Seduta n.315 del 05/03/2003 

CCCXV SEDUTA

Mercoledì 5 marzo 2003

Presidenza del Presidente SERRENTI

indi

del Vicepresidente BIGGIO

indi

del Presidente SERRENTI

La seduta è aperta alle ore 10 e 39.

CAPPAI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 26 febbraio 2003 (309), che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico all'Aula che la consigliera Sanna Nivoli ha chiesto un giorno di congedo per il 5 marzo 2003. Poiché non vi sono opposizioni, questo congedo si intende accordato.

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.

CAPPAI, Segretario:

"Mozione Masia - Balia - Spissu - Fadda - Sanna Giacomo - Cogodi - Dettori - Biancu - Calledda - Cugini - Deiana - Demuru - Dore - Falconi - Giagu - Granella - Ibba - Lai - Manca - Marrocu - Morittu - Orru' - Ortu - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Scano - Secci - Selis - Vassallo sui gravi ritardi nel completamento dei lavori della strada statale n. 131, sulla mancanza dei fondi per il suo ammodernamento, sui troppi cantieri aperti e bloccati dalla burocrazia, su quelli non ancora avviati, in particolare nel tratto Macomer-Sassari, e sulla pericolosità di un'arteria che ogni anno è causa di molti incidenti mortali". (103)

Votazione sul passaggio all'esame degli articoli del disegno di legge "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2003)" (383/A)

PRESIDENTE. Colleghi, dobbiamo votare il passaggio all'esame degli articoli del disegno di legge numero 383/A. Così come è regola, aspettiamo dieci minuti perché tutti i consiglieri si dotino della scheda elettronica di votazione.

L'onorevole Cogodi non avendo la scheda con sé, solo per questa votazione, dichiara il voto, che peraltro è palese. Non è detto che si voti con il sistema elettronico, perché io metterò in votazione, se non ci sono altre richieste, il passaggio all'esame degli articoli per alzata di mano; però numerosi consiglieri del centrosinistra chiedono la votazione nominale con procedimento elettronico.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli del disegno di legge numero 383/A. Il consigliere Cogodi, come dicevo, dichiara il proprio voto contrario in quanto privo della scheda elettronica di votazione.

Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Balletto - Biancareddu - Biggio - Businco - Capelli - Cappai - Carloni - Cassano - Contu - Corda - Corona - Diana - Fantola - Floris - Fois - Frau - Giovannelli - Granara - La Spisa - Ladu - Licandro - Liori - Locci - Lombardo - Masala - Milia - Murgia - Onida - Piana - Pili - Pilo - Pirastu - Pisano - Pittalis - Randazzo - Rassu - Satta - Scarpa - Tunis - Usai - Vargiu.

Rispondono no i consiglieri: Balia - Biancu - Calledda - Cogodi - Cugini - Deiana - Demuru - Dettori - Dore - Fadda - Falconi - Granella - Ibba - Lai - Manca - Marrocu - Masia - Morittu - Orrù - Ortu - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Giacomo - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Scano - Secci - Selis - Spissu - Vassallo.

Si è astenuto: il Presidente Serrenti.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 77

Votanti 76

Astenuti 1

Maggioranza 39

Favorevoli 42

Contrari 34

(Il Consiglio approva)

E' chiaro mi pare quanto stabilito prima, cioè si era detto che da questo momento non si presentano più emendamenti, sono consentiti solo gli emendamenti agli emendamenti.

Discussione congiunta delle mozioni Balia - Spissu - Fadda - Sanna Giacomo - Scano - Biancu - Calledda - Cugini - Deiana - Demuru - Dettori - Dore - Falconi - Giagu - Granella - Ibba - Lai - Manca - Marrocu - Masia - Morittu - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Secci - Selis per una scelta di pace (100), Cogodi - Ortu - Vassallo NO alla guerra. Per la Pace (101), Fantola - Corona - Murgia - Capelli - Onida - Floris sulla pace (102)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta delle mozioni numero 100, 101 e 102. Se ne dia lettura.

CAPPAI, Segretario:

Mozione Balia - Spissu - Fadda - Sanna Giacomo - Scano - Biancu - Calledda - Cugini - Deiana - Demuru - Dettori - Dore - Falconi - Giagu - Granella - Ibba - Lai - Manca - Marrocu - Masia - Morittu - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Secci - Selis per una scelta di pace.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che il Governo degli Stati d'America ha annunciato che promuoverà una guerra contro l'IRAQ indipendentemente dalle decisioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite;

CONSIDERATO che il dichiarato carattere "preventivo" della guerra è incompatibile con lo Statuto dell'ONU che può autorizzare un intervento militare solo a seguito di un'invasione di un Paese nei confronti di un altro;

SOTTOLINEATO che nel rispetto della Costituzione la partecipazione, diretta o indiretta, dell'Italia ad operazioni militari, è legittima solo in caso di legittima difesa in senso proprio, o quando le operazioni militari siano disposte o autorizzate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e il Parlamento nazionale deliberi di conseguenza nell'interesse nazionale e per difendere o ristabilire la pace;

CONSAPEVOLI che appare possibile pervenire alla definitiva eliminazione delle armi di distruzione di massa eventualmente detenute dall'IRAQ senza ricorso alla guerra;

VISTA la decisione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU di proseguire le ispezioni;

VERIFICATO che il Governo iracheno ha accettato, senza porre alcuna condizione, le ispezioni ONU in applicazione delle relative risoluzioni del Consiglio di Sicurezza;

RIMARCATO il valore positivo del documento approvato dal Consiglio Europeo il 17 febbraio 2003;

RICHIAMATA ancora l'adesione convinta ai principi della Costituzione italiana e della Carta delle Nazioni Unite che escludono azioni di guerra quale mezzo di risoluzione delle controversie internazionali e l'impegno richiesto a tutte le istituzioni perché operino per garantire nel mondo giustizia e pace;

SOTTOLINEATO, inoltre, lo straordinario valore della partecipazione popolare alle manifestazioni che si sono svolte in tutto il mondo interpretando i sentimenti e la volontà dei cittadini di tutti i Paesi;

CONDIVIDENDO il richiamo fatto dal Capo dello Stato per il rigoroso rispetto dei consolidati capisaldi della politica estera della Repubblica e della Costituzione;

RICONOSCENDO il grande valore delle dichiarazioni ed iniziative della Santa Sede;

DISAPPROVANDO la conduzione politico-diplomatica della crisi nelle scorse settimane da parte del Governo,

chiede al Governo

- di non fornire alcun supporto politico, diplomatico, operativo e logistico a qualunque azione che configuri un coinvolgimento dell'Italia a favore della guerra;

- di sostenere le iniziative delle Nazioni Unite per proseguire le ispezioni e procedere così all'eventuale smantellamento delle armi proibite;

- di ritirare eventuali autorizzazioni concesse relativamente al sorvolo dello spazio aereo nazionale da parte di velivoli militari che possano essere impegnati in azioni belliche e a non concedere l'uso delle nostre basi neanche per attività di scalo tecnico, onde evitare il rischio di essere, seppure indirettamente, coinvolti nel conflitto;

- di assumere utili iniziative per garantire un percorso di pace in Medio Oriente e risolvere il conflitto israelo-palestinese;

- di sostenere l'inserimento nella Convenzione europea dell'esplicito richiamo ai contenuti dell'articolo 11 della Costituzione italiana. (100)

Mozione Cogodi - Ortu - Vassallo No alla guerra. Per la Pace.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO CHE:

- il Governo degli Stati Uniti d'America ha annunciato che promuoverà una guerra contro l'Iraq, indipendentemente dalle decisioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;

- la guerra annunciata, per esplicita dichiarazione dei Governi degli USA e della Gran Bretagna, avrebbe un carattere "preventivo" e sarebbe finalizzata esplicitamente alla rimozione dell'attuale Governo iracheno;

- sia la natura "preventiva" sia le finalità dichiarate della guerra proposta dagli USA contro l'Iraq sono totalmente incompatibili con lo statuto dell'ONU che, in nessun caso, può promuovere o autorizzare un intervento militare che non segua ad un'invasione di un Paese nei confronti di un altro;

- il Governo iracheno ha accettato, senza porre alcuna condizione, un'ispezione ONU in applicazione delle relative risoluzioni del Consiglio di sicurezza;

- l'insistenza dei Governi degli USA e della Gran Bretagna ha già suscitato dubbi ed esplicite contrarietà in importanti Paesi membri permanenti del Consiglio di sicurezza, nonché una ferma reazione di diversi Governi europei, che hanno ribadito l'assoluta indisponibilità a partecipare alla guerra contro l'Iraq, comunque promossa;

- l'articolo 11 della Costituzione repubblicana sancisce che l'Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali;

- il medesimo articolo 11 della Costituzione prescrive che l'Italia può consentire solamente in condizioni di parità con gli altri Stati a limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni;

- parte del territorio della Sardegna, regione della Repubblica Italiana, è fortemente limitato, e persino sottratto, come accade nell'Isola di S. Stefano, alla espressione di sovranità, senza che minimamente ricorrano i requisiti previsti dalla Costituzione della Repubblica,

impegna la Giunta regionale

a richiedere formalmente al Governo della Repubblica:

- di sostenere in tutte le sedi internazionali e nei rapporti bilaterali la propria contrarietà alla guerra contro l'Iraq;

- di dichiarare la propria indisponibilità a partecipare direttamente (con truppe e mezzi italiani) o indirettamente (attraverso basi NATO ed USA presenti sul territorio nazionale) a qualsiasi intervento militare, comunque motivato, contro l'Iraq;

- di operare concretamente per la smilitarizzazione del territorio della Sardegna, a partire dalla immediata eliminazione della base americana per sommergibili a propulsione nucleare sita nell'arcipelago di La Maddalena.

Contestualmente

dichiara

l'intero territorio della Sardegna terra di pace, di amicizia e di cooperazione fra i popoli. (101)

Mozione Fantola - Corona - Murgia - Capelli - Onida - Floris sulla pace.

IL CONSIGLIO REGIONALE

condividendo lo spirito profondamente umanitario delle parole del Papa e le iniziative per la pace intraprese dalla diplomazia vaticana;

CONDIVIDENDO le dichiarazioni a sostegno della pace più volte rese dal Capo dello Stato;

CONSIDERATA la scelta strategica ed irreversibile dell'Italia per una Europa Unita;

RIAFFERMATO che l'Europa deve assumere il ruolo da protagonista nella ricerca e nella difesa della pace, della fratellanza e della solidarietà tra i popoli;

RIBADITA la convinzione che l'Europa, per esercitare il ruolo di sincero alleato degli Stati Uniti, debba essere dotata di autorevole ed autonoma voce nel panorama politico mondiale, pregiudizialmente non ossequiosa, né contrapposta a quella dell'alleato;

SOTTOLINEATO il ruolo storico degli Stati Uniti d'America nell'affermare e difendere i valori della libertà e della democrazia e di guida nella contrapposizione tra il mondo libero e le dittature naziste comuniste;

CONSAPEVOLE del pericolo che il regime dittatoriale e sanguinario dell'Iraq rappresenta per il mondo intero e delle tragedie che in questi anni ha causato alle stesse popolazioni irachene;

Consapevole della necessità di dare risposte di condanna univoche e condivise al terrorismo internazionale;

ConvintO che la definitiva eliminazione delle armi di distruzione di massa eventualmente detenute dall'Iraq debba realizzarsi senza ricorso alla guerra;

Preso atto della decisione del Consiglio di sicurezza dell'Onu di proseguire le ispezioni;

Rimarcato il valore positivo del documento per la pace approvato dal Consiglio europeo il 17 febbraio del 2003;

SOTTOLINEATO lo straordinario valore della partecipazione popolare alle manifestazioni che si sono svolte in tutto il mondo a favore della ricerca della pace;

dissociandosi

dalla posizione assunta da tutti coloro che escludono comunque l'ipotesi di una decisione dell'Onu che autorizza l'uso della forza in caso di inadempienza dell'Iraq

chiede al Governo italiano

- di mettere in essere ogni possibile iniziativa diplomatica rivolta al mantenimento della pace;

- di perseverare nella ricerca di una posizione unica dell'Europa che confermi la linea europeista che ha sempre costituito il cardine della più recente politica estera italiana;

- di adoperarsi nel serrato confronto con gli Stati Uniti, alleati naturali dell'Europa, per giungere ad una posizione comune sulla questione irachena nella strada di una soluzione pacifica del conflitto;

- di sostenere in tutti i modi possibili la lotta al terrorismo internazionale;

di opporsi a qualsiasi atto di forza nei confronti dell'Iraq che non sia preventivamente sostenuto da una specifica risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, unico garante del sistema delle regole internazionali. (102)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale. Uno dei presentatori della mozione numero 100 ha facoltà di illustrarla.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Signor Presidente, mi sia consentito, nell'illustrare la mozione, che peraltro non presenta davvero alcuna ambiguità...

(Il consigliere Cogodi ed altri dispiegano nell'Aula una bandiera della pace)

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, la voglio pregare di... noi siamo tutti pacifisti, le assicuro che lo siamo almeno quanto lei, io forse addirittura più di lei essendo uno che non può "belligerare". Lei è bello forte fisicamente e può far valere la sua forza fisica, io non ho neanche quella. Sono pacifista, però, la prego, io interromperò i lavori fino a quando le bandiere non verranno tolte. La seduta è sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 15, viene ripresa alle ore 11 e 25.)

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori. Su, colleghi, vi prego, non vogliamo lavorare oggi? Voi capite che non si può procedere in queste condizioni; non c'è un accordo di tutti i Gruppi perché noi esponiamo questi simboli, che condividiamo tutti. Io vi prometto che lo metterò nel balcone di casa mia, ma non è il Consiglio regionale. In Consiglio regionale, abbiate pazienza, no.

COGODI (R.C.). Il Consiglio regionale non è la casa del popolo?

PRESIDENTE. Sì, il Consiglio regionale è la casa di tutti, anche di quelli che non sono d'accordo che lei esponga quella bandiera e siccome dobbiamo avere rispetto di tutti non è opportuno che quelle bandiere vengano esposte qui stamattina. Voi comprendete, io devo chiedere alla Giunta e a tutti gli altri consiglieri che non ci sono di entrare; se questa situazione perdura, io non posso procedere con i lavori.

Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Siccome le bandiere sono state esposte a sostegno delle tre mozioni che dovranno essere illustrate, può essere che anche i colleghi della maggioranza siano d'accordo perché tutti esponiamo le bandiere e che anche lei, in presenza di un accordo, sia pronto ad accogliere questa richiesta. Io suggerisco di fare una breve consultazione tra i Capigruppo per trovare un punto di incontro e poi si decide. O si conferma che le manteniamo o si conferma che le esponiamo, in modo tale da disciplinare i lavori.

PRESIDENTE. Facciamo così, io personalmente non ho, vi assicuro, nessun problema, non mi viene affatto la pelle d'oca, però una cosa è se lo decidiamo tutti insieme, un'altra è che invece sia l'azione unilaterale di uno o di un gruppetto che vuole invece imporre questa cosa. Allora va bene, convochiamo una Conferenza dei Capigruppo, io inviterò anche i consiglieri della maggioranza, che dovremo cercare perché sono fuori, per vedere se troviamo un accordo perché si espongano queste bandiere. Va bene?

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 27, viene ripresa alle ore 11 e 54.)

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori. Onorevole Balia, la prego, riprenda il suo intervento.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Presidente, forse, attendiamo due minuti perché...

PRESIDENTE. Onorevole Balia, noi li stiamo chiamando. Cominci a parlare, vedrà che... sa come accadono queste cose... si sciolgono…

BALIA (S.D.I.-S.U.). Presidente, intanto io credo, a margine dell'illustrazione della mozione, che qualche parola anticipatamente debba essere spesa per il grande senso di equilibrio dimostrato, da lei per primo, poi dall'intero Consiglio regionale, nell'accogliere che, all'interno del Consiglio regionale stesso, Consiglio che rappresenta tutto il popolo di questa Sardegna, sia esposta, a fianco alle altre bandiere, la bandiera per la pace, che non è una bandiera di parte, non è una bandiera di alcuni, ma è un vessillo, vuole essere un messaggio, un messaggio di pace, ed è positivo che l'intero Consiglio abbia alla fine condiviso unanimemente questa proposta.

Presidente, nell'illustrare la mozione (la quale peraltro non presenta punti che lasciano spazio a possibilità interpretative, perché mi pare abbastanza lineare e chiara), mi sia però consentito iniziare con alcune parole che potrebbero apparire apparentemente facili o persino scontate, cioè quelle che richiamano il concetto che la pace è un valore, un grande valore che non può mai in nessun caso essere usato come un mezzo. Bisogna credere, bisogna essere tutti convinti della forza spirituale della pace. Questi termini riassumono e rappresentano una visione per certi versi quasi sacra; proprio così come viene espressa, per la forza espressiva che contiene, la sacralità di quei termini può ben essere coniugata con un'altra sacralità, anch'essa non meno importante, quella contenuta, quella racchiusa nell'articolo 11 della Costituzione: "L'Italia ripudia la guerra.".

Voglio anche richiamare alcuni concetti, non miei, ma espressi da altri nel tempo, che riassumono la questione in discussione con criteri esegetici, cioè con carattere interpretativo, critico, esplicativo della storia e che sono per certi versi assimilabili ad autentiche profezie. Uno è di Tolstoj il quale diceva: "Io non sono né per la Russia, né per il Giappone" - e lo diceva quando quei due popoli erano tormentati dalla guerra - "ma per il popolo lavoratore dei due Paesi ingannato dai governi e costretto a combattere contro il proprio benessere, contro la propria coscienza, contro la propria religione.". L'altro concetto è di Don Milani, il quale, condannando le aggressioni, diceva che attraverso esse si divideva il mondo, allora italiani da un lato e stranieri dall'altro, mentre il mondo era diviso in diseredati ed oppressi da un lato e privilegiati ed oppressori dall'altro lato. E ancora Don Sturzo: "La guerra non risolve i problemi per cui è scoppiata ma pone le premesse per nuove guerre.". Papa Giovanni XXIII: "In questo nostro tempo, che si vanta dell'energia atomica, è contro la ragione pensare che la guerra possa servire a risolvere i diritti violati.". E pensate un po', sapete qual é il motto del Pentagono? Il motto del Pentagono è "Peace is our profession" (la pace è la nostra professione). Questo è il motto del Pentagono.

Il Papa, il nostro Papa, di oggi: "La guerra è contraria all'etica e alla ragione umana", e per oggi indice una giornata di digiuno, definisce la guerra un crimine, ed invita all'etica del rispetto della vita. Questo Papa certamente passerà alla storia, tra l'altro, perché davvero è un baluardo a difesa e a favore della pace nel mondo.

Badate, i sentimenti etici di pace che oggi esistono sono frutto di una dialettica e di uno sviluppo dell'umanità che è avvenuto nel tempo, ma persino nell'Impero Romano - eppure la guerra era vissuta in un certo modo - la frase era: "Si vis pacem, para bellum" (se vuoi la pace, prepara la guerra); all'interno di quel concetto era racchiuso di più, il frutto di una sicurezza politica che non una volontà di guerra preventiva, anzi proprio in quel concetto la volontà di guerra preventiva ne era esclusa.

Ecco, noi italiani ed europei che rappresentiamo il centro della democrazia partecipata, dei diritti dello stato sociale, abbiamo nel vocabolario del nostro cuore la cultura della pace ed il rifiuto della guerra. Siamo per rispettare l'etica della vita. Se dobbiamo dichiarare guerre, dichiariamole, facciamole, ma facciamo le guerre contro lo sfruttamento, contro l'emarginazione, contro la povertà, contro la disoccupazione.

Margareth Mead, certamente la più celebre e la più illustre antropologa americana, diceva, leggo testualmente: "Noi" - e intendeva noi popolo americano - "siamo troppo pronti a credere che la soluzione consista nel mettere sottosopra tutti i sistemi di vita sviluppati da altri popoli e rifare tutto nuovo e made in America. L'annientamento di popoli, vittime innocenti di un tipo di vita entro cui sono nati, non servirà a niente. Una volta che avremo eseguito un simile programma, avremo compromesso il futuro, perché non sarà rimasto nessuno spiritualmente idoneo a costruire il nuovo mondo in nome del quale avremo commesso i massacri".

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO

(Segue BALIA.) Questi non sono sentimenti isolati, circoscritti o di una parte. Sono invece sentimenti di tutti, sono sentimenti collettivi, universali e che travalicano, vanno cioè al di là delle singole ideologie di cui ciascuno di noi naturalmente è portatore.

Ora, signor Presidente, vengo più espressamente alle ragioni della mozione e alla parte conclusiva, con la quale si chiede fondamentalmente al Governo prima di tutto di non fornire alcun supporto né politico, né diplomatico, né operativo e logistico a favore di qualunque azione che si traduca o che possa essere interpretata come un coinvolgimento dell'Italia a favore della guerra, e poi di sostenere le iniziative delle Nazioni Unite per proseguire le ispezioni e procedere all'eventuale smantellamento di armi proibite; si chiede inoltre di ritirare, qualora ne fossero state concesse, e ne sono state concesse, eventuali autorizzazioni relative al sorvolo dello spazio aereo nazionale da parte di velivoli militari che possano essere impegnati in azioni belliche e non concedere l'uso delle basi italiane neanche per attività di scalo tecnico, perché anche in quel caso vi sarebbe comunque il rischio di un coinvolgimento dell'Italia nel conflitto; ancora, di assumere tutte le iniziative utili per garantire un percorso di pace, non solo per la minacciata guerra nei confronti dell'Iraq, ma perché vengano pacificamente e rapidamente risolti anche quegli altri elementi di conflitto relativi al popolo israeliano-palestinese; di sostenere infine, nella Convenzione europea, l'esplicito richiamo che viene fatto ai contenuti dell'articolo 11 della Costituzione Italiana.

PRESIDENTE. Abbia pazienza, onorevole Balia. Colleghi, per cortesia. presidente Pili, possiamo riprendere? Grazie. Prego, onorevole Balia.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Io vorrei fare qualche ulteriore riflessione. La guerra è sempre oggetto di grandi mistificazioni, viene manipolata in ogni caso l'informazione, i cittadini, noi tutti crediamo di sapere, di conoscere, di essere giustamente informati. Non è mai così! Si ignora sempre e regolarmente il numero dei morti di ogni guerra e, badate, quando si parla di morti si ignora soprattutto e si camuffa il numero dei morti civili, si ignorano gli obiettivi realmente colpiti, che non sono obiettivi militari e basta, perché quelle armi che sono definite armi intelligenti vengono usate in maniera impropria, vengono scagliate da qualunque parte e di intelligente non hanno assolutamente nulla. E c'è...

(Brusio in Aula)

Presidente, io mi rifiuto di andare avanti.

PRESIDENTE. Colleghi, il palazzo del Consiglio regionale offre degli spazi idonei per poter svolgere il vostro lavoro se diverso da quello che si deve svolgere in Aula. Abbiate la cortesia di accomodarvi e consentire che si possano svolgere serenamente gli interventi. Grazie.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Io comprendo che il presidente Pili sia abituato più che ad azioni di pace ad azioni di guerra ma, insomma, non è in ogni caso opportuno in questa fase svolgere anche azioni di disturbo, perché non servono.

Dicevo, Presidente, che il secondo aspetto che volevo sottolineare è la strumentalizzazione che viene fatta in ogni guerra del valore militare ed infine l'individuazione del nemico; il nemico è identificato sempre con il male, cosicché non si possa più riconoscere l'essere umano, perché sparare, colpire l'essere umano ha un significato che naturalmente colpisce anche le coscienze e individuali e collettive dell'umanità stessa.

Non c'è mai, non c'è mai, in una guerra, una presunta funzione sociale, viene sbandierata ma non esiste. Provate a pensare che cosa accadrebbe in Iraq se davvero l'America, unitamente ad altri, dovesse procedere nell'azione di guerra. Solo un'unica riflessione, ma già di per sé è una riflessione che comporta drammi, drammi terribili, sofferenze, sofferenze importanti: la popolazione dell'Iraq è composta per il 50 per cento da una popolazione la cui età non raggiunge i quattordici anni. Vorremmo capire se le bombe intelligenti di Bush e di altri saranno tanto intelligenti da scartare i bambini!

Provate a pensare a quant'è la popolazione dell'Iraq e traducetela in numero di bambini morti, sapendo che essi rappresentano il 50 per cento di quella popolazione! Un dramma! Un massacro di bambini inermi, ma in ogni caso un massacro di tutto un popolo, perché quello è un popolo che oggi non è in grado di esercitare alcuna reale significativa azione difensiva e, naturalmente, badate, noi condanniamo di quel popolo e di altri popoli le azioni di natura terroristica, azioni anch'esse portatrici di massacri, disagi e che comportano morti. Le condanniamo quando vengono esercitate da una parte, altresì le condanniamo quando ad esercitarle è un'altra parte.

Conclusivamente, l'invito a questo Consiglio regionale, al pari dei comportamenti tenuti da altre Assemblee, è quello di ricercare unitariamente, congiuntamente, una posizione comune che si riassuma in un ordine del giorno a favore della pace. Lo faccia questo Consiglio regionale, lo hanno fatto moltissime altre Istituzioni in Italia e nel mondo, in risposta ad un appello forte, condiviso da parte del Capo dello Stato italiano che richiama al rigoroso rispetto dei consolidati capisaldi della politica estera della Repubblica ed al rigoroso precetto di pace contenuto nell'articolo 11 della Costituzione. Facciamolo, consapevoli anche di tutto un mondo, di più popoli, di una moltitudine innumerevole, di centinaia di milioni di cittadini nel mondo che si sono mobilitati non a difesa di questo o di quello, ma per l'affermazione di un valore etico, per l'affermazione del valore della pace. E facciamolo anche forti del richiamo delle iniziative assunte, non ultima quella di oggi, da parte della Santa Sede, col convincimento della nostra forza morale, che è tutta orientata per la pace, e con il sostegno di centinaia di milioni di cittadini, del Capo dello Stato italiano e del Papa.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione numero 101, ha facoltà di illustrarla.

Prima dell'intervento dell'onorevole Cogodi, vorrei ricordare ai consiglieri che intendono prendere la parola che devono iscriversi al banco della Presidenza nel corso delle illustrazioni delle stesse mozioni, dopodiché questa Presidenza non accetterà altre iscrizioni.

Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per illustrare la mozione numero 101.

COGODI (R.C.). Signor Presidente, dico subito di condividere essenzialmente le considerazioni e le riflessioni di carattere generale che testé ha svolto il collega Peppino Balia e principalmente un aspetto, cioè che il Consiglio regionale della Sardegna non è impegnato oggi, in questa fase, in un qualsiasi passaggio rituale, così come non è rituale che il simbolo della pace, quel vessillo, possa all'interno dell'Assemblea legislativa e del Parlamento del popolo sardo essere a fianco del vessillo ufficiale della nostra Regione.

Io penso che il significato più maturo di questa iniziativa e di questo impegno del Consiglio regionale debba essere, unitamente alla riflessione, anche la consapevolezza che possiamo tutti fare qualcosa, e qualcosa di utile, per evitare la guerra, ritardarla o comunque ostacolarla. C'è necessità di riappropriarsi di un senso di fiducia anche nelle istituzioni, che poi è la fiducia sana che nutre il popolo, della fiducia nelle proprie capacità e nei propri mezzi, e cioè che il convincimento, quando è serio e sano, che anche la rappresentanza politica, quando è vera, può fare qualcosa di utile anche in relazione ai grandi eventi del mondo.

Cessa, o comunque si indebolisce, per fortuna, una tendenza alla passività, all'impotenza; ed oggi per la prima volta nella storia dell'umanità si percepisce che il convincimento e la parola che lo esprime e il gesto che ne consegue, il convincimento delle persone, delle persone comuni, delle persone normali, può decidere delle sorti del mondo. Il 15 febbraio di quest'anno 2003, agli albori di questo secolo e di questo millennio, il mondo e l'umanità hanno conosciuto un giorno tutto nuovo che dice cose che mai nella storia dell'umanità si erano potute dire cioè che 120 milioni di persone nello stesso giorno e in tante parti del mondo hanno pensato nello stesso modo, hanno issato lo stesso vessillo, hanno parlato ai loro governi, diversi per composizione politica e per orientamento politico, nell'Europa, negli stessi Stati Uniti d'America, in Giappone, in Malesia, in Australia, in tantissime parti del mondo contemporaneamente l'umanità ha avuto modo di esprimersi in modo corale. Non poteva accadere prima, perché il sistema della comunicazione peraltro non agevolava la conoscenza puntuale neppure dei fatti e delle riflessioni che si potevano scambiare.

Il 15 febbraio di quest'anno 2003 è accaduto che una gran parte dell'umanità ha potuto dire una parola univoca e forte che ha, per intanto, ritardato la guerra, la sta ostacolando, ha orientato l'opinione di governi che pareva che fino a quel momento fossero insensibili all'opinione pubblica, cioè al convincimento delle proprie popolazioni. E` l'altra faccia della globalità, o globalizzazione, che dir si voglia, alla globalizzazione violenta rispetto alla quale appena alcuni anni or sono pareva non vi fosse nulla da poter opporre se non la resistenza eroica di qualcuno che pensava in modo diverso o tentava di agire in modo diverso, ma una minorità esigua e tale da non poter incidere nelle sorti del mondo; ancora qualche anno fa "no global" per molti voleva dire quasi una bestemmia, un'eresia o comunque una cosa inefficace, oggi "no global" rappresenta l'opposizione alla globalizzazione violenta, univoca, omologante, che esercita un dominio unidimensionale del pensiero, pensiero unico, e quindi al pensiero unico fa succedere il dominio unico e quindi la direzione per conto proprio della storia dell'umanità; quel pensiero è fortemente incrinato, è entrato in crisi, si è capito nel mondo e per vie diverse, per filosofie, per propensioni religiose, per riflessione anche semplice dell'essere umano, si è compreso che una guerra che venga utilizzata come strumento del proprio dominio di questi tempi non può che essere una guerra distruttiva, comunque offensiva ed ingiusta. E` comunque un evento che non è ineludibile, un evento che può e quindi deve essere evitato.

Noi però, ecco il senso di una nostra mozione presentata all'Aula del Consiglio regionale e presentata alla riflessione di tutti, diciamo che proprio perché questa è la dimensione del tema, quel "sì" sincero, convinto e forte che diciamo alla pace vuol dire non augurarsi la pace, ma vuol dire costruire la pace, costruirla nelle relazioni umane, politiche ed economiche, cioè operare concretamente perché la cooperazione e non la competizione distruttiva sia la regola del mondo, nel quale mondo ci siamo anche noi, e che quindi, rispetto alla globalizzazione omologante distruttiva e violenta, passi, cammini e avanzi un'altra idea ed un'altra pratica di relazione umana, anche globale nel mondo, che sia quella della coesistenza, del pluralismo, delle identità diverse, delle cooperazioni e delle convergenze che consentano ad ognuno, agli individui e alle comunità, di avere una propria personalità non contro le altre personalità individuali e collettive, ma dialoganti che ricercano insieme le vie del progresso generale nel mondo.

Ecco perché questa idea di pace che si costruisce e questa idea di guerra che si deve in modo assoluto ripudiare, aborrire, non volere, contrastare, è un'idea che non sopporta condizionamenti, perché ogni e qualsiasi condizionamento rispetto ai valori grandi, anzi, assoluti, diventa una debolezza, diventa un modo attraverso il quale si dice: "Vorrei la pace, però purtroppo non si può evitare la guerra", ed invece chi dice di volere la pace allo stesso modo e nello stesso tempo dice che deve e vuole e quindi agisce, non solo pensa, perché la guerra si eviti, non la guerra astratta, la guerra concreta, come in questi tempi, in questi giorni e in questi momenti la guerra all'Iraq, quella per cui 320 mila uomini armati di uno stesso Stato, degli Stati Uniti d'America, presidiano quella parte del mondo, ebbene noi vorremmo che quei 320 mila uomini armati tornino a vivere in pace pure essi e non costituiscano una minaccia per gli altri, per degli innocenti e neppure per se stessi.

Ecco il senso di togliere il "se", il "ma", il "però" e il "forse" dalla convinzione profonda e dal valore assoluto del "no" alla guerra e del "sì" alla pace. Lo pensi o lo autorizzi chiunque, perché nessuno in questo mondo può pensare di autorizzare alcuna guerra! Peraltro se il Paese, il Governo, non il Paese, l'Amministrazione americana, perché i cittadini americani giustamente pure essi si esprimono nei confronti della loro Amministrazione, e altre forze politiche, culturali e sociali crescenti anche in quella parte del mondo dicono la loro opinione, in ogni caso la contestazione che avanza di carattere positivo e propositivo è quella di superare anche concettualmente, prima ancora che fatalmente, ma le due cose vanno insieme, la stessa connotazione o enunciazione di cosiddetta guerra preventiva. Cosa vuol dire "guerra preventiva"? Scontro armato diretto a prevenire un qualcosa che si pensa che altri faranno o potranno fare e la guerra non è una passeggiata, mai lo è stata, soprattutto la guerra di oggi che è guerra massimamente distruttiva. Sono favole le proposizioni che si sono utilizzate anche nel recente passato, che possa esistere una guerra pulita. La guerra è sempre stata, è e sarà sempre di più sporca! Non esiste guerra pulita. Si parla anche di guerra chirurgica, cioè che amputa una qualche parte dell'umanità, solo il termine dovrebbe essere aborrito. Si parla di guerra umanitaria, ma la guerra è stata e sempre sarà contro l'umanità, disumana per sua natura. Si parla anche di guerra invisibile. Invisibile a chi? Non certamente a coloro che verranno colpiti, agli innocenti, che vedranno benissimo il dolore, il lutto, la distruzione intorno a sé.

E' comunque la proposizione stessa di guerra preventiva che è una proposizione aberrante e che dovrebbe essere per questa stessa ragione contrastata. La guerra preventiva appartiene a quel ragionamento e a quell'interesse di governi, principalmente del Governo che in questo momento rappresenta lo Stato più forte del mondo, di garantire non la sicurezza internazionale, che si può e si deve garantire col concorso di tutti, ma di garantire una propria condizione anche specifica, forse anche di privilegio, che però fonda su tante disuguaglianze e ingiustizie del mondo. Ecco perché quel Governo da solo redige la lista, fa la graduatoria, la classifica degli Stati canaglia ed ipotizza che, prima uno e poi un altro e poi un altro ancora, quegli Stati verranno tutti attaccati e ridotti ad un'amministrazione controllata.

Così si è inaugurato con il primo della lista, l'Afghanistan, non per realizzare un regime democratico, non per attivare processi di progresso democratico, no, per l'Afghanistan è stato chiamato, a garantire una qualche relazione fra i capi tribù, un vecchio, vecchissimo ex re in esilio. Si era pure lui dimenticato che era stato re, l'hanno chiamato, l'hanno portato lì a dire: "Tu garantisci il governo e l'amministrazione in questo paese distrutto dalla guerra.". Un bel processo di pacificazione e di democratizzazione, così come in Kuwait, perché non ricordarlo?, dove l'emiro è stato rimesso nel suo emirato; quindi fondamentalmente purtroppo mai accade che alle azioni distruttive di guerra succedano almeno processi positivi di democratizzazione.

Per questa ragione ancora il "no" alla guerra è un "no" che io, noi pensiamo, la gente comune avverte ed esprime come un valore anche autonomo, un valore che non è limitato da nessun altro disvalore intorno a sé. Certo, c'è chi ancora si ostina a rappresentare un qualcosa che non esiste, cioè che la guerra possa costituire una risposta al terrorismo. Il terrorismo nel mondo esiste, ed è un'altra forma violenta di distruzione, la risposta al terrorismo è la pace, non è la guerra, la risposta al terrorismo, che è un'altra forma violenta di espressione che colpisce ancora e altri innocenti, è affrontare le ragioni di fondo per le quali anche quella forma violenta in qualche modo si esprime. Per cui guerra e terrorismo sono due facce della stessa medaglia; una faccia non è la risposta all'altra, sono sostanzialmente la stessa identica cosa, cioè due forme di violenza che colpiscono innocenti, che comunque distruggono e nulla di fatto possono costruire. Così come noi riteniamo che il valore assoluto positivo della pace e il valore assoluto di contrasto della guerra non abbiano a confliggere minimamente con l'esigenza di costruzione della giustizia o di affermazione dei valori e dei principi di giustizia.

Si diceva un tempo "Non c'è pace senza giustizia"; un'affermazione vera, però nello stesso tempo oggi possiamo dire, in modo anche più consapevole di ieri, che non c'è giustizia senza pace, e che pace e giustizia ugualmente e positivamente sono valori che puramente procedono e possono procedere insieme. Ancora, anche "pace e giustizia" e "pace e lavoro", cioè partecipazione delle persone alle attività produttive e alle relazioni economiche, sane, pulite e ordinate di tutta l'umanità; pace, giustizia e lavoro sono non sinonimi ma valori che procedono comunque insieme.

Credo che alla luce di queste valutazioni debbano essere anche riconsiderate alcune espressioni che poi sono alcuni canoni che hanno condizionato la vita politica e anche i convincimenti più diffusi. Anche il concetto di legalità e di liceità del comportamento umano, a fronte di queste considerazioni e di queste riflessioni, meritano, e di fatto vivono oggi, una riconsiderazione. Di fronte all'ingiustizia estrema...

PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere, prego.

COGODI (R.C.). Di fronte all'ingiustizia estrema, disobbedire all'ingiustizia significa affermare una legalità di livello alto.

Le prescrizioni costituzionali dell'Italia che ripudia la guerra sono prescrizioni che riguardano i governi e riguardano il Governo italiano, ma sono prescrizioni che riguardano anche i cittadini italiani i quali ripudiando la guerra si oppongono e disobbediscono ad ogni atto che sia e vada in direzione contraria, anche quel treno che parte trasportando armi per la guerra che vanno in direzione contraria alla loro Costituzione. La legalità è essere con la Costituzione ed è lecito fare tutto quello che, in modo non violento e pacifico, difende quei principi e quei valori.

Conclusivamente, in questa Regione, in Sardegna, in questa parte del mondo, noi abbiamo queste ed altre ragioni ancora per riaffermare questi valori assoluti di pace e di contrarietà alla guerra proprio perché in questa parte del mondo noi viviamo la pesantezza delle tante limitazioni anche del territorio di quest'Isola, della nostra Regione, perché destinato a finalità militari, a finalità di guerra. Abbiamo, se si può dire, ragioni in più per esprimere coralmente questo senso di ripulso alla guerra e per manifestare la nostra intenzione e una nostra concreta azione di pace.

Noi non dubitiamo che perciò il Consiglio regionale possa anche trovare convergenze ampie, ma su principi e su valori definiti e precisi e non equivoci che dicano chiaramente quello che si vuole e che quello che si vuole è per davvero quello che pensa e che vuole il popolo sardo che rappresentiamo.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (La Margherita-D.L.). Presidente, io ringrazio i presentatori delle mozioni, i colleghi che hanno parlato e quelli che devono parlare, ma mi pare di poter dire che questa non è una seduta obbligatoria per cui possiamo o dobbiamo andare avanti come il dibattito nella finanziaria o altre leggi. Questa è una seduta che abbiamo voluto noi. La seduta ha senso se è un'occasione di coscienza, di ragione, di confronto, di coesione, come diceva persino Cogodi adesso, ha senso se è una seduta solenne, come il tema richiede. Se invece è una seduta solo formale e retorica, ci facciamo del male da soli. La mia proposta è di sospenderla, di rinviare questa discussione ad un'altra occasione, l'Aula è vuota, forse ci sono altre preoccupazioni, non sto dando giudizi sui colleghi che sono presenti e che sono assenti, però nei banchi del centrodestra vedo tre colleghi prestigiosi; c'è qualcosa che non funziona. Allora questa non può ...

MURGIA (A.N.) Uno è Scano.

SELIS (La Margherita-D.L.). Ho detto tre colleghi prestigiosi, non ho detto del centrodestra, ho detto: "Tre colleghi prestigiosi", e uno lo abbiamo mandato in prestito per rafforzare sulla Destra.

Voglio dire che su questo argomento o riteniamo che sia utile svolgere questo dibattito, o riteniamo che possa essere anche per noi l'occasione per riflettere, per trovare un'intesa o ancora riteniamo che sia un momento importante con il quale anche noi partecipiamo al travaglio del Paese, del pianeta e che possiamo dare, anche nel nostro piccolo ambito, un modesto contributo e un momento anche di riflessione e di dialogo e di ascolto reciproco; ma se questo non è, se anche questo dibattito lo viviamo come un momento retorico qualunque, io francamente non me la sento di partecipare, per quello che mi riguarda rinuncio all'intervento e mi pare sia umiliante per tutti e ci facciamo, ripeto, solamente del male.

La stessa Giunta, pur presente adesso con colleghi altrettanto prestigiosi, ma sino a poco fa era un vuoto, insomma, guardiamoci un momento in faccia, non ce l'ha ordinato nessuno, non ce l'ha ordinato il medico, ma queste sono occasioni che se si vivono sentendole hanno un senso, se si fanno perché fa parte del rituale allora ne hanno molto poco.

A me pare che questo di stamattina sia un rituale che non ci fa onore, per quello che mi riguarda non posso partecipare, non ritengo utile parteciparvi; forse sarebbe necessario che anche lo stesso Consiglio prendesse una decisione simile e trovasse un momento di migliore concentrazione.

Credo che queste parole siano condivise da tutti i colleghi de La Margherita, che si associano a questa situazione e a questa mia partecipazione. Per quello che mi riguarda ritengo di non partecipare e mi dissocio anche dall'andamento dei lavori.

PRESIDENTE. Quindi c'è una proposta di sospensione dei lavori e di rinvio dell'esame di questo argomento, se non ho capito male. Noi non abbiamo la facoltà e la possibilità, a termini di Regolamento... onorevole Selis, mi ha posto un quesito e le sto rispondendo. Come lei sa... prego, onorevole Selis.

SELIS (La Margherita-D.L.) Vorrei precisare che questo mio intervento penso sia condiviso da alcuni colleghi de La Margherita, forse anche da alcuni colleghi dell'Ulivo, ma io non posso interpretare, vedo da espressioni di assenso che c'è una condivisione anche più ampia, non so se poi è questo, gli altri colleghi si esprimeranno per conto loro.

PRESIDENTE. Lei sta ponendo due problemi che la Presidenza non ha facoltà di risolvere: uno è quello di richiamare l'attenzione e la presenza dei colleghi tutti in Aula. Qui ognuno è libero di fare quello che ritiene, lei lo sa molto bene, onorevole Selis, è stato Presidente quindi lo sa. Non può costringere i colleghi a stare sulle sedie. L'altro è quello di sospendere, se non ho capito male, i lavori e rinviarli a data da stabilirsi, sine die. Mi sembra un po' difficile, questa discussione è stata voluta, è stata richiesta. La maggioranza sa benissimo, i consiglieri assenti, anche quelli dell'opposizione possono seguire e seguono i lavori da altri punti che non sono quelli meramente dei loro scanni, sappiamo che gli interventi si seguono anche dalle sale di attesa, e spesso forse meglio da quelle sale che non dalla stessa Aula, dove magari con il vicino di banco ci si distrae.

Detto questo, io non so se ritenete debba porre ai voti o no il quesito.

Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Poiché il collega Selis ha lamentato, e io condivido, la scarsa partecipazione alla trattazione di un tema estremamente delicato, come lei ha detto, questa considerazione ne impone un'altra conseguente, che è semplice: siccome ci sono tre mozioni (io non le attribuisco né al centrodestra né al centrosinistra) che trattano lo stesso argomento, avendone letto il dispositivo, mi pare che nel contenuto ci siano molte posizioni condivisibili. Il suggerimento è questo: organizziamo i lavori in modo tale che ci sia la partecipazione, perché l'interruzione che abbiamo fatto stamattina, quando si è trattato di esporre le bandiere, invece di produrre partecipazione ha introdotto in qualche modo la non partecipazione, non voluta chiaramente.

Siccome il tema è estremamente delicato, come sappiamo, e oggi è anche una giornata estremamente impegnativa su questo argomento, io aggiungo alle considerazioni che ha fatto il collega Selis, rivolgendomi direttamente a lei, se non sia il caso di fare in modo che si possa trattare l'argomento magari ipotizzando che il collega Fantola esprima la relazione questo pomeriggio e nel frattempo autonomamente i Gruppi fanno sì che ci sia la partecipazione ai lavori. Non sto proponendo né riunioni, né conferenze, ma solo l'impegno dei colleghi che hanno la funzione di direzione dei Gruppi per fare in modo che alla ripresa, con l'intervento del collega Fantola, ci sia una partecipazione conseguente all'impegno.

PRESIDENTE. Facciamo una cosa, proseguiamo i lavori con l'illustrazione dell'onorevole Fantola, dopo di che sospendiamo la seduta e la riprendiamo nel pomeriggio augurandoci che i consiglieri partecipino numerosi, anche se io ho i miei seri dubbi, onorevole Cugini, perché oggi in quest'Aula è avvenuto qualcosa di molto importante, molto serio e molto delicato, da questo banco non uso altri termini che invece avrei usato da altri banchi. Per cui ognuno deve trarre le proprie conclusioni e fare i propri ragionamenti.

Ha domandato di parlare il consigliere Deiana. Ne ha facoltà.

DEIANA (Gruppo Misto). Presidente, io mi scuso, perché ho dato la mia disponibilità per intervenire nel dibattito anche dopo, ma su un argomento così importante come la pace o uno sente il dovere di partecipare adesso, e questo vale anche per il futuro, o non lo sente. Se non lo sente, non sente né oggi, né domani neanche la responsabilità di un tema così delicato. Io penso che non sia possibile rinviarlo né a stasera né a dopodomani, o perlomeno non penso sia un argomento che possa essere trattato magari quando il Governo americano assieme al Governo italiano, a quello spagnolo o a quello inglese, le tre "B", hanno già iniziato la guerra. Si continui qui, chi ha la sensibilità di essere presente per questo argomento lo faccia, e addirittura lo faccia palesemente proprio per mostrare chi è presente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

CORONA (F.I.-Sardegna). Grazie Presidente, per chiedere che i lavori continuino e che non ci sia interruzione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, ascoltando la proposta del collega Cugini, che ritengo opportuna, io credo che sia molto difficile su questi temi dare delle indicazioni di gruppo o di partito o comunque politiche. Sono temi lasciati alla coscienza dei singoli. E' vero che in quest'Aula viene sempre più difficile... prego, Presidente, se deve dire qualcosa...

PRESIDENTE. Faccia la proposta.

CAPELLI (U.D.C.). Arrivo alla proposta, se me ne dà modo. Questo vuol dire che le scelte che in questa giornata si stanno facendo, come la proposta del digiuno o quella di esporre anche quella bandiera lì dietro, non sono scelte sicuramente di tipo politico; mi dissocio se ci dovesse essere una qualche interpretazione politica sull'azione che abbiamo compiuto in questo Consiglio regionale.

Prendo atto sempre di più che tutto ciò che avviene fuori da questo Consiglio, da questa Assise, è considerato più importante da alcuni colleghi, ma, ripeto, questo appartiene alla coscienza dei singoli, all'interpretazione del ruolo e anche al saperci ascoltare; il che sempre meno avviene, e questo "sempre meno" ha degli aspetti marginali rispetto a tutto quello che alcuni interpretano come più positivo e produttivo che avviene ai margini di quest'aula o fuori di quest'aula. Il nostro Gruppo, come ha visto, è presente perché singolarmente ognuno di noi ha scelto di partecipare, ascoltare ed esprimere poi il suo parere con il voto sulle mozioni, che ritengo possano trovare sintesi comune. Nessuno può obbligare qualcun altro a discutere di un tema se quest'ultimo non lo sente, se probabilmente lo ritiene anche insufficiente o inefficace nei confronti di quello che avviene nel mondo. Io credo che quest'Aula abbia il diritto, abbia il dovere e abbia la responsabilità di fare sintesi di ciò che in qualche modo tutti i sardi sentono. Perciò non esiste l'obbligo a partecipare; esiste sicuramente, e mi ricollego a quanto diceva poc'anzi il collega Deiana, la facoltà e la libera scelta di partecipare al dibattito e di esprimersi con un voto. Chi c'è, ha scelto di esserci, chi non c'è, evidentemente ritiene più opportuno stare fuori da quest'Aula.

Continuazione della discussione congiunta delle mozioni Balia - Spissu - Fadda - Sanna Giacomo - Scano - Biancu - Calledda - Cugini - Deiana - Demuru - Dettori - Dore - Falconi - Giagu - Granella - Ibba - Lai - Manca - Marrocu - Masia - Morittu - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Secci - Selis per una scelta di pace (100), Cogodi - Ortu - Vassallo NO alla guerra. Per la Pace (101), Fantola - Corona - Murgia - Capelli - Onida - Floris sulla pace (102)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione numero 102 ha facoltà di illustrarla.

FANTOLA (Rif. Sardi-U.D.R.). Ringrazio i colleghi presenti che avranno un po' di pazienza nell'ascoltarmi su questo tema, la cui importanza e rilevanza è stata già da più parti sottolineata. Io vorrei ricollegarmi immediatamente a una parte dell'intervento svolto dal collega Balia, laddove ricordava l'azione svolta in questi ultimi mesi, in queste ultime settimane, vorrei dire in queste ultime ore, dalla Santa Sede e dal Papa, e lo vorrei fare ricordando il titolo de L'Osservatore Romano di circa una settimana fa, titolo a caratteri cubitali, che diceva: "Mai col terrorismo, mai con la logica della guerra", mettendo insieme e legando in maniera indissolubile questi due elementi, il terrorismo e la logica della guerra, equiparandoli sullo stesso piano in un giudizio morale e condannandoli entrambi a una sconfitta per l'umanità. Parole tra l'altro molto simili a quelle pronunciate da un altro grande pontefice, Pio XII, quando diceva che la guerra era la sconfitta per tutti.

Il titolo del giornale della Santa Sede riassumeva quello che è lo spirito profondamente di pace, umanitario del Papa, e sintetizzava tutte le iniziative della Santa Sede in questi ultimi mesi. Voglio dire che noi ci riconosciamo sia in queste iniziative, sia nello spirito di pace che le ha sottese e le ha guidate. Il Papa oggi, mercoledì delle ceneri, ci invita al digiuno e alla preghiera mettendo così se stesso e la sua autorevolezza in gioco in una partita che sembra difficilissima da vincere, sembra quasi una partita perduta, forse, e si mette in gioco con tutta la sua autorevolezza non solo di fronte ai cristiani, ma all'umanità in genere.

A noi, cristiani, laici o comunque ci vogliamo definire, spetta oggi la scelta, nella riservatezza personale di ciascuno di noi, se seguire o no l'indicazione del Papa. Ma a noi, che ci occupiamo di politica, spetta comunque un altro compito: dire in quale modo riteniamo si debba tradurre in fatti concreti questa aspirazione di pace e quale politica oggi si può mettere concretamente in essere per giungere alla pace. Pace o guerra, questo è un dilemma vecchio oggi particolarmente attuale; che cosa fare oggi per far vincere la pace e per sconfiggere la guerra.

Io credo che un insegnamento, un ragionamento utile in questo senso sia stato fatto anche dal Capo dello Stato, anche questo è stato citato, laddove ha pronunciato frasi che possono apparire fra loro contrastanti, prima di tutto quando da una parte dice che la guerra unilaterale è una guerra preventiva, che va fuori dagli ambiti della nostra Costituzione, e poi quando afferma, e lo ha affermato più volte, che la pace e la libertà possono essere difese anche con le armi. Io non credo che siano due espressioni in contraddizione tra loro soprattutto se sono inquadrate nell'ambito di una coerenza europeista del nostro Paese e in un riconoscimento della suprema legittimità dell'ONU, del ruolo dell'ONU nella comunità internazionale.

Penso che per noi italiani la via della pace passi sicuramente attraverso l'Europa. Per noi l'Europa è una scelta condivisa, strategica e irrinunciabile. Noi crediamo nell'Europa unita non solo dal punto di vista economico, ma anche politico, oltre che sul piano della difesa. Noi chiediamo e crediamo che l'Europa debba avere una propria voce unica, forte, autorevole nel contesto internazionale.

Guardate, un'Europa alleata saldamente con gli Stati Uniti d'America; un'Europa alleata degli Stati Uniti d'America in un'alleanza vera, come è l'alleanza tra due parti politiche che si pongono sullo stesso piano, è un'alleanza schietta, voglio dire un'alleanza senza che ci sia una preconcetta contrapposizione, o da parte di nessuno una preconcetta sudditanza, un preconcetto ossequio. In questa alleanza, l'Europa deve portare la sua parola, che è sicuramente una parola di moderazione, una parola di vocazione verso il dialogo fra tutti i popoli, deve essere sicuramente una parola di pace, una parola di collaborazione, specie con le popolazioni e con gli stati più marginali e più emarginati.

Dico questo nella piena consapevolezza di quello che è stato il ruolo che gli Stati Uniti hanno avuto nei confronti dell'Italia, dell'Europa e del mondo; un ruolo in difesa della libertà e della democrazia, che sono tra i beni supremi che noi riconosciamo come tali. Dico questo nella consapevolezza del ruolo storico che hanno avuto gli Stati Uniti d'America, insieme ai Paesi europei, nel difendere in questo secolo l'Europa dalle dittature, come quella nazista e comunista, che hanno sconvolto il nostro Continente. Questo è un ruolo storico che noi europei, noi italiani innanzitutto non possiamo dimenticare. Come non possiamo dimenticare il ruolo che gli Stati Uniti ha svolto nei confronti dell'Italia e dell'intera umanità, mettendo a disposizione un patrimonio, diciamo, di ricchezze, che non sono semplicemente ricchezze economiche, ma che sono tecnologiche e scientifiche, un patrimonio che consente all'umanità di crescere complessivamente non solo da un punto di vista economico, ma da un punto di vista civile nel suo complesso.

L'Europa deve essere alleata degli Stati Uniti nella visione complessiva, negli obiettivi complessivi della politica internazionale, deve essere alleata sul come tentare di risolvere i nodi che si sovrappongono nella politica internazionale, deve essere alleata con gli Stati Uniti nella lotta al terrorismo, ai terroristi, ai movimenti e ai partiti che finanziano, che aiutano, che coprono, che fanno da sponda al terrorismo internazionale. Questa è un'alleanza dalla quale noi non possiamo tirarci indietro, l'alleanza di tutti i paesi liberi e democratici contro il terrorismo; un nodo del terrorismo è rappresentato indubbiamente dall'Iraq. L'Iraq, il suo dittatore e la sua dittatura sono un nodo del terrorismo internazionale. Io non ho sentito dal collega Balia una parola di sufficiente condanna contro questa dittatura sanguinaria, questa dittatura che ha insanguinato i popoli vicini, che minaccia i popoli vicini, che minaccia l'intera umanità; una dittatura sanguinaria che è un flagello per le popolazioni irachene. In questo dibattito, questo è un punto centrale, dal quale non possiamo prescindere, perché se non riconosciamo il legame forte tra l'Iraq, il terrorismo e il flagello che l'Iraq sta ponendo nei confronti delle popolazioni vicine, del mondo, delle popolazioni irachene stesse, forse manca un elemento centrale nella nostra discussione.

COGODI (R.C.). Il petrolio c'entra qualcosa?

FANTOLA (Rif. Sardi-U.D.R.). Collega Cogodi, siamo pochi, è inutile interrompere. Io credo che il disarmo dell'Iraq sia necessario per mantenere la pace nel mondo, credo che il disarmo dell'Iraq sia un imperativo, soprattutto se l'Iraq ha (ed è da dimostrare sino in fondo quante e come le abbia avute) armi di distruzione di massa. Non si può pensare a una pace duratura se lasciamo nell'Iraq armi di distruzione di massa. Noi riteniamo che il disarmo dell'Iraq possa avvenire senza una guerra, possa e debba avvenire senza una guerra, soprattutto se l'Europa svolge - qui torno al concetto dell'Europa - un ruolo di moderazione e di cerniera e se tutto questo avviene sotto l'egida dell'onu.

Credo che questo sia lo snodo dal quale dobbiamo partire. La guerra può essere evitata, può vincere la pace se si dà seguito alla risoluzione dell'ONU, che da tempo con le ispezioni tra l'altro sta producendo degli effetti positivi come tutti quanti leggiamo sui giornali, e se si dà seguito alla risoluzione del Consiglio d'Europa di qualche settimana fa, forse di dieci giorni fa; cioè se ci ricolleghiamo strettamente all'Europa, se ci colleghiamo con una politica sua di moderazione, di cerniera di pace, e se tutto questo viene riportato all'interno dell'ONU legittimato come suprema autorità tra le nazioni, come la vera autorità nel contesto internazionale, solo l'ONU ci potrebbe convincere e ci convincerebbe, in caso di una risoluzione in questo senso, che a seguito di un'inadempienza da parte dell'Iraq c'è la possibilità dell'uso della forza nell'Iraq. Solo l'ONU ci potrebbe convincere a questo. Ci convincerebbe a fare una scelta che non vogliamo fare e che dovremmo cercare di evitare ma che, di fronte ad un'inadempienza e ad un pericolo mortale, noi saremmo costretti a fare; l'ONU in questa scelta ci può convincere.

Mentre, avviandomi a concludere, anche perché credo che poi il dibattito, se ci sarà, potrà approfondire questi punti, vorrei dire subito che non mi convince, viceversa, la posizione che mi sembra in qualche maniera non chiara, mentre naturalmente contraria è da parte del collega Cogodi, da parte del collega Balia, la posizione cioè di chi nega la possibilità di un atto di forza contro l'Iraq, ribadisco in caso di inadempienza, se questo avviene per volontà dell'ONU e sotto l'egida dell'ONU. Io considererei questa posizione, questa negazione una via ancora più errata e ancora più pericolosa per la pace nel mondo.

Concludo con un riferimento, perché l'hanno fatto anche altri, alla volontà di pace che c'è in Italia e in Europa, volontà di pace che si è manifestata in questi giorni, anche in Sardegna, a Cagliari i cittadini hanno riempito le strade, come è successo a Roma, come è successo in tutti i centri della Sardegna e fuori dall'Italia, nel mondo, da Tokyo, a New York, a Parigi, a Londra. Sono manifestazioni di pace, secondo me, che hanno avuto una grandissima rilevanza, io concordo su questo, perché hanno fatto comunque compiere un passo avanti alla causa della pace, e nella bilancia tra guerra e pace hanno fatto pendere la bilancia verso la pace.

Dico che queste manifestazioni sono state manifestazioni di grande valore, manifestazioni che sicuramente hanno riempito le strade, le piazze e oggettivamente hanno riempito i cuori anche di chi crede che la guerra possa e debba essere evitata e che la via della pace è l'unica che possa essere perseguita.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Fantola. Abbiamo cinque interventi prenotati, da dieci minuti l'uno, che assommano a cinquanta minuti, dopodiché si potrebbe votare, anche se qualcuno si può ancora iscrivere. C'è l'esigenza della Commissione di avere il tempo per esaminare gli emendamenti, che non sono pochi e tra l'altro gli uffici non hanno ancora completato le procedure.

E` iscritta a parlare la consigliera Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI (Gruppo Misto). Prima di iniziare l'intervento, voglio fare una riflessione a voce alta, Presidente, stamane si è perso tanto tempo e c'era l'Aula affollata per decidere se esporre o meno la bandiera della pace, perché questo comportava visibilità per alcuni e non per altri, evidentemente l'interesse per cattolici e laici presenti qua dentro a discutere di pace si limitava solo e semplicemente all'esposizione di un simbolo.

Abbiamo deciso tutti assieme di discutere le mozioni, e quindi è vero, caro collega Capelli, che nessuno è obbligato a starci se non fosse che si è obbligati a starci perché siamo stati eletti per stare qua dentro, ma questo naturalmente attiene ad un'altra discussione. Comunque io ritengo importante e doveroso aver deciso di discutere oggi le mozioni sulla pace in quanto giornata di mobilitazione generale per sollecitare una scelta di pace a tutti i governi, a iniziare dal nostro, e perché credo, pur da non cattolica, che fosse doveroso rispondere all'appello del Papa, ognuno personalmente ed ognuno rispondendo alla sua coscienza.

Il proposito degli Stati Uniti di intervenire anche unilateralmente in una guerra preventiva è contrario alla Carta delle Nazioni Unite ed esercita una inammissibile pressione sulle decisioni dell'ONU. Caro collega Fantola, l'ONU non è più un istituto libero di decidere da solo, a prescindere dalle pressioni che ha da uno Stato importante certamente, ma non unico nel mondo. In queste condizioni il Consiglio di Sicurezza rischia di non essere in grado di prendere decisioni che promuovano la pace. I principi di convivenza civile su cui si fonda la nostra Costituzione sono oggi messi in discussione privilegiando l'intervento militare come soluzione di problemi economici (il petrolio non è secondo a nessuna delle ragioni), politici e di sicurezza internazionale.

Dobbiamo riconoscere e difendere il patrimonio giuridico nazionale ed internazionale che la storia del secolo passato, istruita dalle sue tragedie, ci ha consegnato; abbandonare questi principi sarebbe un arretramento tragico sia sul piano etico che culturale. La minaccia di una guerra preventiva contro l'Iraq è una sfida al futuro della convivenza civile sul nostro pianeta fondata sul diritto internazionale; più ancora delle guerre del passato, una simile guerra rappresenterebbe una violazione vistosa della Carta dell'ONU. Non sembra che ci sia infatti un attacco armato contro un membro delle Nazioni Unite, unico caso in cui è consentito dalla Carta l'esercizio del diritto naturale di autotutela individuale o collettiva in deroga al divieto della minaccia e dell'uso della forza nelle relazioni internazionali.

Come hanno più volte affermato il Consiglio di Sicurezza e la Corte Internazionale di giustizia, la guerra preventiva e perfino singole azioni militari intraprese contro l'astratto pericolo di un'aggressione sono radicalmente contrarie all'ordinamento delle Nazioni Unite. La stessa espressione "guerra preventiva" del resto è una formula contraddittoria idonea a legittimare la guerra di aggressione attraverso la trasformazione dell'aggredito in aggressore. Non meno incongruo e irrazionale è il ricorso alla guerra come mezzo per battere il terrorismo globale. Il terrorismo è una forma di violenza politica che si caratterizza per la sua imprevedibilità e per il carattere indiscriminato delle sue vittime, immancabilmente innocenti. La risposta adesso con la guerra, che è allo stesso modo violenza indiscriminata, equivale ad omologarsi ai metodi delle organizzazioni terroristiche, perciò equivale ad un abbassamento degli Stati che la promuovono al loro livello. Ne risulterebbe una guerra altrettanto globale, senza limiti di tempo e di spazio, che anziché sconfiggere il terrorismo finirebbe per alimentarlo in una spirale senza fine.

La guerra non può essere considerata un mezzo per raggiungere un fine, perché è la fine di tutti i mezzi, di tutti i fini, è l'abdicazione della ragione, dei sentimenti, è la negazione della civiltà. Per fare la pace bisogna preparare la pace e preparare la pace significa sradicare la povertà e le ingiustizie. La guerra rappresenta l'abdicazione ai sentimenti di solidarietà e tolleranza; non bisogna quindi temere di usare la parola "paura" nei confronti della guerra, questo significa fare i conti anche con le molte paure che oggi vengono alimentate tra la gente comune per legittimare interventi restrittivi degli spazi di libertà e di democrazia. Questo significa rinunciare ad educare le popolazioni alla legalità, all'accettazione del diverso, al rispetto delle molteplicità di religioni ed etnie, paura della guerra, del terrorismo, degli immigrati che ci invadono. Affrontare i nostri sentimenti più scuri significa fare i conti con i dati di realtà, diffondere informazioni corrette, interrogarci sulle nostre contraddizioni. Si deve poter affermare il rifiuto della guerra senza che questo significhi essere schierate o schierati automaticamente con il Paese aggredito, nel caso attuale l'Iraq, perché proprio la logica dello schieramento non ci consente di esprimere appieno il rifiuto di ogni forma di violenza. Mi rifiuto di essere considerata antiamericana, perché non mi importa e non mi interessa, ma rifiuto una logica semplicistica che mette come al solito il mondo tra chi è con l'America e chi non lo è. L'11 settembre è stata una tragedia per tutti noi e chiunque utilizzi semplificazioni di questo tipo sta facendo esso stesso un attentato alla ricerca della pace.

Dobbiamo costruire una pace per tutte e tutti, come condizioni di quella convivenza civile fondata sulla giustizia sociale che rappresenta l'unico orizzonte possibile della democrazia. Non possiamo dimenticarci che viviamo in un continente, quello europeo, che è stato nel complesso della sua storia il più cruento del pianeta, e non tanto e solo per le guerre tra gli Stati che lo compongono, questo vale anche per altri, ma per l'aggressività e l'espansionismo verso altri continenti. Prima di tutto, dunque bisogna rileggere e riscrivere la storia d'Europa mettendo in luce questi aspetti, criticandoli ed almeno ripudiandoli per il futuro e quindi scrivendoli nella futura Costituzione europea. Ma in Europa sono nati e si sono sviluppati anche due grandi movimenti sociali e politici che hanno cambiato la faccia del mondo e non hanno mai fatto guerre, anzi le hanno solo subite dolorosamente e hanno anche sempre usato, in qualche caso inventato, metodi di lotta non violenta, sono il Movimento Sindacale Operaio e il Movimento delle donne, Movimento delle donne che ha sempre operato per costruire soluzioni non violente per risolvere i conflitti. Pertanto sono profondamente convinta che è compito nostro, di donne, innanzitutto, che hanno assunto un punto di vista di genere, quello di saper imporre la teoria e la pratica della soluzione non violenta di tutti i conflitti.

Voglio esprimere un "no" alla guerra, che vuole proporsi anche come un "sì" alla giustizia, alla pace e alla speranza di un mondo migliore. "No" alla guerra non esprime solo il desiderio che l'Italia resti fuori dal conflitto, il primo "no" è alla guerra in quanto tale. Alcune dure lezioni sull'inutilità e sui costi umani della guerra le abbiamo già ricevute dalla storia, senza dimenticare che conflitti, odio e diseguaglianze escono rafforzati dai conflitti armati, creando ulteriori e future insicurezze e instabilità. Le soluzioni vanno trovate con la politica, con l'intelligenza e con la ragione; nessuna acrobazia linguistica può trasformare uno strumento di morte come la guerra in un'operazione di pace e di vita. Ribadiamo il nostro diniego al ricorso delle armi come strumento per risolvere i conflitti quando, se non proprio in questo delicato momento, dobbiamo ricordare al Governo che è ancora in vigore l'articolo 11 della Costituzione italiana, nel dispositivo della mozione da me firmata chiediamo che esso, che vieta la partecipazione diretta del nostro Paese ad azioni di guerra, venga rispettato, applicato ed inserito, come ho già detto, nella Costituzione europea.

Questo significa per me dire "no" alla guerra senza se e senza ma. In questo modo ci uniamo all'appello del Papa, a quello della società civile ed ai Governi di altri paesi europei che hanno scelto di dire no alla guerra. Auspichiamo pertanto che gli Stati europei concordi rifiutino di partecipare ad una guerra d'aggressione che può diventare un inutile detonatore di violenze. Voterò anche la mozione del Partito della Rifondazione Comunista in quanto condivido la richiesta formulata alla Giunta per dichiarare, come già facciamo in realtà anche noi, l'indisponibilità della Sardegna a partecipare direttamente o indirettamente a qualunque intervento militare, comunque motivato, anche se - è una mia personale posizione - l'ONU dovesse malauguratamente dare l'assenso. Inoltre anche io ritengo non più rinviabile la smilitarizzazione del territorio della Sardegna a partire dall'immediata eliminazione della base americana de La Maddalena.

Per concludere, voglio leggere brevemente un comunicato non di cittadine pacifiste ad oltranza ma di un gruppo di donne degli Stati Uniti d'America alle irachene, donne che non si riconoscono in gruppi di pacifismo ad oltranza, e lo leggo perché questo aiuta tutti noi a riflettere: "Noi donne degli USA dichiariamo la nostra opposizione alla proposta della guerra preventiva avanzata dal nostro Governo contro il vostro Paese. Rigettiamo l'impegno per un cambio di regime fatto dagli Stati Uniti e dall'Inghilterra; ci impegniamo a lavorare per una pace giusta e duratura e a fare tutto quanto è possibile per prevenire una intensificazione della guerra nel vostro Paese riconoscendo che la guerra degli USA contro l'Iraq non è mai cessata dal 1991. Siamo spaventate dai devastanti effetti e dalle sanzioni istituite dalle Nazioni Unite e perpetuate per gli interessi degli Stati Uniti e ci impegniamo a lavorare affinché esse possano cessare. L'embargo infatti costituisce un crimine contro l'umanità. Come donne sappiamo che sono le donne che nella società sopportano le grandi responsabilità per il benessere dei bambini, che le consultano quando hanno paura, sono malnutriti, malati o insofferenti. Come donne, madri e figlie, nonne e zie, sorelle, vi veniamo incontro offrendovi la nostra amicizia, il nostro supporto e la nostra forza. Non siete sole nella lotta per la pace e la giustizia. Promettiamo di fare ogni cosa in nostro potere per evitare ulteriori sofferenze per voi, i vostri figli e tutta la popolazione irachena. Chiamiamo tutte le donne, di qualsiasi Paese, ad unirsi per portare avanti azioni non violente, per far cessare le presenti operazioni militari e prevenire futuri attacchi. Anche noi ci sentiamo impegnate in questo. Vi offriamo tutto il supporto che possiamo direttamente in questi giorni, molti bui e pericolosi.".

Il Consiglio regionale della Sardegna potrebbe offrire un supporto approvando un ordine del giorno che dica "No alla guerra" senza alcuna licenza. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Dettori. E` iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.

LICANDRO (P.P.S.-Sardistas). Presidente, colleghi, non sarei dovuto intervenire, anche perché credo che questo dibattito in Aula non dovrebbe essere un contraddittorio, dovremmo essere tutti ispirati dallo stesso sentimento di pace. Sono d'accordo con l'onorevole Cogodi, ad esempio, quando dice che non esiste una guerra pulita, che non esiste una guerra umanitaria e soprattutto non esiste una guerra invisibile.

Io credo che nessuno possa ragionevolmente non desiderare la pace, nessuna persona perlomeno dotata di buonsenso, e nessun padre di famiglia può volere la guerra per i propri figli. Fra l'altro una guerra con l'Iraq - come qualunque altra guerra che dovessimo avere la sfortuna di conoscere in futuro - avrebbe degli effetti diretti contro la nostra Isola, non dimentichiamoci che un terzo delle installazioni militari italiane sono in Sardegna e, anche se gli esperti dicono che gli atti di terrorismo normalmente colpiscono degli obiettivi indifesi e non certo delle basi strategiche e militari, io sono molto più preoccupato per un reale conflitto di guerra che porrebbe la nostra Isola in una zona molto pericolosa, al centro delle operazioni militari. Quindi, di fatto, questo lo dico per esternare il mio pensiero di come io sia assolutamente contrario alla guerra.

Ma c'è un episodio che vorrei raccontare, anche se è un episodio conosciuto, è un episodio drammatico, ed è legato a quegli eventi tragici che hanno cambiato un po' la vita di tutti noi l'11 settembre del 2001, è un evento però che testimonia il valore che noi diamo alla libertà e alla democrazia; mi riferisco ai passeggeri di uno degli aerei dirottati che, prima di intraprendere la loro tragica azione contro i terroristi e quindi prima di decidere del loro destino, hanno messo la cosa ai voti. Io credo che questo dovrebbe simbolizzare quello che deve rappresentare per noi la lotta contro il terrorismo. Noi dobbiamo combattere i terroristi, dobbiamo combattere contro il terrorismo, ma senza rinunciare mai alla nostra libertà e senza rinunciare mai ai valori della nostra civiltà democratica.

Credo che ci sia solo un modo perchè l'Europa possa evitare il conflitto, l'ha detto stamattina Massimo Fantola, l'Europa non deve essere soltanto una Europa economica, una Europa monetaria, ma deve essere un soggetto politico forte, vero e dotato di una politica internazionale assolutamente autonoma.

Quindi sono convinto che dobbiamo crearci un modello di difesa europea anche con l'istituzione di un esercito europeo. Chi crede che le Nazioni Unite non abbiano il diritto di disarmare una nazione come l'Iraq invoca la libertà soltanto a parole, ma di fatto non aiuta a costruirla, anzi io sono convinto addirittura che possa ostacolarla.

Tutte quelle persone che pensano che la reale minaccia per l'umanità sia George Bush e non Saddam Hussein, evidentemente si sono dimenticate dei massacri avvenuti nel 1988, quando vennero sterminati interi villaggi di curdi col gas, dimenticano l'invasione del Kuwait nel '91, evidentemente ignorano che esiste anche in Iraq un desiderio di libertà, di venire fuori da una situazione di oppressione da parte di quelle opposizioni democratiche all'interno del Paese. Io dico che la storia purtroppo tristemente ci ha insegnato più di una volta che, quando noi chiniamo la testa di fronte ad un dittatore, lo rendiamo soltanto più forte, più sicuro e molto più minaccioso.

Vorrei chiudere semplicemente citando quella bandiera che è apparsa nei banchi dell'Aula, quella bandiera con quel bellissimo tricolore e che piace sicuramente a tutti noi. Ebbene, togliamoci dalla testa che quella bandiera possa rappresentare soltanto una parte politica, perchè le idee non sono di chi le lancia per primo ma appartengono a tutti quelli che le condividono.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Deiana. Ne ha facoltà.

DEIANA (Gruppo Misto). Presidente, vedrò di stare nel termine regolamentare facendo alcune considerazioni. Ognuno di noi fa sempre delle distinzioni sul significato della pace, ma mi sembra che la pace abbia un unico significato, ed è una posizione molto ferma, quello di essere contro la guerra e il terrorismo, ma anche il terrorismo del passato, perchè ricordo il periodo nel quale fu assassinato l'onorevole Moro, del quale io ero amico, anche allora vi era una tipologia particolare italiana di guerra e di terrorismo. Quasi tutti oggi parliamo e scriviamo di pace, sia nel parlare sia nello scrivere, ormai è famosissima la frase che leggiamo negli slogan, visibile anche nelle manifestazioni, cioè che la pace deve essere "senza se e senza ma", è stata richiamata anche oggi.

Allora, da questo punto di vista, cari colleghi del Consiglio, io ho letto attentamente le tre mozioni che sono state presentate e che sono in discussione in quest'Aula. Per quanto riguarda la mozione numero 102, già al primo capoverso, quando si afferma di condividere lo spirito unitario e le parole del Papa, se veramente si condivide, ed è un condividere vero, e chi lo condivide è un cattolico, io penso che neanche questo cattolico potrebbe mettere dei ma e dei se, e mi riferisco in questo momento al collega Fantola, o è per la pace e contro la guerra o non lo è, non ci sono né "ma" né "se" e non ci sono condivisioni della posizione del Papa se non si è in quella posizione, se non si rifiutano tutte le altre. Penso che ci debba essere da questo punto di vista, anche se siamo in pochi in Aula, una sincerità che non può essere falsificata a nessun livello.

Oppure quando si fa il richiamo anche all'unità europea, mi sembra che già politicamente abbiamo assistito a qualche danno fatto a questa unità europea e tutti ne conosciamo i termini; voglio dire che, oltre che nei fatti, la Convenzione deve essere nella pratica, ma soprattutto nella politica. Perché no?Nella politica, la pace vale più di una formula politica, vale più di una maggioranza, e se uno si trova in una formula di governo, in una maggioranza e questa vuole dichiarare guerra, beh, se è conseguente e serio deve trarre le proprie valutazioni, non c'è valore che possa pesare né di carica di assessore, né di carica di ministro per rimanere nelle maggioranze; quando si parla della pace, si parla della vita di quasi tutta l'umanità.

Signor Presidente, oggi partecipo al digiuno, in silenzio, neanche acqua, e il 15 febbraio scorso ho partecipato alla manifestazione della pace svoltasi a Roma. L'essere presente è stata per me una testimonianza quale cattolico e politico impegnato nelle istituzioni. Ho visto una folla immensa, per lo più giovani, ma non solo, sfilare con compostezza, correttezza e convinzione. Le espressioni contenute negli striscioni e sentite dalla vita voce dei partecipanti rappresentano la volontà della gente e il credere del popolo nella pace.

Non sono antiamericano, tantomeno sono di sinistra, ma come uomo di centro…

(Interruzioni)

No, no, sono antifascista e non sono di destra, per essere ancora più chiari.

Riprendo il discorso, dicevo che come uomo di centro credo nel dialogo, nella mediazione, nell'energia dell'equilibrio e rifiuto la prepotenza della forza. La diplomazia e i servizi di intelligence possono sconfiggere il terrorismo e la tirannide di Saddam Hussein, così come la politica deve dire no a Bush, Blair e Berlusconi che vogliono promuovere una guerra che nessuno vuole, compromettendo seriamente il prestigio, il ruolo e la credibilità futura dell'ONU e dell'Europa.

La libertà di esprimere correttamente, in forme diverse, la volontà di pace è legittimazione dell'esercizio della democrazia. Al contrario, eversivo può essere il sostenere col silenzio, segretamente e con indifferenza, i desideri di guerra. Quando il dissenso significa passione politica, ideale, religione, patria vuol dire credere nella vita propria e in quella degli altri, senza ovviamente il ricorso ai missili o ai cannoni. La guerra è illegalità. Chi uccide nella società è un criminale e viene condannato e punito dalla giustizia umana e da quella divina; chi uccide in guerra non è innocente.

Si sa che gli uomini di potere che decidono di fare la guerra non vanno a combattere al fronte e tantomeno i loro figli; la guerra non ci deve essere per nessuno, nemmeno per quelli che la vogliono. La guerra ha un prezzo altissimo per la società ed il costo è pagato dalle economie sane, dagli imprenditori onesti, dal ceto medio e da tutti i lavoratori. I vantaggi sono esclusivamente a favore delle industrie belliche. Le uniche guerre che dobbiamo dichiarare sono quelle contro la povertà, contro la disoccupazione, contro la droga, contro l'ingiustizia, contro l'inquinamento per favorire lo sviluppo, la ricerca, la crescita e la dignità delle persone, la valorizzazione della famiglia e il miglioramento della qualità della vita.

Un apprezzamento al Papa e all'azione che la Chiesa sta svolgendo per la pace dovrebbe pervenire anche da chi non è cattolico e comunque rispetta il pluralismo religioso e crede nella intangibilità della vita umana e nella centralità della persona, per recuperare tutti insieme il coraggio di sventolare la bandiera della pace e non quella della guerra!

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Ibba. Ne ha facoltà.

IBBA (S.D.I.-S.U.). Signor Presidente, quando abbiamo presentato la mozione numero 100 non intendevamo aprire in quest'Aula una discussione sulla politica internazionale, ma volevamo proporre una serie di riflessioni, possibilmente serene, sulla scelta di valori in campo, nella situazione odierna della politica, per far discendere le scelte politiche dalla politica dei valori.

Noi volevamo aprire una discussione su quanto è importante e su quanto ancora riteniamo di dover dichiarare, non ufficialmente e formalmente a parole, ma con i fatti e con i comportamenti, quanto siamo per la democrazia e per il confronto, quanto siamo per il riconoscimento e l'accettazione delle diversità rispetto alla identità di ognuno di noi, quanto siamo per solidarizzare per la pace fra i popoli e per tollerare tutti coloro che, diversamente da noi, pensano e sviluppano scelte e comportamenti.

A me è sembrata abbastanza chiara, anche nell'esposizione fatta dall'onorevole Balia, la posizione secondo la quale non abbiamo mai avuto problemi a rigettare qualunque tipo di regime dittatoriale, autoritario e sanguinario; peraltro non è cosa che facciamo da oggi, lo facciamo dal 1921 per quanto riguarda l'Italia, dal 1936 per quanto riguarda i fatti europei e quelli tedeschi in particolare allora, passando nell'arco di tutti questi lunghi anni per le cose accadute in Russia, in Grecia, in Cile, in Sudafrica, avendo come punti di riferimento alcuni precisi esempi di uomini che hanno fatto guerra alla guerra con il loro esempio e con il loro comportamento pacifista, come per esempio Gandhi e Martin Luther King. Quindi rimaniamo un pochettino sorpresi della superficialità con la quale l'onorevole Fantola, nel suo intervento illustrativo, ha bollato, andando totalmente fuori strada, il significato della mozione numero 100.

E` bene evidente che noi riconosciamo il ruolo fondamentale dell'organizzazione delle Nazioni Unite e del Consiglio di Sicurezza. Ma è anche vero che ci rendiamo conto che l'autonomia e l'indipendenza di quest'organo oggi sono sottoposte ad una pressione pericolosa che pone a repentaglio la sua stessa legittimità sul piano politico internazionale. Pur tuttavia, come ha fatto il Presidente nazionale del nostro Partito, noi ci rimettiamo comunque alle decisioni dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, ci rimettiamo convinti che, comunque, anche in quella sede, il senso di responsabilità possa prevalere e possa consentire a molti dei nostri colleghi, anche in quest'Aula, di riuscire prima o poi a sentirsi parte, in quanto componenti del Consiglio regionale di questa Regione, dell'Europa delle Regioni, perchè se soltanto ci sentiamo parte dell'Europa delle Regioni abbiamo la colpevolezza e la coscienza che le nostre decisioni e le nostre scelte sono importanti perchè rappresentano una parte dell'Europa e non una parte dei governi nazionali, una parte degli stati nazionali.

Perché, vedete, a me è sorto un dubbio pericoloso, cioè quello di far sì che le giustificazioni a metà, o comunque le scelte a metà, portate a sostegno del valore sulla pace non siano altro che un tentativo invece di preparare successive giustificazioni future ad una adesione all'iniziativa bellica. Questo a me pare un pochettino contraddittorio. Riprendo l'osservazione, teoricamente giusta, che faceva il collega Licandro quando diceva che le idee non sono di tutti ma sono di tutti coloro che le perseguono; qui si tratta proprio di perseguire le idee, si tratta di perseguirle creando una cultura della pace e non parlando di pace lasciando aperta la possibilità di accedere ai contenuti della guerra.

I muri delle città e dei paesi della Sardegna in questi giorni accolgono un grande manifesto dei Socialisti, dove viene invitata la popolazione a riflettere sui contenuti della guerra e a impegnarsi per creare una coscienza di pace. Beh, io credo che questo sia un fatto che debba consentire a tutti di scindere le dichiarazioni formali dai comportamenti pratici, perchè per tutti è facile dire ciò che si vuole, ma non per tutti è possibile essere coerenti nei fatti e nelle scelte con le dichiarazioni fatte. E che ci sia davvero la difficoltà a distinguere che il 50 per cento della popolazione irachena è composta da bambini di età inferiore ai 14 anni e che questi bambini sono bambini innocenti nei confronti di qualunque guerra, così come innocenti erano tutti coloro che sono caduti, non dico morti, dico caduti, l'11 settembre con l'episodio terroristico delle Twin Towers, beh, chi ritiene di fare una discriminazione fra gli uni e gli altri, io credo che potrà pure parlare di pace, ma in realtà sta parlando di guerra, perchè poi alla guerra ci si accede in tanti modi, ci si accede anche preparando la pace, come si suol dire, ma come diceva Tacito, che già un'altra volta è stato citato dall'onorevole Cogodi, anche un deserto conseguente ad una distruzione totale può essere chiamato pace, ma non è pace un deserto che consegue ad una distruzione totale.

Pace è un giardino dove cresce la cultura del confronto, dove crescono le diversità, dove cresce l'accettazione, dove non ci sono samurai a qualunque costo, ma l'unico samurai che permane è quello della profonda convinzione che questo popolo, che questo mondo e questa civiltà non potrà andare avanti se non con il confronto e non attraverso lo scontro, potrà andare avanti con le reciproche intese e non attraverso gli atti di prepotenza che possono servire a conquistare petrolio o ad aprire porte d'accesso ai grandi mercati del sud-est asiatico.

Spero davvero vivamente che il Consiglio regionale possa approvare unitariamente la mozione per la pace.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Grazie Presidente. Io cercherò di essere breve quanto l'ora tarda impone, senza tuttavia trascurare gli aspetti più importanti che ritengo debbano essere posti in evidenza.

Le tre mozioni hanno in comune la sentita esigenza di operare per la pace in maniera tale che la guerra, estremo rimedio ad estremo male, possa essere scongiurata. Io vorrei ricordare, condividendo appunto questa affermazione, che per me assurge a livello addirittura di postulato, devo però dire che non dobbiamo dimenticare quali sono le ragioni che oggi chiamano ad una guerra se determinate condizioni ed aspetti non dovessero essere superati: chi ha subito nel giorno dell'11 settembre del 2001 quell'atto violentissimo non è solo un'intera popolazione, ma tutta la civiltà e tutte le popolazioni libere del mondo. Altri l'hanno subito indirettamente perché in quell'atto vile hanno visto un attentato alla libertà, che è bene di tutti, altri perchè invece l'hanno dovuta subire pagando con vite umane (al di là dei danni economici che non si contano ma che sono certamente secondari), con migliaia e migliaia di vittime, persone innocenti che come tutte avevano diritto a mantenere e poter vivere la loro vita in sicurezza e in libertà.

Quindi, gli Stati Uniti hanno paura! Hanno paura perchè suppongono che quell'atto possa anche, attraverso il terrorismo non combattuto e dilagante, ripetersi per il futuro.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

(Segue BALLETTO.) Io pongo a tutti noi, me per primo, una riflessione: se in quegli aerei e in quell'attentato suicida ci fossero state armi chimiche e biologiche, oggi probabilmente non staremmo a parlare da lontano, con la sicurezza che, tutto sommato, ciascuno di noi, per sé e per le proprie famiglie, crede di poter godere e continuare a beneficiarne. Forse questo è l'errore di fondo. La libertà è realmente minacciata; come qualcuno prima di me ha ricordato, è minacciata non da un Paese o meglio da una persona che in nome di quel Paese si batte per la libertà e per la democrazia dei popoli e soprattutto dei popoli da esso soggiogati, ma è minacciata appunto da una persona che si presenta ai nostri occhi come un sanguinario dittatore.

Allora, noi, colleghi ed amici, dobbiamo pensare alla guerra sempre, sì certo, come un male che causa danni, ferite difficilmente rimarginabili, però la guerra deve essere anche vista come quello strumento che permette e consente non solo di mantenere la libertà al riparo da attentati che ne possono derivare da più parti, ma addirittura è quella che può anche ristabilirla, consentirla e garantirla.

Ricordiamoci che cosa successe nella seconda guerra mondiale; non credo che si possa pensare oggi (nessuno ritengo che possa sostenerlo)che quella guerra non fu necessaria, non fu una guerra santa, perchè liberò il mondo di allora dalle dittature nazifasciste che il mondo stesso minacciavano. Con la stessa ottica, io credo che tutte le guerre, quando sono inevitabili perché nessun altro mezzo esperibile ha consentito di raggiungere e di mantenere indenne la democrazia e la libertà, quando sono finalizzate al recupero di quei sommi valori, pur con la sofferenza e con la morte nel cuore, debbano essere viste come lo strumento che consente ai popoli di essere liberi e sicuri.

Io condivido la linea che sta tenendo in politica estera, e segnatamente nella questione che ci riguarda e che è oggetto di dibattito, il nostro Esecutivo, perchè si sta adoperando con tutti i mezzi per trovare una soluzione pacifica alla vicenda, avendo anche il Presidente del Consiglio recentemente dichiarato che ogni manifestazione unilaterale di guerra propria degli Stati Uniti o dei suoi alleati, che sia presa senza l'avallo delle Nazioni Unite, pone i soggetti, i paesi che dovessero andare quella direzione, sotto la responsabilità della scelta e delle proprie azioni. Con ciò evidentemente volendo significare, cosa che poi è negli atti e che giornalmente viene riproposta, che il nostro Paese è per una soluzione pacifica che porti al disarmo dell'Iraq e che comunque, se questo non dovesse o non potesse avvenire, la decisione di una guerra possibile ed eventuale non possa che avvenire sotto l'egida e sotto l'autorizzazione delle Nazioni Unite.

In questa linea io mi ritrovo, a questa linea mi associo e, quindi "sì" per la pace, certamente per la pace, ma ricordiamoci che la pace, se non si raggiunge nelle forme volute ed auspicate, può essere garantita purtroppo anche con l'uso della forza finalizzato però al ristabilimento e al mantenimento della libertà e della democrazia.

PRESIDENTE. L'ultimo intervento è dell'onorevole Spissu. Anche l'onorevole Scano è iscritto a parlare? Allora, facciamo parlare prima Scano, se non le dispiace onorevole Spissu; il collega Vicepresidente mi aveva informato che il suo sarebbe stato l'ultimo intervento, invece poiché c'è anche l'onorevole Scano, rispettiamo la regola secondo la quale l'ultimo a parlare è il Capogruppo del partito maggiore di opposizione.

E` iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (Gruppo Misto). Mi sembra doveroso intervenire anche se per pochi minuti. Io credo che sia stata una decisione opportuna e giusta quella di dedicare qualche ora dei nostri lavori al tema che è al centro, in queste settimane, dell'attenzione del mondo, dei governi e dei popoli. Anche in Sardegna i cittadini seguono con ansia l'evoluzione di questa complessa e drammatica vicenda internazionale, ed anche in Sardegna, come nell'insieme del nostro Paese e in tante parti del mondo, si è registrata una partecipazione davvero straordinaria alle iniziative per la pace.

Io credo che dobbiamo evitare tuttavia, anche se i sentimenti sono coinvolti quanto e come l'intelligenza, di scadere nella retorica generica ed anche di peccare di confusione di concetti. Voglio dire che la frase che si sente ripetere fuori di qui ed anche qui, che siamo tutti per la pace e siamo tutti...

(Interruzioni)

Cosa c'è il mercato?

La frase "Siamo tutti a favore della pace e tutti contro la guerra" può anche essere un'affermazione giusta, un'affermazione... Possiamo chiedere a quei quattro o cinque colleghi di ascoltare o di non ascoltare ma comunque di non disturbare?

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Corona, chiedo scusa.

SCANO (Gruppo Misto). Dicevo che quella frase "Siamo tutti per la pace, siamo tutti contro la guerra" può anche essere corretta, può essere anche che rifletta i sentimenti di chi fa questa affermazione, però a me sembra un'affermazione un tantino superficiale e un po' comoda, perchè sul tema della pace e della guerra ci sono posizioni diverse sia in generale che proprio su questa guerra e su questa pace. Ci sono coloro che pensano - legittimamente - che gli USA possano e debbano colpire preventivamente l'Iraq anche senza l'autorizzazione dell'O.N.U. (è una posizione presente nello scenario del dibattito) e ci sono coloro che pensano che invece sia indispensabile l'avallo O.N.U. visto come unico punto di garanzia delle relazioni internazionali e del rispetto del diritto internazionale; inoltre ci sono coloro che pensano che la guerra sia sbagliata sempre e comunque, non solo questa guerra, ma la guerra, è la posizione altrettanto legittima e rispettabile del pacifismo assoluto.

C'è anche la posizione di coloro che pensano che il ricorso alla forza sia talvolta necessario ma che nel caso dell'Iraq, della vicenda in questione, non ne ricorrano i presupposti sul piano del diritto internazionale e che la guerra, con o senza l'O.N.U., nel caso specifico costituisca un tragico errore.

Ho cercato, con una rapida semplificazione, di dimostrare che dentro l'affermazione "Siamo tutti per la pace e contro la guerra" in realtà ci sono posizioni diverse, io ho identificato ed elencato almeno quattro posizioni politiche differenti. La questione, insisto, non è la guerra; si può fare un dibattito anche su questo, ma è questa guerra! E in quali concreti scenari. La mia posizione tra queste quattro, la voglio precisare, non è quella del pacifismo assoluto, io sono pacifista ma penso tuttavia che l'uso della forza talvolta, in determinate circostanze, possa anche essere necessario. Non penso, quindi, che l'uso della forza sia sempre e comunque da rigettare e da condannare; nella storia ci sono casi, se ne potrebbero citare molti, di grandi e di recenti, anche nella storia moderna dell'Italia a partire dalla Resistenza, se parliamo poi della seconda guerra mondiale possiamo andare oltre i confini dell'Italia e ricordare e sottolineare come ci siano state delle forze costrette a rispondere con vigore ad un'azione di prevaricazione e di dominio.

Quindi, dicevo, io non penso che si debba dire che l'uso della forza è sempre da rigettare. Capisco chi sostiene questa posizione con argomenti ideali, morali, filosofici anche molto alti e molto nobili, ma non condivido. Penso però che nel caso specifico di questa guerra e di questa pace non ne ricorrano i presupposti. Cioè non ricorrano i presupposti di un ricorso alla forza, né con l'autorizzazione sotto l'egida dell'O.N.U., né tanto meno senza, come azione unilaterale degli Stati Uniti con qualche suo alleato, tra cui il laburista Blair.

Per cui nel caso dell'Iraq, io sono d'accordo per dire "no" alla guerra senza "se" e senza "ma". Questa semplice forte frase, "senza se e senza ma", è appunto, senza sottili distinguo, la bandiera su cui sono avvenute le grandi manifestazioni, le grandi mobilitazioni di massa di queste settimane. Non voglio dire che tutti coloro che hanno partecipato la pensassero così, so bene che erano presenti nelle manifestazioni persone che avevano anche sentimenti e posizioni diverse, ma la bandiera, diciamo la cifra riassuntiva, di questo scendere in campo dei popoli è su questa posizione, dobbiamo avere l'onestà intellettuale di ammetterlo.

Centrale in tutta questa vicenda, e fanno bene tutti coloro che lo richiamano e lo sottolineano, è il ruolo del Papa e della Chiesa cattolica. Anche altre religioni hanno parlato con molta chiarezza, ma non c'è dubbio che nel panorama mondiale la personalità che, con più carica religiosa e morale, si è schierata con grande nettezza di posizione è il Papa. E proprio oggi in coincidenza col mercoledì delle ceneri c'è un'iniziativa promossa dal Papa di straordinaria evocazione simbolica, che parla non solo ai credenti, ma anche ai non credenti come me.

Per concludere, voglio dire che sulle mozioni che sono state presentate mi esprimerò in questo modo: non credo di poter condividere e di poter votare la mozione che ha come primo firmatario Massimo Fantola. La posizione di quella mozione, ripeto, rispettabile, ma che io non condivido, è sintetizzabile nella frase: "Sì alla guerra purché con l'ONU", scusa la semplificazione. Vedremo che cosa succederà nelle prossime ore ma, badate, non usate, non si usi lo scudo dell'ONU.

La situazione non è che nell'ONU c'è una posizione prevalente favorevole alla guerra come necessità e poi ci sono alcuni dissenzienti, non è questo; c'è un'opinione nell'ONU largamente contraria alla guerra, nell'ONU e nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU, e l'unica superpotenza del mondo sta esercitando ogni sorta di pressioni fino alla pressione massima, che è quella di dire: "O state con me o si rompe l'ONU", per avere lo straccio di un via libera dal Consiglio di Sicurezza.

Qualunque cosa si decida nei prossimi giorni sotto la pressione americana, io credo che si deciderà difformemente da quello che pensa e vuole Bush, ma l'ONU, si può già dire da oggi, prima della prossima riunione del Consiglio di Sicurezza, è nella sua larghissima maggioranza contro questa guerra. Quindi non si usi questo scudo. Questa, se ci sarà, come è probabile, sarà una guerra americana, comunque sarà una guerra americana. Io spero che questo sia evitato perché l'America pagherà con un isolamento nel mondo, e l'Italia e la Sardegna debbono condannare questa guerra e starne comunque rigorosamente fuori. Sto pensando anche ai passaggi che io voterò, sia della mozione del centrosinistra, sia della mozione di Rifondazione, anche riferite alla realtà specifica sarda, alle servitù e alle aree militari sarde.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Io credo che il Consiglio regionale della Sardegna abbia fatto bene a dedicare una giornata del suo lavoro a un tema che proprio oggi si carica di significati alti e simbolici, una giornata nella quale i valori della cristianità si fondono e si uniscono agli ideali laici e a quel vastissimo movimento che ha attraversato il mondo e tutti i paesi del mondo.

Un movimento, un'idealità, un mobilitarsi non di parte, un mobilitarsi di gente comune, di uomini, di donne, di bambini, di famiglie, per manifestare un'aspirazione, un ideale, una preoccupazione, per scongiurare in tutti i modi nei quali è consentito democraticamente, civilmente, pacificamente, manifestare un sentimento, manifestare un'aspirazione, muoversi perché i governi, perché chi può decidere eviti quello che sembra un meccanismo inarrestabile. Anche in queste ore, mentre noi parliamo, oramai quasi trecentomila soldati, tra americani, inglesi e australiani, vengono ammassati al confine dell'Iraq e in Kuwait pronti a far scattare quella che viene definita, con un eufemismo, una guerra indolore e una guerra invisibile.

Io credo che sia giusto che anche noi rappresentiamo questa nostra preoccupazione e che ci muoviamo per evitare che l'ansia e il timore del popolo americano, un timore giusto, un timore comprensibile, un timore aggravato dall'attentato drammatico dell'11 di settembre, di evitare che la risposta giusta che il mondo deve dare al terrorismo dia l'avvio a un'escalation di azioni belliche che travolgerebbero le istituzioni internazionali, la ricerca di un difficilissimo equilibrio mondiale, scatenando l'odio religioso, l'odio geografico e facendo prevalere le pulsioni più negative che attraversano vaste aree del mondo.

Io credo che non serva molto in questi giorni, in queste settimane, in questi mesi, fare una discussione tra di noi che divida chi è filoamericano da chi è antiamericano. Io sono filoamericano nel senso che riconosco al popolo americano valori, riconosco all'America il merito di aver contribuito nell'ultimo conflitto mondiale a liberare l'Europa da una pesantissima tirannia, riconosco moltissimi meriti agli americani, tuttavia questo non può significare che condivido qualunque azione che gli americani mettono in campo. Certamente non condivido l'azione che l'America sta mettendo in campo, cioè quella di scatenare una guerra preventiva contro l'Iraq, nonostante l'Iraq - come poi dirò - abbia moltissime responsabilità.

Io credo che dobbiamo raccogliere il senso profondo delle straordinarie manifestazioni di questi giorni, il senso profondo delle parole del Papa, del nostro Capo dello Stato, e il tentativo che l'Europa unita nell'ultimo Consiglio Europeo ha fatto di dare uno sbocco unitario e comune alla vicenda della guerra e di evitare che la guerra diventi il male inevitabile. Io credo che lo dobbiamo fare con l'unità del Paese, credo che lo dobbiamo fare in Sardegna cercando di raggiungere nella nostra discussione un'unità, anche perché la guerra, se venisse davvero scatenata nei prossimi giorni, potrebbe riguardarci da vicino, avendo noi molte basi americane nel nostro territorio e, quindi, proponendoci una preoccupazione maggiore. Non siamo contro la guerra perché abbiamo le basi americane e perché possiamo essere possibili bersagli, siamo contro la guerra comunque, non perché c'è un elemento maggiore di preoccupazione nella nostra Isola, nel nostro territorio, che ci rende più vulnerabili e ci deve rendere più preoccupati. Io credo che una posizione corretta sia quella assunta dal Consiglio d'Europa, dalla Risoluzione del Parlamento Europeo del 31 gennaio, che ritiene fondamentale l'attuazione della Risoluzione dell'ONU 1441, che contiene la necessità e l'obbligo per l'Iraq di procedere al completo smantellamento delle armi di distruzione di massa. Questo obiettivo deve essere perseguito pacificamente con tutti gli strumenti di pressione internazionale e di ispezione che la comunità mondiale può mettere in campo, perché naturalmente è questo l'obiettivo primario che ci dobbiamo proporre. C'è poi un obiettivo secondario, una preoccupazione che noi dobbiamo avere, per l'oppressione in cui il popolo iracheno viene tenuto da una dittatura che, come è stato detto altre volte, è una dittatura sanguinaria e oppressiva.

Io credo che le violazioni della Risoluzione 1441, individuate dagli ispettori dell'ONU, non giustifichino l'azione militare e che comunque spetti all'organismo internazionale, al Consiglio di Sicurezza e all'ONU nel suo insieme, una piena valutazione della situazione che, al momento, è una valutazione di non ricorrenza delle condizioni di un'azione militare verso l'Iraq. Ci sono, continua a dire l'ONU, e l'ha detto ancora ieri Kofi Annan, le condizioni perché l'ispezione e la ricerca di eventuali armi di distruzione di massa in Iraq proceda e proceda in maniera pacifica.

Io sono per un'opposizione ad ogni azione militare unilaterale e ritengo che un attacco preventivo non sarebbe conforme al diritto internazionale e alla Carta delle Nazioni Unite; si aprirebbe una crisi profonda non soltanto in quell'area del mondo, ma si aprirebbe soprattutto una crisi profonda nell'istituzione internazionale delle Nazioni Unite, mancherebbe l'unico riferimento certo per la politica internazionale e per una politica che veda insieme i popoli del mondo. Io credo che debbano essere esplorate tutte le vie politiche e diplomatiche prima di scatenare e di far scattare il meccanismo della guerra; un'azione diplomatica più incisiva di quanto non sia stato finora per evitare che l'Iraq nuoccia con eventuali armi di distruzione di massa possedute, ma anche per evitare che il popolo iracheno continui a pagare per colpe che non ha e per una condizione di oppressione nella quale è tenuto oramai da oltre un decennio.

Io credo che il ruolo del nostro Paese sia un ruolo fondamentale; il nostro Paese in queste settimane passate ha pericolosamente oscillato su posizioni di sostegno acritico alla posizione americana, in queste settimane ritengo che stia recuperando una visione di maggiore unità con il resto dei Paesi europei. Credo che alcuni passaggi abbiano prodotto confusione anche nello scenario internazionale quando è stata firmata una lettera di sostegno al Presidente degli Stati Uniti da otto Paesi dall'Unione Europea, poi fortunatamente recuperato da una risoluzione unitaria del Parlamento Europeo, quella del 31 gennaio a cui mi riferivo.

Io credo che oggi possiamo confermare questa nostra volontà di perseguimento di un'azione che escluda il ricorso alla guerra unilaterale o con l'ausilio dell'ONU. Anche a me pare che la discussione di una guerra con o senza l'ONU sia una discussione in fondo inutile in questa fase. Credo che se davvero vale l'affermazione che comunque ci muoviamo con ogni azione politica per evitare la guerra non possiamo poi introdurre subordinate, "siamo per la pace, siamo contro la guerra", non ha senso introdurre "se" e "ma" e variabili a questa opinione. Siamo perché sullo scenario internazionale le forze che davvero si muovono per la pace, e sono tante in questi giorni, si muovano unitariamente per raggiungere questo obiettivo che non significa un pacifismo unilaterale e un pacifismo a senso unico.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Spissu. Passiamo alla votazione delle mozioni non essendo stato presentato alcun ordine del giorno.

Ha domandato di parlare sulla modalità di voto il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Siccome le mozioni, mi riferisco principalmente alle mozioni 100 e 101, contengono anche delle parti comuni, comunque delle parti sostanzialmente rispondenti, chiedo la cortesia del Consiglio di avere la pazienza e quindi al Presidente, formalmente, di poter votare per parti la mozione numero 100 indicando, se ritiene, le parti da distinguere.

Allora, per la mozione numero 100, per semplificare, se diamo un numero, nella parte espositiva, a ogni considerazione, a ogni parte della premessa, noi chiederemo di votare distintamente la parte 1, 2, 6, 8…

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, mi perdoni, per capirci meglio, per numero 1 intende anche la premessa?

COGODI (R.C.). Sì, stiamo parlando della premessa.

PRESIDENTE. Allora si vota separatamente la premessa.

COGODI (R.C.). No, la premessa, diciamo così, la parte espositiva contiene dodici considerazioni.

PRESIDENTE. Partendo dal secondo capoverso della mozione, "Considerato che…".

COGODI (R.C.). No, anche "Premesso che…". Dando un numero, partendo da "Premesso" e poi "Considerato", "Sottolineato", "Consapevoli", noi abbiamo dodici commi, allora ne chiedo la votazione separata, siccome non c'è interconnessione fra l'uno e l'altro, sono diverse considerazioni. I commi che possono essere votati anche nell'insieme sono: 1, 2, 6, 8, 9, 11 e 12, distintamente gli altri che restano.

Per quanto riguarda invece la parte dispositiva chiediamo il voto separato di tutti i commi, eccezion fatta per il secondo, cioè chiediamo una votazione unica per il primo, il terzo, il quarto e il quinto e un'altra separatamente per il secondo comma.

PRESIDENTE. Andiamo per gradi. Votiamo, su richiesta dell'onorevole Cogodi, la mozione numero 100 con voto separato. In un primo voto, avendoli numerati in dodici capoversi, in dodici commi, si vota "Premesso", poi il secondo: "Considerato", poi il sesto: "Verificato", l'ottavo: "Richiamata", il nove: "Sottolineato", undici: "Riconoscendo" e il dodici: "Disapprovando". Questa è un'unica votazione.

Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (La Margherita-D.L. ). Chiedo soltanto venti secondi per una consultazione sul tipo di voto.

PRESIDENTE. Prego venti secondi.

(Breve sospensione dei lavori)

Possiamo procedere, non c'è nessun cambiamento, onorevole Cogodi, rispetto alla sua richiesta? Benissimo.

Allora procediamo al voto.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dei capoversi 1, 2, 6, 8, 9, 11 e 12 della mozione numero 100.

Il consigliere Cogodi dichiara il proprio voto favorevole, il consigliere Rassu il voto contrario e la consigliera Dettori il voto favorevole.

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - COGODI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SPISSU - VASSALLO.

Rispondono no i consiglieri: BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CORONA - DIANA - FANTOLA - FLORIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MURGIA - ONIDA - PIANA - PILI - PILO - PISANO - PITTALIS - RASSU - SATTA - SCARPA - TUNIS - VARGIU.

Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 63

Votanti 62

Astenuti 1

Maggioranza 32

Favorevoli 30

Contrari 32

(Il Consiglio non approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dei punti numero 3, 4, 5, 7 e 10 della premessa della mozione numero 100.

Il consigliere COGODI, essendo sprovvisto della scheda di votazione, dichiara il proprio voto favorevole.

Il consigliere RASSU, non funzionando la propria postazione, dichiara il proprio voto contrario.

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - CAPELLI - COGODI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SPISSU.

Rispondono no i consiglieri: BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CORONA - DIANA - FANTOLA - FLORIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MURGIA - ONIDA - ORTU - PILI - PILO - PISANO - PITTALIS - RASSU - SATTA - SCARPA - TUNIS - VARGIU - VASSALLO.

Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - PIANA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 63

Votanti 61

Astenuti 2

Maggioranza 31

Favorevoli 29

Contrari 32

(Il Consiglio non approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dei punti numero 1, 3, 4 e 5 del dispositivo della mozione numero 100.

Il consigliere COGODI, essendo sprovvisto della scheda di votazione, dichiara il proprio voto favorevole.

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - COGODI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SPISSU - VASSALLO.

Rispondono no i consiglieri: BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CORONA - DIANA - FANTOLA - FLORIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MURGIA - ONIDA - PIANA - PILI - PILO - PISANO - PITTALIS - RASSU - SATTA - SCARPA - TUNIS - VARGIU.

Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 61

Votanti 60

Astenuti 1

Maggioranza 30

Favorevoli 28

Contrari 32

(Il Consiglio non approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del punto numero 4 del dispositivo della mozione numero 100.

Il consigliere COGODI, essendo sprovvisto della scheda di votazione, dichiara il proprio voto contrario.

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PIANA - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SPISSU.

Rispondono no i consiglieri: BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CASSANO - CONTU - COGODI - CORONA - DIANA - FANTOLA - FLORIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MURGIA - ONIDA - ORTU - PILI - PILO - PISANO - PITTALIS - RASSU - SATTA - SCARPA - TUNIS - VARGIU - VASSALLO.

Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 62

Votanti 61

Astenuti 1

Maggioranza 31

Favorevoli 29

Contrari 32

(Il Consiglio non approva.)

Metto ora in votazione la mozione numero 101. Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.). Chi non l'approva alzi la mano.

(Non è approvata)

Passiamo alla votazione della mozione numero 102. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (La Margherita-D.L.). Chiedo la votazione nominale elettronica.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 102. Il consigliere Cogodi, essendo privo della scheda di votazione, dichiara il proprio voto contrario.

Rispondono sì i consiglieri: BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CORONA - DIANA - FANTOLA - FLORIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MURGIA - ONIDA - PIANA - PILI - PILO - PISANO -- PITTALIS - RASSU - SATTA - SCARPA - TUNIS - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - COGODI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - GRANELLA - IBBA - LAI - MARROCU - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SPISSU - VASSALLO.

Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 60

Votanti 59

Astenuti 1

Maggioranza 30

Favorevoli 32

Contrari 27

(Il Consiglio approva).

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Grazie Presidente, intervengo per chiedere in Aula la convocazione della Terza Commissione, posto che devono essere esaminati numerosi emendamenti, pervenuti nel corso della giornata, prima della votazione sul passaggio all'esame degli articoli. Mi comunicano gli uffici che gli emendamenti sono in numero di 695, quindi circa 700. C'è necessità di un passaggio in Commissione, quindi chiederei e pregherei, compatibilmente con la disponibilità dell'ufficio per catalogare gli emendamenti, di poter convocare la Commissione per le ore 17, ovviamente chiedendo la sospensione dei lavori dell'Aula perché la Commissione avrà necessariamente il bisogno di tutta la serata.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Balletto. Questo passaggio mi pare ineludibile perché la Terza Commissione dovrà esaminare questi emendamenti che sono numerosi, per cui lasciamo che stasera lavori la Commissione. Il Consiglio è riconvocato per domani mattina, 6 marzo, alle ore 10 e 30. La Commissione è convocata per questa sera alle ore 17.

La seduta è tolta alle ore 14 e 42.



Allegati seduta

Testo della mozione annunziata in apertura di seduta

MOZIONE MASIA - BALIA - SPISSU - FADDA - SANNA Giacomo - COGODI - DETTORI - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DORE - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - VASSALLO sui gravi ritardi nel completamento dei lavori della strada statale n. n. 131, sulla mancanza dei fondi per il suo ammodernamento, sui troppi cantieri aperti e bloccati dalla burocrazia, su quelli non ancora avviati, in particolare nel tratto Macomer - Sassari, e sulla pericolosità di un'arteria che ogni anno è causa di molti incidenti mortali.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che, secondo i dati dell'Automobil Club (forniti dalla sede ISTAT di Cagliari e pubblicati dalla stampa isolana), negli ultimi cinque anni (1996-2000) sulla strada statale n. 131, denominata anche Carlo Felice si sono registrati 894 incidenti, con 64 morti e 1425 feriti, e negli ultimi tre anni, cioè dal 2001 fino a oggi, si sono registrati 12 incidenti mortali con ben 14 vittime;

OSSERVATO che la maggior parte degli incidenti mortali degli ultimi due sono accaduti nella provincia di Oristano (11), l'ultimo dei quali, purtroppo, qualche giorno fa poco prima della frazione di Sant'Anna a Marrubiu, subito dopo il bivio per Arborea, nel tentativo di imboccare una deviazione che segna l'inizio dei tanti cantieri di sistemazione della strada statale n. 131;

RILEVATO che questa ultima tragedia ripropone ancora una volta la pericolosità di quel tratto di strada, e non è un caso che l'aumento degli incidenti mortali si sia registrato proprio negli anni in cui sono stati aperti i cantieri per l'allargamento della carreggiata e per l'eliminazione di alcuni incroci a raso, cantieri (pericolosissimi di notte e quando piove perché spesso le deviazioni sono mal segnalate) i cui lavori procedono a rilento o addirittura sono bloccati per intoppi di natura burocratica;

RAVVISATO che mentre nel tratto che va da Marrubiu a Macomer (circa 100 chilometri) si può assistere a una situazione complessa così riassumibile:

- apertura dei cantieri (alcuni lotti sono conclusi, altri in fase di consegna e altri ancora sono bloccati in seguito alla presentazione di ricorsi all'autorità giudiziaria);

- fase di progettazione e aggiudicazione dei lavori (nel tratto Marrubiu - Santa Giusta il cantiere è bloccato per un ricorso al TAR contro l'aggiudicazione, nel Fenosu - Simaxis l'appalto è ancora in corso, nel Simaxis - Oristano Nord il bando di gara è in pubblicazione, nell'Oristano Nord - Bauladu il progetto non è stato approvato e il finanziamento non è stato concesso e nel tratto Bauladu - Macomer i progetti sono definitivi ma manca la valutazione di impatto ambientale, mentre i finanziamenti non sono stati ancora individuati);

- nel tratto che va da Macomer a Sassari (dal km 146 al km 209), invece, ci sono solo progetti definitivi non è stata ancora avviata alcuna procedura per il loro avvio, compresa la valutazione di impatto ambientale, e al momento non è previsto alcun finanziamento;

RILEVATO che proprio il tratto di strada che va da Sassari a Macomer è quello più trascurato, perché il fondo stradale è disseminato da tortuosità e da buche che vengono riparate con interventi parziali e provvisori che non ne diminuiscono in alcun modo la sua reale pericolosità, in particolare di notte e in condizioni atmosferiche precarie (pioggia e ghiaccio);

VISTO che il problema riguarda in generale tutta la viabilità dell'Isola, con una particolare attenzione per la Sassari - Olbia, dove sono accaduti negli ultimi anni altri gravissimi incidenti, e per la Abbasanta - Nuoro - Olbia che necessita, nei punti più pericolosi, della predisposizione di uno spartitraffico tra le due carreggiate;

PRESO ATTO che tale situazione sembra essere destinata a perdurare negli anni perché è ormai chiaro che "per completare i lavori in cinque anni", come hanno dichiarato il Capo Compartimento dell'ANAS e l'Assessore regionale dei lavori pubblici, occorrerebbe subito una cifra compresa tra i 500 e i 1000 milioni di euro (finora ne sono stati spesi 121 e altri 160 sono stati stanziati per opere da appaltare entro il 2003), ma questi soldi, che sarebbero dovuti arrivare in Sardegna nel corso dei prossimi dieci anni, secondo la legge sui progetti obiettivo e sulle grandi opere pubbliche annunciata dal Presidente del Consiglio, non ci sono e, nella migliore della ipotesi, dovranno essere divisi con i finanziamenti di altre opere strategiche quali la dorsale sull'Appennino Tosco Emiliano, il ponte sullo Stretto di Messina, nuovi trafori alpini, il miglioramento della rete ferroviaria e tutta una serie di infrastrutture sparse per l'Italia;

SOTTOLINEATO che anche in Parlamento sono state depositate dai deputati e dai senatori sardi, di entrambi gli schieramenti, numerose interrogazioni ma fino a oggi non si conoscono né i tempi né le modalità di erogazione dei finanziamenti promessi dal Governo Berlusconi su una nuova viabilità in Sardegna;

CONSTATATO che tra gli obiettivi preannunciati dal governo nazionale c'è anche la creazione della cosiddetta Autostrada sarda da Cagliari e Sassari, che però, a fronte delle dichiarazioni propagandistiche di molti parlamentari sardi del centrodestra, non risulta essere inserita nel Piano decennale delle infrastrutture presentato dal Ministro Pietro Lunardi e, in ogni caso, come riconosciuto da altri esponenti politici della maggioranza di governo, attualmente non ci sono fondi per la creazione di un'opera così importante;

VERIFICATO che la Giunta regionale è su questo punto assente e incapace di far valere la questione dei trasporti interni nell'isola davanti al Governo nazionale che ha disatteso tutte le promesse fatte in campagna elettorale e ha dirottato le risorse previste per la Carlo Felice per finanziare altri progetti;

RILEVATO che nel documento politico "Progetto Sardegna -Autonomia, Sviluppo e Modernità" del 13 novembre 2001 il Presidente della Regione ha promesso che avrebbe impresso una maggiore efficienza ed efficacia al settore delle infrastrutture visto che "ci sono opere in Sardegna di rilevante importanza che da anni e anni sono in corso di realizzazione e non si concludono mai" e inoltre "che si può introdurre l'istituto della accelerazione di opere pubbliche in corso di opera" e ancora che "su quei cantieri, dove per ragioni diverse si riterrà necessario percorrere i tempi di realizzazione, bisognerà dunque, pattuire l'accelerazione dei lavori" e infine che "sarebbe davvero un segno di grande vitalità del sistema Sardegna vedere i cantieri che lavorano giorno e notte, per dare servizi e infrastrutture in tempi rapidi alla nostra economia";

SOTTOLINEATO che fino a oggi quelle dichiarazioni del Presidente Pili sopra citate appaiono quanto meno improvvide perché se, come ha dichiarato lo stesso capo dell'esecutivo della Regione, "non si punta più sulla cultura della norma e della procedura, ma su quella del risultato", allora si può affermare che, guardando lo stato in cui versa la strada statale n. 131, la sua pericolosità e i numerosi incidenti stradali mortali di questi anni, l'incapacità della Regione nel far valere davanti allo Stato la questione sarda sui trasporti e la viabilità interna, la mancanza dei finanziamenti promessi, il blocco dei cantieri (altro che apertura di giorno e di notte), il Presidente della Regione ha fallito perché si è dimostrato incapace di raggiungere gli obiettivi che si era prefisso all'atto del suo insediamento alla guida della Regione in materia di viabilità;

VISTO che altrettanto improvvide sono state le dichiarazioni dell'ANAS e del Ministero delle Infrastrutture che, rispondendo ad alcune interrogazioni parlamentari, dapprima avevano assicurato che i lavori sulla strada statale n. 131 si sarebbero conclusi nel febbraio del 2002 e, in un secondo momento, avevano fatto slittare questa data al mese di novembre del 2002;

VALUTATO che l'Accordo di Programma Quadro per la viabilità statale del 21 aprile 1999 (stipulato nel quadro dell'Intesa Stato-Regione) ha individuato le seguenti risorse finanziarie:

a) 368 milioni di euro ipotizzando per gli anni 2000/2005 (come somma di due consecutivi piani triennali) e assegnazioni equivalenti a quelle del precedente triennale 97/99 per gli interventi di interesse regionale;

b) 601,5 milioni di euro, proiezione riferita al cofinanziamento nazionale dei fondi strutturali comunitari effettuata sulla base delle disponibilità di cui alla copertura del vigente periodo di programmazione (POP Sardegna 994 milioni di euro e QCS 182, 8 milioni di euro);

c) 524,4 milioni di euro, quale analoga proiezione riferita ai fondi comunitari;

CONSTATATO che, secondo quanto previsto dall'Accordo di Programma Quadro, alla Sardegna dovrebbe pervenire entro il 2005 un ammontare complessivo di 1493,9 milioni di euro;

PRESO ATTO che per il triennio 2001/2003 sono state assegnate risorse per 302 milioni di euro (66 milioni come finanziamenti ordinari ANAS per la viabilità in Sardegna, relativi a due interventi di completamento sulla strada statale n. 131 e per la messa in opera della barriera spartitraffico nella strada statale n. 130 nel tratto Decimomannu - Iglesias; 236 milioni - dei quali il 50% a carico dell'ANAS - per interventi previsti sulla base del Quadro comunitario di sostegno per tre interventi sulla strada statale n. 131) ben al di sotto della somma promessa con l'Accordo di cui sopra;

EVIDENZIATO che le risorse per continuare l'opera di ammodernamento della strada statale n. 131 e accelerare il lavoro nei cantieri già aperti, sono contenuti nei 1689 milioni di euro stanziati dall'intesa generale quadro delle infrastrutture per la Sardegna, firmata l'11 ottobre 2002 tra il Presidente del Consiglio e il Presidente della Regione, anche se fino a oggi nessuno è stato in grado di precisare l'entità della somma da destinarsi alla Carlo Felice, visto che 1165 milioni di euro sono destinati alle opere di grande viabilità ma anche per infrastrutture di allaccio e servizio delle aree portuali e interportuali,

esprime

- grave preoccupazione per i ritardi nel completamento dei lavori di adeguamento e di ammodernamento della strada statale n. 131, inseriti nel piano decennale delle infrastrutture previste dal Governo nazionale con uno stanziamento che fino a oggi sembrerebbe privo di copertura reale (per la concorrenza di altre opere strategiche nazionali), tanto che sono sempre più numerose le iniziative dei rappresentanti sardi in Parlamento, di tutti gli schieramenti politici, che chiedono al Ministro delle infrastrutture di conoscere la reale entità dei fondi a disposizione per la ristrutturazione della Carlo Felice;

- grave disagio per la confusione che regna, a tutti i livelli istituzionali, circa l'esistenza e la destinazione delle risorse stanziate (1689 milioni di euro) dall'Intesa generale quadro delle infrastrutture per la Sardegna, firmata l'11 ottobre 2002 tra il Presidente del Consiglio e il Presidente della Regione, che prevedeva, tra l'altro, una verifica dopo quattro mesi dei lavori (e quindi entro il mese di febbraio) in corso sulla strada statale n. 131;

- allarme per la pericolosità della Carlo Felice e per il numero crescente di incidenti stradali, molti dei quali mortali, accaduti negli ultimi anni nella principale arteria della Sardegna a causa soprattutto dei troppi cantieri di rifacimento e di sistemazione aperti (alcuni dei quali oggi bloccati da intoppi burocratici e altri non ancora avviati per mancanza di progettazione e di finanziamento) che costringono gli automobilisti a pericolose deviazioni, spesso mal segnalate, per percorrere scorciatoie, cavalcavia, curve, incroci e tratti che diventano ancora più insidiosi quando sono percorsi di notte e in condizioni atmosferiche precarie,

invita

- il Presidente della Regione a istituire in tempi rapidi un tavolo di lavoro permanente con il Governo nazionale, con i parlamentari sardi e con i rappresentanti delle Province e dei Comuni dell'Isola, e in genere degli enti locali interessati, sulla questione della viabilità interna in Sardegna e, in particolare, sul reperimento delle risorse da destinarsi al rifacimento delle rete stradale, primaria e secondaria, dell'Isola, visti gli impegni presi dalla Giunta regionale e dal Governo nazionale con l'Intesa generale quadro delle infrastrutture per la Sardegna, firmata l'11 ottobre 2002, e considerati altresì i contenuti del precedente Accordo di Programma Quadro per la viabilità Statale 2000/2005 stipulato il 21 aprile 1999 nell'ambito dell'intesa istituzionale di programma tra Stato e Regione;

- a riferire in Consiglio regionale sullo stato del tavolo di lavoro permanente con i soggetti sopra indicati sulla questione della viabilità interna in Sardegna, sul completamento dei lavori e sulla sua messa in sicurezza;

- il Presidente della Regione a nominare un Commissario regionale per la sicurezza stradale in Sardegna, individuato tra i funzionari attualmente in servizio presso l'Amministrazione regionale, delegato in via esclusiva all'individuazione, alla predisposizione e al coordinamento di tutte le azioni necessarie a ridurre in modo efficace la pericolosità della rete viaria sarda. Al Commissario straordinario può essere attribuito anche il compito di stabilire campagne locali di prevenzione e di informazione sulla sicurezza stradale, di concerto con gli Assessorati competenti. Il Commissario può, dove non è richiesta la presenza istituzionale del Presidente della Regione o dei componenti della Giunta, rappresentare la Regione autonoma della Sardegna nei rapporti con il Governo sulla materia della sicurezza stradale,

impegna la Giunta regionale

- a riferire in Consiglio regionale sulla situazione complessiva della viabilità in Sardegna e in particolare:

a) sui gravissimi ritardi nel completamento dei lavori nella strada statale n. 131, inserita dal Governo nel piano decennale delle infrastrutture, predisposto dal Ministro Lunardi, con uno stanziamento che finora risulta privo di copertura reale (anche perché è in concorrenza con altre grandi opere pubbliche nazionali), dato che dei 1500 milioni che sembrerebbero necessari a mettere in sicurezza tutta la Carlo Felice ne sono arrivati poco meno di 300;

b) sull'utilizzo delle risorse, pari a 302 milioni di euro, assegnate per la viabilità in Sardegna in base al piano triennale 2001/2003, destinate a cinque interventi di completamento della strada statale n. 131 e alla messa in opera della barriera spartitraffico nella strada statale n. 130 nel tratto Decimomannu - Iglesias, cantieri che fino a oggi non sembra siano stati ancora aperti;

c) sulla reale entità delle somme da destinarsi alla ristrutturazione della strada statale n. 131, nell'ambito dei fondi stanziati dall'Intesa generale quadro delle infrastrutture per la Sardegna, stipulata l'11 ottobre 2002 tra lo Stato e la Regione sarda, a favore anche delle opere di grande viabilità (non solo la Carlo Felice, ma anche la Sassari -Alghero e la Olbia - San Teodoro);

- a svolgere un'azione politica molto forte nei confronti del Governo nazionale dato che fino a oggi sono state disattese tutte le promesse fatte ai sardi in materia di viabilità e di infrastrutture nell'isola, a partire dall'Accordo di Programma Quadro 2000/2006 che avrebbe dovuto portare nell'Isola circa 1500 milioni di euro per il rifacimento e il miglioramento delle nostre strade;

- a svolgere un'azione istituzionale pressante nei confronti del Governo nazionale affinché siano mantenuti tutti gli impegni presi con la stipula dell'Intesa generale quadro delle infrastrutture per la Sardegna, che prevede per l'isola circa 1.700 milioni di euro, e in particolare nei confronti del Ministero delle infrastrutture che deve utilizzare tutti gli strumenti a propria disposizione per costringere l'ANAS ad accelerare gli interminabili lavori sulla strada statale n. 131;

- a garantire l'avvio dei lavori nei lotti già finanziati e consegnati alle imprese aggiudicatrici degli appalti, il completamento dei lavori in fase di esecuzione, l'accelerazione di tutte le procedure per la valutazione di impatto ambientale per i progetti definitivi, per i quali occorre anche reperire i finanziamenti necessari per lo svolgimento dei lavori, l'accelerazione altresì delle procedure per la pubblicazione e per lo svolgimento degli appalti e dei bandi di gara, un interessamento immediato teso a sbloccare tutti quegli intoppi di natura burocratica che hanno causato l'interruzione dei lavori in molti cantieri, divenuti oramai una trappola per gli automobilisti che percorrono ogni giorno la Carlo Felice;

- ad adottare tutte le misure urgenti e necessarie a mettere in sicurezza la strada statale, n. 131, visto che dal 1999 a oggi si sono registrati 24 incidenti mortali che hanno causato 29 vittime, la maggior parte concentrati proprio in prossimità dei cantieri;

- a mantenere gli impegni presi in sede di dichiarazioni programmatiche da parte del Presidente della Regione, quando egli garantì l'accelerazione delle opere pubbliche in corso di opera e promise cantieri aperti giorno e notte, per dare servizi e infrastrutture in tempi rapidi alla nostra economia. La situazione della Carlo Felice è sotto gli occhi tutti: non solo i cantieri non sono aperti di notte e, a volte, neppure di giorno, ma in tutto il tratto che va da Macomer a Sassari di cantieri non se ne vede neppure l'ombra;

- a porre il tema della sicurezza stradale al centro dell'agenda politica regionale e a promuovere tutte le più opportune iniziative per una migliore utilizzazione delle risorse finanziarie, tecniche e professionali finalizzate a diminuire la reale pericolosità della rete viaria della Sardegna e alla prevenzione degli incidenti stradali nella nostra regione;

- a istituire il Fondo regionale per la sicurezza della circolazione stradale, che servirà a pubblicizzare le tematiche relative a una circolazione dei veicoli sicura e compatibile con l'ambiente e a realizzare tutte le iniziative utili a diffondere tra i giovani sardi la cultura della sicurezza stradale,

delibera

- di istituire, ai sensi dell'articolo 125, comma 4, del Regolamento del Consiglio regionale della Sardegna una Commissione d'inchiesta avente ad oggetto l'accertamento dei fatti ed, eventualmente, delle responsabilità politiche che hanno impedito fino a oggi di portare a compimento molti dei lavori in corso sulla strada statale n. 131. In particolare si chiede di conoscere:

a) l'elenco delle imprese, aggiudicatrici di tutti gli appalti, impegnate nei i lavori di rifacimento e di miglioramento della Carlo Felice e, se si tratta di gara pubblica o di asta, la base di partenza e il prezzo di aggiudicazione degli stessi;

b) il numero dei lotti e dei cantieri aperti lungo la Cagliari-Sassari, con la verifica di quelli in fase di esecuzione, di completamento, di consegna e quelli già conclusi;

c) l'elenco di tutti i cantieri che sono stati bloccati in fase di esecuzione dei lavori e l'elenco dei cantieri consegnati alle imprese vincitrici dell'appalto, ma i cui lavori non hanno preso ancora inizio perché sono stati bloccati da intoppi di natura burocratica o da ricorsi presentati alla magistratura ordinaria o amministrativa, dall'ANAS o dalle imprese escluse dall'aggiudicazione di alcuni appalti;

d) il numero dei progetti in fase di elaborazione, l'indicazione degli studi professionali o dei singoli professionisti che li stanno realizzando, e il costo che la Regione (nel caso in cui non siano a carico dell'ANAS) dovrà pagare a ciascuno di essi per tale opera;

e) i progetti conclusi ma non ancora approvati (con l'indicazione dei soggetti che li hanno redatti e il relativo costo per la Regione autonoma della Sardegna, nel caso non siano anche questi a carico dell'ANAS), i finanziamenti previsti per l'esecuzione dei lavori e, nel caso, i motivi per i quali ancora non sono state concesse le somme previste per la realizzazione degli stessi (è il caso del tratto della strada statale n. 131 tra Oristano Nord e Bauladu - km 99,500 - 109, 500- il cui finanziamento di 47 milioni di euro non è stato mai concesso);

f) il motivo per cui non siano state ancora avviate le procedure di valutazione di impatto ambientale per i progetti che sono definitivi e, in relazione agli stessi, la fonte di finanziamento e l'entità della somma necessaria per il compimento dei lavori richiesti (è il caso del tratto Bauladu-Macomer - Sassari, Km 109,500 - Km 200);

g) il motivo per cui non siano stati ancora avviati i lavori in quei lotti che hanno già ottenuto il finanziamento;

h) quali cantieri siano stati aperti con le risorse, pari a 302 milioni di euro, assegnate per la viabilità in Sardegna in base al piano triennale 2001/2003 così suddivise:

- 66 milioni di euro come finanziamenti ordinari ANAS per la viabilità in Sardegna, relativi a due interventi di completamento sulla strada statale n. 131 e per la messa in opera della barriera spartitraffico nella strada statale 130 nel tratto Decimomannu - Iglesias;

- 236 milioni di euro - dei quali il 50% a carico dell'ANAS - per interventi previsti dal Quadro Comunitario di Sostegno per tre interventi sulla strada statale n. 131. (103)