Seduta n.400 del 27/04/1999
Seduta CD
(ANTIMERIDIANA)
Martedì 27 Aprile 1999
Presidenza del Presidente SELIS
indi
del Vicepresidente ZUCCA
La seduta è aperta alle ore 10 e 24.
FRAU, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di mercoledì 21 aprile 1999 (395), che è approvato.
Comunicazioni del Presidente
PRESIDENTE. Comunico di aver ricevuto in data 23 aprile le seguenti comunicazioni: come è noto nel 1994 sono stato eletto consigliere regionale, grazie alla candidatura indipendente nella lista Progressisti Sardi.
Pur apprezzando il fondamentale e insostituibile ruolo delle forze politiche organizzate per la vita delle istituzioni, non sono iscritto ad alcun Partito.
Il mio riferimento politico-culturale è sempre stato, e tuttora rimane, il diffuso arcipelago dei movimenti ambientalisti e del volontariato. Con questa lettera intendo innanzitutto confermare la mia permanenza nel Gruppo Progressista Federativo, al quale ho aderito per tutta la legislatura.
Intendo tuttavia comunicare che, per le sole finalità previste ai sensi dell'articolo 12 della legge 6 marzo '79 numero 7 e successive modificazioni, intendo assumere la rappresentanza delle federazioni dei Verdi in Consiglio regionale. Cordiali saluti. Gavino Diana.
Seconda comunicazione: in relazione al trasferimento del collega onorevole Peppino La Rosa, presso il Gruppo consiliare Federazione dei Socialisti e dei Democratici, al quale a suo tempo per consentirne la formalità avevo assicurato la mia adesione tecnica, venendo meno a tale necessità chiedo di poter aderire al Gruppo Misto. Bruno Dettori
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Emilio Floris e Antonio Obino hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 27 aprile '99. Poiché non ci sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Annunzio di presentazione di disegno di legge
PRESIDENTE. Comunico che è pervenuto alla Presidenza il seguente disegno di legge:
"Norme autorizzative alla partecipazione della Regione Autonoma della Sardegna alla missione umanitaria nei paesi Balcanici in favore dei profughi del Kosovo". (522)
(Pervenuto il 26 aprile 1999 ed assegnato alla prima Commissione.)
Annunzio di presentazione di proposta di legge nazionale
PRESIDENTE. Comunico che è pervenuta alla Presidenza la seguente proposta di legge nazionale:
"Istituzione del Parco geominerario, storico e ambientale della Sardegna". (22)
(Pervenuta il 14 aprile 1999 ed assegnata alla quinta Commissione.)
Annunzio di mozione
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza:
"Mozione TUNIS Marco Fabrizio - PITTALIS - LOMBARDO - GRANARA - FLORIS sul problema relativo all'erogazione di contributi e premi a favore della Compagnia dei barracelli di Quartu Sant'Elena". (183)
Comunicazioni della Giunta ai sensi dell'articolo 119 del Regolamento
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca le comunicazione del Presidente della Giunta Regionale sull'intesa di programma siglata dal Governo nazionale e dalla Giunta regionale il 21 aprile 1999, dibattito inserito dalla Conferenza dei Capigruppo ai sensi dell'articolo 119.
Ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta regionale.
PALOMBA (Progr.Fed.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, colleghe e colleghi, secondo corretta prassi parlamentare la Giunta si presenta al Consiglio regionale per rendere conto della propria attività, e segnatamente di un passaggio importante per la vita democratica e le istituzioni autonomistiche e per l'intera comunità sarda, quale quella rappresentata dalla sottoscrizione dell'intesa istituzionale di programma avvenuta il 21 aprile.
Non mi diffonderò nell'illustrazione dei dettagli perché già da venerdì scorso, cioè a poche ore dal ritiro che ho fatto personalmente della copia fornita dai sigilli di Palazzo Chigi, della documentazione relativa alle intese e agli accordi di programma l'ho immediatamente fatta pervenire al Consiglio regionale, dunque suppongo che essa sia a conoscenza già da allora non solo dei Gruppi consiliari, ma anche dei singoli consiglieri, perciò non sarebbe produttivo che mi addentrassi nei dettagli.
Mi pare invece più importante, sottolineare alcuni aspetti di carattere politico - generale. L'intesa istituzionale di programma sottoscritta il 21 aprile è il frutto di un negoziato serio, in alcuni casi teso e duro, anche nei confronti di un Governo nazionale che ha lo stesso segno politico, un negoziato duro e teso che ha comportato l'esigenza di tenere fermi alcuni punti irrinunciabili e di arrivare su altri punti al raggiungimento del massimo possibile risultato, soprattutto nei confronti di aziende autonome diverse dal Consiglio dei Ministri nella sua collegialità, cosa che ha richiesto passaggi diversi su alcuni punti, passaggi diversi e anche l'instaurare di un rapporto di forza molto teso, perché non abbiamo voluto retrocedere neanche di un passo di fronte alla prospettiva della necessità di conquistare una posizione forte della nostra autonomia nel negoziato e nel confronto con il Governo nazionale.
Se avessimo voluto accettare un'ipotesi riduttiva o minimale dell'intesa istituzionale di programma, o comunque un'accezione tutto sommato burocratica e attuativa di impegni già presi, quindi se avessimo voluto accettare l'ipotesi di un'intesa che fosse tesa a regolare le relazioni correnti tra lo Stato e la Regione l'avremmo firmata e sottoscritto cinque, sei, quattro mesi fa. Invece la necessità di puntualizzare alcuni aspetti che subito, brevemente illustrerò, ha comportato questo lungo, ma per noi anche molto costruttivo negoziato.
Vorrei illustrare alcuni punti di carattere politico che sottolineano la diversità di questa intesa, di questo negoziato, quindi di questa intesa rispetto ad altre con simili relazioni Stato-Regioni che ci sono state e che ci saranno. Noi abbiamo voluto significare la specificità dell'intesa, in considerazione del nostro livello di autonomia speciale della Regione sarda.
I punti che brevissimamente sottolineerò come aspetti fondamentali di questa intesa, attinenti alle difese della nostra autonomia sono i seguenti: è stata fatta salva la continuazione del confronto tra Stato e Regione per nuovi interventi ai sensi dell'articolo 13 dello Statuto anche con legge. Questo passaggio ci è parso determinante per far sì da una parte che l'intesa istituzionale con la Regione sarda non fosse assimilabile ad altri strumenti di regolazione dei rapporti tra lo Stato e le Regioni a Statuto ordinario, e d'altra parte ci è sembrata necessaria per sottolineare la aggiuntività di tutto ciò che è contenuto nell'intesa. Aggiuntività non significa, tuttavia, svalutare i contenuti di questo importante documento, perché anche i semplici risultati ottenuti con questa intesa, superano già abbondantemente i risultati ottenuti col Piano di rinascita di cui alla legge 402.
Quindi già di per sé i risultati di carattere economico conseguiti superano e trascendono anche i precedenti impegni attinenti all'articolo 13, tuttavia è importante significare e segnalare la differenza ontologica tra l'intesa istituzionale di programma e il Piano di rinascita ai sensi dell'articolo 13.
Il secondo punto è che è stata preservata pienamente la funzione di programmazione regionale, la quale ovviamente non può contrastare l'ambito di programmazione nazionale, ma mantiene la sua specificità, come attiene al nostro status di Regione autonoma.
Il terzo punto è questo: è stata ottenuta la specificazione che tanto la garanzia costituzionale dell'articolo 13, quanto la condizione di insularità contemplata nel trattato di Amsterdam devono costituire per lo Stato elementi di riequilibrio nell'attribuzione delle risorse, di riequilibrio anche rispetto a recenti parametrazioni che sono risultate penalizzanti per via di meccanismi burocratici.
Questo è un punto importante, perché trascende il contenuto dell'intesa, per andare a toccare la regolazione dei rapporti tra Stato e Regione in un punto assolutamente determinante, qual è quello dell'attribuzione delle risorse tanto comunitarie, quanto nazionali, e non può essere sfuggito che proprio a specificazione di questo elemento contenuto nel preambolo dell'intesa si è voluto, soprattutto nella parte finale, poco prima della sottoscrizione, impiantare una questione più specifica, conseguente al fatto che andava collegandosi la sottoscrizione dell'intesa con la definizione della partecipazione della Regione al quadro comunitario di sostegno attraverso l'individuazione delle misure, ma anche attraverso un'attribuzione di risorse.
Questo fatto non dovrà sfuggire, perché nel protocollo allegato lo Stato ha accettato di discutere con la Regione una nuova parametrazione per arrivare a criteri e indici percentuali che vogliono dire, considerato il valore rilevante di un punto percentuale, che vanno addirittura ben oltre i contenuti economico-finanziari della stessa intesa. Ma il fatto che si sia previsto dentro l'intesa questo sistema di regolazione e di parametrazione è un fatto significativo della considerazione che questa intesa non è un fatto burocratico, oppure importante di regolazione di partite normali, ma va al di là per essere un fatto significativo delle complessive relazioni tra Stato e Regione.
Il quarto punto è che gli accordi di programma quadro costituiscono degli strumenti giuridicamente vincolanti tra le parti; essi hanno tra le parti lo stesso valore del contratto e potremmo quasi dire il valore di legge. Essi perciò sono ontologicamente differenti rispetto ad altri strumenti, pure pattizi, di regolazione dei rapporti tra Stato e Regione che sono in precedenza intervenuti.
Questi strumenti chiamati protocolli o accordi di programma, di diversa natura rispetto a questi, contenevano degli impegni politici. Questi atti sottoscritti contengono invece degli impegni giuridici e giuridicamente vincolanti tra le parti.
Detto questo, vorrei anche dire che i precedenti accordi di programma o i precedenti protocolli non sono diventati neppure essi carta straccia, come si sente dire da qualcuno e anche nella stampa riportare, in quanto il protocollo d'intesa firmato il 21 aprile del '97 ha costituito la matrice, il punto di riferimento di cui l'intesa istituzionale ha rappresentato la estrinsecazione e l'espressione esecutiva ed eseguibile, anche coattivamente, e gli accordi di programma quadro sulle Ferrovie, punto su cui si è ripetutamente appuntata l'attenzione di qualche ipercritico o anche di qualche piccolo sindacato, sono stati recepiti, richiamati e fatti salvi nell'intesa istituzionale di programma, negli accordi quadro, in modo che le risorse complessivamente individuabili, i 569 miliardi per specifici interventi rappresentano una parte, quella che era possibile ora rendere esecutiva di quegli impegni che restano comunque salvi.
Il quinto punto è rappresentato dal fatto che gli accordi di programma quadro, già sottoscritti, rappresentano il punto finale di un percorso che era già maturo a livello di istruzione. Essi sono forniti delle relative coperture finanziarie e prevedono fino al 2005(?) specificamente e analiticamente i punti e gli interventi che dovranno essere effettuati.
Questi interventi prevedono stanziamenti e finanziamenti che ammontano complessivamente a 2635 miliardi, secondo l'analitica tabella finanziaria che costituisce parte integrante dell'intesa.
A questo bisognerà aggiungere necessariamente le risorse occorrenti per la realizzazione delle opere riguardanti la costruzione dell'infrastrutturazione necessaria per la metanizzazione, considerato che i 250 miliardi già stanziati e già disponibili rappresentano soltanto le somme necessarie per esaurire le procedure, per mandare avanti con grande celerità le procedure che sono previste, cioè un rapido studio di fattibilità e poi, immediatamente dopo, la gara internazionale fondata sul project finance (?), a seguito della quale i gruppi finanziari, gli imprenditori concorrenti avranno fatto le loro offerte, comprendenti anche l'entità dei finanziamenti privati e dei finanziamenti statali, quello che conta però è che lo Stato è impegnato a coprire la totalità delle risorse occorrenti che possano risalire a 2000-2500 miliardi.
Cercherò di accelerare e di concludere rapidamente, però vorrei dire un sesto punto, e cioè che un significato non inferiore ha tuttavia all'interno dell'intesa l'impegno assunto dal Governo a negoziare altri dieci accordi di programma quadro su materie fondamentali per la vita della nostra comunità autonomistica, che sono quelli elencati fino alla lettera M nella stessa intesa.
Questo fatto, che è di rilievo non minore rispetto a quello che è stato già sottoscritto, mi fa dire, ci fa dire, fa dire alla Giunta che questa intesa è già proiettata nel quadro delle relazioni Stato - Regione Sarda di tipo federalista, perché lo Stato ha accettato di discutere in condizioni di pariteticità, quindi di pari forza, i punti più rilevanti, i punti più fondanti e più fondamentali per la nostra comunità, dalla scuola di istruzione, all'università, alla continuità territoriale, alla questione fiscale, alla questione del patrimonio e del territorio, complessivamente indicata così, ma comprendente temi e schemi quali il demanio, i beni culturali e altre questioni attinenti a questi punti fondamentali e poi l'ambiente.
La Giunta consegna, e concludo Presidente sono proprio alle battute finali, al Consiglio questo atto che essa ritiene molto importante, che la Giunta ha perseguito con grande determinazione. Voglio ringraziare in modo particolare la Giunta che ha condiviso con me la determinazione e la conclusione di questo importante atto, anche nei momenti in cui poteva sembrare più difficile concluderlo.
Voglio ringraziare tutte le forze politiche del centro sinistra, che sono o non sono attualmente facenti parte della maggioranza che hanno sostenuto questo impegno, insieme voglio ringraziare le parti sociali che hanno espresso una concertazione positiva, il mondo del lavoro e il mondo dell'impresa, insieme alle componenti dell'ordinamento delle autonomie locali.
Questo atto, a nostro giudizio, è un atto fondante perché su di esso si fondano le relazioni di tipo federalista tra lo Stato e la Regione, con questo atto la Sardegna entra a pieno titolo in una relazione di pari dignità col Governo nazionale, adesso si tratterà di fare lo stesso nei confronti dell'Europa.
PRESIDENTE. Chiedo ai colleghi dei Gruppi, un rappresentante per Gruppo che intendono parlare di segnalarlo, in modo tale da prevedere una programmazione alternata dei lavori.
E' iscritto a parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.
MARTEDDU (Popolari). Esprimo un giudizio positivo sulla conclusione di questo patto rinnovato tra la Regione e il Governo della Repubblica, firmato dal Presidente della Giunta Regionale, onorevole Palomba, e dal Presidente del Consiglio dei Ministri, onorevole Massimo D'Alema, anzitutto perché è un patto che è stato firmato e siglato dentro una cornice di estrema sobrietà e di austerità.
Credo, colleghi, che questo contrasta non poco con gli squilli di tromba che altre volte hanno percorso la Sardegna sull'occupazione da parte dei diversi Ministri della Repubblica del nostro suolo, che ritenevano allora di poter cambiare le sorti della nostra Isola e della nostra storia.
La sobrietà, l'austerità e l'autorevolezza con cui questo patto è stato siglato sono e costituiscono la premessa più importante, più fondata, le condizioni più autenticamente positive perché l'intesa istituzionale di programma possa essere la strada aperta per un nuovo sviluppo della nostra isola.
Viene criticata da più parti e viene criticata, mi pare di dover capire, soprattutto da quelle parti o da alcuni personaggi che sul tema della rissosità preelettorale, anche sul tema dell'intesa di programma intendono ricostruire, o ricostruirsi dopo l'oblio, o la pace dei sensi di questi ultimi anni, una loro posizione politica. C'è troppa ansia di riproporsi alle luci della ribalta, c'è troppa ansia da parte di chi probabilmente avendo percorso negli anni passati, o nei decenni passati, da quando molti di noi avevano ancora i calzoncini corti, tutti i luoghi del potere regionale in Sardegna, oggi attraverso una polemica dal sapore esclusivamente preelettorale non intendono e non vogliono affrontare con la serietà dovuta questo che rimane comunque uno degli atti fondamentali di questa legislatura.
Quindi condivido molto il tono con cui questa intesa è stata siglata e firmata, ho condiviso e ho sollecitato nel passato la richiesta alle parti sociali in Sardegna, alle forze sociali, ai sindacati, di un loro protagonismo attivo, abbiamo sollecitato che uscissero dal protagonismo solo rivendicativo, sterilmente rivendicativo, per essere protagonisti dello sviluppo. L'intesa è importante perché apre non solo uno squarcio, ma una strada nuova, nuovissima nei rapporti fra Stato e Regione nella concezione stessa della specificità. Intravedo un raccordo stretto tra la nuova specificità, che alla Sardegna deve essere riconosciuta nel quadro di un nuovo federalismo, o di un federalismo che si apre alle porte del 2000, e il trattato di Amsterdam che intravede nella Sardegna non solo una parte della Comunità Europea che non ha raggiunto il 75 per cento del prodotto interno lordo, ma che guarda la Sardegna come un'area specifica dell'Europa perché è isola, perché ha condizioni particolari infrastrutturali, perché ha necessità di particolare attenzione per la continuità territoriale, perché non è né il nord est, non è il nord dell'Italia, non è il nord della Spagna, non è il cuore della Germania, è un'area particolare, con particolari problemi ma con grande capacità di ripresa economica, come anche gli ultimi dati che abbiamo potuto leggere in queste ore dimostrano, cioè una capacità di andare avanti, di inserirsi nel 2000 con una sua forte caratura di ripresa economica.
E` chiara la nuova garanzia che viene data per l'articolo 13, cioè per un impegno rinnovato dello Stato nei confronti della Sardegna, per il riequilibrio nella distribuzione delle risorse e quindi per quell'obiettivo di federalismo vero, che noi intendiamo portare nel quadro dei rapporti tra lo Stato e le Regioni italiane, e nel quadro di una rinnovata ripresa del dibattito che si è fermato nella Bicamerale per uno Stato federale, uno Stato federale che solo attraverso un riequilibrio economico, sociale, infrastrutturale delle regioni più disagiate può avvenire.
Questi principi sono stati consacrati in questa intesa, che è la base per il governo della Regione nei prossimi anni, che sarà un punto di riferimento per chi governerà la Regione nei prossimi anni e nei prossimi mesi.
D'altro canto i capitoli che sono stati scritti sono i capitoli che riguardano oggi una regione come la nostra, non sono i capitoli del libro dei sogni e non sono neanche i capitoli di astratte aspirazioni, si parla di energia, che è una battaglia secolare, storica, decennale di questa Regione, si parla di infrastrutture materiali, di quelle che possono consentire davvero alla Sardegna di allinearsi col resto dell'Italia e col resto dell'Europa, i trasporti esterni e i trasporti interni.
Si parla però di due capitoli, di due settori, di due obiettivi, che sono nuovi, moderni, che fanno fare un grande salto di qualità alla Sardegna, non solo in termini culturali, di cultura di impresa, di lavoro, ma soprattutto in termini di modernità assoluta, due capitoli che proiettano la Sardegna, che possono proiettare la Sardegna in Europa, che è la scuola. E` la formazione che stiamo assumendo con questo atto, come base sostanziale della nostra ripresa economica, e si parla dell'ambiente come condizione essenziale perché la Sardegna faccia quel salto di qualità che la riproponga all'Europa e all'Italia come regione autenticamente legata alla sua tradizione ed ai suoi grandi valori.
Per questi capitoli e con l'obiettivo di dare sviluppo a questi capitoli sono ascritti dei titoli di bilancio, che possono essere sicuramente non sufficienti in questa fase, ma comunque che aprono uno spiraglio molto importante, che ci può consentire davvero di governare la Sardegna nei prossimi anni avendo disponibili risorse, frutto di una solidarietà dello Stato, che possono consentire alla Sardegna di fare quel salto di cui oggi ha bisogno.
Ho potuto leggere anche che non sarà questa una pagina bianca su cui si è scritto e su cui poi nessuno andrà a verificare se gli obiettivi che ci proponiamo sono obiettivi raggiunti, se sono obiettivi in condizioni di cambiare la Sardegna.
Credo che come in tutti gli atti di governo importanti, il fatto di agganciarci alla verifica e all'aggiornamento annuale come c'è scritto nell'intesa, annuale che significa che il Comitato Istituzionale di Gestione, che è il comitato politico, che è quello che verificherà qualunque sia la maggioranza che governerà questa Regione fra due mesi o fra tre mesi, che dovrà verificare se gli obiettivi indicati nell'intesa sono raggiunti, sono raggiungibili, se quello che c'è scritto poi corrisponde veramente alla realtà delle cose.
Questo mi pare una cosa estremamente importante, estremamente positiva, e in questo intravedo una strettissima connessione con i fondi strutturali della Comunità Europea. Siamo di fronte ad una stagione, che se saputa gestire con positività, se saputa gestire anche con la disponibilità ad ascoltare, ad un ritornare sempre in quella piaga del piagnisteo costante che ha caratterizzato tanta parte delle classi dirigenti in Sardegna, ma se ci mettiamo con atteggiamento fortemente positivo e anche di speranza, credo che questa sia una base sulla quale possiamo davvero scrivere una pagina importante per la nostra regione.
Credo anche, colleghi, che nessuna polemica politica, elettorale potrà spostare da questo obiettivo raggiunto l'attenzione; si potranno fare le conferenze stampa spostandosi dagli aeroporti, alle stazioni di servizio, alle pompe di benzina per mettere in risalto il problema dell'energia in Sardegna, ma la sostanza non cambia. Non cambia nel senso che il giudizio positivo su questo atto rimane, ed è atto che caratterizza di per sé questa legislatura regionale e io credo che, sull'attuazione di quegli obiettivi, le classi dirigenti della Sardegna, non solo quelle politiche, ma anche quelle imprenditoriali e quelle del lavoro, debbano prestare attenzione e debbano in qualche modo tallonare passo passo perché gli obiettivi davvero vengano raggiunti.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Presidente, colleghi consiglieri, mi sia consentito leggere i brani di un articolo di giornale su queste trattative. "Un accordo storico", così il Presidente della Regione, Federico Palomba, reduce della trasferta a Roma, ha salutato in Sardegna ieri a Villa Devoto, in presenza degli Assessori regionali alla programmazione e ai lavori pubblici l'accordo stipulato a Palazzo Chigi con il Presidente del Consiglio. "Aria di elezioni?" - gli è stato chiesto - "No, è il frutto di una lotta comune durata dieci anni ed impegni reali che segneranno una svolta per tutti i sardi", e via enunciando. Metanizzazione, l'accordo prevede la realizzazione, fra un anno e mezzo o due, di un gasdotto sottomarino che, partendo dalla Toscana ed attraverso la Corsica, permetterà di metanizzare l'Isola con un investimento in 5 anni di 1.500 - 2.000 miliardi. Strade, altri 1.000 miliardi e l'altro importante impegno strappato al Governo, saranno invece destinati al miglioramento delle infrastrutture della viabilità isolana.
Questo articolo è nell'Unione Sarda del 23 aprile 1997 e credo, signor Presidente, che qualche spiegazione ce la debba dare perché, rispetto alle cose dichiarate due anni fa e firmate due anni fa, sono stati compiuti notevoli passi indietro. Per esempio, la metanizzazione che sembrava sicura, almeno la soluzione, viene rimessa interamente in discussione perché l'intesa firmata ipotizza tutta una vasta gamma di soluzioni, mentre due anni fa la soluzione era già individuata.
Strade, 1.000 miliardi; andiamo a fare i conti, sono 969 miliardi, due anni fa erano 1.049 miliardi, sono stati persi in due anni 80 miliardi.
Ferrovie, si sono confermati gli accordi di programma tacendo un piccolo particolare, che gli accordi di programma prevedevano la fine dei lavori per il 2001, con questa intesa sono stati prorogati al 2005; si parla di 500 miliardi, si è sempre parlato di 1.000 miliardi; infatti sono sparite opere fondamentali come il dente di attracco in Porto Torres o la risistemazione delle ferrovie dentro l'abitato di Olbia, e così via. Mentre su fatti come la zona franca, per esempio, nulla si è fatto tornando indietro; e non si vada certamente a sbandierare come una vittoria magari il progetto per la lingua e la cultura sarda nelle scuole perché è finanziato in gran parte con fondi regionali all'interno di una organizzazione statale, quindi semmai è la Regione che dà soldi al Governo per attuare iniziative dello Stato.
Credo che si sia mancato anche di buon gusto; rifirmare di nuovo il 21 aprile, come due anni fa, un accordo con lo Stato che non è stato rispettato, come non sono stati rispettati tutti gli accordi ed intese stipulati in questi anni, a partire da quelli con le ferrovie ed a finire con quelli per i parchi.
Effettivamente io credo che si sia fatta una operazione di svendita di fine stagione; eravamo alla fine di questo Consiglio regionale, alla fine della sesta ed ultima Giunta Palomba, e si è voluto fare un accordo che soltanto i meno accorti possono ritenere contenga elementi positivi; ed invece è un accordo che ripropone le stesse somme, semmai riducendole, gli stessi impegni già non attuati, che non dà prospettive perché noi sappiamo che le cose scritte hanno lo stesso valore di quelle scritte anni fa, e come quelle resteranno a non essere attuate se mancherà una forte volontà politica in Sardegna di far rispettare gli accordi. Qualche mese fa noi abbiamo richiamato l'attenzione della Giunta e del Consiglio sul mancato rispetto degli accordi programma per le ferrovie. Ci è stato risposto che sarebbero stati inglobati in un accordo più vasto che era nell'intesa e invece nell'intesa vediamo la dilatazione, i tempi, la restrizione dei fondi e delle opere. Chiaramente, è una tendenza al ribasso, di fronte ad un Governo sempre più avaro che ha necessità di denaro e si guarda bene dal dare a noi quello che ci aveva promesso e quello che è necessario per risollevare la Sardegna da una crisi che vede l'Isola in una posizione estremamente deteriore secondo tutti gli indici. Non inganni l'aumento di prodotto interno lordo, perché noi siamo restati nell'obiettivo uno dell'Unione europea perché avevamo un parametro 76 nel '93, 74 nel '94, 73 nel '95, 72 nel '96; prima a poi un minimo di risalita da questo abisso in cui siamo precipitati, in questi cinque anni, ci doveva pur essere. L'effetto rimbalzo - dicono così anche in Borsa - io capisco, a questo punto, visto che il Consiglio non era stato colpevolmente informato su queste trattative, il tentativo di qualche partito della maggioranza di non firmare l'intesa. Anche nella maggioranza c'è evidentemente qualcuno che ritiene che questa intesa sia un fallimento, che non sia opportuno presentarsi agli elettori con questa intesa. Ma il Presidente, non so se per sua volontà o per volontà di forze della maggioranza più grandi di quel partito, ha voluto firmare; ma così firmando, ha firmato una resa, un fallimento, un arretramento su posizioni già conquistate. E il giorno scelto, quel 21 aprile, che è sì un fatto storico, ma è per essere il Natale di Roma, non certo per la firma delle intese biennali Sardegna - Governo; credo che sia stato di cattivo gusto. Per alleggerire racconto una barzelletta: il 21 aprile, in periodo fascista, era il celebratissimo Natale di Roma; ma abolito il regime, i romani e soprattutto i governanti romani, vogliono continuare a celebrarlo, e c'è una tradizione che risale dai tempi di Romolo e Remo, ricorreva il 21 aprile di quest'anno, il 2752° anniversario, e la tradizione che si trova il primo forestiero che passa, che i romani chiamano "burino" e gli si rifila un papirotto pieno di promesse che non verranno mantenute. Questo ha portato sì che sia stata la Regione sarda a fare la parte del "burino", sia il 21 aprile 1997, sia il 21 aprile 1999.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.
MURGIA (F.D.). Comprendo, è naturale, è umano - direbbe una popolare trasmissione radiofonica - l'atteggiamento dei rappresentanti dell'opposizione, tendente a sminuire ed annullare il significato di un'intesa che viene presentata come una ripetizione, un'ennesima e stanca ripetizione di tanti rituali già fatti in passato; questo legittimo tentativo di utilizzare, in questa fase, ogni evento ai fini propagandistici, non deve impedirci di vedere sostanziali diversità rispetto al passato, che contiene quest'intesa, diversità positive. Qui non siamo più nell'ambito di un protocollo di intesa, di un cerimoniale già visto in passato, siamo in una fase attuativa iniziale, se vogliamo, di nuove procedure di contrattazione negoziata tra le istituzioni, di nuovi modi di rapportarsi della Regione con lo Stato, di nuovi modi di governare la Regione.
Questa intesa istituzionale non è un accordo politico da attuare, costituisce un atto amministrativo, un atto di governo in sé, costituisce semmai una parziale attuazione di accordi e di impegni di carattere più generale già assunti in passato, con caratteristiche di concretezza, di esigibilità e di effetto nella realtà, sconosciuti nelle precedenti intese.
La seconda questione riguarda il carattere dell'intesa; che non va confusa, come spesso appare nel dibattito, con la discussione che riguardava, per esempio, l'attuazione dell'articolo 13 dello Statuto. Per sua natura è, e deve essere, limitata ad alcuni argomenti ed è molto utile che sia precisato che non è sostitutiva di altri strumenti dei quali la Regione dispone, come l'articolo 13 dello Statuto, per rivendicare più ampi, più complessi e più organici programmi di intervento. Mentre è apprezzabile il lavoro di ampliamento dei contenuti, sarebbe stato sbagliato, comunque, pretendere di inserire tutti i temi, tutti i nodi che riguardano la Sardegna in questo tipo di accordo, e sarebbe entrato in contraddizione con la sua natura, con la sua concretezza, con la sua non alternatività, diciamo così, all'iniziativa sull'articolo 13. Concretezza di contenuti che c'è sugli specifici temi; è vero che in passato, probabilmente, si è sbagliato nel ritenere già conseguiti alcuni risultati, come la metanizzazione; io penso che invece qui, il valore di questa intesa, per quanto riguarda il metano, sia che la precisione con cui è individuato un percorso, tappe di verifica etc., ci consente di toglierci da una situazione di impasse estremamente pericolosa nella quale ci eravamo trovati, con soldi stanziati per iniziare questo cammino e mai spesi, e per verificare un percorso al passo con i tempi, in cui la via scelta, quella di un percorso di collaborazione con i privati e di un intreccio tra impegni di governo ed un sostegno al project financing (?), come va di moda adesso, consente di essere più ottimisti sulla effettiva pratica di questo percorso sul conseguimento del risultato finale; mentre grandissima concretezza hanno le tappe intermedie, l'attuazione delle reti per l'area propanata, e soprattutto gli sconti energetici che, nella fase intermedia, sono esigibili, sono spendibili immediatamente e costituiscono, da oggi, un beneficio concreto per le imprese. Lo stesso dicasi per scuola, per le strade; anche qui abbiamo un'elencazione puntuale rispetto alla quale già sono iniziate le procedure attuative e di progettazione; ci sono delle scadenze che non rappresentano più una promessa, ma rappresentano un atto di effettivo impegno di governo.
Acquista un'importanza rilevante, non tanto per l'aspetto numerico, quanto perché finalmente il tema della cultura è a pari livello con i temi delle infrastrutture materiali e delle infrastrutture energetiche di trasporto. E` una scelta che è destinata ad avere effetti positivi sul futuro ed a segnare una svolta importante nella nostra politica economica e nella nostra politica di governo. Per cui da una parte, devo dire che la limitatezza a pochi temi individuati dell'accordo, non ne costituisce un limite, ma ne costituisce la garanzia di concretezza e di validità dello stesso. Ne costituisce un pregio rispetto ad accordi di tipo globalistico e più fumosi del passato. Questo lo dico senza toni trionfalistici, non li ho mai usato in passato e sono autorizzato a non usarli adesso, ma questo mi consente anche di non essere scambiato per un propagandista quando faccio queste affermazioni; la stessa questione dei tempi nei quali l'accordo viene perfezionato. C'è da dire che, intanto, i tempi si sono trascinati fino quasi sotto alle scadenze finali, anche per un lavoro che tutti noi, anche nella maggioranza, abbiamo contribuito a sottolineare; un lavoro di miglioramento dell'intesa, di perfezionamento, dove alcuni degli elementi che prima ricordavo, sono stati introdotti cammin facendo. Se noi fossimo in grado di dedicare un'attenzione adeguata all'evoluzione delle varie bozze e dei vari materiali nei quali si è articolata l'intesa, vedremmo un grande cammino percorso dalla prima fase alla conclusione finale e che ha giustificato pienamente l'impiego del tempo e delle energie che sono state profuse.
Ma nei tempi c'è anche una caratteristica che è ricorrente nella Regione sarda e che non deve scandalizzare nessuno, che riguarda le Giunte, ma riguarda anche il Consiglio. Io trovo assolutamente legittimo e doveroso che al termine di una legislatura si cerchino di serrare i tempi, di stringere, di recuperare i ritardi e di andare avanti facendo il possibile e il massimo proprio in quest'ultima fase.
Io non mi sento di deplorare le legge 28 che, per esempio, è stata approvata in extremis, in zona Cesarini di una legislatura, perché è stato utile approvarlo, è stato utile utilizzare il periodo di fine legislatura per riuscire ad approvare un provvedimento importante come quello, così come altre normative sul lavoro che sono state impostate in quegli anni. Le scadenze io ritengo che vadano onorate e rispettate; il fatto che ci troviamo alla fine della legislatura semmai qualifica un atto e non lo svuota del suo significato.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (Gruppo Misto). Presidente, sino a poche settimane fa, avevamo espresso chiaramente insoddisfazione rispetto all'intesa che si stava accingendo a firmare che manteneva un grande stato di ambiguità. Oggi dobbiamo registrare che qualche cosa è cambiato; è stata in parte premiata la determinazione con cui lei, Presidente ed i suoi Assessori, vi siete confrontati con un Governo intransigente, chiuso e poco sensibile alle esigenze di questa nostra Isola.
Non condividiamo la stessa strategia politica governativa su due livelli: patti territoriali e contratti d'area, in quanto tale politica risulta deludente; e se dovessimo prendere in considerazione lo stato di attuazione ed il livello della loro ricaduta occupazionale nel tessuto sociale ed economico di altre regioni meridionali, dobbiamo registrare che i denari stanziati stentano ad arrivare e le ricadute sono veramente risibili. Purtroppo partiamo da condizioni simili a quelle di altre regioni meridionali, per cui legittime appaiono le preoccupazioni che sono in noi; così come è chiaro che 2.500 miliardi non sono poca cosa per la Sardegna e che, a nostro avviso, possono permettere l'inizio di quel cambio di tendenza e di attenzione che il Governo deve alla nostra Isola. Questo è un fatto altrettanto scontato.
Ma permettetemi soltanto alcune considerazioni. Vedete, oltre 1.000 miliardi per la viabilità, da un conto fatto, da un check-up sulla viabilità della Sardegna, risultano circa il 40 per cento delle necessità, così come i quasi 600 miliardi per le ferrovie appaiono insufficienti per una reale e concreta ridefinizione del sistema trasporti su rotaie nella nostra Isola, e il collegamento di due ore e mezzo tra Cagliari e Sassari rischia di raggiungere l'obiettivo solo a metà, nella tratta Cagliari-Oristano.
Purtroppo sono constatazioni che sono sotto gli occhi di tutti, nel senso che sappiamo esattamente cosa necessita per raggiungere quell'obiettivo di cui parlavamo poc'anzi, delle due ore e mezzo, così come rileviamo che gli accordi a suo tempo assunti precedentemente all'intesa sono stati, in alcuni casi, drasticamente ridimensionati.
E` comunque un passo avanti; così come riteniamo che sia un passo avanti l'accordo per la metanizzazione della Sardegna, ma è un passo avanti per quanto riguarda la costruzione delle reti di metanizzazione che, in attesa dell'arrivo del metano possono chiamarsi "reti per l'area propanata", ma rimane insoluto il quesito di quale politica energetica il Governo nazionale intenda per la Sardegna. Questo problema non è ancora risolto, perché voglio ricordare in quest'aula la vicenda anche aperta con l'ENEL a Fiumesanto e con lo stesso Governo, in quanto si intende introdurre nella nostra Isola, un combustibile altamente inquinante e non si capisce perché, di fronte ad una prospettiva di metanizzazione dell'Isola si intenda forzare per una scelta di questo tipo. Per cui rimane un passo avanti per le reti, ma rimangono perplessità sulla realizzazione dell'intero progetto.
Nonostante ciò, riteniamo che l'intesa ha determinato un primo passaggio istituzionale importante; un passaggio per noi non definitivo, vi sono altri diversi accordi che devono essere perfezionati (servitù militari, demanio, entrate fiscali, continuità territoriale); come è utile ricordare che su questo atto non appare l'articolo 13 dello Statuto sardo, per cui questo articolo non viene assorbito dall'intesa.
Concludendo, ribadisco che consideriamo questa intesa un utile passo avanti, così come riconosciamo al Presidente ed al suo Assessore di aver saputo condurre con fermezza e determinazione la trattativa con un Governo ancora troppo chiuso alle politiche del lavoro e del rilancio degli investimenti pubblici. Per tale motivo consideriamo questo momento come un primo punto di partenza, sapendo che la strada per il riscatto e lo sviluppo risulta ancora lontana.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Montis. Ne ha facoltà.
MONTIS (Gruppo Misto). Presidente, colleghi, non dimenticherò mai di protestare per una procedura che non ci consente di intervenire con i tempi delle altre forze politiche. Sono convinto che nelle altre assemblee legislative italiane, nella fattispecie la Camera e il Senato della Repubblica, abbiano risolto questo problema; è difficile in pochi minuti, dare un giudizio su questo protocollo di intesa che, tuttavia, noi consideriamo positivo, debbo dirlo inizialmente a scanso di equivoci. Credo che sia la seconda volta che somme straordinarie ed aggiuntive dello Stato, per un riequilibrio verso l'alto dell'economia sarda, avvicinandola alle Regioni più avanzate del Paese, abbia luogo, per quanto ci riguarda, per quanto riguarda la Sardegna. La prima volta fu la legge 588, agli inizi degli anni '60; era una somma straordinaria ed aggiuntiva che poteva produrre allora uno sviluppo reale più organico, più armonioso, più confacente alle condizioni della nostra Isola nell'utilizzo delle sue risorse, nel miglioramento delle strutture civili, nelle infrastrutture fondamentali che consentissero successivamente uno sviluppo reale e non fittizio, come avvenne invece utilizzando quelle somme negli anni '60 e negli anni '70. Ma quella legge, a differenza di oggi, fu conquistata con una lotta decennale delle avanguardie democratiche isolane, degli intellettuali, degli operai, dei ceti medi, la battaglia nelle campagne, l'occupazione delle terre, una battaglia che impose allo Stato, un finanziamento straordinario ed aggiuntivo per riparare, come si disse allora e come si continuò a ripetere per molti anni, "i torti storici che la Sardegna aveva subito". Adesso no, la situazione è diversa, c'è una contrattazione da Governo a Governo, da Governo della Repubblica con il Governo della Regione, credo ancora insufficiente tuttavia, ma importante; un positivo impegno politico di contrattare con lo Stato, le fondamentali direttrici dello sviluppo che sono le infrastrutture che possono dare adito ad uno sviluppo reale della Sardegna, anche qui non fittizio, energia, strade, ferrovia, scuole, mancano alcuni elementi; certo che mancano e bisognerà che il prossimo Consiglio regionale ed i prossimi governi, o speriamo, il prossimo Governo della Regione sarda ne tenga conto ed apra anche qui un confronto con lo Stato, per esempio l'ammodernamento della rete stradale delle zone interne per uno sviluppo dell'agricoltura, dell'agroindustria, della pastorizia che è esso uno dei punti fondamentali dello sviluppo economico generale della nostra Isola, e per esempio, per quanto riguarda le risorse idriche, chi non è membro della Quinta Commissione non so se abbia conosciuto gli ultimi dati che ci sono stati forniti per esempio dall'Ente del Flumendosa per quanto riguarda la parte meridionale dell'isola, nelle condotte idriche, soprattutto per uso civile, si perdono 70 milioni di metri cubi di acqua. Con le dighe che abbiamo non potrebbe esistere la siccità in Sardegna, se fossero riparate queste perdite; mentre all'agricoltura gli si assegna 29 milioni di metri cubi d'acqua. C'è un rapporto doppio, più che doppio, soltanto delle perdite, nelle grandi aree urbane, soprattutto nelle aree urbane di Cagliari e nel suo hinterland, nelle città come Quartu, o nelle cittadelle o cittadine che si stanno sviluppando rapidamente come numero di abitanti nella sua cintura. Questi sono alcuni, che aggiunti all'energia, strada, ferrovia, alla scuola, che possono dare effettivamente sviluppo all'isola; di questo bisogna tener conto, se non teniamo conto di queste cose, credo che il futuro potrebbe perfino riservarci anche delle delusioni.
Questa intesa sottoscritta con il Governo va sottoposta a verifica in continuità alle erogazioni dei fondi, in modo che ancora una volta non vengano vanificate con misure di straordinaria chiusura della burocrazia nazionale o con lungaggini che derivano o possono derivare dall'attuazione in Sardegna. Questi mi sembrano alcuni degli elementi fondamentali di giudizio che possiamo dare; un giudizio complessivamente positivo per le direzioni, per le risorse straordinarie ed aggiuntive che vengono destinate alla nostra isola e tuttavia insufficienti, e che devono rappresentare elemento di continuo confronto nei prossimi anni con il Governo per completare queste opere di infrastruttura che può raggiungere in alto un equilibrio della nostra isola con le regioni più avanzate, ed infine io ho letto su questo accordo al penultimo punto delle procedure dei soggetti responsabili per il monitoraggio e la verifica dei risultati, credo che questo sia uno degli elementi fondamentali, noi non possiamo fare il punto ogni paio d'anni o in occasioni di situazioni straordinarie che si determinano nella nostra isola, noi dobbiamo verificare, così per le leggi e per i finanziamenti della Sardegna e del suo bilancio ordinario, noi dobbiamo verificare continuamente i risultati perché gli stessi possono essere modificati anche quando ci sono delle distorsioni in senso positivo. Con questo quadro noi assicuriamo tutta la nostra partecipazione e il nostro appoggio a situazioni di questo genere che si determineranno via via con il Governo della Repubblica.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, penso che l'onorevole Palomba da un lato sia orgoglioso e dall'altro invece un po' deluso; orgoglioso perché si è capito subito dalle modalità con le quali faceva una relazione su questa intesa, su questo accordo di programma, e lo faceva anche con una certa emozione, ed andava giustamente fiero di quello che la Giunta da lui guidata all'ultimo mese della sua durata era riuscito a fare con il Governo nazionale, dall'altra invece traspariva la delusione, delusione perché questo atto fondamentale, importante, storico, veniva illustrato non al Consiglio regionale ma, ahimè, ai banchi del Consiglio regionale, quindi capisco perfettamente lo stato d'animo del Presidente, e ce ne siamo accorti perché solitamente da due mesi circa era assente dai lavori del Consiglio, giustamente impegnato in questa che egli stesso ha definito dura battaglia, negoziato duro, teso esclusivamente a difendere punti irrinunciabili per la Regione sarda, un negoziato nel corso del quale il Presidente della Giunta e tutta la Giunta intera erano impegnati a non retrocedere di un passo in questa trattativa con il Governo nazionale e ci ha ricordato quali fossero questi punti irrinunciabili. Innanzitutto il concetto della alternatività o meglio della aggiuntività del finanziamento, è chiaro che non poteva che essere aggiuntivo non solo perché l'articolo 13 dello Statuto riserva un capitolo separato, particolare a questo dovere dello Stato nei confronti della Regione ma perché, evidentemente, anche qualunque altro intervento deve mantenere sempre questo carattere di aggiuntività, diversamente non vedo quale sarebbe stata la durezza, quale la tensione nel definire un negoziato che invece recuperasse alla Sardegna risorse non aggiuntive. Purtroppo in relazione al concetto dell'aggiuntività dobbiamo dire che questa Giunta, in questi cinque anni, ha sempre ignorato il carattere dell'aggiuntività anche con riferimento alle somme che dallo Stato sono state erogate con riferimento ai principi previsti dall'articolo 13 dello Statuto. Ricordiamo tutti come le risorse della "402" siano state confuse insieme alle risorse ordinarie della Regione, per cui il carattere di aggiuntività volto principalmente ad eliminare quelli che sono gli ostacoli che si frappongono tra la Regione sarda e il resto della penisola, questi ostacoli rimangono sempre lì come macigni e non vengono mai rimossi.
Certo è stato positivo il fatto che sia stata mantenuta e difesa, proprio per il carattere della specificità della Sardegna, la funzione programmatica della Regione; come pure il richiamare e sottolineare il carattere insulare della Sardegna, anche questo è un elemento positivo anche se vecchio di millenni perché che la Sardegna sia un'isola non lo scopre certo questo accordo di programma, che di questa insularità della Sardegna si parla in ogni intesa è pure fuori discussione, cioè è un continuo ritornare agli stessi concetti che abbiamo sentito ripetere qui per cinque anni.
La novità per la verità c'è rispetto agli accordi precedenti ed è il carattere vincolante dell'accordo non in termini politici è stato detto, ma in termini giuridici come un vero e proprio contratto, soltanto che quando il contraente risulta inadempiente nei confronti della controparte, quest'ultima ha azione, si può rivolgere davanti ad un giudice e può chiedere l'esecuzione forzata dell'obbligo che è stato assunto e non è stato adempiuto. Mi chiedo quale sia la sanzione prevista da questo accordo nell'ipotesi in cui una delle due parti dovesse essere inadempiente. Quindi, l'affermare in termini di principio il carattere giuridico, il carattere della vincolabilità dell'accordo, mi sembra che sia una petizione di principio e basta, perché il vincolo se non è rafforzato dalla sanzione per l'ipotesi di inadempienza, è un vincolo che rimane una lettera scritta e basta, ci deve essere la possibilità di agire, anche con poteri sostitutivi, della parte inadempiente, perché diversamente non è assolutamente possibile. E non mi risulta, egregio signor Presidente della Giunta, che nella Commissione paritetica tra le cui attribuzioni non rientra sicuramente quella di un potere sostitutivo, né il comitato istituzionale di gestione, né il comitato paritetico di attuazione, che questi organismi previsti da questo accordo abbiano la possibilità di sostituirsi alla parte inadempiente. Però, voglio richiamare l'attenzione del Consiglio al contenuto dell'articolo 5 perché di questo non si è parlato, si è parlato abbondantemente dell'articolo 3 che è l'elencazione dei settori di intervento, quelli che però allo stato sono ancora futura memoria perché dovranno essere nel dettaglio definiti dalla Commissione paritetica almeno in gran parte quello dell'energia già ricordato, formazione e cultura; l'articolo 5 invece contiene una norma che appare innocente, ma che in realtà incide pesantemente su questo accordo perché contiene una norma di programma, e cioè una norma di programma legislativo per quanto riguarda lo Stato e legislativo per quanto riguarda la Regione. In sostanza dice che la Regione dovrà attuare una serie di riforme legislative volte alla semplificazione delle procedure affinché possano essere realizzati i programma previsti da questo accordo. Con le lungaggini burocratiche alle quali ci ha abituato l'amministrazione regionale se non si dà vita immediatamente allo snellimento delle procedure, non vedo come possano essere attuati questi programmi che vengono indicati in questo voluminoso documento.
Infine voglio notare una singolarità, l'ha già detto l'onorevole Bonesu, la singolarità è quella della coincidenza. Il 21 aprile 1997 molti di noi erano impegnati in campagna elettorale a partire dal Presidente della Giunta, quindi, per quanto fossero meno importanti di quelle prossime, dal nostro punto di vista evidentemente, occorreva dare un segnale durante la campagna elettorale, era fondamentale dare questo segnale, ed io ricordo perché era impegnata tra le altre la città di Porto Torres, e l'onorevole Vassallo non dovrebbe far finta di dimenticarsi di questa circostanza, eppure intervenne, proprio durante la campagna elettorale delle elezioni amministrative del 1997, il famoso accordo di programma o l'intesa firmata guarda caso il 21 aprile come in questa occasione, è una data ricorrente, e in quell'occasione, Intesa del 21 aprile 1997, si parlava della metanizzazione della Sardegna, si parlava della metanizzazione alla quale la città di Porto Torres e i cittadini di Porto Torres erano molto interessati in quanto avevano già fatto il referendum contro il carbone e contro altre fonti di energie inquinanti, quindi ritenevano che fosse da attuare la metanizzazione. Vinsero le elezioni in quell'occasione, hanno ripetuto nel 1999 questa operazione, sempre con la data del 21 aprile. Però, caro Presidente Palomba, lei mi deve consentire un benevolo rimprovero; lei questa volta ha fatto male a rispettare così puntigliosamente questa data del 21 aprile, avrebbe dovuto chiedere al Governo nazionale di anticipare di qualche settimana questa sottoscrizione, perché se lei avesse sottoscritto questo accordo poniamo il 10 aprile forse non sarebbero state sprecate le sue possibilità di ripresentarsi candidato alle elezioni regionali come Presidente della Giunta, ahimè è arrivato con 10 o 15 giorni di ritardo a questa firma, comunque le faccio ugualmente i miei auguri.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (Progr. Fed.). Grazie Presidente, in premessa sento l'esigenza di chiarire che parte del dibattito che sin qui si è svolto sul termine Intesa, ha revocato le intese precedenti hanno revocato le intese precedenti; e non so se per dimenticanza o per forzatura dialettica, si vuole rapportare questa intesa preceduta dalla delibera del CIPE con le intese precedenti. Il sistema delle intese, quello che fa capo ora al Governo D'Alema, prima al Governo Prodi con la presenza di Rifondazione Comunista nel Governo, è una linea che è stata approvata dal Parlamento che impegna il Governo nazionale attraverso l'impiego delle risorse a stabilire accordi con le regioni per realizzare la programmazione concordata. Questa intesa quindi si differenzia da quelle precedenti soprattutto perché non si tratta delle intese delle quali abbiamo discusso negli anni passati, qui c'è la garanzia della risorsa, c'è l'intervento diretto del Governo nazionale e c'è il concorso della Regione non solo nell'attuazione del deliberato, ma anche nell'uso delle risorse. C'è una quota di risorse che viene messa in capo alla Regione sarda per attuare l'intesa; sgombriamo il campo da questa parte del ragionamento, non trattasi dello stesso ragionamento che è stato fatto negli anni passati per le intese, questa è un'intesa con una natura giuridica diversa, con una scelta politica totalmente diversa ed è così che deve essere valutata, altre letture o letture diverse da queste possono essere utili per qualche iniziativa esterna all'Aula del Consiglio, ma non per esprimere un giudizio sul lavoro positivo che la Giunta Palomba ha svolto nel confronto con lo Stato. Ed occorre anche dire (lo dico, poi il collega Pittalis avrà occasione di richiamarlo) che questa intesa che noi abbiamo sottoscritto è l'attuazione di un impegno pubblico che la maggioranza ha assunto alla fiera quando abbiamo svolto la Conferenza per il lavoro, sia nei contenuti e sia anche come trasferimento dell'accordo tra le forze politiche che hanno dato vita alla nuova maggioranza, e che hanno messo alla base dell'accordo di allora la questione risorse e lavoro come questione fondamentale per proseguire nell'esperienza che avevamo fatto nel corso della Conferenza per il lavoro. Se vogliamo usare sotterfugi dialettici facciamolo pure, però noi abbiamo detto alla fiera che andava firmata l'intesa con lo Stato. Veltroni allora si era impegnato, la Giunta regionale porta a casa un risultato insperato per quanto riguarda le risorse e la qualità degli interventi, perché è vero, sono argomenti vecchi, cosa vuol dire che sono argomenti vecchi? Siccome sono argomenti vecchi, rivendicazioni che vengono da lontano, siccome vengono da lontano perdono di valore quando vengono conquistate? Sinceramente sono valutazioni che non stanno né in cielo e né in terra, siccome noi parliamo della continuità territoriale da quando c'è l'Istituto autonomistico della Sardegna, siccome ne parliamo da cinquant'anni non dobbiamo più trattarlo perché così il problema è risolto? Questo vale anche per la questione energetica, e la procedura che è stata stabilita nell'intesa è una procedura che dà la possibilità, per la prima volta alla Regione sarda, di intervenire in modo attivo per la realizzazione dell'iniziativa, e viene messa in capo al Consiglio regionale non solo alla maggioranza, non solo a questa maggioranza, l'attuazione di quell'intesa. Si può anche dire: va bene, 2500 miliardi sono pochi. 2500 miliardi sono una quota eccezionale, sono almeno tre piani di rinascita della Sardegna, l'ultimo era di 600 miliardi. Perché non valutare per quello che è l'accordo? Perché non valutare positivamente il fatto che Consiglio Regionale, nei prossimi mesi si dovrà rimisurare con il Governo per attuare queste indicazioni? Parlo del Consiglio, non parlo della maggioranza, perché le elezioni le dobbiamo fare, ma la maggioranza che verrà fuori dal confronto elettorale del 13 giugno ha una risorsa di 2500 miliardi, alla quale si aggiunge lo sforzo straordinario che è stato fatto da questa maggioranza con il piano per il lavoro e con il bilancio. Quindi, l'attenzione giustamente che si esprime all'esterno di quest'Aula sul contenuto dell'intesa è un'attenzione positiva perché finalmente vengono messe a disposizione risorse grosse per rispondere positivamente alla domanda di lavoro. Starà alla capacità del prossimo Consiglio regionale, dell'Esecutivo che il Consiglio regionale si darà, attuare sino in fondo queste indicazioni. Ho apprezzato il riconoscimento che ha fatto il collega Masala, in riferimento all'articolo 13 che viene riproposto, non era scontato questo nelle settimane passate, viene riproposto come atto disgiunto da questo che viene sottoscritto, e si muove in autonomia, così come prevede lo statuto sardo, e neanche su questo si può scherzare. La regione sarda, anche in questi giorni, anche su temi molto più semplici dell'applicazione dell'articolo 13, molte diverse forze politiche sarde hanno dimostrato di non avere un minimo di autonomia nei confronti delle forze politiche nazionali alle quali appartengono, e quindi fanno i rilievi di un rapporto tra la maggioranza che governa la Regione e il Governo nazionale per dire che in questa occasione non abbiamo ottenuto altro(?) che l'autonomia mi pare improprio, e mi pare improprio che venga fatto da chi non è stato in grado neanche di scegliere il candidato per partecipare alle prossime elezioni regionali, è arrivata da Roma l'indicazione. Con quale forza autonomistica si vogliono trattare problemi così importanti?
BIGGIO (A.N.).Non da Roma: da Milano.
CUGINI (Progr. Fed.). Peggio, ancora più lontano. Credo che dobbiamo dimensionare tutti i temi per il verso giusto, per dire quello che non è positivo, se c'è cosa non positiva, e riconoscere gli aspetti positivi di questa intesa. E' vero, si firma adesso, ma anche la firma fatta adesso è sostanza, perché se avessimo firmato un mese e mezzo fa avremmo portato a casa un risultato forse diverso da questo, non così positivo, sia per gli argomenti che per quanto riguarda le risorse, perché sappiamo che la prima indicazione del governo D'Alema, del Ministro competente era di attribuire a noi una quota di risorse inferiore a quella che la Giunta Palomba ha conquistato, e questo è un apprezzamento che deve essere fatto, poi la guiderà ed utilizzerà chi governerà, però riconosciamo quello che è avvenuto.
LOCCI (A.N.) Riconosciamolo candidando Palomba alla Presidenza.
CUGINI (Progr. Fed.). Candideremo Palomba e lei non lo voterà, invece noi lo voteremo, la differenza è tutta qui, caro Locci, che noi lo candidiamo e votiamo, lei invece parla della possibile candidatura di Palomba perché è stato impedito di parlare della candidatura di Pili, questo lo capisco, ma siccome noi siamo...
LOCCI (A.N.). Se un Presidente coglie il successo è consequenziale; non si può bocciare un Presidente prescelto e poi esaltarlo in Aula.
CUGINI (Progr. Fed.). Siamo forze politiche democratiche e diamo al collega la possibilità di trattare questi argomenti visto che nella sua organizzazione gli è stato impedito, quindi questo è comprensibile.
Dicevo che va riconosciuto questo merito, va riconosciuto perché si tratta di un lavoro che viene da lontano, che viene da lontano perché non è la conseguenza solo di una trattativa che è durata giorni, è una trattativa che è durata anni e l'autonomia della Regione è stata salvaguardata in diversi momenti, anche in questo, ed è stata salvaguardata e valorizzata in un momento dove al Governo nazionale c'è anche un esponente come primo Ministro del partito al quale appartiene l'onorevole Palomba, quindi si potrà pensare in quel momento: "ma forse non avranno la forza di opporsi a indicazioni che non tengono conto delle nostre rivendicazioni", non è stato così, prendetene atto. La nostra autonomia ha radici lontane, i contenuti di questo accordo lo confermano, noi lo confermiamo insieme alla Giunta, e per quanto riguarda il mio Gruppo ringrazio l'onorevole Palomba e gli assessori per aver portato a casa uno dei più grossi risultati da quando trattiamo questi argomenti.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, questo dibattito ritengo che rappresenti perfettamente la sintesi politica di questi cinque anni che hanno visto il centro - sinistra al Governo guidato dall'onorevole Palomba, e tanto è l'entusiasmo per questa intesa che il Centro - Sinistra in Sardegna si è guardato bene dal riproporre ai sardi proprio l'artefice di questa intesa, e cioè il Presidente della Giunta Regionale. Sappiamo invece che con assoluto distacco si è allontanato l'artefice di questa intesa, e cioè il Presidente Palomba, dalla possibilità stessa di essere ripresentato come candidato ai sardi, cosa che avviene normalmente se uno ha ben operato, ma anzi si è cercato e si sta cercando, da quanto apprendiamo dalla stampa, addirittura di spedirlo il più lontano possibile dalla Sardegna e cioè in Europa. Comprendo bene, collega Cugini, che voi vi vergognate prima di noi che siamo seduti nei banchi dell'opposizione, e tale è la vergogna che non avete avuto il coraggio di ripresentare il Presidente Palomba al giudizio degli elettori.
CUGINI (Progr. Fed.).Presentate Marras, voi.
LOCCI (A.N.). Marras ha perso.
PITTALIS (F.I.). Questo, onorevole Cugini, colleghi del centro - sinistra, è il dato politico rilevante; esaltatevela pure questa intesa. Esaltatevi pure il Presidente Palomba, ma sappiamo qual è l'esatta realtà dei fatti, tant'è che avete proposto proprio colui che ha rappresentato l'antagonista in questa legislatura dai vostri stessi banchi della maggioranza. Perché?
Perché questa è la sintesi di un governo virtuale in questi cinque anni, e un governo virtuale non poteva che portare oggi in Consiglio un documento virtuale, un documento che si inquadra in quella politica del piagnisteo a cui ci hanno abituato le sei Giunte Palomba in una politica del rivendicazionismo fine a sé stesso che ha mortificato il questa legislatura il senso e il concetto stesso della nostra specialità e della nostra autonomia. E oggi si ripete un copione veramente triste: oggi il Presidente Palomba ci presenta l'intesa. Cosa vuole? Udire il Consiglio regionale? Per fare che cosa? Per non ascoltarlo e basare così ogni politica sul camuffamento della verità e dei fatti? L'intesa è nata nelle segrete stanze delle segreterie dei partiti della maggioranza, delle associazioni sindacali di quei sindacalisti, e parlo ovviamente della dirigenza regionale dei sindacati, perché la base è tutt'altra cosa, che voi vi apprestate a candidare nelle vostre liste; quei presidenti delle associazioni che non hanno osato alzare in questa legislatura neppure un dito di protesta per la vostra scriteriata politica e che oggi voi vi apprestate a candidare nelle vostre liste.
Le belle parole del Presidente della Regione parlano - e umanamente noi lo comprendiamo - di autonomia, di intesa d'alto profilo, di diversità di questa intesa da quella che l'hanno preceduta, della specialità della nostra Isola. Comprendiamo quale sia l'interesse del presidente Palomba. Mancano poche settimane oramai alle elezioni regionali e il centrosinistra ha scelto tra tutti il candidato che più di ogni altro ha rappresentato la contrarietà alla politica del Presidente della Giunta e alla sua pervicace affezione al potere a ogni costo. Comprendiamo, dunque, che il presidente Palomba abbia necessità di questa nuova ed ennesima parata a chiusura della legislatura, ma sugli argomenti è necessario che si precisi qualcosa e lo farò molto brevemente perché noi rifiutiamo di essere coinvolti in discussioni tanto inutili quanto improduttive.
Questo Consiglio regionale è stato oggi chiamato a esprimersi su un documento che ha ricevuto, a firme già apposte, solo lo scorso venerdì; è inutile ripetere che questo documento circolava da tempo in tutte le segreterie sindacali, in tutte le associazioni più o meno private del cui potere cloroformizzante questa maggioranza sempre si è avvalsa. Dunque non ci resta che intervenire a cose fatte e quindi con considerazioni sommarie.
Sul merito dell'intesa, sul merito cioè dei programmi che in essa si enunciano davvero non abbiamo da dire oggi come ieri. Che la Sardegna, presidente Palomba, abbia bisogno di scuole, e se ne doveva ricordare anche quando il Ministro della pubblica istruzione le stava chiudendo, non solo oggi, a scuole già chiuse, di strade, di ferrovie, di modernizzazione della rete energetica, sono considerazioni che credo possano ritenersi patrimonio comune del dibattito politico sardo. Sono ormai elementi tanto scontati perché nel patrimonio comune di tutti. Quindi a poco, anzi direi proprio a nulla valgono le considerazioni rese dal presidente Palomba alla stampa che riportano una contrarietà ai temi dell'intesa. Ma tutt'altro! Sono temi vitali; noi abbiamo detto che un'intesa di questa natura ci fa fare un passo indietro, e ci fa fare un passo indietro proprio per le ragioni che ha ricordato l'onorevole Bonesu. Ma io mi pongo un ulteriore problema, che è quello della copertura finanziaria, e che il timore sia fondato non lo dice solo Forza Italia, ma lo ricorda l'esperienza.
Presidente Palomba, cosa ne è dell'intesa siglata solo due anni fa dalla sua Giunta e dal fu presidente Prodi? E si ammetta per decenza, che le considerazioni che in aula rese allora Forza Italia sono state tristemente profetiche. Si ammetta che non un solo punto di quell'intesa si è realizzato e che non una sola lira è arrivata in Sardegna. Ammettete colleghi del centrosinistra che si trattò, allora come oggi, di una squallida, becera manovra preelettorale, di una vergognosa manovra preelettorale. E che dietro l'intesa attuale ci siano problemi di risorse, lo ammette con infinito candore anche il sottosegretario diessino Macciotta, che sulla Nuova Sardegna di oggi, e dunque sull'organo d'informazione al di sopra di ogni sospetto (almeno per voi), dice in relazione al metano: "Quante risorse pubbliche serviranno, si vedrà. Dipenderà dal tipo di progetto e dal ruolo dei privati". Questo lo dice il sottosegretario Macciotta.
Non credo sia necessario alcun commento. La questione metano, per citarne una, è proprio la vera cartina di tornasole di questa intesa. Rivela quale sia il suo tasso di demagogia, rivela che si tratta di un'intesa artata; la questione metano rivela con forza evocativa ben maggiore rispetto alle altre, come niente di serio sia stato programmato.
Ciascuno in quest'aula sa bene che il progetto di metanizzazione non potrà riguardare la Sardegna se non con la creazione, l'unica scelta possibile di un polo criogenico. Si è scelta la via del metanodotto per la cui realizzazione occorrerebbero decenni e, nel frattempo, si progetterà con i 250 miliardi previsti, un metanodotto che non si realizzerà mai. Ma, intanto si progetterà. E non mi è difficile immaginare chi lo progetterà!
Lo stesso discorso vale per le strade, le ferrovie e le scuole. La questione rimane quella della copertura finanziaria, della certezza dei fondi, come ho già detto.
Bene ha detto l'onorevole Bonesu: nei contenuti questa intesa riduce quello che già la Sardegna aveva e comprime i progetti già avviati E se servisse a correggere i temi dell'accordo, Forza Italia certamente avrebbe fatto la sua parte, interverrebbe sui singoli aspetti, ma, l'intesa è già firmata e noi qui non siamo il consiglio del principe. Allora, oggi è l'ennesima stanca ripetizione di un copione liso; nient'altro che questo è l'intesa che oggi si fa vedere al Consiglio. Per sottolineare, come su alcuni temi questa Giunta sia veramente irresponsabile, irresponsabile verso le comunità locali, verso i sindaci, le amministrazioni, le popolazioni interessate, cito solo, a pagina 11, la questione relativa al sistema dei parchi. Leggo nell'intesa un riferimento anche ai problemi gestionali connessi all'attivazione.
All'attivazione, presidente Palomba, del parco del Gennargentu! Ma non era un'intesa che si era bloccata? Non avete assunto rispetto ai sindaci della provincia di Nuoro l'impegno di sospendere quell'intesa e di rivederla? Qui, addirittura, prevedete l'attivazione del parco del Gennargentu. Vergognatevi!
E non vergognatevi voi del centrosinistra di dire queste cose quando vi recate in campagna elettorale, perché noi le diremo! Perché questo è l'inganno, questa è la menzogna, questo è turlupinare gli elettori! Abbiate il coraggio di difendere fino in fondo le vostre scelte.
DIANA (Progr.Fed.). Meno male che tu bugie non ne hai raccontato.
PITTALIS (F.I.). Questa è veramente la chiara rivelazione di quella che è la politica in materia di ambiente; questa è l'espressione chiara di come il centro sinistra ed i governi di questo centro sinistra hanno ingannato le autonomie locali, le popolazioni che sono ricomprese nell'area del parco del Gennargentu.
Allora, questa è l'intesa, e cioè anche sotto certi profili rileviamo aspetti davvero inquietanti, non solo demagogia ma anche irresponsabile demagogia. E se servisse solo un suggello a confermare tutto ciò, basterebbe ricordare che il 13 giugno si vota, e che questo è un atto per giunta molto scorretto, come ho già detto, di campagna elettorale. Curiosamente l'intesa arriva a chiusura della legislatura, quando una giunta autorevole avrebbe dovuto porlo come primo atto di governo nel rapporto con lo Stato. Allora, a chi ha voluto far passare quest'intesa come il nobile epilogo di una degna, pur sofferta, legislatura, rispondiamo che è vero, un coperchio di aria fritta a cinque anni di sangue e fumo, e questo anche a dispetto di qualche trombone di regime.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il Presidente della Giunta.
PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Avrei voluto che i colleghi della Giunta potessero ciascuno di loro illustrare meglio e difendere i contenuti di questi importantissimi atti che sono stati firmati e sottoscritti. Essi hanno ritenuto che in questa sede non sia opportuno anche per i tempi che sarebbero necessari. Io li ringrazio anche di questo; essi hanno avuto ed avranno l'occasione e l'opportunità di spiegare qual è l'importanza di quest'intesa istituzionale di programma, per la quale essi hanno direttamente e con la collegialità della Giunta, dato un impulso di grandissima importanza di cui io, ancora, li voglio ringraziare.
Le espressioni dell'opposizione sono state in realtà differenziate perché taluno ha detto, pur nella critica seria, costruttiva come ha sempre fatto, ha esposto gli elementi importanti che sono contenuti in quest'intesa, altri li hanno radicalmente negati; ed allora, questo mi porta a dire ed a fare una considerazione, e cioè che più è radicale la critica e le opposizioni, e più l'intesa è buona. Questo è un ragionamento che noi potremmo sfruttare al contrario, mi pare assolutamente evidente, se ci fosse stata una critica serena, nel senso che si fossero messi in evidenza alcuni aspetti positivi - perbacco, non sarà tutto negativo, non sarà tutto negativo, voglio sperare! - anche perché molte di queste cose scritte qui sono la risultanza e l'espressione di voti del Consiglio che hanno invitato la Giunta a fare le cose che ci sono scritte qui.
Allora non è credibile un'opposizione che dice: "E' tutto negativo". Allora noi possiamo dire con orgoglio e con fierezza "Vuol dire che è una buona intesa se non piace alle opposizioni, o almeno a talune delle opposizioni". Essa è un'intesa nella quale, come ho già detto, la posizione della Sardegna nei confronti del Governo nazionale esce rafforzata in tutta la sua dignità, nel suo prestigio ed autonomia. E` tutto negoziato, è tutto negoziale, e vengono in posizioni di pariteticità e di pari dignità discussi, trattati e definiti tutti i temi vitali e cruciali di una comunità.
In questo senso, credo che quest'intesa, senza niente di trionfalistico, rappresenti una pietra miliare, che poi è affidata, la cui gestione è affidata a quelli che verranno successivamente.
C'è un punto che non è stato richiamato da nessuno, neanche da me, e lo faccio brevemente: c'è un protocollo aggiuntivo sulla sicurezza, nella quale c'è l'impegno dello Stato a finanziare alcuni interventi importanti che possono conseguire il collegamento tra le forze di polizia, lo voglio ricordare oggi in cui un ennesimo attentato ha colpito un singolo allevatore di Fonni che si è opposto alla cultura dell'illegalità, alla cultura delle bombe, della minaccia e del ricatto e forse, per questa ragione, è ancora esso personalmente vittima di questa cultura illegale che è alimentata da campagne continue, da campagne di odio e di violenza che non possono, purtroppo, che colpire l'immaginazione di pochi soggetti ma non per ciò meno pericolosi, che appartengono a una sotto cultura criminale che tutti noi, dico tutti, dovremmo sentirci impegnati a sconfiggere.
Ma, se questo deve essere un bilancio di fine legislatura, come qualcuno ha detto anche dell'opposizione, allora facciamolo completamente il bilancio di fine legislatura, e ricordiamo che nel maggio di quest'anno l'ISTAT, e quindi, non la Presidenza della Regione, ha pubblicato i dati sull'occupazione da cui risulta che dal gennaio 1998 al gennaio 1999 l'occupazione in Sardegna è salita di 9.000 unità, pari all'1,9 per cento, una percentuale assolutamente superiore a quella media nazionale dell'1 per cento, a quella del Mezzogiorno che è dello 0,3 per cento, e addirittura superiore a quella al mitico nord-est.
(Interruzione del consigliere Pittalis)
Questo è marzo, questi sono dati cari amici. Leggeteveli! Non è vero che è aumentata la disoccupazione. Allora io vi devo ricordare che la disoccupazione è diminuita, e vi devo ricordare un'altra cosa, a voi che siete tecnici della questione, che la disoccupazione è la risultante di un prodotto combinato tra l'occupazione e la ricerca di occupazione. E, se sale la disoccupazione quando cresce l'occupazione, questo è segnale di vitalità perché la gente va a cercare lavoro dove pensa di trovarlo.
Questo dovreste saperlo! Dovreste saperlo per essere precisi quando citate le cose. Ed allora vi devo dire anche un'altra cosa, che è aumentato il tasso di attività, e il tasso di attività, no...
PITTALIS (F.I.). Lo dica a quelli che stanno fuori.
PALOMBA (Progr.Fed.), Presidente della Giunta. No, lo dico a quelli che hanno amministrato le Regioni del sud che sono del Polo...
PITTALIS (F.I.). Lo dica a quelli che scioperano qui sotto il Palazzo del Consiglio regionale!
PALOMBA (Progr.Fed.), Presidente della Giunta. Io vi voglio dire che voi distruggete la speranza, contestate i dati, mentre i dati...
PRESIDENTE. chiedo scusa un attimo...
PITTALIS (F.I.). Fuori c'è la sofferenza, Presidente!
PALOMBA (Progr.Fed.), Presidente della Giunta. La sofferenza è grande ma la sofferenza maggiore è quella di togliere la speranza contro i dati.
PITTALIS (F.I.). Questo è enfatizzare i dati.
PALOMBA (Progr.Fed.), Presidente della Giunta. Presidente io chiedo... questo non è enfatizzare i dati, voi enfatizzate la disperazione della gente, mentre la gente ha bisogno di pensare che c'è qualcuno che si muove. Avete capito?
PRESIDENTE. Andiamo avanti per favore.
PALOMBA (Progr.Fed.), Presidente della Giunta. Vi voglio ricordare un'altra cosa, se questa cosa non è vera o non vi piace, vuole dire che è buona.
Vi voglio ricordare un'altra cosa, che c'è stato un aumento dell'occupazione. Questi sono dati, voi ne avete citato altri, io li cito adesso. Vi voglio citare un'altra cosa che dall'ottobre...
PITTALIS (F.I.). Lei citi quello che vuole.
PRESIDENTE. Per cortesia, lasciamo, onorevoli colleghi...
(Interruzioni del Gruppo Progressista Federativo)
COGODI, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Una cosa è un'interruzione, un'altra cosa è infierire.
(Interruzione del consigliere Pittalis)
COGODI, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Lo faccia stare zitto, sta parlando cinque minuti.
PRESIDENTE. Per cortesia, onorevole Pittalis, se tutti quanti facciamo...
PALOMBA (Progr.Fed.), Presidente della Giunta. Presidente e colleghi...
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Presidente, un attimo, scusate se facciamo un attimo uno scambio di vedute, parlare è corretto, ma poi una lunga interruzione diventa un sovrapporsi d'interventi. Allora, ognuno ha avuto modo di parlare, ne avrà ancora, facciamo concludere il Presidente Palomba, poi nelle altre occasioni ognuno riproporrà le proprie idee. Prego.
PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Presidente, voglio dire subito che con l'onorevole Pittalis, così come con gli altri colleghi dell'opposizione, esiste un rapporto di reciproca stima. Un po' di dialettica politica non guasta.
Voglio dire una cosa, onorevole Pittalis - l'ho già detta prima e la voglio ancora dire - che se a lei dispiace che l'occupazione stia crescendo, non è colpa mia, e vuole dire che è un dato positivo.
Vorrei ricordare un'altra cosa, se mi è concesso; dall'ottobre 1998 al gennaio 1999 l'occupazione è cresciuta di 4.000 unità, cioè è aumentata congiunturalmente.
Non era mai accaduto, perché il mese di ottobre è tradizionalmente un mese più favorevole (?) per l'occupazione del mese di gennaio, tant'è vero che in Italia si sono persi 165.000 posti di lavoro, in Sardegna se ne sono guadagnati 4.00, questa cosa vorrà pur dire!
Non è un fiore che nasce nel deserto, tant'è vero che in questi giorni, proprio mentre si contestavano altri dati, è uscito il rapporto Svimez, anticipazione del rapporto Svimez, che non è neanche questo come l'ISTAT la Regione Sarda, il quale ha detto una cosa molto semplice, e cioè che il prodotto interno lordo della Sardegna nel 1998 è cresciuto dell'1,9 per cento, cioè il tasso più alto addirittura rapportato al nord-est.
Guardate, amici, noi avremmo valide ragioni per dire che questo dipende dalla politica della Giunta, delle Giunte e della maggioranza e della coalizione, avremmo validissime ragioni e questo sarà specificato ancora in seguito, perché io che ho guidato le Giunte, che ho guidato la coalizione, devo rendere conto di quello che è stato, di quello che è stato il lavoro di tutti quelli che hanno contribuito a realizzare questo risultato. Ma io di questo risultato voglio ringraziare le componenti della società sarda, quelle del mondo del lavoro, del mondo dell'impresa in tutte le sue varie accezioni, le quali con orgoglio rivendicano i risultati positivi nei loro settori, nell'artigianato, nel commercio e nel turismo, nella cooperazione e in altri settori trainanti.
Ci sarà pure una ragione. La ragione è che in questa terra, a dispetto dei disfattisti, a dispetto di quelli che concepiscono il rapporto politico come rapporto politico locale e rapporto politico con le altre sedi, con il Governo e con l'Europa, in termini solo di piagnisteo - come qualcuno diceva - e non in termini, invece, di dignità e di consapevolezza della capacità di esprimere le loro potenzialità, che sono tante in questa terra.
Questo credo che sia il problema più grande di questa nostra regione; cioè, quello di acquisire la consapevolezza delle sue grandi capacità, e di far sì che gli apporti politici di chi in primo luogo ha la responsabilità della cosa pubblica siano convogliati verso il bene comune e non siano, invece, espressione di lotte interne delle quali alla gente non interessa niente.
Un'annotazione alla fine poiché sulla mia persona, sulle mie esperienze pregresse, sulle mie prospettive si è fatta tanta discussione; ognuno può fare legittimamente le valutazioni che crede. Io sono stato lasciato alla guida dei governi regionali dal popolo che mi ha eletto e dal Consiglio che mi ha confermato ogni volta. Io sono rimasto qui non per mia volontà, ma perché le procedure di legittimazione previste dalla Costituzione e dal nostro Statuto hanno deciso in maniera legittimante e legalitaria che questo dovesse accadere.
Se il popolo prima e il Consiglio poi avessero deciso che io non dovessi più continuare a stare alla guida dei governi regionali, avrei accettato questa decisione serenamente come ho sempre fatto nella mia vita.
Così come serenamente accetto quello che sarà. Io ho una formazione che mi porto dietro da quando, a 56 anni di età, ho deciso di dare una parte della mia vita come contributo alla crescita di questo paese. Di questa formazione fa parte un profondo rispetto per la storia.
La storia non è una storia di frammenti temporali, la storia per me è un continuum, è un insieme che riguarda non tanto le persone, quanto le comunità. Il riscatto è collettivo, il riscatto delle comunità, in questa storia di riscatto c'è posto per gli impegni che ciascuno di noi deve profondere come può. La storia è lunga, il cammino verso la liberazione dell'umanità è un cammino difficile, complesso, aspro, ma esaltante. A questo cammino nessuno di noi, ovunque si trovi, ha il diritto di sottrarsi.
PRESIDENTE. Con questo intervento si conclude il primo punto all'ordine del giorno.
Discussione generale della proposta di legge nazionale di iniziativa popolare: "Istituzione dell'Assemblea costituente del popolo sardo" (13)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge nazionale d'iniziativa popolare numero 13: "Istituzione dell'assemblea costituente del popolo sardo". Dichiaro aperta la discussione generale.
E` iscritto a parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S. d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi è veramente desolante questa fine legislatura in cui gran parte dei colleghi consiglieri, anziché finire l'opera, sta preoccupandosi di andare a cercare voti.
Iniziano bene, con il disimpegno delle questioni, per cui parlare di un tema importante, comunque lo si giudichi, come quello portato da questa proposta di legge popolare, ricordiamoci che il Consiglio dovrebbe sempre avere un occhio di riguardo verso iniziative che partono dal popolo, perché in quest'Aula portano in presa diretta opinioni che sono nel popolo sardo. Invece, il Consiglio in questa occasione non credo per questa legge ma nel complesso, perché credo Presidente che lei non abbia messo in votazione la legge rinviata dal Governo, perché si è avveduto che mancano i numeri per una regolare attività legislativa di questo Consiglio, operiamo in un quadro...
(Interruzioni)
PRESIDENTE. C'è un brusio che impedisce anche a me di sentire ed immagino anche ai colleghi. Allora, i colleghi che intendono ascoltare, che sono rimasti in Aula, hanno interesse, hanno diritto a sentire, per cui prego i colleghi che hanno per qualche motivo la necessità di allontanarsi, di non disturbare.
BONESU (P.S. d'Az.). Anche il brusio è gradito perché dimostra che qualcuno c'è ancora in quest'Aula.
PIRAS (Popolari). E' offensivo, siamo quattro gatti, c'è l'Aula completamente vuota. E' offensivo nei confronti del consigliere Bonesu.
BONESU (P.S. d'Az.). Ma non è nei confronti del collega Bonesu, il Consiglio sta esprimendo poco apprezzamento nei confronti del popolo che ha presentato la proposta, perché questa proposta arriva qua senza padroni e padrini, è una proposta che viene da esigenze che sono del popolo sardo, da esigenze che questo Consiglio deve esaminare e possibilmente recepire, da esigenze per una nuova Regione che credo sia l'aspirazione di molti sardi, perché effettivamente anche i fatti degli ultimi giorni, anche queste ultime sedute del Consiglio dimostrano che il popolo sardo ha bisogno di altri strumenti di governo, e questa proposta cerca di superare una impasse che dura ormai da 50 anni.
Quello Statuto regionale che fu approvato nell'ultima seduta dell'Assemblea costituente nel gennaio 1948, fu già allora ritenuto uno strumento assolutamente insufficiente. Ebbene, in 50 anni non si è riusciti a modificare quello Statuto, o per lo meno non si è riusciti a modificarne l'impianto. E` un fatto grave, perché è uno strumento che era nato in una situazione assolutamente contingente, ha finito per essere lo strumento di governo per oltre 50 anni. E` vero che vi sono i limiti dei politici regionali, del Consiglio regionale inteso come classe politica, dei partiti politici in Sardegna, della loro incapacità di fare autonomia, ma anche gli strumenti istituzionali non sono adeguati.
Uno Statuto regionale che non parla dell'Europa, uno Statuto regionale che si preoccupa di ingessare le strutture istituzionali della Regione e non consente i necessari adeguamenti, uno Statuto regionale che per le interpretazioni riduttive che sono sempre state date da Governo, Parlamento e Corte costituzionale, ha finito per essere svuotato di gran parte di una valenza che astrattamente poteva avere.
Credo che questa legislatura, che voleva essere costituente, abbia fallito in questa sua idea, perché di legislatura costituente non abbiamo fatto niente.
Ci siamo cullati e, soprattutto certe forze politiche presenti in Consiglio, si sono cullate nell'illusione che la Commissione bicamerale avrebbe sbloccato il corso delle riforme. Invece la Commissione bicamerale ha affondato nella solita palude romana e l'immobilismo ha dominato. Per cui, abbiamo perso occasioni di proporre un nostro progetto di Statuto, di rivendicare la nostra volontà di avere strumenti di governo di gestione del nostro territorio e di gestione dell'attività politica, istituzionale, economica e sociale del nostro popolo, diversi da quello Statuto debole e superato.
Credo che il Consiglio negli ultimi mesi abbia ripreso coscienza di questo, in un dibattito che ha visto avvicinarsi forze che partivano da posizioni estremamente diverse, perché quando il Consiglio regionale è arrivato a votare a grande maggioranza una mozione che dichiara la sovranità del popolo sardo, ha dimostrato di sentirsi chiuso in questa gabbia di dipendenza, in questo Stato che non ha neppure un debole federalismo. Il federalismo certamente non può essere un processo che muove dell'alto verso il basso. Quando qualcuno parla di federalismo a proposito delle varie leggi Bassanini, fa semplicemente sorridere, perché quello è un tentativo di razionalizzare, creando magari anche un'anarchia gestionale, una debolezza dello stato centrale a gestire problemi che ormai superano la sua capacità.
Lo stato centrale è una creatura dell'800, che era costruito su una certa dimensione, basato su confini con paesi ostili, con una rete ferroviaria che unificava il territorio, con l'economia protezionistica che cancellò ben presto le premesse liberali che avevano gli stati nazionali nell'800. Oggi siamo in una situazione diversa. Ai nostri confini non vi sono più paesi ostili, vi sono parti di un territorio fortemente integrato, che ha la stessa moneta, che ha lo stesso sistema di difesa, che ha gran parte della legislazione profondamente omogenea. L'Unione europea sta diventando una realtà, e questo è un qualcosa di cui si deve prendere atto, che i governi dei cosiddetti "stati nazionali" stanno perdendo poteri verso l'alto, cedono porzioni di sovranità, perché è cessioni di sovranità, quando si rimette in mani collettive la difesa o la moneta, ma queste strutture così deboli sono anche incapaci di assicurare lo sviluppo locale e il regolare funzionamento, la regolare attività delle comunità locali, per cui finiscono per perdere potere e capacità anche nei confronti delle comunità locali, i problemi sempre più complessi, la possibilità di acquisire conoscenza attraverso reti informatiche ed attraverso la diffusione di tutti gli strumenti mediatici fa sì che ogni periferia sia al tempo stesso centro, come capacità di elaborazione e di gestione, per cui, quella necessità che vi era in altri tempi di un centro pensante, oggi si è dispersa in una struttura d'informazione, di capacità di elaborazione che è diffusa in tutto il mondo.
Oggi, a Cagliari come a Pompu, abbiamo gli stessi strumenti d'informazione che ha il cittadino di Roma, di Bruxelles e di New York.
L'Assessore Cogodi scuote la testa, ma, il problema non è dei mezzi d'informazione, il problema è della capacità economica che resta il grosso limite, perché abbiamo visto, per esempio, in Sardegna sorgere elementi di novità anche in questo settore, e poi sono stati succhiati da centri economici più potenti ed anche dall'insipienza dei governanti della Regione e di strutture vicine alla Regione. Partiamo da una situazione di parità quanto al cervello, quanto ai quattrini partiamo in una situazione certamente di debolezza, e soprattutto abbiamo un'incapacità di capire che anche noi possiamo essere all'avanguardia nel mondo, non abbiamo più la necessità di essere in coda nel mondo, come avveniva in altri tempi, perché eravamo una periferia. Oggi il concetto di periferia può esistere magari nei mezzi di trasporto tradizionali, perché non riusciamo ad assicurare una continuità territoriale, ma non esiste certamente nei mezzi moderni, che dalle reti informatiche all'uso del satellite consentono a tutti, tendenzialmente su un piano di parità, di operare.
Bene, io credo che rivendicare la sovranità oggi, come ha fatto il Consiglio regionale, sia qualcosa di profondamente diverso di come la sovranità poteva essere rivendicata nell'Ottocento o anche nel processo di decolonizzazione che ha visto i primi decenni di questo Dopoguerra gran parte del mondo liberarsi dalle potenze coloniali, che poi sostanzialmente erano le potenze europee. Oggi rivendicare la sovranità non è più un atto di ostilità verso nessuno. E` un atto, anzi, di collaborazione, di voler portare il nostro apporto di popolo; chi ha qualcosa da dare al mondo di portarla con gli strumenti di cui dobbiamo dotarci su un piano di parità, e magari anche di avanguardia, come qualche esempio ha dimostrato, nei confronti del mondo. Ma per fare questo noi dobbiamo avere anche gli strumenti istituzionali, non possiamo avere una Regione che volta le spalle agli enti locali. Una regione i cui conflitti con lo Stato, al di là delle mediazioni al ribasso, di cui abbiamo avuto una dimostrazione nel dibattito di pochi minuti fa, ha una soggettività comunque inferiore, una capacità di sedersi su un piano paritario dello Stato, completamente annullata sia per motivi politici, sia per motivi istituzionali; una Regione i cui conflitti con lo Stato sono decisi da organi dello Stato.
Noi abbiamo avuto per esempio la sentenza che grida scandalo, come quella della legge sulla caccia, in cui il giudice che doveva decidere sedeva fino a pochi mesi prima in quell'ufficio che ci ha rinviato e respinto la legge. Manca la terzietà. Il rapporto tra il popolo sardo e la Repubblica italiana non può essere un rapporto di sudditanza, ma deve essere un rapporto organico di collaborazione, ma per fare questo occorre cambiare sì la mentalità politica, ma occorre cambiare le istituzioni.
Il Consiglio regionale si è dimostrato incapace, in cinquant'anni di autonomia, di proporre un nuovo originale statuto. Tutti i tentativi sono falliti perché alle esigenze grandi, complessive, magari largamente condivise, si è preferita la politica del giorno per giorno e il discutere dei capitoli di bilancio a favore di questa o quell'altra categoria o associazione, il conservare o cercare di buttare giù gli assessori dalle loro sedie.
Ebbene, tutto questo non ha fatto vedere questi problemi con l'ottica lunga, necessaria per affrontare appunto problemi di questo genere.
La proposta di legge popolare che andiamo discutere mi sembra invece che affronti il problema dotandosi di uno strumento.
Presidenza del Vicepresidente Zucca
(Segue BONESU.) Se il Consiglio regionale, per l'esperienza di cinquant'anni, si è dimostrato incapace, ebbene, sia un'assemblea apposita, diretta espressione del popolo, che voterà i deputati di questa assemblea proprio in considerazione del lavoro che dovranno fare, a eleggere un'assemblea che avrà come solo compito quello di procedere alla deliberazione del nuovo Statuto che, compiuti gli accordi col Parlamento italiano, verrà risottoposto a un referendum approvativo-confermativo da parte del popolo sardo.
Questa è la via per uscire: di statuti non se ne scrivono uno al giorno. Adottare una procedura particolare credo che sia una necessità, non può essere considerato un fatto di ordinaria amministrazione. Ogni costituzione, ma anche ogni statuto di un popolo che vuole avere le proprie istituzioni politiche come il nostro popolo, è un fatto storico, direi rivoluzionario, e questa rivoluzione deve essere condivisa dal basso, gestita con opportuni strumenti istituzionali, imposta contro le resistenze che non dubitiamo ci saranno. E in questo senso io credo che il Consiglio regionale, quale ultimo atto di questa legislatura che voleva essere costituente, per lo meno dia l'avvio a una procedura che consenta di andare davvero a una fase costituente.
L'elezione di questa assemblea costituente con i poteri che vengono indicati, e che sono conformi a quella mozione sulla sovranità che il Consiglio regionale ha adottato, credo sia un atto dovuto al Consiglio per la propria dignità e un atto dovuto nei confronti del popolo sardo, che da noi si aspetta una politica alta e non certamente uno scivolamento nella mini politica, che sicuramente bene non ha fatto alla Sardegna in questi cinquant'anni.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Fantola. Ne ha facoltà.
FANTOLA (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo su questo argomento, un argomento a mio avviso - cercherò di rimarcarlo dopo - di grande rilievo, e che sicuramente avrebbe necessitato di ben altra attenzione da parte di questo Consiglio, per proporre alla vostra attenzione due brevi riflessioni, due brevi riflessioni diverse. La prima, vorrei fare una riflessione sul metodo, sul modo, sui tempi, sulle circostanze nelle quali veniamo a trattare di questo argomento; la seconda, invece, relativa al merito dell'argomento, all'assemblea costituente e in particolare al come arrivare all'istituzione dell'assemblea costituente per riscrivere lo Statuto.
La prima considerazione che voglio fare, invece, come dicevo, è quella sul modo. Dico subito che io oggi intervengo più per dovere in questa Assemblea, che per convinzione e per trasporto su questo tema. Il dovere di aver fatto parte del comitato che ha raccolto le firme sui referendum, e ancor prima il dovere di aver fatto parte di quel comitato che si è posto questo problema e ha tentato di dare una soluzione attraverso l'iniziativa che oggi esaminiamo qui in questo Consiglio, in quest'aula.
Il dovere, rispetto ai tanti che come me, e in molti casi più di me hanno dato vita all'iniziativa stessa, e il dovere anche nei confronti, questa volta sì, dei tantissimi che hanno sottoscritto - sono diverse decine di migliaia - la proposta di legge di iniziativa popolare; il dovere nei confronti di quelle persone con le quali casualmente sono entrato in contatto anch'io nei tavolini, raccogliendo le firme, e quindi il dovere di riproporre e di porre con forza questo problema. Ma accanto al dovere, secondo me, che è la motivazione per cui intervengo, vi è, da parte mia, una mancanza di entusiasmo e di trasporto nell'intervenire su un tema così importante.
Noi avevamo chiesto che questo tema venisse trattato dal Consiglio già da diversi mesi, che venisse trattato in una tornata ad hoc, una tornata dedicata al tema della riforma dello Statuto e dedicata allo strumento della assemblea costituente per riscrivere da cima a fondo lo Statuto. Avevamo chiesto, cioè, che quest'aula, questo Consiglio e le forze politiche dessero a questo tema la massima rilevanza, dessero il massimo impegno, ponessero questo tema al centro della politica regionale. Ci troviamo oggi a discutere su un tema così importante, infilato quasi a caso in un calendario di lavori fitto, in un'aula legittimamente, se vogliamo, ma sostanzialmente distratta da altre questioni, pur esse importantissime, come quelle che stiamo trattando in questi giorni, e anche distratta dal fatto che siamo alla fine della legislatura e che altri problemi, altri interessi, altri obiettivi, altre tensioni ci prendono tutti.
Quindi affrontiamo questo tema in un clima sbagliato, in un clima che non è congeniale, in una disattenzione totale, tanto che forse sarebbe stato meglio nemmeno cominciare a esaminare questo tema, entrare nel dettaglio e cercare comunque di dare una soluzione.
La seconda considerazione va nel merito della proposta di legge, nel merito della proposta di istituzione dell'assemblea costituente.
Io credo che il vero problema che ha spinto i promotori dell'iniziativa sia stata una considerazione di base, la considerazione, che, tra l'altro, è stata fatta qui in quest'aula tante volte, e che io qui ripropongo semplicemente per accennarla, è la necessità di nuove istituzioni per la Sardegna, ancor più e soprattutto in vista di una trasformazione che la Sardegna ha avuto con le trasformazioni globali e in particolare col confronto con l'Europa. La Sardegna, come tutte le regioni marginali, si trova in un momento di confronto europeo che le apre grandissime prospettive, ma le si pongono anche altrettanto gravi e profondi problemi. Di fronte a un'Europa che vuol dire competitività e innovazione, che vuol dire mercato, noi ci troviamo con un sistema produttivo in gran parte fuori dal mercato, sicuramente arretrato, e ci troviamo di fronte ad istituzioni deboli e fragili. Abbiamo la necessità di riscrivere e di ridisegnare da capo le nostre istituzioni, e in particolare partendo da quello che è il pilastro della nostra Regione, lo Statuto sardo.
Non si tratta di piccoli aggiustamenti, non si tratta di rimettere a posto alcune virgole: si tratta di riscrivere lo Statuto adeguandolo a un mondo cambiato, a una Europa cambiata, e anche ad una Italia che è profondamente cambiata in questi ultimi anni.
E allora la nostra iniziativa ha un senso, perché ha il senso di ridisegnare i rapporti tra la Regione e l'Europa, tra la Regione e Roma, tra la Regione e gli enti locali, tra la Regione e il cittadino. Ridisegnarli e riscriverli per il nuovo mondo e per i tempi nuovi che andiamo ad affrontare.
E` stato già sottolineato dal collega Bonesu come noi abbiamo pensato che questo dovesse essere fatto direttamente dai sardi, che non potesse essere demandato ad altri questo compito in una visione di vero federalismo, di quel federalismo che riconosce l'unità della Patria, ma che dà una grande rilevanza alle autonomie e alle specificità regionali.
Abbiamo pensato che questo dovesse essere messo a punto da un'Assemblea eletta direttamente dai sardi, distinta dall'Assemblea consiliare che si occupa del Governo, e in quanto tale più libera, e in quanto tale meno appesantita da una serie di problemi che riguardano il governo, che riguardano la gestione del governo, che riguardano la quotidianità della vita regionale. Abbiamo pensato ad un'Assemblea snella che dovesse essere eletta in tempi brevi e che avesse un tempo definito per la messa a punto della proposta di statuto da sottoporre poi ad un referendum. Queste sono state le motivazioni di base sostanziali che ci hanno spinto; queste sono le poche cose che mi sembra, in quest'Aula distratta da questi problemi, sia giusto rimarcare, e per questo intervengo nella speranza non che oggi si arrivi ad una soluzione del problema, non che quest'Aula oggi riesca in qualche modo a riprendere per i capelli questo tema, ma la speranza che comunque sia un seme per il futuro.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). Il Gruppo di Alleanza Nazionale, nel mese di luglio del 1998, quindi dello scorso anno, aderì a quello che veniva chiamato il Movimento per l'Assemblea costituente. Aderì perché aveva dovuto rilevare come in quattro anni di legislatura tutti i tentativi che erano stati fatti ad ogni livello all'interno del Consiglio regionale per approntare delle modifiche allo Statuto regionale della Sardegna fossero state inutili. Non avevano avuto alcun risultato né la Commissione speciale, né i tavoli politici che di volta in volta erano stati aperti per affrontare il problema della riforma costituzionale ed istituzionale e quindi, segnatamente, per quanto ci riguarda, per la riforma dello Statuto della Regione sarda, quindi, dopo un ulteriore approfondimento della questione, il Gruppo ritenne che evidentemente il Consiglio fosse impossibilitato a riformare se stesso, e che l'unica strada percorribile per poter avere una riforma dello Statuto dovesse essere quella della istituzione, della costituzione di una Assemblea che avesse questo unico compito, di riscrivere lo Statuto regionale della Sardegna, perché soltanto un'Assemblea deputata appositamente per questo scopo può ottenere il risultato, difficilmente lo potrà ottenere il Consiglio regionale, difficilmente lo può ottenere un'Assemblea legislativa ordinaria che, insieme a queste cose, dovrebbe ovviamente provvedere a quella che è l'attività di governo, all'attività di sostegno al governo. In una assemblea legislativa ordinaria, come il Consiglio regionale, ovviamente ci sono gli schieramenti di maggioranza e di opposizione, mentre quando si devono scrivere le regole non esiste né maggioranza, né opposizione; deve essere, in ogni caso, un'Assemblea non condizionata dalle decisioni di governo perché deve essere estranea alle questioni contingenti del governo.
Per tutte queste ragioni noi aderimmo, a suo tempo, a questa iniziativa, ed ancora oggi la sosteniamo e quindi sosterremo questa iniziativa. Non mi pare il caso di entrare nel merito della questione e soprattutto di quello che potrà essere e dovrà essere il nuovo Statuto, perché mi pare che in questa fase quello che conta è stabilire e dare alla Regione uno strumento, e questo può avvenire soltanto attraverso la costituzione con legge nazionale di questa Assemblea.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Colleghe e colleghi, non possiamo dire altro che un sì forte, convinto e deciso alla proposta di legge che oggi l'Aula discute, 10.167 firme a sostegno sono, tanto per cominciare, un supporto di tanto rispetto per un progetto di legge in un'Aula che ha visto discutere proposte davvero molto meno autorevoli. Per svariate ragioni il plauso del Gruppo di Forza Italia è sincero e convinto, in primo luogo per la natura stessa della proposta, che si propone di dare finalmente una risposta efficace, capace di superare i fiumi di commenti e teorie sullo statuto sardo.
Da anni il dibattito politico regionale è incentrato sulla necessità di superare i limiti di una legge fondamentale che ha fatto il suo tempo. Da altrettanti anni niente è scaturito di fattivo, salvo parole, parole e poi ancora parole, ed oggi, pur con i mille limiti che potremmo individuare, ci troviamo dinanzi ad uno strumento operativo, appunto l'istituzione di un'Assemblea costituente, di un organismo cioè dotato di un potere non mediato, non costituito, ma propriamente costituente; un potere cioè che riceva la forza direttamente dal popolo sovrano e che sia dotato della libertà di decidere in merito ad argomenti di tale e tanta importanza senza i vincoli di governo della ordinarietà. Un potere totalmente svincolato da quel complesso sistema di ricatti e di veti che hanno, sino ad oggi, reso inefficace qualsiasi tentativo di svecchiamento ed adeguamento della nostra carta fondamentale, così come della nostra Costituzione nazionale. Gli esempi anche recenti non mancano, sia a livello nazionale che a livello regionale. Il fallimento della Bicamerale, come non può sfuggire ad osservatori non episodici, ma capaci di contestualizzare i fatti ed offrirne una interpretazione plausibile, non dipende dalle scelte contingenti di questo o quel partito, di questo o quel leader, il fallimento della Bicamerale dipende dalla "consustanziale" incapacità del potere politico ad affrancarsi da se stesso, a creare altro da se stesso, a rendere nuove le case che si abitano mentre le si abitano, come sono fallite le oramai innumerevoli Commissioni bicamerali (De Mita, Iotti, D'Alema), fallirebbero tutte le proposte organiche di riforma che vengano dal potere costituito. Lo stesso esempio può essere agevolmente essere fatto in Sardegna dove, con davvero tanta buona volontà, la maggior parte delle forze politiche cercarono di approntare un canovaccio comune in grado di svecchiare lo Statuto. Non ci riuscimmo per i problemi che sopra indicavo, oltre che per il limite esterno che noi abbiamo, e cioè la impossibilità di intervenire concretamente in una legge che è totalmente nostra, anzi, è la nostra legge fondamentale, ma che dipende totalmente dal Parlamento nazionale, e per di più con i rinforzi tributati alle leggi costituzionali sovraordinate, il cui sistema di revisione è complesso e macchinoso, come i colleghi sicuramente sanno.
L'Assemblea costituente del popolo sardo sarà invece, in primo luogo, un segno concreto che offriremo ai sardi di volere effettivamente il cambiamento delle regole istituzionali ed il loro adeguamento alla società del 2000.
Sarà, se tutti insieme riusciremo a tenere alto il livello culturale del confronto, una casa comune dei sardi per scrivere nuove regole e disegnare la società sarda del futuro.
La relazione introduttiva della legge parla con grande equilibrio e giustezza, a mio avviso, della necessità di uno strumento straordinario.
E` vero, servono strumenti straordinari per costruire l'ossatura della Sardegna in Europa e le regole del popolo sardo che si confronta a tutto campo con gli altri popoli europei.
La proposta di legge in esame è dotata poi di una norma che è capace di assicurare effettività alla concretezza dello strumento assembleare, e cioè la previsione di un termine cogente entro il quale presentare la proposta di riforma. I suoi lavori, infatti, non potranno eccedere la durata di sei mesi.
E` giusto che si ponga un limite, un termine stretto per evitare che l'Assemblea possa trasformarsi in una nuova camera politica. Parimenti però riteniamo che sei mesi non siano sufficienti a completare un lavoro complesso anche perché necessita dei contributi del dibattito politico culturale di tutta la società sarda. E per questo io propongo ai colleghi un emendamento che porti ad almeno un anno il termine per la conclusione dei lavori, ma che parimenti fissi per legge l'impossibilità di qualsiasi proroga. Spetterà poi ai partiti politici, alla società sarda, dare prova di maturità civile e politica e condurre una campagna elettorale prima ed un lavoro in Aula dopo, capace di dare alla Sardegna le risposte alte e nobili che questa terra sicuramente merita. E spetterà a noi tutti candidare all'Assemblea i migliori uomini, che i partiti hanno storicamente il compito di selezionare e scegliere tra le energie della società. Spetterà a noi, classe politica regionale, affiancare il lavoro dei costituenti e fornire loro il necessario sostegno politico perché il lavoro abbia frutti sani, buoni e duraturi.
In maniera molto ingenua forse la relazione dei proponenti riporta anche delle linee programmatiche per l'adeguamento dello Statuto. Parlando di ampliamento delle condizioni di garanzia delle libertà individuali e del mercato. Punti programmatici sui quali, come è noto, Forza Italia non può che essere in totale e pieno accordo.
Tuttavia, riteniamo pleonastico e forse anche inutile parlare di qualsivoglia programma in questa fase. L'Assemblea sarà giustissimamente eletta con metodo proporzionale, e sarà appunto quella la sede per confrontare idee, prospettive, progetti, visioni di una Sardegna futura. Tutte le istanze sociali e politiche troveranno in essa spazio e dovranno fare sintesi, anche se, in realtà, su alcuni punti specifici di riforma la destra, come la sinistra, che in questo dibattito ancora io non ho avuto il piacere di ascoltare, i movimenti a maggiore vocazione autonomista come le formazioni confessionali, pensiamo che abbiano già raggiunto un sostanziale accordo perlomeno sulla diagnosi.
Mi richiamo alla sinistra perché non è sufficiente fare il simbolo e dirsi autonomiste per slogan, ma è necessario anche che su problemi come questi poi vi sia coerenza, e vi siano comportamenti rispondenti. Altrimenti sapremo come interpretare ancora una volta l'autonomia e quella parola che il centrosinistra ha scelto come simbolo.
Noi riteniamo che non occorra essere colorati in una o in un'altra maniera politicamente per assentire sul fatto che sia necessario introdurre meccanismi correttivi per assicurare governi stabili ed evitare una crisi perenne, come quella che abbiamo vissuto in questa legislatura, che ne dica il Presidente Palomba. Né particolari convinzioni sulla necessità di determinare un aumento delle competenze della Regione ed un loro concreto esercizio, né parimenti ci pare ci sia dissidio tra le forze politiche sulla necessità di rinnovare il legame tra la società sarda e le sue istituzioni, vittima di una burocrazia avvolgente e totalizzante.
Sulla prognosi e la terapia discuteremo, discuteremo convintamente, animatamente, appassionatamente, però dobbiamo consentirci di farlo.
Questo Consiglio regionale, così prepotentemente vittima della sua stessa obsolescenza da non essere riuscito neppure a riformare il proprio Regolamento interno, e questo sappiamo per responsabilità dei banchi della sinistra, perché su questo aspetto è arrivata la richiesta sul voto segreto dai banchi della sinistra, questo se lo ricordi anche il Presidente Palomba, questo Consiglio regionale, dicevo, se perde questa occasione non riuscirà in nessun'altra modifica o riforma; se è in grado di favorire perlomeno questa grande e storica legge voluta dai tanti sardi, e su questo siamo pronti a sfidare anche la sinistra, sulle cose che contano. Anticipo la richiesta di voto per appello nominale sul passaggio agli articoli.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.
MARTEDDU (Popolari). Qualche breve considerazione su una proposta di legge che - ha ragione Fantola - forse avrebbe necessitato di un dibattito più approfondito per i contenuti, ed anche per la straordinarietà che porta in campo, proponendo per la prima volta nella storia della autonomia una Assemblea eletta dal popolo sardo che si pone in maniera parallela, comunque diversa, rispetto al Parlamento dei sardi.
Dico subito che ad una esigenza che c'è, che è vera e che abbiamo verificato durante tutta questa legislatura, non solo noi, ma che ha impegnato il Parlamento nazionale addirittura nella messa in campo di una Commissione bicamerale per le riforme, presieduta autorevolmente da colui che poi sarebbe diventato Presidente del Consiglio dei Ministri, un tema cioè che ha impegnato la Sardegna, la cultura, la politica, il mondo dell'impresa, il mondo del lavoro a questa esigenza che è vera, si risponde con una risposta che, a mio giudizio, ma non solo, ma a giudizio di tanti sardi, di tanti di noi è una risposta assolutamente sbagliata.
L'esigenza vera è sottolineata dal fatto che lo Statuto della Sardegna è un brillante cinquantenne ma con la faccia già rugosa, che ha segni diffusi di vecchiaia, che è chiuso alla innovazione degli anni '90, che è chiuso a qualsiasi, era stato detto, riferimento alle politiche dell'Europa, a qualsiasi riferimento all'inserimento della Sardegna, non soltanto dal punto di vista economico ma dal punto di vista politico, istituzionale, nei meccanismi delle grandi decisioni europee che ha solo vincoli al suo interno, basta pensare ai vincoli sulla legge elettorale, alla impossibilità che ha l'Assemblea regionale di decidere sul modo stesso di eleggersi, di eleggere il Parlamento, ha dei vincoli strettissimi sul discorso dei poteri, escludono al suo interno dei settori di intervento che oggi sono fondamentali per la vita dei sardi, basti pensare al dibattito che c'è stato in Sardegna sui poteri delle Comunità locali in termini di ambiente e di parchi nazionali.
Tutti lo sappiamo che questo Statuto è figlio delle grandi paure del Dopoguerra, è figlio di un'Italia che era chiusa in se stessa, un'Italia che vedeva i rapporti con l'esterno soltanto in termini di colonialismo o di anticolonialismo, e quindi la paura di contaminarsi con lo stesso Mediterraneo, avere una politica nel Mediterraneo, la paura del mare. La specialità legata, seppure nei termini così angusti, come è stato più volte detto, esclusivamente alle condizioni di malessere economico e sociale. Tutti sappiamo che questo è uno Statuto vecchio che va cambiato, e la forza per cambiarlo deve partire, e la spinta deve partire dalla Sardegna. Tutto quello che ci viene concesso, per usare un termine bruttissimo e che io respingo assolutamente, sarà quello probabilmente di allinearci con le altre regioni italiane, di avere un federalismo in cui tutte le regioni avranno un proprio Statuto speciale, magari di rango costituzionale.
Sono temi sui quali abbiamo speso tanto, anche in questa legislatura. Non rinnego tutto quello che c'è stato, il dibattito che si è sviluppato, il lavoro meticoloso e faticoso che è stato fatto nella Prima Commissione Speciale che è stata istituita dal Consiglio regionale, presieduta dall'onorevole Bonesu, non rinnego neanche le conclusioni e la sintesi che da quella Commissione speciale era scaturita e neanche dal cosiddetto tavolo delle regole, che avevamo messo in piedi per proporre una sintesi il più possibile unitaria in Sardegna per proporlo alla Commissione Bicamerale.
Le normative comunitarie, le indicazioni comunitarie hanno già fatto un salto notevole di qualità riferendo, per esempio, la nostra specialità non solo alle condizioni economiche, lo si diceva nel dibattito sull'intesa istituzionale, ma anche alle condizioni strutturali che derivano dall'essere isola, e l'essere isola è una condizione e un parametro che è stato scritto in maniera solenne nei trattati comunitari, che significa che il mare è visto non più come condizione punitiva, come condizione non positiva ma negativa, ma sarà visto come una fonte di nuova speranza, una condizione positiva sia dal punto di vista dei rapporti istituzionali che dal punto di vista economico.
Tutto questo dibattito, la finalizzazione di questo dibattito, l'approdare a qualcosa di concreto in Sardegna, ma voi pensate che si posse fare con questo surrogato che volete mettere in piedi, che è una sorta di "bignamino" rispetto al Consiglio regionale, che è una sorta di parodia del Consiglio regionale, di pari storia come dicono al mio paese! Pensate che eleggendo una sorta di assemblea parallela, con poteri limitatissimi, con un controllo eccezionale, con una chiarissima limitazione dei poteri, voi pensate che questo grande tema del rapporto Regione - Stato, del federalismo del nuovo Statuto possa essere affrontato da una Assemblea alla quale già oggi nessuno di noi è pronto a riconoscere un briciolo di potere. Della quale, chi è intervenuto a sostegno, dice già che ha poteri limitati, che ha i poteri limitati nel contenuto e limitati nel tempo. Ma chi capirebbe davvero il voto di un Consiglio regionale che fugge dalle sue responsabilità, che fugge dal suo potere vero che è quello di riformare la Sardegna, di riformare i poteri istituzionali. Noi non abbiamo soltanto il potere di governare il processo delle acque, degli stagni, dei parchi, dell'agricoltura, delle miniere che non ci sono più, abbiamo come primo potere quello di definire le condizioni istituzionali tra Stato e Regione. Non fuggo da questa responsabilità, non voglio fuggire. Credo che chi intende porre in campo una proposta di questo genere compie un gravissimo atto di violazione politica, istituzionale rispetto all'autorevolezza del Consiglio regionale che viene eletto. Dovremo andare a questa campagna elettorale per eleggere i rappresentanti del popolo sardo, il Parlamento del popolo sardo dicendo: "Noi ci occuperemo di agricoltura e di miniere, per carità non parlateci di riforme istituzionali, che per questo abbiamo pensato di mettere in piedi, con gli stessi partiti, con le stesse forze politiche, con lo stesso sistema elettorale, un'altra sorta di assemblea a latere, depotenziata, declassificata, di serie "b" o di serie "c", che ha poteri limitatissimi e che è tutto l'aspetto istituzionale, il grande dibattito sullo Statuto, sulla riforma federale dello Stato lo affidiamo a questa sorta di nostri cugini di serie "c".
Io credo che significherebbe mistificare la campagna elettorale, introdurre un elemento di gravissima violazione politica, che punta a dividere i sardi tra quelli che sostengono il Parlamento, con tutte le sue prerogative, il Parlamento regionale, e quelli che dicono che Il Parlamento regionale, qualunque esso sia, chiunque sia eletto, qualunque maggioranza ci sia, sarà incapace strutturalmente, geneticamente incapace di riformare lo Statuto.
Io, signor Presidente, credo di ribellarmi a questo assunto, credo che noi dobbiamo dire no a questa proposta, che è una violazione dei poteri del Consiglio regionale, che noi dobbiamo, al contrario, assumere un impegno preciso con gli elettori sardi. Questo sì mi sento di farlo, qualunque ruolo il mio partito venga chiamato a svolgere la prossima legislatura.
Un patto con gli elettori sardi, con i sardi, perché il problema, il tema della grande riforma, il tema di una rivoluzione statutaria, e quindi di un nuovo Statuto, non della modifica dello Statuto, ma di un nuovo Statuto, che colga tutti i segni di uno stato federale, di una pienezza dei poteri della Sardegna, del Consiglio regionale della Sardegna, di pienezza della propria sovranità. Uno Statuto che risponda all'Europa moderna, alla capacità di collegarci con i popoli del Mediterraneo. Un patto che possa contenere questi elementi sono pronto a firmarlo con gli elettori sardi, perché il voto che potremo chiedere, il sostegno che potremo chiedere è anche per questo. Questo non lo tolgo dai miei impegni, non dobbiamo toglierlo dai nostri impegni per delegarli ad altri in maniera molto imprecisata
Quindi, voteremo contro questa proposta di legge per i motivi che ho detto, mentre sono disponibile ad un patto complessivo. Credo che il centro sinistra questo patto con gli elettori lo debba stipulare in maniera formale, ma credo che tutte le forze politiche che si candidano a essere presenti nell'Assemblea legislativa debbano sottoscrivere questo patto con gli elettori, perché la prossima legislatura possa essere la legislatura in cui non chiamiamola più, se questo stona, "Assemblea costituente", ma chiamiamola "Consiglio regionale della Sardegna" o "Parlamento dei sardi" che come primo obiettivo si pone quello di un nuovo Statuto, di un nuovo patto con lo Stato, di una nuova stagione, diversa, avanzata, moderna, di un nuovo patto con la Repubblica per una Sardegna che sia in grado e capace di stare a pieno titolo e con autorevolezza in Europa.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Paolo Fois. Ne ha facoltà.
PAOLO FOIS (Progr. Fed.). Signor Presidente, il mio breve intervento è volto a far riflettere l'Assemblea su alcune contraddizioni che sussistono tra le dichiarazioni che sono risuonate in quest'aula sino a poco fa e il testo della proposta di legge popolare che soprattutto in una sua parte, l'articolo 2, paragrafo 1, con queste dichiarazioni si presenta in radicale contrasto. Perché questa mia affermazione? In primo luogo perché nel momento in cui si esalta il ruolo di una assemblea costituente, nella sua saggezza e nella sua capacità di risolvere i problemi che il Consiglio regionale non si dimostrerebbe capace di risolvere, a questa assemblea costituente che è chiamata a definire quelli che sono i lineamenti del futuro statuto della Sardegna si pongono poi delle pesanti limitazioni per quanto riguarda le sue competenze. Si dice cioè che questo Statuto, che deve interpretare le nuove esigenze, che deve adeguare i principi della nostra vita di relazione alla luce dei grandi cambiamenti epocali che sono intervenuti in questi cinquant'anni, dovrà attenersi ai principi della Costituzione della Repubblica e ai principi universalmente riconosciuti del diritto internazionale.
Io penso che nessuna legge istitutiva di un'assemblea costituente statale abbia mai fissato dei principi così rigidi, anche se personalmente questo richiamo al diritto internazionale, per un certo aspetto, non per altri, non può che vedermi favorevolmente impressionato. Questa è la prima contraddizione. Quindi, se noi crediamo veramente nell'assemblea costituente non dobbiamo fissare dei limiti al suo operato, ai principi cui si ispirerà nella formulazione del testo del nuovo statuto.
La seconda contraddizione è proprio in questo tipo di limiti che sono indicati nell'articolo 2 comma 1. Innanzitutto faccio notare una imprecisione, perché l'articolo 2, che riguarda le procedure di approvazione dello Statuto, fissa poi dei limiti quanto al potere dell'assemblea costituente che non è una questione procedurale, ma di fondo, e quindi in ogni caso c'è una imprecisione nel testo dato che non stiamo nell'ambito delle procedure di approvazione dello Statuto.
Ma, nel momento in cui noi ci poniamo il problema di adeguare il nostro Statuto ai rivolgimenti, alle trasformazioni che si sono prodotte sulla scena internazionale, facciamo un richiamo ai principi della Costituzione della Repubblica in cui, sarà forse la deformazione professionale del giurista, il riferimento d'obbligo è ai principi della costituzioni vigente. E allora come possiamo conciliare questa esigenza di una rapida e profonda modifica del nostro Statuto quando si dà per scontato che i principi della Costituzione, che è coeva al nostro Statuto, resteranno invariati? Io credo che questo equivoco avrebbe dovuto essere meglio chiarito, ammesso che dei limiti al potere dell'assemblea costituente dovessero essere dettati.
I principi universalmente riconosciuti dal diritto internazionale, io personalmente sono sempre favorevole a vedere richiamato il diritto internazionale quando si tratta di definire i contenuti del diritto interno, ma qui i principi universali riconosciuti dal diritto internazionale, quando si tratta di definire i lineamenti dello Statuto speciale della Sardegna, non hanno certo molto da insegnarci. I principi universalmente riconosciuti del diritto internazionale sono norme di diritto consuetudinario. Il diritto consuetudinario si disinteressa di quello che è l'ordinamento degli stati, ordinamento dello stato e ordinamento degli enti territoriali dello stato, e non vedo proprio che cosa si possa trarre di guida, di direttiva per i lavori di questa assemblea costituente nei principi universalmente riconosciuti del diritto internazionale. Detto questo, la grande assente è l'Europa, e questa è veramente una contraddizione incredibile: nel momento in cui noi diciamo che questo statuto deve essere fatto rapidamente per adeguarlo alla nuova situazione che si è creata per essere la Sardegna con l'Italia parte dell'Unione Europea, e su questo tutti si sono espressi, io non riesco a capire come è che i principi ispiratori dell'Unione Europea siano stati trascurati. Ma anche lì, non è un problema facile, non è che possiamo risolvere la questione con un emendamento aggiuntivo che faccia riferimento ai principi dell'Unione Europea. Perché una delle due: o noi richiamano i principi che sono contenuti nei trattati comunitari e allora introduciamo veramente dei pesanti limiti che sono in controtendenza rispetto alle nostre richieste, perché allo stato attuale i principi del diritto comunitario non lasciano spazio alle Regioni a Statuto speciale. Sono principi ispirati a una logica della assimilazione e dell'omologazione, un principio di concorrenza che disconosce le diverse situazioni di fatto, che non riconosce alle Regioni un ruolo determinante nella cosiddetta fase ascendente, che alle Regioni riconosce un comitato che ha soltanto poteri consultivi e quindi un richiamo ai principi del diritto comunitario che sono alla base dell'Unione Europea, così come è stata costruita, sarebbero penalizzanti e non permetterebbero certo di raggiungere i risultati che vogliamo raggiungere.
Allora, il riferimento non è più ai principi di un ordinamento codificato come quello comunitario attuale, ma il riferimento dovrebbe essere ai principi di una Europa delle Regioni, a un'Europa delle diversità, delle identità che è lontana dall'essere accolta a livello europeo. Quindi l'impegno che noi stiamo sviluppando di cercare di modificare questa Europa sarebbe messo in discussione, messo in scacco dal fatto che noi già in questa legge istitutiva di una assemblea costituente dichiariamo che i principi di un diritto comunitario che vanno contro le Regioni a Statuto speciale, devono guidare l'azione di questa assemblea costituente.
Per tutti questi motivi ritengo che questa proposta di legge, lodevole nel momento in cui si riconosce il ruolo che anche i cittadini devono avere nell'elaborazione dello Statuto sardo presenti tali incongruenze e lacune che rendono molto difficile da parte mia un voto favorevole.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Giuseppe Lorenzoni ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 27 aprile. Se non vi sono opposizioni il congedo si intende concesso.
(Vedi verbale)
Votazione per appello nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale del passaggio all'esame degli articoli. Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello. (E` estratto il numero 3, corrispondente al nome del consigliere Balia.)
Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Balia.
(?), Segretario procede all'appello.
Rispondono sì i consiglieri: BALLETTO - BERTOLOTTI - BIGGIO - BONESU - CARLONI - CASU - FANTOLA - FRAU - LIORI - LIPPI - LOCCI - MANUNZA - MARRACINI - MASALA - OPPIA - PITTALIS - SANNA Giacomo - SANNA NIVOLI - SERRENTI - TUNIS Marco - USAI Edoardo - AMADU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BALLERO - BERRIA - BUSONERA - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEIANA - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FOIS Paolo - FOIS Pietro - GHIRRA - LADU - LA ROSA - LODDO - MANCHINU - MARROCU - MARTEDDU - MONTIS - MURGIA - ONIDA - PIRAS - SANNA Salvatore - SASSU - SCHIRRU - SECCI - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA - ARESU.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 57
Votanti 57
Maggioranza 29
Favorevoli 22
Contrari 35
(Il Consiglio non approva)
Votazione finale e approvazione della legge regionale 15 ottobre 1998: "Norme varie sul personale regionale, sui compensi per i componenti degli organi collegiali operanti presso l'Amministrazione e gli enti regionali e sullo svolgimento dei concorsi per l'assunzione agli impieghi regionali" (CCCVIII/parte prima), rinviata dal Governo
PRESIDENTE. Direi ora di passare ad esaurire il punto al numero 3 dell'ordine del giorno, che stamani è stato posposto per mancanza di numero legale. Ora c'è il numero legale, la votazione col sistema elettronico potrebbe essere rapidissima; rimane, però, da votare prima un ordine del giorno relativo alla legge regionale 308/A.
Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (F.S.D. - Progr. Sard.). Sull'ordine dei lavori, la richiesta è di votare prima la legge e poi l'ordine del giorno.
PRESIDENTE. A termini di Regolamento non è possibile, quindi votiamo prima l'ordine del giorno, poi la legge.
Si dia lettura dell'ordine del giorno relativo alla legge regionale 308/A.
SERRENTI, Segretario:
ORDINE DEL GIORNO DIANA - BERRIA - CUCCA - DETTORI Ivana - GHIRRA - BONESU - ARESU - VASSALLO - CONCAS - MONTIS - BUSONERA - FOIS Paolo - BALIA - MANCHINU - OBINO - USAI Pietro - LADU - CADONI - GIORDO - BIANCAREDDU - ZUCCA - PITTALIS - SCHIRRU - LORENZONI - MURGIA sul riconoscimento della validità del diploma universitario (laurea breve) per l'accesso agli impieghi regionali.
IL CONSIGLIO REGIONALE
a conclusione della proposta di legge n. CCCVIII/parte prima concernente "Reinquadramento di personale dell'Amministrazione e degli enti regionali che non ha usufruito della mobilità verticale";
TENUTO CONTO che l'Università ha inserito nel proprio ordinamento corsi universitari triennali per il conseguimento dei diplomi universitari;
CONSIDERATO che allo stato attuale sono già operanti corsi nelle diverse discipline tra le quali per esempio: operatori delle pubbliche amministrazioni, servizio sociale, scienze ambientali, terapisti della riabilitazione, etc.;
CONSIDERATO che tali titoli di studio attribuiscono capacità professionali e culturali specifiche,
invita la Giunta regionale
ad adottare gli idonei provvedimenti che permettano a quanti in possesso del diploma universitario di partecipare ai concorsi per l'accesso all'impiego regionale. (1)
PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della legge rinviata numero 308/A - Parte prima, ricordando ai colleghi che la legge rinviata, per essere approvata, deve avere 41 voti a favore.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARESU - BALIA - BERRIA - BERTOLOTTI - BIGGIO - BONESU - BUSONERA - CARLONI - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FERRARI - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - LA ROSA - LADU - LIORI - LOCCI - MANCHINU - MANUNZA - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MONTIS - MURGIA - OPPIA - PIRAS - PITTALIS - SANNA Giacomo - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SASSU - SCHIRRU - SECCI - SERRENTI - TUNIS Gianfranco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 53
Votanti 53
Maggioranza 27
Favorevoli 53
(Il Consiglio approva)
I lavori riprenderanno alle ore 17.
(La seduta è tolta alle ore 13 e 38.)
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