Seduta n.401 del 22/10/2003 

CDI SEDUTA

(POMERIDIANA)

Mercoledì 22 ottobre 2003

Presidenza del Presidente SERRENTI

La seduta è aperta alle ore 18 e 08.

licandro, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 15 ottobre 2003, che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Franco Pisano ha chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 22 ottobre 2003. Se non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.

Annunzio di presentazione di disegno di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di legge:

Autorizzazione alla contrazione di un mutuo per il ripiano dei disavanzi delle Aziende sanitarie locali relativi all'anno 2000. (476)

(Pervenuto il 21 ottobre 2003 ed assegnato alla terza e alla settima Commissione.)

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:

FANTOLA - CASSANO - PISANO - VARGIU: "Disciplina delle elezioni primarie". (477)

(Pervenuta il 20 ottobre 2003 ed assegnata alla prima Commissione.)

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

VASSALLO sulla grave situazione occupazionale provocata presso l'azienda Distoms s.r.l in Porto Torres dall'inconcludenza degli uffici della Provincia di Sassari e dell'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente in ordine alla decisione sul regime autorizzatorio cui sottoporre le attività di rigenerazione degli oli esausti. (673)

(Risposta scritta in data 20 ottobre 2003.)

LAI - PUSCEDDU - SANNA Alberto sullo stato di attuazione della legge regionale 11 aprile 1996, n. 19. (685)

(Risposta scritta in data 20 ottobre 2003.)

Continuazione della discussione generale del testo unificato del disegno di legge: "Norme sull'elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale e disciplina del referendum regionale" (245/Stat/A) e delle proposte di legge Floris - Tunis - Businco: "Nuove norme sul sistema di rappresentanza e sull'elezione degli organi di governo della Comunità autonoma di Sardegna" (350/Stat/A), Onida: "Elezione del Consiglio regionale, forma di governo, (ai sensi dell'articolo 15, comma 2, dello Statuto speciale) e partecipazione degli emigrati al voto" (362/Stat/A), Scano - Dettori - Pacifico - Pinna: "Norme per l'elezione del Presidente della Regione e modifica della legge regionale 6 marzo 1979, n. 7 (Norme per l'elezione del Consiglio regionale) e successive modifiche e integrazioni" (379/Stat/A), Sanna Gian Valerio - Fadda - Biancu - Dore - Giagu - Granella - Secci - Selis: "Disciplina della forma di governo della Regione ed elezione del Consiglio regionale della Sardegna" (380/Stat/A), Spissu - Calledda - Cugini - Demuru - Falconi - Lai - Marrocu - Morittu - Orru' - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Salvatore: "Elezione del Presidente della Regione sarda e del Consiglio regionale" (392/Stat/A), Capelli - Cappai - Piana Randazzo: "Norme per l'elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale" (396/Stat/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale del testo unificato delle proposte di legge numero 245, 350, 362, 379, 380, 392 e 396. Nella parte riservata ai Capigruppo il primo iscritto a parlare è l'onorevole Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Presidente, lo scenario è piuttosto desolante, e questo è il sintomo di una disattenzione a un tema così importante, un tema, ritengo, di vitale importanza per la vita autonomistica. E' stato uno dei motivi per cui il Partito sardo ha voluto impedire che questa legislatura avesse fine e che, o per fax o per telefonate dirette, si potesse chiudere in modo più che ingeneroso questa legislatura. Credo che la testimonianza della storia autonomistica di quest'Isola debba restare nelle mani del Consiglio regionale e che solo il Consiglio regionale possa decidere eventualmente di poter arrivare a una scelta di scioglimento per la prima volta nella propria storia autonomistica. Ma il fatto di essere qua è la testimonianza che questo Consiglio o parte di esso hanno più che interesse a discutere autonomamente le scelte democratiche perché nella prossima tornata elettorale si possa eleggere nel migliore dei modi il nuovo Consiglio regionale stesso.

E non vanifica quello che abbiamo fatto neanche l'utilizzo della penna da noti opinionisti, un utilizzo improprio perché quella noi non possiamo definirla informazione, non la possiamo definire il modo giusto di utilizzo di quei mezzi di informazione e non può giustificare neanche, eventualmente, l'appartenenza agli alcolisti anonimi di certi soggetti. E noi rigettiamo al mittente queste accuse ingenerose, inopportune e poco, per non dire niente appropriate alla professionalità che ognuno nel proprio campo dovrebbe comunque testimoniare. Ed è il valore autonomistico che oggi è in discussione, quel valore autonomistico che molti oggi, e in questi giorni soprattutto, stanno vanificando, vogliono cancellare apertamente, vogliono servirsi, per ordine ricevuto, di quella legge nazionale che noi da sempre abbiamo rigettato, dal primo momento in cui fu approvata e dove i nostri parlamentari, tutti piuttosto distratti al significato dell'autonomia, anche in questi ultimi giorni hanno testimoniato la loro disattenzione, tanto che nel disegno di legge del federalismo attualmente arrivato al Senato il ministro di turno, del quale noi non condividiamo soprattutto in questi ultimi anni l'azione politica, ha però pensato, giustamente, di presentare un emendamento, l'emendamento che contiene il parere vincolante delle Regioni e Province autonome sulla modifica dei loro statuti, in modo tale che non venga calata dall'alto, in modo tale che quello che prima era previsto, e cioè solo il semplice parere non vincolante, potesse consentire al Parlamento italiano di trattare il nostro Statuto alla stregua di quelli delle Regioni a statuto ordinario, modificandolo a proprio piacimento, come del resto è avvenuto in questi cinquant'anni, perché tutte le proposte di modifica di statuto volute, approvate da quest'Aula non sono state prese in considerazione a livello parlamentare.

In Italia non c'è spazio per noi e questo emendamento presentato al Senato dal ministro Bossi testimonia appieno il significato dell'autonomia e ridà spirito e orgoglio a questo significato e l'ha presentata il Ministro, a torto o a ragione. Noi diciamo a ragione, mentre i nostri parlamentari tutti, di destra e sinistra, non hanno minimamente pensato, nonostante abbiano militato anni, legislature intere occupando gli scranni di questo Consiglio, non si sono ricordati dei loro trascorsi. Quei valori autonomistici una volta arrivati a Roma non hanno significato più niente.

Io spero che questo emendamento venga approvato, proprio per ridare a noi per primi quell'attenzione al valore autonomistico che in quest'Aula ancora oggi viene messo in discussione. E' pensabile andare a votare alle prossime regionali con una legge fatta da altri e si può pretendere di vanificare il lavoro fatto dalla Commissione, giustificando tutto ciò con semplici parole, affermazioni difficili da accettare, inaccettabili, che questa legge è peggiore di quella nazionale?

Voglio ricordare che in quest'Aula è arrivata quest'anno una finanziaria che noi dai banchi dell'opposizione ritenevamo inaccettabile, illeggibile, non condivisibile; non ci siamo rifiutati di discuterla, l'abbiamo discussa, emendata e modificata, dentro quest'Aula, con parti della maggioranza che non erano d'accordo per quelle modifiche e parti di essa che hanno condiviso quelle modifiche. Quindi la giustificazione di una legge che noi non abbiamo votato in Commissione, ci siamo astenuti, ma che non ci esime dal dover in quest'Aula discutere attentamente e partecipare a questa discussione in modo propositivo per migliorarla nelle modifiche che riterremo più opportune, che sia il frutto di un lavoro non di singoli consiglieri, ma delle forze politiche che qui sono rappresentate. E invece si continua a dire che non va bene. Io intanto vorrei capire dove non va bene. Forse perché in questa che stiamo discutendo non c'è l'elezione diretta? Forse perché in quella che stiamo discutendo non si garantirebbe la governabilità? Forse perché in quella che stiamo discutendo le rappresentanze territoriali vengono meno? Credo proprio di no, anzi il contrario su quest'ultima osservazione: le rappresentanze territoriali in quella nazionale proprio non hanno alcun significato. Abbiamo fatto le nuove province, ma le nuove province non dovranno avere, soprattutto quelle più piccole, i loro rappresentanti. Mi sembra piuttosto difficile quindi trovare giustificazioni, ci sono cose che non vanno bene, il livello di incompatibilità è smisurato, ma modificare il livello di incompatibilità credo che sia fra le cose più semplici. A noi non va bene, per esempio, che si iscrivano sedici consiglieri regionali senza sottoporli alla volontà popolare. Iscrivere la gente al Consiglio regionale credo che non sia lo sport preferito di ognuno di noi, a meno che qualcuno non pensi di utilizzarla a convenienza per non sottoporsi alla volontà popolare o per mandare magari qualcuno che qua di consenso popolare potrebbe anche non averne o preferirebbe non andare a cercarne e ritrovarsi semplicemente consigliere regionale alla stregua degli altri consiglieri regionali che saranno comunque candidati nei collegi provinciali.

Guardate, credo che sia fra gli errori più grandi che si possano commettere. Io credo che si possa affrontare serenamente il dibattito e tutte le modifiche che riterremo opportune e sicuramente saremo in grado di esitare una legge, di approvare una legge che abbia la sua validità, che sia caratterizzata da quel valore autonomistico che diversamente noi, proprio in questa circostanza, rischieremmo di annullare nella sua interezza.

Ci sono battaglie che si stanno conducendo fuori dell'Aula in riferimento a questa legge e che solo attraverso questa legge potrebbero trovare consistenza. Quella delle donne: pochi minuti fa abbiamo incontrato la Commissione delle pari opportunità ed è la testimonianza che attraverso la legge nazionale le loro istanze, le loro proposte non troverebbero riscontro alcuno, non ci sarebbe possibilità alcuna di recepire tutto ciò che comprende la loro proposta. E' vero che neanche la legge arrivata in Aula la contiene, ma io ritengo che la Commissione anche in questo abbia fatto un buon lavoro, perché quando si trattano argomenti come quello delle donne, del quale si sta parlando giustamente con insistenza e nel dovuto modo, quando si trattano argomenti come quello degli emigrati - è anche questo argomento delicato - non può essere un elemento da aggiudicare come primogenitura agli amici dei Riformatori, non me ne vogliano per quanto riguarda gli emigrati. Quando si portano emendamenti di quello spessore, gli emendamenti si discutono, si cerca il consenso, si sottoscrivono e trovano anche la forza per ricevere la giusta approvazione. Ma quando viene utilizzato per fare populismo, credo che nessuno di noi sia disponibile ad accettarlo silenziosamente, passivamente.

Credo che non sia solo un argomento che riguardi gli amici Riformatori; quello degli emigrati è un argomento che interessa tutti, tutte le forze politiche, e lo abbiamo dimostrato in diverse circostanze, e non è facendo proposte di legge come la 308 del 7 marzo del 2002, non esiste, è solo provocatoria, anticostituzionale, serve soltanto per sbandierarla nel momento del confronto all'interno dei circoli, nei posti più disparati d'Europa e d'Italia, ma non porta a verità alcuna perché è impensabile che questa legge possa essere utilizzata dai sardi che oggi risiedono in Italia, Lombardia, Toscana, Emilia, Liguria e quant'altro, perché se risiedono lì, devono votare lì, come del resto stanno facendo da lungo tempo, dove si sono integrati, dove hanno il diritto di voto perché questo la legge stabilisce, come hanno anche il sacrosanto diritto di partecipare direttamente a quella competizione. Non conosco possibilità alcuna che possa consentire ai nostri emigrati in Italia di partecipare a entrambe le competizioni, sia quella che avviene in Lombardia, sia quella che avviene in Sardegna, di candidarsi in contemporanea in Lombardia e di candidarsi in contemporanea in Sardegna. Credo che comunque questo sia un modo comunque per ingannare chi in buona fede ascolta, chi in buona fede aspetta da tempo determinati riconoscimenti e non è un modo che risolve i problemi, e non è un modo che porta consenso elettorale, perché la gente questo livello di stupidità non l'ha mai raggiunto, è tutt'altro che stupida, è molto attenta, puntuale, precisa nel verificare con attenzione le proposte che diverse forze politiche in questi ultimi anni sono andate a portare alla loro attenzione. Non è facile ingannarli, sono stati ingannati per troppo tempo, la diffidenza ormai li aiuta ad eliminare e a evitare che per l'ennesima volta qualcuno possa ancora in una circostanza elettorale estorcergli il voto.

Le colleghe di Forza Italia e Alleanza Nazionale, la prova provata di ciò che volete e che invece combattete, lo state testimoniando in questi giorni; raccogliete le firme delle donne, per difendere i loro diritti, sapendo che in quest'Aula non potrete tenere questo atteggiamento; in questa Aula, Forza Italia e Alleanza Nazionale ha da tempo testimoniato che non vuole una legge regionale, che non vuole partecipare alla sua stesura e alla sua approvazione, Non vuole partecipare al miglioramento di questa legge, a una trasformazione se vogliamo nei termini più positivi, continua a ricevere ordini tassativi che questo Consiglio non deve fare la propria legge elettorale. Ma allora se fuori di quest'Aula il problema che voi rappresentate in prima persona come donne vi porta ad assumere quegli atteggiamenti, come farete a giustificare poi all'interno dei movimenti delle donne che sta crescendo giorno per giorno con una potenzialità enorme che si sta evidenziando e che nessuno di noi può fare finta di non vedere. Come farete a testimoniare qua dentro di non volere la legge regionale, di non volere lavorare a quel miglioramento necessario, come del resto noi abbiamo testimoniato da tempo, e pretendete di obbedire ancora una volta passivamente alle volontà romane? "Tenetevi la legge nazionale", questo vi è stato ordinato e voi questo in questi giorni avete detto. Voi questo in questi giorni avete testimoniato nei vostri interventi e lo testimonierete ancora di più nel voto del passaggio agli articoli. Dove qualcuno di voi ha già dichiarato che quel voto sarà un voto segreto perché così riterrete più opportuno impedire l'approvazione della legge e molti di voi hanno già testimoniato di presentare diversi emendamenti per creare e fare ostruzionismo e impedire che questa legge il Consiglio regionale la possa approvare nei termini prestabiliti. Questo credo che sia inaccettabile, che non sarà facile per voi nascondere questo atteggiamento e questa volontà che testimonia che i valori autonomistici li avete svenduti da tempo e che diventa più facile ubbidire che assumersi invece le proprie responsabilità e noi alle proprie responsabilità, alle vostre responsabilità vi chiameremo ancora una volta per vedere in che modo riuscirete nella finzione a fare quelle dichiarazioni di grande valore autonomistico rispetto all'ubbidienza e un servilismo del quale noi ci saremmo già vergognati.

PRESIDENTE. Grazie consigliere Sanna. E' iscritto a parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

CORONA (F.I.-Sardegna). Grazie. Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio subito dire che concordo con chi con tanti colleghi in Aula hanno già detto prima di me che quella di oggi è una grande occasione, può essere una grande occasione per la Sardegna e per i sardi. In quest'Aula siamo tutti consapevoli della necessità assoluta di cambiare le regole che ci hanno portato a votare nel '99, perché quelle regole sono inutili e pericolose. Non si può negare la realtà, le difficoltà di oggi sono difficoltà che vengono da lontano, le difficoltà attraversano i due schieramenti e tutti i partiti. Queste difficoltà cui faccio riferimento vengono da una legge elettorale che ha candidato ben quattro candidati alla presidenza e ha negato l'elezione di ciascuno di essi. Questa per noi è la sconfitta della democrazia e noi siamo contrari a una legge del genere. Diciamo allora qual è la nostra posizione, la posizione di Forza Italia, noi non siamo contrari pregiudizialmente a una legge diversa riforma nazionale ma diciamo "no" a una legge pasticciata e di retroguardia, a una legge frettolosa e non condivisa. Noi diciamo "no" alla controriforma, "no" ad un passo indietro, ad un passo nel buio. Noi non possiamo pensare alla convenienza immediata di questo o quello schieramento, di questo o quel partito perché non è con questi intendimenti che si scrivono le regole che devono valere oggi e domani per tutti.

Il lavoro effettuato dalla Prima Commissione è senza dubbio notevole, perché rappresenta oggettivamente un grande sforzo, ma non basta, purtroppo non è bastato, non basta perché i risultati del testo che stiamo discutendo non sono funzionali all'idea che ha Forza Italia della riforma elettorale. I risultati conseguiti in Commissione Prima non bastano e non ci soddisfano perché siamo davanti ad un insieme di norme, non ad un progetto organico come quello della riforma nazionale. Riforma che sarà pure discutibile e migliorabile, ma rappresenta un insieme coerente. Ed allora se vogliamo sostituire la riforma italiana con una nostra legge, se vogliamo esercitare i poteri che il legislatore costituzionale ci ha conferito, dobbiamo produrre un altro sistema che funziona, un sistema migliore e più efficace. Il punto centrale è questo, occorre dare risposte alla Sardegna; questo è il vero punto e per dare risposte servono progetti di governo, ma soprattutto stabilità di governo, dobbiamo porci degli obiettivi e gli obiettivi di Forza Italia sono chiari. Noi vogliamo affermare il principio del presidenzialismo, della stabilità, della governabilità e del bipolarismo. Siamo convinti che l'alternanza è l'unica maniera capace di garantire la vera democrazia, di garantire una democrazia partecipata. Infatti, se da una parte occorre tenere conto di tutte le minoranze, dall'altra parte bisogna mettere in primo piano la scelta che chiediamo agli elettori quando ci presentiamo alle urne, e non ci può essere democrazia, secondo noi, senza presidenzialismo. Il Presidente dei sardi deve essere il sindaco dei sardi, intendendo con questo non una diminuzione dell'autonomia, ma anzi una sua più forte esaltazione nel rapporto diretto coi cittadini.

Voglio ricordare che la riforma del maggioritario nei comuni circa dieci anni fa ha rivoluzionato la storia dei comuni in Italia. Questo va riproposto, secondo noi, per avere il sindaco dei sardi. Facciamo chiarezza anche su un altro punto, la necessità di un turno unico perché il ballottaggio serve solo a pasticciare i pasticci. L'esperienza ce lo insegna e ce lo ha insegnato che i pastrocchi portano solo all'instabilità. Oggi ci troviamo in un momento particolarmente difficile e travagliato di questa legislatura e dobbiamo pensare alla prossima. Dobbiamo assicurare per la prossima da subito la governabilità e una scelta chiara da parte degli elettori. I sardi ci chiedono chiarezza e a nessuno di noi sfugge che la Sardegna ha bisogno di un governo stabile. Il gap evidente tra la Sardegna e le regioni d'Europa e d'Italia si recupera con governi stabili che programmano e sono al tempo stesso nelle condizioni di attuare ciò che hanno promesso. Il ritardo che ancora ci divide dalle regioni, nonostante i cinquant'anni di autonomia, si recupera con un progetto politico chiaro che impegni chi lo sottoscrive davanti agli altri alleati, ma soprattutto davanti agli elettori. Energia, trasporti, tanto per citare le note priorità, esigono stabilità e programmazione pluriennale. Occorre la condivisione di un progetto strategico di tutte le forze e non basta per questo una maggioranza risicata che sia la somma di tutti più o meno fragile in Consiglio. Dobbiamo lavorare in questa direzione perché siamo consapevoli di ciò che ci attende nei prossimi anni, sarebbe gravissimo perpetuare un meccanismo di instabilità che punisce tutti noi, il Consiglio regionale, ma prima di noi ancora i sardi. Bisogna costruire un quadro politico e consiliare da subito perché ce lo chiede la gente, ci chiede chiarezza. I sardi non hanno bisogno di un governo dopo l'altro, di una catena di montaggio di governi senza poteri reali. La Sardegna ha bisogno di alleanze, di idee, di uomini e progetti che vadano oltre i partiti e i personalismi. L'unica maniera di avere stabilità è avere un governo forte e autorevole e questo passa attraverso la riforma elettorale, una riforma chiara che restituisca trasparenza tra pochi mesi, quando la parola tornerà alla gente tra qualche mese.

Noi non vogliamo avvelenare la conclusione di questa legislatura così travagliata abbandonandoci a polemiche o a ripicche personali. Abbiamo sentito alcune cose in quest'Aula che non ci sono piaciute, noi di Forza Italia non pensiamo..

PRESIDENTE. Onorevole Corona, continui se ritorna l'audio, altrimenti cambi microfono, la prego, si è guastato il microfono.

CORONA (F.I.-Sardegna). Dicevo, Presidente, che noi abbiamo sentito alcune cose in Aula che non ci sono piaciute, vorrei dire qui che naturalmente rispettiamo le idee di tutti e siamo bipolaristi, però non diciamo che chi non vuole il bipolarismo vuole il mercimonio come abbiamo sentito in Aula, non sarebbe né onesto né giusto sostenerlo. Preferiamo pensare di lavorare con chi vorrà costruire con noi un progetto elettorale chiaro, comprese le forze minori naturalmente. Serve oggi un progetto elettorale degno della grande isola che vogliamo rappresentare. Nel 1999 abbiamo chiesto il voto, e lo chiederemo nuovamente l'anno prossimo, alla gente per il cambiamento, se vogliamo più lavoro in Sardegna, se vogliamo più reddito, se vogliamo ridurre l'handicap dell'insularità, se vogliamo nuove infrastrutture, se vogliamo ridurre il sovrapprezzo energetico, per fare tutto questo dobbiamo avere un governo stabile. Nessun governo debole o instabile potrà centrare questi obiettivi. Allora da oggi il Consiglio regionale della Sardegna ritrovi il più alto tasso di autonomia nelle decisioni, a cominciare da questa legge. Noi sosteniamo che in così poco tempo non si può concludere positivamente un dibattito che registra punti di vista differenti e diverse volte inconciliabili. Occorre indicare con chiarezza chi vince e chi perde. Occorre dare i poteri di governo a chi vince e il potere di controllo a chi perde. Finiranno così i balletti, le crisi, personalismi e gli isterismi che hanno condizionato questa legislatura. E non è nemmeno vero, per rassicurare chi cerca una legge sarda a tutti i costi, che i partiti più piccoli spariranno con la riforma elettorale italiana, semplicemente anche loro saranno costretti a scegliere le alleanze prima delle elezioni. Ma è questa la democrazia più avanzata, quella che impone a tutti di fare una scelta di appartenenza.

E' vero che la riforma nazionale non l'abbiamo fatta noi in questo Consiglio, ma può essere una legge che funziona. Il Gruppo di Forza Italia ha un'unica forte preoccupazione di andare alle elezioni con un testo di legge elettorale che non stravolga la forma di governo che ha consentito alle Regioni ordinarie di avere legislature ricche di risultati positivi. Questo grazie ad una capacità di governo e una reale forza contrattuale nei confronti dello Stato. Siamo disponibili ad un confronto con tutte le forze politiche, ad un'eccezione, ad una condizione, che si abbia rispetto reciproco e soprattutto rispetto per quanti si attende da noi il corpo elettorale, i cittadini che sono i veri sovrani di quest'Aula.

Oltre a quelli che ho espresso prima mi permetto di indicare alcuni punti: la parità di accesso delle donne alle liste elettorali, Forza Italia in Commissione ha votato a favore di tutti e due gli emendamenti a questo riguardo. Ancora, il voto disgiunto e il turno unico, Forza Italia sostiene anche questi principi e siamo disponibili come ha poco fa detto nella Commissione pari opportunità un esponente di centrosinistra eventualmente a fare una legge apposita per la parità di accesso delle donne nelle liste elettorali. Ma con la stessa lealtà diciamo che non vogliamo un'avventura al buio alla ricerca affrettata di qualcosa che peggiorerà ancora di più il rapporto con gli elettori sardi. Noi il rapporto con gli elettori intendiamo invece ravvivarlo perché per noi questo è l'unico senso dell'autonomia. Grazie.

PRESIDENTE. L'ultimo intervento come al solito è quello del maggior partito di opposizione, quello dell'onorevole Spissu.

È iscritto a parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Credo che a tutti sia evidente e presente, durante tutta questa nostra discussione, come la delicatezza e l'importanza di una legge come quella che stiamo affrontando, si colloca in una situazione politica molto delicata per la Sardegna e per questo Consiglio regionale, per l'Assemblea nella quale noi rappresentiamo i sardi. Non c'è una maggioranza, non c'è la maggioranza, e quella che c'è, e che ha dato vita provvisoriamente per sventare le elezioni anticipate alla Giunta che attualmente è in carica su questa materia, è divisa. Non è divisa perché a noi fa comodo dipingerla così, è divisa per le cose che si sono sentite in Aula e la divisione non passa tra chi ha sostenuto la Giunta e chi non l'ha sostenuta; la divisione, negli interventi che molti dei colleghi hanno fatto, è ancora più articolata ed è ancora maggiore, abbiamo infatti l'U.D.C. e l'U.D.R. che sostengono la necessità di una legge elettorale approvata dal Consiglio regionale sardo; abbiamo i Riformatori che hanno su questo una posizione più articolata, c'è un'opposizione netta, decisa, precisa a questa legge che viene dal Gruppo di Alleanza Nazionale, che è il Gruppo del Presidente della Giunta regionale che è sostenuto da U.D.C. U.D.R. e Riformatori e del Gruppo di Forza Italia che hanno annunciato qui di non condividere niente di questa legge elettorale e di fare ricorso, qualora questa legge elettorale verrà approvata e venisse approvata da questo Consiglio regionale, al referendum usando minacciosamente questo argomento per interdire una discussione che liberamente, democraticamente in questo Consiglio si vuole fare.

Un Consiglio per altro in deficit e in difficoltà di rappresentatività e di autorevolezza verso l'opinione pubblica anche a seguito di alcuni eventi come quello degli equi indennizzi su cui io penso non si debba più tornare, nel senso che l'equo indennizzo non era sbagliato per la quantità, era sbagliato nel modo, era sbagliato nella soluzione, era sbagliato dal punto di vista dell'opportunità politica. Quindi, non capisco perché alcuni colleghi tornino sull'argomento aprendo spiragli e invocando diritti e strani elementi di giustizia che non avrebbero nessuno senso di esistere se non per continuare a gettare ombre oscure su questo Consiglio regionale.

Quindi una situazione politica che sconsiglierebbe a chiunque di avventurarsi nelle acque insidiose di un'Aula nella quale è difficile, è complicato, è arduo incanalare le energie positive verso cose buone, come abbiamo visto qualche giorno fa a proposito dei vincoli in materia urbanistica bocciati, commettendo un gravissimo errore, col voto segreto da questo Consiglio regionale.

Leggiamo da qualche autorevole esponente della maggioranza, fatto oggetto di atti intimidatori gravissimi, e da condannare, che sarebbero addebitabili alla posizione assunta a proposito di questo provvedimento. Credo che ci voglia cautela, credo che ci voglia attenzione, credo che chi ha utilizzato lo strumento del voto segreto e che ha assunto quella posizione politica non possa diventare il martire fatto oggetto di non si sa bene che cosa; forse i troppi incarichi a volte espongono troppo e quindi andrebbe con più cautela esaminato il problema.

Tuttavia nonostante questa situazione di impraticabilità politica, quasi, di quest'Aula, io penso che questo Consiglio regionale, i suoi Gruppi, i consiglieri farebbero un grave errore, un gravissimo errore politico se non provassero a varare una buona legge elettorale, una legge elettorale che dia significato politico a questo tentativo di concludere la legislatura che voi, che molti di voi hanno voluto continuasse, perché questa rappresenterebbe un'occasione di riscatto per produrre una buona legge, non una legge qualunque, ma una legge scritta con spirito unitario e da tutti gli schieramenti, possibilmente, come si addice e come sarebbe necessario quando affrontiamo la delicatissima materie delle regole.

Penso che faremmo bene, farebbero bene i Gruppi che hanno manifestato un'opposizione così netta e così decisa a valutare nelle prossime ore se non sia un atto di responsabilità verso l'intera comunità della Sardegna, che rappresentiamo, scrivere una buona legge elettorale, una legge elettorale seria che ci consenta di modificare e di correggere gli effetti distorsivi e distorcenti della legge nazionale, che non viene attaccata perché è una legge nazionale che viene proposta da un governo nemico e da uno Stato nemico, che viene attaccata perché rappresenta incongruenze che secondo noi andrebbero corrette e modificate, perché introducono nel sistema politico alcune gravi distorsioni.

Eliminerei anche dalla nostra discussione un po' di retorica; e cioè eliminerei gli abbondanti, ridondanti richiami all'autonomia, al sussulto di dignità autonomistica, perché non è di questo che stiamo parlando, non è di questo che stiamo parlando, anzi se la richiamiamo troppo spesso finiamo per rendere vano questo sussulto, anche in materie che non hanno bisogno di grandi sussulti autonomistici, ma solo di Gruppi e di forze politiche in grado di assumere delle responsabilità, qui come altrove.

Quindi, senza condire con troppa retorica il lavoro che stiamo facendo io credo che, più semplicemente, stiamo cercando di introdurre nello schema legislativo nazionale, lo ripeto, alcune modifiche migliorative non diversamente, badate, da quello che accade in molte altre regioni italiane a statuto ordinario e a statuto speciale, che introducono modifiche, non perché c'è un sistema politico corrotto e che fa l'assalto alla diligenza, e che rimette in discussione il bipolarismo, il presidenzialismo e la stabilità, ma semplicemente perché la pratica attuazione di queste leggi sta determinando effetti che producono problemi politici nelle regioni che le stanno praticando.

Qualcuno di voi ha gridato allo stravolgimento dello spirito bipolare, allo stravolgimento dello spirito presidenzialistico e della stabilità. Sapete benissimo che non c'è niente di più falso di queste affermazioni.

Io penso che la legge che stiamo discutendo confermi questi principi e - ripeto - faccio un appello a Forza Italia e A.N. perché insieme facciamo in questo Consiglio regionale una buona legge, rivolgo un appello ai Riformatori perché nel solco di quella che è stato definito la legge per l'elezione diretta dei sindaci e che si è detto voler applicare alla Regione sarda, facciamo una legge che consenta l'elezione diretta e che consenta anche che le Assemblee abbiano un ruolo importante.

Siamo per assicurare il bipolarismo e l'alternanza attraverso tecniche legislative che favoriscano il bipolarismo, l'aggregazione e che l'alternanza venga garantita dalla stabilità politica che assicura, a chi vince, di governare per cinque anni.

Quindi, siamo per il bipolarismo, per l'alternanza e per la governabilità attraverso, come sapete, il premio di maggioranza, ma anche attraverso il potere di dissolvenza che è in capo al Presidente della Giunta, che nel caso in cui non riesca a governare, può mandare a casa l'intero Consiglio, restituendo nelle mani del popolo l'intera materia.

Allora, io mi chiedo, se siamo d'accordo su questi principi fondamentali, e siamo d'accordo, se non li usiamo strumentalmente per dire che ci sono problemi, ma abbiamo detto che non è così, non è così nei fatti, nella lettura del testo, allora se siamo d'accordo su questi principi e se nessuno di noi intende toccare questi principi, io chiedo ai colleghi per quale motivo dovremmo rinunciare a mettere in equilibro il potere esecutivo con il potere legislativo, di mettere in equilibrio l'esecutivo con le assemblee parlamentari? In buona sostanza, perché noi dobbiamo rinunciare a evitare che capiti ciò che accade nei comuni tanto richiamati con la legge dei sindaci d'Italia.

Nei comuni le assemblee comunali non contano niente e l'instabilità nei comuni deriva dal fatto che un potere elettivo che deriva democraticamente dal popolo è privo di alcun potere. Questo è un problema e se è un problema perché dobbiamo rifare una strada che già produce distorsioni e anomalie nel sistema politico, negli enti locali nei quali ormai la sperimentazione dura dieci anni? Perché non utilizzare positivamente una lettura che è di fronte a tutti, perché non è una lettera che si dà da parte del centrosinistra perché oggi siamo in molti comuni all'opposizione, siamo stati in maggioranza, adesso siamo all'opposizione in alcuni comuni, in altri siamo in maggioranza, e tuttavia questo è un problema politico che sta di fronte a noi. Assemblee comunali che non contano niente, niente, e che hanno l'unico obiettivo di contare tendendo continue trappole ai sindaci con i pochi poteri che hanno a disposizione.

Diciamo un'eresia? Vogliamo rimettere in discussione l'impianto del bipolarismo e dell'elezione diretta? Assolutamente no! Segnaliamo un problema e richiamiamo la nostra autonomia di legislatori a porre rimedio possibilmente in questa materia.

Io ho ascoltato con attenzione l'onorevole Pittalis, ho ascoltato - anche se parlava a braccio - le sottolineature negative, le caricature che forniva della legge che è in discussione, e a momenti ho pensato che l'onorevole Pittalis parlasse di un'altra legge, non di quella che stiamo discutendo in Consiglio. E se lo scontro referendario avviene su questi falsi temi, penso che non ci sarà difficoltà qualora la legge venisse approvata dal Consiglio a utilizzare argomenti convincenti con i sardi, quando gli argomenti altrui sono basati palesemente su falsità e su cose assurde.

Non ci saranno congiure di palazzo perché il palazzo non può fare congiure, il palazzo può votare, può votare - lo ripeto - una buona legge, perché se non sarà una buona legge incardinata sui principi che ho richiamato, il nostro Gruppo non voterà quella legge stravolta, anche qui per essere chiari!

Noi siamo disponibili ad andare avanti lungo questi indirizzi e mantenendo fermi questi paletti; se si pensa di utilizzare l'Aula e gli umori dell'Aula per modificare questi paletti, per introdurre terzi poli, per introdurre altre cose, noi siamo indisponibili nel senso che voteremo conclusivamente contro la legge.

Allora, se queste cose sono cose sulle quali insieme possiamo costruire e spingere in avanti, noi siamo assolutamente disponibili, siamo assolutamente disponibili a continuare a lavorare, così come ha fatto la Commissione, anche recuperando i pregiudizi o i mancati chiarimenti che ci sono stati fin qui, approfondendo e trovando i punti di mediazione possibile per migliorare la legge, lo ripeto. Per evitare, per esempio che resti in piedi la pratica del voto disgiunto che a noi sembra una pratica che inquina proprio il bipolarismo, perché non è possibile che un elettore possa votare Giacomo Spissu nella lista dei D.S. e Mauro Pili a Presidente della Casa delle Libertà. Non è possibile, c'è evidentemente un mandato strabico che viene affidato o a Spissu o a Pili, c'è una distorsione che si introduce nel sistema politico, noi siamo per legare il Presidente alle coalizioni, per legare il voto dell'elettore sia al Presidente che ai rappresentanti in seno all'assemblea legislativa.

Siamo, per esempio, perché i territori siano rappresentati, c'è qualcuno di voi che possa spiegare ai territori più piccoli, all'Ogliastra, alla Gallura, al medio Campidano, che devono rinunciare alla rappresentanza politica perché Sassari e Cagliari assorbono rappresentanza politica con il meccanismo presente nella legge nazionale? Ci sembra questo buono, ci sembra giusto, ci sembra in questo modo di favorire la partecipazione anche dei territori meno popolati della nostra regione, confermando come abbiamo fatto qualche giorno fa le otto province? Io penso che anche questo sia un grave elemento distorsivo.

Siamo per introdurre seriamente, perché siamo convinti che sia giusto e che sia un atto di civiltà, la rappresentanza del sesso meno rappresentato in quest'Aula consiliare e in tutte le assemblee, siamo per farlo seriamente, domani presenteremo gli emendamenti, credo che su questa materia l'Aula debba assumere un atteggiamento consapevole.

Penso che tutti insieme dobbiamo assumere un atteggiamento consapevole, onorevole Corona, perché non si può dire alle donne che riceviamo che si può risolvere il problema con un altro provvedimento al quale diamo una corsia accelerata (non si sa bene dove, nell'autostrada del Sole perché sulla 131 non ci sono corsie sulle quali si possa accelerare) dicendo una cosa non vera, così come le colleghe Pilo e Lombardo sanno benissimo che se questa cosa non viene incardinata in questa legge elettorale, questa cosa e questo tema non sarà un tema per le prossime elezioni sarde.

Anche qui penso che il senso di responsabilità e la consapevolezza della partita che affrontiamo ci debba guidare. Il mio partito e il mio Gruppo, come sapete, è per affrontare anche nella legge elettorale il tema delle primarie non per regolamentarle o per renderle obbligatorie, ma per introdurre un principio in questa legge, non una norma che regolamenti le primarie, perché non ne abbiamo il tempo, perché probabilmente è improprio fare questo, perché la discussione sarebbe lunga, siamo però perché, per esempio, introduciamo una norma con la quale qualora gli schieramenti, uno degli schieramenti decidesse di selezionare e di individuare il candidato leader di quello schieramento attraverso le primarie possa avere la disponibilità delle strutture pubbliche. Per cui le primarie possano essere svolte non nei garage, non negli angoli delle strade, ma possano essere svolte assicurando l'agibilità ai criteri di trasparenza necessari perché le primarie siano una cosa seria e che serva davvero per individuare il candidato dello schieramento o di tutti gli schieramenti.

Su queste questioni noi siamo disponibili anche a ragionare e a correggere opinioni maturate nel corso del lavoro in Commissione, ma c'è bisogno di un atteggiamento costruttivo, di un atteggiamento positivo, di un atteggiamento a cui noi chiamiamo anche le forze consiliari che finora hanno espresso un'opinione totalmente negativa e contraria.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Spissu. Come avevo preannunciato quello dell'onorevole Spissu era l'ultimo intervento della discussione generale.

Per la Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

FOIS (P.P.S. - Sardistas), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. La Giunta non può che esprimere un convinto apprezzamento per come si sono svolti i lavori di quest'Aula in questi giorni. Il dibattito è stato molto serrato, crudo ma anche molto schietto, che ha restituito a quest'Aula la giusta autorevolezza, l'autorevolezza che merita e che forse aspettavamo da tempo, autorevolezza che parte per la verità da molto lontano, che è stata data dalla Commissione, che con un atto molto coraggioso è riuscita a fare sintesi su un tema che sembrava perso, su un tema che sembrava ormai dimenticavo, ha fatto sintesi e comunque ha iniziato un confronto che già in una prima fase è stato apprezzato e che ha sortito un documento che ci permetterà sicuramente di essere migliorato durante il dibattito che noi speriamo e siamo convinti che avverrà nelle prossime ore. E' chiaro che la Giunta non è in grado di poter esprimere pareri sui diversi disegni di legge o proposte di legge; in questa fase la Giunta vuole avere una posizione doverosamente asettica. Per quanto ci riguarda cercheremo di dare il nostro contributo personale e di partito da quei banchi e non da questo, da quei banchi una volta che verranno presentati gli emendamenti, anche ognuno di noi cercherà di dire cosa pensa sulle diverse questioni che sono state messe sul tappeto. Si è parlato di inutilità del confronto, secondo me invece era fondamentale che ci riconfrontassimo su una materia come questa, che ci dà la giusta autorevolezza per far riconoscere al Consiglio regionale il ruolo che deve ricoprire.

Anche le leggi che a suo tempo sono state fatte per i Comuni e le Province sembravano leggi perfette, una volta vissute esperienze che avevano visto lo scioglimento e la possibilità di gestire i Comuni, una volta varate quelle leggi, sembrava che fossero ormai la panacea di tutti i mali. Ebbene, la maggior parte di quei Consigli o buona parte di quei Consigli non hanno raggiunto la chiusura naturale della legislatura, ci sono segnali forti di ingovernabilità, non capisco come mai noi che abbiamo un'occasione come questa per poter dire la nostra e perché no, per migliorare una legge che non è detto debba essere stravolta, ma una legge che quanto meno vogliamo sottoporre alla nostra attenzione, non è detto che la legge debba essere cambiata, ma sicuramente è necessario che questa legge ottenga un voto da quest'Aula, potrebbe essere la stessa legge, ma non è possibile che noi ce ne laviamo le mani, questo è impensabile da parte di un Consiglio regionale a Statuto speciale. Quindi, bisogna entrare nel merito delle questioni, io spero che ci possa essere un confronto serrato negli emendamenti che verranno presentati e comunque mi auguro che la legge venga votata alla fine, all'unanimità. Qualora vi fosse qualcuno che non dovesse vedere la propria posizione dalla parte dei vincitori, è sempre meglio che domani si legga sui giornali che c'è stato un confronto serrato, crudo e anche lacerante, ma è sempre meglio che si legga che questo è un Consiglio regionale con l'encefalogramma piatto. Questo noi dobbiamo evitarlo a tutti i costi, noi dobbiamo rifiutarci di non ragionare sulle questioni come questa della legge elettorale che ci sembra perfetta, noi dobbiamo assolutamente contribuire a migliorarla e io credo, e lo dimostreranno i fatti, che negli emendamenti ci possano essere molti margini di miglioramento e credo che le esperienze che stanno vivendo altre regioni che hanno già il sistema elettorale che noi oggi stiamo discutendo possano essere in qualche modo un segnale perché alcuni aspetti che sembravano consolidati e certi invece stanno creando non pochi problemi.

Quindi, la Giunta si augura che nelle prossime ore si apra un ragionamento nel merito; credo che la nostra posizione fino alla fine, almeno per quanto mi riguarda, rimarrà assolutamente asettica, mentre potete contare su un contributo fattivo nel merito delle questioni.

PRESIDENTE. Grazie Assessore, con la replica della Giunta finisce la discussione generale, adesso bisogna decidere come proseguire, se proseguire stasera o andare a domani, questa è materia della Conferenza dei Capigruppo, pertanto la convoco e chiedo ai colleghi di avere pazienza un attimo e di aspettare.

(La seduta, sospesa alle ore 19 e 13, viene ripresa alle ore 19 e 43.)

PRESIDENTE. Colleghi un po' di attenzione per cortesia. Chiedendo scusa per aver fatto attendere i colleghi, la Conferenza ha valutato il lavoro politico che ancora c'è da fare sugli emendamenti, c'è da fare anche per un bisogno di consultazioni, etc., insomma il Consiglio si riunisce martedì sera alle ore 16.

La seduta è tolta alle ore 19 e 44.



Allegati seduta

CDI SEDUTA

(POMERIDIANA)

Mercoledì 22 ottobre 2003

Presidenza del Presidente SERRENTI

La seduta è aperta alle ore 18 e 08.

licandro, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 15 ottobre 2003, che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Franco Pisano ha chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 22 ottobre 2003. Se non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.

Annunzio di presentazione di disegno di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di legge:

Autorizzazione alla contrazione di un mutuo per il ripiano dei disavanzi delle Aziende sanitarie locali relativi all'anno 2000. (476)

(Pervenuto il 21 ottobre 2003 ed assegnato alla terza e alla settima Commissione.)

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:

FANTOLA - CASSANO - PISANO - VARGIU: "Disciplina delle elezioni primarie". (477)

(Pervenuta il 20 ottobre 2003 ed assegnata alla prima Commissione.)

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

VASSALLO sulla grave situazione occupazionale provocata presso l'azienda Distoms s.r.l in Porto Torres dall'inconcludenza degli uffici della Provincia di Sassari e dell'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente in ordine alla decisione sul regime autorizzatorio cui sottoporre le attività di rigenerazione degli oli esausti. (673)

(Risposta scritta in data 20 ottobre 2003.)

LAI - PUSCEDDU - SANNA Alberto sullo stato di attuazione della legge regionale 11 aprile 1996, n. 19. (685)

(Risposta scritta in data 20 ottobre 2003.)

Continuazione della discussione generale del testo unificato del disegno di legge: "Norme sull'elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale e disciplina del referendum regionale" (245/Stat/A) e delle proposte di legge Floris - Tunis - Businco: "Nuove norme sul sistema di rappresentanza e sull'elezione degli organi di governo della Comunità autonoma di Sardegna" (350/Stat/A), Onida: "Elezione del Consiglio regionale, forma di governo, (ai sensi dell'articolo 15, comma 2, dello Statuto speciale) e partecipazione degli emigrati al voto" (362/Stat/A), Scano - Dettori - Pacifico - Pinna: "Norme per l'elezione del Presidente della Regione e modifica della legge regionale 6 marzo 1979, n. 7 (Norme per l'elezione del Consiglio regionale) e successive modifiche e integrazioni" (379/Stat/A), Sanna Gian Valerio - Fadda - Biancu - Dore - Giagu - Granella - Secci - Selis: "Disciplina della forma di governo della Regione ed elezione del Consiglio regionale della Sardegna" (380/Stat/A), Spissu - Calledda - Cugini - Demuru - Falconi - Lai - Marrocu - Morittu - Orru' - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Salvatore: "Elezione del Presidente della Regione sarda e del Consiglio regionale" (392/Stat/A), Capelli - Cappai - Piana Randazzo: "Norme per l'elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale" (396/Stat/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale del testo unificato delle proposte di legge numero 245, 350, 362, 379, 380, 392 e 396. Nella parte riservata ai Capigruppo il primo iscritto a parlare è l'onorevole Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Presidente, lo scenario è piuttosto desolante, e questo è il sintomo di una disattenzione a un tema così importante, un tema, ritengo, di vitale importanza per la vita autonomistica. E' stato uno dei motivi per cui il Partito sardo ha voluto impedire che questa legislatura avesse fine e che, o per fax o per telefonate dirette, si potesse chiudere in modo più che ingeneroso questa legislatura. Credo che la testimonianza della storia autonomistica di quest'Isola debba restare nelle mani del Consiglio regionale e che solo il Consiglio regionale possa decidere eventualmente di poter arrivare a una scelta di scioglimento per la prima volta nella propria storia autonomistica. Ma il fatto di essere qua è la testimonianza che questo Consiglio o parte di esso hanno più che interesse a discutere autonomamente le scelte democratiche perché nella prossima tornata elettorale si possa eleggere nel migliore dei modi il nuovo Consiglio regionale stesso.

E non vanifica quello che abbiamo fatto neanche l'utilizzo della penna da noti opinionisti, un utilizzo improprio perché quella noi non possiamo definirla informazione, non la possiamo definire il modo giusto di utilizzo di quei mezzi di informazione e non può giustificare neanche, eventualmente, l'appartenenza agli alcolisti anonimi di certi soggetti. E noi rigettiamo al mittente queste accuse ingenerose, inopportune e poco, per non dire niente appropriate alla professionalità che ognuno nel proprio campo dovrebbe comunque testimoniare. Ed è il valore autonomistico che oggi è in discussione, quel valore autonomistico che molti oggi, e in questi giorni soprattutto, stanno vanificando, vogliono cancellare apertamente, vogliono servirsi, per ordine ricevuto, di quella legge nazionale che noi da sempre abbiamo rigettato, dal primo momento in cui fu approvata e dove i nostri parlamentari, tutti piuttosto distratti al significato dell'autonomia, anche in questi ultimi giorni hanno testimoniato la loro disattenzione, tanto che nel disegno di legge del federalismo attualmente arrivato al Senato il ministro di turno, del quale noi non condividiamo soprattutto in questi ultimi anni l'azione politica, ha però pensato, giustamente, di presentare un emendamento, l'emendamento che contiene il parere vincolante delle Regioni e Province autonome sulla modifica dei loro statuti, in modo tale che non venga calata dall'alto, in modo tale che quello che prima era previsto, e cioè solo il semplice parere non vincolante, potesse consentire al Parlamento italiano di trattare il nostro Statuto alla stregua di quelli delle Regioni a statuto ordinario, modificandolo a proprio piacimento, come del resto è avvenuto in questi cinquant'anni, perché tutte le proposte di modifica di statuto volute, approvate da quest'Aula non sono state prese in considerazione a livello parlamentare.

In Italia non c'è spazio per noi e questo emendamento presentato al Senato dal ministro Bossi testimonia appieno il significato dell'autonomia e ridà spirito e orgoglio a questo significato e l'ha presentata il Ministro, a torto o a ragione. Noi diciamo a ragione, mentre i nostri parlamentari tutti, di destra e sinistra, non hanno minimamente pensato, nonostante abbiano militato anni, legislature intere occupando gli scranni di questo Consiglio, non si sono ricordati dei loro trascorsi. Quei valori autonomistici una volta arrivati a Roma non hanno significato più niente.

Io spero che questo emendamento venga approvato, proprio per ridare a noi per primi quell'attenzione al valore autonomistico che in quest'Aula ancora oggi viene messo in discussione. E' pensabile andare a votare alle prossime regionali con una legge fatta da altri e si può pretendere di vanificare il lavoro fatto dalla Commissione, giustificando tutto ciò con semplici parole, affermazioni difficili da accettare, inaccettabili, che questa legge è peggiore di quella nazionale?

Voglio ricordare che in quest'Aula è arrivata quest'anno una finanziaria che noi dai banchi dell'opposizione ritenevamo inaccettabile, illeggibile, non condivisibile; non ci siamo rifiutati di discuterla, l'abbiamo discussa, emendata e modificata, dentro quest'Aula, con parti della maggioranza che non erano d'accordo per quelle modifiche e parti di essa che hanno condiviso quelle modifiche. Quindi la giustificazione di una legge che noi non abbiamo votato in Commissione, ci siamo astenuti, ma che non ci esime dal dover in quest'Aula discutere attentamente e partecipare a questa discussione in modo propositivo per migliorarla nelle modifiche che riterremo più opportune, che sia il frutto di un lavoro non di singoli consiglieri, ma delle forze politiche che qui sono rappresentate. E invece si continua a dire che non va bene. Io intanto vorrei capire dove non va bene. Forse perché in questa che stiamo discutendo non c'è l'elezione diretta? Forse perché in quella che stiamo discutendo non si garantirebbe la governabilità? Forse perché in quella che stiamo discutendo le rappresentanze territoriali vengono meno? Credo proprio di no, anzi il contrario su quest'ultima osservazione: le rappresentanze territoriali in quella nazionale proprio non hanno alcun significato. Abbiamo fatto le nuove province, ma le nuove province non dovranno avere, soprattutto quelle più piccole, i loro rappresentanti. Mi sembra piuttosto difficile quindi trovare giustificazioni, ci sono cose che non vanno bene, il livello di incompatibilità è smisurato, ma modificare il livello di incompatibilità credo che sia fra le cose più semplici. A noi non va bene, per esempio, che si iscrivano sedici consiglieri regionali senza sottoporli alla volontà popolare. Iscrivere la gente al Consiglio regionale credo che non sia lo sport preferito di ognuno di noi, a meno che qualcuno non pensi di utilizzarla a convenienza per non sottoporsi alla volontà popolare o per mandare magari qualcuno che qua di consenso popolare potrebbe anche non averne o preferirebbe non andare a cercarne e ritrovarsi semplicemente consigliere regionale alla stregua degli altri consiglieri regionali che saranno comunque candidati nei collegi provinciali.

Guardate, credo che sia fra gli errori più grandi che si possano commettere. Io credo che si possa affrontare serenamente il dibattito e tutte le modifiche che riterremo opportune e sicuramente saremo in grado di esitare una legge, di approvare una legge che abbia la sua validità, che sia caratterizzata da quel valore autonomistico che diversamente noi, proprio in questa circostanza, rischieremmo di annullare nella sua interezza.

Ci sono battaglie che si stanno conducendo fuori dell'Aula in riferimento a questa legge e che solo attraverso questa legge potrebbero trovare consistenza. Quella delle donne: pochi minuti fa abbiamo incontrato la Commissione delle pari opportunità ed è la testimonianza che attraverso la legge nazionale le loro istanze, le loro proposte non troverebbero riscontro alcuno, non ci sarebbe possibilità alcuna di recepire tutto ciò che comprende la loro proposta. E' vero che neanche la legge arrivata in Aula la contiene, ma io ritengo che la Commissione anche in questo abbia fatto un buon lavoro, perché quando si trattano argomenti come quello delle donne, del quale si sta parlando giustamente con insistenza e nel dovuto modo, quando si trattano argomenti come quello degli emigrati - è anche questo argomento delicato - non può essere un elemento da aggiudicare come primogenitura agli amici dei Riformatori, non me ne vogliano per quanto riguarda gli emigrati. Quando si portano emendamenti di quello spessore, gli emendamenti si discutono, si cerca il consenso, si sottoscrivono e trovano anche la forza per ricevere la giusta approvazione. Ma quando viene utilizzato per fare populismo, credo che nessuno di noi sia disponibile ad accettarlo silenziosamente, passivamente.

Credo che non sia solo un argomento che riguardi gli amici Riformatori; quello degli emigrati è un argomento che interessa tutti, tutte le forze politiche, e lo abbiamo dimostrato in diverse circostanze, e non è facendo proposte di legge come la 308 del 7 marzo del 2002, non esiste, è solo provocatoria, anticostituzionale, serve soltanto per sbandierarla nel momento del confronto all'interno dei circoli, nei posti più disparati d'Europa e d'Italia, ma non porta a verità alcuna perché è impensabile che questa legge possa essere utilizzata dai sardi che oggi risiedono in Italia, Lombardia, Toscana, Emilia, Liguria e quant'altro, perché se risiedono lì, devono votare lì, come del resto stanno facendo da lungo tempo, dove si sono integrati, dove hanno il diritto di voto perché questo la legge stabilisce, come hanno anche il sacrosanto diritto di partecipare direttamente a quella competizione. Non conosco possibilità alcuna che possa consentire ai nostri emigrati in Italia di partecipare a entrambe le competizioni, sia quella che avviene in Lombardia, sia quella che avviene in Sardegna, di candidarsi in contemporanea in Lombardia e di candidarsi in contemporanea in Sardegna. Credo che comunque questo sia un modo comunque per ingannare chi in buona fede ascolta, chi in buona fede aspetta da tempo determinati riconoscimenti e non è un modo che risolve i problemi, e non è un modo che porta consenso elettorale, perché la gente questo livello di stupidità non l'ha mai raggiunto, è tutt'altro che stupida, è molto attenta, puntuale, precisa nel verificare con attenzione le proposte che diverse forze politiche in questi ultimi anni sono andate a portare alla loro attenzione. Non è facile ingannarli, sono stati ingannati per troppo tempo, la diffidenza ormai li aiuta ad eliminare e a evitare che per l'ennesima volta qualcuno possa ancora in una circostanza elettorale estorcergli il voto.

Le colleghe di Forza Italia e Alleanza Nazionale, la prova provata di ciò che volete e che invece combattete, lo state testimoniando in questi giorni; raccogliete le firme delle donne, per difendere i loro diritti, sapendo che in quest'Aula non potrete tenere questo atteggiamento; in questa Aula, Forza Italia e Alleanza Nazionale ha da tempo testimoniato che non vuole una legge regionale, che non vuole partecipare alla sua stesura e alla sua approvazione, Non vuole partecipare al miglioramento di questa legge, a una trasformazione se vogliamo nei termini più positivi, continua a ricevere ordini tassativi che questo Consiglio non deve fare la propria legge elettorale. Ma allora se fuori di quest'Aula il problema che voi rappresentate in prima persona come donne vi porta ad assumere quegli atteggiamenti, come farete a giustificare poi all'interno dei movimenti delle donne che sta crescendo giorno per giorno con una potenzialità enorme che si sta evidenziando e che nessuno di noi può fare finta di non vedere. Come farete a testimoniare qua dentro di non volere la legge regionale, di non volere lavorare a quel miglioramento necessario, come del resto noi abbiamo testimoniato da tempo, e pretendete di obbedire ancora una volta passivamente alle volontà romane? "Tenetevi la legge nazionale", questo vi è stato ordinato e voi questo in questi giorni avete detto. Voi questo in questi giorni avete testimoniato nei vostri interventi e lo testimonierete ancora di più nel voto del passaggio agli articoli. Dove qualcuno di voi ha già dichiarato che quel voto sarà un voto segreto perché così riterrete più opportuno impedire l'approvazione della legge e molti di voi hanno già testimoniato di presentare diversi emendamenti per creare e fare ostruzionismo e impedire che questa legge il Consiglio regionale la possa approvare nei termini prestabiliti. Questo credo che sia inaccettabile, che non sarà facile per voi nascondere questo atteggiamento e questa volontà che testimonia che i valori autonomistici li avete svenduti da tempo e che diventa più facile ubbidire che assumersi invece le proprie responsabilità e noi alle proprie responsabilità, alle vostre responsabilità vi chiameremo ancora una volta per vedere in che modo riuscirete nella finzione a fare quelle dichiarazioni di grande valore autonomistico rispetto all'ubbidienza e un servilismo del quale noi ci saremmo già vergognati.

PRESIDENTE. Grazie consigliere Sanna. E' iscritto a parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

CORONA (F.I.-Sardegna). Grazie. Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio subito dire che concordo con chi con tanti colleghi in Aula hanno già detto prima di me che quella di oggi è una grande occasione, può essere una grande occasione per la Sardegna e per i sardi. In quest'Aula siamo tutti consapevoli della necessità assoluta di cambiare le regole che ci hanno portato a votare nel '99, perché quelle regole sono inutili e pericolose. Non si può negare la realtà, le difficoltà di oggi sono difficoltà che vengono da lontano, le difficoltà attraversano i due schieramenti e tutti i partiti. Queste difficoltà cui faccio riferimento vengono da una legge elettorale che ha candidato ben quattro candidati alla presidenza e ha negato l'elezione di ciascuno di essi. Questa per noi è la sconfitta della democrazia e noi siamo contrari a una legge del genere. Diciamo allora qual è la nostra posizione, la posizione di Forza Italia, noi non siamo contrari pregiudizialmente a una legge diversa riforma nazionale ma diciamo "no" a una legge pasticciata e di retroguardia, a una legge frettolosa e non condivisa. Noi diciamo "no" alla controriforma, "no" ad un passo indietro, ad un passo nel buio. Noi non possiamo pensare alla convenienza immediata di questo o quello schieramento, di questo o quel partito perché non è con questi intendimenti che si scrivono le regole che devono valere oggi e domani per tutti.

Il lavoro effettuato dalla Prima Commissione è senza dubbio notevole, perché rappresenta oggettivamente un grande sforzo, ma non basta, purtroppo non è bastato, non basta perché i risultati del testo che stiamo discutendo non sono funzionali all'idea che ha Forza Italia della riforma elettorale. I risultati conseguiti in Commissione Prima non bastano e non ci soddisfano perché siamo davanti ad un insieme di norme, non ad un progetto organico come quello della riforma nazionale. Riforma che sarà pure discutibile e migliorabile, ma rappresenta un insieme coerente. Ed allora se vogliamo sostituire la riforma italiana con una nostra legge, se vogliamo esercitare i poteri che il legislatore costituzionale ci ha conferito, dobbiamo produrre un altro sistema che funziona, un sistema migliore e più efficace. Il punto centrale è questo, occorre dare risposte alla Sardegna; questo è il vero punto e per dare risposte servono progetti di governo, ma soprattutto stabilità di governo, dobbiamo porci degli obiettivi e gli obiettivi di Forza Italia sono chiari. Noi vogliamo affermare il principio del presidenzialismo, della stabilità, della governabilità e del bipolarismo. Siamo convinti che l'alternanza è l'unica maniera capace di garantire la vera democrazia, di garantire una democrazia partecipata. Infatti, se da una parte occorre tenere conto di tutte le minoranze, dall'altra parte bisogna mettere in primo piano la scelta che chiediamo agli elettori quando ci presentiamo alle urne, e non ci può essere democrazia, secondo noi, senza presidenzialismo. Il Presidente dei sardi deve essere il sindaco dei sardi, intendendo con questo non una diminuzione dell'autonomia, ma anzi una sua più forte esaltazione nel rapporto diretto coi cittadini.

Voglio ricordare che la riforma del maggioritario nei comuni circa dieci anni fa ha rivoluzionato la storia dei comuni in Italia. Questo va riproposto, secondo noi, per avere il sindaco dei sardi. Facciamo chiarezza anche su un altro punto, la necessità di un turno unico perché il ballottaggio serve solo a pasticciare i pasticci. L'esperienza ce lo insegna e ce lo ha insegnato che i pastrocchi portano solo all'instabilità. Oggi ci troviamo in un momento particolarmente difficile e travagliato di questa legislatura e dobbiamo pensare alla prossima. Dobbiamo assicurare per la prossima da subito la governabilità e una scelta chiara da parte degli elettori. I sardi ci chiedono chiarezza e a nessuno di noi sfugge che la Sardegna ha bisogno di un governo stabile. Il gap evidente tra la Sardegna e le regioni d'Europa e d'Italia si recupera con governi stabili che programmano e sono al tempo stesso nelle condizioni di attuare ciò che hanno promesso. Il ritardo che ancora ci divide dalle regioni, nonostante i cinquant'anni di autonomia, si recupera con un progetto politico chiaro che impegni chi lo sottoscrive davanti agli altri alleati, ma soprattutto davanti agli elettori. Energia, trasporti, tanto per citare le note priorità, esigono stabilità e programmazione pluriennale. Occorre la condivisione di un progetto strategico di tutte le forze e non basta per questo una maggioranza risicata che sia la somma di tutti più o meno fragile in Consiglio. Dobbiamo lavorare in questa direzione perché siamo consapevoli di ciò che ci attende nei prossimi anni, sarebbe gravissimo perpetuare un meccanismo di instabilità che punisce tutti noi, il Consiglio regionale, ma prima di noi ancora i sardi. Bisogna costruire un quadro politico e consiliare da subito perché ce lo chiede la gente, ci chiede chiarezza. I sardi non hanno bisogno di un governo dopo l'altro, di una catena di montaggio di governi senza poteri reali. La Sardegna ha bisogno di alleanze, di idee, di uomini e progetti che vadano oltre i partiti e i personalismi. L'unica maniera di avere stabilità è avere un governo forte e autorevole e questo passa attraverso la riforma elettorale, una riforma chiara che restituisca trasparenza tra pochi mesi, quando la parola tornerà alla gente tra qualche mese.

Noi non vogliamo avvelenare la conclusione di questa legislatura così travagliata abbandonandoci a polemiche o a ripicche personali. Abbiamo sentito alcune cose in quest'Aula che non ci sono piaciute, noi di Forza Italia non pensiamo..

PRESIDENTE. Onorevole Corona, continui se ritorna l'audio, altrimenti cambi microfono, la prego, si è guastato il microfono.

CORONA (F.I.-Sardegna). Dicevo, Presidente, che noi abbiamo sentito alcune cose in Aula che non ci sono piaciute, vorrei dire qui che naturalmente rispettiamo le idee di tutti e siamo bipolaristi, però non diciamo che chi non vuole il bipolarismo vuole il mercimonio come abbiamo sentito in Aula, non sarebbe né onesto né giusto sostenerlo. Preferiamo pensare di lavorare con chi vorrà costruire con noi un progetto elettorale chiaro, comprese le forze minori naturalmente. Serve oggi un progetto elettorale degno della grande isola che vogliamo rappresentare. Nel 1999 abbiamo chiesto il voto, e lo chiederemo nuovamente l'anno prossimo, alla gente per il cambiamento, se vogliamo più lavoro in Sardegna, se vogliamo più reddito, se vogliamo ridurre l'handicap dell'insularità, se vogliamo nuove infrastrutture, se vogliamo ridurre il sovrapprezzo energetico, per fare tutto questo dobbiamo avere un governo stabile. Nessun governo debole o instabile potrà centrare questi obiettivi. Allora da oggi il Consiglio regionale della Sardegna ritrovi il più alto tasso di autonomia nelle decisioni, a cominciare da questa legge. Noi sosteniamo che in così poco tempo non si può concludere positivamente un dibattito che registra punti di vista differenti e diverse volte inconciliabili. Occorre indicare con chiarezza chi vince e chi perde. Occorre dare i poteri di governo a chi vince e il potere di controllo a chi perde. Finiranno così i balletti, le crisi, personalismi e gli isterismi che hanno condizionato questa legislatura. E non è nemmeno vero, per rassicurare chi cerca una legge sarda a tutti i costi, che i partiti più piccoli spariranno con la riforma elettorale italiana, semplicemente anche loro saranno costretti a scegliere le alleanze prima delle elezioni. Ma è questa la democrazia più avanzata, quella che impone a tutti di fare una scelta di appartenenza.

E' vero che la riforma nazionale non l'abbiamo fatta noi in questo Consiglio, ma può essere una legge che funziona. Il Gruppo di Forza Italia ha un'unica forte preoccupazione di andare alle elezioni con un testo di legge elettorale che non stravolga la forma di governo che ha consentito alle Regioni ordinarie di avere legislature ricche di risultati positivi. Questo grazie ad una capacità di governo e una reale forza contrattuale nei confronti dello Stato. Siamo disponibili ad un confronto con tutte le forze politiche, ad un'eccezione, ad una condizione, che si abbia rispetto reciproco e soprattutto rispetto per quanti si attende da noi il corpo elettorale, i cittadini che sono i veri sovrani di quest'Aula.

Oltre a quelli che ho espresso prima mi permetto di indicare alcuni punti: la parità di accesso delle donne alle liste elettorali, Forza Italia in Commissione ha votato a favore di tutti e due gli emendamenti a questo riguardo. Ancora, il voto disgiunto e il turno unico, Forza Italia sostiene anche questi principi e siamo disponibili come ha poco fa detto nella Commissione pari opportunità un esponente di centrosinistra eventualmente a fare una legge apposita per la parità di accesso delle donne nelle liste elettorali. Ma con la stessa lealtà diciamo che non vogliamo un'avventura al buio alla ricerca affrettata di qualcosa che peggiorerà ancora di più il rapporto con gli elettori sardi. Noi il rapporto con gli elettori intendiamo invece ravvivarlo perché per noi questo è l'unico senso dell'autonomia. Grazie.

PRESIDENTE. L'ultimo intervento come al solito è quello del maggior partito di opposizione, quello dell'onorevole Spissu.

È iscritto a parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Credo che a tutti sia evidente e presente, durante tutta questa nostra discussione, come la delicatezza e l'importanza di una legge come quella che stiamo affrontando, si colloca in una situazione politica molto delicata per la Sardegna e per questo Consiglio regionale, per l'Assemblea nella quale noi rappresentiamo i sardi. Non c'è una maggioranza, non c'è la maggioranza, e quella che c'è, e che ha dato vita provvisoriamente per sventare le elezioni anticipate alla Giunta che attualmente è in carica su questa materia, è divisa. Non è divisa perché a noi fa comodo dipingerla così, è divisa per le cose che si sono sentite in Aula e la divisione non passa tra chi ha sostenuto la Giunta e chi non l'ha sostenuta; la divisione, negli interventi che molti dei colleghi hanno fatto, è ancora più articolata ed è ancora maggiore, abbiamo infatti l'U.D.C. e l'U.D.R. che sostengono la necessità di una legge elettorale approvata dal Consiglio regionale sardo; abbiamo i Riformatori che hanno su questo una posizione più articolata, c'è un'opposizione netta, decisa, precisa a questa legge che viene dal Gruppo di Alleanza Nazionale, che è il Gruppo del Presidente della Giunta regionale che è sostenuto da U.D.C. U.D.R. e Riformatori e del Gruppo di Forza Italia che hanno annunciato qui di non condividere niente di questa legge elettorale e di fare ricorso, qualora questa legge elettorale verrà approvata e venisse approvata da questo Consiglio regionale, al referendum usando minacciosamente questo argomento per interdire una discussione che liberamente, democraticamente in questo Consiglio si vuole fare.

Un Consiglio per altro in deficit e in difficoltà di rappresentatività e di autorevolezza verso l'opinione pubblica anche a seguito di alcuni eventi come quello degli equi indennizzi su cui io penso non si debba più tornare, nel senso che l'equo indennizzo non era sbagliato per la quantità, era sbagliato nel modo, era sbagliato nella soluzione, era sbagliato dal punto di vista dell'opportunità politica. Quindi, non capisco perché alcuni colleghi tornino sull'argomento aprendo spiragli e invocando diritti e strani elementi di giustizia che non avrebbero nessuno senso di esistere se non per continuare a gettare ombre oscure su questo Consiglio regionale.

Quindi una situazione politica che sconsiglierebbe a chiunque di avventurarsi nelle acque insidiose di un'Aula nella quale è difficile, è complicato, è arduo incanalare le energie positive verso cose buone, come abbiamo visto qualche giorno fa a proposito dei vincoli in materia urbanistica bocciati, commettendo un gravissimo errore, col voto segreto da questo Consiglio regionale.

Leggiamo da qualche autorevole esponente della maggioranza, fatto oggetto di atti intimidatori gravissimi, e da condannare, che sarebbero addebitabili alla posizione assunta a proposito di questo provvedimento. Credo che ci voglia cautela, credo che ci voglia attenzione, credo che chi ha utilizzato lo strumento del voto segreto e che ha assunto quella posizione politica non possa diventare il martire fatto oggetto di non si sa bene che cosa; forse i troppi incarichi a volte espongono troppo e quindi andrebbe con più cautela esaminato il problema.

Tuttavia nonostante questa situazione di impraticabilità politica, quasi, di quest'Aula, io penso che questo Consiglio regionale, i suoi Gruppi, i consiglieri farebbero un grave errore, un gravissimo errore politico se non provassero a varare una buona legge elettorale, una legge elettorale che dia significato politico a questo tentativo di concludere la legislatura che voi, che molti di voi hanno voluto continuasse, perché questa rappresenterebbe un'occasione di riscatto per produrre una buona legge, non una legge qualunque, ma una legge scritta con spirito unitario e da tutti gli schieramenti, possibilmente, come si addice e come sarebbe necessario quando affrontiamo la delicatissima materie delle regole.

Penso che faremmo bene, farebbero bene i Gruppi che hanno manifestato un'opposizione così netta e così decisa a valutare nelle prossime ore se non sia un atto di responsabilità verso l'intera comunità della Sardegna, che rappresentiamo, scrivere una buona legge elettorale, una legge elettorale seria che ci consenta di modificare e di correggere gli effetti distorsivi e distorcenti della legge nazionale, che non viene attaccata perché è una legge nazionale che viene proposta da un governo nemico e da uno Stato nemico, che viene attaccata perché rappresenta incongruenze che secondo noi andrebbero corrette e modificate, perché introducono nel sistema politico alcune gravi distorsioni.

Eliminerei anche dalla nostra discussione un po' di retorica; e cioè eliminerei gli abbondanti, ridondanti richiami all'autonomia, al sussulto di dignità autonomistica, perché non è di questo che stiamo parlando, non è di questo che stiamo parlando, anzi se la richiamiamo troppo spesso finiamo per rendere vano questo sussulto, anche in materie che non hanno bisogno di grandi sussulti autonomistici, ma solo di Gruppi e di forze politiche in grado di assumere delle responsabilità, qui come altrove.

Quindi, senza condire con troppa retorica il lavoro che stiamo facendo io credo che, più semplicemente, stiamo cercando di introdurre nello schema legislativo nazionale, lo ripeto, alcune modifiche migliorative non diversamente, badate, da quello che accade in molte altre regioni italiane a statuto ordinario e a statuto speciale, che introducono modifiche, non perché c'è un sistema politico corrotto e che fa l'assalto alla diligenza, e che rimette in discussione il bipolarismo, il presidenzialismo e la stabilità, ma semplicemente perché la pratica attuazione di queste leggi sta determinando effetti che producono problemi politici nelle regioni che le stanno praticando.

Qualcuno di voi ha gridato allo stravolgimento dello spirito bipolare, allo stravolgimento dello spirito presidenzialistico e della stabilità. Sapete benissimo che non c'è niente di più falso di queste affermazioni.

Io penso che la legge che stiamo discutendo confermi questi principi e - ripeto - faccio un appello a Forza Italia e A.N. perché insieme facciamo in questo Consiglio regionale una buona legge, rivolgo un appello ai Riformatori perché nel solco di quella che è stato definito la legge per l'elezione diretta dei sindaci e che si è detto voler applicare alla Regione sarda, facciamo una legge che consenta l'elezione diretta e che consenta anche che le Assemblee abbiano un ruolo importante.

Siamo per assicurare il bipolarismo e l'alternanza attraverso tecniche legislative che favoriscano il bipolarismo, l'aggregazione e che l'alternanza venga garantita dalla stabilità politica che assicura, a chi vince, di governare per cinque anni.

Quindi, siamo per il bipolarismo, per l'alternanza e per la governabilità attraverso, come sapete, il premio di maggioranza, ma anche attraverso il potere di dissolvenza che è in capo al Presidente della Giunta, che nel caso in cui non riesca a governare, può mandare a casa l'intero Consiglio, restituendo nelle mani del popolo l'intera materia.

Allora, io mi chiedo, se siamo d'accordo su questi principi fondamentali, e siamo d'accordo, se non li usiamo strumentalmente per dire che ci sono problemi, ma abbiamo detto che non è così, non è così nei fatti, nella lettura del testo, allora se siamo d'accordo su questi principi e se nessuno di noi intende toccare questi principi, io chiedo ai colleghi per quale motivo dovremmo rinunciare a mettere in equilibro il potere esecutivo con il potere legislativo, di mettere in equilibrio l'esecutivo con le assemblee parlamentari? In buona sostanza, perché noi dobbiamo rinunciare a evitare che capiti ciò che accade nei comuni tanto richiamati con la legge dei sindaci d'Italia.

Nei comuni le assemblee comunali non contano niente e l'instabilità nei comuni deriva dal fatto che un potere elettivo che deriva democraticamente dal popolo è privo di alcun potere. Questo è un problema e se è un problema perché dobbiamo rifare una strada che già produce distorsioni e anomalie nel sistema politico, negli enti locali nei quali ormai la sperimentazione dura dieci anni? Perché non utilizzare positivamente una lettura che è di fronte a tutti, perché non è una lettera che si dà da parte del centrosinistra perché oggi siamo in molti comuni all'opposizione, siamo stati in maggioranza, adesso siamo all'opposizione in alcuni comuni, in altri siamo in maggioranza, e tuttavia questo è un problema politico che sta di fronte a noi. Assemblee comunali che non contano niente, niente, e che hanno l'unico obiettivo di contare tendendo continue trappole ai sindaci con i pochi poteri che hanno a disposizione.

Diciamo un'eresia? Vogliamo rimettere in discussione l'impianto del bipolarismo e dell'elezione diretta? Assolutamente no! Segnaliamo un problema e richiamiamo la nostra autonomia di legislatori a porre rimedio possibilmente in questa materia.

Io ho ascoltato con attenzione l'onorevole Pittalis, ho ascoltato - anche se parlava a braccio - le sottolineature negative, le caricature che forniva della legge che è in discussione, e a momenti ho pensato che l'onorevole Pittalis parlasse di un'altra legge, non di quella che stiamo discutendo in Consiglio. E se lo scontro referendario avviene su questi falsi temi, penso che non ci sarà difficoltà qualora la legge venisse approvata dal Consiglio a utilizzare argomenti convincenti con i sardi, quando gli argomenti altrui sono basati palesemente su falsità e su cose assurde.

Non ci saranno congiure di palazzo perché il palazzo non può fare congiure, il palazzo può votare, può votare - lo ripeto - una buona legge, perché se non sarà una buona legge incardinata sui principi che ho richiamato, il nostro Gruppo non voterà quella legge stravolta, anche qui per essere chiari!

Noi siamo disponibili ad andare avanti lungo questi indirizzi e mantenendo fermi questi paletti; se si pensa di utilizzare l'Aula e gli umori dell'Aula per modificare questi paletti, per introdurre terzi poli, per introdurre altre cose, noi siamo indisponibili nel senso che voteremo conclusivamente contro la legge.

Allora, se queste cose sono cose sulle quali insieme possiamo costruire e spingere in avanti, noi siamo assolutamente disponibili, siamo assolutamente disponibili a continuare a lavorare, così come ha fatto la Commissione, anche recuperando i pregiudizi o i mancati chiarimenti che ci sono stati fin qui, approfondendo e trovando i punti di mediazione possibile per migliorare la legge, lo ripeto. Per evitare, per esempio che resti in piedi la pratica del voto disgiunto che a noi sembra una pratica che inquina proprio il bipolarismo, perché non è possibile che un elettore possa votare Giacomo Spissu nella lista dei D.S. e Mauro Pili a Presidente della Casa delle Libertà. Non è possibile, c'è evidentemente un mandato strabico che viene affidato o a Spissu o a Pili, c'è una distorsione che si introduce nel sistema politico, noi siamo per legare il Presidente alle coalizioni, per legare il voto dell'elettore sia al Presidente che ai rappresentanti in seno all'assemblea legislativa.

Siamo, per esempio, perché i territori siano rappresentati, c'è qualcuno di voi che possa spiegare ai territori più piccoli, all'Ogliastra, alla Gallura, al medio Campidano, che devono rinunciare alla rappresentanza politica perché Sassari e Cagliari assorbono rappresentanza politica con il meccanismo presente nella legge nazionale? Ci sembra questo buono, ci sembra giusto, ci sembra in questo modo di favorire la partecipazione anche dei territori meno popolati della nostra regione, confermando come abbiamo fatto qualche giorno fa le otto province? Io penso che anche questo sia un grave elemento distorsivo.

Siamo per introdurre seriamente, perché siamo convinti che sia giusto e che sia un atto di civiltà, la rappresentanza del sesso meno rappresentato in quest'Aula consiliare e in tutte le assemblee, siamo per farlo seriamente, domani presenteremo gli emendamenti, credo che su questa materia l'Aula debba assumere un atteggiamento consapevole.

Penso che tutti insieme dobbiamo assumere un atteggiamento consapevole, onorevole Corona, perché non si può dire alle donne che riceviamo che si può risolvere il problema con un altro provvedimento al quale diamo una corsia accelerata (non si sa bene dove, nell'autostrada del Sole perché sulla 131 non ci sono corsie sulle quali si possa accelerare) dicendo una cosa non vera, così come le colleghe Pilo e Lombardo sanno benissimo che se questa cosa non viene incardinata in questa legge elettorale, questa cosa e questo tema non sarà un tema per le prossime elezioni sarde.

Anche qui penso che il senso di responsabilità e la consapevolezza della partita che affrontiamo ci debba guidare. Il mio partito e il mio Gruppo, come sapete, è per affrontare anche nella legge elettorale il tema delle primarie non per regolamentarle o per renderle obbligatorie, ma per introdurre un principio in questa legge, non una norma che regolamenti le primarie, perché non ne abbiamo il tempo, perché probabilmente è improprio fare questo, perché la discussione sarebbe lunga, siamo però perché, per esempio, introduciamo una norma con la quale qualora gli schieramenti, uno degli schieramenti decidesse di selezionare e di individuare il candidato leader di quello schieramento attraverso le primarie possa avere la disponibilità delle strutture pubbliche. Per cui le primarie possano essere svolte non nei garage, non negli angoli delle strade, ma possano essere svolte assicurando l'agibilità ai criteri di trasparenza necessari perché le primarie siano una cosa seria e che serva davvero per individuare il candidato dello schieramento o di tutti gli schieramenti.

Su queste questioni noi siamo disponibili anche a ragionare e a correggere opinioni maturate nel corso del lavoro in Commissione, ma c'è bisogno di un atteggiamento costruttivo, di un atteggiamento positivo, di un atteggiamento a cui noi chiamiamo anche le forze consiliari che finora hanno espresso un'opinione totalmente negativa e contraria.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Spissu. Come avevo preannunciato quello dell'onorevole Spissu era l'ultimo intervento della discussione generale.

Per la Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

FOIS (P.P.S. - Sardistas), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. La Giunta non può che esprimere un convinto apprezzamento per come si sono svolti i lavori di quest'Aula in questi giorni. Il dibattito è stato molto serrato, crudo ma anche molto schietto, che ha restituito a quest'Aula la giusta autorevolezza, l'autorevolezza che merita e che forse aspettavamo da tempo, autorevolezza che parte per la verità da molto lontano, che è stata data dalla Commissione, che con un atto molto coraggioso è riuscita a fare sintesi su un tema che sembrava perso, su un tema che sembrava ormai dimenticavo, ha fatto sintesi e comunque ha iniziato un confronto che già in una prima fase è stato apprezzato e che ha sortito un documento che ci permetterà sicuramente di essere migliorato durante il dibattito che noi speriamo e siamo convinti che avverrà nelle prossime ore. E' chiaro che la Giunta non è in grado di poter esprimere pareri sui diversi disegni di legge o proposte di legge; in questa fase la Giunta vuole avere una posizione doverosamente asettica. Per quanto ci riguarda cercheremo di dare il nostro contributo personale e di partito da quei banchi e non da questo, da quei banchi una volta che verranno presentati gli emendamenti, anche ognuno di noi cercherà di dire cosa pensa sulle diverse questioni che sono state messe sul tappeto. Si è parlato di inutilità del confronto, secondo me invece era fondamentale che ci riconfrontassimo su una materia come questa, che ci dà la giusta autorevolezza per far riconoscere al Consiglio regionale il ruolo che deve ricoprire.

Anche le leggi che a suo tempo sono state fatte per i Comuni e le Province sembravano leggi perfette, una volta vissute esperienze che avevano visto lo scioglimento e la possibilità di gestire i Comuni, una volta varate quelle leggi, sembrava che fossero ormai la panacea di tutti i mali. Ebbene, la maggior parte di quei Consigli o buona parte di quei Consigli non hanno raggiunto la chiusura naturale della legislatura, ci sono segnali forti di ingovernabilità, non capisco come mai noi che abbiamo un'occasione come questa per poter dire la nostra e perché no, per migliorare una legge che non è detto debba essere stravolta, ma una legge che quanto meno vogliamo sottoporre alla nostra attenzione, non è detto che la legge debba essere cambiata, ma sicuramente è necessario che questa legge ottenga un voto da quest'Aula, potrebbe essere la stessa legge, ma non è possibile che noi ce ne laviamo le mani, questo è impensabile da parte di un Consiglio regionale a Statuto speciale. Quindi, bisogna entrare nel merito delle questioni, io spero che ci possa essere un confronto serrato negli emendamenti che verranno presentati e comunque mi auguro che la legge venga votata alla fine, all'unanimità. Qualora vi fosse qualcuno che non dovesse vedere la propria posizione dalla parte dei vincitori, è sempre meglio che domani si legga sui giornali che c'è stato un confronto serrato, crudo e anche lacerante, ma è sempre meglio che si legga che questo è un Consiglio regionale con l'encefalogramma piatto. Questo noi dobbiamo evitarlo a tutti i costi, noi dobbiamo rifiutarci di non ragionare sulle questioni come questa della legge elettorale che ci sembra perfetta, noi dobbiamo assolutamente contribuire a migliorarla e io credo, e lo dimostreranno i fatti, che negli emendamenti ci possano essere molti margini di miglioramento e credo che le esperienze che stanno vivendo altre regioni che hanno già il sistema elettorale che noi oggi stiamo discutendo possano essere in qualche modo un segnale perché alcuni aspetti che sembravano consolidati e certi invece stanno creando non pochi problemi.

Quindi, la Giunta si augura che nelle prossime ore si apra un ragionamento nel merito; credo che la nostra posizione fino alla fine, almeno per quanto mi riguarda, rimarrà assolutamente asettica, mentre potete contare su un contributo fattivo nel merito delle questioni.

PRESIDENTE. Grazie Assessore, con la replica della Giunta finisce la discussione generale, adesso bisogna decidere come proseguire, se proseguire stasera o andare a domani, questa è materia della Conferenza dei Capigruppo, pertanto la convoco e chiedo ai colleghi di avere pazienza un attimo e di aspettare.

(La seduta, sospesa alle ore 19 e 13, viene ripresa alle ore 19 e 43.)

PRESIDENTE. Colleghi un po' di attenzione per cortesia. Chiedendo scusa per aver fatto attendere i colleghi, la Conferenza ha valutato il lavoro politico che ancora c'è da fare sugli emendamenti, c'è da fare anche per un bisogno di consultazioni, etc., insomma il Consiglio si riunisce martedì sera alle ore 16.

La seduta è tolta alle ore 19 e 44.