Seduta n.222 del 02/10/1997 

CCXXII SEDUTA

Giovedì 2 Ottobre 1997

Presidenza del Presidente Selis

indi

del Vicepresidente Zucca

indi

del Presidente Selis

La seduta è aperta alle ore 16 e 04.

FRAU, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta del giovedì 18 settembre 1997, che è approvato.

Svolgimento di interpellanze

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione dello svolgimento delle interpellanze secondo la priorità indicata dai diversi Gruppi e già comunicata all'Assemblea con l'ordine del giorno che conoscete.

Vorrei proporre all'Assemblea, per un motivo di praticità che non sfugge a nessuno dei presenti, di iniziare in base alle presenze sia degli interpellanti, in questo caso, che della Giunta. Mi dicono che potremo procedere con l'interpellanza numero 388 a firma Bonesu sulla dismissione delle strutture carcerarie dell'Asinara alla quale risponderebbe l'assessore Onida.

Possiamo iniziare almeno con questa. Se ne dia lettura.

FRAU, Segretario f.f.:

Interpellanza Bonesu sulla dismissione delle strutture carcerarie nell'isola dell'Asinara

Il sottoscritto,

PREMESSO CHE:

u il decreto legge 23 ottobre 1996 n. 553 (Disposizione in tema di incompatibilità dei magistrati e di proroga dell'utilizzazione per finalità di detenzione degli istituti penitenziari di Pianosa e dell'Asinara), convertito con Legge 23 dicembre 1996 n. 652, modificando il D.L. 1° settembre 1992 n. 369, all'art. 6 afferma: "L'utilizzazione per finalità di detenzione, degli istituti penitenziari di Pianosa e dell'Asinara, ristrutturati in esecuzione del presente decreto, ha carattere provvisorio, e cessa, anche gradualmente in relazione alla realizzazione del Parco Nazionale dell'Asinara, improrogabilmente non oltre il 31 ottobre 1997";

u si è appreso che durante la Conferenza di servizio del 9 settembre u.s. sarebbe emersa, su proposta della Regione " di condividere con il Ministero di Grazia e Giustizia, seppur con diverse funzioni, la nuova fase di vita e di utilizzo dell'Isola dell'Asinara"; dovrebbe cioè convivere col Parco una struttura carceraria "leggera";

u la proposta afferma che ciò dovrebbe avvenire nell'interesse generale non solo di tutela di un patrimonio naturalistico, e che tale patrimonio si è preservato grazie alla presenza delle finalità carcerarie nell'Isola"; sono affermazioni gravi. Se per tutelare il patrimonio naturalistico occorrono carceri perché non istituirne qualcuno, più o meno leggero, anche nel Gennargentu o sui Sette Fratelli? E occorre valutare se altre strutture "leggere" possano contribuire a tutelare la natura come fa la base nucleare nel Parco della Maddalena;

u sta di fatto che le strutture carcerarie, unico intervento antropico sull'isola dell'Asinara, sono interamente responsabili dello stato di grave degrado e desertificazione in cui versa l'Isola;

u la presenza di discariche abusive e di scarichi non autorizzati, il ridursi progressivo del mantello di vegetazione evoluta, il dilagare di specie faunistiche distruttive degli equilibri biologici come i cinghiali, fra l'altro incrociati con suini domestici, l'assenza di qualsiasi intervento atto a spegnere gli incendi che si sono ripetutamente verificati negli ultimi anni, sono il frutto di una gestione caratterizzata dal cattivo uso del territorio;

u l'unico intervento per il ripristino ambientale è stato il cantiere di forestazione dell'Amministrazione regionale, che deve spendere proprie risorse per riparare i danni causati dallo Stato;

u non si venga a dire che la presenza di un carcere assicura la vigilanza dell'Isola. Solo se si ha la visione dei parchi come di qualcosa di chiuso, simili appunto a carceri, dove sia vietato a chi sta dentro di uscire e a chi sta fuori di entrare, si può sostenere simile tesi. Non si vede come la Polizia Penitenziaria, che ha compiti non propriamente naturalistici, possa svolgere il compiti di tutela del Parco meglio di un corpo specializzato come il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale;

u se poi la vigilanza consiste nel mandare qualche motovedetta lungo le coste dell'Isola riteniamo che la Guardia Costiera, la Guardia di Finanza, la Polizia di Stato e i Carabinieri abbiano la professionalità e la capacità operativa per svolgere tale compito nel quadro dei loro servizi di istituto, ovviamente ove la Giunta non voglia porre rimedio alle deficienze nel servizio marittimo del Corpo Forestale, più volte segnalate da consiglieri regionali;

u non si vede poi perché, se si ritiene che non siano fattibili altre soluzioni, non si pensi di acquisire al Corpo Forestale, o all'Ente Parco, i mezzi e gli uomini della Polizia Penitenziaria attualmente in servizio all'Asinara;

u ciò considerato non si capisce quale sia "l'interesse generale" a perseguire soluzioni contrarie alla lettera ed allo spirito della legge, buttando al vento il duro lavoro dei parlamentari sardi, a meno che si ritenga interesse generale" la volontà del Ministero di Grazia e Giustizia di eludere il dettato dell'art. 14 dello Statuto regionale. La chiusura del carcere porterebbe al trasferimento della proprietà dell'isola dallo Stato alla Regione. Forse è proprio quello che non si vuole. Se la proprietà resta allo Stato sarà sempre possibile nel futuro una utilizzazione per esigenze carcerarie, militari, ecc., senza che costituisca ostacolo la normativa del Parco e soprattutto la presenza delle istituzioni regionali e dei cittadini sardi, che da oltre un secolo sono stati esclusi da una parte del loro territorio;

TUTTO CIÒ PREMESSO il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale per sapere se tali elementi siano stati valutati e se intenda svolgere attività nel, e per, il rispetto delle leggi e la tutela degli interessi della Sardegna. (388)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Bonesu per illustrare la sua interpellanza.

BONESU (P.S.d'Az.). Presidente, mi tocca sempre iniziare ad Aula vuota, credo che sia ormai l'ennesima volta, ad essere puntali ci si perde sempre insomma.

PRESIDENTE. Onorevole Bonesu, lei ha ragione, forse non c'è tanta gente, ma quelli che vengono puntuali sono normalmente i migliori dal punto di vista della correttezza

BONESU (P.S.d'Az.). Questo indubbiamente, credo che siano anche i più attenti. Io avevo rivolto l'interpellanza a dire il vero al Presidente della Regione perché mi sembra che il tema più che riguardare l'ambiente riguarda proprio i rapporti tra Stato e Regione. Credo che non sia un problema tecnico dell'assessorato dell'ambiente, ma sia un problema di natura squisitamente politica e istituzionale. Nella seduta notturna del 30 settembre la Commissione ambiente del Senato ha approvato in via definitiva l'istituzione del parco dell'Asinara come parco autonomo da quello del Gennargentu, disponendo che questo parco parta entro il 1998. Credo che l'azione che è stata condotta sinora dai parlamentari sardi abbia finalmente portato dei risultati, salvo poi vederli distorti e vanificati magari da provvedimenti amministrativi, ma legislativamente credo che il parco dell'Asinara sia ormai una realtà, una realtà credo ormai estremamente positiva; perché se c'è un'isola che aveva bisogno di essere salvaguardata era proprio quella dell'Asinara. Nel corpus legislativo che si è formato su quest'isola ha particolare rilevanza il decreto legge del 23 ottobre 1996, numero 553, che era stato convertito con la legge 22 dicembre 1996, numero 652, in cui si stabiliva la cessazione delle finalità di detenzione nelle strutture dell'Asinara alla data del 31 ottobre 1997, data che è ormai veramente vicina. Però abbiamo notato forti resistenze dell'amministrazione carceraria a dismettere l'isola dell'Asinara, esempio eloquente sono le dichiarazioni del ministro Flick rilasciate alla Commissione giustizia della Camera il 25 settembre; e qui il ministro Flick con razzismo più o meno involontario ha dichiarato che si intende fare dell'isola dell'Asinara un carcere per extracomunitari. E la cosa, oltre a sollevare divertenti analogie con i parchi africani, forse qualcuno che non può permettersi il viaggio in Kenya o in Sudafrica può ritrovare all'Asinara lo stesso clima, con qualche boy di colore e magari qualche rinoceronte bianco da sparare. Non so se qualcuno abbia una visione del parco dell'Asinara in questo modo porta anche una conseguenza, che cioè questa mancata volontà di dismettere l'isola dell'Asinara da parte dell'amministrazione è in contrasto con un dettato di legge che è molto chiaro, che le strutture carcerarie devono essere alla fine di questo mese dismesse. Fin quando il Ministero di Grazia e Giustizia va su questa linea che è anti legge proprio da parte del Ministero che dovrebbe essere preposto a rispettare la legge e a far rispettare la legge, tutto sommato ognuno fa più o meno bene il proprio mestiere. La cosa che ci meraviglia è che il Presidente della Regione abbia manifestato prima in una conferenza di servizio e successivamente in una corrispondenza l'adesione della Regione a questa impostazione. Dice tra l'altro che rendendosi benissimo conto dei problemi legislativi, lo strumento giuridico che rende operativa la proposta potrebbe essere individuato, nel caso non sia indispensabile una norma di legge, in un'intesa programmatica tra ministeri interessati e Regione. Ma io credo che, prima di tutto, una legge può essere modificata solo da un'altra legge e quindi le leggi esistenti vanno rigorosamente osservate; ma credo che la cessazione dell'attività carceraria nell'isola dell'Asinara sia il presupposto anche per un parco effettivo, non ci possono essere altri interessi in quell'isola, altri di qualunque genere. Perché chiaramente vanno sconfitti anche i tentativi, credo ancora non manifestati ma sicuramente possono essere sussistenti nella mente di qualcuno, di destinare l'isola a qualche cosa che non sia rigorosamente parco, va appunto estromessa ogni attività carceraria da quell'isola. Anche perché i vincoli carcerari per come li conosciamo, e ci sono in qualunque carcere strutture più o meno pesanti o più o meno leggere, comportano comunque delle limitazioni all'accesso e alla fruizione eccetera che chiaramente sono diverse da quelle previste per un parco, perché la finalità in un carcere è quella di non far uscire e di non far comunicare quelli che ci sono, in un parco è salvaguardare l'ambiente. Un ambiente che fra l'altro credo sia stato abbastanza danneggiato dalla presenza della struttura carceraria nell'isola. Io mi rifaccio alla letteratura in materia, per esempio al bellissimo libro "Asinara", edito da Delfino editore, di cui credo che l'assessorato dell'ambiente abbia un numero abbondante di copie da distribuire ai consiglieri regionali, tanto per illustrare il problema, in cui è chiarissima la storia dell'Asinara e dei danni creati all'ambiente dalla presenza di strutture carcerarie e da una gestione che, essendo appunto finalizzata a tenere in galera la gente, non è finalizzata a salvaguardare l'ambiente. Per cui la continuazione di strutture carcerarie più o meno leggere, chiaramente è un impedimento all'esercizio del parco, né si venga a dire che verrebbe assicurata una maggiore sorveglianza, perché la sorveglianza sarebbe per altre finalità, quelle di non far entrare e uscire la gente e non quella di salvaguardare la natura. D'altra parte la sorveglianza può essere meglio assicurata da un corpo specializzato quale è quello forestale, e qua salta sempre fuori il problema delle motovedette, più volte avanzato in questa sede consiliare e mai risolto, oppure da altre forze di polizia. E' notizia per esempio di questi giorni che i carabinieri stanno ristrutturando la loro caserma nell'isola; la ristrutturazione chiaramente può anche avere il fine di una migliore presenza in relazione alle nuove finalità. Chiaramente quindi si pone il problema di non dare luogo a tentativi della amministrazione carceraria di rimanere padrona dell'isola, perché la mancata dismissione del carcere ha l'effetto di non far scattare il secondo comma dell'articolo 14 dello Statuto regionale, perché se cessasse il servizio di detenzione ci sarebbe una nuova destinazione e conseguentemente sarebbe applicabile l'articolo 14 dello Statuto con trasmissione della proprietà alla Regione. Il tenere il carcere impedisce questo perché continua la primitiva destinazione. Quindi il problema è tutt'altro che irrilevante, perché noi sappiamo che al di là di leggi, regolamenti eccetera, vi sono anche i diritti stabiliti dal codice civile sulla proprietà. Chiaramente se la proprietà resta della amministrazione carceraria, noi Regione con i nostri poteri in materia di ambiente saremo sempre degli ospiti, e vi assicuro che essere ospiti all'Asinara non è stata mai una esperienza piacevole. Lo dico per esperienza personale perché probabilmente sono l'unico consigliere regionale che ha vissuto vari mesi all'Asinara; lo dico per l'ultima esperienza che abbiamo sofferto come delegazione sardista a giugno quando l'allora responsabile delle carceri, Michele Coiro, ci vietò in modo tassativo di piantare bandiere sull'isola dell'Asinara e anche di camminare al di fuori del percorso strettamente sorvegliato. Questa credo che non sia la visione di parco che dobbiamo avere, credo che questa invece sia la visione di carcere e i parchi non devono essere carceri.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore della difesa dell'ambiente.

ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Signor Presidente, se c'è una precisa richiesta, può anche essere che sia opportuno dare una risposta plurima. Su questo problema c'è una novità da un anno a questa parte, la novità è recentissima. La novità è una posizione del Partito Sardo d'Azione che io credo sia improntata a una nobile idea di non rischiare(?) il rapporto Sardegna-Asinara, l'isola dell'Asinara destinata a parco, con le eventuali pretese del Ministero di Grazia e Giustizia nella prospettiva invece di mantenere un ruolo, fondamentale e importante, sull'isola. Quindi io faccio salva la buona fede, faccio salva questa idea di vedere finalmente un'isola che noi sentivamo sempre appartenere ma affrancata da usi diversi, però bisogna ristabilire, su questo argomento, tutta la verità. Allora, noi abbiamo fatto una grande battaglia, la Regione Sardegna ha fatto una grande battaglia e l'ha vinta, e non era facile. Non era facile vincere questa battaglia perché riprendere il discorso della legge numero 394, la legge quadro sui parchi, aprirla per recuperare un risultato per noi importantissimo, quello della separatezza del parco del Gennargentu, Golfo di Orosei, dal parco dell'Asinara, era aprire un discorso sulla "394". Noi sappiamo quanto questo era difficile e quanto questo, però, era comunque importante. Il risultato lo abbiamo ottenuto e, devo dire, lo abbiamo ottenuto in questa occasione sì, con una straordinaria tensione autonomistica compresa dal Governo nazionale. Il ministro dell'ambiente, che per alcuni aspetti, quelli legati al ruolo che lui ricopre in materia dell'ambiente, e che io stimo, sulla questione autonomistica non è tenero. Anzi, ho la sensazione, e l'ho visto in alcune questioni, la difficoltà appunto a rimettere mano alla "394," il discorso di La Maddalena, la decisione sulle nomine, il problema autonomistico lo vede un po' come un fastidio. Lo dico qui in Aula, lo vede un po' come un fastidio e, se debbo usare un termini migliore, lo vede forse come un optional che costa troppo. Però, in questa vicenda è stato correttissimo, così come il ministro di grazia e giustizia Flick non ha assolutamente imposto un mantenimento sull'Asinara di una sua azione politica di governo.Cioè il mantenimento del sistema carcerario leggero, me ne assumo la responsabilità, è nata in Sardegna ed è nata nella Giunta regionale, è nata in una sensibilità del sottoscritto che è stato il primo che ha fatto riflessioni su questo genere, accettate, condivise da tutti: dal Governo, dalla provincia di Sassari, dal Comune di Porto Torres, da quello di Stintino, dai rappresentanti di tutte le forze politiche, compreso il Partito Sardo d'Azione, che all'interno di questo sistema, con serenità, ma senza pensare, poi adesso arriverò alle giuste, alle preoccupate, serie valutazioni che faceva l'onorevole Bonesu, arriverò a fare riflessioni su questo argomento. Noi abbiamo pensato, e questo è certo, di non concedere al Governo tregua sulla questione della dismissione del carcere. Alla mezzanotte del 31 di ottobre l'Asinara cessa di essere isola-carcere; dal primo minuto dell'indomani comincia ad essere isola-parco. Nel frattempo, per una convenienza che riteniamo essere una convenienza, e ponendo noi Regione le condizioni al Governo, facciamo un contratto fuori dalla legge, facciamo un contratto con il ministero di grazia e giustizia dove diciamo che sino a quando la Regione riterrà di non essere autosufficiente, capace di gestire attraverso il proprio bilancio, le proprie risorse, che non sono solo le sue perché un parco nazionale sarà un discorso di compartecipazione dell'Isola, della Regione e dello Stato, attraverso l'utilizzo del suo corpo forestale, attraverso la condivisione con i comuni e con le realtà territoriali locali del processo di gestione, del momento di passaggio da regime isola-carcere a regime isola-parco; siamo noi che questo abbiamo chiesto e siamo noi che poniamo al Governo le condizioni perché quando riterremo che sia finito questo momento di aiuto che noi abbiamo chiesto, il Governo lascia l'Isola e porta via anche quella condizione, questa formazione carceraria leggera, tra virgolette, di cui abbiamo parlato. Io non entro nel merito del tipo di personaggi che vivranno questa esperienza di limitazione di libertà. Abbiamo detto che devono essere personaggi che non hanno da scontare pene di grande dimensione, non mi interessa che siano bianchi o neri, abbiamo anche un processo, un'attenzione e un approccio al problema umanitario, la Sardegna credo che non si possa porre in termini razzisti nei confronti del tipo di detenuti che devono, se rimarranno, rimanere in quest'Isola, è un problema questo di qualità di civiltà, dentro la quale ci stiamo, dentro, in questa maggioranza, assolutamente fino in fondo. Per essere chiari: condivido le preoccupazioni del Partito Sardo d'Azione, nel senso che: non esiste - e questo verrà messo con chiarezza alla Conferenza di servizio del 6 di questo mese a Roma, presso la Presidenza del Consiglio - non esiste, che il mantenimento della formazione carceraria leggera dipenda dalla volontà del Governo; è una condizione che porremmo noi come Regione, perché il giorno in cui diremo: si chiude anche questa esperienza, siamo pronti, abbiamo le risorse, abbiamo trovato il modo, per cui guardiania, per cui trasporti, per cui tutto il resto, tutto il resto delle cose che ci servono e che oggi ci fanno molto comodo, siamo in grado di realizzarcele per conto nostro, il giorno il ministero di grazia e giustizia deve dichiarare nel contratto e nell'intesa, di essere disponibile a chiudere questa esperienza. E questo già ci hanno detto i rappresentanti del Governo. L'onorevole Ayala, sottosegretario, questo è stato detto dal sottosegretario Parisi alla Presidenza del Consiglio, questo è stato dichiarato dal ministero dell'ambiente, lo porremmo come condizione assolutamente insuperabile, il 6 alla Conferenza dei servizi, ma una volta che noi ci rassicuriamo sotto questo punto di vista, e sotto il profilo legislativo già ci rassicura perché, ripeto, c'è un minuto che determina la demarcazione tra un regime e un altro, tra l'isola-carcere e l'isola-parco; a quella noi ci atteniamo e quella sarà la definizione dell'impatto, dell'accordo e del contratto che noi faremo per il resto con il Governo. Io vorrei sdrammatizzare la questione con una compartecipazione, con il buon senso, con il pensare che nell'immediato, nel giorno successivo al 31, indubbiamente le difficoltà sono notevoli, questo io penso che l'onorevole Bonesu lo comprenda, così come sono certo che questi problemi li comprenda il Partito Sardo d'Azione, certamente non rinunceremo alla determinazione di cui stiamo parlando. Cioè quando la Regione Sardegna dirà, con l'autorità del parco dirà, assieme alla Regione Sardegna, che anche questa formazione carceraria deve andare via, il ministero di grazia e giustizia non potrà opporre nessunissima resistenza, perché non sarà questo legato ad una norma ma sarà il frutto di un contratto, il cui contratto questa clausola porterà nel momento in cui definiremo le questioni durante la Conferenza della settimana prossima. Io quindi credo che, con queste rassicurazioni, debba esserci un apporto generale di tutti quanti a questa definizione; l'Asinara sembrava un miraggio lontano; è stato invece il primo obiettivo raggiunto. Su questo misuriamo la sfida della nostra capacità, della nostra fantasia, della nostra qualità di amministratori. Può diventare il marchio Sardegna nel mondo; è un parco che determinerà la qualità della nostra capacità a rappresentare gli interessi ambientalisti della nostra terra, del nostro mare, un parco geomarino. Se saremo, su questo argomento, più che a strumentalizzare momenti di difficoltà, uniti, credo che avremmo raggiunto, tutti assieme, un risultato straordinario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Io prendo atto delle dichiarazioni dell'assessore Onida, cioè sul fatto della natura meramente pattizia e transitoria di questo carcere, però faccio notare che le dichiarazioni rese dal ministro, il 25 settembre, alla Commissione giustizia della Camera, sono in tono ben diverso, perché dice: a Pianosa e all'Asinara potranno essere collocati alcuni detenuti extracomunitari; verrà mantenuta la colonia agricola con detenuti a bassa pericolosità, integrata nella composizione con alcuni altri detenuti extracomunitari, evidentemente a pericolosità ben più altra visto che considerano la cosa diversa, cioè la preoccupazione che carceri ne abbiamo anche nelle città e questo non condizione le città, il problema è che un carcere in un'isola faccia continuare l'attuale regime di isola chiusa, con vincoli quindi che finiscono non per preservare il parco ma per ostacolare proprio l'utilizzazione come parco. Io non avrei problema per un carcere chiuso, ne abbiamo nelle città e non condizionano la vita cittadina; il problema è che non si voglia continuare l'attuale regime, per cui l'Asinara sia un'isola carcere, la riva, anzi un miglio lontano dall'Asinara, mi ricordo che a giugno persino i giornalisti furono tenuti a un miglio di distanza dalla costa, e questa non è una cosa ammissibile. Non possiamo avere un parco che sia un carcere, non possiamo avere un parco che abbia condizionamenti diversi da quelli della natura di parco. Io credo fra l'altro che lo Stato non possa nemmeno usare lo strumento delle risorse come strumento di ricatto. I fondi stanziati per l'Asinara e gli altri tre parchi che devono sorgere nel 1998 sono estremamente esigui: 2 miliardi nel 1998, 6 miliardi nel 199, fondi assolutamente insufficienti in una realtà come quella dell'Asinara dove la natura ha delle potenzialità, ma va aiutata per essere ricostruita. Chiaramente tutto questo deve portare la Regione ad assumersi in prima persona, nonostante gli oneri che ciò comporta, la gestione di questo parco. L'Asinara è terra della Sardegna, la Regione credo che debba riparare al malfatto di un secolo di cattiva gestione, di luogo di deportazione, dove furono portati i prigionieri austriaci, i prigionieri abissini, gente di ogni parte, come luogo di pena. E' un luogo che va riabilitato, non deve essere più un luogo di pena, un luogo di tristezza, ma come parco deve essere un luogo di gioia, un luogo di vita civile.

PRESIDENTE. Procederei in questo modo: concludiamo le interpellanze di natura ambientale con l'interpellanza Montis e più, poi passerei alle interpellanze sul credito, la prima dell'onorevole Amadu e l'altra degli onorevoli Frau e Masala.

Si dia lettura dell'interpellanza numero 372.

DEMONTIS, Segretario:

INTERPELLANZA MONTIS - CONCAS - VASSALLO sul villaggio Club Med "La Marmorata".

I sottoscritti,

rilevato che:

u nel 1982 il Club Med subentrava alla gestione Scano nel villaggio turistico di La Marmorata;

u il villaggio è stato rilevato in affitto con l'intenzione di acquistarlo con diritto di prelazione;

u sino ad oggi sono state trascurate le opere di manutenzione e ristrutturazione necessarie a rendere il villaggio confortevole e soprattutto sicuro nella struttura muraria;

constatato che dal punto di vista occupativo è emersa, e continua ad emergere, la presenza di lavoratori stagionali penalizzando quelli locali ed aggravando la situazione sociale del territorio interessato;

rilevata la preoccupazione dei lavoratori nel settore turistico che sono costretti ad accettare: lavoro nero e precariato, remunerazioni contrattuali non rispettate, lavoro straordinario non retribuito, assicurazioni parziali, etc.;

appreso che:

u i dipendenti del Club Med lamentano il loro disagio a lavorare in un'azienda che non rispetta le condizioni di sicurezza sul lavoro e d'igiene e sanità;

u sono stati segnalati scarichi di dubbia provenienza che si ripetono periodicamente e sistematicamente anche all'esterno del villaggio nei pressi della spiaggia di La Marmorata;

u viene violata persino la normativa antincendio in vari reparti del villaggio e le uscite di sicurezza sono ormai bloccate da ingombri di ogni genere;

u una parte delle strutture in muratura sono rivestite in amianto e quindi assai nocive e pericolose per la salute,

chiedono di interpellare gli Assessori del turismo, del lavoro, dell'igiene e sanità e della difesa dell'ambiente affinché si attivino al più presto:

1) per verificare all'interno del succitato complesso turistico;

u le condizioni di lavoro del personale;

u la situazione igienico sanitaria;

u la funzionalità dei sistemi di sicurezza;

u il funzionamento dell'impianto di depurazione, lo scarico e l'utilizzo delle acque reflue;

u le eventuali modifiche strutturali del progetto iniziale eseguite in tempi recenti;

u l'individuazione specifica delle strutture in muratura con rivestimento in amianto;

2) per sapere quale sarà il futuro di detto villaggio compresi gli esigui posti di lavoro riservati ai lavoratori locali ;

per convocare, con scadenza immediata, un incontro urgente tra i dirigenti del complesso turistico e tutti gli enti interessati al problema per trovare soluzioni accettabili e garantendo i diritti delle popolazioni e l'integrità dell'ambiente circostante. (372)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Montis per illustrare l'interpellanza numero 372. Ne ha facoltà.

MONTIS (R.C.-Progr.). Signor Presidente, noi avevamo rivolto questa interpellanza a quattro Assessori, ne sono presenti due, credo che siano sufficienti a dare risposte. L'Assessore del turismo ci ha gentilmente informati della sua impossibilità a essere presente, perché vogliamo sollevare un caso che, a nostro giudizio, è clamoroso. Ci sono qui delle fotocopie, è una documentazione a dir poco incredibile: copie di denunce alla magistratura, ai carabinieri, al comune, alla Regione, alla provincia, un po' dovunque, per segnalare una situazione incredibile di questo insediamento turistico di Santa Teresa di Gallura, chiamato La Marmorata.

La discussione di questa interpellanza, intanto, devo premettere, avviene in un momento abbastanza opportuno, sul finire della stagione turistica, quindi liberando la Regione e gli stessi Assessorati da drastici provvedimenti, quali la sospensione dell'autorizzazione all'apertura del villaggio turistico a suo tempo concessa, o di possibili recriminazioni su eventuali impedimenti dell'attività turistica, quindi di una limitazione delle possibilità di realizzare profitti che il villaggio turistico si propone giustamente per gli investimenti che sono stati fatti in passato. Credo che tutti consideriamo oggi, è innegabile, che il settore turistico, anche se con distinguo che si sono avuti in passato sull'uso compatibile del territorio isolano, e che in certe zone è diventato un'autentica devastazione di aree e tratti costieri riconducibili a selvagge speculazioni, è un settore portante dell'economia sarda, per incidere oltre che sullo sviluppo economico anche e soprattutto sull'occupazione di mano d'opera sarda. Se manca di questi presupposti non vedo in quale misura diventi uno dei settori portanti dell'economia e un fatto positivo per lo sviluppo economico della nostra Isola. Ma, quando si hanno insediamenti così importanti che realizzano anche profitti (non so trovare un'altra parola, mi sembra la più adatta) in Sardegna, e di cui la Sardegna non beneficia, cioè non vengono reinvestiti ma vanno altrove, vanno in altre direzioni del nostro Paese, in altre regioni e in altre città, e si creano persino pericoli per gli utenti e per il personale dipendente, occorre finalmente bandire la superficialità praticata in passato nei confronti delle strutture turistiche che sembravano sempre e sono sembrate per un lungo periodo come una manna del cielo.

Presidenza del Vicepresidente Zucca

(Segue MONTIS.) Come questo di uno sviluppo turistico irrazionale e tuttavia benefico per la Sardegna, perché incideva nelle direzioni che ho sopra detto (?), essendo certi che i progressi sostenuti da queste iniziative avevano poi questa ricaduta positiva. Qui è la differenza tra certi giudizi lusinghieri oltre misura e di richieste che noi facciamo di far rispettare le leggi che la Sardegna si è data. Questi passaggi sono e possono essere sotterfugi per sfuggire alle proprie responsabilità quando si adottano piccole misure o grandi sotterfugi, ripeto ancora questa parola, per sfuggire a queste responsabilità.

Io potrei darvi anche copia di questa cosa, documenti fotografici, denunce, non sono serviti a sanare una situazione di illegalità che non ha finora avuto riscontro da parte delle autorità. Speriamo adesso nella Giunta e negli Assessorati chiamati a rispondere. Vorrei però anche dire, premettere che questa interpellanza non è un accanimento contro nessuno, non conosciamo i proprietari, possono essere la gente migliore del mondo, i più benemeriti, tuttavia bisogna che modifichino il loro atteggiamento nei confronti della gestione di questo impianto e nei confronti della nostra Isola, delle sue leggi e delle sue popolazioni.

Io citerò solo alcune cose: questo insediamento apparteneva a una gestione privata che poi fu ceduta ad altri, eccetera, con diritto di prelazione, tutto un meccanismo che viene messo in moto non solo in questo campo, ma anche in altri settori della vita economica e produttiva isolana e non solo, e poi ha prodotto via via col tempo tutta una serie di difficoltà che sono diventate delle vere e proprie emergenze, se si pensa che sono state violate delle normative antincendio: nei vari reparti del villaggio le uscite di sicurezza sono ormai bloccate da ingombri di ogni genere, parte delle strutture sono rivestite di amianto e quindi nocive per la salute, le condizioni di lavoro del personale sono incredibilmente diverse da quelle che sono liberamente contrattate tra le proprietà, tra i rappresentanti di questa attività economica e le organizzazioni sindacali, la situazione igienica sanitaria è precaria, la funzionalità dei sistemi di sicurezza è quasi inesistente e il funzionamento dell'impianto di depurazione, lo scarico e l'utilizzo delle acque reflue, le eventuali modifiche strutturali del progetto iniziale eseguite in tempi recenti, questo non avviene solo a S.Teresa di Gallura o per il Villaggio de La Marmorata, avviene anche a Portumaga(?) e in altre parte dell'isola. L'individuazione specifica delle strutture in muratura dicevo con rivestimento di amianto. Vorrei sapere inoltre quale sarà il futuro di questo villaggio compresi gli esigui posti di lavoro riservati ai lavoratori sardi. Questo è uno dei problemi più interessanti che a noi serve affrontare. E' indubbio che le finanze sarde, le provvidenze in materia, l'erogazione di contributi e di mutui a tasso agevolato, la costruzione di infrastrutture di elettrodotti a suo tempo molto costosi hanno consentito gli insediamenti di tali strutture e quale e il ricavato della Regione? Se non ci sono ritorni di natura finanziaria, di investimento degli utili, se non ci sono ricadute nel campo dell'occupazione, come è possibile considerare portante questo settore? E' vero ci sono le centinaia di miliardi forse le migliaria di miliardi delle seconde case o di case non censite o di strutture non censite, che vengono incamerate dai proprietari e che sono quasi sempre esentasse, però ripeto la ricaduta nei confronti dell'economia dell'isola e soprattutto nei confronti dell'occupazione è alquanto precaria e modesta. Ecco se noi dovessimo controllare, e credo che la Regione potrebbe farlo, io credo che possa intervenire anche nei confronti di altri organi preposti a questa cosa, tutta questa serie di denunce, tutta la rispondenza di veridicità a queste denunce e costringere l'attuale proprietà a fare le cose che deve fare in questo senso e soprattutto a garantire, e questo credo che sia possibile, una parte consistente e maggioritaria dei propri dipendenti che siano cittadini della nostra Sardegna, della nostra repubblica sarda, della nostra isola. Perché altrimenti ogni e qualunque incentivazione, ogni e qualunque beneficio di natura finanziaria, di natura infrastrutturale, eccetera, dovrebbe cadere di fronte a questa irresponsabilità dimostrata dai proprietari di questi insediamenti turistici.

PRESIDENTE. Per rispondere ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente

ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Signor Presidente, onorevole Montis, io ho visto il tenore ampio delle problematiche che solleva l'interpellanza, devo dire con molta umiltà che il problema è altamente specifico e credo che vada presa questa vostra provocazione istituzionale, fatta attraverso l'interpellanza, come momento che suggerisce agli Assessori chiamati in causa di raccogliersi intorno ad un tavolo e prendere in esame con serietà il problema che ci sottoponete all'esame della soluzione, io ho soltanto il dovere e non avrei neanche altra competenza se non quella di darvi qualche risposta tecnica che dagli uffici del mio Assessorato ho potuto raccogliere in ordine all'aspetto che mi chiama in causa, che quello che riguarda il funzionamento dell'impianto di depurazione, lo scarico e l'utilizzo delle acque reflue, comprendo bene che il problema non è solo questo, è una parte del problema, il problema è altro ed è da vedere assieme ai colleghi e credi che sarà una cosa che faremo nell'immediato. Sulle questioni che riguardano la mia competenza, debbo fare queste brevissime considerazioni: con nota del 23 marzo 1990 del Comune di santa Teresa di Gallura è stato chiesto all'Assessorato della difesa dell'ambiente il parere previsto dalla disciplina regionale in materia di scarichi per l'ampliamento dell'impianto di depurazione del Villaggio La Marmorata. Quindi stiamo risalendo agli anni '90 come momento originario di questo processo che poi porta oggi ad una richiesta di verifiche che gli interpellanti fanno. Con nota del 3 maggio 1990 dell'Assessorato dell'ambiente è stato espresso un nullaosta alla esecuzione dei lavori ai sensi dell'articolo 1 del decreto assessoriale numero 186 del 1984, poi vi lascerò - anche per l'azione vostra di verificare e di comprendere anche le procedure e l'iter di tutta questa storia - questa memoria, con l'impegno chiaramente a non finirla con il passaggio di carta ma ad occuparcene e a vedere oggi com'è lo stato della situazione in modo che usciamo da questa sollevazione di temi preoccupanti con una decisione amministrativa che riguarda appunto questo Governo e questa Giunta. Dall'esame del catasto regionale e degli scarichi in corso di elaborazione da parte delle province e di quelle dell'Assessorato dell'ambiente, si evince che l'insediamento in questione è in possesso di autorizzazione comunale provvisoria rilasciata dal Comune di Santa Teresa il 13 luglio 1987 secondo i limiti di cui alla tabella b) del decreto assessoriale difesa ambiente numero 186 del 1984. Si precisa che, ai sensi della vigente disciplina degli scarichi civili, e delle pubbliche fognature, l'insediamento in questione dovrà adeguare i propri scarichi ai limiti di cui alla tabella a) del citato decreto 184 del 1997 entro il 31 dicembre 1998. Relativamente alle analisi dello scarico, i certificati agli atti dell'Assessorato denotano una generale difformità ai limiti della tabella d) del citato decreto del 1984, si precisa ancora che nell'interpellanza sono posti inoltre quesiti sul rivestimento in amianto di cui però non si hanno elementi di conoscenza agli atti dell'Assessorato dell'ambiente. Può apparire una risposta molto poco di governo e forse un po' superficiale,infatti credo che l'impegno che io assumo, trattandosi di problematiche molto lontane anche dell'assunzione di responsabilità da parte della mia persona, e di questa Giunta e certamente su questo argomento mi attiverò con i colleghi perché la problematica complessiva che voi avete posto nell'interpellanza venga presa in considerazione seria e immediatamente dalla Giunta per procedere e arrivare a verifiche reali e a conclusioni e decisioni di governo che siano in linea con i desideri degli interpellanti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Montis per dichiarare se è soddisfatto. Ne ha facoltà.

MONTIS (R.C.-Progr.). Signor Presidente, l'assessore Onida ha fatto certamente uno sforzo nel trattare questa cosa, supplendo all'assenza di altri colleghi di Giunta che noi chiamavamo a risponderci sui quesiti che noi avevamo posto, tuttavia mi sembra che l'impegno che c'è stato è generico e non ci soddisfa. Vorrei dire una cosa che non viene mai adottata e probabilmente prevista anche quando sono decorsi molti anni dal rilascio di una autorizzazione o di un decreto avviene non solo per La Marmorata che poi tra l'altro non è un insediamento turistico qualunque, questa è una città, è una cosa enorme, è un insediamento che potrebbe costituire un nuovo centro urbano, un nuovo comune. Volevo però dire che quando ci sono discrepanze tra l'esecuzione, e quando risultano denunce intorno a eventuali modifiche delle autorizzazioni concesse, è sempre possibile non solo fare dei rilievi e dei sopralluoghi, ma anche del ritiro degli stessi decreti. In sede di autotutela, la Giunta può ritirare. Certo bisogna avere molto coraggio, molta determinazione per realizzare questo; però lo può fare, l'avrebbe potuto fare a Porto Maga dove si è costruito con autorizzazioni dell'88 che erano già scadute da tempo, e si è proceduto soltanto negli ultimi due anni a queste costruzioni che non avevano più ragioni di esistere o che non risultavano compatibili probabilmente con il territorio circostante e con questo tratto di costa. Questi sono i problemi. Ora c'è questo impegno dell'Assessore; io sono insoddisfatto e tuttavia rilevo questo impegno, io credo che possa dare qualche risultato. Esaminatevi le denunce ripetute che in tutte le direzioni sono state fatte da cittadini, da consiglieri comunali, da rappresentanti di categorie economiche di questo centro urbano e vedere se è possibile correggere almeno in parte le debolezze o le violazioni della legislazione regionale, e dei termini reali della possibilità di mantenimento di un insediamento turistico di queste dimensioni; perché ripeto è di una dimensione straordinaria.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della interpellanza numero 163. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:

INTERPELLANZA AMADU sulla carenza di iniziative della Giunta regionale in materia creditizia e sulla necessità di evitare in Sardegna l'aumento del costo del denaro.

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Il sottoscritto,

premesso che la notizia dell'aumento dei tassi d'interesse attivo, applicati cioè ai prestiti, deciso dai 15 maggiori istituti di credito nazionali, ha suscitato il forte disappunto degli imprenditori che lamentano giustamente l'eccessivo costo del denaro;

la temporaneità del provvedimento pubblicizzata dall'ABI, francamente, non convince né è giustificabile il fatto che la decisione costituisca un sostegno a favore dei bilanci degli istituti stessi;

ma mentre l'apparato produttivo del centro-nord dell'Italia è in grado di reggere gli effetti negativi dell'aumento del costo del denaro, non v'è dubbio che questi effetti potrebbero avere conseguenze disastrose per l'economia della Sardegna;

nella nostra Isola la ripresa può essere favorita piuttosto da un abbassamento dei tassi d'interesse relativi a prestiti destinati agli investimenti produttivi e all'occupazione;

poiché finora la Giunta regionale non ha svolto alcuna azione concreta in favore di una nuova politica del credito quale volano per la crescita economica e sociale della Sardegna,

chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale per sapere quali iniziative intende assumere per coinvolgere positivamente tutti gli istituti di credito operanti in Sardegna in un progetto di crescita dell'iniziativa privata isolana e se, nell'immediato, ritiene di intervenire presso i vertici degli stessi istituti di credito al fine di scongiurare l'applicazione dell'aumento dei tassi di interesse, tenuto conto della grave crisi economica e sociale della Sardegna. (163)

PRESIDENTE. Il consigliere Amadu ha facoltà di illustrare la sua interpellanza.

AMADU (Gruppo Misto). Signor Presidente, precisamente due anni fa, nel novembre del 1995, questa mia interpellanza poneva in rilievo il problema dell'aumento dei tassi di interesse in Italia e richiamava alla necessità di un'azione della Giunta regionale per una iniziativa appunto sul problema del credito in Sardegna e sulla necessità di contrastare questa tendenza nazionale per favorire una riduzione dei tassi in Sardegna. Infatti due anni fa le determinazioni a livello nazionale sulla politica monetaria portavano i quindici maggiori istituti di credito italiani ad aumentare i tassi di interesse passivi, cioè quelli applicati ai prestiti. Da allora sono passati due anni, ma in Sardegna nonostante le promesse assunte, la Giunta regionale non ha mai intrapreso una vera e propria politica del credito al fine di ottenere dalle banche esistenti in Sardegna quella riduzione, o comunque sia quell'adeguamento dei tassi alle necessità di una ripresa economica e sociale che in Sardegna allora, e ancora oggi, è non solo attuale ma stringente ed emergente. Il sistema delle imprese ha bisogno di sostegni e uno di questi, tra i primi cinque o sei, nelle posizioni di testa, è il problema del costo del denaro. Devo purtroppo rilevare, e questo giudizio chiaramente non coinvolge gli istituti di credito che fanno una loro politica, fanno le loro scelte, credo che queste scelte gli istituti di credito le facciano legittimamente, ma il rilievo negativo riguarda l'azione o meglio l'immobilismo della Giunta regionale sotto questo fronte. E quando si è trovata l'occasione per brillare in questo campo è nata una crisi di Giunta regionale, ci sono stati sommovimenti, poi azioni di recupero per una poltrona importante evidentemente nella politica del credito in Sardegna, e cioè quella riguardante l'incarico di Presidente del Banco di Sardegna coinvolgendo, ingiustamente io dico, una persona di valore, seria quale è il rettore della università degli studi di Sassari. Io credo allora che se questa mia iniziativa nasceva perché in quel momento vi era l'aumento dei tassi, io credo che pur in presenza di una riduzione dei tassi, operata anche recentemente dalla Banca d'Italia, io credo che ancora persista l'eccessivo costo del denaro in Sardegna. E non è spiegabile il fatto che a parità di servizi, a parità di prestazioni il costo del denaro in Sardegna sia più alto rispetto a quello di tante altre regioni italiane. Questo è immotivato, è ingiustificabile anche tenuto conto della crisi economica e sociale che attraversa la nostra isola e che ha bisogno invece di reperire, di mettere in moto quei volani che servono per creare posti di lavoro, per far sì che il sistema delle imprese, che ancora hanno retto nonostante la crisi, possa recuperare terreno e possa essere competitivo e rispondere ai bisogni reali. Le pongo allora una domanda che è una domanda che si pongono in tanti. C'è la possibilità politica, istituzionale e giuridica per un confronto leale con gli istituti di credito, con quelli con i quali la Regione ha un rapporto, per favorire la ulteriore riduzione dei tassi di interesse? E' chiaro che occorre essere pronti, e pronti significa anche avere il coraggio di coinvolgere gli istituti di credito nelle scelte di politica economica, nelle scelte di quella programmazione che in questi anni è mancata, quella programmazione che in questi anni si è fatto di tutto per perdere, di programmazione delle azioni per la economia della nostra isola. Lo sanno bene gli agricoltori, lo sanno bene gli imprenditori a tutti i livelli. Inseguiamo una politica di consolidamento dei debiti e non facciamo una azione che probabilmente avrebbe portato maggiori utili alle banche, e cioè quella di mettere tutti gli operatori economici nelle condizioni di avere servizi più moderni, più efficienti e più trasparenti con un costo del denaro più basso. Ecco, signor Presidente, signor Presidente della Giunta, colleghi, io credo che sia il tempo anche sotto questo profilo di non affidarci più a convegni che costano tanto e che probabilmente consentono ad alcuni di mostrare la loro erudizione in materia di credito. A noi non serve, soprattutto alla società sarda non serve l'esibizione di erudite relazioni sulla politica del credito, servono azioni concrete. allora azioni concrete si possono sviluppare dimostrando di incidere davvero, coinvolgendo tutti i soggetti interessati, in questo caso anche le banche, nelle scelte di politica economica e allora sì che le banche troverebbero maggiore interesse a concorrere, a ridurre quindi anche quelli che sono i costi del denaro.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

SASSU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, credo che abbia fatto correttamente l'onorevole Amadu a precisare la data della interpellanza che risale al 22 novembre 1995, perché da allora molte cose sono cambiate. In particolare come tendenza di carattere generale, i tassi di interesse sono andati progressivamente diminuendo anche grazie alla politica della Banca d'Italia che ha mirato a una progressiva, costante discesa del tasso ufficiale di sconto. Ecco, con questa precisazione io credo allora che sia opportuno dire immediatamente qualche cosa relativamente ai poteri che la Regione sarda ha in materia di credito, secondo che cosa dal 22 novembre ad oggi è stato fatto a proposito di una politica a favore della diminuzione dei tassi di interesse. Certamente non voglio dire che noi non avremo potuto fare qualcosa, però va subito innanzitutto riconosciuto il quadro istituzionale che non dà all'amministrazione regionale alcun potere, assolutamente alcun potere in termini di politica per la diminuzione del tasso di interesse, diretta nei confronti degli istituti di credito; nessun potere. Per la verità nessun potere lo ha anche, o ha un limitato potere il Governo, se non ha altri strumenti di natura indiretta; i poteri diretti li ha l'amministrazione della Banca d'Italia, ma è una cosa diversa dal Governo. Allora, in queste condizioni di obiettiva debolezza dell'amministrazione regionale nei confronti del sistema bancario, ci si può chiedere che cosa è possibile fare. Io credo che i risultati che si possono ottenere siano innanzitutto conseguenti ad una politica collaterale che permette di raggiungere dei risultati, quelli della diminuzione del tasso di interesse che ci interessano e, secondo, quello di acquisizione di un carisma attraverso il quale l'amministrazione regionale può influire sugli oltre quindici istituti di credito che operano oggi in Sardegna. E' inutile dire che la situazione di continua crisi che si verifica nelle nostre istituzioni non aiuta certamente a far accrescere il carisma di cui il potere regionale deve essere dotato per influire, almeno in termini di persuasione, nei confronti del sistema bancario. E allora bisogna riconoscere l'obiettiva debolezza che la politica del credito ha da parte dell'amministrazione regionale. Tuttavia credo che sia un po' ingiusto ritenere che niente ha fatto questo Governo regionale dal novembre del 1995 ad oggi. Io ricordo alcuni fatti che sono, almeno nell'opinione del Governo regionale, cruciali per modificare il clima e gli strumenti che il Governo regionale ha. Primo: questo è il governo che per la prima volta ha inaugurato una conferenza del credito; non era una passerella; non era una manifestazione di conoscenze sul credito, era portare alla luce, e questo è stato il più interessante risultato, portare alla luce, in evidenza, le istanze che molti operatori hanno e che non osavano, per una cappa che esisteva, da parte del sistema bancario, che non osava esplicitare direttamente. La conferenza del credito è stata utile almeno per questo, perché molti operatori economici, in prima fila, diretti clienti delle banche, hanno avuto la possibilità di dire quanto loro sentivano nei confronti di un sistema bancario che è inadeguato allo sviluppo economico. Ma non solo: quella è stata l'occasione per rappresentare quella che poteva essere la politica creditizia da parte dell'amministrazione regionale con i limiti dei poteri che hanno. E infatti, in quella conferenza si è tracciata una prospettiva. Secondo, l'amministrazione regionale ha fatto una manovra in termini di fondi di rotazione, lo scorso anno, che ha fatto capire al sistema bancario che il Governo regionale voleva riacquistare un po' del necessario carisma che è fondamentale nella politica del credito. Terzo, attraverso la politica della tesoreria noi abbiamo ottenuto dei risultati molto importanti, anche dal punto di vista della diminuzione dei tassi di interesse, perché le condizioni che abbiamo ottenuto nei confronti della tesoreria sono comunque un parametro di riferimento, intanto per tutti gli enti pubblici, e può essere un punto di riferimento importante anche per gli enti privati. Per gli enti pubblici perché, per convenzione, le banche sono tenute ad applicare lo stesso tasso di interesse che viene applicato all'amministrazione regionale, e nei confronti dei comuni al di sotto dei 5000 abitanti sono tenuti ad esercitare un servizio a tasso totalmente gratuito. Allora, risultati direi ce ne sono, in base a una politica che è stata comunque fatta e che continua perché, sia all'interno dell'Assessorato della programmazione, competente per il credito, sia all'interno dell'Assessorato dell'industria e dell'Assessorato dell'agricoltura, ma anche di quello del turismo e artigianato, sono in attività, in essere, i gruppi di studio che stanno studiando la modifica delle procedure di incentivazione alle imprese. E questo è un elemento cruciale ai fini della diminuzione dei tassi di interesse, e spiego subito perché. Se noi osserviamo i bollettini ufficiali, sia della Banca d'Italia, sia del Banco di Sardegna, l'impresa bancaria leader, noi non osserviamo una discrepanza enorme tra i tassi di interesse ufficiali sardi e nazionali, la differenza è di 1,50 punti, 2 punti. Ma questo è, badi bene, poco rispetto a quello che effettivamente viene praticato, perché i tassi di interesse che vengono concretamente praticati oggi in Sardegna, sono attorno al 14-15 per cento e raggiungono 18 e qualche volta anche punti superiori. Perché? In quest'ottica il discorso delle procedure è abbastanza importante. E' sufficiente che una pratica non venga istruita in tempi rapidi perché l'istituto bancario istruttore offra spontaneamente un'anticipazione. L'anticipazione non viene remunerata a tassi di interesse agevolati e badate, il tasso di interesse agevolato, oggi, in Sardegna, è molto basso, perché rispetto al tasso di riferimento, se io diminuisco del 5-6 per cento, il tasso di interesse agevolato non supera il 5 per cento. Quindi un tasso di interesse assolutamente concorrenziale con qualunque altro tasso di interesse. Ma ci sono i meccanismi di istruttoria delle pratiche che bloccano la formazione di questo tasso di interesse. E cioè è sufficiente un po' di ritardo nell'istruttoria, se l' imprenditore, come capita normalmente, ha necessità, per via del fatto che ha già iniziato l'attività produttiva, e quindi ha già necessità di avere un'anticipazione, questa anticipazione viene pagata a tassi di interesse correnti, che oggi sono tra il 14 e il 18 per cento. Non basta: siccome tardano ad arrivare le agevolazioni, l'imprenditore normalmente ha difficoltà a restituire nei tempi previsti l'anticipazione e, a questo punto scattano gli interessi di mora. Gli interessi di mora vanno ben oltre il 18 per cento, 20-22 per cento, ed è questo il grave problema che oggi hanno le imprese sarde. Sostanzialmente gran parte degli imprenditori, compresi quelli che ricevono gli incentivi da parte dell'amministrazione regionale, e che dovrebbero pagare un tasso di interesse del 5 per cento, si trovano a pagare un tasso di interesse tre volte maggiore. Allora, anche da questo punto di vista certamente è importante che ci sia una modifica delle procedure e che vengano rispettati i tempi da parte delle banche, ed è quello che l'amministrazione regionale sta ora facendo.

Un'ultima cosa: il Governo regionale ha tentato, anche attraverso strumenti indiretti, come dicevo, di ridurre il tasso dell'interesse attraverso l'aumento della concorrenza. L'operazione, che è stata fatta non più tardi di qualche decina di giorni fa, attraverso il rafforzamento o il tentativo di rafforzamento della Banca CIS, che opera o che entra in questo mercato, è uno strumento attraverso il quale il Governo regionale mira a ottenere tassi di interesse più bassi: aumenta la concorrenza, diminuiscono i tassi di interesse, come in qualunque altro mercato. Questo è un risultato che purtroppo noi non siamo riusciti a conseguire, quindi io colgo l'occasione ancora per riflettere su questo aspetto che ritengo cruciale e su cui io mi auguro e auspico che ci fosse un ripensamento anche nella linea dei risultati che lo stesso onorevole Amadu auspica.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Amadu per dichiarare se è soddisfatto. Ne ha facoltà.

AMADU (Gruppo Misto). Signor Presidente, per dire che nonostante ogni mio benvolere la risposta dell'Assessore dimostra evidentemente, se ancora ce n'era bisogno, che vi è veramente un'incapacità e quindi un'impossibilità, anche sotto il profilo politico, stante il fatto che mancando di carisma una Giunta regionale che va spesso in crisi non è evidentemente affidabile verso altri soggetti, incapacità di saper incidere in una materia così importante e, direi, quasi concorrente nel determinare i nuovi fattori di sviluppo economico e sociale, di ripresa e di crescita economica e sociale. Il mio auspicio è che da questo terreno di quasi rassegnazione la Giunta finalmente esca, riuscendo a incidere e quindi a far ottenere alla società sarda quei benefici in materia creditizia che finora non sono arrivati. Grazie.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dell'interpellanza numero 377 unificata all'interpellanza numero 378. Se ne dia lettura.

DEMONTIS, Segretario:

INTERPELLANZA BIANCAREDDU - PITTALIS - BALLETTO - CASU - FEDERICI - FLORIS - GRANARA - LOMBARDO - MARRACINI - MARRAS - MILIA - NIZZI - OPPIA - PIRASTU TUNIS Marco Fabrizio sulla sospensione della facoltà di presentare domanda di contributo per l'acquisto di macchine e attrezzature agricole - ex L.R. n. 14 del 1951.

I sottoscritti,

premesso che dal 1° gennaio 1996 non è più possibile presentare domanda ex L.R. n. 14 del 1951;

considerato che tale fatto arreca un grave danno all'economia agricola sarda in quanto è previsto un contributo nella misura del 30 e 40 per cento a fondo perduto per l'acquisto di macchine e attrezzature (trattori, motozappe, aratri, Erpici, imballatrici, ecc.) comprese le spese accessorie fino al trasporto e destinazione;

constatato che per le domande presentate prima del gennaio 1996 vi è un arretrato che risale all'anno 1991 per cui quanto gli sventurati aventi diritto riceveranno il contributo avranno perso interessi e rivalutazione monetaria;

rilevato che appare opportuno semplificare le procedure e soprattutto finanziare le annualità arretrate;

evidenziato che anche in questo caso la Regione Sardegna appare inadempiente in quanto tali contributi sono dovuti in base a una legge ancora in vigore;

osservato che tutto ciò contribuisce ad affossare il già claudicante mondo agro - pastorale sardo,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro - pastorale per sapere quali provvedimenti intendano adottare in merito. (377)

INTERPELLANZA BIANCAREDDU - PITTALIS - BALLETTO - CASU - FEDERICI - FLORIS - GRANARA - LOMBARDO - MARRACINI - MARRAS - MILIA - NIZZI - OPPIA - PIRASTU - TUNIS Marco sulla mancata riapertura dei termini di presentazione dei progetti di miglioramento fondiario ex L.R. n. 46 del 1950.

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I sottoscritti,

premesso che dal gennaio 1996 è stata sospesa la facoltà di presentare domanda di contributo per le opere di miglioramento fondiario;

considerato che tale fatto arreca un enorme danno agli operatori agricoli e a tutta l'economia relativa in quanto non vengono pio erogati contributi per il miglioramento dei pascoli, la costruzione di sili da foraggio, l'impianto e trasformazione di oliveti, mandorleti e frutteti, gli impianti di attrezzature occorrenti per la conservazione, la lavorazione e la trasformazione di prodotti agricoli e armentizi, la costruzione, l'acquisto, l'ampliamento, il riattamento e l'attrezzatura di stabilimenti per prodotti agricoli, la piscicoltura; la sistemazione e il riattamento di strade vicinali;

constatato che anche per i progetti presentati prima del gennaio 1996 vi è un arretrato che risale al 1991 con imponenti disagi per coloro che avrebbero diritto al contributo;

rilevato che quanto accade è lesivo dei diritti dei cittadini sardi in quanto i contributi sono dovuti in virtù di una legge ancora vigente e di conseguenza fonte di obbligazioni per la Regione Sardegna;

rilevato altresì che appare opportuno emanare una nuova normativa che semplifichi la presentazione delle domande e acceleri un iter la cui macchinosità appare ormai fuori dei tempi;

evidenziato che le dichiarazioni recenti dell'Assessore all'Agricoltura appaiono quantomai fumose e prive di riscontri pratici,

chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'agricoltura per sapere quali provvedimenti intendano adottare per porre fine a questa vergogna. (378)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Biancareddu per illustrare la sua interpellanza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (F.I.). Signor Presidente, colleghi, Assessore, per recuperare tempo do per illustrata l'interrogazione, con un avvertimento all'Assessore di essere per lo meno preciso sulla situazione attuale e non limitarsi a dichiarazioni di intenti, perché di quelle ne abbiamo sentito già abbastanza e non ci interessa sentirne altre. Grazie.

PABA, Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. La sospensione della possibilità di presentare le domande per miglioramenti fondiari è derivata dall'esigenza di rivedere un meccanismo la cui operatività nel passato aveva alimentato, come è ben noto un consistente arretrato, nel senso che l'arretrato sui contributi, e più in generale sulle agevolazioni a valere sui miglioramenti fondiari ha raggiunto le centinaia di miliardi. Questo non ha significato che siano venuti meno gli interventi regionali a favore dei miglioramenti fondiari, nel senso che ci sono stati degli interventi, soprattutto quelli finanziati con i fondi dell'Unione europea, che hanno consentito la realizzazione di investimenti per circa 350 miliardi, per cui questa sospensione ha riguardato i settori non giudicati prioritari all'interno della politica agraria regionale. Si è messo in atto un nuovo meccanismo che modifica, credo in maniera significativa, le modalità di accesso alle agevolazioni regionali per quanto riguarda i miglioramenti fondiari sotto almeno due aspetti: il primo di carattere procedurale, nel senso che non c'è più uno sportello aperto, al quale gli operatori possono presentare le domande, condannati in partenza, in presenza di carenza di risorse, ad una lunga attesa, ma ogni anno verrà emanato una sorta di bando e le domande saranno accolte in relazione alle risorse finanziarie volta per volta effettivamente disponibili, in modo da interrompere il meccanismo che così male ha funzionato nel passato e avviarsi verso un meccanismo che consenta di far fronte alle esigenze degli operatori in tempi molto più rapidi rispetto a quelli del passato.

La seconda innovazione è di carattere contenutistico: alle domande dovrà essere allegato un progetto che metta in evidenza la validità economica del progetto stesso, cioè mentre nel passato bisognava presentare una documentazione che si riferiva prevalentemente agli aspetti statici del progetto di investimento, ora invece il progetto di investimento deve presentare anche un'analisi di redditività, una proiezione, una previsione di redditività dell'investimento stesso. Per far fronte al passato, grazie anche all'intervento straordinario a favore dell'agricoltura, che questo Consiglio regionale ha approvato, sono state previste risorse finanziarie che consentiranno di far fronte all'arretrato nell'arco di tre anni, cioè nell'arco di tre anni noi prevediamo di ridurre un ritardo che ora si misura in termini di più anni.

Per quanto riguarda il futuro è già operativa questa procedura che consentirà di non cadere negli errori e nei ritardi del passato.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Biancareddu per dichiarare se è soddisfatto. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (F.I.). Io sono spiacente, ma devo dichiararmi insoddisfatto, perché come al solito si parla sempre del futuro e poco si vede in concreto. Ancora non è possibile presentare le domande di miglioramento fondiario, però oltre a questo volevo fare una precisazione, cioè c'è una cattiva abitudine da parte delle giunte regionali sarde, e non so se da altre parti si verifichi, di non ottemperare a quello che dispongono le leggi in vigore. Cioè i Consigli regionali approvano delle leggi che creano nei cittadini un diritto che può essere soggettivo o potestativo, poi le giunte regionali, arbitrariamente, privano il cittadino di questo diritto, impedendogli di avere prima quanto gli spetta in seguito all'approvazione (?) delle domande, e quindi creano un diritto affievolito, arbitrariamente, e poi addirittura cancellano questo diritto impedendo ai cittadini addirittura di presentare le domande. Questo in sede civile sarebbe condannabile anche al risarcimento del danno, in sede politica è quanto meno moralmente ingiusto perché il cittadino che sfoglia le leggi si convince di avere un diritto, perché le leggi glielo riconoscono, poi quando va a vederselo attuare o soddisfare, questo diritto, trova sempre il muro o della domanda presentata e mai evasa, quindi in arretrato di cinque o sei anni, oppure addirittura da due anni a questa parte non gli accettano più neanche la domanda nonostante la legge gli dia quel diritto. Quindi se non si è più in condizioni di far fronte ai diritti che derivano da queste leggi, bene si farebbe da parte della Giunta a presentare nuovi disegni di legge che o sostituiscano quelli esistenti oppure li modifichino in tal senso, perché con colpi di mano della Giunta non si può violare quella che è stata la volontà delle assemblee elettive, e questo vale sia per le leggi sull'agricoltura, sia per le leggi sul risparmio energetico dove ci sono arretrati decennali e poi la soluzione è quella di bloccare addirittura le domande nell'attesa che si paghino i debiti pregressi. Ecco questo è un consiglio, un avvertimento nel mio piccolo, per cui della risposta mi devo considerare insoddisfatto perché non risponde a questi requisiti.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Biancareddu.

Passiamo all'interpellanza numero 385. Se ne dia lettura.

(?) Segretario:

Interpellanza Sassu - Balia - Berria - Cherchi - Dettori Ivana - Falconi - Ghirra - Cucca - Usai Pietro sulla situazione della Cooperativa Cooptex 84 di Ottana.

I sottoscritti,

PREMESSO CHE:

1) in attuazione di un accordo ENICHEM e organizzazioni sindacali relativo ad un piano di risanamento dello stabilimento ENICHEM - fibre di Ottana, un nucleo di 32 operai specializzati, per i quali non si poneva il problema del licenziamento, costituirono, con atto del 6 aprile 1984, la Società Cooperativa Cooptex 84 per operare nel campo della trasformazione della fibra acrilica;

2) tale accordo prevedeva la creazione di attività aziendali autonome ed economicamente valide ed impegnava l'ENICHEM - fibre a trasmettere gli ordini di lavorazione trasferendo la materia prima, che proveniva dagli stabilimenti di Ottana, e in seguito di Portotorres, determinandone quantità e caratteristiche;

3) su sollecitazione e sotto il controllo dell'ENICHEM, che prospettava un continuo sviluppo nel settore delle fibre, nel corso degli anni la Cooperativa ha provveduto a migliorare le proprie potenzialità tecniche, provvedendo a riorganizzare e a rendere più adeguati i propri sistemi di trasformazione ed assumendo al lavoro altri 15 giovani;

CONSIDERATO che tali previsioni e tali accordi sono stati clamorosamente disattesi dall'ENICHEM tanto da far cadere la Cooperativa Cooptex 84, a partire dal 1993, in una crisi economica e finanziaria gravissima e senza offrire alcuna garanzia per il futuro occupativo dei lavoratori;

ACCERTATO, con preoccupazione, che:

1) la Cooperativa Cooptex 84 si trova oggi gravemente esposta con il sistema bancario, a causa degli investimenti, anche recenti, fatti per migliorare le capacità produttive e a causa delle mancate commesse da parte dell'ENICHEM;

2) pur in assenza di attività, per la Cooperativa rimane l'onere di 120 milioni annui, dovuti all'ENICHEM come canone di locazione;

3) dall'insolvenza della società deriverà, per la Cooperativa, il fallimento e, per i singoli soci, oltre alla perdita dell'occupazione, la perdita finanziaria del capitale sociale (comprendente le liquidazioni maturate dai lavoratori presso l'ENICHEM) e di ulteriori 80 milioni dovuti per le fideiussioni personali prestate;

4) alla copertura di tali esposizioni bancarie non si potrà provvedere con la vendita dei macchinari, acquistati recentemente con investimenti di circa 3.500.000.000 e valutati dall'ENICHEM per soli 400.000.000;

VENUTI a conoscenzadel fatto che i soci della Cooperativa hanno deciso di denunciare l'ENICHEM per le responsabilità oggettive di questa grave situazione,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'industria per sapere se, considerando che la via giudiziaria porterà a soluzioni molto lontane nel tempo che non potranno evitare quindi il fallimento della società, non ritengano indispensabile e urgente adoperarsi:

1) perché si realizzi una soluzione concordata che eviti alla ENICHEM di essere chiamata in giudizio e alla società cooperativa il fallimento;

perché si mettano in campo tutte quelle iniziative ritenute utili per aiutare i lavoratori a superare le difficoltà segnalate ed in particolare per sostenerli nella difficile battaglia per la conservazione del posto di lavoro. (385)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sassu per illustrare la sua interpellanza.

SASSU (Progr. Fed.). Signor Presidente, signor Assessore dell'industria, il testo dell'interpellanza indica in modo sintetico, ma io credo in modo molto chiaro la situazione grave in cui si dibattono i lavoratori della Cooperativa Cooptex 84, si tratta di una cooperativa che è sorta ad Ottana nel 1984, sorta per la trasformazione di fibra acrilica su iniziativa di 32 operai specializzati. Per questo nucleo di lavoratori allora non si ponevano problemi di licenziamento e tuttavia si erano resi disponibili sulla base di un accordo tra l'Enichem e i sindacati a sostenere le esperienze industriali in quel territorio di Ottana che già da allora manifestavano segni vistosi di cedimento. Quell'accordo tra sindacati ed Enichem prevedeva che l'Enichem provvedesse a trasferire la materia prima per la trasformazione della fibra acrilica, e provvedesse anche a determinare le caratteristiche e le quantità e provvedesse a mettere a disposizione della cooperativa immobili ed attrezzature, quindi c'era una volontà dichiarata dell'Enichem. E c'era anche una volontà dichiarata dell'Enichem di operare a favore dell'iniziativa, volontà che era molto esplicita a tal punto da proporre la chiusura di un altro stabilimento, quello di Ivrea che effettuava le stesse lavorazioni e a chiedere ai lavoratori della Cooptex di potenziare le strutture della cooperativa di Ottana. Sulla base di tutto questo, signor Presidente, la cooperativa aveva provveduto alla sostituzione di quasi tutti macchinari con un investimento di circa tre miliardi e mezzo, e provvedeva anche ad assumere altri 15 operai, 15 giovani. Soltanto dopo questo fatto, e qui sta il punto, l'Enichem disattende in modo clamoroso gli impegni assunti con questa cooperativa, diminuisce in modo drastico le commesse, e la cooperativa per far fronte ai propri impegni è costretta a ricorrere in modo massiccio al sistema creditizio, precipitando in questo modo in una crisi economica e finanziaria gravissima, ripeto, da un lato l'Enichem richiedeva nuovi investimenti e un potenziamento della struttura e dall'altro quasi immediatamente disattendeva agli impegni che aveva assunto con la cooperativa e con i sindacati. Le conseguenze evidentemente erano oggettive e sono davanti agli occhi di tutti oggi, i lavoratori sono oggi in mobilità con una situazione debitoria insostenibile, si tratta di circa due miliardi, e la prossima tappa sarà inevitabilmente il fallimento e i singoli soci saranno costretti a perdere il posto di lavoro, come è comprensibile, e si tratta di lavoratori ormai tra i 45 e i 50 anni con scarsissime possibilità di potersi ricollocare nel mercato del lavoro, ma rischiano oltre che il posto di lavoro anche di perdere il capitale sociale che corrisponde alle liquidazioni che l'Enichem allora aveva anticipato per avviare la iniziativa e di perdere anche le fideiussioni personali. Ironia della sorte, signor Presidente, signor Assessore, è che quei macchinari che l'Enichem aveva chiesto che venissero comprati dalla cooperativa che sono costati tre miliardi e mezzo, alcuni di questi macchinari sono stati usati per soli pochi giorni, oggi vengono valutati, ripeto, per un'ironia della sorte, solamente 400 milioni e quindi la loro vendita non potrà certamente risolvere la situazione debitoria dei lavoratori della cooperativa. Allora che fare? Io so che l'Assessore dell'industria in varie occasioni ha seguito con molta attenzione lo sviluppo della vicenda ed è stato giusto, sono lavoratori questi che soffrono, come dicevo, di una situazione grave e lo hanno fatto senza grandi clamori come si fa in altre parti del territorio, lo hanno fatto con grande dignità, non hanno richiesto assistenzialismo e io credo che la Regione non deve muoversi solo sulla base di chi grida di più, è necessario anche per questi lavoratori perseguire, nello stesso modo, lo stesso impegno per dare una risposta e una prospettiva a questi lavoratori. Ora siamo nella fase in cui i lavoratori della Cooptex hanno chiamato in giudizio l'Enichem perché ha disatteso, come dicevo, gli impegni e quindi per richiedere il risarcimento dei danni causati, ma io sono anche consapevole che questi lavoratori non potranno affrontare le spese giudiziarie di una fase processuale che sarà sicuramente molto lunga e naturalmente vincerà chi avrà più forza e in questo caso l'Enichem. Allora che cosa fare? Nell'interpellanza, signor Assessore, si propone che la Regione si attivi perché si realizzi una soluzione concordata tra le parti che garantisca i lavoratori perlomeno su un aspetto, e l'aspetto è questo: il riconoscimento dei danni che la cooperativa ha dovuto subire a causa dei mancati impegni da parte dell'Enichem.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SELIS

(Segue SASSU.) Io non sono in grado di indicare come questo può avvenire, in che modo l'Enichem potrà riconoscere i danni causati, l'Assessore certamente forse è in grado di indicare all'Enichem un percorso giacché c'è stata una fase precedente che ha seguito e quindi potrà indicare un percorso futuro, però certamente occorre lavorare perché si chiuda rapidamente la parte relativa all'esposizione debitoria perché più passa tempo e più l'esposizione debitoria aumenta, evitando in questo modo il rischio di far pagare in prima persona le fideiussioni allo stesso capitale sociale come dicevo, e occorre anche lavorare per mettere la cooperativa in condizioni di avviare altre iniziative nello stesso campo. Io credo che la Regione possa fare qualcosa anche in prima persona, per esempio può sostenere come spesso fa e come ha fatto qualche giorno fa per i lavoratori di Arbatax, può sostenere, dicevo, la cooperativa aiutando i lavoratori a superare una situazione di estremo disagio immediato e può assumere una decisione positiva, anche, signor Assessore, in relazione al fatto che qualora venisse dichiarato il fallimento la cooperativa dovrebbe restituire la somma di 200 milioni dovuti alla Regione per la contrazione di un mutuo, anche in questo caso probabilmente il Governo regionale può dire la sua, e può intervenire. Per chiudere, signor Assessore, signor Presidente, questi sono lavoratori che, come ho detto prima, hanno liberato l'Enichem di una responsabilità diretta e si sono fatti carico in prima persona, in una situazione difficile, di avviare in proprio una iniziativa di lavoro, adesso vivono con grande dignità una situazione drammatica. Non chiedono assistenzialismo, signor Presidente, ma si aspettano certamente, e chiudo, una attenzione da parte della Regione, così come la Regione ha fatto per altri lavoratori e per altri territori.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'industria.

PINNA, Assessore dell'industria. L'illustrazione di questa vicenda, fatta dall'onorevole Sassu, mi esime dal ricostruire tutti i passaggi. Aggiungo solo che la Cooptex stipulò con l'ANIC fibre un accordo che prevedeva la lavorazione di non meno di 7500 tonnellate di fiocco acrilico, prodotto dall'ANIC fibre, per un periodo di sette anni, esattamente dal gennaio '85 al dicembre '92; e la Cooptex ha perfettamente, integralmente rispettato il contratto. I guai sono iniziati con la crisi del '93 che ha investito il settore acrilico, nello stesso '93 le commesse ottenute dall'ENICHEM, precedentemente ANIC, furono appena di 2900 tonnellate con un progressivo e irreversibile calo delle commesse che indusse ENICHEM a dismettere quelle lavorazioni e a cedere lo stabilimento di Ottana alla Landa s.r.l. nel luglio del '96. Questa situazione, come è stato detto, ha prodotto verso la Cooptex danni finanziari che qui sono stati richiamati puntualmente dall'onorevole Sassu. Ed è altrettanto vero che pende davanti al tribunale di Nuoro una causa civile intentata dalla Cooptex verso l'ENICHEM per il pagamento integrale di alcune forniture che risalgono al '96. Ora la Giunta regionale ha ben presente questa situazione, e io condivido pienamente il fatto che non è nei tribunali che può essere risolto questo problema, ma deve essere affrontato con una soluzione positiva. Questa esigenza, questo obiettivo è stato proposto alla direzione dell'ENICHEM davanti alle autorità di governo, esattamente in un incontro con la task force nel luglio scorso, dall'assessorato dell'industria. E' stato evidenziato ai dirigenti dell'ENICHEM, ma voglio dire anche al Governo, l'esigenza che si trovi una soluzione concordata ed è stata sollecitata una corretta individuazione di questa soluzione che alleggerisca la situazione nella quale si trovano anche i debitori, nella quale si trovano questi lavoratori, ma allo stesso tempo sia anche rivolta a dare loro una soluzione occupativa. Ora va tenuto presente che già in quella occasione l'ENICHEM ha manifestato disponibilità a considerare la soluzione. Teniamo conto che ci sono anche aspetti giuridici perché questi lavoratori non sono più in carico all'ENICHEM, ma tuttavia i dirigenti dell'ENICHEM sono consapevoli che hanno un debito di carattere anche morale verso questi lavoratori. Ora è in corso per l'area di Ottana la definizione di un apposito contratto d'area, per assicurare risposte in termini di reindustrializzazione a fronte di diverse centinaia di esuberi che l'ENICHEM fibre si prepara a dichiarare già nel corso di quest'anno, ahimé! Per la verità sono state anche già individuate diverse attività sostitutive, alcune finanziate con la legge numero 488, altre con la legge numero 15, altre probabilmente potranno trovare risorse finanziarie con lo stesso contratto d'area. Io credo che la soluzione occupativa, anche se non è solo un problema occupativo, per questi trentadue lavoratori debba essere trovata in questo contesto in uno, vorrei dire, con il problema degli esuberi della ENICHEM fibre. Si è svolto a questo riguardo un incontro presso l'assessorato dell'industria alcuni giorni fa, esattamente lunedì 29, e nel corso di questo incontro è stato ulteriormente evidenziato che verso i lavoratori della Cooptex oltre gli obblighi giuridici, che sono stati puntualmente richiamati dall'onorevole Sassu, c'è anche uno speciale obbligo morale come dicevo. Perché questi trentadue lavoratori, senza nulla togliere a quelli che sono in carico alla ENICHEM fibre, diversamente dagli altri lavoratori hanno accettato d'intesa con l'ENICHEM fibre di percorrere una loro strada, coraggiosamente, cioè di mettersi in proprio in una intesa però, che doveva essere garantita in particolare dalla ENICHEM fibre, e che poi invece ha fatto venire meno quella garanzia come è stato qui detto. Quindi questi lavoratori in un certo senso al di là degli aspetti giuridici, sono o non sono dipendenti della ENICHEM fibre, sotto un certo profilo da parte della ENICHEM fibre c'è un obbligo persino più forte forse che per gli altri. Perché per gli altri è vero che si pone il problema dell'essere ricollocati, ma per questi oltre l'obbligo dell'essere ricollocati si pone persino il problema del danno finanziario che è stato arrecato ai lavoratori e alle rispettive famiglie attraverso le cose che qui sono state richiamate. Tutto questo è stato da me rappresentato ai dirigenti dell'ENICHEM, ripeto, ancora lunedì 29, quindi qualche giorno fa, presso l'assessorato dell'industria, e ho trovato di nuovo una disponibilità da parte dell'ENICHEM ad affrontare e a discutere questo aspetto in una con il resto del problema che in quella realtà di Ottana si pone già dai prossimi mesi, che richiederà ulteriori incontri a breve al ministero, oltre che a livello regionale, per trovare una definizione con le attività sostitutive.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sassu per dichiarare se è soddisfatto o meno.

SASSU (Progr. Fed.). Non avevo dubbi, signor Presidente, sulla sensibilità dell'Assessore rispetto al problema cui ho fatto riferimento. Conoscevo già degli impegni precedenti, prendo atto del percorso che ha indicato, mi sembra quello giusto, credo che si tratterà di seguire con molta puntigliosità in questa fase il problema per fare in modo di dare garanzie certe ai lavoratori della Cooptex 84.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della interpellanza numero 299. Poiché gli interpellanti non sono presenti in Aula, viene rinviata. Passiamo alla interpellanza numero 381. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:

Interpellanza Casu - Pittalis - Oppia - Nizzi - Marracini sulla Società GREENSAR S.p.A. di Oristano.

I sottoscritti,

CONSIDERATA la grave situazione di disagio dei dipendenti della GREENSAR S.p.A. - società dell'agro - alimentare operante ad Oristano - a causa della mancata corresponsione dei salari per un periodo abbastanza lungo (circa 10 mensilità);

TENUTO CONTO che gli stessi dipendenti rischiano tutti di perdere il posto di lavoro a causa dell'inattività della società;

CONSTATATO che la società costituisce la prima pietra della costruzione dell'agro - alimentare - industriale dell'oristanese, attività economica di cui il territorio non può fare a meno in quanto l'economia locale è fortemente caratterizzata dalle produzioni agricole;

RILEVATO, pertanto, che la chiusura di questa attività produrrebbe un enorme danno ai dipendenti, alle loro famiglie e a tutta la produzione ortofrutticola della zona;

PRESO ATTO che questa serrata costituirebbe, inoltre, il tradimento dell'impegno assunto dalla Regione per la creazione del polo agro - alimentare oristanese;

OSSERVATO che la Regione è, tramite la SIPAS, partecipe del capitale azionario della GREENSAR S.p.A.,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e gli Assessori competenti per conoscere:

1) quali sono le iniziative che intendano adottare per salvare e potenziare l'industria agro - alimentare;

2) qual è la posizione finanziaria della SIPAS, che oltre ad essere socia della GREENSAR S.p.A. è anche creditore della stessa e forse anche dei soci privati;

quali sono i provvedimenti che l'Assessore dell'industria e l'Assessore dell'agricoltura intendano adottare al fine di rendere operativa l'industria del settore in parola, che è l'unica attività di trasformazione e conservazione (unita alla lavorazione del riso che sta per realizzarsi). (381)

PRESIDENTE. Per illustrare l'interpellanza ha facoltà di parlare il consigliere Casu.

CASU (F.I.). Signor Presidente, è un problema al quale più volte in questo Consiglio ho fatto riferimento perché mi pare che se non l'unica, è una delle pochissime imprese che operano nell'oristanese nel settore agro-alimentare. E' certamente un peccato che questa industria chiuda i battenti; e mi pare che la situazione nella quale oggi ci troviamo marci in quella direzione. Mi ha dato un po' di conforto la risposta che ieri l'Assessore dell'industria mi ha dato, in un piccolo cenno, relativamente ad una domanda posta ieri mattina alla Giunta. Ecco, mi ha detto che il problema la Giunta non lo sta ignorando, che il problema è ancora vivo, ma richiede certi tempi. Ecco, io faccio ancora un appello pressante all'Assessore dell'industria, ma a tutta la Giunta, perché voi sapete bene che nell'oristanese industrie non ce ne sono. Una delle poche industrie, come vi dicevo, è questa della trasformazione dei prodotti agricoli, ortaggi, carciofi, eccetera. E' un peccato che questa attività venga chiusa perché noi non abbiamo altre imprese nel settore, ma abbiamo delle attitudini particolari per la produzione agricola che può essere potenziata in relazione anche, altra domanda che ho posto più volte alla Giunta e in particolare all'Assessore dei lavori pubblici, che questa sera vedo presente, in relazione anche alla messa in funzione della diga del Tirso. Oggi voi sapete che spesse volte, a noi nell'oristanese, manca l'acqua e le colture vanno a farsi benedire. E' stato il caso di due anni fa che non si è potuto coltivare il riso, e una delle ragioni per le quali anche la Grinsar (?) si è trovata in difficoltà, io credo che sia stata anche la siccità. Io non voglio entrare nel merito della conduzione dell'azienda, perché questo non è di mia competenza, ma certamente la siccità ha messo in imbarazzo questa impresa perché non ha trovato la materia prima per la trasformazione, le spese di carattere generale sono rimaste invariate, per cui il costo economico certamente è andato in rosso. Ecco, io credo che i due problemi, quello della Grinsar o di altro eventuale intervento con quello della messa in funzione della diga, siano due problemi che non possono essere trattati disgiuntamente. Ecco, mi viene veramente difficile comprendere come mai, dopo che si sono spesi per la diga, io i calcoli esatti, in questo momento non li ho, ma certamente alcune centinaia di miliardi, che questa diga, adesso, non possa entrare in funzione per dei problemi ... certo non mancano i problemi, però, possono essere risolti e possono essere risolti anche con delle spese modeste. Ecco, allora dico: la diga del Tirso deve entrare in funzione perché è il polmone importante per tutta l'economia agricola dell'oristanese e per la stessa industria della trasformazione dei prodotti agricoli, quale è la Grinsar, e per la conservazione dei prodotti della risicoltura. La risicoltura dell'oristanese certamente non è l'ultima in Italia; abbiamo una risicoltura che produce riso da seme che è fra i migliori del Paese, che viene richiesto nella provincia di Vercelli quale riso da seme, ed è una cultura, inoltre, che dà anche delle rese invidiabili, perché abbiamo delle rese in media intorno al 65-70 quintali per ettaro, in media. Tocchiamo punte di rese di 100 quintali per ogni ettaro. La cultura a riso, oggi, la superficie a questa coltura ritengo che sia intorno ai 4 mila ettari. Potrebbe essere incrementata; questa possibilità esiste, esiste il mercato, il problema più doloroso è quello dell'acqua, perché devono avere l'acqua razionata. Anche quest'anno, compresi i risicoltori, hanno avuto paura che non riuscissero a portare a compimento la maturazione del riso. Ecco allora qui il discorso si fa veramente pressante per quanto riguarda la raccolta delle acque nella diga del Tirso. Allora, scusate se ho innestato quest'altro problema ma, ripeto, è così strettamente collegato alla messa o rimessa in funzione della Grinsar o di altro gruppo industriale che voglia intervenire in questo settore, per cui ho ritenuto opportuno inserire anche il problema della diga del Tirso. Io vorrei che l'Assessore dell'industria e l'Assessore dei lavori pubblici mi dessero una risposta, soprattutto concreta, indicando dei tempi entro i quali questi problemi possano essere affrontati e risolti. La provincia di Oristano, voi sapete che nella graduatoria del benessere in campo nazionale, se non è l'ultima è la penultima. Noi non abbiamo turismo, se non a livello assolutamente marginale, non abbiamo industria, e allora la nostra risorsa più importante è quella dell'agricoltura. Ma in agricoltura se non abbiamo acqua, se non abbiamo un mercato di sbocco, la possibilità di trasformare e conservare i prodotti, non possiamo operare in modo proficuo.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'industria.

PINNA, Assessore dell'industria. Le considerazioni che venivano fatte dall'onorevole Casu mettono in evidenza che la vicenda della Grinsar non è una vicenda facile. Voglio subito premettere, però, che non è intenzione della Regione disimpegnarsi o lasciare deperire questa esperienza produttiva; abbiamo a cuore sia la sorte dei lavoratori, sia anche il valore dell'attività produttiva, che è tutt'altro che priva di potenzialità, onorevole Casu. Sia le produzioni attuali, sia quelle potenziali riscontrano unanime interesse. C'è di positivo che vi sono gruppi imprenditoriali che si interessano a rilanciare la Grinsar. Quindi resta una realtà importante e resta un punto decisivo anche nel mantenere vivo e potenziare, anche alla luce delle maggiori risorse idriche alle quali lei, onorevole, faceva riferimento, resta importante il punto di riferimento, la Grinsar, anche per mantenere vivo e ampliare quel polo agro-alimentare che riguarda l'area di Oristano, che ha una vocazione specifica che noi abbiamo ben presente. Allora le difficoltà derivano non certo da una nostra disattenzione ma da una situazione di grave squilibrio finanziario attuale della Grinsar. Occorre dire tutta la verità, che tra l'altro credo sia notoria. Vi è un'istanza di fallimento, presentata credo dai dipendenti, da un gruppo di dipendenti della Grinsar, se non erro è stata già fissata a giorni o fra qualche settimana un'udienza; vi è una situazione debitoria in più direzioni da parte della Grinsar, che indubbiamente rende pesante l'attuale situazione. Si pongono, sembra di capire perché si tratta di impresa privata, anche se con una partecipazione della Regione attraverso la Sipas, sembrano porsi da tempo questioni di management che devono essere affrontate. Vi è stato una riunione del Consiglio di amministrazione, mi pare verso gli ultimi giorni di agosto, che ha assunto alcune determinazioni, che però devono avere seguito ed esecuzione, rispetto alle quali noi abbiamo difficoltà ad incidere, e si pone il problema, come già dicevo, di individuare dei nuovi imprenditori, che tuttavia si affacciano, dicono, manifestano interesse. E anche su questo aspetto la Regione è attiva e attenta, nel senso che ha avuto modo, ripartitamente, di incontrare questi imprenditori, altri credo che si preparino a chiedere ugualmente di essere ascoltati, naturalmente tutto questo lo facciamo nelle forme consentite, stante il fatto che siamo in presenza, ripeto, formalmente di un'azienda privata. Prudenza vuole che anche sui promittenti acquirenti o partecipanti si accerti preventivamente la capacità finanziaria, la professionalità, si abbia modo di vedere un piano di impresa e quant'altro. Tuttavia, ripeto, sono in tal senso in corso contatti. Ma forse l'aspetto più rilevante, comunque uno degli aspetti importanti, è il fatto che è in essere un rapporto triangolare tra la Giunta, il ministero delle risorse agricole e la RIPS (?), che riguarda l'intero settore agro-industriale ma che riguarda anche, in modo specifico, la Greensar. L'ultimo incontro è avvenuto esattamente avantieri. Avantieri abbiamo incontrato i rappresentanti dell'ex Ministero dell'agricoltura, insieme ai responsabili della Ribs (?), presente l'Assessore dell'agricoltura, Paba. Esiste un piano specifico di intervento per la Greensar predisposto dalla Ribs, che individua con puntualità risorse finanziarie, quindi dimensione degli investimenti, nuove possibili produzioni che avrebbero una prospettiva di mercato e possibili ricadute occupative. E' evidente che tutto questo è in qualche modo condizionato e costretto a segnare il passo alla luce dell'evoluzione che la vicenda della Greensar con la gestione attuale avrà nelle prossime settimane. Occorre che su questo si determini un chiarimento nelle sedi e da parte delle autorità competenti, ma quale che sia questo esito, ripeto, da parte dei due Assessorati, agricoltura e industria, e da parte dell'intera Giunta vi è una particolare attenzione e vi è già anche un piano specifico di possibile intervento, che vedrà verosimilmente l'intervento della RIBS, ma che deve prima individuare un imprenditore, una via di soluzione della situazione di grave indebitamento di questa realtà produttiva.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore dei lavori pubblici.

FADDA PAOLO, Assessore dei lavori pubblici. Signor Presidente, se lo ritiene l'onorevole interpellante, io rispondo, perché mi è stato anticipato il contenuto, all'interpellanza numero 384, che riguarda proprio la dismissione del Tirso. Io, a proposito di questa interpellanza, proprio anche per...

PRESIDENTE. Chiedo scusa, siccome l'interpellanza numero 384 è a firma Casu, Pittalis e più, e nell'intervento dell'onorevole Casu è stato citato, chiedo all'onorevole Casu se consente.

CASU (F.I.). Per me va bene che ci sia anche l'intervento dell'Assessore dei lavori pubblici perché mi pare che i due problemi siano strettamente collegati l'uno con l'altro.

FADDA PAOLO, Assessore dei lavori pubblici. Grazie. Dunque io per rispondere a questa interpellanza e per i necessari collegamenti ho anche predisposto per gli onorevoli Casu e Pittalis, ed eventualmente per i consiglieri che ne facessero richiesta, un documento nel quale fin dagli inizi, parte addirittura dal regio decreto del 1914, venne data la concessione di derivazione d'acqua per la diga di Santa Chiara, e da allora fino al luglio scorso tutti i passaggi salienti che sono stati fatti dall'amministrazione regionale per la questione dell'utilizzo dell'acqua del fiume Tirso. Ma, non partendo dal 1914, le dico subito che giustamente la sua interpellanza parte dal momento in cui è stata inaugurata la diga, anche perché in quel momento la disponibilità della diga ha determinato delle situazioni che potevano segnare un passo diverso nella procedura, poiché il problema dell'utilizzo della nuova diga di cantoniera è subordinato alla dismissione della vecchia diga e soprattutto alla eliminazione di tutti gli impianti per la produzione di energia idroelettrica che stanno al piede della diga di Santa Chiara. Non attendendo quella data l'Assessore dei lavori pubblici ha inviato la procedura con la richiesta di concessioni, avvenute la prima nel 1994, la seconda nel 1995, da parte di due richiedenti, il Consorzio di bonifica di secondo grado di Oristano, per la verità al seconda domanda, e per primo l'ENEL, i quali entrambi fecero domanda di sfruttamento dell'acqua per scopi idroelettrici. Le due problematiche, fintanto che non si è arrivati a un disaccordo fra questi due soggetti giuridici che hanno fatto richiesta, erano rimaste insieme, e le due problematiche erano quelle dell'utilizzo dell'acqua, e quindi della nuova diga, e quindi dell'utilizzo della risorsa, e quella relativa alla concessione per utilizzo dell'acqua per scopi idroelettrici. Erano accorpate perché si cercava un accordo per gestire le due problematiche insieme. Questa ricerca dell'accordo è durata diverso tempo anche perché l'Avvocatura dello Stato e il Consiglio superiore dei lavori pubblici, a cui noi abbiamo richiesto parere, visti gli atti pregressi, per il fatto che partivano da lunghi anni fa, hanno ritenuto di suggerirci che la strada migliore per evitare dei contenziosi che avrebbero determinato probabilmente ulteriori rallentamenti era quella della ricerca di un accordo, tanto più che i due soggetti hanno dichiarato a suo tempo di essere disponibili a un accordo congiunto per la gestione della diga. Questo problema si è trascinato in mancanza di questo accordo, la diga non era ancora collaudata, quindi non vi era ancora il manufatto pronto per essere utilizzato, da quel momento in poi la Regione sarda ha cercato di venire a capo di questa vicenda separando immediatamente le due questioni, che in questo momento sono separate, sebbene l'ENEL tenda sempre a metterle insieme, cioè quello di legare il problema della dismissione dei suoi impianti e della vecchia diga al riconoscimento di un indennizzo. Su questo indennizzo le dirò immediatamente dopo.

Questo problema per noi era di materia in un certo senso irrilevante, perché entrambi i soggetti davano disponibilità a costruire una centrale, per cui abbiamo sempre ritenuto che chi predisponeva l'offerta più vantaggiosa per la collettività sarebbe dovuto essere il soggetto avente diritto di concessione. Questo fatto si è risolto solo più tardi, quando l'ENEL ha per un verso dichiarato di non essere più disposto a gestire una nuova centrale, ma subordinando al dismissione della vecchia diga al riconoscimento degli indennizzi e alla loro quantificazione. Da questo punto di vista è stato in parte, e questo ci ha fatto perdere un po' di tempo, sostenuta questa teoria da parte del Ministero dell'industria, che si è inserito solo recentemente in questo dialogo, insieme ha partecipato a quell'incontro di Roma la stessa provincia di Oristano, naturalmente per le competenze soltanto di territorio, il Consorzio di bonifica e l'ENEL. Naturalmente noi sappiamo che quello era soltanto un momento che avrebbe determinato una situazione in cui la Regione si sarebbe trovata, probabilmente, partecipando a quell'incontro, a dover rispondere di un eventuale indennizzo direttamente con i propri bilanci. Questo così non poteva essere né può essere in quanto noi ci troviamo di fatto con due soggetti entrambi richiedenti di concessione, per cui noi riteniamo che gli indennizzi debbano essere o per un verso riconosciuti da chi prende la concessione all'altro pretendente, oppure, se eventualmente fosse questa strada percorribile a carico del soggetto che ha costruito la nuova infrastruttura, e quindi lo Stato attraverso la Cassa per il Mezzogiorno.

Per venire a capo di questa vicenda recentemente il Commissario governativo per l'emergenza idrica ha fatto un'ordinanza intimando all'ENEL di dismettere immediatamente, quindi firmando il progetto di apertura dei varchi (?) di Santa Chiara, progetto che peraltro il Consorzio di bonifica, dopo mesi di sollecitazioni da parte della Regione, ha inviato all'ENEL soltanto in data 1° agosto. Abbiamo dato, a seguito dell'ordinanza, un tempo sufficiente perché l'ENEL potesse vedere le carte, quindi il progetto che è piuttosto delicato, per poterlo sottoscrivere. Tenga presente che il progetto è stato redatto dal Consorzio, quindi, ovviamente, l'ENEL ha tutti i diritti di poter vedere con attenzione un progetto che riguarda un suo manufatto, che peraltro è un manufatto che il Consiglio superiore dei lavori pubblici e il Servizio nazionale delle dighe hanno dichiarato pericoloso. A seguito di quella ordinanza la Giunta ha assunto una delibera, dando mandato all'Assessore dei lavori pubblici, terminato questo tempo, di procedere alle finali dell'istruttoria proprio per arrivare alla dismissione della vecchia diga. Io ho predisposto e proprio questa mattina ho presentato alla giunta l'atto di diffida per avere le sue osservazioni e l'atto di diffida è l'atto conclusivo di questa lunghissima procedura. A seguito dell'atto di diffida che è 15 giorni per la firma dei progetti vi è l'atto di decadenza. L'atto di decadenza di concessione noi Regione sarda entriamo all'ENEL e a quel punto procediamo noi a fare quello che l'ENEL da lungo tempo a cui l'ENEL abbiamo richiesto di sottoscrivere. A proposito mi consenta soltanto una considerazione circa il problema collegato con il riso. Io qui ho il dovere di ricordare un problema che riguarda il fatto che noi siamo una Regione sempre in emergenza che questa diga del tirso che oggi parrebbe sovradimensionata in fondo gli annali statistici della piovosità per cui difficilmente riusciremo a riempirla, certamente un serbatoio deve essere regolato negli usi pluriennali, è un serbatoio che potrà erogare non moltissima acqua in più rispetto alla diga attuale di santa chiara. Per non ricorrere nei problemi della siccità che abbiamo vissuto recentemente. E allora seguo il discorso del riso perché qui bisogna che venga fatta con molta attenzione la pianificazione delle colture perché in assenza di questa noi rischiamo di incorrere in danni pur avendo molta più disponibilità in futuro per (?) non solo per la diga del tirso perché vorrei ricordare che la risaia per ettaro consuma il doppio dell'acqua di una coltura media in Sardegna e una Regione in siccità, che ha problemi di siccità questo elemento ci deve portare a meditare prima di consentire nuove piantumazioni soprattutto che hanno grossissimo consumo di acqua.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.

CASU (F.I.). Prendo atto dei due chiarimenti commessi dai due assessori competenti, ma mi permetto di fare un'ulteriore raccomandazione, prima all'assessore Pinna, è vero che ci sono problemi grossi da risolvere riguardo la GREENSAR, ma io penso che questi problemi ormai si siano trasferiti in tribunale, nel senso che di fronte a una richiesta di fallimento il tribunale non può più ignorare il problema GREENSAR, ma risolvere o almeno abbreviare i termini per quanto riguarda l'eventuale soggetto imprenditore che dovrebbe intervenire nel settore, credo che questo sia possibile e l'esperienza che ho anche di amministrazioni fallimentari, perché si tratta di un'attività che io svolgo professionalmente ritengo che anche il tribunale possa un domani essere dichiarato il fallimento essere accelerata la pratica relativamente alla vendita dell'immobile, praticamente il soggetto che interviene avrà bisogno dell'immobile per non costruire un immobile nuovo. Io ritengo che il tribunale questa pratica la possa fare con celerità. Bisogna individuare immediatamente il soggetto in modo tale che questo si prepari per l'eventuale intervento. La ringrazio assessore, poi la disturberò per avere ancora qualche chiarimento in proposito. Ecco vengo subito alla risposta che mi ha dato l'assessore Fadda, io tengo presente tutte le considerazioni da lei svolte, anche per quanto riguarda la GREENSAR, mi permetto di dire che si tratta per noi di un problema non urgente ma urgentissimo, problemi relativamente alla diatriba ENEL di bonifica devono essere risolti nell'interesse della collettività, sono d'accordo con lei pure che deve essere programmata la coltura del riso, ma non credo che sia una cosa difficile, perché in effetti la coltivazione e la produzione del riso è concentrata in pochi soggetti, esiste una cooperativa che abbraccia i produttori per almeno un 60 per cento e gli altri soggetti non sono numerosi, perciò io ritengo che anche una programmazione che vada di pari passo con la programmazione dell'erogazione dell'acqua sia possibile, ma è un peccato che venga ignorata perché si tratta di una coltura ben redditizia, anche perché voi sapete meglio di me che è in atto che la costruzione di silos, di impianti per portare l'attività della Corisa, che è la cooperativa che svolge questa attività alla commercializzazione del prodotto direttamente. Grazie.

PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza numero 358.

Se ne dia lettura.

(?), Segretario:

INTERPELLANZA LA ROSA - CONCAS - MONTIS - VASSALLO - ARESU sugli interventi per le politiche attive del lavoro di cui alla tabella B, capitolo 03017 della legge finanziaria regionale 1997.

I sottoscritti,

premesso che:

1) la legge finanziaria regionale 1997 ha previsto l'importo di lire 64.900.000 da destinare al finanziamento di interventi per le politiche attive del lavoro da definire con apposito disegno di legge;

2) la Giunta regionale si era impegnata a definire tale disegno di legge in tempi brevissimi in modo da assicurare l'intero impiego delle risorse a supporto della creazione di nuova occupazione nel corso del 1997;

3) non risulta a questo momento che sia stato definito tale disegno di legge con la conseguenza che neppure queste poche risorse potranno essere impiegate nel corso del 1997;

tutto ciò premesso chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore competente per conoscere:

a) quali programmi intendono promuovere e sostenere con l'impiego delle risorse di cui in premessa;

b) a quale punto sia la definizione del relativo disegno di legge;

quali ostacoli abbiano fin qui impedito di dare corso operativo alla definizione del disegno di legge e al collegato impiego delle risorse finanziarie. (358)

PRESIDENTE. Per illustrare l'interpellanza ha facoltà di parlare il consigliere La Rosa.

LA ROSA (Gruppo Misto). Signor Presidente, molto brevemente, l'interpellanza fa riferimento alle risorse finanziarie che erano state allocate nel fondo "Nuovi oneri legislativi" proprio per interventi in relazione a politiche attive di lavoro. Si tratta di risorse non particolarmente ingenti ma comunque importanti circa 35 miliardi che erano stati tra l'altro inseriti in finanziaria raccogliendo anche una spinta sociale forte che c'era stata in quei mesi e che il Consiglio aveva a sua volta raccolto. Per poter impiegare queste risorse si doveva o attivare disposizioni di legge in merito ad interventi per le politiche attive del lavoro o predisporre un nuovo disegno di legge sull'argomento. Purtroppo fino a questo momento e certo fino al momento in cui è stata presentata l'interpellanza, ma anche ora, non esiste il programma o la legge che dovrebbe impiegare queste risorse, per cui certamente uno degli obiettivi fondamentali, cioè quello di spendere queste risorse nel corso del '97 credo che sia ormai venuto meno e lo si può già affermare. Tuttavia resta importante procedere il più rapidamente possibile perché queste risorse vengano impegnate e impiegate per gli obiettivi per cui le domande restano credo sempre valide, quali sono i programmi che si intendono sostenere con l'impiego di queste risorse, a che punto è l'eventuale definizione del disegno di legge e per quali ragioni e quali motivi sino ad oggi non è diventato operativo l'impegno della finanziaria.

PRESIDENTE. Chiederei ai colleghi che hanno firmato, e sono in gran parte gli stessi, l'interpellanza numero 382, Vassallo, Concas, Montis, sulla mancata presentazione dal parte della Giunta regionale del disegno di legge collegato alla finanziaria 1997 atta ad attuare quanto sottoscritto nel protocollo d'intesa del 30 settembre 1996, che mi sembra che siano collegate, se possiamo appunto considerarle collegate e se vogliano magari integrare l'illustrazione in modo tale che l'Assessore possa rispondere. Come volete.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.-Progr.). Presidente, per me va bene considerarle collegate, anche se non mi sembra che vi sia un nesso e un collegamento.

PRESIDENTE. Allora vediamole una per volta.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.

DEIANA (Popolari), Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Presidente, mi sembra che le due interpellanze, la 382 e la 358, illustrata dal collega La Rosa abbiano un'integrazione nei contenuti e nei temi, cioè perché poi quell'accordo richiamato nella interpellanza, cioè del 30 settembre 1986(?), tratta gli stessi argomenti, per cui forse verrebbe anche più facile rispondere complessivamente per avere anche una logica complessiva di risposta, unendo le due illustrazioni. Se è possibile farlo, mi farebbe piacere se il collega Vassallo potesse integrare la illustrazione che ha fatto il collega La Rosa.

PRESIDENTE. Assessore lei ripropone di unirle, ma se i colleghi vogliono discuterle separatamente la prego di rispettare questa volontà. Possiamo richiederlo, ma mi pare che l'orientamento degli interpellanti sia per una discussione separata.

VASSALLO (R.C.Progr.). Sono argomenti diversi.

DEIANA (Popolari), Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Presidente, io ringrazio il collega La Rosa che ha presentato questa interpellanza; mi scuso se faccio un excursus per capire il finale delle cose che potrò dire. Voi tutti ricorderete quando in occasione della finanziaria '97 furono destinate delle risorse al tema delle politiche attive del lavoro che ammontavano e ammontano esattamente a 64 miliardi e 900 milioni. Da quella somma a disposizione doveva scaturire un disegno di legge. Nel momento in cui la finanziaria veniva pubblicata fu attivato un tavolo di consultazioni e a quel tavolo partecipammo io, l'Assessore dell'industria e l'Assessore della programmazione, a quel tavolo fu presentato un documento di linee e di principi che era una bozza provvisoria dei contenuti che dovevano poi essere iscritti nel disegno di legge stesso e andammo a consultare quelle che erano le organizzazioni sindacali, i momenti di associazione dei datori di lavoro, degli artigiani, dei commercianti, della cooperazione, cercando di sottoporre a riflessione le cose contenute in quel documento che era uno schema, una bozza che conteneva tutti i principi che poi dovevano essere contenuti nel disegno di legge stesso. Ci fu una discussione, alla discussione seguì un intervento delle associazioni con documenti scritti che andavano a fare dei suggerimenti, delle considerazioni sui temi trattati e in base a tutto quel movimento di discussione e di riflessione fu dato incarico a un docente universitario di raccogliere il tutto e proporre uno schema, una proposta di articolato di legge che la Giunta doveva poi prendere in considerazione ed eventualmente approvare. Fu presentato il disegno di legge, in quel momento messo all'ordine del giorno dalla Giunta regionale, la Giunta regionale chiese l'illustrazione dei contenuti senza approvarlo, fu illustrato in due sedute consecutive di Giunta regionale nei contenuti, furono discussi e fu riportato il tutto alla concertazione con le forze sociali. Naturalmente in tutto questo momento consultivo, chiamiamolo così, si apriva una grande discussione in campo nazionale che andava a coinvolgere ampiamente tutte le forze sociali e delle associazioni imprenditoriali che contribuirono poi alla definizione del cosiddetto "pacchetto Treu"; e le due cose in campo nazionale e in campo regionale andavano in parallelo e l'intenzione della Giunta e dell'Assessore era quella di cercare di coordinare anche le politiche del lavoro regionali in base agli avvenimenti, alle norme che andavano maturando e poi sono maturate in campo nazionale. Per fare un paio di esempi di integrazione, di coordinamento a queste norme, poi questi esempi entrano nel merito anche delle fasce di età; noi conosciamo che abbiamo una normativa in campo regionale che è rivolta a una certa fascia di età, tipo la legge numero 28 che va dai 18 ai 35 anni; e altre leggi, anche leggi nazionali, e poi abbiamo il "pacchetto Treu", con le borse lavoro e in più i lavori di pubblica utilità, che interessa una fascia di età che va dai 21 ai 32 anni. allora in questo coordinamento tra i due momenti si viene a scoprire che ci sono delle fasce che sono ad alto rischio e che praticamente non hanno mai conosciuto il lavoro, e che è la classe genericamente detta degli ultraquarantenni. Anche questi aspetti sono tutti emersi nelle consultazioni che noi abbiamo fatto, e allora all'interno del disegno di legge esistono delle provvidenze, delle agevolazioni per l'assunzione naturalmente di queste fasce di età, parlo degli ultraquarantenni. In base a quest'ultima parte, cioè dopo l'illustrazione in Giunta, si è aperta una consultazione non stop con le organizzazioni sindacali, che sta ormai per finire, che vedeva non soltanto questo disegno di legge, ma vede anche lo schema del D.P.R. per il trasferimento delle competenze sul collocamento e la riforma della formazione professionale. Una consultazione non stop che ormai sta per finire; alcune cose sono totalmente definite, altre le dovevano trasmettere per iscritto stamattina. Quindi in brevissimi tempi il disegno di legge verrà ripresentato in Giunta con i miglioramenti che sono stati suggeriti, perché dal confronto di più voci naturalmente si va ad un miglioramento del disegno di legge stesso. All'interno ci sono una serie di agevolazioni che vanno incontro alla incentivazione alla chiamata al lavoro, chiamiamola così, alla occupazione, che vanno dal lavoro autonomo, vanno dal contratto di formazione lavoro, vanno dall'apprendistato e così si può continuare con alcuni esempi sui quali voi avrete avuto occasione di leggere e di riflettere. E' volontà dell'Assessore e della Giunta in brevissimo tempo portare questo programma contenuto in questo disegno di legge all'approvazione in Giunta, affinché possa arrivare all'esame del Consiglio in tempi brevissimi.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere La Rosa per dichiarare se è soddisfatto o meno.

LA ROSA (Gruppo Misto). Rimane purtroppo il rammarico che queste risorse, che erano destinate ad essere impiegate nel '97, non potranno essere impiegate certamente in quest'anno, quindi è stato un anno che sotto questo riguardo non ha potuto dare quegli effetti che ci eravamo augurati con l'impegno di queste risorse. Io mi auguro che in ogni caso la proposta della Giunta arrivi prestissimo in Consiglio perché anche noi possiamo dare qualche contributo e quindi lavorare concretamente su questo problema.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dell'interpellanza numero 382. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:

INTERPELLANZA VASSALLO - CONCAS - MONTIS sulla mancata presentazione da parte della Giunta regionale del disegno di legge collegato alla finanziaria '97 atto ad attuare quanto sottoscritto nel protocollo d'intesa del 30 settembre 1996.

I sottoscritti,

CONSIDERATO CHE:

u il 1° febbraio 1997 il Consiglio regionale della Sardegna ha approvato l'ordine del giorno firmato VASSALLO, SCANO, PITTALIS, GIAGU, MASALA, DETTORI Bruno BALIA, AMADU, MONTIS, BONESU, ARESU, CONCAS, CUGINI, DIANA, FEDERICI,FRAU, FOIS Paolo, FOIS Pietro, LA ROSA, LORENZONI, MILIA NIZZI, OBINO, OPPIA, SANNA NIVOLI, SANNA Salvatore, SASSU, USAI Pietro sull'attuazione del protocollo d'intesa per la reindustrializzazione dell'area di crisi del sassarese;

u il Consiglio regionale ha impegnato la Giunta regionale a presentare entro sessanta giorni un apposito disegno di legge collegato alla finanziaria 1997 atto ad attuare quanto sottoscritto nel protocollo d'intesa del 30 settembre 1996 e a destinare, per la parte di competenza regionale, gli strumenti finanziari corrispondenti al processo di reindustrializzazione dell'area in questione;

PRESO ATTO che i 60 giorni sono scaduti e a tutt'oggi la Giunta regionale non ha provveduto in merito come previsto dall'ordine del giorno succitato,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale per conoscere quali ragioni gli abbiano impedito di rispettare tali impegni e se intenda presentare in tempi brevi il disegno di legge annunciato per favorire il processo di reindustrializzazione dell'area di crisi del sassarese. (382)

PRESIDENTE. Per illustrare l'interpellanza ha facoltà di parlare il consigliere Vassallo.

VASSALLO (R.C.Progr.). Probabilmente c'è stato un equivoco, signor Presidente, nel senso che in effetti mi sembra che questa interpellanza nulla abbia a che fare con l'interpellanza precedente. E' vero che le due date coincidono, quella del 30 settembre, però nulla hanno a che fare con l'oggetto della discussione. In quanto il primo febbraio del 1997 in fase di discussione della finanziaria venne presentato un emendamento atto a dare vigore a un protocollo d'intesa, esattamente quello del 30 settembre '96 che fu siglato presso la presidenza del Consiglio dei Ministri per la reindustrializzazione dell'area di crisi del sassarese. In tale occasione presero parte il Presidente del Consiglio dei Ministri, il ministro del lavoro, dell'industria, il Presidente della Regione Sardegna e i rappresentanti degli enti locali, delle forze sociali, sindacali e del territorio. Fu siglato questo protocollo, all'interno del quale veniva anche individuata la società di promozione industriale che doveva, all'uopo, stimolare i programmi per cui fare il promoter dell'intera area di crisi individuata. L'emendamento alla finanziaria fu ritirato in funzione del fatto che la Giunta regionale riteneva utile approfondire un attimo l'intera questione, anche perché noi indicavamo precisamente le cifre che dovevano essere stanziate da parte della Regione e per cui venne accolta la richiesta di una sospensione attraverso la formulazione di un ordine del giorno firmato da 28 consiglieri regionali, rappresentanti di tutte le forze politiche presenti in questo Consiglio, dove impegnava la Giunta a presentare, così come peraltro la stessa Giunta aveva chiesto, aveva indicato di voler fare, presentare un apposito disegno di legge collegato alla finanziaria entro 60 giorni. Sono passati otto mesi, per cui sono passati molto più di 60 giorni, il disegno di legge collegato a questa finanziaria non l'abbiamo visto, per cui chiediamo di sapere quali ragioni hanno impedito di rispettare tali impegni e, voglio ribadire, sono impegni nei confronti praticamente di tutta l'Aula e di tutte le forze politiche presenti in quest'Aula, dopo otto mesi, e se si intende rispettare questo impegno. Se non si intende lo si dica chiaramente quali sono i motivi, per cui si renda ragione alla verità, nel senso che un territorio come questo e gli sforzi che sono stati fatti anche con il Governo nazionale per riconoscere l'intera area di crisi, vengono assolutamente vanificati dalla mancanza di risposte che comunque quest'area richiede dalla Regione, così come, fra l'altro, è previsto dal protocollo d'intesa col Governo.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'industria.

PINNA, Assessore dell'industria. Mi viene un po' da fare, onorevole Vassallo, una prima riflessione nel dire che, per la verità, i collegati alla finanziaria, nel corso di questo bilancio '97, nessuno ha avuto una grande fortuna. Debbo dire, in premessa che, per quanto riguarda l'area di crisi di Sassari, si va avanti, si fanno dei passi in avanti, credo che anche oggi, non voglio sbagliare sulla data, credo che oggi ci fosse un incontro tecnico presso la task force, con i diversi soggetti, in particolare con gli imprenditori, per definire meglio i contenuti relativi alla definizione del contratto d'area; un incontro vi è stato la settimana scorsa; un altro non so se subirà un breve rinvio, invece, con tutte le istituzioni, doveva svolgersi lunedì prossimo. Quindi vi è, diciamo, un impegno molto stringente per pervenire al contratto d'area nell'area di Sassari. Più nello specifico, invece, la stesura materiale del disegno di legge connesso all'ordine del giorno (mi riferisco, evidentemente, al ruolo della Promin) la stesura materiale del disegno di legge può essere anche molto agevole. La difficoltà che ci siamo trovati di fronte è quella di interpretare correttamente la portata del significato dell'ordine del giorno, e in particolare si tratta di comprendere qual è la portata, qual è la dimensione dell'espressione che è contenuta nel punto 2 degli impegni rivolti alla Giunta. Il secondo punto dice testualmente: "A destinare, per la parte di competenza regionale, gli strumenti finanziari corrispondenti al processo di reindustrializzazione dell'area in questione. Cioè di destinare alla Promin. Se si trattasse di costituire una nuova finanziaria, con il ruolo di gestione dei fondi, di fondi di incentivazione, o col ruolo di promuovere la costituzione di società o di realizzare partecipazioni, io credo che in questa dimensione, che può essere una delle interpretazioni dell'ordine del giorno, perché destinare le risorse, gli strumenti finanziari corrispondenti al processo di reindustrializzazione può anche, in una accezione ampia, significare questo: che occorre trasferire, tanto per esemplificare e risultare chiaro davanti al Consiglio, trasferire una quota parte delle risorse della "15", per fare riferimento all'industria, una quota parte delle risorse della "21" e così via, di tutte le leggi di incentivazione che verrebbero gestite da una società finanziaria di un'area territoriale specifica, con l'obiettivo, dichiarato nell'ordine del giorno, desiderabile e chiaramente condiviso da tutti, di reindustrializzare l'area in questione. In tale ipotesi, la Giunta ritiene che si andrebbe verso una doppia contraddizione: una prima contraddizione rispetto al processo di privatizzazione verso il quale andiamo. L'impegno della Giunta, ma sollecitato praticamente da tutti i settori del Consiglio, è quello di andare ad una semplificazione, per esempio, in relazione alle finanziarie regionali di settore, e naturalmente ad un superamento, attraverso un processo di privatizzazione, delle società operative dalle stesse società finanziarie di settore controllate. Inoltre, in questo modo, si andrebbe anche in contraddizione, a mio giudizio, rispetto al nuovo quadro di programmazione negoziata che è stato definito sul piano nazionale, per una parte almeno, successivamente a quell'ordine del giorno. Diverso sarebbe il quadro se invece si trattasse di investire, diciamo, la Promin di una funzione di promozione d'impresa, di studio e definizione di pacchetti localizzativi, perché in questo caso io vedrei un'operazione di questo genere del tutto coerente con le linee programmatiche di superamento della gestione diretta di attività produttive e di proliferazione di finanziarie regionali o, comunque, di società a finanziamento regionale. Io credo che, e la Giunta ritiene che, quell'ordine del giorno vada interpretato invece nella forma dell'investire la Promin di funzioni di promozione d'impresa, di individuazione di impresa da localizzare, di sollecitazione agli imprenditori, a livello regionale, nazionale e anche internazionale, a localizzarsi in quell'area. In questo senso io credo che non vi sarebbe alcuna difficoltà. La difficoltà, di fronte alla quale si è trovata la Giunta, è proprio interpretativa di quell'ordine del giorno, perché può avere o un'accezione estremamente ampia, e io dico anche pericolosa, perché non comprenderei perché una società che deve gestire incentivi, che ha una quota parte di incentivi a livello regionale, si possa averla nel sassarese e non nell'Ogliastra o nel Sarrabus Gerrei o nel Sulcis Iglesiente o da qualsiasi altra parte. Allora, su questa materia occorre muoversi, io credo, con la cautela necessaria. Abbiamo bisogno, se si ritiene, di una serie di soggetti, presenti anche diffusamente nel territorio, che hanno la funzione di promozione di impresa, di sollecitazione a localizzarsi, di offerta di pacchetti localizzativi e quant'altro. Ora, per essere adempienti con l'ordine del giorno, io credo che sarebbe necessario individuare una sede, io non so proporla, presumo , che so, una delle commissioni del Consiglio regionale, forse la Commissione industria, dove la Giunta possa confrontarsi con il Consiglio per comprendere bene qual è la portata di quella espressione che io ho richiamato. Diversamente, se così non fosse, io non ho difficoltà a dire che non abbiamo, non è una cosa difficile, che la Giunta predisponga rapidissimamente un disegno di legge, che però riteniamo debba essere coerente con le linee del programma che la Giunta stessa si è data. E cioè in presenza di soggetti che fanno promozione di impresa nel territorio, non di ulteriori finanziarie che a loro volta attivano società con partecipazione regionale, che è esattamente il contrario del processo di privatizzazione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Vassallo per dichiarare se è soddisfatto. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.-Progr.). Io rimango veramente meravigliato, ma non tanto dal fatto che da parte della Giunta lo stesso ordine del giorno possa essere interpretato in diversa maniera, rimango meravigliato dal fatto che solamente per via della presentazione di una interpellanza la Giunta si rende disponibile a presentare anche in tempi brevi questo benedetto disegno di legge. Voglio dire, l'ordine del giorno dava delle indicazioni, poi la Giunta poteva benissimo interpretarle come meglio credeva, questo non toglie il fatto che dovere della Giunta era quello di presentare il disegno di legge, è compito del Presidente del Consiglio, non della Giunta, stabilire qual è la Commissione di competenza, per cui non è un problema questo, nel senso che qua in Consiglio non bisticciamo su qual è la Commissione che deve discutere una certa cosa, il Presidente del Consiglio decide la destinazione del disegno di legge che sarebbe stato presentato e probabilmente oggi noi avremmo già chiarito, i Gruppi politici firmatari di questo documento avrebbero comunque già chiarito ed espresso una loro opinione compiuta su un provvedimento proposto. Io prendo atto delle dichiarazioni dell'Assessore, del fatto che comunque non vi è nessun problema a presentare questo disegno di legge in tempi brevissimi, mi auguro che arrivi quanto prima e non mi veda costretto a presentare un'altra interpellanza per vedere come mai non arriva questo disegno di legge.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento dell'interpellanza numero 362. Se ne dia lettura.

DEMONTIS, Segretario:

Interpellanza La Rosa - Concas - Montis - Vassallo - Aresu sulla situazione dei lavoratori della RIMISA S.p.A. di Lula.

I sottoscritti,

PREMESSO CHE:

u il consiglio di fabbrica e le maestranze della RIMISA S.p.A. denunciano gravi inadempienze da parte dell'EMSA e della Regione riguardo al protocollo d'intesa firmato nel mese di novembre 1996;

u in particolare viene denunciato che invece delle iniziative per lo sviluppo e l'occupazione si trovano davanti alla prospettiva della messa in mobilità, della cassa integrazione e dell'incentivazione all'esodo volontario,

chiedono di interpellare l'Assessore competente per conoscere:

a) quali iniziative siano state messe in atto per far fronte alle esigenze occupazionali della RIMISA S.p.A.;

b) quali ragioni abbiano impedito di rispettare gli impegni sottoscritti a seguito della vertenza dei minatori culminata con l'occupazione della miniera;

come si possano conciliare gli impegni presi e gli accordi sottoscritti con la prospettiva di messa in mobilità, in cassa integrazione, in esodo incentivato. (362)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Rosa. Ne ha facoltà.

LA ROSA (Gruppo Misto.). Signor Presidente, molto rapidamente. La questione che viene posta nell'interpellanza è una questione specifica che riguarda un'azienda, ma si colloca anche all'interno di una problematica più complessiva che riguarda tutto il problema del riassetto del settore minerario della nostra Regione. Naturalmente però non intendo richiamare la materia complessiva, mi basta soffermarmi sulla questione specifica che è riportata nell'interpellanza, per cui io chiederei all'Assessore se può renderci noto quale sia in questo momento lo stato della vertenza e degli interventi e delle iniziative rispetto ai problemi che sono richiamati nell'interpellanza che riguardano la Rimisa S.p.A. di Lula.

Sappiamo che c'era stato nel novembre del 1996 un accordo; questo accordo veniva denunciato dai lavoratori e dalle organizzazioni sindacali come non rispettato, si parlava di minacce di cassa integrazione, messa in mobilità e quant'altro, invece del rispetto pieno dell'accordo che prevedeva la ricollocazione in nuove iniziative. Quello che chiedo è di conoscere se oggi la questione della Rimisa può dirsi positivamente indirizzata.

PINNA, Assessore dell'industria. Voglio subito dire che allo stato le prospettive di impiego dei lavoratori della Rimisa non consentono elementi di preoccupazione, così come sono rappresentati nell'interpellanza.

Comprendo che molto spesso le interpellanze nascono da discussioni e documenti che vengono fatti in iniziative sindacali, in assemblee dei lavoratori dove evidentemente e giustamente vengono esposte le preoccupazioni, quasi per prevenire, diciamo, però voglio subito assicurare l'onorevole La Rosa e gli altri interpellanti che per nessuno di questi lavori è previsto il ricorso alla cassa integrazione. L'esodo incentivato è previsto solo su base volontaria; la mobilità, ma questo è previsto nell'accordo quadro che viene richiamato, stipulato con i sindacati, può essere realizzata e potrà essere realizzata esclusivamente in funzione del ricollocamento, così come è stato concordato con le organizzazioni sindacali. Più in particolare è previsto, fra i lavoratori della Rimisa, l'impiego di venti di questi trentaquattro lavoratori, da assumere in due tempi, entro il marzo del 1998, in una iniziativa da realizzare nel Sologo ad opera di un imprenditore privato, e precisamente della TECHFREN S.r.l. (?)., e quattordici in un nuovo soggetto giuridico, in una nuova società che verrebbe promossa da altri imprenditori privati, i quali rileveranno la struttura e ristruttureranno l'attuale impianto di lavorazione di granito, l'impianto di Tupeddu, di proprietà della Rimisa. E' previsto anche che nella nuova società i quattordici dipendenti della Rimisa, costituiti in cooperativa, assumano una partecipazione azionaria, fino eventualmente al 30-40 per cento del capitale sociale. In sostanza, quindi, 20 andrebbero alla TECHFREN, 14 costituirebbero una cooperativa e acquisirebbero all'interno di una nuova società che si costituisce con privati una percentuale del capitale sociale.

In questo modo si realizzerebbe contestualmente anche un'operazione di privatizzazione, nel senso che la Regione, l'Ente minerario, uscirebbe dalla compagine.

Le restanti unità in forza alla Rimisa, che sono esattamente 12 (in una prima fase 12, poi si ridurranno a 7, e 5 andranno ancora in TECHFREN), verranno impiegate in lavori di messa in sicurezza, in attività di supporto tecnico-amministrativo e in lavori di preparazione alla costituzione presso la miniera di una struttura museale inseribili in percorsi di archeologia industriale che è stata già finanziata dal Ministero dell'industria, sulla legge numero 204 del 1993, per un importo di 2 miliardi e 700 milioni. Questo è il quadro che si configura.

Questi punti, esattamente in una riunione informale ieri sera con i lavoratori di Rimisa sono stati illustrati e discussi con loro e ho motivo di ritenere che si possa chiudere con un documento concordato unitario fra l'EMSA e questi lavoratori esattamente sui punti che adesso ho illustrato.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere La Rosa per dichiarare se è soddisfatto. Ne ha facoltà.

LA ROSA (Gruppo Misto). Prendo atto della risposta dell'Assessore e anche del fatto che si sia ormai in prossimità di un accordo tra le parti. Questa sicuramente è una cosa molto positiva. Volevo solo dire, Assessore, che io credo per esperienza che le preoccupazioni dei lavoratori non sono mai eccessive, perché purtroppo sui lavoratori sono cadute spesso tante cose negative, per cui credo che non sia mai eccessiva la preoccupazione, anche quando probabilmente è preventiva, come ha sostenuto lei.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Rosa. Ne ha facoltà.

LA ROSA (Gruppo Misto). Volevo far presente, Presidente, anche d'accordo con gli altri firmatari, chiedo che venga rinviata la discussione sulla mozione numero 119 per due ordini di ragioni: una perché ci sono altre mozioni presentate sullo stesso argomento, che ritengo molto importante, che è quello della scuola, e quindi penso si potrebbero discutere tutte nella stessa seduta insieme in modo anche da pervenire se è possibile ad un ordine del giorno unitario, ma per la stessa ragione per il fatto che c'è stato un adeguamento molto importante credo che sarebbe anche opportuno che ci fosse una condizione un po' diversa per la sua discussione.

PRESIDENTE. Lo stesso orientamento mi era stato anticipato per le altre due mozioni dall'onorevole Pittalis e mi pare, chiedo conferma ai colleghi, che se siamo d'accordo rinviamo le mozioni alla prossima seduta, quindi concludiamo qui i lavori.

Il Consiglio è convocato a domicilio.

(La seduta è tolta alle ore 18 e 41).