Seduta n.270 del 24/07/2002
CCLXX SEDUTA
Giovedì 24 luglio 2002
(POMERIDIANA)
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente SALVATORE SANNA
La seduta è aperta alle ore 17 e 23.
LICANDRO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 17 luglio 2002, che è approvato.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Marco Fabrizio Tunis ha chiesto di poter usufruire di congedo per la seduta pomeridiana del 25 luglio 2002. Poiché non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Signor Presidente, poiché in deroga al Regolamento noi abbiamo consentito che la Commissione agricoltura lavorasse per licenziare un provvedimento importante e i colleghi del Gruppo, insieme agli altri colleghi che fanno parte della Commissione stanno finendo i lavori, le chiedo qualche minuto di sospensione per consentire loro di tornare in aula.
PRESIDENTE. Va bene, onorevole Spissu, se c'è questa esigenza possiamo pure sospendere, però la prego di farsi carico di chiamare i colleghi.
Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Qui c'è una necessità, Presidente, che è stata manifestata dall'onorevole Pili, in diversi momenti della mattinata, e cioè quella di garantire la presenza del commissario straordinario per l'emergenza idrica durante la discussione di questa mozione. Poiché si parlerà di acqua, credo che sia essenziale la presenza del Presidente della Regione, l'onorevole Pili, per garantire l'apporto di quegli elementi che solitamente chi tratta direttamente la materia è in grado di portare all'attenzione dell'Aula.
Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, intervengo soltanto per precisare che nella Conferenza dei Capigruppo, in cui si è preso atto della esigenza sopravvenuta per il Presidente della Regione di recarsi a Roma, proprio per trattare in sede di Conferenza Stato-Regioni questioni attinenti all'erogazione di contributi per fronteggiare la siccità, si è anche concordato di esaminare, questo pomeriggio, la mozione numero 75 negli aspetti che riguardano l'agricoltura, sui quali può rispondere l'Assessore dell'agricoltura, rinviando a domani mattina, quando sarà presente il commissario straordinario per l'emergenza idrica, ossia il Presidente della Regione, tutto l'aspetto relativo alla siccità.
PRESIDENTE. Quindi, onorevole Sanna, questo aspetto è chiarito.
Sospendo la seduta per dieci minuti, pregando i colleghi di arrivare puntuali in aula, perché mi risulta che la riunione della Commissione agricoltura sia terminata alle 17 e 10.
(La seduta, sospesa alle ore 17 e 28, viene ripresa alle ore 17 e 52.)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 75. Se ne dia lettura.
LICANDRO, Segretario:
MOZIONE SANNA Alberto - SPISSU - FADDA - BALIA - DORE - COGODI - SANNA Giacomo - GIAGU - GRANELLA - MANCA - MARROCU - ORTU - SANNA Emanuele - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - FALCONI - IBBA - LAI - MASIA - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI- SELIS - VASSALLO, sulle gravissime conseguenze della siccità 2001-2002 sull'agricoltura e sull'economia della Sardegna.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO CHE:
- la gravissima siccità in atto è dovuta sia ai cambiamenti climatici planetari che interessano anche la nostra Isola, sia all'assenza di politiche organiche che affrontino seriamente i problemi dell'assetto del territorio, dell'approvvigionamento, dell'uso razionale e compatibile della risorsa idrica;
- nella maggior parte delle zone irrigue della Sardegna la scarsa disponibilità di acqua ha compromesso non solo le colture orticole, ma la stessa sopravvivenza delle colture arboree (agrumeti e frutteti) con conseguenze drammatiche per l'agricoltura e l'economia dell'intera Isola;
- gli agricoltori sardi non potranno usufruire delle risorse sulla siccità del 2001 previste dal Fondo di solidarietà nazionale per le calamità naturali a seguito della grave negligenza della Giunta regionale che non ha provveduto ad inoltrare la relativa domanda come emerso nella Commissione agricoltura del Senato e come ribadito dal Sottosegretario all'agricoltura Bonazza Buora;
- la Giunta di centrodestra, al Governo della Regione ormai da tre anni, non ha messo in atto alcun provvedimento per attuare in Sardegna il "Programma nazionale per la lotta alla siccità e alla desertificazione" approvato dal CIPE (del. n. 299/1999) che consentirebbe l'utilizzo di notevoli risorse comunitarie e nazionali per fronteggiare il processo di desertificazione in atto in oltre 500.000 ettari di territorio sardo;
- le risorse che l'UE e lo Stato mettono a disposizione della Sardegna attraverso il POR 2000-2006 (Fondi Strutturali) non potranno essere utilizzate per il quadriennio 2003-2006 se entro il 31 dicembre 2002 non saranno costituite le Autorità d'Ambito per la gestione del servizio idrico integrato come previsto dalle leggi nazionali n. 183/89 e 36/94 (Galli), e delle leggi regionali n. 29/97 e 17/2000;
- si rende necessario superare rapidamente la gestione commissariale "dell'emergenza idrica" che da provvisoria e straordinaria è diventata ordinaria, non trasparente e per niente democratica, ed agisce su spinte territoriali e di potere al di fuori di un programma approvato dal Consiglio regionale che stabilisca le priorità dell'emergenza, del medio e del lungo periodo anche in relazione agli usi plurimi della risorsa;
- la bizzarra idea di approvvigionare la Sardegna dalla Corsica può essere utile per fare propaganda a basso costo, ma non serve allo scopo in quanto renderebbe la nostra Isola dipendente dall'estero con costi pesantissimi sia per la realizzazione delle opere che per l'acquisto dell'acqua medesima. Le risorse disponibili bisogna spenderle rapidamente in Sardegna per realizzare le opere necessarie;
- la delibera della Giunta regionale n. 16/35 datata 8 maggio 2001 che stanzia 45 miliardi di risorse, non previste in nessun atto programmatorio, per la realizzazione di due invasi in agro di Benetutti e di Bonorva, rappresenta l'ennesimo esempio di demagogia elettoralistica fatta sui bisogni reali delle popolazioni;
- la Giunta regionale non ha una politica che valorizzi il patrimonio di conoscenze e di esperienza presenti negli Enti regionali che si occupano del problema acqua,
impegna la Giunta regionale
a sottoporre all'approvazione del Consiglio regionale un programma di misure urgenti al fine di fronteggiare la gravissima situazione che ha investito l'agricoltura sarda, in particolare per quanto riguarda:
- l'utilizzo delle acque, compresa quella gestita dall'ENEL per la produzione di energia elettrica, secondo i bisogni reali e i criteri di equità e solidarietà fra i diversi territori e i comparti agricoli dell'isola, che eviti dannose contrapposizioni territoriali o di comparto;
- la priorità di mantenere in vita le colture arboree (agrumeti e frutteti);
- l'obbligo di attuare in tutta la Sardegna politiche e sistemi colturali finalizzati al risparmio idrico, assicurando la manutenzione costante degli impianti e, se necessario, il loro rifacimento;
- l'accelerazione delle procedure di approvazione del provvedimento di legge finalizzato a fronteggiare la siccità dell'annata agraria 2001/2002 destinando allo scopo 130 milioni di euro, come peraltro proposto dal centrosinistra con un emendamento alla finanziaria 2002;
- il recepimento e la rapida attuazione delle norme comunitarie, nazionali e regionali, richiamate in premessa (Leggi n. 183/89 e n. 36/94 (Galli) e LL.RR. n. 29/97 e 17/2000) che, superando la politica dell'emergenza e della straordinarietà, doterebbero la Sardegna di un nuovo quadro normativo indispensabile per un governo democratico ed ordinario delle risorse idriche per i diversi usi: potabile, agricolo ed industriale;
la definizione del programma delle opere indispensabili nel breve e nel medio periodo per fronteggiare la situazione. (75)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
SANNA ALBERTO (D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, a me dispiace che ai lavori di questo pomeriggio non sia presente l'onorevole Pili, perché avrebbe avuto modo di apprezzare le motivazioni che ci hanno spinto a presentare questa mozione.
La mozione numero 75 nasce intanto dalla necessità di fare il punto in Consiglio regionale sulla drammaticità della situazione che l'agricoltura sarda sta attraversando, una situazione che probabilmente neanche nel 1988 era stata così grave. A ciò si aggiunge il fatto che il settore dell'agricoltura ha raggiunto un livello di indebitamento di oltre 1.700 miliardi, ossia un livello insopportabile. Si tratta quindi di fare rapidamente tutto quanto è nelle possibilità del Consiglio e della Giunta per rispondere a questa emergenza. Il primo motivo di presentazione di questa mozione è proprio questo, vogliamo cioè che il Consiglio regionale sia investito di questo problema e che le decisioni che vengono prese in merito al governo delle acque in Sardegna siano democratiche e trasparenti e rispondano realmente ai bisogni della comunità regionale.
Naturalmente, per quanto riguarda questa mozione, noi affronteremo soprattutto il problema dal punto di vista degli agricoltori, ma è stata presentata anche un'altra mozione che riguarda l'insieme degli altri aspetti legati al governo delle acque in Sardegna, perché vogliamo che si superi la gestione commissariale dell'emergenza idrica e che si adotti un sistema ordinario, democratico e trasparente, come invece in questi mesi, in questi anni - a nostro parere - non è stato. Ecco, quindi, il secondo motivo che sta dietro la scelta di presentare una mozione su questi problemi.
Io vorrei richiamare alcuni esempi che dimostrano che l'onorevole Pili come Presidente della Giunta regionale e come commissario per la gestione delle risorse idriche in Sardegna sta operando delle scelte che non sono state discusse e decise in nessuna sede democratica. Mi riferisco, per esempio, alla scelta di inserire nella legge obiettivo il collegamento della Sardegna con la Corsica, una scelta che, ripeto, non è stata discussa né decisa in nessuna sede democratica dell'amministrazione regionale. Sono stati messi a disposizione 64 miliardi nella legge obiettivo, io immagino per le progettazioni, nonostante i tempi lunghissimi che un progetto di questo genere richiederà e nonostante la scarsa razionalità di questa scelta. Chi l'ha deciso? Questo è l'interrogativo che io pongo alla Giunta e in particolare al presidente Pili.
Un'altra scelta importante che è stata fatta e che riguarda sempre il settore delle acque è quella del collegamento del Flumineddu col Tirso. Onorevole Ladu, abbiamo parlato in diverse occasioni di questo problema, cioè della necessità di fornire l'Alta e la Bassa Marmilla, fino al Medio Campidano e alla piana di Villamar, di una dotazione idrica che oggi non c'è. Tanti di noi consiglieri regionali, tra le altre cose, hanno sottoposto a lei questo problema, avanzando una richiesta sottolineata con forza da tutti i sindaci di questi territori della Sardegna, quella di realizzare la diga di S'Alusia sul rio Flumineddu, e non la traversa di Bau 'e Linu, per venire incontro a un'esigenza di sviluppo prioritaria di quelle zone interne, che senza acqua non hanno alcuna prospettiva.
Assessore Ladu, è arrivato proprio oggi un ennesimo documento su questo problema, inviato al Presidente della Giunta e a tutte le autorità competenti dai sindaci dei comuni di Pauli Arbarei, Villamar, Villanovafranca, Las Plassas, Barumini, Gesturi, Tuili, Setzu, Genuri, Turri, Ussaramanna, Siddi, Lunamatrona, Villanovaforru, Collinas; questi sono comuni della provincia di Cagliari a cui aggiungerei tutti i comuni delle province di Oristano e di Nuoro. Nel documento, firmato anche dalla Coldiretti, dalla C.I.A. e dalla Confagricoltura, cioè dalle massime organizzazioni del mondo agricolo isolano, si chiede che nella programmazione regionale sia inserita la costruzione della diga di S'Alusia e non si proceda alla realizzazione della traversa di Bau 'e Linu. Invece, onorevole Ladu, nella legge obiettivo è stata inserita la traversa, e lei molte volte, quando abbiamo parlato di questi problemi, ha rassicurato tutti dicendo che sarebbe stata portata avanti la proposta della diga di S'Alusia, perché la traversina porta via l'acqua dalla Marmilla e la convoglia nella diga grande del Tirso. Tenga conto, Assessore, che questa interconnessione tra il sistema Flumineddu e il sistema Tirso esiste già con la diga di Pranu 'e Antoni, che è collegata con un sistema di pompaggio, che funziona normalmente, alla diga grande di Busachi. Sto parlando di opere già realizzate e in funzione.
Ora si vuole realizzare un altro sistema di collegamento che chiaramente non è voluto dalle popolazioni di quei territori, perché porta via l'acqua e non crea condizioni per lo sviluppo. Quest'opera che noi non vogliamo è stata inserita nella legge obiettivo, ecco perché chiediamo, cari colleghi della maggioranza, che si discuta di questo problema e che siano profondamente modificate le scelte che sono state fatte. Il Consiglio non condivide la scelta del collegamento con la Corsica e non vuole nemmeno il collegamento del rio Flumineddu col bacino del Tirso, vuole la diga di S'Alusia.
Voglio anche sottolineare, onorevole Ladu, che la provincia di Oristano per le sue caratteristiche, per la sua posizione baricentrica e orografica, può dare un contributo fondamentale alla soluzione del problema idrico, perché oltre alla diga di S'Alusia, che potrebbe invasare più di 150 milioni di metri cubi d'acqua all'anno, c'è anche la possibilità, con l'adeguamento della diga sul Rio Mogoro (diga che già esiste, ma che potrebbe invasare molto di più) di invasare altri 100 milioni di metri cubi, cioè si potrebbero avere 250 milioni di metri cubi in più con interventi assolutamente non costosi e i cui tempi di realizzazione non sarebbero lunghi, perché sia per l'una che per l'altra opera il livello di progettazione è già molto avanzato. Quindi l'acqua c'è in Sardegna, bisogna creare le infrastrutture per poterla utilizzare, e non c'è bisogno di andare in Corsica. Utilizziamo le risorse della Sardegna e utilizziamole bene.
Un altro motivo per il quale abbiamo presentato la mozione numero 75 è il risultato che si è ottenuto stasera in Commissione agricoltura, presente anche l'Assessore. La Commissione, che si è riunita in contemporanea con i lavori del Consiglio durante questa settimana, ha approvato il disegno di legge concernente provvedimenti per fronteggiare la siccità, che ha avuto una particolare accelerazione, a nostro parere, anche grazie alla presentazione di questa mozione e al lavoro che le opposizioni hanno svolto in Commissione, dove, essendo in maggioranza, sono riuscite a migliorare sostanzialmente il testo di legge e a mettere a disposizione risorse importanti, sto parlando di 500 miliardi di lire, necessarie per affrontare l'emergenza che attraversa il mondo delle campagne. E', ripeto, un risultato importante che si è ottenuto soprattutto grazie all'iniziativa delle opposizioni. Quindi il senso di questa mozione, onorevoli colleghi, è anche quello di portare quanto più rapidamente possibile all'approvazione dell'Aula questo provvedimento importantissimo per il mondo delle campagne.
Un'altra questione importante riguarda il fatto che questa Giunta regionale non ha messo in atto nessun provvedimento di attuazione del piano nazionale contro la siccità e la desertificazione. La nostra Regione, seppure oltre cinquecentomila ettari di territorio siano interessati dal processo di desertificazione, non ha purtroppo messo in atto alcun provvedimento e rischia anche di perdere importanti risorse messe a disposizione dall'Unione Europea.
Per quanto riguarda il governo complessivo delle risorse idriche, considerando che l'agricoltura è il comparto che consuma oltre il 60 per cento delle risorse disponibili, chiediamo l'approvazione da parte del Consiglio regionale di un programma urgente che abbia come obiettivo immediato quello di dare una risposta all'emergenza e nel medio e lungo periodo possa soddisfare le esigenze complessive del mondo delle campagne.
Voglio riassumere i punti fondamentali di questo programma, perché mi sembra importante dare indicazioni precise. Intanto occorre una seria politica di risparmio idrico che la Giunta regionale deve portare avanti nei confronti dei consorzi di bonifica, affinché attuino sistemi di distribuzione e di irrigazione all'insegna proprio del risparmio della risorsa, che non è disponibile nella stessa misura dappertutto. In molti territori l'acqua per le campagne è pagata non in base alla quantità consumata, non essendoci i contatori, ma in base alla superficie irrigata. E questo oltre che essere ingiusto è anche motivo di sprechi non più tollerabili. C'è poi la necessità di dare corso alla riutilizzazione sistematica delle acque reflue; non possiamo infatti assolutamente permetterci di continuare a far confluire in mare queste acque, che possono essere adeguatamente riciclate, depurate e utilizzate per l'agricoltura e anche per altri usi. Inoltre - come dicevo prima - occorre realizzare interventi finalizzati all'aumento della dotazione idrica, perché se è vero che dobbiamo risparmiare è altrettanto vero che dobbiamo fare uno sforzo per aumentare la quantità di acqua disponibile.
In precedenza ho fatto riferimento a due invasi, ma io credo che vada fatto uno studio serio e complessivo anche sulle acque sotterranee nella nostra Isola, delle quali, accertata la presenza e le caratteristiche delle falde, va fatto uno sfruttamento oculato e opportuno, che soprattutto in una fase difficile come quella che attraversiamo non può che essere di estrema importanza.
Concludo facendo riferimento alle norme che occorre attuare per il governo delle acque in agricoltura. Questo punto potrà essere meglio approfondito quando si discuterà dell'altra mozione, mi limito a richiamare la necessità di attuare la legge numero 183 del 1989 sulle autorità di bacino, la legge numero 36 del 1994, la famosa legge Galli, e le stesse leggi regionali numero 29 e 17, che, pur essendo state approvate da questo Consiglio, non hanno ancora avuto trovato attuazione concreta. L'applicazione di queste leggi consentirebbe all'amministrazione regionale di avere strumenti fondamentali per il governo delle risorse idriche, non solo per l'agricoltura, ma anche per quanto riguarda l'insieme delle esigenze della comunità regionale.
Quindi questi sono i motivi che ci hanno indotto a presentare questa mozione; riteniamo che le acque disponibili vadano usate sulla base di criteri di equità e di solidarietà tra i territori e all'interno dei comparti agricoli. Pensiamo, insomma, che la Giunta regionale abbia il dovere di coinvolgere il Consiglio regionale in queste scelte fondamentali e di chiedere uno sforzo eccezionale non solo al Consiglio, ma a tutto l'insieme del sistema regionale, compresi gli enti strumentali, per fronteggiare un'emergenza che è senz'altro la più grande che la nostra comunità regionale abbia mai attraversato non solo nel settore agricolo, ma in tutti i settori.
Credo che questa mozione possa essere accolta dalla maggioranza, perché chiede semplicemente che si definisca un programma e che esso sia portato quanto prima all'attenzione e all'approvazione del Consiglio regionale, che è il massimo organo di indirizzo e di programmazione delle politiche importanti che riguardano la comunità regionale. Ritengo che questa sia un'esigenza sentita da tutti.
Presidente. Ricordo che le iscrizioni a parlare devono pervenire entro la conclusione del primo intervento. E' iscritto a parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, prendo la parola anche se molto brevemente, perché in questi giorni abbiamo parlato a lungo del problema idrico e della siccità, quindi di problemi legati principalmente all'agricoltura che pertanto conosciamo. Abbiamo audito le organizzazioni professionali e più volte gli Assessori competenti per materia, gli onorevoli Contu e Masala, perché tutti riteniamo che l'agricoltura sia uno dei pilastri fondamentali dell'economia della Sardegna. Non sto quindi a ripetere quello che è stato detto sulla gravità della crisi dell'agricoltura. La situazione purtroppo è difficile, perché da troppo tempo, in questi anni principalmente, siamo costretti a convivere con molte, troppe emergenze: alluvioni, gelate, siccità, lingua blu e quant'altro, che hanno imposto e continuano a imporre il risarcimento dei danni subiti da parte degli agricoltori. La Regione è intervenuta in questi anni facendo il proprio dovere, raschiando risorse finanziarie da tutte le parti per fronteggiare queste emergenze, risorse che erano riservate alla realizzazione di infrastrutture.
E' chiaro che queste risorse le avremmo potute utilizzare per altri fini; tutti noi vogliamo l'ammodernamento dell'agricoltura, il perfezionamento delle infrastrutture, l'intervento diretto nelle aziende agricole; vorremmo risolvere anche il problema della elettrificazione delle strade rurali, ma ci siamo trovati in questa situazione. Nel contempo non possiamo non dire che ci sono responsabilità pregresse, responsabilità di altri governi che hanno preceduto l'attuale governo di centrodestra e che non hanno risolto i problemi del settore agricolo, nonostante abbiano avuto negli anni ingenti somme a loro disposizione, probabilmente più di quante non ne abbiamo noi oggi. Ma i problemi strutturali sono rimasti sempre gli stessi, anzi probabilmente in alcuni casi sono peggiorati.
Basti ricordare - dobbiamo dirle queste cose, per evitare che ci siano i bravi e i cattivi, chi resta a fare il proprio dovere in un'aula di Commissione e chi invece fa le conferenze stampa - che ci sono responsabilità pregresse. Abbiamo sentito parlare in questi ultimi anni di alcune provvidenze che sono state date agli agricoltori, agli allevatori, ai serricoltori e così via, ce lo ha ricordato parecchie volte, giustamente, anche l'assessore Contu, perché l'Unione Europea a volte si accorge di determinate cose ma non di altre. Qualche cosa è successo e oggi molti agricoltori si vedono costretti a restituire le somme che avevano percepito in virtù dell'applicazione di leggi regionali che però non erano state mai notificate all'Unione Europea. Anche queste cose, cari amici, bisogna ricordarle, perché altrimenti prendiamo in giro i nostri amici che lavorano nelle campagne. Da un po' di tempo, invece, seguiamo un'altra logica.
FADDA (Popolari-P.S.). Devi dire il perché.
FRAU (A.N.). Diamo i contributi nel momento stesso in cui l'Unione Europea dà il proprio assenso. Non sempre, per la verità, l'Unione Europea è sensibile verso i problemi della Sardegna; probabilmente i burocrati sbagliano, anzi sbagliano spessissimo, perché accade che una legge sia approvata e un'altra sostanzialmente identica no solo perché è cambiato il burocrate di turno. Però, indubbiamente, il problema di notificare le leggi all'Unione Europea è diventato un principio di questa maggioranza e di questa Giunta.
FADDA (Popolari-P.S.). No, sono cambiate le regole, non c'entra questa maggioranza.
FRAU (A.N.). No, non sono cambiate le regole.
PRESIDENTE. Onorevole Fadda, la prego, non può mettersi davanti all'oratore e impedirgli di parlare, abbia pazienza!
FRAU (A.N.). Le regole c'erano ugualmente, non torniamo indietro di cinquant'anni, ma torniamo indietro di dieci anni almeno. Comunque la situazione è questa, per cui vi è la necessità di trovare un accordo, per quanto è possibile, perché è facile dire, scrivere, promettere ciò che poi eventualmente non si può dare.
In questi giorni, cari amici, abbiamo discusso a lungo dei problemi legati alla crisi idrica, e principalmente della siccità e delle gelate dell'annata 2001-2002. Ormai ci ritroviamo tutti gli anni in questa situazione, quindi affrontiamo anche in questo momento una gravissima siccità. I danni accertati sono sicuramente ingenti, si parla di 800 miliardi di vecchie lire, si parla anche di cifre superiori, questo comporta la necessità che la Regione faccia una verifica per risarcire almeno in parte i danni subiti dagli agricoltori.
La gravità della situazione però, anche questo lo dobbiamo dire, impedisce che la Regione, che interviene spessissimo per dare ristoro, possa far fronte a tutte queste emergenze solo con risorse proprie. Appare quindi indispensabile chiedere la partecipazione dell'Unione Europea e del Governo centrale. Il Governo nazionale ha predisposto il cosiddetto emendamento omnibus, che probabilmente per la Sardegna è insufficiente, quindi è opportuno intervenire proprio per reperire altre risorse, altrimenti, al di là dei nostri buoni propositi e del dividerci tra bravi e cattivi, cioè fra chi è favorevole ai contributi e chi no, noi da questa situazione non ne usciamo.
Dicevo prima che la Commissione agricoltura ha lavorato tanto in questo periodo, direi anche a tappe forzate, e per quanto mi riguarda sono stato anche ripreso - lo dico con la massima tranquillità - per aver convocato la Commissione in ore sicuramente non consone né per una riunione di Commissione, né per una riunione di Consiglio. Sicuramente questo è vero, però abbiamo fatto, credo, il nostro dovere di commissari.
La Commissione agricoltura è però strana, lo voglio dire in questa sede; è una Commissione in cui la maggioranza è in minoranza, ma non perché i colleghi non partecipino ai lavori, seppure sia capitato anche questo. In questi anni, in verità, abbiamo lavorato tanto con l'impegno di tutti e i testi di legge che la Commissione ha esitato - e sono tanti - sono passati sempre all'unanimità, perché comprendiamo tutti i problemi che interessano il mondo dell'agricoltura e i problemi ambientali in genere. Tuttavia c'è qualcosa di strano: la Commissione agricoltura probabilmente "non rende", perché è quella che affronta le "rogne", che ha tanti problemi da risolvere. La situazione è questa, ciò nonostante la Commissione si è riunita e continua a riunirsi.
Questa sera, cari amici, non voglio dilungarmi, posso anche permettermi di dire che di questi problemi ne abbiamo parlato tanto e ora sono stanco. La Commissione ha esitato il disegno di legge numero 327/A, sulla base del testo predisposto dalla Giunta regionale. Non so, ripeto, al di là dell'essere bravi o cattivi, disponibili o indisponibili, ciò che succederà domani. Noi abbiamo lavorato secondo coscienza, crediamo di avere approvato un buon testo di legge, che darà ristoro al mondo della campagna.
Il punto clou di questo disegno di legge è stata la norma finanziaria. Tutti hanno detto che le risorse previste sono insufficienti, che sarebbe opportuno incrementarle. E chi dice il contrario? Se fosse possibile! Credo che tutti siamo favorevoli a dare il massimo, se è possibile. Io non so se questo sarà fattibile, però ritengo che questa sera abbiamo dato delle risposte al mondo della campagna, agli imprenditori agricoli e alle organizzazioni professionali, quindi gli impegni che avevamo preso li abbiamo sicuramente onorati. Tocca adesso alle altre Commissioni, e poi al Consiglio regionale approvare la legge. Io posso dire che anche grazie all'aiuto dell'assessore Contu - gliene do atto e lo ringrazio, perché ci è stato di supporto, diciamocelo pure - abbiamo potuto fare questo. A dimostrazione ancora una volta che, al di là delle difficoltà ambientali, della situazione difficile in cui ci troviamo, la Commissione agricoltura ha lavorato e bene, perché sappiamo tutti, maggioranza e opposizione, che il settore dell'agricoltura è importante, è un pilastro dell'economia - come dicevo prima - che deve essere tenuto nella debita considerazione e in situazioni di emergenza, che purtroppo sono tante, deve essere aiutato.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Granella. Ne ha facoltà.
GRANELLA (I DEMOCRATICI). Signor Presidente del Consiglio, signori Assessori, onorevoli colleghe e colleghi, in limine litis chiedo scusa alla maggioranza se disturbo intervenendo su una mozione. Chiedo scusa fin d'ora per tutte le altre volte che interverrò su mozioni, interrogazioni e interpellanze, perché questi sono gli unici strumenti che restano all'opposizione e intendo usarli, spero nel migliore dei modi, sempre al fine di portare al popolo sardo quello che il popolo sardo ci chiede.
Arrivando alla mozione, siccità, desertificazione, emergenza idrica, non sono solo parole dall'accezione negativa, solo evidenze tristissime dovute in parte alle mutate condizioni climatiche, ma sono soprattutto, io ritengo, le conseguenze di una politica priva di strategie di intervento e carente nelle scelte da compiere nell'immediato almeno per alleviare, se per non risolvere, il disastro socioeconomico che questa gravissima emergenza ha determinato e sta determinando tuttora in Sardegna.
I consiglieri della Margherita sono convinti che questa Giunta non abbia utilizzato né bene, né tempestivamente tutti gli strumenti a sua disposizione. Mi riferisco ai fondi POR, CIPE e chi più ne ha più ne metta. Tutti questi strumenti dovevano essere utilizzati per la realizzazione delle infrastrutture necessarie e la conseguenza di questo ritardo è che la nostra Isola oggi ha un deficit idrico ancora più grave degli altri anni, dicono gli studiosi forse il peggiore dell'ultimo secolo. Quindi, non si può considerare estemporanea questa condizione di emergenza che interessa oltre alla Sardegna, per il vero anche molte altre regioni del centro e del sud Italia. La mancata programmazione degli interventi, la mancata realizzazione di nuove infrastrutture, la mancata messa in efficienza di quelle preesistenti hanno ulteriormente aggravato una situazione già precaria e di malessere comune a tante altre regioni italiane. Sardegna, Sicilia e Puglia sono regioni in cui la crisi è assoluta e, se vogliamo usare una scala di colori, direi nera. Ed è anche emblematico, secondo me, che il presidente Pili sia stato investito dell'incarico di commissario straordinario per l'emergenza idrica. Emergenza, è questa parola che mi fa riflettere, su cui vorrei fare con voi una riflessione, non come amante della lingua italiana: non sarebbe stato più corretto assegnare al Presidente l'incarico di "commissario per la soluzione del problema idrico" della nostra Isola? Tra le parole emergenza e soluzione non trovate che ci sia una notevolissima differenza di approccio al problema?
Emergenza, non ho bisogno di spiegarvelo, ma lo voglio ripetere a me stesso, è uno stato calamitoso che dovrebbe avere una vita brevissima, cortissima; invece questa emergenza idrica in Sardegna dura da anni, pertanto non vi sembra una contraddizione in termini chiamarla anche emergenza? La soluzione del problema idrico è invece il reale bisogno della Sardegna e lo si deve soddisfare mediante una programmazione compiuta, seguita da interventi pratici e non teorici, quali quelli, talvolta anche fantasiosi, che si sono ipotizzati finora. Direi - essendo componente della Commissione agricoltura userò termini tecnici - che dobbiamo uscire da quel campo incolto e soprattutto arido delle ipotesi e finalmente coltivare interventi tecnici e strutturali concreti e programmati, che anche se in modo graduale, giustamente, perché niente si può fare di colpo, diano una soluzione definitiva a questo stato di emergenza.
Dire che il sistema idrico fa acqua è una battuta che non fa ridere nessuno, me la sarei potuta risparmiare, dirà qualcuno, però effettivamente fa acqua da tutte le parti. Gli invasi perdono una quantità inimmaginabile di questo bene prezioso; i grandi enti (vedi ENEL) si permettono sprechi anch'essi di enorme portata, mentre dall'altra parte gli agricoltori si dibattono in una crisi che è ogni anno più grave, chiaramente con rilevanti danni per la nostra economia e per quello che può e deve essere lo sviluppo sostenibile.
Nessuno parla più, perlomeno io non ne ho più sentito parlare, di ciclo integrato delle acque e riassetto idrogeologico, di quel famoso progetto organico, che ultimamente è stato oscurato, soppiantato o forse rimosso dall'acquedotto sardo-corso, probabilmente una bellissima struttura, ma di difficile e lunga o lunghissima realizzazione. A questo punto direi che più che l'acqua probabilmente dall'estero si può portare un altro tipo di energia, ossia l'energia elettrica, perché, io non sono un tecnico, ma dalle informazioni che ho assunto pare che costi il 50 per cento in meno di quanto costa in Sardegna. Quindi forse si potrebbe suggerire di importare piuttosto energia elettrica.
Nella fattispecie mi sarà consentito di richiamare all'attenzione di quest'Aula, ma soltanto per accennarle, alcune situazioni di forte disagio presenti nella provincia da cui provengo, quella di Sassari, con particolare riguardo alle mancate realizzazioni e ai mancati finanziamenti di opere assolutamente necessarie alla sopravvivenza della popolazione e delle aziende agricole. Quando dico popolazione e aziende agricole non intendo separare le due cose; popolazione e aziende agricole, sia nel sassarese che nel resto del territorio della Sardegna, vivono e sopravvivono se sono unite. Se ci sono le aziende agricole c'è la popolazione, se mancano le aziende agricole la popolazione non ha di che campare.
Vorrei ricordare il mancato finanziamento del progetto relativo al collegamento del bacino di compensazione di Campanedda, del depuratore industriale dell'ASI, nello stesso comune di Porto Torres, secondo quanto previsto in un protocollo d'intesa del 1996, stipulato tra Regione, enti locali, ASI, Consorzio di bonifica, eccetera, nonché dell'adduttrice a gravità del Coghinas, un'opera pare molto semplice da realizzare che consentirebbe di soddisfare le esigenze idriche di un'area vastissima, forse mezza provincia, per gli usi civili, agricoli e industriali, soprattutto con una notevolissima riduzione dei costi energetici (si parla di 9 o 10 miliardi di vecchie lire all'anno).
Un'altra nota dolente, peraltro citata nelle premesse del documento di cui è primo firmatario il collega Sanna, è rappresentata dal grave spreco attuato dall'ENEL, che utilizzando le acque del Coghinas - scusatemi se faccio ancora riferimento alla mia provincia, senza niente togliere ai gravissimi problemi del cagliaritano, dell'oristanese, del nuorese e di tutte le altre parti dell'Isola - per la produzione di energia elettrica scarica a mare dai 100 ai 150 milioni di metri cubi di acqua ogni anno. Questa condizione ha limitato fortemente, come si può capire, lo sviluppo di colture agricole e ha penalizzato ulteriormente il territorio e la popolazione. E' purtroppo una comparazione tra poveri; io parlo del sassarese, ma non posso non pensare al Campidano, all'oristanese e al nuorese. Sì, devo parlare del sassarese perché quella è la zona che conosco meglio, ma non posso e non debbo dimenticare, per il mio dovere di consigliere, il resto della Sardegna, compresa la Gallura. Certo, Assessore, e le ricorderò che in Gallura ci sono tanti bovini e quindi tante aziende zootecniche che stanno morendo per la mancata movimentazione del bestiame, per cui le chiedo di dedicare un po' di attenzione anche a questo problema.
PRESIDENTE. Il tempo è scaduto, onorevole Granella, le concedo qualche secondo ancora per concludere.
GRANELLA (I DEMOCRATICI). Vorrei chiudere questa brevissima carrellata cogliendo l'occasione per dire all'assessore Masala che sono fortemente insoddisfatto della risposta che ho ricevuto relativamente a una mia interrogazione sulle dighe di Buttule e Calumbru e di Sa Contra Ruja. E' una risposta che non mi dice niente, se non che quel famoso finanziamento di 45 miliardi di vecchie lire che era stato promesso non esiste, non è stato inserito in alcun atto programmatorio. E ha detto - spero che mantenga la parola perché credo che l'assessore Masala sia un uomo d'onore - che sta preparando delle note per inserire queste due dighe. Queste due dighe, purtroppo, ne ho avuto la prova, sono soltanto un atto di propaganda del partito di maggioranza relativa, che con grandissima demagogia elettoralistica ai danni delle reali necessità...
PRESIDENTE. Onorevole Granella, lei è sempre molto corretto e puntuale, devo dire, però lei capisce che io devo fare osservare il Regolamento sempre. La prego, concluda.
Granella (i democratici). Per queste due dighe è stato promesso un finanziamento che non è mai arrivato. Gli stessi uomini del partito di maggioranza hanno percorso questi territori promettendo le dighe, e qualche consigliere - ahimè, povero Rassu, mi dispiace - ha pagato lo scotto, ha fatto probabilmente una brutta figura perché aveva anche lui la certezza che quelle dighe sarebbero state realizzate e le ha portate come promesse elettorali che non è ancora riuscito a mantenere.
Al presidente Pili, che adesso non c'è, risparmio la chiusura, gliela dirò personalmente perché ci lega un rapporto di correttezza che non voglio rompere.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Pilo. Ne ha facoltà.
PILO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, è innegabile che la crisi idrica e la siccità arrechino danni all'intero sistema economico della nostra Isola. E oltre ai danni arrecano anche numerosi disagi alle popolazioni, perché se è indiscutibile che l'agricoltura è un settore particolarmente toccato dalla crisi idrica, è altrettanto vero che anche il settore del turismo risente della crisi e della siccità e comunque è nella condizione di non potersi espandere. Credo quindi che il problema dell'emergenza idrica in Sardegna interessi l'economia della nostra Isola nel suo insieme.
Certo è che nel settore del turismo in realtà gli effetti della crisi sono molto meno evidenti di quanto non lo siano nel settore dell'agricoltura. E' anche vero che in agricoltura si gioca sulla pelle e sulla disperazione degli agricoltori molto più di quanto non avvenga nel turismo, ed è altrettanto vero - dico qui una cosa che ho già detto in Commissione - che è più facile usare strumentalmente a fini elettoralistici e demagogici il tema dell'agricoltura che non quello del turismo. Allora mi chiedo come sia possibile leggere una mozione come se la desertificazione fosse iniziata il giorno in cui è diventato presidente Mauro Pili o il giorno in cui, circa sei o sette mesi fa, è andato al Governo il centrodestra, quindi nel 1999. Infatti tutto quello che è contenuto in questa mozione parrebbe essere conseguenza di cose non fatte dalle Giunte di centrodestra e che si sarebbero invece potute fare. E c'è una continua giusta richiesta di accelerazione dei tempi, quasi che ciò che non è stato fatto dal 1994 - per non andare molto oltre indietro - al 1999 sia assolutamente irrilevante. Colleghi, se siamo d'accordo che si tratta di un problema - e così è - credo che esso vada affrontato con la lealtà, ma anche con l'onestà necessarie, per cui ciascuno si deve assumere le proprie responsabilità.
Il processo di desertificazione purtroppo, nella nostra Isola, è in atto da molti anni, così come l'emergenza esiste da molti anni, tant'è che anche il presidente Palomba era stato nominato commissario per l'emergenza idrica. I problemi dell'emergenza sono reali, ma finché non si darà ad essi soluzione, cosa che Palomba e la Giunta di centrosinistra da lui presieduta non hanno saputo fare, l'emergenza rimarrà. Le soluzioni non si ottengono per grazia ricevuta, aspettando che arrivi la manna dal cielo.
Allora, cari colleghi, quando l'onorevole Palomba era Presidente della Regione c'era la stessa emergenza, anzi era meno grave perché in quegli anni piovve di più. Erano anni nei quali, con problemi meno ossessivi e con angosce minori, si sarebbe tranquillamente potuto ragionare e operare per risolvere i problemi dell'emergenza idrica. Invece acqua à gogo, rimborsi agli agricoltori, ma senza mai prevedere un intervento strutturale in agricoltura, soprattutto in riferimento alla gestione dell'acqua. Questi aspetti sono stati affrontati in Commissione durante la discussione della legge sulla siccità; per altro mi dispiace che le associazioni degli imprenditori agricoli, che hanno mantenuto le postazioni sotto il Consiglio regionale fino a non molto tempo fa, oggi che si discute in termini generali e politici fuori dell'emergenza legge non siano qui ad ascoltare, perché loro per primi hanno usato in modo strumentale questi argomenti, facendo dichiarazioni circa i danni che devono essere ancora accertati e verificati e, per quanto riguarda me personalmente, dicendo agli agricoltori che si erano riuniti a Sanluri Stato che io mi ero opposta all'aumento dei rimborsi. Cosa assolutamente falsa e menzognera! Io non mi sono mai opposta ai ristori e sono sempre stata dell'opinione che i danni vanno pagati nell'entità maggiore possibile. Ma è su quel "possibile" che dobbiamo discutere, perché trovo demagogico il fatto che in Commissione agricoltura si sia approvato con i voti del centrosinistra, che è in maggioranza, un provvedimento in cui si dice in partenza: "Noi stanziamo queste somme, così facciamo bella figura, poi vedremo se si possono trovare". Però sia chiaro che noi siamo contrari all'indebitamento e poiché quelle risorse saranno trovate necessariamente attraverso nuovi mutui bisogna vedere come ci aggiusteremo. Questa è palesemente la dimostrazione di che cosa sia un fatto elettoralistico: si usa una tragedia dei cittadini sardi e degli agricoltori in particolare per i propri fini elettoralistici. Io trovo questo comportamento, colleghi, fastidioso e moralmente contestabile.
Ma, tornando agli interventi che andrebbero fatti in agricoltura e che si sarebbero potuti fare per una gestione corretta dell'acqua, anche quando era commissario straordinario per l'emergenza idrica l'ex presidente Palomba, da nessuna parte abbiamo visto piani di investimento per il risparmio della risorsa idrica; non c'è stato risparmio né negli usi potabili, né negli usi civili, men che meno nei settori agricolo e industriale. Il problema è che noi continuiamo a ragionare, e voi, cari colleghi, molto più di noi continuate a ragionare secondo la logica che le risorse finanziarie vanno spalmate sulla gente e sui territori; invece occorre investirle, perché in cinque o sette anni si sarebbero potuti progettare e realizzare impianti che avrebbero costituito un vero investimento per l'agricoltura. Ciò che separa il centrodestra dal centrosinistra è la certezza che noi non vogliamo che il settore agricolo continui ad essere dipendente dalla politica e che quindi gli agricoltori continuino, con il cappello in mano, a chiedere aiuto ai politici, perpetuando così la dipendenza dalla politica, perché per il politico sicuramente ciò che conta è il voto e non che le aziende funzionino. E gli agricoltori pur di tenere in vita le loro aziende, malmesse o no che siano, probabilmente sono disposti a patteggiare.
Noi siamo dell'opinione che le imprese agricole debbano diventare imprese produttive, in grado di reggersi da sole, e che i contributi, da concedersi comunque in misura ragionevole, non siano indispensabili, perché se invece lo sono e si creano sempre maggiori condizioni di dipendenza in realtà i contributi diventano una fonte di reddito, come se noi erogassimo stipendi alle persone, senza che il sistema impresa se ne avvantaggi, mentre il nostro obiettivo è proprio quello di avere un sistema di imprese agricole che funzioni. Ed allora faccio un ragionamento, che sarà banale, ma equivale al conto della mamma di famiglia: se il prodotto interno lordo annuo in agricoltura è di circa 1.500 miliardi e con la sola legge sulla siccità prevediamo, secondo il testo esitato dalla Commissione, contributi pari al 32 per cento, a cui vanno sommate tutte le altre provvidenze destinate al settore dell'agricoltura, mi sembra evidente che quello che si è fatto oggi è tutto fuorché il rafforzamento del sistema agricolo perché sia in grado di produrre redditi autonomamente e di dare certezze alle famiglie che non vogliono abbandonare le campagne e che devono essere messe in condizioni, dal mondo della politica, di far funzionare le loro imprese.
Noi dobbiamo creare le strutture perché le imprese possano esistere, questo è l'obiettivo da raggiungere. Ma a questo obiettivo, che riguarda il settore agricolo così come gli altri settori, cari colleghi del centrosinistra, l'abbiamo visto nel corso della discussione sul DPEF, siete completamente sordi.
PRESIDENTE. Onorevole Pilo, la invito a concludere.
PILO (F.I.-Sardegna). Naturalmente, come tutti gli altri. Grazie, Presidente.
PRESIDENTE. Certo, come tutti gli altri.
PILO (F.I.-Sardegna). Il problema è che anche per quanto riguarda il DPEF avete dimostrato di non essere interessati a creare le condizioni per favorire lo sviluppo attraverso gli investimenti e la realizzazione di infrastrutture e non distribuendo quattrini qua e là per accontentare l'amico di turno, il povero di turno, il disgraziato di turno. Gli investimenti sono un progetto serio per il futuro economico di quest'Isola e credo che a maggior ragione debbano valere in un settore debole, fragile e maltrattato come quello dell'agricoltura che, cari colleghi, fino a questo momento voi avete gestito e cercate di continuare a gestire. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Presidente, io mi rendo conto che prendere la parola dopo la maratona di queste settimane non è facile, nonostante dobbiamo discutere di questioni grandi e delicate, come quelle riproposte con questa mozione. E non è nemmeno facile discuterne in modo serio ed equilibrato, tentando di arrivare alla radice dei problemi ed eventualmente anche di trovare le soluzioni ai problemi che abbiamo tentato di porre, consapevoli della necessità di aprire un confronto reale in quest'Aula tra maggioranza ed opposizione; un confronto che, sinceramente, diventa difficile, stando a sentire le considerazioni che in quest'Aula vengono riportate da vari esponenti della maggioranza, ritengo a nome dell'intera maggioranza, considerazioni che, sinceramente, mi lasciano esterrefatto. Non vorrei esagerare, però ritengo che qualche consigliere e soprattutto l'onorevole Pilo dovrebbe compiere uno sforzo maggiore per acquisire il quadro di quanto è accaduto in passato, di quanto sta accadendo anche in queste settimane in un comparto rilevante per l'economia della nostra Isola, quale quello dell'agricoltura. Come fa l'onorevole Pilo a dire che lei è favorevole a interventi che affrontino e risolvano alla radice i problemi di questo comparto, mentre gli altri sarebbero per lo sperpero delle risorse? L'onorevole Pilo sa che in questo Consiglio è stata approvata una legge che prevede interventi e investimenti in agricoltura, oltre che l'infrastrutturazione delle campagne? E' la legge numero 21 del 2000, approvata all'unanimità, quindi con il concorso dell'opposizione, ma ad oggi non è stata utilizzata una lira degli stanziamenti in essa previsti! Allora la responsabilità è dell'opposizione, che queste cose le ha denunciate ripetutamente in quest'Aula, che ha sollecitato l'attuazione della legge 21, oppure è di chi ha retto il Governo di quest'Isola nel corso di questi tre anni? Ci dia una risposta che ci aiuti a capire, onorevole Pilo.
Ma l'onorevole Pilo, che è componente della Commissione agricoltura, sa che l'Assessorato ha approvato solo alcuni mesi fa le direttive per l'attuazione della legge 21, che a tutt'oggi non sono ancora pubblicate nel BURAS. Quindi, non essendo pubblicate le direttive, non possono essere emanati i bandi per fare quello che lei chiede. L'onorevole Pilo sa, e se non lo sa verifichi gli atti, che per esempio le somme previste da un intervento comunitario per il recupero del gap nello sviluppo, che tra l'altro dovevano essere aggiuntive, sono state disposte con delle misure e relativi bandi. Se l'onorevole Pilo non ne è a conoscenza pregherei l'assessore Contu di informarla, perché so che lui su questo concorda con noi dell'opposizione, anche se farebbe bene a modificare quelle misure e quelle direttive. L'onorevole Contu invece sa benissimo che quelle direttive non hanno consentito un intervento concreto in agricoltura, perché si sono rivelate inapplicabili, cioè non hanno consentito al cavallo di bere, come dite voi in gergo sofisticato. Io dico che in realtà non hanno creato le condizioni perché gli agricoltori potessero beneficiarne.
Noi siamo consapevoli che vi è una condizione di estrema difficoltà in un comparto che consideriamo strategico per lo sviluppo dell'Isola e, badate, non si tratta di considerare strategica solo la produzione agricola, perché l'unica industria seria è quella di trasformazione dei prodotti agricoli, o per lo meno è una delle poche industrie che valorizza le produzioni della Sardegna. Quindi conosciamo benissimo la situazione, per questo siamo preoccupati e sollecitiamo interventi adeguati. Sappiamo benissimo che quanto sta accadendo in questi giorni e quanto è accaduto in questi mesi, ma anche negli ultimi anni, è particolarmente rilevante non solo per le sorti del settore, ma anche per l'intera economia della Sardegna, per cui abbiamo posto l'accento sull'esigenza di realizzare interventi in grado di fronteggiare l'emergenza, ma soprattutto di eliminarne alla radice le cause.
Allora si ragioni seriamente, avendo la consapevolezza dell'esigenza di adottare, così come abbiamo tentato di fare in Commissione agricoltura, provvedimenti capaci di dare risposte concrete in un settore dove, come sa benissimo, o per lo meno dovrebbe sapere l'onorevole Pilo, se non vengono concessi i risarcimenti la gran parte delle aziende, che sono già all'asta, non sarà più in grado non solo di mantenere le proprie produzioni, ma nemmeno di proseguire l'attività e quindi non potrà dare un contributo allo sviluppo economico di questa benedetta Isola.
Si è detto che bisogna intervenire per eliminare le cause dell'emergenza e io sono d'accordo, però anche qui facciamo chiarezza, perché ancora una volta in quest'Aula si è tentato di fare il gioco del cerino per stabilire di chi è la responsabilità. Ieri l'onorevole Selis ha ricordato l'album di famiglia; io vorrei ricordare le responsabilità di questi ultimi dieci anni, da quando sono stati attribuiti quei poteri straordinari e quelle competenze, che non risalgono, per la verità, al 1994, ma, se non ricordo male, risalgono a un periodo compreso tra il '96 e il '97. Quei poteri straordinari da chi sono stati gestiti in Sardegna? Sono stati gestiti dall'ingegner Paolo Fadda (che non è il consigliere regionale dei Popolari) dell'area dei Riformatori, il quale aveva il compito di riformare gli enti, creare l'ente unico delle acque, razionalizzare la gestione delle acque ed eliminare le cause dei disastri. All'ingegner Fadda è successo l'assessore Fois che, guarda caso, era seduto ieri ed è seduto oggi nei banchi della Giunta; da tre anni a questa parte c'è l'assessore Ladu, che nei cinque anni precedenti era a fianco dell'onorevole Fois e dell'ingegner Paolo Fadda, Riformatore, che avrebbe dovuto fare quello di cui adesso ci rimprovera l'onorevole Pilo. Allora, onorevole Pilo, si faccia un esame di coscienza, faccia una riflessione all'interno della sua maggioranza, veda a chi deve essere attribuita la responsabilità e dia un contributo per superare una situazione di difficoltà, per la quale non c'è la necessità di ricorrere - e su questo sono d'accordo - a provvedimenti straordinari. Badate, non si riesce a fare nemmeno l'ordinario! Per esempio il disastro conseguente alla siccità del 2001-2002 deriva dal fatto che l'assessore Ladu ha abbandonato, in qualità di sub commissario straordinario, la programmazione triennale dell'uso delle risorse idriche disponibili.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SANNA SALVATORE
(segue ORTU.) Noi stiamo pagando l'uso sciagurato che è stato fatto in quest'Isola delle risorse idriche nell'annata agraria 1999/2000. Questa è la realtà, perché la programmazione doveva essere triennale. Cosa significa programmazione triennale? Significa che si doveva garantire la disponibilità di risorse idriche per l'annata in corso e per le due annate successive, accumulando le scorte. Ma, badate, io ho l'impressione che in realtà la situazione drammatica, che pure esiste, e l'emergenza siano usate strumentalmente per altri fini, mentre si dovrebbe realizzare almeno l'ordinario. Si usa l'emergenza per parlare di autostrade dell'acqua, della possibilità di portare l'acqua dalla Corsica o della costruzione di nuove dighe; si usa l'emergenza per parlare anche di dissalatori, ma di questo argomento, che sarebbe anche interessante discutere, non ne voglio trattare stasera. Ma che cosa si intende per ordinario? Ordinario è collegare gli invasi tra loro al fine di raccogliere quanta più acqua possibile durante d'inverno, anche in pochi mesi, distribuendola tra i vari invasi anziché lasciare che scorra verso il mare; ordinario è programmare la manutenzione delle reti idriche per prevenire la formazione di crepe, e non inseguire quelle che già esistono o continuano a formarsi e sono causa di una notevole dispersione di acqua. Ordinario è recuperare le acque reflue, perché esiste ormai da decenni una normativa che ne impone la depurazione.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Ortu, per cortesia.
ORTU (R.C.). I poteri straordinari vanno utilizzati, certamente, ma per fare l'ordinario, cosa che non siete stati capaci di fare, e ne portate interamente la responsabilità, da dieci anni a questa parte! Sarebbe anche utile parlare di quello che è accaduto prima dei dieci anni.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, era il 28 aprile del 1924 e in Sardegna si inaugurava un'opera che è rimasta, per cinquant'anni, per settant'anni, per settantacinque anni, per ottant'anni un capolavoro dell'emergenza idrica in Sardegna. Si inaugurava, dopo due anni di lavori, il più grande invaso artificiale d'Europa. Nel 1924! Dopo quegli anni si sono susseguiti periodi certamente diversi, successivamente altri ancora difformi. Ci sono voluti settantacinque anni perché qualcun altro sostenesse la necessità di trovare una soluzione a un problema che non è nato oggi, che esiste da secoli, ma che certamente oggi si va aggravando.
I problemi non si risolvono con una mozione in Consiglio regionale; i problemi si risolvono approfondendo la materia; si lavora per risolverli, non per parlarne e basta, non per fare aria fritta. La programmazione delle risorse idriche in Sardegna non può essere imputata certamente in negativo al Governo di centrodestra. Era il 1989 quando la legge Galli doveva essere recepita dalle Regioni; il Governo di centrosinistra nel '94 non aveva ancora concretizzato l'applicazione della legge Galli, e ancora oggi siamo in ritardo, ma non certo per volontà di questo Governo. Quindi quando l'onorevole Ortu parla delle risorse idriche che si disperdono nelle reti, quando parla dei rivoli d'acqua che scorrono verso il mare, dovrebbe fare un po' di mea culpa, meditare e pensare a tutte queste cose.
Certo, la piovosità è diminuita, la situazione pluviometrica è cambiata un po' in tutto il mondo, ma ciò che ci interessa soprattutto è che sia cambiata in Sardegna. Si calcola che negli ultimi quarant'anni ci sia stata una diminuzione del 40 per cento circa della piovosità in Sardegna. Questo fenomeno io non me la sento di imputarlo ai governi di centrosinistra, così come credo che nessuno possa sognarsi di imputarlo ai governi di centrodestra.
FADDA (Popolari-P.S.). Ma all'assessore Pani sì!
DIANA (A.N.). Onorevole Fadda, accetto sempre le sue battute, perché stemperano un po' il clima di quest'aula.
Per quanto riguarda le cose a cui dobbiamo pensare oggi, anche alla luce della mozione che è stata presentata, occorre intanto partire da chi ha illustrato questa mozione. L'onorevole Alberto Sanna parla di 150 milioni di metri cubi d'acqua che potrebbero essere prelevati dal rio Flumineddu. Insomma, può darsi che i tecnici a cui si è rivolto l'onorevole Sanna siano diversi da quelli ai quali ci siamo rivolti un po' tutti noi, quello che io posso dire è che l'anno scorso il Flumineddu non è riuscito a "veicolare a mare", così come egli dice, più di 25 milioni di metri cubi d'acqua, che giustificherebbero però una diga della capacità di 120 milioni di metri cubi a S'Alusia, un'opera che certamente è importante, che potrà e dovrà essere determinante, ma che non può risolvere l'emergenza, perché se prendiamo come parametro i tempi di realizzazione della nuova diga sul Tirso, cioè 25 anni, immaginiamoci quando potremo risolvere i problemi dell'emergenza idrica attuale. Quindi ci sono opere che devono avere priorità e altre che possono non essere prioritarie, ma che devono essere comunque ipotizzate, progettate e concretamente realizzate. Non si può pensare di risolvere l'emergenza idrica costruendo tre o quattro dighe, perché i tempi di realizzazione di queste opere sono biblici. Noi abbiamo bisogno dell'acqua oggi e quindi occorre innanzitutto prevederne un uso razionale. D'altronde le proposte di cui si parla mi pare che siano le più concrete: mettere in connessione tutti i grandi invasi della Sardegna credo che sia un obiettivo primario, è il più veloce in assoluto e garantisce in tutto il territorio regionale la fruibilità delle risorse idriche, non solo per uso agricolo. Magari potessimo utilizzare tutte le risorse idriche di cui disponiamo per l'agricoltura! Purtroppo vi sono delle emergenze, ci piaccia o no, che vanno in capo agli usi idropotabili, per cui ci dobbiamo preoccupare di un'emergenza sull'emergenza, però la prima cosa da fare è indubbiamente mettere in connessione gli invasi della Sardegna. Certo, quando poi, parlando di connessione degli invasi sardi, si cita la Corsica saltiamo tutti sulla sedia. Onorevole Alberto Sanna, ma lei sa chi ha fatto il primo studio di fattibilità per il collegamento della Corsica con la Sardegna per quanto riguarda l'emergenza idrica? Vuole che glielo ricordi io?
SANNA ALBERTO (D.S.). Non interessa!
DIANA (A.N.). Glielo ricordo subito, è stato il Presidente della provincia di Sassari, l'onorevole Soddu, con i programmi di iniziativa comunitaria INTERREG I e II.
SANNA ALBERTO (D.S.). Ma non aveva titolo per farlo.
DIANA (A.N.). L'ha fatto e l'Europa l'ha anche recepito! Le voglio solo ricordare che è un'opera che non abbiamo inventato noi; è stato il Presidente della provincia di Sassari, l'onorevole Soddu (più centrosinistra di così!), che con l'INTERREG I e II ha commissionato lo studio di fattibilità per il collegamento della Corsica con la Sardegna. Proprio la zona più ricca d'acqua della Sardegna si è fatta promotrice di un collegamento trra la Corsica e il Nord della Sardegna!
Certo, l'onorevole Soddu e il centrosinistra non si preoccupavano di mettere in collegamento il Coghinas con la Valle dell'Erno, con il lago Omodeo, con la diga di Santa Vittoria, con il Flumendosa. A queste cose non ci si pensava allora, si pensava di collegare la Corsica con la Sardegna. Stiamo parlando degli anni '90, non di oggi.
Nella mozione si dice che è necessario superare rapidamente la gestione commissariale delle acque, ma la gestione commissariale è nata con il Governo di centrosinistra, non con il Governo di centrodestra! Ed è giusto che sia nata una gestione commissariale che non può oggi diventare ordinaria, non siamo ancora nel momento in cui può esistere una gestione ordinaria. Noi dobbiamo veramente ragionare molto a proposito di acqua e non possiamo farne un fatto demagogico di cui servirci oggi nella provincia di Oristano, domani in quella di Cagliari, poi in quelle di Nuoro e Sassari, e quando ci saranno le nuove quattro province, spero presto, non dovrà esserci altra demagogia per quei quattro territori. Non è così che si risolve il problema, questo è il Consiglio regionale della Sardegna, non il Consiglio delle autonomie locali! Può anche essere questo, può anche rappresentare i territori, può farsi interprete, certo, delle esigenze degli enti locali e delle rispettive popolazioni, ma qui bisogna ragionare in grande, qui bisogna veramente farsi interpreti di una necessità e cercare di risolvere drasticamente e definitivamente un problema, non si può fare demagogia.
Vi sono isole felici, è vero, in Sardegna e ci sono zone che soffrono e tanto, ma soffre forse anche quel territorio che più di altri ha disponibilità di risorse idriche, ed è anche il territorio - parlo della provincia di Oristano - che ha il reddito pro capite più alto in agricoltura e di questo dobbiamo tener conto. Non è una provincia ricca di industrie, è una provincia che vive prevalentemente delle risorse agricole, visto che è, ripeto, la prima provincia in Italia per reddito pro capite dall'agricoltura, dopo la provincia di Ragusa.
SANNA ALBERTO (D.S.) Questa è Arborea. Non conosci neanche la tua provincia! Il reddito viene tutto da lì.
DIANA (A.N.). Lei è un intemperante. Non c'è solo Arborea.
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, per cortesia, avrà la possibilità di replicare successivamente. Prego, onorevole Diana, mi scusi.
DIANA (A.N.). Grazie. Non c'è solo Arborea nella provincia di Oristano, tant'è che la parte irrigua della provincia di Oristano non comprende solo gli ettari della città di Arborea, e lei lo sa benissimo. Il reddito pro capite medio della provincia di Oristano trae origine in gran parte dai prodotti dell'agricoltura e, sotto questo punto di vista, è la seconda provincia in Italia. Ma le dirò di più, nel 2001 il reddito pro capite della provincia di Oristano è cresciuto proporzionalmente più che in qualsiasi altra provincia d'Italia. Questo lo dico per significare che il problema agricolo è un problema reale, e certamente come me lo sentono tutti.
Onorevole Presidente, i problemi dell'agricoltura li conosciamo, li condividiamo e vorremmo che la Sardegna fosse veramente, non dico tutta come Oristano, perché probabilmente cominceremmo a inflazionare qualcosa, però è certo che l'emergenza idrica non può essere dirottata solo ed esclusivamente in agricoltura, visto che oggi il capoluogo di regione, il suo hinterland e tutta la provincia di Cagliari hanno gravissime carenze di risorse idropotabili.
Per questo io dico che il Consiglio regionale deve ragionare con una visione allargata, a 360 gradi, e non fermarsi solo a quella parte che è la demagogia della sinistra, a cui ormai non crede più nessuno.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.
MASIA (S.D.I.-S.U.). Signor Presidente, ancora una volta affrontiamo in Consiglio un argomento la cui discussione è stata promossa dal centrosinistra. E' un argomento che forse disturba, ma io ritengo, condividendo questa mozione, che sia estremamente importante.
La siccità è un problema che non interessa solo l'annata 2002; viviamo in un'Isola che non ha grandi montagne, mancano i ghiacciai che invece hanno le regioni del nord, e anche la Corsica, e mancano le opportunità date dai grandi corsi d'acqua presenti in altri paesi. Inoltre il clima sta cambiando, l'effetto serra, ossia l'aumento della temperatura del globo terrestre, determina lo scioglimento dei ghiacciai e la desertificazione di alcune aree, un fenomeno che tocca anche la nostra Isola. Assistiamo allo sconvolgimento delle stagioni e del clima, che è sempre più tropicale, con caldo torrido, che spesso non corrisponde alle stagioni, e precipitazioni di carattere anche torrenziale. Questi fenomeni sono noti da tempo, per lo meno a chi vuole interessarsi di questi argomenti.
Devo anche aggiungere qualche considerazione circa i consumi: la società si evolve e un consumo pro capite di 250 litri d'acqua al giorno è ormai una costante. Le città hanno bisogno, non solo per l'uso abitativo, anche di ulteriori risorse, di verde per esempio. Un notevole incremento dei consumi è dato dal flusso turistico, che è sempre notevole, che in alcune zone triplica e talvolta decuplica il numero degli abitanti. Vi sono poi le necessità del settore agricolo (sappiamo che in agricoltura il consumo di acqua, pur nella situazione attuale, è sempre maggiore) e di quello industriale. Aggiungerei anche, in un'analisi che sto cercando di fare molto velocemente, i problemi connessi alla rete di distribuzione. Si dice che in Italia c'è una costante di dispersione della risorsa idrica pari al 39 per cento, ma io credo che in Sardegna, essendo le reti molto più obsolete, la percentuale di dispersione dell'acqua in fase di distribuzione sia anche maggiore. Tra l'altro gli invasi non sono utilizzati alla massima capienza e l'assenza di collegamenti tra loro, stante la differenza di piovosità tra una zona e l'altra della regione, non consente, come è stato detto, di equilibrare la dotazione d'acqua sul territorio. Un'ulteriore provvista d'acqua potrebbe derivare dal recupero delle acque reflue, che è ancora di là da venire, ma apporterebbe oltre 200 milioni di metri cubi, che se fosse disponibile almeno per gli usi industriali e agricoli, ridurrebbe notevolmente il fabbisogno complessivo. Però noi oggi siamo in una situazione di emergenza, conseguenza di una politica caratterizzata da un'assenza totale di programmazione; programmazione che invece deve essere di lungo respiro e deve prevedere un accumulo di risorse idriche che diano tranquillità, come è stato detto poco fa, per almeno tre anni. Dobbiamo fare in modo che le coltivazioni, perché di questo stiamo parlando, possano essere messe in atto con serenità e tranquillità, perché naturalmente chi investe in agricoltura tempo e denaro non può perdere il proprio raccolto per mancanza d'acqua.
Oggi il centrosinistra in Commissione agricoltura ha approvato un progetto di legge che prevede un contributo di 250 milioni di euro per quegli agricoltori che hanno visto distrutti i loro raccolti e vanificato il lavoro di anni per l'assenza di piovosità nell'Isola, ma in particolare, io credo, per il mancato apporto idrico che i consorzi di bonifica dovrebbero garantire e avrebbero di sicuro garantito se ci fosse stata una giusta politica di programmazione e gestione delle acque nel corso degli anni.
Noi sappiamo che il progetto di legge che è stato approvato in Commissione e che dovrà arrivare in Consiglio crea ulteriore indebitamento per la Regione; è stato detto che si rapporta sicuramente male con il prodotto interno lordo del settore agricolo in Sardegna, ma si colloca fra quelle risposte di solidarietà e di aiuto verso questo importante settore di produzione della nostra Isola. Certo, mi chiedo anch'io, se lo chiedono anche altri, quante opere pubbliche (strade, invasi, condotte, impianti) si potrebbero realizzare con le risorse che di volta in volta utilizziamo per l'emergenza. Ma non è questa legislatura che ci sta abituando alle emergenze, ne abbiamo visto altre in cui sono stati fatti grandi investimenti con le esigue risorse che possiede la Sardegna, per esempio per un problema diverso, direi quasi contrario, quello legato alle alluvioni.
Domani discuteremo un'altra mozione, presentata anch'essa dal centrosinistra, che porta all'attenzione del Consiglio l'assenza di una chiara strategia di intervento per il governo di una risorsa vitale per lo sviluppo. Sono due mozioni che non si discostano da un'unica verità che è la drammaticità dell'emergenza. La Giunta regionale non ha una linea politica che serva a definire il programma delle opere indispensabili nel breve e nel medio periodo per fronteggiare l'emergenza idrica, che non è dovuta solo alla siccità. Abbiamo assistito a tante dichiarazioni, a tanta propaganda mediatica, che però, come sappiamo, non è risolutiva. Io chiedo non solo all'onorevole Contu, che con il progetto di legge approvato oggi dal centrosinistra, lo ribadisco, avrà un po' di respiro, ma anche al presidente Pili, cosa faranno fra venti giorni, quando Cagliari e il suo territorio, nonché il Sulcis, l'Oristanese, la Gallura e la Nurra saranno totalmente senz'acqua? E tutte quelle zone che dal turismo traggono le loro risorse economiche, paesi come Villasimius o Alghero, i cui abitanti nella stagione turistica passano rispettivamente da 3.000 a 30.000 e da 40.000 a 200.000, come faranno quando non ci sarà più questa risorsa indispensabile? Cosa dirà il Presidente della Regione? Dirà che non è colpa sua, che altri avrebbero dovuto provvedere in passato, che il problema è annoso, appunto, come dice l'onorevole Pilo? Può essere anche vero, però è lui oggi il commissario straordinario e dunque che cosa propone?
La responsabilità è sua, noi con questo dibattito ci siamo assunti la responsabilità di ricordare che esiste un'emergenza che come tale va trattata, che il centrosinistra ha approvato un apposito progetto di legge, che vi è la richiesta di ricercare le possibili soluzioni e di attivare tutte le risorse umane ed economiche per non perdere ciò che rimane ancora dell'agricoltura, della pastorizia e del turismo, e ciò che rimane anche in termini di serenità e fiducia da parte delle nostre popolazioni nei confronti di questo Consiglio.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Masia, anche per aver rispettato il tempo. E' iscritto a parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la mozione Sanna Alberto, Spissu e più, che mi accingo a commentare, certamente è tempestiva e opportuna. In attesa di prendere decisioni importanti dal punto di vista delle scelte politiche su un argomento così cogente, che genera attese nelle popolazioni, questa mozione non poteva essere portata in discussione in un momento più propizio.
E' chiaro che il problema che ci accingiamo a discutere non può trovare soluzioni soltanto a livello regionale e, oserei dire, neanche a livello nazionale, tanto che della lotta alla siccità e alla desertificazione nel mondo si è fatto oggetto di incontri di carattere internazionale e di discussioni politiche importanti, delle quali si sono occupati non solo i Governi, ma anche le banche mondiali e organismi dell'ONU che devono dare risposta a questo problema che attanaglia l'umanità e interessa milioni e milioni di persone.
E' chiaro che, essendosi dotata di un programma di lotta alla siccità e alla desertificazione, anche l'Italia ha riversato attenzioni importanti sulla Sardegna e questo non da oggi, ad onor del vero, perché anche i vecchi Governi hanno predisposto programmi interessanti che ci riguardano e che forse noi conosciamo abbastanza poco. A questi programmi sono destinati anche fondi europei che noi dovremmo avere l'abilità e la capacità di spendere nel più breve tempo possibile. Certamente questi fondi, come ben illustrato nella mozione, rischiano di essere persi se l'autorità d'ambito in Sardegna non viene definita e se non viene individuata la persona che deve ricoprire questo ruolo. Quindi la Regione è certamente in attesa di avere questo nome, ma non è in ritardo, tanto che nella mozione è ben stabilito che la data ultima è il 31 dicembre 2002.
A mio modo di vedere è strumentale dire che abbiamo un commissario per l'emergenza idrica, o per lo meno io non condivido questo atteggiamento. Intanto la figura del commissario non l'abbiamo inventata noi, è una figura istituzionale, nel senso che questo ruolo spetta, in tutte le regioni, al Presidente della Giunta regionale; è una figura che noi abbiamo ereditato, ma che io comunque approvo, tant'è che sono del parere - non è strumentale la mia posizione - che la figura di una persona competente, che accentri in sé poteri decisionali oltre alle competenze, in modo da poter dare risposte entro limiti ben definiti e comunque rigorosamente delimitati da leggi nazionali e sovranazionali, è la miglior risposta che si possa dare di fronte a qualunque calamità. L'ho proposto in quest'Aula anche quando si parlò di blue tongue. Ritenevo allora - e ne sono tuttora convinto, soprattutto dopo aver visto come è stata affrontata questa calamità in Sardegna - che la figura di un commissario ci avrebbe consentito di evitare errori, ritardi e soprattutto ci avrebbe dato una maggiore incisività nell'affrontare quella calamità naturale. Certamente delegare un commissario capace di affrontare l'emergenza idrica in Sardegna, in grado di svolgere la sua azione con maggiore incisività, avendo meno impegni da affrontare rispetto a quanti non ne abbia il presidente Pili, sarebbe stato più utile per la Sardegna. Quindi in questo senso anch'io ho qualcosa da dire, ma non critico certo la figura del commissario per l'emergenza idrica, perché è del tutto da provare che egli faccia un uso non democratico della sua carica. Per quanto riguarda la distribuzione delle acque mi sembra di capire che vengano mossi degli attacchi politici strumentali, soprattutto da una certa parte, in particolare quando si cavalcano le aspettative di amministratori pubblici che, a mio modo di vedere, non sono l'altezza del loro compito quando invocano la competenza esclusiva dei comuni che rappresentano nel governo della risorsa idrica e si rifiutano di capire che l'acqua, così com'è detto anche in un'altra mozione che ci accingiamo a discutere (parlo della mozione Morittu-Spissu), è una risorsa naturale unica e limitata, che appartiene a tutti e il suo uso deve essere garantito come un diritto universale e inviolabile secondo criteri di equità, efficienza ed economicità.
A me fa meraviglia che consiglieri regionali esperti e autorevoli si rechino nei territori per cavalcare battaglie di retroguardia antistoriche, tant'è che già dal tempo dei romani era riconosciuto il diritto delle acque e lo Stato aveva il dovere di distribuire questa risorsa in maniera paritaria tra tutti i cittadini, secondo scelte politiche precise, così come attualmente stabilito dalle leggi dello Stato, dalla legge Galli in particolare, che stabilisce, così com'è nella logica, in base alla varietà dei bisogni dei territori, in che misura la risorsa deve essere destinata all'uso agricolo e all'uso industriale. E soprattutto stabilisce che deve essere garantito un minimo per tutti, il che fa sì che le scorte strategiche accantonate nell'alto Flumendosa siano nella competenza esclusiva di un commissario per l'emergenza idrica, il quale può decidere come e quando dirottarle verso le popolazioni che ne hanno più bisogno, non al fine di garantire ad esse un vantaggio economico, ma al fine di garantire loro quelle attività essenziali che fanno parte della vita quotidiana, come lavarsi, bere, cucinare e così via. Che siano stati dei consiglieri regionali a indire manifestazioni di protesta insieme ai sindaci di un certo territorio, lasciatemelo dire, non è motivo di orgoglio per quest'Aula, così come non è motivo di orgoglio per la classe politica sarda in particolare.
Voglio anche dire che non concordo, così come non concordate voi, sul disegno del presidente Pili di portare l'acqua dalla Corsica. E' una mia posizione personale per una serie di motivi, il più importante dei quali non è il fatto, come dice l'onorevole Sanna, che in Corsica non ci sia acqua, il che non è vero, o che i corsi non ce la vogliano dare, perché i corsi ce la darebbero eccome! Io non concordo intanto perché noi dobbiamo dare risposte a una emergenza e per far ciò non c'è bisogno di costruire altre tre dighe. Questo progetto prevede infatti la costruzione di tre dighe, che darebbero risposte in avvenire, quindi questa potrebbe essere una scelta relativa a politiche per il futuro, ma noi, ripeto, dobbiamo dare risposta all'emergenza oggi, e se non è possibile oggi, almeno domani o dopodomani, perché nessuno ci può garantire che non ci sarà un'altra annata siccitosa che forse - tocco ferro prima di voi, perché non voglio fare il menagramo - potrebbe essere ancora più calamitosa di quella che stiamo vivendo.
Noi dobbiamo dire ai sardi che siamo in grado di portare l'acqua l'anno prossimo possibilmente, perché dovremo affrontare un'altra estate con una quantità di risorse che nessuno ci garantisce uguale o superiore a quella che abbiamo avuto quest'anno. L'anno scorso nei bacini vi era la minore quantità d'acqua registrata nel corso del secolo; quest'anno, all'inizio dell'estate, la quantità d'acqua accumulata nei nostri bacini (parlo delle zone del Campidano e del cagliaritano, quelle più fortemente colpite) era giusto la metà di quella disponibile l'anno scorso. Allora è chiaro che un commissario attento, che deve fronteggiare l'emergenza - perché questo è il suo compito, non quello di gestire l'attività ordinaria - non può che rivolgersi ad altre fonti. A me risulta che anche in Francia ci siano delle regole da rispettare nella costruzione delle dighe, che i progetti debbano essere sottoposti a valutazione di impatto ambientale. Mi risulta altresì che anche in Francia ci siano comunità che si ribellano alla costruzione di nuove dighe, che ci siano movimenti ambientalisti che pongono ostacoli, spesso anche a ragione.
Mi riservo, comunque, dato che anche la mozione successiva, Morittu e più, si collega benissimo a questa, di continuare a parlare di questo argomento in un prossimo intervento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Signor Presidente, cari colleghi, eviterò di commentare gli interventi di colleghi del centrodestra, però ritengo veramente ingenerose nei confronti dei rappresentanti del centrosinistra che fanno parte della quinta Commissione alcune affermazioni che sono state qui fatte dalla collega Pilo e dal collega Diana.
Ai colleghi che hanno vissuto la precedente legislatura vorrei ricordare quale diverso atteggiamento ebbero i rappresentanti dell'opposizione di allora quando questo palazzo fu occupato, per alcune settimane, dal movimento dei pastori, rispetto all'atteggiamento sobrio, equilibrato e responsabile che abbiamo assunto noi di fronte a una situazione drammatica come quella che sta vivendo il settore dell'agricoltura in questo momento. Si è arrivati all'occupazione di piazze e municipi perché gli agricoltori corrono il rischio di perdere non solo la propria azienda, ma persino i beni personali e quelli dei familiari, dati spesso in garanzia agli istituti di credito.
I componenti della quinta Commissione hanno sempre avuto, come tutto il centrosinistra, una posizione di grande responsabilità, e l'hanno dimostrato anche oggi. Infatti, pur sapendo di dover discutere una mozione su questo tema e pur essendovi una manifestazione da parte del mondo agricolo proprio qui sotto il palazzo, avremmo potuto evitare che il progetto di legge fosse esitato dalla Commissione, per accentuare il malessere della gente venuta qui per sollecitarci. Nonostante, ripeto, questa mozione, quindi nonostante potessimo avere interesse ad arrivare in Aula con i manifestanti ancora in piazza, abbiamo ritenuto opportuno esitare il testo di legge che era in carico alla Commissione, non da tantissimo, da meno di un mese. E' un atteggiamento di responsabilità che abbiamo dimostrato sempre, perché vorrei ricordarvi che in Commissione agricoltura il centrosinistra è in maggioranza da sempre, non da due settimane; lo è formalmente perché il centrodestra ha ritenuto - mi dispiace per il collega Frau - che non era una Commissione da presidiare, tant'è che è stato sempre in minoranza. Molto probabilmente l'agricoltura e l'ambiente non sono temi che interessano al centrodestra. Quindi il centrosinistra in Commissione agricoltura ha avuto sempre la maggioranza, formalmente e ancor più perché i commissari del centrodestra non hanno mai partecipato alle riunioni e tutti i provvedimenti di legge sono stati esitati dalla quinta Commissione con un ruolo determinante, da protagonisti, dei rappresentanti del centrosinistra, possiamo ben dirlo. Quindi è ingeneroso parlare della posizione da noi assunta oggi come di una posizione demagogica e strumentale. Abbiamo assunto sempre, e ne siamo orgogliosi, una posizione di equilibrio e di serietà e abbiamo sempre salvaguardato gli interessi del mondo agricolo, perché la calamità è vera e non può essere negata. E quando il vento soffia, se l'albero ha radici profonde subisce danni ma resiste; se non ha radici forti, come non le hanno le nostre aziende agricole, la conseguenza è drammatica, perché come ho detto prima sono a rischio non solo le aziende, ma anche i beni personali. E il vento che sta soffiando adesso trova un albero con radici deboli, un'azienda sottocapitalizzata, fortemente indebitata, che ha difficoltà a stare nel mercato. A che pro disquisire ogni volta? C'è una situazione di emergenza che noi dobbiamo affrontare, per evitare che questo vento sradichi l'albero e quindi travolga l'azienda agricola sarda. Dobbiamo fare in modo che una volta cessato il vento - sperando che inizi a piovere anche in Sardegna, perché è chiaro che il fatto più drammatico è l'assenza di piogge -, passata la calamità, l'azienda agricola possa rinascere. Occorre quindi affrontare l'emergenza per tamponare i danni, ma in una logica di rilancio del settore agricolo su basi concrete.
Cos'è che non va in questa mozione? Ci si dice che spesso si vuole polemizzare e lo si fa su tutto. Ma vogliamo leggere il dispositivo? Io vorrei sapere dall'Assessore se la frase del dispositivo "impegna la Giunta regionale a" non va bene. C'è una sola frase del dispositivo della mozione che non può essere accolta, l'unica che non accoglierei neanch'io, ed è quella in cui si prevede di destinare 130 milioni di euro per fronteggiare la siccità dell'annata agraria 2001/2002, perché in Commissione abbiamo approvato uno stanziamento di 250 milioni di euro, in quanto la situazione si è ulteriormente modificata in queste settimane, in questi giorni, ed è diventata così drammatica, che lo stesso Assessore in Commissione ha detto di aver già accertato 800 miliardi di danni.
Alla collega Pilo vorrei chiedere da chi ha avuto i dati sulla PLV del settore agricolo e agroalimentare. Mi interesserebbe saperlo perché ha dimostrato di non avere dati certi, quindi le sue informazioni sono sicuramente sbagliate. L'Assessore ha detto che ci sono 800 miliardi di danni nel settore agricolo, il che significa che le aziende, già fortemente indebitate, sono a rischio d'asta. Possiamo dunque ritenere che lo sforzo che noi dobbiamo fare per sostenere queste aziende e consentire loro di essere traghettate in un possibile futuro rilancio del settore sia del 20 o 30 per cento, secondo la proposta iniziale? Ma quale proposta demagogica? E' una proposta sulla quale il centrodestra si è astenuto in Commissione e l'Assessore non si è mostrato contrario, perché questa è la situazione.
Con questo atteggiamento di grande responsabilità in Commissione oggi noi abbiamo consentito che venisse esitato un progetto di legge concernente l'agricoltura e con lo stesso atteggiamento di serietà e di equilibrio lavoreremo in Aula quando questo provvedimento sarà posto in discussione. Noi abbiamo introdotto dei criteri innovativi, e vi sfidiamo a presentare emendamenti diversi: abbiamo introdotto il criterio secondo cui vanno privilegiate le aziende che vivono di agricoltura, quindi le aziende coltivatrici dirette e gli imprenditori agricoli a titolo principale, perché se le risorse sono poche vanno date a chi da quella attività trae il proprio sostentamento. Voi dite che le risorse sono poche e che non si possono aumentare, perciò va privilegiato chi vive direttamente di agricoltura. Questo è il primo criterio che abbiamo assunto. Un altro criterio è questo: se le risorse sono poche non vanno spalmate con parametri uguali su tutto il territorio regionale, ma vanno distribuite a seconda della gravità della situazione, e quindi il risarcimento sarà commisurato al danno effettivamente subito. Che cosa vi è di demagogico nel risarcire chi ha veramente subito un danno, differenziando per coltura e per territorio, secondo quanto hanno accertato gli uffici, cioè gli Ispettorati agrari e l'ERSAT? Dov'è la demagogia o la strumentalità di questa proposta? E' una proposta equa richiesta dalla gente, dagli agricoltori che sono in piazza: privilegiare chi vive di agricoltura e risarcire i danni effettivamente subiti. Queste sono le modificazioni che noi abbiamo introdotto nella proposta di legge. Tra l'altro le risorse da stanziare erano state quantificate ad aprile e sembra che proprio ad aprile la Giunta abbia approvato il disegno di legge, che da noi è arrivato a giugno, cioè due mesi dopo. Questa è la drammaticità dell'urgenza, perché da aprile la situazione si è notevolmente modificata e noi stiamo ipotizzando adesso uno stanziamento di 500 miliardi. Ho detto in Commissione, e lo ribadisco qui per evitare strumentalizzazioni, che noi siamo certi che accentuare l'indebitamento è un errore. Quindi anche noi in Commissione abbiamo proposto un incremento del mutuo già previsto dalla Giunta, perché ci è sembrata l'unica strada percorribile in questa situazione. Ma da oggi la Giunta può lavorare intanto per capire quali risorse possono essere recuperate nel bilancio dell'Assessorato dell'agricoltura, quali sono i residui, tra l'altro è un Assessorato che spende poco, anzi niente perché spesso l'atteggiamento dei funzionari è più restrittivo di quello dell'Unione Europea e non si spendono neanche i fondi che ci vengono messi a disposizione.
Infine vorrei dire che questa battaglia, che non è strumentale, accomuna il centrodestra e il centrosinistra e che l'emergenza siccità è di una tale drammaticità che non può essere pagata solo dai sardi. Il messaggio che noi ritenevamo di dover dare oggi è che servono 500 miliardi per affrontare l'emergenza; questi 500 miliardi devono venire intanto dal recupero di risorse in bilancio e poi da un concorso dello Stato; il mutuo serve come integrazione. Nel ricorrere a un mutuo, come la stessa Giunta propone, per integrare le risorse necessarie a salvare un settore che sta rischiando di essere travolto, non mi pare che vi sia niente di demagogico e strumentale, quindi respingo al mittente le accuse. Credo che ci si debba dare atto di aver tenuto sempre un atteggiamento equilibrato, serio e positivo, soprattutto in questa materia perché, ripeto, in Commissione agricoltura il centrosinistra è in maggioranza dall'inizio della legislatura, formalmente e di fatto, perché i commissari del centrodestra non partecipano ai lavori, o almeno non tutti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Piana. Ne ha facoltà.
PIANA (U.D.C.). Credo che la mozione che una parte del Consiglio, in particolare il centrosinistra, ha presentato sia confacente all'emergenza che in queste settimane sta investendo la Sardegna e non sono la Sardegna, dato che ormai il problema dell'acqua riguarda la metà delle regioni italiane, anzi sta diventando un problema di carattere mondiale. Qualcuno diceva che le prossime guerre si faranno per l'acqua e non più per il petrolio, questo per capire quale importanza ultimamente abbia assunto questo problema. Allora è giusto che una Regione come la nostra affronti il problema dell'emergenza idrica, un'emergenza che ormai si ripropone già da diversi anni, ma che quest'anno ha colpito ancora più drasticamente la nostra Isola.
Dai dati forniti l'altro giorno in sede di Commissione lavori pubblici sia dal Presidente della Giunta regionale sia dallo stesso Assessore dei lavori pubblici, risulta che abbiamo attualmente circa il 60 per cento in meno delle risorse idriche che avevamo lo stesso periodo dello scorso anno. Questo è il dato relativo ai bacini; nell'area cagliaritana abbiamo risorse, si dice, per altri sessanta giorni, va un po' meglio nel sassarese, però il problema della scarsità di risorse idriche sta investendo l'intera regione. Sono di questi giorni, non solo nei comparti produttivi come quello dell'agricoltura, le lotte tra comuni per la distribuzione dell'acqua, contro eventuali proposte di trasferimento della risorsa da un territorio all'altro, in particolar modo dal Sulcis verso l'area cagliaritana. Quindi, per quanto riguarda la mozione, potremmo anche dire che molte cose sono state già avviate e anche realizzate. Su una cosa però non concordo, quando nella premessa si fa un'accusa specifica alla Giunta, in modo particolare all'Assessore dell'agricoltura, che per la siccità del 2001 non ha messo in atto nessuna procedura per poter usufruire delle provvidenze del Fondo di solidarietà nazionale per le calamità naturali, secondo quanto previsto dalla legge nazionale 185 del 1992. Ebbene, l'Assessore ha già risposto con atti e documenti nelle settimane scorse, e io credo che questo fatto, che ha avuto anche una grandissima rilevanza sulla stampa, debba essere riportato e definitivamente chiarito all'interno di quest'Aula. Do atto all'Assessore dell'agricoltura, l'onorevole Contu, di avere invece puntualmente portato avanti tutte le iniziative che le leggi prevedono e quindi entrambi smentiamo categoricamente quanto riportato da alcune parti politiche anche in questa mozione.
La mozione numero 75 impegna la Giunta a fare alcune cose, e io dico che alla data odierna la Giunta ha già avviato il 70 o l'80 per cento delle proposte inserite nella mozione stessa, che è stata presentata per evidenziare un problema, e su questo sono d'accordo, però dobbiamo dirci la verità, e cioè che tutte le procedure che dovevano essere messe in atto sono state di fatto messe in atto. Vediamo quali sono queste procedure: quella destinata a superare l'emergenza e quella destinata invece ad una programmazione a medio e lungo termine. Per quanto riguarda l'emergenza nel settore dell'agricoltura, come è stato ricordato, la Giunta ha approvato un disegno di legge concernente provvidenze a favore dell'agricoltura, che è stato immediatamente trasferito alla Commissione agricoltura, la quale, riunendosi anche durante i lavori del Consiglio, quindi in deroga, in data odierna ha definitivamente esitato il testo di legge, che però ha suscitato delle discussioni politiche e anche tecniche. Le discussioni politiche hanno riguardato in particolare l'articolo che prevedeva la possibilità di indennizzare tutti gli imprenditori agricoli indipendentemente dal fatto che lo siano a titolo principale. Con una votazione (abbiamo ricordato i problemi tecnici che in quella Commissione ci sono, una Commissione che ha lavorato comunque sempre, anche in modo trasversale, questo lo dobbiamo riconoscere) la Commissione ha stabilito che le provvidenze vadano esclusivamente agli imprenditori agricoli a titolo principale. E' una scelta politica a cui io sono contrario, per cui, molto probabilmente, quando il disegno di legge arriverà in Consiglio proporrò un emendamento che preveda la possibilità di indennizzo per tutti gli imprenditori agricoli. Di questo argomento se ne discusse anche in occasione dell'approvazione di una precedente legge sulla siccità, e io credo che in questo momento di crisi dell'agricoltura, dovuta anche alla carenza di risorse idriche, chi investe i propri capitali in agricoltura, indipendentemente dal fatto che sia imprenditore a titolo principale o no, debba accedere alle provvidenze straordinarie, perché crea reddito e occupazione in un settore che è in grosse difficoltà.
L'altra scelta che è stata adottata all'interno della legge è quella che riguarda la dotazione finanziaria: la Giunta ha proposto uno stanziamento di 250 miliardi di vecchie lire attraverso la contrazione di un mutuo e il recupero di somme destinate all'attuazione di leggi non notificate all'Unione Europea; oggi è stato approvato il disegno di legge che porta questo stanziamento a 500 miliardi di vecchie lire. Credo, a questo punto, visto che i danni accertati ammontano a 800 miliardi, che occorra discutere questo aspetto sia in Commissione bilancio, a cui la legge va inviata per il parere finanziario, sia in Consiglio regionale, mi auguro entro la prossima settimana.
Credo che una dimostrazione di coraggio da parte del Consiglio regionale a questo punto debba essere data. Non possiamo tornare indietro e stabilire indennità o coperture finanziarie inferiori alle necessità; se c'è la possibilità di contrarre un mutuo straordinario, data la straordinarietà del momento, di 500 o 600 miliardi noi lavoreremo in questi giorni per verificare la possibilità di aumentare ulteriormente la copertura finanziaria che in Commissione agricoltura è stata deliberata. Questo per quanto riguarda l'intervento nella fase dell'emergenza.
Invece per quanto riguarda gli interventi relativi all'emergenza idrica nel medio e lungo periodo, credo che essi siano contenuti tutti nelle delibere del commissario governativo. Si tratta di delibere che sono state portate all'attenzione della Commissione lavori pubblici, riunitasi ieri sera, quasi tutte datate 27 giugno, in cui si adottano misure straordinarie di accelerazione di opere pubbliche, in modo particolare quelle destinate a risolvere i problemi dell'emergenza. Credo poi che già nell'approvazione dei bandi del Por e nel Quadro comunitario di sostegno il Consiglio regionale abbia individuato delle linee a medio e a lungo termine. Per esempio quando abbiamo discusso del finanziamento per il collegamento degli invasi, quando abbiamo stabilito contributi ai consorzi di bonifica per l'installazione dei contatori nelle singole aziende, in un ottica di riduzione dei consumi,o quando abbiamo discusso dei finanziamenti ai comuni. L'assessore Ladu, proprio ieri, in Commissione lavori pubblici, ha confermato l'impegno per un finanziamento di 123 miliardi, attraverso un bando da pubblicarsi a giorni, ai comuni per il rifacimento di condotte e reti idriche comunali. Abbiamo anche appreso che si stanno facendo degli studi per poter iniziare, ad ottobre, con sistemi nuovi adottati in paesi arabi, il bombardamento delle nubi al fine di provocare la pioggia in determinate zone.
Credo che insieme agli interventi per ridurre le perdite d'acqua, alla creazione di due o tre nuove dighe, ai finanziamenti ai comuni per l'utilizzo delle acque reflue a scopo irriguo e a tutte le provvidenze previste dai fondi comunitari di sostegno sino al 2006, stiamo procedendo verso la risoluzione di annosi problemi che questo Consiglio regionale ha dovuto affrontare, a partire dal primo Piano delle acque che prevedeva mi sembra 130 o 170 dighe in Sardegna, un piano molto probabilmente propagandistico che nulla aveva a che vedere con la realtà della Sardegna. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Manca. Ne ha facoltà. Vista l'ora credo possiamo stabilire che è l'ultimo intervento della serata. Prego.
MANCA (Gruppo Misto). Grazie, Presidente, voglio innanzitutto ringraziare i pochi impavidi colleghi che ancora resistono.
Nell'affrontare il problema della mozione numero 75, ma soprattutto in attesa della rinascita promessa dal presidente Pili, questo Consiglio si occupa di un altro problema molto più annoso e urgente che i precedenti Piani di rinascita avrebbero dovuto, essi sì, affrontare e anche risolvere. Questi problemi, come sappiamo, riguardano le risorse idriche e la siccità. In questo periodo in effetti si assiste a tutto un susseguirsi di statistiche, di dati, di riferimenti che sono ancor più aridi della stessa siccità; è forse più utile ricordare che siamo dinanzi a un'emergenza, a un dramma per certi versi annunciato, che colpisce la popolazione civile, ma non risparmia settori fondamentali della nostra economia. E' infatti superfluo rimarcare l'assoluta indispensabilità di un bene prezioso come l'acqua.
La mozione numero 75, porta alla nostra attenzione la drammatica crisi che attraversa il mondo agricolo. Voglio, ma mi dispiace che sia assente la collega Pilo, fare alcuni riferimenti ai vari interventi che sono stati indirizzati verso l'area agricola e verso quegli operatori che sono fermi perché le risorse finanziarie sono quasi ferme. In questa legislatura si è assistito a una costante contrazione delle risorse finanziarie: dai 936 miliardi di vecchie lire stanziati nel bilancio 1999, siamo passati ai 320 miliardi del bilancio 2002. Credo che la mancanza di risorse e quindi l'abbandono - è chiaro - di qualsiasi politica di riforma renda ancora più evidente il divario e allontani la campagna e i suoi operatori sia dal paese che dalla città. Non esiste, infatti, con queste strutture, nessun benché minimo rapporto.
Hanno una cadenza quasi giornaliera ormai le determinazioni delle amministrazioni comunali dell'intera Isola su questo problema, che evidenziano la protesta delle comunità agricole con l'occupazione degli stessi municipi da parte degli agricoltori esasperati che chiedono interventi straordinari, ma anche urgenti. In diversi territori non esiste più nessuna coltura e in molte zone sarà impossibile, dopo le perdite primaverili ed estive, programmare le colture autunnali e invernali. Si evidenziano, soprattutto da parte di questi operatori, anche carenze di tipo strutturale. In questa legislatura mi pare che per la terza volta siamo chiamati a discutere un disegno di legge finalizzato a dare ristoro agli operatori agricoli. Il primo provvedimento è stato sull'alluvione mi pare, gli altri due e questo sulla siccità. Siamo costretti, in pratica, a dirottare le scarse risorse che il bilancio annuale della Regione destina all'agricoltura e alla zootecnia per alleviare le perdite subite dagli agricoltori e dagli allevatori. Quindi l'indisponibilità della risorsa idrica rischia di compromettere seriamente e irreversibilmente il comparto agricolo.
E' veramente difficile nelle condizioni attuali trovare un operatore disposto a rischiare di fare un investimento ampliare l'attività o le strutture. L'agricoltura in Sardegna registra un calo preoccupante di occupati, gli ultimi dati lo confermano, e l'età media degli operatori è più elevata rispetto a quella degli operatori di altri settori. Negli ultimi dieci anni il settore agricolo ha subito una evidente progressiva marginalizzazione; le aree rurali stanno subendo uno spopolamento senza precedenti; tutti i parametri sull'andamento delle produzioni dimostrano questo arretramento; zone o isole felici non ne esistono più; il settore agricolo con le attività connesse sta subendo abbandoni sempre più vistosi. I giovani sardi preferiscono abbandonare i campi e magari anche la nostra Isola e viste le condizioni in cui sono costretti ad operare è difficile anche dargli torto. Gli operatori, oltre a perdere il frutto del loro lavoro, nella maggior parte dei casi pagano regolarmente i canoni richiesti dal Consorzio - questa sì che è un'aggravante - nonostante le condotte siano a secco.
Non è sufficiente, quindi, la solidarietà degli amministratori, dei sindacati e neanche delle forze politiche; occorrono programmi seri, progetti adeguati, proposte concrete. Non è immaginabile proseguire come fino a oggi è stato fatto; occorre uscire dall'emergenza. Le risorse di cui negli ultimi anni la Regione ha potuto disporre e gli ampi poteri derivati al Presidente della Giunta di turno come commissario per l'emergenza idrica non sono stati utilizzati al meglio. Fino a oggi ci si è barcamenati, infatti, con soluzioni più o meno atte a tamponare l'emergenza, che a mio avviso in genere è stata sottovalutata; una gestione senza strategie nella convinzione magari che le cose potessero risolversi con i soliti interventi tampone.
Quindi non sarà il testo di legge oggi approvato dalla competente Commissione a risolvere il dramma delle nostre campagne. Quel testo approvato, come giustamente rimarcava il collega Marrocu, con il determinante apporto delle opposizioni, contiene determinanti modifiche alle leggi vigenti per cercare di dare un minimo di ristoro a questo settore al limite del dramma. E' necessario, quindi, caro assessore Contu, uno sforzo comune, senza privare leggi fondamentali del settore, come la legge 21, che qualcuno poc'anzi richiamava, di risorse adeguate per lo sviluppo, per creare una più efficace e moderna agricoltura. I segnali però vanno in direzione opposta: questa legge, che avrebbe dovuto essere il cardine della nuova agricoltura, e le cui direttive sono state approvate solo venerdì scorso, non ha un centesimo a disposizione. L'Esecutivo regionale deve rendersi conto che con questi metodi sarà veramente difficile riuscire a dotare questo fondamentale settore di infrastrutture e di strumenti che gli consentano di produrre di più e meglio. A me sembra che questo Esecutivo continui a disattendere le sollecitazioni che vengono dalle forze agricole, sindacali e politiche, soprattutto per quanto attiene ad alcuni provvedimenti, quali quello del CIPE del 1999, che detta orientamenti sugli interventi da attuare per una seria lotta alla siccità e alla desertificazione. Potrebbero quindi trovare immediatamente seguito alcuni importanti provvedimenti, quale ad esempio la costituzione dell'autorità d'ambito per la gestione del servizio idrico integrato, secondo quanto previsto anche dalla legge Galli. In caso di ulteriori inadempienze, rischiamo di non risolvere i problemi e di perdere anche le risorse che sono disponibili.
Ecco, quindi, che anche su questi delicati argomenti si assiste a una serie di proclami, di enunciazioni senza concretezza, senza seguito. A errori del passato se ne stanno aggiungendo di nuovi e forse anche più gravi, e nel frattempo proseguono gli interventi tampone, le decisioni del commissario per l'emergenza idrica continuano a ingenerare dubbi e anche perplessità e creano una contrapposizione tra territori e tra popolazioni, in breve una contrapposizione tra poveri inutile e dannosa.
Come è detto nel dispositivo della mozione è urgente uscire dalla gestione commissariale per passare dalla straordinarietà alla possibilità di stabilire noi con quali strategie, con quali risorse affrontare i problemi dell'approvvigionamento idrico nel breve, nel medio e nel lungo periodo. Io credo che sia inutile e fuorviante rimpallarsi vecchie e nuove responsabilità; non agevola la risoluzione dei problemi di oggi e impedisce una seria programmazione per scongiurare quelli del domani. Quindi servono l'impegno e il contributo di tutti per affrontare un problema grave e penalizzante per l'intera Isola; serve maggiore determinazione e responsabilità da parte del Governo regionale e occorre utilizzare tutti gli strumenti a disposizione, tutte le procedure, le norme regionali, nazionali e comunitarie che ci permettono di definire un vero, serio, concreto programma di opere in grado di affrontare in maniera adeguata la crisi idrica.
Gli interventi previsti dal piano acque e quindi i collegamenti tra i bacini, gli sprechi, le reti fatiscenti hanno progressivamente depauperato le riserve portandole al limite. Gli agricoltori sono molte volte accusati di essere i maggiori responsabili degli sprechi e questo non è assolutamente vero. Gli agricoltori vanno accusati di agire solo ed esclusivamente nei propri interessi, con grande superficialità. Perché non pensare ad esempio di creare nella nostra Isola, che ha una facoltà di agraria rinomata, un centro di eccellenza che studi tutti i fenomeni legati alla siccità e ai cambiamenti climatici? Perché non creare dei centri che studino l'utilizzo di colture che non richiedano un grande dispendio di acqua, che permettano quindi un minor consumo d'acqua? Organismi come il CRAS che cosa ci stanno a fare? Se non servono che cosa aspettiamo ad eliminarli?
PRESIDENTE. Con l'intervento dell'onorevole Manca si concludono i lavori della serata. Il Consiglio riprenderà i lavori domani alle ore 10. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Balletto.
La seduta è tolta alle ore 20 e 05.
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