Seduta n.248 del 19/06/2002 

CCXLVIII SEDUTA

Mercoledì 19 Giugno 2002

(ANTIMERIDIANA)

Presidenza del Vicepresidente Salvatore SANNA

indi

del Presidente SERRENTI

La seduta è aperta alle ore 10 e 20.

LICANDRO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 16 maggio 2002, che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Luigi Biggio e Beniamino Scarpa hanno chiesto un giorno di congedo per la giornata odierna. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Continuazione della discussione generale del testo unificato delle proposte di legge SANNA Salvatore - BIANCU - DEMURU - PIRISI - SANNA Gian Valerio - SANNA Giacomo - COGODI - SCANO - CALLEDDA - ORRU' - CUGINI - FALCONI - PUSCEDDU - SPISSU - SANNA Alberto - MORITTU - SANNA Emanuele - BALIA - FADDA - VASSALLO - ORTU - MARROCU - GIAGU: "Adempimenti conseguenti alla istituzione di nuove province" (235/B) e BIANCAREDDU - GIOVANNELLI: "Adempimenti conseguenti alla istituzione di nuove province" (237/B)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale del testo unificato delle proposte di legge numero 235/B e 237/B. Siamo arrivati alla conclusione della discussione generale. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

Biancareddu (F.I.-Sardegna), Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Colleghe e colleghi, sarò brevissimo. Prendo atto con gioia, come Assessore degli enti locali, che finalmente il testo unificato dei disegni di legge concernenti "Adempimenti conseguenti alla istituzione di nuove province" è all'attenzione dell'Aula.

Giova ribadire che, in base a una sentenza della Corte Costituzionale dello scorso anno, la Regione Sardegna ha potestà primaria nella creazione di nuovi enti intermedi. Questa non è una cosa da poco, perché ha consentito che la legge che prevedeva l'istituzione in Sardegna di quattro nuove province divenisse esecutiva, dopo la pubblicazione nel BURAS.

Colgo quindi l'occasione per levare ogni dubbio a chi ancora ne avesse: le nuove province esistono e sono otto complessivamente, e i collegi per le elezioni regionali sono ugualmente otto. Quindi chi ancora questo non l'avesse capito ne dovrebbe prendere atto.

Il testo unificato dei disegni di legge 235/B e 237/B sostanzialmente persegue tre scopi fondamentali: il primo è quello di fissare la data delle elezioni esclusivamente per le nuove quattro province; il secondo consiste nella nomina di un commissario scelto tra i funzionari regionali che prestano servizio nei territori che geograficamente sono compresi nelle quattro province, il quale dovrà curare con le province madri i rapporti di carattere patrimoniale e immobiliare e il trasferimento di personale e di risorse. Poi ci sarà la ridefinizione dei collegi elettorali provinciali, anche questi determinati su basi matematiche e sostanzialmente, quindi, si darà il primo via alle nuove province.

Probabilmente questa legge non sarà sufficiente da sola a chiarire ogni dubbio e a risolvere ogni problema, perché l'istituzione delle quattro province è una questione complessa, che ha bisogno di più atti amministrativi, però rappresenta sicuramente un grosso passo avanti.

La Giunta e l'Assessore degli enti locali invitano il Consiglio, non avendo altra competenza, ad approvare il testo così come è stato elaborato dalla Commissione, che lo ha esitato all'unanimità; inoltre, vista l'importanza della legge, lo invitano anche ad evitare strumentalizzazioni che non mirano tanto ad approvare o meno la legge, quanto ad attuare vendette trasversali che poca dignità danno a questa istituzione autonomistica. Quindi chiedo al Consiglio, nella sua più totale libertà, di avere il coraggio delle proprie azioni e invito i presentatori degli emendamenti a spiegarne le motivazioni e soprattutto a dichiarare il proprio voto. Sarebbe un'ulteriore occasione per coloro che da anni aspettano questo momento trincerarsi dietro il voto segreto al solo scopo di mettere in difficoltà la Giunta, la quale se deve rimanere in carica lo rimarrà a prescindere dai trabocchetti poco nobili di chi vuole sfruttare il voto segreto per altre finalità.

Scusatemi se ho sentito di dire questo, ma da gallurese non vorrei che il voto segreto venisse usato per mandare all'aria questa legge e raggiungere altre finalità.

COGODI (R.C.). Parli delle province, non del Regolamento.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Signor Presidente, chiedo alla sua cortesia e alla sua prudente valutazione, la possibilità che sia concesso ai consiglieri un breve lasso di tempo, anche solo di quindici minuti, in ragione del fatto che, come ben sappiamo, in base al Regolamento, con la votazione del passaggio all'esame degli articoli decade la possibilità di presentare emendamenti.

Siccome questo testo di legge è stato introdotto ieri all'attenzione del Consiglio, con l'inversione dell'ordine del giorno, vi è l'opportunità sia di una rapida valutazione degli emendamenti già presentati, sia della messa a punto degli emendamenti che diversi consiglieri stanno predisponendo. Quindi chiedo una breve sospensione dei lavori per consentire un adempimento che è funzionale alla migliore produzione normativa in una materia così delicata e complessa..

Presidente. Se non vi sono opposizioni la richiesta è accolta. La seduta è sospesa per quindici minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 28, viene ripresa alle ore 10 e 51.)

Presidente. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 1.

LICANDRO, Segretario:

Art. 1

1. In attuazione del generale riassetto delle circoscrizioni provinciali nel territorio della Regione sarda, disciplinato dal Capo I della legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4, sia le province della Sardegna istituite dalla legge regionale 12 luglio 2001, n. 9, d'ora in avanti denominate "nuove province", sia quelle preesistenti sono delimitate così come previsto nello schema di nuovo assetto provinciale, approvato dal Consiglio regionale il 31 marzo 1999 e pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione n. 11 del 9 aprile 1999.

2. Le elezioni degli organi delle nuove province hanno luogo nell'ordinario turno di elezioni amministrative dell'anno 2002.

3. Dalla stessa data decorrono, a tutti gli effetti, i trasferimenti di comuni tra le province di Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari previsti nello schema di nuovo assetto provinciale.

PRESIDENTE. Sono stati presentati circa dieci emendamenti - gli emendamenti dell'ultimo momento - e occorre dare agli Uffici il tempo di registrarli. Chiedo scusa all'Aula e anche agli ospiti, ma a questo punto credo che sia opportuno sospendere la seduta per altri cinque minuti. I lavori riprenderanno alle ore 11.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 54, viene ripresa alle ore 11 e 20.)

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

PRESIDENTE. Colleghi vi prego di prendere posto e di scusare la prolungata sospensione. All'articolo 1 sono stati presentati otto emendamenti. Se ne dia lettura.

LICANDRO, Segretario:

Emendamento aggiuntivo Sanna Gian Valerio - Fadda - Orrù - Sanna Salvatore - Biancu

Emendamento n. 1

Alla fine del comma 2 (introdotto dall'emendamento n. 1), aggiungere dopo "loro rinnovo" le parole "nella stessa data". (20)

Emendamento sostitutivo parziale Sanna Gian Valerio - Fadda - Orrù - Sanna Salvatore - Biancu

Art. 1

I commi 2 e 3 sono sostituiti dal seguente:

"2. Le elezioni degli organi delle nuove province hanno luogo nell'ordinario turno di elezioni amministrative dell'anno 2003. Conseguentemente nella stessa data scade di diritto il mandato degli organi delle province preesistenti di Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari e si procede al loro rinnovo." (1)

Emendamento sostitutivo parziale Sanna Salvatore - Fadda - Dore

Art. 1

Il comma 3 è sostituito dal seguente:

"3. Nella stessa data scade di diritto il mandato degli organi delle province preesistenti di Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari e si procede al loro rinnovo." (3)

Emendamento sostitutivo parziale Sanna Salvatore - Fadda - Dore

Art. 1

Nel comma 2 la parola "2002" è sostituita dalla parola "2003."

(4)

Emendamento sostitutivo parziale Vargiu

Art. 1

All'art. 1 al comma 3 sostituire le parole iniziali "Dalla stessa data" con le parole "Dalla data di espletamento delle elezioni di cui al comma precedente." (12)

Emendamento sostitutivo parziale Vargiu - Murgia - Onida - Corona - Capelli

Art. 1

All'art. 1 al secondo comma sostituire le ultime parole "nell'ordinario turno di elezioni amministrative dell'anno 2002" con le parole "nel primo turno ordinario di elezioni amministrative successivo al completamento degli adempimenti relativi alla ricognizione, inventariazione e ripartizione delle dotazioni patrimoniali, finanziarie e di personale, di cui al successivo art. 5." (15)

Emendamento aggiuntivo Sanna Gian Valerio - Fadda

Art. 1

Dopo il comma 1 è inserito il seguente:

1 bis. Ai fini della determinazione delle circoscrizioni provinciali di cui al precedente comma, in sede di applicazione della presente legge sono prevalenti e pertanto efficaci le determinazioni dei Comuni assunte nei termini fissati dall'art. 5 della L.R. 4/97. (21)

Emendamento aggiuntivo Sanna Gian Valerio - Fadda

Art. 2

Dopo l'art. 2 è inserito il seguente:

Art. 2 bis

Ai fini della determinazione delle circoscrizioni provinciali di cui al precedente comma, in sede di applicazione della presente legge sono prevalenti e pertanto efficaci le determinazioni dei Comuni assunte nei termini fissati dall'art. 5 della L.R. 4/97. (8)

PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 20 ha facoltà di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Onorevole Sanna, le chiedo di illustrare anche gli altri emendamenti che portano la sua firma, cioè gli emendamenti numero 20, 1, 8 e 21, che è un emendamento all'8.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Nell'illustrare gli emendamenti numero 1 e 20, che sostanzialmente si integrano, precisando alcuni termini, vorrei sostanzialmente ricordare qual è stato il senso della nostra battaglia in Commissione che stiamo riproponendo in Aula.

Noi partiamo dalla considerazione che l'approvazione della legge regionale numero 9 del 2001 sia stata sancita con riferimento puntuale al processo di attuazione del generale riassetto delle circoscrizioni provinciali nel territorio della Regione sarda. Questa è la proposizione di legge. In questa logica riteniamo che si debba - per le conseguenze che derivano dall'approvazione dell'assetto deliberato dal Consiglio regionale il 31 marzo 1999 - considerare la proposizione di quattro nuove province in Sardegna sostanzialmente come la proposizione di otto nuove province, perché la riorganizzazione territoriale delle province subisce delle consistenti modificazioni che danno vita complessivamente a otto nuovi ambiti territoriali.

La nostra proposta è quella di considerare, come principio di coerenza al progetto di riassetto generale, la contestualizzazione del riassetto generale delle amministrazioni provinciali. Il primo aspetto riguarda la legittimità: non è pensabile che amministrazioni provinciali in essere possano avere una doppia titolarità che si sovrappone a quella che nascerebbe dalla titolarità a cui andrebbero incontro le nuove amministrazioni provinciali. Secondo aspetto: l'andamento della procedura legislativa che noi abbiamo seguito ha di fatto posto la Regione Sardegna nella titolarità più ampia della materia dell'organizzazione delle circoscrizioni provinciali. La sentenza della Corte Costituzionale e la stessa legge numero 9 (ancorché ci sarebbero da fare alcune valutazioni su questo, che mi riservo di fare in sede di discussione) hanno determinato un nuovo assetto, pertanto noi riteniamo che sia corretto rimettere in essere in Sardegna un assetto complessivo delle province, dando luogo allo scioglimento dei consigli provinciali preesistenti, che vengono sostanzialmente modificati e le cui titolarità risultano quindi stravolte rispetto anche a problematiche che sono collegate al resto del contesto legislativo.

Nel resto del testo legislativo le vecchie province sono chiamate a porre in essere operazioni di riassetto finanziario e organizzativo del personale rispetto alle nuove province. Questo stesso fatto stravolge l'assetto territoriale e le pertinenze, e quindi la nostra volontà è quella di giungere, nella sessione delle elezioni amministrative prevista per il 2003, al completo rinnovo delle amministrazioni provinciali nel territorio regionale, dando vita quindi a un nuovo schema generale di assetto delle province che, di fatto, realizza anche per l'amministrazione regionale un nuovo riferimento del decentramento della programmazione e dei poteri regionali nei confronti di un nuovo schema territoriale delle province. Questo per quanto riguarda l'emendamento numero 1.

Per quanto riguarda gli emendamenti numero 8 e 21 sottopongo ai colleghi del Consiglio, e soprattutto all'Assessore degli enti locali, un problema che è stato più volte riportato e trattato anche in sede di Commissione. Noi sappiamo che l'assetto territoriale scaturito dalle decisioni assunte dal Consiglio regionale il 31 marzo 1999 in qualche modo risponde in maniera non omogenea al principio di autodeterminazione delle amministrazioni comunali che è, a mio giudizio, il vero principio costituzionale che noi siamo chiamati a rispettare prioritariamente. Questo principio non è stato rispettato in maniera omogenea, perché è stato mediato con l'esigenza di stabilire i parametri per creare quel determinato numero di province.

Ora questo fatto per noi è assolutamente grave, perché il nuovo assetto delle province non può partire con un'autodeterminazione a due velocità, vale a dire che il principio dell'autodeterminazione vale per alcuni cittadini e per altri no e quindi non si applica. Noi riteniamo che questo principio vada applicato anche a costo di una procedura in deroga rispetto a quella prevista dalla legge numero 4 e, secondo me, bene avrebbe fatto l'attuale Assessore, anche per i precorsi ragionamenti fatti in Commissione, ad attivarsi in funzione non di uno stravolgimento, ma di una modestissima rettifica che riguarda pochissimi comuni che a suo tempo avevano fatto le loro determinazioni in base all'articolo 5 della legge numero 4, per arrivare alla definizione del nuovo assetto in termini solidali. Infatti il rispetto di un principio costituzionale garantisce la solidarietà delle comunità e noi, quando facciamo le nostre leggi, dobbiamo prima di tutto aggregare, fare sintesi, creare sinergia anche sotto il profilo istituzionale e non condizioni di divaricazione, di dissenso, di insoddisfazione. Questo si sarebbe potuto fare.

Noi presentiamo un emendamento che tende a realizzare una sorta di deroga, di eccezione; ci rendiamo conto, però, che può creare problemi anche sotto il profilo della coerenza legislativa. Su questo attendiamo la discussione e forse anche un atto di buona volontà da parte dell'Assessore, perché credo che possa essere assunta, tramite un ordine del giorno o un accordo, un'iniziativa legislativa che nei termini delle prossime scadenze previste nella legge possa garantire a quei pochissimi comuni di rientrare a pieno titolo nella partecipazione democratica alla gestione delle amministrazioni provinciali nascenti, organi fondamentali della programmazione territoriale e anche organi di appartenenza alla comunità territoriale storica, economica e sociale che ciascun comune della Sardegna deve sentire come elemento fondamentale per la propria vocazione di sviluppo e per le proprie determinazioni circa lo sviluppo e il progresso delle loro comunità. Questo è il senso dei due emendamenti.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 3 ha facoltà di illustrarlo.

SANNA SALVATORE (D.S.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 4 ha facoltà di illustrarlo.

SANNA SALVATORE (D.S.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 12 ha facoltà di illustrarlo.

VARGIU (Rif. Sardi-U.D.R.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 15 ha facoltà di illustrarlo.

VARGIU (Rif. Sardi-U.D.R.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE.Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Giovannelli, relatore.

GIOVANNELLI (F.I.-Sardegna), relatore. Mi rimetto all'Aula.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna), Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Sugli emendamenti numero 20, 1 e 8 il parere è contrario; l'emendamento numero 21, che sostituisce l'8, casomai può essere sospeso; sul 4 il parere è favorevole; sul 3 è contrario; sul 12 e sul 15 la Giunta si rimette all'Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'articolo 1 e sugli emendamenti il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, nell'iniziare la discussione dell'articolato e degli emendamenti, preannuncio, cosa che poi è già avvenuta anche durante la discussione generale, il mio personale convincimento circa l'utilità di questa legge. Si tratta di una legge voluta da tutte le parti politiche presenti in Consiglio e che assolve una funzione ritenuta essenziale non solo dall'Assemblea legislativa, ma soprattutto dalle popolazioni dei territori che hanno manifestato questa esigenza con determinazione e con spirito di confronto democratico. Quindi, sgombrato il campo da possibili equivoci in ordine alle reali volontà, mia personale e della parte politica alla quale appartengo (e ritengo di non sbagliarmi quando affermo questo), dico anche che il passaggio che stiamo affrontando è veramente di notevole importanza per lo svolgimento dell'attività futura delle vecchie e delle nuove province.

Il nostro compito fondamentale è dunque quello di fare una legge che sia la migliore possibile e la più ampiamente condivisibile, perché ritengo che spetti all'Aula, rispetto a quanto fatto in Commissione, migliorare il contenuto della legge, se è possibile, e non certamente appesantirla o in qualche modo comprometterne l'efficacia e tanto meno modificare le condizioni che hanno fatto sì che questo consenso e questa condivisione si formassero nella Commissione di merito.

Per quanto riguarda l'articolo 1 devo preannunciare che sono stati presentati degli emendamenti che vanno in direzione diversa rispetto all'indicazione della Commissione, la quale prevedeva che l'elezione delle nuove province avesse luogo nel turno ordinario di elezioni amministrative del 2002. Ovviamente, essendo superato quel termine, si va al 2003, ma con riferimento a tutta una serie di indicazioni ed elementi che erano saggiamente, giustamente e correttamente contenuti nella legge stessa.

Oggi vedo che sono stati presentati alcuni emendamenti che, stravolgendo questa impostazione della Commissione, prevedono che con l'istituzione e l'attuazione delle nuove province si proceda anche allo scioglimento degli organi delle vecchie province. A mio modo di vedere questo non è corretto, intanto perché bisogna capire sino a che punto l'Assemblea, che è sovrana, può entrare, quanto meno per una questione di opportunità, nel merito del voto espresso dai cittadini sardi nell'aprile del 2000, quando hanno eletto i quattro consigli provinciali, attribuendo ad essi un mandato con scadenza al 2005, e hanno anche eletto - per la prima volta con elezione diretta - i presidenti delle quattro province per la durata di un quinquennio.

PIRISI (D.S.). Per la seconda volta.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Sì, per la seconda volta, ha ragione, chiedo scusa. E' un'osservazione che recepisco perché è corretta.

Io dico che stiamo entrando in un campo estremamente delicato, che è quello di una manifestazione dell'Assemblea rappresentativa del popolo sardo, il quale si è espresso in una determinata direzione e i mandatari di quel consesso elettorale oggi vogliono cambiare inopportunamente, a mio modo di vedere, forse inopinatamente rispetto alle previsioni degli elettori, la validità di quel voto.

Sotto questo aspetto devo dire che se l'emendamento numero 1 dovesse essere votato e, peggio, approvato a voto segreto, in un momento in cui la maggioranza dimostra la sua debolezza, come è avvenuto in questi ultimi tempi e anche ieri sera, per quanto mi riguarda la condivisione globale della legge, che si fonda anche sulla possibilità della elezione degli organi delle nuove province alla scadenza naturale di quelli attuali, o quanto meno anche prima della scadenza naturale, ma dopo che siano stati rispettati tutti i passaggi che sono indicati nella legge licenziata dalla Commissione, verrebbe meno quel presupposto fondamentale sul quale la mia condivisione del progetto si impernia.

Quindi, per quanto mi riguarda, se quell'emendamento dovesse essere approvato a voto segreto, mi riterrò libero, con tutti i colleghi che vorranno seguire questa mia personale iniziativa, di richiedere il voto segreto della legge, così come è diritto dei colleghi dell'opposizione richiedere il voto segreto degli emendamenti. Se la legge è condivisa ci si confronta apertamente e su una questione di così vasta importanza tutti quanti, in un confronto democratico, assumiamo le nostre responsabilità nei confronti degli elettori e delle popolazioni dei territori che fortemente richiedono questa legge, anziché trincerarsi dietro il voto segreto per far approvare istanze di cui non voglio assolutamente mettere in discussione la legittimità, perché ciascuno di noi è legittimato a proporre ciò che ritiene opportuno in scienza e coscienza e nella tutela degli interessi che rappresenta, però i presupposti si fondano sulla condivisione di un progetto che prevede non lo scioglimento anticipato dei consigli provinciali sulla base di un atto di imperio legislativamente voluto, ma sulla base di un processo e di un iter che nella legge è stato indicato, sul quale io mi trovo perfettamente d'accordo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Signor Presidente, colleghi, in premessa voglio dire con molta chiarezza - e mi spiace - che quando il collega Balletto deroga al principio di opportunità e, se mi si consente, anche di decenza, dobbiamo dire le cose come stanno e dire esattamente se questo Consiglio regionale debba essere schiavizzato da una logica di opportunità molto molto particolari, non voglio usare il termine familiari, o debba esercitare la sua funzione riformatrice nella garanzia piena della libertà di coscienza di ciascuno, senza minacce e senza velate ipotesi di ritorsioni.

Noi le chiediamo, Presidente, fin da adesso, di garantire la libertà di coscienza di ciascun consigliere, e invito la maggioranza a dare un senso a questo dissenso che è tutto suo, perché - bisogna dire la verità - il testo di legge che stiamo esaminando ha origine dall'iniziativa dell'onorevole Biancareddu, oggi Assessore degli enti locali. Rispetto alle procedure della legge numero 4, che, in maniera intelligente, opportuna, democratica, ricca anche di salvaguardie dei principi costituzionali, descriveva la procedura per l'istituzione delle nuove province, il testo in discussione prevede un'accelerazione derogatoria anche per quanto riguarda le procedure referendarie che sono saltate, e quindi è saltato un livello di partecipazione democratica fondamentale. Bisogna che ce lo diciamo questo. Voi che vi considerate, a partire dal vostro Berlusconi fino ai "berlusconini" regionali, i portatori di una legittimazione straordinaria da parte del popolo a governare, dovete anche spiegare perché invece gli sottraete i diritti. Va bene, siamo in una stagione in cui il filo conduttore della vostra politica è quello di incidere sui diritti delle persone, quindi non ci meraviglia neppure questo.

Avete prodotto un'accelerazione derogatoria rispetto alla legge numero 4, che vi ha portato a proporre questa proposta di legge, sulla quale c'è dissenso tra voi, perché il dissenso tra la nostra posizione e la vostra si è manifestato in maniera palese prima in Commissione e adesso, in maniera altrettanto palese, in Aula su una questione che è lampante. Le affermazioni di Balletto, della Giunta e della maggioranza si contraddicono, perché se voi ammettete che sia giusto quello che è detto nel comma 1 dell'articolo 1, cioè che si procede al generale riassetto delle province in Sardegna, non potete accettare il contenuto dei commi 2 e 3, perché state realizzando un assetto a due velocità. E' qui la contraddizione, perché anche l'approvazione della legge regionale numero 9 è avvenuta con riferimento al riassetto generale, e voi state parzializzando una determinazione del Consiglio che andava nella direzione del riassetto generale. Quindi voi dovete comporre nella maggioranza il vostro dissenso, che non è debolezza, onorevole Balletto, è appunto dissenso. E da questo punto di vista credo sia giusto, perché dobbiamo anche essere obiettivi: quando abbiamo dovuto accusare l'onorevole Pili di avere copiato l'abbiamo documentato; oggi dobbiamo invece attestare che l'onorevole Pili è stato copiato, purtroppo, da Trapattoni, il commissario tecnico della squadra nazionale di calcio, che non si dimette nonostante tutto. E le affermazioni del collega Biancareddu in apertura ci fanno capire che comunque loro non si dimetteranno. Perché questo? Ma è un dato evidente, non c'è bisogno di ripeterlo, onorevole Biancareddu: noi siamo in una sorta di assedio alla democrazia, portato da voi che, mentre ci accusavate delle numerose crisi del Governo Palomba, vi siete dimenticati che l'onorevole Palomba, quando scendeva sotto i quaranta voti, aveva la dignità e la statura democratica di dimettersi. Voi andate quaranta, cinquanta volte sotto e non vi dimettete, perché non rispettate le regole democratiche! E dovreste fare a meno di fare certi riferimenti perché è una vergogna per voi e per questa Assemblea regionale!

L'altro aspetto che noi abbiamo sostenuto è che il mantenimento dei consigli delle vecchie province - lo dico a quelli della vostra maggioranza che sostengono la nascita delle nuove province - rappresenterà il fallimento, perché saranno proprio le vecchie province a impedire la nascita delle nuove a causa delle procedure che sono chiamate a svolgere per le nuove province. Come potranno mai garantirvi la nascita delle nuove province coloro che oggi non vogliono aderire a uno spirito riformatore che comporta delle rinunce? Colleghi, ogni processo riformatore comporta delle rinunce, anche sul piano politico, sempre! Non c'è mai una riforma che passa gratuitamente sulle sfere istituzionali superiori o paritarie. E poi vi abbiamo anche detto che non esiste nessun tipo di prassi che possa essere riferita a questa vostra idea, perché sempre, durante le fasi di istituzione di nuove province, o si è aspettata la naturale scadenza (ma voi non volete aspettare la naturale scadenza per istituire le nuove, perché chi vuole le nuove le vuole subito, quindi questo non è possibile) oppure si è proceduto al commissariamento delle vecchie per consentire, nelle more del commissariamento, di andare tutti contestualmente alle elezioni.

Questa è la prassi che conferma che il principio di contestualità è sacrosanto, perché non è possibile che un cittadino del comune di Iglesias, che ha votato per un determinato presidente della provincia, possa - in un momento temporale definito - mantenere la legittimazione al vecchio presidente e nel contempo nominarne un altro. Tutti i cittadini hanno diritto a un'unica e univoca espressione di voto e l'elezione diretta del presidente della provincia cambia anche il significato di quel voto, perché quella legittimazione non c'è più, appartiene a un altro, e quindi in funzione del principio dell'elezione diretta, della chiamata diretta alle funzioni di presidente, quel consesso non ha più validità e deve essere sciolto.

Circa il discorso sul voto segreto vorrei dire molto chiaramente questo: quando in Consiglio regionale, rispetto a processi delicatissimi di riforma, di cambiamento, di modernizzazione del nostro modo di concepire l'assetto istituzionale, intervengono fattori molto particolari, direi segni più di decadenza politica che di esaltazione della stessa, noi dobbiamo tutelare la libertà di coscienza. E siccome non abbiamo nessuna intenzione, onorevole Balletto, di misurare l'inconsistenza della maggioranza attraverso il voto segreto in questo caso, poiché abbiamo prove infinite della vostra divisione, della vostra inconsistenza e della vostra incapacità di essere maggioranza, non abbiamo bisogno di ricorrere al voto segreto per mettere in evidenza questa vostra situazione che ci è nota ed è nota all'opinione pubblica della Sardegna. Però, se il voto segreto è necessario per tutelare la libertà di coscienza di coloro che non vogliono essere sottomessi a lobby di pochi, qualche volta familiari, a interessi che riguardano il mantenimento di un potere che frena il processo riformatore in questa regione, è bene che si dia una prova di lealtà e della possibilità che questi processi avvengano, perché siamo convinti che se si stappa la botte una volta per tutte potremo attingere dal processo riformatore tutti e in maniera migliore. Se poi l'onorevole Pili vive la sua incertezza di presidente legittimato, lo rimandiamo ad altre occasioni, per il momento noi ne abbiamo già archiviate abbastanza e credo che molto presto ce ne saranno altre che lo potranno confermare al di là di questo appuntamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.-Sardegna). Credo che nessuno in quest'aula possa mettere in dubbio la legittimità di questa proposta di legge e dello scopo che essa si prefigge, cioè la creazione di nuove province. Il sottoscritto ha rilevato, fin dagli interventi svolti in occasione delle dichiarazioni programmatiche, la necessità inderogabile di dare dignità amministrativa a specifici territori della Sardegna, che da tempo richiedono giustamente una loro autonomia amministrativa. Mi riferivo allora alla Gallura, all'Ogliastra, al Medio Campidano e al Sulcis. Quindi credo sia indubbio, almeno da parte del sottoscritto, che il contenuto del testo esitato dalla Commissione rappresenti ciò che effettivamente si aspettano le popolazioni di questi territori.

Ma qui è necessario fare chiarezza dal momento che chiarezza si vuole, perché a me pare che la ragion politica stia prevalendo sulla ragion di Stato. Infatti con quale diritto, con quale autorità, con quali presupposti il Consiglio regionale può permettersi di determinare lo scioglimento dei consigli provinciali democraticamente eletti due anni fa, che rappresentano l'espressione libera e democratica di intere popolazioni della Sardegna, espressione certamente non sottomessa a nessuna tattica schiavista o quant'altro? Con quale diritto si dice: "Noi abbiamo la facoltà di..."? Questa facoltà quando diventa imperio e vessazione va di pari passo con l'autoritarismo e noi, checché ne pensi qualche collega che mi ha preceduto, siamo tutto fuorché una forza autoritaria. La nostra è una forza liberale, democratica, non schiavista, e lasciamo queste caratteristiche ad altre ideologie ben conosciute e tuttora esistenti in alcune parti anche della vecchia Europa.

Noi ci presentiamo, ripeto, come una forza democratica, senza nessun intento di sottomettere chicchessia. Un atto di sottomissione in questo caso sarebbe mandare a casa quattro consigli provinciali democraticamente e liberamente eletti dal popolo sardo. Chi può dare questa facoltà al Consiglio regionale? Per quanto mi riguarda, pur non essendo un costituzionalista, ritengo che sia una boiata il solo pensarlo, perché il Consiglio regionale non può sciogliere i consigli provinciali; certamente può proporre altre province, altri enti intermedi, ma non può sciogliere enti democraticamente eletti.

Ecco perché la ragion politica supera la ragion di Stato e supera quelle che sono effettivamente le esigenze di quei territori. Certo, sarebbe bene eleggere contemporaneamente i consigli di tutte le otto province, ma questo sarà possibile solo alla scadenza naturale del mandato dei consigli provinciali esistenti, che sono stati eletti in base a una precisa legge elettorale, secondo cui i cittadini sardi hanno eletto i loro rappresentanti nelle province, dando loro un mandato costituzionale di cinque anni che può essere interrotto solo per volontà degli stessi consiglieri provinciali, i quali possono decidere se e quando creare i presupposti per lo scioglimento del consesso di cui fanno parte. Non si è mai visto, nella storia della Repubblica italiana, che in fase di approvazione di una legge "democratica" sia stato proposto un articolo o un emendamento contenente questa finalità. Mai! Non so se sia successo durante il periodo del fascio.

(Interruzioni)

(Segue RASSU) Ma in quel periodo la volontà era una sola, e non era una volontà democratica. Certo è che dalla nascita della Repubblica ad oggi nessun consiglio regionale ha mai avanzato una proposta di scioglimento di enti intermedi, tanto meno di consigli provinciali. Lo vuole fare oggi il Consiglio regionale sardo, nell'interesse dei cittadini, si dice, ma questo non corrisponde a verità, poiché i consigli provinciali in carica stanno espletando il loro mandato politico-amministrativo nell'interesse delle comunità delle rispettive province e scioglierli oggi vorrebbe dire creare il caos, il disordine amministrativo e non certamente nell'interesse del popolo sardo. E' la ragion politica, è creare il caos, è creare l'ingovernabilità, è creare la tensione, è creare l'ingovernabilità del Consiglio regionale. Questo è il principale scopo politico che si vuole perseguire con l'emendamento numero 1, perché nulla impedisce che nella prossima tornata elettorale i cittadini delle nuove province scelgano i loro consiglieri, e che i vecchi consigli provinciali rimangano in carica fino alla scadenza naturale del 2005. Sarebbe ottimale - ripeto ancora - che le nuove province nascessero alla scadenza naturale dei consigli provinciali attualmente in carica; questa sarebbe la vera scelta politica e democratica.

Non so quali siano le motivazioni che hanno dato un'accelerazione così repentina alla legge, o per lo meno sappiamo tutti che c'è grande interesse intorno alle "poltrone", ma ciò può creare disordine in questo momento. Comunque sia, per come è impostata, la legge - ne do atto al collega Gian Valerio Sanna - non può determinare lo scioglimento dei consigli provinciali in carica, non può in nessun modo imporre la volontà di questo Consiglio regionale contro la volontà liberamente e democraticamente espressa dai cittadini nell'ultima tornata delle elezioni provinciali.

L'emendamento numero 1, quindi, non può essere accettato, perché va contro l'interesse delle comunità sarde, delle amministrazioni provinciali e di questo consesso regionale. Questo emendamento ha un solo scopo, come ho detto, quello di creare disordine e tensione e una spaccatura insanabile all'interno di questo Consiglio regionale per dimostrare, a qualsiasi costo (si continua nella mistificazione) che questa maggioranza non ha la possibilità di continuare a esistere, che non ha la capacità di completare il proprio mandato, che non ha la coesione necessaria per continuare a governare.

Questa maggioranza forse ha un solo difetto, che non è quello della sottomissione e dello schiavismo; ha il solo grande difetto di essere una maggioranza aperta, democratica, che ascolta le opinioni di tutti e che tenta di interpretare le vere ragioni ed esigenze della Sardegna, lasciando da parte le mere e meschine esigenze di singoli Gruppi o i personalismi di chicchessia. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Poche battute, signor Presidente, colleghi, per contribuire, per quanto è possibile, a operare un chiarimento di fondo. In quest'aula si sta svolgendo già da ieri, ma oggi ancora di più, un dibattito che ha del surreale, cioè una discussione che prescinde dalla realtà delle cose e pretende di conciliare, in un mondo tutto fantasioso, tanti elementi contrastanti per affermare tutto e il contrario di tutto. Io credo che a questo punto convenga fare alcune valutazioni molto semplici.

Intanto il Consiglio regionale non sta promuovendo un grande evento; il Consiglio regionale sta puramente e semplicemente compiendo un atto consequenziale che anche sul piano giuridico-istituzionale si configura come un atto dovuto. Se importanza c'era sul tema, chi ha voluto l'ha valutata nel momento in cui si sono decise le cose importanti, cioè nel 1997, quando si è fatta la legge quadro che avviava una procedura per istituire in Sardegna nuove province, ipotizzate in otto. Poi, cammin facendo, si è persa - questo è un gran guaio, ma nessuno ne parla - la configurazione dell'area metropolitana, che pure era contenuta nella legge del 1997, che doveva completare il disegno di riorganizzazione istituzionale sul territorio a livello intermedio. L'area metropolitana si è persa per strada, è finita in qualche cunetta, nessuno si premura neppure di dare soccorso al ferito. Eppure questa questione dovrà essere quanto prima ripresa perché il disegno complessivo dovrà essere nell'insieme completato.

La legge quadro, dicevo, è del 1997, lo schema istituivo delle nuove province votato dal Consiglio regionale è dell'aprile 1999. A quel punto gli adempimenti di rilevanza istituzionale primaria erano conclusi, si trattava e si tratta solo di procedere agli adempimenti conseguenti. Sono passati tre anni dal 1999 a oggi e sono tre anni grandemente sprecati; voi della maggioranza e della Giunta di centrodestra li avete pressoché sprecati, perché il tempo avrebbe dovuto essere utilmente impiegato per procedere a quegli adempimenti non solo formali, ma sostanziali, come abbiamo provato a dire in più circostanze, cioè pensare a una misura di riordino istituzionale in questa Regione che contenesse una migliore articolazione nel territorio delle rappresentanze istituzionali. Articolazione del potere intermedio nel territorio vuol dire pensare a una dimensione più propria della rappresentanza, ma soprattutto alla concreta possibilità di partecipazione popolare alla vita pubblica. Questo era il senso del riordino da fare, ecco perché l'abbiamo già detto e lo diciamo ancora: ci rendiamo conto che voi del centrodestra siete sordi a ogni e qualsiasi sollecitazione che porti verso l'ordine istituzionale e sociale, per cui per tre anni siete fuggiti e continuate a fuggire di fronte alla necessità di realizzare che le nuove province complessivamente saranno otto. Voi pensate solo a un'operazione meccanica e numerica, perché i numeri, soprattutto quando si tratta di numeri economici e aziendali, sono il vostro forte; non vi preoccupa il contenuto, non vi preoccupa l'obiettivo, non vi preoccupa il rinnovamento della politica in questa regione, vi preoccupa solo mantenere potere, sottopotere e "bottega" annessa.

Per cui tutto questo squillare di trombe in questi giorni mi sembra davvero fuori luogo. Il Consiglio regionale sta compiendo un passo in ritardo, un passo incerto, perché ancora una volta sfugge, e sfugge per responsabilità della Giunta e della maggioranza, perché chi propone i contenuti, chi elabora le proposte di riordino, chi propone le leggi è principalmente la Giunta, sostenuta dalla maggioranza, quando c'è. Ma voi non siete una maggioranza politica, siete una maggioranza numerica, siete un aggregato di interessi, un coacervo di interessi neppure tanto omogenei, per cui quel che ne deriva è questa incertezza, questo ritardo e anche questo guasto.

L'articolo 1 di questa legge è il punto nevralgico. Fanno bene alcuni di voi della destra a preoccuparsi, è così, ma nessuno tenti di confondere le carte in tavola. Noi abbiamo sostenuto da sempre la necessità di istituire nuove province, e infatti abbiamo partecipato all'elaborazione della legge quadro nel 1997 e abbiamo proposto al Consiglio regionale lo schema delle otto o nove province nel 1999. Eppure qualcuno ancora ci domanda: "Ma voi di Rifondazione Comunista siete convinti assertori delle nuove province o no?" Se non fossimo convinti assertori non le avremmo proposte. Un Assessore, sia pure debole, gracile, timido quanto potevo esserlo io nel 1999, avrebbe trovato, in quella fase convulsa di fine legislatura, non uno, ma mille espedienti per non presentare quello schema, invece lo presentò. Il Consiglio regionale approvò quello schema e ora deve adempiere. Sono passati tre anni e in questi tre anni si è solo inutilmente battibeccato. Non si è fatto uno sforzo serio di approfondimento del tema, di previsione di un riordino complessivo con l'istituzione delle nuove province, enti intermedi, essenziali nel sistema e nell'ordinamento istituzionale dell'autonomia, per valutare che cosa farne di ogni e qualsiasi altro elemento intermedio, perché continuando a creare enti intermedi alla fine si creano confusione e sperpero di risorse, non solo finanziarie, ma anche umane.

Di volta in volta sentiamo parlare di riforme quelli che si chiamano Riformatori, perché del parlare di riforme se ne può fare una sorta di rendita politica ed elettorale, ma mai che uno di loro proponga e faccia un pezzetto di riforma! Io lo dico scherzando, ma non è poi uno scherzo: "Fantola, per favore, dacci una riforma, anche una riformina piccola piccola, in miniatura, una parvenza di riforma, ma non continuare a dire "riforme, riforme" senza mai farne una.

Che cosa ne facciamo di tutti gli enti settoriali che sono sparsi in questo territorio, dei ventotto enti delle acque, dei consorzi di bonifica, degli enti del turismo, di tutti questi enti ed entini dei quali voi vi preoccupate solo per rinnovare e moltiplicare i consigli di amministrazione e i presidenti? Che cosa ne facciamo nel momento in cui in Sardegna si migliora il sistema intermedio con le nuove province? Non è questo il momento per procedere almeno a un avvio di riordino complessivo? Voi dite "no" perché siete contrari alle riforme e al miglioramento del sistema!

Qui non si tratta di ipotizzare lo scioglimento di province esistenti. Il Consiglio regionale sta ipotizzando nuovi organi rappresentativi, e nel momento in cui ipotizza nuovi organi rappresentativi è chiaro ed evidente che al cittadino elettore, al popolo sovrano deve essere data la possibilità di nominare i suoi rappresentanti.

Vorrei chiedere al collega Balletto, che è un eccellente commercialista: si è mai visto che qualora i soci decidano di sciogliere la società di cui fanno parte per costituirne delle altre, sia pure per perseguire gli stessi fini, gli amministratori della società preesistente rimangano in carica per gestire un pezzo di quella che era la vecchia società? No, nel momento in cui una società si divide in tre, quattro o nove diverse società è chiaro che esse sostituiscono la prima e si danno i nuovi organi di amministrazione. Questo è un punto di coerenza democratica, questo è un punto di lealtà democratica; i francesi direbbero di lealtà repubblicana, noi ci fermiamo e insistiamo sulla lealtà democratica. Non esistono amministratori al di fuori del mandato che è loro conferito dai cittadini elettori; non esiste la possibilità neppure astratta e teorica che possano persistere in carica rappresentanti che non sono più tali, in tutto o in parte.

Io credo che questa sia più una questione di calcolo secondaria, che non la questione principale. Credo, per averlo sentito in diverse circostanze, che la stessa sensibilità democratica degli attuali amministratori delle province determinerebbe da parte loro (anche se non lo prevedesse la legge, ma non può non prevederlo) un atto di rinuncia, perché nel momento in cui si crea una diversa consistenza della base elettorale che conferisce il mandato è chiaro che questa è la conseguenza. La questione è elementare: le province si possono fare o non fare, questo è il punto; se le si vuole fare, però, bisogna farle con i crismi della legalità, con la forza dell'autonomia e della democrazia, che si fonda soprattutto sull'avvicinamento del cittadino alle istituzioni, e non sulla sua dissociazione. Non si era detto che il riordino istituzionale consistesse in questo.

Chiedo scusa, queste erano le semplice riflessioni che volevo richiamare, perché sono argomenti che noi abbiamo già rappresentato e che si ripresentano adesso, in ragione della modifica dell'articolo 1, che chiama in causa la coscienza democratica di ogni singolo consigliere, dei Gruppi e dei partiti politici.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Signor Presidente, io credo che trattando della legge sulle province, occorra tornare un po' allo spirito originario della vecchia proposta per recuperare un concetto di partecipazione che mi è sembrato essere alla base della raccolta delle firme che abbiamo realizzato una ventina di giorni fa, insieme al collega Giovannelli, per evitare l'esigenza di inversione dell'ordine del giorno e per inserire invece un tema che era maturo, non tanto dal punto di vista del testo, quanto per la espressa volontà di realizzazione delle nuove province.

Io eviterei di collegare i voti sui singoli emendamenti e il voto finale sul testo di legge a questioni aperte all'interno della maggioranza e che si riferiscono a una verifica che voi dovrete fare. Fatela, prima la fate meglio è, e se troverete l'accordo, povera Sardegna! Ma questo non c'entra nulla, così come non c'entra nulla il rapporto tra il voto segreto sugli emendamenti che tendono a modificare i commi 2 e 3 dell'articolo 1 e il voto segreto sul testo finale.

Vogliamo tutti la legge sulle province? Allora rispettiamo il parere del Consiglio e garantiamo che sarà posto in votazione il testo che scaturirà dal dibattito, evitando di dire: "Se modificate anche solo una piccola parte del testo della Commissione, chiederemo il voto segreto per bocciare la legge", perché non mi sembra che vi sia un nesso tra le due cose. Siccome tutti vogliamo questa legge, io penso, collega Balletto, che, rispettando la funzione del Consiglio, la votazione debba essere palese, perché questo aiuta i ragionamenti dei diversi colleghi e permette di entrare nel merito degli emendamenti e degli articoli, senza caricarli di significati diversi.

Allora, perché sono validi gli emendamenti che propongono la contestualità delle elezioni? E' semplice: a parte ciò che riguarda l'elezione, a legge approvata, dei consiglieri provinciali, espressione dei territori delle nuove province, c'è anche l'aspetto relativo ai presidenti in carica delle province, che sono eletti in un territorio che sarà amministrato da un altro presidente, quindi è giusto che ogni territorio sia amministrato dai rappresentanti eletti direttamente dal popolo. Io non caricherei questo aspetto di significati che non ha: "Vogliono la contestualità perché tre province sono governate dal Polo e una dal centrosinistra, quindi vogliono strumentalmente far venir meno un'espressione del voto". No, non è così, ossia non c'è nella nostra volontà l'esigenza di un'impostazione politica di questo tipo. Io penso che occorra limitarsi a un rapporto democratico e istituzionale per quanto riguarda gli schieramenti politici e non caricare questa questione di altri significati; occorre cioè limitarsi all'aspetto tecnico e all'esigenza di far corrispondere i consigli di amministrazione ai territori amministrati.

Io intravedo della strumentalità anche per quanto riguarda un'altra osservazione che viene fatta, ma personalmente non ritengo sia posta in modo strumentale: "Vogliono mandare a casa i consigli provinciali, ma non è un potere del Consiglio regionale". Non è neanche così, perché sappiamo che il Consiglio ha talvolta posticipato la data delle elezioni; lo ha fatto il Parlamento nazionale perché ne ha la competenza, ma la stessa competenza ce l'ha il Consiglio regionale, quindi può operare in questa direzione.

Ma c'è anche un'altra esigenza, anch'essa di natura tecnico-politica: bisogna fare in modo che le scadenze dei consigli provinciali siano omogenee per evitare che ci sia un'interferenza nel confronto tra le forze politiche durante la campagna elettorale, giacché parte del territorio ha già eletto i propri rappresentanti nella vecchia provincia, che possono essere al governo o all'opposizione, e si accinge ad eleggerne di nuovi. Penso quindi che far coincidere le elezioni degli otto consigli provinciali sia giusto e rispetti lo spirito della legge nazionale. Il Parlamento ha indicato le date entro le quali si devono espletare le elezioni, per fare in modo che ci sia un'unica campagna elettorale; noi abbiamo ipotizzato in primavera o in autunno, ma optiamo per la primavera, riservando l'autunno ai casi straordinari. Quindi siamo nella logica parlamentare e istituzionale, non vi sono forzature di altra natura.

Io penso, dunque, che si possa procedere all'approvazione degli emendamenti che prevedono la contestualità delle elezioni in tutto il territorio regionale, per far corrispondere le presidenze elette ai territori amministrati. Non si può operare socialmente, economicamente e politicamente in un territorio e rappresentarne un altro nella funzione di governo. Non si può pensare che i consiglieri provinciali eletti nei territori delle nuove province continuino a rappresentare un territorio diverso per quanto riguarda il governo della cosa pubblica.

La nostra indicazione contenuta negli emendamenti corrisponde a un'esigenza di tipo istituzionale e amministrativo; non carichiamola di altri significati. E poi sono opinioni, pensieri, valutazioni; può prevalere la nostra valutazione o può prevalere la valutazione opposta, ma non per questo si deve dire: "Siccome è prevalsa un'ipotesi non se ne fa più nulla di tutto il resto". Se i nostri emendamenti dovessero essere bocciati approveremo il testo definitivo che sarà licenziato dal Consiglio, perché quello, collega Balletto, è il punto importante della nostra discussione, altrimenti è chiaro che prestiamo il fianco a facili illazioni.

Ho sentito anche l'intervento del collega Rassu, che si è richiamato ai sistemi comunisti, ma lui è stato anche iscritto al Partito comunista quindi ha titolo per farlo, non è qualcosa di cui non può discutere, in quanto da ragazzo ha maturato, seppure male, un'esperienza di quel tipo.

RASSU (F.I.-Sardegna). Ho vissuto quell'esperienza e meno male che mi sono ravveduto!

CUGINI (D.S). Ha avuto un'esperienza, ossia tutti i guasti che rappresenta sono causa della militanza nel Partito comunista in quel periodo, invece molti altri si sono rivelati migliori di lui, chiaramente. Però lui quel richiamo lo può fare.

La parte del suo intervento che non si riferiva alle opposizioni, la parte dura del suo intervento riguardava un ragionamento già esposto dal collega Gian Valerio Sanna in merito alla maggioranza. Nei nostri ragionamenti dobbiamo distaccarci dalle situazioni personali: ci sono i fratelli Balletto, io sono Cugini, ma se anch'io facessi un ragionamento di parte è chiaro che il provvedimento assumerebbe, anche nella discussione in Aula, una valenza diversa. Occorre dunque ragionare con pacatezza per giungere all'approvazione di questo testo, ma facciamolo con rapidità, perché si tratta di una legge attesa dalla stragrande maggioranza dei territori che fanno parte delle attuali province.

Io ritengo quindi che dobbiamo rispondere a un'esigenza istituzionale, mettere avanti gli interessi della collettività, lasciando invece da parte quelli che ognuno di noi può rappresentare, e dare spazio a un confronto costruttivo sul testo di legge. I nostri emendamenti, in particolare i primi due, sono veramente costruttivi se riferiti al contesto generale nel quale saranno calati a legge approvata.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Io intervengo molto brevemente per mettere in evidenza un aspetto che mi pare sfugga ai più. Sfugge soprattutto la recente modifica del Titolo V della Costituzione, che ha introdotto un principio in forza del quale non esistono più enti sovraordinati o sottordinati, ed è un principio di una tale chiarezza che forse vale la pena qui richiamare: "La Repubblica è ordinata in comuni, città metropolitane, province, regioni e Stato".

Bisogna quindi partire da questo principio per evitare che si crei una situazione davvero pericolosa sul piano dei principi della democrazia. A me veramente preme sottolineare come spesso, quando vi sono stati atti di prevaricazione o di arroganza da parte dello Stato, il Consiglio regionale si sia giustamente ribellato e abbia protestato. La stessa situazione si pone oggi nel confronto tra il sistema degli enti intermedi e la Regione. Non vorremmo che un vizio per il quale abbiamo spesso criticato - e a ragione - lo Stato, oggi lo facessimo nostro come Regione. Ecco perché vorremmo ribadire il principio secondo cui vanno evitati i sistemi improntati a una logica forse più di autoritarismo che di rapporto paritetico; principio che deve essere assolutamente rispettato perché è un principio costituzionale che sta alla base dei rapporti tra i diversi enti territoriali.

Le valutazioni negative che sono state fatte sull'emendamento che porta la firma dell'onorevole Gian Valerio Sanna muovono innanzitutto da questa considerazione, anche perché riteniamo che il voto espresso dagli elettori sia sacrosanto e vada rispettato e che non sia concesso e non si debba concedere a nessun altro ente o organismo di poter vanificare il significato di quel voto.

Ragionevolmente io, l'ho detto ieri, lo ribadisco oggi, mai avrei pensato di prendere in questo senso le difese addirittura di una Giunta del centrosinistra, quale quella che governa l'attuale provincia nuorese, ma lo faccio appunto perché non mi interessano le questioni di basso cortile che abbiamo sentito anche questa mattina in quest'aula, dove anche dai banchi della opposizione sono state poste questioni legittime e improntate a un ragionamento non conciliabile con quello di questioni meno nobili, che nulla hanno a che fare con il tema in discussione.

Allora, io vorrei brevemente richiamare il ruolo della maggioranza in questo contesto: sono stati presentati degli emendamenti (lo dico perché ho sentito che se ne parlava, non perché non esistano problemi all'interno della maggioranza, così come ne esistono nello schieramento del centrosinistra) che recano la firma di tutti i Gruppi e che tentano di riportare a chiarezza il sistema del collegamento e dei rapporti tra le province esistenti e le nuove province, tracciando una strada operativa per la distribuzione di risorse finanziarie, strumenti, patrimonio e personale, garantendo altresì l'intervento regionale laddove se ne ravvisasse la necessità in termini finanziari, ai fini del mantenimento degli equilibri di bilancio dei nuovi e dei vecchi enti. Quindi c'è tutto l'interesse da parte nostra perché l'iter della legge sia improntato a questo principio di chiarezza e non si introducano, sotto forma di emendamenti, elementi che possono pregiudicare e vanificare l'attuazione delle nuove entità territoriali.

Voglio anche ricordare che nel resto d'Italia alla nascita di nuove province si è sempre prescelto un percorso similare a quello che la maggioranza ha proposto con gli emendamenti che ho richiamato, e si è sempre seguita la regola di far decorrere l'operatività delle nuove province dal momento della naturale cessazione del mandato dei consiglieri in carica delle province preesistenti.

Richiamo per tutti il caso dei decreti legislativi istitutivi delle province di Biella, Crotone, Lecco, Lodi, Rimini, Vibo Valentia, Prato e Melfi. Il decreto legislativo del marzo 1992, istitutivo della provincia di Prato, attribuisce, per esempio, alla provincia madre di Firenze il termine di diciotto mesi per la ricognizione della propria dotazione organica del personale e per deliberare lo stato di consistenza del proprio patrimonio ai fini delle conseguenti ripartizioni, da effettuarsi con apposito atto deliberativo, indicando anche le modalità attraverso le quali operare lo stato di consistenza del proprio patrimonio, e statuendo il principio che le relative procedure debbano essere improrogabilmente completate prima delle elezioni dei consigli delle due province, che secondo le previsioni di legge devono aver luogo nel turno generale delle consultazioni amministrative ordinarie. Un iter simile è stato scelto anche per l'istituzione della provincia di Melfi, e così via discorrendo.

Quindi mi pare che vi sia coerenza con il sistema già sperimentato in altre entità territoriali e su questo argomento il richiamo a non porre questioni di altra natura lo facciamo anche noi dai banchi della maggioranza, perché non riesco a capire per quale motivo alcuni colleghi della opposizione pongano il problema della fiducia al presidente Pili. Io voglio dire, da questi banchi, che il presidente Pili ha la nostra fiducia ora e per tutto il corso di questa legislatura, quindi chi siede nei banchi della opposizione o chi è ancora in cerca di casa si tolga bene dalla testa che possa essere messa in discussione la fiducia al presidente Pili e alla sua Giunta. Questo lo dico per un dovere di chiarezza, per sgombrare il campo da equivoci che ancora ricorrono, anche in riferimento a questa legge che nulla ha a che vedere con un discorso che è evidentemente interno alla maggioranza e non deve costituire, in questa sede, oggetto di ulteriore discussione.

Mi pare che l'accostamento alle esperienze delle sei o sette Giunte Palomba veramente sia a dir poco irriverente, perché le crisi in quel contesto nascevano da questioni ben precise e sempre ricollegabili a questioni di assetti, di poltrone e di potere. Qui, lo diciamo francamente, la Giunta Pili e questa maggioranza sono nate da una convergenza di partiti che fanno parte della Casa delle Libertà e di altri partiti che con essa hanno sottoscritto un patto.

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Io mi auguro che il confronto alle prossime elezioni - ma questo vale sia per noi sia per lo schieramento avversario - avvenga finalmente sulla base di coalizioni omogenee, il che sicuramente consentirà a chi vincerà di avere maggiore stabilità e maggiore autorevolezza anche nel condurre l'esperienza di governo della Regione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (D.S.). Signor Presidente, io voglio fare alcune osservazioni e considerazioni molto rapide, se ci riesco, perché mi pare importante in questa circostanza rilevare come questo Consiglio si appresti finalmente a fare una prima importante e significativa riforma, seppure con molti ritardi - e su questo tornerò - rispetto ai tempi previsti.

E' importante che questa riforma venga fatta per rispondere alla volontà popolare, perché le nuove province nascono nei territori maggiormente interessati proprio per volontà dei cittadini, e se con questa riforma riusciremo a rispettare finalmente gli impegni assunti solennemente con i sindaci avremo compiuto un passo estremamente importante.

Non ritorno sull'importanza della legge, perché mi pare ormai ovvio e assodato che la volontà popolare sia quella di dare avvio alle nuove province, in risposta all'esigenza di programmare lo sviluppo locale tenendo conto dell'omogeneità dei vari territori, della storia e della cultura dei diversi territori. Da questo punto di vista mi sembra un po' singolare che dopo tanto tempo sia stato necessario chiedere l'inversione dell'ordine del giorno di questa sessione per discutere questo testo di legge, posto che tutti avevamo assunto con i sindaci impegni solenni, che oggi finalmente speriamo di rispettare. Questi ritardi, ovviamente, creano qualche perplessità, basti pensare che ieri alcuni esponenti della maggioranza sostenevano che fosse più urgente discutere il progetto di legge concernente l'IRAP (poi abbiamo visto che cosa è successo: l'Aula non ha approvato il passaggio all'esame degli articoli per cui per almeno sei mesi quell'argomento non potrà essere riproposto).

La legge istitutiva delle nuove province è del 1997, ma nel frattempo è avvenuto un fatto importante: la Corte Costituzionale ha affermato, finalmente, che l'Assemblea del popolo sardo può autonomamente legiferare in materia di istituzione di nuove province. Questo è un fatto estremamente importante se vogliamo riaffermare la nostra capacità di autodeterminazione, di autogoverno, nel momento in cui non solo il Governo tenta di vendere le aree demaniali delle zone industriali costiere della Sardegna, ma addirittura si vuole svendere il nostro patrimonio storico, culturale e ambientale, che è il grande capitale nel quale la Sardegna deve investire per il suo futuro. Questo risultato è importante e quindi si dovrebbero ancora di più accelerare i lavori per portarli a conclusione nella giornata odierna o comunque entro questa sessione consiliare.

I ritardi che si sono verificati nascondono certamente qualche imbarazzo e la volontà di qualcuno contraria a quella espressa pubblicamente di fronte ai cittadini. Come posso non ricordare gli scontri con l'attuale Presidente della Giunta regionale quando si opponeva strenuamente all'istituzione delle nuove province, perché pensava fossero soltanto strumenti per disporre di un maggior numero di auto blu, come diceva lui? Poi si è presentato con il centrodestra e ha cambiato idea. Io mi auguro che l'avvertimento dei colleghi Locci e Tunis, quando sostenevano che Mauro Pili non poteva essere il candidato Presidente del centrodestra se fosse stato contrario alle nuove province, gli abbia fatto cambiare idea definitivamente e che anche con il suo contributo si arrivi oggi ad approvare questa legge.

Il problema della contestualità: badate, io credo che il primo principio della democrazia sia quello di rispettare la volontà popolare e la volontà popolare poggia sul principio della rappresentatività. I presidenti delle vecchie province, una volta eletti i nuovi consigli provinciali, non rappresentano certamente più tutti i cittadini che li hanno eletti, dunque io credo che rinnovare gli organi delle quattro province significhi rispettare il principio della rappresentatività e della democrazia, quindi non ci dobbiamo arrampicare troppo sugli specchi, perché non stiamo violando niente. Illegittimo sarebbe mantenere in carica quelle amministrazioni. Poi ne possiamo fare uno scontro politico, possiamo dire quello che vogliamo, anche che con il voto di ieri non si è intaccata la fiducia al presidente Pili, ma è una fiducia che la vostra maggioranza gli fa mancare continuamente.

E' davvero patetico che qualcuno, come l'onorevole Pittalis, faccia riferimento alle sei crisi del governo Palomba, quando secondo la media inglese voi avete battuto abbondantemente quel numero di crisi. Ma soprattutto voglio ricordare all'onorevole Pittalis e alla maggioranza che nel Governo Palomba c'era la dignità di prendere atto della volontà del Consiglio; qui c'è invece l'arroganza di continuare a stare seduti sulle poltrone nonostante questo Consiglio bocci continuamente questa maggioranza.

Relativamente poi a un altro problema che è sorto in quest'aula, voglio fare riferimento, perché mi sembra un fatto importante che attiene anch'esso al rispetto dei principi di democrazia, al principio dell'autodeterminazione in relazione ai comuni che devono aderire alle nuove province. Io credo che questo principio debba essere rispettato, lo dico anche con qualche rammarico perché, per quanto riguarda il territorio nel quale vivo, ho accolto con molto dispiacere la decisione dei comuni di Siliqua e Teulada di restare nella provincia di Cagliari, tuttavia credo che l'emendamento presentato debba essere approvato proprio per affermare il principio dell'autodeterminazione, che è alla base della pari dignità che deve essere, anche nei nostri atti, riconosciuta a tutte le istituzioni della Sardegna, come recita il Titolo V della Costituzione. Il Consiglio regionale non può approvare norme che impongono vincoli agli enti locali e se con questa legge facciamo in modo che sia rispettato il principio dell'autodeterminazione faremo davvero un ulteriore passo in avanti verso delle riforme che prima di tutto rispettino la volontà popolare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere [S1] Masala. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Intervengo sull'argomento in discussione e particolarmente sugli emendamenti numero 1 e 4, perché l'attuazione della legge numero 4, a tre anni dalla sua approvazione, evidentemente è un problema di tale rilevanza istituzionale che non può lasciare nessuno insensibile. Quindi è assolutamente necessario, nel momento in cui si discutono e si approvano leggi di questa importanza, stare nell'ambito dello scopo per cui la legge stessa viene votata e non cercare di ottenere finalità differenti da quelle che essa si prefigge.

Ho fatto questa premessa perché a me pare, nel rileggere con attenzione la relazione della Commissione, che la legge numero 9 del 12 luglio 2001, che è stata vagliata dalla Corte Costituzionale, aveva la finalità - non dimentichiamolo - di consentire l'accelerazione della formazione delle quattro nuove province che si aggiungevano a quelle tradizionali di Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano.

E' vero che formalmente e anche sostanzialmente la legge numero 9 recita "sono istituite le seguenti province", ma è altrettanto vero che la finalità che la stessa legge si proponeva era quella di consentire alle nuove province di decollare autonomamente senza causare danno a quelle preesistenti. Questo era l'obiettivo, ed è riportato chiarissimamente nella relazione che è stata presentata all'Aula. Quanto previsto in particolare negli emendamenti 1 e 4 va contro il conseguimento di questo obiettivo, evidentemente risponde a logiche differenti che devono essere espulse dal ragionamento, altrimenti si fa qualcosa di diverso da ciò che il Consiglio si era impegnato a fare già con l'approvazione della legge 4/97, perché quella, casomai, era l'occasione per dire che si voleva andare contro il solco della tradizione, nel senso cioè che si intendeva procedere contemporaneamente alle elezioni dei consigli di tutte e otto le province, ma sarebbe la prima volta che questo accade nella storia della Repubblica italiana. L'esperienza più recente che noi abbiamo avuto è quella della provincia di Oristano: quando fu istituita questa provincia si stabilì l'elezione del nuovo organo provinciale avesse luogo nell'ordinario turno di elezioni amministrative, e questo sistema è stato seguito sempre. La legge 4/97 avrebbe dovuto stabilire anche le date e quindi ricongiungere tutte le date delle elezioni alle scadenze ordinarie, oppure avrebbe dovuto seguire la ratio della legge numero 9, cioè anticipare la formazione e il decollo delle quattro nuove province. Non si è trattato di uno scioglimento di società, si è trattato casomai di una scorporazione, di una affiliazione. Non mi risulta che la provincia di Sassari, per stare alla mia provincia, abbia inteso essere sciolta da questo Consiglio, e non credo che i ventidue consiglieri espressione della provincia di Sassari abbiano intesto sciogliere il loro consiglio provinciale. Hanno inteso invece creare la provincia della Gallura da una sua costola, ma non hanno assolutamente inteso sciogliere la provincia di Sassari, in tutte le sue espressioni. Chi è elettore della nuova provincia di Sassari, che comprenderà circa 330 mila abitanti, si sente legittimato dall'attuale governo provinciale e non si sente delegittimato per il solo fatto che a fianco sorgerà legittimamente la provincia della Gallura, con i suoi 140 mila abitanti. E' anche un fatto di rispetto della sovranità popolare, di quella vera però, nel senso cioè che non è possibile che in un emendamento si parli di "scioglimento di diritto", un'espressione quasi offensiva. Cosa vuol dire "decade di diritto il mandato degli organi delle province preesistenti"? Che 140 mila abitanti dicono a 330 mila: "Voi non contate niente, quello che avete fatto non esiste più"? Non è una questione di tornaconto, non è assolutamente vero, è l'esatto contrario. Io non sto facendo questo perché il Presidente della provincia di Sassari è mio fratello, perché anche se porta lo stesso mio cognome non è neppure mio cugino, né un lontano parente. E' per me un perfetto estraneo e non mi interessa affatto la sua presidenza, però non è assolutamente possibile affermare che il Presidente della provincia di Sassari, Franco Masala, non sia oggi legittimato ad essere tale dopo essere stato votato dalla stragrande maggioranza degli elettori di quella provincia, quindi ha il diritto di continuare a esercitare le sue funzioni, così come i Presidenti delle province di Cagliari, Oristano e Nuoro, che sono stati eletti dal corpo elettorale legittimato al momento e quindi devono poter svolgere la loro funzione fino al compimento del mandato, così come si conviene nelle democrazie, perché altrimenti non facciamo nient'altro di diverso, sia pure in forma apparentemente legale, da quello che Nicola Rassu evocava poc'anzi, cioè il commissariamento delle province, la nomina regia.

I ritardi nell'attuazione di questa legge ci sono stati perché non si è voluto raggiungere l'obiettivo di creare le nuove province, ma si vogliono raggiungere obiettivi diversi, come quello di distruggere, di demonizzare le altre province, di prendersi rivincite personali o di gruppo per questioni che nulla hanno a che vedere con l'argomento in discussione.

Ecco perché, essendo questa una questione di così grande rilevanza istituzionale, io ho ritenuto di dover intervenire dopo aver partecipato alla formazione della legge numero 4 e dopo aver concorso, sia pure in modo indiretto, all'approvazione della legge numero 9, che aveva l'obiettivo di rendere immediatamente operative le nuove province, cioè nella prima tornata elettorale utile, che non potrà più aver luogo nel 2000, come dice il testo licenziato dalla Commissione, ma nel 2003.

PRESIDENTE. La seduta antimeridiana si conclude qui. I lavori del Consiglio riprenderanno alle ore 16 e 30. Il primo iscritto a parlare è il consigliere Marrocu.

La seduta è tolta alle ore 12 e 58.


[S1] Interviene dai banchi dei consiglieri, quindi non come assessore.