Seduta n.292 del 10/11/1993
CCXCII SEDUTA
(ANTIMERIDIANA)
MERCOLEDI' 10 NOVEMBRE 1993
Presidenza del Presidente FLORIS
indi
del Vicepresidente SERRENTI
INDICE
Interpellanze (Annunzio) ......
Interrogazioni (Annunzio)....
Mozioni Dadea - Ladu Leonardo - Manca - Casu - Cocco - Cuccu - Erittu - Lorelli - Pes - Pubusa - Ruggeri - Sardu - Satta Gabriele - Scano - Serri - Zucca sulle delicate questioni sollevate dalla pubblicazione degli elenchi degli iscritti alla Massoneria in Sardegna (152) e Cogodi - Morittu - Murgia - Salis - Urraci sulla libertàdi associazione con metodo democratico; sui diritti di conoscenza da parte dei cittadini degli ambiti di appartenenza dei candidati e dei proposti a funzioni politiche rappresentative; sulle garanzie di imparzialitàe correttezza nell'esercizio delle funzioni pubbliche (154). (Continuazione della discussione congiunta):
BAROSCHI ............................
PUBUSA .................................
MULAS MARIA GIOVANNA
PORCU ...................................
PAU .........................................
PUSCEDDU ...........................
La seduta è aperta alle ore 10 e 01.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 7 ottobre 1993, che è approvato.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
MULAS MARIA GIOVANNA Segretaria:
"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di tutelare gli interessi dei cacciatori sardi lesi dall'Ordinanza del 5/1/1993 del Ministro dell'ambiente riguardante la sospensione per otto giorni dell'attività venatoria, annullata dalla Corte costituzionale con sentenza dell'11/24 giugno 1993". (654)
"Interrogazione Porcu, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione finanziaria e gestionale della SIPAS". (655)
"Interrogazione Planetta, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata presenza della Regione sarda alla manifestazione internazionale di giardinaggio di Stoccarda". (656)
"Interrogazione Sanna Adalberto - Oppi - Piras - Giagu - Corda - Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata attribuzione dei profili professionali al personale dell'Amministrazione regionale". (657)
"Interrogazione Pau, con richiesta di risposta scritta, sui danni causati dai nubifragi in Ogliastra e nel Sarrabus". (658)
"Interrogazione Serrenti, con richiesta di risposta scritta sui licenziamenti alla COOP/CAM di Cagliari". (659)
"Interrogazione Baghino, con richiesta di risposta scritta, sull'affidamento della direzione del reparto di traumatologia della strada". (660)
Annunzio di interpellanze
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
"Interpellanza Dadea - Erittu - Muledda sull'acquisizione al patrimonio regionale della laguna di San Teodoro". (352)
"Interpellanza Cuccu - Ruggeri - Satta Gabriele sulla mancata attuazione della libera Giunta regionale n. 26/21 del 13 luglio 1993 concernente un programma stralcio per nuove iniziative industriali nel Sulcis - Iglesiente - Guspinese - Villacidrese. (353)
"Interpellanza Porcu sulla incompatibilità negli incarichi nella pubblica amministrazione regionale". (354)
"Interpellanza Cuccu - Ruggeri - Satta Gabriele sulla gestione della sovvenzione globale CEE". (355)
"Interpellanza Sanna Adalberto - Oppi - Corda - Giagu - Marteddu - Piras - Amadu - Serra Pintus sulle spese per promuovere la conoscenza delle bellezze naturali ed artistiche della Sardegna ai sensi della legge regionale n. 7 del 1985. (356)
Continuazione della discussione congiunta delle mozioni Dadea - Ladu Leonardo - Manca - Casu - Cocco - Cuccu - Erittu - Lorelli - Pes - Pubusa - Ruggeri - Sardu - Satta Gabriele - Scano - Serri - Zucca sulle delicate questioni sollevate dalla pubblicazione degli elenchi degli iscritti alla Massoneria in Sardegna (152) e Cogodi - Morittu - Murgia - Salis - Urraci sulla libertàdi associazione con metodo democratico; sui diritti di conoscenza da parte dei cittadini degli ambiti di appartenenza dei candidati e dei proposti a funzioni politiche rappresentative; sulle garanzie di imparzialitàe correttezza nell'esercizio delle funzioni pubbliche (154).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione congiunta delle mozioni numero 152 e 154.
Ha domandato di parlare l'onorevole Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (P.D.S.). Solo per chiedere al Presidente, una breve sospensione dei lavori, in considerazione dell'esiguo numero dei presenti.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni sospendiamo i lavori del Consiglio per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 05, viene ripresa alle ore 10 e 18).
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.
BAROSCHI (P.S.I.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, debbo comunicarvi che questa mattina ho preso una ponderata e sofferta decisione; invece di guardare i telegiornali del mattino e le previsioni del tempo, d'ora in poi, farò uno sforzo per ascoltare della musica classica, che mi piace tanto. Questo perché dietro le parole, le informazioni, potrebbe, come dire, nascondersi qualche cosa di oscuro, di occulto. Anche per quanto riguarda le stesse previsioni del tempo, chi mi garantisce, chi mi tutela dal fatto che non mi dicano qualche cosa che potrebbe non andar bene per la mia gita domenicale? Accettando l'andazzo di questi tempi, io preferisco fuggire dalla realtà, almeno per la prima ora della giornata, che per me personalmente è molto importante, perché il mio ritmo biologico riprende a funzionare e non vorrei che, fin dall'inizio della giornata, fosse inquinato da notizie tendenziose o comunque un po' manipolate. Chissà, forse dietro l'estensore di quelle notizie si nasconde un massone. Dico questo per stemperare un po' il tono di questo dibattito, che sembra essere eccessivamente carico di cose che, debbo confessare, non mi piacciono. Già c'è tanta confusione nel nostro Paese in questo momento; contribuire a creare ulteriori motivi di confusione mi mette a disagio, non mi ci ritrovo. Lo giudico stupido - non voglio offendere nessuno -che ci si debba dividere in quest'Aula tra difensori dei massoni e accusatori dei massoni; non trovo che questo sia giusto, per rispetto di noi stessi, perché non è questa la funzione che dobbiamo svolgere e perché diamo un cattivo esempio, e siccome siamo giustamente in vetrina di fronte alla pubblica opinione, ai nostri elettori, ai nostri cittadini, siano o meno essi elettori, questi atteggiamenti io credo che finiscano per ridurre ancor più la considerazione dei cittadini per questa Assemblea. Io credo che non dobbiamo, proprio noi, contribuire a che il distacco sempre più evidente tra la società e le sue istituzioni sia incentivato. Così come, poiché nello scrivere la mozione in origine si è parlato di una sola associazione, sembra che vogliamo criminalizzare una e dimenticare le altre; abbiamo assistito ieri alla difesa, io credo in perfetta buona fede, dell'una, la Massoneria, e dell'altra, l'Opus Dei. Vorrei qui, semplicemente, ricordare che corre voce che le aziende favorissero l'iscrizione dei propri dirigenti al Rotary e ai Lions perché, nelle riunioni che quotidianamente si fanno, e che sono pubbliche, si possono favorire gli interessi delle società. E' del tutto legittimo questo. Vogliamo criminalizzare anche queste associazioni perché favoriscono un modo di condurre gli affari, quelli leciti, non quelli illeciti, in una maniera forse un po' al di fuori delle regole dell'economia? Io credo che considerare straordinarie queste cose, sia fuorviante e così cerco di riportarmi con la musica a un po' di serenità di giudizio, perché credo che ne abbiamo bisogno nel valutare questi fatti. Io, per esempio, non sono d'accordo con alcune affermazioni fatte dai colleghi Cogodi e Salvatorangelo Mereu, quando affermano che in quest'Aula si dovrebbe discutere di ben altri problemi; a parte il fatto che degli altri problemi ne abbiamo discusso, le questioni che attengono ai diritti civili non sono meno importanti, in questo momento drammatico che vive il nostro Paese. L'importante è che, alla fine, questa Assemblea assuma un atteggiamento corretto, sereno nelle sue valutazioni e credo quindi che sia giusto, che anche queste questioni debbano essere oggetto di dibattito. Non mettiamole in un cantuccio, perché probabilmente valgono quanto la difesa del diritto al lavoro. La difesa dei diritti civili vale quanto quest'ultima. Non c'è differenza, a mio modo di vedere. Gli altri problemi coinvolgono interessi più concreti, questo è vero ma da legislatori, da rappresentanti del popolo, non possiamo assumere atteggiamenti di distacco, evitando di parlarne. Noi dobbiamo parlarne e arrivare a conclusioni che siano serene. Non è facile dimenticare che fra qualche mese ci saranno le elezioni regionali e che noi andremo alla verifica democratica del voto. Dobbiamo fare uno sforzo sincero per parlare di queste cose cercando di non essere eccessivamente influenzati da un avvenimento così importante in democrazia, qual è quello delle elezioni, e assumere comportamenti coerenti, soprattutto perché la gente che ci osserva abbia la possibilità di una lettura facile del comportamento dei partiti, dei Gruppi, ma anche delle singole persone, che deve essere leggibile, trasparente, si dice oggi.
Io non voglio fare polemica - me ne scuso in anticipo -, ma come si fa a dire che l'appartenenza ad una associazione quale è la Massoneria può essere fonte di maggiore pericolo per la imparzialità dell'eletto, o anche di chi, svolgendo una funzione pubblica, deve garantire la massima imparzialità, e poi in una elezione proporre come candidato una persona che ha fatto voto di obbedienza alla gerarchia ecclesiastica, perché, se le fortune elettorali l'assistono, diventi ufficiale di governo? Si dice che è stata sospesa a divinis. E' vero, ma io bado a quello che succede dentro la persona. Può anche darsi che non dia più la comunione e non confessi più, io non sono molto addentro a queste cose, però di fatto quella persona ha fatto una scelta di vita. Un diacono è persona rispettabilissima, perché sottopone la propria vita a vincoli ben più forti di quelli di un cittadino "semplice". Ecco perché, quando la mozione del P.D.S. cerca di indurre a riflessione sul fatto che l'appartenenza ad un'associazione può comportare pericoli per il corretto comportamento delle persone, io non posso non chiedermi se in dieci anni il clima in quest'Aula sia così cambiato. Dieci anni fa, Presidente Floris, al suo posto, c'era un Gran Maestro. E non si era eletto da solo. Era stato votato dall'Aula. Sono passati dieci anni è vero, e in dieci anni cambiano molte cose, cambiano i costumi e quant'altro, ma per lo meno questo Consiglio non dovrebbe dare dimostrazione di schizofrenia, passando nel giro di appena un decennio dall'elezione - alla massima carica dell'Assemblea di un Gran Maestro della Massoneria - o che poi divenne un Gran Maestro - un esponente di primissimo piano, a un atteggiamento di segno totalmente opposto. Può anche essere giusto, però io mi preoccupo del fatto che quanto meno questo passato esiste e non si può cambiare. Vogliamo dire che abbiamo sbagliato allora, totalmente? E' una cosa che io non credo. Allora, nessuno si preoccupò che l'ufficio delicatissimo di regolamento dei lavori dell'Assemblea legislativa sarda potesse essere in qualche modo inficiato dall'appartenenza alla Massoneria e questo mi dà da riflettere.
Vorrei fare un'altra considerazione, chiedo scusa ai colleghi ma non voglio essere presuntuoso, su quella che io considero forse la questione più importante. Non leggo molto più la stampa, questo è vero, è un difetto che man mano in me si va allargando, per non ho sentito che in altri Consiglio regionali si stiano dibattendo queste questioni. Forse è un male che non lo facciano, ma io sento emergere dal Paese un humus, un qualcosa che non mi piace affatto, un qualcosa che potrebbe portare a spaccature nel Paese. Faccio riferimento alle dichiarazioni leghiste. Dentro queste ultime ci sono i germi di una dissoluzione di questo Stato, passano sopra, a carro armato, sui diritti delle persone. Noi oggi stiamo qui a discutere della tutela o meno dei diritti civili di ciascuno e forse non ci rendiamo conto del pericolo di aiutare anche inconsapevolmente, attraverso gli organi di informazione, attraverso il nostro dibattito, a creare un'atmosfera di denuncia delle istituzioni, che favorisce l'emergere della rabbia e di quei sentimenti di scarsa razionalità che pure non dovrebbero emergere. Facciamoci più accorti, cerchiamo di inserire questo nostro dibattito in un contesto più ampio, cerchiamo tempi migliori. Forse non faremmo male a stare attenti anche a questo perché non è vero che rimaniamo sempre nel nostro chiuso. Di queste cose se ne sente parlare, io non credo che in Lombardia abbiano pubblicato gli elenchi e quant'altro. Per quanto riguarda la funzione della stampa, io non voglio offendere nessuno, ma credo che spesso i giornali siano fatti, mirando più alle vendette che all'informazione, che è cosa molto diversa. Hanno forse pubblicato l'elenco di coloro che risiedendo qui, svolgendo funzioni qui, sono iscritti altrove? E' questa l'imparzialità dell'informazione? Io non credo che noi dobbiamo far finta che quello che viene scritto sui metri quadrati di carta bianca nel pomeriggio e che si tramuta in un giornale la mattina sia il verbo. Mi può informare, può dirmi qualcosa, ne tengo conto, ma non ne faccio un Vangelo, non ne faccio un qualcosa che è giusto in sé. Non è vero, perché la finalità del giornale non è quella di informare, questa può essere la finalità del giornalista, del professionista serio, ma complessivamente il giornale io non lo considero più come organo di informazione, ma come un mezzo per fare i soldi. E' una cosa legittima perché l'iniziativa privata è anch'essa giustamente tutelata. Così come dovremmo evitare di fare finta di poter legiferare, di poter normare con i vari strumenti quando poteri in merito non ne abbiamo. Abbiamo fatto un errore clamoroso con l'approvazione della mozione la volta scorsa. Perché un'assemblea legislativa non norma attraverso uno strumento che normativo non è, perché non ne abbiamo i poteri, questa è la verità. Io dubito che questo Consiglio regionale, in ordine a questi diritti civili, possa legiferare. Ne dubito molto perché non è tra i nostri poteri. E allora utilizziamo - ecco qui un atteggiamento che non mi convince - strumenti, come l'approvazione di una mozione, che vorrebbero sopperire a questa carenza di potere. Però, poi, i disastri si vedono.
Onorevole Presidente, io mi chiedo: se in quella mozione - tanto non è norma - avessimo chiesto di ridurre ad un terzo lo stipendio dei dipendenti della Regione e del Consiglio, il Presidente del Consiglio e il Presidente della Giunta avrebbero dato seguito alla mozione? Io ci credo poco, chiedo scusa.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Basta farlo.
BAROSCHI (P.S.I.). Sì, però c'è una norma che lo impedisce, c'è una norma che impedisce di ridurre, con una mozione, lo stipendio dei dipendenti. E, allora, non c'è forse una norma che impedisce di fare indagini sulla iscrizione a qualunque tipo di associazione? Non è una norma quella? La legge "300" del 1970, lo Statuto dei lavoratori, non è norma? Certo che è norma. Un legislatore che abbia consapevolezza del proprio potere, fa una norma, non fa una dichiarazione chiamata mozione.
Signor Presidente, io la invito a ritirare la richiesta che lei ha fatto ai dipendenti, perché, a mio modestissimo avviso, lei è andato contro una norma. E questo non deve essere, non può essere. Noi, se ne abbiamo i poteri, legiferiamo in materia e tutti - il Presidente del Consiglio, il Presidente della Giunta, tutti - hanno il dovere di osservare la legge. Questa è la via che un legislatore deve seguire, non l'impegno che viene da una votazione del Consiglio. Per quanto guai a toccare la "sacralità" di un'Aula, vero? Però, quando l'Aula dice cose che vanno contro l'ordinamento, mi sia consentito di dire che non devono essere, nella maniera più assoluta, osservate. Io ho votato contro una parte della mozione, non avevo bisogna del parere dell'Avvocatura dello Stato e presumevo che la stessa cosa valesse per i colleghi. La parte che riguarda i dipendenti, fino a che permane quella norma, non può essere in alcun modo attuata. E non mi si venga a dire che non è una richiesta ma un "invito". Voglio sapere dove va a finire la dichiarazione del dipendente. Dove la mettiamo anche se corrisponde a un "invito a"? Non è giusto che noi legislatori assumiamo comportamenti di questo genere.
Trasparenza: nella mozione numero 152 si parla di trasparenza, di efficienza, di produttività, di pubblicità. Non mi è stato chiesto di firmarla, io avrei chiesto agli estensori di parlare ancora di imparzialità, che è un concetto diverso, molto diverso perché può darsi che con la trasparenza massima, seguendo tutte le procedure, si arrivi a cose di una imparzialità abissale. I due concetti sono molto diversi e credo che parlando dell'impegno che assume un cittadino quando svolge funzioni pubbliche, sia esso eletto, sia esso un dipendente pubblico la cosa non cambia - è l'imparzialità soprattutto che noi dobbiamo chiedere. Poi ci sono le norme per assicurare la trasparenza, ma se mi consentite, è un gradino sotto; la prima cosa che dobbiamo chiedere a coloro che svolgono funzioni pubbliche è, più che la trasparenza, l'imparzialità. E' lì il nocciolo, secondo me. Posso naturalmente sbagliare, avere una visione limitata, però mi pare che la prima cosa di cui ci dobbiamo assicurare sia esattamente questa.
Mi viene in mente un episodio. Io ero ragazzino, avevo i calzoni corti, però ho chiara ancora l'immagine. Non ricordo a chi è dedicata la Chiesa che sta vicino a via Dante. Mi pare sia la Chiesa di Santa Lucia. Ebbene, era domenica, e io andavo a Messa. Cominciavo, nonostante i calzoni corti, ad apprezzare l'ideale socialista. Mi piaceva già allora. Ebbene, sulla porta della Chiesa c'era una comunicazione: "I comunisti e i socialisti sono scomunicati". Questo diceva quel foglietto sulla porta della Chiesa di Santa Lucia di Cagliari, Erano gli anni '50. Poi, naturalmente, le cose sono andate avanti, la società è progredita, la Chiesa si è adeguata, forse ha messo nel dimenticatoio quella norma, comunque sia l'ha tolta di mezzo, per lo meno non vedo più sulle porte della Chiesa questa comunicazione. Però, a me è rimasto questo ricordo, quindi mi freno prima di pronunciare anatemi, cerco di evitarlo, se è possibile, perché potrei incorrere, nella mia modestia, nello stesso identico errore. E' vero che questo è uno Stato di diritto, ma è anche uno Stato che consente al prete, che viene a sapere di un reato, di non parlare, perché c'è il segreto della confessione. E' qualcosa che dà diritto di cittadinanza al sentimento religioso e a quello che ne consegue. Va bene, ce ne possono essere tante di deviazioni dalla coerenza, questo lo comprendo. Dovremmo assumere un atteggiamento un po' più cauto quando parliamo di queste cose. Così come, dicevo poc'anzi al collega Cogodi, che quando chiede nella sua mozione "154", al primo punto, che ciascuno dica, quando si presenta candidato alle elezioni, quello che è: che appartiene alla Massoneria, che aiuta l'Opus Dei, che è del Rotary. Ma non cominciamo a parlare di ineleggibilità, caro Luigi, sai perché? Perché potrebbe essere strumentalizzato anche questo e non è giusto. L'elettore deve sapere chi è colui che si presenta dall'A alla Z, ma questo non può essere motivo di esclusione. Sia l'elettore, se vuole, a non eleggerlo, ma non si può renderlo ineleggibile. Questo volevo dire prima. Io credo che valga di più in democrazia allargare l'elettorato passivo piuttosto che limitarlo. Tu parti da un punto anche giusto, io concordo con te, però questo potrebbe essere anche utilizzato male, strumentalizzato, quindi evitiamolo. Sia l'elettore a decidere. Chi non fa la dichiarazione evidentemente ha qualcosa da nascondere e l'elettore lo deve sapere. In questo sono d'accordo.
Molto brevemente do lettura di un articolato: "L'adesione del funzionario ad associazioni e organizzazioni, i cui interessi siano anche indirettamente coinvolti nello svolgimento delle funzioni dell'amministrazione e ad associazioni ed organizzazioni che abbiano per fine il perseguimento di interessi individuali dei membri e dei partecipanti, deve essere comunicato al dirigente del servizio e al capo dell'amministrazione. Tale partecipazione deve essere resa pubblica attraverso elenchi che devono essere distribuiti o tenuti a disposizioni del pubblico". Più avanti: "Il dipendente non può far parte di associazioni i cui interessi siano o appaiono in contrasto col perseguimento dell'interesse pubblico che è affidato all'ufficio, o che si propongono obiettivi incompatibili con la tutela di tale interesse. Il dipendente non può far parte di associazioni che si propongono di realizzare la garanzia o la tutela dei diritti individuali dei loro soci, in alternativa agli strumenti offerti dall'ordinamento giuridico e salva la libertà di associazione sindacale". Poi, se i colleghi vogliono, ci sono altri 4 o 5 articoli. Io mi sono limitato, per non tediare i colleghi, a leggerne qualche pezzo….
(Interruzione dell'onorevole Piras)
BAROSCHI (P.S.I.). No, non sei d'accordo con me, ti chiedo scusa ma non sei d'accordo con me. Io sto cercando di fare uno sforzo per evitare, col mio modestissimo contributo, a questa Assemblea di scendere di un gradino. Poi, se non ci riesco, pazienza, ma, credimi, il mio sforzo è quello. Che cos'è questa cosa che ho appena letto? E' la bozza, che è da discutere, formulata dal ministro Cassese, sui comportamenti dei dipendenti pubblici; una cosa che, se viene accolta, può diventare norma e che definisce la soluzione del problema che ci siamo posti. Ma quanta differenza c'è tra queste cose e le cose che abbiamo messo noi nelle mozioni. Qui c'è serenità, qui c'è approfondimento, qui c'è l'obiettivo di arrivare ad una definizione migliore del rapporto dipendente-pubblica amministrazione e del ruolo che esso dipendente deve svolgere, mentre da noi c'è una accetta, una scimitarra. Ed è questo che dobbiamo evitare, cari colleghi, dobbiamo evitare di affrontare queste questioni delicate con arnesi che non servono, che contribuiscono soltanto a rendere più drammatico il problema e a volte a renderlo anche non risolvibile.
Concludo, onorevole Presidente, con un invito ai presentatori delle mozioni a ritirarle, perché vedo ancora in queste i punti che hanno portato a una situazione non giusta, non corretta, già con la votazione dell'altra volta, e noi non facciamo altro che rendere ancora più grave questo stato di cose. Se mi è consentito, vorrei rivolgere un invito a tutti noi ad essere più sereni in questo dibattito, più tranquilli, perché stiamo toccando materia delicata che attiene ai diritti civili delle persone e anche al funzionamento della pubblica amministrazione nel suo momento più elevato, cioè quello dell'Assemblea degli eletti e questo richiede, da parte nostra, uno sforzo di serenità al quale siamo tenuti, se vogliamo che coloro che ci guardano abbiano comprensione delle nostre buone ragioni. Non partecipiamo noi stessi a questa triste battaglia per rinfocolare gli animi, non ce n'è proprio bisogno in questo momento, dobbiamo fare uno sforzo per cercare di placare gli animi e di renderli più razionali e più sereni possibile.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pubusa. Ne ha facoltà.
PUBUSA (P.D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, diceva giustamente ieri il collega e compagno Francesco Cocco che questo è un dibattito preoccupante, non solo per le cose che si dicono, ma anche per il clima che si è creato, un clima di incomunicabilità, un clima nel quale le posizioni vengono caricate, un clima nel quale manca una interlocuzione che dovrebbe essere invece necessaria per uscire positivamente da un dibattito che ha le implicazioni profonde di quello che noi stiamo svolgendo. Ho sentito parlare di crocifissioni, di caccia alle streghe, di maccartismo e di tante altre cose, ma francamente mi sembrano assolutamente fuor di luogo, le definirei sciocchezze, se non avessi grande rispetto anche per coloro che erroneamente le hanno formulate. Addirittura l'onorevole Kikita Serra ha detto ieri, con mia grande preoccupazione, che il P.D.S. ha attaccato la chiesa cattolica, mettendo in discussione l'importanza di quel magistero. Mi sembrano forzature, mi sembrano posizioni che non aiutano a comprendere, non aiutano soprattutto a uscire positivamente da questo dibattito. Mi sembra soprattutto che ci sia una parte dell'Assemblea che ricorre a queste forzature - capisco che ci sia e capisco anche perché - perché vuole sostanzialmente nascondere la reale volontà di continuare a difendere pratiche politiche, o pratiche nell'esercizio di funzioni pubbliche amministrative, che siano in continuità con quelle che si sono instaurate in questa Assemblea, in questa istituzione, e in più in generale in Sardegna, al pari che in altri livelli nazionali, e dalle quali evidentemente non si intende recedere. Lo scontro, infatti, signor Presidente, onorevoli colleghi, non è sulla massoneria Massoneria, o meglio non è solo su un certo modo di intendere la Massoneria, ma è sulle modalità attraverso cui si forma la volontà politica in Sardegna, sulle modalità attraverso le quali in Sardegna si sono formati e si formano i gruppi dirigenti, attraverso le quali, per dirla con molta chiarezza, si determinano, anche all'interno di quest'Aula, i dirigenti di questa Assemblea e i dirigenti più in generale della istituzione regionale e ancora, valutando più complessivamente, attraverso cui si determinano i gruppi di comando nella società sarda. Io credo che, dall'analisi di alcune vicende che possono essere assunte come campione - questo è stato denunciato più volte in quest'Aula, e talvolta anche sulla stampa, tuttavia, sia la stampa sia la intellettualità sarda su questo punto non hanno voluto approfondire l'analisi che, secondo me, invece è essenziale -, da alcune vicende campione ma anche da alcune attuali vicende giudiziarie, senza voler entrare nel merito, ma solo dando un giudizio di carattere politico, emerge con estrema chiarezza che, al di là e al di fuori delle sedi istituzionali, delle sedi preposte alla formazione democratica delle scelte politiche e della determinazione dei gruppi dirigenti politici e non, vi sono anche in Sardegna dei canali, delle sedi, dei luoghi in cui queste scelte vengono assunte, dando alle sedi ufficiali soltanto una veste quasi formale di ratifica. Io credo che questo sia un problema che riguarda la Massoneria, quale parte di questo sistema, o una parte della Massoneria. Io non conosco questa istituzione a fondo, mi auguro che anche in questa istituzione vi siano persone che siano contrarie a questo. E mi auguro anche che, nel corso di questi dibattiti e di queste discussioni, vengano fuori, perché se non vengono fuori significa che in questa istituzione tutti gli affiliati sono perché queste pratiche continuino. Io credo tuttavia che non tutti dovrebbero essere d'accordo su questo. Dicevo, riguarda la Massoneria ma riguarda anche settori anche importanti dell'intellettualità sarda, riguarda settori importanti del mondo politico, grandi settori dei partiti di maggioranza, non tutti però; alcuni partiti, secondo me, sono organicamente e complessivamente inseriti in quest'ottica e, siccome io non mi sono mai sottratto al dovere di guardare le cose in faccia, dico che non sono sottratti a quest'ottica e a questa logica neppure settori del partito a cui io appartengo o settori della società che sono storicamente o tradizionalmente collegati a questo. Io ho esaminato, con una certa attenzione, nel corso di questa legislatura e soprattutto nell'ultima fase politica della formazione di gruppi dirigenti di questa Assemblea, la formazione di gruppi dirigenti del settore più allargato. Talvolta sono anche intervenuto polemicamente nella nomina di qualche presidente, polemicamente e in perfetta solitudine. Ho esaminato la formazione di questa Giunta regionale e ho tratto la convinzione profonda che vi sia stato un gioco di veti trasversali, che vi sia stato un gioco di intese trasversali, vi sia stato insomma tutto un lavorio, il cui risultato complessivo finale è che persone che potevano, nell'ambito di questi organi, mantenere un'assoluta autonomia di giudizio, non seguire la vecchia regola del consociativismo, che è la regola peggiore per la democrazia, secondo cui assessore nuovo copre quello vecchio, giunta nuova copre quella vecchia, cioè la regola secondo cui tutto rimane com'è, perché al di là delle persone che pro tempore si avvicendano la continuità delle cose deve rimanere la stessa, ebbene nessuna delle persone, anche tra quelle candidate, che potevano scostarsi da questa regola, è riuscita a pagare positivamente il vaglio del livello vero di decisione e di formazione della volontà politica in questa Assemblea e più in generale in Sardegna. La mia convinzione personale è che noi siamo in presenza di un ceto di comando che, nelle sue linee essenziali, si legittima reciprocamente, al di fuori di qualsiasi reale rispetto delle volontà che si formano nelle assemblee, nelle associazioni, nelle stesse sedi partitiche, laddove questi partiti ancora esistono. Perché, diciamolo anche con molta chiarezza, lo dicevo prima, alcuni partiti non hanno più i caratteri di partito con collegamenti sociali e di massa, ma sono essi stessi organicamente delle formazioni in cui si decide esclusivamente sulla base di logiche riservate.
Bene, io credo che lo scontro politico in atto, almeno così come io lo avverto, così come io desidererei che fosse, è questo, cioè fra tutti coloro, al di là del partito di appartenenza o dell'associazione di appartenenza, che vogliono che le decisioni politiche e la formazione dei ceti di dirigenti, del ceto politico, avvenga sulla base di quel continuum democratico che parte dall'opinione pubblica, dalle associazioni e dai partiti e poi si riflette nelle assemblee elettive e coloro che invece, in vario modo e con diverse modalità, vogliono che tutto questo avvenga in modi diversi, riservati, in modi in cui ognuno conta e gioca per sé, al di là poi del riferimento che fa a sigle o a etichette politiche. Io credo che questo sia il vero nodo dello scontro e allora non capisco, o meglio capisco, perché ritengo che chi fa questi discorsi, in modo piuttosto duro e fermo, sia dall'altra parte della barricata e quindi ne prendo atto, del resto lo sapevo già. Mi meraviglio tuttavia che questo non venga accolto, invece, da persone che non sono organicamente inserite in questo sistema o che dicono di volerlo combattere. Quindi traggo meraviglia e anche preoccupazione dal fatto che, ad esempio, dall'interno della Massoneria, non vengano se non le parole che ha pronunciato qui il collega Ladu, che io ovviamente rispetto come rispetto tutti i colleghi, ma che mi sembra, come già altre volte ho detto, difenda molto male la causa della stessa Massoneria, perché qui nessuno vuol crocefiggere, nessuno vuole condannare, nessuno vuol fare caccia alle streghe. Lo stesso Ladu mi pare che non sia, come purtroppo fu Cristo, in croce, mi sembra che per fortuna abbia una posizione e una situazione totalmente diversa. Ciò che mi preoccupa però è che, anche da quei settori, non si levi chi dica: è finalmente giunto il momento che anche la Massoneria, al pari di qualsiasi altra associazione sia pubblica, si conoscano pubblicamente le cariche, si possa - se qualcuno ha questa curiosità - vedere l'elenco degli iscritti. Credo che, una volta che si avesse il coraggio di adottare questa decisione verrebbe meno anche l'interesse e la curiosità talvolta morbosa che oggi vi è intorno a questi elenchi. Giudico complessivamente preoccupante che queste voci democratiche, anche dall'interno di questa associazione, non si levino, comprendendo appieno qual è il punto centrale dello scontro. Io penso che nessuno, tra coloro che si professano a favore di ideali democratici, possa non fare una considerazione che è questa: nella nostra storia repubblicana c'è un personaggio che è veramente il protagonista, che l'attraversa in tutte le sue fasi. Voi pensate che sia l'onorevole Andreotti, probabilmente come persone può anche esserlo, ma questo personaggio è il segreto. La storia italiana anche repubblicana, in tutte le sue fasi, è attraversata da un protagonista principale che è il segreto, da Gladio, al periodo delle stragi - stragi di Piazza Fontana, di Piazza della Loggia, di Bologna - al caso Moro, e chi più ne ha più ne metta; in tutti i passaggi fondamentali della vita repubblicana il protagonista centrale è il segreto. E allora io mi chiedo, siccome penso che in quest'Aula molti siano democratici, se non sia giunto il momento per ciascuno di noi, in tutti i luoghi in cui opera, di levare la sua voce e il suo impegno per dire che tutte le forme di segreto vanno in qualche modo combattute, se vogliamo che lo sviluppo democratico sia uno sviluppo serio e non avvenga attraverso continui crolli e cambi molto traumatici, come quelli che si annunciano anche in questa fase politica, perché il problema della Lega è un problema serio, proprio perché può dar luogo a uno dei tanti cambi traumatici, di cui è caratterizzata la vita politica italiana, per la sua incapacità di darsi invece ricambi del tutto fisiologici e democratici.
Io credo che questo sia il problema fondamentale, tutte le altre cose che si possono dire, accentuando le posizioni penso che in definitiva servano esclusivamente da copertura a queste pratiche. E allora, questo nostro dibattito, almeno nell'interpretazione che io ne do, è la continuazione di alcune battaglie che in questa sede sono state fatte, ad esempio quando noi abbiamo parlato della limitazione dei mandati. Ebbene, io mi sono convinto che il modo migliore, per creare periodicamente condizioni di innovazione nelle idee, nelle persone, e soprattutto nei gruppi dirigenti che stanno attorno alle persone, sia proprio quello di una continua e rigorosa innovazione, quindi la determinazione legislativa del limite dei mandati. Per questo esprimo un apprezzamento per coloro che, come è avvenuto anche in questi giorni - mi riferisco a due importanti esponenti del mio partito - hanno detto di volersi rigorosamente attenere a questa regola, proprio perché questa è la regola che consente di eliminare quelle incrostazioni che anche involontariamente si cercano, perché ciascuno di noi è il frutto di una storia politica, di contatti politici e personali che si porta nell'esercizio di qualsiasi sua funzione, ed è del tutto ovvio. Io non potrei, se fossi investito di una carica più importante di quella che ho, rivolgermi per collaborazioni a persone che non ho mai conosciuto. Solitamente ciascuno si rivolge a persone che hanno comunanza di idee, talvolta di lotta politica, però a lungo andare, quando anche le intenzioni sono le migliori si formano incrostazioni, si formano gruppi che possono diventare gruppi di potere, si formano oggettivamente i così detti "tappi", cioè delle situazioni in cui si impedisce che l'innovazione vada avanti. Quindi la cosa migliore è attenersi a questa regola, e io credo che questo dibattito, per come io lo interpreto, sia una continuazione della battaglia politica per la limitazione dei mandati e per alternative reali contro la logica consociativa che ormai sta ammorbando la democrazia. In questa stessa Aula, risentiamo del fatto che non ci sia un'opposizione e una maggioranza, del fatto quindi che la difesa anche di certe istanze di controllo venga assegnata a singoli consiglieri, che spontaneamente si assumono questo ruolo, talvolta malvisti anche nei rispettivi Gruppi, ma che vogliono sostanzialmente mantenere viva quella fiammella che è propria di tutte le assemblee democratiche, che presuppone un qualche controllo dell'Esecutivo da parte dell'Assemblea. Quindi io credo che ci inseriamo in tutto questo.
Vengo infine, prima di concludere, al parere dell'Avvocatura dello Stato, premettendo che considero l'Avvocatura dello Stato una delle istituzioni più importanti del nostro Paese, tuttavia, come tutte le istituzioni non sacra; l'Avvocatura dello Stato è un'avvocatura, fa cause, ne vince e ne perde, è formata comunque di ottimi avvocati e io ho una grande stima, oltre che un ottimo rapporto personale con l'avvocato distrettuale che mi onoro di conoscere da quando - ormai sono passati quasi venticinque anni - iniziai a frequentare le aule di giustizia. Fatta questa premessa, dico anche che un'Aula parlamentare dovrebbe evitare questo modo del tutto provinciale, al di fuori del proprio rango, di assumere gli atti di un qualsiasi ufficio pubblico come legge; un'Aula parlamentare non assume nulla come legge, perché è l'espressione, essa stessa, più vera della sovranità, e quindi non c'è sentenza di Corte costituzionale o atto di un qualsiasi organo pubblico che un'Assemblea parlamentare non debba valutare ovviamente con serietà, data l'autorevolezza da cui promana, ma anche con la dovuta autonomia. Quindi smettiamo, quando leggiamo una sentenza o un parere, di considerarli come la verità in terra. Non esiste la verità, tanto meno in materia giuridica. Tuttavia io voglio dire che pur rispettando, anche per l'autorevolezza di chi lo ha firmato, e dell'ufficio da cui proviene, questo parere, ritengo che questo parere non abbia affrontato i problemi che doveva affrontare. Perché, badate, nel nostro ordinamento costituzionale esiste intanto un principio fondamentale che è quello della pubblicità, che è principio, mentre la segretezza è eccezione. Questo vale per l'esercizio di funzioni pubbliche ed è un principio indiscusso fra costituzionalisti. Esiste anche un altro principio, che è quello della riservatezza che attiene alla sfera privata. Quindi, nell'esercizio delle funzioni pubbliche c'è il principio della pubblicità, nell'esercizio dei diritti, dei poteri e delle facoltà privata, vi è il principio della riservatezza. Peraltro tutti i costituzionalisti mettono in evidenza come questi due principi, possono subire, come tutti i principi, eccezioni; però, siccome si tratta di principi costituzionali possono subire eccezioni soltanto qualora vi sia da soddisfare altri interessi tutelati da altrettante disposizioni costituzionali. Per esempio, voi sapete che esiste il segreto di Stato. Il segreto di Stato esiste ed è costituzionalmente legittimo, entro certi limiti, perché soddisfa un interesse costituzionalmente protetto, qual è quello ad esempio alla difesa dello Stato e dell'ordinamento democratico. Quindi vedete che, benché il principio sia quello della pubblicità, là dove vi sia esigenza di soddisfare un altro principio costituzionale, quel principio stesso può subire legittimamente eccezioni. E lo stesso discorso vale per la riservatezza dei privati. La riservatezza dei privati è un principio che si desume dalla Carta, ma è anche un principio che può subire eccezione là dove vi siano altri principi costituzionali il cui sviluppo esige che vi sia eccezione. Ora, diceva giustamente il collega Cocco - che, oltre che essere persona di grande intelligenza, è anche un grande cultore del diritto - che esiste nella nostra Costituzione, per esempio, un principio espressamente enunciato, che è quello dell'imparzialità dell'amministrazione, il che significa o può significare che talvolta, anche nell'esercizio di prerogative private, là dove si esercitino funzioni discrezionali, che quindi possono incidere sulla imparzialità, vi possa essere eccezione alla regola della riservatezza. Del resto, sapete che il pubblico funzionario, in talune situazioni, si deve astenere, quindi deve palesare un proprio conflitto di interessi che può essere in atto. Ora io non voglio dare soluzioni perché qui non è il mio compito; se il Consiglio mi avesse chiesto un parere glielo avrei fornito, gratuitamente ovviamente. Però voglio dire che questo problema nel parere dell'Avvocatura non è affrontato. L'Avvocatura dice che, siccome, nel rapporto di lavoro subordinato privato, lo Statuto dei lavoratori dice questo, questo si applica anche al rapporto di impiego pubblico. Non è così, perché nel rapporto di impiego pubblico vi sono dei principi costituzionali espressi, quali quello dell'imparzialità e quello del buon andamento, che sono principi che esigono un supplemento di analisi. Cioè si tratta di vedere se lo sviluppo di questi principi rende necessario o meno che il pubblico funzionario investito di talune funzioni debba, diversamente da qualsiasi altro privato che non esercita pubbliche funzioni, in eccezione a quel principio di riservatezza peraltro implicitamente tratto dalla Costituzione, avere o meno l'obbligo di esplicitare le proprie appartenenze. Io pongo solo un punto interrogativo, però dico che il parere dell'Avvocatura non affronta questo problema che invece è, secondo me, è il nucleo centrale del quesito posto dalla Presidenza. Quindi mi pare che, da questo punto di vista, il parere non risponda a ciò cui era chiamato a rispondere.
Quanto alla questione della configurazione della Massoneria - l'avvocato Serra presumo che non sia massone, anche se lo fosse sarebbe sempre l'amico, la persona simpatica e intelligente che è, tuttavia io penso che non lo sia - la mia sensazione, non me ne vogliano i fratelli massoni, è che il punto sulla Massoneria sia stato scritto da un massone. In Avvocatura ci sono ottimi avvocati che risultano essere, oltre che amici, massoni. Le argomentazioni francamente sono molto deboli; dire che un'associazione non è segreta perché si sono le sigle e le etichette, francamente mi sembra un po' risibile; d'altra parte, se così fosse, non si capisce perché, anche in quest'Aula, dei massoni dichiarati difendano con l'accanimento che abbiamo visto quella che loro chiamano riservatezza della Massoneria. Per cui anche questo punto a me francamente sembra molto debole. Tuttavia c'è un altro aspetto che il parere mi pare non affronti e che invece avrebbe meritato una maggiore attenzione, e cioè la fonte che deve determinare le limitazioni. Posto che si può sostenere che il principio costituzionale di imparzialità legittimi delle discipline differenziate per i pubblici dipendenti rispetto agli altri privati, la fonte può essere un ordine del giorno del Consiglio? O deve essere la legge? Io sarei così propenso a pensare che debba essere la legge. Secondo problema: la legge regionale, nell'ambito della sfera delle proprie competenze, perché ha competenza a disciplinare i propri uffici, nell'ambito di questa sua potestà, può giungere a fissare una disciplina di questa natura che interferisce con l'esercizio di diritti costituzionalmente garantiti? Anche qui io pongo solo dei punti interrogativi. Non sta a me risolvere il problema, ma dico che il parere dell'Avvocatura da questo punto di vista si dimostra abbastanza carente. Anche qui non affronta, il nucleo dei problemi che la Presidenza gli ha posto. Quindi, conclusivamente, vorrei dire che appaiono del tutto fuor di luogo le prese di posizione di due deputati sardi che chiedono lo scioglimento del Consiglio regionale sardo. Fra l'altro mi si diceva che uno di questi due deputati, faceva parte del gruppo Pannella, che bivaccava di fronte al Parlamento dalle 7 del mattino per impedire lo scioglimento del Parlamento nazionale. Quindi sembra fuori luogo che questo parlamentare invochi lo scioglimento del Consiglio regionale, tra l'altro dimostrando di non aver ben compreso qual è la portata dell'articolo 50 dello Statuto, e lo stesso si dovrebbe dire per Martelli. Si tratta di trovate propagandistiche che lasciano il tempo che trovano, che certamente dal mio punto di vista non onorano il mandato di chi le ha presentate. Occorre ben altro per sciogliere il Consiglio regionale.
Conclusivamente, vorrei dire che il livello dello scontro e della portata politica di quello che stiamo discutendo è quello di cui parlavo; la mia personale impressione è che in quest'Aula, e comunque in Sardegna, il processo di espropriazione delle sedi democratiche di decisione sia andato molto avanti. A mio avviso - lo diceva altre volte anche il collega Cocco e io concordo con lui - siamo in una soglia che in taluni settori lambisce l'organizzazione illecita; cioè si tratta di livelli di decisione, come del resto avvenuto a livello nazionale, che ormai toccano, anche da quanto si può leggere sulle cronache giudiziarie, livelli che non sono neanche più quelli scorretti democraticamente ma consentiti dal codice penale. O questa Assemblea ha la capacità complessivamente di capire che siamo arrivati a questo livello di guardia, oppure io credo che questa nostra democrazia regionale corra dei pericoli; non nel senso di fine della democrazia, ma nel senso che diventa prevalente un modo di fare politica del tutto diverso da quello che noi abbiamo detto molto spesso di volere e da quello democratico che è previsto nella nostra Costituzione e nel nostro Statuto.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Maria Giovanna Mulas. Ne ha facoltà.
MULAS MARIA GIOVANNA (P.S.I.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, neanche a me piace il clima privo di serenità, carico di esasperazioni, surriscaldato da tesi accusatorie e difensive, che certamente non aiutano a comprendere e a razionalizzare un dibattito su una questione delicatissima per la quale, credo che tutti ne siamo avvertiti, anche la nostra istituzione legislativa è stata chiamata in causa, oggetto di attenzione, da parte della stampa, questa come altre volte non certo positiva. Sono d'accordo con chi sostiene che la discussione sulla Massoneria rischia di degenerare su due versanti opposti, tra chi si erge a difesa della libertà per i singoli di associarsi, di scegliere, di fare opzioni rispetto al credo politico, religioso, filosofico, e chi ritiene che questa appartenenza sia comunque motivo di comportamenti devianti e chi invece, difendendo le libertà individuali e giustamente, non tiene conto di tutto un dibattito e di mille contraddizioni che comunque rispetto a questo problema si sono manifestate e anche di deviazioni che noi non possiamo ignorare.
Io parto da una scelta legislativa che è quella del 1982, dallo scioglimento della P2, momento anche quello di dibattito acceso e di confronto sulle deviazioni intervenute, sulle logge segrete, e quindi sulla qualificazione delle associazioni segrete. Fu varata una legge che vietava la P2 e le stesse associazioni segrete ai sensi dell'ultimo comma dell'articolo 18 della Costituzione. Il divieto costituzionale riguarda le associazioni segrete e quelle che perseguono scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare. Al di fuori di tale divieto - e riportando il dibattito quindi, da mio punto di vista, a quelle che sono le intenzioni che mi hanno spinto anche a firmare una mozione - tutti possono associarsi liberamente, per fini che non sono vietati al singolo cittadino dalla legge penale. Se la Massoneria non rientra tra le associazioni segrete e non persegue il compimento di reati non è fuori legge e quindi è possibile aderirvi liberamente.
E' altresì evidente che l'adesione a questa, come a qualunque altra associazione di carattere politico, religioso e culturale e quant'altro, rientra nella scelta dell'individuo, costituisce di per sé l'esplicazione di un diritto individuale tutelato dal principio di uguaglianza sancito dall'articolo 3 della Costituzione, dalla libertà di manifestazione di pensiero, dalla libertà di associazione e di riunione e di quant'altro la nostra Costituzione repubblicana afferma. Nonostante tutto ciò, è indiscutibile che, in un corpo che ha i presupposti per esser sano, siano emerse così gravi e così generalizzate deviazioni da far apparire un legame in molti casi indissolubile con ambienti economici e politici e tutti insieme con associazioni criminose, mafia, camorra, 'ndrangheta. Inchieste in corso in tutta Italia hanno anche portato al sequestro di elenchi di iscritti e dentro la Massoneria è aperto un dibattito e persino uno scontro tra tesi opposte, non solo in riferimento alla pubblicazione degli elenchi, ma anche alla pubblicità degli atti, alla trasparenza e alla visibilità delle finalità associative e delle modalità di adesione. Evidentemente, anche dentro questa associazione, sono maturate posizioni differenziate e soprattutto da parte di chi non avendo niente da nascondere e non volendo barriere di segretezza o di riservatezza eccessiva, dietro cui celarsi, intende non essere accomunato e criminalizzato rispetto a questi fenomeni inquietanti a cui si faceva cenno. E fermo restando che, per alcune azioni in corso, sarà la Magistratura e chi di dovere a giudicare, è evidente che chi ha liberamente aderito per motivazioni culturali o ideologiche ad una associazione come la Massoneria, può sentirsi offeso dall'essere comunque accomunato a soggetti che hanno finito per rappresentare queste pericolose alleanze con gli aspetti più inquietanti del malaffare.
Tutto ciò pone un problema politico in termini di trasparenza, evidentemente, e non di discriminazione, e a mio avviso ha reso legittimi un'azione e un dibattito all'interno del Consiglio che evidentemente non erano volti - questa era la finalità che io perseguivo e sono convinta come altri firmatari della mozione - a discriminare il massone in quanto tale, ma a rendere più attenta l'istituzione e a evitare che questa possa essere strumentalizzata e utilizzata per finalità non di interesse generale. Questo dovere attiene ai consiglieri, attiene all'Assemblea legislativa del Consiglio. Se ciò costituisce giusto motivo di vigilanza, evidentemente non può determinare discriminazioni ingiustificate in un clima che è stato definito, in modi diversi, di caccia alle streghe; può invece legittimare che l'adesione o meno alla Massoneria possa essere oggetto di valutazione per le scelte specificatamente politiche caratterizzate da un rapporto fiduciario. Ciò vale per le nomine politiche e anche per quelle che, pur non essendo tali, sono largamente discrezionali, attengono cioè ad un investimento di ruolo, ad un incarico basato sulla fiducia, ad un potere delegato e come tale destinatario di una responsabilità non solo ascrivibile al ruolo funzionale. Vi sono dipendenti che occupano i loro posti di lavoro per pubblico concorso, ci sono incarichi che vengono discrezionalmente attribuiti sulla base della fiducia. L'iniziativa che io stessa ho contribuito a promuovere, con la lettera al Presidente del Consiglio e con la mozione approvata a maggio da questo stesso Consiglio, mirava ad attuare quindi il principio della trasparenza nello svolgimento delle funzioni pubbliche attraverso la visibilità dei luoghi del potere, che in momenti meno drammatici di questo potrebbe non avere senso. In altre fasi della nostra stria, della nostra vita comunitaria, istituzionale e politica potrebbe essere del tutto irrilevante, non lo è oggi nelle condizioni di grave deviazione della Massoneria, ma anche della vita pubblica, della politica. I cittadini si aspettano che quanto attiene alla sfera di governo della cosa pubblica, sia completamente visibile, non abbia livelli di segretezza e di non controllabilità. Quindi credo che questo Consiglio volesse porsi l'obiettivo di segnalare la propria attenzione al problema.
Il fatto di dire che uno sia massone o no è irrilevante in via di principio e, ripeto, trent'anni fa poteva essere ancora più rilevante. Se mi preoccupo delle generalizzazioni nei confronti degli iscritti alla Massoneria, se mi preoccupo delle discriminazioni che potrebbero determinarsi semplicemente per una scelta di appartenenza, mi preoccupo altrettanto di alcune dichiarazioni sul principio di solidarietà tra massoni, per cui può attuarsi una situazione altrettanto discriminatoria dei confronti dei non massoni. Vi sono state dichiarazioni sulla stampa di qualche consigliere nominato dalla Regione in enti strumentali e si può legittimamente decidere, avendo elementi di conoscenza, di esercitare la dovuta cautela quando debbano essere attribuiti incarichi che rendano possibili tali scelte discriminatorie. Certo è altrettanto ingiusto e discriminatorio, ripeto, affermare che degenerazioni e deviazioni sono da ricercare esclusivamente nell'ambito della Massoneria. La politica, gli ambiti istituzionali, l'economia sono sotto tiro, sono delegittimati agli occhi dei cittadini, per le distorsioni e l'uso improprio del potere, per la mancanza di onestà personale, per avere approfittato dell'appartenenza ai partiti del potere esercitato nelle istituzioni, per avere subito pressioni in queste sedi rispetto a decisioni e a poteri decisionali. Ma io non credo che dobbiamo nemmeno accettare che, ogni volta che si pone un problema, lo si affronti in contrapposizione ad altre questioni, considerate nella scala dei valori molto più importanti. Così alla cultura, anche in questa sala, si è contrapposta l'economia, al dibattito sulla Massoneria si contrappongono altri aspetti della nostra vita culturale o economica e discuterne oggi è considerato fuori luogo, perché gli si contrappone il rischio della desertificazione industriale, perché c'è stata l'alluvione, perché ci sono cose più importanti. Io credo che così non risolviamo i problemi, in tal modo non contribuiamo alla chiarezza, operiamo solo una momentanea rimozione di questioni che sono all'attenzione dell'opinione pubblica e sulle quali abbiamo il dovere di esprimerci. Né possiamo pretestuosamente mascherare le nostre opzioni e opinioni politiche dietro il giudizio contro o a favore sulla Massoneria. Certe esasperazioni in un senso o nell'altro, certe posizioni, determinano una reazione che non ci aiuta a fare chiarezza, confonde ruoli e responsabilità, poteri e principi, e rapporti fiduciari. Io sono ancora oggi convinta che l'intenzione politica della mozione era ed è giusta. Non sono pentita di aver firmato quella mozione, è un doveroso esercizio di funzioni di controllo e di attenzione che, insieme alla garanzia per i singoli, deve esercitarsi a tutela degli interessi generali, della visibilità e della trasparenza nell'esercizio dei poteri. Certo il politico ha un dovere in più, perché il giudizio nei confronti del politico non si forma sulla base di criteri giuridici, di parametri legislativi che devono, invece, essere considerati e valutati per i dipendenti.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SERRENTI
(Segue MULAS MARIA GIOVANNA.) Maggiore e di più vasto raggio è l'esigenza di trasparenza, perché diversi sono i criteri che portano alla scelta di un rappresentante del popolo: carisma, referenti sociali, opzioni di fondo che possono essere di diverso segno culturale e sociale. Negli Stati Uniti, due ministri proposti da Clinton sono saltati perché non avevano pagato i contributi alla domestica. Certo negli Stati Uniti c'è stato il maccartismo e c'è un po' di calvinismo in più che in Italia. Dico questo, però, per dire che ci sono elementi e parametri di valutazione che evidentemente rendono possibile la scelta dell'elettore nei confronti delle persone che vengono chiamate a rappresentarci. Ci sono cittadini o cittadine che si sono candidati perché animalisti convinti, esclusivamente per difendere e per tutelare quest'aspetto e quindi saranno state votati da chi evidentemente condivide quel tipo di opzione. Io credo che, anche per quanto ci riguarda, sotto questo profilo le appartenenze, che peraltro qui in quest'Aula alcuni hanno liberamente dichiarato, consentano di dare giudizi sereni, di non discriminare semplicemente perché si aderisce a un'associazione, o di scegliere comunque in maniera diversa a seconda delle proprie convinzioni. Dunque l'obiettivo che mi ha portato a firmare la mozione, a mio avviso, è ancora giusto. Probabilmente abbiamo commesso alcuni errori e sono convinta, sotto questo profilo, che l'esercizio del mandato fiduciario accordatoci dagli elettori contempli tra gli altri obblighi la capacità di analizzare criticamente anche il nostro operato.
Forse siamo stati eccessivi, per quanto riguarda la mozione, nel chiedere definizioni e appartenenze e scelte in maniera generale. Sono intervenuti pareri autorevoli come quello dell'Avvocatura dello Stato. Io non ho competenza per discuterne in termini giuridici e non posso farlo in maniera sottile e raffinata come hanno fatto il collega Pubusa e il collega Cocco. Conosco pareri diversi di altri valenti civilisti e ne tengo conto. D'altra parte mi chiedo sempre se, nell'esercizio delle mie funzioni, rispetto agli obiettivi che volevo perseguire, sono stata corretta, se l'obiettivo che volevo perseguire l'ho perseguito in modo giusto. Mi chiedo quindi se il Consiglio non incorre in nessuna sanzione anche penale e comunque se ha il potere di chiedere determinati comportamenti dai pubblici dipendenti. Io credo che di questi rilievi noi dobbiamo tenere conto e non so se possiamo chiudere il dibattito con una mozione che rafforzi quella mozione ovvero con una che la condanni completamente. Credo che abbiamo il dovere di riflettere ancora su alcuni di questi aspetti e comunque riaffermo la differenza che esiste tra il normale ruolo del pubblico dipendente nell'esercizio delle sue funzioni e il ruolo di chi, tra i pubblici dipendenti, opera in base ad un mandato fiduciario. Però rimane tutto intero il problema per noi di esercitare da questo contesto istituzionale il massimo della vigilanza, il massimo dell'impegno, il massimo della capacità, non solo nella riorganizzazione dei nostri uffici, siano essi della Giunta o del Consiglio, perché non vada a perpetuarsi una situazione di grande disagio che comunque esiste all'interno, o che ci convince della necessità che essi vadano riorganizzati secondo i principi di efficacia, di efficienza e del massimo della trasparenza e dell'imparzialità. Imparzialità e trasparenza che devono esercitarsi nel rapporto con il cittadino, che devono rendere visibile l'iter dei provvedimenti che lo riguardano, che non deve vedere discriminazioni e corsie preferenziali. Io credo che, per gli aspetti in cui riconoscessimo di avere sbagliato, dobbiamo avere il coraggio di operare i necessari correttivi, ma il principio a cui non possiamo rinunciare è quello di evitare che sospetti e delegittimazione investano le nostre istituzioni democratiche. E, a mio avviso - e qui esprimo parere diverso da quello espresso da alcuni colleghi, ma che rafforza le mie opinioni - tutto quanto non è visibile, tutto quanto non può essere sottoposto al giudizio e al controllo dei cittadini, non favorisce l'esercizio della democrazia, non attiva la partecipazione alla vita democratica e alla difesa dei valori e delle finalità inderogabili che devono essere difesi e condivisi da tutti. Io non ritengo personalmente che ci sia bisogno della segretezza e dell'alone di mistero per esercitare la libertà e il diritto di professare ideologie e opzioni politiche, libertà di associazione e di adesione che deve essere garantita e rispettata, non solo perché questo è un principio costituzionale, ma perché di questo sono culturalmente e politicamente convinta, perché appartengo ad un partito che questi principi ha sempre difeso oltre che enunciato, perché appartengo ad un partito che, per esempio, da questo punto di vista, non vede incompatibilità, contrariamente ad altri, tra l'adesione al Partito socialista e l'iscrizione alla Massoneria. Quindi, non c'è nessuna condanna aprioristica, non c'è nessuna volontà persecutoria e io credo che vada ristabilito il principio di serenità, di correttezza, di attenzione a tutti coloro che operano dentro questa istituzione, ma anche di vigilanza nei confronti di tutti coloro che possono, nell'esercizio del potere, attivare distorsioni, ingiustizie e, a loro volta, atteggiamenti discriminatori.
Qui non è in discussione solo la Massoneria; è in discussione il modo in cui si esercita il potere, i canali attraverso i quali si formano le decisioni, e noi abbiamo il dovere di far sì che il distacco tra i cittadini e le istituzioni non si accentui. Noi abbiamo il dovere di garantire principi di verità e di giustizia, ma non possiamo chiudere gli occhi, non possiamo far finta che non esistano deviazioni e problemi che attengono, appunto, alla partecipazione ad associazioni che non sono del tutto visibili e controllabili dai cittadini. Il sospetto, del resto, induce a giudizi approssimativi, talvolta ingiusti. Io credo che questo sospetto noi abbiamo il dovere di allontanarlo. Bene avrebbe fatto la Massoneria, dal mio punto di vista, a rendere pubblici gli elenchi prima che lo facesse la stampa in maniera probabilmente incompleta, e quindi non garantendo che davvero gli obiettivi che si volevano perseguire possano essere perseguiti. La segretezza e la riservatezza in qualche modo, oggi, vengono concepite come una sorta di minaccia; può darsi che questo sia ingiustificato, che il clima, in cui gli avvenimenti ai quali assistiamo e che viviamo si svolgono, induca tutti noi a non essere talvolta sufficientemente sereni ed equilibrati. Sono anche convinta che, nel riportare questo dibattito alla dovuta e necessaria serenità, noi non possiamo chiudere qui la discussione su come si esercita il potere nelle nostre istituzioni democratiche, su quelle che sono le garanzie perché al cittadino vengano assicurate imparzialità e giustizia. Non è vero che questo avviene sempre, e questo deve essere motivo di preoccupazione quando discutiamo della Massoneria, come quando discutiamo della nostra riorganizzazione interna, come quando ci accingiamo a varare leggi e provvedimenti.
Sotto questo profilo, la nostra attenzione, semmai, deve essere moltiplicata, e sotto questo profilo anche le istituzioni, i poteri pubblici hanno operato e stanno operando dei correttivi. Noi oggi abbiamo delle leggi sulla trasparenza; dobbiamo far sì che nell'amministrazione della Regione questa legge venga immediatamente applicata. Questo non ci esime dall'obbligo, dal dovere, anche nella riorganizzazione interna dei nostri uffici - non spetta a quest'Aula, spetterà all'Ufficio di Presidenza -, di fare in modo non solo che l'organizzazione che ci diamo sia improntata ai criteri di competenza e di imparzialità, ma che veramente non ci sia e non possa esserci, nemmeno all'esterno, alcun sospetto che possa delegittimare la nostra istituzione democratica.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (M.S.I.-D.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, nella tradizione sarda, quando i sardi avevano delle famiglie numerose e i bambini avevano una loro importanza, non soltanto come singoli, ma anche come gruppo, al mio paese, nella mia lingua, quando i bambini facevano gruppo ed erano molto birichini, li si definiva con un termine particolare indistinto: "Sa massonada". "Sa massonada" erano appunto i bambini che nel loro gruppo facevano chiasso e rendevano anche, in un certo senso, piacevole la vita della famiglia. Ecco, non vorrei che il sardo antico sia stato in questo caso mutuato dal concetto che la gente aveva della Massoneria, "sos massones", "Sa massonada", come dire, delle persone un po' birichine, per niente austere, abbastanza, diciamo così, poco raccomandabili, nel senso che ne combinavano di cotte e di crude. Forse questo termine si attaglia molto alla situazione che stiamo vivendo oggi in questo Consiglio regionale. "Sa massonada" è composta di birichini...
(Interruzioni)
Anche loro mettono il grembiulino; non sono dei bambini che vanno all'asilo, comunque sempre di grembiulini si tratta. Quindi devo dire che mi rende un po' perplesso pensare alla Massoneria con i toni drammatici che le si vogliono attribuire adesso. In realtà onorevoli colleghi, io che non ho nessuna abitudine alle logge, anche perché la loggia significa un gradino rialzato, ed essendo invalido civile e non appartenendo a quella categoria di invalidi nei confronti dei quali oggi il Governo ha aperto la caccia grossa, perché non sono falso invalido, la loggia già di per sé mi sembra una barriera architettonica. Quindi non ho avuto mai nemmeno la tentazione di entrare in loggia. Del resto, ahimè, ho scelto una parte politica che il suo discorso con la Massoneria lo ha terminato tempo fa. E devo dire che per mutuare un buon detto antico, "si stava meglio quando si stava peggio", caro onorevole Marteddu, nel senso che si stava meglio allora perché c'era la certezza del diritto. Certezza di diritto che non vedo attualmente. Sapete, onorevoli colleghi, che il famoso testo unico delle leggi di pubblica sicurezza di fascistica memoria è del 1931 e questo benedetto articolo anti Massoneria del testo unico è durato fino a quando la signorina Anselmi non ha condotto l'indagine sulla P2. Esisteva questo testo unico che diceva che agli impiegati pubblici era vietata l'iscrizione alla Massoneria. Questo è quanto diceva questo articolo del testo unico di pubblica sicurezza. Ebbene lo Stato italiano, il regime antifascista italiano è andato avanti con questo articolo del testo unico fino al 1987, quando la famosa commissione Anselmi terminò il suo lavoro e questo testo unico venne abolito. Però, da allora in poi, non si è trovato il tempo di fare un'altra legge. E così noi oggi ci troviamo alla mercé delle nostre parole e delle nostre idee su un argomento che ha una rilevanza nazionale, onorevoli colleghi. Non si può sollevare un polverone in Sardegna su questo fenomeno; la Massoneria è un fenomeno nazionale che deve avere risposte concrete, precise e chiare a livello nazionale. Tutto il resto è polverone, è aria fritta, non serve assolutamente a niente. Noi possiamo avere tutte le fantasie che vogliamo in quest'Aula, però non possiamo risolvere il problema. L'intervento di illustri studiosi di diritto costituzionale, di penalisti, di avvocati - circolano memorie, contromemorie, eccetera - non serve proprio a niente perché non si è risolto il problema alla radice. Aspettiamo che il Governo e il Parlamento nazionale prendano una posizione precisa e ci dicano finalmente se questa benedetta Massoneria, o maledetta Massoneria, è una cosa lecita o non lo è. Tutto il resto è aria fritta. Però, in attesa che ci arrivi cotanto parere dal Governo nazionale, dalla classe politica nazionale, che sembra non abbia voglia di esprimersi in questo senso - e fra poco diremo anche il nostro parere su questa non voglia del Governo nazionale di esprimersi su questo - devo dire che noi ci troviamo di fronte a una situazione sarda che non può essere messa in catene, perché il discorso sulla Massoneria è un discorso che serve per coprire altre cose. Noi ci troviamo oggi a riparlare della Massoneria, a distanza di 5 mesi dall'ultimo dibattito; secondo me non è soltanto per la pubblicazione degli elenchi dei massoni da parte degli organi di stampa isolani, che, in questa regione, si sta parlando ora di Massoneria, in questi termini, perché anche la Sardegna sta per essere investita dal ciclone tangentopoli. Questo è quello che pensa il cittadino normale perché, signor Presidente, la Sardegna non poteva non essere toccata anch'essa da tangentopoli. Ci chiedevamo nei mesi passati: ma sono stati troppo diversi i sardi anche in questo? Ricordo una celebre battuta del decano di questo Consiglio, l'onorevole Baghino, uno o due anni fa, quando ci fece ridere tutti quanti, dicendo che i sardi sono così incapaci che le tangenti in Sardegna se le prendono i continentali. Ridemmo tutti quanti di cuore, quasi liberandoci da un peso. In realtà la gente pensava che non è che i sardi fossero incapaci, o più bravi, ma che forse la Magistratura non aveva preso gusto a guardare all'interno di determinate cose. Ora ci troviamo davanti a una Magistratura che sta aprendo determinati armadi, auguriamo alla Magistratura buon lavoro e per conto nostro facciamo delle piccole riflessioni; premesso che le nostre fonti sono di origine giornalistica, e premesso che noi non abbiamo per niente fiducia nei giornali. Personalmente oggi ne ho ancora di meno di fiducia, se considero i titoli che i giornali nazionali e sardi sparano in prima pagina: "Inizia la caccia grossa al falso invalido", "il Senato inizia la caccia grossa al falso invalido". L'articolo non dice però quanto percepisce al mese questo presunto falso invalido, il quale si merita il titolo di falso per 350 mila lire al mese, perché le leggi di questa civilissima Italia pretendono che un cittadino, che è invalido al 100 per cento, viva con 350 mila lire. Ma, a parte questo, stavo dicendo che noi nei giornali non abbiamo nessuna fiducia, però li dobbiamo leggere e i giornali ci dicono, onorevoli colleghi, che si è alle prese anche in Sardegna con indagini giudiziarie sull'intreccio, aggiungono le cronache giudiziarie "perverso", di affari, politica, poteri occulti e Massoneria. E allora, onorevoli colleghi, se è vero questo, se esiste anche in Sardegna un connubio che ha fatto un danno alla comunità, nel senso che anche in Sardegna c'è stato un fenomeno di intreccio perverso tra affari e politica e poteri occulti, bisogna chiederci dove sta il centro del nodo, dov'è che noi dobbiamo calare la spada per sciogliere questo nodo. E io dico che, se non vogliamo sollevare polveroni inutili, bisogna dirci fino in fondo la verità e la verità è che prima di tutto c'era la degenerazione della partitocrazia, onorevoli colleghi, perché se i massoni hanno fatto affari poco puliti, hanno potuto farli con la connivenza del regime partitocratico. E bisogna chiedersi ancora una volta - e io parlo di nuovo con il cuore in mano - se personaggi attualmente inquisiti hanno fatto affari perché iscritti alle logge o perché iscritti a determinati partiti politici. Perché il discorso è proprio questo, onorevoli colleghi: i comitati di affari sono il vero cancro di questa nostra democrazia sarda, i comitati di affari che hanno inquinato per decenni veramente il panorama politico sardo, quelle cose che prima non riuscivamo a decifrare, ma che adesso stiamo incominciando a decifrare. E devo dirvi che, sul piano politico, il sistema consociativo è il brodo in cui crescono e si fortificano i comitati di affari, il sistema consociativo che è fatalmente riprodotto, onorevoli colleghi, da una Giunta regionale che ha una mega-maggioranza. E' questo il problema dei problemi, onorevole Presidente, che quando c'è una mega-maggioranza non c'è dialettica, non si rompono gli equilibri che hanno favorito la nascita di interessi occulti, ma anzi si fortificano, si fortifica questa voglia di fare affari, e si dà vita ad un dibattito che non è chiaro, non è limpido, in cui tutti quanti siamo portati a nascondere i veri dati della partita e in cui allignano certamente gli imboscati, i camuffati perché non è assolutamente vero che in Sardegna il fenomeno della Massoneria sia risolto con le liste pubblicate dai giornali negli scorsi giorni. Io non mi aspetto molto dalla pubblicazione di altre liste, onorevoli colleghi, perché, lo dico agli amici che in qualche caso possono anche essere iscritti alla Massoneria, non mi scandalizza la loro appartenenza alla Massoneria, è un fatto che riguarda la loro coscienza personale; però diciamocela ancora una volta la verità, chi è che non conosce i massoni, nella nostra realtà, nelle nostre città? Li conosciamo tutti, vengono additati da decenni, almeno a Sassari, dove io abito, vi posso dire che mi hanno detto che sono sicuramente iscritte alla Massoneria decine e decine di persone. Si sa e del resto non hanno mai negato di appartenere alla Massoneria e forse le logge non vogliono svelare le liste complete dei loro aderenti, perché se no si sfata, onorevoli colleghi, questo mito della segretezza e dell'onnipotenza.
Io qualche anno fa, prima di diventare consigliere regionale, ero appena laureato, un giorno partecipai ad una selezione per categorie protette in un istituto di credito isolano, di Sassari; mi chiesero: "Scusa, che cosa ci vai a fare se non hai un appoggio in loggia, o qualche cosa del genere?". Dovevo avere quale cosa del genere. Io mi misi francamente a ridere, cercai anche qualche amicizia, ma, ahimè, finì tutto in una bolla di sapone. Forse è stato bene, caro onorevole Cogodi. Non erano evidentemente le persone giuste quelle di cui avevo cercato…
COGODI (Rinascita e Sardismo). Avevi sbagliato loggia.
PORCU (M.S.I.-D.N.). Forse è stato bene non essere entrato in banca. Mi compiaccio della vostra compagnia adesso e se fossi entrato in banca probabilmente non sarei ad ascoltare e a parlare in quest'Aula. Mi piace di più essere in quest'Aula, e devo dire che la loggia in quel momento mi fece un gran piacere a non accogliermi in banca. Però devo dire anche che il discorso della presenza della Massoneria nella società sarda era un discorso lampante già allora. Chi non sapeva, per esempio, che la Banca popolare di Sassari era la banca della Massoneria? Tutti quanti lo sapevano. E allora, onorevoli colleghi, il discorso diventa semplice: se non si vuole fare un polverone, si deve guardare a tutto il sistema del potere isolano, isolare chi vuole fare affari usando gli ideali. Però questo risultato si raggiunge sul piano politico, onorevoli colleghi, prendendo atto - e mi dispiace che il Presidente della Giunta regionale non sia presente in quest'Aula oggi - che trasparenza vuole, principio di democrazia vuole, che quando una Giunta regionale, una maggioranza non esiste più, la Giunta regionale si dimetta. Questo richiedono i principi della democrazia. E noi sappiamo che non c'è di fatto una maggioranza consiliare che appoggia questa Giunta, perché, onorevoli colleghi, se non fosse arrivato il soccorso dell'onorevole Cogodi, certamente la Giunta regionale non avrebbe superato lo scoglio della discussione sulla lingua e la cultura sarda. L'onorevole Cogodi non fa parte ufficialmente della maggioranza, però ha aiutato la Giunta regionale. Senza l'aiuto dell'opposizione dell'onorevole Cogodi e del Partito Sardo d'Azione, questa Giunta non avrebbe avuto maggioranza, avrebbe dovuto prendere atto che non aveva il sostegno della maggioranza, proprio in un momento di altissimo confronto con il Governo. Da quel momento, politicamente, la maggioranza per noi non esiste più. Aspettiamo che la Giunta ne prenda atto, correttamente, sul piano politico, anche questa è trasparenza!
COGODI (Rinascita e Sardismo). Per la legge sulla lingua questo è vero.
PORCU (M.S.I.-D.N.). Io dico, onorevole Cogodi, che questa è la realtà politica nella quale ci troviamo; non esiste più una maggioranza, ed è desolante anche che io debba parlare in quest'Aula solo al nostro amico assessore Collu. Gli altri Assessori continuano ad essere assenti da quest'Aula, è una cosa che non sta né in cielo, né in terra. E dobbiamo assistere anche, onorevoli colleghi, allo spettacolo di dubbia correttezza democratica dell'annuncio da parte dei giornali delle dimissioni definitive di un Assessore in carica, l'assessore Pirarba. Si dice che un partito sta cercando affannosamente di trovare un sostituto all'assessore Pirarba. L'affanno non deve esistere in queste cose. Venga il Presidente della Giunta a dirci: "Ho ricevuto la lettera di dimissioni di Pirarba. Ecco il suo sostituto". Questo è un segno di vitalità. Se non è vero, si smentisca che l'assessore Pirarba si è dimesso. Si smentiscano queste cose, perché non sono cose di poco conto, onorevoli colleghi, sono la linfa vitale della democrazia. Non si può scherzare su queste cose, noi dobbiamo avere un interlocutore anche per quanto riguarda l'agricoltura e spero che il Presidente della Giunta, nella sua replica, mi dica se sto sbagliando o meno. Ieri sera nel suo mirabile intervento, appassionato, che ho ascoltato con molto piacere, l'onorevole Mereu, ha espresso tutto il suo amore per questa istituzione consiliare che ha diretto con tanta maestria per due anni, però la sostanza politica del suo discorso è che c'è una rottura a sinistra, una rottura che è nei fatti. E quando l'onorevole Kikita Serra, alla quale io do tutta la mia solidarietà per la sua coraggiosa - e non sembri esagerato l'aggettivo che sto usando - denuncia di una certa persecuzione latente ai danni del mondo cattolico e delle sue libere associazioni, che non possono essere assolutamente accomunate alla Massoneria, perché la chiesa cattolica arriva da molto lontano ed è un'istituzione aperta, alla quale tutti quanti dobbiamo prima o poi dire il nostro grazie per la difesa dei valori fondamentali della persona umana, quando l'onorevole Kikita Serra fa, giustamente, con la sua coscienza di cattolica impegnata, una difesa della funzione delle associazioni cattoliche, rompe anch'essa a sinistra e denuncia un fatto che è nelle cose, un'incomunicabilità di cui dobbiamo prendere atto. E quando l'onorevole Tamponi in un'intervista di avantieri dice: "Noi non facciamo caccia alle streghe" - a differenza di altri che la fanno, aggiungo io, - dica l'onorevole Tamponi chi fa la caccia alle streghe, dica se può stare in Giunta e in maggioranza con chi fa la caccia alle streghe. Sciolga questi dubbi l'onorevole Tamponi o smentisca a giornali di aver detto che qualcuno fa la caccia alle streghe. Questo è un discorso di democrazia, onorevoli colleghi, perché sciogliendo questi nodi si risolvono le cose, non cianciando.
E allora, cari amici del P.D.S., io vi dico una cosa: voi siete legittimati quanto gli altri e forse più degli altri a governare questa Regione, però fatelo assumendovi le vostre responsabilità, fatelo con una maggioranza omogenea alla vostra, non cercate di governare con camuffi vari e imbarcandovi in avventure di cui non si riesce mai a capire la fine che faranno. E' questo il discorso, ognuno vada nella sua direzione. Perché, onorevoli colleghi, noi siamo stati isolati in quest'Aula, quando abbiamo sostenuto il voto contrario contro la legge elettorale regionale? Abbiamo perduto una battaglia appassionata contro quella legge. Ci si diceva: "State zitti, perché stiamo facendo questa legge perché finisca il consociativismo. D'ora in avanti il cittadino avrà il potere di scegliere chi deve governare". Infatti abbiamo visto subito dopo l'approvazione di quella legge che doveva sancire un ruolo preciso di maggioranza e di opposizione, è stata fatta la più grande maggioranza che sia mai stata fatta qua dentro. E, come è successo per la legge sulla cultura sarda, qualche volta non basta la mega-maggioranza ma si aggiungono anche le opposizioni. E allora, onorevoli colleghi, riportiamo il discorso alla trasparenza. La prima azione di trasparenza deve essere fatta in quest'Aula, e il discorso della Massoneria deve essere ricondotto alle leggi.
Un'ultima cosa vorrei dire. Si è accennato da parte di taluni ad uno scarso impegno dell'Ufficio di Presidenza del Consiglio in questa vicenda. L'Ufficio di Presidenza del Consiglio, onorevoli colleghi, sta affrontando un lavoro che è vecchio di dieci anni, che è la riorganizzazione dei servizi. La famosa commissione dei saggi, presieduta, se non sbaglio, dal dottor Traversa, altissimo funzionario del Senato, finì i suoi lavori nell'altra legislatura e l'Ufficio di Presidenza di allora si prese il malloppo di questa riflessione dei saggi, un malloppo grosso come un mattone. Stiamo esaminando questo malloppo e non è una cosa semplice, perché si tratta di cambiare volto all'Assemblea, che ha un suo particolare ordinamento, una sua prassi da quando è stata fondata. Ora si tratta di cambiare le cose, di ridare all'Assemblea, che ha un suo particolare ordinamento, una sua prassi da quando è stata fondata. Ora si tratta di cambiare le cose, di ridare all'Assemblea la sua efficienza, che con l'andare del tempo si è fatalmente diluita. E allora, onorevoli colleghi, non si dica che l'Ufficio di Presidenza non sta facendo niente, si dica semplicemente che il carico di lavoro è così impegnativo che certamente bisogna farlo con assoluta attenzione. Il Presidente del Consiglio spiegherà, meglio di quanto non stia facendo io, le cose. C'è una norma contrattuale che dice che l'organizzazione dei servizi deve essere contrattata con le organizzazioni sindacali che devono essere a pieno titolo chiamate a decidere di queste cose. Ci troviamo quindi di fronte, obiettivamente, a delle difficoltà nel gestire questa materia così importante e così poco agevole, di carattere strettamente amministrativo e burocratico e non certamente politico. Devo dire ancora che anche qui si è perso molto tempo in diatribe che avevano, quelle sì, carattere politico; se non si fosse perso un anno e mezzo con l'Ufficio di Presidenza paralizzato con quelle diatribe non si sarebbe arrivati a questo punto, perché siamo arrivati alla fine della legislatura senza aver risolto questo problema. Le perdite di tempo che ci sono state prima, si stanno dimostrando veramente pericolose adesso. Comunque, onorevoli colleghi, noi abbiamo il dovere di rispettare le istituzioni, noi perciò vogliamo fare, come Movimento Sociale Italiano Destra Nazionale, una denuncia di carattere politico, richiamando la maggioranza e la Giunta alle sue responsabilità, ma rifiutando di accedere a qualsiasi caccia alle streghe. Noi riteniamo, onorevoli colleghi, che soltanto la certezza del diritto possa dare una risposta a questi problemi. Noi diciamo che la trasparenza deve stare alla base dell'azione politica, ma che soprattutto deve stare alla base dei rapporti tra Giunta e Consiglio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pau. Ne ha facoltà.
PAU (Gruppo Laico Federalista). Caro Presidente e colleghi, al di là della provocazione del collega Cogodi, vorrei in quest'Aula, se riesco, naturalmente, fare un intervento per quanto possibile pacato, per stemperare il clima che si è creato attorno a questo problema di non poco conto, che riguarda le libertà individuali e i diritti del cittadino, sia per quanto riguarda le idealità di ciascuno, sia sull'altro versante, dal punto di vista della trasparenza e della conoscenza da parte degli altri cittadini. Nel 1764 - non vorrei fare una lezione di storia, ma ricordare alcuni precedenti - un famoso filosofo che più volte è stato citato in quest'Aula, Voltaire, diceva nel "Dizionario Filosofico", ma questo tema l'aveva già trattato in un altro libro, "Il trattato della tolleranza" - sono dei testi basilari per la conoscenza dell'uomo - che chiunque perseguita un suo fratello perché non è della sua opinione è un mostro. Naturalmente l'affermazione è molto dura, ma erano i tempi di quella nota invenzione, meravigliosa - e lo dico senza acredine - quella invenzione meravigliosa, esclusivamente cristiana, creata per rendere più potenti il papa e i monaci dell'epoca, che era la sacra Inquisizione. Ormai la sacra Inquisizione è solo una prassi dismessa, la chiesa cattolica ha fatto passi avanti, ma non vorremo - ed è per questo che ho fatto questa citazione - che altri avessero assorbito tendenze di questo tipo. Anche allora, prima che venisse creato un tribunale stabile, che forse qualcuno - spero solo qualcuno - sembra abbia voglia di instaurare anche in questo Consiglio in forma stabile, per le città, soprattutto del Portogallo, si aggiravano frati che in maniera itinerante si occupavano di colpire gli eretici, i mussulmani, gli ebrei soprattutto, in forme cruente quali l'abbruciamento. I re dell'epoca stabilirono poi che era meglio creare un tribunale stabile per evitare qualsiasi riforma estemporanea. Io ho fatto questa citazione per dire che i fanatismi sono proseguiti nei secoli; i clericalismi di ogni forma e natura anche oggi sono caratterizzati dall'intolleranza. E guarda caso, questa intolleranza talvolta proviene da coloro che hanno subito nei secoli, ma anche di recente, grosse discriminazioni. I cicli storici si ripetono in forme diverse, ma sempre di intolleranza si tratta. Io faccio questa citazione non per criminalizzare nessuno, ma per fare una constatazione: nessuno contesta alla Democrazia Cristiana ieri e oggi al Partito Popolare, o al P.C.I. di ieri e al P.D.S. di oggi, di prevedere nel proprio statuto la incompatibilità con l'iscrizione alla massoneria Massoneria - questo nessuno di noi lo contesta -, ma da qui a voler imporre agli altri ne passa. La tentazione di diventare partito-stato - ne ha parlato ieri il collega Cogodi - stenta a morire, anzi c'è qualche tentativo per rafforzarla. Dalle espressioni sentite - e devo dire che talvolta sono state sfumate - mentre mi sarei aspettato maggiore virulenza in questa fase del dibattito (e questo lo dico con molto piacere) da parte cattolica, quella parte è invece venuta sinora molta comprensione per questo problema e un'analisi abbastanza pacata. Sull'altro versante invece la polemica è stata sviluppata - meno male, solo in alcuni settori - in maniera oserei dire inusitata, soprattutto da parte di quella sinistra che si fregia del termine di sinistra moderna e progressista. Ma in effetti - e qui un'analisi occorre farla - su alcuni aspetti non secondari del vivere civile ogni tanto si manifesta, attraverso alcune - e speriamo solo alcune - sue articolazioni, quantomeno come sinistra retrograda e in qualche forma oscurantista. Devo anche precisare che trarne, per questi episodi, valutazioni di incompatibilità politica, non è automatico, ma certo questo rappresenta un arretramento rispetto al dibattito che si svolge nell'intero Paese.
Ma veniamo più in particolare alla mozione titolata "sulle delicate questioni sollevate dalla pubblicazione degli elenchi degli iscritti alla Massoneria in Sardegna". Io devo dire che oggi avrei evitato di parlare, perché non vorrei fare il Cicero pro domo sua, ma vorrei per quanto possibile parlare in termini quanto meno di equilibrio, su questi problemi. Io ho trovato in questa mozione un misto tra sacro - intendendo per sacro i diritti inalienabili di ciascun cittadino - e profano, intendendo per profano i problemi operativi di gestione di questo Consiglio regionale. Si parla di affiliazione alla Massoneria, e in particolare di delicati servizi e uffici diretti da massoni. Ancora si cita - ecco perché c'è questa commistione - la mozione "67" del 5 giugno 1982, dove si parla del potenziamento del Consiglio. Due temi di grande interesse, ma che io avrei visto slegati, quanto meno con una approfondita analisi sia su un tema che sull'altro, ma non legati strettamente. In particolare - e questa secondo me è una mistificazione - non si mette in discussione nella mozione l'appartenenza alla Massoneria; e in particolare si dice che non si intende criminalizzare o demonizzare chicchessia e che il problema fondamentale è invece quello della trasparenza. Poi riprenderò questa, che secondo me è una mistificazione, perché qualcuno mi deve spiegare a che cosa deve portare la conoscenza degli elenchi, se serve a soddisfare la curiosità di ciascuno di noi o se deve portare ad un rapporto più corretto e più apprezzabile con i cittadini, o ancora - e questa è la considerazione amara che faccio - per discriminare delle persone per le loro idee, per i loro intimi convincimenti. Una parola ancora sulle dichiarazioni di appartenenza. Sono state chieste ai rappresentanti di questa Assemblea. Poco male, riconosco che chi fa politica non deve avere zone d'ombra, ma dovrebbe farlo liberamente e spontaneamente, naturalmente qualora le regole del gioco, non solo lo consentano, ma lo prevedano. Io mi onoro di non aver votato la mozione non solo perché ero all'estero; non l'avrei votata anche se fossi stato in quest'Aula, perché la trovavo affrettata e probabilmente non dettata da un clima di serenità. Dicevo che rendere pubbliche le dichiarazioni dei politici è cosa anche possibile, e questo è stato fatto. Avevo detto in tono scherzoso a qualche collega: "Molto probabilmente, una volta che verranno rese di dominio pubblico le dichiarazioni dei consiglieri regionali, verranno stravolte la Sardegna, l'Italia e forse l'universo". Invece la montagna ha partorito il topolino, l'assioma che voleva una fortissima commistione tra Massoneria ed eletti in quest'Aula si è rivelato fino ad ora falso, nel senso che la commistione non si è rivelata così stravolgente e il problema è risultato di ben più ridotte dimensioni. E ancora, visto che in questa mozione si voleva affondare il coltello, per dare una dimostrazione all'esterno che si voleva fare sul serio, mi sarei aspettato che, per essere conseguenti alle premesse, si chiedesse addirittura l'allontanamento dei reprobi, di coloro che non possono dimostrare, per principio, lealtà istituzionale e imparzialità. Ma non si ha il coraggio di fare questa affermazione, che io naturalmente ritengo molto forte, e ci si trincera nel chiedere solo che si dia attuazione ai contenuti della mozione e, sull'altro versante, al riordino e al potenziamento delle attività del Consiglio. Invece direi che alcune conseguenze le stiamo già vedendo. Non si tratta, come si è detto più volte, di caccia alle streghe (alle streghe ci credono ancora i bambini, noi siamo un po' cresciuti) e non vorrei che si stesse procedendo invece che a una caccia alle streghe, a una caccia all'uomo, che è tutt'altra cosa. E vorrei pormi un quesito a voce alta: che cos'altro si sta facendo quando si chiede e viene attuato l'allontanamento degli Assessori da Iglesias o che altro sono gli attacchi all'Ufficio stampa del Consiglio regionale o il coinvolgimento del Difensore civico, a cui va - voglio precisarlo - tutta la nostra stima e la nostra solidarietà? Sono forse questi episodi marginali, episodi che non hanno nessun significato? Certo non hanno stravolto il mondo, però sono una risposta non certo di tolleranza rispetto al tema che stiamo affrontando. Evidentemente si voleva la trasparenza non per fare chiarezza ma per colpire con grande determinazione. Per fortuna - e questa è una constatazione che faccio - questo Paese ha le proprie radici nella Costituzione e, sino a prova contraria, una mozione votata dal Consiglio regionale, di qualsiasi regione di questa Italia, non può sovvertire la Costituzione. Però vorrei stemperare il tono del dibattito, dicendo che forse non era questo l'intendimento di chi ha promosso questa iniziativa: la pericolosità però di queste iniziative è che, quando si imbocca una china, è difficile conoscere il punto di arrivo. Ora non mi addentro nella discussione se gli organi di stampa abbiano fatto bene o male a pubblicare quegli elenchi. Da più parti si dice che sono incompleti, sicuramente non sono certificati. Vorrei citare un'affermazione del giornalista Melis su "La Nuova Sardegna" sul problema della carta intestata. Poiché ci sono tonnellate di carta intestata potrebbero arrivare elenchi di ogni natura e potrebbero essere coinvolte persone che non solo non sono mai entrate in una officina, ma probabilmente non ne hanno mai sentito manco parlare. Non vorrei che si corresse questo pericolo. Io credo che i giornalisti…
PORCU (M.S.I.-D.N.). Cosa vuol dire officina?
PAU (Gruppo Laico Federalista). Vuol dire luogo di lavoro. I giornalisti hanno fatto il loro mestiere, perché a monte c'era una forte pressione da parte di certa classe politica e in particolare c'era un'attenzione da parte dell'opinione pubblica e ciascuno fa il suo mestiere.
Il clima generale è qualcosa che si fonde con i vari episodi. Certo, assiomi assoluti, come ho sentito in quest'Aula, sulla connessione tra affari e fede massonica - poco c'è mancato, ma è stato detto anche questo - stragi e fede massonica, lobby e fede massonica, e di intolleranza continuando..
MANNONI (P.S.I.). E De Benedetti?
PAU (Gruppo Laico Federalista). Non so di De Benedetti, non ne ho idea.
E d'intolleranza continuando, questi assiomi sono sempre legati al clima che si è creato. Basta leggere "L'Unione Sarda" di qualche giorno fa, un articolo di una persona che io stimo molto, Paolo Maninchedda, che fa delle affermazioni che io trovo abbastanza pesanti, se non dimostrate. Dice che si dovrebbe conoscere l'affiliazione alla Massoneria, perché per troppo tempo è servita a nascondere l'attenzione a disegni non proprio di interesse generale, in scelte urbanistiche, bancarie, eccetera. Altro che governo regionale, altro che Giunta regionale! Come se i partiti, in questo periodo, fossero nascosti o in apnea e non abbiano fatto niente e che quindi non si possa fare lo stesso discorso per loro. E nessuno sta chiedendo questo. Io ho citato questo articolo di Maninchedda perché si riferisce a massoni, ma guai a toccare qualsiasi altro tipo di associazione. Io direi che, se in questo Paese c'è una parità di condizioni, questa dovrebbe essere quella minima. Ma il problema, dicevo, è ben più vasto perché, agendo nel modo in cui si vuole agire, si intaccano le libertà individuali del nostro Stato democratico, nato dalla Resistenza, ove sino a prova contraria non è vietato organizzarsi nelle forme che non contrastino - questa è la cosa più importante - con la Costituzione e con le leggi dello stato. Siamo davvero sicuri che coloro che stanno portando avanti questa battaglia in questi modi e in queste forme, abbiano presente dove si vuole arrivare e quale obiettivo si vuole raggiungere? Altri in questo Paese, in anni bui, hanno attivato questo perverso meccanismo e i risultati sono documentati in termini di discriminazione e di episodi talvolta cruenti che sono ricordati nei libri di storia. Le implicazioni di natura politica sono molto gravi, in questo Paese, pervaso da una profonda crisi di valori e attanagliato da una grave crisi economica senza precedenti. La domanda che mi faccio è quindi se è proprio necessario sollevare ulteriori polveroni. La proposta che facciamo è quella di riportare il dibattito in termini meno accesi. Non si può da una parte attivare campagne discriminatorie e con un alto tasso di intolleranza e sull'altro versante far finta di niente e stringere alleanze. In questo sforzo per stemperare questo clima perverso che è stato creato, la mia chiave di lettura è che si tratti di posizioni isolate che non implicano quindi automaticamente considerazioni di ordine politico generale. Se il problema fondamentale - questo credo fosse nelle intenzioni di coloro che lo hanno promosso - è dato dalla trasparenza, diciamo che un passo avanti, che condividiamo in parte, rispetto all'approfondimento in questi problemi, è dato dalla mozione presentata dal Gruppo Rinascita e Sardismo, che in molte parti condivido. Ma si tratta ancora di tentativi, è un approccio più corretto alla complessità del problema, ma pur sempre un tentativo. Il problema, infatti, non riguarda solo ed esclusivamente la nostra isola; infatti da una parte occorre trovare strumenti per esprimere, anche in forme associative, liberamente le proprie idee, e dall'altra permettere la piena conoscenza da parte di tutti e quindi la visibilità dei centri di formazione delle idee per rendere, come è detto anche nella mozione, il potere democraticamente controllabile. Occorre perciò regolamentare, nell'ambito delle leggi vigenti, in termini razionali e non sotto lo spirito dell'emotività, il problema della trasparenza con una legge nazionale che può essere anche di iniziativa regionale, che non discrimini, perché - qualche oratore prima di me l'ha detto - la Regione sarda non può fare una regolamentazione che poi non tocchi contemporaneamente altre regioni, cioè bisogna fare una legge nazionale per creare tra cittadini della stessa nazione pari condizioni. Questa legge dovrebbe dettare le regole del gioco sulla trasparenza e soprattutto sul tema che ha trattato il collega Baroschi della imparzialità di coloro che ricoprono cariche pubbliche o siano in posizioni dirigenziali nella pubblica amministrazione.
Per concludere, non voteremo gli ordini del giorno, ma siamo disponibili a lavorare per definire, con la pacatezza dovuta, una legge che codifichi in maniera razionale un problema che riguarda i diritti civili e sull'altro versante, come dicevo prima, che garantisca le istituzioni sulla trasparenza e sulla imparzialità di coloro che di fatto determinano le scelte in quelle sedi. Per concludere, direi che il mio auspicio è che dibattiti di questo tipo per approfondire i temi dei diritti civili si facciano, ma se questi servono per nascondere altri temi che dibattiti di questo tipo non si facciano più in quest'Aula.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pusceddu. Ne ha facoltà.
PUSCEDDU (P.S.D.I.). Signor Presidente, onorevoli consiglieri, penso non sfugga a nessuno una pericolosa tendenza che caratterizza la società contemporanea. Per insufficienza di analisi e per l'esigenza di semplificare i messaggi trasmessi dai mass media, nell'immaginario collettivo si stabiliscono di fatto facili equazioni del tipo politico eguale ladro, sistema proporzionale uguale vecchio, massone uguale criminale, loggia uguale cosca.
L'esigenza di semplificazione è giusta, se riferita al bisogno di dare risposta unitaria alla complessità dei problemi. D'altronde i problemi più complessi si risolvono con formule semplici, rendendo facile ciò che è difficile; ma occorre stare attenti soprattutto a non stabilire semplicistiche inferenze con arbitrari sillogismi, quali ad esempio quelli che, partendo da premesse generali, arrivano, per via deduttiva, a conclusioni non sempre corrette. Ma, pur con tutte le cautele per deduzioni arbitrarie, esiste comunque un bisogno reale: fare emergere la verità attraverso lo squarcio del velo che ha coperto tanti misteri d'Italia, trame eversive, progetti di golpe, stragi di stato, omicidi eccellenti, traffico d'armi, illeciti arricchimenti, contiguità politico-mafiose, servizi segreti deviati, congiure di palazzo e palazzi di veleni. Tanti sono gli interrogativi inquietanti che assalgono ogni cittadino. Pertanto, rispetto a questo generale clima, che potremmo definire da basso impero, si avverte un forte bisogno collettivo di pulizia e di verità. Ci troviamo nell'occhio di un ciclone che ha coinvolto tutte le istituzioni, partiti, sindacati, chiesa, magistratura, forze armate e tutti i settori del vivere civile, imprenditoria, finanze, informazione, sanità, e potrei continuare a lungo. Per anni, abbiamo convissuto in un sistema con un grado di deviazione che va al di là dell'immaginabile. Forte è, dunque, la voglia di dire basta, di cambiare radicalmente, di dettare nuove regole per riannodare i fili spezzati di una convivenza civile e democratica. Al nuovo, ne siamo tutti consapevoli, non potremo sfuggire, ma questo nuovo, di cui ancora oggi sono indefiniti i confini, sarà quello che noi e tutti i cittadini sapremo costruire, senza scorciatoie ma con una visione realistica e disincantata delle trasformazioni e dei limiti di un sistema sottoposto a rischi di rivincita di interessi particolari. Pertanto, assieme alla difesa della democrazia da possibili involuzioni autoritarie (in tale confusione c'è anche qualcuno che preconizza il ritorno alle armi) l'impegno per il cambiamento dovrà caratterizzarsi nella definizione della qualità della democrazia. E proprio attorno al concetto della qualità della nostra democrazia ritengo debba inserirsi il nostro dibattito sulla Massoneria. E' indubbio che una delle qualità della democrazia consiste nel governo del potere visibile, appartiene alla cultura della democrazia il fatto che nulla possa rimanere confinato nello spazio del mistero. Norberto Bobbio, che è stato più volte citato in questo dibattito, sostiene che con un apparente bisticcio si può definire il governo della democrazia come il governo del potere pubblico in pubblico. Il bisticcio è solo apparente perché pubblico ha due significati a seconda che sia contrapposto a privato - come nel caso di diritto pubblico e diritto privato - o a segreto. E in quest'ultima contrapposizione assume il significato di manifesto, palese, visibile. Come espressione del potere visibile, la democrazia, pertanto, ci richiama alla mente l'immagine dell'Atene di Pericle, dell'agorà, dell'ecclesia, cioè dell'adunanza di tutti i cittadini in luogo pubblico per ascoltare, parlare, decidere. Pertanto, molto correttamente, ritengo, la mozione "117" che il Consiglio ha approvato, nella premessa, recita che il superamento della crisi di credibilità delle istituzioni esige tra le altre cose l'adozione di regole scrupolose di trasparenza, atteso che la trasparenza è elemento essenziale di un ordinamento democratico, perché se il potere non è visibile non è democraticamente controllabile. Ho sostenuto poc'anzi che il governo del potere visibile è una delle principali qualità del sistema democratico, definito come governo diretto dal popolo o controllato dal popolo che, in quanto sovrano, deve poter conoscere tutte le decisioni e, più in generale, gli atti dei governanti. Pertanto visibilità, conoscibilità, accessibilità e quindi controllabilità e pubblicità degli atti consentono al potere visibile di debellare il potere invisibile, attraverso il controllo esercitato dall'opinione pubblica. La visibilità del potere è quindi una necessità, una necessità che Kant definiva non solo politica ma anche morale. Nel famoso saggio sull'Illuminismo, sostiene che la più inoffensiva di tutte le libertà è quella di fare uso pubblico della propria ragione in tutti i campi, al punto che nella seconda appendice "Della pace perpetua" considera concetto trascendentale del diritto pubblico il seguente principio: tutte le azioni, relative al diritto di altri uomini, la cui massima non è suscettibile di pubblicità sono ingiuste. Ma oltre a queste considerazioni, una in particolare attiene alla correlazione tra visibilità del potere e il nostro essere autonomisti che viviamo in una Regione a Statuto speciale. L'ideale del governo locale può essere interpretato come ispirato al principio secondo cui il potere è tanto visibile quanto più è vicino e la visibilità non dipende soltanto dal presentarsi in pubblico di chi è investito del potere, ma anche dalla vicinanza spaziale tra governante e governato. Trovo pertanto opportuno che il Consiglio, oltre che degli altri problemi richiamati da Cogodi, Giorgio Ladu, Lello Mereu, si occupi anche del potere occulto o che si occulta, così come non sarebbe male occuparsi del potere che occulta tramite la menzogna e il mendacio.
Purtroppo, la storia e la cronaca più recenti ci forniscono illuminanti esempi del potere che si occulta e occulta, e intorno al concetto del potere visibile in democrazia si potrebbe parlare a lungo, ma il problema che oggi abbiamo all'ordine del giorno è quello di stabilire come il potere visibile, anche nella nostra istituzione, possa debellare un potere invisibile. Ma per raggiungere questo obiettivo è sufficiente, mi domando, sbattere il massone in prima pagina? O non è forse il caso di allargare lo spettro di osservazione sulla pubblicità degli atti del potere? Su questo terreno siamo ancora largamente inadempienti, anche rispetto alle regole che ci siamo dati a conclusione del dibattito sulla questione morale, in particolare in tema di trasparenza dei procedimenti amministrativi, sulla pubblicità degli incarichi, delle convenzioni, degli studi e sulla pluralità degli incarichi degli amministratori, e potrei continuare. Così come occorre ripensare agli stessi meccanismi che presiedono l'attività legislativa. Che correlazione intercorre tra quanti da una parte, in nome della trasparenza, invocano la visibilità del potere e dall'altra, per motivi non sempre chiari, richiedono il voto a scrutinio segreto? Dobbiamo chiederci: il voto segreto, visto che stiamo parlando di segretezza e di riservatezza, è sempre occasione per il libero esercizio dell'attività consiliare o talvolta non è il velo che copre interessi non sempre confessabili e nobili? Prendiamo, per esempio, l'ultima richiesta di voto segreto in occasione della riapprovazione della legge sulla lingua e la cultura sarda: è corretto fare - mi domando - i franchi tiratori per sottrarsi ad un giudizio pubblico di responsabilità, magari per raggiungere diversi obiettivi che possono avere anche una valenza politica? E dunque, ritengo sia giusto eliminare tutte le opacità del potere, per ottenere la massima trasparenza democratica, ma stiamo attenti perché ritengo impossibile illuminare con l'oscurantismo. Col termine oscurantismo, intendo una regressione rispetto alle conquiste in tema di libertà e di diritti civili. Oggi, nel nostro Paese, questo tema è di grande attualità. E' sempre più manifesto il tentativo di limitare libertà individuali; chi può dire di non avere il telefono sotto controllo o di non essere spiato anche nella vita privata? Mi ha profondamente colpito un'intervista rilasciata, su "Il Sole 24 ore" di domenica scorsa, dal premio Nobel per l'economia Franco Modigliani, che ha lasciato l'Italia negli anni 30 per sfuggire alle persecuzioni razziali. Ebbene, Modigliani esprime angosce e preoccupazioni per la confusione italiana quando dice che la paura dell'arresto è una paura reale, in quanto nel nostro Paese rischia di venir meno un sistema di garanzie e di diritti dei cittadini. Ma, allora, in un tale contesto, assumono forse un tenore profetico le parole di John Stuart Mill, scritte 134 anni fa nel celebre "Saggio sulla libertà", dove poneva in evidenza la crescente inclinazione ad estendere indebitamente i poteri della società sull'individuo, sia tramite la forza della pubblica opinione, sia tramite quella della legislazione. Infatti, la sua convinzione è che l'individuo non deve essere toccato se non fa male ad altri e che la sfera privata è una sfera sovrana, nella quale né lo Stato, né l'opinione pubblica devono intervenire. Pertanto, limitare l'operazione trasparenza alla sola pubblicazione degli elenchi degli iscritti ala Massoneria, creando un clima, com'è stato definito, maccartista o da lista di proscrizione è poco corretto ed ingiusto. Il diritto alla personale riservatezza non può essere annientato afferrando elenchi, rendendoli pubblici e arrivando a condannare persone per l'appartenenza ad associazioni non vietate dalla legge. Ma ciò non può esimerci da una chiara presa di posizione su ciò che ultimamente la Massoneria ha rappresentato, esercitando una forte influenza nelle scelte della finanza, della sanità e dei pubblici poteri in generale. La Massoneria, al pari di altre istituzioni, ha subito deviazioni che ne hanno offuscato l'immagine - basti pensare al fatto che vi hanno aderito persone discutibili sul piano morale e basti pensare al fenomeno della loggia P2 - per cui si comprende l'attuale discredito che tale associazione gode presso l'opinione pubblica. Nello stesso rapporto con le istituzioni, la situazione è completamente diversa rispetto alla Massoneria delle origini, o ai tempi di Ficthe e di Federico II di Prussia. Allora forse la Massoneria aveva una funzione di stimolo per ampliare condizioni di tolleranza e di opinioni minoritarie. Il legislatore italiano, con la legge "17" dell'82, ha ribadito il divieto di associazioni segrete le cui attività possano interferire sull'esercizio di funzioni di organi costituzionali o amministrativi e di servizi pubblici di particolare rilevanza. Ma la legge "17" non stabilisce che la Massoneria tout court sia fuori legge. Stiamo pertanto attenti ai processi sommari e alle generalizzazioni, le responsabilità sono sempre individuali e bene ha fatto il Difensore civico, dottor Viarengo, a precisarlo nell'intervista che tanto scalpore ha suscitato. Io non sono massone, né aspirante tale, anzi personalmente considero anacronistica e priva di senso l'appartenenza a ordini e logge. Anche per coltivare interessi filosofici o per perseguire ideali filantropici di solidarietà, fratellanza e tolleranza è forse opportuna una rivoluzione copernicana, passando dal mondo chiuso ad un universo infinito e pertanto più aperto. Un fatto comunque mi sorprende, e lo confesso, che chiunque parli di Massoneria senta il bisogno, e anch'io l'ho fatto poc'anzi, di precisare di non essere massone. E come se, parlando di servizi segreti, occorresse precisare di non essere spia, o parlando di moralità di non essere ladri, così come sorprende che chi ingiustamente sia stato definito massone senta il bisogno di querelare per diffamazione, o richiedere il risarcimento dei danni, come anche di recente ha fatto un nostro collega. E questo la dice lunga su un clima che comunque esiste in Italia di tipo giustizialista, che fa passare in secondo piano anche l'intolleranza di chi emana bolle e scomuniche perché privo del senso delle libertà laiche e delle libertà private. Trovo pertanto fuorviante la tesi, che è stata sostenuta di recente dall'onorevole Soro, in una sua dichiarazione, quando entra nel merito della internazionalità che presiede alla iscrizione alla Massoneria, perché dice che non si fa più per fini nobili ma per stare all'interno di un sistema di potere e averne dei vantaggi. Sarebbe come affermare che tutti gli iscritti alla Democrazia Cristiana lo facciano per perseguire ideali democratici e cristiani. Il problema vero è pertanto quello di definire oggi in Italia il regime giuridico delle associazioni, ma è altrettanto necessario essere inflessibili e rigorosi nella difesa strenua delle libertà del cittadino. Io trovo aberrante che da parte di alcuni si forzi la mano fino al punto di stabilire una incompatibilità, come viene fatto nella mozione del P.D.S., tra la funzione del pubblico impiego e l'appartenenza ad associazioni che comunque sono consentite dalla legge.
Il Gruppo socialdemocratico non condivide inoltre un atteggiamento di ostracismo nei confronti di alcuni funzionari, che dovrebbero essere giudicati in primo luogo per la fedeltà ai doveri d'ufficio, per l'efficienza, la correttezza, le capacità, l'imparzialità e non già per personali convinzioni politiche, religiose o culturali. Stiamo attenti a non stravolgere i principi conquistati con lo Statuto dei lavoratori. L'onorevole Dadea è partito da premesse giuste, quali quelle della trasparenza e della visibilità del potere, ma è arrivato a conclusioni sbagliate. Noi non condividiamo il tentativo di coinvolgere il Difensore civico nella polemica sulla Massoneria, sindacando sue affermazioni, peraltro da noi ritenute giuste ed equilibrate fino al punto di richiedere perentorie precisazioni e chiarimenti, per la compromissione della fiducia riposta all'atto della nomina. Così come non condividiamo le accuse rivolte al Presidente del Consiglio per una sua presunta inerzia su questo terna. Ma la mozione del P.D.S. si spinge oltre, arrivando a stabilire, come dicevo prima, la incompatibilità tra pubblico impiego e osservanza di particolari forme di obbedienza. Ma allora mi domando: se i massoni dovranno essere espulsi dai pubblici uffici o rimossi dagli incarichi di Giunta, cosa succederà dei padri spirituali di Leo Luca Orlando, di Bartolomeo Sorge o Padre Pintacuda e di tutti quei gesuiti che esercitano l'obbedienza perinde ac cadaver e danno un valore del tutto particolare alla menzogna e al mendacio? Io credo che forse non torneremo a quelle situazioni appartenenti al XVI secolo, illustrate poc'anzi dal collega Pau. Ma, a proposito di gesuiti, mi ricordo una simpatica affermazione contenuta in un gustoso libro che ho letto qualche anno fa, un libro di Umberto Eco che, forse, per la discussione che stiamo facendo in quest'Aula, ha delle forti attinenze. Parlo del Pendolo di Foucault, ricco di segreti, di templari, di piani, di strategie e di sospetti, dove viene detto che proprio i gesuiti avevano capito che, se si vuole stabilizzare avversario, la tecnica migliore è creare delle sette segrete, attendere che gli entusiasti pericolosi vi si precipitino e poi arrestarli tutti. Ovvero: se temi un complotto organizzalo, così tutti quelli che potrebbero aderirvi cadono sotto il tuo controllo. Ma, nel corso della discussione, tra i due protagonisti di questo romanzo, tra Belbo e Diotallevi, si cerca anche di stabilire che tipo di relazioni occulte ci sono tra le cose che osserviamo, non solo le relazioni ovvie ma quelle apparentemente assurde che potrebbero esserci, ad esempio, tra la cabala e un veicolo a motore. Si dice che qualsiasi dato diventa importante se connesso ad un altro. La connessione cambia la prospettiva; induce a pensare che ogni parvenza, ogni voce, ogni parola scritta o detta non abbia il senso che appare, ma ci parli di un segreto. Il criterio è semplice, la soluzione sta nel sospettare sempre, Ma ci troviamo in una condizione di questo tipo se la gente è affamata di Piani e dell'esigenza di scoprirli come tali e più gliene offri, più ne inventi e più ci crede. Io ritengo che sarebbe opportuna un'opera di onestà intellettuale, per riportare il dibattito in termini corretti, cercando di non nutrire l'immaginario. E' per questi motivi che come Gruppo non approviamo la mozione presentata dal Partito Democratico della Sinistra. Se da un lato ci opponiamo al governo delle logge, dall'altro siamo per un Governo della legge, intendendo per legge le regole che ci siamo dati democraticamente al fine di una convivenza civile.
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno stasera alle ore 17.
La seduta è tolta alle ore 13 e 17.
Allegati seduta
Testo delle interpellanze e interrogazioni annunziate in apertura di seduta
Interpellanza Dadea - Erittu - Muledda sull'acquisizione al patrimonio regionale della laguna di San Teodoro.
I sottoscritti,
PREMESSO che:
- per ben due volte, nel 1991 e nel luglio 1993, è andata deserta l'asta per la vendita della laguna di San Teodoro;
- la Giunta regionale, nel bilancio 1991, aveva previsto lo stanziamento di circa 17 miliardi per l'acquisizione dell'oasi naturalistica e che il suo mancato utilizzo ne aveva determinato l'andata in perenzione;
- la laguna di San Teodoro, oltre che costituire una emergenza di straordinario valore naturalistico, rappresenta una grande risorse economica, ambientale e scientifica,
- nella laguna opera un importante centro di acquacoltura con annesso laboratorio scientifico;
- l'intero bacino lagunare ricade nella zona d'influenza del parco marino di Tavolara - Capo Coda Cavallo;
- si potrebbe creare una stretta interrelazione tra questo straordinario habitat e la istituenda Facoltà di scienze ambientali a Nuoro;
- sembrerebbe avvicinarsi la data per lo svolgimento della nuova asta per la vendita della laguna,
chiedono di interpellare il presidente della Giunta regionale e gli Assessori regionali degli enti locali e dell'ambiente per conoscere quali iniziative intendano porre in essere affinché la laguna di San Teodoro possa essere acquisita al patrimonio regionale. (352)
Interpellanza Cuccu - Ruggeri - Satta Gabriele sulla mancata attuazione della delibera della Giunta regionale n. 26/21 del 13 luglio 1993 concernente un programma stralcio per nuove iniziative industriali nel Sulcis - Iglesiente - Guspinese - Villacidrese.
I sottoscritti,
PREMESSO che:
- la Giunta regionale della Sardegna, preso atto delle specificità della grave crisi industriale e occupazionale che colpisce il territori del Sulcis - Iglesiente - Guspinese - Villacidrese, ha predisposto con delibera n. 26/21 del 13 luglio 1993 un programma di nuove iniziative produttive nell'area in questione;
- il programma suaccennato è costituito dalle iniziative immediatamente cantierabili, già approvate con delibera del CIPI a valere sulla legge 221 (legge per la reindustrializzazione nelle aree ex minerarie), che consentirebbe di ricollocare in aziende produttive gli eventuali esuberi di manodopera provenienti da Bariosarda, Sigma, Isel, SIM, Enichem Villacidro, Progemisa, oltreché di creare nuova occupazione per i giovani;
- al fine di realizzare il programma in premessa la Giunta regionale ha deciso con la stessa delibera di assegnare la somma di 30 miliardi di lire allo scopo di consentire la ricapitalizzazione della Società regionale Sigma Invest S.p.A., che viene autorizzata a partecipare con quota minoritaria al capitale sociale delle nuove iniziative e ad anticipare le agevolazioni previste dalla legge n. 221/1990, dalla legge 488/1992, dalla legge 204/1993 e dalle altre leggi nazionali e/o comunitarie;
CONSTATATO che a oltre tre mesi di distanza dalla adozione della delibera in oggetto nessun atto è stato finora compiuto al fine di renderla operativa, mentre si aggrava la situazione di aziende partecipate dalla Regione quali Bariosarda e Progemisa;
APPRESO che sarebbe in corso all'intero della stessa Giunta regionale un tentativo di rimettere in discussione i contenuti della delibera sia in relazione al soggetto deputato alla sua attuazione, sia in relazione alle stesse iniziative proposte,
chiedono di interpellare l'Assessore regionale dell'industria e il Presidente della Giunta regionale per conoscere:
1) se corrispondano al vero le notizie circa la possibilità di snaturamento della delibera della Giunta regionale n. 26/21 del 13 luglio 1993 e quali ne siano le eventuali motivazioni;
2) quali iniziative intendano assumere con urgenza per far cessare ogni tentativo di snaturamento della delibera e per procedere alla sua tempestiva attuazione in tutte le sue parti. (353)
Interpellanza Porcu sulla incompatibilità negli incarichi nella pubblica amministrazione regionale.
Il sottoscritto,
CONSIDERATO che tra i punti più qualificanti del programma politico dell'attuale mega-maggioranza figura il problema della "trasparenza" politico-istituzionale ed in particolare della incompatibilità morale, ancor prima che normativa, degli incarichi nella pubblica amministrazione;
RILEVATO che, a quanto consta allo scrivente l'Ufficio di Capo di Gabinetto dell'attuale Assessore dei trasporti è ricoperto da persona che (grazie agli orientamenti politici sempre professati) riscopre già la carica di vice Presidente del Cocico di Sassari, con funzioni persino di Presidente effettivo;
RILEVATO, inoltre che tutto ciò appare non facilmente spiegabile sul piano istituzionale e sicuramente intollerabile su quello morale e politico, alla luce anche delle reiterate prese di posizione del partito dell'Assessore e dello stesso Capo di Gabinetto, il P.D.S., sulla necessità di non occupare le istituzioni e di non ricoprire incarichi fra loro di fatto incompatibili;
PREOCCUPATO inoltre che potrebbero ravvisarsi persino gli estremi per ritenere nulli gli atti del Cocico deliberati con la Presidenza effettiva dello stesso Capo di Gabinetto dell'Assessore dei trasporti,
chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale e gli Assessori dei trasporti e degli enti locali per sapere se non intendano procedere a rendere giustizia alle istituzioni, facendo sì che uno solo sia l'incarico istituzionale rivestito dall'attuale Capo di Gabinetto dell'Assessore dei trasporti. (354)
Interpellanza Cuccu - Ruggeri - Satta Gabriele sulla gestione della sovvenzione globale CEE.
I sottoscritti,
PREMESSO che:
- tra la società finanziaria regionale SFIRS e la società ENISUD è stato costituito, ai fini della gestione della sovvenzione globale della Comunità Economica Europea a integrazione della legge n. 221 sulla reindustrializzazione dei siti minerari dismessi, un consorzio denominato CORAM;
- le quote azionarie sono ripartite pariteticamente tra le due società, ma a ENISUD è stato attribuito il potere di controllo essendo decisivo, in caso di parità, il voto del presidente attribuito a ENISUD;
- il consorzio, che è deputato a integrare con fondi CEE i contributi destinati alle nuove iniziative industriali, già istruite dal Ministero dell'industria e decretate dal CIPI per le zone minerarie dismesse, costringe le stesse imprese a una nuova istruttoria con il conseguente dispendio di denaro e soprattutto perdita di tempo;
- ENISUD, titolare del 50 per cento delle istruttorie, farebbe ricadere sui fondi CEE un costo di lire 70 milioni per ogni istruttoria;
- il consorzio CORAM, senza che nessuna direttiva CEE lo prescriva, ha deciso di graduare la misura dell'integrazione CEE secondo la data di approvazione dei singoli progetti da parte del CIPI operando così una discriminazione palese,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale dell'industria per conoscere:
a) quali motivi abbiano indotto la SFIRS a costituire il consorzio con ENISUD (essendo noto che l'ENI è stato il principale artefice della desertificazione dell'Isola) e soprattutto ad attribuire il potere di comando e se non ritengano gli interpellati di dover emanare direttive al fine di modificare tale situazione;
b) se esistano davvero direttive scritte della CEE che obbligano a graduare le misure dell'integrazione e, in caso contrario, se non ritengano di dover provvedere a correggere l'attuale impostazione del CORAM;
c) se non ritengano che le istruttorie già eseguite dal Ministero dell'industria siano sufficienti a consentire la somministrazione delle provvidenze della sovvenzione globale CEE, evitando così una deleteria ripetizione;
d) se non ritengano comunque che i costi dell'istruttoria previsti da ENISUD, che peraltro sembrerebbe appaltare ad altre imprese tale compito, non siano ritenuti esosi e non debbano essere in ogni caso fatti ricadere sui fondi CEE destinati alla sovvenzione globale. (355)
Interpellanza Sanna Adalberto - Oppi - Corda - Giagu - Marteddu - Piras - Amadu - Serra Pintus sulle spese per promuovere la conoscenza delle bellezze naturali ed artistiche della Sardegna ai sensi della legge regionale n. 7 del 1985.
I sottoscritti,
PRESO ATTO della delibera della Giunta regionale del 6 agosto 1993 n. 29/14 con la quale si autorizza un programma di spesa di lire 1.198.235.000 da destinare alla promozione della conoscenza delle bellezze naturali ed artistiche della Sardegna;
RILEVATO che per l'editoria il succitato programma comprende l'acquisto di n. 600 copie del volume "Su pani fattu in domu" e n. 400 copie del volume "Il progresso tecnologico nell'industria estrattiva della Sardegna", entrambi editi dall'Istituto editoriale per l'artigianato, e per un valore complessivo di lire 32.400.000;
CONSTATATO che per la carta stampata, il medesimo programma attribuisce lire 60.000.000 al quotidiano "L'Unità" per spazi promozionali su "Un'estate italiana" e che tale quotidiano organo del PCI-PDS, risulta essere l'unico quotidiano beneficiario;
ACCERTATO che l'Assessore del turismo, artigianato e commercio risulta essere il direttore responsabile del periodico "Nuova Impresa", edito dall'Istituto editoriale per l'artigianato S.r.l. e iscritto nei bilanci consuntivi 91/92 come società controllata dalla CNA ubicata in viale Trieste 118, sede della E.D.A.CON - Servizi contabili della medesima confederazione artigianale;
CONSTATATO che il periodico "Nuova Impresa", nel bilancio consuntivo relativo al 31 dicembre 1991 e 31 dicembre 1992 della Confederazione nazionale dell'artigianato - CNA è iscritto nel conto economico rispettivamente per lire 114.345.000 e lire 156.427.000;
APPURATO inoltre, per stessa ammissione dell'assessore Marini (vedasi pubblicazione degli atti del Quinto Congresso regionale della CNA pag. 35II e IV paragrafo) che "l'Istituto editoriale dell'artigianato soddisfa i fabbisogni di stampa della CNA e si proietta sempre più sul mercato acquisendo commesse e partecipando a gare d'appalto" e "sino ad ora le nostre società hanno dimostrato… (Sofima, Istituto editoriale, Dedalo informatica)";
VISTO che nonostante l'assessore Marini si sia dimesso dalla carica nell'ottobre del 1992 da consigliere dell'istituto editoriale dell'artigianato S.r.l., si riscontra che la Giunta regionale ha finanziato due pubblicazioni della CNA e più esattamente "Guida ragionata all'acquisto delle produzioni dell'artigianato artistico sardo" e "Artigianato artistico in Sardegna. Risultati di una indagine censuaria" editi dall'Istituto editoriale dell'artigianato nel 1992;
tutto ciò premesso chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale, l'Assessore del turismo e l'Assessore della programmazione che ha espresso il concerto di competenza con nota n. 7195 del 27 luglio 1993 in accoglimento del programma di spesa in questione per sapere:
a) se "nel rispetto qualitativo dell'offerta", il "razionale programma di spesa" proposto dal l'assessore Marini ha colto gli obiettivi della politica regionale propostisi quali:
1) l'estensione della stagione turistica attraverso il richiamo di flussi turistici di bassa stagione;
2) l'incentivazione di forme di turismo alternative al motivo marino balneare;
b) se si ritiene di aver onorato l'assunto del deliberato di agire "nel pieno rispetto del principio della trasparenza dell'attività amministrati va";
c) se con l'acquisto dei volumi editi dall'Istituto editoriale dell'artigianato proprietario del periodico "Nuova Impresa", di cui è direttore responsabile l'assessore Marini, si ritiene ancora compatibile la sua permanenza nelle due cariche;
d) quali criteri hanno ispirato la scelta de "L'Unità", unico quotidiano preferito per lo spazio promozionale di "Un'estate italiana". E inoltre se si è a conoscenza della tiratura e diffusione estremamente ridotta de "L'Unità" in rapporto a quella di altri quotidiani nazionali che pure dedicano grande spazio al turismo;
e) se non ritiene infine, l'assessore Marini, doveroso chiarire i rapporti attuali con la CNA, che, se dovessero persistere anche in forma raffinata, vulnererebbero un elementare principio di imparzialità e di indipendenza nei confronti delle altre associazioni degli artigiani sardi. (356)
Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di tutelare gli interessi dei cacciatori sardi lesi dall'Ordinanza del 5/1/1993 del Ministro dell'ambiente riguardante la sospensione per otto giorni dell'attività venatoria, annullata dalla Corte costituzionale con sentenza dell'11-24 giugno 1993.
Il sottoscritto,
PREMESSO che la Corte costituzionale risolvendo in giudizio un conflitto di attribuzione tra Stato e Regione, con sentenza dell'11/24 giugno 1993, ha annullato l'ordinanza del Ministro dell'ambiente del 5/1/1993, che limitava l'attività venatoria in tutto il territorio nazionale per un periodo di otto giorni;
RILEVATO che la pronuncia della Corte costituzionale, peraltro prevedibile, di fatto costituisce una grave censura nei confronti del Ministro dell'ambiente, che ha imposto la chiusura dell'attività venatoria per otto giorni con un provvedimento infondato sul piano giuridico, perciò arbitrario e soprattutto motivato con riferimento a condizioni climatiche (terreni innevati, specchi d'acqua ghiacciati, etc.) in realtà inesistenti in Sardegna al momento dell'emanazione dell'ordinanza ministeriale;
CONSIDERATO che la decisione del Ministro, superficiale ed evidentemente suffragata da motivazioni squisitamente politiche, ha ingiustificatamente leso i diritti dei cacciatori sardi con la riduzione delle giornate di caccia;
RITENUTO che la Regione sarda, al fine di prevenire analoghi provvedimenti lesivi della propria podestà legislativa garantita dallo Statuto speciale di autonomia e per tutelare i legittimi interessi dei cittadini sardi, debba assumere nelle sedi opportune idonee iniziative politiche e legali, con eventuale rivalsa per i danni subiti;
TENUTO CONTO della valenza della materia, che attiene a delicate questioni di natura politico-istituzionale e coinvolge legittimi interessi e diritti di tantissimi cittadini,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere quali provvedimenti la Giunta regionale intenda adottare al fine di garantire il rispetto delle attribuzioni costituzionali della Regione sarda in materia di caccia e se la Giunta regionale ritiene di intervenire in sede legale per ottenere il riconoscimento dei danni subiti dai cacciatori sardi. (654)
Interrogazione Porcu, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione finanziaria e gestionale della SIPAS.
Il sottoscritto, in relazione all'inchiesta avviata dalla Magistratura in ordine ad un appalto della SIPAS,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'industria per conoscere:
- quali provvedimenti intendano porre in essere per rimediare all'evidente intreccio di interessi che si profila in Sardegna fra la finanza pubblica, il sistema degli appalti, le forze politiche di potere e le logge massoniche;
- quale assetto intendano dare alle finanziarie regionali;
- se non ritengano urgente riferire immediatamente in Consiglio sulla situazione finanziaria e gestionale della SIPAS e sui criteri e sulle procedure adottati nell'assegnazione degli appalti da parte della Regione e dei suoi enti strumentali. (655)
Interrogazione Planetta, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata presenza della Regione sarda alla manifestazione internazionale di giardinaggio di Stoccarda.
Il sottoscritto,
PREMESSO che mentre in Sardegna si va alla disperata ricerca di nuove forme produttive in grado di garantire sbocchi occupazionali per risolvere la drammatica crisi, a Stoccarda una impresa sarda, la "Quadriflor" di Olmedo ha conseguito il più prestigioso titolo nel settore del giardinaggio mondiale aggiudicandosi il 1° posto alla manifestazione "Il grande premio delle nazioni di giardinaggio". Un settore, quello dove opera la ditta di Olmedo, che consente a bassi costi di produrre ricchezza e posto di lavoro;
RILEVATO che il titolo aggiudicatosi dall'impresa sarda, oltre a rappresentare per l'Isola un grandissimo onore, si è dimostrato un eccellente veicolo per pubblicizzare la Sardegna e i suoi prodotti (turismo, artigianato, ambiente) a costo zero;
DENUNCIATO che nonostante le reiterate sollecitazioni dell'Ambasciata di Bonn, la Regione sarda non ha ritenuto inviare un proprio rappresentate durante i sei mesi dell'esposizione, e neppure all'atto della premiazione. C'è di più, l'ESIT, nonostante le assicurazioni, non ha neppure provveduto ad inviare materiale pubblicitario, anche alla sola Comunità sarda, rinunciando clamorosamente ad essere presente in un mercato con ottime prospettive future;
RILEVATO che dai dati forniti dagli organizzatori lo stand della "Quadriflor" è stato visitato da non meno di 80 mila visitatori interessati,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore del turismo per sapere:
- quale politica intenda perseguire la Giunta regionale per promuovere e consolidare iniziative imprenditoriali, come quelle della ditta "Quadriflor", intese ad assicurare alla Sardegna nuove penetrazioni di mercato in settori che possono costituire, a buon titolo, il volano della ripresa economica dell'Isola;
- come si concilia la mancata presenza della Giunta regionale e dell'ESIT ad una manifestazione che avrebbe garantito una promozione pubblicitaria del prodotto Sardegna gratuitamente, quando ogni anno, per contro, vengono investite ingenti somme di danaro per promuovere i prodotti sardi, troppo spesso con risultati catastrofici sia per la mancanza di adeguata programmazione, sia per errori grossolani nelle scelte dei mercati. Tutto questo quando non accade che dette somme vengano, più semplicemente, utilizzate con fini che parrebbero più clientelaristici che pubblicitari.
L'interrogante chiede infine di sapere quali ritorni in termini economici e di presenze turistiche, abbiano prodotto le campagne pubblicitarie intraprese dalla Regione sarda. (656)
Interrogazione Sanna Adalberto - Oppi - Piras - Giagu - Corda - Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata attribuzione dei profili professionali al personale dell'Amministrazione regionale.
I sottoscritti chiedono di interrogare l'Assessore regionale degli affari generali, personale e riforma della Regione per conoscere le motivazioni reali che non consentono l'attribuzione dei profili professionali al personale dell'Amministrazione regionale, ed in modo particolare agli Istruttori del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, previsti dalla legge regionale n. 6 del 15 gennaio 1986, ribaditi poi con le successive leggi regionali n. 42 del 14 novembre 1988 e n. 24 del 5 giugno 1989.
Chiedono inoltre all'Assessore competente se sia a conoscenza:
- del notevole ritardo che si registra nel rendere esecutive le norme delle leggi citate;
- che tale situazione arreca gravi danni all'organizzazione del lavoro;
- che all'interno del comparto forestale la mancata attribuzione non consente agli Istruttori l'espletamento dei compiti istituzionali;
- che la mancata attribuzione comunque lede gravemente gli interessi legittimi del personale.
Considerato tutto ciò, gli interroganti chiedono all'Assessore regionale degli affari generali, personale e riforma della Regione di sapere quali atti intenda adottare, ed in quale lasso di tempo reale, per porre fine a tale grave inadempienza. (657)
Interrogazione Pau, con richiesta di risposta scritta, sui danni causati dai nubifragi in Ogliastra e nel Sarrabus.
Il sottoscritto,
APPRESO che i recenti nubifragi hanno provocato immensi danni in varie zone della Sardegna ed in particolare in Ogliastra e nel Sarrabus;
RITENUTO che questa calamità naturale si è abbattuta in zone particolarmente colpite dal sottosviluppo e dalla disoccupazione;
CONSIDERATO che la furia delle acque ha travolto infrastrutture e devastato vaste zone di coltivazioni intensive, arrecando danni incalcolabili al settore agricolo già in forte crisi,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere quali iniziative intenda prendere la Giunta regionale per soccorrere queste zone così duramente colpite da questo evento, dichiarandole aree colpite da calamità naturale e inoltre conoscere quali interventi immediati abbia messo ed intenda mettere in atto la Giunta regionale per fronteggiare il disagio delle popolazioni interessate. (658)
Interrogazione Serrenti, con richiesta di risposta scritta sui licenziamenti alla COOP/CAM di Cagliari.
Il sottoscritto,
PREMESSO che in totale dispregio delle norme a tutela dei diritti dei lavoratori al COOP/CAM -gestore della pulizia dei vagoni delle Ferrovie di Stato con sede legale a Bologna - ha licenziato in tronco 5 operai;
RILEVATO che causa del licenziamento è stata la partecipazione dei lavoratori allo stato di agitazione, indetto dalla Confederazione sindacale sarda, per protestare contro dei trasferimenti operati dalla Cooperativa a danni di alcuni operai e dello stesso rappresentante sindacale;
CONSIDERATO che contro il provvedimento gli interessati hanno opposto ricorso, impugnandone attraverso i legali le motivazioni;
EVIDENZIATO che per solidarizzare con i compagni colpiti dall'iniquo provvedimento di licenziamento i lavoratori della COOP/CAM hanno indetto, per il giorno 3 novembre 1993, uno sciopero di protesta,
chiede di interrogare il presidente della Giunta regionale per sapere:
- quali iniziative immediate intenda adottare la Giunta al fine di far recedere la COOP/CAM dal licenziamento degli operai e per l'immediato reintegro nei ruoli degli stessi;
- se non ritenga la Giunta di dover elevare una vibrata protesta preso le sedi istituzionalmente competenti per il comportamento palesemente antisindacale della Cooperativa che costituisce un atto di intollerabile prevaricazione e discriminazione nei confronti di una organizzazione sindacale regolarmente riconosciuta e del diritto di avvalersi di una rappresentanza sindacale, liberamene scelta, dei lavoratori. (659)
Interrogazione Baghino, con richiesta di risposta scritta, sull'affidamento della direzione del reparto di traumatologia della strada.
Il sottoscritto:
PREMESSO che la convenzione Università-Ospedale prevede che i 25 posti letto della traumatologia della strada, attualmente ospitata presso l'Ospedale marino di Cagliari, siano a direzione universitaria;
CONSIDERATO che l'Università per l'anno accademico 1993-1994 sarebbe intenzionata ad affidare la direzione del suddetto reparto ad un neurochirurgo;
CONSTATATO che l'Assessore della sanità pubblicamente ha dichiarato la sua contrarietà a tale soluzione in quanto:
1) snaturerebbe la caratteristica di alta specializzazione ortopedica che l'Ospedale marino ha conquistato negli anni;
2) ridurrebbe, di fatto, la dotazione dei posti letto di ortopedia per la città di Cagliari e per il suo vasto bacino di utenza, aumentando di conseguenza gli attuali disagi e i tempi di lista di attesa per i pazienti;
3) significherebbe una sostanziale violazione e stravolgimento della convenzione e del Piano sanitario regionale,
chiede di interrogare l'Assessore regionale della sanità per sapere se corrisponda al vero che:
- nonostante la presa di posizione pubblica e ufficiale dell'Assessore si intenda affidare lo stesso l'incarico da un neurochirurgo;
- lo stesso neurochirurgo debba prendere servizio presso l'Ospedale marino di Cagliari il prossimo 2 novembre;
- quali provvedimenti intenda adottare per impedire uno stravolgimento delle direttive. (660)
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