Seduta n.188 del 03/04/1997
CLXXXVIII SEDUTA
(Antimeridiana)
Giovedì 3 aprile 1997
Presidenza del Presidente Selis
La seduta è aperta alle ore 10 e 06.
FRAU, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta del 18 marzo 1997, che è approvato.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Claudia Lombardo ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 3 aprile 1997. Se non vi sono opposizioni il congedo è concesso.
Comunicazioni del Presidente
PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Giunta regionale, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977 numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta nelle sedute del 3, 4, 6, 10, 12, 17 e 18 settembre 1996, 4, 9, 11, 13, 17, 23, 30 dicembre 1996; 8, 7, 17 gennaio 1997 e del 4, 6, 12, 19, 25 febbraio 1997.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza i seguenti disegni di legge:
"Progettazione, costruzione ed esercizio degli sbarramenti di ritenuta di competenza regionale. Misure urgenti in materia di dighe". (327)
(Pervenuto il 26 marzo 1997 ed assegnato alla quarta Commissione.)"Norme generali per la riforma degli enti regionali". (328)
(Pervenuto il 27 marzo 1997 ed assegnato alla prima Commissione.)
Annunzio di presentazione di proposte di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:
Dai consiglieri GIAGU - LADU - LORENZONI - MANUNZA - MARTEDDU - PIRAS - SECCI - TUNIS Gianfranco: "Modifica della legge regionale 30 dicembre 1986, n, 58, recante: 'Norme per l'istituzione di nuovi comuni, per la modifica delle circoscrizioni comunali e della denominazione dei comuni e delle frazioni'". (326)
(Pervenuta il 25 marzo 1997 ed assegnata alla prima Commissione.)
Dai consiglieri GHIRRA - SCANO - FALCONI - DIANA - MARROCU - OBINO - BERRIA - BUSONERA - CHERCHI - CUCCA - CUGINI - DETTORI Ivana - FOIS Paolo - SANNA Salvatore - USAI Pietro - ZUCCA: "Interventi per la tutela e la valorizzazione del patrimonio speleologico e carsico per la promozione del turismo speleologico in Sardegna". (329)
(Pervenuta il 28 marzo 1997 ed assegnata alla quinta Commissione.)
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
FRAU, Segretarop f.f.:
"Interrogazione PITTALIS - LOMBARDO sulla concessione dei diritti televisivi per la trasmissione della Sartiglia di Oristano". (690)
"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla occupazione da parte delle maestranze della miniera di bauxite di Olmedo". (691)
"Interrogazione MARTEDDU, con richiesta di risposta scritta, sui residui tossici e nocivi negli stabilimenti Enichem di Ottana". (692)
"Interrogazione USAI Edoardo, con richiesta di risposta scritta, sulla ventilata nomina del Comitato organizzatore dei Giochi della gioventù". (693)
"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di un collegamento fra il Goceano e l'aeroporto di Olbia". (694)
"Interrogazione CADONI, con richiesta di risposta scritta, sul degrado della spiaggia di Bosa Marina". (695)
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di interventi urgenti da parte della Regione per favorire il comparto dell'artigianato sardo e, in particolare, della tessitura tipica di Nule". (696)
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla posizione della Giunta regionale in relazione agli effetti negativi del Piano di ristrutturazione delle Ferrovie della Sardegna". (697)
"Interrogazione PITTALIS, con richiesta di risposta scritta, sugli uffici giudiziari di Lanusei". (698)
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sull'urgenza di potenziare e migliorare i servizi delle strutture medico-sportive in Sardegna". (699)
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di attivare una Conferenza di servizio Regione-Amministrazione provinciale di Sassari-Comuni di Sassari e Sorso-Università di Sassari, per decidere sul recupero ambientale e sulla valorizzazione turistica dello stagno di Platamona". (700)
"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulle gravi carenze del servizio postale nel sassarese". (701)
"Interrogazione BONESU, con richiesta di risposta scritta, sulla insufficienza della disponibilità di acqua potabile nei comuni di Nurachi, Riola, Baratili e Zeddiani". (702)
"Interrogazione FOIS Paolo - BERRIA - SASSU, con richiesta di risposta scritta, sull'intesa tra il Banco di Sardegna e la Banca olandese ABN AMRO". (703)
"Interrogazione FRAU - LIORI, con richiesta di risposta scritta, sulla angioite granulomatosa allergica (malattia di Churg-Strauss)". (704)
"Interrogazione BIGGIO - BOERO - CADONI - CARLONI - FRAU - LIORI - LOCCI - MASALA - SANNA NIVOLI - USAI Edoardo, con richiesta di risposta scritta, sull'Osservatorio dei trasporti della Regione sarda". (705)
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di attivare a Sassari il servizio sanitario emergenza/urgenza, servizio telefonico 118". (706)
"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla paventata soppressione di centinaia di uffici postali in Sardegna". (707)
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sul progetto di realizzazione della discarica in località 'Francischettu' in agro di Ussana". (708)
Annunzio di interpellanze
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
FRAU, Segretario f.f.:
"Interpellanza TUNIS Marco sul problema della 'Barbagia Flores S.r.l.' e la corretta applicazione della delibera della Giunta regionale n. 21/42 dell'8 giugno 1993". (325)
"Interpellanza DETTORI Bruno - FANTOLA - FOIS Pietro - LODDO - MACCIOTTA - PETRINI sulla tutela della salute dei praticanti attività sportive dilettantistiche". (326)
"Interpellanza NIZZI - MILIA - PITTALIS - LOMBARDO - FLORIS - BALLETTO - BIANCAREDDU - OPPIA - CASU sul personale dirigenziale della Azienda autonoma di soggiorno e turismo di La Maddalena-Palau". (327)
"Interpellanza MONTIS - CONCAS - LA ROSA - VASSALLO - ARESU sulla chiusura della fabbrica di corsetteria 'Sar-Mode' di Terralba (OR)". (328)
"Interpellanza TUNIS Marco sul problema relativo al rischio di non applicazione dell'articolo 19, comma 4, L.R. 30/89, concernente il direttore dei lavori dei progetti di coltivazione di materiali di cava". (329)
Annunzio di mozioni
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.
FRAU, Segretario f.f.:
"Mozione BERRIA - SCANO - CUCCA - DETTORI Ivana - DIANA - FALCONI - BUSONERA - CHERCHI - CUGINI - FOIS Paolo - GHIRRA - MARROCU - SANNA Salvatore - OBINO - SASSU - USAI Pietro - ZUCCA sui recenti episodi di criminalità in Sardegna". (111)
"Mozione SCANO - PITTALIS - MARTEDDU - MASALA - DETTORI Bruno - BALIA - MONTIS - AMADU sulla riforma costituzionale dello Stato". (112)
Commemorazione dell'ex consigliere regionale Giovanni Ruggeri
PRESIDENTE. Onorevoli colleghe e colleghi, vogliamo ricordare in questa occasione che all'inizio di quest'anno ci ha lasciato drammaticamente l'onorevole Giovanni Ruggeri, componente di questo Consiglio regionale per due legislature, dal 1984 al 1994.
Giovanni era nato ad Elmas, ha dedicato tutta la sua esistenza, fin da quando era semplice operaio in fabbrica, con grande passione e alto ideale alla vita politica prima nel Partito Comunista Italiano poi nel P.D.S. Militante di partito, amministratore comunale, fu eletto consigliere regionale nel 1984, impegnandosi senza risparmio su tutti i problemi dell'attività istituzionale, ma con particolare riguardo alle tematiche industriali e del lavoro.
Inizialmente è stato componente della Commissione consiliare all'urbanistica poi passò alla Commissione industria, fornendo un grande contributo di proposta con numerose proposte di legge che recano la sua firma. Attivissimo, fin dall'inizio, nell'approfondimento delle questioni attinenti al sistema industriale isolano, non separò mai l'impegno su questioni generali da quello per le singole vertenze settoriali; ne sono testimonianza le innumerevoli interrogazioni e interpellanze che hanno spaziato su tutti gli aspetti del sistema economico produttivo, dall'industria, all'artigianato, al commercio, ai servizi. Sempre in prima linea nei dibattiti concernenti lo sviluppo, Giovanni Ruggeri in questo Consiglio si è sempre sforzato con ogni sua energia di essere la voce degli operai, dei disoccupati, dei giovani, di quanti per le condizioni socio-economiche avevano davanti a sé un incerto futuro, e temevano di non averne alcuno. La sua generosità in ogni battaglia a favore dei più deboli ha avuto sempre il massimo trattamento in quanti hanno avuto la fortuna di lavorare al suo fianco. Confermato consigliere regionale nella successiva legislatura, dal 1989 al 1994, Giovanni Ruggeri ha continuato con lena sempre maggiore sia nel lavoro legislativo che in quello politico, è stato a lungo vicepresidente della Commissione industria e vicesegretario regionale nella federazione del suo partito, in entrambi i ruoli ha sempre mantenuto fermo il proprio impegno a porre la politica e le istituzioni al servizio della gente soprattutto di quella parte della società più bisognosa di attenzione e di sostegno, per questo a volte, quando non riusciva pienamente nel suo nobile intento, appariva frustrato, per poi moltiplicare il proprio impegno con accanimento ancora maggiore. Nel secondo quinquennio del suo mandato non c'è stato argomento che potesse interessare le categorie più deboli della società di cui non si sia occupato con decine di proposte di legge e una grandissima attività istruttiva. Ha spaziato dal mondo del lavoro a quello dell'assistenza, dai problemi dell'emigrazione a quelli degli immigrati extracomunitari, ai problemi della piccola e grande imprenditoria, ai problemi della cooperazione alle questioni della programmazione economica alle tematiche del recupero e della valorizzazione delle risorse ambientali e minerarie, l'ha fatto sempre con grande umiltà, con grandissimo impegno divenendo profondo conoscitore delle problematiche di politica economica e industriale anche più complesse, senza tuttavia tradire mai quella semplicità d'animo che lo caratterizzava e l'ineguagliabile generosità nel più assoluto disinteresse, battendosi con forza per affermare l'esigenza di un costante ricambio della classe politica a cominciare dalla propria persona anche in quest'Aula. La sua scomparsa lascia un vuoto difficilmente colmabile tra tutti noi e nella comunità da cui proveniva alla quale si era dedicato con medesimo impeto e donazione totale quando ha lasciato lo scranno di consigliere regionale e ha proseguito il proprio impegno civile e politico. A noi, a me, ai suoi compagni, a tutti noi che lo abbiamo conosciuto Giovanni manca profondamente, è però presente nella sua attività, nel suo modo di essere in quest'Aula, nel suo modo di essere fuori da quest'Aula, rimarrà sempre a quanti lo hanno conosciuto, rimarrà il suo ricordo, rimarrà il suo esempio e credo che il suo ricordo e il suo esempio debba essere anche in quest'Aula un monito a tutti quanti noi a non farci prendere dalla routine quotidiana ad essere sempre coscienti di quello che siamo, di quello che rappresentiamo, dei bisogni, degli interessi e dei problemi di cui siamo portatori. Alla signora, ai suoi figli, ai familiari tutti, al Gruppo politico che lo ha avuto tra le sue fila vada il cordoglio del Consiglio regionale e mio personale e a Giovanni va il nostro pensiero, il nostro affetto, la nostra amicizia duratura. Sospendo la seduta per mezz'ora.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 18, viene ripresa alle ore 11 e 55.)
Discussioner della mozione Scano - Pittalis - Marteddu - Masala - Dettori Bruno - Balia - Montis - Amadu sulla riforma costituzionale dello Stato (112)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno prevede la discussione della mozione numero 112. Si dia lettura della mozione.
FRAU, Segretario f.f.:
MOZIONE SCANO - PITTALIS - MARTEDDU - MASALA - DETTORI Bruno - BALIA - MONTIS - AMADU sulla riforma costituzionale dello Stato.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PRESO ATTOche l'inizio dei lavori della Commissione parlamentare per le riforme costituzionali di cui alla legge costituzionale 24 gennaio 1997, n. 1, ha avviato il processo di revisione della parte II della Costituzione e, quindi, della riforma dell'attuale Stato regionale;
CONSIDERATOche la predetta Commissione è chiamata a concludere in tempi brevi i propri lavori e a presentare al Parlamento uno o più progetti di legge;
RITENUTA la necessità di concorrere al processo di revisione costituzionale attraverso la proposta di specifiche norme attinenti ad una riforma del regionalismo che consenta alle Regioni di far parte a pieno titolo dello Stato-ordinamento e di riaffermare e valorizzare nel nuovo assetto costituzionale, le "forme e condizioni particolari di autonomia" proprie delle Regioni differenziate, ponendo contestualmente i presupposti costituzionali per un'organica ed incisiva revisione dello Statuto speciale per la Sardegna;
RITENUTO di dover procedere alla riforma dello Statuto non appena sia stato definito il nuovo quadro costituzionale,
impegna il Presidente della Giunta regionale
ad intraprendere le più opportune iniziative affinché attraverso l'azione dei Parlamentari eletti in Sardegna, del Governo, delle forze politiche e sociali, delle Regioni a Statuto speciale e di diritto comune, delle Autonomie locali, vengano formalmente proposte ed accolte dalla Commissione parlamentare per le riforme costituzionali le proposizioni normative di revisione costituzionale che il Consiglio approva e che sono contenute nell'allegato che fa parte integrante della presente mozione,
impegna altresì il Presidente della Giunta ed il Presidente del Consiglio regionale
affinché venga richiesta alla Commissione parlamentare per le riforme costituzionali - ed in particolare al Comitato "Forma di Stato"- una specifica audizione concernente la Regione Sardegna. (112)
PRESIDENTE. La mozione, di cui abbiamo dato lettura in apertura di seduta, viene illustrata dal consigliere Scano.
SCANO (Progr.Fed.). Signor Presidente, chiarisco, incominciando, che illustro la mozione non a titolo personale o per un incarico di Gruppo come usualmente avviene ma per un mandato dei Gruppi consiliari partecipanti al cosiddetto tavolo delle riforme, così abbiamo convenuto di chiamarlo, e quindi io mi sforzerò di esprimere l'area delle posizioni condivise, non le opinioni mie o del Gruppo che presiedo. In premessa ritengo di dover dire che dobbiamo evitare di cedere alla cattiva abitudine per cui solitamente sminuiamo noi stessi e il lavoro che compiamo, credo che dobbiamo dare di questo nostro lavoro una valutazione oggettiva, senza sottovalutazioni, naturalmente senza amplificazioni, credo che una valutazione oggettiva possa portarci ad affermare che stiamo compiendo un lavoro positivo, un lavoro utile che può e deve costituire la premessa per sviluppi ulteriori. Il tavolo delle riforme è stato ed è una iniziativa politica, una sede di confronto politico, creata in una situazione di stallo per uscire dallo stallo; e due punti sono stati e sono, mi pare, chiari a tutti. Il primo è che il varo e i lavori della Commissione bicamerale per la revisione della Costituzione non possono vedere la Sardegna passiva e muta...
(Brusii in Aula)
Forse se stesse muto qualcuno della Giunta nel frattempo non sarebbe male, chiedo scusa per la battuta un po' così. Secondo punto, che questa legislatura, questo Consiglio regionale non possono non affrontare la questione dei poteri, del funzionamento e della efficacia della autonomia regionale, della autonomia sarda. Anche perché credo sia evidente l'esistenza di un nesso inscindibile tra il funzionamento delle istituzioni e benessere del popolo che rappresentiamo. Le istituzioni sono prossime al collasso, c'è una crisi profonda della vita pubblica, siamo in piena transizione dopo l'esaurimento del vecchio sistema politico e istituzionale. Da questa situazione si originano anche un certo scatenamento particolaristico e quella sorta di guerra di tutti contro tutti di cui vediamo talvolta nella nostra comunità i segni. Lo scenario politico e istituzionale sardo è giunto io penso ad un passaggio decisivo; come affrontiamo questo passaggio? Vogliamo provare a definire insieme un quadro di regole condivise? Ecco il senso dell'impegno in atto, il senso della iniziativa politica del tavolo delle riforme. Il senso è che ci stiamo provando, che stiamo iniziando a provarci. Ciò naturalmente non attenua la dialettica maggioranza opposizione, tutt'altro; anzi, proprio in questi mesi, in questa fase che vede sul tema delle riforme una ricerca comune, si verifica uno scontro robusto tra la maggioranza e l'opposizione. Il fatto è che c'è un argomento sul quale non ci si può affidare a una meccanica contrapposizione tra maggioranza e opposizione ed è proprio il tema delle regole, il terreno delle regole e delle riforme. Ci sono chiari le responsabilità e i compiti della maggioranza, ma è anche altrettanto chiaro che il tema delle regole non appartiene ad una maggioranza quale che sia, in qualsiasi parlamento di questa terra, della nostra Repubblica, dell'Europa, dappertutto, questo è tema comune. E sono necessari su questo terreno un dialogo e una intesa. Non ci possiamo permettere ciò che Emilio Lussu definiva "il lusso della divisione". C'è un percorso da fare insieme, per tutta la classe politica di governo e di opposizione. Questo Consiglio regionale ha un compito difficile per tante ragioni, primo fra tutti il trovarsi tra le mani la gestione del disastro, l'autonomia irrealizzata, la rinascita irrealizzata. Talvolta questo Consiglio, ce lo diciamo con franchezza, non riesce ad essere all'altezza, tante critiche sono anche fondate; una cosa è naturalmente la critica, altra cosa è la campagna contro il Consiglio regionale. Io qui esprimo un mio convincimento personale, sia detto en passant, la campagna contro il Consiglio regionale è una campagna politica con obiettivi politici, uno in particolare io penso: spezzare le gambe al tentativo di formare una nuova classe dirigente per richiamare quelli di prima, per dirla proprio papale papale. Noi dobbiamo dare una risposta, la risposta dobbiamo affidarla ai fatti, non abbiamo altra strada che questa, in modo che alla fine della legislatura possa dirsi che è stata una legislatura utile ai sardi. Questa è la risposta che dobbiamo dare, darla con ciò che produrremo sul terreno dello sviluppo e sul terreno delle riforme, creando il quadro istituzionale, quanto meno i presupposti e le fondamenta di una Regione nuova, di una Regione governante. Il punto di cui discutiamo oggi è solo la prima fase di un processo che ne ha tre. Il primo è appunto quello di contribuire alla riscrittura della Costituzione nelle forme possibili. Il secondo punto è lo Statuto, dare alla Sardegna la nuova Carta statutaria. Il terzo punto è la sfera della riforma interna che in parte è materia statutaria, nel senso che lo Statuto detta i principi e gli indirizzi generali, in parte non è materia statutaria; per questa parte in parte ricade sulla responsabilità politica della maggioranza, in parte richiede una intesa più generale. Penso alla architettura dei poteri locali, alla ricostruzione del sistema e degli strumenti della programmazione, alla stessa legge elettorale e così via. Questa prima fase sta permettendo, mi sembra si possa dire, il formarsi di un clima di fiducia e di impegno comune; poi vedremo quale sarà la conclusione del dibattito di oggi. Penso che questo clima che va creandosi costituisca una risorsa da giocare nella sfida, mantenendo e intensificando uno stretto raccordo con i parlamentari sardi e con gli enti locali, con il mondo delle autonomie locali, con le associazioni rappresentative dei poteri locali. Non ha partecipato al tavolo delle riforme il Partito Sardo d'Azione per sua scelta. L'abbiamo giudicato un fatto negativo e anche politicamente doloroso, anche perché è chiaro a tutti noi il patrimonio storico che il filone sardista rappresenta per la politica e per la cultura dei sardi. Si registra una convergenza sull'obiettivo della ricerca di una intesa più larga e di una ricomposizione su una piattaforma comune. Noi, parlo qui del mio Gruppo, siamo impegnati con determinazione su questa strada; ricerca dell'unità naturalmente non vuole dire pasticcio. Credo che dobbiamo lavorare sull'impianto che queste settimane di confronto hanno prodotto. Ieri abbiamo discusso e ci siamo incontrati con il Partito Sardo d'Azione che ha presentato degli emendamenti. Su alcuni c'è una opinione favorevole, su altri l'orientamento è di assumerli come materiale da utilizzare e da esaminare in sede di elaborazione dello Statuto, insieme a tanti altri contributi che ci saranno. Su alcuni c'è una opinione di franco dissenso. Faccio un esempio. In un documento da inviare alla Bicamerale a me pare, ma non solo a me, che non possiamo dire: "se la Bicamerale fallisce si fa l'Assemblea costituente". Comunque siamo qui per discutere, la ricerca della unità non deve avvenire su un terreno di compromesso basso ma su un terreno di nobile, alto, serio confronto. Al lavoro del tavolo sono state fatte da più parti delle obiezioni; parlo di quelle di metodo e di principio, principalmente tre alle quali sento l'esigenza di dover dare risposta. L'inciucio, non mi pare che sul piano del governo ci sia qui nessun inciucio, nessun consociativismo, nessun compromesso. C'è un chiaro, limpido confronto e scontro anche tra schieramenti alternativi; ma sul piano delle regole senza intesa non si va avanti. E non è giusto sul piano delle regole non ricercare di andare avanti insieme. E' stato detto da altre parti che qui stiamo escludendo il popolo, stiamo escludendo i cittadini e che bisogna andare alla Assemblea costituente. L'Assemblea costituente nazionale, mi pare questo evidente, è l'alternativa alla Bicamerale, qualora la Bicamerale o il Parlamento non producano una revisione della Costituzione, e comunque questo è un tema di aperta discussione. Nessuno me ne voglia se sull'Assemblea costituente sarda dico un'opinione molto schietta, molto franca: o l'Assemblea costituente sarda è chiamare i cittadini ad eleggere un'Assemblea senza potere, una sorta di commissione speciale, e allora è una presa in giro, o altrimenti dovremmo pensare che il Parlamento attribuisca il potere di modificare norme costituzionali ad un'assemblea costituente regionale, che mi sembra francamente un'ipotesi che sta sulle nuvole.
Quindi naturalmente discutiamo, rispettiamo tutte le opinioni, però credo che noi dobbiamo modificare lo Statuto, cercare di modificare lo Statuto, di dare anzi alla Sardegna una Carta statutaria nuova. L'avvio dell'Assemblea costituente è ancora più complicato, più lungo e più impraticabile del lavoro per dare alla Sardegna uno Statuto nuovo, nelle forme e con le procedure che conosciamo e di cui abbiamo discusso. E' stato anche detto da taluno, mi è parso di sentire, che i Capigruppo espropriano il Consiglio. Beh, se questo problema ci fosse non è un problema del tavolo politico; è un problema dei Gruppi. Ad un'altra tesi credo che occorra dare risposta; quello che stiamo facendo, in questa prima fase, è un lavoro che arriva fuori tempo massimo, e quindi sarebbe un lavoro inutile. Un ritardo c'è, lo sappiamo tutti, è un fatto innegabile, ma la partita è appena iniziata, perché la partita si gioca fino al 30 giugno nella Bicamerale e, dopo, in Parlamento. E quindi si può influire, dobbiamo cercare di influire. Certo orientamenti assai preoccupanti emergono dal lavoro della Bicamerale, e quindi dobbiamo porci il problema di come incidere, ma sarebbe sbagliato fasciarci la testa prima di averla rotta. E può darsi anche che riusciamo ad evitare di romperla.
Gli orientamenti preoccupanti a cui facevo riferimento, e che stanno emergendo nella Bicamerale, sono quelli che riguardano la specialità, la Camera delle regioni, il federalismo fiscale, la condizione del Mezzogiorno e delle isole. Con chiarezza credo sia giusto dire che finora, nei lavori della Bicamerale, non vediamo né federalismo né regionalismo avanzato; non vediamo il riconoscimento effettivo della specialità, non vediamo garanzia di parità di opportunità per tutte le aree del Paese. Quindi c'è da fare una grande battaglia. La proposta che è stata messa a punto, allegata alla mozione, è una proposta che non riguarda l'intera Costituzione, non è una riscrittura organica, riguarda la parte più attinente ai poteri delle regioni e all'articolazione democratica dello Stato, ed è, come prima dicevo, circoscritta alle posizioni comuni, alle posizioni condivise.
Cioè ci sono temi che non fanno parte della proposta proprio perché ci sono tra di noi posizioni diverse. Il fatto di avere posizioni diverse sul tema del federalismo e del regionalismo avanzato non può condannarci all'immobilità per differenze su scelte che, tra l'altro, non sono in mano nostra se non per una percentuale assai ristretta.
Sui punti della proposta, sui punti di merito, io mi limito a richiamare i punti principali, poi i colleghi integreranno, diranno, argomenteranno: riorganizzazione regionalista, diciamo di tipo federale, per quanto riguarda l'attribuzione delle competenze legislative e amminstrative, con un'assunzione forte del principio autonomistico anche con la sanzione costituzionale, nell'articolo 114 della Costituzione, del principio di sussidiarietà. La specialità è riconfermata e rafforzata lasciando agli statuti la questione, l'individuazione del fondamento della specialità, proprio perché c'è una situazione diversificata tra le Regioni a Statuto speciale. Su questo punto dovremo fare, nel preparare un progetto di Statuto, un dibattito vero e profondo tra di noi e nella comunità sarda. Noi pensiamo che il fondamento dell'identità, noi, il Gruppo del Partito Democratico della Sinistra, che il fondamento della specialità sia l'identità del popolo sardo, ma altri hanno un'opinione diversa. Dovremo fare una discussione su questo.
Sul senato delle regioni il punto centrale è la pariteticità, la composizione paritaria, questo dobbiamo tener fermo. Il resto è discutibile, modificabile.
Per quanto riguarda il rapporto tra comuni, province, regioni, anche qui pensiamo che sia giusto demandare allo Statuto la soluzione di alcuni problemi, sui quali c'è un vivo e interessante dibattito; per esempio il tema di chi abbia la rappresentanza degli interessi della comunità regionale, ed anche il tema del Consiglio regionale e delle autonomie locali, punto che non è compreso nella proposta, ma non perché ci sia una posizione negativa, perché riteniamo che sia più opportuno rinviarla allo Statuto. Non si vede perché dobbiamo limitare, in Costituzione, un potere nostro di darci l'ordinamento interno che riteniamo più idoneo.
Per quanto riguarda il tema regioni-Unione europea, lo Stato - questa è la formulazione centrale - deve assicurare la partecipazione delle regioni nella formazione degli atti comunitari e degli organi dell'Unione europea, in forme naturalmente da disciplinare con una norma statale.
Il punto cruciale, è l'ultimo e poi concludo, dell'autonomia finanziaria, dove la posizione contenuta nel testo che gli otto Gruppi consiliari che condividono questa proposta hanno presentato, può essere sintetizzata in questa formula: autonomia finanziaria sì, federalismo fiscale no. Nel senso che bisogna trovare una soluzione per cui si garantisce uguaglianza di diritti e di opportunità a tutte le aree del Paese, a partire dal Mezzogiorno e dalle isole, che oggi registrano un ritardo nello sviluppo, con una garanzia di standard di base nei servizi essenziali. E' collegato a questo il tema del riequilibrio delle aree economicamente e socialmente più deboli: quindi la questione meridionale, la questione delle isole, la questione sarda.
Punto che non può essere affrontato solo con un apposito fondo, pure utile, ma che deve essere affrontato scrivendo nella Costituzione che la Repubblica informa la propria politica economica e sociale generale del Paese nel suo complesso all'obiettivo del riequilibrio e all'obiettivo della valorizzazione del Mezzogiorno e delle isole. Quindi una formulazione forte, costituzionale, sul punto dello sviluppo delle aree deboli del Paese. In conclusione dobbiamo aver chiaro lo scenario; io credo che sia corretta una rappresentazione di questo genere: o riusciamo a realizzare un processo di riforma o abbiamo un vero e proprio collasso dell'autonomia, delle istituzioni autonomistiche, della Regione. O riusciamo ancora a realizzare il processo di riforma, a partire per andare avanti nel processo di riforma ora, o altrimenti rischiamo un rinvio sine die. Bisogna dunque che il Consiglio riesca ad approvare una piattaforma comune e, immediatamente dopo, interloquire con la Bicamerale, col Parlamento e con i soggetti politici nazionali, con i partiti nazionali. E dobbiamo, immediatamente dopo, iniziare la preparazione dello Statuto, mandando avanti nel contempo la riforma interna, evitando alla Sardegna una vera e propria tragedia, cioè che la prossima legislatura sia una legislatura ancora immersa nella transizione. A noi spetta - a noi ottanta consiglieri di questa Assemblea - il compito di creare il nuovo quadro istituzionale, prima dell'avvio della prossima legislatura, perché questo è lo strumento indispensabile per l'accesso allo sviluppo. Se noi arrivassimo ancora con una situazione di transizione, senza le istituzioni della Regione governante, diciamo, alla legislatura 1999-2004 noi avremmo definitivamente perso come sardi la possibilità di accedere allo sviluppo. E questo è anche l'unico modo per rilegittimare la classe dirigente regionale, per rilegittimarla pienamente. Auspico quindi che il Consiglio regionale, approvando il testo proposto, naturalmente con le modifiche migliorative che il Consiglio riterrà, compia un primo importante passo affinché stasera al termine dei lavori possiamo dire da una parte: "Bene, adesso abbiamo una piattaforma comune, lavoriamo con la Bicamerale, col Parlamento e con i partiti nazionali per battere gli orientamenti negativi che stanno emergendo dalla Bicamerale". E dall'altra possiamo stasera dire: "E ora lo Statuto". E sullo Statuto voglio dire, metodo e indirizzi, occorrerà un serio confronto preliminare. Ci sono state, voglio ricordarlo concludendo, dal 1958 a oggi otto commissioni speciali per la revisione dello Statuto. Il Consiglio regionale ha dichiarato aperta la fase costituente della nuova autonomia innumerevoli volte: la prima volta fu nei primi anni sessanta in dichiarazioni programmatiche dell'allora presidente della Giunta Nino Giagu De Martini. Sono passati più di trent'anni e poi ogni Consiglio regionale a più riprese ha detto: "e adesso apriamo la fase costituente della nuova autonomia" e ha dato vita a otto commissioni speciali, tre o quattro delle quali non sono andate oltre le primissime sedute, una è naufragata sulla scelta del presidente, un'altra sulla scelta dei vicepresidenti, nessuna è riuscita ad andare avanti nel lavoro. E allora noi dobbiamo evitare di aggiungere un'altra pagina negativa e dobbiamo anche evitare di aggiungere un'altra Commissione speciale infruttuosa, come le otto che ci sono state sinora, anche se per la verità va detto - io questo lo dico nella mia responsabilità, perché so che ci sono valutazioni differenti - che il lavoro nel tavolo per le riforme si è basato sui materiali, sulla discussione, sulla elaborazione che abbiamo fatto nella Commissione speciale. Tuttavia adesso sto parlando non tanto della Commissione speciale di questa legislatura, ma sto facendo una valutazione più ampia sul fatto che alla consapevolezza della necessità della revisione dello Statuto e alla consapevolezza largamente diffusa in questi decenni della necessità di una nuova carta statutaria a questa consapevolezza non si è riusciti ad abbinare una capacità effettiva di elaborazione e di proposizione. La deriva negativa può essere evitata per il lavoro compiuto, per il clima che si sta creando, che ripeto è un clima, mi pare, di impegno comune, di affidabilità, il lavoro compiuto è di buon auspicio, si tratta ora di andare avanti cercando di mettere in moto con un lavoro politico serio e alto, perché solo così potremo pervenire al risultato, le forze culturali, le forze sociali, le forze economiche, cioè le energie della nostra terra.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.
BOERO (A.N.). Signor Presidente, gentili colleghe, cortesi colleghi, ci ritroviamo oggi a discutere di un fatto istituzionale, usando una parola molto abusata ma reale, epocale, che riguarda il nostro futuro istituzionale, quello nazionale, a discendere quello nostro regionale, e vi è la grande preoccupazione di noi tutti come, in che modo si vuole arrivare a questo importante traguardo. Innanzi tutto faccio una raccomandazione a me stesso prima che agli altri per quel poco che posso influire ed è quella di dare nel nostro lavoro quella specialità alla nostra autonomia sempre scritta nel nostro precedente Statuto, ma rimasta autenticamente lettera morta, cioè che la parola "specialità" sia veramente una specialità e non un fatto inesistente. L'abbiamo visto, l'abbiamo sofferto per mille atti legislativi, dico mille, saranno stati cento, trecento, cinquanta, non ha importanza, ma il fatto che questo parlamento regionale ha dovuto subire regolarmente lo schiaffo dai vari governi nazionali di vedere respinte, non accettate tante leggi approvate qui da questo parlamento, che pure erano contenute nei limiti logici della nostra cosiddetta specialità, questa è la prima raccomandazione, cioè cercare di influire intanto perché la specialità venga conservata non a parole, ma finalmente con i paletti legislativi dovuti e giusti, si riesca a dare sostanza a questa specialità. E mi riferisco, senza entrare nel dettaglio per brevità, al modello di un'altra isola che ha avuto nei suoi parlamentari regionali, nel tempo, al di là delle formazioni partitiche che li hanno espressi quegli attributi politici che i nostri parlamentari non hanno avuto. Mi riferisco alla Sicilia, la quale già da tempo ha avuto un concreto proprio statuto, una vera specialità, una vera autonomia. Noi no. Allora, a chi dovrà lavorare in concreto, oltre a noi tutti ottanta consiglieri, il suggerimento che do prima che agli altri a me stesso è di guardare innanzi tutto alla Sicilia, per mille e un motivo. Che cosa voglio dire brevemente? Siamo in periodo di Bicamerale, è il momento opportuno per incidere, rivedere le regole del gioco che ci riguardano, è un momento di alto spessore istituzionale però va sottolineata una cosa, non vanno istituzionalizzate le manchevolezze politiche del Governo regionale, nelle sue varie edizioni, che ha portato e sta portando a un ulteriore disastro economico della nostra isola. Non si deve dare, certo, colpa alle cosiddette carenze istituzionali delle colpe politiche e di capacità di governo che sono di questo Governo regionale che tanta disoccupazione e disperazione sta procurando ai sardi. Ecco che non sia l'ennesima occasione per mascherare precise responsabilità che non risiedono nella forma istituzionale, ma sono responsabilità politiche e soggettive e personali di chi ha la responsabilità di governare e mal governa. Ecco, questo va sottolineato, noi tutti dell'opposizione del Gruppo di Alleanza Nazionale nei modi che riterremo i più opportuni siamo pronti a dare il nostro contributo perché la nostra autonomia diventi finalmente speciale, non siamo disposti ad avallare, in questa opera di costruzione istituzionale, nessuna manchevolezza, nessun danno, nessun guaio grosso che questo Governo regionale ha nei confronti dei sardi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Paolo Fois. Ne ha facoltà.
FOIS PAOLO (Progr. Fed.). Presidente, colleghi, il mio intervento sarà centrato sul nuovo testo dell'articolo 116 della Costituzione che la Commissione, il tavolo delle riforme ha previsto al punto 4 del documento. Nuovo articolo 116 che per alcuni aspetti riprende e ricalca i principi che sono alla base dell'articolo 116 della Costituzione del 1948. Lo riprende e si ispira perché così come l'articolo 116 è inserito nel titolo quinto della Costituzione e quindi in un titolo che riguarda sia le regioni a statuto ordinario che le regioni a statuto speciale, il testo predisposto al tavolo delle riforme si inserisce in questo quadro. Si rifà al testo precedente perché appunto accetta il principio delle forme e condizioni particolari di autonomia e cita quelle stesse regioni a statuto speciale che erano state menzionate nella Costituzione del 1948, cioè appunto Sicilia, Sardegna, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Valle d'Aosta. Ma per molti aspetti se ne differenzia, prende le distanze per così dire dall'articolo 116. Questa era una soluzione necessitata dai cinquant'anni trascorsi tra l'entrata in vigore della Costituzione del 1948 e appunto i lavori della Bicamerale, ma soprattutto dalla logica del federalismo che nel momento in cui sottolinea, espone il principio secondo cui le regioni o gli stati membri hanno una competenza generalizzata mentre le competenze residue spettano allo Stato centrale, capovolgendo quindi quello che era il principio alla base della Costituzione del 1948, impone per così dire di trovare e di approfondire le ragioni della specialità che nella logica della costituzione del 1948 erano invece in larga misura incentrate sul fatto che le regioni a Statuto speciale avevano più competenze rispetto alle regioni a statuto ordinario. Ora questa nuova situazione che si viene a creare, e appunto noi siamo convinti assertori del federalismo e quindi non vediamo assolutamente con paura il fatto che tutte le regioni abbiano più competenze, data questa situazione si impone proprio di verificare, di approfondire e di chiarire quelle che sono le ragioni della specialità, il nuovo articolo 116 quello che noi proponiamo, che ci accingiamo a votare, mi auguro, è in questa direzione perché appunto in questo documento si delinea il fondamento, le ragioni della specialità. Un concetto questo che non emerge dal vecchio articolo 116, dal testo vigente, perché come abbiamo potuto vedere un attimo fa, qui si dice soltanto che a queste regioni si attribuiscono forme e condizioni particolari di autonomia, senza dire perché, quindi con una decisione unilaterale, diciamo, quasi una sorta di concessione del costituente del 1948. Qui noi invece ancoriamo per così dire la specialità a delle particolarità, a delle peculiarità particolarmente evidenti, e poi sottolineiamo il fatto che la specialità così concepita non è più frutto di una decisione unilaterale del costituente, ma è frutto di una presa di coscienza del fatto che questa è una soluzione obbligata anche per l'esistenza di principi che vigono a livello internazionale. Ecco i due punti che noi abbiamo in questo documento e possiamo constatare in questo documento, primo, in considerazione delle peculiarità delle comunità corrispondenti alle regioni Friuli Venezia Giulia e a tutte le altre regioni già menzionate nell'articolo 116, e in conformità agli obblighi internazionali e comunitari assunti. Quindi questi due concetti sono chiaramente indicati. Qualcuno potrà pensare che sarebbe stato preferibile elencare queste peculiarità e appunto, secondo una formula ricorrente, per esempio, parlare delle peculiarità di carattere storico, etnico, linguistico, culturale, socio-economico, geografico e insulare. Credo che correttamente il tavolo delle riforme non abbia voluto affrontare questa specificazione perché un elenco del genere è un elenco che rischia di essere incompleto e di non adattarsi perfettamente a quelle che sono le esigenze proprie di ogni Regione, senza contare che appunto certe peculiarità, così specificate, non si capisce che natura abbiano. Per esempio l'insularità, l'insularità è una caratteristica che va ricercata sul piano culturale o sul piano geografico? Allora, se è da ricondurre ad una caratteristica sul piano geografico non è il caso di ricordarla, se è di natura culturale anche questa è una ragione che esclude la menzione del principio di insularità. E' chiaro che invece l'insularità concepita diversamente e inserita nel nostro Statuto di autonomia ha un significato ben maggiore, ben più ricco che copre al tempo stesso le peculiarità di carattere culturale e di carattere geografico che sono ricomprese per così dire nel concetto di insularità. Ecco allora questa formula sintetica, in cui ci limitiamo, il tavolo delle riforme si limita a ricordare le peculiarità, ma queste peculiarità sono ugualmente identificabili poi in riferimento alle situazioni specifiche di ogni regione a statuto speciale. Il richiamo agli obblighi internazionali e comunitari è ugualmente fondamentale, in quanto appunto nel momento in cui noi affrontiamo una situazione profondamente mutata a livello internazionale rispetto al 1948, per quanto riguarda il riconoscimento e il rispetto della identità culturale delle regioni, dei gruppi delle minoranze, siamo in grado e dobbiamo correggere quella che è una lacuna, a mio avviso, dell' attuale articolo 116 che non ancora, per così dire, in linea generale alla specialità l'esistenza di obblighi internazionali, limitandosi a riconoscere indirettamente questo fatto, questo elemento con riferimento alle regioni di frontiera, soprattutto al Trentino Alto Adige, al Friuli Venezia Giulia e in parte alla Valle d'Aosta; mentre regioni come la Sicilia e la Sardegna sono escluse da questo ancoraggio forte che radica, per così dire, la specialità in principi di diritto internazionale e che costituisce in questo modo un limite per lo stesso costituente. Ecco che nel fare questo richiamo agli obblighi internazionali e comunitari, e uscendo dalla logica che viene spesso purtroppo seguita secondo cui questi obblighi internazionali sono soltanto quelli che derivano da accordi bilaterali, tra l'altro accordi bilaterali come l'accordo De Gasperi-Gruber, che è un accordo in forma semplificata e che quindi non ha un particolare rilievo sul piano del sistema delle fonti, noi in questo modo uscendo dalla logica degli accordi bilaterali facciamo fare un salto alla nostra Regione Sardegna ben maggiore di quello che possono fare le altre regioni a statuto speciale, quanto meno quelle di frontiera, di confine, del nord del nostro Paese in quanto appunto noi prima non eravamo coperti da queste garanzie di carattere internazionale. Penso che questo articolo 116 così concepito costituisca quindi quella piattaforma, come l'ha chiamata il collega Scano, per ulteriori, immediati, decisi passi in avanti nel senso di una elaborazione di un progetto di statuto. Quello che il tavolo delle riforme ha proposto sul piano della riforma in senso federalista dello Stato, cioè tutte le altre parti della Costituzione che in larga misura possono costituire una base per il nostro Statuto di autonomia con le opportune correzioni, e l'impostazione data all'articolo 116 agevola altamente il lavoro che prossimamente il Consiglio regionale deve intraprendere. E questo perché appunto noi abbiamo con questo articolo 116 già prefigurato, individuato le caratteristiche essenziali della specialità e data una direzione ai nostri lavori, in quanto l'indirizzo che noi in questo modo stiamo dando, con questo articolo 116, è di questo tipo. Prima di tutto noi dobbiamo muoverci nel senso di un rafforzamento di una peculiarità marcata che da tempo è stata riconosciuta, già nel 1948, e che adesso per effetto di una situazione che non si è affatto modificata, anzi appunto l'esistenza di accordi e di obblighi internazionali la rafforzano, deve trovare ulteriori riconoscimenti. Secondo, le competenze che dobbiamo rivendicare sono diverse rispetto a quelle delle regioni a statuto ordinario, nella misura in cui questo si riveli praticabile, devono essere soprattutto quelle che esaltano per così dire le nostre peculiarità e quindi per esempio quello che è un grosso limite del nostro Statuto del 1948 che priva la Regione di competenze, quanto meno concorrenti, in tema di scuola e di beni culturali, laddove appunto il principio delle peculiarità di carattere culturale non possono andare disgiunte da un generale riconoscimento di competenze consistenti in questo campo, che siano esclusive o concorrenti questo discorso può essere affrontato successivamente. Il limite degli obblighi internazionali, appunto il rispetto della identità culturale deve essere da noi evidenziato, e questo ci dovrebbe condurre ad affermare che gli obblighi internazionali che la Repubblica, che lo Stato centrale dovesse assumere devono essere contratti nel rispetto di altri obblighi internazionali, quale quello del rispetto della identità culturale, quale quello del rispetto di certe norme costituzionali in tema di formazione di trattati, mi riferisco al fatto che determinati trattati non possono essere conclusi in forma semplificata, quando da questi trattati conclusi in forma semplificata senza rispettare l'articolo 80 della Costituzione si fanno discendere degli obblighi per le regioni. Quindi questo aspetto andrà evidenziato perché rischiamo altrimenti di svuotare questo richiamo agli obblighi internazionali che lo Stato centrale è tenuto a rispettare. La revisione dello Statuto è già detto appunto nel testo del nuovo articolo 116, evidentemente nel momento in cui ci sono dei limiti per lo Stato centrale costituiti dal fatto che noi abbiamo delle peculiarità particolarmente evidenziate, lo Stato centrale non può modificare unilateralmente le regole del gioco a livello costituzionale, e quindi il coinvolgimento della Regione a questo livello è fondamentale perché appunto il principio della specialità trovi, più di quanto non trovi nell'attuale sistema, le conseguenti disposizioni che ne fanno corona. Infine io credo che tutti i lavori dovranno essere centrati sul principio di non assimilazione. Questo è un principio guida dei nostri lavori, principio di non assimilazione significa che noi con la nostra autonomia speciale rivendichiamo una nostra specialità che non vogliamo perdere. Allora, anziché affermare un principio, quello di non discriminazione che è già largamente acquisito, dobbiamo incentrare i lavori stessi sul fatto che tutto quello che può portare a ridurre, a contenere, a limitare i margini della nostra specialità deve essere contrastato e deve formare oggetto di precise garanzie nello Statuto di autonomia. Dobbiamo lavorare in questa direzione e per questo abbiamo un interesse maggiore di altre regioni per la costruzione dell'Europa delle regioni. L'Europa delle regioni è una Europa che vogliamo costruire tenendo presente che rischi di compressione della nostra autonomia speciale possono venire non soltanto dallo Stato centrale ma anche dalla Unione europea. E questo rischio può essere evitato soltanto se, anche a livello di norme costituzionali dell'Unione europea, il principio dell'Europa delle Regioni va affermandosi; un'Europa cioè a tre livelli, un'Europa in cui il livello comunitario, il livello statale e il livello regionale autonomistico sono tutti e tre garantiti, coesistono, nessuno deve soffocare e rendere impossibile lo sviluppo del sistema a due livelli diversi. Quindi è un principio di collaborazione, di concorso, ma anche di rispetto che dobbiamo affermare con forza anche nei confronti dell'Unione europea, altrimenti è fallace ogni tentativo di mantenere la nostra specialità guardando, come antagonista, come pericolo, soltanto lo Stato centrale. In quest'opera la Sardegna è particolarmente interessata perché le decisioni dell'Unione europea rischiano di emarginare sempre più le regioni deboli, perché abbiamo bisogno di regole diverse da parte dell'Unione europea, soprattutto nei confronti delle regioni insulari; questa è una richiesta che le Regioni insulari di tutta l'Unione europea stanno facendo e sviluppando con forza; credo che questi concetti, queste idee che noi già abbiamo posto alla base di quella legge sulla creazione di un ufficio di informazioni a Bruxelles, adottata circa due anni fa qui in Consiglio regionale, se appunto questi concetti noi li poniamo alla base del nuovo Statuto, rivendicando appunto un'autonomia, una specialità nei confronti non soltanto dello Stato, ma anche nei confronti dell'Unione europea, credo che faremmo una costruzione che risponderà alle esigenze del nostro popolo, che sarà destinata a continuare nel tempo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fantola. Ne ha facoltà.
FANTOLA (P.D.). Signor Presidente, io ritengo che non sia demagogico affermare oggi che, in questo periodo, la Sardegna ci guarda. Io sono realmente convinto che molti sardi attendono qui da noi, oggi, un segnale di speranza; sono convinto che molti, moltissimi sardi attendono di veder nascere qualcosa, qualcosa che passa per un progetto di una nuova Regione e di un nuovo Stato che ridia, anche a chi forse si è lasciato andare alla protesta più dura e si è lasciato andare allo sconforto più nero e profondo, che faccia rinascere anche in questi una nuova dignità, in quanto sardi, e che dia loro una prospettiva per i prossimi anni e i prossimi decenni. La novità, quello che si è radicato in quest'ultimo periodo, in questi ultimi mesi e in questi ultimi anni, e faccio riferimento a quanto affermava, se ho capito bene, il collega Scano, e che è quello che si è radicato in noi, e che se il problema leader che c'è in Sardegna oggi è il problema dell'occupazione, se la grande scommessa che abbiamo di fronte a noi è la scommessa dello sviluppo e quindi della scelta del modello di sviluppo che meglio si adatta alle nostre risorse, alle caratteristiche della Sardegna, questa scommessa può essere vinta solo con istituzioni efficienti, moderne, europee. Si è radicata in noi la convinzione, io vorrei dire forse finalmente, in tutti noi, che la marginalità che la Sardegna ha nei confronti del resto dell'Italia e dell'Europa, la marginalità quando non l'emarginazione nei confronti del resto dell'Italia e del resto dell'Europa è la diversità di noi sardi, nei confronti degli altri cittadini europei e anche degli altri cittadini italiani, che sia dovuta anche, forse anche soprattutto, a una regione vecchia e malata. Se allora qui, in questi ultimi periodi il tema della riforma della Regione è al centro dell'attenzione, se ci sono tanti progetti diversi per percorso, per contenuti, per arrivare alla riforma della Regione è perché sentiamo tutti che questo è oggi il nostro dovere. Se oggi ci sono progetti diversi, specialmente nei percorsi, un progetto che oggi è in discussione, che condivide la stragrande maggioranza di quest'Assemblea, il progetto dell'Assemblea costituente, che condivido io e, qui dentro, credo pochissime persone; entrambi progetti che mirano alla riforma della Regione e tutti i progetti che hanno la loro dignità e che sono tesi da uno sforzo morale riformatore genuino, se ci sono tanti progetti in questa direzione è perché sentiamo che questo è il nostro dovere, il dovere di riformare innanzitutto la Regione, dicevo prima vecchia e malata. L'abbiamo detto tante volte: la Sardegna non è solamente una terra bella e dalle nobili tradizioni, ma una terra dalle potenzialità incredibili per lo sviluppo, ma guidata da una Regione, lo ripeto per l'ultima volta, vecchia, malata, inefficiente e nemica dei sardi. Una Regione che è stata costruita cinquant'anni fa, pensate, una Regione il cui potere pubblico è al centro di tutto, vuole fare tutto, vuol fare i servizi e vuol gestire i fatti economici, e che ha fatto dell'instabilità del potere politico, e su questo spero di tornarci dopo, dell'instabilità del potere politico e della farraginosità della propria burocrazia, un teorema per la propria sopravvivenza.
Con questa Regione non andiamo in Europa, caro collega Fois, non andiamo in Europa e non andiamo nemmeno attaccati al treno dell'Italia; su questo credo che siamo d'accordo. Dobbiamo avere una Regione, io qui non mi soffermo perché tante volte l'abbiamo detto, che dia indirizzi e controlli, che abbia cioè poche funzioni, che attui al suo interno un federalismo che io indico come municipale, basta intendersi sui termini, e che abbia un governo autorevole, forte, in quanto eletto direttamente dai cittadini. Ma oggi abbiamo anche la convinzione, in quanto sardi, che per arrivare alla riforma della Regione bisogna passare anche attraverso una riforma dello Stato, una riforma che nel sud riguardi i rapporti fra la Regione e lo Stato e arrivare ad una riforma dello Stato.
In questo senso dobbiamo partecipare alla riforma complessiva della Costituzione.
Io vedo un progetto che dia libertà per il nostro Paese, un progetto che faccia saltare in aria l'ingessatura statalista, un progetto che dia ai cittadini italiani, e quindi ai sardi, i diritti che gli sono propri, servizi europei, un'assistenza che non sia assistenzialismo. Io vedo un progetto federalista e presidenzialista, vedo un progetto che, di fronte a una diffusione del governo del territorio, del potere del territorio, abbia al centro del Paese un governo autorevole, credibile e forte. Allora, di fronte a questa visione dello Stato e della Regione, di fronte a questo progetto dello Stato e della Regione io ho letto, con grande attenzione e con grande rispetto, quello che è stato il documento che è stato prodotto dal tavolo delle riforme. Devo dire subito che su gran parte di questo documento io trovo una condivisione, trovo che su alcuni punti di questo documento, invece, non ci sia la dovuta convinzione, la dovuta chiarezza, la dovuta determinazione.
Non ho nessuna intenzione, in questo momento, lo farò se vi sarà l'occasione nel corso del dibattito sugli emendamenti, non ho nessunissima intenzione di entrare nel merito dei singoli aspetti, per esempio sull'aspetto della programmazione, a mio avviso sulla necessità di inserire il ruolo dei privati nella programmazione sociale ed economica complessiva della Regione, cosa che non vedo, o sul tema, per esempio, della definizione del ruolo della Regione, delle necessità di inibire alla Regione la capacità di gestire fatti economici.
Voglio fare semplicemente due brevissime considerazioni. La prima sul ruolo dei comuni e degli altri enti locali. Ecco, su questo tema io vorrei dire che
(SEGUE FANTOLA) degli altri enti locali. Ecco, su questo tema io vorrei dire che il ruolo dei comuni e degli altri enti locali nell'ambito del federalismo regionale non è, a mio avviso, sufficientemente sottolineato e sufficientemente forte. Io sono convintissimo della necessità oggi di un federalismo. Io l'ho definito prima federalismo municipale, non so qui a ridefinirlo cosa intendano (?), perché l'abbiamo detto tante volte, però sono convinto che se la tesi di un principio federalistico basato essenzialmente sulla sussidiarietà tra gli enti è un principio di una totale validità, non vedo con la stessa chiarezza e con la stessa forza la definizione del diritto dei comuni e degli altri enti locali di autogovernarsi, sia per quanto riguarda i propri regolamenti interni, sia per quanto riguarda le funzioni dei comuni con l'esterno. Solo per esemplificare. Cosa intendo? Secondo me dovrebbe essere rivalutato il ruolo dei comuni. Al capitolo 5, mi sembra, io suggerirei che quando si parla - cito a memoria - della necessità che la Regione curi gli interessi regionali sembrerebbe opportuno, per esempio, inserire "la Regione insieme ai comuni cura gli interessi regionali".
Una seconda considerazione, che non posso non fare perché la ritengo basilare, per quanto riguarda la legge elettorale e la forma di governo riguarda la mancanza in questo testo di una indicazione sulle leggi elettorali e sulle forme di governo. A me questa sembra una mancanza che non può non essere sottolineata e non può che essere disapprovata. Questo in quanto le forme di governo e la legge elettorale, qualunque sia la posizione di ciascuno di noi su questo tema, sono al centro di qualsiasi proposta di riforma costituzionale. Lo sono di fatto, lo sono nel dibattito, lo sono nelle cose, lo sono per le conseguenze che esse comportano e non parlarne oggi non ha un significato. E aggiungo di più, perché dal mio punto di vista il federalismo, sia a livello nazionale sia a livello regionale, la visione federalistica dello Stato e della Regione deve essere accompagnata da un rafforzamento del governo del Paese e della Regione, da un governo più autorevole e che abbia maggiore stabilità. Federalismo e forme di presidenzialismo, sulle quali non entro, ma comunque elezione diretta del premier, elezione diretta del governo, fare in modo che il cittadino elegga direttamente anche il governo, sono due problemi che devono procedere nello stesso modo, e, secondo me, il presidenzialismo non può essere lasciato come una funzione a parte del processo.
Ora, ripeto, io ho letto con grande rispetto e con grande attenzione il documento e la sintesi di quello che vorrei dire è che, pur apprezzando in tantissimi aspetti questo lavoro, io trovo che quello che manca profondamente è la determinazione, è la convinzione delle cose che si devono fare, mentre ritengo che il nostro dovere sia quello di avere una maggiore convinzione, la massima determinazione e la massima convinzione nell'essere protagonisti oggi, qui in Sardegna, di una vera e propria rivoluzione istituzionale, che parta dalla Regione e dai rapporti tra la Regione e lo Stato; di una vera e propria rivoluzione profonda, radicale, anche se naturalmente una rivoluzione pacifica. Una rivoluzione che deve partire da una riscrittura totale, senza che ci siano, a mio avviso, naturalmente, vincoli preposti alla riscrittura dello Statuto e della Costituzione, che sono i due pilastri che reggono lo Stato e la Regione.
A mio modo di vedere una rivoluzione di questo tipo non può essere fatta solo all'interno del palazzo, e sottolineo la parola "solo", non può essere fatta solo all'interno del Parlamento, non può essere fatta solo all'interno del Consiglio regionale. Come non può essere fatta solo all'interno del Parlamento, secondo me non può essere fatta solo all'interno del Consiglio regionale.
Io ritengo che per una rivoluzione di questo tipo non sia sufficiente un'audizione alla Commissione bicamerale che vede già la Sardegna emarginata, non solo perché non ha sardi nella Commissione, ma perché, per come la penso io, la Commissione bicamerale tende a fare riforme marginali. In questo momento in cui il Paese ha bisogno di una grande riforma io la vedo come uno strumento che di fatto, anche se non è stata fatta per questo, diventa uno strumento di conservazione. E allora io ritengo che ci voglia invece una grande partecipazione popolare e questa partecipazione popolare sui temi, sul progetto di riforma della Regione deve riuscire a mobilitare quelle energie, quelle disponibilità, quelle intelligenze che ci sono in Sardegna per questo progetto e che possono essere messe in campo attraverso un'assemblea costituente: l'Assemblea costituente sarda. Questo credo che debba essere il nostro obiettivo. Il collega Scano ha detto una cosa che io condivido e che ho già avuto modo di dire: la difficoltà di arrivare ad un'assemblea costituente sarda è una doppia difficoltà. La prima difficoltà sta nel fatto che il Parlamento faccia una legge costituzionale per l'istituzione dell'Assemblea costituente sarda, e questo è un dato di fatto, ma questa difficoltà è acuita normalmente dal fatto che non vi è una unità tra le forze politiche, tra le forze che rappresentano la società sarda nel chiedere questo strumento di riforma della Regione. E allora io di questo non è che non ne tengo conto; ne tengo conto, come tengo conto, e in qualche maniera lascia un attimo spaventati, dell'imponente schieramento di forze che rispetto a questo obiettivo della costituente sarda qui dentro si è formato. Uno schieramento di forze in parte contrario all'Assemblea costituente, in parte che considera questa assemblea come un fatto marginale e di difficile attuazione. Io ritengo che un'Assemblea costituente sarda, snella, fatta di pochi membri, che duri in carica per un tempo molto limitato, che è libera da quelle che sono le incombenze quotidiane del governo, possa e debba entro i limiti costituzionali ridisegnare, dopo un dibattito in Sardegna e tra i sardi sui temi della riforma, quella che è l'impalcatura istituzionale della Regione sarda. Possa e debba farlo.
Su questo tema io mi sono impegnato da diverso tempo, e su questo tema stiamo raccogliendo le adesioni per una proposta di legge di iniziativa popolare per l'Assemblea costituente sarda. A breve consegneremo le firme, che abbiamo già raccolto in numero sufficiente, però siamo dell'opinione noi, il gruppo di amici di diversi partiti politici che su questo si sta impegnando, siamo del parere di continuare nella raccolta delle firme. Se le 10-15 mila firme raccolte sono sufficienti da un punto di vista formale, non lo sono da un punto di vista sostanziale per rappresentare la corale volontà sarda dei sardi per l'Assemblea costituente. Da questo punto di vista io ribadisco che l'idea dell'Assemblea costituente non deve essere un'idea di pochi, non dev'essere un progetto di questo o di quel movimento che si è venuto a creare, ma dobbiamo fare in modo che sia un progetto e un interesse di tutti i sardi. Dobbiamo convincerci che tramite l'Assemblea costituente riusciamo da soli, se otteniamo da Roma questo grosso obiettivo, a ridisegnare le nostre istituzioni, riusciamo a calare queste istituzioni nei nostri problemi e nelle prospettive della Sardegna, riusciamo forse - e qui mi riallaccio quello che dicevo prima e concludo - a ridare fiducia ai sardi e a dare loro una prospettiva che in questo momento, a mio parere, non hanno.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Locci. Ne ha facoltà.
LOCCI (A.N.). Il momento è importante, è un momento, come diceva il collega Fantola, ci pone con attenzione davanti ai sardi di fronte alla Sardegna. Sardi i quali attendono da noi risposte circa uno Stato che non è più in grado di esercitare i propri poteri, che molto spesso omette di fare ciò che dovrebbe fare, uno Stato che quando svolge e interpreta i propri poteri lo fa in maniera molto spesso inefficiente. Nel quadro di uno Stato come il nostro, inserito ormai stabilmente in una politica europea, si pone poi il problema della Regione vecchia, malata e inefficiente, così come la chiama il collega Fantola. Le due questioni sono due facce della stessa medaglia e credo che avremmo fatto una operazione politica semplice se ci fossimo limitati a discutere in questo dibattito, ma nell'ambito anche degli incontri del cosiddetto tavolo delle regole, chiedendo l'affermazione dei nostri principi, chiedendo quindi in buona sostanza l'affermazione di una riforma dello Stato che vada dritta e in maniera inequivocabile verso uno Stato più efficiente ed autorevole, verso uno Stato quindi federalista e allo stesso tempo presidenzialista, perché questa è la nostra opzione politica, questo è l'obiettivo strategico di fondo in materia di riforma dello Stato. Tuttavia mentre noi prendiamo atto rispetto ad alcune tematiche che si sono poste nell'Aula di essere dignitosamente e orgogliosamente minoranza rispetto a delle tesi più diffuse che vivono qui dentro, Massimo mi consentirai che tu ti trovi in una posizione un po' più difficile perché dovrai constatare di essere minoranza non all'interno dell'Assemblea ma prima ancora minoranza all'interno di una maggioranza e questo naturalmente ti pone in una situazione un attimino più difficile ma soprattutto incoerente rispetto ad un impianto politico all'interno del quale tu evidentemente vedevi la prospettiva e la possibilità di una costruzione di una nuova Regione, di un nuovo Stato. Tuttavia non riusciamo, continuiamo a non riuscire a comprendere come tu possa vivere questa doppiezza politica cioè stare stabilmente in una maggioranza, la quale maggioranza ha obiettivi e programmi evidentemente diversi in una materia fondamentale come quella della riforma dello Stato, ma più ancora, riforma della stessa Regione. Su questo terreno evidentemente, dovremo tutti continuare a confrontarci, però dovremo anche cominciare a capire che l'affermazione dei propri principi e dei propri convincimenti, alcune volte va a trovarsi con appuntamenti prematuri, con appuntamenti non ancora precisi, con le bicamerali che sono instaurate a Roma che hanno delle scadenze precise, quindi fermo restando tutto ciò che pensiamo e tutto ciò che desideriamo e quindi una Italia federale e presidenziale, abbiamo tuttavia il dovere di confrontarci sulla materia per vedere se questa Assemblea, e fermo restando anche le altre iniziative di carattere popolare che debbono essere perseguite e proseguite, tuttavia non possiamo chiamarci fuori dal tema che oggi abbiamo all'ordine del giorno, e dobbiamo dire che forse grazie a questa iniziativa oggi l'Aula per la prima volta da due anni e mezzo, pubblicamente e nella sua interezza, ha avuto l'occasione di iniziare un dibattito che non mi sembra peraltro ancora molto partecipato in termini numerici, speriamo che poi la mattinata mi smentisca, però su questi temi abbiamo oggi l'opportunità di iniziare a dire la nostra, di confrontarci, di verificare se quest'Aula è capace anche di sintetizzare alcune posizioni diverse e di avere la maturità politica e democratica di saper mettere insieme un documento da portare, stando così le cose, di portarlo davanti alla Bicamerale perché si possa anche lì udire la voce della Sardegna. Oggi questo è l'unico strumento possibile nel quadro e nella situazione attuale per portare a conoscenza dello Stato centrale la posizione che ha la Regione Sardegna. Questa occasione non la vogliamo buttare via. Allora diciamo che anche noi abbiamo fatto uno sforzo, anche noi condividiamo e potremo sicuramente inserirci nel fare quelle osservazioni che faceva il collega Fantola peraltro condivisibili circa il ruolo, nell'ambito di uno Stato federale, dei comuni, il ruolo che questi devono avere in uno Stato federale improntato a principi di sussidiarietà, quali poteri sono lasciati ai livelli più bassi e quali gradualmente vengono collocati nei livelli più alti. Prendiamo atto che la situazione ci consente di arrivare fin dove oggi possiamo arrivare, e questo quindi non è certo un punto di arrivo, ma è invece una tappa neppure intermedia ma una tappa iniziale di un cammino che ci dovrà portare più in là all'interno del quale mi permetto di fare due sole osservazioni che però possono essere oggetto di discussione, una di carattere direi particolare, ma altrettanto importante, una che invece potrebbe avere implicazioni forse più profonde di carattere generale, e che forse i colleghi che mi hanno preceduto non hanno toccato se non in maniera forse di taglio diverso come l'onorevole Fois. Allora uno è già emerso in discussione, anche in una breve riunione che abbiamo tenuto stamattina, e quindi l'esigenza che nella proposta che è stata formulata venga eliminata la competenza esclusiva dello Stato, seppure nella determinazione dei criteri e degli standards minimi della tutela e valorizzazione del paesaggio. Le vicende degli ultimi tempi, ma soprattutto la gestione che c'è stata in tutti questi anni del paesaggio da parte dello Stato attraverso i funzionari decentrati anche nel nostro territorio, possiamo dire tranquillamente che non è stata una esperienza positiva, è sufficiente guardare quali interventi sono stati realizzati nel nostro ambiente e nell'ambito del nostro paesaggio con autorizzazioni, con nulla osta rilasciati col controllo del Governo, con l'indirizzo del Governo per verificare sul campo che la gestione della tutela del paesaggio fatta da questo Stato è una gestione rovinosa, è una gestione che non è attenta al nostro paesaggio, alla nostra identità anche che ritroviamo nell'ambito di questo importante problema, soprattutto non siamo d'accordo neanche sul problema dei vincoli che sono legati a queste tematiche e che non riprendiamo oggi per brevità e sinteticità dell'intervento, però riteniamo che questa materia relativa al paesaggio vada sottratta alla competenza esclusiva dello Stato e vada invece portata verso la competenza esclusiva della Regione Sardegna. Io credo che nessuno meglio dei sardi, meglio della sua classe dirigente possa occuparsi della tutela della propria terra, del proprio paesaggio, del proprio ambiente, fondando proprio su questi beni uno dei presupposti per lo sviluppo della stessa nostra Isola, per la nostra economia. Quindi su questo naturalmente si spera che si possa raggiungere un accordo, come credo che verrà raggiunto da parte di tutti i rappresentanti di tutte le forze politiche perché venga modificato il testo attuale e quindi eliminata la competenza seppure residuale dello Stato in questa materia. Un altro argomento che io credo vada cominciato anche a trattare è che le riforme sono importanti e interessanti soltanto se riescono a mettere in piedi un impianto che metta rimedio non soltanto alle inefficienze della pubblica amministrazione in termini di tempi inaccettabili sulla autorizzazione, sulla certificazione, che pure sono cose molto importanti. Però io credo che le riforme debbano anche andare verso un'altra direzione, cioè debbano gettare le basi perché una Regione insulare come la nostra possa colmare quei ritardi di sviluppo che sono documentati, certificati dalla stessa Comunità europea nell'ambito della quale ci troviamo a vivere. E credo che allora nel dibattito vada inserito un tema molto importante e senza il quale a mio modestissimo parere noi possiamo anche fare mille riforme, possiamo improntare dei miglioramenti alla macchina regionale, alla macchina industriale ed economica della Sardegna, però io credo che non avremo possibilità di grandi ipotesi di sviluppo. Io credo che noi tutti comprendiamo e comprendiamo bene che essere inseriti nell'ambito di una comunità europea significhi avere libertà di rapporti commerciali nell'ambito di un mercato però che ci è lontano, che è difficile da raggiungere da parte dei nostri imprenditori, e che il raggiungimento di questo mercato da parte dei nostri imprenditori ha dei costi che sono superiori agli altri. A questo problema dobbiamo legare due questioni. Una è la questione della specialità, perché la specialità non ci deriva e non ci deve derivare unicamente da rivendicazioni di orgoglio di chissà quali situazioni particolari giuridiche, etniche o religiose o di quale altra natura; io credo che la specialità per noi voglia dire mettere la Sardegna nelle medesime condizioni delle altre regioni del mondo di poter stare nell'ambito di una nazione unitaria ma autonoma allo stesso tempo, ma anche una Regione capace di stare nei mercati, di stare nell'economia, di guidare un proprio sviluppo. Allora lo sviluppo della Sardegna oggi dipende molto dalla Assemblea regionale, dipende molto dallo Stato centrale, dipende molto dalla sua classe imprenditoriale, ma dipende molto a mio modo di vedere dalla politica estera che noi sapremo mettere in piedi. Perché se è vero come è vero che abbiamo i mercati lontani da noi, abbiamo delle situazioni sfavorevoli dal fatto che siamo un'isola al centro del Mediterraneo, però io credo che se noi sapremo instaurare una politica estera anche extracomunitaria, e che guardi ai paesi che si affacciano nel bacino del Mediterraneo e che oggi sono paesi che vivono grandi difficoltà, che si trovano in situazioni di ritardo di sviluppo anche peggio di noi, io credo che se non sapremo guardare a questo bacino e quindi guardare significa in chiave di riforma istituzionale anche rivendicare come Sardegna non solo l'attuazione e il recepimento dei trattati della Comunità europea, per le materie la cui competenza esclusiva viene attestata alla stessa Regione, ma credo che verso lo Stato centrale dovremmo chiedere anche una deroga che ci metta nelle condizioni di poter trattare anche rapporti con Stati esteri che si affacciano nel bacino del Mediterraneo nelle materie che siano funzionali allo sviluppo economico e sociale della nostra isola. Perché noi possiamo anche impiantare, come lo Stato ha già fatto, decine e decine di industrie, chiamare al lavoro migliaia di operai per poi scoprire dopo breve tempo che quelle aziende non hanno mercati, che i mercati sono condizionati da normative sovra nazionali e quindi ci dobbiamo poi in una situazione di ritardo di sviluppo regredire, contrarre, contenere con ammortizzazioni sociali, o chiusure o tutto ciò che è accaduto oggi. Allora in questo contesto io credo che una Sardegna che sappia guardare alle vecchie rotte commerciali dei Fenici, una Sardegna che sappia diventare di nuovo centrale nell'ambito del Mediterraneo non solo per la sua posizione geografica, ma che sappia trasformare la sua posizione geografica da un handicap a una risorsa, a un centro di scambi commerciali e di produzioni che nell'ambito del Mediterraneo possa avere finalmente la sua centralità e possa, con una politica estera concertata sulle tematiche non di propria competenza con lo Stato, ma che per il resto possa avere una propria politica estera nell'ambito del bacino del Mediterraneo per poter affrontare un proprio sviluppo. Io credo che questo sia un tema che appartenga oggi alla Sardegna, credo che più in generale nei prossimi anni questo tema se lo porranno tutte le nazioni del Sud dell'Europa. La questione albanese non è una questione della Albania; la Grecia non è in posizione dissimile dalla Sardegna, il sud della Spagna non è in condizioni dissimili dalla Sardegna. Allora le politiche del sud della Europa, prima che i ritardi di sviluppo diventino inarrestabili, diventino non più contenibili, io credo che noi dobbiamo anche rivendicare una possibilità di improntare una politica del sud dell'Europa e quindi sì con la Comunità europea, ma anche verso quegli Stati che storicamente hanno sempre avuto relazioni commerciali e di produzione con noi, per ripristinare quelle rotte del Mediterraneo attraverso le quali la Sardegna proprio per la sua centralità potrà diventare un nodo centrale del futuro sistema economico del Mediterraneo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Demontis. Ne ha facoltà.
DEMONTIS (P.S.d'Az.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, ahimè è una pia illusione la mia ma spero vivamente che la mozione sulla riforma costituzionale dello Stato, presentata oggi a questo Consiglio regionale, non venga approvata. Essa rappresenta infatti un grave arretramento culturale prima ancora che politico, rispetto alle posizioni espresse ufficialmente dagli stessi partiti che l'hanno elaborata e comunque non sarebbe di alcuna utilità per la Bicamerale, data la mancanza assoluta di elementi di novità, di stimolo e di sollecitazione che pure ci si dovrebbe aspettare da un Consiglio regionale di una Regione a Statuto speciale come la Sardegna, che ha fatto storicamente della autonomia un vessillo. Si tratta infatti di una proposta debole, priva di tensione, persino più arretrata rispetto a quella elaborata dai presidenti dei consigli delle regioni e delle province autonome, che pure rappresenta un compromesso al ribasso. Per intanto e non solo per una questione nominalista, non compare non dico la sostanza per una riforma dello Stato in senso federalista, ma neppure il termine, mai in tutto il testo. C'è allora da chiedersi ma quale tipo di riforma si vuole e per quale fine. Non si è sostenuto in questi anni, da parte di tutte le forze politiche, nessuna esclusa, il federalismo che, ripeto, in questa risoluzione non si ha neppure il coraggio di nominare. Ma allora ha proprio ragione Bossi, scusate se ci faccio riferimento, quando dice che i partiti italiani, destra, sinistra e centro, poco importa, sono esclusivamente interessati agli "inciucci" e a conservare lo status quo, così riferisce spesso.
Ho l'impressione che la stessa Bicamerale produrrà una proposta che sicuramente sopravanzerà, in quanto ad arditezza riformatrice, la proposta di questo Consiglio. E così, ancora una volta, si ripeterà la tragica storia del '48, quando i politici sardi rifiutarono la proposta Lussiana di far proprio lo Statuto siciliano, ben più denso di poteri e competenze di quello sardo. Ma tant'è noi vogliamo essere più realisti del re, e l'atavica subalternità dei partiti italiani in Sardegna impedisce qualsiasi proposta innovatrice e autonoma, come se avessimo paura e timore di alzare il tiro. Mi sono preso la briga di analizzare i singoli articoli della proposta, proponendo anche delle specifiche modifiche, ma mi rendo conto che il testo, almeno dal mio punto di vista, non è emendabile; è da respingere. Infatti l'impostazione complessiva, la filosofia che è sottesa in tutti gli articoli, portano a questo ragionamento. Dai partiti che hanno elaborato la proposta non mi attendevo certo una presa di posizione sull'indipendenza della Sardegna, ma un chiaro pronunciamento per un riassetto in senso federale dell'organizzazione dello Stato, questo sì. Invece, ripeto, non c'è niente di tutto questo. Si continua, tra l'altro, a confondere nazione con stato, di cui non si mette in discussione né il centralismo né le competenze legislative, che dovrebbero essere degli altri stati federati o, se il termine vi aggrada maggiormente, delle regioni. Faccio degli esempi: l'istruzione scolastica, l'ambiente, il paesaggio e così via. Per queste poche osservazioni e per questo mio convincimento voterò contro e invito a fare altrettanto i colleghi, al di là e al di fuori dei recinti e dei vincoli partitici e di organizzazione.
Lo chiedo a tutti i colleghi che, al di là delle posizioni politiche, nutrono convinzioni autonomistiche o, se volete, semplicemente un sincero orgoglio sardo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Macciotta. Ne ha facoltà.
MACCIOTTA (P.D.). Signor Presidente, colleghi, interverrò brevemente sull'argomento proponendo alcune considerazioni di carattere generale, riservandomi eventualmente, nella discussione sulle singole parti del documento proposto all'Assemblea, di intervenire su argomenti specifici. Voglio dire che la discussione che si svolge stamani, così come in parte quella che si era svolta, come discussione generale, sulla risoluzione della Commissione speciale, a mio avviso è indice di una non perfetta comprensione dei principi che hanno ispirato i relativi documenti (quello della Commissione speciale allora, quello del tavolo delle riforme attualmente) di una non comprensione anche del particolare momento politico e istituzionale che si sta vivendo, e quindi della facilità di cadere nell'errore di non comprendere che certe prese di posizione sono state volute, determinate in relazione a problematiche attuali, a una precisa valutazione dell'attuale momento politico e istituzionale, oppure si cade nell'errore perché magari fa comodo cadere, fingere di cadere in quest'errore.
La discussione che si svolse, a suo tempo, sulla risoluzione della Commissione speciale è un qualcosa, nella sua evoluzione e nella sua conclusione, che ha pesato e pesa ancora sulla responsabilità di quest'Assemblea, laddove per evidenti e legittime divergenze di opinioni sui diversi punti che la risoluzione toccava, si è interrotta la discussione, non procedendo oltre nell'esame di merito delle formulazioni proposte. Quella decisione pesa, ha pesato su questo tavolo delle riforme, ha pesato sulla situazione in cui oggi l'Assemblea si trova a discutere, perché ha comportato dei ritardi che potevano essere evitati. Tanto più quanto nella esposizione, come sempre obiettiva e leale del collega Scano, è stato riconosciuto che il documento elaborato al tavolo delle riforme istituzionali si è basato proprio su quello che è stato il lavoro e l'elaborazione e il dibattito all'interno della Commissione speciale. Ora ciascuno di noi chiaramente è libero di maturare nell'evoluzione, nei dibattiti diverse idee rispetto anche a quelle manifestate in precedenza; quello che mi fa piacere è che si sia capito questo, rivedute certe posizioni, raggiunta un'intesa su quello che era possibile raggiungere producendo un documento, in questo senso ancora aperto a possibili successive evoluzioni e precisazioni e aperto quindi a contributi da tutte le parti politiche, che sono venuti e hanno contribuito a produrre un qualcosa che personalmente ho potuto apprezzare. Ecco, mi sento di richiamare quest'Assemblea a non commettere, anche questa volta, un errore, come da qualche collega che mi ha preceduto è stata invitata a fare, cioè di non entrare nel merito di quanto proposto col documento prodotto dal tavolo istituzionale, di entrare, viceversa, non commettendo questo errore, nel vivo del dibattito sul merito delle cose proposte, modificarle, se questo appare opportuno alla luce del dibattito che qui si sta svolgendo, ma evitando nella maniera più assoluta di paralizzarsi su una situazione di non procedere, ancorché a piccoli passi, sulla strada dell'effettivo contributo alle riforme da tutti desiderate e per non essere spiazzati e superati dalla volontà di altri, a cui non facciamo nemmeno pervenire quelle che sono le nostre proposte e le nostre speranze di riforma.
Sono sicuro che, così come si è avviato il dibattito, questa Assemblea non si tirerà indietro di fronte a questo compito, come non si sono tirate indietro le forze politiche che al tavolo istituzionale hanno concorso all'elaborazione di questo documento. Parlavo inizialmente di equivoci, voluti o meno, che sulla sostanza di questo documento continuano evidentemente a persistere per quanto ho potuto apprezzare dagli interventi che mi hanno preceduto. Quando sento che si rimprovera che in questo documento non c'è l'accenno esplicito a questo o a quest'altro allora o non si legge a fondo il documento, o lo si vuole forzatamente interpretare in un determinato indirizzo, perché chiaramente è esplicitato dal documento che ci rivolgiamo in questo momento, con queste proposizioni, alle proposte da inserire nell'ambito della revisione della nostra Costituzione, proposte formulate in maniera tale da tutelare preventivamente e da non creare ostacoli ad una rielaborazione statutaria successiva, ma che l'elaborazione statutaria stessa è volutamente estranea a questo documento, salvo nei presupposti che dicevo prima, per essere rinviata ad un'immediata fase successiva, è detto esplicitamente, all'approvazione della nuova Costituzione da parte del Parlamento. Quindi, quando si vuole non scorgere i maggiori accenni a questo o a quest'altro, quando viene rimproverato come una deficienza di questo documento che non si parli di forma di governo regionale, che non si parli di sistema di legge elettorale regionale, questo allora lo si ignora perché non si legge il documento o lo si ignora volutamente, quando questa è esplicitamente materia statutaria perché viene rivendicata a quel livello la libertà, la liceità di ciascuna Regione, ma per quanto ci interessa della nostra, di darsi con leggi proprie, liberamente, una regola per quanto riguarda forma di governo regionale e modalità e legge elettorale. Questo è uno dei primi equivoci che non posso non rimarcare.
In merito alla sostanza vorrei soffermarmi soltanto su alcuni punti. Volevo accennare come nella formulazione che è scaturita dal dibattito e dall'accordo tra le forze politiche che hanno partecipato alla stesura del documento, io penso sia stata trovata una formulazione interessante e per me felice per quanto riguarda la camera rappresentativa delle istanze regionali, il cosiddetto Senato delle Regioni., per quanto riguarda la composizione e le modalità elettive. Ed è un argomento su cui in particolare mi soffermai anche nell'intervento del precedente dibattito, che ricordavo, facendo parecchie osservazioni critiche in proposito. Allora mi fa piacere personalmente che la proposta sia la sottolineatura della necessità che ci sia una rappresentanza paritaria fra tutte le regioni, indipendentemente quindi dall'entità delle rispettive popolazioni, e che una parte di questi membri venga eletta col sistema a suffragio universale e una parte minoritaria di questi rappresentanti delle regioni venga eletta dal Consiglio regionale. Questo mi sembra, rispetto a delle obiezioni che allora non avevo potuto fare a meno di muovere, come quella dell'elettorato attivo e passivo in questo campo riservato alle Giunte, cosa che riecheggia ancora in alcuni progetti che sono di fronte alla Bicamerale, per motivi per me di democraticità, di rispetto dei diritti e delle istanze delle minoranze, mi pare un pericolo che saggiamente con una formulazione del genere si tende ad evitare.
L'altro punto su cui fare chiarezza è l'obiettività con cui le forze politiche che hanno concorso a questa elaborazione hanno valutato l'attuale situazione, tenuto conto anche dei ritardi che questa Regione, per i motivi a cui accennavo, ha sofferto nel proporre le proprie formulazioni, le proprie istanze di fronte alla Bicamerale. Allora è chiaro che non sono delle carenze, ma sono delle volute prese di coscienza di quella che è la realtà effettiva, obiettiva e, secondo me, politica; significa rendersi conto di questo e agire tenendo conto di questo, quella che è la situazione già in fieri in campo parlamentare, nel campo della Bicamerale, quelle che sono le istanze prodotte da altre Regioni, prodotte da diversi consessi, rappresentanti il Consiglio dei Presidenti delle Giunte, il Consiglio dei Presidenti dei Consigli, tener conto di tutto questo, tener conto degli orientamenti che chiaramente emergono, quanto meno rappresentano per noi dei pericoli concreti, l'appiattimento di tutte le Regioni a Statuto speciale, nel quadro di più ampie competenze devolute a tutte le attuali Regioni ordinarie, che viste sotto il profilo se tutte le Regioni possono avere l'optimum di competenze chiaramente non ci si può spingere nei desideri oltre questo optimum, ma così non è. Per noi significa non soltanto questioni di pure competenze, ma questioni del disconoscimento di una specialità che ha in sé delle motivazioni tali da non poter essere ignorata, da non poter essere messa a tacere, anche con le più ampie concessioni ricevute. Che è una specialità che deve essere riconosciuta a livello costituzionale questo è un punto importante che si proietta poi sugli altri scenari: lo scenario della solidarietà, lo scenario dell'inserimento di Regioni come la nostra nell'ambito di un'impostazione della politica economica dello Stato in senso solidaristico, specialità che si difende non rinnegando tutte quelle che sono le basi, le tradizioni storiche, etniche, linguistiche, culturali, quelle che sono le incancellabili connotazioni geografiche tanto speciali che nessuno, per quanto possa argomentare, potrà mai cancellare. Una riflessione su questo punto dobbiamo fare una riflessione autocritica, non dimentichiamo e non vogliamo che queste specialità ci vengano riconosciute costituzionalmente e la loro difesa derivi da norme sia pure di così altissimo rango, questo è importante e necessario, ma dobbiamo aver presente, come politici, come rappresentanti della popolazione isolana che, come è stato detto da autorevolissimi studiosi in questo campo, un reale federalismo comporta di per sé, se è un federalismo reale, le possibilità di sviluppare autonomamente tutti quei filoni, tutti quei campi, tutte quelle aspirazioni che dalla specialità, sulle basi che ricordavo prima, discendono. Questo è un compito che spetta a noi e che non dobbiamo dimenticare nell'ambito di una auspicata e reale riforma federalistica dello Stato. Questa guida, questa impostazione quindi, ecco la motivazione delle presunte lacune o carenze di questo documento. E' stato sottolineato da diversi, anche il fatto che non si sia stati abbastanza forti, abbastanza espliciti, in quanto proposto per quanto riguarda i rapporti tra autonomie locali e istituti regionali. Bene, anche qui potrei rispondere con la considerazione che è detto chiaramente, pur nelle proposizioni già importanti che stanno in questa proposta di revisione costituzionale, che la regolazione dei rapporti tra autonomie locali e regione, per quanto riguarda la nostra Regione, sarà compito che dovrà essere portato a compimento nell'ambito della revisione statutaria. Ma vorrei ricordare anche che la specialità che ricordavo prima, non dimentichiamo, si riflette anche su questi rapporti, e anche sotto questo profilo noi siamo una Regione speciale, perché quando viene esasperato il conflitto come avviene a livello del dibattito che si è svolto e si sta svolgendo in campo nazionale, anche da autorevolissimi costituzionalisti, quando questo conflitto tra autonomie locali e istituti regionali viene esasperato, e vorrei semplicemente citare un paio di considerazioni quando si afferma per esempio da chi è paladino sfegatato delle autonomie locali, poi li conosciamo e abbiamo riconosciuto nel documento tutta la validità di tante rivendicazioni e del ruolo che devono avere nell'ambito statale e regionale, quando si dice che da che mondo e mondo ogni processo federativo è stato un movimento di associazione, di comunità politiche che già c'erano, e con questo si vogliono esautorare anche sulla base di questi ragionamenti gli istituti come quello regionale, per privilegiare esclusivamente le comunità locali, della cui importanza certamente non discuto, e quando si continua ad argomentare che non esiste una via italiana che possa invertire, sotto questo profilo, il senso naturale delle cose, si ignora volutamente o meno che anche le regioni esistono ormai da un tempo sufficientemente lungo a consolidarne la valenza come comunità politiche più ampie, pur esse vive e significative come le comunità locali. Né la prospettata concezione dell'istituto regionale quale federazione di comuni, concetto in sé formalmente anche accettabile, può esimersi dal considerare la potenziale prospettiva di una polverizzazione di iniziative di politiche tali da incidere negativamente sulla stessa concezione unitaria dello Stato. E allora, ritornando al riferimento che facevo prima alla nostra specialità, anche sotto questo profilo, non credete opportuna una riflessione sulle peculiarità della nostra Regione in questo ambito? Quale potenziale incremento dei rischi che ho dianzi prospettato in un contesto quale il nostro caratterizzato da una stragrande prevalenza di comuni con popolazione inferiore ai 5 mila abitanti? Quale l'effettiva potenzialità funzionale di queste istituzioni locali nel nuovo scenario prospettato, anche in relazione allo stentato decollo delle unioni di comuni? Quali le conseguenze sotto questo stesso profilo dello sproporzionato rapporto tra città e piccoli comuni? Ecco, queste riflessioni sono e saranno alla base, io ritengo, anche di una puntuale precisazione dei rapporti che, ripeto, troveranno la loro logica collocazione nel nuovo statuto ma che per quanto mi riguarda sono abbastanza eloquentemente precisati a livello costituzionale da quanto il documento riporta. Ed emerge chiaramente, se non lo vogliamo ignorare, da quanto ho scritto che le regioni rinunciano, nella nostra proposizione, a ogni attività gestionale ma certamente non possono rinunciare a quella che è la rappresentanza unitaria in tutti i suoi aspetti della comunità regionale. Vedete, e mi avvio a terminare, questa ultima considerazione me ne fa fare un'altra in rapporto anche al dibattito che si è svolto in precedenza al mio intervento in quest'Aula. Già nell'intervento in occasione della risoluzione della Commissione speciale, avevo riaffermato una mia personale convinzione che su temi così alti e così importanti per la vita di tutti noi, quali le modifiche costituzionali, istituzionali e statutarie, dovevano a mio avviso cadere i vincoli di parte, i vincoli di partito perché come d'altra parte è sempre garantito in quest'Aula ciascuno di noi potesse su questi temi, esprimersi con la massima libertà in rapporto alle proprie conoscenze e alla propria coscienza. Quindi io capisco e accetto personalmente che colleghi di altri Gruppi e colleghi del mio stesso Gruppo possano esprimere su questo documento delle valutazioni difformi in rapporto a questa libertà di valutazione e libertà di espressione. Però non mi posso esimere ovviamente dal ribattere a certe argomentazioni con argomentazioni critiche che ovviamente ho la necessità della stessa libertà di esprimermi. Allora è chiaro che, quando si diverge sul metodo per arrivare a determinati risultati, è legittimo che si possa valutare questa possibilità. Però bisognerebbe cercare di stare con i piedi per terra come, con molta modestia, devo dire, il tavolo delle istituzioni pur nel suo dibattito è stato, fare meno voli pindarici, meno slogans e più risoluzioni e proposte concrete e certamente che mi lascia molto perplesso sotto il profilo giuridico in rapporto all'articolo 54 del nostro Statuto, quello che prevede le modalità di revisione dello Statuto, il percorso seguito per la istituzione della auspicata assemblea costituente sarda. Già lo diceva l'amico Scano, io lo sottolineo nuovamente, ma non sottolineo solamente la difficoltà del percorso, voglio dire che mi lascia estremamente perplesso il circolo contorto con cui ci si vuole arrivare perché la presentazione delle quindicimila firme, ne erano sufficienti diecimila per una legge regionale, sono per una legge regionale, ma se la legge regionale proposta è una legge che deve proporre una legge di revisione costituzionale per poter modificare quello che oggi a Costituzione vigente è norma, quello che probabilmente lo sarà domani sia nella formulazione del nostro tavolo, sia nella formulazione a cui presumibilmente la Bicamerale arriverà, allora mi pare che non si possa con questo artifizio scavalcare il problema di una richiesta di una legge nazionale, di una legge costituzionale che richiede non quindicimila ma cinquantamila firme di elettori, dobbiamo essere chiari. Ma non è questo che mi interessa; a me interessa che sia ben chiaro, e questo lo respingo personalmente, la differenza che su questi temi si intravede. C'è un paradosso nel ragionamento che in molti strati forse della nostra popolazione, sui mass media, nell'ambito degli stessi movimenti politici va emergendo, partiamo e questo tema ce lo ripropone con l'idea che soltanto degli organismi appositi, come la costituente sia a livello nazionale, sia a livello sardo come proposto, possano essere rappresentative delle istanze dei cittadini e capaci di svolgere quello che evidentemente non si ritiene che le istituzioni siano capaci di fare. Orbene, quando le istituzioni si accingono a questi compiti non perché se ne arrogano il diritto, ma perché secondo le norme costituzionali, statutarie vigenti, a suo tempo legittimamente approvate, sono investite di queste responsabilità e di questi compiti non capisco che differenza possa esistere tra la capacità di interpretare le istanze popolari da parte di membri di assemblea come questa, che pure sono stati eletti democraticamente a suffragio universale segreto da quegli stessi cittadini e il compito di accingerci a revisioni costituzionali o revisioni statutarie o proposte di revisioni statutarie, possa essere fatto soltanto da altri cittadini che verranno eletti nello stesso modo e che si troveranno nelle stesse condizioni; vorrei che riflettessimo su questo. Quando il dibattito su questo si trasforma in un attacco indiscriminato alle istituzioni io vorrei che questo paradosso risultasse evidente a tutti quanti, a quelli che stiamo qui dentro, a quelli che scrivono sui giornali o parlano alle televisioni, risultasse evidente nel dibattito tra le forze politiche, sto terminando, perché questo è un paradosso che merita di essere sottolineato. E allora signori la libertà di espressione di cui parlavo prima, e che rivendico ancora e sottolineo, rischia di trasformarsi in qualcosa di diverso nel rapporto tra chi stima, vive nelle istituzioni con tutti i loro difetti e ritiene di fare il proprio dovere agendo dentro le istituzioni e chi queste istituzioni evidentemente non apprezza, e questo può essere legittimo, ma che non si capisce che cosa voglia in un futuro necessariamente sostituire alle istituzioni stesse se non con altre istituzioni che saranno state espressione dello stesso popolo, fate dagli stessi uomini eletti presumibilmente nello stesso modo. Vorrei che facessimo una riflessione su questo perché questo è lo spirito che personalmente in rappresentanza del mio Gruppo mi ha portato a partecipare alle riunioni del tavolo istituzionale ed è con questo spirito che ritengo sia necessario operare. Io ho smesso da parecchio di credere agli slogan, gli slogan vanno benissimo per infiammare una popolazione, per infiammare degli strati, ma quando arriva il momento di trasformare questi slogan anche se giustissimi in costruzioni di fatto, allora non c'è che la politica dei piccoli passi, del giorno dopo giorno, dell'impegno e del sudore personale e non valgono più le incitazioni generiche agli individui, alla folla, alla popolazione di riprendersi le proprie capacità se si denigra e se non si tiene conto di quello che è l'effettivo lavoro da fare e che va fatto per me dentro le istituzioni.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, signori della Giunta, onorevoli colleghi, credo che quando uno Stato decide di cambiare la Costituzione sia avvenuto qualcosa di grave, cioè lo Stato non è più lo stesso; i francesi parlano molto correttamente di prima, seconda, terza, quarta e per finire quinta Repubblica, proprio a indicare che pur mantenendo la forma di essere Francia repubblicana si tratta in effetti di istituzioni profondamente diverse. Devono avvenire fatti gravissimi, rivoluzioni più o meno cruente perché uno Stato cambi la Costituzione. E l'Italia credo che l'abbia dimostrato perché dal 1848 al 1946 la Costituzione non è stata cambiata. Lo Statuto Albertino era partito come la Costituzione del Regno di Sardegna. E' avvenuta l'Unità d'Italia, la Prima guerra mondiale, il fascismo che secondo la sua visione inaugurava una nuova era dell'umanità ma non inaugurò neppure una nuova Costituzione. Dovette avvenire un crollo completo dell'Italia, una sconfitta bellica che ci pose alla mercé di altri, la caduta dell'istituzione monarchica, la caduta del fascismo perché l'Italia si desse una nuova Costituzione. Le costituzioni non nascono a tavolino, non nascono per capriccio, nascono per fatti grandi, per mutamenti storici. E credo che dobbiamo esaminare se in Italia sia avvenuto negli ultimi anni un mutamento storico tale da portare ad una nuova Costituzione. Io credo che non abbiamo avuto una rivoluzione cruenta, ma in un certo momento avevamo capito che qualcosa stava cambiando, perché quando una classe dirigente si trova in gran parte nelle galere, questo è un sintomo che quella classe dirigente non ha più il potere; credo che le elezioni del marzo 1994, avessero dato un segno tangibile di cambiamento di forze al potere, perché per la prima volta dal 1946 il governo non era formato dai partiti del cosiddetto arco costituzionale. Era formato da Alleanza Nazionale che continuava la tradizione di unica forza praticamente fuori dall'arco costituzionale, da una forza nuova come Forza Italia che, in quanto nuova, non aveva e disconosceva qualsiasi tradizione storica con i partiti precedenti, salvo vedere in che cosa consistesse la effettiva novità, da una forza come la Lega che si dichiarava contro la Costituzione, contro la forma di Stato e si rifaceva, molto indirettamente, a quelle forze che, pur partecipando all'Assemblea costituente, si consideravano sconfitte nell'Assemblea costituente, e vedasi per tutte la dichiarazione di Lussu sul voto suo favorevole per lo Statuto sardo; voto favorevole solo nel timore che la Sardegna Statuto non ne avesse. Era la situazione quindi ideale, in teoria, per un cambio di Costituzione, una maggioranza parlamentare formata interamente da forze che non si riconoscevano nell'attuale Costituzione. Bene, come è andata poi lo sappiamo: è prevalsa forse la piccola politica, l'incapacità delle stesse forze di capire che era un momento storico, forse una reazione della società contro appunto queste forze che portò alla caduta di quella maggioranza, profondamente divisa, tra l'altro, tra A.N. e Lega su quali riforme fare, d'accordo sul fatto che andasse cambiata la Costituzione, ma, chiaramente, con profonde divergenze e, anzi, contrasti accentuati su come la Costituzione dovesse essere cambiata, soprattutto sulla forma di Stato.
Ebbene, io credo che quello fu il momento in cui ci si sarebbe dovuto chiedere se in Italia in effetti stavamo andando alla seconda Repubblica o stavamo andando ad una fase diversa, ma comunque della prima Repubblica. Perché il risultato elettorale seguente portò a una riaffermazione dei partiti dell'arco costituzionale, anzi a una coalizione dei partiti del cosiddetto arco costituzionale, anche se chiaramente la forza prevalente era la forza che era stata opposizione di governo per tutti questi cinquant'anni. Per cui questa forza si muoveva sulla base di valori ideali molto vicini alle forze di governo precedenti ma, probabilmente, non con una concezione di Stato totalmente diversa. Credo che questi siano i limiti dell'attuale manovra di riforma costituzionale; cioè il fatto che prima che la rivoluzione desse i suoi effetti è arrivata la restaurazione, per cui la legge sulla Commissione bicamerale è un po' l'esempio, perché si inizia a limitare, a dare un compito a una Commissione ristretta di predisporre la riforma e si esclude dalla riforma tutta la prima parte della Costituzione; cioè si vuole intervenire soltanto sui meccanismi di potere, non si vuole intervenire sull'essenza dello Stato, sui rapporti sociali, sui rapporti civili. Io apprezzo molto lo sforzo che fu fatto cinquant'anni fa, però mi sembra che quantomeno una riscrittura della parte prima della Costituzione sia necessaria. Non si può ignorare che il mondo è cambiato. Tra l'altro quella parte prima della Costituzione conteneva molte "non scelte" che oggi possiamo sciogliere forse con molta facilità; oggi credo che sull'idea di Stato, di Repubblica italiana, come rapporti sociali, civili, economici, rapporto tra Stato e cittadini, credo forse abbiamo le idee più chiare, in un mondo diverso, in un mondo che è andato alla... mi stava sfuggendo "unificazione", ma comunque una forte collaborazione europea, un'Italia che va verso la globalizzazione; beh, credo che tutte quelle parti, pur pregevoli, pur ispirate ad altri ideali, vanno riscritte, invece non si vuole affrontare questo.
Se anche la Bicamerale, se anche il Parlamento approvasse un nuovo testo della seconda parte della Costituzione, io credo che sarebbe comunque una riforma costituzionale a metà, forse neppure a metà. Credo che ci sia bisogno di ben altro. Ma la cosa che mi preoccupa è che questa discussione, che dovrebbe coinvolgere il popolo, viene ristretta a cerchie sempre più ridotte. La Bicamerale, tutto sommato, è un tentativo di restringere l'ambito di discussione, di incanalarlo, di dare ai vertici dei partiti il predominio sulle stesse assemblee elettive. In questo senso noi non abbiamo partecipato a questo tavolo delle riforme al Consiglio regionale, perché ci è sembrato che costituisse un pericolosissimo precedente, che andasse contro la direzione di un'ampia partecipazione. Perché sono liberi i Presidenti di Gruppo o chi per loro, un certo numero di consiglieri, di riunirsi ed elaborare una proposta, ma non possono farlo spogliando l'Assemblea. L'Assemblea aveva in discussione un documento, aveva in discussione degli emendamenti; documento ed emendamenti che erano ampiamente discutibili ma, appunto, andavano discussi e votati. La Conferenza dei Presidenti di Gruppo ha bloccato quel voto e si è appropriata di un potere che spettava all'Assemblea. Questo non è un procedimento tollerabile, non è un procedimento che prelude a un Consiglio operante: prelude a un Consiglio ingabbiato. E' un Consiglio, questo, che poteva potenzialmente esprimere una stagione di riforme; noi abbiamo avuto un rinnovo, nelle persone dei consiglieri, di tre quarti dei consiglieri, e anche molti di quelli che hanno rimesso piede in questo Consiglio, hanno rimesso piede con un animo nuovo e con prospettive nuove. Bene, io credo che ci stiamo ingabbiando, che questo Consiglio non stia producendo quello che può produrre perché, in due anni e mezzo, di leggi che possono chiamarsi riforme ne abbiamo fatto due a metà: la questione delle province e la questione degli enti. Ebbene, sono due riforme che, tra l'altro, vanno completate e portate al secondo stadio. Ma abbiamo trascurato infiniti altri problemi che pure sono presenti negli ordini del giorno delle Commissioni di fare un'effettiva riforma. Non stiamo facendo quel compito che abbiamo dichiarato solennemente all'inizio: di essere un Consiglio regionale costituente. Ci stiamo adagiando sulla politica di ogni giorno, tra l'altro condotta anche con molta difficoltà, e non stiamo andando alla nuova Regione. Non è da illudersi che basti modificare la legge elettorale per fare un Consiglio nuovo nella prossima legislatura. Il Parlamento ha leggi elettorali completamente nuove, dovevano assicurare stabilità. Bene, credo che i governi e le stesse camere non siano mai state ballerine come dopo l'approvazione della riforma elettorale. Abbiamo un maggioritario senza maggioranze, abbiamo un Governo che deve fare il pendolarismo per trovarsi una maggioranza su ogni problema. Non è con marchingegni elettorali che si risolve il problema. La prima Repubblica è caduta sulla degenerazione dei partiti politici che, anziché essere strumento di partecipazione dei cittadini, sono diventati ristrette cerchie che hanno prevaricato la volontà dei cittadini, hanno cercato di guidarla con i mezzi leciti e soprattutto illeciti. Il sistema di Tangentopoli era legato all'aver risorse finanziarie per conquistarsi un consenso, e questo al di là delle inchieste giudiziarie è un problema che, evidentemente, non è stato risolto.
Gli attuali partiti non si sono liberati di tutti i vizi della vecchia partitocrazia. E se non faranno questa loro riforma all'interno, aiutati magari da una legislazione che consenta nei partiti un'effettiva democrazia, un'effettiva limpidezza, io credo che non ci sarà prospettiva di un corso nuovo.
La legge sul finanziamento dei partiti, per i meccanismi che ha innescato, premiando ancora una volta i vertici dei partiti, creando addirittura vertici di partiti inesistenti al solo fine pecuniario, è un segno contrario a questa necessità. Bene, io credo che non ci si possa attendere gran che dalla Bicamerale, vorrei il contrario: abbiamo bisogno di una riforma costituzionale, e credo che alla fine, volenti o nolenti, se vogliamo la riforma dovremo andare al popolo con l'elezione di un'assemblea costituente.
Io credo che occorra prendere atto che il cittadino crede che la rivoluzione sia fatta o sia fattibile. I sondaggi di ieri dicono che come Presidente del Consiglio la stragrande maggioranza degli italiani voterebbe il dottor Di Pietro, ex ministro, ex magistrato, ex poliziotto, ex segretario comunale, ex tutto; persona di cui non ho nessuna stima, ma gran parte dei cittadini vede in un personaggio del genere l'uomo della Provvidenza, l'uomo che può condurla nella terra promessa. E' un fenomeno molto preoccupante, vuol dire che le attuali istituzioni, che hanno espulso il ministro Di Pietro dal loro ambito, le attuali forze politiche maggioritarie o minoritarie del Polo e dell'Ulivo non (?) hanno una corrispondenza con la volontà dei cittadini pericolosa. Stiamo ricreando un distacco che speravamo fosse svanito, però dobbiamo prenderne atto: o diamo risposte ai cittadini, nel senso che i cittadini vogliono, oppure chiaramente le attuali istituzioni sono una prosecuzione della prima Repubblica, e neppure troppo gloriosa: forse con più tasso di onestà, ma forse anche con maggiore tasso di incapacità.
Per questo io credo che il Consiglio regionale debba fare uno sforzo, sforzo che non mi sembra fatto in questa mozione nel suo allegato. Mi sembra che si sia andati ancora una volta al ribasso. L'onorevole Pittalis del rinvio della discussione sulla risoluzione della Commissione speciale diceva che è una sua vittoria politica. Io ricordo che in quella situazione le critiche furono perché non si parlava di presidenzialismo, perché ci si infilava dentro la Bicamerale, anche senza dirlo, e non si proponeva un'assemblea costituente. Io dico, dopo aver visto la mozione, che l'onorevole Pittalis ha registrato una sconfitta delle sue posizioni, e credo che sia anche un invito alla modestia, a capire che in questi meccanismi consiliari non bastano le volontà personali o di gruppo, si corre il rischio di essere impaniati da ragnatele che finora in questo Consiglio stanno impedendo di andare avanti.
Io credo che questa mozione, oltre ad arrivare in ritardo profondo, perché in base al quinto comma dell'articolo 1 della legge costituzionale numero 1 del 1997 la Commissione bicamerale può prendere in esame solo proposte di legge presentate prima della sua costituzione, cioè se anche il Consiglio regionale oggi approvasse non una mozione ma una proposta di legge nazionale, questa non andrebbe alla Bicamerale, ma andrebbe al ramo del Parlamento normalmente, sarebbe comunque fuori dal dibattito. Ritardo causato da molti motivi, ma non certo perché non fosse stata fatta una elaborazione, considerato che lo stesso allegato si rifà a documenti non ufficializzati, ma comunque prodotti dalla segreteria della Commissione speciale. Ebbene c'è una tendenza al ribasso; qua non ci può lamentare che in Bicamerale qualcuno propone di sopprimere le autonomie speciali o che sta per passare la bocciatura della Camera delle regioni, perché quando la mozione in Consiglio regionale della Sardegna, così come proposta, non dice i motivi per cui vi debbano essere Regioni a Statuto speciale, quando va alla formulazione di una Camera delle regioni che è profondamente simile all'altro ramo del Parlamento e con poteri veramente di minimo livello, io credo che se non siamo noi sostenitori di queste cose con una voce forte, certamente non ci facciamo sentire a Roma, anche perché i parlamentari sardi, chi volente chi nolente, non sono entrati nella Commissione bicamerale; i trentini sono entrati in cinque, praticamente tutti i parlamentari trentini, dei sardi nessuno. Credo che sia anche una dimostrazione che molti fanno le elezioni per catturare una sedia e poi si siedono, e che non hanno il senso delle priorità. Io credo che per la Sardegna, nell'attuale crisi economica e sociale, l'autonomia speciale sia qualcosa che va non solo difesa, ma anche potenziata. Credo che non possiamo appiattirci sulle istituzioni anche se fossero migliorate e che abbiamo necessità di maggior autogoverno. Sono tutte questioni che è chiaro non e che la mozione le disconosca, ma poi le afferma in forma talmente blanda, generica e poco incisiva che chiaramente, come mi telefonava un collega valdostano, che mi diceva: ma se non siete voi la terra di Lussu, di Bellieni, ad affermare che vi è una necessità di autonomia, di autogoverno, di rispetto delle diversità, chi lo affermerà? Cioè siamo in una situazione in cui altri guardano a noi come speranza, ma noi li stiamo profondamente deludendo e stiamo deludendo credo il nostro popolo, che si rende conto che non emaniamo una voce forte. Io credo che l'unità sia importante, ma la chiarezza è ancora più importante. Se quegli emendamenti di Alleanza Nazionale alla risoluzione della Commissione speciale fossero venuti correttamente in votazione, io avrei votato contro, ma avrebbero comunque creato una chiarezza, avrebbero dimostrato che una maggioranza o una consistente minoranza del Consiglio aveva delle idee chiare su certi punti. La piattezza non serve a niente, perché se siamo piatti noi appiattiranno ancora di più a Roma; negli infiniti passaggi verrà sempre più smussata la nostra autonomia, verranno tutti omogeneizzati perché le Regioni forti imporranno la loro volontà. Credo che non è la via, questa, e non è neppure la via di indugiare su uno Statuto speciale che al di là delle riforme istituzionali complessive ha necessità di essere profondamente mutato. Non possiamo bloccarci in attesa che a Roma decidano. Chiaramente la proposta conclusiva, ove il procedimento di riforma costituzionale vada avanti, non potrà che essere presentata al momento in cui saranno delineate le linee di quella riforma, ma non possiamo stare fermi e arrivare ancora una volta in ritardo, ancora una volta impreparati.
Io credo che in questa Assemblea, al di là delle contrapposizioni maggioranza e minoranza, che non devono esserci su questi temi, probabilmente se abbandoniamo certi preconcetti, certi legami, se affrontiamo la realtà con occhi sardi siano possibili convergenze, ma io ritengo utili anche le divergenze se portano chiarezza, e se siano limitate ai temi su cui vi è divergenza, perché chiaramente uno statuto, una costituzione sono fatti di tante parti, tra loro anche scindibili, su cui vi possono essere maggioranze diverse, ma occorre la volontà di fare, occorre la volontà di costruire, cosa che in questo Consiglio, purtroppo, nella sua generalità, senza disconoscere gli apporti di singoli o di gruppi, è finora mancata.
Non entro nei temi, perché i punti di divergenza con il testo, i punti di più stridente divergenza hanno formato oggetto di nostri emendamenti che illustreremo. Io mi auguro che sia un dibattito aperto su questi temi; mi auguro che prima della fine della discussione generale chi ha da dire qualcosa la dica e la proponga. Possiamo poi arrivare anche ad un voto della mozione pur non avendo condiviso certe parti, perché il voto conclusivo favorevole può essere anche una volontà di andare avanti al di là dei contrasti, però non possiamo condividere un documento che nulla dice, un documento che certamente non rappresenta la Sardegna, la sua idealità, la sua storia, le aspirazioni del suo popolo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Montis. Ne ha facoltà.
MONTIS (R.C.-Progr.). Signor Presidente, colleghi, io farò delle osservazioni, credo, abbastanza brevi, non solo perché abbiamo partecipato alla stesura di questo documento, ma anche per i fatti che si sono succeduti all'elaborazione del documento e alla discussione nella Commissione bicamerale. Intanto l'approvazione della Bicamerale per le riforme da parte del Parlamento, avvenuta nel gennaio scorso, la prospettiva di un vasto accordo politico è apparso possibile con manifestazioni di buona volontà all'atto dell'insediamento della Commissione stessa. Le maggiori forze politiche, che poi sono quelle che determinano i numeri necessari per decidere, hanno confermato questo intendimento. In Sardegna questa iniziativa nazionale ha consentito all'intera rappresentanza dei partiti di dare vita al tavolo delle riforme con l'eccezione del Partito Sardo d'Azione che tuttavia su questa strada è sempre impegnato, un articolato e serrato dibattito tra le forze politiche, un confronto con le rappresentanze degli enti locali parlamentari nazionali, un impegno consapevole ha consentito di produrre un documento interessante e precise proposte sulle riforme costituzionali in tempi brevi, come mai è avvenuto prima in questo Consiglio regionale. Si è recuperato forse un ritardo in un successo temporale ottenuto anche attingendo da preesistenti elaborazioni della Commissione speciale insediatasi agli albori di questa undicesima legislatura. Volevo però prima di fare queste osservazioni farne un'altra sul dibattito, io credo che non debba trarre nessuno in inganno la discussione pacata che si è manifestata sinora, che si è svolta sinora con espressioni forti che sono state utilizzate "Regione vecchia, malata, insufficiente", "o riforma statutaria o disastro", senza mortificare senza ampliare sono espressioni forti che non possono essere condivise, senza dire "dopo di noi il diluvio", che connessione ha una riforma costituzionale e anche statutaria con il fallimento di una gestione regionale per esempio in un settore portante della nostra economia, l'agricoltura e la pastorizia. Negli ultimi 10-15 anni sono stati spesi 8 mila miliardi, il risultato è quello che possiamo constatare tutti; e poi c'è un'altra serie di osservazioni che vengono fatte spesso con questo tono bonario, che nascondono però situazioni di debolezza intrinseca, non solo della discussione ma della maggioranza e dei risultati che si vogliono ottenere. Perché dobbiamo dire che queste leggi sono vecchie o obsolete, che bisogna modificarle sostanzialmente, senza le quali non potremo sperare di modificare le nostre condizioni economiche, sociali, senza una evoluzione della nostra società in ogni campo. Questo è sbagliato. Io parafrasando potrei dire "il comunismo è fallito", il comunismo non è fallito, è fallita la gestione del comunismo, non è fallita l'idea di costruire nel mondo, in questo nostro mondo, una società più giusta, più moderna, più democratica, più umana che assolva i compiti di dare a tutti i suoi figli possibilità di vita, di lavoro, senza dover sottostare a uno sfruttamento di una parte di una minoranza della stessa società a svantaggio degli altri. Non è concepibile addebitare solo alle leggi le situazioni esistenti, o a modifiche costituzionali e statutarie la soluzione dei nostri problemi. E' inconcepibile una situazione di questo genere. Si è citata la Francia, la Francia ha perso la sua primogenitura e l'avanguardia della democrazia proprio elaborando costituzioni su costituzioni. Altri paesi hanno soppiantato la democrazia francese che ha dato gli albori nel settecento a un rivolgimento europeo e mondiale in questa direzione. Comunque per quanto riguarda le osservazioni di merito, tutto bene secondo le più rosee prospettive, certamente si è raggiunto un interessante obiettivo, che probabilmente a gran parte di questo Consiglio regionale e di questa Giunta non interessa naturalmente, quello di poter concorrere alla formulazione di proposte per modificare la seconda parte della Costituzione, giudicata dai più maturi i tempi per emendarla, con concrete possibilità di accogliere almeno in parte le proposte da noi formulate in aggiunta a quelle delle altre parti istituzionali del paese. Sono vere le cose che diceva Bonesu, ma è altrettanto vero che i parlamentari possono far proprie le nostre deliberazioni, i nostri documenti, le nostre proposte e portarle come emendamenti in sede parlamentare nella Camera e nel Senato della Repubblica. Le nostre proposte nel complesso sono di alto profilo e sono articolate in modo tale da assegnare all'istituto regionale un ruolo maggiore del passato, mantenendo ed estendendo i compiti e il ruolo della specialità, già riconosciuta e sancita nello Statuto esistente. Certo, non tutto quello proposto potrà essere accolto, una difficile mediazione sarà necessaria forse più di quanto non sia stata necessaria ai componenti della Commissione dei "75", nel 1946 e nel 1947, di elaborare la Costituzione della Repubblica e lo stesso Statuto per la Regione sarda. Allora le maggiori personalità politiche e intellettuali, che l'Italia annoverava dopo la fine della guerra, collaborarono e si cimentarono con grande lealtà per redigere una costituzione democratica raccogliendo politicamente una visione laica e cattolica sulla futura società nazionale, l'avvio e l'interesse per il dibattito impostato dalla Bicamerale è stato vasto e non solo tra le forze politiche e di rappresentanza istituzionale a tutti i livelli ma anche tra l'opinione pubblica in generale scarsamente interessata a questioni di questa portata se non occasionalmente se non quando viene stimolata da proposte di riforme elettorale coinvolgenti il futuro assetto del governo del paese. Suggerimenti e proposte sono stati avanzati alla società civile dalla intellettualità anche con dibattiti presenti nella stampa, sono state inoltre le regioni in genere, quelle a statuto speciale in particolare, forse le più sensibilizzi del loro ruolo assegnato dalla Costituzione a produrre una documentazione e un dibattito e a mantenere alto l'interesse per assicurare la continuità delle attuali competenze estendendole secondo consolidate esperienze. Per questo va dato atto al Presidente di questa Assemblea per l'impegno profuso come rappresentante delle regioni a statuto speciale e inoltre per convinzione propria. Sono nel complesso tutte le istituzioni locali e gli amministratori dei grandi comuni a manifestare il consenso riformatore essendo consapevoli dell'esigenza che a nuove regole devono rispondere anche nuovi bisogni di costruzione, soprattutto nella parte meridionale del nostro paese, una costruzione economica e sociale diversa, e soddisfare crescenti bisogni di democrazia e di partecipazione delle popolazioni. Naturalmente non sono mancati i propositi termidoriani di ristabilimento di norme di rigido controllo centralistico in nome di una maggiore autorità dello Stato, individuandola nella necessità di superare momenti di particolare difficoltà che la società nazionale attraversa. Se questo è stato l'avvio del dibattito, se la Bicamerale può oggi disporre di una grande quantità di proposte, in queste ultime settimane non mancano evidenti sintomi dello sfilacciarsi della unità iniziale e vengono alla luce contrapposizioni che spesso esulano dallo spirito riformatore e dai propositi iniziali di cui furono permeate le forze politiche e le eminenti personalità del dopoguerra. Aspre contese si sono aperte tra le parti politiche che sembravano all'inizio concordi, crescono le differenze sui problemi gestionali del Paese che alimentano le divisioni delle forze politiche e in netta contrapposizione su questioni più varie, a cominciare dalle manovre finanziarie e dall'ingresso nella moneta unica. Sono tuttavia i problemi della giustizia e del possibile assoggettamento all'Esecutivo dei pubblici ministeri ad aver creato difficoltà crescenti. Differenze sempre più esplicite anche su un nuovo assetto istituzionale combattuto tra proposte di presidenzialismo, semipresidenzialismo, elezione diretta del premier e tuttavia mutuando sempre da istituzioni di altri paesi che, per tradizioni e storia, divergono sensibilmente dalle nostre affermatesi in condizioni totalmente diverse e in periodi anch'essi dissimili dall'evoluzione democratica della società italiana. Ancora più aspra la difficoltà del dialogare e sarà scontro sulle nuove leggi elettorali, che anche in questo caso si propongono non secondo propensioni delle popolazioni nel loro complesso e della maggioranza dei cittadini, ma con fini prefigurabili su nuovi assetti di governo e nuove aggregazioni politiche. Non pare credibile, almeno nel confronto sinora aperto, l'intento di assicurare al paese due sole forze politiche o due poli omogenei in grado di alternarsi in maggioranza e opposizione. Ridurre la storia italiana a questa prospettiva semplificandola fino a far scomparire forze politiche minori che hanno avuto un insostituibile ruolo nella storia dello Stato democratico è certamente non proponibile. Accettando una simile impostazione non si renderebbe un grande servizio al paese. Ma sono le proposte di redistribuzione delle frequenze televisive, argomento peraltro non contemplato in nessun progetto riformatore, che sembrano diventate più difficilmente componibili con un compromesso, dividono le forze politiche e incrinano quei propositi unitari che parevano acquisiti con la votazione della Bicamerale. Quello che appariva come un procedere sicuro verso la riforma attraverso un confronto leale diventa aspra contesa tra maggioranza e opposizione di difficile composizione. Si riapre, con l'introduzione di argomenti relativamente estranei alla riforma costituzionale, uno scontro politico mai sopito e che rischia un clamoroso fallimento, anche perché si introducono sempre nuove polemiche e argomenti che dividono anziché unire, come oggi è il problema dei profughi albanesi e del civile dovere di assisterli. In questo alternarsi di confronto tra le forze politiche nazionali, il documento del Consiglio regionale rischia di essere marginale al disegno di una riforma generale. Queste sono le condizioni di oggi stabilitesi tra le forze politiche che dobbiamo tenere presenti onde mobilitare tutte le energie nostre e i collegamenti possibili sul piano nazionale, assicurando il mantenimento di uno Statuto speciale, di uno Stato proiettato verso il federalismo solidale, ma soprattutto un processo di riequilibrio economico e sociale con le altre regioni del Paese. Questo è in definitiva l'obiettivo primario delle riforme, altrimenti noi di Rifondazione comunista e certamente anche altri non saremmo interessati a proseguire discussioni fini a se stesse che ridisegnano astrattamente una Costituzione e uno Statuto che non riescono a incidere su una realtà sociale gravemente compromessa con fenomeni di disoccupazione e di mortificazione dello Stato sociale. Non rinneghiamo la nostra adesione a questo documento, né faremo un passo indietro nell'unità raggiunta in quest'ultimo periodo, pur mantenendo le conosciute differenze tra maggioranza, opposizione di destra e noi. Quello che riteniamo necessario sottolineare è che a ogni processo di riforma costituzionale eventuale, perché nulla è ancora acquisito, lo status che ne deriverà da un nostro forte impegno di forze politiche sarde, non possono essere avulse da un progetto che eviti il giorno per giorno, che abbia una direzione precisa e indichi ai sardi una strada percorribile per un generale progresso di cui non si vede ancora il suo inizio progettuale. La riforma statutaria sarà resa possibile da una vasta alleanza riformatrice che assicuri nuove regole a una Regione riformata, capace di utilizzare le risorse disponibili e quelle che prevedibilmente verranno dallo Stato e dall'Europa, altrimenti il fallimento non sarà della Regione ma sarà di tutto il popolo sardo coinvolto suo malgrado da un governo di insufficiente capacità nella gestione della cosa pubblica e nella prospettiva di un avvenire diverso.
PRESIDENTE. I lavori della mattinata sono terminati. I lavori riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16 e 30.
La seduta è tolta alle ore 13 e 52.
Allegati seduta
Testo delle interpellanze, interrogazioni e mozioni annunziate in apertura di seduta
INTERPELLANZA TUNIS Marco Fabrizio sul problema della "Barbagia Flores S.r.l." e la corretta applicazione della delibera della Giunta regionale n. 21/42 dell'8 giugno 1993.
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Il sottoscritto,
premesso che con delibera della Giunta regionale n. 21/42 dell'8 giugno 1993 la Regione e la Società Barbagia Flores S.r.l. firmarono un protocollo di accordo con cui l'Assessorato regionale dell'Agricoltura finanziò un investimento aggiuntivo (ad altro ottenuto dalla Orchid Plant) di oltre 8 miliardi, di cui il 50% in conto capitale ed il restante con mutuo a tasso agevolato;
rilevato che tale "provvidenziale" finanziamento sembrerebbe avere consentito non il risanamento e il rilancio economico dell'azienda, nata dopo la cessazione di attività della Orchid Plant, ma piuttosto una sorta di salvataggio della dirigenza di quest'ultima, sulla quale peraltro risultano accertamenti in corso;
osservato che la "discutibile" impresa, posta in essere da un imprenditore continentale con fondi pubblici, rischia seriamente di risolversi nella realizzazione di una cattedrale nel deserto, in una zona disagiata quale è l'Ogliastra;
sottolineato che il titolare della Barbagia Flores S.r.l. ha dichiarato ad un organo di stampa isolano: "ho avuto attenzione e sostegno dagli ambienti politici. La Regione e il Presidente Palomba sono intervenuti senza remore" (Unione Sarda "La Sardegna che produce");
denunciato che tale attenzione e impegno sembrano essersi concretizzati, recentemente, in un ulteriore atto amministrativo con cui la Giunta regionale ha disposto nuove verifiche sugli investimenti della Barbagia Flores al fine di un eventuale rivalutazione dei contributi già concessi,
chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'agricoltura per sapere:
I. se non ritengano opportuno e necessario sospendere immediatamente l'atto con cui si vorrebbe incaricare la Federazione Sarda Agronomi ad effettuare le nuove verifiche sugli investimenti della Barbagia Flores S.r.l. per la rivalutazione dei contributi concessi, probabilmente scavalcando le competenze in materia dell'organo tecnico regionale, il quale risulterebbe essersi già espresso negativamente, tenuto conto del fatto che non risulta un precedente simile a beneficio di imprenditori isolani;
II. se non ritengano opportuno e necessario istituire tempestivamente un organo tecnico ad hoc (interno all'amministrazione regionale) che accerti, in tempi ragionevolmente brevi, la congruità e la correttezza dell'utilizzo dei finanziamenti già erogati prima all'Orchid Plant, che ha cessato di esistere, e poi alla Barbagia Flores S.r.l., che forse rischia di fare la stessa fine. (325)
INTERPELLANZA DETTORI Bruno - FANTOLA - FOIS Pietro - LODDO -MACCIOTTA - PETRINI sulla tutela della salute dei praticanti attività sportive dilettantistiche.
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I sottoscritti,
premesso che il tragico evento del decesso di Francesco Chessa nel corso dell'incontro di calcio Bonorva-Pozzomaggiore ha turbato profondamente la popolazione della nostra isola, riproponendo all'attenzione dell'opinione pubblica il problema della effettiva tutela della salute degli atleti con particolare riguardo a quelli praticanti le discipline sportive nell'ambito dilettantistico; i mass media, in sede locale, se ne sono fatti tempestivamente interpreti sottolineando la gravità ed aprendo in merito un vivace dibattito;
constatato che la non infrequente elusione delle vigenti disposizioni di legge relative ai periodici controlli specialistici preventivi in questo settore delle discipline sportive impone precisi accertamenti in merito alle possibili cause del fenomeno ed alle eventuali responsabilità ad esso connesse: accertamenti che comportano un adeguato intervento, in merito, da parte delle autorità sanitarie regionali preposte alla tutela della salute dei cittadini anche sotto questo particolare profilo;
chiedono di interpellare la Giunta regionale affinché voglia precisare:
u se sia in possesso di dati atti a precisare la reale entità della inadempienza alle disposizioni di legge al riguardo;
u se siano stati espletati tutti gli opportuni interventi per dare concreta attuazione a tali disposizioni normative con particolare riferimento a quanto sancito dall'art.1, comma 4, della Legge 23 dicembre 1994, n. 724 e dalla L.R. 7 dicembre 1995, n. 36.
Sottolineano altrimenti la necessità:
u della effettuazione di un'indagine, non solo per quanto concerne le attività sportive dilettantistiche ma anche relativamente all'effettiva attuazione delle norme recate dagli artt. 4 e 6 della L.R. 30 agosto 1991, n. 3, per quanto concerne gli interventi di educazione sanitaria, gli accertamenti e le certificazioni di idoneità relativi alle attività motorie-formative, fisico-ricreative o fisico-sportive, in ambito scolastico o in forma organizzata, ovvero alle attività sportive non agonistiche;
u del completamento degli adempimenti relativi alle già richiamate disposizioni della L.R. 7 dicembre 1995, n. 36, con particolare riferimento ad un adeguato potenziamento delle strutture pubbliche di medicina sportiva ed all'accreditamento delle strutture specialistiche private abilitate al rilascio delle certificazioni di idoneità;
u della emanazione di precise direttive per il rispetto, da parte della predette strutture, delle norme inerenti l'esenzione dei soggetti minorenni dal pagamento del ticket relativo agli accertamenti specialistici e alle relative certificazioni e, da parte delle società od associazioni sportive e delle federazioni sportive, delle disposizioni relative alla subordinazione del tesseramento degli atleti alla presentazione del certificato di idoneità. (326)
INTERPELLANZA NIZZI - MILIA - PITTALIS - LOMBARDO - FLORIS - BALLETTO - BIANCAREDDU - OPPIA - CASU sul personale dirigenziale della Azienda autonoma di soggiorno e turismo di La Maddalena-Palau.
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I sottoscritti,
vista la deliberazione n. 43/1 del 26 settembre 1995 con la quale la Giunta regionale ha autorizzato la A.A.S.T. di La Maddalena-Palau a prevedere nel proprio regolamento la qualifica funzionale dirigenziale;
constatato che a seguito di tale deliberazione il Commissario in carica dell'Azienda ha adottato la deliberazione n. 66 del 4 ottobre 1995 avente come oggetto "Regolamento giuridico ed economico del personale della A.A.S.T. di La Maddalena-Palau - adeguamento della pianta organica delle disposizioni autorizzative della Giunta regionale";
considerato che tale deliberazione è stata regolarmente resa esecutiva dal competente CO.RE.CO. di Cagliari con provvedimento n. 704/07/95 del 17 ottobre 1995;
considerato, altresì, che l'A.A.S.T. di La Maddalena e Palau con atto deliberativo n. 77 del 22 ottobre 1995 ha bandito il concorso interno unico del personale della stessa, in attuazione sia della delibera di Giunta regionale n. 43/1 che delle LL.RR. 33/83 e 6/86, del D.P.G.R. n. 193/86, delle LL.RR. 24/89 e 25/94 che sana situazioni pregresse;
rilevato che la deliberazione n. 77/95 del Commissario è stata annullata con il provvedimento del CO.RE.CO n. 751/07/95 per i seguenti motivi:
I. violazione delle norme del regolamento giuridico ed economico del personale dell'Azienda il quale impone di ricoprire i posti vacanti mediante pubblico concorso per esami (art. 5);
II. eccesso di potere per errore nel presupposto che nel caso in esame possa trovare applicazione la L.R. 25/94, la quale consente la procedura del concorso interno per titoli per la copertura dei posti della qualifica dirigenziale unicamente per sopperire a specifiche ed urgenti necessità dell'Amministrazione regionale, mentre 1'Azienda non potrebbe applicare tale normativa neppure facendola propria nel regolamento organico, non trovandosi nelle condizioni che hanno determinato il legislatore regionale ad adottare questa specifica normativa, conseguente peraltro all'annullamento da parte del TAR dei decreti di approvazione della graduatoria del concorso per la qualifica dirigenziale. E' inoltre del tutto evidente che la predetta L.R. 25/94 trova applicazione per i posti vacanti alla data di entrata in vigore della medesima e non per gli eventuali nuovi posti della qualifica dirigenziale istituiti successivamente, nella specie il posto di qualifica funzionale dirigenziale è stato istituito successivamente alla predetta;
III. eccesso di potere per errore nel presupposto che nel caso in esame possa trovare applicazione la L.R. 24/89 in quanto le disposizioni contenute nella suddetta legge sono già state applicate dall'Azienda al personale dipendente in servizio alle specifiche date in essa indicate e le disposizioni inerenti i concorsi interni non possono trovare applicazione relativamente a posti della pianta organica istituiti in data successiva alla citata legge per la cui copertura trova invece applicazione l'articolo 5 del Regolamento organico dell'Azienda;
rilevato altresì che il Commissario dell'Azienda, con delibera n. 52 del 10 ottobre 1997, ha soppresso il posto in organico della VIII qualifica funzionale e modificato il regolamento economico e giuridico del personale dell'Azienda, inserendo nelle norme transitorie e finali l'articolo 17;
preso atto che tale provvedimento esula dalle funzioni previste per il Commissario straordinario dalla delibera regionale di proroga del suo stesso incarico,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore competente per sapere:
I. se siano a conoscenza della situazione di cui sopra;
II. quali urgenti provvedimenti intendano adottare per invalidare l'atto testé menzionato. (327)
INTERPELLANZA MONTIS - CONCAS - LA ROSA - VASSALLO - ARESU sulla chiusura della fabbrica di corsetteria "Sar-Mode" di Terralba (OR).
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I sottoscritti,
appreso che nel Comune di Terralba la "Sar-Mode", impresa consociata del colosso industriale Lovable, è ricorsa a preoccupanti espedienti quali la messa in ferie o in congedo delle maestranze e il successivo annuncio della definitiva chiusura per il 31 marzo, liquidando un'attività con un mercato mondiale in continua ascesa che gode di consistenti profitti aziendali. Il solo motivo di abbandono della Sardegna risiede nel trasferire la produzione in paesi del Nord Africa e dell'Est europeo per contenere il costo del lavoro essendo molto più basso rispetto alla nostra Isola;
considerato che alle 140 dipendenti, quasi tutte donne, si aggiungono altre 41 unità riunite in cooperativa per attività complementari alla struttura principale e una ventina di dipendenti stagionali; che gli stessi stanno per perdere definitivamente l'occupazione nel totale silenzio da parte delle istituzioni e dei sindacati per questa "morte annunciata";
rilevato che la dignità di lavoro va difesa con la consapevolezza che trattasi anche di una conquista culturale delle donne sarde dopo decenni di lotte rivendicative e che l'istituzione regionale non può ignorare se non contraddicendo se stessa;
rivolgono un pressante invito al Presidente della Giunta e all'Assessore del lavoro affinché assumano tutte le iniziative atte ad evitare la perdita di un così alto numero di posti di lavoro non sostituibili nel breve e medio termine con nessun'altra attività imprenditoriale similare, ed inoltre chiedono:
1) se non intendano chiamare ad intervenire nella vertenza tutte le istituzioni della provincia di Oristano per far recedere la proprietà dello stabilimento dall'abbandono di un importante settore occupativo quale la"Sar-Mode";
2) di conoscere l'ammontare delle risorse finanziarie delle quali hanno beneficiato gli imprenditori per la realizzazione dello stabilimento e delle opere infrastrutturali attraverso contributi e mutui a tasso agevolato, onde avere la possibilità di influire con solidi argomenti in una trattativa della quale la Regione deve essere parte in causa a sostegno delle lavoratrici;
3) che le eventuali risorse finanziarie ricuperate anche coattivamente nonché rigorosamente accertate, siano reinvestite in attività analoghe utilizzando l'alta professionalità delle attuali maestranze;
di riferire al Consiglio regionale con l'urgenza che il caso richiede l'evolversi della situazione prima che i propositi manifestati dall'impresa siano resi definitivamente operanti con la conseguente perdita di 200 posti di lavoro. (328)
INTERPELLANZA TUNIS Marco Fabrizio sul problema relativo al rischio di non applicazione dell'articolo 19, comma 4, L.R. 30/89, concernente il direttore dei lavori dei progetti di coltivazione di materiali di cava.
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Il sottoscritto,
premesso che in base all'articolo 19 della legge regionale 30/89 e alla circolare "2 cave" 01/90 dell'Assessorato regionale dell'industria - Servizio dell'attività mineraria, contenente direttive sull'articolo 19 della legge sopra citata, il progetto di coltivazione di materiali di cava deve indicare il Direttore dei lavori appartenente preferibilmente alle figure professionali di ingegnere minerario, geologo o perito minerario regolarmente iscritto al rispettivo Albo professionale;
rilevato che, con lettera dell'Assessorato regionale dell'industria - Servizio sull'attività mineraria di cava, a firma del Coordinatore Generale, si delinea una modifica radicale dei requisiti richiesti per la nomina del Direttore dei lavori, basandosi sull'applicazione degli articoli 27 e 100 del D.L. 25 novembre 1996, n. 624, non ancora convertito in legge, così come traspare nella medesima nota dell'Assessorato dell'industria;
denunciato che la Regione Autonoma della Sardegna, in base all'articolo 3 dello Statuto, ha competenza legislativa primaria in materia di miniere e cave e ha disciplinato la materia con la legge regionale 30/89;
osservato che un organo della burocrazia regionale non può, capovolgendo l'indirizzo precedente dell'Assessorato competente e forse oltrepassando la propria sfera di competenza, farsi strumento esecutore del Governo nazionale che vorrebbe con il D.L. 624/96 sovrapporsi alla normativa regionale,
chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'industria per sapere se non ritengano opportuno e necessario intervenire immediatamente presso il Servizio dell'attività mineraria e cava dell'Assessorato al fine di revocare l'iniziativa surrichiamata. (329)
INTERROGAZIONE PITTALIS - LOMBARDO sulla concessione dei diritti televisivi per la trasmissione della Sartiglia di Oristano.
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I sottoscritti,
premesso che la trasmissione via satellite della Sartiglia è stata una valida promozione dell'immagine della Sardegna in tutto il territorio europeo, oltre che un vantaggio indubbio per gli emigrati sardi all'estero ;
considerato che tale promozione potrebbe essere effettuata anche, in futuro, per altre iniziative e manifestazioni della Sardegna, al fine di pubblicizzare degnamente la cultura sarda;
constatato che la trasmissione è stata assicurata anche ai sardi con la trasmissione su emittenti locali,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale della cultura per sapere:
1) quanto sia costato alla Regione rendere possibile la trasmissione via satellite;
2) se e quanto la regione contribuisca alle spese che sosterranno le emittenti sarde che trasmetteranno la Sartiglia
3) se, in presenza di contribuzioni pubbliche, siano stati adottati criteri oggettivi e concorrenziali nella scelta delle emittenti sarde che cureranno la trasmissione. (690)
INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla occupazione da parte delle maestranze della miniera di bauxite di Olmedo.
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Il sottoscritto, premesso che:
I. da alcuni giorni i lavoratori della Sardabauxiti di Olmedo occupano la miniera in difesa del posto di lavoro;
II. la grave crisi estrattiva si trascina da tempo a causa - a detta di alcuni - della difficoltà di collocamento sul mercato della materia prima per l'alto tenore in silice;
III. se è pur vero che la bauxite di Olmedo ha un tenore in silice (SiO2) del 6,9%, contro un 4% richiesto dal mercato, è altrettanto vero che la stessa bauxite ha un alto tenore in alluminio (Al2O3), pari al 64%, contro valori molto inferiori delle altre bauxiti "atlantiche" ed un basso contenuto, pari all'11%, in ferro (Fe2O3), contro medie pari al 20% di tutte le altre, caratteristiche queste che, di fatto, la renderebbero ancora commerciabile;
IV. per questi motivi, continuano a pervenire da varie parti del mondo richieste di acquisto di bauxite di Olmedo, ma non si dà corso a questi ordini per "disegni non del tutto chiari";
V. prima di chiudere definitivamente una miniera - e nella fattispecie questa di Olmedo è entrata in esercizio relativamente da poco tempo e con enormi riserve coltivabili - è opportuno riflettere seriamente:
A. per il danno economico che si provoca nel contingente;
B. per la necessità di dover riaprire nel tempo la miniera (situazioni già verificatesi in Sardegna);
C. perché andrebbero disperse le alte professionalità che si sono formate;
VI. in più occasioni fu assicurata - pur con le necessarie ristrutturazioni e riduzioni di personale - la ripresa produttiva della miniera e il collocamento degli esuberi in altre società del gruppo EMSA, con particolare riferimento ai settori delle sabbie e loro verticalizzazioni e delle bentoniti,
chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'industria per sapere:
1) quali siano le reali intenzioni della Giunta regionale al fine di evitare la chiusura definitiva della miniera di bauxite di Olmedo (l'unica miniera in provincia di Sassari), che creerebbe un grave danno economico ed occupazionale per tutto il nord della Sardegna;
2) che fine abbia fatto il programma di ricollocazione degli eventuali esuberi in altre società del gruppo EMSA, così come preventivato nell'ottobre 1995, affinché a pagare non siano coloro i quali non hanno responsabilità alcuna nella cattiva gestione della società mineraria;
3) se, alla luce della situazione attuale, non sia opportuno ripensare - per un reale avvio produttivo della miniera - a proposte di ristrutturazione differenti dai modelli fin qui seguiti, quali:
A. la creazione di una società cooperativa tra lavoratori capaci e la partecipazione azionaria dell'EMSA per alcuni anni, con la responsabilizzazione diretta dei lavoratori attuali (in tutto o in parte) nella gestione dell'azienda, e la concessione mineraria gratuita per almeno dieci anni, nonché l'uso gratuito per lo stesso periodo di tempo di tutte le pertinenze della miniera;
B. l'introduzione del metodo della "ripiena cementata" e dei "pilastri artificiali", al fine della coltivazione anche dei pilastri residui, con uno sfruttamento del giacimento sino al 94% della potenzialità estrattiva, che assicurerebbe lavoro per ulteriori trent'anni. (691)
INTERROGAZIONE MARTEDDU, con richiesta di risposta scritta, sui residui tossici e nocivi negli stabilimenti Enichem di Ottana.
Il sottoscritto,
premesso che:
u la denuncia di numerosi cittadini ha portato alla ribalta e reso pubblico il sistema di stoccaggio e di smaltimento dei fanghi secchi, residui tossici e nocivi all'interno dello stabilimento Enichem di Ottana;
u la prima autorizzazione regionale per lo stoccaggio dei rifiuti tossici e nocivi è datata solo dal 23 novembre 1988 e che il decreto dell'Assessorato della difesa dell'ambiente viene rinnovato nel 1991 ;
u che l'autorizzazione si limitava al deposito di monocloruro fenolo, rifiuti solidi inquinanti dal PCB/PCT e fanghi di distillazione da solventi prodotti in grosse quantità ;
u la bonifica è iniziata dopo la richiesta di pulizia da parte dei nuovi acquirenti Dow, Chemical e Landa e che attualmente i fanghi vengono disinterrati e trasportati al depuratore gestito dal Consorzio industriale,
tutto ciò premesso chiede di interrogare l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere :
1) se l'Assessorato della difesa dell'ambiente ha effettuato verifiche e con quali risultati prima e dopo le succitate autorizzazioni;
2) se si ha la dimensione esatta delle quantità e della tossicità dei fanghi residui e dei rifiuti nocivi;
3) se corrisponde al vero e se risulta a codesto Assessorato la circostanza che per circa venti anni lavoratori provenienti da diversi centri della Sardegna centrale sono stati esposti a rischi gravissimi dovendo operare a contatto con vasconi riempiti di monocloruro di fenolo e di fanghi residui della lavorazione di solventi.
Il sottoscritto convinto che non sfuggirà alla S.V. la urgente necessità di fare chiarezza di fronte al Governo della Regione, al Consiglio regionale, alle Amministrazioni locali, ai lavoratori e ai cittadini, chiede se non ritenga opportuno promuovere una Commissione di indagine che offra certezze, che dipani le nebbie attorno alla gravissima vicenda e che eventualmente ponga Lei nelle condizioni di chiamare l'ENI alle proprie responsabilità civili e penali. (692)
INTERROGAZIONE USAI Edoardo, con richiesta di risposta scritta, sulla ventilata nomina del Comitato organizzatore dei Giochi della gioventù.
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Il sottoscritto, premesso che:
- da notizie di stampa la città di Cagliari sembra debba ospitare la fase nazionale dei prossimi giochi della gioventù;
- la manifestazione in parola scaturisce da un protocollo d'intesa fra il Ministero della pubblica istruzione ed il CONI e che questi ultimi dovranno gestirne l'organizzazione assieme agli enti locali coinvolti;
- pertanto, il Comune di Cagliari deve avere un ruolo da protagonista nella organizzazione di tale manifestazione che, data la partecipazione di migliaia di persone nonché l'esigenza di ingenti risorse umane ed economiche, assume per la città rilevanza importantissima;
considerato che l'Assessore dello sport del Comune di Cagliari non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale in ordine allo svolgimento dei Giochi,
chiede di interrogare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport per conoscere:
1) se risponda al vero che Cagliari ospiterà i Giochi della gioventù;
2) se, altresì, risponda al vero che l'Assessore medesimo abbia nominato, senza informare il Comune di Cagliari né, a quanto sembra, il CONI, un Comitato organizzatore e, in caso affermativo, quali siano i criteri utilizzati dall'Assessore nella scelta dei componenti di quest'ultimo. (693)
INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di un collegamento fra il Goceano e l'aeroporto di Olbia.
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Il sottoscritto chiede di interrogare l'Assessore regionale dei trasporti per sapere:
1) se sia a conoscenza che i viaggiatori che giungono nella tarda serata all'aeroporto di Olbia non possono raggiungere i paesi dell'interno (vedendosi costretti, se privi di mezzo privato, a pernottare nel centro olbiese aggiungendo spese e spese), perché nessun mezzo pubblico collega l'aeroporto gallurese con i paesi del Goceano, nonostante un mezzo dell'ARST stazioni per tutta la notte a Olbia;
2) se non sia opportuno che l'Assessorato ed il Consiglio di amministrazione dell'ARST studino la possibilità di predisporre un servizio serale che colleghi Olbia ed il suo aeroporto col Goceano, così come deliberato dalla Comunità montana n. 7 e dai consigli comunali dei paesi interessati, al fine di dare risposta alle sacrosante richieste di quelle popolazioni. (694)
INTERROGAZIONE CADONI, con richiesta di risposta scritta, sul degrado della spiaggia di Bosa Marina.
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Il sottoscritto,
considerato che la spiaggia di Bosa Marina, negli ultimi venti anni, è stata oggetto del fenomeno di insabbiamento, dovuto principalmente alla costruzione di un molo frangiflutti che ha alterato le naturali correnti marine;
considerato soprattutto che nel tratto delle "Colonie" tale fenomeno è più rilevante anche nella parte sommersa a causa di una barriera trasversale di rocce artificiali, la quale, fungendo da diga, ha generato nel fondo del mare un dislivello repentino di oltre un metro, che rappresenta la causa principale di annegamenti;
considerato ancora che la spiaggia superficiale non è igienicamente la più idonea per la balneazione,
chiede di interrogare l'Assessore della difesa dell'ambiente per conoscere se non ritenga necessario intraprendere tutte le iniziative volte allo studio approfondito del fenomeno e se, nel frattempo, non ritenga altresì doveroso promuovere tutte le azioni volte alla rimozione della barriera artificiale rocciosa ed alla asportazione dello strato superficiale della spiaggia ormai inquinata. (695)
INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di interventi urgenti da parte della Regione per favorire il comparto dell'artigianato sardo e, in particolare, della tessitura tipica di NULE.
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Il sottoscritto,
premesso che l'intero comparto dell'artigianato sardo sta attraversando una grave crisi a causa della disorganizzazione e della mancanza di coordinamento tra i diversi centri titolari delle antiche tecniche artigiane tradizionali, nonché della quasi totale assenza di strategie di marketing che ne permettano la valorizzazione anche in campo nazionale ed estero;
rilevato che anche la tessitura tipica di NULE, da sempre fiore all'occhiello dell'artigianato sardo, rischia di scomparire a causa dello scarso reddito che offre l'arte del tappeto tessuto a mano, in particolare per le giovani nulesi che non riscontrano nel settore una organizzazione commerciale e un coordinamento organizzativo così efficienti da permettere loro di intraprendere tale attività;
considerato che, attualmente, l'organizzazione del lavoro artigiano presenta gravi carenze di coordinamento tra i vari organismi che lo gestiscono quali ISOLA, ente impedito di assolvere ai propri compiti istituzionali, vedendo emarginate le proprie potenzialità umane e professionali, CNA e il Comitato per il Marchio DOC;
ritenuto indispensabile un intervento da parte della Regione, tale da presentare all'attenzione dei mercati nazionali ed internazionali il nostro prodotto e da favorire l'occupazione in tutti i centri titolari di antiche tecniche e tradizioni;
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale del turismo e artigianato per sapere quali interventi urgenti intendano porre in essere, anche dal punto di vista normativo, affinché l'importante settore dell'artigianato sardo ed, in particolare dell'arte della tessitura di NULE, possa riprendersi dalla grave crisi in cui versa anche grazie allo studio di un "attestato di origine" che esalti e promuova la peculiarità artigianale della nostra Isola, e ad una riorganizzazione e coordinamento di tutti i centri di lavoro artigiano tali da proporre il prodotto nostrano sia in campo nazionale che in campo estero con il pieno e diretto coinvolgimento degli operatori del settore. (696)
INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla posizione della Giunta regionale in relazione agli effetti negativi del Piano di ristrutturazione delle Ferrovie della Sardegna.
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Il sottoscritto,
premesso che, come previsto dalla finanziaria nazionale 1997 e dal relativo decreto di attuazione del Ministero dei trasporti, la gestione delle Ferrovie della Sardegna è stata concessa per tre anni alla F.S. S.p.A.;
considerato che tale ristrutturazione prevede numerosi tagli alle spese di gestione, pari circa al 33% del fondo assegnato nel 1996, che ricadono nel settore occupazionale, visto che il progetto di ristrutturazione presenta una decurtazione del personale, attualmente di più di 2000 unità, di circa la metà, che ricade in particolar modo sui i settori di Cagliari e Sassari;
rilevato che la definizione di tale piano presenta tempi estremamente ridotti: infatti dovrà essere presentato al Ministro dei trasporti il 28 febbraio c.m., dopo l'esame e previa intesa da parte della Regione e sentiti i sindacati;
ritenuto che, vista la scadenza imminente, la Regione abbia già esaminato e considerato idoneo tale Piano di ristrutturazione, accettando in toto gli ingenti tagli economici e di occupazione che penalizzano fortemente il settore dei trasporti in Sardegna,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dei trasporti per sapere:
- se la Regione sarda abbia dato l'intesa di competenza alla ristrutturazione prevista dal suddetto Piano e, se ciò non si sia verificato, quali proposte alternative la Giunta regionale abbia elaborato al fine di eliminare i forti disagi che ne deriverebbero in termini economici e di occupazione se il Piano in questione si dovesse applicare;
- se la Giunta ritenga di respingere, tutelando adeguatamente i lavoratori in servizio, i tentativi lottizzatori di parti politiche della coalizione di maggioranza al governo della nostra Regione tendenti all'accaparramento dei posti residui indicati nel progetto. (697)
INTERROGAZIONE PITTALIS, con richiesta di risposta scritta, sugli uffici giudiziari di Lanusei.
Il sottoscritto,
CONSIDERATO che nella Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lanusei è in servizio un solo magistrato; considerato che, considerato il carico di lavoro, un solo magistrato non può assicurare il buon andamento degli uffici;
considerato anche il grave momento di crisi dell'Ogliastra, in relazione al nuovo e grave episodio di sequestro di persona,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere:
1) se sia a conoscenza del problema;
2) se, ad oggi, la Giunta regionale si sia attivata presso il Governo nazionale ed il competente Ministero di Grazia e Giustizia;
3) se la Giunta regionale intende assumere nuove, urgenti ed incisive iniziative per consentire un'adeguata copertura degli organici della Procura presso il Tribunale di Lanusei. (698)
INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sull'urgenza di potenziare e migliorare i servizi delle strutture medico - sportive in Sardegna.
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Il sottoscritto,
premesso che in pochi anni (il caso drammatico più recente è di alcuni giorni or sono) in Sardegna sono morte quattro persone durante una gara di calcio, statistica assai pesante per la medicina sportiva isolana che viene spesso snobbata dagli stessi atleti per gli alti costi da sostenere e per la carenza delle strutture;
considerato che la prevenzione nella medicina sportiva è fondamentale per evitare che accadano fatti luttuosi come quello avvenuto recentemente e che tale prevenzione deve essere un diritto di tutti gli atleti, anche di quelli di età superiore ai 18 anni;
ritenuto opportuno che, in ausilio di ciò, venga diminuito il prezzo del ticket sanitario per le visite di controllo e di idoneità sportiva, in modo tale da permettere a tutti di usufruirne più agevolmente senza oneri economici troppo pesanti per i singoli e per le società sportive;
rilevata la necessità da parte della Regione di potenziare le strutture pubbliche e di pubblicare l'albo delle strutture private accreditate a tale servizio, così da riportare la medicina dello sport al ruolo che ad essa compete,
chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale per sapere se prevede in tempi brevi l'attivazione di interventi per abilitare, ai sensi della normativa vigente, le strutture private a rilasciare i certificati di idoneità sportiva e a potenziare le strutture pubbliche esistenti e, nel contempo, se intende intervenire affinché le spese per il ticket medico vengano abbattute così da permettere a tutti, singoli e società, di accedere alle visite di controllo. (699)
INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di attivare una Conferenza di servizio Regione-Amministrazione provinciale di Sassari-Comuni di Sassari e Sorso-Università di Sassari, per decidere sul recupero ambientale e sulla valorizzazione turistica dello stagno di Platamona.
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Il sottoscritto,
premesso che, a causa del degrado ambientale e della notevole espansione edilizia circostante, attualmente lo stagno di Platamona versa in condizioni preoccupanti dal punto di vista ecologico;
rilevato che gli scarichi fognari dei villaggi e degli edifici costruiti a ridosso dello stagno stanno trasformando quest'ultimo in una discarica a cielo aperto, interrompendo, inoltre anche i canali di collegamento tra lo stagno e la spiaggia che permettevano uno scambio tra le acque stagnanti e l'acqua di mare, corretto dal punto di vista ecologico;
ritenuto importantissimo attuare un recupero del territorio citato che, per la sua posizione a ridosso della spiaggia e della pineta, rappresenta una notevole risorsa ambientale da recuperare e valorizzare anche dal punto di vista turistico ;
considerato che la Regione potrebbe concorrere all'acquisizione di tale territorio, di concerto con l'Amministrazione provinciale di competenza, i Comuni limitrofi, l'Università di Sassari e altri enti pubblici e privati interessati, per meglio procedere con tutti i mezzi a disposizione alla rivalorizzazione turistico-ambientale dello stagno, tenuto conto della sua collocazione in continuità con spiaggia e pineta,
chiede di interrogare gli Assessori regionali della difesa dell'ambiente e della programmazione, per sapere se intendono al più presto convocare una Conferenza di servizio tra Regione-Amministrazione provinciale di Sassari-Comuni di Sassari e Sorso e Università di Sassari per discutere sull'eventualità di acquisire il territorio dello Stagno di Platamona come demanio pubblico e, una volta acquisito, procedere di concerto coinvolgendo anche altri partner pubblici e privati interessati alla valorizzazione di un territorio dalle notevoli possibilità di sviluppo ambientale e turistico, che può dare importanti risposte in termini di occupazione e sviluppo economico. (700)
INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulle gravi carenze del servizio postale nel sassarese.
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Il sottoscritto chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere:
I. se sia a conoscenza della grave situazione in cui operano le poste nel sassarese per le croniche carenze di personale ad ogni livello, comportando disfunzioni e disservizi non più accettabili da parte della numerosa utenza, e che hanno portato i sindacati a proclamare alcune giornate di sciopero;
II. quali iniziative l'Ente Poste e l'Amministrazione comunale di Sassari abbiano intrapreso, affinché il popoloso quartiere di Monserrato - così come a più riprese richiesto dai cittadini interessati e dalla Circoscrizione - possa avere finalmente un ufficio postale;
III. se non sia opportuno intervenire con urgenza nei riguardi del Ministro delle poste e della dirigenza dell'Ente Poste al fine di risolvere - con assunzioni, nuovi sportelli, locali idonei, computerizzazione di tutti i servizi, ecc. - i problemi del servizio postale.
Interventi che, se concretizzati, darebbero anche una boccata d'ossigeno ad un territorio colpito da una crisi occupazionale senza precedenti. (701)
INTERROGAZIONE BONESU, con richiesta di risposta scritta, sulla insufficienza della disponibilità di acqua potabile nei comuni di Nurachi, Riola, Baratili e Zeddiani.
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Il sottoscritto, chiede di interrogare l'Assessore regionale dei lavori pubblici, per conoscere:
u se sia nota la situazione di penuria di rifornimento idrico che, soprattutto nei mesi estivi, attanaglia le popolazioni di Nurachi, Riola, Baratili e Zeddiani;
u se sia a conoscenza che tale situazione, che comporta la privazione d'acqua, senza alcuna programmazione, per due o tre giorni ogni settimana, deriva dal dirottamento di parte delle risorse idriche della sorgente di Mandrainas per le esigenze di altri centri e dalla fatiscenza della condotta di adduzione da Mandrainas a tali abitati;
u per quali motivi il progetto di collegare i centri di Nurachi, Riola e Baratili agli impianti di potabilizzazione di Silì, che avrebbe consentito la disponibilità di ingenti quantità di acqua, pur compreso nelle opere previste dal programma per l'emergenza idrica, non sia stato finanziato;
u se l'Assessorato abbia esaminato il progetto di rifacimento dell'acquedotto di Mandrainas, presentato dall'Esaf, per cui il medesimo Ente ha richiesto priorità assoluta in relazione all'utilizzazione dei fondi di cui alla delibera CIPE n. 344/1996;
u se l'Assessorato condivida tale priorità o, scavalcando le indicazioni dell'Esaf, intenda far eseguire altre opere, da tale Ente non ritenute urgenti ed indifferibili;
u con quali misure ed in quali tempi intenda comunque risolvere il problema e ridare alle popolazioni interessate le disponibilità idriche necessarie per una vita civile. (702)
INTERROGAZIONE FOIS Paolo - BERRIA - SASSU, con richiesta di risposta scritta, sull'intesa tra il Banco di Sardegna e la Banca olandese ABN AMRO.
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I sottoscritti,
preso atto della notizia, recentemente diffusa dai mezzi di informazione, di un'intesa tra il Banco di Sardegna e la Banca olandese ABN AMRO relativa all'affidamento a detta Banca del compito di definire un progetto di aumento di capitale e di collaborare allo sviluppo della rete distributiva del Banco in alcune aree della Penisola;
rilevato come tale intesa sia intervenuta dopo che la Conferenza regionale sul credito, promossa nello scorso maggio per valutare il ruolo svolto dal sistema bancario ai fini dello sviluppo economico regionale, aveva sottolineato l'esigenza di una stretta collaborazione tra l'Istituzione regionale e il Banco di Sardegna per lo sviluppo economico dell'Isola, esigenza anche di recente riconosciuta dalla stessa dirigenza del Banco;
constatato come il dichiarato obiettivo dell'accordo di collaborazione tra i due istituti di credito sia quello di favorire il consolidamento e l'espansione dell'attività del Banco di Sardegna al di fuori del mercato isolano, in virtù anche del collocamento delle sue azioni presso partner strategici internazionali;
sottolineata la circostanza che il comunicato stampa diffuso dal Banco di Sardegna non vada oltre una sommaria descrizione del contenuto dell'intesa in questione;
richiamata l'attenzione sul fatto che una valutazione, da parte della Giunta e del Consiglio regionale, dei riflessi di una simile intesa sul futuro ruolo del Banco nello sviluppo economico dell'Isola non potrebbe prescindere da un approfondito esame del testo integrale dell'intesa,
chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore della programmazione al fine di conoscere la natura dei passi che intendano intraprendere al fine di mettere a disposizione del Consiglio il testo integrale di un accordo di indubbia rilevanza, suscettibile di avere profonde ripercussioni sulla politica economica e creditizia della Regione e sulle prospettive di sviluppo dell'intera Isola. (703)
INTERROGAZIONE FRAU - LIORI, con richiesta di risposta scritta, sulla angioite granulomatosa allergica (malattia di Churg-Strauss).
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I sottoscritti ,premesso che:
a) la malattia di Churg-Strauss è caratterizzata da vasculite granulomatosa a carico del polmone (in cui ingenera infiltrati polmonari associati ad asma),della cute,del rene,dell'apparato cardio-vascolare,del grastroenterico e del sistema nervoso periferico;
b) pur essendo una malattia poco comune presenta prognosi sfavorevole e che ha bisogno continuo di terapia;
c) si ha notizia certa della presenza di tale patologia in Sardegna;
considerato che:
a) la malattia di Churg-Strauss non è stata compresa nell'elenco delle forme morbose a cui si da diritto all'esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria (D.M. 1/2/1991 e D.M.5/8/1992);
b) il Ministero della Sanità,in base all'art.5,comma 3° ,della legge 29/12/1990 n° 407,può rideterminare le forme morbose in riferimento alle patologie che danno diritto a tale esenzione,
chiedono di interrogare l'Assessore della sanità per sapere se non ritenga opportuno intervenire presso il Ministero competente, affinché la malattia di Churg-Strauss sia inserita tra le forme morbose esenti dal ticket al fine di alleviare l'onere finanziario finora interamente sostenuto dai malati. (704)
INTERROGAZIONE BIGGIO - BOERO - CADONI - CARLONI - FRAU - LIORI - LOCCI - MASALA - SANNA NIVOLI - USAI Edoardo, con richiesta di risposta scritta, sull'Osservatorio dei trasporti della Regione sarda.
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I sottoscritti,
premesso che, nel maggio 1994, veniva istituito a Palma di Maiorca un Comitato di pilotage che aveva il compito di presentare il progetto alle Regioni dell'Europa mediterranea ponendo le basi per l'avvio di Medidata;
considerato che l'Associazione "Sardegna Data" ha sviluppato fin dal 1992 la metodologia e il software che, tra l'altro, fu scelto dalla Conferenza delle Regioni periferiche e marittime della C.R.P.M. per la realizzazione di detto Osservatorio durante il seminario europeo dal titolo "I sistemi di informazione geografica per la sistemazione e lo sviluppo regionale" tenutosi a Poitiers nel settembre 1992;
visto che, in data 14 luglio 1994, in ordine alla opportunità della costituzione di un Osservatorio dei trasporti nel Mediterraneo, l'Assessorato regionale concordava con le proposte allora avanzate e si dichiarava disponibile allo sviluppo del progetto,
chiedono di interrogare l'Assessore regionale dei trasporti per conoscere le ragioni e le determinazioni che hanno spinto l'Assessorato a non utilizzare la metodologia ed il software della Associazione "Sardegna Data" e per quali motivazioni ha affidato la realizzazione dell'Osservatorio dei trasporti della Regione Sardegna all'Università. (705)
INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di attivare a Sassari il servizio sanitario emergenza/urgenza, servizio telefonico 118.
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Il sottoscritto,
premesso che con il D.P.R. 27.3.92 è stato emanato l'atto di indirizzo e coordinamento alla regioni del sevizio telefonico 118 di emergenza - urgenza sanitaria, recepito con DM dal Ministro della Sanità che ha fornito le direttive per l'applicazione del Decreto;
considerato che in Sardegna tale servizio sanitario è previsto in parziale applicazione, momentaneamente solo per Cagliari e zone limitrofe, mentre le altre Province e, in particolare Sassari sono ancora prive di tale coordinamento;
rilevato che attualmente le urgenze sono convogliate nei servizi di guardia medica, un servizio importante la cui organizzazione è priva di appagamento professionale per i medici che lo esercitano, pur esistendo le necessarie attrezzature e l'impegno forniti dalla Regione per il potenziamento dei servizi sanitari e la preziosa collaborazione di numerose associazioni di volontariato;
ritenuta necessaria l'attivazione, in particolare a Sassari, del citato servizio 118 emergenza/urgenza, conversione del servizio di guardia medica in uno strumento più completo e di maggior gratificazione professionale per i medici;
considerato, altresì, che i fondi per l'attivazione di tale servizio di pubblica utilità, stimabili in circa 40 miliardi, potrebbero essere in parte finanziati dall'istituzione di un ticket per il servizio di guardia turistica da applicare una tantum alle famigli di turisti che frequentano numerosi la nostra Isola, come già avviene in altre regioni italiane;
chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale per sapere se intende attivare i necessari servizi sanitari 118 - emergenza/urgenza anche a Sassari e se intende concentrare l'impegno della Regione nella direzione di una conversione della guardia medica in un servizio sanitario più completo e rispettoso delle professionalità dei medici che lo esercitano, in modo da consentire risposte più celeri e adeguate agli utenti e da utilizzare al meglio le attrezzature e l'impegno già disposti dalla Regione, coinvolgendo in quest'attività di sostegno anche le numerose associazioni di volontariato che si occupano di soccorso urgente e se intende prendere in considerazione l'istituzione del citato ticket sanitario per il servizio di guardia turistica, in modo da recuperare parzialmente i fondi necessari per il potenziamento e l'attivazione dei servizi sanitari in oggetto. (706)
INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla paventata soppressione di centinaia di uffici postali in Sardegna.
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Il sottoscritto chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere:
I. se sia a conoscenza che l'Ente Poste starebbe per chiudere - in base al solito piano di razionalizzazione - ben 173 uffici postali (di cui 41 in provincia di Sassari) situazione che porterebbe di fatto alla scomparsa dei piccoli centri del Logudoro, Goceano, Anglona, Gallura e Meilogu, già penalizzati per il taglio di classi nelle scuole materne, elementari e medie, di buona parte dei mezzi di trasporto pubblici, di caserme, di presidi sanitari e quant'altro;
II. se questa nuova dissennata politica dei tagli non sia un ulteriore tentativo di desertificazione e marginalizzazione dell'Isola, già colpita gravemente da una crisi economico-sociale senza precedenti;
III. quali iniziative urgenti la Giunta regionale intenda assumere nei riguardi dell'Ente Poste e del Governo nazionale, al fine di bloccare sul nascere questo piano, che di fatto priverebbe moltissimi centri di un servizio pubblico essenziale per il vivere civile e che colpirebbe principalmente le categorie più deboli (leggi pensionati). (707)
INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sul progetto di realizzazione della discarica in località "Francischettu" in agro di Ussana.
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Il sottoscritto,
premesso che la Commissione siti dell'Assessorato della difesa dell'Ambiente ha espresso parere positivo sulla realizzazione della discarica in località "Francischettu" sita in Comune di Ussana, nonostante la posizione discordante dello stesso Consiglio comunale;
considerato che con questo parere viene scavalcato l'intento della stessa Amministrazione locale, che viene così delegittimata riguardo le scelte di gestione del proprio territorio, in quanto il Consiglio comunale di Ussana, in sede di redazione del Piano Urbanistico Comunale, ha deliberato per lo stesso sito della discarica una destinazione a parco comunale;
rilevato, altresì, che la realizzazione della discarica porterebbe molti disagi alla popolazione locale, danneggiando l'attività agricolo - pastorale che rappresenta il tipo di economia su cui il territorio di Ussana si sostiene, in quanto i prodotti delle coltivazioni e degli allevamenti verrebbero deprezzati a causa della presenza della discarica stessa;
ritenuto estremamente pericoloso realizzare in tale località la citata discarica perché il tipo di rifiuti (categoria 1^ e 2B - r.s.u. e r.s.i.) creerebbe in poco tempo un notevole degrado ambientale aumentato dalla vicinanza della già attiva discarica di Serdiana;
chiede di interrogare l'Assessore della difesa dell'ambiente per conoscere quali provvedimenti intende assumere in prima persona affinché venga bloccata la realizzazione del progetto della ditta PRO MI. SA. che riguarda la citata discarica in agro di Ussana, tenuto conto del parere contrario espresso dallo stesso Comune di Ussana e dei danni ecologici ed economici che ne conseguirebbero per la popolazione locale se tale progetto fosse posto in essere. (708)
MOZIONE BERRIA - SCANO - CUCCA - DETTORI Ivana - DIANA - FALCONI - BUSONERA - CHERCHI - CUGINI - FOIS Paolo - GHIRRA - MARROCU - SANNA Salvatore - OBINO - SASSU - USAI Pietro - ZUCCA sui recenti episodi di criminalità in Sardegna.
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSIDERATO CHE:
- i recenti episodi di criminalità, ultimo in ordine di tempo il sequestro di Silvia Melis, dimostrano il livello allarmante e non più sostenibile della situazione della pubblica sicurezza in Sardegna e, in modo specifico, nelle aree interne;
- oltre il sequestro, siamo in presenza del riproporsi anche di reati tipici come l'abigeato, l'estorsione, gli omicidi, oltre ad altri fenomeni criminali;
- il sequestro di Silvia Melis ha suscitato allarme e preoccupazione nelle comunità locali e tra le diverse categorie sociali, in particolare tra le forze imprenditoriali che, oltre alle difficoltà strutturali tipiche delle zone interne, debbono tener conto nella loro attività anche del rischio rappresentato dal possibile sequestro di persona;
RITENUTO preoccupante che, nonostante il rapido allarme, il sequestro di Silvia Melis sia stato comunque portato a termine; tale circostanza è emblematica dei gravi limiti nelle misure di prevenzione e di repressione di questo tipo di reato;
CONSIDERATO CHE i sequestri costituiscono un gravissimo danno non solo per l'immagine della comunità sarda, ma anche per le sue possibilità di sviluppo economico;
SOTTOLINEATO CHE:
- dopo la forte e diffusa reazione della comunità sarda, vittima del crimine di pochi, appare urgente e non differibile chiedere allo Stato di porre in essere atti e comportamenti, attraverso gli organi preposti, che portino ad un potenziamento effettivo delle azioni preventive e repressive e alla predisposizione di un piano di pubblica sicurezza efficace;
- occorre una riflessione generale sulla normativa antisequestro, possibilmente senza i condizionamenti legati alla emozione del fatto specifico e che, insieme agli operatori della giustizia (magistrati, avvocati e forze dell'ordine) va avviata una riflessione sulla utilità di misure come il blocco dei beni che in più di una occasione è apparso inefficace, rischiando anzi di creare danni all'ostaggio;
- insufficiente appare una risposta dello Stato tutta impostata sul blocco dei beni anziché su una attività investigativa quantitativamente e soprattutto qualitativamente adeguata che preveda sistemi di indagine altamente specializzati che partano da un sistema di conoscenze adeguato dei luoghi e dei meccanismi con cui si sviluppa l'azione criminosa;
- a fronte di una situazione che richiederebbe interventi tempestivi e tesi a riaffermare una forte presenza dello Stato in Sardegna si assiste in questi ultimi mesi a scelte che stanno determinando una sensibile erosione dei servizi, dalla sanità alle poste, dalle ferrovie alla viabilità, dalla scuola alla giustizia, in un quadro che appare come un ritrarsi dello Stato dalle zone interne dell'Isola;
- l'esempio più macroscopico di una scelta di rinuncia ai propri doveri da parte dello Stato è data dalla situazione degli uffici giudiziari di Nuoro e di Lanusei. Appare evidente che, come denunciato dal Procuratore generale della Corte d'Appello di Cagliari, la presenza della giustizia in Sardegna sta diventando puramente nominale;
- a questo quadro già grave si aggiungono gli effetti delle misure di razionalizzazione scolastica che anche in questo settore stanno progressivamente riducendo la presenza dello Stato con la soppressione di decine di circoli scolastici di scuole medie e istituti superiori;
RILEVATO CHE:
- diverse commissioni d'inchiesta nazionali e regionali hanno indagato sulle condizioni economiche, sociali e culturali e sulle risposte che ad esse occorre dare su diversi piani;
- tale patrimonio, che aveva suscitato in Sardegna grandi speranze, è rimasto largamente inattuato, anzi si avverte la sensazione in tutta l'Isola che gli impegni assunti dal Governo in materia di sviluppo economico e sociale vengono disattesi;
consapevole dell'eccezionalità della situazione
e del senso di smarrimento diffuso nella società sarda
impegna la Giunta regionale
ad assumere subito l'iniziativa per un incontro con il Presidente del Consiglio dei Ministri per:
a) chiedere al Governo e al Parlamento di verificare l'efficacia della attuale legislazione relativa al blocco dei beni dei familiari delle persone sequestrate;
b) potenziare l'attività di intelligence sia in ordine alla prevenzione che alla repressione della criminalità e a garantire l'impiego di strutture e di mezzi necessari per combattere la criminalità sarda;
c) sollecitare il Consiglio Superiore della Magistratura perché si affronti la gravissima condizione degli uffici giudiziari sardi;
d) portare avanti nel confronto con il Governo, la proposta della costituzione di una Conferenza permanente Stato-Regione, per verificare l'attuazione delle misure e per assicurare un monitoraggio costante nel controllo della criminalità;
e) rendere operative le intese già intercorse con la Regione sarda e a pervenire a conclusive determinazioni circa gli aspetti relativi allo sviluppo economico e sociale, già da lungo tempo oggetto di confronto, in modo da aggredire i limiti economici e infrastrutturali che alimentano il disagio sociale, che condizionano negativamente la stessa crescita culturale. (111)
MOZIONE SCANO - PITTALIS - MARTEDDU - MASALA - DETTORI Bruno - BALIA - MONTIS - AMADU sulla riforma costituzionale dello Stato.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PRESO ATTOche l'inizio dei lavori della Commissione parlamentare per le riforme costituzionali di cui alla legge costituzionale 24 gennaio 1997, n. 1, ha avviato il processo di revisione della parte II della Costituzione e, quindi, della riforma dell'attuale Stato regionale;
CONSIDERATOche la predetta Commissione è chiamata a concludere in tempi brevi i propri lavori e a presentare al Parlamento uno o più progetti di legge;
RITENUTA la necessità di concorrere al processo di revisione costituzionale attraverso la proposta di specifiche norme attinenti ad una riforma del regionalismo che consenta alle Regioni di far parte a pieno titolo dello Stato-ordinamento e di riaffermare e valorizzare nel nuovo assetto costituzionale, le "forme e condizioni particolari di autonomia" proprie delle Regioni differenziate, ponendo contestualmente i presupposti costituzionali per un'organica ed incisiva revisione dello Statuto speciale per la Sardegna;
RITENUTO di dover procedere alla riforma dello Statuto non appena sia stato definito il nuovo quadro costituzionale,
impegna il Presidente della Giunta regionale
ad intraprendere le più opportune iniziative affinché attraverso l'azione dei Parlamentari eletti in Sardegna, del Governo, delle forze politiche e sociali, delle Regioni a Statuto speciale e di diritto comune, delle Autonomie locali, vengano formalmente proposte ed accolte dalla Commissione parlamentare per le riforme costituzionali le proposizioni normative di revisione costituzionale che il Consiglio approva e che sono contenute nell'allegato che fa parte integrante della presente mozione,
impegna altresì il Presidente della Giunta ed il Presidente del Consiglio regionale
affinché venga richiesta alla Commissione parlamentare per le riforme costituzionali - ed in particolare al Comitato "Forma di Stato"- una specifica audizione concernente la Regione Sardegna. (112)
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