Seduta n.368 del 14/11/2007
CCCLXVIII Seduta
Mercoledì 14 novembre 2007
Presidenza del Presidente Spissu
Indi
Del Vicepresidente Rassu
Indi
Del Presiente Spissu
INDICE
La seduta è aperta alle ore 10 e 33.
CALLEDDA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del lunedì 1 ottobre 2007 (361), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Bruno, Licandro, Pileri e Pittalis hanno chiesto congedo per la seduta di antimeridiana del 14 novembre 2007.
Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intende accordati.
PRESIDENTE. Comunico che in data 12 novembre 2007 è pervenuta copia della decisione della Corte Costituzionale n. 365 del 24 ottobre 2007 relativa agli articoli 1, comma 1, 2, comma 2, lett. a), e 3 nonché della rubrica della legge regionale 23 maggio 2006, n. 7 (Istituzione, attribuzioni e disciplina della consulta per il nuovo statuto di autonomia e sovranità del popolo sardo) con la quale:
si dichiara l'illegittimità costituzionale della rubrica della legge regionale n. 7 del 2006 limitatamente alle parole "e sovranità";
si dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 1, comma 1, della legge regionale n. 7 del 2006 limitatamente alle parole "e di sovranità";
si dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 2, comma 2, lett. a), della legge regionale n. 7 del 2006 limitatamente alle parole "e sovranità" nonché del comma 3 limitatamente alle parole "e elementi di sovranità;
e si dichiara, infine, l'inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli articoli 1, comma 1, 2, comma 2, lett. a), e comma 3, nonché della stessa rubrica della legge regionale n. 7 del 2006, sollevata dal Presidente del Consiglio dei Ministri in riferimento agli articoli 3, 16, 101, 117, comma 1 e 2, lett. a), d), h) e l), 120, 132, 133 e 138 della Costituzione e degli articoli 3, 4, 50 e 54 dello Statuto speciale della regione Sardegna.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni di legge:
"Disposizioni per la formazione del Bilancio annuale e pluriennale della Regione". (301)
(Pervenuto il 13 novembre 2007.)
"Bilancio di previsione per l'anno 2008 e bilancio pluriennale per gli anni 2008-2011". (302)
(Pervenuto il 13 novembre 2007.)
Discussione e approvazione della mozione Artizzu - Diana - Liori - Moro - Sanna Matteo - Murgioni - Licandro - Pileri - Contu - Cassano - Pisano - Dedoni - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Ladu - Lombardo - Petrini - Farigu - Vargiu - Giorico - La Spisa - Rassu - Gallus - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Floris Mario - Cherchi Oscar - Capelli - Pittalis - Lai Renato sull'applicazione delle regole relative a SIC e ZPS sul territorio regionale, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio
ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (143)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 143.
(Si riporta di seguito il testo della mozione:
Mozione Artizzu - Diana - Liori - Moro - Sanna Matteo - Murgioni - Licandro - Pileri - Contu - Cassano - Pisano - Dedoni - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Ladu - Lombardo - Petrini - Farigu - Vargiu - Giorico - La Spisa - Rassu - Gallus - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Floris Mario - Cherchi Oscar - Capelli - Pittalis - Lai Renato sull'applicazione delle regole relative a sic e zps sul territorio regionale, con richiesta di convocazione straordinaria del consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del regolamento.
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSIDERATO che:
- con la deliberazione del 7 marzo 2007 la Giunta regionale ha definitivamente approvato la istituzione di zone di protezione speciale (ZPS) sul territorio sardo, invitando i comuni a provvedere in tempi rapidi alla creazione di appositi piani di gestione delle stesse;
- la perimetrazione complessiva di tali aree interesserà, secondo quanto previsto, oltre 427 mila ettari di territorio sardo;
- su tali aree rischiano, in base alla recente giurisprudenza, di insistere i vincoli derivanti dalla legge n. 394 del 1991 sui parchi nazionali, con evidenti condizionamenti e limitazioni per una serie di attività che legano i cittadini sardi al loro territorio, dall'agricoltura, alla pastorizia, alla caccia, alla pesca;
- non risulta che la Regione sarda abbia fino ad oggi adeguatamente informato i cittadini sulle conseguenze che tali provvedimenti comporteranno;
- è ormai scaduto il termine fissato dalla Giunta regionale, con delibera del 2 agosto 2007, con il quale si impone ai comuni sardi di aderire ai piani di gestione delle ZPS, pena la imposizione dei termini del Piano di gestione stesso da parte della Giunta,
impegna il Presidente della Regione e la Giunta regionale
a sospendere qualunque iniziativa amministrativa relativa alle zone di protezione speciale, in attesa di poter prendere visione delle direttive che giungeranno dal Governo nazionale, per poi sottoporre le stesse alla discussione e alla valutazione con i cittadini dei comuni interessati in osservanza di quanto disposto dalla Commissione europea sul coinvolgimento degli operatori del territorio e sulla loro informazione in merito ai vincoli derivanti dall'applicazione della direttiva n. 79/409/CEE sugli uccelli e della direttiva n. 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali.)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
ARTIZZU (A.N.). Presidente, dieci minuti!
PRESIDENTE. Ne sono passati trentasei di minuti.
ARTIZZU (A.N.). Saranno passati anche trentasei minuti, ma con l'Aula in queste condizioni non mi pare sia il caso.
PRESIDENTE. Beh, certo! Insomma, le ricordo che siamo in seduta straordinaria su mozioni dell'opposizione. Possiamo aspettare cinque minuti. Vi invito a richiedere ai vostri consiglieri di essere presenti, e a tutti gli altri consiglieri, naturalmente, di essere presenti.
ARTIZZU (A.N.). Facciamo mezz'ora Presidente.
PRESIDENTE. No, facciamo dieci minuti, onorevole Artizzu. Dieci minuti di sospensione.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 37, viene ripresa alle ore 10 e 58.)
PRESIDENTE. Va bene colleghi. Iniziamo il lavoro.
Onorevole Artizzu, mozione 143, prego.
ARTIZZU (A.N.). Grazie Presidente. Signor Presidente, Assessori e colleghi. Tra la presentazione della mozione 143 e la giornata odierna è intercorsa un'importante novità riguardo al problema che la mozione tratta, e cioè l'applicazione della normativa relativa ai siti di interesse comunitario e alle zone di protezione speciale. La novità è rappresentata dal decreto del 6 novembre del Ministro dell'ambiente Pecoraro Scanio che detta alcuni indirizzi operativi, alcune regole alle quali le regioni italiane e le province autonome debbono adeguarsi. Io credo, Assessore Morittu, che si debba partire in questa discussione dalla presa d'atto di ciò che dopodomani succederà a Cagliari. Dopodomani, venerdì 16, come lei sa, è prevista a Cagliari una manifestazione che si annuncia abbastanza importante. Da tutta la Sardegna giungeranno, credo, alcune migliaia di persone, forse molte migliaia di persone, per manifestare sotto il Consiglio regionale e chiedere alla Regione sarda, chiedere al Presidente della Regione, e a lei in particolare, Assessore Morittu, di fermarvi un istante. Fermarvi un istante e ragionare e meditare su un cammino che avete svolto riguardo alle problematiche dei SIC e delle zone ZPS, ma anche ad altre problematiche importanti del territorio, ma comunque oggi fermiamoci a questo. Un cammino che probabilmente non è stato sufficientemente meditato, ma soprattutto, mi permetta di dirle Assessore, non è stato sufficientemente condiviso con i sardi, i quali non sono realmente stati informati di ciò che stava accadendo e di quello che potrebbe accadere sui loro territori in massima parte territori privati, che potrebbero essere sottoposti a vincoli francamente eccessivi e certamente non conosciuti dalla popolazione. La storia della rete natura 2000 inizia ormai 12 anni fa con il recepimento da parte del Governo italiano di due direttive europee che vengono poi unificate in un unico indirizzo che è appunto quella di natura 2000, che il comitato nazionale delle aree protette nel 1996 dichiarò essere sotto i vincoli della legge numero 394, e cioè la legge che istituisce e regola i parchi nazionali. Da questa dichiarazione del comitato nazionale delle aree protette è partita una stagione di ricorsi, di pronunciamenti dei tribunali amministrativi fino al Consiglio di Stato, una stagione, diciamo, giudiziaria che si è conclusa nel febbraio del 2006 con l'ultimo pronunciamento del Consiglio di Stato relativo ai ricorsi fatti contro la deliberazione del comitato nazionale delle aree protette. E il Consiglio di Stato, al termine di questi 10 anni di cammino giudiziario, ha dichiarato la validità dell'interpretazione data dal comitato nazionale delle aree protette e cioè che i SIC siti di interesse comunitario e le ZPS zone di protezione speciale vanno assoggettate alla legge numero 394 del '91, e cioè diventano a tutti gli effetti Parco nazionale.
Che cosa significa questo per la Sardegna, significa che se noi andiamo a controllare le perimetrazioni pubblicate a partire dal gennaio del 2005, nel sito del Ministero dell'ambiente, per quanto riguarda la Sardegna noi abbiamo una superficie interessata di 427.183 ettari di territorio in buona parte, ripeto, privato, e quindi soltanto in minima parte demaniale e già assoggettato ad altre regole, che comunque lo privano all'uso dei cittadini. 427.183 ettari significa il parco nazionale del Gennargentu moltiplicato per 6,5 circa, e ciò significa che quel parco nazionale, così avversato dai sardi, tutti voi colleghi ricorderete la grande manifestazione su Cagliari 10 mila persone giunte da ogni angolo della Sardegna, che volevano dire no al parco, perché volevano dire no ai vincoli, perché volevano dire no a questa concezione di vincoli calati dall'alto senza una condivisione, una discussione, un'approvazione, ebbene tutto questo oggi per la Sardegna viene moltiplicato per 6,5; dato che la perimetrazione del parco del Gennargentu era circa sei volte inferiore a questa. E per di più il parco nazionale del Gennargentu era circoscritto in un'area che andava dall'Ogliastra alla Barbagia, qui, invece, si tratta di un parco nazionale moltiplicato per sei e per di più sparso a macchia di leopardo più o meno su tutto il territorio regionale perché tutte le Province sono più o meno interessate, ovviamente lo sono di più alcune e meno altre.
Ma il fatto che queste aree rischino di essere assoggettate ai vincoli della legge numero 394 viene confermato anche dalla Corte di Cassazione. Io cito una sentenza, ma non è l'unica, non è l'unica fonte giurisprudenziale che conferma questi nostri timori, cito, però una sentenza, tutto sommato abbastanza recente, del 23 settembre del 2005 con la quale la Corte di Cassazione giudicava un fatto accaduto in una ZPS situata in Puglia; il problema che veniva sottoposto alla Corte di Cassazione era un reato contro il territorio riguardante l'attività delle cave e la Corte di Cassazione emette una sentenza che conferma al 100 percento la visione originaria del comitato nazionale delle aree protette, senza assolutamente dubitare della sua validità ed efficacia, e cioè afferma la Corte di Cassazione che i reati dei quali ci si occupa sono quelli relativi agli articoli 6, 11 e 30 della legge numero 394 del 1991 che questi reati vengono commessi in un'aurea inserita in una ZPS, zona di protezione speciale, traccia la storia di questa ZPS che è del tutto identica a tutte le altre zone di protezione speciale che si trovano in Italia cioè derivano appunto dalla direttiva natura 2000 della CEE, la inquadra, quindi, perfettamente per poi concludere dicendo con la medesima deliberazione: le ZPS sono state inserite nella classificazione delle aree protette di cui all'articolo 2 della legge quadro numero 394 del 1991. Quindi, assessore Morittu, la Corte di Cassazione prende per buono, per valido che tali aree siano assoggettate alla legge numero 394, quindi non è un timore infondato quello che alcune forze politiche, ma soprattutto quello che tanti comitati spontanei, tante associazioni, tanti gruppi di categoria, lei pensi che alla manifestazione di dopodomani hanno aderito associazioni sportive, coltivatori, movimenti per il territorio a livello regionale, ma anche a livello locale e anche esponenti politici, ma non solo esponenti politici, nella manifestazione di dopo domani non sarà una manifestazione politica fatta da alcuni partiti, ma sarà assolutamente trasversale perché il timore che i sardi possano effettivamente non essere più padroni a casa loro in un vastissimo territorio è fondato, ed è fondato ripeto non solo su quella deliberazione mai cancellata e mai negata neanche dall'attuale ministro Pecoraro Scanio, adesso arriverò a spiegare il perché nel decreto nel 16 novembre del ministro Pecoraro Scanio non viene affatto negato il principio che le ZPS siano assoggettate alle 394, quindi come vede, Assessore, non è assolutamente un timore infondato dal momento che anche la Corte di Cassazione prendere per buona e per ancora valida la deliberazione del 1996 del comitato nazionale delle aree protette. E che cosa significa avere 427 mila ettari in più assoggettati ai vincoli del Parco nazionale? Assoggettati ai vincoli della legge numero 394? Ci sarebbe tanto da dire in proposito, l'agricoltura viene sottoposta a vincoli rigidissimi, nei parchi nazionali, mediamente, la superficie coltivata non supera il 12 percento e si tratta di un tipo di coltura molto limitata nella varietà, molto limitata nella capacità produttiva e solo riferita ad un prodotto di nicchia e non ad un prodotto economicamente rilevante e valido per le popolazioni che nei parchi vivono, lo stesso dicasi per l'allevamento del bestiame che viene sottoposto a limitazioni rigidissime, lo stesso dicasi per la caccia che viene vietata completamente nelle aree assoggettate alla legge numero 394, perché la legge recita testualmente che la caccia non si può praticare, nessun tipo di caccia. Le limitazioni valgono per la pesca, per la raccolta della legna, per la raccolta dei funghi, per il transito, per l'utilizzo delle acque, per le norme urbanistiche e, insomma, per tutto quello che lega l'uomo al proprio territorio. Ma allora mi chiedo, Assessore, non valeva la pena informare un po' più dettagliatamente i sardi su quello che voi stavate contrattando con il Governo nazionale? Io ho partecipato a decine di assemblee in tutta la Sardegna, organizzate da associazioni di cacciatori, associazioni di pescatori, dai pastori, dai comitati per il territorio, decine di assemblee, tutte erano organizzate in modo spontaneo da associazioni, neanche una era organizzata da voi, neanche una era organizzata dalla Regione, non ho assistito ad un momento di confronto con la popolazione che partisse da un'iniziativa della Giunta regionale, dell'Assessorato, e, per la verità, neanche delle province, per informare i cittadini di quello che nei loro territori, a casa loro stava accadendo. Non le sembra perlomeno strano, Assessore? Voi avevate il dovere di informare i sardi, perché questa normativa sui Siti di interesse comunitario e sulle zone di protezione speciale, va ad incidere sulla vita quotidiana delle persone, e sarebbe stato vostro dovere, anche se lei è arrivato dopo, per cui non le si possono addebitare certamente tutte le colpe, ma soltanto nella parte relativa al suo mandato, e sarebbe stato vostro dovere informare la popolazione, rendere noti gli aspetti positivi, se ce ne sono, e anche quelli meno positivi, come purtroppo pare ci siano. Cioè, dire alla gente: guardate che voi che vivete e avete i vostri terreni e allevate e coltivate all'interno delle zone di protezione speciale, di quelle che stiamo istituendo, forse avrete qualche beneficio di tipo economico, ma non potrete più coltivare la terra come l'avete coltivata fino ad oggi, non potrete più allevare il bestiame come lo avete allevato fino ad oggi, non potrete più andare a caccia, non potrete più andare a pesca, non potrete più avere quell'utilizzo del territorio che avete conosciuto, tramandato da sempre e che forse avreste desiderato poter trasmettere anche ai vostri discendenti. Tutto questo non è stato fatto. Le zone di protezione speciale sono passate nel silenzio generale da una fase diciamo di studio, a una fase pienamente operativa quale è quella attuale, avete cercato di convincere i sindaci a aderire ai piani di gestione promettendo ingenti finanziamenti dei quali non vi è traccia nella legge finanziaria, perché è chiaro che in zone depresse della Sardegna si possono anche accettare dei limiti all'allevamento, all'agricoltura, alla caccia e a tutte le attività citate, si possono anche accettare dei vincoli, se accettare i vincoli significa avere dei consistenti benefici, poter aprire dei cantieri, poter dare posti di lavoro, poter creare sviluppo, speranze per i giovani, ma nella finanziaria non c'è 1 euro, Assessore, destinato alle ZPS, non c'è un centesimo! Quindi tutte queste promesse di sviluppo, di ricchezza, di lavoro sono davvero infondate e destinate a creare soltanto disillusione e a creare, credo, qualche posto di sottogoverno in più, qualche posto nei comitati di gestione di queste ZPS, qualche piccolo potere in più per i sindaci che, in buona fede o no, hanno istituito i piani di gestione confezionando sulla testa dei propri cittadini amministrati una macchina molto pericolosa. E arrivo al decreto del 6 novembre del Ministro Pecoraro Scanio, perché io attendo nella sua risposta, Assessore, alcune delucidazioni importanti, perché voglio capire come la Regione sarda intenda rapportarsi ad un'interpretazione così centralistica del regime dei vincoli che dovranno essere applicati nelle zone di protezione speciale e nei Siti di interesse comunitario. Intanto questo decreto, questo straccio di decreto, perché credo che tutti siano d'accordo con me che una questione così importante doveva essere regolata con una legge e non con un atto del Ministro, doveva essere portata in Parlamento e discussa con un provvedimento legislativo, non con un decreto di Pecoraro Scanio, perché sono argomenti importanti che incidono nella vita di milioni di cittadini italiani, e questa è la prima considerazione sintomatica del rispetto verso le popolazioni amministrate. Questo decreto è frutto soltanto della creatività del Ministro Pecoraro Scanio, non è frutto di alcun confronto, c'è stata una riunione della Conferenza Stato-Regioni, un esame, il più superficiale e affrettato possibile, si era rimandato tutto ad incontri successivi, io non so se lei abbia partecipato, Assessore, incontri successivi non ce ne sono stati, ed è arrivato il decreto da parte del Ministro. Le Regioni sono scippate delle loro competenze, voi non potrete fare altro che recepire le norme contenute nel decreto Pecoraro Scanio, voi non potrete modificarlo di una virgola, quindi ancora una volta questo regime vincolistico viene imposto dall'alto senza la possibilità, non solo per i sardi di conoscere e di contrattare e di condividere, ma neanche per voi! Per voi Giunta regionale, per cambiare una virgola, e, soprattutto, colleghi, vi prego di considerare il fatto che, ancora una volta, non è un caso che il Ministro De Castro non sia d'accordo, non è un caso, ancora una volta non viene affatto chiarita la questione dell'assoggettamento di queste aree alla legge numero 394 che quindi implicitamente viene affermata. Tutti i nostri timori relativi a questo, vengono confermati, il Ministro si è ben guardato dal chiarirlo. Chiediamo, con questa mozione, che ci sia un momento di riflessione Assessore, chiediamo anche ai colleghi della maggioranza…
PRESIDENTE. Onorevole Artizzu, concluda, ha parlato per 20 minuti.
ARTIZZU (A.N.). Grazie, concludo in un momento. Chiediamo anche ai colleghi della maggioranza di valutarla serenamente, perché il dispositivo dice soltanto di sospendere per un attimo l'applicazione, riavviare un confronto con le popolazioni e le associazioni, e soltanto dopo, eventualmente, procedere. Credo che sia una richiesta che possa essere accolta da tutti, e quindi vi prego di valutarla con serenità. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Artizzu. Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi a parlare non oltre la conclusione del primo intervento.
E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Grazie Presidente, Assessori e colleghi. Niente di nuovo sotto il sole, la Giunta sta seguendo la sua filosofia, come in tutte le altre manifestazioni anche su questa questione delle ZPS prende e mantiene inalterate quelle che sono le sue peculiarità. Infatti, ha deliberatamente nascosto la verità fin dallo scorso mese di marzo, pubblicando sul sito istituzionale la delibera 9/17 sulle ZPS, ma inserendo solo il titolo e impedendo così ai sardi e al Consiglio di poter leggere il testo; poi si è capito perché, e anche su questo, con la nostra mozione, intendiamo chiedere conto al Governo regionale, il quale pretendeva di far passare sotto silenzio o di derubricarlo alla voce "ordinaria amministrazione", un provvedimento che rischia di avere effetti devastanti sull'economia e sullo sviluppo della Sardegna, perché sottrarre 427 mila ettari, quasi, come diceva appunto nella sua presentazione il collega Artizzu, ai sardi e specialmente a privati e, se vogliamo anche aggiungere una nota, togliendo anche, come è stata tolta sempre ai sardi, la possibilità di costruire in quella corona circolare dei 3 chilometri di costa, quindi poco quasi o niente rimane all'attività dei nostri concittadini. Quindi nelle intenzioni della Giunta di questo provvedimento si doveva sapere il meno possibile, anzi meglio non parlarne affatto perché altrimenti tutti avrebbero saputo leggere ciò che in realtà c'era e c'è scritto. Ma c'è di più. Quella delibera, in effetti, non era altro che la punta dell'iceberg, perché prima di arrivare alla sua stesura c'era stata una lunga interlocuzione tra la stessa Regione e il Ministro dell'ambiente, per individuare i siti interessati e predisporre le necessarie cartografie.
Se vuole, Assessore, aspetto che lei esaurisca il suo colloquio e poi le potrò parlare… non ci sono problemi. No, non vi preoccupate, abbiamo tempo.
Quindi il silenzio andava avanti sicuramente da mesi e si è riusciti a mantenere la consegna fino alla delibera di marzo, poi inevitabilmente è saltato il tappo e i sardi hanno saputo cosa si stava tramando alle loro spalle, in poche parole l'ennesimo blocco totale e assoluto di parti molto estese del territorio regionale, senza aver informato nessuno. Comuni, province, organizzazioni di categoria, mondo del lavoro, delle imprese, privati cittadini interessati, nessuno veniva informato, anzi la filosofia era "più tardi lo sanno e meglio è". Questo è il metodo o meglio l'andazzo di questa sciagurata legislatura, metodo che calpesta non solo ogni legge, ma ogni consuetudine istituzionale, che la Giunta ha imposto ai sardi e di cui la maggioranza, per insipienza o sotto ricatto, poco importa, si è resa complice. Tutto dunque è avvenuto nel silenzio di poche e segrete stanze. Non si conoscono i criteri seguiti per l'individuazione delle zone da sottoporre ai nuovi vincoli - e che vincoli! Li ha illustrati molto bene il collega Artizzu - e per la loro perimetrazione. Il pretesto è quello della tutela dell'ambiente, ma si sa, è sempre buono quando si vogliono avallare vere e proprie operazioni coperte come questa. Perché sarebbe stato giusto, perché lo dice la legge, ed opportuno, come suggerisce il semplice buon senso, avviare un confronto libero e aperto con il Consiglio regionale. Noi, cari colleghi, maggioranza e opposizione, veniamo sempre scavalcati dagli indirizzi della Giunta e dell'amministrazione della Giunta. Dunque noi, comprese le autonomie locali, tutte le parti interessate e quei cittadini privati che saranno logicamente le vittime primarie, su tutti i criteri da individuare in queste zone ZPS, per un motivo molto semplice. Perché su quelle zone, in base alla legislazione europea che lo Stato ha recepito, insistono ben 44, dico 44, tipologie di nuovi vincoli, che di fatto impediscono ogni attività umana produttiva e non, e disciplinano in maniera puntuale e minuziosa con diversi specifici anche in situazioni minute come lo sport, il tempo libero, la presenza di animali domestici, le fotografie naturalistiche. Comunque se si arriva a questo grado di dettaglio per le cose più piccole è facile capire che tipo di impatto il provvedimento è destinato a produrre per l'agricoltura, la zootecnia, la caccia e la pesca. A questo punto diventa quasi un esercizio accademico stabilire se su tali zone si possono applicare le norme dei parchi nazionali, pensate! Secondo il nostro parere peraltro la giurisprudenza amministrativa ha già risolto il problema in senso affermativo, con numerose sentenze di primo e di secondo grado. Ma anche se così non fosse per assurdo basterebbe la normativa europea per affermare che con questa operazione coperta la Giunta regionale ha scippato ai sardi oltre 400 mila ettari del loro territorio, creando artificialmente un'immensa area off limits dove non si potrà fare nulla e dove nessuna azione di riconversione ambientale, se e quando arriverà, potrà mai risarcire il danno subito. Ed è un grandissimo danno, incalcolabile quello che sta per abbattersi sui privati proprietari di quelle terre. E' stato già sottolineato che l'80 per cento delle aree interessate al provvedimento sono di proprietà di privati. Ebbene, chi conosce la Sardegna sa che in certi territori la terra è l'unico mezzo di sostentamento per molte famiglie e per molti cittadini, a volte quasi è il loro unico modo per potersi sostentare. Qualcuno ha pensato a queste situazioni? Penso di no. Qualcuno si è chiesto con che cosa si potrà sostituire il lavoro o il reddito di numerosi nuclei familiari? Forse con la cassa integrazione o con la rottamazione dei terreni? E' evidente che la Regione non ha pensato a queste persone, per la maggioranza le famiglie sarde non sono mai state una priorità e questa vicenda, purtroppo, non fa eccezione. Ecco perché in molti territori c'è allarme e preoccupazione, ecco perché gli amministratori locali di ogni colore protestano, ecco perché nascono i movimenti spontanei di cittadini ed associazioni, ecco perché ancora oggi la Giunta si ostina a non dire tutta la verità, a non mettere le carte in tavola, a non dire quanti e quali comuni hanno aderito ai cosiddetti piani di riconversione, facendo scattare per decorrenza dei termini la necessità e l'urgenza dell'intervento sostitutivo della Regione. Come dicevamo in apertura, questo delle ZPS è un esempio emblematico di un modo di come governare senza e, quando occorre, anche contro i cittadini, ma è solo l'ultimo in ordine di tempo. Lo stesso si può dire del piano paesistico, dell'industria, del commercio, dei fondi europei, delle leggi finanziarie, delle tasse e via elencando, per definire la situazione complessiva di un governo e di una maggioranza che hanno deciso di arroccarsi nel palazzo decidendo di non ascoltare la società sarda, comunque e da chiunque legittimamente rappresentata, oltretutto con forzature assurde e inaccettabili del nostro ordinamento costituzionale e legislativo. Oggi non c'è magistratura di ogni ordine e grado che non censuri clamorosamente l'operato della Regione. Vedremo nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, cosa resterà dei capisaldi di questa legislatura. Non è una previsione difficile: la forza e le ragioni della legge smonteranno pezzo per pezzo quel grande monumento dell'immobilismo che si è voluto costruire. Un monumento alla cui base c'è una sottile forma di eversione costituzionale. La Sardegna, qualcuno ha voluto introdurre il principio secondo il quale la Repubblica si divide in Stato e Regione, poi non c'è più niente! E' evidente che questo provoca un giustificato allarme nel mondo delle autonomie e della comunità locale sulla pianificazione urbanistica. Infatti i comuni sono soltanto un residuato su cui possono decidere solo ed esclusivamente dove tappare le buche delle loro strade, il resto è affidato alla Regione. La nostra richiesta quindi, e concludo, è quella di sospendere le procedure di formalizzazione…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Moro.
MORO (A.N.). …di sospendere le procedure di formalizzazione delle ZPS per poter aprire un confronto vero e senza pregiudiziali con le comunità locali e discende quindi da elementari considerazioni di giustizia, di equità e di ragionevolezza. Questo è quanto noi chiediamo e chiediamo anche che, con la sensibilità della maggioranza, si possa arrivare a questo. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie.
E' iscritto a parlare il consigliere Giorico. Ne ha facoltà.
GIORICO (Gruppo Misto). Grazie Presidente. Apprezzo molto l'Assessore con il quale sta seguendo il dibattito, una cosa che ritengo sia molto interessante. Comunque grazie signor Presidente.
Desidero prendere la parola su questa mozione che ho firmato e che riveste particolare importanza perchè affronta un problema che suscita un diffuso malessere tra le popolazioni della Sardegna, che si sentono espropriate dei propri territori. Un'operazione solo in apparenza di tutela del territorio. Ho già espresso il mio parere sull'esagerata politica dei vincoli ambientali, anche i SIC, Siti di interesse comunitario, e le ZPS, Zone di protezione speciale, se non sono inseriti in una politica di sviluppo e non innescano processi di crescita sociale ed economica, rischiano di danneggiare le popolazioni che a quei siti e a quelle zone fanno riferimento. Tra uomo e ambiente ci deve essere una compatibilità, la presenza dell'uno non esclude la difesa dell'altro. Il governo del territorio deve cercare e favorire punti di equilibrio, tutto questo per il momento non mi sembra che stia avvenendo, ed è per questo motivo che esiste in molte comunità una forte tensione sociale, ad esempio sui parchi. Sabato prossimo è prevista una mobilitazione e la liberazione della Sardegna dai parchi, la promuove Burcei, un paese che ha visto vincolato, a vario titolo, l'80 per cento del suo territorio, all'insaputa della popolazione, che a questa sorta di occupazione è contraria. Ma anche in zone dove il problema è meno acuto, esistono situazioni difficili che rappresentano un freno allo sviluppo. Nei parchi i divieti sono assoluti o quasi, la popolazione titolare di quei beni, di fatto, è estromessa dal loro godimento, molti di quei terreni potrebbero essere utilizzati per il pascolo, l'allevamento, piccole colture, utilizzo dei beni civici secondo un'antica tradizione basata sulla solidarietà civile e sociale. Vi sono proprietari di vaste estensioni di terreno che non possono pascolare un gregge o allevare maiali, essendo queste attività fortemente integrative di un'agricoltura sempre più in difficoltà.
Eppure sembra ogni tanto maturare la coscienza che tra ambiente e uomo c'è una correlazione, così dire, di mutuo soccorso, nel senso che la presenza dell'uomo tutela il territorio, lo difende dal maggior pericolo esistente: l'abbandono. La politica dei divieti, invece, costringe l'uomo ad abbandonare le campagne, ad impoverire le colture e ridurre i redditi, già precari dalla pastorizia. Non si tratta nella quasi totalità di terreni di pregio agricolo, ma sono terreni importanti nell'equilibrio del territorio. Essi costituiscono, infatti, lo sfogo alle attività rurali e soprattutto rafforzano il concetto dell'appartenenza della comunità ai beni ambientali. E' questo un concetto culturale molto importante perchè le popolazioni assumano direttamente la responsabilità di questi beni e li considerino una risorsa.
I vincoli e i divieti dei parchi hanno ragion d'essere se funzionano da rimedio alle politiche urbane industriali, non se colpiscono e danneggiano le popolazioni rurali. Ecco perché molti Comuni si ribellano. Negli incauti progetti del governo del territorio questi vincoli dovrebbero generare reddito, occupazione, benessere, dovrebbero cioè sostenere l'economia locale, tuttavia i finanziamenti annunciati sono di gran lunga inferiori, non solo alle aspettative della gente, ma a una qualunque previsione di interesse che compensi la gravità delle previsioni alle quali le comunità interessate sono sottoposte.
Io chiedo, ad esempio - per fare riferimento al mio territorio - quali siano i benefici generali del parco di Porto Conte, se la popolazione avverte occasioni di benessere o meno, e credo che il primo fattore da tenere presente sia la percezione della gente, dei lavori positivi che la presenza del parco determina. Ci sono contadini che si lamentano per il divieto di alcune attività rurali, eppure si tratta di un territorio del quale non c'è scempio, né atti di speculazione, né attentati all'ambiente. Alghero, per vicissitudini politiche o per una insolita virtù, ha sempre difeso le aree in prossimità delle coste. Ma questo comportamento virtuoso non solo non ha tratto benefici, ma ha subìto pesanti condizionamenti al punto che mi domando se, ad esempio, la vocazione turistica dia fastidio a qualcuno ed esista una volontà, più o meno manifesta, di ostacolarne lo sviluppo in una fase critica per il mercato e per la domanda degli utilizzatori delle vacanze.
Sono tutti argomenti di spessore che non possono essere liquidati così con sufficienza o con supponenza, né tanto meno sono decisioni che possono essere prese senza il coinvolgimento effettivo delle popolazioni, il cui diritto a decidere del proprio territorio è sacrosanto! Credo che il discorso dei SIC e delle ZPS vada dunque considerato alla luce delle esigenze di una Regione che ha un forte bisogno di sviluppo e di attività produttive e di un maggiore benessere del suo popolo. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Grazie, Presidente. Io intervengo su questa mozione per due ragioni fondamentali. La prima è legata al contenuto della mozione, il contenuto della mozione è quello di chiedere... mi pare, la Giunta regionale, io non so se voi, la Giunta regionale, da sola, possa nella sua responsabilità interrompere un percorso, un processo di organizzazione del territorio che è già stato avviato; dall'altra chiedere alla Giunta regionale di attivare un grande dibattito con il sistema delle autonomie locali. Io starei attento a questo perché in questa mozione, ma anche negli interventi che ci sono stati, c'è il senso di questa legislatura che si va perdendo e c'è il senso della prospettiva politica e di governo che si va perdendo! Negli interventi e in questa mozione si dice: "Il governo del territorio deve assolutamente ritornare nella potestà delle micro comunità e delle persone", non deve essere, il governo del territorio, un fatto che attiene alla comunità regionale del suo complesso, io direi non solo alla comunità regionale, per la valenza naturalistica, di qualità ambientale di questa Regione appartiene anche all'insieme del nostro Paese, appartiene alle popolazioni del Mediterraneo, appartiene al mondo intero. E noi non possiamo governare un territorio che ha questa valenza naturalistica, questa qualità ambientale, questa storia, questa cultura, questa identità come se fosse il giardino di casa nostra, perché non è così, noi non esercitiamo un diritto di proprietà rispetto a questa valenza naturalistica e a questa qualità ambientale, e tanto meno lo devono esercitare chiunque da qualunque parte. C'è un senso diverso delle cose che va recuperato, che era anche, voglio dire, il motivo principale di questa legislatura, il piano paesaggistico altro non era riaffermare il principio di grande valore di questo patrimonio naturale ed ambientale che non apparteneva soltanto a questa generazione, che non apparteneva soltanto o non era appartenuto soltanto alle generazioni passate, ma che giustamente dovrebbe appartenere alle generazioni future e non solo agli abitanti di questa Isola ma agli abitanti del pianeta che questa qualità ambientale, questo valore naturalistico possono giustamente rivendicare nella conservazione e nella valorizzazione. E puntualmente arrivano gli attacchi, lo dico perché c'è l'Assessore dell'ambiente, c'è anche l'Assessore all'urbanistica e al paesaggio, puntualmente arrivano attacchi da tutte le parti con una filosofia diversa che è quella dell'onorevole Pili, della piattaforma logistico militare, della piattaforma cioè di un'Isola che può essere tranquillamente cementificata, che può diventare un grande aeroporto, che è pieno di tubi, che può essere in qualche parte anche curata come una bella aiuola per consentire vacanze ai ricchi di turno, cioè l'idea di una Regione che si vende a chi ha il potere, a chi ha le risorse finanziarie per goderselo o per sfruttarselo, cioè la filosofia che ci ha accompagnato nei periodi più bui del Governo regionale e non solo regionale. E di fronte a questa cosa c'è una distrazione totale, di fronte al merito dello scontro politico in atto in questa Regione c'è la disattenzione totale anche della maggioranza, c'è una debolezza che si manifesta puntualmente di questa maggioranza attorno ai grandi temi della riforma da una parte, per cui abbiamo rimosso la vicenda della statutaria e il referendum che è tutta roba di casa nostra, come se fosse passato così un soffio di vento e sul terreno principale di questa legislatura in cui il confronto in questa legislatura si è sviluppato tra maggioranza e minoranza tra sinistra e destra, cioè la gestione del territorio, facciamo altrettanto e io credo che sia venuto il momento, noi l'abbiamo detto, lo ripetiamo, io voterò contro questa mozione, ma al di là del voto di questa mozione la riflessione che va fatta è interna alla maggioranza, deve decidere intanto se esiste, se c'è, e in ragione del fatto che esiste, che c'è, se è ancora convinta del percorso che deve fare, se sono convinti tutti e abbiamo fatto proprie tecniche di unità a tutti i livelli, da questa parte e dopodiché scopriamo che essere un partito unico forse non vuol dire essere un partito unito e che forse le relazioni e le difficoltà non si sviluppano come avevamo ideato a tavolino, come avevamo preconizzato. E allora forse va fatta, io non lo so se possiamo andare avanti con risposte, rispostine, audizioni in Commissione, cioè se questa materia, abbiamo un referendum alle porte, le manifestazioni, come dire, noi non abbiamo un'idea di governo, noi abbiamo di fronte il sottosviluppo, abbiamo la conservazione che è priva di ricchezza la gente in questa Sardegna, è il contrario!
Noi abbiamo un territorio che in parte è compromesso da bonificare, noi non possiamo lasciare questa terra nelle condizioni di malattia che ha, dove ci sono i poligoni militari, dove ci sono i poli industriali che non sono stati adeguatamente verificati anche sotto il profilo della salute delle popolazioni che insistono in quei territori. Anzi, quando abbiamo verificato abbiamo dati assolutamente allarmanti, assolutamente allarmanti come succede che viene puntualmente denunciato per i poligoni militari, in modo particolare di Teulada, e noi ci preoccupiamo di estendere la tutela, ma dovremmo estenderla, dovrebbe essere questa tutela ancora più profonda, ancora più convinta, noi dobbiamo pensare al futuro di questa Regione attraverso un progetto di rinascita che si fonda sulla peculiarità di questo territorio, che è la sua valenza naturalistica che è la sua qualità ambientale e dobbiamo fare questo sperimentando un'industria dell'ambiente perché sarà quella l'industria del domani, non sarà quella che inquina ma quella che leva l'inquinamento, non sarà quella che produce fumi, ma quella che li riduce, questa è l'industria su cui noi dobbiamo puntare e dovremmo diventare una punta di eccellenza, dovremo insegnare a tutti qual è la cultura ambientale ed esportarla, in questo c'è il futuro di questa Regione, non nel ripetere percorsi di Governo distratto, però per fare questo c'è bisogno di una maggioranza che purtroppo oggi molti di noi non vedono.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Presidente, Assessori e colleghi, prendo la parola con un po' di perplessità dopo l'intervento dell'onorevole Uras. Non credo, forse ho capito male, però dopo questo comizio, colleghi, a me sembra di capire che proprio ci sia un'incomunicabilità degna di qualche artista, di qualche scrittore che sul tema dell'incomunicabilità si era cimentato, perché sembra che si parlino due mondi veramente contrapposti, che parliamo due lingue diverse e che assolutamente noi non ci vogliamo incontrare. Onorevole Uras, lei ha parlato di tante cose, credo che rappresenti i sentimenti e il pensiero di gran parte dell'attuale maggioranza di Governo, quindi io ho il rispetto di quello che dice e mi auguro che non tutti siano convinti della veridicità delle sue affermazioni.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RASSU
(Segue LIORI.) Perché vede, dire che c'è una parte che voglia vendersi la Sardegna è facilmente ribaltabile, visto anche le ultime esperienze di questo Governo, dire che c'è una Sardegna da risanare è sfondare una porta aperta, ma anche affermare che c'è una volontà attuale di questa maggioranza nell'affermare che i disastri che hanno colpito la Sardegna, dalle servitù militari e anche questo è opinabile, perché non sempre sono stati dei disastri, è lo stesso facilmente ribaltabile. Cagliari ha i suoi punti più belli è vero era una città, era una cittadella militare Cagliari, in quei territori dove hanno insistito le servitù fino alla fine: Monte Urpinu, colle di San Michele, la sella del diavolo, Sant'Elia e così via.
Quei territori che per un motivo o per un altro, per un periodo sono stati vincolati a fini militari che però oggi sono i gioielli più preziosi anche dal punto di vista ambientale di questa città. La politica ha fatto degli sfasci, il Poetto, per carità.
Il poligono di Teulada che lei vorrebbe ridare nelle mani dei privati, quello sì sarebbe un vero pericolo che potrebbe distruggere parte di quel territorio, sono d'accordo con lei, bellissimo, ma questa volontà di smilitarizzare rischia davvero di riportare un territorio come quello non nelle mani di un ente regionale perché la legge impone che venga reso ai privati ai quali è stato espropriato e pagato anche profumatamente, se le cose ce le vogliamo dire, quindi bisogna stare attenti a quello che si dice, bisogna ritornare sul tema della caccia, sul tema dei SIC, sul tema delle ZPS, che è quello del quale oggi noi dobbiamo parlare e non dobbiamo sviare l'attenzione dell'aula da quello che è un vero problema, perché io posso capire che vincano le elezioni anche il prossimo partito dei Verdi di Sardegna, che prenda il 60, 70 percento dei voti, i Verdi di Sardegna hanno anche il dovere, pur essendo sicuramente ambientalisti (questo futuro partito, che mi auguro non vinca mai) avrà comunque il dovere di governare quella parte della Sardegna che vuole andare a caccia e ha diritto di andare a caccia, che vuole esercitare un'attività che è consuetudinaria e che affonda le proprie radici delle abitudini dell'uomo e nella cultura dell'uomo, ed in particolare in Sardegna. Le parla uno che non è mai andata caccia, non sono cacciatore, non ho porto d'arma, non ho nessun interesse diretto in questa direzione, non ho territori vincolati da SIC di proprietà di famiglia, e quindi non ho motivo se non quello di rappresentare le istanze di una parte della popolazione che questo problema sente in maniera particolare, e lei lo sa che così, lo sa perché vive in Sardegna non vive sulla luna. Anche se vive la sua vita a Cagliari, a Cagliari di cacciatori ce n'è quanti nel paese dell'interno dove io sono nato, ed è tutta gente che chiede il diritto di esercitare la sua attività in una maniera legittima, non parliamo di bracconieri, parliamo di persone che pagano regolarmente le tasse di concessione alla Regione, che ogni anno gli riduce le giornate di caccia, che ogni anno gli aumenta tutti i vincoli, e che però non vede soddisfatte le proprie aspettative, parlo di quelle popolazioni che si vedono i propri territori vincolati non solo ai fini della caccia, perché non stiamo parlando di un problema solo di cacciatori, stiamo parlando di agricoltori, stiamo parlando di cittadini, stiamo parlando di imprenditori che hanno necessità di avviare attività in territori che, inopinatamente, in maniera quasi "ladresca" perché di nascosto un Presidente della Regione e un Assessore all'ambiente si recarono un giorno all'aeroporto di Cagliari a firmare con lo Stato un patto che istituiva dei SIC che erano più grandi di 4, 5, 6 volte il parco del Gennargentu, in un'isola che nella parte montana è vincolata dalla legge Galli oltre i 1300 metri di altitudine, dove tutti i fiumi e le zone perimetrali sono vincolate dalla legge Galli, dove tutti i laghi e le zone perimetrali sono vincolate dalla legge Galli, dove poi ci sono i SIC vincolati da questo pactum sceleris che è un disastro per la Sardegna, dove è impossibile muoversi perché poi c'è un Piano paesaggistico che non si ferma ai 2 chilometri ma che in certe zone entra nell'Isola anche per 30 chilometri, in un'isola dove si parla anche di estensione di questi vincoli alle zone interne, non si capisce bene se sono vincolati i paesi della montagna o se non sono vincolati e qualcuno dice: se non sono vincolati saranno vincolati a breve. Noi ci chiediamo che razza di sviluppo vogliamo dare alla Sardegna. I cittadini in questo frattempo hanno diritto di vivere, hanno diritto di farsi un albergo, di farsi una casa, i comuni hanno diritto di fare una strada, di edificare un servizio pubblico che anch'esso è sottoposto a limitazioni, come ben sappiamo, che hanno subito comuni, privati, imprenditori e cittadini normali per le loro aspettative che vengono frustrate da leggi che vengono fatte senza che ci sia un minimo di rapporto fra Ente regione e comuni. La Regione…e dovreste essere voi che vi siete sempre fatti alfieri del decentramento amministrativo, la Regione che vuole mettere becco su tutto, che vuole decidere le sorti amministrative e programmatorie della gestione del territorio in maniera pesante sui comuni arrivando persino a decidere di volere dare le licenze edilizie. Una Regione che dovrebbe fare leggi, che dovrebbe fare indicazioni generali, per quello che dovrebbe essere la gestione del territorio che vuole fare tutto, in poche parole vuole fare anche le piccole fesserie e anche dare le licenze per la chiusura dei balconi, e che vuole mettere becco e naso in maniera clientelare su tutto dando le deleghe a chi gli pare, e facendo vessazioni impedendo per anni di avere anche la risposta, quand'anche negativa ai cittadini che si vedono passare le proprie domande in enti, questi sì inutili, sì dannosi, come gli enti regionali che devono dare queste concessioni. È una vergogna, onorevole Uras, i cittadini hanno diritto di avere risposte, e non solo hanno diritto di andare a caccia. Perché questi vincoli, questi SIC, non è vero che limitano l'attività la protezione di assenze vegetali, floreali, siamo i primi a volerle difendere! I primi sono i cittadini dei territori che hanno la fortuna di averli a volerne perpetuare la conservazione per le cosiddette generazioni future. Però i cittadini hanno anche il diritto di sapere che in quei territori un domani non si alzerà una Unione europea, non si alzerà un Assessore impazzito, non si alzerà una Regione vessatoria e matrigna che un domani imporrà vincoli successivi, com'è previsto dalla legge, trasformandoli in parchi veri e propri, ove non si potrà più coltivare, ove non si potrà più pascolare, ove non si potrà fare niente, ove verranno eliminate le servitù degli usi civici, che sono un diritto inalienabile delle genti. Non è possibile che si continui a legiferare su materie così importanti senza un confronto serio con le autonomie locali!
Onorevole Uras, io credo che su questo argomento noi abbiamo il dovere di fare una riflessione tutti quanti, io non sono per la caccia fine a se stessa, la caccia non è un fine, la caccia è un esercizio che può essere regolamentato anche in maniera diversa, domani può alzarsi un assessore e dire che se si vuole andare a caccia si può andare a caccia solo con l'arco, con le reti e con la freccia. È una regola, così come si può alzare un assessore e dire che domani le case devono essere tutte fatte ad un piano, costruite in pietra, deve essere valorizzata la cultura della bellezza nell'attività edificatoria della Sardegna, possiamo essere d'accordo, Però questo deve venire da un confronto tra le parti, non può esistere che ci sia una imposizione che neghi tutto, che continui a fare di quest'isola sempre di più un un'isola dei divieti, un'isola delle limitazioni, dove i cittadini ad un certo punto non avranno neanche diritto di volerci continuare a vivere e a stare einvece abbiamo… e qui sono d'accordo con lei, un'isola che è veramente bella, un'isola della quale siamo orgogliosi, e anche noi vogliamo dare il contributo perché sia più bello viverci voi e noi se ci permetterete di farlo.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Liori. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Grazie Presidente, io ho avuto modo firmare questa mozione perché ritenevo di dover fare chiarezza su quelli che sono gli atteggiamenti che il Governo regionale porta a compimento anche nella materia così difficile quale quella della tutela ambientale. Come preambolo, in modo da sgombrar bene e con chiarezza gli ambiti della discussione, debbo dire che io sono per la tutela dell'ambiente, per una tutela seria, non un ambientalismo che lascia il tempo che trova. Sono anche, come lo sono stato in altre circostanze perché esistano dei parchi e me ne assumo tutte le responsabilità, ma ho anche detto che i parchi di Sardegna non possono avere un futuro se non sono accettati dalla gente, se la gente non capisce qual è la motivazione e quale guadagno da quei parchi ne vengono fuori, e non capisce cosa significa tutela ambientale tout court, perché capisce solo quello che gli viene ventilato, le ipotesi di vincoli anche violenti. Ora, possiamo far finta di dimenticarci che esiste la legge numero 394 del '91, e che esplica tutta la sua potenzialità normativa in Sardegna per cui la materia vincolistica è rivedibile solo a livello nazionale non ha la capacità di essere dispensata nel territorio sardo seguendo quelle che sono le sensibilità, le attenzioni, le volontà, che emergono dalle popolazioni e dalla gente di Sardegna. Fino a che questo non si compirà non potremmo mai avere un parco accettato, mai una zona vincolata che possa essere seriamente tutelata, perché verrà vista come un qualcosa di imposto, che non conosce quello che è la realtà che vive quello stesso bene che vuol essere protetto. Ma oggi noi siamo qui a parlare in particolare delle ZPS, di questo altro gravame che arriva nel territorio, che vede quasi 427 mila ettari di territorio sardo ulteriormente gravato da vincoli, e non si capisce quale sia stato il modo di interloquire, di sensibilizzare, di avvicinare e avere il consenso delle amministrazioni locali. Queste amministrazioni locali hanno avuto invece solo l'invito, o altrimenti vi era l'imposizione, che il piano verrà comunque gestito dalla Giunta regionale. Caro onorevole Uras, se dovessi fare la chiosa al tuo ragionamento, dovrei dire che questa maggioranza non esiste più. Ma è vero non esiste più da tempo! E al di là del fatto che vi sia un centralismo, manco democratico come era nel vecchio Partito Comunista, la dice lunga su quelli che sono i termini di attivazione dei processi democratici che investono l'intiero territorio della Sardegna e la popolazione dell'isola. Aree marine protette, vincoli di varia natura, ma qual è il beneficio che ne viene alle popolazioni? Quando si sente dire in giro che agli amministratori locali avvicinati, accarezzati, o minacciati, viene detto: "Tanto poi troveremo i finanziamenti, anzi i finanziamenti sono nella finanziaria per potervi dare delle risorse, per poter garantire che quanto voi non avete più come potestà all'interno del vostro territorio, sarà ripagato in qualche misura e maniera". Ma è questa la politica che si vuole fare di attenzione verso il territorio? È questa la politica di promozione della democrazia e del rapporto con le autonomie locali? Io penso che questi vincoli portino solo al malessere nelle comunità, che non vedono il lato positivo, ma vedono solo il lato vincolistico delle attenzioni della Giunta regionale.
Ora, io vorrei capire se non si scorda e si legga la contraddittorietà di tutti i processi, cosiddetti riformatori, di questa Giunta, intesi nell'ambientalismo, nell'eco ambiente e nella tutela delle bellezze naturalistiche della Sardegna? Da un lato si opera ricercando la dismissione dei vincoli militari e dall'altra si pongono altri ed ulteriori vincoli, così che siano aggravanti di una situazione di pericolosità sociale oltre che economica del nostro territorio. E questo mi porta a dire che sono concorde e darò il mio contributo per il referendum proposto dall'onorevole Pili, anche se non lo condivido, perché io sono perché vi sia la legalità assoluta, affinché vi sia trasparenza da parte di un organo legislativo che dia chiarezza per il futuro. E non c'è contraddizione, caro Assessore, su quello che ho detto poco fa, perché intendo smantellare un sistema che è stato duro nei confronti della realtà sarda, che non ha tenuto in considerazione le vere esigenze di tutelare il patrimonio, ma certamente pensando che esistono innanzitutto da tutelare le persone che abitano questo territorio, garantendo a loro sviluppo. E le politiche dello sviluppo non si fanno in testa alla gente, si fanno con la gente. Voi siete andati contro la gente. Mi farò promotore all'interno del mio partito, perché prima stesso che si realizzi il referendum, si abbia una proposta di legge chiara, dove si capisce che non vi è un centrodestra che vuole dare in mano agli speculatori, ai costruttori, agli speculatori di varia natura, in alternativa al caducamento del PPR, - una condizione quindi di viltà assoluta da parte di un Consiglio regionale, nella sua totalità devo dire qualora non si arrivi ad un ragionamento comune -, che abbia sì dei vincoli, ma con chiarezza e all'interno di una linea di protezione dei beni, ma non arrogantemente calato com'è stato fatto con il PPR. Noi porremo in campo una proposta di legge che difenderà gli interessi della tutela ambientale, severamente se vogliamo, ma non sarà una cosa che verrà calata, anzi credo che se potrà essere fatto, faremo una proposta di legge di iniziativa popolare, come Riformatori e come centrodestra. Proprio per dire che non siamo quelli che vogliono cementificare le coste, quelli che vogliono speculare su queste cose. Quindi attenzione a quando si useranno i termini di discussione anche durante il referendum, noi siamo per la tutela ambientale e lo continueremo ad essere, ma siamo contrari a qualsiasi pervicace azione che sia contro quello che è lo sviluppo della Sardegna, e quello che è la tutela non solo dell'ambiente, ma anche quello delle persone che vi vivono, che hanno diritto di poter avere una condizione di sviluppo; quella che fino ad oggi voi non avete garantito e, come vi dicevo ieri sera, avete garantito soltanto macerie sociali. Ho concluso.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Dedoni.
E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, colleghi e Assessori. E' la seconda volta che questo argomento viene presentato all'attenzione del Consiglio regionale, ed evidentemente se questo è successo, Assessore, evidentemente in questo spazio di tempo che ci separa dalla discussione della prima mozione non ci sono state le delucidazioni, i chiarimenti che erano stati richiesti in quella fase. Quindi questo Consiglio regionale torna ad affrontare il problema dei SIC e delle ZPS, proprio perché è un problema che riguarda una parte importante del territorio della Sardegna, si tratta di più di 400 mila ettari di terreno della Sardegna, e quindi in capo ai comuni, in questo momento, c'è una situazione particolare, nel senso che i comuni che sono chiamati a dare risposta ai cittadini, oggi in mancanza di prese di posizione chiare da parte del Governo della Regione, e se vogliamo anche da parte del Governo nazionale, che non stabiliscano in modo chiaro qual è il sistema dei vincoli che oggi gravano su questi territori, e quindi praticamente ci sono questi comuni che di fatto stanno procedendo con molta difficoltà ad approvare Piani di gestione; e di fatto sono Piani di gestione che si stanno approvando senza avere la certezza di ciò che si sta approvando. Allora io credo che una cosa questa Giunta regionale la deve fare. Deve stabilire in modo chiaro, con un disegno di legge o altro, deve dire chiaramente quali sono i vincoli e quali sono le attività economiche compatibili all'interno di queste aree. Ma lo spirito della mozione è anche fare chiarezza su questo, ma non perché noi siamo contro questo tipo di salvaguardia del territorio o contro la salvaguardia dell'ambiente, ci mancherebbe altro. Noi stiamo chiedendo invece di capire effettivamente quali sono le attività economiche compatibili all'interno di queste aree. E questo lo dico perché io credo che bisogna anche partire un po' da lontano su questa materia, ed esattamente bisogna partire dal dicembre del 1996, quando il comitato, sì Assessore su questo deve dirla, perché fino adesso, oggi praticamente mi riferisco a quelli che sono gli atti che si sono verificati in questi anni. E gli atti sono che il comitato nazionale per le aree protette ha classificato le aree SIC e ZPS come aree protette. Allora questo è il punto che va chiarito. Io credo che non dovremo fare mille discorsi. Se lei Assessore mi chiarisce una volta per tutte, se lei chiarisce in quest'aula chiarisce alla Sardegna qual è la situazione per quanto riguarda queste zone io credo che noi finiremo di fare interrogazioni, di fare mozioni, di fare altro. Però i fatti sono questi, che quel comitato nazionale ha praticamente classificato come aree protette, quindi alla stregua della "394", con gli stessi vincoli della legge nazionale 394 sui parchi, e devo dire che questa deliberazione del comitato nazionale delle aree protette a suo tempo era stata recepita dal ministro Ronchi dell'ambiente nel 1996. Allora, praticamente questo ha creato molti problemi anche nel Governo successivo tanto è, e anche perché l'orientamento dell'Unione Europea, bisogna dirlo, non è così vincolistico per quanto riguarda le SIC e le ZPS e l'Italia che ha dato un'impronta praticamente particolarmente vincolistica queste aree; tant'è che il ministro Matteoli nel marzo del 2005 per porre riparo a questa situazione ha fatto un decreto, ha firmato decreto, con il quale decreto praticamente poneva delle condizioni diverse per quanto riguarda i vincoli di queste aree, e quindi praticamente questo decreto aveva il merito di vedere effettivamente di porre ordine a questo sistema eccessivamente vincolistico, previsto fino ad allora in queste aree. Questo dovuto a quanto deliberato soprattutto dal ministro Ronchi. Bene io devo dire che questo decreto è stato impugnato nanti al Tar del Lazio da parte di un'associazione ambientalistica la AVAS e questo ricorso, devo dire che è stato accolto dal TAR, infatti sono stati sospesi gli effetti del decreto, con una sentenza del 2005, e tale sentenza è stata poi confermata dal Consiglio di Stato che dava ragione al Tar del Lazio. E quindi ci sono poi anche altre sentenze della Corte Costituzionale che ribadiscono la piena potestà dello Stato in materia di ambiente, Assessore, e questo è un altro punto che va chiarito; perché la potestà fino adesso come è stato più volte sottolineato dalla Corte Costituzionale non è della Regione, ma è dello Stato.
Allora io credo che su questo noi dovremmo porre finalmente la parola fine e dovremo fare chiarezze una volta per tutte, anche perché, come dicevo, si tratta di vaste aree del territorio della Sardegna, si tratta come dicevo di oltre 400-420 mila ettari di terreno interessato, su queste ci si sono state diverse prese di posizione anche da parte dei Comuni interessati, ma io che vivo in una zona che è fortemente interessata a queste aree, tutti i giorni mi capita di parlare con i sindaci anche quelli che hanno aderito, che hanno accettato di andare avanti con i piani di gestione, c'è questa grande perplessità perché ancora non si capisce qual è la posizione del Governo regionale e quindi del Governo nazionale, ma soprattutto io dico del Governo regionale, che in questo momento deve dire chiaramente qual è la posizione, ma non lo deve dire a voce con i suoi funzionare, il Governo regionale deve fare dei provvedimenti che non possono essere se non dei disegni di legge o comunque atti che si sa che esplicitano chiaramente qual è la posizione del Governo della Regione. Allora bisogna dire anche che questo Governo della Regione ha imposto, io dico in modo illegittimo, i piani di gestione in queste aree SIC perché praticamente i piani di gestione venivano comunque imposti dopo che le aree SIC divenivano ZPS prima di tutto, e anche perché io credo che su questo non si possa ancora continuare a fare confusione, ma bisogna porre la parola fine. Io credo che questo Governo regionale dopo le batoste che sta prendendo in vari campi ovviamente ha paura di mettere nero su bianco anche su questo, probabilmente ha paura di un ulteriore sconfitta sul campo. Però io credo che noi abbiamo il dovere nei confronti dei cittadini di dire in modo chiaro qual è la situazione all'interno di queste aree. E questo noi lo chiediamo sia dal Governo regionale e anche dal Governo nazionale. Allora nel marzo del 2007 la Regione ha firmato un protocollo d'intesa con il Governo nazionale perché bisognava andare avanti per quanto riguarda i piani di gestione delle ZPS. Ma io mi chiedo, io chiedo all'Assessore che cosa deve andare a trattare, io credo che dovrà chiedere prima al Governo nazionale, prima di firmare qualsiasi intesa, quali sono i vincoli che sta imponendo in questo momento il Governo nazionale, ma se il Governo nazionale non scrive nulla, se la Regione non scrive nulla, ma mi volete spiegare che tipo di intese state firmando sulla base di che cosa, e a che cosa porta incontro un'intesa del genere, quando non si sa di preciso che intese stiamo firmando. Allora qui si può essere a favore o contro, questo è un altro discorso, di questi strumenti noi vogliamo sapere una volta per tutte qual è l'esatta posizione della Regione su queste aree quali sono i vincoli, quali sono le attività economiche, che possono essere praticate all'interno di queste aree, ma non abbiamo bisogno di sentire la voce, facciano provvedimenti, si facciano provvedimenti, che siano punti di riferimento importanti che possono essere praticamente impugnati perché il fatto che un funzionario della Regione dica quali sono le cose che possono essere fatte non significa nulla questi non sono oggetti di impugnativa non significano assolutamente nulla, noi vogliamo che la Regione eserciti appieno le sue funzioni e dando a noi la possibilità di assumere delle precise determinazioni.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore della difesa dell'ambiente.
MORITTU, Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. Io inizierei a rispondere all'affermazione che ha fatto inizialmente l'onorevole Artizzu in riferimento al contenuto della mozione. L'onorevole Artizzu ci dice: il dispositivo contenuto nella mozione, diciamo, è per certi versi superato dall'avvenuta decretazione da parte del Ministro dell'ambiente…
ARTIZZU (A.N.). Ha capito male!
MORITTU, Assessore tecnico della difesa dell'ambiente…. … va beh, parto con un ragionamento che ho capito male, vediamo se riesco a raddrizzarlo. Non vi è dubbio, comunque, che in attesa di poter prendere visione delle direttive che giungeranno dalle Governo nazionale quanto meno questo inciso è superato posto che le direttive contenute nel decreto del Ministro dell'ambiente sono state pubblicate. Diciamo che questo inciso è superato, perché sono arrivate le direttive con il decreto il Ministro dell'ambiente. E il decreto del Ministro dell'ambiente, per altro come sappiamo previsto dalla finanziaria nazionale del 2007, che dava delega al Ministro di proporre e di emanare un decreto come direttiva alle Regioni, non un decreto ordinativo, ma un decreto di indirizzo alle Regioni, le quali Regioni, soprattutto quelle a Statuto speciale, poi, sulla base di quelle direttive, emanano i rispettivi provvedimenti, cosa che noi naturalmente ci apprestiamo a fare, e ci apprestiamo a fare sulla base evidentemente di questi criteri minimi uniformi nazionali, calandoli sulla realtà sarda, e li caleremo naturalmente tenendo conto di un processo informativo e di un processo partecipativo adeguato. A tal proposito… quindi non c'è bisogno di sospendere niente, visto che dobbiamo adottare dei provvedimenti, e siccome si invoca che quei provvedimenti siano seguiti da un processo informativo e partecipativo, io sto comunicando al Consiglio che adotteremo una strategia di informazione e di partecipazione da parte delle comunità locali. Però, mi permetto di correggere garbatamente, onorevole Artizzu, una sua affermazione, "che la Regione non ha assunto alcuna iniziativa informativa e di partecipazione in relazione alle aree SIC e ZPS", io posso elencarle le numerose iniziative alle quali io, personalmente, ho partecipato, ma ci sono state altre iniziative alle quali ha partecipato comunque il mio Assessorato, o comunque dirigenti del mio Assessorato. Guardi, l'ultima, in ordine, è quella tenutasi a Gairo qualche giorno fa, qualche settimana fa, alla quale erano presenti un po' tutti i rappresentanti del Pro Territorio, del Pro Sardegna, i sindaci di quel territorio e quant'altri, ma ne ho fatto ad Olbia, come ne ho fatto a Macomer, come ne ho fatto a Nuoro, come ne ho fatto in tante parti della Sardegna, naturalmente non ho percorso tutte le contrade della Sardegna, ma c'è stata una discussione nei territori anche con tutti i sindaci del Gennargentu, del nuorese e dell'Ogliastra, per esempio diverse volte sono stati fatti incontri nel mio Assessorato con tutti i sindaci del Gennargentu e dell'Ogliastra per parlare di SIC e di ZPS, per parlare dei piani di gestione e, a tal proposito, onorevole Ladu, devo dire che su 92 aree SIC, istituite in Sardegna, di queste 92, 85 hanno presentato piani di gestione e di questi 85, forse 80 andranno in porto a breve termine, e i piani di gestione non sono altro che le regole minime che i comuni con i loro piani di gestione studiati da loro, si stanno dotando per i loro territori. Quindi, è processo partecipativo? Mi pare di sì, è processo partecipativo sostanziale, non di assemblee, sostanziale! I quali comuni, peraltro, seguendo le direttive che noi abbiamo emanato a suo tempo per la redazione dei piani di gestione, hanno fatto anche dei processi partecipativi, a volte anche turbolenti, turbolenti nel senso della vivacità anche delle posizioni che si confrontavano, soprattutto in alcune zone della Sardegna, ma c'è stato un processo partecipativo dei comuni e un processo partecipativo della Regione; Ci fermiamo qui? No, andiamo avanti, prima di poter, questo è l'impegno che assumiamo come Governo regionale davanti al Consiglio, prima di recepire e di adattare alla Sardegna le regole minime o gli indirizzi minimi dettati dal decreto del Ministro, faremo, attueremo dei processi partecipativi. Però, anche per le aree ZPS, per le quali qualcuno ha adombrato un atteggiamento quasi clandestino da parte della Giunta regionale, beh, dobbiamo dire anche, per amore di chiarezza, che prima di andare in Giunta, e per altro ho spiegato in un'altra circostanza, mi pare all'onorevole Ladu, le ragioni della celerità con la quale siamo dovuti andare ad assumere quella delibera, che è una proposta di intesa, non è un'intesa e nessuno ha mai firmato intesa, giusto per chiarire, prima di andare in Giunta siamo andati in Conferenza Regione-Enti locali, quindi c'è stato un passaggio di confronto formale con le organizzazioni degli enti locali e delle province, non c'è stato alcun atteggiamento clandestino, l'abbiamo fatto alla luce del sole, ci siamo confrontati e abbiamo detto: è un primo passo obbligato, perché siamo sotto pendenza di infrazione e infrazione pesante, come altre volte ho detto in questo Consiglio, infrazione che poteva costare alla Sardegna qualche milione di euro di sottrazione delle risorse comunitarie in automatico da parte della Comunità economica europea, non era uno scherzo, né era una minaccia, stavamo arrivando al punto di… perché la Corte si era espressa più volte e da lì in Sardegna, come in tutte le altre Regioni italiane, si sono adottati provvedimenti, diciamo così, che poi hanno portato alla norma contenuta nella finanziaria nazionale e quindi al decreto del Ministro, il quale decreto del Ministro è stato sottoposto al vaglio e ad una discussione lunga da parte della Conferenza delle Regioni e, comunque, il punto che è stato sollevato, cioè quello relativo alla cosiddetta delibera della commissione delle aree protette del '96, su quel punto, la Conferenza delle Regioni ha esplicitamente chiesto che fosse chiarito, alla prima riunione utile della Conferenza Stato-Regione, con una esplicita richiesta di modifica che ieri un dirigente che era in discussione al Ministero, al tavolo tecnico, ha annunciato che il 6 di dicembre andrà in Conferenza Regioni-Enti locali una modifica degli articoli della delibera del comitato per le aree naturali del '96, modifica che, ho qua il testo, non lo voglio neanche leggere, ma che sostanzialmente ribadisce che le aree natura 2000, quindi le aree SIC e ZPS non sono aree ai sensi della "394". Questo è stato un parere favorevole a maggioranza sul decreto che la Conferenza delle Regioni ha dato al Ministro, chiedendo di inserire nella prima seduta utile della Conferenza Stato-Regioni questa modifica a quel deliberato del '96; questo per chiarire alcuni aspetti di carattere sostanziale in riferimento alla normativa in vigore. Però io mi chiedo: ma davvero in Sardegna, dopo che sono state istituite le aree SIC, 426.251 ettari, è successo che si è bloccata la caccia, si è bloccata l'agricoltura, si è sbloccata la pesca, si è bloccato l'allevamento; ma è successo questo? E guardate, le aree SIC, i 426.251 ettari sono stati istituiti con una determinazione del 6 dicembre del 2002, era allora, mi pare, Presidente della Giunta l'onorevole Pili, ed è stata poi assoggettata a presa d'atto della Giunta regionale numero 37 del 17 ottobre del 2003, era allora Presidente l'onorevole Masala. Mi chiedo: ma davvero voi, con l'istituzione dei 426.251 ettari e rotti, volevate proibire la caccia, volevate proibire l'allevamento, l'agricoltura, la pesca e quant'altro? Perché è un atto che deriva da quelle Giunte. Ma allora, forse io credo che la discussione, o meglio, il suggerimento di una discussione più alta che ci proveniva dall'intervento dell'onorevole Uras, vada in qualche modo assunto come atto di responsabilità da parte di questo Consiglio. Ci possono essere, io credo, posizioni diverse rispetto al tema della tutela; tutti la vogliamo. Io non ho, mi pare, sentito un intervento da parte degli onorevoli consiglieri che dicessero: "Noi non vogliamo la tutela"; tutti hanno invocato la tutela. E allora capisco che tutti vogliamo la tutela, ma forse c'è qualche differenza nel praticarla, nell'attuarla questa tutela e allora io credo che sarebbe più utile, che sarebbe più giusto, che sarebbe, come dire, anche credo opportuno da parte di questo Consiglio affrontare il tema di come vogliamo la tutela piuttosto che dire che le aree SIC e ZPS bloccano tutto, non si può neanche respirare, non si può camminare, non si può fare questo, non si può fare l'altro, perché altrimenti credo che il rischio sia quello di dire delle cose, che da questo Consiglio si è emana un'informazione, una posizione politica che i cittadini in qualche modo non capiscono, non capiscono la vera portata del problema delle aree SIC e ZPS, che in alcune realtà d'Europa sono delle opportunità di sviluppo, non sono un blocco allo sviluppo. Se non c'è la presenza dell'uomo non ci può essere neanche la tutela del territorio. La presenza dell'uomo è assolutamente indispensabile per tutelare il territorio. Naturalmente è evidente che la presenza dell'uomo deve essere una presenza leggera, attenta, una presenza che non lasci orme profonde sul territorio, che faccia in modo che questo territorio viva per noi e viviamo noi dentro questo territorio, ma lo lasciamo anche ai nostri figli, ai nostri nipoti, così come in una qualche misura hanno fatto quelli che sono venuti prima di noi. E allora il tema vero, secondo me, è come vogliamo attuare, ciascuno dal suo punto di vista, una politica di tutela vera, attiva, tale per cui il territorio possa essere tutelato ma anche promosso, valorizzato e tale che i cittadini che vi vivono, le popolazioni che vi vivono, che vi operano, possano operare con leggerezza, ma anche con produttività. Se non affrontiamo questo tema e abbaiamo nel senso… diciamo delle cose un po' inesatte, che possono in qualche misura indurre non dico a confusione, ma a posizionamenti più ideologici che di governo del territorio, rischiamo anche di non compiere il nostro dovere che è anche quello di educare la comunità della nostra isola ad una maggiore attenzione e ad una maggiore oculatezza nel governo delle risorse naturali, delle risorse territoriali. Quindi io davvero ritengo che ciò che il dispositivo della mozione invoca possa essere assolutamente e sto dicendo che sarà sicuramente osservato nel senso che dicevo poc'anzi, nel senso che attueremo un processo informativo e partecipativo, cosa che peraltro, ribadisco, sta avvenendo e vi devo dire anche che sta avvenendo, anche con qualche positiva sorpresa, anche in aree che riconosciamo essere aree difficili, aree che vivono della risorsa territoriale in maniera quotidiana. E sappiamo bene che chi vive della risorsa territoriale ha qualche difficoltà ad accettare buone pratiche o abitudini diverse da quelle che ha praticato nel tempo. Ma queste buone pratiche, queste abitudini nel tempo noi le possiamo calare in Sardegna, cioè le regole minime, noi le possiamo calare in Sardegna tenendo conto delle prassi, delle abitudini, delle consuetudini sia in materia di caccia, sia in materia di allevamento, sia in materia di agricoltura, in materia di pesca e quant'altro. Tutto può essere, secondo me, se davvero riteniamo che la tutela sia un obiettivo che tutti noi da diversi punti di vista, riconoscendo anche i diversi punti di vista, dobbiamo praticare, io credo che su questo possiamo sicuramente confrontarci per trovare la soluzione migliore possibile. Io non credo che si possano tutelare, in Sardegna come da nessun'altra parte, territori, risorse naturali ed ambientali senza un passaggio culturale di condivisione da parte delle comunità e io credo che lo sforzo vero vada fatto in quella direzione. E' vero che i soggetti di governo non possono essere il padrone del fondo, né può essere il sindaco di quel comune da solo, né può essere il Presidente della provincia, né può essere il Presidente della Regione o comunque l'organismo, il soggetto politico regionale. Io credo che la governance delle questioni ambientali e naturali richieda una pluralità di soggetti, ciascuno nell'ambito di una competenza, ma tutti, proprio come recita peraltro la modifica costituzionale della legge numero 2, in termini orizzontali, ma naturalmente mettendo in campo un modello che ci porti ciascuno nell'ambito delle proprie competenze e cercando davvero di esercitarle sino in fondo, ci consenta di governare il territorio che è vero che forse casualmente è proprietà di Cicitto Morittu e forse casualmente anche vi è un sindaco in quel territorio, ma, insomma, il territorio, i beni ambientali sono beni dell'umanità, quindi sono beni di tutti e quindi tutti dobbiamo esercitare, nell'ambito delle regole più generali che ci siamo dati, il governo di questi beni, che sono beni nostri ma anche beni di quelli che dovranno poi arrivare dopo di noi, che sono i nostri figli e i nostri nipoti.
PRESIDENTE. Grazie Assessore del suo intervento.
Ha domandato di replicare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Grazie Presidente. Non si può non apprezzare il tono pacato e rispettoso dell'Assessore, ma non si può allo stesso tempo non rimarcare, insomma, del resto ad impossibilia nemo tenetur, nessuno può fare cose impossibili e per lei sarebbe impossibile convincerci della validità delle sue controdeduzioni, Assessore. Lei non lo può fare perché purtroppo non ha gli argomenti a disposizione, per cui si è dovuto per forza fermare sui dettagli, forse il dispositivo può essere almeno in parte superato, ma sulla sostanza non può, non è in condizione, non per un limite suo ma per la situazione che oggettivamente si è venuta a creare, non può dare risposte che tranquillizzino il Consiglio regionale o la cittadinanza o perlomeno quella parte del Consiglio regionale che si è fatta portavoce, tramite questa mozione, di una preoccupazione forte che c'è nel territorio sardo, che non è dettata da cattiva informazione o da cattiva educazione ambientale, anche perché credo che nessuno di noi si senta di poter fare l'educatore di nessuno e di poter impartire ai sardi principi di educazione, anche perché non sono convinto neanche del fatto che sia quello il compito della politica, ma fa parte di una certa visione riconducibile ad una certa parte politica quella di assurgere a ruolo di educatore degli altri e questo già mi piace poco, però Assessore, ripeto, io ho apprezzato perlomeno il tono con il quale lei ha replicato. Però, per scendere nel dettaglio delle sue argomentazioni, inizio dalla prima. Adesso, lei dice, Assessore, avvieremo ora quel processo informativo che viene reclamato da voi, rivolto a noi, e dalle popolazioni che questo processo informativo se lo sono fatti da sole, perché è vero che lei avrà partecipato ad alcune assemblee, a quella di Baunei, anzi di Gairo, però mi pare di poterle far notare che sono tutte, perlomeno quella di Gairo sì, che aveva una particolare importanza, comunque successive alla delibera del 7 marzo, quindi comunque successive ad una fase in cui ormai la realtà era già conclamata. Quindi, avviate un processo informativo oggi su che cosa? Non su quello che si deve fare, ma su quello che già è stato fatto! Avviate un processo di informazione e di confronto su una realtà che non può essere cambiata, perché al di fuori dei criteri minimi - che poi così minimi non sono - dettati dal decreto del ministro Pecoraro Scanio non potrete certamente uscire e cioè quei territori che hanno fatto i piani di gestione, quei Comuni che hanno fatto i piani di gestione e anche su questo, Assessore, lei avrà qualche sorpresa gradita per lei, nel senso di Comuni dove lei fa capire che, invece, la problematica delle ZPS viene accettata, ma ce ne sono tanti altri dove lei avrà sorprese sgradite, è stato citato Burcei che avrebbe dovuto fornire al SIC ZPS dei Sette Fratelli e del Serpeddì circa l'80 per cento del territorio e aveva effettivamente aderito il Comune di Burcei, ma grazie a un processo informativo - che certo non veniva dalla Regione, ma che è stato spontaneo, di base - il Comune di Burcei ha ritirato la sua adesione al SIC ZPS e quindi oggi, ad esempio, il processo informativo e comunicativo e di confronto spontaneo sorto dalla popolazione ha portato al ritiro del Comune di Burcei dal progetto ZPS. Quindi, temo che questo processo informativo che voi avviate ora sia fatto in ritardo, cioè sia semplicemente un processo informativo su una realtà già pronta, già confezionata, mentre credo sarebbe stato più opportuno avviare un processo informativo precedente alla definizione globale del problema Natura 2000. E' vero che la Conferenza Stato-Regioni ha chiesto, come lei dice correttamente, al ministro Pecoraro Scanio che fosse sciolto il nodo della delibera del Comitato nazionale delle aree protette del 1996, lei ci comunica che l'avete chiesto ufficialmente e io le comunico, o perlomeno le faccio notare, che la vostra richiesta non è stata esaudita, perché se fosse stata recepita la richiesta dei rappresentanti delle Giunta regionali italiane di superare quella deliberazione del Comitato nazionale delle aree protette, fermo restando che la Conferenza Stato-Regioni è antecedente al 6 di novembre, il decreto del ministro Pecoraro Scanio risentirebbe di quella vostra richiesta e avrebbe già nel testo del decreto, senza rimandare a una successiva riunione della Conferenza Stato-Regioni, contemplato un'esplicita estromissione delle aree di Natura 2000 dai vincoli della legge numero 394, mentre invece questo, Assessore, lei sa bene, che non è avvenuto perché, ripeto, nel testo del decreto del ministro Pecoraro Scanio del 6 di novembre non è detto e non è esplicitato che le aree di Natura 2000 non ricadono sotto i vincoli della legge numero 394 del '91. Quindi, quel nodo ben lungi dall'essere risolto è ancora vivo ed è questo che desta la preoccupazione, perché l'occasione per scioglierlo era proprio la stesura del decreto, dove il ministro aveva l'opportunità di chiarire definitivamente che la deliberazione, la deliberazione del Comitato nazionale delle aree protette di 11 anni fa era da considerarsi superata e che la rete Natura 2000 nulla aveva a che vedere con la legge numero 394 del '91 e questo non è stato deliberatamente, a mio avviso, fatto dal ministro Pecoraro Scanio che ha molto a cuore che le aree di Natura 2000 ricadano sotto i vincoli della "394" e diventino parco nazionale a tutti gli effetti, perché più volte così ha affermato. Del resto, Assessore, se queste preoccupazioni fossero fugate, non avremmo avuto, credo, la presa di posizione netta della Lombardia e del Veneto, prime due Regioni italiane, a guida centrodestra, ma credo che ne seguiranno anche altre guidate magari dal centrosinistra, che hanno già preannunciato ricorsi contro il decreto del 6 di novembre del ministro. Resta, insomma, Assessore, resta la preoccupazione. Lei dice: "Non è successo niente, nelle aree ZPS e SIC non è stata ancora chiusa la caccia, non è stata ancora vietata la pastorizia, non è stato ancora vietato coltivare i terreni, raccogliere la legna, raccogliere i funghi, non è stato vietato neanche fare il trekking", come nella sua delibera del 7 marzo viene chiarito che in certe zone, in certi periodi nelle ZPS non si può neanche andare a fare fotografia naturalistica e trekking, né utilizzare le auto fuoristrada e vorrei capire come fanno i pastori ad andare a mungere le pecore se non utilizzando il fuoristrada per arrivare nell'ovile. Questo è uno dei misteri che io le sarei grato se lei volesse chiarirci. Comunque lei dice: "Va bene, ma tutto questo ancora non è successo". Sì, infatti, perché mancava il decreto del ministro e tutte queste cose, pur facendo salva la sua buona fede nel vigilare che ciò non avvenga, potrebbero anche avvenire una volta che si crea la situazione normativa che consente ai vincoli di essere accesi e di diventare pienamente operativi. Quindi, lei capirà che non bastano rassicurazioni generiche e né basta addebitare le colpe che altre amministrazioni passate hanno, ce le hanno, la Giunta regionale scorsa probabilmente non ha vigilato abbastanza, ma se questo basta per mitigare anche quelle che sono le vostre responsabilità, allora accontentatevi di questo, dividete le colpe con chi vi ha preceduto e così probabilmente vi laverete la coscienza.
Il bene ambientale, la tutela dell'ambiente è sempre un bene primario, è la cosa principale da salvaguardare, ma nell'ambiente, Assessore, ci vivono gli uomini, ci vivono esseri umani che per molti versi e per molti aspetti determinanti sono anche più importanti, forse, delle piante e degli animali. Io, per quanto riguarda la mia valutazione, tolgo il forse, sono molto più importanti gli uomini, il loro lavoro, il pane che portano a casa, la loro dignità, del resto. Ma si può trovare un sistema che concili questa attività dell'uomo con la salvaguardia dell'ambiente, ma non è quello di una sommatoria di divieti, non è quello di impedire agli esseri umani di vivere e di lavorare sul proprio territorio...
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
ARTIZZU (A.N.). Grazie. Perché anche l'esperienza di quei parchi eccessivamente vincolistici che hanno tenuto fuori, sbattuto fuori gli esseri umani sono stati fallimentari e proseguire su questa strada della trasformazione museale dell'ambiente non porta ad alcun beneficio, ed è per questo che questa manifestazione di dopodomani è fatta non da esaltati, Assessore, non da gente maleducata e male informata, ma è fatta da cittadini come lei e come me che sono giustamente e comprensibilmente preoccupati per il loro futuro e meritano rispetto.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.
Era la replica del collega che ha illustrato la mozione, non sono pervenuti emendamenti né ordini del giorno. Dobbiamo passare alla votazione.
Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Presidente, io ho firmato questa mozione perché, al di là dei problemi specifici che pone, pone un problema più generale su una materia importantissima che, secondo me, è la linea del Piave ideologica tra il Presidente della Regione, non dico le forze politiche della maggioranza, perché credo che con me condivideranno che la Regione è nata per fare una nuova esperienza di natura politica, è nata come strumento fondamentale di liberazione, un indispensabile decentramento del potere, un genuino ed efficace raccordo tra la politica e la società. Un'articolazione, insomma, destinata a travolgere il dato mortificante del centralismo burocratico nazionale, in qualche misura più burocratico ancora, per dare ampio respiro a uomini, organizzazioni, comunità. Stiamo eliminando il bene più prezioso che noi avevamo e abbiamo come sardi: il capitale sociale della nostra società, cioè quella rete di relazioni collettive di solidarietà e di impegno comunitarie che caratterizza il tessuto sociale, ogni tessuto sociale forte e coeso. L'ambiente nasce, cresce e si sviluppa con l'uomo, ogni territorio non è uguale all'altro, il territorio della Sardegna non è uguale a quello della Lombardia, non è uguale a nessun altro. Quindi pretendere di imporre norme generali sul territorio nazionale senza tener conto delle realtà locali credo che sia una cosa che non sta né in cielo e né in terra. L'ambiente va tutelato e dimensionato quindi all'uomo, e in questo caso all'uomo sardo, al suo progetto di sviluppo, trasferire un altro schema significa annullare i valori di una dotazione che è sovrana. Oggi Assessore all'ambiente, dal suo Presidente viene considerato e interpretato sezionandolo con norme che non sono compatibili con le nostre tradizioni e col tessuto amministrativo ed economico della Sardegna. Abbiamo già le direttive europee, abbiamo già il recepimento delle direttive europee con le direttive nazionali che sostengono che l'ambiente è delle popolazioni che in quell'ambito territoriale si sono insediate, l'ambiente quindi non è fatto di piante, di coste e di mari, ma di tutto un patrimonio che lo ha accompagnato nel suo sviluppo e allora, questo è il capitale che noi dobbiamo cercare di fare in modo, in qualche modo di capitalizzare, perché ogni progetto politico serio deve puntare ad unire e non a dividere, a rafforzare lo spirito di coesione e non a spiazzarlo come purtroppo sta avvenendo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Ma, io devo dire che ho apprezzato il tono misurato dell'Assessore, perché a differenza di altre volte, oggi ha avuto un approccio diverso con l'aula. Però, diciamo che per quanto riguarda i contenuti, io i dubbi che avevo prima li ho ancora adesso, dopo che lei ha illustrato la sua posizione. Ma, i dubbi li ho per diverse motivazioni; prima di tutto perché come lei stesso ha detto, la Regione non ha ancora emesso delle direttive di recepimento o meno del decreto di Pecoraro Scanio e quindi lei stesso ha detto che ha imposto ai Comuni i piani di gestione senza avere ancora prima detto qual è la posizione della Giunta regionale e quali sono le direttive, perlomeno queste, credo che lo debba ammettere che lei avrebbe dovuto chiedere l'approvazione dei piani di gestione una volta che la Regione si è espressa e che ha detto che cosa bisogna fare in questi territori, e quindi questo è il primo punto dove noi non possiamo accettare, non possiamo condividere il fatto che prima ci fanno fare le cose e poi arrivano le direttive della Regione. Secondo punto, lei ha detto, riferendosi a un punto dalla mozione, che chiedeva appunto delle posizioni chiare da parte del governo della Regione e del governo nazionale su quali erano l'attività economica e compatibile all'interno di quelle aree e quindi si chiedeva che il governo, che il Ministro in questo caso specifico si esprimesse e dicesse chiaramente qual è la loro posizione. Lei ha detto sì, ma il ministro Pecoraro Scanio con proprio decreto ha detto cosa bisognava fare. Allora io credo che dovrebbe preoccupare anche lei, Assessore, il Ministro seguendo e sulla falsariga di ciò che aveva fatto il ministro Ronchi non ha assolutamente escluso, non ha detto assolutamente che le aree soggette a SIC e ZPS non sono vincolate ai sensi della 394. Questo non è stato mai detto, il nostro dubbio è ancora questo, cioè noi siccome sia dal decreto del Ministro, dell'ultimo del 6 novembre del ministro Pecoraro Scanio non si evince questo, allora il nodo che noi abbiamo detto che non è stato mai sciolto, è ancora qui che praticamente noi stiamo andando avanti senza dire la verità ai sardi e ai sindaci perché praticamente su queste aree noi siamo convinti in base agli ultimi, a tutti i provvedimenti legislativi che ci sono stati, comprese sentenze del Tar e del Consiglio di Stato, dicono che queste aree ... equiparate alla 394. Allora, quando lei scioglierà questo punto allora potremo affrontare questo problema con un approccio sicuramente diverso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Sì, grazie Presidente e colleghi del Consiglio.
Noi voteremo a favore della mozione che in realtà ha avuto l'innegabile merito di riportare all'interno di quest'aula un problema che è sì il problema che la mozione solleva, ma è un problema più generale, ed è un problema che rischia se non c'è da parte della Giunta regionale e della maggioranza una intelligente azione di revisione degli strumenti che in questo momento sono a sua disposizione, rischia di portare in Sardegna un clima da scontro sociale che sarà assai più acceso e assai più intenso di quello che c'è stato in occasione del referendum sulla legge statutaria.
Perché dico questo? Perché voi sapete che esiste nell'iniziativa di tipo referendario che andrà verosimilmente a esplicare la sua azione nella primavera dell'anno venturo che rischia di dividere in due la Sardegna e rischia di dividerla su un argomento in cui invece gli stessi interventi che sono stati fatti in aula nella giornata odierna dimostrano che probabilmente esiste un terreno di ragionamento che può essere comune all'interno del Consiglio e tra centrodestra e centrosinistra. Cioè, il ragionamento che io vorrei fare è che è difficile che noi possiamo pensare di dividere la Sardegna tra palazzinari e sostenitori della salvaguardia ambientale. Io credo che il livello di sensibilità verso le problematiche della tutela della salvaguardia ambientale sia diffuso, sia all'interno di quest'aula sia all'esterno di quest'aula e credo che sia un valore aggiunto della sardità, quindi credo che sia un valore su cui dobbiamo insistere per investire in positivo. Se invece noi arriveremo a uno scontro di posizione tra coloro i quali sostengono che ci sia un blocco dello sviluppo e una pietrificazione dell'ambiente che espelle l'uomo e coloro che dall'altra parte invece sostengono che ci sia un movimento di tipo sostanzialmente speculativo e del mattone che si contrappone, beh, andremo all'ennesima divisione sanguinosa in Sardegna. Esiste la necessità che questo Consiglio riprenda in mano normative che oggi sono contestate in alcune parti dagli stessi tribunali amministrativi regionali e che riesca a superare una situazione che finirebbe con l'essere di conflitto totale a 360 gradi in Sardegna, con ripercussioni complessive che sicuramente nessuno di noi desidera in quest'aula. E' una valutazione che la Giunta e la maggioranza...
PRESIDENTE. Prego concluda...
VARGIU (Riformatori Sardi). Chiedo scusa Presidente, concludo, è una valutazione che la Giunta e la maggioranza dovrebbero fare per capire se esiste una strada per uscire da questo possibile impasse.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Sì, la sento onorevole, ha parlato il Capogruppo, ma riteniamo che noi siamo liberaldemocratici e siccome siamo democratici sino in fondo non solo parla il Capogruppo ma può essere rafforzativo di quello che dice il Capogruppo e il Capogruppo ha detto cose serie, e il Capogruppo ha detto cose serie che avrebbe fatto bene ad ascoltare con attenzione, lei che dovrebbe rappresentare in Sardegna...
PRESIDENTE. Onorevole Dedoni la prego...
DEDONI (Riformatori Sardi). ...l'I.D.V. cioè l'onorevole Di Pietro. Comunque sia, comunque sia...
PRESIDENTE. Prego onorevole Dedoni.
DEDONI (Riformatori Sardi). Io prendo atto delle annotazioni finali che l'Assessore ha posto in campo e delle rassicurazioni che ha rivolto a quest'aula, pur tuttavia restano dei dubbi, delle difficoltà a capire quali possano essere i percorsi seri che quest'Aula condivide insieme all'Esecutivo nel momento in cui la Sardegna sembrerebbe essere esclusivamente gravata da vincoli e non trovare una prospettiva di sviluppo ancorché i vincoli possano essere suscettibili di uno sviluppo e di una economia. Ora, mi pare che da tutti, ad iniziare dall'onorevole Uras che, su questo ribadisco, rimarcava l'assenza di una maggioranza, credo che bisogna tener conto di queste dichiarazioni perché l'organizzazione territoriale della Sardegna, con i vincoli così come sono stati apposti e si intendono apporre, significa un freno, se non si capisce con chiarezza dove si vuole arrivare. Ribadisco e riaffermo, anche al nome del Gruppo, che noi siamo per la tutela ambientale e per uno sviluppo sostenibile ma all'interno di regole precise, chiare e condivise, nel sistema autonomistico totale della nostra Regione. Il che vuol significare, ribadisco ancora una volta, che noi espliciteremo, anche in una proposta di legge, quelli che sono gli indirizzi esatti e precisi che si vuole dare al prossimo Governo della Regione, con l'auspicio che sia un Governo di centrodestra ma che abbia ben chiare quelle che sono le linee e gli indirizzi anche su quella che è o che viene indicata, da più parti del centrosinistra, la volontà di sopraffazione, la volontà di voler modificare a tutta vista quello che è il percorso sino ad oggi fatto da questa maggioranza… con l'auspicio chiaro e serio che ci sia un percorso veramente importante nello sviluppo della Sardegna e non siano i vincoli calati dall'alto che certamente non aiutano in una crescita civile e democratica.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Dedoni. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Grazie Presidente, io voterò a favore della mozione numero 143, che è stata proposta dal collega Artizzu, accompagnata dalle firme di molti colleghi dell'opposizione, devo dare atto che l'aver portato un argomento così attuale dentro quest'Aula ha sicuramente contribuito alla conoscenza di tutti noi, riuscire a percepire elementi che davvero non erano conosciuti, in che senso? Nel senso che il Governo del territorio che non può essere espropriato da quella che è la competenza primaria di chi il territorio lo vive, di chi il territorio lo difende, lo tutela, non può restare ai margini di questo dibattito. Quindi noi abbiamo una esigenza primaria e l'Assessore da questo punto di vista ha presentato anche una apertura importante a mio giudizio che è quella di coinvolgere davvero i territori, oggi noi abbiamo una Regione che paradossalmente è per un terzo della sua intera superficie soggetta a dei vincoli. Abbiamo il vincolo del Piano paesaggistico, che sappiamo bene che per 1600 chilometri di costa e per una profondità media di tre chilometri e mezzo determina un vincolo alla fine che è di circa un quarto dell'intera superficie della nostra Isola. Abbiamo i vincoli derivati naturalmente dai parchi, abbiamo i vincoli derivati da un Piano paesaggistico che in maniera folle è andato a gravare anche sui terreni agricoli, per fortuna oggi c'è una sentenza del Tar che probabilmente significherà un rivedere questa posizione. Abbiamo i vincoli di cui parliamo in questa sede. Questo significa che non tener conto di quello che è il prezioso contributo del Consiglio delle autonomie locali, tener conto di quella che è l'indicazione contenuta nei provvedimenti a livello comunale come il PUC che ovviamente sono delegati a governare il territorio di ogni comune, sembra davvero, ancora una volta, accentrare un potere in mano alla Regione, in mano in questo caso anche allo Stato, senza avere possibilità di coniugare e di declinare, come diceva il collega Dedoni la compatibilità ambientale vera e l'utilizzo del territorio. Cioè ambiente sostenibile non significa ambiente non fruibile, significa invece riuscire a trarre e a far sopravvivere quel ambiente come bene prezioso, però utilizzandolo! Quindi deve essere allo stesso tempo una risorsa totalmente fruibile. Ecco perché noi Riformatori voteremo ovviamente a favore di questa mozione e diamo atto al consigliere Artizzu di aver proposto un argomento e un tema che appassiona tutta la Sardegna e che davvero ci preoccupa perché nella manifestazione che è attesa fra qualche giorno probabilmente saremo tutti messi in mora rispetto a questo dibattito e quindi la nostra responsabilità emergerà ancora in maniera più netta. Ecco io lo dico anche ad un ex collega che oggi naturalmente ha il ruolo di essere Assessore dell'ambiente e di cui apprezziamo anche la capacità di saper dare risposte ai problemi della Sardegna perché è non farsi promotore, lei Assessore in prima persona, ma l'intera Giunta regionale, di andare nei territori, di dialogare con i comuni, di avere il massimo della partecipazione affinché le politiche tutela ambientale siano davvero condivise dai territori. Se questo non avviene voi cadete in quel peccato originale che altre Giunte regionali, probabilmente precedentemente alla vostra, erano cadute. Non possiamo non dialogare con i territori perché solo attraverso questa forza si avrà davvero la possibilità di dare un programma di ambiente sostenibile e quindi di utilizzo.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pisano. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CASSANO (Riformatori Sardi). Grazie Presidente, io intervengo brevissimamente per chiedere il voto elettronico palese e per dichiarare il mio voto favorevole a questa mozione. Io sono fra i firmatari della mozione del collega Artizzu. Allo stesso tempo, per sottolineare una nota, anche se non molto positiva nei confronti dell'Assessore, nel senso che fa piacere vederlo in Aula, e debbo dare atto all'Assessore che ha risposto anche in tono pacato alle segnalazioni che sono pervenute però onestamente mi aspettavo da parte sua, essendo anche lui come me un ex sindaco di un comune del territorio, che si facesse, come diceva il collega Pisano, portavoce anche in vista di questa manifestazione di dopodomani a Cagliari dove vedremo la presenza di tanti amministratori, di tanti sindaci, di tanta gente che verrà qui a manifestare, proprio perché vi fosse questa apertura per riconoscere veramente la competenza ai nostri comuni e ai nostri territori e non una imposizione dall'alto come sta avvenendo e come è avvenuto in passato. Io non sono qui a giustificare nessuno, a me non mi riguarda. Non mi interessa se la deliberazione a suo tempo adottata dalla Giunta regionale porta o portasse la firma dell'allora Presidente della Giunta regionale. Io sottolineo un aspetto negativo che è quello della imposizione ai comuni, ai territori, io ritengo che invece l'Assessore, come diceva il collega Pisano, abbia il compito, diritto-dovere di verificare e di sentire eventualmente le nostre popolazioni per valutare assieme il da farsi, senza imporre dall'alto dei vincoli che sono ancora una volta inaccettabili, anche alla luce delle recenti sentenze che vedono in negativo, appunto, queste posizioni. Quindi, caro Assessore, mentre mi complimento per il suo tono pacato, che solitamente non è usuale da parte sua nel riferirsi ai colleghi, però in questo caso l'ha fatto, gli devo dare atto su questo, però devo richiamare e sottolineare negativamente il suo atteggiamento da ex sindaco, nel senso che dovrebbe avere maggiore sensibilità nei confronti degli enti locali. Grazie
PRESIDENTE. Grazie onorevole Cassano.
Ha domandato di parlare la consigliera Corrias per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CORRIAS (D.S.). Grazie. Per annunciare il mio voto contrario alla mozione. Onorevole Cassano, io ero Sindaco di Baunei quando la Regione ha pubblicato il bando per la redazione dei piani di gestione dei SIC…
PRESIDENTE. Vi prego colleghi, c'è brusio, non si riesce a seguire l'intervento. Onorevole la Spisa, prego!
CORRIAS (D.S.). Qualche secondo in più Presidente allora.
Per chi conosce la storia del mio Comune sa che non ci siamo mai tirati indietro quando si è trattato di combattere contro i potenti, che imponevano le cose dall'alto. E mi pare, tanto per ricordarci un pochino, che la 394 sia del 1991 e non mi sembra che al governo dello Stato ci fosse il centrosinistra, quindi avremo tutti quanti il dovere di avere una memoria un pochino più lunga. In quel momento, come amministrazione comunale, avevamo intravisto in quello strumento l'occasione finalmente per decidere come comunità, dal basso, da protagonisti, quali regole darci per la tutela del nostro territorio, compatibili con le attività tradizionali e prevedere gli interventi adeguati per la valorizzazione di quel patrimonio. Era anche una sfida - e le comunità locali finalmente devono accettarle le sfide quando gli vengono date -, era anche una sfida che vedeva finalmente i comuni in prima fila a decidere del proprio futuro. Nessun piano è una Bibbia, nessun piano è stato imposto dall'alto, nessun piano, viste le grandi differenze tra i territori, deve essere fotocopia dell'altro. Le comunità sono state messe in grado di autodeterminarsi, di scegliere regole condivise. Ancora oggi io considero i piani di gestione… non sono inposizioni di nuovi vincoli, nessun ritorno a provvedimenti calati dall'alto. Certo, la delibera del 7 marzo 2007 ha creato degli allarmi, non lo nego. In quella delibera si prevedeva una bozza d'intesa. Quello che io non ho condiviso in quella delibera è il fatto che sia stata, sì, certo, l'urgenza per le procedure di infrazione, così come ha detto l'Assessore, però il passaggio ineludibile nei confronti delle comunità bisognava farlo. Il confronto dopo quell'allarme c'è stato. In tutti i territori si sono tenuti e si stanno tenendo dei confronti serrati, e dove si ragiona senza pregiudizi il confronto è sereno. Io ho partecipato a diversi di questi incontri. Dove invece intervengono strumentalizzazioni, strumentalizzazioni politiche, qualsiasi ragionamento viene alterato. Ritengo che il risultato ottenuto e cioè quello, se pur non scritto nel decreto, ma l'Assessore ha assicurato che…
PRESIDENTE. Prego concluda!
CORRIAS (D.S.). …e cioè le comunità devono essere rassicurate che i piani di gestione del SIC non saranno sottoposti al regime della 394. Io credo che questa sia una battaglia che noi come Regione Sardegna dobbiamo fare. Per finire, un rammarico, un rammarico soltanto: Tutti noi parliamo dell'autonomia, di come aumentare il nostro potere contrattuale nei confronti dello Stato, ebbene, io credo che l'occasione perduta della riforma dello Statuto, si tratta veramente anche in questo caso di un'occasione perduta, perché riformare lo Statuto, un nuovo Statuto, sarebbe stata la strada più certa che come Regione potevamo percorrere per ampliare la nostra competenza in materia di tutela ambientale. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Corrias, non ho altri iscritti a parlare.
Chi sostiene la richiesta dell'onorevole Cassano?
(Appoggia la richiesta l'onorevole Vargiu.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 143.
(Segue la votazione)
Dichiaro il mio voto di astensione e prendo atto che la consigliera Barracciu ha votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Capelli - Cappai - Cassano - Cherchi Oscar - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Diana - Farigu - Floris Mario - La Spisa - Ladu - Lai Renato - Liori - Lombardo - Marracini - Milia - Moro - Murgioni - Petrini - Pisano - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Sanjust - Sanna Matteo - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Cachia - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Lai Silvio - Lanzi - Licheri - Manca - Marrocu - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisu - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.
Si sono astenuti: Atzeri - Balia - Caligaris - Giorico - Ibba - Maninchedda - Masia - Rassu - Scarpa.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 77
votanti 68
astenuti 9
maggioranza 35
favorevoli 28
contrari 40
(Il Consiglio non approva).
Colleghi, anche se i lavori erano programmati sino alle ore 14, ho la richiesta dei Capigruppo di sospendere qui i lavori. Ho sentito anche due Capigruppo dell'opposizione, per cui i lavori terminano qui e riprenderanno stasera alle ore 16. La seduta prosegue alle ore 16.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 19, viene ripresa alle ore 16 e 29.)
PRESIDENTE. Bene colleghi, siamo un po' in numero esiguo, ma è necessario iniziare, o comunque sia darsi una regolata e far sì che i lavori dell'Aula possano riprendere se abbiamo intenzione di farlo. Quindi pregherei i colleghi di sollecitare i colleghi dei gruppi affinché siano presenti in aula. L'ho fatto io per primo con il mio Gruppo, ecco che è arrivato il collega Pileri sperando che arrivino gli altri. Quindi direi di riprendere i lavori alle ore 16 e 40, che si riprenda a lavorare alle 16 e 40 in prosecuzione della seduta antimeridiana, pregando i colleghi di sollecitare i nostri colleghi che vengano in Aula. Tutto qui, grazie.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 30 , viene ripresa alle ore 16 e 45.)
Commemorazione di ex consigliere
PRESIDENTE. Bene colleghi diamo inizio ai lavori pomeridiani. La seduta è prosecuzione della seduta interrotta stamattina alle ore 13 e 30. Prima di iniziare e proseguire l'ordine del giorno dobbiamo procedere alla commemorazione dell'onorevole Carlo Sanna scomparso recentemente. Quindi prego i colleghi di prestare attenzione e di ascoltare in piedi. Grazie.
All'età di 87 anni è recentemente scomparso l'onorevole Carlo Sanna che ha fatto parte di questa Assemblea nelle prime quattro legislature dal 1949 al 1963. Consigliere regionale, parlamentare, dirigente leader di spicco della grande famiglia della sinistra sarda, ha animato il dibattito civile e istituzionale isolano, da prima come figura di vertice del partito sardo d'azione socialista, quindi tra le fila del partito socialista italiano e successivamente come promotore e co-fondatore del partito socialista di unità proletaria PSU, a fianco di Emilio Lussu. La sua passione politica dalla parte delle fasce più deboli della società sarda l'ha fatto diventare protagonista delle più significative battaglie a sostegno del sistema industriale isolano e nelle lotte dei lavoratori. L'onorevole Sanna entrò a far parla del Consiglio regionale all'indomani dell'elezione del '49 come esponente del partito sardo d'azione socialista, passando poi al Gruppo socialista e ricoprendo l'incarico di vice segretario della Commissione igiene e sanità. Ma i suoi interessi a favore dei lavoratori e delle parti più deboli della società lo spinsero ad interessarsi più in generale dei numerosi problemi della Sardegna in tutti i settori dalla scuola in fase di liberalizzazione postbellica, ai lavoratori disoccupati, dal piano di solidarietà popolare alle iniziative a favore delle popolazioni colpite da alluvione.
L'esperienza politica e istituzionale dell'onorevole Sanna proseguì anche nelle successive tre legislature fu Presidente del Gruppo consiliare del partito socialista e vice Presidente della Commissione bilancio. Il suo nome figura tra i proponenti di vari progetti di legge significativi: la costituzione dell'ente sardo per le case popolari, l'istituzione di una tassa sui metalli a favore dei Comuni minerari, l'abolizione dei diritti perpetui di pesca nelle acque lagunari, la proposta di legge concernente i piani straordinari di investimento, intensa anche la sua attività ispettiva sulla situazione drammatica nel Gerrei, sulla costruzione della stazione marittima di Olbia, sui cantieri di lavoro nei siti archeologici. Appena costituita la Commissione speciale sullo studio di un progetto di modifica dello statuto l'onorevole Sanna entrò a farne parte assumendo l'incarico di vice segretario. Si occupò della riforma dei contratti di pascolo e territorio dell'isola e delle facilitazioni di viaggio a favore degli elettori sardi del Consiglio regionale oltre che della concessione delle terre incolte. Molto intensa l'attività ispettiva con particolare riguardo ai settori dell'agricoltura, della sanità progetto di un nuovo ospedale a Cagliari, servitù militari. Nel 1963 nel corso della quarta legislatura si dimise dal Consiglio regionale in seguito alla candidatura e alla elezione alla camera dei deputati.
Nel ricordare il grande impegno civile e sociale dell'onorevole Carlo Sanna, rivolgiamo ai familiari il cordoglio del Consiglio regionale. Raccogliamoci in un minuto di silenzio, colleghi, grazie.
(I consiglieri osservano un minuto di silenzio in segno di lutto.)
Discussione e approvazione della mozione Pisano - Sanna Matteo - Gallus - Cassano - Dedoni - Vargiu - Diana - Artizzu - La Spisa - Randazzo Alberto - Ladu - Liori - Moro - Rassu - Lombardo - Contu - Licandro - Sanjust - Pileri - Petrini - Randazzo Vittorio - Cappai - Amadu - Capelli - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Murgioni - Floris Mario - Cherchi Oscar - Farigu sul fallimento del modello della programmazione dello sviluppo territoriale attuato attraverso la progettazione integrata, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54
del Regolamento (146)
PRESIDENTE. Bene colleghi, proseguiamo i lavori, abbiamo all'ordine del giorno la discussione della mozione numero 146. Prima di iniziare i lavori do atto che è rientrato in Aula il consigliere Pileri per cui il congedo si ritiene annullato.
L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 146.
(Si riporta di seguito il testo della mozione:
Mozione Pisano - Sanna Matteo - Gallus - Cassano - Dedoni - Vargiu - Diana - Artizzu - La Spisa - Randazzo Alberto - Ladu - Liori - Moro - Rassu - Lombardo - Contu - Licandro - Sanjust - Pileri - Petrini - Randazzo Vittorio - Cappai - Amadu - Capelli - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Murgioni - Floris Mario - Cherchi Oscar - Farigu sul fallimento del modello della programmazione dello sviluppo territoriale attuato attraverso la progettazione integrata, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.
IL CONSIGLIO REGIONALEPREMESSO che la firma degli accordi di programma nel giugno e nel novembre 2004 segnò la conclusione della fase di ottimizzazione del primo bando PIT 2001, che portò all'impegno di risorse complessive del POR Sardegna 2000-2006 per 360 milioni di euro, oltre a ulteriori 42 milioni di quote di coofinanziamento dei privati;
EVIDENZIATO che, in considerazione delle risorse effettivamente impegnate, la Giunta regionale ritenne che il quadro che se ne deduceva fosse fortemente deficitario per quanto riguardava il procedimento di realizzazione dei PIT, progetti di sviluppo locale che erano nati con lo scopo di utilizzare il 40 per cento dei fondi del POR Sardegna 2000-2006 per promuovere uno sviluppo integrato in alcune aree del territorio isolano, quelle caratterizzate dal maggiore ritardo nello sviluppo socio-economico;
VALUTATO che dall'11 novembre 2004 è stato annunciato l'avvio di un processo di confronto partenariale per la definizione di un nuovo percorso di programmazione dello sviluppo locale teso a razionalizzare e unificare tutti i processi programmatori avviati e in atto fino a tale data, e tutto ciò, si era detto, "al fine di migliorare la qualità nell'utilizzo delle risorse e l'integrazione tra i vari strumenti, partendo dalla constatazione che gli strumenti della programmazione territoriale fossero stati utilizzati con scarsa integrazione, con una qualità spesso insoddisfacente e in assenza di un quadro programmatorio chiaro e condiviso all'interno del quale operare le scelte";
VERIFICATO che la scelta del nuovo modello di programmazione delle azioni di sviluppo locale, definito con una certa enfasi dalla nuova Giunta regionale presieduta dall'On. Renato Soru come "rivoluzionario" e che si intendeva con questo segnare una netta discontinuità con il passato e che la nuova filosofia, al di là di ogni conforto scientifico, introduceva una palese ingiustizia di fondo, che poteva anche tradursi nella affermazione: "Chi ha avuto, ha avuto, chi ha dato ha dato, scurdiamoci u' passato ...";
ACCERTATO che il gruppo regionale di coordinamento aveva ritenuto che, dei 30 PIT presentati, appena 13 fossero valutabili positivamente, disponendo un finanziamento complessivo di 389.245.800 euro pari al 10 per cento delle risorse utilizzabili (40 per cento delle risorse POR) mentre 8 dei 30 PIT venivano dichiarati esclusi, e che per gli altri 9 PIT si sarebbe dovuto provvedere in una fase successiva attraverso un processo di riottimizzazione o di rimodulazione;
EVIDENZIATO che la Regione Sardegna, fra le sette regioni coinvolte nei PIT, è risultata quella con il più basso tasso di utilizzo delle risorse complessivamente utilizzabili (10 per cento) e con il più basso indice di coinvolgimento territoriale (solo il 52 per cento dei comuni della Sardegna) contro un 100 per cento delle Regioni Calabria, Basilicata e Molise, 88 per cento di Puglia e Sicilia e 68 per cento della Campania;
ATTESO che il cambio di rotta nelle politiche della programmazione integrata ha fatto sì che le aree più povere, quelle paradossalmente rimaste escluse dai primi 13 finanziamenti del bando PIT 2001, non potessero fruire di un pari sostegno per il recupero del ritardo nello sviluppo locale, attraverso azioni progettuali di ottimizzazione o rimodulazione del Bando PIT 2001 o partecipando con condizioni di priorità ad un secondo bando PIT;
ACCERTATO che dal mese di gennaio 2005 venne dato avvio ad un ciclo di incontri sulla programmazione integrata nelle otto province, promossi dall'Assessorato regionale della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio e ritenuti propedeutici per l'avvio operativo del nuovo processo della programmazione regionale dello sviluppo locale e la preparazione dei relativi bandi, la cui pubblicazione si diceva fosse imminente e comunque prevista per l'inizio dell'estate 2005;
ATTESO che il 24 aprile 2005 l'Assessore regionale della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio, professor Francesco Pigliaru, e il direttore del Centro regionale di programmazione, dottor Salvatore Orlando, ritenuto il padre della rivoluzione dei principi ispiratori del nuovo corso della programmazione, presentarono, con evidente orgoglio, la nuova filosofia politica ed il nuovo modello di sviluppo territoriale, basato su una maggiore collaborazione e partecipazione del territorio attraverso la creazione della carta del partenariato istituzionale e socio-economico, un patto cioè tra la Regione, gli enti locali, le parti economiche e sociali;
VERIFICATO che, fin dall'inizio, il percorso delineato per la nuova politica di programmazione dello sviluppo locale era apparso tortuoso, complesso e lungo e che fin dal primo momento emersero forti dubbi e perplessità da parte dei vari attori chiamati a partecipare ai tavoli di concertazione della "nuova programmazione rivoluzionaria" in ordine soprattutto alla disponibilità delle risorse e ai tempi necessari per l'attuazione di tutte le procedure;
ACCERTATO che l'iter procedurale e cronologico si sarebbe dovuto articolare nel tempo nelle diverse fasi:
a) creazione di un tavolo di coordinamento regionale e tavoli per l'analisi dei bisogni territoriali e definizione delle proposte delle linee guida di impostazione;
b) creazione di strumenti tecnici per l'elaborazione dei progetti integrati consistenti in un laboratorio regionale, con funzioni di coordinamento e di otto laboratori provinciali di progettazione;
c) deliberazioni della Giunta regionale per il finanziamento delle operazioni inserite nei progetti integrati di sviluppo da attuare con risorse finanziarie del POR Sardegna 2000-2006 e con ulteriori risorse diverse dal POR Sardegna 2000-2006 (fondi per le aree sottoutilizzate, fondo per la programmazione negoziata, fondi regionali di cui alla legge regionale n. 1 del 2006);
d) pubblicazione dell'avviso pubblico per presentazione di domande di partecipazione ai partenariati di progetto che presentano i progetti integrati di sviluppo;
e) costituzione dei partenariati di progetto per la presentazione degli specifici progetti integrati di sviluppo;
f) elaborazione da parte dei partenariati di progetto, con il supporto dei laboratori provinciali e dei gruppi tecnici regionali, delle proposte preliminari e definitive dei progetti integrati di sviluppo;
g) approvazione dei progetti integrati di sviluppo territoriali da parte dei tavoli di partenariato provinciali;
h) approvazione dei progetti integrati di sviluppo da parte del tavolo di partenariato regionale;
i) presentazione all'Amministrazione regionale della proposta definitiva dei progetti integrati di sviluppo;
l) valutazione dei progetti integrati di sviluppo da parte del Nucleo regionale di valutazione e verifica degli investimenti pubblici;
m) modifica o integrazione dei progetti integrati di sviluppo sulla base della valutazione del Nucleo regionale di valutazione e verifica degli investimenti pubblici;
n) approvazione dei progetti integrati di sviluppo da parte della Giunta regionale con l'assegnazione di uno specifico punteggio in funzione della valutazione complessiva, con la specifica condizione che, per le operazioni relative ad opere pubbliche, tale punteggio sarà assegnato solo se gli interventi sono localizzati in comuni non compresi nelle 13 aree PIT che hanno beneficiato dei finanziamenti del bando PIT 2001;
o) pubblicazione dei bandi di gara, a valere sulle specifiche misure del POR Sardegna 2000-2006, per la selezione delle operazioni dei progetti integrati di sviluppo approvati da ammettere a finanziamento;
RICHIAMATA la delibera della Giunta regionale n. 13/2 del 30 marzo 2006, avente per oggetto "La nuova progettazione integrata per lo sviluppo dei territori della Sardegna" con la quale si intendeva dare attuazione alla progettazione integrata, ormai avviata 18 mesi prima (nel novembre 2004), ponendo a disposizione risorse complessive per euro 693.468.848,72 che si sarebbe dovuta realizzare attraverso una "riprogrammazione intermedia del POR Sardegna 2000-2006, per avviare un nuovo percorso per la progettazione integrata finalizzato a orientare strategicamente l'utilizzazione delle risorse ancora non programmate del POR Sardegna 2000-2006 e degli altri strumenti di finanziamento nazionali e regionali";
CONSTATATO che nella citata delibera erano anche indicate le modalità di attuazione del nuovo percorso strategico della progettazione integrata, che essenzialmente coincidevano con quanto previsto nel paragrafo 1.6 del Complemento di programmazione del POR Sardegna 2000-2006 e che si articolavano nelle diverse fasi già indicate, secondo un cronoprogramma che aveva avuto inizio nel novembre 2004 e nel quale la fase di individuazione degli obiettivi, delle strategie e delle azioni prioritarie era già ritenuta conclusa fin dal febbraio 2006, con l'approvazione da parte dei tavoli di partenariato provinciali e con la presa d'atto da parte del tavolo di partenariato regionale dei rapporti d'area provinciali della progettazione;
PRESO ATTO che, con la definizione dei rapporti d'area e la loro condivisione da parte del partenariato, si era ritenuto che fosse stato ben focalizzato per ogni singola provincia il quadro logico territoriale e settoriale della progettazione integrata, e con questi poteva essere composto il quadro unitario regionale della progettazione integrata;
VERIFICATO che per supportare il processo della nuova progettazione integrata erano stati istituiti:
tavolo di partenariato regionale, costituito dai soggetti del partenariato istituzionale e socio-economico presenti nel comitato di sorveglianza del POR Sardegna 2000-2006;
tavoli di partenariato provinciali, composti dagli enti locali (provincia, comuni, comunità montane) del territorio di riferimento, dai soggetti del partenariato economico e sociale rappresentati nel tavolo di partenariato regionale, da altri organismi pubblici locali o da organizzazioni economiche e sociali portatrici di interessi diffusi, che abbiano uno specifico radicamento nel territorio di riferimento;
gruppo regionale di coordinamento;
gruppi tecnici regionali, individuati in funzione di specifici ambiti di intervento;
laboratori territoriali di progettazione, attivati in ciascuna delle otto nuove province della Sardegna nell'ambito della misura 4.4 (azione 4.4.a) del POR Sardegna;
EVIDENZIATO che con l'approvazione della citata delibera di Giunta regionale n. 13/2 del 30 marzo 2006 la Giunta regionale intendeva dare atto dell' imminente avvio della fase di cui al punto d) indicato nel citato cronoprogramma;
VERIFICATO che il comitato di coordinamento del POR Sardegna 2000-2006, in ottemperanza alle previsioni della delibera di Giunta regionale n. 13/2 del 30 marzo 2006, aveva regolarmente approvato l'avviso pubblico per la presentazione di progetti integrati di sviluppo;
VISTO l'avviso pubblicato sul supplemento straordinario al BURAS n. 14 del 4 maggio 2006, per la presentazione delle domande di partecipazione ai partenariati di progetto per la successiva presentazione dei progetti integrati di sviluppo che fissava la scadenza alla data del 19 giugno 2006;
RAVVISATO che, nonostante la obiettiva complessità della procedura, furono presentate oltre 14.500 manifestazioni di interesse all'adesione ai partenariati pubblico-privati;
OSSERVATO che, a seguito della valutazione delle oltre 14.500 domande, ben 11.500 sono state dichiarate ammesse e quindi ritenute idonee alla partecipazione per la costituzione dei partenariati di progetto;
RICHIAMATO che, per definizione, i partenariati sono costituiti da aggregazioni di soggetti proponenti, aventi ambiti di riferimento comuni, che hanno il compito di predisporre e presentare il progetto integrato di sviluppo territoriale e che sono composti da enti locali (in forma singola e/o associata), imprese (in forma singola e/o associata), associazioni di categoria e datoriali, organizzazioni sindacali, associazioni ambientaliste e culturali, rappresentanze del privato sociale, università, centri di ricerca e tutti gli attori dello sviluppo interessati al progetto integrato;
ACCERTATO che, per ciascuna area provinciale, nei mesi di luglio e agosto 2006 erano stati regolarmente costituiti i partenariati di progetto con la stipula dei relativi protocolli di intesa, e che gli stessi, complessivamente, hanno aggregato al loro interno oltre 10 mila partner fra quelli che avevano avanzato la manifestazione di interesse alla adesione;
VISTO il bando pubblicato nel mese di settembre 2006 con il quale i partenariati di progetto furono chiamati a presentare i progetti integrati di sviluppo entro la data del 20 ottobre 2006, successivamente prorogata al 20 dicembre 2006;
CONSTATATO che, con delibera n. 36/8 del 18 settembre 2007, la Giunta regionale ha preso atto della determinazione dell'Autorità di gestione del POR Sardegna ed ha approvato l'elenco finale e riepilogativo dei 198 progetti valutati e che, con detta approvazione, si ritiene conclusa la lunga e faticosa storia della "rivoluzione" politico-culturale della programmazione regionale dello sviluppo locale, con il nuovo corso della progettazione integrata, iniziata quasi tre anni prima, nel lontano novembre 2004;
CONSIDERATO che l'intera odissea vissuta dagli enti locali, dalle imprese, dalle organizzazioni sindacali e datoriali, dal mondo dell'associazionismo e del volontariato, è durata complessivamente tre anni e che, con la citata delibera della Giunta regionale del 18 settembre 2007, tutti gli sforzi e tutte le speranze di tutti i soggetti che hanno creduto nel nuovo corso della programmazione integrata arrivano tristemente al capolinea senza che nemmeno un euro dei 693 milioni previsti dalla delibera della Giunta regionale del 30 marzo 2006 del POR Sardegna 2000-2006 sia stato assegnato ai soggetti richiedenti;
OSSERVATO che l'orientamento della Giunta regionale è ora quello di prevedere una ulteriore fase della lunga storia della programmazione integrata che inizierebbe con la stabilizzazione dei 198 partenariati chiamati a costituirsi in consorzi o fondazioni, con aggregazioni per territori omogenei, dando luogo a nuovi soggetti giuridici pubblico-privati, con partecipazione maggioritaria dei partner privati, capaci di candidarsi all'ottenimento delle risorse del POR Sardegna 2007-2013;
VERIFICATO che i tempi di realizzo delle idee imprenditoriali manifestate da migliaia di soggetti, che hanno fin qui speso risorse e tempo, si allungano a dismisura e che, concretamente, si allontana anche l'attuabilità proprio perché comprensibilmente le condizioni e i presupposti progettuali mutano rapidamente e dopo alcuni anni diventano carta straccia,
impegna la Giunta regionale
ad adottare provvedimenti urgenti di riequilibrio nei processi di recupero del ritardo nello sviluppo locale, utilizzando anche i punteggi di valutazione riportati dai PIT presentati dai 198 partenariati, a favore delle aree rimaste definitivamente escluse dai benefici della programmazione integrata, complessivamente rappresentative del 48 per cento dei Comuni della Sardegna e pari al 77 per cento dell'indice percentuale di ritardo dello sviluppo locale;
ad avviare un nuovo indirizzo della programmazione dei processi di sviluppo locale tesi all'utilizzo delle risorse ancora disponibili nel POR Sardegna 2000-2006 e delle future risorse del POR 2007-2013, rinunciando alla politica della progettazione integrata posta in essere fino ad oggi, risultata fallimentare e pervenuta senza risultati alla fase finale, adottando entro sessanta giorni un nuovo piano regionale dello sviluppo locale da approvarsi nella appropriata sede del Consiglio regionale;
a restituire certezze alle migliaia di soggetti privati e pubblici che hanno scommesso nella serietà della progettazione integrata e della programmazione regionale presentando idee serie e innovative di sviluppo locale e che costituiscono un grande patrimonio non teorico, ma di grande valenza per la crescita dei territori;
a rendere inoltre le procedure di cui sopra più snelle e rapide, al fine di accelerare la spendita delle risorse residue e future evitando, in coerenza anche con quanto previsto dalla legge regionale n. 12 del 2005, il rifiorire di centinaia di nuovi soggetti giuridici pubblico-privati deputati a funzioni di agenzie dello sviluppo locale e in sovrapposizione disordinata con gli ambiti territoriali ottimali individuati.)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
PISANO (Riformatori Sardi). Attendiamo che l'Assessore raggiunga la sua postazione. Grazie Presidente. Io esprimo un particolare ringraziamento a lei, naturalmente, e a tutti i colleghi che sono presenti, ma in maniera più specifica all'assessore Eliseo Secci, che mi pare forse per la prima volta o una delle prime volte che partecipa ad una riunione in questa Aula investe di Assessore alla programmazione.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue PISANO.) E non potevo, lo dico con molta franchezza, trovare migliore interlocutore per l'illustrazione di questa mozione, trattandosi di una mozione che coinvolge direttamente le sue conoscenze e i suoi saperi, in quanto l'assessore Secci sino a poco tempo fa, ovviamente, era un consigliere che sedeva da questa parte dell'aula e in quanto soprattutto è stato anche sindaco di un'importante Comune della Provincia di Cagliari di Decimomannu e quindi chi meglio di lui può avere la sensibilità giusta per capire e valutare i problemi che noi oggi sottoponiamo. Più che problemi vogliamo raccontare quasi una storia. Diceva il professor Lilliu: la storia della Sardegna è scritta nelle pietre, e noi crediamo che se davvero, così com'è vero, che la storia della Sardegna è scritta nelle pietre questa sarà probabilmente una storia che si aggiungerà e che le pietre un domani riporteranno, proprio perché questa della progettazione integrata in Sardegna è una vicenda, è una storia lunga. Una storia che sembrerebbe quasi senza fine che è iniziata come voi tutti sapete molto tempo fa, e che quindi noi vorremmo raccontare per intero.
Il primo bando porta la data del 2001, e la conclusione di quel primo bando noi tutti lo ricordiamo fu che solo 13 dei progetti della cosiddetta progettazione integrata furono finanziati a dispetto dei 22 che furono ammessi a finanziamento e in attesa, si diceva in quel momento, che arrivasse una fase successiva che si era già definita fase di ottimizzazione della progettazione precedente, fin lì presentata. E mi aiuta molto, tra l'altro, raccontare questa storia, che non è davvero forzato definire essere uno dei bluff più grossi che l'amministrazione regionale ha messo e organizzato nei confronti delle cittadini della Sardegna, ma proprio perché vorrei partire da alcune osservazioni, da alcune iniziative legislative, interrogazioni, interpellanze, mozioni che erano state presentate in quest'Aula proprio da alcuni consiglieri che oggi siedono nei banchi della maggioranza e che ieri invece sedevano nei banchi dell'opposizione. E' emblematico, ad esempio, partire proprio da una mozione che portava il numero 50 e che il collega Biancu era primo firmatario di quella mozione ed era accompagnata anche dalla firma del collega Secci, in quel momento, e che richiamava l'attenzione di questa Aula ad alcuni princìpi cardine della progettazione integrata. Si diceva, io tento di sintetizzare, che primo stiamo attenti il 60 percento delle risorse della progettazione integrata debbono necessariamente essere destinate alle zone che hanno maggiore ritardo nello sviluppo locale. Secondo: si diceva attenzione guardate che dovete tenere bene a mente che va rispettato il margine del 40 percento delle risorse del POR Sardegna 2000-2006 che devono per intero destinate alla progettazione integrata. Terzo: dicevate, e naturalmente non si può non concordare con tutte queste valutazioni, state attenti che le risorse della progettazione integrata devono coinvolgere in maniera diretta i privati e non già le amministrazioni pubbliche. Bene poi arrivò il 2004, arrivò esattamente Soru, il presidente Soru, insieme all'assessore Pigliaru, insieme a quel grande stratega della programmazione regionale che venne chiamato anche mago della programmazione e che si chiamava dottor Orlando Salvatore, che oggi così come lo stesso Assessore alla programmazione non c'è più, e però che davvero presentarono già fin dal settembre del 2004 l'intenzione di rivoluzionare esattamente la programmazione in Sardegna. Anzi nel novembre, l'11 novembre del 2004, voi tutti ricorderete, che fu annunciato formalmente l'inizio della rivoluzione. Da oggi tutto si cambia, si era detto. Si era detto esattamente nulla sarà più come prima. Questo portavano, riportavano i titoli dei giornali in quel momento e a questo tutti credemmo, nel senso che i cittadini della Sardegna davvero pensavano che fosse quello il percorso giusto. Perché attendevano questa grande rivoluzione, possiamo chiamarla la nostra piccola rivoluzione di ottobre, perché così come la rivoluzione russa, soprattutto lo dico ai colleghi che stanno da quella parte, voi sapete che contrariamente al suo nome è nata in novembre e non in ottobre. Però quella durò 10 giorni, la nostra purtroppo durò e dura tutt'ora oltre 1000 giorni. Quindi una rivoluzione che quasi non ha fine e vedremo perché non ha fine, la rivoluzione che ha messo in difficoltà gran parte della Sardegna. Noi vogliamo partire proprio da questa considerazione per capire fino in fondo se questo modello di programmazione nuovo, che avrebbe dovuto davvero dare risposte finalmente alle attese dello sviluppo locale è stato all'altezza della sua situazione. Venne chiamato modello calabro-albanese da qualcuno, non capisco poi il motivo per il quale si disse in questo modo, calabro lo capisco, albanese di meno, ma probabilmente alludeva al fatto che la pianificazione generale non era cosa nella quale più avremmo potuto investire, la pianificazione generale era un concetto che risaliva a qualche decennio prima e che tutti hanno abbandonato. Chi riesce a divertirsi cercando in Internet qualcosa relativa a questa nuova filosofia della programmazione sarda, in maniera quasi sorprendente trova che oggi nella Regione calabra è stato importato lo stesso fase lo stesso tipo di programmazione, parlo di due anni fa a pena, appena di un anno fa anzi, appena il dottor Orlando è tornato nella sua terra, e come tutti i profeti naturalmente non gli è stato riconosciuto nemmeno questa vocazione di essere un grande profeta tanto che ha fatto andare in crisi la Giunta regionale locale, chiedevano addirittura le dimissioni del Presidente proprio in funzione di questo nuovo modello anche lì di programmazione.
Ma tutte questi ragionamenti ci interessano poco, a noi ci interessa capire esattamente in che modo davvero ha inciso questo nuovo modello di programmazione e se ha portato i risultati sperati. Nella aprile del 2005, 2005 dico bene, ci fu la presentazione ufficiale di questa nuova teorizzazione della programmazione, e in quella sede vennero presentate pensate le 13 fasi nelle quali si sarebbe dovuta articolare la nuova progettazione integrata, 13 fasi. Io sfido chiunque a capire se dentro una procedura che si articola in 13 fasi davvero ci si poteva attendere qualcosa di concreto. E' evidente che i tempi sarebbero stati tempi biblici, è evidente che avremo trovato quello che è stato il risultato finale misurato alla data del settembre del 2007 e che era un nulla di fatto, e poi vedremo di dimostrare che si tratta di un nulla di fatto.
Di fatto noi siamo partiti da una situazione, attenzione a questo elemento, in cui, tra l'altro, l'Unione Europea ci indicava, parlo dell'aprile 2005, come quelli che avevano il maggior ritardo nell'utilizzo delle risorse riferite ai PIT. E' stata fatta anche una pubblicazione che tutti voi sicuramente conoscete, nella quale si indica che la Sardegna a quella data aveva coinvolto soltanto il 52 percento dei Comuni della Sardegna dentro la progettazione integrata, ma non solo aveva utilizzato soltanto il 10 percento di quel 40 percento che avrebbe dovuto utilizzare dal POR Sardegna, che erano risorse destinate esclusivamente al POR Sardegna. Quindi la maggior ragione Regione, pensate che tutte le altre Regioni, quasi tutte, ad eccezione della Campania avevano il 100 percento che coinvolgeva i Comuni loro territoriali, la Sicilia ovviamente le Puglie, Basilicata, soltanto la Campania aveva l'87 percento di coinvolgimento dei Comuni locali a quella data. Noi questo gap, questo ritardo non solo non siamo riusciti a recuperarlo, ma siamo riusciti a fossilizzarlo in quel modo, a lasciarlo tale e quale, a non modificare niente perché dal giorno nemmeno un euro di risorse destinate alla programmazione integrata sono stati utilizzati, o perlomeno non sono stati utilizzati secondo la finalità della progettazione integrata, perché vedremo bene che esattamente un anno dopo, per l'esattezza il 30 marzo del 2006 è stato emesso il primo bando per la progettazione integrata, e in quel bando della progettazione integrata venne indicato in maniera abbastanza precisa, state attenti, guardate che le prime due fasi delle 13, che costituivano l'articolazione, sono state già realizzate nel senso che noi abbiamo già istituito i tavoli cosiddetti di emersione del bisogno dello sviluppo locale, c'era stato già un confronto quindi finalizzato alla creazione dei partenariati e non solo abbiamo già anche istituito le cosiddette strutture di supporto alla progettazione integrata. Che cosa erano le strutture di supporto? Erano esattamente i laboratori provinciali territoriali, 8 laboratori provinciali territoriali e un laboratorio di coordinamento regionale. Quindi queste strutture esistevano già, il bando apparentemente avrebbe avuto tempi veloci e quindi a marzo del 2006 si era detto entro il 31 maggio, prima scadenza ma poi ci fu un piccolo rinvio, dovrete presentare le domande di ammissione ai partenariati, quindi chiunque in Sardegna ha bisogno di risorse pubbliche perché si possa fare sviluppo locale non ha che da avanzare la propria proposta. Una valanga di risposte, ci furono 14.500 domande e quindi, cosiddette manifestazioni d'interesse, che furono prodotte da tutta la Sardegna, ovviamente riguardanti sia le manifestazioni di interesse pubblico sia le manifestazioni di interesse privato. E questo dimostrava quanto bisogno c'era perché si attivassero i canali giusti per lo sviluppo territoriale locale. Attenzione ad un altro dato, noi siamo partiti con quel bando, da una situazione ancora più infelice, e ho la fortuna dirlo ad un Assessore che è nato a San Nicolò Gerrei e che nel cuore del Gerrei, la zona con il maggior tasso di ritardo dello sviluppo locale, manco a farlo apposta non esiste un altro territorio con un ritardo di sviluppo come quello del Gerrei, vero Assessore? E questo per dimostrare che il 70 percento, 77 percento, scusatemi, del territorio caratterizzato dallo sviluppo dal ritardo maggiore nello sviluppo era stato escluso dai benefici dei 13 PIT iniziali, sì la cosa è da paradosso, non solo quindi quel 70 percento che sarebbe dovuto dare, sarebbe dovuto andare ovviamente alle zone con il maggior tasso di ritardo nello sviluppo locale, ma addirittura avevamo incrementato, perché quelle risorse sono andate nelle zone che meno avevano ritardo nello sviluppo locale. E noi ne capiamo anche i motivi, i motivi sono semplici da dedurre. Perché chi aveva capacità progettuale era stato premiato, e chi solitamente ha capacità progettuale maggiore e perché è anche capace di organizzare meglio il proprio sviluppo e quello è un parametro che solitamente si lega alla ricchezza locale. E'evidente che pochi imprenditori potevano investire nel Gerrei, ma posso dire anche nella Trexenta, che tanto la cosa è analoga, e pochi, nessuno evidentemente anzi tutti, gran parte andavano ad investire nelle zone costiere, tant'è che a prendersi i soldi dei primi 13 PIT voi tutti sapete chi li aveva presi.
Allora quel bando riapriva forse le speranze per molti, 14.500 manifestazioni di interesse significava aver coperto l'intera capacità di fare impresa da parte della Sardegna, in termini di volumi Dio solo sa quanta carta abbiano prodotto, perché ognuna di quelle 14.500 domande ha significato esattamente qualcosa come centinaia di pagine, poi vedremo la frase della predisposizione dei progetti integrati. Soltanto in termini di coinvolgimento territoriale significa aver coinvolto tutta la Sardegna, perché tutti i 377 Comuni della Sardegna hanno presentato la propria scheda di adesione e perché ovviamente ognuna delle proposta anche fatte dai privati che coinvolgeva centinaia di persone, ogni impresa ovviamente caratterizzava una parte il territorio. Quindi mediamente significava che tutta la Sardegna aveva partecipato a questa richiesta.
Poi arriviamo esattamente al piano successivo, bisogna finalmente creare i partenariati, questi 14.500 domande, mi pare 11.500 ammesse, furono poi organizzate territorialmente e quindi diedero luogo alla costituzione dei partenariati, partenariati che ovviamente significava mettere insieme rappresentanti pubblici e rappresentanti privati in modo da costituire, pensate, 198 partenariati in Sardegna. 198 partenariati pubblico-privati che hanno ognuno di loro fatto uno sforzo per presentare un progetto, vedo che sta lampeggiando quindi debbo finire il concetto. Bene arriviamo alla data finale, per farla un po' più breve, metà settembre del 2007 la Giunta regionale approva tutti 198 partenariati, tutti i 198 progetti e dice ragazzi stavamo scherzando, soldi per voi non ce ne sono, i 693 milioni che erano destinati alla progettazione integrata non c'è più, voi dovete utilizzare questa premialità che avete conseguito attraverso un'approvazione del vostro progetto nella programmazione futura del 2007-2013 e quindi nuovo ciclo, nuovo ciclo di programmazione. Una vera burla se volete perché dopo tre anni quei progetti non hanno più valore di attualità e la difficoltà è davvero capire dove si voleva andare. Non ciò che chiediamo con questa mozione è che si restituisca ai territori, che sono stati sottratti queste risorse, le risorse che giustamente spettano al loro, che si rielabori una programmazione e che ovviamente, soprattutto, i privati, i 14.500 privati che sono stati da questo punto di vista presi in giro abbiano qualche speranza, finalmente di avere quei diritti che a loro aspettano.
PRESIDENTE. Grazie, ho iscritto a parlare l'onorevole Matteo Sanna per 10 minuti, chi intende parlare si può iscrivere durante l'intervento dell'onorevole Sanna.
E' iscritto a parlare il consigliere Sanna Matteo. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Io ho seguito con grande attenzione tutta la fase della programmazione della progettazione integrata così come non ho esitato su proposta del mio collega, collega consigliere, collega sindaco che ha esposto la mozione non ho esitato a firmarla insieme a tanti colleghi dell'aula e a qualche altro sindaco che siede in questi banchi. Il collega Pisano ha parlato di un'odissea, un'odissea che ha coinvolto gli enti locali, un'odissea che ha coinvolto i soggetti privati, un'odissea che ha coinvolto la Sardegna tutta, un'odissea fatta di tante promesse, fatta di impegni, fatta di consulenti che bussavano alle porte degli enti locali, fatta di un via vai è un pellegrinaggio a Cagliari costante e continuo delle strutture, degli Uffici tecnici, delle strutture della programmazione, senza risposte e senza soprattutto spiegazioni spesso a ciò che si stava portando avanti con una perdita di tempo, di soldi, tonnellate di carta, inchiostro e strutture degli enti locali imbalsamate, imbalsamate nel redigere progetti, nel stilare relazioni, nel comunicare con la macchina burocratica della Regione, spesso questa macchina elefantiaca, Presidente, caro Assessore, è un ostacolo, è un ostacolo agli enti locali, è un ostacolo allo sviluppo della Sardegna, non c'è solo una responsabilità politica, vi è spesso anche una responsabilità della tecnocrazia, vi è una difficoltà anche a rapportarsi con coloro i quali dovrebbero essere i reali sostenitori poi dell'iter progettuale e coloro i quali dovrebbero consigliare gli enti locali, che come ben saprà, avendo fatto anche il sindaco, ed essendo da sempre amministratore locale, e avendo seguito da vicino anche come consigliere regionale in questi anni tutto questo iter, questo iter infernale oserei definire, che ci vede al capolinea.
Il collega che mi ha preceduto ha evidenziato con numeri alla mano che sono numeri veritieri, sono numeri che ciascuno di noi può tranquillamente andare poi a verificare negli Uffici. E chiaramente tutto questo ha comportato un malessere un malessere generale un senso anche di sconforto e soprattutto un senso di disaffezione nei confronti del punto di riferimento principale quale dovrebbe essere la Regione sarda. Quindi l'appello che noi rivolgiamo all'Aula, un'Aula semivuota, su un argomento così importante, è quello di adottare urgentemente, Assessore, in modo particolare ci rivolgiamo alla sua persona, le faccio gli auguri di buon lavoro, e ne ha bisogno, Assessore, mi creda. Provvedimenti urgenti che mirino soprattutto al riequilibrio nei processi del recupero nel ritardo dello sviluppo locale. Questo ritardo accumulato non certamente per colpa sua, Assessore, ma per colpa di chi in questi anni ha preferito gli slogan, le promesse e soprattutto delle frasi ad effetto, perché come ricordava il collega Pisano, il presidente Soru, insieme al suo predecessore, aveva definito questa nuova fase come la fase del rilancio della progettazione integrata. Come questo strumento rivoluzionario doveva cambiare la Sardegna, doveva cambiare le sorti degli enti locali, sempre più in affanno, a causa delle restrizioni finanziarie che dal centrodestra prima, che dal centrosinistra successivamente, a causa della mancanza e della difficoltà, come dicevo poc'anzi, di comunicazione. Questo credo che sia uno dei problemi che la classe politica sarda deve affrontare con grande urgenza dando priorità alla rivisitazione anche della macchina burocratica regionale. Credo che da qui, da quest'aula e soprattutto dagli enti locali, dei piccoli Comuni, che hanno anche purtroppo difficoltà di reperire quelle figure specifiche per perseguire determinati progetti per seguire determinati progetti che sono come un treno, passano solo una volta e si fermano solo una volta e spesso su questo treno è difficile salire. Perché sia i tempi a disposizione sono talmente stretti e soprattutto manca il personale, manca il personale adeguato e dall'altra parte non c'è un supporto come ci dovrebbe essere. Non a caso nelle cifre che il collega ha evidenziato e ha esposto, la Regione sarda è la Regione che riesce ad impegnare a spendere meno risorse, anche per questo motivo. Quindi credo che una riflessione in questo senso sia doverosa, sia doverosa per l'Assessore, per il nuovo Assessore, ma credo che sia doverosa anche per noi tutti in vista di appuntamenti importanti che la Sardegna e gli enti locali della Sardegna, così come gli artefici della programmazione e della progettazione integrata, non devono lasciarsi sfuggire. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente. Io intervengo perché sottrarsi a questo dibattito e perciò che pare di capire mi pare che ci sia una rinuncia quasi totale al dibattito su questo particolare argomento che probabilmente se esaminato dai colleghi, non solo della minoranza, ma certamente della maggioranza, probabilmente avrebbe fatto emergere tutta una serie di problemi che non debbono essere visti come una modalità di fare opposizione a questo Governo regionale, ma devono visti esclusivamente nell'interesse dei sardi. Su questo particolare argomento credo di aver presentato almeno tre interrogazioni alle quali, come al solito, devo dire non è stata data risposta. A dire la verità su una è stata data risposta, e la diede il mai dimenticato ingegnere Orlando, che forse in tutta questa materia era l'unico che ci capiva qualcosa. Ovviamente la capiva modo suo, ma essendo un tecnico di grande esperienza, poteva anche permettersi di inventare una procedura per la Regione Sardegna completamente nuova, che si doveva misurare con dei territori che non erano, se non in parti minime, preparati per affrontare una procedura di questo genere, e per cui le difficoltà si sono certamente incrementate sino a non ottenere risultati, o a ottenere scarsissimi risultati, fino a ritrovarci, lo dico a lei Assessore, al quale ho già presentato un'interrogazione qualche settimana fa e alla quale, come al solito, non è stata data risposta, perché vi siete permessi di modificare anche i bandi a graduatorie quasi definite. E' chiaro che l'ingegner Orlando quest'errore forse non lo avrebbe commesso, però, vede, in uno degli ultimi bandi che sono in scadenza, anzi, è scaduto l'altro giorno, sul bando PIA "turismo e beni culturali" andate a vedere che cosa avete fatto e come state valutando. Questo problema l'ho sollevato, non lo so se riguardi tutta la Sardegna, certamente riguarda la provincia di Oristano dove voi avete all'improvviso modificato il bando chiedendo che ci fossero dei Consorzi per servizi complementari. Lo capisco se questo vale per la Gallura, dove di Consorzi per servizi complementari ce ne sono sei, sette, otto, dieci, perché sono Consorzi che vengono costituiti da albergatori, da imprenditori turistici che si consorziano e decidono di mettere mano a quei famosi servizi complementari, i servizi complementari, colleghi, lo capite tutti quanti che cosa sono; sono servizi che sono di utilità comune agli imprenditori turistici che svolgono un'attività di quel genere. Mi chiedo, visto che questo particolare argomento è stato inserito a cose già fatte, e lei ha l'interrogazione, come è possibile, in un territorio come quello della provincia di Oristano, dove forse non esistono soggetti sufficienti per costituirsi in Consorzio, cioè almeno tre imprenditori turistici, i quali dovrebbero adesso costituirsi con tutta la fretta del caso e garantire agli altri che partecipano al bando che loro sono il Consorzio turistico e che si occuperanno della parte dei servizi complementari. Ho citato questo esempio per dire in che razza di sistema siamo precipitati. Ma siccome dalla mozione che è stata presentata dal collega Pisano, si è chiesto, l'onorevole Pisano, una delle cose che caratterizza questa mozione era la diversità di trattamento, la difformità di trattamento e di risposta che si può dare ai territori, soprattutto a quelli, vero onorevole Pisano? Che sono più emarginati, quelli che hanno maggiori difficoltà, quelli che hanno difficoltà a misurarsi anche con le procedure. Assessore Secci, complimenti per la scelta, peraltro, che ha fatto. Diceva a suo tempo l'ingegner Orlando: la nuova progettazione integrata permette, per la prima volta nell'attuazione del POR Sardegna, di dare pari opportunità a tutti i territori dell'Isola, dice, onorevole Pisano, attraverso un adeguato e omogeneo supporto tecnico costituito dai laboratori territoriali di progettazione. Questo obiettivo risulta oggi completamente conseguito, "oggi", diceva l'ingegner Orlando; era il dicembre del 2006, siamo a dicembre del 2007 e ancora non è conseguito proprio niente, ne sono la prova il numero e la distribuzione territoriale e settoriale della domanda pervenuta e i riconoscimenti di tutti i tavoli di partenariato provinciale. Ma, siamo seri colleghi, questo veniva scritto nel dicembre del 2006, e ancora oggi ci sono bandi che sono in corso, e ancora oggi ci sono delle procedure che non sono definite. Diceva ancora l'ingegner Orlando: l'attività ha consentito una massiccia partecipazione al processo, che si è manifestata con le migliaia di domande pervenute, oltre 14.000, come è noto, diceva, che hanno reso necessario un grande sforzo amministrativo per la ricezione e l'analisi delle domande. Diceva in questo documento l'ingegner Orlando: "Al processo, che si è manifestata". Non era una manifestazione, era un interesse reale di quelle 14.000 aziende alle quali non riusciamo a dare risposte, sono stati pretesi progetti esecutivi, si sono affrontati dei costi, i commercialisti hanno lavorato, i tecnici agrari hanno lavorato, ma che risposta diamo noi a questi imprenditori che oggi si trovano esclusi per carenza di risorse? E per noi una gran parte delle risorse sono finite dove sono finite. Allora, l'esperienza della nuova progettazione integrata in Sardegna costituisce una best practice a livello nazionale ed europeo, diceva la Regione Sardegna, pare che abbiamo avuto una rilevanza internazionale con la nostra progettazione integrata. Beh, io sfido qualsiasi amministratore locale, i sindaci che sono stati coinvolti, gli amministratori provinciali, io non ho sentito una persona che mi abbia detto: "E' stata veramente una bella esperienza" o " è stata un'esperienza" o "è stata una pessima esperienza", perché si può dire tutto, ce la siamo presa col quadriennio precedente o col quinquennio precedente, ce la siamo presa con i PIA, i PIA vecchi, la famosa legge numero 14. Continuo a sfogliare il bollettino della Regione, il BURAS, e, guarda caso, il presidente Soru, sta continuando a elaborare e a ridialogare con le amministrazioni con i PIA; ce ne sono due o tre nuovi anche questa settimana nel bollettino ufficiale della Regione. Ma come? Non servivano a nulla, erano il peggio del peggio e, però, ancora oggi il presidente Soru, benché in quest'Aula avesse detto che mai e poi mai si sarebbe seguita quella procedura, beh, ce ne sono stati e ce ne sono tutte le settimane, tutte le settimane ci sono dei PIA che vengono rivisti. I PIA dell'onorevole Pittalis però, non i PIA dell'ingegner Orlando che sono una cosa ben diversa. Allora, che passi avanti abbiamo fatto? ma soprattutto mi preoccupa capire che passi faremo d'ora in avanti con le risorse degli anni successivi, del 2007-2013, con quei famosi 8 miliardi di euro che l'Unione Europea ci ha messo a disposizione e che sono nella assoluta indisponibilità del Consiglio regionale certamente, nell'assoluta indisponibilità dei sardi, ma certamente nella possibilità di spendita solo ed esclusiva del presidente Soru. Non funziona così assessore Secci! Lei se ne renderà conto quali difficoltà dovrà affrontare, e le affronteremo subito, la settimana prossima, quando ci troveremo in Commissione…
PRESIDENTE. Sì, concluda onorevole Diana.
DIANA (A.N.). Sì, ho concluso Presidente. Volevo solo mettere sull'avviso l'assessore Secci, da oggi solo Assessore, che non sarà una bella partita quella che ci giocheremo in Commissione, perché non sarà certamente solo questo l'argomento, ma questo sarà certamente un argomento importante. Si sistemi per bene, le chiederei di usare un abbigliamento intimo piuttosto resistente. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Diana. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Grazie Presidente. Io non credo di dover utilizzare tutti i 10 minuti, però questo è un argomento di non secondaria importanza, e per come sono stati strutturati i lavori dell'Aula, e da come vengono accolti da parte dei consiglieri, queste occasioni di verifica del lavoro del Consiglio, di quelle che sono le iniziative della Giunta, delle cose che in Sardegna vanno bene, vanno meno bene, o come quasi tutte vanno male e malissimo, non si ha l'opportunità e l'occasione di dibatterne in modo serio, approfondito, di modo che la nostra Regione possa giovarsi di un dibattito di questa Aula che consenta una modificazione sostanziale anche delle attività di Giunta, ancorché, da come si palesano e si sono palesati sino ad oggi i rapporti fra Giunta e Consiglio e tra Presidente della Giunta e il Consiglio, veramente poco è importato al Presidente degli indirizzi e degli orientamenti della Giunta per poter o rettificare o valutare almeno con un attimo di attenzione quelle che erano le esigenze emerse dai rappresentanti del popolo sardo. Ora, noi nella nostra lunga vita gestionale dell'autonomia abbiamo vissuto momenti particolari e differenti di quella che è la programmazione. Si era inventata la prima programmazione, la "588", c'era questo piano che vedeva le zone omogenee - vado per tratti così non… - poi furono identificati i comprensori e insieme le comunità montane con la "268", poi… si fece la "268" perché la "588" si pensava che avesse le maglie troppo larghe e che quelle maglie larghe consentissero i finanziamenti a pioggia. Si realizzò, ripeto, la "268" con mire particolari in cui si dava identificazione puntuale e precisa ai poli di sviluppo, poi, non soddisfatti di questi, siamo arrivati quasi ai nostri anni e si pensava che attraverso la consociazione dei comuni, delle autonomie locali insieme a strumenti del potere economico, le imprese, si potesse creare un tessuto nuovo e compartecipato e che il decollo dello sviluppo in Sardegna andasse a buon fine. Ci siamo trovati nella scorsa legislatura con PIA che ancora oggi, come ci è stato detto, vengono rimodulati. Ma quel che è grave, quel che è appassionante e che dovrebbe far riflettere con attenzione, tutto quello che sinora qui ci si è detto, è quanta difficoltà si viva nel poter dare avvio ad una programmazione che ha solo il nome di programmazione. Io credo che a nessuno faccia difetto la memoria e se a qualcuno fa difetto la memoria sarebbe opportuno ricordarglielo quanta mobilitazione nella gente sarda attraverso incontri di provincia, di lande disperse in cui si chiamavano a raccolta i consigli provinciali e comunali, in cui si ritrovavano i sindaci, in cui c'erano i vari amministratori, in cui si chiamavano le agenzie di sviluppo, in cui si chiamavano le imprese e quant'altro per cercare di trovare un indirizzo nuovo che avesse dato una risposta nuova a questa necessità di sviluppo della Sardegna.
Amici cari, signori colleghi, amici della Giunta, i risultati sono quelli che abbiamo sotto gli occhi. Non vi è una zona che non sia colpita da una disastrosa disoccupazione, non si registra se non chiusura di imprese, non si fa in tempo a chiudere un Consiglio regionale, come anche ieri notte, cercando di salvare il salvabile di un'impresa che vuole chiudere i battenti nel gallurese. Altrettanto posso dire per l'oristanese, dove c'è un tormento in una delle aree che poteva dare e dava occupazione ad un'economia giovane e femminile qual era quella di Marrubiu, dove l'impresa se ne vuole andare altrove, anzi ha già dislocato altrove alcuni propri strumenti di produzione, in Romania, stiamo continuando a verificare i disastri di Ottana, stiamo comprendendo le difficoltà produttive dell'Iglesiente, dove ti vengono dette che a Portotorres l'ENDESA non può neanche più fornire energia alle imprese energivore - passatemi la cacofonia - senza avere lo sgravio che attraverso quelle che erano le volontà della Regione potevano consentire una capacità nuova di programmazione e di sviluppo. Un affabile signore che è venuto qui, che pensavo avesse il verbo divino, ha incominciato a mettere e a fare più che altro, essendo lui del Regno delle due Sicilie, il gioco delle tre o quattro carte, ha miscugliato le carte, ma le ha lasciate sparpagliate nel territorio senza affrontare quelli che erano i sistemi necessari e razionali per poter dare una nuova linfa allo sviluppo della Sardegna. Ha creato solo disperazione in quelli che avevano affrontato una possibilità di sviluppo credendo in questa logica che veniva così, in modo anche verboso, raccontata e con pomposità presentata dal governatore della Sardegna, che dava la possibilità di vedere una nuova linfa, ripeto, per quelle che erano le esigenze di innovazione e di sviluppo della nostra isola. Io mi chiedo: ma non ci chiediamo in coscienza quali sono i danni morali, oltre che quelli materiali, che abbiamo compiuto in un tessuto di produzione quale è quello che abbiamo mobilitato e che si è disaffezionato ancora una volta alle istituzioni perché non siamo diventati credibili? E soprattutto la mortificazione che abbiamo usato nei confronti delle autonomie locali? Forse che queste cose passano così, senza lasciare traccia? Io capisco che può essere il momento di un dibattito tralasciato, non toccato, tanto siamo abituati a vedere anche la stampa e le riprese della stampa per argomentazioni diverse. Io non vado per scandalismi oggi, vado per ricercare realtà che sono quelle che cerca il popolo sardo! E, ripeto, quel popolo che è sempre più disaffezionato di una "casta", e mi dà fastidio che venga chiamata "casta"! Perché ci sono persone che sembra che facciano di tutto perché ciò sia. Poi finisce che sul libro de "La casta" effettivamente il nostro governatore per sei volte è citato come buona prassi. Grazie a Dio abbiamo visto quello che stiamo ricevendo in compenso in Sardegna, salvo che colui il quale ha scritto "La casta" non riceva documentazione che certifichi l'inverso e non sprechi qualche linea di scritturazione anche nel magazine in cui spesso e volentieri si diletta. Questi tipi di scrittura non danno certamente giustizia di quelle che sono, soprattutto di quelle che stiamo affrontando oggi, che sono quelle di dare una risposta certa e seria per quelle che sono le possibilità di sviluppo, ripeto, e di occupazione del popolo sardo che è tormentato, che si trova in una grave situazione di difficoltà sociale ed economica e voi che governate non dovete dimenticarvelo.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Dedoni.
E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
(Interruzione del consigliere Cugini)
VARGIU (Riformatori Sardi). Collega Cugini, l'interesse per la cravatta di Dedoni le fa onore. Le fa onore! Gliene regaleremo una dello stesso colore. E' un colore che le porta fortuna!
Presidente, colleghi del Consiglio, io credo che sarebbe stato utile, io ascolterò con estrema attenzione - spero di non essere poi smentito - la replica che l'assessore Secci farà su quest'argomento perché mi sembra che sia un argomento centrale oggi nelle politiche di sviluppo della Regione Sardegna e mi sembra che ascoltare le risposte che la Giunta intende dare su questo argomento ci aiuti, aiuti tutto quanto il Consiglio, intanto ad avere più chiare le idee su quello che è il futuro della progettazione integrata e, secondariamente, anche a capire cos'è successo sino a questo momento in Sardegna, perché effettivamente le questioni che la mozione odierna - puntualmente redatta dal collega Pisano - hanno sollevato, sono questioni che rimangono inquietanti sul tappeto, nel senso che hanno necessità di una risposta che sgombri il campo da una serie di equivoci, da una serie di perplessità che comunque chi ha affrontato il problema, chi ha cercato di ricomporre il puzzle mettendo insieme le tessere del mosaico ha, comunque, avuto. Assessore Secci, lei è un appassionato di sport, se entra nel sito del Cagliari, io l'ho appreso leggendo le notizie del televideo, c'è una nota ufficiale di ringraziamento della società a Giampaolo, nel quale l'allenatore testé esonerato è ringraziato per l'attività che ha svolto a favore della società. Vorrei sapere se all'interno del sito della Regione esiste un analogo ringraziamento nei confronti del direttore generale alla programmazione, cioè di quel Salvatore Orlando il cui avvento venne salutato, quando arrivò in Sardegna, come un elemento quasi miracolistico, ma siamo stati abituati da questa Giunta a vari avventi messianici in Sardegna, alcuni dei quali sono stati delle profonde iatture per la Giunta e per la Sardegna, e un regalo insperato in alcuni casi a noi dell'opposizione, almeno dal punto di vista delle tematiche politiche. Questo Salvatore Orlando fu comunque uno che sconvolse l'attività di programmazione della Regione Sardegna, i metodi, fu una presenza, è stata una presenza sicuramente forte all'interno dello stesso Centro regionale di programmazione. Chiunque di noi ha avuto occasione di ragionare, di discutere con professionalità operanti all'interno del Centro di programmazione ha sentito parlare della professionalità di Orlando, del suo restare 14-16 ore all'interno della struttura che lo ospitava, imprimendo comunque all'attività del Centro regionale di programmazione un metodo di lavoro differente rispetto a quello a cui si era abituati e anche proponendo dal punto di vista mediatico, della comunicazione, insieme col presidente Soru, insieme con l'assessore Pigliaru, l'idea della novità. Ecco, forse Orlando è un po' la Dirindin della programmazione regionale, quindi l'idea della discontinuità col passato, l'idea della innovazione profonda dei metodi e delle attività. Bene, ora Orlando come Giampaolo si è allontanato temporaneamente, anzi non è neanche sotto contratto sino al 2010 come l'allenatore del Cagliari e quindi forse, non essendo Soru pirotecnico come Cellino, non avremo occasione di rivederlo a salvare la squadra da qui a qualche mese, come invece potrebbe capitare con Giampaolo. Però, ecco, vorremmo sapere, al di là delle metafore e dei paragoni facili, vorremmo sapere, vorremmo capire, qual è stata la funzione, qual è stato il cambiamento, qual è stata l'innovazione che la Sardegna ha avuto durante la fase in cui la presenza del direttore del Centro regionale di programmazione è stata così forte, sia dal punto di vista mediatico, sia dal punto di vista dei metodi, sia dal punto di vista del messaggio comunque lanciato. Perché? Perché a giudicare dai passaggi, a giudicare dalle fasi, a giudicare anche da ciò che nella mozione puntualmente viene tratteggiato e descritto sull'attività, si avrebbe l'idea di una programmazione regionale in uno stato stuporoso, frastornata, sostanzialmente non pronta a rispondere né con la rapidità necessaria, né con la puntualità necessaria, né con la precisione necessaria a quelle che sono le sollecitazioni provenienti dall'Europa e che devono essere raccolte prontamente nel sistema produttivo regionale, sia per realizzare quella perequazione territoriale che, comunque, la programmazione a livello europeo dovrebbe comportare, sia per ottenere quella prontezza di utilizzo delle risorse che poi è il volano dello sviluppo. Perché dico questo? Perché, ad esempio, nel sito della Regione, lei lo sa meglio di me, quando è comparsa, assessore Secci, la notizia della scadenza dell'ultima fase realizzata delle opere di progettazione integrata, insomma, la scadenza ha destato una serie di preoccupazioni e perplessità. In un primo momento sul sito della Regione è apparsa una notizia che pareva escludesse dalla possibilità di accedere alla fase successiva tutte quelle aziende che in qualche maniera avevano già fruito di agevolazioni. Questo ha creato panico nel giro di 12 ore il sito è stato corretto, è stata aggiunta - come La Nuova Sardegna puntualmente rileva - una postilla che ha fatto capire che si trattava soltanto dei progetti che ancora erano in fase di finanziamento aperto, però, sostanzialmente, l'impressione complessiva è che le procedure abbiano comunque una lentezza, una incertezza e una incapacità di soddisfare quelle che sono le reali esigenze del mercato aziendale, dell'impresa, dello sviluppo della Sardegna, che in questo momento mette in sofferenza l'intero sistema. Cioè, non è pensabile che ci siano procedure di una lunghezza tale per cui dopo tre anni e mezzo, tre anni dall'inizio del nuovo ciclo di programmazione non ci siano risposte alle aziende. Perché? Perché ha ragione il collega Pisano, dopo due anni i progetti sono obsoleti, non sono più legati alla fase storica da cui nasce il progetto stesso e il non avere utilizzato le risorse, il non essere riusciti a realizzare lo sviluppo locale e generale che quei progetti, in qualche misura, sottendevano, è un impoverimento complessivo del sistema. Cioè, se è vero che soltanto il 52 per cento dei Comuni della Sardegna sono stati effettivamente coinvolti nella complessiva progettazione, questo è un fallimento e un insuccesso del sistema perché ovviamente la maggior quantità di risorse economiche si è spalmata nei territori che meno avevano bisogno di quelle risorse, meno avevano bisogno forse è un termine inesatto, ha trascurato i territori che più avevano bisogno di quelle risorse perché più forte avevano il gap di sviluppo e quindi più forte era la necessità e l'esigenza che su quei territori venisse investito. Io penso anche alla quantità di aspettative che questo ciclo di programmazione ha destato, cioè quando noi pensiamo a 14 mila progetti di dichiarazione di manifestazioni di interesse presentate, pensiamo a uno sforzo progettuale che anche economicamente è costato sangue alla Sardegna. Quando pensiamo a 11 mila 500 progetti ammessi, significa che a questa ulteriore fase è corrisposta, per forza, un'ulteriore raffinazione della fase progettuale che ha avuto un costo complessivo che si è sicuramente riverberato sul mondo dell'impresa in Sardegna. Da questi 11 mila 500 progetti poi si è arrivati soltanto ai 198 parternariati, che includono ben più dei 198 progetti, ovviamente, significa che un'ulteriore fase di scrematura importante si è realizzata. Allora, quello di cui oggi c'è necessità è la certezza che le fasi ulteriori di tutto questo meccanismo siano precise, siano normate e siano, anche dal punto di vista della tempistica, estremamente certe e sicure per chi partecipa alla progettazione, affinché si abbia la certezza che questi soldi siano disponibili in tempi brevi per progetti attuali che siano davvero disponibili per lo sviluppo complessivo della Sardegna. Io credo, spero, assessore Secci, che dalla sua replica su questi ragionamenti arrivino delle risposte puntuali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
SECCI, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie, signor Presidente, e per qualche minuto ancora, grazie onorevoli colleghi per ascoltarmi. La mozione presentata dai colleghi della opposizione, primo firmatario l'onorevole Pisano, consente di fare chiarezza su un percorso, su un importante momento della programmazione regionale. Speriamo che consenta anche di chiarire i dubbi, le incertezze, le informazioni parziali che hanno in qualche maniera coinvolto ciascuno di noi nelle varie fasi di passaggio e che quindi hanno portato ciascuno ad orientare il suo intervento verso naturalmente l'obiettivo che voleva raggiungere. Io, che come è stato detto da più di uno di voi, non ho avuto la responsabilità diretta della gestione di questo processo che ho dovuto ricostruire analiticamente in tutte le fasi per capire non le ragioni politiche che l'avevano determinato, perché ovviamente le ragioni politiche che l'avevano determinato non solo nel Governo della Regione, ma anche nella maggioranza, c'era la totale e piena condivisione. Ma, ripeto, non avendolo gestito è chiaro che ricostruire il processo decisionale in qualche maniera mi ha creato qualche fatica anche perché ne stavo facendo anche qualche altra di fatica in questi giorni, e però mi ha consentito anche personalmente di chiarire e di rafforzare la convinzione che il percorso fatto sia un percorso utile. Un percorso che come cercherò di dire, non porta verso l'inutilità della fatica ma porta verso la fatica orientata a cercare di destinare meglio le risorse regionali, le tante risorse regionali. Sulle cose che attengono alla prima fase della programmazione del sestennio 2000-2006, se ho capito bene collega Pisano, le cose che lei ha detto io le condivido tutte.
Evidentemente le cose che lei ha riferito alla prima fase di gestione della programmazione dei POR 2000-2006 non sono riferite a questo Governo. La situazione dei PIT approvati dalle Giunte del passato, danno una situazione ancora oggi purtroppo di difficoltà di attuazione. Negli undici PIT le risorse impegnate sono circa il 60 per cento di quelle destinate, le risorse spese sono circa il 30 per cento mi dicono i miei collaboratori. Quindi evidentemente quel sistema che era stato pensato ha prodotto delle situazioni che io non sto a giudicare adesso, perché il mio interesse non è quello di giudicare il passato, il mio interesse è di cercare di costruire per il futuro un segno che storicizzi i comportamenti e che ci porti a prendere atto delle cose che sono state fatte con difficoltà e che dalle difficoltà si possa uscire facendo le cose ben fatte. E allora, per chiarire, io penso di concentrare la mia attenzione sul fatto che è richiamato più che negli interventi fatti oggi, nell'esplicarsi dei vari punti della mozione, e cioè che risorse vere destinate ad azioni che dovevano essere vere, sono scomparse nel nulla e di azioni vere da questo processo non ne è venuta manco una. Che alla gente erano state promesse conclusioni diverse da quelle che ci sono state e che fine faranno tutte quelle 14.000 o 13.000 manifestazioni di interesse o che fine faranno i 198 progetti della progettazione integrata che sono stati dichiarati dal nucleo di valutazione in modo positivo. Le premesse per chi legge attentamente gli atti deliberativi della Giunta regionale e tutti i documenti della programmazione sa perfettamente che nella rimodulazione dei POR 2000-2006 l'Unione Europea aveva ammesso come scadenza ultima per poter fare interventi diretti il 31/12/2004. Da quella data tutti gli interventi previsti dal POR dovevano andare a bando, sia che si trattasse di interventi pubblici, sia soprattutto che si trattasse di interventi privati per i quali era previsto anche il bando prima tant'è che nei PIT dei finanziamenti ai privati non poté andare nessuna risorsa, mentre nella fase anche lì delle attese e delle speranze sembrava che tutto potesse essere fatto, bastava presentare i progetti. Ma, se andiamo a guardare gli atti deliberativi della Giunta regionale di allora si dice con chiarezza una cosa, quali sono le risorse destinate alla progettazione integrata, sono dettagliate, se qualcuno vuole può anche dilettarsi ancora a cercarle. Quali possono essere i percorsi per l'utilizzo di queste risorse e quindi i bandi che si sarebbero fatti e ai quali i progetti integrati eventualmente approvati per i quali potevano avere una premialità, e poi lo vediamo, e si dicono due cose importanti che nessuno di voi ha rilevato, presumo perché non era interessante rispetto agli obiettivi che si volevano raggiungere, ma che sono fondamentali per capire le cose che si sono fatte. Si diceva in sede di tutela, e la tutela è stata corretta, che comunque il percorso della progettazione integrata non doveva permettere nel modo più assoluto che si verificassero quei fenomeni di disimpegno automatico che sono lo spauracchio dell'utilizzo delle risorse POR nelle nostre Regioni e quindi si diceva che ovviamente il percorso di progettazione integrata andava avanti e che poteva essere che alcuni bandi per evitare il rischio del disimpegno automatico potessero andare avanti anche in corso di approvazione del grande processo di progettazione integrata.
E diceva un'altra cosa che è fondamentale oggi e che solo oggi ci consente di apprezzarne per intero la sua rilevanza. E lo leggo perché è fondamentale nel discorso che voglio fare: "La delibera 13-2 del 30/3/2006 assieme a tutta un'altra serie di cose, diceva l'Assessore regionale, ricorda come l'amministrazione regionale di concerto col personale istituzionale socioeconomico abbia colto l'occasione per la riprogrammazione intermedia dei POR Sardegna 2000-2006 per avviare un nuovo percorso della progettazione integrata finalizzato a", tutte le cose che ho già detto e finalizzato a che cosa? A creare le necessarie condizioni per utilizzare con efficacia le risorse finanziarie comunitarie e nazionali che saranno disponibili per la Sardegna nel prossimo periodo di programmazione 2007-2013. Evidentemente il respiro che si voleva dare, il respiro che si vuole dare a un processo veramente riformatore e importante del modello di programmazione, è quello di condividere il processo e il modello di programmazione con tutta la base che ha interesse a proporre e che è costituita dalla Sardegna intera. E dalla Sardegna intera in tutte le sue articolazioni territoriali e dalla Sardegna intera in tutte le sue articolazioni di portatori di interessi sociali ed economici. E quindi la progettazione integrata che è stata fatta con valori di largo respiro e con interessi limitati al tempo e all'utilizzo delle risorse POR 2000- 2006, aveva un'intelaiatura che ancora oggi io mi sento di dire e questo governo della Regione si sente di dire, che non può che essere assolutamente condivisa. Che fine hanno fatto le risorse dei 694 milioni di euro? Sono state assegnate senza premialità per le ragioni di cui dicevo prima, 230 milioni di euro, bandi Polis, bandi civici, bandi in agricoltura, altri che non hanno potuto aspettare, sono risorse assegnate a bandi in corso 236 milioni di euro, bandi in corso nei quali è previsto che venga assegnata la premialità per la partecipazione positiva alla progettazione integrata. Sono ancora in fase di emanazione bandi, entro l'anno speriamo che siano usciti tutti, per 176 milioni di euro. Abbiamo quindi risorse destinate per le varie fattispecie per 632 milioni di euro complessivi, le altre sono APQ e quant'altro che fanno da corollario a queste cose. Quindi le risorse ci sono, sono andate nella direzione per soddisfare gli interessi, le risorse ci sono e moltissime di queste risorse vanno già ad essere utilizzate col sistema di premialità previsto per la progettazione integrata. Quindi diciamo che siamo sulla strada giusta. Una brevissima considerazione, se no mi sfugge dopo, che è stata forse causata anche da informazione non completa dei nostri sistemi informatici, che sono utili però qualche volta lasciano anche perplessità, si dice che stiamo modificando in corso di vigenza il bando dei pacchetti integrati di agevolazione, vi dico pubblicamente e formalmente che non c'è nessuna modifica al bando, le cose pubblicate sul sito della Regione come specificazioni, come precisazioni, come chiarimenti, sono stati interpretati e qualcuno si lasciava anche interpretare per la verità come modifiche al bando, non sono assolutamente modifiche al bando! E' stato precisato e questo purtroppo ha generato un'altra cosa che l'Assessore della programmazione e la Giunta regionale non volevano che queste incomprensioni potessero ingenerare la necessità di un'ulteriore proroga di questo bando. Cosa che è assolutamente antipatica che però per le cose che sono state dette si è resa necessaria. Rientro nel seminato, quindi la progettazione integrata è un sistema, un metodo di lavoro per approcciare i bisogni, per creare quella rete di progettazione che consenta di capire, in modo fondamentale, esaustivo, quali sono i bisogni del nostro territorio e orientare tutte le risorse verso queste necessità e altre necessità che magari possono non essere comprese ma che sicuramente fanno parte di un sistema integrato di bisogni da soddisfare e quindi la deliberazione del 16 settembre di quest'anno scusate, che approva l'ultimo elenco di progetti e che dà atto anche dell'approvazione dei 198 progetti complessivi, dice in pratica che la progettazione integrata deve essere utilizzata in maniera fondamentale e in maniera importantissima per aiutarci ad orientare l'utilizzo delle risorse 2007 e 2013, e sulle risorse del 2007 e del 2013, mi avvio alla conclusione, si inserisce un altro elemento di novità che consente alla Sardegna ma anche a tutte le altre regioni d'Italia, che consente al modello di utilizzo delle risorse, da qualunque parte provengano, di essere utilizzate in un ciclo unico di programmazione, la Sardegna per i prossimi 7 anni disporrà di circa 10 miliardi dei 462 milioni di euro provenienti dai fondi POR, dai fondi FAS, dai fondi interregionali, e da quanto altro compresi, circa 2 miliardi e 55 milioni dai fondi di riserva dei FAS che dovranno essere programmati in un ciclo unico. A novembre di quest'anno noi speriamo di avere tutti i programmi comunitari approvati, entro dicembre di quest'anno speriamo di approvare la delibera del CIPE che assegna alla Sardegna e ad altre regioni i fondi 2007 e 2013, avremo da spendere risorse importanti ed ingenti e noi speriamo di orientare la maggior parte, la quasi totalità di queste risorse, a soddisfare quei bisogni che saranno in questo caso ancora messi al bando o che saranno dov'è possibile utilizzati per far scorrere le graduatorie dei bandi che sono stati fatti e che dovrebbero essere compatibili con l'utilizzo delle risorse rispetto alla nuova articolazione del … o di altri strumenti di programmazione che abbiamo. Quindi, non pensiamo che il tempo sia stato un tempo inutile, pensiamo che il lavoro non lo abbiano fatto maghi, lo abbiano fatto persone responsabili, e devo dare atto qui all'assessore Pigliaru e a tutto il suo sistema di collaboratori che ha pensato, che ha articolato questa bellissima proposta e che ci consente oggi di avere veramente la consapevolezza su come in Sardegna possiamo nel futuro utilizzare bene le risorse a favore delle nostre comunità, dei nostri amministratori locali, del nostro sistema delle imprese, del nostro sistema socio-economico nel suo complesso.
PRESIDENTE. Grazie Assessore.
Ha domandato di replicare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Grazie Presidente, io devo dire così come suggerisce di dire l'onorevole Pirisi, che davvero mi trovo anche soddisfatto, ma soddisfatto per un motivo molto semplice perché nella sua onestà l'Assessore alla programmazione ha confermato totalmente le considerazioni che noi abbiamo svolto ma sia in premessa sia nella dizione dell'impegno che abbiamo proposto a questa Aula, la prima grande considerazione che noi intendiamo fare è che anche noi, Assessore non intendevamo assolutamente fare processi, né del passato più remoto né del passato più recente, tenevamo soltanto mettere in evidenza che un modello di programmazione iniziato nel novembre del 2004 è un processo che ha totalmente fallito i suoi obiettivi e che siano stati falliti questi obiettivi lei ce lo ha confermato con grande puntualità perché ha fatto cenno in maniera concreta sia al fatto che davvero quelle risorse che avrebbero dovuto avere come destinatari i territori nei quali lo sviluppo aveva davvero un ritardo e che quindi non erano stati assegnatari dei primi finanziamenti dei 13 PIT, e nel momento in cui lei Assessore riconosce che quel voltare pagina, quella nuova filosofia, quella grande rivoluzione, pperché così dicevano i giornali, non so se voi tutti vi ricordate grande rivoluzione avviata in Sardegna, ecco, quella grande rivoluzione purtroppo non ha prodotto secondo quel modello calabro-albanese alcun risultato, non ne ha prodotto perché siamo arrivati ad un punto nel quale voi con quella delibera del 16 settembre che lei ha appena citato avete detto: tutto è finito, signori, i 198 progetti che sono progetti validi gli 11.500 imprenditori o schede relative alle adesioni ai paternariati sono pure tutte valide, da ora si fa una nuova corsa, da ora potete partecipare alla nuova programmazione 2007-2016, questo avete detto, lei lo ha ammesso in maniera molto corretta e puntuale, ma pure lei ha anche chiarito e questo davvero gliene dobbiamo essere grati che quella deliberazione del 30 marzo del 2006, pubblicata fatalmente il 1º aprile, quasi fosse una grande burla, davvero si è rivelata tale, perché esattamente quelle 14.500 adesioni che hanno poi composto quella ricchezza dei 693 milioni di euro ai quali lei ha fatto cenno lei ce lo ha detto, ha detto che 230 milioni, di quei 693 milioni di euro, sono stati utilizzati difformemente da quella che doveva essere la programmazione della progettazione integrata perché non c'erano i tempi e infatti era così, non c'erano i tempi perché si vedesse il risultato ultimato della progettazione integrata, e quindi quei soldi andavano spesi, bene, allora perché abbiamo fatto tutta questa fatica, quello si sarebbe potuto fare benissimo a partire dal novembre del 2004, poi voi dite 236 milioni sono in corso di bando, e lei ovviamente Assessore lo ha detto, si riferisce questo alla risorsa contenuta dentro il bando PIA la cui scadenza ultima era del 12 novembre. Quel bando PIA, quelle risposte che noi avremo, e lei ce ne darà conferma fra qualche giorno, è un bando che non si interfaccerà per niente con la programmazione integrata perché gran parte di quelle imprese che hanno partecipato alla progettazione integrata saranno escluse da quella bando PIA, e lei sa bene che non hanno potuto partecipare, sia per la selezione settoriale, che avete introdotto in quel bando, nel senso che gran parte delle aziende con quei codici Istat non potranno partecipare e sia per le condizioni attuative e preliminari che occorreva, si immagini Assessore che occorreva addirittura essere in possesso della concessione edilizia, quindi una concessione edilizia che significa, per chi ne è già in possesso, aver definito tutto l'iter, avere un progetto cantierabile. Ma quante sono le imprese che davvero hanno progetti cantierabili e che si riferiscono a quella indicazione precedente di due anni prima? È impossibile, perché dicevate anche, cosa che probabilmente nemmeno lei Assessore ha potuto ancora misurare, che chi possedeva la concessione edilizia però non l'avrebbe dovuta ritirare, perché se è ritirata è nulla, e quindi non può partecipare. Deve essere una concessione edilizia soltanto cosiddetta formale, e quindi il ritiro equivaleva ad esclusione. Ma tutte queste cose avverranno nel proseguo, quindi quei 236 milioni di euro ai quali lei giustamente ha fatto cenno pure non si interfacceranno con la progettazione integrata. Ecco quei 693 milioni di euro noi diciamo purtroppo non hanno dato risposte a quelle che erano le attese dei territori che avevano questo ritardo di sviluppo, e quindi quella fotografia che l'Unione Europea ci aveva fatto, indicato, fotografando esattamente la situazione, come lei bene ha detto al 31 dicembre 2004, è rimasta uguale, identica, e quindi le imprese non hanno potuto utilizzare quelle risorse e quei territori, -soprattutto come il suo, come il mio -, che sono i territori che davvero avevano bisogno di un riequilibrio da un punto di vista dell'investimento dello sviluppo locale, non lo potranno mai avere, perché non lo avranno nemmeno con i PIA, ancora meno con i PIA. Quindi lei ci sta dicendo: "Benissimo, fra un po' avremo il via alle risorse del 2007-2013". Ma nessuno di noi ha mai pensato, anche se era scritto ovviamente che si sarebbe potuto utilizzare la risorsa del partenariato anche per la programmazione successiva, ma nessuno di noi pensava che davvero poi quei fondi, quelle risorse, non sarebbero state utilizzate e non sarebbero mai arrivate ai comuni. Per questo noi non ci sentiamo soddisfatti da questo punto di vista. Soddisfatti per la sua chiarezza, ecco di questo gliene diamo atto, e davvero vuol essere anche un ulteriore augurio per il suo lavoro, Assessore, ne siamo convinti. Però i sardi non meritavano questa risposta. 14.500 adesioni al partenariato e 198 progetti costituiscono una delusione totale per chi sperava che sarebbe potuto esserci un risveglio delle possibilità concrete di uno sviluppo territoriale locale. Oggi questo non è avvenuto, ne prendiamo atto e auspichiamo che possa nascere un ordine del giorno condiviso da tutti, io lo propongo, perché solo così potremo davvero avere certezze, scrivere certezze, con la presenza autografa di questo Consiglio regionale per un futuro che restituisca giustizia a quei territori che hanno avuto questo scippo.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pisano. Siamo nella fase della votazione della mozione.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Sì. Anche se non me ne avesse dato l'occasione l'Assessore avrei comunque votato a favore della mozione. Ma, Assessore, mi è sembrato di capire dal suo intervento che non sarebbe avvenuto ciò che ho detto io. Allora Assessore, il bando di cui trattasi è stato approvato con determinazione 4507 del 27 luglio 2007 e successivamente è stato modificato e rettificato due volte: con determinazione 5045 del 4 settembre 2007 e successivamente, un'altra volta, con la 5758 del 5 ottobre 2007. Quindi dire che quel bando non è stato modificato non corrisponde certamente al vero. Che nella presentazione integrata, la presentazione di manifestazioni o di interessi per mettere in piedi iniziative complementari, infrastrutture complementari, così come le avete definite non era assolutamente previsto che dovessero trattarsi di consorzi o di società consortili. Per cui, siccome la situazione si è verificata in questi termini, io ribadisco, che la creazione di consorzi in corso d'opera ha creato numerosissimi problemi, e questo non può essere certamente smentito né da lei, e né dai suoi uffici. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Matteo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Presidente, per esprimere chiaramente il nostro voto favorevole alla mozione, il mio personale e del gruppo di Alleanza Nazionale qui presente. E per dire che noi accettiamo la sfida dell'Assessore sulla riforma della programmazione, sull'innovazione, ma è una sfida che è stata lanciata dal suo predecessore al momento dell'insediamento, è una sfida che è stata lanciata dal Presidente della Giunta Soru, e a tre anni e mezzo dall'insediamento, noi, di questa sfida non abbiamo visto ancora nulla. Non credo, non voglio fare la Cassandra, che in un anno e mezzo, pur con l'impegno dell'Assessore, pur con la buona volontà dell'Assessore, si possa recuperare ciò che non è stato fatto in tre anni e mezzo di legislatura. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Sanna. Non ho altri iscritti a parlare. Votiamo la mozione. Prego i colleghi di prendere posto.
Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, le volevo chiedere se è possibile votare con lo scrutinio elettronico palese. Grazie.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 146.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Capelli - Cappai - Cassano - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Diana - Gallus - La Spisa - Ladu - Liori - Lombardo - Petrini - Pileri - Pisano - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Rassu - Sanjust - Sanna Matteo - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cugini - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Gessa - Lai Silvio - Lanzi - Licheri - Marrocu - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisu - Porcu - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Secci - Serra - Uggias - Uras.
Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Balia - Caligaris - Ibba - Lai Renato - Marracini - Masia.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 61
votanti 54
astenuti 7
maggioranza 28
favorevoli 23
contrari 31
(Il Consiglio non approva).
Qualche minuto di sospensione in Aula.
(La seduta, sospesa alle ore 18 e 20, viene ripresa alle ore 18 e 35.)
PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di prendere posto e di fare un po' di silenzio, di seguire.
PRESIDENTE. Comunico che in data odierna il consigliere regionale Eliseo Secci ha fatto pervenire la seguente comunicazione: "Illustrissimo signor Presidente, con la presente intendo formalizzarle le mie dimissioni da consigliere regionale della Sardegna. Si tratta di una decisione fondata nella consapevolezza, e in me maturata in questi pochi mesi in cui rivesto un ruolo di responsabilità nell'Esecutivo regionale, di dovermi dedicare, da oggi al termine dell'attuale legislatura, ad un percorso di impegno rivolto unicamente all'attività di governo.
Desidero altresì comunicarle il senso della mia gratitudine verso il Consiglio regionale della Sardegna, dove nel corso di tre legislature ho profuso il mio impegno politico. A lei in particolare e a tutti i consiglieri regionali e a tutte le componenti dell'istituzione consiliare è rivolto il mio più sincero ringraziamento.
La saluto con cordialità, Eliseo Secci".
Ricordo che, ai sensi dell'articolo 85 della legge regionale 6 marzo 1979, n. 7, è riservata al Consiglio regionale la facoltà di ricevere ed accettare le dimissioni dei propri membri.
Ove non vi siano opposizioni si intende pertanto che l'Assemblea prende atto delle dimissioni del consigliere Secci.
Vorrei pregare il Vicepresidente della Giunta delle elezioni di convocare immediatamente la Giunta stessa affinché, esaminati gli atti degli uffici circoscrizionali, si pronunci circa il candidato che subentrerà al consigliere di cui sono testé accettate le dimissioni.
Sospendo pertanto la seduta per dieci minuti.
(Interruzioni)
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo: non vanno accettate dal Consiglio le dimissioni?
PRESIDENTE. Certo, certo.
LOMBARDO (F.I.). Ma prima…
PRESIDENTE. Prima… no, si riunisce la Giunta e poi procediamo alla… c'è una presa d'atto delle dimissioni.
CAPELLI (U.D.C.). Ce ne andiamo o rimaniamo?
PRESIDENTE. No, no, conviene restare, conviene restare. Propongo al Consiglio di prendere atto delle dimissioni dell'onorevole Secci.
(Interruzioni)
Colleghi, se ci sono problemi, chiedo scusa se interrompo le discussioni private. Allora, la casistica in casi di questo genere, cioè di dimissioni volontarie, non è univoca nel senso che abbiamo utilizzato sia l'istituto della presa d'atto come metodo di votazione, sia quello della votazione. Per alcuni consiglieri abbiamo votato e per altri si è semplicemente preso atto. Ultimo in ordine di tempo in questa legislatura l'onorevole Onida, che ha presentato dimissioni volontarie di cui il Consiglio ha preso atto. Se il Consiglio intende votare ovviamente si procede a una votazione sulla richiesta di dimissioni presentate dall'onorevole Secci. Quindi…
Va bene, colleghi, io se non ci sono problemi sarei per prendere atto delle dimissioni dell'onorevole Secci…
(Interruzioni)
Colleghi, però, insomma, se dobbiamo votare bisogna che qualcuno dica: "No, preferiamo che si voti". Sì, però ci si prenota, si dice, insomma altrimenti io devo interpretare dagli scuotimenti dei capi che cosa…
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). L'opposizione chiede che si voti e chiede che si voti con scrutinio segreto.
PRESIDENTE. Naturalmente, quando si procede alla votazione sulle persone il voto non può che essere segreto. Prego i colleghi di stare al loro posto. Colleghi, se state al vostro posto votiamo… l'Onorevole Farigu è rientrato in aula… stiamo votando Onorevole Farigu.
Ha domandato di parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.
FARIGU (Gruppo Misto). Vorrei un chiarimento su questo: se uno vota verde, che vuol dire?
PRESIDENTE. Se uno vota verde accetta le dimissioni, condivide e convalida le dimissioni, prende atto delle dimissioni. Se vota rosso si respingono le dimissioni.
FARIGU (Gruppo Misto). Va bene.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la votazione.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico.
(Segue la votazione)
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 58
votanti 57
maggioranza 29
favorevoli 21
contrari 36
astenuti 1
(Il Consiglio non approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: : Amadu - Artizzu - Balia - Barracciu - Biancu - Caligaris - Capelli - Cappai - Cerina - Cocco - Contu - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Franco Ignazio - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Dedoni - Diana - Fadda - Farigu - Floris Vincenzo - Gessa - Giagu - La Spisa - Lai Renato - Lai Silvio - Lanzi - Licheri - Lombardo - Manca - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Petrini - Pileri - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Porcu - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Sabatini - Salis - Sanjust - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Matteo - Uggias - Uras - Vargiu.
Si è astenuto il Presidente Spissu.)
PRESIDENTE. In dottrina resta il diritto di ciascuno di noi di dimettersi quando vuole, quindi il Consiglio tornerà sull'argomento. Va bene colleghi, ho ricevuto richiesta dai presentatori della mozione numero 148 di non esaminare la mozione in questa tornata, in questa seduta, quindi la seduta è conclusa. Il Consiglio verrà convocato a domicilio, buonasera.
La seduta è tolta alle ore 18 e 44.
Allegati seduta
CCCLXVIII Seduta
Mercoledì 14 novembre 2007
Presidenza del Presidente Spissu
Indi
Del Vicepresidente Rassu
Indi
Del Presiente Spissu
INDICE
La seduta è aperta alle ore 10 e 33.
CALLEDDA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del lunedì 1 ottobre 2007 (361), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Bruno, Licandro, Pileri e Pittalis hanno chiesto congedo per la seduta di antimeridiana del 14 novembre 2007.
Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intende accordati.
PRESIDENTE. Comunico che in data 12 novembre 2007 è pervenuta copia della decisione della Corte Costituzionale n. 365 del 24 ottobre 2007 relativa agli articoli 1, comma 1, 2, comma 2, lett. a), e 3 nonché della rubrica della legge regionale 23 maggio 2006, n. 7 (Istituzione, attribuzioni e disciplina della consulta per il nuovo statuto di autonomia e sovranità del popolo sardo) con la quale:
si dichiara l'illegittimità costituzionale della rubrica della legge regionale n. 7 del 2006 limitatamente alle parole "e sovranità";
si dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 1, comma 1, della legge regionale n. 7 del 2006 limitatamente alle parole "e di sovranità";
si dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 2, comma 2, lett. a), della legge regionale n. 7 del 2006 limitatamente alle parole "e sovranità" nonché del comma 3 limitatamente alle parole "e elementi di sovranità;
e si dichiara, infine, l'inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli articoli 1, comma 1, 2, comma 2, lett. a), e comma 3, nonché della stessa rubrica della legge regionale n. 7 del 2006, sollevata dal Presidente del Consiglio dei Ministri in riferimento agli articoli 3, 16, 101, 117, comma 1 e 2, lett. a), d), h) e l), 120, 132, 133 e 138 della Costituzione e degli articoli 3, 4, 50 e 54 dello Statuto speciale della regione Sardegna.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni di legge:
"Disposizioni per la formazione del Bilancio annuale e pluriennale della Regione". (301)
(Pervenuto il 13 novembre 2007.)
"Bilancio di previsione per l'anno 2008 e bilancio pluriennale per gli anni 2008-2011". (302)
(Pervenuto il 13 novembre 2007.)
Discussione e approvazione della mozione Artizzu - Diana - Liori - Moro - Sanna Matteo - Murgioni - Licandro - Pileri - Contu - Cassano - Pisano - Dedoni - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Ladu - Lombardo - Petrini - Farigu - Vargiu - Giorico - La Spisa - Rassu - Gallus - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Floris Mario - Cherchi Oscar - Capelli - Pittalis - Lai Renato sull'applicazione delle regole relative a SIC e ZPS sul territorio regionale, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio
ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (143)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 143.
(Si riporta di seguito il testo della mozione:
Mozione Artizzu - Diana - Liori - Moro - Sanna Matteo - Murgioni - Licandro - Pileri - Contu - Cassano - Pisano - Dedoni - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Ladu - Lombardo - Petrini - Farigu - Vargiu - Giorico - La Spisa - Rassu - Gallus - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Floris Mario - Cherchi Oscar - Capelli - Pittalis - Lai Renato sull'applicazione delle regole relative a sic e zps sul territorio regionale, con richiesta di convocazione straordinaria del consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del regolamento.
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSIDERATO che:
- con la deliberazione del 7 marzo 2007 la Giunta regionale ha definitivamente approvato la istituzione di zone di protezione speciale (ZPS) sul territorio sardo, invitando i comuni a provvedere in tempi rapidi alla creazione di appositi piani di gestione delle stesse;
- la perimetrazione complessiva di tali aree interesserà, secondo quanto previsto, oltre 427 mila ettari di territorio sardo;
- su tali aree rischiano, in base alla recente giurisprudenza, di insistere i vincoli derivanti dalla legge n. 394 del 1991 sui parchi nazionali, con evidenti condizionamenti e limitazioni per una serie di attività che legano i cittadini sardi al loro territorio, dall'agricoltura, alla pastorizia, alla caccia, alla pesca;
- non risulta che la Regione sarda abbia fino ad oggi adeguatamente informato i cittadini sulle conseguenze che tali provvedimenti comporteranno;
- è ormai scaduto il termine fissato dalla Giunta regionale, con delibera del 2 agosto 2007, con il quale si impone ai comuni sardi di aderire ai piani di gestione delle ZPS, pena la imposizione dei termini del Piano di gestione stesso da parte della Giunta,
impegna il Presidente della Regione e la Giunta regionale
a sospendere qualunque iniziativa amministrativa relativa alle zone di protezione speciale, in attesa di poter prendere visione delle direttive che giungeranno dal Governo nazionale, per poi sottoporre le stesse alla discussione e alla valutazione con i cittadini dei comuni interessati in osservanza di quanto disposto dalla Commissione europea sul coinvolgimento degli operatori del territorio e sulla loro informazione in merito ai vincoli derivanti dall'applicazione della direttiva n. 79/409/CEE sugli uccelli e della direttiva n. 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali.)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
ARTIZZU (A.N.). Presidente, dieci minuti!
PRESIDENTE. Ne sono passati trentasei di minuti.
ARTIZZU (A.N.). Saranno passati anche trentasei minuti, ma con l'Aula in queste condizioni non mi pare sia il caso.
PRESIDENTE. Beh, certo! Insomma, le ricordo che siamo in seduta straordinaria su mozioni dell'opposizione. Possiamo aspettare cinque minuti. Vi invito a richiedere ai vostri consiglieri di essere presenti, e a tutti gli altri consiglieri, naturalmente, di essere presenti.
ARTIZZU (A.N.). Facciamo mezz'ora Presidente.
PRESIDENTE. No, facciamo dieci minuti, onorevole Artizzu. Dieci minuti di sospensione.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 37, viene ripresa alle ore 10 e 58.)
PRESIDENTE. Va bene colleghi. Iniziamo il lavoro.
Onorevole Artizzu, mozione 143, prego.
ARTIZZU (A.N.). Grazie Presidente. Signor Presidente, Assessori e colleghi. Tra la presentazione della mozione 143 e la giornata odierna è intercorsa un'importante novità riguardo al problema che la mozione tratta, e cioè l'applicazione della normativa relativa ai siti di interesse comunitario e alle zone di protezione speciale. La novità è rappresentata dal decreto del 6 novembre del Ministro dell'ambiente Pecoraro Scanio che detta alcuni indirizzi operativi, alcune regole alle quali le regioni italiane e le province autonome debbono adeguarsi. Io credo, Assessore Morittu, che si debba partire in questa discussione dalla presa d'atto di ciò che dopodomani succederà a Cagliari. Dopodomani, venerdì 16, come lei sa, è prevista a Cagliari una manifestazione che si annuncia abbastanza importante. Da tutta la Sardegna giungeranno, credo, alcune migliaia di persone, forse molte migliaia di persone, per manifestare sotto il Consiglio regionale e chiedere alla Regione sarda, chiedere al Presidente della Regione, e a lei in particolare, Assessore Morittu, di fermarvi un istante. Fermarvi un istante e ragionare e meditare su un cammino che avete svolto riguardo alle problematiche dei SIC e delle zone ZPS, ma anche ad altre problematiche importanti del territorio, ma comunque oggi fermiamoci a questo. Un cammino che probabilmente non è stato sufficientemente meditato, ma soprattutto, mi permetta di dirle Assessore, non è stato sufficientemente condiviso con i sardi, i quali non sono realmente stati informati di ciò che stava accadendo e di quello che potrebbe accadere sui loro territori in massima parte territori privati, che potrebbero essere sottoposti a vincoli francamente eccessivi e certamente non conosciuti dalla popolazione. La storia della rete natura 2000 inizia ormai 12 anni fa con il recepimento da parte del Governo italiano di due direttive europee che vengono poi unificate in un unico indirizzo che è appunto quella di natura 2000, che il comitato nazionale delle aree protette nel 1996 dichiarò essere sotto i vincoli della legge numero 394, e cioè la legge che istituisce e regola i parchi nazionali. Da questa dichiarazione del comitato nazionale delle aree protette è partita una stagione di ricorsi, di pronunciamenti dei tribunali amministrativi fino al Consiglio di Stato, una stagione, diciamo, giudiziaria che si è conclusa nel febbraio del 2006 con l'ultimo pronunciamento del Consiglio di Stato relativo ai ricorsi fatti contro la deliberazione del comitato nazionale delle aree protette. E il Consiglio di Stato, al termine di questi 10 anni di cammino giudiziario, ha dichiarato la validità dell'interpretazione data dal comitato nazionale delle aree protette e cioè che i SIC siti di interesse comunitario e le ZPS zone di protezione speciale vanno assoggettate alla legge numero 394 del '91, e cioè diventano a tutti gli effetti Parco nazionale.
Che cosa significa questo per la Sardegna, significa che se noi andiamo a controllare le perimetrazioni pubblicate a partire dal gennaio del 2005, nel sito del Ministero dell'ambiente, per quanto riguarda la Sardegna noi abbiamo una superficie interessata di 427.183 ettari di territorio in buona parte, ripeto, privato, e quindi soltanto in minima parte demaniale e già assoggettato ad altre regole, che comunque lo privano all'uso dei cittadini. 427.183 ettari significa il parco nazionale del Gennargentu moltiplicato per 6,5 circa, e ciò significa che quel parco nazionale, così avversato dai sardi, tutti voi colleghi ricorderete la grande manifestazione su Cagliari 10 mila persone giunte da ogni angolo della Sardegna, che volevano dire no al parco, perché volevano dire no ai vincoli, perché volevano dire no a questa concezione di vincoli calati dall'alto senza una condivisione, una discussione, un'approvazione, ebbene tutto questo oggi per la Sardegna viene moltiplicato per 6,5; dato che la perimetrazione del parco del Gennargentu era circa sei volte inferiore a questa. E per di più il parco nazionale del Gennargentu era circoscritto in un'area che andava dall'Ogliastra alla Barbagia, qui, invece, si tratta di un parco nazionale moltiplicato per sei e per di più sparso a macchia di leopardo più o meno su tutto il territorio regionale perché tutte le Province sono più o meno interessate, ovviamente lo sono di più alcune e meno altre.
Ma il fatto che queste aree rischino di essere assoggettate ai vincoli della legge numero 394 viene confermato anche dalla Corte di Cassazione. Io cito una sentenza, ma non è l'unica, non è l'unica fonte giurisprudenziale che conferma questi nostri timori, cito, però una sentenza, tutto sommato abbastanza recente, del 23 settembre del 2005 con la quale la Corte di Cassazione giudicava un fatto accaduto in una ZPS situata in Puglia; il problema che veniva sottoposto alla Corte di Cassazione era un reato contro il territorio riguardante l'attività delle cave e la Corte di Cassazione emette una sentenza che conferma al 100 percento la visione originaria del comitato nazionale delle aree protette, senza assolutamente dubitare della sua validità ed efficacia, e cioè afferma la Corte di Cassazione che i reati dei quali ci si occupa sono quelli relativi agli articoli 6, 11 e 30 della legge numero 394 del 1991 che questi reati vengono commessi in un'aurea inserita in una ZPS, zona di protezione speciale, traccia la storia di questa ZPS che è del tutto identica a tutte le altre zone di protezione speciale che si trovano in Italia cioè derivano appunto dalla direttiva natura 2000 della CEE, la inquadra, quindi, perfettamente per poi concludere dicendo con la medesima deliberazione: le ZPS sono state inserite nella classificazione delle aree protette di cui all'articolo 2 della legge quadro numero 394 del 1991. Quindi, assessore Morittu, la Corte di Cassazione prende per buono, per valido che tali aree siano assoggettate alla legge numero 394, quindi non è un timore infondato quello che alcune forze politiche, ma soprattutto quello che tanti comitati spontanei, tante associazioni, tanti gruppi di categoria, lei pensi che alla manifestazione di dopodomani hanno aderito associazioni sportive, coltivatori, movimenti per il territorio a livello regionale, ma anche a livello locale e anche esponenti politici, ma non solo esponenti politici, nella manifestazione di dopo domani non sarà una manifestazione politica fatta da alcuni partiti, ma sarà assolutamente trasversale perché il timore che i sardi possano effettivamente non essere più padroni a casa loro in un vastissimo territorio è fondato, ed è fondato ripeto non solo su quella deliberazione mai cancellata e mai negata neanche dall'attuale ministro Pecoraro Scanio, adesso arriverò a spiegare il perché nel decreto nel 16 novembre del ministro Pecoraro Scanio non viene affatto negato il principio che le ZPS siano assoggettate alle 394, quindi come vede, Assessore, non è assolutamente un timore infondato dal momento che anche la Corte di Cassazione prendere per buona e per ancora valida la deliberazione del 1996 del comitato nazionale delle aree protette. E che cosa significa avere 427 mila ettari in più assoggettati ai vincoli del Parco nazionale? Assoggettati ai vincoli della legge numero 394? Ci sarebbe tanto da dire in proposito, l'agricoltura viene sottoposta a vincoli rigidissimi, nei parchi nazionali, mediamente, la superficie coltivata non supera il 12 percento e si tratta di un tipo di coltura molto limitata nella varietà, molto limitata nella capacità produttiva e solo riferita ad un prodotto di nicchia e non ad un prodotto economicamente rilevante e valido per le popolazioni che nei parchi vivono, lo stesso dicasi per l'allevamento del bestiame che viene sottoposto a limitazioni rigidissime, lo stesso dicasi per la caccia che viene vietata completamente nelle aree assoggettate alla legge numero 394, perché la legge recita testualmente che la caccia non si può praticare, nessun tipo di caccia. Le limitazioni valgono per la pesca, per la raccolta della legna, per la raccolta dei funghi, per il transito, per l'utilizzo delle acque, per le norme urbanistiche e, insomma, per tutto quello che lega l'uomo al proprio territorio. Ma allora mi chiedo, Assessore, non valeva la pena informare un po' più dettagliatamente i sardi su quello che voi stavate contrattando con il Governo nazionale? Io ho partecipato a decine di assemblee in tutta la Sardegna, organizzate da associazioni di cacciatori, associazioni di pescatori, dai pastori, dai comitati per il territorio, decine di assemblee, tutte erano organizzate in modo spontaneo da associazioni, neanche una era organizzata da voi, neanche una era organizzata dalla Regione, non ho assistito ad un momento di confronto con la popolazione che partisse da un'iniziativa della Giunta regionale, dell'Assessorato, e, per la verità, neanche delle province, per informare i cittadini di quello che nei loro territori, a casa loro stava accadendo. Non le sembra perlomeno strano, Assessore? Voi avevate il dovere di informare i sardi, perché questa normativa sui Siti di interesse comunitario e sulle zone di protezione speciale, va ad incidere sulla vita quotidiana delle persone, e sarebbe stato vostro dovere, anche se lei è arrivato dopo, per cui non le si possono addebitare certamente tutte le colpe, ma soltanto nella parte relativa al suo mandato, e sarebbe stato vostro dovere informare la popolazione, rendere noti gli aspetti positivi, se ce ne sono, e anche quelli meno positivi, come purtroppo pare ci siano. Cioè, dire alla gente: guardate che voi che vivete e avete i vostri terreni e allevate e coltivate all'interno delle zone di protezione speciale, di quelle che stiamo istituendo, forse avrete qualche beneficio di tipo economico, ma non potrete più coltivare la terra come l'avete coltivata fino ad oggi, non potrete più allevare il bestiame come lo avete allevato fino ad oggi, non potrete più andare a caccia, non potrete più andare a pesca, non potrete più avere quell'utilizzo del territorio che avete conosciuto, tramandato da sempre e che forse avreste desiderato poter trasmettere anche ai vostri discendenti. Tutto questo non è stato fatto. Le zone di protezione speciale sono passate nel silenzio generale da una fase diciamo di studio, a una fase pienamente operativa quale è quella attuale, avete cercato di convincere i sindaci a aderire ai piani di gestione promettendo ingenti finanziamenti dei quali non vi è traccia nella legge finanziaria, perché è chiaro che in zone depresse della Sardegna si possono anche accettare dei limiti all'allevamento, all'agricoltura, alla caccia e a tutte le attività citate, si possono anche accettare dei vincoli, se accettare i vincoli significa avere dei consistenti benefici, poter aprire dei cantieri, poter dare posti di lavoro, poter creare sviluppo, speranze per i giovani, ma nella finanziaria non c'è 1 euro, Assessore, destinato alle ZPS, non c'è un centesimo! Quindi tutte queste promesse di sviluppo, di ricchezza, di lavoro sono davvero infondate e destinate a creare soltanto disillusione e a creare, credo, qualche posto di sottogoverno in più, qualche posto nei comitati di gestione di queste ZPS, qualche piccolo potere in più per i sindaci che, in buona fede o no, hanno istituito i piani di gestione confezionando sulla testa dei propri cittadini amministrati una macchina molto pericolosa. E arrivo al decreto del 6 novembre del Ministro Pecoraro Scanio, perché io attendo nella sua risposta, Assessore, alcune delucidazioni importanti, perché voglio capire come la Regione sarda intenda rapportarsi ad un'interpretazione così centralistica del regime dei vincoli che dovranno essere applicati nelle zone di protezione speciale e nei Siti di interesse comunitario. Intanto questo decreto, questo straccio di decreto, perché credo che tutti siano d'accordo con me che una questione così importante doveva essere regolata con una legge e non con un atto del Ministro, doveva essere portata in Parlamento e discussa con un provvedimento legislativo, non con un decreto di Pecoraro Scanio, perché sono argomenti importanti che incidono nella vita di milioni di cittadini italiani, e questa è la prima considerazione sintomatica del rispetto verso le popolazioni amministrate. Questo decreto è frutto soltanto della creatività del Ministro Pecoraro Scanio, non è frutto di alcun confronto, c'è stata una riunione della Conferenza Stato-Regioni, un esame, il più superficiale e affrettato possibile, si era rimandato tutto ad incontri successivi, io non so se lei abbia partecipato, Assessore, incontri successivi non ce ne sono stati, ed è arrivato il decreto da parte del Ministro. Le Regioni sono scippate delle loro competenze, voi non potrete fare altro che recepire le norme contenute nel decreto Pecoraro Scanio, voi non potrete modificarlo di una virgola, quindi ancora una volta questo regime vincolistico viene imposto dall'alto senza la possibilità, non solo per i sardi di conoscere e di contrattare e di condividere, ma neanche per voi! Per voi Giunta regionale, per cambiare una virgola, e, soprattutto, colleghi, vi prego di considerare il fatto che, ancora una volta, non è un caso che il Ministro De Castro non sia d'accordo, non è un caso, ancora una volta non viene affatto chiarita la questione dell'assoggettamento di queste aree alla legge numero 394 che quindi implicitamente viene affermata. Tutti i nostri timori relativi a questo, vengono confermati, il Ministro si è ben guardato dal chiarirlo. Chiediamo, con questa mozione, che ci sia un momento di riflessione Assessore, chiediamo anche ai colleghi della maggioranza…
PRESIDENTE. Onorevole Artizzu, concluda, ha parlato per 20 minuti.
ARTIZZU (A.N.). Grazie, concludo in un momento. Chiediamo anche ai colleghi della maggioranza di valutarla serenamente, perché il dispositivo dice soltanto di sospendere per un attimo l'applicazione, riavviare un confronto con le popolazioni e le associazioni, e soltanto dopo, eventualmente, procedere. Credo che sia una richiesta che possa essere accolta da tutti, e quindi vi prego di valutarla con serenità. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Artizzu. Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi a parlare non oltre la conclusione del primo intervento.
E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Grazie Presidente, Assessori e colleghi. Niente di nuovo sotto il sole, la Giunta sta seguendo la sua filosofia, come in tutte le altre manifestazioni anche su questa questione delle ZPS prende e mantiene inalterate quelle che sono le sue peculiarità. Infatti, ha deliberatamente nascosto la verità fin dallo scorso mese di marzo, pubblicando sul sito istituzionale la delibera 9/17 sulle ZPS, ma inserendo solo il titolo e impedendo così ai sardi e al Consiglio di poter leggere il testo; poi si è capito perché, e anche su questo, con la nostra mozione, intendiamo chiedere conto al Governo regionale, il quale pretendeva di far passare sotto silenzio o di derubricarlo alla voce "ordinaria amministrazione", un provvedimento che rischia di avere effetti devastanti sull'economia e sullo sviluppo della Sardegna, perché sottrarre 427 mila ettari, quasi, come diceva appunto nella sua presentazione il collega Artizzu, ai sardi e specialmente a privati e, se vogliamo anche aggiungere una nota, togliendo anche, come è stata tolta sempre ai sardi, la possibilità di costruire in quella corona circolare dei 3 chilometri di costa, quindi poco quasi o niente rimane all'attività dei nostri concittadini. Quindi nelle intenzioni della Giunta di questo provvedimento si doveva sapere il meno possibile, anzi meglio non parlarne affatto perché altrimenti tutti avrebbero saputo leggere ciò che in realtà c'era e c'è scritto. Ma c'è di più. Quella delibera, in effetti, non era altro che la punta dell'iceberg, perché prima di arrivare alla sua stesura c'era stata una lunga interlocuzione tra la stessa Regione e il Ministro dell'ambiente, per individuare i siti interessati e predisporre le necessarie cartografie.
Se vuole, Assessore, aspetto che lei esaurisca il suo colloquio e poi le potrò parlare… non ci sono problemi. No, non vi preoccupate, abbiamo tempo.
Quindi il silenzio andava avanti sicuramente da mesi e si è riusciti a mantenere la consegna fino alla delibera di marzo, poi inevitabilmente è saltato il tappo e i sardi hanno saputo cosa si stava tramando alle loro spalle, in poche parole l'ennesimo blocco totale e assoluto di parti molto estese del territorio regionale, senza aver informato nessuno. Comuni, province, organizzazioni di categoria, mondo del lavoro, delle imprese, privati cittadini interessati, nessuno veniva informato, anzi la filosofia era "più tardi lo sanno e meglio è". Questo è il metodo o meglio l'andazzo di questa sciagurata legislatura, metodo che calpesta non solo ogni legge, ma ogni consuetudine istituzionale, che la Giunta ha imposto ai sardi e di cui la maggioranza, per insipienza o sotto ricatto, poco importa, si è resa complice. Tutto dunque è avvenuto nel silenzio di poche e segrete stanze. Non si conoscono i criteri seguiti per l'individuazione delle zone da sottoporre ai nuovi vincoli - e che vincoli! Li ha illustrati molto bene il collega Artizzu - e per la loro perimetrazione. Il pretesto è quello della tutela dell'ambiente, ma si sa, è sempre buono quando si vogliono avallare vere e proprie operazioni coperte come questa. Perché sarebbe stato giusto, perché lo dice la legge, ed opportuno, come suggerisce il semplice buon senso, avviare un confronto libero e aperto con il Consiglio regionale. Noi, cari colleghi, maggioranza e opposizione, veniamo sempre scavalcati dagli indirizzi della Giunta e dell'amministrazione della Giunta. Dunque noi, comprese le autonomie locali, tutte le parti interessate e quei cittadini privati che saranno logicamente le vittime primarie, su tutti i criteri da individuare in queste zone ZPS, per un motivo molto semplice. Perché su quelle zone, in base alla legislazione europea che lo Stato ha recepito, insistono ben 44, dico 44, tipologie di nuovi vincoli, che di fatto impediscono ogni attività umana produttiva e non, e disciplinano in maniera puntuale e minuziosa con diversi specifici anche in situazioni minute come lo sport, il tempo libero, la presenza di animali domestici, le fotografie naturalistiche. Comunque se si arriva a questo grado di dettaglio per le cose più piccole è facile capire che tipo di impatto il provvedimento è destinato a produrre per l'agricoltura, la zootecnia, la caccia e la pesca. A questo punto diventa quasi un esercizio accademico stabilire se su tali zone si possono applicare le norme dei parchi nazionali, pensate! Secondo il nostro parere peraltro la giurisprudenza amministrativa ha già risolto il problema in senso affermativo, con numerose sentenze di primo e di secondo grado. Ma anche se così non fosse per assurdo basterebbe la normativa europea per affermare che con questa operazione coperta la Giunta regionale ha scippato ai sardi oltre 400 mila ettari del loro territorio, creando artificialmente un'immensa area off limits dove non si potrà fare nulla e dove nessuna azione di riconversione ambientale, se e quando arriverà, potrà mai risarcire il danno subito. Ed è un grandissimo danno, incalcolabile quello che sta per abbattersi sui privati proprietari di quelle terre. E' stato già sottolineato che l'80 per cento delle aree interessate al provvedimento sono di proprietà di privati. Ebbene, chi conosce la Sardegna sa che in certi territori la terra è l'unico mezzo di sostentamento per molte famiglie e per molti cittadini, a volte quasi è il loro unico modo per potersi sostentare. Qualcuno ha pensato a queste situazioni? Penso di no. Qualcuno si è chiesto con che cosa si potrà sostituire il lavoro o il reddito di numerosi nuclei familiari? Forse con la cassa integrazione o con la rottamazione dei terreni? E' evidente che la Regione non ha pensato a queste persone, per la maggioranza le famiglie sarde non sono mai state una priorità e questa vicenda, purtroppo, non fa eccezione. Ecco perché in molti territori c'è allarme e preoccupazione, ecco perché gli amministratori locali di ogni colore protestano, ecco perché nascono i movimenti spontanei di cittadini ed associazioni, ecco perché ancora oggi la Giunta si ostina a non dire tutta la verità, a non mettere le carte in tavola, a non dire quanti e quali comuni hanno aderito ai cosiddetti piani di riconversione, facendo scattare per decorrenza dei termini la necessità e l'urgenza dell'intervento sostitutivo della Regione. Come dicevamo in apertura, questo delle ZPS è un esempio emblematico di un modo di come governare senza e, quando occorre, anche contro i cittadini, ma è solo l'ultimo in ordine di tempo. Lo stesso si può dire del piano paesistico, dell'industria, del commercio, dei fondi europei, delle leggi finanziarie, delle tasse e via elencando, per definire la situazione complessiva di un governo e di una maggioranza che hanno deciso di arroccarsi nel palazzo decidendo di non ascoltare la società sarda, comunque e da chiunque legittimamente rappresentata, oltretutto con forzature assurde e inaccettabili del nostro ordinamento costituzionale e legislativo. Oggi non c'è magistratura di ogni ordine e grado che non censuri clamorosamente l'operato della Regione. Vedremo nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, cosa resterà dei capisaldi di questa legislatura. Non è una previsione difficile: la forza e le ragioni della legge smonteranno pezzo per pezzo quel grande monumento dell'immobilismo che si è voluto costruire. Un monumento alla cui base c'è una sottile forma di eversione costituzionale. La Sardegna, qualcuno ha voluto introdurre il principio secondo il quale la Repubblica si divide in Stato e Regione, poi non c'è più niente! E' evidente che questo provoca un giustificato allarme nel mondo delle autonomie e della comunità locale sulla pianificazione urbanistica. Infatti i comuni sono soltanto un residuato su cui possono decidere solo ed esclusivamente dove tappare le buche delle loro strade, il resto è affidato alla Regione. La nostra richiesta quindi, e concludo, è quella di sospendere le procedure di formalizzazione…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Moro.
MORO (A.N.). …di sospendere le procedure di formalizzazione delle ZPS per poter aprire un confronto vero e senza pregiudiziali con le comunità locali e discende quindi da elementari considerazioni di giustizia, di equità e di ragionevolezza. Questo è quanto noi chiediamo e chiediamo anche che, con la sensibilità della maggioranza, si possa arrivare a questo. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie.
E' iscritto a parlare il consigliere Giorico. Ne ha facoltà.
GIORICO (Gruppo Misto). Grazie Presidente. Apprezzo molto l'Assessore con il quale sta seguendo il dibattito, una cosa che ritengo sia molto interessante. Comunque grazie signor Presidente.
Desidero prendere la parola su questa mozione che ho firmato e che riveste particolare importanza perchè affronta un problema che suscita un diffuso malessere tra le popolazioni della Sardegna, che si sentono espropriate dei propri territori. Un'operazione solo in apparenza di tutela del territorio. Ho già espresso il mio parere sull'esagerata politica dei vincoli ambientali, anche i SIC, Siti di interesse comunitario, e le ZPS, Zone di protezione speciale, se non sono inseriti in una politica di sviluppo e non innescano processi di crescita sociale ed economica, rischiano di danneggiare le popolazioni che a quei siti e a quelle zone fanno riferimento. Tra uomo e ambiente ci deve essere una compatibilità, la presenza dell'uno non esclude la difesa dell'altro. Il governo del territorio deve cercare e favorire punti di equilibrio, tutto questo per il momento non mi sembra che stia avvenendo, ed è per questo motivo che esiste in molte comunità una forte tensione sociale, ad esempio sui parchi. Sabato prossimo è prevista una mobilitazione e la liberazione della Sardegna dai parchi, la promuove Burcei, un paese che ha visto vincolato, a vario titolo, l'80 per cento del suo territorio, all'insaputa della popolazione, che a questa sorta di occupazione è contraria. Ma anche in zone dove il problema è meno acuto, esistono situazioni difficili che rappresentano un freno allo sviluppo. Nei parchi i divieti sono assoluti o quasi, la popolazione titolare di quei beni, di fatto, è estromessa dal loro godimento, molti di quei terreni potrebbero essere utilizzati per il pascolo, l'allevamento, piccole colture, utilizzo dei beni civici secondo un'antica tradizione basata sulla solidarietà civile e sociale. Vi sono proprietari di vaste estensioni di terreno che non possono pascolare un gregge o allevare maiali, essendo queste attività fortemente integrative di un'agricoltura sempre più in difficoltà.
Eppure sembra ogni tanto maturare la coscienza che tra ambiente e uomo c'è una correlazione, così dire, di mutuo soccorso, nel senso che la presenza dell'uomo tutela il territorio, lo difende dal maggior pericolo esistente: l'abbandono. La politica dei divieti, invece, costringe l'uomo ad abbandonare le campagne, ad impoverire le colture e ridurre i redditi, già precari dalla pastorizia. Non si tratta nella quasi totalità di terreni di pregio agricolo, ma sono terreni importanti nell'equilibrio del territorio. Essi costituiscono, infatti, lo sfogo alle attività rurali e soprattutto rafforzano il concetto dell'appartenenza della comunità ai beni ambientali. E' questo un concetto culturale molto importante perchè le popolazioni assumano direttamente la responsabilità di questi beni e li considerino una risorsa.
I vincoli e i divieti dei parchi hanno ragion d'essere se funzionano da rimedio alle politiche urbane industriali, non se colpiscono e danneggiano le popolazioni rurali. Ecco perché molti Comuni si ribellano. Negli incauti progetti del governo del territorio questi vincoli dovrebbero generare reddito, occupazione, benessere, dovrebbero cioè sostenere l'economia locale, tuttavia i finanziamenti annunciati sono di gran lunga inferiori, non solo alle aspettative della gente, ma a una qualunque previsione di interesse che compensi la gravità delle previsioni alle quali le comunità interessate sono sottoposte.
Io chiedo, ad esempio - per fare riferimento al mio territorio - quali siano i benefici generali del parco di Porto Conte, se la popolazione avverte occasioni di benessere o meno, e credo che il primo fattore da tenere presente sia la percezione della gente, dei lavori positivi che la presenza del parco determina. Ci sono contadini che si lamentano per il divieto di alcune attività rurali, eppure si tratta di un territorio del quale non c'è scempio, né atti di speculazione, né attentati all'ambiente. Alghero, per vicissitudini politiche o per una insolita virtù, ha sempre difeso le aree in prossimità delle coste. Ma questo comportamento virtuoso non solo non ha tratto benefici, ma ha subìto pesanti condizionamenti al punto che mi domando se, ad esempio, la vocazione turistica dia fastidio a qualcuno ed esista una volontà, più o meno manifesta, di ostacolarne lo sviluppo in una fase critica per il mercato e per la domanda degli utilizzatori delle vacanze.
Sono tutti argomenti di spessore che non possono essere liquidati così con sufficienza o con supponenza, né tanto meno sono decisioni che possono essere prese senza il coinvolgimento effettivo delle popolazioni, il cui diritto a decidere del proprio territorio è sacrosanto! Credo che il discorso dei SIC e delle ZPS vada dunque considerato alla luce delle esigenze di una Regione che ha un forte bisogno di sviluppo e di attività produttive e di un maggiore benessere del suo popolo. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Grazie, Presidente. Io intervengo su questa mozione per due ragioni fondamentali. La prima è legata al contenuto della mozione, il contenuto della mozione è quello di chiedere... mi pare, la Giunta regionale, io non so se voi, la Giunta regionale, da sola, possa nella sua responsabilità interrompere un percorso, un processo di organizzazione del territorio che è già stato avviato; dall'altra chiedere alla Giunta regionale di attivare un grande dibattito con il sistema delle autonomie locali. Io starei attento a questo perché in questa mozione, ma anche negli interventi che ci sono stati, c'è il senso di questa legislatura che si va perdendo e c'è il senso della prospettiva politica e di governo che si va perdendo! Negli interventi e in questa mozione si dice: "Il governo del territorio deve assolutamente ritornare nella potestà delle micro comunità e delle persone", non deve essere, il governo del territorio, un fatto che attiene alla comunità regionale del suo complesso, io direi non solo alla comunità regionale, per la valenza naturalistica, di qualità ambientale di questa Regione appartiene anche all'insieme del nostro Paese, appartiene alle popolazioni del Mediterraneo, appartiene al mondo intero. E noi non possiamo governare un territorio che ha questa valenza naturalistica, questa qualità ambientale, questa storia, questa cultura, questa identità come se fosse il giardino di casa nostra, perché non è così, noi non esercitiamo un diritto di proprietà rispetto a questa valenza naturalistica e a questa qualità ambientale, e tanto meno lo devono esercitare chiunque da qualunque parte. C'è un senso diverso delle cose che va recuperato, che era anche, voglio dire, il motivo principale di questa legislatura, il piano paesaggistico altro non era riaffermare il principio di grande valore di questo patrimonio naturale ed ambientale che non apparteneva soltanto a questa generazione, che non apparteneva soltanto o non era appartenuto soltanto alle generazioni passate, ma che giustamente dovrebbe appartenere alle generazioni future e non solo agli abitanti di questa Isola ma agli abitanti del pianeta che questa qualità ambientale, questo valore naturalistico possono giustamente rivendicare nella conservazione e nella valorizzazione. E puntualmente arrivano gli attacchi, lo dico perché c'è l'Assessore dell'ambiente, c'è anche l'Assessore all'urbanistica e al paesaggio, puntualmente arrivano attacchi da tutte le parti con una filosofia diversa che è quella dell'onorevole Pili, della piattaforma logistico militare, della piattaforma cioè di un'Isola che può essere tranquillamente cementificata, che può diventare un grande aeroporto, che è pieno di tubi, che può essere in qualche parte anche curata come una bella aiuola per consentire vacanze ai ricchi di turno, cioè l'idea di una Regione che si vende a chi ha il potere, a chi ha le risorse finanziarie per goderselo o per sfruttarselo, cioè la filosofia che ci ha accompagnato nei periodi più bui del Governo regionale e non solo regionale. E di fronte a questa cosa c'è una distrazione totale, di fronte al merito dello scontro politico in atto in questa Regione c'è la disattenzione totale anche della maggioranza, c'è una debolezza che si manifesta puntualmente di questa maggioranza attorno ai grandi temi della riforma da una parte, per cui abbiamo rimosso la vicenda della statutaria e il referendum che è tutta roba di casa nostra, come se fosse passato così un soffio di vento e sul terreno principale di questa legislatura in cui il confronto in questa legislatura si è sviluppato tra maggioranza e minoranza tra sinistra e destra, cioè la gestione del territorio, facciamo altrettanto e io credo che sia venuto il momento, noi l'abbiamo detto, lo ripetiamo, io voterò contro questa mozione, ma al di là del voto di questa mozione la riflessione che va fatta è interna alla maggioranza, deve decidere intanto se esiste, se c'è, e in ragione del fatto che esiste, che c'è, se è ancora convinta del percorso che deve fare, se sono convinti tutti e abbiamo fatto proprie tecniche di unità a tutti i livelli, da questa parte e dopodiché scopriamo che essere un partito unico forse non vuol dire essere un partito unito e che forse le relazioni e le difficoltà non si sviluppano come avevamo ideato a tavolino, come avevamo preconizzato. E allora forse va fatta, io non lo so se possiamo andare avanti con risposte, rispostine, audizioni in Commissione, cioè se questa materia, abbiamo un referendum alle porte, le manifestazioni, come dire, noi non abbiamo un'idea di governo, noi abbiamo di fronte il sottosviluppo, abbiamo la conservazione che è priva di ricchezza la gente in questa Sardegna, è il contrario!
Noi abbiamo un territorio che in parte è compromesso da bonificare, noi non possiamo lasciare questa terra nelle condizioni di malattia che ha, dove ci sono i poligoni militari, dove ci sono i poli industriali che non sono stati adeguatamente verificati anche sotto il profilo della salute delle popolazioni che insistono in quei territori. Anzi, quando abbiamo verificato abbiamo dati assolutamente allarmanti, assolutamente allarmanti come succede che viene puntualmente denunciato per i poligoni militari, in modo particolare di Teulada, e noi ci preoccupiamo di estendere la tutela, ma dovremmo estenderla, dovrebbe essere questa tutela ancora più profonda, ancora più convinta, noi dobbiamo pensare al futuro di questa Regione attraverso un progetto di rinascita che si fonda sulla peculiarità di questo territorio, che è la sua valenza naturalistica che è la sua qualità ambientale e dobbiamo fare questo sperimentando un'industria dell'ambiente perché sarà quella l'industria del domani, non sarà quella che inquina ma quella che leva l'inquinamento, non sarà quella che produce fumi, ma quella che li riduce, questa è l'industria su cui noi dobbiamo puntare e dovremmo diventare una punta di eccellenza, dovremo insegnare a tutti qual è la cultura ambientale ed esportarla, in questo c'è il futuro di questa Regione, non nel ripetere percorsi di Governo distratto, però per fare questo c'è bisogno di una maggioranza che purtroppo oggi molti di noi non vedono.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Presidente, Assessori e colleghi, prendo la parola con un po' di perplessità dopo l'intervento dell'onorevole Uras. Non credo, forse ho capito male, però dopo questo comizio, colleghi, a me sembra di capire che proprio ci sia un'incomunicabilità degna di qualche artista, di qualche scrittore che sul tema dell'incomunicabilità si era cimentato, perché sembra che si parlino due mondi veramente contrapposti, che parliamo due lingue diverse e che assolutamente noi non ci vogliamo incontrare. Onorevole Uras, lei ha parlato di tante cose, credo che rappresenti i sentimenti e il pensiero di gran parte dell'attuale maggioranza di Governo, quindi io ho il rispetto di quello che dice e mi auguro che non tutti siano convinti della veridicità delle sue affermazioni.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RASSU
(Segue LIORI.) Perché vede, dire che c'è una parte che voglia vendersi la Sardegna è facilmente ribaltabile, visto anche le ultime esperienze di questo Governo, dire che c'è una Sardegna da risanare è sfondare una porta aperta, ma anche affermare che c'è una volontà attuale di questa maggioranza nell'affermare che i disastri che hanno colpito la Sardegna, dalle servitù militari e anche questo è opinabile, perché non sempre sono stati dei disastri, è lo stesso facilmente ribaltabile. Cagliari ha i suoi punti più belli è vero era una città, era una cittadella militare Cagliari, in quei territori dove hanno insistito le servitù fino alla fine: Monte Urpinu, colle di San Michele, la sella del diavolo, Sant'Elia e così via.
Quei territori che per un motivo o per un altro, per un periodo sono stati vincolati a fini militari che però oggi sono i gioielli più preziosi anche dal punto di vista ambientale di questa città. La politica ha fatto degli sfasci, il Poetto, per carità.
Il poligono di Teulada che lei vorrebbe ridare nelle mani dei privati, quello sì sarebbe un vero pericolo che potrebbe distruggere parte di quel territorio, sono d'accordo con lei, bellissimo, ma questa volontà di smilitarizzare rischia davvero di riportare un territorio come quello non nelle mani di un ente regionale perché la legge impone che venga reso ai privati ai quali è stato espropriato e pagato anche profumatamente, se le cose ce le vogliamo dire, quindi bisogna stare attenti a quello che si dice, bisogna ritornare sul tema della caccia, sul tema dei SIC, sul tema delle ZPS, che è quello del quale oggi noi dobbiamo parlare e non dobbiamo sviare l'attenzione dell'aula da quello che è un vero problema, perché io posso capire che vincano le elezioni anche il prossimo partito dei Verdi di Sardegna, che prenda il 60, 70 percento dei voti, i Verdi di Sardegna hanno anche il dovere, pur essendo sicuramente ambientalisti (questo futuro partito, che mi auguro non vinca mai) avrà comunque il dovere di governare quella parte della Sardegna che vuole andare a caccia e ha diritto di andare a caccia, che vuole esercitare un'attività che è consuetudinaria e che affonda le proprie radici delle abitudini dell'uomo e nella cultura dell'uomo, ed in particolare in Sardegna. Le parla uno che non è mai andata caccia, non sono cacciatore, non ho porto d'arma, non ho nessun interesse diretto in questa direzione, non ho territori vincolati da SIC di proprietà di famiglia, e quindi non ho motivo se non quello di rappresentare le istanze di una parte della popolazione che questo problema sente in maniera particolare, e lei lo sa che così, lo sa perché vive in Sardegna non vive sulla luna. Anche se vive la sua vita a Cagliari, a Cagliari di cacciatori ce n'è quanti nel paese dell'interno dove io sono nato, ed è tutta gente che chiede il diritto di esercitare la sua attività in una maniera legittima, non parliamo di bracconieri, parliamo di persone che pagano regolarmente le tasse di concessione alla Regione, che ogni anno gli riduce le giornate di caccia, che ogni anno gli aumenta tutti i vincoli, e che però non vede soddisfatte le proprie aspettative, parlo di quelle popolazioni che si vedono i propri territori vincolati non solo ai fini della caccia, perché non stiamo parlando di un problema solo di cacciatori, stiamo parlando di agricoltori, stiamo parlando di cittadini, stiamo parlando di imprenditori che hanno necessità di avviare attività in territori che, inopinatamente, in maniera quasi "ladresca" perché di nascosto un Presidente della Regione e un Assessore all'ambiente si recarono un giorno all'aeroporto di Cagliari a firmare con lo Stato un patto che istituiva dei SIC che erano più grandi di 4, 5, 6 volte il parco del Gennargentu, in un'isola che nella parte montana è vincolata dalla legge Galli oltre i 1300 metri di altitudine, dove tutti i fiumi e le zone perimetrali sono vincolate dalla legge Galli, dove tutti i laghi e le zone perimetrali sono vincolate dalla legge Galli, dove poi ci sono i SIC vincolati da questo pactum sceleris che è un disastro per la Sardegna, dove è impossibile muoversi perché poi c'è un Piano paesaggistico che non si ferma ai 2 chilometri ma che in certe zone entra nell'Isola anche per 30 chilometri, in un'isola dove si parla anche di estensione di questi vincoli alle zone interne, non si capisce bene se sono vincolati i paesi della montagna o se non sono vincolati e qualcuno dice: se non sono vincolati saranno vincolati a breve. Noi ci chiediamo che razza di sviluppo vogliamo dare alla Sardegna. I cittadini in questo frattempo hanno diritto di vivere, hanno diritto di farsi un albergo, di farsi una casa, i comuni hanno diritto di fare una strada, di edificare un servizio pubblico che anch'esso è sottoposto a limitazioni, come ben sappiamo, che hanno subito comuni, privati, imprenditori e cittadini normali per le loro aspettative che vengono frustrate da leggi che vengono fatte senza che ci sia un minimo di rapporto fra Ente regione e comuni. La Regione…e dovreste essere voi che vi siete sempre fatti alfieri del decentramento amministrativo, la Regione che vuole mettere becco su tutto, che vuole decidere le sorti amministrative e programmatorie della gestione del territorio in maniera pesante sui comuni arrivando persino a decidere di volere dare le licenze edilizie. Una Regione che dovrebbe fare leggi, che dovrebbe fare indicazioni generali, per quello che dovrebbe essere la gestione del territorio che vuole fare tutto, in poche parole vuole fare anche le piccole fesserie e anche dare le licenze per la chiusura dei balconi, e che vuole mettere becco e naso in maniera clientelare su tutto dando le deleghe a chi gli pare, e facendo vessazioni impedendo per anni di avere anche la risposta, quand'anche negativa ai cittadini che si vedono passare le proprie domande in enti, questi sì inutili, sì dannosi, come gli enti regionali che devono dare queste concessioni. È una vergogna, onorevole Uras, i cittadini hanno diritto di avere risposte, e non solo hanno diritto di andare a caccia. Perché questi vincoli, questi SIC, non è vero che limitano l'attività la protezione di assenze vegetali, floreali, siamo i primi a volerle difendere! I primi sono i cittadini dei territori che hanno la fortuna di averli a volerne perpetuare la conservazione per le cosiddette generazioni future. Però i cittadini hanno anche il diritto di sapere che in quei territori un domani non si alzerà una Unione europea, non si alzerà un Assessore impazzito, non si alzerà una Regione vessatoria e matrigna che un domani imporrà vincoli successivi, com'è previsto dalla legge, trasformandoli in parchi veri e propri, ove non si potrà più coltivare, ove non si potrà più pascolare, ove non si potrà fare niente, ove verranno eliminate le servitù degli usi civici, che sono un diritto inalienabile delle genti. Non è possibile che si continui a legiferare su materie così importanti senza un confronto serio con le autonomie locali!
Onorevole Uras, io credo che su questo argomento noi abbiamo il dovere di fare una riflessione tutti quanti, io non sono per la caccia fine a se stessa, la caccia non è un fine, la caccia è un esercizio che può essere regolamentato anche in maniera diversa, domani può alzarsi un assessore e dire che se si vuole andare a caccia si può andare a caccia solo con l'arco, con le reti e con la freccia. È una regola, così come si può alzare un assessore e dire che domani le case devono essere tutte fatte ad un piano, costruite in pietra, deve essere valorizzata la cultura della bellezza nell'attività edificatoria della Sardegna, possiamo essere d'accordo, Però questo deve venire da un confronto tra le parti, non può esistere che ci sia una imposizione che neghi tutto, che continui a fare di quest'isola sempre di più un un'isola dei divieti, un'isola delle limitazioni, dove i cittadini ad un certo punto non avranno neanche diritto di volerci continuare a vivere e a stare einvece abbiamo… e qui sono d'accordo con lei, un'isola che è veramente bella, un'isola della quale siamo orgogliosi, e anche noi vogliamo dare il contributo perché sia più bello viverci voi e noi se ci permetterete di farlo.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Liori. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Grazie Presidente, io ho avuto modo firmare questa mozione perché ritenevo di dover fare chiarezza su quelli che sono gli atteggiamenti che il Governo regionale porta a compimento anche nella materia così difficile quale quella della tutela ambientale. Come preambolo, in modo da sgombrar bene e con chiarezza gli ambiti della discussione, debbo dire che io sono per la tutela dell'ambiente, per una tutela seria, non un ambientalismo che lascia il tempo che trova. Sono anche, come lo sono stato in altre circostanze perché esistano dei parchi e me ne assumo tutte le responsabilità, ma ho anche detto che i parchi di Sardegna non possono avere un futuro se non sono accettati dalla gente, se la gente non capisce qual è la motivazione e quale guadagno da quei parchi ne vengono fuori, e non capisce cosa significa tutela ambientale tout court, perché capisce solo quello che gli viene ventilato, le ipotesi di vincoli anche violenti. Ora, possiamo far finta di dimenticarci che esiste la legge numero 394 del '91, e che esplica tutta la sua potenzialità normativa in Sardegna per cui la materia vincolistica è rivedibile solo a livello nazionale non ha la capacità di essere dispensata nel territorio sardo seguendo quelle che sono le sensibilità, le attenzioni, le volontà, che emergono dalle popolazioni e dalla gente di Sardegna. Fino a che questo non si compirà non potremmo mai avere un parco accettato, mai una zona vincolata che possa essere seriamente tutelata, perché verrà vista come un qualcosa di imposto, che non conosce quello che è la realtà che vive quello stesso bene che vuol essere protetto. Ma oggi noi siamo qui a parlare in particolare delle ZPS, di questo altro gravame che arriva nel territorio, che vede quasi 427 mila ettari di territorio sardo ulteriormente gravato da vincoli, e non si capisce quale sia stato il modo di interloquire, di sensibilizzare, di avvicinare e avere il consenso delle amministrazioni locali. Queste amministrazioni locali hanno avuto invece solo l'invito, o altrimenti vi era l'imposizione, che il piano verrà comunque gestito dalla Giunta regionale. Caro onorevole Uras, se dovessi fare la chiosa al tuo ragionamento, dovrei dire che questa maggioranza non esiste più. Ma è vero non esiste più da tempo! E al di là del fatto che vi sia un centralismo, manco democratico come era nel vecchio Partito Comunista, la dice lunga su quelli che sono i termini di attivazione dei processi democratici che investono l'intiero territorio della Sardegna e la popolazione dell'isola. Aree marine protette, vincoli di varia natura, ma qual è il beneficio che ne viene alle popolazioni? Quando si sente dire in giro che agli amministratori locali avvicinati, accarezzati, o minacciati, viene detto: "Tanto poi troveremo i finanziamenti, anzi i finanziamenti sono nella finanziaria per potervi dare delle risorse, per poter garantire che quanto voi non avete più come potestà all'interno del vostro territorio, sarà ripagato in qualche misura e maniera". Ma è questa la politica che si vuole fare di attenzione verso il territorio? È questa la politica di promozione della democrazia e del rapporto con le autonomie locali? Io penso che questi vincoli portino solo al malessere nelle comunità, che non vedono il lato positivo, ma vedono solo il lato vincolistico delle attenzioni della Giunta regionale.
Ora, io vorrei capire se non si scorda e si legga la contraddittorietà di tutti i processi, cosiddetti riformatori, di questa Giunta, intesi nell'ambientalismo, nell'eco ambiente e nella tutela delle bellezze naturalistiche della Sardegna? Da un lato si opera ricercando la dismissione dei vincoli militari e dall'altra si pongono altri ed ulteriori vincoli, così che siano aggravanti di una situazione di pericolosità sociale oltre che economica del nostro territorio. E questo mi porta a dire che sono concorde e darò il mio contributo per il referendum proposto dall'onorevole Pili, anche se non lo condivido, perché io sono perché vi sia la legalità assoluta, affinché vi sia trasparenza da parte di un organo legislativo che dia chiarezza per il futuro. E non c'è contraddizione, caro Assessore, su quello che ho detto poco fa, perché intendo smantellare un sistema che è stato duro nei confronti della realtà sarda, che non ha tenuto in considerazione le vere esigenze di tutelare il patrimonio, ma certamente pensando che esistono innanzitutto da tutelare le persone che abitano questo territorio, garantendo a loro sviluppo. E le politiche dello sviluppo non si fanno in testa alla gente, si fanno con la gente. Voi siete andati contro la gente. Mi farò promotore all'interno del mio partito, perché prima stesso che si realizzi il referendum, si abbia una proposta di legge chiara, dove si capisce che non vi è un centrodestra che vuole dare in mano agli speculatori, ai costruttori, agli speculatori di varia natura, in alternativa al caducamento del PPR, - una condizione quindi di viltà assoluta da parte di un Consiglio regionale, nella sua totalità devo dire qualora non si arrivi ad un ragionamento comune -, che abbia sì dei vincoli, ma con chiarezza e all'interno di una linea di protezione dei beni, ma non arrogantemente calato com'è stato fatto con il PPR. Noi porremo in campo una proposta di legge che difenderà gli interessi della tutela ambientale, severamente se vogliamo, ma non sarà una cosa che verrà calata, anzi credo che se potrà essere fatto, faremo una proposta di legge di iniziativa popolare, come Riformatori e come centrodestra. Proprio per dire che non siamo quelli che vogliono cementificare le coste, quelli che vogliono speculare su queste cose. Quindi attenzione a quando si useranno i termini di discussione anche durante il referendum, noi siamo per la tutela ambientale e lo continueremo ad essere, ma siamo contrari a qualsiasi pervicace azione che sia contro quello che è lo sviluppo della Sardegna, e quello che è la tutela non solo dell'ambiente, ma anche quello delle persone che vi vivono, che hanno diritto di poter avere una condizione di sviluppo; quella che fino ad oggi voi non avete garantito e, come vi dicevo ieri sera, avete garantito soltanto macerie sociali. Ho concluso.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Dedoni.
E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, colleghi e Assessori. E' la seconda volta che questo argomento viene presentato all'attenzione del Consiglio regionale, ed evidentemente se questo è successo, Assessore, evidentemente in questo spazio di tempo che ci separa dalla discussione della prima mozione non ci sono state le delucidazioni, i chiarimenti che erano stati richiesti in quella fase. Quindi questo Consiglio regionale torna ad affrontare il problema dei SIC e delle ZPS, proprio perché è un problema che riguarda una parte importante del territorio della Sardegna, si tratta di più di 400 mila ettari di terreno della Sardegna, e quindi in capo ai comuni, in questo momento, c'è una situazione particolare, nel senso che i comuni che sono chiamati a dare risposta ai cittadini, oggi in mancanza di prese di posizione chiare da parte del Governo della Regione, e se vogliamo anche da parte del Governo nazionale, che non stabiliscano in modo chiaro qual è il sistema dei vincoli che oggi gravano su questi territori, e quindi praticamente ci sono questi comuni che di fatto stanno procedendo con molta difficoltà ad approvare Piani di gestione; e di fatto sono Piani di gestione che si stanno approvando senza avere la certezza di ciò che si sta approvando. Allora io credo che una cosa questa Giunta regionale la deve fare. Deve stabilire in modo chiaro, con un disegno di legge o altro, deve dire chiaramente quali sono i vincoli e quali sono le attività economiche compatibili all'interno di queste aree. Ma lo spirito della mozione è anche fare chiarezza su questo, ma non perché noi siamo contro questo tipo di salvaguardia del territorio o contro la salvaguardia dell'ambiente, ci mancherebbe altro. Noi stiamo chiedendo invece di capire effettivamente quali sono le attività economiche compatibili all'interno di queste aree. E questo lo dico perché io credo che bisogna anche partire un po' da lontano su questa materia, ed esattamente bisogna partire dal dicembre del 1996, quando il comitato, sì Assessore su questo deve dirla, perché fino adesso, oggi praticamente mi riferisco a quelli che sono gli atti che si sono verificati in questi anni. E gli atti sono che il comitato nazionale per le aree protette ha classificato le aree SIC e ZPS come aree protette. Allora questo è il punto che va chiarito. Io credo che non dovremo fare mille discorsi. Se lei Assessore mi chiarisce una volta per tutte, se lei chiarisce in quest'aula chiarisce alla Sardegna qual è la situazione per quanto riguarda queste zone io credo che noi finiremo di fare interrogazioni, di fare mozioni, di fare altro. Però i fatti sono questi, che quel comitato nazionale ha praticamente classificato come aree protette, quindi alla stregua della "394", con gli stessi vincoli della legge nazionale 394 sui parchi, e devo dire che questa deliberazione del comitato nazionale delle aree protette a suo tempo era stata recepita dal ministro Ronchi dell'ambiente nel 1996. Allora, praticamente questo ha creato molti problemi anche nel Governo successivo tanto è, e anche perché l'orientamento dell'Unione Europea, bisogna dirlo, non è così vincolistico per quanto riguarda le SIC e le ZPS e l'Italia che ha dato un'impronta praticamente particolarmente vincolistica queste aree; tant'è che il ministro Matteoli nel marzo del 2005 per porre riparo a questa situazione ha fatto un decreto, ha firmato decreto, con il quale decreto praticamente poneva delle condizioni diverse per quanto riguarda i vincoli di queste aree, e quindi praticamente questo decreto aveva il merito di vedere effettivamente di porre ordine a questo sistema eccessivamente vincolistico, previsto fino ad allora in queste aree. Questo dovuto a quanto deliberato soprattutto dal ministro Ronchi. Bene io devo dire che questo decreto è stato impugnato nanti al Tar del Lazio da parte di un'associazione ambientalistica la AVAS e questo ricorso, devo dire che è stato accolto dal TAR, infatti sono stati sospesi gli effetti del decreto, con una sentenza del 2005, e tale sentenza è stata poi confermata dal Consiglio di Stato che dava ragione al Tar del Lazio. E quindi ci sono poi anche altre sentenze della Corte Costituzionale che ribadiscono la piena potestà dello Stato in materia di ambiente, Assessore, e questo è un altro punto che va chiarito; perché la potestà fino adesso come è stato più volte sottolineato dalla Corte Costituzionale non è della Regione, ma è dello Stato.
Allora io credo che su questo noi dovremmo porre finalmente la parola fine e dovremo fare chiarezze una volta per tutte, anche perché, come dicevo, si tratta di vaste aree del territorio della Sardegna, si tratta come dicevo di oltre 400-420 mila ettari di terreno interessato, su queste ci si sono state diverse prese di posizione anche da parte dei Comuni interessati, ma io che vivo in una zona che è fortemente interessata a queste aree, tutti i giorni mi capita di parlare con i sindaci anche quelli che hanno aderito, che hanno accettato di andare avanti con i piani di gestione, c'è questa grande perplessità perché ancora non si capisce qual è la posizione del Governo regionale e quindi del Governo nazionale, ma soprattutto io dico del Governo regionale, che in questo momento deve dire chiaramente qual è la posizione, ma non lo deve dire a voce con i suoi funzionare, il Governo regionale deve fare dei provvedimenti che non possono essere se non dei disegni di legge o comunque atti che si sa che esplicitano chiaramente qual è la posizione del Governo della Regione. Allora bisogna dire anche che questo Governo della Regione ha imposto, io dico in modo illegittimo, i piani di gestione in queste aree SIC perché praticamente i piani di gestione venivano comunque imposti dopo che le aree SIC divenivano ZPS prima di tutto, e anche perché io credo che su questo non si possa ancora continuare a fare confusione, ma bisogna porre la parola fine. Io credo che questo Governo regionale dopo le batoste che sta prendendo in vari campi ovviamente ha paura di mettere nero su bianco anche su questo, probabilmente ha paura di un ulteriore sconfitta sul campo. Però io credo che noi abbiamo il dovere nei confronti dei cittadini di dire in modo chiaro qual è la situazione all'interno di queste aree. E questo noi lo chiediamo sia dal Governo regionale e anche dal Governo nazionale. Allora nel marzo del 2007 la Regione ha firmato un protocollo d'intesa con il Governo nazionale perché bisognava andare avanti per quanto riguarda i piani di gestione delle ZPS. Ma io mi chiedo, io chiedo all'Assessore che cosa deve andare a trattare, io credo che dovrà chiedere prima al Governo nazionale, prima di firmare qualsiasi intesa, quali sono i vincoli che sta imponendo in questo momento il Governo nazionale, ma se il Governo nazionale non scrive nulla, se la Regione non scrive nulla, ma mi volete spiegare che tipo di intese state firmando sulla base di che cosa, e a che cosa porta incontro un'intesa del genere, quando non si sa di preciso che intese stiamo firmando. Allora qui si può essere a favore o contro, questo è un altro discorso, di questi strumenti noi vogliamo sapere una volta per tutte qual è l'esatta posizione della Regione su queste aree quali sono i vincoli, quali sono le attività economiche, che possono essere praticate all'interno di queste aree, ma non abbiamo bisogno di sentire la voce, facciano provvedimenti, si facciano provvedimenti, che siano punti di riferimento importanti che possono essere praticamente impugnati perché il fatto che un funzionario della Regione dica quali sono le cose che possono essere fatte non significa nulla questi non sono oggetti di impugnativa non significano assolutamente nulla, noi vogliamo che la Regione eserciti appieno le sue funzioni e dando a noi la possibilità di assumere delle precise determinazioni.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore della difesa dell'ambiente.
MORITTU, Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. Io inizierei a rispondere all'affermazione che ha fatto inizialmente l'onorevole Artizzu in riferimento al contenuto della mozione. L'onorevole Artizzu ci dice: il dispositivo contenuto nella mozione, diciamo, è per certi versi superato dall'avvenuta decretazione da parte del Ministro dell'ambiente…
ARTIZZU (A.N.). Ha capito male!
MORITTU, Assessore tecnico della difesa dell'ambiente…. … va beh, parto con un ragionamento che ho capito male, vediamo se riesco a raddrizzarlo. Non vi è dubbio, comunque, che in attesa di poter prendere visione delle direttive che giungeranno dalle Governo nazionale quanto meno questo inciso è superato posto che le direttive contenute nel decreto del Ministro dell'ambiente sono state pubblicate. Diciamo che questo inciso è superato, perché sono arrivate le direttive con il decreto il Ministro dell'ambiente. E il decreto del Ministro dell'ambiente, per altro come sappiamo previsto dalla finanziaria nazionale del 2007, che dava delega al Ministro di proporre e di emanare un decreto come direttiva alle Regioni, non un decreto ordinativo, ma un decreto di indirizzo alle Regioni, le quali Regioni, soprattutto quelle a Statuto speciale, poi, sulla base di quelle direttive, emanano i rispettivi provvedimenti, cosa che noi naturalmente ci apprestiamo a fare, e ci apprestiamo a fare sulla base evidentemente di questi criteri minimi uniformi nazionali, calandoli sulla realtà sarda, e li caleremo naturalmente tenendo conto di un processo informativo e di un processo partecipativo adeguato. A tal proposito… quindi non c'è bisogno di sospendere niente, visto che dobbiamo adottare dei provvedimenti, e siccome si invoca che quei provvedimenti siano seguiti da un processo informativo e partecipativo, io sto comunicando al Consiglio che adotteremo una strategia di informazione e di partecipazione da parte delle comunità locali. Però, mi permetto di correggere garbatamente, onorevole Artizzu, una sua affermazione, "che la Regione non ha assunto alcuna iniziativa informativa e di partecipazione in relazione alle aree SIC e ZPS", io posso elencarle le numerose iniziative alle quali io, personalmente, ho partecipato, ma ci sono state altre iniziative alle quali ha partecipato comunque il mio Assessorato, o comunque dirigenti del mio Assessorato. Guardi, l'ultima, in ordine, è quella tenutasi a Gairo qualche giorno fa, qualche settimana fa, alla quale erano presenti un po' tutti i rappresentanti del Pro Territorio, del Pro Sardegna, i sindaci di quel territorio e quant'altri, ma ne ho fatto ad Olbia, come ne ho fatto a Macomer, come ne ho fatto a Nuoro, come ne ho fatto in tante parti della Sardegna, naturalmente non ho percorso tutte le contrade della Sardegna, ma c'è stata una discussione nei territori anche con tutti i sindaci del Gennargentu, del nuorese e dell'Ogliastra, per esempio diverse volte sono stati fatti incontri nel mio Assessorato con tutti i sindaci del Gennargentu e dell'Ogliastra per parlare di SIC e di ZPS, per parlare dei piani di gestione e, a tal proposito, onorevole Ladu, devo dire che su 92 aree SIC, istituite in Sardegna, di queste 92, 85 hanno presentato piani di gestione e di questi 85, forse 80 andranno in porto a breve termine, e i piani di gestione non sono altro che le regole minime che i comuni con i loro piani di gestione studiati da loro, si stanno dotando per i loro territori. Quindi, è processo partecipativo? Mi pare di sì, è processo partecipativo sostanziale, non di assemblee, sostanziale! I quali comuni, peraltro, seguendo le direttive che noi abbiamo emanato a suo tempo per la redazione dei piani di gestione, hanno fatto anche dei processi partecipativi, a volte anche turbolenti, turbolenti nel senso della vivacità anche delle posizioni che si confrontavano, soprattutto in alcune zone della Sardegna, ma c'è stato un processo partecipativo dei comuni e un processo partecipativo della Regione; Ci fermiamo qui? No, andiamo avanti, prima di poter, questo è l'impegno che assumiamo come Governo regionale davanti al Consiglio, prima di recepire e di adattare alla Sardegna le regole minime o gli indirizzi minimi dettati dal decreto del Ministro, faremo, attueremo dei processi partecipativi. Però, anche per le aree ZPS, per le quali qualcuno ha adombrato un atteggiamento quasi clandestino da parte della Giunta regionale, beh, dobbiamo dire anche, per amore di chiarezza, che prima di andare in Giunta, e per altro ho spiegato in un'altra circostanza, mi pare all'onorevole Ladu, le ragioni della celerità con la quale siamo dovuti andare ad assumere quella delibera, che è una proposta di intesa, non è un'intesa e nessuno ha mai firmato intesa, giusto per chiarire, prima di andare in Giunta siamo andati in Conferenza Regione-Enti locali, quindi c'è stato un passaggio di confronto formale con le organizzazioni degli enti locali e delle province, non c'è stato alcun atteggiamento clandestino, l'abbiamo fatto alla luce del sole, ci siamo confrontati e abbiamo detto: è un primo passo obbligato, perché siamo sotto pendenza di infrazione e infrazione pesante, come altre volte ho detto in questo Consiglio, infrazione che poteva costare alla Sardegna qualche milione di euro di sottrazione delle risorse comunitarie in automatico da parte della Comunità economica europea, non era uno scherzo, né era una minaccia, stavamo arrivando al punto di… perché la Corte si era espressa più volte e da lì in Sardegna, come in tutte le altre Regioni italiane, si sono adottati provvedimenti, diciamo così, che poi hanno portato alla norma contenuta nella finanziaria nazionale e quindi al decreto del Ministro, il quale decreto del Ministro è stato sottoposto al vaglio e ad una discussione lunga da parte della Conferenza delle Regioni e, comunque, il punto che è stato sollevato, cioè quello relativo alla cosiddetta delibera della commissione delle aree protette del '96, su quel punto, la Conferenza delle Regioni ha esplicitamente chiesto che fosse chiarito, alla prima riunione utile della Conferenza Stato-Regione, con una esplicita richiesta di modifica che ieri un dirigente che era in discussione al Ministero, al tavolo tecnico, ha annunciato che il 6 di dicembre andrà in Conferenza Regioni-Enti locali una modifica degli articoli della delibera del comitato per le aree naturali del '96, modifica che, ho qua il testo, non lo voglio neanche leggere, ma che sostanzialmente ribadisce che le aree natura 2000, quindi le aree SIC e ZPS non sono aree ai sensi della "394". Questo è stato un parere favorevole a maggioranza sul decreto che la Conferenza delle Regioni ha dato al Ministro, chiedendo di inserire nella prima seduta utile della Conferenza Stato-Regioni questa modifica a quel deliberato del '96; questo per chiarire alcuni aspetti di carattere sostanziale in riferimento alla normativa in vigore. Però io mi chiedo: ma davvero in Sardegna, dopo che sono state istituite le aree SIC, 426.251 ettari, è successo che si è bloccata la caccia, si è bloccata l'agricoltura, si è sbloccata la pesca, si è bloccato l'allevamento; ma è successo questo? E guardate, le aree SIC, i 426.251 ettari sono stati istituiti con una determinazione del 6 dicembre del 2002, era allora, mi pare, Presidente della Giunta l'onorevole Pili, ed è stata poi assoggettata a presa d'atto della Giunta regionale numero 37 del 17 ottobre del 2003, era allora Presidente l'onorevole Masala. Mi chiedo: ma davvero voi, con l'istituzione dei 426.251 ettari e rotti, volevate proibire la caccia, volevate proibire l'allevamento, l'agricoltura, la pesca e quant'altro? Perché è un atto che deriva da quelle Giunte. Ma allora, forse io credo che la discussione, o meglio, il suggerimento di una discussione più alta che ci proveniva dall'intervento dell'onorevole Uras, vada in qualche modo assunto come atto di responsabilità da parte di questo Consiglio. Ci possono essere, io credo, posizioni diverse rispetto al tema della tutela; tutti la vogliamo. Io non ho, mi pare, sentito un intervento da parte degli onorevoli consiglieri che dicessero: "Noi non vogliamo la tutela"; tutti hanno invocato la tutela. E allora capisco che tutti vogliamo la tutela, ma forse c'è qualche differenza nel praticarla, nell'attuarla questa tutela e allora io credo che sarebbe più utile, che sarebbe più giusto, che sarebbe, come dire, anche credo opportuno da parte di questo Consiglio affrontare il tema di come vogliamo la tutela piuttosto che dire che le aree SIC e ZPS bloccano tutto, non si può neanche respirare, non si può camminare, non si può fare questo, non si può fare l'altro, perché altrimenti credo che il rischio sia quello di dire delle cose, che da questo Consiglio si è emana un'informazione, una posizione politica che i cittadini in qualche modo non capiscono, non capiscono la vera portata del problema delle aree SIC e ZPS, che in alcune realtà d'Europa sono delle opportunità di sviluppo, non sono un blocco allo sviluppo. Se non c'è la presenza dell'uomo non ci può essere neanche la tutela del territorio. La presenza dell'uomo è assolutamente indispensabile per tutelare il territorio. Naturalmente è evidente che la presenza dell'uomo deve essere una presenza leggera, attenta, una presenza che non lasci orme profonde sul territorio, che faccia in modo che questo territorio viva per noi e viviamo noi dentro questo territorio, ma lo lasciamo anche ai nostri figli, ai nostri nipoti, così come in una qualche misura hanno fatto quelli che sono venuti prima di noi. E allora il tema vero, secondo me, è come vogliamo attuare, ciascuno dal suo punto di vista, una politica di tutela vera, attiva, tale per cui il territorio possa essere tutelato ma anche promosso, valorizzato e tale che i cittadini che vi vivono, le popolazioni che vi vivono, che vi operano, possano operare con leggerezza, ma anche con produttività. Se non affrontiamo questo tema e abbaiamo nel senso… diciamo delle cose un po' inesatte, che possono in qualche misura indurre non dico a confusione, ma a posizionamenti più ideologici che di governo del territorio, rischiamo anche di non compiere il nostro dovere che è anche quello di educare la comunità della nostra isola ad una maggiore attenzione e ad una maggiore oculatezza nel governo delle risorse naturali, delle risorse territoriali. Quindi io davvero ritengo che ciò che il dispositivo della mozione invoca possa essere assolutamente e sto dicendo che sarà sicuramente osservato nel senso che dicevo poc'anzi, nel senso che attueremo un processo informativo e partecipativo, cosa che peraltro, ribadisco, sta avvenendo e vi devo dire anche che sta avvenendo, anche con qualche positiva sorpresa, anche in aree che riconosciamo essere aree difficili, aree che vivono della risorsa territoriale in maniera quotidiana. E sappiamo bene che chi vive della risorsa territoriale ha qualche difficoltà ad accettare buone pratiche o abitudini diverse da quelle che ha praticato nel tempo. Ma queste buone pratiche, queste abitudini nel tempo noi le possiamo calare in Sardegna, cioè le regole minime, noi le possiamo calare in Sardegna tenendo conto delle prassi, delle abitudini, delle consuetudini sia in materia di caccia, sia in materia di allevamento, sia in materia di agricoltura, in materia di pesca e quant'altro. Tutto può essere, secondo me, se davvero riteniamo che la tutela sia un obiettivo che tutti noi da diversi punti di vista, riconoscendo anche i diversi punti di vista, dobbiamo praticare, io credo che su questo possiamo sicuramente confrontarci per trovare la soluzione migliore possibile. Io non credo che si possano tutelare, in Sardegna come da nessun'altra parte, territori, risorse naturali ed ambientali senza un passaggio culturale di condivisione da parte delle comunità e io credo che lo sforzo vero vada fatto in quella direzione. E' vero che i soggetti di governo non possono essere il padrone del fondo, né può essere il sindaco di quel comune da solo, né può essere il Presidente della provincia, né può essere il Presidente della Regione o comunque l'organismo, il soggetto politico regionale. Io credo che la governance delle questioni ambientali e naturali richieda una pluralità di soggetti, ciascuno nell'ambito di una competenza, ma tutti, proprio come recita peraltro la modifica costituzionale della legge numero 2, in termini orizzontali, ma naturalmente mettendo in campo un modello che ci porti ciascuno nell'ambito delle proprie competenze e cercando davvero di esercitarle sino in fondo, ci consenta di governare il territorio che è vero che forse casualmente è proprietà di Cicitto Morittu e forse casualmente anche vi è un sindaco in quel territorio, ma, insomma, il territorio, i beni ambientali sono beni dell'umanità, quindi sono beni di tutti e quindi tutti dobbiamo esercitare, nell'ambito delle regole più generali che ci siamo dati, il governo di questi beni, che sono beni nostri ma anche beni di quelli che dovranno poi arrivare dopo di noi, che sono i nostri figli e i nostri nipoti.
PRESIDENTE. Grazie Assessore del suo intervento.
Ha domandato di replicare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Grazie Presidente. Non si può non apprezzare il tono pacato e rispettoso dell'Assessore, ma non si può allo stesso tempo non rimarcare, insomma, del resto ad impossibilia nemo tenetur, nessuno può fare cose impossibili e per lei sarebbe impossibile convincerci della validità delle sue controdeduzioni, Assessore. Lei non lo può fare perché purtroppo non ha gli argomenti a disposizione, per cui si è dovuto per forza fermare sui dettagli, forse il dispositivo può essere almeno in parte superato, ma sulla sostanza non può, non è in condizione, non per un limite suo ma per la situazione che oggettivamente si è venuta a creare, non può dare risposte che tranquillizzino il Consiglio regionale o la cittadinanza o perlomeno quella parte del Consiglio regionale che si è fatta portavoce, tramite questa mozione, di una preoccupazione forte che c'è nel territorio sardo, che non è dettata da cattiva informazione o da cattiva educazione ambientale, anche perché credo che nessuno di noi si senta di poter fare l'educatore di nessuno e di poter impartire ai sardi principi di educazione, anche perché non sono convinto neanche del fatto che sia quello il compito della politica, ma fa parte di una certa visione riconducibile ad una certa parte politica quella di assurgere a ruolo di educatore degli altri e questo già mi piace poco, però Assessore, ripeto, io ho apprezzato perlomeno il tono con il quale lei ha replicato. Però, per scendere nel dettaglio delle sue argomentazioni, inizio dalla prima. Adesso, lei dice, Assessore, avvieremo ora quel processo informativo che viene reclamato da voi, rivolto a noi, e dalle popolazioni che questo processo informativo se lo sono fatti da sole, perché è vero che lei avrà partecipato ad alcune assemblee, a quella di Baunei, anzi di Gairo, però mi pare di poterle far notare che sono tutte, perlomeno quella di Gairo sì, che aveva una particolare importanza, comunque successive alla delibera del 7 marzo, quindi comunque successive ad una fase in cui ormai la realtà era già conclamata. Quindi, avviate un processo informativo oggi su che cosa? Non su quello che si deve fare, ma su quello che già è stato fatto! Avviate un processo di informazione e di confronto su una realtà che non può essere cambiata, perché al di fuori dei criteri minimi - che poi così minimi non sono - dettati dal decreto del ministro Pecoraro Scanio non potrete certamente uscire e cioè quei territori che hanno fatto i piani di gestione, quei Comuni che hanno fatto i piani di gestione e anche su questo, Assessore, lei avrà qualche sorpresa gradita per lei, nel senso di Comuni dove lei fa capire che, invece, la problematica delle ZPS viene accettata, ma ce ne sono tanti altri dove lei avrà sorprese sgradite, è stato citato Burcei che avrebbe dovuto fornire al SIC ZPS dei Sette Fratelli e del Serpeddì circa l'80 per cento del territorio e aveva effettivamente aderito il Comune di Burcei, ma grazie a un processo informativo - che certo non veniva dalla Regione, ma che è stato spontaneo, di base - il Comune di Burcei ha ritirato la sua adesione al SIC ZPS e quindi oggi, ad esempio, il processo informativo e comunicativo e di confronto spontaneo sorto dalla popolazione ha portato al ritiro del Comune di Burcei dal progetto ZPS. Quindi, temo che questo processo informativo che voi avviate ora sia fatto in ritardo, cioè sia semplicemente un processo informativo su una realtà già pronta, già confezionata, mentre credo sarebbe stato più opportuno avviare un processo informativo precedente alla definizione globale del problema Natura 2000. E' vero che la Conferenza Stato-Regioni ha chiesto, come lei dice correttamente, al ministro Pecoraro Scanio che fosse sciolto il nodo della delibera del Comitato nazionale delle aree protette del 1996, lei ci comunica che l'avete chiesto ufficialmente e io le comunico, o perlomeno le faccio notare, che la vostra richiesta non è stata esaudita, perché se fosse stata recepita la richiesta dei rappresentanti delle Giunta regionali italiane di superare quella deliberazione del Comitato nazionale delle aree protette, fermo restando che la Conferenza Stato-Regioni è antecedente al 6 di novembre, il decreto del ministro Pecoraro Scanio risentirebbe di quella vostra richiesta e avrebbe già nel testo del decreto, senza rimandare a una successiva riunione della Conferenza Stato-Regioni, contemplato un'esplicita estromissione delle aree di Natura 2000 dai vincoli della legge numero 394, mentre invece questo, Assessore, lei sa bene, che non è avvenuto perché, ripeto, nel testo del decreto del ministro Pecoraro Scanio del 6 di novembre non è detto e non è esplicitato che le aree di Natura 2000 non ricadono sotto i vincoli della legge numero 394 del '91. Quindi, quel nodo ben lungi dall'essere risolto è ancora vivo ed è questo che desta la preoccupazione, perché l'occasione per scioglierlo era proprio la stesura del decreto, dove il ministro aveva l'opportunità di chiarire definitivamente che la deliberazione, la deliberazione del Comitato nazionale delle aree protette di 11 anni fa era da considerarsi superata e che la rete Natura 2000 nulla aveva a che vedere con la legge numero 394 del '91 e questo non è stato deliberatamente, a mio avviso, fatto dal ministro Pecoraro Scanio che ha molto a cuore che le aree di Natura 2000 ricadano sotto i vincoli della "394" e diventino parco nazionale a tutti gli effetti, perché più volte così ha affermato. Del resto, Assessore, se queste preoccupazioni fossero fugate, non avremmo avuto, credo, la presa di posizione netta della Lombardia e del Veneto, prime due Regioni italiane, a guida centrodestra, ma credo che ne seguiranno anche altre guidate magari dal centrosinistra, che hanno già preannunciato ricorsi contro il decreto del 6 di novembre del ministro. Resta, insomma, Assessore, resta la preoccupazione. Lei dice: "Non è successo niente, nelle aree ZPS e SIC non è stata ancora chiusa la caccia, non è stata ancora vietata la pastorizia, non è stato ancora vietato coltivare i terreni, raccogliere la legna, raccogliere i funghi, non è stato vietato neanche fare il trekking", come nella sua delibera del 7 marzo viene chiarito che in certe zone, in certi periodi nelle ZPS non si può neanche andare a fare fotografia naturalistica e trekking, né utilizzare le auto fuoristrada e vorrei capire come fanno i pastori ad andare a mungere le pecore se non utilizzando il fuoristrada per arrivare nell'ovile. Questo è uno dei misteri che io le sarei grato se lei volesse chiarirci. Comunque lei dice: "Va bene, ma tutto questo ancora non è successo". Sì, infatti, perché mancava il decreto del ministro e tutte queste cose, pur facendo salva la sua buona fede nel vigilare che ciò non avvenga, potrebbero anche avvenire una volta che si crea la situazione normativa che consente ai vincoli di essere accesi e di diventare pienamente operativi. Quindi, lei capirà che non bastano rassicurazioni generiche e né basta addebitare le colpe che altre amministrazioni passate hanno, ce le hanno, la Giunta regionale scorsa probabilmente non ha vigilato abbastanza, ma se questo basta per mitigare anche quelle che sono le vostre responsabilità, allora accontentatevi di questo, dividete le colpe con chi vi ha preceduto e così probabilmente vi laverete la coscienza.
Il bene ambientale, la tutela dell'ambiente è sempre un bene primario, è la cosa principale da salvaguardare, ma nell'ambiente, Assessore, ci vivono gli uomini, ci vivono esseri umani che per molti versi e per molti aspetti determinanti sono anche più importanti, forse, delle piante e degli animali. Io, per quanto riguarda la mia valutazione, tolgo il forse, sono molto più importanti gli uomini, il loro lavoro, il pane che portano a casa, la loro dignità, del resto. Ma si può trovare un sistema che concili questa attività dell'uomo con la salvaguardia dell'ambiente, ma non è quello di una sommatoria di divieti, non è quello di impedire agli esseri umani di vivere e di lavorare sul proprio territorio...
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
ARTIZZU (A.N.). Grazie. Perché anche l'esperienza di quei parchi eccessivamente vincolistici che hanno tenuto fuori, sbattuto fuori gli esseri umani sono stati fallimentari e proseguire su questa strada della trasformazione museale dell'ambiente non porta ad alcun beneficio, ed è per questo che questa manifestazione di dopodomani è fatta non da esaltati, Assessore, non da gente maleducata e male informata, ma è fatta da cittadini come lei e come me che sono giustamente e comprensibilmente preoccupati per il loro futuro e meritano rispetto.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.
Era la replica del collega che ha illustrato la mozione, non sono pervenuti emendamenti né ordini del giorno. Dobbiamo passare alla votazione.
Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Presidente, io ho firmato questa mozione perché, al di là dei problemi specifici che pone, pone un problema più generale su una materia importantissima che, secondo me, è la linea del Piave ideologica tra il Presidente della Regione, non dico le forze politiche della maggioranza, perché credo che con me condivideranno che la Regione è nata per fare una nuova esperienza di natura politica, è nata come strumento fondamentale di liberazione, un indispensabile decentramento del potere, un genuino ed efficace raccordo tra la politica e la società. Un'articolazione, insomma, destinata a travolgere il dato mortificante del centralismo burocratico nazionale, in qualche misura più burocratico ancora, per dare ampio respiro a uomini, organizzazioni, comunità. Stiamo eliminando il bene più prezioso che noi avevamo e abbiamo come sardi: il capitale sociale della nostra società, cioè quella rete di relazioni collettive di solidarietà e di impegno comunitarie che caratterizza il tessuto sociale, ogni tessuto sociale forte e coeso. L'ambiente nasce, cresce e si sviluppa con l'uomo, ogni territorio non è uguale all'altro, il territorio della Sardegna non è uguale a quello della Lombardia, non è uguale a nessun altro. Quindi pretendere di imporre norme generali sul territorio nazionale senza tener conto delle realtà locali credo che sia una cosa che non sta né in cielo e né in terra. L'ambiente va tutelato e dimensionato quindi all'uomo, e in questo caso all'uomo sardo, al suo progetto di sviluppo, trasferire un altro schema significa annullare i valori di una dotazione che è sovrana. Oggi Assessore all'ambiente, dal suo Presidente viene considerato e interpretato sezionandolo con norme che non sono compatibili con le nostre tradizioni e col tessuto amministrativo ed economico della Sardegna. Abbiamo già le direttive europee, abbiamo già il recepimento delle direttive europee con le direttive nazionali che sostengono che l'ambiente è delle popolazioni che in quell'ambito territoriale si sono insediate, l'ambiente quindi non è fatto di piante, di coste e di mari, ma di tutto un patrimonio che lo ha accompagnato nel suo sviluppo e allora, questo è il capitale che noi dobbiamo cercare di fare in modo, in qualche modo di capitalizzare, perché ogni progetto politico serio deve puntare ad unire e non a dividere, a rafforzare lo spirito di coesione e non a spiazzarlo come purtroppo sta avvenendo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Ma, io devo dire che ho apprezzato il tono misurato dell'Assessore, perché a differenza di altre volte, oggi ha avuto un approccio diverso con l'aula. Però, diciamo che per quanto riguarda i contenuti, io i dubbi che avevo prima li ho ancora adesso, dopo che lei ha illustrato la sua posizione. Ma, i dubbi li ho per diverse motivazioni; prima di tutto perché come lei stesso ha detto, la Regione non ha ancora emesso delle direttive di recepimento o meno del decreto di Pecoraro Scanio e quindi lei stesso ha detto che ha imposto ai Comuni i piani di gestione senza avere ancora prima detto qual è la posizione della Giunta regionale e quali sono le direttive, perlomeno queste, credo che lo debba ammettere che lei avrebbe dovuto chiedere l'approvazione dei piani di gestione una volta che la Regione si è espressa e che ha detto che cosa bisogna fare in questi territori, e quindi questo è il primo punto dove noi non possiamo accettare, non possiamo condividere il fatto che prima ci fanno fare le cose e poi arrivano le direttive della Regione. Secondo punto, lei ha detto, riferendosi a un punto dalla mozione, che chiedeva appunto delle posizioni chiare da parte del governo della Regione e del governo nazionale su quali erano l'attività economica e compatibile all'interno di quelle aree e quindi si chiedeva che il governo, che il Ministro in questo caso specifico si esprimesse e dicesse chiaramente qual è la loro posizione. Lei ha detto sì, ma il ministro Pecoraro Scanio con proprio decreto ha detto cosa bisognava fare. Allora io credo che dovrebbe preoccupare anche lei, Assessore, il Ministro seguendo e sulla falsariga di ciò che aveva fatto il ministro Ronchi non ha assolutamente escluso, non ha detto assolutamente che le aree soggette a SIC e ZPS non sono vincolate ai sensi della 394. Questo non è stato mai detto, il nostro dubbio è ancora questo, cioè noi siccome sia dal decreto del Ministro, dell'ultimo del 6 novembre del ministro Pecoraro Scanio non si evince questo, allora il nodo che noi abbiamo detto che non è stato mai sciolto, è ancora qui che praticamente noi stiamo andando avanti senza dire la verità ai sardi e ai sindaci perché praticamente su queste aree noi siamo convinti in base agli ultimi, a tutti i provvedimenti legislativi che ci sono stati, comprese sentenze del Tar e del Consiglio di Stato, dicono che queste aree ... equiparate alla 394. Allora, quando lei scioglierà questo punto allora potremo affrontare questo problema con un approccio sicuramente diverso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Sì, grazie Presidente e colleghi del Consiglio.
Noi voteremo a favore della mozione che in realtà ha avuto l'innegabile merito di riportare all'interno di quest'aula un problema che è sì il problema che la mozione solleva, ma è un problema più generale, ed è un problema che rischia se non c'è da parte della Giunta regionale e della maggioranza una intelligente azione di revisione degli strumenti che in questo momento sono a sua disposizione, rischia di portare in Sardegna un clima da scontro sociale che sarà assai più acceso e assai più intenso di quello che c'è stato in occasione del referendum sulla legge statutaria.
Perché dico questo? Perché voi sapete che esiste nell'iniziativa di tipo referendario che andrà verosimilmente a esplicare la sua azione nella primavera dell'anno venturo che rischia di dividere in due la Sardegna e rischia di dividerla su un argomento in cui invece gli stessi interventi che sono stati fatti in aula nella giornata odierna dimostrano che probabilmente esiste un terreno di ragionamento che può essere comune all'interno del Consiglio e tra centrodestra e centrosinistra. Cioè, il ragionamento che io vorrei fare è che è difficile che noi possiamo pensare di dividere la Sardegna tra palazzinari e sostenitori della salvaguardia ambientale. Io credo che il livello di sensibilità verso le problematiche della tutela della salvaguardia ambientale sia diffuso, sia all'interno di quest'aula sia all'esterno di quest'aula e credo che sia un valore aggiunto della sardità, quindi credo che sia un valore su cui dobbiamo insistere per investire in positivo. Se invece noi arriveremo a uno scontro di posizione tra coloro i quali sostengono che ci sia un blocco dello sviluppo e una pietrificazione dell'ambiente che espelle l'uomo e coloro che dall'altra parte invece sostengono che ci sia un movimento di tipo sostanzialmente speculativo e del mattone che si contrappone, beh, andremo all'ennesima divisione sanguinosa in Sardegna. Esiste la necessità che questo Consiglio riprenda in mano normative che oggi sono contestate in alcune parti dagli stessi tribunali amministrativi regionali e che riesca a superare una situazione che finirebbe con l'essere di conflitto totale a 360 gradi in Sardegna, con ripercussioni complessive che sicuramente nessuno di noi desidera in quest'aula. E' una valutazione che la Giunta e la maggioranza...
PRESIDENTE. Prego concluda...
VARGIU (Riformatori Sardi). Chiedo scusa Presidente, concludo, è una valutazione che la Giunta e la maggioranza dovrebbero fare per capire se esiste una strada per uscire da questo possibile impasse.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Sì, la sento onorevole, ha parlato il Capogruppo, ma riteniamo che noi siamo liberaldemocratici e siccome siamo democratici sino in fondo non solo parla il Capogruppo ma può essere rafforzativo di quello che dice il Capogruppo e il Capogruppo ha detto cose serie, e il Capogruppo ha detto cose serie che avrebbe fatto bene ad ascoltare con attenzione, lei che dovrebbe rappresentare in Sardegna...
PRESIDENTE. Onorevole Dedoni la prego...
DEDONI (Riformatori Sardi). ...l'I.D.V. cioè l'onorevole Di Pietro. Comunque sia, comunque sia...
PRESIDENTE. Prego onorevole Dedoni.
DEDONI (Riformatori Sardi). Io prendo atto delle annotazioni finali che l'Assessore ha posto in campo e delle rassicurazioni che ha rivolto a quest'aula, pur tuttavia restano dei dubbi, delle difficoltà a capire quali possano essere i percorsi seri che quest'Aula condivide insieme all'Esecutivo nel momento in cui la Sardegna sembrerebbe essere esclusivamente gravata da vincoli e non trovare una prospettiva di sviluppo ancorché i vincoli possano essere suscettibili di uno sviluppo e di una economia. Ora, mi pare che da tutti, ad iniziare dall'onorevole Uras che, su questo ribadisco, rimarcava l'assenza di una maggioranza, credo che bisogna tener conto di queste dichiarazioni perché l'organizzazione territoriale della Sardegna, con i vincoli così come sono stati apposti e si intendono apporre, significa un freno, se non si capisce con chiarezza dove si vuole arrivare. Ribadisco e riaffermo, anche al nome del Gruppo, che noi siamo per la tutela ambientale e per uno sviluppo sostenibile ma all'interno di regole precise, chiare e condivise, nel sistema autonomistico totale della nostra Regione. Il che vuol significare, ribadisco ancora una volta, che noi espliciteremo, anche in una proposta di legge, quelli che sono gli indirizzi esatti e precisi che si vuole dare al prossimo Governo della Regione, con l'auspicio che sia un Governo di centrodestra ma che abbia ben chiare quelle che sono le linee e gli indirizzi anche su quella che è o che viene indicata, da più parti del centrosinistra, la volontà di sopraffazione, la volontà di voler modificare a tutta vista quello che è il percorso sino ad oggi fatto da questa maggioranza… con l'auspicio chiaro e serio che ci sia un percorso veramente importante nello sviluppo della Sardegna e non siano i vincoli calati dall'alto che certamente non aiutano in una crescita civile e democratica.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Dedoni. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Grazie Presidente, io voterò a favore della mozione numero 143, che è stata proposta dal collega Artizzu, accompagnata dalle firme di molti colleghi dell'opposizione, devo dare atto che l'aver portato un argomento così attuale dentro quest'Aula ha sicuramente contribuito alla conoscenza di tutti noi, riuscire a percepire elementi che davvero non erano conosciuti, in che senso? Nel senso che il Governo del territorio che non può essere espropriato da quella che è la competenza primaria di chi il territorio lo vive, di chi il territorio lo difende, lo tutela, non può restare ai margini di questo dibattito. Quindi noi abbiamo una esigenza primaria e l'Assessore da questo punto di vista ha presentato anche una apertura importante a mio giudizio che è quella di coinvolgere davvero i territori, oggi noi abbiamo una Regione che paradossalmente è per un terzo della sua intera superficie soggetta a dei vincoli. Abbiamo il vincolo del Piano paesaggistico, che sappiamo bene che per 1600 chilometri di costa e per una profondità media di tre chilometri e mezzo determina un vincolo alla fine che è di circa un quarto dell'intera superficie della nostra Isola. Abbiamo i vincoli derivati naturalmente dai parchi, abbiamo i vincoli derivati da un Piano paesaggistico che in maniera folle è andato a gravare anche sui terreni agricoli, per fortuna oggi c'è una sentenza del Tar che probabilmente significherà un rivedere questa posizione. Abbiamo i vincoli di cui parliamo in questa sede. Questo significa che non tener conto di quello che è il prezioso contributo del Consiglio delle autonomie locali, tener conto di quella che è l'indicazione contenuta nei provvedimenti a livello comunale come il PUC che ovviamente sono delegati a governare il territorio di ogni comune, sembra davvero, ancora una volta, accentrare un potere in mano alla Regione, in mano in questo caso anche allo Stato, senza avere possibilità di coniugare e di declinare, come diceva il collega Dedoni la compatibilità ambientale vera e l'utilizzo del territorio. Cioè ambiente sostenibile non significa ambiente non fruibile, significa invece riuscire a trarre e a far sopravvivere quel ambiente come bene prezioso, però utilizzandolo! Quindi deve essere allo stesso tempo una risorsa totalmente fruibile. Ecco perché noi Riformatori voteremo ovviamente a favore di questa mozione e diamo atto al consigliere Artizzu di aver proposto un argomento e un tema che appassiona tutta la Sardegna e che davvero ci preoccupa perché nella manifestazione che è attesa fra qualche giorno probabilmente saremo tutti messi in mora rispetto a questo dibattito e quindi la nostra responsabilità emergerà ancora in maniera più netta. Ecco io lo dico anche ad un ex collega che oggi naturalmente ha il ruolo di essere Assessore dell'ambiente e di cui apprezziamo anche la capacità di saper dare risposte ai problemi della Sardegna perché è non farsi promotore, lei Assessore in prima persona, ma l'intera Giunta regionale, di andare nei territori, di dialogare con i comuni, di avere il massimo della partecipazione affinché le politiche tutela ambientale siano davvero condivise dai territori. Se questo non avviene voi cadete in quel peccato originale che altre Giunte regionali, probabilmente precedentemente alla vostra, erano cadute. Non possiamo non dialogare con i territori perché solo attraverso questa forza si avrà davvero la possibilità di dare un programma di ambiente sostenibile e quindi di utilizzo.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pisano. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CASSANO (Riformatori Sardi). Grazie Presidente, io intervengo brevissimamente per chiedere il voto elettronico palese e per dichiarare il mio voto favorevole a questa mozione. Io sono fra i firmatari della mozione del collega Artizzu. Allo stesso tempo, per sottolineare una nota, anche se non molto positiva nei confronti dell'Assessore, nel senso che fa piacere vederlo in Aula, e debbo dare atto all'Assessore che ha risposto anche in tono pacato alle segnalazioni che sono pervenute però onestamente mi aspettavo da parte sua, essendo anche lui come me un ex sindaco di un comune del territorio, che si facesse, come diceva il collega Pisano, portavoce anche in vista di questa manifestazione di dopodomani a Cagliari dove vedremo la presenza di tanti amministratori, di tanti sindaci, di tanta gente che verrà qui a manifestare, proprio perché vi fosse questa apertura per riconoscere veramente la competenza ai nostri comuni e ai nostri territori e non una imposizione dall'alto come sta avvenendo e come è avvenuto in passato. Io non sono qui a giustificare nessuno, a me non mi riguarda. Non mi interessa se la deliberazione a suo tempo adottata dalla Giunta regionale porta o portasse la firma dell'allora Presidente della Giunta regionale. Io sottolineo un aspetto negativo che è quello della imposizione ai comuni, ai territori, io ritengo che invece l'Assessore, come diceva il collega Pisano, abbia il compito, diritto-dovere di verificare e di sentire eventualmente le nostre popolazioni per valutare assieme il da farsi, senza imporre dall'alto dei vincoli che sono ancora una volta inaccettabili, anche alla luce delle recenti sentenze che vedono in negativo, appunto, queste posizioni. Quindi, caro Assessore, mentre mi complimento per il suo tono pacato, che solitamente non è usuale da parte sua nel riferirsi ai colleghi, però in questo caso l'ha fatto, gli devo dare atto su questo, però devo richiamare e sottolineare negativamente il suo atteggiamento da ex sindaco, nel senso che dovrebbe avere maggiore sensibilità nei confronti degli enti locali. Grazie
PRESIDENTE. Grazie onorevole Cassano.
Ha domandato di parlare la consigliera Corrias per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CORRIAS (D.S.). Grazie. Per annunciare il mio voto contrario alla mozione. Onorevole Cassano, io ero Sindaco di Baunei quando la Regione ha pubblicato il bando per la redazione dei piani di gestione dei SIC…
PRESIDENTE. Vi prego colleghi, c'è brusio, non si riesce a seguire l'intervento. Onorevole la Spisa, prego!
CORRIAS (D.S.). Qualche secondo in più Presidente allora.
Per chi conosce la storia del mio Comune sa che non ci siamo mai tirati indietro quando si è trattato di combattere contro i potenti, che imponevano le cose dall'alto. E mi pare, tanto per ricordarci un pochino, che la 394 sia del 1991 e non mi sembra che al governo dello Stato ci fosse il centrosinistra, quindi avremo tutti quanti il dovere di avere una memoria un pochino più lunga. In quel momento, come amministrazione comunale, avevamo intravisto in quello strumento l'occasione finalmente per decidere come comunità, dal basso, da protagonisti, quali regole darci per la tutela del nostro territorio, compatibili con le attività tradizionali e prevedere gli interventi adeguati per la valorizzazione di quel patrimonio. Era anche una sfida - e le comunità locali finalmente devono accettarle le sfide quando gli vengono date -, era anche una sfida che vedeva finalmente i comuni in prima fila a decidere del proprio futuro. Nessun piano è una Bibbia, nessun piano è stato imposto dall'alto, nessun piano, viste le grandi differenze tra i territori, deve essere fotocopia dell'altro. Le comunità sono state messe in grado di autodeterminarsi, di scegliere regole condivise. Ancora oggi io considero i piani di gestione… non sono inposizioni di nuovi vincoli, nessun ritorno a provvedimenti calati dall'alto. Certo, la delibera del 7 marzo 2007 ha creato degli allarmi, non lo nego. In quella delibera si prevedeva una bozza d'intesa. Quello che io non ho condiviso in quella delibera è il fatto che sia stata, sì, certo, l'urgenza per le procedure di infrazione, così come ha detto l'Assessore, però il passaggio ineludibile nei confronti delle comunità bisognava farlo. Il confronto dopo quell'allarme c'è stato. In tutti i territori si sono tenuti e si stanno tenendo dei confronti serrati, e dove si ragiona senza pregiudizi il confronto è sereno. Io ho partecipato a diversi di questi incontri. Dove invece intervengono strumentalizzazioni, strumentalizzazioni politiche, qualsiasi ragionamento viene alterato. Ritengo che il risultato ottenuto e cioè quello, se pur non scritto nel decreto, ma l'Assessore ha assicurato che…
PRESIDENTE. Prego concluda!
CORRIAS (D.S.). …e cioè le comunità devono essere rassicurate che i piani di gestione del SIC non saranno sottoposti al regime della 394. Io credo che questa sia una battaglia che noi come Regione Sardegna dobbiamo fare. Per finire, un rammarico, un rammarico soltanto: Tutti noi parliamo dell'autonomia, di come aumentare il nostro potere contrattuale nei confronti dello Stato, ebbene, io credo che l'occasione perduta della riforma dello Statuto, si tratta veramente anche in questo caso di un'occasione perduta, perché riformare lo Statuto, un nuovo Statuto, sarebbe stata la strada più certa che come Regione potevamo percorrere per ampliare la nostra competenza in materia di tutela ambientale. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Corrias, non ho altri iscritti a parlare.
Chi sostiene la richiesta dell'onorevole Cassano?
(Appoggia la richiesta l'onorevole Vargiu.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 143.
(Segue la votazione)
Dichiaro il mio voto di astensione e prendo atto che la consigliera Barracciu ha votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Capelli - Cappai - Cassano - Cherchi Oscar - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Diana - Farigu - Floris Mario - La Spisa - Ladu - Lai Renato - Liori - Lombardo - Marracini - Milia - Moro - Murgioni - Petrini - Pisano - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Sanjust - Sanna Matteo - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Cachia - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Lai Silvio - Lanzi - Licheri - Manca - Marrocu - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisu - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.
Si sono astenuti: Atzeri - Balia - Caligaris - Giorico - Ibba - Maninchedda - Masia - Rassu - Scarpa.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 77
votanti 68
astenuti 9
maggioranza 35
favorevoli 28
contrari 40
(Il Consiglio non approva).
Colleghi, anche se i lavori erano programmati sino alle ore 14, ho la richiesta dei Capigruppo di sospendere qui i lavori. Ho sentito anche due Capigruppo dell'opposizione, per cui i lavori terminano qui e riprenderanno stasera alle ore 16. La seduta prosegue alle ore 16.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 19, viene ripresa alle ore 16 e 29.)
PRESIDENTE. Bene colleghi, siamo un po' in numero esiguo, ma è necessario iniziare, o comunque sia darsi una regolata e far sì che i lavori dell'Aula possano riprendere se abbiamo intenzione di farlo. Quindi pregherei i colleghi di sollecitare i colleghi dei gruppi affinché siano presenti in aula. L'ho fatto io per primo con il mio Gruppo, ecco che è arrivato il collega Pileri sperando che arrivino gli altri. Quindi direi di riprendere i lavori alle ore 16 e 40, che si riprenda a lavorare alle 16 e 40 in prosecuzione della seduta antimeridiana, pregando i colleghi di sollecitare i nostri colleghi che vengano in Aula. Tutto qui, grazie.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 30 , viene ripresa alle ore 16 e 45.)
Commemorazione di ex consigliere
PRESIDENTE. Bene colleghi diamo inizio ai lavori pomeridiani. La seduta è prosecuzione della seduta interrotta stamattina alle ore 13 e 30. Prima di iniziare e proseguire l'ordine del giorno dobbiamo procedere alla commemorazione dell'onorevole Carlo Sanna scomparso recentemente. Quindi prego i colleghi di prestare attenzione e di ascoltare in piedi. Grazie.
All'età di 87 anni è recentemente scomparso l'onorevole Carlo Sanna che ha fatto parte di questa Assemblea nelle prime quattro legislature dal 1949 al 1963. Consigliere regionale, parlamentare, dirigente leader di spicco della grande famiglia della sinistra sarda, ha animato il dibattito civile e istituzionale isolano, da prima come figura di vertice del partito sardo d'azione socialista, quindi tra le fila del partito socialista italiano e successivamente come promotore e co-fondatore del partito socialista di unità proletaria PSU, a fianco di Emilio Lussu. La sua passione politica dalla parte delle fasce più deboli della società sarda l'ha fatto diventare protagonista delle più significative battaglie a sostegno del sistema industriale isolano e nelle lotte dei lavoratori. L'onorevole Sanna entrò a far parla del Consiglio regionale all'indomani dell'elezione del '49 come esponente del partito sardo d'azione socialista, passando poi al Gruppo socialista e ricoprendo l'incarico di vice segretario della Commissione igiene e sanità. Ma i suoi interessi a favore dei lavoratori e delle parti più deboli della società lo spinsero ad interessarsi più in generale dei numerosi problemi della Sardegna in tutti i settori dalla scuola in fase di liberalizzazione postbellica, ai lavoratori disoccupati, dal piano di solidarietà popolare alle iniziative a favore delle popolazioni colpite da alluvione.
L'esperienza politica e istituzionale dell'onorevole Sanna proseguì anche nelle successive tre legislature fu Presidente del Gruppo consiliare del partito socialista e vice Presidente della Commissione bilancio. Il suo nome figura tra i proponenti di vari progetti di legge significativi: la costituzione dell'ente sardo per le case popolari, l'istituzione di una tassa sui metalli a favore dei Comuni minerari, l'abolizione dei diritti perpetui di pesca nelle acque lagunari, la proposta di legge concernente i piani straordinari di investimento, intensa anche la sua attività ispettiva sulla situazione drammatica nel Gerrei, sulla costruzione della stazione marittima di Olbia, sui cantieri di lavoro nei siti archeologici. Appena costituita la Commissione speciale sullo studio di un progetto di modifica dello statuto l'onorevole Sanna entrò a farne parte assumendo l'incarico di vice segretario. Si occupò della riforma dei contratti di pascolo e territorio dell'isola e delle facilitazioni di viaggio a favore degli elettori sardi del Consiglio regionale oltre che della concessione delle terre incolte. Molto intensa l'attività ispettiva con particolare riguardo ai settori dell'agricoltura, della sanità progetto di un nuovo ospedale a Cagliari, servitù militari. Nel 1963 nel corso della quarta legislatura si dimise dal Consiglio regionale in seguito alla candidatura e alla elezione alla camera dei deputati.
Nel ricordare il grande impegno civile e sociale dell'onorevole Carlo Sanna, rivolgiamo ai familiari il cordoglio del Consiglio regionale. Raccogliamoci in un minuto di silenzio, colleghi, grazie.
(I consiglieri osservano un minuto di silenzio in segno di lutto.)
Discussione e approvazione della mozione Pisano - Sanna Matteo - Gallus - Cassano - Dedoni - Vargiu - Diana - Artizzu - La Spisa - Randazzo Alberto - Ladu - Liori - Moro - Rassu - Lombardo - Contu - Licandro - Sanjust - Pileri - Petrini - Randazzo Vittorio - Cappai - Amadu - Capelli - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Murgioni - Floris Mario - Cherchi Oscar - Farigu sul fallimento del modello della programmazione dello sviluppo territoriale attuato attraverso la progettazione integrata, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54
del Regolamento (146)
PRESIDENTE. Bene colleghi, proseguiamo i lavori, abbiamo all'ordine del giorno la discussione della mozione numero 146. Prima di iniziare i lavori do atto che è rientrato in Aula il consigliere Pileri per cui il congedo si ritiene annullato.
L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 146.
(Si riporta di seguito il testo della mozione:
Mozione Pisano - Sanna Matteo - Gallus - Cassano - Dedoni - Vargiu - Diana - Artizzu - La Spisa - Randazzo Alberto - Ladu - Liori - Moro - Rassu - Lombardo - Contu - Licandro - Sanjust - Pileri - Petrini - Randazzo Vittorio - Cappai - Amadu - Capelli - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Murgioni - Floris Mario - Cherchi Oscar - Farigu sul fallimento del modello della programmazione dello sviluppo territoriale attuato attraverso la progettazione integrata, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.
IL CONSIGLIO REGIONALEPREMESSO che la firma degli accordi di programma nel giugno e nel novembre 2004 segnò la conclusione della fase di ottimizzazione del primo bando PIT 2001, che portò all'impegno di risorse complessive del POR Sardegna 2000-2006 per 360 milioni di euro, oltre a ulteriori 42 milioni di quote di coofinanziamento dei privati;
EVIDENZIATO che, in considerazione delle risorse effettivamente impegnate, la Giunta regionale ritenne che il quadro che se ne deduceva fosse fortemente deficitario per quanto riguardava il procedimento di realizzazione dei PIT, progetti di sviluppo locale che erano nati con lo scopo di utilizzare il 40 per cento dei fondi del POR Sardegna 2000-2006 per promuovere uno sviluppo integrato in alcune aree del territorio isolano, quelle caratterizzate dal maggiore ritardo nello sviluppo socio-economico;
VALUTATO che dall'11 novembre 2004 è stato annunciato l'avvio di un processo di confronto partenariale per la definizione di un nuovo percorso di programmazione dello sviluppo locale teso a razionalizzare e unificare tutti i processi programmatori avviati e in atto fino a tale data, e tutto ciò, si era detto, "al fine di migliorare la qualità nell'utilizzo delle risorse e l'integrazione tra i vari strumenti, partendo dalla constatazione che gli strumenti della programmazione territoriale fossero stati utilizzati con scarsa integrazione, con una qualità spesso insoddisfacente e in assenza di un quadro programmatorio chiaro e condiviso all'interno del quale operare le scelte";
VERIFICATO che la scelta del nuovo modello di programmazione delle azioni di sviluppo locale, definito con una certa enfasi dalla nuova Giunta regionale presieduta dall'On. Renato Soru come "rivoluzionario" e che si intendeva con questo segnare una netta discontinuità con il passato e che la nuova filosofia, al di là di ogni conforto scientifico, introduceva una palese ingiustizia di fondo, che poteva anche tradursi nella affermazione: "Chi ha avuto, ha avuto, chi ha dato ha dato, scurdiamoci u' passato ...";
ACCERTATO che il gruppo regionale di coordinamento aveva ritenuto che, dei 30 PIT presentati, appena 13 fossero valutabili positivamente, disponendo un finanziamento complessivo di 389.245.800 euro pari al 10 per cento delle risorse utilizzabili (40 per cento delle risorse POR) mentre 8 dei 30 PIT venivano dichiarati esclusi, e che per gli altri 9 PIT si sarebbe dovuto provvedere in una fase successiva attraverso un processo di riottimizzazione o di rimodulazione;
EVIDENZIATO che la Regione Sardegna, fra le sette regioni coinvolte nei PIT, è risultata quella con il più basso tasso di utilizzo delle risorse complessivamente utilizzabili (10 per cento) e con il più basso indice di coinvolgimento territoriale (solo il 52 per cento dei comuni della Sardegna) contro un 100 per cento delle Regioni Calabria, Basilicata e Molise, 88 per cento di Puglia e Sicilia e 68 per cento della Campania;
ATTESO che il cambio di rotta nelle politiche della programmazione integrata ha fatto sì che le aree più povere, quelle paradossalmente rimaste escluse dai primi 13 finanziamenti del bando PIT 2001, non potessero fruire di un pari sostegno per il recupero del ritardo nello sviluppo locale, attraverso azioni progettuali di ottimizzazione o rimodulazione del Bando PIT 2001 o partecipando con condizioni di priorità ad un secondo bando PIT;
ACCERTATO che dal mese di gennaio 2005 venne dato avvio ad un ciclo di incontri sulla programmazione integrata nelle otto province, promossi dall'Assessorato regionale della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio e ritenuti propedeutici per l'avvio operativo del nuovo processo della programmazione regionale dello sviluppo locale e la preparazione dei relativi bandi, la cui pubblicazione si diceva fosse imminente e comunque prevista per l'inizio dell'estate 2005;
ATTESO che il 24 aprile 2005 l'Assessore regionale della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio, professor Francesco Pigliaru, e il direttore del Centro regionale di programmazione, dottor Salvatore Orlando, ritenuto il padre della rivoluzione dei principi ispiratori del nuovo corso della programmazione, presentarono, con evidente orgoglio, la nuova filosofia politica ed il nuovo modello di sviluppo territoriale, basato su una maggiore collaborazione e partecipazione del territorio attraverso la creazione della carta del partenariato istituzionale e socio-economico, un patto cioè tra la Regione, gli enti locali, le parti economiche e sociali;
VERIFICATO che, fin dall'inizio, il percorso delineato per la nuova politica di programmazione dello sviluppo locale era apparso tortuoso, complesso e lungo e che fin dal primo momento emersero forti dubbi e perplessità da parte dei vari attori chiamati a partecipare ai tavoli di concertazione della "nuova programmazione rivoluzionaria" in ordine soprattutto alla disponibilità delle risorse e ai tempi necessari per l'attuazione di tutte le procedure;
ACCERTATO che l'iter procedurale e cronologico si sarebbe dovuto articolare nel tempo nelle diverse fasi:
a) creazione di un tavolo di coordinamento regionale e tavoli per l'analisi dei bisogni territoriali e definizione delle proposte delle linee guida di impostazione;
b) creazione di strumenti tecnici per l'elaborazione dei progetti integrati consistenti in un laboratorio regionale, con funzioni di coordinamento e di otto laboratori provinciali di progettazione;
c) deliberazioni della Giunta regionale per il finanziamento delle operazioni inserite nei progetti integrati di sviluppo da attuare con risorse finanziarie del POR Sardegna 2000-2006 e con ulteriori risorse diverse dal POR Sardegna 2000-2006 (fondi per le aree sottoutilizzate, fondo per la programmazione negoziata, fondi regionali di cui alla legge regionale n. 1 del 2006);
d) pubblicazione dell'avviso pubblico per presentazione di domande di partecipazione ai partenariati di progetto che presentano i progetti integrati di sviluppo;
e) costituzione dei partenariati di progetto per la presentazione degli specifici progetti integrati di sviluppo;
f) elaborazione da parte dei partenariati di progetto, con il supporto dei laboratori provinciali e dei gruppi tecnici regionali, delle proposte preliminari e definitive dei progetti integrati di sviluppo;
g) approvazione dei progetti integrati di sviluppo territoriali da parte dei tavoli di partenariato provinciali;
h) approvazione dei progetti integrati di sviluppo da parte del tavolo di partenariato regionale;
i) presentazione all'Amministrazione regionale della proposta definitiva dei progetti integrati di sviluppo;
l) valutazione dei progetti integrati di sviluppo da parte del Nucleo regionale di valutazione e verifica degli investimenti pubblici;
m) modifica o integrazione dei progetti integrati di sviluppo sulla base della valutazione del Nucleo regionale di valutazione e verifica degli investimenti pubblici;
n) approvazione dei progetti integrati di sviluppo da parte della Giunta regionale con l'assegnazione di uno specifico punteggio in funzione della valutazione complessiva, con la specifica condizione che, per le operazioni relative ad opere pubbliche, tale punteggio sarà assegnato solo se gli interventi sono localizzati in comuni non compresi nelle 13 aree PIT che hanno beneficiato dei finanziamenti del bando PIT 2001;
o) pubblicazione dei bandi di gara, a valere sulle specifiche misure del POR Sardegna 2000-2006, per la selezione delle operazioni dei progetti integrati di sviluppo approvati da ammettere a finanziamento;
RICHIAMATA la delibera della Giunta regionale n. 13/2 del 30 marzo 2006, avente per oggetto "La nuova progettazione integrata per lo sviluppo dei territori della Sardegna" con la quale si intendeva dare attuazione alla progettazione integrata, ormai avviata 18 mesi prima (nel novembre 2004), ponendo a disposizione risorse complessive per euro 693.468.848,72 che si sarebbe dovuta realizzare attraverso una "riprogrammazione intermedia del POR Sardegna 2000-2006, per avviare un nuovo percorso per la progettazione integrata finalizzato a orientare strategicamente l'utilizzazione delle risorse ancora non programmate del POR Sardegna 2000-2006 e degli altri strumenti di finanziamento nazionali e regionali";
CONSTATATO che nella citata delibera erano anche indicate le modalità di attuazione del nuovo percorso strategico della progettazione integrata, che essenzialmente coincidevano con quanto previsto nel paragrafo 1.6 del Complemento di programmazione del POR Sardegna 2000-2006 e che si articolavano nelle diverse fasi già indicate, secondo un cronoprogramma che aveva avuto inizio nel novembre 2004 e nel quale la fase di individuazione degli obiettivi, delle strategie e delle azioni prioritarie era già ritenuta conclusa fin dal febbraio 2006, con l'approvazione da parte dei tavoli di partenariato provinciali e con la presa d'atto da parte del tavolo di partenariato regionale dei rapporti d'area provinciali della progettazione;
PRESO ATTO che, con la definizione dei rapporti d'area e la loro condivisione da parte del partenariato, si era ritenuto che fosse stato ben focalizzato per ogni singola provincia il quadro logico territoriale e settoriale della progettazione integrata, e con questi poteva essere composto il quadro unitario regionale della progettazione integrata;
VERIFICATO che per supportare il processo della nuova progettazione integrata erano stati istituiti:
tavolo di partenariato regionale, costituito dai soggetti del partenariato istituzionale e socio-economico presenti nel comitato di sorveglianza del POR Sardegna 2000-2006;
tavoli di partenariato provinciali, composti dagli enti locali (provincia, comuni, comunità montane) del territorio di riferimento, dai soggetti del partenariato economico e sociale rappresentati nel tavolo di partenariato regionale, da altri organismi pubblici locali o da organizzazioni economiche e sociali portatrici di interessi diffusi, che abbiano uno specifico radicamento nel territorio di riferimento;
gruppo regionale di coordinamento;
gruppi tecnici regionali, individuati in funzione di specifici ambiti di intervento;
laboratori territoriali di progettazione, attivati in ciascuna delle otto nuove province della Sardegna nell'ambito della misura 4.4 (azione 4.4.a) del POR Sardegna;
EVIDENZIATO che con l'approvazione della citata delibera di Giunta regionale n. 13/2 del 30 marzo 2006 la Giunta regionale intendeva dare atto dell' imminente avvio della fase di cui al punto d) indicato nel citato cronoprogramma;
VERIFICATO che il comitato di coordinamento del POR Sardegna 2000-2006, in ottemperanza alle previsioni della delibera di Giunta regionale n. 13/2 del 30 marzo 2006, aveva regolarmente approvato l'avviso pubblico per la presentazione di progetti integrati di sviluppo;
VISTO l'avviso pubblicato sul supplemento straordinario al BURAS n. 14 del 4 maggio 2006, per la presentazione delle domande di partecipazione ai partenariati di progetto per la successiva presentazione dei progetti integrati di sviluppo che fissava la scadenza alla data del 19 giugno 2006;
RAVVISATO che, nonostante la obiettiva complessità della procedura, furono presentate oltre 14.500 manifestazioni di interesse all'adesione ai partenariati pubblico-privati;
OSSERVATO che, a seguito della valutazione delle oltre 14.500 domande, ben 11.500 sono state dichiarate ammesse e quindi ritenute idonee alla partecipazione per la costituzione dei partenariati di progetto;
RICHIAMATO che, per definizione, i partenariati sono costituiti da aggregazioni di soggetti proponenti, aventi ambiti di riferimento comuni, che hanno il compito di predisporre e presentare il progetto integrato di sviluppo territoriale e che sono composti da enti locali (in forma singola e/o associata), imprese (in forma singola e/o associata), associazioni di categoria e datoriali, organizzazioni sindacali, associazioni ambientaliste e culturali, rappresentanze del privato sociale, università, centri di ricerca e tutti gli attori dello sviluppo interessati al progetto integrato;
ACCERTATO che, per ciascuna area provinciale, nei mesi di luglio e agosto 2006 erano stati regolarmente costituiti i partenariati di progetto con la stipula dei relativi protocolli di intesa, e che gli stessi, complessivamente, hanno aggregato al loro interno oltre 10 mila partner fra quelli che avevano avanzato la manifestazione di interesse alla adesione;
VISTO il bando pubblicato nel mese di settembre 2006 con il quale i partenariati di progetto furono chiamati a presentare i progetti integrati di sviluppo entro la data del 20 ottobre 2006, successivamente prorogata al 20 dicembre 2006;
CONSTATATO che, con delibera n. 36/8 del 18 settembre 2007, la Giunta regionale ha preso atto della determinazione dell'Autorità di gestione del POR Sardegna ed ha approvato l'elenco finale e riepilogativo dei 198 progetti valutati e che, con detta approvazione, si ritiene conclusa la lunga e faticosa storia della "rivoluzione" politico-culturale della programmazione regionale dello sviluppo locale, con il nuovo corso della progettazione integrata, iniziata quasi tre anni prima, nel lontano novembre 2004;
CONSIDERATO che l'intera odissea vissuta dagli enti locali, dalle imprese, dalle organizzazioni sindacali e datoriali, dal mondo dell'associazionismo e del volontariato, è durata complessivamente tre anni e che, con la citata delibera della Giunta regionale del 18 settembre 2007, tutti gli sforzi e tutte le speranze di tutti i soggetti che hanno creduto nel nuovo corso della programmazione integrata arrivano tristemente al capolinea senza che nemmeno un euro dei 693 milioni previsti dalla delibera della Giunta regionale del 30 marzo 2006 del POR Sardegna 2000-2006 sia stato assegnato ai soggetti richiedenti;
OSSERVATO che l'orientamento della Giunta regionale è ora quello di prevedere una ulteriore fase della lunga storia della programmazione integrata che inizierebbe con la stabilizzazione dei 198 partenariati chiamati a costituirsi in consorzi o fondazioni, con aggregazioni per territori omogenei, dando luogo a nuovi soggetti giuridici pubblico-privati, con partecipazione maggioritaria dei partner privati, capaci di candidarsi all'ottenimento delle risorse del POR Sardegna 2007-2013;
VERIFICATO che i tempi di realizzo delle idee imprenditoriali manifestate da migliaia di soggetti, che hanno fin qui speso risorse e tempo, si allungano a dismisura e che, concretamente, si allontana anche l'attuabilità proprio perché comprensibilmente le condizioni e i presupposti progettuali mutano rapidamente e dopo alcuni anni diventano carta straccia,
impegna la Giunta regionale
ad adottare provvedimenti urgenti di riequilibrio nei processi di recupero del ritardo nello sviluppo locale, utilizzando anche i punteggi di valutazione riportati dai PIT presentati dai 198 partenariati, a favore delle aree rimaste definitivamente escluse dai benefici della programmazione integrata, complessivamente rappresentative del 48 per cento dei Comuni della Sardegna e pari al 77 per cento dell'indice percentuale di ritardo dello sviluppo locale;
ad avviare un nuovo indirizzo della programmazione dei processi di sviluppo locale tesi all'utilizzo delle risorse ancora disponibili nel POR Sardegna 2000-2006 e delle future risorse del POR 2007-2013, rinunciando alla politica della progettazione integrata posta in essere fino ad oggi, risultata fallimentare e pervenuta senza risultati alla fase finale, adottando entro sessanta giorni un nuovo piano regionale dello sviluppo locale da approvarsi nella appropriata sede del Consiglio regionale;
a restituire certezze alle migliaia di soggetti privati e pubblici che hanno scommesso nella serietà della progettazione integrata e della programmazione regionale presentando idee serie e innovative di sviluppo locale e che costituiscono un grande patrimonio non teorico, ma di grande valenza per la crescita dei territori;
a rendere inoltre le procedure di cui sopra più snelle e rapide, al fine di accelerare la spendita delle risorse residue e future evitando, in coerenza anche con quanto previsto dalla legge regionale n. 12 del 2005, il rifiorire di centinaia di nuovi soggetti giuridici pubblico-privati deputati a funzioni di agenzie dello sviluppo locale e in sovrapposizione disordinata con gli ambiti territoriali ottimali individuati.)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
PISANO (Riformatori Sardi). Attendiamo che l'Assessore raggiunga la sua postazione. Grazie Presidente. Io esprimo un particolare ringraziamento a lei, naturalmente, e a tutti i colleghi che sono presenti, ma in maniera più specifica all'assessore Eliseo Secci, che mi pare forse per la prima volta o una delle prime volte che partecipa ad una riunione in questa Aula investe di Assessore alla programmazione.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue PISANO.) E non potevo, lo dico con molta franchezza, trovare migliore interlocutore per l'illustrazione di questa mozione, trattandosi di una mozione che coinvolge direttamente le sue conoscenze e i suoi saperi, in quanto l'assessore Secci sino a poco tempo fa, ovviamente, era un consigliere che sedeva da questa parte dell'aula e in quanto soprattutto è stato anche sindaco di un'importante Comune della Provincia di Cagliari di Decimomannu e quindi chi meglio di lui può avere la sensibilità giusta per capire e valutare i problemi che noi oggi sottoponiamo. Più che problemi vogliamo raccontare quasi una storia. Diceva il professor Lilliu: la storia della Sardegna è scritta nelle pietre, e noi crediamo che se davvero, così com'è vero, che la storia della Sardegna è scritta nelle pietre questa sarà probabilmente una storia che si aggiungerà e che le pietre un domani riporteranno, proprio perché questa della progettazione integrata in Sardegna è una vicenda, è una storia lunga. Una storia che sembrerebbe quasi senza fine che è iniziata come voi tutti sapete molto tempo fa, e che quindi noi vorremmo raccontare per intero.
Il primo bando porta la data del 2001, e la conclusione di quel primo bando noi tutti lo ricordiamo fu che solo 13 dei progetti della cosiddetta progettazione integrata furono finanziati a dispetto dei 22 che furono ammessi a finanziamento e in attesa, si diceva in quel momento, che arrivasse una fase successiva che si era già definita fase di ottimizzazione della progettazione precedente, fin lì presentata. E mi aiuta molto, tra l'altro, raccontare questa storia, che non è davvero forzato definire essere uno dei bluff più grossi che l'amministrazione regionale ha messo e organizzato nei confronti delle cittadini della Sardegna, ma proprio perché vorrei partire da alcune osservazioni, da alcune iniziative legislative, interrogazioni, interpellanze, mozioni che erano state presentate in quest'Aula proprio da alcuni consiglieri che oggi siedono nei banchi della maggioranza e che ieri invece sedevano nei banchi dell'opposizione. E' emblematico, ad esempio, partire proprio da una mozione che portava il numero 50 e che il collega Biancu era primo firmatario di quella mozione ed era accompagnata anche dalla firma del collega Secci, in quel momento, e che richiamava l'attenzione di questa Aula ad alcuni princìpi cardine della progettazione integrata. Si diceva, io tento di sintetizzare, che primo stiamo attenti il 60 percento delle risorse della progettazione integrata debbono necessariamente essere destinate alle zone che hanno maggiore ritardo nello sviluppo locale. Secondo: si diceva attenzione guardate che dovete tenere bene a mente che va rispettato il margine del 40 percento delle risorse del POR Sardegna 2000-2006 che devono per intero destinate alla progettazione integrata. Terzo: dicevate, e naturalmente non si può non concordare con tutte queste valutazioni, state attenti che le risorse della progettazione integrata devono coinvolgere in maniera diretta i privati e non già le amministrazioni pubbliche. Bene poi arrivò il 2004, arrivò esattamente Soru, il presidente Soru, insieme all'assessore Pigliaru, insieme a quel grande stratega della programmazione regionale che venne chiamato anche mago della programmazione e che si chiamava dottor Orlando Salvatore, che oggi così come lo stesso Assessore alla programmazione non c'è più, e però che davvero presentarono già fin dal settembre del 2004 l'intenzione di rivoluzionare esattamente la programmazione in Sardegna. Anzi nel novembre, l'11 novembre del 2004, voi tutti ricorderete, che fu annunciato formalmente l'inizio della rivoluzione. Da oggi tutto si cambia, si era detto. Si era detto esattamente nulla sarà più come prima. Questo portavano, riportavano i titoli dei giornali in quel momento e a questo tutti credemmo, nel senso che i cittadini della Sardegna davvero pensavano che fosse quello il percorso giusto. Perché attendevano questa grande rivoluzione, possiamo chiamarla la nostra piccola rivoluzione di ottobre, perché così come la rivoluzione russa, soprattutto lo dico ai colleghi che stanno da quella parte, voi sapete che contrariamente al suo nome è nata in novembre e non in ottobre. Però quella durò 10 giorni, la nostra purtroppo durò e dura tutt'ora oltre 1000 giorni. Quindi una rivoluzione che quasi non ha fine e vedremo perché non ha fine, la rivoluzione che ha messo in difficoltà gran parte della Sardegna. Noi vogliamo partire proprio da questa considerazione per capire fino in fondo se questo modello di programmazione nuovo, che avrebbe dovuto davvero dare risposte finalmente alle attese dello sviluppo locale è stato all'altezza della sua situazione. Venne chiamato modello calabro-albanese da qualcuno, non capisco poi il motivo per il quale si disse in questo modo, calabro lo capisco, albanese di meno, ma probabilmente alludeva al fatto che la pianificazione generale non era cosa nella quale più avremmo potuto investire, la pianificazione generale era un concetto che risaliva a qualche decennio prima e che tutti hanno abbandonato. Chi riesce a divertirsi cercando in Internet qualcosa relativa a questa nuova filosofia della programmazione sarda, in maniera quasi sorprendente trova che oggi nella Regione calabra è stato importato lo stesso fase lo stesso tipo di programmazione, parlo di due anni fa a pena, appena di un anno fa anzi, appena il dottor Orlando è tornato nella sua terra, e come tutti i profeti naturalmente non gli è stato riconosciuto nemmeno questa vocazione di essere un grande profeta tanto che ha fatto andare in crisi la Giunta regionale locale, chiedevano addirittura le dimissioni del Presidente proprio in funzione di questo nuovo modello anche lì di programmazione.
Ma tutte questi ragionamenti ci interessano poco, a noi ci interessa capire esattamente in che modo davvero ha inciso questo nuovo modello di programmazione e se ha portato i risultati sperati. Nella aprile del 2005, 2005 dico bene, ci fu la presentazione ufficiale di questa nuova teorizzazione della programmazione, e in quella sede vennero presentate pensate le 13 fasi nelle quali si sarebbe dovuta articolare la nuova progettazione integrata, 13 fasi. Io sfido chiunque a capire se dentro una procedura che si articola in 13 fasi davvero ci si poteva attendere qualcosa di concreto. E' evidente che i tempi sarebbero stati tempi biblici, è evidente che avremo trovato quello che è stato il risultato finale misurato alla data del settembre del 2007 e che era un nulla di fatto, e poi vedremo di dimostrare che si tratta di un nulla di fatto.
Di fatto noi siamo partiti da una situazione, attenzione a questo elemento, in cui, tra l'altro, l'Unione Europea ci indicava, parlo dell'aprile 2005, come quelli che avevano il maggior ritardo nell'utilizzo delle risorse riferite ai PIT. E' stata fatta anche una pubblicazione che tutti voi sicuramente conoscete, nella quale si indica che la Sardegna a quella data aveva coinvolto soltanto il 52 percento dei Comuni della Sardegna dentro la progettazione integrata, ma non solo aveva utilizzato soltanto il 10 percento di quel 40 percento che avrebbe dovuto utilizzare dal POR Sardegna, che erano risorse destinate esclusivamente al POR Sardegna. Quindi la maggior ragione Regione, pensate che tutte le altre Regioni, quasi tutte, ad eccezione della Campania avevano il 100 percento che coinvolgeva i Comuni loro territoriali, la Sicilia ovviamente le Puglie, Basilicata, soltanto la Campania aveva l'87 percento di coinvolgimento dei Comuni locali a quella data. Noi questo gap, questo ritardo non solo non siamo riusciti a recuperarlo, ma siamo riusciti a fossilizzarlo in quel modo, a lasciarlo tale e quale, a non modificare niente perché dal giorno nemmeno un euro di risorse destinate alla programmazione integrata sono stati utilizzati, o perlomeno non sono stati utilizzati secondo la finalità della progettazione integrata, perché vedremo bene che esattamente un anno dopo, per l'esattezza il 30 marzo del 2006 è stato emesso il primo bando per la progettazione integrata, e in quel bando della progettazione integrata venne indicato in maniera abbastanza precisa, state attenti, guardate che le prime due fasi delle 13, che costituivano l'articolazione, sono state già realizzate nel senso che noi abbiamo già istituito i tavoli cosiddetti di emersione del bisogno dello sviluppo locale, c'era stato già un confronto quindi finalizzato alla creazione dei partenariati e non solo abbiamo già anche istituito le cosiddette strutture di supporto alla progettazione integrata. Che cosa erano le strutture di supporto? Erano esattamente i laboratori provinciali territoriali, 8 laboratori provinciali territoriali e un laboratorio di coordinamento regionale. Quindi queste strutture esistevano già, il bando apparentemente avrebbe avuto tempi veloci e quindi a marzo del 2006 si era detto entro il 31 maggio, prima scadenza ma poi ci fu un piccolo rinvio, dovrete presentare le domande di ammissione ai partenariati, quindi chiunque in Sardegna ha bisogno di risorse pubbliche perché si possa fare sviluppo locale non ha che da avanzare la propria proposta. Una valanga di risposte, ci furono 14.500 domande e quindi, cosiddette manifestazioni d'interesse, che furono prodotte da tutta la Sardegna, ovviamente riguardanti sia le manifestazioni di interesse pubblico sia le manifestazioni di interesse privato. E questo dimostrava quanto bisogno c'era perché si attivassero i canali giusti per lo sviluppo territoriale locale. Attenzione ad un altro dato, noi siamo partiti con quel bando, da una situazione ancora più infelice, e ho la fortuna dirlo ad un Assessore che è nato a San Nicolò Gerrei e che nel cuore del Gerrei, la zona con il maggior tasso di ritardo dello sviluppo locale, manco a farlo apposta non esiste un altro territorio con un ritardo di sviluppo come quello del Gerrei, vero Assessore? E questo per dimostrare che il 70 percento, 77 percento, scusatemi, del territorio caratterizzato dallo sviluppo dal ritardo maggiore nello sviluppo era stato escluso dai benefici dei 13 PIT iniziali, sì la cosa è da paradosso, non solo quindi quel 70 percento che sarebbe dovuto dare, sarebbe dovuto andare ovviamente alle zone con il maggior tasso di ritardo nello sviluppo locale, ma addirittura avevamo incrementato, perché quelle risorse sono andate nelle zone che meno avevano ritardo nello sviluppo locale. E noi ne capiamo anche i motivi, i motivi sono semplici da dedurre. Perché chi aveva capacità progettuale era stato premiato, e chi solitamente ha capacità progettuale maggiore e perché è anche capace di organizzare meglio il proprio sviluppo e quello è un parametro che solitamente si lega alla ricchezza locale. E'evidente che pochi imprenditori potevano investire nel Gerrei, ma posso dire anche nella Trexenta, che tanto la cosa è analoga, e pochi, nessuno evidentemente anzi tutti, gran parte andavano ad investire nelle zone costiere, tant'è che a prendersi i soldi dei primi 13 PIT voi tutti sapete chi li aveva presi.
Allora quel bando riapriva forse le speranze per molti, 14.500 manifestazioni di interesse significava aver coperto l'intera capacità di fare impresa da parte della Sardegna, in termini di volumi Dio solo sa quanta carta abbiano prodotto, perché ognuna di quelle 14.500 domande ha significato esattamente qualcosa come centinaia di pagine, poi vedremo la frase della predisposizione dei progetti integrati. Soltanto in termini di coinvolgimento territoriale significa aver coinvolto tutta la Sardegna, perché tutti i 377 Comuni della Sardegna hanno presentato la propria scheda di adesione e perché ovviamente ognuna delle proposta anche fatte dai privati che coinvolgeva centinaia di persone, ogni impresa ovviamente caratterizzava una parte il territorio. Quindi mediamente significava che tutta la Sardegna aveva partecipato a questa richiesta.
Poi arriviamo esattamente al piano successivo, bisogna finalmente creare i partenariati, questi 14.500 domande, mi pare 11.500 ammesse, furono poi organizzate territorialmente e quindi diedero luogo alla costituzione dei partenariati, partenariati che ovviamente significava mettere insieme rappresentanti pubblici e rappresentanti privati in modo da costituire, pensate, 198 partenariati in Sardegna. 198 partenariati pubblico-privati che hanno ognuno di loro fatto uno sforzo per presentare un progetto, vedo che sta lampeggiando quindi debbo finire il concetto. Bene arriviamo alla data finale, per farla un po' più breve, metà settembre del 2007 la Giunta regionale approva tutti 198 partenariati, tutti i 198 progetti e dice ragazzi stavamo scherzando, soldi per voi non ce ne sono, i 693 milioni che erano destinati alla progettazione integrata non c'è più, voi dovete utilizzare questa premialità che avete conseguito attraverso un'approvazione del vostro progetto nella programmazione futura del 2007-2013 e quindi nuovo ciclo, nuovo ciclo di programmazione. Una vera burla se volete perché dopo tre anni quei progetti non hanno più valore di attualità e la difficoltà è davvero capire dove si voleva andare. Non ciò che chiediamo con questa mozione è che si restituisca ai territori, che sono stati sottratti queste risorse, le risorse che giustamente spettano al loro, che si rielabori una programmazione e che ovviamente, soprattutto, i privati, i 14.500 privati che sono stati da questo punto di vista presi in giro abbiano qualche speranza, finalmente di avere quei diritti che a loro aspettano.
PRESIDENTE. Grazie, ho iscritto a parlare l'onorevole Matteo Sanna per 10 minuti, chi intende parlare si può iscrivere durante l'intervento dell'onorevole Sanna.
E' iscritto a parlare il consigliere Sanna Matteo. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Io ho seguito con grande attenzione tutta la fase della programmazione della progettazione integrata così come non ho esitato su proposta del mio collega, collega consigliere, collega sindaco che ha esposto la mozione non ho esitato a firmarla insieme a tanti colleghi dell'aula e a qualche altro sindaco che siede in questi banchi. Il collega Pisano ha parlato di un'odissea, un'odissea che ha coinvolto gli enti locali, un'odissea che ha coinvolto i soggetti privati, un'odissea che ha coinvolto la Sardegna tutta, un'odissea fatta di tante promesse, fatta di impegni, fatta di consulenti che bussavano alle porte degli enti locali, fatta di un via vai è un pellegrinaggio a Cagliari costante e continuo delle strutture, degli Uffici tecnici, delle strutture della programmazione, senza risposte e senza soprattutto spiegazioni spesso a ciò che si stava portando avanti con una perdita di tempo, di soldi, tonnellate di carta, inchiostro e strutture degli enti locali imbalsamate, imbalsamate nel redigere progetti, nel stilare relazioni, nel comunicare con la macchina burocratica della Regione, spesso questa macchina elefantiaca, Presidente, caro Assessore, è un ostacolo, è un ostacolo agli enti locali, è un ostacolo allo sviluppo della Sardegna, non c'è solo una responsabilità politica, vi è spesso anche una responsabilità della tecnocrazia, vi è una difficoltà anche a rapportarsi con coloro i quali dovrebbero essere i reali sostenitori poi dell'iter progettuale e coloro i quali dovrebbero consigliare gli enti locali, che come ben saprà, avendo fatto anche il sindaco, ed essendo da sempre amministratore locale, e avendo seguito da vicino anche come consigliere regionale in questi anni tutto questo iter, questo iter infernale oserei definire, che ci vede al capolinea.
Il collega che mi ha preceduto ha evidenziato con numeri alla mano che sono numeri veritieri, sono numeri che ciascuno di noi può tranquillamente andare poi a verificare negli Uffici. E chiaramente tutto questo ha comportato un malessere un malessere generale un senso anche di sconforto e soprattutto un senso di disaffezione nei confronti del punto di riferimento principale quale dovrebbe essere la Regione sarda. Quindi l'appello che noi rivolgiamo all'Aula, un'Aula semivuota, su un argomento così importante, è quello di adottare urgentemente, Assessore, in modo particolare ci rivolgiamo alla sua persona, le faccio gli auguri di buon lavoro, e ne ha bisogno, Assessore, mi creda. Provvedimenti urgenti che mirino soprattutto al riequilibrio nei processi del recupero nel ritardo dello sviluppo locale. Questo ritardo accumulato non certamente per colpa sua, Assessore, ma per colpa di chi in questi anni ha preferito gli slogan, le promesse e soprattutto delle frasi ad effetto, perché come ricordava il collega Pisano, il presidente Soru, insieme al suo predecessore, aveva definito questa nuova fase come la fase del rilancio della progettazione integrata. Come questo strumento rivoluzionario doveva cambiare la Sardegna, doveva cambiare le sorti degli enti locali, sempre più in affanno, a causa delle restrizioni finanziarie che dal centrodestra prima, che dal centrosinistra successivamente, a causa della mancanza e della difficoltà, come dicevo poc'anzi, di comunicazione. Questo credo che sia uno dei problemi che la classe politica sarda deve affrontare con grande urgenza dando priorità alla rivisitazione anche della macchina burocratica regionale. Credo che da qui, da quest'aula e soprattutto dagli enti locali, dei piccoli Comuni, che hanno anche purtroppo difficoltà di reperire quelle figure specifiche per perseguire determinati progetti per seguire determinati progetti che sono come un treno, passano solo una volta e si fermano solo una volta e spesso su questo treno è difficile salire. Perché sia i tempi a disposizione sono talmente stretti e soprattutto manca il personale, manca il personale adeguato e dall'altra parte non c'è un supporto come ci dovrebbe essere. Non a caso nelle cifre che il collega ha evidenziato e ha esposto, la Regione sarda è la Regione che riesce ad impegnare a spendere meno risorse, anche per questo motivo. Quindi credo che una riflessione in questo senso sia doverosa, sia doverosa per l'Assessore, per il nuovo Assessore, ma credo che sia doverosa anche per noi tutti in vista di appuntamenti importanti che la Sardegna e gli enti locali della Sardegna, così come gli artefici della programmazione e della progettazione integrata, non devono lasciarsi sfuggire. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente. Io intervengo perché sottrarsi a questo dibattito e perciò che pare di capire mi pare che ci sia una rinuncia quasi totale al dibattito su questo particolare argomento che probabilmente se esaminato dai colleghi, non solo della minoranza, ma certamente della maggioranza, probabilmente avrebbe fatto emergere tutta una serie di problemi che non debbono essere visti come una modalità di fare opposizione a questo Governo regionale, ma devono visti esclusivamente nell'interesse dei sardi. Su questo particolare argomento credo di aver presentato almeno tre interrogazioni alle quali, come al solito, devo dire non è stata data risposta. A dire la verità su una è stata data risposta, e la diede il mai dimenticato ingegnere Orlando, che forse in tutta questa materia era l'unico che ci capiva qualcosa. Ovviamente la capiva modo suo, ma essendo un tecnico di grande esperienza, poteva anche permettersi di inventare una procedura per la Regione Sardegna completamente nuova, che si doveva misurare con dei territori che non erano, se non in parti minime, preparati per affrontare una procedura di questo genere, e per cui le difficoltà si sono certamente incrementate sino a non ottenere risultati, o a ottenere scarsissimi risultati, fino a ritrovarci, lo dico a lei Assessore, al quale ho già presentato un'interrogazione qualche settimana fa e alla quale, come al solito, non è stata data risposta, perché vi siete permessi di modificare anche i bandi a graduatorie quasi definite. E' chiaro che l'ingegner Orlando quest'errore forse non lo avrebbe commesso, però, vede, in uno degli ultimi bandi che sono in scadenza, anzi, è scaduto l'altro giorno, sul bando PIA "turismo e beni culturali" andate a vedere che cosa avete fatto e come state valutando. Questo problema l'ho sollevato, non lo so se riguardi tutta la Sardegna, certamente riguarda la provincia di Oristano dove voi avete all'improvviso modificato il bando chiedendo che ci fossero dei Consorzi per servizi complementari. Lo capisco se questo vale per la Gallura, dove di Consorzi per servizi complementari ce ne sono sei, sette, otto, dieci, perché sono Consorzi che vengono costituiti da albergatori, da imprenditori turistici che si consorziano e decidono di mettere mano a quei famosi servizi complementari, i servizi complementari, colleghi, lo capite tutti quanti che cosa sono; sono servizi che sono di utilità comune agli imprenditori turistici che svolgono un'attività di quel genere. Mi chiedo, visto che questo particolare argomento è stato inserito a cose già fatte, e lei ha l'interrogazione, come è possibile, in un territorio come quello della provincia di Oristano, dove forse non esistono soggetti sufficienti per costituirsi in Consorzio, cioè almeno tre imprenditori turistici, i quali dovrebbero adesso costituirsi con tutta la fretta del caso e garantire agli altri che partecipano al bando che loro sono il Consorzio turistico e che si occuperanno della parte dei servizi complementari. Ho citato questo esempio per dire in che razza di sistema siamo precipitati. Ma siccome dalla mozione che è stata presentata dal collega Pisano, si è chiesto, l'onorevole Pisano, una delle cose che caratterizza questa mozione era la diversità di trattamento, la difformità di trattamento e di risposta che si può dare ai territori, soprattutto a quelli, vero onorevole Pisano? Che sono più emarginati, quelli che hanno maggiori difficoltà, quelli che hanno difficoltà a misurarsi anche con le procedure. Assessore Secci, complimenti per la scelta, peraltro, che ha fatto. Diceva a suo tempo l'ingegner Orlando: la nuova progettazione integrata permette, per la prima volta nell'attuazione del POR Sardegna, di dare pari opportunità a tutti i territori dell'Isola, dice, onorevole Pisano, attraverso un adeguato e omogeneo supporto tecnico costituito dai laboratori territoriali di progettazione. Questo obiettivo risulta oggi completamente conseguito, "oggi", diceva l'ingegner Orlando; era il dicembre del 2006, siamo a dicembre del 2007 e ancora non è conseguito proprio niente, ne sono la prova il numero e la distribuzione territoriale e settoriale della domanda pervenuta e i riconoscimenti di tutti i tavoli di partenariato provinciale. Ma, siamo seri colleghi, questo veniva scritto nel dicembre del 2006, e ancora oggi ci sono bandi che sono in corso, e ancora oggi ci sono delle procedure che non sono definite. Diceva ancora l'ingegner Orlando: l'attività ha consentito una massiccia partecipazione al processo, che si è manifestata con le migliaia di domande pervenute, oltre 14.000, come è noto, diceva, che hanno reso necessario un grande sforzo amministrativo per la ricezione e l'analisi delle domande. Diceva in questo documento l'ingegner Orlando: "Al processo, che si è manifestata". Non era una manifestazione, era un interesse reale di quelle 14.000 aziende alle quali non riusciamo a dare risposte, sono stati pretesi progetti esecutivi, si sono affrontati dei costi, i commercialisti hanno lavorato, i tecnici agrari hanno lavorato, ma che risposta diamo noi a questi imprenditori che oggi si trovano esclusi per carenza di risorse? E per noi una gran parte delle risorse sono finite dove sono finite. Allora, l'esperienza della nuova progettazione integrata in Sardegna costituisce una best practice a livello nazionale ed europeo, diceva la Regione Sardegna, pare che abbiamo avuto una rilevanza internazionale con la nostra progettazione integrata. Beh, io sfido qualsiasi amministratore locale, i sindaci che sono stati coinvolti, gli amministratori provinciali, io non ho sentito una persona che mi abbia detto: "E' stata veramente una bella esperienza" o " è stata un'esperienza" o "è stata una pessima esperienza", perché si può dire tutto, ce la siamo presa col quadriennio precedente o col quinquennio precedente, ce la siamo presa con i PIA, i PIA vecchi, la famosa legge numero 14. Continuo a sfogliare il bollettino della Regione, il BURAS, e, guarda caso, il presidente Soru, sta continuando a elaborare e a ridialogare con le amministrazioni con i PIA; ce ne sono due o tre nuovi anche questa settimana nel bollettino ufficiale della Regione. Ma come? Non servivano a nulla, erano il peggio del peggio e, però, ancora oggi il presidente Soru, benché in quest'Aula avesse detto che mai e poi mai si sarebbe seguita quella procedura, beh, ce ne sono stati e ce ne sono tutte le settimane, tutte le settimane ci sono dei PIA che vengono rivisti. I PIA dell'onorevole Pittalis però, non i PIA dell'ingegner Orlando che sono una cosa ben diversa. Allora, che passi avanti abbiamo fatto? ma soprattutto mi preoccupa capire che passi faremo d'ora in avanti con le risorse degli anni successivi, del 2007-2013, con quei famosi 8 miliardi di euro che l'Unione Europea ci ha messo a disposizione e che sono nella assoluta indisponibilità del Consiglio regionale certamente, nell'assoluta indisponibilità dei sardi, ma certamente nella possibilità di spendita solo ed esclusiva del presidente Soru. Non funziona così assessore Secci! Lei se ne renderà conto quali difficoltà dovrà affrontare, e le affronteremo subito, la settimana prossima, quando ci troveremo in Commissione…
PRESIDENTE. Sì, concluda onorevole Diana.
DIANA (A.N.). Sì, ho concluso Presidente. Volevo solo mettere sull'avviso l'assessore Secci, da oggi solo Assessore, che non sarà una bella partita quella che ci giocheremo in Commissione, perché non sarà certamente solo questo l'argomento, ma questo sarà certamente un argomento importante. Si sistemi per bene, le chiederei di usare un abbigliamento intimo piuttosto resistente. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Diana. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Grazie Presidente. Io non credo di dover utilizzare tutti i 10 minuti, però questo è un argomento di non secondaria importanza, e per come sono stati strutturati i lavori dell'Aula, e da come vengono accolti da parte dei consiglieri, queste occasioni di verifica del lavoro del Consiglio, di quelle che sono le iniziative della Giunta, delle cose che in Sardegna vanno bene, vanno meno bene, o come quasi tutte vanno male e malissimo, non si ha l'opportunità e l'occasione di dibatterne in modo serio, approfondito, di modo che la nostra Regione possa giovarsi di un dibattito di questa Aula che consenta una modificazione sostanziale anche delle attività di Giunta, ancorché, da come si palesano e si sono palesati sino ad oggi i rapporti fra Giunta e Consiglio e tra Presidente della Giunta e il Consiglio, veramente poco è importato al Presidente degli indirizzi e degli orientamenti della Giunta per poter o rettificare o valutare almeno con un attimo di attenzione quelle che erano le esigenze emerse dai rappresentanti del popolo sardo. Ora, noi nella nostra lunga vita gestionale dell'autonomia abbiamo vissuto momenti particolari e differenti di quella che è la programmazione. Si era inventata la prima programmazione, la "588", c'era questo piano che vedeva le zone omogenee - vado per tratti così non… - poi furono identificati i comprensori e insieme le comunità montane con la "268", poi… si fece la "268" perché la "588" si pensava che avesse le maglie troppo larghe e che quelle maglie larghe consentissero i finanziamenti a pioggia. Si realizzò, ripeto, la "268" con mire particolari in cui si dava identificazione puntuale e precisa ai poli di sviluppo, poi, non soddisfatti di questi, siamo arrivati quasi ai nostri anni e si pensava che attraverso la consociazione dei comuni, delle autonomie locali insieme a strumenti del potere economico, le imprese, si potesse creare un tessuto nuovo e compartecipato e che il decollo dello sviluppo in Sardegna andasse a buon fine. Ci siamo trovati nella scorsa legislatura con PIA che ancora oggi, come ci è stato detto, vengono rimodulati. Ma quel che è grave, quel che è appassionante e che dovrebbe far riflettere con attenzione, tutto quello che sinora qui ci si è detto, è quanta difficoltà si viva nel poter dare avvio ad una programmazione che ha solo il nome di programmazione. Io credo che a nessuno faccia difetto la memoria e se a qualcuno fa difetto la memoria sarebbe opportuno ricordarglielo quanta mobilitazione nella gente sarda attraverso incontri di provincia, di lande disperse in cui si chiamavano a raccolta i consigli provinciali e comunali, in cui si ritrovavano i sindaci, in cui c'erano i vari amministratori, in cui si chiamavano le agenzie di sviluppo, in cui si chiamavano le imprese e quant'altro per cercare di trovare un indirizzo nuovo che avesse dato una risposta nuova a questa necessità di sviluppo della Sardegna.
Amici cari, signori colleghi, amici della Giunta, i risultati sono quelli che abbiamo sotto gli occhi. Non vi è una zona che non sia colpita da una disastrosa disoccupazione, non si registra se non chiusura di imprese, non si fa in tempo a chiudere un Consiglio regionale, come anche ieri notte, cercando di salvare il salvabile di un'impresa che vuole chiudere i battenti nel gallurese. Altrettanto posso dire per l'oristanese, dove c'è un tormento in una delle aree che poteva dare e dava occupazione ad un'economia giovane e femminile qual era quella di Marrubiu, dove l'impresa se ne vuole andare altrove, anzi ha già dislocato altrove alcuni propri strumenti di produzione, in Romania, stiamo continuando a verificare i disastri di Ottana, stiamo comprendendo le difficoltà produttive dell'Iglesiente, dove ti vengono dette che a Portotorres l'ENDESA non può neanche più fornire energia alle imprese energivore - passatemi la cacofonia - senza avere lo sgravio che attraverso quelle che erano le volontà della Regione potevano consentire una capacità nuova di programmazione e di sviluppo. Un affabile signore che è venuto qui, che pensavo avesse il verbo divino, ha incominciato a mettere e a fare più che altro, essendo lui del Regno delle due Sicilie, il gioco delle tre o quattro carte, ha miscugliato le carte, ma le ha lasciate sparpagliate nel territorio senza affrontare quelli che erano i sistemi necessari e razionali per poter dare una nuova linfa allo sviluppo della Sardegna. Ha creato solo disperazione in quelli che avevano affrontato una possibilità di sviluppo credendo in questa logica che veniva così, in modo anche verboso, raccontata e con pomposità presentata dal governatore della Sardegna, che dava la possibilità di vedere una nuova linfa, ripeto, per quelle che erano le esigenze di innovazione e di sviluppo della nostra isola. Io mi chiedo: ma non ci chiediamo in coscienza quali sono i danni morali, oltre che quelli materiali, che abbiamo compiuto in un tessuto di produzione quale è quello che abbiamo mobilitato e che si è disaffezionato ancora una volta alle istituzioni perché non siamo diventati credibili? E soprattutto la mortificazione che abbiamo usato nei confronti delle autonomie locali? Forse che queste cose passano così, senza lasciare traccia? Io capisco che può essere il momento di un dibattito tralasciato, non toccato, tanto siamo abituati a vedere anche la stampa e le riprese della stampa per argomentazioni diverse. Io non vado per scandalismi oggi, vado per ricercare realtà che sono quelle che cerca il popolo sardo! E, ripeto, quel popolo che è sempre più disaffezionato di una "casta", e mi dà fastidio che venga chiamata "casta"! Perché ci sono persone che sembra che facciano di tutto perché ciò sia. Poi finisce che sul libro de "La casta" effettivamente il nostro governatore per sei volte è citato come buona prassi. Grazie a Dio abbiamo visto quello che stiamo ricevendo in compenso in Sardegna, salvo che colui il quale ha scritto "La casta" non riceva documentazione che certifichi l'inverso e non sprechi qualche linea di scritturazione anche nel magazine in cui spesso e volentieri si diletta. Questi tipi di scrittura non danno certamente giustizia di quelle che sono, soprattutto di quelle che stiamo affrontando oggi, che sono quelle di dare una risposta certa e seria per quelle che sono le possibilità di sviluppo, ripeto, e di occupazione del popolo sardo che è tormentato, che si trova in una grave situazione di difficoltà sociale ed economica e voi che governate non dovete dimenticarvelo.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Dedoni.
E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
(Interruzione del consigliere Cugini)
VARGIU (Riformatori Sardi). Collega Cugini, l'interesse per la cravatta di Dedoni le fa onore. Le fa onore! Gliene regaleremo una dello stesso colore. E' un colore che le porta fortuna!
Presidente, colleghi del Consiglio, io credo che sarebbe stato utile, io ascolterò con estrema attenzione - spero di non essere poi smentito - la replica che l'assessore Secci farà su quest'argomento perché mi sembra che sia un argomento centrale oggi nelle politiche di sviluppo della Regione Sardegna e mi sembra che ascoltare le risposte che la Giunta intende dare su questo argomento ci aiuti, aiuti tutto quanto il Consiglio, intanto ad avere più chiare le idee su quello che è il futuro della progettazione integrata e, secondariamente, anche a capire cos'è successo sino a questo momento in Sardegna, perché effettivamente le questioni che la mozione odierna - puntualmente redatta dal collega Pisano - hanno sollevato, sono questioni che rimangono inquietanti sul tappeto, nel senso che hanno necessità di una risposta che sgombri il campo da una serie di equivoci, da una serie di perplessità che comunque chi ha affrontato il problema, chi ha cercato di ricomporre il puzzle mettendo insieme le tessere del mosaico ha, comunque, avuto. Assessore Secci, lei è un appassionato di sport, se entra nel sito del Cagliari, io l'ho appreso leggendo le notizie del televideo, c'è una nota ufficiale di ringraziamento della società a Giampaolo, nel quale l'allenatore testé esonerato è ringraziato per l'attività che ha svolto a favore della società. Vorrei sapere se all'interno del sito della Regione esiste un analogo ringraziamento nei confronti del direttore generale alla programmazione, cioè di quel Salvatore Orlando il cui avvento venne salutato, quando arrivò in Sardegna, come un elemento quasi miracolistico, ma siamo stati abituati da questa Giunta a vari avventi messianici in Sardegna, alcuni dei quali sono stati delle profonde iatture per la Giunta e per la Sardegna, e un regalo insperato in alcuni casi a noi dell'opposizione, almeno dal punto di vista delle tematiche politiche. Questo Salvatore Orlando fu comunque uno che sconvolse l'attività di programmazione della Regione Sardegna, i metodi, fu una presenza, è stata una presenza sicuramente forte all'interno dello stesso Centro regionale di programmazione. Chiunque di noi ha avuto occasione di ragionare, di discutere con professionalità operanti all'interno del Centro di programmazione ha sentito parlare della professionalità di Orlando, del suo restare 14-16 ore all'interno della struttura che lo ospitava, imprimendo comunque all'attività del Centro regionale di programmazione un metodo di lavoro differente rispetto a quello a cui si era abituati e anche proponendo dal punto di vista mediatico, della comunicazione, insieme col presidente Soru, insieme con l'assessore Pigliaru, l'idea della novità. Ecco, forse Orlando è un po' la Dirindin della programmazione regionale, quindi l'idea della discontinuità col passato, l'idea della innovazione profonda dei metodi e delle attività. Bene, ora Orlando come Giampaolo si è allontanato temporaneamente, anzi non è neanche sotto contratto sino al 2010 come l'allenatore del Cagliari e quindi forse, non essendo Soru pirotecnico come Cellino, non avremo occasione di rivederlo a salvare la squadra da qui a qualche mese, come invece potrebbe capitare con Giampaolo. Però, ecco, vorremmo sapere, al di là delle metafore e dei paragoni facili, vorremmo sapere, vorremmo capire, qual è stata la funzione, qual è stato il cambiamento, qual è stata l'innovazione che la Sardegna ha avuto durante la fase in cui la presenza del direttore del Centro regionale di programmazione è stata così forte, sia dal punto di vista mediatico, sia dal punto di vista dei metodi, sia dal punto di vista del messaggio comunque lanciato. Perché? Perché a giudicare dai passaggi, a giudicare dalle fasi, a giudicare anche da ciò che nella mozione puntualmente viene tratteggiato e descritto sull'attività, si avrebbe l'idea di una programmazione regionale in uno stato stuporoso, frastornata, sostanzialmente non pronta a rispondere né con la rapidità necessaria, né con la puntualità necessaria, né con la precisione necessaria a quelle che sono le sollecitazioni provenienti dall'Europa e che devono essere raccolte prontamente nel sistema produttivo regionale, sia per realizzare quella perequazione territoriale che, comunque, la programmazione a livello europeo dovrebbe comportare, sia per ottenere quella prontezza di utilizzo delle risorse che poi è il volano dello sviluppo. Perché dico questo? Perché, ad esempio, nel sito della Regione, lei lo sa meglio di me, quando è comparsa, assessore Secci, la notizia della scadenza dell'ultima fase realizzata delle opere di progettazione integrata, insomma, la scadenza ha destato una serie di preoccupazioni e perplessità. In un primo momento sul sito della Regione è apparsa una notizia che pareva escludesse dalla possibilità di accedere alla fase successiva tutte quelle aziende che in qualche maniera avevano già fruito di agevolazioni. Questo ha creato panico nel giro di 12 ore il sito è stato corretto, è stata aggiunta - come La Nuova Sardegna puntualmente rileva - una postilla che ha fatto capire che si trattava soltanto dei progetti che ancora erano in fase di finanziamento aperto, però, sostanzialmente, l'impressione complessiva è che le procedure abbiano comunque una lentezza, una incertezza e una incapacità di soddisfare quelle che sono le reali esigenze del mercato aziendale, dell'impresa, dello sviluppo della Sardegna, che in questo momento mette in sofferenza l'intero sistema. Cioè, non è pensabile che ci siano procedure di una lunghezza tale per cui dopo tre anni e mezzo, tre anni dall'inizio del nuovo ciclo di programmazione non ci siano risposte alle aziende. Perché? Perché ha ragione il collega Pisano, dopo due anni i progetti sono obsoleti, non sono più legati alla fase storica da cui nasce il progetto stesso e il non avere utilizzato le risorse, il non essere riusciti a realizzare lo sviluppo locale e generale che quei progetti, in qualche misura, sottendevano, è un impoverimento complessivo del sistema. Cioè, se è vero che soltanto il 52 per cento dei Comuni della Sardegna sono stati effettivamente coinvolti nella complessiva progettazione, questo è un fallimento e un insuccesso del sistema perché ovviamente la maggior quantità di risorse economiche si è spalmata nei territori che meno avevano bisogno di quelle risorse, meno avevano bisogno forse è un termine inesatto, ha trascurato i territori che più avevano bisogno di quelle risorse perché più forte avevano il gap di sviluppo e quindi più forte era la necessità e l'esigenza che su quei territori venisse investito. Io penso anche alla quantità di aspettative che questo ciclo di programmazione ha destato, cioè quando noi pensiamo a 14 mila progetti di dichiarazione di manifestazioni di interesse presentate, pensiamo a uno sforzo progettuale che anche economicamente è costato sangue alla Sardegna. Quando pensiamo a 11 mila 500 progetti ammessi, significa che a questa ulteriore fase è corrisposta, per forza, un'ulteriore raffinazione della fase progettuale che ha avuto un costo complessivo che si è sicuramente riverberato sul mondo dell'impresa in Sardegna. Da questi 11 mila 500 progetti poi si è arrivati soltanto ai 198 parternariati, che includono ben più dei 198 progetti, ovviamente, significa che un'ulteriore fase di scrematura importante si è realizzata. Allora, quello di cui oggi c'è necessità è la certezza che le fasi ulteriori di tutto questo meccanismo siano precise, siano normate e siano, anche dal punto di vista della tempistica, estremamente certe e sicure per chi partecipa alla progettazione, affinché si abbia la certezza che questi soldi siano disponibili in tempi brevi per progetti attuali che siano davvero disponibili per lo sviluppo complessivo della Sardegna. Io credo, spero, assessore Secci, che dalla sua replica su questi ragionamenti arrivino delle risposte puntuali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
SECCI, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie, signor Presidente, e per qualche minuto ancora, grazie onorevoli colleghi per ascoltarmi. La mozione presentata dai colleghi della opposizione, primo firmatario l'onorevole Pisano, consente di fare chiarezza su un percorso, su un importante momento della programmazione regionale. Speriamo che consenta anche di chiarire i dubbi, le incertezze, le informazioni parziali che hanno in qualche maniera coinvolto ciascuno di noi nelle varie fasi di passaggio e che quindi hanno portato ciascuno ad orientare il suo intervento verso naturalmente l'obiettivo che voleva raggiungere. Io, che come è stato detto da più di uno di voi, non ho avuto la responsabilità diretta della gestione di questo processo che ho dovuto ricostruire analiticamente in tutte le fasi per capire non le ragioni politiche che l'avevano determinato, perché ovviamente le ragioni politiche che l'avevano determinato non solo nel Governo della Regione, ma anche nella maggioranza, c'era la totale e piena condivisione. Ma, ripeto, non avendolo gestito è chiaro che ricostruire il processo decisionale in qualche maniera mi ha creato qualche fatica anche perché ne stavo facendo anche qualche altra di fatica in questi giorni, e però mi ha consentito anche personalmente di chiarire e di rafforzare la convinzione che il percorso fatto sia un percorso utile. Un percorso che come cercherò di dire, non porta verso l'inutilità della fatica ma porta verso la fatica orientata a cercare di destinare meglio le risorse regionali, le tante risorse regionali. Sulle cose che attengono alla prima fase della programmazione del sestennio 2000-2006, se ho capito bene collega Pisano, le cose che lei ha detto io le condivido tutte.
Evidentemente le cose che lei ha riferito alla prima fase di gestione della programmazione dei POR 2000-2006 non sono riferite a questo Governo. La situazione dei PIT approvati dalle Giunte del passato, danno una situazione ancora oggi purtroppo di difficoltà di attuazione. Negli undici PIT le risorse impegnate sono circa il 60 per cento di quelle destinate, le risorse spese sono circa il 30 per cento mi dicono i miei collaboratori. Quindi evidentemente quel sistema che era stato pensato ha prodotto delle situazioni che io non sto a giudicare adesso, perché il mio interesse non è quello di giudicare il passato, il mio interesse è di cercare di costruire per il futuro un segno che storicizzi i comportamenti e che ci porti a prendere atto delle cose che sono state fatte con difficoltà e che dalle difficoltà si possa uscire facendo le cose ben fatte. E allora, per chiarire, io penso di concentrare la mia attenzione sul fatto che è richiamato più che negli interventi fatti oggi, nell'esplicarsi dei vari punti della mozione, e cioè che risorse vere destinate ad azioni che dovevano essere vere, sono scomparse nel nulla e di azioni vere da questo processo non ne è venuta manco una. Che alla gente erano state promesse conclusioni diverse da quelle che ci sono state e che fine faranno tutte quelle 14.000 o 13.000 manifestazioni di interesse o che fine faranno i 198 progetti della progettazione integrata che sono stati dichiarati dal nucleo di valutazione in modo positivo. Le premesse per chi legge attentamente gli atti deliberativi della Giunta regionale e tutti i documenti della programmazione sa perfettamente che nella rimodulazione dei POR 2000-2006 l'Unione Europea aveva ammesso come scadenza ultima per poter fare interventi diretti il 31/12/2004. Da quella data tutti gli interventi previsti dal POR dovevano andare a bando, sia che si trattasse di interventi pubblici, sia soprattutto che si trattasse di interventi privati per i quali era previsto anche il bando prima tant'è che nei PIT dei finanziamenti ai privati non poté andare nessuna risorsa, mentre nella fase anche lì delle attese e delle speranze sembrava che tutto potesse essere fatto, bastava presentare i progetti. Ma, se andiamo a guardare gli atti deliberativi della Giunta regionale di allora si dice con chiarezza una cosa, quali sono le risorse destinate alla progettazione integrata, sono dettagliate, se qualcuno vuole può anche dilettarsi ancora a cercarle. Quali possono essere i percorsi per l'utilizzo di queste risorse e quindi i bandi che si sarebbero fatti e ai quali i progetti integrati eventualmente approvati per i quali potevano avere una premialità, e poi lo vediamo, e si dicono due cose importanti che nessuno di voi ha rilevato, presumo perché non era interessante rispetto agli obiettivi che si volevano raggiungere, ma che sono fondamentali per capire le cose che si sono fatte. Si diceva in sede di tutela, e la tutela è stata corretta, che comunque il percorso della progettazione integrata non doveva permettere nel modo più assoluto che si verificassero quei fenomeni di disimpegno automatico che sono lo spauracchio dell'utilizzo delle risorse POR nelle nostre Regioni e quindi si diceva che ovviamente il percorso di progettazione integrata andava avanti e che poteva essere che alcuni bandi per evitare il rischio del disimpegno automatico potessero andare avanti anche in corso di approvazione del grande processo di progettazione integrata.
E diceva un'altra cosa che è fondamentale oggi e che solo oggi ci consente di apprezzarne per intero la sua rilevanza. E lo leggo perché è fondamentale nel discorso che voglio fare: "La delibera 13-2 del 30/3/2006 assieme a tutta un'altra serie di cose, diceva l'Assessore regionale, ricorda come l'amministrazione regionale di concerto col personale istituzionale socioeconomico abbia colto l'occasione per la riprogrammazione intermedia dei POR Sardegna 2000-2006 per avviare un nuovo percorso della progettazione integrata finalizzato a", tutte le cose che ho già detto e finalizzato a che cosa? A creare le necessarie condizioni per utilizzare con efficacia le risorse finanziarie comunitarie e nazionali che saranno disponibili per la Sardegna nel prossimo periodo di programmazione 2007-2013. Evidentemente il respiro che si voleva dare, il respiro che si vuole dare a un processo veramente riformatore e importante del modello di programmazione, è quello di condividere il processo e il modello di programmazione con tutta la base che ha interesse a proporre e che è costituita dalla Sardegna intera. E dalla Sardegna intera in tutte le sue articolazioni territoriali e dalla Sardegna intera in tutte le sue articolazioni di portatori di interessi sociali ed economici. E quindi la progettazione integrata che è stata fatta con valori di largo respiro e con interessi limitati al tempo e all'utilizzo delle risorse POR 2000- 2006, aveva un'intelaiatura che ancora oggi io mi sento di dire e questo governo della Regione si sente di dire, che non può che essere assolutamente condivisa. Che fine hanno fatto le risorse dei 694 milioni di euro? Sono state assegnate senza premialità per le ragioni di cui dicevo prima, 230 milioni di euro, bandi Polis, bandi civici, bandi in agricoltura, altri che non hanno potuto aspettare, sono risorse assegnate a bandi in corso 236 milioni di euro, bandi in corso nei quali è previsto che venga assegnata la premialità per la partecipazione positiva alla progettazione integrata. Sono ancora in fase di emanazione bandi, entro l'anno speriamo che siano usciti tutti, per 176 milioni di euro. Abbiamo quindi risorse destinate per le varie fattispecie per 632 milioni di euro complessivi, le altre sono APQ e quant'altro che fanno da corollario a queste cose. Quindi le risorse ci sono, sono andate nella direzione per soddisfare gli interessi, le risorse ci sono e moltissime di queste risorse vanno già ad essere utilizzate col sistema di premialità previsto per la progettazione integrata. Quindi diciamo che siamo sulla strada giusta. Una brevissima considerazione, se no mi sfugge dopo, che è stata forse causata anche da informazione non completa dei nostri sistemi informatici, che sono utili però qualche volta lasciano anche perplessità, si dice che stiamo modificando in corso di vigenza il bando dei pacchetti integrati di agevolazione, vi dico pubblicamente e formalmente che non c'è nessuna modifica al bando, le cose pubblicate sul sito della Regione come specificazioni, come precisazioni, come chiarimenti, sono stati interpretati e qualcuno si lasciava anche interpretare per la verità come modifiche al bando, non sono assolutamente modifiche al bando! E' stato precisato e questo purtroppo ha generato un'altra cosa che l'Assessore della programmazione e la Giunta regionale non volevano che queste incomprensioni potessero ingenerare la necessità di un'ulteriore proroga di questo bando. Cosa che è assolutamente antipatica che però per le cose che sono state dette si è resa necessaria. Rientro nel seminato, quindi la progettazione integrata è un sistema, un metodo di lavoro per approcciare i bisogni, per creare quella rete di progettazione che consenta di capire, in modo fondamentale, esaustivo, quali sono i bisogni del nostro territorio e orientare tutte le risorse verso queste necessità e altre necessità che magari possono non essere comprese ma che sicuramente fanno parte di un sistema integrato di bisogni da soddisfare e quindi la deliberazione del 16 settembre di quest'anno scusate, che approva l'ultimo elenco di progetti e che dà atto anche dell'approvazione dei 198 progetti complessivi, dice in pratica che la progettazione integrata deve essere utilizzata in maniera fondamentale e in maniera importantissima per aiutarci ad orientare l'utilizzo delle risorse 2007 e 2013, e sulle risorse del 2007 e del 2013, mi avvio alla conclusione, si inserisce un altro elemento di novità che consente alla Sardegna ma anche a tutte le altre regioni d'Italia, che consente al modello di utilizzo delle risorse, da qualunque parte provengano, di essere utilizzate in un ciclo unico di programmazione, la Sardegna per i prossimi 7 anni disporrà di circa 10 miliardi dei 462 milioni di euro provenienti dai fondi POR, dai fondi FAS, dai fondi interregionali, e da quanto altro compresi, circa 2 miliardi e 55 milioni dai fondi di riserva dei FAS che dovranno essere programmati in un ciclo unico. A novembre di quest'anno noi speriamo di avere tutti i programmi comunitari approvati, entro dicembre di quest'anno speriamo di approvare la delibera del CIPE che assegna alla Sardegna e ad altre regioni i fondi 2007 e 2013, avremo da spendere risorse importanti ed ingenti e noi speriamo di orientare la maggior parte, la quasi totalità di queste risorse, a soddisfare quei bisogni che saranno in questo caso ancora messi al bando o che saranno dov'è possibile utilizzati per far scorrere le graduatorie dei bandi che sono stati fatti e che dovrebbero essere compatibili con l'utilizzo delle risorse rispetto alla nuova articolazione del … o di altri strumenti di programmazione che abbiamo. Quindi, non pensiamo che il tempo sia stato un tempo inutile, pensiamo che il lavoro non lo abbiano fatto maghi, lo abbiano fatto persone responsabili, e devo dare atto qui all'assessore Pigliaru e a tutto il suo sistema di collaboratori che ha pensato, che ha articolato questa bellissima proposta e che ci consente oggi di avere veramente la consapevolezza su come in Sardegna possiamo nel futuro utilizzare bene le risorse a favore delle nostre comunità, dei nostri amministratori locali, del nostro sistema delle imprese, del nostro sistema socio-economico nel suo complesso.
PRESIDENTE. Grazie Assessore.
Ha domandato di replicare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Grazie Presidente, io devo dire così come suggerisce di dire l'onorevole Pirisi, che davvero mi trovo anche soddisfatto, ma soddisfatto per un motivo molto semplice perché nella sua onestà l'Assessore alla programmazione ha confermato totalmente le considerazioni che noi abbiamo svolto ma sia in premessa sia nella dizione dell'impegno che abbiamo proposto a questa Aula, la prima grande considerazione che noi intendiamo fare è che anche noi, Assessore non intendevamo assolutamente fare processi, né del passato più remoto né del passato più recente, tenevamo soltanto mettere in evidenza che un modello di programmazione iniziato nel novembre del 2004 è un processo che ha totalmente fallito i suoi obiettivi e che siano stati falliti questi obiettivi lei ce lo ha confermato con grande puntualità perché ha fatto cenno in maniera concreta sia al fatto che davvero quelle risorse che avrebbero dovuto avere come destinatari i territori nei quali lo sviluppo aveva davvero un ritardo e che quindi non erano stati assegnatari dei primi finanziamenti dei 13 PIT, e nel momento in cui lei Assessore riconosce che quel voltare pagina, quella nuova filosofia, quella grande rivoluzione, pperché così dicevano i giornali, non so se voi tutti vi ricordate grande rivoluzione avviata in Sardegna, ecco, quella grande rivoluzione purtroppo non ha prodotto secondo quel modello calabro-albanese alcun risultato, non ne ha prodotto perché siamo arrivati ad un punto nel quale voi con quella delibera del 16 settembre che lei ha appena citato avete detto: tutto è finito, signori, i 198 progetti che sono progetti validi gli 11.500 imprenditori o schede relative alle adesioni ai paternariati sono pure tutte valide, da ora si fa una nuova corsa, da ora potete partecipare alla nuova programmazione 2007-2016, questo avete detto, lei lo ha ammesso in maniera molto corretta e puntuale, ma pure lei ha anche chiarito e questo davvero gliene dobbiamo essere grati che quella deliberazione del 30 marzo del 2006, pubblicata fatalmente il 1º aprile, quasi fosse una grande burla, davvero si è rivelata tale, perché esattamente quelle 14.500 adesioni che hanno poi composto quella ricchezza dei 693 milioni di euro ai quali lei ha fatto cenno lei ce lo ha detto, ha detto che 230 milioni, di quei 693 milioni di euro, sono stati utilizzati difformemente da quella che doveva essere la programmazione della progettazione integrata perché non c'erano i tempi e infatti era così, non c'erano i tempi perché si vedesse il risultato ultimato della progettazione integrata, e quindi quei soldi andavano spesi, bene, allora perché abbiamo fatto tutta questa fatica, quello si sarebbe potuto fare benissimo a partire dal novembre del 2004, poi voi dite 236 milioni sono in corso di bando, e lei ovviamente Assessore lo ha detto, si riferisce questo alla risorsa contenuta dentro il bando PIA la cui scadenza ultima era del 12 novembre. Quel bando PIA, quelle risposte che noi avremo, e lei ce ne darà conferma fra qualche giorno, è un bando che non si interfaccerà per niente con la programmazione integrata perché gran parte di quelle imprese che hanno partecipato alla progettazione integrata saranno escluse da quella bando PIA, e lei sa bene che non hanno potuto partecipare, sia per la selezione settoriale, che avete introdotto in quel bando, nel senso che gran parte delle aziende con quei codici Istat non potranno partecipare e sia per le condizioni attuative e preliminari che occorreva, si immagini Assessore che occorreva addirittura essere in possesso della concessione edilizia, quindi una concessione edilizia che significa, per chi ne è già in possesso, aver definito tutto l'iter, avere un progetto cantierabile. Ma quante sono le imprese che davvero hanno progetti cantierabili e che si riferiscono a quella indicazione precedente di due anni prima? È impossibile, perché dicevate anche, cosa che probabilmente nemmeno lei Assessore ha potuto ancora misurare, che chi possedeva la concessione edilizia però non l'avrebbe dovuta ritirare, perché se è ritirata è nulla, e quindi non può partecipare. Deve essere una concessione edilizia soltanto cosiddetta formale, e quindi il ritiro equivaleva ad esclusione. Ma tutte queste cose avverranno nel proseguo, quindi quei 236 milioni di euro ai quali lei giustamente ha fatto cenno pure non si interfacceranno con la progettazione integrata. Ecco quei 693 milioni di euro noi diciamo purtroppo non hanno dato risposte a quelle che erano le attese dei territori che avevano questo ritardo di sviluppo, e quindi quella fotografia che l'Unione Europea ci aveva fatto, indicato, fotografando esattamente la situazione, come lei bene ha detto al 31 dicembre 2004, è rimasta uguale, identica, e quindi le imprese non hanno potuto utilizzare quelle risorse e quei territori, -soprattutto come il suo, come il mio -, che sono i territori che davvero avevano bisogno di un riequilibrio da un punto di vista dell'investimento dello sviluppo locale, non lo potranno mai avere, perché non lo avranno nemmeno con i PIA, ancora meno con i PIA. Quindi lei ci sta dicendo: "Benissimo, fra un po' avremo il via alle risorse del 2007-2013". Ma nessuno di noi ha mai pensato, anche se era scritto ovviamente che si sarebbe potuto utilizzare la risorsa del partenariato anche per la programmazione successiva, ma nessuno di noi pensava che davvero poi quei fondi, quelle risorse, non sarebbero state utilizzate e non sarebbero mai arrivate ai comuni. Per questo noi non ci sentiamo soddisfatti da questo punto di vista. Soddisfatti per la sua chiarezza, ecco di questo gliene diamo atto, e davvero vuol essere anche un ulteriore augurio per il suo lavoro, Assessore, ne siamo convinti. Però i sardi non meritavano questa risposta. 14.500 adesioni al partenariato e 198 progetti costituiscono una delusione totale per chi sperava che sarebbe potuto esserci un risveglio delle possibilità concrete di uno sviluppo territoriale locale. Oggi questo non è avvenuto, ne prendiamo atto e auspichiamo che possa nascere un ordine del giorno condiviso da tutti, io lo propongo, perché solo così potremo davvero avere certezze, scrivere certezze, con la presenza autografa di questo Consiglio regionale per un futuro che restituisca giustizia a quei territori che hanno avuto questo scippo.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pisano. Siamo nella fase della votazione della mozione.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Sì. Anche se non me ne avesse dato l'occasione l'Assessore avrei comunque votato a favore della mozione. Ma, Assessore, mi è sembrato di capire dal suo intervento che non sarebbe avvenuto ciò che ho detto io. Allora Assessore, il bando di cui trattasi è stato approvato con determinazione 4507 del 27 luglio 2007 e successivamente è stato modificato e rettificato due volte: con determinazione 5045 del 4 settembre 2007 e successivamente, un'altra volta, con la 5758 del 5 ottobre 2007. Quindi dire che quel bando non è stato modificato non corrisponde certamente al vero. Che nella presentazione integrata, la presentazione di manifestazioni o di interessi per mettere in piedi iniziative complementari, infrastrutture complementari, così come le avete definite non era assolutamente previsto che dovessero trattarsi di consorzi o di società consortili. Per cui, siccome la situazione si è verificata in questi termini, io ribadisco, che la creazione di consorzi in corso d'opera ha creato numerosissimi problemi, e questo non può essere certamente smentito né da lei, e né dai suoi uffici. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Matteo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Presidente, per esprimere chiaramente il nostro voto favorevole alla mozione, il mio personale e del gruppo di Alleanza Nazionale qui presente. E per dire che noi accettiamo la sfida dell'Assessore sulla riforma della programmazione, sull'innovazione, ma è una sfida che è stata lanciata dal suo predecessore al momento dell'insediamento, è una sfida che è stata lanciata dal Presidente della Giunta Soru, e a tre anni e mezzo dall'insediamento, noi, di questa sfida non abbiamo visto ancora nulla. Non credo, non voglio fare la Cassandra, che in un anno e mezzo, pur con l'impegno dell'Assessore, pur con la buona volontà dell'Assessore, si possa recuperare ciò che non è stato fatto in tre anni e mezzo di legislatura. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Sanna. Non ho altri iscritti a parlare. Votiamo la mozione. Prego i colleghi di prendere posto.
Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, le volevo chiedere se è possibile votare con lo scrutinio elettronico palese. Grazie.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 146.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Capelli - Cappai - Cassano - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Diana - Gallus - La Spisa - Ladu - Liori - Lombardo - Petrini - Pileri - Pisano - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Rassu - Sanjust - Sanna Matteo - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cugini - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Gessa - Lai Silvio - Lanzi - Licheri - Marrocu - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisu - Porcu - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Secci - Serra - Uggias - Uras.
Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Balia - Caligaris - Ibba - Lai Renato - Marracini - Masia.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 61
votanti 54
astenuti 7
maggioranza 28
favorevoli 23
contrari 31
(Il Consiglio non approva).
Qualche minuto di sospensione in Aula.
(La seduta, sospesa alle ore 18 e 20, viene ripresa alle ore 18 e 35.)
PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di prendere posto e di fare un po' di silenzio, di seguire.
PRESIDENTE. Comunico che in data odierna il consigliere regionale Eliseo Secci ha fatto pervenire la seguente comunicazione: "Illustrissimo signor Presidente, con la presente intendo formalizzarle le mie dimissioni da consigliere regionale della Sardegna. Si tratta di una decisione fondata nella consapevolezza, e in me maturata in questi pochi mesi in cui rivesto un ruolo di responsabilità nell'Esecutivo regionale, di dovermi dedicare, da oggi al termine dell'attuale legislatura, ad un percorso di impegno rivolto unicamente all'attività di governo.
Desidero altresì comunicarle il senso della mia gratitudine verso il Consiglio regionale della Sardegna, dove nel corso di tre legislature ho profuso il mio impegno politico. A lei in particolare e a tutti i consiglieri regionali e a tutte le componenti dell'istituzione consiliare è rivolto il mio più sincero ringraziamento.
La saluto con cordialità, Eliseo Secci".
Ricordo che, ai sensi dell'articolo 85 della legge regionale 6 marzo 1979, n. 7, è riservata al Consiglio regionale la facoltà di ricevere ed accettare le dimissioni dei propri membri.
Ove non vi siano opposizioni si intende pertanto che l'Assemblea prende atto delle dimissioni del consigliere Secci.
Vorrei pregare il Vicepresidente della Giunta delle elezioni di convocare immediatamente la Giunta stessa affinché, esaminati gli atti degli uffici circoscrizionali, si pronunci circa il candidato che subentrerà al consigliere di cui sono testé accettate le dimissioni.
Sospendo pertanto la seduta per dieci minuti.
(Interruzioni)
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo: non vanno accettate dal Consiglio le dimissioni?
PRESIDENTE. Certo, certo.
LOMBARDO (F.I.). Ma prima…
PRESIDENTE. Prima… no, si riunisce la Giunta e poi procediamo alla… c'è una presa d'atto delle dimissioni.
CAPELLI (U.D.C.). Ce ne andiamo o rimaniamo?
PRESIDENTE. No, no, conviene restare, conviene restare. Propongo al Consiglio di prendere atto delle dimissioni dell'onorevole Secci.
(Interruzioni)
Colleghi, se ci sono problemi, chiedo scusa se interrompo le discussioni private. Allora, la casistica in casi di questo genere, cioè di dimissioni volontarie, non è univoca nel senso che abbiamo utilizzato sia l'istituto della presa d'atto come metodo di votazione, sia quello della votazione. Per alcuni consiglieri abbiamo votato e per altri si è semplicemente preso atto. Ultimo in ordine di tempo in questa legislatura l'onorevole Onida, che ha presentato dimissioni volontarie di cui il Consiglio ha preso atto. Se il Consiglio intende votare ovviamente si procede a una votazione sulla richiesta di dimissioni presentate dall'onorevole Secci. Quindi…
Va bene, colleghi, io se non ci sono problemi sarei per prendere atto delle dimissioni dell'onorevole Secci…
(Interruzioni)
Colleghi, però, insomma, se dobbiamo votare bisogna che qualcuno dica: "No, preferiamo che si voti". Sì, però ci si prenota, si dice, insomma altrimenti io devo interpretare dagli scuotimenti dei capi che cosa…
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). L'opposizione chiede che si voti e chiede che si voti con scrutinio segreto.
PRESIDENTE. Naturalmente, quando si procede alla votazione sulle persone il voto non può che essere segreto. Prego i colleghi di stare al loro posto. Colleghi, se state al vostro posto votiamo… l'Onorevole Farigu è rientrato in aula… stiamo votando Onorevole Farigu.
Ha domandato di parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.
FARIGU (Gruppo Misto). Vorrei un chiarimento su questo: se uno vota verde, che vuol dire?
PRESIDENTE. Se uno vota verde accetta le dimissioni, condivide e convalida le dimissioni, prende atto delle dimissioni. Se vota rosso si respingono le dimissioni.
FARIGU (Gruppo Misto). Va bene.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la votazione.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico.
(Segue la votazione)
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 58
votanti 57
maggioranza 29
favorevoli 21
contrari 36
astenuti 1
(Il Consiglio non approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: : Amadu - Artizzu - Balia - Barracciu - Biancu - Caligaris - Capelli - Cappai - Cerina - Cocco - Contu - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Franco Ignazio - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Dedoni - Diana - Fadda - Farigu - Floris Vincenzo - Gessa - Giagu - La Spisa - Lai Renato - Lai Silvio - Lanzi - Licheri - Lombardo - Manca - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Petrini - Pileri - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Porcu - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Sabatini - Salis - Sanjust - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Matteo - Uggias - Uras - Vargiu.
Si è astenuto il Presidente Spissu.)
PRESIDENTE. In dottrina resta il diritto di ciascuno di noi di dimettersi quando vuole, quindi il Consiglio tornerà sull'argomento. Va bene colleghi, ho ricevuto richiesta dai presentatori della mozione numero 148 di non esaminare la mozione in questa tornata, in questa seduta, quindi la seduta è conclusa. Il Consiglio verrà convocato a domicilio, buonasera.
La seduta è tolta alle ore 18 e 44.
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