piano credo che sia proprio quello di evitare che ciò avvenga. Voglio solo citare due principi fondamentali che sono emersi tra l'altro anche dal dibattito. E' evidente che in una pausa, "a bocce ferme", nella fase tra l'adozione e l'approvazione del piano, noi di Rifondazione Comunista riteniamo che debba essere garantita soprattutto l'intensità - ed uso il termine intensità - dei vincoli di salvaguardia presenti nella legge numero 8. Credo che questo sia estremamente importante, fondamentale.
L'altro aspetto, rifacendomi alle questioni richiamate poc'anzi, è il dibattito che si è svolto nei territori, nei comuni, nelle province ma anche in capannelli organizzati casualmente, credo che bisogni assolutamente tener conto del risultato degli incontri che la Commissione urbanistica ha organizzato sapientemente. Faccio un esempio veloce e rapido: sono stato a Posada. Posada, voi sapete benissimo che ha un patrimonio straordinario, ha le zone umide che sono state salvaguardate da parecchio tempo da invasioni e barbarie continentali e straniere; questa cittadina è riuscita a mantenere intatte queste zone umide. Ora sta organizzando un piano particolare per la salvaguardia, appunto, delle zone umide, costruendo un parco fluviale. Però c'è preoccupazione, c'è molta attenzione e preoccupazione, ci sarebbe bisogno di qualche risposta chiara. Se la Giunta ci garantisse che i risultati delle conferenze territoriali possono essere presi in considerazione, è chiaro che avrebbe, da parte nostra, sicuramente un atteggiamento diverso. Credo che sia molto importante ricevere queste risposte a queste domande che non solo noi, ma anche altri consiglieri hanno posto.
L'altro argomento che voglio trattare, visto che siamo propositori di un emendamento, scusate se per qualcuno è noioso, riguarda il solito problema della precarizzazione del lavoro. Saremmo testardi, però noi su questo argomento vogliamo essere inflessibili e insistiamo, insisteremo perché il precariato e la flessibilità sono l'argomento politico del giorno. Con l'emendamento numero 101 che riguarda i lavoratori dell'ex CRAAI, abbiamo proposto un incremento del contributo annuo di circa 7 milioni e mezzo di euro che la Regione eroga alle province, alle quattro province per trasferire alle stesse le funzioni di controllo e lotta contro gli insetti. Con questo incremento chiediamo che i salari di questi lavoratori vengano in qualche modo adeguati al tasso di inflazione programmata.
Questo lo chiediamo perché in questo modo potrebbero anche organizzarsi dei momenti di stabilizzazione. E' già successo, è successo in molte province. Si sono costituite delle società miste e molti di questi operatori sono stati stabilizzati. Però la stabilizzazione può anche avvenire attraverso l'assunzione diretta. Non è vincolante, però credo che sia doveroso che si inizi un percorso per la stabilizzazione dei lavoratori di questo settore, ai quali è stato fatto intravedere questo tipo di scenario.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Signor Presidente, voglio esprimere una prima osservazione su un intervento pronunciato da un autorevolissimo collega. Si tratta dell'intervento di un collega che qui ha una grande funzione, l'ha avuta in Regione, l'ha avuta in Consiglio regionale e penso pertanto che non sia accettabile che questo collega offenda un po' tutti noi.
Io non accetto di essere considerato né inetto, né incapace, né succube di un tiranno. Penso che dipingere così questo Consiglio regionale e tutti noi sia un modo di offendere l'Istituzione; io non mi sente né inetto, né succube e credo che il continuare a dipingere un'immagine di questo Consiglio, dei rapporti tra il Consiglio e il Presidente così distorta, non consenta neppure di raggiungere il risultato di indebolire la figura e l'autorevolezza del Presidente della Regione, come l'ultimo risultato elettorale ha dimostrato.
Offende forse di più questa Assemblea, qualche collega, anche della maggioranza, che ha un rapporto col Consiglio un po' troppo disinvolto, che consente periodicamente che manchi il numero legale. Offende forse di più il Consiglio il pressappochismo col quale si legge o si affronta una senza approfondirla, o il fatto che i provvedimenti abbiano bisogno di mesi e mesi prima di essere esitati. Ma l'immagine dipinta dal collega la respingo; non l'accetto. Offende me ma penso che offenda tutti i colleghi.
Forse il collega Floris si chiede: "Come è possibile che questa maggioranza abbia, tutto sommato perso una sola occasione nella quale non si è dimostrata maggioranza: la legge sul cinema"? Io spero che sia solo l'unica occasione, e che sappia superare anche l'ostacolo dell'emendamento numero 155. Io auspico che in questa maggioranza si agisca come il collega Uggias, che cito ad esempio, che ha predisposto un emendamento del quale era estremamente convinto, che ha condotto anche una battaglia all'interno della maggioranza perché quell'emendamento venisse accolto, ma una volta compreso che non era possibile raggiungere un'intesa, pur avendo lui forse ragione sulla validità di quell'emendamento, non ha cercato di farsi dare ragione sommando il suo voto a quelli del centrodestra, ha preso atto che non c'era il consenso e ha ritirato l'emendamento.
Io mi auguro che analoga posizione venga assunta dai colleghi che hanno presentato l'emendamento numero 155. Del resto, è da dicembre che anche pubblicamente il nostro Gruppo, il nostro partito, autorevolissimi dirigenti regionali e nazionali del nostro partito hanno manifestato posizioni differenti rispetto all'impostazione del piano paesaggistico, alle norme tecniche, alla stessa legge urbanistica; le abbiamo manifestate in un'intervista, magari ci siamo parlati come separati in casa, più attraverso la stampa che attraverso confronti veri dentro la maggioranza, ma mai abbiamo pensato di avvalerci dei voti dell'opposizione per far passare le nostre istanze.
Eppure il dissenso riguardava molti punti: penso al rapporto con gli enti locali, all'idea di esaltare il concetto di paesaggio tanto da ridurre la possibilità e il ruolo degli enti locali che hanno competenze primarie in materia urbanistica, penso alle esigenze di avere la carta dei livelli per consentire un vero e proprio confronto con gli enti locali, penso alla questione dell'agro e così via. Questioni che abbiamo posto in più occasioni, sulle quali mai cercherò di far valere le mie ragioni sommando i miei voti a quelli dell'opposizione di centrodestra.
Ritengo che se c'è bisogno di discutere si discute per un'ora, due, un giorno, tre, quattro, e se su argomenti così delicati, così importanti e così determinanti per il futuro della Sardegna non si raggiunge un accordo in seno alla maggioranza si prende atto che la maggioranza non c'è. L'emendamento (alla cui stesura, tra l'altro, ho partecipato, perché inizialmente era una proposta dei D.S., ritirata quando abbiamo capito che non era condivisa dalla maggioranza, perché l'emendamento o è della maggioranza o non è un emendamento) aveva una finalità che era quella di impedire che tra l'arrivo delle osservazioni dei Comuni e l'adozione del piano ci fosse una fase nella quale, arrivati a fine maggio, si dovesse obbligatoriamente approvare un piano (fosse esso condiviso o meno) per evitare che il territorio restasse sfornito di tutela a seguito del venir meno della legge numero 8.
La preoccupazione era che l'approvazione di un piano non condiviso facesse scattare in particolare l'articolo 102, cioè una situazione di blocco totale che andasse molto oltre la legge numero 8 dal punto di vista dei vincoli nel territorio regionale. Le motivazioni che ha portato la Giunta e che spero porti oggi hanno convinto che c'è un'altra strada, che è quella di non approvare nelle norme tecniche, l'articolo 102 (quindi non far scattare questa norma che blocca nel territorio regionale) che è quella di fare leva sull'articolo 14 che reca le norme transitorie per consentire di fatto, attraverso l'approvazione dell'articolo 14 (modificato possibilmente) che almeno i vincoli della "8", cioè le regole per i Comuni costieri, rimangano ma non si vada oltre.
Io credo che la Giunta comunque farebbe bene a accogliere molte delle osservazioni che i Comuni hanno espresso, nella direzione soprattutto della ricerca dell'intesa, cercando anche di modificare quella che veniva chiamata "Conferenza a regia regionale attuativa del piano" attraverso una conferenza territoriale e in un rapporto diverso Regione-Comune. In quella fase ci sia la possibilità che si eserciti quella funzione di cambiamento o di sintesi possibilmente dentro la maggioranza, ma se poi è condivisa anche dall'opposizione non sarebbe male, di sintesi tra le diverse proposte sia di legge e di impostazione di legge urbanistica, sia di discussione sulle norme tecniche. Questa possibilità, è possibile che si possano mantenere i vincoli della "8" attraverso l'articolo 14, è la strada che noi perseguiamo, è la strada non dirompente, non di rottura, che cerca di fare prevalere le posizioni di una parte della maggioranza nel Consiglio attraverso il ricorso al voto dei colleghi dell'opposizione, ma è una strada che invece può consentirci di raggiungere i risultati che ci siamo posti, condividendo alcune osservazioni espresse dal collega Maninchedda e da altri colleghi. La strada è quindi quella del confronto e della discussione all'interno delle proposte così come sono state avanzate.
Io mi auguro che la Giunta, anche nel concludere questo dibattito, da questo punto di vista fornisca delle indicazioni all'intero Consiglio che possano portare i colleghi Balia, Ibba, Masia, Maninchedda, Uras, Davoli e Pisu a ritirare l'emendamento e proseguire il confronto e la discussione prima all'interno della maggioranza, ma anche all'interno della Commissione successivamente all'adozione del Piano.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, colleghi, si è detto che la discussione di questo articolo 21 si è inevitabilmente incanalata nella discussione dell'argomento più caldo di questa prima parte della legislatura; direi il tema più caldo di tutta la politica regionale, e cioè la politica del territorio e la politica del paesaggio. Credo che la stessa valutazione si possa fare per qualunque regione, ma è ancora più caldo in una regione come la nostra che inevitabilmente punta da anni (e non può che puntare anche per il futuro) sul territorio, sul valore dell'ambiente, del paesaggio. Non può non puntare su questo per dare alla nostra gente una possibilità reale di affrontare un futuro che a tutti noi, ma in particolare alle generazioni più giovani, offra effettivamente delle prospettive.
Su un tema del genere è legittimo, normale, più che giusto che si registri un confronto ed una diversità, in certi casi anche radicale o comunque molto forte, tra i due schieramenti politici che si candidano a governare una Regione. E' anche giusto, quindi, che la maggioranza di governo - che nel Consiglio ha una presenza numerica dovuta a un sistema elettorale che conferisce a chi vince, e quindi a chi sostiene il Presidente della Regione, un premio in termini numerici di rappresentanza parlamentale - possa e debba fare valere sul merito e sul contenuto delle scelte fondamentali, e anche delle scelte di dettaglio della politica urbanistica, tutto il peso del suo mandato elettorale, cioè quello di operare le scelte guardando anche alle critiche dell'opposizione con quella inevitabile sicurezza che i numeri della maggioranza parlamentale e assembleare garantiscano a questa maggioranza.
Credo però che tutte le vicende politiche regionali, anche quelle nazionali (che tutti noi stiamo seguendo con attenzione e anche con interesse e con grande partecipazione emotiva, forse come mai era accaduto negli ultimi anni), tutte queste vicende pongano l'esigenza che in un sistema bipolare in qualche modo governato da una preponderanza del metodo maggioritario, pur con la diversità della leggi e pur non essendo un maggioritario compiuto e maturo, si debba guardare con attenzione ai rapporti con l'opposizione.
Quando si dice, infatti, così come ha detto il Capogruppo dei D.S. Marrocu, che questa maggioranza non cederà alla tentazione di instaurare un rapporto con l'opposizione tale da aver bisogno in qualche modo della presenza di questa opposizione in Aula (sto forzando ma come vedi non è una polemica aspra) si segue un metodo che se, portato avanti con convinzione estrema, senza cioè tener conto che l'opposizione rappresenta in Aula una serie di istanze presenti anche nella stessa fascia e di elettori che hanno votato per il centrosinistra e che quello che dice l'opposizione, su alcuni punti almeno, va tenuto in considerazione, si segue un metodo - dicevo - che finisce per utilizzare la maggioranza numerica come strumento per azzerare qualunque forma di dissenso.
Per essere molto più precisi: ci sono sicuramente contenuti della proposta di Piano paesaggistico, delle norme di attuazione interne al Piano e delle disposizioni contenute nel disegno di legge collegato (che evidentemente è strettamente connesso ai contenuti e al metodo scelto dalla proposta di Piano paesaggistico) che da un certo punto di vista vanno ben oltre la materia dell'urbanistica e della politica del territorio per investire il metodo di governo e il rapporto tra il Governo regionale e le diverse realtà dell'autonomia locale che sono - lo ricordo - oggettivamente e costituzionalmente un valore istituzionale da salvare.
Qualunque scelta si operi sulla politica del territorio (sia essa una scelta di tutela molto forte del paesaggio e del territorio, con conseguente freno all'iniziativa immobiliare, sia una scelta, invece, che privilegia un'altra ipotesi) in ogni caso non potrebbe essere disgiunta da un rispetto delle prerogative dei protagonisti della politica locale che devono essere salvate in questo Piano paesaggistico e nelle disposizioni di legge collegate alla manovra finanziaria, anche perché sono essenziali per la legittimità del Piano.
Queste prerogative delle autonomie locali sono fortemente messe in discussione, per cui veramente sorge una questione istituzionale che non riguarda propriamente il livello delle scelte di governo o di legislazione, ma il metodo che innerva le proposte sia di politica urbanistica, sia di legislazione collegata e connessa alla pianificazione urbanistica. Legislazione che voi del Governo avete scelto di presentare a quest'Aula per un parere e che, evidentemente, volete portare avanti come il punto fondamentale della politica di questa Giunta in questa legislatura.
Noi sul contenuto abbiamo le nostre idee, e non sono idee di coloro che vogliono il far west nella politica del territorio, non sono indicazioni che portano alla difesa della speculazione territoriale. Al territorio ci teniamo quanto voi, credeteci, ma ci sono alcune questioni di fondo, già segnalate dai colleghi, che vanno salvaguardate. Perciò il nostro sostegno e la nostra dichiarazione di condivisione di alcuni punti di questo emendamento vanno soltanto in questa direzione, siamo cioè costretti a dire che la legge del 2004 è il male minore rispetto a quello che si prospetta con una azione pianificatoria e legislativa che di fatto cancellerà l'autonomia locale e conferirà al Governo regionale la centralità assoluta delle decisioni. Questa è una questione politica preliminare anche alla politica urbanistica ed è su questo che, sia pure incidentalmente, stiamo discutendo in queste ore.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, io credo che tenterò, nel breve tempo che ho a disposizione, di essere persuasivo rispetto ai problemi sollevati, non prima di aver ricordato la storia fin qui percorsa. Il Piano paesaggistico trova la sua legittimazione non in astratto, ma in un atto legislativo approvato da questo Consiglio regionale con la legge numero 8 che assegna alla Giunta il compito di svolgere questa funzione, esattamente l'azione mutuata dalla previsione integralmente contenuta nella legge numero 45 dell'89. In più, rispetto a quella fase, abbiamo sottoposto il percorso ad un confronto parlamentare sulle linee guida che puntualmente la Giunta ha effettuato attraverso un ampio dibattito dettagliato sugli aspetti che in quel momento era possibile dettagliare.
Da quel momento fino alla predisposizione dello schema c'è stato il lavoro, un lavoro duro e complesso in un tempo così ristretto e per il quale, per lo meno per la quantità e la qualità, da quest'Aula non ho mai sentito provenire il riconoscimento dovuto. Poi è stato approvato uno schema. E se c'è stata nell'ultima fase, precedente alla approvazione dello schema, qualche riservatezza questa è ascrivibile all'esigenza di sottoporre a una tutela generalizzata le informazioni sensibili contenute nel Piano, onde contrastare alcuni tentativi di "attacco alla diligenza" e per un sentimento di imparzialità e di equilibrio.
Dal momento dell'approvazione dello schema tutto quello che è stato fatto nel Piano paesaggistico è di dominio pubblico, è pubblicato sul BURAS, tutti lo possono leggere e, guarda caso, lo leggono forse più i cittadini italiani, gli imprenditori, i tecnici, i nostri emigrati che noi stessi. Tutto è stato puntualmente pubblicato. Abbiamo pubblicato gli esiti delle conferenze, ci siamo spesi nel territorio attraverso assemblee organizzate sia dalla Commissione sia da singoli comuni, organizzazioni provinciali e scuole, dove abbiamo portato l'informazione e dove abbiamo ricevuto informazioni. Abbiamo aperto così, con l'informazione, un periodo di partecipazione alle osservazioni adesso concluso.
Da qui a pochi giorni sarà disponibile on line sul sito della Regione tutto l'elenco delle osservazioni, le statistiche riguardanti le tipologie delle osservazioni, anche questo in assoluta trasparenza. La Giunta, chiamata in Commissione e in Aula per rispondere a mozioni, interpellanze o richiesta di informative, si è sempre presentata e non ha mai declinato nessun invito. Questa è la storia, ritengo democratica, di un processo legislativo segnato dalla volontà di questo Consiglio.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue SANNA GIAN VALERIO.) Oggi c'è la richiesta di una proroga. La Giunta dice che non è necessaria; non è necessaria per il merito, che dirò tra un po', e non è necessaria perché fortunatamente e raramente, dobbiamo dire, i poteri istituzionali riescono qualche volta a rispettare gli impegni assunti nei tempi che si sono dati, e noi possiamo affermare di essere in condizioni di rispettare i tempi che ci siamo assegnati. Però questo percorso è stato utile perché ha arricchito la nostra conoscenza.
E se alcune previsioni delle norme tecniche di attuazione e della proposta di disegno di legge portavano anche un contenuto propedeutico al dibattito, forse (se mi passate il termine) "provocatorio" proprio per indurre al dibattito, noi crediamo che questo largo e profondo dibattito che si è svolto in questi mesi e in questi anni in Sardegna, possa considerarsi soddisfacente. E abbiamo chiamato i Comuni, come nel 1993, per notificare loro che dal giorno dopo entravano in vigore i PTP. Non siamo certamente oggi a quel livello per quanto riguarda la partecipazione degli enti locali.
Abbiamo riflettuto e stiamo predisponendo indirizzi orientati alla modifica di alcuni punti essenziali. Per quanto riguarda il ruolo degli enti locali, basterebbe richiamare la decisione della Giunta di differire l'organizzazione della disciplina urbanistica in sostituzione della "45", per rendersi conto come l'impianto di base, anche con le norme di supporto al Piano paesaggistico, resterebbe la "45", con tutte le tutele, quindi, delle funzioni già riconosciute ai Comuni. Ma noi siamo andati oltre; vogliamo considerare l'obiettivo della pianificazione paesaggistica un obiettivo che si consegue insieme all'apparato complesso istituzionale ed alla partecipazione dei cittadini, non da soli. Non esistono riforme di questa dimensione che possono avere l'ambizione di conseguire un minimo di risultato senza la partecipazione di tutti i soggetti.
La stessa conferenza unificata non è il luogo e non sarà il luogo del voto "muscolare"; la Regione è una, ha diverse competenze, le vogliamo unificare attraverso la partecipazione dei singoli pareri, fino a quando la legislazione procederà ad una semplificazione dei processi decisionali, affinché gli imprenditori non debbano fare la via crucis degli uffici regionali per ottenere singole autorizzazioni, affinché si arrivi alla sintesi della decisione regionale e si cerchi l'intesa con gli enti locali.
AMADU (U.D.C.). E cercatela però! Non ne trovate una… cercatela!
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Cercheremo l'intesa e cercheremo anche di saltare in quel momento quella… se mi lascia parlare onorevole Amadu…
(Interruzione del consigliere Amadu)
CUGINI (D.S.). Amadu condivide. Non sa come differenziarsi!
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. E porteremo in quel momento la sintesi anche di un processo importante rappresentato dalla firma degli accordi di programma che possono portare il contributo dei finanziamenti pubblici alle infrastrutture necessarie, collegati ai provvedimenti che in quella sede verranno esaminati. Non c'è nessuna regia regionale, c'è l'applicazione puntuale del ruolo della Regione per quello che gli era riconosciuto nella "45" e che il Codice Urbani gli riconosce oggi, limitatamente alla sua competenza.
Sull'agro stiamo operando una riflessione, al di là dei parametri che abbiamo indicato, che segnalano un problema: che l'agro ha una sua destinazione, il paesaggio agrario ha bisogno di una sua valorizzazione e che la residenzialità è un altro problema che si risolve da un'altra parte. Ma vogliamo anche essere molto chiari nel distinguere le prerogative di chi segue la campagna, di chi opera in campagna e di chi usa la campagna per la produzione del proprio reddito da quelle di chi invece non si trova in questa condizione. Sui campeggi abbiamo detto che non vogliamo più campeggi abusivi e neanche campeggi che mettano le infrastrutture nella battigia occupando spazi che sono destinati ai beni collettivi.
Vorremmo indicare modalità attraverso le quali, considerato che la stragrande maggioranza dei posti letto nei campeggi è sovrabbondante in Sardegna rispetto alle esigenze, si possono avere dei canali finanziari privilegiati per sostituire al campeggio strutture alberghiere conformi alle discipline e adeguate nei posti letto. Vorremmo anche che i campeggi venissero considerati, come devono essere considerati come luoghi le cui infrastrutture mantengano il carattere della provvisorietà e possano restituire al bene collettivo il patrimonio che hanno occupato.
Abbiamo individuato la fascia costiera come bene paesaggistico, era una facoltà che c'era stata offerta dalla legge e l'abbiamo esercitata. Questo non significa che sia trattata in maniera totalmente diversa dal resto degli ambiti costieri, ma viene sottoposta ad una disciplina particolareggiata proprio per salvaguardarne quei caratteri che noi abbiamo pensato individuino collettivamente un bene strategico per lo sviluppo dell'Isola. Nell'articolo 14 metteremo a frutto l'unificazione fra quelle amministrazioni che avevano approvato il PUC, e che quindi avranno bisogno che le norme di salvaguardia scattino dal momento dell'adozione, perché fino ad oggi hanno trovato applicazione determinate norme, e quelle amministrazioni che invece non avevano approvato il PUC e che continuano ad avere come termine di riferimento il 10 di agosto del 2004, perché il momento dell'adozione per legge deve rappresentare il punto di unificazione della materia giuridica. Ciò è dettato non dalla nostra volontà, ma è previsto esplicitamente dall'articolo 145 del Codice Urbani che recita che le previsioni dei Piani paesaggistici, tra le altre cose, "stabiliscono norme di salvaguardia applicabili in attesa dell'adeguamento degli strumenti urbanistici".
Quindi non è possibile il differimento al momento dell'approvazione, perché già dall'adozione quelle previsioni sono efficaci; in caso contrario noi contravverremmo ad una regola di disciplina e di mandato sulla base della quale siamo stati delegati a realizzare il Piano paesaggistico. E' per questo che riteniamo che tutto possa essere utilmente approfondito, come del resto la proposta della fideiussione.
Noi abbiamo proposto la fideiussione, ma pensate sia meglio contemplare i paesaggi deturpati da chi nei tetti mette l'Eternit, chi le tegole, chi lascia l'intonaco in un modo, chi lascia i blocchetti in un altro? Le località costiere dovrebbero costituire il nostro biglietto da visita, con il quale presentarci alla collettività e fare turismo ed economia turistica; non possiamo lasciarle in quelle condizioni. Guardate i luoghi più rinomati del turismo europeo: vi pare che seguano, dal punto di vista architettonico ed urbanistico, questi principi cosiddetti eccessivamente liberali, senza una regola? Non sarà la fideiussione, sarà un altro strumento, ma l'obiettivo è la valorizzazione del paesaggio.
A proposito dell'accenno fatto dal consigliere Davoli, voglio ricordare che stiamo lavorando, per esempio, sul parco fluviale, sul parco di Bitti per collegare, in un processo di connessione funzionale, la montagna con la costa attraverso la valorizzazione di questi beni. C'è un progetto, ci sono le risorse, c'è stato il bando per gli interventi strategici dai quali noi molto ci aspettiamo anche in termini di progettazione di queste nuove modalità di connessione dei nostri beni paesaggistici.
L'articolo 102 scomparirà, perché oggettivamente si pone in contrasto con le previsioni dell'articolo 14. Dovremo infine tener conto che tutto questo insieme di questioni troveranno piena compiutezza quando avremo terminato di analizzare le osservazioni che stanno finendo di arrivare, e che accoglieranno in larga misura anche tutte le osservazioni provenienti dai Comuni, che con una larga partecipazione, hanno dato dimostrazione di voler realmente concorrere al miglioramento del piano paesaggistico.
Non dobbiamo dimenticare quello che avviene in questi giorni in termini di disastri ambientali e gli articoli che sono apparsi sulla stampa nazionale: "due comuni su tre sono a rischio, ma si continua a costruire senza freni", "l'ambiente dimenticato" ecc.
Io invito a ritirare l'emendamento proprio perché, in fin dei conti, non si fa altro, con una proroga della legge numero 8, che procurare un danno ai Comuni col mantenimento di una rigidità eccessivamente forzata ed immotivata. Si rallenta un processo che per la prima volta è puntuale, con i tempi assegnati dallo stesso Consiglio. Credo che non sia neanche un bene che il Consiglio riveda a poco più di un anno le decisioni e i mandati che ha affidato alla Giunta e che la Giunta ha rispettato.
A volte sembra che aleggi un vezzo alla distinzione; io credo che siamo tutti servitori di una promessa di governo, quindi dove starebbe - lo dico alla minoranza - lo scandalo? Credo invece che sia estremamente esaltante riuscire a restare uniti verso questo obiettivo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. Grazie Presidente, sull'emendamento numero 147 della Giunta, il parere è positivo…
MORO (A.N.). Strano! Che strano!
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. Se si meraviglia onorevole Moro, rimanga meravigliato. Sull'emendamento numero 130 il parere è positivo, sul numero 210 l'invito è al ritiro da parte dei presentatori, e siccome il primo firmatario sono io, lo ritiro. Sull'emendamento numero 101 il parere è negativo, sul numero 107 l'invito è al ritiro; se non venisse ritirato il parere sarebbe negativo. Sul numero 131 il parere è positivo, sui numeri 77 e 78 c'è un emendamento, il 212, che dovrebbe superarli, se venissero ritirati il 77 e 78, il 212 potrebbe avere il parere favorevole. Sul 3 il parere è favorevole. Sugli emendamenti numero 3, 158, 114, 129, 146 e 148 il parere è favorevole. Sull'emendamento numero 155 ripeto l'invito dell'Assessore al ritiro; se dovesse rimanere il parere sarebbe negativo. Sugli emendamenti che emendano il numero 155 il parere è negativo per tutti. Sul numero 211 il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sugli emendamenti ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sull'emendamento numero 147, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto contrario, perché in primo luogo sono convinto in coscienza di votare contro e poi perché faccio parte di una maggioranza. Vorrei spiegare questa sequenza, onorevole Marrocu. Ognuno di noi ha i suoi eroi e i suoi modelli, io ne ho alcuni, uno è Lussu che era primo un uomo libero e poi un uomo politico, l'altro è Matteotti, ricordato più per la fine tragica, che per le bellissime cose che ha scritto e per il coraggio, quando la sua maggioranza era tenue, di dire ciò che sentiva in coscienza. Il terzo è Moro che quando tutti dicevano "c'è la guerra fredda" lui diceva: "Quando una maggioranza è bloccata in un paese bisogna creare la dialettica all'interno della maggioranza per garantire la dialettica nel paese".
Per dirle, onorevole Marrocu, che prima della disciplina viene la coscienza, prima, e il primo dovere di un consigliere regionale è capire l'adeguatezza di ciò che fa rispetto alla verità che capisce, alla realtà che guarda. Per cui, io apprezzo molto il suo appello alla disciplina, ma prima bisogna parlare alle coscienze, non il contrario, il contrario è ispirato a una cultura che io non approvo.
PRESIDENTE. E' stata chiesta dall'onorevole Amadu la votazione nominale dell'emendamento numero 130. Chi sostiene la richiesta dell'onorevole Amadu?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri Randazzo, Cappai, Capelli, Franco Ignazio Cuccu, Moro, Liori, Milia.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 130.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Uras e il presidente Soru hanno votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Cerina - Cherchi Silvio - Corda - Corrias - Cucca - Davoli - Fadda Giuseppe - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Giorico - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Marrocu - Orrù - Pacifico - Pinna - Pisu - Pittalis - Porcu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Soru - Uggias - Uras.
Rispondono no i consiglieri: Amadu - Artizzu - Balia - Biancareddu - Capelli - Cappai - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Diana - Floris Mario - La Spisa - Ladu - Licandro - Liori - Lombardo - Maninchedda - Masia - Milia - Moro - Murgioni - Petrini - Randazzo - Rassu - Sanciu - Vargiu.
Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Atzeri - Scarpa.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 67
votanti 64
astenuti 3
maggioranza 33
favorevoli 38
contrari 26
(Il Consiglio approva).
Metto in votazione l'articolo 21. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo all'emendamento numero 101.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Signor Presidente, noi ne faremo due di dichiarazioni. Devo dire la verità: i riferimenti alla disciplina, per me che ho fatto anche il Comandante dell'Esercito, costituiscono un richiamo particolarmente gradito; il richiamo alla disciplina è il valore principale per me. Poi, magari, mi piace discutere su quale disciplina, su chi è che detta le regole, se le regole sono condivise, se le regole sono abusate.
Prendiamo l'emendamento numero 101: mi pare che l'onorevole Secci abbia espresso parere contrario in nome e per conto della Commissione…
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. Le è parso bene!
URAS (R.C.). …e che la Giunta abbia espresso parere conforme, inspiegabilmente! Perché non c'è disciplina in questo? Si tratta di contributo previsto dal bilancio della Regione, che noi proponiamo venga aumentato secondo il tasso di inflazione programmata e che serve per pagare stipendi e per esercitare funzioni che necessariamente devono essere esercitate. Non c'è riflessione, c'è pregiudizio, c'è pregiudizio dell'onorevole Secci, della Commissione, e della Giunta. Pregiudizi io non ne l'ho. Prendo atto delle dichiarazioni che ha pronunciato l'Assessore per quanto riguarda l'emendamento numero 155 e, dichiaro già da adesso, che se verrà posto in votazione, voterò contro.
Questo non per disciplina ma per convinzione, non perché mi è stato chiesto o perché mi è stato detto, ma perché sono convinto che su questo terreno bisogna fare tutti gli sforzi possibili per trovare un'intesa, la più ampia, la più larga, la più sentita, possibile. Per queste ragioni Rifondazione Comunista e i firmatari di Rifondazione Comunista ritirano la firma dall'emendamento numero 155.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Signor Presidente, in nessuna occasione ho fatto appello alla disciplina, anche perché sono io stesso indisciplinato! Semplicemente, se una maggioranza non trova sintesi e condivisione su un argomento così dirompente e così importante, così qualificante, come il Piano paesaggistico e la legge urbanistica, vuol dire che non esiste, che non c'è maggioranza e bisogna prenderne atto. Siccome io auspico che invece venga approvato un progetto finale di Piano paesaggistico, di legge urbanistica e di norme tecniche di accompagnamento al Piano paesaggistico condiviso, lavorerò perché vi sia questa condivisione, se è necessario - come ho detto prima - non discutendo per un'ora ma per dieci, venti, trenta ore, poi tutte le ore necessarie perché questa maggioranza rispetto ad un argomento così importante trovi la sintesi e la condivisione, per questo ho detto che non metterei mai, su un argomento come questo, insieme al centrodestra per far prevalere le mie posizioni rispetto alla maggioranza…
CAPELLI (U.D.C.). Ma noi votiamo contro!
MARROCU (D.S.). Occorre cercare nella maggioranza la sintesi, e questo favorisce anche il rapporto con l'opposizione, con la minoranza, che giustamente deve dialogare, deve concordare e deve poter eventualmente interloquire con una posizione che la maggioranza ha condiviso. Se la maggioranza su questo non trova un accordo è giusto che se ne prenda atto, perché non è il voto sull'emendamento numero 101, è il voto su una questione che qualifica un'intera legislatura come qualificheranno l'intera legislatura le nostre scelte in materia di tutela del nostro territorio, le scelte che sono state operate con la legge numero 8, con il Piano paesaggistico e con la legge urbanistica che mi auguro rapidamente la Commissione prenda in esame.
Mi auguro che questo Consiglio possa approvare un'adeguata e positiva legge urbanistica, quella sì attraverso un confronto vero tra maggioranza ed opposizione.
PRESIDENTE. Chiedo scusa ai colleghi, stiamo discutendo l'emendamento numero 101 che tratta di insetti nocivi e di lotta agli insetti; io capisco che si possa fare confusione tra 101 e 105 ma l'invito è a pronunciare dichiarazioni di voto pertinenti.
Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). I consiglieri regionali del Partito Sardo d'Azione ritengono fondato il contenuto dell'emendamento numero 101 e per questa ragione preannunciano il voto favorevole.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 101. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Passiamo all'emendamento numero 107.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Signor Presidente, anche questo emendamento affronta il problema del personale precario. E' uno dei terreni su cui noi conduciamo la nostra battaglia politica, dico noi Rifondazione Comunista, il partito della Rifondazione Comunista, quello che ha conseguito l'8,2 per cento di voti in Sardegna.
CAPELLI (U.D.C.). Di nuovo?
URAS (R.C.). Quello senza il quale l'Unione non sarebbe così unita e forse non sarebbe neppure al governo.
Ma anche Rifondazione Comunista si deve sentire al governo; non a quello nazionale, magari al governo di qualche comune importante (forse Cagliari un pochino meno) però certamente alla Regione si deve sentire al governo. Allora noi abbiamo un tema al quale teniamo particolarmente: il tema è il precariato. Su questo tema abbiamo proposto prima un percorso di stabilizzazione del personale pressoché a costo zero, onorevole Secci (quindi non c'entra niente il bilancio) e ci è stato detto di no; adesso interveniamo per promuovere un'operazione di stabilizzazione dei lavoratori che stanno lavorando in cottimo fiduciario, per il medesimo periodo per cui è previsto, quindi più o meno a costo zero. Può allora la Giunta qualche volta, anche la Commissione qualche volta, tenere conto delle nostre richieste?
Sono i lavoratori della miniera di Su Zurfuru, quelli che sono finiti dentro con le bombole, pronti a saltare in aria pur di rimanere a lavorare nel proprio paese. Stiamo parlando di carne e di ossa, di gente che fatica, che non chiede di diventare ricca, che chiede di poter vivere, di poter sopravvivere, è possibile poter ragionare almeno su questo?
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Dichiaro il mio voto favorevole all'emendamento.
PRESIDENTE. Colleghi, considerato che è in corso un approfondimento sospendo la votazione sull'emendamento numero 107. Passiamo all'esame dell'emendamento numero 131.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, intervengo sull'emendamento numero 131 sempre che lei non decida unilateralmente di sospendere anche questo, considerato che non mi risulta che qualcuno le abbia chiesto di sospendere l'emendamento precedente. Io voterò contro l'emendamento numero 131 e gradirei che si smettesse in quest'Aula di lanciare messaggi subliminali, perché evidentemente il numero 107 è stato sospeso, come al solito, a causa di qualche minaccia del collega Uras, che puntualmente viene ritirata; ecco perché è poco credibile.
Collega Uras, lei è l'estensore e il proponente dell'emendamento numero 155, giusto? Lei ha inviato un messaggio che è stato colto. Io non so cosa le abbiano promesso, non ne ho idea, qualche pizzinno è volato; poi risponde il collega Marrocu dichiarando: "Guardate che se lo votate andiamo tutti casa"...
URAS (R.C.). Noi non pronunciamo minacce…
PRESIDENTE. Onorevole Capelli, c'è un limite a tutto, siamo liberi, ma con qualche limitazione.
URAS (R.C.) Pizzinni non si usano in quest'Aula, moderiamo i termini…
PRESIDENTE. Si accomodi onorevole Uras. Onorevole Capelli, svolga il suo intervento attenendosi all'argomento, tutto il resto...
(Interruzioni)
Onorevole Pisu, la prego. Onorevole Capelli stia al tema, le digressioni le può fare altrove. Prego. Onorevole Pisu, lo lasci finire.
PISU (R.C.). Non lo lascio finire perché ha usato un termine che si addice ai mafiosi.
PRESIDENTE. L'onorevole Capelli..., naturalmente poi lei può intervenire per fatto personale, invito l'onorevole Capelli a usare termini adeguati all'Aula.
(Interruzioni)
Sospendo i lavori per qualche minuto.
(La seduta, sospesa alle ore 20 e 08, è ripresa alle ore 20 e 11.)
PRESIDENTE. Ha ancora un minuto a disposizione per concludere l'intervento, onorevole Capelli.
CAPELLI (U.D.C.). Abbia almeno il buon senso di darmi il tempo di...
PRESIDENTE. Io ne ho anche più di buon senso, molto più che buon senso, prego.
CAPELLI (U.D.C.). Sospende anche questo emendamento?
PRESIDENTE. Lo vedrò.
CAPELLI (U.D.C.). Lo sospende?
PRESIDENTE. Lei poi può esprimere la sua opinione, prego.
CAPELLI (U.D.C.). Io ho piacere che il collega Pisu abbia avuto il suo momento di gloria, ma non stavo parlando con lui, parlavo con il collega Uras, e se il collega Uras si è ritenuto offeso dal fatto che ho evocato i "pizzinni", li chiamerò biglietti e gli chiedo scusa, però non posso negare che i messaggi continuino.
Voi tutti sapete che poc'anzi c'è stato un colloquio stretto tra il Presidente e il collega Uras, durante il quale si è trattato il non voto del partito di Rifondazione Comunista, o meglio dei sottoscrittori, sull'emendamento numero 155; così come il collega Marrocu, molto abilmente, ha lanciato un altro messaggio subliminale: "State attenti a quello che fate, perché se no non resta che constatare che non c'è maggioranza e ce ne andiamo tutti a casa", perché non è che andate a casa solo voi, ce ne andiamo tutti.
Il problema è che noi siamo disponibili a tornare a casa, anche scontrandoci con il vostro 8 per cento, che per una volta che l'avete conseguito non è il caso di farne una questione biblica. Io credo che su questo emendamento stia succedendo quello che da diversi mesi diciamo in quest'Aula: se si vuole il confronto perché non sospendere? Perché non accettare l'emendamento numero 155? Ci sarà il tempo per sviluppare il confronto, ma è chiaro che è un passaggio politico importante, non ce lo neghiamo.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Capelli.
CAPELLI (U.D.C.). Qualcuno lo interpreta come sfiducia, sbagliando a mio avviso, perché potrebbe essere una presa di posizione del Consiglio non necessariamente da trasformare in segnale di sfiducia nei confronti della Giunta, perché si chiede soltanto di discutere e confrontarci…
PRESIDENTE. Grazie onorevole Capelli. Ha parlato per due minuti che si sommano a quelli precedenti...
CAPELLI (U.D.C.). Io credo che lei stia esagerando.
PRESIDENTE. No, non stiamo esagerando.
CAPELLI (U.D.C.). Io credo che stia esagerando, avrò modo di evidenziare quanto sta esagerando.
PRESIDENTE. Libero di credere. Passiamo all'emendamento numero 131.
Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, io, prima di esprimere la mia dichiarazione di voto, che può essere anche favorevole, vorrei che i colleghi firmatari spiegassero cosa si intende per termini di scadenza, in quanto la legge numero 28 del 1984 è già stata abrogata; alcune pratiche erano state comunque salvate dalla legge numero 1 del gennaio 2004. Poiché ci sono scadenze contrattuali con istituti di credito, non si può prendere la questione così alla leggera. Cioè la scadenza a cosa è riferita? All'investimento? Allora è compatibile con gli impegni, per esempio, contrattuali con gli istituti di credito? Quante sono le pratiche?
Per cui, prima di esprimere la mia dichiarazione di voto, vorrei che i colleghi firmatari dell'emendamento spiegassero bene di che pratiche si tratta, a che termini di scadenza ci si riferisce, se sono compatibili con i termini contrattuali stipulati con le banche e, in più, se sono compatibili con il fatto che la legge numero 28 del 1984 è stata abrogata, oppure se si tratta di quelle pratiche recuperate con la legge numero 1 del gennaio 2002.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Lai. Ne ha facoltà.
LAI (D.S.). Signor Presidente, spiego velocemente al collega Rassu il motivo della norma proposta: la legge numero 28 del 1984 prevedeva vincoli per vent'anni su immobili e quindi contestualmente li vincolava anche nei tempi di restituzione. con questa norma si consente che i vincoli possano scendere a quindici anni e contestualmente si prevede la restituzione a quindici anni, esattamente come si fa nella legge numero 1. Quindi consente di estinguere in maniera più rapida il debito e di ricollocare, in qualche modo, anche l'attività nei termini di mercato in maniera più efficiente e più flessibile.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 131. Chi lo approva alzi la mano.
(E'approvato)
Gli emendamenti numero 77 e 78 sono ricompresi nel numero 212, che è un sostitutivo totale. Metto in votazione l'emendamento numero 212.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.) Signor Presidente, credo che prima di votare l'emendamento numero 212 (io non l'ho sotto mano, ma è l'emendamento di sintesi) dobbiamo ritirare gli emendamenti numero 77 e 78. Poiché, infatti, è stata largamente condivisa la richiesta di una leggera modifica terminologica della legge numero 23 (importante per il riconoscimento della professionalità degli assistenti sociali) con la definizione del servizio sociale professionale, segretariato sociale, come una delle modalità attraverso cui si attuano le finalità della legge, ritiriamo i due emendamenti e dichiariamo il voto favorevole all'emendamento di sintesi. Chiedo la nominale.
PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, vale il senso politico di ciò che lei ha detto, però il ritiro dell'emendamento numero 78 farebbe decadere il numero 212… Pertanto consideriamo il numero 212 come emendamento di sintesi e quindi non voteremo il numero 77 e il numero 78.
LA SPISA (F.I.). Revoco il ritiro degli emendamenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MASIA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, confermaro quanto detto dall'onorevole La Spisa. L'emendamento numero 121 è un emendamento di sintesi che in qualche modo copre un aspetto che all'interno della legge numero 23 era stato un po' trascurato, e che comunque riporta un elemento della legge numero 328, che riteniamo importante. Niente di più.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 212.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Franco Ignazio Cuccu ha votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Balia - Barracciu - Biancareddu - Biancu - Bruno - Caligaris - Cappai - Cerina - Cherchi Silvio - Contu - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Franco Ignazio - Cugini - Davoli - Dedoni - Diana - Fadda Giuseppe - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Giorico - La Spisa - Ladu - Lai - Lanzi - Licandro - Licheri - Liori - Lombardo - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Milia - Moro - Orrù - Pacifico - Petrini - Pinna - Pisu - Porcu - Randazzo - Rassu - Sabatini - Sanciu - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Soru - Uggias - Uras - Vargiu.
Si è astenuto: il Presidente Spissu.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 60
votanti 59
astenuti 1
maggioranza 30
favorevoli 59
(Il Consiglio approva).
L'emendamento numero 78 decade in seguito alla votazione. Passiamo all'emendamento numero 3.
Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Signor Presidente, il collega Cappai nel suo intervento mi ha chiesto cosa nasconde l'emendamento numero 3, vorrei pertanto spiegare di che cosa si tratta. L'emendamento disciplina il passaggio della gestione di strutture pubbliche (che rimangono pubbliche anche dopo l'approvazione dell'emendamento) costruite dai Comuni con i finanziamenti della legge numero 28 dell'84. La legge 28 attribuiva finanziamenti ai Comuni per costruire queste strutture imponendo il vincolo di concederle in gestione a società o cooperative costituite ai sensi della medesima, quindi con i requisiti rigidi da essa previsti: una certa percentuale di giovani, di donne e così via.
In molti Comuni quei soggetti (società giovanili o cooperative costituite ai sensi della 28) non ci sono più e le strutture versano in stato quasi di abbandono. Per questi motivi i Comuni chiedono di poterle affidare in gestione ad altri soggetti che possono utilizzarle adeguatamente. Non mi pare che ci sia nulla dietro da dover preoccupare, sono strutture pubbliche, rimangono pubbliche, avranno una gestione, speriamo che si trovi la possibilità di gestirle adeguatamente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Volevo solo chiedere ai firmatari, giustamente, di spiegare il contenuto dell'emendamento, mi ritengo soddisfatto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Signor Presidente, dall'84 ad oggi sono passati ventidue anni; questa era una norma nata a suo tempo con l'obiettivo di garantire il prestito all'idea. Nel frattempo, nel lungo strada l'obiettivo si è modificato. Mi viene in mente lo "Spazio Newton", locale che è stato costruito grazie alla legge numero 28; un'operazione immobiliare realizzata da un imprenditore e da suo figlio. Come dire che spesso le idee nate a sinistra vengono realizzate con la cultura della destra. E tanto ci si abitua a pensare così che qualche volta si pretende di ritenere che non ci sia la sinistra, che sia una cosa finta. Invece è vera!
Allora, noi non abbiamo un atteggiamento pregiudiziale: quando presentiamo una proposta lo facciamo seguendo i passaggi che sono previsti dalle regole, lo facciamo davanti a tutti. E quando su quella proposta riteniamo di non dover andare avanti, lo facciamo ugualmente davanti a tutti, seguendo le regole e con una motivazione, che è quella che abbiamo sempre avuto, dal momento in cui abbiamo presentata la proposta al momento in cui l'abbiamo ritirata, e non ci sono altre contropartite. Il precariato e le soluzioni per coloro che stanno male non possono neppure essere pensate come merce di scambio. La sinistra conduce le battaglie che ritiene giuste, e noi che siamo un po' giacobini a questa sinistra crediamo ancora.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto contrario sull'emendamento numero 3. Ringrazio il collega Marrocu che ha cercato di giustificare questo emendamento, ma se fosse vero ciò che lui ha detto, che si tratta di beni immobili realizzati in forza della vecchia legge numero 28, questi beni immobili sarebbero di proprietà del Comune e una volta che le società cooperative hanno fallito, essendo beni del Comune, il Comune ne può affidare comunque con gara la gestione. Pertanto è inutile votare questo emendamento.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 3. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Torniamo all'emendamento numero 107; ha domandato di parlare il consigliere Francesco Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Intervengo per annunciarne il ritiro, Presidente, chiedendo alla Giunta da una parte un indirizzo in via amministrativa per prolungare i termini temporali dell'incarico di cottimo fiduciario di cui si parla, e ai colleghi del Consiglio di cimentarsi in una valutazione complessiva di questi fenomeni affinché possano poi trovare una soluzione che coinvolga tutto l'ambito regionale.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 158 viene ritirato dai presentatori.
Metto in votazione l'emendamento numero 114. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo all'emendamento numero 129. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, mi limiterò a pronunciare una brevissima dichiarazione di voto a favore dell'emendamento numero 129, come avevo preannunciato nell'intervento iniziale, proprio perché propone di eliminare un ulteriore ostacolo alla designazione del titolare dell'Ufficio del difensore civico. Rivolgo però anche un invito al Presidente del Consiglio Giacomo Spissu e ai Capigruppo di maggioranza e di opposizione affinché l'elezione del difensore civico venga al più presto inserita all'ordine del giorno dei lavori del Consiglio e il titolare dell'Ufficio venga eletto entro maggio. Su questo auspico un autentico impegno formale da parte di tutti.
Voglio inoltre sottolineare, in chiusura, che per quanto mi faccia piacere anche l'impegno del Gruppo dei Riformatori su questo argomento, non è vero che abbiamo i numeri assoluti per poter eleggere il difensore civico, è necessario però uno sforzo comune perché il difensore civico sia il difensore di tutti i cittadini e non di chi, ovviamente, sta al Governo o esercita una funzione preminente. Sia chiaro che questa figura è una figura di garanzia comunque, e dovrà essere l'Aula a fare uno sforzo per trovare una sintesi senza aspettare ancora.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 129. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 146. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 211. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 148. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo all'emendamento numero 196.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Franco Ignazio Cuccu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Signor Presidente, personalmente non sono sorpreso della piega che ha preso in Aula la discussione sull'emendamento numero 155; sapevo o immaginavo che sarebbe giunto un doppio autorevole richiamo e che sarebbe tornato nella dimensione della solidarietà di maggioranza. Resta il fatto, comunque, che la Giunta approverà uno schema di piano paesaggistico che conterrà, dovrà tecnicamente ed obbligatoriamente contenere una serie di modifiche, dovrà sostituire, o sopprimere o introdurre qualche altro elemento che sostituisca gli strumenti del disegno di legge numero 204 che renderebbero inutile il varo del piano.
So che correggerà alcuni punti che sono stati negoziati in interlocuzioni all'interno della maggioranza; il risultato è l'attribuzione di una seconda delega alla Giunta, al buio come la prima volta, questa volta però è ancora più grave perché si conosce l'atteggiamento della comunità sarda nei confronti del primo piano. Ma, nell'annunciare il mio voto favorevole a questo emendamento e a tutti, volevo semplicemente leggere al Consiglio due parti di due articoli della legge regionale 11 marzo 2005 numero 12, redatta in conformità al Codice Urbani e alla Convenzione Europea del paesaggio di Firenze.
Il primo è l'articolo 19 che definisce gli oggetti e i contenuti del piano territoriale regionale e recita: "Il piano territoriale regionale, di seguito denominato PTR, costituisce atto fondamentale di indirizzo agli effetti territoriali della programmazione di settore della Regione nonché di orientamento della programmazione e pianificazione territoriale dei Comuni e delle Province; la Regione con il PTR, sulla base dei contenuti del programma regionale di sviluppo e della propria programmazione generale e di settore, indica gli elementi essenziali del proprio assetto territoriale e definisce altresì, in coerenza con quest'ultimo, i criteri e gli indirizzi per la redazione degli atti di programmazione territoriale di Province e Comuni. Il PTR ha natura ed effetti di piano territoriale paesaggistico ai sensi della vigente legislazione e a tal fine ha i contenuti e l'efficacia di cui agli articoli 76 e 77". Il secondo non ce la faccio a leggerlo, lo leggerò successivamente.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 196.
(Segue la votazione.)
Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Biancareddu - Capelli - Cappai - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Diana - Gallus - La Spisa - Ladu - Licandro - Liori - Lombardo - Milia - Moro - Petrini - Randazzo - Rassu - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Cerina - Cherchi Silvio - Corda - Corrias - Cucca - Cugini - Davoli - Fadda Giuseppe - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Giorico - Ibba - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Orrù - Pinna - Pisu - Porcu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Soru - Uggias.
Si è astenuto: il Presidente Spissu.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 60
votanti 59
astenuti 1
maggioranza 30
favorevoli 21
contrari 38
(Il Consiglio non approva).
Passiamo all'emendamento numero 197. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Franco Ignazio Cuccu. Ne ha facoltà.
CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Signor Presidente, volevo ultimare la lettura, mi mancava l'altro articolo. Il collega Manca mi ha detto che avevo omesso di precisare qual era la Regione alla quale si riferisce la legge. Chiedo scusa ai colleghi: è la Regione Lombardia. Leggo il secondo articolo, l'articolo 21, che forse ci dovrebbe far riflettere un po' di più sulle prerogative alle quali rinuncia oggi il Consiglio regionale.
"La Giunta regionale, almeno sessanta giorni prima dell'assunzione della determinazione di procedere alla elaborazione del PTR o sua variante, pubblica avviso sul Bollettino Ufficiale della Regione e su almeno due quotidiani a diffusione regionale, separato avviso viene trasmesso alle Province e alla conferenza regionale delle autonomie di cui all'articolo" - sorvolo sui richiami normativi - "Nei sessanta giorni decorrenti dalla pubblicazione dell'avviso sul Bollettino Ufficiale della Regione tutti i soggetti interessati possono formulare proposte utili alla predisposizione del PTR o sua variante, secondo le modalità stabilite nell'avviso stesso".
"La Giunta regionale esamina le proposte ricevute e valuta gli elementi utili, dei quali intende tenere conto nell'elaborazione del PTR o sue varianti, individuando altresì le modalità con le quali consultare tutti i soggetti interessati al piano in quanto portatori di interessi diffusi, nonché le altre forme di partecipazione di soggetti pubblici e privati, anche attraverso la costituzione di un forum per le consultazioni attive per tutta la durata della costruzione del piano. La Giunta regionale predispone il piano e lo sottopone al Consiglio regionale che lo adotta".
Questo è quello che fanno nelle Regioni dove l'Assemblea legislativa non rinuncia alle sue prerogative.
CAPELLI (U.D.C.). Digli nulla!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Anche sull'emendamento numero 197 chiedo la votazione a nominale.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 197, alla lettera c) introduce un argomento nuovo ed una normativa differente da quella trattata dall'emendamento. Quindi metto in votazione solo i commi a) e b) dell'emendamento numero 197.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dei commi a) e b) dell'emendamento numero 197.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Cachia ha votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Biancareddu - Capelli - Cappai - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Diana - Gallus - La Spisa - Ladu - Licandro - Liori - Lombardo - Milia - Moro - Petrini - Randazzo - Rassu - Sanciu - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Cerina - Cherchi Silvio - Corda - Corrias - Cucca - Cugini - Davoli - Fadda Giuseppe - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Giorico - Ibba - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Orrù - Pacifico - Pinna - Pisu - Porcu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Soru - Uggias - Uras.
Si è astenuto: il Presidente Spissu.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 63
votanti 62
astenuti 1
maggioranza 32
favorevoli 22
contrari 40
(Il Consiglio non approva).
Passiamo all'emendamento numero 198.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, ritiriamo gli emendamenti numero 198, 199, 200, 201, 202, 203, 204, 205, 206, 207 e 208 e chiediamo la votazione a scrutinio segreto sul numero 155.
PRESIDENTE. Passiamo allora alla votazione dell'emendamento numero 155. Si può dichiarare il voto di eventuale astensione, perché è stata richiesta dall'onorevole La Spisa la votazione a scrutinio segreto. Ho le prenotazioni degli onorevoli Maninchedda, Masia e Balia; ripeto, solo per dichiarare l'astensione.
Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto di astensione. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Onorevole assessore Sanna io tralascio il tono un po' aggressivo perché non ha senso e riprendo a dialogare. Le avevo rivolto delle domande, delle domande che le ripeto, perché lei non mi ha risposto. Come intende garantire l'iscrizione dei livelli di vincolo nei comuni con una procedura priva delle osservazioni? Secondo me lei lo può fare, però ci esponiamo intanto nel non coinvolgere i comuni nel modo adeguato, e ci esponiamo anche a qualche rischio.
Secondo: è ben vero ciò che lei ha riferito del Codice Urbani, però il comma 2 di detto codice recita: "I piani paesaggistici prevedono misure di coordinamento con gli strumenti di pianificazione territoriale di settore". Io le avevo cortesemente chiesto di illustrarci come intendeva coordinare con quanti hanno già un PUC, nella direzione da lei auspicata, ma lei non mi ha risposto. Come pure, nessuno ha mai detto che il percorso è antidemocratico, è la conclusione non auspicata di approvare il piano, di arrivare all'adozione del piano e non all'approvazione che per me non funziona, perché informazione e partecipazione è cosa diversa da decisione. Io vorrei sapere che decisioni intendete prendere, ho diritto di saperlo e lo deve dire qui.
Sulle case non finite lei mi dice: "Non sarà la fideiussione". Mi dica: "Non sarà uno strumento finanziario"; sarebbe già un grosso risultato. Sulle nuove volumetrie come la mettiamo? Non mi ha risposto. Sulla fascia costiera che comprende altri compendi come la mettiamo? Sono domande che io ho posto perché ho diritto di sapere, non per provocare. Lei non mi risponde. Presidente, io non parteciperò al voto perché sono contrario alla votazione a scrutinio segreto; ognuno si deve assumere le proprie responsabilità. Credo che sia chiaro che cosa penso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). La richiesta del voto segreto, chiaramente, è legittima, si comprende, non è in discussione questo; io pensavo si potesse, seppure nella dichiarazione di voto, recuperare una partecipazione in questa fase del Consiglio, ma è stata scelta una strada diversa.
Voglio dire: nessuna sicurezza dei numeri - lo dico per La Spisa - ma il dubbio del possibile errore, questo sì, perché siamo legislatori che si pongono problemi riferiti alla prospettiva, avendo compiuto in passato un'esperienza non positiva, perché se ne stiamo discutendo vuol dire che c'è stata una situazione che ha prodotto questi fatti. Nel comune dove si è gridato di più, lo dico per gli amici e i colleghi Galluresi, si è tenuta la settimana passata una manifestazione importante di imprenditori edili che hanno esordito con queste dichiarazioni: non c'è stato nessun blocco nell'edilizia gallurese.
Assessore, lei poteva senz'altro dire ancora meglio ciò che ha detto, perché io ho parlato con lei del contenuto politico dell'emendamento del collega Balia e più, e anche lei è convinto che non possiamo fare a meno della straordinaria partecipazione dell'Amministrazione comunale ad un processo di programmazione che determinerà il futuro della nostra Regione. Quindi dobbiamo rendere evidente questo aspetto, così come credo che sia dovere dire qui che non scatteranno le norme del "102". Poi tutto è rimesso al lavoro della Commissione nei prossimi giorni, e quindi del Consiglio, e quindi ad un rapporto possibile con i colleghi delle opposizioni, essendo una Commissione che ha prodotto "un mare" di pareri favorevoli.
Io ho chiaro che c'era anche una componente strumentale elettorale in ciò, però bisogna anche avere un po' di fiducia in noi stessi, ci staremo ancora tre anni qua dentro, io sono per dare fiducia all'impostazione dell'Assessore, perché sono convinto che molte cose che sono state dette nell'intervento possono diventare norme positive per l'economia della nostra Regione.
PRESIDENTE. La sua è una dichiarazione di astensione naturalmente!
CUGINI (D.S.) E' chiara, io avrei votato contro!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masia per dichiarazione di voto di astensione. Ne ha facoltà.
MASIA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, pur preannunciando la mia astensione mi sembra giusto potersi esprimere; mi pare che sia un diritto e un dovere quando si discute di un argomento così importante. Io mi aspettavo dall'Assessore una risposta diversa, una risposta che entrasse un po' nel merito, un po' di più almeno, nella sostanza. Assessore, non è in discussione il grande lavoro svolto dalla Giunta e da lei, che sicuramente è noto in quest'Aula, e se non a quest'Aula sicuramente è noto alla maggioranza, lei lo ha voluto rimarcare più volte e noi ne abbiamo anche preso atto.
Ci sono state diverse conferenze, 24 conferenze, 73 riunioni, sono pervenute oltre 600 osservazioni e questo documento è presente, per chiunque ne voglia avere contezza, nel sito della Regione. Ma che cosa vuole dire questo? Io capisco lei, Assessore tecnico, che in qualche modo pone questo tipo di problema, non capisco sicuramente però l'Assessore politico che invece ritenevo di trovarmi davanti.
Assessore, le ho parlato del ruolo della Commissione, le ho parlato del ruolo di questo Consiglio, della necessità di condividere, di conoscere, di un confronto che tutti vogliamo. Abbiamo parlato di completare l'iter di una legge, la legge numero 8, che prevede appunto questi passaggi. Io rispetto le posizioni di ogni singolo consigliere e conosco anche, Presidente, la valenza di una legge o di un iter di una legge così come l'abbiamo previsto, che viene portato a compimento nei tempi che c'eravamo dati, però ho detto anche che la fretta sicuramente non ci aiuta.
Capisco anche coloro che intervenendo su questo argomento hanno assunto un certo tipo di posizioni, quando invece altre volte, per portare avanti i loro propositi, sono andati anche contro alcune leggi, alcuni articoli di legge voluti da questa maggioranza. Non è un problema questo. Sfugge a molti però un fatto, sfugge che in questo caso noi non stiamo votando contro alcuna legge prevista dalla maggioranza, noi stiamo cercando di valorizzare la legge approvata e voluta da questa maggioranza, perché vogliamo che esplichi tutti i suoi effetti, quelli che sono previsti dalla legge, senza voler privare del ruolo, che all'interno di quella legge era previsto, coloro che siedono all'interno delle Commissioni, coloro che all'interno delle Commissioni stanno aspettando questo momento.
Lei Assessore avrebbe potuto entrare di più nel merito di diversi aspetti sollecitati, come quelli sull'agro, credo che c'entreremo più avanti, ne siamo coscienti, con tutti i problemi naturalmente che abbiamo presenti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto di astensione. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente e colleghi, io avrei votato a favore dell'emendamento numero 155, mio malgrado, perché sono sempre stato contrario ai vincoli generalizzati e perché ritengo che la Sardegna abbia la legge più vincolistica che esista al mondo. Però, ci troviamo di fronte all'emergenza, pena il naufragio. Desidero che rimanga agli atti di questo Consiglio che è stato presentato un piano su norme inesistenti, tant'è vero che l'Assessore e la Giunta vorrebbero approvare le norme su cui appoggiare il piano; oggi questo piano si appoggia sul nulla. Allora se il piano è inesistente, è chiaro che ci dobbiamo aspettare tutto quello che ci dobbiamo aspettare.
Esistono peraltro - ho presentato una mozione su questo argomento, ma siccome, signor Presidente, le mozioni non vengono inserite all'ordine del giorno, dovremo chiedere la procedura d'urgenza anche su questa - esistono evidenti contraddizioni tra la legge, le linee guida e le proposte di piano. Ecco perché l'emendamento numero 155 era necessario ed era meritevole di accoglimento. L'assessore Sanna afferma con tutta tranquillità che si è ancora dentro i termini stabiliti dalla legge numero 8 "salvacoste", qualcuno ne è venuto fuori con l'articolo 14 che non c'entra niente con ciò di cui stiamo discutendo e di cui si fa portavoce l'emendamento numero 155.
Sarebbe opportuno, assessore Sanna, per esempio conoscere le risultanze della pubblicazione delle proposte di piano paesaggistico in ciascun comune della Sardegna, per capire se c'è un termine finale, unico per tutti i comuni, oppure se siamo in presenza di più termini finali, uno per ciascuno comune, che fanno quindi dilatare nel tempo i conseguenti adempimenti. Lei sa come sono le cose, lei sa anche che partiranno una sfilza di ricorsi dove non rimarrà quasi niente.
Per concludere, noi non vogliamo dividere la maggioranza coesa, interrompere questo feeling tra maggioranza e il Presidente, "non ce ne può fregare di meno". La maggioranza faccia il suo dovere e la minoranza faccia il suo dovere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto di astensione. Ne ha facoltà.
BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, mi rendo che la mia richiesta è irrituale, ma chiedo all'onorevole La Spisa, che ha chiesto la votazione a scrutinio segreto, la cortesia, se fosse possibile, di ritirare la richiesta, perché io l'emendamento vorrei votarlo, l'ho presentato e vorrei poter esprimere il voto ma in maniera assolutamente palese e trasparente, senza nascondermi da nessuna parte, diversamente sarò costretto a seguire il comportamento che altri colleghi hanno già annunciato, cioè quello di non partecipazione al voto.
Spiace che l'emendamento abbia in parte spostato il dibattito dall'Aula verso i corridoi, così come spiace che il dissenso manifestato venga strumentalizzato. Qualcuno dovrebbe porre attenzione, per esempio, alle assenze che vi sono oggi e che credo segnalino anch'esse, a loro modo, disagio e dissenso. Ci si appella ad una generica solidarietà di maggioranza, ma badate non sono i voti di chi dissente dal parere della maggioranza che escono dal recinto e si sommano a quelli dell'opposizione, ma è chi presenta l'emendamento che può raccogliere i voti, ivi compresi quelli dell'opposizione. La differenza c'è, non è neanche tanto sottile, ma se da tutti non viene capita, la colpa non è certamente mia.
Poi, c'è chi ha rapporti privilegiati con la Giunta regionale; si è parlato qua, di vari incontri e di vari convincimenti che nel tempo sono maturati. Bene, ma gli impegni li assuma chi intrattiene quei rapporti privilegiati ed evidentemente è rimasto convinto delle tesi che la Giunta regionale ha sostenuto.
Onorevole Sanna, mi consenta, io la stimo, la apprezzo, la rispetto, la comprendo, ho capito perfettamente il suo intervento che però è stato assolutamente deludente ed insoddisfacente. La Giunta sta operando una riflessione su alcuni temi, per esempio sull'agro; vorremmo conoscerla prima questa riflessione. Aleggia il vezzo tra di noi di voler partecipare alla conoscenza ed anche alla conservazione dei ruoli istituzionali. Invitiamo la Giunta prima del voto ad una ulteriore riflessione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto di astensione. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Signor Presidente e colleghi, io penso che si debba apprezzare una presa di posizione quanto meno netta, in una fase di votazione, su un tema del genere, che rispetto al passato costituisce un fatto nuovo. E di fronte ad una richiesta di un collega del fronte opposto che chiede di poter votare un emendamento e che ritiene possa essere un impedimento a questo la richiesta del voto a scrutinio segreto, credo si debba responsabilmente accedere a questa richiesta.
Ritiro pertanto la richiesta di votazione a scrutinio segreto (se questo è ancora possibile a termini di Regolamento) in modo tale che possa emergere tutta la valutazione da parte dei colleghi che si sono già espressi o eventualmente di altri.
PRESIDENTE. E' un po' irrituale che si proceda fino ad un certo punto in un modo e poi si cambi. Colleghi, mi rendo conto che l'argomento è delicato, quindi senza che ciò costituisca un precedente al quale richiamarci successivamente, si può procedere alle dichiarazioni di voto su questo emendamento e la richiesta di voto segreto cade. Ovviamente chi ha espresso un voto di astensione può intervenire di nuovo per dichiarare un voto diverso.
Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, io ho seguito attentamente tutti gli interventi dei colleghi e, dalle opinioni espresse anche da personaggi abbastanza qualificati e qualificanti, è evidente che il piano paesaggistico è un provvedimento, quantomeno relativamente all'inibizione degli enti locali dei comuni a normare urbanisticamente sul proprio territorio, che presenta profili di anticostituzionalità; su questo non c'è ombra di dubbio!
Come principio, non ritengo assolutamente opportuno che il Governo, quindi la Giunta, legiferi al posto del Consiglio; questa è una regola fondamentale e su questo credo che tutti noi siamo perfettamente d'accordo; invece ci troviamo di fronte ad una situazione dove con vincoli imposti, dinieghi, divieti, si vuole normare lo sviluppo. Ma non si norma assolutamente, né tanto meno si programma uno sviluppo di una regione con vincoli e divieti.
Io non entro nel merito del problema dei limiti di edificabilità delle coste perché mi sono già espresso, io entro nel merito dell'interno, non di tutto l'agro, assessore Sanna, e quindi lascio fuori l'agro di Sassari e l'agro dell'hinterland cagliaritano, parlo principalmente delle norme che devono riguardare i territori agricoli dei nostri centri rurali, dei nostri centri della Sardegna che sono centri rurali. Invito l'assessore Sanna a riflettere su quante sollecitazioni i nostri sindaci, specialmente quelli dei piccoli centri, hanno presentato nei vari incontri, dove purtroppo i nostri comuni non hanno avuto la possibilità di poter esprimere compiutamente i loro pareri e le loro idee.
Non si può dire che bisogna possedere venti venti, dieci ettari, un ettaro, due ettari, tre ettari per poter edificare, come non si può dire che possono edificare solo gli imprenditori agricoli. Non si può limitare il diritto democratico di ogni cittadino a poter disporre della propria proprietà. Un cittadino può avere un ettaro, mezzo ettaro di terreno, l'ho già detto in un'altra occasione, avere un piccolo vigneto e voler andare lì a passare il suo tempo, e ha il diritto di potersi costruire un vano appoggio, qualcosa che gli possa consentire di stare lì dignitosamente.
Così si combatte anche la desertificazione delle nostre campagne, perché l'ambiente si tutela anche con la presenza umana, una presenza controllata, equilibrata certamente, non allontanando chiunque e chicchessia dall'agro. L'ambiente si conserva - ricordiamocelo - non desertificandolo, ma garantendo la presenza dell'uomo. Un ambiente normato, equilibrato, ma non assolutamente proibito. Bisogna distinguere la proibizione dall'equilibrio; la invito a riflettere su questo Assessore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, spesso capita all'onorevole Cugini di offrire lucidi e importanti contributi ai dibattiti che si svolgono in Aula, anche se talvolta appare un po' ermetico nell'esemplificare i concetti. Nell'intervento di oggi è partito dalla premessa che il voto segreto è previsto ed è utile. L'onorevole Cugini, quindi, che spesso ha offerto dei contributi importanti con i suoi interventi, si è limitato a definirlo utile. Diciamo che, come estrema ratio,di fronte ad una legge che io, inflazionando il termine, definisco truffaldina, che ha attribuito poteri enormi al Presidente della Giunta, che mortifica (non lui, ma questa legge) sistematicamente il Consiglio, come estrema ratio per fortuna rimane uno strumento che può ridare dignità ai consiglieri che così possono esprimere con serenità il loro voto.
Però, gli estensori di questo emendamento si sono limitati a mostrare un po' di muscoli perché non sono andati, forse per mancanza di coraggio, fino in fondo, in poche parole hanno sconfessato l'Assessore. Siccome anche i consiglieri regionali non passano qui per caso, ma sono eletti dal popolo, vivono nelle comunità ed ascoltano gli sfoghi, e la disperazione dei loro elettori, hanno voluto ricordare all'Assessore e al Presidente, che con questo furore riformistico vogliono approvare in fretta le leggi, che stanno trascurando una cosa importantissima: approvare leggi basate su prospettive condivise, concertate e contrattate. Emerge e rimarrà in quest'Aula la frattura fra componenti della maggioranza che dicono all'Assessore: "Ci hai deluso". Gli sfoghi, la concertazione e la contrattazione sono infatti rimasti latitanti.
Hanno ragione i sindaci e le comunità che criticano questa legge perché punta solo a soddisfare la filosofia museale di conservazione delle coste. Senza un progetto, senza criteri non hanno assimilato ancora e non hanno capito che risposte devono dare agli amministrati e agli imprenditori che intendono investire risorse, per pianificare. Manca quindi un particolare di non poco conto. Ecco perché credo di avere capito che gli estensori di questo emendamento avevano bisogno di un ulteriore momento di approfondimento: elevare il termine dai 18 mesi ai 25 perché democraticamente si corregga questa legge, si migliori, si perfezioni. Però Manzoni ha scritto prima di me: il coraggio o lo si ha o non lo si ha, e qui proprio il coraggio è mancato agli estensori della maggioranza, che io e il collega Scarpa avremmo appoggiato. Però il voto segreto è l'ultima ratio perché una legge…
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato.
Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica per una precisazione. Ne ha facoltà. (Tre minuti anche a lei Assessore).
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica.Signor Presidente, intervengo semplicemente per chiedere scusa al Consiglio e a coloro che hanno intravisto nell'intervento precedente un'omissione rispetto alle richieste sollevate; mi sembra che sia abbastanza evidente che rispondere in dieci minuti all'esito di un dibattito che ha concesso dieci minuti a testa a più di dieci persone non è un'operazione semplice, e gli argomenti sono tali che richiederebbero un po' più di tempo. Comunque, così come ho affermato prima, ribadisco che la Giunta, appena conclusa questa sessione del Consiglio, è a disposizione della Commissione per riferire nel dettaglio ogni elemento che è stato sin qui sollevato e su ogni altro che potrà essere utile ad una migliore comprensione del lavoro che è stato svolto.
Io credo che questi siano gli strumenti normali; in dieci minuti ho cercato di dire quello che in dieci minuti si poteva dire, questo non significa che la Giunta non sia disponibile, come è stata finora, a confrontarsi a qualunque livello con la Commissione, se vorrà chiamarci a riferire sul lavoro che stiamo svolgendo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Riflettevo sulle parole dell'Assessore. Ricordo che nella passata legislatura in meno di dieci minuti era capace di fare sintesi.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico regionale degli enti locali, finanze ed urbanistica. Sto invecchiando.
CAPELLI (U.D.C.). …non sempre condivisibili, non sempre precise, ma efficaci e pungenti, da questa parte dei banchi. Mi ricordo che riusciva in tempi "europei" ad esprimere concetti abbastanza significativi. Onorevole Balia, a me spiace se lei ha inteso qualche intervento di questa parte, ed in particolare il mio, come strumentalizzazione del voto; dopo l'intervento del collega Marrocu ho sottolineato che da parte nostra non c'era nessuna intenzione di strumentalizzare il voto, né che quel voto voleva significare sfiducia alla Giunta, al Presidente e quant'altro.
Da bambini nel nostro vicinato c'era un ragazzo, un bambino che portava sempre il pallone, noi non eravamo i proprietari del pallone, e lui, se non batteva personalmente le punizioni di prima, portava via il pallone e non giocava più; non è questo il concetto che vogliamo esprimere! Noi non vogliamo dire: "per principio non si fa questo"; non ci abbassiamo a questi livelli e non intendiamo e non avevamo intenzione di strumentalizzare niente e nessuno. L'onorevole Marrocu ha chiaramente detto alla maggioranza: badate bene, guardate un po', vedete come votate perché diversamente dobbiamo prendere atto che non esiste maggioranza.
Nessuno dei nostri interventi, nessuno, prima dell'intervento dell'onorevole Marrocu, ma neanche dopo, ha strumentalizzato un eventuale esito favorevole all'emendamento numero 155 che ora è in discussione e nel quale annuncio il voto favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, nche per non concedere e non avere vantaggi io mi asterrò come hanno fatto i colleghi del centrosinistra che hanno mantenuto la firma sull'emendamento, non coloro che l'hanno ritirata. In altri tempi avrei usato toni più alti, onorevole Davoli, non c'erano Cappelli di Orune che passassero…
CAPELLI (U.D.C.). E' di Nuoro.
CUGINI (D.S.).Non esageriamo.
DIANA (A.N.). Su bonette è di Orune, gliel'ho ricordato un'altra volta. Io non lo so quali siano state le motivazioni che hanno portato i tre colleghi di Rifondazione Comunista (dice l'onorevole Uras, "del Partito di Rifondazione Comunista", beh, ad ognuno il suo, se c'è un Capogruppo che è depositario d'ora in avanti ci rivolgeremo più costantemente al Capogruppo) dicevo, non conosco le motivazioni che hanno portato i colleghi a prendere quella decisione. Cominceremo però a prendere le distanze, perché veda, onorevole Uras, mi sarei aspettato da lei almeno una motivazione plausibile e forse l'avrei anche creduta (dico forse, in questo momento non la credo proprio) invece il suo comportamento mi ha veramente meravigliato.
Ed allora, che cosa voglio dire con questo? Che emerge forse questa vostra insoddisfazione, che insoddisfazione non è, io dico che i più soddisfatti di tutti in quest'Aula probabilmente siete voi. Per il resto sono emerse le considerazioni espresse da tutti i colleghi. L'onorevole Cugini avrebbe fatto bene forse a intervenire prima, e dico questo non per sminuire l'intervento dell'onorevole Marrocu, perché anche l'Assessore nel suo intervento, che io non giudico insufficiente (ha ragione l'Assessore quando dice che in dieci minuti non si può rispondere ad una materia così complicata, così difficile) non ha sciolto un solo interrogativo, non ne ha sciolto uno ma forse non ne ha avuto il tempo! Ma da voi che siete i depositari della maggioranza, che nell'arco di una giornata avete spaccato due volte la maggioranza facendo ritirare l'emendamento all'onorevole Uggias ed adesso facendo lo stesso con l'emendamento numero 155, mi sarei accontentato anche delle dichiarazioni dell'onorevole Marrocu; comunque mi scusi... Chiedo qualche minuto per concludere.
PRESIDENTE. Non l'ho concesso praticamente a nessuno, onorevole Diana.
DIANA (A.N.). L'ha concesso all'onorevole Masia.
PRESIDENTE. Onorevole Diana non è così. L'onorevole Masia ha parlato senza microfono; se lei vuole due secondi per parlare senza microfono io glieli concedo.
DIANA (A.N.). Per novanta secondi, ha parlato con il microfono…ci saranno altre occasioni.
PRESIDENTE. Onorevole Diana stiamo applicando per tutti la stessa regola. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Signor Presidente, i D.S. rispetto al piano paesaggistico e alla legge urbanistica ed anche alle norme tecniche non hanno cambiato posizione, ed avvertono che lavoreranno da adesso al giorno in cui verrà adottato dalla Giunta, e dal giorno in cui verrà adottato dalla Giunta all'esame in Commissione, ad una sintesi unitaria che sia il più vicino alle loro posizioni, ma che sia una sintesi di tutti, della maggioranza. Riteniamo lo spirito dell'emendamento presentato dai colleghi raggiunto già da adesso, perché l'emendamento non entrava in merito al piano paesaggistico, stabiliva solo una proroga della legge numero 8.
L'Assessore del resto ha annunciato, prima, che il paventato pericolo dell'articolo 102, e cioè del blocco totale in Sardegna di ogni attività concessoria, non c'è più e che le norme di salvaguardia non contengono più l'articolo 102, e questo è un elemento per noi significativo. Secondo: ha annunciato che le norme di salvaguardia sono costituite di fatto dall'articolo 14 modificato, ipotizzando soltanto un'omogeneizzazione dell'articolo 14 per quanto riguarda i comuni con il PUC, ma anche sostenendo che si farà salvo quanto in questi comuni è stato già avviato sulla base di una norma di legge, della stessa legge numero 8.
Questi obiettivi sono gli stessi che ispiravano l'emendamento presentato dai colleghi, cioè evitare che con l'adozione del piano ci sia un blocco dell'attività concessoria in Sardegna, omogeneizzare la disciplina tra i comuni che hanno il PUC e quelli che non ce l'hanno, salvaguardando però ciò che questi comuni hanno avviato in questi mesi in base alla legge numero 8. Io voglio aggiungere che le conferenze organizzate nel territorio dalla Giunta con i comuni non sono state un mero fatto dialettico ma delle osservazioni da queste scaturite la Giunta dovrà tener conto. Così come dovrà tener conto delle osservazioni che da oggi in poi, ed anche quelle che sono già arrivate, sono pervenute dai comuni. Il piano che verrà adottato non può essere quindi il piano pubblicato nel sito web prima delle conferenze tenute con i comuni, così come credo che la Commissione, dopo che la Giunta adotterà il piano, terrà conto di tutte le osservazioni che ha raccolto in giro nella Sardegna dai comuni per portare anch'essa il suo contributo e far sì che questo piano e la legge che lo accompagna siano il piano e la legge più giusti ed idonei per la nostra Sardegna. Ecco perché noi votiamo contro l'emendamento: perché lo scopo dell'emendamento ci sembra già raggiunto dal punto di vista politico.
Per questo invito anche i colleghi a valutare meglio le riflessioni espresse dall'Assessore, che su punti qualificanti ha dato la disponibilità. Poi nel merito, da adesso in poi e quando arriverà in Commissione affronteremo i singoli punti, il problema dell'agro, dei rapporti con i comuni, dell'intesa e tutto ciò che potrà esser discusso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Signor Presidente, il ritiro della richiesta di voto segreto è la dimostrazione che questa minoranza va alla ricerca sempre del dialogo. La proroga proposta con questo emendamento da un lato non fa altro che confermare ed avvalorare le tesi di quest'opposizione (più volte rimarcate durante gli interventi che hanno interessato la discussione della legge numero 8) circa l'inadeguatezza della tempistica prevista per l'adozione del piano paesaggistico regionale, soprattutto per quanto riguarda il periodo durante il quale dovevano restare in vigore le oppressive misure di salvaguardia; dall'altro la presentazione di questo emendamento evidenzia come la stessa maggioranza nutra forti perplessità, non solo sui paletti imposti dal piano paesaggistico, ma anche sulla sua stessa intelaiatura.
Le critiche al piano sono infatti mosse da colleghi che trovano collocazione nello schieramento di centrosinistra e che in più occasioni hanno esternato i loro dubbi e le loro perplessità su questo provvedimento imperniato di prescrizioni rigide ed illogiche, colleghi che hanno volutamente mascherato i toni allarmistici ma si sono però attivati in tutte le occasioni possibili per far sì che il Presidente venisse messo nelle condizioni di rivedere e di riesaminare alcuni aspetti di questa normativa. Onorevoli colleghi, dubito che ci siano possibilità in tal senso, ve ne renderete conto a breve, al momento dell'adozione del piano paesaggistico regionale.
La pianificazione regionale non può riguardare esclusivamente il territorio in senso stretto, ma deve investire il rapporto tra comunità locali e territorio, pertanto essere condivisa dalle comunità interessate come un progetto di ampio respiro nel quale le comunità locali siano partecipi e protagoniste. L'assenza di un confronto realmente democratico ed approfondito sulle questioni, così come ha detto anche CONFINDUSTRIA Sardegna, e di quel dialogo fattivo che deve coinvolgere il maggior numero dei soggetti pubblici e privati, sono invece soltanto alcuni segnali dell'azione solitaria messa in campo da lei presidente Soru e dalla sua politica neo-centralista. Una politica che ha causato l'estromissione dei comuni dalle scelte per i loro territori e l'esautorazione dello stesso Consiglio regionale. Per questo sosterrò questo emendamento: scegliamo il male minore!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Signor Presidente, ho sentito parlare di coraggio e ho sentito parlare di delusione; è normale, onorevole Diana, che qualche volta la possa deludere. Sul coraggio credo che non ci siano dimostrazioni da offrire, ognuno ha quello che ha, lo mostra quando ritiene, ne fa l'uso che meglio gli consente di raggiungere gli obiettivi. Certamente una cosa non si potrà dire: che questo Gruppo, che questo Partito possa in qualche modo farsi indirizzare dall'onorevole Marrocu. C'è, invece, una bellissima competizione. Anche in questa bellissima competizione, però, io credo che siano stati commessi molti errori dai compagni Democratici di Sinistra. Li hanno commessi con gli agricoltori, un errore grave, quando hanno assunto un impegno e poi se lo sono rimangiato; e anche in altre situazioni. Io pertanto continuerò a votare liberamente su tutto ciò su cui sono convinto, e così faranno tutti i comunisti di Rifondazione Comunista che stanno seduti in questi banchi.
La ragione del nostro voto contrario all'emendamento è la stessa del ritiro della firma che abbiamo apposto sulla base di motivazioni diverse dagli altri colleghi, come gli stessi colleghi, la Giunta, e l'intero Consiglio. Sulla base di motivazioni diverse quindi noi abbiamo ottenuto soddisfazioni diverse rispetto a quello che gli altri colleghi hanno ritenuto di valutare. Per queste ragioni noi voteremo contro l'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, io annuncio il voto favorevole dei Riformatori sull'emendamento numero 155 e ringrazio per la possibilità che mi viene offerta di esprimere la dichiarazione di voto, quindi, ringrazio per il ritiro della richiesta di voto a scrutinio segreto.
Il voto a favore che noi esprimiamo come Riformatori è un voto convinto, ed è convinto perché crediamo che il ruolo della minoranza, in questo Consiglio regionale, non sia né quello di arbitro né quello di sponda per eventuali dissidenti della maggioranza. La maggioranza si gratti i problemi suoi a casa sua e venga possibilmente in Consiglio quando conseguirà una posizione unitaria. Quando la posizione è diversificata noi ci comportiamo da minoranza, cioè, noi siamo qui per cercare di aiutarvi a correggere i vostri errori o per cercare di migliorare la vostra azione.
In questo caso l'emendamento numero 155 ci appare migliorativo, nel senso che noi pensiamo che la "legge salvacoste" - che non ci piace - sia meglio dell'attuale piano paesistico pubblicato su Internet. Siamo altrettanto convinti che, in tema paesaggistico e urbanistico, le scelte debbano passare attraverso il Consiglio regionale e non debbano essere neanche temporaneamente frutto di indicazioni che provengono esclusivamente dalla Giunta. Quindi, questi sono motivi reali per cui votiamo convinti l'emendamento che è stato presentato e non certo perché riteniamo di dovere fare da sponda a qualcuno; non è questo il ruolo a cui la minoranza è chiamata in questo Consiglio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, anch'io voterò a favore, però devo dire che anche i dibattiti più spigolosi ed aspri lasciano dei segni positivi. Io ho scorto qualche segno positivo, in primis, nel tono dell'Assessore, che si è accorto di essere andato oltre misura (perché io reputo abbastanza offensivo dire ai colleghi del Consiglio e della maggioranza che non si collegano con Internet, che ci sono in Europa e nel mondo persone che conoscono meglio di noi la nostra realtà) ma visto che il tono è cambiato e che ha detto anche di voler collaborare con il Consiglio, credo che qualcosa si sia mossa, e questo fa piacere.
Però altrettanto fa piacere farvi conoscere, cari colleghi, che c'è gente in quest'Aula che conosce la "45" come conosce le poesie, e la "8" come… Non sono soltanto io ma ce ne sono tanti, quindi, parliamo di questioni pertinenti, non inventiamoci scappatoie, perché il fatto che poi anche nella maggioranza (non sono problemi miei) vi siano dei privilegi (uno va a trattare, l'altro invece viene congruamente "scaricato") non è una cosa che va bene; a noi interessa una maggioranza coesa. Però, signor Presidente della Regione, non ci siamo con i termini, riflettete, non respingete quest'emendamento, state costruendo sulla sabbia, non ci sono i tempi, sono sbagliate le procedure, concedetevi un momento di riflessione; possiamo concederci un momento di riflessione tutti insieme nelle commissioni, oppure in maggioranza e poi ci notificate i risultati. Guardate che state andando avanti e state prendendo una china pericolosissima che poi porterà - lo sappiamo già per i ricorsi che sono stati presentati - ad aprire un lunghissimo contenzioso.
Non c'è articolo 14 che tenga: stiamo costruendo su norme che non esistono e stiamo impiantando qualcosa in attesa di approvare le norme che le dovrebbero supportare. Su questo ci sono già pronunciamenti che non sono i miei, ma sono pronunciamenti ufficiali i comuni si stanno attrezzando per fare tutto quello che devono fare per tutelare le loro prerogative. Quindi, io chiederei un momento di pausa per riflettere.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Floris. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, siccome credo che l'invito del presidente Floris non sarà accolto e che quindi invece che prendere una doverosa pausa di riflessione si voterà, come già anticipato dal collega Diana annuncio l'astensione di Alleanza Nazionale, anche se credo che francamente sarebbe più logico addirittura non partecipare al voto, perché stasera, come si suole dire, ve la siete suonata e ve le siete cantata tutta da soli! Avete annunciato grandi manifestazioni di indipendenza, grandi manifestazioni anche di opposizione interna, poi, tutto è rientrato
Io confesso di essere molto ingenuo, ma non ho ancora capito perché dalla presentazione di un emendamento si è passati all'annuncio del voto contrario al proprio emendamento. La politica è l'arte del possibile e quindi tutto è possibile; sicuramente c'è una spiegazione logica ad un fatto che a causa dei miei limiti mi sfugge.
Assessore, lei ha parlato di un grande dialogo con le amministrazioni locali, con gli imprenditori, con tutte le realtà sociali; il vero problema credo che sia proprio il fatto che il dialogo è mancato. Insomma, lei ricorderà i famosi cinque minuti attribuiti ai rappresentanti di ciascun comune (che poi tra alzarsi, sedersi e salutare diventavano due e mezzo) per esprimere le loro osservazioni. Questo non è un dialogo ed un confronto con le amministrazioni locali; probabilmente, è mancato il confronto, addirittura, con alcune parti della maggioranza, che infatti fino a pochi minuti fa affermavano di avere posizioni diverse dalle vostre.
E' mancato, credo, il confronto con gli imprenditori, almeno a giudicare dai comunicati ufficiali delle organizzazioni che gli imprenditori rappresentano. Credo che gli imprenditori non siano stati coinvolti, eccezion fatta per quei pochi che hanno avuto la fortuna di potere visionare dall'alto preventivamente alcune aree della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uggias per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
UGGIAS (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, io non ho partecipato al dibattito e al voto sulla legge numero 8, non facendo allora ancora parte del Consiglio, ma devo manifestare una sorta di ilarità nel constatare che dai banchi dell'opposizione emerge la volontà e il desiderio di mantenere in vita la legge numero 8 del 2004, una nemesi, una vendetta della storia. Capisco però la posizione della minoranza, apprezzo con piacere il distinguo tra opposizione e minoranza stessa, e intervengo per manifestare e dichiarare il mio voto negativo sull'emendamento, perché il dibattito sull'emendamento si sta manifestando come dibattito sul piano nel suo complesso.
Andiamo quindi a discutere complessivamente di un provvedimento molto articolato, complesso, così come articolato è il rapporto che emerge tra le competenze della Giunta, chiamata ad approvare il piano, e le competenze del Consiglio, chiamato successivamente ad approvare norme di supporto che reggeranno il piano stesso. Tutto questo deve significare un momento di armonia, deve comportare la necessità di un raccordo migliore tra tutte le istituzioni.
Ecco perché il mio voto, negativo sull'emendamento, accoglie quella fiducia insita nelle parole dell'Assessore Gian Valerio Sanna, e sono convinto che egli saprà, insieme alla Giunta, cogliere quelle sensibilità che emergono dal Consiglio, anche di non sintonia su alcuni aspetti che ho avuto modo, insieme ad altri colleghi, di esprimere e di manifestare. Ma in questo senso sono convinto che con questo voto negativo la fiducia sarà sicuramente ben riposta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, voglio rivolgere una domanda all'Assessore Sanna. Come lei sa, Assessore Sanna, io sono un cultore, un ammiratore del carattere barocco del suo linguaggio, però voglio farle una domanda precisa, su cui vorrei una risposta precisa, un sì o un no. Ho capito che lei ha offerto, qui, una larga disponibilità ad un confronto con il Consiglio in sede di Commissione; le chiedo allora: è da intendersi che lei e la Giunta trasmettiate alla Commissione la delibera di piano prima di adottarla, in maniera tale che la Commissione la possa conoscere, discutere e possa proporre emendamenti?
Vorrei un sì o un no, perché è evidente che lei è disponibile a discutere con la Commissione, perché se la Commissione la convoca lei deve andare. Chiedo pertanto se la sua disponibilità è da intendersi nel senso che lei trasmetterà la delibera dell'adozione del piano alla Commissione e la Commissione potrà discuterla e conoscerla prima che voi la adottiate, perché questa potrebbe essere una forma di reale partecipazione. Vorrei una risposta precisa: un sì o un no.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Porcu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PORCU (Progetto Sardegna). Signor Presidente, vorrei cogliere anch'io l'opportunità che ci ha offerto il collega La Spisa nel riaprire il dibattito, per annunciare il voto negativo, contrario all'emendamento, da parte del Gruppo Progetto Sardegna, e vorrei annunciarlo con tre motivazioni principali. La prima è un fatto di coerenza: coerenza perché noi abbiamo sempre sostenuto come maggioranza che la numero 8 del 2004 non era una legge che voleva bloccare qualcosa, ma si poneva semplicemente l'obiettivo di salvaguardare in qualche modo, dal punto di vista economico, il bene ambientale. Salvaguardarlo dal punto di vista economico per renderlo fruibile in maniera sostenibile e quindi anche per ricreare ricadute positive per la nostra economia a tutti i livelli.
Credo che questo messaggio positivo non vada perso. Sarebbe difficile da far capire che proroghiamo un blocco che ci eravamo impegnati a mantenere per il minor tempo possibile. Del resto uno dei motivi per cui la Corte costituzionale ha rigettato il ricorso del Governo, era proprio il carattere temporalmente limitato del blocco in attesa della pianificazione paesaggistica. La seconda ragione per cui voterò contro è un motivo di equità: equità perché grazie all'adozione del piano, finalmente, si metteranno sullo stesso livello tutti i comuni della Sardegna. Oggi non lo sono, perché c'è chi ha potuto, in questi diciotto mesi, continuare con i suoi interventi sul territorio, perché aveva un PUC approvato (anche se in virtù di piani paesaggistici cassati dal TAR e quindi legittimi per molti aspetti) e chi, invece, in questi mesi è rimasto fermo. Quindi, non ho dubbi che, come diceva il collega Maninchedda, nella proposta di piano, che in qualche modo potrà essere discussa anche prima dell'adozione, saranno presenti anche misure di transizione per quei comuni che sono intervenuti sul territorio dopo il 10 agosto del 2004, in virtù dell'esistenza di un PUC già approvato.
Il terzo motivo per cui siamo contrari all'emendamento è un motivo di fiducia. Fiducia in che cosa? Fiducia che l'esigenza di coinvolgimento che è emersa nel dibattito, di condivisione a tutti i livelli, che credo sia giusta, corretta, venga soddisfatta. Io credo che questa esigenza di coinvolgimento, di condivisione e di comprensione, possa essere colta da questa maggioranza, e che in queste tre settimane si possa arrivare all'adozione di un piano già condiviso, salvo poi condividerlo ulteriormente nel raffinamento che si verificherà nel passaggio dalla fase dell'adozione a quella dell'approvazione del piano.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ibba per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
IBBA (Gruppo Misto). Signor Presidente, io ricordo bene di aver aderito alla sottoscrizione di questo emendamento dopo un dibattito, molto intenso, e anche molto qualificato sulla materia, che si è svolto all'interno del nostro partito, all'interno del mio partito, dal quale sono emerse le ragioni di quel momento, in quel momento presenti. Io oggi, pur partecipando a quest'ultima parte del dibattito, per altri motivi colgo dei segnali nuovi rispetto a quelli che sino ad oggi ho percepito; in maniera particolare colgo le dichiarazioni, come dire, di disponibilità, di apertura al ragionamento espresse dall'Assessore Sanna, il quale che si dichiara disponibile ad una valutazione complessiva, sia con la Commissione, sia con le parti politiche all'interno di questo Consiglio; un fatto nuovo rispetto a prima.
Vengo a sapere che sono state presentate oltre seicento proposte da parte delle Amministrazioni comunali, fatto anch'esso nuovo. Vi è stato anche un invito alla fiducia da parte dell'Assessore Sanna, rinviando ad un momento successivo, così come in questi giorni abbiamo fatto anche su altri argomenti, la verifica di circostanze che in questo momento non possiamo appositamente e specificatamente garantire. Lo abbiamo fatto per la formazione professionale, l'abbiamo fatto per altri motivi.
Io non mi sento però di dare a questo documento, a questo emendamento, il voto positivo che l'Assessore Sanna invocava. Credo che sia sufficiente e che sia già tanto l'allargarsi da parte mia, nello spirito di un rapporto costruttivo, preannunciare sull'emendamento numero 155 un voto di astensione, rinviando al momento della verifica puntuale, nel momento in cui ci sarà, l'adempimento degli impegni presi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licheri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LICHERI (R.C.). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto contrario all'emendamento presentato dai colleghi Balia e più. Sono contrario ora come lo ero alcuni giorni fa; non ho cambiato idea. C'è stato in questi giorni un confronto serrato all'interno della maggioranza al quale hanno partecipato i Capigruppo di maggioranza, i presentatori dell'emendamento. In quell'occasione abbiamo detto che un argomento di questa complessità, di questa portata, non poteva essere affrontato attraverso un emendamento al disegno di legge collegato.
Abbiamo tutti condiviso, in quell'occasione, la necessità di ampliare la discussione attraverso un coinvolgimento di tutti i soggetti interessati pubblici e privati. L'emendamento numero 155, però, a mio giudizio, pone certamente il problema di una maggiore interlocuzione interna alla maggioranza, un confronto, come è stato detto anche da alcuni colleghi che mi hanno preceduto, che consenta di analizzare le osservazioni pervenute dai comuni della Sardegna, coinvolgendo anche le opposizioni attraverso la Commissione competente. Diventa, Assessore, questo, un aspetto decisivo per garantire un percorso di democrazia partecipativa su un argomento fondamentale per lo sviluppo dei nostri territori e per la tutela del nostro ambiente, mi pare che le sue dichiarazioni vadano proprio in questa direzione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, è stata rivolta una domanda, mi pare sufficientemente chiara, dall'onorevole Maninchedda all'Assessore. Io voglio ripetere la domanda: prima dell'adozione del piano (e non dopo) la Giunta regionale trasmetterà il piano alla competente Commissione e ne raccoglierò le indicazioni?
Se così non fosse l'invito semmai è ad accogliere anche parzialmente l'emendamento. Sette mesi sono troppi? Riduciamoli a quattro, riduciamoli a tre. La fiducia che l'onorevole Marrocu e anche l'onorevole Uggias poc'anzi riponevano è poi smentita purtroppo da altri elementi, perché dimenticano, parlano dell'articolo 14 e dimenticano la sussistenza dell'articolo 9, che fa riferimento alla legge regionale 16 maggio 2003 numero 5, e indica con chiarezza, negli ambiti di paesaggio, quali sono gli interventi ammessi, cioè quelli soggetti a semplice autorizzazione e non a concessione.
L'Assessore sa bene quali sono e sa che di fatto, se si dovesse seguire quel criterio, resterebbe tutto assolutamente bloccato. Io in ultima istanza ho reiterato la richiesta dell'onorevole Maninchedda; se non fosse tenuta in conto evidentemente il mio voto sull'emendamento sarebbe favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, Signor Presidente della Regione, Assessori e colleghi; bene hanno fatto il collega Diana e il collega Artizzu ad annunciare per conto di Alleanza Nazionale l'astensione dal voto dopo un dibattito che comunque non è stato inutile, perché ha messo in evidenza (a parte alcuni aspetti un po' folcloristici di conversione sulla via di Damasco in preda a folgorazione o in preda a soddisfazione come ha detto qualcuno) una seria crisi politica all'interno di questa maggioranza su un argomento politico. Una crisi seria e dignitosa anche, perché è giusto anche dissentire su questioni politiche, su cose che possono coinvolgere anche interessi diversi che si esprimono liberamente all'interno di quest'Aula. Ecco perché la nostra astensione è giusta, anzi io inviterei tutti i colleghi dell'opposizione ad astenersi.
Noi abbiamo una nostra posizione ben precisa al riguardo, in questo senso al nostro interno non ci sono assenze strategiche volte a sottolineare dissensi. Noi abbiamo un'idea che intendiamo rappresentare, che abbiamo portato avanti nelle Assemblee popolari, di fronte alla gente. Non è vero, Assessore, che gli imprenditori condividono lo spirito della vostra legge, tant'è che noi abbiamo ricevuto una lettera di tutt'altro tenore. Forse qualche cooperativa rossa che poco ha di cooperativa e molto di imprenditoria assistita (come ahimè soltanto in Italia esiste) può essersi espressa a favore di questa legge. E' giusto che esista questo dissenso sui problemi politici legati non solo alla legge stessa, ma anche al fatto che non si devono concedere deroghe in bianco ad una Giunta su argomenti così importanti, che il Consiglio o la Commissione (che rappresenta nella fase preparatoria di una legge il Consiglio stesso) debbano dire la loro, debbano avere un ruolo, debbano riappropriarsi della loro dignità.
E' un tema politico importante, è giusto che sia stato portato all'attenzione dell'Aula, soprattutto da persone serie, capaci e anche coraggiose, lasciatevelo dire, della maggioranza. Il mio plauso comunque va a tutti, anche a chi all'interno della maggioranza non era d'accordo con loro, perché il dibattito è stato politico, però è un dibattito, lasciatemelo dire, tutto della maggioranza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D. L.). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto contrario del Gruppo de La Margherita all'emendamento numero 155, anche perché credo che sia stata data sufficiente risposta a quella richiesta di un rinvio che si basava soprattutto sulla necessità di completare un confronto all'interno del Consiglio e con le forze sociali. Io credo che il rispetto dei tempi - perché una volta tanto siamo in grado di poterli rispettare, così come ci dice la Giunta, garantendo anche questo confronto - sia un fatto estremamente positivo non solo per questo ma anche per i futuri provvedimenti.
Io vorrei ricordare qui che l'opposizione, quando approvammo la legge numero 8, ci disse che i tempi che avevamo indicato erano troppo lunghi, che lasciavamo la Sardegna senza regole per un tempo troppo lungo, che bloccavamo tutto per un tempo troppo lungo. Io credo quindi che oggi avere indicato il termine di diciotto mesi e rispettarlo sia un fatto estremamente positivo.
Ritengo che anche un confronto così ampio, come quello che è stato realizzato da parte della Giunta e anche da parte della Commissione competente, non si fosse mai verificato su nessun provvedimento. Anche quanto ha annunciato oggi l'Assessore riguardo a importanti recepimenti delle osservazioni formulate nelle conferenze che si sono tenute (in particolare per quanto riguarda le norme di salvaguardia che, come è stato annunciato da parte dell'Assessore, avranno un contenuto meno vincolistico rispetto alla legge numero 8) credo che ci dica che siamo nella direzione giusta. L'annuncio poi dell'Assessore della disponibilità ad un confronto da subito con la Commissione competente, io credo che abbia definitivamente fugato qualsiasi perplessità circa il percorso e la condivisione del percorso relativo all'adozione del piano paesaggistico.
Io ritengo che questa maggioranza, onorevole Floris, sia coesa, compatta ed è compatta soprattutto nel raggiungere i suoi obiettivi programmatici di cui l'uso diverso del territorio, per uno sviluppo duraturo, è uno dei punti fondamentali ai quali noi ci vogliamo continuare ad attenere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Franco Ignazio Cuccu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Signor Presidente, io non accoglierò il garbato invito del collega Liori ad astenermi per far sì che sia tutto un dibattito interno alla maggioranza. Non lo farò perché in questi due anni, all'interno della quarta Commissione, ho lavorato meglio che potevo, con onestà intellettuale, non ho esitato a sposare le tesi dei colleghi di maggioranza (quando le ritenevo giuste, ovviamente) e ciò è capitato molto spesso. Non ho avuto paura di elargire un regalo elettorale alla maggioranza della Commissione contribuendo (credo che l'onorevole Licheri farebbe bene a riflettere su quest'aspetto) per la parte che mi compete, all'unitarietà e alla compattezza della stessa. Credevo che gli stessi sentimenti muovessero i miei colleghi di Commissione; oggi ho qualche dubbio.
Quindi non mi asterrò dal votare. Credo che l'Assessore stia oggi assumendo impegni in termini di consultazione della Commissione e comunque del Consiglio che non potrà mantenere, perché questa sessione del Consiglio dovrebbe impegnarci anche per tutta la settimana prossima, a meno che non si prevedano audizioni festive e notturne o non vengano assegnati solo cinque minuti di tempo, come ai sindaci nelle conferenze di copianificazione. Io comunque voterò a favore dell'emendamento.
PRESIDENTE. E' stata richiesta la votazione nominale dal consigliere Amadu. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggia la richiesta il consigliere Artizzu.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico dell'emendamento numero 155
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Atzeri - Balia - Biancareddu - Capelli - Cappai - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Floris Mario - Gallus - La Spisa - Ladu - Licandro - Lombardo - Maninchedda - Masia - Milia - Petrini - Randazzo - Rassu - Sanciu - Sanjust - Scarpa - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Cerina - Cherchi Silvio - Corda - Corrias - Cucca - Cugini - Davoli - Fadda Giuseppe - Frau - Gessa - Giagu - Giorico - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Marrocu - Orrù- Pacifico - Pinna - Pisu - Porcu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Soru - Uggias - Uras.
Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Artizzu - Diana - Ibba - Liori - Salis - Serra.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 67
votanti 60
astenuti 7
maggioranza 31
favorevoli 25
contrari 35
(Il Consiglio non approva).
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno giovedì 4 maggio alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 21 e 53.
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