Seduta n.40 del 16/11/2004
XL SEDUTA
Martedì 16 novembre 2004
Presidenza del Vicepresidente PAOLO FADDA
indi
del Presidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 10 e 09.
CHERCHI Oscar, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta del 9 novembre 2004 (36), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Gerolamo Licandro ha chiesto tre giorni di congedo per le sedute del 16, 17 e 18 novembre 2004. Poichè non vi sono opposizioni, questo congedo si intende accordato.
Risposta scritta ad interrogazione
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alla seguente interrogazione:
"Interrogazione CALIGARIS sull'organizzazione dell'Ufficio Stampa della Regione, sul ruolo della piccola editoria, sulla valorizzazione del pluralismo e sulla opportunità di indire la Conferenza regionale dell'informazione". (47)
(Risposta scritta dell'11 novembre 2004.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza:
CHERCHI Oscar, Segretario f.f.:
"Interrogazione CHERCHI Silvio - LAI - CALLEDDA - SECCI, con richiesta di riposta scritta, sul licenziamento di alcuni dipendenti di Sardegna Uno a seguito della vendita dell'azienda". (68)
"Interrogazione MANCA - BIANCU - ADDIS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - COCCO - FADDA Paolo - GIAGU - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SECCI, con richiesta di risposta scritta, sul disagio da parte dei malati di diabete per il reperimento dei presidi sanitari (siringhe e test diagnostici) nel territorio della Provincia di Sassari". (69)
"Interrogazione MORO - ARTIZZU - DIANA - LIORI - SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulla sentenza della Corte Costituzionale n. 196 del 2004". (70)
"Interrogazione LAI, con richiesta di risposta scritta, sulla attività del Consiglio di amministrazione dell'Ersu di Sassari". (71)
"Interrogazione BARRACCIU - FLORIS Vincenzo - PIRISI - CUCCA - BALIA, con richiesta di risposta scritta, sulla grave perdurante situazione di crisi amministrativa in cui versa il Comune di Osidda". (72)
"Interrogazione CASSANO - DEDONI, con richiesta di risposta scritta, sul blocco degli incentivi in favore del comparto artigianale (legge regionale n. 51 del 1993)". (73)
"Interrogazione CALIGARIS - BARRACCIU - CERINA - COCCO - LANZI - SANNA Simonetta, con richiesta di risposta scritta, sull'utilizzo della CONSIP (Concessionaria servizi informatici pubblici) da parte della pubblica amministrazione e degli enti regionali per gli acquisti e sulle conseguenze negative per le imprese commerciali e produttive della Sardegna". (74)
"Interrogazione BRUNO - GIORICO - GIAGU - LAI - MASIA - MANCA - LICHERI, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione della scuola di volo di Alghero". (75)
"Interrogazione MURGIONI - LADU - ONIDA, sul ritardo lamentato dal Comune di Villaputzu (CA) e dai pescatori della zona nella ricezione degli indennizzi per le servitù militari e per l'utilizzazione estiva della spiaggia di Murtas con strutture mobili a servizio dei bagnanti". (76)
"Interrogazione MURGIONI - LADU - ONIDA, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di nuovo svincolo sulla nuova statale 125 per migliorare la viabilità in direzione dell'abitato di Villaputzu (CA)". (77)
"Interrogazione IBBA, con richiesta di risposta scritta, sulle competenze trasferite all'ESAF S.p.A. e sui rischi di privatizzazione del comparto idrico della Sardegna". (78)
"Interrogazione DEDONI, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi nelle procedure delle pratiche di invalidità civile nella provincia di Oristano (legge regionale n. 12 del 2003)". (79)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza:
CHERCHI Oscar, Segretario f.f.:
"Interpellanza BALIA - MASIA sui gravi rischi per il comparto dei servizi idrici e per i lavoratori che operano nel settore a seguito dell'individuazione di un nuovo soggetto gestore. (41)
"Interpellanza URAS - MARROCU - GIAGU -CALLEDDA - CHERCHI Silvio - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - IBBA - LANZI - LICHERI - PISU - SABATINI - SALIS - MASIA - BALIA - CERINA - CALIGARIS - BARRACCIU - PIRISI - BRUNO - SERRA - CUGINI - ORRU' - SANNA Simonetta- GIORICO sulla lotta delle lavoratrici delle imprese di pulizia impegnate nei servizi presso l'ENEL S.p.A. di Cagliari". (42)
"Interpellanza LADU - ONIDA - MURGIONI sulla visita dell'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale alla ASL 4 di Lanusei". (43)
"Interpellanza LAI - BRUNO - GIAGU - GIORICO - LICHERI - MANCA - MASIA sulla situazione all'interno della casa circondariale di Sassari". (44)
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza:
CHERCHI Oscar, Segretario f.f.:
"Mozione DEDONI - CASSANO - VARGIU - PISANO - SANNA Matteo - DIANA - BIANCAREDDU - SANCIU - CAPPAI - RASSU - ARTIZZU - MORO - MURGIONI - RANDAZZO - PILI - MILIA - LIORI - CAPELLI - LA SPISA - SANNA Paolo Terzo - LOMBARDO sulla solidarietà della Regione a favore del maresciallo Marco Diana colpito da gravi patologie da contatto con sostanze tossiche ed inquinanti, ivi compresi i derivati da uranio impoverito". (18)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge numero 20/A e delle proposte di legge numero 24/A e 28/A. E' in discussione l'articolo 3 con i relativi emendamenti.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Per chiedere, se è possibile, una sospensione di dieci minuti. PRESIDENTE. Se non ci sono opposizioni i lavori riprenderanno alle ore 10 e 25.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 13, viene ripresa alle ore 10 e 30.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori. Invito un Segretario ad accomodarsi al banco della Presidenza. Siamo in fase di discussione dell'articolo 3. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, colleghe, colleghi, onorevole Pili (non a caso mi rivolgo all'onorevole Pili), la mia attività politica nelle istituzioni ha avuto inizio nel 1990 quando fui eletto, pur essendo in quegli anni un iscritto al Movimento Sociale Italiano, come indipendente al comune di Oristano nelle liste della Democrazia Cristiana. . Fu una parentesi breve e abbastanza difficile, perché era iniziato probabilmente il decadimento di un certo modo di interpretare le esigenze della gente; e, infatti, si arrivò allo scioglimento del consiglio comunale di Oristano.
Faccio questa breve premessa per mettere a fuoco il mio carattere, il mio modo di fare la politica e anche il mio modo di disobbedire. Fin da piccolo sono sempre stato un disobbediente, ho disubbidito sempre a tutti e a tutto; l'unica persona alla quale non ho mai disubbidito è stata mio padre, per il resto, quando ho ravvisato la necessità, ho detto di no a tutto e a tutti. Ho detto no al mio Presidente nazionale, in primo luogo, ho detto no neanche molti mesi fa al mio capo corrente, ho detto no a tutti, nel lavoro e fuori dal lavoro. Ho sempre ritenuto che non sia il tipo di scarpe che si porta a consentire ad ognuno di noi di esprimere le proprie idee e il proprio modo di operare nella vita sociale e politica.
Ora, queste considerazioni, che possono non avere attinenza con l'argomento in discussione, credo che siano fondamentali per far capire, così come credevo di aver già fatto capire all'atto dell'insediamento, in uno dei primi interventi in quest'Aula, che il partito che rappresento, e che spero di rappresentare ancora per molti anni, non intende omologarsi a nessuno. La linea politica è quella stabilita da questo Gruppo consiliare, dal partito che io rappresento; non vogliamo assolutamente, io per primo non voglio delegare questo ruolo ad alcuno.
Io non ho perso le elezioni, è il Presidente che lealmente ho sempre sostenuto che ha perso le elezioni, e di questo bisogna prenderne atto in quest'Aula e fuori da quest'Aula. Le battaglie politiche si possono vincere, si possono perdere, possono finire anche in un sostanziale pareggio. Oggi noi ci troviamo in prima linea nell'avversare una legge che non condividiamo, che abbiamo sempre detto di non condividere, spero si sia riusciti a far capire la nostra posizione alla gente, ai sindaci, ai portatori di interessi, a tutti coloro che sono impegnati nella soluzione dei gravi problemi della regione Sardegna.
Io però credo nella democrazia, possiamo discutere su quale tipo di democrazia siamo chiamati ad interpretare, se una democrazia della maggioranza o una democrazia del popolo, ma sono comunque fermamente convinto che le battaglie si debbano fare all'interno dell'Aula, scontrandoci, confrontandoci, senza per questo interferire o cercare di interferire nell'attività dei singoli Gruppi che hanno la loro autonomia, la rivendicano e non vogliono assolutamente che altri possano in qualche maniera utilizzare strumenti che io, personalmente, non condivido, ma che nessuno, credo, condividerebbe.
La nostra battaglia su questa legge sarà, quindi, ancora più intransigente, ma sempre imperniata sui contenuti, sul merito, su tutte le questioni che noi abbiamo sollevato e continueremo a sollevare, perché riteniamo che questo testo di legge non sia rispondente alla dialettica del rapporto Giunta - minoranza, rapporto che è sempre stato leale e che tale deve continuare a essere pur nel rispetto dei differenti ruoli.
Il ruolo del Presidente Capogruppo di Alleanza Nazionale è quello di fare un'opposizione dura, certamente, ma rispettosa dei dettami della democrazia. Io non sono portato per occupare le aule parlamentari, potrei anche farlo se ravvisassi, veramente, nella maggioranza un atteggiamento tendente a minare la democrazia di questo Paese. Questo io ancora non l'ho notato.
Ripeto, siamo contrari a questa legge, credo che ci siano pochi margini di manovra per trovare un accordo, e accordo non se ne troverà. L'accordo di cui si è parlato è un accordo sui tempi, perché non si può tenere ingessato un Consiglio regionale per mesi e mesi su un argomento che, per quanto rilevante e interessante, anticipa problemi certamente molto più importanti di questo e molto più utili per il futuro sviluppo economico di questa Isola.
Quindi queste considerazioni e altre che certamente si potranno fare, all'interno dell'Aula e fuori dall'Aula, chiariscono che Alleanza Nazionale è un partito di opposizione, e riconosce il ruolo della maggioranza che ha vinto e che è legittimata a governare la Sardegna. Se governerà bene o male non saremo noi a dirlo, ma lo diranno i cittadini.
Certo è che in questo momento, fin quando non emergeranno considerazioni di altro genere e non ci sarà un chiarimento all'interno di tutta la minoranza, noi continueremo a prendere la parola senza utilizzare né le pantofole, né le scarpe da tennis e senza appiattirci su posizioni che non sono condivise, ma parleremo certamente nell'interesse dei sardi. Parleremo anche nell'interesse del nostro partito che deve fare, indubbiamente, ammenda dei troppi errori compiuti nel passato e perciò, io credo, che debba recuperare visibilità. E la visibilità la si recupera con le idee, la si recupera attraverso l'approccio con la gente, facendo capire veramente, fuori da quest'Aula, che questa legge non la condividiamo e non la potremo mai condividere. Quindi siamo fiduciosi che il Consiglio regionale, tutto, quindi anche la maggioranza, tenga nel debito conto quello che sto dicendo e che, nei limiti delle possibilità, possa anche rivedere una legge che a nostro avviso può essere molto dannosa per i sindaci, per gli amministratori, per tutti i cittadini della Sardegna..
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Non ho chiesto di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, lei non lo ha chiesto oggi, ma lo aveva chiesto la settimana scorsa, quindi era iscritto a parlare.
SANNA MATTEO (A.N.). Rinuncio.
PRESIDENTE. Rinuncia, perfetto. Su che cosa intende parlare, onorevole Pisano? Le ricordo che le iscrizioni a parlare debbono avvenire nel corso del primo intervento.
PISANO (Riformatori Sardi). Non è così.
LA SPISA (F.I.). Questa regola è valida quando si è in fase di discussione generale.
PRESIDENTE. La regola si applica anche durante la discussione degli articoli, è sempre così.
Comunque, onorevole Pisano, non è un problema. Io sto sottolineando il fatto che questa è la regola che abbiamo sempre applicato. Se l'Aula non si oppone, pur non avendo concesso di intervenire ad altri colleghi, non ho nessun problema a darle la parola. Adesso ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, credo sia necessario intervenire brevemente per puntualizzare alcune questioni, che è bene rimangano nei resoconti dei lavori di questo Consiglio. Questo per arrivare, dopo la ridda di notizie un po' fantasiose di questi giorni, ad una posizione chiara su questo testo di legge presentato dalla Giunta regionale. Un disegno di legge, lo ribadisco ancora una volta e con maggiore chiarezza, che non ci è mai piaciuto e non ci piace, che riteniamo completamente e diffusamente pervaso di illegittimità e che soprattutto crediamo capace, se diventerà legge, di causare un danno economico netto ed ingiusto a molti cittadini che, nel rispetto delle leggi di questo Stato e di questa Regione, hanno pensato di intraprendere iniziative secondo le regole del mercato.
L'assurdo di questo disegno di legge - e se diventerà legge sarà tale con i nostri voti contrari - è quello di sancire il trionfo delle illegittimità, operando in una materia nella quale la Regione non ha competenza primaria . Nessuno, infatti, ha tenuto presente il nuovo riparto di competenze operato con le modifiche del Titolo V della Costituzione, a cui ho fatto costantemente riferimento in tutti gli interventi. Infatti, l'articolo 117 attribuisce espressamente allo Stato competenza esclusiva in materia paesaggistica e, con il decreto legislativo del 22 maggio 2004, numero 42, lo Stato ha esercitato questa competenza lasciando alla Regione margini assai esigui per l'esercizio di alcune funzioni amministrative.
Ed è ancora più assurdo pensare che nelle more del parere della Corte costituzionale, e le ovvie lungaggini che vi saranno, i cittadini vedano compressi i loro diritti in forza di una legge così manifestamente illegittima.
Va sottolineato che con questo provvedimento è stata bloccata l'edificabilità solo in certe zone. Infatti, i pochi comuni dotati di PUC, redatti in applicazione dei Piani paesaggistici annullati, non rientrano nel blocco. Ma se quei piani erano illegittimi e l'esigenza di bloccare l'edificabilità era tanto sentita, come si giustifica questa deroga? E poi chi ha detto che l'annullamento di quei piani paesistici non abbia travolto anche il PUC? Senza dimenticare che il decreto legge del marzo 2004, già convertito in legge, prevede espressamente lo scioglimento di quei Consigli comunali che entro diciotto mesi non approvino il PUC, cioè entro settembre 2004.
Per non parlare poi del modo in cui è stato gestito il rapporto con il Consiglio. Diciamo Consiglio e non le opposizioni, perché riteniamo grave che sia stato espropriato proprio il Consiglio, nella sua interezza. E' stato cassato il diritto al dibattito; se l'opposizione presenta emendamenti si dice che fa ostruzionismo, ma neppure si legge il testo delle modifiche che noi, come opposizione abbiamo proposto. Si costringe il Consiglio a un'estenuante e inutile tour de force anche nel fine settimana, che nostro Signore giustamente aveva dedicato al riposo.
Il nostro è un no secco, così sarà e lo rimarrà, anche se riconosciamo, perché abbiamo un'antica cultura democratica, il pieno diritto della maggioranza di legiferare. Lo riconosciamo, sia chiaro, nella stessa misura in cui la maggioranza riconosce a noi il diritto e la dignità dell'opporci a un provvedimento che non è emendabile.
Per dimostrare quanto sto affermando, colleghe e colleghi, abbiamo presentato un emendamento che può sembrare una provocazione, ma non lo è. Purtroppo non ho avuto l'opportunità di illustrarlo perchè ero assente in quel momento e, quindi, utilizzo la discussione generale per farlo. Questo emendamento è una sfida politica aperta, franca e leale; una sfida che dimostrerà, perché è facile prevederlo, che la maggioranza non voterà favorevolmente, perchè non è vero che esiste, come andiamo ripetendo da giorni, anzi, per amore della verità, da settimane, un fronte ambientalista da un lato cui si oppone un fronte cementificatore dall'altro.
Al contrario, noi ci sentiamo veramente ambientalisti e ci poniamo il problema di fare dei distinguo, da un punto di vista turistico e urbanistico, sulla qualità delle opere che vengono edificate in base al contesto storico e geografico . Andiamo ripetendo da giorni che una differenza c'è tra l'abitato di La Maddalena e gli scempi di Portisco, solo per fare un esempio; così come non possiamo mettere sullo stesso piano Porto Cervo con Capo Comino di Siniscola, sulle cui coste sono state realizzate delle "porcherie"; non possiamo confondere le palafitte del comune di Baunei con il Forte Village, sempre per fare altri esempi.
Ecco, in quest'ottica noi chiediamo che in questo provvedimento, che non piace a nessuno, ma proprio a nessuno, né nella maggioranza, né nella opposizione, né tra le forze sociali, né tra le categorie produttive, vengano inseriti, con l'emendamento che abbiamo presentato, due importanti elementi. Il primo è il concetto di scempio ambientale, che consentirà di demolire le opere che deturpano gravemente il paesaggio; il secondo è il principio che pone in capo ai comuni il potere e il dovere di individuare gli scempi, valutarne l'impatto, deciderne l'abbattimento.
Sul primo principio chiediamo un confronto per verificare se ritenete che si debba bloccare la possibilità di edificare in attesa di un piano omogeneo. Bene, sarete anche voi del parere che gli orrori urbanistici della Marmorata Santa Teresa oppure di Portisco, come dicevo prima, o certe colate di cemento in varie località dell'Isola, debbano essere smantellate, buttate giù, distrutte, cancellate come una delle pagine più nere della storia urbanistica sarda; pagine delle quali, come è noto, noi non ci sentiamo responsabili. E se non siete d'accordo, e voterete contro questo emendamento, sarete stati voi a mantenere in piedi strutture che arrecano vergogna all'Isola e che ci squalificano, strutture che non potranno essere compatibili con nessun piano futuro e che dobbiamo avere il coraggio di dire che non servono né al turismo, né all'idea di qualità dell'offerta turistica che abbiamo tutti, né allo sviluppo dell'impresa: sono solo brutte.
In secondo luogo riconosciamo il principio che siano i comuni a decidere della loro sorte, riconosciamo ai comuni la prima competenza in materia di governo del territorio e di elezione della qualità delle opere che vengono realizzate. Con questo emendamento si prevede che i comuni debbano provvedere alla redazione di un censimento delle strutture già realizzate e di quelle i cui provvedimenti concessori sono già perfezionati, e con deliberazione del Consiglio comunale provvedere poi a ritirare le concessioni e ad abbattere gli scempi.
Spero che nessuno abbia il coraggio di alzarsi e di dire che si tratta di norme che ledono questo o quel principio di legge, perché sarebbe come cercare la famosa pagliuzza negli occhi altrui senza guardare i propri.
Concludo. Questo provvedimento di legge è brutto, è illegittimo, grave fonte di pregiudizio per i cittadini onesti e, per di più, non tutela l'ambiente. Noi abbiamo fatto finora un'opposizione netta, e continueremo a farla se si proseguirà con la politica del muro contro muro, così come ci opporremo a tutti gli altri provvedimenti che porterete in Aula qualora dovessero danneggiare i sardi.
Bisogna che tutti ci rendiamo conto che, certamente, la maggioranza governa ma che le opposizioni contribuiscono anche a decidere i tempi e che per la salute della democrazia è bene che i provvedimenti siano, per quanto possibile, fonte di accordo tra le diverse sensibilità politiche. Accordi politici alti di costruzione democratica avvengono e debbono avvenire alla piena luce del sole in quest'Aula che è il parlamento dei sardi. Accordi che meritano un'ampia dignità e che noi auspichiamo per tutti i provvedimenti di riforma che condizioneranno la vita dell'Isola per molti anni.
Noi siamo certi che voi sarete consenzienti su molte di queste cose e, in caso contrario, è chiaro che ognuno eserciterà il suo ruolo; ma io, e sottoscrivo quanto ha detto Diana poc'anzi, ritengo che noi abbiamo cercato di attivare tutte le procedure per approvare provvedimenti altrettanto importanti, non dico i più importanti, ma altrettanto importanti in tempi certi e non certamente in tempi biblici. E noi, come è sempre stato per la nostra cultura politica, siamo coerenti agli impegni che assumiamo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà. PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, le ricordo che lei stesso in quest'Aula aveva chiarito che l'iscrizione a parlare può anche non farsi entro il primo intervento, perché aveva rimandato all'articolo 78 del Regolamento in luogo dell'articolo 77; ma questo rientra nelle sue competenze e credo che si avrà modo di chiarirlo.
Annuncio il voto contrario del nostro Gruppo e quello mio personale all'articolo 3 del provvedimento presentato in quest'Aula. Questo articolo costituisce infatti il cuore dell'intero provvedimento e ne contiene tutte le incongruenze e tutte le irrazionalità. Innanzitutto l'articolo 3, così come è stato poi rimodulato e reiscritto attraverso un taglia e incolla dal cosiddetto emendamento 1887, appare del tutto insufficiente e, a nostro avviso, scritto secondo una tecnica quasi letteraria, molto sperimentata, quasi un dramma "shakespeariano" oserei dire, proprio perché insieme ad un elemento fortemente buono e fortemente positivo è presente un insieme di elementi invece cattivi, negativi, che hanno la sola funzione, e in questo senso bisogna davvero riconoscere e dare atto che almeno questo c'è, di far emergere la positività di quest'unico elemento buono.
Mi spiego. L'unico elemento buono contenuto in questo provvedimento è l'intento normativo, cioè quello di salvaguardare davvero il paesaggio costiero di quest'Isola, ritenuto un bene primario, ritenuto un bene imprescindibile e ritenuto tra l'altro il presupposto per un modello di sviluppo turistico sostenibile.
Ma, quando dalle intenzioni si passa ai fatti, le cose, come noi possiamo constatare, cambiano e si crea un divario. Il presupposto di questo provvedimento, che è appunto un modello di sviluppo turistico sostenibile, non è sufficientemente correlato, anzi non è correlato per niente, perché in nessun punto della normativa in esame si indicano gli elementi su cui basare questo modello di sviluppo turistico sostenibile, al quale questo provvedimento urbanistico vorrebbe aggrapparsi.
Io mi sono chiesto e ho tentato anche di fare una ricerca per appurare in quale parte del mondo esista un sistema turistico basato su un vincolo urbanistico così forte, in quale costa del mondo cioè esista un vincolo di inedificabilità fino a due chilometri dalla linea di battigia. Credo, ma ovviamente la mia analisi può essere stata insufficiente, che in nessuna parte del mondo esista un modello simile. Questo non significherebbe comunque che non possa essere perseguibile nel momento in cui davvero rispondesse a esigenze reali di quest'Isola.
Manca in questo provvedimento un altro elemento importante, e questo è stato denunciato da tutte le organizzazioni datoriali e sindacali, la comprensione del reale impatto di questa normativa sui livelli occupazionali e sui processi di sviluppo attualmente in atto. Noi non sappiamo proprio che cosa oggi potrebbe accadere, perché nessuna analisi economica, geografica e territoriale è stata fatta nell'ambito delle coste di questi settanta e oltre comuni costieri, per capire quali processi di sviluppo economico verrebbero frenati, quali verrebbero bloccati e quali invece verrebbero paradossalmente favoriti.
Non sfugge a nessuno infatti che un provvedimento di questo genere altera gli equilibri di sviluppo anche del cosiddetto mercato finanziario e quindi dei processi, legittimi o non legittimi, di speculazione finanziaria; chi oggi possiede un terreno o comunque una proprietà distante oltre due chilometri dal mare è chiaro che si ritrova con una potenzialità finanziaria ben diversa da quella che aveva fino a qualche giorno fa, mentre subisce un decremento di valore patrimoniale chi invece possedeva qualcosa entro il raggio di due chilometri. Quindi uno spostamento in termini di capitale che è forse di proporzioni mai viste in questa nostra Isola.
Una ulteriore incongruenza, ancora più grave, si verifica nel momento in cui l'emendamento 1887 introduce un elemento nuovo, ma che non ha niente a che fare con questo provvedimento di legge, e che ancora una volta riguarda l'eolico, un problema configurabile come un problema tipicamente energetico e del quale c'eravamo ripromessi, tutti, di parlarne nel momento in cui si sarebbe discusso il nuovo piano energetico regionale. Quindi credo proprio che il punto 3, introdotto con l'emendamento 1887, andrebbe prontamente rimosso.
Io ho tentato di ragionare su questo provvedimento in termini positivi, ma siccome noi dobbiamo argomentare sulla base dei grandi numeri e siccome i nostri provvedimenti non possono che essere suffragati dai dati statistici, è chiaro che dobbiamo chiederci come si qualificherà questa offerta turistica, una volta alterata da una norma urbanistica così fatta: sarà o no ancora congruente alle attese economiche del nostro PIL e del nostro sviluppo?
Possiamo anche banalizzare il ragionamento e dire che noi nel mare, quando riusciamo ad andarci, è chiaro che troviamo alcuni elementi positivi che ci attraggono verso questo bene; il mare è essenzialmente un bene di fruizione turistica, e quali sono gli elementi che ci attraggono?
Dai dati statistici si rileva che non è assolutamente l'acqua del mare, pensate, risulta essere invece l'aria del mare, cioè l'aria che si respira. Lo stare vicino al mare paradossalmente è l'elemento primario cercato dal turista. Se io anziché stare a trecento metri dal mare dovessi stare a due chilometri è chiaro, e ve lo dimostrerò anche da un punto di vista scientifico, che le cose sono ben diverse; e come il turista anche io, ma penso anche il Presidente, preferirei stare naturalmente in riva al mare perché l'aria, la cosiddetta brezza marina, può essere percepibile soltanto fino ad una certa distanza e la distanza è un fattore meteorologico. Noi sappiamo infatti che la brezza marina nasce in funzione di due spostamenti d'aria che nella nostra terra, tra l'altro, sono ottimizzati: In nessun'altra parte d'Italia vi è un elemento ambientale così forte e caratterizzante come la brezza marina sarda, che nasce esattamente da uno scambio giusto, proporzionato tra due masse d'aria che si raffrontano e che passano idealmente nella linea della battigia. Questo vento di brezza marina è misurato da una formula matematica ben precisa: è direttamente proporzionale…
PRESIDENTE. Prego onorevole Pisano.
PISANO (Riformatori Sardi). La formula matematica dice che è direttamente proporzionale alla differenza della pressione tra le due masse d'aria, ma inversamente proporzionale alla distanza. Ed è qui la risposta che noi ci dobbiamo dare: se io metto trecento metri a valenza, se io metto duemila metri, due chilometri, si azzera.
PRESIDENTE. Come vede, onorevole Pisano, il Presidente sa interpretare bene il Regolamento; in questo caso però non l'ho rispettato perché le ho permesso poi di continuare. Ha domandato di parlare il consigliere Floris Mario. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, onorevoli colleghi, non entrerò nel merito delle vicende politiche, se non marginalmente, per dire che tutto quello che sta avvenendo in quest'Aula è pienamente legittimo, democraticamente valido, accettabile, ineccepibile, però mi sembra che si sia passati da una fase in cui, come diceva l'onorevole Oppi, c'era un muro contro un muro, dove la maggioranza era chiusa a riccio e dove la minoranza tentava addirittura di separare il Consiglio dal suo Presidente, ad una fase in cui la maggioranza ha dimostrato una certa apertura e quindi di voler discutere della sostanza del provvedimento e di voler migliorare, quando questo sia possibile, anche il testo del progetto di legge che stiamo discutendo. E' in questo spirito che intervengo in quest'Aula, per rivolgermi in particolare alla Giunta e all'Assessore.
A me pare che il nodo fondamentale dello scontro politico sia costituito dalle norme di salvaguardia. E questo lo dico perché rimanga agli atti per il proseguo, quando si verificheranno o quando si potranno verificare alcuni atti, e né la maggioranza né la Giunta potranno dire che nessuno aveva avvertito che qualche cosa sarebbe potuta accadere.
Il nodo dei nodi è rappresentato quindi dai divieti a costruire nella fascia di due chilometri dal mare. I divieti però, questi divieti, secondo la proposta in discussione non si applicano ai circa trenta comuni dotati di piano urbanistico comunale e alle ristrutturazioni che ricadono in questa fascia.
Qui è legittimo che si insinui il dubbio se sia possibile o no escludere dai divieti i piani urbanistici comunali che sono stati redatti, elaborati ed approvati sui presupposti dei piani territoriali paesaggistici annullati. Mi sembra evidente. Lo stesso discorso vale per le ristrutturazioni. Allora come si supera questo scoglio? Questo scoglio, che non è solo politico ma anche giuridico, si risolve recuperando le norme della legge regionale di tutela delle coste, alle quali tutti abbiamo fatto pieno riferimento in questi giorni di grande dibattito. La verità, e molti di noi lo hanno sottolineato nella discussione generale, è che non ci si ascolta e quando si arriva poi al nodo tutto si disperde.
Anche con la legge numero 45/89 esisteva il divieto di edificazione entro i due chilometri dal mare, in attesa del varo dei piani territoriali paesistici. Non è una scoperta, non c'è nulla di nuovo sotto il sole, altrimenti sembra che qualcuno si svegli la mattina e inventi queste cose. Ma questo divieto era in vigore e aveva validità per tutto il territorio della Regione, senza distinzioni tra comuni che avevano approvato il PUC o il piano di fabbricazione, anche se quest'ultimo non esiste più perché ormai la pianificazione è rinviata al piano regolatore comunale. Comunque non esisteva nessuna distinzione tra i comuni dotati di strumento urbanistico e quelli privi di questo strumento.
Esistevano alcune eccezioni per gli interventi più importanti di grande valenza economica e sociale e per quelli che avevano una rilevanza pubblica, quelli cioè silvo-pastorali, quelli per la tutela della salute pubblica, quelli attinenti alla qualità dell'ambiente, i piani di risanamento urbanistico, le opere di preminenza e interesse pubblico, gli alberghi con un parametro preciso, cento metri cubi a posto letto ed anche i piani di lottizzazione tra i cinquecento metri e i due chilometri dal mare già convenzionati e con le opere edilizie già iniziate.
Ricordo che anche allora, onorevole Cugini, ma lo dico soltanto per memoria storica, c'era in Sardegna una Giunta di centrosinistra.
La "45" dettava vincoli e tempi puntuali, universalmente accettati, frutto di un confronto serrato tra tutte le componenti politiche che aveva visto il Consiglio regionale unito su tutte le questioni trattate. È possibile svelenire il clima e valutare se sia possibile introdurre qualche elemento nuovo rispetto a quello che era un patrimonio ormai consolidato delle forze politiche della Sardegna? Io credo di sì, non sta a me certamente giudicare le cose e i fatti, ma credo che se ciò avvenisse questa legge potrebbe essere approvata all'unanimità dal Consiglio regionale della Sardegna.
PRESIDENTE.. Poiché nessun altro è iscritto a parlare dichiaro chiusa la discussione sull'articolo 3. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Grazie Presidente. Non ruberò molto tempo, ma vorrei puntualizzare alcune questioni nel rispetto delle reciproche posizioni che si sono manifestate, e per una chiarezza che credo sia necessaria a tutti al fine di non considerare l'operato della Giunta un operato vacanziero, estemporaneo, privo di radicamento in opinioni, in valutazioni e in pareri giuridici fondati su espressioni professionali qualificate, ai quali ci siamo riferiti.
Il primo punto che vorrei eliminare definitivamente è la questione del paventato scioglimento dei consigli comunali. Insomma, su questo punto si può giocare con i termini ma è del tutto evidente che quando si parla, in legge, di strumenti urbanistici generali non si stanno intendendo i piani urbanistici comunali, ma si sta intendendo una pluralità di strumenti urbanistici generali, cosa che in Sardegna è ampiamente rispettata e che non darà luogo a nessuno scioglimento di consigli comunali. Questo è il parere che proviene direttamente dal Ministero degli interni; quindi è inutile su questo aspetto continuare ad alimentare un dubbio che, ovviamente, ci siamo responsabilmente posti anche noi e che abbiamo accertato non avere ragione d'essere.
Punto secondo. È vero che si può dire che il nodo sono le misure di salvaguardia, ma noi non stiamo sostenendo che i PUC sono fatti salvi perché hanno fatto proprie le risultanze dei piani bocciati; prima di tutto i piani sono stati bocciati per una carenza di tutela e bisogna che non lo dimentichiamo. Inoltre i PUC vengono fatti salvi perché contengono in sé già la misure di salvaguardia che sarebbe stato perfettamente inutile reiterare. Cioè non si tratta di sovrapporre norme di pianificazione paesaggistica ai piani urbanistici comunali; è stato approvato il piano urbanistico comunale che contiene al suo interno discipline che tendono a produrre misure di salvaguardia. Quindi, non avremmo potuto sovrapporre a misure di salvaguardia altre misure di salvaguardia grosso modo identiche.
Viceversa, se avessimo coinvolto anche i comuni che hanno redatto i PUC nelle misure di salvaguardia previste in questa legge si sarebbe potuto paventare una possibilità di ricorso all'inverso contro la Regione, per effetto di una reiterazione già espressa nei propri strumenti di misure di salvaguardia.
Io credo che noi dobbiamo poi chiarire ciò che rientra nella nostra competenza; non è vero che la Regione non ha competenze sulla materia in discussione, lo ha espresso nel 2003 chiaramente la Corte Costituzionale quando, volendo operare una distinzione fra ciò che caratterizza la tutela e ciò che caratterizza la valorizzazione in una sentenza esplicita ci dice che mentre i beni culturali, ai sensi dell'articolo 117, sono espressamente competenza del Ministero e, quindi, dello Stato, sui beni paesaggistici, anche in forza del D.P.R. 616/77, che dice espressamente che sono delegate alle regioni le funzioni esercitate dagli organi centrali e periferici dello Stato per la protezione delle bellezze naturali, per quanto attiene la loro individuazione, la loro tutela e le relative sanzioni, dobbiamo riferirci al Codice Urbani che di fatto interpreta l'articolo 117 in senso positivo e verso il decentramento delle competenze alle regioni.
Di fatto, questo elemento è coerente con un punto nevralgico del ragionamento che si dibatte in quest'Aula.
Badate, non c'è principio sul quale dovremmo trovare sfumature diverse che non il rispetto del principio costituzionale. Affermare che stiamo facendo una cosa sbagliata, che stiamo abusando di poteri che non abbiamo, del fatto che si mettono in mezzo questioni economiche pur rilevanti ma comunque secondarie, a dispetto di valori costituzionali sanciti dalla Carta Costituzionale, significa inversamente sostenere che ciò che noi vorremmo tutelare è da voi considerata una questione già tutelata, e invece mi sembra di no.
E allora, se non è così, per quale motivo dovremmo anteporre le condizioni di sviluppo economico all'esigenza che invece abbiamo di tutelare un qualcosa che ha un livello più alto di tutela e di dignità sul piano legislativo? Da questo punto di vista abbiamo affermato che siamo disponibili a confrontarci sui modi più idonei, sulle particolarità che possano consentire il miglioramento di un indirizzo che non può essere stravolto da questo punto di vista.
Le ragioni economiche si fondano sul rispetto dei principi costituzionali, come le ragioni della convivenza, come le ragioni dello sviluppo socio economico delle diverse comunità, ma non possiamo invertire questo rapporto.
Io credo molto in quello che ha detto opportunamente il consigliere Vargiu l'altro giorno, e cioè che dove fallisce la politica avanza la muscolarità. Questo è un fallimento complessivo delle sedi democratiche. Ed io auspico sinceramente che recuperiamo sul terreno della politica il confronto di merito su un provvedimento che non coltiva interessi particolari, ma che coltiva grandi interessi generali nel rispetto dei principi etici e culturali che discendono dalla nostra Costituzione.
Chi li approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non li approva alzi la mano. Chi si astiene.
(Non sono approvati)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
A seguito della non approvazione dell'emendamento numero 61 sono dichiarati decaduti gli emendamenti 861 e 862.
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Emendamento numero 1887 della Giunta regionale. Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Per ricordare, Presidente, che la Giunta ha chiesto di spostare il comma 4 dell'emendamento numero 1887 che è già stato ricompreso nell'emendamento numero 1888.
PRESIDENTE. La richiesta di spostamento del comma 4 era stata già accolta. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, chiederei che venga sospeso l'emendamento 1887.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Presidente, per chiedere cinque minuti di sospensione in modo tale da raccordarci con la richiesta che è stata formulata anche dai colleghi dell'opposizione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo che la sospensione possa durare più di cinque minuti, almeno quindici, in modo che tutte le forze politiche possano valutare sia il sistema di votazione che tutto l'andamento dei lavori di stamattina.
PRESIDENTE. Se non ci sono osservazioni io aggiornerei la seduta alle ore 11.40.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 20 , è ripresa alle ore 11 e 45.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori. Consigliere Capelli, su che cosa intende intervenire?
CAPELLI (U.D.C.). Sull'ordine dei lavori, Presidente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Chiedo un'ulteriore sospensione, possibilmente sino alle 12 e 15, per poter esaminare più approfonditamente l'emendamento.
PRESIDENTE. Se non ci sono osservazioni i lavori si intendono aggiornati alle ore 12.15.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 46, è ripresa alle ore 12 e 44.)
PRESIDENTE. Invito i colleghi a riprendere posto.
Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Chiedo se sia possibile prolungare questa sospensione, magari andando direttamente alla seduta pomeridiana.
PRESIDENTE. Se non ci sono osservazioni la seduta viene aggiornata alle ore 16 e 30.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 45, è ripresa alle ore 16 e 48.)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto. Per procedere più speditamente nei lavori della serata convocherei una Conferenza dei Capigruppo per stabilire con i Presidenti dei Gruppi le tempi e metodologie di lavoro.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 49, viene ripresa alle ore 17 e 31.)
PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto. Colleghi, riprendiamo il lavoro dall'emendamento 1887. Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanza ed urbanistica. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Grazie Presidente. La Giunta regionale ritira l'emendamento 1887, precisando che si intende mantenere il comma 3 trasferendolo, assieme al medesimo comma dell'emendamento 12, all'articolo 8.
PRESIDENTE. L'emendamento 1887 è ritirato.
Emendamento sostitutivo parziale numero 865. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Grazie Presidente. Sarò breve. E' Certo che il comma 1 dell'articolo 3, in particolare il punto a) di fatto, è il comma fondante proprio perché istituisce i vincoli previsti in questo provvedimento. In questi giorni sovente mi sono posto la domanda: "Perché due chilometri e non un chilometro e mezzo, o due chilometri e mezzo, o un chilometro?" La linea di demarcazione tra i territori dove si può intervenire e quelli dove non si può intervenire è stabilita infatti in tutta la Sardegna a due chilometri dal mare.
Io non so quale sia stato il criterio ispiratore di questa misura. Ritengo che, pur trattandosi di una norma provvisoria, la distanza di due chilometri dalla battigia marina anche per i terreni elevati sul mare sia una distanza molto, molto elevata. Perché? Perché oltre ad interessare i terreni e le aree vicine al mare, quindi soggette a particolare tutela, interessa aree e terreni che niente hanno a che fare con le immediate vicinanze all'arenile. Parlo dei terreni agricoli ad esempio, dei terreni ad indirizzo produttivo, poiché nel perimetro della Sardegna noi sappiamo sono presenti decine di comuni che si affacciano proprio sul mare, nei quali non solo il centro abitato, ma anche le zone agricole possono essere danneggiati da questa demarcazione; anche se tra gli investimenti ammissibili, , l'articolo 4 prevede i fabbricati necessari all'attività agricola, ma esclude i fabbricati residenziali.
In questi giorni, parlando con il Presidente: ho fatto l'esempio della Gallura il cui territorio è caratterizzato dagli stazzi, situati spesso entro i due chilometri dal mare in cui vivono decine di famiglie che lì abitano e lavorano; queste strutture hanno quindi la caratteristica sia di fabbricati agricoli, che di fabbricati residenziali. E accade spesso che tradizionalmente su questi terreni che circondano lo stazzo un padre consenta al figlio di costruirsi la propria casa. In questo caso non stiamo parlando di speculazione edilizia, stiamo parlando di una, una realtà che, in continuità con il passato, oggi è ancora presente nel nostro territorio.
Ed allora dico che è necessario, pur potendo e dovendo tutelare la nostra costa, tornare alla "45", al vincolo dei 300 metri, per studiare un provvedimento che tenga conto delle reali situazioni che vengono a crearsi zona per zona e non imporre un vincolo netto dei due chilometri per cui chi c'è c'è, chi non c'è non si conta. In questo modo, sinceramente, si creano sperequazioni ed ingiustizie, oltre che un danno economico evidente, che ha riflessi dal punto di vista economico e sociale negativi anche sui centri limitrofi alla costa. . Ecco perché continuo ad affermare che data l'importanza di questo provvedimento è necessario riflettere. Do comunque il mio voto favorevole all'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente. L'emendamento 865 intende richiamare l'importanza del contenuto dell'articolo 3, cioè le misure di salvaguardia Appurato che noi tutti si è d'accordo, o meglio si era d'accordo, sulla necessità che nel corso di questa legislatura si dovesse varare una legge urbanistica di riordino e, di conseguenza, misure di salvaguardia a tutela dell'ambiente e dello sviluppo urbanistico e premettendo che, per quanto ci riguarda, non avremmo sicuramente calendarizzato l'intervento urbanistico in prossimità della definizione della legge finanziaria, onde evitare il ricorrere ad ulteriori esercizi provvisori dannosi per l'economia della Sardegna, premesso tutto ciò, nel merito della lettera a) del comma 1 dell'articolo 3, contestiamo energicamente il fatto che tale misura, il vincolo dei 2.000 metri dalla linea della battigia marina, venga adottato in maniera generalizzata su tutto il territorio, in particolare costiero, della nostra Isola.
Non condividiamo questa scelta, vista la diversità della costa, la diversità del territorio regionale in genere che merita e avrebbe meritato, impiegando più tempo e più attenzione, un intervento non di tipo generico e uniformante tutto il territorio regionale, ma attraverso un monitoraggio del territorio un intervento mirato. Nel corso del dibattito, sia i colleghi di centrodestra che di centrosinistra, di maggioranza e opposizione, hanno riconosciuto la necessità infatti di pensare ad interventi sul territorio mirati, interventi che tenessero conto, appunto, delle peculiarità del territorio stesso della Sardegna.
Si è scelto, a nostro avviso con molta testardaggine e molta approssimazione, di generalizzare l'intervento. Noi abbiamo cercato di evidenziare fino ad oggi, e lo faremo in seguito manifestando la nostra contrarietà al disegno di legge in generale ed in particolare alle norme di salvaguardia, quanto fosse importante invece fare un esame approfondito degli interventi utili e necessari a salvaguardia del nostro territorio, ma che non mettessero in discussione la stessa struttura economica della nostra Regione.
Riteniamo che zone del nostro territorio, come già illustrato anche in precedenti interventi della mattinata, vadano sicuramente salvaguardate. Potrei fare dei riferimenti precisi, descrivere le bellezze delle nostre coste e non solo delle nostre coste, anche altrettanti territori dell'interno della nostra regione hanno necessità di essere salvaguardati e, nello stesso tempo, messi al servizio dell'uomo. Noi intendiamo contribuire ed avremmo voluto contribuire alla stesura di un disegno di legge che mettesse al servizio dell'uomo lo stupendo ed incomparabile territorio della nostra Isola, in quanto materia prima insostituibile per lo sviluppo economico e sociale della Sardegna. Questo purtroppo non si è potuto verificare; si è scelta la strada della intransigenza, si è scelta la strada del "vincolo assoluto".
Con l'emendamento 865 noi vogliamo ulteriormente richiamare l'attenzione su questo argomento e, ovviamente, io esprimo il mio voto favorevole, richiamando anche i colleghi ad un momento di riflessione e di attenzione, perché comunque si può salvaguardare questo grande patrimonio pur non mettendo in discussione il futuro dei sardi e quindi della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, colleghi, signor Assessore, l'onorevole Rassu nel suo precedente intervento si domandava perché si sia scelto di imporre i vincoli di salvaguardia nella fascia fino ai due chilometri dal mare. Io credo di sapere il perché, i due chilometri non sono piovuti dal cielo, un motivo c'è. A mio avviso il furore ideologico che ha caratterizzato chi ha portato avanti questa legge è dato dal collegamento ad una vecchia legge, conosciuta come legge Cogodi. L'onorevole Cogodi, che per altri versi rimpiangiamo, ma non per questo, aveva individuato nel suo provvedimento proprio un limite di due chilometri; limite al quale, con una continuità non casuale, oggi la proposta in discussione si riallaccia. Va ricordato però che in quel provvedimento era previsto che l'Assessore concedesse delle deroghe, così, ad libitum, le deroghe concesse agli amici e negate agli avversari politici, per intenderci. Il fatto che un Presidente della Regione, capitalista, e la sua Giunta si facciano suggerire dall'onorevole Cogodi il limite di salvaguardia da imporre nel decreto salva coste e quindi da un nemico di classe (dato che il partito dell'onorevole Cogodi è l'unico ancora dichiaratamente classista e comunista, credo tra i pochi che ancora esistono al mondo), mi autorizza a pensare ad un condizionamento politico del quale chiediamo appunto conferma eventualmente all'Assessore in carica o al Presidente della Giunta.
Ma il sospetto è piuttosto grave perché questo limite non può essere casuale; perché infatti non 1.800 metri? Perché non 1.500 metri? Ma soprattutto perché non 300 metri come previsto dalla legge nazionale applicata nel resto d'Italia, e anche in Sardegna? Non vediamo il motivo per un ulteriore aggravio di vincoli fino alla fascia di due chilometri, come c'è stato dettato in passato dall'onorevole Cogodi, questa è una legge Cogodi.
Per questo approvo e voterò a favore di questo emendamento 865 che mira a riportare le norme di salvaguardia entro un limite accettabile, quello dei 300 metri, così come avviene per tutto il territorio d'Italia e credo anche per tutte le nazioni civili, che non proibiscono assolutamente di costruire entro i due chilometri dal mare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Forza Paris). Signor Presidente, l'emendamento in discussione affronta uno dei temi cardine della legge che stiamo approvando, e più specificamente, il divieto, o meglio, l'estensione dei vincoli dalla fascia dei 300 metri fino a quella dei 2.000 metri. Ovviamente questa è una scelta che ha fatto discutere questo Consiglio regionale, una scelta difficile per quanto ci riguarda perché noi crediamo che questa legge bloccherà in generale lo sviluppo urbanistico, turistico e di crescita della Sardegna non per diciotto mesi, ma per almeno tre o quattro anni, in fasce di territorio strategiche e di grande importanza oggi in Sardegna.
È una scelta che sicuramente avrà delle ripercussioni importanti nell'isola, anche perché cambia una linea di tendenza che vedeva fino ad oggi lo sviluppo turistico orientato soprattutto sulle zone costiere e, se vogliamo, un po' meno sulle zone dell'interno.
Sul fatto che ci deve essere una maggiore attenzione verso lo sviluppo delle zone dell'interno, io sono perfettamente d'accordo. Probabilmente fino adesso c'è stato uno sbilanciamento dello sviluppo turistico in alcune zone della Sardegna, in modo particolare le zone costiere, mentre è stato quasi inesistente, lo ribadisco, in altre zone della Sardegna e soprattutto quelle interne.
A parere nostro, bisognava trovare una via di mezzo, una via che permettesse un maggiore sviluppo nelle zone interne della Sardegna, ma non solo oltre la fascia dei duemila metri. Io credo che bisognerebbe seguire l'esempio del comune amministrato dal mio collega di partito, dove si stanno creando strutture alberghiere importanti a sette chilometri dal mare. E' un esempio di grande importanza sul quale dovremmo riflettere. Però questo non significa che questo tipo di insediamento può andar bene dappertutto, perchè necessita di uno sviluppo costiero importante anche all'interno della fascia dei due chilometri; il pericolo è che se muore la fascia dei due chilometri dal mare, se non ci sarà uno sviluppo importante in quell'area, difficilmente, quasi sicuramente non ci sarà sviluppo neanche nelle zone dell'interno della Sardegna.
Quindi forse la scelta di istituire un vincolo così ampio andava valutata meglio, mentre andava presa in considerazione l'idea che le zone interne necessitano di una maggiore attenzione relativamente alle ipotesi dello sviluppo turistico. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che le zone più importanti, che potremmo definire "più autentiche" dal punto di vista paesaggistico, ambientale, archeologico e culturale sicuramente si trovano nella parte interna della Sardegna.
Vanno quindi valorizzate meglio queste parti del territorio isolano che, finora, forse hanno ricevuto un'attenzione inadeguata a favorire il loro sviluppo; però la scelta che stiamo facendo oggi non credo vada in quella direzione; la scelta che noi stiamo facendo oggi di istituire il vincolo di inedificabilità entro i due chilometri dal mare bloccherà lo sviluppo sulla costa e impedirà anche una armonica crescita in alcune zone interne della Sardegna che meriterebbero certamente un'attenzione particolare da parte di questo Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Il nostro voto è favorevole a questo emendamento che, più di altri, evidenzia la sostanza del contenuto delle proposte di modifica avanzate dall'opposizione a questo progetto di legge.
L'emendamento si commenta da sé; qualora venisse accolto ripristinerebbe il vincolo dei trecento metri dalla linea di battigia marina, il che significherebbe allineare la nostra legislazione in materia paesaggistica e urbanistica, intesa proprio come legislazione riguardante il governo del territorio, a quanto indicato dal Codice Urbani, e dalla legislazione preesistente. A nostro giudizio sarebbe la migliore linea di confine, valida sia per evitare le speculazioni, sia per consentire uno sviluppo economico che sull'iniziativa turistica da tempo in Sardegna ha posto il suo cuore, le sue prospettive di sviluppo, di futuro.
Noi crediamo e insistiamo nel dire che da quando questo testo di legge è pervenuto all'attenzione del Consiglio e, prima ancora, quando è stata scelta la doppia via del procedimento amministrativo, attraverso la delibera del 10 agosto, e poi quella del collegato disegno di legge, in questi lunghi giorni in discussione nell'Aula,sia stato decretato in primo luogo un freno durissimo all'iniziativa privata; iniziativa privata che è fondamentale per contribuire ad avere nel nostro sistema territoriale un complesso di capacità ricettiva nel settore turistico, che consenta davvero di programmare, di pianificare una politica turistica di ampio respiro. E inoltre anche un freno all'iniziativa pubblica, perché in tutto il corpo di questa legge vengono portati degli attacchi durissimi ad altre forme di intervento proprie delle amministrazioni locali, che insieme ai privati hanno ritenuto che investire sulla Sardegna e sulle coste sarde producesse ricchezza e lavoro. Abbiamo insistito in tutti i modi e, nonostante quel che si dice, noi insisteremo fino alla fine, fino al momento in cui questa legge sarà all'attenzione di quest'Aula per segnalare alla Sardegna l'ingiustizia, il vulnus che viene inferto al sistema normativo perchè la certezza del diritto viene fortemente messa in discussione. Crediamo ancora che sia necessario sottolineare che di questa scelta fondamentale si assume la responsabilità totalmente questa maggioranza, come dimostrerà il prosieguo del dibattito. Crediamo comunque che la società civile sarda non starà in silenzio di fronte a questo atto legislativo che è contro gli interessi dei sardi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Signor Presidente, annuncio il mio voto favorevole all'emendamento numero 865. L'articolo 3 rappresenta l'anima, la struttura portante di questo provvedimento; sono ricompresi, infatti, in questo articolo tutti i limiti e i vincoli, quelli che sono stati etichettati dalla Giunta e dal Presidente come provvisorie misure di salvaguardia, che invece caratterizzano negativamente l'intero intervento normativo, per noi carente di proposte che contribuiscano realmente alla valorizzazione dell'ambiente o anche più semplicemente alla tutela del paesaggio.
Sono state elencate le contraddizioni e la generale, potremmo dire, confusione che gravita intorno all'articolo 3, ed è stata richiamata la necessità di un indispensabile approfondimento e confronto tra le posizioni di maggioranza e opposizione. In precedenza, nella lunga maratona che abbiamo portato avanti, sono stati illustrati tutti quei passaggi, quelle azioni, quegli interventi proposti in questo articolo e destinati a bloccare sia le attività in essere che i progetti futuri non ancora avviati, con gravi conseguenze per il mantenimento dei livelli occupativi e per lo sviluppo della regione.
Per diciotto mesi - come era appunto riportato a caratteri cubitali nel titolo di un quotidiano di qualche settimana fa - le coste della Sardegna saranno messe sottochiave. Tutte le attività edilizie e imprenditoriali in essere sulle coste per una fascia di due chilometri dalla battigia marina e tutta la programmazione delle attività sul territorio saranno messe in stand-by. Ma la conseguenza più rilevante di questo provvedimento riguarderà le ricadute negli anni a venire. L'effetto immediato è che questa norma porterà all'esclusione di qualsiasi intervento costruttivo e di trasformazione del territorio, con una somma di prescrizioni di maggiore o minore dettaglio che si ripercuoteranno sulle amministrazioni locali, sui soggetti proprietari di beni, su tutti i sardi.
Tra le vittime illustri di questo articolo 3 c'è anche la programmazione negoziata, ci sono i contratti d'area, i patti territoriali, gli accordi di programma, i comuni che hanno approvato il PUC dopo la data pubblicata della delibera della Giunta regionale del 10 agosto 2004.
Su questi argomenti non possiamo continuare a non ragionare e portare avanti il muro contro muro. Noi non condividiamo la legge e che sia chiaro questo, lo abbiamo ribadito a più riprese, niente confusioni. Saremo da questo punto di vista intransigenti, ma ragionevoli. I sardi devono capire chiaramente chi vuole questa legge e chi non la vuole. Questa legge è voluta del Presidente e dalla maggioranza che ha vinto le elezioni e, come abbiamo dimostrato e dichiarato più volte, le regole democratiche noi le riconosciamo e le rispettiamo. Ma anche la maggioranza deve rispettare le regole democratiche e riconoscere a noi il ruolo di opposizione e la possibilità di esprimere le nostre posizioni.
Al centro della nostra azione c'è la necessità di tutelare iniziative che hanno visto impegnati come parte attiva uomini del mondo politico, di centrodestra e di centrosinistra, che senza bandiere hanno profuso il loro impegno per superare quelle difficoltà che hanno sempre pesato sui sardi. Non possono improvvisamente non valere nulla le iniziative già avviate, chiuse spesso con grande difficoltà, che hanno visto con successo l'intervento dei privati, l'impegno delle pubbliche amministrazioni, la concertazione con le forze sociali e la disponibilità finanziaria di Regione e Stato. Non può valere improvvisamente nulla la programmazione di molti comuni dell'Isola o gli impegni economici e di vita presi dai cittadini, che con grande sacrifici sono riusciti a trovare le risorse per costruirsi una casa o per avviare un'attività.
Non può improvvisamente non valere nulla tutto il lavoro svolto sino ad oggi dalle amministrazioni locali, dai comuni, sempre di centrodestra e di centrosinistra che, a fatica, nel corso di questi anni, hanno portato avanti l'attività di programmazione del loro territorio e oggi, nonostante tutte le difficoltà, sono riusciti a dare alla luce alcuni importanti strumenti di pianificazione.
Alcune scelte possono anche non essere condivise da alcuni o da tutti, rappresentanti della maggioranza o della opposizione, ma occorre senz'altro rispettare le volontà politiche, salvaguardare tutto il lavoro fatto in questi anni dai tecnici e quindi non può essere che in questo testo non si inseriscano anche alcune considerazioni che stiamo facendo da alcuni giorni e che provengono dalla…
PRESIDENTE. Ha terminato il suo tempo, onorevole Sanciu. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, l'emendamento numero 865 credo sia, se volessimo definirlo in questo modo, il corollario della protesta perché più degli altri emendamenti evidenzia l'aspetto più importante di questo provvedimento, quello che noi, come minoranza, abbiamo cercato di portare all'attenzione dei sardi e degli amministratori locali. Credo che un vincolo come quello previsto dall'articolo 3, alla lettera a) sia veramente impossibile da sostenere. Ci siamo sforzati moltissimo per invocare anche da parte della Giunta e del Presidente una modifica di questa lettera a), ma non mi pare che abbiamo ottenuto grandi risultati, anzi, non abbiamo ottenuto nessun risultato. E io continuo a pensare che probabilmente molti colleghi della maggioranza avrebbero gradito modificare questo limite dei duemila metri dalla linea della battigia marina, così come per i terreni elevati sul mare si potevano considerare anche le isole ipse qua, ma non si è fatto neanche questo.
E' un vincolo estremamente pericoloso perché presta il fianco a pericolosissime speculazioni, questo sì, perché con l'approvazione di questo provvedimento di legge, ma forse anche prima, le aree poste all'interno della fascia dei duemila metri subiranno un deprezzamento, per un periodo che, per quanto lungo, sarà limitato e darà la possibilità agli speculatori, che sono pazienti, che non hanno fretta, perché hanno delle risorse che certamente li pongono nella condizione di poter aspettare anche a lungo, di fare poi delle grosse speculazioni.
Io ho rilevato in altri interventi, l'ho detto anche in presenza del presidente Soru, che se in Sardegna vi erano delle situazioni che richiedevano una scelta di questo genere, si poteva tranquillamente intervenire dove era opportuno farlo senza per questo far sottostare tutti i cittadini della Sardegna, tutte le amministrazioni della Sardegna a un vincolo che, come ho detto, costituisce veramente un pericolo per l'economia della Sardegna. E' un pericolo soprattutto per quei territori, mi riferisco alle zone interne, che potrebbero trarre benefici dagli investimenti effettuati all'interno dei due chilometri..
Quindi abbiamo voluto sottolineare che il problema non è costituito tanto da quello che succede all'interno della fascia dei due chilometri, quanto da quello che può succedere nelle fasce circostanti o comunque nei territori situati all'interno della Sardegna, che dovrebbero vivere una stagione di integrazione con lo sviluppo delle coste e che dovrebbero, più di altri, essere beneficiati da uno sviluppo economico strettamente dipendente dal turismo, dalle scelte che noi sapremo fare, dalle scelte che riteniamo non abbiate saputo fare, dalle scelte, probabilmente, che saremo chiamati a fare in una seconda fase, successivamente all'approvazione di questa legge, sempre che questa legge venga approvata e sempre che su questa legge i proponenti non abbiano ulteriori ripensamenti che possano in qualche maniera tranquillizzare i cittadini sardi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Signor Presidente, in premessa, prima di esprimere il voto contrario all'emendamento 865, vorrei esprimere un apprezzamento sugli interventi svolti nella seduta antimeridiana dai colleghi Oppi, Diana e Floris. Io credo che già in quelle dichiarazioni ci sia una risposta all'emendamento che è stato sottoposto all'attenzione di quest'Aula. Lo voglio dire con estrema pacatezza, apprezzando appunto le cose che sono state dette.
Oggi credo che sia stato affermato in quest'Aula che la maggioranza ha il dovere di legiferare, di mandare avanti il proprio programma e noi riconosciamo come maggioranza all'opposizione il diritto di svolgere il suo ruolo e la sua funzione.
Ritengo anche che sul merito dell'emendamento in discussione possano esserci dei punti di vista in qualche misura divergenti, però vorrei richiamare all'attenzione dei colleghi quanto, stamattina, ha ricordato l'onorevole Floris. L'onorevole Floris ha citato l'articolo 2 delle norme di omogeinizzazione e di coordinamento dei Piani territoriali paesistici, approvati nel 1993, che al primo comma recita: "Per effetto dell'articolo 6 della legge regionale 1 luglio 1991, numero 20, le norme di attuazione dei piani territoriali paesistici hanno efficacia vincolante relativamente agli areali che formano oggetto delle loro previsioni nell'intera fascia territoriale costiera di due chilometri, considerata dagli articoli 12 e 13 della legge regionale 22 dicembre 1989 numero 45". L'onorevole Floris sostiene che nel disegno di legge in sostanza vi è la riproposizione di una norma che, in un'altra fase storica, era stata già proposta a quest'Aula e, da quest'Aula, votata all'unanimità.
Nell'articolo 12, relativo alle norme di salvaguardia, della legge numero 45 in maniera molto chiara è detto: "Nei territori compresi entro una fascia di due chilometri dal mare fino all'approvazione dei piani territoriali paesistici di cui ai precedenti articoli 10 e 11 e per un periodo non superiore ai trenta mesi"; cari colleghi, trenta mesi, non diciotto mesi "dalla data di entrata in vigore della presente legge è vietato realizzare opere nuove soggette a concessione edilizia, ad autorizzazione, nonché ogni nuova modificazione dell'assetto del territorio con esclusione delle opere ricadenti nelle zone classificate A, B, C e D…". Non voglio omettere niente, perché è giusto che quando parliamo di questi argomenti ci sia tra di noi la franchezza, che è una franchezza contraddistinta da questioni e argomentazioni poste dal legislatore di ieri di fronte al popolo sardo.
La distanza dei due chilometri dalla battigia è quindi una distanza, come dire, che è universalmente riconosciuta come giusta e corretta affinché potesse essere fatto uno studio adeguato per l'elaborazione dei piani paesistici di allora e, diciamo noi, dei piani paesaggistici da elaborare a seguito della approvazione del Codice Urbani. Ebbene, credo che se noi le questioni delle quali stiamo parlando le affrontiamo anche alla luce, non soltanto di quella proposta che viene avanzata dal presidente Soru e dalla maggioranza a con l'intento di portare in Sardegna una politica e un modello di sviluppo nuovo…
PRESIDENTE. Ha chiuso perfettamente: "sviluppo nuovo". Prego onorevole Pirisi, concluda.
PIRISI (D.S.). Presidente, la ringrazio e dico ai colleghi che non c'è alcuna volontà prevaricatrice, non c'è alcuna invenzione, semplicemente vogliamo fare una fotografia dell'esistente nella fascia dei due chilometri lungo le coste, per poter poi affrontare i problemi, richiamati dall'onorevole Ladu, che derivano dalla necessità di uno sviluppo integrato della nostra Regione. Però, per raggiungere questo obiettivo non possiamo fotografare una situazione in movimento: la fotografia verrebbe sfocata e non riusciremmo neppure a studiare la situazione in essere.
Ecco perché, cari colleghi, vi invitiamo, riprendendo il vostro appello di questa mattina, ad un confronto di merito sulle questioni e sono certo che arriveremo ad una soluzione che sarà per il bene del popolo della Sardegna.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 865. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Chiedo il voto elettronico.
PRESIDENTE. Prego sette consiglieri di sostenere la sua richiesta.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri Matteo SANNA, LADU, MURGIONI, ONIDA, RANDAZZO, SANCIU, RASSU.)
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento 865.
Colleghi, vi chiedo la cortesia di non allontanarvi dal vostro posto subito dopo aver espresso il voto perché risultano sul video dei posti vuoti dai quali risulta essere stato espresso il voto. Quindi per non generare equivoci è bene restare sul posto qualche secondo in più. I consiglieri Marrocu, Marracini, Alberto Sanna, Porcu, Cocco, Giagu, Bruno e Gessa dichiarano il proprio voto contrario. I consiglieri Artizzu, Biancareddu, Sanna Paolo Terzo e Dedoni dichiarano il proprio voto favorevole.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LADU - LIORI - MURGIONI - ONIDA - PETRINI - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SECCI.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario - SCARPA.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.
Presenti 65
Votanti 60
Astenuti 5
Maggioranza 31
Favorevoli 22
Contrari 38
(Il Consiglio non approva).
E' in discussione adesso un gruppo di emendamenti aggiuntivi seriali. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Dichiaro di ritirare gli emendamenti dall'873 al 1045, mentre rimane in discussione l'emendamento 872.
PRESIDENTE. Sono stati ritirati gli emendamenti dall'873 al 1045. Resta in piedi l'872 su cui sono consentite le dichiarazioni di voto. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, con l'emendamento 872 all'articolo 3, e gli emendamenti ritirati trattavano lo stesso tema, chiediamo che all'articolo venga aggiunto un comma che faccia salvi gli interventi ricompresi negli atti della programmazione negoziata; quindi quanto previsto dalla normativa in materia, compreso il testo unico sugli enti locali e tutte le delibere Cipe sopravvenute. Riteniamo infatti che nella fascia dei duemila metri dalla battigia siano praticamente esecutivi alcuni interventi previsti dalla programmazione negoziata e da altre leggi di incentivazione. Quindi un ulteriore vincolo, o un vincolo come questo previsto nel testo in esame, potrebbe determinare un danno incalcolabile a tutti quei soggetti che per anni hanno lavorato per ottenere le risorse previste dalle leggi di cui sopra, che si tratti di insediamenti turistici, che si tratti di insediamenti industriali, che si tratti di interventi in campo agricolo.
Credo che sia abbastanza evidente ciò che può succedere con l'imposizione di questo vincolo, ed ecco perché noi riteniamo che, ove nella fascia dei duemila metri siano previsti interventi con finanziamenti magari già ampiamente anticipati, questi debbano assolutamente essere esclusi dal vincolo .
Dico di più - è una cosa che probabilmente non abbiamo ancora detto in quest'Aula - una recente sentenza della Corte Costituzionale, di cui si avrà certamente notizia nei prossimi giorni, ha stabilito che tutti gli interventi che riguardano i piani regolatori dei consorzi industriali debbono far capo ai piani urbanistici provinciali. Ora, io intendo sollevare questo problema, perché immagino che la Giunta regionale abbia valutato anche questo aspetto che non trova però, almeno io non l'ho vista, una soluzione in questa legge.
I piani urbanistici delle zone industriali e dei consorzi industriali debbono essere rispettosi dei piani urbanistici provinciali o dei piani territoriali di coordinamento, non rispondono quindi più alla logica dei piani urbanistici dei comuni, ma rispondono ad una programmazione e ad una pianificazione del territorio che è molto più ampia.
E' un ulteriore elemento che porto all'attenzione del Consiglio, ne riparleremo probabilmente nell'articolo 4, quello relativo alla funzione che i piani urbanistici provinciali o piani territoriali di coordinamento debbono avere e in quale considerazione debbono essere tenuti. Rimane comunque sempre il fatto, negativo, che gli interventi già finanziati con questa norma potranno subire un arresto e, quindi, potrebbero trovarsi in difficoltà economiche tutti quegli imprenditori che avessero già avviato le loro iniziative, che si tratti di iniziative turistiche, come ho detto, industriali o agricole. Credo che su questo ci debba essere la massima attenzione, fermo restando che il nostro voto su questo emendamento sarà certamente un voto positivo, convinti come siamo che costituisca un piccolo ma significativo contributo alla soluzione del problema che abbiamo affrontato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, ho colto nell'intervento del presidente della Commissione la disponibilità ad un confronto, la disponibilità a rivedere insieme alcuni atti di programmazione che sicuramente dovranno essere posti in essere per il prossimo futuro. C'è solo un particolare che noi dobbiamo sottolineare; la programmazione degli interventi, quel monitoraggio utile e necessario per elaborare un legge urbanistica a tutela, come ho detto precedentemente nel mio intervento, del bene primario della nostra Isola, l'ambiente, secondo noi sarebbe stato opportuno effettuarlo prioritariamente, prima di discutere ed esitare il testo stesso della legge.
Sono azioni propedeutiche che consentono di effettuare è interventi mirati. Quegli interventi mirati che si possono anche ben conciliare con lo sviluppo economico, con lo sviluppo del territorio pur nella salvaguardia di quei diritti acquisiti che non necessariamente contrastano con la necessità di salvaguardare l'ambiente e lo sviluppo della nostra Isola. Sicuramente quindi sarebbe stato opportuno discutere di questi argomenti prima di assumere determinazioni su vincoli che esasperano a nostro giudizio la situazione. E' indubbio che esistano degli scempi ambientali in diverse parti della Sardegna; io qualcuno l'ho citato, e ho invitato a fare altrettanto chi fosse a conoscenza di altri. Ma gli scempi ambientali esistono anche ben oltre la fascia dei due chilometri dalla battigia, così come esistono anche degli interventi di valorizzazione del territorio che vanno riconosciuti.
Con l'emendamento 872 noi richiamiamo l'Aula a tenere in debita considerazione tutti gli interventi approvati dalla Regione , che fanno parte della programmazione negoziata, che costituiscono un volano per l'occupazione, per lo sviluppo, per la nostra proiezione sul mercato turistico. Sono interventi il cui blocco produrrebbe una violazione, a nostro avviso, di diritti acquisiti. ,
E' un tema molto delicato che, ovviamente, può esulare dal tema strettamente urbanistico perché stiamo individuando gli strumenti atti a favorire lo sviluppo economico della nostra Isola; stiamo affrontando il difficile compito di discutere sul turismo, di programmare il turismo, considerato da tutti noi un settore prioritario per lo sviluppo della nostra Isola, una "materia prima" sulla quale lavorare in modo adeguato al fine di consentire una crescita economica e sociale della nostra Regione.
E' chiaro invece che con l'adozione di questo provvedimento noi scegliamo o, meglio, voi scegliete di bloccare provvisoriamente anche quanto è stato già programmato in precedenza. Sarebbe come se il nuovo Presidente di una società, stamattina ho fatto l'esempio di Tiscali perché è il primo nome che mi è venuto in mente, subentrando al vecchio Presidente ne rendesse nulli tutti gli atti, anche quelli già posti in essere. Questo atteggiamento in un'impresa privata potrebbe anche essere possibile, non lo è sicuramente nell'ambito della pubblica amministrazione, in quanto al buon amministratore della cosa pubblica compete invece la continuità amministrativa. .
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgioni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MURGIONI (Fortza Paris). Signor Presidente, si sta arrivando finalmente a dialogare; giorni fa sembrava impossibile, oggi invece vedo che c'è un clima diverso, più propositivo, ed io dico meno male. La settimana scorsa mi sembra che da parte della maggioranza venne lanciata alla minoranza una specie di sfida: ritirare gli emendamenti e fare proposte costruttive.
Gli emendamenti non sono stati ritirati, però sono stati accorpati e adesso molti di questi accorpati vengono ritirati e adesso, finalmente, mi sembra di aver capito da parte del presidente Pirisi e di qualche altro esponente importante della maggioranza, ma da parte dello stesso presidente Soru e anche dell'Assessore, che ci siano margini di miglioramento della legge, perché è stato evidenziato che se l'involucro oramai era definito, il contenuto poteva essere rivisto.
Io penso che una delle prime questioni da rivedere sia sicuramente quella che forma la materia di questo emendamento; perché nella nostra Regione alcuni interventi non possono essere fermati, e tra questi vi sono appunto quelli ricompresi negli atti della programmazione negoziata. Io mi sto riferendo alla zona del Sarrabus Gerrei, una delle zone più povere della Sardegna che difficilmente riesce ad ottenere dei finanziamenti al fine di favorire lo sviluppo. Finalmente, dopo tanto tempo, questa zona è stata coinvolta nella formulazione di un patto territoriale. Un patto territoriale sottoscritto da sindacati, imprenditori e amministrazioni locali, che insieme hanno ragionato e individuato i fattori dello sviluppo nel turismo, che è la principale fonte di economia di quella zona, cioè parliamo del litorale del sudest. Questi soggetti hanno avanzato delle proposte; ma proposte piccole, piccoli alberghi, perché gli imprenditori di quella zona non si possono permettere grandi cose. Sono piccoli finanziamenti che però aiutano a realizzare queste realtà che, tra l'altro, sono in linea con le ipotesi di sviluppo enunciate anche dal presidente Soru il quale sostiene la diffusione di tanti piccoli alberghetti piuttosto che la costruzione di un grande albergo, perché di fronte ad una crisi del settore è più difficile giustificare l'apertura di un grande albergo che non quella di un piccolo albergo.
L'iter di questo progetto è iniziato nel 1998, è proseguito per tutti questi anni, manca solamente un nullaosta, quello del paesaggio che pare stia arrivando.
Però dopo questo lungo iter oggi i soggetti interessati a questi interventi sono è costretti a fare un passo indietro, bloccati da questa norma. Io penso che questo sia un fatto gravissimo, presidente Pirisi; io penso che si debba tenere conto di quando è stato iniziato l'iter di questo progetto da parte, tra l'altro, di imprenditori sardi, che finalmente hanno avuto il coraggio di fare delle scelte economiche sul territorio e che ora si sentono in difficoltà.
Se queste richieste che la minoranza sta presentando in riferimento alla programmazione negoziata verranno accolte dalla maggioranza, significherà che è veramente possibile un dialogo e c'è la volontà di fare un passo in avanti. Se così non fosse vuol dire che la maggioranza da un lato ci fa delle proposte, però dall'altro lato…
PRESIDENTE. Ha terminato il suo tempo onorevole Murgioni. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, credo che nessuno in quest'Aula possa mettere in dubbio che l'emendamento 872 sia il frutto di una riflessione obiettiva. I colleghi che mi hanno preceduto hanno spiegato benissimo le ragioni per le quali voteranno a favore, voto al quale mi associo.
Non si può mortificare infatti il lavoro, l'iniziativa di tante amministrazioni comunali e di privati che, non per qualche mese ma per anni si sono impegnati per riuscire a definire un accordo di programma, un contratto d'area, un piano territoriale.
Chi si intende della materia, e il presidente Pirisi credo che di questo me ne dia atto, quindi specialmente gli addetti ai lavori, chi ha fatto l'amministratore pubblico, sa di che cosa stiamo parlando. Oggi, dopo che una amministrazione comunale insieme ad un gruppo di privati, perché la programmazione negoziata è un intervento misto pubblico e privato - e su questi interventi si basa buona parte dei progetti di sviluppo socio-economico della nostra Sardegna - dopo tanti anni, anche in queste zone, è riuscita ad ottenere il finanziamento per poter mandare avanti un progetto di sviluppo del proprio territorio, con che coraggio la si vuole bloccare?
Il buonsenso io credo che debba farci riflettere e mi sembra, questa riflessione, di averla colta nelle parole del presidente Pirisi.
Non metto in dubbio, l'ho detto dal mio primo intervento, lo ripeto e lo ribadisco, che non certamente solo in questi cinque ma in questi ultimi trent'anni, i nostri territori, e principalmente quelli costieri, siano stati oggetto di prelazione da parte di forti gruppi imprenditoriali, industriali e quant'altro. Ma di questo tutti abbiamo preso coscienza. Ma ribadisco ancora che se si vuole veramente con questo provvedimento impedire questo uso del nostro territorio il provvedimento medesimo deve essere in alcuni punti rivisto, perché se è facile dimostrare che in certe zone il vincolo dovrebbe essere esteso anche oltre i due chilometri, è altrettanto facilmente dimostrabile che in altre zone può essere assolutamente giustificato l'intervento entro seicento, settecento metri.
Si dovrebbe adottare cioè una soluzione cosiddetta "a dente di sega", giustamente rispettando, credetemi, l'ambiente, ma tenendo conto chiaramente della realtà socio-economica ed urbanistica di quel territorio. L'ambiente è un bene che non può essere negoziato con nessuno, deve essere tutelato, certo, ma deve tutelarlo l'uomo che nell'ambiente vive; poiché è l'uomo che ha permesso anche la conservazione dell'ambiente, è con la presenza dell'uomo che l'ambiente deve essere tutelato, salvaguardato e valorizzato .
Quindi ripeto ancora: riflettiamo. Lo strumento che si propone potrebbe essere valido solo se rivisto con calma, non andando avanti a colpi d'accetta, bensì progettando interventi mirati dopo un'attenta riflessione.
Da quanto ho detto discende il mio parere favorevole a questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Io voto a favore di questo emendamento come già annunciato anche dai colleghi che mi hanno preceduto. Ritengo però che alcune riflessioni brevissime sia comunque importante farle. Questo è il primo di numerosi emendamenti che abbiamo presentato per porre all'attenzione di quest'Aula la situazione di difficoltà che si crea, comune per comune, per l'imposizione di una norma urbanistica così vincolante e così estesa, non solo territorialmente ma anche temporalmente. Sono in difficoltà tutti i protagonisti dei sistemi locali che hanno avviato in questi ultimi vent'anni circa un'attività programmatoria che parte dal territorio attraverso la formula della programmazione negoziata; intendendo per programmazione negoziata un sistema di investimenti pubblici e privati che attraverso il metodo, innovativo negli anni novanta, della pianificazione e della programmazione integrata sul territorio; ha consentito di progettare, di raccogliere le migliori iniziative, sia a livello privato che pubblico, per dotare il territorio di infrastrutture, di servizi e di iniziative imprenditoriali capaci di creare nuovo sviluppo, nuova ricchezza e quindi anche possibilità di lavoro per i nostri numerosissimi disoccupati.
E' un metodo che è stato avviato con la legge numero 14 del 1996, quando si introdussero nell'ordinamento regionale e nel sistema della programmazione i programmi integrati d'area; molti progetti finanziati con la legge numero 14hanno dato esiti positivi, altri forse risultano criticabili, altri ancora, ma sono delle eccezioni, o non sono andati a buon fine o hanno creato duplicazioni nel sistema economico. Dopo una lunga fase di assestamento ora questi strumenti hanno una connotazione molto più precisa.
Sul nostro territorio oggi sono operanti programmi integrati d'area, progetti integrati territoriali, contratti di programma, accordi di programma, strumenti che hanno costituito un incentivo per l'imprenditoria locale e che, canalizzando risorse pubbliche verso investimenti importanti, hanno consentito la creazione di nuove infrastrutture, nuove opere e nuovi servizi.
Noi davvero non comprendiamo perché in questa legge sia stata messa in discussione, anche volutamente, l'applicazione di questi strumenti della programmazione negoziata. Programmazione negoziata che, lo ricordo a tutti, è stata spesso frenata nella sua attuazione dalla normativa urbanistica vigente, e dai ritardi del sistema amministrativo di concessioni e di autorizzazioni. Ci sono programmi integrati d'area, contratti di programma, contratti d'area e patti territoriali che sono rimasti fermi per anni perché gli strumenti urbanistici non erano adeguati a quanto previsto nel programma. Noi oggi, con questo atto che estende i vincoli indiscriminatamente a tutti gli interventi, anche quelli ricompresi in questi strumenti di programmazione negoziata, poniamo in essere un ulteriore blocco. Oltre, cioè, al limite del vincolo che è stato introdotto con questo articolo, la Giunta e la maggioranza, che intendono approvare questo progetto di legge, contribuiranno a dare maggiore incertezza al sistema normativo.
Ci sono casi sotto gli occhi di tutti di contratti, di strumenti che verranno fermati proprio perché le autorizzazioni urbanistiche a causa di questo blocco temporale non verranno mai concesse.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, intervengo per annunciare il mio voto a favore dell'emendamento 872. Votiamo a favore perchè, dopo un'attenta riflessione, siamo portati a concludere che nell'articolo 3 al comma uno, non si possono cancellare gli interventi attivati nei nostri territori grazie alle diverse leggi regionali citate nell'emendamento stesso.
Non si può pensare di cancellare gli impegni derivati dalle normative che hanno appunto regolamentato contratti d'area, patti territoriali e così via dicendo, soprattutto tutti quegli atti di programmazione che hanno visto la partecipazione delle amministrazioni pubbliche, dell'imprenditoria privata, dei nostri cittadini, delle nostre comunità, sui temi dello sviluppo nei diversi territori della nostra Isola.
Una verifica di tutti questi atti di programmazione necessariamente doveva essere propedeutica all'elaborazione, di questo articolo.
La maggioranza non ha accolto l'emendamento con il quale si chiedeva di ripristinare il vincolo dei 300 metri. Quindi, posto che è stata bocciata questa richiesta, noi chiediamo con questo emendamento "che vengano esclusi da tali ambiti territoriali gli interventi ricompresi negli atti di programmazione…", eccetera, atti di programmazione fin qui attivati e anche in fase di attuazione.
I vincoli posti dall'articolo 3 esasperano di sicuro gli animi, come ho già detto anche in qualche altro mio intervento, di chi ha investito risorse per costruire il futuro della propria famiglia, della propria impresa e del proprio territorio; noi non possiamo continuare, persistendo questo "muro contro muro", ad esasperare chi vede messo in discussione quello che riteneva ormai un diritto legittimo.
Certo, come ha detto anche il presidente Pirisi, in certi ambiti territoriali, dove si è verificata "la calata dei barbari", dove il territorio è stato sfruttato, dove si sono posti in essere degli scempi, sarebbe necessario intervenire per riqualificare l'ambiente. Questa riqualificazione, molto probabilmente, sarebbe possibile anche prevedendo che gli atti di programmazione già attivati, verificata la fase di attuazione, possano arrivare al proprio compimento.
Detto questo, ribadisco che faremmo opera meritoria se valutassimo attentamente il contenuto dell'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Signor Presidente, nell'annunciare il mio voto favorevole all'emendamento 872 che, lo ricordo, tratta lo stesso argomento degli emendamenti dall'872 al 1045, pur riferito a realtà locali diverse, voglio dire alla maggioranza che forse, visto anche il clima sereno, è arrivato il momento di dialogare e di dibattere insieme. Credo sia importante, su questo argomento, sentire anche la voce dei vari Gruppi della maggioranza. Lo dico con molta serenità, senza nessuna punta polemica.
La programmazione negoziata in generale ha avuto il pregio di portare avanti iniziative di sviluppo, che potremmo definire concertato, che hanno interessato gli imprenditori sardi di prima generazione i quali, a loro volta, hanno contribuito a far crescere quella cultura dell'intraprendere creando, oggi più che in passato, diversi casi di eccellenza.
Sono progetti che interessano piccole e medie imprese, che costituiscono una vera e propria preziosità nel panorama della contrattazione programmata tra Stato e privati. Si tratta di iniziative su cui, l'abbiamo detto più volte, occorre soffermarsi a ragionare sia per non trascurare il lavoro già fatto, sia perché si tratta di interventi dalla forte valenza innovativa nel coniugare lo stile di lavoro concertativo e negoziale, ispirato all'efficienza, e comportamenti che si ispirano viceversa al parternariato sociale.
Questo emendamento, come quelli che appunto sono stati ritirati, è volto a tutelare queste iniziative; iniziative nelle quali sono impegnati attivamente esponenti del mondo politico che, senza colori o vessilli di qualsivoglia sorta, hanno lavorato assieme con solerzia perché giustamente convinti che questa fosse la strada per creare sviluppo e occupazione. Soprattutto sono riusciti in un compito da sempre arduo per i sardi: quello di collaborare tra loro, e sono riusciti a superare le difficoltà a mettersi insieme, la difficoltà a creare sistema, a creare impresa.
Non posso che esprimere anche la mia condivisione con quanto affermato questa mattina dall'assessore Gianvalerio Sanna sulla necessità di soffermarci, nel corso di questo dibattito, sugli interessi generali, trascurando quelli che possono riguardare solo una parte o una minoranza dei sardi.
Tra gli interessi generali, Assessore, però non può esserci solo l'ambiente separato dall'uomo che ci vive e opera, dalle attività realizzate, dalla storia e dall'economia. Non può essere considerato un interesse particolare, quindi secondario, garantire ai cittadini reali condizioni per operare, per assicurarsi un reddito, per acquisire quella forma di dignità unica che conferisce il lavoro. Proprio oggi su un quotidiano,sardo vengono pubblicati alcuni dati sullo stato della povertà in Sardegna; dati dai quali traspare che i sardi che vivono al di sotto della soglia di povertà assoluta, secondo l'Istat la soglia è stabilita in 573 euro mensili, sono 150.000, mentre i disoccupati senza reddito sono 118.000.
Sono dati preoccupanti, direi, relativi ad una situazione che rischia di aggravarsi ulteriormente se non si interviene urgentemente con politiche che guardino all'immediato futuro e non proiettate da qui a cinquecento anni. I dati vengono corredati anche da alcune considerazioni in merito agli interventi necessari, e nell'articolo si legge appunto: "Senza adeguate politiche attive per il lavoro, il rilancio della industrie in crisi, la valorizzazione e la tutela dei beni culturali, ambientali e del paesaggio; in assenza di una moderna politica per il turismo, l'esercito dei poveri è destinato ad aumentare", ho citato integralmente.
Vorrei anche ricordare un altro dato significativo, e cioè che il 40 per cento del PIL della Sardegna è costituito dalle pensioni. Dico queste cose perché non ci deve sfuggire l'importanza, la gravità e la rilevanza del problema che noi siamo qui chiamati a valutare, problema già di per sè arduo e complesso che esige una speciale riflessione anche in virtù del particolare momento storico che stiamo vivendo.
Ambiente e turismo, tutela del territorio e sviluppo economico, devono crescere insieme ed alimentarsi a vicenda. Esempi di eccellenza nella nostra Isola ce ne sono, vedi ad esempio la Costa Smeralda che poi ha diffuso il suo benessere in Gallura …
(Non è approvato)
Emendamento 1046. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). La mia dichiarazione di voto è sul 1046, ma anticipo il ritiro degli emendamenti dal 1047 al 1220.
Esprimo il mio voto favorevole sull'emendamento 1046, rappresentativo di una serie di emendamenti che, comune per comune, intendevano salvaguardare ed escludere quindi dal vincolo stabilito dall'articolo 3 tutti quei territori "…relativi al piano urbanistico comunale e ai piani attuativi, già approvati dal Consiglio comunale, alla data di entrata in vigore della presente legge, ricadenti nelle aree ricomprese… nei siti di interesse comunitario…", come era previsto nel disegno di legge esitato dalla Giunta e presentato in Consiglio regionale. In effetti chiediamo di non estendere le norme di salvaguardia a certi territori, proprio nel rispetto dell'autonomia comunale. Crediamo che sia ormai evidente, e nei prossimi giorni emergerà con forza, la contrarietà dei Comuni a questo provvedimento.
E' una contrarietà che noi abbiamo registrato su tutto il territorio regionale, molti sindaci hanno espresso il loro forte disagio per gli effetti negativi che questo disegno di legge causerà nelle aree indicate da questo emendamento, non essendo il provvedimento in questione sufficientemente garantista nei confronti di quei comuni che abbiano approvato gli strumenti urbanistici previsti dalla legislazione vigente..
Noi abbiamo detto che questo progetto di legge reca in sé un giudizio negativo sulle modalità con cui l'autonomia comunale è stata attuata in materia urbanistica. E' palpabile, è evidentissimo, trasuda da ogni riga del provvedimento che, purtroppo, ha la presunzione di accentrare tutti i poteri decisionali in materia urbanistica nel livello regionale, non dando alle autonomie locali la possibilità di esprimersi completamente, anzi, presupponendo che in questi anni vi sia stato da parte dei comuni un utilizzo indiscriminato, un utilizzo addirittura spregiudicato, secondo alcuni, del governo del territorio, sia per quanto riguarda il piano urbanistico e sia soprattutto, forse, relativamente ai piani attuativi.
Vi è un ingiusto pregiudizio che fa ricadere in capo ai sindaci e agli amministratori locali un peccato di sottomissione rispetto ad interessi particolari che avrebbero portato allo stravolgimento, al cattivo utilizzo del nostro territorio. Se questo è vero in alcuni casi, che purtroppo sono sotto gli occhi di tutti i cittadini o di tutti i turisti, non è vero certamente per la generalità dei comuni che invece, attraverso i piani urbanistici e i piani attuativi, hanno fatto e stanno cercando di fare una politica urbanistica attenta da un lato a salvaguardare il bene più prezioso che abbiamo, cioè il territorio, ma dall'altro ad incentivare lo sviluppo e l'occupazione.
Noi crediamo che l'accoglimento di questi emendamenti avrebbe portato ad una maggiore valorizzazione dell'autonomia locale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, anche io rendo la mia dichiarazione di voto sul primo degli emendamenti di questo gruppo, ma sostanzialmente la dichiarazione di voto ricomprende anche gli emendamenti che abbiamo ritirato.
Come già altre volte abbiamo sottolineato in quest'Aula, il ragionamento da cui noi siamo partiti per scrivere questi emendamenti, che sono stati definiti emendamenti di batteria, aveva una ratio ben precisa, cioè quella di sottolineare in maniera forte come la situazione dei diversi comuni della Sardegna fosse una situazione diversa in ogni singolo, specifico caso, mentre questo provvedimento in discussione tende alla omogeneizzazione.
Noi riteniamo che l'omogeneizzazione sia difficile da fare e che per raggiungere questo obiettivo di omogeneizzazione si rischi alla fine di creare quella notte nel corso della quale tutte le vacche appaiono di colore nero anche quelle che nere non sono. Quindi il nostro intento era quello di entrare nel merito delle problematiche e della situazione specifica di ogni singolo comune, convinti come eravamo e siamo che un limite, che può avere una sua ragionevolezza d'essere in determinate condizioni, possa essere difficilmente tollerabile nell'ambito di altre situazioni.
Noi, quindi, ragionando sul singolo ambito comunale, e sulla singola area di pertinenza di ogni comune, intendevamo evidenziare la diversità. È una diversità che, se voi ne tenete conto, è recepita anche all'interno della legge; infatti nell'articolo in discussione, o nelle varie formulazioni degli emendamenti che costituiranno il testo finale dell'articolo stesso, esistono già delle sottrazioni specifiche alla norma, nel senso che noi abbiamo escluso dall'applicabilità della norma il PTP del Sinis; cioè un PTP che è ancora vigente e noi sappiamo che è ancora vigente più per una serie di combinazioni che non perché il PTP del Sinis abbia realmente una struttura diversa rispetto agli altri piani paesaggistici territoriali caducati.
Ad esempio, risulta che il comune di Oristano abbia aree di pertinenza di due PTP diversi, per cui una parte delle aree ricadenti nell'ambito comunale di Oristano sarebbero ancora assoggettate alle norme del PTP in vigore ed una parte no. Questo crea chiaramente una disparità di condizioni tra cittadini residenti all'interno dello stesso comune, ma proprietari di aree non sottoposte alle stesse norme; una disparità di condizioni che noi riteniamo sia comunque difficile da spiegare, da comunicare a coloro che stanno aspettando un segnale da quest'Aula.
Lo stesso ragionamento vale per i PUC approvati. I PUC approvati, lo abbiamo ripetuto varie volte in quest'Aula, altro non sono che normative che hanno tenuto conto dei previgenti PTP, che noi sappiamo essere stati dichiarati non strutturalmente validi da parte dell'organo amministrativo che li ha fatti decadere. Allora noi ci chiediamo quale diritto aggiuntivo abbiano quei comuni che hanno licenziato dei PTP sulla base di normative che non sono più vigenti, rispetto a comuni che non li hanno licenziati e che oggi non li potrebbero più licenziare in quanto quelle normative non sono quelle contenute nel testo della legge.
Quindi, sostanzialmente anche qui abbiamo una giustizia urbanistica a due velocità, che da un lato sancisce il diritto acquisito di chi sulla base di una normativa che non è più vigente ha approvato il proprio piano e dall'altro impedisce l'acquisizione di un eventuale analogo diritto da parte di chi non avesse ad oggi approvato questa normativa. Probabilmente ci sono ancora degli elementi di ragionamento sui quali affinare la discussione, e noi speriamo che i giorni, o le ore, che ancora ci tratterremo in quest'Aula possano servire a questo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, non vorrei che questo dibattito, nonostante l'importanza dell'argomento, continuasse ad andare avanti così stancamente; apprezzo che i toni siano pacati, perché così debbono essere, e perché procedendo con pacatezza e serenità ci si capisce meglio, ma ciò non toglie che il dibattito non possa fare a meno l'attenzione della maggioranza e di parte dell'opposizione.
Io invito ancora ad una riflessione su questo disegno di legge. Le casistiche riportate nei loro interventi da diversi colleghi dimostrano che è indispensabile e necessario fermarsi sull'argomento, perchè bloccare, come prevede il primo comma dell'articolo 3, negli ambiti citati nei commi a), b), c), d), e), le concessioni e le autorizzazioni edilizie, vuol dire bloccare tutto. A parte una incongruenza all'articolo 4, che poi rileveremo, le opere soggette ad autorizzazione sono le opere di piccola entità che non necessariamente comportano la concessione edilizia. Nell'articolo 4, al comma d), qualcosa viene concessa, ma io dico che se un comune si è dotato di un Piano urbanistico comunale, approvato dalla Regione, nel pieno rispetto della legge urbanistica vigente, e se in quel centro sino ad oggi sono state rilasciate concessioni e autorizzazioni edilizie conformi alla legge, io insisto nel dire che non è possibile bloccare le opere, perché sappiamo perfettamente che il blocco temporale non sarà di diciotto mesi!
Il problema è questo, il problema principale è questo: sappiamo tutti, per l'esperienza che abbiamo, che questo è un provvedimento che rimarrà in vigore per almeno tre o quattro anni. Ecco perché io sostengo che, non potendo bloccare tutto per quattro anni, è necessario approfondire la materia affinché si faccia un provvedimento di legge che tuteli, salvaguardi, vincoli, ma laddove effettivamente bisogna tutelare, salvaguardare e vincolare. Un provvedimento, innanzitutto, che non blocchi i diritti acquisiti e non rechi in sè una punizione, un'imposizione senza nulla cedere e concedere comunque ad opere di speculazione da" assalto alle coste".
Io in effetti mi sono posto il dubbio se questo provvedimento blocchi veramente o no la speculazione edilizia. A mio parere, da tecnico e non da politico, non solo non blocca la speculazione, ma la consente a coloro i quali hanno già costruito, che hanno portato avanti gli "assalti alle coste", che hanno avuto le concessioni per la costruzione dei mega villaggi, dei mega alberghi. Sono proprio i gruppi di potere che hanno occupato le coste che vedranno le loro proprietà, ecco i fenomeni speculativi, aumentare moltissimo di valore. Perché non riflettiamo anche su questo? Non è una perdita di tempo, credetemi, almeno per quanto mi riguarda…
PRESIDENTE. Ha terminato il suo tempo, onorevole Rassu. Poiché nessun altro domanda di parlare metto in votazione l'emendamento numero 1046. ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione elettronica.
PRESIDENTE. Chi sostiene la richiesta dell'onorevole La Spisa?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri SANJUST, SANCIU, RASSU, LOMBARDO, MILIA, Matteo SANNA, PETRINI.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendato numero 1046.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CALIGARIS - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - GIORICO - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PISU - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Franco - SECCI - URAS.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar - SCARPA.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 59
Votanti 55
Astenuti 4
Maggioranza 28
Favorevoli 19
Contrari 36
(Il Consiglio non approva).
Sono ora alla nostra attenzione gli emendamenti dal 1221 in poi, emendamenti all'emendamento numero 12.
Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, anche su questo emendamento è necessario, sia pure rapidamente, sottolineare un problema che per noi è importante e che è stato alla base del ragionamento che abbiamo proposto in questo e negli emendamenti successivi. L'emendamento 1221, che riguarda il comune di Abbasanta, ha l'obiettivo di porre all'attenzione dell'Aula un problema che, più volte, è emerso nel corso del dibattito.
Indubbiamente alcuni emendamenti che abbiamo presentato sono speciosi, e giustamente la maggioranza l'ha rilevato; nel rilevarlo la stessa maggioranza ha poi colto anche quale fosse il ragionamento sul quale abbiamo impostato la nostra tecnica d'Aula ostruzionistica, cioè che fosse un ragionamento che intendeva introdurre una richiesta di riflessione politica sulle problematiche.
La richiesta di riflessione politica si è incentrata varie volte, nel corso degli interventi svolti in quest'Aula non soltanto da me, ma da una larga parte dei consiglieri di minoranza, sulla garanzia della certezza del diritto. Noi cioè riteniamo - ne riparleremo probabilmente quando discuteremo l'articolo 5 -che sia comunque necessario, in qualunque contesto e in qualunque quadro di regole, che le regole siano certe, che valgano possibilmente per tutti, e che su questa base chiunque si possa regolare.
Noi siamo convinti che la garanzia della certezza del diritto rappresenti una delle garanzie fondamentali del cittadino, il cardine di qualsiasi sistema democratico, e il nocciolo duro di qualsiasi democrazia di tipo liberale. Amici della maggioranza, noi abbiamo contestato duramente lo spirito e il contenuto di questa legge che voi state per approvare, perché non riteniamo che questa legge sia funzionale agli interessi complessivi della Sardegna, non riteniamo che faccia gli interessi della Sardegna né per i prossimi cinquecento anni e forse neanche per i prossimi cinque o dieci anni. Però questo fa parte della legittima dialettica tra le parti, nel senso che a voi che siete stati scelti dai cittadini per governare spetta di arrivare in quest'Aula proponendo delle leggi, spetta di svolgere tutte le azioni che sono finalizzate all'approvazione delle leggi e questo compito, questa responsabilità vi compete al di là dell'azione di controllo e di miglioramento che viene comunque esercitata dalla minoranza.
Noi vi abbiamo riconosciuto un diritto, che anche se non l'avessimo riconosciuto è comunque vostro, cioè il diritto fondamentale della maggioranza di governare. Quindi voi governate e ci proponete delle leggi, ma una parte o la totalità della legge che ci state proponendo in questo momento per noi non va bene.
Credo che gli strumenti che noi abbiamo adottato per significarvi questa perplessità forte sullo spirito e sul contenuto del provvedimento di legge siano stati tali da consentirci di rendere chiara la nostra posizione; credo infatti che non ci sia alcuno in Sardegna, almeno tra coloro che sono alfabetizzati e che sono attenti alla comunicazione, che non abbia colto la nostra contrarietà alla legge. Però, una volta stabilite le norme, queste norme devono valere per tutti, quindi ci deve essere una certezza del diritto riconosciuta.
Tutti coloro che hanno una certezza del proprio percorso legislativo, del proprio percorso normativo, nel richiedere una autorizzazione, devono essere poi garantiti dalla legge e, quindi, questa autorizzazione deve essere un'autorizzazione che vale comunque.
Questo è il problema che noi abbiamo posto con il gruppo degli emendamenti che incomincia col 1221, ed è questo il problema sul quale vogliamo ragionare insieme, nel prosieguo della legge, relativamente ad alcuni aspetti che in noi destano ancora forti perplessità.
PRESIDENTE. Consigliere Vargiu, gli emendamenti dal 1222 al 1395?
VARGIU (Rif. Sardi). Sono ritirati, Presidente.
PRESIDENTE. Gli emendamenti dal 1222 al 1395 sono ritirati. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto sull'emendamento numero 1221. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, con questo emendamento riprendiamo una materia che è stata abbondantemente trattata nei giorni scorsi e che fa riferimento ai siti di interesse comunitario e, soprattutto, ai proposti siti di interesse comunitario. In questo caso parliamo del comune di Abbasanta, ma ne parliamo per caso e non perché sia un comune diverso dagli altri, per quanto anche nel comune di Abbasanta esistano situazioni di questo genere.
Noi riteniamo che debbano essere esclusi soprattutto i piani attuativi pubblici, ovvero quelli privati, perlomeno nel caso in cui le relative convenzioni siano già state sottoscritte dalle parti alla data di entrata in vigore della presente legge. Io credo che questo sia indispensabile perchè mi chiedo che cosa potrebbe succedere in queste aree se si bloccassero quelle convenzioni.
Io ho sotto gli occhi la cartina di uno dei siti di interesse comunitario più estesi che abbiamo in Sardegna (si tratta di diverse migliaia di ettari), quello che fa capo a tutta la costa che da Bosa arriva fino a Villanova Monteleone. Ora, che cosa succederà in questo territorio dove sono state sottoscritte convenzioni, dove sono previsti piani attuativi pubblici, dove sono state impegnate risorse sia regionali che statali, sono in atto quindi interventi di programmazione negoziata?
Questa è una valutazione che spero abbiano fatto sia la Giunta che il Consiglio, perché sono molteplici gli interventi che non potranno essere effettuati se non si prevede di escludere da tali ambiti quei piani ricadenti nelle aree ricomprese nei siti di interesse comunitario, per i quali sia stata già avviata una procedura e quindi siano in una fase di esecuzione piuttosto avanzata.
Su questi territori grava già un vincolo che, a suo tempo, venne posto in essere dalla Giunta Palomba e che intendeva favorire lo sviluppo di quei territori. Rileggetevi gli atti, verificate che cosa dovevano essere i siti di interesse comunitario e quali ricadute economiche vennero prospettate in quel periodo per convincere le amministrazioni che sarebbe stato opportuno avere nel proprio territorio un sito di interesse comunitario. E molte amministrazioni locali avevano di buon grado aderito all'istituzione, nei loro territori, di questi siti.
Sono passati gli anni e non è successo nulla di questo, anzi, in quei siti di interesse comunitario spesso e volentieri non si è potuto avviare il benché minimo intervento di sviluppo economico del territorio, proprio per i veti e le imposizioni che arrivano dall'Unione Europea. Voi sapete benissimo che la Regione Sardegna è gravata da diversi procedimenti di infrazione per non aver ottemperato alle direttive dell'Unione, o forse per non aver dialogato come sarebbe opportuno fare in questi casi. Però, per quanto il presidente Soru sia profondamente convinto che ci possa essere un rapporto tra la Regione Sardegna e l'Unione Europea o la Commissione Europea questo, lo capiamo tutti, credo che non sia assolutamente possibile.
Quindi anche questo Consiglio regionale deve prendere atto del fatto che il dialogo con le Commissioni europee e con l'Unione Europea non può avvenire direttamente, ma deve avvenire tramite lo Stato membro e, per di più, tramite il Ministero degli esteri, pensate! Questa non è una norma che abbiamo fatto noi. Questo contenzioso non va risolto con il Ministero di riferimento per materia;chiunque è legittimato a proporre ricorsi all'Unione Europea, ma lo deve fare sempre tramite, non il Ministero dell'ambiente se il ricorso riguarda l'ambiente, non con il Ministero dell'economia se si tratta per esempio di aiuti di Stato, ma lo deve fare sempre tramite il Ministero degli esteri.
Io non so quando riusciremo a risolvere le questioni che ruotano attorno al procedimento di infrazione a suo tempo notificato al presidente Floris per il tramite dei Carabinieri o, non ricordo, del Corpo forestale e di vigilanza ambientale;; eravamo agli inizi della legislatura, e il Governo, guarda caso, non era amministrato dal centrodestra ma dal centrosinistra e noi tutti fummo impegnati nel respingere quella notifica.
Io sono stato buon testimone di un episodio di cui fu protagonista un Ministro della Repubblica italiana che, venuto nel mio territorio per discutere di questo problema, non fece partecipare alla riunione addirittura il Prefetto, il rappresentante del Governo nel territorio. Questa è l'Unione Europea! E allora, con il mio ragionamento, ancora una volta, intendevo sottolineare che imporre ulteriori vincoli ritengo sia una cosa deleteria.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, continuiamo a procedere un po' stancamente, e mi dispiace moltissimo perché la materia merita altro. Da che cosa nascono o sono nati tutti questi emendamenti? Senz'altro sono nati tutti esclusivamente e principalmente dal dettato del comma a), come ho detto poc'anzi.
Ma è necessario tornare indietro. Rileggendo gli emendamenti non sfugge che sono stati presentati per rilevare che l'aspetto principale di questo provvedimento di legge, dalla prima parola all'ultima, è quello di mortificare le autonomie comunali. Su questo non ci piove! Questo provvedimento, pur prefiggendosi lo scopo di tutelare e salvaguardare le coste, scopo quindi positivo, encomiabile, , è solo ed esclusivamente un provvedimento punitivo, non è un provvedimento equilibrato per favorire sia lo sviluppo socio economico che la salvaguardia ambientale. Gli emendamenti presentati prefigurano diverse eventualità che potranno verificarsi e prospettano tutte le difficoltà, di diversa natura, che dovranno affrontare, d'ora in avanti, le amministrazioni pubbliche.
Nell'emendamento in votazione, su cui esprimo parere favorevole, trattiamo dei piani attuativi, pubblici e privati, ricadenti nelle aree ricomprese, ai sensi della direttiva 92/43 CEE, nei siti di interesse comunitario o nei proposti siti di interesse comunitario. Noi cerchiamo, con questo emendamento di evidenziare quali sono, a nostro avviso, , le difficoltà e gli ostacoli che anche in questo caso nasceranno dalla approvazione di questo disegno di legge.
E' un disegno di legge che è stato elaborato, l'abbiamo detto e lo ribadiamo ancora, senza sentire i pareri o non portando avanti un minimo di concertazione con le autonomie locali, e con i soggetti preposti alla tutela dei diritti dei cittadini, parlo di associazioni di categoria, sindacati e quant'altro. Io credo infatti che un incontro preventivo con questi soggetti avrebbe consentito di evitare questa lunghissima tiritera.
Se al primo comma fosse stato scritto, fatto salvo il vincolo totale dei 300 metri, che i comuni erano obbligati, entro sei mesi, a predisporre il loro piano paesaggistico comunale ne quale inserire le decisioni sui territori compresi tra i 300 e i 2000 metri., si sarebbe risolto ogni problema.
Invece no. Si impongono, le scelte dall'alto, con tutti gli aspetti negativi che ne derivano, specialmente se le norme così imposte, come ho detto poc'anzi, sono norme punitive nei confronti non di coloro che negli anni precedenti hanno consentito lo scempio delle coste, ma degli attuali soggetti privati e pubblici.
Attualmente quindi si punisce, in modo indiscriminato, tutto e tutti. Eppure questo provvedimento si prefigge, lo ripeto ancora, lo scopo encomiabile di salvaguardare l'ambiente, ma credo che siano gli aspetti negativi a caratterizzare questo provvedimento; aspetti negativi che impongono un dialogo costruttivo, una riflessione, un concreto scambio di opinioni affinché, se veramente deve essere adottato, come pare sia intenzione di questa maggioranza, venga migliorato senza stravolgerne il contenuto.
Io ripropongo di imporre ai comuni la presentazione, entro sei mesi, del piano paesaggistico comunale. A mio avviso anche questo suggerimento potrebbe favorire una soluzione non dico unitaria, ma se non altro migliorativa di questo provvedimento. Comunque credo che difficilmente questo o altri suggerimenti possano essere tenuti in considerazione dalla maggioranza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Credo che l'Aula, il Consiglio, maggioranza e minoranza, stiano dimostrando buonsenso, ognuno per quanto riguarda la propria parte, perché si addivenga ad un confronto leale, corretto e che tenga conto dei tempi nell'esame del disegno di legge in questione. Credo però che questo non debba essere inteso come un trascinare, senza entrare nel merito, alcune parti del disegno di legge che noi invece riteniamo opportuno sottolineare e sulle quali cercheremo anche il confronto con i colleghi della maggioranza.
Sull'articolo 3 abbiamo fatto le nostre osservazioni e ritenevamo che alcune di queste potessero essere prese in considerazione anche per dare in qualche modo dignità alle tesi che ognuno di noi sta portando avanti e quindi al confronto. Nel merito, particolarmente, dell'articolo 3, credo che numerose osservazioni formulate da me e dai colleghi negli interventi precedenti avrebbero meritato maggiore attenzione.
Vorrei soltanto riprendere un passaggio, sul quale torneremo il prossimo mese nel corso della discussione del Dpef e leggere due righe, pagina 64, appunto del Dpef presentato dalla Giunta regionale: "E' fondamentale al riguardo non far percepire il piano paesaggistico come un piano di vincoli". Ora, per come è rappresentato in questo disegno di legge, non può che essere un piano paesaggistico solo vincolante mentre si rimanda ad una fase successiva invece la norma di attuazione.
Allora, oltre ad evidenziare ovviamente una contraddizione, ma questo lo vedremo in sede di in discussione del Dpef, mi chiedo se tutto ciò che ci siamo detti è valido perché tutta la fase programmatoria non è stata fatta prima, anche perché continuiamo a parlare, è l'argomento principe, di stretto collegamento tra sviluppo turistico e tutela del paesaggio. Tutti noi abbiamo capito il perché di questo vincolo, ma non ci rendiamo conto che tutta questa serie di vincoli limita anche uno sviluppo economico e sociale che non va soltanto indirizzato o perseguito ai fini turistici; viene vincolato il commercio, viene vincolato l'artigianato, vengono vincolati altri settori economici che per un certo lasso di tempo, a nostro avviso troppo lungo, saranno ingessati, incatenati e senza nessuna possibilità di sviluppo futuro.
Per renderci conto di quello di cui stiamo discutendo faccio un esempio relativo alle zone di mia conoscenza. Per chi conosce la zona di Orosei, e specificatamente di Cala Liberotto, il bivio di Cala Liberotto che consente di scendere verso la costa è a 1750 metri dal mare. In questa porzione di territorio che va dai 300 ai 1750 metri insiste una serie di costruzioni, ognuno le può giudicare belle o brutte, e una serie di attività che avrebbero bisogno di essere razionalizzate al meglio, che offrono una serie di servizi commerciali al turismo, che da oggi in poi non possono essere modificate dallo stato in cui si trovano che, tra l'altro, è pessimo.
Io mi chiedo quindi perché non intervenire nel merito di questi problemi se vogliamo razionalizzare e valorizzare al meglio quel territorio. Se istituiamo questi vincoli non sarà possibile, perciò noi finiremo con l'ingessare quella parte di territorio non consentendogli uno sviluppo economico e una razionalizzazione dell'esistente, il che significa rimediare anche ai danni che sono stati causati in precedenza. Imponendo questi vincoli, lo ripeto, noi siamo bloccati, e chiaramente questo esempio è valido certamente anche per altre porzioni di territorio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Brevissimamente, signor Presidente, per dire che votando a favore di questo emendamento noi ancora intendiamo sottolineare, come abbiamo fatto più volte nel corso della discussione, che è questo l'elemento rivelatore di quanto una legge possa in qualche modo generare un sentimento di sfiducia negli imprenditori, in generale nei privati, nei titolari di diritti soggettivi e di interessi legittimi, quando interviene indiscriminatamente, non mirando ad eventuali progetti che possano essere identificati come speculativi, ma generalizzando e bloccando tutte le convenzioni già sottoscritte con i privati, da cui sono nate aspettative o, addirittura, investimenti già in opera.
Noi crediamo che questa sia una problematica che nel proseguo del dibattito potrebbe ancora essere esaminata, anche se non propriamente in relazione a questo emendamento specifico, perchè il legislatore dovrebbe avere a cuore che i provvedimenti di legge non inviino nel sistema sociale ed imprenditoriale dei messaggi che ingenerino sfiducia nel sistema istituzionale; sistema che in qualunque momento, grazie ad una legge, modifica le situazioni giuridiche soggettive.
(Non è approvato)
E' ora in votazione il gruppo degli emendamenti dal 1396 al 1569. Ha facoltà di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Io, Presidente, esprimo chiaramente un parere favorevole ma, ricollegandomi a quanto ho detto poc'anzi, ribadisco che questo è un provvedimento punitivo. E lo riaffermo nonostante si sostenga che gli enti locali non subiranno danni e, come ho sentito dire in quest'Aula, che molti enti locali sono d'accordo, ma non ci credo, su questo provvedimento.
Innanzitutto tengo a precisare che l'ultimo rigo del comma 1 dell'articolo 3 è totalmente incompatibile con il comma 1, lettera a) dell'articolo 4. Il comma 1 dell'articolo 3 vieta le nuove opere soggette a concessione ed autorizzazione edilizia. Alla lettera a) del comma 1 dell'articolo 4 sono elencate invece proprio quelle opere che sono soggette ad autorizzazione edilizia e in certi casi anche a concessione, come per esempio i volumi tecnici, quindi bagni, ricoveri per macchine e quant'altro.
La stesura di questo comma dimostra ancora, ripeto, che probabilmente nella stesura del disegno di legge si è andati di fretta, molto, molto di fretta. Consentitemi, tenendo conto che all'articolo 6 si dice che i piani urbanistici comunali devono contenere lo studio di compatibilità paesistico ambientale, che viene definito in tutti gli elementi che lo compongono, di riformulare la proposta tecnica che avevo già avanzato e che può avere accoglimento senza snaturare la legge né tanto meno bloccarne l'iter.
Io propongo quindi che al comma 1, lettera a), dell'articolo 3 dopo le parole "…anche per i terreni elevati sul mare.." venga inserito un comma nel quale si preveda che i comuni i cui territori ricadono nella fascia dei 2000 metri debbano dotarsi entro un anno, non più sei mesi come avevo prospettato precedentemente perché non ce la farebbero, dei piani paesaggistici comunali, pena la sospensione totale dell'attività edilizia.
Questa, credetemi, sarebbe una soluzione che senza niente togliere migliorerebbe il provvedimento e sarebbe se non altro un segnale che non sono calpestate, le autonomie locali. Che cosa comporta scrivere questo in legge? Si vuole dare il tempo, un anno, ai comuni di aggiornare i piani urbanistici, e quei comuni che non si metteranno in regola si vedranno bloccare ogni attività.
Questo vuol dire concertazione, questo vuol dire dare veramente visibilità alle autonomie locali, questo vuol dire coinvolgere in queste scelte importantissime in materia urbanistica le autonomie locali. Io insisto quindi con la mia proposta, e voto a favore degli emendamenti, nel tentativo di ragionare in termini concreti con la maggioranza fornendo spunti che possono senz'altro migliorare la legge.
PRESIDENTE. Onorevole Rassu, gli emendamenti dal 1397 al 1569 sono ritirati?
RASSU (F.I.). Sì.
(Non è approvato)
Sono ora alla nostra attenzione gli emendamenti numero 866, 867, 868, 869, 870 e 871. Vi domando se si possono fare le dichiarazioni di voto sull'insieme degli emendamenti e poi votarli ad uno ad uno, perché sono un po' diversi dagli altri, oppure se vengono ritirati?
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiederei di poter fare la dichiarazione di voto sul singolo emendamento.
PRESIDENTE. Va bene, onorevole La Spisa. Ha facoltà di fare la sua dichiarazione di voto Sull'emendamento 866.
LA SPISA (F.I.). L'emendamento 866, per il quale dichiaro il voto a favore, ma lo stesso discorso vale anche per gli emendamenti che seguono, tende ad escludere l'applicazione delle misure di salvaguardia previste dall'articolo 3, negli ambiti territoriali in cui sia prevista la realizzazione di opere pubbliche.
In particolare questo emendamento che recita: "Da tali ambiti sono esclusi tutti gli interventi relativi alla realizzazione degli impianti, la posa in opera e i relativi approdi del metanodotto Algeria-Sardegna-Europa", pone in evidenza il fatto che le misure di salvaguardia previste da questa legge potrebbero incidere, in maniera negativa e fortissima, anche sulla realizzazione di opere pubbliche di rilevanza strategica per lo sviluppo economico della Sardegna come appunto il metanodotto Algeria-Sardegna-Europa.
Noi sappiamo, tutti sanno, che questa è una infrastruttura di grandissimo rilievo che per ora è ancora nello stadio di studio di fattibilità, non sappiamo cioè quando potrà essere avviata la sua esecuzione. Se questa esecuzione partisse nel momento in cui le misure di salvaguardia previste dall'articolo 3 fossero ancora vigenti si avrebbe evidentemente un blocco di quest'opera in particolare, ma anche delle altre opere previste negli ambiti territoriali oggetto delle misure di salvaguardia.
Questo è un emendamento evidentemente provocatorio, perché la misura di salvaguardia al momento non ha effetti su quest'opera, ma l'abbiamo presentato per segnalare come questa legge abbia la capacità, almeno potenzialmente, di incidere sul complesso delle opere di infrastrutturazione di piccola rilevanza o, come in questo caso, di grandissima rilevanza.
Accogliere questo emendamento significherebbe che vi è un'attenzione sul fatto che non consentire questa o altre iniziative, in un'ottica pregiudizialmente contraria a tutti gli interventi in questi ambiti territoriali, che vengono individuati come territori ad alto valore paesaggistico, provocherebbe dei danni nel sistema economico. Il nostro voto favorevole su questo emendamento è quindi finalizzato proprio a segnalare quanta superficialità ci sia nel testo di legge che stiamo esaminando, proposto dalla Giunta.
(Non è approvato)
Emendamento 867. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Io mi auguro che si presti attenzione non tanto a questo gruppo di emendamenti che, per essere chiari, ritengo solo ed esclusivamente provocatori, quanto alle osservazioni e alle proposte fatte sugli emendamenti precedenti;, sono osservazioni che possono essere degne di attenzione o almeno degne di discussione in altra sede, se non si vuole utilizzare la sede di questa Aula, e che possono fornire, senza apportare stravolgimenti alla legge, spunti migliorativi di cui comunque il provvedimento necessita e che, se accolti, sinceramente, credo darebbero un po' più di dignità e di autorevolezza anche a questo Consesso parlamentare.
Io voterò chiaramente a favore di questo emendamento il cui contenuto è compreso nella totalità del provvedimento, un provvedimento che poc'anzi non ho esitato a definire punitivo, perché questo è, almeno in buona parte. Credetemi, queste norme mi hanno fatto ricordare, e si ricorderanno quelli della mia generazione, la norma di legge sul confino che venne adottata in Sardegna negli anni sessanta al fine di ristabilire l'ordine pubblico.
Benché quella norma si proponesse, giustamente, lo scopo di migliorare la vivibilità nei centri in cui vi era un alto tasso di criminalità, il risultato fu che la criminalità non solo non venne debellata, ma anzi subì un incremento.
Non vorrei che questo provvedimento, a causa dei suoi aspetti punitivi, ottenesse il risultato opposto a quello dichiarato. Perché dico questo? Perché coloro i quali in precedenza hanno depredato il territorio costruendo nei territori costieri compresi entro i 2000 metri vedranno, una volta che verrà imposto il vincolo su queste zone, aumentare di valore i loro beni. Infatti, poiché non si potrà costruire, calerà l'offerta, è una legge di mercato, e il prezzo del costruito crescerà a dismisura. Quindi, coloro i quali hanno tratto profitto dalla speculazione sul territorio ieri, oggi vedranno crescere ulteriormente questi profitti.
Ecco perché considero questo in discussione un provvedimento punitivo nei confronti di coloro i quali invece non hanno speculato e non hanno alcuna intenzione di farlo. Per quanto mi riguarda quindi i miei interventi, anche in dichiarazione di voto, sono volti solo ed esclusivamente, come ho detto poc'anzi, a richiamare l'attenzione sulla possibilità di migliorare la legge in alcuni punti pur senza stravolgerla.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Chiedo la votazione elettronica.
PRESIDENTE.. Chi sostiene la richiesta del consigliere Cappai?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri MURGIONI, DIANA, ARTIZZU, AMADU, LADU, SANCIU, CAPELLI.)
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento 867.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CAPPAI - CONTU - DIANA - LA SPISA - LADU - MURGIONI - OPPI - RASSU - SANCIU - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PIRISI - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Franco - URAS.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - SCARPA.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.
Presenti 48
Votanti 46
Astenuti 2
Maggioranza 24
Favorevoli 13
Contrari 33
(Il Consiglio non approva).
Emendamento numero 868. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi). Presidente, esprimo il voto favorevole sull'emendamento 868 che, come ha ricordato il collega Rassu, fa parte di un gruppo di emendamenti il cui contenuto, pur presentando aspetti differenti specifici, ha una logica unificatrice. In realtà questi emendamenti intendono sottolineare che lo spirito informatore del provvedimento, e questo disse anche il presidente Soru nell'introdurre nella Commissione urbanistica il testo in discussione, è quello di cercare di conservare comunque il territorio senza però intralciare le dinamiche dello sviluppo.
Poi, in realtà, su come questo principio si possa tradurre in legge abbiamo visto che tra centrodestra e centrosinistra esistono modalità di interpretazione diverse. Il centrosinistra attraverso il testo in discussione ha avanzato la sua proposta sulla quale noi abbiamo espresso una serie di perplessità e di dubbi, e comunque la nostra contrarietà di massima all'impianto della legge.
Emendamenti come l'867, appena bocciato dal Consiglio, e l'868 che è ora in votazione, in realtà pongono dei problemi importanti. Noi siamo in una fase dello sviluppo tecnologico che ci consente, ormai, di comprendere che i rischi cui è soggetta la popolazione oggi a causa dell'inquinamento ambientale sono differenti rispetto a quelli conosciuti negli anni passati. Oggi dobbiamo affrontare i rischi derivanti dall'inquinamento elettromagnetico, dall'inquinamento elettrico o dall'inquinamento nucleare che fanno il paio con i rischi legati alla trasformazione chimica degli idrocarburi, che pure incidono in maniera sostanziale sull'economia della nostra Isola e sequestrano, esattamente come le servitù militari, parti di territorio.
Probabilmente se dieci anni fa, anzi, quarant'anni fa, noi avessimo avuto come norma di legge il contenuto dell'emendamento numero 868 oggi ci troveremmo di fronte ad un assetto complessivo del territorio sardo diverso da quello in essere, e probabilmente avremmo anche garantito le risorse ambientali in misura diversa dall'attuale . Con questi emendamenti, che se fossero approvati istituirebbero una moratoria sull'energia inquinante, riferita sia al passato che al futuro, intendiamo evidenziare il fatto che molte delle produzioni considerate oggi inquinanti non erano considerate tali vent'anni fa.
Vediamo per esempio, la produzione di energia eolica. Il concetto dell'inquinamento visivo e del danno estetico da inquinamento visivo, che oggi sembra avere un'importanza notevole, tanto che il Governo lo introduce all'interno delle sue leggi, era un concetto che dieci anni fa non esisteva. Se fossimo andati a Paringianu a ragionare sull'inquinamento ambientale e gli avessimo detto che le pale dell'energia eolica potevano creare inquinamento, chi ci ascoltava si sarebbe fatto probabilmente delle grasse risate.
Nel tempo, invece, si modifica, è in continuo mutamento, sia la sensibilità nei confronti dell'ambiente, sia la sensibilità nei confronti della salute della popolazione, della garanzia alla salute. Potrebbe accadere fra qualche anno di verificare che tutta una serie di comportamenti, che attualmente ci sembra che non abbiano alcuna ricaduta negativa sulla salute della popolazione, invece l'abbiano.
È il caso delle centrali elettriche. Tutti sappiamo della polemica che si è scatenata a Cagliari intorno alla centrale elettrica di via Aosta; conosciamo il problema dell'inquinamento da onde elettromagnetiche su cui lo stesso Consiglio regionale stava pensando di legiferare mentre i comuni pensavano ad un programma quadro. È il caso, più banalmente, del famoso eternit da copertura che è stato utilizzato per tanti anni senza che venisse posto in essere alcun tipo di controllo sanitario. Quando poi si è avuta una maggiore consapevolezza dei rischi che l'amianto poteva comportare sulla salute della popolazione, si è legiferato sullo smantellamento delle strutture in amianto.
(Non è approvato)
Emendamento 869. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, mi limiterò all'869 cercando di fare delle osservazioni che siano adeguate e compatibili anche con gli emendamenti poc'anzi votati e con quelli che voteremo successivamente. Credo che questi emendamenti dimostrino l'attenzione che noi vogliamo riservare alla salvaguardia ambientale e, soprattutto, alle ripercussioni che potranno avere non solo sull'ambiente, ma anche sui cittadini e sull'intero popolo sardo alcune scelte, alcune indicazioni che potrebbero presentarsi in fase di stesura del piano paesaggistico regionale.
Infatti non ci limitiamo a dire ciò che deve essere escluso ma anche ciò che deve essere salvaguardato. Bene ha esposto questo principio anche il collega La Spisa nella sua dichiarazione di voto dell'emendamento 866. Così come nei successivi, in particolare l'869 che è ora in votazione, viene bene specificato qual è il percorso che noi vogliamo seguire relativamente alla salvaguardia dell'ambiente; un percorso preciso, un percorso dal quale non vogliamo assolutamente deviare e che è quello della salvaguardia del territorio. Per questo, pensando agli sviluppi futuri, chiediamo nell'emendamento di vietare la realizzazione di impianti di produzione di energia nucleare, già bloccati a livello nazionale, a seguito del referendum di qualche anno fa. Questo emendamento chiarisce quindi, esattamente, qual è la posizione politica della minoranza nei confronti di scelte, possibili, future.
Ci sono poi altri tipi di produzione che, non essendo nocivi né per l'ambiente né per i cittadini, mi riferisco al successivo emendamento 870, possono essere salvaguardati. Ma ancora più importante è lo specificare la provocatorietà ovviamente dell'emendamento 871. Questi emendamenti credo che evidenzino qual è la linea della minoranza in tema di sviluppo energetico, di sviluppo ambientale e quant'altro. Io credo che su questi temi, che non sono di poca importanza nonostante il rilassamento dell'Aula, perché voi tutti avete esposto la vostra attenzione verso i cittadini, verso i deboli, verso lo sviluppo compatibile , però forse ci vorrebbe più convinzione, anche personale, nel difendere realmente questi valori e questi principi. L'occasione per farlo, senza che nessuno se ne abbia a male, si ha nel momento in cui si legifera. Perciò si stabiliscono dei punti fermi, dei paletti sui quali credo tutti ci possiamo sicuramente ritrovare.
In questo caso non ci ritroviamo, per l'ennesima volta, sul metodo, perché credo che nessuno possa discutere sul principio che la salvaguardia ambientale significhi anche preservare il territorio dall'inquinamento elettromagnetico, nucleare e via dicendo che tutti rigettiamo, che mal si sposa con la salvaguardia ambientale indicata dallo stesso disegno di legge.
Su questi temi non sarebbe stato male specificare ancor meglio l'opinione del Consiglio, come il Consiglio si schiera rispetto a questi problemi, qual è il suo convincimento per l'oggi, eventualmente confermando anche scelte effettuate nel passato, e per il domani, significando all'interno del disegno di legge posizioni chiare e definite, che possano servire per scelte future valide non solo per il prossimo anno ma anche per i prossimi decenni, ma non ovviamente per i prossimi cinquecento anni.
(Non è approvato)
Emendamento 870. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Rif. Sardi). Signor Presidente, annuncio il nostro voto favorevole all'emendamento 870, che ha l'obiettivo di portare in quest'Aula un dibattito, che ritengo molto attuale, sull'uso improprio che da un po' di tempo stiamo facendo dei dati sul reale livello di rischio ambientale prodotto da determinate fonti energetiche inquinanti.
Presidente, vorrei utilizzare qui quale strumento di rilevazione un innocente contatore Geiger. Con questo contatore Geiger in questo momento, stiamo rilevando che in quest'Aula, il tasso di radioattività presente, pari a 2,1 microsievert ad ora, è tre volte superiore alla soglia massima ammissibile secondo i parametri europei. Questo fenomeno è causato dal fatto che questa struttura fondamentalmente è realizzata in cemento armato, quindi il nostro cemento armato utilizza evidentemente dei materiali che hanno una componente di radioattività naturale molto elevata.
Noi, nonostante la nostra "ossessione" per l'ambiente, manchiamo di una cultura di largo respiro su questo tema, quindi ancora non abbiamo recepito che il vero grande inquinamento deriva da ben altre fonti. Infatti, se noi oggi ci trovassimo all'interno di uno stabilimento industriale che presentasse questo tasso di radioattività non potremmo starci, saremmo tutti sotto tutela, perché questa è una soglia non tollerabile. Se noi restassimo all'interno di quest'Aula un anno, veramente noi speriamo di starci cinque anni, correremmo un rischio elevatissimo per i dati che ho citato prima.
Ma, in effetti, come si ottiene questo dato? Si somma la cosiddetta radioattività ambientale che proviene naturalmente dal cosmo a quella, pure ambientale, che deriva dai materiali da costruzione che usiamo in Sardegna .
Se ci fosse stato il Presidente gli avrei detto che avendo in quest'Aula una dosimetria superiore a quella di La Maddalena, noi qui siamo esposti ad una radioattività superiore a quella prodotta dai sommergibili nucleari di La Maddalena. Ma, siccome noi vogliamo produrre qualcosa di molto utile e non fare assolutamente terrorismo ambientale, nel decreto salvacoste, a mio giudizio, avremmo dovuto inserire anche una tipologia dei materiali da utilizzarsi nelle costruzioni sulle coste.
Noi che siamo indietro di trent'anni rispetto agli Stati Uniti, non sappiamo probabilmente che la prima cosa su cui si informa l'utenza turistica americana, quando si stabilisce in una residenza diversa dalla propria, è con quali materiali sono realizzate quelle strutture, e sono posti al bando quei materiali la cui somma dei diversi elementi determina un'esposizione dosimetrica particolarmente elevata.
Io credo che dobbiamo chiederci se vogliamo essere ambientalisti per un quarto o per un terzo o se vogliamo invece aderire ad una cultura ambientalista che ci consenta di valutare i veri grandi rischi ambientali che corriamo, e non solo qui in Sardegna. Dio ce ne scampi dal portare questo rilevatore geiger nella zona del Sulcis Iglesiente, o in altre zone, dove sappiamo bene che i livelli di radioattività sono abbastanza elevati! Però, e questo lo dico in maniera provocatoria, perché è uno sforzo che dobbiamo fare tutti insieme, se vogliamo parlare davvero di cultura ambientale parliamone in termini concreti, altrimenti dovremmo anche per nostra coerenza uscire, ora, tutti da quest'Aula.
(Non è approvato)
Emendamento 871. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Grazie Presidente. Si continua con questo soliloquio, perché di un soliloquio si tratta da un po' di tempo a questa parte! Ecco un altro emendamento provocatorio che sottolinea come uno strumento urbanistico che si prefigge la tutela ambientale del territorio, non può, se deve essere compiuto e completo, limitarsi solo ed esclusivamente a salvaguardare una parte del territorio regionale, in questo caso le coste.
Per tutte le motivazioni che ho addotto nei miei precedenti e molteplici interventi, ritengo che questo strumento non possa in alcun modo, o almeno non in termini così restrittivi, tutelare poco e punire molto. Uno strumento urbanistico che si prefigge la tutela ambientale di un territorio deve essere uno strumento compiuto; benché questo emendamento dica che sono esclusi, ed è provocatorio quindi, dagli ambiti di cui al comma uno tutti i territori esterni alla fascia dei 2.000 metri, è chiaro che intende dire che in Sardegna terreni, zone, territori ed ambienti da tutelare nelle varie zone certamente ce ne sono. Ecco quindi la limitatezza dell'intervento; ecco quindi la fretta con cui lo si è voluto presentare.
Invece si dovrebbe lavorare per definire una normativa compiuta, una normativa meditata che tuteli veramente e non punisca. Poc'anzi abbiamo parlato degli interventi previsti dalla programmazione negoziata; io ho saputo che alcuni interventi che avevano avuto le regolari autorizzazioni e concessioni, per i quali le banche avevano già deliberato l'erogazione del mutuo, sono a rischio. Infatti quelle stesse banche oggi, a causa di questo disegno di legge, hanno fatto non uno ma dieci passi indietro decidendo o di non erogare più il mutuo o di erogarlo in misura limitata, pregiudicando quindi la realizzazione di quegli interventi che, pur nel rispetto delle norme vigenti in materia di tutela ambientale, miravano anche ad elevare i livelli occupazionali.
E' chiaro infatti che una banca ha effettuato una stima delle aree interessate da quegli interventi attribuendo alle stesse un determinato valore, ma se a seguito di questa legge quella stessa area perderà completamente il suo valore iniziale la banca non avrebbe più la garanzia della copertura del mutuo. Ma le banche stanno rivedendo la loro posizione anche relativamente agli investimenti previsti all'interno dei 2.000 metri. Attenzione, perchè si bloccherà tutto!
Io invito quindi ad una ulteriore riflessione, affinchè si cerchino sbocchi che diano la possibilità di attuare questo provvedimento ma nel rispetto dei diritti acquisiti, nel rispetto del parere dei comuni, con equilibrio e salvaguardando l'ambiente e non così.
(Non è approvato)
Passiamo all'emendamento 1570 e seguenti. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente. L'emendamento 1570 è il primo di una serie di emendamenti ed è l'unico che teniamo mentre ritiriamo quelli dal 1571 al 1648. Fondamentalmente questo emendamento riprende un antico discorso che però non viene recepito, nonostante i ripetuti inviti del collega Rassu. Ma ormai credo proprio che ci sia un abbandono totale anche da parte del Presidente della Commissione perché …
(Interruzioni)
Non intendevo abbandono dell'Aula, intendevo il termine "abbandono", nel senso di logoramento , però noi ribadiamo la necessità di aggiungere all'articolo 3 dopo il comma due il seguente comma: "Da tali ambiti territoriali sono esclusi quelli relativi alle aree ricomprese nei piani attuativi pubblici, ovvero in quelli privati, ricadenti nel territorio comunale di… le cui convenzioni siano state già sottoscritte dalle parti alla data di entrata in vigore della presente legge".
Assessore, almeno lei mi dica che cosa succede quando si verifica questa fattispecie; voglio capire, per fare nomi e cognomi, che cosa potrebbe succedere nel Golfo di Oristano qualora la Sipsa, che ha già sottoscritto la convenzione col comune di Oristano, dovesse ricadere in questa fattispecie. Bisogna capirlo. Di situazioni di questo genere ce ne sono tante; molte convenzioni saranno state già sottoscritte dalle parti alla data di entrata in vigore della legge, e noi non le facciamo salve?
Gli emendamenti dei quali si è detto che erano emendamenti strumentali sono stati ritirati; questo è un emendamento che entra nel merito, è rimasto in piedi solo questo, ma almeno su questo chiediamo a qualcuno di dirci che cosa può succedere, il silenzio su questi problemi rischia di diventare inconcepibile.
Io chiedo una risposta, chiedo di capire o dal Presidente della Commissione o dall'Assessore, che è presente, che cosa può succedere negli ambiti territoriali relativi alle aree ricomprese nei piani attuativi pubblici oppure privati, ricadenti in un qualsiasi territorio della nostra regione le cui convenzioni siano state già sottoscritte. Che cosa succederà? Questa è la domanda che noi ci poniamo. Se c'è una risposta a questa domanda, ovviamente deve essere una risposta soddisfacente, ma se così non è allora i 160 emendamenti che riguardavano tutti i comuni della Sardegna che presentavano questa fattispecie probabilmente avevano una ragione d'essere e allora non erano più strumentali ma erano emendamenti di sostanza!Su questo punto non c'è stata data una risposta, attendiamo ancora pazientemente.
(Non è approvato)
Emendamento 1649. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Sull'emendamento 1649 dichiaro il mio voto favorevole e, contemporaneamente, annuncio il ritiro degli emendamenti dal 1650 al 1726. Si tratta di un insieme di emendamenti il cui contenuto ha un tono molto netto e l'obiettivo, di ribadire concetti e proposte già fatte riguardo all'articolo e che siamo stati costretti a riproporre a seguito della presentazione dell'emendamento numero 12.
Noi crediamo che qui l'obiettivo posto sia chiarissimo ed è quello di chiedere al Consiglio ancora una volta di prestare attenzione alle esigenze di ogni comune.
L'emendamento rimasto in votazione, ma il discorso vale anche per gli altri che vengono ritirati, riguarda il comune di Alghero, un comune che ha evidentemente una potenzialità di sviluppo turistico ancora altissima, è un comune che ha in corso la predisposizione dello strumento urbanistico, è un comune che a seguito dell'applicazione di questa legge subirà evidentemente dei gravi danni. Un territorio come, in questo caso, quello del comune di Alghero, vedrà mortificate infatti le sue possibilità di sviluppo economico dalla imposizione di un vincolo così esteso e diffuso sia territorialmente sia temporalmente. Avremmo voluto porre all'attenzione del Consiglio, di ogni singolo consigliere, territorio per territorio, le conseguenze negative che deriveranno dall'approvazione di questo provvedimento. Questo discorso non è possibile farlo visto l'andamento di questa discussione, a causa delle risposte negative che questa maggioranza ha dato su tutte le proposte avanzate dalla opposizione, per le risposte date sul piano regolamentare che hanno innalzato costantemente il livello dello scontro.
Crediamo sia comunque importante che il Consiglio e la maggioranza in particolare siano messi di fronte alla responsabilità di approvare un disegno di legge voluto fortemente dalla Giunta regionale, non condiviso, tutti lo sappiamo, anche dalla gran parte dei colleghi della maggioranza, che però viene accettato per una logica eminentemente politica: la logica della sopravvivenza di un progetto che all'inizio di legislatura si pone come molto forte, come fortemente indirizzato a dare spazio a pregiudizi.
L'impostazione di questa legge è piena di pregiudizi e noi crediamo che da questi pregiudizi verranno conseguenze negative sul territorio, e noi speriamo che altri strumenti in altre sedi blocchino l'estendersi di questi pregiudizi.
(Non è approvato)
Emendamento numero 1727. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Ovviamente per annunciare il voto favorevole all'emendamento 1727 e il conseguente ritiro degli emendamenti dal 1728 al 1803, che valgono, nel mio ragionamento, nella medesima misura. Gli emendamenti, lo ribadisco, trattano questioni di merito, questioni di sostanza, che non hanno ricevuto la benché minima risposta. E' paradossale, vedete colleghi, che noi invitiamo a escludere ambiti territoriali nei quali sono compresi territori che hanno un piano urbanistico comunale e piani attuativi ricadenti in quel comune già approvati, approvati dal Consiglio comunale alla data di entrata in vigore della legge e questi non possono essere territori esclusi, dice la legge, e invece sono esclusi quelli ricadenti nei comuni dotati di Piani urbanistici comunali, di cui all'articolo 8, e quelli ricadenti nei comuni ricompresi nel Piano territoriale paesistico. Lo dico per l'ennesima volta: è una assurdità giuridica, è una illegittimità palese!
Come si può pensare che siano validi quei piani che sono stati redatti in presenza di un Piano paesistico che è decaduto? Non è assolutamente concepibile! E allo stesso tempo stiamo dicendo che non vogliamo inserire quei piani urbanistici o piani attuativi pubblici o privati che ricadono in comuni che hanno invece ottemperato. Io dico che questa norma se vale per una parte deve valere anche per le altre. E invece no, non è assolutamente così.
Ora, la salvaguardia dell'ambiente, la tutela del paesaggio soprattutto, non si realizzano con queste norme . Ora, io capisco che il primo ambientalista della Sardegna possa essere il Presidente, così per lo meno ha confidato a qualcuno, superando quindi le associazioni, tutte quelle moltitudini di soggetti che si preoccupano e che scrivono in continuazione sulla tutela dell'ambiente, saranno pervenuti anche a voi i loro documenti. In tema di tutela del paesaggio e dell'ambiente è un rincorrersi tra il Presidente e le associazioni.
Nel momento, però, in cui il Presidente sostiene di essere lui l'ambientalista per eccellenza, allora debbono cadere tutte le proposte che arrivano da altri soggetti, perché se il primo è lui, noi dobbiamo seguire la via che lui traccia. Ma la sua indicazione ci pare assolutamente disastrosa perché ha dato vita ad una norma che non tutela il paesaggio; è una norma oltretutto che crea disastri di tipo economico e non solo economico, ma anche ambientale.
Ho già detto in tantissime altre circostanze, che misurare le coste in metri o in centinaia di metri o in chilometri non determina una salvaguardia del paesaggio. Non è in questo modo che il paesaggio viene tutelato. Possibile che dobbiamo ancora continuare a parlare su questi argomenti senza avere da voi un minimo di risposta, senza che, come ho detto nel precedente intervento, ci si preoccupi di dare a questo Consiglio motivazioni che valgono per noi, ma spero valgano anche per voi?
Perdura invece il silenzio, un silenzio che non definisco, lo farò un'altra volta, però certamente è un silenzio pericoloso, questo sì, è un silenzio non volontario, è un silenzio che probabilmente è una protesta. Forse l'avrei fatto anch'io, forse,perchè disobbediente come sono non sarei stato zitto, avrei parlato, anche stando in una maggioranza forte e coesa come la vostra. Beh, proprio perché sono disobbediente, avrei parlato anche in quella circostanza, forse anche di più. Professoressa Cerina parli almeno lei, ci dica lei qualcosa, inviti questi ragazzi che sono davanti a lei a dirci qualcosa, a interloquire…
PRESIDENTE. Ha terminato il suo tempo, onorevole Diana. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà. L'appello è stato raccolto anche se non interviene la professoressa Cerina.
PIRISI (D.S.). Come allievo della professoressa Cerina prendo la parola autorizzato da lei. Io credo che i colleghi che ci stanno sollecitando a prendere la parola in continuazione, ed è giusto che lo facciano, abbiano piena coscienza del fatto che tra noi e l'opposizione ci sia una diversità di vedute.
Mi pare comunque che stia emergendo, anche dalle cose che i colleghi stanno dicendo in questa fase, una volontà di confronto e di dialogo; un confronto e un dialogo ai quali certamente non ci sottraiamo, ai quali rispondiamo con fatti concreti, con questa legge, che voi ritenete una legge che bloccherà l'economia, che noi al contrario riteniamo una legge necessaria per un rilancio dell'economia e per un rilancio dello sviluppo della nostra Isola.
Crediamo anche, lo dico al collega Diana ma anche ai colleghi che sono intervenuti in precedenza, che noi non stiamo, come dire, snobbando gli interventi dei colleghi, al contrario, ne abbiamo il massimo rispetto, perché riteniamo che in questo momento il confronto si sia incanalato in quello che riteniamo essere il solco della normalità nel rapporto tra una maggioranza e una opposizione.
Ebbene, onorevole Diana, lei sa bene che più di uno di questi emendamenti, così come è stato ricordato dall'onorevole Vargiu e dagli altri colleghi che sono intervenuti, ha il sapore e non solo il sapore della strumentalità, perché voi avevate una certa strategia d'intervento nell'Aula. Oggi e in questo momento, anche grazie a voi, stiamo eliminando il fattore strumentale e quindi possiamo entrare anche nel merito.
L'emendamento 1727 prevede di aggiungere all'articolo 3, comma 2, il seguente comma: 'Da tali ambiti territoriali sono esclusi quelli relativi alle aree ricomprese nel piano urbanistico comunale e nei piani attuativi, pubblici o privati, ricadenti nel comune", in questo caso di Aglientu, "e già approvati dal Consiglio comunale alla data di entrata in vigore della presente legge". Noi abbiamo detto con chiarezza che i comuni che sono dotati di Piano urbanistico comunale sono fatti salvi, pur con una contraddizione che è stata messa in evidenza sia dall'onorevole Oppi nell'intervento che ha svolto questa mattina, che da altri colleghi.
Però diciamo che i comuni che si sono adeguati alla strumentazione precedente dei PTP, oggi, nel loro comune, così come ricordava l'assessore Sanna stamattina, hanno in qualche misura esercitato un compito democratico delle amministrazioni stesse, quello di raccordarsi e rapportarsi a una pianificazione sovraordinata. Questi comuni che hanno adempiuto il loro dovere sono dei comuni che hanno la potestà di intervenire. Se questo Consiglio regionale nella passata legislatura avesse dato una risposta positiva alla proposta di legge esitata all'unanimità dalla Commissione che oggi ho io l'onore di presiedere, ora non ci troveremmo in quest'Aula a discutere di queste problematiche, perché avremmo già delle norme di tutela ambientale per la nostra regione.
La nostra proposta, contenuta in questo provvedimento che riteniamo debba essere approvato, risponde a un preciso dovere non di questa maggioranza, ma del Consiglio regionale della Sardegna, che deve adeguare i propri strumenti urbanistici a una normativa europea e nazionale di tutela del territorio.
Il tempo sta per terminare, però, onorevole Diana, pur ribadendo il nostro parere negativo, che è tale per le motivazioni che lei stesso in qualche misura ha addotto, voglio dire che da parte nostra il confronto su questi temi continuerà ad esserci in quest'Aula fino al varo della legge e le garantisco che immediatamente dopo ci confronteremo per cercare di dotare la Sardegna di una nuova legge quadro in materia di urbanistica. Una legge alla quale io credo che tutti insieme dovremmo concorrere perché è necessario uno strumento più agile, più rispondente alle esigenze dell'impresa, più rispondente alle esigenze dei cittadini e più rispondente…
(Non è approvato)
Emendamento numero 1804 e successivi. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Grazie, Presidente. Ho ascoltato con molta attenzione l'intervento del collega Pirisi, una voce che si leva da sola nel deserto, perché il silenzio è assordante, caro Presidente. Comunque sia mi è parso, almeno da quanto detto nell'ultima parte del suo intervento, di capire che si potrebbe lavorare insieme per far sì, mi corregga se sbaglio, che questo strumento di legge venga incontro alle esigenze delle imprese, dei comuni e quindi dei cittadini.
Ma per venire incontro a quelle esigenze è necessario, come stiamo tentando di dire, che si discuta il disegno di legge, che ognuno di noi dia il proprio apporto modesto, ma costruttivo, per migliorarlo, perché così com'è siamo convinti, e lo ripeto ancora, che questo è un provvedimento, come ha detto qualche collega, principalmente pieno di pregiudizi e, quindi, un provvedimento punitivo e non uno strumento atto a favorire lo sviluppo socioeconomico, quale deve essere un provvedimento di questa portata.
La mancanza di dibattito e di confronto reali probabilmente porterà a esitare un provvedimento monco, che molti di noi e di voi avrebbero voluto modificare, pur non stravolgendolo, migliorandolo, per fornire alle nostre amministrazioni locali uno strumento che gli desse effettivamente la possibilità di governare il territorio. I dubbi sono tanti e in merito a questo emendamento, sul quale io espressi parere favorevole, signor Presidente, riprendo un discorso già fatto sulla programmazione negoziata e ribadisco che si bloccheranno tutti gli interventi già finanziati dalle banche ricompresi negli atti della programmazione negoziata appunto.
Si demotiveranno in questo modo le imprese, quei soggetti privati che insieme al soggetto pubblico avevano proposto nelle varie zone strumenti di sviluppo socioeconomico ed occupazionale suscitando giuste aspettative nei territori interessati. Vi è in questo caso, principalmente, una situazione di fatto di cui, almeno sino a questo momento, non si vuole tener conto.
Il provvedimento nascerà monco, sarà impugnato (alcuni comuni si sono già mossi in questa direzione), aprirà dei contenziosi tra la Regione, le amministrazioni locali e le imprese. Sarà un provvedimento che accontenterà senz'altro chi ha una visione "quasi totalitaria" della salvaguardia dell'ambiente, non una visione equilibrata; questo provvedimento di conseguenza danneggerà principalmente quei soggetti interessati a dotare i nostri territori di un sistema di salvaguardia che venga incontro alle esigenze dei territori medesimi.
Sarà quindi un provvedimento monco perché, come viene sottolineato talvolta negli interventi, manca il confronto; un confronto che non si ha però il coraggio di portare avanti.
PRESIDENTE. Gli emendamenti dal 1805 al 1883 sono ritirati onorevole Rassu?
RASSU (F.I.). Sì.
(Non è approvato)
Emendamento 1886. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, con l'emendamento 1886 noi chiediamo alla Giunta e alla maggioranza di essere conseguenti fino in fondo. Stante il divieto imposto dalle lettere a), b) e c) dell'articolo 3, noi proponiamo che nella fascia dei territori costieri compresi all'interno dei 2.000 metri, e dei 500 metri, nonché sui compendi sabbiosi e dunali, i comuni provvedano ad una ricognizione degli immobili costruiti all'interno delle suddette fasce. Siano quindi gli stessi comuni a ritirare tutte le concessioni laddove l'ultimazione delle opere assentite sia reputata contrastante con la tutela ambientale. Gli stessi comuni, con fondi che ricadranno sulle risorse regionali, dovranno provvedere agli espropri, e alla conseguente demolizione, di quegli immobili già realizzati che costituiscono scempio ambientale o abuso edilizio. Questo perché noi vogliamo salvaguardare realmente chi ha lavorato e ha realizzato opere seguendo le norme vigenti, vogliamo tutelare quegli investimenti immobiliari che hanno comportato una valorizzazione del patrimonio ambientale, mentre vogliamo ripulire le coste all'interno della fascia dei 2.000 metri soprattutto dagli scempi e dagli abusi che comunque ci sono.
Noi chiediamo che, a valere sulle risorse regionali, in base anche all'articolo 15 della "45", relativo a questo problema la maggioranza sia conseguente nelle scelte che sono state fatte fino ad oggi e provveda a ripulire il territorio da scempi e abusi.
Io credo che questo sia perfettamente coerente con la volontà di tutela dell'ambiente della maggioranza, della minoranza e di tutte quelle associazioni ambientaliste che intervengono più volte per ricordarci che noi dobbiamo tutelare il territorio.
Credo anche che sia compito del governo regionale intervenire con immediatezza a salvaguardia del territorio e di tutti coloro che hanno realizzato degli immobili sulla base delle norme vigenti e nel pieno rispetto della tutela ambientale. Credo che questo sia un atto di giustizia di cui il governo regionale si debba fare carico; così come credo che qualsiasi governo regionale sia pienamente cosciente che questa è materia che attiene alla sua responsabilità, nei confronti di quei soggetti che da oggi non potranno più edificare né in base alle norme, né eventualmente scegliendo a loro rischio la via dell'abusivismo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi). Io dichiaro il mio voto contrario su questo emendamento e non me ne vogliano i colleghi presentatori; io credo infatti che l'emendamento sia stato presentato con un chiaro intento provocatorio che io raccolgo, perché forse è utile che in quest'Aula anche questo tipo di provocazioni non cadano assolutamente inascoltate. I colleghi che hanno presentato questo emendamento stanno ponendo il problema della certezza del diritto che varie volte è stato sollevato in quest'Aula; problema del quale discuteremo ampiamente quando esamineremo il "sudamericano" articolo 5, che sostanzialmente è ripreso in questo emendamento.
E' un dato certo, contenuto anche in legge, che i comuni della Sardegna fanno riferimento a normative differenziate; i comuni del Sinis hanno una normativa differenziata rispetto a tutti gli altri; il comune di Oristano sembra che abbia mezzo e mezzo; i comuni il cui PUC è stato approvato sulla base di norme che non esistono più sono esonerati dal rispetto di determinati obblighi, i comuni che invece non hanno approvato il PUC non hanno neanche la possibilità di approvarlo ora sulla base delle diverse vigenti normative poiché non abbiamo inserito nel provvedimento di legge una disposizione di questo genere.
Allora fa bene il collega Cappelli a dire che in Sardegna ci sono un paio di centinaia di repubblichette, che sono i comuni, i quali possono decidere con assoluto arbitrio, di stampo sudamericano, che ciò che è stato costruito nelle fasce di rispetto, che sono quelle contenute all'interno della legge, possa essere dichiarato "obbrobrio naturale", quindi che ci sia l'autorità da parte dei consigli comunali di decretare che una costruzione, pur eseguita nel pieno rispetto delle pre vigenti normative, ma non sulla base delle nuove, sia considerato un obbrobrio. Ciò che i comuni, con assoluta discrezionalità, definiscono un obbrobrio è demolibile, ed è demolibile a spese della comunità regionale perché c'è una nuova sensibilità ambientalista che cinque anni fa, dieci anni fa, venticinque anni fa non esisteva e, sulla base di questa nuova sensibilità ambientalista, non soltanto noi decidiamo che non si faccia niente di nuovo, ma decidiamo anche che sul pregresso non ci possono essere moratorie o sanatorie, ma ci debba essere un recupero sulla base di questa nuova sensibilità anche di tipo urbanistico.
Ora, se continuassimo a perseguire questa logica, ma, colleghi, è una logica che è già presente in parti significative del provvedimento in discussione, ovviamente finirebbero per non esistere più né garanzia né certezza del diritto per nessun cittadino sardo. In queste dichiarazioni di voto, che forse sono ancora un po' una perdita di tempo, noi cerchiamo di colpire la vostra sensibilità, perché diventi una sensibilità simile alla nostra e perché possa essere una sensibilità comune in quest'Aula, affinché noi nel proseguo della discussione non ci dimentichiamo che la Sardegna ha bisogno di norme certe, ha bisogno di garanzia del diritto, ha bisogno che ciascun cittadino sardo, sia esso imprenditore o proprietario di cose piccole, sappia con sicurezza ciò che può essere fatto e ciò che non deve e non può essere fatto; e che ciascun cittadino sardo quindi abbia la garanzia, anche dopo che questo provvedimento entrerà in vigore, dell'imparzialità della legge.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Grazie Presidente. Siccome l'onorevole Capelli mi ha sollecitato fortemente, devo dire la verità, al contrario dell'onorevole Vargiu, che pure ha parlato contro questo emendamento, io voglio interpretare l'emendamento 1886 quasi come un appello alla ricerca della bellezza, dell'armonia, dell'eliminazione di ciò che offende il senso estetico dei sardi; ed io credo che sotto questo profilo questo appello vada accolto.
E ritengo anche che la legge in qualche misura vada in questa direzione, solo che bisognerebbe chiedere ai proponenti l'emendamento quali sono i canoni ai quali ci dobbiamo riferire.
Gli antichi Greci avevano uno spiccatissimo senso del bello, dell'estetica, un senso altissimo dell'arte, riuscivano a riconoscere un'ottava di nota; sfido chiunque dei colleghi che abbia preso in mano una chitarra e abbia strimpellato a confessare se si accorgeva della differenza tra un fa o un sol; ciò che voglio dire è che non siamo stati educati in questo senso, però l'intervento dell'onorevole Capelli io l'ho colto esattamente in questa ottica.
Oggi noi abbiamo di fronte tante strutture che offendono il buon gusto, che sono veramente un insulto all'armonia del contesto nel quale sono state inserite. Con questa legge io credo che tutti assieme dobbiamo cercare di centrare un obiettivo, quello di far sì che in futuro non esistano più obbrobri di questa natura; e dobbiamo aiutare il senso dell'estetica anche attraverso la norma che stiamo esaminando, la quale sarà un aiuto e un ausilio perché tutti insieme marciamo in questa direzione e non invece un qualcosa di imposto che vuole frenare questo rapporto armonico, che viene auspicato con questo emendamento, dei nuovi insediamenti urbanistici e dei nuovi insediamenti architettonici.
Quindi, accogliendo come auspicio e come indicazione positiva l'emendamento 1886, dico che tutti quanti dovremmo ,accedere all'invito che c'è stato rivolto, però nel contempo credo che l'emendamento nel contenuto specifico che contiene e che enuncia non possa essere accolto in maniera positiva.
Quindi l'invito che rivolgo all'onorevole Capelli è di ritirare l'emendamento, avendo noi fatto proprio l'auspicio che egli sta profondendo in quest'Aula.
CAPELLI (U.D.C.). Accolgo l'invito al ritiro dell'emendamento.
PRESIDENTE. E' ritirato l'emendamento 1886. Emendamento numero 12. Ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Grazie, Presidente. Sull'emendamento 12, rammentando agli onorevoli consiglieri che si voterà senza il comma 3 che abbiamo trasferito all'articolo 8, vorrei proporre al comma 1 un emendamento orale volto alla migliore espressione del concetto. Quindi al comma 1 propongo di sostituire le parole: "nonché quello di novazione delle convenzioni di lottizzazione in essere" con le parole "nonché quello di approvare, sottoscrivere o rinnovare convenzioni di lottizzazione"; in effetti riproponiamo il testo che era inserito nel 1887.
PRESIDENTE. Per consentire ai colleghi di verificare la modifica apportata ricordiamo che il comma 4 va spostato all'articolo 4. Il comma 3, come abbiamo detto in Conferenza dei Capigruppo, si rinvia all'articolo 8. Invece nell'emendamento 12 il periodo: "nonché quello di novazione delle convenzioni di lottizzazione in essere", va sostituito con il periodo: "nonché quello di approvare, sottoscrivere o rinnovare convenzioni di lottizzazione". Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Arriviamo con questa votazione al nocciolo del problema. L'emendamento 12, inizialmente modificato con la proposizione di un emendamento all'emendamento, l'ormai famoso 1887, che è ritirato per non avere una efficacia devastante sotto il profilo procedurale e regolamentare, di fatto, però viene travasato nei contenuti riguardo almeno al primo e al secondo comma e solo dilazionato nella decisione rispetto al terzo comma, ma con l'importante decisione di ritirare invece il comma quarto, così come annunciato dall'Assessore nell'ultima seduta della settimana precedente.
E' comunque l'emendamento che in parte, rispetto al testo originario dell'articolo 3, escludendo le lettere D ed E, e modificando la lettera C, coglie alcune perplessità che sono state espresse in quest'Aula, certamente con forza dall'opposizione; e noi consideriamo la correzione riguardante la lettera C, e la cancellazione delle lettere D ed E certamente un fatto positivo e, comunque, un risultato ascrivibile all'azione critica posta in essere dal Consiglio, certamente dalla maggioranza che ha convinto la Giunta a modificarlo, ma credo non si possa negare che questo risultato è stato raggiunto anche per merito dell'opposizione che su questi punti ha sistematicamente richiamato l'attenzione dell'Aula affinchè venissero fatti oggetto di una correzione.
Questa proposta di emendamento è il risultato delle correzioni apportate all'articolo 3, proposta di emendamento che poi, presumibilmente, diventerà il testo defiinitivo dell'articolo 3.
Nell'emendamento orale appena proposto dall'Assessore, che poi, di fatto, modifica forse il punto più qualificante dell'emendamento 1887, è resa in maniera ancora più puntuale, direi addirittura ossessiva, l'indicazione di fermare le opere in essere e quindi di sottoporre il territorio al vincolo di salvaguardia, ma contemporaneamente si sancisce anche il potere di approvare e sottoscrivere o rinnovare convenzioni di lottizzazione.
Qui si evidenzia l'ossessione della Giunta, spero non di tutta la maggioranza, che ha dato sostanza a questa legge. Si vogliano fermare le speculazioni, e voi siete certi di fermare le speculazioni con questa norma. Noi vi auguriamo e ci auguriamo tutti che tutte le speculazioni siano bloccate in Sardegna, quelle che sono state realizzate negli anni precedenti e quelle che potrebbero invece trarre spunto proprio da questo disegno di legge, speculazioni che non si sostanziano solo nel portare a compimento lottizzazioni pensate da tempo, fermate e poi magari vendute sottobanco con chissà quali accordi.
Certo, esiste anche questo nella storia urbanistica della Sardegna, ma può esistere anche il rischio che a causa del contenuto di questo articolo qualcuno sarà costretto magari a vendere i propri terreni, l'imprenditore che ha rischiato sarà costretto a svendere un proprio patrimonio. Vedremo quanti fallimenti nasceranno nel tempo dagli effetti di questa legge; intanto però noi confermiamo, sulla base di queste valutazioni, che hanno uno spessore politico a cui noi diamo grande importanza, il nostro voto contrario a questo articolo e a questo disegno di legge nel suo complesso; e speriamo davvero che il tempo non ci dimostri che avevamo ragione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente e colleghi del Consiglio, anche noi esprimeremo sull'emendamento numero 12 che propone il testo definitivo dell'articolo 3, il nostro voto contrario. In una dichiarazione di voto che dura cinque minuti ovviamente è quasi impossibile sintetizzare i motivi del nostro voto contrario; spiegare questi motivi ha richiesto decine e decine di interventi in Aula da parte dei consiglieri regionali sia del Gruppo dei Riformatori sia degli altri Gruppi di minoranza.
Io vorrei però incentrare la mia dichiarazione di voto su un elemento centrale di questo testo, e cioè il numero 2000, che è diventato una sorta quasi di spot pubblicitario di questa legge, una legge impropriamente definita salva coste, che ha avuto in questo numeretto, 2000, l'esplicitazione di che cosa si intendesse per "salvare le coste". Io sono convinto invece che la salvaguardia delle coste non possa essere affidata ad un "numero" che sia uguale, omogeneo e costante in tutte le zone della Sardegna. Credo invece che questo "numero" sarà protagonista di una delle più grosse ingiustizie che si perpetreranno in Sardegna, nel senso che l'adozione di questo numero comporterà un processo di redistribuzione del reddito, per cui sostanzialmente ed improvvisamente si impoverirà una parte dei sardi e se ne arricchirà un'altra, senza una motivazione logica che giustifichi appunto questo processo.
Colleghi, noi avremmo potuto presentare, qualche decina di emendamenti in cui il numero 2000 veniva sostituito con un qualunque altro numero: 3000, 1800, 2700, 4000, la ratio ispiratrice di questa scelta sarebbe rimasta la stessa; però ognuno di quei cento metri in più o in meno che noi avremmo aggiunto o tolto al numeretto avrebbe comportato l'impoverimento di alcuni e l'arricchimento di altri, senza una motivazione logica. È questa, forse, una delle conseguenze più gravi che l'approvazione di questa legge comporterà.
Forse sarebbe stato più ragionevole da parte della sinistra, quella che in passato ha fatto delle battaglie perché in materia urbanistica venisse acquisito il concetto di settore di comparto, condurre una battaglia, che certo avrebbe richiesto più tempo, più attenzione, più ragionamento, per l'individuazione in Sardegna dei comparti omogenei; comparti omogenei all'interno dei quali avvenisse una redistribuzione dei valori tra coloro i cui terreni erano utilizzati per la salvaguardia ambientale, cioè ricadenti al di qua del numeretto, e coloro i cui terreni acquisivano improvvisamente valore per il solo fatto di essere immediatamente successivi al numeretto.
Ecco, forse l'adozione di un atteggiamento di questo tipo, che molti comuni della Sardegna e di tutta Italia già fanno proprio quando devono espropriare aree per attuare il proprio piano urbanistico, avrebbe consentito di ridurre una delle gravi ingiustizie che questa legge recherà con sè.
Badate, la maggior parte dei sardi ad oggi non ha ancora colto il significato di questo numeretto, la maggior parte dei sardi non ha oggi ancora valutato se proprietà legittimamente detenute e sulle quali vi erano legittime aspettative ricadano al di qua o al di là di questo numeretto. Nel momento in cui questo sarà chiaro, cari colleghi, sarà forse necessario che questo Consiglio regionale intervenga nuovamente sulla materia per sanare comunque una ingiustizia che non ha alcun fondamento logico. Il numeretto 2000, infatti, che caratterizza questa legge, è un numeretto casuale, come lo stesso presidente Soru ha dichiarato introducendo l'argomento in Commissione urbanistica.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente. Io dichiaro il voto profondamente contrario sia all'articolo 3, poi il 1887 ritirato e all'emendamento numero 12. Dico profondamente contrario perché vorrei che fosse chiaro al Consiglio regionale, ma anche a chi probabilmente ci sta ascoltando, che su questa legge non c'è stato, non ci sarà, né ci potrà essere nessun tipo di accordo con la maggioranza. È meglio essere chiari su questo aspetto. Noi ci siamo impegnati perché potessero essere apportate delle modifiche sostanziali a questa legge; non è stato possibile, credo che non sarà possibile; ma noi continueremo comunque nella giornata di domani e in quelle seguenti a far valere le nostre ragioni.
L'argomento che ha affrontato il collega Vargiu è l'elemento cardine di questo articolo 3. Ritengo che la distanza dei due chilometri, così stabilita, non possa assolutamente costituire una norma di salvaguardia. Credo di avere già chiesto all'Assessore dell'urbanistica se sia in grado di illustrarci quale sia la situazione geomorfologia delle coste della Sardegna e se sia sufficiente dire "due chilometri" senza tenere nelle debite considerazioni le caratteristiche delle coste sarde. In effetti anche oltre i due chilometri dalla battigia si possono compiere scempi ambientali perché anche oltre questa distanza esistono zone di una bellezza straordinaria che non possono essere compromesse. Ma per questi casi non è previsto niente.
Ecco perché diciamo che la distanza dei due chilometri non vuol dir niente, e ha ragione l'onorevole Vargiu quando dice che in certe circostanze due chilometri possono essere troppi e in altre pochi. Ma su questa materia perché non ci siamo misurati? Perché non vi siete misurati? Non stiamo parlando del nulla, stiamo parlando di questioni che sono delle massima importanza dal punto di vista paesaggistico.
La realtà è che non ci si è sforzati di trovare norme di salvaguardia sul paesaggio, ma ci si è "infilati" dentro norme urbanistiche di grande rilevanza che creeranno certamente problemi economici di vario genere. Sono stati evidenziati da tutti, non debbo ricordarveli io perché ormai li conoscete quanto me; va ribadito invece il concetto che su questa legge non c'è stato, non ci sarà, né ci potrà essere mai un accordo, non per i principi enunciati ma perché sono profondamente diverse le nostre idee.
È tutto il complesso delle norme che voi avete voluto portare all'attenzione del Consiglio regionale che non può essere condiviso! Ecco perché per quanto ci sforziamo, onorevole Pirisi, e lo facciamo, così come siamo pronti a dialogare, però c'è un fine ultimo che non può essere condiviso, perché la vostra filosofia sulla tutela del paesaggio e dell'ambiente è fondamentalmente diversa, è profondamente diversa dalla nostra, non è rispettosa delle esigenze della gente e soprattutto crea danni economici di vaste proporzioni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Davoli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DAVOLI (R.C.). Intervengo, avrei potuto farlo anche durante un emendamento precedente che poneva il divieto di costruzione di impianti nucleari - era un emendamento evidentemente strumentale, perché sappiamo che non si possono costruire le centrali nucleari - ho aspettato conoscendo appunto l'ultima proposta della Giunta sull'articolo 3 ed ora intervengo per manifestare l'apprezzamento da parte mia per la decisione della Giunta di togliere il comma 3 da questo articolo, il comma 3 che riguarda appunto l'eolico.
Ho manifestato, in qualche altro intervento, perplessità e dubbi, e i dubbi sono aumentati quando appunto in questo articolo 3 è stato inserito il comma 3, perché vedevo una forte contraddizione nell'intervento, nel senso che da settimane, da mesi, anzi, c'è stato un intervento che dava un indirizzo, una linea generale; si diceva che bisognava assolutamente ripartire da capo, che bisognava bloccare gli interventi per la realizzazione dei parchi eolici perché c'era stato un abuso, ed un abuso c'è stato, non lo nego, ma comunque si dava l'idea che bisognasse in qualche modo rivedere i parametri, rivedere gli strumenti di valutazione di questi interventi. Ed io, pur a malincuore - da un punto di vista dell'opportunismo campanilistico, lo ammetto, però noi abbiamo fatto le cose bene - l'ho accettata.
Poi mi sono trovato invece questo comma che praticamente faceva rientrare cose che precedentemente erano state escluse, cioè sono fatti salvi gli interventi che hanno ricevuto autorizzazione prima dell'approvazione delle presente legge e salvi gli interventi che hanno iniziato i lavori prima dell'approvazione della presente legge, c'è gente che ha iniziato i lavori a settembre. Allora, il fatto che la Giunta abbia deciso di rivedere questo articolo, di spostare il comma 3 al successivo articolo 8, questo, in qualche modo mi rasserena.
Vorrei aggiungere una considerazione sugli strumenti di valutazione. Questa è la prima volta che parlo di strumenti di valutazione per gli impianti eolici, ma anche di qualsiasi altro impianto. Potrebbe essere un'indicazione, potrebbe essere un elemento da utilizzare per cercare di essere più neutri nella valutazione. Oggi la comunità scientifica ha introdotto il concetto di valutazione ambientale strategica; è vero, questa valutazione viene autorizzata su macro aree, però ci sono sperimentazioni e vi sono anche esempi di utilizzazione su piccole aree. La valutazione ambientale strategica, che non ha niente a che vedere con la valutazione di impatto ambientale, permette non solo di fare una valutazione singola, ma anche e soprattutto di fare uno screening e di capire gli effetti, i condizionamenti e le conseguenze che quell'intervento può provocare, ma non solo di carattere scientifico, ma anche di carattere sociale ed economico.
Per cui potrebbe essere un idea, giusto per avere una posizione più rigida non in quanto ti permette di valutare in maniera molto più equa e scientificamente più accettabile, potremmo utilizzare anche la valutazione ambientale strategica per rivedere i parametri che fino ad ora sono stati utilizzati, perché, guardate, certi parametri, scusatemi, non stanno né in cielo e né in terra. Allora il fatto che questo comma 3 sia stato eliminato dall'emendamento 12 mi convince proprio a votare sì a questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente, cercherò di parlare in fretta perché ho diverse cose da dire. In primis mi è piaciuto molto l'intervento del collega Davoli, che condivido totalmente, e lo prego di fare memoria nel momento in cui discuteremo dell'articolo 8, dove si riparlerà di tutto questo e, contestualmente, voglio anche, dall'alto del mio campanilismo e provincialismo, di cui non mi scuso, fare i complimenti all'assessore Davoli e al comune di Orune per il loro progetto, premiato e rispettoso dell'ambiente, per lo sfruttamento dell'energia eolica.
Detto questo, vorrei riportare il discorso sull'emendamento 12 e manifestare tutta la mia contrarietà richiamando l'attenzione dei colleghi e della Giunta su una questione di natura economica che l'approvazione di questo emendamento determinerà. Oggi nella provincia di Nuoro, ma ci sono per tutte le province ogni settimana, venivano pubblicati gli avvisi giudiziari fallimentari per la vendita all'asta di beni immobili. Bene, tutti quei parametri di valutazione, ufficiali e pubblicati dai tribunali competenti, sono tutti fasulli perché, dal momento in cui noi voteremo questo emendamento 12 quelle cifre saranno passibili di correzioni significative.
Infatti noi con la lettera a) di questo emendamento 12 stiamo valorizzando i beni immobili presenti in quella fascia, e li stiamo valorizzando eccessivamente. Le varie ville sul mare, alberghi da 3.500 posti, residence, resort, o quanto altro, acquisteranno un valore, dal momento in cui voteremo questo primo comma, impressionante, mentre invece stiamo svalutando tutti i terreni. Questo sarà il risultato di questo comma e credo che di questo me ne dobbiate dare atto tutti.
Perciò stiamo rendendo poveri quei piccoli proprietari che magari avevano intenzione di farsi la casetta, o anche la villa, al mare nel pieno rispetto delle norme ambientali, gli stiamo "svalorizzando" la pensione; mentre stiamo valorizzando ulteriormente superfici e immobili che se fino a pochi minuti fa valevano mille, da questo momento varranno quanto meno 2000, perché saranno strutture uniche, dato che non se ne potranno fare delle altre.
Questo è un dato economico oggettivo. Quindi stiamo valorizzando gli insediamenti costruiti nei territori costieri, e svalutando i terreni. E questo lo verificheremo anche nelle vendite giudiziarie. Questo sarà un effetto immediato conseguente alla approvazione dell'emendamento . 12.
Non parliamo poi delle isole minori. Sfido chiunque a trovare un terreno edificabile dove costruire la casa per la famiglia, non per stare sul mare, a Carloforte, a Sant'Antioco o a La Maddalena. I 500 metri previsti per Sant'Antioco da una costa all'altra, prendendo come riferimento la battigia della zone est e della zona ovest, non potranno che consentire la costruzione al centro dell'isola e perciò non ci potrà essere sviluppo urbanistico nell'isola di Carloforte o nell'isola di La Maddalena o in quella di Sant'Antioco o quant'altre, o quanto meno consentirà solo a pochi di sfruttare quell'area costruibile compresa fra i 500 metri della zona est e della zona ovest.
Questi sono rivolti economici immediati, che non toccano le imprese o lo sviluppo turistico di cui vi siete riempiti la bocca; toccano i risparmi dei cittadini comuni, che non pensano a investimenti remunerativi, di tipo alberghiero o quant'altro, in termini turistici, ma pensano soltanto a trascorrere una vita serena e a portare a termine un investimento che è per la prima abitazione, oppure semplicemente per mettere a frutto una vita di lavoro e di sacrifici. L'effetto del comma 12 è di negare qualsiasi sogno e possibilità di realizzarlo anche ai normali cittadini della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Sarò velocissimo. Le considerazioni espresse dal collega Capelli riportano quanto da me detto in alcuni interventi tecnici. Ho detto poc'anzi che questo provvedimento avrebbe arricchito ancora di più proprio coloro che negli anni del boom hanno depredato le nostre coste. Questo è un dato di mercato, poiché il mercato è regolato da una legge severissima che non dà adito a nessuna illazione. Quando si blocca l'offerta, a condizione che la domanda sia costante o diminuisca, il prezzo aumenta.
Questo provvedimento di legge, lo ripeto, contribuirà in modo notevole ad arricchire coloro i quali negli anni scorsi hanno depredato le nostre coste, i gruppi forti, i gruppi di potere che hanno costruito e che attualmente sono, loro sì, i proprietari e gli speculatori delle coste. Non potendo più costruire e aree libere verranno deprezzate, quindi succederà che coloro i quali hanno i soldi, e sono lì da sempre, acquisteranno quelle aree a minor prezzo, perché questo provvedimento durerà qualche anno, quindi i privati cittadini, caro collega Capelli, saranno costretti a svendere agli speculatori che continueranno ad arricchirsi.
Infatti se un fabbricato costava 100 euro, è un esempio, a metro quadro, oggi ne costerà 150. Ho evidenziato questo problema per sottolineare che il provvedimento è nato monco, poiché non sono state valutate in modo appropriato tutte le conseguenze che sarebbero derivate dalla sua approvazione: questo è un dato di fatto. Quindi tutte le argomentazioni esposte fino ad ora, debbono portare per forza ad aprire un confronto perché è un peccato, colleghi, che questo provvedimento stia nascendo nell'assoluto silenzio e nella mancanza, credetemi, di un apporto diretto, concreto, fattivo e positivo anche da parte della maggioranza. Pur apprezzando le modifiche apportate all'emendamento numero 12, quindi all'articolo 3, per questo e per tutti gli altri motivi che io e i colleghi abbiamo elencato sino ad ora, non posso che esprimere il mio voto contrario all'emendamento 12 e, di conseguenza, all'articolo 3.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Solo per chiarire alcune cose e per dire che il mio voto, ovviamente, è decisamente contrario. Vorrei poi invitare i colleghi al rispetto, perché non sempre si raggiungono obiettivi senza produrre anche delle spigolosità, che sono per altro evidenti. Questo crea tensione all'interno dei nostri Gruppi di opposizione, anche se non accettiamo lezioni. Noi onoriamo gli impegni che abbiamo preso su una regolamentazione dei lavori del Consiglio ed invitiamo tutti a farlo. Quindi qualche battuta poteva essere evitata. L'intervento dell'onorevole Davoli per esempio è stato fuori luogo, perché, onorevole Davoli, molte volte bisogna avere il coraggio anche di votare contro. Lei ha detto alcune cose sulle quali si contraddirà quando discuteremo l'articolo 8, quindi poteva evitare l'intervento, visto che gli impegni devono essere rispettati da tutti.
Io prima ho scherzato, noi non chiediamo la presenza dei consiglieri, però dico anche che questo provvedimento non ci piace per diversi motivi. In primo luogo, lasciamo perdere le "baggianate" che dice qualche persona sul fatto di fare cose che non ha fatto mai nessuno, e poi magari non si fanno i provvedimenti che si devono fare, perché qualcuno è anche asino, Vedete, quando noi, impegnati come siamo, non facciamo provvedimenti come il riequilibrio a favore dei Comuni, rischiamo a causa dei tempi tecnici necessari di non potergli dare quei due soldi .
Quando, per esempio, si parla di dati ISTAT 2004 si sta inventando, perché i dati non vengono presentati fino al 30 novembre. E' noto, dimostrato scientificamente, che c'è uno spopolamento, perciò i grossi comuni della Sardegna usufruiranno di finanziamenti, ne parlavo prima con il Presidente, rispetto ai piccoli comuni che saranno praticamente penalizzati, utilizzando i dati ISTAT del 2004. Perché questo? Perché c'è uno spopolamento in certi comuni nei confronti di altri, i grossi centri quali Assemini, Capoterra, Selargius, Quartucciu, Olbia, eccetera, faranno la parte del leone nei confronti dei piccoli centri. Siccome abbiamo fretta, per questo vogliamo andare avanti spediti, senza nulla chiedere, pur essendo contrari a questa legge.
Anch'io ho dei dubbi, per esempio, sulla questione delle isole. A Carloforte i 500 metri dalla battigia potrebbero creare le condizioni a cui ho fatto riferimento. Speriamo che la mia interpretazione sia errata.
Noi abbiamo però una preoccupazione, e lo diciamo a chiare lettere, nel rispetto delle azioni che abbiamo portato avanti. In primo luogo, lo ribadisco, non c'è nessun accordo, , ma c'è soltanto la scelta di un percorso che acceleri l'iter per questo e per tanti altri provvedimenti che necessitano di essere esitati nei tempi più rapidi possibili. E, soprattutto, noi nutriamo la speranza (è questa la nostra preoccupazione) che non si attivino con l'approvazione di queste misure di salvaguardia azioni speculative. Siamo già a conoscenza di "falchi" che stanno svolazzando sulle nostre coste ovviamente per cercare di fare degli investimenti che possano produrre domani grossi vantaggi economici.
Ecco, quindi l'esigenza che è anche una speranza, che i tempi possano essere rispettati e anche molte volte accelerati, perché certamente questo testo di legge, così come è stato impostato, creerà decisamente dei problemi.
Io comunque voterò contro e invito anche i colleghi, verificato che c'era un impegno a chiudere entro una certa ora, le 21, ad evitare lunghi discorsi, magari dicendo: "Avrei fatto", quando per fare bisogna avere il coraggio. Noi questo coraggio l'abbiamo dimostrato anche in questi giorni.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 12, sostitutivo dell'articolo 3.
LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta dell'onorevole La Spisa?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri SANCIU, AMADU, LADU, ARTIZZU, DIANA, RASSU, VARGIU.)
Votazione nominalePRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 12.
Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALLEDDA - CERINA - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - URAS.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - DIANA - LA SPISA - LADU - LIORI - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 52
Votanti 51
Astenuti 1
Maggioranza 26
Favorevoli 35
Contrari 16
(Il Consiglio approva).
Con l'approvazione dell'emendamento numero 12, decadono tutti i restanti emendamenti all'articolo 3. Riprendiamo domani alle ore 10 con l'esame dell'articolo 4 e i relativi emendamenti.
La seduta è tolta alle ore 21 e 45.
Allegati seduta
XL SEDUTA
Martedì 16 novembre 2004
Presidenza del Vicepresidente PAOLO FADDA
indi
del Presidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 10 e 09.
CHERCHI Oscar, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta del 9 novembre 2004 (36), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Gerolamo Licandro ha chiesto tre giorni di congedo per le sedute del 16, 17 e 18 novembre 2004. Poichè non vi sono opposizioni, questo congedo si intende accordato.
Risposta scritta ad interrogazione
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alla seguente interrogazione:
"Interrogazione CALIGARIS sull'organizzazione dell'Ufficio Stampa della Regione, sul ruolo della piccola editoria, sulla valorizzazione del pluralismo e sulla opportunità di indire la Conferenza regionale dell'informazione". (47)
(Risposta scritta dell'11 novembre 2004.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza:
CHERCHI Oscar, Segretario f.f.:
"Interrogazione CHERCHI Silvio - LAI - CALLEDDA - SECCI, con richiesta di riposta scritta, sul licenziamento di alcuni dipendenti di Sardegna Uno a seguito della vendita dell'azienda". (68)
"Interrogazione MANCA - BIANCU - ADDIS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - COCCO - FADDA Paolo - GIAGU - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SECCI, con richiesta di risposta scritta, sul disagio da parte dei malati di diabete per il reperimento dei presidi sanitari (siringhe e test diagnostici) nel territorio della Provincia di Sassari". (69)
"Interrogazione MORO - ARTIZZU - DIANA - LIORI - SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulla sentenza della Corte Costituzionale n. 196 del 2004". (70)
"Interrogazione LAI, con richiesta di risposta scritta, sulla attività del Consiglio di amministrazione dell'Ersu di Sassari". (71)
"Interrogazione BARRACCIU - FLORIS Vincenzo - PIRISI - CUCCA - BALIA, con richiesta di risposta scritta, sulla grave perdurante situazione di crisi amministrativa in cui versa il Comune di Osidda". (72)
"Interrogazione CASSANO - DEDONI, con richiesta di risposta scritta, sul blocco degli incentivi in favore del comparto artigianale (legge regionale n. 51 del 1993)". (73)
"Interrogazione CALIGARIS - BARRACCIU - CERINA - COCCO - LANZI - SANNA Simonetta, con richiesta di risposta scritta, sull'utilizzo della CONSIP (Concessionaria servizi informatici pubblici) da parte della pubblica amministrazione e degli enti regionali per gli acquisti e sulle conseguenze negative per le imprese commerciali e produttive della Sardegna". (74)
"Interrogazione BRUNO - GIORICO - GIAGU - LAI - MASIA - MANCA - LICHERI, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione della scuola di volo di Alghero". (75)
"Interrogazione MURGIONI - LADU - ONIDA, sul ritardo lamentato dal Comune di Villaputzu (CA) e dai pescatori della zona nella ricezione degli indennizzi per le servitù militari e per l'utilizzazione estiva della spiaggia di Murtas con strutture mobili a servizio dei bagnanti". (76)
"Interrogazione MURGIONI - LADU - ONIDA, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di nuovo svincolo sulla nuova statale 125 per migliorare la viabilità in direzione dell'abitato di Villaputzu (CA)". (77)
"Interrogazione IBBA, con richiesta di risposta scritta, sulle competenze trasferite all'ESAF S.p.A. e sui rischi di privatizzazione del comparto idrico della Sardegna". (78)
"Interrogazione DEDONI, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi nelle procedure delle pratiche di invalidità civile nella provincia di Oristano (legge regionale n. 12 del 2003)". (79)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza:
CHERCHI Oscar, Segretario f.f.:
"Interpellanza BALIA - MASIA sui gravi rischi per il comparto dei servizi idrici e per i lavoratori che operano nel settore a seguito dell'individuazione di un nuovo soggetto gestore. (41)
"Interpellanza URAS - MARROCU - GIAGU -CALLEDDA - CHERCHI Silvio - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - IBBA - LANZI - LICHERI - PISU - SABATINI - SALIS - MASIA - BALIA - CERINA - CALIGARIS - BARRACCIU - PIRISI - BRUNO - SERRA - CUGINI - ORRU' - SANNA Simonetta- GIORICO sulla lotta delle lavoratrici delle imprese di pulizia impegnate nei servizi presso l'ENEL S.p.A. di Cagliari". (42)
"Interpellanza LADU - ONIDA - MURGIONI sulla visita dell'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale alla ASL 4 di Lanusei". (43)
"Interpellanza LAI - BRUNO - GIAGU - GIORICO - LICHERI - MANCA - MASIA sulla situazione all'interno della casa circondariale di Sassari". (44)
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza:
CHERCHI Oscar, Segretario f.f.:
"Mozione DEDONI - CASSANO - VARGIU - PISANO - SANNA Matteo - DIANA - BIANCAREDDU - SANCIU - CAPPAI - RASSU - ARTIZZU - MORO - MURGIONI - RANDAZZO - PILI - MILIA - LIORI - CAPELLI - LA SPISA - SANNA Paolo Terzo - LOMBARDO sulla solidarietà della Regione a favore del maresciallo Marco Diana colpito da gravi patologie da contatto con sostanze tossiche ed inquinanti, ivi compresi i derivati da uranio impoverito". (18)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge numero 20/A e delle proposte di legge numero 24/A e 28/A. E' in discussione l'articolo 3 con i relativi emendamenti.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Per chiedere, se è possibile, una sospensione di dieci minuti. PRESIDENTE. Se non ci sono opposizioni i lavori riprenderanno alle ore 10 e 25.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 13, viene ripresa alle ore 10 e 30.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori. Invito un Segretario ad accomodarsi al banco della Presidenza. Siamo in fase di discussione dell'articolo 3. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, colleghe, colleghi, onorevole Pili (non a caso mi rivolgo all'onorevole Pili), la mia attività politica nelle istituzioni ha avuto inizio nel 1990 quando fui eletto, pur essendo in quegli anni un iscritto al Movimento Sociale Italiano, come indipendente al comune di Oristano nelle liste della Democrazia Cristiana. . Fu una parentesi breve e abbastanza difficile, perché era iniziato probabilmente il decadimento di un certo modo di interpretare le esigenze della gente; e, infatti, si arrivò allo scioglimento del consiglio comunale di Oristano.
Faccio questa breve premessa per mettere a fuoco il mio carattere, il mio modo di fare la politica e anche il mio modo di disobbedire. Fin da piccolo sono sempre stato un disobbediente, ho disubbidito sempre a tutti e a tutto; l'unica persona alla quale non ho mai disubbidito è stata mio padre, per il resto, quando ho ravvisato la necessità, ho detto di no a tutto e a tutti. Ho detto no al mio Presidente nazionale, in primo luogo, ho detto no neanche molti mesi fa al mio capo corrente, ho detto no a tutti, nel lavoro e fuori dal lavoro. Ho sempre ritenuto che non sia il tipo di scarpe che si porta a consentire ad ognuno di noi di esprimere le proprie idee e il proprio modo di operare nella vita sociale e politica.
Ora, queste considerazioni, che possono non avere attinenza con l'argomento in discussione, credo che siano fondamentali per far capire, così come credevo di aver già fatto capire all'atto dell'insediamento, in uno dei primi interventi in quest'Aula, che il partito che rappresento, e che spero di rappresentare ancora per molti anni, non intende omologarsi a nessuno. La linea politica è quella stabilita da questo Gruppo consiliare, dal partito che io rappresento; non vogliamo assolutamente, io per primo non voglio delegare questo ruolo ad alcuno.
Io non ho perso le elezioni, è il Presidente che lealmente ho sempre sostenuto che ha perso le elezioni, e di questo bisogna prenderne atto in quest'Aula e fuori da quest'Aula. Le battaglie politiche si possono vincere, si possono perdere, possono finire anche in un sostanziale pareggio. Oggi noi ci troviamo in prima linea nell'avversare una legge che non condividiamo, che abbiamo sempre detto di non condividere, spero si sia riusciti a far capire la nostra posizione alla gente, ai sindaci, ai portatori di interessi, a tutti coloro che sono impegnati nella soluzione dei gravi problemi della regione Sardegna.
Io però credo nella democrazia, possiamo discutere su quale tipo di democrazia siamo chiamati ad interpretare, se una democrazia della maggioranza o una democrazia del popolo, ma sono comunque fermamente convinto che le battaglie si debbano fare all'interno dell'Aula, scontrandoci, confrontandoci, senza per questo interferire o cercare di interferire nell'attività dei singoli Gruppi che hanno la loro autonomia, la rivendicano e non vogliono assolutamente che altri possano in qualche maniera utilizzare strumenti che io, personalmente, non condivido, ma che nessuno, credo, condividerebbe.
La nostra battaglia su questa legge sarà, quindi, ancora più intransigente, ma sempre imperniata sui contenuti, sul merito, su tutte le questioni che noi abbiamo sollevato e continueremo a sollevare, perché riteniamo che questo testo di legge non sia rispondente alla dialettica del rapporto Giunta - minoranza, rapporto che è sempre stato leale e che tale deve continuare a essere pur nel rispetto dei differenti ruoli.
Il ruolo del Presidente Capogruppo di Alleanza Nazionale è quello di fare un'opposizione dura, certamente, ma rispettosa dei dettami della democrazia. Io non sono portato per occupare le aule parlamentari, potrei anche farlo se ravvisassi, veramente, nella maggioranza un atteggiamento tendente a minare la democrazia di questo Paese. Questo io ancora non l'ho notato.
Ripeto, siamo contrari a questa legge, credo che ci siano pochi margini di manovra per trovare un accordo, e accordo non se ne troverà. L'accordo di cui si è parlato è un accordo sui tempi, perché non si può tenere ingessato un Consiglio regionale per mesi e mesi su un argomento che, per quanto rilevante e interessante, anticipa problemi certamente molto più importanti di questo e molto più utili per il futuro sviluppo economico di questa Isola.
Quindi queste considerazioni e altre che certamente si potranno fare, all'interno dell'Aula e fuori dall'Aula, chiariscono che Alleanza Nazionale è un partito di opposizione, e riconosce il ruolo della maggioranza che ha vinto e che è legittimata a governare la Sardegna. Se governerà bene o male non saremo noi a dirlo, ma lo diranno i cittadini.
Certo è che in questo momento, fin quando non emergeranno considerazioni di altro genere e non ci sarà un chiarimento all'interno di tutta la minoranza, noi continueremo a prendere la parola senza utilizzare né le pantofole, né le scarpe da tennis e senza appiattirci su posizioni che non sono condivise, ma parleremo certamente nell'interesse dei sardi. Parleremo anche nell'interesse del nostro partito che deve fare, indubbiamente, ammenda dei troppi errori compiuti nel passato e perciò, io credo, che debba recuperare visibilità. E la visibilità la si recupera con le idee, la si recupera attraverso l'approccio con la gente, facendo capire veramente, fuori da quest'Aula, che questa legge non la condividiamo e non la potremo mai condividere. Quindi siamo fiduciosi che il Consiglio regionale, tutto, quindi anche la maggioranza, tenga nel debito conto quello che sto dicendo e che, nei limiti delle possibilità, possa anche rivedere una legge che a nostro avviso può essere molto dannosa per i sindaci, per gli amministratori, per tutti i cittadini della Sardegna..
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Non ho chiesto di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, lei non lo ha chiesto oggi, ma lo aveva chiesto la settimana scorsa, quindi era iscritto a parlare.
SANNA MATTEO (A.N.). Rinuncio.
PRESIDENTE. Rinuncia, perfetto. Su che cosa intende parlare, onorevole Pisano? Le ricordo che le iscrizioni a parlare debbono avvenire nel corso del primo intervento.
PISANO (Riformatori Sardi). Non è così.
LA SPISA (F.I.). Questa regola è valida quando si è in fase di discussione generale.
PRESIDENTE. La regola si applica anche durante la discussione degli articoli, è sempre così.
Comunque, onorevole Pisano, non è un problema. Io sto sottolineando il fatto che questa è la regola che abbiamo sempre applicato. Se l'Aula non si oppone, pur non avendo concesso di intervenire ad altri colleghi, non ho nessun problema a darle la parola. Adesso ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, credo sia necessario intervenire brevemente per puntualizzare alcune questioni, che è bene rimangano nei resoconti dei lavori di questo Consiglio. Questo per arrivare, dopo la ridda di notizie un po' fantasiose di questi giorni, ad una posizione chiara su questo testo di legge presentato dalla Giunta regionale. Un disegno di legge, lo ribadisco ancora una volta e con maggiore chiarezza, che non ci è mai piaciuto e non ci piace, che riteniamo completamente e diffusamente pervaso di illegittimità e che soprattutto crediamo capace, se diventerà legge, di causare un danno economico netto ed ingiusto a molti cittadini che, nel rispetto delle leggi di questo Stato e di questa Regione, hanno pensato di intraprendere iniziative secondo le regole del mercato.
L'assurdo di questo disegno di legge - e se diventerà legge sarà tale con i nostri voti contrari - è quello di sancire il trionfo delle illegittimità, operando in una materia nella quale la Regione non ha competenza primaria . Nessuno, infatti, ha tenuto presente il nuovo riparto di competenze operato con le modifiche del Titolo V della Costituzione, a cui ho fatto costantemente riferimento in tutti gli interventi. Infatti, l'articolo 117 attribuisce espressamente allo Stato competenza esclusiva in materia paesaggistica e, con il decreto legislativo del 22 maggio 2004, numero 42, lo Stato ha esercitato questa competenza lasciando alla Regione margini assai esigui per l'esercizio di alcune funzioni amministrative.
Ed è ancora più assurdo pensare che nelle more del parere della Corte costituzionale, e le ovvie lungaggini che vi saranno, i cittadini vedano compressi i loro diritti in forza di una legge così manifestamente illegittima.
Va sottolineato che con questo provvedimento è stata bloccata l'edificabilità solo in certe zone. Infatti, i pochi comuni dotati di PUC, redatti in applicazione dei Piani paesaggistici annullati, non rientrano nel blocco. Ma se quei piani erano illegittimi e l'esigenza di bloccare l'edificabilità era tanto sentita, come si giustifica questa deroga? E poi chi ha detto che l'annullamento di quei piani paesistici non abbia travolto anche il PUC? Senza dimenticare che il decreto legge del marzo 2004, già convertito in legge, prevede espressamente lo scioglimento di quei Consigli comunali che entro diciotto mesi non approvino il PUC, cioè entro settembre 2004.
Per non parlare poi del modo in cui è stato gestito il rapporto con il Consiglio. Diciamo Consiglio e non le opposizioni, perché riteniamo grave che sia stato espropriato proprio il Consiglio, nella sua interezza. E' stato cassato il diritto al dibattito; se l'opposizione presenta emendamenti si dice che fa ostruzionismo, ma neppure si legge il testo delle modifiche che noi, come opposizione abbiamo proposto. Si costringe il Consiglio a un'estenuante e inutile tour de force anche nel fine settimana, che nostro Signore giustamente aveva dedicato al riposo.
Il nostro è un no secco, così sarà e lo rimarrà, anche se riconosciamo, perché abbiamo un'antica cultura democratica, il pieno diritto della maggioranza di legiferare. Lo riconosciamo, sia chiaro, nella stessa misura in cui la maggioranza riconosce a noi il diritto e la dignità dell'opporci a un provvedimento che non è emendabile.
Per dimostrare quanto sto affermando, colleghe e colleghi, abbiamo presentato un emendamento che può sembrare una provocazione, ma non lo è. Purtroppo non ho avuto l'opportunità di illustrarlo perchè ero assente in quel momento e, quindi, utilizzo la discussione generale per farlo. Questo emendamento è una sfida politica aperta, franca e leale; una sfida che dimostrerà, perché è facile prevederlo, che la maggioranza non voterà favorevolmente, perchè non è vero che esiste, come andiamo ripetendo da giorni, anzi, per amore della verità, da settimane, un fronte ambientalista da un lato cui si oppone un fronte cementificatore dall'altro.
Al contrario, noi ci sentiamo veramente ambientalisti e ci poniamo il problema di fare dei distinguo, da un punto di vista turistico e urbanistico, sulla qualità delle opere che vengono edificate in base al contesto storico e geografico . Andiamo ripetendo da giorni che una differenza c'è tra l'abitato di La Maddalena e gli scempi di Portisco, solo per fare un esempio; così come non possiamo mettere sullo stesso piano Porto Cervo con Capo Comino di Siniscola, sulle cui coste sono state realizzate delle "porcherie"; non possiamo confondere le palafitte del comune di Baunei con il Forte Village, sempre per fare altri esempi.
Ecco, in quest'ottica noi chiediamo che in questo provvedimento, che non piace a nessuno, ma proprio a nessuno, né nella maggioranza, né nella opposizione, né tra le forze sociali, né tra le categorie produttive, vengano inseriti, con l'emendamento che abbiamo presentato, due importanti elementi. Il primo è il concetto di scempio ambientale, che consentirà di demolire le opere che deturpano gravemente il paesaggio; il secondo è il principio che pone in capo ai comuni il potere e il dovere di individuare gli scempi, valutarne l'impatto, deciderne l'abbattimento.
Sul primo principio chiediamo un confronto per verificare se ritenete che si debba bloccare la possibilità di edificare in attesa di un piano omogeneo. Bene, sarete anche voi del parere che gli orrori urbanistici della Marmorata Santa Teresa oppure di Portisco, come dicevo prima, o certe colate di cemento in varie località dell'Isola, debbano essere smantellate, buttate giù, distrutte, cancellate come una delle pagine più nere della storia urbanistica sarda; pagine delle quali, come è noto, noi non ci sentiamo responsabili. E se non siete d'accordo, e voterete contro questo emendamento, sarete stati voi a mantenere in piedi strutture che arrecano vergogna all'Isola e che ci squalificano, strutture che non potranno essere compatibili con nessun piano futuro e che dobbiamo avere il coraggio di dire che non servono né al turismo, né all'idea di qualità dell'offerta turistica che abbiamo tutti, né allo sviluppo dell'impresa: sono solo brutte.
In secondo luogo riconosciamo il principio che siano i comuni a decidere della loro sorte, riconosciamo ai comuni la prima competenza in materia di governo del territorio e di elezione della qualità delle opere che vengono realizzate. Con questo emendamento si prevede che i comuni debbano provvedere alla redazione di un censimento delle strutture già realizzate e di quelle i cui provvedimenti concessori sono già perfezionati, e con deliberazione del Consiglio comunale provvedere poi a ritirare le concessioni e ad abbattere gli scempi.
Spero che nessuno abbia il coraggio di alzarsi e di dire che si tratta di norme che ledono questo o quel principio di legge, perché sarebbe come cercare la famosa pagliuzza negli occhi altrui senza guardare i propri.
Concludo. Questo provvedimento di legge è brutto, è illegittimo, grave fonte di pregiudizio per i cittadini onesti e, per di più, non tutela l'ambiente. Noi abbiamo fatto finora un'opposizione netta, e continueremo a farla se si proseguirà con la politica del muro contro muro, così come ci opporremo a tutti gli altri provvedimenti che porterete in Aula qualora dovessero danneggiare i sardi.
Bisogna che tutti ci rendiamo conto che, certamente, la maggioranza governa ma che le opposizioni contribuiscono anche a decidere i tempi e che per la salute della democrazia è bene che i provvedimenti siano, per quanto possibile, fonte di accordo tra le diverse sensibilità politiche. Accordi politici alti di costruzione democratica avvengono e debbono avvenire alla piena luce del sole in quest'Aula che è il parlamento dei sardi. Accordi che meritano un'ampia dignità e che noi auspichiamo per tutti i provvedimenti di riforma che condizioneranno la vita dell'Isola per molti anni.
Noi siamo certi che voi sarete consenzienti su molte di queste cose e, in caso contrario, è chiaro che ognuno eserciterà il suo ruolo; ma io, e sottoscrivo quanto ha detto Diana poc'anzi, ritengo che noi abbiamo cercato di attivare tutte le procedure per approvare provvedimenti altrettanto importanti, non dico i più importanti, ma altrettanto importanti in tempi certi e non certamente in tempi biblici. E noi, come è sempre stato per la nostra cultura politica, siamo coerenti agli impegni che assumiamo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà. PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, le ricordo che lei stesso in quest'Aula aveva chiarito che l'iscrizione a parlare può anche non farsi entro il primo intervento, perché aveva rimandato all'articolo 78 del Regolamento in luogo dell'articolo 77; ma questo rientra nelle sue competenze e credo che si avrà modo di chiarirlo.
Annuncio il voto contrario del nostro Gruppo e quello mio personale all'articolo 3 del provvedimento presentato in quest'Aula. Questo articolo costituisce infatti il cuore dell'intero provvedimento e ne contiene tutte le incongruenze e tutte le irrazionalità. Innanzitutto l'articolo 3, così come è stato poi rimodulato e reiscritto attraverso un taglia e incolla dal cosiddetto emendamento 1887, appare del tutto insufficiente e, a nostro avviso, scritto secondo una tecnica quasi letteraria, molto sperimentata, quasi un dramma "shakespeariano" oserei dire, proprio perché insieme ad un elemento fortemente buono e fortemente positivo è presente un insieme di elementi invece cattivi, negativi, che hanno la sola funzione, e in questo senso bisogna davvero riconoscere e dare atto che almeno questo c'è, di far emergere la positività di quest'unico elemento buono.
Mi spiego. L'unico elemento buono contenuto in questo provvedimento è l'intento normativo, cioè quello di salvaguardare davvero il paesaggio costiero di quest'Isola, ritenuto un bene primario, ritenuto un bene imprescindibile e ritenuto tra l'altro il presupposto per un modello di sviluppo turistico sostenibile.
Ma, quando dalle intenzioni si passa ai fatti, le cose, come noi possiamo constatare, cambiano e si crea un divario. Il presupposto di questo provvedimento, che è appunto un modello di sviluppo turistico sostenibile, non è sufficientemente correlato, anzi non è correlato per niente, perché in nessun punto della normativa in esame si indicano gli elementi su cui basare questo modello di sviluppo turistico sostenibile, al quale questo provvedimento urbanistico vorrebbe aggrapparsi.
Io mi sono chiesto e ho tentato anche di fare una ricerca per appurare in quale parte del mondo esista un sistema turistico basato su un vincolo urbanistico così forte, in quale costa del mondo cioè esista un vincolo di inedificabilità fino a due chilometri dalla linea di battigia. Credo, ma ovviamente la mia analisi può essere stata insufficiente, che in nessuna parte del mondo esista un modello simile. Questo non significherebbe comunque che non possa essere perseguibile nel momento in cui davvero rispondesse a esigenze reali di quest'Isola.
Manca in questo provvedimento un altro elemento importante, e questo è stato denunciato da tutte le organizzazioni datoriali e sindacali, la comprensione del reale impatto di questa normativa sui livelli occupazionali e sui processi di sviluppo attualmente in atto. Noi non sappiamo proprio che cosa oggi potrebbe accadere, perché nessuna analisi economica, geografica e territoriale è stata fatta nell'ambito delle coste di questi settanta e oltre comuni costieri, per capire quali processi di sviluppo economico verrebbero frenati, quali verrebbero bloccati e quali invece verrebbero paradossalmente favoriti.
Non sfugge a nessuno infatti che un provvedimento di questo genere altera gli equilibri di sviluppo anche del cosiddetto mercato finanziario e quindi dei processi, legittimi o non legittimi, di speculazione finanziaria; chi oggi possiede un terreno o comunque una proprietà distante oltre due chilometri dal mare è chiaro che si ritrova con una potenzialità finanziaria ben diversa da quella che aveva fino a qualche giorno fa, mentre subisce un decremento di valore patrimoniale chi invece possedeva qualcosa entro il raggio di due chilometri. Quindi uno spostamento in termini di capitale che è forse di proporzioni mai viste in questa nostra Isola.
Una ulteriore incongruenza, ancora più grave, si verifica nel momento in cui l'emendamento 1887 introduce un elemento nuovo, ma che non ha niente a che fare con questo provvedimento di legge, e che ancora una volta riguarda l'eolico, un problema configurabile come un problema tipicamente energetico e del quale c'eravamo ripromessi, tutti, di parlarne nel momento in cui si sarebbe discusso il nuovo piano energetico regionale. Quindi credo proprio che il punto 3, introdotto con l'emendamento 1887, andrebbe prontamente rimosso.
Io ho tentato di ragionare su questo provvedimento in termini positivi, ma siccome noi dobbiamo argomentare sulla base dei grandi numeri e siccome i nostri provvedimenti non possono che essere suffragati dai dati statistici, è chiaro che dobbiamo chiederci come si qualificherà questa offerta turistica, una volta alterata da una norma urbanistica così fatta: sarà o no ancora congruente alle attese economiche del nostro PIL e del nostro sviluppo?
Possiamo anche banalizzare il ragionamento e dire che noi nel mare, quando riusciamo ad andarci, è chiaro che troviamo alcuni elementi positivi che ci attraggono verso questo bene; il mare è essenzialmente un bene di fruizione turistica, e quali sono gli elementi che ci attraggono?
Dai dati statistici si rileva che non è assolutamente l'acqua del mare, pensate, risulta essere invece l'aria del mare, cioè l'aria che si respira. Lo stare vicino al mare paradossalmente è l'elemento primario cercato dal turista. Se io anziché stare a trecento metri dal mare dovessi stare a due chilometri è chiaro, e ve lo dimostrerò anche da un punto di vista scientifico, che le cose sono ben diverse; e come il turista anche io, ma penso anche il Presidente, preferirei stare naturalmente in riva al mare perché l'aria, la cosiddetta brezza marina, può essere percepibile soltanto fino ad una certa distanza e la distanza è un fattore meteorologico. Noi sappiamo infatti che la brezza marina nasce in funzione di due spostamenti d'aria che nella nostra terra, tra l'altro, sono ottimizzati: In nessun'altra parte d'Italia vi è un elemento ambientale così forte e caratterizzante come la brezza marina sarda, che nasce esattamente da uno scambio giusto, proporzionato tra due masse d'aria che si raffrontano e che passano idealmente nella linea della battigia. Questo vento di brezza marina è misurato da una formula matematica ben precisa: è direttamente proporzionale…
PRESIDENTE. Prego onorevole Pisano.
PISANO (Riformatori Sardi). La formula matematica dice che è direttamente proporzionale alla differenza della pressione tra le due masse d'aria, ma inversamente proporzionale alla distanza. Ed è qui la risposta che noi ci dobbiamo dare: se io metto trecento metri a valenza, se io metto duemila metri, due chilometri, si azzera.
PRESIDENTE. Come vede, onorevole Pisano, il Presidente sa interpretare bene il Regolamento; in questo caso però non l'ho rispettato perché le ho permesso poi di continuare. Ha domandato di parlare il consigliere Floris Mario. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, onorevoli colleghi, non entrerò nel merito delle vicende politiche, se non marginalmente, per dire che tutto quello che sta avvenendo in quest'Aula è pienamente legittimo, democraticamente valido, accettabile, ineccepibile, però mi sembra che si sia passati da una fase in cui, come diceva l'onorevole Oppi, c'era un muro contro un muro, dove la maggioranza era chiusa a riccio e dove la minoranza tentava addirittura di separare il Consiglio dal suo Presidente, ad una fase in cui la maggioranza ha dimostrato una certa apertura e quindi di voler discutere della sostanza del provvedimento e di voler migliorare, quando questo sia possibile, anche il testo del progetto di legge che stiamo discutendo. E' in questo spirito che intervengo in quest'Aula, per rivolgermi in particolare alla Giunta e all'Assessore.
A me pare che il nodo fondamentale dello scontro politico sia costituito dalle norme di salvaguardia. E questo lo dico perché rimanga agli atti per il proseguo, quando si verificheranno o quando si potranno verificare alcuni atti, e né la maggioranza né la Giunta potranno dire che nessuno aveva avvertito che qualche cosa sarebbe potuta accadere.
Il nodo dei nodi è rappresentato quindi dai divieti a costruire nella fascia di due chilometri dal mare. I divieti però, questi divieti, secondo la proposta in discussione non si applicano ai circa trenta comuni dotati di piano urbanistico comunale e alle ristrutturazioni che ricadono in questa fascia.
Qui è legittimo che si insinui il dubbio se sia possibile o no escludere dai divieti i piani urbanistici comunali che sono stati redatti, elaborati ed approvati sui presupposti dei piani territoriali paesaggistici annullati. Mi sembra evidente. Lo stesso discorso vale per le ristrutturazioni. Allora come si supera questo scoglio? Questo scoglio, che non è solo politico ma anche giuridico, si risolve recuperando le norme della legge regionale di tutela delle coste, alle quali tutti abbiamo fatto pieno riferimento in questi giorni di grande dibattito. La verità, e molti di noi lo hanno sottolineato nella discussione generale, è che non ci si ascolta e quando si arriva poi al nodo tutto si disperde.
Anche con la legge numero 45/89 esisteva il divieto di edificazione entro i due chilometri dal mare, in attesa del varo dei piani territoriali paesistici. Non è una scoperta, non c'è nulla di nuovo sotto il sole, altrimenti sembra che qualcuno si svegli la mattina e inventi queste cose. Ma questo divieto era in vigore e aveva validità per tutto il territorio della Regione, senza distinzioni tra comuni che avevano approvato il PUC o il piano di fabbricazione, anche se quest'ultimo non esiste più perché ormai la pianificazione è rinviata al piano regolatore comunale. Comunque non esisteva nessuna distinzione tra i comuni dotati di strumento urbanistico e quelli privi di questo strumento.
Esistevano alcune eccezioni per gli interventi più importanti di grande valenza economica e sociale e per quelli che avevano una rilevanza pubblica, quelli cioè silvo-pastorali, quelli per la tutela della salute pubblica, quelli attinenti alla qualità dell'ambiente, i piani di risanamento urbanistico, le opere di preminenza e interesse pubblico, gli alberghi con un parametro preciso, cento metri cubi a posto letto ed anche i piani di lottizzazione tra i cinquecento metri e i due chilometri dal mare già convenzionati e con le opere edilizie già iniziate.
Ricordo che anche allora, onorevole Cugini, ma lo dico soltanto per memoria storica, c'era in Sardegna una Giunta di centrosinistra.
La "45" dettava vincoli e tempi puntuali, universalmente accettati, frutto di un confronto serrato tra tutte le componenti politiche che aveva visto il Consiglio regionale unito su tutte le questioni trattate. È possibile svelenire il clima e valutare se sia possibile introdurre qualche elemento nuovo rispetto a quello che era un patrimonio ormai consolidato delle forze politiche della Sardegna? Io credo di sì, non sta a me certamente giudicare le cose e i fatti, ma credo che se ciò avvenisse questa legge potrebbe essere approvata all'unanimità dal Consiglio regionale della Sardegna.
PRESIDENTE.. Poiché nessun altro è iscritto a parlare dichiaro chiusa la discussione sull'articolo 3. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Grazie Presidente. Non ruberò molto tempo, ma vorrei puntualizzare alcune questioni nel rispetto delle reciproche posizioni che si sono manifestate, e per una chiarezza che credo sia necessaria a tutti al fine di non considerare l'operato della Giunta un operato vacanziero, estemporaneo, privo di radicamento in opinioni, in valutazioni e in pareri giuridici fondati su espressioni professionali qualificate, ai quali ci siamo riferiti.
Il primo punto che vorrei eliminare definitivamente è la questione del paventato scioglimento dei consigli comunali. Insomma, su questo punto si può giocare con i termini ma è del tutto evidente che quando si parla, in legge, di strumenti urbanistici generali non si stanno intendendo i piani urbanistici comunali, ma si sta intendendo una pluralità di strumenti urbanistici generali, cosa che in Sardegna è ampiamente rispettata e che non darà luogo a nessuno scioglimento di consigli comunali. Questo è il parere che proviene direttamente dal Ministero degli interni; quindi è inutile su questo aspetto continuare ad alimentare un dubbio che, ovviamente, ci siamo responsabilmente posti anche noi e che abbiamo accertato non avere ragione d'essere.
Punto secondo. È vero che si può dire che il nodo sono le misure di salvaguardia, ma noi non stiamo sostenendo che i PUC sono fatti salvi perché hanno fatto proprie le risultanze dei piani bocciati; prima di tutto i piani sono stati bocciati per una carenza di tutela e bisogna che non lo dimentichiamo. Inoltre i PUC vengono fatti salvi perché contengono in sé già la misure di salvaguardia che sarebbe stato perfettamente inutile reiterare. Cioè non si tratta di sovrapporre norme di pianificazione paesaggistica ai piani urbanistici comunali; è stato approvato il piano urbanistico comunale che contiene al suo interno discipline che tendono a produrre misure di salvaguardia. Quindi, non avremmo potuto sovrapporre a misure di salvaguardia altre misure di salvaguardia grosso modo identiche.
Viceversa, se avessimo coinvolto anche i comuni che hanno redatto i PUC nelle misure di salvaguardia previste in questa legge si sarebbe potuto paventare una possibilità di ricorso all'inverso contro la Regione, per effetto di una reiterazione già espressa nei propri strumenti di misure di salvaguardia.
Io credo che noi dobbiamo poi chiarire ciò che rientra nella nostra competenza; non è vero che la Regione non ha competenze sulla materia in discussione, lo ha espresso nel 2003 chiaramente la Corte Costituzionale quando, volendo operare una distinzione fra ciò che caratterizza la tutela e ciò che caratterizza la valorizzazione in una sentenza esplicita ci dice che mentre i beni culturali, ai sensi dell'articolo 117, sono espressamente competenza del Ministero e, quindi, dello Stato, sui beni paesaggistici, anche in forza del D.P.R. 616/77, che dice espressamente che sono delegate alle regioni le funzioni esercitate dagli organi centrali e periferici dello Stato per la protezione delle bellezze naturali, per quanto attiene la loro individuazione, la loro tutela e le relative sanzioni, dobbiamo riferirci al Codice Urbani che di fatto interpreta l'articolo 117 in senso positivo e verso il decentramento delle competenze alle regioni.
Di fatto, questo elemento è coerente con un punto nevralgico del ragionamento che si dibatte in quest'Aula.
Badate, non c'è principio sul quale dovremmo trovare sfumature diverse che non il rispetto del principio costituzionale. Affermare che stiamo facendo una cosa sbagliata, che stiamo abusando di poteri che non abbiamo, del fatto che si mettono in mezzo questioni economiche pur rilevanti ma comunque secondarie, a dispetto di valori costituzionali sanciti dalla Carta Costituzionale, significa inversamente sostenere che ciò che noi vorremmo tutelare è da voi considerata una questione già tutelata, e invece mi sembra di no.
E allora, se non è così, per quale motivo dovremmo anteporre le condizioni di sviluppo economico all'esigenza che invece abbiamo di tutelare un qualcosa che ha un livello più alto di tutela e di dignità sul piano legislativo? Da questo punto di vista abbiamo affermato che siamo disponibili a confrontarci sui modi più idonei, sulle particolarità che possano consentire il miglioramento di un indirizzo che non può essere stravolto da questo punto di vista.
Le ragioni economiche si fondano sul rispetto dei principi costituzionali, come le ragioni della convivenza, come le ragioni dello sviluppo socio economico delle diverse comunità, ma non possiamo invertire questo rapporto.
Io credo molto in quello che ha detto opportunamente il consigliere Vargiu l'altro giorno, e cioè che dove fallisce la politica avanza la muscolarità. Questo è un fallimento complessivo delle sedi democratiche. Ed io auspico sinceramente che recuperiamo sul terreno della politica il confronto di merito su un provvedimento che non coltiva interessi particolari, ma che coltiva grandi interessi generali nel rispetto dei principi etici e culturali che discendono dalla nostra Costituzione.
Chi li approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non li approva alzi la mano. Chi si astiene.
(Non sono approvati)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
A seguito della non approvazione dell'emendamento numero 61 sono dichiarati decaduti gli emendamenti 861 e 862.
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Emendamento numero 1887 della Giunta regionale. Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Per ricordare, Presidente, che la Giunta ha chiesto di spostare il comma 4 dell'emendamento numero 1887 che è già stato ricompreso nell'emendamento numero 1888.
PRESIDENTE. La richiesta di spostamento del comma 4 era stata già accolta. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, chiederei che venga sospeso l'emendamento 1887.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Presidente, per chiedere cinque minuti di sospensione in modo tale da raccordarci con la richiesta che è stata formulata anche dai colleghi dell'opposizione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo che la sospensione possa durare più di cinque minuti, almeno quindici, in modo che tutte le forze politiche possano valutare sia il sistema di votazione che tutto l'andamento dei lavori di stamattina.
PRESIDENTE. Se non ci sono osservazioni io aggiornerei la seduta alle ore 11.40.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 20 , è ripresa alle ore 11 e 45.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori. Consigliere Capelli, su che cosa intende intervenire?
CAPELLI (U.D.C.). Sull'ordine dei lavori, Presidente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Chiedo un'ulteriore sospensione, possibilmente sino alle 12 e 15, per poter esaminare più approfonditamente l'emendamento.
PRESIDENTE. Se non ci sono osservazioni i lavori si intendono aggiornati alle ore 12.15.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 46, è ripresa alle ore 12 e 44.)
PRESIDENTE. Invito i colleghi a riprendere posto.
Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Chiedo se sia possibile prolungare questa sospensione, magari andando direttamente alla seduta pomeridiana.
PRESIDENTE. Se non ci sono osservazioni la seduta viene aggiornata alle ore 16 e 30.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 45, è ripresa alle ore 16 e 48.)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto. Per procedere più speditamente nei lavori della serata convocherei una Conferenza dei Capigruppo per stabilire con i Presidenti dei Gruppi le tempi e metodologie di lavoro.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 49, viene ripresa alle ore 17 e 31.)
PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto. Colleghi, riprendiamo il lavoro dall'emendamento 1887. Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanza ed urbanistica. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Grazie Presidente. La Giunta regionale ritira l'emendamento 1887, precisando che si intende mantenere il comma 3 trasferendolo, assieme al medesimo comma dell'emendamento 12, all'articolo 8.
PRESIDENTE. L'emendamento 1887 è ritirato.
Emendamento sostitutivo parziale numero 865. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Grazie Presidente. Sarò breve. E' Certo che il comma 1 dell'articolo 3, in particolare il punto a) di fatto, è il comma fondante proprio perché istituisce i vincoli previsti in questo provvedimento. In questi giorni sovente mi sono posto la domanda: "Perché due chilometri e non un chilometro e mezzo, o due chilometri e mezzo, o un chilometro?" La linea di demarcazione tra i territori dove si può intervenire e quelli dove non si può intervenire è stabilita infatti in tutta la Sardegna a due chilometri dal mare.
Io non so quale sia stato il criterio ispiratore di questa misura. Ritengo che, pur trattandosi di una norma provvisoria, la distanza di due chilometri dalla battigia marina anche per i terreni elevati sul mare sia una distanza molto, molto elevata. Perché? Perché oltre ad interessare i terreni e le aree vicine al mare, quindi soggette a particolare tutela, interessa aree e terreni che niente hanno a che fare con le immediate vicinanze all'arenile. Parlo dei terreni agricoli ad esempio, dei terreni ad indirizzo produttivo, poiché nel perimetro della Sardegna noi sappiamo sono presenti decine di comuni che si affacciano proprio sul mare, nei quali non solo il centro abitato, ma anche le zone agricole possono essere danneggiati da questa demarcazione; anche se tra gli investimenti ammissibili, , l'articolo 4 prevede i fabbricati necessari all'attività agricola, ma esclude i fabbricati residenziali.
In questi giorni, parlando con il Presidente: ho fatto l'esempio della Gallura il cui territorio è caratterizzato dagli stazzi, situati spesso entro i due chilometri dal mare in cui vivono decine di famiglie che lì abitano e lavorano; queste strutture hanno quindi la caratteristica sia di fabbricati agricoli, che di fabbricati residenziali. E accade spesso che tradizionalmente su questi terreni che circondano lo stazzo un padre consenta al figlio di costruirsi la propria casa. In questo caso non stiamo parlando di speculazione edilizia, stiamo parlando di una, una realtà che, in continuità con il passato, oggi è ancora presente nel nostro territorio.
Ed allora dico che è necessario, pur potendo e dovendo tutelare la nostra costa, tornare alla "45", al vincolo dei 300 metri, per studiare un provvedimento che tenga conto delle reali situazioni che vengono a crearsi zona per zona e non imporre un vincolo netto dei due chilometri per cui chi c'è c'è, chi non c'è non si conta. In questo modo, sinceramente, si creano sperequazioni ed ingiustizie, oltre che un danno economico evidente, che ha riflessi dal punto di vista economico e sociale negativi anche sui centri limitrofi alla costa. . Ecco perché continuo ad affermare che data l'importanza di questo provvedimento è necessario riflettere. Do comunque il mio voto favorevole all'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente. L'emendamento 865 intende richiamare l'importanza del contenuto dell'articolo 3, cioè le misure di salvaguardia Appurato che noi tutti si è d'accordo, o meglio si era d'accordo, sulla necessità che nel corso di questa legislatura si dovesse varare una legge urbanistica di riordino e, di conseguenza, misure di salvaguardia a tutela dell'ambiente e dello sviluppo urbanistico e premettendo che, per quanto ci riguarda, non avremmo sicuramente calendarizzato l'intervento urbanistico in prossimità della definizione della legge finanziaria, onde evitare il ricorrere ad ulteriori esercizi provvisori dannosi per l'economia della Sardegna, premesso tutto ciò, nel merito della lettera a) del comma 1 dell'articolo 3, contestiamo energicamente il fatto che tale misura, il vincolo dei 2.000 metri dalla linea della battigia marina, venga adottato in maniera generalizzata su tutto il territorio, in particolare costiero, della nostra Isola.
Non condividiamo questa scelta, vista la diversità della costa, la diversità del territorio regionale in genere che merita e avrebbe meritato, impiegando più tempo e più attenzione, un intervento non di tipo generico e uniformante tutto il territorio regionale, ma attraverso un monitoraggio del territorio un intervento mirato. Nel corso del dibattito, sia i colleghi di centrodestra che di centrosinistra, di maggioranza e opposizione, hanno riconosciuto la necessità infatti di pensare ad interventi sul territorio mirati, interventi che tenessero conto, appunto, delle peculiarità del territorio stesso della Sardegna.
Si è scelto, a nostro avviso con molta testardaggine e molta approssimazione, di generalizzare l'intervento. Noi abbiamo cercato di evidenziare fino ad oggi, e lo faremo in seguito manifestando la nostra contrarietà al disegno di legge in generale ed in particolare alle norme di salvaguardia, quanto fosse importante invece fare un esame approfondito degli interventi utili e necessari a salvaguardia del nostro territorio, ma che non mettessero in discussione la stessa struttura economica della nostra Regione.
Riteniamo che zone del nostro territorio, come già illustrato anche in precedenti interventi della mattinata, vadano sicuramente salvaguardate. Potrei fare dei riferimenti precisi, descrivere le bellezze delle nostre coste e non solo delle nostre coste, anche altrettanti territori dell'interno della nostra regione hanno necessità di essere salvaguardati e, nello stesso tempo, messi al servizio dell'uomo. Noi intendiamo contribuire ed avremmo voluto contribuire alla stesura di un disegno di legge che mettesse al servizio dell'uomo lo stupendo ed incomparabile territorio della nostra Isola, in quanto materia prima insostituibile per lo sviluppo economico e sociale della Sardegna. Questo purtroppo non si è potuto verificare; si è scelta la strada della intransigenza, si è scelta la strada del "vincolo assoluto".
Con l'emendamento 865 noi vogliamo ulteriormente richiamare l'attenzione su questo argomento e, ovviamente, io esprimo il mio voto favorevole, richiamando anche i colleghi ad un momento di riflessione e di attenzione, perché comunque si può salvaguardare questo grande patrimonio pur non mettendo in discussione il futuro dei sardi e quindi della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, colleghi, signor Assessore, l'onorevole Rassu nel suo precedente intervento si domandava perché si sia scelto di imporre i vincoli di salvaguardia nella fascia fino ai due chilometri dal mare. Io credo di sapere il perché, i due chilometri non sono piovuti dal cielo, un motivo c'è. A mio avviso il furore ideologico che ha caratterizzato chi ha portato avanti questa legge è dato dal collegamento ad una vecchia legge, conosciuta come legge Cogodi. L'onorevole Cogodi, che per altri versi rimpiangiamo, ma non per questo, aveva individuato nel suo provvedimento proprio un limite di due chilometri; limite al quale, con una continuità non casuale, oggi la proposta in discussione si riallaccia. Va ricordato però che in quel provvedimento era previsto che l'Assessore concedesse delle deroghe, così, ad libitum, le deroghe concesse agli amici e negate agli avversari politici, per intenderci. Il fatto che un Presidente della Regione, capitalista, e la sua Giunta si facciano suggerire dall'onorevole Cogodi il limite di salvaguardia da imporre nel decreto salva coste e quindi da un nemico di classe (dato che il partito dell'onorevole Cogodi è l'unico ancora dichiaratamente classista e comunista, credo tra i pochi che ancora esistono al mondo), mi autorizza a pensare ad un condizionamento politico del quale chiediamo appunto conferma eventualmente all'Assessore in carica o al Presidente della Giunta.
Ma il sospetto è piuttosto grave perché questo limite non può essere casuale; perché infatti non 1.800 metri? Perché non 1.500 metri? Ma soprattutto perché non 300 metri come previsto dalla legge nazionale applicata nel resto d'Italia, e anche in Sardegna? Non vediamo il motivo per un ulteriore aggravio di vincoli fino alla fascia di due chilometri, come c'è stato dettato in passato dall'onorevole Cogodi, questa è una legge Cogodi.
Per questo approvo e voterò a favore di questo emendamento 865 che mira a riportare le norme di salvaguardia entro un limite accettabile, quello dei 300 metri, così come avviene per tutto il territorio d'Italia e credo anche per tutte le nazioni civili, che non proibiscono assolutamente di costruire entro i due chilometri dal mare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Forza Paris). Signor Presidente, l'emendamento in discussione affronta uno dei temi cardine della legge che stiamo approvando, e più specificamente, il divieto, o meglio, l'estensione dei vincoli dalla fascia dei 300 metri fino a quella dei 2.000 metri. Ovviamente questa è una scelta che ha fatto discutere questo Consiglio regionale, una scelta difficile per quanto ci riguarda perché noi crediamo che questa legge bloccherà in generale lo sviluppo urbanistico, turistico e di crescita della Sardegna non per diciotto mesi, ma per almeno tre o quattro anni, in fasce di territorio strategiche e di grande importanza oggi in Sardegna.
È una scelta che sicuramente avrà delle ripercussioni importanti nell'isola, anche perché cambia una linea di tendenza che vedeva fino ad oggi lo sviluppo turistico orientato soprattutto sulle zone costiere e, se vogliamo, un po' meno sulle zone dell'interno.
Sul fatto che ci deve essere una maggiore attenzione verso lo sviluppo delle zone dell'interno, io sono perfettamente d'accordo. Probabilmente fino adesso c'è stato uno sbilanciamento dello sviluppo turistico in alcune zone della Sardegna, in modo particolare le zone costiere, mentre è stato quasi inesistente, lo ribadisco, in altre zone della Sardegna e soprattutto quelle interne.
A parere nostro, bisognava trovare una via di mezzo, una via che permettesse un maggiore sviluppo nelle zone interne della Sardegna, ma non solo oltre la fascia dei duemila metri. Io credo che bisognerebbe seguire l'esempio del comune amministrato dal mio collega di partito, dove si stanno creando strutture alberghiere importanti a sette chilometri dal mare. E' un esempio di grande importanza sul quale dovremmo riflettere. Però questo non significa che questo tipo di insediamento può andar bene dappertutto, perchè necessita di uno sviluppo costiero importante anche all'interno della fascia dei due chilometri; il pericolo è che se muore la fascia dei due chilometri dal mare, se non ci sarà uno sviluppo importante in quell'area, difficilmente, quasi sicuramente non ci sarà sviluppo neanche nelle zone dell'interno della Sardegna.
Quindi forse la scelta di istituire un vincolo così ampio andava valutata meglio, mentre andava presa in considerazione l'idea che le zone interne necessitano di una maggiore attenzione relativamente alle ipotesi dello sviluppo turistico. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che le zone più importanti, che potremmo definire "più autentiche" dal punto di vista paesaggistico, ambientale, archeologico e culturale sicuramente si trovano nella parte interna della Sardegna.
Vanno quindi valorizzate meglio queste parti del territorio isolano che, finora, forse hanno ricevuto un'attenzione inadeguata a favorire il loro sviluppo; però la scelta che stiamo facendo oggi non credo vada in quella direzione; la scelta che noi stiamo facendo oggi di istituire il vincolo di inedificabilità entro i due chilometri dal mare bloccherà lo sviluppo sulla costa e impedirà anche una armonica crescita in alcune zone interne della Sardegna che meriterebbero certamente un'attenzione particolare da parte di questo Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Il nostro voto è favorevole a questo emendamento che, più di altri, evidenzia la sostanza del contenuto delle proposte di modifica avanzate dall'opposizione a questo progetto di legge.
L'emendamento si commenta da sé; qualora venisse accolto ripristinerebbe il vincolo dei trecento metri dalla linea di battigia marina, il che significherebbe allineare la nostra legislazione in materia paesaggistica e urbanistica, intesa proprio come legislazione riguardante il governo del territorio, a quanto indicato dal Codice Urbani, e dalla legislazione preesistente. A nostro giudizio sarebbe la migliore linea di confine, valida sia per evitare le speculazioni, sia per consentire uno sviluppo economico che sull'iniziativa turistica da tempo in Sardegna ha posto il suo cuore, le sue prospettive di sviluppo, di futuro.
Noi crediamo e insistiamo nel dire che da quando questo testo di legge è pervenuto all'attenzione del Consiglio e, prima ancora, quando è stata scelta la doppia via del procedimento amministrativo, attraverso la delibera del 10 agosto, e poi quella del collegato disegno di legge, in questi lunghi giorni in discussione nell'Aula,sia stato decretato in primo luogo un freno durissimo all'iniziativa privata; iniziativa privata che è fondamentale per contribuire ad avere nel nostro sistema territoriale un complesso di capacità ricettiva nel settore turistico, che consenta davvero di programmare, di pianificare una politica turistica di ampio respiro. E inoltre anche un freno all'iniziativa pubblica, perché in tutto il corpo di questa legge vengono portati degli attacchi durissimi ad altre forme di intervento proprie delle amministrazioni locali, che insieme ai privati hanno ritenuto che investire sulla Sardegna e sulle coste sarde producesse ricchezza e lavoro. Abbiamo insistito in tutti i modi e, nonostante quel che si dice, noi insisteremo fino alla fine, fino al momento in cui questa legge sarà all'attenzione di quest'Aula per segnalare alla Sardegna l'ingiustizia, il vulnus che viene inferto al sistema normativo perchè la certezza del diritto viene fortemente messa in discussione. Crediamo ancora che sia necessario sottolineare che di questa scelta fondamentale si assume la responsabilità totalmente questa maggioranza, come dimostrerà il prosieguo del dibattito. Crediamo comunque che la società civile sarda non starà in silenzio di fronte a questo atto legislativo che è contro gli interessi dei sardi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Signor Presidente, annuncio il mio voto favorevole all'emendamento numero 865. L'articolo 3 rappresenta l'anima, la struttura portante di questo provvedimento; sono ricompresi, infatti, in questo articolo tutti i limiti e i vincoli, quelli che sono stati etichettati dalla Giunta e dal Presidente come provvisorie misure di salvaguardia, che invece caratterizzano negativamente l'intero intervento normativo, per noi carente di proposte che contribuiscano realmente alla valorizzazione dell'ambiente o anche più semplicemente alla tutela del paesaggio.
Sono state elencate le contraddizioni e la generale, potremmo dire, confusione che gravita intorno all'articolo 3, ed è stata richiamata la necessità di un indispensabile approfondimento e confronto tra le posizioni di maggioranza e opposizione. In precedenza, nella lunga maratona che abbiamo portato avanti, sono stati illustrati tutti quei passaggi, quelle azioni, quegli interventi proposti in questo articolo e destinati a bloccare sia le attività in essere che i progetti futuri non ancora avviati, con gravi conseguenze per il mantenimento dei livelli occupativi e per lo sviluppo della regione.
Per diciotto mesi - come era appunto riportato a caratteri cubitali nel titolo di un quotidiano di qualche settimana fa - le coste della Sardegna saranno messe sottochiave. Tutte le attività edilizie e imprenditoriali in essere sulle coste per una fascia di due chilometri dalla battigia marina e tutta la programmazione delle attività sul territorio saranno messe in stand-by. Ma la conseguenza più rilevante di questo provvedimento riguarderà le ricadute negli anni a venire. L'effetto immediato è che questa norma porterà all'esclusione di qualsiasi intervento costruttivo e di trasformazione del territorio, con una somma di prescrizioni di maggiore o minore dettaglio che si ripercuoteranno sulle amministrazioni locali, sui soggetti proprietari di beni, su tutti i sardi.
Tra le vittime illustri di questo articolo 3 c'è anche la programmazione negoziata, ci sono i contratti d'area, i patti territoriali, gli accordi di programma, i comuni che hanno approvato il PUC dopo la data pubblicata della delibera della Giunta regionale del 10 agosto 2004.
Su questi argomenti non possiamo continuare a non ragionare e portare avanti il muro contro muro. Noi non condividiamo la legge e che sia chiaro questo, lo abbiamo ribadito a più riprese, niente confusioni. Saremo da questo punto di vista intransigenti, ma ragionevoli. I sardi devono capire chiaramente chi vuole questa legge e chi non la vuole. Questa legge è voluta del Presidente e dalla maggioranza che ha vinto le elezioni e, come abbiamo dimostrato e dichiarato più volte, le regole democratiche noi le riconosciamo e le rispettiamo. Ma anche la maggioranza deve rispettare le regole democratiche e riconoscere a noi il ruolo di opposizione e la possibilità di esprimere le nostre posizioni.
Al centro della nostra azione c'è la necessità di tutelare iniziative che hanno visto impegnati come parte attiva uomini del mondo politico, di centrodestra e di centrosinistra, che senza bandiere hanno profuso il loro impegno per superare quelle difficoltà che hanno sempre pesato sui sardi. Non possono improvvisamente non valere nulla le iniziative già avviate, chiuse spesso con grande difficoltà, che hanno visto con successo l'intervento dei privati, l'impegno delle pubbliche amministrazioni, la concertazione con le forze sociali e la disponibilità finanziaria di Regione e Stato. Non può valere improvvisamente nulla la programmazione di molti comuni dell'Isola o gli impegni economici e di vita presi dai cittadini, che con grande sacrifici sono riusciti a trovare le risorse per costruirsi una casa o per avviare un'attività.
Non può improvvisamente non valere nulla tutto il lavoro svolto sino ad oggi dalle amministrazioni locali, dai comuni, sempre di centrodestra e di centrosinistra che, a fatica, nel corso di questi anni, hanno portato avanti l'attività di programmazione del loro territorio e oggi, nonostante tutte le difficoltà, sono riusciti a dare alla luce alcuni importanti strumenti di pianificazione.
Alcune scelte possono anche non essere condivise da alcuni o da tutti, rappresentanti della maggioranza o della opposizione, ma occorre senz'altro rispettare le volontà politiche, salvaguardare tutto il lavoro fatto in questi anni dai tecnici e quindi non può essere che in questo testo non si inseriscano anche alcune considerazioni che stiamo facendo da alcuni giorni e che provengono dalla…
PRESIDENTE. Ha terminato il suo tempo, onorevole Sanciu. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, l'emendamento numero 865 credo sia, se volessimo definirlo in questo modo, il corollario della protesta perché più degli altri emendamenti evidenzia l'aspetto più importante di questo provvedimento, quello che noi, come minoranza, abbiamo cercato di portare all'attenzione dei sardi e degli amministratori locali. Credo che un vincolo come quello previsto dall'articolo 3, alla lettera a) sia veramente impossibile da sostenere. Ci siamo sforzati moltissimo per invocare anche da parte della Giunta e del Presidente una modifica di questa lettera a), ma non mi pare che abbiamo ottenuto grandi risultati, anzi, non abbiamo ottenuto nessun risultato. E io continuo a pensare che probabilmente molti colleghi della maggioranza avrebbero gradito modificare questo limite dei duemila metri dalla linea della battigia marina, così come per i terreni elevati sul mare si potevano considerare anche le isole ipse qua, ma non si è fatto neanche questo.
E' un vincolo estremamente pericoloso perché presta il fianco a pericolosissime speculazioni, questo sì, perché con l'approvazione di questo provvedimento di legge, ma forse anche prima, le aree poste all'interno della fascia dei duemila metri subiranno un deprezzamento, per un periodo che, per quanto lungo, sarà limitato e darà la possibilità agli speculatori, che sono pazienti, che non hanno fretta, perché hanno delle risorse che certamente li pongono nella condizione di poter aspettare anche a lungo, di fare poi delle grosse speculazioni.
Io ho rilevato in altri interventi, l'ho detto anche in presenza del presidente Soru, che se in Sardegna vi erano delle situazioni che richiedevano una scelta di questo genere, si poteva tranquillamente intervenire dove era opportuno farlo senza per questo far sottostare tutti i cittadini della Sardegna, tutte le amministrazioni della Sardegna a un vincolo che, come ho detto, costituisce veramente un pericolo per l'economia della Sardegna. E' un pericolo soprattutto per quei territori, mi riferisco alle zone interne, che potrebbero trarre benefici dagli investimenti effettuati all'interno dei due chilometri..
Quindi abbiamo voluto sottolineare che il problema non è costituito tanto da quello che succede all'interno della fascia dei due chilometri, quanto da quello che può succedere nelle fasce circostanti o comunque nei territori situati all'interno della Sardegna, che dovrebbero vivere una stagione di integrazione con lo sviluppo delle coste e che dovrebbero, più di altri, essere beneficiati da uno sviluppo economico strettamente dipendente dal turismo, dalle scelte che noi sapremo fare, dalle scelte che riteniamo non abbiate saputo fare, dalle scelte, probabilmente, che saremo chiamati a fare in una seconda fase, successivamente all'approvazione di questa legge, sempre che questa legge venga approvata e sempre che su questa legge i proponenti non abbiano ulteriori ripensamenti che possano in qualche maniera tranquillizzare i cittadini sardi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Signor Presidente, in premessa, prima di esprimere il voto contrario all'emendamento 865, vorrei esprimere un apprezzamento sugli interventi svolti nella seduta antimeridiana dai colleghi Oppi, Diana e Floris. Io credo che già in quelle dichiarazioni ci sia una risposta all'emendamento che è stato sottoposto all'attenzione di quest'Aula. Lo voglio dire con estrema pacatezza, apprezzando appunto le cose che sono state dette.
Oggi credo che sia stato affermato in quest'Aula che la maggioranza ha il dovere di legiferare, di mandare avanti il proprio programma e noi riconosciamo come maggioranza all'opposizione il diritto di svolgere il suo ruolo e la sua funzione.
Ritengo anche che sul merito dell'emendamento in discussione possano esserci dei punti di vista in qualche misura divergenti, però vorrei richiamare all'attenzione dei colleghi quanto, stamattina, ha ricordato l'onorevole Floris. L'onorevole Floris ha citato l'articolo 2 delle norme di omogeinizzazione e di coordinamento dei Piani territoriali paesistici, approvati nel 1993, che al primo comma recita: "Per effetto dell'articolo 6 della legge regionale 1 luglio 1991, numero 20, le norme di attuazione dei piani territoriali paesistici hanno efficacia vincolante relativamente agli areali che formano oggetto delle loro previsioni nell'intera fascia territoriale costiera di due chilometri, considerata dagli articoli 12 e 13 della legge regionale 22 dicembre 1989 numero 45". L'onorevole Floris sostiene che nel disegno di legge in sostanza vi è la riproposizione di una norma che, in un'altra fase storica, era stata già proposta a quest'Aula e, da quest'Aula, votata all'unanimità.
Nell'articolo 12, relativo alle norme di salvaguardia, della legge numero 45 in maniera molto chiara è detto: "Nei territori compresi entro una fascia di due chilometri dal mare fino all'approvazione dei piani territoriali paesistici di cui ai precedenti articoli 10 e 11 e per un periodo non superiore ai trenta mesi"; cari colleghi, trenta mesi, non diciotto mesi "dalla data di entrata in vigore della presente legge è vietato realizzare opere nuove soggette a concessione edilizia, ad autorizzazione, nonché ogni nuova modificazione dell'assetto del territorio con esclusione delle opere ricadenti nelle zone classificate A, B, C e D…". Non voglio omettere niente, perché è giusto che quando parliamo di questi argomenti ci sia tra di noi la franchezza, che è una franchezza contraddistinta da questioni e argomentazioni poste dal legislatore di ieri di fronte al popolo sardo.
La distanza dei due chilometri dalla battigia è quindi una distanza, come dire, che è universalmente riconosciuta come giusta e corretta affinché potesse essere fatto uno studio adeguato per l'elaborazione dei piani paesistici di allora e, diciamo noi, dei piani paesaggistici da elaborare a seguito della approvazione del Codice Urbani. Ebbene, credo che se noi le questioni delle quali stiamo parlando le affrontiamo anche alla luce, non soltanto di quella proposta che viene avanzata dal presidente Soru e dalla maggioranza a con l'intento di portare in Sardegna una politica e un modello di sviluppo nuovo…
PRESIDENTE. Ha chiuso perfettamente: "sviluppo nuovo". Prego onorevole Pirisi, concluda.
PIRISI (D.S.). Presidente, la ringrazio e dico ai colleghi che non c'è alcuna volontà prevaricatrice, non c'è alcuna invenzione, semplicemente vogliamo fare una fotografia dell'esistente nella fascia dei due chilometri lungo le coste, per poter poi affrontare i problemi, richiamati dall'onorevole Ladu, che derivano dalla necessità di uno sviluppo integrato della nostra Regione. Però, per raggiungere questo obiettivo non possiamo fotografare una situazione in movimento: la fotografia verrebbe sfocata e non riusciremmo neppure a studiare la situazione in essere.
Ecco perché, cari colleghi, vi invitiamo, riprendendo il vostro appello di questa mattina, ad un confronto di merito sulle questioni e sono certo che arriveremo ad una soluzione che sarà per il bene del popolo della Sardegna.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 865. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Chiedo il voto elettronico.
PRESIDENTE. Prego sette consiglieri di sostenere la sua richiesta.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri Matteo SANNA, LADU, MURGIONI, ONIDA, RANDAZZO, SANCIU, RASSU.)
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento 865.
Colleghi, vi chiedo la cortesia di non allontanarvi dal vostro posto subito dopo aver espresso il voto perché risultano sul video dei posti vuoti dai quali risulta essere stato espresso il voto. Quindi per non generare equivoci è bene restare sul posto qualche secondo in più. I consiglieri Marrocu, Marracini, Alberto Sanna, Porcu, Cocco, Giagu, Bruno e Gessa dichiarano il proprio voto contrario. I consiglieri Artizzu, Biancareddu, Sanna Paolo Terzo e Dedoni dichiarano il proprio voto favorevole.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LADU - LIORI - MURGIONI - ONIDA - PETRINI - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SECCI.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario - SCARPA.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.
Presenti 65
Votanti 60
Astenuti 5
Maggioranza 31
Favorevoli 22
Contrari 38
(Il Consiglio non approva).
E' in discussione adesso un gruppo di emendamenti aggiuntivi seriali. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Dichiaro di ritirare gli emendamenti dall'873 al 1045, mentre rimane in discussione l'emendamento 872.
PRESIDENTE. Sono stati ritirati gli emendamenti dall'873 al 1045. Resta in piedi l'872 su cui sono consentite le dichiarazioni di voto. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, con l'emendamento 872 all'articolo 3, e gli emendamenti ritirati trattavano lo stesso tema, chiediamo che all'articolo venga aggiunto un comma che faccia salvi gli interventi ricompresi negli atti della programmazione negoziata; quindi quanto previsto dalla normativa in materia, compreso il testo unico sugli enti locali e tutte le delibere Cipe sopravvenute. Riteniamo infatti che nella fascia dei duemila metri dalla battigia siano praticamente esecutivi alcuni interventi previsti dalla programmazione negoziata e da altre leggi di incentivazione. Quindi un ulteriore vincolo, o un vincolo come questo previsto nel testo in esame, potrebbe determinare un danno incalcolabile a tutti quei soggetti che per anni hanno lavorato per ottenere le risorse previste dalle leggi di cui sopra, che si tratti di insediamenti turistici, che si tratti di insediamenti industriali, che si tratti di interventi in campo agricolo.
Credo che sia abbastanza evidente ciò che può succedere con l'imposizione di questo vincolo, ed ecco perché noi riteniamo che, ove nella fascia dei duemila metri siano previsti interventi con finanziamenti magari già ampiamente anticipati, questi debbano assolutamente essere esclusi dal vincolo .
Dico di più - è una cosa che probabilmente non abbiamo ancora detto in quest'Aula - una recente sentenza della Corte Costituzionale, di cui si avrà certamente notizia nei prossimi giorni, ha stabilito che tutti gli interventi che riguardano i piani regolatori dei consorzi industriali debbono far capo ai piani urbanistici provinciali. Ora, io intendo sollevare questo problema, perché immagino che la Giunta regionale abbia valutato anche questo aspetto che non trova però, almeno io non l'ho vista, una soluzione in questa legge.
I piani urbanistici delle zone industriali e dei consorzi industriali debbono essere rispettosi dei piani urbanistici provinciali o dei piani territoriali di coordinamento, non rispondono quindi più alla logica dei piani urbanistici dei comuni, ma rispondono ad una programmazione e ad una pianificazione del territorio che è molto più ampia.
E' un ulteriore elemento che porto all'attenzione del Consiglio, ne riparleremo probabilmente nell'articolo 4, quello relativo alla funzione che i piani urbanistici provinciali o piani territoriali di coordinamento debbono avere e in quale considerazione debbono essere tenuti. Rimane comunque sempre il fatto, negativo, che gli interventi già finanziati con questa norma potranno subire un arresto e, quindi, potrebbero trovarsi in difficoltà economiche tutti quegli imprenditori che avessero già avviato le loro iniziative, che si tratti di iniziative turistiche, come ho detto, industriali o agricole. Credo che su questo ci debba essere la massima attenzione, fermo restando che il nostro voto su questo emendamento sarà certamente un voto positivo, convinti come siamo che costituisca un piccolo ma significativo contributo alla soluzione del problema che abbiamo affrontato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, ho colto nell'intervento del presidente della Commissione la disponibilità ad un confronto, la disponibilità a rivedere insieme alcuni atti di programmazione che sicuramente dovranno essere posti in essere per il prossimo futuro. C'è solo un particolare che noi dobbiamo sottolineare; la programmazione degli interventi, quel monitoraggio utile e necessario per elaborare un legge urbanistica a tutela, come ho detto precedentemente nel mio intervento, del bene primario della nostra Isola, l'ambiente, secondo noi sarebbe stato opportuno effettuarlo prioritariamente, prima di discutere ed esitare il testo stesso della legge.
Sono azioni propedeutiche che consentono di effettuare è interventi mirati. Quegli interventi mirati che si possono anche ben conciliare con lo sviluppo economico, con lo sviluppo del territorio pur nella salvaguardia di quei diritti acquisiti che non necessariamente contrastano con la necessità di salvaguardare l'ambiente e lo sviluppo della nostra Isola. Sicuramente quindi sarebbe stato opportuno discutere di questi argomenti prima di assumere determinazioni su vincoli che esasperano a nostro giudizio la situazione. E' indubbio che esistano degli scempi ambientali in diverse parti della Sardegna; io qualcuno l'ho citato, e ho invitato a fare altrettanto chi fosse a conoscenza di altri. Ma gli scempi ambientali esistono anche ben oltre la fascia dei due chilometri dalla battigia, così come esistono anche degli interventi di valorizzazione del territorio che vanno riconosciuti.
Con l'emendamento 872 noi richiamiamo l'Aula a tenere in debita considerazione tutti gli interventi approvati dalla Regione , che fanno parte della programmazione negoziata, che costituiscono un volano per l'occupazione, per lo sviluppo, per la nostra proiezione sul mercato turistico. Sono interventi il cui blocco produrrebbe una violazione, a nostro avviso, di diritti acquisiti. ,
E' un tema molto delicato che, ovviamente, può esulare dal tema strettamente urbanistico perché stiamo individuando gli strumenti atti a favorire lo sviluppo economico della nostra Isola; stiamo affrontando il difficile compito di discutere sul turismo, di programmare il turismo, considerato da tutti noi un settore prioritario per lo sviluppo della nostra Isola, una "materia prima" sulla quale lavorare in modo adeguato al fine di consentire una crescita economica e sociale della nostra Regione.
E' chiaro invece che con l'adozione di questo provvedimento noi scegliamo o, meglio, voi scegliete di bloccare provvisoriamente anche quanto è stato già programmato in precedenza. Sarebbe come se il nuovo Presidente di una società, stamattina ho fatto l'esempio di Tiscali perché è il primo nome che mi è venuto in mente, subentrando al vecchio Presidente ne rendesse nulli tutti gli atti, anche quelli già posti in essere. Questo atteggiamento in un'impresa privata potrebbe anche essere possibile, non lo è sicuramente nell'ambito della pubblica amministrazione, in quanto al buon amministratore della cosa pubblica compete invece la continuità amministrativa. .
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgioni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MURGIONI (Fortza Paris). Signor Presidente, si sta arrivando finalmente a dialogare; giorni fa sembrava impossibile, oggi invece vedo che c'è un clima diverso, più propositivo, ed io dico meno male. La settimana scorsa mi sembra che da parte della maggioranza venne lanciata alla minoranza una specie di sfida: ritirare gli emendamenti e fare proposte costruttive.
Gli emendamenti non sono stati ritirati, però sono stati accorpati e adesso molti di questi accorpati vengono ritirati e adesso, finalmente, mi sembra di aver capito da parte del presidente Pirisi e di qualche altro esponente importante della maggioranza, ma da parte dello stesso presidente Soru e anche dell'Assessore, che ci siano margini di miglioramento della legge, perché è stato evidenziato che se l'involucro oramai era definito, il contenuto poteva essere rivisto.
Io penso che una delle prime questioni da rivedere sia sicuramente quella che forma la materia di questo emendamento; perché nella nostra Regione alcuni interventi non possono essere fermati, e tra questi vi sono appunto quelli ricompresi negli atti della programmazione negoziata. Io mi sto riferendo alla zona del Sarrabus Gerrei, una delle zone più povere della Sardegna che difficilmente riesce ad ottenere dei finanziamenti al fine di favorire lo sviluppo. Finalmente, dopo tanto tempo, questa zona è stata coinvolta nella formulazione di un patto territoriale. Un patto territoriale sottoscritto da sindacati, imprenditori e amministrazioni locali, che insieme hanno ragionato e individuato i fattori dello sviluppo nel turismo, che è la principale fonte di economia di quella zona, cioè parliamo del litorale del sudest. Questi soggetti hanno avanzato delle proposte; ma proposte piccole, piccoli alberghi, perché gli imprenditori di quella zona non si possono permettere grandi cose. Sono piccoli finanziamenti che però aiutano a realizzare queste realtà che, tra l'altro, sono in linea con le ipotesi di sviluppo enunciate anche dal presidente Soru il quale sostiene la diffusione di tanti piccoli alberghetti piuttosto che la costruzione di un grande albergo, perché di fronte ad una crisi del settore è più difficile giustificare l'apertura di un grande albergo che non quella di un piccolo albergo.
L'iter di questo progetto è iniziato nel 1998, è proseguito per tutti questi anni, manca solamente un nullaosta, quello del paesaggio che pare stia arrivando.
Però dopo questo lungo iter oggi i soggetti interessati a questi interventi sono è costretti a fare un passo indietro, bloccati da questa norma. Io penso che questo sia un fatto gravissimo, presidente Pirisi; io penso che si debba tenere conto di quando è stato iniziato l'iter di questo progetto da parte, tra l'altro, di imprenditori sardi, che finalmente hanno avuto il coraggio di fare delle scelte economiche sul territorio e che ora si sentono in difficoltà.
Se queste richieste che la minoranza sta presentando in riferimento alla programmazione negoziata verranno accolte dalla maggioranza, significherà che è veramente possibile un dialogo e c'è la volontà di fare un passo in avanti. Se così non fosse vuol dire che la maggioranza da un lato ci fa delle proposte, però dall'altro lato…
PRESIDENTE. Ha terminato il suo tempo onorevole Murgioni. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, credo che nessuno in quest'Aula possa mettere in dubbio che l'emendamento 872 sia il frutto di una riflessione obiettiva. I colleghi che mi hanno preceduto hanno spiegato benissimo le ragioni per le quali voteranno a favore, voto al quale mi associo.
Non si può mortificare infatti il lavoro, l'iniziativa di tante amministrazioni comunali e di privati che, non per qualche mese ma per anni si sono impegnati per riuscire a definire un accordo di programma, un contratto d'area, un piano territoriale.
Chi si intende della materia, e il presidente Pirisi credo che di questo me ne dia atto, quindi specialmente gli addetti ai lavori, chi ha fatto l'amministratore pubblico, sa di che cosa stiamo parlando. Oggi, dopo che una amministrazione comunale insieme ad un gruppo di privati, perché la programmazione negoziata è un intervento misto pubblico e privato - e su questi interventi si basa buona parte dei progetti di sviluppo socio-economico della nostra Sardegna - dopo tanti anni, anche in queste zone, è riuscita ad ottenere il finanziamento per poter mandare avanti un progetto di sviluppo del proprio territorio, con che coraggio la si vuole bloccare?
Il buonsenso io credo che debba farci riflettere e mi sembra, questa riflessione, di averla colta nelle parole del presidente Pirisi.
Non metto in dubbio, l'ho detto dal mio primo intervento, lo ripeto e lo ribadisco, che non certamente solo in questi cinque ma in questi ultimi trent'anni, i nostri territori, e principalmente quelli costieri, siano stati oggetto di prelazione da parte di forti gruppi imprenditoriali, industriali e quant'altro. Ma di questo tutti abbiamo preso coscienza. Ma ribadisco ancora che se si vuole veramente con questo provvedimento impedire questo uso del nostro territorio il provvedimento medesimo deve essere in alcuni punti rivisto, perché se è facile dimostrare che in certe zone il vincolo dovrebbe essere esteso anche oltre i due chilometri, è altrettanto facilmente dimostrabile che in altre zone può essere assolutamente giustificato l'intervento entro seicento, settecento metri.
Si dovrebbe adottare cioè una soluzione cosiddetta "a dente di sega", giustamente rispettando, credetemi, l'ambiente, ma tenendo conto chiaramente della realtà socio-economica ed urbanistica di quel territorio. L'ambiente è un bene che non può essere negoziato con nessuno, deve essere tutelato, certo, ma deve tutelarlo l'uomo che nell'ambiente vive; poiché è l'uomo che ha permesso anche la conservazione dell'ambiente, è con la presenza dell'uomo che l'ambiente deve essere tutelato, salvaguardato e valorizzato .
Quindi ripeto ancora: riflettiamo. Lo strumento che si propone potrebbe essere valido solo se rivisto con calma, non andando avanti a colpi d'accetta, bensì progettando interventi mirati dopo un'attenta riflessione.
Da quanto ho detto discende il mio parere favorevole a questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Io voto a favore di questo emendamento come già annunciato anche dai colleghi che mi hanno preceduto. Ritengo però che alcune riflessioni brevissime sia comunque importante farle. Questo è il primo di numerosi emendamenti che abbiamo presentato per porre all'attenzione di quest'Aula la situazione di difficoltà che si crea, comune per comune, per l'imposizione di una norma urbanistica così vincolante e così estesa, non solo territorialmente ma anche temporalmente. Sono in difficoltà tutti i protagonisti dei sistemi locali che hanno avviato in questi ultimi vent'anni circa un'attività programmatoria che parte dal territorio attraverso la formula della programmazione negoziata; intendendo per programmazione negoziata un sistema di investimenti pubblici e privati che attraverso il metodo, innovativo negli anni novanta, della pianificazione e della programmazione integrata sul territorio; ha consentito di progettare, di raccogliere le migliori iniziative, sia a livello privato che pubblico, per dotare il territorio di infrastrutture, di servizi e di iniziative imprenditoriali capaci di creare nuovo sviluppo, nuova ricchezza e quindi anche possibilità di lavoro per i nostri numerosissimi disoccupati.
E' un metodo che è stato avviato con la legge numero 14 del 1996, quando si introdussero nell'ordinamento regionale e nel sistema della programmazione i programmi integrati d'area; molti progetti finanziati con la legge numero 14hanno dato esiti positivi, altri forse risultano criticabili, altri ancora, ma sono delle eccezioni, o non sono andati a buon fine o hanno creato duplicazioni nel sistema economico. Dopo una lunga fase di assestamento ora questi strumenti hanno una connotazione molto più precisa.
Sul nostro territorio oggi sono operanti programmi integrati d'area, progetti integrati territoriali, contratti di programma, accordi di programma, strumenti che hanno costituito un incentivo per l'imprenditoria locale e che, canalizzando risorse pubbliche verso investimenti importanti, hanno consentito la creazione di nuove infrastrutture, nuove opere e nuovi servizi.
Noi davvero non comprendiamo perché in questa legge sia stata messa in discussione, anche volutamente, l'applicazione di questi strumenti della programmazione negoziata. Programmazione negoziata che, lo ricordo a tutti, è stata spesso frenata nella sua attuazione dalla normativa urbanistica vigente, e dai ritardi del sistema amministrativo di concessioni e di autorizzazioni. Ci sono programmi integrati d'area, contratti di programma, contratti d'area e patti territoriali che sono rimasti fermi per anni perché gli strumenti urbanistici non erano adeguati a quanto previsto nel programma. Noi oggi, con questo atto che estende i vincoli indiscriminatamente a tutti gli interventi, anche quelli ricompresi in questi strumenti di programmazione negoziata, poniamo in essere un ulteriore blocco. Oltre, cioè, al limite del vincolo che è stato introdotto con questo articolo, la Giunta e la maggioranza, che intendono approvare questo progetto di legge, contribuiranno a dare maggiore incertezza al sistema normativo.
Ci sono casi sotto gli occhi di tutti di contratti, di strumenti che verranno fermati proprio perché le autorizzazioni urbanistiche a causa di questo blocco temporale non verranno mai concesse.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, intervengo per annunciare il mio voto a favore dell'emendamento 872. Votiamo a favore perchè, dopo un'attenta riflessione, siamo portati a concludere che nell'articolo 3 al comma uno, non si possono cancellare gli interventi attivati nei nostri territori grazie alle diverse leggi regionali citate nell'emendamento stesso.
Non si può pensare di cancellare gli impegni derivati dalle normative che hanno appunto regolamentato contratti d'area, patti territoriali e così via dicendo, soprattutto tutti quegli atti di programmazione che hanno visto la partecipazione delle amministrazioni pubbliche, dell'imprenditoria privata, dei nostri cittadini, delle nostre comunità, sui temi dello sviluppo nei diversi territori della nostra Isola.
Una verifica di tutti questi atti di programmazione necessariamente doveva essere propedeutica all'elaborazione, di questo articolo.
La maggioranza non ha accolto l'emendamento con il quale si chiedeva di ripristinare il vincolo dei 300 metri. Quindi, posto che è stata bocciata questa richiesta, noi chiediamo con questo emendamento "che vengano esclusi da tali ambiti territoriali gli interventi ricompresi negli atti di programmazione…", eccetera, atti di programmazione fin qui attivati e anche in fase di attuazione.
I vincoli posti dall'articolo 3 esasperano di sicuro gli animi, come ho già detto anche in qualche altro mio intervento, di chi ha investito risorse per costruire il futuro della propria famiglia, della propria impresa e del proprio territorio; noi non possiamo continuare, persistendo questo "muro contro muro", ad esasperare chi vede messo in discussione quello che riteneva ormai un diritto legittimo.
Certo, come ha detto anche il presidente Pirisi, in certi ambiti territoriali, dove si è verificata "la calata dei barbari", dove il territorio è stato sfruttato, dove si sono posti in essere degli scempi, sarebbe necessario intervenire per riqualificare l'ambiente. Questa riqualificazione, molto probabilmente, sarebbe possibile anche prevedendo che gli atti di programmazione già attivati, verificata la fase di attuazione, possano arrivare al proprio compimento.
Detto questo, ribadisco che faremmo opera meritoria se valutassimo attentamente il contenuto dell'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Signor Presidente, nell'annunciare il mio voto favorevole all'emendamento 872 che, lo ricordo, tratta lo stesso argomento degli emendamenti dall'872 al 1045, pur riferito a realtà locali diverse, voglio dire alla maggioranza che forse, visto anche il clima sereno, è arrivato il momento di dialogare e di dibattere insieme. Credo sia importante, su questo argomento, sentire anche la voce dei vari Gruppi della maggioranza. Lo dico con molta serenità, senza nessuna punta polemica.
La programmazione negoziata in generale ha avuto il pregio di portare avanti iniziative di sviluppo, che potremmo definire concertato, che hanno interessato gli imprenditori sardi di prima generazione i quali, a loro volta, hanno contribuito a far crescere quella cultura dell'intraprendere creando, oggi più che in passato, diversi casi di eccellenza.
Sono progetti che interessano piccole e medie imprese, che costituiscono una vera e propria preziosità nel panorama della contrattazione programmata tra Stato e privati. Si tratta di iniziative su cui, l'abbiamo detto più volte, occorre soffermarsi a ragionare sia per non trascurare il lavoro già fatto, sia perché si tratta di interventi dalla forte valenza innovativa nel coniugare lo stile di lavoro concertativo e negoziale, ispirato all'efficienza, e comportamenti che si ispirano viceversa al parternariato sociale.
Questo emendamento, come quelli che appunto sono stati ritirati, è volto a tutelare queste iniziative; iniziative nelle quali sono impegnati attivamente esponenti del mondo politico che, senza colori o vessilli di qualsivoglia sorta, hanno lavorato assieme con solerzia perché giustamente convinti che questa fosse la strada per creare sviluppo e occupazione. Soprattutto sono riusciti in un compito da sempre arduo per i sardi: quello di collaborare tra loro, e sono riusciti a superare le difficoltà a mettersi insieme, la difficoltà a creare sistema, a creare impresa.
Non posso che esprimere anche la mia condivisione con quanto affermato questa mattina dall'assessore Gianvalerio Sanna sulla necessità di soffermarci, nel corso di questo dibattito, sugli interessi generali, trascurando quelli che possono riguardare solo una parte o una minoranza dei sardi.
Tra gli interessi generali, Assessore, però non può esserci solo l'ambiente separato dall'uomo che ci vive e opera, dalle attività realizzate, dalla storia e dall'economia. Non può essere considerato un interesse particolare, quindi secondario, garantire ai cittadini reali condizioni per operare, per assicurarsi un reddito, per acquisire quella forma di dignità unica che conferisce il lavoro. Proprio oggi su un quotidiano,sardo vengono pubblicati alcuni dati sullo stato della povertà in Sardegna; dati dai quali traspare che i sardi che vivono al di sotto della soglia di povertà assoluta, secondo l'Istat la soglia è stabilita in 573 euro mensili, sono 150.000, mentre i disoccupati senza reddito sono 118.000.
Sono dati preoccupanti, direi, relativi ad una situazione che rischia di aggravarsi ulteriormente se non si interviene urgentemente con politiche che guardino all'immediato futuro e non proiettate da qui a cinquecento anni. I dati vengono corredati anche da alcune considerazioni in merito agli interventi necessari, e nell'articolo si legge appunto: "Senza adeguate politiche attive per il lavoro, il rilancio della industrie in crisi, la valorizzazione e la tutela dei beni culturali, ambientali e del paesaggio; in assenza di una moderna politica per il turismo, l'esercito dei poveri è destinato ad aumentare", ho citato integralmente.
Vorrei anche ricordare un altro dato significativo, e cioè che il 40 per cento del PIL della Sardegna è costituito dalle pensioni. Dico queste cose perché non ci deve sfuggire l'importanza, la gravità e la rilevanza del problema che noi siamo qui chiamati a valutare, problema già di per sè arduo e complesso che esige una speciale riflessione anche in virtù del particolare momento storico che stiamo vivendo.
Ambiente e turismo, tutela del territorio e sviluppo economico, devono crescere insieme ed alimentarsi a vicenda. Esempi di eccellenza nella nostra Isola ce ne sono, vedi ad esempio la Costa Smeralda che poi ha diffuso il suo benessere in Gallura …
(Non è approvato)
Emendamento 1046. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). La mia dichiarazione di voto è sul 1046, ma anticipo il ritiro degli emendamenti dal 1047 al 1220.
Esprimo il mio voto favorevole sull'emendamento 1046, rappresentativo di una serie di emendamenti che, comune per comune, intendevano salvaguardare ed escludere quindi dal vincolo stabilito dall'articolo 3 tutti quei territori "…relativi al piano urbanistico comunale e ai piani attuativi, già approvati dal Consiglio comunale, alla data di entrata in vigore della presente legge, ricadenti nelle aree ricomprese… nei siti di interesse comunitario…", come era previsto nel disegno di legge esitato dalla Giunta e presentato in Consiglio regionale. In effetti chiediamo di non estendere le norme di salvaguardia a certi territori, proprio nel rispetto dell'autonomia comunale. Crediamo che sia ormai evidente, e nei prossimi giorni emergerà con forza, la contrarietà dei Comuni a questo provvedimento.
E' una contrarietà che noi abbiamo registrato su tutto il territorio regionale, molti sindaci hanno espresso il loro forte disagio per gli effetti negativi che questo disegno di legge causerà nelle aree indicate da questo emendamento, non essendo il provvedimento in questione sufficientemente garantista nei confronti di quei comuni che abbiano approvato gli strumenti urbanistici previsti dalla legislazione vigente..
Noi abbiamo detto che questo progetto di legge reca in sé un giudizio negativo sulle modalità con cui l'autonomia comunale è stata attuata in materia urbanistica. E' palpabile, è evidentissimo, trasuda da ogni riga del provvedimento che, purtroppo, ha la presunzione di accentrare tutti i poteri decisionali in materia urbanistica nel livello regionale, non dando alle autonomie locali la possibilità di esprimersi completamente, anzi, presupponendo che in questi anni vi sia stato da parte dei comuni un utilizzo indiscriminato, un utilizzo addirittura spregiudicato, secondo alcuni, del governo del territorio, sia per quanto riguarda il piano urbanistico e sia soprattutto, forse, relativamente ai piani attuativi.
Vi è un ingiusto pregiudizio che fa ricadere in capo ai sindaci e agli amministratori locali un peccato di sottomissione rispetto ad interessi particolari che avrebbero portato allo stravolgimento, al cattivo utilizzo del nostro territorio. Se questo è vero in alcuni casi, che purtroppo sono sotto gli occhi di tutti i cittadini o di tutti i turisti, non è vero certamente per la generalità dei comuni che invece, attraverso i piani urbanistici e i piani attuativi, hanno fatto e stanno cercando di fare una politica urbanistica attenta da un lato a salvaguardare il bene più prezioso che abbiamo, cioè il territorio, ma dall'altro ad incentivare lo sviluppo e l'occupazione.
Noi crediamo che l'accoglimento di questi emendamenti avrebbe portato ad una maggiore valorizzazione dell'autonomia locale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, anche io rendo la mia dichiarazione di voto sul primo degli emendamenti di questo gruppo, ma sostanzialmente la dichiarazione di voto ricomprende anche gli emendamenti che abbiamo ritirato.
Come già altre volte abbiamo sottolineato in quest'Aula, il ragionamento da cui noi siamo partiti per scrivere questi emendamenti, che sono stati definiti emendamenti di batteria, aveva una ratio ben precisa, cioè quella di sottolineare in maniera forte come la situazione dei diversi comuni della Sardegna fosse una situazione diversa in ogni singolo, specifico caso, mentre questo provvedimento in discussione tende alla omogeneizzazione.
Noi riteniamo che l'omogeneizzazione sia difficile da fare e che per raggiungere questo obiettivo di omogeneizzazione si rischi alla fine di creare quella notte nel corso della quale tutte le vacche appaiono di colore nero anche quelle che nere non sono. Quindi il nostro intento era quello di entrare nel merito delle problematiche e della situazione specifica di ogni singolo comune, convinti come eravamo e siamo che un limite, che può avere una sua ragionevolezza d'essere in determinate condizioni, possa essere difficilmente tollerabile nell'ambito di altre situazioni.
Noi, quindi, ragionando sul singolo ambito comunale, e sulla singola area di pertinenza di ogni comune, intendevamo evidenziare la diversità. È una diversità che, se voi ne tenete conto, è recepita anche all'interno della legge; infatti nell'articolo in discussione, o nelle varie formulazioni degli emendamenti che costituiranno il testo finale dell'articolo stesso, esistono già delle sottrazioni specifiche alla norma, nel senso che noi abbiamo escluso dall'applicabilità della norma il PTP del Sinis; cioè un PTP che è ancora vigente e noi sappiamo che è ancora vigente più per una serie di combinazioni che non perché il PTP del Sinis abbia realmente una struttura diversa rispetto agli altri piani paesaggistici territoriali caducati.
Ad esempio, risulta che il comune di Oristano abbia aree di pertinenza di due PTP diversi, per cui una parte delle aree ricadenti nell'ambito comunale di Oristano sarebbero ancora assoggettate alle norme del PTP in vigore ed una parte no. Questo crea chiaramente una disparità di condizioni tra cittadini residenti all'interno dello stesso comune, ma proprietari di aree non sottoposte alle stesse norme; una disparità di condizioni che noi riteniamo sia comunque difficile da spiegare, da comunicare a coloro che stanno aspettando un segnale da quest'Aula.
Lo stesso ragionamento vale per i PUC approvati. I PUC approvati, lo abbiamo ripetuto varie volte in quest'Aula, altro non sono che normative che hanno tenuto conto dei previgenti PTP, che noi sappiamo essere stati dichiarati non strutturalmente validi da parte dell'organo amministrativo che li ha fatti decadere. Allora noi ci chiediamo quale diritto aggiuntivo abbiano quei comuni che hanno licenziato dei PTP sulla base di normative che non sono più vigenti, rispetto a comuni che non li hanno licenziati e che oggi non li potrebbero più licenziare in quanto quelle normative non sono quelle contenute nel testo della legge.
Quindi, sostanzialmente anche qui abbiamo una giustizia urbanistica a due velocità, che da un lato sancisce il diritto acquisito di chi sulla base di una normativa che non è più vigente ha approvato il proprio piano e dall'altro impedisce l'acquisizione di un eventuale analogo diritto da parte di chi non avesse ad oggi approvato questa normativa. Probabilmente ci sono ancora degli elementi di ragionamento sui quali affinare la discussione, e noi speriamo che i giorni, o le ore, che ancora ci tratterremo in quest'Aula possano servire a questo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, non vorrei che questo dibattito, nonostante l'importanza dell'argomento, continuasse ad andare avanti così stancamente; apprezzo che i toni siano pacati, perché così debbono essere, e perché procedendo con pacatezza e serenità ci si capisce meglio, ma ciò non toglie che il dibattito non possa fare a meno l'attenzione della maggioranza e di parte dell'opposizione.
Io invito ancora ad una riflessione su questo disegno di legge. Le casistiche riportate nei loro interventi da diversi colleghi dimostrano che è indispensabile e necessario fermarsi sull'argomento, perchè bloccare, come prevede il primo comma dell'articolo 3, negli ambiti citati nei commi a), b), c), d), e), le concessioni e le autorizzazioni edilizie, vuol dire bloccare tutto. A parte una incongruenza all'articolo 4, che poi rileveremo, le opere soggette ad autorizzazione sono le opere di piccola entità che non necessariamente comportano la concessione edilizia. Nell'articolo 4, al comma d), qualcosa viene concessa, ma io dico che se un comune si è dotato di un Piano urbanistico comunale, approvato dalla Regione, nel pieno rispetto della legge urbanistica vigente, e se in quel centro sino ad oggi sono state rilasciate concessioni e autorizzazioni edilizie conformi alla legge, io insisto nel dire che non è possibile bloccare le opere, perché sappiamo perfettamente che il blocco temporale non sarà di diciotto mesi!
Il problema è questo, il problema principale è questo: sappiamo tutti, per l'esperienza che abbiamo, che questo è un provvedimento che rimarrà in vigore per almeno tre o quattro anni. Ecco perché io sostengo che, non potendo bloccare tutto per quattro anni, è necessario approfondire la materia affinché si faccia un provvedimento di legge che tuteli, salvaguardi, vincoli, ma laddove effettivamente bisogna tutelare, salvaguardare e vincolare. Un provvedimento, innanzitutto, che non blocchi i diritti acquisiti e non rechi in sè una punizione, un'imposizione senza nulla cedere e concedere comunque ad opere di speculazione da" assalto alle coste".
Io in effetti mi sono posto il dubbio se questo provvedimento blocchi veramente o no la speculazione edilizia. A mio parere, da tecnico e non da politico, non solo non blocca la speculazione, ma la consente a coloro i quali hanno già costruito, che hanno portato avanti gli "assalti alle coste", che hanno avuto le concessioni per la costruzione dei mega villaggi, dei mega alberghi. Sono proprio i gruppi di potere che hanno occupato le coste che vedranno le loro proprietà, ecco i fenomeni speculativi, aumentare moltissimo di valore. Perché non riflettiamo anche su questo? Non è una perdita di tempo, credetemi, almeno per quanto mi riguarda…
PRESIDENTE. Ha terminato il suo tempo, onorevole Rassu. Poiché nessun altro domanda di parlare metto in votazione l'emendamento numero 1046. ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione elettronica.
PRESIDENTE. Chi sostiene la richiesta dell'onorevole La Spisa?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri SANJUST, SANCIU, RASSU, LOMBARDO, MILIA, Matteo SANNA, PETRINI.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendato numero 1046.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CALIGARIS - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - GIORICO - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PISU - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Franco - SECCI - URAS.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar - SCARPA.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 59
Votanti 55
Astenuti 4
Maggioranza 28
Favorevoli 19
Contrari 36
(Il Consiglio non approva).
Sono ora alla nostra attenzione gli emendamenti dal 1221 in poi, emendamenti all'emendamento numero 12.
Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, anche su questo emendamento è necessario, sia pure rapidamente, sottolineare un problema che per noi è importante e che è stato alla base del ragionamento che abbiamo proposto in questo e negli emendamenti successivi. L'emendamento 1221, che riguarda il comune di Abbasanta, ha l'obiettivo di porre all'attenzione dell'Aula un problema che, più volte, è emerso nel corso del dibattito.
Indubbiamente alcuni emendamenti che abbiamo presentato sono speciosi, e giustamente la maggioranza l'ha rilevato; nel rilevarlo la stessa maggioranza ha poi colto anche quale fosse il ragionamento sul quale abbiamo impostato la nostra tecnica d'Aula ostruzionistica, cioè che fosse un ragionamento che intendeva introdurre una richiesta di riflessione politica sulle problematiche.
La richiesta di riflessione politica si è incentrata varie volte, nel corso degli interventi svolti in quest'Aula non soltanto da me, ma da una larga parte dei consiglieri di minoranza, sulla garanzia della certezza del diritto. Noi cioè riteniamo - ne riparleremo probabilmente quando discuteremo l'articolo 5 -che sia comunque necessario, in qualunque contesto e in qualunque quadro di regole, che le regole siano certe, che valgano possibilmente per tutti, e che su questa base chiunque si possa regolare.
Noi siamo convinti che la garanzia della certezza del diritto rappresenti una delle garanzie fondamentali del cittadino, il cardine di qualsiasi sistema democratico, e il nocciolo duro di qualsiasi democrazia di tipo liberale. Amici della maggioranza, noi abbiamo contestato duramente lo spirito e il contenuto di questa legge che voi state per approvare, perché non riteniamo che questa legge sia funzionale agli interessi complessivi della Sardegna, non riteniamo che faccia gli interessi della Sardegna né per i prossimi cinquecento anni e forse neanche per i prossimi cinque o dieci anni. Però questo fa parte della legittima dialettica tra le parti, nel senso che a voi che siete stati scelti dai cittadini per governare spetta di arrivare in quest'Aula proponendo delle leggi, spetta di svolgere tutte le azioni che sono finalizzate all'approvazione delle leggi e questo compito, questa responsabilità vi compete al di là dell'azione di controllo e di miglioramento che viene comunque esercitata dalla minoranza.
Noi vi abbiamo riconosciuto un diritto, che anche se non l'avessimo riconosciuto è comunque vostro, cioè il diritto fondamentale della maggioranza di governare. Quindi voi governate e ci proponete delle leggi, ma una parte o la totalità della legge che ci state proponendo in questo momento per noi non va bene.
Credo che gli strumenti che noi abbiamo adottato per significarvi questa perplessità forte sullo spirito e sul contenuto del provvedimento di legge siano stati tali da consentirci di rendere chiara la nostra posizione; credo infatti che non ci sia alcuno in Sardegna, almeno tra coloro che sono alfabetizzati e che sono attenti alla comunicazione, che non abbia colto la nostra contrarietà alla legge. Però, una volta stabilite le norme, queste norme devono valere per tutti, quindi ci deve essere una certezza del diritto riconosciuta.
Tutti coloro che hanno una certezza del proprio percorso legislativo, del proprio percorso normativo, nel richiedere una autorizzazione, devono essere poi garantiti dalla legge e, quindi, questa autorizzazione deve essere un'autorizzazione che vale comunque.
Questo è il problema che noi abbiamo posto con il gruppo degli emendamenti che incomincia col 1221, ed è questo il problema sul quale vogliamo ragionare insieme, nel prosieguo della legge, relativamente ad alcuni aspetti che in noi destano ancora forti perplessità.
PRESIDENTE. Consigliere Vargiu, gli emendamenti dal 1222 al 1395?
VARGIU (Rif. Sardi). Sono ritirati, Presidente.
PRESIDENTE. Gli emendamenti dal 1222 al 1395 sono ritirati. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto sull'emendamento numero 1221. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, con questo emendamento riprendiamo una materia che è stata abbondantemente trattata nei giorni scorsi e che fa riferimento ai siti di interesse comunitario e, soprattutto, ai proposti siti di interesse comunitario. In questo caso parliamo del comune di Abbasanta, ma ne parliamo per caso e non perché sia un comune diverso dagli altri, per quanto anche nel comune di Abbasanta esistano situazioni di questo genere.
Noi riteniamo che debbano essere esclusi soprattutto i piani attuativi pubblici, ovvero quelli privati, perlomeno nel caso in cui le relative convenzioni siano già state sottoscritte dalle parti alla data di entrata in vigore della presente legge. Io credo che questo sia indispensabile perchè mi chiedo che cosa potrebbe succedere in queste aree se si bloccassero quelle convenzioni.
Io ho sotto gli occhi la cartina di uno dei siti di interesse comunitario più estesi che abbiamo in Sardegna (si tratta di diverse migliaia di ettari), quello che fa capo a tutta la costa che da Bosa arriva fino a Villanova Monteleone. Ora, che cosa succederà in questo territorio dove sono state sottoscritte convenzioni, dove sono previsti piani attuativi pubblici, dove sono state impegnate risorse sia regionali che statali, sono in atto quindi interventi di programmazione negoziata?
Questa è una valutazione che spero abbiano fatto sia la Giunta che il Consiglio, perché sono molteplici gli interventi che non potranno essere effettuati se non si prevede di escludere da tali ambiti quei piani ricadenti nelle aree ricomprese nei siti di interesse comunitario, per i quali sia stata già avviata una procedura e quindi siano in una fase di esecuzione piuttosto avanzata.
Su questi territori grava già un vincolo che, a suo tempo, venne posto in essere dalla Giunta Palomba e che intendeva favorire lo sviluppo di quei territori. Rileggetevi gli atti, verificate che cosa dovevano essere i siti di interesse comunitario e quali ricadute economiche vennero prospettate in quel periodo per convincere le amministrazioni che sarebbe stato opportuno avere nel proprio territorio un sito di interesse comunitario. E molte amministrazioni locali avevano di buon grado aderito all'istituzione, nei loro territori, di questi siti.
Sono passati gli anni e non è successo nulla di questo, anzi, in quei siti di interesse comunitario spesso e volentieri non si è potuto avviare il benché minimo intervento di sviluppo economico del territorio, proprio per i veti e le imposizioni che arrivano dall'Unione Europea. Voi sapete benissimo che la Regione Sardegna è gravata da diversi procedimenti di infrazione per non aver ottemperato alle direttive dell'Unione, o forse per non aver dialogato come sarebbe opportuno fare in questi casi. Però, per quanto il presidente Soru sia profondamente convinto che ci possa essere un rapporto tra la Regione Sardegna e l'Unione Europea o la Commissione Europea questo, lo capiamo tutti, credo che non sia assolutamente possibile.
Quindi anche questo Consiglio regionale deve prendere atto del fatto che il dialogo con le Commissioni europee e con l'Unione Europea non può avvenire direttamente, ma deve avvenire tramite lo Stato membro e, per di più, tramite il Ministero degli esteri, pensate! Questa non è una norma che abbiamo fatto noi. Questo contenzioso non va risolto con il Ministero di riferimento per materia;chiunque è legittimato a proporre ricorsi all'Unione Europea, ma lo deve fare sempre tramite, non il Ministero dell'ambiente se il ricorso riguarda l'ambiente, non con il Ministero dell'economia se si tratta per esempio di aiuti di Stato, ma lo deve fare sempre tramite il Ministero degli esteri.
Io non so quando riusciremo a risolvere le questioni che ruotano attorno al procedimento di infrazione a suo tempo notificato al presidente Floris per il tramite dei Carabinieri o, non ricordo, del Corpo forestale e di vigilanza ambientale;; eravamo agli inizi della legislatura, e il Governo, guarda caso, non era amministrato dal centrodestra ma dal centrosinistra e noi tutti fummo impegnati nel respingere quella notifica.
Io sono stato buon testimone di un episodio di cui fu protagonista un Ministro della Repubblica italiana che, venuto nel mio territorio per discutere di questo problema, non fece partecipare alla riunione addirittura il Prefetto, il rappresentante del Governo nel territorio. Questa è l'Unione Europea! E allora, con il mio ragionamento, ancora una volta, intendevo sottolineare che imporre ulteriori vincoli ritengo sia una cosa deleteria.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, continuiamo a procedere un po' stancamente, e mi dispiace moltissimo perché la materia merita altro. Da che cosa nascono o sono nati tutti questi emendamenti? Senz'altro sono nati tutti esclusivamente e principalmente dal dettato del comma a), come ho detto poc'anzi.
Ma è necessario tornare indietro. Rileggendo gli emendamenti non sfugge che sono stati presentati per rilevare che l'aspetto principale di questo provvedimento di legge, dalla prima parola all'ultima, è quello di mortificare le autonomie comunali. Su questo non ci piove! Questo provvedimento, pur prefiggendosi lo scopo di tutelare e salvaguardare le coste, scopo quindi positivo, encomiabile, , è solo ed esclusivamente un provvedimento punitivo, non è un provvedimento equilibrato per favorire sia lo sviluppo socio economico che la salvaguardia ambientale. Gli emendamenti presentati prefigurano diverse eventualità che potranno verificarsi e prospettano tutte le difficoltà, di diversa natura, che dovranno affrontare, d'ora in avanti, le amministrazioni pubbliche.
Nell'emendamento in votazione, su cui esprimo parere favorevole, trattiamo dei piani attuativi, pubblici e privati, ricadenti nelle aree ricomprese, ai sensi della direttiva 92/43 CEE, nei siti di interesse comunitario o nei proposti siti di interesse comunitario. Noi cerchiamo, con questo emendamento di evidenziare quali sono, a nostro avviso, , le difficoltà e gli ostacoli che anche in questo caso nasceranno dalla approvazione di questo disegno di legge.
E' un disegno di legge che è stato elaborato, l'abbiamo detto e lo ribadiamo ancora, senza sentire i pareri o non portando avanti un minimo di concertazione con le autonomie locali, e con i soggetti preposti alla tutela dei diritti dei cittadini, parlo di associazioni di categoria, sindacati e quant'altro. Io credo infatti che un incontro preventivo con questi soggetti avrebbe consentito di evitare questa lunghissima tiritera.
Se al primo comma fosse stato scritto, fatto salvo il vincolo totale dei 300 metri, che i comuni erano obbligati, entro sei mesi, a predisporre il loro piano paesaggistico comunale ne quale inserire le decisioni sui territori compresi tra i 300 e i 2000 metri., si sarebbe risolto ogni problema.
Invece no. Si impongono, le scelte dall'alto, con tutti gli aspetti negativi che ne derivano, specialmente se le norme così imposte, come ho detto poc'anzi, sono norme punitive nei confronti non di coloro che negli anni precedenti hanno consentito lo scempio delle coste, ma degli attuali soggetti privati e pubblici.
Attualmente quindi si punisce, in modo indiscriminato, tutto e tutti. Eppure questo provvedimento si prefigge, lo ripeto ancora, lo scopo encomiabile di salvaguardare l'ambiente, ma credo che siano gli aspetti negativi a caratterizzare questo provvedimento; aspetti negativi che impongono un dialogo costruttivo, una riflessione, un concreto scambio di opinioni affinché, se veramente deve essere adottato, come pare sia intenzione di questa maggioranza, venga migliorato senza stravolgerne il contenuto.
Io ripropongo di imporre ai comuni la presentazione, entro sei mesi, del piano paesaggistico comunale. A mio avviso anche questo suggerimento potrebbe favorire una soluzione non dico unitaria, ma se non altro migliorativa di questo provvedimento. Comunque credo che difficilmente questo o altri suggerimenti possano essere tenuti in considerazione dalla maggioranza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Credo che l'Aula, il Consiglio, maggioranza e minoranza, stiano dimostrando buonsenso, ognuno per quanto riguarda la propria parte, perché si addivenga ad un confronto leale, corretto e che tenga conto dei tempi nell'esame del disegno di legge in questione. Credo però che questo non debba essere inteso come un trascinare, senza entrare nel merito, alcune parti del disegno di legge che noi invece riteniamo opportuno sottolineare e sulle quali cercheremo anche il confronto con i colleghi della maggioranza.
Sull'articolo 3 abbiamo fatto le nostre osservazioni e ritenevamo che alcune di queste potessero essere prese in considerazione anche per dare in qualche modo dignità alle tesi che ognuno di noi sta portando avanti e quindi al confronto. Nel merito, particolarmente, dell'articolo 3, credo che numerose osservazioni formulate da me e dai colleghi negli interventi precedenti avrebbero meritato maggiore attenzione.
Vorrei soltanto riprendere un passaggio, sul quale torneremo il prossimo mese nel corso della discussione del Dpef e leggere due righe, pagina 64, appunto del Dpef presentato dalla Giunta regionale: "E' fondamentale al riguardo non far percepire il piano paesaggistico come un piano di vincoli". Ora, per come è rappresentato in questo disegno di legge, non può che essere un piano paesaggistico solo vincolante mentre si rimanda ad una fase successiva invece la norma di attuazione.
Allora, oltre ad evidenziare ovviamente una contraddizione, ma questo lo vedremo in sede di in discussione del Dpef, mi chiedo se tutto ciò che ci siamo detti è valido perché tutta la fase programmatoria non è stata fatta prima, anche perché continuiamo a parlare, è l'argomento principe, di stretto collegamento tra sviluppo turistico e tutela del paesaggio. Tutti noi abbiamo capito il perché di questo vincolo, ma non ci rendiamo conto che tutta questa serie di vincoli limita anche uno sviluppo economico e sociale che non va soltanto indirizzato o perseguito ai fini turistici; viene vincolato il commercio, viene vincolato l'artigianato, vengono vincolati altri settori economici che per un certo lasso di tempo, a nostro avviso troppo lungo, saranno ingessati, incatenati e senza nessuna possibilità di sviluppo futuro.
Per renderci conto di quello di cui stiamo discutendo faccio un esempio relativo alle zone di mia conoscenza. Per chi conosce la zona di Orosei, e specificatamente di Cala Liberotto, il bivio di Cala Liberotto che consente di scendere verso la costa è a 1750 metri dal mare. In questa porzione di territorio che va dai 300 ai 1750 metri insiste una serie di costruzioni, ognuno le può giudicare belle o brutte, e una serie di attività che avrebbero bisogno di essere razionalizzate al meglio, che offrono una serie di servizi commerciali al turismo, che da oggi in poi non possono essere modificate dallo stato in cui si trovano che, tra l'altro, è pessimo.
Io mi chiedo quindi perché non intervenire nel merito di questi problemi se vogliamo razionalizzare e valorizzare al meglio quel territorio. Se istituiamo questi vincoli non sarà possibile, perciò noi finiremo con l'ingessare quella parte di territorio non consentendogli uno sviluppo economico e una razionalizzazione dell'esistente, il che significa rimediare anche ai danni che sono stati causati in precedenza. Imponendo questi vincoli, lo ripeto, noi siamo bloccati, e chiaramente questo esempio è valido certamente anche per altre porzioni di territorio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Brevissimamente, signor Presidente, per dire che votando a favore di questo emendamento noi ancora intendiamo sottolineare, come abbiamo fatto più volte nel corso della discussione, che è questo l'elemento rivelatore di quanto una legge possa in qualche modo generare un sentimento di sfiducia negli imprenditori, in generale nei privati, nei titolari di diritti soggettivi e di interessi legittimi, quando interviene indiscriminatamente, non mirando ad eventuali progetti che possano essere identificati come speculativi, ma generalizzando e bloccando tutte le convenzioni già sottoscritte con i privati, da cui sono nate aspettative o, addirittura, investimenti già in opera.
Noi crediamo che questa sia una problematica che nel proseguo del dibattito potrebbe ancora essere esaminata, anche se non propriamente in relazione a questo emendamento specifico, perchè il legislatore dovrebbe avere a cuore che i provvedimenti di legge non inviino nel sistema sociale ed imprenditoriale dei messaggi che ingenerino sfiducia nel sistema istituzionale; sistema che in qualunque momento, grazie ad una legge, modifica le situazioni giuridiche soggettive.
(Non è approvato)
E' ora in votazione il gruppo degli emendamenti dal 1396 al 1569. Ha facoltà di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Io, Presidente, esprimo chiaramente un parere favorevole ma, ricollegandomi a quanto ho detto poc'anzi, ribadisco che questo è un provvedimento punitivo. E lo riaffermo nonostante si sostenga che gli enti locali non subiranno danni e, come ho sentito dire in quest'Aula, che molti enti locali sono d'accordo, ma non ci credo, su questo provvedimento.
Innanzitutto tengo a precisare che l'ultimo rigo del comma 1 dell'articolo 3 è totalmente incompatibile con il comma 1, lettera a) dell'articolo 4. Il comma 1 dell'articolo 3 vieta le nuove opere soggette a concessione ed autorizzazione edilizia. Alla lettera a) del comma 1 dell'articolo 4 sono elencate invece proprio quelle opere che sono soggette ad autorizzazione edilizia e in certi casi anche a concessione, come per esempio i volumi tecnici, quindi bagni, ricoveri per macchine e quant'altro.
La stesura di questo comma dimostra ancora, ripeto, che probabilmente nella stesura del disegno di legge si è andati di fretta, molto, molto di fretta. Consentitemi, tenendo conto che all'articolo 6 si dice che i piani urbanistici comunali devono contenere lo studio di compatibilità paesistico ambientale, che viene definito in tutti gli elementi che lo compongono, di riformulare la proposta tecnica che avevo già avanzato e che può avere accoglimento senza snaturare la legge né tanto meno bloccarne l'iter.
Io propongo quindi che al comma 1, lettera a), dell'articolo 3 dopo le parole "…anche per i terreni elevati sul mare.." venga inserito un comma nel quale si preveda che i comuni i cui territori ricadono nella fascia dei 2000 metri debbano dotarsi entro un anno, non più sei mesi come avevo prospettato precedentemente perché non ce la farebbero, dei piani paesaggistici comunali, pena la sospensione totale dell'attività edilizia.
Questa, credetemi, sarebbe una soluzione che senza niente togliere migliorerebbe il provvedimento e sarebbe se non altro un segnale che non sono calpestate, le autonomie locali. Che cosa comporta scrivere questo in legge? Si vuole dare il tempo, un anno, ai comuni di aggiornare i piani urbanistici, e quei comuni che non si metteranno in regola si vedranno bloccare ogni attività.
Questo vuol dire concertazione, questo vuol dire dare veramente visibilità alle autonomie locali, questo vuol dire coinvolgere in queste scelte importantissime in materia urbanistica le autonomie locali. Io insisto quindi con la mia proposta, e voto a favore degli emendamenti, nel tentativo di ragionare in termini concreti con la maggioranza fornendo spunti che possono senz'altro migliorare la legge.
PRESIDENTE. Onorevole Rassu, gli emendamenti dal 1397 al 1569 sono ritirati?
RASSU (F.I.). Sì.
(Non è approvato)
Sono ora alla nostra attenzione gli emendamenti numero 866, 867, 868, 869, 870 e 871. Vi domando se si possono fare le dichiarazioni di voto sull'insieme degli emendamenti e poi votarli ad uno ad uno, perché sono un po' diversi dagli altri, oppure se vengono ritirati?
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiederei di poter fare la dichiarazione di voto sul singolo emendamento.
PRESIDENTE. Va bene, onorevole La Spisa. Ha facoltà di fare la sua dichiarazione di voto Sull'emendamento 866.
LA SPISA (F.I.). L'emendamento 866, per il quale dichiaro il voto a favore, ma lo stesso discorso vale anche per gli emendamenti che seguono, tende ad escludere l'applicazione delle misure di salvaguardia previste dall'articolo 3, negli ambiti territoriali in cui sia prevista la realizzazione di opere pubbliche.
In particolare questo emendamento che recita: "Da tali ambiti sono esclusi tutti gli interventi relativi alla realizzazione degli impianti, la posa in opera e i relativi approdi del metanodotto Algeria-Sardegna-Europa", pone in evidenza il fatto che le misure di salvaguardia previste da questa legge potrebbero incidere, in maniera negativa e fortissima, anche sulla realizzazione di opere pubbliche di rilevanza strategica per lo sviluppo economico della Sardegna come appunto il metanodotto Algeria-Sardegna-Europa.
Noi sappiamo, tutti sanno, che questa è una infrastruttura di grandissimo rilievo che per ora è ancora nello stadio di studio di fattibilità, non sappiamo cioè quando potrà essere avviata la sua esecuzione. Se questa esecuzione partisse nel momento in cui le misure di salvaguardia previste dall'articolo 3 fossero ancora vigenti si avrebbe evidentemente un blocco di quest'opera in particolare, ma anche delle altre opere previste negli ambiti territoriali oggetto delle misure di salvaguardia.
Questo è un emendamento evidentemente provocatorio, perché la misura di salvaguardia al momento non ha effetti su quest'opera, ma l'abbiamo presentato per segnalare come questa legge abbia la capacità, almeno potenzialmente, di incidere sul complesso delle opere di infrastrutturazione di piccola rilevanza o, come in questo caso, di grandissima rilevanza.
Accogliere questo emendamento significherebbe che vi è un'attenzione sul fatto che non consentire questa o altre iniziative, in un'ottica pregiudizialmente contraria a tutti gli interventi in questi ambiti territoriali, che vengono individuati come territori ad alto valore paesaggistico, provocherebbe dei danni nel sistema economico. Il nostro voto favorevole su questo emendamento è quindi finalizzato proprio a segnalare quanta superficialità ci sia nel testo di legge che stiamo esaminando, proposto dalla Giunta.
(Non è approvato)
Emendamento 867. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Io mi auguro che si presti attenzione non tanto a questo gruppo di emendamenti che, per essere chiari, ritengo solo ed esclusivamente provocatori, quanto alle osservazioni e alle proposte fatte sugli emendamenti precedenti;, sono osservazioni che possono essere degne di attenzione o almeno degne di discussione in altra sede, se non si vuole utilizzare la sede di questa Aula, e che possono fornire, senza apportare stravolgimenti alla legge, spunti migliorativi di cui comunque il provvedimento necessita e che, se accolti, sinceramente, credo darebbero un po' più di dignità e di autorevolezza anche a questo Consesso parlamentare.
Io voterò chiaramente a favore di questo emendamento il cui contenuto è compreso nella totalità del provvedimento, un provvedimento che poc'anzi non ho esitato a definire punitivo, perché questo è, almeno in buona parte. Credetemi, queste norme mi hanno fatto ricordare, e si ricorderanno quelli della mia generazione, la norma di legge sul confino che venne adottata in Sardegna negli anni sessanta al fine di ristabilire l'ordine pubblico.
Benché quella norma si proponesse, giustamente, lo scopo di migliorare la vivibilità nei centri in cui vi era un alto tasso di criminalità, il risultato fu che la criminalità non solo non venne debellata, ma anzi subì un incremento.
Non vorrei che questo provvedimento, a causa dei suoi aspetti punitivi, ottenesse il risultato opposto a quello dichiarato. Perché dico questo? Perché coloro i quali in precedenza hanno depredato il territorio costruendo nei territori costieri compresi entro i 2000 metri vedranno, una volta che verrà imposto il vincolo su queste zone, aumentare di valore i loro beni. Infatti, poiché non si potrà costruire, calerà l'offerta, è una legge di mercato, e il prezzo del costruito crescerà a dismisura. Quindi, coloro i quali hanno tratto profitto dalla speculazione sul territorio ieri, oggi vedranno crescere ulteriormente questi profitti.
Ecco perché considero questo in discussione un provvedimento punitivo nei confronti di coloro i quali invece non hanno speculato e non hanno alcuna intenzione di farlo. Per quanto mi riguarda quindi i miei interventi, anche in dichiarazione di voto, sono volti solo ed esclusivamente, come ho detto poc'anzi, a richiamare l'attenzione sulla possibilità di migliorare la legge in alcuni punti pur senza stravolgerla.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Chiedo la votazione elettronica.
PRESIDENTE.. Chi sostiene la richiesta del consigliere Cappai?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri MURGIONI, DIANA, ARTIZZU, AMADU, LADU, SANCIU, CAPELLI.)
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento 867.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CAPPAI - CONTU - DIANA - LA SPISA - LADU - MURGIONI - OPPI - RASSU - SANCIU - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PIRISI - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Franco - URAS.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - SCARPA.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.
Presenti 48
Votanti 46
Astenuti 2
Maggioranza 24
Favorevoli 13
Contrari 33
(Il Consiglio non approva).
Emendamento numero 868. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi). Presidente, esprimo il voto favorevole sull'emendamento 868 che, come ha ricordato il collega Rassu, fa parte di un gruppo di emendamenti il cui contenuto, pur presentando aspetti differenti specifici, ha una logica unificatrice. In realtà questi emendamenti intendono sottolineare che lo spirito informatore del provvedimento, e questo disse anche il presidente Soru nell'introdurre nella Commissione urbanistica il testo in discussione, è quello di cercare di conservare comunque il territorio senza però intralciare le dinamiche dello sviluppo.
Poi, in realtà, su come questo principio si possa tradurre in legge abbiamo visto che tra centrodestra e centrosinistra esistono modalità di interpretazione diverse. Il centrosinistra attraverso il testo in discussione ha avanzato la sua proposta sulla quale noi abbiamo espresso una serie di perplessità e di dubbi, e comunque la nostra contrarietà di massima all'impianto della legge.
Emendamenti come l'867, appena bocciato dal Consiglio, e l'868 che è ora in votazione, in realtà pongono dei problemi importanti. Noi siamo in una fase dello sviluppo tecnologico che ci consente, ormai, di comprendere che i rischi cui è soggetta la popolazione oggi a causa dell'inquinamento ambientale sono differenti rispetto a quelli conosciuti negli anni passati. Oggi dobbiamo affrontare i rischi derivanti dall'inquinamento elettromagnetico, dall'inquinamento elettrico o dall'inquinamento nucleare che fanno il paio con i rischi legati alla trasformazione chimica degli idrocarburi, che pure incidono in maniera sostanziale sull'economia della nostra Isola e sequestrano, esattamente come le servitù militari, parti di territorio.
Probabilmente se dieci anni fa, anzi, quarant'anni fa, noi avessimo avuto come norma di legge il contenuto dell'emendamento numero 868 oggi ci troveremmo di fronte ad un assetto complessivo del territorio sardo diverso da quello in essere, e probabilmente avremmo anche garantito le risorse ambientali in misura diversa dall'attuale . Con questi emendamenti, che se fossero approvati istituirebbero una moratoria sull'energia inquinante, riferita sia al passato che al futuro, intendiamo evidenziare il fatto che molte delle produzioni considerate oggi inquinanti non erano considerate tali vent'anni fa.
Vediamo per esempio, la produzione di energia eolica. Il concetto dell'inquinamento visivo e del danno estetico da inquinamento visivo, che oggi sembra avere un'importanza notevole, tanto che il Governo lo introduce all'interno delle sue leggi, era un concetto che dieci anni fa non esisteva. Se fossimo andati a Paringianu a ragionare sull'inquinamento ambientale e gli avessimo detto che le pale dell'energia eolica potevano creare inquinamento, chi ci ascoltava si sarebbe fatto probabilmente delle grasse risate.
Nel tempo, invece, si modifica, è in continuo mutamento, sia la sensibilità nei confronti dell'ambiente, sia la sensibilità nei confronti della salute della popolazione, della garanzia alla salute. Potrebbe accadere fra qualche anno di verificare che tutta una serie di comportamenti, che attualmente ci sembra che non abbiano alcuna ricaduta negativa sulla salute della popolazione, invece l'abbiano.
È il caso delle centrali elettriche. Tutti sappiamo della polemica che si è scatenata a Cagliari intorno alla centrale elettrica di via Aosta; conosciamo il problema dell'inquinamento da onde elettromagnetiche su cui lo stesso Consiglio regionale stava pensando di legiferare mentre i comuni pensavano ad un programma quadro. È il caso, più banalmente, del famoso eternit da copertura che è stato utilizzato per tanti anni senza che venisse posto in essere alcun tipo di controllo sanitario. Quando poi si è avuta una maggiore consapevolezza dei rischi che l'amianto poteva comportare sulla salute della popolazione, si è legiferato sullo smantellamento delle strutture in amianto.
(Non è approvato)
Emendamento 869. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, mi limiterò all'869 cercando di fare delle osservazioni che siano adeguate e compatibili anche con gli emendamenti poc'anzi votati e con quelli che voteremo successivamente. Credo che questi emendamenti dimostrino l'attenzione che noi vogliamo riservare alla salvaguardia ambientale e, soprattutto, alle ripercussioni che potranno avere non solo sull'ambiente, ma anche sui cittadini e sull'intero popolo sardo alcune scelte, alcune indicazioni che potrebbero presentarsi in fase di stesura del piano paesaggistico regionale.
Infatti non ci limitiamo a dire ciò che deve essere escluso ma anche ciò che deve essere salvaguardato. Bene ha esposto questo principio anche il collega La Spisa nella sua dichiarazione di voto dell'emendamento 866. Così come nei successivi, in particolare l'869 che è ora in votazione, viene bene specificato qual è il percorso che noi vogliamo seguire relativamente alla salvaguardia dell'ambiente; un percorso preciso, un percorso dal quale non vogliamo assolutamente deviare e che è quello della salvaguardia del territorio. Per questo, pensando agli sviluppi futuri, chiediamo nell'emendamento di vietare la realizzazione di impianti di produzione di energia nucleare, già bloccati a livello nazionale, a seguito del referendum di qualche anno fa. Questo emendamento chiarisce quindi, esattamente, qual è la posizione politica della minoranza nei confronti di scelte, possibili, future.
Ci sono poi altri tipi di produzione che, non essendo nocivi né per l'ambiente né per i cittadini, mi riferisco al successivo emendamento 870, possono essere salvaguardati. Ma ancora più importante è lo specificare la provocatorietà ovviamente dell'emendamento 871. Questi emendamenti credo che evidenzino qual è la linea della minoranza in tema di sviluppo energetico, di sviluppo ambientale e quant'altro. Io credo che su questi temi, che non sono di poca importanza nonostante il rilassamento dell'Aula, perché voi tutti avete esposto la vostra attenzione verso i cittadini, verso i deboli, verso lo sviluppo compatibile , però forse ci vorrebbe più convinzione, anche personale, nel difendere realmente questi valori e questi principi. L'occasione per farlo, senza che nessuno se ne abbia a male, si ha nel momento in cui si legifera. Perciò si stabiliscono dei punti fermi, dei paletti sui quali credo tutti ci possiamo sicuramente ritrovare.
In questo caso non ci ritroviamo, per l'ennesima volta, sul metodo, perché credo che nessuno possa discutere sul principio che la salvaguardia ambientale significhi anche preservare il territorio dall'inquinamento elettromagnetico, nucleare e via dicendo che tutti rigettiamo, che mal si sposa con la salvaguardia ambientale indicata dallo stesso disegno di legge.
Su questi temi non sarebbe stato male specificare ancor meglio l'opinione del Consiglio, come il Consiglio si schiera rispetto a questi problemi, qual è il suo convincimento per l'oggi, eventualmente confermando anche scelte effettuate nel passato, e per il domani, significando all'interno del disegno di legge posizioni chiare e definite, che possano servire per scelte future valide non solo per il prossimo anno ma anche per i prossimi decenni, ma non ovviamente per i prossimi cinquecento anni.
(Non è approvato)
Emendamento 870. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Rif. Sardi). Signor Presidente, annuncio il nostro voto favorevole all'emendamento 870, che ha l'obiettivo di portare in quest'Aula un dibattito, che ritengo molto attuale, sull'uso improprio che da un po' di tempo stiamo facendo dei dati sul reale livello di rischio ambientale prodotto da determinate fonti energetiche inquinanti.
Presidente, vorrei utilizzare qui quale strumento di rilevazione un innocente contatore Geiger. Con questo contatore Geiger in questo momento, stiamo rilevando che in quest'Aula, il tasso di radioattività presente, pari a 2,1 microsievert ad ora, è tre volte superiore alla soglia massima ammissibile secondo i parametri europei. Questo fenomeno è causato dal fatto che questa struttura fondamentalmente è realizzata in cemento armato, quindi il nostro cemento armato utilizza evidentemente dei materiali che hanno una componente di radioattività naturale molto elevata.
Noi, nonostante la nostra "ossessione" per l'ambiente, manchiamo di una cultura di largo respiro su questo tema, quindi ancora non abbiamo recepito che il vero grande inquinamento deriva da ben altre fonti. Infatti, se noi oggi ci trovassimo all'interno di uno stabilimento industriale che presentasse questo tasso di radioattività non potremmo starci, saremmo tutti sotto tutela, perché questa è una soglia non tollerabile. Se noi restassimo all'interno di quest'Aula un anno, veramente noi speriamo di starci cinque anni, correremmo un rischio elevatissimo per i dati che ho citato prima.
Ma, in effetti, come si ottiene questo dato? Si somma la cosiddetta radioattività ambientale che proviene naturalmente dal cosmo a quella, pure ambientale, che deriva dai materiali da costruzione che usiamo in Sardegna .
Se ci fosse stato il Presidente gli avrei detto che avendo in quest'Aula una dosimetria superiore a quella di La Maddalena, noi qui siamo esposti ad una radioattività superiore a quella prodotta dai sommergibili nucleari di La Maddalena. Ma, siccome noi vogliamo produrre qualcosa di molto utile e non fare assolutamente terrorismo ambientale, nel decreto salvacoste, a mio giudizio, avremmo dovuto inserire anche una tipologia dei materiali da utilizzarsi nelle costruzioni sulle coste.
Noi che siamo indietro di trent'anni rispetto agli Stati Uniti, non sappiamo probabilmente che la prima cosa su cui si informa l'utenza turistica americana, quando si stabilisce in una residenza diversa dalla propria, è con quali materiali sono realizzate quelle strutture, e sono posti al bando quei materiali la cui somma dei diversi elementi determina un'esposizione dosimetrica particolarmente elevata.
Io credo che dobbiamo chiederci se vogliamo essere ambientalisti per un quarto o per un terzo o se vogliamo invece aderire ad una cultura ambientalista che ci consenta di valutare i veri grandi rischi ambientali che corriamo, e non solo qui in Sardegna. Dio ce ne scampi dal portare questo rilevatore geiger nella zona del Sulcis Iglesiente, o in altre zone, dove sappiamo bene che i livelli di radioattività sono abbastanza elevati! Però, e questo lo dico in maniera provocatoria, perché è uno sforzo che dobbiamo fare tutti insieme, se vogliamo parlare davvero di cultura ambientale parliamone in termini concreti, altrimenti dovremmo anche per nostra coerenza uscire, ora, tutti da quest'Aula.
(Non è approvato)
Emendamento 871. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Grazie Presidente. Si continua con questo soliloquio, perché di un soliloquio si tratta da un po' di tempo a questa parte! Ecco un altro emendamento provocatorio che sottolinea come uno strumento urbanistico che si prefigge la tutela ambientale del territorio, non può, se deve essere compiuto e completo, limitarsi solo ed esclusivamente a salvaguardare una parte del territorio regionale, in questo caso le coste.
Per tutte le motivazioni che ho addotto nei miei precedenti e molteplici interventi, ritengo che questo strumento non possa in alcun modo, o almeno non in termini così restrittivi, tutelare poco e punire molto. Uno strumento urbanistico che si prefigge la tutela ambientale di un territorio deve essere uno strumento compiuto; benché questo emendamento dica che sono esclusi, ed è provocatorio quindi, dagli ambiti di cui al comma uno tutti i territori esterni alla fascia dei 2.000 metri, è chiaro che intende dire che in Sardegna terreni, zone, territori ed ambienti da tutelare nelle varie zone certamente ce ne sono. Ecco quindi la limitatezza dell'intervento; ecco quindi la fretta con cui lo si è voluto presentare.
Invece si dovrebbe lavorare per definire una normativa compiuta, una normativa meditata che tuteli veramente e non punisca. Poc'anzi abbiamo parlato degli interventi previsti dalla programmazione negoziata; io ho saputo che alcuni interventi che avevano avuto le regolari autorizzazioni e concessioni, per i quali le banche avevano già deliberato l'erogazione del mutuo, sono a rischio. Infatti quelle stesse banche oggi, a causa di questo disegno di legge, hanno fatto non uno ma dieci passi indietro decidendo o di non erogare più il mutuo o di erogarlo in misura limitata, pregiudicando quindi la realizzazione di quegli interventi che, pur nel rispetto delle norme vigenti in materia di tutela ambientale, miravano anche ad elevare i livelli occupazionali.
E' chiaro infatti che una banca ha effettuato una stima delle aree interessate da quegli interventi attribuendo alle stesse un determinato valore, ma se a seguito di questa legge quella stessa area perderà completamente il suo valore iniziale la banca non avrebbe più la garanzia della copertura del mutuo. Ma le banche stanno rivedendo la loro posizione anche relativamente agli investimenti previsti all'interno dei 2.000 metri. Attenzione, perchè si bloccherà tutto!
Io invito quindi ad una ulteriore riflessione, affinchè si cerchino sbocchi che diano la possibilità di attuare questo provvedimento ma nel rispetto dei diritti acquisiti, nel rispetto del parere dei comuni, con equilibrio e salvaguardando l'ambiente e non così.
(Non è approvato)
Passiamo all'emendamento 1570 e seguenti. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente. L'emendamento 1570 è il primo di una serie di emendamenti ed è l'unico che teniamo mentre ritiriamo quelli dal 1571 al 1648. Fondamentalmente questo emendamento riprende un antico discorso che però non viene recepito, nonostante i ripetuti inviti del collega Rassu. Ma ormai credo proprio che ci sia un abbandono totale anche da parte del Presidente della Commissione perché …
(Interruzioni)
Non intendevo abbandono dell'Aula, intendevo il termine "abbandono", nel senso di logoramento , però noi ribadiamo la necessità di aggiungere all'articolo 3 dopo il comma due il seguente comma: "Da tali ambiti territoriali sono esclusi quelli relativi alle aree ricomprese nei piani attuativi pubblici, ovvero in quelli privati, ricadenti nel territorio comunale di… le cui convenzioni siano state già sottoscritte dalle parti alla data di entrata in vigore della presente legge".
Assessore, almeno lei mi dica che cosa succede quando si verifica questa fattispecie; voglio capire, per fare nomi e cognomi, che cosa potrebbe succedere nel Golfo di Oristano qualora la Sipsa, che ha già sottoscritto la convenzione col comune di Oristano, dovesse ricadere in questa fattispecie. Bisogna capirlo. Di situazioni di questo genere ce ne sono tante; molte convenzioni saranno state già sottoscritte dalle parti alla data di entrata in vigore della legge, e noi non le facciamo salve?
Gli emendamenti dei quali si è detto che erano emendamenti strumentali sono stati ritirati; questo è un emendamento che entra nel merito, è rimasto in piedi solo questo, ma almeno su questo chiediamo a qualcuno di dirci che cosa può succedere, il silenzio su questi problemi rischia di diventare inconcepibile.
Io chiedo una risposta, chiedo di capire o dal Presidente della Commissione o dall'Assessore, che è presente, che cosa può succedere negli ambiti territoriali relativi alle aree ricomprese nei piani attuativi pubblici oppure privati, ricadenti in un qualsiasi territorio della nostra regione le cui convenzioni siano state già sottoscritte. Che cosa succederà? Questa è la domanda che noi ci poniamo. Se c'è una risposta a questa domanda, ovviamente deve essere una risposta soddisfacente, ma se così non è allora i 160 emendamenti che riguardavano tutti i comuni della Sardegna che presentavano questa fattispecie probabilmente avevano una ragione d'essere e allora non erano più strumentali ma erano emendamenti di sostanza!Su questo punto non c'è stata data una risposta, attendiamo ancora pazientemente.
(Non è approvato)
Emendamento 1649. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Sull'emendamento 1649 dichiaro il mio voto favorevole e, contemporaneamente, annuncio il ritiro degli emendamenti dal 1650 al 1726. Si tratta di un insieme di emendamenti il cui contenuto ha un tono molto netto e l'obiettivo, di ribadire concetti e proposte già fatte riguardo all'articolo e che siamo stati costretti a riproporre a seguito della presentazione dell'emendamento numero 12.
Noi crediamo che qui l'obiettivo posto sia chiarissimo ed è quello di chiedere al Consiglio ancora una volta di prestare attenzione alle esigenze di ogni comune.
L'emendamento rimasto in votazione, ma il discorso vale anche per gli altri che vengono ritirati, riguarda il comune di Alghero, un comune che ha evidentemente una potenzialità di sviluppo turistico ancora altissima, è un comune che ha in corso la predisposizione dello strumento urbanistico, è un comune che a seguito dell'applicazione di questa legge subirà evidentemente dei gravi danni. Un territorio come, in questo caso, quello del comune di Alghero, vedrà mortificate infatti le sue possibilità di sviluppo economico dalla imposizione di un vincolo così esteso e diffuso sia territorialmente sia temporalmente. Avremmo voluto porre all'attenzione del Consiglio, di ogni singolo consigliere, territorio per territorio, le conseguenze negative che deriveranno dall'approvazione di questo provvedimento. Questo discorso non è possibile farlo visto l'andamento di questa discussione, a causa delle risposte negative che questa maggioranza ha dato su tutte le proposte avanzate dalla opposizione, per le risposte date sul piano regolamentare che hanno innalzato costantemente il livello dello scontro.
Crediamo sia comunque importante che il Consiglio e la maggioranza in particolare siano messi di fronte alla responsabilità di approvare un disegno di legge voluto fortemente dalla Giunta regionale, non condiviso, tutti lo sappiamo, anche dalla gran parte dei colleghi della maggioranza, che però viene accettato per una logica eminentemente politica: la logica della sopravvivenza di un progetto che all'inizio di legislatura si pone come molto forte, come fortemente indirizzato a dare spazio a pregiudizi.
L'impostazione di questa legge è piena di pregiudizi e noi crediamo che da questi pregiudizi verranno conseguenze negative sul territorio, e noi speriamo che altri strumenti in altre sedi blocchino l'estendersi di questi pregiudizi.
(Non è approvato)
Emendamento numero 1727. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Ovviamente per annunciare il voto favorevole all'emendamento 1727 e il conseguente ritiro degli emendamenti dal 1728 al 1803, che valgono, nel mio ragionamento, nella medesima misura. Gli emendamenti, lo ribadisco, trattano questioni di merito, questioni di sostanza, che non hanno ricevuto la benché minima risposta. E' paradossale, vedete colleghi, che noi invitiamo a escludere ambiti territoriali nei quali sono compresi territori che hanno un piano urbanistico comunale e piani attuativi ricadenti in quel comune già approvati, approvati dal Consiglio comunale alla data di entrata in vigore della legge e questi non possono essere territori esclusi, dice la legge, e invece sono esclusi quelli ricadenti nei comuni dotati di Piani urbanistici comunali, di cui all'articolo 8, e quelli ricadenti nei comuni ricompresi nel Piano territoriale paesistico. Lo dico per l'ennesima volta: è una assurdità giuridica, è una illegittimità palese!
Come si può pensare che siano validi quei piani che sono stati redatti in presenza di un Piano paesistico che è decaduto? Non è assolutamente concepibile! E allo stesso tempo stiamo dicendo che non vogliamo inserire quei piani urbanistici o piani attuativi pubblici o privati che ricadono in comuni che hanno invece ottemperato. Io dico che questa norma se vale per una parte deve valere anche per le altre. E invece no, non è assolutamente così.
Ora, la salvaguardia dell'ambiente, la tutela del paesaggio soprattutto, non si realizzano con queste norme . Ora, io capisco che il primo ambientalista della Sardegna possa essere il Presidente, così per lo meno ha confidato a qualcuno, superando quindi le associazioni, tutte quelle moltitudini di soggetti che si preoccupano e che scrivono in continuazione sulla tutela dell'ambiente, saranno pervenuti anche a voi i loro documenti. In tema di tutela del paesaggio e dell'ambiente è un rincorrersi tra il Presidente e le associazioni.
Nel momento, però, in cui il Presidente sostiene di essere lui l'ambientalista per eccellenza, allora debbono cadere tutte le proposte che arrivano da altri soggetti, perché se il primo è lui, noi dobbiamo seguire la via che lui traccia. Ma la sua indicazione ci pare assolutamente disastrosa perché ha dato vita ad una norma che non tutela il paesaggio; è una norma oltretutto che crea disastri di tipo economico e non solo economico, ma anche ambientale.
Ho già detto in tantissime altre circostanze, che misurare le coste in metri o in centinaia di metri o in chilometri non determina una salvaguardia del paesaggio. Non è in questo modo che il paesaggio viene tutelato. Possibile che dobbiamo ancora continuare a parlare su questi argomenti senza avere da voi un minimo di risposta, senza che, come ho detto nel precedente intervento, ci si preoccupi di dare a questo Consiglio motivazioni che valgono per noi, ma spero valgano anche per voi?
Perdura invece il silenzio, un silenzio che non definisco, lo farò un'altra volta, però certamente è un silenzio pericoloso, questo sì, è un silenzio non volontario, è un silenzio che probabilmente è una protesta. Forse l'avrei fatto anch'io, forse,perchè disobbediente come sono non sarei stato zitto, avrei parlato, anche stando in una maggioranza forte e coesa come la vostra. Beh, proprio perché sono disobbediente, avrei parlato anche in quella circostanza, forse anche di più. Professoressa Cerina parli almeno lei, ci dica lei qualcosa, inviti questi ragazzi che sono davanti a lei a dirci qualcosa, a interloquire…
PRESIDENTE. Ha terminato il suo tempo, onorevole Diana. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà. L'appello è stato raccolto anche se non interviene la professoressa Cerina.
PIRISI (D.S.). Come allievo della professoressa Cerina prendo la parola autorizzato da lei. Io credo che i colleghi che ci stanno sollecitando a prendere la parola in continuazione, ed è giusto che lo facciano, abbiano piena coscienza del fatto che tra noi e l'opposizione ci sia una diversità di vedute.
Mi pare comunque che stia emergendo, anche dalle cose che i colleghi stanno dicendo in questa fase, una volontà di confronto e di dialogo; un confronto e un dialogo ai quali certamente non ci sottraiamo, ai quali rispondiamo con fatti concreti, con questa legge, che voi ritenete una legge che bloccherà l'economia, che noi al contrario riteniamo una legge necessaria per un rilancio dell'economia e per un rilancio dello sviluppo della nostra Isola.
Crediamo anche, lo dico al collega Diana ma anche ai colleghi che sono intervenuti in precedenza, che noi non stiamo, come dire, snobbando gli interventi dei colleghi, al contrario, ne abbiamo il massimo rispetto, perché riteniamo che in questo momento il confronto si sia incanalato in quello che riteniamo essere il solco della normalità nel rapporto tra una maggioranza e una opposizione.
Ebbene, onorevole Diana, lei sa bene che più di uno di questi emendamenti, così come è stato ricordato dall'onorevole Vargiu e dagli altri colleghi che sono intervenuti, ha il sapore e non solo il sapore della strumentalità, perché voi avevate una certa strategia d'intervento nell'Aula. Oggi e in questo momento, anche grazie a voi, stiamo eliminando il fattore strumentale e quindi possiamo entrare anche nel merito.
L'emendamento 1727 prevede di aggiungere all'articolo 3, comma 2, il seguente comma: 'Da tali ambiti territoriali sono esclusi quelli relativi alle aree ricomprese nel piano urbanistico comunale e nei piani attuativi, pubblici o privati, ricadenti nel comune", in questo caso di Aglientu, "e già approvati dal Consiglio comunale alla data di entrata in vigore della presente legge". Noi abbiamo detto con chiarezza che i comuni che sono dotati di Piano urbanistico comunale sono fatti salvi, pur con una contraddizione che è stata messa in evidenza sia dall'onorevole Oppi nell'intervento che ha svolto questa mattina, che da altri colleghi.
Però diciamo che i comuni che si sono adeguati alla strumentazione precedente dei PTP, oggi, nel loro comune, così come ricordava l'assessore Sanna stamattina, hanno in qualche misura esercitato un compito democratico delle amministrazioni stesse, quello di raccordarsi e rapportarsi a una pianificazione sovraordinata. Questi comuni che hanno adempiuto il loro dovere sono dei comuni che hanno la potestà di intervenire. Se questo Consiglio regionale nella passata legislatura avesse dato una risposta positiva alla proposta di legge esitata all'unanimità dalla Commissione che oggi ho io l'onore di presiedere, ora non ci troveremmo in quest'Aula a discutere di queste problematiche, perché avremmo già delle norme di tutela ambientale per la nostra regione.
La nostra proposta, contenuta in questo provvedimento che riteniamo debba essere approvato, risponde a un preciso dovere non di questa maggioranza, ma del Consiglio regionale della Sardegna, che deve adeguare i propri strumenti urbanistici a una normativa europea e nazionale di tutela del territorio.
Il tempo sta per terminare, però, onorevole Diana, pur ribadendo il nostro parere negativo, che è tale per le motivazioni che lei stesso in qualche misura ha addotto, voglio dire che da parte nostra il confronto su questi temi continuerà ad esserci in quest'Aula fino al varo della legge e le garantisco che immediatamente dopo ci confronteremo per cercare di dotare la Sardegna di una nuova legge quadro in materia di urbanistica. Una legge alla quale io credo che tutti insieme dovremmo concorrere perché è necessario uno strumento più agile, più rispondente alle esigenze dell'impresa, più rispondente alle esigenze dei cittadini e più rispondente…
(Non è approvato)
Emendamento numero 1804 e successivi. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Grazie, Presidente. Ho ascoltato con molta attenzione l'intervento del collega Pirisi, una voce che si leva da sola nel deserto, perché il silenzio è assordante, caro Presidente. Comunque sia mi è parso, almeno da quanto detto nell'ultima parte del suo intervento, di capire che si potrebbe lavorare insieme per far sì, mi corregga se sbaglio, che questo strumento di legge venga incontro alle esigenze delle imprese, dei comuni e quindi dei cittadini.
Ma per venire incontro a quelle esigenze è necessario, come stiamo tentando di dire, che si discuta il disegno di legge, che ognuno di noi dia il proprio apporto modesto, ma costruttivo, per migliorarlo, perché così com'è siamo convinti, e lo ripeto ancora, che questo è un provvedimento, come ha detto qualche collega, principalmente pieno di pregiudizi e, quindi, un provvedimento punitivo e non uno strumento atto a favorire lo sviluppo socioeconomico, quale deve essere un provvedimento di questa portata.
La mancanza di dibattito e di confronto reali probabilmente porterà a esitare un provvedimento monco, che molti di noi e di voi avrebbero voluto modificare, pur non stravolgendolo, migliorandolo, per fornire alle nostre amministrazioni locali uno strumento che gli desse effettivamente la possibilità di governare il territorio. I dubbi sono tanti e in merito a questo emendamento, sul quale io espressi parere favorevole, signor Presidente, riprendo un discorso già fatto sulla programmazione negoziata e ribadisco che si bloccheranno tutti gli interventi già finanziati dalle banche ricompresi negli atti della programmazione negoziata appunto.
Si demotiveranno in questo modo le imprese, quei soggetti privati che insieme al soggetto pubblico avevano proposto nelle varie zone strumenti di sviluppo socioeconomico ed occupazionale suscitando giuste aspettative nei territori interessati. Vi è in questo caso, principalmente, una situazione di fatto di cui, almeno sino a questo momento, non si vuole tener conto.
Il provvedimento nascerà monco, sarà impugnato (alcuni comuni si sono già mossi in questa direzione), aprirà dei contenziosi tra la Regione, le amministrazioni locali e le imprese. Sarà un provvedimento che accontenterà senz'altro chi ha una visione "quasi totalitaria" della salvaguardia dell'ambiente, non una visione equilibrata; questo provvedimento di conseguenza danneggerà principalmente quei soggetti interessati a dotare i nostri territori di un sistema di salvaguardia che venga incontro alle esigenze dei territori medesimi.
Sarà quindi un provvedimento monco perché, come viene sottolineato talvolta negli interventi, manca il confronto; un confronto che non si ha però il coraggio di portare avanti.
PRESIDENTE. Gli emendamenti dal 1805 al 1883 sono ritirati onorevole Rassu?
RASSU (F.I.). Sì.
(Non è approvato)
Emendamento 1886. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, con l'emendamento 1886 noi chiediamo alla Giunta e alla maggioranza di essere conseguenti fino in fondo. Stante il divieto imposto dalle lettere a), b) e c) dell'articolo 3, noi proponiamo che nella fascia dei territori costieri compresi all'interno dei 2.000 metri, e dei 500 metri, nonché sui compendi sabbiosi e dunali, i comuni provvedano ad una ricognizione degli immobili costruiti all'interno delle suddette fasce. Siano quindi gli stessi comuni a ritirare tutte le concessioni laddove l'ultimazione delle opere assentite sia reputata contrastante con la tutela ambientale. Gli stessi comuni, con fondi che ricadranno sulle risorse regionali, dovranno provvedere agli espropri, e alla conseguente demolizione, di quegli immobili già realizzati che costituiscono scempio ambientale o abuso edilizio. Questo perché noi vogliamo salvaguardare realmente chi ha lavorato e ha realizzato opere seguendo le norme vigenti, vogliamo tutelare quegli investimenti immobiliari che hanno comportato una valorizzazione del patrimonio ambientale, mentre vogliamo ripulire le coste all'interno della fascia dei 2.000 metri soprattutto dagli scempi e dagli abusi che comunque ci sono.
Noi chiediamo che, a valere sulle risorse regionali, in base anche all'articolo 15 della "45", relativo a questo problema la maggioranza sia conseguente nelle scelte che sono state fatte fino ad oggi e provveda a ripulire il territorio da scempi e abusi.
Io credo che questo sia perfettamente coerente con la volontà di tutela dell'ambiente della maggioranza, della minoranza e di tutte quelle associazioni ambientaliste che intervengono più volte per ricordarci che noi dobbiamo tutelare il territorio.
Credo anche che sia compito del governo regionale intervenire con immediatezza a salvaguardia del territorio e di tutti coloro che hanno realizzato degli immobili sulla base delle norme vigenti e nel pieno rispetto della tutela ambientale. Credo che questo sia un atto di giustizia di cui il governo regionale si debba fare carico; così come credo che qualsiasi governo regionale sia pienamente cosciente che questa è materia che attiene alla sua responsabilità, nei confronti di quei soggetti che da oggi non potranno più edificare né in base alle norme, né eventualmente scegliendo a loro rischio la via dell'abusivismo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi). Io dichiaro il mio voto contrario su questo emendamento e non me ne vogliano i colleghi presentatori; io credo infatti che l'emendamento sia stato presentato con un chiaro intento provocatorio che io raccolgo, perché forse è utile che in quest'Aula anche questo tipo di provocazioni non cadano assolutamente inascoltate. I colleghi che hanno presentato questo emendamento stanno ponendo il problema della certezza del diritto che varie volte è stato sollevato in quest'Aula; problema del quale discuteremo ampiamente quando esamineremo il "sudamericano" articolo 5, che sostanzialmente è ripreso in questo emendamento.
E' un dato certo, contenuto anche in legge, che i comuni della Sardegna fanno riferimento a normative differenziate; i comuni del Sinis hanno una normativa differenziata rispetto a tutti gli altri; il comune di Oristano sembra che abbia mezzo e mezzo; i comuni il cui PUC è stato approvato sulla base di norme che non esistono più sono esonerati dal rispetto di determinati obblighi, i comuni che invece non hanno approvato il PUC non hanno neanche la possibilità di approvarlo ora sulla base delle diverse vigenti normative poiché non abbiamo inserito nel provvedimento di legge una disposizione di questo genere.
Allora fa bene il collega Cappelli a dire che in Sardegna ci sono un paio di centinaia di repubblichette, che sono i comuni, i quali possono decidere con assoluto arbitrio, di stampo sudamericano, che ciò che è stato costruito nelle fasce di rispetto, che sono quelle contenute all'interno della legge, possa essere dichiarato "obbrobrio naturale", quindi che ci sia l'autorità da parte dei consigli comunali di decretare che una costruzione, pur eseguita nel pieno rispetto delle pre vigenti normative, ma non sulla base delle nuove, sia considerato un obbrobrio. Ciò che i comuni, con assoluta discrezionalità, definiscono un obbrobrio è demolibile, ed è demolibile a spese della comunità regionale perché c'è una nuova sensibilità ambientalista che cinque anni fa, dieci anni fa, venticinque anni fa non esisteva e, sulla base di questa nuova sensibilità ambientalista, non soltanto noi decidiamo che non si faccia niente di nuovo, ma decidiamo anche che sul pregresso non ci possono essere moratorie o sanatorie, ma ci debba essere un recupero sulla base di questa nuova sensibilità anche di tipo urbanistico.
Ora, se continuassimo a perseguire questa logica, ma, colleghi, è una logica che è già presente in parti significative del provvedimento in discussione, ovviamente finirebbero per non esistere più né garanzia né certezza del diritto per nessun cittadino sardo. In queste dichiarazioni di voto, che forse sono ancora un po' una perdita di tempo, noi cerchiamo di colpire la vostra sensibilità, perché diventi una sensibilità simile alla nostra e perché possa essere una sensibilità comune in quest'Aula, affinché noi nel proseguo della discussione non ci dimentichiamo che la Sardegna ha bisogno di norme certe, ha bisogno di garanzia del diritto, ha bisogno che ciascun cittadino sardo, sia esso imprenditore o proprietario di cose piccole, sappia con sicurezza ciò che può essere fatto e ciò che non deve e non può essere fatto; e che ciascun cittadino sardo quindi abbia la garanzia, anche dopo che questo provvedimento entrerà in vigore, dell'imparzialità della legge.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Grazie Presidente. Siccome l'onorevole Capelli mi ha sollecitato fortemente, devo dire la verità, al contrario dell'onorevole Vargiu, che pure ha parlato contro questo emendamento, io voglio interpretare l'emendamento 1886 quasi come un appello alla ricerca della bellezza, dell'armonia, dell'eliminazione di ciò che offende il senso estetico dei sardi; ed io credo che sotto questo profilo questo appello vada accolto.
E ritengo anche che la legge in qualche misura vada in questa direzione, solo che bisognerebbe chiedere ai proponenti l'emendamento quali sono i canoni ai quali ci dobbiamo riferire.
Gli antichi Greci avevano uno spiccatissimo senso del bello, dell'estetica, un senso altissimo dell'arte, riuscivano a riconoscere un'ottava di nota; sfido chiunque dei colleghi che abbia preso in mano una chitarra e abbia strimpellato a confessare se si accorgeva della differenza tra un fa o un sol; ciò che voglio dire è che non siamo stati educati in questo senso, però l'intervento dell'onorevole Capelli io l'ho colto esattamente in questa ottica.
Oggi noi abbiamo di fronte tante strutture che offendono il buon gusto, che sono veramente un insulto all'armonia del contesto nel quale sono state inserite. Con questa legge io credo che tutti assieme dobbiamo cercare di centrare un obiettivo, quello di far sì che in futuro non esistano più obbrobri di questa natura; e dobbiamo aiutare il senso dell'estetica anche attraverso la norma che stiamo esaminando, la quale sarà un aiuto e un ausilio perché tutti insieme marciamo in questa direzione e non invece un qualcosa di imposto che vuole frenare questo rapporto armonico, che viene auspicato con questo emendamento, dei nuovi insediamenti urbanistici e dei nuovi insediamenti architettonici.
Quindi, accogliendo come auspicio e come indicazione positiva l'emendamento 1886, dico che tutti quanti dovremmo ,accedere all'invito che c'è stato rivolto, però nel contempo credo che l'emendamento nel contenuto specifico che contiene e che enuncia non possa essere accolto in maniera positiva.
Quindi l'invito che rivolgo all'onorevole Capelli è di ritirare l'emendamento, avendo noi fatto proprio l'auspicio che egli sta profondendo in quest'Aula.
CAPELLI (U.D.C.). Accolgo l'invito al ritiro dell'emendamento.
PRESIDENTE. E' ritirato l'emendamento 1886. Emendamento numero 12. Ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Grazie, Presidente. Sull'emendamento 12, rammentando agli onorevoli consiglieri che si voterà senza il comma 3 che abbiamo trasferito all'articolo 8, vorrei proporre al comma 1 un emendamento orale volto alla migliore espressione del concetto. Quindi al comma 1 propongo di sostituire le parole: "nonché quello di novazione delle convenzioni di lottizzazione in essere" con le parole "nonché quello di approvare, sottoscrivere o rinnovare convenzioni di lottizzazione"; in effetti riproponiamo il testo che era inserito nel 1887.
PRESIDENTE. Per consentire ai colleghi di verificare la modifica apportata ricordiamo che il comma 4 va spostato all'articolo 4. Il comma 3, come abbiamo detto in Conferenza dei Capigruppo, si rinvia all'articolo 8. Invece nell'emendamento 12 il periodo: "nonché quello di novazione delle convenzioni di lottizzazione in essere", va sostituito con il periodo: "nonché quello di approvare, sottoscrivere o rinnovare convenzioni di lottizzazione". Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Arriviamo con questa votazione al nocciolo del problema. L'emendamento 12, inizialmente modificato con la proposizione di un emendamento all'emendamento, l'ormai famoso 1887, che è ritirato per non avere una efficacia devastante sotto il profilo procedurale e regolamentare, di fatto, però viene travasato nei contenuti riguardo almeno al primo e al secondo comma e solo dilazionato nella decisione rispetto al terzo comma, ma con l'importante decisione di ritirare invece il comma quarto, così come annunciato dall'Assessore nell'ultima seduta della settimana precedente.
E' comunque l'emendamento che in parte, rispetto al testo originario dell'articolo 3, escludendo le lettere D ed E, e modificando la lettera C, coglie alcune perplessità che sono state espresse in quest'Aula, certamente con forza dall'opposizione; e noi consideriamo la correzione riguardante la lettera C, e la cancellazione delle lettere D ed E certamente un fatto positivo e, comunque, un risultato ascrivibile all'azione critica posta in essere dal Consiglio, certamente dalla maggioranza che ha convinto la Giunta a modificarlo, ma credo non si possa negare che questo risultato è stato raggiunto anche per merito dell'opposizione che su questi punti ha sistematicamente richiamato l'attenzione dell'Aula affinchè venissero fatti oggetto di una correzione.
Questa proposta di emendamento è il risultato delle correzioni apportate all'articolo 3, proposta di emendamento che poi, presumibilmente, diventerà il testo defiinitivo dell'articolo 3.
Nell'emendamento orale appena proposto dall'Assessore, che poi, di fatto, modifica forse il punto più qualificante dell'emendamento 1887, è resa in maniera ancora più puntuale, direi addirittura ossessiva, l'indicazione di fermare le opere in essere e quindi di sottoporre il territorio al vincolo di salvaguardia, ma contemporaneamente si sancisce anche il potere di approvare e sottoscrivere o rinnovare convenzioni di lottizzazione.
Qui si evidenzia l'ossessione della Giunta, spero non di tutta la maggioranza, che ha dato sostanza a questa legge. Si vogliano fermare le speculazioni, e voi siete certi di fermare le speculazioni con questa norma. Noi vi auguriamo e ci auguriamo tutti che tutte le speculazioni siano bloccate in Sardegna, quelle che sono state realizzate negli anni precedenti e quelle che potrebbero invece trarre spunto proprio da questo disegno di legge, speculazioni che non si sostanziano solo nel portare a compimento lottizzazioni pensate da tempo, fermate e poi magari vendute sottobanco con chissà quali accordi.
Certo, esiste anche questo nella storia urbanistica della Sardegna, ma può esistere anche il rischio che a causa del contenuto di questo articolo qualcuno sarà costretto magari a vendere i propri terreni, l'imprenditore che ha rischiato sarà costretto a svendere un proprio patrimonio. Vedremo quanti fallimenti nasceranno nel tempo dagli effetti di questa legge; intanto però noi confermiamo, sulla base di queste valutazioni, che hanno uno spessore politico a cui noi diamo grande importanza, il nostro voto contrario a questo articolo e a questo disegno di legge nel suo complesso; e speriamo davvero che il tempo non ci dimostri che avevamo ragione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente e colleghi del Consiglio, anche noi esprimeremo sull'emendamento numero 12 che propone il testo definitivo dell'articolo 3, il nostro voto contrario. In una dichiarazione di voto che dura cinque minuti ovviamente è quasi impossibile sintetizzare i motivi del nostro voto contrario; spiegare questi motivi ha richiesto decine e decine di interventi in Aula da parte dei consiglieri regionali sia del Gruppo dei Riformatori sia degli altri Gruppi di minoranza.
Io vorrei però incentrare la mia dichiarazione di voto su un elemento centrale di questo testo, e cioè il numero 2000, che è diventato una sorta quasi di spot pubblicitario di questa legge, una legge impropriamente definita salva coste, che ha avuto in questo numeretto, 2000, l'esplicitazione di che cosa si intendesse per "salvare le coste". Io sono convinto invece che la salvaguardia delle coste non possa essere affidata ad un "numero" che sia uguale, omogeneo e costante in tutte le zone della Sardegna. Credo invece che questo "numero" sarà protagonista di una delle più grosse ingiustizie che si perpetreranno in Sardegna, nel senso che l'adozione di questo numero comporterà un processo di redistribuzione del reddito, per cui sostanzialmente ed improvvisamente si impoverirà una parte dei sardi e se ne arricchirà un'altra, senza una motivazione logica che giustifichi appunto questo processo.
Colleghi, noi avremmo potuto presentare, qualche decina di emendamenti in cui il numero 2000 veniva sostituito con un qualunque altro numero: 3000, 1800, 2700, 4000, la ratio ispiratrice di questa scelta sarebbe rimasta la stessa; però ognuno di quei cento metri in più o in meno che noi avremmo aggiunto o tolto al numeretto avrebbe comportato l'impoverimento di alcuni e l'arricchimento di altri, senza una motivazione logica. È questa, forse, una delle conseguenze più gravi che l'approvazione di questa legge comporterà.
Forse sarebbe stato più ragionevole da parte della sinistra, quella che in passato ha fatto delle battaglie perché in materia urbanistica venisse acquisito il concetto di settore di comparto, condurre una battaglia, che certo avrebbe richiesto più tempo, più attenzione, più ragionamento, per l'individuazione in Sardegna dei comparti omogenei; comparti omogenei all'interno dei quali avvenisse una redistribuzione dei valori tra coloro i cui terreni erano utilizzati per la salvaguardia ambientale, cioè ricadenti al di qua del numeretto, e coloro i cui terreni acquisivano improvvisamente valore per il solo fatto di essere immediatamente successivi al numeretto.
Ecco, forse l'adozione di un atteggiamento di questo tipo, che molti comuni della Sardegna e di tutta Italia già fanno proprio quando devono espropriare aree per attuare il proprio piano urbanistico, avrebbe consentito di ridurre una delle gravi ingiustizie che questa legge recherà con sè.
Badate, la maggior parte dei sardi ad oggi non ha ancora colto il significato di questo numeretto, la maggior parte dei sardi non ha oggi ancora valutato se proprietà legittimamente detenute e sulle quali vi erano legittime aspettative ricadano al di qua o al di là di questo numeretto. Nel momento in cui questo sarà chiaro, cari colleghi, sarà forse necessario che questo Consiglio regionale intervenga nuovamente sulla materia per sanare comunque una ingiustizia che non ha alcun fondamento logico. Il numeretto 2000, infatti, che caratterizza questa legge, è un numeretto casuale, come lo stesso presidente Soru ha dichiarato introducendo l'argomento in Commissione urbanistica.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente. Io dichiaro il voto profondamente contrario sia all'articolo 3, poi il 1887 ritirato e all'emendamento numero 12. Dico profondamente contrario perché vorrei che fosse chiaro al Consiglio regionale, ma anche a chi probabilmente ci sta ascoltando, che su questa legge non c'è stato, non ci sarà, né ci potrà essere nessun tipo di accordo con la maggioranza. È meglio essere chiari su questo aspetto. Noi ci siamo impegnati perché potessero essere apportate delle modifiche sostanziali a questa legge; non è stato possibile, credo che non sarà possibile; ma noi continueremo comunque nella giornata di domani e in quelle seguenti a far valere le nostre ragioni.
L'argomento che ha affrontato il collega Vargiu è l'elemento cardine di questo articolo 3. Ritengo che la distanza dei due chilometri, così stabilita, non possa assolutamente costituire una norma di salvaguardia. Credo di avere già chiesto all'Assessore dell'urbanistica se sia in grado di illustrarci quale sia la situazione geomorfologia delle coste della Sardegna e se sia sufficiente dire "due chilometri" senza tenere nelle debite considerazioni le caratteristiche delle coste sarde. In effetti anche oltre i due chilometri dalla battigia si possono compiere scempi ambientali perché anche oltre questa distanza esistono zone di una bellezza straordinaria che non possono essere compromesse. Ma per questi casi non è previsto niente.
Ecco perché diciamo che la distanza dei due chilometri non vuol dir niente, e ha ragione l'onorevole Vargiu quando dice che in certe circostanze due chilometri possono essere troppi e in altre pochi. Ma su questa materia perché non ci siamo misurati? Perché non vi siete misurati? Non stiamo parlando del nulla, stiamo parlando di questioni che sono delle massima importanza dal punto di vista paesaggistico.
La realtà è che non ci si è sforzati di trovare norme di salvaguardia sul paesaggio, ma ci si è "infilati" dentro norme urbanistiche di grande rilevanza che creeranno certamente problemi economici di vario genere. Sono stati evidenziati da tutti, non debbo ricordarveli io perché ormai li conoscete quanto me; va ribadito invece il concetto che su questa legge non c'è stato, non ci sarà, né ci potrà essere mai un accordo, non per i principi enunciati ma perché sono profondamente diverse le nostre idee.
È tutto il complesso delle norme che voi avete voluto portare all'attenzione del Consiglio regionale che non può essere condiviso! Ecco perché per quanto ci sforziamo, onorevole Pirisi, e lo facciamo, così come siamo pronti a dialogare, però c'è un fine ultimo che non può essere condiviso, perché la vostra filosofia sulla tutela del paesaggio e dell'ambiente è fondamentalmente diversa, è profondamente diversa dalla nostra, non è rispettosa delle esigenze della gente e soprattutto crea danni economici di vaste proporzioni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Davoli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DAVOLI (R.C.). Intervengo, avrei potuto farlo anche durante un emendamento precedente che poneva il divieto di costruzione di impianti nucleari - era un emendamento evidentemente strumentale, perché sappiamo che non si possono costruire le centrali nucleari - ho aspettato conoscendo appunto l'ultima proposta della Giunta sull'articolo 3 ed ora intervengo per manifestare l'apprezzamento da parte mia per la decisione della Giunta di togliere il comma 3 da questo articolo, il comma 3 che riguarda appunto l'eolico.
Ho manifestato, in qualche altro intervento, perplessità e dubbi, e i dubbi sono aumentati quando appunto in questo articolo 3 è stato inserito il comma 3, perché vedevo una forte contraddizione nell'intervento, nel senso che da settimane, da mesi, anzi, c'è stato un intervento che dava un indirizzo, una linea generale; si diceva che bisognava assolutamente ripartire da capo, che bisognava bloccare gli interventi per la realizzazione dei parchi eolici perché c'era stato un abuso, ed un abuso c'è stato, non lo nego, ma comunque si dava l'idea che bisognasse in qualche modo rivedere i parametri, rivedere gli strumenti di valutazione di questi interventi. Ed io, pur a malincuore - da un punto di vista dell'opportunismo campanilistico, lo ammetto, però noi abbiamo fatto le cose bene - l'ho accettata.
Poi mi sono trovato invece questo comma che praticamente faceva rientrare cose che precedentemente erano state escluse, cioè sono fatti salvi gli interventi che hanno ricevuto autorizzazione prima dell'approvazione delle presente legge e salvi gli interventi che hanno iniziato i lavori prima dell'approvazione della presente legge, c'è gente che ha iniziato i lavori a settembre. Allora, il fatto che la Giunta abbia deciso di rivedere questo articolo, di spostare il comma 3 al successivo articolo 8, questo, in qualche modo mi rasserena.
Vorrei aggiungere una considerazione sugli strumenti di valutazione. Questa è la prima volta che parlo di strumenti di valutazione per gli impianti eolici, ma anche di qualsiasi altro impianto. Potrebbe essere un'indicazione, potrebbe essere un elemento da utilizzare per cercare di essere più neutri nella valutazione. Oggi la comunità scientifica ha introdotto il concetto di valutazione ambientale strategica; è vero, questa valutazione viene autorizzata su macro aree, però ci sono sperimentazioni e vi sono anche esempi di utilizzazione su piccole aree. La valutazione ambientale strategica, che non ha niente a che vedere con la valutazione di impatto ambientale, permette non solo di fare una valutazione singola, ma anche e soprattutto di fare uno screening e di capire gli effetti, i condizionamenti e le conseguenze che quell'intervento può provocare, ma non solo di carattere scientifico, ma anche di carattere sociale ed economico.
Per cui potrebbe essere un idea, giusto per avere una posizione più rigida non in quanto ti permette di valutare in maniera molto più equa e scientificamente più accettabile, potremmo utilizzare anche la valutazione ambientale strategica per rivedere i parametri che fino ad ora sono stati utilizzati, perché, guardate, certi parametri, scusatemi, non stanno né in cielo e né in terra. Allora il fatto che questo comma 3 sia stato eliminato dall'emendamento 12 mi convince proprio a votare sì a questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente, cercherò di parlare in fretta perché ho diverse cose da dire. In primis mi è piaciuto molto l'intervento del collega Davoli, che condivido totalmente, e lo prego di fare memoria nel momento in cui discuteremo dell'articolo 8, dove si riparlerà di tutto questo e, contestualmente, voglio anche, dall'alto del mio campanilismo e provincialismo, di cui non mi scuso, fare i complimenti all'assessore Davoli e al comune di Orune per il loro progetto, premiato e rispettoso dell'ambiente, per lo sfruttamento dell'energia eolica.
Detto questo, vorrei riportare il discorso sull'emendamento 12 e manifestare tutta la mia contrarietà richiamando l'attenzione dei colleghi e della Giunta su una questione di natura economica che l'approvazione di questo emendamento determinerà. Oggi nella provincia di Nuoro, ma ci sono per tutte le province ogni settimana, venivano pubblicati gli avvisi giudiziari fallimentari per la vendita all'asta di beni immobili. Bene, tutti quei parametri di valutazione, ufficiali e pubblicati dai tribunali competenti, sono tutti fasulli perché, dal momento in cui noi voteremo questo emendamento 12 quelle cifre saranno passibili di correzioni significative.
Infatti noi con la lettera a) di questo emendamento 12 stiamo valorizzando i beni immobili presenti in quella fascia, e li stiamo valorizzando eccessivamente. Le varie ville sul mare, alberghi da 3.500 posti, residence, resort, o quanto altro, acquisteranno un valore, dal momento in cui voteremo questo primo comma, impressionante, mentre invece stiamo svalutando tutti i terreni. Questo sarà il risultato di questo comma e credo che di questo me ne dobbiate dare atto tutti.
Perciò stiamo rendendo poveri quei piccoli proprietari che magari avevano intenzione di farsi la casetta, o anche la villa, al mare nel pieno rispetto delle norme ambientali, gli stiamo "svalorizzando" la pensione; mentre stiamo valorizzando ulteriormente superfici e immobili che se fino a pochi minuti fa valevano mille, da questo momento varranno quanto meno 2000, perché saranno strutture uniche, dato che non se ne potranno fare delle altre.
Questo è un dato economico oggettivo. Quindi stiamo valorizzando gli insediamenti costruiti nei territori costieri, e svalutando i terreni. E questo lo verificheremo anche nelle vendite giudiziarie. Questo sarà un effetto immediato conseguente alla approvazione dell'emendamento . 12.
Non parliamo poi delle isole minori. Sfido chiunque a trovare un terreno edificabile dove costruire la casa per la famiglia, non per stare sul mare, a Carloforte, a Sant'Antioco o a La Maddalena. I 500 metri previsti per Sant'Antioco da una costa all'altra, prendendo come riferimento la battigia della zone est e della zona ovest, non potranno che consentire la costruzione al centro dell'isola e perciò non ci potrà essere sviluppo urbanistico nell'isola di Carloforte o nell'isola di La Maddalena o in quella di Sant'Antioco o quant'altre, o quanto meno consentirà solo a pochi di sfruttare quell'area costruibile compresa fra i 500 metri della zona est e della zona ovest.
Questi sono rivolti economici immediati, che non toccano le imprese o lo sviluppo turistico di cui vi siete riempiti la bocca; toccano i risparmi dei cittadini comuni, che non pensano a investimenti remunerativi, di tipo alberghiero o quant'altro, in termini turistici, ma pensano soltanto a trascorrere una vita serena e a portare a termine un investimento che è per la prima abitazione, oppure semplicemente per mettere a frutto una vita di lavoro e di sacrifici. L'effetto del comma 12 è di negare qualsiasi sogno e possibilità di realizzarlo anche ai normali cittadini della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Sarò velocissimo. Le considerazioni espresse dal collega Capelli riportano quanto da me detto in alcuni interventi tecnici. Ho detto poc'anzi che questo provvedimento avrebbe arricchito ancora di più proprio coloro che negli anni del boom hanno depredato le nostre coste. Questo è un dato di mercato, poiché il mercato è regolato da una legge severissima che non dà adito a nessuna illazione. Quando si blocca l'offerta, a condizione che la domanda sia costante o diminuisca, il prezzo aumenta.
Questo provvedimento di legge, lo ripeto, contribuirà in modo notevole ad arricchire coloro i quali negli anni scorsi hanno depredato le nostre coste, i gruppi forti, i gruppi di potere che hanno costruito e che attualmente sono, loro sì, i proprietari e gli speculatori delle coste. Non potendo più costruire e aree libere verranno deprezzate, quindi succederà che coloro i quali hanno i soldi, e sono lì da sempre, acquisteranno quelle aree a minor prezzo, perché questo provvedimento durerà qualche anno, quindi i privati cittadini, caro collega Capelli, saranno costretti a svendere agli speculatori che continueranno ad arricchirsi.
Infatti se un fabbricato costava 100 euro, è un esempio, a metro quadro, oggi ne costerà 150. Ho evidenziato questo problema per sottolineare che il provvedimento è nato monco, poiché non sono state valutate in modo appropriato tutte le conseguenze che sarebbero derivate dalla sua approvazione: questo è un dato di fatto. Quindi tutte le argomentazioni esposte fino ad ora, debbono portare per forza ad aprire un confronto perché è un peccato, colleghi, che questo provvedimento stia nascendo nell'assoluto silenzio e nella mancanza, credetemi, di un apporto diretto, concreto, fattivo e positivo anche da parte della maggioranza. Pur apprezzando le modifiche apportate all'emendamento numero 12, quindi all'articolo 3, per questo e per tutti gli altri motivi che io e i colleghi abbiamo elencato sino ad ora, non posso che esprimere il mio voto contrario all'emendamento 12 e, di conseguenza, all'articolo 3.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Solo per chiarire alcune cose e per dire che il mio voto, ovviamente, è decisamente contrario. Vorrei poi invitare i colleghi al rispetto, perché non sempre si raggiungono obiettivi senza produrre anche delle spigolosità, che sono per altro evidenti. Questo crea tensione all'interno dei nostri Gruppi di opposizione, anche se non accettiamo lezioni. Noi onoriamo gli impegni che abbiamo preso su una regolamentazione dei lavori del Consiglio ed invitiamo tutti a farlo. Quindi qualche battuta poteva essere evitata. L'intervento dell'onorevole Davoli per esempio è stato fuori luogo, perché, onorevole Davoli, molte volte bisogna avere il coraggio anche di votare contro. Lei ha detto alcune cose sulle quali si contraddirà quando discuteremo l'articolo 8, quindi poteva evitare l'intervento, visto che gli impegni devono essere rispettati da tutti.
Io prima ho scherzato, noi non chiediamo la presenza dei consiglieri, però dico anche che questo provvedimento non ci piace per diversi motivi. In primo luogo, lasciamo perdere le "baggianate" che dice qualche persona sul fatto di fare cose che non ha fatto mai nessuno, e poi magari non si fanno i provvedimenti che si devono fare, perché qualcuno è anche asino, Vedete, quando noi, impegnati come siamo, non facciamo provvedimenti come il riequilibrio a favore dei Comuni, rischiamo a causa dei tempi tecnici necessari di non potergli dare quei due soldi .
Quando, per esempio, si parla di dati ISTAT 2004 si sta inventando, perché i dati non vengono presentati fino al 30 novembre. E' noto, dimostrato scientificamente, che c'è uno spopolamento, perciò i grossi comuni della Sardegna usufruiranno di finanziamenti, ne parlavo prima con il Presidente, rispetto ai piccoli comuni che saranno praticamente penalizzati, utilizzando i dati ISTAT del 2004. Perché questo? Perché c'è uno spopolamento in certi comuni nei confronti di altri, i grossi centri quali Assemini, Capoterra, Selargius, Quartucciu, Olbia, eccetera, faranno la parte del leone nei confronti dei piccoli centri. Siccome abbiamo fretta, per questo vogliamo andare avanti spediti, senza nulla chiedere, pur essendo contrari a questa legge.
Anch'io ho dei dubbi, per esempio, sulla questione delle isole. A Carloforte i 500 metri dalla battigia potrebbero creare le condizioni a cui ho fatto riferimento. Speriamo che la mia interpretazione sia errata.
Noi abbiamo però una preoccupazione, e lo diciamo a chiare lettere, nel rispetto delle azioni che abbiamo portato avanti. In primo luogo, lo ribadisco, non c'è nessun accordo, , ma c'è soltanto la scelta di un percorso che acceleri l'iter per questo e per tanti altri provvedimenti che necessitano di essere esitati nei tempi più rapidi possibili. E, soprattutto, noi nutriamo la speranza (è questa la nostra preoccupazione) che non si attivino con l'approvazione di queste misure di salvaguardia azioni speculative. Siamo già a conoscenza di "falchi" che stanno svolazzando sulle nostre coste ovviamente per cercare di fare degli investimenti che possano produrre domani grossi vantaggi economici.
Ecco, quindi l'esigenza che è anche una speranza, che i tempi possano essere rispettati e anche molte volte accelerati, perché certamente questo testo di legge, così come è stato impostato, creerà decisamente dei problemi.
Io comunque voterò contro e invito anche i colleghi, verificato che c'era un impegno a chiudere entro una certa ora, le 21, ad evitare lunghi discorsi, magari dicendo: "Avrei fatto", quando per fare bisogna avere il coraggio. Noi questo coraggio l'abbiamo dimostrato anche in questi giorni.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 12, sostitutivo dell'articolo 3.
LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta dell'onorevole La Spisa?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri SANCIU, AMADU, LADU, ARTIZZU, DIANA, RASSU, VARGIU.)
Votazione nominalePRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 12.
Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALLEDDA - CERINA - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - URAS.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - DIANA - LA SPISA - LADU - LIORI - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 52
Votanti 51
Astenuti 1
Maggioranza 26
Favorevoli 35
Contrari 16
(Il Consiglio approva).
Con l'approvazione dell'emendamento numero 12, decadono tutti i restanti emendamenti all'articolo 3. Riprendiamo domani alle ore 10 con l'esame dell'articolo 4 e i relativi emendamenti.
La seduta è tolta alle ore 21 e 45.
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