Seduta n.121 del 20/09/2005
CXXI Seduta
Martedì 20 Settembre 2005
Presidenza del Presidente Spissu
INDICE
La seduta è aperta alle ore 17 e 49.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di mercoledì 7 settembre 2005 (116), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Renato Cugini ha chiesto congedo per quattro giorni a far data dal 20 settembre; i consiglieri regionali Cappai, Diana e Salis hanno chiesto congedo per la seduta del 20 settembre.
Poichè non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Risposta scritta a interrogazione
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alla seguente interrogazione.
"Interrogazione URAS - LICHERI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - LANZI - PISU sulla finalizzazione dei finanziamenti previsti nella legge finanziaria regionale 2005 destinati alle province per l'organizzazione delle attività dei 'Centri anti-insetti'". (271)
(Risposta scritta in data 19 settembre 2005.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza:
MANCA, Segretario:
"Interrogazione DEDONI, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione economica ed occupazionale della CWF Italia di Santa Giusta". (315)
"Interrogazione PISANO - CAPPAI, con richiesta di risposta scritta, sulla gravità dei provvedimenti adottati dal Banco di Sardegna inerenti la soppressione delle piccole agenzie comunali che vengono trasformate in micro-sportelli di filiale". (316)
PRESIDENTE. Siamo in discussione generale delle modifiche al Regolamento interno del Consiglio. Ricordo ai colleghi che ci si iscrive a parlare durante l'intervento dell'onorevole Lombardo.
E` iscritta a parlare la consigliera Lombardo. Ne ha facoltà.
LOMBARDO (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, signor Assessore, colleghe e colleghi, le proposte di modifica al vigente Regolamento interno del Consiglio regionale, proposte all'esame e al voto dell'Assemblea, sono il frutto di un approfondito e proficuo lavoro della Giunta per il Regolamento. Il testo che oggi viene proposto è stato approvato quasi all'unanimità a seguito dello sviluppo di una ricca e puntuale discussione della Giunta per il Regolamento, che fin dall'inizio dei propri lavori ha condiviso all'unanimità una necessità che era quella di mettere mano ad un Regolamento che, già nelle passate legislature, ma anche in quella in corso, ha manifestato tutti i suoi limiti e le sue contraddizioni.
Preliminarmente, consentitemi di sottolineare un aspetto, a mio giudizio molto positivo, rispetto al quale bisogna rendere merito a tutta la Giunta per il Regolamento, ma in particolare al Presidente del Consiglio per il grande impegno che è stato profuso per la ricerca dell'unitarietà delle scelte; e questo nella responsabilità e con una grande consapevolezza che si andavano a riscrivere le regole che riguardano tutti, e cioè chi oggi è maggioranza e domani potrebbe essere opposizione e viceversa.
Sono convinta, cari colleghi, che questi aspetti della vita istituzionale escano dagli schemi rigidi della maggioranza e dell'opposizione, e soprattutto quando vi è una condivisione unanime circa la necessità di ovviare alle difficoltà, agli impedimenti e ai rallentamenti con cui si svolgono i lavori dell'Aula. Questo è dipeso, è bene dirlo, in questa legislatura dal Regolamento vigente che si è rivelato inadeguato e non più adatto ai tempi. In passato invece le difficoltà più concrete erano in massima parte attribuibili ad altre evenienze, mi riferisco in particolare all'instabilità delle maggioranze e degli esecutivi che da queste promanavano, che in assenza di linee politiche unitarie, di programmi e progetti da tutti condivisi e sostenuti, non erano in grado di garantire speditezza ed efficacia ai lavori consiliari.
Le modifiche che oggi si propongono all'esame del Consiglio non sono di certo di poco conto ed episodiche, rappresentano una rivisitazione dell'intero impianto del Regolamento, modifiche tra loro organiche e sistematiche, volte a migliorare la funzionalità e l'efficacia delle attività del Consiglio regionale.
La legge costituzionale numero 1 del 1999, disposizioni concernenti l'elezione diretta del Presidente della Giunta regionale e autonomia statutaria delle regioni, tra le varie e importanti innovazioni che introduce nell'ordinamento regionale sancisce e rafforza il distacco e la bipolarità tra Giunta e Consiglio che si erano progressivamente delineate e sviluppate negli oltre trent'anni trascorsi dalla nascita delle regioni ad oggi.
La nostra attenzione volge sul riflesso di tale bipolarità nei confronti di un aspetto specifico e particolare. Mi riferisco all'autonomia organizzativo funzionale e contabile della Assemblea consiliare. Il passaggio conseguente all'approvazione delle nuove norme costituzionali da una forma di governo assembleare ad un modello di tipo praticamente presidenziale comporta inevitabilmente per il Consiglio regionale l'assunzione di un diverso ruolo nell'ambito dell'ente regione, in particolare nei confronti di un esecutivo non più da questo e dall'interno di questo eletto, bensì guidato da un Presidente di diretta elezione popolare che nomina e revoca una sua Giunta, e che pertanto non appare tanto indifferente o sarebbe più giusto dire chiaramente conveniente sfiduciare dato il conseguente scioglimento del Consiglio.
Tale ruolo, per esprimersi con adeguata pienezza e autorevolezza, richiede allora tra le altre cose proprio il rafforzamento dell'autonomia organizzativa e gestionale e una maggiore indipendenza di un organo, il Consiglio, che composto da membri anch'essi eletti direttamente e contemporaneamente al Presidente della Giunta dal corpo elettorale deve svolgere oggi, sì, in termini davvero realmente significativi il proprio controllo nei confronti dell'esecutivo per ristabilire un qualche equilibrio di poteri.
Il ruolo di contro bilanciamento tra poteri a fronte di un esecutivo fortemente delegato dal corpo elettorale risponde ad esigenze di democrazia e di sicurezza del sistema, ma va esercitato, mentre invece oggi il ruolo della Giunta è forte, vocato, sospinto dalla gestione dell'azione amministrativa, il ruolo dell'Assemblea consiliare è in crisi, come forse oggi nel nostro sistema è in crisi la legge.
Il Regolamento interno del Consiglio rappresenta la manifestazione principale del potere consiliare di auto organizzazione. In conseguenza della riforma costituzionale si rende più che mai necessaria una revisione dello Statuto regionale e la definizione di una nuova legge elettorale in funzione delle quali si imporranno nuove modifiche dello stesso Regolamento interno, al fine di una sempre più significativa specializzazione e diversificazione del ruolo del Consiglio, pena il suo dissolvimento funzionale.
L'attenzione è stata rivolta principalmente alla questione della gestione e del controllo dei tempi della decisione assembleare nella convinzione che attraverso tale dimensione si riveli il rapporto tra Assemblea e Giunta, tra maggioranza ed Esecutivo, tra maggioranza ed opposizione. Tuttavia la gestione razionale dei tempi non è l'unica linea di intervento delle modificazioni proposte nel testo oggi in esame, è solo quella che risulta più evidente e significativa.
La variazione delle procedure relative alla programmazione dei lavori costituisce uno dei punti qualificanti della riforma regolamentare. Si delineano con maggiore precisione e sistematicità i ruoli degli attori della programmazione e le scansioni temporali. La definizione del programma avviene al termine di una fase preliminare di contatti. Al centro di questa fase c'è il Presidente del Consiglio che dopo avere contattato, come di consueto, il Presidente della Giunta ed avere convocato la Conferenza dei Presidenti delle commissioni permanenti procede a convocare la Conferenza dei Presidenti di Gruppo.
Il quarto comma dell'articolo 23 stabilisce che almeno 24 ore prima della data di convocazione della Conferenza, la Giunta regionale possa comunicare al Presidente della Consiglio e ai Presidenti dei Gruppi le proprie indicazioni circa il programma fissando un ordine di priorità, parimenti entro lo stesso termine ciascun Gruppo può trasmettere, nel caso in cui lo ritenga opportuno, le proprie proposte al Presidente del Consiglio, al Presidente della Giunta e agli altri Gruppi relativamente agli argomenti da inserire nel programma.
La nuova formulazione dell'articolo 23 valorizza il ruolo del Presidente dell'Assemblea, almeno sotto due punti di vista, come vero e proprio tessitore della fase che precede la deliberazione della Conferenza dei Presidenti di Gruppo e come principale interlocutore dell'esecutivo, benché anche i Gruppi acquistino lo status di interlocutori istituzionali dello stesso.
Infatti si ricevono al pari del Presidente del Consiglio le indicazioni governative per la formazione del programma e a loro volta, per mezzo dei rispettivi Presidenti, possono trasmettere proposte all'esecutivo. Al termine di questa fase di contatti preliminari, sulla base delle indicazioni della Giunta e delle proposte dei Gruppi, viene predisposto il programma per un periodo di almeno due mesi.
La novità più eclatante è costituita dal quorum di approvazione del programma. Il principio dell'unanimità viene sostituito da quello del consenso dei Presidenti di Gruppo la cui consistenza numerica sia complessivamente pari almeno ai tre quarti dei componenti l'Assemblea. Il programma viene predisposto dal Presidente soltanto qualora nella Conferenza non venga raggiunta la maggioranza rappresentativa dei tre quarti. Il Presidente riserva comunque una quota del tempo disponibile agli argomenti indicati dai Gruppi dissenzienti ripartendola in proporzione alla loro consistenza numerica. Il programma diventa definitivo dopo la comunicazione all'Assemblea e su tale comunicazione sono consentiti interventi dei consiglieri per non più di due minuti ciascuno, e di 10 minuti complessivi per ciascuno Gruppo per svolgere osservazioni che potranno essere prese in considerazione ai fini della formulazione del successivo programma.
Le modifiche che si intendono introdurre cambiano non solo il quorum di adozione, ma anche la stessa fisionomia del programma che, oltre a contenere l'elenco degli argomenti che il Consiglio intende esaminare, reca anche l'indicazione dell'ordine di priorità e il periodo nel quale si prevede l'iscrizione all'ordine del giorno dell'Assemblea dei diversi provvedimenti. L'indicazione dei tempi riservati a ciascuno argomento deve garantire tempi congrui per l'esame sia rispetto al tempo disponibile che alla complessità degli argomenti. Stabilito il programma il Presidente convoca la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi per la definizione del calendario mensile e nuovamente si attiva una rete di contatti simili a quella per la definizione del programma.
Il calendario è predisposto sulla base delle indicazioni della Giunta e delle proposte dei Gruppi. Anche il calendario deve essere approvato dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi con la maggioranza rappresentativa dei tre quarti dei componenti del Consiglio. Nel caso in cui tale quorum non venga raggiunto spetta al Presidente esperire un tentativo di conciliazione con i Gruppi che hanno espresso disaccordo per cercare di addivenire a una definizione unanime del tempo necessario per la conclusione dell'esame dei provvedimenti. Nel caso in cui anche questo tentativo fallisca in via eccezionale gli argomenti su cui vi è dissenso vengono esaminati secondo le consuete procedure di cui ai capi decimo e undicesimo, garantendo il principio della programmazione, ma a condizione che la totalità dei Gruppi e delle componenti politiche del Gruppo misto rappresentanti l'opposizione dissentano.
Questo, cari colleghi, è stato senz'altro il nodo politico su cui si è maggiormente sviluppato il confronto e in cui la mediazione del Presidente del Consiglio è stata fondamentale. Infatti da due diverse opposte posizioni di partenza si è arrivati a una soluzione condivisa, che ha tenuto conto delle prerogative, della salvaguardia di entrambi gli schieramenti. Infatti da una parte c'è l'esigenza legittima della maggioranza di governare, di poter portare avanti il proprio programma e dall'altra quella altrettanto legittima dell'opposizione di esercitare la propria funzione di controllo. E questo è stato fatto senza cercare di prevaricare né l'uno né l'altro schieramento.
Il non rimando al Presidente del Consiglio della definizione del calendario, nel caso in cui non si raggiunga la maggioranza numerica rappresentativa dei tre quarti dei componenti del Consiglio, nasce dalla considerazione che preliminarmente occorrerebbe garantire al Presidente nell'interesse dello stesso Consiglio una posizione di terzietà e garanzia attraverso, per esempio, un innalzamento del quorum che lo elegge portandolo oltre quello della sola maggioranza politica. Attualmente sono infatti sufficienti nella seconda votazione la maggioranza assoluta e nella terza votazione la maggioranza semplice che come tutti sappiamo con la nuova legge elettorale sono facilmente assicurati dal premio di maggioranza. Pertanto il quorum che si dovrebbe fissare potrebbe andare oltre queste ipotesi e percentuali di stabilità.
A seguito della modifica in discussione il contingentamento diventa strumento ordinario per la gestione dei tempi di lavoro dell'Aula. In occasione dell'esame dei disegni di legge di iniziativa della Giunta ai Gruppi appartenenti all'opposizione deve essere attribuita una quota di tempo più ampia di quella riservata ai gruppi di maggioranza, mentre gli argomenti diversi dei progetti di legge, inseriti nel calendario su proposta dei gruppi di opposizione, normalmente dovrebbero essere inseriti al primo punto dell'ordine del giorno della seduta destinata alla loro trattazione. Per l'esame e l'approvazione di eventuali proposte di modifica del calendario, indicato dal Presidente e dalla Giunta o da qualche Capogruppo, si applicano le procedure previste per l'approvazione del calendario stesso. L'esigenza sottesa alla riscrittura delle regole che disciplinano gli aspetti più significativi del lavoro dell'Aula, è quella di dotare l'Assemblea di strumenti procedurali che razionalizzando il processo che conduce alla decisione, individuino tempi certi e ruoli ben delineati per maggioranza ed opposizione. Il complesso delle modificazioni costituisce un tentativo di dotare l'Assemblea rappresentativa di regole decisionali efficienti, in grado di velocizzare la politica e quindi di adeguarla ai tempi della società civile. La chiave di volta delle modificazioni è dunque il razionarle il Governo dei tempi della decisione. Questo è uno strumento, e mi preme sottolineare che è solo uno strumento, che le modifiche al Regolamento mettono a disposizione in primo luogo dei Gruppi e della stessa Giunta. Uno strumento che però deve essere funzionalizzato alla decisione. Le procedure di Regolamento, infatti, non possono spingersi oltre nel ruolo di supplenza delle regole di condotta politiche. Tutto il resto, ovvero i contenuti della decisione, la linearità e la coerenza delle decisioni, la programmazione delle stesse è rimesso a chi utilizza i meccanismi tecnico - procedurali approntati dal Regolamento.
Altro punto qualificante della riforma regolamentare riguarda le cosiddette norme intruse di cui puntualmente ogni Esecutivo di turno ha fatto uso ed abuso in occasione della presentazione di ogni legge finanziaria. Con la modifica che si intende introdurre, si attribuisce finalmente e realmente al Presidente del Consiglio, che puntualmente veniva chiamato e viene chiamato in causa, il potere di stralciare dal disegno della legge finanziaria le disposizioni estranee al suo oggetto, così come definito dalla legislazione regionale in materia di bilancio e contabilità.
Concludendo, colleghi, le riforme regolamentari non possono non riflettere l'atteggiamento ambivalente del sistema politico, dei partiti e degli stessi Gruppi consiliari, che sono sempre incerti tra la tendenza ad assecondare la transizione al sistema maggioritario e la tentazione, invece, di favorire la frammentazione politico assembleare, al fine di aumentare le rispettive rendite di posizione sfruttando il loro potenziale dedicato all'interno delle rispettive coalizioni, sempre richiamati dalle sirene del proporzionale.
La filosofia di fondo delle innovazioni che si intendono introdurre, per lo più mutuate, è già stato detto, anche in occasione della presentazione delle relazioni, mutuate appunto dal Regolamento della Camera dei Deputati, si può riassumere così. Il Consiglio che fino ad oggi è stato organizzato soprattutto per rappresentare deve ormai attrezzarsi anche per decidere, in modo da poter, tra l'altro, mettersi alla pari degli altri Consigli regionali d'Italia. Infine, e concludo davvero, voglio ringraziare tutti i colleghi della Giunta per il Regolamento, per il clima sereno e disteso in cui si è potuto lavorare, ma soprattutto per la grande disponibilità a ragionare, a collaborare, a confrontarsi per riscrivere insieme le regole di funzionamento che appartengono un po' a tutti i membri di questo Consiglio e che proprio per questo motivo dovrebbero incontrare un consenso pressoché unanime. L'impegno e lo sforzo per scrivere un buon Regolamento è stato massimo, mi auguro che anche in Aula si possa lavorare con lo stesso clima e che si arrivi, se non a una condivisione unanime, a una condivisione pressoché unanime. Grazie.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi. Parafrasando il titolo di un quotidiano sardo dell'altro ieri potremmo iniziare questo dibattito odierno all'insegna di "tutti i poteri al Presidente", che sia della Giunta o del Consiglio poco importa. Dopo avere abdicato al potere - dovere di darsi regole autonome e autonomiste, l'Assemblea regionale della Sardegna si accinge a infliggere al sistema parlamentare sardo un nuovo vulnus depotenziatore dell'autonomia e delle prerogative democratiche dei consiglieri singoli e organizzati in gruppi, tutti ugualmente rappresentanti dell'istanza di libertà e di progresso a parità di diritti e di doveri ad essi affidate dal popolo sovrano. Modificare ed adeguare le regole per renderle più funzionali all'interesse generale è un dovere morale e politico, volerle modificare per renderle funzionali soltanto non tanto a una parte politica quanto ad un disegno di assolutismo è un atto di vera e propria prevaricazione politica, ancora più aberrante sotto il profilo politico e sotto il profilo giuridico è la volontà di contrapporre o meglio di costruire un controaltare del potere legislativo al potere esecutivo con la finalità di consolidare il potere della classe dominante. Entra in gioco allora l'etica della politica, l'etica dei partiti, la democrazia e le sue regole fondamentali dove la dialettica, la funzione e il rispetto delle minoranze che sono le antesignane della civiltà di un società moderna, di un popolo che vuole crescere e svilupparsi attraverso il confronto e non attraverso i diktat. Anche oggi abbiamo perso un'ora e si rifiutava di dare per trenta secondi la parola ad un Consigliere regionale. I segnali che emergono dalla proposta in campo predisposte non dalla Giunta per il Regolamento ma da uno staff del Presidente del Consiglio, non sono purtroppo con tali caratteristiche. Nel corso dei lavori preparatori si è tentato da più parti, anche della stessa maggioranza, di fare aprire, come si suol dire, gli occhi, non solo avendo a mente il detto evangelico "Non fare agli altri quello che non vuoi venga fatto a te"; ricordatevi cari colleghi che la politica è una forza mobile, dinamica, oggi ci siete voi al timone, domani ci saranno altri. Non solo dunque avendo a mente il detto evangelico ma soprattutto perchè qualsiasi provvedimento adottato in funzione di una parte, alla fine porta le istituzioni alla deriva, una deriva antidemocratica e pericolosa, che tende ad eliminare qualsiasi serio e necessario confronto, a limitare l'esercizio delle prerogative proprie di un'assemblea legislativa e dei suoi singoli componenti, tutti espressioni delle varie composite articolazioni sociali, culturali e economiche della nostra società che vogliono concorrere a armi pari con le proprie capacità a determinare il presente e il futuro della nostra comunità regionale. Non ha un senso politico, né logico né pratico volere limitare il dibattito a tutti i costi, come chiede il Presidente della Regione, per potere camminare spedito, come è logico che sia nell'azione di governo. Se il confronto è sereno, come deve esserlo sempre, e come auspico, se ciascuno di noi può dare il suo contributo di idee e di proposte, di maggioranza e di minoranze che siano, prendendo tutto il tempo che è necessario ed utile, che senso ha privarci in maniera sistematica della parola come si propone con le modifiche del Regolamento. È un'offesa all'intelligenza di ciascuno di noi non pensare che anche col limitarci delle parole, se si volesse è possibile utilizzare semplici accorgimenti procedurali, consentiti per dilatare oltre misura i tempi del dibattito innescando pericolosi processi di destabilizzazione delle istituzioni regionali, con danni enormi per la Sardegna e per i sardi. Ancora, da più parti, dall'intera maggioranza e dal Presidente della Regione, di fronte alle difficoltà interne, di fronte ad una mancanza di dialogo tra Presidente e assessori, tra Presidente e partiti della maggioranza che sono da circa due anni sotto gli occhi di tutti, si preferisce mettere la testa sotto la sabbia e si attribuisce all'opposizione una generica e non veritiera accusa di ostruzionismo che non c'è, non c'è mai stato a giustificare il fallimento di un cambiamento promesso e non praticato, di un rilancio dei metodi e dei risultati dell'economia e dell'occupazione che invece hanno toccato il fondo. Io non ho visto Tarzan che vanno da un banco all'altro dell'opposizione, ho visto uno stop and go, un abbaiare senza mordere, caso mai una specie di connubio e di inciuccio. Non si governa con i tagli generalizzati e con gli sprechi degli incarichi esterni, cresciuti questi sì, vertiginosamente, in numero e in costi, con risultati deludenti e insignificanti, mortificando le professionalità interne, che pure ci sono, e di alto profilo. Di tutto ciò chiederemo presto il conto e nessuno potrà sottrarsi al confronto che chiederemo pubblico e diretto affinché i sardi sappiano esprimere valutazioni e giudizi oggi assegnati alle informazioni che passano le veline di comunicatori politici personali e non degli uffici stampa, del tutto rispettosi, come è sempre stato in passato, della deontologia professionale. Altro esempio negativo concreto circa i tempi che si perdono attiene alla verifica del numero legale come avviene oggi e che invece deve essere certificato dalla presenza fisica dei consiglieri in Aula e non per convenzione o norme intruse nel Regolamento. Se in Aula sono presenti 50 consiglieri e una parte politica si astiene dal voto, la seduta è valida anche se i votanti sono inferiori al numero legale. Non si può continuare a perdere tempo come si fa oggi per le convenienze di Tizio o di Caio, occorre ridare dignità alla Assemblea riportandola intanto al rispetto della legalità formale e sostanziale dei comportamenti per l'approvazione o meno dei vari provvedimenti che sono sottoposti a nostro giudizio. Se è questo che la maggioranza vuole, se è questo il disegno del Presidente della Regione e del Presidente del Consiglio, uniti insieme da un patto segreto per un obiettivo comune, si abbia il coraggio di dirlo apertamente, perché lo sappiamo tutti, lo sappiano i sardi, perché chi deve giudicarci sui nostri comportamenti, sui nostri atti politici legislativi e di governo possa operare un metro reale, non taroccato di valutazione; occorre dire a chiare lettere qual è la genesi vera di queste modifiche che si vogliono introdurre. Tutti sappiamo che non nascono da esigenze condivise e da apporti culturali tecnici e scientifici dei Gruppi consiliari e delle forze politiche e sociali delle quali sono espressione. Nascono bensì, e noi tutti lo sappiamo e lo tocchiamo con mano giorno dopo giorno, dall'insofferenza del Presidente della Regione nei confronti del Consiglio regionale, nascono dall'insofferenza di alcuni suoi mentori che considerano, come hanno considerato i partiti ieri, i passaggi democratici dell'Assemblea legislativa regionale, una sorta di perdita di tempo, uno ostacolo al dispiegarsi dell'azione di governo della cosa pubblica che si vorrebbe sganciare da qualsiasi vincolo, da qualsiasi controllo. In questo anno e mezzo di governo ne abbiamo visto di tutti i colori, sotto il profilo della rispondenza degli atti di governo ai principi della corretta amministrazione, della trasparenza, della economicità. E' anche per questa ragione che si chiede, per esempio, il ripristino del question time, come mezzo e strumento di conoscenza pubblica degli atti di governo regionale, dei quali altrimenti niente si verrebbe a sapere dal momento che né il Presidente, né gli assessori, caro Presidente del Consiglio, rispondono alle interrogazioni ed interpellanze, ovvero allo strumento più semplice del controllo democratico della pubblica amministrazione. Allora che senso ha che nel Regolamento c'è scritto e siano scritti i tempi entro i quali la Giunta deve rispondere? Nessun senso. I consiglieri regionali non hanno, sotto questo profilo, nessun'altra forma di tutela all'esercizio delle loro prerogative costituzionali; un consigliere regionale gode di minori garanzie del consigliere comunale del più piccolo comune della Sardegna e d'Italia. Non è un paradosso: è la realtà, perché un consigliere comunale rispetto al rifiuto e al silenzio di un atto amministrativo può ricorrere al TAR per avere riconosciute le proprie ragioni, noi consiglieri regionali nemmeno questo nei confronti del Presidente e della sua Giunta che per altro non agevolano la conoscenza dovuta e la comprensione di importanti provvedimenti nemmeno col Bollettino ufficiale, visto che gli atti sono pubblicati per estratto, è vero che si rimandano al sito internet, ma è altrettanto vero che non è garantita la pubblicità dovuta alla generalità dei cittadini che noi chiediamo di renderne conto. D'altra parte non abbiamo, almeno in questa fase, nemmeno potuto apprezzare i provvedimenti di carattere sociale che, in uno stato di diritto, la politica non può ignorare, alle quali tutti quanti noi dobbiamo dare risposte.
È questa di oggi un'esperienza emblematica e triste, perchè segna un momento di debolezza e di sottomissione della politica e, spiace dirlo, delle istituzioni regionali a una singola volontà che tende a mortificare ed a estromettere i sani principi del pluralismo in tutti i suoi aspetti, fonte primaria e anima della democrazia. Sarebbe opportuno, per esempio, interrogarci, e lo faccio adesso, visto che ho letto un emendamento meticcio, presentato da chi non mi aspettavo, per evitare il dibattito in quest'Aula, nel primo comma dell'articolo 11, ovvero fare un'indagine retrospettiva e introspettiva sul perchè l'Ufficio di Presidenza, escluso il Presidente, deve restare carica 30 mesi dalla data di insediamento del Consiglio. Ricordiamoci anche della composizione di questo organo, e della funzione e dei poteri attribuiti alle varie figure in esso e con esso istituzionalizzate (abbiamo sentito l'intervento di prima, è bene non dimenticarlo) ovvero dei vice presidenti, del collegio dei questori e dei segretari, non solo e non tanto espressione dei partiti e delle forze politiche presenti nell'Assemblea, quanto portatori e garanti di regole di comportamenti politici e giuridici di derivazione statutaria e costituzionale, l'esercizio delle cui prerogative coinvolgono nelle responsabilità proprie della gestione dell'Assemblea, in Aula, nei Gruppi nelle commissioni e negli uffici, l'intero Ufficio di presidenza, il Presidente in primo luogo, e non una parte di esso, come oggi recita il primo comma dell'articolo 11 del Regolamento. Non ha senso logico, né politico, né giuridico mantenere in piedi una tale anacronistica dicotomia di verifiche di responsabilità, nato in un'altra stagione, in un altro contesto e con un'altra storia.
La verifica di metà mandato deve essere perciò estesa anche alla figura del Presidente, che deve mettersi in gioco, al pari di tutti gli altri componenti dell'Ufficio di Presidenza, primus interpares, negli onori e negli oneri, nessuno escluso. A queste considerazioni, che sono eminentemente di carattere etico, se ne aggiungono altre, ugualmente importanti e discriminanti, di carattere politico, in particolare quelle che si richiamano al ruolo e alla funzione di garanzia assoluta super partes, che il Presidente deve assumere in ogni circostanza a tutela dell'istituzione, dei suoi rappresentanti, della democrazia. Qualora queste democrazie venissero minate, come sono state minate, o venissero meno, la regola oggi in vigore non garantirebbe alcun rimedio possibile.
Siamo all'elezione diretta del Presidente della Regione. Anzi, servirebbero ad incancrenire un rapporto di latente e pericolosa sfiducia, con danno irreversibile per le istituzioni e per l'intero sistema Sardegna. Ricordiamoci, cari amici che, esempi recenti, anche nella precedente legislatura ci confermano in questo convincimento e ci confortano le nostre scelte e la nostra proposta. Solo così la moglie di Cesare sarebbe veramente al di sopra di ogni sospetto, a meno che, anche nella nostra legislazione, non si introduca il regime della coppie di fatto per cui all'aneddoto mancherebbe un termine di riferimento. Ma anche sotto questa angolazione le modifiche del Regolamento porterebbero a una deriva che vedrebbe l'approdo esclusivo nel rafforzamento di poteri dei due presidenti, una coppia di fatto politico - istituzionale.
Questo dibattito - io non ho il tempo, lo farò caso mai nel proseguo - bisogna richiamare anche un problema che ha alimentato il Presidente di questo Consiglio, ovverosia il costo della politica. Nessuno contesta la legittimità delle istanze popolari, anzi ben vengano per stimolarci nel nostro lavoro e nel nostro impegno. Quella proposta di iniziativa popolare per la riduzione dei posti della politica; ci saremmo aspettati in primis le proposte del Presidente del Consiglio, che ha assunto il suo mandato 15 mesi or sono, ponendo tra i suoi obiettivi programmatici proprio questo tema. Se queste proposte fossero state messe in campo, coinvolgendo tutti i Gruppi politici e i singoli consiglieri, forse non saremmo arrivati all'iniziativa popolare che, posta come è stata posta, amplificata dalla comunicazione locale, tende in maniera semplicistica a screditare la classe politica e i consiglieri regionali nel loro insieme, senza alcuna distinzione, che invece andrebbe fatta, che invece va fatta attraverso un'analisi non solo dei benefici, ma anche dei costi, degli incarichi, delle attività, della produttività e così via. Farci passare come una casta superpagata, perditempo, non è francamente accettabile! Certo le nuove povertà, ma non vanno viste da una sola angolazione, i costi della politica, quelli del sindacato, di tutte le rappresentanze pubbliche, dai vertici dello Stato, alle Province, ai Comuni, altre organizzazioni di categoria, alle professioni e quant'altro. Dove sono colleghi - e lo chiedo anche agli amici che informano l'opinione pubblica - coloro che volevano diminuire il numero dei consiglieri regionali? Non li ho più visti e neppure più sentiti!
Sta di fatto che oggi il Consiglio regionale non è di 60 membri, come si ipotizzava, ma di ben 85! Ben 5 in più rispetto al vincolo statutario e con 12 Assessori tecnici arriviamo a 97 unità, con costi incrementati del 25 per cento, senza che nessuno se ne dolga! Sono gli effetti di una legge elettorale che non è regionale, che piace al Governatore e alla maggioranza che tace colpevolmente nei confronti di quanti genericamente gettano fango e insulto nei confronti di tutti noi, anche di quei consiglieri regionali che giornalmente sono presenti nel palazzo e lavorano 14-16 ore, anche il sabato e la domenica, se trovassero gli uffici aperti e non le porte sbarrate come avviene da qualche tempo a questa parte.
E' dunque, un Regolamento, quello che si vuole modificare che cammina come il gambero, di traverso e a ritroso, che antepone esigenze strumentali, che nessuno ha chiesto, di parte, alle regole fondamentali della Statuto e dell'autonomia. Avrebbe avuto senso scrivere ex novo un Regolamento di funzionamento dell'Assemblea se prima avessimo affrontato i temi delle norme statutarie, della legge sui poteri della Giunta, della legge elettorale, se non addirittura dello Statuto. Solo così infatti sapremmo quale Regione vogliamo e quale Regione abbiamo e su questa Regione costruire le regole dell'Assemblea dei singoli consiglieri regionali, dei Gruppi politici, delle stesse strutture che devono essere funzionali al disegno istituzionale civile che dovrà guidare la Sardegna nei processi di crescita e di sviluppo nel contesto nazionale, europeo e mondiale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Floris Vincenzo. Ne ha facoltà.
FLORIS VINCENZO (D.S.). Signor Presidente del Consiglio, signori Assessori onorevoli colleghi, la proposta di modifica al Regolamento interno del Consiglio regionale della Sardegna risponde a una precisa esigenza dell'intero Consiglio e quindi va oltre le sole esigenze della minoranza o della maggioranza e punta invece a realizzare un efficiente e adeguato impianto legislativo basato sulla qualità, sull'efficienza e sulla produttività di quest'Aula consiliare.
Bisogna riconoscere che la discussione che vi è stata si è incentrata fin dall'inizio dalla ricerca di una vasta convergenza politica di tutte le forze presenti in Consiglio, perché tutti eravamo e siamo consapevoli dell'urgenza di arrivare a un adeguamento delle norme, in modo da permettere al nostro sistema autonomistico di dare risposte adeguate e dentro tempi certi a quelle che sono le esigenze, le aspettative, i bisogni che provengono dalla comunità regionale. Comunità regionale sempre più stanca delle nostre infinite alchimie, che vanno oltre quello che dovrebbe essere un reale confronto democratico, che dovrebbe garantire in modo particolare le minoranze senza che queste, però, non usino le regole consiliari per rallentare incomprensibilmente i lavori dell'Aula, perché l'esercizio della democrazia è altra cosa e non può mai vedere la maggioranza limitata all'interno di uno sfibrante confronto nel potere di governo che le è stato assegnato dalla prevalenza dei cittadini attraverso un voto libero e democratico.
Concordo, quindi, pienamente sulle modifiche proposte perché sono maturate attraverso un dialogo vero che dà dignità e prestigio a quest'Aula e assegna a questa proposta uno spirito sostanziale per il prosieguo dell'attuale legislatura. Questo è ancora più prezioso perché si basa sul rispetto dei ruoli e sull'ammissione che ciascuno deve portare a termine, con rigore e coerenza dentro l'orizzonte degli impegni assunti in campagna elettorale con i propri elettori!
Io sono convinto che quest'Aula non deve rincorrere volta per volta - lo richiamava l'onorevole Mariolino Floris - le varie spinte demagogiche, elitarie e il più delle volte populistiche che, ogni tanto, strumentalmente e pericolosamente vengono agitate in maniera rumorosa da qualcuno attraverso i mass media, con l'obiettivo molte volte subdolo e pericoloso che mira, non so fino a che punto questo avvenga inconsciamente, a delegittimare le istituzioni democratiche, facendole apparire inutili e inservibili, e con costi eccessivi per la collettività. La storia insegna che quando si sono sfibrate le istituzioni non si è mai fatto un buon servizio alla democrazia e si è sempre prodotta rovinosamente una cattiva e avventata politica.
Questo Consiglio ha il dovere morale e politico, quindi, di risollevare la propria credibilità, restituendo prestigio istituzionale a quest'Aula, opponendo a tutti quei profeti del nulla una buona e sana politica che sia in grado di innalzare le condizioni economiche e sociali della nostra Isola. Per fare questo occorrono buone leggi che vanno accompagnate da un confronto reale sui problemi, in modo da arrivare alla loro approvazione in tempi certi, avendo garantito senza stravolgimenti il rispetto delle regole che noi unitariamente ci siamo dati. Per questo ritengo che sia importante avere rivisitato la programmazione dei lavori, recuperando in questo modo efficienza e una chiara capacità decisionale. Sono d'accordo, in modo particolare, sulle nuove procedure per la discussione in Aula, dove viene prevista una più razionale articolazione delle modalità e dei tempi di intervento, evitando in questo modo una dilatazione esagerata dei tempi che stava diventando via via sempre più inaccettabile.
L'articolo 34 bis sana, invece, un'anomalia che ha creato non pochi problemi a quest'Aula nella discussione che ha riguardato la precedente finanziaria. Mi riferisco, come è chiaro, alle norme intruse. Questo articolo risolve definitivamente questa difformità, assegnando al Presidente del Consiglio il compito di stralciare le disposizioni non coerenti con la legislazione regionale di contabilità vigente. Questo articolo è di grande importanza e sicuramente aiuterà a creare un clima meno conflittuale tra maggioranza e minoranza, privilegiando non la forza dei numeri ma il confronto democratico.
L'attuale proposta di modifica rappresenta, quindi, un passaggio delicato dal punto di vista istituzionale e di grande valore politico, perché riconosce a tutte le forze presenti e agli organismi istituzionali piena dignità nel portare avanti con coerenza il loro mandato. Per queste motivazioni concordo con l'impianto di questa proposta e sopratutto mi riconosco appieno nello spirito che ha animato questa importante convergenza politica, che fa fare un salto in avanti a questo Consiglio nella sua interezza. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cucca. Ne ha facoltà.
CUCCA (La Margherita-D.L.). Grazie, signor Presidente. Oggi ho letto sulla stampa isolana che il dibattito odierno costituirebbe un delicato passaggio politico perché ci sarebbe in gioco il tentativo dell'Assemblea di recuperare prestigio e potere nei confronti del sistema presidenziale.
Lungi dal ritenere questo momento un passaggio burocratico, non credo tuttavia che le modifiche al Regolamento delle quali discutiamo in quest'Aula siano state ideate con l'intento di rivendicare ruoli primari di questo o di quell'organo e di sminuirne altri. Il lavoro che è stato svolto fin qui dalla Giunta è piuttosto diretto - ed è questo lo spirito che ha animato anche chi vi parla per il modesto contributo che ha potuto dare ai lavori della Giunta per il Regolamento - verso un unico obiettivo, che è quello, come è già stato ampiamente detto anche stasera dall'onorevole Lombardo e come già in precedenza aveva detto il relatore di maggioranza, l'onorevole Orrù, di dare maggiore praticità e funzionalità all'Assemblea, che grazie alle modifiche che auspico saranno approvate potrà procedere sicuramente più speditamente nei suoi lavori, perseguendo quello che era l'obiettivo primario, della ottimizzazione del suo ruolo.
Da tempo abbiamo sentito dire che questa Assemblea è poco produttiva; ne ha accennato anche in precedenza l'onorevole Floris. Io credo che la nuova organizzazione che deriverà dell'applicazione delle modifiche regolamentari consentirà, invece, una più elevata produttività, e tra l'altro, evidentemente, da questa più elevata produttività scaturirà anche un miglioramento della qualità dei lavori, proprio perché la ricerca della condivisione più ampia possibile, che ispira le modifiche delle quali ci siamo occupando e delle quali stiamo discutendo, consentirà un confronto più aperto e serrato tra le forze politiche della maggioranza e della opposizione.
Ecco il senso nel quale ritengo che l'approvazione di queste modifiche aumenterà sicuramente, darà maggiore prestigio a quest'Assemblea, non un confronto o una rincorsa alla maggiore efficienza e alla maggiore produttività tra Esecutivo e Consiglio, bensì ripeto, semplicemente una ottimizzazione dei lavori di quest'Aula che consentirà, come dicevo, di svolgere il ruolo primario e essenziale di quest'Aula stessa che è quella della approvazione delle leggi, in buona sostanza l'esercizio del potere legislativo.
Io ho seguito, la settimana scorsa, con molto interesse l'intervento dei due relatori di maggioranza e quello cosiddetto di minoranza, e dell'intervento di minoranza credo di condividere, tutto sommato, non voglio dire soltanto una parte, ma sicuramente condivido quella parte nella quale l'onorevole Caligaris ha affermato che i lavori della Giunta hanno costituito un momento di crescita politica e culturale. E questo maggiormente devo affermarlo, e in questo senso voglio rivolgere un ringraziamento tanto al Presidente della Giunta per il Regolamento, quanto a tutti i membri, mi voglio associare al ringraziamento che è stato già formulato dalla onorevole Lombardo, per il clima che si è creato, che soprattutto per i neofiti di quest'Aula, per quelli nuovi come me, hanno costituito un momento sicuramente di crescita, di arricchimento, e si è assistito, come dicevo, a un confronto che è stato leale e aperto tra tutte le forze della maggioranza e della opposizione. Questo clima di collaborazione, che si è tenuto durante i lavori della Giunta per il Regolamento, è stato effettivamente estremamente importante. Ho assistito a un confronto dialettico improntato sempre alla massima lealtà e franchezza e nell'intento, dicevo, che era quello comune dell'obiettivo di questa riforma, che è quello di ottimizzare i lavori dell'Aula, a prescindere dalla parte politica che in questo momento governa.
In questo senso voglio richiamare ancora una volta l'affermazione dell'onorevole Orrù, il quale ha parlato di modifiche dirette a impostare un Regolamento che valga per oggi come per domani, nell'interesse superiore dell'Assemblea, del suo funzionamento, della sua produttività che consentirà di svolgere la sua funzione principe, come dicevo anche in precedenza e richiamando le parole dell'onorevole Orrù.
Non voglio con questo comunque enfatizzare il lavoro svolto, perché debbo dire ci si è arrivati anche in forte ritardo rispetto a molte altre assemblee legislative. Quelle modifiche che vengono introdotte, che speriamo, auspico vengano introdotte anche da questa Assemblea regionale, sono in effetti state già approvate, sono state approvate in precedenza e fatte proprie da molte assemblee legislative regionali; i principi cardini ispiratori di questa riforma sono stati anche presi dai regolamenti della Camera e del Senato. Non a caso, infatti, questa proposta arriva in quest'Aula, come dicevo, con la condivisione delle forze politiche di maggioranza e di opposizione e questo aspetto, credo ancora una volta sia opportuno rimarcare, per qualificare in maniera adeguata la riforma che ci apprestiamo a varare.
Il principio ispiratore è stato quello della massima condivisione, come già hanno richiamato altri primi di me anche stasera e, ovviamente, per ottenere questo è necessario anche il massimo coinvolgimento delle forze politiche. Si è, dunque, partiti dalla integrazione della Giunta per il Regolamento così da consentire una più ampia partecipazione anche alle forze meno rappresentate in quest'Aula, per giungere poi all'aspetto forse più importante della riforma, che è quello della programmazione e della calendarizzazione dei lavori, che dovrà comunque tenere necessariamente conto anche del parere e dell'apporto dell'opposizione.
Questo argomento, evidentemente, è quello più scottante, tanto che qualcuno in quest'Aula ha affermato che ho volta approvato questo principio coloro che dovranno provvedere alla programmazione e alla calendarizzazione dei lavori dovranno anche avere - si è detto - poteri di chiaroveggenza così da prevedere chi dovrà o potrà intervenire in quest'Aula. Questa francamente reputo sia una visione molto distorta del principio ispiratore che verrà introdotto dalla riforma, in quanto la programmazione dei lavori e la calendarizzazione dei lavori, sopratutto per come è stata concepita, non implica che qualcuno debba riniziare a esprimere liberamente la propria opinione, dato che è espressamente previsto anche che addirittura gli stessi consiglieri dissenzienti rispetto alle posizioni dei propri Gruppi abbiano la possibilità di esprimere il proprio dissenso in quest'Aula. Ora, non avremo e non introdurremo sicuramente un Regolamento perfetto, perché tutto come sempre è migliorabile, tutto è perfettibile; tuttavia, sicuramente, in quest'Aula si otterranno dei risultati migliori che consentiranno un più proficuo lavoro e ovviamente con risultati che non saranno certamente nell'interesse dei singoli, ma nell'interesse del popolo sardo che da noi attende migliore sorte da quella che ha avuto fino ad oggi e negli anni passati.
La condivisione che ha caratterizzato i lavori della Giunta avrebbe dovuto anche, credo, far riflettere di più coloro che hanno affermato di ritenere che quello che ci stiamo dando non sarà un buon strumento regolamentare. Io non condivido, non posso assolutamente essere d'accordo con chi ha affermato che esistono in quest'Aula consiglieri di serie A, di serie, B e di serie C. Non posso pensarla in questo modo e sono anzi certo che non è il sistema che assegna la categoria di appartenenza A, B o C a ciascun consigliere.
Credo che invece spetti a ciascuno di noi ricercare la categoria di appartenenza offrendo il proprio contributo nel miglior modo possibile, cercando di far sentire la propria voce, cercando di portare avanti la propria opinione non soltanto in questa Assemblea, che altrimenti si ridurrebbe evidentemente, debbo dire che purtroppo a volte a mio parere accade, ad una semplice passerella per darsi un minimo di visibilità, e invece sono convinto che la categoria di appartenenza A, B, o C, ce la possiamo dare noi con il contributo che riusciamo a dare non solo, come dicevo, nell'ambito dell'Assemblea, ma anche nelle Commissioni ed anche all'interno del nostro Gruppo di appartenenza. In questo senso io voglio ribadire che mi sento assolutamente rappresentato sia dal mio Capogruppo che dagli altri colleghi che partecipano ai lavori delle Commissioni e che sono certamente in condizioni di portare, di far sentire anche la mia voce ed il mio parere nell'ambito degli organi ai quali essi sono stati preposti.
Quindi, in questo senso, ove così non fosse, non c'è necessità dell'intervento sistematico in Aula di tutti quanti coloro che intendono parlare, perchè credo che possa essere più che sufficiente che la posizione venga rappresentata da coloro che verranno individuati all'interno del Gruppo. In buona sostanza, voglio dire è un problema di organizzare i lavori in maniera tale che siano più spediti possibili e che, sempre nel rispetto delle minoranze e delle opinioni anche delle minoranze e delle opposizioni, tutti possano dare il contributo per il risultato finale. Io non intendo sminuire il ruolo di nessuno, però non posso neanche condividere coloro che tentano di impadronirsi del ruolo di paladini della democrazia, di presidio della libertà dei singoli, di tutori delle minoranze, perchè tutti questi ruoli sono o dovrebbero essere connaturati in tutti quanti noi per il rispetto del ruolo che c'è stato assegnato tramite il mandato popolare. A tutti noi, quindi, anche con l'attuazione di questa riforma sarà consentito, come dicevo, con il rispetto delle regole che ci siamo dati e con il metodo che è uno dei cardini della democrazia che è quello sempre del confronto dialettico leale, franco, aperto, rispettoso delle altre posizioni, che si deve svolgere solo e esclusivamente nelle sedi che sono preposte per questo dibattito.
Al riguardo debbo dire che questo è il motivo per il quale non ho condiviso nel corso del dibattito nella Giunta per il Regolamento, e non condivido tuttora, la proposta di emendamento che è stata presentata per poter allegare gli atti scritti, le relazioni scritte agli atti dell'Aula. In questa maniera io credo che si svilisca veramente il ruolo che è principe dell'aula, cioè quello di consentire il dibattito sugli argomenti portati all'attenzione di questa Assemblea e, in buona sostanza, si consentirebbe di introdurre degli elementi di discussione che non verrebbero assolutamente conosciuti, se non a posteriori, quando questo dibattito si è ormai inesorabilmente chiuso.
Concludo quindi rivendicando la bontà del lavoro che è stato svolto dalla Giunta per il Regolamento. Mi riservo evidentemente di intervenire successivamente sulle singole norme che verranno modificate anche nel corso della discussione finale, sono certo comunque che l'approvazione delle modifiche proposte consentirà a tutti quanti noi di svolgere sicuramente in modo migliore e più responsabilmente le funzioni che ci sono state assegnate. Questo credo sia un passaggio importante, ma auspico che sia soltanto il primo passo delle riforme che in questa legislatura tutti noi ci siamo proposti di attuare, mi riferisco alla riforma della legge elettorale e alla riforma statutaria. Credo che stiamo ponendo delle basi serie e delle basi importanti, se seguiremo su questo percorso che abbiamo individuato, considerata anche, come dicevo, la condivisione che ha caratterizzato tutti i lavori che finora hanno interessato l'argomento, sono assolutamente certo che si arriverà in tempi brevi alle auspicate riforme, e sono certo che tutto questo porterà, indipendentemente dalle forze politiche che saranno al governo, sicuramente migliori risultati per la nostra Sardegna, per il nostro popolo e, ovviamente, anche per tutti noi che siamo qui e avremo anche la soddisfazione di aver dato un contributo, spero importante e fattivo, per questi risultati.
PRESIDENTE. E' iscritto a palare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Colleghi e colleghe del Consiglio, la discussione che oggi è oggetto dei lavori dell'Aula, l'approvazione del nuovo Regolamento consiliare, è un appuntamento per tutti noi coinvolgente soprattutto perché i neofiti dell'Aula sono chiamati a dare il proprio contributo per dotare l'istituzione consiliare di quello strumento di garanzia non solo dell'istituzione, ma di garanzia per tutti noi perché davvero quest'Aula sia il momento in cui si ha la possibilità di estrinsecare quelli che sono non solo i contributi, ma soprattutto proporre quelle che sono le leggi, quelli che sono gli strumenti per dare al nostro popolo quelle leggi di cui il Consiglio, in quanto detentore del potere legislativo, ha l'obbligo non solo morale, non solo politico, ma anche materiale di adempiere.
Sinceramente, approcciandomi a questo tema, ho avuto una brutta sensazione, che questa discussione fosse la discussione non solo sulla riforma del Regolamento interno del Consiglio regionale, ma fosse, o potesse diventare, la controriforma del Regolamento consiliare. Vado a specificare quelle che sono le motivazioni che mi hanno portato a questa riflessione perché davvero i temi che hanno animato la discussione durante quest'ultimo periodo nell'ambito non solo del Consiglio, ma anche degli uffici e dei corridoi del palazzo, sono quelli di un dibattito che si è acceso turbato da profonde divisioni e scontri soprattutto all'interno della maggioranza, che hanno di per sé portato anche alla possibilità di elaborazione di quelle controriforme che dovevano portare, secondo qualcuno, invece che alla ricerca della dialettica politica, a quella che un prestigioso rappresentante della maggioranza ha definito politica del regolamento dei conti. Politica del regolamento dei conti che nascono da dove? Nascono da interpretazioni del tutto personali su quello che è l'intendimento dell'istituzione, di quello che all'istituzione si vuol dare come ruolo, il ruolo soprattutto dove, invece, che dedicare il tempo a maturare l'elaborazione delle nuove leggi per la nostra Regione, maturare non solo procedure ma maturare in modo particolare quelli che sono e devono essere definiti soggetti da penalizzare a scapito di altri.
La possibilità che è stata data con la modifica della legge elettorale che ha portato all'elezione diretta del Governatore, molto probabilmente ha portato in quella che è stata la rappresentanza data all'istituzione, di una istituzione che avesse perso la sua capacità di svolgere il proprio ruolo legislativo, ovvero di approvare le leggi. Noi sappiamo benissimo che le due ultime legislature da questo punto di vista sono state da tutti riconosciute, dai dati comunque sia elaborati, come due legislature dove hanno prevalso gli scontri, hanno prevalso soprattutto le prevaricazioni, ha prevalso soprattutto l'improduttività dell'Aula. Soprattutto noi neofiti, dicevo prima, dell'Aula, dobbiamo cercare di dare il nostro contributo perché davvero la Giunta del Regolamento che ha lavorato in modo attivo perché davvero potessero essere recepite le istanze che la maggioranza, ma la nostra rappresentanza della minoranza portava, perché la dialettica politica tornasse nei discorsi dell'Aula, tornasse soprattutto nel confronto dell'Aula e tornasse soprattutto a ricercare quelle certezze, quelle garanzie di partecipazione democratica che, necessariamente, in quest'Aula non trovavano più casa. Fatti avvenuti anche di recente hanno dimostrato che si può dire che viene condiviso da qualche parte che chi dissente dev'essere penalizzato e che la penalizzazione viene apprezzata perché altrimenti non avremmo assistito ai silenzi di qualche parte politica rispetto a pronunciamenti che ci sono stati e ad atti che sono stati maturati a carico di alcun esponente politico, dove praticamente la teoria del divide et impera ha portato all'annullamento della persona nella rappresentanza in cui era stato eletto dai cittadini per portare addirittura al compimento di atti che portavano alla sostituzione dello stesso collega del Consiglio nella composizione della prima Commissione per il passaggio successivo ad altra Commissione, stravolgendo completamente quelle che erano le procedure, stravolgendo soprattutto e togliendo la dignità al Consiglio nel momento in cui al singolo consigliere viene negata la possibilità di scegliere la propria appartenenza e, soprattutto, viene negata la possibilità per il Gruppo a cui aderisce, e per il Gruppo che lo rappresenta, di esprimere quelle che sono le volontà stesse delegate al rappresentante del Gruppo e delegate allo stesso consigliere.
Detto questo noi, ed io in particolare, mi sono cimentato nel valutare quello che può essere l'effetto di un ribaltamento del potere politico che è derivato dall'elezione diretta del Governatore; un ribaltamento, mi guardo attorno, Presidente, una delle aspirazioni nei contenuti di questo nuovo Regolamento è quella di garantire la presenza dei consiglieri in Aula durante le discussioni. Sinceramente, molto probabilmente, io non voglio fare il fustigatore di nessuno, a me sembra che in questo momento forse stiamo partendo con il piede sbagliato, perché se diamo luogo ad uno dei provvedimenti contenuti nel nuovo Regolamento, quello della possibilità di chiedere durante la discussione la verifica del numero legale, ci guardiamo attorno, mi auguro che la stampa colga questo momento, a questo punto, signor Presidente, dovremmo interrompere l'attività dell'Aula. Detto questo, da parte mia un appello al senso di responsabilità dei colleghi rispetto ad un istituto che ha bisogno soprattutto non solo delle garanzie di partecipazione, ma ha bisogno soprattutto di un innalzamento di quella che è la dignità del ruolo dei consiglieri, un innalzamento soprattutto di quella che deve essere la dignità del Consiglio, un innalzamento che, necessariamente, deve scaturire dalla partecipazione e dal contributo di tutti, non è possibile pensare che l'autorevolezza di un'istituzione possa essere negata da noi consiglieri che ci comportiamo in questo modo inaccettabile rispetto all'istituzione che rappresentiamo. Di sicuro la partecipazione dei consiglieri è indispensabile perché questo possa avvenire, ma se davvero il deprezzamento che all'istituzione è stata data nelle ultime legislature per questa contrapposizione costante e continua, per l'esercizio costante e continuo di una contrapposizione personale che all'atto pratico ha fatto scadere i rapporti non solo tra maggioranza ed opposizione, ma anche all'interno delle stesse maggioranze e all'interno delle stesse componenti di minoranza, devo dire che, molto probabilmente, il clima che si è creato, quel clima avvelenato, quel clima del sospetto, quel clima comunque sia dei ribaltoni, sia davvero ancora lontano dall'essere cancellato. Sia lontano dall'essere cancellato perché davvero il senso di responsabilità dei consiglieri molto probabilmente dev'essere ancora maturato.
Mi auguro che nella discussione, ma soprattutto nell'approvazione di questo Regolamento, si trovi davvero la sintesi di quella che è la volontà e la possibilità che verrà data alla maggioranza e all'opposizione stessa di dare il contributo nell'approvazione dei vari passi dell'articolato dello stesso Regolamento che, nella sua discussione generale, e nella sua approvazione generale, dovrà dotare il Consiglio di uno strumento che sia efficace e soprattutto rispondente a quelle che sono le esigenze che l'Aula stessa esprimerà durante questo dibattito.
Sono convinto che la filosofia del divide et impera, che è stata perseguita con ostinazione, perché vedo che i frutti cominciano ad essere cospicui, dal nostro Presidente. Nostro Presidente che ha avuto la capacità non solo all'interno del suo Gruppo consiliare, ma anche nei confronti degli altri partiti della maggioranza, di creare quello scontro, di creare quella contrapposizione, di creare quei momenti di non dialogo che all'atto pratico hanno portato non solo negli atti in Consiglio, ovvero le componenti che votano contro la Giunta, ovvero le componenti che chiedono le sostituzioni degli Assessori, ovvero le componenti che all'atto pratico si scindono, c'è chi esce da un Gruppo, aderisce ad un altro Gruppo e così via, diciamo che la vecchia politica, o il vecchio modo di far politica, quel vecchio modo di far politica che il Presidente Soru aveva tanto disprezzato e che nei suoi programmi politici voleva cancellare, ha trovato proprio fiato nei suoi comportamenti, ha trovato nuovo vigore nei suoi comportamenti che, volta per volta, hanno di sicuro avvantaggiato, hanno di sicuro spinto e hanno di sicuro sollecitato tutti questi passaggi che non sono la parte più nobile che fino adesso abbiamo vissuto in questa legislatura.
Devo dire che questa strategia altro è se non quello di uno stratagemma che ritarda non solo le modifiche degli assetti in Giunta, ma soprattutto mira a creare nei partiti di maggioranza aneliti di nuovo potere, aneliti di strategie mirate soltanto al raggiungimento dei posti di potere e i guai più grossi oggi li viviamo nella sanità ed è sotto gli occhi di tutti lo sfacelo generato fino ad oggi in tutti gli interventi che la Giunta ha programmato e che l'Assessore porta avanti con molta pervicacia. Mai è successo, non solo per questa Amministrazione regionale ma anche in nessun'altra regione d'Italia, che nello stesso anno venisse per tre volte aperto il bando per l'iscrizione all'albo dei direttori generali delle A.S.L., mai è successo, e la storia ancora non riporta, un fatto di questo genere. Ma, devo dire, il buon presidente del Cagliari Cellino ci ha abituato ad avere in un mese tre allenatori della squadra di calcio, molto probabilmente il suo compaesano pensa che allo stesso modo si possano gestire le aziende A.S.L.; questo è un modo di intendere l'amministrazione della cosa pubblica come un fatto quasi sportivo, è un modo per intendere che molto probabilmente la politica la si fa occupando il proprio tempo libero in giochi e giochini che davvero non soddisfano proprio nessuno perché i risultati sono di là da arrivare. Siamo ancora in attesa del piano sanitario regionale, era da presentare entro dicembre 2004, ancora oggi non se ne ha traccia.
E che dire dell'innovazione nella politica, ma soprattutto della collegialità della politica, della trasparenza. Noi ci siamo trovati ad avere a che fare con tutti i sotterfugi che volta per volta vengono attivati, sia che si tratti di Tiscali Cup, sia che si tratti di contributi erogati in maniera diversificata a seconda che si tratti di manifestazioni che hanno lo sponsor dell'azienda del nostro Governatore o di altro tipo di iniziative che sotto tale egida si portano avanti.
Ma non basta questo, caro Presidente Spissu, qui è necessario che davvero ci sia un richiamo anche da parte sua; io aspettavo in questi quindici minuti che lei si guardasse attorno e si rendesse conto che forse era il caso di sollecitare la presenza in aula dei colleghi, però devo dire, molto probabilmente, che in questo momento è stato distratto da qualche altro pensiero e non si è reso conto che l'Aula è quasi vuota, resta la registrazione perr il proseguo. Però vorrei sentire da parte sua, Presidente Spissu, nel proseguo della discussione il suo contributo non solo a regolamentare i lavori del Consiglio, ma la sua voglia di essere il Presidente super partes che contribuisce ai lavori del Consiglio, alla regolarità dei lavori del Consiglio quand'anche debba essere richiamato sulla necessità di garantire la partecipazione attiva anche degli eventuali dissidenti di Gruppi consiliari.
Forse in quei momenti mi renderò responsabile, signor Presidente, in quella che qualcuno della sua parte politica vorrebbe che fosse un mandato a termine, vorrebbe richiamarlo non so a quale dignità del ruolo, alla remissione dell'incarico al Gruppo, alla maggioranza e così via, magari portandolo a compiere qualche atto che poi debba avvantaggiare qualche altra ambizione. Detto questo, noi non siamo per condividere per il ruolo del Presidente del Consiglio di quella figura super partes il fatto che sia un incarico a tempo, noi siamo e condividiamo il concetto, in questo la rassicuro per quanto mi riguarda e per quanto riguarda la mia parte politica, che probabilmente il periodo delle staffette per una rappresentanza istituzionale non rappresenti di sicuro la scelta per la nostra parte politica.
Se lei invece dovesse giocare o dover giocare per continuare a presiedere l'Aula sulla ricomposizione dei contrasti, che ormai sono certi anche all'interno del suo partito politico, del suo Gruppo consiliare, molto probabilmente si troverebbe a gestire male il suo ruolo. Mi auguro che lei possa contare sempre sul sostegno del suo Gruppo e della sua maggioranza o della maggioranza che l'ha eletto, anzi andiamo oltre, la nostra proposta, lei sa benissimo, è quella di sostenere la modifica che il Presidente del Consiglio venga eletto con i due terzi dei voti consiliari. Sono convinto che i ripudi, ma soprattutto i tagliatori, coloro che ripudiano i loro compagni di cordata, coloro che soprattutto vogliono il taglio delle teste di chi è abituato a pensare e a rinunciare ai propri interessi personali per badare agli interessi di tutti vada premiato.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Prog. Sardegna). Onorevoli colleghi, mi corre l'obbligo, per entrare adeguatamente in argomento, di sgombrare il scampo da una questione politica e regolamentare. La funzione di presidente della prima Commissione era, è ed è sempre stata, nella disponibilità della maggioranza, io ho chiesto ripetutamente che mi venisse permesso di rassegnare le dimissioni secondo procedure legali. Io ho intenzione di dimettermi in modo irrevocabile, ma chiedo di poterlo fare dinanzi alla Commissione che mi ha eletto e dove ho lavorato con eccellenti colleghi e in un clima irripetibile, e vorrei che l'Aula mi consentisse questa procedura. Se invece si ritengono validi gli atti privi di fondamento giuridico e regolamentare, quindi illegittimi ed arbitrari, messi in atto per rimuovermi dalla Commissione, da una parte si cessi di chiedermi le dimissioni perché sono inutili, dall'altra si sappia che si avvalla una crisi di credibilità istituzionale mai registrata prima.
Oggi inizia il percorso delle riforme perché oggi decidiamo come approveremo le leggi ordinarie statutarie, e scegliere come si lavora è anche un modo per scegliere per che cosa si lavora. Io sostengo l'impianto della riforma regolamentare in discussione perché è necessario migliorare l'efficienza dell'Aula, ma condivido quanto detto dal relatore di maggioranza, ed esplicitato da quello di minoranza, che occorre collocare questa riforma nel quadro delle riforme istituzionali al punto che l'onorevole Orrù ha detto che occorrerà rivedere il Regolamento alla luce delle leggi sulla forma di governo e sulla legge elettorale. Quando si modificano le regole dell'Assemblea bisogna avere un'idea dell'assetto dei poteri.
Io vorrei modificare nella direzione proposta dalla Giunta per il Regolamento le regole di quest'Aula, ma vorrei parlare del futuro e del sistema dei poteri in cui scrivere questa riforma, e vedo addensarsi all'orizzonte qualche problema. C'è chi ritiene che il progresso sia necessario, non guidato dalla ragionevolezza e dall'etica, cioè l'interesse per il bene comune, ma da leggi ineluttabili iscritte nella storia, ed è sulla base di queste presunte leggi non scritte che i parlamenti sono stati progressivamente indeboliti negli ultimi anni nell'Europa occidentale. Si ragiona più o meno così: posto che il miglior regolatore degli interessi sarebbe il mercato, occorrerebbe di necessità dedurre la società dal mercato e fare la società di mercato. E se qualcuno avesse dubbi potremmo citare la Thatcher degli anni settanta che diceva: io non conosco cosa sia la società, so solo cosa sono gli individui.
E non si tratta del neoliberismo individualista di cui tutti parliamo, si tratta di un'altra cosa che si parla neodarvinismo sociale, secondo il quale l'ordine sociale è fondato su nudi rapporti di forze, signor Presidente, anche lei mi pare aderire qualche volta a questa valutazione, nudi rapporti di forze in quanto specchio dei diritti legittimati solo dalla forza non dalla ragione, non dalla giustizia.
Allora vi domando: perchè dovrebbe esistere un Parlamento se i rapporti sociali sono in grado, naturalmente, in base alla competizione tra i singoli, di selezionare gli interessi legittimi? Che bisogno c'è di un Parlamento frapposto tra il governo e il popolo in quest'ottica? Siamo certi di esserci posti queste domande prima di arrivare qui? Siamo certi di aver chiaro che c'è un legame tra la forza, le prerogative del Parlamento e la consistenza ed efficacia dello Stato sociale?
Siamo certi che in Sardegna è scritto nella stori, che la differenza di sviluppo delle zone interne rispetto alle zone urbane va di pari passo con la differenza di rappresentanza politica, cioè della forza che quelle zone urbane hanno nei parlamenti. Siamo consapevoli che anche in questa legislatura ed anche in quest'Aula si sentono ogni tanto accenti volti a trasformare il walfare in un solidarismo, in un paternalismo caritativo non istituzionalmente vissuto ma concesso.
Qualche giorno fa l'onorevole Luciano Violante, Capogruppo dei Democratici di sinistra alla Camera, ha detto testualmente: "i Consigli comunali, i Consigli provinciali e i Consigli regionali sono schiacciati" - parole sue - "sotto il peso degli esecutivi". Una parola così chiara e così coraggiosa da parte di colui che ha esteso il modello di Regolamento che noi abbiamo imitato non è stata mai pronunciata in quest'Aula; ed è il teorico oggi nei D.S. del parlamentarismo diffuso, è lui il teorico.
Noi siamo consapevoli che quando si parla di regolamenti e di garanzie dobbiamo in primo luogo presupporre questa debolezza ed almeno non aumentarla. Serpeggia tra di noi uno schematismo che mi preoccupa e provo a riassumerlo. La promessa elettorale del cambiamento richiederebbe, per evitare che venga imbrigliata e digerita dal vecchio sistema, una concentrazione delle decisioni nelle mani di pochi. Io guardo con sospetto questa necessità perché porta a considerare la partecipazione, la discussione, i parlamenti, i partiti più come problemi che come risorse; e, in questo senso, vorrei chiedere: "siamo consapevoli che una delle funzioni principali della democrazia è stilare l'ordine del giorno, ossia decidere i contenuti e i tempi delle decisioni?".
Noi oggi lavoriamo sull'efficienza, ma io vorrei discutere di democrazia e sono due temi strettamente connessi. Dobbiamo sapere che il Regolamento a secondo di chi lo interpreta o è uno strumento di garanzia o è un potente strumento di subordinazione e, a seconda della forma di governo che ci daremo, della legge elettorale che ci daremo, esso può risultare efficace oppure dannoso. Occorre che tra i potei in gioco ci siano atti e dichiarazioni di affidabilità perché le persone passano, le regole restano e le ferite prodotte all'ordinamento non si cancellano con un cambio di legislatura.
Qual è il nostro ruolo di consiglieri regionali. Noi siamo intellettuali secondo Gramsci perché organizziamo, ed il nostro schieramento si misura sul contenuto su cui noi decidiamo di spenderci, e qui dentro spesso abbiamo detto che vogliamo spenderci sulla giustizia sociale; e per stare da quella parte sappiamo tutti che dobbiamo difendere la possibilità reale di incidere sulla spesa pubblica, perché solo la spesa pubblica è in grado di liberare un individuo dalla tirannide della terra e della culla, cioè dalla condanna della storia perchè sei nato in una famiglia e in una terra disagiata.
Chi ha vinto questa battaglia contro la tirannide della culla sono stati i parlamenti, perchè hanno rappresentato persone che da quella tirannide sono usciti! E non c'è Welfare che rappresenti queste necessità di libertà dove non vi sia un parlamento che possa incidere sulle cifre dei bilanci in un rapporto equilibrato e positivo col Governo!
Io sono convinto che non c'è e non ci sarà mai un sistema a potere concentrato che sia più efficiente verso la libertà degli individui di un sistema equilibrato in cui il Parlamento anche nei suoi metodi possa far sentire la sua voce.
Non ho mai pensato che sia giusto abusare delle norme, mai, e penso che sia giusto arrivare alla riforma che stiamo discutendo. Credo però che le riforme regolamentari non siano indifferenti ad una visione della società e delle istituzioni di cui ancora qui dentro non si è parlato con la dovuta profondità, ed è questo il senso della mia preoccupazione.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Ho partecipato alla stesura della proposta di modifica del Regolamento consiliare in maniera costruttiva, come sono abituato a fare ogni volta che istituzionalmente o politicamente sono coinvolto in funzioni di elaborazione.
Il Regolamento di per sé non risolve i problemi della politica neppure all'interno di quest'Aula, non li risolve perchè la politica si esplicita anche su altri versanti, ad iniziare da quello delle relazioni, delle relazioni correttamente gestite, le relazioni che coinvolgono quest'Aula con coloro che l'hanno eletta, con il popolo sardo, relazioni che coinvolgono quest'Aula con il Governo, anch'esso espressione del popolo sardo, le relazioni cioè che si fondano su una rappresentanza oggettiva misurabile espressa attraverso il voto. Purtroppo la legge elettorale nazionale che è stata adottata per l'elezione del Consiglio regionale della Sardegna pecca gravemente su questo fronte; è una legge che dà rappresentanza a chi non ce l'ha, che ne toglie a chi ce l'ha, è una legge che non ha equilibrio, che agisce in maniera sproporzionata a vantaggio di alcuni rispetto ad altri, è una legge che di per sé non modifica lo Statuto e tanto meno la Costituzione italiana, eppure ha effetti sull'applicazione delle norme statutarie e costituzionali. E' una legge aberrante per molti versi.
Io non voglio peccare di poco garbo nei confronti di chi siede in Consiglio regionale in virtù di una nomina direttamente fatta dai segretari di partito, però questa è una delle aberrazioni che non dà più democrazia, ne toglie, l'abbassa, produce livelli più bassi di discussione ed anche di partecipazione. Qualche volta le indicazioni sono fatte a prepotenza, qualche altra volta condivise da pochi, qualche altra volta condivise dai più, in ogni caso un pezzo che si arroga il potere di rappresentanza popolare che invece solo il voto può dare. Eppure quella legge cambia gli equilibri politici all'interno delle forze politiche, dei Gruppi di rappresentanza in Consiglio regionale, cioè determina condizioni per le quali un argomento può essere discusso o sopraffatto, eppure quegli argomenti, quelli che si trattano qua, trattano delle condizioni di vita delle persone, della nostra società, che è sofferente, che non è così ricca come pare ogni tanto scoprire da dati gonfiati e mal recuperati con sistemi truffaldini di elaborazione statistica.
No, è una società in sofferenza, e dimenticare che è una società in sofferenza, e dimenticare che quelle sofferenze possono essere meglio rappresentate attraverso proprio coloro che hanno avuto questo mandato, meglio rappresentate in questa sede, in Consiglio regionale, e mortificarle davanti a tutti con giochi e giochini, di accoglimento, di parziale accoglimento, di totale bocciatura, come peraltro è avvenuto nella discussione del Dpef, credo che ponga un problema a noi tutti, maggioranze e minoranze, noi rappresentanti del popolo, liberamente e democraticamente eletti.
La Costituzione italiana dice "Ogni parlamentare rappresenta la Nazione". Lo Statuto di autonomia dice: "Ogni consigliere regionale rappresenta la Regione". Che rappresentanza abbiamo se questa istituzione finisce per essere soffocata dall'esercizio, spesso non coerente con le regole, che si esercita da altre parti e neppure negli organi stessi della Regione, spesso fuori dagli organi stessi della Regione.
Mi ricordo la stagione delle riforme; mai venissero! E continuo a pensare così dopo averle sperimentate. E le riforme che verranno, di cui il Regolamento non è parte, il Regolamento regola le attività del Consiglio, ha come obiettivo solo quello di rendere più efficiente la discussione, il dibattito e poi la decisione del Consiglio regionale, non è una riforma! La riforma sarà la rivisitazione dello Statuto, riforma sarà quella che riguarda la forma di governo, riforma sarà quella che riguarda la legge elettorale, riforma sarà quello che riguarda l'ordinamento degli enti locali, le competenze in Regione, province e comuni. Il Regolamento non è una riforma, ed ogni cosa non può essere una riforma, ogni cosa che facciamo non può essere enfatizzata! Questo è un piccolo, forse necessario esercizio, di ricerca di migliore qualità nel lavoro da parte dei consiglieri regionali, che devono esercitare questa qualità, cioè devono esercitare il lavoro per avere migliore qualità, e per esercitare il lavoro devono decidere, e se un documento fondamentale, come il documento di programmazione economica e finanziaria, parte dalla Giunta in un modo e viene esitato dal Consiglio nello stesso modo, io dico: non abbiamo lavorato. Io dico che non abbiamo lavorato! È per questo che voglio che venga modificato il Regolamento, perchè non ci siano più scuse, della fretta dei tempi, del decisionismo forse spesso troppo arrogante. No, io non ne voglio di scuse, io voglio lavorare nelle commissioni, voglio lavorare in Aula! E un documento, per quanto sia geniale chi l'ha prodotto, così complesso e così anche proiettato nella triennalità della spesa regionale, può uscire in un modo ed arrivare nello stesso modo senza che nessuno di noi, maggioranza ed opposizione, noi ci abbiamo provato - unici - abbiano avuto voglia, il desiderio di contribuire con un emendamento, con un miglioramento, con una proposta? E' pensabile? È cioè un atto di rinuncia della funzione, che è stato grave, lo dico per l'opposizione come lo dico per la maggioranza, è un atto di rinuncia gravissimo, politicamente sbagliato in questa stagione in cui i parlamenti che sono stati soffocati, oggi rappresentano esigenza di liberarsi. È un'esigenza che rappresentano ma che non è solo qua, è un'esigenza che sta fuori di qua, che sta nelle popolazioni sofferenti, che sta in coloro che, a forza di numeri, vengono cacciati fuori dal posto di lavoro anche pubblico o con gli incentivi all'esodo, o con altre forme spesso meno addolcite, sta fuori e prima o poi verrà, si presenterà, ci assedierà, chiederà che i propri eletti svolgano la loro funzione di critica ed anche di elaborazione.
Il Consiglio regionale per questo deve rispondere e il Regolamento serve per farci svolgere questa funzione, non per rinunciarci! Se qualcuno pensa, e secondo me a torto, che il Regolamento consigliare possa imbrigliare la politica e le istanze popolari solo perchè qualche consigliere regionale si può occasionalmente trovare in minoranza e quindi avere un tempo più breve di esposizione in Aula, sbaglia, sbaglia, perchè quel consigliere regionale, se è un rappresentante politico, cioè se è organizzatore politico, un organizzatore, un intellettuale, come diceva Gramsci, lascia l'Aula, si mette sotto il portico e la platea la trova e la trova più efficace, e la trova in quel momento e se la ritroverà anche dopo, perchè chi rappresenta rappresenta e non ci sono giochi da fare! Se fosse stato così, se le regole di funzionamento delle aule avessero potuto imbrigliare le rivolte popolari noi saremmo sotto il fascismo e invece sono il fascismo non ci siamo più! Abbiamo la Costituzione repubblicana, abbiamo lo Statuto di autonomia, chi vuole imbrigliare i rappresentanti del popolo non si illuda di imbrigliare il popolo, perchè questo non riuscirà a farlo!
È un'operazione già destinata alla sconfitta, e non basta neppure avere la compiacenza, come il Presidente del Consiglio dei Ministri ha, di tutta la stampa, di tutte le televisioni, perchè i messaggi passano, viaggiano; lettere, e c'è anche Internet, ma se non ci fosse Internet ci sarebbe il megafono, e quando non c'è stato il megafono ci sono stati i dazebao, e quando non c'erano i dazebao ci sono stati i volantini e la comunicazione passa sempre se le ragioni sono giuste, prima o poi tornano dentro quest'Aula e tornano con forza, e tornano in modo tale da condizionare, da dichiarare fallimenti e da premiare chi ha combattuto.
Io non penso che il Regolamento sia un limite, penso che il Regolamento possa essere un'opportunità. Noi accettiamo la sfida, l'accettiamo in pieno.
Rifondazione Comunista, che io mi onoro di rappresentare in quest'Aula, è pienamente d'accordo sull'impianto del nuovo Regolamento, e lo è proprio per le cose che dicevo prima, cioè perchè non ha paura, non ha preoccupazioni, non si deve difendere, deve attaccare ed attaccherà come l'ha fatto prima, nella precedente legislatura, e degli attacchi di quella legislatura si è ampiamente giovata questa maggioranza quando si è presentata alle elezioni, poi magari qualcuno se l'è dimenticato, l'ha portata per strada; noi siamo fiduciosi, la recupererà la memoria, la recupererà! Noi siamo fiduciosi! Dicevo, Rifondazione Comunista, come l'ha fatto nella precedente legislatura, lo farà anche in questa, e le ragioni dei disoccupati, dei precari, dei poveri, non di quelli a cui bisogna garantire una minestra: "Abbiamo previsto una cosa nel piano socio-assistenziale", ma non vogliamo assistenza, vogliamo diritti! Ogni cittadino della Sardegna ha il diritto di vivere una vita libera e dignitosa, di avere un lavoro, di avere una casa, se si ammala di avere un ospedale efficiente, ogni cittadino della Sardegna, che abbia i miliardi o che non ce li abbia! Ogni cittadino della Sardegna. E quindi non è un problema di assistenza, è un problema di inclusione sociale, quella vera, cioè di diritto alla partecipazione attiva, allo sviluppo della propria terra, alla crescita della propria comunità, alla crescita civile della propria comunità. E quindi non accettiamo il ridimensionamento di queste politiche e il Regolamento ci servirà per fare meglio le battaglie, per farle in maniera più efficace, e le modifiche che abbiamo proposto - alcune, io credo, sono state accolte perchè avevano una forte motivazione ed una forte giustificazione - la modifica che abbiamo chiesto per la discussione accelerata delle riforme, quelle vere, quelle che dicevamo prima: statuto, riforma di governo, legge elettorale, ordinamento enti locali, quelle riforme devono essere discusse subito. Ci sono proposte? Si discutano le proposte, lo Statuto abbiamo individuato insieme tutti quanti noi un percorso, è stata attribuita alla prima Commissione una funzione, che la prima Commissione venga posta nella condizione di svolgere quella funzione, cioè di definire una proposta di consulta statutaria, di proporla al Consiglio, di decidere sulla consulta statutaria i tempi e modalità del suo lavoro e la definizione del nuovo Statuto della Regione. Non ci sono altre strade, se no questo Consiglio decida - regolarmente, come previsto - un'altra strada. Questo Consiglio, perchè questo Consiglio ha già deciso, nell'ordine del giorno numero 2 assunto ad inizio legislatura.
Avevamo una speranza quando abbiamo iniziato questo cammino; vorrei dire abbiamo ancora una speranza: di non registrare ancora una volta un ritorno al passato, ai fallimenti, cioè, di chi si propone con tutte le buone intenzioni per aiutare questa terra e il suo popolo ad andare avanti e poi, invece, per strada si dimentica i buoni proponimenti e riduce le proprie iniziative ad un appiattimento delle becere regole di mercato dell'arricchimento dei pochi rispetto ai bisogni dei molti.
Vorrei dire abbiamo una speranza perchè ritengo non possa essere oggi dichiarato che è persa, però non attenderemo passivamente, ancora una volta, il fallimento di tutti, noi compresi, in un'esperienza di governo. Porremo tutte le nostre energie al servizio della realizzazione di un programma che prevede l'emancipazione del popolo sardo dal bisogno, dalla povertà, dalla precarietà, dall'incertezza. Lo porremo insieme alla maggioranza, lealmente, se la maggioranza dimostrerà di essere interessata quanto noi a quel processo di emancipazione.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.
CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Grazie signor Presidente. Io credo che all'inizio del mio intervento sia necessario puntualizzare un aspetto, che poi sarà l'elemento trainante di tutto l'intervento e comunque di quella che è l'intera discussione all'interno di quest'Aula. Questo provvedimento è stato presentato all'Aula con un'approvazione all'unanimità, approvazione all'unanimità che in realtà all'interno della Giunta del Regolamento non è avvenuta, in quanto un'astensione comunque non determina l'unanimità, un'astensione su tutto l'articolato presentato e un'altra astensione su parte delle stesse proposte di modifica del Regolamento. Questo quindi significa che probabilmente, alla base del lavoro svolto all'interno della Giunta del Regolamento, come invece si è voluto far credere, qualcosa non ha funzionato e fortunatamente la democrazia regna ancora, quindi si è liberi di fare scelte, proposte e quindi di non accettarle, non si è liberi però di proporre o di far conoscere all'esterno delle realtà che non sono la realtà reale, ma questo serve solo per iniziare un approccio a quello che è oggi l'argomento all'ordine del giorno. Voglio fare un passo indietro: se l'obiettivo che nasce a monte è quello di porre in essere un Regolamento efficace, un Regolamento che allo stesso tempo sia in grado di controbilanciare realmente quello che è il potere assoluto, questo potere assoluto virgolettato, inteso come quel potere assoluto che viene esercitato dalla Giunta, quindi dall'Esecutivo, ebbene, occorre che questa Giunta per il Regolamento riveda ed offra e predisponga uno strumento effettivo di tutela dell'intera Assemblea, senza peraltro disconoscere il ruolo e il lavoro di chi della maggioranza non fa parte.
Ciò che ci si attende è che sia realmente verificata la possibilità per tutti, dico per tutti, i componenti dell'Assemblea di poter esprimere le proprie idee e il proprio lavoro senza doversi necessariamente e puntualmente attenere alla linea ufficiale del proprio Gruppo e del blocco politico di appartenenza (erano regole vecchie di partito che fortunatamente oggi non esistono più e non devono esistere più), senza quindi essere trascinati in quel gorgo rappresentato dall'eccessivo e distorto uso dello strumento maggioritario che conduce inevitabilmente alla morte dei diritti e della libertà, che sono le più naturali e logiche dell'individuo. Credo che sia necessario chiaramente, a questo punto, individuare alcuni esempi principali che portano e che determinano l'inadeguatezza dello strumento che oggi è presente e quindi è proposto per la sua approvazione all'Aula. Uno degli esempi principali è la calendarizzazione mensile e i termini per gli interventi svolti dai consiglieri rigidamente prefissati che ne mortificano il lavoro. È stato fatto l'esempio o viene utilizzato come esempio il Regolamento della Camera dei Deputati; io vorrei portare l'attenzione dei colleghi consiglieri, che all'interno del Parlamento, e quindi dell'Assemblea della Camera dei Deputati, ci sono 870 deputati, non ci sono soltanto 85 consiglieri regionali; già questo è il primo paragone assurdo che si può fare nel paragonare questa Assemblea a quella della Camera dei Deputati. Per quale ragione, e qui l'ha spiegato chiaramente il Presidente Floris, quando si vuole in qualche modo prima arrivare ad una modifica di quelle che sono le regole all'interno di questa Assemblea senza pensare però prima a quelle che sono le reali modifiche del nostro Statuto e della riforma della legge elettorale, che ha portato e che oggi porta a questa situazione di stabilità solo ed esclusivamente all'interno dell'Esecutivo, ma non certo di capacità propositiva all'interno di quest'Aula.
Un altro esempio è la ferrea limitazione, in capo ai rappresentanti del Gruppo Misto, circa la possibilità di formare componenti politiche in seno allo stesso, e queste ne sono la conferma.
Io faccio un esempio sull'articolo 20, che non è presente all'interno della proposta perché non si sono presentate modifiche dello stesso articolo, ma l'articolo 20, che ha come titolo: "Adesione ai gruppi e loro composizione", al comma 3, prevede che ciascun Gruppo consiliare debba essere composto da un minimo di cinque consiglieri regionali. Al comma 4 lo modifica e dà la possibilità attraverso il Presidente del Consiglio, che ne autorizza la sua costituzione, a ridurre il numero dei consiglieri all'interno del gruppo a tre. Io credo che questo sia un punto importante e fondamentale che determina e individua la vera discriminazione all'interno di quest'Aula. Vera discriminazione perché attraverso la nuova legge elettorale è prevista la cosiddetta quota di maggioranza, il che significa che ci sono Gruppi consiliari che non possono avere in nessun modo la quota di maggioranza perché eletti nella minoranza e invece Gruppi consiliari costituiti all'interno di quest'Aula con la quota della maggioranza, il che significa che ci sono componenti politiche che senza il premio di maggioranza hanno soltanto due esponenti del proprio partito politico regolarmente iscritto, quindi partecipante alle elezioni regionali e Gruppi invece della maggioranza che hanno usufruito del cosiddetto premio di maggioranza e quindi possono costituire Gruppo.
Credo che questo sia veramente uno dei punti importanti e fondamentali perché all'interno del Gruppo e nei Gruppi, e chi è stato prima di me all'interno di quest'Aula lo può testimoniare, all'interno dei Gruppi si fa la politica, all'interno dei Gruppi si costruisce il percorso politico di quella che è l'intenzione dell'intera Assemblea per la risoluzione dei problemi, così come chi mi ha appena preceduto ha citato per i problemi dei sardi e della Sardegna.
Un altro aspetto importante credo che sia anche un altro punto, che poi forse è l'elemento cardine di tutto il lavoro svolto all'interno della Giunta per il Regolamento. E un aspetto di notevole interesse è sicuramente la capacità di capire quale sia la ragione di base che ha portato ad accelerare i tempi per la modifica del Regolamento, anzi, forse per presentare all'attenzione dell'Aula una riscrittura del documento parziale e non di tutto il documento e quindi non certo nella sua interezza. Credo che questo elemento si possa chiamare ostruzionismo. Sì, onorevoli colleghi, quell'ostruzionismo che dovrebbe essere e che è alla base di questa proposta. E' vero che esiste una reale preoccupazione nei confronti di questo ostruzionismo per ritardare le proposte di riforma e tutto ciò che è la proposta o le proposte che la Giunta porta avanti, ma se qualcuno ha la memoria, diciamo così, viva, ricordatemi solo quando quest'Aula ha fatto ostruzionismo e quando quest'Aula ha ritardato i lavori dell'Aula e quindi l'approvazione di proposte di legge. A parte che le proposte di legge presentate in quest'Aula, così come per fortuna è stato ben esposto all'esterno e quindi attraverso i mass media fortunatamente si dà notizia di quelli che sono i lavori dell'Aula, ma francamente che all'interno di quest'Aula ci sia stato ostruzionismo forse è capitato una volta sulla famosa legge salvacoste, ma tutto qua.
Io credo che forse ci sia un altro motivo di base che non si chiama ostruzionismo, ma scarsa produttività. Forse è questo il reale problema che si nasconde e si cela dietro questa proposta. Se l'Aula lavorasse per come è realmente preposta e per quello che realmente dovrebbe fare io sono convinto e sono sicuro che i risultati arrivano e possono arrivare senza nessun ostruzionismo e chiaramente con un dibattito aperto, leale, sincero, con la possibilità di dare da parte della minoranza tutte quelle che sono le possibili inclinazioni a un migliore risultato dell'obiettivo che si vuole raggiungere.
Un altro aspetto che io ritengo non sia stato individuato all'interno della proposta di modifica di questo Regolamento sia un'idea, sempre il presidente Floris ha ricordato che esistono regole scritte all'interno del Regolamento dell'Aula e che non vengono rispettate, come per esempio quella della risposta alle interrogazioni e alle interpellanze. Come non viene data nessuna risposta alle proposte di legge che vengono depositate dai consiglieri regionali all'interno di quest'Aula e quindi poi date in carico alle relative Commissioni. Forse bisognerebbe individuare lì un termine di discussione, forse lì bisognerebbe individuare un termine perché la Commissione possa discutere quelle proposte di provvedimento di legge. Ecco che forse così si diventa sicuramente più produttivi, che forse più probabilmente si diventa più inclini a quello che è il nostro lavoro all'interno di quest'Aula. Fra tutte le proposte di legge, non ne ricordo il numero fino ad oggi depositate, ma di esitate di quelle proposte credo che ce ne siano due o tre e basta su centinaia depositate all'interno di quest'Aula. Quindi questa forse è la parte principale del lavoro che si deve proporre all'interno di quest'Aula.
Una serie di emendamenti sono stati presentati alla proposta che abbiamo oggi all'attenzione di quest'Aula parlamentare, una serie di emendamenti importanti che abbiamo presentato anche noi dell'UDS, come la necessità di dare stesso ruolo e stessi tempi al Presidente del Consiglio, che dovrebbe avere la stessa durata in carica dei componenti dell'Ufficio di Presidenza e degli stessi Presidenti di Commissione, ma non per criticare o tanto meno per distruggere l'operato di un Presidente del Consiglio, ma solo ed esclusivamente perché credo che così come ogni cinque anni ci si metta a confronto e quindi alla necessità di un confronto con lo stesso elettore, lo stesso Presidente e gli stessi componenti dell'Ufficio di Presidenza e gli stessi Presidenti di Commissione devono mettersi a confronto con la stessa Aula.
Un altro emendamento che io ritengo portante e che porta a un eccesso di potere di discrezionalità è il comma 11 dell'articolo 23 bis, articolo interamente nuovo, che si propone per l'inserimento nel Regolamento, dove dà al Presidente un eccessivo potere per stabilire i termini per gli interventi svolti dai consiglieri a titolo personale o per richiami al Regolamento che, come dice testualmente, sono fissati dal Presidente. Forse è un potere eccessivo, come dicevo prima, e discrezionale, forse sarebbe il caso di regolamentare e di stabilire realmente quali sono i tempi e i termini per questo intervento. Altri emendamenti, ma credo che sarà al momento della presentazione e della discussione degli stessi emendamenti che potremo approfondire tutti questi argomenti.
In conclusione credo di essere fortemente convinto che almeno uno di questi emendamenti che citavo prima, o meglio, non ho ancora citato, debba avere il consenso unanime di quest'Aula parlamentare, di questa Assemblea parlamentare: è l'entrata in vigore del testo regolamentare che si propone con l'inizio della prossima legislatura e quindi non in vigore eventualmente dopo l'approvazione di quest'Aula o che comunque sia successivo all'approvazione dello Statuto dell'autonomia dei sardi, comunque successivo e che non entri in vigore prima.
Questa è la stagione delle riforme, ma sinceramente partire dalla coda per iniziare a ragionare credo che sia veramente improponibile. Credo che quindi sia necessaria una riflessione.
PRESIDENTE. Io direi che possiamo interrompere la seduta di questa sera qui. Il dibattito riprenderà domani mattina alle ore 10. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Masia.
La seduta è tolta alle ore 19 e 55.
Allegati seduta
Risposta scritta a interrogazione
Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione URAS - LICHERI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - LANZI - PISU sulla finalizzazione dei finanziamenti previsti nella legge finanziaria regionale 2005 destinati alle province per l'organizzazione delle attività dei 'Centri anti-insetti'. (271)
Le domande poste dagli interroganti trovano risposta nella Legge Regionale, 1 giugno 1999, n. 21 che, all'art. 2 recita testualmente quanto segue:
"1. La Regione contribuisce alle spese per l'esercizio delle funzioni, trasferite alle Province, concernenti il controllo e la lotta contro gli insetti nocivi ed i parassiti dell'uomo, degli animali e delle piante con erogazioni annuali che affluiscono al bilancio delle Province.
2. La ripartizione del contributo è deliberata dalla Giunta regionale, su proposta dell'Assessore competente in materia di difesa dell'ambiente, sulla base dei seguenti criteri, da definirsi sentite in conferenza le Province:
a) esigenze di natura igienico - sanitaria conseguenti alla presenza di insetti nocivi e parassiti dell'uomo, degli animali e delle piante;
b) dimensione territoriale;
c) situazione geo-morfologica del territorio e climatica delle singole zone;
d) entità del personale comandato o trasferito dalla Regione, i cui costi devono comunque essere interamente coperti dal contributo regionale.
3. I contributi, così determinati, in deroga ai criteri dì ripartizione previsti dalla legge regionale 1° giugno 1993, n. 25, fanno carico alle risorse del fondo di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b), della medesima legge.
4. A decorrere dal 1° gennaio 2000 sono trasferiti in proprietà alle Province gli immobili, gli arredi, i materiali ed i mezzi operativi di proprietà della Regione adibiti alla medesima data alle funzioni trasferite con la presente legge."
La predetta norma è finalizzata a garantire il pieno esercizio da parte delle Province della funzione trasferita, pertanto consente l'impiego delle risorse destinate per far fronte ad ogni occorrenza, ivi comprese quelle della stabilizzazione e della professionalizzazione del personale impiegato nello svolgimento delle relative attività e reperito nelle forme stabilite dalla legislazione vigente per l'accesso al pubblico impiego, ovvero mediante bandi ad evidenza pubblica nel caso di esternalizzazione dei servizi in questione.
Ciò è confermato inoltre dalla decisione assunta dal Consiglio regionale nell'approvazione della L.R. 7/2005 (finanziaria 2005), dove si stabilisce, all'art. 37 - comma 10, che l'entità del contributo regionale è determinato annualmente in misura non inferiore a 7.323.000 euro, assicurando pertanto alle Province la necessaria certezza di finanziamento.
Testo delle interrogazioni annunziate in apertura di seduta
INTERROGAZIONEDEDONI, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione economica ed occupazionale della CWF Italia di Santa Giusta.
Il sottoscritto,
premesso che la CWF Italia è una piccola centrale termoelettrica nata a Santa Giusta grazie a grossi finanziamenti di denaro pubblico;
sottolineato che la CWF ha con l'ENEL un contratto che prevede un incentivo economico per ogni megawatt prodotto da energia pulita ed alternativa, ma quest'opportunità non sarebbe mai stata sfruttata a pieno in quanto la produzione sarebbe limitata da problemi strutturali legati alla politica di risparmio improntata dal gruppo Clivati, proprietario dell'azienda;
evidenziato che persino l'impianto di smaltimento dei residui di lavorazione del carbone parrebbe essere stato smontato e le ceneri, mischiate a residui altamente cancerogeni di polveri di olio pesante, buttate di fronte alla capitaneria di porto;
considerato che, per attingere a finanziamenti regionali, l'azienda avrebbe istituito corsi professionali finalizzati all'assunzione obbligatoria di personale a tempo indeterminato, che si sarebbero conclusi nel gennaio 2002 ma il contratto, firmato dopo circa due anni, era a tempo determinato o "co.co.co." e prevedeva un inquadramento da operaio generico, diverso dalla mansione svolta;
constatato che il salario verrebbe pagato sempre con un ritardo che cresce di mese in mese e risulterebbero ancora arretrate le mensilità relative ai mesi di giugno, luglio e agosto 2005,
chiede di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore regionale dell'industria e l'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per sapere:
1) se siano a conoscenza di quanto su esposto;
2) quali iniziative urgenti intendano adottare affinché presso la CWF di Santa Giusta siano ripristinate le normali condizioni lavorative, con tutte le tutele previste dalla normativa nazionale sia in materia di trattamento economico sia per quanto riguarda la sicurezza sul luogo di lavoro;
3) se corrisponda al vero che il gruppo Clivati sarebbe tra quelli interessati al recupero ed allo sviluppo dell'area di Ottana e, se così fosse, se non sia il caso di accertare le reali capacità imprenditoriali ed economiche della società, per evitare che la nostra Isola sia ancora una volta preda di speculazioni. (315)
INTERROGAZIONEPISANO - CAPPAI, con richiesta di risposta scritta, sulla gravità dei provvedimenti adottati dal Banco di Sardegna inerenti la soppressione delle piccole agenzie comunali che vengono trasformate in micro-sportelli di filiale.
I sottoscritti,
premesso che il Banco di Sardegna, in esecuzione delle relative delibere del consiglio di amministrazione, sta attuando, ormai da diversi mesi, un piano di riorganizzazione della propria presenza territoriale nei Comuni della nostra regione che tende a ridurre drasticamente gli effettivi servizi erogati alle popolazioni e nel contempo a favorire e ad accelerare i processi di spopolamento dei piccoli centri comunali;
considerato che, in particolare, con le recenti direttive emanate dal direttore generale, sono state soppresse ulteriormente altre 27 agenzie comunali tra le quali quelle di Selegas, Guamaggiore, Barrali, Ortacesus, Suelli, San Basilio, Donori, Soleminis, Furtei e Segariu e che le stesse sono state trasformate in micro sportelli staccati delle rispettive sedi di filiale ;
rilevato che alla base della politica di accentramento dei servizi nelle sedi di filiale e di soppressione delle agenzie comunali posta in essere dal Banco di Sardegna stanno soltanto logiche aziendalistiche, meramente tese a ridurre i costi del personale che incomprensibilmente ignorano i formali impegni contrattuali assunti con i comuni della Sardegna con la stipula delle convenzioni di Tesoreria comunale e i vantaggi diretti e indiretti che da dette convenzioni trae il Banco di Sardegna;
ravvisato che la territorializzazione delle agenzie comunali, presenti in quasi tutti i comuni della Sardegna, era stata condizione necessaria per l'assegnazione da parte della regione Sardegna del servizio di tesoreria Regionale al raggruppamento di imprese bancarie aggiudicatarie;
considerato che i provvedimenti di soppressione delle agenzie comunali che vengono trasformate in micro sportelli staccati delle filiali, con funzionamento part-time verticale (apertura di soli due giorni settimanali in un comune alternati con l'apertura di un altro micro sportello in un comune vicino per altri tre giorni settimanali) penalizzano fortemente le popolazioni creando un disservizio, fin troppo ovvio, e impedendo anche la regolare attività amministrativa dei comuni ;
constatato che i provvedimenti assunti unilateralmente dal Banco di Sardegna costituiscono delle evidenti violazioni degli impegni contrattuali contenuti nella convenzione di tesoreria regionale, assunti dal raggruppamento temporaneo di imprese, costituente il tesoriere regionale, di cui fa parte il Banco di Sardegna e la BNL è soggetto capofila e che secondo la citata convenzione, infatti, viene assunto gratuitamente il servizio di tesoreria degli enti locali territoriali e detto servizio è reso presso lo sportello che viene indicato da tali enti, cioè presso le sedi comunali di rispettiva residenza;
rilevato che le decisioni adottate dal Banco di Sardegna contrastano palesemente con i pronunciamenti e le decisioni assunte dalla Regione sarda per la tutela dei centri minori;
chiedono di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore regionale della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio e l'Assessore Regionale degli enti locali, finanze ed urbanistica per sapere:
1) se la Regione Sardegna sia stata preventivamente informata sulla decisione da parte del Banco di Sardegna di sopprimere unilateralmente le proprie agenzie comunali di Selegas, Guamaggiore, Barrali, Ortacesus, Suelli, San Basilio, Donori, Soleminis, Furtei e Segariu, così come di tutte le altre agenzie recentemente soppresse, e trasformarle in semplici micro-sportelli di filiale con apertura part-time verticale (due o tre giorni la settimana) o part-time orizzontale (alcune ore nell'arco di ciascuna giornata) causando in questo modo disagi e disservizi notevoli alle popolazioni e interrompendo di fatto il pubblico servizio di tesoreria comunale che deve essere reso quotidianamente nel comune convenzionato;
2) quali atti siano stati assunti per respingere tale decisione che risulta essere contraria ai patti sottoscritti e contenuti nella convenzione tra la Regione sarda e il tesoriere regionale;
3) quali decisioni intenda adottare la Regione per tutelare i diritti delle popolazione dei centri minori nei quali il Banco di Sardegna, inopportunamente e unilateralmente, ha soppresso la propria agenzia comunale e in particolare delle Comunità di Selegas, Guamaggiore, Barrali, Ortacesus, Suelli, San Basilio, Donori, Soleminis, Furtei e Segariu. (316)
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