Seduta n.375 del 24/01/2008 

CCCLXXV Seduta

Giovedì 24 gennaio 2008

(ANTIMERIDIANA)

Presidenza del Vicepresidente Rassu

indi

del Presidente Spissu

indi

del Vicepresidente Biancu

indi

del Presidente Spissu

INDICE

ongedi..................................................................................................................... 1

"Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (legge finanziaria 2008)" (301/S/A) e "Bilancio di previsione per l'anno finanziario 2008 e bilancio pluriennale per gli anni 2008-2011" (302/A):

BALIA..................................................................................................................... 2

CASSANO........................................................................................................... 10

LICANDRO.......................................................................................................... 14

FARIGU................................................................................................................ 21

PISU...................................................................................................................... 29

ESPA..................................................................................................................... 35

LADU.................................................................................................................... 46

ARTIZZU.............................................................................................................. 56

ATZERI................................................................................................................. 68

LANZI................................................................................................................... 76

PORCU................................................................................................................. 82

LA SPISA............................................................................................................. 92

La seduta è aperta alle ore 10 e 17.

SANNA Simonetta, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta di martedì 13 novembre 2007 (367), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Barracciu e Salis hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana di giovedì 24 gennaio 2008.

Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Continuazione della discussione generale congiunta del documento annuale di programmazione economico finanziaria (DAPEF 2008) (21/A) e dei disegni di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (legge finanziaria 2008)" (301/S/A) e "Bilancio di previsione per l'anno finanziario 2008 e bilancio pluriennale per gli anni

2008-2011" (302/A)

PRESIDENTE. Bene colleghi io direi di iniziare i lavori, possiamo interrompere 10 minuti e vediamo, ognuno per il suo gruppo, di sollecitare i colleghi.

La seduta è sospesa per 10 minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 18, viene ripresa alle ore 10 e 32)

PRESIDENTE. Bene colleghi riprendiamo i lavori.

E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (Gruppo Misto). Grazie Presidente, noi socialisti partiamo da una constatazione: la constatazione e il riconoscimento, per alcuni aspetti, che all'interno di questa finanziaria vi sono sicuramente alcuni elementi di innovazione. Purtroppo però, avvolte, questi elementi di innovazione vengono raffreddati da scelte di spiccato conservatorismo e, in alcuni casi non sempre, ma in alcuni casi anche di arretramento rispetto al passato. Una delle constatazioni che facciamo è che allo stato non appaiono del tutto evidenti le linee di sviluppo perseguite e viene da domandarsi se a monte della finanziaria sia davvero un reale progetto di sviluppo, facciamo fatica ad individuarlo. Noi socialisti, allo stato attuale delle cose, siamo parte di questa maggioranza di governo sia pure con la sottolineatura, a dire la verità in quest'ultimo periodo più volte rimarcata, sottolineatura conseguente alla riserva che abbiamo manifestato di voler valutare di volta in volta i provvedimenti e quindi di volta in volta a scegliere come votare, se a favore o contro. Per esempio, rispetto a questa finanziaria ci poniamo una domanda: c'è una caratterizzazione socialista all'interno della finanziaria che giustifichi un nostro voto favorevole? Se dovessi rispondere che non c'è in assoluto non dire la verità, certo c'è! Ma c'è solo per alcuni aspetti nel senso che per altri non è pienamente individuabile. Tutto questo naturalmente ha una conseguenza, presuppone da parte nostra una riserva sulla valutazione finale. Dobbiamo cioè ancora verificare se i socialisti hanno diritto, hanno dignità ad essere ascoltati nelle loro proposte e se c'è da parte di chi guida questo Governo regionale volontà di ascolto. Badate, perché non si creino confusioni né fraintendimenti non stiamo parlando né di posti di potere né di spartizioni, il riferimento è rivolto esclusivamente alle proposte politiche e quindi il riferimento nel caso specifico è rivolto agli emendamenti che a questa finanziaria presenteremo, nella speranza ovviamente che sia loro riservata una valutazione più attenta di maggiore rispetto in riferimento a quanto invece è stato riservato all'interno della Commissione apposita, laddove di attenzione evidentemente ce n'è stata abbastanza poca.

Partiamo con una constatazione che è davanti agli occhi di tutti e che è sicuramente un elemento positivo all'interno della finanziaria. La riqualificazione della spesa, con una riduzione nel 2007 delle spese correnti rispetto a quanto veniva attribuito per spese correnti nell'annualità 2004, in questo triennio la spesa corrente è passata da 98 e 2 del 2004 a 71 e 7 attuale. Questa è una valutazione positiva, così come è apprezzabile che si usi quanto meno la cautela di destinare ad investimenti l'importo di 500 milioni di euro di anticipazioni di entrate riferite all'annualità 2011. E' apprezzabile che si usi questa cautela ma è deprecabile e rappresenta una inutile sfida ad altri livelli istituzionali, livelli che già per il passato hanno espresso forti perplessità sulla legittimità, anche costituzionale, di una siffatta procedura. Quei livelli hanno sottoposto la problematica al giudizio della Corte costituzionale e allora: perché è lanciare inutili sfide? Non sarebbe stato invece auspicabile evitare queste contrapposizioni, dico questo perché, personalmente, ma anche come partito, riteniamo la procedura di anticipazione totalmente illegittima, riteniamo che questa procedura miri ai principi fondamentali delle regole contabili e renda del tutto effimero l'obbligo del pareggio. Colleghi, io vi invito ad una riflessione, provate a pensare che cosa accadrebbe in Sardegna, ma anche in Italia, se una procedura siffatta si estendesse dalla Regione autonoma a tutti i Comuni e le Province sarde o, nel caso italiano, alle altre Regioni italiane. Ecco, se venisse estesa una procedura siffatta, anche con tutte le cautele del caso, noi crediamo che uscirebbe dai binari delle regole contabili di correttezza contabile e di legalità. Ci appare del tutto fantasiosa e, rispetto a questo fatto, presenteremo in aula elementi emendativi, così come abbiamo fatto in Commissione. Non deve scandalizzare nessuno, lo facciamo con il rispetto dovuto lo faremo però anche con molto convincimento e con molta determinazione. Poi può essere che la maggioranza respinga questi emendamenti, noi li terremmo in piedi e li voteremmo, ma può essere che quella stessa maggioranza che oggi li respinge domani sia costretta, dalla sentenza della Corte costituzionale, ad introdurli a posteriori.

In un momento in cui c'è bisogno di ricreare anche condizioni di fiducia, da parte della politica nei confronti dei cittadini, sarebbe stato normale e sarebbe stato auspicabile che non si potenziassero, così come invece sta avvenendo, le posizioni di conflittualità tra livelli istituzionali diversi. Così come è positiva, a nostro avviso, la scelta finale di ripartizione del fondo unico a favore del sistema degli enti locali, con specifiche e distinte attribuzioni che separano quanto aspetta ai Comuni rispetto a quanto aspetta alle Province. Però, così come già è stato segnalato nel parere espresso dal Consiglio delle autonomie locali, riteniamo quelle risorse, che sono state destinate, del tutto insufficienti, non di per sé stesse, ma perché hanno bisogno di essere adeguate a quelle che è l'ampliamento delle competenze che sono state trasferite agli enti locali medesimi.

Così come è lodevole, probabilmente produrrà pochi effetti, l'iniziativa di ridurre di un punto percentuale l'IRAP dovuta dalle piccole e medie imprese. E' lodevole che si sia istituito un nesso tra questo fatto e la creazione di posti di lavoro a tempo indeterminato.

Un altro punto favorevole della finanziaria, la e che la caratterizza per certi versi anche nella sua filosofia, sono le risorse destinate alla pubblica istruzione e l'impegno per combattere la dispersione scolastica. Sono punti qualificanti, restano aperti però dei problemi che meritano particolare attenzione e una risposta. Una risposta congruamente, tutti noi abbiamo riserve, perplessità, dubbi sugli effetti nel territorio dell'università diffusa, ma è congruo e utile sia pure in presenza di questi difetti e di queste riserve, relativamente a questa problematica, eliminare le risorse che consentono ai corsi universitari diffusi nel territorio di completare quanto già avviato negli anni passati? O non sarebbe più logico, se c'è un percorso organico, se c'è una volontà politica seria introdurre risorse sufficienti almeno a garantire, per il passato, i costi e quindi il mantenimento dei corsi? Una scelta contraria, che non dovesse viaggiare in questa direzione, smentirebbe del tutto le scelte che nel passato abbiamo fatto; ci sarebbe, per parte nostra, una specie di schizofrenia del cambiamento, e rispetto alla schizofrenia del cambiamento farò qualche altra osservazione quando parleremo della legge numero 32.

Propongo, in questa sede, pure sapendo che non è una sede che può risolvere il problema in maniera esaustiva, e non vorrei né che dalla Giunta regionale, né che dai colleghi venisse vissuto come un problema di campanile, perché è un problema che invece merita una ben diversa attenzione: sto parlando del terzo polo universitario in Sardegna. All'interno della finanziaria era probabilmente difficile trovare un indirizzo su una materia che è tutt'altro che di esclusiva competenza della Regione, ma il massimo livello istituzionale della Sardegna non può ignorare questo problema e deve almeno per il futuro aprire un dibattito, un futuro vicino, e svolgere per quanto le compete un ruolo qualificante.

Ecco, io non ho trovato poi, all'interno della finanziaria, soluzioni definitive per quanto riguarda la formazione professionale in riferimento ai lavoratori della "42", comprendo che quel settore, quel comparto debba essere e abbia bisogno di…

PRESIDENTE. Concluda, prego.

BALIA (Gruppo Misto). Grazie… di una riforma, ma noi abbiamo il dovere oggi di offrire le massime garanzie, non condividiamo, lo dico in due battute, la soluzione di compromesso trovata per i consorzi industriali e quella soluzione di compromesso riguarda solo ed esclusivamente il Partito Democratico. Vogliamo trovare soluzioni meno effimere di quella. Non condividiamo il fatto che la legge numero 51 non trovi sufficienti finanziamenti.

E concludo Presidente con una battuta, sulla legge numero 32, riferita a quella schizofrenia di cambiamento a cui prima facevo riferimento, era una legge che funzionava alla perfezione, perché noi dovremmo mettere mano e abbattere ciò che alla perfezione funziona? Si introduce un sistema, quello dei contributi, e cosa gravissima mi sia consentito, mi risulta che c'è un bando in essere di già. Come fa ad esserci un bando in essere se ancora quella non è legge e questo Consiglio regionale non si è espresso? Purtroppo ritengo che sia così, così assessore Secci. La legge numero 32 può pure essere modificata, perché nulla è immutabile, ma bisogna evidentemente per lo meno sperimentarla attraverso un binario parallelo che consenta di viverne gli effetti.

Avremo delle proposte sulle politiche del lavoro che non illustro in questa sede, ma che saranno sicuramente affidate ad emendamenti. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Balia. Invito i colleghi a rispettare l'orario, scusate da ieri per accordo dei Capigruppo gli interventi in discussione generale risultano di quindici minuti e non di venti. Comunque ci sarà la tolleranza ma non di tre minuti, chiaramente. Dove è possibile rispettate, tentate di rispettare gli orari.

E' iscritto a parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.

CASSANO (Riformatori Sardi). Grazie signor Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi consiglieri l'attuale Giunta regionale di centrosinistra in tutti questi anni, dopo avere criticato il precedente governo di centrodestra, per i ritardi con cui presentava negli anni la manovra finanziaria avrebbe dovuto dimostrare maggiore coerenza e soprattutto maggior rispetto, non tanto per il Consiglio regionale ma soprattutto per i sardi che a suo tempo gli diedero il consenso. Invece, ancora una volta la manovra finanziaria arriva in Aula con enorme ritardo, forse perché il lungo travaglio all'interno del Partito Democratico, prima e subito dopo la nascita, non poteva che produrre questi risultati e soprattutto questi effetti; e leggendo le notizie della stampa, ancora oggi tutto è da risolvere, vedremo cosa eventualmente riserverà il futuro, cosa eventualmente succederà nel mese di giugno, se ancora esisterà una maggioranza di centrosinistra oppure no in questo Consiglio regionale. Purtroppo però dobbiamo prendere atto che il conflitto interno ha generato più ritardi che vantaggi al popolo sardo nella qualità dei provvedimenti, per la prima volta nella storia, infatti, la finanziaria è stata trasmessa al Consiglio senza il parere dei sindacati, delle forze sociali. Siamo di fronte ad una finanziaria che ancora una volta mortifica il ruolo del Consiglio, che privilegia soprattutto l'uomo solo al comando, che non dà certezze ai cittadini sardi, che non dà agli enti locali sufficienti garanzie - caro collega Balia -, non dà alle Province soprattutto le risorse necessarie a completare ed attuare il trasferimento delle competenze a suo tempo trasferite in materia di ambiente, di cultura e soprattutto in materia di sport e spettacolo, giusto per fare qualche esempio. Perfino sulla lingua sarda, la Provincia ancora, siamo nel mese di gennaio, non ha neppure predisposto il bando per la cultura sarda, non ha predisposto il bando per lo sport, non ha erogato neppure i finanziamenti che questo Consiglio regionale a suo tempo aveva concesso in favore della società Torres di Sassari, del Tempio, della Nuorese stessa. Ebbene, solo a parole avete deliberato in questo Consiglio regionale, evidentemente predicate bene e, soprattutto, razzolate male.

Queste sono le tanto evocate riforme che questa Giunta regionale, che questo presidente Soru ogni tanto ricorda e della sua maggioranza può vantare e può avocare a sè.

La manovra finanziaria che ci apprestiamo a discutere rischia di naufragare ancora prima di salpare, dal momento che, nonostante siamo ancora in attesa del giudizio di merito sulla finanziaria 2006 richiesto dalla Corte dei Conti, anche in questo provvedimento legislativo si propone di utilizzare maggiori entrate per 500 milioni di euro quali anticipazioni di maggiori trasferimenti futuri: aspetta e spera, diceva qualcuno. Intanto l'agricoltura sarda sta morendo, soffocata dai debiti con le banche; gli artigiani attendono ancora il tanto annunciato rilancio del comparto, sulla legge numero 51 si preferisce il bando allo sportello, senza ancora premiare neppure quel precedente bando pubblicato, che poi non ha dato alcun risultato dal momento che su 5000 domande, mi fare di ricordare, un centinaio, 180 domande hanno trovato risposta.

Che dire poi sulle politiche attive del lavoro e su tutte quelle agevolative per l'inserimento occupazionale.

La politica sanitaria non ha registrato alcun miglioramento. Faccio un esempio perché più volte sollecitato, cito come esempio la fondazione San Giovanni Battista che pure è stata commissariata da questa Giunta regionale con l'obiettivo di poter eventualmente controllare anche quella struttura privata, bene, a tutt'oggi, nonostante siano trascorsi sei mesi, non abbiamo notizie di quel commissariamento, non abbiamo un euro stanziato in questa finanziaria in favore di quella struttura sanitaria che per il territorio dà una risposta, rappresenta qualcosa rispetto alle deficienze rappresentate dalla ASL numero 1 di Sassari.

Ebbene, questi sono i fatti, a tutto ciò si aggiunga il mancato trasferimento, come dicevo prima, alle Province delle risorse: è inutile trasferire le competenze se poi alle Province non si danno le risorse necessarie, non si danno gli strumenti perché le stesse possano eventualmente andare avanti, così come avevamo deliberato, così come avevate deciso voi della maggioranza nel 2006, in materia di sport, spettacolo e soprattutto cultura.

E come se non bastassero le tasse sul lusso ed i vincoli del Piano paesaggistico, ad allontanare investimenti e turisti dalla Sardegna sono arrivati i rifiuti della regione Campania, esempio tangibile della incapacità di governo del centrosinistra, sia a livello regionale e soprattutto a livello nazionale. Altro che Sardegna fatti bella, presidente Soru, solo il presidente Soru poteva avviare questa campagna promozionale istituzionale dell'Isola. Presidente Soru, anche se lei non è presente, mi auguro che le arrivi questo messaggio: sono convinto che la sua totale e incondizionata disponibilità verso l'ormai ex Presidente del Consiglio Prodi verrà ricompensata probabilmente con una sua ricandidatura a Presidente della Giunta regionale il prossimo anno; sono certo che verrà ricompensata con questa candidatura ed è quello che noi volevamo, che io soprattutto volevo, auspicavo, perché se prima avevamo dei dubbi oggi abbiamo la certezza matematica che a guidare la Sardegna nel 2009 sarà nuovamente il centrodestra.

Gli agricoltori, i lavoratori della formazione professionale, i dipendenti dell'industria in liquidazione, i commercianti, gli artigiani, e disoccupati, i giovani e i meno giovani non potranno dimenticare i danni che questa maggioranza, questa Giunta, questo Presidente hanno prodotto alla nostra Isola; e con l'arma democratica del voto - ne sono certo - i sardi spazzeranno via, manderanno definitivamente a casa questa maggioranza che ha provocato solo disastri. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cassano.

E' iscritto a parlare il consigliere Pirisi. L'onorevole Pirisi non è in aula e quindi decade

E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.

LICANDRO (F.I.). Grazie Presidente. Colleghi, la relazione di minoranza che è stata illustrata in Aula ieri dal collega Pierpaolo Vargiu ha avuto il pregio di indicare, con dovizia di dati e con un'analisi ferrea, la dimensione del fallimento del centrosinistra nel governo della Regione. Un fallimento che è sotto gli occhi di tutti i sardi, anche di quelli che pure avevano scelto, votando per il centrosinistra e per il presidente Soru, di tracciare una linea di discontinuità rispetto al precedente e travagliato governo regionale governato dalle forze moderate di quest'Aula; e questo purtroppo in un percorso reso accidentato da quella legge elettorale con la quale si votò nel '99 e soprattutto dall'esito bizzarro e imponderabile di quelle elezioni. Ebbene, sono passati quattro anni da quando voi, nel segno di quella già citata discontinuità, avete preso le redini del governo regionale, non prima naturalmente di avere enunciato i principi e i valori in forza dei quali avreste garantito, nel 2004, un futuro diverso ai sardi già nell'immediato e nel breve periodo. Che poi non sia andata così, che poi sia accaduto letteralmente il contrario non siamo noi qui a dirlo oggi, con quel gioco delle parti e dei Partiti che pure fa parte di quella dialettica democratica e parlamentare, ma è stato il vostro e nostro Presidente della Regione, che di recente ha annunciato, con un fare tra il mesto e l'obbligato, la necessità di ricandidarsi alla guida della Regione per completare l'opera; l'occasione è buona per chiedergli di ripensarci, Presidente, non concluda l'opera ha già fatto tanto, ha già dato tanto, forse anche troppo. Non è il caso che si impegni per altri cinque anni e soprattutto non mi pare che i sardi le chiedano questo ulteriore sacrificio. Non è per che quella dialettica democratica, non è per quel gioco delle parti che richiamavo prima che oggi siamo qui a denunciare quelli che sono i limiti profondissimi di questa quarta manovra finanziaria. Avevate annunciato, avete annunciato una svolta ebbene svolta c'è stata in questo bisogna riconoscere siete stati di parola, siete stati coerenti, ma i dati del lavoro in Sardegna, i dati quelli veri, non sono quelli che voi sbandierate con disinvoltura prendendo a piene mani dalle rilevazioni dell'ISTAT. I dati del lavoro, che lo riconosciamo tutti, sono il primo, il vero termometro del benessere o del malessere sociale, ci dicono che cresce il lavoro a tempo determinato, questo quando va bene, ci dicono che crescono i contrattini quelli con pochi contributi pensionistici e poco stipendio, ci dicono che cresce il lavoro nero perché troppo spesso è l'unica forma di lavoro che viene offerta, e ci dicono, invece, che cresce in modo esponenziale la disoccupazione e l'inoccupazione. Ma mentre voi con una mano tappate, per così dire, qualche piccola falla sul fronte del lavoro precario spinti soprattutto dalla sinistra radicale massimalista, con l'altra adottate provvedimenti a favore delle fasce che non godono di alcun reddito e lo fate perché sapete che in questi anni è cresciuto il numero di chi non ha proprio nulla, non per terminare il mese, ma per iniziare il mese. Certamente è un traccheggiare, è stato detto altre volte, un navigare a vista, è una ricerca continua del riparo più sicuro da parte vostra, ma ripari non ce ne sono, non ce ne sono perché non c'è una politica di sviluppo e questo perché non è avete una, e non è una politica di sviluppo, non c'è perché non c'è una maggioranza coesa. Certo il Presidente è il collante di tutto e di tutti voi ma questo collante, purtroppo per voi, ha iniziato a non tenere più, non riesce a reggere insieme tutti i pezzi. Quelli moderatamente riformisti si sono già sfilati da un pezzo e quelli estremi vi chiedono gesti radicali e coraggiosi che non siete in grado di praticare. Ecco l'equivoco, unito alle altre difficoltà che la maggioranza ha manifestato negli ultimi mesi, tanto che la manovra finanziaria è Giunta alle Commissioni a novembre e non entro il 30 settembre, come prevede la legge.

Una manovra che l'esecutivo ha licenziato in ritardo, dunque, ma anche con molta fretta, quasi come se scottasse, affermando che il testo che oggi esaminiamo fosse concordato con le parti sociali, mentre il lavoro nelle Commissioni ha evidenziato esattamente il contrario. Tali e tanti sono stati gli emendamenti elaborati nelle Commissioni e la maggior parte viene proprio da esponenti del centrosinistra e questo per legittimare il giudizio di incompletezza della manovra dell'esecutivo. Le Commissioni, peraltro, che cosa potevano fare davanti a un testo così debole che non regala nemmeno in un comma una prospettiva di ottimismo sociale. Potevano operare dei correttivi, e questo lo hanno certamente fatto, ma molto modesti, del resto non potevano stravolgere l'impianto sbagliato di questa manovra, che non vuole destinare risorse ingenti a favore delle leggi di settore, quelle capaci, in altre stagioni, di far camminare l'impresa e quindi di generare un lavoro stabile. E' una finanziaria che è figlia del vostro disorientamento, e questo lo si coglie dalla sua evanescenza, le disposizioni in materia di sanità, ad esempio, omettono, con molto stile British, bisogna riconoscerlo, la mancata attuazione del piano sanitario ad un anno esatto dalla sua approvazione. Come se fosse poca cosa sapere se ha funzionato o se è invece ha fallito quel piano sanitario che ci avete rivenduto come la mano santa della Regione sulla sanità sarda. Noi però vogliamo sapere, e lo vogliono sapere soprattutto i cittadini se la qualità delle prestazioni sanitarie e dell'assistenza è migliorata. Noi vogliamo sapere se la spesa pubblica è stata contenuta con giochi di prestigio di bilancio, come quello che voi adottate da veri specialisti quando inserite in bilancio delle poste inesistenti. Le famose maggiori entrate, che dovranno entrare alla Sardegna in questo millennio o nel prossimo, questo poco importa.

E così è per l'agricoltura, che ha subìto per mano vostra una profondissima, e radicale riforma che però, a tutt'oggi, è ancora del tutto inattuata. Ma intanto, mentre noi aspettiamo di poter valutare sulle campagne, sulle produzioni, sulla qualità dei prodotti gli effetti concreti della vostra riforma ci spiace dover constatare che nell'agricoltura, così da voi riformata, per ora crescono solo i consulenti, crescono i manager, le aziende esterne chiamate a valutare, a dire e a spiegare, naturalmente, non a fare. Ma su questo avremo modo di dire di più e meglio in questa Aula quando discuteremo la mozione che abbiamo presentato. Lavoro, sanità, agricoltura e queste sono solamente le prime falle del vostro naufragio, un naufragio che è bene chiarirlo, coinvolge tutti i sardi. Un naufragio che è evidente anche dal lavoro fatto dalle Commissioni dove il centro sinistra ha la maggioranza ma quella stessa maggioranza non ha potuto evitare di segnalare le pecche dell'impianto della manovra. Ma il problema è ben più ampio, come dicevamo prima il fallimento non si misura soltanto per la debolezza strutturale dei 13 articoli, che noi andiamo a votare. Il fallimento è nella mancanza di un progetto di un progetto per la Sardegna da parte vostra, da parte del Presidente che pure quattro anni fa parlava ai sardi proprio di un progetto per la Sardegna, che si deve essere perso per strada, che deve essere tornato negli studi di qualche ingegnere politico. Alla prova della sua attuazione concreta nel cantiere sociale della Sardegna quel progetto, in effetti, ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza rispetto a quelli che sono i bisogni. Con tutta probabilità erano semplicemente sbagliati i calcoli del cemento armato quel pilastro, quei pilastri sui quali si deve reggere armonicamente ogni società democratica. Di fatto, il manufatto oggi mostra impietosamente i segni del cedimento e tra le forze sociali serpeggia sempre più acceso il malessere e perfino il senso della disperazione. Servono segnali inversi e la politica, anche la vostra, tutta la politica deve essere capace di darli con estrema urgenza e questi segnali nascono da buone norme, dalle norme di cui c'è bisogno per far camminare la Sardegna, norme ambientali compatibili con le esigenze delle imprese, norme finanziarie e a sostegno dell'impresa e all'iniziativa individuale, misure concrete di sostegno verso i giovani senza lavoro e verso i cinquantenni espulsi da quelli che sono i processi produttivi. Norme chiare e serie derivano naturalmente da scelte politiche, le scelte alle quali si è appellato il presidente Soru in occasione della vicenda dei rifiuti, quando ha spiegato, che è nei compiti di un Presidente, eletto dal popolo, assumere decisioni anche così importanti. Se fosse presente, gli direi: "Faccia altrettanto, Presidente, ritiri questa manovra, che è ambigua, che lascerà le cose esattamente come sono e, con tutta probabilità, le peggiorerà pure. Ritiri questa manovra, ne scriva un'altra, in fretta, più coraggiosa e chiara, se non altro per limitare i danni che il suo Governo ha provocato alla Sardegna in questi anni". Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Licandro. E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.

FARIGU (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Mi consenta di avviare questo mio, spero, breve intervento, col formulare i miei sentiti e convinti auguri al neo Vice Presidente del consiglio, il collega Biancu, e al Capogruppo, collega e compagno Siro Marrocu che, per la prima volta, interpreta il ruolo di un Gruppo di eccezionale rilevanza politica e numerica. I sentimenti che mi inducono a formulare subito questi auguri non si limitano però alla stima e all'amicizia personale, ma vogliono significare una sollecitazione per essi, considerato il ruolo che sono chiamati a svolgere, ad adoperare perché si restituisca la dignità, il ruolo istituzionale che questo Consiglio regionale ha visto piuttosto sminuito e, in qualche misura, offeso da un'interpretazione del ruolo presidenziale che il nostro Presidente della Giunta gli dà al di là di quello che la formale legge, che lo ha portato ad essere eletto, gli possa consentire. Dico questo anche perché, se questo ruolo loro lo sapranno interpretare, non già limitatamente alla parte politica che loro esprimono e di cui sono interpreti, ma se si calano in uno spirito e un intendimento di una prospettiva riformatrice, istituzionale e conseguentemente politica di cui, sicuramente, la nostra Regione ha urgentemente bisogno. Questo loro atteggiamento sono certo che ai componenti della Giunta, dove vi sono sicuramente presenze autorevoli, con un passato politico e un impegno politico che si è formato nella storia passata che li aveva visti interpreti di un alto senso collegiale dei ruoli chiamati a svolgere. La Giunta ha bisogno di recuperare questo ruolo, il senso collegiale, ed è probabile che, se in questo Consiglio verranno a svilupparsi quelle azioni tese in modo concreto a restituire dignità all'istituzione, anch'essi, probabilmente, trovano la possibilità, il coraggio, la capacità per recuperare un ruolo che li deve vedere dignitosamente presenti nel collegio della Giunta, dentro lo spirito del primus inter pares, e non come espressioni di una volontà superiore del Presidente, e quindi posti in una posizione di precarietà politica. Bene, questo auspicio mi porta subito a dire, prima di affrontare i problemi della finanziaria, sulla quale arriverò immediatamente, che una delle urgenze primarie diventa la riforma elettorale, quella regionale, che non è soltanto lo strumento attraverso il quale garantire le posizioni dei vari soggetti politici o delle varie aspettative individuali, tantomeno, ma lo strumento della legge elettorale costituisce un elemento preliminare per affrontare, poi, l'intero sistema delle riforme di cui questa Regione ha sicuramente bisogno: legge elettorale, legge statutaria o lo Statuto, meglio ancora, da affrontare, che sono questioni fondamentali, che si possono affrontare solo se questo Consiglio non solo recupera così astrattamente il suo ruolo, ma nel Consiglio viene a ripristinarsi quella capacità di dialogo che, nel passato, ha caratterizzato questa Assemblea come l'elemento fondamentale per affrontare le questioni di grandi riforme o le grandi leggi, come le leggi di rinascita, che hanno visto mobilitate tutte le forze politiche, superando le contrapposizioni di schieramento. Quest'esigenza di superare lo spirito di schieramento è più che mai urgente, data la gravità della situazione sociale ed economica che oggi si viene a calare in un contesto nazionale e internazionale che è presente nella grande crisi mondiale che attraversano le borse, che inevitabilmente produrranno effetti negativi soprattutto nelle economie più deboli e nelle regioni più deboli, e noi lì stiamo. Che vi sia questa esigenza del cambiamento, lo dà la lettura, badate, la lettura dell'andamento dei lavori della terza Commissione, nell'affrontare la legge finanziaria, il bilancio, che è e all'ordine del giorno di questa Assemblea, oggi. I lavori di quella Commissione danno la chiara e netta, inequivoca esigenza che è necessario cambiare rotta. Noi non siamo qui infatti, se non soltanto sul piano formale, ad esaminare la finanziaria per il 2008 e il bilancio per il 2008, perché i lavori di quella Commissione hanno detto: "Via via, voto tecnico, troveremo la soluzione politica dopo"; il che significa che noi ci troviamo all'ordine del giorno una finanziaria e un bilancio tecnico e non politico. Possiamo noi permetterci questa leggerezza politica e istituzionale di essere chiamati ad esaminare una finanziaria tecnica e politica, perché questo è stata, e, del resto, i ritardi che si sono maturati nello svolgimento dei lavori non sono dovuti a una contrapposizione di maggioranza e minoranza, ma sono stati determinati da profonde incertezze all'interno della maggioranza, che non sono casuali, e che non sono determinati soltanto dalla differente sensibilità dei soggetti che concorrono a formare quella maggioranza, ma sono il derivato primario di un'interpretazione autoritaria della Presidenza, che ha avuto come eco inevitabile il neo Assessore del bilancio, che non poteva certo, nel suo ruolo, avocare a se un'autonomia di tipo politico per cercare lì, nella sede della Commissione, la sede giusta, istituzionalmente corretta, per trovare la sintesi delle diverse sensibilità, e quindi addivenire all'approvazione di una legge finanziaria non tecnica ma politica. Invece, questa ancora la dobbiamo esaminare, e si è affidato prima alla composizione dei dissidi, che sono comprensibili, interni al neo partito, tra i più democratici, che possono aver trovato una sintesi, non lo so se si possano trovare sintesi soltanto con un equilibrio di poteri, o se non occorrano processi ben più profondi per coniugare filosofie che hanno antiche radici nella storia della politica europea e italiana; il popolarismo e il socialismo, se così vogliamo chiamare la nuova espressione di derivazione del PC. Però, tutto questo può essere comprensibile ma non può essere l'elemento che esaurisce le risposte alla mancata approvazione. Questa finanziaria, infatti, non sembra già il frutto di una forza, di una maggioranza politica che vuole affrontare l'esercizio per il 2008 che non è ancora l'ultimo, ma è la volontà di un Presidente che utilizza questo strumento francamente come criterio brutalmente elettoralistico, privo com'è, non lo dico io, l'ha detto anche il compagno Balia prima, che faceva fatica ad individuare quale fosse il progetto retrostante questa proposta di finanziaria, progetto di sviluppo, lo ha detto lo stesso collega Cherchi, il compagno Cherchi, ieri, nel suo intervento quando ha detto: non è forse oggi qui la sede, ma è indispensabile che presto il Consiglio sia chiamato ad esaminare un progetto organico e serio di sviluppo economico della nostra Regione; il che vuol dire, se sottolinea a questa esigenza, che non c'è. E allora come si fa a parlare di finanziaria, di finanziaria politica se manca questo presupposto fondamentale, e non lo dico io dall'opposizione, leggo e credo di interpretare correttamente. Ma del resto, era presente in tutto il dibattito… lo sfogo che ha trovato il compagno Luciano Uras che io stimo, conosco la sua straordinaria sensibilità sociale e politica, non trovando di meglio ha rivolto il suo intervento non al presente, ha confuso la passata legislatura con quella di oggi e si è rivolto, infatti, costantemente a Liori, richiamando il precedente Assessore al bilancio eccetera eccetera, non aveva altro strumento per cercare di manifestare i suoi … negativi che peraltro ha manifestato in Commissione a più riprese tanto da ottenere da parte mia le battute: "fai come il Presidente, e merito, Cossiga che dice peste e corna di questo Governo, poi va in Aula, al Senato, e vota sì, a favore", l'ha detto anche ieri, del resto. Così faceva il … non sono d'accordo, e ha detto cose importanti a supporto del suo mancato accordo sulle proposte della Giunta nella finanziaria, però vota si. Voi capite che non possiamo andare a fare politica noi con queste incoerenze che sono gravi, che se il cittadino che già a poca fiducia nelle istituzioni e nella politica sapesse davvero, in diretta queste cose, davvero avrebbe una ragione molto più profonda, molto rafforzata per giustificare il suo distacco dalla politica e dalle istituzioni. Non si può essere non d'accordo e poi votare con un voto favorevole, sono contraddizioni non accettabili e io spero che questa situazione venga presto assolutamente superata. Se leggiamo, ma non solo la finanziaria, tutti gli atti di Governo, io leggo in quasi tutti gli atti e nella finanziaria compresa una sorta di perversione nella guida degli atti di Governo, c'è la permanente confusione tra mezzi e fini, si confondono i mezzi con gli obiettivi. Quante volte mi sono chiesto e si sono chiesti quando è stato approvato il Piano della sanità: è la salute del cittadino, è il miglioramento della qualità della garanzia, o sono gli strumenti che si introducono nella sanità in termini di investimenti immobiliari e mobiliari? Perché? In tutte le cose si vedono queste cose, si potrebbero fare 1000 esempi. La perversione nella conduzione della cosa pubblica con un permanente rovesciamento tra mezzi e fini; i mezzi sono diventati i fini veri di chi ha la responsabilità e conduce il Governo di questa Regione, in tutti i campi. Lo ha dimostrato, del resto, l'appalto di Saatchi & Saatchi; era davvero il lancio di questa nostra Regione in Italia, in Europa e nel mondo, o vi erano altri fini come hanno detto fino adesso e la Commissione d'inchiesta di questo Consiglio e, soprattutto, l'autorità giudiziaria…

PRESIDENTE. Prego, concluda onorevole Farigu.

FARIGU (Gruppo Misto). Sto concludendo Presidente. Perché francamente, alla luce di quanto detto, resterebbe ben poco ad esaminare i soli singoli aspetti di questa finanziaria. Ho voluto sottolineare in particolare l'animus, la filosofia, gli intendimenti, i secondi fini che anche dentro questa finanziaria si vanno perseguendo. Ebbene, io sono convinto che dentro questo Consiglio esistano le risorse singole e risorse collegiali che hanno a cuore sicuramente gli interessi della Sardegna, avrà queste risorse umane e politiche che pure esistono, la possibilità di porre rimedio a questa distorsione di questa finanziaria attraverso l'istituto degli emendamenti? Avrà la possibilità il compagno Uras di far coincidere la sua volontà del sì con le critiche che ha manifestato nella finanziaria? Avrà la possibilità il compagno Balia di fugare davvero i suoi dubbi e le sue perplessità? La compagna Caligaris, che ho già sottolineata un perfetto… io spero che adesso non ci siano più dubbi su come faccio io a coniugare la mia posizione di socialista, il mio passato e il mio presento, davvero credo che non diano adito a nessuno di una mia incoerenza di tipo socialista, ma se dovesse prevalere, come il compagno Masia ha detto nel suo intervento, che siccome sono all'opposizione di Soru sono a destra; io sono socialista punto e basta!

PRESIDENTE. Onorevole Farigu, la prego…

FARIGU (Gruppo Misto). Sono per le riforme, sono per coniugare sviluppo economico ed equità sociale, come è nell'essenza fondamentale di ogni socialista e riformista. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Farigu. E' iscritto a parlare il consigliere Espa. Ne ha facoltà.

ESPA (La Margherita-D.L.). Ho chiesto se era possibile aspettare.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori, colleghe e colleghi. Non posso nascondere che mi appresto a partecipare alla discussione su questa finanziaria senza grande entusiasmo, questo per la sottovalutazione che vi è della drammatica condizione di crisi generale in cui versa la Sardegna e la debole risposta che viene da questa finanziaria. Essa, infatti, così come viene proposta, non è certo di svolta, perché non pone al centro le questioni del lavoro, della precarietà e povertà, e delude la questione centrale delle aree interne svantaggiate, a mio avviso priorità che non si vogliono neppure prendere in considerazione. Sul lavoro, la precarietà e la crescente povertà c'è un approccio ideologico, tardo liberista che in altre Regioni e paesi stanno riconsiderando alla luce dei disastri che questo modello di globalizzazione sta provocando a vantaggio dei paesi, aree e classi più ricche, impoverendo e marginalizzando la stragrande maggioranza dei paesi del mondo, le classi più deboli, regioni e popoli come quello sardo. Di tutto ciò, si ha consapevolezza? Oppure si ritiene chiarito e inserito nel Piano di sviluppo regionale approvato in fretta, poco discosto e da aggiornare continuamente? Ed ancora, possono consolarci i numeri sulla riduzione della percentuale di disoccupazione nell'Isola che sappiamo rispondono solo in parte al vero? Io penso di no. Chi come noi trascorre la sua vita nelle aree interne e partecipa attivamente ai drammi sociali presenti in quasi tutta la Sardegna, ha il dovere politico e morale di portare all'interno di questa istituzione questi problemi e tradurli in scelte politiche concrete e riscontrabili.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue PISU.) Non riesco a pensare a un modo migliore per svolgere con onestà e utilità il ruolo assegnatomi da tanti lavoratori e cittadini sardi, per questo mi aspetto che questa finanziaria abbia una filosofia, una strategia chiara e particolarmente direi un'anima, che si sintonizzi cioè e parli col cuore e alla mente dei più deboli e sofferenti. Non ho la minima preoccupazione che l'uso di questi termini e l'affrontare queste problematiche mi collochino vicino a Don Borrotzu con cui condivido la difesa delle classi subalterne o, come lui dice, degli ultimi.

Vi è inoltre un tema a me caro - credo anche a tanti di noi - cioè quello delle aree interne svantaggiate, dei piccoli comuni che largamente sono sottovalutati dal Consiglio, ma purtroppo anche dalla maggioranza e dalla Giunta. Anche su questo è sufficiente una citazione di poche righe nel Piano regionale di sviluppo? Forse si pensa che le zone interne esistono solo nei comizi domenicali, quando ci sono elezioni di vario genere o per prendere voti nelle primarie del Partito Democratico? Le zone interne non meritano questo trattamento speculativo sul piano elettorale. Non hanno bisogno di essere illuse per poi per restare disilluse. Questo contribuisce a far crescere la condizione di malessere materiale, culturale, psicologico che accentua la difficile convivenza civile tragicamente presente in questi territori.

Ho voluto fare questa premessa perché mi sembra necessaria una riflessione seria su una finanziaria come questa, che deve essere di svolta e dunque fortemente migliorata dal momento che partite importanti come quelle sociali e del lavoro sono state rinviate all'Aula (articoli 5 e 6) e al momento non sono state risolte. Dico questo con amarezza perché non mi fa piacere far parte di una maggioranza che non dimostra attenzione sufficiente a questi problemi e procede con indifferenza, a testa bassa, non tenendo minimamente conto di ciò che propone la sinistra in quest'Aula, una sinistra che conta otto consiglieri regionali, che vuole e deve rappresentare le classi ed aree più deboli e indifese della nostra isola. Per questo non si dia per acquisito il nostro consenso a questa finanziaria preconfezionata e poco concertata. Per questo ribadiamo che è indispensabile individuare un fondo regionale per l'occupazione, con un budget importante, che possa aggredire con efficacia e rapidità il nocciolo duro della disoccupazione, anche di quella parte rassegnata di disoccupazione che sfugge alle rilevazioni dell'Istat.

Hanno ragione i colleghi Uras e Floris, con argomentazioni simili, quando dicono che è necessario passare all'applicazione e ad un adeguato finanziamento della legge numero 20 del 2005, dunque fatta in questa legislatura. Essa tratta di norme in materia di promozione dell'occupazione, sicurezza e qualità del lavoro. E' una legge giusta e completa. Ci aveva riempito di orgoglio quando l'abbiamo approvata e ci eravamo fatti i complimenti l'un l'altro, ricordate? Perché è stata quasi dimenticata e largamente disapplicata? Chiediamocelo. Oppure è un caso? Io non ci credo, perché è stato persino violato l'articolo 12 dell'ennesima legge, che impone l'indizione, una volta l'anno, della Conferenza regionale per l'occupazione. Non è un problema dell'Assessore competente, non mi si risponda così, ma necessario che il Presidente della Regione, l'intera Giunta e la maggioranza pongano il lavoro al centro della propria azione politica. Allora sarà facile e sarà utile promuovere la Conferenza regionale per il lavoro. Allo stesso modo è urgente individuare gli strumenti che ci sono sia a livello centrale che periferico per velocizzare la spesa in modo da avere ricadute immediate sul lavoro, la precarietà e la povertà. Quest'aspetto è ineludibile dal momento che la legge di riorganizzazione della macchina regionale, per renderla più efficiente, è bloccata in Commissione autonomia per le ragioni note. Altre leggi si trovano in questo stesso stato di non applicazione, mentre altre di grande importanza giacciono nelle Commissioni.

Mi trovo per questo, lo dico con chiarezza, deluso come consigliere regionale per non poter svolgere ancora al meglio il mio lavoro a causa di un modo di governare verticistico e mortificante, dove vengono portate avanti solo le tematiche e le questioni che interessano i gruppi dirigenti di un partito nelle sue varie componenti. Un velo pietoso dovrebbe essere steso sulla gestione pratica di alcuni enti strumentali della Regione, dove viene tradito, deformato, reso vano lo spirito e la lettera del progetto riformatore. In alcuni casi il ripescaggio di dirigenti buoni per tutte le stagioni o di dirigenti finti nuovi si mescola alla difesa di posizioni consolidate di privilegio e di inutilità, forse anche per motivi clientelari, a danno dei lavoratori, impiegati e tecnici che avevano creduto nelle riforme ed anche dei territori dell'interno ulteriormente penalizzati da esso. La rabbia e il malumore riguardo a questi temi solo in piccola parte appare sulla stampa, ma credetemi è largamente diffusa.

Concludo riservandomi di intervenire su alcuni aspetti che ritengo possano qualificare questa finanziaria: agricoltura, artigianato, formazione professionale - dove c'è un impegno anche dei Capigruppo, non dimentichiamolo - parco geominerario, che ci siamo impegnati a risolvere, o la miniera di Silius, ma anche quei temi che appaiono secondari a volte in quest'Aula ma che riguardano la cultura, cito le scuole civiche di musica e la banca del germoplasma, solo per fare alcuni esempi. Nessuno pensi che interventi come questo tuttavia possano essere strumentalizzati. Ho, infatti, in altri interventi sottolineato gli aspetti positivi di questa legislatura, le parti positive contenute nella stessa proposta di manovra finanziaria, ma non me la sento al contempo di nascondere i limiti ad un anno e poco più dalla fine della legislatura per cercare di correggere il tiro e rispondere ai gravi problemi presenti e sentiti dal popolo sardo. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pisu.

E' iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà. Decade.

E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

Chiedo scusa, onorevole Ladu, forse c'era stato un malinteso… no, no, onorevole Espa, intervenga perché poi iniziano i Capigruppo, quindi se deve intervenire le do la parola.

E' iscritto a parlare il consigliere Espa. Ne ha facoltà.

ESPA (La Margherita-D.L.). Grazie Presidente. Io mi soffermerò su alcune parti di questa legge finanziaria che non ho avuto il piacere di poter discutere come voi in questo periodo, essendo appunto appena arrivato in quest'Aula, e vorrei soffermarmi su alcune questioni che mi stanno particolarmente a cuore, poi magari durante il dibattito spero di poter approfondire alcuni argomenti.

Innanzitutto quello che penso possa essere utile capire… sicuramente ci sono tante questioni che possono essere di difficile interpretazione o comunque di miglioramento in questa finanziaria, ma vorrei che questo Consiglio fosse cosciente di un argomento che riguarda in modo particolare le politiche sociali e che è ben contenuto in questa finanziaria e che penso debba essere un patrimonio di tutto il Consiglio e non solo di questa maggioranza che, a mio parere, l'ha rinforzato in maniera particolarmente esponenziale in questi anni. Io parlo del fondo per la non autosufficienza, un fondo che quest'anno arriverà a 120 milioni di euro, lo stesso è stato l'anno scorso, ma voglio ricordare che questa esperienza è un'esperienza che non nasce in quest'anno, chiaramente quest'anno dobbiamo riconoscere a questa Giunta di aver operato in maniera talmente virtuosa da essere, su questo argomento - ovviamente rispetto alla popolazione pro capite - la Regione che stanzia più risorse d'Italia e di questo dobbiamo prenderne atto. Dobbiamo prendere atto, io credo, in maniera assolutamente favorevole, in maniera assolutamente libera da qualunque schieramento per quanto riguarda le risorse dedicate alla Sardegna: 120 milioni di euro è lo stanziamento più alto in Italia per quanto riguarda una Regione che destina anche proprie risorse in questo campo. Quello che però è importante sottolineare è che questo processo è nato, per esempio, nel 2000, quindi, io lo dico perché secondo me a volte certe polemiche che anche all'esterno ci sono, sono polemiche che a volte sono anche pretestuose, ma voglio ricordare che l'operazione per le persone non autosufficienti qui dentro è nata nel 2000. Nel 2000, io cito, perché è giusto farlo, due persone che qui dentro si sono spese in modo particolare attraverso un lavoro anche molto difficile che però è un lavoro che ha avuto un grande effetto, io cito l'onorevole Antonio Biancu che dall'opposizione ha, come dire, lavorato giorni e giorni per portare questo obiettivo che veniva dai sardi, quindi è partito prima ancora che i sindacati si mobilitassero, è partito proprio dalla popolazione che aveva esigenze estreme, situazioni veramente difficili, come sapete non c'era ancora il fenomeno delle badanti, c'erano situazioni estremamente complicate, situazioni non conosciute e non riconosciute in quel periodo per quanto riguarda il processo, ad esempio, di assistenza domiciliare alle persone nelle situazioni più estreme. Ecco, in quel momento c'è stata una battaglia che è partita sicuramente dalle famiglie, e io voglio ricordare che qui c'è un disegno di legge sulla famiglia che ho letto e che vorrò condividere quando e se verrà presentato in questa legislatura, un provvedimento a favore di tutte le famiglie, ma qua si è iniziato a fare il sostegno alle famiglie più in situazioni particolari. Dall'altra parte c'era un Assessore, che era l'onorevole Oppi, che ha raccolto l'appello che veniva in quel momento dal centrosinistra, ma poi è diventato di tutta l'Aula. Dico questo perché in quel momento si iniziava con poche risorse, io ricordo si era parlato proprio delle persone con disabilità grave, quindi proprio le situazioni più difficili, quelli certificati e quelli che sono allettati, i sardi che sono nelle situazioni più difficili. Ecco, si era iniziato con 123 famiglie che avevano avuto una risorsa per poter fare dei progetti personalizzati e voglio dire non solo personalizzati, ma anche coprogettati con le istituzioni. Si era creato un modello che permetteva a tutte le famiglie di poter non solo, come dire, avere una sorta di sostegno, ma addirittura cofirmare insieme ai Comuni, quindi un processo virtuoso anche per la pubblica amministrazione, cofirmare un piano di intervento che riguardava le proprie famiglie. Allora, da questo punto di vista si è iniziato con poche risorse, era un milione e mezzo di euro, ma è partito un processo. Io voglio ricordare che nel 2004, quando c'è stato l'ingresso della nuova Giunta, le risorse sono raddoppiate e in questo momento, come dire, abbiamo avuto da quell'inizio, che è un inizio che ha coinvolto tutta l'Aula - io mi ricordo con voti unanimi - a questo punto su quella scia, su quella traccia, c'è stata addirittura un cambiamento che in questo momento coinvolge 13 mila sardi, 13 mila sardi tutti i situazione di gravità. Quindi, questo deve essere, secondo me, un orgoglio di tutta l'Aula, dare risposta oggi a 13 mila sardi in situazioni di gravità con risorse adeguate, come ripeto, immaginatevi che il fondo nazionale sulla non autosufficienza è di 200 milioni di euro, il fondo sardo è di 120 milioni di euro! Allora, è chiaro che c'è stata un'accelerazione fantastica da quando è entrata questa Giunta, cioè sono stati fatti investimenti maggiori da questa Giunta e, dico, questa maggioranza, ma voglio ricordare a tutti, per evitare polemiche, secondo me, che poi non portano da nessuna parte perché in questo senso veramente tutti si devono sentire orgogliosi e padroni di una riforma che sta creando un modello che ci viene copiato dal Piemonte, faccio solo un esempio, dove le risorse stanziate sono molto inferiori, addirittura in questo momento sono intorno ai 5 milioni di euro, dove la stessa Emilia-Romagna non è in vantaggio rispetto alla Sardegna e rispetto ad altre Regioni che notoriamente su questo settore sono in realtà più, in teoria, virtuose. Per questo lo voglio dire, perché questa finanziaria va protetta, non solo va incentivata, sicuramente in tante situazioni che probabilmente possono essere modificate, ma alcune iniziative sono iniziative nei quali i sardi sono orgogliosi e, secondo me, un'Assemblea legislativa come questa che l'ha prodotta deve essere assolutamente più orgogliosa perché si stanno facendo non, ripeto, questi sono interventi non di assistenzialismo rispetto alle persone in situazioni più di difficoltà, ma sono veramente processi di sviluppo, perché quello che voglio ricordare è che questa procedura che ha creato un po' di benessere a queste famiglie, ha creato anche - in maniera precaria, però in maniera assolutamente reale - circa 5 mila posti di lavoro e che nel 2000 non c'erano. Quindi, teniamo conto dei dati che forse è difficile in questo momento avere chiari e che sicuramente vanno perfezionati, molto di più si può ancora fare, però mi sembra che bisogna esprimere soddisfazione rispetto a questa finanziaria e mi sembra che la conferma che l'assessore Secci ha dato in questa finanziaria di questo fondo ne sia un risultato assolutamente di cui essere orgogliosi.

Io ritengo inoltre anche che da questo processo molto virtuoso sono nate alcune questioni che stanno a cuore: per esempio, nell'area metropolitana di Cagliari è nato, su iniziativa dell'Amministrazione regionale, è nato per esempio tutto il discorso che riguarda la questione dell'albo pubblico delle badanti. L'albo pubblico delle badanti che cos'è? E' un'iniziativa che ha creato e creerà la possibilità, soprattutto nelle aree metropolitane, Cagliari e Sassari e poi in tutta la Sardegna, la possibilità di fare in modo che questo fenomeno di persone che sono così indispensabile soprattutto per la cura dei nostri anziani, possano essere non affidate esclusivamente a, chiamiamolo così, un mercato nero che purtroppo la legge Bossi-Fini ci costringe a cose pazzesche e a cose veramente inumane davanti alle richieste delle famiglie che poi devono fare i salti mortali quando hanno bisogno di assistenza a un proprio caro, ecco, allora questo blocco ha incominciato a creare delle grandi tensioni.

ARTIZZU (A.N.). Però, stiamo iniziando male!

ESPA (La Margherita-D.L.). Su questo, è proprio la legge Bossi-Fini, caro Ignazio, che ha bloccato perché sai, il problema io ritengo che, come dire, un certo criterio, mi viene da dire, leghista a volte ha a che fare con alcune polemiche che vengono portate, ma la legge Bossi-Fini è stato un disastro soprattutto per le persone che hanno bisogno di assistenza seria, assistenza qualificata. Ma questa legge, per esempio, ha la possibilità di dare un diritto per quanto riguarda i diritti di cittadinanza, perché l'albo pubblico delle badanti ha la possibilità di regolarizzare, di incentivare la regolarizzazione di tutte le persone che sono in una situazione di clandestinità. Ecco, questo sta creando un sistema virtuoso dove poi le famiglie possono rivolgersi direttamente all'istituzione comunale per poter chiedere se c'è disponibilità di persone che hanno avuto un riconoscimento, che siano formate, quindi semplificando quello che in questo momento rimane un lavoro quasi di strada delle famiglie alla ricerca di un aiuto importantissimo per la loro vita e per la loro qualità della vita.

Ecco, l'altra questione che, come dire, è importante e che io spero si affronterà anche in quest'Aula, oltre che nella Commissione, è il Piano dei servizi sociali che ancora non è stato portato in quest'Aula. Ecco, questo è un altro argomento sul quale io credo sarà necessario spendersi in maniera molto forte perché anche quello in questa linea, una linea che, secondo me, è una linea molto importante perché è legata molto alla partecipazione delle comunità locali nelle scelte che vengono fatte dalle proprie istituzioni, dà gambe, dà risorse, dà finanze per quanto riguarda questo processo. Io su questo credo che la riflessione che probabilmente bisognerà fare è una riflessione che riguarda, appunto, come dicevo all'inizio, lo sviluppo, cioè le politiche sociali non riguardano l'assistenzialismo, le politiche sociali riguardano prima di tutto i diritti di cittadinanza delle persone più in difficoltà. L'altra questione riguarda i diritti umani delle persone più in situazioni difficili. L'assistenzialismo, secondo me, va rigettato, l'assistenzialismo cioè creare soluzioni, io sono sempre stato molto critico, e molte famiglie sono state critiche, ad esempio, sul fatto di dare per quanto riguarda ovviamente parlo in questo momento dell'aspetto dell'assistenza sociale, soldi in cambio di assistenza. Cioè, io porto e stabilisco con legge regionale di dare assegni alle famiglie, alle famiglie che hanno bisogno di sostegno, noi, io dico molte famiglie, molte organizzazioni di famiglie contestano questa procedura perchè dare degli assegni così quando hai una situazione di difficoltà in casa, può voler dire non aumentare la qualità della vita e non aumentare la qualità della vita perché se tu dai un assegno probabilmente la gente si compra il Tv al plasma e poi non può aumentare durante l'anno la qualità della vita. Quello che viene chiesto sono servizi, e quando parliamo di servizi non parliamo solamente di servizi e risorse da destinare ai comuni e c'è un ottimo lavoro in questo senso, ma si parla anche di possibilità di coprogettare questi interventi ovverossia che l'utente, il cittadino che usufruisce del servizio abbia la possibilità di dire la sua rispetto a quali sono gli interventi che vengono fatti. Quindi una maniera di partecipazione che ormai sta diventando popolare in questa Regione a esempio di tutti. Ecco, poi la questione che riguarda un altro intervento che è già sviluppato molto bene è il discorso del contrasto alla povertà e quando parliamo di povertà parliamo proprio sull'azione né di freddo né di fame, ecco anche questo è un intervento anche sicuramente monetario, ma è un intervento che va assolutamente calibrato rispetto a quello che è una situazione che deve vedere proprio per quanto riguarda il problema dei diritti umani, che nessuno in Sardegna possa essere in questa situazione e penso che questa sia stata un'iniziativa molto importante. Ecco, in questo senso sono molto contento di poter sostenere questo tipo di lavoro, tante cose si possono fare meglio, ma io credo che quello che si può fare meglio è quello che si discuterà nel piano dei servizi sociali quando entrerà qui in Aula. Allo stesso tempo però attenzione, io dico che le polemiche di parte non danneggino tutte le conquiste che i sardi stessi hanno fatto nel corso degli anni e di cui ripeto, io credo che questa Assemblea, voi che c'eravate dovete esserne orgogliosi di aver fatto determinate iniziative, e che io dico, questa Giunta ha rafforzato in maniera assolutamente importante, questa maggioranza ha sostenuto in maniera importante e che, ripeto, trova la Sardegna al primo posto per quanto riguarda le risorse in Italia, per quanto riguarda le risorse di questo settore. Ecco, sul discorso poi, e concludo Presidente, per quanto riguarda il discorso delle aree metropolitane, io credo che su questo magari ci ritorneremo in finanziaria, io credo che da questo punto di vista le aree metropolitane hanno sicuramente bisogno di molto coordinamento, hanno bisogno di risorse, credo che appunto il fondo che andrà agli enti locali sta aumentando anno per anno, io mi lamento di alcune polemiche che ho sentito almeno leggendo dai giornali anche in quest'Aula dove si rimproverava per esempio che la città di Cagliari riceveva meno risorse rispetto agli anni precedenti, io ho verificato di persona attraverso ovviamente i dati che sono forniti dall'Assessorato che questo non è vero. Le risorse a Cagliari arrivano di più, posso capire che possono esserci minori risorse per quanto riguarda l'aspetto delle risorse che arrivano da parte del Governo nazionale, ma la Regione da questo punto di vista è virtuosa e su questo io credo che bisogna assolutamente prenderne atto e rafforzare questa azione che viene dal Governo e all'interno di questo Consiglio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori e colleghi, io voglio partire da quello che dovrebbe essere il punto di forza di questa manovra finanziaria che secondo taluni è il vero cavallo di battaglia, per dire la verità non mi pare di tutta la maggioranza, e che riguarda la politica di risanamento del disavanzo del bilancio regionale di cui tanto si è parlato in questi ultimi tempi e la sua armonizzazione col piano regionale di sviluppo. E quindi con l'obiettivo di creare una finanziaria sottraendola alla classica legge omnibus che eravamo abituati a vedere nel passato.

Quindi c'è secondo ciò che dice la Giunta una politica di riqualificazione della spesa che noi sinceramente non vediamo in questa finanziaria, e infatti noi diciamo che c'è in questa finanziaria un grande equivoco per non dire che c'è un grande imbroglio perché questa manovra inserisce anche quest'anno 500 milioni di euro oltre a quelli dell'anno scorso che sommati a quelli dell'anno prossimo diventano 1.500 milioni di euro di anticipazioni sulle entrate del 2011, risorse che secondo la manovra sono destinate agli investimenti. Allora, noi diciamo subito, signor Presidente, Assessore, che questa è una mistificazione, è un macroscopico, illegittimo modo di procedere all'approvazione del bilancio. E questo non lo diciamo solo noi, ma lo dice la Corte dei conti, caso unico infatti nella storia autonomistica della Sardegna che non ha parificato, sempre la Corte dei conti, il rendiconto generale dell'esercizio 2006 e quindi c'è una specifica violazione delle disposizioni sul principio di annualità dei bilanci e tale violazione è stata sottoposta al vaglio della Corte Costituzionale. Si tratta di una forzatura del bilancio, si tratta di una vera e propria, per quanto ci riguarda, illegittimità e devo dire che su questo c'è stata anche la complicità da parte del Governo nazionale l'anno scorso che avrebbe dovuto bloccare questa procedura, però sapevamo che un governo nazionale claudicante e in difficoltà ha passato anche questo pensando di sopravvivere qualche giorno in più.

Non so quanto durerà oggi questo governo nazionale, ma se è per continuare a fare i danni che ha fatto, io credo che prima se ne vada a casa e meglio è per il popolo italiano. E quindi si è voluto ingaggiare un muro contro muro in Consiglio regionale su questa manovra e si è voluta forzare anche la mano sfidando la magistratura contabile e le leggi, e questo è un atteggiamento inaccettabile che noi non possiamo tollerare perché è una presa in giro alle amministrazioni locali, perché noi stiamo promettendo a loro risorse che sappiamo non ci sono e l'esito lo vedremo quando si pronuncerà la Corte Costituzionale su questa materia e allora saranno guai perché in quell'occasione la Corte Costituzionale darà una mera mazzata alla Regione sarda e stravolgerà il bilancio della Regione stessa e lì non si tratterà allora di risanamento del bilancio della Regione come voi state dicendo, ma io credo che alla fine se noi dovremo sommare l'indebitamento attuale della Regione ai 1.500 milioni di euro che è un ulteriore indebitamento della Regione, credo che se facciamo una piccola operazione ci rendiamo conto che la Regione Sardegna raggiungerà il più grande indebitamento della sua storia. E quindi credo che questo sia un fatto che dovrebbe preoccupare non solo l'opposizione, ma anche la maggioranza anche perché non mi pare che questo governo regionale abbia raggiunto nessun pareggio di bilancio, la realtà vera è che c'è stata una mistificazione di questo bilancio e l'indebitamento che di fatto praticamente viene nascosto con entrate che sono per noi assolutamente fasulle. Un altro punto fondamentale di questa manovra sono i residui passivi cioè i fondi non spesi che sono un'enormità, Assessore, Presidente della Commissione, hanno superato gli stanziamenti del conto competenza ormai e c'è un altro bilancio, chiuso in cassaforte, in questo Consiglio regionale, non speso, e però la Giunta regionale non ha le chiavi di questa cassaforte, non può spendere questo bilancio, e questo è un vero problema. Io credo, insomma, che non è pensabile che, a quattro anni di governo di questa maggioranza, questi residui passivi siano sempre in aumento, e questo anche a causa di tutta una serie di atteggiamenti da parte della Giunta regionale, di sfiducia nei confronti della burocrazia regionale e di tutta una serie di norme, di pastoie, che voi avete inserito, che di fatto stanno determinando il rallentamento della spesa in Sardegna. È questo il vero motivo per cui questa Giunta regionale spende malissimo le proprie risorse e quindi, praticamente, oggi ci ritroviamo con una valanga di risorse non spese da parte di questa Regione. E mi pare che su questo la maggioranza sia abbastanza silenziosa, invece credo che avrebbe dovuto porsi seriamente il problema. E quindi io credo che questa manovra parta in ritardo, e quindi anch'io ritengo che non sia sufficiente un solo mese di esercizio provvisorio, ma quello che veramente ci preoccupa, il dato fondamentale, è che questa manovra non è assolutamente in grado di creare sviluppo in questa Regione, anche perché c'è ancora oggi un enorme spreco delle risorse che sono disponibili, e quindi noi riteniamo che questa Giunta regionale e questa maggioranza abbia perso una grande occasione per dare risposte serie ai sardi. E quindi credo che questa manovra sia un monumento alla vostra incapacità di governo, alla vostra scarsa coesione, e un monumento alla mancanza di una comune programmazione, diciamo, visione progettuale della proposta di bilancio, e c'è anche tutta l'insofferenza della Giunta regionale verso il ruolo del Consiglio regionale e degli enti locali, l'abbiamo visto anche negli ultimi atti che si sono verificati nell'ultimo periodo in Sardegna, c'è l'insofferenza verso le forze sociali e produttive, e c'è l'insofferenza verso una giusta concertazione e confronto con queste parti, che costituiscono una parte importante della società sarda e che, comunque, avrebbero potuto dare un contributo importante alla predisposizione e all'approvazione di questo bilancio. Quindi noi siamo alla mercé, questo Consiglio regionale e alla mercé di un presidenzialismo esasperato e assolutistico, e la sinistra, o meglio il centrosinistra, per non perdere un po' di potere, rinuncia a svolgere un suo ruolo fondamentale e politico, ha permesso questa maggioranza di esautorare questo Consiglio regionale. Io mi auguro che le ultime novità all'interno della maggioranza, in modo particolare del Partito Democratico con la nomina del nuovo capogruppo Marrocu, e anche del Vicepresidente del Consiglio, ai quali faccio gli auguri, io mi auguro che migliori questo stato di cose, io mi auguro questi cambiamenti che ci sono stati all'interno del maggior partito della maggioranza siano in grado effettivamente di creare una situazione nuova all'interno del Consiglio regionale, di far dare al Consiglio regionale quel ruolo importante, propulsivo e fondamentale che è demandato al ruolo di questo Consiglio. E quindi noi abbiamo visto in questi anni gruppi che sono stati succubi del Presidente, Assessori in mano al Presidente stesso, senza nessuna autorevolezza, abbiamo visto Assessori che sono stati smentiti ad ogni piè sospinto, e tutte le volte che hanno preso posizioni importanti, poi magari abbiamo visto che magari le cose nello spazio di pochi minuti, per non dire di poco tempo, è stata assolutamente smentita la posizione degli Assessori. Allora, io vi chiedo: "Ma un rapporto sì fatto tra Presidente e Giunta regionale, fra maggioranza, fra la Giunta e Consiglio regionale, credete che sia veramente un rapporto democratico, che possa andare avanti in questa Regione? Io sinceramente credo di no! E quindi c'è una situazione che è bloccata, in questo momento, in questo Consiglio regionale, c'è poi la situazione della sinistra radicale. Io ieri…

CUGINI (Sinistra Autonomista). Radicale sarai tu!

LADU (Fortza Paris). Io ieri ho saputo che si chiama Sinistra Arcobaleno, che deve salvare la faccia insomma. E la sinistra radicale, praticamente, non sa più cosa dire ai disoccupati della Sardegna, alle nuove povertà che si stanno sviluppando in Sardegna, e quindi deve svolgere diciamo un ruolo di critica, però non serve assolutamente a nulla, all'economia di questa maggioranza. Perché questa sinistra, radicale o no, ha delle responsabilità di governo…

CUGINI (Sinistra Autonomista). Provocatore! Sei un provocatore!

LADU (Fortza Paris). … e non può fare maggioranza e opposizione allo stesso tempo. Se assuma per intero le responsabilità di questo sfascio, perché è inutile che faccia finta di opporsi al Governo della Regione, questa sinistra ha le stesse responsabilità delle altre parti della maggioranza, e se ne deve assumere per intero la responsabilità. Ma, io credo che, cara sinistra radicale, i sardi hanno capito bene il gioco che state facendo, e io credo che non gli imbroglierete più. E c'è il solito Uras, e anche qualcuno dei suoi colleghi, che ogni tanto tenta di protestare, probabilmente ha anche ragione, il fatto grave è che poi praticamente, alla fine, Uras e i suoi amici si prendono tutto ciò che passa il convento, e si guardano bene da assumere atteggiamenti che siano diversi da quelli della maggioranza, anzi devo dire che, alla fine, sono i più allineati all'interno della maggioranza e sono i primi a votare questo disastro che si sta verificando all'interno della maggioranza. Allora, questa sinistra chiede assistenza a questo esercito di nuovi poveri, che sono purtroppo sempre in aumento in Sardegna, ma non è interessata sicuramente a far crescere l'economia in Sardegna, a quella che fa a andare avanti i settori produttivi e a quella che sarebbe veramente capace di creare occupazione, con l'occupazione stabile, e uscire da una situazione di assistenzialismo che sicuramente non giova a nessuno. Allora, questa Regione, signor Presidente, Assessore, sta attraversando una delle peggiori crisi della sua storia, e basta vedere cosa sta succedendo in questo momento in Sardegna: è stato detto che l'occupazione è ferma, in tutti questi quattro anni di governo non è cresciuta l'occupazione, questo lo dice anche la maggioranza stessa, e questa è la certificazione del fallimento di questa Giunta regionale. Però il fatto preoccupante è che non è solo l'occupazione che è ferma, ma il precariato sta aumentando, i cassintegrati stanno aumentando, gli emigrati hanno ripreso a prendere la via del continente e dell'estero. I nuovi emigrati che sono i diplomati e laureati…

PRESIDENTE. Concluda, prego!

LADU (Fortza Paris). … ho finito Presidente, mi lasci fare i venti minuti previsti. E quindi il vostro progetto manca di una prospettiva vera economica, perché questa manovra di bilancio è effettivamente una manovra di bilancio che non ha grande credibilità, grande forza per poter cambiare le cose in Sardegna, e lo dimostra il fatto che c'è un totale abbandono dei settori storici dello sviluppo della Sardegna, ad iniziare dall'agricoltura, dove c'è un abbandono che in questi anni ha superato il 30 percento, all'artigianato e al commercio, dove praticamente sono state quasi cancellate la legge numero 9 e la legge numero 51, all'imprenditoria femminile dove la legge 215 del 93 praticamente è stata cancellata dal vostro vocabolario, così come il turismo. Voi pensate di potere incentivare il turismo creando nuove tasse che sono quelle invece che hanno determinato un peggioramento dei settori più importanti dell'economia della Sardegna, di prospettiva dello sviluppo della Sardegna. Per non parlare poi dell'industria che ha perso quasi 120 mila posti di lavoro in questi anni, il settore tessile e soprattutto che riguarda alcune parti della Sardegna, in particolare la Sardegna centrale, è allo sbando completamente, non c'è una politica che faccia sperare in una ripresa del settore tessile in Sardegna, il settore urbanistico mi fa piacere che anche alcuni giorni fa, i rappresentanti delle autonomie abbiano chiesto con forza che si mettesse mano alla legge urbanistica del piano paesistico regionale ormai completamente smantellato dal TAR venga rivisto perché noi stiamo consegnando alla Sardegna una situazione veramente disastrosa dal punto di vista urbanistico. Quindi io credo che prima che faccia ancora troppi danni questa Giunta regionale debba creare veramente occasioni serie di sviluppo, migliorando la situazione infrastrutturale in Sardegna, non è pensabile oggi che questo governo regionale possa andare avanti tentando di gestire l'esistente. Io credo che bisogna fare interventi seri perché questa Regione, che è l'ultima in Italia dal punto di vista infrastrutturale, debba fare interventi forti che questo Governo regionale non sta facendo, c'è una linea di tendenza, di radicalismo ambientale che non si sa dove debba andare, le zone interne della Sardegna si stanno continuando a spopolare perché manca la viabilità e praticamente si sta eliminando anche quella che era già stata programmata, abbiamo visto che la Strada statale numero 131 che è la strada più importante della Sardegna è stata accantonata si stanno tentando di correggere soltanto alcuni incroci, ma non erano queste le previsioni, si doveva fare e si doveva completare in tempi rapidi una strada così importante come la "131", invece voi avete preferito abbandonare questo grande progetto di sviluppo della Sardegna e che riprenderemo, io credo, noi quando saremo un'altra volta al governo della Regione, perché noi riteniamo che sia una strada assolutamente importante per lo sviluppo della Sardegna.

Sulla formazione professionale non c'è chiarezza.

PRESIDENTE. Onorevole Ladu…

LADU (Fortza Paris). Ho finito.

PRESIDENTE. Stava finendo tre minuti fa.

LADU (Fortza Paris). Io credo che questo governo della Regione faccia degli interventi che siano in linea con le cose che sta dicendo e non il contrario di quello che di fatto va comunicando nel territorio. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Ladu. E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Grazie signor Presidente, signor Assessore, colleghe e colleghi, proprio in queste ore in questi minuti sapremo quale la sorte del governo Prodi, del governo nazionale che pare non vi va dei momenti molto sereni e un certo senso viene spontaneo collegare anche le sorti della sopravvivenza della Giunta Soru a quelle del governo Prodi.

Per tutto un insieme di valutazioni e di facili e scontati parallelismi politici perché la parabola di Soru è strettamente legata a quella di Prodi.

Quindi, io mi auguro di poter applicare il principio più volte evocato in tema di riforme istituzionali del simul stabunt simul cadet, augurandomi naturalmente che alla caduta di Prodi corrisponda una rapida e immediata caduta del Presidente della Regione Soru.

E' un non spiccio, la prima parte del sogno potrebbe realizzarsi oggi stesso, potrebbe realizzarsi anche nel corso di questa mattina, la seconda parte si realizzerà al più tardi un anno e mezzo.

Ma certamente si realizzerà perché certamente non sfugge alla valutazione dei sardi quello che in questi 3 anni e mezzo di Governo Soru della Sardegna nella nostra Isola è accaduto, la valutazione sotto gli occhi di tutti, le stime e il peso, la valutazione dei sardi confronti dell'operato di questa Giunta ha in modo chiaro non solo sulle rilevazioni statistiche che sono peraltro comunque largamente indicative della perdita di stima dei sardi nei confronti di questa maggioranza di governo, di questa Giunta in particolare anche del suo Presidente, ma sta nel sentimento comune che tutti noi percepiamo con il contatto con la gente che sta al di fuori di questo palazzo dove c'è la vera società civile, dove c'è la vera vita, dove c'è il vero contatto con la gente, e la gente non ne può più di questo governo regionale, non ne può più delle incapacità di questo governo regionale di fornire risposte adeguate ai problemi della Sardegna, non ne può più dei vari intrecci questo Governo regionale ha prodotto.

Signor Presidente comunque il cammino della legge finanziaria è andato di pari passo con quello tortuoso e pieno di insidie della maggioranza di governo che l'ha espressa e che oggi arriva questa importante scadenza priva comunque di qualche importante pezzo che invece che l'accompagnava gli inizi di questa legislatura. Ad immagine di quello che sta accadendo a Roma, dove a dire il vero la perdita di pezzi sembra essere ancora più variegata, ancora più consistente, ma dunque anche questo aiuta a creare quel parallelismo tra il governo Prodi e la Giunta Soru al quale facevo cenno all'inizio di questo intervento.

Il problema interno del centrosinistra, la nascita del Partito Democratico ha certamente caratterizzato negativamente il cammino di questa legge finanziaria proprio durante i suoi lavori in Commissione, apparentemente i lavori sono risolti, auguri sinceri vanno anche accompagnati dal rispetto e la stima per le persone, al Capogruppo naturalmente, Siro Marrocu, al Vicepresidente del Consiglio regionale Biancu, ma certamente quello che voi avete prodotto in questi mesi non è stato un esempio di buona amministrazione, non è stato corrispondente i vostri annunci, e i vostri proclami, gli impegni presi anche e soprattutto in occasione della legge finanziaria dell'anno scorso che si disse sarebbe dovuta essere l'ultima delle leggi finanziarie caratterizzate dai ritardi, dalle faide, dalle norme incluse, dei veti incrociati e soprattutto dei ritardi nei confronti delle scadenze dettate dalla legge di contabilità.

Certo, è difficile parlare diffusamente di una manovra finanziaria della quale non si conosce compiutamente né la dotazione di risorse aleatorie e del tutto arbitrariamente conteggiate come in passato per una larga, consistente parte dell'ammontare di questa manovra finanziaria. Né mancando un monitoraggio puntuale sui programmi di spesa, avviati in questo ultimo triennio, è possibile capire quale sia la politica economica che si intende portare avanti.

Gli unici report di avanzamento e esecutivo, di valutazione attengono alla programmazione comunitaria in quanto obbligatoria, ancora una volta, la legge finanziaria del centrosinistra non indica direzioni e non traccia strategie per uscire dalla crisi nemmeno un settore produttivo isolano viene illuminato da scelte tali da indicare soluzioni credibili. Si è piuttosto preferita la strada della piccola politica di mantenimento e di assistenzialismo rinunciando ai grandi progetti di sviluppo per il lavoro, come anche i colleghi di sinistra facevano notare nel corso della discussione generale, per l'energia, per l'agricoltura, per la pastorizia, per l'ambiente.

Certo è che si tratta di una manovra viziata dal solito, inutilmente stigmatizzato, trucco di fondo, quello della contabilizzazione di soldi inesistenti è una manovra che lascia più che perplessi.

Se c'è trucco nelle risorse contabilizzate inevitabilmente ci sarà trucco nell'attuazione dei programmi e degli interventi. E' ancora una volta un'operazione non corretta, come discutibile è il conteggio relativo alla fiscalità regionale del tutto arbitrario. Tra i tanti documenti di monitoraggio sarebbe stato assai più utile disporre anche quello sulle tasse regionali, non si comprende la ritrosia, evidenziata dalla Regione, a far fronte alle ripetute richieste provenute da molte organizzazioni sindacali, imprenditoriali, oltre che naturalmente politiche, di poter conoscere i dati e di poter disporre di un quadro completo relativo alle tasse regionali. Meglio sarebbe stato e meglio sarebbe ancora oggi prevedere colleghi una cancellazione di tasse che hanno generato soltanto delle distorsioni, a fronte di benefici tutti da dimostrare e che infatti il Presidente della Regione e la Giunta si guardano bene dal cercare di dimostrare, e che la finanziaria non riesce a dimostrare, alimentando sempre più dubbi e avversità. E' indicativo anche mettere in relazione la manovra allo stato della spesa della Regione, alcune considerazioni scaturiscono dall'analisi del conto dei residui che continuano a rappresentare una consistenza pari di fatto a quella di un'altra manovra finanziaria, è un problema annoso, certamente che non va e non può essere addebitato interamente a questa attuale Giunta, ma è un problema che questa Giunta, già ai suoi esordi, si era impegnata a risolvere e che non è stata in grado, non solo di risolvere Assessore, ma nemmeno di affrontare. Ed è un problema che lei qua, prima di sedere sui banchi della Giunta, più volte si era impegnato comunque, da Presidente della Commissione, ad affrontare. Ancora oggi il problema dei residui è lontano da una sua soluzione, eppure ci troviamo, ripeto, davanti a una cifra pari a un'altra manovra finanziaria.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIANCU

(Segue Artizzu.) L'anno scorso si segnalava una ridotta capacità di spesa della Regione attestata dall'aumento della quantità dei residui che assommavano a 8 miliardi e 263 milioni di euro, nei dati forniti a novembre 2007 si nota, è vero, un leggero miglioramento, ma non è chiaro se la diminuzione dei residui è stata determinata da spesa effettiva o dalla cancellazione amministrativa per altre motivazioni. In questo contesto tuttavia appare maggiormente preoccupante un dato: mentre diversi settori rilevano una diminuzione dei residui la sanità e le politiche sociali, ad esempio, passano da 973 milioni nel 2006 a 2, 1 miliardi di euro ultimamente rilevati.

La principale preoccupazione di questa manovra finanziaria sembra ancora una volta essere il risanamento finanziario della Regione, che la legge dimostrerebbe attestando con dati e tabelle la riduzione del debito, l'azzeramento del deficit, la non contrazione di mutui. L'obiettivo del risanamento, dal punto di vista concettuale, non può ovviamente che essere giudicato positivamente, una corretta politica di sviluppo e di coesione sociale non può che essere effettuata con un bilancio che mostri corretti rapporti ed equilibri dal punto di vista finanziario. Su questo versante però ci sono alcuni aspetti che preoccupano: anche nel 2008 il pareggio di bilancio e la mancata contrazione di mutui viene effettuata con le famose anticipazioni, di cui numerosi colleghi hanno parlato e che rappresentano un aspetto assolutamente discutibile, arbitrario e poco credibile da parte della Giunta regionale. In attesa di capire qual è la posizione della Regione circa il fatto che la stessa Corte dei conti non abbia proceduto alla parificazione del bilancio precedente, proprio a causa della questione delle anticipazioni, si ribadisce che questa operazione è di fatto un artificio contabile. Ma è chiaro comunque che il risanamento è il principale obiettivo forse l'unico vero obiettivo di questa manovra di bilancio, a discapito di una serie di politiche di sviluppo e, soprattutto, politiche di salvaguardia e di coesione sociale che dato lo stato dell'economia isolana, sono ancora necessarie per favorire la crescita della Sardegna. Pur tenendo conto che una manovra finanziaria, in cui una parte consistente delle risorse viene impegnata per le spese correnti, non può dare una svolta definitiva alle enormi difficoltà attraversate dal sistema economico della Sardegna, il testo della finanziaria appare caratterizzato da interventi di basso profilo. Non c'è una strategia volta a favorire la crescita e gli investimenti delle imprese e le politiche attive del lavoro.

Desidero soffermarmi su alcuni aspetti di questa legge, in attesa di scendere nello specifico nel corso dell'esame degli articoli in Aula. Ad esempio, l'articolo che prevede una serie di interventi a favore della conoscenza, della cultura e dello sport; settori per i quali sarebbe importante conoscere qual è lo stato di attuazione di alcuni provvedimenti che vengano rifinanziati sulla cui opportunità, in una fase congiunturale particolarmente complessa, si può sollevare più di una perplessità. La finanziaria, è stato detto, sancisce la definitiva condanna del sistema della formazione professionale e i suoi lavoratori, nonostante gli accordi sottoscritti il 23 marzo 2007 e il 12 ottobre 2007, le tutele della legge numero 42 non sono state attivate, mettendo a disagio oltre 600 lavoratori senza stipendio, senza integrazioni salariali, senza ricollocazione e soprattutto senza un'attività formativa. Da tre anni, in particolare la Regione, non ha adempiuto ai suoi compiti portando il settore della formazione professionale al collasso e aumentando lo stato di precarietà e di disoccupazione dei lavoratori. Era questo anche uno degli aspetti che nella vicenda dei rifiuti della Campania abbiamo evidenziato: una solidarietà sospetta nei confronti della Campania, sospetta perché non accompagnata da altrettanta sensibilità e solidarietà nei confronti dei nostri lavoratori, che sono stati buttati fuori con la forza dai giardini sotto il palazzo della Regione. Verso i lavoratori sardi non c'è stata quella solidarietà che c'è stata verso popolazioni di altre regioni italiane.

Per quanto riguarda la parte relativa alla ricollocazione presso gli enti locali, la riproposizione, in questa finanziaria, risulterà inefficace perché ormai è stabilito che il percorso della ricollocazione del personale presso gli enti locali è impraticabile, come dimostrato dai fatti: nessuna Provincia e nessun Comune intende ricollocare i lavoratori della formazione professionale, vi sono solo alcune buone intenzioni da parte di Province e Comuni che manifestano la volontà di attivare convenzioni triennali per l'utilizzo di alcuni lavoratori. I provvedimenti sono fallimentari e pertanto si ripropone l'urgenza che la Regione si faccia carico di tutto il personale della formazione professionale, trasferendolo in apposito ruolo, utilizzandolo presso i propri centri di formazione pubblica per procedere, successivamente, al trasferimento dello stesso agli enti locali.

Dobbiamo rilevare come la fase di distruzione avviata nel 2004, non sia stata seguita da una fase creativa, nella quale ci si sia impegnati a costruire il nuovo sistema della formazione regionale, prova ne sia il ritardo enorme dell'approvazione del disegno di legge di riforma dell'istruzione e della formazione che andrebbe…

PRESIDENTE. Prego, onorevole Artizzu concluda.

ARTIZZU (A.N.). Scusi, per quanti minuti ho parlato?

PRESIDENTE. Sta finendo. Stiamo dando quindici.

CAPELLI (U.D.C.). Quindici più cinque.

ARTIZZU (A.N.). Dalle macerie della vecchia formazione professionale non sta emergendo nulla che faccia presagire un miglioramento, né questa finanziaria si segnala per novità interessanti su questo fronte. La qualità dell'offerta e la rispondenza alla domanda dovrebbero essere le stelle polari di un sistema riformato, solo questo dovrebbe importare e solo su questo dovrebbero essere improntate le politiche regionali, nel campo della formazione, e siamo molto lontani da questo obiettivo. Ancora più preoccupante e certamente non affrontato in modo adeguato, da parte della legge finanziaria, è lo stato economico e sociale e del mercato del lavoro in Sardegna. Così come continuiamo a chiederci dove siano gli effetti miracolosi della cura Dirindin nel settore della sanità e quali trovate la legge finanziaria proponga, efficienza, efficacia, trasparenza, appropriatezza e qualità delle prestazioni sono più volte sbandierati, ma non sono stati realizzati e nemmeno se ne intravede la realizzazione. La verità è che ancora oggi per i pazienti sardi il problema dei tempi di attesa risulta non risolto, le prestazioni sono carenti, vedono molte strutture ospedaliere ritardare nella risposta ai bisogni per le diagnosi e le stesse prestazioni.

Voglio infine soffermarmi, signor Presidente, sulla emergenza lavoro. L'ultima indagine dell'Istat rileva che in Sardegna ancora una volta la vera emergenza e il lavoro che non c'è. Questa emergenza perenne avrebbe dovuto indurre la Giunta a varare una finanziaria con interventi strutturali nel campo degli investimenti per il lavoro, le politiche occupazionali, della formazione e della scuola. Ancora una volta mancano gli interventi atti a contrastare il precariato: l'80,6 per cento dei contratti di lavoro avviati nell'ultimo trimestre 2007, secondo l'Istat, è ancora una volta a tempo determinato.

All'emergenza lavoro si accompagna una vera e propria emergenza sociale: secondo l'Istat il 15,9 per cento delle famiglie sarde si trova al di sotto della soglia di povertà, con un incremento dell'1 per cento rispetto alla precedente rilevazione, 334.000 persone nella nostra Isola sono al di sotto della soglia di povertà relativa.

Io faccio gli auguri al collega Marco Espa che oggi per la prima volta ha preso la parola in questo Consiglio regionale, che giustamente, essendo sensibile a questi temi, ad essi ha dedicato buona parte del suo intervento ma, cari colleghi, questa è la situazione oggi in Sardegna: un sardo su cinque vive al di sotto della soglia di povertà, un sardo su cinque non può assicurare a se stesso nella propria famiglia un livello di vita decoroso e decente, questo è il risultato di tre anni e mezzo della Giunta Soru. Su questi risultati, sul risultato non ottenuto sul lavoro, sul risultato non ottenuto nella lotta alla povertà, sui risultati non ottenuti per contrastare la crisi delle aziende agricole e delle aziende agropastorali l'opinione pubblica sarda vi sta già giudicando severamente e certamente non mancherà di concludere il suo giudizio in termini negativi. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Artizzu.

E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, signori consiglieri, colleghe, intanto formulo i più sinceri auguri al Presidente che pone fine ad un tormentone che ha accompagnato i sardi per lunghi mesi sulle vicende interne del P.D.: adesso che tutti i tasselli sono stati messi a posto finalmente si affrontano i veri problemi dei sardi e non si parlerà più del soggetto politico nuovo P.D.

Il 30 ottobre su un quotidiano locale appariva la notizia, data anche in un modo pomposo, data dal presidente Soru e dall'assessore Secci: "Sarà il bilancio della svolta". Ciò sta ad indicare che i bilanci precedenti cadevano nel grigiore e nella routine, questa volta invece siamo di fronte ad un bilancio della svolta, ingenerando grandi attese e trepidazioni negli animi dei sardi, perché il Piano regionale di sviluppo e il DAPEF, che sono i pilastri di queste dichiarazioni generale programmatiche, generano la finanziaria che deve raccogliere e normare, individuare risorse per concretizzare tutta questa filosofia politica contenuta nel PRS e poi nel DAPEF che doveva verticalizzare queste azioni. Quindi, in questa finanziaria, stando a questi grandissimi slanci filosofici, dovremmo trovare le risorse e le leve che creano occupazione e sviluppo. Non credo di essere affetto da miopia politica perché ho sentito dei colleghi della maggioranza che hanno avuto oggettivamente la stessa difficoltà che io sto esternando ad individuare queste leve che dovrebbero creare occupazione e sviluppo.

Intanto, il metodo con cui ancora una volta è stata presentata questa manovra è poco intellegibile, perché c'è il malvezzo, da parte della Giunta, di ricorrere ad una ipernormazione che poi viene, a distanza anche di sette, otto mesi, rivisitata, subiscono gli stessi articoli in alcune parti mutilazioni di commi; cioè una cosa che rasenta la sciatteria legislativa. A parte l'illegalità, perché la stessa legge impone la presentazione del bilancio entro il 30 di settembre, però il metodo contempla purtroppo ancora delle norme intruse sulle quali non ci si è soffermati abbastanza. Pensate voi alla norma intrusa che riguarda il SUAP che, dal comma 15 al comma 29, intende realizzare questa ulteriore agenzia dello sportello unico che si presta più, come tipologia, ad una legge organica, che non ha nulla a che vedere con la finanziaria. Per non parlare poi dell'altra norma intrusa, l'agenzia regionale denominata Patrimonio culturale Sardegna che nulla hanno a che fare con la finanziaria, perché è abbastanza precisa la finanziaria nell'individuare gli elementi che può allocare e quelli che devono essere espunti. Ancora una volta: sciatteria legislativa, illegalità e presenza di norme intruse.

Perché dico questo? perché in questa finanziaria non si vedono le leve dello sviluppo, dell'occupazione, certamente c'è un abile ricorso alla filosofia politica per quanto riguarda le tematiche sul lavoro: "... la politica regionale - recita - è invece interamente e necessariamente finalizzata all'incontro fra l'offerta e la domanda locale di competenze, quale scaturisce dalle condizioni del mercato". Ci mancherebbe altro che non fosse rispettosa di questi principi. Ma il massimo del sociologismo, dell'archittettese, della filosofia spicciola lo si raggiunge su una parte che dovrebbe creare l'occupazione: si dice che "per l'attuazione degli interventi regionali per l'occupazione è istituito nello stato di previsione della spesa del bilancio della Regione un fondo regionale per l'occupazione alla cui dotazione finanziaria concorrono le assegnazioni provenienti dal bilancio regionale, dal bilancio statale e dai fondi comunitari. La relativa gestione è affidata all'Assessorato regionale competente in materia di lavoro". Cioè non dice niente, siamo di fronte ad un contenitore vuoto, ma credo che su questa parte il contenitore sarà riempito da chi con coerenza manda sempre avanti - e noi tra questi - i drammi riguardanti gli indigenti, i poveri, i disoccupati.

Manca ancora una volta - per entrare nel merito della questione - un disegno preciso di sviluppo: non ci sarà modello di sviluppo se non si creano le precondizioni per allontanare tutto ciò che impedisce la sua attuazione. Ma come si può dimenticare che noi siamo legislatori di una regione insulare, al di là della specialità o della specificità, noi abbiamo dei drammi derivanti dall'insularità e per questo che noi abbiamo proposto, avendo chiaro un modello di sviluppo, delle soluzioni; mi riferisco alla proposta di legge dell'ottobre 2005 (più di due anni fa) che dava risposte concrete al mondo imprenditoriale che subisce queste conseguenze strutturali derivanti dall'insularità e che riguarda la disciplina regionale dell'imposta regionale sulle attività produttive, l'IRAP. E' presente ancora una volta in questa finanziaria uno scimmiottare questa proposta di legge; perché dico scimmiottare? Perché non si è avuto neanche il buon gusto di chiedere ai proponenti la legge, datata 26 ottobre 2005, un confronto leale, aperto, un contributo: è stata scimmiotta maldestramente e incorrerà senz'altro nelle censure dell'Unione Europea, perché la vostra proposta vuole gratificare le imprese che hanno domicilio fiscale fuori dalla Sardegna e questo rasenta l'aiuto di Stato. Non è terrorismo gratuito è uno scopiazzare maldestramente una proposta che intendeva, invece, in modo generalizzato, creare delle compensazioni fiscali, delle piccole defiscalizzazione per dare risposte immediate e costruttive ad un mondo che paga a caro prezzo il fatto che il mercato è talmente lontano perché ha costi derivanti dai trasporti, costi derivanti dal carro energia, costi proibitivi dal fatto che l'accesso al credito per le imprese sarde è penoso. E anche a proposito dell'accesso al credito, ma come si fa a non tenere conto che nella nostra terra vi sono 42 mila piccole imprese artigiane, l'80 percento di questi hanno una struttura molecolare debole, quasi a conduzione familiare e queste hanno bisogno di supporti finanziari che non possono dare le banche anche a fronte di questa globalizzazione finanziaria, vedasi Basilea 2, che impone dei parametri chirurgici, freddi insormontabili. E allora voi, con una delibera di Giunta, state ponendo in difficoltà anche tutto questo mondo produttivo, silenzioso ma indispensabile cercando, parlo dei confidi, di creare un duopolio, che diventerà probabilmente un monopolio, in barba anche alla legge dello Stato italiano che, parlo della legge numero 326 che impone come patrimonio netto, per poter esistere come soggetti erogatori di servizi e di supporti finanziari, impone la somma di 250 mila euro, voi invece con una delibera elevata l'asticella portandola a 2 milioni, certamente perché alcuni amministratori delegati appartengono ai salotti buoni di coloro che adesso guidano il vaporetto. Ebbene questo non è un modo per favorire l'artigianato, le piccole interesse è un modo per essere distanti da una realtà speciale, come quella della Sardegna che ha bisogno di realtà che sono meno esose, anche se poi vuoi tutto questo lo avete fatto perché impregnati da questa politica neoliberista all'insegna dell'efficienza e dell'efficacia. Quando invece si dimostra, e ne parleremo durante la fase degli emendamenti, che è un bluff e si vuole favorire, ripeto, solo un duopolio, quindi anche l'accesso al credito, dalla filosofia politica che emana questa Giunta, vediamo una buona parte di un comparto produttivo penalizzato. Ma come si fa a non pensare, se uno avesse chiaro il modello di sviluppo, a dare risposte al comparto agro alimentare, che rappresenta per l'80 percento la nostra realtà, e quindi venire incontro per abbattere i costi derivanti dal trasporto merci; manca in questa finanziaria una sensibilità, manca il tasso di sardismo che sarebbe necessario per far decollare l'economia della Sardegna e invece ancora una volta siamo di fronte ad una irrorazione clientelare di piccole somme dispensate in modo contraddittorio, caotico, confuso che denotano appunto l'assenza totale di un piano modello di sviluppo. Noi abbiamo presentato, anche a proposito del trasporto merci, per assicurare una continuità, una proposta di legge il 14 gennaio 2007. Mai che ci si sia degnati di confrontarsi, di chiedere, di aprirsi, di emendare, di perdere piccole parti, c'è sempre il decisionismo autoritario che conduce alla disperazione la Sardegna.

Io non credo sfrutterò tutti i 30 minuti datemi a disposizione, però non si è parlato abbastanza di un altro tarocco insopportabile che anima questa finanziaria, parlo dell'articolo 1 comma 1, dove ancora con protervia sono presenti questi 500 milioni di euro che dovrebbero, dal 2012, planare su questa terra, forse se il Governo in carica sarà in grado, primo di mantenere queste promesse e secondo di dimostrare una certa longevità. Ma come si può impostare tutta questa manovra sulla irresponsabilità fiscale, ma come si può offendere, disprezzare il parere dei magistrati contabili, parlo della Corte dei Conti, che hanno avanzato perplessità di carattere incostituzionale, e pure si deride questo contrappeso democratico che deve vagliare l'operato degli amministratori imponendo, ancora una volta, con il tarocco, somme che non esistono. Ecco questo, a parte il fatto che è immorale, ma rasenta anche proprio la protervia, la cattiveria con cui, secondo il nostro punto di vista, vi è un disegno scientifico, programmato per desertificare la Sardegna. Perché i consulenti a gettone, che sono anche alcuni docenti universitari, godono di fame incontestabili, siamo di fronte a persone non totalmente sprovvedute o dilettanti allo sbaraglio, quindi siamo di fronte ad uno scempio programmatico per fare della Sardegna un deserto. Ma qui prodest tutta questa politica di macelleria sociale? Di sfida contro gli organi di controllo? Di sfida continua contro la Corte Costituzionale? Eppure a chiusura dell'anno 2007 avvalendosi di questa abilità pirotecnica che neanche nella festa di Santa Greca a Decimo si è mai visto, il presidente Soru concludendo l'anno 2007 fa un bilancio tutto personale e chiude sostenendo, sulla nuova Sardegna del 29 dicembre: "Abbiamo rispettato sempre tutte le regole, io sono contrario a forzature.". Ma questa è una legislatura sciagurata all'insegna degli strappi, della forzatura, dell'umiliazione delle leggi, delle vulnerazioni continue eppure questa discrasia, questa divaricazione fra ciò che si fa e c'è, e poi si sostiene imprudentemente sulla stampa. Io veramente rimango sconcertato. Questa è inemendabile come finanziaria, e in questa terra sempre più desolata noi vediamo degli sciacalli solitari che fanno scempio di ciò che stanno lasciando.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Atzeri, sospendiamo in Aula tre minuti per ripristinare il sistema di concessione del microfono che c'è qualche problema da risolvere. Tre minuti in Aula, per gentilezza.

CAPELLI (U.D.C.). Andiamo a stasera, questo pomeriggio tanto stiamo qui.

(La seduta, sospesa alle ore 12 e 47, viene ripresa alle ore 12 e 52.)

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Lanzi. Ne ha facoltà.

LANZI (Sinistra Autonomista). Grazie Presidente. Cari colleghi consentitemi di fare una premessa di carattere generale che apparentemente può sembrare fuori tema, ma che in realtà rischia di diventare il tema. Noi arriviamo a discutere la finanziaria regionale in un contesto di politica internazionale e nazionale abbastanza delicato. A livello internazionale gli Stati Uniti rischiano la recessione, a livello nazionale siamo in piena crisi di Governo, mentre si è avviato un processo di cambiamento del quadro politico, determinato in buona parte dalla costituzione del partito democratico, e dall'altra da un processo di ricomposizione della sinistra impegnata tutta nel costruire l'unità. Questi processi politici modificano anche i rapporti all'interno delle coalizioni, dove le forze politiche vengono a collocarsi e rispetto a questo anche i termini del confronto cambiano, mutano. L'iter che ha seguito questa finanziaria è viziato da questi mutamenti politici ed è chiaro che anche la discussione e lo stesso contenuto della finanziaria risentano di questi mutamenti.

Vorrei partire dalla considerazione nel merito che questa coalizione di centro sinistra ha in questi tre anni, comunque se ne pensi, avviato un processo riformatore importante. Il nuovo rapporto della Regione con lo Stato ha garantito di recuperare ingenti risorse che possono, se bene utilizzate, rappresentare un'opportunità di sviluppo per la nostra Regione. Ci sono certamente elementi positivi nella finanziaria 2008, l'introduzione della nuova disciplina per gli sportelli unici per le attività produttive può rappresentare nell'ottica della semplificazione dei procedimenti amministrativi una riduzione dei tempi burocratici con la possibilità di accelerare anche la costituzione di nuove imprese. Sulle norme in materia di personale, dell'Amministrazione regionale, gli interventi della Regione in questi anni hanno portato al contenimento della spesa, grazie anche all'utilizzo dell'incentivo all'esodo, ma sull'organizzazione amministrativa burocratica non sono stati fatti sostanziali passi in avanti. La lentezza nell'evasione delle pratiche, nella spendita delle risorse, richiedono interventi più decisivi sul versante organizzativo e interno, interventi che non possono essere imposti per legge o per atto della Giunta, ma vanno concertati con il personale e con le organizzazioni sindacali. Bisogna valorizzare e premiare le professionalità esistenti, riducendo il ricorso a personale esterno. Non si può, da un lato, incentivare l'esodo, e, dall'altro, richiamare i pensionati al lavoro per il tramite di convenzioni. Bisogna investire sull'aggiornamento continuo del personale, non esclusivamente sull'utilizzo delle tecnologie informatiche e la conoscenza dell'inglese, ma bisogna sperimentare nuovi modelli organizzativi. La riduzione del personale è giustificata solo se la Regione mantiene a se esclusivamente i compiti di programmazione e indirizzo, attribuendo i compiti gestionali alle province e ai comuni. In questo senso, va accelerato il trasferimento delle funzioni, così come previsto in numerose leggi regionali. Sulle politiche delle assunzioni la Regione non può derogare al principio che nella pubblica amministrazione si accede mediante concorso pubblico, perché rappresenta una garanzia in termini di qualità professionale, di trasparenza amministrativa e di parità di trattamento. E' condivisibile il processo di stabilizzazione dei lavoratori precari solo se si fa salvo questo principio, e se contemporaneamente viene ridotto al minimo il ricorso al personale esterno. In questo senso, alcune norme previste nella finanziaria 2008 vanno nella direzione da noi indicata, anche se riteniamo essenziale specificare che, se si rendono vacanti dei posti in organico, devono prioritariamente essere ricoperti dagli idonei nei concorsi già effettuati. Certamente positivo per la crescita economica e sociale della Sardegna è l'investimento nella conoscenza. La finanziaria si muove nella giusta direzione, con interventi importanti per la prevenzione della dispersione scolastica, a sostegno del diritto allo studio, attraverso le borse di studio, libri di testo in comodato d'uso a sostegno delle scuole pubbliche di ogni ordine e grado. Riteniamo fondamentale investire ulteriori risorse per la messa a norma degli edifici scolastici e per garantire un'adeguata diffusione territoriale delle scuole materne pubbliche, favorire attraverso specifici contributi la formazione scolastica e universitaria dei lavoratori, includere interventi di sostegno al cosiddetto sport di cittadinanza, riservato agli enti di promozione sportiva per prevenire i fenomeni di disagio giovanile. Passi importanti sono stati fatti nella salvaguardia dell'ambiente, del territorio e per la valorizzazione delle sue peculiarità, Piano paesaggistico, programma di risanamento, bonifiche di alcune zone industriali, monitoraggio ambientale delle zone a rischio, gestione dei rifiuti. Riteniamo necessario investire ulteriori risorse nell'educazione ambientale, quale presupposto fondamentale per un corretto rapporto con l'ambiente, per prevenire la formazione di discariche abusive, per prevenire il fenomeno degli incendi boschivi, per una corretta gestione delle risorse naturali, a cominciare dall'acqua, e rispetto a quest'ultimo punto è necessario intervenire per ridurre gli sprechi, garantendo gratuitamente il diritto all'utilizzo di un quantitativo minimo, aumentando le tariffe per chi ne abusa. Ma se questi sono alcuni degli aspetti positivi che caratterizzano certamente la finanziaria, dall'altra manca una risposta chiara e precisa, ancora una volta sul tema del lavoro. Persistono in Sardegna larghe sacche di popolazione, che versano in stato di difficoltà e disagio sociale, per le quali la soluzione prospettata di interventi, di integrazione al reddito risultano a volte meramente assistenziali e concretamente inefficaci nel medio e lungo periodo. Nonostante dati ISTAT indichino una riduzione del numero dei disoccupati, non si può non considerare le tipologie contrattuali atipiche che stanno alla base dell'aumento degli occupati. Il Consiglio delle autonomie locali, nella sua relazione, ci dice che il lavoro, la casa, un nuovo sistema di Welfare e di protezione sociale rappresenta un'emergenza nella nostra Isola. Bisogna ripartire dal lavoro e dal lavoro produttivo quale unica strada per uscire dalla povertà e per evitare nuovi fenomeni di emarginazione, che colpiscono sempre più frequentemente gli adulti, espulsi dai processi produttivi, la stragrande maggioranza dei quali privi di ammortizzatori sociali, e che trascinano con sé interi nuclei familiari. Noi crediamo che questa finanziaria debba mettere al primo posto il lavoro, il sistema sociale che ruota intorno ad esso. Dobbiamo mettere in piedi interventi rivolti ad abbattere il costo del servizi, prevedendo la gratuità di quelle essenziali, abbattendo il peso fiscale sugli stipendi e sulle pensioni. Bisogna prima di tutto chiarire se per questa maggioranza il lavoro rappresenta una priorità oppure sia considerato una semplice conseguenza di altre azioni. Chiediamo che questa finanziaria si qualifichi per la capacità di mettere in campo risorse spendibili, che debbano essere orientate prioritariamente a progetti per il reinserimento dei lavoratori in cassa integrazione straordinaria, in mobilità, e dei disoccupati di lunga durata, a progetti per l'inserimento lavorativo delle persone con disabilità, a programmi di formazione, ricerca, inserimento lavorativo, rivolti in particolare ai giovani e alle donne, e alla promozione della sicurezza sul lavoro, e alla regolarità del lavoro. Su questi temi noi della sinistra ci vogliamo confrontare, e su questi temi chiediamo un impegno serio di tutta la maggioranza, diversamente, colleghi, si aprirebbe una crisi, che non è solo istituzionale o interna alla maggioranza, ma sarebbe una crisi politica e sociale, perché si spezzerebbe quel patto sociale che ha portato la sinistra al governo della Regione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.

PORCU (Progetto Sardegna). Grazie, Presidente, grazie colleghi. Ad ascoltare alcuni degli interventi che si sono svolti in queste giornate, dei colleghi del centrodestra, poteva sembrare di essere ripiombati né più né meno nelle discussioni delle finanziarie precedenti. Anche in questo dibattito sono riecheggiate le parole già dall'anno scorso, che hanno parlato di trucchi contabili, diceva il collega Atzeri di finanziaria taroccata, addirittura parlava di protervie, di cattiveria, di intendimento di desertificare la Sardegna. Anche in questo dibattito sono in qualche modo riemersi i vecchi slogan che ricorrono sul decisionismo autoritario del Presidente sulla presunta deriva a cui staremmo assistendo in Sardegna. Sono tornate le considerazioni che riguardano una Sardegna che sarebbe allo sfascio, dove tutto va male, vittima di veti incrociati, una Sardegna ormai segnata, che scivola all'indietro, anziché mostrare segnali positivi di sviluppo e di progettualità utile a dare delle risposte ai cittadini. Ecco, mi sembra che questo tipo di discussione non renda giustizia a quest'Aula, e non renda giustizia neanche a noi, a tutti noi, che siamo chiamati non semplicemente a trarre delle facili conclusioni o lanciare degli slogan o dare messaggi semplicistici, ma siamo chiamati anche alla difficoltà dell'analisi, all'approfondimento, a provare ad addentrarci in quello che succede, per capire, effettivamente, se proprio tutto è da buttare o se ci sono delle cose, a cominciare da quelle fatte nelle riforme faticose, importanti, che sono state portate avanti in questi anni, pensiamo semplicemente alla semplificazione del sistema dell'amministrazione pubblica, con la chiusura di quasi cento enti, comunità montane, turismo, agricoltura, sistema delle acque, sistema dell'edilizia popolare, che si sovrappongono, che si duplicano, e che quindi rendono molto difficile il governo di un territorio. Io credo sinceramente che dobbiamo tutti fare uno sforzo di approfondimento maggiore. Allora, se noi facessimo questo sforzo ci accorgeremo che forse l'analisi se semplicistica ci porta a soluzioni semplicistiche. Ricordava, per esempio, e non mi stancherò di farlo di nuovo, il collega Artizzu, del dato sulla povertà relativa in Sardegna, sulla difficoltà di una parte importante delle nostre famiglie ad arrivare a fine mese. Allora, credo che se vogliamo approfondire quell'analisi sarebbe maggiormente corretto - e mi dispiace che il collega Artizzu secondo una cattiva abitudine di fare gli interventi per poi lasciare l'aula senza ascoltare le repliche dei colleghi - credo che se il collega Artizzu si soffermasse ad analizzare le cifre che per esempio ci dicono che anche dal punto di vista statistico (per quanto servono le statistiche, perché poi le statistiche vanno interpretate e non ci dicono che necessariamente un sistema va bene o va male) se da un punto di vista statistico gli occupati aumentano in Sardegna in questi anni di circa 20.000 unità, e il tasso di disoccupazione scende, perché non ci stancheremo di ricordare che questo è il tipo di analisi che dobbiamo fare, e se a questa situazione di tasso di disoccupazione e di persone in cerca di occupazione scendono da 96.000 unità alla fine del 2004 a circa 59.000 attuali, e se a questa situazione che darebbe il segnale di un apparente risveglio economico e di sviluppo invece corrispondono innegabilmente, tuttora, delle situazioni di disagio per molti aspetti intollerabili, ecco che questo ci porta ad un'analisi più articolata e anche a trovare strumenti migliori per dare una risposta. Credo che ci siano dei temi che riguardano l'economia generale del Paese; il fatto che oggi il potere di acquisto dei salari è diminuito e che quindi anche persone che oggi sono occupate, con la perdita del potere di acquisto dei salari che si verifica in un contesto nazionale e internazionale su cui poco la Sardegna può incidere, scivolano nella precarietà, ecco che gli interventi, nella portata di questa ragione, diventano interventi che in qualche modo si devono sforzare di dare una risposta a questi disagi, a queste famiglie nei modi in cui la nostra Regione può effettivamente intervenire, e proveremo a dirlo. Io credo che se non ci accontentassimo degli slogan potremo effettivamente dire, contrariamente a quello che diceva il collega Atzeri, che questa è una finanziaria della svolta, e perché è una finanziaria della svolta? Io credo che sia una finanziaria della svolta perché accanto alle politiche tradizionali che ha messo in campo questa Amministrazione regionale, che partivano dal programma della campagna elettorale del 2004 e riguardavano le tematiche che erano state richiamate come identità, istruzione e ambiente, sul quale molto si è fatto, basti pensare al Piano paesaggistico, - e oggi ci rallegriamo che il tribunale ordinario di Cagliari abbia messo in salvo il Piano paesaggistico da un'iniziativa che non esitiamo a considerare abbastanza qualunquista e demagogica di pensare che con un referendum si cancelli complessivamente una disciplina di salvaguardia del territorio, senza magari intervenire in maniera precisa e puntuale su singoli aspetti che possono essere criticabili - ecco, credo che in questa finanziaria appare molto chiaramente che da quei temi: la salvaguardia dell'ambiente che abbiamo messo in salvo attraverso una gestione e tutela del territorio maggiore; le politiche per l'istruzione che sono state articolate e trovano anche migliore articolazione in questa finanziaria con oltre 80 milioni di euro, in parte rivolti alla dispersione scolastica e in parte in generale al sistema dell'istruzione universitaria, alle politiche sull'identità e diversità, cioè su quelle politiche… Presidente, c'è brusio, ed è difficile, anche con tutta la buona volontà, riuscire a portare avanti l'intervento.

PRESIDENTE. Prego onorevole, concluda.

PORCU (Progetto Sardegna). Anche come le politiche sulle identità, che per esempio cercano di tradurre in valore economico le nostre specificità, di trasformare il turista non in un semplice turista che arriva per spendere in prodotti non sardi, ma in un viaggiatore che in qualche modo ha un impatto sulla nostra economia, e questo lo stiamo facendo, pensiamo semplicemente ai DOP, all'olio di oliva, allo zafferano, all'IGP, quello che stiamo facendo per differenziare i prodotti della nostra agricoltura, renderli riconoscibili e quindi portare un valore e un consumo che sia legato alle nostre tradizioni e anche per, come dire, quel mercato che ci viene a trovare tutti gli anni e che poco intercettiamo in termini economici e in termini di capacità di spesa. Ecco che questa finanziaria è una finanziaria di svolta perché arricchisce gli strumenti, li arricchisce in un quadro però di consolidamento dell'opera di risanamento. Io credo che non sia banale ricordare che questa è la seconda finanziaria consecutiva che chiude i conti in pareggio e non sia banale ricordare che dal 2004 ad oggi le risorse manovrabili complessive sono aumentate di circa 1.500 milioni di euro, e se sono aumentate di 1.500 milioni di euro vuol dire che le risorse disponibili complessive sono aumentate di 2 miliardi e 700 milioni di euro, perché il bilancio del 2004 si chiudeva con un deficit previsionale di circa 1.200 milioni di euro. Ecco, credo che questo principio e questo tassello indichi che quell'azione di consolidamento è avvenuta ed è avvenuta non tagliando risorse, ma qualificandole e incrementandole, e credo che da questo punto di vista sia anche da respingere questo refrain sul bilancio taroccato, perché non dimentichiamo che la Corte Costituzionale su questo punto si pronuncerà, e anche ove si pronunciasse l'impatto sul nostro bilancio sarà ridotto a quella quota di mutuo che dovremmo autorizzare per ipotizzare che questa spesa possa essere possibile e quindi stiamo parlando di 30, 40, 50 milioni di euro. Quindi è giusto ricordare e spiegare ai sardi che se aggiustamento di bilancio andrà fatto per effetto di una sentenza che siamo sicuri sarà favorevole e renderà giustizia a questo dibattito, perché credo che sia nella prerogativa di questa Regione anticipare le entrate, come dire, in rapporti con un altra istituzione come lo Stato, tanto più se a chiusura di una vertenza annosa, ecco, dobbiamo chiarire che l'impatto sul bilancio non sarebbe di 500 milioni, ma di qualche decina di milioni di euro, e quindi perfettamente nell'ambito non verrebbe meno alcuna delle misure presenti in questa manovra. Allora, perché è una finanziaria di svolta? Perché arricchisce quella politica, quel programma iniziato nel 2004 di nuovi strumenti. Per esempio, in questa finanziaria tutto quello che è disagio e assistenza alle famiglie prende forma, si rafforzano per esempio le politiche per la casa, si rafforzano le politiche per i più deboli, si ipotizza di trasferire i benefici per esempio di aver messo a norma il sistema idrico integrato, il sistema dell'energia di trasferirlo in termini di minor costo delle bollette, si comincia nell'opera di riforma della Regione a ipotizzare che il ciclo integrato dei rifiuti possa tradursi per le famiglie in una tassa più bassa, si ipotizza già attraverso le manovre che sono avvenute agli interventi della finanziaria scorsa quindi un abbattimento di quelli che sono i costi dei servizi pubblici delle famiglie e in primo luogo per la casa dove anche quest'anno ci sono risorse per oltre 80 milioni che si accompagnano a quelle degli anni precedenti. Quindi c'è un tassello nuovo, il tassello nuovo è accanto alle politiche di lungo termine che sono quelle legate all'ambiente, all'istruzione, al miglioramento delle infrastrutture. All'intermodalità delle infrastrutture si accompagnano delle politiche molto chiare per le famiglie e per il disagio, e per le politiche sanitarie che oggi non prendono più forma di una qualificazione della spesa esistente, ma prendono forma di consistenti investimenti per oltre 400 milioni di euro che non diventeranno più soltanto politiche annunciate, ma sono politiche che sono effettivamente finanziate e porteranno alla creazione, oltre che di cinque nuovi ospedali, ad un forte miglioramento delle strutture ospedaliere. Quindi una finanziaria di svolta perché si arricchisce di temi, si arricchisce di interventi importanti. Per avviarmi anche alla conclusione dell'intervento, credo che sia importante anche dare una risposta a quella che era un'obiezione di fondo che ha fatto il relatore di minoranza nel suo intervento, cioè il fatto che in Sardegna mancherebbe un disegno chiaro per il futuro. Ecco, io credo che anche le cose che ho ricordato, cioè la coerenza degli interventi presenti in questa finanziaria con il programma elettorale del 2004, come quel programma si stia articolando prevedendo verso il disagio degli interventi specifici - non ho ricordato, per esempio, le politiche per la non autosufficienza che con oltre 130 milioni l'anno vedono la nostra Regione nettamente al primo posto tra le Regioni d'Italia per l'assistenza a questo particolare disagio delle famiglie - e io credo che sia vero il contrario: c'è un disegno. C'è un disegno che punta nel lungo termine alla sostenibilità dello sviluppo, punta nel lungo termine alle politiche per l'istruzione, perché se non si qualifica il capitale umano sarà molto difficile creare imprese innovative, creare lavoro vero, lavoro sostenibile, lavoro dall'impresa, e accanto a questo si fa una cosa molto importante, cioè si qualifica la pubblica amministrazione chiudendo gli enti inutili, qualificando l'azione dell'amministrazione, per esempio favorendo l'ingresso di nuove figure attraverso i concorsi perché in questi anni finalmente abbiamo fatto concorsi e aperto a nuove professionalità come quelle in campo giuridico, in campo economico, sulle normative europee, sull'ambiente, di cui la nostra Regione ha grandemente bisogno.

E se è vero che un premio Nobel sull'economia come Douglass North vinceva proprio il premio Nobel ricordando che c'è una correlazione lineare tra il funzionamento della pubblica amministrazione e lo sviluppo di un territorio, allora è vero che anche aver chiuso cento enti, anche aver recuperato a gestione unitaria settori importanti della nostra economia, come per esempio il turismo e l'agricoltura, anche il mettere in rete le infrastrutture che spesso erano infrastrutture esistenti ma non ottimizzate, pensiamo alla rete interna dei trasporti o pensiamo a tutto il tema della continuità territoriale delle persone e merci. Ecco, io credo che da questi assi che riguardano quindi l'assistenza al disagio alle famiglie attraverso le cose che ho ricordato e poi le politiche per l'istruzione e per il miglior funzionamento della pubblica amministrazione, che esiste a tutti gli effetti un programma che non solo è richiamato ma viene concretamente realizzato e che spero diventi patrimonio comune della classe politica sarda e non solo di una parte, perché alcune cose devono e possono rimanere ed essere sviluppate nell'interesse più generale.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Porcu.

E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Il collega Porcu poco fa diceva che questa è la finanziaria della svolta. Io non voglio assolutamente scendere ad un livello di ripetizione stanca e anche noiosa di lamenti o di prospettazione di scenari bui e terrificanti a cui poi nessuno crede perché tutto viene poi confinato un po' nella stanca retorica politica, ma proprio accettare lo scenario roseo, invece, descritto poco fa dal collega Porcu e accettare la definizione di questa legge finanziaria, di questa manovra come una manovra di svolta credo che non mi possiate costringere. Non mi potete costringere perché non voglio dire una grande bugia, che vedrei stampata non tanto sulla mia faccia ma sulla vostra, di quei pochi che stanno qui ad ascoltare, perché che questa sia una manovra di svolta è un'enorme bugia, è un'enorme offesa alla verità. Direi più realisticamente che se questa non è la finanziaria del disastro, però quantomeno tutti e in particolare il vuoto di quest'aula dimostra che questa è invece la finanziaria, la manovra finanziaria della rassegnazione. Sul piano politico credo che questa sia la parola che disegni più precisamente quello che stiamo vivendo. Un Consiglio ormai rassegnato ad un ruolo che è sostanzialmente ininfluente rispetto alle politiche fondamentali, alle strategie di questa Regione ed è ininfluente sicuramente anche per colpa di una concezione di se stessi, del ruolo del Consiglio, che ancora non vuole abbandonare la logica delle forme di governo parlamentari che vigevano fino alla precedente legislatura e che consentivano al Consiglio di interferire continuamente nell'azione di governo. C'è anche questa vecchia tradizione, questa mentalità politica che anche in noi o in molti di noi, se permettete, stenta ad essere abbandonata perché stenta a nascere, invece, e a crescere una cultura politica parlamentare di alto livello che al Consiglio regionale, così come a livello nazionale al Parlamento, assegni un ruolo che dignitosamente può e deve ancora svolgere attraverso un'azione legislativa puntuale ma non ridondante, attraverso un'azione di sindacato ispettivo puntuale ma non retorico, attraverso un intervento negli atti di programmazione che sia significativo e che dia reali e continui indirizzi all'azione di governo. Dipende certamente anche dalla nostra mentalità, ma la rassegnazione oggi ha come responsabile principale un'interpretazione e un interprete, una squadra di interpreti che vogliono ormai fagocitare completamente la scena politica. Questo è ciò su cui credo dobbiamo riflettere in questo finale di legislatura, quantomeno per pensare per la prossima legislatura a mettere alcune basi o a seminare qualcosa di positivo che possa crescere con una responsabilità diversa da parte di tutti.

Questa è una finanziaria in cui, rispetto anche alle precedenti, c'è un ruolo tra maggioranza e opposizione evidentemente particolare, direi nuovo e permettetemi di dire con forza che questa novità dipende molto dalla posizione e dall'atteggiamento dell'opposizione che non ha fatto e non sta facendo un'azione di disturbo, non sta producendo proposte semplicemente per perder tempo, un'opposizione che tenta di mettere l'accento sulle cose che non vanno in questa legge, in questa manovra, nell'impianto delle nostre norme e che, invece, è sostituita, nell'azione di disturbo e di dilazione dei tempi, dalla maggioranza, da una maggioranza che per prima è ormai rassegnata, da una maggioranza che è, di fatto, in piena esplosione interna, anche perché si riflettono sui vostri assetti le dinamiche nazionali che in questi giorni, in queste ore stanno producendo fatti rilevanti, perché riflette movimenti, trasformazioni che dal livello nazionale a quello regionale arriveranno anche concretamente, stanno arrivando, ma si riflettono già nell'atteggiamento. Un atteggiamento che ormai ha preso atto che questo Governo regionale non ha alcuna intenzione di realizzare già da adesso una forma di governo presidenziale, che si interpreti però il presidenzialismo in una forma aperta al confronto, al dialogo, alla ricerca davvero delle soluzioni migliori. E' un Governo che ormai si è incuneato nella discesa ripida verso il traguardo che vuole raggiungere, quello della riconquista del potere nel 2009, e che lo fa non cercando di correggere i propri errori, ma di accentuarli, di esaltarne sempre di più l'efficacia.

Voi potete dire quel che volete sulla questione dell'anticipo delle entrate, ma resta un dato di fatto certo e preoccupante, certo di un vulnus dato non solo ad una prassi ma anche ad un orientamento dottrinario, consolidato, che affonda evidentemente su norme ben precise di tipo costituzionale, sul fatto cioè che il bilancio deve riguardare le entrate e le uscite di un anno e non può essere affidato a esperimenti creativi che vadano manifestamente contro le norme. Attendiamo fiduciosi il giudizio della Corte costituzionale, fiduciosi nella imparzialità di questo importante organo costituzionale, fiduciosi del fatto che si possa mettere un punto fermo su questa questione, perché se non venisse messo un punto fermo da parte della Corte costituzionale noi ci avventureremo in una prospettiva che sarà disastrosa sul piano della gestione delle politiche finanziarie e di contabilità della Regione. Questo è uno soltanto degli errori, noi non possiamo non ricordare che la china verso cui si è ormai inoltrata la maggioranza e il Governo, una maggioranza ovviamente che è supina di fronte alle decisioni del Governo, non riesce a trovare più argomenti per ribellarsi e non riesce, paradossalmente, a trovare argomenti per ribellarsi nel momento di maggiore debolezza di questo Governo regionale che ormai non minaccia più le dimissioni e la maggioranza non ha più neanche la forza di portarlo a quello che sarebbe un atto di dignità estrema, non accadranno - almeno, purtroppo pensiamo che non accadranno - non si verificherà questo evento, ma si sta già verificando un lento procedere verso una stanca conclusione di una legislatura che ormai solo nella prima parte ha affrontato problemi reali, forti, in maniera discutibile, ne abbiamo discusso e ne discuteremo ancora, ma ha fatto nella prima parte - l'abbiamo detto anche nell'incontro con le Autonomie locali - alcune riforme, quantomeno quelle sull'assetto della Regione le ha fatte, discutibilissime, ma ha creato un modello, un modello che non si sta rivelando molto fruttuoso, un modello che si sta rilevando anzi pericoloso per l'accentramento del potere, un potere ormai piramidale, però lo ha fatto e qualche aspetto positivo può anche essere riscontrato in questo modello. Diversamente, invece, dalle riforme fatte sul piano della politica, del rapporto del federalismo interno, del rapporto con le autonomie locali, della politica urbanistica che si è inserita nel solco delle norme che disciplinano i rapporti fra Regione e gli enti locali, devastando l'autonomia locale perché questo è l'effetto della legge e poi del Piano paesaggistico regionale, ha devastato e sta rendendo nel nulla il potere del governo del territorio. Questo è, purtroppo, ciò di fronte a cui ci troviamo. Voi lo state accettando, lo accetterete ancora pensiamo, così come accettate le continue scorribande nel campo del diritto con nomine dirigenziali fatte al limite della legalità, con atti amministrativi che creano e hanno creato e tengono un contenzioso amministrativo gravissimo, con inserimenti e interventi sul piano dei diritti soggettivi che determinano incertezza del diritto gravissima che nuoce all'immagine stessa della pubblica amministrazione e in particolare di quella regionale! Lo state accettando, state accettando che le riforme ormai non si facciano più, tranne qualcuna che però viene fatta ormai non tanto con l'intento di perseguire una strategia riformatrice, ma per risolvere problemi dell'ordinario, dell'oggi. La riforma dei consorzi industriali è chiaramente tesa ad affrontare questioni contingenti, non serve, voi non avete un modello innanzitutto, lo dimostra il testo di legge approvato in Commissione e le norme che sono state inserite in questa finanziaria e anche il tema dell'accordo raggiunto al ribasso all'interno della maggioranza per salvare capra e cavoli - come abbiamo detto anche in Commissione - la capra dei consiglieri regionali e i cavoli del governatore. Ma su questa riforma, anche in questi giorni, in queste ore, si addensano nubi e credo che questo Consiglio dovrà affrontarle, dovrà almeno guardarci dentro in queste nubi. Ora, non c'è strategia, non c'è strategia e lo dimostra una manovra finanziaria, una legge finanziaria pesantissima, una delle classiche vecchie leggi omnibus, articoli lunghissimi, commi che sono articoli, pezzi di riforma inseriti, pezzi di riforma distrutti, interventi singoli fatti in barba alle leggi esistenti, alle leggi di settore! Voi le state distruggendo le leggi di settore, perché per lo sport di fanno interventi attraverso la finanziaria, per la cultura e l'istruzione si fanno interventi in finanziaria, le risorse vanno tutte mirate e ovviamente condizionate tutte a programmi che si fanno nella Giunta regionale! Non esistono leggi per i settori produttivi, l'artigianato, il commercio, l'industria, che ne è di queste leggi? Zero, non c'è più nulla! Tutto riversato sugli atti della Giunta e sugli atti di programmazione, coincidenti con l'attuazione e l'utilizzo delle risorse comunitarie che attribuiscono alla Giunta un grandissimo potere e al sistema dei bandi il compito di dirimere le controversie e i contrasti fra il sistema delle autonomie locali. Concordo su quanto detto qualche giorno fa da un collega della maggioranza - è stato eletto nella maggioranza - che critica il sistema dei bandi come un sistema che sta mettendo in concorrenza i territori, in competizione, ma una competizione non sana, una competizione ad excludendum, una guerra, una giungla, con un unico arbitro che è ovviamente, e non può che essere, la Giunta regionale. Avete stravolto le leggi di contabilità in questa legislatura, questa è una controriforma che avete fatto e che genera questa finanziaria! Avete stravolto l'impianto faticosamente costruito negli anni precedenti, nell'ultima legislatura e anche nella precedente, con la legge numero 11, approvata alla fine, credo nel '98, alla fine ancora della penultima legislatura, distrutto quell'impianto, quel sistema. Sto per concludere, Presidente.

PRESIDENTE. Prego.

LA SPISA (F.I.). Avete distrutto questo impianto e ci date oggi una legge finanziaria in cui c'è di tutto di più e c'è sostanzialmente il vostro programma operativo, non un programma strategico, non un programma politico, c'è un'agenda dei vostri ultimi mesi di legislatura. Potrete spendere e spandere come crederete, pensando in questo modo di conquistare di nuovo un consenso che almeno sul piano strategico, politico, voi state perdendo nella regione Sardegna, nella nostra isola, nel nostro popolo e nel nostro Paese. La sinistra, il centrosinistra, non sa più interpretare le reali esigenze, non emerge un progetto e non emerge la volontà quanto meno di continuare...

PRESIDENTE. Prosegua, onorevole.

LA SPISA (F.I.). Non emerge neanche l'intenzione di continuare, come minimo, ad attuare il vostro programma elettorale e poi di governo. Ci state rinunciando, ci avete rinunciato, pensate di ricostruire, in vista delle prossime scadenze elettorali, da quella regionale a quella nazionale, un'immagine e un progetto che faticosamente non riuscite a tenere in piedi e di cui emblematico è soprattutto quello della politica del lavoro. Perfino su questo siete divisi e confusi, a Cagliari come a Roma. Perché nelle politiche del lavoro, questo è il nocciolo della questione, o si va a politiche di sostegno alla povertà e all'assenza del lavoro, che già in sé è una povertà al di là dell'aspetto economico, con politiche del lavoro tradizionali, ma anche e accanto a politiche del lavoro che agiscano insieme, in sintonia e in coerenza con politiche dell'impresa. Non vi è in questa finanziaria, non vi è nelle leggi, nelle cose di cui voi state discutendo, nessuna traccia di un'idea chiara. Siete evidentemente in balia di una sinistra che punta molto sulle politiche del lavoro di tipo tradizionale, vecchie, che in molti punti sfiora e tocca l'assistenzialismo, cedete a quello per tenere ancora in piedi i cocci di una maggioranza che politicamente, di fatto, non esiste e in qualche modo però non riuscite neanche, chi non condivide quelle politiche estreme, non riuscite però a dare, a imprimere al sistema regionale la capacità di fare politiche dell'impresa che guardino anche alla politica del lavoro. Nei prossimi mesi speriamo ci sia spazio per questo, sto concludendo, spero che ci sia spazio ancora per discutere seriamente su queste cose, ma certamente da questa legge finanziaria questo quadro non emerge, la rassegnazione noi dobbiamo combatterla, l'opposizione vuole farla con strumenti sempre più volti a pensare a domani, a un qualcosa di alternativo che vede cominciare già a maturare oggi e che speriamo trovi energie e contenuti per andare in una direzione veramente nuova.

PRESIDENTE. Grazie onorevole La Spisa. Concludiamo i lavori di questa mattina. Stasera il Consiglio è convocato alle ore 16, primo iscritto a parlare è l'onorevole Masia. La seduta è tolta.

La seduta è tolta alle ore 13 e 35.