Seduta n.244 del 16/01/1998 

CCXLIV SEDUTA

(Antimeridiana)

Venerdì 16 gennaio 1998

Presidenza del Vicepresidente ZUCCA

indi

del Presidente SELIS

La seduta è aperta alle ore 9 e 02.

PIRAS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 19 dicembre 1997, che è approvato.

Continuazione della discussione delle dichiarazioni

programmatiche del Presidente della Giunta regionale

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Granara Ne ha facoltà.

GRANARA (F.I.). Il collega Balletto mi da l'onore di aprire la mattinata. Signor Presidente, nessuno dei consiglieri presenti in quest'aula, e sono veramente pochi, ma buoni, e nessuno dei sardi che avevano accordato a tale maggioranza la loro fiducia avrebbe mai immaginato all'inizio di questa undicesima legislatura di assistere per la sesta volta nel giro di circa tra anni e mezzo alla rielezione dello stesso presidente. Un presidente che accetta o forse deve accettare un incarico senza godere neppure inizialmente della dovuta maggioranza, dà già prova di quale malcostume politico oggi si è oramai avviato in dispregio di qualsiasi regola di democrazia.

Tale Consiglio, rinnovato per il settanta per cento dei suoi componenti, frutto di un momento particolare e di transizione, ma anche conseguente a un forte segnale di cambiamento da parte degli elettori, si è insediato comunque con il vivo desiderio di poter partecipare ad affrontare e risolvere almeno in parte alcuni dei problemi di cui da tempo la nostra regione soffre e che sono stati sempre disattesi. Sapevamo perfettamente, pur in una fase così delicata, che tale Consiglio avrebbe scontato un certo periodo di inesperienza, ma tutti i consiglieri, lei lo sa, pur nelle diverse ideologie, intendevano vivamente dare quell'apporto di capacità e conoscenze nell'interesse della nostra regione. Nessuno avrebbe mai immaginato che tale Consiglio potesse impantanarsi nel gioco assurdo e prepotente di una maggioranza precostituita che purtroppo per la nostra terra si è rivelata rissosa e sconsiderata. Maggioranza tra forze politiche troppo diverse e distanti, troppo ingorda per la voglia di supremazia tra le varie componenti, troppo rissosa per non essere riuscita neppure ad assicurare quell'equilibrio che garantisse almeno la normale attività di governo.

Il susseguirsi di sempre più frequenti evoluzioni politiche negli assetti delle istituzioni, l'emarginazione di personaggi che hanno rivestito nel passato ruoli di grande prestigio, un'attenzione spesso esasperata degli organi di informazione, che ha purtroppo scatenato involontariamente un confronto aspro e spregiudicato degli addetti ai lavori, esaltandone anche il protagonismo dei più, sono altri motivi che hanno contribuito a tale situazione di instabilità. Pertanto, un partito strutturato, organizzato, egemone, quale il PDS, ha con la sua determinazione risucchiato l'azione e le scelte di tutti gli altri alleati, relegandoli definitivamente al ruolo di semplici comparse. Non attori, ma protagonisti solo in quanto titolari di posti di visibilità e partecipi confusi di un disegno per loro oramai incontrollabile. Uno spettacolo il cui epilogo era ampiamente scontato. Tutti al seguito del partito più scaltro, che dopo aver accaparrato posizioni primarie nei vari settori, senza mai dare strategicamente soluzioni agli annosi problemi della regione, con il silenzio complice del sindacato ha sopito in questa maggioranza la capacità di reazione di ogni suo alleato. Il gioco è fatto, dopo tanta confusione finalmente un po' di chiarezza: con sei crisi di governo, o meglio sei mosse, il Partito comunista si è ricostituito alla grande e ha dato scacco matto a tutti, purtroppo anche ai sardi.

Non voglio intrattenermi sulle dichiarazioni programmatiche d'altra parte già più volte enunciate dal presidente Palomba, che è un uomo che rispetto e che tuttavia ritengo in parte anche lui ostaggio di questo sistema. Gli intenti e le aspirazioni riportate anche su questo documento programmatico possono essere condivisi in gran parte sicuramente. Tutti vogliamo, signor Presidente, il bene dei sardi, ma quello che conta saranno i fatti che seguiranno. Troppi documenti, signor Palomba, troppi programmi, tanta confusione. Continui provvedimenti legislativi, come se quelli che già ci sono non bastassero, mentre in mancanza di operatività vera la disoccupazione continua a crescere.

Noi del Polo non abbiamo l'amarezza e la rabbia del Partito Sardo d'Azione , noi abbiamo sempre vissuto con lealtà e onestà intellettuale all'opposizione e seppure nel rispetto delle istituzioni e del confronto abbiamo sempre svolto in termini duri il nostro ruolo e la nostra critica a una gestione che si è rivelata inconcludente. Va bene se si è capaci di creare lavoro, va bene se si intendono avviare le riforme, va bene se si vuole finalmente affrontare e risolvere in tre mesi il problema della zona franca, se si vogliono privatizzare le società regionali, se si vuole proteggere l'imprenditoria locale, se si vuole risolvere il problema di isolamento, e ancora se si vuole dare libero sbocco alla vocazione turistica della Sardegna. Ma, signor Presidente, lei ritiene che la squadra da lei indicata risponderà pienamente a quelle che sono le sue iniziazioni. Gli Assessori della sua Giunta sono tutti persone apprezzabili con cui oramai in gran parte tutti intratteniamo anche rapporti di amicizia; ma lei pensa, signor presidente Palomba, che i suoi programmi saranno condivisi dalla sua Giunta? Ritiene che le aspirazioni turistiche dei sassaresi, in particolare dei galluresi, possano trovare giusta soddisfazione negli atteggiamenti dell'Assessore dell'urbanistica, Luigi Cogodi, persona degna professionista stimato affermato però personaggio sempre coerente con le proprie idee che difficilmente accetterebbe dei compromessi? Oppure ritiene che gli imprenditori privati potranno godere delle attenzioni dell'assessore dell'industria, Mario Pinna, troppo distratto a dover sanare solo i disavanzi di altri enti regionali o altre società pubbliche decotte, capaci di produrre solo consensi elettorali? Potrei continuare, signor Presidente, ma ho tanti dubbi come consigliere e come sardo. Mi creda, vorrei da sardo poterle dare fiducia ma gli avvenimenti e le esperienze che hanno caratterizzato le sue cinque Giunte dovrebbero imporre a lei e alla sua maggioranza ben altre riflessioni. Se la consumazione di questa Giunta è un prezzo che i sardi devono ancora pagare lo pagheranno, i sardi sono ostaggi di questa maggioranza, a volte, signor Presidente, la piaga dei sequestri non vede protagonisti solo i banditi.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Granara. Dovrebbe parlare il consigliere Balletto ma se fosse d'accordo farei parlare il consigliere Usai onde seguire la prassi corrente di intervallo tra due intervenienti dello stesso Gruppo.

E' iscritto a parlare il consigliere Pietro Usai. Ne ha facoltà.

USAI PIETRO (Progr. Fed.). Presidente, io sarò assai breve perché alcune delle cose che io dovevo dire in quest'Aula le hanno dette i colleghi Fois e Ghirra e mi ritrovo a fare un cenno soltanto sulle questioni generali, ricordando che noi avevamo l'obiettivo: costruire il centrosinistra e portando finalmente l'intera sinistra al governo della Sardegna. Non un governo frontista, ma una sinistra che insieme al centro desse vita a un'alleanza che praticasse finalmente anche in Sardegna lo schema bipolare per l'oggi e per il domani. Lo dico perché ieri il collega Giacomo Sanna, probabilmente dichiarazione fuori luogo e sopra le righe, anche offensiva nei nostri confronti, ha confuso il nostro progetto con qualcosa d'altro. Noi volevamo dare vita a una alleanza tra progressisti e di centro che tenesse conto della specificità della nostra Regione, l'alleanza quindi che tenesse conto della politica autonomistica, che tenesse conto delle tradizioni del mondo sardista, ma che non ha tenuto conto invece di vincoli congressuali che nulla hanno a che fare con le politiche autonomistiche, nulla ha a che fare stabilire per vincolo congressuale che bisogna essere in due in Giunta quando si hanno soltanto tre consiglieri. L'autonomia, l'autonomista è altra cosa dalla volontà di avere posti eccessivamente super rappresentati in Giunta. Voglio dire, Giacomo Sanna ha ragione quando si lamenta del fatto che c'è troppo via vai in quest'Aula e in politica in Sardegna, gente che passa da un banco all'altro ma ha torto quando se la prende con chi come noi per esempio, insieme a loro, insieme a lui ha governato la Sardegna fino ad oggi. Ha parlato come se lui fosse un estraneo al Governo della Regione, lui il suo partito, insieme al nostro e agli altri alleati, ha governato la Sardegna fino a stamattina. Mi sono sembrate davvero fuori luogo e per certi aspetti offensivi. Comunque noi su questa strada continueremo, con loro terremo, cercheremo di tenere un dialogo, così come è stato fatto ieri, mi è stato detto, in una tv privata dove il segretario nazionale di quel partito ha mostrato un atteggiamento politico di apertura, di confronto verso questa alleanza che non vuole chiudersi ma anzi vuole continuare il dialogo con questo partito. Ora la Giunta c'è, si metta a lavorare e per prima cosa incominci a spendere i soldi che già ci sono, questa è la prima cosa da fare. Non possiamo ritenere che in un anno e mezzo si possano fare grandi rivoluzioni, alcune cose importanti però che lasceranno il segno in questa legislatura, potranno farsi. Le riforme, alcune di esse a incominciare dalla messa a punto di una legge elettorale che permetta per davvero di praticare lo schema bipolare in Sardegna. Altre cose fondamentali potranno farsi per esempio nel turismo che possono davvero lasciare il segno nella nostra economia, a incominciare dall'approvazione della legge che modifica la legge numero 40 che finalmente tende a mettere sullo stesso piano l'industria turistica con le altre industrie. Questa sì che è davvero una rivoluzione, questa sì può rilanciare un comparto per metterla al passo con la concorrenza internazionale e nazionale, così come importante sarà l'approvazione della legge sulle seconde case. Infine, questo è il motivo che mi ha spinto a intervenire, una battuta sul cosiddetto Master Plan. Ha fatto bene, presidente Palomba, a precisare sulla stampa che la strada della Giunta sarà quella stabilita dalla risoluzione delle Commissioni consiliari, vi è una linea concordata non solo da questa maggioranza, ma su questa linea si sono concertate anche forze dell'opposizione, una linea seria, equilibrata, di apertura al dialogo con l'imprenditore, all'interno del quadro legislativo che noi abbiamo oggi in Sardegna. Su questa strada bisogna continuare, non c'è da spaventare nessuno, non ce n'è bisogno, nel rispetto delle leggi si possono fare gli accordi. Questa è la strada, non è il caso di ripartire da zero.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.). Grazie Presidente. Se non fossimo ormai da tempo abituati, verrebbe da dire, sentite le dichiarazioni programmatiche e avendone approfondito il contenuto attraverso la lettura delle più articolare linee programmatiche, che non vi è da parte della classe politica che ha finora governato, limite all'arroganza e alla protervia. Potremmo anzi affermare che ancora una volta è stato superato il limite della decenza. Va però detto che il documento politico, altro non è che un condensato di frasi ed espressioni ridondanti, di risonanti aggettivi, di alto politichese con molto fumo, niente arrosto e nessuna sostanza. Però è innegabile che il documento politico parta da una premessa seria: il riconoscimento del proprio fallimento maturato in tre anni e mezzo di non governo, testimoniato da sei lunghe crisi, una ogni sei mesi. Intanto, caro presidente Palomba, mi consenta l'affettuosità del termine, lei dovrebbe, nel richiedere la fiducia per questo nuovo Governo, spiegare ai suoi mandanti che però non sono i partiti della maggioranza che la sostengono, ma i suoi elettori, quelli cioè che le hanno consentito di sedere in questi banchi, il perché di queste sei crisi, e il perché di questa continua permanente latitanza dell'attività di governo delle sue Giunte che tanti danni purtroppo, ahinoi, hanno causato alla Regione e alle ragioni dei sardi. Spieghi il presidente Palomba se si è trattato di difficoltà collegate ai programmi di governo o di qualcos'altro; noi sappiamo che si tratta d'altro, caro Presidente. L'avevamo detto e sostenuto sin dall'inizio della legislatura che le forze dell'Ulivo, così diverse tra loro, per origini, cultura e tradizioni, non potevano stare insieme come se fossero diventate all'improvviso una cosa sola, volta ad operare esclusivamente per il bene dei sardi. Da subito, come peraltro annunciato, sono emerse le contraddizioni tra una cultura di sinistra, massimalista e dirigista del PDS e quella della sinistra moderata e delle forze del centro che si riconoscono nell'Ulivo. E così l'azione politica si è incentrata su scontri interni alla maggioranza per l'affermazione egemonica di un partito sull'altro, su lacerazioni interne agli stessi partiti in una continua guerra per l'occupazione degli assessorati, di posti di sottogoverno, di nomine negli enti ben remunerate quanto ad emolumenti, in istituti di credito e quant'altro. Chi crede che la crisi sia stata superata e pure risolta con l'ingresso di Rifondazione Comunista si sbaglia di grosso. Siamo in presenza del sesto tentativo che si gioca ancora una volta, irresponsabilmente, sulla pelle dei sardi. La coalizione di maggioranza sotto l'aspetto programmatico e degli equilibri al contrario si indebolisce, la fuoriuscita dalla maggioranza dei sardisti rappresenta quindi in realtà un forte indebolimento della componente centrista. Ai sardisti va riconosciuto il merito di essere stati coerenti con le loro scelte iniziali, incardinate sulla pregiudiziale comunista; io non sono in grado, né in questa sede voglio approfondire, se la scelta iniziale fosse solo di natura ideologica sta di fatto però, che i sardisti avevano ed hanno dimostrato di ben capire che il programma di governo sia per le insuperabili divergenze ideologiche, che per le diametralmente opposte visioni dell'economia e dei processi dello sviluppo, che distingue il pensiero delle formazioni politiche moderate, è di fatto oggi, più che mai in passato, impossibile da realizzare in una coalizione egemonizzata dal PDS. Ciò che anima questa coalizione è solo la necessità di governare, ben sapendo che con l'esercizio del potere e con l'elargizione dei privilegi è possibile, per chi è strutturalmente incapace ed inetto, di conservarsi in vita sia come espressione politica, sia come consigliere regionale eletto. E vorrei sapere, caro Presidente, quali sono le condizioni da lei indicate secondo le quali oggi sono maturate nuove situazioni che rendono la politica di questa coalizione di maggioranza più alta e più stabile. Sarà forse che è stato raggiunto l'ennesimo accordo per la spartizione delle cariche e delle nomine all'interno del Consiglio di amministrazione del Banco di Sardegna, dove si possono sistemare inevitabili scontenti di turno? Come fa, Presidente, ad affermare che le mutate condizioni nascono dagli esiti dei congressi dei partiti? Ma, Presidente, i congressi non si tengono in tutte le stagioni, cioè ogni anno, e com'è che prima non si poteva governare perché non vi erano le condizioni e oggi, come per incanto, in seguito non si sa a quale fatto miracoloso, potrete governare per il futuro con capacità ed efficienza. Il dubbio è legittimo. Presidente, non me ne voglia se glielo dico, a lei nella sua condizione di Presidente della Giunta, forse perché costretto, ha sempre fatto difetto la chiarezza. Non è stato chiaro anche quando, non ricordo più quale crisi fosse, ella per salvare il suo governo in un disperato tentativo in quest'aula evocava l'ingresso nelle istituzioni, favorito non si sa da quali forze politiche, dei poteri forti. Non ha mai chiarito. Ancora oggi, a pagina 3 delle dichiarazioni programmatiche, ella fa richiami sinistri quando sostiene, sono parole sue "che la stabilità politica è necessaria per difendere il prestigio delle istituzioni autonomistiche sottoposte a pesanti pressioni da parte di forze dotate di potenti mezzi che vorrebbero addirittura contrastare e neutralizzare lo stesso sistema bipolare attraverso formule ambigue, tese a ripristinare un perverso e pernicioso potere di interdizione ormai superato". Presidente, mi consenta di dirle che senza chiarezza, senza trasparenza, in una Regione martoriata per un cinquantennio da una politica immorale, da una politica al cui centro dimoravano gli affari, non si può accettare che il nuovo corso tanto voluto, tanto sperato dagli elettori, possa svolgersi all'insegna dei sotterfugi, dei soliti giochi nella stanza dei bottoni, nelle segreterie dei partiti o altrove. Questa Regione, a poco più di un anno dalla fine della legislatura, riparte da zero; tre anni e mezzo sono stati sprecati all'insegna dei dispetti, degli abusi, della litigiosità più accentuata, di vendette trasversali in un'attività di governo priva di alcun effetto produttivo. Nel dare questo giudizio ritengo di essere ancora generoso. In effetti oggi la Sardegna si ritrova in una condizione degenerata, ancora peggiore rispetto a quella esistente all'inizio della legislatura. Basta un solo elemento per confermare questo assunto. La disoccupazione è aumentata del 28 per cento; infatti le unità sono passate da 250 mila a 328 mila; e questo dato risulta attenuato dall'occupazione effimera che si è ottenuta attraverso il ricorso a politiche di lavoro di stampo assistenziale, quali sono i lavori socialmente utili. Si riparte quindi da sotto zero con una pubblica opinione delusa, avvilita, che non ha più rispetto delle istituzioni che dovrebbero invece rappresentarla, ma si continua a disprezzarla e ad ignorarla con la predisposizione di un programma ambizioso anche per una classe politica più seria, più responsabile e più capace, tanto gli elettori sono misera gente, quasi dei sudditi da sempre abituati all'assistenza del padrone che, mentre bastona e maltratta, per altri versi assiste, dispensa privilegi e ne acquista il consenso in una falsa democrazia. Non vi può essere infatti democrazia quando la gente è soggiogata ed è vittima del bisogno, quando per chiudere il pranzo con la cena deve attendere l'elemosina del potente, del padrone, di colui il quale nella propria attività di soccorso sa scegliere accuratamente e con convenienza chi può essere comprato. Dicevo prima, un programma ambizioso e non realizzato in nessuna parte in tre anni e mezzo; i colleghi che mi hanno preceduto hanno anche cadenzato gli insuccessi di questa Giunta e della sua attività, ma che oggi però ritenete che possa essere tranquillamente avviato e, perché no, non poniamo limiti, anche concluso in questo scorcio finale di legislatura. Ecco caro Presidente, dove sta l'arroganza, ecco dove sta l'insolenza: far credere, proporre cose irrealizzabili, cose impossibile come fatti concreti, come fatti reali, a portata di mano, realmente conseguibili. Purtroppo non è così e noi tutti lo sappiamo e voi ancora prima di noi che governate ne avete concreta certezza. Ecco quindi, in una sola parola, dove sta e risiede l'impossibilità di accordare fiducia e credibilità all'Ulivo condito in salsa regionale. L'ambiziosa politica per favorire nuova occupazione, rilanciata da Rifondazione Comunista e che costituisce la giustificazione al suo ingresso in maggioranza, è un condensato di pura demagogia. La nuova occupazione è sempre collegata a processi di crescita economica e non anche di spesa assistenziale. Questa ha effimero, benefico effetto nel risolvere l'emergenza nell'immediato, ma nel tempo accentua il problema, portandolo a impossibilità di soluzione. Non vi era, signori della maggioranza, necessità che Rifondazione Comunista ricordasse a voi tutti l'esistenza del problema occupazione. Se ben ricorderete, già nella discussione della finanziaria '97, Forza Italia propose un piano straordinario da sostenersi con risorse da reperirsi tra i fondi di rotazione e dalle leggi di spesa rimaste inattuate, per cercare di affrontare e di dare avvio alla soluzione del problema del secolo. L'ordine del giorno che fu presentato venne bocciato; venne bocciato non perché il problema non esistesse, ma perché sapevate che non sareste stati in grado di predisporre un piano straordinario per l'occupazione, perché incapaci di abbandonare la logica assistenzialista posta a base di ogni vostro pensare e agire. Così la legge finanziaria, che ancora deve andare alle Commissioni di merito e alla Commissione programmazione e bilancio, sarà stravolta completamente. Poco male, per quello che vale, per l'individuazione delle risorse da destinare al piano dell'occupazione. Si assisterà ancora una volta alle contrapposizioni tra i diversi Assessorati che vedranno sottrarre ai propri settori le risorse già ridotte. Si assottiglierà così la loro capacità di spesa, si assottiglierà così la loro capacità di riacquisire il consenso. Ma forse politiche minori, minori quanto a rappresentanza, che possibilità avranno di consolidare le proprie posizioni se sarà loro sottratta la capacità di spesa? Ecco spiegata la loro presenza in questa coalizione fortemente sbilanciata a sinistra. Il fallimento di questa coalizione di maggioranza era scritto in partenza, e non essendo minimamente mutate le condizioni di fondo, nulla di buono potrà fare; è destinata a lottare per garantirsi la sopravvivenza, senza però fare nulla per meritare riconoscimenti e plauso da parte dei cittadini sardi.

E' probabile che questa, la sesta, sia l'ultima crisi di questa sciagurata undicesima legislatura. Già sapevamo in partenza che il quadro politico non sarebbe mai potuto cambiare; e la prova sta nel fatto che pur di mantenerlo inalterato ci sarebbe stato lo sbocco verso Rifondazione Comunista. Era scritto ed era nei fatti; è nella perversa logica delle cose. Il timore della perdita del potere ha fatto rinnegare la promessa dei popolari al proprio elettorato: mai con Rifondazione Comunista. I transfughi pattisti, quando il loro leader, il collega Massimo Fantola, prendeva definitivamente anche se tardivamente, con colpevole ritardo, le dovute distanze dall'Ulivo, avendo finalmente inteso la fallacia della formula per garantire il governo a condizioni vantaggiose di democrazia, pur di non rinunciare al potere aderivano a Rinnovamento Italiano, potendo così permanere in ambito di maggioranza, che tanti vantaggi assegna rispetto alla difficile e talvolta mortificante azione e attività di opposizione. E quindi mi domando, ma forse stessa identica domanda se la porranno gli elettori di Rinnovamento: quale può essere il collante che li attrae allo stesso tavolo dei lavori cui siede Rifondazione Comunista? Non certamente i valori ideologici, di cultura liberale i primi, marxisti i secondi. Non certamente il programma politico di cui si dibatte, tanto sono differenti i percorsi attraverso i quali si realizzano gli obiettivi ritenuti prioritari in un'economia che si dichiara essere di mercato. Senza impresa, per i diniani, non vi è crescita e non vi può essere soluzione al problema occupazione. Per Rifondazione Comunista l'occupazione è data dal mantenimento dell'esistente e dall'espansione dell'intervento della Regione nel settore dell'economia in veste di imprenditore, quindi con il mantenimento degli enti regionali, dispensatori di lavoro improduttivo ed erogatori di privilegi. D'altro canto, con le politiche nazionali, preminentemente esercitate attraverso la leva fiscale, tese all'impoverimento del ceto medio, cioè della classe veramente produttiva, quando questa giungerà a livelli che non sarà più in grado di sopportare, e si sarà ridotta all'esaurimento, assisteremo, se non saremo capaci per tempo di porvi rimedio e di arginare il fenomeno ormai in atto, secondo la previsione comunista, al sopravvento dell'economia di Stato, rispetto all'iniziativa privata che rimarrà unico privilegio della grande industria e delle grandi famiglie.I provvedimenti a sostegno dell'attività produttiva del Governo Prodi mica sono andati a favore delle piccole e medie imprese, con i processi della rottamazione sono state favorite le grandi industrie, perché lì la base operaia, l'attività del sindacato ha peso ed ha valore. Però nessuno sa e nessuno dice che tutta l'attività dei piccoli commercianti che si incentrava sulla vendita dei pezzi di ricambio delle macchine è completamente fallimentare, perché dalle macchine rottamate i pezzi di ricambio vengono prelevati e vengono utilizzati nel mercato nero. Sarà la Regione l'unico imprenditore che deciderà cosa produrre, quanto produrre, chi occupare e chi lasciare a casa. Il credito accordato all'evoluzione democratica del P.C.I. si è purtroppo rivelato infondato e il nuovo confuso quadro politico che si sta formando, con l'ingresso in maggioranza di Rifondazione Comunista e l'uscita o l'estromissione dei sardisti dalla maggioranza, l'omologazione e appiattimento del P.P.I., rischia di assegnare e di consegnare il destino della Sardegna, per tempi immemorabile, all'attività distruttrice della libertà praticata dalle sinistre. In uno scenario così basso, dove tutti i valori morali si sono dissolti, dove la dignità, caro presidente Palomba, emerge rarissima, dove chi è responsabile di gravi colpe per inettitudine, per indolenza e qualche volta, perché no, lasciatemelo dire, di malafede, non è mai chiamato a rispondere del proprio operato, l'unica soluzione possibile e decorosa stava nel ricorso allo scioglimento anticipato del Consiglio. Le forze politiche si sarebbero presentate al giudizio dell'elettorato forti dei propri meriti e indebolite dalle incapacità finora dimostrate. Una classe politica seria e responsabile, veramente nuova, non si sarebbe sottratta a questo obbligo e al giudizio degli elettori, alla loro approvazione o alla condanna per l'efficienza o l'incapacità dimostrata. Voi che siete stati e siete l'espressione della peggiore attività di governo nella storia dell'autonomia sarda non avete avuto questo coraggio. E però, presidente Palomba, ella non trascura di fare accenno all'esigenza di modificare il Regolamento consiliare, soprattutto riferendosi alla necessità di rimodulare l'esercizio al voto segreto. Quel diritto cioè che è esercitato sapientemente dalle opposizioni, ha messo a nudo più volte i limiti della maggioranza che ha sostenuto i suoi esecutivi. Pensa lei, presidente Palomba, che le maggioranza siano forti solo se si sottraggono alle opposizioni i residui mezzi che il Regolamento mette loro a disposizione? Solo perché col voto palese si limita e si comprime la libertà di coscienza di chi è chiamato a sostenere la Giunta a tutti i costi e per ordine di partito? Queste cose a noi liberali non piacciono e le combatteremo.

Mi avvio alla conclusione. Come dicevo in apertura di questo intervento, con questo delirante programma, e tale lo definisco per la impossibilità di una sua pur minima attuazione, si cerca di gettare fumo negli occhi della gente. Il Palomba sexies altro non è che il partito degli Assessori, dove ognuno di essi si infischia del programma e darà avvio ufficialmente alla campagna elettorale per il rinnovo del prossimo Consiglio regionale. L'elettorato però non ha l'anello al naso, come qualche signore della maggioranza è avvezzo pensare visto il rispetto che ne ha. Esso è tanto attento alla gestione della cosa pubblica quanto i nostri irresponsabili amministratori neanche immaginano, sanno valutare e decidere. Spero proprio che i mezzi di informazione sappiano sempre e con la massima serietà, tempestività e obiettività, rappresentare ai sardi ciò che avviene quotidianamente, così da rendere loro giustizia. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.

AMADU (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghe e colleghi, la disaffezione non solo alla politica, ma a quanto avviene nella massima istituzione regionale, il Consiglio regionale, che si manifesta all'esterno di quest'aula e che trova riscontro nella scarsa presenza dei colleghi sempre in quest'aula, sono il segno di un decadimento della politica, di una crisi della politica che probabilmente non ha precedenti nella storia autonomistica della nostra Regione.

La sesta crisi che avete voluto aprire si colloca in un momento di grave crisi economica e sociale della Sardegna, anche questa una crisi senza precedenti, una Sardegna assediata dalla disoccupazione, isolata dal resto del mondo, una Sardegna che non riesce ad avere attenzione dal governo nazionale, se non in periodo preelettorale per promesse, quali la metanizzazione e altro, una Sardegna che non riesce a ottenere quanto generosamente il Parlamento e il Governo, questa volta sì generosamente, offrono: punti franchi, nuovi strumenti di ripresa economica e sociale. Una Regione che non è in grado di avviare la riforma di sé stessa, un gigante lontano dai bisogni reali della gente. Un cittadino di La Maddalena, di Sassari, di Sant'Antioco, di Tortolì, che deve impiegare ore o giorni per farsi ricevere in un ufficio, che non è in grado di riuscire telefonicamente a raggiungere, o con molta difficoltà, un ufficio regionale per chiedere informazioni per una pratica, una burocrazia che orami la fa da padrone, non certo per colpa di tanti funzionari seri, onesti, laboriosi, sui quali si regge ancora quel briciolo di credibilità dell'amministrazione regionale, un elefante che non si è riusciti a smuovere, qui si innesta un grande rilievo negativo verso la Giunta regionale che, anziché riuscire a dare anche sotto questo profilo un segnale di novità, ha allontanato ancora di più i sardi da sé stessa. Quindi i sardi dalla Regione, dall'amministrazione regionale e quindi dalla politica regionale. E se è vero che la crisi della politica coinvolge maggioranza e coinvolge opposizione, è anche vero che buona parte della paralisi di questo Consiglio regionale non si può scaricare su tutto il Consiglio regionale, così come si è tentato di fare da qualche parte politica., né tanto meno si può scaricare su chi lodevolmente e propositivamente ha fatto opposizione in quest'aula, sia le forze di centrodestra e fino a ieri, mi pare, anche da parte di Rifondazione Comunista. Verso quel partito io ho un grande rispetto anche se mi divide una visione della politica completamente diversa evidentemente.

Ma allora perché queste sei crisi, signor Presidente della Giunta? Lei lo sa bene, noi lo sappiamo meno di lei, però mi chiedo perché tutti i riti attorno soltanto a una logica, ala logica del potere fine a sé stesso. Nessuno di noi credo sia così sprovveduto dal pensare che la politica non sia anche gestione del potere, ma non occupazione del potere. Nel momento in cui occorrono risposte celeri occorre, come giustamente è stato detto in quest'aula, spendere i soldi in modo ovviamente trasparente ma con rapidità, nel momento in cui si debba aprire con lo Stato un confronto serrato per chiedere quello che è stato negato per tanto tempo ai sardi, ma è mai possibile che le sei crisi, a iniziare dalla prima che sembra appartenente quasi al secolo scorso, tante sono state le vicissitudini che abbiamo vissuto, che ci hanno visto protagonisti in positivo, ma anzi in negativo, credo, la prima crisi nata anch'essa sulla distribuzione delle poltrone, in particolare sulla gestione delle USL. Leggevo, signor Presidente, con attenzione le sue dichiarazioni programmatiche che lei ha svolto ovviamente a nome della maggioranza, e leggevo anche della necessità di vigilare perché la costituente nazionale non umili, anzi esalti il ruolo autonomistico della Regione, ma chi è che ha dato il primo colpo a questa dignità autonomistica se non la Giunta regionale, facendosi imporre dal Governo i commissari per la gestione delle Unità sanitarie locali? E noi sappiamo oggi come ieri quanto incidono le USL nella vita economica e sociale della Sardegna, lo sappiamo soprattutto in termini economici, non solo di disservizi o di servizi, in termini economici se è vero come è vero che buona parte degli investimenti ormai verranno assorbiti dalla sanità e non è se non di pochi giorni una delibera della Giunta regionale per contrarre un mutuo consistente che sarà un peso ulteriore sul bilancio dell'amministrazione regionale per far fronte alle esigenze poste dalla sanità.

Io mi chiedo che vi è una nuova consapevolezza, perché nelle sue dichiarazioni, signor Presidente, si parla che sono mutate, che il 19 dicembre lei ha rassegnato le dimissioni dicendo che erano maturate le condizioni per una sintesi politica più alta e stabile, che comprendesse tutte le forze politiche e le espressioni che fanno riferimento al centrosinistra, dalle componenti moderate a Rifondazione Comunista. Apprendo che dal 19 dicembre anche Rifondazione Comunista fa parte del centrosinistra. Io non so se questa sia una sua interpretazione o sia un errore di stampa, mi fa piacere sotto certi profili il fatto che Rifondazione Comunista entri nella maggioranza; mi fa piacere perché secondo la vostra tesi serve a rafforzare la coalizione, ma si dimostra chiaramente che a fronte di questo innesto positivo, secondo la vostra interpretazione, qui si innesta la mia interpretazione: il disagio forte del Partito popolare che rompe un impegno assunto a suo tempo con i propri elettori, un impegno solenne in nome di uno stato di necessità. Bene, siamo davanti ad uno stato di necessità, ma allora non si dica che c'è una maggioranza politica perché maggioranza politica non ce n'è; perché i numeri dicono, signor Presidente, che solo con il suo voto si raggiunge il numero 40 come maggioranza politica. Piuttosto siamo davanti ad una aggregazione politica che è completamente diversa rispetto alla fase di partenza del centrosinistra che, nel 1994, aveva assunto la responsabilità di guidare la Giunta regionale. Mi pare sia inutile elencare tutta una serie di grandi conseguenze di questa stasi della politica, mi sembra sia inutile perché ben lo sanno gli artigiani, gli agricoltori, i commercianti, gli imprenditori che cercano in qualche modo di avere risposte, di avere provvedimenti concreti che vivono in uno stato di necessità. Nessuno può fare miracoli certamente, nessuno è in grado di risolvere tutti i problemi in un sol colpo, però sicuramente alcune cose potevano essere fatte, se l'eco dei bisogni della gente avesse trovato più ascolto in quest'Aula, nelle Aule della Giunta regionale, avremmo ragionato diversamente. Bene, se questo è il punto nel quale ci troviamo, occorre preparare una alternativa a questa situazione, una alternativa politica in grado di rispondere ai bisogni di quanti vedono nella prossima legislatura finalmente una legislatura che potrà porre determinate condizioni, che potrà cogliere alcuni obiettivi fondamentali che sono per lo meno una ripresa dello sviluppo economico in Sardegna, con un colpo allo stato della disoccupazione, un nuovo confronto con lo Stato e con l'Unione Europea per trovare nuovi sbocchi, nuovi finanziamenti e nuove possibilità di investimento, una riforma della Regione che vada nel senso veramente autonomistico, nel senso veramente di rispetto della nostra dignità, della nostra identità di sardi, una legislatura che sappia davvero essere il punto finale di un processo difficile ma sicuramente foriero di buoni e possibili risultati. Allora, signor Presidente, lei ha guidato una maggioranza che in certi momenti era una maggioranza, una coalizione che in troppi momenti era numerica, che tale si è appalesata poi in molte occasioni; lei, signor Presidente, ritiene che con la soluzione di questa sesta crisi abbia posto le basi per una coalizione che possa vincere il prossimo anno o una coalizione che possa ancora far perdurare l'avventura di questi tre anni e mezzo? Se l'Ulivo fosse quotato in borsa, signor Presidente, lei ritiene che sarebbe, andrebbe sulla piazza di Milano o sulla piazza dell'est europeo o dell'est asiatico?

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. C'è andata attraverso i mille miliardi.

AMADU (Gruppo Misto). Tentiamo Presidente, vediamo di fare un esperimento, non si sa mai. Io credo che sia possibile una nuova alternativa politica, una alternativa politica che veda protagonisti veramente la gente, questa volta, una alternativa politica e programmatica diversa da quella attuale alla quale lei, signor Presidente, io la richiamo alle sue radici, e la richiamo al fatto che lei proviene dai Cristiano sociali, formazione che dovrebbe stare davvero vicino alla gente, vicino ai bisogni della gente comune, della gente che ha bisogno, bisogna aprire al consenso popolare, fa cenno il collega Tunis che non credo anzi si prepari il collega Tunis alla diminuzione del consenso popolare del Partito Popolare, si prepari senza problemi è un dato che ci auguriamo possa verificarsi nell'interesse dei sardi, non certamente nel disinteresse o per un atto di antipatia verso il Partito Popolare, ci mancherebbe altro, ma perché credo che i processi storici una volta iniziati devono anche arrivare a dei dati conclusivi che siano più rispondenti anche alle tante promesse, ai tanti impegni che ognuno di noi assume nel momento in cui è rappresentante popolare e quindi ha responsabilità politiche, responsabilità sociali e responsabilità di ogni genere. Sale da una ampia base di cittadini, di associazioni, di partiti, di movimenti, la pressante esigenza di atti politici nuovi, di azioni aggreganti capaci di concorre all'alternativa, ad un'occupazione del potere che vede i colleghi del PDS molto attivi, per certi versi, forse anche per recuperare una fase politica diversa, evidentemente, quindi i tempi di medio periodo pongono a tutti noi una sfida nuova che è quella di prepararsi per dare veramente risposte agli interessi, questa volta sì, comuni e generali dei sardi. Un'unica annotazione, Presidente, la rivolgo all'Assessore della sanità e a tutta la Giunta. In questi giorni si è sviluppata in Italia una grande mobilitazione, come dire, una mobilitazione di speranza e qualche volta di illusione che ha visto il metodo Di Bella salire, per forza popolare, agli onori di quelle esigenze di sperimentazione e quindi di ricerca di risposta a chi disperatamente si aggrappa all'unica speranza della vita. Ho sentito dall'assessore Fadda posizioni burocratiche a una disponibilità della sperimentazione, cosa che ha visto peraltro tutte le Regioni concorrere in termini di disponibilità, ho sentito dichiarazioni dell'Assessore veramente poco improntate alla solidarietà quando ha detto, attenzione, pretori della Sardegna, qualsiasi decisione doveste assumere, noi ricorreremo ovunque perché non siamo disponibili a tollerare possibilità di somministrazione gratuita della medicina Di Bella. Questo francamente, al di là del fatto politico, non va certamente nel grande filone umano sociale dei sardi che hanno, anche nell'impossibile, dimostrato grande solidarietà, grande disponibilità per affrontare in termini umani l'esigenza di chi ha bisogno. Qui siamo davanti a chi battaglia per il diritto alla vita o alla speranza forse all'illusione di campare qualche giorno in più. Avrei preferito, signor Presidente, dalla Giunta così come è avvenuto per qualche altra Regione, vedi la Puglia e la Lombardia, un atto di sensibilità diversa.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.

BOERO (A.N.). Signor Presidente, signor Presidente della Giunta, gentili colleghe e colleghi, durante la quarta crisi, onorevole Palomba, con sua certa meraviglia e immagino poi disappunto, personalmente nel prendere parola le facevo osservare che ella era in possesso della pietra filosofale per risolvere il grave problema economico e occupazionale della nostra Sardegna; e che questa pietra era rappresentata da un suo personale, esclusivo brevetto, unico al mondo che, se utilizzato su scala industriale, avrebbe per l'appunto risolto il problema del lavoro in Sardegna, meglio dire magnificando la particolare unicità e validità di tale brevetto, spiegando solo al termine del mio discorso che trattavasi della particolare colla che la manteneva e la mantiene attaccata alla poltrona di Presidente della Giunta regionale sarda. Da quel momento il direttore del più importante quotidiano della Sardegna, nei suoi reiterati attacchi alla sua persona e al quadro politico che la sostiene, l'ha soprannominò Palombattack e Federbostik non risparmiando infondate critiche, per i motivi che ora sono chiari a tutti, l'opposizione a cui mi onoro di appartenere tacciandola di inconsistenza. Per fortuna l'opinione pubblica ha avuto ed ha tutto il tempo di capire il perché di tale interessata menzogna. Ma per pareggiare lo spunto polemico che ho dato io al direttore da me citato, sul collante che la tiene attaccata alla poltrona, personalmente mi approprio dell'ultima sua definizione, usata nei suoi confronti, cioè a dire Seven up, meglio conosciuta come gazzosa, per definire io in modo certamente appropriato le sue dichiarazioni programmatiche inerenti la Giunta Palomba sesto. Questa è l'impressione generale di tutti gli osservatori della politica, non solo del sottoscritto; ma a mio parere trattasi di una gazzosa senza zucchero assai amara per i sardi perché lei o chi per lei nell'utilizzare il termine priorità ha dimenticato in assoluto la prima e certamente più importante priorità della nostra Isola, e mi riferisco al mondo dell'agricoltura per il quale nelle sue dichiarazioni programmatiche non ha speso un cenno, un richiamo, una citazione. Tra le sue priorità, che non sono, ella ha assurdamente reiterato un atteggiamento da parcomania regionale e nazionale, dove segni evidenti di larghi strati di malcontento popolare nulla le hanno insegnato, e dove nel breve e medio periodo non si può, in modo assoluto, concretizzare corposo e valido fatto economico e quindi occupazionale che il termine, da lei decisamente e propriamente utilizzato, priorità, dovrebbe in pratica realizzare, perché la priorità delle priorità in Sardegna è l'occupazione per le sacrosante attese di tutto il popolo sardo. Lei nelle sue priorità non ha citato il turismo, i trasporti, la zona franca. Cioè praticamente le vere priorità da lei sono state dribblate.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Non ha letto tutto, allora.

BOERO (A.N.). Onorevole Palomba, non è certo mio desiderio portare avanti una polemica, tutta personale, solo perché ella si ritrova a ricoprire il ruolo di massima responsabilità del governo regionale, come certamente farebbe piacere a molti esponenti della sua maggioranza che finora malamente l'hanno sostenuta, questo è vero; altrimenti non ci ritroveremo tra l'altro alla sesta riedizione di un brutto film. Infatti, proprio dal suo quadro politico governativo provengono, in modo spesso malcelato, le peggiori critiche nei suoi confronti, come se i fallimenti globali delle sue precedenti giunte fossero sua unica colpa personale. In effetti, al di là del fatto, assi grave, comunque, che ella sopporta tutto da parte dei suoi alleati pur di continuare a ricoprire il ruolo, non so fino a quale punto onorevole, di Presidente della Giunta regionale sarda, esistono ben dodici assessorati che, pur con i vari cambi di guardia, assumono per le rispettive settorialità le responsabilità delle inefficienze e quindi dello sfascio generale che la Sardegna subisce. Ci sono le certe responsabilità di tutti gli esponenti della maggioranza per l'inadeguatezza e l'inconcludenza legislativa, infatti ciò che importa a lor signori è unicamente il giro di valzer delle poltrone per assicurarsi preferenze clientelari per la personale sopravvivenza politica. E la sua nuova Giunta, per il modo e per i numeri con i quali lei ha avuto ed ha accettato assurdamente l'ennesimo incarico, riassume in sé tutti i mali che finora hanno determinato il tragico fallimento di codesta legislatura. Infatti da un'attenta lettura degli incarichi assessoriali affidati si rileva che, accanto a cinque neo assessori, il vecchio e l'oscura ombra di uno squallido passato si riaffaccia dentro e fuori le stanze di questo Consiglio regionale. Si deve poi spiegare all'opinione pubblica come mai un assessore tecnico, perché non eletto, dopo aver fallito miseramente nel settore dell'agricoltura, si scopra solo adesso salvo l'ovvio beneficio dell'inventario che sia buono per il mondo del turismo, artigianato e commercio. Si deve far capire come mai e perché un assessore di area sardista, ora sardista marxista, esonerato alla sua prima Giunta, quindi tra i colpevoli del suo primo fallimento, oggi viene ripescato e riconsacrato forse per fare un dispetto ai sardisti eletti, che, al contrario, qui mutuo una citazione non mia ma giusta di Rinnegamento Italiano, hanno dimostrato coerenza per quanto concerne la loro dichiarata posizione nei confronti di una Giunta dalle chiare tinte leniniste e staliniste. E che dire del collega onorevole Scano che al termine della legislatura viene meno alle sue stesse dichiarazioni di principio inerenti l'incompatibilità pur di garantirsi un particolare posto al sole che gli consenta un reingresso clientelare nella prossima legislatura, al contrario di qualche suo collega di partito che la rielezione se la dovrà sudare con le proprie capacità soggettive. Di fronte a questo quadro governativo regionale, sempre più preoccupante, non resta che riaffermare l'impegno mio e del mio Gruppo per una ferma e attenta opposizione che non concede sconti, non elemosina briciole di potere, o fantomatici, inaccettabili e inaccettati inciuci, perché solo l'idea di concedere qualunque credito a questo disastroso quadro politico governativo mi fa personalmente, e così anche ai colleghi del mio Gruppo, accapponare la pelle. Comunque, la cultura dell'opposizione del mio Gruppo non è e non sarà cieca negazione di tutto ciò che, in ipotesi remota, in positivo potrebbe venire dalla maggioranza, se questa finalmente prestasse orecchio e debita attenzione alle vere priorità della Sardegna; quindi ai nostri continui richiami e suggerimenti poiché la politica del "tanto peggio tanto meglio" non fa parte, né mai farà parte, dell'etica comportamentale, del sentire e dell'operare di Alleanza Nazionale. I sardi possono e debbono guardare al nostro Gruppo e al nostro partito come esempio di coerenza, lealtà e concretezza, per un diverso, etico e concreto modo di governare. Infatti, come è di tutta evidenza, solo il nostro Gruppo non ha avuto e non avrà emorragie, come è incontestabilmente accaduto per tutti i restanti Gruppi che hanno visto vari salti della quaglia, creazione di neo soggetti politici senza ovviamente il conforto e la legittimazione dell'elettorato, e l'ingrossarsi inverosimilmente del Gruppo Misto, il tutto nella maggior parte dei casi tradendo clamorosamente il mandato elettorale per il quale si è ottenuto il voto e si è stati eletti. Non si meravigli, signor presidente Palomba, di ciò che le è accaduto e di ciò che le accadrà con simili compagni di viaggio. A lei la colpa di accettare simili cattive compagnie, al quadro politico che bene o male andrà ancora a sostenerla, la colpa del totale fallimento della presente legislatura.

Al mondo dell'informazione la responsabilità di una completezza, di un'imparzialità che spesso continua a mancare nell'informazione come humus fondamentale di una democrazia pluralista, affinché nuove idee, diversi modi di concepire il governo della cosa pubblica non vengano sottaciuti e, in taluni casi, deformati. Il mio impegno e del mio Gruppo per un'efficace e incisiva opposizione finora realmente attuata, anche se interessatamente da talune parti dell'informazione disconosciuta, continua in attesa che la verità, facendosi inevitabilmente strada, ci possa consegnare nella prossima legislatura la responsabilità di governo, e quindi, in tale evenienza, di realizzare la prima e vera rinascita della Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.

FALCONI (Progr. Fed.). Non me ne voglia il collega Boero; è una casualità e non una scelta il fatto che già diverse volte il sottoscritto intervenga dopo di lui, ma le cose dette anche poco fa dal collega mi danno lo spunto, e me lo consentiranno i colleghi, di dedicare alcuni secondi per porre all'attenzione vostra alcune brevi considerazioni sul linguaggio che in alcuni casi viene utilizzato nell'Aula, nell'Assemblea parlamentare del popolo sardo. Ci sono state alcune sbavature oggi; ci sono state delle espressioni ieri che io definisco scurrili, che fanno danno anzitutto a chi le usa, ma ciò che deve preoccuparci maggiormente è il fatto che viene danneggiata la sovranità dell'Aula, nonché le nostre persone.

Partendo anche da quest'aspetto io ritengo che abbiamo qualche cosa da ricostruire qui dentro e che serve all'esterno. Certe espressioni esagerate, in molti casi, per amore di tesi, sono frutto di un clima che noi tutti ci siamo creati in quest'Aula, alla quale molti sardi guardano, e soprattutto ascoltano con sempre maggiore sgomento. Il mio non vuole essere un rimbrotto ad alcuni colleghi, ma semplicemente la constatazione di un danno già causato che possiamo in qualche misura correggere. Ma veniamo alla discussione, all'ordine del giorno. Le dichiarazioni del presidente Palomba e il documento politico controfirmato dai Segretari di Partito e dai rispettivi Capigruppo mettono in evidenza che lo scorcio di legislatura, che non abbiamo ancora sciupato, possa e debba diventare e possa essere interpretato dalle forze che compongono la nuova maggioranza, un momento di cerniera per un organico e strategico impegno per la prossima legislatura. Un'ultima possibilità, un ultimo appello, o se preferite l'ultima chiamata utile per sperimentare in Sardegna la collaborazione fra forze politiche paritarie, tra tutte le forze della sinistra democratica, tra le forze di ispirazione cattolica, liberaldemocratica e autonomistica. La centralità data al lavoro dalle linee programmatiche, dalle forze politiche prima e dal Presidente che le accoglie con la sua Giunta, s'impegnano per un'azione di governo in quella direzione, ritengo siano condivisibili da noi tutti. Il momento difficile che stiamo vivendo, le difficoltà occupazionali che soprattutto le nuove generazioni stanno attraversando, non vanno sottaciute o sottovalutate, vanno aggredite con tutte le nostre forze, con elaborazione, idee, legislazione e risorse.

Requisito fondamentale per uno sforzo eccezionale è la stabilità politica tra le forze di maggioranza e l'azione della Giunta che stiamo per varare per la sesta volta in questa legislatura. Io non sono convinto che le condizioni economiche preoccupanti della nostra Isola siano state generate solo dalla perdurante crisi delle precedenti maggioranze. La congiuntura economica e la stabilità politica favorevole che l'Europa sta attraversando in questi anni, non si ripercuote positivamente sugli indici di base occupativa. Riesce solamente ad arginare il problema, che sarà, nei prossimi anni, ancora di più la sfida delle società complesse e moderne che perseguono e vogliono una pace sociale. Questo mio ragionamento non vuole sottacere o sminuire i danni che le crisi hanno provocato; vuole invece sottolineare la complessità del compito che abbiamo posto al centro dell'azione di governo, per questa maggioranza e per la Giunta proposta. Non si propone solo la conferenza regionale per il lavoro e l'occupazione, così come qualche collega ha già asserito. L'aggiornamento normativo e operativo, la rimodulazione della legge finanziaria, lo sforzo per trovare piena integrazione degli strumenti comunitari regionali e nazionali, chiama la Giunta, ma soprattutto questo Consiglio, a uno sforzo di elaborazione senza precedenti. Le politiche attive per il lavoro vengono genericamente individuate in due principali segmenti: il lavoro sostenuto o lavoro socialmente utile con caratteristiche assistenziali e il lavoro stabile, che presuppone la promozione d'impresa per l'allargamento della base produttiva. Non nascondo che io privilegio da sempre, e non da oggi, la seconda direzione, questa seconda direzione che è sicuramente più ardua e difficile, e di questo dobbiamo essere consapevoli, da perseguire. Lo sviluppo sostenibile in Sardegna va ripensato intervenendo sui grandi numeri. Non condivido i giudizi catastrofici di ieri e oggi dati in quest'Aula sull'impresa in Sardegna: sono di parte e quindi talvolta non veritieri. Si sono finanziate e create centinaia di piccole e medie imprese in Sardegna; c'è una vivacità di richieste che fa ben sperare e che ci impegna, tra l'altro, a reperire nuove risorse. La "15" ha una lunga fila di attesa di piccole e medie imprese che attendono finanziamenti, così come tutte le altre leggi di sostegno. Questo dimostra la vivacità. Ma quelle già finanziate dimostrano anche una certa capacità di spesa che in questi anni si è accelerata. Certamente bisogna, quando parliamo di sinergie tra le leggi europee nazionali e regionali, bisogna che questo Consiglio le trovi con una sua legislazione, le trovi non accavallando con la "488" le altre leggi di incentivo all'industria o, più genericamente, alle imprese. Il ruolo regionale, il nostro ruolo dovrà essere rivolto soprattutto, oltre che all'incentivazione, alla infrastrutturazione primaria per le imprese e alla ricerca esterna delle imprese fortemente innovative che qui in Sardegna mancano. Io che sono un incorreggibile ottimista, che guarda alla prospettiva positivamente, avvalendosi anche degli sbagli commessi precedentemente, questo passaggio politico lo colgo come una svolta, per l'appunto positiva. Non ho mai creduto alla teoria del complotto, la ritengo un'esagerazione giornalistica. Ma è da ingenui non cogliere che qualche stortura c'è obiettivamente. Un carrierismo sfrenato che ha invaso molti colleghi ha creato danni. La teorizzazione che la conquista della leader ship sia giustificata e giustifichi qualsiasi comportamento, qualsiasi azione, qualsiasi esternazione di ogni genere, io non la condivido. L'esasperata ricerca di una visibilità che si manifesta in molti in un avanzamento di carriera, nelle cariche istituzionali o in quelle di gruppo o di partito, io non la condivido. Questi aspetti penso li abbia ampiamente colti l'opinione pubblica e le degenerazioni che vi sono già state non credo avvantaggino alla lunga chi le ha perpetuate. Alla fine della legislatura, ritengo, sarà un titolo di merito il non aver concorso a questa esasperata gara senza regole, l'aver privilegiato la stabilità all'avanzamento personale. Tutto questo è certamente negativo, ma colgo, come dicevo, in questo passaggio una svolta positiva.

C'è un ritorno alla politica, c'è una ripresa della elaborazione dei maggiori partiti. La stagione dei congressi produce già i suoi primi effetti positivi da parte, appunto, dei maggiori partiti. Il ritorno in campo della elaborazione di una strategia politica che dà una bussola a tutti noi e dà prospettiva, tono e freno (?) e rimanda in seconda fila le aspettative personali di ognuno. Non credo, comunque, che sia tutto uno sfascio, tutto negativo; penso altresì che vi siano alcuni esempi ai quali dobbiamo guardare come a esempi positivi.

Collega Boero, il nostro Capogruppo ha annunciato le sue dimissioni. Io sono fermamente convinto e tutto il suo Gruppo è convinto che sarà conseguente e coerente in questa determinazione alla sua storia politica, alle sue battaglie. Questo è un esempio positivo, uno spirito di servizio che le fa onore. Ma vi sono anche altri esempi positivi, io ritengo, che possono essere colti in quest'aula, che non sto qui a menzionare perché vado velocemente a chiudere. Questi fatti hanno prodotto un nuovo quadro politico per l'oggi e per la prospettiva. Temporaneamente, certo con dolore anche per noi, hanno escluso chi voleva perseguire metodi rovinosamente sperimentati l'estate scorsa. Non è un solo accordo di potere, anche se questa parola a me non spaventa, perché quando si fa una Giunta regionale che deve gestire potere è un accordo di potere, perché il potere è legittimo quando viene dato dagli elettori, e noi lo abbiamo preso dagli elettori e legittimamente dobbiamo gestire e rispondere del potere che gestiamo. Non mi spaventa assolutamente questa dicitura ormai coniata e utilizzata sempre e comunque in negativo sull'Ulivo e sulla borsa dell'Ulivo, ma io ritengo che, finora almeno, poi quando l'indice di borsa dell'Ulivo calerà ne prenderemo atto, ma intanto gli azionisti elettori puntano ancora sull'ulivo a livello nazionale e a livello locale. Evidentemente credono in quella azione. Avanti, quindi, presidente Palomba vada avanti, dia ritmo ed efficacia al governo che sta proponendo. Io sarò con lei fino alla fine della legislatura, rispettoso del patto che anch'io ho stipulato con i miei elettori.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Serrenti. Ne ha facoltà.

SERRENTI (P.S.d'Az.). Signor Presidente, colleghi e colleghe del Consiglio, io, come molti altri colleghi, ho vissuto ciò che è accaduto alla fine della scorsa legislatura, una sorta di rivoluzione che ha cambiato devo dire in molto il mondo della politica. Questo è stato vissuto in modi diversi: da alcuni come momento di cambiamento che poteva essere foriero di una risposta alle speranze che molti di noi coltivavano, altri con preoccupazione perché c'erano situazioni ben consolidate di aggrappamenti al potere difficili da sciogliere e la preoccupazione di perdere questi privilegi. Tuttavia la rivoluzione c'è stata, una rivoluzione che ha portato a una sorta di terremoto, cancellando vecchie forze politiche, ponendo altre nella condizione di cambiare in fretta simboli rappresentativi, modi di porsi, riciclandosi in fretta perché dovevano comunque stare nel mercato della politica.

Noi sardisti, invece, non facemmo nulla di tutto questo, anche perché, come è noto, noi siamo orgogliosi della nostra storia politica. La politica è fatta di tante cose, di alti, di bassi, è fatta di persone. Le persone passano, e le persone a volte lasciano segni positivi del loro passaggio, altre volte no, tuttavia quello che conta non sono le persone ma gli ideali che sono contenuti nel partito nel quale si milita. Noi siamo sempre stati fortemente orgogliosi di questa militanza, fortemente orgogliosi di militare in un partito che aveva fatto della Sardegna e del futuro della Sardegna la sua ragione di vita. Allora non abbiamo ritenuto di dover cambiare simboli, di dover dismettere abiti ormai consunti, abbiamo ritenuto proprio in un momento particolare, che era quello di cambiamento totale anche di rapporti all'interno delle istituzioni, di grande possibilità di riforma all'interno dello Stato, abbiamo ritenuto che le nostre idee fossero di una modernità invidiabile, fossero quanto serviva per andare verso quelle speranze che noi abbiamo da sempre coltivato e che non abbiamo mai abbandonato. Arriviamo in quest'aula e ci troviamo con un Consiglio regionale fortemente rinnovato. Questo rinnovamento portava evidentemente due elementi: uno di rinnovamento in senso non assolutamente positivo, nel senso che c'era poca professionalità politica, per un Consiglio appunto rinnovato per l'ottanta per cento, l'altro positivo che appunto aveva rotto gli argini di conservazione della politica centralista, che aveva in Sardegna e ha ancora oggi, poi vedremo perché, radici profonde, aveva rotto quegli argini creando una situazione davvero nuova. E ricordo, subito dopo le elezioni, eravamo ai primi approcci, io nel mio Gruppo ebbi l'onore di essere chiamato a svolgere il ruolo di Capogruppo, per la stima e credo per l'esperienza che mi veniva dall'aver vissuto qui una legislatura, quella precedente, e cominciarono i primi contatti per far nascere la coalizione di centrosinistra e la prima Giunta Palomba. Chi ha vissuto quei momenti ricorderà che noi non ci buttammo come mosche al miele, come si suol dire. Ponemmo condizioni, tuttavia ci rendevamo conto che la nostra partecipazione a un governo che fosse improntato ai cambiamenti per i quali noi avevamo vissuto potesse essere momento importante. Io non so se qualche collega ricorda quando proprio da questo posto rivolgendomi al presidente Palomba gli dissi: Presidente, noi vogliamo partecipare perché sappiamo che ora possiamo cambiare le cose. Ora o mai più, dissi allora. Io spero almeno per la seconda parte, per il mai più di aver sbagliato, certamente ho sbagliato per la prima. Ora non abbiamo fatto la rivoluzione che dovevamo fare. Io ricordo che in quell'occasione autorevoli colleghi dei quali non faccio il nome perché non è corretto però cito il fatto perché è politico venendo a parlare da me dissero "senti solleva il problema di Rifondazione non ci fanno niente in mezzo, ci creano un mare di problemi", io dissi: "io non ho nessun problema da sollevare per ciò che riguarda i compagni di Rifondazione", ai quali dico solo una cosa che l'unica pregiudiziale che noi ponemmo allora fu se Rifondazione fosse un partito in grado e se avesse la volontà di lavorare e battersi per la riforma dello stato, cioè se avesse nei suoi programmi obiettivi di riforma federalista dello stato. Rifondazione disse sì e noi dicemmo allora: bene non abbiamo pregiudiziale di ordine ideologico nei confronti di Rifondazione. Si cercarono altre strade, cari compagni di Rifondazione, foste tenuti fuori volutamente, ma non dal centro, non dai sardisti o altri, ma da quei compagni, da quegli amici con i quali voi vi presentaste alle elezioni, questo è giusto che lo sappiate, vi regoliate, oggi siete stati utilizzati ancora una volta, non crediate di portare a casa un grande risultato, siete ancora una volta uno strumento nelle mani di chi ha fatto e vuole fare della politica utilità, be' è nato il centro sinistra e noi abbiamo puntato su quella esperienza tutta la nostra passione, la nostra volontà di fare, il nostro desiderio di cambiare, il nostro modo di fare politica credendo che davvero in Sardegna ci fosse la possibilità di cambiare una situazione che prima di tutto stava negli uomini, negli operatori della politica, una politica vecchia, stantia, fatta di gente che ancora imbroglia il popolo, racconta fandonie, di gente che ha come puro e solo obiettivo la carriera personale, degli utili di parte, di partito, di clan o di lobby, noi abbiamo creduto che tutto questo potesse cambiare e abbiamo partecipato a quell'esperienza. Ricordo allora la prima Giunta Palomba, era la Giunta del Presidente, si disse che nessuna forza politica potesse interferire nella volontà di scelta del Presidente, e già era il secondo segnale che molte cose non erano vere, il Presidente non presentò nessuna Giunta del Presidente, presentò una Giunta che gli fu data in un elenco che accettò, molti di quegli uomini il Presidente non li aveva mai visti, non li conosceva e tuttavia facemmo la prima Giunta Palomba, vi ricordate? Era la Giunta dei tecnici, una Giunta destinata a durare poco, lo sapevamo tutti, noi in quell'occasione avemmo due tecnici, e io dissi ai nostri tecnici: badate si tratta di un periodo limitato perché è evidente, bisognava cambiare, togliere una regola che era quella dell'incompatibilità, una regola introdotta non per forse buona fede, io non voglio dire che tutti quelli che si sono battuti per quella regola, per quella norma, fossero in mala fede, però certamente una norma che apparentemente sembrava dovesse introdurre moralità nel mondo della politica, in realtà aveva altri obiettivi, noi presentammo la prima legge, la numero 1 se non ricordo male, di questa legislatura, se non la prima era una delle prima, la legge per togliere questo vincolo che sottraeva alla politica, che era l'unica legittimata a governare, per togliere appunto il vincolo dell'incompatibilità, la legge passò, votarono quasi tutti a voto segreto, furono pochi quelli che non aderirono a questa richiesta, perché è naturale, è umano, ci sono le aspirazioni dei singoli, ci sono le cose che dicevo recondite, nascoste che però comunque marciano in una certa direzione e facemmo così la crisi e andammo verso la seconda Giunta Palomba. La seconda Giunta Palomba fu chiamata Giunta parlamentare perchè fu eletta da quest'Aula, non fu la Giunta del bigliettino, mi pare che quella fosse la terza, dicemmo bene, adesso abbiamo smesso di giocare, di far finta, abbiamo fatto una Giunta che deve governare, noi ci siamo buttati anima e corpo in quella Giunta, io non lo so, forse abbiamo fatto degli errori, come tutti, io credo, lo dico con molta umiltà, abbiamo fatto il nostro lavoro con chiarezza, con trasparenza, con impegno però, io lo dico in quest'Aula è gente che ha seguito il lavoro, come noi sardisti qualche altro, naturalmente vi voglio ricordare che soprattutto il PDS, io qui apro subito una parentesi, badate, le cose che dico oggi non sono dettate dal risentimento verso il PDS, partito verso il quale ho grande rispetto personale, io da giovane e lo dico con estrema franchezza ho guardato anche con molta attenzione e molta passione al Partito comunista, aveva grandi tradizioni di lotta, di gente che ha sofferto per le proprie idee, però faccio una distinzione tra il partito e i propri dirigenti e quando parlo quindi del PDS sto parlando dei dirigenti di quel momento. Io ho grande rispetto del Partito comunista di allora e del Partito della Sinistra Democratica di adesso, questo per sgombrare il campo da equivoci e poi su questo argomento tornerò, però evidentemente il PDS non riusciva a trovare il modo per fare due operazioni - io credo - in quel momento, quello di eliminare i tecnici che rispondevano a equilibri interni e quello (Presidente, è arrivato il momento di dirle tutte le cose) quello di liberarsi di lei, perché si riteneva che ormai lei avesse svolto il ruolo che doveva svolgere, quello di acchiappare i voti dei moderati per portarli in una certa direzione e far vincere una parte politica, che voglio ricordare non ha vinto, non ha vinto, l'Ulivo, il PDS, il centro sinistra di allora, noi non partecipammo, partecipammo con la nostra lista, non vinse, vinse dopo quando si fecero i programmi, quando si sottoscrissero accordi che erano accordi di legislatura e almeno per ciò che ci riguarda non si fondavano sul potere, ma si fondavano sui grandi obiettivi di cambiamento, si fondavano sulle riforme, bene quegli obiettivi sono stati traditi tutti e il presidente Palomba doveva essere superato e d'altronde non è facile, come si fa a superare un Presidente che ha preso mi pare 90 mila voti, quindi con un grande consenso popolare. Non fu possibile, si andò avanti, la seconda, la terza, la quarta, la quinta crisi, voi siete testimoni tutti come sono nate. Nessuna crisi è stata generata dal Partito Sardo d'Azione, nessuna, ma sono nate da faide interne a volte negli stessi partiti, a volte tra i partiti e gli alleati. Non ho mai scoperto quando facevano il doppio gioco, quando facevano il gatto e la volpe, non l'ho mai scoperto. Tuttavia cinque crisi, questa è la sesta, che non nascevano da questioni che riguardavano le grandi strategie, ma che riguardavano io credo da una parte anche l'incapacità di fare politica e dall'altra l'eccessiva tutela di interessi di parte. Bene, in quel momento un'altra cosa nasceva, il mio collega Giacomo Sanna ieri ne ha fatto cenno. I vecchi potentati della politica, quelli che avevano retto la politica regionale che, dicevo all'inizio del mio intervento, ritenevamo battuti, ritenevamo finiti, ebbene questi riprendono in mano le redini, piano piano, approfittando della incapacità dei nuovi dirigenti, di chi, me compreso probabilmente, in quel momento doveva assicurare che il cambiamento diventasse cosa concreta, ferma, irrinunciabile, insuperabile. Bene, i vecchi poteri riprendono piano piano corpo. E quando il Presidente in una delle diverse crisi parla di poteri esterni si riferisce probabilmente a quelli, si riferisce a quelli io credo, perché erano i veri poteri che governavano nell'ombra ma governavano. E quali erano? Erano quei poteri che avevano gestito nella legislatura precedente il Governissimo, i personaggi che hanno la responsabilità di tutto ciò che è accaduto nella politica in questi ultimi dieci, quindici anni. Sono gli stessi che tornano, riprendono fiato, alcuni di questi - pensate! - addirittura si candidano e vengono rieletti. Tuttavia riconquistano spazi, riprendono in mano le redini del potere, decidono sulle cose, fanno giunte, nominano assessori, nominano presidenti di enti, consigli di amministrazione, e riprendono piano piano tutto il vecchio potere. Mi pare, io non l'ho visto, me l'hanno riferito, che ieri l'onorevole, Assessore presto, l'amico Piersandro Scano, se mi permette, abbia detto che noi in termini di potere noi non dobbiamo dire molto. Noi possiamo dire che abbiamo avuto poco potere, abbiamo avuto due assessorati, abbiamo avuto qualche altra cosa, normale in una gestione democratica, non nella spartizione del potere. Abbiamo avuto poco, quindi ciò che abbiamo lo possiamo dire ed è a disposizione; oggi il giornale, e mi dispiace per Filippo Peretti che è un giornalista che stimo, un giornalista attento, dice che noi ci stavamo mettendo d'accordo per un Assessorato, quello rifiutato da Rinnovamento Italiano o dal Patto dei democratici, mi pare, più l'EAF. L'EAF ce l'abbiamo, ci è stata data, è uno di quegli enti che forse verrà chiamato ad indicare il grande potere del Partito Sardo d'Azione, l'EAF ce l'abbiamo fino alla fine della legislatura, quindi Filippo è poco informato. E non è vero, perché c'è un documento mio ma c'è una affermazione successiva del partito, che noi non avremmo mai accettato di tornare in una Giunta a quelle condizioni. Abbiamo detto un'altra cosa e la riaffermo qua, che noi avremmo accettato di tornare ad un tavolo, avremmo accettato di riprendere un dialogo, di discutere se le cose fossero cambiate, se le ragioni del tavolo non fossero state quelle di imbrogliare la gente con promesse che non si possono mantenere, se le ragioni del tavolo fossero state quelle di riprendere, di riannodare le ragioni di una politica che oramai avevamo perso e che erano quelle che dicevo delle riforme, quelle di cambiare davvero le cose in Sardegna. In quella direzione non solo non si è fatto nulla, ma ahimè si è lavorato in controtendenza, si è lavorato contro gli interessi della Sardegna; mentre noi con molta umiltà lavoravamo per realizzare le poche cose, e in questa legislatura siamo fieri di aver fatto una cosa importante, la legge sulla cultura, che badate è vero ha avuto il concorso di molti in quest'aula, ma la verità vera è che questa legge è passata in Parlamento, quindi neanche quella è tutto merito di questa assemblea e quindi abbiamo una legge davvero(?) di riforma, una vera legge sulla cultura. Ma su tutte le altre questioni abbiamo giocato al ribasso, mai toccare un argomento che potesse mettere in discussione qualche cosa. Assolutamente da questo punto di vista abbiamo perduto. Ebbene, dicevo, il ritorno della vecchia politica, adesso il ritorno della vecchia politica ha determinato la Giunta che stiamo andando ad eleggere, una maggioranza dalla quale il Partito Sardo è assente, per sua volontà, badate. E' vero che ci hanno aiutato, non c'è dubbio, ma la scelta di stare all'opposizione è stata nostra perché non ci riconosciamo in un esecutivo, in una coalizione politica, non ci riconosciamo in una politica che ha come obiettivo altri obiettivi. Io sono fortemente preoccupato, preoccupato e amareggiato; amareggiato non perché noi stiamo perdendo due assessorati con i quali abbiamo cercato, come vi dicevo, di fare il nostro lavoro, ma perché ciò che sta accadendo oggi segna una rottura. Io mi reputo un uomo di sinistra; il mio partito al suo interno non tutto è di sinistra. Io ho fatto battaglie per mantenere il partito in un alveo che ritengo quello giusto, anche al congresso. Ho rinunciato a presentare liste in tanti comuni dove c'erano spinte centrifughe, dove la rottura con il Partito democratico della Sinistra nel territorio era forte, abbiamo preferito non presentare liste per non andare a fare guerre che non avrebbero forse portato da nessuna parte. Ma credo di aver sbagliato, oggi con il senno di poi me ne rendo conto. Al congresso abbiamo fatto una grande battaglia, io e il amico e compagno Giacomo Sanna, per mantenere il partito all'interno di una certa parte. Voglio ricordare che uno di quelli che oggi suggerisce assessori al Presidente Palomba stava dall'altra parte, si batteva perché il partito uscisse, rompesse queste cinghie che lo tenevano imbalsamato a sinistra e trattasse a tutto campo, anche con la destra. Io ricordo una intervista del mio segretario di allora che disse che ormai i tempi erano cambiati. E io sono amareggiato perché ho perso, perché non avevo ragione, perché altri avevano ragione; è vero la gratitudine non è di questo mondo, né vogliamo gratitudine, tanto meno dal Partito democratico della Sinistra. Però sono amareggiato perché devo fare i conti con una vita vissuta, Presidente, con una vita vissuta con coerenza. Quando nel mio posto di lavoro ho fatto le battaglie e i giovani come me allora, avevo poco più di vent'anni, battaglie in cui credevo. Quando ho vissuto con coerenza tutta la vita nel sindacato, nel partito dove ho potuto combattere. Bene, oggi si rompe qualche cosa; e questo non è piacevole. Le rotture segnano sempre momenti di dolore. Questa è una parte, l'altra, dicevo, è la preoccupazione, la preoccupazione di vedere una democrazia che arretra, una democrazia che non c'è più, le decisioni non si prendono più in quest'Aula ma fuori, in altre stanze. Non è accettabile, lo dico a tutto il Consiglio, qui lo dico a tutti senza distinzione di sinistra, di centro, di destra, questa è una cosa della quale tutti abbiamo la responsabilità, dobbiamo far tornare la politica in quest'Aula, noi siamo legittimati a decidere, perché noi siamo investiti dal voto, dal consenso popolare, non altri. Abbiamo combattuto contro l'invasione dei partiti, contro l'invasività, contro queste radici che sembravano propaggini che prendevano e catturavano tutto. Bene, si sta tornando peggio, perché allora i partiti comunque davvero rappresentavano la società, davvero erano espressione della società, i partiti erano una cosa nobile, erano il momento di mediazione tra la volontà della gente e le istituzioni. I partiti non sono più quelli. Ma davvero voi credete che la sera che abbiamo rifiutato di votare quel documento (eravamo nella sede del P.D.S.), quel documento che è stato preso a pretesto per dire: i sardisti non ci stanno, documento che doveva dire portato alla discussione dei singoli partiti, ma voi davvero credete che quel documento sia andato in discussione a tutti i partiti? No, ci sono partiti che sono fasulli, ci sono partiti che sono commissariati, dove uno decide per tutti, altri che fanno finta di convocare gli organismi. I partiti non sono più la stessa cosa, non sono più il momento di unione tra la volontà popolare e le istituzioni, non sono più quel mezzo che serve per assicurare la democrazia, sono un'altra cosa. E questi partiti fuori dalle istituzioni oggi decidono Giunte, decidono i poteri degli enti, decidono tutto. Bene, allora, cari colleghi, onorevoli colleghi, io mi avvio a concludere. Chiedo scusa, io quando parlo porto le mie ragioni e qualche volta mi lascio travolgere dall'emozione, ma perché ci credo, perché per me tutto questo è importante. Cari colleghi, io credo che noi dobbiamo fare, dobbiamo riflettere tutti sulle cose che accadono e cercare di riportare la politica nel posto giusto, cercare di riassumere, ognuno di noi, il proprio ruolo. Non è importante essere al governo, non è molto importante. Certo, si possono fare più cose al governo che all'opposizione; non c'è dubbio. Però quando la politica si fa con l'orgoglio di chi vuol fare il proprio dovere si può essere in maggioranza o si può essere all'opposizione. La cosa importante è farlo sempre con dignità, la cosa importante è non essere in vendita in tutte le occasioni, la cosa importante è avere comportamenti da uomo, da persona che non è più persona qualunque, che è il rappresentante del popolo in quest'Aula e che quindi ha responsabilità. Poi le fortune di ognuno di noi sono legate anche e soprattutto ad altre cose. Se qualcuno ritiene, ormai alla fine della legislatura, di poter giocare questo scampolo di legislatura solo per riassicurare la rielezione, molti di loro sbagliano. Chi non ha fatto nulla fino adesso è perché non ha avuto voglia o non è capace di farlo, cari amici. E non sarà certo qualche anno, un anno o poco più, un anno o poco meno, o non si sa quando, ad occupare il posto di Assessore che potrà migliorare le cose.

Non miglioreranno nulla; ci conosciamo ormai tutti per aver lavorato molto insieme e sappiamo ognuno di noi quanto ognuno di noi vale, quanto valgono le singole forze politiche, che cosa portano e che cosa sono. Poi la propaganda può essere utile per l'esterno, ma, badate, anche la propaganda ha le gambe corte, non arriva da nessuna parte, fa poco, molto poco. E allora rimettiamoci tutti a lavorare. Noi sardisti abbiamo scelto di lavorare all'opposizione; lo faremo in modo netto, chiaro ma leale, come è nel nostro stile, così come abbiamo lavorato in maggioranza, Presidente, lei ce ne deve dare atto, con lealtà, come abbiamo lavorato in maggioranza faremo all'opposizione, ma non faremo sconti a nessuno, Presidente. Staremo attenti; tre anni e mezzo, due anni e mezzo per ciò che mi riguarda, di permanenza nella Giunta, mi portano a vedere con gli occhi giusti, con lo sguardo giusto, con la luce giusta le cose. Noi siamo in grado di vedere e guarderemo con molta attenzione, perché un paio di cose le vorremmo impedire. La prima, che la politica diventi la politica solo per fare le fortune di qualcuno o di qualche Gruppo, e sia invece la politica dei sardi, per i sardi e l'altra, dicevo, la mia grande preoccupazione, che la democrazia, cosa per la quale molti di noi si sono battuti, non vada perduta. Questo è il nostro grande impegno. In quanto a un possibile nostro ripescaggio, signor Presidente, lo dico a lei, lo dico ai colleghi, lo dico alle forze politiche che sono rappresentate in quest'Aula, noi non crediamo questo possibile, ma non perché ci sia da parte nostra un atteggiamento di ostilità nei confronti di chi ingiustamente ci ha cacciato dalla maggioranza, non ci sentiamo cacciati dalla maggioranza, ce ne siamo andati perché non condividiamo questa maggioranza; che sia chiaro. Non per questo, dicevo, ma perché riteniamo che la politica che si sta facendo è la politica che noi dobbiamo combattere. Torni la politica ad essere politica, tornino i partiti di centro sinistra ad essere partiti che vogliono il bene della Sardegna. Torniamo tutti al nostro posto e allora ne potremo riparlare.

Un'ultima cosa: i pretesti usati sono molti, si è detto che io avrei un accordo col Nuovo movimento. Non ho nessun accordo con nessuno, Presidente. Tuttavia io credo, non demonizzo nessuno, credo di dover parlare con uomini, con tutti quelli che vogliono lavorare per cambiare qualcosa. E allora io spero, perché succede sempre così, che per quelli che vincono le opposizioni sono omosessuali o drogati o pieni di debiti o disgraziati. Io credo che, senza parlare di queste cose, Presidente, noi possiamo confrontarci con la gente, a viso aperto sulle cose, per costruire il bene della Sardegna, e il bene della Sardegna, Presidente, non è né il suo bene, suo solo intendo, né quello di qualche forza politica, ma il bene di tutti.

Concludo, Presidente, dicendo: riflettiamo se davvero non sia il caso, visto che ormai abbiamo smarrito la strada, di azzerare tutto e di tornare a chiedere il consenso popolare. La gente sa, forse con la saggezza del popolo riusciremo a rimediare qualcosa, magari mandando a casa chi non è degno di stare in quest'Aula o, Presidente, mandando a casa chi non è degno di occuparsi di politica, o perché l'ha fatto per troppo tempo o perché lo fa solo per interessi che sono di tipo personale o di parte.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Rosa. Ne ha facoltà.

LA ROSA (Gruppo Misto). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, onorevoli colleghe e colleghi, il mio sarà un intervento molto breve col quale desidero esprimere l'auspicio e l'augurio, l'impegno e la volontà con il quale io scelgo di aderire a questa maggioranza, di sostenere il governo che nascerà dopo il voto di questo Consiglio. La soluzione data alla crisi regionale che si è aperta con le dimissioni del presidente Palomba il 19 dicembre scorso potrebbe rappresentare non soltanto la soluzione di una crisi difficile e molto preoccupante, ma ancora di più la soluzione di quello stato di crisi e di precarietà che ha accompagnato per lunghi tratti di questa legislatura l'azione del governo, della maggioranza, e quindi dello stesso Consiglio. Il documento politico del 2 gennaio scorso ha un carattere fondante della maggioranza e particolarmente e significativamente di una nuova maggioranza, che registra una forte convergenza programmatica e che si propone come alleanza di governo ma anche con una proiezione strategica. Questa è quindi la nuova maggioranza, che nasce con presupposti e condizioni nuove e diverse, che potrà giovarsi di un solido accordo politico e programmatico e di un largo consenso nel Consiglio, ma che non deve pensare perciò di chiudersi in sé stessa, bensì operare per consolidare, rafforzare, allargare il quadro politico e il consenso.

C'è quindi in campo questa nuova maggioranza, un programma rinnovato sottoscritto da tutte le forze politiche che aderiscono alla coalizione e da tutti i consiglieri che aderiscono alla maggioranza. Un programma con punti qualificanti e prioritari, che vuole portare a compimento diversi provvedimenti già in fase avanzata di esame nelle commissioni e che vuole intraprendere e realizzare nella parte residua della legislatura altri punti prioritari importanti per la nostra Regione. E c'è una Giunta anch'essa rinnovata in buona misura: ci sono importanti conferme e novità significative. Non nascondo che c'è attesa per quello che potranno fare in particolare coloro che sono chiamati a farne parte e che si cimentano in questa difficile prova per la prima volta. A loro in particolare l'augurio di buon lavoro da parte mia, ma l'augurio certo da estendere a tutti i componenti della Giunta perché possano operare per favorire al meglio la realizzazione dei punti qualificanti e importanti del programma anche ambizioso, come è stato detto, che è stato sottoscritto da tutte le forze politiche che fanno parte di questa coalizione. Tra questi punti, tutti di grande rilievo, assume certamente rilievo assoluto l'emergenza occupazione nella nostra Regione. Non occorrono dati i quali comunque denunciano un'emergenza per la quale servono nuovi strumenti, nuove risorse, nuove idee, una nuova stagione di rinascita della Sardegna. Il rilievo che è stato dato alla decisione di convocare una conferenza regionale sul lavoro, con la partecipazione di tutte le forze sane della nostra realtà regionale, non può far credere che questa maggioranza e questo governo staranno a guardare, e ciò non solo perché è stato individuato un percorso per arrivarci che esalta, come è giusto e doveroso il ruolo delle istituzioni, la Giunta regionale, il lavoro delle commissioni consiliari, il Consiglio, che sarà chiamato a discutere e approvare un documento che sarà la base, il manifesto, la piattaforma della conferenza regionale per il lavoro e per l'occupazione. Questa dovrà essere una tappa necessaria, e ci dobbiamo augurare che possa essere particolarmente utile e perciò dobbiamo tutti lavorare. Con questo appuntamento la Regione prepara le basi di una rinnovata piattaforma di sviluppo, costruita con le autonomie locali, con l'apporto di tutte le forze sociali, di tutte le forze vive della società e io credo che sarà un'occasione importante, alla quale potranno essere chiamati a dare il loro contributo anche quei comitati di disoccupati che in tante comunità della nostra Regione vogliono partecipare democraticamente a costruire le prospettive di questa regione e la loro prospettiva stessa.

La nostra Regione, quindi, si prepara ad affermare per la sua parte, col richiamo e il rilievo giusto, l'importanza delle decisioni nazionali ed europee, per fare del 1998 l'anno del lavoro, a partire dal quale, raggiunto il necessario risanamento finanziario, per conseguire il quale le regioni più svantaggiate hanno pagato un prezzo speciale, a partire dal quale - dicevo - va affrontata con rinnovato vigore l'emergenza lavoro, sia con misure congiunturali, sia con misure strutturali. E la conferenza, la sua preparazione e l'impegno che dovrà seguire, dovrà essere capace di mettere in campo in maniera compiuta una forte volontà collettiva. Non si può avviare un processo come quello che è necessario avviare per affrontare concretamente l'emergenza lavoro e occupazione e sviluppo di questa regione se non si realizza una forte volontà collettiva. Ma certamente non possiamo restare in attesa per vedere che cosa possiamo fare. Le misure già in atto nella nostra Regione per affrontare l'emergenza lavoro vanno potenziate. L'accelerazione della spesa e la cantierabilità delle opere vanno perseguite col massimo sforzo. Le misure del piano di lavoro per il Mezzogiorno, di cui alla legge 196 del 1997, ed altre misure della finanziaria nazionale '98, nonché quelle del decreto legislativo del 28 novembre scorso sui lavori sociali, vanno valorizzate e integrate con le norme regionali. (?) provvedimenti legislativi, come la legge regionale numero 7 del 1997, che non ha ancora avuto applicazione, sono in sesta Commissione due progetti di legge, uno di iniziativa della Giunta, l'altro di iniziativa consiliare, sulle misure urgenti e straordinarie per favorire l'occupazione, e questi progetti sono richiamati anche nel documento programmatico che ha dato origine a questa nuova maggioranza e per essi si richiede l'avvio di un esame rapido e anche certamente l'individuazione delle risorse necessarie per sostenere quelle misure che saranno lì previste.

La vertenza col Governo nazionale sui temi del lavoro, dello sviluppo, della scuola, dell'energia, delle riforme istituzionali, dovrà essere rilanciata da subito e potrà trovare anche in occasione della conferenza un forte impulso e un forte sostegno perché finalmente si arrivi a un tavolo governativo per chiudere in tempi rapidi la vertenza col Governo. Se l'anno 1998 è per il Governo del nostro Paese l'anno del lavoro sarebbe davvero strano se ciò non trovasse riscontro in misure concrete e accordi per lo sviluppo sia nella nostra Regione, sia tra il Governo e la nostra Regione.

Grande rilievo dovrà assumere ancora di più perciò la formazione, sia la scuola e l'università, sia la formazione professionale. Quest'ultima poi potrebbe essere chiamata a svolgere un ruolo sempre più impegnativo e mirato per l'impiego lavorativo dei giovani. Sono all'attenzione del Governo nazionale e delle forze sociali proposte interessanti in tale direzione. E in tema di lavoro grande attenzione dovremo destinare al settore degli appalti, alle fasce di maggior precariato e di sofferenza, all'emersione del lavoro, ai temi complessivi e gravissimi nella nostra Isola riguardanti la sicurezza nei posti di lavoro, di cui poco o nulla si parla, eppure questo è un problema di grande importanza. E riterrei, per esempio, che come prima misura potrebbe prevedersi intanto che in tutti i corsi di formazione professionale si preparino i giovani al conoscere le norme e le misure relative a questo campo, le norme di sicurezza sul luogo di lavoro che servirà del resto nel lavoro ma anche nella vita. La Conferenza regionale per il lavoro e l'occupazione non potrà quindi essere cosa diversa dalla rielaborazione di una piattaforma per lo sviluppo della nostra Regione nel prossimo futuro, sapendo però che quella piattaforma dovrà fare i conti con una situazione particolarmente grave che è l'emergenza lavoro, per affrontare la quale occorrono strumenti e risorse capaci nell'immediato di costruire opportunità di prestazioni e di servizi e occorrerà saper coniugare e salvare al meglio le necessarie indispensabili misure congiunturali con la realizzazione delle condizioni strutturali capaci di assicurare sviluppo, una migliore qualità della vita, la piena valorizzazione delle risorse della nostra isola. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marco Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS MARCO (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, colleghi consiglieri, signor Presidente della Giunta, sarò breve perché non c'è molto da dire, i fatti parlano da soli e proprio questi fatti evidenziano l'incapacità a governare sua e delle sue Giunte regionali. Presidente, sarò con lei molto franco, e per questo non le nascondo che avrei preferito un Presidente che, con i capelli un po' arruffati, la cravatta allentata e con un debole sorriso, presentandosi in Consiglio regionale avant'ieri, avesse detto: "Onorevoli colleghi, perdonatemi, sono incasinato perso"; così invece non è stato e imperterrito con un atteggiamento serafico, alimenta speranze di buon governo, promette ai sardi di risolvere in un anno e mezzo tutti i problemi che proprio lei, signor Presidente, non è riuscito a risolvere in tre anni e mezzo del suo mandato. Presidente, il nero è un colore senza luce, senza vita, per questo è definito libro nero, quel volume che contiene il nome dei cattivi, cioè quelli che come lei non sono in grado di governare, oppure contiene l'elenco di coloro che non pagano i debiti, cioè di coloro che non mantengono le promesse; il libro nero che la riguarda è formato addirittura da cinque capitoli e oggi lei chiede a questo Consiglio di poterne scrivere il sesto. Lasci stare, Presidente, si faccia da parte, ormai tutti i sardi sono convinti che lei è sicuramente un provetto scrittore di libri neri, viste le bugie che per ben cinque volte ha scritto con programmi e intendimenti mai concretizzati. Neppure lei è convinto della bontà del suo impegno, talvolta attribuisce la colpa ai partiti e talora ancora agli Assessori della sua stessa Giunta regionale e l'unico modo per dimostrare fermezza l'ha avuta solo in una occasione, quella della tentata cacciata di un suo Assessore tecnico, anche in questo caso non ha avuto risultati la sua azione, quell'Assessore non si è mosso dalla sua poltrona. Signor Presidente, non si è accorto che era attaccato con un mastice a lei sconosciuto però superiore al suo, se lo procuri le potrebbe tornare utile per la prossima crisi che, con le sei e mezzo già effettuate, perché in effetti non sono sei perché c'è stata una crisetta che non viene riportata ufficialmente, sono sei e mezzo quelle già effettuate, potrà realizzarne con l'ultima che si prevede peraltro dal Partito di Rifondazione Comunista, sette e mezzo. Un bel sette e mezzo legittimo, jackpot; naturalmente per lei, Presidente, la coalizione dell'Ulivo ha ampiamente dimostrato in Sardegna l'incapacità di governare, forti sono i contrasti di una unione di Partiti molto diversi fra loro, e unicamente cementati dalla conquista del potere. Proprio questa condizione in Sardegna, il centrosinistra ha visto la nascita di un "olieddu", più che di un ulivo che produce, al più "s'ollu e stincu". Se questa coalizione è penosamente naufragata, immaginiamoci adesso che cosa potrà fare con Rifondazione Comunista che non ha ancora assimilato una cultura di governo regionale. Signor Presidente, cosa le è passato nella mente quando ha nominato l'ex consigliere regionale e più volte Assessore della Regione nelle trascorse legislature fallimentare a responsabile degli enti locali? Probabilmente ha pensato: finalmente avrò un uomo esperto a fianco per coadiuvarmi nell'incarico. Ma lo sa lei, signor Presidente, che nonostante le chiassate iniziali, le filippiche, il filibustering adottato per la prima volta in Consiglio regionale, l'onorevole Luigi Cogodi non ha lasciato alcuna traccia di positività, di operatività, che nonostante i suoi incarichi di ex Assessore, la Sardegna non ha tratto alcun giovamento e che, anche allorquando lui, era divenuto per lungo tempo Assessore del lavoro, i disoccupati hanno aumentato alla grande. Per caso si voleva con questa nomina rifarsi ad un taumaturgo? Ma ci siamo dimenticati che quando il citato assessore Luigi Cogodi varò un piano di formazione professionale qualche anno fa, nominò, e suscitò scandalo perché fu riportato dai giornali, nominò quale esperto di informatica un addetto di altri settori, un probabile esperto del tempo libero, era un hobbista, a ognuno le proprie competenze e il buon Cogodi nulla ha combinato per meritarsi, da perfetto trapezista, un riciclaggio che è ora in corso. Probabilmente l'ha premiato il fatto di avere inventato lo slogan "Mille miliardi contro la disoccupazione per dieci anni". Così che ha realizzato un piano al fine di poter continuare a fare l'Assessore per due lustri ancora, utilizzando i problemi che sono diventati drammi per i sardi, per essere un buon Assessore del lavoro non occorrono promesse o creazioni di illusioni facili, è sufficiente lavorare seriamente allestendo piani di formazione professionale per tempo e non in ritardo di anni, tradurre in atti concreti le dichiarazioni come quelle ormai ripetute da anni dall'assessore Deiana che a ogni occasione conclama: "Il progetto di riforma della formazione professionale è ormai pronto e verrà trasmesso quanto prima in Consiglio". Parole false e irreali, esternazioni adottate per impedire che la proposta di legge Tunis Marco e più sulla riforma del settore non si discuta, giace depositata dal 1995 in Commissione e poiché è presentata dall'opposizione non merita rispetto e considerazione. Questo purtroppo è la situazione, l'esame è impietoso, questa legislatura sarà ricordata come la più grossa beffa per i sardi, e l'inefficienza, l'incapacità della maggioranza è arrivata a tali limiti che a somiglianza di un fiume in piena corre il rischio di travolgere tutto. Nel buio totale si vuole far coinvolgere anche l'opposizione per cercare un lenimento alle proprie ferite, un tentativo di coinvolgere nel marasma generale anche le forze politiche contrarie. Noi non ci stiamo, denunciamo pubblicamente questo tentativo e lo respingiamo. Le colpe sono e restano della maggioranza, la quale deve pagare per lo scempio delle cose non fatte, per l'arretratezza in cui versa la Sardegna. Questa situazione drammatica della nostra isola si è determinata con tre anni e mezzo di governi sinistra centro da lei presieduti, signor Presidente, quindi altri sedici mesi non potranno che consacrare questo trend negativo. L'esame delle sue dichiarazioni programmatiche non può che confermare questa mia previsione, che è anche quella della maggioranza del popolo sardo. Quanto al lavoro non sarà una improvvisata, demagogica conferenza a risolvere il problema degli iscritti alle liste di collocamento regionali dei disoccupati il cui numero è passato durante i suoi governi da 275 mila circa a 335 mila e 419.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Che cosa sono questi? Questo è il numero degli iscritti alle liste di collocamento?

TUNIS Marco (F.I.). Gli ultimi dati sugli iscritti alle liste di collocamento, cioè i disoccupati di fatto. Sono sempre alla ricerca di una occupazione. Quanto alle riforme la sua Giunta non realizzerà alcunché di quanto si propone, considerati i risultati negativi precedenti, come sa benissimo l'Assessore Ballero, che dalle riforme è passato alla pubblica istruzione, sport e spettacolo; oppure l'Assessore Paba che dall'agricoltura è passato al turismo. Per non parlare poi dell'ex Assessore Fadda, licenziato da lei e rientrato alla sua cattedra della facoltà di Ingegneria soltanto perché si proponeva di riformare il governo delle risorse idriche in Sardegna. Parlando poi dell'ambiente e parchi non posso non denunciare a questa assemblea il fatto che il piano di risanamento ambientale del Sulcis è ancora al palo, pur potendo contare su un finanziamento già disponibile di decine di miliardi. Che cosa dire poi dei parchi rimasti tutti sulla carta perché testardamente i vari assessori regionali dell'ambiente non hanno voluto ascoltare né gli amministratori locali, né tanto meno le popolazioni locali. Infine la cultura. Le ricordo che la legge sul bilinguismo è frutto soprattutto degli sforzi portati avanti dal Partito Sardo d'Azione che lei e questa nuova maggioranza avete praticamente cacciato dalla coalizione per fare spazio a Rifondazione comunista, già da lei per altro brutalmente ripudiata nel 1994. Questa stessa legge all'articolo 17 porta un contributo anche di Forza Italia quando prevede l'insegnamento dell'ordinamento regionale e dello Statuto sardo nelle scuole. Per continuare, non esiste in Sardegna, caso quasi unico e raro in Italia, una consulta regionale dei beni culturali e ambientali e una efficace politica di settore che valorizzi la nostra Regione, considerata da tantissimi un vero e proprio museo a cielo aperto. La scuola sarda poi sta crollando sotto i colpi durissimi di un ministro della pubblica istruzione, sardo e tutt'altro che progressista, il quale, senza che le giunte regionali da lei presiedute reagissero fermamente, disattende il protocollo d'intesa già raggiunto precedentemente nel '94 tra Stato, Regione e sindacati. Sul turismo altresì, onorevole Palomba, e così per l'industria, non spende che qualche parola per il potenziamento del comparto. Eppure nei convegni si riempie la bocca di belle parole affermando che il turismo è settore strategico nella economia regionale. Non dice nulla sul Master plan della Gallura e tanto meno su quello del Sulcis iglesiente, o sui progetti turistici dell'oristanese bloccati da anni; mentre anche per sua responsabilità ancora non sono state esaminate ed approvate alcune leggi che potrebbero contribuire a far nascere in Sardegna una vera e propria industria turistica, progetti di legge presentati da Marco Tunis e più e tutti fermi al palo in Commissione. Stessi concetti possono esprimersi per l'industria. Signor Presidente, non è difficile per nessuno fare meglio di lei, e così visto che non vuole andare via, ammettendo dignitosamente l'inefficienza della sua azione, i sardi ricordandosi di lei alle prossime competizioni elettorali sicuramente non ripeteranno l'errore del '94, voteranno altre maggioranze, lei signor Presidente, rappresenta metaforicamente un ottimo cantiere, un bel cantiere in cui orgogliosamente espone il cartello: stiamo lavorando per voi. Naturalmente per noi del Polo. Presidente, forse lei è convinto che i sardi non hanno memoria, è convinto che i giovani in cerca di lavoro siano tutti emigrati e, visto l'abito di circostanza, che i cassaintegrati siano tutti morti e che in Sardegna non esiste né disoccupazione né sottosviluppo perché non essendoci né disoccupati e né poveri si è persa la memoria di tutto. Presidente, i sardi ricordano, i 335 mila 419 disoccupati ci sono tutti e la gente continua a chiedere lavoro e benessere, la gente sarda vuole uscire dal sottosviluppo. Già al quarto suo tentativo io le chiesi di andare via "vada via, ci faccia il favore", le dissi; oggi aggiungo "vada via e dia la possibilità ai sardi di eleggere un nuovo presidente della Regione". Lasci stare i comunisti che fino a poche ore fa chiedevano a Scalfaro lo scioglimento del Consiglio regionale ed invece adesso per qualche poltrona sono tutti dalla sua parte; le faranno vedere i sorci verdi, mi scusi rossi, pure loro come quelli della sua coalizione che con sistematicità le votano contro. Quelli che lei chiama franchi tiratori in realtà non sono altro che consiglieri regionali che di lei ne hanno le tasche piene, e manifestano in questo modo, nell'unico modo democratico rimastogli, il proprio dissenso; il suo operato sarà ricordato per il numero di tentativi di governo, sarà ricordato come una repubblica democratica che alcuni consiglieri sono riusciti a imporre a tutti i costi. La prego, vada via, lasci perdere, del resto lei non fa neppure Paolo di nome e per questo non si può nemmeno convincere di essere Paolo VI, così come l'ha convinto il PDS. Se così fosse sarebbe un sacrilegio. Le rinnovo l'invito, vada via; se non l'avesse ancora capito in virtù del bilinguismo recentemente approvato le confermo "baidindi, ciccadiri alloggiu, zacca stradoni e dona attenzioni a sa cicuta". Mi scusi Presidente, non vorrei che lei non andasse via perché non capisce il sardo, allora traduco: vattene...

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Non si avventuri nello spagnolo questa volta. perché farebbe una caduta clamorosa

TUNIS MARCO (F.I.). Mi scusi, Presidente, non vorrei che lei non vada via perché non capisce il sardo. E allora traduco: vattene, alzati dalla poltrona, cercati un alloggio, cercati un'altra strada, ma dando attenzione alla cicuta, naturalmente politica. Caro Presidente, il mio non è un attacco personale a lei e alla sua Giunta

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Guardi, non mi interessa proprio sa!

TUNIS MARCO (F.I.). Devo riconoscere che in essa sono presenti dei colleghi validi, brave persone, probabilmente capaci, vogliosi di far bene e determinati, però, per il solo fatto che entrano a far parte di una composizione politica variegata, senza anima, senza un pathos che li unica, saranno destinati all'ennesimo fallimento.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Adesso anche col greco ci avventuriamo.

TUNIS MARCO (F.I.). E per evitare proprio quello che ha detto lei, signor Presidente, che si dica che Marco Tunis è sempre uno che fa discorsi di basso profilo o, come dice il presidente Palomba spesso, vola basso, leggo quello che ne pensa Bachisio Bandinu in un articolo di fondo del "L'Unione Sarda", il quale, interpretando il pensiero dei sardi, che leggono in maggioranza il citato giornale, ha testualmente scritto nel dicembre '97: lo avevamo votato in molti, la carica dei 100 mila, avevamo creduto in un uomo nuovo capace di dare una svolta decisiva al vecchio modello della partitocrazia, speravamo soprattutto in una nuova etica politica. I tempi erano propizi nelle elezioni del '94, i partiti attraversavano un'umiliante crisi di immagine, di ruolo e di consenso, avevano persino cambiato nome per presentarsi all'opinione pubblica senza troppa vergogna. Molti elettori videro in Federico Palomba una persona portatrice di onestà e giustizia, capace soprattutto di un nuovo rapporto tra politica e società. E così continua: all'entrata di Palomba nella scena politica nessuno avrebbe sospettato carattere di ambizione, la volontà persistente di mantenere il seggio presidenziale a qualunque costo (eccolo qui il passaggio) non ha permesso possibili altre esperienze politiche, ha impedito chiarimenti laceranti ma necessari, ha tenuto semiparalizzata, con crisi ricorrenti, l'attività di oltre tre anni di legislatura. Forse è vero che Palomba è in qualche modo il punto di equilibrio nella conflittualità della maggioranza, ma è un punto di equilibrio negativo e paralizzante perché esorcizza e rimanda colpevolmente un chiarimento, anche sconvolgente, ma che faccia sperare in un progetto politico e programmatico, naturalmente futuro. Signor Presidente, e concludo, non sono solo io che la penso allo stesso modo, come vede. Probabilmente lei avrebbe dovuto continuare l'attività con la sua professione principale, avrebbe fatto meno danni. Le forze politiche avrebbero cercato maggiori confronti, si sarebbero aperti scenari migliori per la prossima legislatura; così non è: la sinistra è divisa, le forze di centro disgregate e contrapposte. Alcune forze del Polo unite, ma senza una prospettiva sicura di dialogo. Lo scenario è incredibile: occorreranno sforzi titanici per gestire nel '99 positivamente una futura maggioranza e una Giunta omogenea, salvo un miracolo che possa venire da parte dell'elettorato sardo.

Caro Palomba, neppure Tex Willer sarebbe riuscito a tanto nel glorioso West descritto nei fumetti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.

BIGGIO (A.N.). Signor Presidente, colleghe e onorevoli colleghi, il mio intervento dovrà per forza di cose essere volto a dare una valutazione sulla compagine di governo, sull'Esecutivo, frutto acerbo di una risicata maggioranza, oggi aumentata e resa eterogenea da defezioni e poi da successive integrazioni.

Vedete, cari colleghi, la valutazione sull'Esecutivo e sul programma che ancora una volta ci viene presentato, potrebbe apparire scontata, date le non equivoche posizioni da sempre assunte dal mio Gruppo consiliare e da quelle che io stesso, nelle circostanze più diverse, in quest'Aula non ho mancato certo di pronunciare, credo con estrema chiarezza. Ma questo sarebbe ben poca cosa poiché rivestirebbe il carattere di pronunciamento già espresso, e non vuol essere così, o meglio, non solo così. Questa legislatura volge ormai al termine, e non è certo con delle dichiarazioni programmatiche definite dal Presidente della Giunta sobrie e concrete, che questa maggioranza possa definirsi tale, abiurando prima di tutto a quei programmi e proclami esaltanti di inizio legislatura. Cari colleghi, se qui non conoscessimo il fallimento di tutto un progetto politico che viene da lontano, e voi bene lo sapete, allora non potremmo capire le trascorse dichiarazioni succedutesi dal '94 fino ad oggi. E non si può, a giustificazione di tale fallimento, richiamare la difficoltà, o meglio la particolare difficoltà politica ed economica che ha travagliato questa undicesima legislatura. Non si può e non si deve portare a giustificazione di questo fallimento una qualsivoglia scomposizione del sistema politico che, non a caso, ha investito proprio quelle forze che si sono riconosciute all'interno della coalizione dell'Ulivo sardo e, devo dire, anche all'esterno dell'Ulivo sardo, come si è dimostrato in occasione della formazione di questa Giunta, soprattutto all'esterno e dall'esterno. Il 19 dicembre lei, signor Presidente, ha rassegnato le ennesime dimissioni, non perché erano maturate le condizioni per una sintesi politica più alta e stabile, ma perché quel progetto che sottendeva alla coalizione dell'Ulivo non aveva più il consenso in quest'Aula. Questa Giunta e comunque questa maggioranza che da più di tre anni dice di sorreggerla, mi chiedo con quale efficacia e continuità ha avuto ed ha una sua linea di condotta, questo sì, coerente, caratterizzata, e che sono certo caratterizzerà anche questa da una ossessiva instabilità e da una costante incapacità programmatica, ed è stata questa la difficoltà nel corso di questa legislatura.

Una siffatta linea di condotta è data dal riproporsi di una crisi perpetua, grazie alla quale il tempo e le energie migliori, signor Presidente, sono state assorbite dalla risoluzione dei problemi, questo sì, tutti interni alla composizione della Giunta e della maggioranza soprattutto, su cui continuamente si fa leva. Problemi che senza neppure un tentativo di mimetizzarli si sono caratterizzati ed esauriti in una indecorosa poi, diciamo, gestione della legislatura stessa, vuoi lottizzando, e soprattutto lottizzando, vuoi gli assessorati, vuoi gli enti, e via via sempre più in fondo, sino agli uffici più periferici, con un'occupazione, questo sì, sistematica di ogni posto, di ogni seggiolina che si sia resa disponibile. Pratiche queste ben lontane dai problemi reali della Sardegna, che malgrado tutta la loro gravità sono lontane da qualsiasi quadro di soluzione, quanto piuttosto affrontati, questo sì, efficacemente secondo gli schemi collaudati delle pratiche spartitorie della cosiddetta prima Repubblica, con l'aggravante pesante di forti interventi esterni a questo Consiglio, ne accennavo prima e ne ho accennati altri, mirati a disgregare ogni forza che possa essere d'intralcio al disegno egemone del partito che io definisco partito unico della sinistra, cui già da oggi, forse, quest'Aula, quest'Assemblea, consegnerà la Sardegna. Continuando così ad acuire quello stato di involuzione che ha portato alla situazione che noi ,dico noi tutti, viviamo, e di cui hanno sofferto e soffrono i disoccupati, i cassintegrati a vitalizio, i giovani in attesa di prima occupazione, i pensionati, quelli integrati al minimo, le famiglie monoreddito e tutti coloro i quali sono costretti ad aggrapparsi alle chimere dei lavori socialmente utili e a quant'altro la lotteria del vigente sistema sociale è andata apprestando in questi ultimi anni. I reali quadri di sviluppo e di seria programmazione, posto che vi sia la capacità di predisporli, e ciò al di là delle sterili e ripetitive enunciazioni di sogni che a ogni presentazione di Giunta in quest'aula si ripetono, sono rimasti tutti, ahimè, nel buio dei cassetti. E allora, quando dal di fuori, dalla società civile è stato proposto un tavolo di confronto costruttivo non vi è stata da voi nessuna disponibilità, nessuna attenzione, si è in una parola rinunciato a ogni corretto confronto. Neppure coi sindacati a voi più vicini, a voi più cari, neppure con loro siete riusciti a impostare un dialogo realmente costruttivo, e così via, potremmo fare una lunga analisi, ma il tempo preme e vi risparmio questa analisi. E così via, dicevo, non vi è stata capacità insomma di richiamare gli impegni così solennemente sottoscritti con i grandi enti di Stato, ENEL, ANAS e Ferrovie. E, poi, che dire delle grandi opere progettate e riprogettate, profumatamente pagate a progettatori, ma pur sempre mal progettate che sono al di là da venire, mentre i fondi corrono il rischio di essere dirottati. E quand'anche qualche parvenza di successo obiettivo, come pareva il piano per la metanizzazione, si profilava come raggiunto si aveva la sfrontatezza di sbandierarlo come frutto dell'azione della Giunta, mentre così non era, come molti di voi sanno. Piuttosto frutto dell'interessamento di qualche politico, o più o meno politico, degli ambienti presidenziali romani, a cui un Governo distratto aveva lasciato qualche porta aperta, Governo che poi, tra l'altro, si è affrettato a defilarsi, come era peraltro prevedibile, e noi lo avevamo previsto fin dal primo anno della legislatura, quando ci volevamo opporre al finanziamento di una cifra allocata in bilancio in previsione di questa benedetta metanizzazione. Ma anche qui tutta la politica energetica, o meglio l'assenza totale di una lucida politica energetica va messa sotto accusa in una situazione che registra l'affollarsi di esuberanti iniziative da parte pubblica e da parte privata, che tra l'altro si distingue particolarmente in determinati casi per ottimi risultati economici conseguiti in Sardegna, magari forse anche inquinando per poi reinvestire i frutti di tali operazioni in altre regioni, quando non in altri Stati, ma intanto a noi danno il lavoro e con questo pagano tutto. E non pare che le giunte precedenti abbiano avuto molto da osservare poiché mentre al Sud si invoca l'utilizzo del carbone per motivi occupazionali, al Nord quelle stesse forze fanno fuoco e fiamme affinché venga bandito per ragioni ambientali lo stesso carbone. Il bilancio da stilare potrebbe andare avanti non dico all'infinito, ma per molti altri casi importanti, qualificanti per un'amministrazione. Il bilancio da stilare, dicevo, non può dunque che essere negativo per qualsivoglia comparto produttivo andiamo a esaminare. E' stato già detto, ma devo ripeterlo: l'agricoltura è stata abbandonata, non è stata citata neppure, abbandonata a sé stessa, e settori non tradizionali, come il turismo, connaturato all'economia e allo stesso modo di presentarsi della Sardegna nell'immaginario collettivo nazionale e internazionale, sono stati trascurati e mortificati. E laddove, cari colleghi, si erano realizzati risultati migliori e più significativi grazie a un'imprenditoria anche locale che era stata capace di inserirsi in quel trend positivo degli anni fine sessanta fino alla fine degli anni settanta, un'imprenditoria responsabile, e si era riusciti anche lì ad approdare in quelle zone all'ennesimo punto di non ritorno, creando una crisi artificiale di un'intera subregione, che con la valorizzazione di prodotti locali, coste sughero e granito, si era negli ultimi anni in larga misura affrancata dal destino amaro del sottosviluppo e dagli asfissianti condizionamenti politici. Vi è stata anche in questo caso grande carenza di sensibilità politica coniugata alla consueta incapacità di attivare strumenti di vigilanza e di controllo, o se preferite, onorevoli colleghi, di programmazione, che sono propri dell'istituto preposto al governo del territorio. Ci si è voluto trincerare in un ambientalismo sterile e di maniera, non opportunamente verificato sul campo, un ambientalismo che concede deroghe agli amici ed è impietoso con i non amici. Si è andato quindi non verificando sul campo, dicevo, questo ambientalismo, confidando nella pratica ottusa del divieto e soprattutto, cosa ben più grave, nella politica che è di moda in Sardegna dell'eterno rinvio. Se questo era l'inconfessato obiettivo devo dire che questo è stato pienamente raggiunto.

In conclusione possiamo affermare che si prosegue con la politica dell'affossamento senza rimpianto alcuno e senza il coraggio del confronto aperto, non dando alcuna risposta né tanto meno prospettando alternative del resto impossibili. Né alcun serio impegno vi è stato al fine di razionalizzare e rendere più efficiente nel suo complesso l'apparato della burocrazia pubblica. Si pensi soltanto all'intempestiva, a mio avviso, e abortita comunque esperienza di ridurre a un unico ente il governo delle acque. Io mi domando, e vado a terminare, ma davvero, signor Presidente, e qualcuno della Giunta e della sua maggioranza, davvero crede e credete che le condizioni dei sardi, con tutta la complessità dei loro problemi, possono avere sensibile giovamento con le panacee che ella propone dei parchi non fruibili e della lingua sarda o con la conferenza del lavoro? Veramente credete questo? Se è così credo di poter dire ancora una volta ad alta voce "povera Sardegna"!

Per tutti questi motivi, ma per tanti antri ancora, la valutazione su questo Esecutivo, pur al di là di un imprenscindibile giudizio politico che non può non condannare decisamente un insieme così mal amalgamato di interessi i più disparati, la mia valutazione resta totalmente negativa. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ivana Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI IVANA (Progr. Fed.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, il mio sarà un intervento brevissimo, perché credo che molte volte siamo qua intervenuti a dialogare sulle dichiarazioni programmatiche e sulla ricomposizione, anzi sulla composizione di un nuovo governo della Regione. Però bisogna dire che stavolta vi è un impegno morale che noi consigliere, e comunque io in prima persona sento di dover porre come nota non positiva nella composizione del nuovo governo della Regione.

Una prova, una sfida poteva essere, la metto così questa possibilità mancata, della rappresentanza politica delle donne nel governo della Regione. La metto così questa mancatares nova per le istituzioni sarde di un impegno da parte delle donne ad interloquire con le elettrici e con gli elettori della Sardegna. Non c'è molta consapevolezza della valenza politica che un governo di uomini e di donne avrebbe potuto dare, ed essere, anche nella nostra Regione. Questa legislatura purtroppo è stata segnata da questo fatto, e non dipende solo ed unicamente dalla scelta del nostro Presidente, ma dipende da una cultura politica più diffusa nei partiti, nelle organizzazioni e all'interno di questo Consiglio regionale. Lo dico sommessamente, ma ritengo che da qua dentro debba partire uno scatto affinché vi sia, almeno nell'ultima parte della legislatura una legislazione segnata dalla presenza della politica, delle teorie, delle proposte che vanno dalle riforme al lavoro, al welfare, a tutto quello che le donne in questi anni hanno prodotto, fatto e compiuto. Mi pare che non sia chiaro a tutti sufficientemente che la questione della rappresentanza non è quella di rappresentare interessi politici particolari, non è quella di una nicchia da difendere, è una questione che attiene alla democrazia sostanziale di questo paese, e quindi in questo caso di questa Regione. La presenza delle donne nel governo regionale avrebbe significato, così come già avviene nei governi dell'Europa e in Italia, e pure anche qui con molti, purtroppo, segni negativi del ritorno indietro, una delle sfide più significative rispetto alla nostra capacità di mettere in pratica i due concetti chiave elaborati a Pechino che qua dentro da me e da altre colleghe sono stati spesso richiamati di main streaming e empowerment delle donne. Questioni sulle quali questo Consiglio, così come altri, così come dalle direttive dell'Unione Europea e dall'accordo siglato a Roma da tutte le ministre d'Europa, ha il dovere di porre in un dibattito che coinvolga uomini e donne di questo Consiglio regionale. E questo credo che debba essere un punto non del programma, ma degli obiettivi da porre nella nostra azione, cioè quello di dare risposte a tutto l'elettorato e non solo ad una parte. Quindi io credo che questo Consiglio debba essere chiamato a discutere anche di ciò. Probabilmente riusciremo a fare un pezzo di strada assieme, lo dico anche ai colleghi consiglieri, di tutti i gruppi qui rappresentati. Mi sovviene è ovvio una domanda: vi è forse paura ad affrontare un confronto diretto con i diversi soggetti portatori di interessi certo diversi, ma comunque tra di loro interconnessi? Allora è forse utile sottolineare ancora una volta che la differenza di genere non è uno svantaggio ma è una risorsa, una risorsa per tutti, e che la lotta alla discriminazione può risultare vincente. Le decisioni sono concentrate in mano a pochi e quei pochi non sono donne. Nonostante il nostro lavoro, le cose fatte, i passi avanti compiuti, l'impermeabilità della politica ai contenuti e alla soggettività delle donne non è superata, anzi appare più netta che mai. Non è un problema solo sardo, certo, o italiano; infatti nell'ultimo rapporto del segretario generale dell'ONU alla Commissione sulla condizione delle donne indicava nella politica e nei luoghi decisionali uno dei terreni più inespugnabili di disparità e denunciava il calo di presenza femminile in molti parlamenti. Su questa realtà ci stiamo interrogando, si sta interrogando la sinistra, si sta interrogando anche la destra, su una rappresentanza politica delle donne che non può essere quella che per ora in questi anni ha rappresentato anche per la destra. E stiamo interrogando la politica. E' una discussione, Presidente Palomba, di cui dovrà farsi carico in questo caso per la coalizione che la sostiene. Nella società è avvenuta negli ultimi decenni una svolta profonda caratterizzata dall'irrompere di una nuova soggettività femminile a tutti i livelli che ha mutato equilibri sociali e personali, innovato la cultura, trasformato la realtà del lavoro; e in Sardegna questo di fatto ha scardinato l'organizzazione del lavoro. L'incapacità della politica di riflettere al suo interno questi mutamenti è un limite grave della politica stessa che attiene all'essenza della democrazia, al rapporto istituzioni-società civile

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SELIS

(Segue DETTORI IVANA.) Io sono un'ottimista ed io credo che pur nell'ascolto di pochi questi discorsi non andranno perduti e dispersi. E' un tema che è presente nell'agenda dei governi, dei partiti, ed io che appartengo a quell'area culturale, della sinistra soprattutto. Però detto questo bisogna pur dire che vi è anche una novità positiva e significativa con purtroppo, come succede sempre per una medaglia che ha anche il suo rovescio, una nota non positiva. Si è modificato il quadro politico di questa nuova maggioranza, vi è l'ingresso del partito della Rifondazione Comunista e questo perché nel frattempo sono mutate le condizioni politiche per le quali il loro ingresso non era stato possibile all'inizio di questa legislatura. Certo, l'onorevole Serrenti ci pone domande inquietanti, però, evidentemente per noi semplici consiglieri e consigliere l'esercizio del potere è un esercizio che ci è evidentemente nella sua accezione negativa sconosciuto. Io prendo atto invece di un percorso politico limpido, chiaro e trasparente che ha portato diversi soggetti a confrontarsi, a confrontarsi su basi programmatiche; ed io credo che in questa legislatura un obiettivo sia stato centrato, che è quello della caduta dei veti reciproci. La costruzione di questa maggioranza e di questa coalizione ha una necessità impellente che è quella di imparare a confrontarsi liberamente, non elencando le differenze e le distanze tra le culture di appartenenza e di provenienza per aumentare il divario, ma invece citando ciò che nei programmi sono obiettivi comuni e costruendo assieme quella coalizione dell'Ulivo che qua in Sardegna non siamo ancora riusciti a portare a compimento. Certo, è vero, noi ci siamo presentati agli elettori sardi nel '94 con presidenti diversi, con progetti programmatici diversi, quindi è stato più difficile e complesso il percorso che ci ha portato a trovare in Aula una maggioranza e quindi una coalizione. Ma quella coalizione aveva una peculiarità e una particolarità, che era una coalizione di centro sinistra e quindi dell'incontro, per quanto mi riguarda importante, tra la cultura del centro e la cultura della sinistra. E in una nazione, in una Regione in cui si sta procedendo al bipolarismo, come esito ultimo di un confronto per questa stagione, poi probabilmente i sistemi elettorali verranno di nuovo e ulteriormente modificati, ma in questa stagione tutti riteniamo che il bipolarismo sia una risposta positiva ai problemi e alla capacità di governo e alla governabilità a cui noi siamo chiamati a dare risposte. E quindi, dicevo, ci siamo presentati divisi, con programmi diversi, però abbiamo trovato una coesione, coesione non facile e non semplice. Allora probabilmente avrebbe comportato una capacità maggiore di ascolto tra di noi, ma anche una capacità maggiore da parte dei partiti che provenivano da una stagione difficile di transizione, non conclusa in Sardegna, io a volte dico neanche avviata, perché sono mancati alcuni input purtroppo negativi ma importanti in questa nostra Regione affinché fossimo costretti a metterci davvero davanti alla ricostruzione del tessuto sociale dei partiti in quest'Isola. E però, comunque, siamo riusciti nel nostro impegno di costruire una coalizione, che non è una coalizione stabile, è vero, e comunque è quella unica, possibile coalizione, per quanto ci riguarda, su cui noi siamo fortemente impegnati tuttora a costruire la prospettiva politica per la prossima stagione.

Io credo che noi non possiamo chiudere il dialogo col mondo del sardismo. Ritengo che anche rispetto a questo vi debbano essere chiarimenti, probabilmente, come diceva il collega Serrenti, sui dirigenti. Non lo so, questa è una considerazione che faremo anche in altri luoghi. Certo è che un partito come quello sardista, che rappresenta un mondo diffuso, che ha portato avanti valori politici, etici nobili, non può, dicevo, un dialogo essere chiuso ma deve essere mantenuto aperto, e noi lo faremo nonostante tutto, perché il nostro obiettivo è quello di costruire una coalizione dell'Ulivo aperta alle forze democratiche del sardismo qua in Sardegna. Voglio concludere solo con alcune questioni e sono queste: è necessario ragionare, è vero, qualcuno l'ha detto, sui fattori di instabilità e sulle cause della crisi per superarla, e non invece per metterle in luce, per far sì che quelle continuino ad essere cause di instabilità. Qui da molti, e anche dai miei colleghi del Gruppo, è stata portata e sottolineata una questione: la crisi ha moltissimi e molteplici aspetti, ma certo non è il carrierismo esasperato delle consigliere che ha portato all'instabilità, e comunque sarebbe banale pensare che pur legittimamente, credo, per tutti noi possiamo pensare che un carrierismo possa essere la vera causa dell'instabilità. Sarebbe facile e semplice, perché basterebbe rimuovere quelle carriere; non è così. La crisi avviene e ha le sue origini in questioni che, in modo molto sintetico, riportavo poc'anzi, che è quello del confronto tra culture diverse che non è concluso, e non è stato neanche approfondito in modo positivo.

Bene, credo che rispetto a questo noi abbiamo, in questo momento, il dovere di riprendere, per quanto ci riguarda, una costruzione seria e impegnativa del centro sinistra per far sì che la prospettiva politica sia una coalizione che sappia coniugare le diversità e la capacità di governo e che amplifichi ed enfatizzi la necessità di governo che quest'Isola ha.

Nel programma ultimo, nella sintesi di programma che c'è stato presentato, bisogna dire che è un programma non necessariamente ampio, diciamola così, ma perché non ci stiamo inventando oggi le cose che abbiamo detto e gli obiettivi che ci siamo posti. Vi è un'elaborazione ricca di questa coalizione; questa coalizione a volte non ha saputo tenere insieme le ragioni dello stare insieme (scusate il bisticcio di parole) però è riuscita ad operare una elaborazione politica, un'elaborazione programmatica che io ritengo importante, cercando anche di superare quei nodi che sono nodi strutturali, perché sono forze politiche diverse che stanno assieme. E allora vi è stata naturalmente una necessaria sintesi, ma perché alle spalle abbiamo quell'elaborazione programmatica. Sono stati segnati alcuni dei punti, io su uno solo mi voglio soffermare, ed esattamente sulle questioni del lavoro, ma non per analizzarle e per ragionare in modo approfondito su queste, semplicemente per dire che questa coalizione ha posto sempre al primo posto della sua azione programmatica il lavoro, ed ha posto allo stesso livello la necessità di una riforma profonda della Regione. Allora, noi sul lavoro noi abbiamo speso energie e programmi, e allora dire che nell'ultimo scorcio della legislatura il lavoro è al primo posto, è dire che questo è conseguente agli obiettivi che c'eravamo posti prima. Le politiche del lavoro sono politiche che questo Governo della Regione ha tentato di mettere in cammino e ci siamo resi conto che rispetto a questo ci sono stati degli intoppi a volte burocratici, a volte di capacità di spesa e, soprattutto, come dice bene il presidente Palomba, le sue dichiarazioni di incapacità, probabilmente, di unificare le politiche del lavoro, che sono sì, è vero, parcellizzate nei vari Assessorati e nei vari programmi. Probabilmente quello che adesso andremo a fare è quello di mettere assieme tutte le risorse, tutti i programmi che pur questa Regione ha sulle politiche del lavoro, e a far sì che queste vengano sostanziate immediatamente con ricadute sull'occupazione. Allora qui non mi attardo a dire qual è la differenza tra quello che molto spesso i colleghi dell'opposizione dicono assistenzialismo: le politiche dei lavori socialmente utili è stato un modo, un percorso per arrivare ad evitare che l'assegno assistenziale fosse finalizzato solo a quello. Poi siamo ben consapevoli che i lavori socialmente utili non sono una risposta a problemi di occupazione stabile, però sono una risposta ad esigenze immediate a cui noi, comunque, come anche se al nostro posto vi fossero i colleghi dell'opposizione, utilizzerebbero per dare risposte immediate alle esigenze che vengono poste.

E vi è una differenza però sostanziale: che i lavori socialmente utili sono uno scambio tra denaro e lavoro, è uno scambio equo e congruo; non sono risposte all'occupazione certo stabile. Però questa ha Regione in sé, soprattutto le normative e la legislazione per far sì che a questo possa essere dato una risposta coerente. Voglio concludere dicendo che la politica, così come è stato detto, non deve essere la fortuna per alcuni ma per la collettività. Se noi riproviamo, anche in questo Consiglio, a fare un ragionamento collegiale sulla politica e sui suoi valori etici e morali che attiene a tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione, io credo che ricominceremo da questo luogo a far sì che anche nella nostra società si riprovi a pensare alla politica come a una cosa pulita e non a una cosa sporca.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Demontis. Ne ha facoltà.

DEMONTIS (P.S.d'Az.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, sono molteplici i motivi per cui voterò la Giunta proposta dal presidente Palomba, per un senso di responsabilità. Da tempo, assieme ad altri consiglieri, io ho sostenuto la necessità di sciogliere questo Consiglio perché incapace di esprimere una Giunta che governasse la Sardegna. Ho dovuto prendere atto che la stragrande maggioranza non la pensava come me. Da qui la mia scelta responsabile di sostenere l'elezione di Palomba prima e la Giunta poi. Perché la Sardegna possa avere un Governo finalmente stabile che almeno per quest'ultimo scorcio di legislatura possa lavorare per risolvere alcuni drammatici problemi dell'Isola. Ma voterò a favore anche perché finalmente è caduta la discriminazione e l'ostracismo nei miei confronti, come nei confronti dei colleghi Aresu e La Rosa, esclusi dalla maggioranza, pur situandoci all'interno dell'area di sinistra e nazioanlitaria. Voto sì anche perché finalmente è caduta la discriminazione nei confronti di Rifondazione Comunista, che pur avendo contribuito alla vittoria del presidente Palomba, rimaneva escluso dalle precedenti giunte semplicemente perché la sua presenza disturbava determinati interessi o ancor più la spartizione delle cosiddette poltrone. Voto a favore e sarò un leale sostenitore, ma non a occhi chiusi, e comunque vorrò vedere e verificare nei fatti se questa Giunta metterà in atto i suoi propositi e i suoi impegni. Se così non sarà mi sentirò assolutamente libero e sciolto da qualunque vincolo e disciplina.

Ieri e oggi in quest'aula sono state rivolte dure critiche alla Giunta appena proposta dal presidente Palomba, soprattutto da parte dei consiglieri del Partito Sardo d'Azione. Ci penseranno gli interessati a rispondere alle accuse, per quanto mi riguarda a lor signori voglio ricordare alcune verità elementari. La loro reazione scomposta deriva solo da un fatto: sono stati privati dei due assessorati con cui pensavano di continuare a costruire, attraverso l'uso spregiudicato del potere, il nuovo sardismo, ma forse meglio ancora le loro fortune politiche ed elettorali, oliando il meccanismo delle loro clientele e favorendo amici e amici degli amici. Che la smettano i consiglieri del P.S.d'Az. di parlare di programma. A loro non è mai interessato un'acca, interessava sempre e comunque l'occupazione del potere. Ora, privati dei due Assessori, il re è nudo, e lo sarà ancor di più quando saranno cacciati dai posti di sottogoverno che in questi anni hanno abbondantemente occupato, grazie alla benevolenza e generosità complice degli altri partiti di maggioranza.

E' stato detto che questa Giunta è monca per l'assenza dei sardisti. Sciocchezze! Il sardismo è ormai abbondantemente fuori dal Partito sardo. E' presenti nei gruppi e nei movimenti nazionalisti, federalisti e indipendentisti, da Costituente sardista a Sardigna Natzione, al Movimento nazionalista sardo, ed io, se sussisteranno le condizioni, certo con molta umiltà, rappresenterò quei sardisti nazionalisti esercitando il loro sardismo, non di certo quello del P.S.d'Az. di oggi. E' stato detto che la non presenza del P.S.d'Az. addolora la maggioranza e accresce la difficoltà a governare. Colleghi, non è il caso di abbattersi, perché come dice il proverbio non tutti i mali vengono per nuocersi. Se qui dentro c'è sconforto, fuori non si soffre, salvo alcuni che sono davvero tristi. Sperano tutti che da questa situazione rinasca il P.S.d'Az., quel partito sardo che sognano e vogliono i veri sardisti. Ecco, cari colleghi del P.S.d'Az., oggi le condizioni sono favorevoli come ieri per ricomporre il Gruppo, così come piace a voi e il partito non potrà che trarne utilità per una pronta ripresa, nell'interesse di tutto il sardismo che purtroppo non appartiene più soltanto al P.S.d'Az.. E' strano ma vero, gli altri partiti autonomisti spesso tengono in riferimento, contrariamente al P.S.d'Az., proprio il sardismo di Mario Melis, di un sardista che oltre alla bandiera del partito ha tenuto alto e ben visibile il nome della Sardegna e l'onore dei sardi in tutte le sedi istituzionali, da questo Consiglio al Parlamento italiano e a quello europeo. Con il suo modo di intendere e fare sardismo ha difeso l'autonomia come in pochi altri sono riusciti. Con Mario Melis anche la stampa internazionale ha parlato di Sardegna, di sardismo e di federalismo. Non tutti ciò capiscono e preferiscono dipingere Mario Melis come uomo che perde tempo a nominare assessori o consiglieri di amministrazione negli enti.

Qui vorrei fermarmi, ma alcune imprudenti e affrettate affermazioni dei consiglieri del P.S.d'Az. contro la composizione di questa Giunta e contro la presenza di Rifondazione Comunista in particolare mi costringono a ricordare a loro signori che l'assessore Cogodi è stato nella passata legislatura il promotore di Rinascita e sardismo, ovvero di un Gruppo consiliare che tentava di coniugare la sinistra con il sardismo. Oggi il P.S.d'Az. si scaglia proprio contro Cogodi. Perché? O forse si è dimenticato che al proprio Gruppo Cogodi aderirono ben tre consiglieri regionali sardisti e persino l'attuale segretario nazionale del P.S.d'Az.. Io non voglio esprimermi sul perché questi signori sono rientrati nel P.S.d'Az., certo è che da questo uscirono per aderire al Gruppo Cogodi di Rinascita e sardismo.

Oggi il P.S.d'Az. afferma di aver abbandonato la maggioranza perché nel documento programmatico mancherebbero elementi caratterizzanti il sardismo. Bene, ma dove erano gli assessori del P.S.d'Az. quando l'intero Consiglio regionale ha respinto al mittente, e cioè al presidente della Commissione speciale per lo Statuto, la bozza di riforma dello Statuto? Dove erano gli stessi assessori quando, dopo un finto abbandono del tavolo delle riforme, il Consiglio respinse tutti gli emendamenti Bonesu alla proposta Scano? Quelle erano occasioni credibili per andare all'opposizione. Ma allora, evidentemente, le poltrone contavano più del programma. Oggi il P.S.d'Az. promette un'opposizione dura contro questa Giunta, ma è una opposizione credibile da parte di chi fino a ieri ha occupato sistematicamente il potere? E può essere credibile l'attacco che il P.S.d'Az. rivolge al PDS di attaccamento alla poltrona, quando il Capogruppo Scano, diventando assessore si dimette da consigliere, mentre nel recente passato la legge sulla cessazione della incompatibilità è stata utilizzata dal P.S.d'Az. per favorire la caduta della prima Giunta Palomba e per l'immediata occupazione delle poltrone assessoriali senza però alcuna rinuncia? Nessuno si è dimesso da consigliere per andare a fare l'assessore.

Mi si accusa di manifestare contro Palomba fuori dal Consiglio regionale e di votarlo. In proposito ho già argomentato all'inizio del mio intervento, ma cosa dire del P.S.d'Az. e del suo Capogruppo facente funzioni che alla luce del sole apprezzava, o meglio, strizzava l'occhio a Rifondazione Comunista e dietro le quinte, in un momento di sue difficoltà all'interno del Gruppo sardista, complottava per formare un nuovo Gruppo distruggendone due, quello sardista e quello di Rifondazione, mentre nel contempo Federazione democratica, giustamente, era impegnata ad assicurare la sopravvivenza come Gruppo autonomo a Rifondazione Comunista?

Signor Presidente, mi avvio a concludere. L'opposizione legittima e che rispetto continuino a farla come finora l'hanno fatta le forze di centro destra, o i consiglieri come Fantola e Amadu, che con estrema coerenza hanno, in modo non improvvisato, svolto il loro ruolo di oppositori all'attuale maggioranza, spesso con proposte estremamente interessanti e da me stesso condivise.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (Progr. Fed.). Lo sforzo compiuto dalle forze politiche che hanno sottoscritto il patto di maggioranza per dare rapida soluzione ad una crisi che sembrava inestricabile è certamente un buon segnale. Se questo rappresenti anche l'inizio di una svolta saranno i fatti a dirlo. Sarebbe insensato in ogni caso non cogliere la novità di un ritrovato slancio per mettere in moto nuovi processi di aggregazioni attorno ad obiettivi strategici per lo sviluppo generale della Sardegna. E' positivo che il centro sinistra sardo sia riuscito a ritrovare una sua coesione interna e a superare antiche pregiudiziali, proprio ponendo alla base del patto di maggioranza l'impegno prioritario e straordinario per garantire il diritto al lavoro di tutti i sardi. Su questa base è possibile riportare al centro del dibattito politico le questioni programmatiche e di contenuto per rilanciare e modernizzare l'economia della Sardegna. In questo quadro, l'adesione alla maggioranza dei rappresentanti di Rinnovamento Italiano e dei consiglieri del Gruppo Misto che si riconoscono nell'area del centro sinistra consente la costituzione di una maggioranza più ampia che dovrebbe garantire maggiore capacità propositiva. L'assunzione di una responsabilità diretta nell'azione di governo del partito della Rifondazione Comunista componente non secondaria dello schieramento progressista, pone fine ad una lacerazione consumata nella prima fase della legislatura. E' senz'altro un fatto positivo che siano caduti veti pregiudiziali e si sia scelto il confronto sulle cose da fare. E' invece un fatto negativo che il Partito Sardo d'Azione abbia scelto di autoescludersi dalla maggioranza. Anche perché la prospettiva di un autentico rilancio dell'economia sarda passa attraverso la tutela dell'identità, della cultura, della lingua e delle tradizioni per l'affermazione del ruolo della Sardegna come luogo privilegiato d'incontro e di scambio tra i popoli e le culture del Mediterraneo. La parte finale della legislatura dovrà dire se la maggioranza ha ritrovato l'energia sufficiente per realizzare azioni di governo coerenti con i programmi. Sul piano dei contenuti, la prima parte della legislatura ha dimostrato una profonda discrepanza fra le enunciazioni programmatiche e le realizzazioni, fra i propositi e la pratica. Voglio aderire all'indicazione del Presidente Palomba che, nel leggere le sue dichiarazioni programmatiche, si è richiamato alle esigenze di sobrietà e concretezza. Nelle dichiarazioni programmatiche delle giunte precedenti, a proposito dei presupposti dello sviluppo e dell'occupazione, veniva espressa la convinzione che si dovesse "scegliere l'ambiente come risorsa strategica, adeguando ad esso le altre esigenze". La questione ambientale era ritenuta centrale e determinante. La Giunta e la maggioranza che la sostiene hanno ora l'occasione per dare concreta conseguenza a tale enunciazione. L'impegno straordinario per aumentare l'occupazione deve diventare l'occasione per investire in servizi e produzioni avanzate piuttosto che per riproporre logiche di tipo assistenziale. L'esigenza di modernizzazione dell'economia sarda impone di investire per incentivare i settori dinamici e innovativi, puntando sulla gestione e sui servizi piuttosto che sulle produzioni materiali. In ogni caso anche le produzioni materiali vanno orientate verso soluzioni ecosostenibili e non energivore. Ricordo, a proposito di energia, che deve essere ancora onorato l'impegno di presentare un compiuto piano energetico regionale. Nel dare risposte al bisogno di occupazione dei giovani, ed anche meno giovani, sardi, occorre perseguire l'obiettivo della qualità ambientale dello sviluppo, ponendo un freno al degrado del territorio e allo spopolamento delle zone interne. Il rilancio dell'economia deve avvenire migliorando la qualità sociale e ambientale della Sardegna. Dal miglioramento della qualità della vita nelle città, alla garanzia dei servizi sanitari, scolastici, culturali alle popolazioni dei piccoli centri. Una rigorosa politica di tutela dell'ambiente e del territorio, che solo gli sciocchi possono continuare a definire integralismo ambientalista, non può che fare perno sull'istituzione e sulla gestione dei parchi e delle aree protette regionali e nazionali. Un'altra risposta seria e lungimirante dovrebbe essere la predisposizione e l'adozione di un vero piano per il turismo congiunto ad una carta del turismo sostenibile che, individuando in modo rigoroso alcuni parametri fondamentali, metta finalmente ordine nel settore e consenta di distinguere gli operatori veri dagli speculatori immobiliari. La strada obbligata a questo punto diventerebbe quella della creazione di nuova occupazione, di nuovi posti di lavoro finalizzati a garantire nel tempo l'integrità dei luoghi e la riqualificazione paesistica. A cominciare quindi dall'istituzione dei parchi e delle riserve naturali e dalla tutela e dal recupero dei beni culturali. Certo, bisogna riconoscere ancora una volta che pochi argomenti sono capaci di suscitare altrettanta tensione quanta ne determina la discussione sulla tutela ambientale e sui parchi. Eppure non ci si può rassegnare all'idea che, a distanza di oltre otto anni dall'approvazione della legge regionale numero 31, dell'89, non sia possibile istituire alcun parco in Sardegna. È veramente giunto il momento per dimostrare, nel giro di poche settimane, che questa maggioranza è capace di una vigorosa reazione per far finalmente coincidere le intenzioni ai fatti. Per non determinare, eufemisticamente parlando, "crisi di coscienza", in chi più di altri crede in questa prospettiva. E' importante riprendere con vigore e concludere rapidamente l'iter per l'istituzione dei parchi regionali del Gennargentu, dell'Asinara e di La Maddalena. Mentre mi avvio a concludere voglio soffermarmi brevemente sull'esigenza di indirizzare la riforma dell'intervento pubblico nel settore forestale più verso la valorizzazione dell'immenso patrimonio naturale esistente piuttosto che verso velleitarie e fallimentari logiche produttivistiche. In conclusione voglio manifestare la speranza che la maggioranza e la Giunta possano finalmente colmare la distanza fra le enunciazioni di principio e la concretezza delle realizzazioni. E per restare nella metafora di Pinocchio, proposta da un giovane collega nelle vesti di Lucignolo ieri, anche per smentire i riferimenti che in quest'Aula sono stati fatti al simpatico personaggio della letteratura per bambini, è giunto il tempo di lasciare finalmente a bocca asciutta i simbolici gatti e volpi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS (F.I.). Signor Presidente della Giunta, signor Presidente del Consiglio, la democrazia che abbiamo è assoggettata alla realtà dei numeri, e questa regola noi liberaldemocratici non solo accettiamo ma sottoscriviamo: con i numeri si forma il governo. Per cui la maggioranza è frutto di una volontà numerica di questo Consiglio di formare appunto una coalizione che poi renda possibile il governo. Qualcosa da dire l'abbiamo semmai su come si formano i numeri; perché i numeri, signor Presidente, sono effetto dei risultati ottenuti dalle elezioni. In questo Consiglio invece la maggioranza che si va a formare non è effetto del risultato ottenuto dalle elezioni. Tali e tante modificazioni si sono avute, tali e tanti sono stati i passaggi, uno per tutti quello del Patto Segni che si è scisso in tre gruppi, per cui questa maggioranza è effetto più di artifici politici dell'Aula, del Consiglio, che della stessa volontà degli elettori. Nulla da dire sul fatto anche, sull'obiettivo raggiunto dal partito comunista di entrare al governo. Sappiamo peraltro che questo disegno politico è già da lungo tempo portato avanti dalle forze della sinistra. Realizzare il partito unico della sinistra è un obiettivo storicamente presente nel PDS, nel vecchio PCI e attuale PDS, in Rifondazione Comunista e anche nel vecchio partito socialista, oggi presene con Federazione Democratica. Realizzarlo con la complicità per arrivare al potere, del Partito Popolare e di Rinnovamento Italiano ci trova naturalmente un pochettino scettici. Realizzare il potere e ottenere il potere secondo la logica leninista dovrebbe poi consentire, attraverso l'esercizio del governo, di ottenere il consenso. Ed è su questo passaggio che noi siamo sicuri che la sua maggioranza, quando arriveremo alle elezioni, si dimostrerà artificiosa. In effetti noi crediamo che fra un anno e mezzo il popolo sardo riuscirà finalmente a ricostituire quella che è la vera maggioranza che dovrà condurre la Sardegna, certamente non basata, o ci auguriamo non basata su artifici post elettorali. Signor Presidente, per quello che riguarda il programma mi permetta che, così come si è visto anche nelle sue precedenti esperienze, non merita realmente nessuna considerazione da parte mia, anche perché avevo definito mi pare il programma del Palomba quattro, come il libro dei sogni, così come lo avevo definito precedentemente il libro dei sogni. Dico solamente che è un programma demagogico, velleitario, comunque inutile. Di più mi soffermerei invece sui rapporti Stato-Regione. Risolvere il deficit infrastrutturale della nostra Isola, risolvere quelli che sono i problemi, i punti nodali della Sardegna, caro Presidente, che sono essi rappresentati dall'energia, dai trasporti, dal piano acque, dal problema idrico e dal piano telematico, lei ancora si sta soffermando su queste quattro costituenti fondamentali per risolvere il nostro deficit strutturale e fa ancora dei proponimenti per il prossimo anno e mezzo. Trascura quasi che sono trascorsi tre anni e mezzo senza che, al di là degli accordi di programma, delle intese programmatiche, si sia fatto niente di concreto per questi punti nodali. Giova solamente ricordare il problema dell'energia, Presidente. Lei ancora oggi parla della metanizzazione; sentendo invece conferenze, parlo della conferenza dell'Enel, si parla di centrali a carbone. Ancora oggi questo Consiglio non è in grado, se non attraverso l'enunciazione di due parole che sono scritte nel suo programma, di capire qual è il piano energetico per la Sardegna, non essendo stato presentato ancora al Consiglio, da parte della Giunta, un piano energetico regionale, una scelta della Giunta, che la Giunta sottopone al Consiglio per il piano energetico regionale. Sul problema dei trasporti io la pregherei di non scrivere niente perché il risultato, quando è intervenuto nel problema dei trasporti, è stato l'unico tangibile segno del rapporto Stato-Regione, rappresentato dalla sua Giunta, ovvero l'aumento delle tariffe aree, per cui, per cortesia, non parli più con il Governo del problema dei trasporti. Il piano telematico, lo stesso lei dedica una certa importanza al piano telematico però, a tre anni e mezzo di distanza, quella che doveva essere una realizzazione, ricordo il primo incontro alla conferenza dei Presidenti di Gruppo con la sua presenza pose al centro del nostro problema, l'isolamento causato dalla nostra situazione geografica, la necessità di collegarci rapidamente con il resto del territorio nazionale e internazionale, collegamento che poteva avvenire naturalmente, con quelli che sono oggi a disposizione, progressi tecnici, con quelle che sono le realtà del piano telematico. Ebbi la sua assicurazione che sarebbe stato il punto principale, il punto fondante di questa Giunta, il primo obiettivo. Da allora sono passati esattamente tre anni e mezzo perché la prima conferenza dei Capigruppo in tre anni e mezzo mi pare che grandi risultati non ne siano ottenuti. Questi sono i rapporti Stato-Regione. Un solo accenno, signor Presidente, a quello che io ritengo un punto fondante per la Sardegna: la zona franca. Ancora vedo che si fa molta confusione tra punto franco e zona franca, ma la zona franca, che poi è punto franco secondo quello che normalmente si intende, che lei presenta, ha più l'aspetto di un punto franco doganale per risolvere i problemi della portualità, per risolvere dei problemi burocratici all'interno dell'attività portuale dei trasporti. Quella che noi invece definivamo e volevamo era una zona franca integrale per tutta l'Isola, rivolta alla produzione e alla trasformazione, cioè quella zona franca capace di portare impresa, libera impresa, dal momento che in essa le esenzioni fiscali rendono vantaggiosa la Sardegna o le zone in cui c'è la zona franca, e lo stesso costo del lavoro può essere liberamente contrattato. In pratica capace di aggregare quell'impresa libera e pertanto, caro Presidente, non voluta dai settori i quali, come unica impresa, vedono l'impresa di Stato o perlomeno collegata con lo Stato o, perlomeno, che abbia necessità stretta di collegamenti con il potere politico, che certamente non è quella che può essere inserita in una zona franca. La vostra politica è ancora quella dell'assistenzialismo, che mal si coniuga con la zona franca e con l'impresa libera. In questo Consiglio ancora esistono delle forze che sono forze conservatrici, che hanno aggregato altre forze pseudoinnovatrici evidentemente per ottenere la maggioranza, ma certamente sono quelle forze che non ci porteranno fuori dalla palude economica, sono quelle forze che per perpetuare la propria attività di governo sono capaci di far soffrire tutti i sardi per poi, intervenendo con queste leggi assistenziali contenute in provvedimenti a pioggia, ottenere quel consenso elettorale in maniera bieca. E allora non parli di zona franca nel suo rapporto Stato-Regione, o se ne deve parlare, così come lei ha creato e vuol creare tanti comitati, non ultimo la conferenza regionale sul lavoro, che sfocerà su un comitato permanente, di ascolto a quello che è il comitato della zona franca, che ha visto la nostra forza politica presentarlo, poi cederlo ad altre forze politiche, per far capire che non è qualcosa che parte da Forza Italia, ma è un qualcosa che parte da tutta la Regione Sardegna, dal Consiglio regionale della Sardegna per essere rivendicata. Non vogliamo avere il padrinaggio politico delle cose, ci interessa che le stesse cose vengano realizzate, Presidente. E allora che si avvii un dibattito con il Comitato per la zona franca per portare avanti quello che per me è l'unico modello di sviluppo diverso possibile oggi per la Sardegna.

Per quanto riguarda la nostra posizione politica stiamo avviando quel processo, perché vogliamo essere noi protagonisti del futuro nella prossima legislatura, di innovazione all'interno del Polo. Noi diciamo "col Polo, oltre il Polo" e questo è l'appello che si rivolge alle forze liberaldemocratiche presenti in questo Consiglio, che non ostacolano il bipolarismo, caro Presidente, come lei ha detto nelle sue dichiarazioni programmatiche. Il vero ostacolo al bipolarismo è all'interno di questo Consiglio. Il bipolarismo prevede che le forze socialdemocratiche si presentino per formare un governo, le forze liberaldemocratiche si presentino agli elettori per formare un governo alternativo. Mi scusi il termine, ma il minestrone non è il bipolarismo. Cari amici di Rinnovamento italiano, il bipolarismo laddove lo si volesse veramente perseguire come linea politica, oltre che naturalmente ideologica, prevede che le forze socialdemocratiche si presentino unite e realizzino il loro progetto della sinistra unita così come vogliono portare avanti da tempo, con l'aiuto o meno del Partito popolare che sicuramente è molto più organico di quanto non sono le altre forze al partito della sinistra. Le altre forze devono avere un moto di orgoglio e presentarsi libere alle elezioni quando sarà il momento di arrivare a esse. Solo così si realizza il bipolarismo. Vie intermedie, giustificate da una propria visibilità per il potere non portano alla chiarezza politica. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Randaccio. Ne ha facoltà.

RANDACCIO (Gruppo Misto). Colleghi consiglieri, alcune settimane fa, in quest'aula, non ci siamo sottratti alle nostre responsabilità politiche e assieme agli amici sardisti abbiamo formalmente aperto la crisi. Si era creata una situazione per noi insostenibile, caratterizzata da un pericoloso scollamento tra l'Esecutivo e la forze di maggioranza, che si sostanziava in particolare nella presenza in Giunta di assessori non appartenenti ad alcuna forza della maggioranza, nei ritardi su alcuni temi programmatici ai quali noi di Rinnovamento italiano attribuiamo grande rilevanza, come il rilancio delle attività produttive delle piccole e medie imprese, il decentramento degli enti locali, la zona franca, la riforma degli enti strumentali e il piano telematico regionale. Questi temi segnavano un passo mancava un confronto serio che coinvolgesse da posizioni di pari dignità tutte le forze della maggioranza. Non abbiamo condiviso inoltre qualche eccesso di individualismo da parte dell'Assessore tecnico che in occasione della predisposizione della proposta finanziaria per il triennio 1998-2000 si è tradotto non tanto nei ritardi che da più parti si sono denunciati, che peraltro riteniamo gravi, quanto soprattutto per una palese violazione delle fondamentali regole istituzionali del rapporto Giunta- Consiglio, che attribuiscono non al singolo assessore, né alla Giunta, ma al Consiglio e in particolare alle forze di maggioranza, le prerogative di indirizzo e modifica di importanti piani di intervento, come quelli legati alla riprogrammazione delle risorse comunitarie e alla attuazione della legge numero 402 sul piano di rinascita.

Con riferimento alla manovra finanziaria abbiamo inoltre denunciato con forza e ritenuto inaccettabile il mancato coinvolgimento di Rinnovamento italiano nella definizione della stessa. Aprendo la crisi qualche settimana fa abbiamo quindi voluto significare l'esistenza di un malessere complessivo che caratterizzava il quadro politico di maggioranza, e in particolare abbiamo voluto significare che in quelle condizioni Rinnovamento italiano non era più disponibile ad assicurare il proprio appoggio alla maggioranza. Abbiamo chiesto garanzie precise di tipo politico e di tipo programmatico. In questi giorni di serrato lavoro per la soluzione della crisi credo che anche grazie al nostro contributo si siano ricreate le condizioni di dialogo costruttivo fra le forze di maggioranza. Sotto il profilo politico e ragionando anche in termini di prospettiva era indispensabile un chiarimento fra le forze del centro sinistra. Qualcuno sostiene che la coalizione si è spostata a sinistra e questo se ci fermiamo a una valutazione superficiale potrebbe sembrare rispondere al vero, ma la verità è che dobbiamo cominciare a ragionare in termini di bipolarismo, e il bipolarismo presuppone in ciascun raggruppamento anche la presenza delle forze estreme con le quali ci si deve confrontare costruttivamente sul piano programmatico. Noi, con decisione non semplice, siamo però arrivati alla conclusione che è preferibile il confronto diretto con Rifondazione Comunista , dove risaltino anche le differenze e le contrapposizioni, ma dove allo stesso tavolo si cerchi di smussare gli angoli e mediare gli estremismi. Preferiamo sedere allo stesso tavolo e confrontarci condividendo le responsabilità di governo piuttosto che, come purtroppo avviene a livello nazionale, subire ricatti e condizionamenti dall'esterno, come spesso fa il partito di Bertinotti nei confronti del governo Prodi.

Certo non ci fa piacere che gli amici sardisti abbiano preferito non essere della partita. Ci auguriamo che vogliano ancora credere nella strategia del centrosinistra, che in Sardegna è vincente solo se si riesce a tenere insieme in modo costruttivo le forze di una sinistra moderna e socialista, quelle cattolico-democratiche, quelle liberali e quelle sardiste. Quella che qualcuno demagogicamente definisce eterogeneità è invece, al contrario, la vera forza del centrosinistra. E questo è un obiettivo ancora da raggiungere sul quale facciamo un appello per contare sul contributo che noi riteniamo indispensabile degli amici sardisti, ma Rinnovamento italiano intende sottolineare l'importanza della propria presenza in questa coalizione, a salvaguardia in particolare delle aspettative dei ceti produttivi che con la nostra presenza possono avere anche garanzie di rispetto e valorizzazione dei principi del libero mercato, del ruolo centrale della piccola e media impresa, della efficienza e della trasparenza dell'azione della pubblica amministrazione.

Cari colleghi, con la nostra presenza nella coalizione intendiamo dare piena visibilità ai valori della cultura liberale, di cui noi ci sentiamo convinti interpreti. A questo proposito è utile ricordare che Rinnovamento italiano rappresenta formalmente in questo Consiglio la federazione dei liberali, i soli rappresentanti (?) in Italia dell'internazionale liberale, con i quali Rinnovamento italiano ha siglato un importante accordo politico nell'ambito di un più ampio disegno di convergenza nazionale tra le forze laiche e moderate dell'Ulivo. E' su queste basi politiche che abbiamo chiesto visibilità e spazio alle nostre istanze programmatiche, poche cose realisticamente realizzabili, ma di grande valenza, che con grande soddisfazione nostra sono state recepite in toto nelle dichiarazioni programmatiche del presidente Palomba. Abbiamo chiesto in primo luogo che l'azione della Regione fosse orientata prioritariamente su cinque punti fondamentali. Il primo punto è il rilancio del sistema economico produttivo regionale fondato sull'allargamento della base produttiva come vera soluzione strutturale alla disoccupazione; il rilancio della programmazione regionale nel pieno rispetto della programmazione dal basso e dello sviluppo locale, con conseguente modifica prioritaria della legge sui piani integrati d'area. Il terzo punto è la ridefinizione delle condizioni e dei contenuti dell'autonomia speciale con il governo nazionale, con un particolare riferimento al tema della zona franca fiscale intesa nella sua accezione più ampia di strumento dello sviluppo economico. La riforma della Regione e degli enti strumentali, l'avvio urgente del processo di attuazione del federalismo interno nel rispetto dei principi della legge numero 142 del '90. Come primo rilevante atto politico programmatico della nuova coalizione, per il raggiungimento degli obiettivi delineati, abbiamo chiesto ed abbiamo ottenuto che in tempi brevi si proceda ad una ridefinizione e verifica di congruità dei contenuti dell'attuale proposta della manovra finanziaria per il triennio '98-2000. Sugli aspetti programmatici credo che sia importante richiamare alcuni temi forti ai quali attribuiamo notevole importanza e sui quali concentreremo i nostri sforzi in Giunta ed in Consiglio. Tendo a richiamare i colleghi di tutte le coalizioni, in particolare dell'opposizione dalla quale sono arrivate alcune indicazioni di questo tipo, a valutare con estrema attenzione le linee programmatiche proposte da lei, Presidente, che contengono tutti questi punti che noi riteniamo fondamentali e credo che appartengono non esclusivamente a Rinnovamento Italiano ma a tutte le forze politiche che dicono di avere un'indicazione liberale o liberaldemocratica. In prima analisi diamo un'importanza rilevantissima alla programmazione dal basso. La programmazione così detta dal basso ha un senso solo se associa in modo attivo e diretto gli enti locali e tutti gli attori locali, dalle forze sindacali a quelli imprenditoriali; a tale proposito il programma della nuova Giunta recepisce quanto da noi proposto in merito al coinvolgimento degli enti locali nel processo di programmazione delle risorse comunitarie per il periodo che va dal 2000 al 2006, una partita che comincia già da oggi se vogliamo evitare di inserire misure che poi non hanno la cantierabilità e ci costringerebbero alla restituzione delle risorse a vantaggio di altre regioni europee. La programmazione delle risorse comunitarie impone inoltre un quadro di stringenti compatibilità con i contenuti della programmazione integrata d'area regionale e con quella nazionale, riguardante dei patti territoriali, dei contratti d'area e dei contratti di programma. Per evitare il proliferare di iniziative frammentate e sovrapposte, nonché per assicurare adeguati standard qualitativi ai progetti abbiamo chiesto ed ottenuto che fossero le province ad esercitare una necessaria azione di coordinamento e proposta nel pieno rispetto dei principi della predetta legge numero 142 del '90. Tutte queste indicazioni, signor Presidente, lei sa benissimo sono presenti nelle linee programmatiche sottoscritte da tutti i Gruppi della maggioranza. Lavoro, questo è un tema che sembrerebbe, da quanto indicato negli interventi dell'opposizione, di appannaggio di Rifondazione Comunista, così non è, io credo che tutta la coalizione abbia non solo l'interesse, ma abbia la volontà di procedere per la soluzione di un annoso problema che riguarda tutti sicuramente. Sui temi del lavoro abbiamo rimarcato che se il lavoro sostenuto può anche essere una soluzione nell'emergenza, non lo è nel medio e lungo periodo. Nel lungo periodo è necessario promuovere impresa capace di sostenersi autonomamente e conseguentemente di garantire occupazione stabile. Anche per evitare facili demagogie su questo tema delicatissimo abbiamo chiesto ed ottenuto che la coalizione assumesse come principio programmatico irrinunciabile che l'aumento stabile dell'occupazione si potrà verificare solo come conseguenza dell'attivazione di un reale processo di sviluppo endogeno, autosostenuto, caratterizzato dall'allargamento della base produttiva regionale. A tal fine valenza prioritaria assumono gli interventi a favore della diffusione della piccola e media impresa sull'intero territorio nei settori particolari dell'agro industria, del turismo, dell'ambiente e dei servizi a più alto valore aggiunto, parlo dell'informatica e della telematica. Altro tema a noi estremamente caro, in quanto abbiamo partecipato attivamente allo stesso comitato di cui parlava insieme agli amici sardisti l'onorevole Floris, abbiamo chiesto e abbiamo ottenuto, e basta guardare alla pagina 23 se uno ne ha la volontà e la voglia, le dichiarazioni programmatiche di questa maggioranza e di lei presidente per notare che sul tema dello sviluppo sia Rinnovamento Italiano, ma facendole proprie, tutta la maggioranza, hanno fatto un approfondito lavoro ed il programma recepisce in toto la proposta di quel comitato di cui parlava l'onorevole Floris che consente, forse per la prima volta, di avere alcuni orientamenti chiari sui contenuti che dovrà avere la rivendicazione con il governo nazionale sulla zona franca fiscale. Come recita testualmente il programma, per la Sardegna non avrebbe senso una contrattazione con lo Stato sulla zona franca fiscale al di fuori di una più ampia contrattazione su un programma di rilancio dell'intero sistema economico e produttivo dell'Isola. La questione della zona franca fiscale entro due mesi sarà oggetto di un'urgente definitiva contrattazione con il governo nazionale, che potrà concretizzarsi nella forma legislativa più semplice, con semplice decretazione del governo avente ad oggetto specifiche norme di attuazione degli articoli 8, 10 e 13, con una particolare attenzione alla riduzione del peso fiscale sui redditi delle imprese di qualsiasi settore produttivo compresa la riduzione del costo del lavoro che in Italia ha raggiunto i livelli più alti d'Europa, non più sostenibili da una Regione come la nostra gravata da forti ritardi strutturali. In pratica riduzioni fiscali come contropartita rispetto ai gap infrastrutturali, in particolare parliamo del metano, della continuità territoriale, per far sì che le nostre imprese possano competere pariteticamente con le imprese di tutto lo Stato italiano. Tutto questo, vi ripeto, è scritto e riscritto in maniera estremamente chiara alla pagina 23 delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta regionale. PIA, riteniamo inoltre necessaria una serie di correttivi della legge regionale numero 14 del '96 sui piani integrati d'area, che riguardano in particolare la precisazione del ruolo e delle competenze delle province e, cosa importantissima, soprattutto il trasferimento delle risorse finanziarie dalla Regione alle stesse province per le fasi attuative. Bisogna avere il coraggio di trasferire le risorse e far crescere le capacità e le qualità progettuali degli enti locali. Bene, cari amici, tutti questi temi da noi proposti sono stati ampiamente recepiti e debbo dire, con estrema sincerità, condivisi da tutte le forze presenti, compresa Rifondazione Comunista, da tutte le forze presenti all'interno di questo quadro di maggioranza. E' chiaro che da parte nostra c'è una grandissima soddisfazione in questo sia per il recepimento delle nostre indicazioni ma anche perché i nostri partners hanno dato prova della sensibilità necessaria per realizzare questi nostri obiettivi. Se la coalizione manterrà i propositi di compatezza sui quali abbiamo siglato un preciso accordo programmatico, questi temi troveranno possibili soluzioni noi riteniamo entro la fine di questa legislatura. Siamo peraltro consapevoli delle difficoltà che potranno verificarsi per la presenza di posizioni e ideali differenti con Rifondazione Comunista alla quale chiediamo tuttavia un confronto aperto e costruttivo. E' un confronto che affrontiamo senza rinunciare tuttavia a svolgere un ruolo fondamentale di garanzia all'interno del centro sinistra nei confronti dei ceti produttivi, i soli veri produttori della ricchezza e delle opportunità occupazionali. Per queste ragioni la nostra presenza in Giunta consentirà di mitigare e controllare qualche preoccupante eccesso verso forme assistenziali che non possono essere strumento ordinario di intervento, devono essere limitate nel tempo, a fronte di situazioni di grave malessere sociale, quali quelle che attraversa la Sardegna ai giorni nostri. Con questo spirito costruttivo e di massima apertura e collaborazione, richiamando la figura di garante del patto programmatico che chiediamo al presidente Palomba e chiediamo a lei, Presidente, di assumersi questo impegno senza riserve e cedimenti, sottolineando l'importanza del metodo fondato sulla concertazione fra Gruppi politici, Giunta e Consiglio, siamo certi che in questa ultima parte della legislatura si ridurranno le distanze del passato tra i diversi livelli istituzionali, a tutto vantaggio dell'efficienza e della snellezza degli iter legislativi e dell'azione di governo della Giunta. Permettetemi un augurio sincero di proficuo lavoro ai nostri assessori, a tutta la Giunta, a lei Presidente e a tutta la coalizione.

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 15.

La seduta è tolta alle ore 13 e 12.