Seduta n.210 del 07/08/1997
CCX SEDUTA
(Antimeridiana)
Giovedì 7 agosto 1997
Presidenza del Presidente SELIS
indi
del Vicepresidente ZUCCA
indi
del Presidente SELIS
La seduta è aperta alle ore 9 e 35.
CONCAS, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 23 luglio 1997, che è approvato.
Discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta regionale
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta, rese ieri in aula. Chiedo ai colleghi che intendono intervenire di iscriversi in modo da organizzare la sequenza degli interventi.
Ha domandato di parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.
BOERO (A.N.). Presidente, una breve osservazione: vista l'affollata Assemblea, una sospensione di cinque o dieci minuti credo sia opportuna, anche perché a chi si parla? Ai banchi? Se si sono ottenute quarantott'ore per il nulla almeno dieci minuti per qualche cosa...
PRESIDENTE. Qualche minuto possiamo aspettare qui, nel frattempo prendiamo le iscrizioni. Comunque il Presidente della Giunta è presente. Se la richiesta è formale si può valutare, ma se si tratta di un paio di minuti raccogliamo le iscrizioni.
Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Sull'ordine dei lavori, Presidente.
Lei, questa mattina, aprendo i lavori ha dichiarato che si tratta
di aprire il dibattito sulle dichiarazioni programmatiche del
Presidente della Giunta. Signor Presidente, noi da questi banchi
non abbiamo assolutamente avuto né un brogliaccio, né un qualunque
schema, né qualunque dichiarazione che possa chiamarsi
programmatica. Io vorrei sapere su quali dichiarazioni
programmatiche ella intende aprire questo dibattito, se si
riferisce a precedenti dichiarazioni e a quali, visto che questa è
la quinta esperienza, o se si riferisce alla lettura dei nominativi
che già conosciamo degli Assessori che hanno impegnato e che hanno
caratterizzato l'ultima Giunta. Perché altrimenti anche questo
dibattito, signor Presidente mi consenta di dichiararlo
pubblicamente, è un'autentica farsa, perché siamo portati a fare
dichiarazioni sul nulla e un'opposizione seria, parlo ovviamente a
nome del Gruppo di Forza Italia, non siamo è disposti
disposta a prestarci a fare le comparse di questo teatrino
che già umilia abbondantemente i sardi.
PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, come lei sa io non posso entrare nel merito dei problemi, il Presidente ha reso ieri delle dichiarazioni, ha citato anche qualche richiamo ai precedenti programmi, anche qualche impegno, ha detto qual è la natura di questa sua proposta, ognuno di noi può fare, siamo qua per questo, può dare i giudizi che lei stava anche anticipando, altri daranno giudizi diversi, ma credo che il dibattito debba essere comunque espletato per cui credo che possiamo iniziare.
Chiedo all'onorevole Casu se può prendere la parola.
CASU (F.I.). Io certamente non posso non concordare, perché mi pare una posizione assolutamente lineare e razionale, con quanto espresso dal mio Capogruppo, certo che io una domanda me la pongo, me la pongo a nome del popolo sardo: cosa dobbiamo dire al popolo sardo, perché noi abbiamo perso tre mesi di tempo all'incirca, grosso modo sono tre mesi... Presidente, mi scuso, ma io quando gli altri parlano li ascolto...
PRESIDENTE. La capisco benissimo, chiedo la cortesia ai colleghi.
CASU (F.I.). Dicevo, cosa raccontiamo al popolo
sardo, perché logicamente il popolo si attende che qui avvenga un
dibattito e dopo tre mesi di tempo io credo che questa necessità si
presenti. Ma, giustamente osserva l'onorevole Pittalis, su che cosa
dibattiamo? Sulle dichiarazioni del Presidente? Sulle linee
programmatiche tracciate dal Presidente? Ebbe, ma Ma
per quanto a noi risulta ieri le linee programmatiche in quest'Aula
non ne sono state espresse. Allora qual è la base della
discussione, la base del dibattito, la critica costruttiva che noi
vogliamo fare relativamente alla posizione assunta dalla Giunta.
Ecco, noi siamo ancora nel dubbio che qui si farà un dibattito, ma
alla fine del dibattito, il dibattito sarà molto magro, perché io
potrei anche parlare per il tempo che mi è consentito, ma
certamente l'Aula non sarà molto attenta a tutte le inefficienze
che io mi permetterei di rilevare in quest'Aula e alle proposte che
intendo fare nell'Aula. Perché non ho avuto mai una risposta, io ho
fatto proposte al Presidente della Giunta, ho fatto proposte agli
Assessori, ma è sempre passato sotto silenzio, onorevole
Presidente. Ecco, allora certamente il dibattito pure diventa serio
e comunque io credo che il discorso non possa essere chiuso così.
Io ritengo che il Presidente della Giunta, seppure verbalmente, ci
dica, anche se non attraverso una comunicazione scritta, quali sono
le linee programmatiche che intende realizzare con questa ventilata
nuova maggioranza che pare venga a delinearsi nell'ambito del
Consiglio regionale.
Noi dubitiamo molto che questa maggioranza si costituisca, ma allora se non si costituisce io dico: ma la Giunta lasci il proprio posto, basta con le barzellette, perché abbiamo dato spettacolo, veramente parecchio, all'opinione pubblica e alla stampa. Quando la stampa insorge contro tutto il Consiglio, io credo che non abbia ragione, perché la stampa non è mai stata attenta in quest'Aula, la stampa riporta al popolo sardo solo quello che fa comodo riportare, non le discussioni che avvengono qui, spesse volte serrate, spesse volte chiedendo conto agli amministratori di che cosa hanno fatto e di che cosa non hanno fatto, che cosa avrebbero dovuto fare; ma a questo non si ottiene risposta e la stampa non è mai attenta, presente, in grado di illustrare all'opinione pubblica il dibattito che avviene in quest'Aula.
Quindi questo è il mio parere, Presidente, una pur vaga indicazione di programma il Presidente della Giunta la deve fare, intorno a questa linea programmatica intendo chiedere l'appoggio di queste forze politiche. Grazie Presidente.
PRESIDENTE. Grazie. E' iscritto a parlare il consigliere Locci. Ne ha facoltà.
Chiedo a coloro che intendono intervenire di iscriversi, in modo tale da consentire l'alternanza degli interventi.
LOCCI (A.N.). Presidente...
CASU (F.I.). Presidente, se questo è anche l'inizio
del dibattito, io delle cose particolari ne devo chiedere
ancora alla Giunta delle cose particolari, io credevo che
l'argomento fosse un po' sull'ordine dei lavori, perché
qualche richiesta particolare io alla Giunta gliela devo fare. E'
una richiesta piuttosto urgente... Chiedo scusa, onorevole
Locci.
PRESIDENTE. Onorevole Locci la prego di accomodarsi un momento. Il problema dell'ordine dei lavori è stato sollevato dall'onorevole Pittalis, io ho dato la mia risposta, siamo già in sede di dibattito, ognuno di noi, ognuno di voi può dare giudizi, il dibattito serve per questo, per dare giudizi, integrazioni o proposte, suggerimenti, domande e poi ci sarà la replica del Presidente. Però se l'onorevole Casu vuole completare e integrare il suo intervento, il tempo glielo consente.
CASU (F.I.). Allora io sono in grado di dire questo,
certamente, non posso intervenire sulle linee programmatiche perché
non ci sono, allora intervengo sulle cose mancate, sulle cose non
fatte da parte della Giunta, onorevole Onorevole Presidente
del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta, richiamo la
vostra attenzione:, mesi addietro in quest'Aula la Giunta
promise che entro il 30 giugno avrebbe presentato e il rendiconto
dell'anno 1996 e il famoso conto del patrimonio che non ha mai
presentato. Il 30 giugno è passato, è passato anche il 31 luglio,
agosto seppure stancamente si avvia. Io ritengo che in agosto non
verrà presentato certamente il conto del patrimonio della Regione
sarda. Allora noi continuiamo nello stesso modo. Io qui veramente,
se la stampa è presente, richiamerei l'attenzione della stampa,
chiederei alla stampa di informare l'opinione pubblica del fatto
che, nonostante le ripetute richieste, in occasione dell'esame di
tutti i rendiconti, noi non abbiamo ancora avuto la possibilità di
conoscere qual è l'entità del patrimonio della Sardegna. Eppure
e ne ha patrimonio la Regione sarda, ha un
patrimonio immobiliare di terreni, di fabbricati, ha inoltre dei
debiti e tutto quanto dovrebbe rientrare come sintesi nel conto del
patrimonio, cosa che non è stata mai fatta, signor Presidente del
Consiglio, ma Ma qual è quel consesso, quel collegio, quel
Consiglio di amministrazione che non rende conto del proprio
operato? Questa è la Giunta regionale della Sardegna: non ha reso
conto né intende rendere conto. Io credo che sia un problema
assolutamente grave e mi meraviglia molto che la Corte dei Conti
continui ad approvare il rendiconto, ai sensi degli articoli 63,64
e 65 della legge di contabilità, nonostante sia costituito da una
sola parte di esso, e cioè il rendiconto finanziario e non il
rendiconto patrimoniale. Ma un rendiconto privo di questa parte
rilevante, è certamente un rendiconto che non ci dà la possibilità
di vedere qual è la situazione economica, finanziaria, patrimoniale
della Regione. Nel rendiconto patrimoniale deve risultare l'entità
dei debiti, nel conto finanziario questo non c'è. Quando io voglio
vedere qual è l'indebitamento della Regione sarda a tutt'oggi devo
fare mille rilevazioni allo scopo di sommare e vedere qual è la
posizione debitoria alla data di oggi. Nel rendiconto patrimoniale
questo deve risultare come sintesi, e sfido chiunque della
maggioranza a dimostrarmi il contrario. Evidentemente non state
facendo il vostro dovere, basta questo per qualificare l'organo
amministrativo della nostra Regione. Quali sono i fitti che
incassiamo dei beni patrimoniali, e i fitti che incassiamo dei
fabbricati della Regione? . Io non conosco il valore
attribuito ai fabbricati della Regione, non sono in grado di
conoscerlo pur andando a controllare la previsione, delle
le entrate rilevate a tale titolo, non sono in grado di
stabilire se le entrate sono congrue o non sono congrue. E questo
devo saperlo, devo saperlo perché lo devo poi comunicare ai
cittadini che ci hanno eletto, hanno eletto noi e hanno eletto voi.
Vi ho fatto più volte il riferimento, e questo non perché io
voglia fare problemi di campanile, non è nel mio stile né nelle mie
abitudini, vi ho detto più volte che fine fa la diga nuova sul
Tirso per la quale si sono spesi trecento, quattrocento
miliardi, è bloccata la diga, non può essere messa in
funzione, perché, ?ci Ci sono degli ostacoli?
Rimuoveteli questi ostacoli, siete voi che avete il governo
dell'isola ad avere e il compito di rimuovere gli ostacoli.
Noi dopo due anni, '95/'97, siamo ancora una volta sotto la morsa
della siccità; gli agricoltori hanno coltivato, non sanno se le
colture primaverili arriveranno a maturazione o no perché non sanno
se l'acqua basterà. Noi abbiamo una piana che produce riso, è stato
coltivato il riso, ma saremo in grado di dare l'acqua al riso sino
al momento in cuimaturerà maturerà?. Non si ottiene nessuna
risposta. Abbiamo il polo famoso agro-alimentare dell'oristanese
che muore, sì muore, ma la Giunta non esiste, la legge numero 402
che faceva ancora dell'oristanese il punto di riferimento per
quanto riguarda l'agro-alimentare, e questo non perché volesse
privilegiare Oristano, assolutamente, solo perché non ci sono
industrie, non c'è turismo e si vive dall'agricoltura, e
vive da quel poco di artigianato e pesca che vi viene
praticata. Ecco, signor Presidente, io posso mettere in evidenza le
manchevolezze della Giunta, ma io mi vorrei esprimere sul programma
che la nuova compagine intende realizzare nel futuro; non può
ancora una volta rimanere ferma nell'ignavia, senza far nulla, ad
amministrare solo il potere, perché ciò che ha fatto fino a questo
momento la Giunta regionale è quello di amministrare il
potere. Ci avevate promesso nella prima Giunta Palomba e nella
seconda si è ripetuto, e così nella terza e nella quarta Giunta
Palomba, che avreste messo mano agli enti regionali, ma non c'è
traccia; non c'è traccia perché noi continuiamo a scaricare sul
bilancio della Regione centinaia di miliardi, ogni anno, di
perdite, centinaia di miliardi! Io credo, e lo vedremo meglio se
arriveremo a discutere quel disegno di legge che ancora una volta
stanzia venticinque miliardi per l'EMSA, entreremo nei particolari
e vedremo che l'EMSA perde tutti gli anni, con tutto il suo gruppo,
con tutte le sue società a partecipazione regionale, non meno di
centocinquanta miliardi. E questo, scusatemi, passatemi il termine,
ma è necessario dirlo, alla faccia di coloro che non hanno lavoro,
alla faccia dei disoccupati. !E' vero che i venticinque
miliardi che voi ci chiedete, ce li chiedete a scopo di
investimento, questo risulta dal capitolo di bilancio al quale
viene imputato, verrà utilizzato per pagare gli stipendi, giusta
rivendicazione di chi lavora, ma io sono anche convinto che nei
venticinque miliardi ci saranno ancora sprechi, così come ce ne
sono nei centocinquanta miliardi di perdite che noi tutti gli anni
dobbiamo subire a causa di questa catena di società. Signor
Presidente, sono nate come i funghi le società, l'una tirava
l'altra e quasi tutte con partecipazione al cento per cento del
capitale regionale; il che equivale a dire che a un certo punto,
essendo l'unico socio responsabile, la Regione dovrà assumersi
anche l'onere di accollarsi le perdite. E che cosa si è fatto nei
tre anni di lavoro, quando ci promettevate che avreste visto il
problema di tutte le società a partecipazione regionale, liquidate
quelle che non servivano, fuse quelle che potevano essere create in
un gruppo, vendute quelle che potevano essere vendute. Io credo che
ad ogni persona dotata di un minimo di nozioni di economia,
quando voi dite: "privatizziamo", fate solo ridere. I privati
aziende decotte non ne comprano; non è in questo modo che voi
riuscirete ad alleggerire il bilancio regionale. Noi avevamo delle
risorse da spendere quest'anno, avevamo delle risorse che ci
consentivano degli interventi in campo economico e produttivo, non
che ci mettessero al livello delle altre regioni italiane, e tanto
meno dell'Europa, e tanto meno ancora della globalizzazione del
mercato che spesse volte nei programmi richiamate. E' altra cosa la
globalizzazione dei mercati; globalizzare il mercato significa
produrre a costi competitivi, e noi aziende che producano a costi
competitivi ne abbiamo ben poche. Allora quando c'è capitale che
viene dalla penisola e interviene qui per la produzione, trattatelo
con i guanti bianchi, perché deve essere trattato bene. Avere
capitale a disposizione significa creare fonti di lavoro, significa
incidere sulla disoccupazione; tutte le altre cose sono dei
palliativi, è la carità che fate dall'oggi al domani perché il
disoccupato sia in grado di campare. Badate, ve l'ho detto un'altra
volta se non ricordo male, badate che esiste la povertà in
Sardegna, non illudetevi che sia tutto oro, esiste di nuovo la
povertà, il che vuol dire che ci sono dei padri di famiglia che non
sono in grado di dare alla propria famiglia quanto è necessario per
il proprio sostentamento. Pensateci bene, riflettete, smettetela di
litigare e bisticciare fra di voi. O la volete fare la Giunta e
fatela e amministrate la Regione, o non la volete fare e
andatevene. Farete cosa grata al popolo sardo. Io credo che se voi,
oggi, col Presidente in testa, signori Assessori, uscite dall'Aula
e dite: non siamo in grado di governare la Regione, il popolo sardo
tirerà un sospiro di sollievo e anche noi lo tireremo. Tanto, male
che vada, peggio di così, signor Presidente, non può andare, e il
popolo sta aspettando. Noi oggi continueremo il dibattito, lo
continueremo stancamente, se non oggi domani, poi molto
probabilmente lasceremo questi banchi e lasceremo che molta gente
continui a soffrire in attesa che la Regione si faccia viva.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Locci. Ne ha facoltà.
LOCCI (A.N.). Sull'ordine dei lavori, per conoscere la lista degli iscritti e per sapere se il criterio dell'alternanza può essere applicato, nel senso che se vi è qualche voce di maggioranza sarei molto interessato a conoscerne i contenuti. In questo senso se qualcuno volesse precedere il mio intervento sarei molto contento, anzi lo auspicherei.
PRESIDENTE. Sì, l'alternanza cerchiamo di seguirla compatibilmente con la proporzione degli iscritti. Siccome sono iscritti quasi tutti quelli del Polo e pochissimi quelli della maggioranza quindi almeno due a uno riusciamo...
LOCCI (A.N.). Se parla qualcuno della maggioranza a me fa piacere.
PRESIDENTE. Io chiedo a tutti i colleghi che intendono intervenire di iscriversi in modo tale da poter chiudere la lista degli interventi, per poter programmare gli interventi con una certa alternanza. Però ribadisco che a fronte di tantissimi del Polo che sono iscritti il numero dei colleghi della maggioranza è abbastanza ridotto, quindi anche nel fare l'alternanza, diciamo che almeno due o tre del Polo e uno della maggioranza... mi pare che fossero tre a uno. Quindi chiedo all'onorevole Locci se con questo criterio vuole intervenire se no devo sospendere un momento.
CARLONI (A.N.). Almeno una voce della maggioranza e poi possono intervenire anche cinque o sei di seguito dell'opposizione.
PRESIDENTE. Sospendo la seduta per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 08, viene ripresa alle ore 10 e 16.)
PRESIDENTE. Ribadisco l'esigenza che i colleghi che intendano parlare si iscrivano e coloro che intendano rinunciare lo facciano.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Paolo Fois. Ne ha facoltà.
FOIS PAOLO (Progr. Fed.). Io, secondo il mio stile,
voglio essere sintetico e sintetico lo sono anche nel riassumere il
tipo di critiche che in questi mesi sono state rivolte alla
maggioranza, al Consiglio e alla Giunta, per il ritardo provocato
da queste dimissioni e da questi negoziati per la formazione di una
nuova Giunta che si sono protratti sino alla giornata che stiamo
vivendo. Le critiche che ci sono state mosse sono essenzialmente
queste: ritardi, inconcludenza, incapacità. Mentre si litiga per le
poltrone la Sardegna affonda, la disoccupazione dilaga. Mentre
tanti disoccupati accettano un posto di lavoro... gradirei che ci
fosse un minimo di attenzione perché ho fatto un sacrificio a
ad intervenire prima di tanti altri ma non vorrei che questo
significasse una disattenzione particolare.
PRESIDENTE. Ha ragione l'onorevole Fois, lo ringrazio anche a nome di tutti i colleghi per questa disponibilità, prego i colleghi di prendere posto e di rispettarci tutti reciprocamente ma, in particolare, chi collabora allo svolgimento corretto dell'Assemblea. Prego onorevole Fois.
FOIS PAOLO (Progr. Fed.). In sintesi, come dicevo, la critica è: invece di litigare per le poltrone, invece di protrarre indefinitamente dei negoziati mettetevi a lavorare perché appunto i sardi possano vedere i frutti che si attendono e in particolare perché possano essere spesi quei fondi, utilizzate quelle risorse che giacciono nelle banche inutilizzate. C'è molto di vero in questa critica e credo che altri dopo di me interverranno in vario senso a questo proposito. Io, personalmente, in quest'aula avevo dichiarato di non comprendere le ragioni di una crisi aperta in un momento tanto delicato e quindi, in modo particolare, condivido questo tipo di osservazioni.
Penso, però, che un dibattito centrato soltanto sul
se questa crisi abbia provocato dei danni e se la nuova Giunta sia
o no una formula in grado di dare una risposta sia pure parziale a
questi problemi sia un dibattito che volerebbe basso e che
rischierebbe di non tenere conto di un aspetto che mi
sembradi fondamentale e sul quale vorrei brevemente
richiamare l'attenzione dei colleghi. Si tratta di prendere
coscienza del fatto che da qualche tempo, ma con un processo che si
è in modo consistente diffuso e affermato in questi ultimi mesi,
proprio direi quasi per una coincidenza quando la crisi regionale
era scoppiata, si sta affermando, dicevo, questo fenomeno dilagante
di una globalizzazione dei mercati, di regole che vengono decise
dai mercati finanziari e che condizionano sempre più la politica
degli Stati, i rapporti internazionali, quello che costituiva quasi
un credo consolidato secondo cui erano gli Stati a decidere
determinate regole per quanto riguarda i rapporti internazionali.
Invece, le regole dei mercati finanziari - pensiamo alle
conseguenze del "superdollaro", come la stampa specializzata ha
sottolineato - costituiscono un elemento di fondamentale importanza
che rompe e modifica sostanzialmente il quadro così come eravamo
abituati e come gli specialisti erano stati abituati a concepirlo.
Questo ha provocato anche sul versante europeo una accelerazione
della integrazione comunitaria. L'euro, la moneta unica, secondo le
spiegazioni più accreditate costituisce un rimedio cui si è pensato
perché l'Europa deve fronteggiare la concorrenza dei grandi mercati
finanziari, dei complessi e dei gruppi regionali costituiti in
America e in Asia, e non può assolutamente non dare vita a un
sistema monetario che superi i particolarismi delle monete
europee.
Ora, tutto questo, si tratta evidentemente di un
fenomeno che ho appena richiamato, ha delle conseguenze inevitabili
sul ruolo della istituzione regionale, dell'istituto autonomistico
in tutta l'Europa. Non si tratta, quindi, di un problema che
interessa soltanto qualche area, ma tutte le Regioni d'Europa,
tutti i comuni, in particolare quelli che hanno poteri decisionali
e che hanno finora svolto o che possono svolgere un ruolo di
particolare rilievo, sono preoccupati perché in nome della
globalizzazione, della necessità di assumere decisioni rapide e
immediate, si sta in questo periodo creando un clima che può
costituire la fine o comunque il depotenziamento dell'istituto
regionale. In altri termini, sulle questioni che contano, le
Regioni, gli istituti autonomistici sono destinati a mettersi da
parte e a svolgere un ruolo assolutamente secondario rispetto a
scelte che vengono adottate altrove. Ora, se il fenomeno è di
questa portata, se questo è il momento in cui questa minaccia -
perché di una minaccia si tratta - si va sempre più concretizzando,
credo che non possa questo fenomeno non spingerci in questa sede
oggi a interrogarci su quello che dobbiamo fare. Si parlerà
moltissimo del programma di questa Giunta, si parlerà moltissimo di
un governo della Regione identificato e identificantesi con la
Giunta regionale, però io ritengo che questi fenomeni, questa
situazione di eccezionale gravità non possa essere risolta soltanto
puntando su provvedimenti di spesa, soltanto facendo in modo che
quel progetto dello spendere presto e bene venga portato a
compimento. No, si tratta di questioni di diverso ordine che anche
la Regione più efficiente nella spendita dei pur limitati fondi non
può in questo modo pensare di fronteggiare. Allora occorre che il
problema venga affrontato, discusso, delineato nelle sedi più
appropriate, e quindi, inevitabilmente, di fronte a questa
situazione di eccezionale gravità le responsabilità maggiori vanno
cercate non nella Giunta, ma nel Consiglio. E' il Consiglio che
deve decidere, qualunque sia il programma, si discuterà se
il programma della Giunta presentato dall'onorevole Palomba ieri
sia quello del mese di novembre o se ci saranno degli
aggiustamenti, ma questo programma, qualunque esso sia, non tocca
l'essenza dei problemi, non tocca la questione del come
fronteggiare questioni che vanno ben al di là del programma di una
Giunta che viene ripresentata alla nostra attenzione. E allora, se
il Consiglio deve svolgere la sua funzione, che è quella di
indirizzo, questa funzione di indirizzo da parte del Consiglio deve
essere frutto di una riflessione fatta in questa sede in una
occasione adatta e non, evidentemente, in occasione della
discussione sulla presentazione della Giunta Palomba, ma tenendo
presente che questo finora il Consiglio non ha fatto. Bisogna fare
un progetto di sviluppo che venga da quest'aula, bisogna
naturalmente avere consapevolezza del fatto che certe cose non
possono essere decise soltanto da noi, ma appunto, contestualmente,
puntare su quelle azioni che tengano conto di una situazione che è
sempre più difficile, che limita sempre più le competenze della
Regione. E quindi il Consiglio deve anche dare un indirizzo per
quanto riguarda le alleanze, perché se è vero che questo non è un
fenomeno che interessa soltanto la Regione Sardegna, ma interessa
il complesso delle regioni italiane ed europee, ma tocca in modo
particolare le regioni meno sviluppate, è bene che per cercare di
fronteggiare questa tendenza che è di liquidare l'istituto
regionale, almeno in quello che significa di più alto, in nome
della esigenza, della efficienza e della globalizzazione, questa
azione deve essere portata avanti certo da un Esecutivo che però,
appunto, segue in questo degli indirizzi precisi da parte del
Consiglio che finora non sono stati delineati.
Qualcosa in questo senso del resto noi abbiamo
fatto. Quando il Consiglio ha dibattuto e ha preso posizione sulle
riforme istituzionali ha anche, al di là di quelli che sono i
contenuti squisitamente giuridici, credo, tenuto conto di
una situazione particolarmente difficile, di una situazione che
trova in decisioni prese a livello internazionale e a livello
statale le indicazioni, le cause di questa insofferenza
dovuta al fatto nei confronti di quello che le Regioni sono
inermi potrebbero rappresentareper e i ritardi sono
attribuibili alle circa mancate decisioni che devono essere
invece prese rapidamente e al vertice. Nei confronti di
questa situazione noi dobbiamo rafforzare la nostra guardia, la
nostra politica che deve essere adatta e conforme per rispondere a
queste minacce che ci sovrastano. E allora credo che oggi se noi ci
limitiamo a parlare della Giunta Palomba, del fatto che sia questa
o un'altra, che spende sufficientemente e rapidamente, o no, le
risorse finanziarie, credo che al di là di quanto quello che
possiamo dire di giusto e di fondato su quelle che sono le riserve
che è giusto muovere, non riusciremo a fronteggiare quella che è
un'emergenza che il Consiglio, se vuol essere all'altezza delle sue
funzioni, deve fronteggiare.
Quindi la mia conclusione è che la Giunta deve fare il suo lavoro, ma deve da questo dibattito emergere chiaramente che il governo della Sardegna deve essere visto, in questa situazione di emergenza, come il risultato di un concorso tra il Consiglio nella sua interezza, e quindi maggioranza e opposizione, e la Giunta, alla quale, in presenza di questa emergenza, il Consiglio deve dare le direttive, gli indirizzi perché, di fronte a una situazione che minaccia di affondare l'intero istituto regionale, la Sardegna come le altre Regioni possa dare delle risposte adeguate. PRESIDENTE. Comunico all'Assemblea di avere quarantacinque-cinquanta iscritti, quindi continuiamo. Adesso ha facoltà di parlare il consigliere Locci.
LOCCI (A.N.). Grazie, signor Presidente del
Consiglio, signor Presidente della Giunta, grazie onorevole Fois
per aver gentilmente consentito di rispettare l'alternanza, anche
se il suo intervento, forse, sarebbe stato più adatto in un
convegno di politiche comunitarie o di globalizzazione dei mercati.
Ma siamo abbastanza intelligenti per capire che le è stato chiesto
questo. La forma è stata rispettata, la sostanza no, ne prendiamo
atto. E' stato molto difficile, signor Presidente, decidere
all'interno del Gruppo se quest'ennesima crisi meritasse una
discussione, meritasse un impegno di un Gruppo politico come quello
di Alleanza Nazionale in Aula, o se, viceversa, avessimo dovuto
cedere ad alcune tentazioni di non entrare nel dibattito. Il
livello della politica è stato portato a punti talmente bassi che
oramai cominciano ad arrivare a galla anche tentazioni di non
intervenire più. Io non contesterò, al contrario di altri miei
colleghi, il presidente Palomba per non aver presentato un
programma. Credo che quand'anche l'avesse fatto non avremmo
discusso oggi questo programma, Presidente. Sappiamo benissimo che
abbiamo aperto un dibattito sulle dichiarazioni e non dichiarazioni
programmatiche, ma dichiarazioni del Presidente. E questo già è un
segnale importante, un segnale tangibile del decadimento del
livello della politica, a cui il centrosinistra ci ha portato in
queste istituzioni. Si arriva in Aula non tanto con una Giunta
qualsiasi, in questo senso siete liberi di suicidarvi come credete,
questo importa poco a noi della destra.Purtroppo purtroppo
importa molto alla la Sardegna, alla la sua
economia,ai , i suoi disoccupati e a tutto il variegato
mondo che attende risposte dalla politica. Però la degenerazione a
cui avete dato corso in questi tre anni è arrivata oramai a portare
in Aula un Presidente senza le dichiarazioni programmatiche, con
una Giunta raffazzonata e, quello che è più grave, con una crisi
politica ancora aperta. Voi siete qui in Aula e vi siete presentati
a crisi aperta. E allora di che cosa dovremmo discutere, di quali
nuove ipotesi politiche dovremmo discutere, signor Presidente? E
allora discutiamo di alcune cose che a noi paiono serie, di alcuni
prodotti che sono venuti fuori da questo scorcio della legislatura
e di che cosa ha saputo proporre il centrosinistra nell'ambito di
questi tre anni.
Presidente, io potrei anche continuare a parlare da
solo, glielo dico francamente, se mi ascolta lei io sono felice,
gli altri colleghi potrebbero anche uscire di qua, tranne quelli di
Alleanza Nazionale e mi importerebbe veramente poco, se però hanno
la cortesia di stare almeno in silenzio io continuerò in questo
discorso solitario.che quand'anche.
MONTIS (R.C.-Progr.). Sei molto gentile.
LOCCI (A.N.). Non tanto quanto voi. Non tanto quanto voi avete abusato della pazienza dei cittadini e delle forze democratiche, di quelle che rispettano le istituzioni e la democrazia, caro Ribelle Montis, ha capito? E nessuno qui dentro si può permettere di dirci alcunché, alcunché, è chiaro?
MONTIS (R.C.-Progr.). Non siamo nel '39.
LOCCI (A.N.). No, no, siamo nel '97, purtroppo, ha capito?
PRESIDENTE. Non polemizziamo. Per cortesia lasciamo
continuare. LOCCI (A.N.). E allora, siccome poi Presidente,
se tutti vanno via non mi offendo, ma se mi attacca Ribelle Montis,
sono tranquillo di essere nel giusto, e quindi di questo ce ne
preoccupiamo veramente poco. Quello che invece vogliamo dire, il
dialogo che vogliamo avviare è un discorso di bilancio di questa
politica degli ultimi tre anni, e vogliamo cercare di capire
soprattutto ragionando con quelle parti politiche che hanno dato
luogo a questa nuova legislatura, a coloro che avevano infuso
speranza nella Sardegna e in tutti i sardi che si potesse riformare
una Regione, che si potesse produrre una nuova classe dirigente,
che si potesse tornare ad aspirare ad avere diritto al futuro. E'
chiaro che mi sto riferendo a tutti quei movimenti che nella scorsa
legislatura si erano affannati nella ricerca della riforma, del
cambiamento. Mi , mi riferisco principalmente allo stesso
Presidente del Consiglio, mi riferisco all'onorevole Scano, mi
riferisco all'onorevole Fantola, a tutta quell'area del centro che
aveva in qualche modo pensato di rinnovare la politica e che oggi,
possiamo dirlo senza timore di smentita, ha fallito miseramente il
proprio progetto riformatore perché ha scelto, quale strumento per
le riforme, la sinistra. Oggi il centro deve e può prendere atto di
questa situazione, del fatto che in tre anni non siete stati in
grado, altro che 33, qui non siete stati in grado di
riformare alcunché. Allora se vi foste limitati alla mera
incapacità e alla constatazione del fallimento del progetto
politico al quale, purtroppo, non sono estranei neppure i sardisti,
avremmo sperato di più, un'azione più forte, più incisiva, più
concreta verso problemi come la zona franca per esempio. Avremmo
messo a repentaglio la stessa Presidenza della Regione, le stesse
coalizioni di governo, su certi argomenti non si può mediare. O si
ha la forza delle idee, si ha l'intento di portare avanti i
programmi, oppure si rischia di cadere in quel mare basso dei
cialtroni della politica di cui ancora quest'Aula è molto
affollata, nonostante il grande rinnovamento che abbiamo avuto di
sessanta consiglieri su ottanta. Questa è la triste realtà, a tre
anni abbiamo il dovere non di parlare del Presidente Palomba, ma di
parlare di queste cose. Perché non accettiamo e non accetteremo più
di essere messi nel mucchio, perché nel mucchio non ci stiamo,
perché nel mucchio non vogliamo starci, perché dai mucchi non
veniamo. Allora cosa è stata la produzione di questo centro
sinistra; lo vediamo signor Presidente, io molto rapidamente ho
scritto alcune situazioni. Abbiamo avuto una legislatura che in
qualche modo potremmo riassumerla caratterizzata dai cercatori
d'oro e dai cacciatori di taglie; abbiamo avuto emorragie in tutti
i Gruppi politici, tranne che in Alleanza nazionale, caro Ribelle
Montis: , "'33, '39 o '42". Allora, caro Montis e cari
colleghi, è curioso che da Alleanza nazionale vi si debba spiegare
che perché possa funzionare una democrazia, una democrazia,
occorre che vi sia ordine nei Gruppi, occorre che i Gruppi siano
rispettosi dei responsi elettorali, occorre che i transfughi
sappiano che quando si fanno i saltimbanchi da un Gruppo all'altro
si sta tradendo il proprio elettorato, che non si ha più il senso
della appartenenza, che si stanno sta attaccando le
istituzioni. Altro che attacchi esterni alle istituzioni, signor
Presidente! Noi abbiamo assistito qui attoniti ad attacchi alle
istituzioni per tre anni! Abbiamo assistito qui impotenti alla
politica dei transfughi, ai voti ricercati all'ultimo momento da
coloro che erano passati da un Gruppo ad un altro; ma dove si vuole
arrivare con questa politica! Questa è la degenerazione della
politica! Questa è una politica di corto respiro, questa è una
politica sulla quale le Sardegna non può sperare. Sì, un unico
patto(?) si potrebbe fare; cominciamo ad emarginare tutti coloro
che fuoriescono dai Gruppi. Perché e chiediamo
democraticamente a tutti che quando si esce da un Gruppo ci si
presenta davanti all'elettorato e si chiede il consenso elettorale,
perché il consenso elettorale arriva non ai nomi e cognomi o non
solamente ai nomi e cognomi, ma arriva ai programmi di riferimento,
ai valori di riferimento, ai simboli e alla storia di riferimento.
Chi si astrae da queste cose è uno di questi parvenu della
politica di cui questa Regione non ha più bisogno. Altro che
programmi! Allora meno male che almeno Alleanza nazionale è l'unico
Gruppo che riesce a stare ordinato, che riesce a stare dentro un
partito; riesce a stare dentro un partito quando gli stanno bene
gli argomenti, riesce a stare dentro un partito anche quando quegli
argomenti gli stanno stretti e scomodi, anche quando il dibattito
interno è aspro e forte, ma si riesce ad arrivare poi in Aula e
nelle istituzioni con un punto di vista solo, senza scaricare,
badate, senza scaricare sulle istituzioni i malumori e i mal di
pancia che molti signori che abitano qui dentro hanno scaricato
miseramente e miserabilmente sulle istituzioni. Io credo che questo
non possiamo più attendere che ci venga detto da altri, io credo
che Alleanza nazionale ormai debba mettere la prua dritta verso
questi signori, debba indicarli alla pubblica opinione e deve anche
dire che questi signori non sono degni della autonomia regionale,
devono uscire fuori da qui. E credo che per adesso al centro
sinistra forse abbiamo dedicato anche troppa attenzione, salvo
alcuni colleghi che rispetto, che stimo e di cui conosco la grande
competenza e la serietà. Purtroppo il variegato mondo si è
affollato, come dicevamo prima, di cercatori d'oro e di cacciatori
di taglie, un Assessorato non credo che faccia grande nessuno,
Presidente. Per fare grande un uomo occorre lavorare tutta la vita,
occorre essere coerenti, occorre essere seri, e il lavoro duro alla
lunga paga; i cercatori d'oro cercano fortuna, ma non sempre
purtroppo la loro fortuna coincide con la fortuna della Sardegna,
se no li applaudiremmo senz'altro. Però io credo che fatta questa
constatazione non possiamo fermarci qui; io credo che occorra
immediatamente andare verso rimedi importanti e seri e allora
Alleanza nazionale su questo invita dapprima tutto il centro
destra, ma invita anche tutti i Gruppi che vogliono andare a
riformare veramente la Regione in maniera rapida, a per
trovare quei sistemi, quelle riforme che siano in qualche modo
utili a eliminare la degenerazione, quel cancro in atto che ha
attanagliato la politica sarda, e che possano possa in
qualche modo rendere da qui alle prossime elezioni dei presidenti
autorevoli, delle istituzioni autorevoli, delle istituzioni
efficaci, delle istituzioni che non possano cadere nei mal di
pancia, come dicevamo prima, di taluni. Allora andiamo rapidamente
e su questa partita poi verificheremo veramente chi sono coloro che
tengono alla Sardegna, coloro che sanno mettere a rischio qualcosa
di se stessi, coloro che sanno mettere a rischio in nome della
politica anche il proprio scranno, coloro che non vorranno
calcolare troppo lo 0,5, lo 0,8 che gli consentirà di tornare qui
dentro, coloro che in nome di un alto valore che è quello della
democrazia e dello sviluppo vorranno portare il cambiamento qui
dentro. Allora, sono stati chiesti i termini per le leggi
elettorali, caro Presidente; io mi auguro che quando questa farsa
sarà finita, (e io non credo che sia inutile venire qui a
dirci queste cose, al contrario credo invece che sia molto utile,
infatti io faccio molto affidamento su di lei, Presidente, perché
lei rispetta la richiesta dell'articolo 100 rispetto a quella
materia, credo che, seppure quella materia non sia
esaustiva, ma i Gruppi potranno osservarla, modificarla e
integrarla se necessario), ma da qui dovrà deve
partire ora, deve partire adesso una riforma che metta i
cialtroni fuori dalla porta, che si liberi di metta questi
signori senza prospettiva, perché prospettiva non hanno e
prospettiva non devono avere. E se non avremo il coraggio di andare
in quella direzione, allora caro Presidente Masala, noi dovremo
iniziare un discorso diverso e da settembre ci prepareremo in
maniera diversa perché allora, imitando esempi che non ci
piacciono, forse dovremo veramente abbandonare quest'Aula e
iniziare un percorso diverso fuori da quest'Aula, così come lo
sappiamo fare, con il nostro partito organizzato, piccolo o grande
che sia, ma con grandi idee, con grande determinazione, perché
andremo a spiegare ai sardi che quest'Aula è abitata da cialtroni e
da miserabili e che da qui dentro la Sardegna non è più
riformabile. Allora siccome non abbiamo da scherzare, né abbiamo
amici, né figli da sistemare, stiamo giocando partite delicate e
difficili e chi non ha voglia, chi non ha lo spirito, chi non ha la
cultura di affrontare questi problemi, vada a fare altro. Io su
questo mi aspetto molto dal centro destra. Spero che il centro
destra sappia recuperare una dignità, spero che il centro destra la
smetta di litigare sui giornali, spero che il centro destra sappia
diventare un interlocutore più serio e più credibile, spero che il
centro destra sappia aggregare su se stesso quelle aree che si
dimostreranno riformatrici e che avranno voglia di cambiare la
Sardegna e spero che su questa partita ci misureremo, Presidente.
Tanti auguri per lei e la sua Giunta, io credo che i sardi dovranno
sopportare ancora poco, non la sua persona, purtroppo, ma
quell'impianto che l'ha espressa, che è un impianto malato e che
non potrà dare risposte. Sarà purtroppo ancora agonia lenta. Auguri
a tutti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Lippi. Ne ha facoltà.
LIPPI (F.I.). Signor Presidente, onorevoli colleghi,
devo dire che sono rimasto particolarmente colpito dagli ultimi
passaggi del collega Locci, passaggi sentiti, animati, però devo
dire al collega Locci che, francamente, e personalmente
(anche se ma credo che sia un po' un'idea di tutti i
colleghi che compongono il Gruppo di Forza Italia), siamo un po'
stanchi che si guardi sempre dentro casa altrui, e non si riesca
mai a dedicare un minuto di tempo per guardare in casa propria. E
devo anche dire che siamo tutti stanchi di essere apostrofati come
cialtroni, di essere apostrofati come nullatenenti, nullafacenti,
rappresentiamo il popolo sardo qui all'interno di quest'Aula,
ognuno di noi cerca di rappresentarlo al meglio, dando il meglio di
se stesso, in ogni occasione, mettendoci quello che è in grado di
poter metterci. Tra un anno e mezzo, ma probabilmente se si
riuscisse ad arrivare a compimento di una nuova riforma elettorale,
e quindi di una nuova legge elettorale che possa dare certezze e
stabilità di governo, sin dalla prossima legislatura, e allora
in quel momento ritornerà la parola come sempre agli elettori e
come sempre gli elettori saranno gli unici a dire chi è in grado e
chi è onorato di poter rientrare all'interno di quest'Aula e chi
invece è preferibile che se ne stia a casa perché, in questi cinque
anni, durante questa legislatura, evidentemente non sarà riuscito a
dare un benché minimo contributo alla causa della Sardegna. Io ho
ascoltato prima con interesse l'intervento del collega Paolo Fois,
che ascolto sempre con piacere. Devo dire che ci aspettavamo tutti
la presentazione ieri di un programma diverso rispetto a quello che
ha caratterizzato fino ad oggi il centro sinistra, la possibilità
di ingresso di Rifondazione Comunista all'interno della coalizione
di governo aveva fatto credere a tutti noi che, con tutta
probabilità, quel programma che noi abbiamo ribattezzato diverse
volte "Libro dei sogni" sarebbe cambiato rispetto anche alle
ideologie, ai presupposti di un partito come quello di Rifondazione
Comunista. Così non è stato, quindi ci troviamo tutti in un estremo
imbarazzo e in estrema difficoltà a dover oggi essere qui a
discutere di un qualcosa del quale non c'è da discutere. E forse
siamo anche stanchi, perché l'abbiamo fatto in maniera ripetuta in
questi lunghi tre mesi sulla stampa, di parlare sempre e solo del
Presidente della Giunta, che sicuramente avrà le sue colpe, ma non
va dimenticato che all'interno, sia della coalizione che lo
accompagna, ma soprattutto del partito che rappresenta, a più
riprese si è scatenata una guerra e una battaglia per sottrargli la
poltrona e consegnarla nelle mani di altri illustri colleghi che
forse, ma questo non lo potremo e non lo possiamo giudicare,
avrebbero potuto fare meglio o peggio di quello che è stato fatto
finora. Io credo che continuare a stare dentro quest'Aula per
autodelegittimarci non è sicuramente un qualcosa che fa bene, né a
noi né alla Sardegna. Molti di noi sono entrati in quest'Aula pieni
di aspettative, tre anni fa, molti di noi hanno abbandonato le loro
professioni per dedicarsi alla politica, . molti
Molti di noi, per anni, hanno pensato che si potesse se si fosse
riuscita sostituire quella classe politica vecchia, quella
sì, per la quale oggi paghiamo questo spazio, dalla quale
abbiamo ereditato una legge elettorale che ha consentito che
all'interno di questo Consiglio si creassero maggioranze numeriche
che niente avevano a che vedere o a che fare con maggioranze che
potevano avere le proprie radici sui dei programmi compiuti, seri,
di prospettiva, che dessero garanzie ad una classe imprenditoriale
oggi stanca. Io ho preso la parola perché volevo limitarmi
semplicemente a fare una brevissima dichiarazione, perché credo che
quello che sto per dire è un po' lo specchio di quello che questa
Giunta regionale non è riuscito a fare, di quel libro dei sogni che
per tre anni ci avete continuamente propinato e dei quali oggi
purtroppo stiamo raccogliendo gli amari frutti. Leggo una Una nota
giornalistica dell'Agenzia Italia delle 10 e 14 di stamattina:
"Master plan, Costa Smeralda: Finpar si disimpegna." Ciò
significa che la finanziaria dell'Aga Khan abbandona il progetto
master plan, ciò significa che quell'area, quel territorio
così importante per la Sardegna non avrà sviluppo, non potrà avere
sviluppo, per i prossimi dieci anni probabilmente non troveremo più
nessun imprenditore capace di potersi impegnare per investimenti da
2 mila e 900 miliardi nell'arco di venticinque anni. Questa credo
che sia la risposta a quello che non si è riusciti a fare; questa
credo che sia l'amara risposta ad una classe imprenditoriale oggi
stanca. E quindi non meravigliamoci se fra una settimana l'Aga Khan
decidesse di fare un partito politico; non dovremo meravigliarci di
questo. E se la politica di oggi sta andando in Sardegna verso un
baratro senza ritorno, se la politica regionale oggi è sempre più
confusa, se per la politica regionale oggi non è sia in
grado di poter delineare delle regole certe, concrete, che
garantiscano in grado di poter garantire già dalla prossima
un Governo stabile, di legislatura, che sia un grado di programmare
gli investimenti, che sia in grado di rilanciare tutti i settori
produttivi della nostra Isola, di questo dobbiamo farcene, questo
sì, colpa noi. Pensiamo alle Le settimane, ai i mesi
persi a non fare niente, ad attendere che all'interno del centro
sinistra ci si mettesse d'accordo per la distribuzione delle
poltrone. , settimane Sono passate settimane e mesi,
persi ad attendere che all'interno dei partiti di centro sinistra
ci si mettesse d'accordo per stabilire chi dei rappresentanti
dovesse ricoprire la carica di Assessore, altre settimane da oggi
perse attendendo dei congressi regionali che dovranno sancire la
vittoria di questo o di quel gruppo per poi ricominciare il
balletto delle poltrone regionali già dai primi di novembre o dai
primi di gennaio.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ZUCCA
(Segue LIPPI.) E allora il richiamo generale
che faceva prima il collega Locci, senza volerlo esasperare così
come lo ha fatto lui, perché credo che non faccia bene a
nessuno, e credo che questa sia e debba restare veramente la casa
dei sardi, la casa di massima serietà e massima trasparenza,
soprattutto fra le ottanta persone che per cinque anni sono quasi
costrette a dover convivere fra loro. E allora guardiamoci con
schiettezza, con trasparenza, cerchiamo di analizzare quello che
non è stato fatto fino a oggi e cerchiamo di consentire a questo
ultimo scorcio di legislatura di dare un segnale di ripresa, quanto
meno cercando e riuscendo a riformare una legge elettorale
eliminando il triballottaggio che non ha e non aveva ragione di
esistere, consentendo e costringendo quindi i vari partiti a fare,
preliminarmente alle elezioni, dei patti di governo, dei patti
programmatici, dei patti che poi consentiranno a chi dovesse
vincere le elezioni di poter restituire credibilità e orgoglio
all'intera Sardegna. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ghirra. Ne ha facoltà.
GHIRRA (Progr. Fed.). Signor Presidente, colleghe e
colleghi del Consiglio, mi sembra che tutti noi abbiamo il dovere
di dire francamente qual è lo stato delle cose. Nessuno in questo
Consiglio, penso, può ritenere che oggi sia una giornata radiosa,
però bisogna dire che la soluzione che è stata raggiunta ieri e che
è stata proposta dal presidente Palomba ha il merito di evitare
un'avventura in un momento torbido della vita politica e sociale di
quest'Isola, che ha visto anche una forte aggressione, anche
personale, verso il Presidente, al quale voglio esprimere la mia
solidarietà, per quanto non mi ascolti. E comunque il risultato sul
quale noi stiamo in questo momento discutendo non è un frutto del
caso; è il frutto di una battaglia politica, è - diciamo -
semplicemente una tregua dentro una battaglia politica che è in
corso oggi in Sardegna. E sarebbe sbagliato e riduttivo pensare che
questa battaglia avvenga nel solo Consiglio regionale: questa
battaglia avviene oggi nei partiti politici e nella società sarda.
Oggi, in quest'Isola, si confrontano due blocchi sociali: un blocco
sociale di tipo assistenzialistico-parassitario e un blocco sociale
innovativo. Sono due blocchi trasversali al mondo della produzione,
al mondo dell'impresa e al mondo del lavoro. Spesso li vediamo
camminare fianco a fianco, eppure rappresentano due ipotesi di
soluzione della crisi sarda nettamente divergenti. C'è un mondo che
si chiama industriale, che ha come unico obiettivo quello di
mettere le mani sulle casse regionali, sui forzieri della spesa
pubblica; c'è un partito della spessa pubblica assistita, è un
vecchio blocco che conosciamo benissimo. Io penso che gli storici
di quest'Isola dovrebbero studiare con più serietà gli anni
sessanta, il periodo in cui un solo industriale - si chiamava Nino
Rovelli - dominava quest'Isola, ne condizionava la vita sociale, la
vita politica, la vita intellettuale. Oggi c'è una serie di gruppi
che si chiamo "industriali", che si autodefiniscono tali, ma che
non hanno l'abitudine di rischiare il proprio denaro. Con
l'assistenza di settori del credito, con l'assistenza di settori
della politica tendono a spadroneggiare in quest'Isola, e la
politica ha il dovere, invece, di smantellare la vecchia Regione,
la Regione fiancheggiatrice dell'impresa assistita, e abbiamo il
dovere anche, mi sembra, voglio dire, che la Giunta in
carica abbia cominciato qualche passo in questa direzione, di
andare verso una politica che anche attraverso le privatizzazioni
smantelli questo mondo del parassitismo diffuso. E questo è il
compito della politica, altrimenti ha ragione chi che pensa
che la politica sia soltanto una lotta per le poltrone. Io non lo
penso. Certo, penso che se questo Consiglio non avesse votato
l'abolizione della incompatibilità molti guai sarebbero
stati...
(Interruzione dell'onorevole Montis)
Sì, Ribelle, io sono convinto che ci fosse e che ci
sia , c'è anche questo, ma dietro vedo cose più serie e, se
permetti, anche più gravi. , perché Perché se si salta in
questa Regione l'alleanza fra: i settori dell'industria assistita,
i settori della rendita immobiliare fondiaria, a cui tanti
continuano a prestare un'appassionata attenzione, i settori del
controllo della spesa pubblica, anche - diciamo - immediatamente
regionale, si pensi alla la sanità che è un settore dove
girano grandi interessi e dove il potere politico ha una
responsabilità diretta, . Vedete, se si salta tutto questo
coacervo di interessi la situazione è seria. ; voglio
Voglio dire, siamo abituati a lottare e dobbiamo lottare, ecco
perché io vedo ancora in corso una battaglia politica e vedo in
questa battaglia politica un ruolo centrale anche di Rifondazione
Comunista, che reputo io vedo, appunto, necessaria nel
governo della regione non per un fatto di bandiera, ma proprio
perché portatrice di valori e di interessi alternativi rispetto a
questo disegno. Perché quello che noi abbiamo il dovere di fare,
invece, è rafforzare un blocco sociale di progresso, cioè
rafforzare l'industria seria, di chi rischia i propri capitali,
rafforzare il mondo del volontariato e dare anche risposta, ha
ragione il collega Casu, a quel mondo dei poveri e degli emarginati
che da solo non è in grado di avere risposte e alle cui esigenze e
bisogni deve dare risposte il potere pubblico.
Secondo me questo è il discrimine fra progresso e
conservazione, e ho l'impressione che su questo terreno dovremo
discutere di più in quest'Aula e più apertamente, perché certe
volte sento dire: c'è una differenza fra il partito del fare e il
partito del non fare. No, c'è una differenza fra il partito del
fare in una certa direzione o del fare in un'altra direzione. Diana
dice, maliziosamente, che c'è un partito del malaffare, ma io mi
limito a riporto riportare soltanto. Non si può, voglio
dire, fra noi che siamo adulti e che non rappresentiamo solo noi
stessi menarci per il naso. In questo momento la Sardegna non è il
baratro; in questo momento ci sono dei valori anche interessanti,
perché gli istituti economici ci dicono che c'è un incremento del
valore aggiunto nel settore manifatturiero, il che vuol dire che
c'è anche chi sa produrre e sa produrre reddito; c'è un incremento
dei dati sull'occupazione, non è tutto negativo quindi. Però c'è
anche un incremento della domanda di lavoro, c'è un incremento dei
giovani che chiedono di entrare nel mercato. Insomma, che risposte
diamo noi? Che Regione costruiamo? Su questo mi sembra che siamo in
forte ritardo. Noi abbiamo ancora in piedi una Regione clientelare
e dissipatrice di risorse, una Regione che io continuo a chiamare
la Regione dei favori e non dei diritti. Abbiamo il dovere di
accelerare il processo di riforma, proprio mentre lo Stato e i
comuni, grazie anche alle leggi del governo Prodi e del ministro
Bassanini, conoscono una fase di grande innovazione tecnologica,
politica ed economica. Nei comuni ormai il processo di
privatizzazione è praticamente concluso: la commistione fra
politica e gestione non esiste praticamente più. Questa Regione
continua ad essere un mostro dove la politica continua a fare
impresa. Sono questi i nodi veri che abbiamo di fronte. Ora, la
proposta del presidente Palomba, da noi fatta propria, è appunto
soltanto una tregua in un cammino dove questa battaglia è ancora in
corso e va affrontata, e si può vincere o perdere., diciamo
Diciamo che in questo momento le forze sono in equilibrio, mi pare
evidente. C'è un fatto grave però oggi in Sardegna per cui il
coacervo di interessi, diciamo, assistenziali e parassitari ha
trovato come dire un nuovo campione. Se fosse un cittadino
qualsiasi non creerebbe problemi perché tutti i cittadini hanno
giustamente il diritto di fare politica, ma purtroppo per la
democrazia sarda è un editore, cioè torna in Sardegna in modo più
grave, forse, che a livello nazionale, il nodo del conflitto di
interessi. Io non voglio demonizzare nessuno perché lunga vita a
chiunque abbia idee politiche, più fiori fioriscono nella politica
più la democrazia è ricca., però Però vorrei dire ai
colleghi, a tutti i colleghi, che il tema della libertà di
informazione non è un valore che si gioca in borsa per cui un
giorno sale e un giorno scende, ci sono valori che non sono
quotabili, o esistono sempre o non esistono mai, secondo me
esistono sempre. , però Però c'è talvolta nel mondo
politico e anche intellettuale qualche tendenza un po' cortigiana o
qualche tendenza fiancheggiatrice che, opportunisticamente a
seconda degli spazi e dei momenti, ritiene che il tema del
pluralismo della libertà di informazione si possa tirare fuori dal
cassetto o riporre nel cassetto. Ecco io inviterei questo
Consiglio regionale, al quale riconosco al Consiglio regionale
una forte dignità, superiore a quella che gli riconoscono quanti lo
aggrediscono, perché appunto la crisi, a mio parere, non è una
crisi solo del Consiglio ma è una crisi della politica,
dell'imprenditoria, degli intellettuali sardi. , altro Altro
che tradimento dei chierici! , dove Dove sono finiti gli
intellettuali sardi, che contributo danno a questa nostra - come
dire - difficoltà? Io Dove sono, voglio dire, io
sento veramente la difficoltà di fare una politica che si fermi
soltanto allo scontro degli eserciti contrapposti nei campi di
battaglia, avrei l'esigenza, come tutti noi, di interventi di
studiosi, di proposte che vadano al di là del giorno per giorno, di
personaggi che si infilano nelle beghe di palazzo. Noi noi
abbiamo bisogno di costituire una prospettiva, il centro destra ha
la sua, il centro sinistra ne ha un'altra. , Ci ci sono
complessità all'interno degli schieramenti, dobbiamo confrontarci
su un livello, non dico alto, ma quanto meno dignitoso, altrimenti
pensiamo di essere impegnati in zuffe omeriche, invece sono proprio
piccole beghe di cortile. Quindi c'è bisogno, secondo me, che tutti
quanti facciamo questo sforzo, certo oggi anche noi non possiamo
nascondere una qualche delusione per il risultato a cui siamo
pervenuti, però voglio dire che dobbiamo prendere atto delle
difficoltà di questo momento per tentare di costruire una nuova
stagione della politica. Certo è un tema sul quale ci cimentiamo
ormai da tre anni, e ahimè la nuova stagione della politica non è
ancora sorta, sarà come altre albe che sono state attese per anni e
non sono mai arrivate. , però Però io personalmente
sono della tesi che non bisogna arrendersi e che tutti quanti noi
abbiamo il dovere di dare ai cittadini dei messaggi positivi, senza
affatto nascondere la difficoltà, ma positivi nel senso che noi
dobbiamo costruire, non possiamo soltanto azzuffarci, perché
allora a noi spetta il compito di contribuire seriamente a
costruire seriamente l'Ulivo e di contribuire
seriamente a costruire un'alleanza con Rifondazione. Ci sono
dei segnali incoraggianti in questa prospettiva, ci sono enormi
difficoltà, ci sono enormi travagli, perché la politica è fatta
anche di microinteressi, e quindi non sempre trova degli sbocchi
facili. , però mica Non ci possiamo fermare, poi
dobbiamo affrontare i problemi veri della società sarda, perché se
noi vogliamo davvero contribuire alla vitalità che nonostante i
nostri ritardi esiste anche nei settori economici, certi nodi li
dobbiamo sciogliere, dobbiamo garantire che il credito sia davvero
al servizio delle imprese ad esempio, questo mi sembra un tema
cruciale. , Dobbiamo dobbiamo garantire che la nostra
macchina regionale sia trasparente ed efficiente, cioè non è
che dobbiamo dare grandissime risposte: , dobbiamo anche chiarire
però che chi vuol mettere le mani sui forzieri della cosa pubblica
può stare stia un po' tranquillo che non gliele faremo
mettere le mani. Abbiamo avuto qualche cedimento, qualche
tentazione, mi sembra però che su questo siamo abbastanza
d'accordo. Insomma oggi, come dire, è complicato parlare, perché
anche sul piano programmatico la Giunta che sta per nascere non ha
un'investitura di largo respiro.Sappiamo , sappiamo
benissimo che è una Giunta di decantazione, di tregua, e dunque è
difficile cimentarci su terreni alti, pertanto il terreno a cui
penso che noi dobbiamo rifarci è quello dell'ordinaria
amministrazione. Però io un tema almeno voglio porre al Consiglio,
perché ci riflettiamo con serietà e se è possibile con serenità.
Voglio tornare sul tema dell'informazione, perché l'informazione
vive da anni in questa nostra Isola una forte difficoltà, voi
sapete che, da Sassari a Nuoro a Cagliari, il sistema
radiotelevisivo ha conosciuto in altri momenti una grande
espansione. , noi Noi oggi assistiamo a chiusure di
testate, a contrazione dell'occupazione, insomma ci sono grosse
difficoltà e io penso che noi dobbiamo rifletterci, perché
ho come l'impressione che proprio nel momento in cui noi
andremo al confronto con lo Stato sulla riforma federalista e
soprattutto quando costruiremo le proposte di nuovo statuto,
forse il tema dell'informazione debba essere un tema da
inserire nella in questa nostra contrattazione. Perché?
Perché quando nacquero nacque la Costituzione e lo Statuto,
insomma voglio dire, il problema non aveva certo la
centralità che ha assunto oggi e quindi è il caso che noi ci
riflettiamo. perché vedete oggi Oggi c'è veramente
una situazione preoccupante, c'è un crollo delle TV locali, c'è un
calo delle copie vendute dei quotidiani sardi, ; insomma se
crediamo davvero che il pluralismo e la ricchezza dell'informazione
sia una ricchezza della democrazia, è bene che pensiamo se noi
possiamo inserirci in questo settore con delle nostre proposte
anche di revisione dello Statuto. Vedete, la crisi è evidente
perché se noi vediamo leggiamo i nostri quotidiani dove pure
ci sono degli ottimi professionisti, delle persone serie, ci
rendiamo conto che manca sempre di più l'analisi sulla realtà. ,
no? Io mi ricordo, voi ricorderete, qualcuno ricorderà, (altri
sono giovani per loro fortuna), gli anni in cui Bocca per ad
esempio analizzava gli anni del miracolo economico, in cui
analizzava le nuove intraprese industriali del Nord, in cui il
giornalismo era comunque uno strumento di conoscenza della realtà.
Oggi purtroppo i nostri giornali non ci aiutano a capire la nostra
realtà; , cioè noi leggiamo dei i dati sull'aumento del
valore aggiunto nell'industria manifatturiera, ma che si tratta di
quel settore poi ce lo dicono gli economisti, perché a
livello di divulgazione noi non siamo in grado di sapere quale è
l'industria che è sorta, e quali mercati ha conquistato.
, eppure Eppure ci sono queste realtà in Sardegna, cioè
praticamente il sistema dell'informazione non riesce a informarci
sulla realtà sociale di questa Isola, perché è completamente
impiastrato con il cortile politico, per cui il mondo
dell'informazione e il mondo politico stanno diventando una sorta
di circuito autoreferenziale. , noi Noi parliamo ai
giornalisti, i giornalisti parlano a noi, è una sorta di tribù,
cioè si parla o si dà spazio o si dà voce però l'informazione non
ci aiuta a svolgere il nostro compito di consiglieri regionali, e
fosse solo questo, voglio dire!, ma Ma questo non è casuale,
questo è il frutto della contrazione degli organici, delle
modificazioni che le innovazioni tecnologiche hanno portato nella
vita delle redazioni. Però il dramma sardo, poi, è un altro, che
sono state un po' violate alcune caratteristiche della professione
giornalistica che, come tutte le professioni era imperniata su
ruoli. Gli editori hanno il diritto e il dovere di trarre profitto
dalla loro attività, i direttori garantiscono una linea politica
trattata con gli editori, e i giornalisti hanno la libertà e
l'autonomia di informare. E tutto questo mi sembra un po' stravolto
in un'Isola in cui siamo arrivati addirittura al conflitto di
interessi, dove cioè siamo arrivati addirittura ad un editore che
si fa soggetto politico. Ben vengano nuovi soggetti politici, ma
abbandonino probabilmente questo vantaggio; noi oggi viviamo
nell'era del sistema maggioritario, con la preferenza unica siamo
quasi all'uninominale, se non c'è una par condicio conditio,
se addirittura chi detiene i mezzi di informazione si fa
politica, dov'è la democrazia, dov'è il pluralismo? , non
Non c'è. Senza alcuno spirito, come dire, vendicativo o
punitivo ragioniamoci su queste cose, cercando di pensare che oggi
hai un gradino su cui sali per poter dire quello che pensi, ma
domani hai un gradino da cui ti attaccheranno. Voglio dire: che le
regole che probabilmente, in politica io sto cominciando
a pensare che le regole siano una astrazione, forse queste
cose le pensa può pensarlo Norberto Bobbio e pochi altri. ,
di Di sicuro le sento poco presenti in quest'Aula, però io sono
convinto che le regole debbano valere perché se non ci sono regole
non ci sono garanzie per nessuno: , è la guerra di tutti
contro tutti, è lo stato di natura. Io sarei molto felice di poter
contribuire con il resto del Consiglio a ad una
discussione, non astratta, ma concreta su questi temi; altrimenti
continueremo se noi non ci decidiamo tutti insieme ad
affrontare questi temi, io penso che saremo sconfitti tutti
ma non come Consiglio regionale soltanto, che è poca cosa, ma
proprio come rappresentanti di una società che poi in questo
Consiglio io vedo in qualche modo rappresentata, perché non mi pare
che vi sia siamo ad un grande scarto tra società civile e
società politica, semmai la società politica ha il dovere di essere
più avanti della società civile. In certi momenti forse lo è stata,
in altri momenti non lo è. Questo mi sembra un momento in cui noi
siamo il puro specchio di una società e non siamo in grado invece
di trovare delle linee strategiche, delle linee di movimento in
avanti da questa stasi a cui lo scontro tra le forze in campo ci
costringe. Io altre volte avevo chiesto al Presidente della Regione
e a questo Consiglio, che aveva approvato anche delle mozioni, dei
passi in avanti anche sulla strada della modernizzazione. Oggi il
mondo più ricco come gli Stati Uniti d'America, che da questo trae
grandi numeri di occupazione, è un mondo che viene definito come la
società dell'informazione; è un mondo in cui grazie alle reti di
fibre ottiche, grazie ai satelliti, le informazioni circolano a
alta velocità. Voi ve la immaginate una Regione cablata, non è mica
un mito, è una cosa facilissima, ci sono anche delle strutture già
piazzate, forse sarebbe una Regione che già per questo diventerebbe
più trasparente, magari tutti noi faremmo qualche operazione
clientelare in meno e i cittadini potrebbero dialogare direttamente
con l'amministrazione regionale. Ma sono convinto che per i
cittadini sarebbe un vantaggio ma forse anche per noi che ci
occuperemmo di più di politica e meno di micro assistenzialismo.
Quindi anche questa è una frontiera; Tony Blair ha messo questo tra
i temi centrali della sua campagna elettorale e ha vinto anche su
questo. Perché i cittadini sono talvolta più avveduti dei loro
rappresentanti e sanno di che cosa si parla quando glielo si
racconta. Questo è diciamo lo stato delle cose; io non mi attendo
in questo momento, e sarebbe sciocco attenderli, risultati
immediati dalla azione di governo. Sappiamo tutti che oggi,
diciamo, questa Giunta ha un respiro limitato, ha un respiro
limitato perché è funzionale ad altri disegni. Cioè esiste in
quanto continua un dialogo tra il centro sinistra e Rifondazione
comunista per costruire un equilibrio più avanzato. Mi pare che sia
il momento, come dire, che tutti deponiamo, all'interno della
maggioranza, le asce e che tutti prendiamo atto che siamo in una
fase di tregua e che tutti ci comportiamo con reciproco
rispetto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.
BOERO (A.N.). Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, stare dentro quest'Aula per me e per i colleghi di Alleanza nazionale, ma penso per tanti altri, certamente non è un esercizio di auto legittimazione, per chi si sente così o avverte questo pericolo, si guardi allo specchio, faccia la sua debita autocritica e poi si dia le sue adeguate risposte personali. Noi della opposizione reale esistente, consistente, ancorché disconosciuta, caro collega Ghirra, certo oggi, ma soprattutto quando ancora lei esercitava il ruolo di giornalista, da quella stampa alla quale lei fa il richiamo per delle regole di una informazione democratica e libera, e chi più della mia parte politica ne avrebbe bisogno. Ma la richiesta è strano che venga da un giornalista che in quel periodo contendeva dalle colonne de "L'Unione Sarda" a "La Nuova Sardegna" il premio Pravda o Stalin. Ecco, per dire certe cose bisogna essere sufficientemente credibili e accreditati, certe cose sono condivisibili non è condivisibile la fonte, sempre dando tempo e spazio perché la fonte nel tempo abbia la possibilità di acquisire una credibilità che per il futuro non è mai negata. Le concettualità espresse sempre dal collega Ghirra sui gruppi industriali assistiti che si fanno la guerra, sono concettualità condivisibili ma mai praticate dalla Giunta di sua appartenenza, onorevole Ghirra, semmai è una lotta tra gruppi industriali sinergici alla sinistra contro certi gruppi industriali che, diciamo per concorrenza o quant'altro, fanno orbita in un certo centro, affollatissimo di tanti neo iscritti al centro, però un certo centro è chiaramente sinergico a certi gruppi industriali che lottano con altri gruppi industriali certamente, spudoratamente, assistiti dalla Giunta di suo riferimento, caro onorevole Ghirra. Per cui le concettualità devono trovare pratica attuazione per essere altrettanto credibili. Signor Presidente dal telefonino quasi costantemente acceso, per fortuna forse adesso ascolta, parlo del Presidente della Giunta, è evidente, mi spieghi una curiosità, se può, se vuole. Come mai di giorno ella bisticcia con l'editore Grauso e di notte si mette d'accordo col suo principale referente, il mini Masaniello del neocomitato di liberazione di sardi (e chi libererà i sardi da questi figuri?) tragicomica creazione di un comitato di salvezza per falliti della prima Repubblica, con l'inclusione, appunto, del suo Assessore di riferimento. Questa sì che è una mega globalizzazione dell'inciuccio, il più trasversale possibile, che non passa di certo per le fila di Alleanza Nazionale. L'intervento ottimo, meraviglioso, puntuale, cogente al massimo del mio collega Locci, certo ha toccato varie sensibilità qua dentro, quando si scoperchia la pentola e ne esce fuori tutto il marciume che vi è coperto, e quindi pizzica, pizzica soprattutto coloro che non desiderano essere apostrofati come cialtroni, però il mio collega non ha detto né nomi e né cognomi e né Gruppi, e se qualcuno si trova toccato e pizzicato è colpa sua se si identifica in questo tipo di denuncia. I veri cialtroni mi pare che però, come furbastri, stanno zitti ed evitano di sentirsi toccati. Magari più che veri cialtroni, io adesso sto parlando di chi non ha un'adeguata forza d'animo, uno spirito necessario, una capacità di recitare un ruolo che gli è stato assegnato, volente o nolente, dalla volontà popolare.
Se non si vincono le elezioni chi sta all'opposizione deve avere la capacità, la cultura, la volontà, l'onestà intellettuale di recitare fino in fondo, con serietà, il ruolo che gli è stato assegnato dal popolo, da quella parte, seppur minoritaria, che ha deciso che purtroppo non dobbiamo governare per questa legislatura per preparare, con dignità, decenza, prospettive alternative la sperabile ipotesi, nella prossima legislatura, di un governo dell'alternanza. Ecco che per questo motivo la richiesta che faccio anch'io, ben presentata dal mio collega Locci precedentemente a tutti i colleghi di qualsiasi Gruppo, intellettualmente onesti, e ci sono nonostante la cialtroneria, ci sono in tutti i Gruppi la richiesta di fare veramente bene, in fretta, quella riforma elettorale che sia verso veramente un bipolarismo compiuto, che non consenta ai furbastri e ai neo eventuali partiti di quei tali industriali, guarda caso Aga Khan fa partito del Master plan, ma Master plan è una cosa importantissima ma non certo che si può risolvere a favore o contro tramite la nascita di un partito, questa sì che è la mortificazione totale della politica, indipendentemente che venga da posizioni di centro, di destra e di sinistra. Su queste cose da tutti i lati dobbiamo vigilare, impedire che gli interessi e solo gli interessi, ancorché legittimi di certi gruppi industriali, debbano trovare soluzione solo tramite l'ingresso della politica, perché gli interessi legittimi quando prendono la via della politica a trasformarsi in interessi illegittimi la strada è breve.
E allora, solo per ricordare al neo masaniello di prima che richiedeva ad alta voce, cioè non richiedeva, rivendicava a se stesso la nascita del miliardesimo gruppo neocentrista, liberista (tutti liberisti!), bene, io ho il piacere di dire che in Alleanza Nazionale albergano con soddisfazione, anzi collaborano, anzi convivono con soddisfazione i veri liberali che hanno il rispetto del patrimonio altrui, i veri liberali che hanno il rispetto della loro stessa storia, della libertà di tutto e di tutti, sono accolti, eletti e veramente coadiuvati da Alleanza Nazionale i veri liberali che hanno la cultura del sociale. Perché in Alleanza Nazionale hanno trovato ciò che noi non abbiamo mai dovuto inventare, la cultura e l'idealità del sociale, perché con il popolo ci dobbiamo confrontare tutti per tutte le classi che esprime il popolo, non una concezione marxista da un lato e vecchio liberista dall'altro, che vede gruppi e categorie una contro l'altra, ma raggiungere la pace, la costruzione, la civiltà sociale tramite la realizzazione della collaborazione in armonia delle classi sociali. E' tutto questo che è l'affannosa ricerca della pietra filosofale politica di tanti Gruppi noi ce l' abbiamo nei nostri cromosomi dall'inizio della nostra storia ideologica-politica, morale e sociale. Non dobbiamo inventare niente, ecco perché noi possiamo accogliere tutte quelle persone oneste che hanno questa tensione ideale per un vero futuro, gli onesti per la Sardegna nella nazione, nell'Italia. Caro Presidente della Giunta, Palomba, forse per lei o per certi suoi alleati questa è fantasia, è fantapolitica, questa idealità, questa grande tensione che abbiamo noi, che oggi recitiamo nel ruolo di opposizione, che esiste, che continua ad esistere, che è reale, che non può essere disconosciuta anche da una confermata dittatura dell'informazione nei confronti di Alleanza Nazionale. Siamo più ospitali, ma non possiamo essere costantemente oltraggiati nel dire che non esistiamo come opposizione. Il popolo questo l'ha capito, lo capirà e ce ne darà soddisfazione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.-Progr.). Onorevoli colleghi, signor Presidente, con la giornata di ieri ritengo che siamo arrivati all'epilogo di una crisi che se non fosse per le gravissime conseguenze che ha comportato per la nostra Isola sarebbe da scrivere, e sarebbe da scrivere un testo per una commedia tragicomica di sicuro successo. E' inconcepibile ritenere, così come hanno fatto molti esponenti politici nelle televisioni di ieri, dal P.S.d'Az. a Rinnovamento Italiano, ai popolari, che la soluzione trovata per risolvere la crisi a questa nostra Regione era l'unica possibile in questo momento. Non credo che sia così; non credo che non vi potevano essere altre soluzioni alternative, per questo vi è da chiedersi perché sia nata questa crisi e da che cosa sia scaturita. In questi mesi gli atti di accusa a questa Giunta, formulati dalle stesse forze che fanno parte della maggioranza, sono in quest'aula più volte echeggiati, con toni a volte altisonanti e tutti voi chiedevate chiarezza, chiedevate un cambiamento di rotta, ripetevate la necessità di un rispetto più rigoroso degli impegni e dei programmi concordati. Convenivate nella necessità di ridefinire un quadro politico all'altezza della situazione rispetto alla grave situazione economica in cui tutta l'Isola si dibatte.
Era infine necessario dare una risposta politica autorevole al malessere manifestato dai sindacati, dalle associazioni degli imprenditori e dai diversi corpi sociali, dalle diverse categorie, che in un solo coro rivendicavano un governo capace di incidere per dare risposte concrete alle attese del popolo sardo.
Con la soluzione prospettata non solo si mortifica la politica, e con lei le attese di chi ancora crede in questo consesso democratico, ma si condanna il centrosinistra a un'ulteriore agonia. Come si può pensare che senza aver rimosso le cause che hanno determinato questo stato di cose si possa ben governare nei prossimi mesi? Come si può pensare che una Giunta sempre più isolata dal Consiglio e dalla società sia in grado di portare avanti programmi all'altezza della situazione?
Ieri ho ascoltato con molta attenzione le sue brevi considerazioni, signor Presidente, e nel suo breve intervento vi è un passaggio dove dice che "i tempi politici relativi a ciascuna forza non si sono rivelati compatibili con quelli necessari per garantire il raggiungimento di un'intesa". Non condivido nel merito questa sua affermazione, in quanto deve essere chiaro a tutti che i nostri tempi erano da tempo arrivati a maturazione, tanto che per non farli marcire abbiamo dovuto metterli per un discreto periodo in frigorifero. La verità è che ancora una volta si è giocato allo sfascio: continue interdizioni per mantenere le posizioni di potere sino ad oggi raggiunte. Tutto andava bene sino a quando non si è parlato di assetti di Giunta. Ho l'impressione che il detto che il potere logora chi non ce l'ha sarà questa volta clamorosamente smentito. Troppe crisi, troppa litigiosità inconcludente, poco altruismo e interesse per la collettività. Tutti voi concentrati alla difesa dei propri interessi di bottega.
Si va affermando che questa è una Giunta di transizione nell'attesa che i tempi maturino per perseguire, in tempi brevi, un quadro strategico che vada oltre la stessa legislatura. Si tratta certamente di un auspicio e mi auguro che si realizzi. Mi auguro che le forze politiche, soprattutto quelle di sinistra, continuino a dialogare e a confrontarsi, ma questo non vuole certamente dire che come Gruppo consiliare di Rifondazione Comunista alla Regione vi sia la disponibilità a fare da stampella a questo centrosinistra, anzi saremo più intransigenti e più severi. Non ci interessa essere buoni e accondiscendenti perché così domani potremo essere premiati con uno o due assessorati. Alla Sardegna non serve un patto di potere; alla Sardegna serve un patto politico-programmatico capace di incidere per il riscatto della società sarda, un patto politico con tutte quelle forze che attuano nella pratica una volontà di cambiamento. Non basta più rifarsi ai vecchi valori che ognuno si porta dietro per sancire pluralismo, democrazia, pari dignità e unità di intenti, quando poi gli stessi sono riposti nel cassetto quando non fanno più comodo. No, cari colleghi popolari, di Rinnovamento italiano, sardisti e del Patto dei democratici, noi a questo gioco non ci stiamo. Avete giocato sulla pelle dei sardi sino a oggi, ma adesso è ora di finirla. Abbiate il pudore di chiedere scusa i sardi per i danni che avete loro arrecato col vostro comportamento. Abbiate la sensibilità di fare una severa autocritica e il coraggio di cambiare, aprendovi alla società e con lei a quelle forze politiche che ne rappresentano una grande parte, come il nostro partito, il partito della Rifondazione Comunista. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cucca. Ne ha facoltà.
CUCCA (Progr. Fed.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, siamo arrivati all'epilogo, finalmente riusciamo a dare nuovamente un governo alla Sardegna. Mi dispiace, è lo stesso governo che è stato messo in crisi per riuscire a ricomporre una coalizione governativa che probabilmente poteva e doveva risolvere i problemi della Sardegna. Così non è stato, certo non per responsabilità del Gruppo progressista-federativo: per altre forze incoscienti e irresponsabili che fanno parte della coalizione, questo sì, e per qualcuno che voleva raggiungere certi obiettivi. Gli obiettivi forse sono stati raggiunti, non certo per il popolo sardo, non certo per gente come me che rappresenta il popolo nel vero senso della parola. Non siamo qui per cercare poltrone, assolutamente no, siamo qui per tentare di risolvere i problemi della Sardegna: la disoccupazione, creare lavoro, lo sviluppo della Sardegna. C'è gente che pensa ad altro, e sbaglia a parer mio. Questa soluzione a cui noi purtroppo oggi siamo costretti a me non sta bene. Caro Presidente, noi non possiamo continuare in questa direzione; noi abbiamo bisogno di una soluzione, di forze politiche che governino seriamente e che abbiano un obiettivo, quello dello sviluppo e della occupazione per la Sardegna, perché è il dramma maggiore delle famiglie sarde. Questa soluzione è deludente e anche sconcertante, ingiustificabile e non è accettabile, soprattutto. Un obiettivo è stato raggiunto, questo sì, e bisogna dirlo, è stato raggiunto dal Gruppo progressista-federativo, da Federazione democratica, questo sì, l'apertura a Rifondazione Comunista, piaccia o non piaccia al Partito popolare. Lo dichiarino qui se sono ancora contro. Nel 1994, all'atto della formazione della Giunta c'è stata la pregiudiziale nei confronti di Rifondazione: avevano sbagliato allora e continuano a sbagliare oggi. Non è più accettabile questo, si governa con chi ha vinto le elezioni, non con chi ha partecipato perdendo.
Il presidente per noi, caro Presidente, è lei, Federico Palomba, non Gianmario Selis, il quale è stato eletto da tutti quanti ma non rappresenta più tutti quanti, rappresenta una parte del Partito popolare. Questo a me non sta più bene e se l'obiettivo è questo stanno sbagliando gli amici popolari, e me ne dispiace perché ho il massimo del rispetto per le loro azioni e per le loro idee, ma non per il loro comportamento. Quando si governa bisogna essere seri sempre, quindi signor Presidente, lei vada avanti con questa ulteriore esperienza, ma sia ben certo di una cosa, che dopo il congresso, piaccia o non piaccia al Partito popolare, noi governeremo con Rifondazione Comunista e con le forze di sinistra unite. Questo è il risultato che ci hanno fatto ottenere; è poco, però governeremo con la sinistra, almeno siamo sicuri di sapere con chi governiamo e con obiettivi precisi. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (F.I.). Signor Presidente, colleghi, questa, caro presidente Palomba, è la prima volta che nelle sue dichiarazioni programmatiche ha detto la verità. La verità è che non ha detto niente, perché niente sarà ciò che la sua Giunta e lei farete e niente è quello che avete fatto. E quale migliore squadra per non far niente di quella uscente, la cui completa inefficienza è stata già ampiamente collaudata, per alcuni dall'inizio della legislatura, per altri da qualche anno? Lei, Presidente, è sulla buona strada: prima prometteva di far molto e non faceva niente, ora non dichiara niente per non far niente, speriamo che la prossima volta dica di non far niente e faccia qualcosa. E' chiaro che ero indeciso fino a poco tempo fa sulla opportunità di prendere la parola, ma sarò telegrafico. Tuttavia qualche breve considerazione di carattere politico, orientata dalla necessità di una proposta di nuova legislatura e di politica rinnovata, che tenga conto della realtà effettuale, questa volta, e non teorica, e dei bisogni della nostra Isola. Questa crisi non trova solo le sue radici nella ormai consolidata logica di spartizioni di posti e di potere, ma in qualcosa di più profondo e insanabile. Mi sembra inutile parlare di esigenza di rinnovamento tanto l'esigenza è scontata e sentita da tutti, ma rinnovare, caro Presidente, è sempre difficile soprattutto quando si tratta di rinunciare a ideologie che questa fine secolo ha inesorabilmente condannato mettendo da parte con considerazioni di fallimenti programmatici e di teorie politiche ormai finite. Non è facile neanche creare dal nulla o da uno sfascio nuove ideologie, ma la vita, caro Presidente, specialmente quella politica e amministrativa, continua e deve continuare perché questa è la sua natura e la sua specificità. Allora ecco che a questa Assemblea si presenta la necessità impellente di creare un governo efficiente, ma nuovo, come nuova è la realtà storica della Sardegna, come nuova è la realtà della nazione. Ma è facile impostare un nuovo governo? La risposta non è difficile. Questa impostazione è quasi resa impossibile da un sistema elettorale dove ancora si verificano strascichi di adesioni a convinzioni che devono scomparire. Io appartengo a un Gruppo consiliare che queste convinzioni ha distanziato dalle proprie aspirazioni di rinnovamento. Non si fanno naturalmente questioni personali o riferimenti a persone, questo vuole la democrazia, ma non si può non constatare che anche la vera democrazia si libera di quanto intralcia il proprio diritto a procedere in favore dei principi della libertà se questa libertà è stata insidiata o usata come argomento di copertura per fare della politica una occasione di guadagno e di vantaggi personali non risponde al vero il concetto anche filosofico di libertà e di democrazia. I problemi economici della Sardegna e non solo economici per la natura stessa geografica dell'isola sono differenziati da sotto Regione a sotto Regione e come tali vanno studiati e interpretati, per conoscerli ci vuole però la conoscenza immediata e diretta, non basta stare nelle aule di Villa Devoto o nelle aule del palazzo del Consiglio regionale. Premesso questo, io gallurese, rappresentate di parte dell'elettorato del Nord, devo sottolineare che in questi anni la Gallura deve considerarsi a bocca asciutta, non so se sia necessario ricordare l'importanza del volano economico della Gallura e giusto stamattina in un comunicato dell'agenzia giornalistica Italia, che è di 10 righe e mi permetto di annoiarvi, si dice: " E' saltato l'accordo tra la Fimpar e la CIGA per l'assunzione da parte della finanziaria dell'Aga Khan del controllo totalitario della CIGA immobiliare Sardegna S.p.A. e di conseguenza l'abbandono del Gruppo del principe ismaelita dal Master Plan della Costa Smeralda ". Salta quindi per la mancata risposta della Giunta e del Consiglio regionale, anche in seguito all'opposizione delle associazioni ambientaliste e dei verdi, un investimento turistico di 2900 miliardi nell'arco di 25 anni. Grazie anche per questo a nome dei galluresi. Ora per concludere, Presidente, mi permetto di darle un consiglio per il futuro, questo consiglio parte dalle considerazioni che in queste difficili ed estenuanti trattative, Presidente, lei si è dovuto confrontare con Gruppi e Partiti che hanno dimostrato un unico minimo comune denominatore, l'appetito; minimo denominatore e massima fame, questo languore è determinato per alcuni dal digiuno storico che stava quasi per diventare anoressia, e qua abbiamo diversi medici, se si rimane per molto tempo senza mangiare, caro Ribelle, si rischia di diventare anoressici, questa volta ti hanno quasi fatto mettere il bavaglino per invitarvi a tavola e poi vi hanno rispedito a casa, per altri invece l'appetito è dovuto alle continue abbuffate, infatti onorevole Busonera, lei me ne darà atto, come dietologa, che chi mangia spesso e molto ha sempre bisogno di mangiare sempre di più. Questo è il caso degli altri Partiti. Quindi lei, caro Presidente, si dovrebbe allenare a districarsi tra pirañha, diciamo, e quindi la prossima volta dovrebbe allenarsi e la palestra non è sicuramente questo Consiglio. Quando lei riuscirà ad immergersi in un acquario di pescecani e ad uscirne indenne, riuscirà a fare una Giunta che durerà una legislatura. Grazie. PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, è vero, nel dibattito c'è per quanto è possibile l'alternanza, è pur vero che sono iscritti a parlare molti più esponenti dell'opposizione, in questo caso del Polo, rispetto agli esponenti della maggioranza, però dobbiamo anche far notare che sino a questo momento gli unici esponenti della maggioranza che hanno parlato sono tutti del P.D.S., invece strano che ancora non abbiano parlato altri esponenti di quel centro cespuglioso di cui tanto si parla, perché avremmo voluto sapere da loro cosa ne pensano di tutto quello che è successo in questi ultimi mesi. E' vero che qualcuno di questi parlerà più tardi, vedendo l'elenco degli iscritti a parlare vedo che molti di questi sono contemplati tra i Capigruppo ma non mi risulta che Capigruppo siano, pertanto non capisco come mai costoro siano stati messi nell'elenco vicino ai Capigruppo reali. Anche su questo cerchiamo, signori miei, di fare chiarezza perché io oggi per poter dire qualche cosa, avrei veramente voluto sentire questi signori, molti dei quali si sono vantati, forse per comparire sulla stampa e nelle televisioni con tanto di belle fotografie, si sono vantati che avrebbero votato una Giunta Palomba, qualunque essa fosse, per esempio, solamente se fossero stati risolti i problemi del sassarese, ma poiché non è stato presentato nessun programma e perché eventualmente dobbiamo andare a rifarci al programma presentato nell'ottobre-novembre 1996, e visto che in quel programma dei problemi del sassarese non si parla assolutamente, vorrei sapere da questi illustri colleghi come voteranno. L'avrei voluto però sapere prima perché è molto facile andare sui mass media e dire queste cose, poi bisogna vedere esattamente se nella concretezza queste persone, questi colleghi, si comportano di conseguenza. Dette queste piccole brevi considerazioni iniziali, credo che ognuno di noi in questo momento abbia una certa difficoltà nel prendere la parola in quest'Aula dopo che un fatto nuovo e per certi versi anomalo si è venuto a creare, infatti che cosa dovremo dire se non ripetere le cose che abbiamo detto anni fa, nella prima, nella seconda, nella terza, nella quarta crisi, su che cosa eventualmente dobbiamo discutere di cui non abbiamo già lungamente discusso. Dovremmo dire solo che è una vergogna, che dovete andare via, che la farsa continua, eccetera, ma non credo che questo basti. Lei, onorevole Presidente, presentandosi qui ieri sera ha in pratica detto a noi e ai sardi: "Scusatemi mi sono sbagliato, la Giunta quater, sfiduciata dalla sua stessa maggioranza, può continuare ad operare, i quattro mesi e le 48 ore di tempo perso possono essere considerati come delle ferie un po' lunghe"; questo in pratica è successo. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi della maggioranza, tutto questo non è serio, almeno questo dobbiamo dirvelo, si metta pertanto ognuno di noi nelle vesti di un qualsiasi cittadino di Sardegna e facciamo a noi stessi la più semplice delle domande che lo stesso cittadino sardo ci sta ponendo in queste ore, perché poi questo è importante, non quello che ci diciamo qui all'interno e che resta qui e serve eventualmente agli atti: che cosa stanno combinando alla Regione? Credo che in questi giorni girando tra le genti queste domande ce le hanno poste, sicuramente se le stanno mettendo principalmente ieri sera, dopo che con un fatto tutto teatrale è stata riproposta in toto la Giunta votata tra l'ottobre e il novembre 1996. E noi consiglieri regionali a questo cittadino sardo che aspetta risposte certe che cosa dovremmo rispondere per pacificarlo o per spronarlo a pazientare? Dovremmo forse dirgli che si sta cercando di allargare la maggioranza, che non c'è stato il tempo, che ancora fra le forze dell'Ulivo sardo e dei suoi cespugli c'è qualche problema, che si continua pertanto a trattare tenendo ancora aperto un tavolo? Dovremmo dire questo e dovremmo dire altro, che nelle more di questa lunga trattativa finzione si può clonare la Giunta precedente affinché si possa dire che la Sardegna ha un governo? Dovremmo dire queste cose, ma non sarebbe, ripeto, semplice. Credete voi, crediamo noi che questo cittadino sardo sia così, passatemi il termine, fesso, da bere una simile fandonia? Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, i sardi da un po' di tempo non hanno più l'anello al naso, qualcuno lo mette perché ormai è di moda, forse vuole tornare indietro, e qualcuno ha tolto per fortuna nostra, in molti hanno tolto anche quella benda e stanno perdendo la pazienza e sono sempre schifati di una maggioranza che, nata nel 1994, con toni trionfalistici, con programmi avventuristici, ma che però ha collezionato ben quattro crisi con la perdita netta, se dovessimo fare i conti, di oltre un anno di attività legislativa. Perché questa è la verità sacrosanta. Onorevole Presidente, potrei dire tante cose che sono state dette oggi da illustri colleghi consiglieri, ma vorrei fare un piccolo passo indietro e ricordare come sono state etichettate le quattro giunte precedenti. Ricordiamo la prima Giunta fu chiamata la Giunta del Presidente, formata da esterni, libera si diceva dalle imposizioni dei partiti; successivamente ci fu una Giunta con un nome strano: la Giunta dei partiti, o dei Gruppi, istituzionale, eccetera. Cioè i partiti si riappropriavano delle loro prerogative, non le avevano mai perse, però almeno c'era la finzione di aver lasciato al Presidente la scelta degli assessori, e facevano quindi valere direttamente le loro scelte. La terza Giunta quella che in pratica non è mai nata, quella che è abortita, quella che io ho chiamato la Giunta dell'orgoglio e della libertà; dell'orgoglio suo, signor Presidente, e della libertà sua perché lei in quel momento cercò di riappropriarsi per un attimo delle sue prerogative e si presentò in quest'Aula con una Giunta non concordata, Giunta dalla quale i partiti di maggioranza presero subito le distanze. Queste cose sicuramente non le abbiamo dimenticate, così come non abbiamo dimenticato gli infamanti epiteti per lei e per gli assessori designati. Quello, onorevole Presidente, glielo dico con il massimo garbo, doveva essere il momento del suo rientro tra i banchi del Consiglio, per rappresentare dai banchi del Consiglio le necessità delle categorie più a rischio della nostra Isola, come lei stesso in un certo momento affermò. Invece, l'essersi forse troppo calato nella funzione del predestinato le fece perdere una occasione unica che sicuramente i sardi avrebbero apprezzato. La quarta Giunta, che sarà sicuramente ricordata come la Giunta del fogliettino, lei non poté iniziare la lettura delle sue dichiarazioni programmatiche finché un onorevole consigliere, forse in modo maldestro, non le porse un fogliettino con tutti o con qualche nome ancora mancante nell'elenco dei componenti la sua Giunta, secondo i desiderata dei partiti e dei Gruppi. Per arrivare a ieri sera e diremo non alla quinta Giunta, ma alla Giunta quattro bis che sicuramente sarà ricordata, per dare nomi e cognomi ad ognuna, come la Giunta della fotocopia, o meglio per usare un termine più moderno la Giunta clonata. Ma, ahimè, noi sappiamo, l'abbiamo letto, che un essere clonato porta in sé tutti i caratteri che quell'individuo ha al momento della clonazione e, pertanto, avrà sicuramente questa Giunta insito il gene del fallimento che contrassegnò la Giunta medesima. Quindi pur comprendendo dalle sue stesse dichiarazioni che dovrebbe o potrebbe questa Giunta essere a termine, ma non sapendo ad oggi quanto realmente resterà in carica, credo quindi che niente di buono si prospetti all'orizzonte della Sardegna. E poi lei, onorevole Presidente, in questa Giunta, con questa Giunta, con questi assessori dovrà coabitare, con assessori consiglieri, lasciamo gli esterni, che non sono tra quei ventinove voti che l'hanno eletta a Presidente della Giunta regionale. Dovrà coabitare, dovrà collaborare con assessori consiglieri che hanno, l'altro giorno, votato contro la richiesta di proroga di quarantotto ore. Quindi in questa situazione immaginiamoci, onorevole Presidente, come potrà lei con serenità lavorare con questi suoi collaboratori che non le hanno dato fiducia. Onorevole Presidente, io credo che con una situazione economica grave, con un tasso di disoccupazione tra i più alti d'Italia, con servizi carenti, la Sardegna avrebbe realmente la necessità di un esecutivo valido, di spessore, cosa che però l'attuale Ulivo sardo e le forze centriste che le fanno da scendiletto e che nel settembre 1994 fecero, per quella legge elettorale che è stata ricordata, una scelta di sinistra, scelta confermata in questi giorni, basta leggere le dichiarazioni di questi signori, anche se un giorno dicono una cosa e un giorno ne dicono un' altra, confermata dalle dichiarazioni che sono state fatte in questo periodo. Quindi dicevo esecutivo che l'attuale Ulivo non può mettere in campo. Da tutto questo, onorevoli colleghi, è discesa da parte di qualcuno e anche dal sottoscritto la richiesta di scioglimento anticipato del Consiglio regionale, per il clamoroso fallimento dell'Ulivo sardo che, con la sua presenza in Giunta, aggrava le già drammatiche condizioni economiche e sociali della nostra Isola. Ma invece ieri sera si è trovato questo sotterfugio per sfuggire alle vostre responsabilità, scaricando sull'incolpevole popolo sardo tutte le vostre difficoltà che si sono appalesate prepotentemente non sui programmi, tant'è che in questa discussione che c'è stata in questi giorni io non ho mai sentito parlare di programmi, anzi, un esponente dei diniani disse al TG 3 sardo, se non sbaglio del 27 di luglio "siamo soddisfatti, sul programma hanno accettato tutte le nostre richieste". Quindi andava tutto bene dalle richieste che faceva Rifondazione alle richieste che faceva il Gruppo Dini; quindi non si sono appalesate responsabilità sui programmi, di questo non si è parlato assolutamente, oppure tutto andava bene, l'interessante è che venisse scritta qualche cosa, ma bisogna ricordarlo sulla spartizione degli assessorati che ha interessato tutti, nuovi e vecchi, rinnovatori o no, tutti quanti in nome eventualmente della visibilità. Ma era chiaro che aumentando i commensali e restando fermo il numero dei coperti la quadratura del cerchio era impossibile, quindi in attesa di una futura quadratura si è reputato più igienico mantenere l'esistente. Io feci un comunicato, direi provocatorio, invitando a voler cambiare il nostro Statuto, portando eventualmente da dodici a quarantuno gli assessorati, ma tutti assessorati di spessore, e forse si potrebbe governare la Sardegna. Quindi si è voluto mantenere l'esistente, si salva così quella pari dignità invocata da qualcuno, quella visibilità richiesta da altri, quella rappresentatività delle istanze dei sardi reclamata da altri ancora. Perché questo alla fine è il risultato, mantenere l'esistente per mantenere gli assessorati che ognuno aveva. Ma i sardi, amici miei, prima o poi presenteranno il conto a questa maggioranza più o meno allargata. E per concludere un appello al Polo delle libertà, a coloro i quali guardano al centro destra; dico a tutti noi: abbandoniamo idee di unioni strane, incomprensibili e irrealizzabili, prepariamoci a costruire giorno per giorno e con l'azione e ascoltando i desiderata delle nostre popolazioni, la nostra rimonta in nome dell'alternanza. Pazientiamo, la scadenza elettorale normale non è poi così lontana.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare il consigliere Busonera. Ne ha facoltà.
BUSONERA (Progr. Fed.). Colleghi del Consiglio, quando entrammo in questo Consiglio, tre anni fa, e la maggior parte di noi lo faceva per la prima volta, eravamo convinti di essere portatori di una nuova stagione della politica. A ridosso della rivoluzione creata dal tangentopoli, con i partiti in piena bufera, una vecchia classe politica messa all'indice, parlavamo di etica della politica e di questione morale. Molti di noi erano davvero convinti che la stagione delle riforme sarebbe iniziata. Il travaglio di questa legislatura sta dimostrando che il vecchio è duro a morire, che la politica del fare e del non fare è in pieno scontro; il discrimine tra coloro che vogliono cambiare davvero e coloro a cui è indispensabile una classe politica imbelle e soggiogata è in piena attuazione. Questa crisi che si conclude oggi con la riconferma della Giunta precedente, è un po' il termometro di questo travaglio. E' sicuramente la denuncia di un conflitto dei partiti e nei partiti che non si è ancora concluso; è sicuramente la denuncia di un tentativo di distruggere un progetto politico di cui noi eravamo antesignani; il progetto politico della costruzione di un centro sinistra capace di dare risposte alle mutate esigenze della nostra società; alle nuove sfide dell'economia, della globalizzazione e dell'Europa. Un centro sinistra che doveva costruire una nuova cultura dello sviluppo sardo basata non più su logiche assistenzialistiche ma sulla capacità e sulla volontà dei sardi di costruire autonomamente il proprio futuro. Colleghi, questo progetto politico rischia di naufragare, sommerso dal riemergere di logiche che con tutto ciò non hanno niente a che vedere. In questi tre anni stiamo assistendo a un progressivo logoramento delle finalità per cui si era costruita questa maggioranza. Gli appetiti di molti hanno avuto il sopravvento, su chi, come noi, si era predisposto a perseguire e a realizzare il cambiamento di questa Regione. Sicuramente la crisi ancora in atto in molti partiti, sicuramente l'anomalia di questa nostra legge elettorale stanno alla base di questo progressivo imbarbarimento della politica a cui stiamo oggi assistendo. Ma io aggiungo che anche l'abolizione della legge sull'incompatibilità è stata una causa non piccola che ha dato libero sfogo alle logiche di coloro che utilizzano la politica per coltivare pezzi di potere a loro uso e consumo. Dico questo perché, colleghi, non riesco a nascondere l'amarezza che la conclusione di questa crisi sta causando a me, ma anche a tutto il Gruppo progressista, che ha tentato in questi giorni, in questi mesi, con assoluto senso di responsabilità, di arrivare a una conclusione diversa da questa. Tutte le strade praticabili e praticate sono state sbarrate da veti che hanno trovato motivazione non certo nella praticabilità e percorribilità del progetto politico ma nelle logiche meno nobili degli assetti di Giunta, della visibilità politica e personale. Di fronte a ciò credo che sia urgente che tutti noi, con grande senso di responsabilità e con la dignità che deriva dal nostro ruolo, ripensiamo alla necessità di moralizzare la vita politica; la società ci osserva e ci giudica tutti indistintamente e spesso ci imita. Dobbiamo evitare che si rivitalizzi nella nostra società il lassismo morale e la logica piccolo affaristica di nota memoria. Questa terra non crescerà se non avremo il coraggio dell'autocritica e il senso di responsabilità che chi è mandato a governare deve avere. Ritengo necessario, per fare questo, non proporre lo scioglimento del Consiglio; questo favorirebbe solo chi di questa Regione si vuole appropriare e non certamente per fini nobili ma recuperare il senso di responsabilità, il valore del progetto di centro sinistra col pieno coinvolgimento della sinistra tutta, e lavorare per dare risposte a questa Regione che da troppi anni, e non solo da oggi, attende. Ai colleghi della maggioranza voglio dire che è urgente riprendere, da qui in poi, il percorso che abbiamo iniziato insieme e concludere questa legislatura mettendo a segno, se non possiamo realizzare completamente il programma, almeno quelle cose essenziali, come la riforma elettorale, come la riforma della Regione e della burocrazia, che siano in grado di realizzare quella svolta e quel rinnovamento per il quale c'eravamo candidati.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente della Giunta, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, con l'amico Locci, di cui condivido da lunghi anni la militanza in questo partito e in questo movimento (ci conosciamo da bambini, praticamente), ci siamo trovati a ragionare più di una volta del senso che ha avuto per noi questa esperienza in questo triennio in Consiglio regionale, di ciò che abbiamo imparato, di ciò che avremmo dovuto e potuto fare in questo Consiglio per la nostra crescita personale e per quanto riguarda il nostro dovere di contributo all'attività dell'Assemblea e al benessere del popolo sardo. E purtroppo abbiamo dovuto concludere ragionando di ciò che non siamo riusciti a realizzare. Questo Consiglio, ma credo e ve lo siate chiesti tutti, che cosa ci ha insegnato? Ci ha insegnato soltanto, arrivati a questo punto, che è possibile giustificare tutto pur di mantenere il potere. Cioè siamo ritornati al vecchio detto che il fine giustifica i mezzi? Ma io credo che sia veramente una conclusione miserevole. Non è certo questo il senso di una militanza che dura da una vita, per me e per il collega Locci, signor Presidente. Per fortuna io dico che grazie ai valori e agli ideali che ci hanno sostenuto in momenti difficili, in momenti nei quali noi abbiamo anche sofferto per questo partito, noi possiamo ancora coltivare e continuare a sperare e a coltivare questi ideali che ci hanno sostenuto nella battaglia politica fin dalla giovane età. Certo non grazie all'esempio che abbiamo visto qua dentro. Noi siamo stati certamente ingiustamente accomunati in un giudizio negativo, parlo noi di A.N., per colpe che sono soprattutto della manchevolezza della Giunta ma talvolta anche di alleati che non si sono sempre dimostrati all'altezza della situazione, parlo di singoli casi, certamente. Noi come alleati siamo certamente alleati scomodi, lo sappiamo, però siamo anche persone, lo ripeto, che nella vita hanno saputo soffrire per la propria attività politica, per i propri ideali. Ci siamo temprati con la lealtà e con l'onestà; cose che sembrano scomparse dalla scena politica ma che sono apprezzate qua dentro senz'altro, spero, io che sono una persona positiva, dalla maggioranza dei colleghi, ma senz'altro dalla maggioranza della popolazione sarda. Siamo alleati scomodi e ce lo diciamo da soli, ma della nostra lealtà e onestà, ce lo diciamo sempre da soli, ce lo perdonerete il fatto che ce lo diciamo, ce ne vantiamo, abbiamo fatto motivo di vita, motivo importante di finalità anche del senso da dare alla politica. E questo che noi ci attendiamo che facciano anche coloro che intendono percorrere con noi il cammino politico del Polo delle libertà. Da oggi ci attendono due anni di battaglie politiche dove la coerenza e la credibilità saranno alla base dei futuri successi, checché ne pensi il presidente Palomba, che nelle sue brevi dichiarazioni dice di voler gettare le basi per un allargamento della maggioranza per il fine legislatura e per la prossima, noi abbiamo qualcosa da dire al riguardo, e credo che di questa coerenza e credibilità, che saranno alla base del nostro futuro successo politico, dobbiamo avere tutti una consapevolezza, coloro che a questo successo vogliono contribuire.
Allora, una vita di attività politica operando per il cambiamento e poi ricambiata con un'esperienza deprimente. Certo, quello che abbiamo visto qua dentro, la nascita del Palomba fotocopia, come è stato ribattezzato, è senz'altro scandaloso per coloro che in Sardegna soffrono: per i disoccupati, per gli agricoltori e per i minatori, per i sindacati, che sono scesi anche in piazza e sono i vostri alleati naturali sulla scena politica, ma anche - e questo è ancora più grave - per categorie fino ad oggi considerate privilegiate (in Sardegna si lamentano i professionisti, è una cosa che non si era mai vista prima). In tre anni non siamo stati capaci di trovare soluzione a uno dei grandi problemi che si dovevano affrontare e per le cui realizzazioni, io ricordo i proclami dei primi governi Palomba, ci si erano date anche delle scadenze: parlo della riforma degli enti, delle privatizzazioni, della riforma della gestione delle acque, dei trasporti, e potrei continuare per chissà quanto. Di fronte a una situazione di marasma, di morte della politica, c'è stato secondo me un solo anelito di dignità, ed è stato quello che ha dato l'unico assessore che ha dimostrato serietà dimettendosi, parlo dell'assessore Farina che ha abbandonato questa maggioranza inconcludente.
Avete perso tempo a brigare e a spartire queste spoglie sempre più misere della nostra Isola; avete decretato un degrado delle istituzioni che io, nella mia pur lunga esperienza di osservatore e di attivista politica, non ho mai osservato e di cui non ricordo simili esperienze. La gente, e non so darle torto, ci deride tutti quanti, tutti, maggioranza e opposizione, ma la colpa, signor Presidente, lei lo sa, fondamentalmente non è da dividersi in parti uguagli fra tutti, e credo che lei di colpe in questo senso ne abbia un tantino più di tutti gli altri.
I miei colleghi medici si lamentano per le sorti della sanità, Presidente. Abbiamo visto di tutto nella sanità in Sardegna: abbiamo visto primari nominati per decreto legge, abbiamo visto manager nominati in maniera a dir poco pilotata secondo interessi di gruppi e di sottogruppi di partiti; abbiamo visto ritardi scandalosi rispetto alle altre regioni per quanto riguarda il varo del piano sanitario regionale, che ancora attendiamo per poter parlare seriamente di programmazione della sanità; abbiamo visto donne che partoriscono per strada, reparti di chirurgia, come quello di Iglesias, che in questi giorni sono chiusi per ferie, perché il personale non riusciva ad andare in ferie, siamo arrivati per questo a chiudere reparti di ospedali. Vergogna! Riusciamo ancora a vergognarci, per fortuna, di fronte a tanti esempi di degrado. Abbiamo visto manager portati dal continente per governare la sanità sarda andarsene dopo otto mesi, dopo che non hanno fatto altro di concreto in questi mesi che ritirarsi stipendi profumati e abbandonarci a noi stessi; abbiamo visto proliferare il numero dei medici disoccupati per il fatto che in questi anni fino a poco tempo fa in Sardegna, contrariamente alle altre regioni, non si era provveduto a far partire i corsi di formazione specifica in medicina generale. Noi ci domandiamo, il popolo si domanda se nessuno pagherà per tutto questo, almeno in termini politici. Signor Presidente, dopo due mesi e quarantott'ore, come ha detto il mio presidente di Gruppo in un documento che ha mandato alla stampa, lei non ha partorito un governo, lei, in termini medici, ha abortito. E la causa di tutto questo, e stiamo in tema di sanità, perché abbiamo visto scandali per la malattia della mucca pazza, abbiamo visto nascere problemi per la pecora pazza, non vorrei, signor Presidente, che qualcuno fosse ammalato di "haddimene". In sardo "su haddimene" indica la malattia di Hans Christian Jacobaeus. Quindi io mi chiedo se non le passa per l'anticamera del cervello che lei deve assumersi delle responsabilità, perché qualcuno dovrà farle capire che la differenza fra politici e politicanti è una differenza sottile però importante, perché è un discrimine tra chi fa qualcosa di positivo per il popolo che pretende di amministrare e chi fa soltanto qualcosa al fine delle proprie soddisfazioni personali, del proprio orgoglio, del mantenimento di cariche o della propria rielezione, e chi invece opera per il bene comune, e talvolta per questo bene comune ha la capacità di mettersi da parte. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (Progr. Fed.). Signor Presidente, bisogna ammettere pacatamente che stiamo facendo un dibattito che può apparire strano anche a noi, perché questa doveva essere un'occasione per confrontare le diverse opinioni tra le forze politiche di maggioranza e quelle della opposizione. Invece il ragionamento non si sta proponendo in questi termini. Sta avvenendo, ed è già avvenuto sin qui, che tra le forze dell'opposizione si è aperto un confronto sulla prospettiva del governo della Sardegna, che parte certamente dalla situazione nella quale siamo e dalla riproposizione della vecchia Giunta, però apre un tema che deve essere ulteriormente sviluppato, e il contributo che daranno i colleghi Capigruppo questo pomeriggio sarà senz'altro utile per riconfermare e chiarire qual è la prospettiva del governo di questa Regione. Noi progressisti-federativi, ma anche le forze della maggioranza, abbiamo respinto richieste avanzate in questi giorni per alterare i rapporti tra maggioranza e opposizione in questo Consiglio. C'è in Sardegna, e quindi anche tra di noi in questi banchi, un fermento che va esaminato, perché la funzione istituzionale del Consiglio regionale ci impone di fare questo. Noi avevamo detto che eravamo contrari al governo istituzionale; colleghi di Forza Italia, attraverso la stampa, lo hanno proposto. Io apprezzo le forze politiche che dicono: occorre misurare programmi, verificare convergenze programmatiche ed evitare scorciatoie o alleanze strane. Io sono perfettamente d'accordo: noi siamo il centrosinistra alternativo al centrodestra, con tutti i limiti che qui sono presenti, non spetta a me nasconderli. Poi, personalmente non sono portato a nascondere le difficoltà perché è difficile nasconderle, sono sotto gli occhi di tutti, allora affrontiamole per quello che sono. Noi abbiamo bisogno di superare le contraddizioni che sono presenti, e le contraddizioni possono essere superate solo con la chiarezza estrema della alternatività programmatica. Io penso che il centrodestra sia legittimato oggi a proporsi come forza di governo, ma lo deve fare attraverso un successo elettorale. E noi centro sinistra abbiamo il compito democratico di proporci per vincere le elezioni, altre soluzioni pasticciate non possono essere accettate. Questo lo dico perché in quest'Aula purtroppo stiamo sottovalutando oppure lo stiamo affrontando, a mio giudizio, non con l'impegno che la situazione impone, ma stiamo sottovalutando l'attacco sistematico, giornaliero, continuo al Consiglio regionale, questo lo dico di più per i colleghi del centro e del centrodestra, è un attacco chiaramente mirato al centrosinistra ma ha l'obiettivo di colpire oggi le forze di centro e di centrodestra, perché pur confermando la totale divergenza tra il centrosinistra e il centrodestra, anche in questa occasione, penso che le persone oneste tante, molte, moltissime, presenti in questo Consiglio regionale, non possono e non potranno accettare che alla Regione altri violi le leggi per favorire un imprenditore, non può essere proposto a nessuno e tanto meno può essere proposto tramite giornali in quest'Aula, Arbatax 2000 è fallita perché non aveva risorse economiche, non si possono accettare e introdurre forzature su quel piano, e io sono convinto che i colleghi del centrodestra concordano con me, non si può regalare il danaro della Sardegna a imprenditori che non riescono neanche a pagare il furgone che gli porta i mattoni per costruire la capanna del cane. Allora noi non possiamo accettare che ci sia tutti i giorni un attacco continuo al Consiglio perché attraverso questo attacco si pensa e si spera di poter pagare i conti in banca. Non va bene. Non va accettata questa impostazione perché è una impostazione contro l'istituzione e allora noi dobbiamo dimostrare di avere orgoglio istituzionale, io capisco, anche quando non condivido interventi, l'origine dell'intervento, forze politiche che hanno radici nella società sarda, e che si pongono questo problema del ruolo e della funzione dei partiti e mi fa piacere quando se ne parla usando il termine della democrazia per non asservirle ad un potere esterno al Consiglio, potere chiaro, presente, visibile, giornali, televisioni, i debiti li paghi chi li ha fatti. Noi questo dobbiamo fare e allora abbiamo bisogno di questa chiarezza, di una chiarezza programmatica e di un programma alternativo tra di noi perché dobbiamo far fronte anche a questo, c'è nel passato nostro, anche in quello sardo, presente, una vita vissuta di forze che hanno ottenuto il consenso a basso prezzo, questo lo dobbiamo impedire, e badate, non lo impediamo attraverso il Comitato di liberazione regionale, il partigiano bianco Fantola sa che il nemico arriva dal mare e infatti lo vedo abbastanza abbronzato, noi dobbiamo comprendere che si tratta di un'altra operazione. Lui dice: solo e bene accompagnato. Io aggiungo: ama il prossimo tuo come ami te stesso. Quindi solo e bene accompagnato in quanto solo, perché le compagnie che si stanno avvicinando sono davvero brutte compagnie. Allora noi dobbiamo procedere con la politica sapendo che siamo andati ad una proposta che non è quella che tutte le forze politiche della maggioranza hanno indicato nella fase iniziale del confronto, sappiamo perché siamo gente che ha fatto politica, che si possono trovare situazioni difficili come quella che abbiamo trovato questi giorni e ci stiamo facendo responsabilmente e unitariamente carico della soluzione perché, caro Locci, noi siamo centrosinistra in Sardegna che ha tradizione forte, se in Calabria il centrodestra avesse avuto la stessa capacità e forza politica e programmatica cosi come abbiamo dimostrato noi, non ci sarebbe lo sbando e il possibile scioglimento del Consiglio o peggio una soluzione che a me non convince. Allora è possibile trovare riferimenti, quello è un riferimento. Noi abbiamo proposto una soluzione che in questo momento è quella che può rispondere alla riflessione che è in atto, riavvia un processo e un confronto e soprattutto dà la possibilità alle forze di sinistra di misurarsi unitariamente con le forze democratiche del centro per superare le difficoltà di impostazione programmatica e politica che sin qui si erano manifestate e va quindi apprezzato il ragionamento programmatico che i compagni di Rifondazione Comunista hanno fatto al tavolo della trattativa e va apprezzato lo sforzo del centro che sta con la sinistra che ha dato indicazioni programmatiche che mettono al centro la questione sociale del lavoro e dà la risposta alle povertà vecchie e nuove che sono presenti in Sardegna e per chi ha sensibilità e militanza noi sappiamo che le due culture tradizionali, quella cattolica e quella socialista, hanno riferimenti sociali che sono simili e uguali, che vivono nello stesso quartiere, nella stessa stanza e nello stesso ambiente e che le possiamo rappresentare senza alterare la possibilità che vi è di sviluppare un ragionamento unitario a sinistra per un Ulivo nuovo e non solo per un Ulivo nuovo perché siamo in Sardegna e ci sono le forze sardiste con le quali occorre sempre tenere il confronto alto. Ho apprezzato moltissimo il documento delle segreterie regionali del P.D.S., di Federazione Democratica e di Rifondazione Comunista perché pongono proprio questa questione alla riflessione del centro e dei compagni e amici popolari. Continuiamo a ragionare, e non solo popolari ma sardisti, diniani, continuiamo a ragionare su questa strada per arrivare appunto alla sintesi unitaria e arrivarci rapidamente.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SELIS
(Segue CUGINI.) Occorre dare lo spazio giusto alla politica e questo spazio noi lo rivendichiamo perché pensiamo che occorra procedere sulla linea della convergenza, che non si debba interrompere il processo, è la risposta che oggi viene data, con tutti i limiti e le contraddizioni che sono presenti e che gli amici che sono intervenuti hanno anche evidenziato ma non interrompe quel confronto che positivamente si è aperto. E' chiaro, dobbiamo dirlo adesso, il tema della riforma elettorale tornerà in questi giorni al confronto tra di noi ed è su quel tema, cari colleghi dell'opposizione, che ci dobbiamo misurare, non sugli assetti di governo, su quel tema, perché quello è un tema dell'Aula ed è giusto che la maggioranza si presenti con un'indicazione, con un'idea da portare al confronto con le forze oggi di opposizione, perché dobbiamo da lì far nascere un nuovo livello di partecipazione alle decisioni istituzionali della Sardegna ed è lì che si realizza appunto il confronto tra le diverse opzioni e tra le diverse indicazioni per quanto riguarda gli assetti futuri. Allora confermando che la proposta che lei, Presidente, ha avanzato avrà il mio voto favorevole, le richiedo e le chiedo di andare avanti serenamente su quella strada, di non accettare le provocazioni, anche quelle personali che possono arrivare, perché c'è una iniziativa molto insidiosa che punta a far perdere la pazienza anche ai singoli. E noi in quest'Aula dobbiamo dire che non si vive bene con la scorta. E per chi ha fatto una esperienza di questo tipo, che non è da augurare a nessuno, su questi argomenti non si deve scherzare perché stiamo parlando di uomini, donne, istituzioni; quindi occorre avere un rispetto alto, comprendere quello che sta avvenendo oggi in Sardegna, il salto di qualità che avviene anche sul terreno della democrazia e quindi dobbiamo guardare con molta attenzione a questi processi. Allora continuiamo anche su queste questioni il confronto perché di questo abbiamo bisogno in questo momento e ne abbiamo bisogno tutti assieme, maggioranza e opposizione, per impedire che avvenga in Sardegna ciò che le forze politiche hanno sempre tentato di impedire quando avevano chiaro l'obiettivo che l'avversario proponeva; l'obiettivo che oggi c'è in Sardegna è quello di una Regione senza regole asservita, non come si dice ad un progetto industriale, magari fossimo di fronte ad un progetto industriale, magari fossimo di fronte ad un progetto di sviluppo, no, asservita per far fronte ai debiti che sono stati fatti per mania di potere, per incapacità di governo economico delle aziende che si hanno in proprietà, ecco l'obiettivo è di scaricare su di noi queste difficoltà e queste incapacità imprenditoriali. Noi su questi argomenti non abbiamo nessuna paura di confrontarci, però siamo uomini che vivono democraticamente e la paura è un sentimento che abbiamo anche noi e, quindi, abbiamo bisogno di una solidarietà che si manifesti concretamente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.
MARTEDDU (Popolari). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghi, francamente ho la sensazione come si dice oggi spesso e si scrive anche nella letteratura e nella cultura cattolica, ho l'impressione di svolgere un dialogo con un bambino mai nato, cioè un dialogo virtuale nel senso che c'è imbarazzo politico di fronte ad un discorso e ad una presentazione della proposta da parte del Presidente Palomba molto onesta, oggettiva, realistica, debbo dire, e dall'altra l'esigenza che avvertiamo di non interrompere il dibattito politico, il dialogo politico all'interno del Consiglio, non solo all'interno delle forze del centro e della sinistra, ma all'interno dell'intero Consiglio. Dicevo di una presentazione molto onesta, molto realistica, mancavano onorevole Palomba gli scongiuri napoletani, perché leggo già stamattina che alcuni organi di stampa ne preannunciano la morte per gennaio. Io non so questa data così perentoria, non sono neanche le Idi di marzo, come è stata individuata, una sorta di cronaca di una morte annunciata. E volevo dire, quando presiedeva Zucca, si parva licet componere magnis, chiedendo scusa a Marquez, ma per l'accostamento a qualche pennivendolo locale che interviene sempre in maniera così perentoria, dissacrante del Consiglio regionale, della politica regionale, e che individua nascite e morti di giunta, di politici, di istituzioni e che è frutto, anche io concordo molto con l'onorevole Ghirra, è frutto di quel circolo non virtuoso ma perverso che esiste tra l'informazione salottiera sarda, l'informazione da cortile, laicamente ma semi parrocchiale, e la politica. Io non credo a queste date che vengono indicate, io credo allo sviluppo delle cose che ci diciamo, delle scelte che facciamo, delle convinzioni che abbiamo. E quindi dicevo che la presentazione della Giunta è stata contrassegnata da molto realismo e da molta asciuttezza, con riferimento anche alle procedure parlamentari che a noi non consentono un rinvio burocratico alle Camere, ma che comunque impongono al Consiglio regionale una riflessione seppure nella presentazione della stessa Giunta. Il Presidente sostanzialmente, mi è parso di capire, chiede un voto tecnico per la Giunta che consenta la transizione, che consenta la riflessione, che consenta alle forze politiche che stanno discutendo, oggi e da mesi, la formazione del governo regionale di poter mettere insieme le proprie compatibilità non solo temporali, ma le compatibilità politiche, io spero programmatiche, per dare alla legislatura seppur nella parte finale di essa una svolta nelle politiche di governo, una svolta nelle politiche legislative, una svolta al progetto di centro sinistra. Questo io intendo, questo io ho inteso e credo che su questa strada possiamo avviare o continuare il nostro dibattito. Certo il problema me lo pongo, transizione ma verso dove, verso quale approdo; io non mi soffermo oggi nel dare giudizi sul passato perché tutto quello che c'era da dire, e debbo dire sul passato politico, sul passato dei governi della Regione, perché tutto quello che c'è stato da dire l'abbiamo detto, è stato espresso, sono state espresse e manifestate volontà. Debbo solo sottolineare ancora stamattina, anche a seguito di alcuni interventi, che la lettura della crisi della Giunta e della politica che abbiamo dato qualche tempo fa rimane lì ferma, non ha avuto alcun motivo diverso per poterla cambiare. Questa che viene presentata io la configuro, come lo stesso Presidente ha detto, una Giunta di transizione; poteva essere configurata come una Giunta tecnica e quindi non accompagnata da un programma, per cui sarebbero anche inutili i giudizi politici sulla proposta. Respingo comunque il teorema, che anche stamattina in qualche intervento è stato, seppure in maniera più sommessa, riproposto; e cioè che la crisi, che da questa crisi e quindi dai responsabili di questa crisi siano discesi danni irreparabili per la Regione, che la crisi è stata dannosa. Ma, mi sembra di leggere in questo una contraddizione in termini, perché quando si mette in discussione un assetto di potere, di governo che si ritiene non confacente e non adeguato ai problemi della Sardegna e si dice che si provocano ulteriori danni, io credo che quella lettura sia frutto di una superbia intellettuale, di una vocazione all'autoritarismo, che sia frutto di circuiti di potere che si erano chiusi e che hanno sentito come fastidio l'apertura di un dibattito seppure così forte, così impegnativo, così dissolvente, se vogliamo, della Giunta stessa. Io credo che chi questo dice non ha la capacità di leggere dal vero la crisi della società sarda, dei rapporti politici, la crisi dei rapporti di rappresentanza. E se questo momento difficile e particolare, se ha inciso e reciso con forza, se ha scosso nel profondo il sistema della politica, della cultura, dell'informazione in Sardegna, io dico che è stato un momento salutare, che ci richiama tutti alla riflessione, soprattutto quelli che hanno l'ambizione di costruire un governo, non tanto per costruire un governo quanto per costruire politiche di governo e per dare il segno concreto che le politiche di governo vengano rese operative. Così pure debbo dire che c'è un'altra falsità che voglio subito sgombrare e cancellare, almeno dal mio pensiero, che tutto sarà risolvibile e risolto avendo come punto di riferimento, come orizzonte epocale, il congresso del Partito popolare. Ma io vi dico, cari colleghi, che il congresso del Partito popolare non sarà l'anno mille, non sarà un congresso epocale, non farà scelte drammatiche e traumatiche tra diversi schieramenti. Io vi chiedo di non pensare a un congresso dei popolari come a una via di fuga dalla politica che è quella di oggi, quella che c'è oggi, che è qui e che bisogna affrontare qui con grande responsabilità. Rispetto a questo ho anche ascoltato qualche sciocchezza, stamattina, e spero rimanga collocata nel pensiero individuale di qualcuno e che non sia, come dire, la cartina di tornasole di un pensiero collettivo, e come tale l'apprendo. La verità vera è che la transizione la dobbiamo affrontare da subito, adesso, e non deve essere una transizione inerte e passiva. Bisogna, a mio parere, partire dalla politica, partire dalla politica, cioè da quello che intendiamo fare, dagli obiettivi che vogliamo raggiungere, è vero, per l'oggi e per il domani, come ha detto nelle dichiarazioni il presidente Palomba. Non bisogna partire - questo è il mio parere - dalla semplice frenesia dello schieramento, che è frutto non della politica, cioè degli obiettivi che intendiamo raggiungere, ma che è frutto di una ricerca affannosa, di garantirsi un sistema di potere più forte attraverso lo schieramento piuttosto che attraverso la risposta ai bisogni della Sardegna. Io sono convinto, l'ho detto e lo ripeto, che il richiamo, il ricorso, in questa fase della legislatura, a una scorciatoia, a una accelerazione verso il partito di Rifondazione Comunista, è stata un'accelerazione che in qualche momento ha avuto i connotati del parossismo che non poteva portare da nessuna parte, prima che si portasse davvero a nudo la crisi del centro sinistra, la crisi del nostro modo di essere e di affrontare le politiche di governo, di affrontare i nodi della Sardegna irrisolti, andare a ricercare l'allargamento dello schieramento, legittima operazione verso la quale, per essere estremamente chiari, da parte mia non c'è stato mai e da parte di tanti di noi non c'è stata mai un'obiezione di tipo ideologico; non c'è stato, non c'è e non ci può essere, ma c'è un'obiezione e un ragionamento di tipo politico. Ricercare nella via di fuga dello schieramento la soluzione alla crisi del centro sinistra, alla crisi delle risposte del governo del centro sinistra è stata una scorciatoia che, come abbiamo visto, non ha portato da nessuna parte. E allora va individuata, io credo che questa fase di riflessione ci serva per iniziare a individuare la crisi del centro sinistra, perché c'è questa incapacità ormai sistematica, ricorrente, di dare compiutezza alle politiche che ci impegniamo a fare, perché non abbiamo radicata e diffusa la volontà di cambiare e riformare la Regione, pur avendone gli strumenti, di riformare questa macchina arrugginita della Regione, arrugginita ma mangiasoldi, per certi versi, in molti settori. Perché è mancata la volontà e la forza nel governare ma anche la coerenza nel mettere in campo progetti legislativi coerenti e conseguenti, per cambiare la Sardegna e adeguarla - come diceva l'onorevole Fois - ai grandi cambiamenti in Europa? Cosa impedisce al centro sinistra di avere un raccordo, un programma politico serio, profondo, convinto e convincente e di portarlo avanti? Perché manca la condivisione di un progetto di sviluppo originale e coraggioso, che riesca a coniugare in Sardegna, nelle condizioni date, l'ambiente e lo sviluppo come due beni imprescindibili e inscindibili per l'oggi della Sardegna e soprattutto per il futuro. Perché non riusciamo a metterlo in campo e a perseguirlo? Dove è nata la crisi nell'esercizio democratico e trasparente con l' idea io credo che ci sia nel centro sinistra. Io credo, colleghi, che questi siano i temi in discussione, che siano le ambizioni dalle quali non possiamo prescindere, dalle quali non possiamo sfuggire, per le quali non possiamo ricercare scorciatoie o vie di fuga. E sono ancora sul campo, sono ancora tutte sul campo. E cambi repentini di schieramento, senza portare a nudo e a chiarimento questi nodi io credo che, in maniera oggettiva, anche senza la nostra singola volontà siano difficili da perseguire, perché rimangono i dati reali della crisi rimangono i macigni. Ma sono cambiati anche i dati politici. Parlare di transfughi, collega Locci, forse appaga il bisogno della polemica momentanea ma non legge l'evoluzione della politica in Sardegna. Sono nati soggetti nuovi, stanno nascendo soggetti nuovi, che hanno l'ambizione di avere connotazioni politiche, di proporre un programma ai sardi, di raccogliere il consenso sul programma che propongono. E questo si è sviluppato e si sta sviluppando soprattutto nell'area del centro, che è l'area meno organizzata, ma questo non è, io credo, un difetto, può essere un fatto virtuoso, è meno organizzata, è più labile, è più suggestionata, è più suggestionabile. Queste forze sono presenti in Consiglio, vanno sollecitate certamente a una partecipazione maggiore, a una maggiore chiarezza, ma vanno colte le novità che sono capaci di esprimere oggi e che sono capaci di esprimere anche per il futuro. Io rimango convinto che, o si raccoglie per intero la potenzialità politica ed elettorale che il centro esprime in Sardegna o il disegno di centro sinistra, il progetto, l'obiettivo di un rafforzamento del centro sinistra è un obiettivo non raggiungibile, è un obiettivo chimerico, non un obiettivo serio. Ci sono anche soggetti nuovi che stanno emergendo, che si affacciano alla politica sarda e che non possono neanche essere neanche affrontati con timori sussurrati e con esorcismi o anche risalendo ai promotori e demonizzando i promotori. Io comprendo e ho compreso anche l'intervento dell'onorevole Cugini, ma il problema a mio parere non sta lì, Berlusconi mi pare che avesse 4 mila miliardi di debito quando ha fatto Forza Italia; tutti sappiamo come è andata, io credo che il problema sia da valutare per intero allorquando nuovi soggetti politici si affacciano alla scena sarda, e siccome questo non è un palazzo chiuso in se stesso, ma ha l'ambizione di guardare a quello che succede fuori. Noi dobbiamo guardare con molta attenzione senza oggi prefigurare battaglie cruente, senza prefigurare alleanze nobilitanti, ma guardare con molto realismo quello che succede all'esterno del palazzo, quello che si organizza all'esterno del palazzo, in virtù anche dei nostri successi nelle politiche di governo, nelle politiche legislative e in virtù anche dei nostri insuccessi, delle nostre manchevolezze e delle nostre crisi.
Ma quando i problemi che si pongono sono quelli veri è perché non esiste in Sardegna un problema di innovazione del mondo dell'economia, è perché non esiste in Sardegna il problema della globalizzazione dell'economia, del rapporto con l'Europa, dell'autonomia regionale vista in maniera diversa, della zona franca, di un rapporto diverso dei trasporti fra l'Isola e il continente. E se a Teheran, come leggevo nel programma di Nuovo movimento, che sui tetti di Teheran ci sono più antenne paraboliche che non sui tetti di Milano, immaginiamoci che cosa succede per i tetti di Cagliari o di Nuoro sul versante della innovazione tecnologica, sul versante del collegamento tra la Sardegna e la globalizzazione dei sistemi telematici di informazione, quindi dell'economia. E' un problema che esiste; se poi lo leggiamo senza che ci siano indicazioni per le soluzioni, nel programma di Nuovo movimento credo che dobbiamo recepirlo come stimolo, perché noi in qualche modo abbiamo il dovere di produrre delle risposte. A me interessa relativamente la sorgente e chi dice queste cose, chi le afferma, chi le scrive. Certo c'è un problema di regole che ci dobbiamo porre, c'è un problema di regole della democrazia, di regole della informazione, di regole che non sono le stesse che presiedevano nei sistemi e nelle relazioni politiche individuali e civili nel Medioevo, ma neanche nel secondo dopoguerra, ma che sono le regole di oggi. E' un problema serio che dobbiamo affrontare senza demonizzare o scartare il problema, ma affrontandolo e dando una qualche risposta.
Così come si affaccia un altro soggetto politico: che significato ha il patto tra il Partito democratico della sinistra, Federazione democratica e Rifondazione Comunista? E' un nuovo soggetto politico? Quale progetto ci propone? Di quale progetto è portatore? E' un'alleanza, come dire, estiva? Quali innovazioni intende portare nel dibattito politico, anche nel rapporto con noi, nel rapporto col centro come soggetto che si propone in un patto? E quindi nel patto io ritengo e ho motivo di credere che abbia messo alla base di questo patto stesso un progetto da presentare non solo agli alleati con i quali si intende concorrere alla formazione del governo della Regione, ma all'intero Consiglio regionale. Perché io non arrivo a credere che sia un ulteriore peso che si depone nella bilancia alla spada di Brenno; io credo che sia un fatto nuovo che va esaminato, che non sia l'instaurazione di un nuovo rapporto di forza funzionale a spostare la forza, la potenza d'urto della coalizione su altri lidi. E' bene saperlo, è bene capirlo, sarà frutto del dibattito dei prossimi giorni, delle prossime settimane, delle nostre riflessioni. Per l'oggi sempre e per il domani, richiamando la proposta del presidente Palomba. E per il domani, perché poi dovremo pensare a come modificare le regole per la stessa nostra rappresentanza, perché dovremo pensare a come dare risposte al bisogno di governo che ha la Sardegna, che hanno le istituzioni e comunque che ha il cittadino normale, quello cioè di poter esprimere una volontà non solo per un candidato, per un partito, ma anche per un governo. Come coniugare questo fatto con il concetto di rappresentanza democratica, con il concetto di una capacità che devono avere le istituzioni di rappresentare democraticamente tutto quello che c'è in Sardegna.
Io credo, colleghi, che questi siano gli elementi di riflessione, gli elementi che saranno capaci di alimentare le nostre riflessioni nelle prossime settimane, e voto, do il voto alla sua proposta della Giunta, signor Presidente, proprio nella lettera e nel senso in cui lei l'ha proposta: transizione e riflessione, ma non transizione e riflessione inerte e passiva, transizione e riflessione attiva. So anche che questa è una valutazione politica e che la Giunta comunque sarà nella pienezza dei propri poteri e delle proprie funzioni.
Io mi auguro che la Giunta, nella sua interezza, sappia interpretare questi spazi politici e anche temporali che lei alla Giunta stessa ha voluto affidare nelle sue dichiarazioni. E mi auguro che la Giunta, nella sua interezza, assuma la cultura e la sensibilità di favorire la ripresa della politica. Io le posso garantire da parte mia molta attenzione, molta vigilanza perché sulla sua proposta ci sia da parte di tutti una interpretazione autentica. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Degortes. Ne ha facoltà.
DEGORTES (Progr. S.F.D.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, onorevole Palomba, dal momento che con lei intendo essere assolutamente reale, le dichiaro in premessa che non sono assolutamente in grado di assicurarle il mio voto positivo per la sua Giunta. E' ovvio che non le nascondo che le enunciazioni da lei formulate sono, a mio avviso, del tutto insufficienti per affrontare le gravi questioni che interessano lo sviluppo della Sardegna, e per quel che riguarda il mio territorio, la Gallura, del tutto penalizzanti e al limite di una irresponsabile incoscienza. Credo fortemente che da questa visuale non possano esistere infingimenti di sorta o convenevoli ipocriti. Sta a lei, signor Presidente, liberarsi da troppi condizionamenti che l'hanno condotta a un punto morto con perdita di credibilità relativa.
Per quel che concerne il dato politico le assicuro che, a differenza di tanti altri colleghi e commentatori, la mia sorpresa e la mia delusione sono vicine allo zero, cioè inesistenti. Di più e di meglio, considerata la situazione, era difficile attendersi. Di meglio e di più sarà difficile ottenere al termine del congresso che i popolari terranno nel prossimo mese di novembre. Ed è invero velleitario pensare che l'avvenuta costituzione del cosiddetto patto di consultazione tra le forze della sinistra, che la riproduzione di un vecchio arnese propagandistico in uso negli anni trenta possa sortire effetti positivi, duraturi e di rilievo. Le forze politiche della sinistra avrebbero dovuto qui e subito adoperarsi per raggiungere il fine che si erano prefisse nell'unico modo possibile: non irrigidirsi nella difesa a oltranza di un presidente tabù che, al di là di sue specifiche e personali responsabilità, è purtroppo logorato di fronte a un'opinione pubblica attonita, normalizzata da un'informazione ora conformista, ora interessata nella difesa dei propri specifici interessi materiali che con la politica e i sardi non hanno relazione alcuna. Ma tant'è si è preferito l'ennesimo compromesso di medio profilo. Lei, in questo caso, avrebbe dovuto prospettare un progetto per la Sardegna intriso di sano realismo, valorizzando le attitudini e le potenzialità dei vari territori, abbandonando definitivamente una concezione dello sviluppo conservatrice che spreca risorse senza creare occupazione per le generazioni attuali e quelle del futuro, relegando nel dimenticatoio rigidità antistoriche e pregiudizi ideologici.
E' del tutto assente una visione originale dotata di effettiva capacità propulsiva, caratterizzata da azioni, fermenti, progettualità e aspirazioni nuove in linea con le esigenze e le richieste che la società sarda, seppure confusamente, avverte e reclama. Signor Presidente, lei ha preferito ripiegare su se stesso, divenendo via via vestale e vittima del suo totem, Villa Devoto, sulla quale a suo tempo le forze della maggioranza l'avevano collocata, privato della possibilità di movimento e di iniziativa, condizionato fino all'impotenza da un insieme di veti e di impedimenti proveniente da una corte di irresponsabili, cui non è estranea parte del Partito Democratico della Sinistra, lei è inesorabilmente precipitato in un vicolo cieco dal quale sarà arduo venirne fuori. Nutro seri dubbi che il Congresso dei Popolari potrà produrre effetti taumaturgici, così come sono certo che le divisioni, le sensibilità diverse che lacerano il Gruppo dirigente del P.D.S. saranno difficilmente nel breve periodo portati a sintesi, mettendola così al riparo dalla prossima crisi che già si preannuncia e i cui effetti saranno rovinosi per la Sardegna. Oso credere e sperare che lei abbia piena consapevolezza delle difficoltà e delle grandi sfide che l'attendono, serpeggia nella nostra società un disincanto e una rassegnazione che sta diventando senso comune, vengono meno i valori radicati che hanno costituito il tessuto connettivo, la forte fibra della democrazia e dell'autonomia della nostra terra. Nuovi protagonisti si affacciano sullo scenario facilitati dal vuoto di iniziativa politica che la classe dirigente sarda, nel suo insieme, ha messo in scena, dall'inizio di questa legislatura, tramutando la politica in una sua parodia.
Su questi temi, signor Presidente, una riflessione non solo è dovuta, ma diventa un imperativo categorico, se non si vuole regalare, cosa che sta avvenendo, al di là di meriti propri, il governo della Regione e delle città sarde al centro destra.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Edoardo Usai. Ne ha facoltà.
USAI EDOARDO (A.N.). Io prendo per buono l'ultimo auspicio del collega Degortes, anche perché se effettivamente il nostro Presidente continua pervicacemente a fare il Presidente è molto probabile, caro onorevole Degortes, che la Regione venga consegnata al centrodestra; le amministrazioni comunali allo stesso modo. Io ho avuto la possibilità più volte di interloquire e di parlare col presidente Palomba, o meglio ho rivolto più volte delle domande al presidente Palomba che, bontà sua, non mi ha mai degnato di risposta... il neo componente della maggioranza va a suggerire... non mi ha mai degnato di una sua risposta, forse perché ritiene che le domande fossero puerili o fanciullesche o fossero di nessuna rilevanza. Allora io prendo per buona questo tipo di ipotesi, che le domande che io ho rivolto al Presidente siano puerili e continuerò a rivolgere al Presidente domande puerili facendo come fanno i bambini il gioco del perché, ti chiedono il perché su tutto. E allora incomincio a chiedere al Presidente: perché lei, Presidente, continua a rimanere nella sedia centrale della Giunta pur essendo stato eletto con soli 29 voti su 80 consiglieri? Perché nonostante lei avesse un bacino elettorale non di quei famosi 90 mila voti, ma un bacino elettorale qua dentro di 52 voti, ne abbia preso solo 29? Si è mai chiesto perché? E perché dopo tre mesi di crisi ci ha riproposto quella stessa identica Giunta fotocopia che aveva proposto qualche mese prima? Le chiedo ancora: sono stati rimossi gli ostacoli che avevano provocato questa crisi? O invece si sta aspettando, così come dicono tutti ormai, il congresso del Partito popolare che dovrebbe essere la panacea di questa Giunta, di questa maggioranza e dei problemi della Sardegna? E' un fatto gravissimo, Presidente, che ci sia un partito o più partiti che compongono questa maggioranza che scaricano le loro preoccupazioni, i loro dissidi, i loro problemi sulle istituzioni, è un fatto straordinariamente grave che lei dall'alto della sua intelligenza, non con i ragionamenti puerili che faccio io, dovrebbe prendere in considerazione, valutare con attenzione e assumere le opportune determinazioni, ma queste sono parole disperse al vento perché lei, nonostante i 29 voti, nonostante tutti gli interventi che si sono succeduti, tutti gli interventi fuorché quello dell'onorevole Cugini che le ha dato a conclusione del suo intervento il viatico, dicendo "Vai, vai Federico", perché si vive male con la scorta, allora questo lo volevo dire in conclusione del mio intervento, glielo dico adesso però, si goda la vita, Presidente, la smetta di avere la scorta così come nessuno di noi ha la scorta, la smetta di fare il Presidente e diventi un consigliere regionale così come tutti gli altri e avrà risolto molti dei suoi problemi, anche di carattere esistenziale. Tutti gli interventi, dicevo, si sono soffermati su un argomento: la crisi del centrosinistra. La crisi del centrosinistra che non è iniziata oggi, è il fallimento complessivo di un progetto che da subito ha mostrato di non essere in grado di risolvere i problemi della Sardegna, lei continua a dire: io ho dovuto presentare la Giunta fotocopia perché i tempi della politica e i tempi di ciascun partito sono diversi l'uno dall'altro. Ma cosa vuole che interessi ai sardi se i tempi della politica sono lunghi, cosa vuole che interessi ai sardi se non c'è consonanza di tempi tra i partiti, cosa gliene può importare di più alle categorie produttive della Sardegna e agli agricoltori, ai minatori dell'EMSA e a tutti coloro che ogni tanto si scaraventano al Consiglio regionale a protestare, ma cosa vuole che gliene possa importare se lei ha come progetto strategico quello di portare dentro Rifondazione e invece esistono difficoltà da parte delle altre forze politiche ad accettare Rifondazione. Ma cosa vuole che ai sardi interessi se quell'Assessore è appartenente ad una corrente di un partito che compone la maggioranza o invece no. E quindi la crisi del centro sinistra esiste, esiste ed è un fatto grave per la Sardegna, per la credibilità di questo Consiglio regionale. Perché purtroppo, purtroppo, questa crisi del centro sinistra e della classe di potere di questo Consiglio regionale sta coinvolgendo nel marasma e nel discredito tutto il Consiglio regionale, incolpevolmente; perché bisogna dire le cose con il loro nome e il loro cognome, perché qui c'è gente che governa o che dovrebbe governare e che non fa il suo dovere, c'è gente che si arrabatta a fare la opposizione, cercando di farla nel modo migliore, e le responsabilità del malgoverno non possono ricadere complessivamente sul Consiglio, le responsabilità del malgoverno cadono e devono ricadere necessariamente sulla classe politica che gestisce la Regione sarda. I nuovi soggetti politici, se n'è parlato. I nuovi soggetti politici vengono e intervengono, obiettivamente, in un momento di gravissima crisi. Non è la crisi complessiva del Consiglio, è la crisi esclusivamente della maggioranza; ma sono nuovi soggetti politici che noi non demonizziamo per il loro nome e il loro cognome, sono soggetti politici che noi non demonizziamo per la loro qualifica professionale, sono soggetti politici che se hanno da dire qualche cosa la dicano, perché in democrazia, e qua ho tanti maestri che mi possono fare lezioni di democrazia, in democrazia ciascuno se ha titolo e diritto di elettorato attivo e passivo può alzarsi, parlare, dire, candidarsi, non candidarsi, scegliere quello che deve fare. Quindi non demonizziamo la gente in questo modo solo perché si chiama Pinco Pallino, o Caio o Medio, ascoltiamo quello che dice, valuterà l'opinione pubblica se quello che dice è un discorso effettivamente nuovo, oppure è un discorso che è stato già fatto. Perché se parliamo di soggetti politici nuovi e andiamo a riferirci alle cose che i soggetti politici nuovi dicono, bè, mi pare di ricordare che il centro destra in questo tipo di proposta politica non si sia fatto battere sul tempo da nessuno e la proposta politica che viene fatta dai soggetti politici nuovi sia una proposta politica che era già patrimonio acquisito del centro destra. Allora diceva un autorevole esponente della maggioranza, che è intervenuto in questo dibattito, che la crisi non è responsabilità del PDS, la crisi non sarebbe responsabilità neppure del Partito Popolare, la crisi non sarebbe responsabilità di Federazione Democratica, la crisi non è responsabilità dei sardisti che hanno rischiato di perdere tre consiglieri, i due assessorati che avevano, la crisi non è responsabilità di nessuno. La crisi è forse responsabilità della opposizione che non riesce ad avere progetti concludenti, e a governare dalla opposizione la Sardegna. Ma, ancora, che valenza istituzionale può avere il fatto che si sia inventato un patto di consultazione fra il PDS, Rifondazione comunista e Federazione democratica. Che valenza istituzionale ha? E che valenza istituzionale ha che si sia creato un altro patto di consultazione tra il Partito Sardo d'Azione e i colleghi di Rinnovamento italiano. A che cosa serve questo patto di consultazione? A portare fuori dalle sabbie mobili la Sardegna oppure ad avere più peso contrattuale nella spartizione degli assessorati? Il patto di consultazione che valenza ha con le imprese, che valenza ha con gli agricoltori, che valenza ha con le categorie produttive. Noi rimaniamo chiusi qua dentro a discutere sul sesso degli angeli mentre i turchi sono alle mura di Bisanzio, e non sono Giovani turchi; noi rimaniamo qua a discutere di cose assolutamente inconcludenti quando fuori la Sardegna precipita. E non è demagogia questa! Basta andare in giro, basta vedere quello che succede, basta sentire le opinioni che la gente ha su questa Giunta e su questa maggioranza. Altro che novantamila voti, Presidente Palomba! Se si rifanno le elezioni oggi, e Dio non voglia che si rifacciano, anche perché se non trovate una soluzione le elezioni bisognerà rifarle, altro che novantamila voti, ci accorgeremo tutti quanti della considerazione che la gente ha del ceto politico che governa questa Regione. E allora, non mi piace che lei continui a fare il Presidente con ventinove voti, non mi piace che lei abbia presentato una Giunta fotocopia, non mi piace la soluzione che lei ha cercato di dare alla crisi, non mi piace che il Partito Popolare aspetti il suo congresso per poter dare una Giunta forse più stabile, non mi piace che questa maggioranza che non esiste più e che si è dissolta continui a rimanere abbarbicata alla poltrona di Presidente e alle poltrone di assessore, nonostante non abbia più il consenso né del popolo sardo, né soprattutto di questo Consiglio regionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (Progr. Fed.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, cercherò di essere breve anche perché tutti gli interventi che ci sono stati sono stati brevi, sono stati concisi, e per me hanno manifestato in quest'Aula questa mattina un senso di tristezza: è triste l'Aula questa mattina, da parte di tutti. E' forse la consapevolezza da parte di tutti che si è veramente in emergenza. E io questa serietà degli interventi, anche questa tristezza un po' l'ho apprezzata, questo senso di consapevolezza. In ultimo a dire il vero c'è stata una caduta di stile che io non ho apprezzato e che voglio riprendere come primo punto. Quando si parla di problemi seri, di problemi che possono essere anche di carattere personale, familiare, io penso che non si debba in alcun caso, in alcun modo, banalizzare e non bisogna essere in nessun caso, in nessun modo, così cinici. Questa, caro Edoardo, è una caduta di stile che abbiamo colto sulla stampa nei giorni scorsi ma che non volevamo in quest'Aula. Sugli altri interventi, come tutti i colleghi io ho preso qualche appunto sui primi interventi perché sono quelli che generalmente attirano l'attenzione, io essendo buon ultimo in questa mattinata non ho queste pretese, sui primi interventi che, ripeto, vi erano alcuni concetti in tutti assolutamente condivisibili, anche nei concetti espressi dal primo, il collega Casu, che ha il tono del padre di famiglia un po' arrabbiato che sgrida i suoi figli. Non me ne voglia, è un po' per l'età che abbiamo noi tutti. E ci ha detto, ha detto alla Giunta: andate via. Ma io chiedo al collega, se va via questa Giunta per che cosa va via, che cosa c'è dietro, dove si va, che progetto ha presentato questa mattina. Collega Locci, anche alcuni passaggi del suo discorso ho condiviso. Ho condiviso le sue parole quando ha parlato di senso di appartenenza alla maggioranza e alla minoranza, ai partiti e alle associazioni; io questo passaggio l'ho apprezzato. Naturalmente abbiamo sfumature diverse anche in questo, io le sottolineo questo sfumature. Noi siamo per la comprensione e per la tolleranza, noi siamo per capire anche il disagio, noi siamo per, non cacciare via, ma per ricomporre il disagio che c'è nei Gruppi, per ricomporli i Gruppi non per le espulsioni dai Gruppi. L'altra cosa che non ho condiviso, collega Locci è, nella parte finale del suo intervento, il linguaggio, le parole, le parole che lei ha usato e che io non ripeto danneggiano tutti, danneggiano lei ma danneggiano quest'Aula, danneggiano tutti gli ottanta consiglieri che siedono in quest'Aula, che sminuisce il valore di questa Assemblea. Ho condiviso alcune cose dette dal collega Boero, sembrerà strano anche al mittente questo; ho condiviso dei concetti espressi sui ruoli della maggioranza e dell'opposizione: quando si vincono le elezioni, si governa e si deve governare; quando si perdono coerentemente bisogna fare opposizione; questo lo condivido. Noi dell'Ulivo, collega Boero, abbiamo e le riconosciamo anche pubblicamente anche in quest'Aula certamente delle difficoltà, e siamo appunto per il rispetto di ciò che lei ha detto. Chi ha la responsabilità data dagli elettori di governare, deve governare fino alla fine, ma questi concetti devono passare anche attraverso il Polo delle libertà. Collega Boero, ne parli un po' con Amadu, che lancia messaggi al centro di ricompattamento, di "inciucci", di diverse possibilità di ribaltamento. Parlatene anche fra di voi e allora forse riusciremo, alla ripresa dei lavori a settembre a trovare, fra maggioranza e opposizione, su questo sì punti di incontro che ci consentano di riscrivere delle regole fondamentali. Ma poi su questo tornerò in ultimo, dopo pochi minuti. Ci sono difficoltà diffuse, difficoltà nella società sarda, nell'identità, anche nella difesa dell'autonomia della Sardegna. Ci sono difficoltà politiche di tutti i partiti della politica sarda, ci sono difficoltà economiche e queste difficoltà si manifestano nella sua massima istituzione; si manifestano in quest'Aula e noi le stiamo vivendo. Vi sono difficoltà della Giunta che sono vere, ma io non mi dilungo a fare un elenco di cose positive in contraltare alle cose negative che ha ricordato il collega Lippi; vi sono dei segnali di ripresa, vanno incoraggiati, bisogna marciare in quella direzione. Ma chi ha la maggiore difficoltà è proprio il Consiglio regionale, tutto il Consiglio regionale, maggioranza e opposizione. Questa identità sì che la dobbiamo ritrovare urgentemente. Su questa crisi vi sono alcuni aspetti positivi, pochi aspetti positivi che io voglio citare e molti aspetti negativi. Il principale aspetto positivo... voglio rimarcare prima questi aspetti: la soluzione di questa crisi, il voto a questa Giunta e io garantisco, signor Presidente, è il no all'avventura; questo è il maggior aspetto positivo, è il sì ad un'ultima possibilità, a un ultimo appello che noi tutti abbiamo. Un appello che ci faccia tornare alla politica. Un altro aspetto positivo, e questo riguarda sempre maggioranza e opposizione, riguarda l'Ulivo e riguarda il Polo delle libertà. C'è un nuovo soggetto politico in Sardegna, so che il collega Cugini ne ha parlato, io non l'ho sentito ma voglio comunque riprendere questo aspetto: tutti non lo vogliamo sottovalutare, non lo vogliamo ricacciare, vogliamo conoscerlo meglio, vogliamo riportarlo nell'alveo delle regole riconosciute da tutti, vogliamo riportarlo ad un uso dell'informazione corretta e ad un uso dell'informazione accettabile per tutti. Il suo editorialista stamattina ha parlato anche di questa crisi regionale, ma in ultimo ha parlato con cognizione, io aggiungo, di fallimenti; ha una profonda cognizione di fallimenti. La cosa ci fa un po' sorridere se non fosse così tragico quel fallimento, perché hanno trascinato tantissimi artigiani dell'Ogliastra in quel fallimento. Ed io penso che prima di parlare di fallimenti altrui bisogna risolvere quelli di casa propria. Prima di parlare di imprenditoria bisogna essere imprenditori, imprenditori veri, imprenditori seri, e questi imprenditori, appiccicati al borsello della Regione, non lo sono; vogliono la scorciatoia per riappropriarsi della cassaforte in modo diretto. Bene, noi tutti dobbiamo avere i nervi saldi, noi tutti dobbiamo ragionare su questo e impedire da qualsiasi parte provengano questi attacchi, impedirli. Anche questo è un aspetto positivo: prendere tempo, studiare questo fenomeno e incanalarlo nella giusta direzione della politica. Aspetti negativi: non vanno sottaciuti, Presidente, gli aspetti negativi di questa crisi, bisogna dirceli, bisogna avere il coraggio di dirceli anche in Aula. Tutti noi, io per primo, abbiamo un senso di umiliazione; chi ha una appartenenza politica (e io ce l'ho) si sente umiliato, perché tutti siamo consapevoli che nessun Gruppo consiliare ha rispettato (della maggioranza in questo caso) tutti i Gruppi consiliari della maggioranza sono consapevoli di non aver rispettato i dettati dei rispettivi organismi di partito. Abbiamo assunto altre posizioni nelle settimane precedenti a questa, abbiamo assunto posizione ferme, una direttrice di marcia diversa da questa. Abbiamo umiliato la politica; siamo diventati meno credibili, meno credibili nei confronti degli elettori, dei nostri partiti e dei nostri militanti. C'è un calo verticale della credibilità, e non sono le cose dette questa mattina, collega Marteddu, che calano la credibilità. E non sono neanche, ammesso e non concesso che vi siano state sciocchezze, non sono le sciocchezze che hanno fatto i danni, sono atti concreti che hanno fatto i danni qualche settimana fa, qualche mese fa. Qualche settimana fa hanno fatto i danni questi atti concreti; è questi che bisogna rimuovere. E bisogna rimuoverli all'interno di un'alleanza difficile, bisogna convivere, non in casa separati, ma in un'unica casa. Bisogna avere la forza di convivere e di andare avanti. Quindi votiamo questa Giunta per decantazione, per far abbassare il livello di pulviscolo, con sofferenza da parte di noi tutti, e tutto questo deve farci, alla fine delle nostre ferie, rinsavire. Certo non meritiamo il riposo estivo, ma potrà essere utile a molti, mi ci metto anch'io, per qualche ritiro monacale, per riflettere e meditare. A settembre bisognerà trovare la forza di ripartire, ma ripartire a settembre da che cosa? Cosa è più urgente? Io penso che la cosa più urgente sia la riscrittura delle regole, della maggiore regola che riguarda tutti, della legge elettorale. Ma questo da oggi e alla ripresa a settembre non va brandita come una minaccia ad alcun partito politico, a nessuno; va brandita come esigenza essenziale per andare avanti, che sia garanzia anzitutto per la prossima legislatura, ma che in questa legislatura ci serva per proseguire. Non deve servire solo come deterrente contro lo scioglimento, deve servire per proseguire il drenaggio che dobbiamo fare, come tonico per continuare e finire questa legislatura.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Bruno Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI BRUNO (P.D.). Grazie, signor Presidente. Credo che non ci si possa sottrarre almeno dall'esprimere alcune considerazioni, anche se non c'è il clima giusto, io ritengo, delle grandi occasioni. Siamo un po' tutto mortificati e stanchi dalle vicende sia interne che esterne. Avvertiamo tutti un assedio: un assedio alle istituzioni, un assedio alle nostre coscienze. Però io voglio dire che anche se la preoccupazione cresce, ed è tanta, presidente Palomba, io mi auguro che lei sia garante perché rimangano fuori i mercanti dal tempio. E per mercanti intendo dire sia quelli esterni, ma anche i mercanti interni. La Giunta è una cosa seria, il governo è una cosa seria; non si può abdicare a queste regole primarie, non ci possono essere condizionamenti né di numeri, né tanto meno di altra natura. Certo è forte il disagio quando a fenomeni di legittimo e profondo dissenso, che rasentano atteggiamenti di isterismi incontrollati, si attribuiscono valenze straordinarie. Noi abbiamo avuto purtroppo nella nostra storia, anche se breve, atteggiamenti degli agricoltori, dei minatori, atteggiamenti incontrollati, adesso ci sono anche gli imprenditori, ma non gli avevamo dato tanta importanza prima. Adesso siamo preoccupati, sono atteggiamenti isterici. La scarsa credibilità di questi atteggiamenti deriva dal fatto che la ribellione nasce non perché sono stati calpestati interessi generali, interessi dei sardi, ma proprio perché sono stati violati i propri interessi. Queste persone non ci possono rappresentare, e io credo che non possano rappresentare i sardi. Possono avere le televisioni, gli organi di stampa, ma credo che sia veramente umiliante preoccuparsi che si possa essere rappresentati da chi si muove quando c'è la disperazione, la disperazione della cosa propria. Non ci sono parole che oggi possano essere convincenti per giustificare ciò che da qualche tempo accade nella politica regionale: è una continua aggressione alle istituzioni, con il preciso obiettivo di tenere sotto assedio questa vecchia e logora macchina regionale perché nulla cambi. Siamo in piena emergenza democratica, io credo. Questa aggressione alle regole, alla inefficienza pretestuosa è solo pretesto per riuscire a canalizzare le risorse in termini non trasparenti e al di fuori di una pianificazione articolata. Questa non è crisi della politica, ma crisi di un'intera classe politica; neanche il soccorso della cosiddetta società civile è riuscito a superare le difficoltà di questo momento straordinario, rappresentato da un concentrato di problemi che sempre hanno caratterizzato i momenti di grande trasformazione ed evoluzione della storia del nostro Paese e delle sue istituzioni.
Noi abbiamo il dovere di dare risposte a questi momenti così travagliati, così difficili, avendo presente la responsabilità e avendo presente come veniamo anche guardati da chi ha necessità che le istituzioni, loro per prime, garantiscano, facciano fino in fondo il proprio dovere. Il bipolarismo e il maggioritario, verso cui è orientata la bussola della politica, ha necessità di trovare da parte dei Gruppi una maturazione seria e convincente. E' questo il nostro dovere e a questo di dobbiamo preparare. La politica, quella vera, è latitante, come latitanti sono i valori che la nobilitano. Ci stiamo aggredendo in situazioni che ormai nulla hanno a che fare con la serenità di chi deve avere consapevolezza delle proprie responsabilità. Io sto vivendo un momento particolare e mi piace parlare ai colleghi di questa situazione, ma credo che in questo momento lo vivano molti sardi, cioè quello di essermi trovato in una posizione di non maggioranza, o comunque una situazione critica nei confronti del percorso che stavano compiendo gli amici del centrosinistra, e oggi mi trovo catapultato nella maggioranza. Io non mi scandalizzo, ma sono leale a quello che è il mio ideale e voglio esserlo fino in fondo, ma nella chiarezza e nella trasparenza: non si può chiedere alle coscienze di ciascuno di noi di fare percorsi e salti, nella naturale evoluzione, nella crescita verso quello che può essere un solido accordo di maggioranza prima, se si vuole, oppure può essere strategico, ma io credo che di passi Rifondazione ne debba fare molti perché sia vicina alle posizioni anche del centro e dei moderati di centro.
Io al presidente Palomba auguro che in questi mesi travagliatissimi trovi rinnovate energie con la sua Giunta, che è una Giunta fotocopia e l'unica in questo momento, io credo, che potesse dare - purtroppo, io dico - una risposta di governo. Le chiedo che non tocchi nulla di questa Giunta, non è possibile, e soprattutto chiedo che non vengano mortificati in questo caso i suoi collaboratori di Giunta in scelte strane. A loro dobbiamo riconoscere comunque di doversi impegnare, e dobbiamo dare loro sostegno per questo impegno. Da parte nostra, dentro questo Consiglio, cercheremo di fare anche noi il nostro dovere. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ballero. Ne ha facoltà.
BALLERO (Progr. S.F.D.). Signor Presidente, colleghi, intervengo brevemente non tanto sulle questioni politiche che hanno portato all'esame da parte del Consiglio della proposta di riconferma dell'attuale Giunta, quanto per fare alcune brevissime riflessioni che nascono da alcuni fatti che sono stati evocati di recente, che sono stati evocati nel dibattito politico di questi giorni. Si è ripetutamente parlato di scioglimento anticipato del Consiglio regionale, si è parlato di applicazione dell'articolo 50 dello Statuto. Questo perché? Perché certamente questa legislatura che è partita con grandi ambizioni, io ricordo che in più abbiamo parlato di legislatura costituente, dopo un avvio che io continuo a considerare abbastanza positivo, sino al primo periodo, sino al '95, con una serie di leggi sicuramente significative ha realizzato un arresto preoccupante nella propria capacità di produrre quelle riforme da cui questo Consiglio è nato. Questo ha consentito che accanto alle giuste critiche, al giusto stimolo nei confronti di un'azione che tutti, anche noi non consideravamo più totalmente soddisfacente, si sono innestate delle campagne di delegittimazione nei confronti non solo del Consiglio, ma più in generale delle istituzioni e dell'ente Regione che certamente non credo abbiano neanche giustificazione in un giudizio, pur non positivo dell'azione svolta. Credo che per questo, proprio per riportare le cose alla realtà dei fatti, sia indispensabile ritenere che la soluzione proposta per superare la crisi con quei caratteri che il presidente Palomba ha ricordato ieri nella presentazione della Giunta sia una situazione che deve farci dire che il periodo di transizione e di decantazione, la soluzione tecnica che si è adottata per dare un governo alla Sardegna in un momento drammatico per la nostra Isola, in un momento in cui occorrerebbe un grande intervento per il rilancio dell'economia e per l'occupazione, questo periodo di transizione dicevo non può passare come una mera attesa di un evento futuro che dovrà verificarsi.
L'esempio nazionale ci dice che, in periodi passati, periodi di transizione sono stati forieri di grandi provvedimenti, di riforme significative, io credo che questi prossimi mesi siano i mesi che sono in grado di caratterizzare, in senso positivo o definitivamente negativo, tutta la legislatura. E allora credo che nel momento in cui la Giunta parte con la stessa positività di confronto che si è realizzata nel tavolo per le riforme, legate alla Bicamerale, sul tavolo delle riforme debba realizzarsi un convergente consenso e un convergente apporto di tutte le forze politiche presenti in questo Consiglio. Le riforme non possono diventare un modo per separare e per non consentire a quest'Assemblea di assolvere a quel ruolo a cui tutti l'avevamo candidata nel '94, cioè di dar vita a una legislatura costituente. Io credo che gli impegni, a parte quelli che più direttamente si connettono alla gestione dell'economia e al sostegno dello sviluppo economico, quali l'approvazione dell'assestamento e l'approvazione del bilancio e della legge finanziaria, dopo però aver, io credo sia necessario, approvato la modifica legislativa sulla struttura del bilancio e sui contenuti della legge finanziaria, che non può continuare ad essere una legge omnibus che interviene su tutti i settori ma che deve svolgere la funzione che ad essa è propria, la funzione che con l'intervento legislativo a cui facevo riferimento deve essere attribuita, dicevo, non solo assestamento del bilancio e legge finanziaria, ma urge con assoluta urgenza l'approvazione di una serie di provvedimenti la cui richiesta viene da tutta la società sarda, viene dalle migliaia di dipendenti regionali, viene da tutti coloro che sperano in un rilancio economico, perché un rilancio con una burocrazia che non funziona è impensabile, è velleitario, e non lo vuole realmente raggiungere chi non crea le condizioni necessarie perché questo possa avvenire.
Allora dicevo che è grandemente attesa, per esempio da parte di tutti i comuni, la legge che modifica i sistemi dei controlli, questo sia da parte dei comuni con la maggioranza dell'Ulivo, sia da parte dei comuni con la maggioranza del Polo, è grandemente attesa sia dai dipendenti del Polo che dai dipendenti dell'Ulivo la riforma dell'amministrazione, l'attuazione quindi della legge numero 421 e quindi direi, perché imprescindibilmente connessa, la riforma della legge sulle competenze e sulla struttura della Giunta, cioè la riforma della legge numero 1 del 1977. Sono altrettanto indispensabili quelle riforme degli enti che consentono di recuperare quelle risorse che vanno destinate allo sviluppo economico. Io credo che su questi temi il Consiglio da settembre debba impegnarsi, così come deve impegnarsi perché da settembre parte il lavoro di esame e di elaborazione delle proposte legate alla riforma costituzionale dello Stato, così come deve impegnarsi sulla partecipazione della Regione alla riforma costituzionale, alla riforma elaborata dalla Bicamerale. Ebbene, per queste cose è necessario che ci sia una Giunta in carica, per queste cose noi auspichiamo che il Consiglio sappia ritrovare quella produttività e quell'unità di intenti e sappia in questo modo che è il modo migliore per rispondere agli attacchi che portano alla sua delegittimazione, delegittimazione che invece deve essere respinta proprio con l'azione concreta. Grazie Presidente.
PRESIDENTE. Era l'ultimo intervento di stamattina, riprendiamo alle ore 16.
La seduta è tolta alle ore 13 e 56.
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