Seduta n.241 del 13/05/1993 

CCXLI SEDUTA

(POMERIDIANA)

GIOVEDI' 13 MAGGIO 1993

Presidenza del Vicepresidente SERRENTI

INDICE

Disegno di legge: "Modifiche alla legge regionale 24 ottobre 1988, n. 33 (Norme in materia di politica attiva del lavoro). Modifiche all'articolo 92 della legge regionale 4 giugno 1988, n. 11 (Progetti speciali finalizzati all'occupazione) (350). (Discussione generale):

SELIS ......................................

USAI SANDRO, relatore .......

FADDA FAUSTO ..................

DEMONTIS ............................

COGODI .................................

RUGGERI................................

PUSCEDDU ...........................

PIGLIARU, Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale

Interpellanza (Annunzio) ......

Sull'ordine dei lavori: ............

SELIS ......................................

La seduta è aperta alle ore 17 e 01.

MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 6 maggio 1993, che è approvato.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (D.C.). Presidente, per chiedere il rinvio di mezz'ora per completare la predisposizione di emendamenti relativi al disegno di legge numero 350.

PRESIDENTE. Se non vi sono opposizioni, la sospensione è accordata.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 02, viene ripresa alle ore 17 e 38.)

Annunzio di interpellanza

PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza.

MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:

"Interpellanza Amadu - Fadda Fausto - Tamponi - Marteddu - Satta Gabriele sulla grave situazione dei lavoratori dei cantieri di Fiumesanto (Sassari) e sulla necessità di iniziative urgenti". (317)

Discussione generale del disegno di legge: "Modifiche alla legge regionale 24 ottobre 1988, n. 33 (Norme in materia di politica attiva del lavoro). Modifiche all'articolo 92 della legge regionale 4 giugno 1988, n. 11 (Progetti speciali finalizzati all'occupazione)" (350)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 350, relatore l'onorevole Usai Sandro.

Ha domandato di parlare l'onorevole Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (D.C.). Presidente, i componenti delle due Commissioni coinvolte nell'esame del disegno di legge in questione, lavoro e programmazione, in maniera costruttiva stanno cercando di trovare un accordo sugli emendamenti che consenta un più spedito esame del disegno di legge in Aula. Pensavamo si potesse concludere prima, c'è qualche complicazione che mi induce a chiedere a nome della Commissione bilancio e della Commissione industria un'ulteriore sospensione della seduta. Io penso che in venti minuti, mezz'ora, potremmo essere pronti. Approfitto di questa occasione, anche a nome degli altri componenti, per chiedere scusa ai colleghi di questo ulteriore rinvio.

PRESIDENTE. L'onorevole Selis chiede venti minuti di sospensione. Se nessuno si oppone la sospensione è accordata e i lavori riperderanno alle ore 18 e 15.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 41, viene ripresa alle ore 18 e 15.)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

Ha facoltà di parlare l'onorevole Sandro Usai, relatore.

USAI SANDRO (D.C.), relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge numero 350 all'esame del Consiglio contiene nella prima parte alcune modifiche alla legge numero 33, cioè alla legge che detta norme sulle politiche attive per il lavoro, precisamente dall'articolo 1 all'articolo 16; questi articoli si limitano a snellire e a semplificare i procedimenti e i rapporti procedurali previsti dalla 33, in particolare adeguando l'età per il diritto ad usufruire di questa normativa alla legge nazionale, stabilendo una normativa per quanto riguarda la validità delle sedute del comitato per il lavoro, regolando in modo diverso le competenze del Comitato e instaurando nuovi rapporti tra il Comitato per il lavoro e l'Assessorato del lavoro stesso.

Le norme invece dall'articolo 16 bis all'articolo 26 riguardano la modifica dell'articolo 92 della legge numero 11 del 1988 che regolava i progetti per l'occupazione. Quando la Commissione industria ha intrapreso il lavoro di esame del disegno di legge aveva davanti a sé quattro diversi problemi. Il primo era quello di eliminare le procedure complesse, per un certo verso anche inadeguate, che prevedevano l'esame dei progetti in Commissione consiliare (quindi allungando i tempi e coinvolgendo il Consiglio in un compito amministrativo che non gli è proprio), la loro valutazione in termini tecnici e il raffronto tra essi. Avevamo l'esigenza di chiudere con il passato, di mettere comunque un punto fermo sulle procedure vecchie, di stabilire la sorte delle risorse che residuano sicuramente, a detta dell'Assessore, dai 460 miliardi stanziati con la legge del 1988, e dettare infine nuove regole per il futuro.

Il vero nodo per l'attuazione di questi principi consiste in un rapporto tra il vecchio e il nuovo, cioè nel capire se le nuove regole devono trovare applicazione soltanto per i progetti non ancora esaminati o se devono riguardare anche gli altri progetti. La prima impostazione era stata quella di chiudere con il passato (chiarendo ovviamente alcuni problemi del passato, per esempio il problema della proprietà delle attrezzature) eliminando il parere della Commissione consiliare competente e regolando meglio il Comitato interassessoriale. Si è cercato con questo articolato di stabilire un nuovo sistema procedurale per quanto riguarda le pratiche non ancora esaminate, in particolare accentrando l'istruttoria presso l'ufficio della Presidenza, istituendo un ufficio speciale che valuti i progetti al posto dei singoli Assessorati e del comitato interassessoriale, fissando termini brevi (120 giorni) per le istruttorie delle pratiche pendenti, stabilendo criteri di priorità per l'esame dei progetti; cioè nell'ipotesi in cui le risorse non sono sufficienti, l'articolo 24 - abbastanza fondamentale in questa nuova impostazione - stabilisce che nell'istruttoria e nella valutazione è data priorità ai progetti che o realizzano il più alto rapporto occupazione-investimento, o agevolano nuove imprenditorialità, o utilizzano strutture e attrezzature del pubblico già esistenti, o privilegiano la priorità di condizioni di soggetti di tipo corporativo, o creano occupazione con caratteristiche di maggiore stabilità, o garantiscono un migliore rapporto costi-benefici e una migliore congruità degli investimenti rispetto agli obiettivi del progetto.

Quindi l'articolato che viene posto all'esame dell'Aula prevede due distinte fasi: una, dall'articolo 16 all'articolo 20, regola l'istruttoria delle pratiche presentate entro la data fissata dall'articolo 92 della legge numero 11 del 1988; l'altra prevede un nuovo sistema procedurale per quanto riguarda invece le pratiche nuove che possono essere recuperate nel contesto del sistema regionale. Su questa tematica c'è ancora una contrapposizione di opinioni, ci sono ancora diverse correnti di pensiero e credo che quest'Aula, eventualmente attraverso gli emendamenti della Giunta, scioglierà il nodo; cioè deciderà se questa normativa verrà applicata soltanto alle pratiche presentate sino al 1988, distinguendo tra pratiche istruite o da istruire, o se si applicherà anche a pratiche eventualmente presentate ex novo entro una data fissata al 31 dicembre 1992, per evitare che ci sia la corsa veloce alla proliferazione di queste domande.

Questi sono gli argomenti in discussione per i quali ovviamente la Commissione si rimette alla decisione dell'Aula. Devo dire che io stesso ho presentato poco fa tre emendamenti tecnici riguardanti le attrezzature, le anticipazioni e la durata del contratto di lavoro delle persone assunte in base a questi progetti speciali. Comunque io spero, ripeto, che in quest'Aula si riesca a portare un contenuto migliorativo o comunque decisivo per sciogliere quel nodo che è rimasto irrisolto in sede politica.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Fausto Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA FAUSTO (P.S.I.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa sera intendo, e mi duole farlo, esprimere una ferma protesta. Presidente, io sono indignato per il modo con il quale vengono condotti i lavori all'interno del Consiglio e soprattutto nel rapporto tra Consiglio e Commissioni, per il modo con il quale si agisce spesso all'interno delle Commissioni consiliari. La larga maggioranza che si è raccolta all'interno di questo Consiglio regionale porta all'approvazione di provvedimenti senza che i singoli consiglieri spesso abbiano la possibilità di entrare nel merito delle proposte che vengono presentate; e i ritmi di lavoro che vengono assunti, soprattutto nell'esame di alcuni provvedimenti, impediscono spesso - come è avvenuto in occasione della discussione sulla legge urbanistica - almeno in alcuni momenti, ai consiglieri di predisporre i relativi emendamenti e comunque di inserirsi nel dibattito. Si sta determinando all'interno del Consiglio, caro Presidente, un clima pesante, un clima che serve per suddividere i consiglieri in consiglieri di serie A e consiglieri di serie B; i primi hanno diritto a partecipare alle riunioni e agli incontri per discutere degli argomenti e di alcuni emendamenti, e agli altri, nonostante la loro presenza, nonostante la loro attività, nonostante la loro dignità di uomini e di consiglieri, viene impedito di svolgere il proprio lavoro all'interno delle Commissioni e all'interno del Consiglio.

Per esempio, stasera ci occupiamo di un provvedimento che, varato dalla Commissione consiliare competente, era stato iscritto all'ordine del giorno. Stamane alla chiusura della seduta, è stata annunciata la ripresa dei lavori per le ore 17, con all'ordine del giorno il disegno di legge numero 350. Io ho partecipato ai lavori del Consiglio stamane, Presidente, mi sono allontanato dopo la conclusione dei lavori, alle ore 17 ero in aula e nessuno mi ha comunicato che si stava discutendo di alcune revisioni, di alcuni emendamenti da proporre al provvedimento di legge numero 350; del tutto casualmente mi sono reso conto che era in corso una riunione tra alcuni consiglieri regionali e i rappresentanti della Giunta nella quale si discuteva degli emendamenti da produrre in Aula per l'esame di quel testo di legge...

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, però lei evidentemente non era presente alle 17 perché all'apertura dei lavori alcuni colleghi hanno chiesto una sospensione per potersi riunire a discutere. Se lei fosse stato presente avrebbe potuto partecipare.

FADDA FAUSTO (P.S.I.). No, no, Presidente, la riunione è iniziata alle 16, mi dispiace contraddirla.

RUGGERI (P.D.S.). No, è iniziata alle ore 16 e 40.

FADDA FAUSTO (P.S.I.). Comunque, Presidente, non c'era nessuna convocazione formale di quegli organismi abilitati a discutere di quei problemi. Non si possono promuovere incontri tra rappresentanti della Giunta e singoli consiglieri (chiunque essi siano) a prescindere dalle capacità dei singoli; non si possono promuovere azioni di questo tipo, esistono all'uopo le Commissioni consiliari competenti ed esse devono essere convocate in maniera riturale. Quindi pretendo dal Presidente della Commissione, dal Presidente del Consiglio di essere messo al corrente di eventuali modificazioni introdotte su provvedimenti già approvati dalla Commissione. Lo pretendo, Presidente, per la mia dignità di consigliere!

Io non vorrei che questa grande maggioranza che si è determinata all'interno del Consiglio regionale portasse alla riduzione del ruolo di carattere personale, della dignità di ciascuno di noi all'interno del Consiglio. Faccio appello quindi alla sua autorità, alla sua autorevolezza, io lo faccio per me stesso, per richiamare i consiglieri, i Presidenti delle Commissioni, i rappresentanti della Giunta al rispetto del Regolamento, al rispetto di metodi che sono stati introdotti in questo Consiglio, di consuetudini che hanno fatto sempre riferimento alla dignità dei singoli consiglieri all'interno del Consiglio.

Per quanto riguarda il provvedimento, Presidente, io esaminerò gli emendamenti che sono stati proposti o che verranno proposti. Devo dire, entrando nel merito del provvedimento, che il disegno di legge numero 350 è un provvedimento migliorativo rispetto ai contenuti della legge numero 33, perché tiene conto della accelerazione delle procedure, pur non tenendo conto delle necessarie revisioni e degli aggiornamenti che riguardavano i contenuti veri delle legge numero 33. Più volte, in questa sede, alcuni consiglieri hanno fatto presente la necessità di revisione della legge 33, per i limiti sia temporali che intrinseci in essa contenuti, per la prospettiva che creava di occupazione precaria, in quanto erano assenti, nell'articolato approvato qualche anno fa, prospettive di occupazione stabile per i giovani chiamati ad utilizzare le risorse regionali attraverso progetti specifici.

Io, in Commissione ed anche in Aula, avevo espresso la preoccupazione che i fondi della legge numero 33 fossero utilizzati per promuovere occupazione precaria, e in particolare creare una nuova situazione molto preoccupante simile a quella determinata dalla approvazione della vecchia legge numero 285, quella che aveva consentito l'ingresso in sede regionale di numerosi giovani attraverso i progetti speciali. Conosciamo le vicende della 285, sappiamo che allo scadere del periodo di tempo previsto per l'elaborazione dei progetti si è creata nei confronti della Giunta regionale inizialmente, del Consiglio regionale successivamente, una pressione di carattere psicologico, determinata dai giovani che, con la conclusione dei progetti, avrebbero perso il loro posto di lavoro e che si è conclusa sino all'inserimento di questi giovani nell'organico dell'amministrazione regionale. Sappiamo benissimo quali danni ha creato questa operazione, certo ha garantito l'occupazione dei giovani che erano stati assunti precariamente, però nella fase successiva sono state disperse le professionalità che erano presenti all'interno dei gruppi di lavoro che agivano per progetti speciali, perché i giovani sono stati trasferiti, all'interno della Regione, in settori e attività diverse rispetto a quelle iniziali.

Io esprimo la preoccupazione che, alla conclusione dei progetti triennali previsti dalla legge 33 e dopo l'utilizzazione delle risorse ingenti, destinate ai piani per l'occupazione, si debba far fronte a una massa occupativa con nuove risorse che sarà difficile se non impossibile, reperire, se pensiamo che i soldi necessari per promuovere i progetti della legge 33 fanno riferimento ad un mutuo di carattere regionale, mutuo che sarà difficile riaccendere alla conclusione dell'elaborazione di questi progetti. La preoccupazione reale è che con i progetti - almeno con i primi che sono stati approvati e con gli altri che saranno simili a questi - si impedisca la formazione di professionalità che sono indispensabili per la Regione. Sappiamo che questi progetti difficilmente realizzeranno qualcosa, sono progetti che si muovono nella logica dell'assistenza e non creano professionalità, per cui difficilmente lasceranno, sul piano culturale e professionale, qualche cosa nella nostra Isola. Io pensavo che, in occasione dell'aggiornamento della legge numero 33 per quanto riguarda le procedure, si entrasse anche nel merito dei contenuti per migliorarli, per orientarli in maniera diversa, per garantire una revisione sul piano tecnico e culturale, sul piano professionale ed amministrativo. Niente di tutto questo, ritrovo solo procedure di accelerazione, che sono certamente da salutare come procedure che garantiscono finalmente l'utilizzazione delle somme, individuate negli anni scorsi, spese con i criteri contenuti nella legge 33.

Allora, Presidente, riprendendo le considerazioni iniziali, le chiederei di sensibilizzare i Presidenti delle Commissioni e i rappresentanti della Giunta perché non avvengano più le cose che sono avvenute questo pomeriggio e che non si ripetano quelle verificatesi nei giorni scorsi, in occasione del dibattito sulla legge urbanistica. Mi auguro che questo episodio che io ho messo in evidenza stasera serva per farci riflettere e spero che ognuno di noi si faccia interprete delle esigenze e delle necessità dei colleghi. Sono convinto che attraverso questa sensibilizzazione si possa proseguire con i lavori del Consiglio in maniera diversa rispetto ad oggi, e si possa garantire a tutti i colleghi la partecipazione ai lavori delle Commissioni e del Consiglio.

Presidente, entrerò nel merito delle proposte che verranno presentate; mi riservo, per quanto riguarda gli articoli e gli emendamenti, di intervenire nella discussione che si verificherà successivamente.

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, devo farle osservare che il Regolamento comunque è stato applicato in pieno. Il sesto comma dell'articolo 84, glielo leggo, dice: "La Giunta, cinque consiglieri, un Presidente di Gruppo possono sempre presentare emendamenti comunque prima della votazione sul passaggio all'esame degli articoli". Quindi da questo punto di vista...

FADDA FAUSTO (P.S.I.). Ho capito che non ha capito niente!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Demontis. Ne ha facoltà.

DEMONTIS (P.S.d'Az.). Signor Presidente, questo è il mio primo intervento e credo che possa essere utile per tentare di risolvere alcuni problemi venutisi a creare in seguito all'individuazione da parte della Giunta regionale dei soggetti attuatori e soprattutto dei soggetti esecutori dei progetti speciali per l'occupazione. Di fatto la Giunta, con tale provvedimento, ha in diversi casi sostituito i soggetti attuatori (i comuni, per esempio, con le comunità montane) ma ciò che risulta maggiormente grave, e desta preoccupazione per le conseguenze, è la sostituzione di un ente pubblico, qual è il comune, con soggetti privati, tipo imprese o società, individuati - credo - col criterio collaudato dell'affidabilità; sistema che, come abbiamo visto, ha dato e potrà dare certamente buoni risultati non solo esclusivamente sul piano della funzionalità.

Quello che ci preoccupa maggiormente è la conseguenza di tali scelte. A titolo di esempio richiamo quanto è accaduto per il Comune di Escalaplano che ho avuto l'onore di amministrare. In seguito ad un violento incendio una sughereta comunale di 130 ettari, adiacente all'abitato, andò completamente distrutta. Il progetto per la ricostituzione boschiva predisposto dal comune fu accolto dalla Regione e finanziato con la legge numero 11, la finanziaria del 1988. Seguendo le disposizioni dell'articolo 92 e le indicazioni dei funzionari degli Assessorati interessati, il comune avrebbe dovuto attendere l'autorizzazione per l'esecuzione dei lavori. Dello stesso avviso, però, non è stata la Giunta regionale, che ha, invece, provveduto a sostituire il comune con la XIII comunità montana nella qualità di soggetto attuatore.

E fin qui niente male, si potrebbe dire. Ma la Giunta ha provveduto anche alla sostituzione del comune con un'impresa privata quale soggetto esecutore. Quest'ultimo scambio ha procurato veri problemi all'amministrazione comunale; infatti, tutte le spese tecniche derivanti dalla progettazione affidata a un tecnico professionista gravano sul bilancio comunale, che difficilmente potrà farvi fronte senza incidere sul normale e regolare funzionamento dell'ente. Per quanto riguarda l'impresa esecutrice dei lavori, o meglio il soggetto esecutore, così come viene definito, potrei riferire che la sensazione provata durante i vari tentativi di incontrare o sentire i suoi rappresentanti fu quella che si può provare nell'inseguire un fantasma.

Signor Presidente, se l'emendamento che abbiamo presentato non verrà accolto, vorrà dire che il Consiglio regionale non è in sintonia con le leggi recentemente approvate che consentono ai comuni di programmare e gestire le risorse finanziarie loro attribuite. Stranamente ora sembrerebbe che non tutti i comuni abbiano questa capacità o affidabilità. I fondi destinati ai singoli comuni non sono certamente adeguati né per risolvere i problemi ambientali dei territori interessati, né per risolvere i problemi derivanti dalla disoccupazione. Se sommati, però, da poca cosa diventano cosa, e diviene pure una cosa seria. Basta, infatti, vedere il prospetto degli interventi previsti e dei relativi soggetti esecutori; esecutori che, lo ripeto, per diverso tempo sono stati, almeno per quel che mi riguarda, irreperibili e sconosciuti.

Conosciuti, invece, in Regione e perciò incaricati di eseguire lavori per miliardi, con buona pace delle cooperative agricole e delle varie società giovanili spesso nate per via dei buoni suggerimenti contenuti nella legge 28, per esempio. Esse, purtroppo, non hanno avuto la fortuna di avere una settimana di lavoro, così come tanti disoccupati iscritti nelle lunghe liste dell'ufficio di collocamento. Per iniziativa della Regione i comuni hanno già fatto esperienza e possono certamente gestire i cantieri in economia. Lo hanno dimostrato sapendo spendere i precedenti fondi per l'occupazione e gli stessi fondi dell'articolo 10 bis della legge numero 28; in quei casi il soggetto attuatore -il comune - e quello esecutore - società o cooperativa locale avente il 50 per cento dei soci disoccupati - spesso sono riusciti ad occupare anche altre unità lavorative; cooperative e società, signor Presidente, individuate nelle diverse realtà locali dalle amministrazioni comunali interessate, non certo dalla Giunta regionale.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Signor Presidente, in sede di discussione generale, poche considerazioni perché questa legge abbisognerà, io penso, di altre considerazioni in sede di esame par-ticolareggiato degli articoli, a meno che non intervenga una proposta di insieme abbastanza organica di correttivi, di emendamenti, che ne riconduca a linearità tutta l'impostazione.

Mi è parso di capire che il lavoro e il confronto in atto sono diretti a ricercare questa linearità, questo senso compiuto della legge per cui, al di là delle forme di cui si lamentava il collega Fadda, io credo che questo sforzo possa essere utile, debba essere utile perché diversamente il testo della legge così come è pervenuto al Consiglio per via di una serie di interventi che si sono operati (il provvedimento necessariamente è passato in diverse Commissioni in un momento delicato, quando le Commissioni erano in via di trasformazione da sei ad otto, quando si sono specializzate e rinnovate per cui diciamo che il filtro, l'attività istruttoria che doveva accompagnare e assistere la valutazione di merito di una legge così delicata, come questa, un pochino ne ha sofferto) è per molti versi contraddittorio, incomprensibile e anche inapplicabile.

Però vi è, mi pare, una valutazione abbastanza, non dico preoccupata, ma attenta di queste carenze, per cui forse il corpo degli emendamenti dovrebbe riuscire a sopperire a queste deficienze e di conseguenza eliminare queste contraddizioni. Nel merito io credo che, prima di addentrarci nelle par-ticolarità, noi dobbiamo discutere di come rendere attuabile, efficace ed efficiente non una legge qual-siasi della nostra Regione, ma una legge importante come la legge sulle politiche attive del lavoro, la legge che prevede, nell'ambito delle politiche attive del lavoro, progetti speciali per un intervento straordinario in materia di occupazione.

Politiche attive, lavoro, progetti speciali, interventi straordinari, datano ormai anni, non più mesi; e io non voglio ripetere oggi ancora una volta quello che ho avuto modo di dire tante, forse troppe, volte sulla responsabilità delle Giunte regionali e anche su una insensibilità che ha accompagnato la vita della Regione in questi anni e che le ha fatto ignorare innanzitutto uno strumento importante come l'agenzia per il lavoro, le disposizioni legislative degli articoli 92 e 93 della legge finanziaria del 1988 e il programma di progetti speciali approvato dal Consiglio regionale nell'aprile de 1989, poi non le ha permesso di disporre di quelle risorse, non dico sufficienti, per sopperire a tutti i bisogni.

Badate, non è roba da poco aver reperito negli anni 1988-1989 una massa di risorse intorno ai 1.500 miliardi per diversi interventi in materia di politiche attive del lavoro. La parola d'ordine era e credo debba rimanere ancora di più oggi "il lavoro innanzitutto". Lavoro voleva dire uffici, attenzioni, deliberazioni, sensibilità per l'occupazione anzitutto, prima di tante altre cose, quindi prima di tante altre spese superflue della Regione che spesso si sono elencate almeno a titolo esemplificativo; lavoro voleva dire leggi specifiche, tutte le leggi sono importanti ma non allo stesso modo perché la categoria dei disoccupati e soprattutto dei giovani o delle donne disoccupate, che non hanno mai avuto nulla da questa Regione, non poteva essere tenuta ad aspettare in eterno. Invece, anche dopo la conquista di strumenti importanti e il reperimento delle risorse consistenti ha dovuto aspettare ancora cinque anni, perché di quelle risorse non è stata spesa una lira; ma la storia ormai è conosciuta, tutti hanno dato la loro valutazione.

E' chiaro ed evidente che la responsabilità primaria di una legge non applicata non può che essere di chi governa, di chi si assume la responsabilità di governare, perché governare non è una condanna e non è neppure un obbligo, governare è una scelta; e quando maggioranze politiche, forze politiche, Giunte regionali assumono questo onere devono essere in grado di onorarlo e non può dirsi che le leggi della Regione diventino sempre e comunque un optional per cui applicarle o non applicarle parrebbe sia un fatto indifferente. Vi è una responsabilità pesante su tutte le Giunte del passato, dal 1989 ai giorni nostri; questa legge poteva essere agibile e non è stata resa agibile. Perché?

Si sono dette tante cose, ma forse conviene fare ancora una valutazione, senza recriminazioni eccessive perché alcuni di noi, che di recriminazioni ne hanno fatto perché erano convinti di poterle e di doverle fare, si rendono conto che non si può vivere di recriminazioni.

(Interruzioni)

Non si può vivere neanche di chiacchiere però! Insomma non si può vivere di recriminazioni e neppure di chiacchiere inutili in questa sede, ma di riflessioni sì. E questo Consiglio regionale io credo che si debba domandare molto seriamente oggi perché è potuto accadere che leggi così importanti, strumenti così delicati, finalità così rilevanti sul piano sociale, sul piano umano, sul piano morale, non abbiano potuto avere efficacia alcuna per molti anni.

Si è detto più volte, a scusante di questa situazione, che una qualche responsabilità era imputabile alla legge stessa in quanto mal formulata e con previsioni di procedure complesse. Può accadere questo, soprattutto quando si tratta di leggi nuove che intervengono in settori e in campi mai esplorati prima, come è il campo delle politiche attive del lavoro, come è il campo dell'agenzia regionale per il lavoro, cioè quando si deve sperimentare scegliendo tra diverse possibili soluzioni normative e legislative. Abbiamo interpellato tecnici, dottori, professori, perché predisponessero un modello, il più elaborato possibile e funzionale, di un'agenzia per il lavoro; ci hanno dato tutti soluzioni diverse oppure soluzioni multiple perché in questa materia non c'era ancora sufficiente sperimentazione.

L'agenzia per il lavoro poteva essere un soggetto di diritto privato che però, pur agile, non sarebbe stato compatibile col sistema legislativo e istituzionale nazionale, il quale richiedeva per forza uno strumento di diritto pubblico per recepire e avere la delega delle funzioni anche statali in materia di lavoro delle agenzie nazionali del lavoro; avrebbe potuto essere un ente di diritto pubblico; avrebbe potuto essere un ente autonomo e partecipato, o ancora un ente incardinato presso l'amministrazione regionale. Fra queste opzioni, tutte valide, tutte diverse, il Consiglio regionale della Sardegna scelse quello che pareva essere il migliore, cioè una struttura autonoma nella sua efficacia e nella sua funzione, collegata però all'amministrazione pubblica, predisposta perché potesse raccogliere anche le funzioni statali attraverso una convenzione, la quale ancora, purtroppo, non è stipulata ma che la Regione può stipulare col Ministero del lavoro.

Quest'ultimo, soltanto nelle Regioni a Statuto speciale, non ha istituito le agenzie statali in esito a una domanda da esse rivolta e a un parere reso dalla Corte dei conti, secondo il quale queste Regioni hanno diritto, qualora predispongano gli strumenti idonei, ad avere dallo Stato delegate le funzioni in materia di agenzia per il lavoro. Abbiamo costituito l'agenzia regionale che però non ha ancora recepito, le funzioni statali, la Regione interveniva in materia nuova e si addentrava in vie inesplorate; mettevamo in conto che si sarebbero dovute scontare alcune difficoltà.

Però una cosa è scontare alcune difficoltà dovute alla partenza e alla non sperimentata funzionalità di determinati organismi, altra cosa è adeguarsi passivamente ad una inoperatività continua negli anni, non porsi il problema dei correttivi necessari, ridurre l'agenzia per il lavoro quasi a un altro peso inutile per il quale i servizi non sono stati istituti, il personale non è stato attribuito, e 100 miliardi, che possono essere versati in contributi alle imprese per assunzioni, risultano inutilizzati. Sono state presentate tante domande, ma questa Regione, che pure ha non so quante migliaia di assunti, non trova 15-20-40 dipendenti che possano istruire quelle pratiche per poter dare quei 100 miliardi in lavoro e in occupazione.

Purtroppo, una Regione come la nostra, che apre una vertenza Sardegna, che dichiara guerra al Governo e allo Stato (dichiara guerra nel senso che dice di dichiararla poi non dichiara proprio nulla) perché sono lesi i suoi diritti fondamentali, soprattutto in materia di produzione, lavoro e occupazione, non è capace di attrezzare un ufficio, di trovare personalità e professionalità al suo interno; la legge consentiva i convenzionamenti nei modi dovuti, con professionalità esterne, l'agenzia per il lavoro non doveva e non deve essere tenuta nell'inefficienza più totale, tenendo inutilizzati i fondi a disposizione per provvedere ai bisogni del lavoro.

E così i progetti speciali. I progetti speciali furono pensati, decisi dalla Regione sulla base di una normativa di emergenza, inserita addirittura dentro una legge finanziaria nell'autunno del 1988. Il programma che il Consiglio regionale ha approvato il 24 o il 27 aprile 1989, cito a memoria, comunque è uno di quei giorni, è un programma generale che prevedeva tutto attraverso un sistema di garanzie politiche e sociali e di buona amministrazione, onde evitare inquinamenti e contorcimenti che si sarebbero potuti verificare. Il Consiglio all'unanimità volle quel sistema di garanzie, quindi se c'era qualche norma eccessivamente rigida, se c'era qualcosa che non funzionava, immediatamente dopo c'era il tempo e si doveva provvedere a renderla più duttile e più agevole, a sciogliere i nodi, a dipanare la matassa.

La verità è che, alle difficoltà forse procedurali, poi si è aggiunta tutta un'altra serie di inerzie e di inefficienze, tutta un'altra serie di preoccupazione non sempre motivate, tutta un'altra serie di obiezioni e, perché non dirlo, anche un'altra serie di contrarietà politiche, che non sempre sono espresse alla luce del sole. Ancora una volta le regole sono state chiamate a pagare la colpa degli uomini, la colpa di chi governa, di chi deve assumere responsabilità politiche e non ha il coraggio di assumerle, per cui chi era contrario a inaugurare, in questa Regione, una linea di intervento nella politica attiva del lavoro ha poi fatto in modo, una volta che quella linea era stata sconfitta, che venisse bloccata l'operatività di quella legge in modo da dimostrare, a distanza di anni, che la legge non ha funzionato e che, dopo cinque anni, i danari non sono stati spesi.

Allora, con la demagogia della spesa facile si potrebbero dare i soldi a chi spende; ma no, diamo i denari pubblici a chi merita e si spendano come le regole dicono che si devono spendere; il problema non è spendere facile, ma spendere bene. E allora, se i progetti di occupazione sono pensati e regolati in funzione di destinatari speciali, specifici anche, che sono soprattutto i giovani disoccupati, i danari non dovevano essere lasciati svalutare, dimezzare nel loro valore, in cinque anni, ripetendo stancamente il valore nominale nel bilancio della Regione, e neanche dovevano essere ridotti. La somma di 480 miliardi prevista in bilancio per i progetti speciali doveva rimanere tale e quale; avremmo dovuto mettere, dicevamo allora, le ali ai piedi e invece non abbiamo saputo mettere neppure le scarpe ai piedi per camminare appena, oppure si sono messe scarpe così pesanti che hanno bloccato tutto.

A distanza di anni dobbiamo compiere questa riflessione in modo attento. Io non dirò di partiti, di Giunte, di formazioni politiche, di maggioranze o di minoranze, dico della istituzione regionale, dico del Consiglio regionale, dico della Regione che non è stata capace in 5 anni di onorare gli impegni presi nei confronti della società sarda e principalmente nei confronti della parte più debole e più sofferente di questa società, che è la parte disoccupata, inoccupata, la parte che aspetta inutilmente da troppo tempo e spesso perde la fiducia e non ha più neppure voglia di aspettare. Se questa è l'emergenza, ancora una volta in che cosa ci perdiamo, in chiacchiere inutili? In che cosa ci vogliamo perdere, nelle vie traverse della polemichetta del giorno per giorno? Del chi firma l'emendamento prima dell'altro? Della titolarità di questa o di quella norma? O invece non ci dovevamo porre, tutti come ci stiamo ponendo, in questa materia come in altre di rilevante interesse generale regionale, la domanda di come trovare uno sbocco a questa situazione in modo che, non dico un partito o una formazione politica, ma la Regione sarda, almeno in parte, possa riabilitarsi rispetto alle sue deficienze e alle sue enormi responsabilità?

In sede di approvazione del bilancio, alcune di queste norme hanno trovato la loro derivazione da un confronto a tutto campo; è vero! Non so perché si offenda il collega Fadda, tutti quelli che sono capaci dovrebbero, quando possono e gratuitamente, dare un contributo all'elaborazione, alla stesura delle norme, al confronto in ogni sede istituzionale che sia formale, solenne, dimesso, informale, quello che si vuole, a condizione però che si agisca. In Commissione abbiamo discusso tantissime volte; e io so, come altri sanno, che nel chiuso delle Commissioni si dicono cose che poi pubblicamente non si ripetono.

Non è che ognuno di noi si mette a fare il megafono o il ripetitore, ma perché non dire che si è detto esplicitamente, in più occasioni, da parte di più colleghi, non necessariamente appartenenti ad una sola parte politica, che le politiche attive del lavoro erano uno spreco, che questi interventi erano assistenza inutile, che era spreco di danaro pubblico, che andavano eliminate e che i danari andavano dati alla produzione e all'impresa? Certo che vanno dati anche alla produzione e all'impresa, ma questa è un'altra cosa, qui è politica attiva del lavoro, qui è gente disoccupata che non ha né tempo né voglia di iniziare un'attività imprenditoriale soprattutto se non ha né poco né niente e neanche un sostegno pubblico iniziale. E' assistenza; allora evviva l'assistenza, se si consente a qualcuno di vivere, di lavorare e di produrre. Ma non è assistenza, è sostegno! Sostegno pubblico, devoluzione di risorse pubbliche, direttamente al lavoro, come fanno tutti gli stati civili, che destinano una parte delle risorse opportunamente all'intervento e al sostegno diretto del lavoro. In una economia di mercato (che a voi piace molto e che a me piace meno) una parte della società viene messa fuori e non si fa coincidere lo sviluppo con l'occupazione, anzi si divarica la produzione di ricchezza della distribuzione della ricchezza.

E allora, gli stati più moderni, se non altro per egoismo sociale, non per solidarietà, spesso per vedere meno attentati e meno minacce all'ordine costituito, hanno deciso di devolvere al lavoro una parte delle ricchezze prodotte per sostenerlo. Ma coma fa una società che voi, non io, avete definito dei due terzi, a vivere felice solo perché un terzo - una minoranza quindi - è tagliato fuori? Quella società non regge più! Lo sanno tutti. C'è un problema di spesa pubblica e anche di rientro del debito pubblico, quindi bisogna pensare alla parte più debole, alla parte esclusa, che non deve aspettare più che la grande impresa, faccia assunzioni o ampli i propri organici, non lo possono fare più neppure tutte le mamme e tutti i babbi degli uffici e delle istituzioni pubbliche che prima lo facevano. E allora se tutto questo è, è chiaro che queste misure debbono essere sorrette e sostenute perché si è convinti, e io dico devono essere incrementate partendo dalle sperimentazioni, incontrando anche difficoltà o perdita, perché no? Ma quante imprese, di quelle che dite voi o dicono alcuni, foraggiate a miliardi, a centinaia di migliaia di miliardi, poi falliscono, se ne vanno, lasciano macerie, lasciano disoccupati? Questo vale per tutti.

Allora, perché tutte queste cautele, perché tutta questa ricerca del sottile per un progetto di lavoro, per una cooperativa, per una società giovanile? Certo, senza sprecare nulla, neppure una lira, perché una lira pubblica non si spreca mai, però neanche senza esagerare nelle cautele, nel ritardare, o nello spaccare solo in queste situazioni il pelo in quattro. C'è questo ritardo, c'è questa sottovalutazione, bisogna davvero adesso mettere le ali ai piedi, bisogna recuperare il tempo perduto. Per questo è nata l'idea aggiornata, perché non è nuova, di istituire con legge, in riferimento soprattutto ai progetti speciali, un ufficio speciale e un'autorità politica unica, con una procedura accelerata che sblocchi tutta questa situazione e un ufficio agile che sia presso l'amministrazione regionale.

L'abbiamo chiamato task force, non è scritto così in legge, ma si tratta di un ufficio unico che assuma tutta la progettualità esistente, la censisca, la compari (la compari non perché la passi al compare, naturalmente, ma perché la mette in comparazione), la ordini e decida qual è il progetto migliore, lo approvi con decreto, lo finanzi e lo cantieri. Abbiamo previsto un tempo di 120 giorni perché questo ufficio speciale della Regione, ad hoc costituito, adempia a tutto questo; e poi un'unica autorità politica in via straordinaria (abbiamo pensato che non poteva essere in questo caso se non lo stesso Presidente della Regione) con un decreto presidenziale (un po' scherzando e un po' sul serio qualcuno di noi ha detto una sorta di decretazione alla Eltsin, senza che duri troppo però perché quello ha esagerato in molte direzioni) l'approvi. Quindi stiamo proponendo per l'approvazione un articolo che prevede: istruttoria rapida, premio al miglior progetto, decretazione immediata, esecuzione pronta e lavoro possibile, innanzitutto sperimentando forme di applicazione di tipo nuovo.

Quindi non erogazione facile di danaro pubblico, non furberia di tanta gente che è divenuta molto agile nel percorrere i sentirei tortuosi, per molti versi, delle burocrazie regionali: una cosa chiara, limpida, alla luce del sole, che abbia la bontà della comparazione dei termini, dei tempi, dei modi certi, del diritto di ognuno a competere ed essere preso in considerazione. Quindi niente assunzioni nominative, quindi niente scelta delle etichette e delle bandiere, ma solo bontà del progetto, solo qualità della domanda e della proposta che si avanza. Tutto questo si sarebbe potuto fare prima certamente, perché era già un ritardo grave un anno o due anni, ma oggi dopo cinque anni è necessario e indispensabile ricorrere a questo rimedio.

Ecco quindi il senso della norma principale contenuta in questo disegno di legge; vi sono, sì, è vero, altre norme di miglioramento sulla funzionalità dell'agenzia del lavoro, di snellimento di altre procedure, ma il cuore del problema riguarda quale norma speciale d'emergenza si debba adottare per sbloccare i progetti speciali per l'occupazione, entro tempi garantiti e certi, che siano tempi non più di anni ma di giorni. Questa idea deve diventare realtà, questa sperimentazione si deve compiere, non vi deve essere spreco di nulla e soprattutto si deve rispondere almeno parzialmente a questo bisogno profondo di lavoro e di partecipazione sociale e politica dei giovani senza lavoro; tutti oggi si pongono il problema, nella crisi ormai dirompente, della politica e delle organizzazioni politiche, tutti hanno l'affanno e l'assillo di andare a cercare i giovani.

Bisogna rivolgersi ai giovani, perché i giovani non si occupano più di politica, si dice, di quella organizzata tradizionalmente. Ma perché i giovani dovrebbero organizzarsi e occuparsi di quella politica se non si è capaci di venire incontro in niente ai loro bisogni neppure elementare e di lavoro, se non si è capaci di attuare almeno le leggi che dopo tanti anni di discussione, di confronto e di scontro, si è riusciti almeno inizialmente ad approvare? Quindi partecipazione al lavoro vuol dire partecipazione politica, vuol dire riappacificarsi almeno con una parte della società civile da parte delle istituzioni pubbliche.

Ecco, io credo che dobbiamo riconsiderare tutti quelli che hanno questo bisogno e dobbiamo rivalutare questi valori innanzitutto, quindi prima ancora della lira, prima ancora del soldo, io credo che in questa materia valga molto il sistema dei valori, la direzione di marcia che si prende, e la dignità che si vuole riconquistare. Se questa è, diciamo, l'ispirazione che ci accompagna, io credo che in poco tempo, non dilungandoci troppo, potremo discutere e migliorare il testo della legge approvandola. L'au-spicio è di vedere in parte, o tutta possibilmente, in breve tempo attuata anche la legge sul lavoro.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ruggeri. Ne ha facoltà.

RUGGERI (P.D.S.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io parto dalla preoccupazione - richiamata, nell'avvio del suo intervento, dal collega Cogodi - che la legge presenti per certi versi problemi di inapplicabilità. Mi preoccupa perché a distanza di cinque anni (dal 4 giugno 1988 giorno in cui il Consiglio regionale approvò nella finanziaria numero 11 i progetti speciali, e successivamente il 24 ottobre 1988 in cui si diede vita alla legge 33, norme in materia di politica attiva per il lavoro) la situazione difficile, vissuta dalla Sardegna con gli enormi problemi esistenti - anche se, non va dimenticato, erano anni in cui il tasso di disoccupazione risultava meno due rispetto alla media del Mezzogiorno - e nonostante lo sforzo del Consiglio regionale di realizzare una legislazione in materia di politica attiva per il lavoro, è andata vieppiù aggravandosi.

Io non voglio dilungarmi perché avevamo concordato, a conclusione di quella riunione contestata dal collega Fadda, che ci saremo limitati a una breve considerazione di carattere generale, per concludere stasera in modo positivo con l'approvazione di questo provvedimento; però il clima presente in quest'Aula ovviamente mi fa sorgere qualche dubbio sulla capacità, attraverso anche gli emendamenti, di porre mano agli errori del passato e per produrre tutti assieme davvero uno strumento che dia le risposte che in questi cinque anni non siamo riusciti a dare. Anche altri colleghi individuavano la giusta soluzione nella creazione dell'ufficio speciale capace non solo di essere, sin dall'inizio, uno strumento di semplice occupazione, ma in generale considerato uno strumento utile per favorire un processo di formazione imprenditoriale. Tanto che si prevede ancora in questo articolo che i mezzi acquistati (si auspica che questo possa avvenire) restino in mano a chi li ha acquistati, se l'impresa è capace di andare oltre il progetto biennale o quanto sarà il progetto; cioè si è entrati nella logica che è possibile, attraverso anche questa prima esperienza, produrre occupazione, ma anche produrre imprenditoria minore in Sardegna, di cui c'è tanto bisogno.

Ora io concordo che in questa fase noi non possiamo aspettarci occupazione da settori tradizionali perché la ripresa non è dietro l'angolo, come usa dire un noto giornalista; i risultati del confronto col Governo sono ancora incerti, e anche le leggi per incentivare la ripresa industriale approvate dal Consiglio regionale al momento non intravedono grandi sforzi perché le risorse siano impegnate dal sistema industriale e dagli imprenditori isolani. D'altronde molti di noi partecipando ad iniziative e convegni, non hanno certamente colto segnali in questa direzione. Non c'è dubbio che stiamo vivendo una situazione di forte incertezza in attesa di una politica industriale del Governo, e proprio ieri questo nuovo Governo ha avuto il lasciapassare; speriamo che, nelle prossime settimane, si ponga rimedio a uno dei grandi deficit del nostro Paese, cioè la mancanza di una politica per lo sviluppo. Al momento, salvo la parte negativa riguardante il processo ai dirigenti del sistema industriale privato e pubblico, nessuno di noi sa calcolare quale sarà il futuro sviluppo di questo Paese. Allora, a maggior ragione dobbiamo agire con molta lealtà fra noi stessi.

Si sono rappresentate molte riserve sulla proposta di erogare 400 miliardi al sistema per cercare di produrre così posti di lavoro più certi, con procedure più snelle. Io credo che un'affermazione di questo genere sia sbagliata perché non realizza quegli obiettivi che richiamavo prima, per cui se vi sono delle perplessità diffuse risolviamole con appositi emendamenti, e se è necessario procedere a una verifica soffermiamoci ulteriormente anche mezz'ora. Una legge di questo genere deve nascere da una consapevolezza e una volontà comune altrimenti se è mal digerita anche il corso successivo presenterà di peggio. Non c'è il clima giusto in Consiglio, immaginiamoci se ci sarà fuori di qui tra i sette tecnici chiamati task force, come diceva Cogodi. Il rischio è che si continuerà certamente a camminare in attesa di soluzioni che, sappiamo, non verranno da Roma.

Ritengo che gli emendamenti, che sono già conosciuti, producono un certo miglioramento del testo licenziato dalle Commissioni, se c'è ancora però da limarlo, da renderlo più chiaro e trasparente, comunque più gestibile da parte della task force e poi dal comitato previsto dalla legge numero 33, facciamolo; credo che mezz'ora in più, se spesa bene, possa essere importante per produrre finalmente, dopo cinque anni, uno strumento capace di provocare davvero in senso positivo la nascita di posti di lavoro. Daremo finalmente la possibilità, a chi in questi anni ha voluto misurarsi, parlo delle imprese associate, dei soci delle cooperative e di quanti comunque hanno in questi anni lavorato in proprio con parenti e amici, di partire con i progetti elaborati sino alla data che decideremo.

Importante e fondamentale è che ci crediamo davvero tutti; perché il crederci oggi significa favorire poi davvero l'operatività necessaria, bisogna che i tempi siano rispettati, perché così davvero si restituirebbe fiducia a chi pazientemente ha atteso cinque anni. Se sbagliamo queste date, io ho la sensazione che daremo un colpo mortale allo sviluppo di una politica attiva per il lavoro in Sardegna, quello per cui molte volte ci siamo soffermati in quest'Aula rispetto alle vertenze, rispetto ai momenti di conflitto che il Consiglio, la Giunta e il popolo sardo hanno costruito in questi mesi con lotte, con dibattiti eccetera. Insomma noi dobbiamo recuperare la serenità, il clima, ma anche la determinazione di mandare avanti, attraverso questa legge, tutta una serie di progetti fermi oggi nei diversi Assessorati; questa condizione, in un momento simile rappresenta un contributo importante del Consiglio regionale che ovviamente non deve rinunciare a portare avanti la battaglia sul resto.

In questo momento di forte crisi è importante che la Regione, attraverso i suoi organi istituzionali, sia capace di dare una risposta alla contingenza. Io ritengo inoltre che questa non deve essere una risposta assistenziale ma l'avvio dell'attività produttiva ed economica che può ancora svilupparsi in Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pusceddu. Ne ha facoltà.

PUSCEDDU (P.S.D.I.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, la discussione sul disegno di legge numero 350, legge di accompagnamento alla manovra finanziaria, offre l'opportunità per alcune riflessioni sulla strategia complessiva messa in atto dalla Regione Sardegna nei confronti delle politiche attive del lavoro. Debbo dire che su questo tema molto è stato detto, molto è stato scritto, ma dobbiamo constatare che poco è stato fatto e questo poco non è stato all'altezza delle aspettative e delle attese che le varie leggi avevano suscitato. E' una considerazione amara che comunque responsabilmente dobbiamo fare anche perché alcuni interventi precedenti hanno sottolineato il fatto che, come dicevano gli antichi greci: "le vittorie hanno molti padri e le sconfitte nascono orfane".

Dobbiamo avere la consapevolezza che forse su questo versante la Regione Sardegna si trova di fronte a una sconfitta, quanto meno per quanto riguarda i forti ritardi temporali che si sono aggiunti. La Regione Sardegna era stata uno dei pionieri nelle politiche attive del lavoro; ricordo la legge 28 del 1984 che, seppure avendo subito una trasformazione in direzione di una legge che incentivava l'imprenditorialità, aveva poi voluto dare una risposta in termini più organici attraverso un intervento di carattere straordinario che riuscisse a lenire la piaga della disoccupazione. Soprattutto cercava di sfatare il detto che la disoccupazione in Sardegna fosse considerata un endemismo, cioè una malattia che non può essere sconfitta, e che occorreva mettere in atto delle strategie politiche e una legislazione all'altezza dei tempi per far sì che anche attraverso l'intervento pubblico si potesse ridurre il tasso di disoccupazione della nostra Regione che è uno dei più alti dell'intera nazione.

Per questo si pensò nel 1988 a una strategia articolata su più piani; da una parte una lotta alla disoccupazione attraverso l'attribuzione di risorse finanziarie agli enti locali con la previsione, sempre contenuta nell'articolo 94 della legge regionale numero 11 del 1988 di programmi predisposti dalle amministrazioni comunali e dagli enti locali, di durata annuale, con cui si potessero organizzare tanti cantieri sulla base delle necessità dei singoli territori; dall'altra parte una strategia di intervento diretto da parte dell'amministrazione regionale che, individuando alcuni settori privilegiati, riuscisse a creare possibilità di occupazione con occasioni di lavoro possibilmente stabili e raccordate attraverso l'utilizzo di altre risorse finanziarie.

Ebbene, sulla base dell'articolo 94 dobbiamo dire che l'esperienza è stata positiva, al punto che sono state riproposte oltre che la triennalità originaria, anche ulteriori due annualità e la riproposizione per quest'anno, distogliendo parte delle risorse previste per gli articoli 92 e 93 (60 miliardi) per rifinanziare ulteriormente l'esperienza dell'articolo 94. Sugli articoli 92 e 93, che rappresentavano l'obiettivo primario e l'impegno diretto dell'amministrazione regionale, dobbiamo registrare, seppure amaramente, che neppure una lira è stata ad oggi spesa, a distanza di cinque anni. Questo è dovuto senz'altro al fatto che una legge buona nelle intenzioni non è stata creduta da tutti e che è stata anzi spesso anche osteggiata; osteggiata forse per motivi politici, anche perché era nata con un quadro politico di riferimento diverso dall'attuale; osteggiata perché magari veniva considerata come un intervento meramente assistenziale e non capace di incidere profondamente sull'occupazione in Sardegna e sul sistema economico e produttivo.

Per cui i ritardi si sono accumulati, ritardi dovuti senz'altro diciamo a una deficienza originaria della legge che non aveva previsto in maniera compiuta la possibilità di tutti i vari passaggi, ed anche dovuta al fatto che, mentre inizialmente si prevedeva un concorso di soggetti privati e di soggetti pubblici nell'elaborazione del programma, nel 1989 a circa un anno di distanza dall'approvazione della legge regionale numero 11, il Consiglio regionale, a fine della scorsa legislatura, intese elaborare un programma autonomo articolato su diverse azioni; solo successivamente alla pubblicazione sul Bollettino ufficiale di questo programma, nel mese di agosto, venne dato un termine per i soggetti pubblici e per i soggetti privati che volevano proporsi per concorrere alla elaborazione di progetti esecutivi anche come soggetti esecutori ed attuatori degli interventi.

Ora dobbiamo dire che, anche rispetto a queste previsioni, si è fallito, perché da parte dell'amministrazione regionale non c'è stata l'elaborazione puntuale di una capacità progettuale, ma ci si è limitati solo a recepire dei progetti non sempre all'altezza e spesso molto inadeguati. Questo ha fatto sì che si è dovuta sperimentare nel campo la stessa legge attraverso elaborazioni successive, anche riguardo all'individuazione di criteri e di metodologie, non sempre puntualmente definite all'origine; gli stessi tempi di passaggio tra i vari soggetti istituzionali coinvolti hanno avuto delle lungaggini che non hanno agevolato il percorso operativo dei progetti speciali.

Però noi oggi ci troviamo di fronte alla necessità di operare su questa materia una profonda autocritica, e soprattutto stabilire certezze e definire compiutamente le procedure. Possiamo dire che il disegno di legge numero 350 si articola in tre parti fondamentali: dapprima, la modifica e lo snellimento attraverso la semplificazione delle procedure che riguardano i meccanismi dell'agenzia del lavoro (prevista dalla legge 33 del 1988); una seconda parte che entra nel merito dei progetti speciali, di cui agli articoli 92 e 93; una terza parte che mira a creare una nuova procedura, con un nuovo organismo allocato con responsabilità presso la Presidenza della Giunta che deve recuperare le risorse non impegnabili con gli articoli 92 e 93, con i progetti a suo tempo presentati per poter creare ulteriori occasioni di lavoro.

E' necessario comunque definire le procedure degli articoli 92 e 93 perché, in tempi in cui tutti ci sforziamo di porre al centro del nostro impegno politico-amministrativo il termine di trasparenza, nel momento in cui sia la legislazione nazionale con la legge 241 e quella regionale hanno previsto dei termini per il procedimento amministrativo, notiamo che non c'è stata molta trasparenza per la gestione dei progetti speciali. I soggetti interessasti hanno dovuto bussare a tante porte, senza riuscire a trovare talvolta neanche il responsabile del procedimento amministrativo, gli organi istruttori non hanno avuto tempi definiti per l'istruttoria, per cui è capitato che i tempi si dilatassero fino ad arrivare all'assurdo di cinque anni decorsi inutilmente. Per questo è necessario che il disegno di legge numero 350 preveda tempi certi per l'istruttoria, ma soprattutto preveda la chiusura dell'istruttoria delle pratiche e dei progetti presentati.

Una risposta deve essere data, negativa o positiva, a chi, dietro specifico invito da parte dell'amministrazione regionale, ha presentato dei progetti, dunque ha speso anche per quanto riguarda la progettazione. Il termine individuato di 120 giorni può essere un termine congruo per definire la partita dei progetti degli articoli 92 e 93. E' chiaro - io condivido l'altro obiettivo - che le risorse destinate, seppur svalutate nel tempo, per la politica regionale in materia di occupazione non devono essere distratte dall'obiettivo principale. Per cui condivido l'impostazione data di creare un ufficio speciale che venga potenziato delle figure professionali necessarie, per dare anche in questo caso con tempi certi delle risposte rispetto alle progettualità di cui l'amministrazione regionale dispone. Dobbiamo stare attenti perché un fallimento su questo versante è un fallimento per tutta la Regione. Non possiamo condividere l'idea che coloro i quali sentono il bisogno di lavoro, e vivono con forte disagio una situazione personale e familiare, possano attendere i tempi della burocrazia né, tanto meno, i tempi assurdi della politica.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.

PIGLIARU, Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. La Giunta si sarebbe volentieri rimessa alla relazione scritta, se non fosse intervenuta, rispetto al disegno di legge che abbiamo in esame durante l'iter procedurale in Commissione programmazione, l'esigenza di riflessioni ulteriori sia sui concetti di questa legge di accompagnamento che prevedono lo snellimento delle procedure, sia sullo stato di attuazione dei cosiddetti progetti speciali. Dopo quattro anni di elaborazioni, di discussioni, di confronti, spesso anche di critiche reciproche interne ed esterne, la non spesa di una lira rispetto agli ingenti stanziamenti - 480 miliardi destinati ai progetti speciali nel 1989 - era necessaria, e credo e molto opportuna, una riflessione. Ecco perché la Commissione programmazione ha ritenuto, allargando per competenza alla Commissione lavoro, e quindi anche alle riflessioni della Giunta, di dover fare un punto definitivo, semplice e chiaro che interrompesse il crearsi degli equivoci e delle ulteriori riflessioni e autoriflessioni critiche, da qualunque parte queste si senta di dover sviluppare, in silenzio oppure rendendole pubbliche, affinché sui progetti speciali si ponesse una situazione di chiarezza. E' possibile continuare a gestire bene con procedure complicate e con difetti che emergono in maniera palese e che concorrono a creare ritardi? E' possibile continuare a tenere in piedi una procedura che, dal punto di vista dell'esigenza primaria del soggetto di riferimento, cioè il disoccupato nella società reale, non abbia ancora prodotto un posto di lavoro?

Quindi, si è ritenuto di fare una riflessione ora sui progetti presentati, per non interromperli a uno stadio avanzato. In altre parole, sono emerse esigenze, diciamo, critiche per la frantumazione di questi progetti, che si riferiscono ai diversi Assessorati di spesa, i quali devono percorrere un ulteriore tratto di strada per le valutazioni tecniche con incontri interassessoriali, con opportunità di intervento per valutazioni nella segreteria tecnica interassessoriale, essere poi votati in Giunta, trasmessi alle Commissioni consiliari competenti perché esprimano il parere previsto in legge, e poi dalle Commissioni consiliari competenti restituiti alla Giunta perché proceda all'approvazione definitiva, ivi compresa l'approvazione dell'allegata convenzione. E' una procedura lunga; già in alcuni casi si è giunti ad una fase avanzata, per cui è necessario, rispetto all'esigenza di interrompere le procedure del passato, impostare un nuovo modo di progettualità che li salvaguardi.

L'esigenza fondamentale è quella di fotografare la situazione dell'iter dei progetti - tutto questo è stato fatto - prendendo atto che una gran parte di questi interventi, deliberati nel 1989 dal Consiglio regionale, non hanno compiuto alcun passo se non quello dell'indicazione teorica dei cosiddetti soggetti attuatori, a differenza di altri che sono quasi giunti al traguardo, mi riferisco a quei progetti istruiti dagli Assessorati competenti per materia, valutati dal comitato interassessoriale con istruzione tecnica positiva, inviati alle Commissioni consiliari competenti per il parere.

Questo stadio di lavorazione e di elaborazione è evidente che in qualche modo abbisogna di una risposta chiara rispetto alla conclusione di questo iter che ormai è arrivato pressoché al traguardo, ma anche rispetto all'esigenza altrettanto legittima di impostare politicamente una nuova progettualità eliminando la frantumazione degli Assessorato di riferimento e, con l'istituzione di un soggetto politico-amministrativo unico in capo alla Presidenza della Giunta, impostando così un unico ufficio con competenze di istruttoria, di valutazione, per superare ogni ostacolo procedurale, e quindi dando segni di immediatezza rispetto ai progetti. Occorre dare risposte semplici e chiare che non lascino nell'incertezza i progetti di cui stiamo parlando, se cioè debbono essere accompagnati al traguardo finale dalla vecchia procedura, o se debbono rientrare invece nella nuova impostazione.

Abbiamo iniziato questa discussione con l'idea di semplificare alcune procedure della 33, cammin facendo si è inserito un argomento di sostanza, riguardante l'esigenza di dare alcune risposte all'iter lento e per certi versi anche incerto dei progetti speciali previsti dall'articolo 92. E' chiaro che il provvedimento licenziato dalla Commissione lavoro può rappresentante anche qualche incertezza proprio perché trattasi di materia importante, inserita in una legge di accompagnamento, che era riferita a risolvere essenzialmente argomenti di semplice procedura. Se queste incertezze ci sono, sicuramente sono recuperabili attraverso ulteriori approfondimenti a cui tutti i Gruppi hanno dato la propria disponibilità.

In sede di Commissione tutti hanno dichiarato di voler contribuire in ogni caso a superare queste incertezze, se vi sono, delle dizioni incomprensibili (come diceva l'onorevole Cogodi) oppure delle impostazioni che sono probabilmente più complicate di prima. Senza fare una sorta di campionato per vedere di chi sono le colpe di questi ritardi politici che in ogni caso restano rispetto al passato e al presente, c'è la più ampia disponibilità a dare risposte di maggiore significato, rispetto all'attesa esterna, e io credo che ciò serva a superare ogni incomprensibilità e a rendere chiarezza definitiva sui progetti già in stadio di avanzata elaborazione tecnica.

PRESIDENTE. Grazie, Assessore. Voglio ricordare ai colleghi che una volta iniziato l'esame degli articoli non possono più essere presentati emendamenti. Io riterrei forse opportuno a questo punto (abbiamo già consegnato tutti gli emendamenti presentati) convocare la Conferenza dei Capigruppo per il proseguo dei lavori.

Sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 19 e 30, viene ripresa alle ore 19 e 56.)

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio proseguiranno domani alle ore 9 e 30.

La seduta è tolta alle ore 19 e 57.



Allegati seduta

Testo dell'interpellanza annunziata in apertura di seduta

Interpellanza Amadu - Fadda Fausto - Tamponi - Marteddu - Satta Gabriele sulla grave situazione dei lavoratori dei cantieri di Fiumesanto (Sassari) e sulla necessità di iniziative urgenti.

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale dell'industria per sapere quali iniziative urgenti la Giunta regionale intende assumere per fronteggiare la grave situazione dei lavoratori di Fiumesanto che tra breve si troveranno senza lavoro e privi del salario. Le notizie di questi giorni sulla mancata conversione del decreto-legge che prevedeva il passaggio dei lavoratori all'Insar e sul paventato orientamento negativo del Governo nazionale hanno determinato la giustificata reazione dei lavoratori e dei sindacati; cresce la preoccupazione anche perché non sono state prospettate soluzioni occupative alternative. I sottoscritti chiedono che la Giunta regionale si attivi immediatamente per chiedere al Governo nazionale di apportare le modifiche alla legge sulla cassa integrazione che consenta ai lavoratori di Fiumesanto l'accesso all'Insar; chiedono, inoltre, che si mettano in essere progetti occupativi e di sviluppo da individuare nel brevissimo periodo.

I sottoscritti ritengono che la mancata individuazione di tempestive soluzioni potrebbe creare l'accentuazione di nuove tensioni sociali e aggraverebbe ulteriormente la disastrosa situazione occupativa della nostra Isola.

Se ne chiede la discussione in Aula. (317)