Seduta n.303 del 04/12/2002 

CCCIII Seduta

(Antimeridiana)

Mercoledì, 4 Dicembre 2002

Presidenza del Vicepresidente Salvatore Sanna

indi

del Presidente Serrenti

indi

del Vicepresidente Biggio

La seduta è aperta alle ore 10 e 12.

Ortu, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di giovedì 14 novembre 2002, che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Antonio Cappai e Giorgio La Spisa hanno chiesto un giorno di congedo a far data dal 4 dicembre 2002, il primo per motivi di famiglia, il secondo per impegni relativi al proprio Assessorato.

Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Poiché è assente la Giunta, sospendo la seduta. I lavori riprenderanno alle ore 10 e 30.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 13, viene ripresa alle ore 10 e 41.)

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

Sulla reiterata assenza della Giunta

PRESIDENTE. Colleghi, poiché alle mozioni all'ordine del giorno deve dare risposta il Presidente della Giunta che è ancora assente, sospendo la seduta. I lavori riprenderanno alle ore 11.

Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Presidente, noi concordiamo con la sua proposta di sospensione, anche perché non è possibile procedere in assenza della Giunta. Vorrei farle notare come il Consiglio ormai vada di sospensione in sospensione e come la Giunta sia sempre assente agli appuntamenti consiliari, e faccia perdere del tempo prezioso al Consiglio.

A me pare che emerga un atteggiamento della Giunta e del Presidente della Giunta censurabile da parte del Consiglio e del suo Presidente che deve tutelare tutti noi, perché, lo ripeto, ognuno di noi avrebbe cose più utili da fare che non star qui a perdere tempo, attendendo di quarto d'ora in quarto d'ora che trascorra la mattinata. Credo che questo non sia dignitoso per il Consiglio regionale, credo che questo non sia l'atteggiamento che il Presidente della Giunta può tenere nei confronti del Consiglio, perché se lui non può venire può mandare chi lo può degnamente sostituire consentendo al Consiglio di lavorare.

Credo che abbia un Vicepresidente che lo può rappresentare, ma il fatto è che i banchi della Giunta sono desolatamente vuoti e sono così sempre, non è un'eccezione quella di oggi.

PRESIDENTE. Onorevole Spissu, non posso che prendere atto che le cose stanno così, la Giunta non c'è, naturalmente esprimerò al Presidente della Giunta la scontentezza dell'Aula per questo atteggiamento. Lo farò.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). E` la seconda circostanza, Presidente e colleghi, che nel corso della mattinata si deve rinviare l'inizio dei lavori dell'Aula per mancanza congiunta, anzi mancanza "senza Giunta", per mancanza contestuale sia complessivamente, in modo rappresentativo sul piano politico, della Giunta, con tutto il rispetto dovuto all'Assessore tecnico del commercio, sia anche - diciamo le cose come stanno - per una notevole e diffusa assenza nei banchi del Consiglio.

Siccome l'Aula non deve trattare di questioni futili, ma ha all'ordine del giorno questioni di primaria rilevanza, la Giunta regionale non può continuare a considerare il Consiglio come un optional, un luogo nel quale si transita solo se vi è evenienza di voto contrario alla Giunta.

Il Presidente del Consiglio, a nostro sommesso parere, non è Presidente per prendere atto di questa condizione di degrado e di sostanziale disprezzo del Consiglio; il Presidente è tale nel Consiglio regionale per garantire anche la dignità del Consiglio stesso. Per cui, certo non esistono forme coercitive, non si possono mandare i Carabinieri o i barracelli a prelevare il Presidente ed una delegazione rappresentativa sul piano politico della Giunta, però si possono esprimere sul piano politico valutazioni, anche severe, si può censurare pubblicamente la scorrettezza politica e il danno che ne deriva alla Regione, non a noi, noi il nostro tempo prezioso lo possiamo ugualmente utilizzare anche stando qui, anche in posizione d'attesa, anche in anticamera, possiamo ugualmente pensare, elaborare, scrivere, quindi il nostro tempo prezioso può essere ugualmente messo a frutto. E' la produttività del Consiglio regionale che è colpita, ed è la stessa dignità dell'Assemblea rappresentativa, quindi è qualcosa di più di un qualche ritardo o di una qualche assenza.

Ma tanto so che, come sempre, quel che si dice dall'Aula conta poco, conta di più mantenere le posizioni, conta di più mantenere le postazioni, conta di più occupare il potere, i luoghi di ritenuta responsabilità; comunque il nostro dovere è di rappresentare questa situazioni e di protestare per queste situazioni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (La Margherita - D.L.). Sì, Presidente, vogliamo far notare anche noi come non solo la maggioranza, ma la stessa Giunta e lo stesso Presidente facciano dell'ostruzionismo in Aula. Io sono convinto che ci siano dei rapporti istituzionali che devono essere comunque rispettati, Presidente.

Io comprendo che il Presidente della Giunta possa aver avuto degli impedimenti, però avrebbe potuto fare una telefonata al Presidente del Consiglio per dire a che ora potrebbe essere in Aula, se deve venire o se non deve venire. Lei deve difendere il Consiglio, deve difendere anche la sua persona, Presidente, chiedendo il rispetto di un ordine del giorno approvato dal Consiglio regionale. Noi venti giorni fa abbiamo approvato un ordine del giorno sul piano d'ambito, non sappiamo se la Giunta regionale abbia rispettato o meno la scadenza del 30 di novembre che prevedeva appunto che, entro e non oltre tale data, sarebbero dovute essere indette le elezioni dell'Assemblea dell'autorità d'ambito, non sappiamo nulla.

Anzi, io colgo l'occasione, Presidente, per chiederle se ritiene utile fare una Conferenza dei Capigruppo perché vorremmo sapere anche su questo argomento quali strumenti la Presidenza della Giunta e la Giunta regionale intendono adottare per informare l'Aula.

Il 30 di novembre è passato, io credo che sia doveroso sapere se sono state adottate le delibere necessarie per indire le elezioni e, se la volontà del Consiglio non è stata rispettata, quali sono le ragioni che hanno impedito che tale ordine del giorno venisse rispettato.

Credo che sia l'assenza ingiustificata del Presidente della Giunta sino a questo momento, sia il non rispetto degli ordini del giorno, siano sintomo di un disprezzo nei confronti di quest'Aula e chiediamo quindi a lei che formalmente, quindi con una lettera, ci tuteli e tuteli tutta l'assemblea.

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, per l'uno e per l'altro problema che lei ha posto è necessaria la presenza del Presidente, che mi dicono stia per arrivare a momenti, e speriamo che sia così. In tutti i casi posso assicurare a lei e all'onorevole Cogodi che io mi farò portatore delle giuste lamentazioni dell'Aula e propongo di sospendere la seduta fino alle ore 11, sperando che lui arrivi. I lavori sono sospesi fino alle 11.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 50, viene ripresa alle ore 11 e 19.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. Presidente Pili, devo informarla che dall'Aula sono emerse parole critiche per questo ritardo, il Consiglio era convocato per le 10, cominciamo con un'ora e mezzo di ritardo. Io conosco anche i suoi impegni, mi permetterò di rappresentarle questo malumore con una lettera che le spedirò.

Adesso mi pare però opportuno che cominciamo i nostri lavori.

Discussione congiunta delle mozioni Cogodi - Ortu - Vassallo sul contributo della Sardegna alla lotta per la pace, contro le azioni di guerra, per la smilitarizzazione dell'Isola e il recupero alla comunità sarda dei territori occupati per esercitazioni militari (87); Sanna Emanuele - Calledda - Cugini - Demuru - Dettori Ivana - Falconi - Lai - Marrocu - Morittu - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Salvatore - Scano - Spissu sul nuovo disciplinare d'uso del Poligono militare di Teulada e sulle conseguenze sanitarie e ambientali delle attività nelle basi militari presenti in Sardegna (36); Sanna Giacomo - Manca sulla dismissione delle basi militari nel territorio della Sardegna (92); Cogodi - Sanna iacomo - Spissu - Fadda - Balia - Biancu - Calledda - Cugini - Deiana - Demuru - Dettori - Dore - Falconi - Giagu - Granella - Ibba - Lai - Manca - Marrocu - Masia - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Morittu - Orrù - Pacifico - Pinna - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Scano- Secci - Selis - Vassallo sulla dichiarazione solenne della "Sardegna, terra di pace e di amicizia" fra i popoli e sulla adesione alla 1a marcia sarda per la pace Gesturi-Laconi (86) e svolgimento delle interpellanze abbinate Pinna - Dettori - Pacifico - Sanna Giacomo - Scano sulla possibilità di trasferimento dei marines americani dalla base di Vieques, in Portorico, alla base militare di Capo Teulada e sull'esigenza improcrastinabile di giungere ad una sostanziale riduzione delle servitù militari gravanti sul territorio regionale (276); Pinna - Spissu - Fadda - Sanna Giacomo - Balia - Biancu - Calledda - Cugini - Deiana - Demuru - Dettori - Dore - Falconi - Giagu - Granella - Ibba - Lai - Manca - Marrocu - Masia - Morittu - Orrù - Pacifico - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Scano - Secci - Selis sulla mancata erogazione ai pescatori degli indennizzi previsti dal protocollo con il Ministero della difesa e sulla interdizione alla pesca nel mare prospiciente il poligono di Capo Teulada (292); Cogodi - Ortu - Vassallo sui gravi danni subiti dai pescatori e dalle popolazioni del Sulcis-Iglesiente per l'estensione dei vincoli militari nel poligono di Teulada (293) e Cogodi - Ortu - Vassallo sul pericolo di massiccio insediamento di basi per sommergibili nucleari nell'Isola di S. Stefano, arcipelago di La Maddalena (294)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta delle mozioni numero 87, 36, 92 e 86 e delle interpellanze numero 276, 292, 293 e 294. Se ne dia lettura.

ORTU, Segretario:

MOZIONE COGODI - ORTU - VASSALLO sul contributo della Sardegna alla lotta per la pace, contro le azioni di guerra, per la smilitarizzazione dell'Isola e il recupero alla comunità sarda dei territori occupati per esercitazioni militari.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO CHE:

1) la pace è, e rimane, il bene più prezioso del mondo, senza la quale non c'è libertà, progresso e giustizia che possano essere interamente affermati e neppure parzialmente difesi nel comune interesse dei cittadini;

2) l'aggravarsi della situazione internazionale rischia di precipitare in terribili azioni di guerra, enunciate in nome di una malintesa "sicurezza" pensata come guerra preventiva contro Stati, popoli e nazioni anche solo potenzialmente dissenzienti rispetto ad un unico modello sociale e politico, e quindi in realtà dirette ad imporre un sistema unidirezionale di dominio su tutti i popoli e su tutte le risorse del mondo ("dottrina" Bush - globalizzazione capitalistica);

3) la lotta a tutte le forme di terrorismo (di singoli, di gruppi, di Governi e di Stati comunque connotati) deve essere sostenuta e vinta innanzitutto con la cultura della pace e della tolleranza, con la affermazione dei diritti umani, con la cooperazione e con le giuste ragioni di scambio;

4) le azioni dissuasive mai debbono colpire, né fisicamente, né economicamente gli innocenti;

5) la Sardegna, Regione civile e amante della pace, vuole contribuire alla costruzione del nuovo ordine mondiale - pacifico, cooperativo e rispettoso - e non essere coinvolta in azioni di guerra né con i suoi abitanti né con il suo territorio;

6) si aggravano, invece, i vincoli e le imposizioni militari nel territorio della Sardegna, con danno diretto e gravissimo alla vita, alla salute, alla economia di intere popolazioni (basi nucleari, poligoni di tiro, basi missilistiche, esercitazioni militari di ogni genere);

7) permangono senza vera risposta risolutiva i drammi personali, familiari e di intere comunità della Sardegna colpite da grave inquinamento che si ritiene proveniente dall'uso di uranio, arsenico, mercurio, piombo, cadmio e altre terribili sostanze tossiche connesse alle "tecniche" sperimentate ed utilizzate nelle attività militari;

8) risulta all'esame dell'U.S. Navy il piano per effettuare lungo la costa e nel poligono di Teulada le esercitazioni dei marines della II Flotta attualmente svolte nell'isola di Vieqes in Portorico;

9) ai gravissimi danni già sopportati si aggiunge l'ulteriore danno (e pure la beffa) che il Governo Berlusconi promuove la vendita all'asta dei beni pubblici demaniali e patrimoniali, anche ex militari, che per legge dello Stato e per lo Statuto Sardo (norma Costituzionale), articolo 14, sono invece da riconoscere nella proprietà e nella totale disponibilità della Regione Autonoma della Sardegna,

DELIBERA,

contestualmente impegnando la Giunta regionale al compimento di ogni atto conseguente,

a) di sviluppare ogni azione possibile, sul piano istituzionale, politico, culturale e sociale per scongiurare in ogni parte del mondo il tentativo ed il rischio di guerra;

b) di richiedere al Governo nazionale la non partecipazione, sotto alcuna forma, dell'Italia ad azioni di guerra, nel più assoluto rispetto dell'articolo 11 della Costituzione della Repubblica;

c) di promuovere una decisa azione politica e istituzionale per realizzare, in un quadro temporale di certezza, un concreto programma di smilitarizzazione dell'Isola;

d) di richiedere al Governo nazionale l'integrale riconoscimento dei danni subiti, anche per la limitazione nell'uso del proprio territorio per finalità economiche e civili e per i danni derivati alla salute delle popolazioni a partire dai giovani militari impegnati sia nei teatri di guerra sia nelle esercitazioni militari;

e) di promuovere un progetto di sviluppo di tutti i territori della Sardegna che comprenda il pieno utilizzo dei compendi attualmente sottratti dalle esercitazioni militari alle più naturali finalità di progresso economico e civile. (87)

MOZIONE SANNA Emanuele - CALLEDDA - CUGINI - DEMURU - DETTORI Ivana - FALCONI - LAI - MARROCU - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Salvatore - SCANO - SPISSU sul nuovo disciplinare d'uso del Poligono militare di Teulada e sulle conseguenze sanitarie e ambientali delle attività nelle basi militari presenti in Sardegna.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che in data 1° dicembre 2000 il Presidente della Giunta regionale ha sottoscritto col Generale Comandante della Regione Militare della Sardegna un nuovo disciplinare d'uso relativo al Poligono di Capo Teulada;

VERIFICATO che l'importante documento è stato firmato dal massimo rappresentante della nostra Regione Autonoma senza tenere conto sia di pressanti e motivate esigenze del Comune di Teulada sia di puntuali proposte avanzate dai rappresentanti del Consiglio Regionale nel Comitato Misto Paritetico per le Servitù Militari (Co.Mi.Pa);

RICORDATO che per le esigenze addestrative delle Forze Armate la Sardegna subisce pesanti limitazioni nell'uso del suo territorio e che il solo Comune di Teulada ha ben 7.200 Ha totalmente inibiti agli usi produttivi;

SOTTOLINEATO che nell'ambito di un positivo processo di trasformazione delle forze armate e in particolare di adeguamento alle esigenze di sicurezza e di pace della nostra comunità nazionale in stretto raccordo con gli altri Paesi della Comunità Europea e dell'alleanza tra le grandi democrazie occidentali si sono determinati processi particolarmente positivi anche nel rapporto tra organizzazioni militari e società civile;

SOTTOLINEATO che a seguito del radicale mutamento dello scenario internazionale intervenuto nell'ultimo decennio la nostra Regione autonoma, senza mettere in discussione le superiori esigenze di sicurezza dello Stato, ha ripetutamente avanzato al Governo e al Parlamento nazionale la richiesta di un graduale alleggerimento delle servitù militari e una programmata revisione, concordata con gli enti locali interessati, dei vincoli e dei gravami che impediscono la utilizzazione produttiva e civile di grandi aree terrestri e marine della nostra Isola;

RICORDATO che, per quanto riguarda in particolare il poligono addestrativi di Teulada, l'Amministrazione comunale e il Co.Mi.Pa. (attraverso la sua componente civile) hanno elaborato un quadro di proposte molto ragionevoli e rispettose del dettato della Legge n. 898 del 1976 e della Legge n. 104 del 1990 tese ad una utilizzazione produttiva, ancorché parziale e stagionale, delle aree demaniali;

RICORDATO altresì che, nel corso di un proficuo lavoro preparatorio tra Comune, Co.Mi.Pa. e i funzionari della Presidenza della Giunta regionale, fu definita fin dal 1998 una bozza di accordo, sulla quale si manifestò anche la disponibilità delle autorità militari, che prevedeva una utilizzazione concordata e controllata delle cosiddette "sabbie bianche", di aree pascolative e di aree marittime prospicienti il poligono per la pesca costiera che costituiscono risorse vitali per i piccoli operatori locali;

DENUNCIATO il fatto che, nonostante le motivate sollecitazioni della comunità teuladina, di qualificate organizzazioni scientifiche e ambientaliste e degli organi di informazione, le Autorità militari regionali e nazionali continuano ad opporre un immotivato rifiuto alla istituzione di un Osservatorio ambientale permanente e neutrale per monitorare le conseguenze delle attività militari sulla salute degli addetti e delle comunità nonché le ricadute sull'equilibrio naturale del territorio con i suoi preziosi ecosistemi e le sue peculiari valenze ambientali e culturali;

DENUNCIATO, inoltre, il fatto inammissibile che i responsabili militari hanno recentemente realizzato una nuova abusiva e deturpante recinzione del Poligono senza le prescritte autorizzazioni (Comune, Co.Mi.Pa., Soprintendenza ai beni paesaggistici e archeologici);

STIGMATIZZATO il fatto che il Presidente della Regione con la firma del recente disciplinare ha di fatto avvallato le richieste originarie e più restrittive dei vertici militari e ha sostanzialmente vanificato la concertazione istituzionale e sociale positivamente avviata con gli enti locali e in sede di Co.Mi.Pa.;

RILEVATO, con la massima preoccupazione, anche alla luce delle recenti e sconvolgenti novità emerse nell'uso di armi e materiali estremamente pericolosi per la salute dei militari e delle popolazioni sia nelle attività addestrative che in quelle belliche (comprese le cosiddette missioni umanitarie!), che i vertici della Difesa, senza alcun preliminare confronto nelle sedi istituzionali, hanno progettato la realizzazione di una nuova e "sofisticata" struttura all'interno di una vasta area attrezzata per la simulazione del combattimento nei centri abitati (progetto CTC pubblicato nella rivista "Panorama Difesa" n. 176 del maggio 2000 (pagg. 52-57)) di cui s'ignora qualsiasi possibile conseguenza, che si aggiungerebbe all'attuale densità delle operazioni addestrative, e che potrebbe comportare ulteriori e non calcolabili conseguenze sulla salubrità dell'ambiente di vita e di lavoro e sulla sicurezza delle popolazioni locali,

impegna il Presidente della Giunta regionale

a) a promuovere immediatamente una decisa iniziativa politica coinvolgendo il Co.Mi.Pa., l'Amministrazione comunale di Teulada e le forze sociali territoriali, tesa a ridefinire gli accordi col Comando Militare per disciplinare in maniera più corretta l'uso del Poligono secondo i principi della concertazione istituzionale e della completa armonizzazione e integrazione delle intangibili esigenze della difesa e di quelle assolutamente motivate e legittime della comunità civile e di un suo moderno sviluppo;

b) a garantire, comunque, che nel nuovo accordo siano rispettati i seguenti irrinunciabili punti:

1) utilizzazione controllata e compatibile delle aree pascolative da parte delle aziende agro-pastorali locali;

2) revisione del vincolo della perenne interdizione alla navigazione e alla pesca negli specchi di acqua prospicienti il poligono per la marineria locale;

3) utilizzo delle sabbie bianche e delle altre risorse naturali in forme compatibili con le esigenze di sviluppo economico e civile delle comunità locali;

4) reale integrazione tra comunità militare e comunità civile attraverso una concreta sinergia tra le attività e la organizzazione della Base e le esigenze delle popolazioni locali sul terreno economico, dei servizi e delle infrastrutture, nonché sul piano culturale e istituzionale;

5) pieno e permanente rispetto delle prerogative e della sovranità del Comune per quanto riguarda il governo e la utilizzazione del suo territorio comprese le modificazioni e gli interventi che interessano il Poligono militare che occupa da 40 anni 1/3 del territorio teuladino;

c) a intraprendere una serrata trattativa col Ministero della Difesa e col Comando Militare della Sardegna per la istituzione di un Osservatorio ambientale ed epidemiologico affidato alle più qualificate competenze tecnico-scientifiche per il monitoraggio sistematico nell'area di Teulada e da estendere anche a tutte le altre basi militari della Sardegna (Perdasdefogu, Capo Frasca, La Maddalena, etc..) con l'obiettivo di accertare tempestivamente e di prevenire le possibili conseguenze negative, di ordine sanitario e ambientali, derivanti dalle attività militari;

d) a promuovere, non in maniera generica e velleitaria, ma attraverso la rigorosa utilizzazione dei poteri e degli strumenti istituzionali della nostra Regione Autonoma, un'accurata indagine su tutte le attività militari che si svolgono in particolare nel Poligono di Teulada e in tutte le altre basi ubicate nel territorio della nostra Isola tesa, in particolare, ad accertare se sono stati utilizzati materiali o armi che provocano danni gravi alla salute umana;

e) a disporre un'accurata indagine sanitaria attraverso le ASL sui giovani sardi che hanno prestato il servizio di leva nelle basi isolane o hanno partecipato a missioni militari o umanitarie in altri Paesi europei, e in particolare nei Balcani, per l'accertamento di eventuali conseguenze derivanti dal contatto con uranio impoverito o altre sostanze tossiche e potenzialmente cancerogene;

a valutare, d'intesa con le più qualificate istituzioni scientifiche e sanitarie, l'opportunità di uno screening sanitario e di un'indagine epidemiologica randomizzata anche nelle popolazioni più direttamente a contatto con le attività delle principali basi militari della Sardegna. (36) MOZIONE SANNA Giacomo - MANCA sulla dismissione delle basi militari nel territorio della Sardegna.

IL CONSIGLIO REGIONALE

EVIDENZIATA la richiesta di pace nel mondo, ribadita di recente nella manifestazione di Firenze dello scorso sabato 9 novembre c.a., da migliaia di cittadini, da organizzazioni ed associazioni umanitarie di ispirazione laica e cattolica, da rappresentanti delle forze politiche e del lavoro e da autorevoli esponenti delle rappresentanze politiche dei popoli minoritari d'Europa;

RICORDATO il successo straordinario della recente marcia della pace di Laconi;

RIMARCATA la tradizione pacifista del popolo sardo, la cultura della pace nelle istituzioni della Sardegna ed il rifiuto della guerra quale strumento utile per dirimere le controversie fra i popoli e fra gli Stati;

SOTTOLINEATO che senza che mai il popolo sardo si sia espresso favorevolmente, 24 mila ettari del territorio della Sardegna sono sottratti ai Sardi e destinati al demanio militare, contro i 16 mila ettari del resto della penisola Italiana;

RICORDATO che il territorio dell'isola di Santo Stefano è stato sottratto surrettiziamente alla Regione Sarda, senza che neppure il Parlamento italiano ne fosse informato e nonostante fosse previsto il pronunciamento e la ratifica della Camera dei Deputati;

CONSIDERATO che i poligoni militari sono fondato motivo di timore e di preoccupazioni per le popolazioni interessate dagli insediamenti e non vi è certezza alcuna sulle implicazioni che ne derivano in ordine all'ambiente ed alla salute dei Sardi;

CONSIDERATO altresì, che le rassicurazioni fornite dai comandi militari non soddisfano le richieste di trasparenza e chiarezza, provenienti dai cittadini e dalle amministrazioni interessate;

CONSTATATO che Quirra, Villaputzu, Escalaplano, Armungia, Ballao, Jerzu, Tertenia, Villagrande, Arzana, Lotzorai, Ulassai, Arbatax, Teulada, Sant'Anna Arresi, Decimomannu, La Maddalena e Cagliari, sono considerate zone a rischio in Sardegna;

RILEVATO che il delicato e prezioso lavoro di volontari, associazioni, nonché alcune importanti segnalazioni delle amministrazioni interessate, forniscono dati allarmanti, peraltro mai smentiti da fonti ufficiali e senza che i preposti organismi abbiano prodotto contro analisi, in particolare:

a) a Quirra, risulta che 6 militari sono deceduti per patologie tumorali, 4 ne sono attualmente affetti e dei 150 civili, 2 sono deceduti per patologie tumorali e 11 ne sono affetti, con un'incidenza del 10% sulla popolazione civile;

b) a Escalaplano, su una popolazione complessiva di 2.600 abitanti, 11 bambini sono nati con gravi malformazioni genetiche e di questi, ben 5 dopo il 1998, e sono 14 i casi di tumori tiroidei accertati;

c) a Teulada, 3 militari risultano colpiti da leucemia e patologia a carico dei linfonodi e nella popolazione si riscontra un sensibile aumento dell'incidenza tumorale a partire dagli anni '80;

d) a La Maddalena, anche di recente, un medico di base ha denunciato l'alta incidenza di malformazioni alla nascita, tra cui focomelia e tumori dell'ipofisi;

RICORDATO che già nel 1990, il Prof. Cortellesa, fisico nucleare di chiara fama internazionale, responsabile della gestione dei dati socio sanitari e ambientali dell'istituto superiore di Sanità, affermò pubblicamente che i dati relativi al tasso di radioattività emanati da fonte statunitense a Santo Stefano, non erano corrispondenti alla realtà;

RICORDATO, altresì, che la Città di Cagliari è al terzo posto della graduatoria italiana per mortalità da inquinamento;

SOTTOLINEATO che nel passato la base di Santo Stefano è stata oggetto di varie ristrutturazioni ed ampliamenti, del tutto ingiustificati ed inammissibili rispetto alle reali esigenze;

APPRESO da autorevoli organi di informazione che l'US Navy statunitense intende intensificare la propria presenza a La Maddalena, potenziando la base militare, attraverso una serie di iniziative mirate alla promozione di Santo Stefano da base navale d'appoggio a vera e propria base navale, con il trasferimento delle basi navali statunitensi di stanza in Turchia nell'isola di Santo Stefano che garantirebbe così l'assistenza continua a minimo 8 sommergibili nucleari;

APPRESO altresì che il raddoppio della base Us Navy prevede la realizzazione di una serie di costruzioni in calcestruzzo, l'acquisizione del caseggiato dismesso di Faravelli per sottoporlo a ristrutturazione ed altri interventi di potenziamento, tali da consentire l'incremento delle presenze dei militari statunitensi che aumenterebbero di ben 5.000 unità, passando da 3.000 ad 8.000 unità;

CONSIDERATO che tale incremento delle presenze comporterebbe immaginabili conseguenze per quanto attiene i problemi di sovraffollamento e di coabitazione nell'isola, nonché prevedibili problematiche in ordine alle eventuali concessioni edilizie per la realizzazione di nuovi alloggi da destinare ad abitazione dei militari;

RICORDATO che l'isola di La Maddalena con il suo Arcipelago sono Parco Nazionale, istituito per legge e come tale protetto da specifici provvedimenti, che mal si coniugano con la presenza di armamenti nucleari e con il permanere delle strutture militari;

RIMARCATO che la presenza delle basi militari rappresenta una grave penalizzazione per l'intero territorio della Sardegna, una mortificazione dell'autonomia speciale, un pericolo per la salute dei Sardi, nonché un ostacolo per le attività economiche, compromettendo le vocazioni dei nostri territori, ad iniziare da quelle turistiche della Gallura;

RICORDATO altresì, che il Consiglio regionale della Sardegna, ha liberamente, democraticamente, formalmente e solennemente, dichiarato la sovranità del popolo sardo sul suo territorio;

impegna il Presidente della Regione

- a manifestare al Governo italiano la ferma contrarietà e l'indisponibilità della Regione sarda, ad accettare qualunque forma di potenziamento delle basi militari presenti in Sardegna, ad iniziare da quelle di La Maddalena e Santo Stefano;

- ad intraprendere le opportune iniziative perché sia costituito un osservatorio ambientale in ogni poligono militare che ospiti militari dei paesi dell'alleanza atlantica, al fine di assicurare un corretto e continuo monitoraggio della qualità dell'aria, delle acque e dell'ambiente circostante;

- alla predisposizione di un piano di dismissione di tutte le servitù militari, a qualunque titolo costituite in Sardegna, restituendo quei territori alla disponibilità dei Sardi, perché vengano destinati ad usi produttivi e civili. (92)

MOZIONE COGODI - SANNA Giacomo - SPISSU - FADDA - BALIA - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI Ivana - DORE - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - MORITTU - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - VASSALLO sulla dichiarazione solenne della "Sardegna, terra di pace e di amicizia" fra i popoli e sulla adesione alla 1a marcia sarda per la pace Gesturi-Laconi.

IL CONSIGLIO REGIONALE

CONSAPEVOLE dei gravi rischi che incombono sulla intera umanità per il possibile prevalere delle mire e delle azioni di guerra rispetto al buon diritto, alla cultura ed alla pratica di pace nei popoli e fra i popoli;

PREOCCUPATO fortemente per il coinvolgimento che si determina, in ogni evenienza di guerra, anche dei cittadini e dei territori della Sardegna nel diretto teatro delle operazioni militari;

RIAFFERMATO che il valore della Autonomia sarda consiste innanzitutto nel suo carattere democratico, pacifico e cooperativo nelle relazioni internazionali e nello spirito combattivo solamente per la conquista e la difesa della libertà, della dignità e del progresso umano,

DELIBERA,

contestualmente impegnando la Giunta regionale al compimento di ogni atto conseguente,

a) di dichiarare l'intero territorio della Sardegna "terra di pace e di amicizia" fra i popoli;

b) di operare attivamente perché il territorio della Sardegna non sia reso disponibile per azioni di guerra, nel più integrale rispetto dell'articolo 11 della Costituzione repubblicana;

c) di promuovere nel contesto internazionale il ruolo della Sardegna come terra di pace e di amicizia, che ripudia la guerra e sostiene la cultura della accoglienza dei popoli e delle culture "altre", luogo di cooperazione e di "progresso";

c) di aderire, con questo spirito, alla 1a marcia sarda per la pace Gesturi - Laconi promossa per il 20 ottobre dalle rispettive Amministrazioni comunali. (86)

INTERPELLANZA PINNA - DETTORI - PACIFICO - SANNA Giacomo - SCANO sulla possibilità di trasferimento dei marines americani dalla base di Vieques, in Portorico, alla base militare di Capo Teulada e sull'esigenza improcrastinabile di giungere ad una sostanziale riduzione delle servitù militari gravanti sul territorio regionale.

I sottoscritti,

appreso con preoccupazione che nello studio eseguito dal CAN (Center for Naval Analyses) per conto del Segretariato della US Navy, la base militare di Capo Teulada è stata individuata tra i possibili siti nei quali trasferire parte delle basi e delle strutture belliche della Marina Usa operanti nell'isola di Vieques a Puerto Rico;

rilevato che i cittadini di Vieques, sostenuti dalle istituzioni locali e da un forte consenso internazionale, impediscono da anni il regolare svolgimento delle esercitazioni militari occupando pacificamente le aree di tiro e offrendosi come scudi umani a protezione del proprio territorio e della propria salute;

evidenziato che numerose indagini scientifiche hanno documentato la contaminazione da metalli pesanti tra i pescatori e le popolazioni civili della base portoricana, rilevando una stretta correlazione tra l'aumento dei tassi di mortalità da tumore e le esercitazioni effettuate dai marines nell'isola di Vieques a Puerto Rico;

considerato che, in seguito alla irriducibile disobbedienza civile della popolazione portoricana, la US Navy è stata costretta a dismettere un terzo delle terre occupate, con l'obbligo di provvedere al disinquinamento e alla bonifica degli stessi territori;

tenuto conto che da anni la comunità teuladina si batte per abbassare il livello quantitativo e qualitativo delle esercitazioni militari nel Poligono di Capo Teulada che costituisce una grave limitazione allo sviluppo delle attività economiche da parte della comunità locale (turismo, pesca, zootecnia ecc.);

rimarcato che, nonostante in altre basi militari della Sardegna sia stato già accertato il collegamento delle esercitazioni militari con numerosi casi di tumore, è ancora impossibile conoscere, su basi scientifiche certe e verificate, i rischi sulla salute delle popolazioni locali alle quali viene impedito di esercitare un reale controllo democratico;

chiedono di interpellare il Presidente della Regione per sapere:

1) quali azioni intenda mettere in atto con tempestività e determinazione nei confronti del Governo Nazionale per scongiurare il pericolo e impedire che, anche una sola parte della base e delle istallazioni belliche della US Navy, possano essere trasferite da Vieques a Capo Teulada;

2) quali provvedimenti intenda adottare per accertare i rischi di danno per l'ambiente e per la salute dei cittadini causati dalle installazioni e dalle esercitazioni militari effettuate nel poligono di Capo Teulada e nelle altre basi militari presenti nella nostra Isola;

3) se non ritenga di aprire un grande contenzioso con il Governo nazionale per giungere ad una sostanziale riduzione delle servitù militari gravanti sul territorio regionale che generano gravi limitazioni nell'uso del territorio e della fascia costiera e alla cancellazione di tutte le installazioni belliche e le attività militari che generano pericoli e rischi per l'ambiente e per la salute dei cittadini. (276)

INTERPELLANZA PINNA - SPISSU - FADDA - SANNA Giacomo - BALIA - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS sulla mancata erogazione ai pescatori degli indennizzi previsti dal protocollo con il Ministero della difesa e sulla interdizione alla pesca nel mare prospiciente il poligono di Capo Teulada.

I sottoscritti,

premesso che l'interdizione alla pesca nel mare prospiciente al poligono di Capo Teulada rappresenta un grave condizionamento per le attività economiche che penalizza pesantemente i quasi 800 pescatori delle marinerie del territorio del Sulcis-Iglesiente;

tenuto conto che sulla base del protocollo di intesa sottoscritto tra il Ministero della difesa, la Regione Sarda e le organizzazioni sindacali è prevista l'erogazione di un indennizzo finalizzato a risarcire, se pure parzialmente, il mancato guadagno dei pescatori del territorio;

constatato che il Ministero della difesa, nonostante gli impegni assunti e le ripetute sollecitazioni dei pescatori e delle loro organizzazioni sindacali non ha ancora provveduto ad erogare il saldo degli indennizzi in favore dei pescatori per gli anni 1997 e 1998 e l'intera quota per l'anno 2001;

rilevato che dai benefici derivanti dal richiamato indennizzo sono state escluse le imprese titolari delle singole imbarcazioni che, oltre ai capi barca e ai marinai, subiscono le più pesanti penalizzazioni derivanti dal mancato reddito causato dall'interdizione dell'attività di pesca;

appreso che, con ordinanza della capitaneria del porto di Sant'Antioco del 6 agosto 2002, è stata notevolmente estesa, rispetto agli anni precedenti, l'area di mare interdetta alla pesca nei periodi in cui si tengono le esercitazioni militari nel poligono di Capo Teulada;

considerato che il mancato accoglimento delle legittime rivendicazioni sopra richiamate ha costretto i pescatori interessati a mettere in atto, dopo varie sollecitazioni inascoltate, pesanti azioni di protesta con l'occupazione dell'accesso via terra e via mare al poligono militare di Capo Teulada che stanno generando preoccupanti tensioni sociali,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'ambiente per sapere quali azioni urgenti intendano mettere in atto nei confronti del Ministero della difesa al fine di ottenere:

- il pagamento immediato degli indennizzi in favore dei pescatori interessati del saldo per gli anni 1997 e 1998 e l'intera quota per l'anno 2001;

- il riconoscimento dell'indennizzo anche in favore delle imprese titolari delle imbarcazioni da pesca che, oltre ad essere colpite dal mancato reddito, sono comunque costrette a sostenere i costi fissi per il mantenimento delle imbarcazioni;

- l'attribuzione diretta alla Regione sarda dei fondi stanziati per gli indennizzi in favore dei pescatori e delle imprese titolari delle imbarcazioni da pesca al fine di assicurare una gestione diretta e puntuale delle istruttorie e delle conseguenti erogazioni monetarie in favore degli soggetti interessati;

- il contenimento delle aree di interdizione alla pesca nei limiti esistenti precedentemente all'ordinanza della capitaneria di porto di Sant'Antioco del 6 agosto 2002. (292)

INTERPELLANZA COGODI - ORTU - VASSALLO sui gravi danni subiti dai pescatori e dalle popolazioni del Sulcis - Iglesiente per l'estensione dei vincoli militari nel poligono di Teulada.

I sottoscritti,

richiamata la mozione già presentata in data 9 ottobre 2002 contro l'estensione dei vincoli militari sull'Isola e principalmente sul poligono militare di Teulada;

ritenuto che debba essere recuperato al buon uso economico e civile l'intero territorio della Sardegna e che, comunque, nel frattempo, debbano essere immediatamente ed interamente indennizzati i danni subiti dalle categorie produttive e di lavoro, a partire dai pescatori e dalle imprese di settore;

constatato che con ordinanza 6 agosto 2002 della capitaneria di porto di S. Antioco è stata invece estesa notevolmente l'area di mare interdetta alle attività di pesca, mentre rimangono tutt'ora inevasi anche gli indennizzi degli anni precedenti per i danni subiti,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore della difesa dell'ambiente per conoscere quali azioni urgenti intendano mettere in atto nei confronti del Governo nazionale e specialmente del Ministero della difesa al fine di avere:

1) il pagamento immediato degli indennizzi già dovuti ai pescatori ed il risarcimento dei danni subiti dalle imprese che esercitano attività di pesca;

2) la drastica riduzione, sino all'intera eliminazione in un arco di tempo programmato e sicuro, di tutte le limitazioni imposte all'uso produttivo e civile dell'intero territorio interessato. (293)

INTERPELLANZA COGODI, ORTU, VASSALLO sul pericolo di massiccio insediamento di basi per sommergibili nucleari nell'Isola di S. Stefano, arcipelago di La Maddalena.

I sottoscritti,

richiamata la mozione già presentata in data 9 ottobre 2002 in tema di smilitarizzazione dell'Isola e di recupero alla Comunità sarda di tutti i territori già occupati per usi militari;

considerato il pericolo gravissimo, da più parti rappresentato, di possibile insediamento di una base militare per sommergibili nucleari, attraverso l'ampliamento e la stabilizzazione della base - appoggio sita nell'isola di S. Stefano, arcipelago di La Maddalena, nel mezzo del Parco naturale;

preso atto con preoccupazione del silenzio assoluto della Giunta regionale in materia, posto che la sciagurata ipotesi che si prospetta (6 sommergibili nucleari ed oltre 8 mila militari americani) finirebbero per rappresentare, oltre ad ogni altro rischio e danno in materia di sicurezza delle persone e dell'ambiente, uno sconvolgimento totale nell'equilibrio economico, territoriale e sociale dell'isola di La Maddalena e delle parti prospicienti,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'ambiente per conoscere:

1) quale consistenza abbiano le misure di ampliamento dei vincoli militari sull'arcipelago di La Maddalena;

2) quale energica azione si intenda sviluppare perché sia impedita in Sardegna una tale disastrosa evenienza. (294)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione numero 87 ha facoltà di illustrarla.

COGODI (R.C.). Ci rendiamo conto, signor Presidente, colleghi, che se è così arduo riuscire ad avviare i lavori del Consiglio regionale ugualmente o forse anche un pochino di più risulterà ardua l'impresa di liberare la Sardegna dalle servitù militari. Tuttavia noi ci proviamo.

Noi abbiamo proposto all'attenzione del Consiglio regionale un atto deliberativo di grande rilevanza; abbiamo proposto, proponiamo e motiviamo le ragioni per le quali noi riteniamo che debba essere avviato in Sardegna un processo vero di smilitarizzazione dell'intera Isola. Con la nostra mozione, perciò, noi non abbiamo ancora una volta sollevato questioni che attengono a disagi occasionali che di volta in volta si verificano nei diversi ambiti territoriali della Regione quando si svolgono le esercitazione militari, quando i pescatori non possono pescare, quando i pastori non possono condurre le greggi al pascolo, quando le popolazioni civili sono sfiorate da qualche ordigno che sfugge all'aereo che si esercita. No, in questa circostanza noi abbiamo posto all'attenzione del Consiglio, e riteniamo che il Consiglio debba seriamente valutare e decidere, la questione delle questioni, cioè aggredire le cause di questi disagi e quindi procedere a una risoluzione, a un atto di decisione che comporti l'espressione della volontà ferma della massima Assemblea rappresentativa del popolo sardo di dire: "Voltiamo pagina, liberiamo la Sardegna da tutte le servitù militari, si avvii un processo di smilitarizzazione effettivo e i territori e l'ambiente della Sardegna vengano integralmente restituiti agli usi civili, alle prospettive di progresso, alla serenità di vita dei sardi e dei non sardi che sono in questa regione". Vorremmo dire anche, subito, che attorno a questa, come ad altre grandi questioni, ma riteniamo in questa fase che questa sia una delle grandi questioni, forse la più grande, si gioca anche la credibilità dell'autonomia regionale.

L'autonomia, se c'è, batta un colpo. L'autonomia, se ha un senso, come capacità di autogoverno, come perseguimento delle finalità proprie, quelle giuste di una regione e di un popolo, decida qualcosa di importante.

Fra tanto dire di rinnovamento della politica, di discontinuità, di modernità, assuma il Consiglio regionale una determinazione sicura, innovativa, discontinua rispetto al passato, a tutto il passato, dica un "sì" vero, per una politica di pace e dica un "no" vero contro ogni possibile evento di guerra. Noi riteniamo che queste affermazioni debbano anche poggiare su un ragionamento, che non debbano essere affidate solo alle convinzioni più profonde di ognuno di noi, meno che mai all'emozione, ma che debbano essere, queste finalità, sorrette da un ragionamento rigoroso, sulla utilità...

(Interruzioni)

Dicevo che noi riteniamo che questo obiettivo debba essere sorretto da un ragionamento rigoroso sulla inutilità, nei tempi moderni, della guerra e quindi di ogni e qualsiasi organizzazione che sia strumentale rispetto alla guerra stessa. Insomma, in un mondo così com'è oggi, il ricorso alla guerra non risulta essere solo un fatto doloroso e distruttivo; risulta essere anche un fatto del tutto inutile rispetto ai fini che si dichiarano quando si fa la guerra anche senza dichiararla. Storicamente, seppure la guerra sia sempre stata un fatto distruttivo, doloroso, che ha sempre coinvolto e colpito gli innocenti, la guerra ridefiniva o ridisegnava i confini tra gli Stati, definiva le aree di influenza. Oggi si può dire che non è manco più così, perché in un mondo che è già alle nostre spalle, in un tempo che appartiene anche alla nostra vicenda umana, e quindi alla nostra diretta conoscenza, quando tutto il mondo era diviso sostanzialmente in due grandi ambiti d'influenza - il mondo bipolare - vigeva quella forma ugualmente sconcertante, non certo rassicurante, di organizzazione che si definiva l'equilibrio del terrore. Era, quello degli armamenti crescenti e contrapposti dei due campi, un terrore vero, ma era anche un equilibrio. Tutto questo è finito. Questo stato di cose non c'è più. Oggi c'è il terrore e non c'è più l'equilibrio. Il mondo non è neppure diviso in due, è diviso in tanti pezzi e però c'è una centrale di dominio che può decidere associando tutti, se si vogliono associare, distruggendo tutti se non si associano, può decidere le sorti del mondo.

Dopo l'89, dopo la caduta del muro di Berlino, la fase che si è aperta per l'umanità non è, purtroppo, come deve essere, una fase più serena e più tranquilla, produttiva di effetti di cooperazione, di competizione pacifica, di capacità delle persone e delle comunità di esprimersi liberamente, purtroppo la realtà che da un decennio a questa parte conosciamo è quella di una nuova gerarchia di potere, di una nuova gerarchia di dominio, che è dominio unico, pensiero unico, globalizzazione economica, banca mondiale, fondo monetario internazionale, che decidono in pochi per tutti.

In una prima fase questo processo chiamato globalizzazione si era ritenuto fosse un male, ma un male necessario, che comunque avrebbe avvicinato le economie e avrebbe avvicinato le relazioni e comunque, pur essendo un male, un male necessario, avrebbe potuto contenere in sé anche elementi di positività, e in ogni caso si riteneva, in una prima fase, fino a qualche anno fa, che non ci fosse possibilità di reazione, che il dominio fosse così forte che non poteva essere attaccato.

Tutto questo accompagnava euforicamente la destra politica e la destra economica, tutto questo accompagnava la depressione anche di parte della sinistra. Chi non ricorda il parlare americano di parte della sinistra, "I care", di qualche anno fa? Chi non ricorda il balbettare di altra parte della sinistra: "Il capitalismo ha vinto, dobbiamo adattarci a ricavare spazi dentro il sistema che ha vinto per attenuare i disastri del capitalismo vincente"?

La globalizzazione veniva data cioè come un dato e un effetto ineludibile e inaffrontabile, che avrebbe dovuto costringere tutti a fare i conti con questo processo irreversibile. Poi non è stato più così, da Seattle a Porto Alegre, a Parigi, a tante capitali del mondo, a Napoli, a Genova, a Firenze, una moltitudine di persone si sono ritrovate e hanno non solo detto ma dimostrato che la globalizzazione disumana, che l'impero dell'economia e anche militare non è inaffrontabile, che un altro mondo è possibile non solo pensarlo, ma anche realizzarlo.

E siccome parliamo di fatti recenti che tutti abbiamo conosciuto, se c'è onestà, come io ritengo che ci sia almeno sul piano intellettuale, se non direttamente politico, ognuno si interroghi e risponda perché qualche anno fa si irrideva a Seattle, a Porto Alegre, a Genova, al Social Forum. Perché si irrideva? Chi erano questi sognatori? Chi erano questi giovani, presi da chissà quale furia, che osavano pensare che il mondo si potesse cambiare, il mondo di oggi?

Oggi, nel tempo presente, non si irride più, questa è la prima conquista. Molti di quelli che irridevano, oggi sono costretti a riflettere, e molti di quelli che irridevano, oggi sono costretti a fare i conti, e molti per fortuna sono anche indotti a cambiare opinione, e quel movimento, che è di persone, e principalmente di giovani nel mondo, è un movimento che si candida a cambiare e anche a governare in modo diverso il mondo.

Ecco la pagina nella quale si iscrive il tema "pace, sì, guerra, no". Ecco dov'è la ragione che sostiene la domanda che noi abbiamo proposto e che il Consiglio regionale deve valutare e noi riteniamo dovrebbe anche deliberare. La Sardegna, questa parte del mondo, ha un ruolo da svolgere nel mondo, come tutte le altre parti e tutte le altre soggettività istituzionali, politiche, sociali, culturali del mondo, come tutte le altre soggettività, ha da svolgere un compito preciso: liberare questa parte del mondo dagli strumenti di guerra. E se ognuno e ogni soggettività politica, istituzionale, sociale e culturale, in ogni parte del mondo, sarà capace di liberare dagli strumenti di guerra una parte del mondo, il mondo sarà tutto senza strumenti di guerra.

Noi dobbiamo iniziare da dove siamo, noi dobbiamo compiere il dovere qui, perché qui abbiamo i nostri problemi e qui riponiamo anche le nostre aspettative, le nostre speranze. La Sardegna, isola militarizzata, la Sardegna nella quale...

(Interruzioni)

Presidente, lei potrà dirmi quello che vuole, io non posso chiedere ogni tre minuti di non essere disturbato, perché capisco che tante cose importanti si debbano dibattere fra i banchi, ma vorrei che ci fosse un po' di silenzio. Comunque chiedo scusa. Dicevo, o tentavo di dire...

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, davvero, mi pare ci sia il massimo dell'attenzione dell'Aula.

COGODI (R.C.). No, Presidente, lei non si difenda da quello da cui non si deve difendere.

PRESIDENTE. Guardi, io non ho nulla da difendere!

COGODI (R.C.). Guardi, adesso sono spariti, c'era un gruppo di persone che chiacchierava qui disturbando il mio dire e anche il mio pensare.

PRESIDENTE. E lei ritiene che mi debba difendere io?

COGODI (R.C.). Lei o guarda e vede e garantisce il Consiglio, oppure è meglio che taccia, perché non può contraddire la mia segnalazione. Abbia pazienza!

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, il suo linguaggio non è accettabile. Lei invita il Presidente a tacere!

COGODI (R.C.). No, il linguaggio è che qui trattiamo di cose serie e, per favore, lei garantisca il fatto che chiunque, non solo io, qui svolge un'argomentazione non sia disturbato continuativamente.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, la prego di procedere.

COGODI (R.C.). Ma lei non deve pregare niente, lei deve fare il suo dovere e deve fare le cose per cui è lì.

PRESIDENTE. Ci sarà più attenzione, chiederò ai colleghi di fare ancora più silenzio.

COGODI (R.C.). Dia più attenzione, perché sarebbe ora!

Dicevo, o tentavo di dire che questa nostra regione, questa nostra isola, questa parte del mondo, oggi non ha nessun interesse reale, al di là delle idealità, che possono ispirare ognuno di noi e la parte politica a cui ognuno appartiene, non ha più nessuna utilità concreta ad essere in gran parte occupata, minacciata, danneggiata, da basi militari atomiche, nel bel mezzo del parco di La Maddalena, da poligoni di sperimentazione dei missili di mezzo mondo, nel poligono di Perdasdefogu, dove ogni esercito del mondo può, rivolgersi al Governo italiano, pagare e sperimentare tutti i missili che vuole per distruggere o pensare di distruggere ogni avversario che ipotizzi, in terra sarda, che non c'è nessuna ragione al mondo per cui, nel poligono di Teulada o di Capo Frasca, si debbano addestrare tutti gli aeroplani e tutte le truppe da sbarco per chiunque pensa di sbarcare dove ritiene o riterrà addestrandosi in Sardegna per aggredire altri. Non c'è nessuna utilità concreta per pagare questi prezzi altissimi per l'economia, ma soprattutto ingiusti, in termini di serenità della vita, di sicurezza delle persone e di dignità della vita di relazione. E se l'autonomia ha un senso, e se l'autonomia si deve far carico di rappresentare questi diritti e questi sentimenti, ha una parola da dire? O continua a essere muta, reticente, assente, per cui pare non appartenga più alle sorti, al destino di questa Regione, una sua vocazione di sviluppo pacifico, per cui si è cancellata dall'agenda degli impegni politici di questa Regione da diversi anni la questione della pace e della sicurezza e della liberazione del proprio territorio; questa è, se volete, l'autonomia, e se non è questa non è niente.

Tenendo conto, e mi avvio a concludere, che è cambiato anche il ruolo strategico di questa parte del mondo, che questa Isola che in altri tempi, in altri conflitti e in altre controversie, poteva avere essere utilizzata come portaerei inaffondabile, oggi non ha più quel ruolo….

PRESIDENTE. Qualche secondo ancora onorevole Cogodi, prego.

COGODI (R.C.). Per recuperare le interruzioni e i disturbi. E' cambiato il ruolo strategico di questa parte del mondo un tempo ritenuta, nelle strategie militari, portaerei inaffondabile o avamposto per la difesa verso i paesi dell'altra sponda, cioè del Nord Africa e del Medio Oriente, cioè confine di una parte del mondo politicamente definito verso altre parti del mondo. Oggi non è più così, perché i sistemi di guerra, l'unicità del centro di dominio porta ormai a ritenere ogni parte del mondo utilizzabile per addestramenti, per esercitazioni, e quant'altro; per cui il ruolo di questa nostra Regione oggi, di questa terra, è divenuto quello di essere solo una Regione che consente ciò, un grande spazio o grandi spazi utilizzabili per queste finalità; non c'è strategia neppure militare o strategia di difesa, perché i marines si possono addestrare liberamente, liberamente per modo di dire, cioè utilmente per loro a Vieques in Portorico, e se lì c'è una contestazione possono benissimo quelle esercitazioni farsi a Teulada in Sardegna, e sono le stesse esercitazioni, e Portorico dista tanto da questa parte del mondo! E le portaerei…

PRESIDENTE. La devo pregare di arrivare alla conclusione, le do ancora qualche secondo.

COGODI (R.C.). Un sommergibile a propulsione nucleare o che porti anche ordigni nucleari, può stare in Turchia indifferentemente o può stare a La Maddalena, ma siccome lì i musulmani vincono le elezioni, ai fini militari non dovrebbe essere una grande questione, quegli stessi sottomarini si può almeno ipotizzare che stiano a La Maddalena, quindi il problema è dove e chi esprime un concetto di accettabilità, di acquiescenza, di non reazione.

Ecco quindi, per concludere con una nota un po' distensiva, io non penso che in Sardegna, perché si liberi il territorio e si dismettano le basi militari tutte, debbano vincere le elezioni i musulmani, no! Credo che in Sardegna, in attesa che vincano le elezioni i democratici e i veri autonomisti, debba soccorrere un ragionamento serio, per quanto è possibile l'espressione massima dell'autonomia dovrebbe anche tirare di conto ed arrivare a una determinazione politica, che noi vogliamo e dobbiamo garantire al popolo sardo una terra di pace, di cooperazione, di incontro, di accoglienza, dove si possa serenamente operare e dove si possa serenamente vivere.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Cogodi, invito tutti a rispettare i tempi, perché le mozioni che devono essere illustrate sono molte, e dopo ci sarà comunque la discussione che suppongo sarà lunga ed articolata.

Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Emanuele per illustrare la mozione numero 36.

SANNA EMANUELE (D.S.). Signor Presidente e onorevoli colleghi, noi abbiamo iniziato stamattina i lavori del Consiglio con oltre un'ora di ritardo perché abbiamo dovuto attendere pazientemente il Presidente della Giunta che aveva sicuramente altri impegni; sarebbe opportuno che il Presidente venisse disturbato meno anche dai suoi Assessori e dal questore Granara, mentre stiamo discutendo un tema che il Consiglio non deve assolutamente prendere sottogamba.

Il nostro interlocutore in questa materia è il Presidente della Regione e aggiungo che sarebbe stata opportuna e gradita in questa circostanza la presenza anche di chi ha preceduto l'onorevole Pili, forse anche la presenza dell'onorevole Mario Floris oggi avrebbe aiutato un confronto più serrato e più produttivo in quest'Aula sul tema delle servitù militari nella nostra Regione. Noi abbiamo presentato, signor Presidente - mi rivolgo al Presidente del Consiglio che, essendo teuladino, penso che abbia, come dire, una sensibilità quasi etnica per questo tema, parlerò prevalentemente del poligono di Teulada, ma nella parte conclusiva dell'illustrazione della nostra mozione farò qualche considerazione di carattere generale - noi abbiamo presentato, signor Presidente, il nostro documento quasi due anni fa, nel mese di gennaio del 2001; la nostra iniziativa nasceva da una situazione di crescente tensione tra il Comune di Teulada e il Comando Militare della Sardegna, dopo la firma del nuovo disciplinare d'uso del Poligono che qualche settimana prima era stato firmato anche dal Presidente della Regione. Quell'atto disattendeva alcuni punti fondamentali delle motivate richieste delle amministrazioni comunali di Teulada e Sant'Anna Arresi, in materia di sicurezza e di compatibilità con alcune attività produttive delle popolazioni locali, e a noi sembrò doveroso raccogliere quelle istanze e sollecitare un dibattito in Consiglio regionale e anche un chiarimento che doveva venire in primo luogo dal Presidente della Regione.

A distanza di due anni forse i rapporti tra il Comando Militare e i Comuni di Teulada e Sant'Anna Arresi sono meno tesi - e questo è un fatto positivo - però alcune problematiche di fondo restano irrisolte anche perché manca, Presidente Pili, un ruolo attivo e propositivo - così a noi sembra, può darsi che poi la sua replica ci smentisca - della Giunta regionale in un campo che richiederebbe invece, secondo noi, un'attenzione politica più adeguata e più costante.

L'inasprimento dei rapporti tra il Comando Militare e il Comune di Teulada fu determinato allora, alla fine del 2000 e nei primi mesi del 2001, dal fatto che il Presidente Floris diede incautamente il via libera a un disciplinare d'uso del Poligono che non recepiva alcune motivate richieste del Comune e, cosa ancora più grave, annullava di fatto diversi anni di concertazione istituzionale che si era sviluppata nel Comitato misto paritetico per le servitù militari tra Comando militare della Sardegna e Comuni di Teulada e Sant'Anna Arresi, e anche - bisogna ricordarlo - attraverso un lungo confronto con i funzionari della Presidenza della Giunta su delega prima del Presidente Palomba e poi del Presidente onorevole Floris.

Il disciplinare varato a dicembre del 2000 con la firma del Presidente Floris e del Comandante generale Lunardo fu non solo una doccia fredda ma, per molti aspetti, fu un vero e proprio schiaffo in faccia alle richieste dei comuni e alle legittime aspettative delle popolazioni.

Non è inopportuno ricordare brevemente, cari colleghi, i punti fondamentali della controversia così come furono da noi puntualmente indicati nella mozione, così come furono puntualmente indicati dai comuni, dalla stampa, dalle popolazioni senza che peraltro arrivasse nessuna reazione da parte della Giunta regionale e del suo Presidente. E` bene ricordare innanzitutto che le richieste delle comunità e delle istituzioni locali sostenute sempre dai rappresentanti nel Comitato misto paritetico eletti da questa Assemblea non hanno mai messo in discussione le esigenze primarie della difesa e delle forze armate, e sono sempre state avanzate nel quadro delle leggi che regolano l'attività e la presenza nel territorio nazionale delle basi militari di addestramento e di difesa. I punti di riferimento sono sempre stati, anche nelle richieste dei comuni, la legge numero 898 del '76 e la legge numero 104 del 1990.

Ora noi sappiamo che per le esigenze addestrative delle forze armate e anche a seguito di accordi nell'ambito dell'Alleanza Atlantica, in virtù della sua peculiare posizione nel Mediterraneo, la Sardegna sopporta pesanti limitazioni nell'uso del suo territorio, vincoli severi a largo raggio delle aree interne costiere e massicciamente anche del mare che ci circonda. All'interno di queste diffuse servitù il caso di Teulada, signor Presidente, come lei sa, presenta delle peculiarità che è bene tenere presenti perché rappresentano, in termini di condizionamento della vita civile, un caso unico non solo a livello sardo ma anche su scala nazionale.

La base addestrativa di Teulada è la più importante struttura operativa dell'Esercito Italiano. Occupa una superficie di 72 chilometri quadrati, 7200 ettari sulla terraferma e vincola una superficie ancora più ampia sul mare prospiciente dal quale la base, come sappiamo, è separata da un ecosistema costiero considerato in assoluto tra i più belli e preziosi del Mediterraneo. Fra terra e mare i vincoli bloccano più di 15 mila ettari di territorio sardo solo a Teulada. Si badi bene, la seconda base italiana in ordine d'importanza, quella di Monte Romano, per estensione occupa una superficie di soli 4600 ettari.

Il Poligono di Teulada non è però il più importante d'Italia solo per dimensioni e superficie occupata, lo è anche per il valore delle attività che vi si svolgono nell'ambito dell'addestramento delle Forze Armate nazionali e di quelle alleate e per la posizione strategica che continua ad avere nello scacchiere del Mediterraneo. A Teulada, unico poligono nazionale nel quale i mezzi pesanti possono sparare in movimento è prevista e finanziata inoltre la realizzazione, nella Piana di Medau Becciu, di un villaggio per l'addestramento al combattimento nei centri abitati. Nella rivista "Panorama Difesa" questa nuova struttura viene descritta in maniera dettagliata, signor Presidente, si costruirà un villaggio con oltre settanta edifici dotato di piazze, strade, scuole, chiese, municipio, stazione degli autobus ma non sarà un villaggio per alloggiare i militari e i loro familiari, sarà un villaggio per esercitare le forze armate alle guerre più sofisticate e più distruttive con i mezzi e le novità tecnologiche più avanzate. Il progetto elaborato dalla direzione del Genio militare di Cagliari è stato già approvato dallo Stato Maggiore e quando noi abbiamo presentato la mozione, circa due anni fa, era in attesa della valutazione d'impatto ambientale e dell'approvazione da parte del Comitato misto paritetico per le servitù militari.

Io non ho notizie recenti, può darsi che il Presidente Pili le abbia. Non ne hanno di notizie recenti neanche il Sindaco e l'amministrazione di Teulada che seguono attentamente oggi i nostri lavori. Però anche questo conferma - si tratta di una struttura finanziata con decine e decine di miliardi - conferma che Teulada diventa sempre di più il cuore del sistema addestrativo dell'Esercito Italiano. Ora, cari colleghi, un poligono di questo rilievo e di queste dimensioni che diventa il sistema nervoso centrale addestrativo delle Forze Armate del nostro paese occupa un pezzo prezioso della nostra terra, nell'angolo estremo sud occidentale della nostra Isola, non lo dobbiamo considerare né un ornamento che difende le bellezze naturali paesaggistiche della Sardegna e neanche un gravame da sopportare con rassegnazione. L'Esercito Italiano occupa la parte più pregiata del territorio di Teulada e le attività e lo sviluppo di quelle comunità sono, come sappiamo, pesantemente condizionate dalla presenza del poligono, da quando circa quarant'anni fa fu allestita la base con l'acquisizione di quasi 8000 ettari di territorio. L'agricoltura, l'allevamento, la pesca, con la mutilazione del territorio hanno subito, come sappiamo, un drastico ridimensionamento. Aree con incalcolabili potenzialità di trasformazione e valorizzazione turistica sono state bloccate per le esigenze superiori della difesa nazionale.

Nessuno propone oggi, non lo proponiamo noi, neanche a Teulada, la smilitarizzazione unilaterale e velleitaria di quell'area. Nessuno mette in discussione le superiori esigenze di sicurezza dello Stato e il contributo che il nostro Paese deve garantire nel mutato scenario internazionale per assicurare la distensione e la pace nell'ambito delle alleanze con gli altri Paesi della Comunità Europea e delle grandi democrazie occidentali. Nessuno mette in discussione queste esigenze e questi indeclinabili compiti. Però quando queste attività e strutture così costose e così rilevanti si realizzano in uno stato sovrano e democratico e in una Regione che da 53 anni ha uno statuto speciale di autonomia di rango costituzionale, signor Presidente, quando presidi di difesa di queste proporzioni incidono in misura così rilevante nella vita di una comunità e ne modificano le consuetudini produttive e gli stessi equilibri dell'ambiente di lavoro e di vita, è assolutamente legittimo pretendere il pieno coinvolgimento delle istituzioni che rappresentano la sovranità popolare, di tutte le istituzioni, signor Presidente, dal Parlamento della Repubblica al Parlamento dei sardi e passando attraverso tutti gli anelli del nostro ordinamento autonomistico senza dimenticare mai che i Comuni esercitano la sovranità nel loro territorio e non sono succursali passive dello Stato ma le prime e più preziose articolazioni della Repubblica democratica.

Il problema di Teulada e delle servitù militari non è quindi un problema che riguarda solo generali e stati maggiori ai quali, sia detto, va il nostro pieno rispetto di cittadini come presidio della democrazia e della sicurezza nazionale, ma il rispetto per questi compiti, signor Presidente, non significa delega a una gestione separata o tecnocratica di funzioni pubbliche così essenziali. Con questa logica e con la consapevolezza dei nostri doveri, ma anche con la fierezza dei nostri diritti, attraverso la nostra Regione autonoma, nel corso degli ultimi 15 anni, noi abbiamo ripetutamente avanzato al Governo italiano e al Parlamento la richiesta di un graduale, ma anche concreto, alleggerimento delle servitù militari e di una programmata revisione dei vincoli e dei gravami che spesso, come una camicia di forza, impediscono l'utilizzazione produttiva e civile di grandi aree territoriali e marine della nostra Isola.

Questa vertenza, signor Presidente, aveva fatto dei passi avanti rilevanti negli anni scorsi, adesso a noi sembra che siamo in una fase di risacca, di rinuncia all'esercizio delle nostre prerogative autonomistiche, soprattutto nel rapporto con gli organi centrali dello Stato.

Le vicende recenti di Teulada, di Perdasdefogu, di La Maddalena, sono un sintomo preoccupante di questo regresso di cultura autonomistica e di iniziativa politica nel tutelare interessi vitali della nostra comunità regionale.

Che cosa denunciamo ancora e che cosa chiediamo per la base di Teulada, per il più grande poligono militare del nostro Paese?

Noi chiediamo, è scritto nel dispositivo della nostra mozione, l'utilizzazione controllata e compatibile delle aree pascolative da parte delle aziende agropastorali locali. E' una vecchia vertenza, sappiamo che ci sono delle novità positive, per molti anni ci siamo imbattuti in una rigidità incomprensibile da parte delle autorità militari e anche, bisogna ricordarlo, in atteggiamenti vessatori verso pastori e allevatori che chiedevano una utilizzazione stagionale di parte del poligono assolutamente compatibile con le esigenze addestrative; abbiamo letto con soddisfazione ieri su "La Nuova Sardegna" che si è raggiunto finalmente un accordo dopo una difficile vertenza che prevede l'utilizzazione di ben tremila ettari per ventitré aziende che pagheranno ciascuna 500 euro all'anno di canone, le greggi entreranno alle 22, pascoleranno tutta la notte e torneranno fuori dal poligono alle prime luci dell'alba; chiediamo conferme e un consolidamento, signor Presidente, di questi importanti accordi e chiediamo una revisione del vincolo di sostanziale interdizione alla navigazione e alla pesca degli specchi d'acqua confinanti con la base, soprattutto per le marinerie locali.

La nostra marineria, signor Presidente, come lei sa, sopravvive con mezzi di basso tonnellaggio e può praticare prevalentemente la piccola pesca costiera. Se non si allentano i vincoli militari su un'area marittima che per estensione equivale e forse supera quella terrestre, la pesca in quel distretto è destinata a morire.

Chiediamo l'utilizzazione degli arenili e delle sabbie bianche in forme compatibili con le esigenze di sviluppo economico e civile delle comunità locali.

Non si propongono, Presidente Pili, deroghe alla legge urbanistica a Teulada. Non proponiamo residence, alberghi, né stabilimenti balneari, ma non è pensabile che i cittadini e i sardi non possano fruire in maniera controllata di quelle straordinarie risorse naturali mentre vi scarrozzano cingolati e carri armati spesso in maniera poco rispettosa dei preziosi equilibri naturali.

E poi, perchè il tempo non mi basterà per illustrarlo, ma è scritto puntualmente nel dispositivo della mozione, noi non possiamo rinunciare, Presidente Pili, alla richiesta di istituire un osservatorio ambientale ed epidemiologico permanente affidato alle più qualificate competenze tecniche-scientifiche per il monitoraggio sistematico nell'area di Teulada e in tutte le altre basi militari della Sardegna.

Bisogna promuovere, non in maniera generica e velleitaria come si è fatto finora, ma attraverso la rigorosa utilizzazione dei poteri e degli strumenti istituzionali della nostra Regione, un'accurata indagine su tutte le attività militari che si svolgono in particolare nel poligono di Teulada e in quello di Perdasdefogu e in tutte le altre basi ubicate nel territorio della nostra Isola tesa ad accertare se sono stati utilizzati materiali o armi che provocano gravi danni alla salute umana.

Bisogna valutare, d'intesa con le più qualificate istituzioni scientifiche e sanitarie, l'opportunità, signor Presidente, di un'indagine sanitaria e di uno screening anche nelle popolazioni più direttamente a contatto con le attività delle principali basi militari della Sardegna.

Noi non stiamo conducendo, e concludo signor Presidente, una battaglia velleitaria contro le esigenze superiori di sicurezza e di difesa dello Stato, della comunità nazionale e della comunità regionale; noi sappiamo che per garantire la pace, per tutelare la sicurezza e la difesa occorrono anche forze armate più professionalizzate, con un alto grado di addestramento e di specializzazione per operare in contesti ambientali molto complessi.

Ma per assicurare l'autonomia, la libertà, la sovranità delle comunità nazionali e delle loro istituzioni democratiche, la pace, la sicurezza, la sovranità e il diritto devono essere garantiti innanzitutto nei contesti territoriali e sociali in cui operano.

Questo, signor Presidente, a Teulada e in Sardegna non sta avvenendo, ma io penso, e noi pensiamo che questa Assemblea democratica e autonomistica debba trovare i modi e l'unità necessari per realizzarlo pienamente nella nostra Regione.

PRESIDENTE. La ringrazio onorevole Sanna anche per il rispetto assoluto del tempo a sua disposizione.

E' in discussione la mozione numero 92, a firma Sanna Giacomo, Manca, sulle dismissioni delle basi militari nel territorio della Sardegna. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Giacomo per illustrare la mozione.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Colleghe, colleghi, non sorprende la ciclica riproposizione di un problema irrisolto, di una grande questione insoluta per tutti i sardi. La storia delle basi militari in Sardegna è infatti una lunga storia di ingiustizie e penalizzazioni, di prevaricazioni e soprusi ma soprattutto di una ingiustificata sottrazione di larghe porzioni di terra, di mare e di cielo al popolo sardo. Le basi militari sono anche fonte di allarme sanitario e ambientale e di preoccupazione crescente tra le popolazioni interessate dagli insediamenti e dalle esercitazioni. E' una storia di controlli mancati, di dati incerti, di analisi contrastanti, di polemiche senza fine e di infinite rassicurazioni senza che nessuno abbia certezze.

L'ipotizzato raddoppio della base statunitense di La Maddalena ha riaperto una ferita istituzionale che sanguina ormai da trent'anni, da quando cioè il Governo italiano, violando l'articolo 80 della Costituzione repubblicana, ha regalato l'isola di Santo Stefano alla marina statunitense senza che il Parlamento ratificasse l'accordo e mettendo la Sardegna in prima linea in quella guerra non dichiarata che divideva il mondo intero. Da allora sono cambiate molte cose, si è modificato lo scenario internazionale, è caduto il muro di Berlino, e l'Unione Europea è diventata realtà, ma la base statunitense è sempre lì e non vi è alcuna intenzione di spostarla da quel territorio, anzi in tutti questi anni si è rinnovata e radicata, ha subito ingiustificate ristrutturazioni e inammissibili ampliamenti.

Soltanto per casualità nella seconda parte degli anni 70 i sardi scoprirono che i sommergibili di Santo Stefano montavano testate atomiche. Nel 1990 un fisico nucleare di fama internazionale arrivò ad affermare che i dati sulla radioattività a Santo Stefano, emanati da fonte statunitense, non erano corrispondenti alla realtà. Non ci sarebbe di che meravigliarsi, dunque, se la marina statunitense pensasse di trasferire a Santo Stefano persino le basi navali di stanza in Turchia, se dovesse cioè concretizzare l'ennesima decisione unilaterale, trasformando l'Isola da base navale d'appoggio a vera e propria base navale del Mediterraneo per sommergibili a testata nucleare.

Infatti le isole di Santo Stefano e di La Maddalena sono territori da tempo sottratti alla sovranità dello Stato italiano, ma soprattutto territori sottratti alla sovranità del popolo sardo. E a poco serve lamentare che in quell'area insiste un parco nazionale, quasi che i vincoli che ne derivano rappresentino un utile deterrente per ulteriori incrementi delle presenze militari. Le aree protette infatti rappresentano nel mondo intero la più subdola e sicura forma di protezione per le zone destinate ad insediamenti militari.

Presidenza del Vicepresidente Biggio

(Segue SANNA GIACOMO.) La Sardegna non fa eccezione, anzi rappresenta l'esempio più eloquente di una strategia non improvvisata e ben preparata, di piani precisi e ben ponderati ideati per tutelare le esigenze militari che mortificano le necessità di tutti i sardi, ad iniziare da quelle riguardanti la corretta informazione sulle implicazioni che ne derivano per la salute e l'ambiente. A tale proposito è doveroso ricordare che da anni operano nell'Isola associazioni e volontari che forniscono dati sempre più allarmanti, per altro mai smentiti da fonti ufficiali e senza che, a tutt'oggi, gli organismi interessati abbiano prodotto contro analisi. Questi dati riguardano le popolazioni di Quirra, Villaputzu, Escalaplano, Teulada ma anche di La Maddalena o Villagrande.

Presidente, la prego di aiutarmi chiedendo ai i colleghi di cessare questo brusio, c'è qualche voce inconfondibile, e non vorrei dire quale, per non essere un po' irriguardoso.

Sono realtà in cui assieme ai militari e alle loro guerre simulate avanzano leucemie e tumori di varia natura. La Regione sarda è assente anche in questa delicata partita, non sono istituiti gli osservatori ambientali ed è priva di risposta la pressante richiesta di controlli scientifici sulla qualità dell'ambiente, dell'aria e dell'acqua.

E' un vero paradosso se si pensa alla sensibilità mostrata invece da qualificati istituti scientifici che hanno offerto la loro disponibilità a promuovere indagini adeguate. Lo hanno fatto l'Istituto dei tumori di Genova, la Croce Rossa, il Dipartimento di Biologia dell'Università La Sapienza di Roma e anche il Dipartimento di Fisica del Politecnico di Torino. Ma, nonostante i rischi evidenti e le palesi contraddizioni, per i poligoni militari della Sardegna non è previsto alcun monitoraggio quasi che, insieme al territorio, in nome della ragion di stato, si possa sacrificare anche la salute dei sardi.

E` necessario pertanto che in Sardegna si incominci finalmente a invertire la rotta, anzitutto garantendo una corretta, costante e puntuale informazione circa le implicazioni che derivano all'ambiente e alla salute dalla presenza dei poligoni militari; fornendo cioè alle popolazioni e alle amministrazioni interessate dati trasparenti, accessibili e leggibili, quali potrebbero ottenersi con l'istituzione di un osservatorio permanente che ancora una volta proponiamo in quest'Aula.

Ma è opportuno che, al di là del contingente problema di La Maddalena, la Regione sarda formalizzi la propria indisponibilità ad accettare qualunque forma di potenziamento delle basi militari presenti in Sardegna.

Soprattutto in questi ultimi anni abbiamo assistito a una stucchevole propaganda, tendente a convincere i sardi che i militari avevano incominciato ad abbandonare l'Isola. I fatti però parlano chiaro, e le notizie di questi ultimi giorni ci danno l'idea di quanto tali rassicurazioni fossero strumentali, prive di fondamento e di credibilità; infatti è attiva più di ieri la base di Pollina ad Alghero, si continuano a simulare guerre con proiettili veri a Teulada e nel contempo molti più sommergibili nucleari minacciano di solcare le acque dell'arcipelago Maddalenino.

Frattanto il tratto di mare prospiciente Quirra è interdetto alla navigazione e ancor oggi è più esteso della superficie dell'intera Sardegna. E` difficile capire dunque dove i militari abbiamo incominciato a dismettere i loro armamenti. E` senz'altro più facile ed onesto ammettere invece quanto sia ancora troppo elevato il livello dell'occupazione militare in Sardegna.

Per questi motivi proponiamo che il Consiglio regionale si pronunci sulla irrisolta questione delle basi militari, affermi cioè la propria contrarietà verso imminenti o futuribili ampliamenti delle basi militari che insistono sul nostro territorio. Ma con la mozione oggi in discussione offriamo a questo Consiglio regionale o per lo meno ai colleghi, pochi per la verità, presenti…..

(Interruzioni)

Non solo non stanno in Aula ma quelli che sono in Aula peggiorano la situazione!

(Interruzioni)

Con la mozione oggi in discussione offriamo a questo Consiglio regionale la possibilità di essere conseguente a ciò che solennemente dichiara, a dimostrare nei fatti che opera credendo che il popolo sardo sia davvero sovrano sul territorio dei sardi; le questioni dell'occupazione militare in Sardegna rappresentano dunque un'occasione importante, una straordinaria opportunità politica per maggioranza e opposizione ma soprattutto per quanti da tempo vanno affermando un rinnovato credo nazionalitario.

Proponiamo infatti che il Consiglio regionale attivi coraggiosamente un percorso politico che porti alla predisposizione di un piano di dismissione di tutte le servitù militari a qualunque titolo costituite in Sardegna.

Proponiamo cioè di incominciare a procedere nel verso della smilitarizzazione dell'Isola. Vogliamo che i territori che fino ad oggi ci sono stati surrettiziamente sottratti ritornino nella disponibilità dei sardi e che vengano destinati ad usi produttivi e civili. La Sardegna deve essere isola di pace nel Mediterraneo e non già piattaforma galleggiante per le guerre simulate della Nato.

Il nostro popolo deve poter decidere sull'utilizzo del suo territorio, deve poter scegliere a quali usi destinarlo, per quale vocazione quindi impegnarlo. Il popolo sardo deve cioè poter esercitare la propria sovranità a La Maddalena, a Teulada come a Quirra.

Il Consiglio regionale incominci dunque a dire, con molta chiarezza e altrettanta fermezza, che per le basi militari non c'è più posto in quest'Isola, per lo sviluppo e la pace invece sì; ed è già tanto.

PRESIDENTE. E' in discussione la mozione numero 86 a firma Cogodi, Sanna Giacomo e più.

Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per illustrare la mozione.

COGODI (R.C.). Sulla mozione numero 86 ci sono da dire poche cose in via integrativa perchè è una mozione unitaria presentata pressoché dalle stesse aree politiche che hanno presentato e illustrato le mozioni specifiche di cui precedentemente si è trattato.

Sulla mozione 86 voglio dire due cose; la prima è che il punto D) è formalmente superato, perchè il punto D) proponeva di chiamare il Consiglio regionale ad aderire alla prima marcia sarda per la pace Gesturi-Laconi che era promossa, e quindi si è svolta già il 20 ottobre, e quindi il punto D) è da ritenersi superato sul piano formale.

Però, sul piano sostanziale, riteniamo che il punto D rafforzi la proposizione unitaria, politica e forte che è contenuta nei precedenti punti A, B e C, e cioè: uno) che il Consiglio regionale deliberi di dichiarare l'intero territorio della Sardegna terra di pace e di amicizia fra i popoli; due) che operi attivamente perché il territorio della Sardegna non sia reso disponibile per azioni di guerra nel più integrale rispetto dell'articolo 11 della Costituzione Repubblicana; tre) che promuova nel contesto internazionale il ruolo della Sardegna come terra di pace e di amicizia che ripudia la guerra e sostiene la cultura dell'accoglienza dei popoli, delle culture "altre" e luogo di cooperazione e di progresso.

In questa mozione, è contenuto, in un ragionamento semplice, un chiaro e fermo sì per la pace, un altrettanto fermo e contestuale no alla guerra, a qualsiasi guerra, e questa è l'espressione largamente unitaria di una parte consistente di questo Consiglio regionale.

Noi riteniamo che, integrando i punti più qualificanti delle diverse mozioni, principalmente delle mozioni a carattere generale, quella che noi stessi abbiamo presentato e che è già stata illustrata e la mozione che poi è stata illustrata dal collega Giacomo Sanna, e parti, se pure riferite ad un realtà circoscritta come Teulada, estensibili all'intera condizione delle servitù, delle installazioni, dei poligoni militari in Sardegna, della mozione illustrata dal collega Emanuele Sanna, raccogliendo le indicazioni più qualificate delle diverse mozioni si possa addivenire ad una formulazione complessiva che consenta al Consiglio regionale di esprimere una determinazione chiara, sicura, utile alla Sardegna in questa materia.

Aggiungo solo questo: la destra non ha presentato nessuna mozione, nessuna interpellanza e nessuna interrogazione.

Parrebbe che la destra, intendendo tutto il centro destra, che esprime anche il Governo della Regione, si ritenga estranea a queste questioni. Non può essere così. La destra può dire di non condividere la proposta di smilitarizzazione della Sardegna, la destra ha il dovere di dire, posto che esprime anche il Governo della Regione, quali sono le sue opinioni in materia.

Ma oltre la destra vi può essere una diversa espressione di dubbio politico che in alcune aree del Consiglio non è difficile non dico intuire, ma non è difficile cogliere; cioè alcuni colleghi sussurrano per ora, poi parleranno, io immagino, in modo chiaro e coram populo ad alta voce, per ora sussurrano e dicono: "Ma se anche noi volessimo che la Sardegna sia un'area smilitarizzata, di pace e di amicizia fra i popoli, di progresso e di vita serena per le popolazioni, cosa che vorremmo, come facciamo? Che ne pensa l'Italia? Che ne pensa il Governo che ha le principali competenze, e per alcuni versi pressoché esclusive in materia di difesa, in materia di relazioni internazionali, in materia, se non interamente coincidente, comunque in gran parte comprendente quella che noi discutiamo? Che ne pensa il Governo? Che ne pensa lo Stato?"

Noi vorremmo che questo Consiglio regionale, che l'Assemblea costituita, rappresentativa della volontà migliore del popolo sardo, rispondesse a questa obiezione con un'altra semplice e chiara affermazione: che ne pensiamo noi! In questo Stato unitario che è l'Italia, in questa Repubblica che ha una Costituzione avanzata, che nell'articolo 11 contiene la dichiarazione solenne ed esplicita che l'Italia ripudia la guerra, non che la dimentica, no, la ripudia, cioè non la vuole, ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, quindi laddove esistano le controversie internazionali, perché possono esistere, e purtroppo ne esistono tante controversie internazionali - dice la nostra Costituzione - quelle controversie si possono affrontare in infiniti modi eccetto uno: la guerra. Lo dice la Costituzione della Repubblica italiana, di cui questa Regione è parte costitutiva.

Quindi noi nel dire: Sardegna territorio smilitarizzato, terra di pace e di amicizia e di cooperazione fra i popoli, non siamo fuori, né siamo contro, ma siamo dentro la Costituzione della Repubblica Italiana. Siamo contro semmai e siamo fuori da interpretazioni altre e diverse, anche in collisione con la Costituzione della Repubblica, che si sono già date nel passato e si volessero anche dare nel presente.

Altri potrebbero ancora dire esplicitamente, perché finora lo sussurrano e basta: "Ma che ne pensa l'Europa?" Che ne pensa l'Europa? Noi siamo Europa, noi non è che siamo in Europa, siamo anche Europa e l'Europa ne pensa con noi quello che pensiamo noi.

In una Europa dove ci siamo noi e ci sono altri, per intanto noi in Europa pensiamo così e auspichiamo che altri, tante altre entità politiche e istituzionali, tante altre Regioni nell'Europa nuova che dovrebbe essere l'Europa delle Regioni e dei popoli, l'Europa politica che vuole progresso e sviluppo e pace nel mondo, anche l'Europa giochi un ruolo, e noi siamo parte attiva in questa Europa perché svolga un ruolo non ancillare e satellitare rispetto ad altre potenze del mondo e principalmente agli Stati Uniti d'America e al suo attuale Presidente, ma perché svolga, aiutata anche da noi e da tante altre Regioni che auspichiamo vogliano dichiarare altrettanto, un ruolo attivo migliore, più efficace per le sue popolazioni e per l'intera umanità.

Qualche altro potrebbe persino dire, perché anche questo si sussurra: "Ma che ne pensa l'America?" E a questa domanda si può rispondere: "Pensi quello che vuole". Se per America s'intende la sua attuale leadership politica, quella leadership che dichiara guerra al mondo, che dichiara guerra infinita, quella leadership che definisce la guerra infinita, fatta di bombe che distruggono e uccidono, guerra invisibile, guerra pulita, guerra umanitaria e quant'altro. Risolvano loro le loro contraddizioni, noi dovremmo invece coltivare la nostra coerenza, la nostra linearità, la nostra onestà e dire per intanto: "Noi pensiamo così".

E non credo che neppure Bush muova i suoi bombardieri contro la Sardegna, e in ogni caso noi, anche con le tante basi militari che ci sono in Sardegna, non avremmo strumenti per difenderci da nessun bombardiere, perché quelle basi militari non sono nostre, sono loro, quei mezzi sono qui ma non sono di qui, e quindi in ogni caso non avremmo, per altro verso, nessun possibile contraccolpo negativo.

Noi riteniamo di dovere rispondere invece più serenamente e fermamente alla domanda, per ora solo al bisbiglio "Che ne pensa l'Italia, che ne pensa l'Europa, che ne pensa l'America?" noi dovremmo rispondere nel Consiglio regionale, se siamo rappresentanti di un popolo, alla domanda "Cosa ne pensa il popolo? Cosa ne pensano i Sardi?" Questo dobbiamo conoscere di più.

E se noi interrogheremo e ascolteremo bene, lo capiremo,e ci sono molti modi per interrogare e anche modi per comprendere, e se non ne siamo sicuri troviamo i modi per chiederlo con più chiarezza alle popolazioni, ai sardi, a tutti, cosa ne pensano, se vogliano o no gli armamenti in casa e per di più gli armamenti altrui. Chiediamolo al popolo che diciamo di rappresentare. Ascoltiamo la loro risposta, che tutti noi che parliamo con la gente, ben conosciamo, e decidiamo coerentemente e conseguentemente, rispetto a quella convinzione che è anche adesso un'aspettativa, è una speranza riposta in questo Consiglio regionale, che esiste perché dovrebbe rappresentare pienamente e fedelmente quella volontà e quelle speranze.

PRESIDENTE Passiamo all'interpellanza numero 276 di cui è stata già data lettura.

Ha facoltà di parlare il consigliere Pinna per illustrare la interpellanza.

PINNA (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi, con questa interpellanza ho voluto sollevare un problema specifico, che tuttavia rientra nell'obiettivo generale posto dalle mozioni precedentemente illustrate dai colleghi, che è appunto quello di respingere preventivamente un ulteriore rischio che si è affacciato nella nostra Regione, che è quello di vedere trasferita nel poligono di Capo Teulada una parte delle installazioni e delle strutture belliche della marina Americana operante nell'Isola di Vieques in Portorico.

Quindi siamo in piena sintonia con quanto esposto dai colleghi nelle mozioni procedenti, siamo di fronte non solo alla possibilità che non riusciamo a riprenderci la sovranità dei territori occupati, ma che addirittura questa ulteriore azione possa compromettere ancora di più la nostra autonomia e la nostra sovranità.

Non sono soltanto voci quelle che ci hanno spinto a presentare questa interpellanza, sono decisioni e scelte contenute nei rapporti del CAN (Center For Naval Analyses) realizzato per conto del segretariato della marina americana, scelte concrete che si stanno operando, e quindi credo che, da questo punto di vista e per questo pericolo che incombe sulla nostra Regione, in particolare sul poligono di capo Teulada, che è stato appunto individuato come ottimale per il trasferimento di queste basi, quanto è stato dichiarato alla stampa anche dal Governo nazionale, dal sottosegretario della difesa, non sia assolutamente sufficiente per tranquillizzarci e per liberarci da quelle preoccupazioni, perché la nostra preoccupazione non è solo quella di vedere trasferite le basi o una parte delle strutture belliche e delle installazioni, ma è soprattutto quella di impedire che quel tipo di esercitazioni venga svolto nel nostro territorio. Per cui questo chiarimento è indispensabile ed è indispensabile che la Giunta regionale sia in grado - oggi - di dare una risposta esauriente a questo problema che è stato posto e che ci preoccupa in modo particolare. Ma la vicenda di Vieques, la vicenda del Portorico, di questa base che ha distrutto un intero territorio in 50 anni di attività, che non è la rivolta di una Regione autonoma, come dovremmo essere capaci di fare noi, è la rivolta di una popolazione che è amica degli Stati Uniti, un protettorato americano che ha avuto la forza e la capacità di ribellarsi, di creare una mobilitazione popolare di tutti i cittadini a partire, anche in quel caso, dai pescatori, che ha coinvolto e ha avuto il sostegno di ampi strati dell'opinione pubblica internazionale e che è riuscita, a furia di blocchi delle esercitazioni militari, appunto, a liberarsi di queste operazioni che hanno impedito l'effettivo utilizzo di quel territorio. E per arrivare a questo hanno dovuto coinvolgere studiosi, università a livello internazionale per dimostrare, con i dati, che quelle esercitazioni generavano contaminazioni da metalli pesanti, contaminazioni da radiazioni che incidevano profondamente sulla salute di quei cittadini. Hanno accertato che la presenza di queste esercitazioni militari era direttamente collegata al crescere delle malattie tumorali nei cittadini e in particolare nei pescatori che pescavano in quei mari. Questa ribellione di questo popolo coraggioso è riuscita a...

PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere, oppure può utilizzare il tempo anche della successiva interpellanza in cui il primo firmatario è sempre lei.

PINNA (Gruppo Misto). Va bene, Presidente, cerco di unificare le due interpellanze. E` riuscita, dicevo, a liberarsi finalmente di questo vincolo che ha strozzato e condizionato per anni lo sviluppo di quelle comunità. Allora, io credo che sia indispensabile che la stessa azione la portiamo avanti in Sardegna, che il Consiglio regionale impegni la Giunta regionale a mettersi alla testa di questo movimento che speriamo non debba giungere a manifestazioni eclatanti, come è stato fatto in altre circostanze, ma che veda il nostro Presidente della Regione non solo nelle fotografie che lo ritraggono soddisfatto ad osservare i bombardamenti del poligono di Capo Teulada, ma a capo di un movimento popolare, a capo delle istituzioni autonomistiche per chiedere il recupero della sovranità del popolo sardo rispetto a queste gravissime limitazioni.

Per questo con l'interpellanza, in linea con quanto già fatto con le mozioni precedenti, noi chiediamo che venga aperto dalla Giunta regionale un grande contenzioso con il Governo nazionale, per giungere a una sostanziale riduzione delle servitù militari gravanti sul territorio regionale, che generano gravi limitazioni all'uso del territorio e della fascia costiera, e alla cancellazione di tutte le installazioni belliche e delle attività militari che generano pericoli e rischi per l'ambiente e per la salute dei cittadini.

La limitazione dell'uso del territorio è l'oggetto dell'altra interpellanza che cerco di illustrare con molta più rapidità. L'esempio più eclatante e più attuale di questa limitazione è appunto rappresentato dalla mortificazione a cui sono sottoposti tutti i giorni i pescatori, in questo caso della marineria del Sulcis-Iglesiente, ma non cambia per quanto riguarda l'area di La Maddalena, del Salto di Quirra e così via. Questi pescatori hanno visto, in questi ultimi cinquant'anni, limitarsi l'area nella quale loro devono svolgere la loro attività lavorativa e dalla quale traggono sussistenza per loro e per le loro famiglie, e improvvisamente - e non sappiamo che collegamento c'è con le nuove esercitazioni militari che si stanno svolgendo da quest'anno nel poligono di Capo Teulada - vedono calare sulle loro teste un'ulteriore ordinanza della Capitaneria di Porto di Sant'Antioco che quasi raddoppia l'area della interdetta alla pesca nel litorale prospiciente il poligono di Capo Teulada, limitando ulteriormente la loro capacità di azione. I pescatori di Teulada hanno avuto il coraggio di chiedere non ulteriori indennizzi, ma il contenimento delle aree di interdizione alla pesca nei limiti precedentemente fissati dalla Capitaneria di Porto. Ma la grande rabbia che io ho potuto direttamente verificare e misurare in mezzo ai pescatori e alla marineria del Sulcis-Iglesiente è legata al fatto che neppure gli impegni presi dalla Regione sarda con i sindacati per riconoscere quegli indennizzi già contrattati con i pescatori sono stati rispettati. Non hanno ancora ricevuto il saldo degli indennizzi relativi al 1997 e al 1998, non hanno ancora ricevuto gli indennizzi relativi all'anno 2001. Di fronte a questa situazione, io credo che le tensioni che sono nate tra i lavoratori, l'occupazione della base militare delle aree interdette alla pesca e in parte del poligono di Capo Teulada, seppure invaso solo simbolicamente nei giorni dell'occupazione, ci debbano preoccupare e ci debbano spingere a fare in modo che perlomeno, e fin tanto che non saranno eliminate totalmente le interdizioni di queste aree da parte dell'Esercito, venga rispettato l'impegno preso con questi pescatori, con questi lavoratori del mare.

I pescatori sono andati a Roma, la settimana scorsa, fiduciosi e con la speranza che l'allentamento della loro mobilitazione trovasse sensibilità e attenzione da parte del Ministero della difesa; sono tornati da Roma fortemente delusi per i risultati ottenuti e per l'incontro avuto con il sottosegretario alla difesa sardo, che ha ancora lanciato promesse senza garantire il rispetto degli impegni presi e soprattutto ha detto che, per il futuro, nella finanziaria nazionale, dove ci sono tanti soldi per nuove installazioni belliche, mancano le risorse da destinare agli indennizzi per i pescatori. Questo è un fatto che ci preoccupa tutti e che deve vedere questa Istituzione democratica e l'Assemblea del popolo sardo esprimere ribellione nei confronti di queste scelte del Governo nazionale.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori delle interpellanze numero 293/A e 294/A ha facoltà di illustrarle.

ORTU (R.C.). Presidente, voglio fare qualche ulteriore sottolineatura, nei cinque minuti di cui posso disporre, rispetto alle argomentazioni già svolte dal nostro Gruppo in quest'aula. Le interpellanze, d'altronde, sono integrative della mozione che abbiamo presentato e pongono in modo diretto ed esplicito, per avere una risposta diretta ed esplicita da parte del Presidente della Giunta, alcune questioni specifiche che chiaramente sono anche correlate con i ragionamenti introdotti con le mozioni, sulle quali torneremo nel corso della discussione generale che si svolgerà questo pomeriggio.

Noi abbiamo già sottolineato una preoccupazione molto forte per la situazione che si sta determinando, per i venti di guerra che ormai spirano da più parti, con gli atti di guerra che già oggi vengono compiuti in violazione del diritto internazionale. Pensiamo a quanto accade giornalmente nell'Iraq, che viene bombardato in violazione delle risoluzioni delle stesse Nazioni Unite, anche perché gli Stati Uniti d'America e la Gran Bretagna non hanno mai ricevuto alcun mandato per alcuna azione preventiva. È chiaramente una situazione di cui avvertiamo la pericolosità e la preoccupazione, quindi a maggior ragione i quesiti che noi abbiamo posto, sia con la mozione, sia con le interpellanze integrative, debbono trovare una risposta diretta e precisa da parte del Presidente della Giunta regionale.

Nella prima interpellanza, la numero 293, noi esprimiamo anche una giusta rivendicazione, che è contenuta nel primo punto, da parte di quelle popolazioni e di quei soggetti, di quei lavoratori che sono danneggiati da un'imposizione che hanno dovuto sopportare, però, badate, noi non solo non vogliamo limitare a questo il confronto, ma vogliamo perfino escludere che si possa barattare un pezzo di territorio della nostra Isola in cambio di un indennizzo. Vogliamo, da questo punto di vista, essere chiari: l'indennizzo è dovuto, ma per quanto ci riguarda - e questo è il contenuto della nostra mozione e delle nostre interpellanze - noi vogliamo porre e poniamo una questione di fondo, che è il problema della dismissione del territorio, della riduzione dei vincoli militari, in un momento, ripeto, di grande preoccupazione per quel che accade nel mondo, di fronte anche a un'ipotesi non remota, sulla quale non abbiamo ricevuto ad oggi risposte precise da parte della Giunta regionale, e da parte del Presidente, che pure sarebbero state utili perfino per rasserenare il clima, e quindi per rispondere in modo corretto alle preoccupazioni che da più parti sono state espresse, non solo di un eventuale uso improprio delle servitù militari che, così come qui è stato detto, dovrebbero essere delle basi addestrative per la difesa, ma in relazione alla preoccupazione da noi sottolineata che, ben lontani dall'andare nella direzione delle dismissioni e della riduzione, si voglia andare, invece, in direzione di un ampliamento e di un rafforzamento della presenza militare straniera, americana soprattutto, in Sardegna.

Ed è qui la nostra preoccupazione...

PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere, prego, onorevole Ortu.

ORTU (R.C.). Sono due interpellanze, quindi vorrei utilizzare qualche minuto ulteriore per la presentazione della seconda e riservarmi qualche minuto eventualmente per la replica.

PRESIDENTE. Come preferisce, prego.

ORTU (R.C). E' una preoccupazione che noi abbiamo posto in modo molto chiaro e sulla quale vorremmo una risposta chiara. Non vorremmo che accadesse per la Giunta regionale, per il Presidente della Giunta, quanto è accaduto per il Comune di La Maddalena, che tutti erano informati, perfino un consigliere provinciale di Forza Italia, e l'unico che non era informato era il sindaco di La Maddalena, che rappresenta quel territorio e quindi è quello che in qualche misura avrebbero dovuto coinvolgerlo per primo. Non vorremmo che la stessa cosa stesse accadendo per il Presidente della Giunta regionale. Dunque noi vogliamo con chiarezza, come diciamo nel secondo punto, conoscere - perché vogliamo che il territorio venga restituito al suo uso proprio, in funzione dello sviluppo economico e civile - se è vero oppure non è vero che il poligono di tiro di Teulada verrà utilizzato dalla flotta americana per trasferire non le basi logistiche ma le esercitazioni che si svolgevano in Portorico, e quindi che, ancora una volta, la Sardegna sarà ulteriormente gravata da una presenza americana che tende a limitare e ad escludere la possibilità dell'uso corretto del nostro territorio.

Non vorremmo, e concludo, che il Presidente della Giunta regionale, quando ha parlato di base logistica come ipotesi e possibilità di sviluppo per la Sardegna, si riferisse a base logistica dell'esercito americano. E non vorremmo nemmeno che quando il Presidente della Giunta regionale ha parlato qui di possibilità di sviluppo economico della nostra Isola affidata al turismo si riferisse a un incremento del turismo militare e, quindi, della presenza straniera nell'ambito della nostra Isola, così come gli investimenti ingenti che sono previsti per La Maddalena farebbero pensare.

Concludo dicendo che noi vorremmo una risposta chiara e precisa da parte della Giunta regionale, perché siamo consapevoli e convinti che, creando una Sardegna smilitarizzata, si possa davvero contribuire a creare le condizioni perché l'appello che noi lanciamo possa essere davvero un appello contro la guerra e contro la guerra senza se e senza ma, così come abbiamo ribadito in tante manifestazioni nel corso di queste settimane e di questi mesi.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Sono terminate le illustrazioni delle interpellanze e delle mozioni e dovrebbe iniziare la discussione. Questo pomeriggio, per problemi istituzionali, non possiamo iniziare prima delle ore 17, per cui dovremmo recuperare almeno mezz'ora questa mattina.

Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.

ORTU (R.C.). Presidente, si pone una questione di opportunità rispetto a come organizzare i lavori in quest'Aula. Noi abbiamo già detto che torneremo nella discussione a sottolineare alcune cose. E' chiaro che non si può chiedere, in questa fase, a chi ha illustrato sia le mozioni, sia le interpellanze, di riprendere la parola. Un momento di riflessione mi sembra più che naturale per consentire una discussione seria, noi ci auguriamo che ci sia una interlocuzione anche con i consiglieri della maggioranza. Alcune questioni sono già state poste, io ritengo che sia utile, a questo punto che, da parte della maggioranza o da parte anche della Giunta, qualora questo fosse utile per la stessa Giunta, si incominci quella interlocuzione per la quale abbiamo presentato le mozioni, perché non vorremmo che qui si parlasse tra sordi, Presidente!

PRESIDENTE. Su questo argomento, più volte ribattuto, nessuno può imporre a chicchessia di intervenire se non ritiene di doverlo fare, onorevole Ortu. Io chiedo di nuovo se qualcuno intende intervenire, poi devo seguire l'ordine delle iscrizioni a parlare, perché finita l'illustrazione deve seguire la discussione.

COGODI (R.C.). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Si era prenotato l'onorevole Pinna e devo dare la parola prima a lui, salvo che non ci siano argomenti particolari, onorevole Cogodi, perché io ho iscritto l'onorevole Pinna, l'onorevole Dore e poi lei.

COGODI (R.C.). Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Il consigliere Cogodi chiede di parlare sull'ordine dei lavori, abbia pazienza un attimo, onorevole Pinna. Prego, onorevole Cogodi.

PINNA (Gruppo Misto). Anch'io devo intervenire sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Allora devo dare la precedenza all'onorevole Pinna. Abbia pazienza, onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Immagini, data l'aria che tira qui mi pare che siamo abbastanza pazienti!

PINNA (Gruppo Misto). Presidente, voglio solo aggiungere a quanto già detto da chi mi ha preceduto che, sull'organizzazione dei lavori, l'orientamento che stava emergendo nelle ultime sedute di interrompere intorno alle 13 i lavori non ha consentito a molti colleghi, che mi risulta siano interessati a partecipare al dibattito, di essere presenti in questo scorcio finale di mattinata ai lavori del Consiglio, per cui io, per queste ragioni, le chiedo di valutare la possibilità che si rinvii direttamente al pomeriggio, anche perché la materia è complessa e quindi ritengo sia opportuno consentire ai colleghi di preparare gli interventi alla luce anche degli interventi di illustrazione che ci sono stati finora.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Io intendevo riprendere gli elementi di valutazione e di riflessione che già il collega Ortu proponeva, perché è vero che non si può imporre a nessuno di chiedere la parola e di svolgere un intervento, però si può e si deve chiedere a tutti, di fronte ad argomenti così rilevanti per la vita della propria regione, di essere presenti e composti in aula. Perché, Presidente, prenda buona nota, se non ci sarà presenza e compostezza in aula per argomenti di così rilevante e vitale importanza, noi non è che possiamo garantire da soli un comportamento corretto. Quindi, io riprendo quanto i colleghi Ortu e poi da ultimo Pinna hanno rappresentato, e chiedo a lei alla sua cortesia, alla sua autorità, alla sua funzione, di voler richiamare i consiglieri, i Gruppi consiliari, la Giunta regionale, alla presenza e alla compostezza sempre, ma di fronte a questioni così importanti di più. Sappia che, se continuasse questo clima e questo comportamento che noi tutta la mattina stiamo sopportando, noi non lo sopporteremmo più! Se siete maleducati non è che dovete imporre la maleducazione agli altri! E non è che la maleducazione può fare aggio sulla serietà dei lavori di un'Assemblea parlamentare, perché quando si discute delle lottizzazioni, quando si discute delle deroghe nelle zone costiere contrassegnate con asterisco, siete tutti presenti! Cosa siete, un comitato d'affari? Questo è il Consiglio regionale e noi pretendiamo la presenza di chi non è in congedo e serietà nel comportamento, poi ognuno può continuare a chiacchierare e a fare quello che vuole, però, si sappia da parte di tutti che noi non accettiamo questi comportamenti.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, lei doveva parlare sull'ordine dei lavori, io la invito ad evitare che si verifichino certe situazioni anche da parte sua.

COGODI (R.C.). Inviti quelli che stanno disturbando, perché invita me!

PRESIDENTE. L'educazione e il rispetto dell'Istituzione in tutti i sensi devono essere esercitati da parti di tutti i membri di questo Consiglio, non da una sola parte.

Detto questo, prima di prendere una decisione e prima di dare la parola all'onorevole Dore che ha chiesto di intervenire, voglio invitare l'onorevole Cogodi, l'onorevole Pinna, l'onorevole Ortu ed altri che possono condividere la proposta perché i componenti dei Gruppi, invitati ripetutamente non solo in via formale, ma anche in via informale, non sono risultati interessati ad intervenire. Io non posso esercitare nessuna autorità in questo senso, posso solo rendere un servizio a questa Assemblea, cercando di condurre i lavori quanto più ordinatamente possibile e compatibilmente con i comportamenti dell'Aula stessa. Detto questo, io non vedo quali differenze ci possano essere nell'intervenire ora o questo pomeriggio, perché credo di poter affermare che alle cinque del pomeriggio probabilmente non ci saranno altri iscritti a parlare. E` iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.

Dore (La Margherita-D.L.). Presidente, anche io esprimo il disagio per il disinteresse che, soprattutto dai banchi della maggioranza, sta accompagnando questa giornata e in particolare l'esame di questo argomento così importante, certamente fondamentale per la dignità della nostra Isola, della nostra autonomia ed anche per il rispetto di valori fondamentali, tra l'altro riconosciuti dalla Costituzione repubblicana, il diritto al rispetto dell'ambiente, il diritto al rispetto di tutto ciò che attiene alla salute di ciascuno di noi.

Indubbiamente è sconfortante vedere - ripeto - il disinteresse, quando c'è materia per un dibattito ampio, per un dibattito anche, devo dire, basato su elementi non inventati, su elementi di fatto, su cifre, su dati, su risultanze, su accertamenti; è anche segno di impegno e di competenza da parte di chi ha predisposto questi documenti e li ha messi a disposizione dell'intero Consiglio, a disposizione dell'intera Sardegna…

PRESIDENTE. Scusi un attimo, onorevole Dore, voglio ricordare all'Aula che le iscrizioni a parlare devono essere fatte prima della conclusione dell'intervento dell'onorevole Dore. Mi scusi, onorevole, prego.

DORE (La Margherita-D.L.). Ripeto, non si tratta di cose da niente, non si tratta di documenti predisposti a fini esibizionistici, si tratta di documenti predisposti nell'interesse di tutti, nell'interesse regionale e nell'interesse anche, paradossalmente, degli stessi presenti, i quali, nonostante la noncuranza che mostrano, se riflettessero con maggiore attenzione, forse condividerebbero molte delle cose che sono state scritte dai colleghi che si sono - ripeto - impegnati per mettere a punto questi documenti, che hanno fatto uno sforzo, che si sono informati, che hanno sentito tutte le campane che c'erano da sentire e che hanno dimostrato una particolare sensibilità da questo punto di vista.

Io confesso di non aver approfondito più di tanto il problema, però credo sia sufficiente leggere questi documenti insieme a tante altre cose, ivi compresi gli articoli di stampa, ivi compresi i comunicati che sono stati diffusi anche da persone presenti qui nei banchi del pubblico, banchi purtroppo di solito totalmente sguarniti che una volta tanto registrano alcune significative presenze di gente che ha dimostrato di capire queste cose e di voler, per quanto possibile, arrivare a dei risultati nell'interesse generale.

Mi limito, quindi, non essendo particolarmente competente in materia a fare un paio di riferimenti, il primo riferimento è alla mortificazione della nostra autonomia, al fatto che quest'isola è stata in passato e continua ad essere (e il problema si sta aggravando) considerata una sorta di colonia, una sorta di terra di nessuno dove l'amministrazione militare, non solo italiana, ma anche di altre realtà ben più vaste, pretende di far da padrona. Nessuno di noi nega che anche le Forze armate debbano avere il loro ruolo e che il territorio debba svolgere anche il compito di ospitarle; ma per quale ragione questa nostra terra deve essere considerata terreno franco quasi che qualunque cosa si debba accettare così, senza neanche discutere, solo perché c'è spazio, solo perché c'è disoccupazione, solo perché si ritiene di aver bisogno dei posti di lavoro che in qualche modo si creano? Ma che significano i posti di lavoro quando poi alla fine dei conti portano conseguenze di questo genere? Cosa significa avere 24 mila ettari bloccati e impegnati e in qualche modo compromessi da questa situazione? Cosa significa il degrado ambientale che colpisce il territorio di Teulada, il territorio di Quirra, il territorio di La Maddalena, il territorio dell'isola di Santo Stefano? Come si possono accettare le follie che in qualche modo qualcuno sta cercando di propinare ed imporre a territori come questi ed anche a altri che non vengono citati? Questo significa violazione, mortificazione dell'autonomia, compromissione del territorio e compromissione o rischio serio di compromissione della salute.

Ci sono dei dati impressionanti e non sono stati scritti o messi insieme da incapaci, sono frutto di studi, sono frutto di accertamenti, sono frutto di verifiche ed io credo che alla fine dei conti il contenuto di queste mozioni, che hanno diverse sfaccettature, che sono variegate, ma che sostanzialmente tendono allo stesso risultato, vada tenuto presente e vada tenuto presente dall'intero Consiglio. Per esempio, la richiesta della creazione di questo osservatorio ambientale, imparziale, terzo, credo che sia una richiesta sacrosanta, così come credo sia una richiesta sacrosanta quella rivolta alla Giunta affinché, nonostante l'evidente disinteresse che la contraddistingue, perché, a parte la presenza del Presidente Pili, che peraltro sicuramente in questo momento non sta parlando di questo problema col collega Frongia ma di altre cose certamente importanti, ma forse non pertinenti…

(Interruzioni)

Sì, magari del turismo, ed allora assessore Frongia tenga presente che lo sviluppo del turismo passa anche attraverso queste problematiche. Credo di non scoprire nulla, ma mi sembra fin troppo evidente. Vogliamo sviluppare la Sardegna dal punto di vista turistico e non possiamo consentire che il nostro territorio sia ulteriormente devastato dal crescere spropositato di queste iniziative, dovremmo ridurle, dovremmo tendere alla riduzione, progressiva certamente, come è stato segnalato da diversi colleghi, invece, stiamo andando nella direzione completamente opposta. Io mi rivolgo a tutti i colleghi perché si facciano carico di questi problemi, non li lascino soltanto all'opposizione che fa quello che può fare, e perché si arrivi a condividere almeno le principali scelte che sono delineate in questi documenti.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Dore. I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle 17.00. Sono iscritti per intervenire gli onorevoli Calledda, Manca, Ortu, Pinna, Pacifico, Scano, Dettori, Sanna Giacomo e Cogodi.

PINNA (Gruppo Misto). Ci alterniamo con la maggioranza, Presidente?

PRESIDENTE. La seduta è tolta.

La seduta è tolta alle ore 13 e 13.