Seduta n.64 del 13/01/2005 

LXIV Seduta

(Pomeridiana)

Giovedì 13 gennaio 2005

Presidenza della Vicepresidente Lombardo

La seduta è aperta alle ore 16 e 52.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del martedì 22 Dicembre 2004 (59), che è approvato.

Continuazione della discussione dell'articolato della proposta di legge Maninchedda - Orrù - Sanna Francesco - Cuccu Giuseppe - Corrias - Uras - Balia - Marracini: "Indizione e svolgimento delle elezioni comunali e provinciali. Scioglimento e commissariamento delle amministrazioni locali" (79)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato della proposta di legge numero 79. Siamo in fase di discussione dell'articolo 2 e del relativo emendamento. Ha chiesto di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.

SANNA, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Grazie signor Presidente, in apertura volevo dapprima scusarmi col Presidente della Commissione e con i componenti se è parso esserci nelle mie parole affermazioni che siano suonate come un giudizio di valore sul lavoro della Commissione. I miei rilievi riguardavano essenzialmente il quadro temporale e congiunturale in cui la Commissione si è trovata ad operare che, come tutti ben sanno, non ha consentito di lavorare con tempi commisurati all'importanza e alla delicatezza del progetto in esame.

Vorrei ricordare che la necessità di questa legge regionale scaturisce essenzialmente dall'applicazione di una norma statuaria che prevede la competenza primaria in materia di ordinamento degli enti locali e quindi l'esercizio delle relative funzioni e in secondo luogo dall'esigenza, frutto del confronto con il Ministero in materia di elezioni, che abbiamo tenuto nelle scorse settimane, di far uscire la Regione Sarda dalla condizione di ambiguità a causa della quale si sarebbe potuto concretare un conflitto di competenze che è opportuno, a nostro giudizio, evitare.

Il Presidente della Commissione ha eccepito, in ordine al nostro emendamento, una sorta di contrasto tra la norma che determina una finestra elettorale diversa da quella stabilita dalla legge nazionale in quanto tale materia rientrerebbe nella disciplina delle procedure per lo svolgimento delle elezioni amministrative che l'articolo 1, già approvato, demanda alla legge nazionale. Io vorrei ricordare che la fissazione dei termini elettorali attiene in egual modo alla procedura di indizione, perché non ci sarebbe possibilità di indizione senza l'indicazione del lasso temporale, quanto allo svolgimento delle elezioni perché è il presupposto per l'avvio del procedimento elettorale. Dunque, l'aspetto riveste in pari luogo un ruolo importante sia nel procedimento di indizione che in quello di svolgimento delle elezioni. Noi riteniamo che questa proposta risponda esattamente a quello che qui è stato richiesto, cioè l'opportunità, quasi il dovere per il Presidente della Regione nell'esercizio dei propri poteri, che anche con questa legge vengono confermati, di fissare attraverso opportune intese la data delle elezioni. Questo perché, è stato dimostrato anche dal dibattito di stamattina, ci sono posizioni diverse anche rispetto alla possibilità di far coincidere tale data con quella delle elezioni amministrative nazionali. In questa fase, tra l'altro, l'apertura della finestra elettorale, così come definita dalla Giunta, tiene conto di un lasso di tempo, a nostro giudizio, più che sufficiente per dar corso alle eventuali elezioni sapendo che storicamente la Regione da molti anni, questo dato è confermato, si ritrova ancora nel mese di aprile ad avere a che fare con i problemi della manovra finanziaria.

E quindi questo è esclusivamente lo scopo dell'emendamento, ma io ritengo e noi riteniamo che questa materia, come tutta la materia dello svolgimento delle elezioni, debba trovare una più opportuna collocazione nella legge che riguarderà la revisione complessiva del procedimento elettorale, anche riformulando compiutamente in quel contesto i termini temporali che oggi noi stiamo definendo. Su questo e sulla funzione che il consiglio delle autonomie locali dovrà svolgere in questa materia specifica, sarà importante ritornare e verificare meglio i termini.

Per quanto riguarda alcune considerazioni che sono state fatte stamane circa le elezioni, la Giunta conferma che le elezioni amministrative comprese quelle provinciali, si terranno e che noi riteniamo di essere pronti ad affrontarle. Se, come ha stamattina dichiarato l'onorevole Pili, non fossimo in grado di provvedere, non ci saremmo potuti permettere di anticipare, come abbiamo previsto con questo emendamento, lo stesso turno elettorale. Si è sollevato poi un problema relativo ai costi. Io credo che questo sia un elemento che attiene ad una valutazione responsabile, che comunque dev'essere fatta nel contesto finanziario attuale della Regione, ma non riteniamo che possa essere un dato né determinante né vincolante rispetto all'esercizio della autonomia regionale. È stato ulteriormente precisato già in molti interventi che non sussiste un problema finanziario, dal momento che sia la legge 136 del '76 pone a carico degli enti locali la quota parte dei costi elettorali, sia l'articolo 27 della legge 122 del '51, per quanto riguarda le amministrazioni provinciali, prevede espressamente che gli oneri elettorali siano posti a loro carico. Noi, quindi, siamo pronti a svolger e le nostre funzioni e in più, rispetto al problema dei costi, è bene che il Consiglio sappia che la Regione dovrà affrontare nei prossimi mesi i costi di un referendum inerente materie e tematiche di carattere ambientale, per cui sono previsti tempi e modalità non derogabili. Ciò ci consentirà verosimilmente di superare anche le perplessità residue di carattere finanziario in quanto fisseremo la data prevedendo un turno elettorale unificato.

Sulla data delle elezioni credo di poter confermare, come molti colleghi hanno avuto anche indirettamente modo di apprendere, che verrà fissata con un provvedimento amministrativo, come è stato detto, che il Presidente adotterà, seguendo le prassi parlamentari più diffuse e più consolidate, solo a seguito delle opportune e larghe intese con le rappresentanze politiche e istituzionali di questo Consiglio, non potendo questa funzione rappresentare una solitaria o marginale questione di mero interesse del Presidente della Regione.

Rispetto alle cose che stamattina sono state dette dall'onorevole Pili non vorrei influire negativamente sullo spirito costruttivo che, a partire dal lavoro della Commissione, ci ha portato fin qui e spero ci porti a concludere questo lavoro che oggi abbiamo davanti, ma devo alcune precisazioni: prima di tutto ognuno di noi quando fa affermazioni dovrebbe riflettere attentamente sulle proprie responsabilità per verificare fino a che punto ha esercitato compiutamente le proprie funzioni e fatto il proprio dovere e dunque possiede i titoli per contestare ad altri quello che avrebbe potuto far da prima lui stesso. Noi abbiamo fatto questa verifica e mi pare assodato che in tema di ordinamento degli enti locali non tutti ci troviamo oggi nelle medesime condizioni. Sui ritardi che lui ha lamentato, su questa procedura e sulla preparazione delle elezioni provinciali, vorrei ricordare che la legge numero 10 del luglio del 2002 ha sancito che se entro il 31 gennaio 2003 non si fosse concluso il procedimento, entro i successivi 7 giorni il Presidente della Regione avrebbe dovuto provvedere autonomamente. Siamo arrivati alla nuova Giunta che, al momento del suo insediamento, ha ereditato questo compito con i ritardi accumulati nel frattempo e avrebbe potuto seguire due vie, l'una di riprendere dall'inizio l'iter procedurale previsto per la costituzione dei collegi, la seconda, che è quella che abbiamo inteso seguire dichiarando preventivamente che avremo rispettato la volontà della Commissione e del Consiglio finora espresse, di assumere come valide le determinazioni fin qui acquisite derivanti dalla precedente legislatura.

Quindi, nessun dispregio della Commissione e nessuno scostamento rispetto alle previsioni legislative. Vorrei ricordare che la legge numero 4 del '97 prevede dei precisi criteri ai quali attenersi nella costituzione dei collegi elettorali provinciali e che è prevista anche al comma 5 del articolo 20 della stessa legge una misura cautelativa rispetto allo scostamento della proposta della Giunta rispetto a quella della Commissione costituita ad hoc. L'orientamento attuale della Giunta in materia di definizione dei collegi è quello di effettuare interventi motivati esclusivamente dall'esigenza di rispettare in modo uniforme, su tutto il territorio regionale, quindi non solo su alcuni collegi, i criteri indicati da questa legge che, voglio ricordare, sono quelli della coerenza del bacino territoriale di ciascun collegio, della continuità dei territori e della omogeneità delle dimensioni demografiche dei collegi elettorali. È stato rilevato fin qui un caso specifico, quello del collegio di Oristano, io ho ritenuto opportuno, sulla base del un numero considerevole di contestazioni da parte dei sindaci, di ascoltarli. Mi sono limitato a redigere un verbale puntuale delle loro osservazioni che verrà allegato alla proposta di deliberazione della Giunta che, sulla scorta di questa istruttoria deciderà tenendo conto principalmente del parere e dell'opinione dei diversi amministratori locali, ma adottando una decisione che porti a massima sintesi tali opinioni.

Quindi, la nostra scelta è quella di privilegiare il processo democratico e poi tenere anche conto di tutto il resto, escludendo ogni possibilità di calcolo perché noi riteniamo che quasi sempre, anzi sempre ciò che è frutto dell'esercizio più compiuto della democrazia e della cooperazione con gli enti locali, non si può chiamare, come ha fatto qualcuno, "manipolazione", ma rispetto dei principi di libertà, di giustizia, di equi - ordinazione nei rapporti, nell'applicazione rigorosa delle disposizioni di legge. Questo è quello che la Giunta ha fatto finora e la proposta che la Giunta approverà in via definitiva per dar corso alla definizione dei colleghi elettorali provinciali sarà esclusivamente ispirata al rispetto rigoroso ed equilibrato dei principi sanciti nella legge numero 4.

PRESIDENTE. Grazie Assessore. Con l'intervento della Giunta si conclude la discussione sull'articolo e sugli emendamenti, passiamo alla votazione.

Metto in votazione l'emendamento sostitutivo parziale numero 5.

CAPELLI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri MURGIONI, Franco Ignazio CUCCU, LA SPISA, RASSU, PETRINI, Oscar CHERCHI, MORO.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita - D.L.). Grazie Presidente. Chiedo il voto per parti dell'emendamento numero 5, la prima parte sino alle parole "dei comizi elettorali", la seconda parte comprende il periodo successivo sino alle parole "fino alla fine del terzo comma medesimo" chiedendo con un emendamento orale di sostituire le parole "sino alla fine del terzo comma" con "in materia di enti locali", che ha un senso compiuto, la terza coincide con l'ultimo capoverso che sopprime il quarto comma.

PRESIDENTE. L'onorevole Biancu ha proposto un emendamento orale. Alla fine della seconda parte chiede di sostituire le parole "alla fine del terzo comma medesimo", con "in materia di enti locali". Se non ci sono opposizioni possiamo accettare l'emendamento orale dell'onorevole Biancu. Mi pare che non ci siano opposizioni, per cui possiamo procedere alla votazione per parti.

Dapprima votiamo dalle parole "al primo comma" sino a "i comizi elettorali". Onorevole Capelli lei mantiene la richiesta di votazione nominale per tutte e tre le parti? Grazie.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento numero 5 sino a "comizi elettorali".

(segue la votazione)

PRESIDENTE. Prendo atto che il consigliere Francesco Sanna ha votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - URAS.

Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - FADDA Paolo - LA SPISA - LIORI - LOMBARDO - MORO - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANNA Matteo - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.

Presenti 50

Votanti 31

Astenuti 19

Maggioranza 16

Favorevoli 31

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della seconda parte dell'emendamento con la modifica introdotta a seguito dell'emendamento orale proposto dall'onorevole Biancu, per cui le parole "sino alla fine del terzo comma" sono sostituite da "in materia di enti locali".

(segue la votazione)

PRESIDENTE. Prendo atto che il consigliere Cachia ha votato contro e il consigliere Onida si è astenuto.

Rispondono sì i consiglieri: CONTU - MANCA.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PISU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - URAS.

Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LIORI - LOMBARDO - MORO - ONIDA - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANNA Matteo - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.

Presenti 51

Votanti 33

Astenuti 18

Maggioranza 17

Favorevoli 2

Contrario 31

(Il Consiglio non approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della terza parte "il quarto comma è soppresso".

Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - URAS.

Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - ONIDA - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANNA Matteo - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 57

Votanti 36

Astenuti 21

Maggioranza 19

Favorevoli 36

(Il Consiglio approva).

Metto in votazione l'articolo 2. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Per significare quanto sia difficile seguire le votazioni senza avere l'immagine panoramica dell'esito del voto a causa del cattivo funzionamento del sistema elettronico, e spiego perché. Perché anche sulle votazioni a volte è opportuno fare delle valutazioni di tipo politico. Io, per esempio, non ho capito adesso quale sarà in definitiva l'articolo 2, perché c'è stato un emendamento orale, giustamente e legittimamente proposto, è stata bocciata nella seconda votazione una parte dell'emendamento, vorrei capire da chi è stata bocciata e da chi invece è stata approvata e purtroppo non è possibile fare questa valutazione politica sulla votazione.

Capisco che non si può immediatamente provvedere, però gradirei che, su richiesta dei consiglieri, venisse distribuito il tabulato di ciascuna votazione, senza essere costretto a recarmi presso il banco della presidenza a verificare l'esito delle votazioni. Rivolgo questa richiesta alla Presidenza.

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, dell'emendamento che abbiamo appena votato rimane in piedi soltanto la prima parte, perché la seconda parte è stata bocciata dal Consiglio che pertanto ha respinto anche l'emendamento orale. E' stato approvato anche il terzo capoverso che dispone: "Il quarto comma é soppresso", per cui dell'articolo 2 al primo comma, le parole "tra il 15 aprile e il 15 giugno" sono sostituite dalle parole "tra il 1° aprile e il 1° luglio"; al terzo comma, le parole "per lo svolgimento delle elezioni comunali e provinciali" sono sostituite dalle parole "di convocazione di comizi elettorali"; il quarto comma è soppresso. Questo è il testo dell'articolo che è stato approvato testé dal Consiglio.

L'emendamento è stato votato per parti, quindi la votazione ha dato questo risultato, questo è il testo dell'articolo con le modifiche introdotte.

CAPELLI (U.D.C.). E' stato bocciato.

PRESIDENTE. No, non è stato bocciato, è stata bocciata soltanto la seconda parte.

Per quanto attiene al tabellone, avrete notato che è stato predisposto un nuovo sistema di votazione ed anche di prenotazione degli interventi, purtroppo i lavori non sono ancora terminati ed è in fase di adeguamento il tabellone elettronico, però se lei chiede di conoscere il voto dei singoli consiglieri io posso dare la parola ai Segretari che potranno riferire in ordine al voto espresso da ciascun consigliere. Per cui se lei avanza questa richiesta,riferiremo, dando la parola ai Segretari, il voto di ciascun consigliere. Mantiene la richiesta?

CAPELLI (U.D.C.). No, al momento no.

PRESIDENTE. Va bene, grazie, onorevole Capelli. Proseguiamo i nostri lavori.

Ha domandato di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.

ORRÙ (D.S.). Signor Presidente, solo per un chiarimento, perché - forse ho capito male io, quindi lo sto chiedendo solo come spiegazione - nella ricostruzione che lei ha fatto del testo che scaturisce dalla votazione dell'emendamento numero 5, il fatto che sia stata bocciata la seconda parte dell'emendamento, significa che rimane la norma: "su proposta dell'Assessore competente in materia di enti locali". Vorrei avere conferma di questo. La proposta della Giunta era soppressiva, siccome quella proposta soppressiva è stata bocciata, rimane valido il testo della legge.

PRESIDENTE. Rimane il testo dell'articolo, certo. Io mi riferivo semplicemente all'emendamento, perché siccome l'onorevole Capelli ha affermato che non si capiva quali parti dell'emendamento fossero state approvate e quali no, ho riassunto quali parti dell'emendamento sono state approvate e quali invece sono state bocciate. Comunque sarà cura degli Uffici adesso, in fase di coordinamento, predisporre il testo dell'articolo.

Proseguiamo con l'articolo 3. Se ne dia lettura.

MANCA, Segretario:

Art. 3

Definizione dei collegi per le elezioni provinciali. Termini e pubblicazione

1. Gli adempimenti previsti dall'articolo 20 bis delle legge regionale 2 gennaio 1997 numero 4, introdotto dall'articolo 6 della legge regionale 1° luglio 2002, n. 10 (Adempimenti conseguenti alla istituzione di nuove province) e quelli previsti dall'articolo 7 della legge regionale 10 del 2002 sono definiti non oltre quindici giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

2. Il decreto del Presidente della Regione previsto dall'articolo 20 bis, comma 3, della legge regionale 4 del 1997 è pubblicato nel Bollettino ufficiale della Regione.

PRESIDENTE. All'articolo 3 sono stati presentati gli emendamenti sostitutivi parziali numero 6 e 8 e gli emendamenti aggiuntivi 1, 2, 3 e 9. Se ne dia lettura.

MANCA, Segretario:

EMENDAMENTO modificativo GIUNTA REGIONALE

Art. 3

II primo comma è soppresso.

Al secondo comma le parole "del 1997" sono sostituite dalle parole "del 2 gennaio 1997". (6)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale SANJUST - LA SPISA

Art. 3

Nel comma 1 dell'art. 3, le parole "15 giorni" sono sostituite dalle parole "30 giorni". (8)

EMENDAMENTO aggiuntivo ATZERI - SCARPA

Art. 3

Dopo l'art. 3 è aggiunto il seguente:

Art.

Scioglimento dei Consigli comunali

1. Nei casi previsti dall'articolo 141 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali) lo scioglimento dei Consigli comunali e la nomina del commissario, ove prevista, sono disposti con decreto del Presidente della Regione previa deliberazione della Giunta regionale, adottata su proposta dell'Assessore degli enti locali.

2. La proposta dell'Assessore è accompagnata da una relazione contenente i motivi del provvedimento e la descrizione dei fatti che ad esso hanno dato luogo. La relazione viene allegata al decreto di scioglimento insieme al quale viene pubblicata.

3. La eventuale sospensione del Consiglio comunale per motivi di grave ed urgente necessità è disposta dall'Assessore agli enti locali con proprio decreto ed immediatamente comunicata alla Giunta regionale.

4. I provvedimenti di cui ai commi precedenti sono immediatamente comunicati al Consiglio regionale ed al Parlamento italiano e sono pubblicati sul BURAS e sulla Gazzetta Ufficiale vengono inoltre comunicati al Prefetto competente per territorio.

5. Rimangono di competenza degli organi statali i provvedimenti per lo scioglimento dei Consigli comunali per motivi di ordine pubblico o conseguenti a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso. (1)

EMENDAMENTO aggiuntivo ATZERI - SCARPA

Art. 3

Dopo l'art. 3 è aggiunto il seguente:

Art.

Rimozione e sospensione degli amministratori locali

1. Nei casi disciplinari dall'articolo 142 del decreto legislativo n. 267 del 2000, la rimozione del sindaco, dei consiglieri comunali e del presidente di circoscrizione è disposta con decreto del Presidente della Regione previa deliberazione della Giunta regionale, adottata su proposta dell'Assessore degli enti locali.

2. La eventuale sospensione per motivi di grave ed urgente necessità è disposta dall'Assessore degli enti locali con proprio decreto ed immediatamente comunicata alla Giunta regionale. (2)

EMENDAMENTO aggiuntivo ATZERI - SCARPA

Art. 3

Dopo l'art. 3 è aggiunto il seguente:

Art.

Requisiti e trattamento dei commissari

1. I commissari di cui all'articolo 1 vengono scelti fra i cittadini residenti nella provincia nella cui circoscrizione ricade il comune, appartenenti ad una delle seguenti categorie:

a) dirigenti dell'Amministrazione regionale in servizio o in quiescenza;

b) iscritti alla sezione regionale dell'albo nazionale dei segretari comunali, purché nominati in un comune della provincia, ovvero segretari comunali in quiescenza;

c) dirigenti degli enti locali in quiescenza.

2. Non possono essere nominati commissari il sindaco, gli assessori, i consiglieri, il segretario comunale, il direttore generale del comune soggetto a commissariamento.

3. Al commissario compete un'indennità di carica pari a quella prevista per il sindaco del comune soggetto a commissariamento.

Per i dipendenti dell'Amministrazione regionale ed i segretari comunali in servizio l'indennità e ridotta della metà. (3)

EMENDAMENTO aggiuntivo SANJUST - LA SPISA

Art. 3

All'art. 3 è aggiunto il seguente:

comma 1. I Consigli comunali sono composti dal Sindaco e:

- da 60 membri nei comuni di popolazione superiore a un milione di abitanti;

- da 50 membri nei comuni di popolazione superiore a cinquecentomila abitanti;

- da 46 membri nei comuni di popolazione superiore a duecentocinquantamila abitanti;

- da 40 membri nei comuni di popolazione superiore a centomila abitanti;

- da 36 membri nei comuni di popolazione superiore a quarantamila abitanti;

- da 30 membri nei comuni di popolazione superiore a venticinquemila abitanti o che, pur avendo popolazione inferiore, siano capoluoghi di provincia;

- da 24 membri nei comuni di popolazione superiore a quindicimila abitanti;

- da 20 membri nei comuni di popolazione superiore a diecimila abitanti;

- da 16 membri nei comuni di popolazione superiore a tremila abitanti;

- da 12 membri negli altri comuni.

comma 2. I Consigli provinciali sono composti dal Presidente della provincia e:

- da 45 membri nelle province con popolazione superiore a un milione di abitanti;

- da 36 membri nelle province con popolazione superiore a settecentocinquantamila abitanti;

- da 30 membri nelle province con popolazione superiore a duecentocinquantamila abitanti;

- da 24 membri nelle province con popolazione superiore a centoventicinquemila abitanti;

- da 20 membri nelle province con popolazione superiore a centomila abitanti;

- da 16 membri nelle altre province. (9)

PRESIDENTE. L'emendamento numero 6 è stato presentato dalla Giunta regionale che può illustrarlo. Ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Presidente, molto brevemente, l'emendamento numero 6 riguarda la soppressione del comma 1 dell'articolo 3, in ossequio al principio sancito dall'articolo 1, già votato, di eliminare parti riguardanti procedure o comunque adempimenti che sono connessi con lo svolgimento delle elezioni, tenendo conto che questo adempimento è già prescritto dalla legge regionale numero 10.

La seconda parte contiene una modifica che precisa meglio la data della legge numero 4 e niente di più. E' ovvio che si renderà necessario, se questo emendamento verrà approvato, modificare anche il titolo dell'articolo.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 8 ha facoltà di illustrarlo.

LA SPISA (F.I.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 1 ha facoltà di illustrarlo.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, signor Assessore, colleghe e colleghi, la ragione dello stralcio delle norme della legge appena esitata in Commissione, che riguarda lo scioglimento e il commissariamento delle amministrazioni locali, non ci è parsa molto chiara, ma questo non è importante per noi sardisti. E' importante, invece, ricordare che una stessa proposta di legge presentata dal Partito Sardo nell'aprile del 2002, conteneva pari pari, queste norme riguardanti le competenze regionali in materia di scioglimento dei consigli comunali.

Questo fatto ci inorgoglisce, però non intendiamo rinunciare ad inserire queste norme nella legge in discussione perché riguardano una competenza autonomistica molto importante. Finalmente contro la concezione centralistica delle regioni da parte dello Stato, una sentenza della Corte Costituzionale ci ha ricordato fin dal 1993 che anche noi, come la Sicilia, che ha avuto questa competenza per prima, e il Friuli, che l'ha avuta in un secondo momento, abbiamo competenza primaria in materia di indizione delle elezioni dei consigli comunali e soprattutto in materia di scioglimento e commissariamento degli enti locali, che, anche se è un trauma, inevitabilmente in Sardegna riguarda una certa percentuale di enti che vengono commissariati, affidando, quando c'è un deficit di democrazia, ai funzionari del Ministero dell'interno la gestione della fase di transizione sino alle elezioni. Noi riteniamo invece che la Regione disponga di propri dirigenti in grado di svolgere queste funzioni, e anche di dirigenti degli enti locali stessi, quali i segretari comunali. Facciamo presente che quando si tratta di legislazione antimafia o di ordine pubblico è fatta salva la competenza primaria dello Stato, per evitare possibili ricorsi o conflittualità con lo Stato. Con questo emendamento vorremmo rimpolpare questa legge, perché purtroppo si verificano spesso dei casi di scioglimento, soprattutto in Sardegna, e notiamo che alcuni funzionari della Prefettura spesso hanno l'ingrato compito di dover svolgere le funzioni di commissario talvolta anche in tre comuni contemporaneamente, creando, dal punto di vista dell'efficienza della gestione, delle grosse difficoltà.

Per questo chiediamo ai colleghi che venga accolto questo emendamento perché vuole riproporre, proprio nel quadro di una concezione pienamente autonomista, la centralità del ruolo della Regione che deve gestire serenamente queste funzioni con una semplice legge ordinaria, perché ci sono state autorevoli sentenze della Corte Costituzionale che le riconoscono questa competenza. Quindi non incorreremo nelle censure alle quali siamo abituati purtroppo, da cinquant'anni a questa parte, del Governo centrale.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 2 ha facoltà di illustrarlo.

ATZERI (Gruppo Misto). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 3 ha facoltà di illustrarlo.

ATZERI (Gruppo Misto). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 9 ha facoltà di illustrarlo.

LA SPISA (F.I.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Orrù, relatore.

ORRU' (D.S.), relatore. Sugli emendamenti proposti, non avendone la Commissione discusso, credo che sia opportuno rimettersi alle valutazioni che farà l'Aula.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Il parere della Giunta ovviamente è scontato sull'emendamento numero 6, sugli altri emendamenti richiamiamo l'attenzione dell'Aula sul significato del provvedimento legislativo nel suo complesso che, considerata la delicatezza del provvedimento rispetto all'incipiente scadenza elettorale, dovrebbe mantenere una sua integrità sotto il profilo della limitatezza dell'oggetto, che è relativo all'indizione delle elezioni, al fine di consentire l'esercizio di questa funzione evitando di favorire valutazioni di altro ordine che, in qualche modo, possono mettere a rischio questa legge.

L'invito che vorrei fare, nella considerazione che già la Commissione ha deciso di prendere in esame questi argomenti in un provvedimento a sé stante, che tenga conto della complessiva riorganizzazione del sistema e dell'ordinamento degli enti locali, è quello di soprassedere ritirando questi emendamenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.). Io ho preferito intervenire nella discussione più che dare un parere molto stringato sugli emendamenti che sono state presentati. Quello della Giunta mi sembra che tolga anche molti dubbi rispetto ad alcune interpretazioni. Mi riferisco in modo particolare alla parte soppressiva relativa a ulteriori adempimenti conseguenti alla legge numero 10. Quindi condivido le valutazioni fatte dall'Assessore nel suo intervento e non mi ci soffermo.

Vorrei fare, invece, qualche considerazione ulteriore sugli altri emendamenti ad iniziare da una considerazione di carattere generale sugli emendamenti numero 1, 2 e 3. Io condivido tutte le considerazioni fatte sul merito di queste tematiche, non foss'altro perché questo faceva parte integrante del testo che è stato presentato alla discussione della Commissione. Io ribadisco che la competenza costituzionale in materia di ordinamento delle autonomie locali non si limita, appunto, alla indizione delle elezioni e dei comizi elettorali, ma abbraccia la disciplina complessiva degli enti locali, ivi incluse la potestà di nomina dei commissari, le casistiche di scioglimento, escluse quelle relative a infiltrazioni mafiose e ad altri motivi di ordine pubblico, nonché l'organizzazione conseguente della Regione rispetto a quei compiti e a quelle nuove competenze.

Tuttavia non siamo d'accordo su questi emendamenti, non perché non li condividiamo, ma perché liberamente abbiamo scelto, prima di introdurre un elemento, un altro, sganciati da una disciplina organica, di affidare alla Commissione, al Consiglio, alle forze politiche una riflessione di carattere più ampio, in modo tale che questa competenza venga assunta pienamente dalla Regione, però con tutti gli adempimenti poi conseguenti. Quindi, per questa ragione, non per altre, la disciplina relativa allo scioglimento dei consigli comunali, alla rimozione e sospensione degli amministratori locali, alla nomina dei commissari dev'essere ascritta alla Regione, ma va inquadrata in una legge di carattere organico e in un'organizzazione conseguente. Oggi questa ancora non esiste per cui disciplinare una competenza senza poterla esercitare di fatto, mi sembra una cosa poco seria. Io penso che vada raccolto non l'invito, ma l'obbligo che noi abbiamo di essere conseguenti, di non limitarci a rivendicare competenze, ma porci nelle condizioni di esercitarle nel concreto.

Per quanto attiene all'emendamento numero 9, io penso valga lo stesso ragionamento, cioè la composizione degli organi istituzionali è una materia complessa, si può disciplinare in un provvedimento parziale come questo, certamente lo si può fare, però io inviterei ad una riflessione ulteriore, anche per un elemento di novità che noi abbiamo introdotto. Noi abbiamo approvato ieri l'istituzione del Consiglio delle autonomie locali, pongo semplicemente questo problema ai colleghi presentatori e non solo, anche a tutti noi, non perché non siano valide sul merito le indicazioni che sono contenute nell'emendamento, ma perché prima ancora che quell'organismo venga messo nelle condizioni di operare, di poter dire la sua, di essere consultato, si decide non su materie generiche ma sulla composizione degli organi fondamentali quali i consigli di comuni e province, cioè una parte rilevante di una materia su cui credo sia indispensabile chiedere il parere delle autonomie locali.

Quindi, io inviterei ad una riflessione, non possiamo da un lato istituire il Consiglio delle autonomie locali, conferire ad esso la competenza consultiva in questa materia, ma anche una funzione partecipativa, e poi il giorno dopo dire alle stesse autonomie locali: badate che i vostri consigli saranno composti in questo modo. Ancorché questa potestà sia in capo al Consiglio regionale, almeno fino a quando non interverrà una diversa norma statutaria, mi sembrerebbe contraddittorio imporre una cosa del genere senza che, appunto, si consenta a quell'organismo di esercitare pienamente la propria funzione.

Quindi, anche per queste ragioni, io chiederei ai proponenti di fare una valutazione ulteriore perché non vi è un contrasto sul merito, vi è credo una valutazione di opportunità politica e di coerenza di comportamento del Consiglio regionale nei confronti delle autonomie locali.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Mi preme fare alcune considerazioni proprio sugli emendamenti proposti dagli onorevoli Scarpa e Atzeri, anche in ragione delle considerazioni che faceva l'Assessore, attorno al significato di questo provvedimento. Questo provvedimento ha un carattere di emergenza, rinvia ad una fase successiva i necessari approfondimenti e la elaborazione normativa complessiva che attiene alla materia delle elezioni, all'organizzazione poi anche di una parte importante della vita degli enti locali sardi, in modo particolare anche per trattare quella parte traumatica della paralisi amministrativa, della crisi politica o di altre evenienze che pure possono nascere e che nessuno di noi si augura, che richiedono quindi l'intervento sostitutivo e la nomina dei commissari. Affrontare questo tema oggi e oggi procedere ad un'eventuale non approvazione delle proposte, un po' per via anche delle disposizioni che regolano i lavori di questo Consiglio, obbligano ad affrontare questo tema a distanze forse più ampie di quelle che noi preventiviamo per arrivare ad una disciplina della materia, perché tutta questa partita non può rimanere appesa. Certo, all'emergenza si risponde in modo tempestivo, poi ci si pone il problema nella fase che si sta più o meno delineando, di dare seguito a tutti gli impegni che noi abbiamo assunto in questa sede in forma anche unitaria.

Come diceva l'onorevole Orrù, anch'io condivido gran parte dei contenuti della proposta emendativa del Gruppo del P.S.d'Az. e quindi ho difficoltà ad esprimere un voto contrario, eppure ho difficoltà anche ad esprimere un voto favorevole, proprio in ragione del contenuto della legge nella quale vanno ad inserirsi queste proposte emendative. Per cui vediamo un po' se riusciamo a sospendere questa discussione, quindi se riusciamo ad ottenere il ritiro di questi emendamenti, a riproporre invece questo tema in una fase successiva, al limite io dico anche in ragione del fatto che mi pare ci sia in elaborazione un ordine del giorno che dovrebbe essere definito edapprovato oggi dal Consiglio, che potrebbe raccogliere alcune delle preoccupazioni e delle proposte che sono contenute in questi emendamenti, per dare un segnale che va verso quella direzione, cioè di comprensione ed anche di accoglimento della proposta avanzata dai colleghi Atzeri e Scarpa.

Un'ultima considerazione,che è questa, è che diventa sempre più urgente dare seguito alla discussione che abbiamo avviato sullo Statuto; è urgente e necessario fare gli approfondimenti che abbiamo detto in materia di enti locali, delineare il percorso della riforma della legge numero 1 e contemporaneamente del processo di delega e di attribuzione di nuovi poteri e nuove competenze al sistema degli enti locali, cioè siamo in una fase che ha, dal punto di vista della riforma in senso autonomista, un certo rilievo. Credo che noi dovremmo assumere tutti quanti l'impegno di cadenzare questo percorso, insieme ad altre leggi che sicuramente dovranno essere poste all'attenzione di questo Consiglio e delle Commissioni, a cominciare dalla riforma elettorale, in modo da garantire, anche nella relazione positiva che si instaura attorno a questi temi tra maggioranza e minoranza in Consiglio, di trovare le modalità per fare sintesi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Io, dopo aver ascoltato le considerazioni dei colleghi del Partito Sardo d'Azione, ma anche sentendo le considerazioni degli altri colleghi, fondamentalmente non condivido gli emendamenti presentati, perlomeno nel merito, condivido invece il fatto che si sia sollevato un problema ed è un problema importante, benché più volte sia stata ricordata la necessità di continuare, credo anche nei prossimi giorni, da parte della Commissione autonomia l'elaborazione di un testo che codifichi tutta una serie di norme e non solo queste.

Perché io credo che, se vogliamo veramente legiferare in maniera assolutamente autonoma - e mi pare che questo sia lo spirito che sta animando tutti quanti noi - dovremmo andare ad esaminare tantissimi altre questioni, non ultima quella relativa allo scioglimento o permanenza del consiglio comunale nel caso in cui il sindaco, per volontà sua, per decesso o per inabilità non solo temporanea, cessi dal mandato; oppure determinare il numero degli Assessori per fascia di comuni. Credo che noi dobbiamo sapere anche legiferare in questo senso. Sono tutte norme che oggi fanno capo al Testo Unico degli enti locali; o noi recepiamo integralmente ciò che il Testo Unico dice, ma allora a nulla servirebbe l'autonomia, o abbiamo una specifica volontà di interpretare al meglio il sistema delle amministrazioni locali, in questo caso credo che dovremmo essere in grado di normare tutta una serie di materie che in questo testo non sono previste, ma che si ipotizza siano previste in un testo successivo.

Mi riallaccio proprio a questo, credo che non si debba comunque andare ad affrontare una tornata elettorale senza aver prima stabilito tutte queste cose, perché mi viene difficile pensare che stabiliamo solo una forbice dal primo aprile al primo di luglio e poi lasciamo tutto il resto come è. Credo che dovremo essere in grado di dire, già prima della tornata elettorale, agli amministratori che poi eventualmente saranno eletti: "Questo è il codice che il Consiglio regionale ha stabilito, queste sono le regole che valgono per le amministrazioni che verranno insediate nel momento in cui la Regione Sardegna si renderà autonoma dalla disciplina statale".

Quindi condivido lo spirito però non condivido ovviamente anche il metodo di ricerca dei commissari; non lo condivido io, poi magari sarà condiviso dalla stragrande maggioranza del Consiglio regionale, e credo che dovremmo esitare un testo successivo nel quale garantiamo gli amministratori per ciò che succederà dopo. Io, per esempio, sono del parere che se il sindaco o il presidente della provincia per volontà loro decidono di dimettersi, non per questo il Consiglio comunale o il Consiglio provinciale debbano essere sciolti - e anche quello regionale, probabilmente, ma noi ora stiamo affrontando una materia diversa, quella relativa all'ordinamento degli enti locali, pertanto mi limito ai comuni e alle province - così come credo sia necessario che il numero degli assessori debba essere codificato, quantomeno sia necessario mettere un limite massimo, almeno per fasce di abitanti. Se non facciamo questo, con questa legge noi stiamo stabilendo solo una forbice entro cui si possono svolgere le elezioni, come ho detto, però rimane in piedi tutta la normativa dello Stato. Allora, hanno ragione l'onorevole Uras ed altri, mi pare anche l'onorevole Floris, a dire che non c'era bisogno di fare una legge, bastava l'ultimo articolo di questa legge e probabilmente avremmo risolto tutti i problemi molto più velocemente, io invece credo che lo sforzo che bisogna fare sia esitare un testo successivo, ma non basta, secondo me e secondo noi, dovrebbe essere esitato ancor prima di stabilire la data delle elezioni o quantomeno contestualmente al momento in cui viene stabilita la data delle lezioni. Chi va al voto, sia gli elettori che gli eletti, deve conoscere quali sono le regole, a meno che il Consiglio regionale non utilizzi questa possibilità e si limiti ad applicare tutte le norme dello Stato. Credo che questa non sia autonomia, credo che questo non sia corretto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BALIA (Gruppo Misto). Ora il collega onorevole Diana ha sicuramente, per certi versi, allargato i termini del confronto, poi nel merito di quel confronto, così come l'onorevole Diana lo proponeva, perché si è espresso anche sulle modalità e i tempi, evidentemente dovremo tornare. Al momento intervengo in modo specifico sugli emendamenti Atzeri, Scarpa, dicendo, al pari dei colleghi che mi hanno preceduto poco fa, che non posso che condividerne la portata, tanto la condivido che pezzi di quegli emendamenti erano già contenuti nel provvedimento che ha esaminato la Commissione.

Poi, evidentemente, non perché non si condivida il contenuto degli stessi, perché non vi è stato un rifiuto, ma - mi pare - una valutazione espressa dalla maggior parte dei componenti della Commissione, direi sufficientemente favorevole, ma per ragionamenti diversi e per non voler ampliare il contenuto di questa legge, limitandola soltanto a cadenzare la data delle elezioni, si è preferito eliminare tutti quelli altri aspetti che potrebbero, a seconda di come evolvono le cose, mettere a rischio il testo, il cui obiettivo appare chiaro e deve permanere.

Noi restiamo convinti che questi emendamenti esaltino le potenzialità autonomistiche di questa Regione. Non c'è dubbio, così come diceva poco fa il collega Uras, che la Commissione prima deve riprendere rapidamente il confronto su questi temi, abbiamo all'esame una serie di proposte di legge, tutte importanti, molte delle quali sul tema delle riforme, anche di portata costituzionale. Non c'è dubbio che anche questi aspetti dovranno trovarvi allocazione, dovranno essere occasione di dibattito, dovranno essere richiamati e portati ad una felice soluzione. Quindi, nel merito la condivisione è totale però non possiamo non tener conto di quell'avvertimento che veniva dall'assessore Sanna e cioè del rischio che il vero obiettivo della legge, che è quello di attribuire alla Regione il potere di determinare la data entro la quale le elezioni devono svolgersi, possa - se la legge venisse appesantita da altre norme pure utili - essere vanificato. Per cui rivolgo ai presentatori lo stesso invito, ma con questo spirito costruttivo e credo con l'impegno di tutti di riprendere la discussione sull'argomento entro brevissimo tempo, al ritiro degli emendamenti con la comune consapevolezza che vi è una sufficiente condivisione del loro contenuto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Onorevoli colleghi, forse è bene ricordare che già mercoledì prossimo è all'ordine del giorno della Commissione la discussione delle norme proposte con gli emendamenti a firma dei consiglieri sardisti; e non è un fatto casuale che ciò accada, ma nasce dalla discussione in Commissione della proposta, a firma dei consiglieri della maggioranza, che poi è stata stralciata per limitare la legge in discussione alla sola normativa in materia di indizione delle elezioni.

Sarebbe più che opportuno che uno dei colleghi che hanno proposto questi emendamenti ci onorasse mercoledì della sua presenza in Commissione perché questa discussione possa avvenire con il contributo dei sardisti. Valutino poi i colleghi sardisti se questi sono argomenti sufficienti per ritirare gli emendamenti, oppure per tenerli all'attenzione dell'Aula, nel qual caso è evidente, come hanno già detto i colleghi che mi hanno preceduto, che un eventuale voto contrario da parte nostra non riguarda il merito, ma riguarda il tentativo di mantenere l'omogeneità della normativa proposta dalla Giunta.

Detto questo è forse opportuno che noi utilizziamo queste occasioni di discussione anche per una reciproca informazione, perché se ha un difetto questo Consiglio è che ha pochissime informazioni dall'esterno; noi siamo ciechi in quanto a strumenti di informazione. Rispetto ad altre articolazioni della Regione il Consiglio non ha un centro di documentazione, non ha la strumentazione - l'ha ricordato più volte in quest'Aula anche l'onorevole La Spisa - noi siamo ciechi quanto ad elaborazione di informazioni dall'esterno, però talvolta lo siamo anche nei confronti delle informazioni che vengono dall'interno.

Approfitto del dibattito in Aula per rispondere ad alcune sollecitazioni che venivano dall'onorevole Diana. La riforma della Regione, dal punto di vista legislativo, si articola in un sistema di leggi e non può essere un Moloc che noi abbracciamo tutto in una volta, questo lo sappiamo tutti e lo sapete più voi di me che sedete in quest'Aula da tanto tempo. Si articola almeno in quattro parti: c'è la parte relativa agli enti locali, la parte relativa allo Statuto, la parte relativa alle norme statutarie e la parte relativa alle forme di partecipazione. Il problema di un Parlamento è di avere un flusso costante di leggi, in queste materie, coordinate in un disegno complessivo di riforma; la precedente legislatura, con il concorso di tutte le forze politiche, aveva svolto un lavoro positivo prevalentemente sul versante degli enti locali. Molte proposte erano state poste in carico alla Commissione e sono un repertorio di progetti che va assolutamente utilizzato. Che si è fatto? Si è preso questo archivio di idee e di proposte e si sta cercando di portarlo progressivamente in Aula all'attenzione dell'Assemblea, nel frattempo si sta preparando il resto.

È presente in Commissione la proposta di istituzione della consulta su cui, in questo sonno profondo in cui sono cadute le forze politiche della Sardegna, abituate come sono all'interdizione più che alla proposta, si stenta a vedere un inizio di dibattito, a dire sì o a dire no, ma comunque possiamo ragionarne perché la forma della partecipazione alla definizione dello Statuto voi sapete bene che non è un aspetto banale e noi dobbiamo assolutamente prendere questa decisione.

Legge elettorale e forma di governo; forse sono le leggi su cui abbiamo maggiore attenzione. Io credo di poter dire che entro la fine del mese alcune proposte, in una forma non ufficializzata, cioè non immediatamente depositata come proposta di legge, ma come provocazione alla discussione - perché su questi argomenti non si può andare a colpi di maggioranza, ma bisogna che ci confrontiamo minimamente sugli strumenti - saranno all'attenzione dell'Assemblea.

Detto questo, con questa cadenza di provvedimenti proposti dall'Aula, io credo che a breve noi saremo in grado di completare il disegno sugli enti locali, perché erano maturi alcuni strumenti; ripresenteremo rimodulata la legge sull'unione dei comuni e sulle comunità montane e normeremo tutte quelle parti che non abbiamo normato in questa legge. La conclusione sarà proprio quel Testo Unico sugli enti locali, ma tutto regionale, che è stato anche oggi auspicato. Noi riprenderemo i lavori della Commissione mercoledì su questi argomenti, c'è la legge sulla consulta all'ordine del giorno, c'è lo stralcio sulle norme sugli enti locali, quindi sui commissariamenti e quant'altro, sarebbe opportuno, lo dico a me stesso e anche a tutti noi, che su questi temi spesso accantonati si riuscisse a concludere il lavoro del Consiglio.

Devo dire che ho assistito con qualche disagio all'interruzione continua della discussione della legge sul Consiglio delle autonomie locali per discutere leggi su continue emergenze e mozioni; sulle leggi che riguardano l'architettura dei poteri della Regione credo non ci possa essere un'emergenza che ci induce a cambiare continuamente, siamo noi che stiamo marginalizzando questi temi, non sono nell'agenda delle forze politiche, quasi che alla fine siano argomenti così ostici e così difficili da spiegare in termini divulgativi che è bene non affrontarli nei termini dovuti e con la rilevanza che meritano. Spero che la discussione di una leggina come questa, che non è proprio un esercizio di grande architettura giuridica, ma è semplicemente l'appropriarci di una nostra competenza, sia l'occasione per riprendere un'attenzione su questi temi che non mi sembra sia stata, fino ad oggi, adeguata alla loro importanza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Presidente, molto brevemente sulla sorte degli emendamenti dirà dopo di me l'onorevole Atzeri, io volevo solo dire che noi veniamo dalle sedute delle giornate scorse nelle quali un tema importante come il Consiglio delle autonomie ha avuto un'impostazione limitata rispetto alle intenzioni di tutti, almeno mi sembra di poter dire questo in base alle dichiarazioni che sono state fatte. Avevamo fatto una proposta che osava molto nel senso del coinvolgimento degli enti locali nei processi decisionali della Regione, è stato detto che la legge approvata costituisce un primo passo e che ci saranno fasi successive nelle quali faremo ben altro, anche oggi ci viene detto che la scelta operata dalla Commissione di esitare un testo molto circoscritto è stata dettata dalla necessità di evitare che lo Stato italiano in qualche maniera possa vanificare cose pure importanti e in virtù di questa preoccupazione ci chiedete di ritirare gli emendamenti con i quali abbiamo inteso riproporre norme che sono state stralciate dalla Commissione.

Noi non vorremmo che questi temi fossero condizionati dalle emergenze, noi vorremmo poter lavorare ed auguriamo alla Sardegna un Consiglio coraggioso su questi temi; quindi vorremmo veramente che le emergenze o le prudenze - perché capiamo le cose che sono state dette - non frenassero il nostro operato. Speriamo che in futuro questi temi siano affrontati con grande coraggio e che ci si confronti con lo Stato con grande determinazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, mi rincuorava il collega Scarpa perché mi ha visto particolarmente commosso per la sensibilità dimostrata dai colleghi e dai Capigruppo che hanno condiviso le proposte da noi avanzate per dar corpo ad una competenza importante per la qualità della nostra autonomia speciale.

Questo ci induce a ritirare gli emendamenti perché facciamo un'apertura di credito nei confronti dei nostri colleghi. La sana e giustificata diffidenza nei confronti dello Stato è direttamente proporzionale a quella che avevamo noi nei confronti delle maggioranze di turno, perché circa tre anni fa, il 4 aprile del 2002, noi avevamo presentato una proposta di legge che ha subito degli espianti e se ne trovano buone parti trapiantate in questa legge che avete presentato, quindi stiamo parlando della stessa creatura. Per questi motivi abbiamo deciso di ritirare gli emendamenti perché avranno buon esito e saranno condivisi in tutte le loro parti.

PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento numero 6 della Giunta regionale. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

L'emendamento numero 8 è decaduto. Pongo in votazione l'articolo 3.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Chiedo la votazione nominale.

PRESIDENTE. Altri sette consiglieri che appoggiano la proposta alzino la mano

(Appoggiano la richiesta i consiglieri CASSANO, DEDONI, RASSU, SANJUST, LADU, LA SPISA, ONIDA.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione con procedimento elettronico dell'articolo 3.

(Segue la votazione)

PRESIDENTE. Prendo atto che il consigliere Giorico ha votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - BALIA - BIANCU - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIORICO - LANZI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - URAS.

Risponde no il consigliere: RANDAZZO.

Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CHERCHI Oscar - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - ONIDA - PETRINI - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SCARPA - VARGIU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 58

Votanti 37

Astenuti 21

Maggioranza 19

Favorevoli 36

Contrari 1

(Il Consiglio approva).

Metto in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 9. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Si dia lettura dell'articolo 3 bis.

MANCA, Segretario:

Art. 3 bis

Entrata in vigore

1. La presente legge entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 3 bis. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Colleghi, vorrei richiamare la vostra attenzione perché in sede di coordinamento si è rilevato che a seguito dell'approvazione dall'emendamento numero 5 c'è una contraddizione col testo dell'articolo 3 e precisamente, poiché la frase "per lo svolgimento delle elezioni comunali e provinciali" è stata sostituita con le parole: "di convocazione dei comizi elettorali", non serve che nell'ultima parte del terzo comma rimanga la norma che dispone: "Con la stessa procedura sono convocati i comizi elettorali".

Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita - D.L.). Chiedo che in fase di coordinamento finale della legge venga stralciata la parte finale del terzo comma dell'articolo 2: "Con la stessa procedura sono convocati i comizi elettorali", in quanto risulterebbe superflua, come diceva lei, a seguito dell'approvazione dell'emendamento che modifica la prima parte del comma 3.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Voglio chiedere, a nome dei Gruppi della Casa delle Libertà, una breve sospensione prima della votazione finale.

PRESIDENTE. Di quanto, onorevole La Spisa? Un quarto d'ora. Intanto prima finiamo con la questione relativa all'articolo 2. Se non ci sono opposizioni viene stralciata dal terzo comma l'ultima frase: "Con la stessa procedura sono convocati i comizi elettorali". <

Sospendo la seduta per quindici minuti, riprenderà alle ore 18 e 23.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 07 , viene ripresa alle ore 18 e 40.)

PRESIDENTE. E' stato presentato un ordine del giorno a firma Sanna Francesco, Marrocu, Biancu, Pinna, Licheri, Cachia, Balia. Se ne dia lettura.

MANCA, Segretario:

ORDINE DEL GIORNO SANNA Francesco - MARROCCU - BIANCU - PINNA Stefano - LICHERI - CACHIA - BALIA sulla consultazione dei rappresentanti delle forze politiche in ordine alla fissazione della data delle elezioni comunali e provinciali.

IL CONSIGLIO REGIONALE

- a conclusione dell'esame della proposta di legge n. 79/A concernente l'indizione delle elezioni comunali e provinciali;

- in esito alla approvazione della Legge n. 2 del 2005, che acquisisce stabilmente presso gli organi della Regione il potere e le competenze sulla indizione delle elezioni degli organi negli enti locali della Sardegna;

CONSIDERATO che l'esperienza autonomistica ha costituito la prassi statutaria per la quale il Presidente della Regione, nell'applicazione dell'articolo 18, secondo comma, dello Statuto (indizione delle elezioni regionali) opera attraverso le opportune intese fra i rappresentanti delle forze politiche presenti in Consiglio regionale,

impegna

il Presidente della Regione, nell'esercizio del potere di fissazione della data delle elezioni comunali e provinciali, alla consultazione dei rappresentanti delle forze politiche presenti in Consiglio regionale e del Consiglio delle autonomie locali. (1)

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Orrù, relatore.

ORRÙ (D.S.), relatore. Il parere è favorevole.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. La Giunta si rimette all'Aula.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno numero 1. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Io vorrei motivare il perché non c'è la nostra firma su questo ordine del giorno e ne approfitto per abbreviare i tempi facendo contestualmente la dichiarazione di voto sulla legge.

È ovvio che su questa legge, il cui testo finale, aveva probabilmente ragione l'onorevole Floris, manifesta l'inutilità della sua adozione, visto che si poteva fare direttamente riferimento alla legge nazionale, si è consumato un braccio di ferro tutto interno alla maggioranza e alla Giunta e quest'ordine del giorno ne è la riprova.

È chiaro che, sia nel corso della discussione sugli emendamenti presentati dalla Giunta, in modo particolare il numero 5, sia con la presentazione dell'ordine del giorno si sia manifestata una diversa posizione tra la Giunta, il Presidente della Giunta, la maggioranza e l'Aula consiliare. Un Presidente che voleva imporre, e a mio avviso vorrebbe continuare ad imporre, una data non condivisa per le prossime elezioni amministrative, e una maggioranza che più ragionevolmente vorrebbe, prima di tutto, che per tutte e otto le province si possano svolgere le elezioni e che i tempi a disposizione siano giusti e corretti per un loro svolgimento più sereno, tenendo conto anche che purtroppo dovremo affrontare dai due a tre mesi di esercizio provvisorio, quindi saremo in Aula a discutere la manovra finanziaria, mentre il Presidente, con motivazioni che non conosco, continua a sostenere che bisognerebbe andare ad elezione il 3 aprile.

Per altri motivi, anche noi siamo di questo parere, ma vorrei sottolineare che questo gioco che si è svolto oggi in quest'Aula tra emendamenti, testo di legge e l'ordine del giorno certifica questo strappo tra il Presidente e la maggioranza, lo certifica tant'è che richiama il Presidente ad un impegno che era già sancito da una consuetudine pluriennale per un Presidente eletto dal Consiglio ma che oggi invece un Presidente padrone non considera tale, cioè quello di consultare le forze politiche per stabilire la data delle elezioni. È un chiaro atto di sfiducia nei confronti del Presidente, così come un chiaro atto di sfiducia suona il reinserimento nel testo della norma che prescrive che ad affiancare il Presidente, nel proporre la data di indizione dei comizi elettorali, ci sia l'Assessore degli enti locali.

Perché sottolineo questo? Sottolineo questo perché forse ancora il Presidente non ha maturato l'idea che siamo in un sistema democratico, che c'è una dignità dell'Aula che va rispettata; non ha ancora compreso che anche la minoranza, ma soprattutto la sua maggioranza è qui per contribuire ad una gestione democratica dell'attività legislativa, ad una gestione democratica di governo e non solo personale. Ne è la riprova l'assenza stessa del Presidente alla discussione su una legge così importante, nel corso della quale vi sono stati interessanti passaggi sulla più complessiva riforma istituzionale, passaggi sui quali si riprenderà il discorso mercoledì, come giustamente diceva il Presidente della Commissione autonomia, o il fatto che il Presidente si sia presentato in questo palazzo soltanto per richiamare all'ordine la sua maggioranza o meglio al rispetto della sua volontà, tant'è che si è arrivati anche a rigettare un emendamento, il numero 9, che proponeva la diminuzione del numero dei componenti dei consigli provinciali e comunali della Sardegna, per poter evitare di arrivare all'assurdo che paesi di tremila, quattromila o cinquemila abitanti, come Lanusei, per esempio, possano avere quaranta consiglieri comunali, e per favorire una composizione corretta anche dei consigli provinciali, nell'ottica di un risanamento finanziario, nell'ottica di una giusta e corretta gestione delle risorse finanziarie regionali. Ma ahimè, da parte della maggioranza e della Giunta queste rimangono soltanto enunciazioni, visto che anche emendamenti che vanno in questa direzione sono stati semplicemente rigettati con un voto che non si sono neanche degnati di motivare o discutere. Addirittura si è preferito invitare - questo è l'atteggiamento della maggioranza e della Giunta - i presentatori di altri emendamenti, come per esempio i colleghi sardisti, al loro ritiro promettendo una prossima discussione, mentre i nostri emendamenti, in particolare il numero 9, non sono stati degnati nemmeno di questa proposta.

Ecco perché non c'è la nostra firma su questo ordine del giorno, ecco perché non si può chiedere l'unanimità soltanto quando fa comodo per i propri obiettivi, tra l'altro da noi non condivisi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras, per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Quest'ordine del giorno, se avesse la motivazione che ha poc'anzi detto l'onorevole Capelli, non sarebbe un ordine del giorno da me in alcun modo condiviso, perché se la motivazione fosse quella di trovare una strada diversa da quella principale, cioè quella della legge, che noi abbiamo abbondantemente discusso ed anche elaborato, così come quest'Aula ha voluto sancire nel corso delle singole votazioni riferite agli articoli, e se il Presidente - oggi quello espresso dal centrosinistra, domani pure, spero, ma se anche fosse un Presidente di segno diverso - solo perché eletto direttamente dal popolo, potesse condizionare concretamente la volontà di ciascuno dei consiglieri di quest'Aula, per imporre soluzioni diverse dalla naturale - io dico anche fisiologica e auspicata - discussione che, nell'ambito democratico, pure deve avvenire tra chi esercita funzioni differenti ed ha anche pesi differenti, perché il consenso popolare è fatto anche di numeri che vogliono dire anche consistenza della rappresentanza, se si volesse imporre un sistema pseudo-democratico, anzi quasi autoritario, come quello più o meno tratteggiato dall'onorevole Capelli, se le ragioni fossero queste, è chiaro ed evidente che per dimostrare che invece non è così, non solo non avrei firmato questo ordine del giorno, ma sicuramente non lo voterei.

Siccome sono convinto che non c'è bisogno di questa dimostrazione, perché questa è un'Aula matura, ha uomini che rappresentano...

CAPPAI (U.D.C.). L'abbiamo ringiovanita.

URAS (R.C.). L'abbiamo ringiovanita ma non così tanto, onorevole Cappai, qualcuno che aveva molti anni è andato in pensione, qualcun altro è anche rimasto, io che sono alla prima Legislatura, un giovane, ho cinquant'anni quindi siamo ragazzi cresciuti e abbiamo la capacità e la grinta per affermare la nostra volontà.

C'è una discussione sempre più attenta anche al merito, ed una relazione positiva tra chi compone quest'Aula, anche al di là delle collocazioni politiche e degli schieramenti di appartenenza, per cui io ritengo che questo ordine del giorno sia utile, sia utile perché rammenta che tutti i processi democratici devono avere percorsi che prevedono la partecipazione dei soggetti interessati, siano essi quelli politici, siano essi quelli istituzionali, siano essi quelli sociali, e questo dispositivo con cui si impegna la Giunta non è stato previsto per rammentare alla Giunta di essere più democratica di quanto appare, è democraticissima ed è seria da questo punto di vista, ma serve per indicare una modalità di relazione corretta tra forze politiche e chi ha l'onere e l'onore di assumere decisioni per tutti, perché quelle decisioni vengano adottate nell'interesse generale e con la massima condivisione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Grazie Presidente. Colleghi del Consiglio, noi riformatori voteremo contro quest'ordine del giorno ed uso i pochi minuti che sono a disposizione per argomentare il voto contrario e per argomentarlo con un ragionamento, nel senso che quest'ordine del giorno ci sembra modesto, non nel senso di umile ma nel senso di inadeguato, rispetto ai problemi che sono sul tappato. Il ragionamento è questo, ed è un ragionamento che prende spunto proprio dalla premessa che nell'ordine del giorno viene fatta, la premessa dice: "Considerato che l'esperienza autonomistica ha costituito la prassi statutaria" eccetera. Quindi noi partiamo dal presupposto che sinora il Presidente della Regione prima di stabilire la data di indizione dei comizi elettorali che erano sua competenza, ha ragionato insieme con le forze politiche e che adesso che è sua competenza indire anche le elezioni amministrative deve continuare a seguire questa prassi e lo deve fare anche con il Consiglio delle autonomie locali. Bene, noi siamo d'accordo, però colleghi vi ricordo il diverso quadro istituzionale nel quale stiamo ragionando - questa è una riflessione che i riformatori hanno fatto più volte in quest'Aula e che invitano ciascun consigliere a fare in autonomia e nella propria libertà di coscienza - e cioè, sino a quando noi avevamo un sistema parlamentare in cui il Presidente era eletto dalle forze politiche presenti in quest'Aula e ad esse rispondeva, poteva avere un fondamento che ci fosse una prassi, che sostanzialmente aveva forza di legge, che regolava rapporti che comunque rispondevano alla logica della forma di governo parlamentare. Noi oggi abbiamo una situazione diversa, abbiamo una situazione in cui, l'abbiamo detto tante volte, il Presidente della Regione ha una legittimazione esattamente identica a quella che l'Aula ha, perché è una legittimazione che gli deriva dal consenso popolare esattamente come quella di ciascun rappresentante eletto che siede in quest'Aula. Bene, ogni qualvolta che noi discutiamo una legge, è necessario che ci poniamo il problema di tradurre in norme legislative quello che sinora è stato regolato dalla prassi. Quindi se voi pensate che la prassi della consultazione delle forze politiche sia una prassi consolidata da confermare, l'unico modo di fare ciò, in presenza di un differente peso istituzionale della Presidenza, è quello di prevederla nelle leggi. Ogni altro strumento diverso dalla legge è un pannicello caldo, con il quale il Consiglio pensa di lavarsi la coscienza all'ultimo minuto, non avendo avuto la forza e il coraggio di far diventare norma ciò che norma, secondo la prassi costantemente seguita, sarebbe dovuta diventare. Noi condividiamo l'opinione secondo la quale la legge avrebbe dovuto prevedere che il Presidente consultasse le forze politiche presenti all'interno del Consiglio per rima di indire le elezioni, siano esse amministrative, siano esse regionali. Non abbiamo avuto la forza, non abbiamo avuto la volontà, non abbiamo colto l'opportunità politica di inserire questa norma nella legge. Bene signori, tante volte si è detto che un ordine del giorno non si nega a nessuno, noi riformatori in questo caso intendiamo negarlo, ma intendiamo negarlo esclusivamente per sottolineare il principio, non perché non ne condividiamo il contenuto che anzi avremmo condiviso molto di più se fosse stato inserito all'interno della norma di legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Francesco per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.

SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Solo poche parole per contribuire ad una interpretazione autentica dell'ordine del giorno che, mi spiace per i colleghi che sono intervenuti prima, si deve discostare di molto dalla lettura che è stata data. L'onorevole Capelli legge quest'ordine del giorno come se l'intestazione non fosse "ordine del giorno" ma fosse "mozione di sfiducia". L'onorevole Vargiu legge l'ordine del giorno come una sorta di aspirazione che non abbiamo avuto il coraggio di inserire nella legge. Nulla di tutto questo. Molto semplicemente, coloro che hanno firmato e che voteranno quest'ordine del giorno, hanno la consapevolezza che si sta facendo un passo che precedentemente, dal 1993 ad oggi, pur avendone il potere, il Consiglio regionale non ha inteso fare, cioè togliere al Governo nazionale la competenza in materia di indizione delle elezioni degli organi delle autonomie locali, e trasferirla al Governo regionale. Ciò significa che su questa materia non esiste ad oggi alcuna prassi ed alcuna consuetudine, a differenza di quanto avviene sia a livello nazionale per il Ministro degli interni, sia a livello regionale per il Presidente della Regione, in caso rispettivamente di elezioni amministrative e di elezioni regionali. Ripeto, rispetto a questo nuovo potere del Presidente della Regione di indire le elezioni dei consigli comunali e provinciali non esiste una prassi.

Una prassi, una consuetudine è qualitativamente diversa da una norma di legge, attiene cioè a quegli aspetti di costituzione materiale, che anche i Consigli regionali come i parlamenti contribuiscono a scrivere senza volerli disciplinare con atti normativi; tuttavia essi fanno pienamente parte del gioco della democrazia parlamentare sia ad impostazione assembleare, come quella precedente, sia a impostazione presidenziale come quella attuale. Non capisco come mai non condividiate un ordine del giorno che semplicemente riafferma, o afferma per la prima volta, una prassi. Dico riafferma perché voi consiglieri con più esperienza, anche nella scorsa legislatura, nonostante fosse già consolidata una prassi in tal senso, avete ricordato al Presidente Masala di fare in un certo modo, cioè gli avete detto: "ti ricordiamo, caro Presidente, che vogliamo essere consultati sulla data delle elezioni" e in quel caso c'era una prassi, in questo una prassi non c'è. Il Consiglio regionale sta semplicemente dicendo e raccomandando questa prassi al Presidente della Giunta il quale, attraverso l'Assessore degli enti locali, ha parlato in quest'Aula e ha manifestato un'opzione politica della Giunta regionale che va esattamente in questa direzione, perché l'assessore Gian Valerio Sanna ha detto cose che sono comunque trascritte nel dispositivo dell'ordine del giorno, anzi, ne ha dette anche di più.

Quindi noi abbiamo voluto, in questo modo, dire che ci attendiamo, anche per il rispetto della legge che abbiamo approvato ieri, che istituisce il Consiglio delle autonomie locali, che è richiamato in questo ordine del giorno, che si instauri anche per le elezioni degli organi degli enti locali sardi, una nuova consuetudine simile a quella seguita per le elezioni regionali. Noi lo diciamo, poi ovviamente attiene alla discrezionalità ed alla capacità politica non di questo Presidente, ma dei presidenti che verranno, fare di questa una prassi che si consolida, darle una forma. Una consultazione può essere fatta in termini più o meno formalizzati, il Consiglio delle autonomie locali può esprimersi con un voto, oppure attraverso una interlocuzione del suo Presidente, questa è una sua prassi, questa è una consuetudine e questo è un pezzo del gioco democratico che si farà in Sardegna nei prossimi anni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Abbiamo approvato tantissimi ordini del giorno in questo Consiglio regionale e anche in questa legislatura ma credo che l'ordine del giorno proposto oggi, per quanto ci riguarda, non possa essere approvato, ma non perché siamo contro gli ordini del giorno in genere, che, come ha detto qualcuno, non si negano a nessuno, ma perché effettivamente noi riteniamo che questo, per come è stato stilato, sia davvero assolutamente inutile.

Infatti l'ordine del giorno impegna il Presidente della Giunta, prima di indire le elezioni comunali e provinciali, a una consultazione dei rappresentanti delle forze politiche presenti in Consiglio regionale e del Consiglio delle autonomie locali. Una consultazione che, a parer nostro, non significa assolutamente nulla, tanto più che questa era una prassi consolidata, onorevole Sanna, non c'era bisogno di approvare questo ordine del giorno per riaffermare una prassi che c'era già, quindi io credo che comunque, anche se siamo in regime diverso, nel senso che il Presidente della Regione è eletto dal popolo e non dall'Assemblea del Consiglio regionale, tuttavia egli sia costretto a seguire questi comportamenti che in questo Consiglio regionale sono consolidati, una consultazione c'è sempre stata prima di qualsiasi elezione. Certo è che se si voleva fare qualcosa in più c'erano tutte le condizioni anche per inserire in legge una norma. L'opposizione ha fatto qualche proposta che secondo me poteva migliorare la legge. Io sono convinto che l'attuazione di questa legge creerà problemi, soprattutto qualche provincia avrà grossissimi problemi a causa di una legge che forse, se avessimo riflettuto magari tutti assieme po' di più, probabilmente avremmo potuto migliorare.

Quello che vogliamo dire è che effettivamente non sentiamo la necessità di approvare un ordine del giorno come questo, che riteniamo di nessuna utilità, nel senso che comunque il Presidente queste cose le ha sempre fatte e credo che continuerà a farle, poi per quanto riguarda la data delle elezioni dipende tutto da lui, non certo dalle consultazioni che farà, però per quanto ci riguarda noi siamo pronti a qualsiasi data che lui voglia indicare per le nuove elezioni provinciali.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Intervengo per dire tre cose. Dinanzi alla sollecitazione dell'onorevole Capelli e, informalmente, dell'onorevole La Spisa che richiamava la maggioranza a un atteggiamento più attento rispetto agli emendamenti proposti dall'opposizione, a non considerarli pregiudizialmente orientati al diniego anziché alla ragionevolezza e al mutamento in positivo delle proposte, c'è da dire che non vi è, né da parte mia, né da parte, credo, di nessuna delle forze politiche del centrosinistra, un atteggiamento di questo tipo. Personalmente ho sempre richiamato quest'Aula al confronto sulla ragionevolezza delle diverse proposte avanzate.

Si lamenta che l'emendamento numero 9 sia stato snobbato e che invece gli emendamenti dei colleghi sardisti siano stati enfatizzati, però sul piano dell'enfasi mi sembra che anche stasera su quest'ordine del giorno si stia un po' esagerando e spiegherò subito perché. Rispetto all'emendamento numero 9 - fatta salva, e chiedo venia per questo, una distrazione e un ritardo - mi sono fatto carico di dare uno sguardo poi alla realtà delle cose e, al di là di ciò che si richiede sul versante della composizione dei consigli provinciali, che è materia che andrebbe discussa a parte, l'applicazione della legge regionale numero 10 del 2002 rispetto alle nuove province comporta semplicemente che i consigli comunali di Tortolì, Lanusei, Sanluri e San Gavino passino da 16 a 20 consiglieri, cioè un aumento di quattro consiglieri, non da 16 a 40, almeno questo è quello che mi risulta, e quindi probabilmente c'è necessità di vedere nel merito e nelle sedi opportune anche ciò che può sembrare una deformazione e che invece lo è in minima parte. Per cui al netto della parte relativa ai consigli, l'emendamento numero 9 poneva un problema legittimamente, ma poi visto da vicino pone rimedio ad una deformazione meno ampia di quella che poteva sembrare.

Su ciò che invece diceva l'onorevole Vargiu mi pare che ci si debba un attimo concentrare, a me pare che si stia caricando di enfasi un provvedimento che dà al Presidente della Giunta non il potere di sciogliere i consigli o di fare chissà che altro, ma semplicemente di indire le elezioni. Evocare l'equilibrio dei poteri su una materia di questo genere mi sembra un po' eccessivo, ma, onorevole Vargiu, volendo anche accettare la sua impostazione, e cioè che sarebbe in gioco il sistema dell'equilibrio dei poteri della Regione, io penso che sia più importante che un Consiglio approvi un atto di indirizzo politico che dice alla Giunta che la consultazione deve avvenire su questo argomento, che è un argomento, secondo me, di non grandissimo rilievo, piuttosto che dirglielo in forme divise. Il problema è che ruolo noi diamo al Consiglio. Se si concepisce come un ruolo di interdizione del potere della Giunta, cioè che gioca di rimessa al potere della Giunta, secondo me noi lo sminuiamo, togliamo potere al Consiglio. Se invece concepiamo il Consiglio come una istituzione che si appropria interamente della sua capacità di progettare e di dare l'indirizzo, noi facciamo un regalo al sistema della Sardegna in generale, per ora e per domani, indifferentemente da chi oggi esercita le funzioni di presidente e da chi esercita quelle di consigliere.

Allora un ordine del giorno è, sì, un atto abbastanza leggero, ma è significativo, se lo vogliamo vedere sul piano dell'equilibrio dei poteri, che un'Aula parlamentare dia all'unanimità un indirizzo politico su una materia piccola che determina, comunque, in un modo più enfatico, il suo ruolo e la sua capacità dialettica rispetto alla Giunta. Vedrei più orientato ad equilibrare i poteri l'ordine del giorno che non il voto contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Nell'annunciare il voto contrario sull'ordine del giorno vorrei motivare questa scelta anche rispondendo alle considerazioni appena fatte sulla eccessiva enfasi data al significato di questo ordine del giorno.

Di per sé un ordine del giorno di questo tenore, che da parte del Consiglio ricordi al Presidente della Regione una prassi che si ritiene consolidata, o comunque si ritiene sicuramente almeno ragionevole, che impone di consultare le forze politiche prima della scelta della data di svolgimento delle elezioni, all'inizio di questa discussione poteva essere ampiamente condivisibile e proponibile da tutti. Ma non possiamo ignorare, al momento della votazione di questo ordine del giorno, quanto è accaduto in queste ore senza caricarlo di enfasi, ma anche senza sminuirne il significato politico. Quel che è accaduto in queste ore è la riproposizione di uno schema di gioco che vede il Presidente della Regione non solo fare le proprie proposte, ma modificare anche le proposte che vengono dal Consiglio regionale o dalla Commissione competente che poi arrivano alla decisione dell'Aula.

Al collega Maninchedda, con tutta la stima personale, debbo ricordare che un emendamento della Giunta ha modificato il testo proposto dalla sua Commissione, e questo nonostante siano emerse dalla discussione forti perplessità anche da parte della stessa maggioranza. Insomma, non possiamo recuperare una posizione unanime attraverso un ordine del giorno che richiama il Presidente a una prassi che se il Presidente vuole essere corretto dovrà comunque rispettare, nascondendo un fatto politico che, comunque, associato a una pratica che si è ripetuta in questi mesi in quest'Aula, riconferma l'immagine e il modello di azione di un Presidente della Regione che si comporta nei confronti della sua maggioranza, e vorrebbe comportarsi nello stesso modo anche nei confronti di tutto il Consiglio regionale, come un padre che quando si ritiene contraddetto su qualunque cosa risponde dandole di santa ragione al povero ragazzo, che avendo ormai quasi diciotto anni, o forse avendo superato i diciotto anni, ancora non riesce a dimostrare che la maturità l'ha raggiunta. Allora non si può replicare a un padre che ve le dà di santa ragione con una garbata letterina che ricorda che siete diventati maggiorenni. La maggiore età va dimostrata nei fatti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.). Grazie Presidente, anch'io intervengo solo per fare due brevissime considerazioni. La prima sulla mancata attenzione della maggioranza nei confronti delle proposte dell'opposizione, sia che siano tradotte in emendamenti, sia in ragionamenti e argomentazioni su diversi aspetti che questa legge affronta.

Io non condivido questo giudizio sulla base, credo, di una constatazione: è stata, mi pare, la maggioranza talmente attenta, forse anche condizionata e obbligata, devo dire, a riflettere sulle perplessità e anche sulle osservazioni fatte dall'opposizione a tal punto che non un emendamento, ma l'impostazione stessa di questa proposta di legge nasce da una richiesta esplicita e formale dei gruppi di opposizione. Mi dispiace che l'onorevole Capelli sia al telefono, ma questa sollecitazione è stata avanzata in modo particolare dal suo Gruppo in Commissione, che ha affermato di voler limitare l'impianto della legge solo all'acquisizione della competenza dell'indizione delle elezioni e di non essere disponibile a ragionare di altro. L'opposizione non ha detto: no, ci sono tanti altri elementi, bisogna affrontare anche il problema della modifica della legge regionale numero 10, nella parte che disciplina la composizione dei consigli comunali dei comuni capoluogo di provincia. Non si può considerare quella una legge approvata con arroganza dal centrosinistra. E' stata approvata in tempi, diciamo, andati, alcuni anni fa, con il consenso del Consiglio regionale, su proposta della maggioranza di allora.

Anche sull'emendamento numero 9, mi dispiace, ma io ho chiesto, forse anche in quel caso non ascoltato, formalmente, anche argomentando, che venisse ritirato, appunto per quei ragionamenti ed anche per l'esigenza di coinvolgere direttamente il Consiglio delle autonomie su questo, altrimenti stiamo sottraendo alla sua competenza forse la materia simbolicamente più importante, quella della composizione dei consigli.

Infine, e concludo, credo che dobbiamo sforzarci di andare oltre il contingente. Le letture, credo, hanno tutte un fondo di verità, quelle sulla valutazione degli emendamenti, sulle modifiche apportate, sulla forbice che viene allargata e così via, però io credo che non dobbiamo enfatizzare queste argomentazioni altrimenti ogni ordine del giorno che impegni la Giunta a fare qualcosa può essere considerato come una manifestazione di sfiducia nei confronti della Giunta stessa. Non è così. Di elezioni amministrative ce ne saranno quest'anno, ce ne saranno nel 2006, si porrà e si riporrà il problema dell'abbinamento, ci saranno nel 2007 e così via. Quindi, al di là del fatto contingente, se il Consiglio stabilisce un impegno nei confronti della Giunta non lo fa per l'oggi, ma per estendere una prassi statutaria all'esercizio di una nuova competenza e credo che questo si possa fare e sia legittimo farlo. Si può anche normare questa prassi, perché siamo in presenza di una grande innovazione, cioè l'elezione diretta del Presidente, però io pongo una domanda, onorevole Vargiu, la pongo anche come argomento di riflessione successiva perché avremo modo di ritornarci: se in un regime parlamentare, in cui le forze politiche e l'Assemblea avevano il potere esclusivo in queste materie, quindi un potere non demandabile a un organo monocratico, non si è sentito il dovere di normare, figuriamoci se questa esigenza si può porre in un regime misto, in cui anche il Presidente della Regione viene eletto direttamente dal popolo! Esistono degli adempimenti che sono difficili da normare, perché ogni norma poi si presta anche a letture diverse, probabilmente perverremmo a un risultato peggiore di quello che si vuol raggiungere.

Quindi incardinare questa nuova competenza su una prassi consolidata penso che sia, forse, oggi, la forma più corretta di rispetto della volontà delle forze politiche e di condivisione della scelta di una data. Quando torneremo sulla possibilità eventuale di disciplinare in legge questa consuetudine e di decidere chi deve esprimere il parere se la Commissione o il Consiglio con un suo atto, penso che avremo opinioni molto diverse e probabilmente giungeremo alla stessa conclusione a cui si era arrivati oggi, cioè a non normarla, ma a stabilire una prassi e una consuetudine. La data in cui si gioca la partita elettorale, a maggior ragione quella che riguarda altre istituzioni, penso che sia giusto deciderla dopo aver consultato le forze politica, in questo caso, anche previo parere obbligatorio del Consiglio delle autonomie. Si tratta di una innovazione importante che sottrae al potere monocratico la possibilità di decidere in piena solitudine. Penso che questa sia, per queste ragioni, oggi, la scelta più sensata. Quindi credo che l'ordine del giorno vada preso non per una abdicazione, ma per stabilire una regola che va oltre la situazione attuale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, credo che non sia un mistero, noi di Alleanza Nazionale abbiamo fin dal primo momento dichiarato di voler rispettare la data che verrà stabilita per le elezioni amministrative nazionali, per cui non riteniamo neanche opportuno prendere in considerazione l'ordine del giorno proposto dalla maggioranza. Certo è che le dichiarazioni del presidente Soru, frutto certamente di scarsa esperienza politica, giustificate con motivazioni le più svariate, una fra tutte quella del costo eccessivo che avremmo dovuto sopportare se avessimo scelto una data diversa da quella prevista per le elezioni amministrative a livello nazionale, sono state inopportune e improvvide. Io attribuisco tali dichiarazioni alla poca esperienza, ma mi viene anche difficile pensare che il Presidente della Regione, con tutti i poteri che ha, con tutte consulenze che può attivare non conosca l'articolo 17 della legge numero 136 del 1976, che dice testualmente che i costi delle elezioni degli enti locali sono a totale carico dei bilanci ordinari degli stessi enti. Quindi, evidentemente, mi viene difficile pensare che questa fosse la motivazione reale del presidente Soru, e se il presidente Soru ritiene di poter convocare le elezioni per la data del 3, vuole dire che noi siamo ortodossi, ed è ortodosso anche il presidente Soru, e vuol dire che gli eretici sono altri. Siccome l'altro giorno quando si è affrontato questo dibattito a distanza con l'onorevole Maninchedda, l'onorevole Maninchedda non era in Aula, io dico che se dobbiamo essere eretici lo dobbiamo essere fino in fondo e non accontentarci di un ordine del giorno. Se siamo eretici noi dobbiamo dire al presidente Soru: "Presidente, la data delle elezioni la stabilisce una volta per tutte il Consiglio regionale", se vogliamo dare peso e corpo al fatto che noi siamo rappresentanti del popolo sardo e siamo qui per prendere delle decisioni importanti.

Avendo il presidente Soru dichiarato già settimane fa di voler indire le elezioni per il giorno 3, il proporre oggi un ordine del giorno parrebbe a me, profano della politica, che significhi che la maggioranza riponga una scarsa fiducia nelle cose che il presidente Soru dice. Presidente, stia attento perché qui c'è un ordine del giorno che dice che "baraban baraban", poi magari il presidente Soru fa altre considerazioni sulla data delle elezioni, considerazioni che possiamo immaginare, che tutti quanti voi forse avete immaginato e che non sono così importanti in questa discussione, ma certo è che quest'ordine del giorno non contribuisce a fare chiarezza.

Non fanno neanche chiarezza le considerazioni che sono state fatte sull'emendamento numero 9 perché vede, onorevole Orrù, io ho ascoltato con attenzione il suo interessante passaggio su questo argomento che è totalmente diverso da quanto ha affermato l'onorevole Maninchedda, su questo allora ci dobbiamo appena appena confrontare. Lei ritiene che la modifica della composizione dei consigli comunali e provinciali possa essere fatta con quella legge che è attualmente all'esame della prima Commissione e che invece l'onorevole Maninchedda dubita possa essere esitata prima di stabilire la data delle elezioni, che è quello che poi fondamentale ho chiesto io, perché credo che sia corretto dire agli elettori e dire agli eletti quali sono le norme che regoleranno successivamente vari aspetti dell'ordinamento comunale e provinciale. Allora per fare ciò è necessario che quella famosa legge che l'onorevole Maninchedda si è impegnato a portare in Commissione mercoledì, sia esitata da questo Consiglio regionale prima di stabilire la data delle elezioni comunali o provinciali perché coloro che andranno alla tornata elettorale, eletti ed elettori, devono avere l'esatta conoscenza delle norme, delle nuove regole che il Consiglio regionale ha delineato, sul numero degli assessori, sul numero dei componenti dei consigli provinciali o dei consigli comunali, sulle incompatibilità, su tutta una serie di argomenti che secondo me è necessario che vengano disciplinati prima.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno numero 1.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta dell'onorevole La Spisa?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri RASSU, PETRINI, SANJUST, SANCIU, MURGIONI, PISANO, CASSANO.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1.

Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - BALIA - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GIORICO - LAI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SERRA - URAS.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - GESSA - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - ONIDA - PETRINI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 52

Votanti 52

Maggioranza 27

Favorevoli 32

Contrari 20

(Il Consiglio approva).

Procediamo adesso alla votazione finale della legge. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente, ruberò pochi minuti per motivare la mia astensione, ma anche per chiarire al collega Orrù il mio pensiero perché probabilmente non è lei che non ha compreso, onorevole Orrù, ma sono stato io a non essermi spiegato bene.

Le rammento che i rappresentanti del Gruppo dell'U.D.C. si sono astenuti su questa legge in Commissione, non hanno sicuramente votato a favore, per cui nessuna discrepanza vi è tra la linea assunta in Commissione e quella assunta in quest'Aula. Ho riferito di quanto avvenuto nel corso della discussione dell'articolo 2 della legge: noi non intendevamo modificare il testo di legge, è la Giunta che intendeva farlo. Siete voi che avete discusso in contraddittorio con la Giunta perché non condividete l'impostazione data dal Presidente, siete voi che avete sentito la necessità (passatemi il termine) di lavarvi la coscienza con un ordine del giorno per richiamare il Presidente ai suoi doveri. Doveri ovviamente non scritti in legge ma sempre osservati per consuetudine, per rispetto istituzionale, doveri a cui non è necessario richiamare un Presidente che ha l'obbligo morale, istituzionale e politico di sentire le forze politiche prima di stabilire la data di una competizione elettorale. Siete voi che avete, in contrasto con la Giunta, difeso il comma 3 dell'articolo 2 nella parte in cui prevede che della decisione che stabilisce la data delle elezioni non sia solo responsabile il Presidente, ma ci sia la correità dell'Assessore competente in materia di enti locali, mentre la Giunta intendeva, o meglio il Presidente della Giunta intendeva,

(Interruzione del consigliere Sanna Francesco)

Corresponsabilità, mi correggo, ha ragione, corresponsabilità dicevo dell'Assessore competente mentre il Presidente della Giunta invece voleva avocare a sé qualsiasi tipo di decisione modificando il testo esitato dalla Commissione. Perciò l'U.D.C. non voleva correggere il testo di legge, e comunque si sarebbe astenuta su questa legge in piena sintonia con quanto avvenuto in Commissione, e sottolinea che la stessa Giunta voleva correggere il testo della maggioranza. E' legittimo tutto questo, fa parte di un normale e tranquillo dibattito democratico, non è un'azione di sfiducia, ed anche questo ordine del giorno non era da intendere, onorevole Sanna, come mozione di sfiducia, secondo l'interpretazione che lei ha dato del mio intervento, ma come un contributo ad un confronto democratico su posizioni ed opinioni diverse, purtroppo sono altri che interpretano la vostra posizione come mancanza di fiducia imponendo a voi le loro decisioni.

Ecco perché continuo a sottolineare che questa legge ha aperto un solco che, credo,sia stato già ricoperto, ma non attraverso il raggiungimento di un accordo, ma semplicemente perché, come al solito, il Presidente della Giunta ha deciso per voi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Anch'io rubo soltanto qualche secondo per confermare il voto di astensione del Gruppo dei Riformatori e riprendere per un attimo il ragionamento fatto dall'onorevole Maninchedda ma soprattutto dall'onorevole Orrù che si richiamavano ad una mia riflessione sul riequilibrio dei poteri. Io non sostengo che sulla indizione delle elezioni noi dobbiamo riequilibrare i poteri, è probabile che proprio l'indizione delle elezioni, invece, possa essere uno di quei compiti che anche in un sistema di tipo presidenzialista e maggioritario sia corretto che continui ad essere posto in capo al Presidente della Giunta. Il problema del riequilibrio dei poteri però si porrà, e si pone costantemente, ogni qualvolta noi dovremo legiferare in materia di riforme istituzionali. Quindi, collega Orrù, non è che poiché il problema non si poneva ai tempi del parlamentarismo, a maggior ragione non si pone adesso, è esattamente il contrario: oggi si pone proprio perché, con l'elezione diretta, il Presidente ha molti più poteri, a differenza dei tempi del parlamentarismo in cui gli elementi di pressione e di riequilibrio automatico da parte del Consiglio nei confronti della Presidenza erano intrinseci a quella forma di governo. Quindi oggi si pongono dei problemi di riequilibrio che nelle passate legislature noi non abbiamo avuto, poi starà a questo Consiglio valutare volta per volta quando, per eventuale sollecitazione della minoranza, o presa di conoscenza dell'intero Consiglio, si renderà opportuno inserire all'interno dei testi di legge che noi esamineremo degli elementi di riequilibrio. Noi crediamo che ogni volta che ci troveremo ad affrontare problematiche di tipo istituzionale, questa poteva essere una di quelle, è possibile che sia necessaria una riflessione dell'intero Consiglio per valutare se il Consiglio in qualche maniera debba attribuire a se stesso delle competenze che quando vigeva la forma di governo parlamentare nessuno aveva posto in discussione, in quanto non vi era motivo per contendere, oggi che il sistema è diverso può essere che invece quanto meno se ne discuta.

PRESIDENTE. Procediamo alla votazione finale della legge. Prego i consiglieri di prendere posto.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del disegno di legge numero 79/A.

Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - BALIA - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIORICO - LAI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.

Risponde no: la Vicepresidente LOMBARDO.

Si sono astenuti i consiglieri: AMADU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - MORO - MURGIONI - ONIDA - PETRINI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 55

Votanti 37

Astenuti 18

Maggioranza 19

Favorevoli 36

Contrari 1

(Il Consiglio approva).

I lavori sono conclusi. Il Consiglio verrà riconvocato a domicilio.

La seduta è tolta alle ore 19 e 39.



Allegati seduta

LXIV Seduta

(Pomeridiana)

Giovedì 13 gennaio 2005

Presidenza della Vicepresidente Lombardo

La seduta è aperta alle ore 16 e 52.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del martedì 22 Dicembre 2004 (59), che è approvato.

Continuazione della discussione dell'articolato della proposta di legge Maninchedda - Orrù - Sanna Francesco - Cuccu Giuseppe - Corrias - Uras - Balia - Marracini: "Indizione e svolgimento delle elezioni comunali e provinciali. Scioglimento e commissariamento delle amministrazioni locali" (79)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato della proposta di legge numero 79. Siamo in fase di discussione dell'articolo 2 e del relativo emendamento. Ha chiesto di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.

SANNA, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Grazie signor Presidente, in apertura volevo dapprima scusarmi col Presidente della Commissione e con i componenti se è parso esserci nelle mie parole affermazioni che siano suonate come un giudizio di valore sul lavoro della Commissione. I miei rilievi riguardavano essenzialmente il quadro temporale e congiunturale in cui la Commissione si è trovata ad operare che, come tutti ben sanno, non ha consentito di lavorare con tempi commisurati all'importanza e alla delicatezza del progetto in esame.

Vorrei ricordare che la necessità di questa legge regionale scaturisce essenzialmente dall'applicazione di una norma statuaria che prevede la competenza primaria in materia di ordinamento degli enti locali e quindi l'esercizio delle relative funzioni e in secondo luogo dall'esigenza, frutto del confronto con il Ministero in materia di elezioni, che abbiamo tenuto nelle scorse settimane, di far uscire la Regione Sarda dalla condizione di ambiguità a causa della quale si sarebbe potuto concretare un conflitto di competenze che è opportuno, a nostro giudizio, evitare.

Il Presidente della Commissione ha eccepito, in ordine al nostro emendamento, una sorta di contrasto tra la norma che determina una finestra elettorale diversa da quella stabilita dalla legge nazionale in quanto tale materia rientrerebbe nella disciplina delle procedure per lo svolgimento delle elezioni amministrative che l'articolo 1, già approvato, demanda alla legge nazionale. Io vorrei ricordare che la fissazione dei termini elettorali attiene in egual modo alla procedura di indizione, perché non ci sarebbe possibilità di indizione senza l'indicazione del lasso temporale, quanto allo svolgimento delle elezioni perché è il presupposto per l'avvio del procedimento elettorale. Dunque, l'aspetto riveste in pari luogo un ruolo importante sia nel procedimento di indizione che in quello di svolgimento delle elezioni. Noi riteniamo che questa proposta risponda esattamente a quello che qui è stato richiesto, cioè l'opportunità, quasi il dovere per il Presidente della Regione nell'esercizio dei propri poteri, che anche con questa legge vengono confermati, di fissare attraverso opportune intese la data delle elezioni. Questo perché, è stato dimostrato anche dal dibattito di stamattina, ci sono posizioni diverse anche rispetto alla possibilità di far coincidere tale data con quella delle elezioni amministrative nazionali. In questa fase, tra l'altro, l'apertura della finestra elettorale, così come definita dalla Giunta, tiene conto di un lasso di tempo, a nostro giudizio, più che sufficiente per dar corso alle eventuali elezioni sapendo che storicamente la Regione da molti anni, questo dato è confermato, si ritrova ancora nel mese di aprile ad avere a che fare con i problemi della manovra finanziaria.

E quindi questo è esclusivamente lo scopo dell'emendamento, ma io ritengo e noi riteniamo che questa materia, come tutta la materia dello svolgimento delle elezioni, debba trovare una più opportuna collocazione nella legge che riguarderà la revisione complessiva del procedimento elettorale, anche riformulando compiutamente in quel contesto i termini temporali che oggi noi stiamo definendo. Su questo e sulla funzione che il consiglio delle autonomie locali dovrà svolgere in questa materia specifica, sarà importante ritornare e verificare meglio i termini.

Per quanto riguarda alcune considerazioni che sono state fatte stamane circa le elezioni, la Giunta conferma che le elezioni amministrative comprese quelle provinciali, si terranno e che noi riteniamo di essere pronti ad affrontarle. Se, come ha stamattina dichiarato l'onorevole Pili, non fossimo in grado di provvedere, non ci saremmo potuti permettere di anticipare, come abbiamo previsto con questo emendamento, lo stesso turno elettorale. Si è sollevato poi un problema relativo ai costi. Io credo che questo sia un elemento che attiene ad una valutazione responsabile, che comunque dev'essere fatta nel contesto finanziario attuale della Regione, ma non riteniamo che possa essere un dato né determinante né vincolante rispetto all'esercizio della autonomia regionale. È stato ulteriormente precisato già in molti interventi che non sussiste un problema finanziario, dal momento che sia la legge 136 del '76 pone a carico degli enti locali la quota parte dei costi elettorali, sia l'articolo 27 della legge 122 del '51, per quanto riguarda le amministrazioni provinciali, prevede espressamente che gli oneri elettorali siano posti a loro carico. Noi, quindi, siamo pronti a svolger e le nostre funzioni e in più, rispetto al problema dei costi, è bene che il Consiglio sappia che la Regione dovrà affrontare nei prossimi mesi i costi di un referendum inerente materie e tematiche di carattere ambientale, per cui sono previsti tempi e modalità non derogabili. Ciò ci consentirà verosimilmente di superare anche le perplessità residue di carattere finanziario in quanto fisseremo la data prevedendo un turno elettorale unificato.

Sulla data delle elezioni credo di poter confermare, come molti colleghi hanno avuto anche indirettamente modo di apprendere, che verrà fissata con un provvedimento amministrativo, come è stato detto, che il Presidente adotterà, seguendo le prassi parlamentari più diffuse e più consolidate, solo a seguito delle opportune e larghe intese con le rappresentanze politiche e istituzionali di questo Consiglio, non potendo questa funzione rappresentare una solitaria o marginale questione di mero interesse del Presidente della Regione.

Rispetto alle cose che stamattina sono state dette dall'onorevole Pili non vorrei influire negativamente sullo spirito costruttivo che, a partire dal lavoro della Commissione, ci ha portato fin qui e spero ci porti a concludere questo lavoro che oggi abbiamo davanti, ma devo alcune precisazioni: prima di tutto ognuno di noi quando fa affermazioni dovrebbe riflettere attentamente sulle proprie responsabilità per verificare fino a che punto ha esercitato compiutamente le proprie funzioni e fatto il proprio dovere e dunque possiede i titoli per contestare ad altri quello che avrebbe potuto far da prima lui stesso. Noi abbiamo fatto questa verifica e mi pare assodato che in tema di ordinamento degli enti locali non tutti ci troviamo oggi nelle medesime condizioni. Sui ritardi che lui ha lamentato, su questa procedura e sulla preparazione delle elezioni provinciali, vorrei ricordare che la legge numero 10 del luglio del 2002 ha sancito che se entro il 31 gennaio 2003 non si fosse concluso il procedimento, entro i successivi 7 giorni il Presidente della Regione avrebbe dovuto provvedere autonomamente. Siamo arrivati alla nuova Giunta che, al momento del suo insediamento, ha ereditato questo compito con i ritardi accumulati nel frattempo e avrebbe potuto seguire due vie, l'una di riprendere dall'inizio l'iter procedurale previsto per la costituzione dei collegi, la seconda, che è quella che abbiamo inteso seguire dichiarando preventivamente che avremo rispettato la volontà della Commissione e del Consiglio finora espresse, di assumere come valide le determinazioni fin qui acquisite derivanti dalla precedente legislatura.

Quindi, nessun dispregio della Commissione e nessuno scostamento rispetto alle previsioni legislative. Vorrei ricordare che la legge numero 4 del '97 prevede dei precisi criteri ai quali attenersi nella costituzione dei collegi elettorali provinciali e che è prevista anche al comma 5 del articolo 20 della stessa legge una misura cautelativa rispetto allo scostamento della proposta della Giunta rispetto a quella della Commissione costituita ad hoc. L'orientamento attuale della Giunta in materia di definizione dei collegi è quello di effettuare interventi motivati esclusivamente dall'esigenza di rispettare in modo uniforme, su tutto il territorio regionale, quindi non solo su alcuni collegi, i criteri indicati da questa legge che, voglio ricordare, sono quelli della coerenza del bacino territoriale di ciascun collegio, della continuità dei territori e della omogeneità delle dimensioni demografiche dei collegi elettorali. È stato rilevato fin qui un caso specifico, quello del collegio di Oristano, io ho ritenuto opportuno, sulla base del un numero considerevole di contestazioni da parte dei sindaci, di ascoltarli. Mi sono limitato a redigere un verbale puntuale delle loro osservazioni che verrà allegato alla proposta di deliberazione della Giunta che, sulla scorta di questa istruttoria deciderà tenendo conto principalmente del parere e dell'opinione dei diversi amministratori locali, ma adottando una decisione che porti a massima sintesi tali opinioni.

Quindi, la nostra scelta è quella di privilegiare il processo democratico e poi tenere anche conto di tutto il resto, escludendo ogni possibilità di calcolo perché noi riteniamo che quasi sempre, anzi sempre ciò che è frutto dell'esercizio più compiuto della democrazia e della cooperazione con gli enti locali, non si può chiamare, come ha fatto qualcuno, "manipolazione", ma rispetto dei principi di libertà, di giustizia, di equi - ordinazione nei rapporti, nell'applicazione rigorosa delle disposizioni di legge. Questo è quello che la Giunta ha fatto finora e la proposta che la Giunta approverà in via definitiva per dar corso alla definizione dei colleghi elettorali provinciali sarà esclusivamente ispirata al rispetto rigoroso ed equilibrato dei principi sanciti nella legge numero 4.

PRESIDENTE. Grazie Assessore. Con l'intervento della Giunta si conclude la discussione sull'articolo e sugli emendamenti, passiamo alla votazione.

Metto in votazione l'emendamento sostitutivo parziale numero 5.

CAPELLI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri MURGIONI, Franco Ignazio CUCCU, LA SPISA, RASSU, PETRINI, Oscar CHERCHI, MORO.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita - D.L.). Grazie Presidente. Chiedo il voto per parti dell'emendamento numero 5, la prima parte sino alle parole "dei comizi elettorali", la seconda parte comprende il periodo successivo sino alle parole "fino alla fine del terzo comma medesimo" chiedendo con un emendamento orale di sostituire le parole "sino alla fine del terzo comma" con "in materia di enti locali", che ha un senso compiuto, la terza coincide con l'ultimo capoverso che sopprime il quarto comma.

PRESIDENTE. L'onorevole Biancu ha proposto un emendamento orale. Alla fine della seconda parte chiede di sostituire le parole "alla fine del terzo comma medesimo", con "in materia di enti locali". Se non ci sono opposizioni possiamo accettare l'emendamento orale dell'onorevole Biancu. Mi pare che non ci siano opposizioni, per cui possiamo procedere alla votazione per parti.

Dapprima votiamo dalle parole "al primo comma" sino a "i comizi elettorali". Onorevole Capelli lei mantiene la richiesta di votazione nominale per tutte e tre le parti? Grazie.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento numero 5 sino a "comizi elettorali".

(segue la votazione)

PRESIDENTE. Prendo atto che il consigliere Francesco Sanna ha votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - URAS.

Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - FADDA Paolo - LA SPISA - LIORI - LOMBARDO - MORO - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANNA Matteo - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.

Presenti 50

Votanti 31

Astenuti 19

Maggioranza 16

Favorevoli 31

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della seconda parte dell'emendamento con la modifica introdotta a seguito dell'emendamento orale proposto dall'onorevole Biancu, per cui le parole "sino alla fine del terzo comma" sono sostituite da "in materia di enti locali".

(segue la votazione)

PRESIDENTE. Prendo atto che il consigliere Cachia ha votato contro e il consigliere Onida si è astenuto.

Rispondono sì i consiglieri: CONTU - MANCA.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PISU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - URAS.

Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LIORI - LOMBARDO - MORO - ONIDA - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANNA Matteo - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.

Presenti 51

Votanti 33

Astenuti 18

Maggioranza 17

Favorevoli 2

Contrario 31

(Il Consiglio non approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della terza parte "il quarto comma è soppresso".

Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - URAS.

Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - ONIDA - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANNA Matteo - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 57

Votanti 36

Astenuti 21

Maggioranza 19

Favorevoli 36

(Il Consiglio approva).

Metto in votazione l'articolo 2. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Per significare quanto sia difficile seguire le votazioni senza avere l'immagine panoramica dell'esito del voto a causa del cattivo funzionamento del sistema elettronico, e spiego perché. Perché anche sulle votazioni a volte è opportuno fare delle valutazioni di tipo politico. Io, per esempio, non ho capito adesso quale sarà in definitiva l'articolo 2, perché c'è stato un emendamento orale, giustamente e legittimamente proposto, è stata bocciata nella seconda votazione una parte dell'emendamento, vorrei capire da chi è stata bocciata e da chi invece è stata approvata e purtroppo non è possibile fare questa valutazione politica sulla votazione.

Capisco che non si può immediatamente provvedere, però gradirei che, su richiesta dei consiglieri, venisse distribuito il tabulato di ciascuna votazione, senza essere costretto a recarmi presso il banco della presidenza a verificare l'esito delle votazioni. Rivolgo questa richiesta alla Presidenza.

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, dell'emendamento che abbiamo appena votato rimane in piedi soltanto la prima parte, perché la seconda parte è stata bocciata dal Consiglio che pertanto ha respinto anche l'emendamento orale. E' stato approvato anche il terzo capoverso che dispone: "Il quarto comma é soppresso", per cui dell'articolo 2 al primo comma, le parole "tra il 15 aprile e il 15 giugno" sono sostituite dalle parole "tra il 1° aprile e il 1° luglio"; al terzo comma, le parole "per lo svolgimento delle elezioni comunali e provinciali" sono sostituite dalle parole "di convocazione di comizi elettorali"; il quarto comma è soppresso. Questo è il testo dell'articolo che è stato approvato testé dal Consiglio.

L'emendamento è stato votato per parti, quindi la votazione ha dato questo risultato, questo è il testo dell'articolo con le modifiche introdotte.

CAPELLI (U.D.C.). E' stato bocciato.

PRESIDENTE. No, non è stato bocciato, è stata bocciata soltanto la seconda parte.

Per quanto attiene al tabellone, avrete notato che è stato predisposto un nuovo sistema di votazione ed anche di prenotazione degli interventi, purtroppo i lavori non sono ancora terminati ed è in fase di adeguamento il tabellone elettronico, però se lei chiede di conoscere il voto dei singoli consiglieri io posso dare la parola ai Segretari che potranno riferire in ordine al voto espresso da ciascun consigliere. Per cui se lei avanza questa richiesta,riferiremo, dando la parola ai Segretari, il voto di ciascun consigliere. Mantiene la richiesta?

CAPELLI (U.D.C.). No, al momento no.

PRESIDENTE. Va bene, grazie, onorevole Capelli. Proseguiamo i nostri lavori.

Ha domandato di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.

ORRÙ (D.S.). Signor Presidente, solo per un chiarimento, perché - forse ho capito male io, quindi lo sto chiedendo solo come spiegazione - nella ricostruzione che lei ha fatto del testo che scaturisce dalla votazione dell'emendamento numero 5, il fatto che sia stata bocciata la seconda parte dell'emendamento, significa che rimane la norma: "su proposta dell'Assessore competente in materia di enti locali". Vorrei avere conferma di questo. La proposta della Giunta era soppressiva, siccome quella proposta soppressiva è stata bocciata, rimane valido il testo della legge.

PRESIDENTE. Rimane il testo dell'articolo, certo. Io mi riferivo semplicemente all'emendamento, perché siccome l'onorevole Capelli ha affermato che non si capiva quali parti dell'emendamento fossero state approvate e quali no, ho riassunto quali parti dell'emendamento sono state approvate e quali invece sono state bocciate. Comunque sarà cura degli Uffici adesso, in fase di coordinamento, predisporre il testo dell'articolo.

Proseguiamo con l'articolo 3. Se ne dia lettura.

MANCA, Segretario:

Art. 3

Definizione dei collegi per le elezioni provinciali. Termini e pubblicazione

1. Gli adempimenti previsti dall'articolo 20 bis delle legge regionale 2 gennaio 1997 numero 4, introdotto dall'articolo 6 della legge regionale 1° luglio 2002, n. 10 (Adempimenti conseguenti alla istituzione di nuove province) e quelli previsti dall'articolo 7 della legge regionale 10 del 2002 sono definiti non oltre quindici giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

2. Il decreto del Presidente della Regione previsto dall'articolo 20 bis, comma 3, della legge regionale 4 del 1997 è pubblicato nel Bollettino ufficiale della Regione.

PRESIDENTE. All'articolo 3 sono stati presentati gli emendamenti sostitutivi parziali numero 6 e 8 e gli emendamenti aggiuntivi 1, 2, 3 e 9. Se ne dia lettura.

MANCA, Segretario:

EMENDAMENTO modificativo GIUNTA REGIONALE

Art. 3

II primo comma è soppresso.

Al secondo comma le parole "del 1997" sono sostituite dalle parole "del 2 gennaio 1997". (6)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale SANJUST - LA SPISA

Art. 3

Nel comma 1 dell'art. 3, le parole "15 giorni" sono sostituite dalle parole "30 giorni". (8)

EMENDAMENTO aggiuntivo ATZERI - SCARPA

Art. 3

Dopo l'art. 3 è aggiunto il seguente:

Art.

Scioglimento dei Consigli comunali

1. Nei casi previsti dall'articolo 141 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali) lo scioglimento dei Consigli comunali e la nomina del commissario, ove prevista, sono disposti con decreto del Presidente della Regione previa deliberazione della Giunta regionale, adottata su proposta dell'Assessore degli enti locali.

2. La proposta dell'Assessore è accompagnata da una relazione contenente i motivi del provvedimento e la descrizione dei fatti che ad esso hanno dato luogo. La relazione viene allegata al decreto di scioglimento insieme al quale viene pubblicata.

3. La eventuale sospensione del Consiglio comunale per motivi di grave ed urgente necessità è disposta dall'Assessore agli enti locali con proprio decreto ed immediatamente comunicata alla Giunta regionale.

4. I provvedimenti di cui ai commi precedenti sono immediatamente comunicati al Consiglio regionale ed al Parlamento italiano e sono pubblicati sul BURAS e sulla Gazzetta Ufficiale vengono inoltre comunicati al Prefetto competente per territorio.

5. Rimangono di competenza degli organi statali i provvedimenti per lo scioglimento dei Consigli comunali per motivi di ordine pubblico o conseguenti a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso. (1)

EMENDAMENTO aggiuntivo ATZERI - SCARPA

Art. 3

Dopo l'art. 3 è aggiunto il seguente:

Art.

Rimozione e sospensione degli amministratori locali

1. Nei casi disciplinari dall'articolo 142 del decreto legislativo n. 267 del 2000, la rimozione del sindaco, dei consiglieri comunali e del presidente di circoscrizione è disposta con decreto del Presidente della Regione previa deliberazione della Giunta regionale, adottata su proposta dell'Assessore degli enti locali.

2. La eventuale sospensione per motivi di grave ed urgente necessità è disposta dall'Assessore degli enti locali con proprio decreto ed immediatamente comunicata alla Giunta regionale. (2)

EMENDAMENTO aggiuntivo ATZERI - SCARPA

Art. 3

Dopo l'art. 3 è aggiunto il seguente:

Art.

Requisiti e trattamento dei commissari

1. I commissari di cui all'articolo 1 vengono scelti fra i cittadini residenti nella provincia nella cui circoscrizione ricade il comune, appartenenti ad una delle seguenti categorie:

a) dirigenti dell'Amministrazione regionale in servizio o in quiescenza;

b) iscritti alla sezione regionale dell'albo nazionale dei segretari comunali, purché nominati in un comune della provincia, ovvero segretari comunali in quiescenza;

c) dirigenti degli enti locali in quiescenza.

2. Non possono essere nominati commissari il sindaco, gli assessori, i consiglieri, il segretario comunale, il direttore generale del comune soggetto a commissariamento.

3. Al commissario compete un'indennità di carica pari a quella prevista per il sindaco del comune soggetto a commissariamento.

Per i dipendenti dell'Amministrazione regionale ed i segretari comunali in servizio l'indennità e ridotta della metà. (3)

EMENDAMENTO aggiuntivo SANJUST - LA SPISA

Art. 3

All'art. 3 è aggiunto il seguente:

comma 1. I Consigli comunali sono composti dal Sindaco e:

- da 60 membri nei comuni di popolazione superiore a un milione di abitanti;

- da 50 membri nei comuni di popolazione superiore a cinquecentomila abitanti;

- da 46 membri nei comuni di popolazione superiore a duecentocinquantamila abitanti;

- da 40 membri nei comuni di popolazione superiore a centomila abitanti;

- da 36 membri nei comuni di popolazione superiore a quarantamila abitanti;

- da 30 membri nei comuni di popolazione superiore a venticinquemila abitanti o che, pur avendo popolazione inferiore, siano capoluoghi di provincia;

- da 24 membri nei comuni di popolazione superiore a quindicimila abitanti;

- da 20 membri nei comuni di popolazione superiore a diecimila abitanti;

- da 16 membri nei comuni di popolazione superiore a tremila abitanti;

- da 12 membri negli altri comuni.

comma 2. I Consigli provinciali sono composti dal Presidente della provincia e:

- da 45 membri nelle province con popolazione superiore a un milione di abitanti;

- da 36 membri nelle province con popolazione superiore a settecentocinquantamila abitanti;

- da 30 membri nelle province con popolazione superiore a duecentocinquantamila abitanti;

- da 24 membri nelle province con popolazione superiore a centoventicinquemila abitanti;

- da 20 membri nelle province con popolazione superiore a centomila abitanti;

- da 16 membri nelle altre province. (9)

PRESIDENTE. L'emendamento numero 6 è stato presentato dalla Giunta regionale che può illustrarlo. Ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Presidente, molto brevemente, l'emendamento numero 6 riguarda la soppressione del comma 1 dell'articolo 3, in ossequio al principio sancito dall'articolo 1, già votato, di eliminare parti riguardanti procedure o comunque adempimenti che sono connessi con lo svolgimento delle elezioni, tenendo conto che questo adempimento è già prescritto dalla legge regionale numero 10.

La seconda parte contiene una modifica che precisa meglio la data della legge numero 4 e niente di più. E' ovvio che si renderà necessario, se questo emendamento verrà approvato, modificare anche il titolo dell'articolo.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 8 ha facoltà di illustrarlo.

LA SPISA (F.I.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 1 ha facoltà di illustrarlo.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, signor Assessore, colleghe e colleghi, la ragione dello stralcio delle norme della legge appena esitata in Commissione, che riguarda lo scioglimento e il commissariamento delle amministrazioni locali, non ci è parsa molto chiara, ma questo non è importante per noi sardisti. E' importante, invece, ricordare che una stessa proposta di legge presentata dal Partito Sardo nell'aprile del 2002, conteneva pari pari, queste norme riguardanti le competenze regionali in materia di scioglimento dei consigli comunali.

Questo fatto ci inorgoglisce, però non intendiamo rinunciare ad inserire queste norme nella legge in discussione perché riguardano una competenza autonomistica molto importante. Finalmente contro la concezione centralistica delle regioni da parte dello Stato, una sentenza della Corte Costituzionale ci ha ricordato fin dal 1993 che anche noi, come la Sicilia, che ha avuto questa competenza per prima, e il Friuli, che l'ha avuta in un secondo momento, abbiamo competenza primaria in materia di indizione delle elezioni dei consigli comunali e soprattutto in materia di scioglimento e commissariamento degli enti locali, che, anche se è un trauma, inevitabilmente in Sardegna riguarda una certa percentuale di enti che vengono commissariati, affidando, quando c'è un deficit di democrazia, ai funzionari del Ministero dell'interno la gestione della fase di transizione sino alle elezioni. Noi riteniamo invece che la Regione disponga di propri dirigenti in grado di svolgere queste funzioni, e anche di dirigenti degli enti locali stessi, quali i segretari comunali. Facciamo presente che quando si tratta di legislazione antimafia o di ordine pubblico è fatta salva la competenza primaria dello Stato, per evitare possibili ricorsi o conflittualità con lo Stato. Con questo emendamento vorremmo rimpolpare questa legge, perché purtroppo si verificano spesso dei casi di scioglimento, soprattutto in Sardegna, e notiamo che alcuni funzionari della Prefettura spesso hanno l'ingrato compito di dover svolgere le funzioni di commissario talvolta anche in tre comuni contemporaneamente, creando, dal punto di vista dell'efficienza della gestione, delle grosse difficoltà.

Per questo chiediamo ai colleghi che venga accolto questo emendamento perché vuole riproporre, proprio nel quadro di una concezione pienamente autonomista, la centralità del ruolo della Regione che deve gestire serenamente queste funzioni con una semplice legge ordinaria, perché ci sono state autorevoli sentenze della Corte Costituzionale che le riconoscono questa competenza. Quindi non incorreremo nelle censure alle quali siamo abituati purtroppo, da cinquant'anni a questa parte, del Governo centrale.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 2 ha facoltà di illustrarlo.

ATZERI (Gruppo Misto). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 3 ha facoltà di illustrarlo.

ATZERI (Gruppo Misto). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 9 ha facoltà di illustrarlo.

LA SPISA (F.I.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Orrù, relatore.

ORRU' (D.S.), relatore. Sugli emendamenti proposti, non avendone la Commissione discusso, credo che sia opportuno rimettersi alle valutazioni che farà l'Aula.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Il parere della Giunta ovviamente è scontato sull'emendamento numero 6, sugli altri emendamenti richiamiamo l'attenzione dell'Aula sul significato del provvedimento legislativo nel suo complesso che, considerata la delicatezza del provvedimento rispetto all'incipiente scadenza elettorale, dovrebbe mantenere una sua integrità sotto il profilo della limitatezza dell'oggetto, che è relativo all'indizione delle elezioni, al fine di consentire l'esercizio di questa funzione evitando di favorire valutazioni di altro ordine che, in qualche modo, possono mettere a rischio questa legge.

L'invito che vorrei fare, nella considerazione che già la Commissione ha deciso di prendere in esame questi argomenti in un provvedimento a sé stante, che tenga conto della complessiva riorganizzazione del sistema e dell'ordinamento degli enti locali, è quello di soprassedere ritirando questi emendamenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.). Io ho preferito intervenire nella discussione più che dare un parere molto stringato sugli emendamenti che sono state presentati. Quello della Giunta mi sembra che tolga anche molti dubbi rispetto ad alcune interpretazioni. Mi riferisco in modo particolare alla parte soppressiva relativa a ulteriori adempimenti conseguenti alla legge numero 10. Quindi condivido le valutazioni fatte dall'Assessore nel suo intervento e non mi ci soffermo.

Vorrei fare, invece, qualche considerazione ulteriore sugli altri emendamenti ad iniziare da una considerazione di carattere generale sugli emendamenti numero 1, 2 e 3. Io condivido tutte le considerazioni fatte sul merito di queste tematiche, non foss'altro perché questo faceva parte integrante del testo che è stato presentato alla discussione della Commissione. Io ribadisco che la competenza costituzionale in materia di ordinamento delle autonomie locali non si limita, appunto, alla indizione delle elezioni e dei comizi elettorali, ma abbraccia la disciplina complessiva degli enti locali, ivi incluse la potestà di nomina dei commissari, le casistiche di scioglimento, escluse quelle relative a infiltrazioni mafiose e ad altri motivi di ordine pubblico, nonché l'organizzazione conseguente della Regione rispetto a quei compiti e a quelle nuove competenze.

Tuttavia non siamo d'accordo su questi emendamenti, non perché non li condividiamo, ma perché liberamente abbiamo scelto, prima di introdurre un elemento, un altro, sganciati da una disciplina organica, di affidare alla Commissione, al Consiglio, alle forze politiche una riflessione di carattere più ampio, in modo tale che questa competenza venga assunta pienamente dalla Regione, però con tutti gli adempimenti poi conseguenti. Quindi, per questa ragione, non per altre, la disciplina relativa allo scioglimento dei consigli comunali, alla rimozione e sospensione degli amministratori locali, alla nomina dei commissari dev'essere ascritta alla Regione, ma va inquadrata in una legge di carattere organico e in un'organizzazione conseguente. Oggi questa ancora non esiste per cui disciplinare una competenza senza poterla esercitare di fatto, mi sembra una cosa poco seria. Io penso che vada raccolto non l'invito, ma l'obbligo che noi abbiamo di essere conseguenti, di non limitarci a rivendicare competenze, ma porci nelle condizioni di esercitarle nel concreto.

Per quanto attiene all'emendamento numero 9, io penso valga lo stesso ragionamento, cioè la composizione degli organi istituzionali è una materia complessa, si può disciplinare in un provvedimento parziale come questo, certamente lo si può fare, però io inviterei ad una riflessione ulteriore, anche per un elemento di novità che noi abbiamo introdotto. Noi abbiamo approvato ieri l'istituzione del Consiglio delle autonomie locali, pongo semplicemente questo problema ai colleghi presentatori e non solo, anche a tutti noi, non perché non siano valide sul merito le indicazioni che sono contenute nell'emendamento, ma perché prima ancora che quell'organismo venga messo nelle condizioni di operare, di poter dire la sua, di essere consultato, si decide non su materie generiche ma sulla composizione degli organi fondamentali quali i consigli di comuni e province, cioè una parte rilevante di una materia su cui credo sia indispensabile chiedere il parere delle autonomie locali.

Quindi, io inviterei ad una riflessione, non possiamo da un lato istituire il Consiglio delle autonomie locali, conferire ad esso la competenza consultiva in questa materia, ma anche una funzione partecipativa, e poi il giorno dopo dire alle stesse autonomie locali: badate che i vostri consigli saranno composti in questo modo. Ancorché questa potestà sia in capo al Consiglio regionale, almeno fino a quando non interverrà una diversa norma statutaria, mi sembrerebbe contraddittorio imporre una cosa del genere senza che, appunto, si consenta a quell'organismo di esercitare pienamente la propria funzione.

Quindi, anche per queste ragioni, io chiederei ai proponenti di fare una valutazione ulteriore perché non vi è un contrasto sul merito, vi è credo una valutazione di opportunità politica e di coerenza di comportamento del Consiglio regionale nei confronti delle autonomie locali.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Mi preme fare alcune considerazioni proprio sugli emendamenti proposti dagli onorevoli Scarpa e Atzeri, anche in ragione delle considerazioni che faceva l'Assessore, attorno al significato di questo provvedimento. Questo provvedimento ha un carattere di emergenza, rinvia ad una fase successiva i necessari approfondimenti e la elaborazione normativa complessiva che attiene alla materia delle elezioni, all'organizzazione poi anche di una parte importante della vita degli enti locali sardi, in modo particolare anche per trattare quella parte traumatica della paralisi amministrativa, della crisi politica o di altre evenienze che pure possono nascere e che nessuno di noi si augura, che richiedono quindi l'intervento sostitutivo e la nomina dei commissari. Affrontare questo tema oggi e oggi procedere ad un'eventuale non approvazione delle proposte, un po' per via anche delle disposizioni che regolano i lavori di questo Consiglio, obbligano ad affrontare questo tema a distanze forse più ampie di quelle che noi preventiviamo per arrivare ad una disciplina della materia, perché tutta questa partita non può rimanere appesa. Certo, all'emergenza si risponde in modo tempestivo, poi ci si pone il problema nella fase che si sta più o meno delineando, di dare seguito a tutti gli impegni che noi abbiamo assunto in questa sede in forma anche unitaria.

Come diceva l'onorevole Orrù, anch'io condivido gran parte dei contenuti della proposta emendativa del Gruppo del P.S.d'Az. e quindi ho difficoltà ad esprimere un voto contrario, eppure ho difficoltà anche ad esprimere un voto favorevole, proprio in ragione del contenuto della legge nella quale vanno ad inserirsi queste proposte emendative. Per cui vediamo un po' se riusciamo a sospendere questa discussione, quindi se riusciamo ad ottenere il ritiro di questi emendamenti, a riproporre invece questo tema in una fase successiva, al limite io dico anche in ragione del fatto che mi pare ci sia in elaborazione un ordine del giorno che dovrebbe essere definito edapprovato oggi dal Consiglio, che potrebbe raccogliere alcune delle preoccupazioni e delle proposte che sono contenute in questi emendamenti, per dare un segnale che va verso quella direzione, cioè di comprensione ed anche di accoglimento della proposta avanzata dai colleghi Atzeri e Scarpa.

Un'ultima considerazione,che è questa, è che diventa sempre più urgente dare seguito alla discussione che abbiamo avviato sullo Statuto; è urgente e necessario fare gli approfondimenti che abbiamo detto in materia di enti locali, delineare il percorso della riforma della legge numero 1 e contemporaneamente del processo di delega e di attribuzione di nuovi poteri e nuove competenze al sistema degli enti locali, cioè siamo in una fase che ha, dal punto di vista della riforma in senso autonomista, un certo rilievo. Credo che noi dovremmo assumere tutti quanti l'impegno di cadenzare questo percorso, insieme ad altre leggi che sicuramente dovranno essere poste all'attenzione di questo Consiglio e delle Commissioni, a cominciare dalla riforma elettorale, in modo da garantire, anche nella relazione positiva che si instaura attorno a questi temi tra maggioranza e minoranza in Consiglio, di trovare le modalità per fare sintesi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Io, dopo aver ascoltato le considerazioni dei colleghi del Partito Sardo d'Azione, ma anche sentendo le considerazioni degli altri colleghi, fondamentalmente non condivido gli emendamenti presentati, perlomeno nel merito, condivido invece il fatto che si sia sollevato un problema ed è un problema importante, benché più volte sia stata ricordata la necessità di continuare, credo anche nei prossimi giorni, da parte della Commissione autonomia l'elaborazione di un testo che codifichi tutta una serie di norme e non solo queste.

Perché io credo che, se vogliamo veramente legiferare in maniera assolutamente autonoma - e mi pare che questo sia lo spirito che sta animando tutti quanti noi - dovremmo andare ad esaminare tantissimi altre questioni, non ultima quella relativa allo scioglimento o permanenza del consiglio comunale nel caso in cui il sindaco, per volontà sua, per decesso o per inabilità non solo temporanea, cessi dal mandato; oppure determinare il numero degli Assessori per fascia di comuni. Credo che noi dobbiamo sapere anche legiferare in questo senso. Sono tutte norme che oggi fanno capo al Testo Unico degli enti locali; o noi recepiamo integralmente ciò che il Testo Unico dice, ma allora a nulla servirebbe l'autonomia, o abbiamo una specifica volontà di interpretare al meglio il sistema delle amministrazioni locali, in questo caso credo che dovremmo essere in grado di normare tutta una serie di materie che in questo testo non sono previste, ma che si ipotizza siano previste in un testo successivo.

Mi riallaccio proprio a questo, credo che non si debba comunque andare ad affrontare una tornata elettorale senza aver prima stabilito tutte queste cose, perché mi viene difficile pensare che stabiliamo solo una forbice dal primo aprile al primo di luglio e poi lasciamo tutto il resto come è. Credo che dovremo essere in grado di dire, già prima della tornata elettorale, agli amministratori che poi eventualmente saranno eletti: "Questo è il codice che il Consiglio regionale ha stabilito, queste sono le regole che valgono per le amministrazioni che verranno insediate nel momento in cui la Regione Sardegna si renderà autonoma dalla disciplina statale".

Quindi condivido lo spirito però non condivido ovviamente anche il metodo di ricerca dei commissari; non lo condivido io, poi magari sarà condiviso dalla stragrande maggioranza del Consiglio regionale, e credo che dovremmo esitare un testo successivo nel quale garantiamo gli amministratori per ciò che succederà dopo. Io, per esempio, sono del parere che se il sindaco o il presidente della provincia per volontà loro decidono di dimettersi, non per questo il Consiglio comunale o il Consiglio provinciale debbano essere sciolti - e anche quello regionale, probabilmente, ma noi ora stiamo affrontando una materia diversa, quella relativa all'ordinamento degli enti locali, pertanto mi limito ai comuni e alle province - così come credo sia necessario che il numero degli assessori debba essere codificato, quantomeno sia necessario mettere un limite massimo, almeno per fasce di abitanti. Se non facciamo questo, con questa legge noi stiamo stabilendo solo una forbice entro cui si possono svolgere le elezioni, come ho detto, però rimane in piedi tutta la normativa dello Stato. Allora, hanno ragione l'onorevole Uras ed altri, mi pare anche l'onorevole Floris, a dire che non c'era bisogno di fare una legge, bastava l'ultimo articolo di questa legge e probabilmente avremmo risolto tutti i problemi molto più velocemente, io invece credo che lo sforzo che bisogna fare sia esitare un testo successivo, ma non basta, secondo me e secondo noi, dovrebbe essere esitato ancor prima di stabilire la data delle elezioni o quantomeno contestualmente al momento in cui viene stabilita la data delle lezioni. Chi va al voto, sia gli elettori che gli eletti, deve conoscere quali sono le regole, a meno che il Consiglio regionale non utilizzi questa possibilità e si limiti ad applicare tutte le norme dello Stato. Credo che questa non sia autonomia, credo che questo non sia corretto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BALIA (Gruppo Misto). Ora il collega onorevole Diana ha sicuramente, per certi versi, allargato i termini del confronto, poi nel merito di quel confronto, così come l'onorevole Diana lo proponeva, perché si è espresso anche sulle modalità e i tempi, evidentemente dovremo tornare. Al momento intervengo in modo specifico sugli emendamenti Atzeri, Scarpa, dicendo, al pari dei colleghi che mi hanno preceduto poco fa, che non posso che condividerne la portata, tanto la condivido che pezzi di quegli emendamenti erano già contenuti nel provvedimento che ha esaminato la Commissione.

Poi, evidentemente, non perché non si condivida il contenuto degli stessi, perché non vi è stato un rifiuto, ma - mi pare - una valutazione espressa dalla maggior parte dei componenti della Commissione, direi sufficientemente favorevole, ma per ragionamenti diversi e per non voler ampliare il contenuto di questa legge, limitandola soltanto a cadenzare la data delle elezioni, si è preferito eliminare tutti quelli altri aspetti che potrebbero, a seconda di come evolvono le cose, mettere a rischio il testo, il cui obiettivo appare chiaro e deve permanere.

Noi restiamo convinti che questi emendamenti esaltino le potenzialità autonomistiche di questa Regione. Non c'è dubbio, così come diceva poco fa il collega Uras, che la Commissione prima deve riprendere rapidamente il confronto su questi temi, abbiamo all'esame una serie di proposte di legge, tutte importanti, molte delle quali sul tema delle riforme, anche di portata costituzionale. Non c'è dubbio che anche questi aspetti dovranno trovarvi allocazione, dovranno essere occasione di dibattito, dovranno essere richiamati e portati ad una felice soluzione. Quindi, nel merito la condivisione è totale però non possiamo non tener conto di quell'avvertimento che veniva dall'assessore Sanna e cioè del rischio che il vero obiettivo della legge, che è quello di attribuire alla Regione il potere di determinare la data entro la quale le elezioni devono svolgersi, possa - se la legge venisse appesantita da altre norme pure utili - essere vanificato. Per cui rivolgo ai presentatori lo stesso invito, ma con questo spirito costruttivo e credo con l'impegno di tutti di riprendere la discussione sull'argomento entro brevissimo tempo, al ritiro degli emendamenti con la comune consapevolezza che vi è una sufficiente condivisione del loro contenuto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Onorevoli colleghi, forse è bene ricordare che già mercoledì prossimo è all'ordine del giorno della Commissione la discussione delle norme proposte con gli emendamenti a firma dei consiglieri sardisti; e non è un fatto casuale che ciò accada, ma nasce dalla discussione in Commissione della proposta, a firma dei consiglieri della maggioranza, che poi è stata stralciata per limitare la legge in discussione alla sola normativa in materia di indizione delle elezioni.

Sarebbe più che opportuno che uno dei colleghi che hanno proposto questi emendamenti ci onorasse mercoledì della sua presenza in Commissione perché questa discussione possa avvenire con il contributo dei sardisti. Valutino poi i colleghi sardisti se questi sono argomenti sufficienti per ritirare gli emendamenti, oppure per tenerli all'attenzione dell'Aula, nel qual caso è evidente, come hanno già detto i colleghi che mi hanno preceduto, che un eventuale voto contrario da parte nostra non riguarda il merito, ma riguarda il tentativo di mantenere l'omogeneità della normativa proposta dalla Giunta.

Detto questo è forse opportuno che noi utilizziamo queste occasioni di discussione anche per una reciproca informazione, perché se ha un difetto questo Consiglio è che ha pochissime informazioni dall'esterno; noi siamo ciechi in quanto a strumenti di informazione. Rispetto ad altre articolazioni della Regione il Consiglio non ha un centro di documentazione, non ha la strumentazione - l'ha ricordato più volte in quest'Aula anche l'onorevole La Spisa - noi siamo ciechi quanto ad elaborazione di informazioni dall'esterno, però talvolta lo siamo anche nei confronti delle informazioni che vengono dall'interno.

Approfitto del dibattito in Aula per rispondere ad alcune sollecitazioni che venivano dall'onorevole Diana. La riforma della Regione, dal punto di vista legislativo, si articola in un sistema di leggi e non può essere un Moloc che noi abbracciamo tutto in una volta, questo lo sappiamo tutti e lo sapete più voi di me che sedete in quest'Aula da tanto tempo. Si articola almeno in quattro parti: c'è la parte relativa agli enti locali, la parte relativa allo Statuto, la parte relativa alle norme statutarie e la parte relativa alle forme di partecipazione. Il problema di un Parlamento è di avere un flusso costante di leggi, in queste materie, coordinate in un disegno complessivo di riforma; la precedente legislatura, con il concorso di tutte le forze politiche, aveva svolto un lavoro positivo prevalentemente sul versante degli enti locali. Molte proposte erano state poste in carico alla Commissione e sono un repertorio di progetti che va assolutamente utilizzato. Che si è fatto? Si è preso questo archivio di idee e di proposte e si sta cercando di portarlo progressivamente in Aula all'attenzione dell'Assemblea, nel frattempo si sta preparando il resto.

È presente in Commissione la proposta di istituzione della consulta su cui, in questo sonno profondo in cui sono cadute le forze politiche della Sardegna, abituate come sono all'interdizione più che alla proposta, si stenta a vedere un inizio di dibattito, a dire sì o a dire no, ma comunque possiamo ragionarne perché la forma della partecipazione alla definizione dello Statuto voi sapete bene che non è un aspetto banale e noi dobbiamo assolutamente prendere questa decisione.

Legge elettorale e forma di governo; forse sono le leggi su cui abbiamo maggiore attenzione. Io credo di poter dire che entro la fine del mese alcune proposte, in una forma non ufficializzata, cioè non immediatamente depositata come proposta di legge, ma come provocazione alla discussione - perché su questi argomenti non si può andare a colpi di maggioranza, ma bisogna che ci confrontiamo minimamente sugli strumenti - saranno all'attenzione dell'Assemblea.

Detto questo, con questa cadenza di provvedimenti proposti dall'Aula, io credo che a breve noi saremo in grado di completare il disegno sugli enti locali, perché erano maturi alcuni strumenti; ripresenteremo rimodulata la legge sull'unione dei comuni e sulle comunità montane e normeremo tutte quelle parti che non abbiamo normato in questa legge. La conclusione sarà proprio quel Testo Unico sugli enti locali, ma tutto regionale, che è stato anche oggi auspicato. Noi riprenderemo i lavori della Commissione mercoledì su questi argomenti, c'è la legge sulla consulta all'ordine del giorno, c'è lo stralcio sulle norme sugli enti locali, quindi sui commissariamenti e quant'altro, sarebbe opportuno, lo dico a me stesso e anche a tutti noi, che su questi temi spesso accantonati si riuscisse a concludere il lavoro del Consiglio.

Devo dire che ho assistito con qualche disagio all'interruzione continua della discussione della legge sul Consiglio delle autonomie locali per discutere leggi su continue emergenze e mozioni; sulle leggi che riguardano l'architettura dei poteri della Regione credo non ci possa essere un'emergenza che ci induce a cambiare continuamente, siamo noi che stiamo marginalizzando questi temi, non sono nell'agenda delle forze politiche, quasi che alla fine siano argomenti così ostici e così difficili da spiegare in termini divulgativi che è bene non affrontarli nei termini dovuti e con la rilevanza che meritano. Spero che la discussione di una leggina come questa, che non è proprio un esercizio di grande architettura giuridica, ma è semplicemente l'appropriarci di una nostra competenza, sia l'occasione per riprendere un'attenzione su questi temi che non mi sembra sia stata, fino ad oggi, adeguata alla loro importanza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Presidente, molto brevemente sulla sorte degli emendamenti dirà dopo di me l'onorevole Atzeri, io volevo solo dire che noi veniamo dalle sedute delle giornate scorse nelle quali un tema importante come il Consiglio delle autonomie ha avuto un'impostazione limitata rispetto alle intenzioni di tutti, almeno mi sembra di poter dire questo in base alle dichiarazioni che sono state fatte. Avevamo fatto una proposta che osava molto nel senso del coinvolgimento degli enti locali nei processi decisionali della Regione, è stato detto che la legge approvata costituisce un primo passo e che ci saranno fasi successive nelle quali faremo ben altro, anche oggi ci viene detto che la scelta operata dalla Commissione di esitare un testo molto circoscritto è stata dettata dalla necessità di evitare che lo Stato italiano in qualche maniera possa vanificare cose pure importanti e in virtù di questa preoccupazione ci chiedete di ritirare gli emendamenti con i quali abbiamo inteso riproporre norme che sono state stralciate dalla Commissione.

Noi non vorremmo che questi temi fossero condizionati dalle emergenze, noi vorremmo poter lavorare ed auguriamo alla Sardegna un Consiglio coraggioso su questi temi; quindi vorremmo veramente che le emergenze o le prudenze - perché capiamo le cose che sono state dette - non frenassero il nostro operato. Speriamo che in futuro questi temi siano affrontati con grande coraggio e che ci si confronti con lo Stato con grande determinazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, mi rincuorava il collega Scarpa perché mi ha visto particolarmente commosso per la sensibilità dimostrata dai colleghi e dai Capigruppo che hanno condiviso le proposte da noi avanzate per dar corpo ad una competenza importante per la qualità della nostra autonomia speciale.

Questo ci induce a ritirare gli emendamenti perché facciamo un'apertura di credito nei confronti dei nostri colleghi. La sana e giustificata diffidenza nei confronti dello Stato è direttamente proporzionale a quella che avevamo noi nei confronti delle maggioranze di turno, perché circa tre anni fa, il 4 aprile del 2002, noi avevamo presentato una proposta di legge che ha subito degli espianti e se ne trovano buone parti trapiantate in questa legge che avete presentato, quindi stiamo parlando della stessa creatura. Per questi motivi abbiamo deciso di ritirare gli emendamenti perché avranno buon esito e saranno condivisi in tutte le loro parti.

PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento numero 6 della Giunta regionale. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

L'emendamento numero 8 è decaduto. Pongo in votazione l'articolo 3.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Chiedo la votazione nominale.

PRESIDENTE. Altri sette consiglieri che appoggiano la proposta alzino la mano

(Appoggiano la richiesta i consiglieri CASSANO, DEDONI, RASSU, SANJUST, LADU, LA SPISA, ONIDA.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione con procedimento elettronico dell'articolo 3.

(Segue la votazione)

PRESIDENTE. Prendo atto che il consigliere Giorico ha votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - BALIA - BIANCU - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIORICO - LANZI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - URAS.

Risponde no il consigliere: RANDAZZO.

Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CHERCHI Oscar - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - ONIDA - PETRINI - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SCARPA - VARGIU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 58

Votanti 37

Astenuti 21

Maggioranza 19

Favorevoli 36

Contrari 1

(Il Consiglio approva).

Metto in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 9. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Si dia lettura dell'articolo 3 bis.

MANCA, Segretario:

Art. 3 bis

Entrata in vigore

1. La presente legge entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 3 bis. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Colleghi, vorrei richiamare la vostra attenzione perché in sede di coordinamento si è rilevato che a seguito dell'approvazione dall'emendamento numero 5 c'è una contraddizione col testo dell'articolo 3 e precisamente, poiché la frase "per lo svolgimento delle elezioni comunali e provinciali" è stata sostituita con le parole: "di convocazione dei comizi elettorali", non serve che nell'ultima parte del terzo comma rimanga la norma che dispone: "Con la stessa procedura sono convocati i comizi elettorali".

Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita - D.L.). Chiedo che in fase di coordinamento finale della legge venga stralciata la parte finale del terzo comma dell'articolo 2: "Con la stessa procedura sono convocati i comizi elettorali", in quanto risulterebbe superflua, come diceva lei, a seguito dell'approvazione dell'emendamento che modifica la prima parte del comma 3.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Voglio chiedere, a nome dei Gruppi della Casa delle Libertà, una breve sospensione prima della votazione finale.

PRESIDENTE. Di quanto, onorevole La Spisa? Un quarto d'ora. Intanto prima finiamo con la questione relativa all'articolo 2. Se non ci sono opposizioni viene stralciata dal terzo comma l'ultima frase: "Con la stessa procedura sono convocati i comizi elettorali". <

Sospendo la seduta per quindici minuti, riprenderà alle ore 18 e 23.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 07 , viene ripresa alle ore 18 e 40.)

PRESIDENTE. E' stato presentato un ordine del giorno a firma Sanna Francesco, Marrocu, Biancu, Pinna, Licheri, Cachia, Balia. Se ne dia lettura.

MANCA, Segretario:

ORDINE DEL GIORNO SANNA Francesco - MARROCCU - BIANCU - PINNA Stefano - LICHERI - CACHIA - BALIA sulla consultazione dei rappresentanti delle forze politiche in ordine alla fissazione della data delle elezioni comunali e provinciali.

IL CONSIGLIO REGIONALE

- a conclusione dell'esame della proposta di legge n. 79/A concernente l'indizione delle elezioni comunali e provinciali;

- in esito alla approvazione della Legge n. 2 del 2005, che acquisisce stabilmente presso gli organi della Regione il potere e le competenze sulla indizione delle elezioni degli organi negli enti locali della Sardegna;

CONSIDERATO che l'esperienza autonomistica ha costituito la prassi statutaria per la quale il Presidente della Regione, nell'applicazione dell'articolo 18, secondo comma, dello Statuto (indizione delle elezioni regionali) opera attraverso le opportune intese fra i rappresentanti delle forze politiche presenti in Consiglio regionale,

impegna

il Presidente della Regione, nell'esercizio del potere di fissazione della data delle elezioni comunali e provinciali, alla consultazione dei rappresentanti delle forze politiche presenti in Consiglio regionale e del Consiglio delle autonomie locali. (1)

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Orrù, relatore.

ORRÙ (D.S.), relatore. Il parere è favorevole.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. La Giunta si rimette all'Aula.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno numero 1. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Io vorrei motivare il perché non c'è la nostra firma su questo ordine del giorno e ne approfitto per abbreviare i tempi facendo contestualmente la dichiarazione di voto sulla legge.

È ovvio che su questa legge, il cui testo finale, aveva probabilmente ragione l'onorevole Floris, manifesta l'inutilità della sua adozione, visto che si poteva fare direttamente riferimento alla legge nazionale, si è consumato un braccio di ferro tutto interno alla maggioranza e alla Giunta e quest'ordine del giorno ne è la riprova.

È chiaro che, sia nel corso della discussione sugli emendamenti presentati dalla Giunta, in modo particolare il numero 5, sia con la presentazione dell'ordine del giorno si sia manifestata una diversa posizione tra la Giunta, il Presidente della Giunta, la maggioranza e l'Aula consiliare. Un Presidente che voleva imporre, e a mio avviso vorrebbe continuare ad imporre, una data non condivisa per le prossime elezioni amministrative, e una maggioranza che più ragionevolmente vorrebbe, prima di tutto, che per tutte e otto le province si possano svolgere le elezioni e che i tempi a disposizione siano giusti e corretti per un loro svolgimento più sereno, tenendo conto anche che purtroppo dovremo affrontare dai due a tre mesi di esercizio provvisorio, quindi saremo in Aula a discutere la manovra finanziaria, mentre il Presidente, con motivazioni che non conosco, continua a sostenere che bisognerebbe andare ad elezione il 3 aprile.

Per altri motivi, anche noi siamo di questo parere, ma vorrei sottolineare che questo gioco che si è svolto oggi in quest'Aula tra emendamenti, testo di legge e l'ordine del giorno certifica questo strappo tra il Presidente e la maggioranza, lo certifica tant'è che richiama il Presidente ad un impegno che era già sancito da una consuetudine pluriennale per un Presidente eletto dal Consiglio ma che oggi invece un Presidente padrone non considera tale, cioè quello di consultare le forze politiche per stabilire la data delle elezioni. È un chiaro atto di sfiducia nei confronti del Presidente, così come un chiaro atto di sfiducia suona il reinserimento nel testo della norma che prescrive che ad affiancare il Presidente, nel proporre la data di indizione dei comizi elettorali, ci sia l'Assessore degli enti locali.

Perché sottolineo questo? Sottolineo questo perché forse ancora il Presidente non ha maturato l'idea che siamo in un sistema democratico, che c'è una dignità dell'Aula che va rispettata; non ha ancora compreso che anche la minoranza, ma soprattutto la sua maggioranza è qui per contribuire ad una gestione democratica dell'attività legislativa, ad una gestione democratica di governo e non solo personale. Ne è la riprova l'assenza stessa del Presidente alla discussione su una legge così importante, nel corso della quale vi sono stati interessanti passaggi sulla più complessiva riforma istituzionale, passaggi sui quali si riprenderà il discorso mercoledì, come giustamente diceva il Presidente della Commissione autonomia, o il fatto che il Presidente si sia presentato in questo palazzo soltanto per richiamare all'ordine la sua maggioranza o meglio al rispetto della sua volontà, tant'è che si è arrivati anche a rigettare un emendamento, il numero 9, che proponeva la diminuzione del numero dei componenti dei consigli provinciali e comunali della Sardegna, per poter evitare di arrivare all'assurdo che paesi di tremila, quattromila o cinquemila abitanti, come Lanusei, per esempio, possano avere quaranta consiglieri comunali, e per favorire una composizione corretta anche dei consigli provinciali, nell'ottica di un risanamento finanziario, nell'ottica di una giusta e corretta gestione delle risorse finanziarie regionali. Ma ahimè, da parte della maggioranza e della Giunta queste rimangono soltanto enunciazioni, visto che anche emendamenti che vanno in questa direzione sono stati semplicemente rigettati con un voto che non si sono neanche degnati di motivare o discutere. Addirittura si è preferito invitare - questo è l'atteggiamento della maggioranza e della Giunta - i presentatori di altri emendamenti, come per esempio i colleghi sardisti, al loro ritiro promettendo una prossima discussione, mentre i nostri emendamenti, in particolare il numero 9, non sono stati degnati nemmeno di questa proposta.

Ecco perché non c'è la nostra firma su questo ordine del giorno, ecco perché non si può chiedere l'unanimità soltanto quando fa comodo per i propri obiettivi, tra l'altro da noi non condivisi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras, per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Quest'ordine del giorno, se avesse la motivazione che ha poc'anzi detto l'onorevole Capelli, non sarebbe un ordine del giorno da me in alcun modo condiviso, perché se la motivazione fosse quella di trovare una strada diversa da quella principale, cioè quella della legge, che noi abbiamo abbondantemente discusso ed anche elaborato, così come quest'Aula ha voluto sancire nel corso delle singole votazioni riferite agli articoli, e se il Presidente - oggi quello espresso dal centrosinistra, domani pure, spero, ma se anche fosse un Presidente di segno diverso - solo perché eletto direttamente dal popolo, potesse condizionare concretamente la volontà di ciascuno dei consiglieri di quest'Aula, per imporre soluzioni diverse dalla naturale - io dico anche fisiologica e auspicata - discussione che, nell'ambito democratico, pure deve avvenire tra chi esercita funzioni differenti ed ha anche pesi differenti, perché il consenso popolare è fatto anche di numeri che vogliono dire anche consistenza della rappresentanza, se si volesse imporre un sistema pseudo-democratico, anzi quasi autoritario, come quello più o meno tratteggiato dall'onorevole Capelli, se le ragioni fossero queste, è chiaro ed evidente che per dimostrare che invece non è così, non solo non avrei firmato questo ordine del giorno, ma sicuramente non lo voterei.

Siccome sono convinto che non c'è bisogno di questa dimostrazione, perché questa è un'Aula matura, ha uomini che rappresentano...

CAPPAI (U.D.C.). L'abbiamo ringiovanita.

URAS (R.C.). L'abbiamo ringiovanita ma non così tanto, onorevole Cappai, qualcuno che aveva molti anni è andato in pensione, qualcun altro è anche rimasto, io che sono alla prima Legislatura, un giovane, ho cinquant'anni quindi siamo ragazzi cresciuti e abbiamo la capacità e la grinta per affermare la nostra volontà.

C'è una discussione sempre più attenta anche al merito, ed una relazione positiva tra chi compone quest'Aula, anche al di là delle collocazioni politiche e degli schieramenti di appartenenza, per cui io ritengo che questo ordine del giorno sia utile, sia utile perché rammenta che tutti i processi democratici devono avere percorsi che prevedono la partecipazione dei soggetti interessati, siano essi quelli politici, siano essi quelli istituzionali, siano essi quelli sociali, e questo dispositivo con cui si impegna la Giunta non è stato previsto per rammentare alla Giunta di essere più democratica di quanto appare, è democraticissima ed è seria da questo punto di vista, ma serve per indicare una modalità di relazione corretta tra forze politiche e chi ha l'onere e l'onore di assumere decisioni per tutti, perché quelle decisioni vengano adottate nell'interesse generale e con la massima condivisione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Grazie Presidente. Colleghi del Consiglio, noi riformatori voteremo contro quest'ordine del giorno ed uso i pochi minuti che sono a disposizione per argomentare il voto contrario e per argomentarlo con un ragionamento, nel senso che quest'ordine del giorno ci sembra modesto, non nel senso di umile ma nel senso di inadeguato, rispetto ai problemi che sono sul tappato. Il ragionamento è questo, ed è un ragionamento che prende spunto proprio dalla premessa che nell'ordine del giorno viene fatta, la premessa dice: "Considerato che l'esperienza autonomistica ha costituito la prassi statutaria" eccetera. Quindi noi partiamo dal presupposto che sinora il Presidente della Regione prima di stabilire la data di indizione dei comizi elettorali che erano sua competenza, ha ragionato insieme con le forze politiche e che adesso che è sua competenza indire anche le elezioni amministrative deve continuare a seguire questa prassi e lo deve fare anche con il Consiglio delle autonomie locali. Bene, noi siamo d'accordo, però colleghi vi ricordo il diverso quadro istituzionale nel quale stiamo ragionando - questa è una riflessione che i riformatori hanno fatto più volte in quest'Aula e che invitano ciascun consigliere a fare in autonomia e nella propria libertà di coscienza - e cioè, sino a quando noi avevamo un sistema parlamentare in cui il Presidente era eletto dalle forze politiche presenti in quest'Aula e ad esse rispondeva, poteva avere un fondamento che ci fosse una prassi, che sostanzialmente aveva forza di legge, che regolava rapporti che comunque rispondevano alla logica della forma di governo parlamentare. Noi oggi abbiamo una situazione diversa, abbiamo una situazione in cui, l'abbiamo detto tante volte, il Presidente della Regione ha una legittimazione esattamente identica a quella che l'Aula ha, perché è una legittimazione che gli deriva dal consenso popolare esattamente come quella di ciascun rappresentante eletto che siede in quest'Aula. Bene, ogni qualvolta che noi discutiamo una legge, è necessario che ci poniamo il problema di tradurre in norme legislative quello che sinora è stato regolato dalla prassi. Quindi se voi pensate che la prassi della consultazione delle forze politiche sia una prassi consolidata da confermare, l'unico modo di fare ciò, in presenza di un differente peso istituzionale della Presidenza, è quello di prevederla nelle leggi. Ogni altro strumento diverso dalla legge è un pannicello caldo, con il quale il Consiglio pensa di lavarsi la coscienza all'ultimo minuto, non avendo avuto la forza e il coraggio di far diventare norma ciò che norma, secondo la prassi costantemente seguita, sarebbe dovuta diventare. Noi condividiamo l'opinione secondo la quale la legge avrebbe dovuto prevedere che il Presidente consultasse le forze politiche presenti all'interno del Consiglio per rima di indire le elezioni, siano esse amministrative, siano esse regionali. Non abbiamo avuto la forza, non abbiamo avuto la volontà, non abbiamo colto l'opportunità politica di inserire questa norma nella legge. Bene signori, tante volte si è detto che un ordine del giorno non si nega a nessuno, noi riformatori in questo caso intendiamo negarlo, ma intendiamo negarlo esclusivamente per sottolineare il principio, non perché non ne condividiamo il contenuto che anzi avremmo condiviso molto di più se fosse stato inserito all'interno della norma di legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Francesco per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.

SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Solo poche parole per contribuire ad una interpretazione autentica dell'ordine del giorno che, mi spiace per i colleghi che sono intervenuti prima, si deve discostare di molto dalla lettura che è stata data. L'onorevole Capelli legge quest'ordine del giorno come se l'intestazione non fosse "ordine del giorno" ma fosse "mozione di sfiducia". L'onorevole Vargiu legge l'ordine del giorno come una sorta di aspirazione che non abbiamo avuto il coraggio di inserire nella legge. Nulla di tutto questo. Molto semplicemente, coloro che hanno firmato e che voteranno quest'ordine del giorno, hanno la consapevolezza che si sta facendo un passo che precedentemente, dal 1993 ad oggi, pur avendone il potere, il Consiglio regionale non ha inteso fare, cioè togliere al Governo nazionale la competenza in materia di indizione delle elezioni degli organi delle autonomie locali, e trasferirla al Governo regionale. Ciò significa che su questa materia non esiste ad oggi alcuna prassi ed alcuna consuetudine, a differenza di quanto avviene sia a livello nazionale per il Ministro degli interni, sia a livello regionale per il Presidente della Regione, in caso rispettivamente di elezioni amministrative e di elezioni regionali. Ripeto, rispetto a questo nuovo potere del Presidente della Regione di indire le elezioni dei consigli comunali e provinciali non esiste una prassi.

Una prassi, una consuetudine è qualitativamente diversa da una norma di legge, attiene cioè a quegli aspetti di costituzione materiale, che anche i Consigli regionali come i parlamenti contribuiscono a scrivere senza volerli disciplinare con atti normativi; tuttavia essi fanno pienamente parte del gioco della democrazia parlamentare sia ad impostazione assembleare, come quella precedente, sia a impostazione presidenziale come quella attuale. Non capisco come mai non condividiate un ordine del giorno che semplicemente riafferma, o afferma per la prima volta, una prassi. Dico riafferma perché voi consiglieri con più esperienza, anche nella scorsa legislatura, nonostante fosse già consolidata una prassi in tal senso, avete ricordato al Presidente Masala di fare in un certo modo, cioè gli avete detto: "ti ricordiamo, caro Presidente, che vogliamo essere consultati sulla data delle elezioni" e in quel caso c'era una prassi, in questo una prassi non c'è. Il Consiglio regionale sta semplicemente dicendo e raccomandando questa prassi al Presidente della Giunta il quale, attraverso l'Assessore degli enti locali, ha parlato in quest'Aula e ha manifestato un'opzione politica della Giunta regionale che va esattamente in questa direzione, perché l'assessore Gian Valerio Sanna ha detto cose che sono comunque trascritte nel dispositivo dell'ordine del giorno, anzi, ne ha dette anche di più.

Quindi noi abbiamo voluto, in questo modo, dire che ci attendiamo, anche per il rispetto della legge che abbiamo approvato ieri, che istituisce il Consiglio delle autonomie locali, che è richiamato in questo ordine del giorno, che si instauri anche per le elezioni degli organi degli enti locali sardi, una nuova consuetudine simile a quella seguita per le elezioni regionali. Noi lo diciamo, poi ovviamente attiene alla discrezionalità ed alla capacità politica non di questo Presidente, ma dei presidenti che verranno, fare di questa una prassi che si consolida, darle una forma. Una consultazione può essere fatta in termini più o meno formalizzati, il Consiglio delle autonomie locali può esprimersi con un voto, oppure attraverso una interlocuzione del suo Presidente, questa è una sua prassi, questa è una consuetudine e questo è un pezzo del gioco democratico che si farà in Sardegna nei prossimi anni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Abbiamo approvato tantissimi ordini del giorno in questo Consiglio regionale e anche in questa legislatura ma credo che l'ordine del giorno proposto oggi, per quanto ci riguarda, non possa essere approvato, ma non perché siamo contro gli ordini del giorno in genere, che, come ha detto qualcuno, non si negano a nessuno, ma perché effettivamente noi riteniamo che questo, per come è stato stilato, sia davvero assolutamente inutile.

Infatti l'ordine del giorno impegna il Presidente della Giunta, prima di indire le elezioni comunali e provinciali, a una consultazione dei rappresentanti delle forze politiche presenti in Consiglio regionale e del Consiglio delle autonomie locali. Una consultazione che, a parer nostro, non significa assolutamente nulla, tanto più che questa era una prassi consolidata, onorevole Sanna, non c'era bisogno di approvare questo ordine del giorno per riaffermare una prassi che c'era già, quindi io credo che comunque, anche se siamo in regime diverso, nel senso che il Presidente della Regione è eletto dal popolo e non dall'Assemblea del Consiglio regionale, tuttavia egli sia costretto a seguire questi comportamenti che in questo Consiglio regionale sono consolidati, una consultazione c'è sempre stata prima di qualsiasi elezione. Certo è che se si voleva fare qualcosa in più c'erano tutte le condizioni anche per inserire in legge una norma. L'opposizione ha fatto qualche proposta che secondo me poteva migliorare la legge. Io sono convinto che l'attuazione di questa legge creerà problemi, soprattutto qualche provincia avrà grossissimi problemi a causa di una legge che forse, se avessimo riflettuto magari tutti assieme po' di più, probabilmente avremmo potuto migliorare.

Quello che vogliamo dire è che effettivamente non sentiamo la necessità di approvare un ordine del giorno come questo, che riteniamo di nessuna utilità, nel senso che comunque il Presidente queste cose le ha sempre fatte e credo che continuerà a farle, poi per quanto riguarda la data delle elezioni dipende tutto da lui, non certo dalle consultazioni che farà, però per quanto ci riguarda noi siamo pronti a qualsiasi data che lui voglia indicare per le nuove elezioni provinciali.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Intervengo per dire tre cose. Dinanzi alla sollecitazione dell'onorevole Capelli e, informalmente, dell'onorevole La Spisa che richiamava la maggioranza a un atteggiamento più attento rispetto agli emendamenti proposti dall'opposizione, a non considerarli pregiudizialmente orientati al diniego anziché alla ragionevolezza e al mutamento in positivo delle proposte, c'è da dire che non vi è, né da parte mia, né da parte, credo, di nessuna delle forze politiche del centrosinistra, un atteggiamento di questo tipo. Personalmente ho sempre richiamato quest'Aula al confronto sulla ragionevolezza delle diverse proposte avanzate.

Si lamenta che l'emendamento numero 9 sia stato snobbato e che invece gli emendamenti dei colleghi sardisti siano stati enfatizzati, però sul piano dell'enfasi mi sembra che anche stasera su quest'ordine del giorno si stia un po' esagerando e spiegherò subito perché. Rispetto all'emendamento numero 9 - fatta salva, e chiedo venia per questo, una distrazione e un ritardo - mi sono fatto carico di dare uno sguardo poi alla realtà delle cose e, al di là di ciò che si richiede sul versante della composizione dei consigli provinciali, che è materia che andrebbe discussa a parte, l'applicazione della legge regionale numero 10 del 2002 rispetto alle nuove province comporta semplicemente che i consigli comunali di Tortolì, Lanusei, Sanluri e San Gavino passino da 16 a 20 consiglieri, cioè un aumento di quattro consiglieri, non da 16 a 40, almeno questo è quello che mi risulta, e quindi probabilmente c'è necessità di vedere nel merito e nelle sedi opportune anche ciò che può sembrare una deformazione e che invece lo è in minima parte. Per cui al netto della parte relativa ai consigli, l'emendamento numero 9 poneva un problema legittimamente, ma poi visto da vicino pone rimedio ad una deformazione meno ampia di quella che poteva sembrare.

Su ciò che invece diceva l'onorevole Vargiu mi pare che ci si debba un attimo concentrare, a me pare che si stia caricando di enfasi un provvedimento che dà al Presidente della Giunta non il potere di sciogliere i consigli o di fare chissà che altro, ma semplicemente di indire le elezioni. Evocare l'equilibrio dei poteri su una materia di questo genere mi sembra un po' eccessivo, ma, onorevole Vargiu, volendo anche accettare la sua impostazione, e cioè che sarebbe in gioco il sistema dell'equilibrio dei poteri della Regione, io penso che sia più importante che un Consiglio approvi un atto di indirizzo politico che dice alla Giunta che la consultazione deve avvenire su questo argomento, che è un argomento, secondo me, di non grandissimo rilievo, piuttosto che dirglielo in forme divise. Il problema è che ruolo noi diamo al Consiglio. Se si concepisce come un ruolo di interdizione del potere della Giunta, cioè che gioca di rimessa al potere della Giunta, secondo me noi lo sminuiamo, togliamo potere al Consiglio. Se invece concepiamo il Consiglio come una istituzione che si appropria interamente della sua capacità di progettare e di dare l'indirizzo, noi facciamo un regalo al sistema della Sardegna in generale, per ora e per domani, indifferentemente da chi oggi esercita le funzioni di presidente e da chi esercita quelle di consigliere.

Allora un ordine del giorno è, sì, un atto abbastanza leggero, ma è significativo, se lo vogliamo vedere sul piano dell'equilibrio dei poteri, che un'Aula parlamentare dia all'unanimità un indirizzo politico su una materia piccola che determina, comunque, in un modo più enfatico, il suo ruolo e la sua capacità dialettica rispetto alla Giunta. Vedrei più orientato ad equilibrare i poteri l'ordine del giorno che non il voto contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Nell'annunciare il voto contrario sull'ordine del giorno vorrei motivare questa scelta anche rispondendo alle considerazioni appena fatte sulla eccessiva enfasi data al significato di questo ordine del giorno.

Di per sé un ordine del giorno di questo tenore, che da parte del Consiglio ricordi al Presidente della Regione una prassi che si ritiene consolidata, o comunque si ritiene sicuramente almeno ragionevole, che impone di consultare le forze politiche prima della scelta della data di svolgimento delle elezioni, all'inizio di questa discussione poteva essere ampiamente condivisibile e proponibile da tutti. Ma non possiamo ignorare, al momento della votazione di questo ordine del giorno, quanto è accaduto in queste ore senza caricarlo di enfasi, ma anche senza sminuirne il significato politico. Quel che è accaduto in queste ore è la riproposizione di uno schema di gioco che vede il Presidente della Regione non solo fare le proprie proposte, ma modificare anche le proposte che vengono dal Consiglio regionale o dalla Commissione competente che poi arrivano alla decisione dell'Aula.

Al collega Maninchedda, con tutta la stima personale, debbo ricordare che un emendamento della Giunta ha modificato il testo proposto dalla sua Commissione, e questo nonostante siano emerse dalla discussione forti perplessità anche da parte della stessa maggioranza. Insomma, non possiamo recuperare una posizione unanime attraverso un ordine del giorno che richiama il Presidente a una prassi che se il Presidente vuole essere corretto dovrà comunque rispettare, nascondendo un fatto politico che, comunque, associato a una pratica che si è ripetuta in questi mesi in quest'Aula, riconferma l'immagine e il modello di azione di un Presidente della Regione che si comporta nei confronti della sua maggioranza, e vorrebbe comportarsi nello stesso modo anche nei confronti di tutto il Consiglio regionale, come un padre che quando si ritiene contraddetto su qualunque cosa risponde dandole di santa ragione al povero ragazzo, che avendo ormai quasi diciotto anni, o forse avendo superato i diciotto anni, ancora non riesce a dimostrare che la maturità l'ha raggiunta. Allora non si può replicare a un padre che ve le dà di santa ragione con una garbata letterina che ricorda che siete diventati maggiorenni. La maggiore età va dimostrata nei fatti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.). Grazie Presidente, anch'io intervengo solo per fare due brevissime considerazioni. La prima sulla mancata attenzione della maggioranza nei confronti delle proposte dell'opposizione, sia che siano tradotte in emendamenti, sia in ragionamenti e argomentazioni su diversi aspetti che questa legge affronta.

Io non condivido questo giudizio sulla base, credo, di una constatazione: è stata, mi pare, la maggioranza talmente attenta, forse anche condizionata e obbligata, devo dire, a riflettere sulle perplessità e anche sulle osservazioni fatte dall'opposizione a tal punto che non un emendamento, ma l'impostazione stessa di questa proposta di legge nasce da una richiesta esplicita e formale dei gruppi di opposizione. Mi dispiace che l'onorevole Capelli sia al telefono, ma questa sollecitazione è stata avanzata in modo particolare dal suo Gruppo in Commissione, che ha affermato di voler limitare l'impianto della legge solo all'acquisizione della competenza dell'indizione delle elezioni e di non essere disponibile a ragionare di altro. L'opposizione non ha detto: no, ci sono tanti altri elementi, bisogna affrontare anche il problema della modifica della legge regionale numero 10, nella parte che disciplina la composizione dei consigli comunali dei comuni capoluogo di provincia. Non si può considerare quella una legge approvata con arroganza dal centrosinistra. E' stata approvata in tempi, diciamo, andati, alcuni anni fa, con il consenso del Consiglio regionale, su proposta della maggioranza di allora.

Anche sull'emendamento numero 9, mi dispiace, ma io ho chiesto, forse anche in quel caso non ascoltato, formalmente, anche argomentando, che venisse ritirato, appunto per quei ragionamenti ed anche per l'esigenza di coinvolgere direttamente il Consiglio delle autonomie su questo, altrimenti stiamo sottraendo alla sua competenza forse la materia simbolicamente più importante, quella della composizione dei consigli.

Infine, e concludo, credo che dobbiamo sforzarci di andare oltre il contingente. Le letture, credo, hanno tutte un fondo di verità, quelle sulla valutazione degli emendamenti, sulle modifiche apportate, sulla forbice che viene allargata e così via, però io credo che non dobbiamo enfatizzare queste argomentazioni altrimenti ogni ordine del giorno che impegni la Giunta a fare qualcosa può essere considerato come una manifestazione di sfiducia nei confronti della Giunta stessa. Non è così. Di elezioni amministrative ce ne saranno quest'anno, ce ne saranno nel 2006, si porrà e si riporrà il problema dell'abbinamento, ci saranno nel 2007 e così via. Quindi, al di là del fatto contingente, se il Consiglio stabilisce un impegno nei confronti della Giunta non lo fa per l'oggi, ma per estendere una prassi statutaria all'esercizio di una nuova competenza e credo che questo si possa fare e sia legittimo farlo. Si può anche normare questa prassi, perché siamo in presenza di una grande innovazione, cioè l'elezione diretta del Presidente, però io pongo una domanda, onorevole Vargiu, la pongo anche come argomento di riflessione successiva perché avremo modo di ritornarci: se in un regime parlamentare, in cui le forze politiche e l'Assemblea avevano il potere esclusivo in queste materie, quindi un potere non demandabile a un organo monocratico, non si è sentito il dovere di normare, figuriamoci se questa esigenza si può porre in un regime misto, in cui anche il Presidente della Regione viene eletto direttamente dal popolo! Esistono degli adempimenti che sono difficili da normare, perché ogni norma poi si presta anche a letture diverse, probabilmente perverremmo a un risultato peggiore di quello che si vuol raggiungere.

Quindi incardinare questa nuova competenza su una prassi consolidata penso che sia, forse, oggi, la forma più corretta di rispetto della volontà delle forze politiche e di condivisione della scelta di una data. Quando torneremo sulla possibilità eventuale di disciplinare in legge questa consuetudine e di decidere chi deve esprimere il parere se la Commissione o il Consiglio con un suo atto, penso che avremo opinioni molto diverse e probabilmente giungeremo alla stessa conclusione a cui si era arrivati oggi, cioè a non normarla, ma a stabilire una prassi e una consuetudine. La data in cui si gioca la partita elettorale, a maggior ragione quella che riguarda altre istituzioni, penso che sia giusto deciderla dopo aver consultato le forze politica, in questo caso, anche previo parere obbligatorio del Consiglio delle autonomie. Si tratta di una innovazione importante che sottrae al potere monocratico la possibilità di decidere in piena solitudine. Penso che questa sia, per queste ragioni, oggi, la scelta più sensata. Quindi credo che l'ordine del giorno vada preso non per una abdicazione, ma per stabilire una regola che va oltre la situazione attuale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, credo che non sia un mistero, noi di Alleanza Nazionale abbiamo fin dal primo momento dichiarato di voler rispettare la data che verrà stabilita per le elezioni amministrative nazionali, per cui non riteniamo neanche opportuno prendere in considerazione l'ordine del giorno proposto dalla maggioranza. Certo è che le dichiarazioni del presidente Soru, frutto certamente di scarsa esperienza politica, giustificate con motivazioni le più svariate, una fra tutte quella del costo eccessivo che avremmo dovuto sopportare se avessimo scelto una data diversa da quella prevista per le elezioni amministrative a livello nazionale, sono state inopportune e improvvide. Io attribuisco tali dichiarazioni alla poca esperienza, ma mi viene anche difficile pensare che il Presidente della Regione, con tutti i poteri che ha, con tutte consulenze che può attivare non conosca l'articolo 17 della legge numero 136 del 1976, che dice testualmente che i costi delle elezioni degli enti locali sono a totale carico dei bilanci ordinari degli stessi enti. Quindi, evidentemente, mi viene difficile pensare che questa fosse la motivazione reale del presidente Soru, e se il presidente Soru ritiene di poter convocare le elezioni per la data del 3, vuole dire che noi siamo ortodossi, ed è ortodosso anche il presidente Soru, e vuol dire che gli eretici sono altri. Siccome l'altro giorno quando si è affrontato questo dibattito a distanza con l'onorevole Maninchedda, l'onorevole Maninchedda non era in Aula, io dico che se dobbiamo essere eretici lo dobbiamo essere fino in fondo e non accontentarci di un ordine del giorno. Se siamo eretici noi dobbiamo dire al presidente Soru: "Presidente, la data delle elezioni la stabilisce una volta per tutte il Consiglio regionale", se vogliamo dare peso e corpo al fatto che noi siamo rappresentanti del popolo sardo e siamo qui per prendere delle decisioni importanti.

Avendo il presidente Soru dichiarato già settimane fa di voler indire le elezioni per il giorno 3, il proporre oggi un ordine del giorno parrebbe a me, profano della politica, che significhi che la maggioranza riponga una scarsa fiducia nelle cose che il presidente Soru dice. Presidente, stia attento perché qui c'è un ordine del giorno che dice che "baraban baraban", poi magari il presidente Soru fa altre considerazioni sulla data delle elezioni, considerazioni che possiamo immaginare, che tutti quanti voi forse avete immaginato e che non sono così importanti in questa discussione, ma certo è che quest'ordine del giorno non contribuisce a fare chiarezza.

Non fanno neanche chiarezza le considerazioni che sono state fatte sull'emendamento numero 9 perché vede, onorevole Orrù, io ho ascoltato con attenzione il suo interessante passaggio su questo argomento che è totalmente diverso da quanto ha affermato l'onorevole Maninchedda, su questo allora ci dobbiamo appena appena confrontare. Lei ritiene che la modifica della composizione dei consigli comunali e provinciali possa essere fatta con quella legge che è attualmente all'esame della prima Commissione e che invece l'onorevole Maninchedda dubita possa essere esitata prima di stabilire la data delle elezioni, che è quello che poi fondamentale ho chiesto io, perché credo che sia corretto dire agli elettori e dire agli eletti quali sono le norme che regoleranno successivamente vari aspetti dell'ordinamento comunale e provinciale. Allora per fare ciò è necessario che quella famosa legge che l'onorevole Maninchedda si è impegnato a portare in Commissione mercoledì, sia esitata da questo Consiglio regionale prima di stabilire la data delle elezioni comunali o provinciali perché coloro che andranno alla tornata elettorale, eletti ed elettori, devono avere l'esatta conoscenza delle norme, delle nuove regole che il Consiglio regionale ha delineato, sul numero degli assessori, sul numero dei componenti dei consigli provinciali o dei consigli comunali, sulle incompatibilità, su tutta una serie di argomenti che secondo me è necessario che vengano disciplinati prima.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno numero 1.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta dell'onorevole La Spisa?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri RASSU, PETRINI, SANJUST, SANCIU, MURGIONI, PISANO, CASSANO.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1.

Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - BALIA - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GIORICO - LAI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SERRA - URAS.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - GESSA - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - ONIDA - PETRINI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 52

Votanti 52

Maggioranza 27

Favorevoli 32

Contrari 20

(Il Consiglio approva).

Procediamo adesso alla votazione finale della legge. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente, ruberò pochi minuti per motivare la mia astensione, ma anche per chiarire al collega Orrù il mio pensiero perché probabilmente non è lei che non ha compreso, onorevole Orrù, ma sono stato io a non essermi spiegato bene.

Le rammento che i rappresentanti del Gruppo dell'U.D.C. si sono astenuti su questa legge in Commissione, non hanno sicuramente votato a favore, per cui nessuna discrepanza vi è tra la linea assunta in Commissione e quella assunta in quest'Aula. Ho riferito di quanto avvenuto nel corso della discussione dell'articolo 2 della legge: noi non intendevamo modificare il testo di legge, è la Giunta che intendeva farlo. Siete voi che avete discusso in contraddittorio con la Giunta perché non condividete l'impostazione data dal Presidente, siete voi che avete sentito la necessità (passatemi il termine) di lavarvi la coscienza con un ordine del giorno per richiamare il Presidente ai suoi doveri. Doveri ovviamente non scritti in legge ma sempre osservati per consuetudine, per rispetto istituzionale, doveri a cui non è necessario richiamare un Presidente che ha l'obbligo morale, istituzionale e politico di sentire le forze politiche prima di stabilire la data di una competizione elettorale. Siete voi che avete, in contrasto con la Giunta, difeso il comma 3 dell'articolo 2 nella parte in cui prevede che della decisione che stabilisce la data delle elezioni non sia solo responsabile il Presidente, ma ci sia la correità dell'Assessore competente in materia di enti locali, mentre la Giunta intendeva, o meglio il Presidente della Giunta intendeva,

(Interruzione del consigliere Sanna Francesco)

Corresponsabilità, mi correggo, ha ragione, corresponsabilità dicevo dell'Assessore competente mentre il Presidente della Giunta invece voleva avocare a sé qualsiasi tipo di decisione modificando il testo esitato dalla Commissione. Perciò l'U.D.C. non voleva correggere il testo di legge, e comunque si sarebbe astenuta su questa legge in piena sintonia con quanto avvenuto in Commissione, e sottolinea che la stessa Giunta voleva correggere il testo della maggioranza. E' legittimo tutto questo, fa parte di un normale e tranquillo dibattito democratico, non è un'azione di sfiducia, ed anche questo ordine del giorno non era da intendere, onorevole Sanna, come mozione di sfiducia, secondo l'interpretazione che lei ha dato del mio intervento, ma come un contributo ad un confronto democratico su posizioni ed opinioni diverse, purtroppo sono altri che interpretano la vostra posizione come mancanza di fiducia imponendo a voi le loro decisioni.

Ecco perché continuo a sottolineare che questa legge ha aperto un solco che, credo,sia stato già ricoperto, ma non attraverso il raggiungimento di un accordo, ma semplicemente perché, come al solito, il Presidente della Giunta ha deciso per voi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Anch'io rubo soltanto qualche secondo per confermare il voto di astensione del Gruppo dei Riformatori e riprendere per un attimo il ragionamento fatto dall'onorevole Maninchedda ma soprattutto dall'onorevole Orrù che si richiamavano ad una mia riflessione sul riequilibrio dei poteri. Io non sostengo che sulla indizione delle elezioni noi dobbiamo riequilibrare i poteri, è probabile che proprio l'indizione delle elezioni, invece, possa essere uno di quei compiti che anche in un sistema di tipo presidenzialista e maggioritario sia corretto che continui ad essere posto in capo al Presidente della Giunta. Il problema del riequilibrio dei poteri però si porrà, e si pone costantemente, ogni qualvolta noi dovremo legiferare in materia di riforme istituzionali. Quindi, collega Orrù, non è che poiché il problema non si poneva ai tempi del parlamentarismo, a maggior ragione non si pone adesso, è esattamente il contrario: oggi si pone proprio perché, con l'elezione diretta, il Presidente ha molti più poteri, a differenza dei tempi del parlamentarismo in cui gli elementi di pressione e di riequilibrio automatico da parte del Consiglio nei confronti della Presidenza erano intrinseci a quella forma di governo. Quindi oggi si pongono dei problemi di riequilibrio che nelle passate legislature noi non abbiamo avuto, poi starà a questo Consiglio valutare volta per volta quando, per eventuale sollecitazione della minoranza, o presa di conoscenza dell'intero Consiglio, si renderà opportuno inserire all'interno dei testi di legge che noi esamineremo degli elementi di riequilibrio. Noi crediamo che ogni volta che ci troveremo ad affrontare problematiche di tipo istituzionale, questa poteva essere una di quelle, è possibile che sia necessaria una riflessione dell'intero Consiglio per valutare se il Consiglio in qualche maniera debba attribuire a se stesso delle competenze che quando vigeva la forma di governo parlamentare nessuno aveva posto in discussione, in quanto non vi era motivo per contendere, oggi che il sistema è diverso può essere che invece quanto meno se ne discuta.

PRESIDENTE. Procediamo alla votazione finale della legge. Prego i consiglieri di prendere posto.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del disegno di legge numero 79/A.

Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - BALIA - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIORICO - LAI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.

Risponde no: la Vicepresidente LOMBARDO.

Si sono astenuti i consiglieri: AMADU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - MORO - MURGIONI - ONIDA - PETRINI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 55

Votanti 37

Astenuti 18

Maggioranza 19

Favorevoli 36

Contrari 1

(Il Consiglio approva).

I lavori sono conclusi. Il Consiglio verrà riconvocato a domicilio.

La seduta è tolta alle ore 19 e 39.