Seduta n.368 del 01/02/1999 

SEDUTA CCCLXVIII

Lunedì 1 febbraio 1999

Presidenza del Presidente SELIS

La seduta è aperta alle ore 17 e 16.

PIRAS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 26 gennaio 1999, che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Loddo, Onida, Bruno Dettori, Cugini, Sassu, Pietro Usai, Obino, Salvatore Sanna, Cherchi, Berria, Cucca, Busonera, Petrini e Pietro Fois hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 1 febbraio 1999. Il consigliere regionale Falconi ha chiesto di poter usufruire di tre giorni di congedo a far data dal 1 febbraio 1999. Se non vi sono opposizioni i congedi di intendono concessi.

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:

Dal consigliere LADU:

"Norme in materia di gestione di vincolo paesaggistico di cui alla Legge 29 giugno 1939, n. 1497 e alla Legge 8 agosto 1985, n. 431, e provvisorie misure di salvaguardia paesistica-ambientale". (487)

(Pervenuta il 27 gennaio 1999 ed assegnata alla quarta Commissione.)

Dai consiglieri MANCHINU - BALIA:

"Proroga attuazione interventi di cui alle leggi regionali 17/1950, 1/1990 art. 56, 26/1997, finanziati per l'anno 1998". (488)

(Pervenuta il 28 gennaio 1999 ed assegnata alla ottava Commissione.)

Dai consiglieri CUGINI - PITTALIS - MASALA - BALIA - BONESU - AMADU - MURGIA - BIANCAREDDU:

"Modifiche all'articolo 2 della legge regionale 13 dicembre 1994, n. 38 (nuove norme sul controllo degli atti degli enti locali)". (489)

(Pervenuta il 28 gennaio 1999 ed assegnata alla prima Commissione.)

Confronto tra consiglieri e Giunta regionale

ai sensi dell'articolo 121 del Regolamento

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento del confronto tra consiglieri e Giunta regionale, ai sensi dell'articolo 121 del Regolamento. Ricordo che, in base al terzo comma del predetto articolo, ogni domanda di ciascun consigliere ed ogni risposta della Giunta non devono superare rispettivamente i due minuti.

Ricordo inoltre che la Conferenza dei Capigruppo, nel definire le modalità di svolgimento del confronto, ha stabilito, sempre a norma dell'articolo 121 del Regolamento, che possono essere effettuate 38 domande, di cui 19 riservate ai Gruppi di maggioranza e 19 ai Gruppi d'opposizione. Per quanto riguarda la maggioranza potranno essere rivolte 7 domande dai componenti del Gruppo progressista federativo, e pregherei il collega Ghirra, avendo il Capogruppo chiesto un giorno di congedo, di precisare se il Gruppo progressista federativo intende utilizzare la possibilità di porre tutte le sette domande oppure un numero più limitato e comunque di comunicarlo alla segreteria; cinque domande dai componenti del Gruppo dei Popolari, due rispettivamente dai componenti dei Gruppi Misto, Federazione dei Socialisti e dei Democratici, Rinnovamento Italiano e Indipendente ed una dal Gruppo di Federazione Democratica.

Per l'opposizione potranno svolgere nove domande i componenti del Gruppo di Forza Italia; cinque domande i componenti del Gruppo di Alleanza Nazionale; tre i componenti del Gruppo Misto e due i componenti del Gruppo Sardista.

Prego i colleghi Capigruppo di indicare chi sono i colleghi che intendono intervenire e quante domande intendono porre.

Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Il Regolamento stabilisce che al question time debba assistere l'intera Giunta. Siccome vedo che alcuni Assessori sono assenti e altri hanno chiesto congedo, sarebbe opportuno, prima che i Gruppi decidano a chi fare le domande, sapere se sono attesi altri Assessori in modo da poter organizzare il lavoro.

PRESIDENTE. Il problema che l'onorevole Bonesu ha posto è giusto, ma la Giunta è in gran parte presente, solo che ci sono tre richieste di congedo, anche per motivi di salute, non so se di tutti, ma ho appena comunicato all'Aula, che ne ha preso atto, le richieste di congedo dei colleghi Loddo, Onida e Pietro Fois. E' assente solo l'assessore Ballero di cui non ho notizie.

Quindi credo che si possano porre le domande a tutti i colleghi presenti. C'è una sola incertezza che riguarda il collega Ballero, adesso verifichiamo se è in arrivo; comunque credo che il numero degli assessori presenti, oltre che la presenza del Presidente della Giunta, ci consenta di dare avvio alla seduta.

Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Frau.

FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, vorrei porre una domanda all'Assessore della pubblica istruzione, che non è ancora presente ma dovrebbe arrivare, quindi vorrei aspettare un attimo, altrimenti sarei costretto a porre la domanda al Presidente della Giunta, il quale può sicuramente rispondere, però sarebbe opportuno che fosse presente l'Assessore competente. Sono pronto a prendere la parola quando lei vuole.

PRESIDENTE. Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Amadu.

AMADU (Gruppo Misto). Signor Presidente, la mia domanda è rivolta all'Assessore dell'industria.

Il problema che mi sta a cuore riguarda l'impianto Enichem di Portotorres. Notizie recenti molto allarmate parlano di una ipotesi di volontà di ridimensionamento dell'impianto Enichem di Porto Torres. Questa volontà chiaramente non sarebbe esplicita, ma sarebbe nei fatti, vale a dire tutta una serie di difficoltà che si frapporrebbero all'investimento di ben 165 miliardi previsti per il predetto impianto, investimenti che verrebbero in qualche modo impediti a causa di una serie di prescrizioni dei Ministeri competenti, in particolare del Ministero dell'ambiente in relazione all'ampliamento dell'impianto stesso finalizzato alla produzione di cumene e fenolo. Se il fatto rispondesse a verità, se ci fosse un tentativo di alto livello tendente a ridimensionare, quindi a portare al definitivo decadimento l'impianto di Porto Torres sarebbe un fatto molto grave. Il territorio del sassarese subirebbe un danno gravissimo, direi quasi irrecuperabile, già la situazione economica - sociale in quella zona è ad alto rischio, sappiamo dei livelli di disoccupazione esistenti, sappiamo anche delle difficoltà e quindi della non attuabilità finora dei nuovi piani di intervento per l'occupazione, programmi integrati d'area ed altri strumenti creati ma che ancora non vengono attuati, la disoccupazione aumenta e davanti a questa crisi drammatica si paventa addirittura il ridimensionamento o la definitiva morte di un impianto che per un territorio ha un significato storico sotto il profilo economico e sociale ma che ha un futuro. Tanti miliardi spesi, io credo che non si può gettare al vento una iniziativa così importante, allora credo che occorra un intervento pesante, direi decisivo e determinante, della Giunta regionale presso il Governo nazionale. So che qualche passo è stato fatto, che ci sono stati degli incontri a diversi livelli, ma in quest'Aula nessuno ha sentito il dovere di portare una qualche informazione rassicurante ai consiglieri regionali.

Mi faccio carico di questo problema sapendo che travalica i limiti di un interessamento individuale del singolo consigliere, ma che deve coinvolgere tutte le forze politiche, le forze sindacali e le forze imprenditoriali.

Chiedo alla Giunta quali azioni forti intende assumere rispetto a quello che finora, credo e spero, ha fatto perché il Ministero dell'ambiente ritorni sui suoi passi e perché, al di là di questo, che è un fatto episodico ma che può essere la lampadina che deve accendere l'attenzione di tutti, ci sia una volontà invece di far sì che l'impianto Enichem di Porto Torres acquisti una rilevanza strategica nazionale e possa dare anche una qualche risposta non solo in ordine al mantenimento dei livelli occupativi, ma possa dare qualche risposta in riferimento alla possibilità di ampliamento dell'occupazione nell'impianto stesso.

PRESIDENTE. Ricordo a tutti i colleghi che intervengono e alla Giunta che risponde, mi rendo conto che è difficilissimo stare nei due minuti, ma questo è il Regolamento fin quando non lo modifichiamo, quindi vi prego di fare uno sforzo di sintesi.

Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'industria.

PINNA, Assessore dell'industria. Vorrei rassicurare l'onorevole Amadu relativamente al problema che qui è stato richiamato nel senso che non esiste da parte dell'Enichem un programma di ridimensionamento dell'intervento degli investimenti a Porto Torres dei 165 miliardi richiamati per il fenolo e il cumene. E' vero che nelle scorse settimane si è determinata una situazione diversa in relazione al decreto di valutazione di impatto ambientale del Ministro dell'ambiente che prevede, nei confronti dell'impianto di Porto Torres, una serie di prescrizioni. Le prescrizioni di per sé possono essere considerate, almeno in una loro parte, anche abbastanza positive, nel senso che ove e quando saranno attuate consentiranno un risparmio della risorsa idrica attualmente attinta per gran parte mi pare dal Rio Mannu, e che potrebbe essere utilmente impiegata o per usi civili oppure nel settore agricolo. Quindi c'è il richiamo del Ministro dell'ambiente per un trattamento ulteriore e più approfondito della risorsa idrica, una riduzione del prelievo dai fiumi e dagli invasi dai quali attualmente si preleva, e la possibilità di utilizzare le risorse che così si risparmiamo in altra direzione.

L'altra prescrizione riguarda le emissioni nell'atmosfera, in particolare CO2. La difficoltà da parte di Enichem non è tanto con riferimento alla infondatezza delle prescrizioni quanto ai tempi di attuazione delle stesse. Si sono già svolti due incontri, anzi forse più di due, uno direttamente tra i dirigenti dell'Enichem di Porto Torres con il sottoscritto, ma anche con l'Assessore dell'ambiente separatamente per vedere i problemi distintamente per settori; un altro incontro si è svolto congiuntamente presso l'amministrazione provinciale di Sassari la settimana scorsa, è stato già chiesto l'incontro al Ministro dell'ambiente per vedere se è possibile adeguare le prescrizioni alla tempistica di attuazione degli interventi richiesti.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rivolgere la domanda il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.

BERTOLOTTI (F.I.). Rivolgerò questa domanda all'Assessore degli enti locali riguardante il tema delle concessioni demaniali marittime di interesse turistico e ricreativo.

In data 14 aprile 1998, con delibera numero 17/1, su proposta dall'Assessore Cogodi la Giunta eliminava gli automatismi nel rinnovo delle concessioni demaniali marittime riportando nel deliberato che nelle more della predisposizione ed approvazione del piano regionale tutte le concessioni da sentire medio tempore sia che si tratti di istanze di rinnovo, sia che si tratti di nuove istanze, dovranno essere eventualmente rilasciate in termini provvisori e con scadenza naturale e coincidente con la data di approvazione definitiva del piano regionale e il termine di durata comunque non potrà, in ogni caso, superare il 31 dicembre 1998.

Non so se quando si è emesso questo atto si avesse ben chiaro che eravamo alle porte della stagione turistica, ripeto 14 aprile 1998, e che per diventare operative queste concessioni hanno necessità del parere dell'Assessore della pubblica istruzione, del nullaosta della sovrintendenza dei beni ambientali, delle licenze per il noleggio delle attrezzature da parte del Comune e di quelle per l'esercizio di pubblici esercizi sempre da parte dell'amministrazione comunale, della iscrizione alla capitaneria per il noleggio di imbarcazioni; della licenza di posa in opera di corsia a mare da parte del Genio civile delle opere marittime, il tutto corredato dei relativi certificati antimafia da parte della Prefettura che normalmente non sono rilasciabili prima di 30 giorni...chiedo scusa, del resto credo che non ce ne saranno molte, se allunghiamo di dieci minuti questo ultimo question time non credo che succeda nulla...del tempo necessario per un normale operatore per doversi attrezzare ed effettuare gli ordini di attrezzatura normalmente passano non meno di quattro mesi, ma in ogni caso è successo che le concessioni del demanio marittimo sono state rilasciate nel mese di dicembre 1998 riferitesi alla stagione turistica 1998. La Regione ha comunque preteso il pagamento dei diritti su un bene che non è stato goduto da parte di nessuno. La Regione ha fatto sì che su questo settore non si creasse per questa stagione turistica alcun posto di lavoro, anzi facendone perdere, perché l'aver riportato ad un anno, quindi non dando certezza agli operatori sui tempi di concessione, ha impedito materialmente di programmare qualsiasi investimento, che quindi la stagione turistica, sotto questo aspetto, è andata in fumo con notevoli danni all'immagine della Sardegna e ai posti di lavoro che sono andati persi. Le domande sono queste: intanto se questa delibera di Giunta è stata pubblicata sul Bollettino Ufficiale e in che data, quando intende far approvare il famoso e famigerato piano per il rilascio delle concessioni. Quali atti vuole porre in essere per evitare che anche per il '99 la stagione turistica vada in fumo così come per il '98, e quindi in che termini di tempo intende rilasciare le relative concessioni, e che cosa vuole mettere in atto per evitare questo danno di carattere economico che assume quasi l'immagine di una rapina da parte della Regione con il pagamento delle concessioni avvenute a dicembre per un qualcosa che non è mai stato possibile utilizzare.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

Cogodi, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Mi limito a rispondere alle domande che sono state fatte ritenendo la questione che è stata sollevata di grande rilevanza ma poco fondata nei suoi elementi di conoscenza e di motivazione.

La competenza della Regione sarda nel rilasciare concessioni di utilizzazione del demanio marittimo a fini ricreativi e turistici fonda su una legge dello Stato del 1993 e riguarda l'attività istruttoria della procedura concessoria senza che alla Regione autonoma della Sardegna, che istruisce queste pratiche, pervenga neppure una lira di corrispettivo. Questo è uno di quei casi tipici di delega a perdere. Il corrispettivo che viene pagato dai soggetti che hanno in concessione e utilizzazione demanio marittimo viene interamente versato nelle casse dello Stato.

La Regione ha rilasciato in questi anni dal '93 al 97 - 98, perché nel '98 c'è stata una sorta di proiezione di quelle già rilasciate nel '97, circa 600 concessioni nel demanio marittimo senza avere in corrispettivo una lira, attrezzando uffici, pagando dipendenti per un valore che si aggira intorno ai due miliardi di spesa netta per questi uffici attrezzati per conto dello Stato. La Regione avrebbe dovuto dal '93 e negli anni successivi in base alla legge predisporre i cosiddetti piani di utilizzo dei litorali e quindi definire le tariffe che dovevano essere pagate, i corrispettivi che devono essere corrisposti, dove ci sarebbe dovuto essere anche il tantumdem di vantaggio per la Regione.

Dal '93 in poi, da quando esiste la legge dello Stato, la Regione non ha predisposto né tariffari, né piano di utilizzo dei litorali, ha solo attrezzato uffici e rilasciato concessioni, più di 600, senza incassare una lira. Bene ha fatto la Giunta regionale nell'aprile dell'anno scorso a definire una metodologia senza punire nessuno, conservando le concessioni in essere, più di 600, conservandole a termine, quindi a scadenza e rinnovabili di anno in anno, senza precostituire i diritti pluriennali con tariffe che sono al minimo di quelle che sono le tabelle statali che sono state pubblicate, che conoscono i consiglieri regionali perché le conoscono i cittadini, laddove nelle spiagge della Sardegna un metro quadro di ombra attraverso un pezzo di tela di un ombrello viene fatto pagare anche lire dodici mila al giorno, un ombrellone che fa un metro quadro di ombra, dodici mila lire, il corrispettivo che paga l'utilizzatore di quella concessione è meno della metà, è 5 - 6 lire al giorno, tanto è quello che sarebbe la rapina che sarebbe stata consumata dalla Regione zero, dallo Stato sette lire per un metro quadrato d'ombra che i soggetti concessionari poi rivendono per lire dodici mila e più al giorno, anche nelle spiagge di alta utilizzazione turistica ivi compreso Pitrizza, ivi compreso alberghi di grandi lusso, che nel pacchetto turistico vendono la spiaggia riservata con concessione. Questa è la realtà! Non c'è stato alcun danno all'attività turistica perché le concessioni in essere sono state tutte rinnovate e, allo stato, la Regione ha predisposto lo studio di un piano di utilizzo dei litorali che insieme ai comuni della Sardegna si sta adottando. Si pensava di poter ultimare questo piano di utilizzo dei litorali con i comuni entro il 31 dicembre, non è ultimato il piano di utilizzo, però è ultimato un disciplinare d'uso che varrà come riferimento di massima almeno per introdurre un tariffario minimo e differenziato, come dice per altro la nuova legge dello Stato, dove insieme all'introito per lo Stato che dovrà essere simbolico ci dovrà essere l'introito per la Regione che dovrà essere reale, e ci dovrà essere un disciplinare d'uso che regola le tariffe che vengono praticate all'utenza nelle spiagge pubbliche della Sardegna in proporzione a quanto paga il concessionario per quel metro quadro di concessione del demanio marittimo. Quando pagherà sette lire può darsi che possa far pagare settecento lire un metro quadro d'ombra ma non dodici mila lire.

Questa è l'attività che ha messo in essere la Regione, il disciplinare d'uso è pronto, l'Assessore non rilascia nessuna concessione, neppure l'ufficio della Regione rilascia concessione perché le concessioni sono rilasciate da un conferenza di servizio. Tutti quei passaggi che ha detto lei esistono, ma si confermano in un solo punto e in un solo momento, nella conferenza di servizio, dove Regione, Comune, Capitaneria e Sovrintendenza si riuniscono, valutano e rilasciano concessioni che allo stato delle cose è giusto che siano temporanee perché deve essere migliorato e definito questo sistema di utilizzazione in favore dell'erario, principalmente regionale, e soprattutto in favore degli utilizzatori che sono i cittadini, cioè i sardi che vanno sulle spiagge, che devono averle attrezzate ma devono pagare il giusto.

PRESIDENTE. So che è difficile esprimersi in due minuti ma vi prego di fare uno sforzo.

E' arrivato l'assessore Ballero quindi invito l'onorevole Frau a porre la sua domanda, se vuole.

Ha facoltà di parlare il consigliere Frau.

FRAU (A.N.). La mia domanda è rivolta all'Assessore della pubblica istruzione e concerne il D.P.R. 233 del 18 giugno 1998 che detta norme per il dimensionamento ottimale delle istituzioni scolastiche. D.P.R. che dopo la razionalizzazione degli anni scorsi sta indubbiamente creando molto fermento nel mondo scolastico, principalmente nei piccoli centri che vedrebbero ancora una volta accorpate le loro scuole. I parametri però che vengono citati nel D.P.R. se possano andare bene per Roma, per le grosse città non credo vadano bene per la Sardegna, un minimo di cinquecento alunni e un massimo di novecento alunni, col rischio veramente che tutte le scuole possano essere accorpate. Per esempio è il caso delle scuole medie numero cinque e numero dodici di Sassari che con 383 alunni l'una e 474 alunni l'altra le vorrebbero accorpare e con questo vanificando tutto quello che è stato fatto in queste scuole principalmente per il dopo scuola, i corsi linguistici, i corsi di informatica e così via, quindi sicuramente è qualcosa che non va bene. Stanno per arrivare i pareri dei consigli provinciali ed entro il 28 febbraio prossimo la Giunta regionale dovrà dare il proprio parere.

Chiedo all'Assessore e alla Giunta se non sia possibile far valere, per quanto riguarda la Sardegna, alcune norme che sono contemplate nel D.P.R. stesso come il punto sette che dice che nelle provincie in cui il territorio è per almeno un terzo montano, e in cui le condizioni di viabilità statale e provinciale sono disagevoli, questi parametri possono essere abbassati. Credo che sarebbe opportuno che il minimo fosse non cinquecento ma trecento, in questo modo salveremo molte scuole elementari e molte scuole medie dall'accorpamento che, come ho detto prima, sicuramente non porterà un beneficio agli alunni.

Onorevole Assessore, chiedo che prima di dare un parere si vaglino queste cose e far comprendere al Ministero della pubblica istruzione che i parametri così sulla carta vanno bene, però non vanno bene nella realtà.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

BALLERO (F.D.S - Progr. Sard.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Credo che il problema posto sia un problema di grande rilievo perché, indubbiamente, il riassetto della struttura scolastica che sta avvenendo in Italia ha effetti su gran parte dei cittadini del nostro paese, le indicazioni poste nella domanda sono certo che verranno senz'altro rispettate. C'è stata l'attività di indirizzo da parte della Regione che ha messo in moto l'elaborazione da parte delle province che è stata conclusa però, soltanto alcune delle province sarde hanno già mandato il loro documento, ma credo che a giorni dovrebbe arrivare anche quello delle province che finora non hanno provveduto perché, come ricordava lei, l'approvazione del piano regionale deve avvenire entro il 28 febbraio, data che credo rispetteremo, e una volta acquisite le comunicazioni e i piani elaborati dalle diverse province credo che non ci sarà nessuna difficoltà, come da alcuni colleghi era stato richiesto, illustrare il contenuto di queste proposte nella competente commissione prima delle decisioni che la Giunta vorrà adottare.

Per quanto riguarda il problema dell'accorpamento voglio ricordare che l'accorpamento ha esigenze non solo di razionalizzazione e di risparmio di fondi, ma anche di fornitura di un migliore servizi agli studenti, nel senso che l'esperienza didattica dimostra che le scuole marginali, le classi limitatissime, alunni che non hanno contatti con loro coetanei in misura adeguata, possono ricevere una formazione inferiore rispetto a compagni che invece sono situati in strutture ben più organizzate. Quindi, occorre non vedere con eccessivo campanilismo il problema dell'accorpamento, ma vedere appunto l'esigenza, anche positiva, che nasce da questo provvedimento di dimensionamento. Nel merito credo che le realtà della Sardegna richiedano una particolare riconsiderazione anche dei parametri, voglio dire che nell'intesa istituzionale Stato - Regione (e su questo auspico che in tempi ragionevoli si riesca a definire una reale intesa che abbia il significato e la portata di un rilancio della norma di cui nell'articolo 13 dello Statuto, perché una intesa minimale credo che non ci possa interessare come regione) la revisione del punto parametrico è uno dei punti che nell'ambito del più generale problema del rapporto Stato - Regione sulla scuola, sulla cultura e sulla formazione permanente, va sicuramente inserito.

PRESIDENTE. Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Sanna Giacomo.

SANNA GIACOMO (P.S.d'Az.).All'assessore degli enti locali. Ritorno su un argomento che già questo pomeriggio le è stato chiesto dal collega Bertolotti perché è proprio nella richiesta, assessore Cogodi; cioè, è vero che in tutto questo periodo la Regione ha svolto un ruolo secondario, incassando e facendo, per meglio dire, il lavoro che spettava allo Stato, e i denari continuano ad andare allo Stato. Io credo che alla fin fine tutto questo comporti una decisione di carattere politico, una decisione che, credo nel 1996, la precedente Giunta aveva già preso con una delibera che evidenziava tutto questo problema, aprendo un contenzioso con lo Stato, proprio per evidenziare il fatto che svolgendo questo tipo di attività lo Stato incassando e beneficiando del lavoro svolto dalla Regione, e potesse invece, la stessa Regione, mantenere per sé quei denari per cercare in qualche modo di pareggiare tutta una serie di situazioni che negli anni e tutt'oggi si verificano, dove il personale, ad esempio pagato dalla Regione, svolga un lavoro all'interno di strutture dello stesso Stato nei diversi Ministeri. Faccio un esempio pratico a partire dalla Corte dei Conti al Tribunale ed alle Guardie forestali che presso le Procure svolgono una certa attività che tutti conosciamo, e ritengo che questi -parlo del personale - pagati da noi per svolgere attività per conto dello Stato, debbano trovare un riscontro in un argomento come quello che lei ha evidenziato pocanzi, e cioè che la Regione a parer mio, questo contenzioso lo debba portare avanti necessariamente, perché è impensabile continuare a fare il ruolo di gabellieri per conto di uno Stato che continua ad incassare e a non dare quel riconoscimento che ritengo doveroso.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

COGODI, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ringrazio l'onorevole Sanna perché consente, completando la domanda, di completare anche la risposta. Effettivamente è stato rappresentato un punto che è giusto riportare e riconoscere. La Regione ha fatto il gabelliere per essere gabellata, perché ha riscosso i tributi, pochi e miseri quanto si vuole, che però, messi insieme, la Sardegna ha litorali, demani marittimi, spiagge tali per cui i suoi 1.700 chilometri di coste, rilasciando oltre 600 concessioni sul demanio marittimo, tuttavia, consentiva allo Stato di incassare qualcosa vicino al miliardo, che moltiplicata per anni fanno pure tot miliardi, pur essendo irrisori i canoni e i corrispettivi che si pagavano.

Il punto su cui è giusto dare atto è che non partiamo da zero; che già nel 1996, la Giunta regionale - credo di non sbagliare se ritengo assessore l'onorevole Manchinu - aveva iniziato a porre il problema di aprire una vertenza con lo Stato almeno per iniziare a recuperare quello che era giusto recuperare; cioè, quanto la Regione era chiamata a sborsare, a pagare avendo una funzione delegata in cui può succedere solo da queste parti che il delegato paghi per il delegante. La funzione di delega è l'ordine o l'incarico di svolgere un compito per altri; in genere è il delegato che è pagato dal delegante. Qui siamo nell'unica situazione nella quale il delegato paga per il delegante, perché sborsa un miliardo o due per organizzare i suoi uffici, per fare quello che doveva fare lo Stato, e lo Stato incassa pure il corrispettivo. Quindi, è giusto dare atto che questa questione era già stata avviata verso una soluzione positiva ed oggi soccorre una nuova legge dello Stato che differenzia le tariffe e la possibilità di introdurre tariffari differenziati, perché allo Stato rimarrebbe il minimo, mentre la differenza andrebbe alla Regione che esercita le funzioni; non solo, ma con la nuova disciplina e il disciplinare d'uso di cui parlavo, ed i piani di utilizzo dei litorali che sono in via di predisposizione e quasi interamente completati, le concessioni demaniali non saranno più concessioni e basta, ma saranno concessioni collegate alla capacità imprenditoriale del concessionario. Oggi può fare domanda di concessione nel demanio marittimo per sistemare chioschi, bar, ombrelloni e quant'altro, chiunque, anche un avvocato, anche un medico dentista, tanto è che ce n'è, titolari di concessioni, le quali poi le passano ad altri. Non solo, ma è possibile fare incetta di concessioni, per cui accade che uno ne può chiedere ed ottenere 12, perché non è richiesto nessun requisito neppure di capacità professionale, nessuna iscrizione alla camera di commercio, nessuna condizione di capacità imprenditoriale. Questo è accaduto finora perché non c'era una regola, mentre con la nuova disciplina si prevederà che, essendo questa un'attività economica da svolgere, dovrà essere richiesta da chi ha titolo, e chi ha titolo si metterà in concorrenza con altri e presenterà un progetto di attività economico-imprenditoriale, e le concessioni saranno pluriennali legate allo svolgimento del progetto. Quindi, non annuali e precarie, ma saranno anche di 5 anni o di 12 anni. Se il progetto si dovrà svolgere in 12 anni e l'investimento sarà tale da meritarlo in servizi ed occupazione che darà. Saranno messe in concorrenza queste domande e vincerà chi ha più requisiti e titoli e svolgerà una funzione economica, darà servizio e darà corrispettivo alla Regione. Ringrazio davvero l'onorevole Sanna perché ha consentito, completando la domanda, di completare anche la risposta.

PRESIDENTE. Ha facolta di porre la domanda il consigliere Usai Edoardo.

USAI EDOARDO (A.N.). Io vorrei rivolgermi al Presidente della Giunta regionale, visto anche l'ambiente soft e molto attento, per ricordare a me stesso che tra qualche mese dovrebbero esserci le elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale. Poiché le ultime elezioni furono, se non mi sbaglio, il 12 di giugno del 1994, vorrei sapere dal Presidente della Giunta regionale, anche in considerazione dell'attesa che c'è tra i sardi per le prossime elezioni e per i risultati delle stesse che ciascuno dei due schieramenti auspica e spera favorevoli, salvo diverse e nuove determinazioni di molti dei presenti qua dentro, io chiederei al Presidente della Giunta regionale se ha un orientamento, insieme alla Giunta, sulla data delle prossime elezioni regionali.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere il Presidente della Giunta.

PALOMBA (Prog.Fed.), Presidente della Giunta. La fissazione della data è una prerogativa statutariamente affidata esclusivamente al Presidente, ciò non significa che il Presidente non possa esercitarla e non voglia esercitarla dopo aver svolto delle consultazioni. Allo stato non c'è ancora una determinazione sulla data; ci sono diversi problemi e diverse esigenze da tenere presenti e che io terrò presenti nel momento in cui dovessi emettere il decreto di fissazione delle elezioni regionali, molto attese, condivido con lei, naturalmente ognuno spera che siano favorevoli. Ci sono diverse esigenze da tenere presenti: intanto sapere la data del referendum nazionale e poi, soprattutto, una esigenza di concentrazione delle competizioni elettorali, ma c'è una esigenza di favorire la partecipazione al voto piuttosto che di scoraggiarla con diverse competizioni elettorali. Quindi, diciamo che ci sono diverse esigenze da tenere presenti e mi farà piacere anche avere suggerimenti da chiunque. Io stesso credo che farò delle consultazioni nel momento in cui si approssimerà la data delle decisioni.

PRESIDENTE. Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Biancareddu.

BIANCAREDDU (F.I.). Vorrei rivolgere una domanda al Presidente della Giunta come rappresentante dell'organo collegiale, ricordando a me stesso e all'Aula che nel lontano gennaio 1997 fu approvata la legge di procedura per l'istituzione di nuove province. Noi, come Gruppo, facemmo una previsione di durata dell'iter di questa legge e dicemmo che grosso modo ci sarebbe voluto un anno perché i nuovi enti locali potessero vedere la luce. Invece sono trascorsi quasi due anni e due mesi, e l'iter non è arrivato neanche al 50 per cento del proprio percorso. Ricordo che la legge prevede dei termini, in particolare, entro i primi tre mesi, andavano svolte le conferenze provinciali, e almeno queste sono state svolte, quindi entro l'aprile del 1997. Dopo di queste, la Giunta aveva l'"obbligo" legislativo di presentare al Consiglio lo schema contenente la delimitazione delle nuove province, corredato dai pareri delle province esistenti. Quindi si aggiungevano tre mesi e si sarebbe dovuti arrivare al luglio del 1997. Nel luglio 1998, invece, una mozione presentata dal sottoscritto, visti i ritardi della Giunta, e approvata all'umanità da questo Consiglio, impegnava la Giunta a presentare, entro il mese di luglio 1998, questo benedetto schema di nuovo assetto provinciale con i pareri delle province. Siamo a febbraio 1999, e ancora non ci risulta che sia arrivato niente, per lo meno in termini ufficiali. Ho sentito diverse dicerie in merito, ma ufficialmente non conosco che fine abbiano fatto questi schemi. Quindi, nel ricordare che la Giunta, così facendo, ha violato la volontà popolare, perché nelle quattro costituende province le popolazioni e i sindaci si erano già espressi, ha violato la volontà consiliare perché quando un Consiglio delibera all'unanimità, la Giunta ne dovrebbe tener conto e agire di conseguenza, e ha violato la legge che noi stessi ci siamo dati, perché nella legge sono fissati dei termini che vengono puntualmente calpestati da questa Giunta.

Il Capogruppo Pittalis mi dice che la prima Commissione, venerdì, ha preso un'iniziativa, visti i ritardi della Giunta, e avrebbe approvato di propria iniziativa uno schema di delimitazione provinciale nuova all'unanimità. Quindi, un altro piccolo mistero da svelare. Chiedo: fateci sapere che intenzioni avete perché potete anche dirci che province non ne volete e ne prendiamo atto.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere il Presidente della Giunta regionale.

PALOMBA (Prog.Fed.), Presidente della Giunta. La Giunta non può essere certo accusata di non volere le province. Le province sono nate nella fine del 1994 insieme alle Aziende sanitarie locali. Lo ricordano molti dei presenti, dovrebbe ricordarlo anche l'opposizione, quando nel disegnare le aziende stesse si prevedette che l'organizzazione amministrativa ottimale sarebbe stata quella, cioè era facile previsione pensare che sarebbe stata quella delle Aziende sanitarie locali. Quindi, già da allora ci fu un'attenzione del Governo regionale per l'organizzazione amministrativa dei territori e per un eventuale sbocco nella organizzazione provinciale. La Giunta presentò immediatamente un disegno di legge sull'istituzione delle nuove province ed il Consiglio richiese del tempo per emanare quella legge; in seguito a quella legge, la Giunta - prima con l'Assessore degli enti locali, Manchinu, e successivamente con l'Assessore degli enti locali, Cogodi - ha immediatamente posto in essere tutti gli adempimenti necessari con le assemblee dei comuni, eccetera. C'è stato l'ordine del giorno o la mozione del Consiglio che invitava la Giunta a predisporre lo schema entro il 31 luglio ed entro il 31 di luglio la Giunta ha predisposto quello schema. Abbiamo adempiuto esattamente tutte le prescrizioni del Consiglio. In seguito a questo, abbiamo immediatamente mandato lo schema che prevede, oltre le quattro province attuali, la Gallura, l'Ogliastra, il Sulcis anche il Medio Campidano, in collegamento con la risistemazione della restante parte del provincia di Cagliari. L'abbiamo trasmesso alle province, per il parere; le province hanno avuto necessità di un certo tempo. Noi abbiamo atteso per un po' che arrivassero tutti i pareri e a un certo punto abbiamo deciso comunque di trasmettere al Consiglio lo schema che la Giunta ha confermato, cioè lo schema approvato entro il 31 di luglio, l'abbiamo trasmesso al Consiglio, anche se manca ancora qualche parere di qualche amministrazione provinciale. A questo punto il Consiglio vedrà che cosa fare. Noi siamo pronti a dare tutto il supporto di cui siamo capaci, organizzativo ed anche politico al Consiglio, nella speranza che il Consiglio riesca a definire lo schema delle nuove province entro questa legislatura, perché la Giunta ci tiene molto.

PRESIDENTE. Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Demontis.

DEMONTIS (F.D.S.-Progr. Sard.). Intendo fare una domanda all'Assessore dei trasporti, Lorrai, anche perché la settimana scorsa, a causa della sua assenza, non ha potuto dare risposta ad alcune interpellanze che lo riguardavano. E questo è stato rimarcato qui in Consiglio e poi ripreso perfino dagli organi di informazione. Quei temi di sicuro sono molto importanti e rilevanti, e secondo me è giusto che il Consiglio abbia delle risposte.

La mia domanda si riferisce alle Ferrovie, all'azione della Regione di fronte alle inadempienze delle F.S. S.p.A., per il trasporto aereo, giustificazioni del perché ad Alghero la società di gestione aeroportuale sia ancora a maggioranza pubblica, e il significato della norma di bilancio, quarto comma, articolo 24, che prevede uno stanziamento di 1.700.000.000 per tre anni per pubblicità istituzionale attraverso i vettori aerei.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dei trasporti. Ne ha facoltà.

LORRAI, Assessore dei trasporti. Ringrazio dell'opportunità di rimediare ad un'assenza non voluta. Chiedo scusa al Consiglio per questa mia assenza. Nell'ordine, le Ferrovie. Le Ferrovie alla data del 17 gennaio 1988, il giorno della mia nomina ad Assessore ho ereditato una situazione di grave inadempienza da parte delle Ferrovie dello Stato; non solo, ma anche di mancata sorveglianza da parte della stessa Regione che, nel sottoscrivere l'ultimo accordo, aveva anche previsto in questo accordo la costituzione di un comitato di sorveglianza e di vigilanza proprio sull'osservanza degli accordi. Questo comitato, nominato un anno prima, non si era mai riunito. Io ho chiesto ed ottenuto la riunione di questo comitato che da quel momento si è riunito più di una volta e ha messo a fuoco, non foss'altro, le inadempienze costringendo le ferrovie ad ammettere di non aver rispettato più volte gli impegni. Naturalmente, cose vecchie che ormai si erano radicalizzate, che si erano proprio incancrenite; si parte da impegni dal 1989 in su, non attuati e che stentano tuttora ad essere attuati. Siamo arrivati con le riunioni del comitato in un clima di grande scontro alla firma dell'intesa istituzionale; proprio in preparazione di questa intesa, i problemi sono stati rimessi a fuoco puntualmente, e saranno oggetto dell'intesa, almeno parzialmente. E' da dire che si assiste certamente ad un disimpegno da parte delle Ferrovie. Il nucleo centrale in che cosa consiste? Consiste nell'abbandono del trasporto merci, in quanto le Ferrovie lamentano l'assoluta diseconomicità del traghettamento dei carri e quindi, si oppongono a qualunque intervento infrastrutturale che possa portare domani all'assunzione dell'esercizio e quindi, ad un esercizio che gli procurerà sempre danni. A questo punto c'è la ferma richiesta della Regione che sia lo Stato ad assumersi l'onere di queste diseconomie, in nome di quella continuità territoriale che noi vogliamo, che noi crediamo e che lo Stato spesso ricorda. Quindi, nell'intesa istituzionale non mancherà un riferimento preciso a questo diritto dei sardi senza il quale pronunciamento da parte dello Stato, ci sarà solamente il dissenso da parte dell'Assessore.

Per quanto riguarda la pubblicità istituzionale, nel bilancio ho proposto che la Giunta stanziasse alcune risorse da dedicare proprio alla promozione dell'immagine della Sardegna attraverso i vettori aerei. Naturalmente questo proposito è totalmente slegato e separato dall'abbattimento tariffario che altri avevano proposto ed ipotizzato. Perché? Perché un conto è l'abbattimento tariffario che deve essere ottenuto in due modi o con la libera concorrenza (ed è quello che speriamo di ottenere) o attraverso l'imposizione da parte dello Stato di oneri di servizio pubblico, ed a questo punto tanto sono gonfiate le tariffe, avete visto anche in questi giorni gli articoli su "L'Unione Sarda", che è possibile imporre gli oneri del servizio pubblico senza compensazione tariffaria, cioè senza disturbare lo Stato purché si decida a seguire la Regione in questa sua richiesta che io stesso ho avanzato al Ministero, al Gabinetto ed alla CEE, di imposizione degli oneri di servizio pubblico. Quindi, ottenuta una riduzione tariffaria, io ho proposto che la Regione possa promuovere l'immagine della Sardegna utilizzando i vettori aerei che assicurano collegamenti regolari da e per la Sardegna. Non c'è nessun legame che possa mettere in correlazione le tariffe basse con la promozione, però è evidente che chi, ben meritasse nei confronti della Regione nel rompere questo monopolio e nel dare ai sardi un'opportunità di viaggiare a costo contenuto, diventerebbe certamente anche un interlocutore privilegiato della Regione nell'essere vettore della pubblicità istituzionale.

Per quanto riguarda il terzo punto che trattava la società aeroportuale di Alghero; intanto si ha la convinzione che il processo di privatizzazione sia un progetto, in Italia, seguito ovunque. Non è assolutamente vero; soltanto alcuni aeroporti hanno privatizzato, altri mantengono saldamente al pubblico la gestione delle attività aeroportuali. In Sicilia, legge regionale, gli enti pubblici non possono scendere al di sotto del 60 per cento per legge, in Friuli il 49 per cento regionale, il 51 per cento, camera di commercio, comuni e province. A Bologna la stessa cosa, a Bari la stessa cosa; quindi, di fronte a questo panorama così diverso in Italia, ho proposto agli altri soci pubblici che, in attesa che si avviasse il processo di privatizzazione, ma in assenza di un piano industriale di riferimento, in assenza del lavoro dell'adviser che ci facesse individuare un socio privato di valore con un'assoluta solidità economica e con l'imprenditorialità, in attesa che si verificassero queste condizioni, la Regione e gli altri enti pubblici assicurassero la sopravvivenza della società di gestione mantenendo al pubblico il controllo azionario della società. Naturalmente è una fase intermedia in attesa che si possa procedere con quelle condizioni alla privatizzazione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rivolgere la domanda il consigliere Casu.

CASU (F.I.). Io avrei voluto rivolgere la domanda all'Assessore dell'ambiente e forse anche all'Assessore dei lavori pubblici, ma considerata l'urgenza e la non presenza, giustificata, pare, degli Assessori, rivolgo la domanda al signor Presidente della Giunta.

L'oggetto della domanda è costituito della gestione di alcuni impianti di depurazione delle acque reflue e impianti di potabilizzazione dell'acqua per uso alimentare e si tratta di Silì, Arborea Sant'Anna, Santa Giusta Marrubiu, San Nicolò Arcidano, Masullas, Uras. Questi depuratori vennero attribuiti nell'appalto da parte dell'ESAF fino al 31dicembre 1998 alla SIEMEC S.p.a.; a partire dal primo gennaio 1999 sono stati attribuiti invece alla DEPAS, una cooperativa a responsabilità limitata, mi pare con sede a Selargius. Qual è il problema? Il personale dipendente, nel caso di nuovo appalto, per prassi viene passato direttamente alla ditta che subentra nel rapporto di appalto, quindi sarebbe dovuto passare dalla SIEMEC S.p.A. alla DEPAS s.r.l.. Questo non è avvenuto, e mi pare, per rifiuto da parte della DEPAS s.r.l., cooperativa. Tutto il personale che ha la cura di questi impianti, nel mese di gennaio ha lavorato, giuridicamente parlando, senza un rapporto di lavoro regolare con la nuova società. Ora, chiaramente, non si può considerare che questo personale rimanga figlio di nessuno; d'altra parte, oltre al problema del personale, c'è anche il problema della normale gestione di questi impianti, trattandosi di un servizio assolutamente di prima necessità relativamente alle popolazioni della zona. Pare, devo dare questa notizia come indicativa, che la nuova ditta che ha appaltato i lavori: la Cooperativa DEPAS s.r.l., abbia fatto ribasso troppo elevato 31,50 per cento - e con il ricavato dell'appalto non sia in grado d'assicurare tra l'altro, il servizio. Allora, almeno questo è quanto sostiene il personale, non avrebbe accettato il passaggio diretto del personale dalla SIEMEC(?) alla DEPAS(?), perché figurasse come nuova assunzione in modo tale da godere di tutte le agevolazioni previste da disposizioni di legge, regionali e statali. Considerata quindi, l'urgenza di questo problema, io rivolgo la domanda al Presidente, se è a conoscenza di questo fatto, si tratta di un fatto molto grave e se non ne è a conoscenza, se è in grado di poter affrontare il problema e di darmi una risposta in un tempo, se non oggi, ragionevolmente breve.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta regionale.

PALOMBA (Prog.Fed.), Presidente della Giunta. Ho il rammarico di non essere in condizione di rispondere con la puntualità e la precisione anche tecnica con la quale l'onorevole Casu ha posto il suo problema. Conosco la questione in termini generali, ma certo non tanto da poter rispondere con assoluta puntualità. Mi faccio carico tuttavia di una risposta altrettanto puntuale, lascio all'onorevole Casu due possibilità: o mi fa un breve appunto e io lo trasmetto all'Assessore e gli chiedo di rispondere immediatamente per iscritto a lei, ovvero se lei ritiene di trasformarla in una interrogazione, sarà mia cura chiedere all'Assessore che le risponda immediatamente. In ogni caso, secondo la modalità che ella sceglierà, sarà mia cura chiedere all'Assessore di rispondere subito, cosa che sono certo egli farà.

PRESIDENTE. Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Bonesu.

BONESU (P.S.d'Az). Prima di rivolgere la domanda al Presidente del Giunta devo notare che si fa un uso distorto del Question Time interferendo su interpellanze rivolte e privando gli interpellanti del diritto di replica; ma su questo torneremo. Volevo chiedere al Presidente della Giunta, visto che dell'argomento si parla molto sui giornali ma poco in quest'aula, a che punto è l'intesa tra il Governo e la Regione. In particolare quali siano i tempi, quali gli accordi già informalmente raggiunti e in particolare, sui temi della meccanizzazione, della continuità territoriale e in particolare della zona franca fiscale, quali siano le posizioni del Governo e che controproposte la Giunta intenda fare.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere il Presidente della Giunta regionale.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Vorrei subito dire che siamo in una fase che anche se è avanzata per le cose che dirò, naturalmente è ancora una fase istruttoria. Nel patto per lo sviluppo e l'occupazione firmato dal Governo nazionale con le organizzazioni di categoria e degli enti territoriali, è prevista la sottoscrizione entro il 15 febbraio di cinque intese, Lombardia, Toscana, Sardegna, Umbria e Marche. Il percorso che ci è stato recentemente meglio precisato dal Governo è questo. Il 18 dovrebbe esserci la riunione della conferenza Stato - Regioni che approva lo schema delle intese; il 19 dovrebbe esserci l'approvazione da parte del CIPE e, immediatamente dopo, la firma da parte del Presidente del Consiglio e dei Presidenti delle regioni. L'intesa istituzionale secondo noi deve rappresentare uno degli strumenti di attuazione dell'articolo 13 dello statuto; sono stati proposti all'attenzione alcuni temi importanti dalla Regione indicati, tra questi temi ci sono quelli che ella ha oggi ricordato. L'intesa, in relazione al livello di approfondimento e al grado di specificità che ciascun tema incontrerà, potrà avere i seguenti sbocchi; per alcuni di questi temi è prevista la contestuale sottoscrizione dell'accordo quadro; l'accordo quadro è l'atto allegato all'intesa con la quale si definiscono i temi e gli argomenti. Per altri argomenti ed altri temi che sono stati proposti dalla regione, qualora il livello di definizione non sia quello che è oggi ottimale, definito o definitivo per poter firmare un accordo quadro, prevederà dei percorsi estremamente stringenti nei tempi, estremamente modulati anche nelle procedure affinché, in tempi rapidissimi e sulla base di una interlocuzione costante e paritetica fra Regione e governo, si possa arrivare a definire in maniera certa altrettanti accordi quadro.

Tra questi problemi ci sono quelli che riguardano la continuità territoriale e la questione fiscale, questione fiscale che noi abbiamo proposto in termini più generali che comprende diversi aspetti; da un parte l'attuazione dell'articolo 14 dello statuto, demanio e patrimonio, cioè la definizione una volta per tutte con procedure precise del passaggio alla regione dei beni dismessi, il regime delle concessioni, da un'altra parte prevede anche la questione degli istituti franchi nelle loro diverse esplicitazioni, e prevede anche la possibile revisione dell'articolo terzo dello statuto in relazione al regime fiscale attuale e alle modifiche nel frattempo intervenute quali ad esempio l'applicazione dell'irap. Per questi temi che per noi sono cruciali sui quali ancora, malgrado l'interlocuzione, non si è arrivati ad una definizione completa, si avrà la previsione dei tempi di realizzazione ed anche di procedure stringenti.

PRESIDENTE. Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Granara.

GRANARA (F.I.). Vorrei rivolgere una domanda all'Assessore Deiana. La Regione autonoma della Sardegna, lei lo sa bene Assessore perché si tratta del suo assessorato, ha individuato nella formazione professionale un volano di sviluppo e di occupazione e pertanto versa in questa formazione professionale decine di miliardi sacrificando tanti altri settori. Gli enti convenzionati in base alla legge numero 42 hanno in carico circa mille e cento persone, e sembra che si servano di un numero imprecisato di operatori a termine oppure di altri convenzionati. Le chiedo cortesemente, la risposta può essere data anche in termini approssimativi, se è a conoscenza di quanti dei mille e cento dipendenti assunti per insegnare effettivamente stiano insegnando. Quanti sono, oltre i mille e cento dipendenti, le persone convenzionate o assunte a termine? Quali sono i criteri di assunzione, se si attinge dagli albo professionali, se ci sono dei requisiti minimi e riscontrabili oppure se come si dice i criteri siano diversi. Infine quali sono i criteri usati dal suo assessorato per distribuire l'assegnazione dei fondi e il controllo della spesa e, soprattutto, se lei si è mai chiesto di fare una verifica di qualità di questi enti.

Vorrei chiedere al Presidente se ho poi la possibilità di replica.

PRESIDENTE. Come sapete questa è soltanto una domanda e risposta rapida tra Giunta ed interroganti, la replica si ha solo nelle interpellanze.

Ha facoltà di rispondere l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.

DEIANA (Popolari), Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Se il Presidente mi autorizza posso già dire al collega che ha fatto la domanda che essendo una domanda abbastanza complessa sono a disposizione per dare anche una risposta molto più precisa in tutti i suoi punti e per il tempo che ho rispondo parzialmente alla domanda stessa, quindi mi scuso se rubo qualche secondo in più nella risposta.

Per quanto riguarda il problema degli enti, perché stiamo parlando degli enti, mi sembra che il collega che fa la domanda sappia che sono enti che non hanno scopo di lucro, e per quanto riguarda il loro comportamento ne deriva nelle regole dalla legge e, precisamente, dalle note di esplicazione che sono contenute nei piani annuali che noi facciamo di formazione professionale che la Giunta e il Consiglio regionale approva tramite il parere della Commissione.

Detto questo, penso che in questo momento non abbia a portata di mano e neanche in mente i numeri esatti, perché quando parliamo di 1100 persone che sono in forza a tempo indeterminato presso tutti gli enti esistenti in Sardegna in base alla legge 42, non parliamo soltanto di insegnanti (mi sembra che lei riferiva questo numero soprattutto a quelli che devono fare i professori), ma all'interno di questo numero, e non sono 1100, ma circa 1000, oltre a quelli che fanno la didattica ci sono anche quelli che fanno l'attività amministrativa presso tutti gli enti, quindi c'è una diversità di distribuzione di incarichi. Ma i principi e gli input che l'Assessore dà quando vengono compilati e fatti materialmente i piani, sono quelli di fare i piani in modo che trovino lavoro e che non rimanga nessuno dei dipendenti con la 42 a zero ore, nel senso che tutti devono trovare una collocazione lavorativa all'interno del piano; questo è stato suggerito agli uffici della programmazione, agli uffici dell'assessorato che predispongono il piano, e in parte penso che questo sia avvenuto. Se il collega conosce fatti che io non ho avuto occasione di conoscere, mi farebbe enormemente piacere, sia in questa sede, che in altre sedi, che mi venga riferito ufficialmente, e parlo sempre di rapporto istituzionale, perché non avrò nessuna difficoltà, ove io non conoscessi i fatti, ad attivare l'ufficio ispettivo, perché all'interno dell'assessorato una delle cose che è stata fatta è quella di potenziare anche l'ufficio ispettivo che è in capo alla responsabilità del coordinatore generale, oggi direttore generale, e quindi fare supplemento di indagine e di verifica qualora alcuni fatti si fossero verificati e fossero non riconducibili all'interno delle regole generali che esistono nel piano stesso.

PRESIDENTE. Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Cadoni.

cadoni (A.N.). Più che una domanda la mia è una petizione oppure una richiesta di disponibilità da parte dell'Assessore della programmazione, o Assessore dei lavori pubblici o, in ultimo, anche del Presidente della Giunta regionale. Nel 1997, durante la finanziaria, con modi che non erano normali, passò un emendamento su Bosa e ci fu la disponibilità di un miliardo per la costruzione di quel famoso ponte pedonale, e dell'importanza di questo basterebbe andare a Bosa e fare un sopraluogo che se ne rende conto chiunque. Purtroppo, dopo due anni, le difficoltà del paesaggio hanno fatto sì che il progetto fosse cambiato ed adattabile a tutto l'insieme del centro storico e dunque si dovettero fare delle procedure di materiali che si adattassero ai luoghi. Questo comportò un allungamento dei tempi ed anche un aumento della spesa complessiva per realizzare questo ponte. Oggi, purtroppo, se non si vuole perdere il finanziamento si ha bisogno di un ulteriore finanziamento per rendere eseguibile quest'opera. Durante la finanziaria potevo eventualmente fare richiamo a quell'articolo del '97, però mi sembrava brutto riapprofittare di un momento qualsiasi per far passare una cosa che penso che possa essere fatta con i mezzi normali, quindi con la buona disponibilità anche da parte dell'Assessore della programmazione e dei lavori pubblici perché quest'opera, che io ritengo essenziale, venga eseguita, anche perché il ponte è del 1860 o 70, dunque non resiste più né al traffico pesante né al traffico leggero, quindi niente di strano che tra poco possa essere oggetto di lavori ed essere chiuso; in questo modo, significa che un intero quartiere, per chi non ha la macchina, per recarsi a scuola o al centro della città per fare delle spese o una qualsiasi urgenza, ospedale, uffici, dovrebbero fare quattro chilometri a piedi per andare al ponte nuovo. Questa è una richiesta umile da parte di un cittadino che chiede che ci sia la disponibilità da parte dell'Assessore della programmazione perché in quel momento l'emendamento, in effetti, fu a carico della sola programmazione, oppure anche da parte dell'Assessore ai lavori pubblici, l'Assessore della programmazione trova i soldi e poi li spende l'Assessore dei lavori pubblici, so che questa richiesta non è usuale nel question time, però visto che si poteva fare ringrazio anticipatamente.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

SCANO (Progr. Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Sulla questione del celebre ponte io naturalmente ho necessità di fare il punto con l'Assessore dei lavori pubblici per avere una informazione compiuta, per capire innanzitutto, e poi per rimuovere, per questa opera come per altre, le ragioni del mancato avvio o le ragioni della incompiutezza. Quindi l'impegno che io assumo è quello di operare subito una verifica con l'Assessore dei lavori pubblici. E' chiaro che quando c'è una ragione che impedisce di mandare a compimento un'opera che si è decisa, in questo caso c'è una decisione del Consiglio regionale, è compito della Giunta adoperarsi per rimuovere le ragioni che ostano. Colgo l'occasione per dire, né in alternativa né per controbattere alcunché, anzi, che in un recente piano integrato d'area approvato ci sono stati interventi di una certa corposità, di un certo interesse per la Planargia e per Bosa che ho avuto modo di verificare anche personalmente, credo che il collega Cadoni non abbia un'opinione diversa dalla mia su questo punto, è stata molto apprezzata dagli amministratori e nel territorio. Naturalmente c'è poi un problema di tempi e di solerte ed efficace esecuzione, ma si può dire che c'è un segno di attenzione, di sensibilità ed anche di risposta importante per quel territorio.

PRESIDENTE. Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Pirastu.

PIRASTU (F.I.). Avrei voluto formulare il mio quesito all'assessore Loddo però, in sua assenza, considerato che è un problema che riguarda la presidenza e la Giunta, rivolgo la domanda al Presidente Palomba.

Il Consiglio regionale il 15 febbraio 1996 vara la legge che istituisce il famoso ufficio speciale di informazione di collegamento con sede a Bruxelles. Dopo alcuni mesi, come vi ricordate, viene inaugurato l'ufficio, o meglio l'ufficio fantasma in quanto viene inaugurata una targa presso gli uffici della SFIRS. Il 23 luglio 1997 il Consiglio regionale integra e modifica la legge regionale del 15 febbraio 1996, al fine di permettere il funzionamento dell'ufficio con apposito personale della Regione. Nell'ottobre '98 nuovo comunicato del presidente Palomba e dell'assessore Loddo che comunicano la partenza dell'ufficio. Nel novembre la seconda Commissione, di cui sono vicepresidente, effettua un viaggio a Strasburgo e Bruxelles e tra l'altro si reca anche presso la sede della SFIRS che ha per altro alcuni spazi a disposizione dell'ufficio della Regione. Viene effettuata la famosa selezione, vengono finalmente individuati e selezionati i concorrenti che dovranno andare a lavorare presso l'ufficio di Bruxelles e qua inizia la beffa (sono voci che ho raccolto, quindi può darsi che ci siano anche delle imprecisioni, mi auguro che siano delle imprecisioni e comunque le riferisco): vengono individuati elementi che sicuramente hanno le caratteristiche per svolgere quella funzione, soltanto per una figura si classificano a pari punteggio la dottoressa Carla Tanda e la dottoressa Giovanna Vicini Colombo. A quel punto la Commissione non segue il criterio che era stato individuato di privilegiare la maggiore conoscenza delle lingue, che avrebbe portato a Bruxelles la dottoressa Carla Tanda, e preferisce rifare la selezione e il concorso per quel posto. Fin qui potere discrezionale della Commissione, anche se si potrebbero fare commenti, però niente da dire. La cosa assurda è che a questo punto invece di far prendere possesso immediato delle cariche a coloro che sono stati selezionati si decide di aspettare la nuova selezione e a distanza di tre anni la Giunta si accorge che gli uffici dove ha la sede la SFIRS non sono idonei, quindi non so se sia già partita o dovrà partire una missione di funzionari della Giunta che dovrebbero individuare nuovi locali per la sede di Bruxelles. L'inadeguatezza e l'inidoneità dei locali era stata da tre anni denunciata dal nostro Gruppo; si era detto, per altro, anche in corso di audizione con il Presidente della Giunta e con l'assessore Loddo, che era sufficiente per poter iniziare un discorso, noi avevamo accolto questa tesi, oggi continua a essere tutto paralizzato. Sono passati tre anni e io vorrei sapere veramente se questa vicenda riguardante la selezione risponde al vero, se e quando questi funzionari partiranno per trovare dei nuovi locali a Bruxelles, o se invece la Giunta farà entrare nel possesso delle funzioni immediatamente coloro che sono stati selezionati che, noi come Commissione l'abbiamo verificato, possono iniziare a lavorare presso gli attuali uffici.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere il Presidente della Giunta.

palomba (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Rispondo in luogo dell'assessore Loddo. La selezione che è stata fatta fra i dipendenti regionali è stata valutata dalla Commissione esaminatrice e dalla Giunta regionale, che ha deciso di indicare come vincitori di questa selezione alcuni dipendenti regionali, i quali dalla settimana prossima si installeranno a Bruxelles.

C'è stata la necessità di acquisire ulteriori elementi di valutazione, quale l'esatta retribuzione commisurata a quella del personale diplomatico; ci è stata mandata soltanto di recente e anche questo era un elemento eccezionale per poter fare poi tutte le procedure amministrative e contabili che sono necessarie per aprire concretamente l'ufficio. Quindi dalla prossima settimana questo personale già selezionato sarà Bruxelles. Questo personale avrà anche l'incarico, una volta insediatosi, entro tempi brevi, di reperire le migliori offerte e di sottoporle alla Giunta per l'acquisizione di nuovi locali che siano più idonei, eventualmente anche in sinergia con altre Regioni che ci hanno fatto la proposta per un servizio che sia comune pur nella differenziazione delle strutture e del personale. Resta la valutazione per uno dei componenti dell'ufficio stesso, per cui la selezione effettuata, in rapporto ai parametri previsti, è stata ritenuta non sufficientemente illuminante al fine di stabilire se tra le due persone che avevano fatto richiesta una prevalesse sull'altra. La Giunta entro tempi brevissimi disporrà una selezione aggiuntiva, al fine di indicare quale sarà l'ultimo componente mancante dell'Ufficio della Regione a Bruxelles.

PRESIDENTE. Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Dettori Ivana.

DETTORI IVANA (Progr. Fed.). Vorrei rivolgere la mia domanda all'Assessore della sanità, Paolo Fadda. Vorrei chiedere all'Assessore a che punto è l'attività di verifica da parte della Giunta regionale sull'attività delle aziende A.S.L. e dell'azienda ospedaliera perché, da quanto si apprende sempre più spesso dalla stampa e non solo, vi sono sicuramente settori che non funzionano ancora appieno. Non credo che noi siamo come ad altri livelli della sanità in Italia, e non credo, anzi sono certa che non si possa parlare mala sanità, però ritengo che sia nostro obbligo ed obbligo della giunta regionale, in base anche al dettato della legge regionale numero 5 del 1995, controllare l'attività delle aziende stesse. In modo particolare vorrei chiedere all'assessore Fadda a che punto è l'istituzione da parte delle Aziende del servizio per le attività psico-sociali, istituito nella legge 5 del 1995. L'articolo 11, comma 5, stabilisce che "in ciascuna azienda U.S.L. è istituito il servizio delle attività psico-sociali che esercita le funzioni...". E non è un optional da parte del direttore generale istituirlo o meno; è un obbligo di legge. Io so per certo che solo un'Azienda l'ha attivato e credo anche, però, che la Giunta debba immediatamente prendere provvedimenti perché comunque è disattesa una legge del popolo sardo.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.

FADDA (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. E` in corso da parte degli Uffici lo studio di valutazione dei singoli direttori generali, quindi mi auguro di poter riferire anche al Consiglio nel più breve tempo possibile la valutazione complessiva dell'operato dei singoli direttori generali.

Non è una materia molto facile; credo che sarà la prima volta che si daranno delle valutazioni sull'operato dei singoli direttori generali, anche perché bisognerebbe stabilire dei criteri a monte, cosa che non è facile quando si devono valutare delle persone.

Per quanto riguarda, invece, l'istituzione dei servizi psico-sociali è vero, soltanto due Aziende, non una, hanno attivato questo servizio. Io ho già sollecitato i singoli direttori generali perché si attivino. In modo particolare credo che la richiesta che è stata avanzata dal collega Dettori sia importante se pensiamo all'integrazione che ci deve essere tra i servizi sociali e sanitari e condivido, al di là del fatto che la legge lo preveda o meno, che da un punto di vista politico e programmatico sia utile, anzi direi indispensabile che un servizio del genere venga istituito, nonostante i tanti guai che in questo settore -e la collega Dettori lo sa benissimo - ha creato la 502.

PRESIDENTE. Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Marco Tunis.

TUNIS MARCO (F.I.). Signor Presidente, intendo porre una domanda all'Assessore del lavoro ed attualmente della massima disoccupazione in Sardegna, onorevole Deiana. In data 11 dicembre 1998 il Consiglio regionale ha votato all'unanimità una legge, quella riguardante le politiche attive sul costo del lavoro, addirittura tredici giorni dopo è stata pubblicata nel BURAS, ed è diventata legge regionale numero 36 del 24 dicembre, quindi a tempo di record abbiamo avuto l'approvazione governativa e la pubblicazione. Questa legge, oltre che creare aspettative dei disoccupati, ha creato interesse anche nelle imprese, alcune di queste mi hanno chiesto se potevo sollecitare l'onorevole Assessore perché potesse fornire delle note applicative agli imprenditori per le vie che ella possa ritenere più utili e più rapide.

L'altro è che l'articolo 6 prevede che si debba stipulare una convenzione con l'INPS al fine di rendere applicativa la forma dello sgravio fiscale da attribuire alle imprese stesse. Perchè ella, signor Assessore, già al momento del suo insediamento proclamò di presentare in quest'Aula la riforma dell'istruzione professionale e soltanto dopo quattro anni e mezzo dal suo pronunciamento abbiamo avuto modo di vedere la traduzione, qui in Commissione, del documento stesso, la cosa ci spaventa, perché se a distanza di quattro anni e mezzo ci ha portato un documento, immaginiamoci adesso per una cosa che la gente crede, che l'operaio, il disoccupato, l'inoccupato, l'aspirante al lavoro vuole, io le chiedo con tutta la velocità possibile di rendere possibile questa legge, non fosse per altro perché abbiamo trovato l'unanimità in Aula e questa deve essere onorata, secondo bisogna tener conto che la Regione Sicilia ha trovato difficoltà nel renderla applicabile proprio tramite la convenzione che aveva stipulato con la Previdenza sociale, quindi noi chiediamo, oltre che note applicative, una convenzione rapida e che sia, avvalendosi degli operatori del settore, tempestivamente e facilmente applicabile.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.

DEIANA (Popolari), Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Mi fa piacere che il collega Tunis abbia affrontato questo argomento. Per quanto riguarda la riforma della formazione professionale è già tutto in carico alla Commissione e mi fa enormemente piacere se la Commissione ottava approva il testo unificato e lo porta in Aula; mi sembra che ci sia la volontà di tutti a tale proposito. Per quanto riguarda la 36 del 24 dicembre, come ricordava il collega Tunis, approvata all'unanimità da quest'Aula, quindi è un vanto della Giunta regionale, del Consiglio regionale e delle forze politiche che hanno portato in porto questa legge, l'aspetto applicativo è imperniato in particolar modo perché essendo snella come applicazione, abbiamo previsto un automatismo a sportello, come viene detto, e cioè il convenzionamento con l'inps, e quindi l'erogazione non più con passaggi doppi Regione- Inps, ma passaggio diretto tramite l'Inps.

Per quanto riguarda la convenzione, il riferimento non è soltanto all'articolo 6 (sto andando a memoria), ma anche all'articolo 11, al comma 6; c'è già stato un incontro operativo a Roma nella sede centrale dell'inps tra il direttore generale dell'inps, il direttore nazionale, il direttore regionale dell'INPS stesso e il sottoscritto Assessore che parla. In questo incontro c'è stato un chiarimento, si è arrivati ad un accordo che i due momenti, quello dell'inps e quello della Regione, lavorano in parallelo per fare una convenzione altrettanto applicabile, cioè snella e precisa com'è stata prevista in legge, e si arriverà quanto prima all'approvazione della Giunta e poi alla promulgazione della convenzione stessa in tempi rapidissimi. Devo dire che forse si può creare una difficoltà, e la difficoltà è quella imposta dalla legge stessa; all'articolo 13 (se non vado errato) c'è l'obbligatorietà dell'invio al controllo europeo esattamente per quanto riguarda la concorrenza. La legge è stata inviata con le tabelle, tabelle esplicative, che vengono allegate alla legge stessa che l'assessorato ha fornito. Siamo in attesa, anzi io chiederò al Presidente Palomba se non sia il caso di fare un viaggio a Bruxelles per vedere quali sono le considerazioni che gli uffici europei possono fare sulla legge; quindi, tutto sta procedendo, ma sicuramente per legge abbiamo un'imposizione: se non abbiamo il benestare dell'Unione Europea non possiamo mettere in esecuzionenemmeno la convenzione prevista con l'inps. Questi termini penso ci porteranno qualche ritardo, non voluto da noi, perché l'inps nazionale e la Regione Sardegna sono già pronti anche per firmare subito la convenzione, ma ho paura che questa imposizione per legge sia un ritardo che non possiamo superare.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rivolgere la domanda il consigliere Carloni.

CARLONI (A.N.). Una domanda al Presidente della Giunta in qualità di commissario straordinario per le acque, in relazione alla diga sul fiume Tirso, inaugurata due anni fa alla presenza del Presidente della Repubblica, che deve ritenersi terminata come opera in sè, se è vero quello che si legge sui giornali, cioè che finora non sia stato possibile una messa in opera della diga per un'asserita controversia in ordine alla utilizzazione dell'energia elettrica. Se è vero che questo è l'origine dell'impossibilità della messa in funzione della diga, e se è vero questo se è possibile che da due anni a questa parte (e qui faccio la domanda anche all'uomo di diritto) non sia stato possibile, fino ad oggi, definire anche in via transattiva, una controversia con l'ente gestore dell'energia elettrica e perchè.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere il Presidente della Giunta.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Voglio rassicurare l'onorevole Carloni sul fatto che sono state oramai compiute le procedure di ordine giuridico e di ordine tecnico necessarie perché questa diga entrasse in funzione.

La sua inaugurazione coincideva con il termine dell'opera sotto il profilo strutturale, ma non significava ancora una sua agibilità; avevamo previsto che la sua agibilità dovesse iniziare dall'anno idrologico 1999 - 2000, data la complessità delle operazioni necessarie.

La prima, sotto il profilo giuridico, era quella che lei ha ricordato, cioè la definizione di una controversia sulla quantificazione delle pretese dell'Enel per il venir meno della concessione dell'autorizzazione della diga a scopi idroelettrici. C'è un protocollo ed è stata definita la somma che il consorzio di secondo grado deve dare, poi la Regione ha fatto la sua parte.

Il secondo aspetto è quello che riguarda il contenuto tecnico dell'agibilità, rappresentato dalla rimozione degli impianti esistenti (perché essi contengono degli oli, dei liquidi che non sono compatibili con l'invaso dell'acqua) e con l'apertura dei fori sulla diga superiore affinché l'acqua possa arrivare inferiormente.

Il primo punto era connesso con la chiusura della controversia con l'Enel perché una cosa è rimuovere gli impianti dell'Enel in consenso con l'ente che conosce perfettamente qual è la strumentazione e la strutturazione, quindi è in condizioni di non provocare danni all'ambiente.

Il secondo aspetto attendeva la realizzazione di un progetto che potesse consentire l'apertura di questi fori. Anche questo aspetto della procedura è ormai stato completato.

(Interruzioni)

Assessore Ferrari, lei ricorda un aspetto importante che è il problema del collaudo graduale: si comincia ad invasare fino ad una certa quota e poi secondo le procedure normali del collaudo.

Ormai sono rimessi tutti gli ostacoli e, verosimilmente, se ci saranno precipitazioni a primavera inoltrata, si potrà forse già beneficiare, ma l'inizio vero e proprio dell'entrata in funzione è previsto all'inizio del 1999.

PRESIDENTE. Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Pittalis.

PITTALIS (F.I.). Voglio ricordare che molti consiglieri regionali del nuorese, del sassarese e della Gallura hanno sfidato le avversità del tempo per non mancare a questo appuntamento, ma mi rendo conto che hanno fatto bene quei colleghi che non hanno voluto rischiare perché, ancora una volta, questo si sta rivelando un antico, vecchio, inutile rituale che addirittura rischia di rasentare la farsa (se i colleghi mi consentono una valutazione di questa natura), ancor più alimentata dal tipo di risposte dei rappresentanti della Giunta regionale.

Su tutto si può disquisire, ma sulle domande, almeno quelle che sono state poste con un quesito specifico, sarebbe stata doverosa una risposta chiara e limitata al quesito.

Non voglio alimentare questo rituale inutile però svolgo anch'io il mio ruolo di consigliere che è venuto da Nuoro sfidando le avversità dovute alla neve. Anche su questo punto spero che la Giunta si stia mobilitando, soprattutto per le zone interne, perché metta in moto tutti gli strumenti necessari per far fronte ai gravi disagi che si verificano soprattutto nei centri colpiti dalle nevicate di questi giorni e che non rende possibile neppure il raggiungimento delle arterie principali dell'isola.

Fatta questa premessa, prego l'Assessore Ballero di venire in Aula perché da lui mi attendo una risposta chiara, altrimenti preferisco il silenzio; glielo dico con molta franchezza, almeno contribuiamo a non far diventare una pagliacciata questa seduta.

Il tema che pongo alla sua attenzione è quello relativo alle scuole private o comunque non statali. Lei che è uomo di mondo conoscerà come me che tutte le scuole inglesi, sia quelle gestite dallo Stato, sia quelle gestite dai privati, sono denominate public school proprio perché tutte svolgono un servizio di pubblica utilità. Noi di Forza Italia (l'abbiamo detto tante volte) non siamo contro la scuola di Stato, ma siamo contro il monopolio della scuola di Stato, così come contro ogni altro monopolio. A dire la verità, non ho ancora visto atti concreti dal Governo regionale in favore della scuola non statale anzi, con l'ultima finanziaria, a fronte dei 42 miliardi necessari per l'effettiva copertura di quanto previsto dalle leggi regionali numero 31/'84 e numero 11/'88, non è stato assolutamente incrementato, ma ridotto a 34 o a 35 miliardi lo stanziamento per l'anno 1999.

La federazione italiana delle scuole materne, che aveva sottoposto questo problema all'attenzione del Presidente del Giunta regionale e dell'assessore competente al bilancio, ha avuto modo di spiegare con ragioni che ci hanno convinto (perché siamo convinti dell'utilità della scuola anche privata nel nostro ordinamento), ma le loro aspettative sono state deluse da un atto, da un grave carenza e da una mancanza di sensibilità da parte della Giunta.

Assessore Ballero, riconoscendole onestà intellettuale, vogliamo capire se lei e la sua Giunta siete a favore delle scuole private, delle scuole statali, sì o no? E` in grado di esprimere una sintesi su questo? La pregherei alla chiarezza, altrimenti il silenzio sarebbe più significativo.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

BALLERO (F.D.S.-Progr.Sard.), Assessore alla pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Credo che la risposta alla domanda dell'onorevole Pittalis richieda una differenziazione di soluzioni a seconda dell'ottica con cui si esamina il problema; perché una cosa è la valutazione politica che le forze politiche danno al problema della scuola pubblica e privata, cosa diversa è la funzione di chi amministra, quindi di un governo e di una Giunta regionale, che sul problema della scuola pubblica o privata deve muoversi nel rispetto delle leggi che disciplinano questi rapporti.

Credo che tutta la Giunta si stia rifacendo a queste leggi e credo che da questo punto di vista non ci siano appunti formulabili nei confronti dell'attività dell'amministrazione regionale.

Per quanto riguarda lo specifico finanziamento, voglio ricordare che il finanziamento non viene deciso né dalla Giunta, né dall'Assessore, ma viene deciso dal Consiglio regionale con l'approvazione del bilancio e della legge finanziaria. Certo, ci sono delle proposte che vengono formulate e, nel caso concreto, la proposta che è stata accolta dal Consiglio è la proposta che la Giunta aveva formulato, ma voglio ricordare che sul settore della scuola la Sardegna sta facendo uno sforzo straordinario perché complessivamente sta destinando circa 170 miliardi a favore del sistema scolastico, importo che non è neanche commisurabile lontanamente all'importo che destinano tutte le altre regioni singolarmente considerate nei confronti della scuola.

Abbiamo interventi sia nei confronti della scuola pubblica che nei confronti della scuola privata, abbiamo interventi nei confronti dell'università pubblica e dell'università privata; questi sono gli interventi che la Giunta regionale porta avanti nel rispetto delle previsioni legislative che guidano la sua condotta.

PRESIDENTE. Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Vassallo.

VASSALLO (Gruppo Misto). Signor Presidente, la settimana scorsa si è appreso dai giornali specializzati di economia che l'enel sarebbe intenzionata ad avanzare la proposta di acquistare la totalità del Carbone Sulcis che verrà estratto in quella zona, al preciso fine di vanificare il progetto di gassificazione e con l'intenzione di bruciare parte di questo carbone presso la centrale elettrica di Fiumesanto a Porto Torres.

Vorrei sapere se queste notizie, da queste agenzie di stampa, hanno un minimo di fondamento e, se ce l'hanno, qual è l'atteggiamento della Giunta e quali azioni si stiano conducendo per evitare che nella centrale termoelettrica di Fiumesanto, a Porto Torres, venga utilizzato l'uso del carbone o l'uso dell'olio emulsio (?), trattandosi di un combustibile anch'esso altamente inquinante.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'industria.

PINNA, Assessore dell'industria. Per la verità, è molto difficile che la Giunta possa assumere in proprio delle determinazioni su questa materia. Abbiamo ripetutamente interloquito con l'Enel in relazione a questa vicenda, e la discussione è ferma a questo stadio: utilizzare combustibili, diversi dal carbone, diversi dagli oli emulsion(?), combustibili a basso tenere di zolfo ha dei costi che portano fuori mercato l'utilizzabilità e la produttività di quelle centrali.

Forse è da valutare, pur nell'ipotesi dell'esclusione del carbone (così come deriva da un referendum svolto nella città di Porto Torres) un qualcosa che sia una via di mezzo di qui al metano, nel senso che non essendo il carbone, non possa neppure essere qualcosa che comporti ulteriori oneri nei confronti dell'Enel (voglio ricordare che quell'investimento è costato molte centinaia di miliardi), ma con una scadenza e un termine che probabilmente potrà essere configurato nel momento in cui, chiudendo l'intesa istituzionale di programma, il Governo dirà anche qual è il programma di realizzazione della metanizzazione.

Finora tutte le interlocuzioni svolte verso l'Enel tendono a riproporre il problema economico e finanziario; si può anche andare oltre il carbone, pare di comprendere, ma questo non è stato detto ufficialmente, ma è impensabile, o è improponibile, a giudizio dell'Enel, a questa fase, un altro combustibile a basso tenore di zolfo che avrebbe prezzi, a detta dell'ENEL, non sopportabili.

L'interlocuzione è tuttora in corso; non posso dire altro se non che a breve vi sarà un incontro con le amministrazione locali di Sassari e Porto Torres, con le amministrazione interessate, con l'assessorato dell'industria e credo anche con l'ente elettrico italiano per vedere se è possibile trovare una soluzione, che può essere una soluzione intermedia e a tempo, a tempo vuol dire di qui a disporre del metano.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Mi pare che al Gruppo di Forza Italia residuino due domande, quindi, ci consente di poterle fare ugualmente?

PRESIDENTE. Si, adesso c'è l'intervento dell'onorevole Amadu, poi mi fate sapere.

Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Amadu.

AMADU (Gruppo Misto). La domanda è rivolta all'assessore della Sanità, onorevole Fadda, e concerne la proposta di piano sanitario regionale che questo Consiglio non è stato messo nelle condizioni di approvare, di modificare o di respingere.

Non vorrei che questa legislatura si concludesse senza che questo Consiglio abbia questa possibilità; è stata avviata una consultazione dall'assessore a livello territoriale, sono pervenute una serie di suggerimenti, di proposte e di critiche. Credo che tutto ciò che poteva essere fatto, in termini di consultazione e di istruttoria a questi fini, sia stato compiuto; non si capisce perché il tempo passi senza che si arrivi ad una decisione. E` dal lontano 1985 che la Regione sarda non ha un proprio piano sanitario regionale, mi pare sia l'unica Regione in Italia che ne sia sprovvista. Si sa quali sono i danni che questo produce alla prospettiva della sanità in Sardegna. C'è molta attesa, ma ci sono anche tante voci sull'omissione legislativa.

Chiedo all'assessore e alla Giunta che entro questo mese l'argomento possa essere portato all'attenzione di questa assemblea e possa essere definito entro marzo in modo tale che non solo la Giunta (che ha tanti peccati da espiare) ma soprattutto questo Consiglio venga messo nelle condizioni di poter assolvere ai suoi compiti.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.

FADDA (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Degli atti di programmazione, l'unico atto mancante per quanto riguarda il settore sanitario e sociale è il piano sanitario, anche se debbo dire che alcuni atti importanti, come la razionalizzazione della rete ospedaliera e il piano della psichiatria sono stati già approvati e discussi dal Consiglio regionale.

Questo per dire che l'80 per cento del piano sanitario è contenuto nella razionalizzazione del rete ospedaliera e nel piano della psichiatria che sono stati approvati. Se aggiungiamo che anche il piano socio - assistenziale, che è un altro importante atto di programmazione, è stato approvato dalla Giunta e del Consiglio, diciamo che questo è il settore in cui il Consiglio regionale è riuscito a programmare con più puntualità e precisione; manca il completamento del piano sanitario.

Come ricordava il collega Amadu, sono state fatte una serie di consultazioni e adesso siamo anche in possesso di una serie di dati. La difficoltà maggiore per l'elaborazione e l'approvazione del piano era la conoscenza dei dati, la conoscenza dei bisogni della Sardegna, ma finalmente siamo venuti in possesso di questi dati (perché anche le aziende si sono informatizzate) quindi credo che i tempi richiesti dal collega Amadu possano essere rispettati dalla Giunta regionale e quindi, mi auguro, anche dal Consiglio.

PRESIDENTE. Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Pittalis.

PITTALIS (F.I.). Non per assumere atteggiamenti impudenti, ma ciò che ha detto l'assessore Ballero non mi convince assolutamente, così come non ci convince quanto è stato detto sulle provincie. Assessore Ballero, capiamo che c'è una forte resistenza del partito della Rifondazione Comunista e di altri settori della Giunta, che sono contrari alle scuole private e alle scuole non statali, però si abbia l'onestà intellettuale di dirlo. Non succede niente! Lo dicono a livello nazionale, quindi non vedo perché questa Giunta debba necessariamente ricomprendere tutte le posizioni....Vedo che vi state preparando al momento elettorale ancora un volta nel modo che i sardi sicuramente sapranno giudicare.

La domanda questa volta la rivolgo al Presidente Palomba, e riguarda un altro tema sul quale non è stata fatta ancora la dovuta chiarezza, anzi si è alimentata una grande confusione ed è con riferimento all'istituzione del parco del Gennargentu.

Presidente Palomba, il ministro ha firmato il decreto di sospensione (non so se lo strumento tecnico sia il decreto), sappiamo che sono stati sospesi gli effetti del decreto che dà corso all'intesa per l'istituzione del parco. Vorrei sapere se lei ha consapevolezza di cosa succederà il primo luglio del 1999, cioè il giorno immediatamente successivo alla data entro la quale rimane sospesa l'efficacia del decreto.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Presidente Palomba.

PALOMBA (Progr.Fed.), Presidente della Giunta. Accusare la Giunta di aver creato confusione mi sembra un po' troppo in rapporto a tutta la confusione che è avvenuta su questi temi.

Abbiamo cercato di mettere chiarezza su questo tema così delicato, che coinvolge così profondamente le popolazioni e mi pare che, nella sostanza, abbiamo rispettato pienamente le indicazioni del Consiglio regionale, secondo quel dossier che ho avuto cura di trasmettere affinché lei e il Presidente del Consiglio poteste valutare appieno tutta la situazione.

Un parco non c'è se non c'è l'organismo di gestione e se non ci sono i vincoli, cioè se non sono stabilite le norme di salvaguardia; un parco, inoltre, può esserci o non esserci, può essere in un modo e può essere in un altro.

La Giunta ha operato in diverse direzioni: la prima, quella di segnalare al Governo l'esigenza di provvedere ai sensi dell'articolo 51 dello Statuto. L'ha segnalato più volte, questa soluzione di provvedere a norma dello Statuto non è stata formalmente accolta ma, nella sostanza, le determinazioni del Governo sono state in quella direzione, cioè consentire che sul problema del parco si ripartisse da capo con un procedimento democratico di consultazione delle popolazioni, con l'aumento delle opportunità in ordine alla determinazione delle scelte sul parco, con riferimento alla volontà dei consigli comunali e delle popolazione che intendono far parte di questa opportunità economica.

Concretamente abbiamo un decreto istituivo del parco che formalmente non è operante, e che è diverso, sarebbe comunque chiamato ad operare in una situazione diversa da quella nella quale è nato perché, nel frattempo, c'è stata l'approvazione delle modifiche della legge 394, sollecitate da noi, che operano anche per gli altri parchi; sono modifiche nel senso della maggiore democratizzazione, cioè nel senso della minore incidenza della pressione centrale sulla gestione del parco. Sono una serie di norme che hanno previsto strumenti molto più democratici, soprattutto per quanto riguarda il progetto del parco che non può diventare operante se non c'è una forma di partecipazione alla decisione da parte delle comunità.

Anche la formazione degli organismi del parco risente di questa maggiore democraticità. I vincoli non sono operanti perché nel frattempo c'è la disponibilità, ampiamente espressa (e queste sono le condizioni perché questa disponibilità possa esplicarsi), a riconsiderare la perimetrazione. Il significa due cose: primo, vedere i Comuni che ci stanno e quelli che non ci stanno; secondo, vedere, tra i Comuni che ci stanno, quali sono i territori che possono essere compresi nell'area del parco.

Sulla base di questi presupposti, il Comitato istituzionale di coordinamento (partecipato da tutti i Comuni dell'area del parco) ha deliberato, con una delibera di carattere più politico che amministrativo, la conferma del principio della autodeterminazione, cioè il parco si farà sulla base delle volontà liberamente espresse dai comuni, dalle popolazioni e dalle collettività ad esso interessate.

Mi pare che, tutto sommato, nella sostanza, il parco sia incamminato nei binari che il Consiglio ha previsto.

Lei ha posto la domanda: "Cosa accade il 1° luglio se nel frattempo niente è cambiato?" Se nel frattempo niente è cambiato, avremo la conseguenza che entreranno in vigore le norme di salvaguardia provvisorie. Noi pensiamo che entro il 1° di luglio qualcosa debba accadere, cioè debba continuare quel processo di partecipazione democratica della collettività alla formazione del parco, secondo principi di informazione (in questo senso c'è un'attività degli uffici e degli enti strumentali per offrire alle popolazioni il maggior numero di informazioni) e poi attendere le determinazioni democraticamente espresse dalla collettività, senza le quali nessun comune, nessuna comunità può essere costretta a partecipare al parco.

Questa è la volontà del Governo regionale; è una volontà che si adegua perfettamente e pienamente alla volontà del Consiglio, al quale la Giunta, malgrado qualche divergenza di opinione sulla perfetta attuazione delle proprie determinazioni, intende adeguarsi.

PRESIDENTE. Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Biggio.

BIGGIO (A.N.). La domanda è rivolta al Presidente della Giunta. Vorremo sapere cosa avviene intorno alle nomine dei direttori generali. Sono apparse sulla stampa notizie allarmanti, quindi il Consiglio vorrebbe conoscere cosa avviene in merito.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.

PALOMBA (Progr.Fed.), Presidente della Giunta. Con questa domanda mi consente di dare una spiegazione da cui si desume che l'allarme c'è quando lo si vuole creare. Questo non riguarda naturalmente il collega Biggio che non si è affatto allarmato. Ci sono modi di presentare problemi che sono seri ma che non sono allarmistici, come invece una certa strumentalità vuol far pensare.

Succede esattamente che alla scadenza esatta dei termini previsti dalla legge la Giunta, convocata per questa sera, immediatamente dopo la conclusione del Consiglio, nominerà i direttori generali.

Non c'è nessun conflitto e vedrete che le decisioni saranno assolutamente tranquille e dimostreranno che non c'era ragione che ci fossero allarmismi, e che se allarmismi ci sono stati, questi non dipendono dalla Giunta, ma da chi invece li ha prospettati e creati.

PRESIDENTE. Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Pittalis.

PITTALIS (F.I.). Vorrei fare una domanda all'assessore Deiana, che è molto "gettonato", perché noi sentiamo il peso del dramma della disoccupazione (non so se ve ne siate resi conto anche voi). Nonostante l'approvazione del vostro piano del lavoro (dico "vostro" perché la responsabilità di quella carta straccia ricade essenzialmente e soprattutto su di voi, non lo diciamo noi ma lo dicono gli economisti non della nostra parte), siamo certi che non ne deriverà un solo posto di lavoro, anzi le analisi economiche disegnano uno scenario ancora più tragico, un aumento della disoccupazione, da qui al 2001, in assenza di strumenti correttivi e in assenza di interventi strutturali, quelli del cosiddetto piano del lavoro, cioè di quella "leggina" di assegnamento di bilancio, per essere chiari, perché non è un piano di lavoro, perché agli interventi in materia di lavoro si devono dare i nomi seri, vorrei sapere da lei, Assessore, quali sono le tre cose essenziali che, come responsabile delle politiche del lavoro in Sardegna, intende proporre all'attenzione del Consiglio per far fronte a questa previsione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.

DEIANA (Popolari), Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Mi fa enormemente piacere che il collega Pittalis abbia posto questa domanda. Penso che questa maggioranza e questo Consiglio verranno ricordati per aver fatto una cosa avveduta e coraggiosa. Perché? Perché mentre tutte le altre regioni si sono preposte e hanno detto pubblicamente che facevano le conferenze per il lavoro e per lo sviluppo mentre il Governo italiano aveva detto che faceva la conferenza per il lavoro e lo sviluppo, hanno rimandato questi appuntamenti e mi sembra che l'unica Regione che ha dato risposta e quindi ha celebrato, in base alle dichiarazioni che aveva fatto, la conferenza per il lavoro e lo sviluppo, è stata la regione Sarda.

In quell'occasione, coinvolgendo tutte le forze sociali e tutti i momenti di rappresentanza della Sardegna, mi sembra che è stata celebrata un'occasione in cui sono stati suggeriti, nei vari interventi e nella larga partecipazione, temi che potevano essere inclusi e fatti propri dalla Giunta regionale e dal Consiglio regionale. Questo ha fatto in modo che questo Consiglio potesse approvare i disegni di legge che sono stati pubblicati il 24 dicembre 1998. Novità. Perché non dirlo? Noi avevamo visto che gli strumenti o le norme che avevamo, per quanto riguarda il lavoro, non davano risposte numeriche, quindi percentualmente soddisfacenti, ma davano delle risposte non di soddisfazione per quanto riguarda il recupero del tasso di disoccupazione. Allora si è avuto il coraggio e l'accortezza anche politica di inventare nuove norme e di inventare nuove leggi da mettere a disposizione della Sardegna.

Le leggi ci sono, le abbiamo approvate, alcune le abbiamo approvate all'unanimità e all'interno di quelle leggi ci sono le risposte che lei sta cercando; si tratta di metterle in campo...sì ci sono dentro queste leggi, collega Pittalis, le tre risposte che lei mi ha chiesto, quindi basta leggere, mi sembra che sto dando la risposta, ci sono scritte all'interno queste risposte dei provvedimenti che sono già diventati legge, si tratta di attivare immediatamente le norme che sono all'interno di queste leggi che abbiamo approvato perchè mi sembra sia facilissimo rispondere, lo diceva qualcuno, all'interno dei documenti che abbiamo approvato c'è una volontà di creare lavoro, lavoro e lavoro; mi sembra siano tre risposte che ha dà una risposta forte, quella di creare nuovo lavoro. Questo ce lo auguriamo, la verifica verrà dopo che abbiamo messo in essere le leggi che abbiamo approvato.

PITTALIS (F.I.). Chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere!

PRESIDENTE. Credo che da parte di tutti i Gruppi sia emersa l'insufficienza di questa formula di discussione. La Giunta per il Regolamento ha proposto da tempo una modifica di questa formula e i Gruppi saranno chiamati a dare una valutazione.

Ringrazio molto i colleghi, l'ho detto prima lo ribadisco adesso, che hanno affrontato disagi per partecipare, visto il tempo e la situazione dell'isola; abbiamo anche scusato quelli che non ce l'hanno fatta per vari motivi e i tanti che hanno chiesto il congedo.

La seduta riprenderà domani alle ore 10. Ricordo ai Capigruppo che sono stati già avvisati che alle 9 e 30 si farà una Conferenza dei Capigruppo.

La seduta è tolta alle ore 19.29