Seduta n.69 del 12/07/2000 

LXIX SEDUTA

Mercoledì 12 luglio 2000

(POMERIDIANA)

Presidenza del Presidente SERRENTI

indi

del Vicepresidente SPISSU

indi

del Presidente SERRENTI

INDICE

La seduta è aperta alle ore 17 e 19.

Cappai, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di mercoledì 21 giugno 2000 (64), che è approvato.

Discussione della mozione Sanna Alberto - Marrocu - Demuru - Falconi - Selis - Sanna Gian Valerio - Dettori Bruno - Balia - Manca - Ortu sulla crisi dell'agricoltura sarda anche a seguito della grave siccità dell'annata agraria 1999/2000 (19)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 19. Se ne dia lettura.

CAPPAI, Segretario:

MOZIONE SANNA Alberto - MARROCU - DEMURU - FALCONI - SELIS - SANNA Gian Valerio - DETTORI Bruno - BALIA - MANCA - ORTU sulla crisi dell'agricoltura sarda anche a seguito della grave siccità dell'annata agraria 1999/2000.

IL CONSIGLIO REGIONALE

CONSIDERATO che l'annata agraria 1999/2000 è stata caratterizzata da un'eccezionale siccità che ha comportato gravissimi danni alle aziende agricole della Sardegna;

PRESO ATTO che i danni si sono verificati in tutto il territorio regionale, sia nelle aree servite da impianti di irrigazione nelle quali molti agricoltori non hanno potuto procedere alla coltivazione a causa dell'indisponibilità dell'acqua, sia nei territori non serviti da impianti di irrigazione caratterizzati da un'agricoltura povera;

VALUTATA la grave situazione delle aziende zootecniche, che in alcuni casi non dispongono neanche delle risorse idriche necessarie per il sostentamento degli animali, anche a causa dell'inaridimento delle falde freatiche;

RITENUTO che i danni subiti dall'agricoltura sarda superino di gran lunga le percentuali richieste dalla Commissione europea (30% della media del triennio precedente per le zone non svantaggiate e 20% per quelle svantaggiate) per autorizzare la concessione di indennizzi agli agricoltori danneggiati dalle calamità naturali;

CONSIDERATO che l'attuale siccità s'inserisce in un contesto di anni particolarmente siccitosi;

PRESO ATTO che i danni derivanti dall'attuale siccità hanno colpito un'agricoltura in pesante difficoltà a causa dei notevoli handicap (insufficiente infrastrutturazione del territorio e delle singole aziende, limitata estensione e polverizzazione delle aziende, ricorrenza ciclica di calamità naturali, insopportabile indebitamento del settore, problema dei trasporti, ecc.);

CONSIDERATO che la Giunta regionale non ha previsto risorse finanziarie per la siccità nel disegno di legge di assestamento della manovra finanziaria per il 2000;

VISTO che l'articolo 23 della legge regionale n. 8 del 1998 è stato regolarmente notificato alla Commissione Europea e che questa non ha rilevato un contrasto tra la stessa norma e la disciplina comunitaria;

RITENUTO che le ingenti risorse che dovranno essere utilizzate per concedere almeno un parziale ristoro alle aziende agricole danneggiate dalla siccità non possano essere reperite solo all'interno del bilancio della Regione, già insufficiente per le reali esigenze dei bisogni economici e sociali della popolazione sarda;

CONSIDERATO che la manovra finanziaria approvata dalla Giunta di centrodestra ha drasticamente ridotto le disponibilità dell'Assessorato dell'Agricoltura e riforma agro-pastorale portando i fondi regionali disponibili per il settore da 534 miliardi a 403 miliardi, con un taglio che ha colpito particolarmente le spese per gli investimenti;

PRESO ATTO che la Giunta Regionale intende far ricorso alla solidarietà dell'intera Nazione richiedendo al Governo la dichiarazione di calamità naturale in agricoltura;

CONSIDERATO, inoltre, che a tutt'oggi la Giunta regionale, al di là delle dichiarazioni d'intenti, non ha adottato alcun atto in questa direzione, né ha avviato la procedura di accertamento dei danni,

impegna la Giunta regionale

a) a definire le procedure per la verifica formale dei danni da parte dei competenti uffici dell'Amministrazione regionale;

b) a richiedere al Governo unitamente alla dichiarazione di calamità naturale, lo stanziamento di adeguate risorse finanziarie per la concessione degli indennizzi a favore delle aziende agricole danneggiate;

c) ad integrare il disegno di legge di assestamento del bilancio della Regione per l'anno 2000 con idonee risorse da destinare, in concorrenza con quelle stanziate dallo Stato, al risarcimento dei diversi comparti agricoli danneggiati dalla siccità;

d) a predisporre idoneo provvedimento che permetta la concessione di un contributo a favore dei Consorzi di Bonifica per evitare che gli oneri di gestione degli stessi gravino sugli agricoltori che non hanno potuto coltivare i propri fondi a causa della mancanza d'acqua;

e) a predisporre e notificare nel minor tempo possibile alla Commissione europea le direttive di attuazione dell'articolo 23 della legge regionale n. 8 del 1998;

f) ad accelerare la predisposizione e l'attuazione dei Programmi di attuazione della normativa comunitaria (POR e PSR) che, rispettando la loro caratteristica di aggiuntività rispetto all'ordinario intervento regionale, possono permettere un miglioramento delle condizioni strutturali dell'agricoltura sarda. (19)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.

Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

SANNA ALBERTO (D.S.-F.D.). Signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, come centro-sinistra abbiamo ritenuto di portare questo problema in Aula, sotto forma di mozione, per due motivi di fondo. In primo luogo per la gravissima crisi che sta vivendo l'agricoltura sarda, una crisi strutturale le cui cause di fondo, preoccupanti e conosciute, oltre il problema della siccità che, purtroppo, da più di due anni sta assillando l'agricoltura sarda, il Consiglio regionale dovrebbe cominciare ad affrontare.

Mi pare che questa sia la prima volta che il Consiglio, in questa legislatura, viene investito del problema e, poiché si tratta di una questione rilevantissima, ci è sembratoopportuno, coinvolgere la massima istituzioneautonomistica.

In merito ai motivi della crisi profonda che attraversa la nostra agricoltura vorrei ricordare che quasi tutta la legislazione sulle incentivazioni all'impresa agricola è praticamente inutilizzabile, bloccata dalla procedura di infrazione comunitaria; le imprese del settore sono interessate da un livello di indebitamento estremamente preoccupante, che rischia di portare le piccole e medie imprese agricole al fallimento; è rilevante, anche in agricoltura, il problema della gestione dell'acqua che richiederebbe, da parte dell'amministrazione regionale, un serio intervento volto a riformare complessivamente questo comparto. Occorrerebbe rivedere il sistema di gestione e di utilizzo, puntando soprattutto al risparmio della risorsa, aggiornando seriamente il piano delle acque. In definitiva la Regione deve dotarsi di strumenti operativi che le consentano di intervenire in modo serio ed organico per risolvere un problema strategico per l'intera economia della nostra Regione, non solo per l'agricoltura.

Altra causa della crisi profonda della nostra agricoltura è da ricercarsi nella insufficiente infrastrutturazione delle campagne, mi sto riferendo, alla elettrificazione rurale, alla viabilità,alla situazione dei trasporti, sia interni che esterni, che naturalmente pesa sui prodotti dell'agricoltura trasformandosi in costi aggiuntivi.

Un'altra causa non trascurabile di questa crisi è l'eccessiva polverizzazione delle nostre aziende, che rende necessario pervenire, in tempi rapidi, ad un complessivo riordino ed accorpamento delle aziende agricole.

Un'altra questione non trascurabile è relativa a quella burocrazia di cui l'onorevole Floris ebbe modo di parlare, anche nelle dichiarazioni programmatiche, ipotizzando uno choc burocratico; dobbiamo rilevare però che non solo non c'è stato questo choc burocratico, ma le azioni poste in essere sono andate addirittura in direzione opposta. La burocrazia pesa anche sull'azienda agricola, con procedure e tempi lunghissimi, con costi aggiuntivi, che tolgono, questi fattori congiunti, a chi lavora nelle campagne la certezza di vita della sua impresa e la stessa certezza del diritto.

Questo è, a grandi linee, il quadro di riferimento nel quale questa mozione sulla siccità si inserisce, e che ha spinto il centro-sinistra a farsi protagonista di questa iniziativa.

Abbiamo inoltre la convinzione che l'iniziativa della Giunta non sia adeguata alla gravità della situazione, che ci siano limiti e ritardi in questa iniziativa, e quindi vogliamo contribuire a dare all'Esecutivo elementi, proposte, sostegno - perché no? -, sostegno perché metta in campo le misure necessarie per fronteggiare questa situazione drammatica per la nostra agricoltura.

La Giunta regionale ha proceduto il 20 giugno a deliberare la richiesta di riconoscimento dello stato di calamità naturale che ha inoltrato, successivamente, al Governo. Ci auguriamo che il Governo proceda quanto prima a questo riconoscimento, e soprattutto che metta a disposizione risorse adeguate per fronteggiare il fenomeno; ma, tenendo conto del fatto che tante altre regioni, soprattutto quelle meridionali, sono purtroppo interessate al problema, pensiamo che le risorse non saranno certamente adeguate.

Nel merito della delibera della Giunta sulla richiesta dello stato di calamità naturale, vorrei sottolineare che la delibera riguarda il settore cerealicolo e quello foraggiero, settori le cui colture hanno ultimato il ciclo produttivo. L'impostazione della delibera sarebbe anche corretta sul piano formale, però, considerato che gli effetti della siccità già a fine gennaio, primi di febbraio erano piuttosto evidenti, sarebbe bastato effettuare una ricognizione nelle nostre campagne per rendersi conto che questo tipo di colture erano ormai irrimediabilmente perse. A mio avviso la Giunta già da allora avrebbe potuto dichiarare lo stato di calamità naturale e recuperare quei cinque o sei mesi di tempo molto importanti.

Sull'argomento, approfittando appunto di questa discussione, vorrei fare una precisazione. Qualche giorno fa l'assessore Usai ha dichiarato in una intervista che la mozione del centro-sinistra sarebbe stata presentata dopo che la Giunta aveva deliberato la richiesta di riconoscimento dello stato di calamità naturale. Io, a questo punto, voglio ricordare, correggendo l'Assessore, che il centro-sinistra ha presentato la sua mozione il 14 giugno, mentre la Giunta ha approvato la sua delibera il 20 giugno. Noi non vogliamo rivendicare la primogenitura delle iniziative che si stanno mettendo in campo, però mi pare giusto che la verità venga ristabilita. Questo lo dico senza tono polemico, ma per dare a Cesare quel che è di Cesare.

Sempre in riferimento alla deliberazione della Giunta, vorreiancora osservare che vengono citate soltanto queste due colture che, per quanto importanti, sono pur sempre colture estensive; mentre andrebbe tenuto nella dovuta considerazioneil problema della mancata coltivazione, perché tutta l'agricoltura irrigua, non potendo ricevere l'acqua in misura sufficiente o adeguata, ha dovuto ridurre notevolmente la superficie coltivata. Ci sono zone dove questa superficie è stata ridotta anche del 50-60 per cento. A questo poi si aggiunge il fatto che vanno considerate, perché colpite anch'esse, tutte le colture estive. Mi riferisco al mais, mi riferisco al riso, mi riferisco all'ortofrutta e anche alle colture della vite e dell'ulivo; anche queste colture sono state colpite e hanno bisogno di un intervento di sostegno, altrimenti la situazione diventerà drammatica.

Un altro aspetto da tenere nella dovuta considerazione è è quello relativo agli oneri digestione dei Consorzi di bonifica che non possono essereinteramente addebitati, in un'annata che si presenta con queste caratteristiche, sui coltivatori che hanno utilizzato l'acqua, perché i costi dell'acqua sarebbero talmente elevati da rendere quelle coltivazioni fuori mercato; si creerebbe così una situazione di ulteriore ingiustizia e di beffa per questi agricoltori.

Quindi, noi crediamo che la Regione debba farsi carico di una parte di queste quote, perché altrimenti la situazione, lo ripeto, si aggraverebbe ulteriormente per queste aziende.

Noi abbiamo inoltre operato una riflessione attenta sugli strumenti che la legislazione regionale mette attualmente a disposizione, e vogliamo far presente alla Giunta che già la legge numero 8 del 1998, in particolare il comma 1 dell'articolo 23, avrebbe consentito alla Giunta medesima di mettere in atto un primo intervento importante nei confronti delle aziende agricole e dei settori interessati. Naturalmente sarebbe stato necessario che la Giunta approvasse le direttive di attuazione e le notificasse all'Unione Europea. Questo non è stato fatto, quindi al ritardo si aggiunge ritardo.

Siamo venuti a conoscenza, stamattina che l'Assessore ha predisposto sulla materia una proposta di disegno di legge, ma noi siamo dell'opinione che gli interventi importanti di cui l'agricoltura ha bisogno possano essere realizzati con gli strumenti legislativi vigenti.

Naturalmente nonintendiamo adottare, su questo punto, atteggiamenti rigidi; riteniamo che su questa questione sia necessario un approfondimento, perché pensiamo che un ritardo già esista e non vogliamo che a questo ritardo se ne aggiungano altri a causa di decisioni sbagliate nella scelta degli strumenti legislativi da mettere in campo.

Vi è poi l'altra importante questione delle risorse. Dicevo prima che dal versante nazionale non ci dobbiamo aspettare risposte risolutive, quindi è opportuno che la Giunta rifletta attentamente sulle possibili fonti di finanziamento che occorre reperire nei tempi più rapidi possibili per fronteggiare questa situazione.

Voglio ricordare che nel corso della discussione sulla manovra di bilancio, svoltasi in questì'Aulale risorse di provenienza regionale a disposizione del settore agricolo sono state decurtate portandole da 534 a 403 miliardi(131 miliardi di risorse disponibili in meno). Voglio ricordare che il settore agricolo è stato quello più colpito dalla manovra di bilancio. In quella occasione la Giunta ebbe a dire e a ripetere che quella non era la vera manovra di bilancio, che i tempi e le condizioni in cui la Giunta si era trovata ad operare non avevano consentito di fare meglio e di più, e che la vera manovra di bilancio sarebbe avvenuta con l'assestamento che sarebbe stato portato in Consiglio entro i mesi di maggio - giugno.

Rispetto a questa seconda tappa della manovra, cioè rispetto agli impegni che la Giunta assunse in quella occasione, occorre sottolineare che l'assestamento, definito come la vera manovra della Giunta, che è stato già esaminato ed esitato dalla Commissione bilancio, non contiene una lira per l'agricoltura sarda. Ma non solo, noi non possiamo non sottolineare il fatto che la Giunta non ha espletato quell'accertamento sui residui, di cui tanto ugualmente si era parlato in quella occasione in quest'Aula, accertamento fondamentale per poter capire effettivamente su quali risorse si può contare; e tanto meno mi risulta sia stata effettuata una verifica dei fondi di rotazione.

Tanto meno si è lavorato sul versante delle entrate, ricontrattando e rivedendo i rapporti con lo Stato; rapporti che possono aprire, aumentando le entrate e dandocosì al nostro bilancio maggiori strumenti e maggiore flessibilità negli interventi, nuove possibilità di rispondere ai tanti problemi della nostra Regione.

La manovra di bilancio è quella che è, l'assestamento non contienemaggiori fondi, non sono stati predisposti gli interventi che la Giunta aveva annunciato a gennaio e febbraio;, siamo arrivati al mese di luglio e niente di quanto promesso è stato fatto. Ma non solo, in occasione di quella discussione la Giunta decise di inserire nel quadro comunitario di sostegno numerosi interventi in conto capitale che non si riusciva a fare rientrare nella manovra di bilancio. Questo Consiglio avrebbe dovuto approvare il quadro comunitario da entro il dicembre del 1999, ma questo documento, a tutt'oggi, non è stato esaminato neanche dalle Commissioni; di conseguenza, sia sul versante degli interventi infrastrutturaliche su quello degli incentivi alle imprese, è praticamente tutto fermo.

Per i tempi che la maggioranza sta registrando io penso che noi non saremo in grado nel 2000 di dare corso alla spendita delle risorse del quadro comunitario di sostegno. Quindi siamo in ritardo di un anno anche rispetto a questo strumento, importantissimo, che consentirebbe di fornire anche all'agricoltura importanti strumenti di sostegno.

Ecco, queste sono le motivazioni della preoccupazione che noi abbiamo voluto manifestare con questa mozione, e con il conseguente dibattito in Aula. Chiediamo quindi alla Giunta che si impegni su alcuni punti di fondo che voglio richiamare e riassumere per chiarezza. Primo, occorre accertare i danni di tutti i comparti agricoli interessati dalla siccità, e non limitarci soltanto a quelli foraggiero e cerealicolo; secondo, occorre chiedere al Governo il riconoscimento dello stato di calamità naturale per tutta l'agricoltura sarda, da cui naturalmente deve conseguire lo stanziamento delle risorse necessarie per fronteggiare questa situazione drammatica; terzo, chiediamo inoltre che la Regione reperisca autonomamente, attraverso le indicazioni che già davo nella premessa, le risorse necessarie per sostenere le aziende agricole;quarto, chiediamo che siano predisposti gli interventi a favore dei Consorzi di bonifica per abbattere i costi di gestione; quinto, chiediamo che sia attuato per intero l'articolo 23 della legge numero 8 del '98 e che non siano utilizzati strumenti che allunghino i tempi di intervento. E' necessario infatti intervenire rapidamente, perché maggiore è il ritardo minori sono le possibilità di risolvere i problemi; sesto e ultimo punto, infine, sollecitiamo una rapida definizione del quadro comunitario di sostegno così da portarlo in Aula per l'approvazione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà. Ricordo ai colleghi che le iscrizioni a parlare devono avvenire nel corso dell'intervento dell'onorevole Corda .

CORDA (A.N.). Presidente, onorevoli colleghi, anche quest'anno puntuale, purtroppo prevedibile quasi come l'alternarsi delle stagioni, è arrivata la siccità, o se preferite non è arrivata la poggia, o comunque quella che è arrivata non è stata sufficiente a soddisfare le richieste degli agricoltori, degli allevatori, dei serricoltori, delle industrie. Ma acqua chiedono anche gli albergatori delle zone turistiche, i comuni per non far diventare secchi i parchi e le aiuole, per salvare quel poco di agricoltura che hanno, per il bestiame, ma quei comuni chiedono l'acqua anche per consentire alle persone, turisti e non, di poter fare una doccia, per sciacquarsi dal sale al rientro dal mare, per poter usare i servizi igienici, per evitare che vengono dichiarati inagibili, dalle autorità sanitarie, villaggi turistici, campeggi ed alberghi. Ma la chiedono, e la chiediamo tutti anche a Cagliari, dove l'acqua è razionata da quasi un anno. Dunque, manca l'acqua e il nostro Assessore dell'agricoltura, solerte e impegnato in questo settore che conosce molto bene, ha chiesto che il Ministro per le risorse agricole dichiari per la Sardegna lo stato di calamità naturale.

I danni accertati, ma solo per l'agricoltura e l'allevamento, a metà del mese di giugno, ammontavano a 380 miliardi, che qui, dove siamo abituati ai numeri grandi, sembrano un mero dato e basta; ma questo dato, calato nel territorio, vuol dire ancora fame, nuova disoccupazione, fallimenti, e disperazione di chi confidava nel raccolto per pagare i debiti e pervivere, di chi sperava di non dover licenziare i dipendenti.

Il centro-destra governa la Regione da sette mesi, mi domando se sarebbe stato possibile predisporre in questo periodo un piano acque. Mi domando ancora se in sette mesi sarebbe stato possibile costruire nuovi invasi, se fossero necessari, o far collaudare le dighe che, prive di quel documento di agibilità, possono essere utilizzate solo per un terzo della loro capienza;e ancora mi chiedo se in questo arco di tempo Sarebbe stato possibile riparare le condotte colabrodo che perdono per la strada dal 30 al 40 per cento dell'acqua. Io credo proprio di no, la verità è che in sette mesi non sarebbe stato possibile fare nemmeno una di queste cose.

Nei cinquant'anni che hanno preceduto la fine di questo secolo si sono alternate alla guida di questa Regione giunte di centro, di centro-sinistra, di centro-destra no, di sinistra e basta, la siccità ci colpiva allora come ci colpisce oggi; allora come oggi siamo nelle mani di Dio. Dio che è sempre stato generoso con noi, perché se si leggono le statistiche queste ci dicono che in Sardegna cade tanta pioggia che, raccolta, soddisferebbe le esigenze di tutti. Ma quando il livello nelle dighe arriva ad un terzo della capienza il resto viene gettato in mare; la stessa cosa avveniva con le dighe utilizzate dall'enel, l'acqua usata per produrre energia veniva, e forse viene ancora, fatta scorrere verso il mare, disperdendo milioni di metri cubi al giorno.

Dunque, la vera calamità che è capitata fino ad oggi al popolo sardo è stata nella realtà, consentitemi questo termine, una calamità artificiale, tale va considerata una classe politica che è stata incapace di affrontare anche un problema primario e importante come quello dell'acqua.

Ed allora io mi domando con quale faccia tosta voi, proprio voi, non dico voi persone fisiche, forse non eravate qua vent'anni fa, dieci anni fa, quindici anni fa, trent'anni fa, ma le vostre parti politiche sì, presentate oggi una mozione per parlare di siccità, per denunciare che esiste un problema che voi conoscevate benissimo, e che mai avete affrontato e tentato di risolvere. Veramente, a me sembra un affronto all'intelligenza della gente!

Veniamo quindi alle cose da fare; io come componente del centro-destra, non ce ne sarebbe bisogno perché io so che è già previsto questo, però lo dico ugualmente qui in aula, esorto la Giunta ad affrontare una volta per tutte, come una questione di primaria importanza, in modo assolutamente veloce e rapido, il problema del piano delle acque, quindi della distribuzione delle acque.

E' necessario un piano serio per risolvere definitivamente il problema delle acque in Sardegna; e sarebbe veramente divertente andare - io l'ho già detto una volta, lo ripeto ancora - a guardare nei cassetti degli assessorati, inventariare i progetti contenuti in questi cassetti, e verificare così quante centinaia di miliardi sono stati dati ad amici e ad amici degli amici per tentare di risolvere un problema che non è mai stato affrontato seriamente.

Veniamo al lavoro del Consiglio, e veniamo al lavoro delle Commissioni. Io, come altri colleghi, sono in Consiglio regionale da otto mesi, in pratica da neanche un anno, ebbene non mi era mai capitato, in tutta la mia vita, di lavorare così poco come in questo anno. Io ero abituato a lavorare tutti i giorni dalle otto del mattino fino alla sera, compreso il sabato. Allora io mi domando come sia possibile, in una Regione sovraccarica di problemi, tenere il Consiglio impegnato a parlare di aria fritta, di cose inutili che non producono risultati positivi. Io mi domando come sia possibile questo.

Veniamo al lavoro delle Commissioni. Io spero che i miei colleghi giornalisti, una volta per tutte, spieghino alla gente che cosa è il numero legale, perché quando alla gente che sta a casa si dice che non erano presenti in aula neanche i consiglieri sufficienti per poter lavorare, che il Consiglio non era agibile perché mancava il numero legale, si deve anche spiegare che in Consiglio c'erano magari settanta persone, ma c'è una norma del Regolamento, e dire che è demenziale è dir poco, che prevede che se un consigliere non preme il pulsante del voto elettronico anche se è in aula è come se non ci fosse, in pratica c'è e non c'è. Se si chiamasse una persona dall'esterno, anche la più umile, anche la più disinformata dei sistemi matematici o aritmetici, e le si chiedesse "vieni e conta quanti siamo" verrebbe, conterebbe i consiglieri fino ad arrivare a settanta e direbbe che il numero legale c'è.

E invece no, è stata introdotta una norma, voluta anche dalle forze allora all'opposizione, ma sempre demenziale è, che impedisce a questo Consiglio di lavorare, questa è la realtà.

Riprendo il discorso sul lavoro delle Commissioni; da un mese e mezzo giacciono nella Quarta commissione, alcune proposte di legge che non sono state ancora esaminate, tra queste una di mia iniziativa, una proposta di legge nazionale sulle calamità naturali. Ebbene, per la terza voltala seduta della Commissione è andata deserta, ma deserta, badate, non perché non ci fossero le persone, no; deserta con otto firme nel foglio di presenza una volta, con nove firme nel foglio di presenza un'altra, i componenti della Commissione hanno firmato e se ne sono andati. I relatori dei due provvedimenti (Piani territoriali e Centri storici) erano due colleghi del centro-sinistra; e oltre questi due provvedimenti, vi era questo in favore degli alluvionati, quella gente cioè che ha subito perdite ingenti.

Ebbene, non è stato possibile discutere questi provvedimenti perché mancava il numero legale. Ma come poteva mancare il numero legale se sul foglio di presenza figuravano nove firme, e quando sono sufficienti cinque commissari per discutere le cose?

Allora, poiché tutti quanti, maggioranza e opposizione, percepiamo uno stipendio più che lauto, credo che sia nostro dovere lavorare. Poi chi è all'opposizione fa l'opposizione: propone, vota contro, si astiene, fa quello che vuole, ma lavora, lavora e consente a quest'aula di produrre leggi e alle Commissioni di lavorare. Questo è il dovere dei consiglieri.

Io mi auguro che il senso di responsabilità d'ora in avanti prevalga.

COGODI (R.C.). Parla per te, ma come ti permetti! Sei tu che non lavori, sei tu un pelandrone!

CORDA (A.N.). Io mi sono rivolto anche a quelli della mia maggioranza.

PRESIDENTE. Onorevole Corda, la prego, lei ha concluso il suo intervento, per cui non inizi a polemizzare con altri colleghi. , Onorevole Cogodi, abbia pazienza, anche lei.

COGODI (R.C.). Voglio sapere chi è il Presidente della sua Commissione. Non può insultare il Consiglio e i consiglieri, se la sua Commisione non si riunisce.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Presidente, normalmente non seguo le sue indicazioni, però questa volta penso sia giusto farlo in tema di ordine dei lavori.

Il collega Sanna ha introdotto un argomento che interessa tutti, so che altri colleghi della maggioranza stanno predisponendo dei documenti per costruire una sintesi, possibilmente unitaria degli stessi; però dobbiamo riconoscere, onorevole Serrenti, che l'intervento del collega Corda, seppure come sempre di qualità, non c'entrava niente con la discussione che è in atto.

PRESIDENTE. Ed io mi chiedo che cosa c'entri questo con l'ordine del giorno, onorevole Cugini..

CUGINI (D.S). Quindi, riprendiamo la discussione sempre sull'ordine del giorno, chiedendo ai gentili funzionari di annullare l'intervento del collega Corda e di proseguire nel dibattito così come lo ha introdotto il collega Sanna. Lei non mi deve dare ragione, perché se lei mi dà ragione non è valida la mia considerazione.

PRESIDENTE. Non le do ragione, così può stare comodo e continuiamo il dibattito.

CUGINI (D.S). Sono convinto che anche il collega Corda concordi sulla inutilità del suo intervento.

Continuazione della discussione della mozione Sanna Alberto - Marrocu - Demuru - Falconi - Selis - Sanna Gian Valerio - Dettori Bruno - Balia - Manca - Ortu sulla crisi dell'agricoltura sarda anche a seguito della grave siccità dell'annata agraria 1999/2000 (19)

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.) Signor Presidente, cari colleghi, io ruberò pochissimi minuti e non chiederò di annullare l'intervento del collega Corda. Anche io, infatti, ritengo che esista il problema che il collega poneva nel suo intervento; perché un problema così importante come quello che sta vivendo in questi giorni, in queste settimane, il mondo agricolo merita certamente una maggiore attenzione, una maggiore serietà nel trattarlo rispetto a come lo si sta trattando in questo avvio di dibattito stasera.

Si pone quindi un problema, anche per il collega Corda, non solo di quantità ma anche di qualità del lavoro, e in merito credo che qualche deficit effettivamente vi sia da parte nostra.

Rispetto alle questioni poste, io vorrei ricordare ai colleghi, anche a quelli della attuale maggioranza di centro-destra, che alla fine della scorsa legislatura quest'Aula fu occupata da allevatori e da contadini, rappresentanti cioè del mondo agricolo, per oltre trenta giorni. Fu un'occupazione, per certi versi e in alcuni momenti anche drammatica, caratterizzata da scontri e dal ricorso alle forze dall'ordine; ci fu una pressione oggettiva in quelle settimane e in quei giorni sui consiglieri e sul Consiglio regionale.

In quell'occasione constatai che molti consiglieri del centro-destra furono particolarmente attivi nel rapportarsi a questa rappresentanza del mondo agro-pastorale; attivi soprattutto nel portare vivande e panini agli occupanti. Quella occupazione si concluse con la presentazione e la discussione in Aula di una mozione, che l'intero Consiglio approvò all'unanimità, che stabiliva l'assunzione di alcuni obblighi e di alcuni impegni. Impegni che, in verità, non potemmo poi concretizzare perché due settimane dopo terminò la legislatura e quegli impegni vennero rinviati, quindi, alla legislatura successiva.

Legislatura successiva che, è sì iniziata, come ha già detto anche il collega Corda, soltanto da otto mesi, ma non è questo un alibi che può giustificare o assolvere chi comunque ha responsabilità di governo; e, quindi, la maggioranza e la Giunta. Vorrei ribadire che gli impegni, che su quelle questioni furono assunti in quell'ordine del giorno finale, sono stati ripresi, discussi e approfonditi anche in questa legislatura da quest'Aula, ma si sono concretizzati nel nulla.

Forse l'Assessore competente, del quale comunque ho anche una certa stima, ha troppe preoccupazioni per le vicende della sanità a Sassari, ma è pur vero che su queste questioni non si intravvede una iniziativa concreta in grado di affrontare i problemi del settore. Problemi che hanno raggiunto un elevato livello di drammaticità, perché effettivamente il mondo agricolo, fortemente indebitato, assiste alla messa all'asta delle proprie aziende a seguito delle azioni intraprese dalle banche; questo significa che è messo a rischio il lavoro, ma è messa a rischio anche un'intera vita di lavoro dedicata a quell'azienda e sono a rischio i beni personali ed anche quelli dei familiari dati in garanzia. E questa situazione del mondo agricolo, già di per sé grave, viene ulteriormente aggravata dagli effetti di questa ricorrente siccità.

La mia impressione è che l'attenzione e la risposta complessive, su un tema così importante e qualificante,sembra non siano all'altezza, o comunque pari all'urgenza dell'intervento.

In questi giorni è pervenuto il progetto di legge della Giunta. Ovviamente non posso che essere favorevole alle indicazioni in esso contenute, in quanto non sono altro che la riproposizione delle proposte che proprio il centro-sinistra aveva presentato, attraverso la formulazione di emendamenti, in occasione della finanziaria. Proposte che furono esitate dalla Commissione quinta, nella precedente legislatura, ma che non arrivarono in Aula perché si era alla fine della legislatura; sono quindi proposte già discusse all'interno della Commissione e che prevedono interventi sia per i comuni colpiti dalla siccità, in relazione agli eventi indicati nel decreto nel quale si chiede il riconoscimento di calamità naturali, sia interventi, comunque necessari, anche in quei territori che, pur essendo dotati di impianti irrigui, non essendoci a disposizione una dotazione idrica adeguata, non hanno potuto attivare quegli impianti; di conseguenza sono a rischio le colture estive, soprattutto quelle orticole.

Quindi, mi pare che siano interventi condivisibili che, lo ripeto, vennero proposti attraverso degli emendamenti nel corso della discussione dell'ultima finanziaria e, non trovando accoglimento, si decise di accantonare risorse nei nuovi oneri e poi provvedere con un disegno di legge. In effetti il disegno di legge arriva con qualche mese di ritardo rispetto ai tempi richiesti dalle emergenze cui rispondere; mi auguro che la Commissione esiti rapidamente il provvedimento così che possa essere esaminato dall'Aula, o si segua la strada che indicava il collega Alberto Sanna per alcuni aspetti, perché altri non possono essere affrontati con direttive. La mancata coltivazione, gli interventi dei Consorzi di bonifica hanno bisogno infatti di strumenti di legge ad hoc. Sollecitavo quindi un rapido passaggio del testo dalla Commissione all'Aula per evitare che l'Aula sia chiamata a discutere questi provvedimenti, come è sempre avvenuto nel passato, solo quando quelle sedie destinate al pubblico sono occupate da lavoratori che vengono della campagna con i campanacci, da lavoratori che minacciano l'occupazione dell'Aula, da lavoratori che ci costringono a interrompere i lavori e ci impongono loro l'ordine del giorno, da lavoratori che sulla spinta della rabbia e della disperazione che si vive nel mondo della campagna dettano loro i tempi.

Vi è il nostro assenso, quindi, su quel provvedimento perché ritengo sia una nostra conquista la sua proposizione da parte della Giunta. Ho dei dubbi sulle risorse, perché nel disegno di legge manca l'indicazione della loro provenienza. Mi auguro che non sia un altro di quegli interventi, e io stesso feci una volta anche autocritica in merito, che creano una situazione illusoria nel mondo agricolo, cioè si prospetta una possibile soluzione di un problema, si creano quindi aspettative, che poi non si concretizzano. Questo può provocare un ulteriore discredito sulle istituzioni e anche un ulteriore allontanamento della gente dalle stesse. Oltre al dramma del vivere una situazione debitoria e di non vedere i risultati dell'azione del proprio lavoro, si aggiunge anche la beffa dei provvedimenti che vengono proposti, presentati magari in convegni e poi non si mettono in pratica in atti concreti.

Io penso, e lo dico ai colleghi, che su questi temi occorre avere un atteggiamento molto realistico; noi abbiamo bisogno, oggi, di questo provvedimento, che è limitato, perché ripeto non è altro che la ripresentazione degli emendamenti formulati in occasione della finanziaria. Però noi abbiamo bisogno anche, e questo lo dico all'Assessore, perché mi sta preoccupando il tentativo in atto di abbandono, da parte dei migliori funzionari, dell'Assessorato dell'agricoltura, di recuperare e di far lavorare insieme le migliori intelligenze, che vi sono, ai livelli alti della burocrazia regionale. Anche questo aspetto non va affrontato esclusivamente con interventi tampone ma deve essere affrontato all'interno di un disegno strategico di più ampio respiro.

Il tema della riforma degli enti, che era in discussione stamani, in questo settore è ancora più pressante, data la presenza di enti che sottraggono notevoli risorse al mondo agricolo e allo sviluppo economico, risorse che invece potrebbero essere destinate, attuando una seria riforma, ad politica di sviluppo. Un esempio può essere la stessa gestione del consorzio di bonifica. Cari colleghi, del consorzio di bonifica non dovete preoccuparvi solo quando, grazie a qualche contratto di formazione lavoro, si possono assumere figli, figliocci e generi dei vari assessori e consiglieri; bisogna operare invece una vera e propria politica di riforma che impedisca anche a questi enti di assumere in un momento in cui si riduce la quantità dell'acqua disponibile, e quindi si dovrebbe semmai ridurre il personale. Questo consentirebbe anche di fare un discorso sul costo dell'acqua, perché questo costo non deriva esclusivamente dalla carenza della risorsa, ma è legato anche all'incidenza del costo del personale sul bilancio di quell'ente, su quel concorso rispetto al territorio sul quale si interviene.

Quindi, abbiamo bisogno di affrontare il tema della riforma degli enti non solo in funzione di quello che avviene all'interno dei consigli di amministrazione, ma anche in funzione di quello che avviene negli uffici, cercando di porre in essere l'azione più corretta in un momento di grave siccità come questo. .

Stamani, il centro-destra ha risposto alla critica contenuta nella mozione del centro-sinistra, relativamente alla gestione degli enti, parlando di continuità con il passato. In effetti assumete un atteggiamento di difesa quando ci chiedete che cosa abbiamo fatto noi in cinque anni di governo e che voi non avete più quella politica di discontinuità con il passato presentata in campagna elettorale, ma di continuità. In questo state riuscendo bene, anzi state dimostrando che si può fare peggio, ed era difficile, di quello che forse eravamo riusciti a fare noi.

PRESIDENTE. Onorevole Marrocu, la prego di avviarsi alla conclusione.

MARROCU (D.S.-F.D.). In agricoltura, invece, devo dire che la continuità, che io avrei voluto ci fosse, ancora non la vedo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cossa. Ne ha facoltà.

COSSA (Patto Segni-Rif. Sardi). Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi abbiamo sollevato a più riprese il tema della drammatica situazione che sta vivendo la nostra Isola, a seguito della siccità, cercando di attirare l'attenzione della politica regionale su questo tema così delicato. Dico questo in particolare al collega Alberto Sanna, che ha tenuto a puntualizzare, nei confronti dell'Assessore, la differenza che intercorre tra la data di presentazione della mozione del centro-sinistra e quella di approvazione della delibera della Giunta regionale. Io vorrei fornire quindi al collega Alberto Sanna altre date; noi avevamo sollevato il problema una prima volta, quando già si profilava una situazione estremamente drammatica sotto questo profilo, il 18 ottobre 1999, l'abbiamo reiterato con un'ulteriore interrogazione il 29 febbraio, e siamo tornati anche successivamente sull'argomento presentando una proposta di legge perché un dato del tutto evidente, questo ci dicono le statistiche, è che è in atto una vera e propria rottura climatica e che negli ultimi dieci anni sono concentrati i cinque anni più siccitosi di tutto il secolo. La situazione, dunque, non ha di sicuro carattere contingente, non può nemmeno essere considerata alla stregua di un qualcosa di ciclico che si ripete ogni tot anni. Noi ci troviamo di fronte a un vero e proprio sconvolgimento climatico ed è in questa prospettiva che dobbiamo ragionare, perché si è creata e stabilizzata una nuova situazione idrogeologica.

La situazione, come è risaputo, è drammatica in tutta la Sardegna; non c'è un'area che ormai si possa definire più danneggiata, più pregiudicata, più siccitosa dall'altra. Avevamo chiesto a suo tempo, e devo dire che abbiamo trovato nell'assessore Usai un interlocutore attento, competente, sensibile e anche tenace nell'affrontare i problemi, lo stato di avanzamento degli interventi previsti per l'emergenza idrica, tra i quali vorrei ricordare la costruzione della traversa sul basso Flumendosa e l'adduzione al Mulargia della nuova grande condotta potabile per l'area cagliaritana, e la conseguente utilizzazione dei reflui del depuratore di Cagliari, gli interventi previsti presso il serbatoio artificiale sul basso Flumendosa a monte Perdosu e il convogliamento delle acque del rio di Quirra, nonché la conclusione di un accordo con l'ENEL per reimmettere nel corso naturale del Flumendosa almeno la metà delle risorse dell'alto bacino che sono attualmente deviate verso Tortolì.

Alla fine di febbraio di quest'anno abbiamo presentato anche una proposta di legge, come dicevo, e mi ricollego all'intervento appena svolto dal collega Marrocu, dove si proponeva, e questi aspetti sono stati poi ripresi anche dalla Giunta regionale, la riforma radicale del sistema della gestione delle risorse idriche, soprattutto attraverso la predisposizione dello schema programmatico regionale, previsto dalla legislazione nazionale, con particolare riferimento al Piano acque regionale e di bacino, la riserva in via esclusiva delle funzioni di raccolta e captazione delle acque, che formano oggetto di grande derivazione, alla Regione, la costituzione di una autorità regionale per le risorse idriche, la determinazione della tariffa unica regionale e la conseguente radicale riforma degli enti regionali del settore, in particolare dell'EAF e dell'ESAF.

Poi ponevamo il problema di chiedere allo Stato maggiori risorse finanziarie da collegare con le risorse del Quadro comunitario di sostegno, certamente insufficienti a fronteggiare una situazione di questo genere, e che venissero confermati in capo al Presidente della Giunta regionale i poteri commissariali, più una serie di interventi finalizzati (ho già citato l'eliminazione delle perdite nelle reti degli abitati, il riutilizzo dei reflui soprattutto nei grandi centri, la deviazione dei corsi d'acqua non utilizzati nei serbatoi artificiali già esistenti, la realizzazione di un numero limitato di nuovi invasi in punti strategici del territorio isolano, l'attuazione di un sistema di collegamento tra i vari schemi idrici esistenti) ad ottimizzare la distribuzione delle risorse idriche sull'intero territorio dell'Isola.

Accanto a questi interventi crediamo che debbano essere prese in considerazione anche altre ipotesi, peraltro già sperimentate anche in altre parti del mondo che soffrono di situazioni drammatiche simili alla nostra, quale quella della stimolazione, attraverso l'utilizzo di mezzi aerei, delle formazioni nuvolose, e anche la realizzazione dei dissalatori.

E' stato posto il problema, credo più rilevante a questo riguardo, dell'elevato costo di dissalazione delle acque, e in diverse parti del mondo questo problema è stato risolto attraverso l'utilizzo dell'energia eolica, con un sostanziale pareggiamento dei costi di produzione dell'energia rispetto alla produzione dell'acqua. Una cosa però è certa, che su un tema di questo genere è necessario e utile un confronto a tutto campo, io ritengo senza sterili conflittualità che di sicuro non aiutano, sulla base di una presa d'atto, che ci troviamo cioè ad affrontare una situazione assolutamente senza precedenti, che richiede uno sforzo senza precedenti. E' necessario quindi offrire impegno e solidarietà nei confronti della Giunta regionale, e soprattutto nei confronti dell'Assessore dell'agricoltura, commisurati alla gravità della situazione.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Devo comunicare all'Aula che il TAR, con sentenza dell'11 luglio 2000, ha accolto il ricorso del candidato Biancu Antonio proclamandolo eletto in luogo del candidato Loddo Antonio e, quindi, del candidato Stara Mario Cosimo che, a sua volta , aveva sostituito il consigliere Loddo. E' necessario quindi che la Giunta per le elezioni si riunisca alle 19 e 30 per prendere atto della sentenza affinché si possa procedere nella seduta odierna al giuramento del nuovo consigliere.

Continuazione della discussione della mozione Sanna Alberto - Marrocu - Demuru - Falconi - Selis - Sanna Gian Valerio - Dettori Bruno - Balia - Manca - Ortu sulla crisi dell'agricoltura sarda anche a seguito della grave siccità dell'annata agraria 1999/2000 (19)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.

ORTU (R.C.). Presidente, Assessore, io ritengo che forse questa discussione avrebbe meritato una sorte ed anche un'attenzione migliori trattandosi di un argomento che ripropone all'attenzione dell'Aula una situazione estremamente delicata. Una situazione delicata di cui parleremo stasera e io sono convinto che al di là della nostra volontà, e al di là della stessa volontà dell'onorevole Corda, dovremo parlarne anche nelle prossime settimane. Infatti , gli agricoltori, le nostre campagne stanno vivendo dei problemi oggettivi che, in un modo o nell'altro, al di là della nostra volontà di risolverli o meno, si riproporranno, e la situazione drammatica imporrà a questo Consiglio di occuparsene con la necessaria attenzione. Ecco perché ho detto che forse questa discussione avrebbe meritato una sorte migliore, si sta svolgendo infatti in coda all'esame di una mozione altrettanto importante, quale quella di cui abbiamo discusso stamattina; è chiaro e indubbio che questa discussione non riuscirà a polarizzare l'attenzione che è necessaria e che il problema richiede.

Io mi auguro inoltre che l'approccio del centro-destra, rispetto al problema posto dalla mozione, non sia quello proposto dall'onorevole Corda nel suo intervento. Mi auguro invece che ci siano quella disponibilità e quell'apertura di cui ha parlato l'onorevole Cossa; apertura, disponibilità ed attenzione che però vanno tradotte in atti concreti, atti che allo stato non risultano all'esame di questo Consiglio, atti che debbono essere forse ancora formulati.

Io ricordo che alcune settimane fa l'Assessore dell'agricoltura, in Commissione, riferendo sulla siccità preannunciò l'invio di un disegno di legge che tra l'altro riteneva urgente e importante; di questo provvedimento però non abbiamo notizie, non sappiamo se si è smarrito da qualche parte. Va sottolineato però che anche l'approccio al problema non è un fatto secondario.

Io ritengo che il Consiglio, noi 'opposizione e chi vi parla, abbia tutto il diritto di porre le questioni in questo modo in quest'Aula, con questa faccia, al di là di quello che pensa, ancora una volta, l'onorevole Corda. Se l'onorevole Corda si pone un problema di faccia, i conti dovrebbe chiederli al Presidente Mario Floris che di questa Regione, di quest'Aula è stato Presidente ed Assessore in più di una occasione e, quindi, penso che nella sua lunga vita di consigliere regionale, e di amministratore di questa Regione, abbia avuto modo e occasione di parlare di queste questioni tante e tante volte.

Io mi sarei augurato che avesse anche trovato il bandolo della matassa avendo gli strumenti a disposizione. Lo stesso potrei dire per esempio per l'onorevole Fantola, che non vedo in Aula,

il quale aveva espresso alcuni anni fa un Assessore che si chiamava ingegner Fadda che, tra l'altro, era Commissario straordinario per le risorse idriche. Sarei stato curioso, visto che l'ingegner Fadda ha seguito l'onorevole Fantola anche nelle vicende politiche, di avere in Aula e perciò di conoscere quel resoconto di cui parlava l'onorevole Corda nel suo interrogarsi sulle soluzioni possibili del problema idrico.

Quindi, noi abbiamo il pieno diritto di porre in Aula una questione che è drammatica, che deve essere affrontata con gli strumenti che la situazione impone, cioè con strumenti adeguati ad una emergenza; abbiamo diritto di riproporre in Aula quegli stessi problemi che in tante occasioni i consiglieri regionali, di maggioranza e di opposizione, anche nel passato hanno proposto in quest'Aula e che in parte potevano essere risolti, in gran parte purtroppo sono tuttora da risolvere. Sono problemi condizionati da una situazione oggettiva che può sfuggire anche al controllo di chi è chiamato a compiere le scelte politiche ai diversi livelli istituzionali. Quindi noi abbiamo manifestato una preoccupazione, ma anche in questo caso ciò che io, ciò che noi riteniamo grave è che questa preoccupazione che da mesi un po' tutti in più di un'occasione, in tanti incontri, abbiamo esternato, non sia poi arrivata in quest'Aula nel modo dovuto, e il modo dovuto era un progetto di legge che individuasse i meccanismi di intervento per sanare la drammatica situazione che abbiamo di fronte.

Abbiamo dovuto richiamare noi con la mozione questa questione. Questo è il punto! Abbiamo dovuto richiamarla noi, anche se, per esempio, io in un dato momento ero quasi convinto che il problema fosse risolto. Ho avuto questa convinzione - quindi la mozione a quel punto era superata o decaduta che dir si voglia - quando l'assessore Usai, dopo essersi recato a Roma, comunicando i risultati dell'incontro con il Ministro il giorno successivo, sembrava fossetornato dall'incontro con il decreto contro la siccità nella borsa. A suo avviso il problema era risolto, la questione era stata compresa dal Governo, che aveva dato ampia disponibilità e quindi, a quel punto, preso atto di queste dichiarazioni io ero convinco che il giorno dopo il disegno di legge dell'Assessore avrebbe proposto gli strumenti di intervento. Così non è stato.

Il fatto, a questo punto, assume una gravità di cui dobbiamo essere consapevoli, perché dallo stesso discende tutta un'altra serie di conseguenze che non so se saremo in grado di governare. Non lo so; perché il mondo agricolo è un mondo paziente abituato ad attendere, ma sappiamo anche che nei momenti di particolare drammaticità spesso c'è il rischio che possano prevalere risposte incontrollate; risposte che in più di un'occasione hanno già creato problemi che speriamo non si ripetano in questa occasione.

Io mi auguro che da parte nostra ci sia quell'impegno volto a far sì che il mondo della campagna non sia costretto a riproporre, anche in modo drammatico, una vertenza che tutti riconosciamo estremamente delicata ed estremamente difficile.

Ad oggi il problema qual è? Ad oggi il problema è che non vi sono gli strumenti per poter intervenire, e nel momento in cui non ci sono tali strumenti noi prendiamo atto che l'Assessorato competente ha già accertato danni per oltre 400 miliardi , ma sono danni accertati in un settore molto limitato delle produzioni agricole. Infatti, proprio in questi giorni le organizzazioni professionali agricole, sulla base delle loro stime, hanno previsto danni relativamente alle colture estive per ulteriori cinque, seicento miliardi di lire. Non solo, giustamente come a suo tempo anche noi avevamo fatto rilevare nella conferenza stampa e così come è detto nella stessa mozione, vi sono anche i danni che deriveranno dalle mancate produzioni dell'autunno.

Quindi, si determinerà nei prossimi mesi una situazione drammatica; perché a fronte di una produzione agricola lorda vendibile che si aggira intorno ai due mila miliardi, ad oggi accertati abbiamo quasi mille miliardi di danni, in autunno avremo mille e quattrocento, mille cinquecento miliardi di danni, questa è l'entità. Vi è consapevolezza della drammaticità che questi dati comportano per un settore delicato dell'economia della nostra Isola? Questo è il punto.

Concludo dicendo che se allo stato degli atti la risposta è quella che ha fornito finora la Giunta, che non è riuscita nemmeno a presentare il disegno di legge per stabilire i primi interventi con i relativi stanziamenti, io sono convinto che davvero non c'è consapevolezza della drammaticità della situazione; di conseguenza noi bene abbiamo fatto a riproporre il problema in aula e bene farebbero l'onorevole Corda e il centro-destra a rendersi conto dell'importanza dei problemi che si pongono, perché la risposta - lo ripeto e ho concluso- non può essere quella che è stata data finora; è previsto un taglio di risorse pari a 131 miliardi e se ne stanziano 17, per un intervento che definirei ridicolo, nel disegno di legge numero 75, che dovrebbe costituire il riordino -degli aiuti di Stato in agricoltura.

Questo è lo stato delle cose, che dimostra come non vi sia consapevolezza della gravità del problema; e noi bene abbiamo fatto, lo ribadisco, a riproporre la questione in aula, e mi auguro che ci sia nel corso della discussione una presa di coscienza che consenta di dare delle risposte adeguate, immediate e tempestive.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Tunis Marco. Ne ha facoltà.

TUNIS MARCO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghi consiglieri, colleghi della Giunta, Forza Italia, partito di centro, ritiene che l'agricoltura sia un settore strategico, fondamentale per lo sviluppo dell'economia della Sardegna. Ci riempiamo la bocca, in tutte le campagne elettorali, ma anche in diverse e varie sedi, di questo concetto ,

però occorre rispondere alla gravità dei problemi con azioni conseguenti. Relativamente alla rincorsa sulla primogenitura della denuncia del problema siccità, debbo ricordare che oltre gli atti citati dal collega Sanna, dal collega Cossa, dal collega Marrocu e dal collega Ortu, io nell'agosto del 1995 presentai una interpellanza sul problema siccità, nella quale chiedevo la Giunta allora in carica quali interventi intendesse realizzare a favore dell'agricoltura dissestata. Debbo ricordare che anche nell'estate del 1989 tale problema venne sollevato dall'allora Presidente della Coltivatori diretti e consigliere regionale.

E' quindi un tema ricorrente in quest'Aula, quello della siccità; ed è un problema di tutti, è un problema che risale ormai alla notte dei tempi e che, probabilmente, è una conseguenza dei mutamenti che sta subendo il clima della Sardegna, che sta assumendo sempre di più le caratteristiche di un clima africano.

Esiste il problema della desertificazione, occorre prenderne atto, occorre che noi tutti dedichiamo più attenzione e più studi a questo aspetto, certamente non posso essere io il Solone della situazione che suggerisce quali soluzioni si devono adottare, però se noi non prendiamo in seria considerazione il problema correremo dei rischi gravissimi, perché il problema si ripropone ciclicamente.

Io non interverrò su tutte le problematiche proprie del settore agricolo; voglio infatti affrontare in modo specifico il problema idrico. E' una questione che è stata sollevata più volte; è una questione su cui occorre che gli Assessori competenti e il Presidente della Giunta si accordino per stilare un elenco delle priorità; altrimenti noi ci ritroveremo, tra qualche anno, a dover affrontare ancora questi temi.

Le ipotesi di soluzione proposte sono state diverse. Si era parlato della costruzione dei canali di adduzione da un bacino maggiormente alimentato ad uno meno alimentato.

Si era ipotizzato di sfruttare l'acqua delle industrie, e quella delle miniere, Campo Pisano nell'Iglesiente, Montega nel Basso Sulcis, che producono una enorme quantità di acqua che va a riversarsi in mare. Signori, esiste il problema di come ripartire il bene idrico per gli usi civili, secondo la legge Galli, per l'industria, per il turismo e per l'agricoltura. Ed è l'agricoltura il problema fondamentale perché senza un'agricoltura efficiente non possono esistere neanche gli altri settori che ho innanzi citato. Quindi, se consideriamo l'agricoltura come il settore economico di sviluppo futuro, prioritario, signori, occorre prima di tutto che anziché parlarne venga proclamato, formalmente, lo stato di calamità naturale per tutta la Sardegna. Occorre una conferma del ruolo del commissario delle acque nella persona del Presidente della Regione, il quale a sua volta avrà un vice commissario, perché non è finita l'emergenza ma anzi ne è iniziata un'altra E' necessario quindi che il Governo sappia che questa figura non va in regime di prorogatio, ma il Presidente della Regione è commissario da oggi per il futuro perché deve affrontare un altro gravoso problema. Occorre perciò procedere ad un riordino urgente del settore idrico, se n'era accennato nella precedente legislatura, se ne sta parlando finalmente anche in questa.

Ho partecipato nei giorni scorsi ad un convegno organizzato, in modo molto intelligente dalla CISPEL, e finalmente in quella sede ho visto l'Assessore competente e gli esperti della materia confrontarsi ed affrontare questo tema. Spero che gli atti del convegno in breve tempo possano arrivare alla Commissione che presiedo, perché saranno utili per la trattazione della materia. E sono mortificato che ancora oggi si debba trattare questo argomento, però occorre andare avanti.

La nostra parte politica, la maggioranza che in questo momento rappresento, intende assumersi le proprie responsabilità; abbiamo presentato, primo firmatario l'onorevole Contu, un ordine del giorno. .

CUGINI (D.S.). Ma non è vero, racconti bugie anche sull'ordine del giorno; ma non puoi raccontare bugie dalla mattina alla sera, bastano quelle della mattina!

TUNIS MARCO (F.I.-Sardegna). Allora, chiedo che l'onorevole Contu lo firmi per primo!

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, se vuole esprimere la sua opinione, chieda la parola.

TUNIS MARCO (F.I.-Sardegna). Onorevole Cugini, lei oltre a non farsi capire non legge, il cognome dell'onorevole Contu è battuto a macchina. PRESIDENTE. Onorevole Tunis continui il suo intervento, la prego.

TUNIS MARCO (F.I.-Sardegna). Io quando intervengo non scherzo e non mi distraggo; dicevo che la maggioranza non si tira indietro di fronte alla ricerca di una soluzione, anche unitaria, così come è successo nella precedente legislatura, su queste problematiche della cui importanza siamo consapevoli e sulle quali sentiamo il dovere di intervenire compiendo il massimo sforzo possibile.

In questo ordine del giorno si impegna la Giunta affinché solleciti da parte del Fondo di solidarietà nazionale l'erogazione di somme adeguate alla gravità del momento, e per tutti i settori agricoli, non solo per alcuni, e condivido in merito le osservazioni del collega Sanna. Si prevede, sempre nell'ordine del giorno, la possibilità i di un intervento diretto della Regione Sardegna con gli strumenti finanziari specifici della CEE; si richiede la concessione di contributi in conto capitale a favore delle aziende agricole, nonché la concessione di prestiti quinquennali di esercizio a tasso agevolato e, nelle more di questo provvedimento, la proroga per una sola volta e per non più di 24 mesi delle scadenze delle rate delle operazioni di credito agrario di esercizio e di miglioramento; l'erogazione, c a favore dei consorzi di bonifica di un contributo quale concorso nelle spese di gestione, e alle cooperative e alle associazioni di produttori che provvedono alla raccolta, alla conservazione, manipolazione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli. Infine, sempre nell'ordine del giorno è detto, e va sottolineato che, al fine di evitare che tutti possano godere di qualsiasi provvidenza, occorre riservare queste provvidenze regionali ai soli operatori professionali. Io spero, concludendo, che tutti noi iniziamo umilmente a collaborare perché il nostro mondo agricolo, tanto disgraziato, possa finalmente riprendere a vivere.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.-F.D.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, le calamità naturali sono diventate ormai un fenomeno ciclico. Non più tardi di 7 mesi fa noi, in quest'Aula, abbiamo discusso e approvato un provvedimento di legge relativo ai danni causati da un'alluvione abbattutasi su una parte rilevante del territorio della Sardegna.

Oggi siamo chiamati ad assumere decisioni, e i relativi provvedimenti, per il fenomeno opposto: la siccità, appunto. Siccità che, per la gravità, l'estensione e l'intensità con le quali si è verificata quest'anno, comporterà interventi, in una percentuale dal 25 al 50%, a sostegno dell'intera produzione lorda vendibile; questo significherà un impegno finanziario da 500 a 1000 miliardi, perché di queste entità stiamo parlando.

Questi interventi, se prima potevano avere una cadenza pluridecennale, oggi, sulla base delle statistiche, sulla base di quanto è accaduto peraltro nell'ultimo decennio, in pratica dal 1988/1989 ad oggi ,probabilmente richiederanno una previsione da uno a due lustri, purtroppo; ma un impegno di tale portata diventa chiaramente insostenibile per le capacità finanziarie della Regione, indipendentemente dalla volontà di un Consiglio regionale o di un quadro di maggioranza politica rispetto ad un altro.

Non voglio ripetere le le argomentazioni portate dai colleghi che mi hanno preceduto e sulle quali ovviamente concordo; mi preme sottolineare invece che anche nelle situazioni difficili, anche nelle disgrazie, come in questo caso, accade che qualcuno viva un dramma nel dramma. . Mi riferisco a quelle aziende situate in aree agricole che dipendono ancora in modo, direi esclusivo, dai cicli naturali e, quindi, dal livello di precipitazioni. Con ciò non voglio dire che non vi sia la necessità di estendere a tutti i settori questo intervento, questo è un fatto, diciamo, contingente; dicevo, quindi, le aree agricole, prive di qualsiasi infrastrutturazione irrigua, per le quali la cosiddetta calamità naturale della siccità è un fatto costante, perché si dipende da quel livello di precipitazioni che, come ricordava il collega Cossa, nell'ultimo decennio è diminuito in maniera costante, tale da far assumere a questa situazione un carattere di ordinarietà e non più di straordinarietà.

La desertificazione di cui si parla, prima ancora di essere un fatto fisico o orografico, noi sappiamo che sta diventando desertificazione produttiva; stiamo assistendo all'ulteriore spopolamento dei centri di queste aree, con tutti i problemi conseguenti sull'insieme del tessuto produttivo e sociale della nostra Isola.

Ha fatto bene, quindi, il collega Sanna a richiamare nel suo intervento la necessità di guardare al futuro, di cercare di risolvere i problemi strutturali, di riuscire ad affrontare non in termini episodici, non ricorrendo quindi ai pannicelli caldi, questi eventi quando si verificano, ma cercando di prevenirli. Il nostro dovere deve essere quello di predisporre questi interventi infrastrutturali non ordinariin queste aree della Sardegna, a favore di queste categorie sociali, di queste popolazioni.

Ora, non essendo presenti, purtroppo, né il Presidente della Giunta e né l'Assessore della programmazione, mi rivolgo in modo particolare all'Assessore dell'agricoltura. Da una prima lettura dell'ultima stesura del Quadro comunitario di sostegno depositato nella Seconda commissione, una lettura superficiale debbo dire, gli interventi di cui parlavo mi sembra che siano invece stravolti.. Alle aree come la Trexenta, il Sarcidano, la Marmilla, il Goceano, il Basso Sulcis, il Sarrabus, l'Alto Oristanese, che cosa rispondiamo e cosa risponderemo quando ogni due anni , se non ogni anno, si porrà il problema della siccità? Ecco perché occorre intervenire nell'ambito del Quadro comunitario di sostegnodelineando e realizzando quegli interventi infrastrutturali necessari. Interventi che non possono, intendiamoci, risolvere del tutto il problema, ma certamente possono mettere in condizioni le imprese, e quelle agricole sono imprese a tutti gli effetti, di impostare una loro politica di programmazione. Io penso che questo significhi guardare al prossimo decennio, anziché dire che per il prossimo decennio non sappiamo che cosa rispondere.

Il problema principale è certo quello di un utilizzo razionale della risorsa idrica, e se è certamente importante non sprecare la risorsa idrica, esiste però anche un problema di scelte e di priorità da affrontare nell'attuazione di piani di infrastrutturazione irrigua. Su questi punti erano già stati assunti degli impegni, io chiedo se si ha intenzione di mantenerli oppure no. Questa è la risposta che attendono gli operatori e che ad essi, alle popolazioni e alle categorie sociali devono dare il Consiglio regionale e la Giunta regionale.. Progettare il futuro, naturalmente, non significa non pensare all'oggi, perché quelle aziende devono sopravvivere, quelle che ci sono, quelle che esistono, stabilendo però, anche in questo caso , un ordine di priorità. Io di queste priorità ne richiamo solo due; la prima, che viene citata anche nella mozione, mi sembra sia il primo punto del dispositivo, è quella di definire ed effettuare tempestivamente le procedure di accertamento, perché anche questa è una necessità. E' inutile infatti che l'accertamento venga fatto verso ottobre, novembre e così via, occorre effettuarlo in tempi rapidi, ma anche questo dipende da noi. La seconda priorità, stante la prevedibile, ridotta disponibilità di risorse, è inutile nascondere la realtà, è che il contributo necessariamente dev'essere erogato a coloro i quali, aziende, o persone fisiche esercitano esclusivamente o principalmente l'attività agricola, da cui dipende il loro sostentamento e la loro sopravvivenza. Anche questo è un criterio, una priorità che può essere stabilita da noi e sulla quale ci si può impegnare concretamente..

Vorrei, per concludere, sottolineare che la mozione non è animata da spirito di parte, ma tende a far emergere un problema che riguarda tutti e a dare un contributo per cercare di rispondere non in termini di intervento-tampone, ma in termini di interventi che in prospettiva offrano risposte concrete alle esigenze di questa parte importante della popolazione sarda.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Piana. Ne ha facoltà.

PIANA (C.C.D.). Signor Presidente, credo che il problema della siccità in Sardegna - problema che ha colpito la nostra Isola soprattutto in questi ultimi cinque anni - sia di una tale importanza e rilevanza da non poter essere più sottovalutato. Se esaminiamo i dati dei bilanci di questi ultimi anni, vediamo che in Sardegna negli ultimi dieci anni sono stati spesi quasi cinquemila miliardi per il settore idrico; ma di queste risorse credo che ben poche siano state utilizzate per tentare di risolvere, definitivamente e strutturalmente, il problema della carenza di risorse idriche. .

Credo anche che il problema della siccità non possa essere marcato come proprio né da una maggioranza né da una minoranza.; è infatti di una tale gravità che tutto il Consiglio regionale si deve impegnare a trovare soluzioni definitive. . La mancanza dell'acqua crea problemi all'intero sistema socio economico sardo.. Oltre ai problemi per l'uso civile, agricolo e industriale, le pagine dei quotidiani locali, in questi giorni, rimarcano i problemi legati alla mancanza di acqua soprattutto negli insediamenti turistici.Ecco perché è necessaria una riflessione.

Non sto qui a parlare di minoranza, di maggioranza, di chi abbia sollevato il problema portandolo all'attenzione con una mozione; perché il tema - lo ribadisco - credo debba essere affrontato dall'intero Consiglio regionale, prendendo in considerazione anche alcuni dati che non dobbiamo assolutamente trascurare.

Io ho detto che sono stati spesi negli ultimi dieci anni circa cinquemila miliardi, ma è anche vero che leggendo i dati, ma anche le relazioni predisposte dallo stesso Assessorato della programmazione, risulta che dal 1995 ad oggi la capacità di invaso nei bacini non è assolutamente aumentata. Questo ci porta a dire che la politica attuata dalla Regione, perlomeno in questi ultimi cinque, dieci anni, in tema di approvvigionamento idrico è stata un fallimento.

Indubbiamente questa maggioranza, sia in campagna elettorale sia nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta, approvate dal Consiglio, poneva il problema emergenza idrica tra le questioni prioritarie, insieme al problema della continuità territoriale; credo che entrambi questi problemi, se risolti, potrebbero veramente far uscire la Sardegna dalle secche della crisi in cui oggisi trova.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SPISSU

(Segue PIANA.) Ma, ritornando al tema oggi in discussione che riguarda in modo particolare i danni causati dalla siccità al sistema produttivo agricolo, io ritengo che si debbano trovare immediatamente delle soluzioni. Bene ha fatto la Giunta, quindi, attraverso l'Assessore regionale dell'agricoltura, ad avanzare con la massima urgenza, una volta accertati i danni da parte degli Ispettorati agrari provinciali, la richiesta al Governo, al Ministro delle politiche agricole, che è l'unico ad avere tale potere, di decretare lo stato di calamità naturale. Dagli atti degli uffici risulterebbe che il Ministro stia per decretare lo stato di calamità naturale per tutta la Sardegna; e a questo punto si potrebbe dare avvio al progetto di legge che lo stesso Assessore dell'agricoltura ha predisposto per far fronte immediatamente, in tempi strettissimi, all'emergenza verificatasi in agricoltura.

Nel disegno di legge si dispone la concessione di un contributo, in modo particolare, agli agricoltori a titolo principale, e questo va bene; infatti, mentre in tutti i settori produttivi i fondi sono destinati, in modo vincolante, agli appartenenti a quelle categorie produttive, in agricoltura - e il mio Capogruppo lo ripete spesso - ha ricevuto contributi anche chi non è agricoltore a titolo principale.

Nel disegno di legge predisposto dall'Assessore si chiedono 250 miliardi a copertura da fondi regionali per i primi interventi, e ulteriori finanziamenti anche a valere sul Fondo di solidarietà nazionale che, in base alle leggi sulla finanza pubblica, vengono messi a disposizione per eventi calamitosi, come questo della siccità. Io ricordo, certo, che uno dei punti cardine del nostro programma era quello di non contrarre nuovi mutui perché dovevamo rispettare un patto di stabilità finanziaria, però credo anche - e questo è detto nella mozione - che sarà molto difficile reperire nelle risorse ordinarie di bilancio i fondi che possano dare copertura a questo provvedimento. A questo punto, si rende necessaria la contrazione di un mutuo straordinario per intervenire, in modo straordinario, su questo problema.

Credo anche che un capitolo, neldisegno di legge è detto benissimo, debba essere dedicato ai consorzi di bonifica, cioè gli enti che devono gestire la ripartizione dell'acqua ain agricoltura. In questo momento, però, alcuni di questi consorzi (é il caso del Consorzio di bonifica della Nurra), non hanno disponibilità di risorse irrigue per uso agricolo perché l'acqua disponibile è interamente, credo anche giustamente, destinata agli usi civili. Questi consorzi continuano, comunque, a sostenere delle spese di gestione che gravano esclusivamente sugli agricoltori, perché sono gli agricoltori i diretti utenti; a mio avviso è giusto quindi intervenire prevedendo la concessione di contributi per la gestione di questi consorzi affinché ai danni causati dalla siccità non si debbano aggiungere anche quelli di spese insostenibili in questo periodo.

Una volta approvato questo provvedimento di legge, e contratto un mutuo che ci dia le disponibilità finanziarie per risolvere nell'immediato il problema siccità in agricoltura, , la vera scommessa che questo Consiglio regionale si trova di fronte è quella di creare le condizioni affinché non ci sia più emergenza idrica in Sardegna.

Le risorse ci sono; sono infatti le risorse previste dai fondi comunitari di sostegno, 2000 -2006, e una programmazione delle opere da realizzare si farà attraverso il POR, e attraverso altri strumenti che prevederemo a brevissima scadenza.

Tra questi progetti da realizzare io indico un rifacimento di tutte le reti idriche sia quelle che portano l'acqua per uso civile, sia quelle che la portano per uso agricolo, perché le perdite superano il 40 per cento dell'acqua immessa in rete; credo sia necessario eliminare gli sprechi, e a tal fine molti consorzi si stanno dotando di contatori, quindi dovremmo avere un risparmio di acqua nell'immediato,. Ma credo che occorra fare anche una riflessione sul riciclo dei reflui da reimmettere nei depuratori dei più grossi centri abitati perché quest'acqua oggi viene dispersa in mare. Anche in questo caso potremmo utilizzare i fondi strutturali.

In un disegno di legge presentato dall'Assessore dell'agricoltura, oggi in discussione nella Commissione competente, si inserisce tra i progetti di miglioramenti fondiari, quindi sono previsti finanziamenti in questa direzione, la costruzione di laghetti collinari aziendali. In questo modo si darebbe più autonomia alle aziende e diminuirebbe anche l'utilizzo dell'acqua dai bacini. .

Vorrei sottolineare inoltre - e parlo come esponente di maggioranza - che i bacini oggi non invasano al cento per cento della loro capacità perché sono collaudati per capienze inferiori. Bisogna capire se è possibile e credodi poter rispondere affermativamente, utilizzare al cento per cento gli invasi esistenti; così riusciremmo effettivamente a fornire l'acqua a tutti i settori, sia produttivi che civili.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.

MASIA (F.S.D.). Signor Presidente, io cercherò di svolgere un intervento abbastanza breve, nonostante mi renda conto - e non sono il solo - che stiamo parlando di un argomento molto importante che va oltre il momento contingente. Ma credo anche che , così come sono cicliche le calamità naturali, di conseguenza è ciclico anche il dibattito sulle stess. Per quanto io sia da poco in questo Consiglio, ritengo indiscutibile il fatto che di questi argomenti se ne parli spesso, ma ho la sensazione, come posso dire, che vi sia certamente partecipazione alle sofferenze che questo problema causa però, allo stesso tempo, molto poco invece si sia costruito sino a oggi, tenuto conto che perdura il problema delle alluvioni, perdura il problema della siccità. Sono calamità naturali, come dicevo, cicliche di fronte alle quali si potrebbe esclamare: "O troppo, o nulla!"

Credo siano davanti agli occhi di tutti le difficoltà che vive l'agricoltura, che vive il turismo, che vivono anche le città, perché il razionamento idrico che interessa le famiglie, le grandi città, le grandi realtà di questa nostra Regione è l'argomento di cui si discute maggiormente in questo periodo.

Ci si sente un po' impotenti, quindi, perché ai consigli che tutti diamo non seguono azioni conseguenti; molto poco si muove anche perché con le risorse a disposizione, sempre insufficienti, si attuano più che altro provvedimenti tampone, piuttosto che quelle opere che consentirebbero di uscire definitivamente da questa situazione.

Io ritengo che un dibattito del Consiglio su questo argomento non dovrebbe essere sollecitato soltanto dalla presentazione di una mozione, tanto più che al momento stiamo discutendo principalmente se l'iniziativa sia partita dalla Giunta o dal Consiglio, e in particolare dalla minoranza, ma si dovrebbe affrontare l'argomento in maniera diversa. Qualcuno ha parlato di risolvere il problema una volta per tutte; io ci credo poco, ma sicuramente, pur non potendo trovare soluzioni definitive, sicuramente si può adottare qualche soluzione che migliori lo stato dell'arte. E' sufficiente scorrere i giornali in questi giorni per rendersi conto che il tema dell'approvvigionamento idrico è ampiamente discusso non soltanto dalle associazioni di categoria, da coloro cioè che rappresentano il mondo dell'agricoltura, ma da tutti, perché tocca tutti gli aspetti della vita sociale ed economica della nostra Regione.

La nostra economia, soprattutto, è in forte difficoltà perché quelle che abbiamo definito all'inizio calamità naturali, si parli di alluvioni o di siccità, interrompono spesso il processo di crescita delle produzioni agricole, in primo luogo; e,. a volte distruggono il lavoro di decenni. Data la perdita di grandi risorse vi è la necessità di ricostruire, ma di fronte alla desertificazione che la siccità sta provocando cambiano, per certi versi, le prospettive di vita di molti dei nostri conterranei.

Io credo che un dibattito, così come noi oggi lo stiamo affrontando, sia davvero riduttivo. Credo invece che dovremmo cercare di entrare nel merito di questo tema per fare in modo che, con il contributo di tutti, si possano trovare soluzioni idonee perlomeno ad alleviare la gravità del problema.

Io leggevo su alcuni quotidiani che in termini di possibilità occupative una risposta sta arrivando proprio dall'agricoltura, una risposta tangibile; eppure un gran numero posti di lavoro non vengono creati perché in molti dei nostri territori pur esistendo le infrastrutturazioni le lavorazioni non entrano in produzione per la carenza di acqua. In termini monetari perdiamo migliaia di miliardi, e in termini di occupazione decine di migliaia di posti di lavoro. Probabilmente quindi la nostra attenzione dovrebbe essere maggiormente rivolta a dare vita ad iniziative di un certo tipo che possono offrire quelle risposte che spesso cerchiamoda altre parti e che invece sono davanti a noi. Molti dei progetti in cantiere prevedono la realizzazione delle infrastrutture di cui parlavo.

-Un modo di dimostrare la nostra attenzione è dare risposte tempestive a chi, in questo momento, con i raccolti distrutti, è nel bisogno.

Condivido inoltre quel passaggio della mozione in cui si dice che la Regione dovrebbe farsi carico di anticipare le risorse che il Governo nazionale dovrebbe mettere a nostra disposizione. A mio avviso questo sarebbe un passo importante perché consentirebbe, comunque, di mantenere in piedi il livello imprenditoriale esistente nella nostra Isola. Si parla spesso anche di istituire una task force per affrontare determinati problemi; ebbene io credo che questo dell'approvvigionamento idrico dovrebbe essere per il Governo regionale un problema prioritario; questo, lo stiamo dicendo da tempo, è uno degli argomenti principali di tutti i dibattiti che sul tema si sono svolti all'interno di questa aula negli anni passati. Solo risolvendo questo problema potremo dare un minimo di risposte alle esigenze dei diversi settori della nostra economia. Si dà il caso di città che si candidano come città turistiche, che risolvono con grande difficoltà i problemi legati alla ricettività, ma vedono vanificati i loro sforzi perché manca la risorsa idrica, un bene primario che deve essere costantemente assicurato, comunque il primo servizio che noi dobbiamo fornire ai turisti.

Non è possibile che a causa della dispersione di grandi risorse idriche si vanifichi la possibilità di impiantare un minimo di coltivazioni in alcuni territori della nostra Isola e che molte delle infrastrutturazioni realizzate, come dicevo, i si stiano deteriorando perché manca la risorsa primaria.

Una città come Sassari produce 18 milioni di metri cubi di reflui, che non utilizza, che costituiscono una risorsa, sicuramente, non sufficiente a risolvere il problema, ma che corrisponde alla capacità di invaso di diversi bacini realizzati per rispondere alle esigenze dell'agricoltura.

A mio avviso sarebbe opportuno verificare ipotesi di questo tipo piuttosto che adottare provvedimenti tampone che comportano dispersione di risorse, se le stesse risorse non sono utilizzabili per abbattere o addirittura azzerare i costi dell'approvvigionamento idrico. Si potrebbe prevedere che per ogni metro cubo d'acqua riciclata, depurata, che viene riutilizzata in agricoltura, venga fornito un metro cubo di acqua gratis a quelle città che si muovono nella direzione di utilizzare i reflui. .

Anche l'ipotesi, suggerita da qualcuno, di realizzare una serie di piccoli bacini nel territorio potrebbe essere una prima risposta; ma credo che una risposta decisiva sarebbe la realizzazione di bacini costieri per i quali non si porrebbe il problema di essere situati in zone piovose (questa è la lamentela che si sente), in quanto dovrebbero essere invasi-polmone a basso contenuto di energia potenziale ma sicuramente con una grande capacità di invasare, senza la modifica delle situazioni ambientali perché qualunque tipo di corso d'acqua non verrebbe compromesso.

Ci rendiamo conto che nel territorio della Sardegna, relativamente alle risorse disponibili, le situazioni sono differenziate; si renderebbe necessaria quindi la costruzione di una rete diffusa di collegamenti tra i bacini situati nelle diverse parti del nostro territorio. . Si è parlato tanto di questo progetto, ma ancora non si è avviata la sua attuazione.

Concludo il mio intervento, signor Presidente, rilevando che il tempo a disposizione per trattare un tema così importante è molto poco, e sottolineando che questa mozione è importante perché riportando alla nostra attenzione, in questo momento, l'argomento della siccità ci fa essere vicini a chi soffre per i danni causati dalla medesima.

In questa situazione naturalmente la risposta ai bisogni della gente deve essere tempestiva ma occorre anche progettualità, una progettualità che noi tutti auspichiamo per poter fare un discorso complessivo sulla nostra dotazione di infrastrutture, che in questo momento è carente, al fine di migliorarla.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi ed onorevoli Assessori, la mozione a firma Sanna, Marrocu, Demuru e più è una delle poche mozioni, presentate ultimamente, sulla cui utilità effettivamente non posso discutere perché la condivido quasi in toto, così come ritengo che non possa essere discussa la necessità di portare all'attenzione di quest'Aula il problema.

Spero chiaramente che l'intento della mozione non sia quello di addebitare a qualcuno la colpa di questa calamità naturale, perché la siccità è una calamità naturale. Dico questo perché mi sembra che nella mozione vi sia un passaggio nel quale si rileva che la legge finanziaria non prevede alcuna risorsa per i danni causati dalle calamità naturali. Sembrerebbe quasi che noi dovessimo essere dotati di poteri di preveggenza; eppure qualcuno ha rilevato nei propri interventi che il tema della siccità ricorre ormai ciclicamente nella vita politica di questo Consiglio. E' così infatti da quando io ne faccio parte. In Sardegna ormai con la siccità ci si convive; è in atto un processo di desertificazione del territorio che non va affrontato con le sole armi della politica, ma richiede di attrezzarsi dal punto di vista scientifico.

Non mancano certamente le colpe della classe politica, colpe che senz'altro non nascono dalla malafede, ma da scelte sbagliate compiute in passato che occorre iniziare al più presto a correggere se non si vuole andare incontro a scompensi gravi per il futuro. E io spero che l'attuale classe dirigente della Regione sia all'altezza di questo compito. Io mi sono occupato molto di questo problema anche in campagna elettorale, e spero non mi si accusi di averlo fatto solo in termini propagandistici perché io credo che la politica debba dare risposte alle esigenze vere della gente; e come risolvere l'emergenza idrica che attanaglia la nostra Isola

credo sia uno dei problemi più gravosi.

Si è detto che andiamo incontro ad una desertificazione progressiva, si è detto che diversi bacini non sono collaudati, si è detto che la risorsa idrica oltre che scarsa viene distribuita malee in parte anche dispersa, Queste affermazioni sono tutte condivisibili, però l'interrogativo che ci poniamo è sempre quello leninistico del "Che fare"? Come bisogna affrontare il problema?

Intanto il problema principale è l'equa distribuzione delle risorse, perché il bene acqua contenuto nelle tante dighe esistenti nel territorio viene distribuito in maniera molte volte discutibile. Nessuno oggi può dire, e non sarebbe neanche pensabile, che non sia giusto dare l'acqua alle industrie, che non sia giusto dare l'acqua per l'uso civile; però vorrei ricordare che queste dighe sono state costruite per destinare l'acqua che avrebbero invasato ad uso agricolo. Alla loro costruzione hanno spesso contribuito in modo determinante i consorzi di bonifica i cui soci hanno pagato ogni anno delle quote proprio perché venissero costruite queste dighe al fine di rendere maggiormente produttivi i terreni di loro proprietà, e poi quest'acqua non arriva.

Quindi, anche il mondo agricolo ha delle ragioni, forse superiori a quelle di altri settori dell'economia isolana, per lamentarsi di questa cronica carenza di acqua, che non è dovuta soltanto alle avversità climatiche.

Infatti, se oggi noi abbiamo una situazione più drammatica rispetto a quella che avrebbe potuto esserci, in parte lo dobbiamo, non sto rinfacciando niente a nessuno, ad una scelta che è stata fatta in passato. Si era parlato, nel corso della precedente legislatura, di una programmazione triennale relativamente alla distribuzione delle risorse; cioè si trattava di suddividere la distribuzione del bene idrico nell'arco di tre anni, avendo la certezza di poter irrigare un certo numero di ettari, e che per tre anni comunque la risorsa idrica sarebbe stata disponibile per tutti.

Poi, scelte di natura più o meno elettoralistica hanno fatto sì che negli ultimi anni si sia aumentata la quota d'acqua concessa per irrigare, in modo da poter accontentare un numero di proprietari maggiore, sperando e confidando per il futuro nella buona sorte. Era già accaduto,mentre era in carica un altro Assessore, che sommando l'acqua contenuta in tutte le dighe della Sardegna si arrivasse soltanto a sei milioni di metri cubi . Poi, come capita spesso, la buona stella, qualcuno così la definisce, ha portato la pioggia e, grazie ad un mese particolarmente piovoso, tutte le dighe si sono riempite. Però, i fulmini cadono una sola volta nello stesso posto, non sempre cioè i miracoli si ripetono. Quindi, a quello che si riteneva l'anno più siccitoso della storia, che non si sarebbe dovuto ripetere entro la fine del secolo, ha fatto seguito invece, una serie di anni siccitosi e, poiché come dice il proverbio "al peggio non c'è mai fine", questo è il più siccitoso di tutti.

Siamo a corto di acqua, siamo a corto di risorse e dobbiamo affrontare questa emergenza amministrando con saggezza ciò che rimane della risorsaidrica, che è per noi una delle risorse più importanti.

Per l'avvenire non dobbiamo più fare l'errore di non sapere programmare l'utilizzo equo e pluriennale di questa risorsa. D'ora in avanti la Giunta, qualunque Giunta governerà la Sardegna, non potrà fare a meno di affrontare il problema secondo una programmazione pluriennale dell'utilizzo .

Si è parlato di perdite nelle condotte; a me risulta che a Cagliari la metà dell'acqua che entra in rete poi non arriva ai contatori, quindi vuol dire che viene persa, che abbiamo cioè delle reti colabrodo. Se rifacessimo le condotte, otterremmo il doppio risultato di creare occupazione e di risparmiare un bene prezioso. La Giunta, l'Assessorato dei lavori pubblici, tutta questa Amministrazione farà una scelta giusta se sceglierà di impegnarsi per risolvere questo problema.

Anche il recupero dei reflui per uso agricolo è un tema importantissimo. Solo il depuratore di Is Arenas versa in mare 40 milioni di metri cubi d'acqua non riutilizzati perché i tecnici ne sconsigliano il riutilizzo per uso civile, ma io penso che almeno per uso agricolo si possa riutilizzare con facilità.

L'assunzione di un impegno, in questa direzione, da parte della Giunta darebbe respiro alla Sardegna permettendo di recuperare una risorsa veramente di non poco conto, soprattutto in una situazione come questa.

Ma a mio avviso anche tutti i fiumi andrebbero risanati. Si parla infatti di ambiente, e in particolare si parla di parchi, si parla di progetti di salvaguardia del territorio, tutto giusto, ma ci si dimentica spesso dei fiumi. Alcuni dei fiumi più inquinati della Sardegna attraversano anche le città, mi riferisco al Rio Mannu; ma alcuni di questi fiumi sarebbero anche facilmente e completamente disinquinabili come,, per esempio il Flumendosa. Il Flumendosa infatti, essendo poco antropizzato, con facilità potrebbe essere risanato completamente costruendo dei depuratori - oggi è una cosa facilissima - e le sue acque potrebbero essere utilizzate oltre che per uso agricolo anche per uso turistico. L'ambiente se ne gioverebbe, avremmo un pezzo di Sardegna salvaguardato, e vivrebbero meglio anche quei comuni che si vanno spopolando.

Vorrei poi ricordare che è in discussione l'ipotesi di recuperare i 20 milioni di metri cubi che l'ENEL ha in gestione dal Consorzio del Flumendosa, relativamente al bacino dell'alto Flumendosa, che viene utilizzato per produrre soltanto il 2% della corrente elettrica che l'ENEL immette in rete in Sardegna.

A fronte di una produzione di energia elettrica pari a un 2% iodico che sarebbe importante recuperare questi 20 milioni di metri cubi annui che finiscono in mare, anche perché abbiamo permesso che l'ENEL impiantasse due generatori di corrente a Portoscuso; generatori che sono un costo per la Sardegna in termini ambientali ed economici. Mi risulta inoltre che queste concessioni siano già scadute o stiano per scadere, sarebbe bene quindi che la Giunta muovesse i suoi passi, soprattutto il Presidente della Giunta, che è l'autorità competente in materia, per far sì che l'ENEL renda al popolo sardo questo bene così prezioso e che, in questo momento, è di primaria necessità.

Non possiamo poi non sottolineare che all'interno delle categorie agricole alcuni settori sono più svantaggiati rispetto ad altri.,Ad esempio, per scelte dei consorzi di bonifica, o per scelte politiche che dir si voglia, gli allevatori non hanno potuto seminare le foraggere per la produzione di mangime che sono stati costretti, per non far morire di fame il bestiame e per poter continuare nella produzione, ad acquistare sul mercato. E questo costo chi lo sopporterà? Un costo, va chiarito, che non è dovuto soltanto alla siccità, ma è dovuto alla sottrazione di un bene, la risorsa acqua, di cui usufruivano fino all' anno precedente.

Il problema è che questi allevatori, in base alle leggi vigenti, non possono essere neanche indennizzati;,infatti, poiché riempendosi di debiti, hanno comprato i mangimi e quindi , hanno potuto produrre, non possono dimostrare di aver subito un danno superiore al 25, al 35, al 45%, come previsto dalla legge. A me sembra una beffa che si aggiunge all'ingiustizia! E su questa riflessione, ringraziando i colleghi e soprattutto il Presidente per la pazienza dimostrata, chiudo il mio intervento.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, che cosa si può dire dopo gli accorati interventi dei colleghi, che mi hanno preceduto e che hanno evidenziato quanto i problemi del settore agropastorale e il problema "acqua" stiano a cuore a tutti noi in Sardegna. La siccità è, per riprendere i temi biblici, una piaga, in questo caso non più dell'Egitto ma della Sardegna. Le alluvioni, la siccità, gli incendi, la disoccupazione, chi più ne ha più ne metta!

Affrontare il problema della siccità significa affrontare il problema dell'economia agropastorale; significa affrontare un problema del quale, da oltre 50 anni, si cerca la soluzione e non si trova, perché non si ha il coraggio probabilmente di prendere le decisioni adeguate. Hanno ragione, tra i colleghi che sono intervenuti,, coloro i quali hanno indicato nell'agricoltura non uno dei settori principali, onorevole Masia, della nostra economia, ma il principale. In Sardegna abbiamo 200 mila addetti in agricoltura, l'agricoltura non produce disoccupazione, ma in agricoltura il 70 per cento delle aziende sono capitalizzate. L'agricoltura, pur attanagliata da problemi climatici, strutturali, e creditizi, malgrado tutto resiste, malgrado tutto produce, malgrado tutto le aziende agro-pastorali, serricole, ortofrutticole sono ancora lì, e gli agricoltori lavorano a testa bassa, in silenzio e aspettano da noi interventi concreti.

Noi, certamente, non possiamo produrre acqua, ma è necessario che questo Consiglio regionale abbia il coraggio di scegliere le priorità, abbia il coraggio di affrontare il caso agricoltura una volta per tutte, e non con palliativi.

Esiste il problema "agricoltura" che non appartiene a una maggioranza o a una minoranza, non è un problema di centro-sinistra o di centro-destra, ma è un problema della Sardegna di cui é necessario che questo Consesso consiliare si faccia carico affinché serenamente e concretamente, con l'apporto di tutti noi, ma anche delle associazioni di categoria e delle aziende interessate, si possano prospettare soluzioni per il futuro. Soluzioni che devono riguardare non solo l'approvvigionamento idrico, ma principalmente, una volta per tutte, i problemi strutturali dell'agricoltura, affinché il ripetersi di queste calamità bibliche trovi, almeno in parte, il settore preparato a sopportare il colpo.

Perché se è pur vero che non può essere prevista un'alluvione catastrofica, è altrettanto vero -come ha giustamente sottolineato il collega Cossa,- che ormai questi non sono più fatti eccezionali, bensì ordinari, perchè la Sardegna sta subendo, in ampie fasce del suo territorio, un processo di desertificazione a causa dei mutamenti climatici. . Quindi è necessario predisporre per il futuro progetti che possano risolvere questi problemi.

Determinati argomenti, che anch'io avevo preparato, sono stati già trattati dal collega Masia che ha fornito, da tecnico, suggerimenti ottimali.

Io propongo di dare degli incentivi ai comuni, magari consorziati con i consorzi di bonifica, o con altri enti, per attuare progetti di riutilizzo delle acque reflue.

Immaginiamoci che cosa significherebbe riutilizzare le acque reflue di grandi centri abitati quali Cagliari, Sassari, Nuoro,;io non sto affermando che coprirebbero il fabbisogno irriguo, ma vi contribuirebbero in buona parte. Bisogna procedere quindi in questa direzione, stimolando la creazione di iniziative, anche di project financing, perché questo è il futuro, non solo i dissalatori. Nell'immediato, certo, è necessario intervenire, ma è necessario anche avere il coraggio di scegliere le priorità.

Io non so sia possibile - come è stato detto- contrarre un mutuo per finanziare questi progetti. Da un esame delle politiche di intervento che la Giunta ha proposto a questa maggioranza direi che ciò non sia possibile. Però dobbiamo intervenire su un fatto di eccezionale gravità per la nostra economia che potrebbe senz'altro giustificare uno spostamento di fondi ordinari del bilancio destinandoli alla soluzione del problema siccità. In questo modo potrebbe essere offerta a a tutti coloro che operano nel settore agropastorale la possibilità di sopravvivere.

Questa possibilità in questi anni gli è stata negata non solo da determinate scelte di politica agrariaa sbagliate, ma ultimamente anche dall'attacco, inusitato, che il sistema bancario sta perpetuando contro le nostre aziende agropastorali.

E' necessario che questo Consiglio rifletta su questo problema. E' assurdo, ne ho già parlato in Commissione ed anche con l'Assessore, che per il settore agropastorale ci sia, nel programma di investimenti previsto dal bilancio, così poca attenzione. Io ribadisco che é' invece un problema prioritario, perché la Sardegna basa la propria economia principalmente sul settore agropastorale e sull'indotto che ne consegue. E le aziende del settore, che per un buon 70 per cento sono capitalizzate, che attualmente sono sottoposte alle pressioni del credito principalmente a causa della mancata corresponsione dei contributi in conto interessi, a causa di leggi che non trovano attuazione, resistono, si barcamenano, combattano, restano sul mercato.

Perché si è ciechi di fronte a questa realtà, o perché si è poco attenti? Il disegno di legge presentato dalla Giunta e dall'assessore Usai affronta in parte questo problema, nell'immediato. Ma si confida che per il futuro possano essere preparati e studiati dall'intero Consiglio regionale degli strumenti di legge che, prevedendo interventi strutturali, garantiscano quella sicurezza indispensabile a un settore economico che produce, a un settore economico che rappresenta il settore portante per la nostra Isola.

Hoconcluso, signor Presidente, anche perché gli interventi precedenti hanno dettagliatamente sviscerato il problema. Nell'immediato io credo che la Giunta, con il suo provvedimento, risponda alle richieste avanzate nella mozione illustrata dal collega Sanna, perché non possiamo non ascoltare questa voce, non possiamo non tenere conto di quanto è stato detto, non possiamo non rispondere all'ennesimo silenzioso grido di aiuto che ancora proviene dalle nostre campagne.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.

USAI, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Signor Presidente del Consiglio, signori consiglieri, voglio ringraziare innanzitutto i presentatori della mozione, perché con la loro iniziativa hanno contributo, e contribuiscono, a che le questioni relative alle ricadute nel comparto agricolo della eccezionale siccità conquistino la massima attenzione di questa Assemblea e, io mi auguro, dell'intera opinione pubblica.

La situazione, è inutile nasconderlo, è difficilissima, io direi quasi tragica. Le informative pervenute dagli Ispettorati provinciali dell'agricoltura, ferme oltretutto al 31 maggio, parlano di 400 miliardi di danni e si riferiscono solo a tre colture: cereali, foraggi e prati destinati a pascolo. Si pensi che solo i danni relativi a queste tre produzioni superano del 38-39 per cento l'intero prodotto lordo vendibile dell'agricoltura, e purtroppo la siccità ha colpito tutti i territori della Sardegna.

Leggere le relazioni degli Ispettori provinciali dell'agricoltura è come leggere un bollettino di guerra, con la descrizione di situazioni più o meno gravi all'interno di alcuni distretti fra i quali primeggiano, negativamente, la Nurra, la Trexenta, il Basso Sulcis, dove nessuna goccia d'acqua può essere utilizzata per l'agricoltura.

E non è finita, perché le altre colture, quelle definite industriali, quelle relative al pomodoro, ai carciofi, alle barbabietole, ma anche le colture ortofrutticole così come quelle arboree, gli impianti viticoli e quelli oleicoli, certamente subiranno dei danni che, allo stato attuale, però non è possibile quantificare. Questo è il limite che abbiamo, anche perché la normativa nazionale e comunitaria dice che il danno può essere retribuito solo se supera il 35 per cento del prodotto lordo vendibile di quella determinata coltura.

Il fatto che oggi se ne parli dimostra che l'attenzione sulla questione è viva; io voglio ringraziare i consiglieri intervenuti perché avevo un timore, e cioè che in quest'Aula ci fossero avvoltoi e ci fossero struzzi, ci fossero persone che volessero strumentalizzare questa situazione e altre che, mettendo la testa sotto la sabbia, facessero finta che niente fosse successo. Il dibattito ha dimostrato invece il contrario e di questo è mio dovere ringraziare l'Assemblea.

Su alcune questioni poste dalla mozione, vi è un'esatta correlazione tra quanto richiesto nella medesima e quanto, a suo tempo, presentato in sede di riunione di Giunta e successivamente approvato.

Io non voglio in questa sede parlare di primogenitura, sarebbe riduttivo e non farebbe giustizia del problema che invece è di più ampia portata e che, da quanto mi è sembrato di capire, vuole essere risolto unitariamente da questa Assemblea. Questo è il mio augurio, lo auspico, lo auspica la Giunta.

Ricordo che nella seduta del 20 giugno, su una proposta partita dall'Assessorato il 13 giugno, in precedenza ampiamente illustrata in una conferenza stampa, scaturita da un confronto con le organizzazioni professionali di categoria, si è deliberato di richiedere al Ministro delle politiche agricole il riconoscimento dello stato di calamità naturale, la delimitazione dell'intero territorio regionale, la richiesta di concessione di contributi in conto capitale ai coltivatori diretti ed agli imprenditori agricoli a titolo principale, le cui aziende abbiano subito danni da siccità non inferiori al 35 per cento della produzione lorda vendibile aziendale ed interventi per la ricostituzione di capitali di conduzione ai sensi della legge numero 185 del '92.

E' stata richiesta inoltre la concessione di prestiti quinquennali di esercizio a tasso agevolato e, nelle more dell'erogazione di questi prestiti, è stata sollecitata una proroga, per almeno ventiquattro mesi, delle scadenze delle rate delle operazioni di credito agrario di esercizio e di miglioramento effettuate dalle aziende agricole. Questi sono tutti provvedimenti previsti per altro dalla normativa nazionale del comparto in caso di dichiarazione di stato di calamità naturale.

Queste richieste le abbiamo notificate il 21 giugno al Ministro e, successivamente, anche perché non volevamo che l'attenzione del Ministro venisse a mancare, abbiamo sollecitato un incontro nel corso del quale abbiamo esposto le situazioni, reali e gravi, che l'Isola sta vivendo in questo momento.

Durante l'incontro è emerso però che, malgrado la comprensione e la volontà del Ministro delle politiche agricole di perorare la nostra causa, anche altre Regioni avevano richiesto la dichiarazione dello stato di calamità naturale. Se generalmente, secondo il detto popolare, è una sorta di consolazioneil"mal comune mezzo gaudio", nel nostro caso rischia di connotarsi come "una sfortuna che si aggiunge a sfortuna". Anche le altre Regioni infatti attingeranno ai finanziamenti del Fondo di solidarietà nazionale; questo significa che le risorse disponibili nel Fondo verranno suddivise con le altre Regioni, restringendo di fatto le possibilità di ristoro per i nostri agricoltori..

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

(Segue Assessore USAI.) L'Esecutivo ha cercato di correre ai ripari e dopo avere approvato in tempi rapidi la delibera cui ho accennato prima, ha impostato un disegno di legge, che è attualmente ancora allo studio della Giunta, imperniato non sulle azioni previste e proposte, quanto sulla quantificazione, che al momento è difficile fare, dei danni provocati alle altre colture che ancora non hanno superato il 35 per cento, e che tutti i giorni vengono controllate dagli Ispettorati provinciali dell'agricoltura.

E' difficile, quindi, cercare di trovare una soluzione in base a un danno che è quantificato solo per tre colture, ma non ancora per le altre.

Le notizie che in questi giorni arrivano dalla campagna ci dicono che continua a piovere acqua sul bagnato; la produzione viticola della Planargia è in pieno disastro, la produzione della malvasia è saltata per aria a causa di un evento atmosferico terrificante, una temperatura pari a cinquanta gradi nella giornata di domenica ed uno scirocco insopportabile hanno di fatto liquefatto l'uva che doveva essere destinata a questa produzione. I servizi stanno valutando il danno, certo è che la produzione di malvasia quest'anno sarà scarsa e non di qualità.

Abbiamo valutato quindi, attraverso le relazioni degli uffici competenti, l'ammontare dei danni verificatisi nel settore agricolo, e rilevato che gli stessi superano i limiti imposti dalla legge numero 185 del '92 per poter invocare i benefici di legge, abbiamo provveduto come Giunta ad attivare le procedure per richiedere la declaratoria.

Le misure di sostegno richieste non sono però sufficienti , ed allora il disegno di legge proposto dall'Assessorato dell'agricoltura, e al momento all'attenzione della Giunta regionale, che di fatto ne condivide gli indirizzi, in attesa di definire il quantum di risorse necessario, per rispondere alle attese del settore, prevede interventi a favore degli operatori agricoli, danneggiati dalla siccità, in base ad una soglia di accesso inferiore a quella indicata dalla legge numero 185, ma comunque in linea con le disposizioni comunitarie vigenti in materia.

Lo stesso disegno di legge prevede la possibilità di indennizzare le mancate coltivazioni per diniego di acque irrigue, effettuato dai consorzi di bonifica a seguito dell'ordinanza del Commissario straordinario per l'emergenza idrica che ha indicato la destinazione della poca acqua disponibile negli invasi; l'intervento è innovativo rispetto a quello previsto nelle normative nazionali.

Inoltre, nello stesso disegno di legge, si prevede la concessione a favore dei consorzi di bonifica, di contributi per abbattere i maggiori oneri sostenuti da tali organismi a causa della mancata erogazione dell'acqua per uso irriguo. In pratica la mancata erogazione di acqua causa minori introiti ai consorzi a fronte degli immutati costi di gestione degli impianti consortili.

Sempre nel disegno di legge in questione si prevede la concessione di contributi alle cooperative di raccolta, conservazione e trasformazione di prodotti agricoli che abbiano subito a causa della siccità maggiori oneri per la riduzione dei conferimenti.

Infine, l'ultimo articolo, contiene la prescrizione circa l'intensità dell'aiuto erogabile che deve essere obbligatoriamente in linea con gli orientamenti comunitari vigenti

Ricordo ancora che per la definizione della disponibilità finanziaria si è in attesa della quantificazione dei danni relativi allo colture industriali del pomodoro, dei carciofi, delle barbabietole, delle colture arboree, delle produzioni viticolee olearie che, allo stato attuale, non sono valutabili.

. Come vedete l'attenzione della Giunta su questa questione è molto viva, anche se l'Esecutivo necessariamente deve tenere conto della situazione reale perché non può e non deve, come è stato sollecitato da qualcuno, assumere decisioni che possano dare adito a facili entusiasmi o a speranze che poi vengono mortificate. E l'unica cosa che non potremmo fare sarebbe proprio quella di mortificare ancora una volta le attese degli agricoltori della Sardegna.

Quest'anno poi l'evento calamitoso ha anche un sapore beffardo, perché interviene su un comparto economico che dal 1° di gennaio al 30 di giugno dell'anno in corso ha registrato un notevole incremento delle unità lavorative, seimila nuove unità, in Sardegna, naturalmente, a fronte di cali rilevanti registrati in altri territori. Sono entrati nel comparto agricolo 2064 giovani, sulla spinta dei provvedimenti sui quali tutto il Consiglio regionale aveva investito il futuro dell'agricoltura sarda, identificando nel cambio e nel ringiovanimento dell'età degli imprenditori, il fulcro per la competitività in campo nazionale ed internazionale delle produzioni agricole sarde. Ma questi eventi calamitosi rischiano di allontanare definitivamente quella che si può definire una scommessa. In definitiva, per quanto riguarda il punto A) della mozione, dove si chiede di definire le procedure per la verifica formale dei danni da parte dei competenti uffici dell'amministrazione regionale, la Giunta risponde che questo è stato fatto con una relazione tecnica da parte degli ispettori provinciali che hanno quantificato anche i danni per le tre sole colture di cui ho detto . Per quanto riguarda il punto B), nel quale si richiedeva al Governo, unitamente alla dichiarazione dello stato di calamità naturale, lo stanziamento di adeguate risorse finanziarie per la concessione degli indennizzi, così come viene riportato dalla delibera della Giunta regionale, la notifica al Ministro è stato fatta e ha questo contenuto.

Relativamente al punto C) in cui si richiedeva di integrare il disegno di legge di assestamento del bilancio della Regione per l'anno 2000, con idonee risorse da destinare in concorrenza con quelle stanziate dallo Stato al risarcimento dei diversi comparti agricoli danneggiati dalla siccità, noi riteniamo che allo stato attuale non sia possibile dare una risposta positiva per due ordini di fattori. Dovremmo notificare all'Unione Europea una norma che ha altri contenuti, creando difficoltà e, comunque, creando condizioni di non comprensione e, soprattutto, di difforme procedura, perché le procedure vanno notificate con le norme che contengono quei principi e non altri. Comunque non è possibile allo stato attuale operare questa integrazione anche per l'impossibilità tecnica di valutare i danni relativi alle altre colture.

Quanto richiesto nel punto D), e cioè la la previsione della concessione di un contributo a favore dei consorzi di bonifica, è stato riportato nel nostro disegno di legge- non è possibile invece predisporre e notificare, nel minor tempo possibile, alla Commissione europea le direttive di attuazione all'articolo 23 della legge numero 8 del '98,perché le direttive da notificare alla Commissione europea, previste dall'articolo 23, devono contenere la quantificazione degli indennizzi da erogare; ma attualmente noi non siamo a conoscenza degli stanziamenti che saranno disposti dallo Stato e dallo stesso Consiglio regionale. Non appena gli stanziamenti saranno quantificati si procederà in tempi brevissimi all'espletamento delle procedure previste.

E, da ultimo, nella mozione si chiede di accelerare la predisposizione e l'attuazione dei programmi di attuazione della norma comunitaria ( POR, Piani di sviluppo rurale), e cioè quanto previsto dai quadri comunitari di sostegno nel comparto dell'agricoltura.

Attualmente sia i POR, sia i Piani di sviluppo rurale, sono all'attenzione dell'Unione europea, quindi siamo in attesa di un'approvazione che consenta il prosieguo dell' iter normativo e della possibilità di utilizzare gli ingenti finanziamenti previsti per l'agricoltura.

Per quanto riguarda quindi le attività di sostegno e di solidarietà nei confronti degli agricoltori sardi pensiamo di avere concluso il nostro percorso nell'immediato, anche se rimangono da definire le riforme più importanti, quelle strutturali, altrimenti saremo sempre costretti a inseguire gli effetti di una calamità che sta diventando, ormai, ciclica e puntuale nel ripresentarsi.

Una calamità che quest'anno segue due anni di quasi siccità e quindi è ancora più grave rispetto a quella del 1995, perché trova gli agricoltori già prostrati dalle difficoltà, le aziende in grave crisi, un rapporto con il credito che nel settore agrario sta diventando insopportabile.

Quindi è necessario una volta per tutte, ed è un'esortazione che noi rivolgiamo, avviare un programma strutturale di interventi, un programma che da alcune parti sta dando risultati positivi e che prevede il riutilizzo delle ingenti risorse idriche che oggi sono sprecate, nel tentativo di sfuggire al fenomeno della desertificazione.L'Unione Europea, non a caso, sulla base dei dati sulle condizioni climatiche degli ultimi cinquant'anni, ha inserito quasi l'ottanta per cento del territorio isolano fra i territori interessati dallapredesertificazione, ma essere inseriti in questo elenco certamente non depone a favore del futuro dell'agricoltura; perché un futuro senz'acqua in agricoltura significherà condannare l'isola ad abbandonare la sua risorsa economica più importante.

Sarà necessario, una volta per tutte, ridefinire il ruolo dell'agricoltura, e anche l'attenzione della classe politica su questo settore; io chiedo perciò che quest'aula oggi non si divida su posizioni diverse, perché mi pare che si possatrovare un punto di incontro,e di tutto l'agricoltura ha bisogno in questo momento, fuorché trovarsi di fronte un'Aula divisa.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di replicare.

SANNA ALBERTO (D.S.-F.D.). Ringrazio i colleghi intervenuti che hanno partecipato con attenzione a questo dibattito; un dibattito che, inizialmente, anche a me era sembrato svolgersi in un Consiglio un po' distratto, invece poi, nel prosieguo dei nostri lavori, la discussione ha assunto i caratteri propri di un argomento di questa rilevanza.

Io ritengo che, come coalizione di centro-sinistra abbiamo il diritto e anche il dovere di portare all'attenzione dell'Aula quei problemi ai quali quest'Aula per il loro rilievo deve dare delle risposte. Dico questo perché mi pare che, da parte di settori diversi della maggioranza, sia diventato un vezzo, ogni volta che si affronta un problema, ricercare "i responsabili dei massimi sistemi", quasi a significare che solo alcuni hanno il diritto e il valore necessari per svolgere un ruolo in quest'Aula.

Da un lato questo atteggiamento mi sembra ingiusto e ingeneroso verso chi ha lavorato prima di noi; io sto vivendo questa esperienza per la prima volta, non debbo rispondere perciò di quello che hanno fatto gli altri nelle scorse legislature, però mi sento comunque in dovere di rispettare quello che è stato fatto da chi ci ha preceduto, perché credo che molte siano le cose positive realizzate in Sardegna da chi ha governato l'Isola in questi decenni.

Certo, tante situazioni vanno riviste, modificate, aggiornate, trasformate, non c'è dubbio, ma non si può dire che tutto quello che hanno fatto gli altri va male, va cancellato, e che addirittura qualcuno non avrebbe titolo per discutere, per portare i problemi in quest'Aula .Veramente, su queste affermazioni lascio ad altri il giudizio.

Io leggo anche in questo atteggiamento, reiterato, la pochezza e la debolezza di chi, anziché svolgere il ruolo di governo come dovrebbe fare, si attarda a ricercare responsabilità a destra e a manca, perché così i responsabili possono essere tutti e nessuno, e contemporaneamente non si danno risposte ai problemi che sono rilevanti, e la cui soluzione è in capo a tutti.

Ho voluto sottolineare questo atteggiamento perché purtroppo è ricorrente e mi disturba moltissimo, tanto più che il nostro compito è un altro.

Assessore Usai, entrando nel merito delle questioni, alcuni aspetti della mozione (mi riferisco naturalmente agli impegni che noi nel dispositivo chiediamo che la Giunta assuma) che lei richiamava credo che meritino delle precisazioni. Mi riferisco, per esempio, all'accertamento dei danni e ai provvedimenti conseguenti da mettere in campo. A mio avviso l'accertamento dei danni non può avvenire quando tutte le colture hanno ultimato il loro ciclo di maturazione che, oltretutto, è diverso da coltura a coltura. Noi dobbiamo effettuare gli accertamenti man mano che si verificano le condizioni per farlo, adottando strumenti che da subito ci consentano di intervenire, comparto per comparto, perché la questione della rapidità dei tempi di intervento è una questione decisiva rispetto ai risultati che dobbiamo ottenere.

Relativamente alle risorse necessarie, è vero che noi oggi non abbiamo la quantificazione complessiva, però è anche vero che uno sforzo lo dobbiamo fare. Sappiamo che il Governo più di tanto non potrà fare, allora apprestiamoci, noi, a mettere in campo tutte le azioni che ci consentano di reperire il massimo di risorse disponibili.

Però ciò che mi preoccupa, assessore Usai, e mi rivolgo a tutta la Giunta, è che queste azioni, finalizzate al reperimento delle risorse, ancora non sono state avviate. Io non credo che si debba disquisire a lungo sugli strumenti legislativi da adottare, io propendo per l'adozione di quegli strumenti che consentano di muoversi il più rapidamente possibile; e si faccia ciò che la legislazione vigente consente; si chieda agli uffici di approfondire la questione (i tecnici conoscono le cose meglio di noi), ma a mio avviso non c'è bisogno di approntare nuovi strumenti legislativi. Su questo punto mi rimetto comunque alla competenza degli uffici.

Sull'ordine del giorno che io ho avuto modo di leggere perché il testo sta circolando, , vorrei fare due osservazioni, che possono risultare utili alla nostra discussione. Per me, per esempio, tutta la parte relativa alla premessa, è piuttosto inconsistente e non rientra nel quadro di riferimento nel quale la nostra mozione colloca il problema della siccità. Noi situiamo infatti la questione siccità fra le cause più generali della crisi che l'agricoltura sarda attraversa. Quindi, questo è un punto troppo importante al quale non siamo disposti , a rinunciare.

Per quanto riguarda il dispositivo, ci sembra che tenda a mettere eccessivamente in risalto le responsabilità del Governo e dell'Unione europea. Queste responsabilità certamente ci sono, non saremo noi a dire che non dobbiamo svolgere un'azione forte verso questi livelli istituzionali, però dobbiamo anche riaffermare il ruolo dell'Amministrazione regionale su questa questione.

Accogliendo l'invito dell'Assessore, e di altri colleghi intervenuti nel dibattito, e penso fosse anche il nostro intento nel proporre la mozione, io concordo, se ci sono le condizioni politiche perché questo avvenga, sulla predisposizione e la votazione di un documento unitario; questo sarebbe un segnale forte per il mondo dell'agricoltura sardo, teso a significare che il Consiglio regionale è sensibile e lavora per risolvere questi problemi, assumendosi ciascuno le proprie responsabilità .

Noi abbiamo presentato una mozione, e su questo testo credo si debba lavorare, integrandolo e migliorandolo, se si vuole trovare una soluzione unitaria.

Sono stato anche favorevolmente colpito dal fatto che, nella discussione di stasera, sia stato affrontato anche il problema delle prospettive legate alla soluzione dei problemi più generali dell'agricoltura, in primo luogo quello dell'acqua, che non riguarda soltanto l'agricoltura.

Io mi auguro che questa prima giornata di discussione su questi temi segni l'avvio di un lavoro, di lungo periodo, che veda il Consiglio, la Giunta impegnati nella predisposizione degli strumenti legislativi necessari per mettere ordine in questa materia così complessa e così importante.

PRESIDENTE. Comunico che è pervenuto un ordine del giorno. Se ne dia lettura.

MANCA, Segretario:

Ordine del giorno Contu - Floris Emilio - Usai - Cossa - Amadu - Fois - Capelli

sulla grave siccità che colpisce le aziende agricole sarde.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PRESO ATTO della eccezionale siccità che ha colpito l'intera isola con particolare riferimento al comparto agricolo;

RITENUTO che i danni siano tali da rendere necessario l'immediato intervento del Governo nazionale sia per la "dichiarazione dello stato di calamità naturale" sia per l'immediata erogazione delle somme previste dal Fondo di Solidarietà Nazionale;

RITENUTO che la pesante difficoltà in cui si trova l'agricoltura sarda sia tale da consentire il consenso della Comunità Economica Europea all'eventuale ristoro a favore delle categorie degli operatori agricoli;

RITENUTO altresì che, anche la Regione Autonoma della Sardegna debba integrare i fondi nazionali attraverso l'utilizzo dei propri mezzi finanziari;

IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE

1. a procedere all'esatto e puntuale accertamento dei danni alle colture;

2. a sollecitare presso il Governo nazionalela "dichiarazione dello stato di calamità naturale" per tutta l'isola come già assicurato nell'Intesa tra il Ministero e l'Assessorato Regionale dell'Agricoltura e Riforma Agro-Pastorale;

3. ad intervenire presso il Ministero del Tesoro e delle politiche agricole affinché il Fondo di Solidarietà Nazionale eroghi una somma adeguata alla gravità del momento;

4. ad intervenire presso la Comunità Economica Europea non solo per ottenere il benestare della medesima per l'attuazione dei provvedimenti necessari ad indennizzare i danni causati dall'evento calamitoso della siccità, ma anche ad esaminare la possibilità di un interrvento diretto con gli strumenti finanziari della C.E.E.;

5. a stanziare, ad integrazione dei Fondi Nazionali ed a quelli eventualmente europei; fondi adeguati per un intervento incisivo che tenda a salvare dal disastro economico le categorie agricole;

6. a reperire le risorse necessarie onde provvedere:

a) alla concessione di contributi in conto capitale a favore delle aziende agricole che abbiano subito danni da siccità non inferiori al 35% della produzione lordavendibile aziendale per la ricostruzione dei capitali di conduzione ai sensi dell'art. 3, lett. B) della Legge 14 febbraio 1992, n. 185;

b) alla concessione di prestiti quinquennali di esercizio a tasso agevolato ai sensi dell'art. 3, lett. D) della Legge 14 febbraio 1992, n. 185 e nell'attesa di questo provvedimento,

c) alla proroga ai sensi dell'art. 4 della Legge 14 febbraio 1992, n. 185, e con le modalità dallo stesso previste per una sola volta e per non più di 24 mesi, le scadenze delle rate delle operazioni di credito agrario di esercizio e di miglioramento effettuate con le aziende agricole singole e associate ricadenti nei territori delimitati. Le rate prorogate dovrebbero essere assistite dal concorso nel pagamento degli interventi;

d) a erogare a favore dei consorzi di bonifica un contributo quale concorso nella spesa di gestione degli impianti consortili in ragione della particolare onerosità dovuta alla siccità;

e) a concedere contributi alle cooperative e associazioni di produttori che provvedono alla raccolta, conservazione, manipolazione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli e zootecnici che a causa della siccità abbiano registrato un aggravio di oneri per la riduzione dei conferimenti;

f) a riservare ai soli operatori professionali (coltivatori diretti e imprenditori agricoli a titolo principale) le provvidenze regionali. (1)

Ordine Del Giorno Cugini - Floris Emilio - Usai - Giagu - Amadu - Fois - Cossa - Contu - Ortu - Balia sulla crisi dell'agricoltura che colpisce le aziende agricole sarde a seguito della grave siccità dell'annata agraria 1999/2000.

IL CONSIGLIO REGIONALE

A CONCLUSIONE del dibattito sulla mozione n. 19 sulla crisi dell'agricoltura sarda anche a seguito della grave siccità dell'annata agraria 1999/2000,

CONSIDERATO che l'annata agraria 1999/2000 è stata caratterizzata da un'eccezionale siccità che ha comportato gravissimi danni alle aziende agricole della Sardegna;

PRESO ATTO che i danni si sono verificati in tutto il territorio regionale, sia nelle aree servite da impianti di irrigazione nelle quali molti agricoltori non hanno potuto procedere alla coltivazione a causa dell'indisponibilità dell'acqua, sia nei territori non serviti da impianti di irrigazione caratterizzati da un'agricoltura povera;

VALUTATA la grave situazione delle aziende zootecniche, che in alcuni casi non dispongono neanche delle risorse idriche necessarie per il sostentamento degli animali, anche a causa dell'inaridimento delle falde freatiche;

RITENUTO che i danni subiti dall'agricoltura sarda superino di gran lunga le percentuali richieste dalla Commissione europea (30% della media del triennio precedente per le zone non svantaggiate e 20% per quelle svantaggiate) per autorizzare la concessione di indennizzi agli agricoltori danneggiati dalle calamità naturali;

CONSIDERATO che l'attuale siccità s'inserisce in un contesto di anni particolarmente siccitosi;

PRESO ATTO che i danni derivanti dall'attuale siccità hanno colpito un'agricoltura in pesante difficoltà a causa dei notevoli handicap (insufficiente infrastrutturazione del territorio e delle singole aziende, limitata estensione e polverizzazione delle aziende, ricorrenza ciclica di calamità naturali, insopportabile indebitamento del settore, problema dei trasporti, ecc.);

RITENUTO che la pesante difficoltà in cui si trova l'agricoltura sarda sia tale da consentire il consenso dell'Unione Europea all'eventuale ristoro a favore delle categorie degli operatori agricoli;

RITENUTO, altresì, che anche la Regione autonoma della Sardegna debba integrare i fondi nazionali attraverso l'utilizzo dei propri mezzi finanziari;

PRESO ATTO che la Giunta Regionale intende far ricorso alla solidarietà dell'intera Nazione richiedendo al Governo la dichiarazione di calamità naturale in agricoltura,

impegna la Giunta regionale

1) a procedere all'esatto e puntuale accertamento dei danni alle colture per ogni comparto;

2) a sollecitare il Governo nazionale, unitamente alla dichiarazione di calamità naturale, allo stanziamento di adeguate risorse finanziarie per la concessione degli indennizzi a favore delle aziende agricole danneggiate;

3) a intervenire presso l'Unione Europea, non solo per ottenere il benestare della medesima per l'attuazione dei provvedimenti necessari a indennizzare i danni causati dall'evento calamitoso della siccità, ma anche perché venga esaminata la possibilità di un intervento diretto con gli strumenti finanziari della U.E.;

4) a stanziare, a integrazione dei fondi nazionali ed eventualmente di quelli europei, fondi regionali adeguati per un intervento incisivo che tenda a salvare dal disastro economico le categorie agricole, anche attraverso la manovra di assestamento del bilancio dell'anno 2000;

5) a integrare le norme previste dalla Legge n. 185 del 1982 con un apposito disegno di legge che preveda:

a) la concessione di contributi in conto capitale per la ricostituzione dei capitali di conduzione ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli a titolo principale, le cui aziende hanno raggiunto un danno del 20 per cento sulla produzione normale nelle zone svantaggiate e del 30 per cento nelle altre zone;

b) la concessione ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli a titolo principale, le cui aziende ricadono all'interno dei comprensori di bonifica, di contributi in conto capitale per la ricostituzione dei capitali di conduzione, a condizione che l'imprenditore agricolo non abbia potuto effettuare la coltivazione per mancanza dell'acqua di irrigazione, negata ai sensi dell'ordinanza del Commissario straordinario per l'emergenza idrica;

c) la concessione un contributo aggiuntivo quale ulteriore concorso nelle spese di gestione degli impianti consortili sostenute dai Consorzi di bonifica, in ragione della particolare onerosità dovuta alla siccità che ha ridotto le disponibilità idriche;

d) la concessione alle aziende e cooperative che provvedono alla raccolta, conservazione, manipolazione, lavorazione, confezionamento e/o trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli e zootecnici che, a causa dell'evento siccità 2000, abbiano registrato un aggravio di oneri derivante da una riduzione dei conferimenti non inferiore rispettivamente del 20 o 30 per cento a seconda che siano o no in zone svantaggiate, rispetto alla media dell'ultimo triennio, di un contributo non superiore alle perdite connesse con la riduzione dei conferimenti;

6) a rappresentare alla Commissione Europea la necessità della sollecita approvazione dei programmi di attuazione della normativa comunitaria (POR e PSR). (2)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.-F.D.). Signor Presidente, io ho già letto l'ordine del giorno presentato dai colleghi della maggioranza e, anche sulla base dell'intervento dell'Assessore, volevo segnalare che quanto dispone la nostra mozione si presta molto di più a essere approvato, magari sotto forma di ordine del giorno, rispetto a quanto indicato nell'ordine del giorno a firma Contu e più, per tre motivi che voglio qui evidenziare. Chiedo inoltre alla Presidenza, dopo il mio intervento, di valutare anche la possibilità di un'interruzione dei lavori proprio per coordinare i due documenti.L'ordine del giorno è, secondo me, un passo indietro rispetto agli atti posti in essere dalla Giunta. L'ordine del giorno richiama infatti, semplicemente, la richiesta già presente nella delibera di Giunta al Governo nazionale di riconoscimento dello stato di calamità naturale.

A tal fine si fa riferimento esclusivamente alla legge numero 185, quindi nel dispositivo dell'ordine del giorno si chiede che venga riconosciuto lo stato di calamità naturale quando il danno è superiore al 35 per cento della produzione lorda vendibile; mentre la norma comunitaria prevede che lo stato di calamità naturale venga dichiarato quando il danno è superiore al 20 per cento, sempre della produzione lorda vendibile, nei comuni svantaggiati e al 30 per cento nei comuni non svantaggiati. Questo è quanto previsto, tra l'altro, dal disegno di legge della stessa Giunta.

Qualora noi approvassimo l'ordine del giorno così strutturato, sembrerebbe che rinunciassimo al dispositivo comunitario, più favorevole rispetto a quello della legge numero 185, ma andremmo anche contro la stessa proposta della Giunta regionale che ha previsto il 20 e il 30 per cento per i comuni svantaggiati, lasciando il limite del 35 per cento, previsto dalla legge numero 185, per tutti gli altri.

La legge numero 185, che tra l'altro è incorsa nel procedimento di infrazione comunitaria, prevede anche la possibilità di concedere mutui quinquennali con abbattimento degli interessi. Io, per esempio, sono contrario a questa soluzione, per le aziende agricole sarde che presentano già un forte indebitamento. E' vero infatti che la Regione interviene ad abbattere gli interessi, però la banca deve pur sempre ascrivere quel mutuo alle aziende, quindi aumenta la loro situazione debitoria. La banca può non riconoscere a quelle aziende il diritto al mutuo, nonostante l'abbattimento degli interessi da parte della Regione, proprio perché è già in atto un forte indebitamento delle aziende; quindi, secondo me, è meglio non introdurre nella nostra normativa questo dispositivo della legge numero 185. Mentre in base alla legge numero 185 l'unica cosa che dobbiamo richiedere, a mio parere, sono i finanziamenti, come è previsto anche dal vostro ordine del giorno, e nei confronti dello Stato, il blocco dei pagamenti dei contributi previdenziali.

, Io ritengo invece che vada sostenuta la proposta della Giunta, che prevede il riconoscimento dello stato di calamità naturale in presenza di danni che superano il 20 per cento del parametro di riferimento, tra l'altro facendo riferimento non alle tre annualità precedenti, ma a quelle prive di siccità degli anni precedenti, il che consente, come prevede la norma comunitaria, il riconoscimento del 100 per cento del danno subito. Quindi si consente un intervento in conto capitale che è superiore a quello previsto dalla legge 185, perché la "185" pone anche qui (mi riferisco al primo punto del dispositivo dell'ordine del giorno) un limite di tre milioni ad azienda, limite che può essere non giusto, non corretto, perché non indennizza il danno vero.

Se le direttive dell'Unione Europea consentono , di rifondere i danni subiti dall'azienda, una volta accertati, nella misura del 100 per cento , , io penso sia giusto - come ho già detto - portare avanti il progetto di legge presentato dalla Giunta . Tra l'altro nel vostro documento non si parla di danni derivanti dalla mancata coltivazione. Io chiedo al collega Cossa, che ha firmato l'ordine del giorno, che cosa potrebbe succedere ai contadini di Sestu e di Assemini, comuni dotati di impianti irrigui, ma a cui non eroghiamo l'acqua, se non prevedessimo i danni per la mancata coltivazione; la risposta è che verrebbe a mancare ogni sostegno per questo settore dell'agricoltura del Medio Campidano, sostegno che noi avevamo invece previsto nella nostra risoluzione.

Quindi, io penso che la proposta contenuta nell'ordine del giorno recepisca gli indirizzi della delibera della Giunta, che è un primo passo per il riconoscimento dello stato di calamità naturale da parte dello Stato ,ma non tiene conto delle disposizioni previste nel progetto di legge della Giunta, che è la sintesi del dibattito avviato in questo periodo ed è invece recepita, questa sintesi, nella mozione.

Io proporrei, ne avevo già accennato all'inizio del mio intervento, di sospendere la discussione così che il il collega Alberto Sanna, primo firmatario della mozione, magari insieme al presentatore dell'ordine del giorno, si incontrino per concordare un documento unitario che dovrebbe riprendere, a mio parere, soprattutto i contenuti della mozione. Dico questo, non perché sono anch'io uno dei presentatori, ma perché è stata elaborata con l'apporto dei tecnici, per cui è la sintesi di quello che il mondo agricolo chiede e di cui ha bisogno. Si potrebbero fondere quindi mozione e ordine del giorno in un unico ordine del giorno a firma di tutti i Capigruppo del Consiglio o dei componenti la stessa Commissione agricoltura.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

CONTU (C.C.D). Signor Presidente, so di non poter illustrare l'ordine del giorno, ma poiché è stata avanzata una proposta, che mi pare abbia il merito di trovare una soluzione, che può essere a mio giudizio accolta da chi ha presentato l'ordine del giorno, io prendo brevemente la parola solo per alcune piccole precisazioni.

Io non ho fatto riferimento alle direttive comunitarie perché siamo partiti dall'idea di richiedere un intervento più massiccio da parte del Governo, a valere sul Fondo nazionale di solidarietà.. Un collega ha fatto notare che io ho cercato di accentuare il fatto che il primo intervento dev'essere ad opera dello Stato più che della Regione; ed è così infatti, perché conosco le risorse della Regione e se lo Stato può intervenire per la rottamazione delle macchine, io sostengo che può intervenire anche una volta tanto in una Regione, come la nostra, oggi disastrata dalla siccità.

Siccome la legge nazionale fissava al 35 per cento il limite per il risarcimento, io mi sono attenuto a quella disposizione, però riconosco che il suggerimento dell'onorevole Marrocu è un suggerimento che, a mio modesto avviso, merita di essere accolto.

In conclusione, mi pare che il parlare eccessivo non serva assolutamente a niente, ma siamo tutti quanti d'accordo che il problema meriti un esame globale. Accogliamo quindi la richiesta di una sospensione non per privilegiare la mozione da una parte o l'ordine del giorno dall'altra, ma per accantonare i due documenti e provvedere alla stesura di un altro ordine del giorno che contenga quanto c'è di buono sia nella mozione, sia nell'ordine del giorno. Mi sembra la soluzione più corretta perché noi non saremmo favorevoli a lavorare sulla vostra mozione e voi, giustamente, lo riconosco, non potreste accettare di lavorare sul nostro ordine del giorno

PRESIDENTE. Colleghi, sospendiamo quindi le votazioni della mozione e dell'ordine del giorno, in modo che i Gruppi di maggioranza e di opposizione possano trovare l'accordo su un documento unitario.

Giuramento di consigliere

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, il Presidente della Giunta delle elezioni ha fatto pervenire la seguente lettera: "Comunico alla Signoria vostra onorevole che la Giunta delle elezioni si è riunita in data odierna ed ha preso atto della sentenza del Tar della Sardegna, dell'11 luglio ultimo scorso, che proclama eletto il signor Antonio Biancu in luogo del professor Antonio Loddo e quindi del signor Stara Cosimo Mario, che a sua volta aveva sostituito il Loddo, nella lista "I Democratici in Europa con Prodi". Ciò a seguito del ricorso presentato dallo stesso Biancu. La Giunta ha verificato che il signor Biancu era candidato nella citata lista nel collegio di Oristano e che l'Ufficio centrale e regionale per le Circoscrizioni provinciali aveva invece attribuito il seggio al collegio di Nuoro. Onorevole Pierangelo Masia, Vicepresidente".

Poiché il consigliere Antonio Biancu è presente, lo invito ad entrare in Aula e a prestare il giuramento prescritto dall'articolo 23 dello Statuto Speciale per la Sardegna e dall'articolo 3 del Decreto del Presidente della Repubblica 19 maggio 1949, numero 250.

Invito il consigliere Biancu a presentarsi di fronte al banco della Presidenza, do lettura della formula del giuramento , al termine della quale dovrà rispondere " Giuro".

"Giuro di essere fedele alla Repubblica e di esercitare il mio ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione .

BIANCU (I DEMOCRATICI). Giuro.

Discussione e approvazione della legge regionale 1 giugno 2000: "Provvedimenti relativi al personale impiegato dall'Amministrazione regionale e dagli enti regionali nei lavori socialmente utili e nei progetti-obiettivo e disciplina dei compensi spettanti agli amministratori del fondo per l'integrazione del trattamento di quiescenza, di previdenza e di assistenza del personale dipendente dall'Amministrazione regionale", rinviata dal Governo (CCCXVI/A)

PRESIDENTE. Chiedo ai colleghi di prendere posto. L'ordine del giorno reca la discussione della legge regionale numero CCCXVI, rinviata dal Governo, relatore il consigliere Nuvoli.

Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Nuvoli, relatore.

NUVOLI (F.I.-Sardegna), relatore. Signor Presidente, colleghi consiglieri siamo chiamati a rispondere al rinvio, da parte del Governo, della legge regionale 1 giugno 2000. Il Governo muove delle obiezioni rispetto a alcuni passaggi della stessa legge che, come tutti noi ricordiamo, riguarda la collocazione ovvero la prospettiva di collocazione presso l'amministrazione regionale, dei lavoratori precari, segnatamente dei lavoratori dei progetti Obiettivo e di quelli dei lavori socialmente utili.

Il Governo muove obiezioni che potrebbero essere inquadrate, in modo particolare, in un'ottica rigoristica; peraltro né la Commissione né i rappresentanti delle forze politiche, che hanno partecipato ai lavori della Commissione competente da me presieduta, hanno ritenuto di opporsi alle obiezioni medesime.

Io credo piuttosto che il rinvio disposto dal Governo sia stato determinato da un fraintendimento, o comunque, come dire, da una mancanza di chiarezza nel testo elaborato dalla Commissione e quindi approvato dal Consiglio regionale.

Abbiamo cercato quindi di rendere più chiare le norme che devono consentire, in qualche modo, di eliminare il precariato presente all'interno dell'amministrazione regionale, tenendo conto naturalmente del quadro normativo nazionale. Proprio tenendo conto del quadro normativo nazionale abbiamo ritenuto di elaborare un nuovo articolo 1 che è sostitutivo dell'articolo 1 della legge 1 giugno 2000.

Con questo emendamento che è stato presentato stasera in Aula, quindi mi sto evidentemente riferendo non all'emendamento riportato nel fascicoletto sotto il titolo "Testo della Commissione", bensì a quello firmato dai membri della Commissione e dai rappresentanti delle forze politiche non presenti in Commissione, in pratica un emendamento che può essere ascritto a tutte le forze politiche presenti in Consiglio regionale.

Con questo emendamento, in modo particolare, specifichiamo che le assunzioni avvengono "mediante pubbliche selezioni, per l'ammissione alle quali oltre ai requisiti generali per l'accesso all'impiego, costituisce requisito l'esperienza lavorativa in mansioni corrispondenti a quelle per le quali si concorre, svolta presso l'Amministrazione e gli enti in lavori socialmente utili, ai sensi del decreto legislativo 1° dicembre 1997, numero 468, ovvero in attuazione di progetti-Obiettivo approvati entro il 1999 ai sensi della legge regionale 29 maggio 1996 numero 22". Inoltre, al secondo comma, di questo emendamento 1 che è lo ripeto, sostitutivo totale dell'articolo 1 della legge approvata, sidice: "In applicazione dell'articolo 12, comma 4, del decreto legislativo 1° dicembre 1997, numero 468, ai lavoratori impiegati in lavori socialmente utili è riservata una quota del 30 per cento dei posti da ricoprire mediante le selezioni di cui al comma 1"; e, con riferimento alla normativa nazionale, continuiamo specificando: "In deroga alla disposizione del comma 4 dell'articolo 54 della legge regionale numero 31 del 1998, le graduatorie restano efficaci per la durata del triennio 2000-2002": il comma 3 prosegue: "Ai soggetti impiegati in lavori socialmente utili, ai sensi del decreto legislativo 1° dicembre 1997, numero 468, ovvero in attuazione di progetti-Obiettivo approvati entro il 1999, ai sensi della legge regionale 29 maggio 1996, numero 22, che partecipino a concorsi pubblici banditi dall'Amministrazione o ente presso cui sono stati impiegati", ci riferiamo ai diplomati ed ai laureati "in attuazione del programma relativo alla copertura dei posti vacanti per il triennio 2000-2002, per profili professionali corrispondenti alle mansioni da essi svolte, qualora conseguano l'idoneità nelle prove di esame, è attribuito un punteggio aggiuntivo in sede di valutazione dei titoli non superiore al 20 per cento del punteggio complessivo finale, conseguito da ciascun candidato in relazione alla durata del servizio prestato".

Io credo che queste specificazioni facciano chiarezza sul quadro normativo all'interno del quale la Regione Sardegna si è voluta muovere; noi non stiamo sostanzialmente cambiando le norme che abbiamo già approvato, ma stiamo semplicemente specificando meglio la norma. Ebbene, specificando meglio e facendo chiarezza credo che ci avviamo verso una approvazione che, sono convinto, non darà adito ad ulteriori rinvii da parte del Governo, e quindi corrisponderemo alle aspettative dei tanti giovani, dei tanti disoccupati che guardano, anche con un po' di apprensione, a questa normativa in itinere.

Voglio evidenziare il contributo estremamente costruttivo dato da tutte le forze politiche, naturalmente anche dalla Giunta regionale, alla stesura di questo nuovo articolo 1, sostitutivo dell'articolo 1 della legge approvata dal Consiglio regionale, e significando questo io credo di poter tranquillamente affermare che nei confronti dei giovani, soprattutto dei giovani disoccupati, il Consiglio regionale stia dando prova di serietà e soprattutto prova della volontà di risolvere, in modo rapido e concreto un annoso problema. Un problema che è comunque estremamente importante, perché di fronte alla esigenza di creare posti di lavoro, credo che tutti quanti noi, indipendentemente dall'appartenenza politica, abbiamo non solo il diritto ma anche il dovere di porci in modo costruttivo.

Credo che in modo costruttivo abbiano operato la Commissione, le forze politiche, e anche la Giunta regionale. Per cui l'invito che rivolgo nei confronti dell'intero Consiglio regionale, della maggioranza e dell'opposizione, è di approvare all'unanimità questo nuovo testo della legge.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare dichiaro chiusa la discussione generale. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

PRESIDENTE. Si dia lettura dell'articolo 1.

MASIA, Segretario:

Art. 1

1. L'Amministrazione regionale e gli enti strumentali della Regione - nell'ambito del programma di copertura dei posti vacanti conseguente all'approvazione delle nuove dotazioni organiche per il triennio 2000-2002, ai sensi degli articoli 15 e 16 della legge regionale 13 novembre 1998, n. 31 - individuano le figure professionali che, per motivate esigenze organizzative, siano da assumere mediante pubbliche selezioni per l'ammissione alle quali, oltre ai requisiti generali per l'accesso all'impiego, costituisce requisito l'esperienza lavorativa di almeno un anno maturata presso l'Amministrazione e gli enti in prestazioni lavorative proprie della figura professionale da assumere. In deroga alla disposizione del comma 4 dell'articolo 54 della legge regionale n. 31 del 1998, le graduatorie restano efficaci per tre anni.

PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.

MASIA, Segretario:

Emendamento sostitutivo totale Nuvoli - Sanna Salvatore - Demuru - Pirisi - Floris Emilio - Vassallo - Contu - Fois - Capelli - Cossa - Scarpa - Amadu - Biancareddu - Usai - Fadda

Art. 1

L'articolo 1 è sostituito dal seguente:

"Art. 1

1. L'Amministrazione regionale e gli enti strumentali della Regione provvedono alla copertura dei posti vacanti conseguente all'approvazione delle nuove dotazioni organiche per il triennio 2000-2002, ai sensi dell'articolo 15 della legge regionale 13 novembre 1998, n. 31, limitatamente alle qualifiche o categorie professionali per l'accesso alle quali è richiesto un titolo di studio non superiore a quello di scuola secondaria di primo grado, prioritariamente mediante pubbliche selezioni per l'ammissione alle quali, oltre ai requisiti generali per l'accesso all'impiego, costituisce requisito l'esperienza lavorativa in mansioni corrispondenti a quelle per le quali si concorre, svolta presso l'Amministrazione e gli enti in lavori socialmente utili, ai sensi del decreto legislativo 1° dicembre 1997, n. 468, ovvero in attuazione di progetti-obiettivo approvati entro il 1999 ai sensi della legge regionale 29 maggio 1996, n. 22.

2. In applicazione dell'articolo 12, comma 4, del decreto legislativo 1° dicembre 1997, n. 468, ai lavoratori impiegati in lavori socialmente utili è riservata una quota del 30 per cento dei posti da ricoprire mediante le selezioni di cui al comma 1. In deroga alla disposizione del comma 4 dell'articolo 54 della legge regionale n. 31 del 1998, le graduatorie restano efficaci per la durata del triennio 2000-2002.

3. Ai soggetti impiegati in lavori socialmente utili, ai sensi del decreto legislativo 1° dicembre 1997, n. 468, ovvero in attuazione di progetti-obiettivo approvati entro il 1999, ai sensi della legge regionale 29 maggio 1996, n. 22, che partecipino a concorsi pubblici banditi dall'Amministrazione o ente presso cui sono stati impiegati, in attuazione del programma relativo alla copertura dei posti vacanti per il triennio 2000-2002, per profili professionali corrispondenti alle mansioni da essi svolte, qualora conseguano l'idoneità delle prove di esame, è attribuito un punteggio aggiuntivo, in sede di valutazione dei titoli, non superiore al 20 per cento del punteggio complessivo finale conseguito da ciascun candidato, in relazione alla durata del servizio prestato. (1)

PRESIDENTE. L'emendamento è stato illustrato nel corso del suo intervento dal relatore, onorevole Nuvoli. Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

MASALA (A.N.), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. La Giunta lo accoglie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Alcune brevissime considerazioni sull'emendamento, concordato, che è integralmente sostituivo dall'articolo 1, sia nel testo del proponente, sia nel testo originario della Commissione.

Mi pare che questo emendamento dica sostanzialmente tre cose. La prima è che la Giunta e la maggioranza regionale da sole non riescono a fare nessuna legge in questo Consiglio regionale. Non c'è un solo provvedimento che sia stato presentato dalla Giunta, sostenuto dalla maggioranza, che il Consiglio regionale abbia mai approvato.

Questa legge rinviata non fa eccezione a riprova del fatto che, effettivamente, non sempre alla formale, ritenuta capacità di governo e all'esercizio del potere che si deve esplicare attraverso l'attività di governo, corrisponde una effettiva capacità di esercitarlo. E` giusto dirlo perché ancora una volta ne abbiamo una riprova. Questa legge intanto si può fare, ancora una volta, in quanto vi è, come è stato riconosciuto, il concorso di tutte le forze politiche presenti nel Consiglio regionale.

La seconda considerazione è relativa al rapporto Regione autonoma-Governo centrale, sul quale rapporto sarebbe opportuno che si annunciassero meno ricorsi alla Corte Costituzionale e invece si attivassero migliori relazioni perché, nel merito, vengano salvaguardate per davvero le potestà legislative della Regione; perché questa Regione, soprattutto nella sua espressione di maggioranza e di governo, oscilla fra questi due punti estremi. Da una parte tuona contro il centralismo del Governo nazionale, annuncia a ogni pie' sospinto ricorsi alla Corte Costituzionale, li preannuncia persino se una banca privata nomina i suoi rappresentanti nel consiglio di amministrazione, per altro verso accade che nella ordinaria attività legislativa, che poi non vuol dire attività minore, perché è la massima espressione del potere autonomistico, ci si adegui pedissequamente ad ogni rilievo, ad ogni rappresentazione di difficoltà che venga dal Governo centrale (e ben sappiamo che spesso viene dai burocrati dei Ministeri), senza mai un approfondimento, e senza una interlocuzione di merito su leggi approvate e ritenute fondate, sotto il profilo della competenza, da questo Consiglio. Nella fase della interlocuzione col Governo centrale tutto muore, tutto tace, e poi si accetta supinamente o si tende ad accettare quello che formalmente il Governo, ma di fatto le burocrazie ministeriali concordano con le burocrazie regionali.

Vorrei avvertire la Giunta, avvertire nel senso di richiamarla ad essere più avvertita, cioè a essere più sensibile sul fatto che le leggi approvate dal Consiglio sono cose talmente serie che, nella interlocuzione con il Governo centrale, vanno seguite perché abbiano buon esito nel testo nel quale il Consiglio regionale le approva, quando questo testo è buono.

Noi qui abbiamo una riprova esemplare di quanto sto affermando. Noi stiamo approvando, meno male, con l'emendamento in discussione, una formulazione che non differisce, nella sostanza, da quanto il Consiglio regionale aveva già approvato; e io dico meno male perché se il Consiglio regionale approvasse un testo che si ritenesse in linea con quello che il Governo vuole, o i burocrati dei Ministeri vogliono, noi avremmo rinunciato ad essere l'Assemblea legislativa. Allora che le leggi della Regione se le faccia il Governo, che le leggi della Regione se le facciano le burocrazie ministeriali! Ma questo rischio lo abbiamo per un po' corso, perché il testo sostituivo dell'articolo 1, che la Giunta ha proposto alla Commissione, e che la Commissione ha inizialmente ritenuto essere un testo accettabile, , è un testo di tale genericità che può avere una lettura ambigua; per quanto io non stia sostenendo che non valga o non possa valere per affrontare il problema che abbiamo di fronte.Con questo non intendo criticare la condotta della Commissione che ha ritenuto di approvare il testo avanzato dalla Giunta, che aveva come punto di forza l'essere stato contrattato preventivamente con il Governo. In verità io ritengo sia stato contrattato non con il Governo, perché non credo che qualcuno sia andato al Consiglio dei Ministri, ma con le burocrazie di qualche Ministero; non mi risulta infatti che qualche Ministro abbia letto questa "leggina", questa legge, e vi abbia apposto il timbro.

Però, quello che era stato contrattato da burocrazia a burocrazia, non da Governo a Governo, non da autorità pubblica istituzionale ad autorità pubblica istituzionale, è un testo che poteva indurre anche in errore e poteva portare ad un rischio, estremamente pericoloso, cioè quello di far perdere di vista la finalità per la quale il Consiglio regionale della Sardegna aveva all'unanimità approvato il testo originale della legge. Perché la finalità, l'ha richiamata poc'anzi anche a nome della Commissione il collega Nuvoli, era di "superare" in questa Regione alcune sacche di precariato, non di tutto il precariato che può esistere in questa Regione, ma di alcune aree, e principalmente, utilizzando la risorsa offerta dalla ridefinizione della pianta organica della Regione, di quello che svolge funzioni proprie di fasce per le quali per legge non è obbligatorio il concorso pubblico. In questi casi è possibile attingere a quella risorsa, anche professionale, che è costituita da quelle due aree di comprovata esperienza che sono i lavoratori socialmente utili, davvero utili, anzi utilissimi alla Regione perché effettuano attività di manutenzione consentendo un risparmio anche in termini economici. E di questo esiste una riprova in molti enti ed in molti assessorati. La seconda area di intervento da tenere in considerazione é quella formata dai lavoratori addetti ai progettiobiettivo, di comprovata professionalità, ritenuti utili oltre che per la pubblica amministrazione anche sul piano sociale.

Questi erano gli obiettivi. Però aver pensato di sostituire questi obiettivi definiti, precisi, mirati, responsabilmente individuati, e quindi si è certi che se la legge viene approvata raggiunge questo obiettivo, con un articolo a dizione generica dove si diceva che l'ampliamento, o meglio la migliore definizione della pianta organica per il triennio 2000 -2002, avrebbe potuto interessare, attraverso la selezione pubblica, tutti coloro che per un anno avessero avuto esperienze lavorative nella Regione, voleva dire pensare ad un esercito di destinatari di questo articolo. E' infatti chiaro ed è evidente, non essendo prevista una data di partenza che da quando esiste la Regione, tutti quelli che avessero avuto un anno di esperienza lavorativa alla Regione, neppure continuativa, sarebbero potuti rientrare nel disposto di quell'articolo. , E poiché la Regione esiste da cinquant'anni, io credo che si sarebbe trattato di una platea possibile, forse esagero, anche di cinquanta mila persone, persone che si può ipotizzare per un anno abbiano svolto un'attività precaria, diretta o indiretta, presso la Regione e gli enti regionali.

Quindi, attraverso una lettura, non dico maliziosa, ma neanche restrittiva da parte di chi ha la responsabilità di gestire le leggi, che sono gli assessorati e gli uffici degli assessorati, si sarebbe potuti arrivare ad un risultato aberrante; e cioè che il Consiglio regionale voleva raggiungere un obiettivo, peraltro con intendimento unanime, e la norma elaborata portava invece ad un risultato del tutto diverso, anzi avrebbe potuto essere anche contrastante con l'intendimento del Consiglio.

L'emendamento che è stato concordato ridefinisce invece in modo esatto i termini della questione e riserva l'accesso alla selezione pubblica, nel senso che non è nascosta pur non essendo aperta a tutto il mondo, in buona sostanza a coloro che ricadono in queste due fasce o aree di precariato, lavoratori socialmente utili e addetti ai progetti-obiettivo. Una selezione che per altro, come sappiamo, in realtà è già stata compiuta, e dovrebbe essere ripetuta solo per rispondere al "palato fino" di qualche burocrate ministeriale, ma altro non sarà che una mera finzione.

Di fatto, lo ribadisco, la dizione generica avrebbe potuto comportare rischi enormi e anche una gestione distorta della legge, in questo modo invece si riconduce il tutto nell'alveo della finalità sulla quale il Consiglio aveva già concordato e che, in questo modo, ridefinisce e su cui ancora una volta concorda.

Questo è quello che correva obbligo di dire, collega Nuvoli, perché non è un contributo generico quello che è venuto dalla opposizione, questo è il contributo di merito che noi abbiamo dato, cioè aver ricondotto la configurazione giuridica e l'efficacia dell'articolo principale che è in discussione, dentro un alveo corretto per cui, rispetto al fine annunciato, abbia uno strumento per conseguire la finalità desiderata.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, la prego di concludere.

Lei non può togliere il tempo agli altri colleghi che hanno cose da dire altrettanto interessanti quanto le sue. Quindi, la prego, le ho già concesso cinque minuti in più!

COGODI (R.C.). Presidente, le ho già spiegato, ho ultimato il mio intervento, che i regolamenti li abbiamo concepiti per disciplinare la discussione di un provvedimento. Siccome i regolamenti consentono ad ogni singolo consigliere di intervenire nella discussione generale, su ogni articolo e su ogni emendamento e, se io le ho preannunciato che non sarei intervenuto nella discussione generale che mi sarei astenuto dall'intervenire su tutti gli altri articoli, che ho da dire poche cose sull'articolo principale, lei non mi sta regalando tre minuti o quattro minuti, perché io sto concentrando in un unico intervento il mio contributo per migliorare il confronto sul lavoro che facciamo. Dirigere l'Assemblea vuol dire anche saper capire queste cose.

PRESIDENTE. Lei è stato molto esplicito e avevamo capito tutti ciò che lei intendeva dire.

Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, vorrei ribadire, e ho già avuto occasione di affermarlo durante la prima discussione di questa legge, che il contributo della opposizione ovviamente è stato molto apprezzato dalla Giunta e dalla maggioranza.

Mi consenta di dire che l'opposizione concorre alla formazione delle leggi né più né meno come la maggioranza. Voglio ricordare che, nel dicembre del 1998, il Presidente del Consiglio, onorevole Selis, nel comunicare all'Assemblea il resoconto dei lavori dell'Aula nel corso del 1998 ricordò che furono approvate quell'anno tre leggi importanti, anzi fondamentali: la legge numero 31, sul personale, la legge sulla informazione e l'editoria e la legge numero 36 che concede le deroghe per le nuove assunzioni.

Ebbene, io non mi vergogno di dire che, pur essendo allora alla opposizione, ebbi l'onore e il piacere di presentare le proposte di legge relative e di concorrere quindi alla loro discussione e trasformazione in legge; e ritengo di aver fatto solo ed esclusivamente il mio dovere allora, così come faccio oggi il mio dovere nel riconoscere il contributo che viene dagli altri. Questo sul piano teorico.

Sono intervenuto però, in verità, per segnalare che nel testo dell'emendamento va inserito il termine "prioritariamente" prima delle parole "mediante pubbliche selezioni", perché così era nel testo che noi abbiamo ripristinato, sia pure adeguandolo ai rilievi governativi a Il testo, alla quinta riga dell'emendamento, dovrebbe essere così formulato "per l'accesso alle quali è richiesto un titolo di studio non superiore a quello di scuola media secondaria di primo grado prioritariamente mediante pubbliche selezioni per l'ammissione alle quali, eccetera.". L'intento è quello di non esaurire l'eventuale disponibilità di posti che ancora permanesse una volta assegnati i posti a questa categoria attraverso le selezioni.

Se è stato esattamente compreso l'emendamento può essere presentato o come emendamento orale della Giunta oppure se si vuole, come emendamento integrativo dagli stessi presentatori dell'emendamento, per correttezza nei loro confronti.

Presidente. Ha domandato di parlare il consigliere Salvatore Sanna . Ne ha facoltà.

Sanna salvatore (d.s.-f.d.). Intervengo per confermare e sostenere quanto ha precisato l'Assessore relativamente all'inserimento dell'avverbio, perché così era l'accordo e così è riportato nel testo originario che avevamo predisposto.

Presidente. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 1.. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato.)

Si dia lettura dell'articolo 2.

MASIA, Segretario:

Art. 2

1. Fino all'espletamento delle selezioni previste dalla presente legge non possono essere disposte assunzioni a termine, in applicazione della legge regionale n. 22 del 1996; sono fatte salve le assunzioni per l'attuazione di progetti approvati entro il 31 dicembre 1999 e per i quali sono stati assunti gli atti d'impegno entro l'esercizio 1999.

2. L'Amministrazione regionale e gli enti regionali sono autorizzati a rinnovare per un ulteriore periodo non superiore ad un anno, oltre la durata massima prevista dalla legge regionale n. 22 del 1996, i rapporti di lavoro a tempo determinato costituiti per l'attuazione di progetti-obiettivo approvati entro il 31 dicembre 1999 e per i quali sono stati assunti gli atti d'impegno entro l'esercizio 1999. L'Amministrazione regionale e gli enti regionali sono altresì autorizzati a utilizzare per un ulteriore periodo non superiore ad un anno i lavoratori da essi impiegati in lavori socialmente utili.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alza la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 3.

MASIA, Segretario:

Art. 3

1. L'articolo 21 della legge regionale 5 maggio 1965, n. 15 (Istituzione di un fondo per l'integrazione del trattamento di quiescenza, di previdenza e di assistenza del personale dipendente dall'amministrazione regionale) è sostituito dal seguente:

"Art. 21 -

1. Ai componenti del Comitato amministrativo ed a quelli del Collegio dei revisori spettano, a carico del fondo, i compensi e le indennità di cui alla legge regionale 22 giugno 1987, n. 27 (Norme per l'attribuzione di gettoni di presenza ai componenti di comitati, commissioni ed altri consessi operanti presso l'Amministrazione regionale).".

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 4.

MASIA, Segretario:

Art. 4

1. Gli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge sono valutati in lire 6.276.606.000 per l'anno 2000.

2. Nel bilancio pluriennale della Regione per l'anno 2000 sono introdotte le seguenti variazioni:

In aumento

ENTRATA

Cap. 12201 -

Imposta di bollo e tassa di bollo sui documenti di trasporto (art. 8, L.C. 26 febbraio 1948, n. 3, sostituito dall'articolo 1 lett. b) della legge 13 aprile 1983, n. 122)

lire 558.000.000

Cap. 12203 -

Imposta ipotecaria (art. 8, L.C. 26 febbraio 1948, n. 3, sostituito dall'articolo1 lett. b) della legge 13 aprile 1983, n. 122)

lire 5.000.000.000

In diminuzione

03 - PROGRAMMAZIONE

Cap. 03010 -

Fondo di riserva per le spese impreviste (art. 27, L.R. 5 maggio 1983, n. 11)

lire 718.606.000

In aumento

02 - AFFARI GENERALI

Cap. 02164 -

Spese per la realizzazione di progetti - obiettivo (art. 1, L.R. 29 maggio 1996, n. 22 e art. 4, comma 3, L.R. 18 gennaio 1999, n. 1)

lire 5.590.606.000

10 - LAVORO

Cap. 10136/02 -

(Progetti di lavori socialmente utili a finanziamento regionale)

lire 686.000.000

3. Gli oneri derivanti dall'attuazione della presente legge gravano sui sopracitati capitoli di bilancio per l'anno 2000.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della legge regionale rinviata numero CCCXVI.

Ricordo che, trattandosi di una legge rinviata, è necessaria per la sua riapprovazione la maggioranza assoluta.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - COSSA - CUGINI - DEIANA - DEMONTIS - DEMURU - DETTORI Ivana - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS Emilio - FLORIS Mario - FOIS - FRAU - IBBA - LA SPISA - LIORI - LOMBARDO - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - NUVOLI - ONNIS - OPPI - ORRU' - ORTU - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PUSCEDDU - RANDAZZO -RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SCANO - SCARPA - SELIS - SPISSU - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI - VASSALLO.

Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 64

votanti 63

astenuti 1

maggioranza 41

favorevoli 63

(Il Consiglio approva)

Prendiamo atto che ha votato, suppongo in modo favorevole, anche il consigliere Dore, perché il tabellone elettronico indica un voto nullo ed è il voto dell'onorevole Dore.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Salvatore. Ne ha facoltà.

SANNA SALVATORE (D.S.-F.D.). Intervengo per porre a lei, Presidente e ai colleghi, una questione. Nella Commissione prima sono stati approvati due schemi di norme di attuazione particolarmente importanti, il numero 7 e il numero 8. Lo schema numero 7 riguarda i trasferimenti in delega, da parte dello Stato alla Regione, di funzioni relative al lavoro e al collocamento. Questa norma di attuazione è stata per altro sollecitata in Commissione anche dall'assessore Luridiana. L'altra norma di attuazione riguarda invece gli atti di indirizzo e di coordinamento che riguardano la nostra Regione.

Vista la particolare urgenza mi permetto di segnalare a lei e alla Conferenza dei Capigruppo l'esigenza di portare immediatamente in Aula questi due provvedimenti perché l'Aula li possa esaminare e possa pronunciarsi nel più breve tempo possibile.

La Regione Sardegna, purtroppo, per una serie di ritardi non imputabili in modo particolare ad alcuno, è l'unica Regione in Italia che non ha recepito questi trasferimenti in delega delle norme che riguardano appunto il lavoro e il collocamento.

PRESIDENTE. Onorevole Sanna, lei sta chiedendo di discuterli in questa seduta?

SANNA SALVATORE (D.S.-F.D.). Presidente, io ho posto un problema, decida l'Aula.

PRESIDENTE. Se non ci sono obiezioni, in attesa che la stesura dell'ordine del giorno sulla mozione sia ultimata, potremmo anche procedere all'esame di questi schemi di norme di attuazione.

SANNA SALVATORE (D.S.-F.D.). Se l'Aula lo ritenesse opportuno, per quanto mi riguarda, essendo il relatore per l'Aula sono in grado di leggere rapidamente la relazione ed anche di illustrare l'ordine del giorno che contiene poi il parere per l'Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Usai. Ne ha facoltà.

USAI (A.N.). Concordo con la proposta del collega Tore Sanna.

Presidente. Per esprimere il parere della Giunta sulla proposta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

MASALA (A.N.), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. La Giunta è d'accordo.

Presidente. Allora si può procedere. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Io concordo totalmente con la richiesta che è stata avanzata dal collega Tore Sanna; ho capito infatti che vi è l'urgenza di inserire all'ordine del giorno dei lavori del Consiglio i provvedimenti che ha menzionato; non vorrei però, e non voglio essere partecipe, quindi non concordo, sull'idea che l'urgenza si trasformi in immediatezza, e senza che il Consiglio regionale abbia contezza degli atti, cioè senza aver esaminato, e quindi preso in considerazione, perché non tutti in via istruttoria facciamo le stesse cose, gli atti che dovremmo poi approvare. Quindi mi rendo conto che ci sono dei colleghi che hanno già piena conoscenza e contezza degli atti che si richiamano, ma ce ne sono altri che questa conoscenza completa non l'hanno.

Per cui concordo pienamente con la richiesta avanzata dal collega Salvatore Sanna che, con urgenza, si iscrivano all'ordine del giorno del Consiglio questi provvedimenti, fatto salvo il tempo tecnico necessario per conoscere, esprimere una valutazione e compiere quella discussione in Aula che deve essere sicuramente consentita.. Quindi d concordo sulla proposta, ma non sull'immediatezza; propongo perciò che l'argomento venga inserito al primo punto dell'ordine del giorno della prossima seduta del Consiglio.

PRESIDENTE. Poiché non vi è l'unanimità sulla proposta devo chiedere all'onorevole Sanna se mantiene la sua richiesta. In tal caso la porrò in votazione ma, a termini di Regolamento, dovrà essere approvata dai quattro quinti dei componenti il Consiglio.

SANNA SALVATORE (D.S.-F.D.). Io ho voluto segnalare il fatto che la Commissione prima ha esaurito il suo compito. Poi decida l'Assemblea come procedere.

PRESIDENTE. L'argomento verrà iscritto all'ordine del giorno, così come richiesto, della prossima riunione del Consiglio. Poiché per la stesura definitiva del documento unitario occorre ancora qualche minutoconvoco la Conferenza dei Capigruppo per decidere sul prosieguo dei lavori.(La seduta, sospesa alle ore 21 e 02, viene ripresa alle ore 21 e 40.)

Continuazione della discussione della mozione Sanna Alberto - Marrocu - Demuru - Falconi - Selis - Sanna Gian Valerio - Dettori Bruno - Balia - Manca - Ortu sulla crisi dell'agricoltura sarda anche a seguito della grave siccità dell'annata agraria 1999/2000 (19)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori del Consiglio. Comunico che è stato presentato un ordine del giorno, il numero due, riassuntivo sia della mozione che del precedente ordine del giorno numero 1che pertanto sono stati ritirati. Prego il Segretario di darne lettura.

FRAU, Segretario f.f.:

Ordine Del Giorno Cugini - Floris Emilio - Usai - Giagu - Amadu - Fois - Cossa - Contu - Ortu - Balia sulla crisi dell'agricoltura che colpisce le aziende agricole sarde a seguito della grave siccità dell'annata agraria 1999/2000.

IL CONSIGLIO REGIONALE

A CONCLUSIONE del dibattito sulla mozione n. 19 sulla crisi dell'agricoltura sarda anche a seguito della grave siccità dell'annata agraria 1999/2000,

CONSIDERATO che l'annata agraria 1999/2000 è stata caratterizzata da un'eccezionale siccità che ha comportato gravissimi danni alle aziende agricole della Sardegna;

PRESO ATTO che i danni si sono verificati in tutto il territorio regionale, sia nelle aree servite da impianti di irrigazione nelle quali molti agricoltori non hanno potuto procedere alla coltivazione a causa dell'indisponibilità dell'acqua, sia nei territori non serviti da impianti di irrigazione caratterizzati da un'agricoltura povera;

VALUTATA la grave situazione delle aziende zootecniche, che in alcuni casi non dispongono neanche delle risorse idriche necessarie per il sostentamento degli animali, anche a causa dell'inaridimento delle falde freatiche;

RITENUTO che i danni subiti dall'agricoltura sarda superino di gran lunga le percentuali richieste dalla Commissione europea (30% della media del triennio precedente per le zone non svantaggiate e 20% per quelle svantaggiate) per autorizzare la concessione di indennizzi agli agricoltori danneggiati dalle calamità naturali;

CONSIDERATO che l'attuale siccità s'inserisce in un contesto di anni particolarmente siccitosi;

PRESO ATTO che i danni derivanti dall'attuale siccità hanno colpito un'agricoltura in pesante difficoltà a causa dei notevoli handicap (insufficiente infrastrutturazione del territorio e delle singole aziende, limitata estensione e polverizzazione delle aziende, ricorrenza ciclica di calamità naturali, insopportabile indebitamento del settore, problema dei trasporti, ecc.);

RITENUTO che la pesante difficoltà in cui si trova l'agricoltura sarda sia tale da consentire il consenso dell'Unione Europea all'eventuale ristoro a favore delle categorie degli operatori agricoli;

RITENUTO, altresì, che anche la Regione autonoma della Sardegna debba integrare i fondi nazionali attraverso l'utilizzo dei propri mezzi finanziari;

PRESO ATTO che la Giunta Regionale intende far ricorso alla solidarietà dell'intera Nazione richiedendo al Governo la dichiarazione di calamità naturale in agricoltura,

impegna la Giunta regionale

1) a procedere all'esatto e puntuale accertamento dei danni alle colture per ogni comparto;

2) a sollecitare il Governo nazionale, unitamente alla dichiarazione di calamità naturale, allo stanziamento di adeguate risorse finanziarie per la concessione degli indennizzi a favore delle aziende agricole danneggiate;

3) a intervenire presso l'Unione Europea, non solo per ottenere il benestare della medesima per l'attuazione dei provvedimenti necessari a indennizzare i danni causati dall'evento calamitoso della siccità, ma anche perché venga esaminata la possibilità di un intervento diretto con gli strumenti finanziari della U.E.;

4) a stanziare, a integrazione dei fondi nazionali ed eventualmente di quelli europei, fondi regionali adeguati per un intervento incisivo che tenda a salvare dal disastro economico le categorie agricole, anche attraverso la manovra di assestamento del bilancio dell'anno 2000;

5) a integrare le norme previste dalla Legge n. 185 del 1982 con un apposito disegno di legge che preveda:

a) la concessione di contributi in conto capitale per la ricostituzione dei capitali di conduzione ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli a titolo principale, le cui aziende hanno raggiunto un danno del 20 per cento sulla produzione normale nelle zone svantaggiate e del 30 per cento nelle altre zone;

b) la concessione ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli a titolo principale, le cui aziende ricadono all'interno dei comprensori di bonifica, di contributi in conto capitale per la ricostituzione dei capitali di conduzione, a condizione che l'imprenditore agricolo non abbia potuto effettuare la coltivazione per mancanza dell'acqua di irrigazione, negata ai sensi dell'ordinanza del Commissario straordinario per l'emergenza idrica;

c) la concessione un contributo aggiuntivo quale ulteriore concorso nelle spese di gestione degli impianti consortili sostenute dai Consorzi di bonifica, in ragione della particolare onerosità dovuta alla siccità che ha ridotto le disponibilità idriche;

d) la concessione alle aziende e cooperative che provvedono alla raccolta, conservazione, manipolazione, lavorazione, confezionamento e/o trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli e zootecnici che, a causa dell'evento siccità 2000, abbiano registrato un aggravio di oneri derivante da una riduzione dei conferimenti non inferiore rispettivamente del 20 o 30 per cento a seconda che siano o no in zone svantaggiate, rispetto alla media dell'ultimo triennio, di un contributo non superiore alle perdite connesse con la riduzione dei conferimenti;

7) a rappresentare alla Commissione Europea la necessità della sollecita approvazione dei programmi di attuazione della normativa comunitaria (POR e PSR). (2)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno può essere illustrato.

CUGINI (D.S.-F.D.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale.

USAI, Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale. La Giunta lo accoglie.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

PRESIDENTE. Il Consiglio sarà riconvocato a domicilio

La seduta è tolta alle ore 21 e 46.