Seduta n.48 del 25/11/2004
XLVIII SEDUTA
Giovedì 25 Novembre 2004
Presidenza del Vicepresidente Paolo FADDA
La seduta è aperta alle ore 11 e 37.
MATTANA Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 18 novembre 2004, che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Ignazio Artizzu, Paolo Pisu, Fedele Sanciu e Paolo Terzo Sanna hanno chiesto congedo per la seduta del 25 novembre 2004. Poiché non ci sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 4 e 9 novembre 2004.
PRESIDENTE. Si dia annunzio della interrogazione pervenuta alla Presidenza.
MATTANA, Segretario f.f.:
"Interrogazione BALIA - MASIA, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione determinatasi nella ASL n. 1 di Sassari in seguito alla istituzione dei centri di salute mentale". (85)
PRESIDENTE. Consigliere Capelli, su che cosa intende intervenire?
CAPELLI (U.D.C.). Chiedo un quarto d'ora di sospensione.
PRESIDENTE. Poiché non vi sono opposizioni la richiesta è accolta. I lavori riprenderanno alle ore 12.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 38, viene ripresa alle ore 12 e 04.)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Chiedo, ai sensi dell'articolo 125, comma 5, del Regolamento l'inserimento all'ordine del giorno della richiesta di istituzione di una Commissione d'inchiesta sulla condizione economica e sociale delle zone interne della Sardegna, da me presentata nei termini previsti dallo stesso articolo.
PRESIDENTE. Comunico all'Aula che subito dopo la presentazione delle relazioni del disegno di legge numero 31/A sarà convocata la Conferenza dei Capigruppo per discutere anche in merito all'inserimento di questo argomento all'ordine del giorno.
Discussione generale del disegno di legge: "Modifiche ed integrazioni
alla legge regionale 11 maggio 2004, n. 6 (Legge finanziaria 2004),
variazioni di bilancio e disposizioni varie" (31/A)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 31/A. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore di maggioranza.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Signor Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi, intanto vi chiedo scusa se non leggerò la relazione, ma parlerò seguendo una traccia e cercando di mettere in evidenza i passaggi più significativi di questo provvedimento.
La Commissione ha approvato il testo che oggi è alla discussione di quest'Aula il 19 ottobre, dopo circa quattro giornate complessive di lavoro, a partire dal 22 settembre. Dico questo perché può sembrare che la Commissione abbia utilizzato un tempo molto lungo per esitare il disegno di legge. Di fatto l'esame del testo ha risentito delle continue interruzioni dovute ai contemporanei lavori dell'Aula su provvedimenti diversi, soprattutto mozioni.
Il provvedimento di assestamento del bilancio nasce quasi esclusivamente dalla necessità di dare copertura al disavanzo della spesa sanitaria verificatosi nel 2003, valutato in 148 milioni 969 mila euro. La Regione ha l'obbligo, entro il 31 dicembre 2004, di provvedere alla copertura finanziaria di tale disavanzo e, mi sembra per la prima volta nella storia, non può farlo ricorrendo a un mutuo, come in altre circostanze è avvenuto, ma deve utilizzare risorse proprie del bilancio, pena, come è stato più volte evidenziato, lo ricordo soltanto per i colleghi che non hanno seguito direttamente l'esame del provvedimento, la perdita della compartecipazione dello Stato alla spesa sanitaria regionale di circa 120 milioni di euro. Si tratta, quindi, di una evidente necessità che potrebbe anche creare, se non si ottempera, un danno grave alla Regione, e penso che nessuno abbia interesse ad andare in questa direzione.
Assieme a questo elemento che compone più dell'80 per cento della manovra di assestamento, sono previsti interventi aggiuntivi per 11 milioni e 500 mila euro da destinare alle società giovanili, in applicazione della legge numero 1 del 2002, la ex legge 28, e 7 milioni di euro (nella proposta della Giunta erano previsti 8 milioni di euro) per un intervento a favore dell'ESAF volto a scongiurare l'interruzione del servizio di erogazione dell'acqua ai cittadini. Ci sono altre piccole variazioni che in tutto portano, se non ricordo male, a 172 o 173 milioni di euro l'importo complessivo della manovra.
Come si vede è una manovra che rispetto al complesso del bilancio ha un significato molto limitato. Si tratta infatti di una variazione pari circa al 2 per cento, o al 2,02 - 2,05 a seconda di come la si voglia interpretare. Sto facendo riferimento a questi dati per giustificare una decisione assunta in Commissione che ha provocato a tratti una discussione abbastanza concitata, perché la Commissione ha deciso, a maggioranza dei suoi componenti, di non aderire, così come è avvenuto nel passato, alla proposta delle opposizioni di audire le parti sociali su questa manovra di assestamento del bilancio. Altre volte, è vero, in analoghe circostanze, sono state fatte delle audizioni, ma riguardavano variazioni di bilancio generalizzate, di natura e dimensioni molto più elevate.
Abbiamo detto in Commissione, e penso che vada confermato in Aula, che all'audizione delle parti sociali si provvederà a breve termine, in occasione dell'esame del DPEF, che è già in carico alla Commissione, e anche, naturalmente e più specificamente, durante l'esame della manovra finanziaria 2005 - 2006. Quindi rassicuriamo gli amici della opposizione che non è cambiato il sistema di lavoro e non è cambiato nulla per quanto attiene alla valutazione di questa maggioranza sulla concertazione nel Consiglio regionale, anzi crediamo che questo sarà uno strumento essenziale ed utile, che sicuramente ci aiuterà a ragionare e a produrre i provvedimenti migliori possibili. Tutto questo, naturalmente, con il rispetto e la dovuta attenzione per ciò che faranno il Presidente della Regione, l'Assessore della programmazione e gli altri Assessori, i quali dovranno anch'essi procedere all'audizione delle parti sociali.
A parte questo aspetto, la Commissione ha sviluppato un lavoro molto positivo, con la partecipazione di tutti i componenti all'esame approfondito dei temi che il provvedimento contiene, e devo dare atto all'assessore Pigliaru della sua disponibilità a spiegare alla Commissione le ragioni che hanno dato origine al provvedimento e a fornire su ogni parte dello stesso tutti i chiarimenti e le specificazioni in ordine alle variazioni che sono state fatte.
Intanto la manovra di copertura del disavanzo originato dalla spesa sanitaria ha riguardato tagli alla spesa corrente del 70 per cento, mentre per il restante 30 per cento si è operato attraverso la riduzione dei fondi destinati a nuovi oneri legislativi e altre somme previste per investimenti. La consistenza delle variazioni è assolutamente limitata e trae origine da due elementi principali che hanno costituito l'azione della Giunta sulle varie UPB. Intanto l'assestamento interviene - penso non sia superfluo ricordarlo - in un periodo dell'anno in cui la possibilità di manovra è limitata a quelle UPB e a quei capitoli per i quali non esistevano ancora dei programmi di impegno, su risorse quindi non ancora destinate, e questo è un primo limite importante e significativo. Infatti una manovra di variazione di 170 milioni di euro sul complesso della manovra finanziaria del 2004 ha un significato diverso da una manovra fatta invece su una parte molto limitata del bilancio, tant'è che gli stati di previsione interessati in prevalenza o in modo significativo sono quelli che hanno in qualche modo ritardato la programmazione degli interventi. Per questo molte parti, seppure con dimensioni poco significative sul piano complessivo, riguardano variazioni agli stati di previsione della pubblica istruzione, del lavoro e più in generale della programmazione.
La Giunta ha intanto provveduto a verificare quali UPB avevano avuto nel bilancio del 2004 variazioni in aumento poco giustificate, nel senso che è vero che i bisogni da soddisfare sono di norma superiori alle risorse disponibili, però in un regime di difficoltà finanziarie pensare di poter incrementare dotazioni finanziarie che erano state, sino agli anni passati, ridotte non era giustificato. Quindi un primo indirizzo sui tagli da effettuare la Giunta regionale l'ha avuto per questo tipo di variazione, e la Commissione ha condiviso questa impostazione.
Per le altre variazioni l'indirizzo è stato quello di operare un taglio medio del 10 per cento delle risorse assegnate, salvo quando non ci siano stati - e ci sono stati, ma lo vedremo nell'esame specifico del provvedimento - tagli più significativi nel caso di spese che non si giustificavano o che comunque potevano essere tagliate per importi maggiori.
Il provvedimento contiene anche, agli articoli 1 e 2, una serie limitata di variazioni di norme che consentono di migliorare alcuni elementi che nella finanziaria stessa in qualche modo non erano stati evidenziati adeguatamente. Faccio un esempio: all'articolo 1 si prevede la modifica della convenzione con l'INPS per l'esame delle pratiche di invalidità civile, e tutti i colleghi ricorderanno che la legge regionale numero 12 del 2003 prevede appunto di affidare all'INPS, attraverso una convenzione, l'esame e l'istruzione delle pratiche per la concessione delle provvidenze a favore degli invalidi civili che attendono da molto tempo. Si stanno accumulando in questa materia ritardi notevoli, per cui la lettera d) del comma 1 dell'articolo 1 in pratica dovrebbe consentire di sbloccare la procedura di stipula della convenzione con l'INPS e quindi di accelerare il processo di riordino del sistema di concessione del trattamento economico agli invalidi civili che è abbastanza farraginoso.
Il comma 2 dell'articolo 2, invece, contiene un provvedimento, sul quale si è sviluppato in Commissione un dibattito abbastanza acceso, riguardante la sospensione, per l'anno 2004, dell'applicazione delle disposizioni vigenti in materia di conservazione a residui di stanziamento sul bilancio regionale. Questo nasce da un'esigenza, che più tardi richiamerò, che riguarda la situazione finanziaria generale della Regione, sulla quale bisogna in qualche maniera intervenire.
Sono stati presentati e sottoposti all'attenzione della Commissione circa 170 emendamenti, di cui la parte più rilevante, circa 150 emendamenti, è stata presentata dalla opposizione e la restante dalla Giunta che l'ha concorda con la maggioranza. Gli emendamenti presentati dalla opposizione sono stati esaminati naturalmente uno per uno e a ciascuno è stata data risposta positiva o negativa comunque motivata. Questi emendamenti tendevano prevalentemente al ripristino di tutte le spese tagliate, e su questo naturalmente per alcuni aspetti è stato possibile accedere a delle variazioni perché l'Assessore competente per materia ha riconosciuto che potevano essere soddisfatti alcuni bisogni sottoposti dai colleghi della opposizione, mentre per la parte prevalente non è stato possibile accedere alle richiesta, sebbene in più di una circostanza si sia detto che le proposte avanzate erano giustificate da ragioni che potevano essere condivise.
Qui si inserisce una forma nuova di discussione, alla quale forse ci dovremo abituare, che nella consuetudine del lavoro del Consiglio regionale non è usuale, nel senso che, per chi ha memoria più di altri, e ci sono tanti colleghi su questi banchi che fanno parte di quest'Aula da molto tempo, l'abitudine invalsa un po' in tutti è quella di inserire, nelle manovre finanziarie e negli assestamenti di bilancio, spese nuove. La nostra abitudine, più che giudicare le spese che sono state previste nei programmi generali, è sempre stata quella di sostenere, sul piano personale, ma sempre per interessi di natura generale, l'inserimento nelle manovre finanziarie di spese aggiuntive. Io penso che questa stagione purtroppo debba essere considerata finita e questa è la prima volta che ci esercitiamo invece che nell'aumentare le spese nel qualificare i tagli. E' stato un esercizio difficilissimo in questo assestamento e penso che dovremo esercitarci purtroppo molto di più a qualificare i tagli nella predisposizione della manovra finanziaria del 2005 e degli anni successivi, perché è cambiata la stagione, cari colleghi, e questo la Commissione l'ha percepito, l'ha vissuto.
In uno dei passaggi finali della mia relazione faccio riferimento anche agli strumenti dei quali ci dovremo servire per affrontare il nuovo che ci è davanti e che non è molto facile da affrontare nella situazione finanziaria data che vede il sistema delle entrate bloccato da anni. Non faccio riferimento adesso alle responsabilità, naturalmente, lo farà chi vuole e quando vuole; il mio ruolo adesso è quello di definire gli scenari di riferimento che attengono alla valutazione delle ragioni che ci hanno indotto ad adottare certi provvedimenti. In presenza di una situazione di indebitamento della Regione ormai assolutamente superiore a quanto consentito, e che richiede, per tornare nell'alveo delle cose compatibili, dei tagli dolorosi, è chiaro che in qualche modo bisogna qualificare i comportamenti. E i comportamenti vanno qualificati sicuramente riordinando il sistema delle entrate, che non può rimanere quello che è. Non può continuare una situazione, a legislazione vigente, che vede la Regione Sardegna perdere tutti gli anni trasferimenti statali che le sono dovuti e che alcuni valutano in 650 milioni di euro, altri anche in misura maggiore, 750-800 milioni di euro. Pensate che se lo Stato ci riconoscesse quello che è previsto dallo Statuto e dagli accordi col Governo, compresa l'intesa istituzionale di programma del 1999, oggi noi vanteremmo nei confronti dello Stato un credito di circa 3 miliardi e 500 milioni di euro per somme non trasferite negli anni passati e avremmo a regime un trasferimento aggiuntivo di circa 750-800 milioni di euro. Questo a fronte di indebitamento consolidato di 2 miliardi e 178 milioni, derivante dai mutui contratti, e con un disavanzo che si consoliderà alla fine di quest'anno superiore ai 4 milioni di euro.
Chi ha partecipato al dibattito in Consiglio su altre manovre finanziarie ricorda che l'indebitamento massimo raggiungibile dalla Regione, per non superare i vincoli di legge, era di 12 mila miliardi di vecchie lire, circa 6 miliardi di euro. Bene, noi abbiamo abbondantemente superato questo limite e quindi, per poter operare nell'ambito della manovra finanziaria non soltanto attraverso tagli, ma anche impostando un progetto di sviluppo serio, condiviso e soprattutto fruttuoso di benefici per le nostre popolazioni, è chiaro che occorrono misure straordinarie. Quindi da un lato occorre un intervento sostanzioso, importante, qualificato, unitario, cari amici, perché il problema delle entrate della Regione deve essere certamente affrontato dal Governo regionale e dalla maggioranza, come sua responsabilità primaria, ma tutti dobbiamo condividere una battaglia che deve conseguire risultati apprezzabili.
Chi di noi è più attento a questi aspetti ha memoria delle battaglie unanimi fatte dal Consiglio regionale e dai parlamentari sardi sul Piano di rinascita e sulla assegnazione di risorse statali. Ecco, bisognerà inaugurare una stagione nuova in questo senso per non rischiare di retrocedere anziché andare avanti, però oltre ad affrontare il problema delle entrate sarà necessario operare una migliore qualificazione della spesa. Non si può più andare avanti con i sistemi di incentivazione a sportello in cui prendono tutti; non si può più andare avanti dando a tutti qualcosa perché tutti chiedono. Occorrerà qualificare le spese, e le spese si qualificano anche riducendole.
Io penso che alla mia relazione e a quella dei colleghi di minoranza seguirà un dibattito sereno, in cui prevarranno sicuramente le ragioni di merito del provvedimento che stiamo esaminando. Purtroppo nei giorni scorsi non sempre è stato così, ma sono sicuro che in Consiglio, da parte di tutti, c'è la volontà di contribuire in modo positivo alla soluzione dei problemi dei sardi e questo provvedimento, che io mi auguro venga approvato nel più breve tempo possibile, cerca di andare in questa direzione.
PRESIDENTE. Sono state presentate due relazioni di minoranza. Il consigliere La Spisa illustrerà la prima, parlerà poi il consigliere Scarpa.
Ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa, relatore di minoranza.
LA SPISA (F.I.), relatore di minoranza. Il disegno di legge che su iniziativa della Giunta regionale arriva oggi in Consiglio, concernente modifiche e integrazioni alla legge finanziaria, è, bisogna riconoscerlo immediatamente, un passaggio legislativo obbligato in questa fase dell'esercizio. Questo lo abbiamo detto, notato e ribadito anche quando è stato presentato il disegno di legge. Debbo anche premettere che il lavoro successivo fatto in Commissione ha permesso di analizzare in maniera molto puntuale ed estesa, con un confronto fra le parti politiche, che effettivamente è accaduto, tutti gli aspetti di questo disegno di legge in un tempo sufficientemente ampio per affrontare un provvedimento di queste dimensioni, che certamente è stato presentato in maniera diversa dalla Giunta, dalla maggioranza e naturalmente dalla opposizione.
Ci sono infatti sicuramente due orientamenti interpretativi molto distanti sulla portata di questa legge. Preso atto che la Giunta ha centrato le motivazioni, così come è stato detto anche nella relazione di maggioranza, sulla esigenza di coprire il disavanzo che nasce dalla spesa sanitaria, occorre però precisare che se è vero che la prevalente esigenza è questa è anche vero che la manovra non si riduce ai 145-150 milioni di euro derivanti dal disavanzo della sanità, ma si estende alla dimensione di 174 milioni di euro, che in questa fase dell'esercizio noi crediamo non possa essere considerata ininfluente sulla realtà regionale.
L'onorevole Secci, poco fa, ricordava che i tagli sulla base dei quali è stata impostata questa legge, con l'obiettivo di non incrementare le spese, se non alcune considerate necessarie, ma di razionalizzare il livello di spesa esistente, incidono per il 70 per cento sulla spesa corrente e per il 30 per cento sulla spesa in conto investimenti. In realtà non si può non notare che il taglio sulla spesa degli investimenti riguarda in gran parte, anzi, direi quasi unicamente, le previsioni di spesa relative al fondo per i nuovi oneri legislativi, che, sì, è considerato tecnicamente un investimento, ma in realtà è semplicemente la presa d'atto che quelle risorse finanziarie non possono essere certamente impegnate in questo esercizio. Potremmo dire, in sostanza, che questo 70 per cento di tagli grava nella sua interezza su spese correnti, ed è qui il punto nodale su cui è centrata la critica della opposizione in merito a questo progetto di legge.
Noi crediamo che la maggioranza e la Giunta abbiano, forse perché costretti dalla situazione contingente, tentato continuamente di minimizzare la consistenza della manovra e di minimizzarne soprattutto gli effetti sulla società e sull'economia sarda, che, certo, non possono essere considerati rilevanti come quelli che possono derivare da una manovra che riguardi l'intero esercizio, ma considerando in proporzione l'incidenza di questi tagli sul livello di spesa e sui centri di spesa che si vedono, si sono visti ormai, perché potremmo dire che questa è una legge che ha anche perso gran parte dell'attualità che aveva nel mese di settembre, quando è stata proposta, ormai siamo proprio in chiusura dell'esercizio, ma una manovra che contrae le spese in corso di esercizio per un livello complessivo di 174 milioni di euro incide negativamente e incide in molti casi addirittura su rapporti giuridici già maturati, su obbligazioni in alcuni casi già assunte. Debbo anche dire, per un tentativo di onestà che credo che ogni tanto debba essere comunque tenuto presente nelle nostre azioni politiche, nelle nostre dichiarazioni, che il lavoro fatto in Commissione, sia da parte dei colleghi della maggioranza, sia da parte della Giunta, in particolare dell'assessore Pigliaru, è stato caratterizzato dalla continua e grande attenzione posta nell'esaminare punto per punto l'incidenza concreta della contrazione di una spesa che poteva determinare la nascita, sostanzialmente, di diritti soggettivi la cui mancata soddisfazione avrebbe potuto ingenerare addirittura contenziosi sicuramente non utili né ai soggetti pubblici e privati coinvolti né alla stessa Regione, che non ha certamente necessità di imbarcarsi in lunghi e dispendiosi contenziosi.
La disponibilità a capire in Commissione in gran parte dei casi sicuramente c'è stata. In alcuni casi, direi, nel confronto tra maggioranza e opposizione si è cercato di individuare delle soluzioni che potessero effettivamente impedire o almeno attenuare gli effetti negativi di questa legge. Di questo va dato atto, ma detto questo noi non possiamo non rilevare che le preoccupazioni manifestate nei giorni precedenti l'approvazione in Commissione di questo testo di legge, e che nascevano da situazioni specifiche di disagio o persino dalla impossibilità di completare la gestione ordinaria, la realizzazione di opere o di servizi per i cittadini, comunque rimangono in gran parte dei casi. Noi non possiamo non sottolineare che occorre davvero porre il massimo dell'attenzione sulle riduzioni di spesa che si stanno operando e sulle ragioni politiche che sono a monte di tali riduzioni. L'oggetto che subisce il taglio di spesa e le valutazioni politiche devono essere all'attenzione delle forze politiche di tutti gli schieramenti e noi abbiamo, in Commissione, rilevato e continuiamo a rilevare una questione politica di fondo, e cioè che la scelta di impostare la manovra di assestamento sul contenimento della spesa e sulla riduzione di alcuni stanziamenti ha di fatto colpito e continua a colpire. Noi cercheremo, con un'azione emendativa, di porre ancora all'attenzione di quest'Aula questi problemi perché, per quanto la maggioranza minimizzi, i tagli previsti, alcuni in particolare, incidono su settori che tutti riteniamo strategici, almeno a parole, che sono stati considerati strategici in particolare nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione e che quindi sono quasi un manifesto politico che ha inaugurato questa legislatura.
In particolare debbo rilevare che le riduzioni di spesa che agiscono sullo stato di previsione della pubblica istruzione, della formazione, dai livelli più bassi a quelli più elevati, cioè dalla scuola materna fino all'università, alla formazione professionale, alla ricerca scientifica, contrastano evidentemente con le dichiarazioni programmatiche. Come si fa a dire che si vuole puntare sulla conoscenza, sulla qualificazione del nostro sistema formativo, educativo, della ricerca se poi si consente - su questo ci ritorneremo, credo - che subiscano tagli anche le scuole materne, che costituiscono il livello basilare del sistema educativo pubblico e privato, anzi, diciamolo più correttamente, del sistema educativo statale e di quello non statale, la cui funzione, anche se in grandissima parte viene svolta da soggetti non statali, è notorio a tutti, è utilissima e di rilevanza oggettivamente pubblica? Hanno subito tagli le previsioni relative all'università che - ci è stato detto - avevano avuto un incremento, determinato però proprio dalla scommessa che i Governi precedenti e la maggioranza, in alcuni casi anche l'opposizione, avevano voluto fare proprio sulla conoscenza, operando nel concreto scelte precise di potenziamento del sistema dell'educazione, della formazione, della ricerca scientifica pubblica e privata, perché i finanziamenti erano destinati sia all'università sia ai non universitari, in gran parte privati, ma comunque collegati al nostro sistema pubblico della ricerca.
Pensiamo al Consorzio 21, del CRS4, a quegli strumenti che io continuo a ritenere dei gioielli preziosi, patrimonio di tutto il sistema regionale, che hanno subito delle decurtazioni. Non basta dire che questi centri di spesa avevano avuto più degli anni precedenti; avevano avuto più degli anni precedenti solo perché si voleva scommettere proprio su questo livello. La scommessa, con questa manovra finanziaria, viene in qualche modo attenuata nella sua portata, potrebbe essere addirittura compromessa. Noi crediamo che ci sia ancora lo spazio per recuperare e su questo chiediamo attenzione e coraggio da parte di tutte le forze politiche.
Sono stati poi toccati altri due livelli, che noi enunciamo nella relazione che avvia la discussione generale per grandi temi, ma che richiameranno certamente la necessità di andare a fondo su alcune questioni specifiche. Oltre al sistema dell'istruzione, formazione e ricerca, è stato diminuito il livello di spesa o degli stanziamenti relativi alla programmazione negoziata, altro punto su cui continuamente si deve insistere e su cui non ci sentiamo ancora rassicurati dalle cose che abbiamo sentito in Commissione, cioè che gli stanziamenti previsti e residuati a seguito di questa manovra di assestamento possano essere sufficienti.
Noi crediamo che la Giunta debba utilmente dare informazioni più precise sull'affidabilità che il sistema della programmazione negoziata può ancora avere riguardo al livello di stanziamento previsto che rimane a seguito di ciò che viene annunciato e proposto con questa manovra di assestamento. In ultimo, oltre all'istruzione, alla ricerca e alla programmazione negoziata, il livello dei trasferimenti agli enti locali, che noi abbiamo segnalato essere stati ancora una volta penalizzati con la riduzione degli stanziamenti e con l'immissione di alcune norme che incidono sull'azione amministrativa degli enti locali stessi. E' stata fatta, in assestamento di bilancio, cioè nel corso dell'esercizio, lo sottolineo ancora una volta, ma bisogna insistere su questo, la scelta di inserire norme sostanziali, ad esempio quelle sulla eliminazione dei residui di stanziamento e quella sulle procedure dei trasferimenti relativi in particolare a opere pubbliche e servizi, che crediamo possa incidere negativamente, soprattutto se fatta in corso di esercizio. Posso capire, posso ammettere che sia discutibile che una razionalizzazione di questa normativa venga dettata sia nelle norme sulla contabilità, sia nella manovra finanziaria che agisce sull'esercizio e sul triennio; crediamo invece che la riduzione, ad esempio, dei residui di stanziamento in questo momento di fatto consente sicuramente un risparmio nella spesa, ma incide negativamente su tante amministrazioni locali che avevano fatto affidamento su queste risorse che trovano immediatamente e improvvisamente decurtate.
Sono tre questioni su cui è stato utile porre l'accento nella fase preliminare di questa discussione ma su cui credo si possa ritornare.
Detto questo sull'assestamento di bilancio, quindi sugli aspetti tecnici, per quanto riguarda la questione dell'indebitamento un accenno va fatto per dire soltanto che sulle responsabilità riguardanti l'indebitamento occorre, a mio avviso, fare un'analisi seria, non propagandistica, utile non per scaricare responsabilità attuali o passate, ma per studiare a fondo la causa dell'indebitamento che, ricordo, è di fatto richiamabile per tutti i Governi regionali, per tutti coloro che hanno avuto responsabilità di gestione della finanza regionale. Stiamo parlando di un indebitamento quindi di un disavanzo che si è creato e che è ascrivibile alla questione di fondo già accennata correttamente dall'onorevole Secci, cioè la diminuzione delle entrate della Regione, considerato il potere reale della moneta, quindi l'incidenza effettiva sulla capacità di spesa in presenza di continui trasferimenti di funzioni e di poteri non corrispondenti a trasferimenti di risorse finanziarie, che purtroppo la finanza statale da anni, direi da decenni, sta compiendo a danno dei Governi regionali e delle amministrazioni locali. Si sta facendo pagare il risanamento finanziario dello Stato con la chiamata a responsabilità dei Governi regionali e locali, non avendo questi tutti gli strumenti di cui invece lo Stato dispone nella materia finanziaria, quindi con leve molto molto più piccole, molto meno incisive di quelle che può avere lo Stato, in particolare quella fiscale, e caricando invece le poche leve fiscali a disposizione dei poteri locali di un peso che diventa sempre più insostenibile per la Regione e gli enti locali stessi.
Questa è una politica che purtroppo risale ad anni o addirittura a decenni e che comunque occorrerà in qualche modo contestare e, forse, in certi casi anche unitariamente. Però l'indebitamento nasce da questo e non si può non ricordare che esso costituisce di fatto quasi un'anticipazione che il bilancio regionale deve fare rispetto a quelle che speriamo saranno future entrate regionali nel momento in cui il sistema dei trasferimenti dallo Stato alla Regione sarà ridefinito attraverso la revisione del titolo III dello Statuto.
Una annotazione politica infine: questo disegno di legge arriva in Aula, con grande ritardo, alla fine di novembre e potrà essere approvato soltanto nel mese di dicembre, provocherà perciò inevitabilmente il ricorso all'esercizio provvisorio. Chiariamo immediatamente, in modo da evitare ulteriori polemiche, che forse ci saranno lo stesso, che l'esercizio provvisorio è determinato dal ritardo nell'approvazione dell'assestamento di bilancio e quindi del DPEF e della manovra finanziaria; ritardo ascrivibile certamente al fatto che la legislatura è cominciata in ritardo, ma anche a una scelta politica fatta dalla Giunta e dalla maggioranza, non certo dall'Assessore del bilancio, che l'avrà condivisa sicuramente, non potendo fare altro, ma non riesco davvero a capire perché pur sostenendo la necessità di approvare subito l'assestamento si sia privilegiata la legge sulle coste. E' una scelta politica che ha certamente le sue ragioni, che noi abbiamo benissimo capito e che anche i sardi devono capire fino in fondo. Si è scelta quella strada costringendo il Consiglio regionale a poter esaminare soltanto oggi l'assestamento di bilancio e quindi a iniziare domani, anziché ieri, l'esame della manovra finanziaria.
E' una scelta dettata evidentemente dalla logica di chi ha voluto forse regolare immediatamente alcuni conti e imporre al sistema regionale una tematica che certamente non aveva la stessa urgenza e la stessa importanza sostanziale che hanno la questione finanziaria e la materia della programmazione. E' una scelta che deve ricadere politicamente in capo unicamente a chi l'ha voluta, io credo al Presidente della Regione in particolare, e alla Giunta e alla maggioranza che l'hanno voluta supportare.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Scarpa, relatore di minoranza.
SCARPA (Gruppo Misto), relatore di minoranza. Signor Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi, sono l'unico componente del Gruppo misto della terza Commissione e quindi ho il dovere di precisare che la relazione di minoranza che sto per illustrare proviene dalla componente sardista del Gruppo Misto.
Abbiamo condiviso tutti, anche in Commissione, l'esigenza prospettata dalla Giunta di ripianare il debito della sanità e sulle ragioni che sono state addotte non si sono sviluppate particolari questioni. Però noi abbiamo prospettato in Commissione e prospettiamo oggi la preoccupazione che alcuni tagli, in alcuni specifici settori, possano avere degli effetti molto gravi sulle politiche che erano in corso e su settori che noi riteniamo particolarmente delicati.
Abbiamo notato che in questa manovra alcuni capitoli sono stati rimpinguati e che altri capitoli non hanno subito tagli. Leggiamo nella relazione della Giunta e abbiamo sentito dal Presidente della Commissione che i tagli sono stati ridotti al minimo e pesano per il 2,08 per cento sugli stanziamenti del bilancio 2004. Leggiamo, sempre nella relazione, che i tagli non hanno interessato in alcun modo gli stanziamenti destinati a finanziare le leggi settoriali di incentivazione, i finanziamenti alle politiche sociali e familiari e alle fasce più deboli della popolazione. Non abbiamo trovato, purtroppo, la stessa attenzione per le politiche culturali e linguistiche e quindi le nostre perplessità riguardano il fatto che in questo settore, più precisamente per quanto riguarda gli interventi previsti dalla legge numero 26 del 1997, siano stati effettuati dei tagli gravi che possono vanificare l'operatività e l'esistenza della legge stessa, che sta attraversando un momento molto delicato. La legge 26 nei primi tre anni di applicazione è stata finanziata con fondi straordinari provenienti da un accordo di programma quadro. I fondi propri del bilancio ordinario sono stati utilizzati solo nel 2001 e quindi ora che la legge stava andando a regime su diversi capitoli indicati nella relazione sono state operate delle riduzioni drastiche mentre altri capitoli sono stati cancellati del tutto.
Abbiamo sentito con piacere il Presidente della Regione annunciare, in alcuni recenti interventi in pubblico, una particolare attenzione verso la questione della lingua sarda e della legge 26, per cui ci aspettiamo in questa sede che la maggioranza si faccia carico della intenzione che è stata espressa dal Presidente e decida di rivedere alcune delle decisioni già prese.
Abbiamo sentito dal Presidente della Commissione che la Giunta ha prestato attenzione operando tagli su capitoli i cui fondi erano stati aumentati senza giustificazione e valutando dove effettivamente si poteva ridurre. Quindi riteniamo grave che si siano fatti alcuni tagli e attraverso degli emendamenti abbiamo proposto il ripristino di alcuni stanziamenti che ora indico. Innanzitutto è grave l'azzeramento del capitolo 11028 della UPB 11020, relativo alla organizzazione della conferenza annuale sulla lingua e la cultura sarda, che fa presumere che non sia in programma l'organizzazione della conferenza per quest'anno. Rilevo anche che questi tagli vengono proposti, oggi, senza che sia stato consultato l'Osservatorio previsto dalla legge 26, che ha materialmente redatto i piani triennali e ha deciso la distribuzione dei finanziamenti a valere sulla stessa legge. La mancata consultazione dell'Osservatorio credo che sia stata una mancanza grave e probabilmente non ha consentito una valutazione attenta della portata di questi tagli.
Sono stati drasticamente ridotti di oltre il 50 per cento i capitoli 11042 e 11196, con cui dovevano essere continuate le azioni di realizzazione del catalogo generale del patrimonio culturale della Sardegna e del censimento del repertorio linguistico dei sardi. Sono stati ridotti drasticamente i capitoli 11063 e 11064 dell'UPB 11057, con cui vengono annualmente finanziati i progetti presentati dalle scuole sulla lingua e la cultura sarda. Questi tagli rappresentano il 50 per cento dello stanziamento effettivo del 2003 e il 25 per cento di quello previsto nella legge finanziaria 2004. Questi due capitoli segnatamente in questi ultimi anni hanno funzionato benissimo, tanto è vero che l'Assessorato ha ricevuto una mole enorme di richieste di finanziamento proprio perché questi progetti funzionano nelle scuole.
Un altro capitolo che è stato azzerato completamente con un taglio di 150 mila euro, che non credo abbia risolto il problema di questa manovra, ma ha annullato un intervento brillantissimo messo in essere in precedenza, è il capitolo 11121 della UPB S 11070, con il quale sono state attribuite negli anni scorsi borse di studio sulla lingua e cultura sarda.
La manovra prevede anche la riduzione di circa il 20 per cento dei fondi destinati all'Università di Cagliari e Sassari per l'espletamento di corsi universitari nelle aree disciplinari previste dall'articolo 17 della legge 26. Questo è un campo di intervento che sicuramente ha bisogno di essere rivisto, perché le università, nel far funzionare questi corsi, dovrebbero rispettare maggiormente lo spirito della legge 26. Tuttavia un taglio del 20 per cento è rilevante e nell'ambito di intervento della legge 26 non corrisponde assolutamente né al 2 per cento né al 10 per cento, ma a una percentuale molto superiore.
Notiamo anche una riduzione importante della UPB S 11021, relativa a interventi per manifestazioni tradizionali e musicali dell'identità, con la quale viene finanziata tra l'altro la legge regionale numero 64 del 1986, che funziona molto bene e finanzia oltre trecento associazioni di tutta la Sardegna. Ci è stato detto in Commissione che la riduzione era giustificata da un alto livello di residui. Io ho verificato presso l'Assessorato che al momento dei lavori in Commissione vi erano consistenti residui solo perché non erano stati ancora pagati gli utenti, ma è una legge che non presenta mai residui perché i relativi finanziamenti vengono sempre integralmente spesi.
Al finanziamento di questa legge è stata apportata una riduzione di oltre il 30 per cento e nonostante sia stato ampliato il campo di azione della legge riteniamo che anche questa sia una penalizzazione che, rispetto all'entità complessiva e per tutte le voci che ho citato, non supera i 2 milioni di euro e ha una ricaduta in termini di blocco delle politiche culturali, soprattutto nel settore della lingua sarda, molto grave e importante.
Quindi confidiamo sul fatto che il Consiglio e la maggioranza in particolare vogliano considerare la possibilità di intervenire su questi argomenti e ci riserviamo di fare altre osservazioni nel corso dei lavori.
PRESIDENTE. Sospendo la seduta per trenta minuti e convoco la Conferenza dei Capigruppo per stabilire l'organizzazione dei lavori sia di questo pomeriggio, sia dei prossimi giorni. Il Consiglio riprenderà alle ore 13 e 30.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 54, viene ripresa alle ore 13 e 50.)
PRESIDENTE. Se per gentilezza i colleghi prendono posto do comunicazione di quanto stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo. Interpretando credo anche il pensiero dei colleghi Capigruppo chiedo scusa all'Aula per i venti minuti di ritardo con cui stiamo riprendendo i lavori.
(Interruzioni)
Credo che sia invece importante quello che il Presidente sta facendo in questo momento.
La Conferenza dei Capigruppo ha stabilito che i lavori riprendano domani mattina alle ore 9 e 30 con la discussione generale. Il primo iscritto a parlare è il consigliere Cugini. Per quanto riguarda la programmazione successiva, al termine della mattinata di domani ci sarà un'altra Conferenza dei Capigruppo che deciderà il calendario dei lavori.
La seduta è tolta alle ore 13 e 52.
Allegati seduta
Testo dell'interrogazione annunziata in apertura di seduta
INTERROGAZIONEBALIA - MASIA, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione determinatasi nella ASL n. 1 di Sassari in seguito alla istituzione dei centri di salute mentale.
I sottoscritti,
premesso che nel Dipartimento di salute mentale dell'ASL n. 1 di Sassari si è determinata una situazione di grave incertezza e confusione, a seguito dell'istituzione dei centri di salute mentale a mezzo della delibera n. 199 del 2004 del direttore generale dell'ASL n. 1 che ha previsto la creazione di quattro "strutture semplici" centri di salute mentale di cui due ubicate a Sassari, una ad Alghero ed una ad Ozieri;
considerato che con delibera n. 200 del 23 marzo 2004 del direttore generale della ASL n. 1 si è proceduto all'attribuzione dell'incarico provvisorio di responsabile del centro di salute mentale di Alghero, con la previsione che il medico incaricato debba riferire in ordine alla gestione del centro esclusivamente al direttore sanitario e non al responsabile del servizio dipartimentale tutela salute mentale;
verificato che nel bando di selezione per l'affidamento dell'incarico di responsabile dei centri di salute mentale non si è previsto l'intervento, nella valutazione dei dirigenti psichiatri che partecipano alla selezione, del responsabile del servizio di tutela salute mentale;
rilevato che tale esclusione è in palese contrasto con quanto previsto dal CCNL del 1998/2001, all'articolo n. 28, comma 4, che prevede il conferimento degli incarichi di "struttura semplice" su proposta del responsabile della struttura complessa di appartenenza;
evidenziato che di fatto, da otto mesi, è preclusa una qualsiasi attività di verifica e coordinamento da parte del servizio dipartimentale tutela salute mentale,
chiedono di interrogare l'Assessore dell'igiene, sanità e assistenza sociale per conoscere:
- se le "strutture semplici" centri di salute mentale, istituite con la delibera n. 199 del 2004, siano state autorizzate dell'Assessorato regionale;
- se la caratterizzazione dei centri di salute mentale quali "strutture semplici" corrisponda alle indicazioni del progetto obiettivo nazionale per la tutela della salute mentale o del vigente piano regionale per la psichiatria ovvero ad altre direttive regionali in vigore;
- se possa ritenersi legittimo il riconoscimento strutturale del centro di salute mentale di Ozieri, considerando che lo stesso non possiede una sua sede né una dotazione organica, posto che allo stato attuale risulta presente un ambulatorio psichiatrico in cui opera un medico specialista con contratto di collaborazione coordinata e continuativa;
- quali provvedimenti urgenti intenda porre in essere per evitare che la ASL n. 1 perpetui l'illegittimità del comportamento tenuto nell'attribuzione dell'incarico di responsabile del centro di salute mentale di Alghero;
- quali atti urgenti vorrà intraprendere per riportare una situazione di legittimità nella ASL n. 1 di Sassari, perché si possa tornare ad operare nel rispetto delle competenze attribuite ai diversi organi sanitari. (85)
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