Seduta n.45 del 19/11/2004
XLV Seduta
Venerdì 19 Novembre 2004
Presidenza del Vicepresidente Paolo Fadda
indi
del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 10 e 04.
SANJUST, Segretario f.f.: dà lettura del processo verbale della seduta del martedì 16 Novembre 2004 (40), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Beniamino Scarpa ha chiesto congedo per la seduta del 19 novembre 2004. Se non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza:
SANJUST, Segretario f.f.:
Interrogazione LADU - MURGIONI - ONIDA, con richiesta di risposta scritta, sul mancato avvio dei corsi dell'obbligo formativo. (82)
Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sullo stato di malcontento dei pescatori algheresi per le misure restrittive in corso di elaborazione per la disciplina della pesca nella riserva marina di Porto Conte (Alghero). (83)
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
SANJUST, Segretario f.f.:
Mozione VARGIU - ONIDA - LA SPISA - OPPI - DIANA - LADU - AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - DEDONI - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MURGIONI - PETRINI - PILI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo sulle linee guida del nuovo Piano sanitario regionale, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo n. 54 del Regolamento del Consiglio. (19)
Sull'ordine dei lavoriPRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Vorrei solo chiedere al Presidente di valutare la possibilità di sospendere la seduta per qualche minuto, affinché l'Aula sia un po' più piena!
PRESIDENTE. Credo che la richiesta fatta al Presidente da parte dell'onorevole La Spisa, sia giusta. Invito anche gli uffici ad avvisare i Capigruppo che fra dieci minuti comunque la seduta inizierà.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 07, viene ripresa alle ore 10 e 20.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori. Si dia lettura dell'articolo 5.
SANJUST, Segretario f.f.:
Art. 5
Aree assoggettabili a misura di salvaguardia
1. Con decreto del Presidente della Regione, su proposta degli Assessori dell'urbanistica e della pubblica istruzione e previa deliberazione della Giunta regionale, sono sottoposte alle misure di salvaguardia di cui all'articolo 3 quelle aree aventi particolare pregio paesistico ed ambientale, individuate e qualificate come tali in sede di elaborazione del PPR.
2. Il decreto di cui al comma 1 può interessare aree comunque tipizzate dagli strumenti urbanistici vigenti o da piani attuativi comunque approvati.
PRESIDENTE. All'articolo 5 sono stati presentati gli emendamenti soppressivi numero 16 e l'845, l'emendamento soppressivo parziale numero 847, e il sostitutivo parziale numero 846. Se ne dia lettura.
SANJUST, Segretario f.f.:
EMENDAMENTO soppressivo totale VARGIU - PISANO - CASSANO - DEDONI
Art. 5
L'art. 5 è soppresso. (16)
EMENDAMENTO soppressivo totale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU
Art. 5
L'art. 5 è soppresso. (845)
EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU
Art. 5
All'Art. 5, secondo comma, è soppressa la dicitura:
"o da piani attuativi comunque approvati.". (847)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU
Art. 5
All'Art. 5, comma 1, le parole:
"individuate e qualificate come tali in sede di elaborazione del P.P.R. "
sono sostituite dalle seguenti:
"individuate e qualificate come tali dai comuni con delibera del Consiglio comunale". (846)
PRESIDENTE. Gli emendamenti possono essere illustrati.
Ha facoltà di parlare il consigliere Vargiu per illustrare l'emendamento numero 16.
VARGIU (Riformatori Sardi). Grazie Presidente, vi chiedo un attimo di cortesia in modo da prendere visione dell'emendamento numero 16. Presidente e colleghi del Consiglio, l'emendamento numero 16 è soppressivo totale dell'articolo 5. Io nell'illustrarlo cercherò di usare toni assolutamente pacati, anche se devo dirvi che siamo arrivati ad uno dei nodi di questa legge.
Negli interventi che noi Riformatori abbiamo fatto sino a questo momento, all'inizio con una tecnica parlamentare di tipo ostruzionistico ma successivamente con lo scopo di aprire un ragionamento con i colleghi dell'opposizione, l'articolo 5 è ricorso con notevole frequenza. Ed è ricorso con notevole frequenza perché su questo articolo, a nostro parere, i consiglieri del centrosinistra, della maggioranza, potrebbero fare una riflessione più approfondita, e magari la riflessione più approfondita che loro vanno a fare porta al fatto che loro stessi ci propongono di scorporare dalla legge, e quindi di non licenziare nel testo di legge definitivo, l'articolo 5.
Nel senso che io credo che le interlocuzioni che in quest'Aula ci sono state, che sono state ampie, abbondanti ed esaustive e che hanno consentito anche ai colleghi del centrosinistra di esprimersi, possono portare sull'articolo 5 ad una riflessione che più o meno potrebbe essere di questo tipo. La maggioranza aveva inserito l'articolo 5 all'interno del testo di legge con l'idea che potesse essere una sorta di paracadute qualora ci fossero stati degli stravolgimenti dell'articolo 3 e dell'articolo 4. Siccome sostanzialmente, al termine del nostro confronto, l'articolo 3 e l'articolo 4 sono stati approvati nel testo in cui la maggioranza ce li ha proposti, allora il paracadute che si era inserito all'interno del testo di legge con l'articolo 5, che noi abbiamo detto sin dall'inizio essere scarsamente sostenibile dal punto di vista giuridico, non ha più senso di esistere per cui noi ci aspettiamo che siate voi stessi a dirci che, sulla base dei ragionamenti che voi avete fatto, in parte stimolati anche dalle nostre riflessioni, però, in base ai ragionamenti fatti da voi, siete dell'idea che l'articolo 5 non sia più necessario all'economia di questa legge, perché qualora dovessimo continuare a discutere - ma forse la cosa migliore appunto è che non ne discutiamo, e che siate voi stessi a suggerirci di non discuterne, perché qualora dovessimo discuterne dovremmo entrare nel merito della ratio di questa norma, ed allora io credo che forse ci sarebbe qualche difficoltà a sostenerla dopo che l'iter della legge è stato così brillante dal punto di vista del recepimento da parte dell'Aula del testo che voi proponevate - forse avrete qualche difficoltà a spiegarci come mai - se per caso voi lo deciderete ma io non credo che lo deciderete - l'articolo 5 rimanga ancora in piedi.
Se qualche collega non lo avesse letto, ma non credo, ovviamente, l'articolo 5 testualmente recita: "Con decreto del Presidente della Regione, su proposta degli Assessori dell'Urbanistica e della Pubblica Istruzione, previa deliberazione della Giunta, sono sottoposte alle misure di cui all'articolo 3 quelle aree aventi particolare pregio paesistico ed ambientale, individuate e qualificate come tali in sede di elaborazione del PPR. Il decreto di cui al comma 1 interessa le aree comunque tipizzate dagli strumenti urbanistici vigenti o dai piani attuativi comunque approvati".
Ripeto, io credo che l'emendamento soppressivo dovrebbe trovare concorde l'intera Aula, perché è dettato dal buon senso e dalla razionalità; sono convinto che questo emendamento va incontro anche alla sensibilità diffusa che c'è presso di voi, e sono convinto che questa norma esistesse esclusivamente per prevenire eventuali soppressioni che ci fossero state negli articoli 3 e 4; soppressioni non ce ne sono state, io mi aspetto che se qualche significato ha anche il confronto in Aula che in questi giorni abbiamo comunque voluto tenere alto, da parte vostra sia rivolto a noi l'invito a considerare la discussione sull'articolo 5 inutile e quindi a chiuderla prima di iniziarla, passando direttamente all'articolo successivo.
PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, credo che potrebbe illustrare sia l'emendamento numero 845 che i due successivi, numero 847 e 846.
Ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa per illustrare gli emendamenti numero 845, 847 e 846.
LA SPISA (F.I.). Chiedo di poter illustrare insieme gli emendamenti numero 845 e 847, mentre il numero 846 ha una valenza autonoma.
Come diceva il collega Paolo Vargiu, che è intervenuto poco fa per illustrare il numero 16, gli emendamenti numero 845 e 847 tendono a mettere l'accento sul contenuto di questo articolo 5 che io credo che vada attentamente valutato, il primo emendamento evidentemente è semplicissimo, si chiede di sopprimere l'articolo; il motivo per cui viene chiesta la soppressione io credo che richiami l'attenzione, la sensibilità e l'intelligenza politica di tutto il Consiglio regionale e direi, senza esagerare, anche di tutto il sistema politico rappresentato in quest'Aula, autorevolmente, perché è un articolo che pone problemi di grande rilevanza giuridica ed amministrativa e, contemporaneamente, di rapporto, tra gli ordinamenti giuridici e con gli enti locali che sono riconosciuti sul piano istituzionale come enti equiordinati rispetto alla Regione, concezione ribadita a più riprese nella stessa nostra Costituzione, laddove si precisa che la Repubblica si compone in maniera paritetica di diversi livelli di governo in cui si esplica la rappresentanza politica e la funzione normativa - sia di livello legislativo, sia ancora più a monte di livello costituzionale, sia poi di livello invece regolamentare e amministrativo - che hanno tutti eguale dignità istituzionale.
L'articolo 5 introduce nella legge che adesso è in discussione una possibilità davvero straordinaria, credo inedita, è davvero un'originalità questo articolo 5. Perché si prevede che con un semplice decreto del Presidente della Regione, certamente su proposta degli Assessori dell'Urbanistica e della Pubblica Istruzione, e con successiva delibera della Giunta regionale, siano sottoposti a misura di salvaguardia ambiti territoriali, aree che vengono individuate e qualificate come aree di particolare pregio paesistico ed ambientale soltanto sulla base del presupposto chiaro e semplice, ma di una rilevanza veramente straordinaria, che vengano individuati come tali nella sede di elaborazione del Piano paesaggistico regionale. Un inciso: si dice "in sede di elaborazione del Piano paesaggistico regionale" ma se l'articolo 5 noi lo leggiamo coordinando il suo significato e, quindi, il suo potere dispositivo, col terzo comma dell'articolo 1 già approvato, che prevede che in sede di prima applicazione della legge il piano paesaggistico può essere proposto, adottato ed approvato per ambiti territoriali omogenei per cui presumibilmente verranno individuate - perché altrimenti non ci sarebbe stata questa norma - diverse proposte di piani paesaggistici regionali per ambiti territoriali il significato della norma diventa: "in sede di elaborazione dei diversi piani paesaggistici regionali", ma in quale sede? Nella sede di quale ufficio, di quale - potremmo andare oltre - studio professionale? A quale sede, quindi, di elaborazione, di studio, di individuazione di esigenze del territorio viene affidata la valutazione per individuare e qualificare un'area come area avente particolare pregio paesaggistico ed ambientale da sottoporre con un decreto del Presidente della Regione ai vincoli, alle misure di salvaguardia previste nell'articolo 3? Questo è il primo grande problema.
Ma il problema politico più grande, che pone una questione di fondo, e cioè quella della violazione del principio di ripartizione dei poteri, è che la Giunta regionale, ma diciamo ancora più generalmente la Regione, mentre elabora i piani paesaggistici regionali, può estendere di fatto le misure di salvaguardia superando i limiti, le indicazioni, i criteri ben precisi contenuti nell'articolo 3, perché in tale norma le misure di salvaguardia vengono descritte nel loro contenuto indicando anche la loro finalità, definendo su che cosa incidono e in base a quali criteri; cioè è la legge innanzitutto che dice sulla base di quali criteri vengono individuate le aree da sottoporre a misure di salvaguardia. In questo modo si propone a questo Consiglio regionale di affidare a chi elabora il piano la valutazione, fatta in sede tecnica, poi, in ultima analisi alla Giunta regionale, al Presidente della Regione, su proposta degli Assessori componenti, di estendere queste misure ad altre aeree territoriali senza nessun criterio, perché l'unico criterio indicato da quest'articolo 5 è il requisito della qualificazione di un'area come zona che ha particolare pregio paesistico ambientale. Sulla base di quale criterio?
I criteri sono individuati nell'articolo 3, ma se già sono lì i criteri, se l'oggetto su cui si estende il vincolo, chiamiamolo con il suo nome, è già in qualche modo tipizzato attraverso categorie descritte analiticamente nell'articolo 3, come è possibile che sulla base di una semplice delibera di Giunta, un decreto del Presidente possa, senza alcun criterio - perché l'articolo 5 non indica nulla, salvo il principio generale che un atto amministrativo debba essere motivato - e ci mancherebbe altro! -, speriamo che almeno venga motivato perché altrimenti i contenziosi continueranno a piovere su quest'Amministrazione regionale - individuare e qualificare un sito come area avente particolare pregio paesistico ed ambientale. E tutto il potere viene dato alla Regione e in particolare alla Giunta regionale per quanto riguarda i rapporti tra diverse istituzioni. Questo è il primo grande problema: un accentramento di poteri in capo alla Regione per quanto riguarda il rapporto fra le diverse istituzioni locali, e all'interno della Regione in capo alla Giunta regionale. Non ci sono linee guida che valgano in riferimento a questo, perché le linee guida che approverà il Consiglio, grazie anche alla sensibilità che avete dimostrato accettando almeno questa modifica, non incideranno su questo livello di decisione, tutto potrà essere fatto nelle segrete stanze di studi professionali e della Giunta regionale. Io credo che su questa norma si possa e si debba riflettere.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Diana per illustrare l'emendamento numero 846.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente. E' chiaro che l'illustrazione dell'emendamento 846, così come quella degli altri emendamenti che riguardano l'articolo 5, mi induca a riprendere il ragionamento che ho iniziato ieri e che credo fosse largamente condiviso da questo Consiglio. Ci siamo preoccupati in questi giorni di riconoscere un ruolo al Consiglio regionale. Ho detto ieri che il ritiro dell'emendamento 1887, il fatto che si sia stabilito che le linee guida debbano essere illustrate al Consiglio hanno ridato dignità a questo Consiglio regionale; ora, con quest'articolo 5 si vuole introdurre un principio che è peggio del peggio! Perchè con questa norma veramente non c'è più certezza di nulla; tutte le norme di salvaguardia sono già contenute negli articoli precedenti, tutti i "fatti salvi" sono contenuti negli articoli precedenti, con quest'articolo si dà una potestà inaudita al Presidente della Regione e alla Giunta regionale, oltretutto in sede di predisposizione dei PTP o del Piano paesaggistico regionale, cioè quella comunque di verificare che non nascano altri elementi che possano indurre a porre dei veti anche su qualcosa che non è stato stabilito con questa legge. Beh, io credo che questo sia assolutamente inopportuno; io credo che su questo la maggioranza più che l'opposizione, che già ha detto molto, dovrebbe veramente fare una valutazione attenta, ma io non vorrei fare questo invito soltanto ai colleghi della maggioranza, che peraltro mi sembrano impegnati in tutt'altre faccende, ma certamente è attento l'assessore Sanna, al quale io veramente rivolgo l'invito, non in termini d'appello, ma in termini di considerazioni che mi sembrano le più opportune da fare in questo momento, di tenere nella debita considerazione sia gli emendamenti che prevedono la soppressione di questo articolo sia quelli che prevedono un eventuale coinvolgimento delle amministrazioni comunali; perché veramente questa legge rischia di essere approvata da questo Consiglio, e successivamente possono essere introdotti ulteriori elementi di salvaguardia che non sono assolutamente prevedibili.
Sulla base di questo articolo noi dovremmo andare, mi pare di capire, a fare un inventario di quello che non è disciplinato dalla legge ed eventualmente interferire successivamente con un semplice decreto del Presidente della Regione sentita la Giunta; ma, io credo che questo non sia assolutamente possibile, perché è chiaro che con questa norma anche chi non vuole pensare male può comunque ritenere che in sede di elaborazione del piano paesaggistico regionale i tecnici, la Giunta, il Presidente della Regione possono in qualsiasi maniera andare a porre dei vincoli ulteriori anche dove non sono stabiliti in legge. Io credo che questo sia un elemento certamente contrario alla logica, alla buona amministrazione, a quello che deve fare il Consiglio regionale. Io, ripeto, non vedo grande attenzione da parte dei consiglieri o può darsi che i consiglieri invece abbiano già esaminato questa norma con la massima attenzione e che quindi siano pronti a dare successivamente delle risposte agli interrogativi che noi abbiamo sollevato nei giorni scorsi e che stiamo sollevando oggi. L'individuare successivamente elementi tali da aumentare il grado di salvaguardia, sia in termini generali che su singole parti di territorio, mi pare un qualche cosa che sfugge a qualsiasi logica; perché con questa potestà si vuole dare al Presidente della Regione ed alla Giunta regionale, senza che venga minimamente coinvolto il Consiglio regionale, un potere straordinario, e siccome di straordinarietà già ce n'è troppa in questa legge io credo che almeno su questo punto il Consiglio dovrebbe veramente sollevarsi e dire "insomma, siamo disposti a sopportare tutto ma non più di tutto!".
Non mi voglio ripetere, però stiamo normando, con quest'articolo, un fatto di una gravità inaudita; dal giorno successivo all'approvazione di questa legge, o venerdì 27 quando verrà pubblicata, da quel momento in poi sapremo tutti quanti le cose che condividiamo e le cose che non condividiamo, però, rimarrà stabilita una norma in bianco dalla quale potrebbe sorgere un qualcosa che non è né condiviso, o meglio potrebbe non essere condiviso da chi fino ad ora ha condiviso questa legge e potrebbe non essere condiviso o condiviso da chi non l'ha condivisa; cioè si apre uno scenario che non conosciamo, assessore Sanna; io capisco qual è la ratio di quest'articolo, non è che non la capisca, sto cercando di capire se la capite anche voi come la capisco io. Cioè, noi stiamo creando una norma in bianco; questa legge pubblicata andrà all'attenzione dei sardi, ad un certo punto arriveranno all'articolo 5 e diranno che tutto quello che abbiamo detto e tutto quello che abbiamo normato va tutto bene, oppure va tutto male, ma questo ha poca influenza, però rimane quest'articolo 5 che comunque apre altre prospettive che non si conoscono. Ma com'è possibile? Quindi, si potrebbero porre vincoli su tutta una serie di aree, di territori, di beni paesaggistici sui quali questo Consiglio non ha detto una parola.
Stiamo andando al buio! E stiamo concedendo un potere, secondo me, che va oltre anche il fatto che il Presidente sia eletto direttamente dal popolo con questo sistema, perché c'è un'esclusione totale del Consiglio regionale. Io voglio dire, per non farla troppo lunga, che credo che su questo forse sarebbe meglio che ci fosse un intervento immediato o del Presidente della Commissione, ma credo sia meglio ancora dell'Assessore degli Enti Locali e Urbanistica Gian Valerio Sanna, perché probabilmente potrebbe farci intravedere uno scenario diverso e portarci ad un dialogo anche diverso stamattina in quest'Aula.
PRESIDENTE. Prima di aprire la discussione sull'articolo e sugli emendamenti ritengo utile, anche per l'economia dei nostri lavori, dare la parola all'Assessore che intende proporre, credo, un emendamento orale, che naturalmente verrà ammesso se condiviso da tutta l'Assemblea.
Ha facoltà di parlare l'Assessore agli enti locali finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Grazie Presidente, la Giunta propone innanzitutto la votazione dell'articolo 5 per parti, nel senso che può essere stralciato il comma due, e per dare risposta anche ad alcune perplessità, anche se la dizione del comma è abbastanza chiara, per togliere e fugare ogni dubbio su presunte arbitrarietà nel processo di assoggettamento alle misure di salvaguardia, proponiamo dopo la parola "PPR" di mettere la virgola ed aggiungere "su motivata proposta del responsabile del procedimento" ad indicare che l'individuazione e la qualificazione di aree di particolare pregio paesistico ambientale dovrà avvenire sulla base di motivata argomentazione tecnica e, quindi, togliendo all'organo politico ogni elemento di discrezionalità se non basata sulla valutazione delle proposte motivate del responsabile del procedimento.
Per cui l'articolo diventerebbe "Con decreto del Presidente della Regione su proposta degli Assessori dell'Urbanistica e della Pubblica Istruzione, previa deliberazione della Giunta regionale, sono sottoposte alle misure di salvaguardia di cui all'articolo 3, quelle aree aventi particolare pregio paesistico ed ambientale individuate e qualificate come tali in sede di elaborazione dal PPR, su motivata proposta del responsabile del procedimento".
PRESIDENTE. Vorrei riepilogare quanto proposto dall'Assessore. Si dichiara favorevole all'abolizione del secondo comma e quindi dovremmo votare l'articolo per parti; inoltre alla fine del primo comma c'è da aggiungere "su motivata proposta del responsabile del procedimento". Se non ci sono osservazioni su questa parte, riteniamo ammissibile l'emendamento.
Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Per quanto ci concerne non cambia niente, quindi l'articolo può anche rimanere com'è!
PRESIDENTE. Non è comunque contrario alla proposta di emendamento orale?
OPPI (U.D.C.). Chiedo che la norma rimanga com'è.
PRESIDENTE. L'emendamento orale non è condiviso. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). La valutazione sul contenuto di questa proposta personalmente è la stessa che ha sinteticamente espresso il collega Oppi, sul piano procedimentale mi sembra di capire che l'Assessore non sta proponendo sostanzialmente un emendamento soppressivo del comma due, ma la Giunta e la maggioranza si comporteranno di conseguenza nella votazione di tale comma. Sto esaminando solo terminagli aspetti procedurali e non il contenuto in ordine al quale concordo con la valutazione del collega Oppi.
Per quanto riguarda il comma uno, per riassumere, mi sembra di capire che la Giunta propone un emendamento orale che specifica meglio il testo aggiungendo "su motivata proposta del responsabile del procedimento". Questo è ciò di fronte a cui ci troviamo, per esprimerci sul merito dobbiamo entrare nella discussione sull'articolo e sugli emendamenti che sta per avviarsi. Questa mi sembra la questione.
PRESIDENTE. Onorevole Oppi, siccome mi sembra che l'emendamento che è stato proposto abbia il fine di assicurare una migliore comprensione dell'articolo potrebbe essere comunque ammesso, non sto entrando nel merito del provvedimento, però se ci sono osservazioni.
(Interruzione del consigliere Oppi)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali finanze ed urbanistica. Io comprendo le ragioni, e non sono ovviamente che ragioni di merito, perché non è assolutamente vero che l'emendamento non modifica la norma. Allo stato delle cose l'individuazione e la qualificazione delle aree aventi particolare pregio in sede di elaborazione del PPR può essere indifferentemente fatta da chiunque; questa procedura di individuazione e di qualificazione se è motivata da una proposta di carattere tecnico del responsabile del procedimento pone questa competenza in capo ad un soggetto determinato, il che è molto diverso. Comunque anche se non vi è accordo su questo emendamento, la Giunta mantiene valida la richiesta di votazione per parti.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pirisi, relatore.
PIRISI (D.S.), relatore. Presidente, assieme al parere io vorrei anche rivolgere una domanda all'Assessore che è la seguente...
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, dia il parere sugli emendamenti.
PIRISI (D.S.). Se non ho capito bene come faccio a esprimere il parere, Presidente?
PRESIDENTE. Deve esprimere il parere sugli emendamenti.
PIRISI (D.S.). Scusi, io non so se sotto il profilo procedurale e regolamentare sia corretto quello che io sto facendo, però vorrei che lei mi desse la possibilità di rivolgere all'Assessore una domanda in modo tale che poi, magari, si possa creare un clima diverso all'interno dell'Aula.
PRESIDENTE. No, onorevole Pirisi, le spiego la ragione: questo è possibile farlo una volta espressi i pareri da lei e dalla Giunta; quando iniziamo la discussione lei potrà fare tutte le domande che ritiene opportune all'Assessore.
PIRISI (D.S.). Mi rimetto all'Aula, Presidente.
PRESIDENTE. Su tutti gli emendamenti? Allora non ha compreso. C'è da esprimere il parere sugli emendamenti che sono stati illustrati, parlo degli emendamenti numero 16, 845, 847 e 846; mentre per quanto riguarda l'emendamento orale dopo la presa di posizione di alcuni colleghi non è ammesso, quindi su quest'ultimo non deve esprimere alcun parere. La Giunta regionale ha chiesto che rimanga valida, quando si arriverà alla votazione, la richiesta di votazione per parti. Prego, onorevole Pirisi, vuole esprimere il parere sugli altri emendamenti?
PIRISI (D.S.). Presidente, io ho espresso un parere molto sintetico, perché volevo avanzare una domanda e sulla base della risposta della Giunta il parere sarebbe stato più compiuto e più pertinente, ritengo. Per cui ribadisco quello che ho detto precedentemente e cioè mi rimetto all'Aula.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Il parere della Giunta è contrario su tutti gli emendamenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Io volevo rivolgere una domanda all'Assessore e la domanda è questa: viene detto nel comma 2, "Il decreto di cui al comma uno può interessare aree comunque tipizzate dagli strumenti urbanistici vigenti o dai piani attuativi comunque approvati", cioè significa, il comma 2, se non capisco male, che il decreto di cui al comma 1 può introdurre delle misure di salvaguardia su parti del territorio che sono già anche contenute all'interno dei piani urbanistici approvati, e ne abbiamo un certo numero lungo la costa. La richiesta di soppressione del comma 2 significa che questo potere non è più previsto, quindi non è più possibile che sugli strumenti urbanistici approvati, secondo quanto dispone il comma 2, si possa intervenire. Allora, Assessore, la mia domanda è questa: se ho capito bene, ha ragione di esistere ancora il comma 1 dell'articolo 5? Io gradirei una risposta, perché, da quello che ho potuto capire, probabilmente non ha ragione d'essere, dal momento che attraverso lo strumento normale del Piano paesaggistico regionale possono essere introdotte tutte le misure di salvaguardia che si ritiene opportuno introdurre. Questo se ho capito bene, Assessore, oppure mi dica se ho capito male. Preliminarmente gradirei una risposta da parte dell'Assessore, se è permesso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie. Presidente, Assessore, consiglieri, io volevo intervenire nel merito della richiesta del presidente Pirisi in quanto ritengo, e lo ritenevo anche prima in presenza del comma 2, che sarebbe stato meglio che l'articolo 5 non fosse entrato nel testo di legge, a maggior ragione per le motivazioni addotte credo che fare un passo indietro sia un segno di attenzione e di buon senso. Non ha ragione di esistere, mi permetto umilmente di dire, vista anche la richiesta di soppressione del comma 2. Così come mi permetto di ragionarci sopra con molta attenzione, perché la scure della querela è sempre in agguato in quest'Aula, perciò bisogna stare attenti a quello che si dice, non c'è più la libertà di un tempo di poter...
PRESIDENTE. Onorevole Capelli!
CAPELLI (U.D.C.). Scusi, Presidente, voglio concludere il mio intervento. Non mi riferivo alla Presidenza del Consiglio e neanche ai colleghi, comunque continuerò con la libertà di sempre a esprimere il mio pensiero.
Dicevo è comprensibile che l'articolo 5 sia stato inserito, nello spirito stesso del disegno di legge, per avvalorare ulteriormente la presenza determinante su tutto il procedimento della Giunta regionale che accentra qualsiasi potere, scavalcando e prevaricando enti locali, Commissioni, Consiglio regionale e quant'altro, potere che in qualche modo abbiamo cercato di ridimensionare, salvaguardando correttamente il ruolo del Consiglio regionale nell'articolo 2, perciò comprendo che l'articolo 5 potesse in qualche modo avvalorare ulteriormente la tesi della Giunta attribuendo ad essa l'ulteriore potere di specificare altri vincoli e una funzione di controllo.
Visto anche l'esito della discussione, io credo che sarebbe un segnale di buon senso accogliere gli emendamenti di soppressione totale dell'articolo 5. E' una di quelle azioni che sicuramente, secondo il vostro punto di vista, non mortifica e non modifica l'impostazione della legge, che noi continuamente sottolineiamo di non approvare e che riteniamo estremamente vincolante, ma apprezzeremmo un atto di buon senso come quello della soppressione dell'articolo 5. Una norma che non condividiamo anche con la modifica proposta dall'Assessore con l'emendamento orale che metteva in capo al responsabile del procedimento la proposta; credo che anche questa sia una specificazione di quello che già di norma dovrebbe avvenire in ogni caso, il responsabile del procedimento, infatti, esprime anche un giudizio ed esprime anche una proposta nel momento in cui esamina il procedimento, cosa che non cambia nel merito, come giustamente interpretato dalla Presidenza e dagli Uffici, il senso dell'articolo, per cui sarebbe soltanto, per quanto previsto dal comma 11 dell'articolo 84 del Regolamento, una sua specificazione per una migliore comprensione del testo, diversamente da quanto proposto dall'Assessore che ritiene che questa proposta modifichi sostanzialmente l'articolo.
Attendo anch'io la risposta alla domanda posta dal Presidente della Commissione, onorevole Pirisi. A seguito di quella risposta potremo esprimere un giudizio più approfondito; rimane ovviamente la contrarietà all'articolo e quindi preannuncio il voto favorevole all'emendamento numero 16, il primo, soppressivo totale dell'articolo 5, che oltre al fatto di migliorare il contenuto della legge, faciliterebbe anche il prosieguo dei lavori e del confronto politico che sta avvenendo in quest'Aula.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Grazie, Presidente. Non intendo intervenire in discussione, ma chiedere una sospensione dei lavori adesso, prima dell'avvio sostanziale della discussione, perché una delegazione dei sindaci, anzi una forte rappresentanza di sindaci chiede di poter incontrare i Capigruppo, sia di maggioranza sia di opposizione, proprio sull'argomento in discussione. Credo sia ragionevole da parte di tutti manifestare la nostra disponibilità a sentire i sindaci.
PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, alla Presidenza è stato chiesto che i sindaci potessero assistere ai nostri lavori e la Presidenza ha dato l'autorizzazione. Poi valuterete voi tra Capigruppo quando sarà opportuno incontrare una delegazione dei sindaci, però non è arrivata nessuna richiesta in tal senso a questa Presidenza.
LA SPISA (F.I.). Io ho chiesto di sospendere i lavori.
PRESIDENTE. Sulla proposta dell'onorevole La Spisa, che chiede di sospendere la seduta, chi chiede di intervenire?. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Vorrei parlare a favore della proposta del collega La Spisa, che mi sembra stia...
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Vargiu. Per quanto intende chiedere la sospensione, onorevole La Spisa?
VARGIU (Riformatori Sardi). Mezzora.
PRESIDENTE. Onorevole Vargiu?
VARGIU (Riformatori Sardi). L'intervento è inutile, nel senso che se i collegi del centrosinistra concordano sulla possibilità di fare una sospensione di mezz'ora, tre quarti d'ora, il tempo necessario per un breve incontro con la delegazione dei sindaci, mi sembra che non ci sia neanche la necessità di sprecare ulteriore tempo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Noi avevamo già dato la disponibilità al collega La Spisa ad accogliere la richiesta di interruzione, pensavamo che si potesse almeno approvare l'articolo 5 dopo i chiarimenti chiesti dal collega Pirisi, però a questo punto interrompiamo subito, magari durante la sospensione possiamo avviare una interlocuzione per fare in modo che alla ripresa si possa approvare rapidamente l'articolo 5.
PRESIDENTE. I lavori sono sospesi e riprenderanno alle ore 11 e 45.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 05, viene ripresa alle ore 12 e 05.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. C'era l'impegno di riprendere i lavori alle ore 11 e 40. L'incontro dei Capigruppo con i sindaci è ancora in corso, quindi direi di aggiornare i lavori alle 12 e 30.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 06, viene ripresa alle ore 12 e 52.)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
PRESIDENTE. Bene, colleghi, possiamo riprendere i lavori. Siamo in fase di discussione sull'articolo 5 e sull'insieme degli emendamenti, sono intervenuti l'onorevole Pirisi e l'onorevole Capelli. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Assessore Sanna, prego, su che cosa intende parlare?
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Presidente, anche sulla base delle considerazioni che sono state fatte prima della sospensione, riterrei opportuno proporre il trasferimento dell'articolo 5 tra le norme transitorie, avendo questa norma un carattere strettamente transitorio, pertanto si può discutere assieme all'articolo 8.
PRESIDENTE. Va bene, colleghi, se non ci sono obiezioni, e del resto il carattere di questo articolo 5 mi sembra proprio quello di norma transitoria, penso che possiamo spostare a questo punto anche la discussione o il pezzo della discussione sull'articolo 5 e sugli emendamenti a quando arriveremo all'articolo 8.
Articolo 6, se ne dia lettura. Se qualcuno dei colleghi che è stato eletto Segretario cortesemente mi assiste, grazie.
MANCA, Segretario:
Art. 6
Studio di compatibilità paesistico-ambientale
1..I piani urbanistici dei comuni, i cui territori ricadono nella fascia costiera dei due chilometri dal mare, devono contenere lo studio di compatibilità paesistico ambientale quale documento finalizzato a:
a) supportare le scelte di pianificazione del territorio comunale in relazione al complesso delle risorse paesistico-ambientali;
b) individuare, per gli ambiti trasformabili, le caratteristiche urbanistico-edilizie dei nuovi insediamenti in relazione ai livelli di compatibilità e sostenibilità delle trasformazioni rispetto allo stato dell'ambiente e dei caratteri paesaggistici;
c) definire i criteri guida per lo studio di compatibilità paesistico-ambientale da porre a base della elaborazione dei piani attuativi.
2. Lo studio di compatibilità paesistico-ambientale allegato al PUC deve prevedere:
a) il quadro conoscitivo del territorio comunale derivato dalla rappresentazione ed analisi dei principali tematismi di carattere geologico, geomorfologico, idrologico, vegetazionale, paesaggistico e storico-culturale;
b) il quadro conoscitivo relativo alle trasformazioni avvenute circa gli insediamenti e le infrastrutture;
c) l'individuazione delle risorse paesistico-ambientali di maggior pregio ed interesse ai fini delle esigenze di tutela e valorizzazione;
d) il quadro territoriale di sintesi delle risorse paesistico-ambientali rappresentato per areali, in cui riconoscere una graduazione di valore delle risorse ed i corrispondenti livelli di trasformazione territoriali possibili con individuazione dei livelli di sostenibilità delle ipotesi di sviluppo e di compatibilità delle localizzazioni;
e) la determinazione dei parametri qualitativi e quantitativi delle trasformazioni compatibili con lo stato dell'ambiente e della relativa normativa d'attuazione.
3. Lo studio di compatibilità paesistico-ambientale va allegato ai piani attuativi dei comuni di cui al comma 1 e deve prevedere:
a) l'indicazione degli insediamenti previsti con illustrazione delle possibili alternative di localizzazione e con definizione della soglia massima di accettabilità in termini volumetrici attraverso l'analisi comparata di accettabilità dei tematismi utilizzati;
b) la simulazione degli effetti sul paesaggio delle localizzazioni proposte e documentazione fotografica su cui riportare dette simulazioni;
c) le concrete misure per l'eliminazione dei possibili effetti negativi ovvero per minimizzarne e compensarne l'impatto sull'ambiente e sul paesaggio.
4. Lo studio di compatibilità paesistico-ambientale è redatto nel rispetto degli obblighi e delle procedure di cui alla direttiva 2001/42/CE (V.A.S.) concernente la valutazione degli effetti dei piani e dei programmi sull'ambiente.
5. Lo studio di compatibilità paesistico-ambientale relativo agli strumenti urbanistici generali viene sottoposto all'esame ed approvazione della Giunta regionale previo favorevole parere del Comitato tecnico regionale dell'urbanistica.
6. Lo studio di compatibilità paesistico-ambientale allegato ai piani attuativi rappresenta il quadro di riferimento urbanistico-territoriale e di disciplina paesistica per la procedura della valutazione di impatto ambientale di cui all'articolo 31 della legge regionale 18 gennaio 1999, n. 1 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione - Legge finanziaria 1999) e successive modifiche ed integrazioni.
7. Gli esiti della procedura di valutazione di impatto ambientale, di cui all'articolo 31 della legge regionale n. 1 del 1999, riguardanti i piani urbanistici attuativi, sono trasmessi alle Commissioni provinciali per la tutela del paesaggio, di cui all'art. 33 della legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche ed integrazioni ed all'articolo 137 del decreto legislativo n. 42 del 2004, per il definitivo parere.
PRESIDENTE. All'articolo 6 sono stati presentati gli emendamenti numero 848, soppressivo parziale, 849, sostitutivo parziale, e un emendamento aggiuntivo, il numero 14, al quale è stato presentato un emendamento soppressivo totale, cioè il numero 1884. Se ne dia lettura.
MANCA, Segretario:
EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU
Art. 6
All'Art. 6, il comma 4 è soppresso. (848)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU
Art. 6
All'Art. 6, il quinto comma è così sostituito:
"Lo Studio di Compatibilità Paesistico Ambientale relativo agli strumenti urbanistici generali è sottoposto alla verifica di coerenza di cui all'Art. 32 della L.R. 7/2002.". (849)
EMENDAMENTO soppressivo totale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU
Emendamento n. 14
L'emendamento n. 14 è soppresso.(1884)
EMENDAMENTO aggiuntivo GIUNTA REGIONALE
Art. 6
Al comma 7 è aggiunto in fine seguente periodo:
"Per le restanti procedure di verifica e di valutazione dell'impatto ambientale, non concluse alla data di entrata in vigore della presente legge, si applicano i divieti e le prescrizioni in essa contenute.". (14)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 848 ha facoltà di illustrarlo.
LA SPISA (F.I.). Molto brevemente, perché la richiesta di soppressione del quarto comma ha come scopo quello di eliminare un comma che, a nostro parere, può determinare un ulteriore appesantimento procedurale. Due sono le ipotesi: o determina un appesantimento procedurale nella redazione e nell'approvazione dello studio di compatibilità paesistico-ambientale, che deve accompagnare l'adozione e l'approvazione degli strumenti urbanistici, oppure è inutile, perché il rispetto degli obblighi e delle procedure di cui alla direttiva del 2001 è previsto qualora tale direttiva sia stata recepita nel nostro ordinamento. Noi attualmente applichiamo il criterio che le direttive dell'Unione Europea debbano essere recepite dall'ordinamento - ovviamente dello Stato membro, e quindi all'interno dello Stato membro, da tutti i livelli istituzionali, in particolare quelli che esercitano la funzione legislativa - con un provvedimento a sé. Se invece, come in alcuni casi, secondo la giurisprudenza europea e anche quella interna al nostro ordinamento, le direttive sono autoapplicative si devono comunque rispettare. Cioè ci sembra un comma che voglia o appesantire la procedura oppure dire una cosa che sarebbe già operante secondo l'efficacia stessa della direttiva. Non riteniamo utile che nel procedimento amministrativo collegato all'approvazione dei piani paesistici si introduca questo criterio.
PRESIDENTE. Chi intende illustrare l'emendamento sostitutivo parziale numero 849?
DIANA (A.N.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Passiamo ora all'emendamento aggiuntivo numero 14, a cui è collegato l'emendamento numero 1884, a firma Pili, La Spisa, che sopprime l'emendamento numero 14 della Giunta. Ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa per illustrare l'emendamento numero 1884.
LA SPISA (F.I.). La finalità dell'emendamento è quella di contrastare la proposta di modifica contenuta nell'emendamento aggiuntivo 14, che prevede che "per le restanti procedure di verifica e di valutazione dell'impatto ambientale, non concluse alla data di entrata in vigore della presente legge, si applicano i divieti e le prescrizioni in essa contenute". Anche in questo caso o i divieti e le prescrizioni contenute in questa legge operano, o altrimenti non si capisce perché i procedimenti in corso che in qualche modo abbiano rispettato le normative esistenti, debbano essere invece sottoposti a questa ulteriore limitazione.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pirisi, relatore.
PIRISI (D.S.), relatore. Sugli emendamenti numero 848 e 849 il parere è contrario mentre è favorevole sul numero 14. L'ultimo non ce l'ho, l'ultimo che ha illustrato adesso l'onorevole...
PRESIDENTE. È soppressivo del numero 14, quindi se lei è favorevole al numero 14...
PIRISI (D.S.), relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Il parere della Giunta è conforme a quello della Commissione. Se mi consente Presidente, visto che non mi è stato dato luogo di illustrare il numero14, rubo solo trenta secondi per dire che questo è un emendamento di coordinamento perché non si spiegherebbe una valutazione ed una verifica di impatto ambientale in aree assoggettate a regime di vincolo che non siano coerenti con questo regime di vincolo. Quindi mentre si dice esplicitamente qual è la procedura per quanto riguarda l'approvazione dei piani, si vuole precisare che in quelle aree si devono coerentemente seguire gli indirizzi di assoggettamento ai vincoli che sono temporanei, quindi è chiaro che è una norma di coordinamento.
PRESIDENTE. E' aperta la discussione sull'articolo 6 e sugli emendamenti. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente. La discussione su questo articolo 6 ci porta ovviamente a continuare ad insistere su una serie di vincoli e di divieti che anche se mascherati, li definisco così, continuano ad essere incrementati da questo articolo 6 facendo riferimento a tutta una serie di norme sugli studi di compatibilità pesistico - ambientale, fino ad arrivare al comma 4, che fa riferimento alla direttiva 2001/42/CE. Già in sede di discussione generale della legge avevo sollevato questo problema. Questa direttiva non è stata recepita dal Governo italiano, non ha mai trovato attuazione nel territorio nazionale, non si capisce per quale motivo debba essere infilata in questa legge, o meglio si capisce il motivo perché è una direttiva estremamente restrittiva e che pone tutta una ulteriore serie di problematiche, per raggiungere il fine che questa legge vorrebbe avere e che non ha. E quindi, ammesso che tutto il resto che non va bene andasse bene, già prendendo le mosse dalla direttiva 2001/42, è chiaro il segno che si vuole dare ed è chiaro che questo comma proviene certamente non da un indirizzo politico, ma da un'altra parte.
Credo che tutti quanti conosciamo quali sono i problemi legati all'attuazione di tutte le direttive CE; in certi casi sono problemi di salvaguardia, in altri casi si tratta di problemi che l'Unione Europea ha sollevato sulla pelle di quei territori che meno di altri si sono saputi difendere probabilmente a livello nazionale; questa direttiva è del 2001, ma ce ne sono antecedenti al 2001, grazie alle quali rischiamo veramente di non poter permettere di fare più nulla nel nostro territorio. E siccome partiamo dal presupposto che questa legge già di per sé stessa è estremamente restrittiva, se noi in questa legge infiliamo dei riferimenti ad altre direttive CE, io sono estremamente preoccupato per questo. Questo articolo infatti aggrava ulteriormente l'iter di approvazione dei piani regionali, ci sembra ancora più difficile che possano essere rispettati i termini, ammesso che siano inferiori ai 18 mesi, ammesso che siano dieci mesi, ammesso che sia rispettato tutto l'iter per la predisposizione e l'approvazione dei piani paesaggistici, e quando si infila qui già al primo comma "I piani urbanistici dei comuni i cui territori ricadono nella fascia costiera devono contenere lo studio di compatibilità paesistico - ambientale quale documento finalizzato a..." anche per la loro approvazione si allungheranno ulteriormente i tempi.
Inutile rilevare che non si fa riferimento ai piani territoriali di coordinamento o ai piani urbanistici provinciali che, quando si vuole, hanno una funzione; in questo caso non è stata ravvisata la benché minima intenzione di dare validità a questo strumento che, comunque, è stato elaborato nel rispetto delle leggi regionali, con risorse regionali, sono stati spesi tanti soldi, sono state impegnate tantissime energie e lo sono tuttora, i piani territoriali di coordinamento o piani urbanistici provinciali sono un documento in fieri, un documento che non è statico, non è fermo, un documento che deve essere comunque continuamente aggiornato. In questo articolo non si fa assolutamente riferimento ad essi: il PUC che deve prevedere tutta una serie di cose legate allo studio di compatibilità paesistico ambientale e non deve rispettare le norme stabilite dalle Province. Allora mi viene da pensare: ma a cosa serve continuare ad elaborare i piani territoriali di coordinamento, o i piani urbanistici provinciali, quando già in sede di secondo comma di questo articolo si dice che il PUC deve prevedere il quadro conoscitivo del territorio comunale, il quadro conoscitivo relativo alle trasformazioni avvenute, l'individuazione delle risorse paesistico ambientali, il quadro territoriale di sintesi delle risorse paesistico ambientali, la determinazione dei parametri qualitativi.
Non c'è nessuno riferimento, Assessore, ai piani territoriali di coordinamento, eppure sono già stati fatti, e sono stati approvati dalla Regione almeno in tre quarti dei casi. Come è possibile trascurare questo elemento indispensabile? C'è stata una concertazione vasta con i territori, con tutte le comunità; come è possibile non considerare che c'è stato tutto un lavorio con le soprintendenze sia ai beni ambientali che ai beni archeologici e agli archivi. Come è possibile che non si tenga conto di questo elemento? Con questa norma il tutto va rinviato allo studio di compatibilità ambientale che, come ho detto precedentemente, non fa altro che imporre dei vincoli, non fa altro che rallentare questo processo, insomma da qui nasce la filosofia di questa legge.
E noi dobbiamo farci imporre queste norme estremamente restrittive non dall'Unione Europea ma dai verdi del Belgio e dai verdi della Germania, i quali hanno dilapidato il loro patrimonio ambientale in tutti gli anni precedenti ed oggi vorrebbero imporre le loro scelte e i loro vincoli su territori di uno Stato membro, in questo caso la Sardegna. E' vero che noi non abbiamo la possibilità di difenderci, l'ho detto anche in altre sedi, purtroppo le Regioni non hanno la possibilità di dialogare su questa materia con l'Unione Europea, non possiamo avere con loro un raccordo, neanche quando abbiamo dimostrato, e sono felice che l'abbia detto l'onorevole Alberto Sanna l'altro giorno nel suo intervento, che la Sardegna certamente è la regione d'Italia che più di altre ha salvaguardato il proprio patrimonio ambientale; neanche in questo caso abbiamo la possibilità di interloquire con l'Unione Europea. Dobbiamo subire, e stiamo subendo passivamente, ma fino a qui tanto quanto, ma è assurdo che noi utilizziamo gli strumenti che l'Unione Europea vuole mettere, io direi a disposizione, di fatto non li mette a disposizione perché le direttive CE sono tutte quante molto restrittive e in certi casi sono anche utili, ma questa particolare direttiva la numero 42 del 2001, è estremamente restrittiva e per altro non trova applicazione nel territorio nazionale. Allora perché andare ad infilare una direttiva di questo genere? Il fatto che il Governo italiano non l'abbia recepita è indicativo, si dirà: "certo il Governo di centrodestra non la vuole", non è esattamente così, perché se fosse così staremmo dando ai suoi componenti la patente di distruttori dell'ambiente, staremmo qui a discutere non di misure finalizzate alla salvaguardia dell'ambiente, ma staremmo danno dei giudizi politici, e noi non dovremmo essere qua per dare giudizi politici.
Quindi io dico che il fatto che l'Italia, e non solo l'Italia ma altri sei stati membri, non abbiano recepito questa direttiva, ci dovrebbe un attimino aprire gli occhi. Per quale motivo il commissario europeo Wallstrom ritiene che questa direttiva debba trovare applicazione? L'ho detto il motivo, stanno bene a Bruxelles, quando devono lavorare vogliono girare il mondo, e oltre che essere piacevolmente soddisfatti del fatto di vedere un mondo diverso dal loro, vogliono porre anche dei vincoli. Io credo che questo non possa essere ammesso da noi, non è stato ammesso dal Governo italiano che non ha recepito questa direttiva, ma anche altre direttive che non sono state recepite anche quando governava il centrosinistra, allora noi dobbiamo...
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (Progetto Sardegna). Grazie, sarò breve. Vorrei solo ricordare ai colleghi, giusto a scanso di equivoci, perché può succedere a tutti di non essere aggiornati, che la direttiva di cui al comma quattro dell'articolo 6 è stata recepita con atto formale nel luglio del 2004; quindi a tutti gli effetti a questa normativa ci dobbiamo adeguare, quindi secondo me il riferimento è un riferimento assolutamente importante e rende questa norma attuale rispetto alla legislazione corrente.
Ma al di là di questo aspetto formale, mi permetto anche di fare una osservazione di merito. Lo sforzo che viene fatto in questo articolo è di far uscire le valutazioni di impatto ambientale dalla condizione di mero allegato degli strumenti attuativi, non si ricorda una valutazione di impatto ambientale che abbia dato esito negativo o che in qualche modo non abbia consentito poi il proseguimento dell'opera più o meno nei termini in cui era stata proposta; sia i vari commi dell'articolo, sia il richiamo alla normativa comunitaria, si sforzano invece di far diventare veramente lo studio di compatibilità pesistico ambientale un elemento utile e fondamentale per la pianificazione urbanistica. Essa infatti, non può più essere vista semplicemente e strettamente in riferimento al dato meramente volumetrico, ma bisogna riflettere su tutte quelle implicazioni di tipo culturale, sociale, di richiamo architettonico, di identità di un luogo, che diventano sempre più fondamentali proprio nell'ottica di questa legge, che è finalizzata alla salvaguardia di quegli aspetti che non sono solo strettamente naturalistici.
Vorrei anche aggiungere che sempre il richiamo a questa direttiva europea consente di provare ad uscire dalla visione della valutazione di impatto ambientale strettamente legata all'intervento, ma si sforza di considerare l'intervento all'interno della sinergia complessiva di tutte le azioni che incidono sul territorio. Perché in passato si sono date autorizzazioni e si sono fatte valutazioni di impatto ambientale concentrandosi strettamente sull'intervento, ed è esattamente quello che rischiava di accadere per esempio per l'eolico, per cui si è arrivati ad avere una valutazione positiva del singolo intervento, senza valutare l'impatto complessivo della sommatoria degli interventi sul luogo, sulla sua tutela complessiva.
Quindi credo che il richiamo sia quanto mai opportuno, credo anche che questo articolo sia uno degli articoli più moderni e anche che chiarisca il significato pieno che si vorrà dare alla pianificazione urbanistica e paesaggistica di questa Regione, quindi preannuncio il mio voto assolutamente favorevole su questo articolo e invece critico gli emendamenti proposti dalla minoranza che vogliono svilire il significato strategico ed innovativo di questa norma.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, credo che esserci trattenuti così a lungo in quest'Aula sulla discussione di questa legge non sia stato soltanto un esercizio verbale di coloro che hanno partecipato a questa kermesse oratoria, ma credo che sia stato anche utile, pur nella scelta che maggioranza e opposizione hanno fatto in maniera contestuale di mantenere distinte le proprie posizioni e quindi di restare su un piano di reciproco rispetto, ma anche reciproco rigetto della posizione altrui, nell'ambito di un confronto nel quale non ci sono state convergenze, ma nel quale ci sono stati senz'altro messaggi che la minoranza ne ha mandato alla maggioranza e la maggioranza, anche con l'intervento ultimo che ha fatto il collega Porcu, ha mandato alla minoranza.
Pur nella differenza di impostazione culturale questo consente di parlarsi e ciò produce sempre dei risultati che sono positivi. Mi riferisco, perché poi ha ovviamente una ricaduta anche sull'articolo 6 che adesso abbiamo in discussione, all'atteggiamento che c'è stato intorno all'articolo 5, e cioè un articolo sul quale come Riformatori avevamo sin dalla discussione generale, chiesto che la maggioranza ponesse attenzione, ma non nell'interesse della minoranza, nel senso che noi riteniamo che la certezza del diritto sia un patrimonio condiviso e non un valore che debba essere difeso in particolare da qualcuno in quest'Aula e avversato da qualcun altro. Per cui riteniamo che i passi in avanti che la maggioranza ha fatto sull'articolo 5 siano espressione di buon senso, e riteniamo che già l'emendamento proposto dalla Giunta sia migliorativo.
Devo dire che ho personalmente apprezzato molto l'onestà culturale del Presidente della Commissione urbanistica nell'esprimere i pareri sugli emendamenti all'articolo 5 che probabilmente ha aiutato ancora ad andare avanti verso la ricerca di una riformulazione dell'articolo 5 che non lo renda o inutile o inquietante, e quindi non contenga quegli elementi di aggressività nei confronti della certezza del diritto che io sono sicuro che non sono nella testa di nessuno dei consiglieri presenti in quest'Aula, e se ha l'opportunità, l''occasione di riflettere in maniera svincolata da pregiudizi neanche di alcun esponente della Giunta regionale. Quindi devo dire che con apprezzamento prendo atto dei ragionamenti che si sono sviluppati sull'articolo 5.
A sottolineare il fatto che la comunicazione giova, e a sottolineare anche il fatto che gli atteggiamenti di contrapposizione non sono pregiudiziali, ma molto spesso discendono da ragionamenti basati su presupposti diversi, devo dire che sull'articolo 6 gli emendamenti che la minoranza ha presentato sono davvero pochi, nel senso che mentre su altri articoli il nostro disappunto, il nostro dissenso, la nostra radicale contrapposizione culturale si è manifestata anche con un carico di emendamenti all'articolo che ha reso in alcuni passaggi difficile l'agibilità di quest'Aula, sull'articolo 6 i nostri emendamenti sono complessivamente tre, due soppressivi parziali e uno soppressivo di un emendamento aggiuntivo, quindi sono emendamenti che sostanzialmente rispettano l'integrità dell'articolo che viene proposto. E c'è un motivo se viene rispettata l'integrità dell'articolo che viene proposto, e cioè che quella famosa distinzione che più volte si è cercato di introdurre in quest'Aula tra palazzinari e difensori dell'ambiente, è in realtà una divisione surrettizia, e nessuno di noi, che stiamo dalla parte che da qualche intervento manicheo del centrosinistra è stata giudicata la parte dei palazzinari, nessuno di noi si trova bene nella veste del palazzinaro, né sente di appartenere ad una cultura che gli è completamente estranea.
Il confronto su questa legge in quest'Aula è avvenuto ed avviene sostanzialmente tra due diversi modi di intendere la conservazione dell'ambiente e lo sviluppo legato alla conservazione dell'ambiente; nessuno di noi ha mai accusato il centrosinistra di avere una visione preistorica, da cavernicoli, medioevale dell'ambiente, abbiamo detto che probabilmente, dal nostro punto di vista, la visione che voi avete della difesa ambientale è una visione che rischia di essere restrittiva e riduttiva, quindi è una visione che rischia di non fare del bene allo sviluppo della Sardegna, ma non vi abbiamo mai detto di vagheggiare una arcadia neo luddista in cui si vada a distruggere tutto ciò che può essere segno di industria turistica per ripristinare le condizioni di qualche millennio fa in Sardegna; la condivisione sostanziale che su questo articolo esiste e che è provata dall'assenza di messi di emendamenti modificativi, deriva proprio dal fatto che i canoni di studio di compatibilità che voi andate proponendo all'interno dell'articolo 6 ci trovano in larga parte d'accordo, e sono dei canoni sicuramente innovativi rispetto a quelli che i comuni hanno sinora utilizzato.
E' proprio sulla base di un ragionamento da poter svolgere insieme, pur nella diversità delle posizioni, che noi vi facciamo notare come è probabile che la maggior parte dei comuni in realtà non siano adeguati dal punto di vista della risposta delle proprie strutture nei confronti di ciò che voi proponete con l'articolo 6, il che sicuramente non si traduce nella necessità di bocciare l'articolo 6 o nella necessità di considerare l'articolo 6 come un articolo non compatibile con il senso della legge, ma si traduce nella necessità di prevedere tutta una serie di aiuti nei confronti dei comuni. In particolare penso ai comuni più piccoli che hanno però vaste estensioni costiere nell'ambito del loro territorio, i quali si potrebbero trovare in grave difficoltà ad applicare le regole, per altro ripeto in larga parte condivisibili, che proponete all'articolo 6. Può essere questo un modo, e può essere un suggerimento quello che sto dando, di recuperare anche sinergie con i comuni che forse il metodo con cui voi siete andati verso l'approvazione di questa legge ha reso un po' più fragili e qualche volta in modo impercettibile, cioè può essere un metodo per rivalutare il ruolo di concertazione che noi riteniamo indispensabile tra la Regione e gli Enti Locali, per rivalutare il ruolo di programmazione che gli Enti Locali devono avere sul proprio territorio e per rendere compatibili l'esercizio di funzioni di due istituzioni differenti sullo stesso ambito territoriale, cioè quella regionale, che deve svolgere un'attività di programmazione vasta, e quella comunale, cui fa capo un'attività di programmazione specifica degli usi e della destinazione del territorio.
È evidente che l'articolo 6, quando sarà tradotto in legge, renderà necessaria una interlocuzione stretta tra la Regione e i comuni, perché ai comuni sia garantito l'esercizio della funzione di pianificazione del territorio, che fondamentalmente è un compito posto in capo ai comuni, e contemporaneamente si consenta alla Regione di svolgere un'attività di programmazione generale che, ovviamente, investa i singoli territori comunali. Alla Regione spetterà quindi un compito importantissimo, e cioè quello di aiutare l'evoluzione culturale dei comuni e, conseguentemente, aiutare anche l'evoluzione culturale del privato che con i comuni si raffronta nell'ambito dello sviluppo turistico di quello specifico territorio comunale, per raggiungere quello che noi riteniamo alla fine sia un risultato virtuoso, e cioè uno sviluppo che sia, come nell'articolo 6 è descritto, compatibile con le valenze paesistiche, con le valenze ambientali che ogni singolo distretto comunale ha e che la Regione disciplina esercitando pienamente i propri compiti di programmazione di area vasta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Grazie signor Presidente. L'articolo 6 disciplina le procedure necessarie per la stesura dello studio di compatibilità paesistico - ambientale che rappresenta poi, chiaramente, il quadro di riferimento al quale debbono adeguarsi i piani urbanistici comunali. Quindi, di fatto, l'articolo stesso possiamo dire che norma tutta la procedura tecnica amministrativa e gli adempimenti, sempre di carattere amministrativo ed urbanistico, per la predisposizione del piano, e quindi ritengo che, al di là di qualche osservazione, non si possa se non constatare la ovvietà dell'articolo stesso. Questo se l'articolo non fosse, chiaramente, uno degli articoli del disegno di legge che ormai da settimane stiamo discutendo e stiamo tentando, come opposizione, di migliorare o quanto meno, se ciò fosse possibile, di sospenderne la discussione affinché si abbia appunto il tempo di migliorarlo. Quando succedono eventi importanti, di portata storica o epocale, com'è stato definito da qualche illustre personaggio politico della nostra Sardegna questo disegno di legge, la gente fa a gara per poter dire "c'ero anch'io, ho partecipato anch'io". In questo caso non so quanti colleghi della maggioranza domani si permetteranno appunto di dire "ho partecipato anch'io fattivamente affinché questo succedesse". Noi diremo di aver partecipato fattivamente affinché, appunto, questo evento epocale - a parer nostro, come abbiamo sempre asserito, negativo e deleterio - non possa accadere.
Stamane abbiamo avuto l'occasione per qualche minuto di sentire parecchi dei sindaci, credo una quarantina dei sindaci delle città rivierasche o dei paesi e centri abitati contigui alle città rivierasche, e dalla loro bocca abbiamo sentito quanti e quali disastri a livello economico può causare, non tanto il disegno di legge di per se stesso, quanto il blocco totale dell'attività edilizia nei prossimi anni, perché è necessario sempre essere chiari e non perdere di vista il fattore tempo, che è il connotato determinante negativo di questo disegno di legge. Poiché sappiamo perfettamente che tra gli adempimenti che la Regione dovrà porre subito in essere dopo approvata la legge e quelli che poi dovranno porre in essere i comuni per adattare i loro strumenti urbanistici al piano regionale, passeranno non meno di 3 - 4 anni, 3 anni proprio immaginandoci che l'attuazione della legge sia velocissima. Ed allora è chiaro che la preoccupazione di questi amministratori, e l'hanno mostrata palesemente senza distinzione di colore politico, è quella che i loro territori, i loro comuni in questo periodo vengano completamente bloccati da questa norma e si blocchi quindi in quei comuni lo sviluppo socio economico. Ma non solo in quei comuni, anche nei comuni dell'interno, limitrofi ad essi, che dell'indotto, dell'economica turistico alberghiera e dell'economia dell'edilizia turistica, appunto, ancora vivono e sopravvivono.
Ma ancora di più, si potrebbero danneggiare zone che hanno delle caratteristiche uniche, parlo ad esempio del comune di Calangianus, che non è un comune che produce solo, e grazie a Dio, tappi, sto parlando di un comune che ha il reddito più alto in Italia assieme al comune di Milano, ma dove l'operosità e l'industriosità della sua popolazione, assieme alle popolazioni di alcuni comuni vicini, parlo ad esempio di Luras, Aggius ed anche Tempio in parte, fa sì che i prodotti artigianali e non solo la manodopera specializzata orbitino principalmente sui comuni rivieraschi interessati ormai da 40 - 50 anni ad uno sviluppo turistico che ha consolidato l'economia in quei territori. Quindi, penso anche a tutte le attività artigianali, commerciali, alla piccola e media industria che produce dal granito agli infissi, dagli infissi agli arredi, penso agli artigiani, elettricisti, idraulici e quant'altro che in questi anni verranno bloccati nella loro attività e quindi subiranno un danno causato da una vera e propria arretratezza economica, proprio a causa del blocco dello sviluppo turistico che, per come è impostata la legge, si verificherà in quei territori.
Ed ecco quindi che vi invitiamo a riflettere, perché questa preoccupazione non è solo nostra o non è dettata solo da una posizione politica, che è quella dell'opposizione che deve quindi chiaramente tentare in tutte le maniere non di bloccare l'iter di questa legge, ma di far presente la propria opinione, le proprie tesi alla maggioranza, ma è la preoccupazione motivata e fondata, oltre che degli amministratori locali, di tutte le associazioni di categoria, sia degli artigiani che dei lavoratori, che dei commercianti e della piccola e media industria. Ecco perché l'articolo 6, essendo inserito nel disegno di legge, le cui norme fondanti sono contenute principalmente nell'articolo 3 e nell'articolo 4, non è altro che una conseguenza di questi articoli e ancora comunque si è in tempo a riflettere.
Credete, io non mi spiego l'assoluta urgenza, l'assoluta improcrastinabilità, l'assoluta indifferibilità di questo disegno di legge, tale da non consentire di consultare il mondo dell'impresa, il mondo del lavoro, il mondo degli enti locali, il mondo degli artigiani, il mondo degli amministratori affinché questo disegno di legge, non stravolto, rispettando anche le indicazioni dei vincoli, possa sinceramente rappresentare uno strumento di tutela, uno strumento di salvaguardia, ma possa giustamente essere principalmente uno strumento di sviluppo socio - economico. L'abbiamo detto in mille lingue, perché non ci si voglia ascoltare io non lo capisco.
Questo provvedimento è di basilare importanza per il futuro socio economico della Sardegna. Io credo che ci siano ancora i termini e la possibilità di migliorarlo, facciamolo. Sospendiamolo dandoci un termine per poi approvarlo e passiamo ad approvare il Dpef ed altri provvedimenti, perché guardate stiamo facendo un errore, o almeno state facendo un errore. State facendo un errore, non lo volete ammettere, ma le cose stanno così. Ecco perché in questo momento richiamo ancora la vostra attenzione, perché si vuole approvare questo disegno da legge, ma lo si vuole fare compatibilmente con l'esistenza stessa degli esseri umani, dei centri abitati con l'esigenza dell'uomo che vive nel territorio e nell'ambiente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Signor Presidente, questa mattina abbiamo avuto la possibilità di verificare quanto inciderà nel tessuto economico della Sardegna questa legge, avendo sentito la maggior parte dei sindaci dei comuni che subiranno gli effetti negativi di questa legge; questo mi impone soprattutto un'attenta valutazione di quanto noi stiamo andando a discutere e direi di più, se la maggioranza tenesse conto di tutti i territori rappresentati questa mattina dai sindaci, si renderebbe conto che la maggior parte della Sardegna che si lamenta di questa legge iniqua è presente nelle tribune del pubblico ad ascoltare e soprattutto a chiedere ai Capigruppo della maggioranza e dell'opposizione di questo Consiglio di bloccare tutto. Invece, l'esame dei presupposti e dei contenuti di questo articolo 6 di questa legge blocca tutto mi riporta alla realtà in quanto rispecchia l'atteggiamento della maggioranza. Qua si parla praticamente dello studio di compatibilità paesistico ambientale, cioè della valutazione dell'impatto ambientale. E non è pensabile che le scelte pianificatorie dei singoli comuni debbano attendere altri 5 o 6 anni, come abbiamo avuto modo di dire diverse volte, sempre che tutto vada bene, per arrivare alle stesse condizioni di oggi. E abbiamo detto anche, da diverse parti è stato detto, che il territorio regionale è già di per sé assoggettato a tanti vincoli per cui aggiungerne altri è una cosa iniqua. Abbiamo visto che dopo l'approvazione del Codice Urbani del 2004, che di fatto mantiene in essere i suddetti vincoli, cosa di cui noi appunto stiamo discutendo, durante il periodo transitorio che si estende ai due anni previsti per l'adeguamento di tutti piani paesistici regionali, nessuna regione italiana si è sognata di bloccare tutto.
Per esempio, per quanto riguarda il vincolo idrogeologico esiste già un piano di assetto idrogeologico regionale, altri vincoli derivano dall'istituzione di due parchi nazionali che sono quelli dell'Asinara e di La Maddalena, di diversi parchi regionali, quello del Molentargius, di Tavolara, di Porto Conte, e di tantissime aree di interesse paesistico-ambientale regionale con particolari e severi vincoli. Inoltre, per determini progetti, come appunto alberghi, villaggi turistici, campeggi, porti turistici, porti in genere, compresi, appunto, gli ampliamenti degli aeroporti, delle cave, delle discariche è giustamente necessaria una complessa e lunga procedura per la valutazione dell'impatto ambientale che dovrebbe prevedere gli eventuali impatti negativi sull'ambiente e conseguentemente mitigarli, compensarli o escluderli, ma così non è. Abbiamo detto che è sicuramente necessario e doveroso arrivare a questo piano paesistico regionale, ma nel frattempo non ingessare lo sviluppo economico. Se fino a ieri si parlava di protezione e salvaguardia dell'ambiente, oggi si può parlare soprattutto della corretta gestione dell'ambiente e ci si sforza di coniugare l'ambiente con lo sviluppo per promuovere uno sviluppo sostenibile o ecocompatibile.
Si impone pertanto un salto teorico passando dal concetto di natura a quello di ambiente, intendendo per ambiente la realtà che emerge dall'interazione nello spazio e nel tempo di complessi fattori - uno dei quali è la cultura, anche quella turistica, che oggi si vuole penalizzare - che costituiscono appunto la struttura portante di questa stessa realtà. Quindi siamo di fronte a una grande sfida, che è quella di assicurare una migliore qualità della vita degli abitanti di questa regione, garantendo al tempo stesso la qualità del suo ambiente, insieme alla crescita economica, senza la quale non vi è qualità nel vivere.
Le decisioni in materia di tutela ambientale sono sempre caratterizzate dall'essere prese in condizioni di incertezza, giacché dobbiamo renderci meglio conto dei confini e della complessità strutturale delle dinamiche ambientali che siamo tenuti a gestire, evitando di diffondere così l'idea semplicistica secondo cui in campo ambientale non esistono difficoltà oggettive, ma sempre e solo la cattiva volontà dei soggetti che avrebbero strumenti per pianificare il cambiamento, in questo caso i comuni che non sarebbero, si dice, in grado di guidarlo. E' un'idea, chiaramente, non veritiera, infatti oggi, da parte dei sindaci, è stato fatto un appello al rispetto dell'autonomia di gestire il proprio territorio da parte dei comuni stessi, e invece, con questa legge, la Regione impone quelli che possono essere i desiderata di una maggioranza che non esiste, perché rispecchia la volontà di un uomo solo al comando. Per questo motivo vorrei sintetizzare alcune considerazioni che sono state sviluppate durante la progettazione del Piano urbanistico comunale di Sassari che, di fatto, anticipano le prescrizioni contenute nel cosiddetto decreto salva coste, o meglio blocca sviluppo, infatti già dal 2002 veniva presa in considerazione la VAS. Questo sta a significare che anche i comuni possono prevedere la valutazione di impatto ambientale per tutti quei piani e programmi che riguardano il loro territorio. Per il Comune di Sassari, si è infatti stabilito che il criterio fondamentale che dovrà essere seguito in riferimento alla trasformazione del territorio sarà, infatti, basato su due logiche complementari, che sono la fotografia degli attuali caratteri ambientale, territoriale, naturale e antropico, interpretati secondo la loro evoluzione, e gli obiettivi di qualificazione, riqualificazione e adeguamento.
La sensibilità nei confronti dell'ambiente non è soltanto patrimonio di questa nuova maggioranza che si è venuta a creare in Regione, ma è cresciuta negli ultimi anni e le amministrazioni locali l'hanno tenuta sempre in rilevante considerazione. Abbiamo detto che è stato fatto uno studio anche per vedere se in questo territorio regionale, in questi ultimi anni, siano stati edificati degli ecomostri. Nessuno ha risposto in modo affermativo e non capisco per quale motivo ci sia questa esigenza prioritaria per la maggioranza, di formulare una legge che - è sotto gli occhi di tutti - sarà iniqua per quanto riguarda lo sviluppo dello nostro territorio. Quindi, tornando al tema della sostenibilità e dello studio di compatibilità paesistico-ambientale, vorrei dire che fare un nuovo PUC significa oggi avere a disposizione un enorme bagaglio culturale sulla tutela ambientale e anche sulle metodologie applicative. Infatti, il tentativo di tradurre i principi dello sviluppo sostenibile in concreti strumenti di guida all'azione ha portato, nell'ampio dibattito in seno agli enti locali, negli ultimi anni, a posizioni alquanto differenziate sui criteri di sostenibilità e sugli strumenti concettuali, metodologici e conoscitivi necessari per dare operatività a tali criteri. E io sono sempre più convinto che questa legge bloccherà di fatto questo atteggiamento dei comuni, queste capacità, questa ricchezza che hanno ormai acquisito gli amministratori locali.
PRESIDENTE. Il tempo è scaduto, onorevole Moro. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, signor Assessore, onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, intervengo nella discussione dell'articolo 6 e, come ho fatto in questi giorni, come hanno detto tutti i consiglieri dell'opposizione, continuerò a ribadire che non ci piace. Non ci piace perché riteniamo innanzitutto, lo ritengo io personalmente, che quando si affronta una discussione di questo tipo su una legge così importante, una legge che riguarda tutto il territorio regionale, che riguarda lo sviluppo non solo urbanistico, ma anche economico del nostro territorio, credo che prevedere, all'articolo 6, lo studio di compatibilità paesistico-ambientale poco importi, in quanto di compatibile in questa legge non c'è niente. Questa legge non permette niente, perché questa è una legge fatta di mille lacci e laccioli che impediscono lo sviluppo non solo urbanistico, ma soprattutto economico di tutto il territorio regionale. E quando dico tutto il territorio regionale, mi riferisco anche a quei sindaci che stamattina cortesemente i Capigruppo, tutti i Capigruppo, hanno ricevuto e che sono certamente espressione non dell'opposizione, né rappresentano territori esclusivamente costieri, ma anche zone interne, dove la forza lavoro freme, dove i giovani non hanno mai lavorato un sol giorno della loro vita, almeno regolarmente, e dove soprattutto vi è l'esigenza di dare risposte chiare e certezze al futuro di queste comunità.
E quando dico questo, lo dico per ribadire che con questi emendamenti che noi abbiamo presentato anche all'articolo 6, non vogliamo fare ostruzionismo, ma noi vogliamo migliorare, noi vogliamo dire la nostra su questa legge. E lo dico perché, come più volte è stato ribadito e continuiamo a ribadire, noi siamo opposizione qui dentro, ma come abbiamo dimostrato stamattina, non siamo opposizione in mezzo alla gente. C'è tanta gente che la pensa come noi e non è vero, onorevole Marrocu, che tutti i sardi la pensano come voi, e in particolar modo su questa legge. E lo stanno dimostrando tutti quei sardi che ogni mattina vengono a farvi visita qui sotto. Lo hanno dimostrato i dipendenti della Regione ieri (e grave è stato ieri il fatto di non consentire la discussione della mozione urgente da noi presentata) e lo hanno dimostrato i sindaci che stamattina - non chiamati, ma di loro spontanea iniziativa, ci tengo a precisarlo - hanno voluto manifestare democraticamente le loro perplessità su una legge che noi riteniamo ingiusta ed iniqua - l'abbiamo battezzata legge blocca sviluppo e continueremo a battezzarla così - e mi rifiuto anche di pensare che nella logica del confronto democratico non si possano trovare punti di incontro che possano, in qualche modo, contemplare le esigenze di tutte queste comunità che non sono state interpellate preventivamente su una legge così importante dell'Assemblea di tutti i sardi, una legge che forse meritava più attenzione e maggiore coinvolgimento. Però è inutile dire, non voglio essere ripetitivo, che la concertazione, tanto acclamata a parole, tanto sbandierata in ogni occasione, in ogni campagna elettorale, in ogni convegno, in ogni seduta sindacale, in ogni incontro con le parti sociali non solo non è praticata ma anche come parola è sparita dal vostro dizionario. Quella concertazione che stamattina è stata messa in atto con i sindaci, o meglio quel confronto, quello scambio di opinioni, doveva essere fatto precedentemente, forse doveva essere fatto addirittura molto prima che questa legge approdasse in Commissione urbanistica.
Quindi continuo a sostenere che mi rifiuto di credere che nella logica del confronto democratico in quest'Aula non si possano trovare, su alcuni punti che noi riteniamo strategici, delle convergenze di opinioni, o meglio delle convergenze di idee che non sono idee dell'opposizione e idee della maggioranza, ma sono idee che rispondono alle esigenze dei sardi, di tutti i sardi che stamattina erano ben rappresentati qui da molti sindaci. Certo, qualche altro sindaco, magari avrebbe voluto partecipare o comunque avrebbe anche lui personalmente voluto dire la sua su questa legge, perché in maniera riservata ce lo dicono, sarebbe voluto essere qui, ma ordini di scuderia, forse, non gli hanno consentito di partecipare a questo incontro, che forse non servirà a niente, ma comunque ha avuto la funzione di esplicitare quella preoccupazione che tutti i sindaci, questi sindaci in particolar modo, stanno percependo e stanno facendo propria essendo rappresentanti dei territori.
Ebbene, credo che un ragionamento in questi giorni lo si debba fare, e lo si debba fare soprattutto non sui tempi di approvazione di questa legge, ma sui contenuti. E noi ci sforzeremo e continueremo a fare questo e se fosse dipeso da me personalmente, ma lo dico anche a nome di altri miei colleghi che sicuramente la pensano come me, forse si sarebbero dovuti presentare anche altri emendamenti. So che questa è comunque un'idea che non trova forse l'unanimità neanche all'interno della opposizione, ma è un pensiero sincero, come ho detto ieri, che viene dal basso, che viene dal territorio e viene soprattutto manifestato qui da chi è espressione del territorio e non è certamente espressione di interessi particolari o di lobby che perseguono chissà quali interessi. Perché ogni volta che si parla di urbanistica e che si parla di territorio, di tutela del passaggio, emergono chissà quali dubbi e quali sospetti di avere scheletri nell'armadio su chi, su un tema così importante, che è comunque sentito anche dalle popolazioni, manifesta un dissenso in quest'Aula, e nei confronti nostri in modo particolare. Ma quando noi parliamo di tutela del passaggio ci riferiamo ai posti dove noi viviamo, dove noi lavoriamo, dove prima di noi molta gente ha vissuto, ha prodotto e ha creato ricchezza. Quindi noi pensiamo all'uomo oltre che all'ambiente, mentre l'idea guida di questa legge è un'estremismo ambientale che qualcuno, e qualche filosofo in maniera particolare, ha definito "verdolatria", cioè quel pensare solo ed esclusivamente all'ambiente senza considerare che in quell'ambiente vive un uomo che produce, che vuole produrre, che vuole lavorare, che vuole creare ricchezza, occupazione, sviluppo e benessere.
Per questo noi continuiamo a dire che così non si può andare avanti, questa legge non ci piace e tanto meno piace ai sardi e ve lo dimostreremo alle prossime elezioni amministrative.
PRESIDENTE. Colleghi, avevamo previsto che i lavori dell'Aula si concludessero alle ore 14. Ricordo che abbiamo assunto l'impegno di concludere la discussione entro la giornata di martedì, sulla base del calendario che è stato stilato in Conferenza dei Capigruppo, quindi chiudiamo la seduta ricordando quell'intesa e quel calendario. I lavori riprenderanno martedì alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 13 e 58.
Allegati seduta
XLV Seduta
Venerdì 19 Novembre 2004
Presidenza del Vicepresidente Paolo Fadda
indi
del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 10 e 04.
SANJUST, Segretario f.f.: dà lettura del processo verbale della seduta del martedì 16 Novembre 2004 (40), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Beniamino Scarpa ha chiesto congedo per la seduta del 19 novembre 2004. Se non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza:
SANJUST, Segretario f.f.:
Interrogazione LADU - MURGIONI - ONIDA, con richiesta di risposta scritta, sul mancato avvio dei corsi dell'obbligo formativo. (82)
Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sullo stato di malcontento dei pescatori algheresi per le misure restrittive in corso di elaborazione per la disciplina della pesca nella riserva marina di Porto Conte (Alghero). (83)
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
SANJUST, Segretario f.f.:
Mozione VARGIU - ONIDA - LA SPISA - OPPI - DIANA - LADU - AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - DEDONI - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MURGIONI - PETRINI - PILI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo sulle linee guida del nuovo Piano sanitario regionale, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo n. 54 del Regolamento del Consiglio. (19)
Sull'ordine dei lavoriPRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Vorrei solo chiedere al Presidente di valutare la possibilità di sospendere la seduta per qualche minuto, affinché l'Aula sia un po' più piena!
PRESIDENTE. Credo che la richiesta fatta al Presidente da parte dell'onorevole La Spisa, sia giusta. Invito anche gli uffici ad avvisare i Capigruppo che fra dieci minuti comunque la seduta inizierà.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 07, viene ripresa alle ore 10 e 20.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori. Si dia lettura dell'articolo 5.
SANJUST, Segretario f.f.:
Art. 5
Aree assoggettabili a misura di salvaguardia
1. Con decreto del Presidente della Regione, su proposta degli Assessori dell'urbanistica e della pubblica istruzione e previa deliberazione della Giunta regionale, sono sottoposte alle misure di salvaguardia di cui all'articolo 3 quelle aree aventi particolare pregio paesistico ed ambientale, individuate e qualificate come tali in sede di elaborazione del PPR.
2. Il decreto di cui al comma 1 può interessare aree comunque tipizzate dagli strumenti urbanistici vigenti o da piani attuativi comunque approvati.
PRESIDENTE. All'articolo 5 sono stati presentati gli emendamenti soppressivi numero 16 e l'845, l'emendamento soppressivo parziale numero 847, e il sostitutivo parziale numero 846. Se ne dia lettura.
SANJUST, Segretario f.f.:
EMENDAMENTO soppressivo totale VARGIU - PISANO - CASSANO - DEDONI
Art. 5
L'art. 5 è soppresso. (16)
EMENDAMENTO soppressivo totale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU
Art. 5
L'art. 5 è soppresso. (845)
EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU
Art. 5
All'Art. 5, secondo comma, è soppressa la dicitura:
"o da piani attuativi comunque approvati.". (847)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU
Art. 5
All'Art. 5, comma 1, le parole:
"individuate e qualificate come tali in sede di elaborazione del P.P.R. "
sono sostituite dalle seguenti:
"individuate e qualificate come tali dai comuni con delibera del Consiglio comunale". (846)
PRESIDENTE. Gli emendamenti possono essere illustrati.
Ha facoltà di parlare il consigliere Vargiu per illustrare l'emendamento numero 16.
VARGIU (Riformatori Sardi). Grazie Presidente, vi chiedo un attimo di cortesia in modo da prendere visione dell'emendamento numero 16. Presidente e colleghi del Consiglio, l'emendamento numero 16 è soppressivo totale dell'articolo 5. Io nell'illustrarlo cercherò di usare toni assolutamente pacati, anche se devo dirvi che siamo arrivati ad uno dei nodi di questa legge.
Negli interventi che noi Riformatori abbiamo fatto sino a questo momento, all'inizio con una tecnica parlamentare di tipo ostruzionistico ma successivamente con lo scopo di aprire un ragionamento con i colleghi dell'opposizione, l'articolo 5 è ricorso con notevole frequenza. Ed è ricorso con notevole frequenza perché su questo articolo, a nostro parere, i consiglieri del centrosinistra, della maggioranza, potrebbero fare una riflessione più approfondita, e magari la riflessione più approfondita che loro vanno a fare porta al fatto che loro stessi ci propongono di scorporare dalla legge, e quindi di non licenziare nel testo di legge definitivo, l'articolo 5.
Nel senso che io credo che le interlocuzioni che in quest'Aula ci sono state, che sono state ampie, abbondanti ed esaustive e che hanno consentito anche ai colleghi del centrosinistra di esprimersi, possono portare sull'articolo 5 ad una riflessione che più o meno potrebbe essere di questo tipo. La maggioranza aveva inserito l'articolo 5 all'interno del testo di legge con l'idea che potesse essere una sorta di paracadute qualora ci fossero stati degli stravolgimenti dell'articolo 3 e dell'articolo 4. Siccome sostanzialmente, al termine del nostro confronto, l'articolo 3 e l'articolo 4 sono stati approvati nel testo in cui la maggioranza ce li ha proposti, allora il paracadute che si era inserito all'interno del testo di legge con l'articolo 5, che noi abbiamo detto sin dall'inizio essere scarsamente sostenibile dal punto di vista giuridico, non ha più senso di esistere per cui noi ci aspettiamo che siate voi stessi a dirci che, sulla base dei ragionamenti che voi avete fatto, in parte stimolati anche dalle nostre riflessioni, però, in base ai ragionamenti fatti da voi, siete dell'idea che l'articolo 5 non sia più necessario all'economia di questa legge, perché qualora dovessimo continuare a discutere - ma forse la cosa migliore appunto è che non ne discutiamo, e che siate voi stessi a suggerirci di non discuterne, perché qualora dovessimo discuterne dovremmo entrare nel merito della ratio di questa norma, ed allora io credo che forse ci sarebbe qualche difficoltà a sostenerla dopo che l'iter della legge è stato così brillante dal punto di vista del recepimento da parte dell'Aula del testo che voi proponevate - forse avrete qualche difficoltà a spiegarci come mai - se per caso voi lo deciderete ma io non credo che lo deciderete - l'articolo 5 rimanga ancora in piedi.
Se qualche collega non lo avesse letto, ma non credo, ovviamente, l'articolo 5 testualmente recita: "Con decreto del Presidente della Regione, su proposta degli Assessori dell'Urbanistica e della Pubblica Istruzione, previa deliberazione della Giunta, sono sottoposte alle misure di cui all'articolo 3 quelle aree aventi particolare pregio paesistico ed ambientale, individuate e qualificate come tali in sede di elaborazione del PPR. Il decreto di cui al comma 1 interessa le aree comunque tipizzate dagli strumenti urbanistici vigenti o dai piani attuativi comunque approvati".
Ripeto, io credo che l'emendamento soppressivo dovrebbe trovare concorde l'intera Aula, perché è dettato dal buon senso e dalla razionalità; sono convinto che questo emendamento va incontro anche alla sensibilità diffusa che c'è presso di voi, e sono convinto che questa norma esistesse esclusivamente per prevenire eventuali soppressioni che ci fossero state negli articoli 3 e 4; soppressioni non ce ne sono state, io mi aspetto che se qualche significato ha anche il confronto in Aula che in questi giorni abbiamo comunque voluto tenere alto, da parte vostra sia rivolto a noi l'invito a considerare la discussione sull'articolo 5 inutile e quindi a chiuderla prima di iniziarla, passando direttamente all'articolo successivo.
PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, credo che potrebbe illustrare sia l'emendamento numero 845 che i due successivi, numero 847 e 846.
Ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa per illustrare gli emendamenti numero 845, 847 e 846.
LA SPISA (F.I.). Chiedo di poter illustrare insieme gli emendamenti numero 845 e 847, mentre il numero 846 ha una valenza autonoma.
Come diceva il collega Paolo Vargiu, che è intervenuto poco fa per illustrare il numero 16, gli emendamenti numero 845 e 847 tendono a mettere l'accento sul contenuto di questo articolo 5 che io credo che vada attentamente valutato, il primo emendamento evidentemente è semplicissimo, si chiede di sopprimere l'articolo; il motivo per cui viene chiesta la soppressione io credo che richiami l'attenzione, la sensibilità e l'intelligenza politica di tutto il Consiglio regionale e direi, senza esagerare, anche di tutto il sistema politico rappresentato in quest'Aula, autorevolmente, perché è un articolo che pone problemi di grande rilevanza giuridica ed amministrativa e, contemporaneamente, di rapporto, tra gli ordinamenti giuridici e con gli enti locali che sono riconosciuti sul piano istituzionale come enti equiordinati rispetto alla Regione, concezione ribadita a più riprese nella stessa nostra Costituzione, laddove si precisa che la Repubblica si compone in maniera paritetica di diversi livelli di governo in cui si esplica la rappresentanza politica e la funzione normativa - sia di livello legislativo, sia ancora più a monte di livello costituzionale, sia poi di livello invece regolamentare e amministrativo - che hanno tutti eguale dignità istituzionale.
L'articolo 5 introduce nella legge che adesso è in discussione una possibilità davvero straordinaria, credo inedita, è davvero un'originalità questo articolo 5. Perché si prevede che con un semplice decreto del Presidente della Regione, certamente su proposta degli Assessori dell'Urbanistica e della Pubblica Istruzione, e con successiva delibera della Giunta regionale, siano sottoposti a misura di salvaguardia ambiti territoriali, aree che vengono individuate e qualificate come aree di particolare pregio paesistico ed ambientale soltanto sulla base del presupposto chiaro e semplice, ma di una rilevanza veramente straordinaria, che vengano individuati come tali nella sede di elaborazione del Piano paesaggistico regionale. Un inciso: si dice "in sede di elaborazione del Piano paesaggistico regionale" ma se l'articolo 5 noi lo leggiamo coordinando il suo significato e, quindi, il suo potere dispositivo, col terzo comma dell'articolo 1 già approvato, che prevede che in sede di prima applicazione della legge il piano paesaggistico può essere proposto, adottato ed approvato per ambiti territoriali omogenei per cui presumibilmente verranno individuate - perché altrimenti non ci sarebbe stata questa norma - diverse proposte di piani paesaggistici regionali per ambiti territoriali il significato della norma diventa: "in sede di elaborazione dei diversi piani paesaggistici regionali", ma in quale sede? Nella sede di quale ufficio, di quale - potremmo andare oltre - studio professionale? A quale sede, quindi, di elaborazione, di studio, di individuazione di esigenze del territorio viene affidata la valutazione per individuare e qualificare un'area come area avente particolare pregio paesaggistico ed ambientale da sottoporre con un decreto del Presidente della Regione ai vincoli, alle misure di salvaguardia previste nell'articolo 3? Questo è il primo grande problema.
Ma il problema politico più grande, che pone una questione di fondo, e cioè quella della violazione del principio di ripartizione dei poteri, è che la Giunta regionale, ma diciamo ancora più generalmente la Regione, mentre elabora i piani paesaggistici regionali, può estendere di fatto le misure di salvaguardia superando i limiti, le indicazioni, i criteri ben precisi contenuti nell'articolo 3, perché in tale norma le misure di salvaguardia vengono descritte nel loro contenuto indicando anche la loro finalità, definendo su che cosa incidono e in base a quali criteri; cioè è la legge innanzitutto che dice sulla base di quali criteri vengono individuate le aree da sottoporre a misure di salvaguardia. In questo modo si propone a questo Consiglio regionale di affidare a chi elabora il piano la valutazione, fatta in sede tecnica, poi, in ultima analisi alla Giunta regionale, al Presidente della Regione, su proposta degli Assessori componenti, di estendere queste misure ad altre aeree territoriali senza nessun criterio, perché l'unico criterio indicato da quest'articolo 5 è il requisito della qualificazione di un'area come zona che ha particolare pregio paesistico ambientale. Sulla base di quale criterio?
I criteri sono individuati nell'articolo 3, ma se già sono lì i criteri, se l'oggetto su cui si estende il vincolo, chiamiamolo con il suo nome, è già in qualche modo tipizzato attraverso categorie descritte analiticamente nell'articolo 3, come è possibile che sulla base di una semplice delibera di Giunta, un decreto del Presidente possa, senza alcun criterio - perché l'articolo 5 non indica nulla, salvo il principio generale che un atto amministrativo debba essere motivato - e ci mancherebbe altro! -, speriamo che almeno venga motivato perché altrimenti i contenziosi continueranno a piovere su quest'Amministrazione regionale - individuare e qualificare un sito come area avente particolare pregio paesistico ed ambientale. E tutto il potere viene dato alla Regione e in particolare alla Giunta regionale per quanto riguarda i rapporti tra diverse istituzioni. Questo è il primo grande problema: un accentramento di poteri in capo alla Regione per quanto riguarda il rapporto fra le diverse istituzioni locali, e all'interno della Regione in capo alla Giunta regionale. Non ci sono linee guida che valgano in riferimento a questo, perché le linee guida che approverà il Consiglio, grazie anche alla sensibilità che avete dimostrato accettando almeno questa modifica, non incideranno su questo livello di decisione, tutto potrà essere fatto nelle segrete stanze di studi professionali e della Giunta regionale. Io credo che su questa norma si possa e si debba riflettere.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Diana per illustrare l'emendamento numero 846.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente. E' chiaro che l'illustrazione dell'emendamento 846, così come quella degli altri emendamenti che riguardano l'articolo 5, mi induca a riprendere il ragionamento che ho iniziato ieri e che credo fosse largamente condiviso da questo Consiglio. Ci siamo preoccupati in questi giorni di riconoscere un ruolo al Consiglio regionale. Ho detto ieri che il ritiro dell'emendamento 1887, il fatto che si sia stabilito che le linee guida debbano essere illustrate al Consiglio hanno ridato dignità a questo Consiglio regionale; ora, con quest'articolo 5 si vuole introdurre un principio che è peggio del peggio! Perchè con questa norma veramente non c'è più certezza di nulla; tutte le norme di salvaguardia sono già contenute negli articoli precedenti, tutti i "fatti salvi" sono contenuti negli articoli precedenti, con quest'articolo si dà una potestà inaudita al Presidente della Regione e alla Giunta regionale, oltretutto in sede di predisposizione dei PTP o del Piano paesaggistico regionale, cioè quella comunque di verificare che non nascano altri elementi che possano indurre a porre dei veti anche su qualcosa che non è stato stabilito con questa legge. Beh, io credo che questo sia assolutamente inopportuno; io credo che su questo la maggioranza più che l'opposizione, che già ha detto molto, dovrebbe veramente fare una valutazione attenta, ma io non vorrei fare questo invito soltanto ai colleghi della maggioranza, che peraltro mi sembrano impegnati in tutt'altre faccende, ma certamente è attento l'assessore Sanna, al quale io veramente rivolgo l'invito, non in termini d'appello, ma in termini di considerazioni che mi sembrano le più opportune da fare in questo momento, di tenere nella debita considerazione sia gli emendamenti che prevedono la soppressione di questo articolo sia quelli che prevedono un eventuale coinvolgimento delle amministrazioni comunali; perché veramente questa legge rischia di essere approvata da questo Consiglio, e successivamente possono essere introdotti ulteriori elementi di salvaguardia che non sono assolutamente prevedibili.
Sulla base di questo articolo noi dovremmo andare, mi pare di capire, a fare un inventario di quello che non è disciplinato dalla legge ed eventualmente interferire successivamente con un semplice decreto del Presidente della Regione sentita la Giunta; ma, io credo che questo non sia assolutamente possibile, perché è chiaro che con questa norma anche chi non vuole pensare male può comunque ritenere che in sede di elaborazione del piano paesaggistico regionale i tecnici, la Giunta, il Presidente della Regione possono in qualsiasi maniera andare a porre dei vincoli ulteriori anche dove non sono stabiliti in legge. Io credo che questo sia un elemento certamente contrario alla logica, alla buona amministrazione, a quello che deve fare il Consiglio regionale. Io, ripeto, non vedo grande attenzione da parte dei consiglieri o può darsi che i consiglieri invece abbiano già esaminato questa norma con la massima attenzione e che quindi siano pronti a dare successivamente delle risposte agli interrogativi che noi abbiamo sollevato nei giorni scorsi e che stiamo sollevando oggi. L'individuare successivamente elementi tali da aumentare il grado di salvaguardia, sia in termini generali che su singole parti di territorio, mi pare un qualche cosa che sfugge a qualsiasi logica; perché con questa potestà si vuole dare al Presidente della Regione ed alla Giunta regionale, senza che venga minimamente coinvolto il Consiglio regionale, un potere straordinario, e siccome di straordinarietà già ce n'è troppa in questa legge io credo che almeno su questo punto il Consiglio dovrebbe veramente sollevarsi e dire "insomma, siamo disposti a sopportare tutto ma non più di tutto!".
Non mi voglio ripetere, però stiamo normando, con quest'articolo, un fatto di una gravità inaudita; dal giorno successivo all'approvazione di questa legge, o venerdì 27 quando verrà pubblicata, da quel momento in poi sapremo tutti quanti le cose che condividiamo e le cose che non condividiamo, però, rimarrà stabilita una norma in bianco dalla quale potrebbe sorgere un qualcosa che non è né condiviso, o meglio potrebbe non essere condiviso da chi fino ad ora ha condiviso questa legge e potrebbe non essere condiviso o condiviso da chi non l'ha condivisa; cioè si apre uno scenario che non conosciamo, assessore Sanna; io capisco qual è la ratio di quest'articolo, non è che non la capisca, sto cercando di capire se la capite anche voi come la capisco io. Cioè, noi stiamo creando una norma in bianco; questa legge pubblicata andrà all'attenzione dei sardi, ad un certo punto arriveranno all'articolo 5 e diranno che tutto quello che abbiamo detto e tutto quello che abbiamo normato va tutto bene, oppure va tutto male, ma questo ha poca influenza, però rimane quest'articolo 5 che comunque apre altre prospettive che non si conoscono. Ma com'è possibile? Quindi, si potrebbero porre vincoli su tutta una serie di aree, di territori, di beni paesaggistici sui quali questo Consiglio non ha detto una parola.
Stiamo andando al buio! E stiamo concedendo un potere, secondo me, che va oltre anche il fatto che il Presidente sia eletto direttamente dal popolo con questo sistema, perché c'è un'esclusione totale del Consiglio regionale. Io voglio dire, per non farla troppo lunga, che credo che su questo forse sarebbe meglio che ci fosse un intervento immediato o del Presidente della Commissione, ma credo sia meglio ancora dell'Assessore degli Enti Locali e Urbanistica Gian Valerio Sanna, perché probabilmente potrebbe farci intravedere uno scenario diverso e portarci ad un dialogo anche diverso stamattina in quest'Aula.
PRESIDENTE. Prima di aprire la discussione sull'articolo e sugli emendamenti ritengo utile, anche per l'economia dei nostri lavori, dare la parola all'Assessore che intende proporre, credo, un emendamento orale, che naturalmente verrà ammesso se condiviso da tutta l'Assemblea.
Ha facoltà di parlare l'Assessore agli enti locali finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Grazie Presidente, la Giunta propone innanzitutto la votazione dell'articolo 5 per parti, nel senso che può essere stralciato il comma due, e per dare risposta anche ad alcune perplessità, anche se la dizione del comma è abbastanza chiara, per togliere e fugare ogni dubbio su presunte arbitrarietà nel processo di assoggettamento alle misure di salvaguardia, proponiamo dopo la parola "PPR" di mettere la virgola ed aggiungere "su motivata proposta del responsabile del procedimento" ad indicare che l'individuazione e la qualificazione di aree di particolare pregio paesistico ambientale dovrà avvenire sulla base di motivata argomentazione tecnica e, quindi, togliendo all'organo politico ogni elemento di discrezionalità se non basata sulla valutazione delle proposte motivate del responsabile del procedimento.
Per cui l'articolo diventerebbe "Con decreto del Presidente della Regione su proposta degli Assessori dell'Urbanistica e della Pubblica Istruzione, previa deliberazione della Giunta regionale, sono sottoposte alle misure di salvaguardia di cui all'articolo 3, quelle aree aventi particolare pregio paesistico ed ambientale individuate e qualificate come tali in sede di elaborazione dal PPR, su motivata proposta del responsabile del procedimento".
PRESIDENTE. Vorrei riepilogare quanto proposto dall'Assessore. Si dichiara favorevole all'abolizione del secondo comma e quindi dovremmo votare l'articolo per parti; inoltre alla fine del primo comma c'è da aggiungere "su motivata proposta del responsabile del procedimento". Se non ci sono osservazioni su questa parte, riteniamo ammissibile l'emendamento.
Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Per quanto ci concerne non cambia niente, quindi l'articolo può anche rimanere com'è!
PRESIDENTE. Non è comunque contrario alla proposta di emendamento orale?
OPPI (U.D.C.). Chiedo che la norma rimanga com'è.
PRESIDENTE. L'emendamento orale non è condiviso. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). La valutazione sul contenuto di questa proposta personalmente è la stessa che ha sinteticamente espresso il collega Oppi, sul piano procedimentale mi sembra di capire che l'Assessore non sta proponendo sostanzialmente un emendamento soppressivo del comma due, ma la Giunta e la maggioranza si comporteranno di conseguenza nella votazione di tale comma. Sto esaminando solo terminagli aspetti procedurali e non il contenuto in ordine al quale concordo con la valutazione del collega Oppi.
Per quanto riguarda il comma uno, per riassumere, mi sembra di capire che la Giunta propone un emendamento orale che specifica meglio il testo aggiungendo "su motivata proposta del responsabile del procedimento". Questo è ciò di fronte a cui ci troviamo, per esprimerci sul merito dobbiamo entrare nella discussione sull'articolo e sugli emendamenti che sta per avviarsi. Questa mi sembra la questione.
PRESIDENTE. Onorevole Oppi, siccome mi sembra che l'emendamento che è stato proposto abbia il fine di assicurare una migliore comprensione dell'articolo potrebbe essere comunque ammesso, non sto entrando nel merito del provvedimento, però se ci sono osservazioni.
(Interruzione del consigliere Oppi)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali finanze ed urbanistica. Io comprendo le ragioni, e non sono ovviamente che ragioni di merito, perché non è assolutamente vero che l'emendamento non modifica la norma. Allo stato delle cose l'individuazione e la qualificazione delle aree aventi particolare pregio in sede di elaborazione del PPR può essere indifferentemente fatta da chiunque; questa procedura di individuazione e di qualificazione se è motivata da una proposta di carattere tecnico del responsabile del procedimento pone questa competenza in capo ad un soggetto determinato, il che è molto diverso. Comunque anche se non vi è accordo su questo emendamento, la Giunta mantiene valida la richiesta di votazione per parti.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pirisi, relatore.
PIRISI (D.S.), relatore. Presidente, assieme al parere io vorrei anche rivolgere una domanda all'Assessore che è la seguente...
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, dia il parere sugli emendamenti.
PIRISI (D.S.). Se non ho capito bene come faccio a esprimere il parere, Presidente?
PRESIDENTE. Deve esprimere il parere sugli emendamenti.
PIRISI (D.S.). Scusi, io non so se sotto il profilo procedurale e regolamentare sia corretto quello che io sto facendo, però vorrei che lei mi desse la possibilità di rivolgere all'Assessore una domanda in modo tale che poi, magari, si possa creare un clima diverso all'interno dell'Aula.
PRESIDENTE. No, onorevole Pirisi, le spiego la ragione: questo è possibile farlo una volta espressi i pareri da lei e dalla Giunta; quando iniziamo la discussione lei potrà fare tutte le domande che ritiene opportune all'Assessore.
PIRISI (D.S.). Mi rimetto all'Aula, Presidente.
PRESIDENTE. Su tutti gli emendamenti? Allora non ha compreso. C'è da esprimere il parere sugli emendamenti che sono stati illustrati, parlo degli emendamenti numero 16, 845, 847 e 846; mentre per quanto riguarda l'emendamento orale dopo la presa di posizione di alcuni colleghi non è ammesso, quindi su quest'ultimo non deve esprimere alcun parere. La Giunta regionale ha chiesto che rimanga valida, quando si arriverà alla votazione, la richiesta di votazione per parti. Prego, onorevole Pirisi, vuole esprimere il parere sugli altri emendamenti?
PIRISI (D.S.). Presidente, io ho espresso un parere molto sintetico, perché volevo avanzare una domanda e sulla base della risposta della Giunta il parere sarebbe stato più compiuto e più pertinente, ritengo. Per cui ribadisco quello che ho detto precedentemente e cioè mi rimetto all'Aula.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Il parere della Giunta è contrario su tutti gli emendamenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Io volevo rivolgere una domanda all'Assessore e la domanda è questa: viene detto nel comma 2, "Il decreto di cui al comma uno può interessare aree comunque tipizzate dagli strumenti urbanistici vigenti o dai piani attuativi comunque approvati", cioè significa, il comma 2, se non capisco male, che il decreto di cui al comma 1 può introdurre delle misure di salvaguardia su parti del territorio che sono già anche contenute all'interno dei piani urbanistici approvati, e ne abbiamo un certo numero lungo la costa. La richiesta di soppressione del comma 2 significa che questo potere non è più previsto, quindi non è più possibile che sugli strumenti urbanistici approvati, secondo quanto dispone il comma 2, si possa intervenire. Allora, Assessore, la mia domanda è questa: se ho capito bene, ha ragione di esistere ancora il comma 1 dell'articolo 5? Io gradirei una risposta, perché, da quello che ho potuto capire, probabilmente non ha ragione d'essere, dal momento che attraverso lo strumento normale del Piano paesaggistico regionale possono essere introdotte tutte le misure di salvaguardia che si ritiene opportuno introdurre. Questo se ho capito bene, Assessore, oppure mi dica se ho capito male. Preliminarmente gradirei una risposta da parte dell'Assessore, se è permesso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie. Presidente, Assessore, consiglieri, io volevo intervenire nel merito della richiesta del presidente Pirisi in quanto ritengo, e lo ritenevo anche prima in presenza del comma 2, che sarebbe stato meglio che l'articolo 5 non fosse entrato nel testo di legge, a maggior ragione per le motivazioni addotte credo che fare un passo indietro sia un segno di attenzione e di buon senso. Non ha ragione di esistere, mi permetto umilmente di dire, vista anche la richiesta di soppressione del comma 2. Così come mi permetto di ragionarci sopra con molta attenzione, perché la scure della querela è sempre in agguato in quest'Aula, perciò bisogna stare attenti a quello che si dice, non c'è più la libertà di un tempo di poter...
PRESIDENTE. Onorevole Capelli!
CAPELLI (U.D.C.). Scusi, Presidente, voglio concludere il mio intervento. Non mi riferivo alla Presidenza del Consiglio e neanche ai colleghi, comunque continuerò con la libertà di sempre a esprimere il mio pensiero.
Dicevo è comprensibile che l'articolo 5 sia stato inserito, nello spirito stesso del disegno di legge, per avvalorare ulteriormente la presenza determinante su tutto il procedimento della Giunta regionale che accentra qualsiasi potere, scavalcando e prevaricando enti locali, Commissioni, Consiglio regionale e quant'altro, potere che in qualche modo abbiamo cercato di ridimensionare, salvaguardando correttamente il ruolo del Consiglio regionale nell'articolo 2, perciò comprendo che l'articolo 5 potesse in qualche modo avvalorare ulteriormente la tesi della Giunta attribuendo ad essa l'ulteriore potere di specificare altri vincoli e una funzione di controllo.
Visto anche l'esito della discussione, io credo che sarebbe un segnale di buon senso accogliere gli emendamenti di soppressione totale dell'articolo 5. E' una di quelle azioni che sicuramente, secondo il vostro punto di vista, non mortifica e non modifica l'impostazione della legge, che noi continuamente sottolineiamo di non approvare e che riteniamo estremamente vincolante, ma apprezzeremmo un atto di buon senso come quello della soppressione dell'articolo 5. Una norma che non condividiamo anche con la modifica proposta dall'Assessore con l'emendamento orale che metteva in capo al responsabile del procedimento la proposta; credo che anche questa sia una specificazione di quello che già di norma dovrebbe avvenire in ogni caso, il responsabile del procedimento, infatti, esprime anche un giudizio ed esprime anche una proposta nel momento in cui esamina il procedimento, cosa che non cambia nel merito, come giustamente interpretato dalla Presidenza e dagli Uffici, il senso dell'articolo, per cui sarebbe soltanto, per quanto previsto dal comma 11 dell'articolo 84 del Regolamento, una sua specificazione per una migliore comprensione del testo, diversamente da quanto proposto dall'Assessore che ritiene che questa proposta modifichi sostanzialmente l'articolo.
Attendo anch'io la risposta alla domanda posta dal Presidente della Commissione, onorevole Pirisi. A seguito di quella risposta potremo esprimere un giudizio più approfondito; rimane ovviamente la contrarietà all'articolo e quindi preannuncio il voto favorevole all'emendamento numero 16, il primo, soppressivo totale dell'articolo 5, che oltre al fatto di migliorare il contenuto della legge, faciliterebbe anche il prosieguo dei lavori e del confronto politico che sta avvenendo in quest'Aula.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Grazie, Presidente. Non intendo intervenire in discussione, ma chiedere una sospensione dei lavori adesso, prima dell'avvio sostanziale della discussione, perché una delegazione dei sindaci, anzi una forte rappresentanza di sindaci chiede di poter incontrare i Capigruppo, sia di maggioranza sia di opposizione, proprio sull'argomento in discussione. Credo sia ragionevole da parte di tutti manifestare la nostra disponibilità a sentire i sindaci.
PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, alla Presidenza è stato chiesto che i sindaci potessero assistere ai nostri lavori e la Presidenza ha dato l'autorizzazione. Poi valuterete voi tra Capigruppo quando sarà opportuno incontrare una delegazione dei sindaci, però non è arrivata nessuna richiesta in tal senso a questa Presidenza.
LA SPISA (F.I.). Io ho chiesto di sospendere i lavori.
PRESIDENTE. Sulla proposta dell'onorevole La Spisa, che chiede di sospendere la seduta, chi chiede di intervenire?. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Vorrei parlare a favore della proposta del collega La Spisa, che mi sembra stia...
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Vargiu. Per quanto intende chiedere la sospensione, onorevole La Spisa?
VARGIU (Riformatori Sardi). Mezzora.
PRESIDENTE. Onorevole Vargiu?
VARGIU (Riformatori Sardi). L'intervento è inutile, nel senso che se i collegi del centrosinistra concordano sulla possibilità di fare una sospensione di mezz'ora, tre quarti d'ora, il tempo necessario per un breve incontro con la delegazione dei sindaci, mi sembra che non ci sia neanche la necessità di sprecare ulteriore tempo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Noi avevamo già dato la disponibilità al collega La Spisa ad accogliere la richiesta di interruzione, pensavamo che si potesse almeno approvare l'articolo 5 dopo i chiarimenti chiesti dal collega Pirisi, però a questo punto interrompiamo subito, magari durante la sospensione possiamo avviare una interlocuzione per fare in modo che alla ripresa si possa approvare rapidamente l'articolo 5.
PRESIDENTE. I lavori sono sospesi e riprenderanno alle ore 11 e 45.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 05, viene ripresa alle ore 12 e 05.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. C'era l'impegno di riprendere i lavori alle ore 11 e 40. L'incontro dei Capigruppo con i sindaci è ancora in corso, quindi direi di aggiornare i lavori alle 12 e 30.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 06, viene ripresa alle ore 12 e 52.)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
PRESIDENTE. Bene, colleghi, possiamo riprendere i lavori. Siamo in fase di discussione sull'articolo 5 e sull'insieme degli emendamenti, sono intervenuti l'onorevole Pirisi e l'onorevole Capelli. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Assessore Sanna, prego, su che cosa intende parlare?
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Presidente, anche sulla base delle considerazioni che sono state fatte prima della sospensione, riterrei opportuno proporre il trasferimento dell'articolo 5 tra le norme transitorie, avendo questa norma un carattere strettamente transitorio, pertanto si può discutere assieme all'articolo 8.
PRESIDENTE. Va bene, colleghi, se non ci sono obiezioni, e del resto il carattere di questo articolo 5 mi sembra proprio quello di norma transitoria, penso che possiamo spostare a questo punto anche la discussione o il pezzo della discussione sull'articolo 5 e sugli emendamenti a quando arriveremo all'articolo 8.
Articolo 6, se ne dia lettura. Se qualcuno dei colleghi che è stato eletto Segretario cortesemente mi assiste, grazie.
MANCA, Segretario:
Art. 6
Studio di compatibilità paesistico-ambientale
1..I piani urbanistici dei comuni, i cui territori ricadono nella fascia costiera dei due chilometri dal mare, devono contenere lo studio di compatibilità paesistico ambientale quale documento finalizzato a:
a) supportare le scelte di pianificazione del territorio comunale in relazione al complesso delle risorse paesistico-ambientali;
b) individuare, per gli ambiti trasformabili, le caratteristiche urbanistico-edilizie dei nuovi insediamenti in relazione ai livelli di compatibilità e sostenibilità delle trasformazioni rispetto allo stato dell'ambiente e dei caratteri paesaggistici;
c) definire i criteri guida per lo studio di compatibilità paesistico-ambientale da porre a base della elaborazione dei piani attuativi.
2. Lo studio di compatibilità paesistico-ambientale allegato al PUC deve prevedere:
a) il quadro conoscitivo del territorio comunale derivato dalla rappresentazione ed analisi dei principali tematismi di carattere geologico, geomorfologico, idrologico, vegetazionale, paesaggistico e storico-culturale;
b) il quadro conoscitivo relativo alle trasformazioni avvenute circa gli insediamenti e le infrastrutture;
c) l'individuazione delle risorse paesistico-ambientali di maggior pregio ed interesse ai fini delle esigenze di tutela e valorizzazione;
d) il quadro territoriale di sintesi delle risorse paesistico-ambientali rappresentato per areali, in cui riconoscere una graduazione di valore delle risorse ed i corrispondenti livelli di trasformazione territoriali possibili con individuazione dei livelli di sostenibilità delle ipotesi di sviluppo e di compatibilità delle localizzazioni;
e) la determinazione dei parametri qualitativi e quantitativi delle trasformazioni compatibili con lo stato dell'ambiente e della relativa normativa d'attuazione.
3. Lo studio di compatibilità paesistico-ambientale va allegato ai piani attuativi dei comuni di cui al comma 1 e deve prevedere:
a) l'indicazione degli insediamenti previsti con illustrazione delle possibili alternative di localizzazione e con definizione della soglia massima di accettabilità in termini volumetrici attraverso l'analisi comparata di accettabilità dei tematismi utilizzati;
b) la simulazione degli effetti sul paesaggio delle localizzazioni proposte e documentazione fotografica su cui riportare dette simulazioni;
c) le concrete misure per l'eliminazione dei possibili effetti negativi ovvero per minimizzarne e compensarne l'impatto sull'ambiente e sul paesaggio.
4. Lo studio di compatibilità paesistico-ambientale è redatto nel rispetto degli obblighi e delle procedure di cui alla direttiva 2001/42/CE (V.A.S.) concernente la valutazione degli effetti dei piani e dei programmi sull'ambiente.
5. Lo studio di compatibilità paesistico-ambientale relativo agli strumenti urbanistici generali viene sottoposto all'esame ed approvazione della Giunta regionale previo favorevole parere del Comitato tecnico regionale dell'urbanistica.
6. Lo studio di compatibilità paesistico-ambientale allegato ai piani attuativi rappresenta il quadro di riferimento urbanistico-territoriale e di disciplina paesistica per la procedura della valutazione di impatto ambientale di cui all'articolo 31 della legge regionale 18 gennaio 1999, n. 1 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione - Legge finanziaria 1999) e successive modifiche ed integrazioni.
7. Gli esiti della procedura di valutazione di impatto ambientale, di cui all'articolo 31 della legge regionale n. 1 del 1999, riguardanti i piani urbanistici attuativi, sono trasmessi alle Commissioni provinciali per la tutela del paesaggio, di cui all'art. 33 della legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche ed integrazioni ed all'articolo 137 del decreto legislativo n. 42 del 2004, per il definitivo parere.
PRESIDENTE. All'articolo 6 sono stati presentati gli emendamenti numero 848, soppressivo parziale, 849, sostitutivo parziale, e un emendamento aggiuntivo, il numero 14, al quale è stato presentato un emendamento soppressivo totale, cioè il numero 1884. Se ne dia lettura.
MANCA, Segretario:
EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU
Art. 6
All'Art. 6, il comma 4 è soppresso. (848)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU
Art. 6
All'Art. 6, il quinto comma è così sostituito:
"Lo Studio di Compatibilità Paesistico Ambientale relativo agli strumenti urbanistici generali è sottoposto alla verifica di coerenza di cui all'Art. 32 della L.R. 7/2002.". (849)
EMENDAMENTO soppressivo totale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU
Emendamento n. 14
L'emendamento n. 14 è soppresso.(1884)
EMENDAMENTO aggiuntivo GIUNTA REGIONALE
Art. 6
Al comma 7 è aggiunto in fine seguente periodo:
"Per le restanti procedure di verifica e di valutazione dell'impatto ambientale, non concluse alla data di entrata in vigore della presente legge, si applicano i divieti e le prescrizioni in essa contenute.". (14)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 848 ha facoltà di illustrarlo.
LA SPISA (F.I.). Molto brevemente, perché la richiesta di soppressione del quarto comma ha come scopo quello di eliminare un comma che, a nostro parere, può determinare un ulteriore appesantimento procedurale. Due sono le ipotesi: o determina un appesantimento procedurale nella redazione e nell'approvazione dello studio di compatibilità paesistico-ambientale, che deve accompagnare l'adozione e l'approvazione degli strumenti urbanistici, oppure è inutile, perché il rispetto degli obblighi e delle procedure di cui alla direttiva del 2001 è previsto qualora tale direttiva sia stata recepita nel nostro ordinamento. Noi attualmente applichiamo il criterio che le direttive dell'Unione Europea debbano essere recepite dall'ordinamento - ovviamente dello Stato membro, e quindi all'interno dello Stato membro, da tutti i livelli istituzionali, in particolare quelli che esercitano la funzione legislativa - con un provvedimento a sé. Se invece, come in alcuni casi, secondo la giurisprudenza europea e anche quella interna al nostro ordinamento, le direttive sono autoapplicative si devono comunque rispettare. Cioè ci sembra un comma che voglia o appesantire la procedura oppure dire una cosa che sarebbe già operante secondo l'efficacia stessa della direttiva. Non riteniamo utile che nel procedimento amministrativo collegato all'approvazione dei piani paesistici si introduca questo criterio.
PRESIDENTE. Chi intende illustrare l'emendamento sostitutivo parziale numero 849?
DIANA (A.N.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Passiamo ora all'emendamento aggiuntivo numero 14, a cui è collegato l'emendamento numero 1884, a firma Pili, La Spisa, che sopprime l'emendamento numero 14 della Giunta. Ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa per illustrare l'emendamento numero 1884.
LA SPISA (F.I.). La finalità dell'emendamento è quella di contrastare la proposta di modifica contenuta nell'emendamento aggiuntivo 14, che prevede che "per le restanti procedure di verifica e di valutazione dell'impatto ambientale, non concluse alla data di entrata in vigore della presente legge, si applicano i divieti e le prescrizioni in essa contenute". Anche in questo caso o i divieti e le prescrizioni contenute in questa legge operano, o altrimenti non si capisce perché i procedimenti in corso che in qualche modo abbiano rispettato le normative esistenti, debbano essere invece sottoposti a questa ulteriore limitazione.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pirisi, relatore.
PIRISI (D.S.), relatore. Sugli emendamenti numero 848 e 849 il parere è contrario mentre è favorevole sul numero 14. L'ultimo non ce l'ho, l'ultimo che ha illustrato adesso l'onorevole...
PRESIDENTE. È soppressivo del numero 14, quindi se lei è favorevole al numero 14...
PIRISI (D.S.), relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Il parere della Giunta è conforme a quello della Commissione. Se mi consente Presidente, visto che non mi è stato dato luogo di illustrare il numero14, rubo solo trenta secondi per dire che questo è un emendamento di coordinamento perché non si spiegherebbe una valutazione ed una verifica di impatto ambientale in aree assoggettate a regime di vincolo che non siano coerenti con questo regime di vincolo. Quindi mentre si dice esplicitamente qual è la procedura per quanto riguarda l'approvazione dei piani, si vuole precisare che in quelle aree si devono coerentemente seguire gli indirizzi di assoggettamento ai vincoli che sono temporanei, quindi è chiaro che è una norma di coordinamento.
PRESIDENTE. E' aperta la discussione sull'articolo 6 e sugli emendamenti. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente. La discussione su questo articolo 6 ci porta ovviamente a continuare ad insistere su una serie di vincoli e di divieti che anche se mascherati, li definisco così, continuano ad essere incrementati da questo articolo 6 facendo riferimento a tutta una serie di norme sugli studi di compatibilità pesistico - ambientale, fino ad arrivare al comma 4, che fa riferimento alla direttiva 2001/42/CE. Già in sede di discussione generale della legge avevo sollevato questo problema. Questa direttiva non è stata recepita dal Governo italiano, non ha mai trovato attuazione nel territorio nazionale, non si capisce per quale motivo debba essere infilata in questa legge, o meglio si capisce il motivo perché è una direttiva estremamente restrittiva e che pone tutta una ulteriore serie di problematiche, per raggiungere il fine che questa legge vorrebbe avere e che non ha. E quindi, ammesso che tutto il resto che non va bene andasse bene, già prendendo le mosse dalla direttiva 2001/42, è chiaro il segno che si vuole dare ed è chiaro che questo comma proviene certamente non da un indirizzo politico, ma da un'altra parte.
Credo che tutti quanti conosciamo quali sono i problemi legati all'attuazione di tutte le direttive CE; in certi casi sono problemi di salvaguardia, in altri casi si tratta di problemi che l'Unione Europea ha sollevato sulla pelle di quei territori che meno di altri si sono saputi difendere probabilmente a livello nazionale; questa direttiva è del 2001, ma ce ne sono antecedenti al 2001, grazie alle quali rischiamo veramente di non poter permettere di fare più nulla nel nostro territorio. E siccome partiamo dal presupposto che questa legge già di per sé stessa è estremamente restrittiva, se noi in questa legge infiliamo dei riferimenti ad altre direttive CE, io sono estremamente preoccupato per questo. Questo articolo infatti aggrava ulteriormente l'iter di approvazione dei piani regionali, ci sembra ancora più difficile che possano essere rispettati i termini, ammesso che siano inferiori ai 18 mesi, ammesso che siano dieci mesi, ammesso che sia rispettato tutto l'iter per la predisposizione e l'approvazione dei piani paesaggistici, e quando si infila qui già al primo comma "I piani urbanistici dei comuni i cui territori ricadono nella fascia costiera devono contenere lo studio di compatibilità paesistico - ambientale quale documento finalizzato a..." anche per la loro approvazione si allungheranno ulteriormente i tempi.
Inutile rilevare che non si fa riferimento ai piani territoriali di coordinamento o ai piani urbanistici provinciali che, quando si vuole, hanno una funzione; in questo caso non è stata ravvisata la benché minima intenzione di dare validità a questo strumento che, comunque, è stato elaborato nel rispetto delle leggi regionali, con risorse regionali, sono stati spesi tanti soldi, sono state impegnate tantissime energie e lo sono tuttora, i piani territoriali di coordinamento o piani urbanistici provinciali sono un documento in fieri, un documento che non è statico, non è fermo, un documento che deve essere comunque continuamente aggiornato. In questo articolo non si fa assolutamente riferimento ad essi: il PUC che deve prevedere tutta una serie di cose legate allo studio di compatibilità paesistico ambientale e non deve rispettare le norme stabilite dalle Province. Allora mi viene da pensare: ma a cosa serve continuare ad elaborare i piani territoriali di coordinamento, o i piani urbanistici provinciali, quando già in sede di secondo comma di questo articolo si dice che il PUC deve prevedere il quadro conoscitivo del territorio comunale, il quadro conoscitivo relativo alle trasformazioni avvenute, l'individuazione delle risorse paesistico ambientali, il quadro territoriale di sintesi delle risorse paesistico ambientali, la determinazione dei parametri qualitativi.
Non c'è nessuno riferimento, Assessore, ai piani territoriali di coordinamento, eppure sono già stati fatti, e sono stati approvati dalla Regione almeno in tre quarti dei casi. Come è possibile trascurare questo elemento indispensabile? C'è stata una concertazione vasta con i territori, con tutte le comunità; come è possibile non considerare che c'è stato tutto un lavorio con le soprintendenze sia ai beni ambientali che ai beni archeologici e agli archivi. Come è possibile che non si tenga conto di questo elemento? Con questa norma il tutto va rinviato allo studio di compatibilità ambientale che, come ho detto precedentemente, non fa altro che imporre dei vincoli, non fa altro che rallentare questo processo, insomma da qui nasce la filosofia di questa legge.
E noi dobbiamo farci imporre queste norme estremamente restrittive non dall'Unione Europea ma dai verdi del Belgio e dai verdi della Germania, i quali hanno dilapidato il loro patrimonio ambientale in tutti gli anni precedenti ed oggi vorrebbero imporre le loro scelte e i loro vincoli su territori di uno Stato membro, in questo caso la Sardegna. E' vero che noi non abbiamo la possibilità di difenderci, l'ho detto anche in altre sedi, purtroppo le Regioni non hanno la possibilità di dialogare su questa materia con l'Unione Europea, non possiamo avere con loro un raccordo, neanche quando abbiamo dimostrato, e sono felice che l'abbia detto l'onorevole Alberto Sanna l'altro giorno nel suo intervento, che la Sardegna certamente è la regione d'Italia che più di altre ha salvaguardato il proprio patrimonio ambientale; neanche in questo caso abbiamo la possibilità di interloquire con l'Unione Europea. Dobbiamo subire, e stiamo subendo passivamente, ma fino a qui tanto quanto, ma è assurdo che noi utilizziamo gli strumenti che l'Unione Europea vuole mettere, io direi a disposizione, di fatto non li mette a disposizione perché le direttive CE sono tutte quante molto restrittive e in certi casi sono anche utili, ma questa particolare direttiva la numero 42 del 2001, è estremamente restrittiva e per altro non trova applicazione nel territorio nazionale. Allora perché andare ad infilare una direttiva di questo genere? Il fatto che il Governo italiano non l'abbia recepita è indicativo, si dirà: "certo il Governo di centrodestra non la vuole", non è esattamente così, perché se fosse così staremmo dando ai suoi componenti la patente di distruttori dell'ambiente, staremmo qui a discutere non di misure finalizzate alla salvaguardia dell'ambiente, ma staremmo danno dei giudizi politici, e noi non dovremmo essere qua per dare giudizi politici.
Quindi io dico che il fatto che l'Italia, e non solo l'Italia ma altri sei stati membri, non abbiano recepito questa direttiva, ci dovrebbe un attimino aprire gli occhi. Per quale motivo il commissario europeo Wallstrom ritiene che questa direttiva debba trovare applicazione? L'ho detto il motivo, stanno bene a Bruxelles, quando devono lavorare vogliono girare il mondo, e oltre che essere piacevolmente soddisfatti del fatto di vedere un mondo diverso dal loro, vogliono porre anche dei vincoli. Io credo che questo non possa essere ammesso da noi, non è stato ammesso dal Governo italiano che non ha recepito questa direttiva, ma anche altre direttive che non sono state recepite anche quando governava il centrosinistra, allora noi dobbiamo...
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (Progetto Sardegna). Grazie, sarò breve. Vorrei solo ricordare ai colleghi, giusto a scanso di equivoci, perché può succedere a tutti di non essere aggiornati, che la direttiva di cui al comma quattro dell'articolo 6 è stata recepita con atto formale nel luglio del 2004; quindi a tutti gli effetti a questa normativa ci dobbiamo adeguare, quindi secondo me il riferimento è un riferimento assolutamente importante e rende questa norma attuale rispetto alla legislazione corrente.
Ma al di là di questo aspetto formale, mi permetto anche di fare una osservazione di merito. Lo sforzo che viene fatto in questo articolo è di far uscire le valutazioni di impatto ambientale dalla condizione di mero allegato degli strumenti attuativi, non si ricorda una valutazione di impatto ambientale che abbia dato esito negativo o che in qualche modo non abbia consentito poi il proseguimento dell'opera più o meno nei termini in cui era stata proposta; sia i vari commi dell'articolo, sia il richiamo alla normativa comunitaria, si sforzano invece di far diventare veramente lo studio di compatibilità pesistico ambientale un elemento utile e fondamentale per la pianificazione urbanistica. Essa infatti, non può più essere vista semplicemente e strettamente in riferimento al dato meramente volumetrico, ma bisogna riflettere su tutte quelle implicazioni di tipo culturale, sociale, di richiamo architettonico, di identità di un luogo, che diventano sempre più fondamentali proprio nell'ottica di questa legge, che è finalizzata alla salvaguardia di quegli aspetti che non sono solo strettamente naturalistici.
Vorrei anche aggiungere che sempre il richiamo a questa direttiva europea consente di provare ad uscire dalla visione della valutazione di impatto ambientale strettamente legata all'intervento, ma si sforza di considerare l'intervento all'interno della sinergia complessiva di tutte le azioni che incidono sul territorio. Perché in passato si sono date autorizzazioni e si sono fatte valutazioni di impatto ambientale concentrandosi strettamente sull'intervento, ed è esattamente quello che rischiava di accadere per esempio per l'eolico, per cui si è arrivati ad avere una valutazione positiva del singolo intervento, senza valutare l'impatto complessivo della sommatoria degli interventi sul luogo, sulla sua tutela complessiva.
Quindi credo che il richiamo sia quanto mai opportuno, credo anche che questo articolo sia uno degli articoli più moderni e anche che chiarisca il significato pieno che si vorrà dare alla pianificazione urbanistica e paesaggistica di questa Regione, quindi preannuncio il mio voto assolutamente favorevole su questo articolo e invece critico gli emendamenti proposti dalla minoranza che vogliono svilire il significato strategico ed innovativo di questa norma.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, credo che esserci trattenuti così a lungo in quest'Aula sulla discussione di questa legge non sia stato soltanto un esercizio verbale di coloro che hanno partecipato a questa kermesse oratoria, ma credo che sia stato anche utile, pur nella scelta che maggioranza e opposizione hanno fatto in maniera contestuale di mantenere distinte le proprie posizioni e quindi di restare su un piano di reciproco rispetto, ma anche reciproco rigetto della posizione altrui, nell'ambito di un confronto nel quale non ci sono state convergenze, ma nel quale ci sono stati senz'altro messaggi che la minoranza ne ha mandato alla maggioranza e la maggioranza, anche con l'intervento ultimo che ha fatto il collega Porcu, ha mandato alla minoranza.
Pur nella differenza di impostazione culturale questo consente di parlarsi e ciò produce sempre dei risultati che sono positivi. Mi riferisco, perché poi ha ovviamente una ricaduta anche sull'articolo 6 che adesso abbiamo in discussione, all'atteggiamento che c'è stato intorno all'articolo 5, e cioè un articolo sul quale come Riformatori avevamo sin dalla discussione generale, chiesto che la maggioranza ponesse attenzione, ma non nell'interesse della minoranza, nel senso che noi riteniamo che la certezza del diritto sia un patrimonio condiviso e non un valore che debba essere difeso in particolare da qualcuno in quest'Aula e avversato da qualcun altro. Per cui riteniamo che i passi in avanti che la maggioranza ha fatto sull'articolo 5 siano espressione di buon senso, e riteniamo che già l'emendamento proposto dalla Giunta sia migliorativo.
Devo dire che ho personalmente apprezzato molto l'onestà culturale del Presidente della Commissione urbanistica nell'esprimere i pareri sugli emendamenti all'articolo 5 che probabilmente ha aiutato ancora ad andare avanti verso la ricerca di una riformulazione dell'articolo 5 che non lo renda o inutile o inquietante, e quindi non contenga quegli elementi di aggressività nei confronti della certezza del diritto che io sono sicuro che non sono nella testa di nessuno dei consiglieri presenti in quest'Aula, e se ha l'opportunità, l''occasione di riflettere in maniera svincolata da pregiudizi neanche di alcun esponente della Giunta regionale. Quindi devo dire che con apprezzamento prendo atto dei ragionamenti che si sono sviluppati sull'articolo 5.
A sottolineare il fatto che la comunicazione giova, e a sottolineare anche il fatto che gli atteggiamenti di contrapposizione non sono pregiudiziali, ma molto spesso discendono da ragionamenti basati su presupposti diversi, devo dire che sull'articolo 6 gli emendamenti che la minoranza ha presentato sono davvero pochi, nel senso che mentre su altri articoli il nostro disappunto, il nostro dissenso, la nostra radicale contrapposizione culturale si è manifestata anche con un carico di emendamenti all'articolo che ha reso in alcuni passaggi difficile l'agibilità di quest'Aula, sull'articolo 6 i nostri emendamenti sono complessivamente tre, due soppressivi parziali e uno soppressivo di un emendamento aggiuntivo, quindi sono emendamenti che sostanzialmente rispettano l'integrità dell'articolo che viene proposto. E c'è un motivo se viene rispettata l'integrità dell'articolo che viene proposto, e cioè che quella famosa distinzione che più volte si è cercato di introdurre in quest'Aula tra palazzinari e difensori dell'ambiente, è in realtà una divisione surrettizia, e nessuno di noi, che stiamo dalla parte che da qualche intervento manicheo del centrosinistra è stata giudicata la parte dei palazzinari, nessuno di noi si trova bene nella veste del palazzinaro, né sente di appartenere ad una cultura che gli è completamente estranea.
Il confronto su questa legge in quest'Aula è avvenuto ed avviene sostanzialmente tra due diversi modi di intendere la conservazione dell'ambiente e lo sviluppo legato alla conservazione dell'ambiente; nessuno di noi ha mai accusato il centrosinistra di avere una visione preistorica, da cavernicoli, medioevale dell'ambiente, abbiamo detto che probabilmente, dal nostro punto di vista, la visione che voi avete della difesa ambientale è una visione che rischia di essere restrittiva e riduttiva, quindi è una visione che rischia di non fare del bene allo sviluppo della Sardegna, ma non vi abbiamo mai detto di vagheggiare una arcadia neo luddista in cui si vada a distruggere tutto ciò che può essere segno di industria turistica per ripristinare le condizioni di qualche millennio fa in Sardegna; la condivisione sostanziale che su questo articolo esiste e che è provata dall'assenza di messi di emendamenti modificativi, deriva proprio dal fatto che i canoni di studio di compatibilità che voi andate proponendo all'interno dell'articolo 6 ci trovano in larga parte d'accordo, e sono dei canoni sicuramente innovativi rispetto a quelli che i comuni hanno sinora utilizzato.
E' proprio sulla base di un ragionamento da poter svolgere insieme, pur nella diversità delle posizioni, che noi vi facciamo notare come è probabile che la maggior parte dei comuni in realtà non siano adeguati dal punto di vista della risposta delle proprie strutture nei confronti di ciò che voi proponete con l'articolo 6, il che sicuramente non si traduce nella necessità di bocciare l'articolo 6 o nella necessità di considerare l'articolo 6 come un articolo non compatibile con il senso della legge, ma si traduce nella necessità di prevedere tutta una serie di aiuti nei confronti dei comuni. In particolare penso ai comuni più piccoli che hanno però vaste estensioni costiere nell'ambito del loro territorio, i quali si potrebbero trovare in grave difficoltà ad applicare le regole, per altro ripeto in larga parte condivisibili, che proponete all'articolo 6. Può essere questo un modo, e può essere un suggerimento quello che sto dando, di recuperare anche sinergie con i comuni che forse il metodo con cui voi siete andati verso l'approvazione di questa legge ha reso un po' più fragili e qualche volta in modo impercettibile, cioè può essere un metodo per rivalutare il ruolo di concertazione che noi riteniamo indispensabile tra la Regione e gli Enti Locali, per rivalutare il ruolo di programmazione che gli Enti Locali devono avere sul proprio territorio e per rendere compatibili l'esercizio di funzioni di due istituzioni differenti sullo stesso ambito territoriale, cioè quella regionale, che deve svolgere un'attività di programmazione vasta, e quella comunale, cui fa capo un'attività di programmazione specifica degli usi e della destinazione del territorio.
È evidente che l'articolo 6, quando sarà tradotto in legge, renderà necessaria una interlocuzione stretta tra la Regione e i comuni, perché ai comuni sia garantito l'esercizio della funzione di pianificazione del territorio, che fondamentalmente è un compito posto in capo ai comuni, e contemporaneamente si consenta alla Regione di svolgere un'attività di programmazione generale che, ovviamente, investa i singoli territori comunali. Alla Regione spetterà quindi un compito importantissimo, e cioè quello di aiutare l'evoluzione culturale dei comuni e, conseguentemente, aiutare anche l'evoluzione culturale del privato che con i comuni si raffronta nell'ambito dello sviluppo turistico di quello specifico territorio comunale, per raggiungere quello che noi riteniamo alla fine sia un risultato virtuoso, e cioè uno sviluppo che sia, come nell'articolo 6 è descritto, compatibile con le valenze paesistiche, con le valenze ambientali che ogni singolo distretto comunale ha e che la Regione disciplina esercitando pienamente i propri compiti di programmazione di area vasta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Grazie signor Presidente. L'articolo 6 disciplina le procedure necessarie per la stesura dello studio di compatibilità paesistico - ambientale che rappresenta poi, chiaramente, il quadro di riferimento al quale debbono adeguarsi i piani urbanistici comunali. Quindi, di fatto, l'articolo stesso possiamo dire che norma tutta la procedura tecnica amministrativa e gli adempimenti, sempre di carattere amministrativo ed urbanistico, per la predisposizione del piano, e quindi ritengo che, al di là di qualche osservazione, non si possa se non constatare la ovvietà dell'articolo stesso. Questo se l'articolo non fosse, chiaramente, uno degli articoli del disegno di legge che ormai da settimane stiamo discutendo e stiamo tentando, come opposizione, di migliorare o quanto meno, se ciò fosse possibile, di sospenderne la discussione affinché si abbia appunto il tempo di migliorarlo. Quando succedono eventi importanti, di portata storica o epocale, com'è stato definito da qualche illustre personaggio politico della nostra Sardegna questo disegno di legge, la gente fa a gara per poter dire "c'ero anch'io, ho partecipato anch'io". In questo caso non so quanti colleghi della maggioranza domani si permetteranno appunto di dire "ho partecipato anch'io fattivamente affinché questo succedesse". Noi diremo di aver partecipato fattivamente affinché, appunto, questo evento epocale - a parer nostro, come abbiamo sempre asserito, negativo e deleterio - non possa accadere.
Stamane abbiamo avuto l'occasione per qualche minuto di sentire parecchi dei sindaci, credo una quarantina dei sindaci delle città rivierasche o dei paesi e centri abitati contigui alle città rivierasche, e dalla loro bocca abbiamo sentito quanti e quali disastri a livello economico può causare, non tanto il disegno di legge di per se stesso, quanto il blocco totale dell'attività edilizia nei prossimi anni, perché è necessario sempre essere chiari e non perdere di vista il fattore tempo, che è il connotato determinante negativo di questo disegno di legge. Poiché sappiamo perfettamente che tra gli adempimenti che la Regione dovrà porre subito in essere dopo approvata la legge e quelli che poi dovranno porre in essere i comuni per adattare i loro strumenti urbanistici al piano regionale, passeranno non meno di 3 - 4 anni, 3 anni proprio immaginandoci che l'attuazione della legge sia velocissima. Ed allora è chiaro che la preoccupazione di questi amministratori, e l'hanno mostrata palesemente senza distinzione di colore politico, è quella che i loro territori, i loro comuni in questo periodo vengano completamente bloccati da questa norma e si blocchi quindi in quei comuni lo sviluppo socio economico. Ma non solo in quei comuni, anche nei comuni dell'interno, limitrofi ad essi, che dell'indotto, dell'economica turistico alberghiera e dell'economia dell'edilizia turistica, appunto, ancora vivono e sopravvivono.
Ma ancora di più, si potrebbero danneggiare zone che hanno delle caratteristiche uniche, parlo ad esempio del comune di Calangianus, che non è un comune che produce solo, e grazie a Dio, tappi, sto parlando di un comune che ha il reddito più alto in Italia assieme al comune di Milano, ma dove l'operosità e l'industriosità della sua popolazione, assieme alle popolazioni di alcuni comuni vicini, parlo ad esempio di Luras, Aggius ed anche Tempio in parte, fa sì che i prodotti artigianali e non solo la manodopera specializzata orbitino principalmente sui comuni rivieraschi interessati ormai da 40 - 50 anni ad uno sviluppo turistico che ha consolidato l'economia in quei territori. Quindi, penso anche a tutte le attività artigianali, commerciali, alla piccola e media industria che produce dal granito agli infissi, dagli infissi agli arredi, penso agli artigiani, elettricisti, idraulici e quant'altro che in questi anni verranno bloccati nella loro attività e quindi subiranno un danno causato da una vera e propria arretratezza economica, proprio a causa del blocco dello sviluppo turistico che, per come è impostata la legge, si verificherà in quei territori.
Ed ecco quindi che vi invitiamo a riflettere, perché questa preoccupazione non è solo nostra o non è dettata solo da una posizione politica, che è quella dell'opposizione che deve quindi chiaramente tentare in tutte le maniere non di bloccare l'iter di questa legge, ma di far presente la propria opinione, le proprie tesi alla maggioranza, ma è la preoccupazione motivata e fondata, oltre che degli amministratori locali, di tutte le associazioni di categoria, sia degli artigiani che dei lavoratori, che dei commercianti e della piccola e media industria. Ecco perché l'articolo 6, essendo inserito nel disegno di legge, le cui norme fondanti sono contenute principalmente nell'articolo 3 e nell'articolo 4, non è altro che una conseguenza di questi articoli e ancora comunque si è in tempo a riflettere.
Credete, io non mi spiego l'assoluta urgenza, l'assoluta improcrastinabilità, l'assoluta indifferibilità di questo disegno di legge, tale da non consentire di consultare il mondo dell'impresa, il mondo del lavoro, il mondo degli enti locali, il mondo degli artigiani, il mondo degli amministratori affinché questo disegno di legge, non stravolto, rispettando anche le indicazioni dei vincoli, possa sinceramente rappresentare uno strumento di tutela, uno strumento di salvaguardia, ma possa giustamente essere principalmente uno strumento di sviluppo socio - economico. L'abbiamo detto in mille lingue, perché non ci si voglia ascoltare io non lo capisco.
Questo provvedimento è di basilare importanza per il futuro socio economico della Sardegna. Io credo che ci siano ancora i termini e la possibilità di migliorarlo, facciamolo. Sospendiamolo dandoci un termine per poi approvarlo e passiamo ad approvare il Dpef ed altri provvedimenti, perché guardate stiamo facendo un errore, o almeno state facendo un errore. State facendo un errore, non lo volete ammettere, ma le cose stanno così. Ecco perché in questo momento richiamo ancora la vostra attenzione, perché si vuole approvare questo disegno da legge, ma lo si vuole fare compatibilmente con l'esistenza stessa degli esseri umani, dei centri abitati con l'esigenza dell'uomo che vive nel territorio e nell'ambiente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Signor Presidente, questa mattina abbiamo avuto la possibilità di verificare quanto inciderà nel tessuto economico della Sardegna questa legge, avendo sentito la maggior parte dei sindaci dei comuni che subiranno gli effetti negativi di questa legge; questo mi impone soprattutto un'attenta valutazione di quanto noi stiamo andando a discutere e direi di più, se la maggioranza tenesse conto di tutti i territori rappresentati questa mattina dai sindaci, si renderebbe conto che la maggior parte della Sardegna che si lamenta di questa legge iniqua è presente nelle tribune del pubblico ad ascoltare e soprattutto a chiedere ai Capigruppo della maggioranza e dell'opposizione di questo Consiglio di bloccare tutto. Invece, l'esame dei presupposti e dei contenuti di questo articolo 6 di questa legge blocca tutto mi riporta alla realtà in quanto rispecchia l'atteggiamento della maggioranza. Qua si parla praticamente dello studio di compatibilità paesistico ambientale, cioè della valutazione dell'impatto ambientale. E non è pensabile che le scelte pianificatorie dei singoli comuni debbano attendere altri 5 o 6 anni, come abbiamo avuto modo di dire diverse volte, sempre che tutto vada bene, per arrivare alle stesse condizioni di oggi. E abbiamo detto anche, da diverse parti è stato detto, che il territorio regionale è già di per sé assoggettato a tanti vincoli per cui aggiungerne altri è una cosa iniqua. Abbiamo visto che dopo l'approvazione del Codice Urbani del 2004, che di fatto mantiene in essere i suddetti vincoli, cosa di cui noi appunto stiamo discutendo, durante il periodo transitorio che si estende ai due anni previsti per l'adeguamento di tutti piani paesistici regionali, nessuna regione italiana si è sognata di bloccare tutto.
Per esempio, per quanto riguarda il vincolo idrogeologico esiste già un piano di assetto idrogeologico regionale, altri vincoli derivano dall'istituzione di due parchi nazionali che sono quelli dell'Asinara e di La Maddalena, di diversi parchi regionali, quello del Molentargius, di Tavolara, di Porto Conte, e di tantissime aree di interesse paesistico-ambientale regionale con particolari e severi vincoli. Inoltre, per determini progetti, come appunto alberghi, villaggi turistici, campeggi, porti turistici, porti in genere, compresi, appunto, gli ampliamenti degli aeroporti, delle cave, delle discariche è giustamente necessaria una complessa e lunga procedura per la valutazione dell'impatto ambientale che dovrebbe prevedere gli eventuali impatti negativi sull'ambiente e conseguentemente mitigarli, compensarli o escluderli, ma così non è. Abbiamo detto che è sicuramente necessario e doveroso arrivare a questo piano paesistico regionale, ma nel frattempo non ingessare lo sviluppo economico. Se fino a ieri si parlava di protezione e salvaguardia dell'ambiente, oggi si può parlare soprattutto della corretta gestione dell'ambiente e ci si sforza di coniugare l'ambiente con lo sviluppo per promuovere uno sviluppo sostenibile o ecocompatibile.
Si impone pertanto un salto teorico passando dal concetto di natura a quello di ambiente, intendendo per ambiente la realtà che emerge dall'interazione nello spazio e nel tempo di complessi fattori - uno dei quali è la cultura, anche quella turistica, che oggi si vuole penalizzare - che costituiscono appunto la struttura portante di questa stessa realtà. Quindi siamo di fronte a una grande sfida, che è quella di assicurare una migliore qualità della vita degli abitanti di questa regione, garantendo al tempo stesso la qualità del suo ambiente, insieme alla crescita economica, senza la quale non vi è qualità nel vivere.
Le decisioni in materia di tutela ambientale sono sempre caratterizzate dall'essere prese in condizioni di incertezza, giacché dobbiamo renderci meglio conto dei confini e della complessità strutturale delle dinamiche ambientali che siamo tenuti a gestire, evitando di diffondere così l'idea semplicistica secondo cui in campo ambientale non esistono difficoltà oggettive, ma sempre e solo la cattiva volontà dei soggetti che avrebbero strumenti per pianificare il cambiamento, in questo caso i comuni che non sarebbero, si dice, in grado di guidarlo. E' un'idea, chiaramente, non veritiera, infatti oggi, da parte dei sindaci, è stato fatto un appello al rispetto dell'autonomia di gestire il proprio territorio da parte dei comuni stessi, e invece, con questa legge, la Regione impone quelli che possono essere i desiderata di una maggioranza che non esiste, perché rispecchia la volontà di un uomo solo al comando. Per questo motivo vorrei sintetizzare alcune considerazioni che sono state sviluppate durante la progettazione del Piano urbanistico comunale di Sassari che, di fatto, anticipano le prescrizioni contenute nel cosiddetto decreto salva coste, o meglio blocca sviluppo, infatti già dal 2002 veniva presa in considerazione la VAS. Questo sta a significare che anche i comuni possono prevedere la valutazione di impatto ambientale per tutti quei piani e programmi che riguardano il loro territorio. Per il Comune di Sassari, si è infatti stabilito che il criterio fondamentale che dovrà essere seguito in riferimento alla trasformazione del territorio sarà, infatti, basato su due logiche complementari, che sono la fotografia degli attuali caratteri ambientale, territoriale, naturale e antropico, interpretati secondo la loro evoluzione, e gli obiettivi di qualificazione, riqualificazione e adeguamento.
La sensibilità nei confronti dell'ambiente non è soltanto patrimonio di questa nuova maggioranza che si è venuta a creare in Regione, ma è cresciuta negli ultimi anni e le amministrazioni locali l'hanno tenuta sempre in rilevante considerazione. Abbiamo detto che è stato fatto uno studio anche per vedere se in questo territorio regionale, in questi ultimi anni, siano stati edificati degli ecomostri. Nessuno ha risposto in modo affermativo e non capisco per quale motivo ci sia questa esigenza prioritaria per la maggioranza, di formulare una legge che - è sotto gli occhi di tutti - sarà iniqua per quanto riguarda lo sviluppo dello nostro territorio. Quindi, tornando al tema della sostenibilità e dello studio di compatibilità paesistico-ambientale, vorrei dire che fare un nuovo PUC significa oggi avere a disposizione un enorme bagaglio culturale sulla tutela ambientale e anche sulle metodologie applicative. Infatti, il tentativo di tradurre i principi dello sviluppo sostenibile in concreti strumenti di guida all'azione ha portato, nell'ampio dibattito in seno agli enti locali, negli ultimi anni, a posizioni alquanto differenziate sui criteri di sostenibilità e sugli strumenti concettuali, metodologici e conoscitivi necessari per dare operatività a tali criteri. E io sono sempre più convinto che questa legge bloccherà di fatto questo atteggiamento dei comuni, queste capacità, questa ricchezza che hanno ormai acquisito gli amministratori locali.
PRESIDENTE. Il tempo è scaduto, onorevole Moro. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, signor Assessore, onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, intervengo nella discussione dell'articolo 6 e, come ho fatto in questi giorni, come hanno detto tutti i consiglieri dell'opposizione, continuerò a ribadire che non ci piace. Non ci piace perché riteniamo innanzitutto, lo ritengo io personalmente, che quando si affronta una discussione di questo tipo su una legge così importante, una legge che riguarda tutto il territorio regionale, che riguarda lo sviluppo non solo urbanistico, ma anche economico del nostro territorio, credo che prevedere, all'articolo 6, lo studio di compatibilità paesistico-ambientale poco importi, in quanto di compatibile in questa legge non c'è niente. Questa legge non permette niente, perché questa è una legge fatta di mille lacci e laccioli che impediscono lo sviluppo non solo urbanistico, ma soprattutto economico di tutto il territorio regionale. E quando dico tutto il territorio regionale, mi riferisco anche a quei sindaci che stamattina cortesemente i Capigruppo, tutti i Capigruppo, hanno ricevuto e che sono certamente espressione non dell'opposizione, né rappresentano territori esclusivamente costieri, ma anche zone interne, dove la forza lavoro freme, dove i giovani non hanno mai lavorato un sol giorno della loro vita, almeno regolarmente, e dove soprattutto vi è l'esigenza di dare risposte chiare e certezze al futuro di queste comunità.
E quando dico questo, lo dico per ribadire che con questi emendamenti che noi abbiamo presentato anche all'articolo 6, non vogliamo fare ostruzionismo, ma noi vogliamo migliorare, noi vogliamo dire la nostra su questa legge. E lo dico perché, come più volte è stato ribadito e continuiamo a ribadire, noi siamo opposizione qui dentro, ma come abbiamo dimostrato stamattina, non siamo opposizione in mezzo alla gente. C'è tanta gente che la pensa come noi e non è vero, onorevole Marrocu, che tutti i sardi la pensano come voi, e in particolar modo su questa legge. E lo stanno dimostrando tutti quei sardi che ogni mattina vengono a farvi visita qui sotto. Lo hanno dimostrato i dipendenti della Regione ieri (e grave è stato ieri il fatto di non consentire la discussione della mozione urgente da noi presentata) e lo hanno dimostrato i sindaci che stamattina - non chiamati, ma di loro spontanea iniziativa, ci tengo a precisarlo - hanno voluto manifestare democraticamente le loro perplessità su una legge che noi riteniamo ingiusta ed iniqua - l'abbiamo battezzata legge blocca sviluppo e continueremo a battezzarla così - e mi rifiuto anche di pensare che nella logica del confronto democratico non si possano trovare punti di incontro che possano, in qualche modo, contemplare le esigenze di tutte queste comunità che non sono state interpellate preventivamente su una legge così importante dell'Assemblea di tutti i sardi, una legge che forse meritava più attenzione e maggiore coinvolgimento. Però è inutile dire, non voglio essere ripetitivo, che la concertazione, tanto acclamata a parole, tanto sbandierata in ogni occasione, in ogni campagna elettorale, in ogni convegno, in ogni seduta sindacale, in ogni incontro con le parti sociali non solo non è praticata ma anche come parola è sparita dal vostro dizionario. Quella concertazione che stamattina è stata messa in atto con i sindaci, o meglio quel confronto, quello scambio di opinioni, doveva essere fatto precedentemente, forse doveva essere fatto addirittura molto prima che questa legge approdasse in Commissione urbanistica.
Quindi continuo a sostenere che mi rifiuto di credere che nella logica del confronto democratico in quest'Aula non si possano trovare, su alcuni punti che noi riteniamo strategici, delle convergenze di opinioni, o meglio delle convergenze di idee che non sono idee dell'opposizione e idee della maggioranza, ma sono idee che rispondono alle esigenze dei sardi, di tutti i sardi che stamattina erano ben rappresentati qui da molti sindaci. Certo, qualche altro sindaco, magari avrebbe voluto partecipare o comunque avrebbe anche lui personalmente voluto dire la sua su questa legge, perché in maniera riservata ce lo dicono, sarebbe voluto essere qui, ma ordini di scuderia, forse, non gli hanno consentito di partecipare a questo incontro, che forse non servirà a niente, ma comunque ha avuto la funzione di esplicitare quella preoccupazione che tutti i sindaci, questi sindaci in particolar modo, stanno percependo e stanno facendo propria essendo rappresentanti dei territori.
Ebbene, credo che un ragionamento in questi giorni lo si debba fare, e lo si debba fare soprattutto non sui tempi di approvazione di questa legge, ma sui contenuti. E noi ci sforzeremo e continueremo a fare questo e se fosse dipeso da me personalmente, ma lo dico anche a nome di altri miei colleghi che sicuramente la pensano come me, forse si sarebbero dovuti presentare anche altri emendamenti. So che questa è comunque un'idea che non trova forse l'unanimità neanche all'interno della opposizione, ma è un pensiero sincero, come ho detto ieri, che viene dal basso, che viene dal territorio e viene soprattutto manifestato qui da chi è espressione del territorio e non è certamente espressione di interessi particolari o di lobby che perseguono chissà quali interessi. Perché ogni volta che si parla di urbanistica e che si parla di territorio, di tutela del passaggio, emergono chissà quali dubbi e quali sospetti di avere scheletri nell'armadio su chi, su un tema così importante, che è comunque sentito anche dalle popolazioni, manifesta un dissenso in quest'Aula, e nei confronti nostri in modo particolare. Ma quando noi parliamo di tutela del passaggio ci riferiamo ai posti dove noi viviamo, dove noi lavoriamo, dove prima di noi molta gente ha vissuto, ha prodotto e ha creato ricchezza. Quindi noi pensiamo all'uomo oltre che all'ambiente, mentre l'idea guida di questa legge è un'estremismo ambientale che qualcuno, e qualche filosofo in maniera particolare, ha definito "verdolatria", cioè quel pensare solo ed esclusivamente all'ambiente senza considerare che in quell'ambiente vive un uomo che produce, che vuole produrre, che vuole lavorare, che vuole creare ricchezza, occupazione, sviluppo e benessere.
Per questo noi continuiamo a dire che così non si può andare avanti, questa legge non ci piace e tanto meno piace ai sardi e ve lo dimostreremo alle prossime elezioni amministrative.
PRESIDENTE. Colleghi, avevamo previsto che i lavori dell'Aula si concludessero alle ore 14. Ricordo che abbiamo assunto l'impegno di concludere la discussione entro la giornata di martedì, sulla base del calendario che è stato stilato in Conferenza dei Capigruppo, quindi chiudiamo la seduta ricordando quell'intesa e quel calendario. I lavori riprenderanno martedì alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 13 e 58.
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